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Conflitto 1

Il conflitto in psicologia è descritto come una contrapposizione tra istanze contrastanti, con approcci diversi da Freud, Lewin e i comportamentisti che evidenziano la coesistenza di tendenze appetitive e avversative. Si identificano quattro tipi di conflitto: tra tendenze appetitive, tra appetitiva e avversativa, tra tendenze avversative, e conflitti complessi con tendenze miste. I conflitti possono derivare da ruoli e aspettative discordanti, e possono essere risolti attraverso meccanismi difensivi come separazione, compromesso e fuga, oltre alla teoria della dissonanza cognitiva di Festinger che esplora la gestione del disagio derivante da contraddizioni cognitive.
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Conflitto 1

Il conflitto in psicologia è descritto come una contrapposizione tra istanze contrastanti, con approcci diversi da Freud, Lewin e i comportamentisti che evidenziano la coesistenza di tendenze appetitive e avversative. Si identificano quattro tipi di conflitto: tra tendenze appetitive, tra appetitiva e avversativa, tra tendenze avversative, e conflitti complessi con tendenze miste. I conflitti possono derivare da ruoli e aspettative discordanti, e possono essere risolti attraverso meccanismi difensivi come separazione, compromesso e fuga, oltre alla teoria della dissonanza cognitiva di Festinger che esplora la gestione del disagio derivante da contraddizioni cognitive.
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IL CONFLITTO

In psicologia, quando si parla di conflitto si allude ad un processo in cui si verifica una contrapposizione tra
istanze contrastanti.
Freud, ad esempio, parla di conflitto in diverse occasioni: lo descrive, infatti, in termini di dualismo tra il
principio di piacere e il principio di realtà regolato dalla rimozione, in termini di contrapposizione tra pulsioni
sessuali e pulsioni di autoconservazione e, infine, in termini di dualismo tra pulsioni di vita e pulsioni di
morte.
Freud, dunque, descrive il conflitto soprattutto in termini di contrapposizione tra entità psichiche o pulsioni.
Secondo Lewin, il conflitto può essere definito come una situazione caratterizzata dalla presenza di forze dal
valore approssimativamente uguale dirette, però, in senso opposto e che agiscono in maniera simultanea
sull’individuo.
Dal punto di vista comportamentista, invece, le situazioni conflittuali possono essere ricondotte alla coesistenza
di tendenze in direzione di almeno due diverse forme comportamentali; questo approccio, infatti, individua
tendenze rivolte al raggiungimento di un obiettivo (tendenze appetitive) e tendenze volte ad evitare
situazioni indesiderate (tendenze avversative).
Sulla base di questa distinzione è possibile analizzare 4 diversi tipi di conflitto.
In primo luogo, il conflitto fra 2 tendenze appetitive in cui l’individuo si trova dinanzi a due obiettivi positivi
ma può raggiungerne soltanto uno; questo è il tipo di conflitto più innocuo in quanto i due obiettivi non si
equivalgono mai in maniera completa e perché, al tempo stesso, l’individuo nutre, in partenza, qualche
preferenza rispetto ad uno dei due obiettivi.
In secondo luogo, c’è il conflitto tra una tendenza appetitiva ed una avversativa in cui la situazione oppure il
singolo soggetto sono caratterizzati da elementi positivi e negativi; in questo caso, l’individuo si ritrova in uno
stato di empasse in quanto il soddisfacimento di un obiettivo implica il pagamento di un prezzo elevato.
In terzo luogo, c’è il conflitto fra 2 tendenze avversative in cui l’individuo si ritrova tra due oggetti o situazioni
negative; questo tipo di situazione induce, laddove è possibile, a scegliere di ritirarsi. Tuttavia, quando questa
scelta non è effettuabile, l’individuo può risultare gravemente disturbato dal punto di vista comportamentale; si
ritiene, infatti, che sia questo tipo di conflitto a produrre in ultima istanza una scelta quale quella del suicidio.
Questo tipo di conflitto si manifesta in modo caratteristico sin dalla prima infanzia quando le regole non accette
ed i compiti spiacevoli vengono imposti con la minaccia da parte dei genitori.
Infine, l’ultimo tipo di conflitto, descritto da Hovland e Sears, è quello caratterizzato dalla presenza di più
tendenze appetitive ed avversative; in questo caso, l’individuo si trova dinanzi a situazioni che possono
evocare simultaneamente attrazione ed avversione.
E’ importante sottolineare che i conflitti più acuti si verificano allorché tendenze incompatibili sono
caratterizzate dalla medesima intensità.
I conflitti, però, non scaturiscono necessariamente da oggetti o situazioni particolari; spesso, infatti, sono i
modelli comportamentali, gli atteggiamenti e i valori che possono innescare uno stato conflittuale.
In questo caso, la variabile “ruolo” assume notevole importanza; il conflitto, infatti, può nascere allorché
l’individuo si ritrova ad occupare, contemporaneamente, due posizioni differenti che prescrivono atteggiamenti
diversi: si parla allora di conflitto tra ruoli.
Al tempo stesso, il conflitto può nascere allorché le aspettative di individui, o di gruppi diversi, relativi alla
medesima posizione, discordano nettamente: in questo caso si parla di conflitto intra – ruolo.
I conflitti possono inoltre, derivare anche dall’evolversi del ciclo di vita e quindi, dall’esigenza di abbandonare
progressivamente certi ruoli e assumerne dei nuovi.
Generalmente gli individui erigono una serie di meccanismi difensivi finalizzati alla risoluzione del conflitto tra
ruoli.
Il conflitto, infatti, può essere risolto attraverso un meccanismo di separazione, che consiste nel tentativo di
separare, sia nel tempo sia nello spazio, i due ruoli in conflitto. Tale meccanismo può agire anche a livello più
profondo. L’Io, sede del conflitto, può separare i due ruoli distaccandosi interiormente da uno di essi, pur
attuandoli entrambi nella realtà. I ruoli scartati dall’Io sono vissuti come carichi di sensi di colpa, a volte
proiettati su un io ausiliario, che il soggetto non riconosce come appartenente alla propria personalità.
Un altro meccanismo finalizzato alla risoluzione del conflitto è quello del compromesso.
Attraverso il compromesso, infatti, l’individuo può scegliere di rinviare l’azione in attesa che uno dei due gruppi,
o entrambi, in conflitto tra loro, attenuino le proprie esigenze nei confronti di un soggetto. In alternativa,
l’individuo può tentare di ristrutturare il ruolo stesso con l’obiettivo di adattarlo a ciascuno dei due gruppi;
ancora, l’individuo può risolvere il conflitto attraverso la forma di compromesso più diplomatica ma, al tempo
stesso, più difficile da attuare, ovvero utilizzare un ruolo contro l’altro al fine di indicare a ciascun gruppo che le
esigenze richieste sono incompatibili, il tutto al fine di far sì che le esigenze stesse vengano attenuate.
Infine, un ulteriore meccanismo difensivo è quello della fuga, attraverso la quale l’individuo può districarsi dai
due ruoli in conflitto evitando qualsiasi tipo di scelta e qualsiasi tipo di mediazione o separazione tra gli elementi
in questione.
Un altro approccio classico al problema del conflitto è quello adottato dagli psicologi cognitivisti. In questo
ambito un ruolo fondamentale è occupato dalla teoria della dissonanza cognitiva postulata da Festinger. Per
“dissonanza cognitiva”, Festinger intende lo stato di disagio che l’individuo sperimenta allorché è consapevole
della contraddittorietà, o della mancanza di armonia, fra due o più contenuti mentali o cognizioni. L’esempio
tipico che riassume questa situazione è quello del fumatore che nonostante sia a conoscenza della nocività del
fumo fuma ugualmente. Nella sua teoria, Festinger sostiene che le persone tendono ad evitare o alleviare questi
stati di disagio, comportandosi in maniera tale da ridurre la dissonanza o da mantenere l’armonia fra i loro
diversi atteggiamenti, convinzioni e conoscenze. La riduzione della dissonanza può essere effettuata mutando la
propria opinione, il proprio comportamento, oppure l’ambiente in cui ci si trova ad operare.
In alternativa, l’individuo può ridurre la dissonanza cognitiva integrando un nuovo elemento cognitivo in
aggiunta agli elementi consonanti, il tutto al fine di modificare il rapporto con gli elementi dissonanti.

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