Acquarello
Acquarello
Macrì
L’acquerello
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
I pennelli.
Anticamente i pennelli erano legati in
cannucce di penne e traevano il loro
nome da quello dell’uccello che le
forniva. Quelli adatti per l’acquerello,
abitualmente realizzati con pelo di
martora o anche sintetici, devono
essere rotondi e non piatti (più adatti
questi per rendere il fogliame, l’erba, le
accentuazioni più precise), di
grandezza adeguata all’estensione Va condotto sul foglio con velocità e
della superficie da colorare e della decisione, quasi sfiorandolo, senza
migliore qualità: un buon pennello non esitazioni o ripensamenti, sempre gonfio
deve lasciar cadere i peli sul foglio ed di acqua colorata, senza ripassare sullo
una volta bagnato deve assumere una stesso tratto due volte, quando il foglio è
forma appuntita, per poter realizzare ancora bagnato: solo quando l’acqua
linee sottilissime. colorata è stata completamente assorbita
Il pennello non deve mai essere dal foglio per rinforzare il tono cromatico
lasciato immerso nel bicchiere si può tornare sul colore già applicato,
dell’acqua con la punta appoggiata sul per riapplicarlo in successive fasi, dette
fondo, perché potrebbe deformarsi e “velature”, fino ad ottenere la tonalità
non essere più utilizzabile. desiderata.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Esercizi.
Con gli esercizi seguenti si esercita l’occhio a
percepire le varie sfumature di tono ottenibili e
quindi a scegliere i colori da miscelare per
ottenere la tonalità desiderata: il verde si ottiene
miscelando il blu e il giallo, il nero mescolando il
carminio al verde etc…
Per il primi esercizi occorrono un pennello di
martora n.8, un foglio di carta d’acquerello di un
album predisposto, detto album degli esercizi,
alcuni tubetti o pasticche di colori base, un
pacchetto di salviettine di carta, un bicchiere a
base larga, colmo d’acqua e una scodellina.
Arch. G. Romeo, - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof Valeria Macrì
Il primo esercizio, per chi non ha alcuna esperienza, è quello di
miscelare un solo colore con l’acqua, cominciando, ad esempio,
con il grigio di Payn, per ottenere le varie sfumature di grigio,
esercizio che si può considerare tra i più noti per prendere
confidenza per prendere confidenza con le gradazioni di colore
ottenibili da un solo colore tramite strati successivi di velature:
l’allievo è guidato a costruirsi una propria scala cromatica di una
tinta scelta a piacere, predisponendo, su un foglio d’album, una
tabella con un certo numero di rettangoli (di dimensioni pari circa
a 3cm per 2 cm) o di quadrati (di circa 3cm per 3cm) uguali
disegnati a matita e a righe a squadra da campire con l’acqua
colorata ottenuta miscelando nella scodellina l’acqua con il colore
all’acquerello.
Su questi rettangolini si applica una prima mano di colore in modo
da ottenere su tutti il colore identico, e poi quando il foglio è
asciutto, una seconda mano, escludendo il primo quadratino, che
risulterà più chiaro, rappresentando il primo tono della scala
cromatica. Si passa quindi il terzo velo d’acquerello su tutti i
quadratini escludendo i primi due, e così di seguito si prosegue
l’operazione: se i quadratini sono dieci il decimo avrà dieci
velature, risultando di colore più intenso. Un altro metodo è quello
di aumentare l’acqua con un contagocce, diminuendo via via
l’intensità del colore.
Arch. G. Romeo, - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof Valeria Macrì Il secondo esercizio è quello di miscelare tra loro due colori primari, ad
esempio il giallo e il blu, realizzando in questo caso varie tonalità di
verde, sempre adottando lo schema della tabella descritta per il primo
esercizio.
Il procedimento è il seguente: dipinti omogeneamente, ad esempio di
giallo, tutti quadratini, si passa su tutti, escluso il primo, una velatura di
colore blu oltremare, miscelato con acqua in una scodellina – e poi
quando il foglio si è asciugato si applica nuovamente su tutti i quadretti,
esclusi i primi due e così via, ottenendo una gradazione di toni azzurri.
Sono certamente utili ulteriori esercizi di miscelazione di più colori: il
rosso ad esempio si può miscelare con il giallo per ottenere l’arancio,
con l’oltremare o il blu di Prussia per avere il viola, con il verde per
ottenere i toni scuri dei marroni e dei bruni etc.
Dai colori deve essere eliminato il nero, che insudicia e opacizza
l’effetto colorato, realizzandolo in alternativa mescolando il carminio al
verde. Gli esercizi portano a raggiungere una padronanza sufficiente
della materia, per individuare e percepire le varie sfumature di tono
ottenibili, e quindi scegliere i colori più idonei da miscelare per ottenere
il tono voluto.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Il terzo esercizio è quello volto a
raffinare gli elementi tridimensionali,
disegnando un certo numero di cubi
uguali di circa 3 cm di lato, e
realizzando l’effetto di ombra,
tramite successive velature,
applicate secondo il procedimento
precedente.
La padronanza delle tecniche
cromatiche è molto importante per
l’architetto che nella sua professione
si occuperà di edifici immersi nella
realtà del colore, dell’edificio singolo
da restaurare a interi centri storici
sui quali interviene con piani di
tutela cromatica a salvaguardia
della loro immagine.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
La correzione dei colori dell’acquerello.
Per cancellare il colore non voluto si passa l’acqua con il pennello inumidito sulla zona
interessata e poi, strizzato il pennello, o con le dita o con la pezzetta asciutta, si risucchia
l’acqua con il colore da togliere ripetendo l’operazione anche più volte se occorre. Certo è
meglio evitare qualsiasi correzione, perché la caratteristica della tecnica dell’acquerello è
proprio quello della purezza assoluta della pennellata senza ripensamenti che rende
luminosa la resa cromatica.
Per schiarire qualche tinta risultante troppo accesa occorre la gomma e la carta assorbente
o, al suo posto, il fazzoletto di seta o la pelle di daino. Il procedimento da eseguire è il
seguente: quando il foglio acquerellato è perfettamente asciutto, con il pennello rigonfio di
acqua pulitissima, si inumidisce la parte da correggere; poi, dopo aver tolto la carta
assorbente leggermente premuta l’umidità superflua, si strofina la parte umida
ripetutamente e con molta leggerezza, con la gomma o con la mollica di pane, per evitare
che il supporto di deteriori. Per togliere le macchie di colore eventualmente apparse sul
foglio già acquerellato, si copre tutto il disegno con un foglio di carta pesante sul quale è
stato praticato in precedenza un foro in corrispondenza della macchia e ad essa identico;
quindi, con la spugnetta bagnata con acqua calda, si strofina la parte scoperta fino ad
eliminare la macchia. A questo punto si toglie il foglio con il foro e si comprime la parte
ancora umida, prima con la spugnetta asciutta e poi con la carta assorbente, e quando la
parte che ha subito il trattamento è perfettamente asciutta, la si acquerella con la punta del
pennello, con puntini serrati e vicinissimi in modo da colorarla perfettamente intonandola al
colore circostante.
Per togliere le macchie di colore eventualmente sgocciolate dal pennello troppo rigonfio
d’acqua sul foglio, invece, occorre procedere immediatamente, o risucchiandole con la
punta del pennello umido e pulitissimo, o con la spugnetta in modo da non permettere al
colore di essere assorbito dalla carta.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Gli effetti di luce.
Per ottenere effetti di luce brillanti
come il luccichio delle foglie o di un
vetro si può adoperare il raschino, da
tenere sempre affilato, o inumidire con
la punta del pennello rigonfia d’acqua
le parti che si vogliono fare brillare e
poi togliere di colpo il colore, con
decisione e precisione, con il
fazzoletto di seta avvolta attorno al
pollice: un altro sistema è quello di
strofinarvi sopra la gomma, ma
occorre molta attenzione perché si
rischia di togliere il colore anche dove
non occorre. Esiste anche un apposito
liquido, da applicare con il pennello
nelle parti che devono rimanere
luminose, e che forma una pellicola di
protezione sul foglio; pellicola che si
toglie facilmente quando il foglio è
asciutto lasciando bianche le parti
protette. Il miglior effetto di luce si
ottiene infatti con il colore bianco del
supporto cartaceo.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
L’applicazione dell’acquerello a tavolino: un metodo di lavoro.
Per applicare il colore ad acquerello su un elaborato grafico di rilievo di architettura è bene
rispettare alcune regole di posizione. Le fotografie a colori del soggetto rilevato vanno poste
direttamente al di sopra del foglio, tenuto perfettamente orizzontale sul tavolo da lavoro; la
fonte di luce, sia naturale che artificiale, deve essere sempre posizionata a sinistra
dell’immagine, per permettere di avere la più ampia e completa luminosità, non ostacolata
dall’ombra della mano; se chi lavora è mancino, la luce deve essere posizionata a destra.
Un foglio di carta bianca, preferibilmente assorbente, pronto per assorbire eventuale acqua
sgocciolata sul disegno, va sempre tenuto alla base di tutto il foglio da colorare, anche per
evitare che il disegno perda la sua freschezza per il contatto della mano, del pennello o di
qualsiasi altro oggetto; la scatolina dei colori con il piatto di porcellana, i pennelli e il
bicchiere con l’acqua pulitissima, vanno posizionati sul lato destro dell’immagine.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Il colore deve essere applicato
rapidamente e senza ripensamenti, a
partire dalle parti più chiare,
apponendo prima di tutto, sui vetri
delle finestre, il tono trasparente
dell’azzurro del cielo (blu di Prussia in
due velature e blu cobalto per i riflessi)
fino alle più scure e applicando poi
alla coperture il colore delle tegole
(seppia e rosso inglese), perché
l’eventuale fuoriuscita del colore dalla
copertura al sottostante intonaco più
chiaro viene sempre assorbita
dall’ombra prodotta dalla sporgenza
della falda del tetto sulla parete. Infine
si stendono i toni degli intonaci a calce
nei fondi tra gli ordini architettonici
(ocra gialla, terra di Siena, garanza
naturale, rosso inglese chiaro e
garanza rosa), e si applicano per
ultimi i colori più scuri (bruno o verde
bottiglia) della persiane e dei portoni.
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Infine vanno posizionate con precisione le ombre, acquerellate sui toni del
grigio azzurro (oltremare, Bruno Van Dick, carminio o grigio Paine), dopo
avere disegnato il contorno preciso con la squadra e con la matita dalla mina
dura per esempio la mina H o 2H su foglio asciutto già acquerellato.
Questa fase è la più laboriosa, ma forse la più importante per la buona
riuscita dell’operazione. Quando l’acquerello è impiegato per realizzare un
rilievo architettonico cromatico occorre guardare attentamente il colore pre-
sente sul manufatto per realizzare una vera e propria sintesi scientifica,
senza indulgere a nessuna fantasia artistica: l’operazione ha l’obbiettivo
della documentazione e deve essere quindi rigorosamente obiettiva.
Egon Schiele
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Alcuni esempi: Alessandro Anselmi
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Alcuni esempi: Carlo Aymonino
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Alcuni esempi: Massimiliano Fuxsas
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Alcuni esempi: Renzo Piano
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Alcuni esempi: Renzo Piano
Arch. Giuseppe Romeo - Corso di Disegno del Paesaggio 2011 - Prof V. Macrì
Alcuni esempi: Renzo Piano