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Liberty a Milano

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«La borghesia industriale in particolare […] sembrava badare a crearsi, con il nuovo stile,
una sua tradizione, e manifestare insieme la larghezza dei propri mezzi senza cadere
nello sfoggio triviale»

(Rossana Bossaglia[1])

Con liberty a Milano si usa indicare l'esperienza del


suddetto stile diffusosi nella città ambrosiana tra i
primi anni del Novecento e lo scoppio della prima
guerra mondiale. Nel capoluogo lombardo lo stile
liberty trovò, grazie allo stretto legame con la rampante
borghesia industriale dell'epoca, un fertile terreno per
un rapido sviluppo che lo vide spaziare dalle influenze
dell'art nouveau floreale francese allo Jugendstil
tedesco e all'eclettismo[2].

Indice
Facciata di casa Galimberti
Inquadramento storico e caratteristiche
generali
Edilizia privata
Edilizia popolare e pubblica e il liberty
minore
L'esposizione internazionale del 1906
Scultura
Influenze eclettiche e decadenza del liberty
Edifici Liberty
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti

Inquadramento storico e caratteristiche generali


Con l'Esposizione Nazionale del 1881, a vent'anni dall'Unità della nazione, la città di Milano si consacrò
definitivamente come il principale polo industriale italiano. La città vide la formazione di una nuova classe
borghese emergente legata all'industria e al commercio e formata da capimastri, possidenti e imprenditori
che in pochi decenni avrebbe affiancato in agiatezza e importanza l'antica nobiltà cittadina[3].
All'inizio del XX secolo quindi la classe borghese, ormai divenuta
padrona della vita sociale ed economica della città, trovò nello stile
liberty, novità proveniente dalla Francia ed introdotta in Italia
nell'Esposizione di Torino del 1902, il proprio specifico status
symbol e l'occasione per mostrare la propria potenza e nello stesso
tempo sottolineare il netto distacco dalla classe nobiliare e dalle sue
dimore neoclassiche e barocche[4]: questo legame quasi esclusivo fra
la nuova classe dominante e il nuovo stile architettonico e il netto
distacco dai modelli architettonici della "vecchia" classe aristocratica
appaiono quantomai evidenti quando si osservi che, mentre la nuova
borghesia innalzava dimore à la page seguendo i nuovi dettami del
Decorazione dell'ex Hotel Trianon liberty, nello stesso periodo le tradizionali e più conservatrici
committenze legate al vecchio mondo finanziario ed ecclesiastico –
su tutte spiccano le nuove sedi bancarie nella zona di piazza
Cordusio – rimanevano invece legate all'ormai decadente e più conservatore stile eclettico in voga
nell'Ottocento[5].

A dare un'ulteriore spinta allo sviluppo del liberty fu l'Esposizione


internazionale milanese del 1906 che vide nascere in stile decine di
padiglioni nella sede della mostra e costruzioni pubbliche e non che
l'esposizione contribuì a erigere, decretando così la definitiva
consacrazione del liberty a stile artistico dominante[6]. Sebbene molto
articolata e differenziata, l'esperienza liberty milanese mostra nel suo
complesso alcuni punti e novità comuni: ricorrente è la decorazione
dell'edificio, in ferro battuto o cemento decorativo, a tema floreale o
del mondo animale; mentre a livello strutturale si segnala l'uso del
calcestruzzo armato. Comune è invece il ricorso alla pittura sulle
pareti degli edifici, spesso con piastrelle in ceramica, e di cariatidi ed Particolare di casa Donzelli
[7]
erme mutuate dall'architettura dei palazzi nobiliari milanesi . Al
contrario, nonostante un ricchissimo campionario di arti applicate
liberty sviluppatesi in città, l'architettura e la decorazione d'interni stentarono ad uniformarsi al nuovo stile e
salvo rari episodi furono comunque dominati da stilemi tardo eclettici[8].

Raggiunto il suo culmine nel 1906, il liberty milanese vide le prime contaminazioni con l'architettura
eclettica, che divennero sempre più forti fino agli anni della prima guerra mondiale, dopo i quali il liberty
sopravvisse solo in piccole influenze nell'edilizia minore, mentre il gusto della borghesia industriale confluì
spontaneamente verso l'art déco[9][10].

Edilizia privata
La stagione milanese dello stile liberty fu inaugurata con la
costruzione di palazzo Castiglioni terminata nel 1903 su progetto di
Giuseppe Sommaruga, successivamente tra i maggiori interpreti del
modernismo in Italia. Il palazzo, decorato con sculture in cemento a
tema floreale e composizioni in ferro battuto tipiche del nuovo stile,
si distacca dall'art nouveau classica per le forme monumentali e l'uso
di elementi classici come i putti, mutuati dai vicini palazzi nobiliari
in cui dominano le forme neoclassiche[11]. Il palazzo, considerato tra
i più alti esempi di liberty italiano ed eretto in una delle più eleganti e
Palazzo Castiglioni nobili vie di Milano, rimarca ancora più nettamente lo status della
nuova classe borghese e introduce prepotentemente in città l'uso del
cemento come elemento scultoreo[12][13]. Il «segnale di rottura»
lanciato alla vecchia classe dirigente fu ancor più forte grazie all'inserimento ai lati dell'ingresso di due statue
raffiguranti due donne nude ritratte in pose decisamente audaci: esse suscitarono grande scandalo al punto
che il palazzo venne ribattezzato dai milanesi la ca' di ciapp (la casa delle chiappe, con preciso riferimento al
posteriore nudo delle due donne raffigurate) e l'architetto fu costretto a rimuoverle e trasferirle nell'allora
periferica villa Faccanoni, ottimo esempio di villa suburbana liberty progettata sempre dal Sommaruga e in
cui vengono ripresi le sculture di putti e il motivo delle finestre a colonna dell'ultimo piano di palazzo
Castiglioni[14].

Altro interprete di primo piano nel liberty milanese fu Giovanni


Battista Bossi che ha nella casa Galimberti la sua più celebre opera:
il palazzo presenta una ricchissima decorazione della facciata con
piastrelle in ceramica dipinte con forme umane ed elementi vegetali
con elaborati contrasti cromatici. Degni di nota sono anche i balconi
decorati realizzati in cemento o i balconcini a baldacchino in ferro
battuto[15]. A pochi metri di distanza si trova la Casa Guazzoni,
sempre del Bossi, che pur conservando la stile tipicamente floreale
della facciata presenta una decorazione completamente incentrata
sulla scultura con elaborati apparati di putti, figure femminili e forme
vegetali realizzati sempre in cemento e ferro battuto con balconi
sovrapposti[16]. Lo stesso architetto realizzò infine casa Alessio, più
simile allo stile della Secessione viennese con le sue rigide geometrie
e la fascia verticale in corrispondenza dell'ingresso[17].
Portale di casa Campanini e cancello
in ferro battuto del Mazzucotelli
Esempio quantomai raro di autocommittenza fu casa Campanini,
progettata dall'architetto e imprenditore edile Alfredo Campanini
come propria abitazione nel 1904. La composizione della facciata
mostra a livello generale una forte ispirazione al lavoro del Sommaruga, in particolare per le sculture di
figure femminili all'ingresso, omaggio esplicito al portale del palazzo Castiglioni. Il classico portone
d'ingresso in legno è qui sostituito con un cancello in ferro battuto a motivi vegetali, stesso motivo dei
balconi, realizzato da Alessandro Mazzucotelli: sempre suoi sono altri elementi decorativi in ferro battuto
che, unitamente agli affreschi e vetrate colorate, costituiscono una decorazione interna tipicamente liberty
senza traccia di influenze eclettiche, cosa non comune in molte altre architetture coeve cittadine[18].

Slegata dalla logica di creazione di nuove zone di abitazione dedicata alla classe borghese, casa Ferrario
sorse a partire dal 1902 su progetto di Ernesto Pirovano in via Spadari, una delle vie più centrali e antiche di
Milano. Le notorietà di questo palazzo, di impianto ancora sostanzialmente tradizionale e relativamente
sobrio negli altri elementi,[19] è dovuta alle decorazioni in ferro battuto dei balconi sovrapposti con motivi a
spirale e decorazione floreale con mensole a forma di grifone, anche in questo caso realizzate dal
Mazzucotelli, considerato tra i maggiori artisti del ferro battuto in Italia[20].

Contrapposto al filone floreale del liberty milanese capeggiato dal Sommaruga si possono citare la Casa
Donzelli di Ulisse Stacchini, dove nonostante le chiare influenze del maestro Sommaruga si nota una
composizione con linee austere tipiche del liberty di area tedesca, e la casa Agostoni dove alcuni elementi
tipici del liberty come il tema naturale e la scultura in cemento vengono affiancati a un'impostazione della
facciata tipicamente ottocentesca e a elementi classicheggianti come bassorilievi[21].

Assieme alle abitazioni per l'alta borghesia sorsero a Milano un gran numero di abitazioni in stile liberty per
la piccola e media classe borghese. La costruzione di questi edifici, non potendo disporre di investimenti
elevati, utilizzò decorazioni con ceramiche e statue industriali in cemento eseguite in serie, decorazioni in
ferro battuto più semplici e una particolare attenzione alla riduzione degli spazi comuni non strettamente
necessari: esempi di questo tipo di committenza sono casa Dugnani e casa Biraghi, in cui spiccano le
maioliche a tema floreale realizzate in serie dalla Richard Ginori[22].
Un filone particolare dell'edilizia borghese sono gli edifici deputati a
uso misto abitazione/attività industriale o commerciale: si può citare
per esempio casa Laugier, costruita per la famiglia valdostana
Laugier per ospitare oltre alla abitazione la farmacia di famiglia. Il
palazzo fu progettato dall'architetto Antonio Tagliaferri in forme
ispirate all'art nouveau viennese e ricorre a tutte le tipiche
decorazioni, seppur in maniera bilanciata, tipiche del liberty italiano
come formelle, cemento e ferro battuto a comporre forme derivate
dal regno animale e vegetale. La decorazione è tuttavia più sobria e
ricorre a mattoni in cotto tipici del rinascimento lombardo tipico
della via[23][24].

Di puro uso commerciale


furono i Magazzini Contratti
costruiti nel 1903 su progetto
di Luigi Broggi: l'utilizzo
dell'allora innovativo
cemento armato permise la
Casa Ferrario realizzazione della struttura
portante in semplici colonne
e di conseguenza le ampie
vetrate con parapetti in ferro battuto che caratterizzano il palazzo. Particolare della decorazione di casa
Del tutto simile sono i Magazzini Bonomi, anch'essi realizzati con Laugier
[25][26]
ampie finestre, balconi in ferro battuto e colonnine in ghisa .
Oltre alla tipologia commerciale si trovano anche edifici un tempo
adibiti a fabbrica: benché meno comuni che in provincia e per gran parte demoliti per lasciare spazio a
edifici residenziali, tra questi si possono citare l'ex ditta Gondrand e l'ex ditta Cusini di Cesare Mazzocchi, in
cui vengono riproposte le linee liberty e i finestroni dei Magazzini Contratti in maniera più sobria a
coniugare le esigenze estetiche con quelle di contenimento dei costi di un edificio industriale[27].

Si possono infine citare opere dedicate ad altre attività terziarie: tra i più celebri esempi si possono citare la
facciata dell'ex hotel Trianon caratterizzata da elaboratissime decorazioni con finestroni e putti che lasciano
trasparire pesanti influenze neobarocche, stile più tardi ripreso in casa Tosi di Alfredo Campanini[28][29]. Da
segnalare infine l'ex cinema Dumont, realizzato con decorazioni floreali e destinato a ospitare un
cinematografo, fu tra i primi edifici in Italia progettati appositamente per tale scopo[30][31].

Edilizia popolare e pubblica e il liberty minore


La grande crescita industriale della città di Milano ebbe come
conseguenza, oltre alla costruzione di elaborate e raffinate dimore
borghesi, il costante afflusso migratorio in città di masse di lavoratori
prevalentemente appartenenti al proletariato: nel 1901 quasi il 60%,
circa 280 000 persone, della popolazione milanese apparteneva alla
classe operaia. Da un lato la crescente necessità di abitazioni a prezzi
calmierati per le classi meno abbienti, dall'altro l'occasione
dell'Esposizione internazionale che si sarebbe tenuta in città nel
1906, suggerirono alle autorità cittadine di redigere uno dei primi Formelle decorative realizzate in
piani articolati di edilizia popolare della città[3][32]. serie per il Quartiere di via Solari

Fu in quest'occasione che venne realizzato in via Solari il Primo


quartiere popolare della Società Umanitaria su progetto dell'architetto Giovanni Broglio: tra le prime
realizzazioni di edilizia sociale della città, oltre che una delle prime applicazioni del modernismo nell'edilizia
popolare, il progetto prevedeva 11 edifici su 4 piani, per un totale di 240 unità abitative dotate di bagni
privati con acqua potabile e destinate ad accogliere complessivamente un migliaio di persone. La pigione
massima per gli appartamenti più grandi era di 100 lire mensili (poco meno di 350 euro attualizzati al
2006)[33]. Il progetto ovviamente non poteva presentare le elaborate e costose decorazioni delle case liberty
borghesi, pertanto il Broglio adottò elementi decorativi realizzati in serie industrialmente: talvolta si ricorre
al termine liberty minore nel definire questo stile che, a fronte di una possibilità di spesa decisamente
minore, consentiva comunque una decorazione architettonica diffusa e omogenea, seppur non troppo
elaborata[34]. Nel 1909 seguì un Secondo quartiere popolare della Società Umanitaria gemello del primo, con
214 appartamenti e sempre del Broglio, dove le decorazioni in serie risentono di una chiara deriva verso il
déco.

Altro esempio di edilizia popolare nello stesso periodo fu il quartiere


Ripamonti, sebbene al contrario del caso precedente la decorazione
sia quasi nulla eccezion fatta per gli elementi in ferro battuto. In
generale, tra il 1905 e il 1912 la quota di superficie dedicata a
interventi di edilizia popolare fu di poco superiore al 6% del totale,
numero che a dispetto della frequenza con cui il problema veniva
discusso non contribuì a migliorare sensibilmente la questione degli
alloggi per le famiglie meno abbienti[35]. Intervento ancora di tipo
differente fu la realizzazione del primo nucleo del villaggio dei
Dettaglio della palazzina Liberty Giornalisti, fondato nei primi anni del '900 da una cooperativa di
appartenenti al mondo della pubblicistica, che aveva come obiettivo
la costruzione di alloggi dedicati alla piccola borghesia, esclusa dai
piani di edilizia popolare ma non abbastanza abbiente da permettersi lussuosi palazzi liberty nel centro. Il
risultato fu la costruzione di villette in uno stile liberty a metà tra il ricco stile dell'alta borghesia e la
semplicità degli alloggi popolari[36].

Non dedicato all'abitazione ma pur sempre di uso pubblico fu il nuovo mercato ortofrutticolo milanese
realizzato a partire dal 1908. Dell'antico complesso, oggi per gran parte convertito in parco, rimane l'edificio
chiamato comunemente palazzina Liberty con ampie vetrate con ferro battuto e decorazione in piastrelle di
ceramica della ditta Gregori[37][38].

L'esposizione internazionale del 1906


Nel 1906 Milano ospitò l'edizione dell'esposizione internazionale dedicata al mondo dei trasporti in
occasione dell'inaugurazione del traforo del Sempione. Oltre alle novità di tipo tecnologico, l'esposizione fu
il banco di prova definitivo ed un'eccezionale occasione per mostrare il nuovo stile modernista[39]. Tra i vari
padiglioni tecnologici furono infatti inserite tappe meno tecniche per attirare un pubblico più numeroso, tra
cui padiglioni dedicati alle belle arti che dovevano servire come vetrina per i progressi mostrati in campo
artistico dall'Italia. Tra le varie opere scomparse si segnalano l'ingresso che riproduceva in forme liberty
l'ingresso del traforo del Sempione e la stazione ferroviaria costruita sul luogo dell'esposizione per l'evento
realizzata in ghisa, ferri battuti e ampie vetrate[40].

Dei 225 edifici progettati per l'occasione, gran parte vengono eretti in stile liberty, specie i padiglioni
espositivi per gran parte progettati dal giovane architetto toscano Orsino Bongi. Alla fine dell'esposizione la
quasi totalità dei padiglioni fu demolita, eccezion fatta per il padiglione dedicato alla piscicoltura,
successivamente adibito ad acquario cittadino. L'edificio, progettato dall'architetto Sebastiano Locati, fu
costruito per ospitare una nuova attrazione in campo scientifico, costituendo un'inedita tipologia che si
discostava da edificio commerciali, residenziali o religiosi. Il mondo sottomarino funse da perfetta
ispirazione per l'edificio liberty: fregi e ceramiche rappresentanti la vita sottomarina e sculture di animali
marini sono disposte sulla parete esterna del complesso di forma circolare. All'ingresso è infine presente una
fontana con Nettuno e un ippopotamo[41][42].
Scultura
Accanto alla tradizionale
scultura in marmo e pietra, il
liberty portò ad un grande
sviluppo della scultura in
ferro battuto e in cemento[43].

Il ferro battuto trovò il suo


migliore interprete in
Alessandro Mazzucotelli, il
quale portò la lavorazione di
Decorazioni in ferro battuto e questo materiale da semplice
cemento di casa Guazzoni elemento decorativo a vera e
propria arte[44]. Capolavoro
milanese del Mazzucotelli è
sicuramente il cosiddetto Cancello delle farfalle di casa Moneta,
opera che racchiude tutti gli stilemi della declinazione ambrosiana
del liberty: i motivi geometrici e ordinati della parte inferiore mutano
rapidamente in complessi intrecci che danno vita a foglie e alle due
farfalle, che grazie al dinamismo della composizione sembrano
librarsi in volo annullando quasi la pesantezza del ferro[45].

Il mastro ferraio realizzò ad ogni modo un elevatissimo numero di


opere sparse per la città, integrate con l'architettura circostante come Facciata dell'acquario di Milano
nel caso dei balconi di casa Ferrario, o semplicemente ornamentali
come la cancellata di casa Campanini, la cancellata del villino Maria
Luisa o lo Scalone delle rose di casa Morganti. Non ultimo, non è certo da ignorare l'attività del Mazzucotelli
nelle arti applicate e nei monumenti del cimitero monumentale di Milano[46].

Fu proprio in quest'ultimo che si sviluppò il più importante


laboratorio in città di scultura liberty legata all'architettura: scultura
che come nel caso dell'architettura si fuse in maniera più o meno
accentuata con temi eclettici e déco. Così come per i palazzi, la
borghesia milanese dell'epoca trovò infatti nella scultura funebre un
ulteriore elemento per aumentare il proprio prestigio[34].

Tra le edicole più famose del cimitero vi è sicuramente l'Edicola


Toscanini, realizzata in marmo di Carrara da Leonardo Bistolfi: la
realizzazione consiste in un semplice monumento dalla forma di
parallelepipedo con decorazione i bassorilievo rappresentanti figure
allegoriche della vita del defunto con linee ispirate allo Jugendstil
tedesco, la cui ordinata e geometrica composizione riesce a
coniugarsi con le linee e le sinuosità di un liberty più floreale[47]. Tra
gli esempi di liberty floreale si trova invece l'Edicola Giudici
progettata da Paolo Mezzanotte in cui l'elemento decorativo è
costituito dal bronzo fuso modellato in forme di rose e rami appassiti
realizzato dai fratelli Rigola: il tema floreale del liberty viene
adattato al tema cimiteriale. Il monumento viene completato da un Edicola Toscanini al Cimitero
mosaico sempre a tema floreale[48]. Monumentale
Più originale ed esuberante è l'Edicola Origgi, esempio di scultura in cemento che sviluppa la sua struttura
nell'incrocio tra linee rette e curve a terminare in una cupola: tema dominante nelle decorazioni dell'edicola,
sempre il tema floreale, dove dominano foglie di palma, girasoli e semi di papavero[49]. Altre edicole degne
di nota in stile floreale sono l'Edicola Suffert con bassorilievi in bronzo con angeli ed iris di Alfredo Sassi e
l'Edicola Croci decorata con una delle rare sculture in bronzo del Mazzucotelli solitamente dedito al ferro
battuto[50].

Influenze eclettiche e decadenza del liberty


Dopo aver raggiunto il massimo splendore con l'esposizione del 1906, il liberty milanese iniziò un periodo di
reciproche influenze con l'eclettismo, mai del tutto scomparso in committenze diverse da quella borghese[9].

Accanto a una vera e proprio rifioritura di architetture


neorinascimentali e neomedievale con leggere influenze liberty,
come il castello Cova realizzato nel 1910, si possono trovare casi
contrari, come il villino Maria Luisa, realizzato con decorazione a
mosaico in cui temi neogotici e neorinascimentali convivono con
mosaici a tema floreale e una cancellata di Alessandro Mazzucotelli
tra i migliori esempi di scultura in ferro della città[51]. Un altro
celebre esempio di questa tendenza è data nella casa Berri Meregalli
e nel palazzo Berri Meregalli di Giulio Arata realizzato nel 1911,
Villino Maria Luisa e la cancellata del
dove si incontra una commistione di stili classici accanto a temi
Mazzucotelli
liberty: il bugnato ruvido e lo sviluppo verticale della costruzione
rimandano all'architettura neogotica, l'interno decorato a mosaici
ricorda l'architettura bizantina di Ravenna, mentre i ferri battuti del
Mazzucotelli e la sfilata di statue di vari animali riportano ai temi dell'art nouveau floreale[52].

All'alba della prima guerra mondiale quindi, questo stile liberty contaminato passò dall'essere espressione di
modernità ad essere pesantemente criticato come vecchio e superato anche a causa del pesante uso di
elementi classici considerati da tempo sorpassati. La stazione centrale di Milano, sorta a partire dal 1924
ormai in un tardo stile eclettico con le sue decorazioni déco con influenze liberty, viene considerata come la
conclusione effettiva del liberty a Milano che avrebbe lasciato spazio all'art déco e allo stile
Novecento[53][54].

Edifici Liberty
Immagine Immagine
Edificio Autore Anno Ubicazione Note
(esterno) (interno)

Acquario
Sebastiano Viale Gadio
civico di 1906
Locati 2
Milano

Albergo Piero 1923- Piazza


diurno Portaluppi 1926 Oberdan

Giovanni
Via De
Casa Alessio Battista 1905
Bernardi 1
Bossi

Casa Alfredo Via Ariosto


1908
Agostoni Menni 21

Casa Ulisse 1906- Via Tasso


Apostolo Stacchini 1907 10-12

Via
Aldo 1924-
Casa Baslini Serbelloni
Andreani 1927
10-12

Casa Alfredo Via Telesio


1908
Battaini Menni 22
Casa Berri Giulio 1911- Via Barozzi
Meregalli Ulisse Arata 1914 7
Casa Berri Giulio 1911- Via Mozart
Meregalli Ulisse Arata 1914 21

Casa Bogani 1930 Via Filzi 10


Via
Casa
1902 Pisacane
Cambiaghi
18-20

Casa Alfredo 1904- Via Bellini


Campanini Campanini 1906 11

Casa
Via del
Carboni 1912
Fante 6
Perego
Casa Dino Via Revere
1907
Castelli-Croff Castelli 15
Giovanni Corso
Casa
Battista 1907 Buenos
Centenara
Bossi Aires 66
Casa Ulisse Via Revere
1909
Donzelli Stacchini 7
Casa Enrico 1913 Via Tasso 8
Donzelli Zanoni

Casa Ulisse 1903- Via Gioberti


Donzelli Stacchini 1904 1

Casa
1902 Via Saffi 9
Dugnani
Via
Giulio
Casa Felisari 1908 Mascheroni
Ulisse Arata
18
Via
Casa Felisari 1902-
Boscovich
Carugati 1904
28

Casa Ernesto 1902- Via Spadari


Ferrario Pirovano 1904 3-5

Giuseppe 1908- Via


Casa Frisia
Boni 1909 Ozanam 4
Edmondo 1920- Via Guido
Casa Frisia
Cattò 1922 d'Arezzo 5
Casa Giovanni 1903- Via
Galimberti Battista 1905 Malpighi 3
Bossi
Giovanni
Casa 1904- Via
Battista
Guazzoni 1906 Malpighi 12
Bossi

Via
Casa Hahn 1912 Settembrini
40

Casa Antonio 1905- Corso


Laugier Tagliaferri 1906 Magenta 96

via Silvio
Casa Lisio 1920
Italico 30

Casa Guglielmo
1902 Via Saffi 14
Maffioretti Maffioretti
Via
Casa
1909 Gustavo
Maggioni
Modena 28
Casa Giuseppe Via
1904
Moneta Borioli Ausonio 3
Casa Fabrizio Via Barozzi
1909
Morganti Mainetti 2
Viale
Casa Luigi
1902 Bianca
Predaval Predaval
Maria 37
Casa Tosi Alfredo 1909 Via Senato
Campanini 28
Francesco Via Zenale
Casa Valli 1907
Magnani 13

Casa Vanoni Alfredo Via


1902
Tarolli Menni Petrarca 16

Casa Giuseppe Via


1906
Volonteri Sommaruga Lanzone 31

Chiesa del
1900- Via Canova
Corpus
1910 4
Domini

Cinema Ferdinando 1908-


Via Frisi 2
Dumont Tettamanzi 1910

Edificio Corso
residenziale 1903 Concordia
oggi Hotel 1
Edificio Corso
Alfredo
Corso 1911 Monforte
Campanini
Monforte 32 32
Edificio Piazzale
residenziale Bacone 6
Via
Edificio
Boscovich
residenziale
6
Via
Edificio
Carducci
residenziale
13
Via
Edificio
Maiocchi
residenziale
14
Edificio Via Menotti
residenziale 19
Edificio Via Petrella
residenziale 4
Via
Edificio
Pisacane
residenziale
12
Via
Edificio
Pisacane
residenziale
22
Via
Edificio
Pisacane
residenziale
24
Via
Edificio
Settembrini
residenziale
15
Via
Edificio
Settembrini
residenziale
18
Via
Edificio
Settembrini
residenziale
24
Via
Edificio
Settembrini
residenziale
26
Via
Edificio
1905 Settembrini
residenziale
28
Via
Edificio
Settembrini
residenziale
36
Edificio Via
residenziale Stoppani 9
Edificio
Via Tasso 8
residenziale
Edificio Via Vitruvio
residenziale 39
Piazza
Giuseppe 1930-
Hotel Gallia Duca
Laveni 1932
d'Aosta 9
Magazzini Angelo 1902 Corso
Bonomi Bonomi Vittorio
Emanuele
II 8

Via
Magazzini
Luigi Broggi 1903 Tommaso
Contratti
Grossi 8

Largo
Palazzina Alberto
1908 Marinai
Liberty Migliorini
d'Italia 1

Via
Palazzo Andrea
1902 Pisacane
Balzarini Fermini
16

Palazzo Via
Giulio 1911-
Berri Cappuccini
Ulisse Arata 1913
Meregalli 8

Corso
Palazzo Giuseppe 1901-
Venezia 47-
Castiglioni Sommaruga 1904
49

Kursaal Achille 1907- Viale Piave


Diana Manfredini 1908 42

Palazzo Giacomo 1902 Piazza del


della Società Santamaria Liberty 8
Reale Mutua
di
Assicurazioni

Via
Palazzo
1914 Mascheroni
Tenca
20

Poligono di Silvio Piazzale


1905
Tiro a Segno Gariboldi Accursio
Quartiere Via Solari
1906
Umanitaria 40
Scuderie De
Via Achille
Montel

Via
Villa Giuseppe 1911-
Buonarroti
Faccanoni Sommaruga 1913
48

Villino Maria Via


1906
Luisa Tamburini 8
Note
1. ^ citata in Grandi, p. 82. 28. ^ Lopez, p. 46.
2. ^ Bossaglia, pp. 12-14. 29. ^ Casero, p. 24.
3. Gualdoni, p. 35. 30. ^ Cinema Dumont (ex), su
lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 5
4. ^ Ogliari, p. 9. settembre 2016.
5. ^ Speziali, p. 21. 31. ^ Lopez, p. 68.
6. ^ Ogliari, p. 14. 32. ^ Colombo, p. 19.
7. ^ Ogliari, p. 13. 33. ^ Colombo, p. 16.
8. ^ Grandi, p. 81. 34. Roiter, p. 1.
9. Melano, pg. 121. 35. ^ Casero, p. 52.
10. ^ Grandi, p. 87. 36. ^ Ogliari, p. 38.
11. ^ Casero, pp. 16-17. 37. ^ Ogliari, p. 31.
12. ^ Lopez, p. 39. 38. ^ Lopez, p. 92.
13. ^ Roiter, p. 2. 39. ^ Casero, p. 15.
14. ^ Lopez, p. 43. 40. ^ Ogliari, pp. 15-16.
15. ^ Casero, p. 19. 41. ^ Lopez, p. 94.
16. ^ Speziali, p. 25. 42. ^ Ogliari, p. 17.
17. ^ Casero, p. 20. 43. ^ Bossaglia, p. 11.
18. ^ Speziali, p. 29. 44. ^ Ogliari, p. 24.
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2006, ISBN non esistente (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
Maurizio Grandi e Attilio Pracchi, Milano: guida all'architettura moderna, Bologna, Zanichelli,
1991, ISBN 8808052109.
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ISBN 8873321623.
Fulvio Roiter, Milano in liberty, Milano, edizioni Celip, 1993, ISBN non esistente.
Andrea Speziali (a cura di), Italian Liberty: una nuova stagione dell'art nouveau, Forlì,
Cartacanta, 2015, ISBN 9788896629659.

Voci correlate
Stile liberty
Ville e palazzi di Milano
Liberty a Cagliari
Liberty a Catania
Liberty a Messina
Liberty a Napoli
Liberty a Torino

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