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Parafrasi Parini

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Il mattino

VV 1-60

Giovin Signore, sia che il tuo sangue purissimo e divino discenda per una lunga stirpe di nobili antenati, sia che il
difetto della stirpe è stato corretto dagli onori comprati, dalle ricchezze radunate dal padre parsimonioso in pochi anni
per terra o per mare, ascolta me, Precettore di amabili maniere.
Ti insegnerò come ingannare quei giorni noiosi e lenti di vita (come riempire la noia di questi giorni di vita noiosi e
lenti) che accompagna una così lunga noia insopportabile e un fastidio intollerabile
Tu apprenderai quelle che devono essere le tue occupazioni al mattino, dopo il mezzogiorno e la sera, se tuttavia ti
rimane del tempo tra le tue occupazioni non politiche allora puoi tendere gli orecchi ai miei versi
Tu hai già visitato devotamente in Francia e in Inghilterra gli altari sacri a Venere e al giocatore Mercurio, e porti ancora
segnati sul volto i segni del tuo fervore, ora è tempo di riposarsi
Marte ti invita invano a seguire la sua carriera; folle è colui che si compra l’onore a rischio della vita, e tu naturalmente
hai l’orrore del sangue
Né ti sono meno noiosi gli studi della dea Pallade: ti resero avverso ad essi quei luoghi chiusi risuonanti di pianti in cui
le arti migliori (umanistiche) e le scienze, trasformate in mostri e in larve fanno echeggiar gli alti soffitti delle aule di
giovanili strida
Odi subito quali occupazioni a te soavi debba condurre il mattino con delicatezza.
Sorge il mattino in compagnia dell’alba prima del sole che poi appare grande sull’estremo orizzonte a rendere lieti gli
animali, le piante, i campi e l’onde. Allora il buon villan sorge dal caro letto che la moglie fedele e i figlioletti più
piccoli riempirono durante la notte; portandosi in spalla i sacri arnesi che per primi furono inventati da Cerere e Pale
spinge davanti a sé il bue lento, che avanza lentamente, e scuote dai cespugli lungo il piccolo sentiero le gocce di
rugiada che come una pietra preziosa rinfrangono i raggi del sole nascente.
Quindi allora si alza il fabbro e riapre la sonante officina, e torna alle sue opere che non ha completato il giorno prima, o
se rende sicure le arche dell’inquieto ricco, o se vuole incidere i gioielli e vasi d’oro per l’ornamento a nuova sposa o a
mense.
Ma come? Tu inorridisci e drizzi sul capo i capelli come un istrice pungente, al suono delle mie parole?
Ah, il tuo mattino, signore, non è di questo genere. Tu non sei stato ad una tavola povera al crepuscolo, e al lume
dell’incerto crepuscolo non andasti ieri a coricarti in male agiate piume come è condannato a fare il popolo umile.

VV 61-168

Giove benigno concesse a voi stirpe divina, a voi adunanza di semidei terreni altri beni: è necessario (è giusto) che io vi
guidi con altre arti e leggi rispetto a quelle che governano gli umili su una nuova strada.
Tu hai protratto la notte molto di più tra le veglie e l’opera lirica e il patetico gioco; quindi alla fine in una carrozza
dorata, con il rumore di ruote calde e rapide e il calpestio di veloci cavalli hai agitato in lungo e in largo la tranquilla
aria notturna; e hai diradato le tenebre con superbe torce (facendoti precedere dai portatori di fiaccole) come quando
Plutone con il carro davanti al quale splendevano le fiaccole delle furie anguicrinite fece rimbombare il siculo terreno
dall’uno all’altro mar (dallo Ionio al Tirreno).
Così tornasti a casa ma qui ti attendeva la tavola a nuove occupazioni che era ricoperta da cibi pruriginosi E i vini
prelibati dei colli francesi, o spagnoli, o toscani o la bottiglia ungherese a cui Bacco concedette la corona di verde edera
e disse: siedi regina delle mense.
Alla fine il Sonno in persona ti rassettò le morbide coltri (il letto, le coperte) con le proprie mani, dove (inteso il letto),
una volta accolto te, il servo fidato calò le tende in seta: e a te soavemente chiuse gli occhi il gallo che è solito aprirli
agli altri.
È perciò giusto che Morfeo non sciolga i tuoi stanchi sensi dal sonno profondo/papaveri tenaci prima che il giorno già
grande/maturo cerchi di penetrare fra gli spiragli delle imposte dorate e dipingano a stento la parete in qualche lato i
raggi del sole che ormai pende sul tuo capo eccelso.
Ora quindi devono avere inizio le piacevoli occupazioni del tuo giorno e qui io devo lasciar partire la mia nave e
cantando ammaestrarti a compiere con i miei precetti le alte imprese
Già i valletti gentili udirono lo squillo del campanello vicino a loro che da lontano la tua mano ha scosso con un moto
propagato ) e accorsero pronti a spalancare gli schermi opposti alla luce; precisi osservarono che Febo non osasse
entrare direttamente a saettare (colpire con i suoi raggi) gli occhi.
Alzati un poco, e appoggiati ai cuscini, i quali, senza disturbare, ti fanno comodo sostegno all'omero.
111-115
Se ti vedesse mentre fai questo atto così dolce (sbadigliare) il duro capitano quando tra le armi, sgangherando le labbra,
lancia un grido tanto forte da lacerare orecchie sane, per imporre i movimenti alle sue squadre;

Se ti vedesse certo avrebbe vergogna di sé (delle sue labbra scomposte e sgangherate) più di quanto si vergognò
Minerva il giorno in cui, suonando il flauto (quello di Pan, fatto da canne naturali) vide nel corso d'acqua lo spregevole
aspetto delle sue guance gonfiate.

Ma già vedo entrare il damigello ben pettinato; egli ti chiede quale delle solite bevande tu voglia sorseggiare dalla
preziosa tazza: le tazze e le bevande sono merci orientali.

Se oggi hai bisogno di porgere dolci fomenti così che il calore naturale dello stomaco venga innalzato con
moderazione, e questo aiuti nella digestione, scegli il cioccolato bruno, il quale ti è offerto come tributo dal
Guatemaleco e dal Caraibico, che hanno i capelli avvolti di penne:
Se sei oppresso da una noiosa ipocondria, Oppure intorno alle delicate membra cresce un po' troppo grasso, onora con
le tue labbra la bevanda paradisiaca, in cui il legume giunto da Aleppo e da Moca, tostato, fuma ed arde.
(Moca) che insuperbisce per il fatto di essere mai sempre (inversimo, sta per "assolutamente sempre") popolata da mille
navi.
Certo fu necessario che un regno (quello di Spagna) uscisse dalla sua sede antica con le sue ardite vele fra tempeste
straniere (topos dell'epica) e nuovi mostri e fonti di timore e rischio e digiuni inumani, e superasse confini che per
moltissimo tempo erano rimasti inviolati.
E fu proprio giusto se Cortes e Pizarro non stimarono sangue umano quello che scorreva nelle membra umane oltre
l'Oceano, per cui tuonando e fulminando, (le popolazioni native non conoscevano le armi da fuoco) infine spietatamente
(questo avverbio è vero e non antifrastico) fecero scendere dai loro troni atavici i re Messicani e i generosi Incas, perché
così vennero le nuove delizie al tuo palato, o gemma degli eroi.
Non voglia il cielo che in quel momento in cui cominci a sorseggiare la bevanda che hai scelto, un servo indiscreto ti
annunci improvvisamente il sarto villano (villano perché non sa le regole dell'educazione) che, non contento di aver
spartito con te le ricche stoffe osi chiedere pietà ("mercede", pietà, qua indica il denaro) con polizza infinita

Se arrivasse in quel momento a disturbarti non potresti digerire quelle meravigliose bevande e dovresti, come un
essere mortale, ruttare come una persona umile tutto il giorno in casa, fuori, al teatro e nel corso.

PARTE DA LEGGERE

figure che arrivano

 maestro di ballo > rappresentato nelle ridicole movenze reverenziali


 maestro di canto
 maestro di francese
o Parini inserisce polemica linguistica = italiano si francesizza, soprattutto nelle sale dei nobili
o Parole italiane pronunciate alla francese = accentro tronco = sull’ultima sillaba
o Maestro definito tiranno
o Cita Petrarca (Laura = bella francese) e Luigi Alamanni (poema La coltivazione)

Si mostra il carattere di indecisione, di mancanza si autonomia decisionale del G.S.  li manda tutti via > presterà loro
attenzione nei prossimi giorni.

Parini fa riferimento alle teorie sensistiche sull’origine delle idee  illustra ironicamente la perfezione della struttura
percettiva dell’organismo signorile = le idee recepite devono essere chiare e distinte (riferimento ironico al discorso sul
metodo di Cartesio).
Al popolo non è concesso vedere la vita del G.S.  rimarrà stupefatto nel vedere così tanti maestri

VV 244-312

Ma vedo già che non puoi sopportare più a lungo le coperte oziose (nuovamente, ipallage e sineddoche) e invano il
pigro tepore (ipallage) ti addolcisce e ti lusinga, perché ora ti aspettano affanni più gloriosi ti aspettano.
O voi dunque servi del primo ordine, che siete irreprensibili ministri al fianco dei grandi Signori, or dunque voi, al mio
divino Achille, al Rinaldo preparate l’armi. Ed ecco in un attimo che i tuoi servi sono pronti ai tuoi cenni.
Già ferve tanto lavoro: Quindi uno [di questi aiutanti] ti fa indossare la zimarra (ovvero la veste da camera) di seta, dove si
dirama un disegno cinese, altri ti copre le membra con tiepide pelli che arrivano fino ai piedi. Quell'altro, inclinando una
brocca di cristallo, ti versa acque profumate sulle mani,e le accoglie di sotto in una limpida bacinella.
Uno ti porge il sapone che spande tutt'intorno il profumo del redivivo muschio un altro ti porge (polvere di mandorle)
il frutto macinato di quell'albero che un tempo fu una bella fanciulla, a Rodope, e che chiamava ancora, sotto mutate
spoglie (dopo essere stata trasformata in mandorlo) il suo amato.
Uno porge una spugna intrisa di soavi essenze (una sorta di dentifricio) e l'altro prepara un liquido utile a imbianchire
le guance.
Hai pensato a te abbastanza. Ora devi pensare per poco a qualcun altro non indegno di te.
Sai che il cielo destina al Giovin Signore una compagna con cui possa dividere il lungo peso di questa noiosa vita.
(ancora il fil rouge della vita insopportabile) Impallidisci? (come il Giovin Signore aveva frainteso e si era spaventato
all'idea di alzarsi all'alba, qui impallidisce alla prospettiva che questa dama debba essere una moglie) No, non parlo di
nozze: sarei un insegnante antiquato e superato se io ti dessi un consiglio così folle.

Tu non ormi lo spirito e le membra di così alte doti perché tu debba sospendere il corso in mezzo alla tua nobile
carriera (di cicisbeo) e uscendo fuori da questo bel mondo tu debba giacere relegato tra i severi padri di famiglia, legato
indissolubilmente ad un nodo che di giorno in giorno si fa più penoso, e ridotto ad ignobile Stallone della razza umana.
D’altra parte quanto è sgradevole, suscita disgusto dei delicati abitatori del vostro mondo piacevole quando osa portare
in ridicolo trionfo la fede che rimbambisce (fa regredire), la castità di quegli ingenui nostri avi.
 senso = Quando il marito rivendica le virtù che erano dei nostri avi (virtù quindi di fedeltà e di castità dentro il
matrimonio) provoca il vomito in chi lo ascolta nel vostro bel mondo  la fedeltà e la castità, la pudicizia
sono retaggi di un mondo superato e ingenuo com'era quello degli antenati.
E con modi coercitivi (a maggior ragione) come quanto fa arrabbiare (quanto fa rodere il fegato) i delicati petti (degli
abitanti del Bel Mondo) quando ricorda, gongolando (tutto soddisfatto), i calcoli vili del fattore, (quanto hanno reso) le
vendemmie, i raccolti, (quanto costano) i maestri dei suoi dolci bambini che non sono suoi.
Non si vergogna di mescolare quelle stupidaggini a soggetti di conversazione insoliti a una conversazione che utilizza
termini nuovi o a ragionamenti liberi dai limiti morali (dai freni e dai limiti volgari) con i quali i membri brillanti della
conversazione ravvivano il vostro amabile mondo.
Sia maledetto, muoia chi ti consiglia le nozze. Ma non resterai solo (per il fatto di rifiutare le nozze) invece la compagna
l'avrai e sarà una giovane dama e sposa di altri perché vuole così il costume obbligatorio nel Bel Mondo di cui tu sei
cittadino

VV 314-402 > DA LEGGERE

Viene narrata la favola di Amore e Imene:


- sono due dèi, figli di Venere
o Amore = presiede alla passione amorosa, l'amore sensuale, pensiamo a Cupido, divinità cieca perché
colpisce dove capita, per rappresentare questa sua pericolosissima abitudine di colpire chiunque capiti
si è attribuito anche il difetto della cecità
o Imene = presiede le nozze, nella cerimonia nuziale, divinità protettrice della vita coniugale
- Questo si ritrova nella tradizione, specialmente nella tradizione didascalica, pedagogico, precettistico che
Parini ha sempre presente.
Qui viene raccontato che Venere, preoccupata del comportamento di Amore che è imprevedibile, che mette in difficoltà
tutti, anche la stessa Venere, decide quindi di affidare l’accudimento di Amore al fratello maggiore Imene. Col tempo,
però, Amore si sente molto più potente del fratello serio Imene, il quale presiede alle nozze e quindi pretenderebbe per
sé tutto il regno. Venere non può accettare che nel suo regno ci sia una discordia così grave e quindi trova una
soluzione: divide le competenze e lascia Amore signore del giorno e Imene signore della notte. La notte è qui da
intendersi proprio come il buio, come momento privatissimo, perché le sere dei membri del Bel Mondo si protraggono
molto a lungo.
Il precettore si rivolge al G.S e gli dice come deve trattare la dama al mattino.

VV 403-425

La dama gentile di cui ti compiaci di dare l'impressione di essere innamorato ha aperto gli occhi brillanti col nuovo
giorno; e il suo primo pensiero fu dove dovrebbe passare la serata con te e (dato che non sa decidere dove potranno
andare) allora si consulta con il marito molto seria, il quale sposo solo da pochi minuti era stato ammesso a baciarle la
mano nella sua stanza.
Dunque, è tempo che tu mandi al palazzo di lei, il più fido e più sveglio fra i tuoi servitori per chiedere se la notte ha
dormito sonni tranquilli e se Morfeo le ha mandato dei sogni.
È vero che ieri sera l'hai ammirata dipinta in viso di freschissime rose (cioè con un incarnato rosato, segno di salute) e
che è uscita con te dal cocchio (sempre il termine nobilitante classico al posto di carrozza) più che mai vivace e lieta. E
rifiutò sorridendo, per vezzo (atteggiamento civettuolo) la tua mano rigida (la tua mano che cercava premurosa di
sorreggerla), quando salì le ampie scale della sua dimora coniugale. Anche se l'hai vista poche ore fa e stava benissimo,
questo non deve bastare a tranquillizzarti dai compiti giusti.
 Senso = è vero che l’hai vista poco tempo fa, è uscita con te in forma, è salita sulla carrozza e poi ha rifiutato
vezzosamente, sorridendo il supporto del tuo braccio per salire le scale della casa quando è rientrata a casa. È
vero che l'hai vista in perfetta forma poche ore fa, però non si sa mai, non dimenticarti mai questo compito
obbligatorio.
Quanti spiriti malvagi godono di uscire in una notte orrida e di riempire di pericoli la placida quiete dei mortali!

PARTE DA LEGGERE

il pericolo a cui si fa riferimento è che la dama abbia dormito male > ci sono tante circostanze tragiche che possono
portare a una notte trascorsa male e sofferta 
1. latrato cane > si sveglia spaventa > si aspetta chissà quale tragedia
2. Seconda possibilità = siamo ad un crescendo: un incubo, potrebbe aver fatto un brutto sogno e aver
sognato, come effettivamente capita a tutti noi, di voler urlare e che la voce non uscisse, quindi un
sogno terrificante
3. oppure potrebbe non essersi addormentata affatto, tormentata dalle preoccupazioni, dai pensieri > che
pensieri può avere una dama di livello?
 Può aver perso al gioco il giorno prima
 può essere morsa dall’invidia perché una sua rivale ha avuto più successo nel salotto in cui si
sono trovate il giorno prima
 oppure una punta di gelosia nei confronti del cavalier servente, solo per orgoglio, non per
amore.
4. la peggiore di tutte: il marito può aver preteso i suoi diritti coniugali. Dobbiamo ricordare che Imene,
dio delle nozze, presiede sulla notte  il marito ha il diritto legale di essere “tiranno delle ombre
notturne”, signore delle ombre notturne, quindi la dama, in generale le “caste spose”, non si possono
sottrarre da quest’obbligo. È dunque il caso peggiore di tutti soprattutto se poi da quell’incontro
dovesse nascere una gravidanza > verrebbe messi a rischio lo splendore del corpo della giovane
donna, che diventerebbe madre quindi sciuperebbe il suo bellissimo corpo.
“Le caste spose”
 devono soggiacere a questa legge, si evince quel principio del cicisbeismo
 è un ossimoro in questo contesto = sono “caste”, cioè pudiche, ritrose, soltanto nei confronti
del marito, cercherebbero di evitare che il marito pretenda la riscossione dei suoi diritti, solo
in questo senso si dimostrano caste, nei confronti dell’atto sessuale, per il resto non si sa.

VV 459-490

Mentre si attende il messaggero fidato, generoso signore, tu non resterai inoperoso.


Il buon contadino in questo momento nel dolce campo suda e incallisce la mano per trascinare l’aratro, contento che le
sue fatiche frutteranno poi a te carrozze dorate e cibi rari.
Ora per te il laborioso artigiano sta ben attento allo scalpello, all’ascia, al subbio, all’ago; e ora in tuo favore ‘disputa
nelle cause in tribunale’ (contende) o rimane sveglio (tende che passa le nottate a studiare i codici) il servitore della dea
Temi
[] E con la tua presenza (se ti prepari bene) potrai ricompensare delle sue fatiche il mondo che ti sarà grato
Già tre e quattro volte il mio signore ha percorso velocemente la piccola stanza con i capelli sparsi sulle spalle, come a
Cuma quando l’orribile maga si udiva vaticinare (gridare le sue profezie), agitata dal possente dio (Apollo). Così lasciò
evaporare le nocive esalazioni degli oli sparsi sul suo capo e delle polveri che potrebbero rodere la cute delicata, oppure
trafiggere la sua tempia con un’orribile emicrania per tutto il giorno.
passato questo momento tempestoso egli si siede, avvolto in un accappatoio bianco. Davanti a lui lo specchio sembra
fiero di accogliere nel suo seno l’immagine divina: sta di fronte ai suoi occhi (del Giovin Signore) come severa spia di
ciò che fa la tua mano volubile architetto del bel crine

PARTE DA LEGGERE

Profuma molto il buon signore > i profumi troppo acuti possono danneggiare le donne incinte, i bambini appena nati e il
Giovin signore stesso.
Dunque è cambiato il referente e qui vengono narrati vari aspetti di questa lunghissima edificazione dell’acconciatura,
anche il momento terribile in cui può capitare che il Giovin Signore si innervosisca e se la prenda anche fisicamente
gettandogli addosso qualche oggetto preso dal ripiano della toilette. Cosa può aver fatto il parrucchiere? Magari una
volta decide di voler tentare un’acconciatura che si adatti alla faccia del Giovin Signore, invece che seguire l’ultima
moda di Parigi > il Giovin Signore vuole l’ultima moda di Parigi e si arrabbia tantissimo.
 Lo paragona ad un Toro = furia bestiale (feroce animal) che viene usato come sacrificio sull’altare di Giove
Un capriccio, una spinta tanto settecentesca nel racconto ma anche qui c’è una tradizione classica, che può diventare
anche una tradizione dolorosa = racconto delle matrone che se la prendevano con le loro serve, perché magari gli
avevano tirato un capello durante la pettinatura, e infilzavano il braccio delle poverine con uno spillone che trovavano lì
per l’acconciatura, racconti che troviamo a vari livelli nella tradizione classica quindi dobbiamo sempre tenere presente
questo doppio canale che fornisce a Parini le materie di cui si serve.
Presto però il Giovin Signore, che ha bisogno del parrucchiere e non ha intenzione di rompere definitivamente, non solo
fa pace con lui ma gli dà anche una ricompensa spropositata (larga mercede)  tutto finisce a tarallucci e vino come si
poteva immaginare.

VV 566-597

Ora signore, torno da te. Non sia considerata una mancanza di riguardo nei tuoi confronti se per una via traversa,
parlando brevemente a un mortale dei tuoi segreti. Sai che lui ogni giorno come vuole lui agisce sia sulla pettinatura sia
sulle menti che stanno nel capo dei bei spiriti; sai che le matrone che dall’alto delle carrozze disdegnano altezzosamente
di volgere lo sguardo alla folla di chi va a piedi, non disdegnano invece di entrare spesso con il parrucchiere in discorsi
festosi quando sono esposte alla sua mano gli splendidi avori del bel collo e la massa dei capelli dorati.
Perciò non offenderti se mi sono rivolto un po’ al parrucchiere e accogli benevolo come prima i miei versi e senti come
tu possa rendere piacevoli per te le ore mentre la tua chioma acquista dal “pettin creatore” del parrucchiere una forma
bella, o almeno mai vista prima.
Davanti a te c’’è un piccolo libro tra tutti quegli strumenti destinati alla pettinatura, che servono all’arte (l’artificio) per
disputare alla natura il merito di renderti così prezioso.
Il libro ti attirerà forse con la pelle liscia e tinta di rosso, della quale lo avrà fornito un conciatore (artigiano che lavora
la pelle) o mauritano (marocchino) o siriano; (ti attireranno) i delicati disegni stampati con la foglia d’oro. Sul taglio del
libro un elegante rilegatore olandese o francese (pelle prodotta in Marocco o in Siria e poi il libro veniva assemblato in
Olanda o Francia) avrà messo intorno (sui tre lati del taglio del libro) un colore misto e cangiante che imita il collo delle
colombe.
Ora togli il libro elegante con mano lenta; e aprilo a caso sbadigliando un po’, Anche lì dove il segnalibro lo divide in
due parti

PARTE DA LEGGERE
Comincia qui tutto un discorso sulle possibili letture fatte dal giovin signore. Sono considerate da Parini autore (il suo
personaggio, il precettore, approva) disdicevoli perché licenziose e poco morali.
Fra queste ci può stupire di trovare l’allusione a protagonisti della stagione illuministica e grandi filosofi francesi
- come ad esempio Voltaire
o presentato come un autore molto amato nell'ambiente del giovin signore non per le sue idee avanzate,
quanto piuttosto per la sua produzione creativa e non filosofica di tipo libertino. Parini non approva il
contenuto e presenta la presenza di questo autore come elemento di scarsa moralità.
o Definito Prometeo multiforme = è versatile = poeta, drammaturgo, romanziere, storico, filosofo, ecc
o Con novi modi scrive eterno cibo, ossia idee e contenuti universali ma non originali
o Destinatari = gente dal semplice palato
o Cita alcune opere
 La pucelle d’orleans (1755) = poema eroicomico in cui Voltaire ribalta il mito patriottico di
Giovanna d'arco, vergine combattente francese contro gli inglesi
 l’Henriade (1723-28) = poema epico sulle gesta di Enrico IV  si vuole misurare con la
Gerusalemme liberata di Tasso (che celebra Goffredo di Buglione)
- cita le lettere di Ninon de Lenclos (1620-1705) = libro osceno, conosciuto anche come “celebre cortigiana”
- tra gli autori che il giovin signore apprezza, ma che Parini mette in cattiva luce c’è La Fontaine, conosciuto per
le Favole (Fables), ma scrisse anche testi piuttosto licenziosi > prende forse ispirazione da Boccaccio
(certaldese) e Ariosto
- Allude poi alle opere di soggetto esotico che hanno successo nella prima metà del secolo
o Mille e una notte – galland
o Mille e un giorno – Petit de la Croix
o Letters persanes (1721) – Montesquieu
- Su gli occhi del volgo è calata la gotica caligine, ossia una barbarica ignoranza
- Altre categorie tematiche e stilistiche che vengono indirettamente censurate in questo modo sono quelle della
letteratura satirica.
Il giovin signore “legge” spulcia, guarda, memorizza qualche frase da volumi che i comuni mortali non possono
leggere. Sono libri proibiti, libri all’indice, che il giovin signore riesce a farsi arrivare sottobanco come facevano questi
nobili, interessati a sottoprodotti della cultura.  Memorizzerà qualche perla brillante da utilizzare poi a tavola durante
la conversazione, per prepararsi qualche colpo da sparare per ottenere l’attenzione di tutti e far brillare la propria
intelligenza senza aver recepito niente più di qualche frase.
Dopo questo doveroso aggiornamento arriva qualcuno molto più gradito quel volume, che il giovin signore chiude
volentieri.  Già al risveglio si era ipotizzato l’arrivo del sarto che voleva essere pagato. Il sarto in quel caso è inteso
in una condizione di artigiano, non di creatore di moda.
Qui invece arriva il merciaiolo
- è un venditore di cianfrusaglie, ninnoli, oggettini, pizzi (molto importanti per l’abbigliamento del tempo):
elementi del tutto inutili, ma assolutamente indispensabili nel contesto di moda del tutto frivola.
- Il merciaiolo è ben gradito dal giovin signore ed è pagato subito e profumatamente, a differenza del calzolaio e
del venditore di stoffe = religiosi servi de la Necessitade > presentata come una divinità contrapposta al Lusso.
Il Lusso ha reso le arti sue vassalle // contrapposizione Natura-Piacere nel Mezzogiorno (vv250-338)
- perché, dice il precettore, di scarpe e di stoffe c’è necessità e questo argomento troppo basso dà fastidio al
giovin signore, invece tutto ciò che è superfluo è lussuoso e rientra nel suo modo di vedere la vita.
 Qui c’è una polemica sul lusso.
- Parini ha un pensiero diverso da Pietro Verri = scrive articolo Considerazioni sul lusso (articolo sul n°14 del
Caffè, 1765) che non faceva una vita di spreco, ma che considera sul piano razionale i vantaggi che la
circolazione degli oggetti di lusso potevano avere sul piano economico.
- Parini è più legato ad una concezione di tipo fisiocratico = è importante che l’economia si basi su principi
naturali, quindi sullo sviluppo dell’agricoltura
Ecco arrivare il miniatore, il pittore che fa ritratti da inserire nei medaglioni e da portare con sé sempre.
- Qui il miniatore potrebbe portare in quella giornata qualcosa di molto gradito al giovin signore: o il suo ritratto
da portare alla sua dama o quello della sua dama da tenere sempre con sé, qualcosa di inutile ai nostri occhi ma
importante per lui.
- Si spaccia per esperto d’arte e si prende il diritto di criticare il lavoro di un pittore (un miniatore sconosciuto
come in questo caso o altrove anche il grandissimo Raffaello e Paolo Caliari, detto il Veronese).  Critica ciò
di cui non si intende per niente.
- È definito ministro degli stipendi di Venere = crea immagini che favoriscono le tresche amorose
- crea due facciate con dama e giovin signore (oppure dama + specchio dove il giovin signore si vede accanto a
lei)
La dama del giovin signore viene definita due volte (v. 682 - v. 744) “pudica altrui Sposa a te cara” , una perifrasi in
cui la dama risulta sposa d’altri, ma cara al giovin signore.
Passiamo al momento in cui finalmente il lavoro del parrucchiere direttamente sul capo del giovin signore è terminato.

VV 745-828

ma è giunta al termine l’opera del pettine. Il maestro elegante (maestro di eleganza) spande intorno scuotendo la mano
una nuvola polverosa (di cipria) per imbiancare i tuoi capelli anzitempo (prima che tu abbia i capelli bianchi per natura,
anche se sei giovane devi sottoporti all’imbiancatura).
Si sentii risuonare un’orribile lite nella corte d’Amore. Gli uomini più vecchi (che da giovani avevano militato nella
corte d’Amore. Sono ora lenti sia nei movimenti che nelle facoltà intellettive), raggrinziti per l’età osavano litigare per
la supremazia con i giovani nipoti (attualmente militanti nella corte) di fronte al trono del loro comune signore (Amore).
La fresca gioventù animosa rise a questa pretesa dei vecchi e punse con estrema libertà con battute aspre questa pretesa
baldanzosa dei vecchi.
Stava per nascere una rivoluzione se non che Amore, che non vuole disuguaglianza nella sua corte, si mosse per
spegnere quella controversia così pericolosa. E a quegli amanti, suoi fedeli, a cui si erano imbiancati i capelli durante la
loro militanza presso la corte di Amore (coloro che erano invecchiati in quel ruolo) impose di imitare con l’arte (con un
artificio, cioè i cosmetici) il colorito roseo delle gote, sintomo di salute e gioventù.
Fece un cenno e in un attimo furono visti mille (iperbolico, tantissimi) servitori di Amore alati, che volando in alto
scossero le piume e da lì scese sotto forma di fiocchi una candida polvere fatta di piume di amorini (cipria) che si posò
sulle chiome giovanili e trasformò in bianco il biondo, il nero e l’odiato rosso. Le due età opposte non si distinsero più,
gli occhi degli osservatori non trovarono altra differenza, ma solo il tatto restò giudice delle due età, a quello non si
poteva mentire.
Dunque, o signore, rispetta i sacri usi dell’amoroso regno, tu che sei il primo ornamento di questo Regno (il fedele
d’amore per eccellenza). ecco che la bianca polvere sparsa prima da una mano esperta in un piccolo stanzino combatte
con l’aria e riempie con i suoi atomi lo stanzino.
Ora fatti coraggio, in mezzo a quella vorticosa nebbia, avventati animoso. O bravo o forte!
Con lo stesso coraggio che hai avuto tu (entrando nello stanzino della cipria) il tuo avo, tra il fumo e il fuoco della
guerra, si gettò furibondo quando difese i palpitanti Lari della patria e sconfisse e mise in fuga il nemico feroce.
Per questo, con il volto fuligginoso (per la battaglia) e bagnato di sangue scuro e di sudore e con i capelli strappati e irti
per la fatica e il disagio della battaglia, uscì dalla mischia, spettacolo pauroso per gli stessi cittadini salvi grazie a lui;
mentre tu, assai più dolce e leggiadro a vedersi, uscirai di lì a poco imbiancato a beare gli occhi della tua cara patria, a
cui dovevano portare salvezza il forte braccio dell’avo e il viso celeste, dispensatore di salvezza, del nipote.
Ella (la patria) ti attende impaziente, e il tuo tardare, anche se poco, le sembra infinito. È arrivato il tempo che i tuoi
valletti (questo è il titolo con cui si indicano i camerieri più importanti gerarchicamente) ti adattino al corpo con mano
leggera le vesti che (“cui”, forma obliqua del pronome relativo, è da intendere come complemento oggetto) la moda e
il buon gusto di Parigi hanno fatto a gara per tesserti, e cucite qui (in Italia) da un sarto ricco (per questo prima
richiamavo l’attenzione sulla differenza fra il sarto di couture e il semplice sarto di tutti i giorni: il sarto ricco viene
pagato) che sullo scudo ha un immagine (come le insegne dei cavalieri antichi) con il titolo di Monsieur, intrecciato
con forbici eleganti.
Non sol dia leggi a la materia da stagion diverse” passo che leghiamo ora, viene insinuato che di francese in tutto ciò
abbia solo il nome ed è stato spacciato come tale solo per costare di più.
Non sia solo la stagione a decidere di che materiale deve essere il vestito; ma il lavoro e la ricchezza si stabiliscano al
giorno e all’ora.
Feroce (nel senso che fa spavento) nome di Marte, preposto a difendere la stirpe “discendenti degli dei” (quindi Marte
protettore stirpe) tu ora ci invii la spada non leggera e corta (non uno spadino per bellezza) ma una spada lunga armata
di triplice taglio e con un’elsa immane (una grande spada da combattimento).
Lega la spada con un nodo il più alto possibile, in modo tale che possa impugnare, se necessario, la furibonda destra in
un momento. E non disdegnare di ripulire quel nodo del quale è ornata l’elsa con le tue dita sporche di sangue (o che
generano sangue); (il nodo) è un’opera attenta di una mano candida (quella della dama) e anzi in precedenza (poco fa)
lo donò al mio signore, e gliel’appese alla spada dalla sposa pudica.
823-28 [mia]: vide la corte del famoso re Artù, le ardite fanciulle infiammate d'amore adornare di piume e nastri
purpuree i guerrieri protetti da poteri magici, per cui questi più coraggiosi andarono poi incontro al pericolo nelle
foreste spaventose tra i giganti e i mostri.

RESTO DA LEGGERE

INVOCAZIONE ALLE MUSE:


- Modulo ricorrente nel genere epico. Di solito precede un catalogo di oggetti bellici > Parini lo riprende come
intendo parodico = qui c'è il catalogo di leggiadri arnesi (eleganti accessori)

Sembrerebbe immediata l’uscita del giovan signore ma ci sono cose da aggiungere: ci sono oggetti da mettere in
tasca, sulla cintura
- Astuccio si contiene gli arnesi della toilette //beauty case
- Odorifera onda = metonimia per profumi per proteggersi dagli odori (fastidiosi effluvi) delle persone
comuni che potrebbe incontrare
- Cuscino rosso pieno di erbe aromatiche
- Erbe giapponesi per l'alito
- un pochino di oppio (preso dai papaveri) quando la situazione diventerà intollerabile
- un cannocchiale monocolo da teatro, non per lo spettacolo ma per guardare negli altri palchi e scrutare i vicini
e un occhialetto per vedere da vicino le persone o le opere d’arte.
- un taccuino (eburnee tavolette) per prendere appunti
- un sacchettino di spilli d’argento: uno spillo offerto al momento giusto a una dama può portare molte
benemerenze.
- Lama doppia (xk fatta di oro e acciaio, di solito usata ai banchetti per tagliare la cacciagione)
- Tabacco Spagna (oleoso) e Rapè (grattugiato)
- Anello di diamante con all’interno incisioni di frasi d’amore

Ora è pronto per uscire, il cocchiere sta aspettando da molto tempo ma è lì pronto con i cavalli che scalpitano, ma è
giusto così: il servitore deve capire chi è il signore e chi è il servo.
Poi ritorna ancora a illustrare alcune incombenze del giorno del signore:
- scrivere qualche lettera per procurarsi i libri proibiti
- lettere di raccomandazione per una cantante che riuscirà a far carriera grazie alla raccomandazione del
signore
- oppure prima di uscire deve farsi la barba perché la pelle deve risultare morbidissima.
- Ogni tanto deve fare anche il bagno: momento critico, si sente come tutti i mortali senza i suoi sicuri orpelli.
Ma il precettor gli dice di pensare ai suoi avi e che presto uscirà pulito come le fate.
o Mito popolare della fata Melusina = viene sorpresa dal marito mentre fa il bagno  scopri le tue
sembianze di donna e di serpe
Si veste per uscire = scarpe di cuoio, stivali color porpora, veste elegante, fazzoletto da collo. I capelli non sono
sistemati dal parrucchiere > Il vento li scompiglia  Indossa una parrucca. Ha con sé un medaglione con dentro il
dolce pegno, probabilmente una ciocca di capelli della dama.
Inserisce un passo in cui emerge la contrapposizione dei costumi, bello stile di vita e dell'antropologia della nobiltà
contemporanea rispetto a quella degli avi
- Gli avi abitano in campestri rocche (dimore fortificati costruiti in aperta campagna), sono truci all'aspetto,
hanno grandi baffi, traggono gioia dall'uso delle armi da fuoco
- MA = avversativa molto forte
- Gli almi (nobili) nipoti Tengono tra le dita ciondoli d’oro. Si è tornati ad una sorta di età dell'oro in cui il
mondo bamboleggia = termine dalla forte valenza sociologica = carattere regressivo del comportamento
nobiliare
E ora di andare al pranzo della dama > anticipata la presentazione del vegetariano e del divoratore insaziabile
ecco che i tuoi servi, umili ti accolgono in una schiera. Uno di loro, corre ad annunciare al mondo che sta arrivando
il signore, altri sostengono il signore mentre sale le scale. Voi che siete per strada, fate strada mentre passa la
carrozza del signore, guai se mentre il signore passa per strada perde anche solo qualche dei suoi istanti. Tu, volgo,
temi il cocchiere che non è domabile né da legge né da colpi di bastoni né dalla funebre corda che serviva per
torturare i prigionieri (tortura della colla = atto violento con il qual si torcevano le braccia per far confessare)
- il cocchiere è impunito perché a servizio del signore, non ha paura delle conseguenze.
- Il popolo teme le ruote della carrozza che già più volte avvolsero attorno a sé, trascinarono le membra di
qualcuno del popolo che era stato travolto dalle carrozze e corsero, macchiate del sangue della gente comune.
Questa immagine cambia completamente il clima della descrizione sinora letta. Il signore non trovava punizione
nemmeno in questi atti crudeli di pirateria della strada.

Il mezzogiorno
Questo secondo poemetto si apre con i riti del mezzogiorno connessi alla vita del mondo dei Signori e comincia proprio
con il pranzo: sono quelli che il precettore definisce i “desinari”, cioè i pranzi illustri.
- Per questa circostanza il precettore prende per sè il ruolo del cantore (rimando alla cultura classica)  Si
verifica dunque l’intrattenimento a tavola di pranzi illustri. Assume il ruolo del cantore ufficiale, l’aedo,
paragonandosi e presentandosi in una forma enfatica di cantore di un mondo epico, cifra costante dell’ironia
pariniana, dove l’elevare a situazione epica la quotidianità pigra di questa nobiltà è abbastanza ricorrente.
o Questa poetica (dell’aedo) si contrappone al ruolo del cantore cortigiano.
- Il pranzo si tiene nella tarda mattinata (come avveniva nelle classi abbienti, il pranzo avveniva dopo la
toelette), nel primo pomeriggio.
banchetto viene comparato a
1. Primo canto dell’Eneide = banchetto imbandito da Didone all’ospite Enea
o Parini lo paragona a Jopa, figlio di Atlante che contribuisce ad allietare il banchetto che Didone (la
punica regina, chiamta anche Elise/Elissa) aveva allestito per Enea
2. Primo canto dell’Odissea = banchetto dove partecipano i Proci, usurpatori della casa di Odisseo a Itaca
o Femio è l’aedo della reggia di Ulisse
Nel meriggio la gente comune torna a popolare le strade, mentre i nobili vanno a mangiare
La visuale proposta al lettore si sposta da questo incipit generale a attività particolari dei due protagonisti: il Giovin
Signore e la Dama (che prima non era stata incontrata come personaggio in maniera sostanziosa)
- Specchio (fido speglio) = considerato un fidato e veritiero consigliere della vanità femminile
- Si fa servire da damigelle = a volte è compiaciuta, altre volte rimprovera
- C’è la ministra, ossia la cameriera personale che conosce i suoi gusti e i suoi pettegolezzi
- Siede su una seggiola sacra > è sacra perché
o È davanti ad un altare (ara), ossia la toilette
o Si guarda allo specchio come una dea
- la figura femminile ha finito la sua operazione di toelette e ancora in abito da notte, ben prima della vestizione,
riceve e dà accesso a visitatori che vengono a chiacchierare con lei→ si tratta di giovani aspiranti sostituiti del
cicisbeo in carica, che sperano di ottenere i favori della bella dama, sono qui definiti come i giovani eroi sulla
base del solito innalzamento epico del nulla. Intrattengono piacevolmente questa dama, parlando di vicende
amorose di altri conoscenti che fanno parte di questa società privilegiata: parte dell’intrattenimento è dominato
dal pettegolezzo e dello scherzo
o pochi giovani eroi van rimembrando = costruzione simmetrica, il verso viene ripetuto per mettere in
luce una situazione circolare: come nella tipica situazione circolare del pettegolezzo, del gossip
spiccio che finisce in un moto circolare (v.44/v.47)
o cari lacci altrui / cari lacci vostri = amori/flirt altrui → è tutto un rimandare di pettegolezzo, con
l’idea del ritorno delle voci data anche da scelte metriche e di organizzazione testuale. Quelli che sono
stati ammessi attorno alla dama mentre finisce la vestizione spettegolano su coppie altrui, ma in altre
case si sta parlando e spettegolando della dama e del signore.
- il marito non mostra segni di gelosia. Sorride alle celie, agli scherzi <-> è infastidito solo dal ritardo del giovin
signore  deve attendere a mangiare, ma ha fame
o Il marito lo si vede sempre beatamente tranquillo (personaggio poco acuto) viene invitato ad
accettare la situazione, ma se invece gli desse fastidio la soluzione sarebbe quella di fare altrettanto:
trovarsi un’altra dama e intrattenersi in un’altra casa
Il giovin signore entra in scena e si muove all’interno della sua stessa casa, non deve chiedere il permesso a nessuno.
L’arrivo del Giovin Signore viene preannunciato dal noto scalpitio del suo passo, riconoscibile dalla dama: quando
arriva al cospetto della dama, però, la dama sfilerà la mano da quella dei giovanotti e sarà pronta a sfoderare il più
gioioso sorriso.
 ognun s’arretra = tutti riconoscono i diritti del cavalier servente e quindi tutti retrocedono senza però andarsene
senza ricompensa: fanno un passo indietro e si confortano, si consolano con speranza “adulta”, cioè già abbastanza
consistente che la benevolenza della dama ha lasciato loro coltivare (cioè che alcuni di questi giovani hanno
ricevuto incoraggiamenti, questo della mano tenuta e lasciata stringere ad esempio), se ne vanno quindi con
speranze di qualcosa di più concreto
 il più beato seggio =i giovani lasciano libero il sedile più beato, perché più vicino alla dama e quindi il posto di
eccellenza nelle sue preferenze
 Fa paragone con harem in Persia o Turchia, dove sono conservate le donne più belle. Il sultano è molto diverso a
livello fisico dal giovin signore = è alto, piazzato, ha larghe spalle <-> dispregia la schiera di eunuchi, ai quali era
affidata la vigilanza dell’harem
o Il Giovin signore arrivato si finge geloso di ciò che ha notato, ma la gelosia è finta perchè in questi
personaggi non palpita il cuore per niente e nessuno  questa gelosia è solo una delle parti del rituale
che dà animo ai pettegoli, mentre il marito è placido. Mentre un tempo (annota il precettore) in un
mondo più remoto erano leciti i delitti di sangue. Il marito invece ora, in contrapposizione, se ne sta
tranquillo.
o Parini fa critica alla ritualità, devitalizzata e spenta umanità del personaggio che obbedisce a dettami
dell’etichetta nobiliare =
 mano sx sul fianco, mano dx vicino al cuore, piegare il collo e sussurrare (insignificanza del
suo discorso che risulta inudibile)
 doppio bacio sulle mani, si siede accanto a lei e sussurra ignoti detti (che gli altri non
possono sentire)
 occhi che brillano di desiderio e che dimostrano amore (o lo fingono)
 troppa tranquillità nuoce // nocchiere muore di sete, fame e stanchezza > rende oziosi e
pigri //bonaccia
 ricorda i piaceri della notte precedente
la dama avrà atteggiamenti rituali = si finge imbronciata, spinge a incontri furtivi in casa, carrozze e logge. > a menca
- era abitudine dell’aristocrazia schifare ogni cibo (nausea universal)
- i due bisticciano > i commensali commentano questi bisticci e provano invidia = si sa che dopo i bisticci
l’amore scoppia
o <-> ancora una volta il marito è l’unico che osserva con magnanima quiete, ingenuo riso e docil
fidanza
Contrapposizione tra il nostro buon secolo e gli avi
Attualità Avi
Gelosia del tempo antico rappresentata come una delle Case sono invase dalla gelosie  le case diventano
Furie = mostro uscito dall’Inferno (Averno) con capelli spelonche inospitali.
fatti di serpenti e artigli.
Ci si sposava per amore invece che per convenienza
Freddo sposo + freddissima sposa = indifferenza maritale socio-economica  incauti sposi.
 no gelosia
In Spagna (oltre i Pirenei) e negli harem vige ancora la
gelosia

Si sofferma sulla descrizione delle cucine (poste al piano di sotto) e alla preparazione dei cibi
- Con una antifrasi eroicomica fa riferimento all’episodio in Iliade, IX = Achille e Patroclo preparano la mensa
per l’ambasceria (Ulisse, Aiace) venuta alle sue tende per placare la sua ira dovuta ad una ripresa delle ostilità
con i Troiani
- Apostrofe al cuoco, definito artefice esperto  riceverà le lodi per le pietanze cucinate. Il G.S. (o il marito) lo
loderà e si adirerà contro chi si lamenterà del cibo
Si dirigono a tavola il G.S e la dama > i convitati arrivano dopo > il marito deve arrivare per ultimo
Si dirigono ora tutti a tavola: il precettore precisa che l’unica regola in gioco, l’unica che vale, è quella del piacere,
della voluttà  i cibi sono ispirati a solleticare il piacere del gusto senza considerazioni sulla qualità o sanità: il gusto si
fa sempre più capriccioso, perché sempre più viziato dagli eccessi di una cucina che punta solo a stupire.
Qui in cui si dice che la sola volontà del piacere deve guidare il menù si inserisce un’altra delle favole eziologiche di
Parini (che mira a descrivere un inizio e un’origine lontana a ciò che l’autore sta dicendo): la definiamo la favola del
piacere:
- Forse non è vero
- la voce narrante del precettore inizia con un paradosso iniziale, ovvero quello che all’inizio non ci fosse
differenza alcuna tra nobili e plebei, tutti erano uguali nel vestiario e nel cibo. Tutti si vestivano uguale,
mangiavano uguale e non c’era varietà.
o Non si conoscevano i termini plebe e nobiltade
o Unica preoccupazione era sfuggire al dolore > non si conosceva ancora la ricerca del piacere
- Allora gli dèi mandarono il piacere tra le persone con l’obiettivo di creare diversità, da qui si verificò la
distinzione di privilegio e di comportamento: la stratificazione sociale che è un fatto storico viene ricondotta
ironicamente a una scelta di varietà e a un’origine mitologica.
o Vezzi e giochi
o Si diffonde il solletico e il riso > mai conosciuto prima
o Nascono le voglie e il desiderio  si cerca il meglio
o Si sviluppa il gusto per il cibo buono, il vino
o Il signore fu diviso dai volfari
o Ai nobili dà capacità sensoriali <-> al volgo il dono del lavoro
Si siedono
- La dama seduta non troppo lontano dal G.S. > deve sempre starle accanto
- Gli altri commensali possono sedere in un posto qualunque
La conversazione che si tiene a tavola deve esaltare il singolo commensale rispetto alle capacità espressive
- i commensali vogliono risaltare tra gli altri e si ingegnano per far sì che ciò avvenga; gli argomenti di
conversazione più frequenti sono intanto
o il pettegolezzo, il motteggio maliziosetto, cioè la presa in giro maliziosa > soprattutto nei confronti
del marito
o licenza = temi licenziosi con doppi sensi
o si ricordi la sesta giornata del Decameron sulla battuta pronta che è strumento di qualche intenzione
seria. Il motteggio qui invece è maliziosetto, quindi è inquadrato in una categoria diversa, ossia quella
frivola
- Gli atteggiamenti dei commensali sono personificati e ciò è segnalato dall’uso delle maiuscole. Parlano di cose
disdicevoli e moralmente licenziose → questo è ciò che piace al ceto nobile. Alcuni di loro alzano la voce e
intorno a questa tavola c’è brusio.
Arriva il cibo > latinismi e figure retoriche per indicare cibo e strumenti > fuori luogo, ironia
- Dapi = vivande
- Ferro = coltello
- Muscoli delle mani e delle braccia in azione per mangiare…ridicolo, perché si richiede il minimo sforzo
G.S. lancia sguardo a dama = massimo dell’affettività da mostrare in pubblico <-> marito tranquillo per via di Imene
che lo rese invulnerabile alla gelosia. Matrimonio è come il sonno.
Ci troviamo nella casa della Dama e quindi è il Giovane signore a dover fare gli onori di casa, come ad esempio il
tagliare le carni per gli altri ospiti:
- l’arte del trinciare (in Goldoni quest’arte viene associata al personaggio di Arlecchino) è quella di tagliare una
preparazione di carne e selvaggina in modo abile, per fare porzioni e questa operazione di utilizzo del coltello e
gli altri strumenti mettono in mostra i muscoli della candida mano che tutti potranno ammirare;
- brillerà l’anello sul suo anulare;
- potrà mettere in mostra i suoi polsini di pizzo.
- Quindi il giovin signore ha tutto l’interesse di svolgere questa operazione per mostrare le sue capacità e i suoi
attributi. Tutti osserveranno la sua eleganza dei gesti, ammirandolo.
Inizia con la presentazione dei convitati = è una presentazione eroicomica conepita sul modello della descrizione dei
commensali guerrieri cristiani che fa Erminia nel 3° canto della Gerusalemme liberata
 Presenta il divoratore <-> contrasto con i sacrifici e i digiuni degli avi
 Il vegetariano
o Citato Pitagora = era vegetariano = crede nella metempsicosi  potrebbe mangiare la reincarnazione
di un umano
o Invoca la morte sui primi che uccisero agnello e bue

VV 510-556

Così egli (il vegetariano) parla, o Signore: e durante questo compassionevole discorso nascono dagli occhi della tua
dama delle lacrime che sembrano gocce di linfa splendenti, che in primavera escono dai tralci di vite rinati al loro
interno per le brezze tiepide del primo vento primaverile carico di fecondità. Ora [la donna] si ricorda del giorno, oh
giorno crudele! in cui la sua bella cagnetta nutrita/allevata (<alere) dalle Grazie, giocando come un cucciolo, il piede
del servo villano con il dente d’avorio morsicò leggermente: e lui, sprezzante, le diede un calcio con il piede sacrilego:
e lei rotolò per tre volte; tre volte le si scompigliò il pelo, dalle narici delicate/umide soffiò la polvere secca della terra.
Quindi mettendosi a guaire, sembrava dicesse ‘Aiuto, aiuto’; e dai soffitti dorati rispose a lei Eco impietosita: e dalle
stanze più basse i servi preoccupati salirono; e dalle stanze dei piani superiori le damigelle pallide e spaventate
accorsero.
Arrivarono tutti: il viso della tua Dama fu spruzzato con alcune essenze; e si riprese alla fine: era scossa da ira e da
dolore; gettò degli sguardi fulminei al servo; e con voce flebile chiamò ben tre volte la cagnolina: questa le corse
incontro; a suo modo sembrò che le chiedesse vendetta; e tu avesti la tua vendetta, cagnetta alunna delle Grazie.
Il servo empio tremò; e con gli occhi rivolti a terra ascoltò il suo licenziamento immediato. Non gli valse aver lavorato
vent’anni, non gli valse l’aver assolto con attenzione e affidabilità segreti incarichi (commissioni d’amore); invano lui
pregò e chiese perdono; se ne andò spogliato dalla livrea che lo rendeva rispettato dal volgo (egli è pari ai plebei, ma
questa livrea è segno di distinzione). Invano cercò (di prestar servigio) ad un altro Signore; e le damigelle pietose
inorridirono, ed odiarono l’autore dell’atroce misfatto.
Il misero si accasciò con i figli miseri, e con la moglie ormai vestita di stracci al suo fianco, sulla via chiedendo
inutilmente l’elemosina ai passanti: e tu graziosa cagnolina, come un idolo placato con sacrifici umani, andasti
soddisfatta.

PARTE DA LEGGERE

Al G.S. tocca capire qual è il cibo preferito della dama. Deve controllare che mangi cibi che le fanno bene  il marito
gliene sarà grato
- Per questa sua premura il G.S. viene paragonato ai salvatori della patria nell’antica Roma = gli si consegnava
loro una corona di rami di quercia
Parla de figli
- Una volta nati, non videro più la madre
- Vennero allattati da una nutrice
Un invitato si vanta di un gingillo parigino all’ultima moda
- paragonato a Bacco che ha scoperto la vite e a Giasone che mostra il vello d’oro, conquistato dopo tante
fatiche.
- Critica alla esterofilia = si elogia tutto ciò che è straniero + infatuazione per antichità classica <-> l’Italia ha
ottimi artigiani italiani
- Il buongusto prima era ricercato solo nell’architettura e nelle arti, oggi invece è esteso anche alle decorazioni
delle vesti e dei gioielli dei nobili
Nei versi successivi al banchetto, si aprono dei discorsi che potrebbero diventare più seri e impegnati, perché si parla di
economia e di commercio: emerge qui contrapposizione tra
 buona parte degli illuministi lombardi sul commercio di lusso come motore dell’economia locale
 la posizione fisiocratica di Parini = egli vede il settore primario come la vera fonte di ricchezza per un paese
come l’Italia, ricco di risorse naturali.
VERSI 660-668,5: anche qui Parini riesce a dare un’idea mimetica di quello che può avvenire in una conversazione di
questo genere, in cui ciascuno vuole brillare (verbo usato più volte in questa sezione) e lo fa magari anche alzando la
voce.
- Il verso 660 contiene un chiasmo che vuole rendere le grida lanciate da un capo all’altro della tavola.
Parafrasi Note
1
si grida ad alta voce “commercio”, si grida “commercio” espressione utilizzata anche da Dante nel I canto
e tu lo senti dall’altro lato della tavola con voce fanatica dell’Inferno rivolgendosi a Virgilio, divenendo quindi
e tra il fragore di un fiume di eloquenza1 strano (= espressione nobilitante; ma qui evoca semplicemente il
“peregrino”), di neologismi2 di cui apprendi le forme, fluire incontrollato di parole e battute che non vengono
con cui poi puoi esprimere ancora più brillantemente neanche ascoltate
(“brillantati” nel senso di “tempestati di pietre preziose” 2
“di bella novità stampate”; nel Settecento entrarono
> luccichio che è vano) i pensieri che hai in mente
molti neologismi nell’italiano, provenienti soprattutto dal
francese; il giudizio di Parini non è positivo, poiché la
lingua si riempie, secondo lui, di voci “stampate al
conio”, suggerendo che siano delle novità non ancora
ben vagliate e destinate forse a scomparire presto >
forme nuove destinate a diventare luoghi comuni
- “picchin”: non introdursi in modo fecondo nella mente degli altri, ma solamente stupirli
- Parini vuole rendere l’idea della superficialità di quello che viene dibattuto in questi consessi di sfaccendati
privilegiati, che usano anche le idee dibattute a livelli più alti come semplice elemento di apparenza e per
sembrare più interessanti
- Grida anche tu “commercio” e ne dica una parola anche la tua dama
o quindi il giovin signore si conforma alla conversazione
o Si innesta qui la polemica sotterranea coi Verri in merito al commercio come motore dell’economica,
cui Parini contrappone la propria visione fisiocratica.
- Si cita Cerere (dea della terra), Vertunno (dio delle stagioni e dei frutti) e Pale (dea della pastorizia) <->
Mercurio è il dio del commercio
- Contrapposizione tra le città di
o Sìbari = città greca i cui abitanti erano noti per la mollezza  celebrano il commercio senza forma di
impegno personale
o Cartagine e Tiro erano famose per il commercio > sfidano pericoli
 Parini non condanna il commercio in sé, ma l’atteggiamento di chi ne gode i frutti senza impegnarsi
(come i sibariti)
Andando avanti nella descrizione delle attività che vengono compiute a tavola, viene ricordata l’eventualità che si
presenti un ospite importante (grande illustre)
- perché ha tante esperienze sulle spalle = sono esperienze come quelle già attribuite al giovin signore nei primi
versi de Il Mattino, quando il precettore ricorda i suoi trascorsi mondani all’estero
- se arriva un veterano di queste “battaglie” nel campo del piacere, magari un uomo che per aver frequentato le
“case di Venere” è rovinato dalle malattie veneree, egli sarà il benvenuto e bisognerà fargli spazio accanto alla
dama
o questa è l’unica occasione in cui il giovin signore viene declassato e non deve ribellarsi a questa
sgradevole consuetudine sociale: l’ospite d’onore deve stare accanto alla dama.
o L’unica consolazione è che fra la dama e il giovin signore, anche se spostati, si apre un gioco di
sguardi nell’aere, di brindisi, di occhiatine e di ammiccamenti che dà un po’ di sale a questa storia
fintamente d’amore.
 Descrizione del bicchiere della dama = di vetro, personalizzato
 La musa del poeta si unisce al brindisi e augura eterna gioia ai due amanti
In questo momento, quando ormai la rassegna dei possibili commensali è stata compiuta, il precettore alza un brindisi
alla coppia, augurando loro che il loro amore duri “finché a voi piace” e, se poi questo legame finirà, che la Fama (=
divinità classica) vada a trasmettere questa notizia ovunque come il messo che avvisò delle tragedie della stirpe tebana
(= memorie delle Epicuree di Sofocle): questa notizia terribile di una rottura eventuale verrà portata dalla Fama in tutti i
salotti con spirito tragico e, quando tutti accorreranno, sarà il marito stesso dolente a darne notizia a tutti (è una
situazione grottesca e paradossale).
VERSI 792-796,5: Parafrasi: un qualunque poeta auguri ai vostri cuori un nodo indissolubile ed eterno; la mia poesia
nobile (= in quanto precettore, non in quanto Parini; sono due figure che non vanno sovrapposte) augura a voi un
nodo che duri solo finché a voi piace.
- Il “volgar cantore” evocato qui avrà più spazio avanti. Non c’è da temere che si presenti qui (= dove c’è il
precettore) un poeta cortigiano, perché costui
Il marito
- Definito dolente = teme la rottura tra la moglie e il G.S.
- Paragonato al messo nella tragedia Edipo re di Sofocle = narra l’infelice destino di Edipo
Il pranzo giunge al termine. C’è descrizione dei convitati, delle discussioni e delle immaginazioni = guerra, pace,
amore, arte  il recettore dice che il G.S si deve ergere rispetto agli altri nel parlare  sceglie un argomento che ha
letto o ascoltato la mattina
- //allo stesso modo il cacciatore porta la selvaggina nella trappola dove vuole lui
- //Ruggero è innamorato di Bradamante  lascia prima che gli avversari mostrassero la loro bravura > poi lui
dava il meglio di sé e li superava tutti con il suo scudo incantato e accecante (Orlando furioso) <-> in realtà
Ruggero usa lo scudo solo con i cavalieri nemici
- Se c’è qualcuno esperto di cose che non conosce, deve ascoltarlo per poi ripetere le stesse cose
- Gli studiosi di astronomia prima erano nelle grotte e creavano strumenti utili alla ricerca <-> ad oggi sono
diventati disinvolti ed eleganti  vanno a banchetti dei nobili. Parlano della traiettoria di Venere (non a caso
pianeta degli innamorati)

Vv905- 915
non dovrai temere il poeta che derida le tue parole con satira indiscreta, né che osi esporre a risate maligne il tuo
talento immortale (= tutta la conoscenza espressa dal giovin signore nei versi precedenti).
voi nobili avete innalzato all’onore di sedere questa mensa quel tipo di poeta e, facendo un torto ai protettori della
poesia (essendo quello un poeta di alcun valore), facendo quindi torto alle Muse e ad Apollo, lo avete cooptato nel
gruppo sacro dei Vati (= grandi poeti).
- Quindi questo poeta si trova in una posizione privilegiata, dove può accadergli qualsiasi cosa.
egli ha fatto di questa nobile tavola il suo Pindo (= monte sacro alle Muse). Guai a lui se le Dee (= le Muse),
sdegnate per la sua mancanza di qualità, lo facciamo precipitare giù da questo monte con le forchette
- per capire questo attacco di Parini, bisogna avere in mente un epigramma di Catullo, in cui, prendendosela con
un poeta da strapazzo, dice che le Muse lo hanno cacciato via “coi forconi” dal Parnaso, quindi con degli
strumenti più robusti e minacciosi delle forchette menzionate qui
- Non c’è da temere che si ribelli con qualche battuta al giovin signore perché gli si può fare di tutto e le Muse
stesse lo cacceranno.
- Finché vuole, il giovin signore lo tratterà come vuole, non soltanto insultandolo ma anche dandogli delle
bottarelle sul naso. Si ha quindi un abbassamento del ruolo di poeta a quello di un comune
intrattenitore/servo di questi nobili.
- Il Giovine signore parlerà talmente bene che sarà riconosciuto pari a Elio donato, uno dei grammatici
dell'antichità più conosciuti
inizia una porzione di testo in cui vengono illustrati in maniera satirica il rapporto tra l'aristocrazia contemporanea con
la più avanzata cultura dell'illuminismo francese.
- La conversazione poi torna a recuperare quelle letture cui era stato fatto cenno nel momento della toilette.
o qui questi libri vengono definiti “sottratti alle fiamme” (= del Santo Uffizio)
- riguardano i nuovi filosofi = sofi novelli (Voltaire = aristippo moderno = edonismo + e Rousseau = nuovo
Diogene = Disprezzo per le convenzioni sociali) che vengono utilizzati in questa forma impropria di
magazzino di citazioni da sfoggiare per stupire gli altri commensali  non si ha una vera conoscenza dei loro
testi
- Definisce veleno mortale il contenuto Dio opere di filosofi settecenteschi che diffondono un'ideologia
umanitari lista di stampo democratico o egualitario
o l'eguaglianza è un dato di natura ed è prevista dalla creazione divina
o il precettore dice di ignorare questi insegnamenti Dai libri bisogna prendere solo ciò che conforta la
ricerca dei piaceri e che lascia libere le passioni solo di questo deve parlare a pranzo
o //paragone con api che raccolgono nettare di fiori diversi
Siamo verso la fine del pranzo
- portati frutta, formaggi e gelato.
- la dama farà un cenno al G.S. > la porta via
- Finisce il pranzo dopo varie leccornie offerte ai commensali, ci si sposta nella sala dedicata al caffè (tutto
viene descritto con molti particolari
o tavolo più piccolo con tovaglia di tela indiana
o definito nettare
- all’esterno ci sono i poveri che si accontentano di assaporare i profumi della cucina senza ricevere alcuna
elemosina (poiché non devono entrare in queste dimore e non devono turbare, con la vista della loro povertà, lo
spensierato divertimento dei nobili).
Si preannuncia nei versi successivi un argomento che poi viene sviluppato più avanti, ossia quello della passeggiata in
carrozza. Un giovin signore deve essere molto preciso nel predisporre tale passeggiata: deve scegliere la carrozza, i
cavalli che la traineranno…
Intanto, gli altri nobili cominciano dei giochi di società e qui viene introdotta un’altra favola eziologica del tric-trac,
ossia un gioco simile al backgammon:
 Parini riconduce l’origine di questo gioco a un intervento di Mercurio, invocato da un amante che non
riusciva a mettersi d’accordo con l’amata sulla continua presenza del marito di lei = i due giocavano allo stesso
tavolino e il marito in mezzo fra i due osservava gelosissimo, tanto tempo prima rispetto a questo bel mondo in
cui la gelosia non esiste, e impediva così che i due potessero parlarsi); il dio quindi inventa questo gioco
rumoroso per lo scuotimento dei dadi e il loro rotolare sulla tavola di legno: tali rumori fanno tappare le
orecchie al marito e quindi i due amanti possono parlarsi tranquillamente.
 Questo accadeva nella ferrea età <-> Agli occhi del giovin signore, non c’era bisogno di questo escamotage
(poiché il marito della dama non è geloso e se ne sta bello tranquillo per i fatti suoi), tant’è che il bossolo per
scuotere i dadi è stato rivestito di velluto: si tratta di una favola eziologica che riporta a galla qualche retaggio
del passato.
Arriva così il momento di uscire col tramonto: è il momento in cui si va a passeggio, che non è un’operazione salutare
ma fa parte del rituale di questa società così scioperata. Si ha poco prima dell’uscita la rappresentazione del tramonto,
cui Parini dedica molti versi.

VV 1195-1219

già la giornata corre verso la sua fine per gli animali terrestri e del cielo, i pesci che nuotano, i vari fiori, gli alberi e il
popolo. Sotto lo sguardo dell’immenso Febo (= Sole), sfugge il nostro emisfero; e si affrettano a giovarsi dei suoi vivi
raggi Cuba, il Messico e l’estrema California, produttrice (= “altrice” è un latinismo per “nutrice, produttrice”) di
ostriche perlifere. Già il Sole manda gli ultimi saluti all’Italia dai colli più alti e dalle torri eccelse (= il sole continua a
illuminare le cose più alte per poi scomparire), fuggente; e sembra che desideri rivedere te, oh Signore, almeno una
volta prima che le Alpi o gli Appennini o il mare curvo ti nascondano ai suoi occhi.
Finora il Sole non vide altro che la schiena (= sineddoche “i fianchi”), piegata e stanca sulle tue campagne (= sono le
campagne di proprietà del giovin signore), di un mietitore armato di falce; e sulle mura cittadine (= percorse dalle
sentinelle in armi) ora (vede) teste e spalle cariche di ferro e sulle impalcature (“aeree capre”) dei tuoi palazzi (si
vedono) le mani (dei muratori) ruvide e riarse (= bruciate e consumate dall’uso della calce e dei materiali edilizi), e i
contadini tutti impolverati che vanno davanti ai cavalli che trascinano i carri pesanti del tuo raccolto, e (il sole ha visto,
sempre sottinteso) sui canali e sui laghi fertili (= perché ricchi di pesci/ rendono fertili i terreni che bagnano) le braccia
pelose (= e quindi robuste) dei rematori che guidano le merci che vanno e che vengono (= “le alterne merci”) per il tuo
comodo e per il tuo lusso, sono tutte ignobili visioni.
Ora veda colui che, servito da tutti, non serve a nulla (= non fa nulla).

PARTE DA LEGGERE

Tutta questa parte conclusiva del 12:00 a partire dall'edizione di Reina veniva messa dopo il verso 349 del vespro
Porta Venezia si riempie di carrozze > c’è un giovane sopra una cabriolet, ossia una carrozza leggera a due posti
- È sdraiato
- Disdegna le carrozze inferiori
Giunge uno che si è arricchito
- viene dalla campagna > ora si sente al pari degli altri nobili
- Gli altri nobili gli sorridono
- in fondo è un titolo che è stato comprato  Si affaccia al finestrino della carrozza per sentire il suo nome il suo
titolo al suo passaggio. Coloro che più si fanno sentire sono le Dame borghesi
o precedentemente imprecavano contro la polvere alzata dai nobili <-> quando nasce in loro la speranza
di un possibile matrimonio si fanno vedere e sentire
o Molte di loro diventano le amanti dei giovani aristocratici = convincono gli dei a scendere dall'olimpo
o Hanno atteggiamenti troppo esuberanti rispetto alle donne delle classi alte
- arrivano poi le Dame dell'alta aristocrazia
o Paragonate a Diana, Venere, giunone e Minerva <-> le Dame in borghesi sono paragonate alle ninfe
Silvestri, ossia a divinità minori
o Tengono lo sguardo alto nella folla si inchina
- Ogni donna è accompagnata dal figlio che a sua volta un giorno diventerà “eroe”, ossia un cicisbeo
E alla fine arriva il G.S.

VV 1336-1376

il memore cocchiere si ricorda del luogo che avete scelto poco fa e non osa esporvi al popolo e al passaggio di altri
veicoli indegni, se volete stare fermi, o scorrere oltre se volete andare avanti. Potrai anche scendere dalla carrozza,
volendo.
ti accolgono pronti i servi nella discesa. Fai ancora un salto e sistema i vestiti stropicciati e i pizzi sul petto: chinati un
pochino (= evidente rallentatore su atti minimi e insignificanti che al contempo li amplifica) e dai uno sguardo alle tue
calzature (= per assicurarti che non si siano sporcate), ergiti e procedi dimenando il fianco (= questo modo di
procedere è tutt’altro che eroico e virile; assume qui una connotazione che lo rende ridicolo).
potrai misurare il corso della strada se vorrai passeggiare da solo; oppure potrai avvicinarti alla carrozza delle altre
dame, arrampicartici, introdurvi la testa, le spalle e le braccia per poi riversarti dentro per metà del tuo corpo.
qui fai risuonare in alto le tue risate, affinché le senta la tua dama ed ella si turbi e interrompa l’arrivo degli eroi che
accorsero subito per custodire la dama che lasciasti da sola.

Il Vespro
VV 270-303

[scena che è stata paragonata a quella celebre di Goldoni in Smanie per la villeggiatura tra Giacinta e Vittoria]
Già le affabili amiche volano impazienti per incontrarsi; spremono un pezzo contro l'altro abbracciandoci; fanno
risuonare rumorosamente di baci alterni le guance; Già strette per la mano entrambe cadono allo stesso tempo sul
divano con i corpi esperti. Qui l'una colpisce con una maliziosa allusione al cuore dell'amica; e allude agli eventi che la
fama narrò: subito quella l'assale con un'altra sottile allusione.
Una si accende in volto di una collera che la rende più desiderabile [ironico]: E l'altra si morde un po’ le belle labbra:
Nel frattempo da una parte e dall'altra aumenta l'irrequieto agitare di due ventagli che diventa sempre più violento.
[La scena seguente è tratta dalla tradizione epica è ripresa in maniera scherzosa  si tratta dell'alterco di due Dame e
l'assalto di due eroine ariostesche]
Così se mai al tempo di Turpino una coppia di straordinarie guerriere con indosso un'armatura di ferro si scontravano
lungo la strada, ciascuna aspirava a dimostrare all'altra il suo valore nelle armi; dopo i tradizionali omaggi di saluto
abbassavano le loro lance e si urtavano con i cavalli feroci; quindi accese da una grande fastidio gettavano le parti delle
lance spezzate (tronconi de lo spezzato cerro), e correvano alle spade enormi con le mani
- Turpino = si tratta dell'arcivescovo di Reims, compagna di Carlo e dei paladini nella chanson de Roland. A lui
sono attribuiti convenzionalmente i racconti alle vicende del ciclo carolingio
ma da lontano attraverso la profonda foresta spaventosa si vedeva giungere al galoppo un Messaggero con un suono
clamoroso (di tromba o corno); è l'una era richiamata dal re Carlo (Carlo Magno, re dei Franchi), l'altra al campo del
giovane Agramante (re dei Saraceni).
Tu osa pure, osa fanciullo mai sconfitto esporre il ciuffo e i Ricci così ben acconciate questa mattina al moto dei
ventagli che esprimono sdegno: invitando la tua dama a nuove visite, evita le conseguenze estreme dell'ira pericolosa
- Ripetizione della forma imperativa con il vocativo eroico > forma tipica del poema epico
La notte
VV 1-69

E tu non impedirai, o benevola notte, che io cerchi e guidi il mio giovane allievo con i miei ultimi precetti nel tuo Regno
notturno.
- Incipit affidato alla congiunzione “né”  allude alla ripresa di un discorso già avviato. Già negli ultimi versi
del Mezzogiorno faceva riferimento al G.S. (qui chiamato g. illustre) avvolto nella notte
- Il precettore nell'ultima parte del Meriggio si lamenta che la notte gli impedisce di seguire con cura il giovane
 gli dà gli ultimi precetti
Vv4-38 = iniziare a descrizione della cosiddetta notte medievale contrapposta alla descrizione successiva della notte
moderna  una sorta di pre-romanticismo
Solitaria, oscura, triste, coperta di tenebre e di pericoli incombevi dall'alto sulla terra intimorita. La luce fioca delle
stelle lontane e dei pianeti che si muovono nel silenzio, interrompeva le minacciose tenebre notturne di quel tanto che
serviva a sentirne la paura. Un'oscurità terrificante si vedeva salire sui muri delle case e delle torri, cosparse ai loro piedi
di teschi antichi.
- Aggettivi con asindeto
- era credenza comune (ma sbagliata) che ai piedi delle torri medievali ci fossero dei teschi  questa
descrizione serve solo per accrescere l'orrore della scena rappresentata
Nell'oscurità svolazzavano upupe, gufi e altri brutali animali notturni che odiano il sole e con schiamazzi funerei (che
annunciano la morte) portavano presagi di sciagure.
- Le upupe in realtà non sono animali notturni > lo stesso errore lo commette Foscolo nei Sepolcri
Intanto lievi e pallide fiamme sorgevano dal terreno e quei fuochi fatui vagavano nell'area silenziosa e buia in modo
orribile; e colpivano al cuore, angosciandolo, il diffidente adultero che se ne andava lento con le armi nascoste, con il
cappello calato sugli occhi e tutto avvolto nel mantello.
- L'adultero è sicuramente una figura negativa, ma almeno, a differenza del Giovine signore, pur di vedere la
donna aveva il coraggio di sfidare i pericoli della notte
Inoltre si dice che parli di fantasmi esprimevano strisciando lungo i tetti il loro lamento, al quale rispondeva attraverso
l'ampia oscurità l'ululato dei cani.
- Grande uso della “u” = marca l’atmosfera lugubre
Tu fosti così, o Notte, al tempo che gli illustri progenitori, di cui il mio giovane si vanta sempre, furono persone rozze e
primitivi; e che cadevano addormentati al tramonto dopo la cena, finché l'aurora appena sorta non li richiamava al loro
lavoro di vigilanza sulla costruzione dei canali artificiali e sui campi dove matureranno le nuove messi, grazie ai quali
diventarono importanti i discendenti, le città e i regni.
- Parini sta criticando solo quella porzione di nobiltà che invece che di promuovere il progresso sociale iniziato
dagli avi, ne sperpera le ricchezze  visione illuministica della società
Descrizione della notte moderna:
- Di luce artificiali = illusoria supponenza > comprano la luce, facendo della notte il giorno
- si addice ai ricchi e agli aristocratici inoperosi  si raccolgono nei saloni e rimuovono ogni aspetto funereo
della notte  perdono ogni contatto con la realtà icona le leggi della natura
- e come se dimenticassero la coscienza delle proprie colpe
Ma ecco Amore, ecco la madre Venere (divinità dell'amore), ecco le divinità del gioco, del lusso che ora vivono come in
trionfo nella notte, che è sacra al giovin signore. Davanti a loro tutto assume una luminosità straordinaria. Le tenebre
nemiche scappano sconfitte; si riversano presso le misere abitazioni dove dormono le bestie e gli uomini poveri,
condannati dalla fatica.
La Notte meravigliata si vede intorno riflettere più che davanti al sole in cornici dorate e pareti adornate di cristalli e
specchi, e diverse vesti, e spalle e braccia bianche, e occhietti che vagano in giro, e tabacchiere preziose, e luminose
fibbie e anelli e mille cose ancora.
- Passaggio bella panoramica visiva delle ampie superfici luminose (cornici, pareti, vesti, spalle e braccia) hai
particolari
Così l’eterno/originario caos, allora che amore sopra vi si posò e lo riscaldò con le ali (come se lo covasse), sentì crearsi
dentro di sé un fremito capace di rigenerare (le cose), sentì schiudersi la luce; e, meravigliandosi, vide se medesimo e
(vide) aprirsi dentro di sé i tanti tesori della sua natura.
- Analogia ironica tra
o l'illuminazione artificiale nelle case dei nobili
o amore che con la sua luce rischiara il caos primigenio
O discepolo illustre delle mie cure, tu assecondami, ora che io ti invito ad acquistare nuove glorie/titoli, là dove o i
salotti affollati (veglia frequente) o il grande teatro, ultima occupazione del giorno, degna degli avi tuoi e dei loro titoli
nobiliari e della loro occupazione e delle loro pubbliche aspirazioni, attira a sè i grandi signori tuoi pari, dopo la toilette,
dopo i pranzi e dopo il corso rumoroso (passeggiata sul corso rumoroso).

Odi
L’INNESTO DEL VAIUOLO

o Genovese (Cr. Colombo) dove vai? Quale viaggio di speranza brilla sulle audaci antenne (alberi dei velieri = 3
caravelle)? Non temi le ali non ancora sperimentate da venti che non conosci? (non temi di avventurarti in luoghi
ignoti, dove il vento non è mai stato provato da nessuno?) Quale coraggio ti fa avere fiducia nell’affrontare la superficie
intentata dell’immenso oceano (//Virgilio, Eneide, 2°)? Senti le beffe dell’Europa, senti come deride gli eventi che tu
speri di conseguire.
Ma tu disprezza il vulgo. Sbaglia chi dice che la natura abbia posto il confine dei mari all’uomo, se poi gli ha dato la
mente capace di mettere un freno a quelle vastità marine: Gli insegnò a guidare i grandi tronchi fin sul mare dalle
pendici alte dei monti e poi a raccogliere i venti (atto di possesso) in vele resistenti. Per cui scorre velocemente sulle
acque.
Così l’eroe nocchiere pensava (nel senso di comandante) tra sé e sé, e abbatte le temute Colonne d’Ercole; saluta le
stelle nuove; e ascolta il ruggito di tempeste mai sperimentate. e genti stupite di fronte all’arrivo dei navigatori. Le genti
dell’emisfero nascosto (Americhe) sono stupefatte xk vedono lo straniero giunto miracolosamente dal mare. Egli
ritorna, e mostra trionfante i suoi tesori all’Europa, che ancora lo deride appena sceso sulla terra.
All’uomo è preziosa più dell’oro (preso in America) questa sua lunga speranza del vivere: sopra gli animi umani ha più
potere dell’oro la bellezza. Eppure il volgo ignorante ora condanna l’esperimento, ora oppone resistenza all’esito
evidente di chi le porta un doppio tesoro (vita e bellezza); e disprezza le nuove frontiere della scienza abituata com’è al
mondo vecchio.
Come il grano rigoglioso in un campo estivo, così cresce il frutto delle legittime unioni del matrimonio. Il padre
affezionato ringiovanisce tutto alla vista (<auspicio) dei figli; contemplando con soddisfazione la speranza della sua
vecchiaia (il padre immagina un futuro confortante), già va preparando per la patria famosa agricoltori, artigiani e
soldati.
crescete bambini: un giorno tu (maschietto) sarai un forte appoggio del mura della patria; e tu (femmina) sarai un dolce
interesse, un seducente richiamo ai cuori casti. Oh Dio!, quale falce viene a tagliare le promesse così dolci di una
ridente messe (i figli)? Quale forza scatenante di una crudele grandine sfregia il bel verde e i primi fiori (di quel
raccolto che rappresentano la gioventù)?
Tra le tenere membra dei bambini, si nasconde tacitamente il germe della malattia: e all’improvviso una furia funesta
risveglia questo (germe latente), flagello della stirpe umana. Urta dentro e ferisce [fiede è termine alto] con un lievito
mortale; O abbatte del tutto la macchina fragile (del corpo) o rapisce la bellezza, quasi come uno scultore invidioso
scaglia il proprio scalpello contro l’eroe scolpito da un artista rivale.
Questa furia indomabile e bramosa (di vittime) colpisce e assale tutti almeno una volta nell’età giovanile: conduce i
lamenti dolorosi dei malati dai tuguri [case cadenti e poveri] alle regge. E con la mano rapace ammassa nelle tombe una
prole di uomini (figli) vastissima. Qualcuno sfugge agli sguardi infetti (di questa furia), ma (chi sfugge dall’attacco
della malattia) aspettino un destino peggiore.
Oh miseri (malati)! a che cosa servono gli interventi dei medici e delle medicine? Tutti gli sforzi sono vani quando il
morbo nemico è già lì; la non perfetta calma del corpo sorpreso conferisce forza (al morbo nemico). O arte debole
(medicina), o difesa scorta (difesa della guerra malsicura) che attendi il male e non lo previeni accorta!
Già il popolo folto che noi chiamiamo barbari e rozze (popolazioni orientali = cinesi e circassi) non attende la malattia;
ma sagacemente inganna il fiero e inevitabile demone. Poiché scoperto il momento opportuno per conquistare il mostro,
lo sfida coraggiosamente (anziché aspettare l’esito della malattia la previene); e lo costringe a usare nella tenzone
(battaglia, duello) le armi che gli pone fra le mani ottuse (spada ottusa: non colpisce più, priva di punta).
Del veleno regnante sceglie apposta (spontaneo) una quantità meno crudele; e ne suole infettare i figli molto amati, che
viene messa in salvo non più soggetta a ricadute. Per tale ragione Pechino è piena di una gran massa di abitanti; e i
Turchi sono ricchi di merito femminile (ricchi di giovani donne che sono una ricchezza perché la popolazione ottomana
ne fa commercio), e adornano i luoghi dove Venere cieca soggiorna (luoghi dove si pratica l’amore = harem).
O Montegù, quale nave che viaggia, percorrendo terre e mari sconosciute, e riscoprendo antichi e vasti regni di vari
popoli, e tornando carica di gemme straniere e di oro, portò un tesoro che pareggiasse quello che tu portasti a noi dal
Mar Nero (Eussino = dal ponto Eusino  mar Nero = Turchia)?
Rise l’Inghilterra, La Francia e l’Italia al sentir parlare del portentoso innesto: e il giudizio importuno dei falsi
ragionamenti/obiezioni false (di coloro che criticavano questo ritrovamento) si alzò contro (il procedimento). Invano il
risultato positivo fu favorevole a quegli esperimenti inventati; perché la preoccupazione falsa (animata da ragionamenti
non corretti non perché ingannevole in sé) si mosse contro il suo bene e la verità e si armò del lamento delle madri.

Le nazioni europee furono pronte a raccogliere i doni dannosi che Amerigo porto loro attraversando l'oceano aperto, e
ne hanno abusato. Hanno stretto con gioia i frutti velenosi, gli avanzi sanguinosi delle violente distruzioni (riferimento
alle distruzioni degli spagnoli nel Messico e nel Perù); e dai congiungimenti, fonte della vita, trassero danno e vergogna
(=sifilide).
Questo è il destino del mortale sconsiderato: contro ragione ora abusa della natura, ora utilizza male l'ingegno contro la
natura che gli porge i suoi doni. La natura, come un la madre amorosa, insegnò a evitare la morte a un popolo ignorante,
e quello colto (europeo), che presume di vedere molto oltre l'orizzonte comune, insorge contro i consigli della natura.
La novità che è grande sembra menzogna, Mio Bicetti, agli ignoranti e inconsapevoli: ma il regno dei saggi si ostina a
perseguire l’utile. Non lo frenano né le minacce né la vergogna, prove accumulano prove e alla fine sgretola gli idoli
degli errori popolari (superstizione), e destina la salvezza ai posteri.
Così l’Inghilterra, la Francia e l’Italia vide un gruppo di saggi armarsi contro il popolo. Il loro impegno arse indomito e
di popolo in popolo si accese (come una miccia). Il bambino in tenera età discese cautamente sul campo non più debole
e indifeso contro le armi (della malattia) ma sotto uno scudo certo (inoculazione) e riuscì a sovvertire il destino
inesorabile.
Tu sulle orme di quel gruppo ardito corri e tenti di combattere, Bicetti, la pietà violenta che stringe le madri lombarde
(Insubria= Lombardia). Soccorri l’umanità; disprezza il trono ingiusto dove la superstizione nemica del vero e l’ostinata
scuola folle antica (aristotelica) si armano di orgoglio.
Quanti fra i nostri discendenti vigorosi (almi) coltiveranno i campi fertili! e quanta parte sentirà un fuoco di operosità in
tempo di pace e di coraggio in tempo di guerra! si innamorerà e si risveglierà il desiderio del pigro Imene, che ora vaga
in ogni luogo infecondo contro l’utile comune.
- Imene è il dio delle nozze > è pigro xk per via del vaiolo si verificano meno matrimoni  meno nascite
Le giovinette con le mani rosate torneranno a raccogliere il mirto sacro a Venere; i fanciulli torneranno a cogliere le
fronde intorno alla quercia alta; e intrecceranno ghirlande intorno alla tua anziana chioma già decorata da alloro in virtù
del doppio valore (di medico e di poeta). E canteranno: costui ci ha sottratti alla morte o a un danno permanente.
In tal modo la poesia (plettro) mi predice in modo armonioso e dolce, nobile poesia che addolcisce l’insensibilità
dell’essere umano (che si oppone alla verità); e da lontano lo invita con il suono suadente verso il vero e il buono. Né
mai la mia poesia bestemmiò mai con lode nociva o il falso in trono o la viltà dei potenti.

LA SALUBRITÀ DELL’ARIA
o beato territorio del bel mio Pusiano, ecco che infine mi accogli nel tuo seno; mi circondi dell’aria natale; e inondi il
petto, avido (di respirare quest’aria).

Già nel polmone capiente/allargato quest’aria vivace urta se stesso e scende, dà forza agli spiriti ammalati (per via
dell’aria insalubre della città), rinnova le forze e rallegra l’animo.

Per il fatto che lo scirocco sgradevole non porta qui i suoi vapori (venti umidi e quindi malsani): e il bel paese (la
Brianza) è protetto da un’alta schiena (alta parete) di monti (Alpi), che Borea non riesce a valicare con le ali rigide
(perché ghiacciate).

Né qui ristagnano paludi che dal letto putrido portano alle persone indifese una nube di germi mortiferi: e l’ora calda
della giornata (meriggio) asciuga i dorsi bagnati di rugiada ai bei colli.

Muoia colui che per primo espose la mia città alle (esalazioni prodotte da) le malvagie acque oziose e al fango
nauseante: per guadagnare non ebbe nessuna considerazione per la salute civile.

Sicuramente colui ora è prigioniero tra l’orribile fango (simile alla pece = unta e appiccicosa) del fiume dello Stige, per
cui alzano la faccia maledice il fango e le acque, che volle radunare.

Cittadini (abitanti della città), guardate i coltivatori indeboliti/sofferenti con il viso mortalmente pallido all’interno
(piedi dentro il campo) del riso maledetto; e trema, o cittadino, perché tolleri che nei pressi della città sia coltivato il
riso.

Io nel bel clima che non nuoce tra i miei colli ameni passerò i miei giorni sereni tra gente beata, che pur essendo gravata
dalle fatiche, è vegeta e forte (è in salute).

Qui con la mente libera/serena, purificato in acque limpide, sotto ad una fresca ombra celebrerò con la poesia i
contadini vivaci e agili sparsi per i campi coltivati; e (canterò) i corpi non mai stanchi dietro; e (canterò) i prosperosi
fianchi delle contadine intraprendenti; e (canterò) il bel volto allegro tra l’abbronzato e il rossastro, dicendo: o fortunate
genti che respirate in modalità/quantità piacevoli quest’aria sempre mossa (mai ferma) e resa pura dai venti fuggitivi e
dalle acque limpide.

La natura fu generosa di cielo e aria pulita con la città superba: ma ora chi conserva i bei doni (della natura) tra il lusso e
l’avidità di guadagno e la stolta pigrizia (sia degli amministratori = inerzie delle riforme, sia dei cittadini)?  risposta
= nessuno.

Ah, non bastava quindi che avesse putridi stagni (risaie) intorno; anzi a inquinare l’aria pulita portò sotto le mura stesse
le marcite (scelerati rivi) a marcire sui prati E la saluta comune fu sacrificata al pasto di schiere di cavalli, con una
esibizione di ricchezze crudele calpestano per le ampie strade il popolo che cade.

per voi il timo, il croco e la menta selvaggia (piante aromatiche e profumate) irradiano con i loro vari atomi l’aria
(riempiono l’aria) intorno a ogni luogo, che colpiscono l’olfatto con sensazioni (sensi) soavi e preziosi.

Ai piedi degli alti palazzi là fermenta il letame (/fango/limo) alto; e le esalazioni nocive rendono malsana l’aria lenta
che rimane a stagnare tra le case alte/nobili.

Sempre da queste parti le case del popolo gettano (personificazione delle case) fiotti di acque maleodoranti e malvage
(xk infette) e infette da spregevoli vasi da notte; e poi le esalazioni si aggirano; respirando si inalano (questi vapori).

Carcasse di animali, abbandonati nelle vie frequentate, riempiono le giornate calde estive di esalazioni malsane: spettacolo
ripugnante per il cittadino che passeggia per la città!

Al calar del sole navazze stercorarie con le gole spalancate (sono carri aperti) perlustrano ogni parte della città, che
destandosi (i carri fanno il lavoro di notte) beve l’aria infettata ( città invivibile).

Le leggi ammoniscono quello che è giusto; e Temi guarda (questi misfatti) minacciosamente ( leggi prevedono
sanzioni): ma la trascuratezza dei privati cittadini pensa solo a sé. Stolto (cittadino)! E non vuoi capire che se quello che
fa male agli altri cittadini è un male anche per te?

Ahi, ma dove corro vagando lontano dalle belle colline e dal bel lago e dalle contadinelle, a cui l’aria da ondeggiare il
petto (i polmoni si riempiono) in modo così vivo e forte.
La fervida fantasia (di Parini stesso) si inoltra per la via che nessuno ha tentato sempre cercando l’utile (del proprio
intervento), che è felice solo quando può unire l’utilità al piacere di un canto accattivante.

LA VITA RUSTICA

Perché mai desideri d’oro e d’onori dovete turbarmi l’anima se Atropo è in procinto di recidere il filo della mia vita? E
già il nocchiere scuro (Caronte) si piega sul remo là nel luogo dal quale si afferma che non si ritorna più.
La libertà della campagna ci renda belle e piacevoli queste poche ore che stanno sfuggendo e sono tristi che ancora ci
rimangono. Qui Cerere manda le messi e Bacco il vino: qui la bella innocenza (l’onestà/la semplicità) decora i capelli di
fiori.
So che si può ritenere felice chi possiede uno scrigno che Plutone (dio della ricchezza) generoso abbia riempito di un
grande tesoro: ma so anche che al ricco spesso (sovente) il cuore palpita oppresso sotto la mano del timore gelato.
Il regno della morte accoglierà me, che non sono intendo chiedere benefici ad altri (battere alle porte dei potenti per
avere benefici), il regno della morte mi accoglierà senza ricchezze (nudo) ma libero. Il secolo del commercio
(venditore) non mi vedrà cercare di acquisire (far commercio) né ricchezza né onore con l’inganno o con la viltà.
O colli beati e tranquilli, che circondate il mio bel lago Pusiano con un dolce e impercettibile pendio, mi sento rapire
dalla bellezza che la natura diede a voi (i colli); e mi dirigo verso di voi come esule contento.
Ormai la quiete, agli uomini così sconosciuta, mi prepara un’accogliente e tranquillo rifugio sotto le vostre ombre:
quindi vedo che volano lontano le preoccupazioni egli affanni, che invece vanno a tormentare i tiranni superbi.
Invano circondano i loro (dei tiranni) palazzi di temibili lance e spade (di guardie armate) fitte come un campo di
spighe (di cereali); (è inutile) perché dentro al loro petto penetra nondimeno il freddo sospetto armato di veleno (della
paura).
Quale invidia porteranno ame, che vivrò inghirlandato di fiori nel mondo contadino, legato a nessun giogo, come viveva
Apollo quando faceva il pastore in Anfriso; e suonerò la cetra (farò poesia) sempre con lo stesso viso!
Io non maneggerò uno strumento che abbia corde d’oro costruite da un famoso artigiano, ma semplici e care alla natura
( le corde che la natura offre, con le pelle di animali). quelle fila d’oro se le tenga il vate esperto nell’adorazione
perché la mia poesia sarà dominata dalla natura e merito.
Dal mio petto supplice (in atteggiamento di supplica) con devozione (connotazione non religiosa) alzerò spesso inni al
cielo in modo tale che si allontanino le tempeste (dai campi); pregherò affinchè da noi il furore aspro della guerra stia
lontano e che i cavalli dei nemici non vengano a pestarci i campi.
Proprio per convincere più facilmente gli Dei a non farsi cadere dalle mani il fulmine (quindi a non attaccare la
campagna), evocherò la misera regione della Sassonia che vide le sue spighe (campi) bruciate in un solo momento; e
andarsene al volo (a volo) con il fumo scuro e doloroso in un solo momento (tetro).
E te contadino solerte, che saprai giudicare su nuovi percorsi il tralcio della vite (che va corretta) con nuove tecniche,
legandolo con la flessibile fronda del salice. E te (si riferisce ad un altro contadino) che saprai rendere più fertile una
parte sterile del terreno con un’arte che fu ignota a tuo padre.
Ti farò passare fortunato/immortale con le mie poesie ai posteri: si sentirà parlare di te per più secoli gli abitanti dei
borghi sul pendio collinare. Si vedranno i posteri venire a render omaggio sotto le alte piante alle quiete ossa compiante.
così sia concesso anche a me di poter chiudere i giorni fortunati sotto la protezione materna/confortevole di voi campi
beati. Ah quella è la vera fama di un uomo che può lasciare qui un profondo desiderio di sé dopo l’ultimo giorno.

IL BISOGNO

Oh Bisogno signore tirannico dei mortali infelici, oh entità malvagia oh persuasore crudele di mali, che cosa non
spezza la tua forza, il tuo potere indomabile!
La virtù circonda i cuori con fortificazioni di acciaio (o di diamante); Ma tu [Bisogno] li aggredisci e li abbatti
(qualunque protezione) e tutto a te si schiude. Entri e o s o f f o c h i o s o t t o m e t t i le buone intenzioni.
[tu Bisogno] corri oltre, e fremente, togli il trono alla Ragione; e occupi pieno di orgoglio il regno della mente, e
ti poni a sedere tiranno del pensiero.
Con le saette in mano, la legge minaccia da lontano; ma il pericolo lontano (il fatto di non avere certezze e di
considerare lontana l’eventualità di essere condannato), non fa impallidire la faccia di chi senza l ’ aiuto di
nessuno ha il tuo peso [Bisogno] sulla schiena.
Al mortale infelice (così schiacciato dal bisogno) si spegne ogni lume della ragione. Tu [Bisogno] lo trascini con
forza verso il precipizio che porta al male. Dopo aver perso ogni controllo su di sé va precipitando verso il
male.
L’infelice, allora, rompe i patti comuni; ignora i confini (della proprietà privata, della giustizia) e si appropria di ciò
che non è suo; mangia il pane r u b a t o con le mani insanguinate.
Ma quali lamenti e stridore di catene sento? Quali ingegnosi strumenti di tortura vedo là in quelle stanze sotterrane e
oscure cinte da muri orridi?
Là Temide armata celebra sentenze di morte su una folla ammassata (di criminali) che tu [Bisogno] spinsi a valicare i
diritti degli altri, tu [Bisogno] che sei padre dei delitti.
[Bisogno] vieni con me al cospetto di quella divinità che siede lì. No, non sarà scontento che tu entri. Anche il Bisogno
è accolto con viso sereno da lui  segno di imparzialità
O magistrati, smettete di usare la spada (pronunciare condanne): dai vostri alti scanni (dei tribunali) ascoltate quel che
si dice qua. Chi negherà pietà se il Bisogno prega?
Abbiate pietà, dice egli, abbiate pietà dei poveri tormentati. Io, proprio io [Bisogno], sono l’autore dei loro peccati.
La pena inflitta dalle leggi sia attuata contro di me.
Ma qual è il Giudice che si commuove alle parole del Bisogno? Quale giudice è mosso a pietà per i figli
dell’uomo? Tu Virtz, uomo saggio e giusto sei il magnanimo esempio:
Tu [Wirtz] che così spesso sei stato colto dal dolore degli infelici (ha ascoltato le ragioni dei criminali) che il
Bisogno spinse a portare le mani rapitrici nei possedimenti altrui o con una rapina/violenza o con l’inganno.
E hai aperto le porte del carcere da loro temuto (li hai liberati), e dando oro e aiuto, (sovvenzionando perché non
dovessero più delinquere), generoso insegnasti come senza le pene si prevengono i reati.

LA LAUREA

41-50
So bene che nel corso della storia ci sono state donne valorose e belle, che sono esempio per tutte le altre, che vedono
splendere i loro nomi al pari delle stelle. E so bene che il sesso femminile può innalzarsi (rispetto alla sorte comune
delle donne) tra i doveri a noi graditi (sposa e madre) e l’umile arte (di accudimento e di servizi domestici); e rendersi
immortale attraverso le Lettere. Ma tu, fanciulla risplendente, andasti là dove le orme femminili sono più rare (ti sei
spinta in una materia che di solito non viene percorsa dalle donne = la giurisprudenza).

71-80
Tu avresti potuto cogliere i successi [le rose] al pari di Saffo e di Corinna (poetesse dell’antichità) o di altre
donne famose attraverso le vette amene e varie di Pindo ( ti saresti potuta affermare nella poesia): Ma la tua
capacità/forza/volontà è sollecitata dove l’impegno di un uomo basta a malapena (  scivolamento nei luoghi
comuni, pur rendendo lode nei confronti di questa donna). E ti sei cimentata arditamente in quell’aspro sentiero che
ingombra i passi (quell’intrigo di leggi e sentenze che fa inciampare la legge), come il Termodonte vide esporsi ai
pericoli le donne armate fiere [Amazzoni].
131-140
Oh gentil sesso che regni sulle anime con un incanto così possente, quale anima generosa si sdegnerà del tuo nuovo
vanto? Frema (di paura o anche di rabbia) la tirannia virile e veda te (apostrofe a gentil sesso) salire togata agli scranni,
e gentile interprete delle inviolabili leggi, ora che tu (gentil sesso) le detti (le leggi sacre) da posizioni altissime di
governo ai popoli d’Europa che sono assoggettati alle varie monarchie rette da donne.

L’EDUCAZIONE

vv 1-6: torna a fiorire la rosa (ossia l’incarnato che indica buona salute = è una rivitalizzazione della metafora) che
poco prima (“pur” in senso riduttivo) aveva un aspetto sofferente; e va a riposarsi delicatamente sopra i gigli di prima
(i gigli indicano il pallore del malato di prima). Gli occhi brillano di vivaci scintille (gli occhi erano spenti durante la
malattia).
Il sorriso come un lampo ardente (torna sul bambino) va saltellando (verbo adatto ad un bambino) tra i muscoli delle
labbra (sorride con tutto se stesso  sorriso che prima “saltella” e che poi diventa definitivo) dove ritorna il cinabro (è
un colore rosso vivo, adatto alle labbra che prima erano esangui)
i capelli, che ahimè furono raccolti per lungo tempo in una rete, ora sciolti sulle spalle (sineddoche di “omero”) come
un ruscelletto d’oro ma attendono una nuova forma di riccioli artificiosi.

il piede irrequieto ha riacquistato un nuovo vigore: ecco ecco che natura (istinto naturale) lo sostiene cosicché non
cede al vento (va veloce come il vento) tra i divertimenti utili dei graziosi fanciulli.
o miei dolci versi di chi stai parlando, visto che ti sforzi di essere più limpido e pulito che mai? Forse parli del
giovinetto che è mia occupazione e mio piacere?
proprio da poco (“pur” con valore riduttivo) è finito l’affanno del morbo da cui fu colpito: oggi il sole, scaldando
soavemente con la sua fiamma i figlioli di Leda, gli porta il suo undicesimo anno
versi miei scendete dolcemente sopra le vostre ali sonore nel cuore del giovinetto come un dolce miele dei favi Iblei
(che è il miele migliore).
O stirpe di buon seme (famiglia), amica al cielo e al suolo (ben voluto agli uomini e a Dio), che cresci a coronare la
speranza della mia fatica, salute in un giorno così favorevole (per compleanno e guarigione) adorno di luce
Vorrei offrirti doni di gran pregio legati al compleanno (“geniali”); ma chi concesse ai poeti ispirati (non quelli
cortigiani o adulatori) di essere generosi? Loro non hanno altro tesoro al di fuori della cetra
se io fossi il maestro della Tessaglia che guidò il figlio di Teti (Achille) sulla retta via! Io ti darei doni più preziosi di
oro e canzoni
Chirone sapeva rendere feroce e sano il suo discepolo famoso con mano che sa medicare. Ma dava vigore all’anima
non meno che al corpo
a lui che era seduto sulla schiena ricoperta di pelo, Chirone si girava con aspetto benevolo accompagnando
(“tentando”) con la lira un canto che ispira virtù
Achille ascoltava con attenzione queste parole mentre accarezzava il mento peloso; e con l’orecchio attento, la prole di
Eaco ascoltava queste parole:
“fanciullo, nato per difendere la Grecia (preannuncia il suo futuro) ora ricordati perché io ho educato le tue membra
alla lotta e alla corsa. Che cosa non può fare un’anima coraggiosa se alberga in membra forti?
stai dritto sul corpo (“fianco” è sineddoche per “corpo”), stendi bene sulla sinistra la corda dell’arco, la freccia (lo
strale) va stridendo dalla cocca fatale (inesorabile perché raggiunge sempre il bersaglio) al segno che io indico.
Ma se dimentichi il resto, ti avrò insegnato la forza fisica invano. Non conosci chi abusò delle sue forze con brutale
sfrontatezza contro dio sovrapponendo monte (Pelio) a monte (Ossa)?
O figlio di Teti ascolta la verità che ti viene rivelata. Dall’anima hanno origine solamente le opere lodevoli. Non serve
affatto un sangue nobile ad un animo che si strugge.
Con il sangue del nonno Eaco e del padre Peleo non è passato in te anche il valore che ha reso illustri Teseo ed Ercole:
si conquista con le nostre sole forze e rimane con noi ( non si tramanda).
Il grande Alcide era un ottima discendenza di Giove; ma egli quante imprese compì, e quanti mostri uccise, prima di
sedersi al trono degli eroi?.
O fanciullo, lascia ad altri credere nella nobile discendenza. Le enormi ricchezze sono motivo di vanto solo agli occhi
di chi è vile, chi è desideroso di gloria è appagato solo dalla virtù.
Onora, o figlio, il Dio che dall’alto ti guarda; ma non far bruciare solamente l’incenso o sacrifici ( non limitarti a
un culto puramente esteriore). È necessario Achille innanzitutto innalzare nella propria anima la propria fede.
Ci sia valore della giustizia nel tuo petto e sul labbro risieda la verità e le tue mani siano simili all’albero esotico
(della mirra) da cui colino balsami profumati sulle persone.
Perché una disposizione d’animo così decisa (prof = vivaci affetti) il cielo ha collocato nel tuo cuore? Affidali sempre
alla ragione e vedrai che ne deriveranno grandi cose. Da essi la ragione trae azioni profondamente virtuose.
Non celare questi bei doni del cielo, o giovane, con un velo che si opponga alla virtù. L’impronta da cui è segnato il
tuo cuore lascia che appaia apertamente in volto.
Dal loro fine traggono lode gli affetti umani; tu (che ti comporti da uomo) coraggioso per la Grecia, difendi la tua
patria. Volgi qui l’audacia delle ire che sono magnanime (generosa fierezza).
Ma anche nel pieno della battaglia sia sempre con te quel sentimento più dolce che ti induce ad amare, non venga
negata pietà al debole che cade e ti grida pietà.
Questo sentimento di pietà ti renda costante difensore delle persone bisognose, renditi anche un amante fedele e
amico indomito, così con una legge che alterna diversi sentimenti un animo può essere gestito.
Così cantava il centauro e il giovane gli offriva baci e ghirlande di alloro. Tetide sentiva e applaudiva dal mare alle
parole della bestia divina.

LA MUSICA

vv 1-36
Ho orrore dell’elefante che canta sul palco, che si trascina appena sui piedi grassi, e attraverso la bocca spalancata
emette un filo di voce.
Muoia lo spietato genitore che per primo, armato di coltello, osò compiere l’atroce misfatto, per cui i figli mutilati
soffrono.
“Ha dunque così tanto potere l’ascolto dei grandi sfaccendati (ipallage), da far sì che il padre spregiudicato ricorra a
librare colpi indicibilmente malvagi, peggio che una bestia feroce o un serpente crudele contro la propria prole?
“Oh misero mortale, dove andare a cercare il piacere? Egli ha la sua sede naturale tra le placide ali della natura: là
sussurrando ti chiama con intenso desiderio.
la natura (Ella) ha fornito le voci femminili, per le quali l’aria esce con suono ora acuto ora grave, capace persino di far
estraniare l’uomo mandandolo in estasi.
Tu però non accontentato dei suoi doni, ri scagli contro di lei con violenza, e infrangi le sue leggi; trasformi gli uomini
in mostri e umìli la loro dignità.
vv 55-60
fermati empio! Che cosa fai? Se tanto ti preme il bene prezioso, non lo vedi in tuo figlio? Ru rubi la vita ai futuri nipoti
privandolo delle membra, empio!

IN MORTE DEL MAESTRO SACCHINI

vv 85-90
“Né gli occhi sereni di una donna cara né l’affetto degli amici, che un tempo ti procuravano grandi emozioni,
desteranno più un suono arguto (aggettivo latineggiante, che indica un suono in parte stridente e in parte sottile, acuto)
dalla tua tomba, per sempre muta”.

LA CADUTA

1-4 Quando la costellazione di Orione, tramontando (declinando), porta con sé il brutto tempo (imperversa); e
riversa pioggia, neve e gelo sopra la terra oscurata dalle nubi (ottenebrata),
5-8 la città mi vede camminare (gir), costretto a uscire (spinto) nella cattiva (iniqua) stagione, con le gambe malferme
(infermo il piede), nel fango e tra la corsa disordinata (obliqua furia) dei carri;
9-12 e a causa di un sasso insidioso/sporgente (avverso) che sporge malamente rispetto agli altri, o per un tratto di
strada scivoloso (lubrico passo), mi vede cadere a terra rovinosamente mentre cammino.
13-16 Ride un ragazzo; eppure subito i suoi occhi si riempiono di lacrime di commozione, perché (che) vede che,
cadendo, mi sono ferito (percosso) al gomito (cubito), ai ginocchi o al mento.
17-20 Si avvicina un passante (Altri); e mi dice: «Oh sfortunato (infelice) poeta (vate), degno di un destino (fato)
meno crudele (crudo)!»; e continuando a parlare, abbraccia (cinge) il mio fianco
21-24 con mano pietosa; e mi solleva (toglie) da terra, raccogliendo anche il cappello che si è sporcato (lordo) e
l’inutile bastone, caduti (dispersi) sulla strada:
25-28 «La patria, ricca di denaro pubblico (comune censo), ti loda; “poeta sublime”, “cigno immune dal tempo che
possa cancellare il tuo nome”
29-32 ti chiama a gran voce (gridando intorno); e ti incita fastidiosamente (molesta) a terminare Il Giorno, per il
quale ti indica agli stranieri che ti cercano.
33-36 Ma ecco che sei costretto ancora (pur anco) a trascinare in giro (nel suolo), fra il dolore e la paura, il tuo corpo
(fianco) indebolito (debil) dalla vecchiaia (per anni) e dalla malattia (per natura):
37-40 e la tua poesia tanto lodata non ti permette (appresta) nemmeno un’umile carrozza (vile cocchio), che ti
protegga agli incroci (a traverso de’ trivii) dalla furia del cattivo tempo.
41-44 Anima fiera (Sdegnosa)! Assumi un nuovo atteggiamento ( cambia vita), se vuoi salvare la tua testa ormai
(già) canuta da pericoli ancor più gravi (più fatal periglio).
45-48 Tu non hai parenti, né protettrici (amiche), né tenute di campagna che possano avvantaggiarti rispetto agli
altri (preporre a mille) nella casualità della sorte (nell’urna del favor da cui si pesca a caso il nome di un fortunato).
49-52 Quindi arrampicati come puoi sulle ripide (erte) scale (dei potenti); e ogni giorno fai riecheggiare (ulular) gli
ingressi e le sale delle tue lamentose richieste (pianti).
53-56 Oppure non smettere di insinuarti (porte) tra la folla dei parassiti (clienti), implorando l’aiuto (abbracciando
le porte) di uomini infimi (de gl’imi), che però hanno influenza sui potenti;
57-60 e grazie a loro (lor mercè) entra nelle stanze più segrete (recessi) dei potenti (grandi); e versa (spandi) sopra la
loro triste noia battute spiritose (facezie) e storielle (novelle).
61-64 O ancora, se ne sei capace (se tu sai), scopri più astutamente (più astuto) i sentieri nascosti (cupi) che portano
alle sedi dove silenziosamente (nel muto aere) si decidono (si cova) i destini dei popoli;
65-68 e inventando (fingendo) un nuovo modo per aumentare le entrate fiscali (nova esca al pubblico guadagno),
crea confusione (l’onda sommovi), e attraverso raggiri (insidioso) pesca nel torbido (nel turbato stagno).
69-72 Ma chi potrebbe mai guarire la tua mente idealista (illusa), o portare su un’altra strada proprio te, testardo
amante della tua ispirazione poetica (Musa)?
73-76 Abbandonala: oppure, simile a una vile commediante (mima), essa oltraggi il pudore, solleticando in modo
volgare (dilettando scurrile) le basse inclinazioni (bassi genj) nascoste dietro allo sfarzo (fasto)».
77-80 Alla fine la mia indignazione (bile), già troppo a lungo trattenuta (costretta), prorompendo dal mio animo
(profondo petto), sfonda (getta) impetuosamente le barriere; e rispondo:
81-84 «Chi sei tu, che reggi il peso del mio vecchio corpo (questo vetusto pondo), e al tempo stesso tenti di far cadere
a terra il mio spirito? Sei pietoso (Umano), ma non giusto.
85-88 Il buon cittadino rivolge (guida) la propria intelligenza (ingegno) nella direzione che gli hanno indicato
(ordinàr) le doti naturali (natura) e le prime esperienze (casi) della vita, in modo che la patria lo stimi.
89-92 Quando poi, vecchio (d’età carco), il bisogno lo opprime (stringe), chiede aiuto in maniera opportuna e
discreta, con una dignità da uomo libero (con fronte liberal), che bene esprime il suo animo nobile (l’alma pinge).
93-96 E se gli uomini insensibili (duri mortali) gli voltano le spalle (il tergo), egli fa della propria coerenza
(costanza) uno scudo e una corazza (usbergo) contro le avversità (mali).
97-100 Non si umilia (si abbassa) per il dolore, e non si insuperbisce (s’alza) per l’orgoglio». E dicendo ciò,
abbandono (solo lascio) il passante cui mi ero appoggiato; e mi allontano sdegnato (bieco) da quel luogo.
101-104 Così, pur essendo grato per l’aiuto (ai soccorsi), disprezzo (ho… a dispetto) i consigli; e privo di rimorsi,
torno alla mia casa (tetto) camminando incerto (col dubitante piè).

IL BRINDISI, LE NOZZE E LA RECITA DEI VERSI

IL BRINDISI

vv. 1-20

i giorni della mia cara vita volano rapidi: e giunta in cima al pendio, precipita l’età.
Ahimè, Le belle fanciulle che hanno la lingua così pronta a fingere, mi ripetono solo questa verità sgradita. Con quelle
occhiate mute con quel contegno indifferente mi dicono assai chiaramente: noi non siamo più per te. E fuggono e si
divertono tra i giovani vivaci; e rendono loquaci l’occhio, la mano e il piede.

Che cosa fare? Per questo motivo dovrei io bagnare di lacrime l’occhio? Ah no; ol consiglio migliore è di gioire ancora.

45-56

Conviene che Amore con l’età più vivace si dilegui; ma l’amicizia ci accompagna fino alla morte. Le belle donne, che
ora se ne vanno ritrose da noi, verranno allora pian piano da noi per offrire un brindisi.

E noi compagni amabili che cosa faremo con esse allora? Berremo con loro ancora un bicchiere e poi moriremo.

LE NOZZE

vv. 33-40

nel vederla all’improvviso i bei occhi si aprono; e incerta ancora di trovare lo sposo, lo cerca intorno: e poi mostra il
sorriso e parolette dolci tra le grazie genuine e spontanee del desiderio e del pudore.

LA RECITA DEI VERSI

vv. 37-42

La musa (l’ispirazione poetica) richiede orecchie attente e mente arguta e cuore gentile. Ed io, se mi sarà dato di tessere
sulla cetra un opera non vile, non suonerà nel caso in cui la gente assorda con le sue chiacchiere.

IL PERICOLO

vv. 1-30

Invano si crederà che una chioma imbruttita dall’imbiancamento e un’anima già


domata dalle
vicende della vita e la ragione reso rigido dall’età siano uno scudo contro gli occhi
splendenti, un
seno mobile, a un braccio nudo e ad altre terribili armi della bellezza.
L’ostinata Venere gode assalire nel porto (dove arriva l’uomo al vertice dell’età) un
nocchiero
invecchiato, rompendo la fune e l’ancora, e rapirlo in mare; e per un nuovo pericolo di
tempeste,
darlo alle decisioni del cieco figlio Amore, esultando del suo potere con un perfido
sorriso.
Ecco che all’improvviso io, che stavo scendendo verso l’undicesimo lustro (55 anni),
mi sentii vicino
a ritornare servo di amor:
benchè le giovani lusingherie dello splendido vanto di Milano tentassero invano di eccitare una nuova fiamma al forte
animo

81-100

Ahimè quale infelice giogo era pronto a posarsi sul collo sconsiderato (ipallage), se io
fossi tronato nel dolce pericolo il quarto giorno!
Ma con una veloce carrozza, il mio buon genio mi rapì, anche se piuttosto contrariato,
opportunamente tempestivamente per le campagne remote.
In questo modo io sarò mostrato come spettacolo risibile di vecchio alle prese con le
pene d'amore che solo si addicono ai giovani, in tristi catene ai fanciulli e al popolo
Bensì, nutrendo il mio pensiero di immagini che fanno bene all’animo, con dolce
desiderio volerò
frequentemente attorno alle acque dell’Adriatico (Venezia, dove c’è la donna).

IL DONO

vv. 1-12

Questi versi (note) pieni di passioni dolorose, che il fiero Allobrogo incise con
il terribile pugnale [= la penna] odiatore dei tiranni, del quale la Musa della
tragedia armò lui solo fra i poeti italiani;
Allobrogo: cfr. scheda C 8. Alfieri

come giungono al mio animo soavi e belli, ora che la Grazia in persona [Paola
Castiglioni] me li ha donati con le sue mani, sorridendomi con le labbra e con
lo sguardo, che ha un potere così grande!

37-48

Provoca un piacevole dolore e una specie gradevole di spavento guardare


rappresentato in un quadro, pallido e rigato di sangue rappreso, il giovane
[Adone] che fu ucciso dal crudele cinghiale.
Ma se vediamo, china su di lui, la madre degli amori [Venere] cingerlo con le
sue braccia rosee, oh quanto più i cuori si sentono agitare da una gioconda
emozione!
Quanti altri prenderanno a scorrere i volumi severi [delle tragedie]
invidieranno i miei straordinari piaceri. Che fare, se un nume amico non ha
dato loro una donatrice così amabile?

PER L’INCLITA NICE

vv. 1-24

Quando l’Inclita Nice manda a chiedere notizie del piede, che spesso mi costringe a
letto
infelicemente, sento repentinamente agitarsi il profondo del petto al suono del bel
nome.
Rapido il sangue fluttua nelle mie vene: un intenso calore invade le mie trepide fibre,
arrossisco, la voce cade e cerco invano un pensiero utile e un discorso sensato.
- Effetti somatici > Saffo e poi tradotto da Catullo
Ride, credo io, il messaggero andandosene. E allora, rimasto solo, vedo io, con l’animo
pieno di un
nuovo piacere, tutta l’immagine di lei venire dentro alla calda fantasia
Ed ecco ed ecco sorgere le delicate forme sul bel corpo e scendere agili con nitide
impronte, che male
l’abbondanza dell’ondeggiante veste sui piedi può coprire.

73-78

Ahi, l’immagine vivace tanto è simile alla verità, che, immemore del piede malato,
tento di seguire
l’opera del mio pensiero; e vado cercando con la mano delusa l’aria
115-132

Ma io, forse già divenuto polvere che non conserva altro sentimento se non
l’affetto per te, giacendo fra la terra e l’erba del cimitero, attenderò che un
passante mi rivolga un saluto: “Vale, e ti sia lieve il suolo.” [è l’augurio pio del
mondo classico ai defunti sepolti]

Voglia il cielo che qualcuno, vedendoti transitare nella [tua] carrozza dorata
per il viale alberato che conduce fuori porta [Porta Orientale, oggi Porta Venezia]
faccia volare intorno a me [che sarò sepolto lì vicino] l’aria risonante del tuo
nome [pronunci il tuo nome, che volerà da me attraverso la vibrazione dell’aria]
Allora [quel passante], colpito interiormente da un brivido reverenziale, si
fermerà; e udirà attonito i resti del tuo poeta, risvegliati dall’emozione,
risuonare melodiosamente sotto la terra.
[arguto è aggettivo caro a Parini, che ne modula variamente il significato: cfr. anche
In morte del maestro Sacchini, ultima stanza]

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