Capitolo 1: Contesto storico e urbanistico
L'ex Palazzo della Banca Rasini si trova in Piazza dei Mercanti, cuore storico e simbolico di Milano. Durante il Medioevo,
questa piazza rappresentava il fulcro delle attività civiche, commerciali e giuridiche della città. Il Portico della Ferrata,
costruito nel 1326, era una struttura prominente in questo spazio, destinata a vendite giudiziarie e processi pubblici. La
sua funzione centrale si riflette nel linguaggio popolare: il termine “andare alla Ferrata” indicava un fallimento pubblico.
Questo ambiente rappresentava il dinamismo medievale di Milano, in cui le istituzioni civiche e mercantili si
intrecciavano.
Nel corso del XIX secolo, il rapido sviluppo urbano della città impose trasformazioni importanti. Con l’avvento dell’epoca
industriale, l’aspetto di Milano si modificò: le antiche strutture medievali lasciarono progressivamente spazio a edifici che
combinavano estetica e funzionalità. In questo contesto, l’intervento sull’ex Portico della Ferrata divenne emblematico,
testimoniando un passaggio dall’architettura gotica al neogotico ottocentesco. Questo nuovo linguaggio architettonico
dialogava con le esigenze della modernità pur preservando i legami con il passato.
Capitolo 2: La storia dell'edificio
L’ex Palazzo della Banca Rasini a Milano ha una storia stratificata che si lega alla trasformazione urbana e finanziaria della
città.
Originariamente, l’edificio si trovava su un’area occupata dal Portico della Ferrata, una struttura risalente al 1326 e voluta
dal podestà Beccario de Beccaria. Questa costruzione aveva una funzione giudiziaria e commerciale: al suo interno si
svolgevano vendite giudiziarie e processi per fallimenti. Nel dialetto milanese, espressioni come “andare alla Ferrata”
indicavano proprio un fallimento pubblico, legato al nome di questa struttura storica. Nel XIX secolo, il portico fu
demolito per fare spazio a un edificio più moderno, conservando solo la facciata originale.
Nel 1872, l’architetto Gian Battista Sormani fu incaricato di progettare un nuovo palazzo per ospitare il Museo
Commerciale, un’istituzione educativa nata per documentare l’evoluzione del commercio, con il vincolo di mantenere la
storica facciata trecentesca. Questo intervento rappresenta uno dei primi esempi di “ristrutturazione con conservazione
della sola facciata” nel contesto urbano di Milano, segnando un’importante transizione architettonica nella città.
Capitolo 3: Dettagli architettonici e facciata
Il tratto distintivo dell'ex Palazzo della Banca Rasini è la facciata, una combinazione affascinante di elementi gotici e
neogotici. La parte inferiore, risalente al XIV secolo, conserva le caratteristiche arcate ogivali e le inferriate, simboli della
funzione originaria del Portico della Ferrata. Il livello superiore, aggiunto nel XIX secolo, è realizzato in mattoni a vista ed
è caratterizzato da bifore ornate con colonnine in pietra e archi trilobati. La cornice superiore è arricchita da archetti
pensili tipici del gotico lombardo.
Dal punto di vista dei materiali, la combinazione di pietra e laterizio rappresenta un dialogo tra la robustezza del passato
e la leggerezza dell’innovazione ottocentesca. La scelta di mantenere alcuni elementi medievali, come le finestre ogivali,
sottolinea la sensibilità del progetto di Sormani verso la memoria storica. Allo stesso tempo, le aggiunte ottocentesche,
con il loro ordine e simmetria, riflettono il gusto per il neogotico tipico del XIX secolo.
Materiali e dettagli costruttivi
Pietra e laterizio: la combinazione dei due materiali riflette il passaggio tra epoche. La pietra delle arcate inferiori
simboleggia la robustezza e la durata del periodo medievale, mentre il laterizio della parte superiore evoca la
leggerezza e il rinnovamento stilistico ottocentesco.
Inferriate: resti delle antiche inferriate richiamano la funzione originaria del portico, legata alla giustizia e alle
esecuzioni pubbliche.
Colonnine e dettagli scultorei: i rilievi e le colonnine in pietra delle bifore sono finemente lavorati, richiamando la
tradizione artigianale lombarda.
Capitolo 4: Il progetto di Gian Battista Sormani
G. B. Sormani fu l'artefice della trasformazione del Portico della Ferrata nel moderno palazzo ottocentesco, per riformare
la sede della Camera di Commercio in rapporto all’apertura del passaggio per Via Orefici (1872). La sua visione era quella
di integrare l’antico con il contemporaneo, in un equilibrio tra conservazione e rinnovamento. Questo approccio
rappresentava un'innovazione per l’epoca: invece di demolire interamente le preesistenze, Sormani optò per valorizzare
la facciata gotica trecentesca come elemento centrale del nuovo progetto.
Le bifore del livello superiore e la cornice ad archetti pensili sono chiari richiami al gotico, reinterpretati in chiave
moderna. Sormani riorganizzò completamente lo spazio interno dell’edificio, adattandolo alle nuove funzioni museali e
amministrative. Tuttavia, le finestre interne non corrispondono alle aperture della facciata, dimostrando come il progetto
privilegiasse l’aspetto estetico rispetto alla coerenza strutturale.
Capitolo 5: Il ruolo simbolico dell’edificio
Oltre al valore architettonico, l’ex Palazzo della Banca Rasini incarna una stratificazione di significati. La sua facciata
trecentesca è un ricordo tangibile della Milano medievale, mentre il corpo ottocentesco testimonia il periodo di
rinnovamento urbano del XIX secolo. L’edificio, inoltre, riflette il ruolo centrale della città come crocevia di commercio,
cultura e finanza.