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In Altre Parole

Il documento è un estratto del libro 'In altre parole' di Jhumpa Lahiri, in cui l'autrice esplora il suo rapporto con la lingua italiana attraverso esperienze personali e metafore. Descrive il suo viaggio di apprendimento della lingua come una traversata di un lago, simbolo di sfide e scoperte. Lahiri riflette sulla bellezza e la complessità della lingua, esprimendo il desiderio di connessione e appartenenza.

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Bryan Copperpot
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In Altre Parole

Il documento è un estratto del libro 'In altre parole' di Jhumpa Lahiri, in cui l'autrice esplora il suo rapporto con la lingua italiana attraverso esperienze personali e metafore. Descrive il suo viaggio di apprendimento della lingua come una traversata di un lago, simbolo di sfide e scoperte. Lahiri riflette sulla bellezza e la complessità della lingua, esprimendo il desiderio di connessione e appartenenza.

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'Iiirti i
ca¡ritoli cht- compougono qucsro libro. tranne Penon¡brt¡ c 1¡
lhst/u:imc, souo stilti preccdcntcmentc pubblicati, in unr ¡rirna
versione so¡Io [Link] di articoli. su ., I ntcrnazionale ».

JHUMPA LAHIRI
II\ ALTRE PAROLE
Con una postfazione dell'autrice

In co¡rertina: [Link] di Guido Scaral¡ortolo


Art director: F'ranccsc¿ Leoncschi
Progetto grallco: Maliagloria Posani /r/.rrWorlclopOT

tLIBRA|[Link]
il sito tli chi ama lcggcrc

lsI3N 97t3_¡18 2 ] i. t1 15 "1

(.[Link]
@.fhumpa [Link]
O 201, Ugo (iuancla Eclirore S.r.l., Via Ghctaldini 10, Mílano
Priura cclizione aprilc 201(r
'fierlicesirna crlizionc'I'rrscabili (lLrancl¿ nraggio 2024
(iruppo cditoriale i\,laLrli Spagnol
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UGO GUANDA EDITORE
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<<... avevo bisogno di una lingua clifferente:
una lingua che fosse ,n
lrrogo .li affetto e cli
riflessione. ,,

ANlor,llct Ta¡ucr;ni
La trauersata

Voglio attraversare un piccolo lago. É reru.n"nt"


piccolo, eppure l'altra sponda mi sembra troppo
clistante, oltre le mie capacitá, So che il lago é
molto profondo nel mezzo, e anche se so nuotare
ho paura di trovarmi nell'acqua <Ja sola, senza
nessun sostegno,
Si trova, illago cli cui parlo, in un luogo appar-
tato, isolato. Per raggiungerlo si deve camminare
un po', atraverso un bosco silenzioso. Dall'altra
parte si vecle una casetta, l'unica abitazione sulla
sponda. Il lago si é fcrrrnato subito dopo l'ultima
glaciazione, millennifa. L'acqua é pulita ma scurA,
priva di correnti, piü pesante rispetto al1'acqua
salata. I)opo che ci si entra, ad alcuni metri daila
riva, non si vede piü il fondo.
Di mattina osservo quelli che vengono al lago
cotne me. Veclo come lo attraversano in maniera
clisinvolta e rilassata, come si fermano qualche
nrir-ruto davanti alla casetta, poi tornano indíetro.
( lonto le loro bracciate. Li invidio,

1)
.:

Per un mese nuoto in tondo , senza spingermi al accanto alla mialingua dominante, l'inglese. Sem-
largo. É ,r.a distanza molto piü signifi cativa, la pre costeggiandola. É ,tuto un buon esercizio.
circonferenza rispetto a1 diametro. Impiego piü Benefico per i muscoli, per il cervello, ma non
dimezz'ora per fare questo giro. Perd sono sem- certo emozionante. Studiando una lingua stranie-
pre vicina alla riva. Posso fermarmi, posso stare in ra in questo modo, non si pud affogare. L,altra
piedi se mi stanco. Un buon esercizio, ma non lingua é sempre li per sostenerri, per salvarti. Ma
certo emozíonante. non basta galleggiare senza la possibilitá di anne-
Poi una mattina, verso la fine dell'estate, mi gare, di colare a picco. Per conoscere una nuova
incontro li con due amici. LIo deciso di atraver- lingua, per immergersi, si deve lasciare la sponcla.
sare il lago con loro, per raggiungere finalmente la Senza salvagente. Senza poter contare sulla terra-
casetta dall'altra parte. Sono stanca di costeggiare ferma.
solamente. Qualche settimana dopo aver attraversato il
Conto le bracciate. So che i miei compagni so- piccolo lago nascosto, faccio una seconda traver-
no nell'acqua con rrre, ma so che siamo soli. Dopo sata. Molto piü lunga, ma nienre di faticoso. Sará
circa centocinquanta bracciate sono giá in mezzo, la prima vera parten za dellamia vita,
euesta volta
la parte piü profonda. Continuo, Dopo altre cento in nave, attraverso l'oceano Atlantico, per vivere
rivedo il fondo. in Italia.
Arrivo dall'altra parte, ce l'ho fatta senza pro-
blemi. Vedo 1a casetta, finora lontana, a due passi
da me. Vedo le distanti, piccole sagome di mio
marito, dei miei figli. Sembrano irraggiungibili,
ma so che non 1o sono. Dopo una traversata,la
sponda conosciuta diventa la parte opposta: di
qua diventa di 1á. Carica di energia, riattraverso
illago. Esulto.
Per vent'anni ho studiato la lingua italiana co-
rne se nuotassi lungo i bordi di quel lago" Sempre

t4 T5
Il dizionario

I1 primo libro italiano che compro é un dizionario


tascabile, cor-r definizioni in inglese, Sto per anda-
rc aFirenze per la prima voha, nel1994. Vado in
una libreria a Boston, con un nome italiano: Riz-
[Link] libreria, raffinata, che non c'd piü.
Non compro una guida turjstica, anche se é la
nria prima visita in ltalia, anche se non conosco
per niente Firenze. Grazíe a un mio amico, ho giá
l'indirizzo di un albergo. Sono una studentessa,
ho pochi soldi. Credo che un dizionario sia pir)
imporrante.
Quello che scelgo ha una copertina di piastica,
verde, indistruttibile, impermeabile, E legg".o,
piü piccolo della mia mano. FIa piü o meno le
stesse dimensioni cli una saponetta. Sul retro c'é
scritto che contiene circa quarantamila parole ita-
liane.
Quanclo, gironzolanclo per gliUffizi, tra le ga1-
lerie quasi deserte, mia sorella si accorge di aver
perso il suo cappello, apro il dizionario. Vaclo alla

I t7
!
parte inglese, per apprendere come si dice cappel- mi serve un dizionario elettronico in italiano, tipcr
1o in italiano. In qualche modo, sicuramente sba- un'app per il cellulare, per cercare una parola in
gliato, dico a una guardia che abbiarno perso un qualsiasi momento.
cappello. Miracolosamente, capisce quello che di- Ricle. Mi dice: ,, Tra poco abiterai dentro un
co, ed entro breve i1 cappello é ritrovato. clizionario italiano ».
Da allora, per rnolti anni, ogni volta che vado in Ha ragione. Dopo un paio di mesi a Roma, pian
Italia, porto questo dizionario con me. Lo metto piano mi rendo conto di non controllare il dizio-
sempre in borsa, Cerco le parole quanclo sono per
nario tanto spesso. Quando esco, tende a restare
strada, quando torno in albergo dopo un giro,
in bcrrsa, chiuso, Di conseguenza comincio a la-
quando provo a leggere un articolo sul giornale.
scíarlo a casa, Mi accorgo di una svolta, Di un
Mi guida, mi protegge, mi spiega tutto.
senso di libertá, e al contempo cli perdita. Di esser
Diventa sia una mappa che una bussola, sefiza
cresciuta, almeno un po'.
la quale so che sarei smarrita. Diventa una specie
Oggi ho tanti altri dizionari sulla mia scrivania,
cli genitore, autorevole, senza il quale non posso
piü grandi, corposi. Ne ho due monolingue, senza
uscire. Lo ritengo un testo sacro, pieno di segreti,
alcun termine inglese. Ormai la copertina cli quel-
di rivelazioni.
lo piccolino appare un po'sbiadita, un po' sporca.
Sulla prima pagina, a un certo pllnto, scrivo:
<< provare a = cercare di »,
Le pagine sono ingiallite. Alcur-le si stanno stac-
cando dalla rilegatura.
Questo frammento casuale, questa equazione
lessicale, puó essere una metafora dell'amore Resta, di solito, sul comodino, cosi posso con-
che provo per l'italiano. Una cosa che, alla fine, trollare facilmente una ¡rarola sconosciuta mentre
non é alffo che un ostinato tentativo, una prova leggo. Questo libro mi permette di leggerne altri,
continua. di aprire la porta cli una nuova lingua, Mi accom-
Quasi vent'anni dopo aver comprato il primo pagna, ancora adesso, quando vaclo in vacanza)
dizionario, decido di trasferirmi a Roma per una durante i viaggi. É diventato una necessiti. Se
lunga permanenza. Prima di partire, chiedo a un per caso, quando parto, dimentico di portarlo
mio amico, che ha vissuto li per parecchi anni, se con trre, mi sento un po' a disagio, cosi come mi

18 L9
sentirei se dimenticassi 1o spazzolino da denti o un Il colpo di fulnine
paio di calze di ricambio.
Ormai quel dizionarietto sembra piü un fratello
che un genitore. Eppure mi sele, mi guida anco-
ra. Rimane pieno cli segreti. Rimane sempre, que-
sto piccolo libro, piü grande di me.

Nel 1994, quando con mia sorella decidiamo di


regalarci un viaggio in ltalia, scegliamo Firenze'
Sto studiando, a Boston, l'architettura del Rina-
scimento: la Cappella Pazzi cli Brunellescl-ri' la
Biblioteca medicea-la urenziana di Michelangelo'
Arriviamo'¿ F ir enze all'imb runire, qual che giorno
prima cli Natale. Faccio la prirna passeggiata al
buio. Mi trovo in un luogo intimo, sobrio, gioioso'
Negozi addobbati per la stagione' Stradine stret-
te, stipate di gente. Alcr-rne sembrano piü corridoi
che stracle. Ci sono turisti come me e mia sorella'
m¿ non tanti, Vedo le persone che vivono qui da
sempre, Camn:rinano in fretta, indifferenti ai pa-
lazzi. Attraversano le piazze senza fermarsi'
Io sono venuta per una settimana, per veclere i
palazzi,per ammirare 1e piazze,le chiese' Ma <ial-
i'irririo il mio rapporto con I'Italia é tanto uditivo
quanto visuale, Benché ci siano poche macchine'
la citti tonza. Mi rendo conto cli un rumore che
mi piace, delle conversazioni, delle frasi, delle pa-

20 2l
role che sento ovunque vada. Come se tutta la rendo conto che esiste uno spazio dentro di me
citt') fosse un teatro che ospita un pubblico 1eg- per falla stare comoda.
germente inquieto, che chiacchiera, prima dell'i- Sento una connessione insieme a un distacco.
nizio di uno spettacolo, Una vicinanza insieme a una lontananza. Quello
Sento l'eccitazione con cui i bambini si augu- cl-re provo é qualcosa di fisico, di inspiegabile.
rano buon Natale per la srada. Sento una mattina Suscita una smania indiscreta, assur<1a. Una ten-
all'albergo la tenerezza con cui la donna che puli- sione squisita. Un colpo di fulmine.
sce la camera mi chiede: auete dormito bene? Trascorro la settíman a a Firenze a due passi
Quando un signore dietro di me vorrebbe passare dalla casa di Dante, Un giorno, vado a vedere la
sul marciapiede, sento la lieve impazienza con cui piccola chiesa, Santa Margherita deí Cerchi, dove
nri doman <7a: permesso ? sí trova la tomba di Beatrice.L'antata,l'ispirazio-
Non riesco a rispondere. Non sono capace di ne del poeta, sempre irraggiungibile, Un amore
avere nessun dialogo. Ascolto. Quello che sento, inappagato, segnato dalla distanza, dal silenzio.
nei negozi, nei ristoranti, desta una reazione istan- Non avrei un vero bisogno di conoscere questa
tanea, intensa, paradossale. L'italiano sembra giá lingua. Non vívo in Italia, non ho amici italiani,
dentro di me e, al tempc, stesso, del tutto esterno, Ho solo il desiderio. Ma alla fine un desiderio non
Non sembra una lingua straniera, benché io sap- é altro che un bisogno folle. Come in tanti rap-
pia che lo é. Sembra, per quanro possa apparire porti passionali, la mia infatuazione diventerá una
strano, familiare. Riconosco qualche cosa, nono- devozione, un'ossessione. Ci sar¿ sempre qualco-
stante non capisca quasi nulla. sa di squilibrato, di non corrisposto. Mi sono in-
Cosa riconosco? É b"ila, certo, ma non c'entra namorata, rna cid che amo resta indiff-erente. La
labellezza. Sembra una lingua con cui devo a,nere lingua non avrá mai bisogno di me.
una rc7azione. Sembra una persona che incontro Alla fine della settimana, dopo aver visto tanti
un giorno per caso, con cui sento subito un lega- palazzi, tanti affreschi, torno in America, Porto
me, un affetto. Come se la conoscessi da anni, con me del1e cartoline, dei regalini, per ricorclare
anche se c'é áncora tutto da scoprire. So che sarei il viaggio. Eppure il ricordo piü chiaro, piü vivo, d
insodclisfatta, incompleta, se non la imparassi. Mi qualcosa di immateriale, Quando penso all'Italia,

22 2)
sento di nuovo certe parole, certe frasi. Sento ia L'esilio
loro nrancanza. Quest a n)ancanza mi spinge, pian
piano, a imparare la lingua. Mi sento sia incalzata
dal desiderio sia esitante, timida. Chieclo all,italia-
no, corl una lieve impazienza: permesso?

Lamia relazione con l'italiano si svolge in esilio, in


uno stato cli separazione.
Ogni lingua appartiene a un luogo specifico.
Puó migrare, puó diffondersi. Ma di solito é lega-
ta a un territorio geografico, un Paese. L'italiano
appartiene soprattutto all'It"alia, mentre io vivo in
uu altro continente, <love n«rn 1o si p-ruó incontrare
facilmente.
Penso a Dante, che attese per nove anni prima
di parlare con Beatrice. Penso a C)vidio, bandito
da Roma in un luogo remoto" In un avalrposto
linguistico, circondato da suoni alieni.
Penso a lr'ia maclre, che scrive poesie in benga-
lese, in Arneríca. Lei non puó trovare, perfino
quasi cinquant'anni dopo che vi si é trasferita,
un libro scritto nella sua lingua.
ít In un certo senso mi sono at:.ituata a una specie
di esilio linguistico. La mia lingua madre, il ben-
II
galese, in America é straniera. Quando si vive in
I

un Paese in cui la propria lingua é considerata

24 25
!
straniera, si puó provare un senso di straniame,to I

It mento del processo autodidattico. Sembra distac-


continuo. Si parla una lingua segreta, ignota, priva il
,i cato, sbagliato. Come se studiassi il funzionamen-
cli corrispondenze con l,ambiente. Una i
mancanza i
to di uno strumento musicale, senza mai suonarlo.
che crea una distanza dentro di sé.
j Decido, all'universitá, di scrivere la mia tesi di
Nel mio caso c'é un,altra distanza,un altro sci_ t
t do t tor at o s ull' influen za dell' architet t ura italiana
sma. Non conosco il bengales e alla perfezione. I
i
su alcuni drammaturghi inglesi del diciassetresi-
Non so leggerlo, neanche scriverlo. parlo con un
mo secolo. Mi chiedo la ragione per cui certi
accento, senza autoritá, per cui ho sempre perce_
clrammaturghi abbiano deciso di ambientare le
pito una sconnessura tra me ed esso. Di conse_
loro tragedie, scritte in inglese, nei palazziitaliani,
guenza ritengo che la mia lingua madre I
sia anche, La tesi parlerá cli un altro scisma tra la lingua e I

paradossalmente, una lingua straniera. i


l'arnbiente. L'argomento mi dá un secondo moti-
In quanto alf italiano, l,esilio ha un aspetto cli_ I
I

vo per studiare l'italiano. :


verso. Non appena ci siamo conosciuti, io I
e l,italia_ Frequento corsi elementari. La prima inse- t
no ci siamo allontanati. La mia nostalgia sembra il
gnante d una signora milanese che vive a Boston. i
una sciocchezza. Eppure, la sento.
Faccio i compiti, supero gli esami. Ma quando
Com'é possibile, sentirmi esiliata da una lingua
provo a leggere La cir.¡ciara cli Moravia, dopo
che non é la mia? Che non conosco? Forse
p"[Link] due anni di studi, la capisco a malapena. Sottoli-
io sono una scrittrice che non appartiene l

del tutto {
ú
neo quasi ogni parola su ogni pagina. Devo con-
a nessuna lingua. t:
: trollare continuamente il dizionario.
Compro un libro. S,intitola Teach yourself lta_
Nella primavera del2000 vado a Venezia, quasi
lian. Un titolo esorrativo, pieno cJi speranza, cli
sei anni dopo il mio viaggio a Firenze. Porto con
possibilitá. Come se fosse possibile imparare
cla me, oltre al dizionario, un taccuino in cui prendo,
soli.
sull'ultima pagina, appunti che potrebbero essere
Avendo studiato il latino per molti anni, rovo
i utllí: saprebbe dirmi? Doue si trc¡ua? Come si fa per
primi capiroli di quesro manuale abbastanzafaciii.
andare? Mi ricordo la differenz a tra buono e bello.
Riesco a memorizzare qualche coniugazione,
a fa_ Mi sento preparata. In realtá, a Yenezia, riesco
re gli esercizi. Ma non mi piace il silenzio.
l,isola_ appena a chiedere un'indicazione per la strada,

26
27
che loro parlano inglese molto meglio di
quanto io
una sveglia all'albergo. Riesco a ordinare in un
ristorante e scambiare clue parole con una com- 1',arli italiano.
Loro tollerano i miei sbagli' Mi correggono) ml
messa. Nulla cli piü. Nonostante sia tornata in
incoraggiano, mi forniscono le parole che mi man-
Italia, mi sento ancora esiliata dalla lingua.
cano, Parlano con chiarezza, con pazienza' Cosi
Qualche mese dopo ricevo un invito al Festival im-
come i genitori con i loro bambini' Come si
della letteratura di Mantova. Li incontro i miei rendo conto r1i non aver
¡';aralalingua madre. Mi
primi editori italiani, Una di loro é, inoitre, la
imparato f inglese in questa manier¿'
mia traduttrice. La casa edimice ha un nome spa-
Clauclia e Marco, che l-ranno tradotto e pubbli-
gnolo, Marcos y Marcos. I-oro sono italiani. Si
cato il mio primo libro in italiano, e che mi ospi-
chiamano Marco e Clauclia. mi
tano in Italia per la prima volta da scrittrice'
Devo fare tutte le intervistc, le mie presentazio- regalano questa svolta. Gruzie a loro, a Mantova'
ni, in inglese. C'é sempre un interprete ¿iccanto a ,ri ,rouo finalmente dentro la lingua' Perché alla
me, Seguo piü o meno l'italiano, ma non riesco a fine per imparare una lingua, per sentirsi legati a
esprimermi, spieganni, senza l'inglese. Mi senro essa, bisogna avere un dialogo, per
quanto infan-
limitata. Non é sufficiente ció che ho imparato in tile, per quanto imPerfetto'
America, in aula, Lamia comprensione"d talmente
scarna che, qui in ltalía, uon mi aiuta. La lingua
sembra, tuttora, un cancello chiuso. Sono sulla
soglia, vedo all'interno, ma il cancello non si apre"
Marco e Claudia -i drn,",o la chiave. Quando
menziono di aver stuciiato un po' d'italiano, e che
vorrei migliorarlo, smettorlo di parlare con me in
inglese, Passano alla loro lingua, benché io riesca a
rispon<lere solo in modo semplicissimo. Malgrado
tutti i miei errori, malgrado io non capisca com- I

pletamente quello che clicono. Malgrado il fatto


2c)
28

il
i
Le coruuersazioni

Tornata in America, voglio continuare a parlarc


italiano. Ma con chi? Conosco alcune persone a
New York che lo sanno allaperfezione, Mi vergo-
gno a parlare con loro. Mi serve qualcuno con cui
posso stentare, posso fallire.
Un giorno vado alla New York University, al-
l'istituto d'italiano, per intervistare una celebre
scrittrice romana che ha vinto il premio Strega.
Mi trovo in una sala strapiena, in cui tutti parlano
1-

l
I un italíano impeccabile tranne me, I

lI
?
Mi accoglie il direttore. Gli dico che avrei vo-
i luto fare f intervista in italiano. Che ho studiato la
I
J língua annifa, ma non riesco a parlare bene.
« Bisogno praticare » gli clico.
« Hai bisogno di pratica >> mi risponde gentil-
mente.
Nel ZOO+ mio marito mi clá una cosa, Un pez-
zettino di carta srappato da un annuncio, visto
per caso, per strada, nei nostro quartiere a Brook-
lyn. C'é scritto: <<Imparare f italiano>>. Lo consi-

)1
dero un segnale. Chiarno il numero, fisso un ap- tennis, colre se fossero le bracciate quando si
puntamento. Arriva a casa mia una donna simpa- impara a nuotare.
tica, energica, anche lei di origine milanese, Inse- Torniamo alla metafora del lago, quello che
gna ai bambini in una scuola privata, abita in r¡oglio attraversare. Ora posso camminare nell'ac-
periferia, Mi chiede come mai io voglia irnparare c1ua, fino al ginocchio, fino alla vita' Ma devo
la lingua.
ancora poggiare i piecli sul fondo. Appunto, sollo
Spiego che andró, in estate, a Roma, per parte-
costretta afare ció cl-re fanno quelli che non sanno
cipare a un altro festival letterario. Sembra un
nuotare.
motivo ragionevole. Non rivelo che f italiano é
Nonostante le conversazioni,la língua resta un
un mio estro. Che cor.o una speran za * anzi, 1l
elemento sfuggente, evanescente' Compare solo
sogno - di conoscerlo bene. Non faccio capire
grazíe all'[Link] la rende presente a casa
che sto cercancio un modo pef tener viva una
mia per un'ora, poi la porta via. Sembra concreta,
lingua che non c'enrra con la mia vita. Che mi
palpabile, solo quando sono insieme a lei'
angoscio, che mi sento ir-rcompleta. Come se I'ita-
Nasce mia figlia, passano altri quatro ¿rnni.
iiano fbsse un libro che non riesco, per quanto
lavori, a rcalizzarc. Porto a termine un altro libro, Dopo la pubblica-
Ci vediamo tma volta alla settimana, per un'o- zione nel2008, ricevo un altro invito in ltalia, per
retta. Sono incinta di mia figlia, che nascerá a promuoverlo. Per prepar¿lrmi trovo una nuova in-
novembre. Provo a fare tlue chiacchiere. Alla con- segnante. Una giovane entusiasta, premurosa, di
clusione cli ogni lezione, lei mi dá una lunga lista Bergamo. Anche lei viene una volta alla settimana
di parole chc mi mancavano durante la conversa- da rne. Parliamo sul <livant.,, ul1a accanto all'altra'
zione. La ripasso assiduamente. La metto in una Facciamo antcizia. La mia comprensione migliora
cartella. Non riesco a ricordarmele. sporadicarirente, L'insegnante mi incoraggia mol-
Al fesdval cli Roma riesco a scambiare me, quar- to, mi dice che parlo bene la lingua, dice che in
tro, maé{ari cinque frasi con qualcuno. Dopo<liché Italia ce la faró. Ma non é vero. Quando vado a
mi fermo; non mi é possibile fare di piü. Conro le Milano, quando provo a padare in modo intelli-
frasi, come se fossero i colpi durante una partita di gente, in rnodo scorrevole, mi rendo sempre conto

32 ,l
I
))
;
r
piü una vocazione che
degli sbagli che mi impacciano, che mi confondo- zíone alla lingua sembra
no, e mi sento awilita piü che mai. una sciocchezza'
mon-
Nel2009 inizio a studiare con la terza insegnan- Parliamo clelle nostre vite, dello stato de1
do. Facciamo una valanga cli esercizi' aridi
ma
te privata. Una signora veneziana che si é trasfe-
rita a Brooklyn piü di trent'anni fa, che ha cre- necessati. L'insegnante mi corregge continua-
su un tac-
sciuto i suoi figli in America. Vedova, abita con un mente, Ascoltanclola, prendo appunti
sia giá
cane mansueto, sempre ai suoi piedi, in una casa cuino. Dopo le lezioni mi sento sia spossata
do-
circondata dal glicine, vicina al ponte di Verraz- pronta p., l, prossima' Dopo averla salutata'
non vedo
zano. Ci metto quasi un'ora per raggiungerla, po ,r., .hirrro il cancello dietro di tne'
Prendo la metropolitana fino al confine di Brook- I'ora cli tornare,
lyn, quasi al capolinea. A un certo punto le lezioni con l'insegnante
Amo questo viaggio. Esco cla casa, lascio alle venezianadiventanoílmioimpegnopreferito'
spalle il resto della mia vita. Non penso alla mia Stucliando con lei, diventa chiaro
il prossimo pas-
viaggio lin-
scri,ttura. Dirlentico, per qualche ora, le altre lin- so inevitabile in questo mio smambo
gue che conosco. Sembra, ogni volta, una piccola guistico. A un certo punto' clecido di trasferirmi
fuga. Mi aspetta un luogo in cui conta solo l'italia- in ltalia.
no. Un riparo da cui si sprigiona una nuova realtá.
Sono molto a{fezionata alla mia insegnante.
Sebbene per quattro anni ci diamo deliei, abbia-
mo un rapporto stretto, familiare, [Link] al suo
piccolo tavolo, su una'panca di legno in cucina.
Vedo i suoi libri sugli scaffaii, le fbto dei suoi
nipotini. Magnifiche pentole di ottone appese alle
paretí. Ricomincio, a casa sua, da capo: il periodo
ipotetico, il discorso indiretto, l'uso della forma
passiva. Con lei il mio progetto sembra piü possi-
bile che irnpossibile. Con lei la mia strana dedi-

)4 )5
La riruuncia

Scelgo Roma. Una cittá che mi affascina fin da


$t I

piccola, che mi conquista subito. La prima volta 1

il in cui ci sono státa, nel200l, ho provato un senso I

!t I

di rapirnento, un'affinitá. Mi sembrava di cono-


it scerla giá. Sapevo, dopo solo un paio di giorni, di
I

'l essere destinata a vivere li.


I

A Roma non ho ancora amici. Ma non ci rrado


!

per far visita a qualcuno. Vaclo per cambiare stra-


da, e per raggiungere la lingua italíana. A Roma
l'italiano puó accompagnarmi ogni giorno, ogni
minuto. Sará sempre presente, rilevante. Cesserá
cli essere un interruttore da accendere talvolta, poi
spegnefe.
Perprepararmi, deciclo, sei mesi prima della
partenza, di non leggere piü in inglese, D'ora in
poi, mi impegno a leggere soltanto in italiano. Mi
sembra giusto, distaccarmi clalla mia lingua prin-
cipale. La ritengo una rinuncia ufficiale. Sto per
diventare un pellegrino linguistico a Roma. Credo

)7
sia necessario che mi lasci alle spalle qualcosa di pezzale. Sgangherato, scorbutico, barcollare, bistic'
familiare, di essenziale. [Link] aver terminato un libro, mi emoziono.
A un rratto rutti i miei libri non mi servono piü. Mi pare un'impresa. Trovo il processo piü impe-
Sembrano oggetti qualsiasi. Sparisce l'ancora del- gnativo, eppure piü soddisfacente, quasi miracolo-
la mia vita creativa, recedono le stelle che mi gui- so. Non posso dare per scontata la mia capacitá di
davano. Vedo, davanti a me, una stanza nuova, farlo. Leggo come facevo da rugazzina. Cosi da
vuota. adulta, da scrittrice, riscopro il piacere di leggere.
Ogní volta che posso, nello studio, suiia metro- In questo periodo mi sento una persona divisa.
politana, a letto prima di dormire, mi immergo La mia scrittura non é che una reazione, una ri-
nell'italiano. Entro in un alro territorio, inesplo- sposta allalettura. Insomma, rma specie di clialo-
rato, lattiginoso. Una specie di esilio volontario. go. Le due cose sono strettamente legate, interdi-
Sebbene mi trovi ancora ir-r America, mi sento giá pendenti.
altrove. Mentre leggo mi sento un'ospite, felice Adesso, perd, scrivo in una lingua, mentre leggo
t
ma disc¡rienrara. Come lettrice non mi sento piü esclusivamente in un'altra. Sto per ultimare un ro-
a
a casa. 5
lli rnanzo, per cui sono per fotza immersa nel testo.
Leggo Gli indffirenti e La noia diMoravia. La il
Non é possibile abbandonare f inglese. Tuttavia,la
luna e ifaló díPavese. Le poesie di Quasimodo, di mia lingua piü forte semtrra giá dietro di me.
Saba, Riesco a capire e al contempo non capíre. Mi viene in mente Giano bifronte. Due volti
Rinuncio alla peúzia per sfidarmi. Baratto la cer- che guardano allo stesso tempo il passato e il fu-
tezza con|'incefiezza. turo. L'antico dio della soglia, degli inizi e delle
Leggo conlentezza, con scrupolo. Con difficol- fini. Rappresenta i momenti di transizione. Veglia
tá. Ogni pagina sembra leggermente coperta dalla sui cancelli, sulle porte. Un dio solo romano, che
foschia. Gli impedimenti mi stimolano. Ogni nuo- protegge la cittá. Un'immagine singolare che sto
va costruzione sembra una meravigiia. Ogni pa- per incontrare ovunque,
rola sconosciuta, un gioiello.
Faccio un elenco di termini da controllare, da
imparare. Imbambolato, .¡bilenco, incrinatura, cd-
iti

l8 39
il

{ Leggere con il dizionario


j

:i

I
Di solito quando leggo in italiano non uso il di-
zionarío. Solo una penna per soffolíneare le parole
che non conosco, le frasi che mi colpiscono.
Quando íncontro una nuova parola viene il
momento di decidere. Potrei fermarmi un attimo
per impararla subito, potrei segnarla e andare
avanti, oppure ignorarla. Come certi volti tra la
gente che si vede ogni giorno per la strada, alcune
parole, per qualche ragione, risaltano, quincli la-
sciano un'impressione su cli me. Altre restirno sul-
lo sfondo, trascurabili.
Dopo aver finito un libro torno al testo per
controllare assiduamente le parole. Mi siedo su1
divano su cni sono sparsi il libro, il taccuino, al-
cuni clizionari, una penna. Richiede tempo, que-
sto mio incarico zelante e rilassante. Non scrivo 1e
definizioni in margine. Faccio un elenco sul tac-
cuino. Prima, le definizioni erano in inglese.
Ormai sono in italiano. Cosi creo una specie di
dizionario personale, un vocabolario privato che

4l
*accia iI percorso delra mia lettura, Di tanto
in na? Un giorno in cui poter leggere in italiano
tanto sfoglio il taccuino per ripassare Ie parole,
senza gli atfiezzi, cosi corre leggo in inglese?
Trovo che questa lettura sia piü intima, piü
Non dovrebbe essere l'obiettivo di tutto questo?
intensa di quella in inglese, precisamente
perché Penso di no, In italiano sono una lettrice piü
io e la nuova lingua ci conoscianro cla po.á.
IVon attiva, piü coinvolta, anche se piü inesperta. Mi
veniamo dallo stesso posto, dalla stessa
famiglia. piace lo sforzo, Preferisco le limitazioni. So che mi
Non siamo cresciute una accanto all,altra.
ñel serve, in qualche nrodo, la mia ignorunza.
sangue, dentro le ossa, questa lingua
non c,é. Nonostante le limitazíoni, mi rendo conto di
Nei confronti dell,italiano, sono atrratta e
al con_ quanto 1'orizzonte sia sconfinato. Leggere in
tempo intimidita, Resta un mistero, amato,
impas_ un'altra lingua implica uno stato perpetuo di cre-
sibile. Di fronre alla mia emozione, non
reagisce. scita, di possibílitá, So che il mio lavoro, da ap-
Le parole sconosciute mi ricordano
che c,d tan_ prendista, non finirá mai.
to che non conosco in questo mondo.
Talvolta una parola pud suscitare una Quando ci si sente ínnamorati, si vuole vivere
rcazione I per sempre. Si vagheggia che l'emozione, l'entu-
bizzata. Un giorno, per esempio. scopro il
termi_ siasmo che si prova, duri. Leggere in italiano mi
ne claustra/e. Posso azzardarc il significato
ma provoca una brama simile. Non voglio morire per-
vor¡ei esserne certa. Mi trovo ,[Link] [Link].
Conrollo ché la mia morte significherebbe la fine della mia
ildizionario tascabile. La parola non c,é,
Sono scoperta della lingua. Perché ogni giorno ci sará
all'improwiso presa, stregata cla questa parola,
una nuova parola da imparare. Cosi il vero amore
Voglio conoscerla subito. Finché no, l,
capirir puó rappresentare l'eternitá.
mi sento vagamente irrequieta. per guanto
sia -Ogni giorno, leggencio, trovo delle parole nuo-
un'idea irruzionale, sono convinta che
scoprire ve. Qualcosa cla sottolineare, poi trasferire sul
cosa vuol dire possa canrbiare la mia
vita. taccuino. Mi f-a pensare al giardiniere che strappa
Credo che cid che puó cambiare la vita
esista le e¡bacce. Cosi come il giardiniere, so che il mio
sempre al di fuori di noi.
lavoro in fin dei conti é una follia. Qualcosa di
Dovrei sognare un giorno, in futuro, in
cui non disperato, Quasi, direi, una fatica di Sisifo. Non e
mi seniranno piü il clizionario, il taccuino,
la pen_ possibile, per il giardiniere, conrollare alla perfe-

42
43
tr
zione la natura. Allo stesso moclo non mi é possi- Il raccolto delle parole
bile conoscere, per quanto voglia, ogni parola ita-
I
{
liana. n
§

Ma tra me e il giardiniere c'é una differenza t


{
¡
sostanziale. Le erbacce, per il giardíniere, non so- 4
,i
no qualcosa di desiderato. Sono da sradicare, da
buttar via. Io invece raccolgo le parole. Voglio f
tenerle in mano, voglio possederle. .
Sono di continuo a c¿ccia di parole.
Quando scopro un modo diverso per esprimer- :I il processo cosi: ogni giorno enro
.Descriverei
l,
mi provo una specie di estasi. Le parole scono- l!
in un bosco con un cestino in mano. Trovo le
I
sciute rappresentano un abisso vertiginoso, fecon- í parole tutt'attorno: sugli alberi, nei cespugli, per
I
do. Un abisso cl"re conriene rLltro cid che mi §
terra (in realtá: per la strada, clurante le conversa-
sfugge, tutto il possibile. i
zioni, mentre leggo), lrfe raccolgo quante piü pos- I

:
sibile. Ma non bastano, ho un appetito insazi¿lbile.
i
Raccolgo sia quelle che mi sembrano oscure
(sciagura, spigliatezza) sia cluelle che riesco facil-
mente a capire ma vorrei conoscere meglio (inui-
perito. stralunato). Raccolgo delle belle parole che
rron hanno equivalenti in inglese lforrnicolare,
chiarore), Raccolgo una valanga di aggcttivi (tnal-
tnesso, plurtber-,, irupiastricciale) per descrivere
rnigliaia di situazioni. Raccolgo innumerevoli so-
stantivi e awerbi che non rni serviranno mai.
Alla fine della giornata il cestino é pesante, tra-
boccante, Mi sento carica, arricchita, fúzzante.
Sembrano piü preziose dei soldi, le mie parole.

44 45
4

tL

Mi sento una mendicante che scopre un mucchio l che ci sono, scritte a mano sul taccuino. Se fossi
d'oro, un sacco di gemme. un genio, ricorderei tutto, cosi potrei conversare
Ma quan<lo esco dai bosco, quando vedo il in maniera molto piü precisa, sciolta. Ma quando
cestino, rimane appena una mancian di parole. mi servono, le parole sono elusive, imprendibili.
La maggior parte sparisce. Evaporano nell'aria, Esistono sulla pagina ma non entrano nel cervello,
colano come l'acqua tra le dita. Perché il cestino quindi non escono dalla bocca. Restano sul tac-
non é altro che la memoria, ela memoria mi ra- cuino, incastrate, inutili. NIi accorgo solo del fatto
disce, la memoria non regge, di averle notate.
Sento un legame con ogni parola che raccolgo. Rileggendo il taccuino, mi rendo conto cli certe
Provo affetto, insieme a un senso di responsabili- parole che devo scrivere piü di una volta, che
tá. Quando non riesco a ricordarle, temo di averle resistono alTa mia memoria, Semplici ma ostinate
abbandonate. (fruscio, schianto, arguto, broncict), forse non vo-
Mi sento svuotata, abbattuta, come ci si sente la gJiono avere alcun rapporto con me.
mattina dopo ulr sogno favoloso. Il bosco sembra Tutte le parole dentro il taccuino sono ii segno
un paradiso, un'allucinazione. Poi mi sveglio. di una crescita fisica, metoclica. Mi vengono in
Benché sconfitta, non mi sento troppo scorag- mente le príme settimane di vita dei miei figli,
giata. Semmai, mi sento ancora piü determinata. Il un periodo in cui andavo dalla pediarra ogni set-
giorno dopo, ritorno nel bosco. Non credo che il timana per controllare il1oro peso. Ogni grammo
mio progetto sia uno spreco di tempo, So che il é stato notato, r,,alutato. Ciascuno é stato prova
bello é il gesto di raccogliere, non il risultato. colrcreta della loro presenza sulla terra, della loro
Tuttavia non é sufficiente, neanche soddisfa- esistenza. La mia comprensione dell'italiano cre-
cente, radunare soltanto le parole sul taccuino. sce iri modo simile. Acquisisco il mio vocabolario
Voglio usarle. Voglio attingervi quando ne ho bi- giorno per giorno, parola per parola.
sogno. Voglio entrare in contatto con loro. Voglio Eppure, il mio lessico si sviluppa senza logica,
che diventino una parte di me. in maniera guizzante, fugace. Le parole si presen-
Ripasso le parole per impararle, per memoriz- tano, mi accompagnano per un po', poi, spesso
zarle. Ci penso rnentre dialogo con qualcuno. So senza preawiso, mi abbandonano.

la
16 +t
$T

Il taccuino racchiude tutto il mio entusiasmo ll diario


per la lingua. Turto lo sforzo, Uno spazio in cui
posso vagabondare, imparare, dimenticare, falli-
re, In cui posso sperare.

Arrivo a Roma con la mia famiglia, qualche giorno


prima dí ferragosto. Non conosciamo questa abi-
tucline di partire in massa, Nel momento in cui
quasi tutti scappano via, in cui quasi tutta la cittá é
ferma, proviarno ainiziarc un nuovo capitolo del-
la nostra vita.
Affittiamo un appartamento in via Giulia. Una
stra<la elegantissima) a metá agosto ilesolata, Fa
un caldo feroce, insopportabile. Quanclo ursciamo
per fare spese, cerchiamo, ogni due passi, il rno-
rnentaneo sollievo deli'ombra.
La seconda sera, un sabato, rientrancio a casala
porta non si apre. Prinra si apriva senza problerni.
Ora, per quanto provi,la chiave non gira dentro la
serratura.
Non c'é nessuno nelpalazzo eccetto noi. Siamo
senza documenti, ancora senza un telefono fun-
zionante, senza alcun amico o conoscente roma-
no, Chiedo aiuto all'albergo cli fronte al palazzo,

48 19

ma neanche due dei loro impiegati riescono ad nel cervello. In questo periodo in cui tutto mi con-
aprire la porta. I nosri padroni di casa sono in fonde, tutto mi turba, cambio la lingua in cui scri-
vacanzainCalabúa. I miei figli, sconvolti, af{ama_ vo. Inizio a raccontare, nel moclo piü impegnativo,
ti, dicono piangendo che vogliono tolnare subito tutto ció che mi mette alla prova.
in America, Scrivo in un italiano bruttissimo, scorretto, im-
Alla fine viene un tecnico che apre la porta in baruzzante. Senza controllo, senza dizionario, sol-
un paio di rninuti. Gli diamo piü <li duecenro tanto d'istinto. Vado tentoni, come un bambino,
a
euro, senza {attura, per i1 servizio. come una semianalfabeta. Mi vergogno di scrivere
Questo trauma mi pare sia una prova del fuoco, cosi. l'{on capisco questo impulso misterioso che
una sorta di battesimo. Ma ci sono parecchi altri sbuca dal nulla. irlon riesco a smettere.
ostacoli, piccoli ma scoccianti, Non sappiamo dove É .o*. se scrivessi con la mano sinistra, la mia
portare 7a dtfferenziata, come comprare una tesse-
mano debole, quella con cui non devo scrivere.
ra per i mezzi pubblici, dove fermano gli autobus.
Sembra una trasgressione, una ribellione, una stu-
Tutto va imparat o da zero. Se chiedessimo indica- pidaggine.
zioni a tre romani, ognuno dei tre ci darebbe una Durante i primi mesi a Roma, il mio diario
risposta diversa. Mi
sento scombussolata, spesso clandestino ín italiano é l'unica cosa che mi con-
schiacciata. Nonostante il mio grande entusiasmo mi dá stabilitá. Spesso, a notte fonda,
sola, che
per il fatto di vivere a Roma, ogni cosa sembra sveglia, inquieta, vado alla scrivania per comporre
impossibile, indecifrabile, impenetrabile. qualche paragrafo in italiano. É ,, progetto se-
Una settimana dopo essere arúvata, il sabato gretissimo. Nessuno sospetta, nessuno sa.
dopo quel sabato sera indimenticabile, apro il Non riconosco la persona che sta scrivendo in
mio diario per descrivere le nostre disar,venture. questo diario, in questa nuova lingua approssima-
Quel sabato, faccio qualcosa di strano, inaspettato. tiva. Ma so che é la parte piü schietta, piü vulne-
Scrivo il diario in italiano. Lo faccio in modo quasi rabile di me.
automatico, spontaneo, Lo faccio perché quando Prima di trasferirmi a Roma scrivevo di rado in
prendo la penna in mano, non sento piü l,inglese italiano. Tentavo di comporre qualche lettera a

50 5L
.r[
T

una miá amica italiana che vive a Madrid, qualche In italiano scrivo senza stile, in modo primitivo'
email alla mia insegnante. Sembravano esercizi Sono sempre in dubbio' Ho soltanto l'intenzione,
formali, artificiali, Non sembravala mia voce, In insieme a una fede cieca ma sincera, di essere
America non lo era. capita e di capire me stessa.
A Roma, peró, scrivere in italiano sembra l'uni-
co modo cli sentirmi presente qui - magari di avere
una connessione, soprattutto come scrittrice, con
l'Italia. Ii nuovo diario, per quanto imperfetto, per
qllanto crivellato di errori, rispecchia chiaramente
il mio disorientamento. Riflette una transizione ra-
dicale, uno stato di smaruimento tot¿le.
Nei mesi prima di venire in Italia, cercavo un'al-
tra direzione per la mia scrittura. Volevo un nuovo
approccio. Non sapevo che la lingua che avevo
studiato pian piano per parecchi anni in America
mi avrebl:e dato, alla fine, l'indicazione.
Esaurisco un quarlerno, ne comincio un altro,
Mi viene in mente una secondametaforu: come se,
poco atmezzata, scalassi una montagna. É unu
sorta di sopravvivenza letteruria. Non ho rnolte
parole per esprimermi, tutt'altro. Mi rendo conto
cli uno stato di deprivazione. Eppure, al contem-
po, mi sento libera, leggera. Riscopro la ragione
per cui scrivo, la gioia insieme all'esigenza. Ritro- rl

vo il piacere che provo fin da ragazzina: mettere


clelle parole in un qua<Ierno, che nessuno leggerá.

52 5)
,t
I
ilI
LI
¡
§t
:
ll raccoruto

Il diario mi fornisce la disciplina, I'abitudine di


scrivere in italiano. Ma scrivere soltanto un diario
equívale a rinchiudermi in casa, parlando con me
stessa. Quello che vi esprimo resta una narcazione
privata, interiore. A un certo punto, malgra<lo il
rischio, voglio uscirne.
Inizio con brevissin-ri pezzi, di solito non piü di
una pagina scritta a rrano. Cerco di focalizzare
qualcosa di specifico: una persona, un momento,
un luogo. Faccio quello che chiedo ainriei studen-
ti quando mi capita di insegnare scrittura creativa.
Spiego loro che frammenti clel genere sono i prinii
passi da fare prima di costruire un racconto.
Creclo che uno scrittore debba osservare il mondo
reale prima di immaginarne uno inesistente,
I miei pezzettini italiani non sono altro che ine-
zie. Eppure lavoro so<1o per tentare di perfezio-
narli. Do il primo pezzo al mio nuovo insegnante
d'italiano a Roma. Quando me 1o restituisce, sono
mortificata. Vedo solo errori, solo problemi.

55
'I .t

Vedo uná catastrofe. Quasi ogni frase va moclifi- + Un giorno mitrovo in una biblioteca in cui non
I
\
cata. Correggo la prima bozza a penna rossa. Alla mi sento molto a mio agio, dove di solito non
i
fine della lezione, la pagina contiene ranro inchio- riesco a lavorare bene. Li, a una scrivania anoni-
stro fosso quanto nero, ;
+ ma, rni viene in mente un racconto intero in ita-
:
Non ho mai tentato, da scrittrice, di fare qual- liano. Viene in un lampo. Ascolto le frasinel cer-
cosa cli cosi impegnarivo. Trovo che il mio pro- l
vello. Non so cla dove vengano, non so come io
getto sia talmente arduo che sembra quasi sadico.
riesca a sentirle. Scrivo in fretta nel quaderno;
Derro ricominciare da capo, come se non avessi
temo che tutto sparirá prima che io possa buttarlo
mai scritto nulla nella mia vita. Ma, per essere
giü. Tutto si dipana tranquillarnente. Non uso il
precisi, non mi üovo al punto cli partenza: mi
dizionario. Impiego circa due ore per scrivere la
trovo invece in un'altra dimensione dove sono
prirna meti dei racconto. I1 giorno dopo ritorno
senza riferimenti, senza corazza, Dove non mi so-
alla stessa biblioteca per un altro paio d'ore, per
no mai scntita cosi stupida.
termin¿rlo.
Anche se ormai parlo la lingua abbastanza bc-
ne, la lingua parlata non mi aiuta, Una conver-
Mi accorgo di una spaccatura, insieme a una
sazione implica una specie cli collaborazione e,
i{e sono storclita.
nascita.

spesso, un atto di perdono. Quando parlo posso Non mi capita mai cli scrivere un racconto in
sbagliarrni ma, in qualche moclo, riesco a spiegar- questa maniera, In inglese posso rirnuginare quel-
mi, Strlla pagina sono sola. La lingr-ra parlaaé una 1o che scrivo, posso fermanni dopo ogni frase per
specie di anticamera rispetto a quella scritta, la cercare le parole giuste, per riordinarle, per cam-
quale ha una propria logica, ancor¿l piü severa, biáre mille volte idea. La mia comprensione clel-
piü inafferrabile. l'inglese é sia un vantaggio sia un inmalcio. Risoi-
I\onostante l'umiliazione, continuo. Per la le- vo tutto colne una pazza finché non mi soddisfa,
zione successiva, preparo qualcosa cli diverso. mentre in italiano, come un soldato nel deserto,
Perché sepolto somo rutti gli errori, tutti gli spi- devo semplicemente andare avanti,
goli, c'é qualcosa di prezioso, Una nuova voce, Dopo aver ultimato iI racconto, preparo una
gtezza rna viva, da rnigliorare, cla approfondire, copia al computer. Per la prirna volta lavoro sullo

56 57
4

schermo in italiano. Le dita sono tese.


I\on sanno Lo scambio
come muoversi sulla tastiera,
So che ci saranno tantissime cose da
corregge_
re, da riscrivere.
So che lamiavita, in quanto scrittrice, non sará
piü Ia stessa.
Il racconto s'intitola Lo scambio.
Di cosa parla? La protagonista é Llna
radutri_ C'era una donna, una traduttrice, che voleva es-
ce insofferente che si trasferisce in
una cittá im_ sere un'altra persona, Non c'era un motivo chiaro.
precisata, alla ricerca di un cambiamento.
Ci arri- Era sempre stato cosi,
va sola, con quasi nulla, ffanne un golfino
la nero.
Aveva degli amici, una famiglia, un apparta-
Non so come leggere i] racconto, non so cosa
pensarne. Non so sc funziona. Mi mento, un lavoro. Aveva abbastanzasoldi, godeva
mancano le
capacirá critiche per giuclicarlo. Benché dí buona salute. Aveva, insomma, una vita fortu-
sia venuto
da me, non sembra completamente nrio, nata, di cui era gtata. L'unica cosa che la affligge-
Sono
certa solo di una cosa: non lo avrei mai va eta quello che la distingueva clagii altri.
scritto in
inglese. Quando pensava a ció che possedeva, provava
Odio analizzare cid che scrivo. Ma qualche me_ una mite repulsione, perché ogni oggetto, ogni
se dopo, un maftino menme corro cosa che le apparteneva) le clava prova della sua
in villa Doria
Pamphilj, mi viene in mente, turto esistenza. Ogni volta che aveva un qualsiasi ricor-
a un tratto, il
significato di questo srrano racconro: il do della sua vita passata, era convinta che un'altra
golfino é la
lingua.
versione sarebbe stata migliore.
Si considerava imperfetta) come la prima stesu-
ra di un libro. Voleva generare un'altra versione di
se stessa, nello stesso modo in cui poteva ffasfor-
mare un testo da una lingua a un'altra, A volte
aveva l'impulso <ii rimuovere la sua presenza dalla

58
59
il

terra, come se fosse un filo sull'orlo di un bel


á
1l ceva caldo al sole, fredclo all'ombra. Prese in af-
vestito, datagliarc via con un paio di forbici. fitto una camera. Camminava per ore, vagava sen-
Eppure non voleva suicidarsi. Amava troppo il zafiteta, senza parlare, La cittá era piccola, piace-
mondo, la gente. Amava fare lunghe passeggiate vole ma priva di personalitá, seirza turisti. Sentiva
nel tarclo pomeriggio osservando ció che la cir- i rumori, osservava la gente: chi ¿ndava in fretta al
condava. Amava il verde del mare, la luce clel Iavoro, chi era seduto sulle panchine, come lei,
crepuscoio, i sassi sparsi sulla sabbia, Amava il con un libro o con un cellulare, a prendere il sole.
sapore di una pera rossa in autunno, la luna piena Quando aveva fame, mangiava qualche cosa sedu-
e pesante d'inverno che brillava fra le nuvole. ta su una panchina. Quando era stanca, andava al
Amava il calore del suo letto, un buon libro da cinema a vedere un film.
leggere senza interruzior-rc. Per godere <Ii questo, I giomi si facevano brevi, scuri. Pian piano gli
sarebbe vissuta per semprc. alberi si spogliavano dei colori, delle foglie, La
Volenclo capire meglio il motivo per cui si sen- mente della traduttrice si svuotava. Cominciava
tiva cosi, decise un giorno cli eliminare i segni a sentirsi leggera, anonima, Immaginava di essere
della sua esistenza. Tranne una piccola valigia, una foglia che cadeva, identica a ogni alma,
buttd o diede via tutto. Voleva vivere in solitudi- Di notte dormiva benc. Di mattina si svegliava
ne) come un monaco, proprio per affror-rtare ció
senza ansie, Non pensava né al futuro, né alle
che non riusciva a sopportare. Ai suoi amici, alla
tracce della sua vita. Sospesa ne1 tempo, come
famiglia, all'uomo che la amava, disse che doveva
una persona senza ombra. Eppure era viva, si
andarsene per un po'.
sentiva piti viva che mai.
Scelse una cittá in cui non conosceva nessuno,
In una brutta giornata, piovosa, ventosa, si mise
non capiva la lingua, dove non faceva né troppo
al riparo sotto il cornicione di un edificio in pietra.
caldo né troppo freddo. Portd un guarclaroba
La pioggia scrosciava. frlon aveva un ombrello,
quanto piü semplice possibile, ftrtto in nero: un
neanche un cappello. La pioggia colpiva il mar-
abito, un paio di scarpe, e un golfino cli lana leg-
gera, morbicla, con cinque piccoli bottoni. ciapie<le, con un suono insistente, continuo. Pen-

Arrivó mentre la stagione stava cambiando. Fa- sava al viaggio che fa l'acqua, che da sempre cade

61
ó0
TT

cialle nuvole, penetrando ne1la terra, riempiendo i de salotto. C'era una fila piena di abiti neri, lungo
fiumi, arrivando, alla fine, a1 mare. un appendiabiti accanto alla parete.
La strada era piena di pozzanghere, Ia facciata Gli abiti erano come soldati, sull'attenti, ma
del palazzo di fronte a lei era coperta di annunci inanimati, In un'altra parte del salotto c'erano
illeggibili. La traduttrice si accorse di varie donne divani, canclele accese, un tavolo al centro pieno
che entravano e uscivano clal portone, Di tanto in di frutta, formaggio, una densa tofia al cioccolato.

tánto una di loro, da sola o in un piccolo gruppo,


In un angolo, un alto specchio diviso in tre parti,
in cui ci si poteva guardare da diverse prospettive.
arrivava, premeva un campanello, poi entrava.
La proprietada dell'appartamento, che aveva
Curiosa, decise di seguirle.
disegnato questi vestiti neri, era seduta su un di-
Oltre il portone si doveva attraversare un cor-
vano, fumava e chiacchierava. Parlava la lingua
tile in cui la pioggia era confinata, come se pio-
del posto perfettamente, ma con un leggero ac-
vesse in una stanza senza soffitto. Si fermó un
cento. Era una straniera, come la traduttrice.
momento per guar«lare il cielo, anche se si bagna-
Benvenute. Prego, mangiate, gtrardatevi íntor-
va. Piü avanti c'era una scala, scura, un po' scon-
no, accomodatevi.
nessa, dove alcune signore scendevano, altre sali-
Alcune clonne si erano giá spogliate) e stavano
vano. provando vestiti, sollecitanclo le opinioni delle al-
Sul pianerottolo c'era una donna alta, rnagra, tre. Erano una collezione cli braccia, gambe, an-
con una [Link] grinzosa rna ancora bella. Aveva i che, vite. Yaúazioniincessanti. Sembrava che tut-
capelli corti, chiari, era vestita di nero. L'abito era te loro si conoscessero.
trasparente, senza una forma precisa, con mani- La traduttrice si tolse il golfino, si spoglió. Co-
che lunghe e diafane, come due ali. Questa donna mincid a provare tutti i vestiti della sua taglia, uno
accoglieva le altre, con le braccia spalancate. dopo l'altro, metodicamente, come se fosse un
Venite, venite, ci sono tante cose da vedere. compito. C'erano pantaloni, giacche, gonne, ca-
Dentro l'appartamento la traduttrice lasció la micie, vestiti. Tutti neri, fatti di stoffe morbide,
sua borsa nel corridoio, su un lungo tavolo, come leggere.
facevano le altre. Oltre il corricloio c'era un gran- Sono ideali per viaggiare, clisse la proprietaria.

62 63
FT

Sono comodi, moderni, versatili. Si possono lava- una ricevuta per la penultima. Rimaneva solo la
re a lrano in acqua fredda. Non si sgualciscono. traduttrice. J
{

I,e altre donne erano d'accordo. Dicevano che La proprietaúalaguardava, come se fosse con-
I
I
I
ji
ormai si mettevano soltanto i vestiti disegnati clalla sapevole per ia prima volta della sua presenza. ;

prcrprietaría. Li si trovava soltanto andando a casa « E lei, cosa ha deciso di prendere? »


I

sua, soltanto grazie a un invito privato. Soltanto in << Niente. Mi manca un golfino, il mio. >>

questo modo, segreto, nascosto, festivo. « Il colore? »


La traduttrice stava davanti allo specchio. Stu- << Nero. >>

diava la propria immagine. Ma era clistratta, c'era ., Ah, mi dispiace. »


la presenza di un'altra clonna dietro lo specchio, La proprietaria chiamó la donna dietro 1o spec-
in fondo al corridoio. Era diversa da1le altre, Stava chio. Le chiese di raccogliere i vestiti dal pavimen-
lavoranclo a un tavolo, con un ferro da stiro, con to, di rimettere tutto a posto.
un ago in bocca. Aveva occhi stanchí, una faccia « A questa signora manca un golfino nero >>

addolorata. ciisse. << Non la conosco >> continuó. <. Come mi


I vestiti erano eleganti, ben fatti. Anche se le ha trovata? >>

stavano benissimo, alla traduttrice non piacevano. << Ero fuori. FIo seguito le altre. Non sapevo
Dopo aver provato l'ultima cosa, decise di uscire, cosa ci fosse dentro.,
Non si sentiva se stessa in quei vestiti. Non voleva << Non 1e piacciono, i vestiti? >>

acquistare o accumulare niente di piü, « Mi piacciono ma non mi servono. >>

C'erano mucchi di abiti dappertutto, sul pavi- << Da dove viene? >>

mento, sui divani, sulle poltrone, come tante poz- << Non sono di qui. »

zanghere scure, f)opo aver rovistato un po', trovo << Neanch'io. Fla fame? Gradisce del vino?

il suo. Perd mancava il golfino nero, Aveva cercato Della frutta? >,
in tutti i mucchi ma non era riuscíta a ritrovarlo. .. No, grazie . >>
Il salotto era quasi vuoto. Mentre la traduttrice << Scusate. >>

cercava il suo golfino la maggior parte delle donne Era la donna che lavorava per la proprietaria,
eru andata via. La proprietaria stava preparando Mostrd qualcosa, un indumento, alla traduttrice.

64 65
t
'T
<< Ecco disse la proprietaia, <<Era nascosto,
>> serie di chiamate, Spiegava a üna donna dopo
abbiamo ritrovato il suo golfino", l'altra quello che era successo. Scambiava due pa-
La traduttrice lo prese. Ma aveva capito subito, role con ognuna.
senza neanche mettefselo, che non era il suo. Era La traduttrice aspettava' Era convinta che qual-
un altro, sconosciuto, La lana era piü ruvida, il cuna di loro avesse preso il suo golf, e che quello
nero meno intenso, ed era di una misura cliversa. lasciato a lei appartenesse a un'alua.
Quando lo indossd, quaudo si guardd nello spec- La proprietaria posó il cellulare' << Mi dispiace,
chio, lo sbaglio le apparve evidente. signora. Ho chiesto a tutte, Nessuna inclossava un
<< Questo non é il mio, » golfino nero oggi da me. Solo lei' "
<< Cosa dice? » Ma questo non é il mio' »
<<

« Il mio é simile, ma non é questo. Non ricono- Era sicura che non fosse il suo. Al tempo stesso

sco questo golf. Non mi sta bene, r, sentiva un'incertezza tfemenda che la consumava,
<< Ma dovrebbe essere il suo. La donna ha siste- che cancellava tutto, che la lasciava senz^ nulla'
mato tutto. Non rimane niente sul pavimento, <<Grazie di essere venuta, arrivederla' clisse ia
niente sui divani, guarcli. » proprietaria. Non disse niente cli piü,
La tracluttrice non voleva accettare l'altro gol- La traduttrice si sentiva sconcertata, vuota' Era
fino. Ne provava antipatia, úbrezzo. << Questo ,venuta in questa cittá cercanclo un'altra versione
non é il mio. Ii mio é sparito. » di sé, una ttasfigurazione, Ma aveva capito che la
<< Ma come? >> sua identitá era insidiosa, una radice che lei non
<< Forse un'altra donna I'ha preso senza accor- sarebbe mai riuscita a estirpare, un carcere in cui
gersene. Forse c'é stato uno scambio. Forse c'era- si sarebbe incasmata'
no delle alme clienti che indossavano un golfino Nel corricloio voleva salutare la donna che la-
come questo? >> vorava per la padrona, dietro lo specchio) a un
<< Non me 1o ricordo. Va bene, posso control- tavolo. Ma non c'era Piü'
lare, aspetti. >> Tornó a casa, sconfitta. Fu costretta a indossare
La proprietaria si sedette di nuovo sul divano. 1'altro golfino, perché pioveva ancora' Quella sera
Accese una sigaretta. Poi, cominció a fare una si addormentd senza mangiare, senza sognare'

66 6l
ry

11 giorno dopo, quando si svegiid, vide un go1-


fino nero su una sedia nell'angolo della camera,
Le era di nuovo familiare, Sapeva che era sempre
stato il suo, e che la sua reazione il giorno prece-
Il riparo fragile l
,{

dente, la piccola scena che aveva fatto di fronte ;il

tj
alle altre due donne, era stata completamente ir- I

I
I

ruzionale, assurda. i

Eppure quesro golfino non sembrava piü 1o sres- I

Quando leggo in italiano mi sento un'ospite, una


so, non quello che aveva cercato. Quando lo vide,
viaggiatrice. Ciononostante, quello che faccio
non provava piü nessurl rlbrezzo. Anzi, quando 1o
sembra un compito ragionevole, accettabile.
indossd, 1o preferi. Non volcva ritrovare'quello
Quando scrivo in italiano mi sento un'intrusa,
perso, non le lnancava. Ora, quan<1o lo indossava,
un'impostora. Sembra un compito contraffatto,
era un'altra anche 1ei.
innaturale. Mi accorgo di aver oltrepassato un
confine, di sentirmi persa, <li essere in fuga. Di
essere completamente straniera.
Quando rinuncio all'inglese rinuncio alla mia
autorevolezza, Sono raballante anziché sicura.
Sono debole.
Da dove viene l'impulso di allontanarmi dalla
mia lingua dominante, la lingua da cui dipendo,
da cui provengo come scrittrice, per darmi ali'ita-
liano?
Prima di cliventare un'autríce mi mancava un'i-
dentitá chiara,nitida. É rtuto attraverso la scrittu-
ra che sono riuscita a sentirmi realizzata. Ma
quando scrivo in italiano non mi sento cosi.
Cosa vuol dire scrivere senza la propria auto-

68
69
T
rcvolezza? Posso definirmi un'autrice, senza sen-
Quando scrivo in italiano, mi basta quello spic-
tirmi autorevole? chio di cielo.
Com'é possibile, quando scrivo in italiano, che Mi rendo conto che la voglia <li scrivere in una
mi senta sia piü libera sía inchiodara, costrerta? nuova lingua deriva da una specie di disperazione.
Forse perché in italiano ho la libertá di essere Mi sento tormentata, come la capinera di Verga.
imperfetta. Come 1ei, desidero altro: qualcosa che probabil-
Come mai mi attrae questa nuova voce, imper_ mente non dovrei desiderare, Ma penso che l'esi-
fetta, scarna? Come mai rni soddisfa la penuria? genza di scrivere derivi sempre dalla disperazione
Cosa vrrol dire rinunciarc aun palazzo per abitare insieme alla speranza.
quasi per strada, sotto un riparo cosi fragile? So che si dovrebbe conoscere a fondo la lingua
Forse perché dal punto di vista creativo non c,d in cuí si scrive. So che mi manca una vera padro-
nulla di tanto pericoloso quanto la sicurezza. naflza. So che la mia scrittura in italiano é qualco-
Mi chiedo qualc sia il rapporro rra libertá e sa di prematuro, awentato, sempre approssimati-
limitazioni. Mi chiedo come una prigione possa vo, Voglio chiedere scusa. Voglio spiegare la fonte
somigliare al paradiso, di questo mio slancio.
Mi viene in mente qualche riga <ii Verga che ho Perché scrivo? Per indagare il mistero clell'esi-
scoperto di recente: << Pensare che avrebbe potuto stenza. Per tollerare me stessa. Per awicinare tut-
bastarmi quest'angolo di terra, uno spicchio <Ii to ció che sí trova al di fuori rli me.
cielo, un vaso di fiori, per goclere tutte le felicitá Se voglio capire quello che mi colpisce, quello
del mondo, se non avessi provato la libertá e se che mi confonde, quello che mí angoscia, in bre-
non mi senrissi in cuore la febbre roditrice di tutte ve, tutto ció che mi fa reagire, devo metterlo in
le gioie che son fuori di queste mura! >> parole. La scrittura é il mio unico moclo per as-
Chi parla é la protagonisra di Storia di una ca_ sorbire e per sistemare la vita. Altrimenti rni sgo-
pinera, una novizia di clausura che si sente intrap_ menterebbe, mi sconvolgerebbe troppo.
polata nel convento, che vagheggia la campagna, Ció che passa seflzaesser messo in parole, senza
la luce, l'ada. esser trasformato e, in un certo senso, puríficato
Io, in questo momento, preferisco il recinto, dal crogiuolo dello scrivere, non significa nulla

70 71
ñ t'l!

per me. Solo le parole che durano mi sembrano L'irupossibiliti


realí. Hanno un potere, un valore superiore a noi.
Visto che io provo a decifrare tutto ramite la
scrittura, forse scrivere in italiano d semplicernen-
te il mio modo per apprendere la lingua nel modo
piü profondo, piü srimolanre.
Fin da ragazza apparrengo soltanto alle mie
parole. Non ho un Paese, una cultura precisa. In un numero di « Nuovi Argomenti », leggendo
Se non scrivessi, se non lavorassi alle parole, norl un'intervista con il romanziere Carlos Fuentes,
mi sentirei preserrte sulla terra. trovo questo: ,. É .rt..*amente uríle sapere che
Cosa significa una parola? E una vita? Mi parc, non si poffá mai raggiungere certe vette >>,
alla fine, la stessa cosa. Come una parola puó Fuentes si riferisce a certi capolavori letterari
avere tante dimensioni, tante sfum¿lture, una tale
- opere geniali come Dctn Cbiscir¡tte, per esem-
complcssitá, cosi una pcrson¿1, Llna vita. La lingua pio - che restano intoccabiii. Crerio cl-re queste
é lo specchio, la mer¿fbra prir-rcipale, Perché in vette abbiano un doppio ruolo, cousiderevole,
fondo il significato di una parola, cosi come quello per gli scrittori: ci fanno puntare alla perfezione
di una persona, é qualcosa di smisurato, di inef- e ci ricordano la nostra mediocritá.
fabile. Come scrittrice, in qualsiasi lingua, clevo tenere
conto della presenza cli grandissirni ¿utori. Devo
accettare la natura del mio contributo rispetto al
loro. Pur sapendo che uon riusciro mai a scrivere
come Cen antes, come Dante, come Shakespeare,
scrivo cornunque. Devo gestire l'ansia che queste
vette possono suscitare. Altrimenti, non oserei
scrivere.
Ora che scrivo in italiano, I'osservazione di
Fuentes mi sembra ancora piü pertinente. Devo

72 7)
tFr

1
accemare f impossibilitá di raggiungere la vetta
é lento, zoppicante, senza scorciatoie. Piü capisco
che mi ispira, ma allo sresso tempo mi porta via
la lingua, piü siingarbuglia. Piü mi awicino, piü si
spazio. Ora la vetta non é l,opera di un altro
allontana. Ancora oggi il dístacco tra me e l'italia-
scrittore piü brillante di me, ma invece il cuore
no rimane insuperabile. FIo ímpiegato quasi la
della lingua in sé. Pur sapendo che non riuscird a
metá della mia vita per fare appena due passi.
trovarmi sicuramente dentro questo cuore, cerco,
Per arrivare solo qui.
attravefso 1o scrivere, di raggiungedo.
In questo senso la metafora del piccolo lago che
Mi chiedo se sto andando controcorrente. Vivo
volevo attraversare, con cui ho corninciato questa
in un'epoca in cui quasi tutto sembra possibile, in
serie di riflessioni, é sbagliata. Perché in realtá una
cui nessuno vuole accettare alcun limite. possia_
lingua non é un laghetto ma un oceano. Un ele-
mo inviare un messaggio in un istante, possiamo
mento tremendo e misterioso, una forza della na-
andarc da un capo all'altro del mondo in una
tura davanti alla quale mi devo inchinare.
giornata. Possiamo vedere chiaramente una per_
In italiano mi manca una prospettiva completa.
sona che non sta accanto a noi. Gruziealla tecno-
Mi manca \a distanza che mi aiutcrebbe. FIo solo
logia, niente attesa, niente distanza. Ecco perché
7a distanza che mi ostacola.
si puó dire tranquillamente che il mondo é piü
Non é possibile veclere il paesaggio per intero,
piccolo rispetto al passato. Siamo sempre connes_
Conto su certe vie, certi n-rodi per passare. Qual-
si, raggiungibíli. La tecnologia rifiuta la lonranan_
che percorso di cui ormai rni fido, cla cui proba-
za, oggí piü che mai.
bilmente dipendo troppo. Riconosco certe parole,
Eppure, questo mio progetto in italiano mi ren-
certe cosuuzioní, come se fossero alberi farniiiari
de acutamente consapevole delie distanze immani
durante una passeggiata quotidiana. Ma scrivo,
tra le lingue. Una lingua srraniera pud significare
alla fine, dentro una trincea.
una separazione totale. Pud rappresentare, ancora
Scrivo ai margini, cosi come vivo da sempre ai
oggi, la ferocia della nostr a ignoranza. per scrivere
margíni dei Paesi, de1le culture. Una zona perife-
in una nuova lingua, per penetrarne il cuore, nes_
rica in cui non é possibile che io mi senta radicata,
suna recnologia aiuta. Non si pud accelerare il
ma dove ormai mi trovo a mio agio. L'unica zona
processo, non si pud abbreviarlo. L,andamento
a cui credo, in qualche modo, di appartenere.

t4 75
F?
q
Posso costeggiare f italiano, ma mi sfugge l'en- Venezia
troterra della lingua. Non vedo 1e vie segrete, gli
strati celatí. I livelli nascosri. La parte sorterranea.
A villa Adriana, a Tivoli, c'd una rete viaria
gigantesca, un sistema impressionante e imponen-
te, tutto sottoterra. Questo complesso di passaggi
é stato scavato per trasportare merci, servitori,
schiavi. Per separare l'in-rperatore dal popolo. In questa cittá inquietante, quasi onirica, scopro
Per nascondere la vita vera e chiassosa della villa, un nuovo modo per capire il mio rapporto con
cosi come la pelle nasconde tutte le funzioni, brut- l'italiano. Questa topografia frammentata, diso-
te ma essenziali, <Iel corpo. rientante, mi dá un'altra chiave.
A Tivoli capisco la natlrra del mio progetto in Si tratta del <lialogo tra i ponti e i canali. Un
italiano. Come i üsitatori di oggi alla r.,illa, come dialogo úa l'acqua e la terraferma. Un dialogo che
Adriano quasi due millenni fa, cammino sulla su- esprime uno stato sia di separazione sia di con-
perficie, la parte accessibile. Ma so, da scrittrice, hessione,
che una lingua esiste nelle ossa, nel midollo. Che A Venezia non posso muovermi senza attraver-
la vera vita della lingua, la sostanza, é li. sare innumerevoli ponti pedonali. Alf inizio dover
Torniamo a Fuentes: sono d'accordo, credo attraversare un ponte quasi ogni due minuti mi
che una consapevolezza dell'impossibilitá sia cen- affatica. Mi sembra un percorso atipico, legger-
trale alf impulso creativo, Davanti a tutto ció che mente difficile. In poco tempo, peró, mi abituo.
mi sembra irraggiungibile, mi meraviglio. Senza Pían piano qllesto percorso cliventa abituale, se-
un sentimento di meraviglia verso le cose, senza ducente, Salgo, attraverso un canale, poi scendo
lo stupore, non si puó creare nulla. dall'a1tra parte. Camminare per Venezia vuol dire
Se tutto fosse possibile, quale sarebbe il senso, rípetere quest'azione un numero incalcolabile di
il bello della vita? volte. In mezzo a ogni ponte mi trovo sospesa, né
Se fosse possibile colmare la disranza tra me e di qua né di lá, Scrivere in un'altra lingua somiglia
l'italiano, smetterei di scrivere in questa lingua. a un percorso del genere.

76 71
T
\
La mia scrittura in italiano, cosi come un ponte, dermi. Mentre scrivo affronto tantissimi vicoli cie-
é qualcosa di costruito, di fragile. potrebbe in chi, tanti angoli angusti da cui devo districarmi.
qualsiasi momento sprofondare, lasciandomi in Devo abbandonare certe strade. Devo corregger-
pericolo, L'inglese scorre sorto i piedi. Me ne so-
mi continuamente. Ci sono momenti in italiano,
no accorta: é una presenza innegabile, anche se cosi come a Yenezia, in cui mi sento soffocata,
provo a evitarlo. Rimane, come I'acqua ayenezia,
sconvolta. Poi giro e) quando meno me 1o aspetto,
l'elernento piü forte, piü naturale, l'elemento che
mi ritrovo in un luogo sperduto, silenzioso, splen-
minaccia sempre di inghiottirmi. paradossalmen-
dente.
te, potrei soprar,vivere senza problemi in inglese,
Con gli anni Venezia ha un impatto sempre piü
non annegherei. Eppure, non volendo nessun
sconcertante su di me. La bellezza travolgente mi
contatto con l'acqua, faccio i ponti.
trafigge, sono sopraffatta dalla fragilitá della vita.
A Venezia mi accorgo di uno stato d'inversione
di quasi tutri gli elementi. Mi é difficile distingue- Mi sento awolta da un sogno arclente che sembra
re tra ció che esiste e ció che sembra un,illusione, sempre sul punto di dissolversi. Un sogno pill
un'apparizione. Tutto mi appare ínstabile, mute- vero della rrita, Passare ripetutamcnte sui ponti
vole. Le strade non sono solide. Le case sembrano mi fa pensare a quel passaggio che f'acciamo tutti
galleggiare. La nebbia puó rendere invisibile l,ar- noi sulla terra, ffa la nascita e la morte, Talvolta,
chitettura. L'acqua alta pud allagarc una piazza.I attraversando certi ponti, temo di aver giá rag-
canali rispecchiano una versione inesistente della giunto l'aldilá.
cittá. Quando scrivo in italiano, nonostante il mio
Lo smarrimento che awerto aVenezia é simile amore per la lingua, sento 1a stessa inquietudine.
a quello che rni prende quando scrivo in italiano, Questo passo che sto facendo sembra un salto nel
Nonostante la pianta dei sestieri, mi perdo. Il la- vuoto, un'inversione cli me stessa. Cosi come i
birinto veneziano trascende Ia propria pianta co- riflessi <lei palazzi che oscillano sulla superficie
me una iingua trascende la propria grammaticá. del Canal Grande,la mia scrittura in italiano sem-
Camminare per Yenezia, cosi come scrivere in bra qualcosa <1i impalpabile. Vaporosa, come la
italiano, é un'esperienza spíazzante. Devo arren- nebbía, Temo che il ponte tra me e f italiano, alla

78 79

{
Et

fine, non esista. Che resterá, nella migliore clelle L'imperfetto


ipotesi, una chimera.
Tuttavia, sia a Venezia sia sulla pagina, i ponti
sono l'unico modo per muovermí in una nuova
dimensione, per superare i'inglese, per arrivare
altrove. Ogni frase che scrivo in italiano é un pic-
colo ponte da costruire, poi da atffaversare. Lo
faccio con tituban za mista a un impulso persisten- Ci sono tantissime cose che continuano a confon-
te, inspiegabile. C)gni frase, come ogni ponte, mi dermi in italiano. Le preposizioni, per esempio:
porta da un luogo a un altro. É .,n [Link] ati- alla parete, per terra, dal calzolaio, in edicola. Per
pico, seducente. Un nuovo ritmo. Adesso mi sono ripassarle, potrei prenclere appunti nel quaderno
quasi abituata. o sul taccuino. Ho una guida per aiutare 1o stu-
dente straniero, contenente un¿r serie di esercizi cii
I
questo tipo: «Mettiti ... miei panni e prova ...
vedere la situazione .,. i miei occhi>>. Sono stuc-
chevoli, ma li faccio 1o stesso: se voglio impadro-
nirmi della lingua, non c'é scampo. Piü che altro,
non riesco mai a riempire quegli spazi alla perf-e-
zione. Magari, per imparare le preposizioni una
buona volta, basta questa stupenda frase che si
trova in un racconto di Moravia: << Sbucammo
finalmente su una piazza ai sole, in un venticello
frizzante da neve, davanti un parapetto oltre il
quaie non c'era che ia luce di un grande panorama
che non si vedeva».
Un'altra s¡rina nel flanco é l'uso dell'articolo:
non mi é chiaro quanclo si usa e quando cade.

80 81
T \

Perché si dice c'é Ltento, ma c'é il sole? Lotto per ne, per me non 1o é. Quando devo scegliere tra
capire la differenza ffa uno stato d'aruinto e una l'unl e l'altro, non so quale sia giusto' Vedo il
busta della spesa, giorni di scirocco e la linea del- bivio davand a me, rallento, e sento che sto per
l'orizzonte, Tendo a sbagliarmi, mettendo l'artico- bloccarmi. Sono pervasa dal dubbio' Provo un
1o quando non ce n'é bisogno (tipo: « parliamo clel senso cli panico' Non capisco d'istinto la
differen-
cinema>>, <<sono venuta in Italia per cambiarela za. Come se avessi una specie di rniopia temporale'
straclarr), flá leggendo Vittorini, imparo che sí É solo a Roma, quando comincio a parlarc ita-
dice queste sono fandonie, Grazíe a un carteilo liano ogni giorno, che mi renclo conto di questo
pubblicitario per stada, imparo che il piacere scoglio. Ascoltando i miei amici, raccontando
non ha lintiti. qualcosa al mio insegnante d'italiano, me ne ac-
A proposito: rimango incerta sulla diffetenza .orgo. Dico c'.i stato scritto quan<lo si dice c'era
tra liruite e limttazione, funzione e funziond tlten to, scritto. Dico era difficite quanclo si dice é statc¡
rnodtfica e modificazione. Certc parole che si so- difficite. Mi confondo soprattutto tra era ed é sta'
migliano mi torment¡no: schiacciare e scacciare, to: due facce del verbo esscre ' quello fondamen-
spiccare e spicciare, fir.,co e fiocco, croccbio e crocic- tale. A Roma, per quasi un anno, la rnia confusio-
chir¡, Scartbio ancora adesso gii per appen(l. ne diventa un cruccio.
Talvolta vacillo quando paragono due cose, per Per aiutarmi, il mio insegnante mi dá qualche
cui il taccuino é pieno di frasi del genere: Di que- immagine: lo sfonclo rispetto all'azione centrale'
sto rt¡manzo m.i piace piü la prima purte della se- La cornice rispetto al quadro' Una linea sinuosa
conda. Parlo l'inglese meglio dell'italiano. Preferi- anziché clritta. Una situazione anzíché un
Íatto'
Si dice la cbiaue era sul tauok¡' In questo caso
é
sco Rotna a Neru York. Pioue piü a Londra che a
Palerrno. una linea sinuosa, una situazione' Eppure a me
fosse
So che non é possibile conoscere una iingua sembra anche un fatto, il fatto che la chiave
straniera alia perfezione. Non a caso, ció che mi sul tavolo.
confonde di piü in italiano é 1'uso delf imperfetto, Si dice siamr-t stati bene ' Qui abbiamo la linea
rispetto al passato prossimo, Dovrebbe essere una <lritta, una condi zione con un sapore clefinitivo'
cosa abbastanza semplice ma> per qualche ragio- Eppure a me sembra anche una situazione'

82 B)
'q
La confusione mi fa pensare a un motivo geo- sarebbe cambiato in meglio. » Ma questa fatica
metrico, una specie di illusione ottica corne quella risulta inutile, Alla fine imparo solo una cosa: di-
che si trova sui pavimenti delle chiese o dei palazzi pende dal contesto, dall'intenzione.
antichi: una serie di cubetti di tre colori, un díse- Ormai, la differenzatal'imperfetto e il passato
gno semplice ma complesso che inganna I'occhio.
¡rrossimo mi dá un po'meno fastidio, So che alla
L'effetto di quest'illusione é stupefacente, un po' fine di una cena si dice é stata una bella serata, tna
sconcertante: la prospettiva si sposta, per cui si che era una bella serata fino a quando non é pio-
vedono contemporaneamente due versioni della vuto. So che sono stata in Grecia per una settima-
stessa cosa, clue possibilitá. na, ma che ero in Grecia quando mi sono amma-
Alla ricerca di qualche inclizio, noto che con gli lata. Capisco che l'imperfetto si riferisce a una
avverbi selnpre e tnui si usa spesso il passato pros- specie di preambolo, un'azione aperta, senza con- I

símo: sonr¡ stata sempre confusa, per esempio. Op- fini, senza inizio o termine. Un'azione sospesa an-
püre nolt sono ntai stata cdpdce di assorbire questa
ziché [Link], inchiodata al passato. Capisco
cosa. Ctedo di aver scoperto una chiave importan-
che il rapporto tra l'imperfetto e il passato pros-
te, magari una regola. Poi, sfogliando E stato cosi simo d un sistema, complesso e preciso, per ren-
di Natalia Ginzburg - un titolo che fornisce un dere piü tangibile, piir viviclo, il ternpo giá trascor-
altro esempio del problema -, leggo: << Non mi so. Un modo cli raccontare qualcosa di astratto, di
diceva mai che era innamorato di me... Francesca percepire qr-ralcosa che non c'é.
aveva sempre tante cose da raccontare... Aspetta- Inutile dire che questo blocco mi fa sentire,
vo sempre la posta >>. Nessuna regola, solo ancora appunto, molto imperf'etta. Per quanto frustrante,
piü confusione. mi sembra un destino. Mi identifico con l'imper-
Un giorno, dopo aver letto Niente, piit niente al fefto, perché un senso d'imperfezione ha segnato
ntondo, un rornanzo di Massimo Carlotto, sotto- la mia vita. Sto provando da sempre a migliorar-
lineo come ufia pazza ogni uso del verbo essere al mi, a comeggermi, perché mi sono sempre sentita
passato. Scrivo tutte le frasi in un quaderno: << Sei
una persona difettosa.
stato dolce >>. << C'era ancora lalka.>> << É stato cosi Per colpa della mia identitá divisa, per colpa,
fin da quando era giovane. >> << Ero certa che tutto forse, clel mio carattere, mi considero una persona

84
85
*t i'
1

incompiuta, in qualche modo manchevole. pud Scrivo fin da piccola per dimenticare le mie
darsi che ci sia una causa linguistica: la mancanza imperfezioni, per nascondermi sullo sfondo della
cli una lingua con cui possa identificarmi. Da ra- vita. In un celto senso la scrittura é un omaggio
gazzina, in America, provavo a parlare i1 bengale- prolungato alf imperfezione. Un libro, cosi come
se alla perfezione , senza alcun accento straniero, una persona, ritnane qualcosa di imperfetto, di
per accontentafe i miei genitori, sopfattutto per incompiuto, durante tufta la sua creazione, Alla
sentirmi completamente figlia loro. Ma non era fine della gestazione la persona nasce, poi cresce.
possibile. D'altro canto volevo essere considerata Ma ritengo che un libro sia vivo solo mentre viene
un'americana, ma nonostante parlassi quella lin- scritto. Dopo, almeno per me, muore.
gua perfettamente, non era possibile neanche
quello, Ero sospesa anziché radicata, Avevo due
lati, enrambi imprecisi. L'ansia che provavo, e
talvolta provo ancora, proviene da un senso di
inadeguatezza, di essere una delusione.
Qui in Italia, dove mi trovo benissimo, mi sento
in-rperfetta piü che mai. Ogni giorno, menrre par-
lo, mentre scrivo in italiano, mi scontro con l'im-
perfezione. Questa linea sinuosa lascia una rac-
cia, mi accompagna ovunque. Mi tradisce, rivela
che non sono radicata in questa lingua.
Perché mi interessa, da adulta, da scrittrice,
questa nuova relazione con f imperfezione? Cosa
mi offre? Direi una chiarezza slsaTorditiva, una
consapevolezza plü profonda di me stessa. L'im-
perfezione dá 1o spunto all'inven zione, all'imma-
ginazione, alla creatívitá. Stimola, Piü mi sento
imperfetta, piü mi sento viva.

B6 87
T q
I
I

L'adolescente peloso

1r

Ricevo un invito per andare a Capri, a un festival


letterario. Si tratta di una serie di incontri tra
lr

autori anglofoni e ítalianí; si svolgerá in una piaz-


zetta sul mare, che dá sui faraglioni. Ogni anno í1
festival é dedicato a Lrn tema su cui gli scrittori si
confrontano, Quest'anno sará <. vincitori e vinti >>.
Prima clei festival, ai partecipanti viene chiesto di l

scrivere un pezzo su questo tema, pef un catalogo i

bilingue, Visto che sono una scrittrice anglofona,


ll
la supposizione é che io scrivero qllesto pezzo in
inglese, e che poi sará tradotto in iraliano. Ma io, ti

in Italia da quasi un anno, sono ormai talmente l

presa dalla lingua che cerco di evitare f inglese il 1l

piü possibile. Scrivo il pezzo in italiano, per cui


sefve una traduzione in inglese.
Sarei la traduttrice naturale, ma non ne ho la
minima voglia, Non nii interessa, in questo mo-
rnento, tornare indietro. Anzi, mi fa paura, Quan-
do esprimo la mia úluttanza a mio marito, mi dicc:
« Ti conviene fare la traduzione da sola. Meglio trr

B9
T
che qualcun altro, altrimenti non sará sotto il tuo
furibondo. Probabilmente, sentendosi trascurato
controllo », Seguendo questo consiglio, e avendo
cla quasi un anno, ce l'ha con me. Le due lingue si
il senso del dovere, alla fine decido cli traclurmi.
affrontano sulla scrivania, ma il vincitore é gii piü
Immaginavo che fosse un compito facilissimo.
che owio. La traduzione sta clivorando il testo
Una discesa anziché una scalata. Invece ni stupi_
originale, lo sta smontando. Mi colpisce quanto
sce quanto lo rovi impegnativo. euando scrivo in
questa lotta cruenta esernplifichi í1 tema del festi-
italiano, penso in italiano: per rradurre in inglese,
val, l'argomento stesso del pezzo.
devo risvegliare un'altra parte del cervello. La
Voglio difendere ii mio italiano, che tengo in
sensazione non mi piace affaff.o. provo un senso
braccio come un neonato. Voglio coccolarlo,
di estraneitá. Come se nri imbattessi in un ficlan_
Deve clormire, deve alimentarsi, deve crescere.
zat.o ,Ji cui ero stufa, qualcuno che avevo lasciato
Rispetto all'italiano, il mio inglese mi sembra un
anni fa. Non mi seduce piü.
adolescente peloso, puzzolente. Vattene, voglio
Da un latola traduzione non suona. Mi sembra
dirgli. I'Jon molestare il tr-ro fratellino, sta riposan-
insulsa, scialba, incapace di esprimere i miei nuovi
do. Non é una creatura che pud correre e pud
pcnsieri, Dall'altro sono sopraffatta dalia ricchez_
giocare. Non é un tagazzo spensicrato, vigoroso,
za, 7a forza,la flessibilitá del mio inglese. A un
indipendente come te,
tratto mi vengono in mente migliaia di parole, cJi
Ora mi rendo conto di descrivere il mio rap-
sfumature. Una grammatica robusta, nessuna in_
porto con l'italiano in un alro modo, di aver in-
certezza. Non mi serve alcun dizionario. In inglese
rodotto una nuova metafora. Finora l'analogia
non devo inerpicarmi. Mi deprime, questa vec_
era sempre stata romantica: un colpo di fulmine,
clria conos cenza, questa desffezza. Chi ¿ quesra
un innamoramento. Adesso, mentre traduco me
scrittrice, cosi ben aürezzata? Non ia riconosco.
stessa, mi sento la madre di due figli. Mi accorgo
Mi sento infedele. Temo, controvoglia, a ma_
di aver cambiato il mio atteggiamento nei con-
lincuore, di aver tradito l'italiano.
fronti della lingua,maforse il cambiamento riflet-
Rispetto alf italiano, l'inglese mi sembra prepo-
te uno sviluppo, un percorso naturale. Un tipo
rente, soggiogante, pieno cli sé. Ho l,impressione
d'amore segue l'altro e da un accoppiamento
che, finora in cattivitá, si sia scatenato e che sia
amorevole idealmente nasce una nuova generazio-
c)0
L)l

,flft
tT ql
I

ne. Provo una passione ancora piü intensa, piü piü intimo di leggere qualcosa. Una traduzione é i

pura, piü trascendente per i miei figli. La marer_ un bellissimo incontro dinamico tra due lingue,
nitá é un legame viscerale, un atlore inconclizio_ due testi, due scrittori. Implica uno sdoppiamen-
nato, una devozione che va oltre l,attr azione e Ja to, un rinnovamento. Nel passato amavo tradurre
comparibilit¿. dal latino, dal greco antico, dal bengalese. É stato
Mentre traduco questo breve testo in inglese, un modo di avvicinarmi alle diverse lingue, di
mi sento spezzata in due. Non riesco a gestire la sentirmi legata ad autori lontanissimi da me, nello
tensione, non sono capace di muovermi tra le spazio e nel tempo, Tradurre me stessa, cla una
Iingue come un'acrobata. Mi viene in mente la Iingua in cui sono ancora un'apprendist¿r, non é la
sensazione sgraclevole cli clover essere due diverse stessa cosa. Dopo aver f¿ticato pet realizzare il
persone allo stesso tempo: una condizione inelut_ testo in italiano mi sento appena sbarcata, stanca
tabile della mia vita. so chc Beckett ha traclotto se ma entusiasta, Voglio fermarmi, orientarmi, 11
stesso dal francese all'inglcse. per me rlon é pos_ rienffo, prematuro, mi fa male. Sembra una di-
sibile, perché il mio italiano resta molro piü de_ sfatta, un regresso. Sernbra clistrurtivo anziché
bole. Non sono pari, quesri clue fratelli, e il mio creativo, quasi un suiciclio,
favorito é il piccolino, Nei confronti dell,italiano A Capri, faccio la prcsentazione in italiano.
non sono neuffale. Leggo ad altavoce il nrio pezzo su vincitori e vinti.
Quanto alla taduzione in inglese, la ritengo un Vedo il testo inglese in blu sulla sinistra, quello
obbligo, nient'altro. Lo rrovo un processo centri_ itaiiano, in nero, sulla clestra. L'ingJese é muto, ab-
peto. Nessun mistero, eessuna scopefta, nessun bastanza uanquillo, Stampati, rilegati, i fratelli si
incontro con qualcosa al di fuori di me. tollerano, Sono, almeno per il momento, in tregua.
I)evo ammettere, peró, che viaggiare tra le clue Dopo la lettura comincia una conversazione tra
versioni risulta utile. AIla fine, lo sforzo della rra_ me e due scrittori italiani. C'é anche un'interprete
duzione rende la versione in italiano piü chiara, seduta accanto a noi per tradurre in inglese cid
I

piü articolata. Serve alla scrittura, anche se scon_ che stiamo dicendo. Dopo qualche liase mi fer-
volge la scrittrice. mo, poi parla lei. Quest'eco in inglese é una cosa
Credo che tradurre sia il modo piü profonclo, incredibile, fantastica: é sia un circolo compiuto

L)2
9)

ü
-l q
sia un rovesciamento totale. It{e sono stupefatta,
Il secondo esilio
commossa. Penso a Mantova tredici anni fa e al-
l'ínterprete senza il quale non potevo esprimermi
in italiano davanti at pubblico' Non'pensavo che
avrei mai raggiunto questo traguardo'
Ascoltando la mia interprete, mi fido per la pri-
ma volta del mio italiano' Sebbene rimanga per
Dopo aver trascorso un anno a Roma torno per
sempre il fratello minore, il mingherlino se la cava'
un mese in America. Li, subito, sento lamancanza
Grazie al primogenito riesco a vedere il secondo,
dell'italiano. ltron poterlo parlare e ascoltare ogni
a<l ascoltarlo, perfino ad ammirarlo un po''
giorno mi angoscia. Quando vado nei ristoranti,
nei negozi, in spiaggia, m'infastidisco: come mai la
gente non parla italiano? Non voglio interagire
con nessutro. Provo un sentimento di nostalgia
struggente,
Tutto ció che ho assorbito a Roma sembra as-
sente. Torniamo alla metafora materna. Penso alle
prime occasioni in cui ho dovuto lasciare i miei
figli a casa, appena dopo la nascita. Provavo, al-
l'epoca, un'ansia ffemenda. Mi sentivo in colpa,
anche se questi brevi momend di separazione era-
no normali, importanti sia per me sia per loro. É
stato importante stabilire che i nostri corpi, fino
allora vincolati, erano índipendenti. Eppure, ora
come allora, sono acutamente consapevole di un
distacco fisico, cloloroso. Corne se una parte di me
non ci losse piü.

94 95
q
I
I

Mi rendo conto della lontananza,Di un silenzio capisco: doveva essere la lingua. Quarant'anni fa
opprimente, insopportabile, non era facile, per loro, sentire le famiglie al tele-
Ogni giorno la mancanza dell'italiano mi colpi- fono. Aspettavano la posta. Non vedevano l'ora
sce sempre di piü. Temo di aver giá dirnenticato che arrivasse una lettera da Calcutta, scritta in
tutto ció che ho imparato, Temo cli subire un bengalese. La leggevano cento volte, la conserva-
annientamento. Immagino un vortice divorante, vano. Quelle lettere rievocavano Ia loro lingua e
tutte le parole che spariscono nell'oscuritá, Faccio rendevano presente una vita scomparsa. Quando
sul taccuino una lista cii verbi in italiano che indi- la lingua con cui ci si identifica d lontana, si f-a di
cano l'atto di andarsene: scomp¿xrire, suanire, sbia- tutto per tenerla viva. Perché le parole riportano
dire, sfttmare, finire. Euaporare, sudporare, suarupi- tutto: il luogo, 1a gente, Iavita,le strade, la luce, il
ra. Perrler.¡i, [Link], [Link]¡lue¡"s¿. So che alcuni cielo, i fiori, i rumori. Quando si vive senza 7a
sr-rro sinonirni tli ttrrirt. propria lingua cí si sente senza peso e, allo stesso
Soffro, finché non nri chiama, un pomeriggio a tempo, sovraccarichi. Si respira un altro tipo d'a-
Cape Cod, una giorr-ralista cla Milano, per intervi- ria, a una diversa altimdine. Si é sempre consape-
starmi. Non vedo I'ora chc squilli il telefbno, ma voli della clifferenza,
mentre parlo con lei mi preoccupo che il mio In America, dopo avet vissuto solo un anno in
italiano suoni giá imbranaro, che la rnia lingua Italia, mi sento un po' cosi. Eppure qualcosa non
sia giá fuori allenamento. Una lingua straniera é mi quadra. Non sono italiana, non sono neanche
un muscolo gracile, schizzinoso. Se non lo si usa, bilingue. L'italiano rimane per me una lingua im-
s'inciel¡olisce. Il mio italiano, in America, mi suo- paruta cla aclulta, coltivata, covata.
na stonato, ffapiantato. Il modo cli parlare, i suo- Un giorno a Cape Cod mi trovo a una vendita
ni, i ritmi, le cadenze, sembrano sradicati, disam- di libri di seconda mano, all'aperto, in una specie
bientati. Le parole sembrano senza úlevanza, dipiazzetta. Ci sono, sull'erba, tanti tavoli pieghe-
senza una presenza significativa. Sembrano nau- voli colmi di libri di ogni tipo. Costano pochissi-
fraghe, nomadi. mo. Di solito amo frugare per un'oretta e com-
In America, euando ero giovane, i miei genitori prare un sacco di cose. Questa volta, peró, non
mi parevano sempre in lutto per qualcosa, Ora voglio comprare niente, perché tutti í libri sono in

96 L)7
,1l
=

inglese. Sentendomi disperata, ne cerco uno in gnante veneziana, a Brooklyn. Questa volta non
italiano. C'é perfino qualche scatola dedicata ai facciamo nessuna lezione, solo una lunga chiac-
libri stranieri, Vedo un dizionario tedesco mal- chierata. Parliamo di Roma, della sua famiglia e
concio, dei romanzi francesi sbrindellari, ma non della mia, Le porto una scatola di biscottini, le
rovo nulla in italiano. Mi atrae solo una guida faccio vedere delie foto della mia nuova vita. Lei
turistica dell'Italia scrítta in inglese, l'unica cosa mi regala alcuni dei suoi libri, in edizione tascabi-
che compro, solo perché mi fa pens ate alrienro a le, presi dagli scaffalí: i racconti di Calvino, di
Roma a fine agosto. Tutti gli altri libri, perfino una Pavese, di Silvio d'Arzo. Le poesie di Ungaretti.
copia di uno dei miei romanzi, mi lasciano indif- É l'.riti*u volta che vengo qui. La mia insegnante
ferente. Come se fossero scritti in una lingua stra- sta per trasferirsi, sta per lascíare Brooklyn. Ha giá
niera. venduto la casa in cui ha vissuto per parecchi
Ora awerto una doppia crisi. Da un lato mi anni, dove facevamo le nostre lezioni. Sta per im-
ren<1o conto dell'oceano, in ogni senso, tra me e ballare tutto per il trasloco. I)'ora in poi quando
l'italiano. Dall'alro, del distacco tra me e l'inglese. torneró in America, a Brooklyn, non la veclró piü.
Me ne ero giá accorta in Italia, traducendo me Torno a casa con Lrn piccolo mucchio di libri
stessa. Ma penso che un allontanamento sentimen- italiani, grazie ai quali, nonostante la malinconia
tale sia sempre piü spiccato, piü lancinante quan- che mi pervade, ricsco a [Link] que-
do, nonostantela prossimitá, resta una voragine. sto período di silenzio, cli isolamento linguistico,
Perché non mi senro piü a casa in inglese? solo un libr<l pr-ró rassicurarmi. I libri sono i mezzi
Come mai non mi rincuora la lingua in cui ho migliori * privati, disueti, affidabili - per scaval-
imparato a leggere, a scrivere? Cosa ,i successo, care la realtá.
e cosa significa? Lo straniamento, il disincanto Leggo in italiano ogni giorno, ma non scrivo, In
che provo mi confonde, mi turba. Piü che mai Arnerica divento passiva. Anche se ho portato i
mi sento una scrittrice senza una lingua definitiva, dizionaú, i quaderni e i taccuini, non riesco a
senza origine, senza definizione. Se sia un vantag- scrivere neanche una parola in italiano. Irlon de-
gio o uno svantaggio, non saprei. scrivo nulla nel diario, non me la sento. Per quan-
A metá del mese vado a trovare la mia inse- to riguarda la scrittura, rimango inattiva. Come se

98 99

ü
ü

mi ritrovassi in una sala d'attesa creativa, non fac- Il tnuro


cio altro che aspettare.
Finalmente, a fine agosto, all'aeroporto, all'im-
barco, sono circond,ata di nuovo dall'italiano.
Vedo tufti gli italiani che stanno per tornare al
loro Paese dopo le vacanze a New York. Sento
le loro chiacchiere, All'inizio provo sollievo, gioia.
Subito dopo mi accorgo di non essere come 1oro. C'é una trafittura in ogni gioia. In ogni passione
Sono diversa, cosi come ero diversa dai miei ge- folgorante, un lato cupo.
nitori qr-rar-r<Jo andavamo in vacanza clagli Stati I1 secondo anno a Roma, dopo Natale, vado
Uniti a Calcutta. Non torno a Roma per raggiun- con la mia famiglia a vedere Paestum, e poi ci
gere la mia lingua. Torno per continuare a corteg- fermiamo, per un paio di giorni, a Salelno. Li, I

giarne un'altra. nel centro storico, nella vetrina di un negozietto,


Chi non appartiene ¿ ncssun posto specifico rni capita cli veclere clei vestiti carini per i barnbini.
non pud tornare, in realtá, da nessuna parte, I Enro con mia figlia. Mi rivolgo alla commessa. La
concetti di esilio e di ritorno implicano un punto saluto e le dico che sto cercando dei pantaloni per
cli origine, una patria. Senza una patria e senza mia figlia. Descrivo quello che ho in mente, sttg-
una vera lingua madre, io vago per il mon<Jo, gerisco dei colori che andrebbero bene, aggiungo
anche dalla mia scrivania. Alla fine mi accorgo che a mia figlia non piacciono i modelli troppo
che non ¿ stato un vero esilio, tutt'altro. Sono stretti, che preferirebbe qualcosa di comodo. In-
esiliata perfino dalla definizione cli esilio. somma, parlo abbastanza a lungo con questa com-
messa, in un italiano ormai scorrevole ma non del
tutto autentico.
A un certo punto entra mio marito con nostro
figlio. A differenza di me, mio marito, un ameri-
cAno, clall'aspetto potrebbe sembrare un italiano.
Lui e io scambiamo qualche parola, sempre in
100 101
!
=q

italiano, davanti alla commessa. Gli faccio


vedere la vostra lingua da piü di vent'anni, lui nemmeno
un giubbotto scontato, che sto consiclerando
per da due. Non leggo altro che Ia vostra letteratura.
nostro figlio. Lui risponde a monosillabi:
va bene, Riesco ormai a parlare in italiano in pubblico, a
mi piace, si, vediamo. Nemmeno una frase intera.
fare ínterviste radiofoniche in diretta. Tengo un
Mio marito paila 1o spagnolo alla perfezíone, diario italiano, scrivo dei racconti ».
quindi tende a parlarc l,italiano con un accento
Non dico niente alla commessa. La úngrazio,la
spagnolo. Dice sessenta y uno invece di
sessantu_ saluto, poi esco. Capisco che il mio attaccamento
no, bellessa invece di bellezza, ttuncainvece
cli tnai, alf italiano non vale niente. Che tutta la mia devo-
per cui i nostri figli lo prendono in giro. parla
zione, tutta la foga non sígnificano nulla. Secondo
bene l'italiano, mio marito, ma non 1o parla
me_ questa commessa, mio marito sa padare benissi-
glio di me.
mo l'italiano, va lodato; io no. Mi sento umiliata,
f)ecidiamo cli comprare due paia cli pantaloni
indignata, invidiosa. Sono senza parole. Dico fi-
piü il giubbotto. Alla cassa, menrre sro paganclo,
nalmente a mio marito, in italiano, quando siamo
Ia commessa mi chiede: << Da dove venite?
>> per strada: << Sono sbalorclita r.
Le spiego che abidamo a Rorna, che ci siamo
E mio marito mi chiede, in inglese: .. Cosa v'uol
trasferiti in halia lo scorso anno da New york.
A c1ire, sbalordita? r,
quel punto la commessa dice: << Ma tuo
marito L'episodio di Salerno é soltanto un esempio del
deve essere italiano. Lui parla perfettamenre,
sen_ muro che affronto ripetutamente in ltalia. Per
za nessun accento >>.
colpa del mio aspetto fisico, sono percepita come
Ecco il confine che non riusciró mai a varcare.
una strani"tr. É vero, lo sono. Ma essendo una
Il muro che rimarrá per sempre tra me e I,italiano,
straniera che parla bene f italiano, ho due espe-
per quanto bene possa impararlo. Il mio
aspetto rienze linguistiche, notevolmente diverse, in que-
fisico.
sto Paese.
Mi viene da piangere. Vorrei urlare: << Sono io
Quelli che mi conoscono mi parlano in italiano'
che amo perdutamente la vostra lingua,
mio ma_ Loro apprezzano che io capisca la loro lingua, la
rito no. Lui parla italiano solo perché ne ha biso_
condividono volentieri con me. Quanclo parlo in
gno, perché gli capita di vivere qui.
Sto srudiancJo italiano con i miei amici italiani mi sento immersa

102 1o)
I
t\

nella lingua, accolta, accettata. Prendo parte alla toccato. <<Non toccare la nosffa lingua>' alcut-ri
lingua: nel teatro delf italiano parlato credo di italiani sembrano dirmi. « N{on appartiene a te' >>

aver anch'io un ruolo, una presenza. Con gli amici Imparare una lingua straniera é il rnodo essen-
riesco a discutere per ore, a volte per giorni, senza ziale per integrarsi con gente nuova in un nuovo
dover contare su nessuna parola inglese. Sono nel Paese, Rende possibile un rapporto. Senza la lin-

mezzo del lago e sto nLlotando a modo mio con gua non ci si puó sentire una presenza legittima,
loro. rispettata. Si rimane senza voce, senza potere'
Non si trova, nel muro, alcuna fessura, alcun pun-
Ma quando vado in un negozio come quello di
Salerno mi ritrovo, bmscamente, lanciata sulla
to di entrata. So che se rimanessi in ltalia per i1
resto della mia vita, ancl"re se riuscissi a parlare
sponcla. Quelli che non mi conoscono, guardan-
italiano in moclo forbito, irreprensibile, restereb-
domi, presuppongono che io non sappia parlare
be, per me, questo muro. Penso a chi é nato e
l'italiano. Quando mi rivolgo loro in italiano,
cresciuto in ltalia, che consiclera l'Italia la sua
quanclo chiedo qualcosa (una testa cl'aglio, un
patria, che parla I'italiano perfettamente, tna che
francobollo, l'ora), dicono, perplessi: << Non ho
sembra, agli occhi cli alcuni italiani, << straniero >>'
capito rr. É ,errp.e la stessa risposta, 1o stesso cipi-
Mio marito si chiama Alberto' Per lui, basta
glio. Come se il mio italiano fosse un'altra lingua.
stendere la m¿no, l¡asta dire: << Piacere, sono Al-
Non rni capiscono perché non vogliono capir- berto >>. Grazieal suo aspetto, grazie al nome, tutti
mi; non vogliono capirrni perché non vogliono pensano che sia italiano, Quando faccio io la stes-
ascoltarmi, non vogliono accettanni. Il muro fun- sa cosa, le stesse persone clicono: <<llice tc¡ meet
ziona cosi. Quanclo qualcuno non mi capisce puó yotl>>. Quando col-ltilluo a parlare in italiano, mi
ignorarmi; non deve tenere conto di me. Queste chiedono: << Ma come mai parli cosi bene l'italia-
persone rni guardano ma non mi veclono. Non no? >> E devo fornire una spiegazione, devo clire il
apprezzano che io fatíchi per parlare la loro lin- perché. Il fatto che parli italiano sembra loro una
gua, anzi, questo li infastidisce. A volte, quandcr cosa insolita. Nessuno rivolge la stessa domanda a
parlo italiano in Italia, mi sentcl rimproverata, co- nrio marito.
me un bambino che tocca un oggetto che non va Una sera, sto per presentare il mio ultimo ro-

104 10,
5

manzo in una libreria a Roma, nel quartiere Fla_


tizio mi ha gridato: <<What the fuck is your pro-
rninio. Sono prep arata a <Jialogare con una mia
blem, can't speak English?>>
arnica italiana - una scrittrice anche lei _ su vari
Non posso evitare il muro neanche in India, a
spunti letterari. Prima che inizi la presenta zione,
Calcutta, nella cittá della mia cosiddetta lingua
un uomo, che io e mio marito abl¡iamo appena
rnadre. Li, a parte i miei parenti che mi conoscono
conosciuto, rni chiede se faró la presentazione
in da sempre, quasi tutti pensano che io, nata e cre-
inglese. Quan<Jo gli rispondo, in italiano,
che in_
tendo farlainitaliano, mi chiede se ho impa ratola sciuta fuori dall'India, parli solo ínglese, o che
lingua da mio marito. capisca appena il bengalese. Nonostante il mio
In America, sebbene io parli l,inglese come una aspetto e il nome indiano, si rivolgono a me in
madrelingua, pur essendo considerata una scrit_ inglese. Quando rispondo in bengalese, esprimo-
trice americana, incontro lo stesso muro, ma per no la stessa sorpresa di certi italiani, di certi ame-
motivi diversi. Ogni tanto, a causa del mio nome, ricani. Nessuno, da nessuna parte, dá per scontato
del mio asperto, qualcuno mi chiede come mai che io parli le lingue che sono una parte di me,
ho
scelto di scrivere in inglese piuttosto che nella Sono una scrittrice: mi identifico a fondo con 1a
mia
lingua madre. Chi mi incontra per la prima volta lingua, lavoro con essa. Eppure il muro mi tiene a

- quando mi vede, poi impara il nome, poi sente Ia ciistanza, mi separa, Il muro é qualcosa di inevi-
maniera in cui parlo inglese _ mi chiede cla tabile. Mi circoncl¿l ovunque vada, per cui mi chie-
dove
vengo. Devo giustificare la lingua in cui parlo, do se forse il muro non sia io.
anche se la conosco alla perfezione. Se non parlo, Scrivo per rompere il muro, per esprimermi in
anche tanti americani credono che io sia una modo puro. Quan<lo scrivo non c'entra ii mio
stra_
niera. Mi ricordo un tizio, un giorno, per strada, aspetto, il mio nolne. Vengo ascoltata senzaessere
che voleva darmi un volantino pubblicitario. vista, senza pregiudizi, senza filtro. Sono invisibile.
Stavo tornando da una biblioteca a Boston;
all,e_ Divento le mie parole, e le parole diventano me.
poca stavo scrivendo la mia tesi di dottorato
sulla Quando scrivo in italiano devo accettare un
letteratllra inglese del diciassettesimo secolo.
secondo muro, altíssimo, ancora piü ermetico: il
Quando ho rifiutato di prendere il volantino, il muro della lingua in sé. Ma dal punto di vista
106
107
- '1

i
l

creativo questo muro linguistico, per quanto esa-


Il triangolo
sperante, m'interessa, mi ispira.
Un ultimo esempio: un giorno a Roma vado a
pranzo con il mio editore italiano e sua moglie
all'Hotel d'Inghilterra. Parliamo della pubblica-
zione del rnio ultirno romanzo in ltalia, e di cosa
sto scrivendo ora, del mio desiderio cli scrivere
quaicosa sul mio rapporto con la lingua italiana.
Vorrei soffermarmi sulle tre lingue che conosco'
Parliamo di Anna Maria Ortese e di altri autori A questo punto mi serue un resoconto del mio
tra loro'
italiani che mi piacerebbe tradurre, Il mio editore .upporto con ciascuna, e dei collegamenti
^Ii
primo iclioma della mia vita é stato il benga-
mi sembra entusiasta cli questi nuovi progetd che me' Per quat-
ho in mente. I)ice che quel che vorrei fare - scri- 1"r". trr*undato dai miei genitori a
in Ame-
vere, per il momento, in italiano * gli sembra una tro anni, finché non sono andata a scuola
rica, é stata la mia lingua principale'
in cui mi sono
buona idea.
nata e cresciuta
Dopo pranzo, nella vetrina di un negozio di sentit¿ a mio agio, anche se sono
scarpe e borse in via del Corso, veclo qualcosa inPaesíincuimicircondav¿trn,altralingua:l,in-
é stato
glese. Il mio prin-ro incontro con i'inglese
di bello. Entro nel negozio. Questa volta non dico al-
irro, sgra,lerole: quanclo sono stata mandata
nulla. Taccio, Ma la commessa, vedendomi, chie-
1'asilo sono rimasta traumatizzata'
Mi era difficile
de subito: ,rMo! I help you?>> Quatuo parole perché do-
l

garbate che, ogni tanto in Italia, mi spezzano il ficlarmi cielle maestre e fare atnicizie, r1

parlavo'
cuore.
vevo esprimermi in una lingua che non
che conoscevo a malapena, che mi setnbrava
estranea, Volevo soitanto tornare a casa' alla lin-
gua in cui ero conosciuta, ero amata'
il bengalese ha fatto
Qualche anno clopo, peró,
una let-
,rn [Link] inclietro, quando sono cliventata
mia lin-
trice, Avevo sei o sette anni' Da allora la

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'I
T

gua madre non ¿ stata piü capace, da sola, di sembrava una conffadclizione che non potevo ri-
crescermi. In un certo senso é morta. É arrivato solvere.
l'inglese, una matrigna. Non andavano d'accordo, queste due mie lin-
Sono diventata una lettrice appassionata per gue. Mi sembravano awersarie incompatibili, 1'u-
conoscere la matrigna, per decifrarla, per soddi- na insofferente all'altra. Pensavo che non avessero
sfarla. Eppure la lingua madre rimaneva un fanta- nulla in comune tranne me, per cui mi sentivo una
sma esigente, ancora presente. I miei genitori vo- contraddizione in termini anch'io,
levano che io parlassi soltanto il bengalese con Per la mia famiglia f inglese rappresentava una
loro e con tutti i loro amici. Se parlavo inglese a cultura straniera alla quale non voleva arrendersi.
casa mi rimproveravano, La pate di me che par- 11 bengalese rappresentava la parte di me che ap-
Iava inglese, che andava a scuola, che leggeva e parteneva ai miei genitori, che non apparteneva
scfiveva, era un'altra persona. all'America. Nessuna mia maestra a scuola, nessu-
Non riuscivo a identificarmi con nessuna delle na mia amica é stata mai incuriosita dal fatto che
due. Una era sempre celata <iietro 7'altra, ma mai io parlassi un'altra lingua. Non lo apptezzavano,
completamente, cosi come la luna piena pud na- non mi chiedevano niente. Non gli interessava,
scondersi quasi tutta la notte dietro una massa cli come se que1la parte di me, quella capacitá, non
nuvole per poi emergere di colpo, abbagliante. ci fosse. Cosi come f inglese per i miei genitori, il
Nonostante parlassi soltanto il bengalese con i bengalese, per gli americani che conoscevo da
miei, c'era sempre f inglese nell'aria, per la strada, tagazza, rappresentava una cultura remota, sco-
sulle pagine dei miei libri. D'altro canro, ogni nosciuta, sospetta. O forse in realtá non rappre-
giorno, dopo aver parlato in inglese per parecchie sentava niente. A differenza dei miei, che cono-
ore in aula, tornavo a casa, un luogo dove f inglese scevano bene f inglese, gli americani erano del
non c'era. Mi rendevo conto di dover parlare en- tutto inconsapevoli della lingua che parlavamo a
trambe le lingue benissimo: l'una per compiacere i casa. Per loro il bengalese era qualcosa che pote-
miei genitori, 1'altra per soprawivere all,America. vano tranquillamente ignorare.
Restavo sospesa, combattuta ra queste due lin- Piü leggevo e imparavo in inglese piü mi identi-
gue. L'andirivieni linguistico mi scompi gliava; mi ficavo, da rugazza, con esso. Cercavo di essere co-

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1

me le rnie amiche, che non parlavano nessun'altra confronti dei rniei genitori. Volevo difendcrli.
lingua. Che avevano, secondo me, una vita norma- Avrei voluto protestafe: << Loro capiscono tutto
le. Mi vergognavo di dover parlare in bengalese quello che dite, mentre voi non siete capaci cii
davanti allemie compagne americane, Odiavo sen- capire nemmeno una parola né del bengalese né
tire rnia madre al telefono se mi capitava di essere cli nessun'altra lingua al r¡s¡do ». Eppure dava
da una mia amica, Volevo occultare, quanto piü fastidio anche a me se i r¡iei pronunciavano una
possibile, il mio rapporto con quella lingua. Vole- parola inglese in modo sbagliato. Li correggevo,
vo negarlo. impertinente. Non volevo che fossero vulnerabili.
Mi vergognavo di parlare bengalese, e al con- Non mi piaceva il mio vantaggio, il loro svanrag- l

tempo mi vergognavo di provare vergogna. Non gio. Avrei voluto che parlassero l'inglese esatta-
era possibile parlarc in inglese senza a\¡vertire un
mente come me.
distacco dai miei genitori, senza provare una sen-
Ho dovuto giostrarmi tra queste due lingue
sazione inquíetante di separazione. Pariando in
finché, a circa venticinque anni, non ho scoperto i

inglese, mi trovavo in uno spazio in cui mi sentivo


f italiano. Non c'era alctm bisogno di imparare
isolata, in cui non erc, piü sotto la loro protezione.
questa lingua. Nessuna pressione farniliare, cultu-
Vec{evo le conseguenze del non parlare I'ingle-
rale, sociale, Nessuna necessitá.
se alla perfezione, di parlarlo con un accento stra-
L'arrivo dell'italiano, il terzo punto sul rnio per-
niero. Vedevo il muro che i miei genitori affron-
corso linguistico, crea un triangolo. Crea una for-
tavano quasi ogni giorno in America. Era una loro
insicurezza persistente. Dovevo spiegare il signifi- ma anziché una linea retta. Un triangolo é una
cato di alcuni termini a loro, come se fossi io il struttura complessa, una figura dinamica. Il terzo
genitore. A volte parlavo per loro. Nei negozi punto cambia la dinamica cli questa vecchia cop-
americani i commessi tendevano a rivolgersi a pia litigiosa. Io sono figlia di quei punti infelici,
me, semplicemente perché non avevo, in inglese, ma il terzo non nasce da loro. Nasce dal mio
un accento straniero. Come se mio padre e mia desiderio, dalla mia fatica. Nasce da me.
madre, con il loro accento, non potessero capire. Credo che stuciiare I'italiano sia una fuga dal
Detestavo l'atteggiamento di quei comnressi nei lungo scontro, nella mia vita, tra f inglese e il ben-

r12 IB
E
l\
galese. Un rifiuto sia della madre sia della matri,
piü distanti di quanto siano i'italiano e l'ingk'st'.
gna. Un percorso indipendente.
Hanno, per quanto ne sappia, solo una parola rlal
Dove mi porta, questo nuovo tragitto? Dove
significato in comune: [Link] bengalese si dicc
finisce la fuga, e quando? Dopo essere fuggita,
chi per che, e che per significare chi. Sono scioc-
cosa fard? In realtá non é una fuga nel senso
chezze, Eppure il bengalese mi aiuta in un altro
stretto della parola, Pur fuggendo, mi accorgo
modo. Grazie [Link] che sono cresciuta parlando
clre sia l'inglese sia il bengalese nri af{iancano.
bengalese, non parlo l'italiano con un accento an-
Cosi come in un triangolo, un punto concluce
glofono. Per quanto riguarda la pronuncia delf i-
inevitabilmente all'altro.
taliano, ho una lingua giá adattat a, condizionata.
L'inglese e l'italiano sembrano i punti piü vici_
Riconosco tutte le consonanti, le vocaii, i ditton-
ni. Avendo in comune molte parole cli origine
ghi italiani; li trovo naturali, Dal ptmto di vista
latina, condividono un certo territorio. Inutile di- ,

fonetico, trovo il bengalese molto piü vicino all'i-


re che mi capita spesso in italiano cli incontrare
taliano rispetto all'inglese. Devo ammettere, dun-
una parola che conosco giá grazie all,equivalente
que, che in questa fuga, per certi versi, anche il
inglese. Non posso negare che la mia comprensio_
bengalese mi accompagna, mi aiuta.
ne clelf inglese mi aiuti. Ma puó anche ingannar-
Da dove viene l'impulso di introdurre una terza
mi. Ogni tanro penso di capire il significato di una
lingua nella mia vita, di creare questo triangolo? ;

parola in italiano grazie alla radice latina, ma


Come appare? É un triangolo equilatero, o no? lllil
quando devo definirla mi sbaglio, e mi renclo con-
Se lo disegnassi userei una penna per rendere il
to di non aver imparato bene il significaro nean- llll

lato inglese, una matita per gli altri <1ue, L'inglese


che in inglese. La nria conrprensione clell,italiano lil
rímane 1a base, il lato piü stabile, fisso. I1 benga-
piü cresce, piü svela una debol ezza anche in ín- ilil]

lese e l'italiano sono entrambi piü deboli, inclistin-


[Link] processo approfor-rdisce la mia compren_
ti. L'uno ereditato, l'alro adottato, voluto. Il ben-
sione di entraml¡e ie lingue, per cui la fuga mi
galese é il mio passato, f italiano, magari, una
ilil

sembra anche un ritorno.


nuova stradina nel futr-rro. La mia prima lingua é
Al di lá della comune radice indoeuropea, il
la mia origine, l'ultima, il traguardo. In entrambe
bengalese e l'italiano sembrano due punti moho
mi sento una bambina, un po'goffa.
114
115

I'd
*
ut 'E

Temo che i lati a mafita possano sparire, cosi Penso che non poter vedere un'immagine spe-
come un disegno puó essere cancellato da una cifica dentro la cornice sia i1 rovello della mia vita.
gomma. 11 bengalese sará portato via quando L'assenza dell'immagine che cercavo mi pesa. IIo
non ci saranno piü i miei genitori, É ,ru lingua paura che lo specchio non rifletta altro che un
che loro personificano, che loro incarnano. Quan- vuoto, che non rifletta nulla.
do saranno morti, cesserá di essere fondamentale Vengo da questo \.uoto, da questa incefiezza.
nella mia víta. Credo che il vuoto sia la mia origine e anche il mio
L'italíano resta una lingua esterna. Pomebbe destino. Da questo vuoto, da tutta questa incer-
sparire anche quella, soprattutto quando dovrd fezza,viene l'impulso creativo. L'impulso di riem-
lasciare l'Italia, se non continuerd a coltivarla. pire la cornice.
L'inglese rimane il presente: permanente, inde-
lebile. La matrigna non mi abbanclona. Per quan-
to sia una lingua imposta, mi ha regalato una voce
pulita, corretta, per sempre.
Penso che questo triangolo sia una specie di
cornice. E che questa cornice contenga il mio
autoritratto. La cornice rni definisce. ma cosa con-
tiene?
Per tutta la mia vita ho voluto vedere, dentro la
cornice, qualcosa di specifico. Volevo che dentro
la cornice ci fosse uno specchio capace di riflette-
re un'immagine precisa, nitida. Volevo vedere una
persona integra anziché frammentata. Ma questa
persona non c'era. Per colpa della mia doppia
identitá vedevo solo oscillazione, distorsione, dis-
simulazione. Vedevo qualcosa di ibrido, di sfoca-
to, di sempre confuso.

1.t6 t17
t
ir

La metamorfosi

Poco prima che iniziassi a scrivere queste rifles-


sioni ho ricevuto un'email da un mio amico a
Roma, lo scrittore Domenico Starnone. Riferen-
dosi al mio desiderio di appropriarmi dell'italia-
no, ha scritto: << Una lingua nuova é quasi una vita
nuova, grammatica e sintassi ti rifonclono, scivoli
dentro un'altra logica e un altro sentimento >>.
Quanto mi hanno rinfrancato queste parole. Sem-
bravano echeggiare il mio stato d'anitno clopo es-
sere arrirrata a Roma e dopo aver cominciato a
scrivere in italiano. Contcnevano tutta la mia srna-
nia, tutto il mio spaesamento. Leggendo questo
messaggio, ho capito meglio il desiderio cli espri-
mermi in una nuova lingua: riuscire a sottopormi,
da scrittrice, a una metamorlbsi. l

Nello stesso periodo in cui ho ricevuto questo


messaggio, qualcuno mi ha chiesto, clurante un'in-
tervista, quale fosse il rnio libro preferito. Ero a
Lonclra, su un palco con cinque altri scrittori. Di
solito mi secca, questa domanda: non esiste, per

119
1

me, nessun libro definitivo, perció non so mai membra, íl tenero petto si fascia di una fibra sot-
com<: rispondere. Questa volta, perd, sono riusci- tile, i capelli si allungano in fronde, le braccia in
ta a rispondere senza alcuna esitazione che il mio rarni; il piecle, poco prima cosi veloce, resta in-
líbro preferiro era I-e tnetaruorfosi di Ovidio. Lo chiodato da pigre radici, il volto svanisce in una
considero un testo maestoso, un poema che ri- cima >>. Quando Apollo poggia la mano sul tronco
guarda tutto, che rispecchia tutto. L'ho letto per di quest'albero ,. sente il petto trepidare ancora
la prima volta venticinque anni fa, in latino. Ero sotto la corteccia lresca rr.
una studentessa universitaria negli Stati Uniti. É La metamorfosi é un processo sia violento che
stato un incontro indimenticabile, forse la lettura rigenerativo, sia una morte che una nascita. Non é
piü sodclisfacente ciella mia vita, Per raggiLrngere chiaro dove finisca la ninfa e dove inizi l'alhero; il
questo poema ho dor,,uto ostinarmi, traducendo bellcr di qlresta scena é che raffigwa la fusione di
ogni parola. Ho dovuro declicarmi a una lingua due elementi, cli entrambi gli esseri. Si vedono,
straniera, antica, esigente, Eppure la scrittura di una accanto all'altra, Ie parole che descrivono
Ovidio mi ha conquistata, ne sono rirnasta amma- sia Dafne che l'albero (r-rcl testo latino frondent/
liata. Ho scoperto un'opera sublime, in un lin- crines, ramos/ braccltiu, «¡rtictt/ Pectus). La conti-
guaggio vivo, trascinante. Come ho giá detto, cre- guitá di clueste parolc, un¿l giLrstapposizione lette- i

do che leggere in una lingua straniera sia il modo rale, rinforza 1o stato di contraclclizione, di intrec-
piü intimo di leggere. ciamento. Ci dá una duplice impressione,
Mi ricordo come se fosse ieri il momento in cui sptazzante Esprime il concetto nel senso mitico,
Dafne,la ninfa, si tasforma in un albero di alloro. direi primordiale, di essere clue cose allo stesso l

Sta fuggendo cla Apollo, il dio incalzante che la tempo. I)i essere qualcosa di indistinto, di ambi-
desidera. Lei vorrebbe restare sola, casta, dedita, guo. Di avere una doppia identitá,
come la vergine Diana, al bosco e alla caccia. La Finché non si é trasmutata, Dafne corre per
ninfa, stremata, incapace di sfuggire al dio, sup- salvarsi la vita. Adesso sta ferma, non riesce piü
plica suo padre Peneo, una divinitá fluviale, di a muoversi. Apollo puó toccarla ma non puó pos-
aiutaria. Scrive Ovidio: « Ha appena finito questa sederla. Per quanto sia crudele, la metamorf<rsi i
preghiera, che un pesante torpore le pervade le la sua salvezza. Da un lato perde 1a sua indipcrr

120 t2t
-a 1

passato pesante' m-
d,[Link]'altro, come albero, si ferma per sem- significa un aspetto del mio
pre nel bosco, il luogo che le é proprio, in cui si gombrante. Ne sono stanca'
diventata una
gode un altro tipo di libertá. Eppure, rle ero innamorata' Sono
pre-
Come ho detto prirna, penso che la mia scrit- ,.riti.i." in ingiese. E poi, in modo piuttosto
famosa' Ho
tura in italiano sia una fuga. Sviscerando \a mia .ipirnro, sono-diventata una scrittrice
di non meri-
metamorfosi linguistica, mi rendo conto che sto ricevuto un premio che ero convinta
quanto sia
cercando di allontanarmi da qualcosa, di emanci- irr., .h. mi sembrava uno sbaglio' Per
insospettita' Non
parmi, Dopo aver scritto in italiano per quasi due stato un onore, ne sono rimasta
sono riuscita a unirmi a quel
riconoscimento' che
anni mi sento giá tasformata, quasi rinata. Ma il
in poi sono stata
cambiamento, questa nuova apertura, costa: come ha cambiato la mia vita' Da allora
per cui ho
Dafne, anch'io mi trovo inchiodata. Non riesco a considerata un'autrice di successo'
sconosciuta'
muovermi come prima, nello stesso modo in cui smesso di sentirmi un'apprendista'
scaturisce
ero abituata a muoverrni in inglese. Ora una nuo- q,ruri anonima. Tutta la mia scrittura
va lingua, l'italiano, mi copre corle una specie di irtrn luogo nel quaie mi sento invisitrilc' inacces-
sibile . Ma un anno clopo la
pubblicazione del mio
corteccia. Resto dentro: rinnovata, incastrata, sol-
levata, scomoda. primo libro ho perso il rnio anonimato'
cli fuggire sia i miei
Come mai sto fuggendo? Cosa m'insegue? Chi Scrivendo in italiano' pclrso
sia il mio suc-
vomebbe trattenermi? fallirnenti nei confronti clcll'inglese
percorso letterario
La risposta piü owia sarebbe: la lingua inglese, cesso. L'italiano mi offrc Lln
posso smantellar-
Ma ritengo che non sia tanto l'inglese in sé quanto ben diverso' In quanto scrittrice
parole e
tutto cid che ha simboleggiato per me. Per quasi mi, posso ricostruirmi' Posso radunare
considerata
tutla la mia vita ha rappresentato una lotta este- lu,rorur. alle frasi senza rnai essere
quando scrivo inita-
nuante, un conflitto struggente, un continuo senso .rr-r'".p".ru. Fallisco pet forza
senso di fallimento
di fallimento da cui deriva quasi tutta la mia ango- liur-,o, ma a differenza del mio
amareggiata'
scia. Ha rappresentato una cultura da dover sca- nel passato, non ne resto torm erfiafa'
S" di.o che ora sto scrivendo in una
nuova
7arc, da interpretare. Teme,,,o che rappresentasse
lingua, molti reagiscono male'
Negli Stati Uniti'
una spaccatura tra me e i miei genitori, L'inglese

r23
122
t

quant'anni lontano dall'India, sembra una che é


alcuni rni consigiiano di non farlo. Dicono che
sempre rirnasta li'
non vogliono leggermi tradotta dauna lingua stra-
Io sono il contrario. Mentre il rifiuto di cam-
niera. Non v«:gliono che io cambi, In Italia, anche
biare era la ribellione di mia madre, la voglia di
se tanti mi incoraggiano a farc questo passo e mi
trasformarmi é la mia' <<C'er¿l una donna"' che
sostengono, mi viene chiesto tuttavia come mai io
rroleva essere un'altra persona >>: non é un caso
abbia voglia cli scrivere in una lingua letta, nel
che Lo scanobio,il rnio primo racconto in italiano'
mondo. molto meno di quanto lo sia I'inglese,
inizi con questa frase. Per tutta la vita ho provato
Alcuni dicono che la mia rinuncia all'inglese po- a,i allontanarmi dal vuoto della mia origine' Era il
trebbe essere rovinosa, che Ia mia fuga potrebbe vuoto che mi sgomentava, da cui fuggivo' Ecco
condurmi in una trap¡rola. Non capiscono la ra- perché non ero mai sodclisfatta di me' Alterare lre
gione per cui r¡oglio correre un tale rischio. ,r"rru sembrava l'unica soluzione' Scrivendo' ho
Non mi stupiscono, 1e loro reazioni. Una tra- scoperto un moclo cli nascondermi nei miei per-
sformazione) soprattLltto se é voluta, cercatrt, é sonaggi, <Ji eludermi' f)i sottopormi a una muta-
spesso percepita come qualcosa di sleale, di mi- zione dopo 1'alra.
naccioso. Sono figlia di una madre che non ha Si potrebbe dir:e che il meccanismo metamorfi-
voluto mai cambiare se stessa. Continuava negli .o sia l'unico elemcnto della vita che non cambia
Stati Uniti, il piü possibile, a vestirsi, comportarsi, mai. Il percorso di ogni inclividuo, di ogni Paese'
mangiare, pensare, vivere come se non avesse mai di ogni epoca storica, dell'universo intero e tutto
lasciato l'India, Calcutta. Il rifiuto dimodificare il cid che contiene, non é altro che una serie di
suo aspetto, le sue abitudini, i suoi atteggiamenti, mutamenti, a volte sottili, a volte profondi, senza
era la sua strategia per resistere alla cultura ame- i quali resteremmo fermi. I momenti di transizio-
ricana, soprattlrtro per combatteria, per mantene- .r", i., cui qualcosa si tratnutá, costituiscono la
re la sua identitá. Diventare o perfino somigliare a spirra clorsale cli tutti noi. Che siano una salvezza
un'americana avrebbe significato una sconfitta to- o una perclita, sono i momenti che tencliamo a
tale, Quando torna a Calcutta, mia tnadre si sente
ricordare. f)anno un'ossatuf a alla nostr¿l esisten-
za. Quasi tutto il resto é oblio'
orgogliosa perché, anche se ha passato quasi cin-
125
124
*i
1

Credo che il potere dell'arte sia il potere di diventare un'altra scrittrice, ma forse sarebbe pos-
svegliarci, di colpirci fino in fondo, di cambiarci. sibile esserne due.
Cosa cerchiamo leggendo un Íornanzo, guardan- Curiosamente, mi sento piü protetta quanclo
do un film, ascoltando un brano di musica? Cer- scrivo in italiano, anche se sono molto piü espo-
chiarno qualcosa che ci sposti, di cui non eravarno rtr. É vero che una nuova lingua mi copre, ma a
consapevoli, prima. Vogliamo trasformarci, cosi di{ferenza di Dafne ho una protezione permeabi-
come il capolavoro di Ovidio ha trasformato me. le, mi trovo quasi senza pelle. Sebbene mi manchi
Nel mondo animale una metamorfosi é qualco- una corteccia spessa, sono, in italiano, una scrit-
sa di previsto, di naturale, Vuol dire un passaggio trice indurita, che cresce diversamente, radicata di
biologico, fasi specifiche che conducono, alla fine, nuovo,
a uno sviluppo completo. Quando un bruco si é
trasformato in farfalla non c'é piü un bruco ma
una farfalla. L'effetto della metamorfbsi é radica-
le, permanente, Avendo perso la vecchia forma,
ne assume una nuova, irriconoscibile. Rispetto
alla creatura precedente ha nuovi ffatti fisici,
una nuova bellezza, nuove capacitá.
Una metamorfosi totale non é possibile nelmio
caso. Posso scrivere in italiano rrra non posso cli-
ventare una scrittrice italiana. Nonostante io scri-
va questa frase in italiano, la parte di me condi-
zionata a scrivere in inglese resta. Penso a
Fernando Pessoa, che ha inventato quattro versio-
ni di se stesso: quattro autori separati, distinti,
grazie ai quali é riuscito a oltrepassare i confini I

di sé. Forse quello che sto facendo, tramite f ita-


liano, somiglia piü alla sua tattica. Non é possibile

t26 t27
T x

Sondare

Tra il 7948 e il 1950, gli ultimi due anni della sua


vita, Cesare Pavese, in quanto collaboratore della
casa editrice Einaudi, scrive una serie di lettere a
Rosa Calzecchi Onesti, ormai famosa per le sue
innovative traduzioni d,ell' Iliade e áell' Odissea.
Tramite una fitta e vivace corrispondenza {raTo-
rino e Cesena, Pavese, che non conosce la tradut-
trice di persona, la spingc a rcndcre Omero in
maniera fedele ma moclcrna in italiano, e a pun-
tare a un linguaggio tncno arcaico, piü piancl.
Leggendo con scrlrpolo, confrontando meticolo-
samente la traduzionc con il testo originale, esa-
minando tutto con curra, Pavese reagisce a ogni
canto, ogni riga, ogni irnmagine, ogni parola. Le
sue lefiere sono zeppc cli suggerimenti, ritocchi,
opinioni. Interviene con schiettezza, rna sempre in
modo rispettoso, cordiale. Tra le proposte in un
lungo elenco: << Insisterei per bellissima invece di
eletta per bellezza ch.e dá un inutile tono 'subli-
me'>>; « Meglio che uccisc¡re d'uctmini mi parc as-

121)
I

pnml
sassinorr; ,<Del mare che io faccio marino»' Di to la mattina sul giornale' Ma spesso i miet
tanto in tanto condivide pienamente una scelta lettori scuotono la testa, dicenclo semplicemente:
.< Non suona »' Dicono che
la parola che vorrei
di Calzecchi Onesti; per quanto riguarda il classi-
appartiene a
co epiteto omerico, il rruare colore del uino, scrive: usare é consider ata otmai d'atata, che
raffinato' che
<< Sono d'accordo per il mare cupo, Via il vino >>. un registro o uoppo basso o troppo
(cosi ho im-
Pavese e Calzecchi Onestí fanno quello che suona o leziosa o troppo colloquiale
1'ordine <lel-
fanno tutti gli scrittori al monclo, e chiunque si parato l'aggettivo aulico) 'Dicono che
i" purol" non é autentico, che la punteggiatura

!
occupi di scrittura: cercano di rovare la parola
giusta, di selezion arc alla fine quella pii azzeccata, ,ro, frnriona' Non c'entra, necessariamente' la
si espri-
ficcante. Si tratta di passare al setaccio, un pro- correttezza. Dicono che un italiano non
cesso estenuante, a volte esaspcrante. Chi scrive merebbe cosi.
il1oro
non puó evitarlo, Il cuore del mestiere risiede qui, Devo ascoltare quei lettori, devo seguire
o sba-
Le lettere di Pavese svelano una conos cenza consiglio. Devo togliere la parola scorretta
clifendere Ia
possente, intima della propria lingua. Come scrit- gliata e cercarne un'altra' Non posso
Li, ,."ltr: non si puó contraddire un rladrelin-
trice miro a farc come lui, ma posso farlo solo in
parzial-
inglese. Non posso tuffarmi nelf italiano con la gua. Devo acccttarc che in italiano sono
stessa profonditá. Posso sperare di scrivere in mo- L"nr. sorcla e cicctt, per cui temo cli essere una
do corretto, optare per una parola alternativa' Ma scrittrice sPuria'
non possiedo un vocabolario vissuto, stagionato Ho ormai un vocabolario ampio' ma rimane
in modo
fin dalf infanzia. Non posso scrutare f italiano con quaicosa di strampalato' Mi sento vestita
la stessa precisione. Non posso valutare un testo .tru*bo, come se portassi una lunga gonna elegan-
te <1i un'altra epoca, unA maglietta sportiva'
urt
italiano, nemmeno scritto da me, dalla stessa pro- ()uesto
spettiva. cappello cli paglia e un paio di ciabatte'
potrebbe-
Tuttavia, l'irlpulso di scovare la parola giusta effetto sgraziato,questi toni scombinati
1, .orr.g,enza <lella distanza' fin dalf
i-
resta irrefrenabile, per cui, perfino in italiano, ci ro essere
la lingua
provo. Controilo il rlizionario dei sinonimi, sfoglio nizio, tra lne e f italiano: l'aver assorbito
per anni <la lontano, <la varie fonti' prima
di aver
il taccuino. Infilo un nuovo vocabolo, appena let-

110
út
vissuto in Italia. Per due anni sono riuscita a im- vestito da sera, gioielli preziosi, una pelliccia.
parare la lingua in modo agevole, quotidianamen- Temo di essere colta sui fafto, di essere rimpro-
te, Ma ora che leggo ín italiano, il mio lessico d verata, rimandata in camera mia, Devi aspetta-
<<

anche plasmato da un amalgama di scrittori di re, direbbe mia madre. <, Questa roba é moppc)
varie epoche storiche che scrivono in diversi stili. grancle per te , » FIa ragione lei, Non riesco a cam-
Sui miei taccuini elenco le parole di Manganelli, minare con disinvoltura nelle sue scarpe. La col-
Verga, Elena Ferrante, Leopardí, senza fare alcuna lana mi pesa, inciampo nell'orlo clel vestito. Den-
distinzione. Diceva Beckett che scrivere in france- tro la pelliccia, per quanto sia elegante, sudo.
se gli permetteva di scrivere srcnza stile. Da un lato Come la marea i1 mio lessico s'innalza e si ab-
sono cl'accordo: si potebbe dire che la mia scrit- bassa, viene e se ne va. Le parolc aggiunte ogni
tura in italiano sia una specie di pane sciapo. Fun- giorno sui taccuino sono labíli, L-npicgo un'ora
ziona, ma il solito sapore non c'é. per scegliere quella giusta, ma poi, spesso, la cli-
Dall'altro lato, creclo che ci sia uno stile, alme- mentico. Ormai quando incontro una parola sco-
no un carattere. La lingua mi sembra una cascata. nosciuta in italiano conosco gir) trn paio cli termini,
Non mi sene ogni goccia, eppure continuo ad sempre in italiano, per es¡rrinrcrc la stessa cosa,
avere sete. Sospetto, dunque, che il problema Per esempio, di recentc ho itrparitto accdntonare,
non sia la mancanza di stile ma forse una sovrab- conoscend o g1á rinuiar(' c solputdere. tlo scoper-
bondanza dalla quale mi sento ancora travolta. to traualicale, colroscrcnrkr giá oltrepassare e supe-
Cid che mi manca in italiano d una visra acuta, rare. Ho sottolincato lr¡«¡tante, conoscendo gíá
per cui non riesco a limare uno stile specifico. Per arrctgante e prepoÍütl¿'. l)oco tempo fa ho acquisi-
cli piü non riesco a coglierlo. Se mi capita di for- to azzeccato e ficcunt4 prima avrei usato adatto,
mulare una bella frase in italiano, non riesco a appropriato.
capire esattamente perché é beila. Faccic'r del mio nrcglio per colpire il bersaglio,
Resto, in italiano, una scrittrice inconsapevole, ma quando prenclo la tlira, non si sa clove arriverá
consapevole solcl di essere camuffata, In realtá mi la freccia, Almeno cento voite mentre scrivevo i
sento una bambina che si intrufola nell'armadio capitoli di questo libro mi sono sentita talmente
della maclre per mettersi le scarpe coi tacchi, un demorulizzata, talmentc affranta che avrei voluto

132 113 E

E
-T I

smettere di farlo. In quei momenti tenebrosi la L'impalcatura


mia scrittura italiana non mi é sembrata altro
che un'impresa folle, una salita troppo ripida. Se
voglio continuare a scrivere in italiano devo resi-
stere a quei momenti burrascosi in cui il cielo si
scurisce, in cui mi dispero, in cui temo di non
poterne piü.
Invidio Pavese, la sua capacitá di sondare f ita- t{o concepito e scritto questo libro in una biblio-
liano fino al fondo. Ma penso anch'io di aver fatto teca nel ghetto cli Roma. Quando sono venuta in
un sondaggio attraverso queste riflessioni. Inda- questa cittá per la prima volta, piü di clieci anni fa,
gando la mia scoperta della lingua, penso di aver é stato il primo quartiere che ho scoperto' Resta iI
fatto un'indagine su di me, I1 verbo sondare vuol mio preferito. Non dimenticheró mai l'emozione
dire esplorare, esarnindre, Vuol dire , letteralmente, cli vedere il portico di Ottavia' a poca dístanza
ruisurare la profonditD di qualcosa, Secondo il mio dall'appartámento che avcvamo l)rcso in affitto
dizionario questo verbo significa << cercare di co- per una settimana. Mi colpi taltrlcnte che dopo
noscere, <1i capire qualcosa, in particolare i pen- esser tornata a Ncw York scrissi, in inglese, un
sieri e le intenzioni di altri ». Implica distacco, racconto ambicntat,t tlcl ghttto, in ctti descrivevo
incertezza; implica uno stato di immersione. Si- i resti del portictt: << l,c colot-tne smangiate e cir-
gnifica ricerca, metodica e accanita, di qualcosa conclate dalle impalcatttrc, il Frontone massiccio al
che resta sempre fuori portata. Un verbo azzecca- quale nlancavano porziot'ti significative All'epo-
"'
to che spiega alla peúezione questo mio progetto. ca questo complesso alltico, danneggiato, fram-
mentato, rifatto varic voltc, ancora in piedi, per
me incarnava il senso clclla cittá. Oggi n-ri dá la
metafora con cui vorrci chiudere questa serie di
pensieri.
Scrivo per sentirmi sola. Fin da ragazzina é
stato un modo c1i ritirarmi, di ritrovarmi' Mi ser-

t)4 t),
tg
t
liti

ii

vono il silenzio e la solitudine. Quando smivo in ad abbozzarne uno, Non ho mai affrontato un
inglese do per scontato di poterlo {are senza aiuto. progetto di scrittura in maniera cosi metodica'
Qualcuno puó darmi un suggerimento, puó indi- Ho inviato la prima stesura al rnio insegnante, il tilll

care qualche problema. Ma per quanto riguarda il mio primo lettore.I)urante le lezioni ci abbiamo
lavorato insieme. E stato un processo rlgoroso,
ilii
percorso linguistico, sono autosufficiente.
In italiano ho seguito un altro sentiero, Ero da nuovo sia per me sia per lui. Lui ha visto tutti i

sola nella biblioteca, é vero. Mentre scrivevo non gli errori grossolani, tutti i peccati n'rortali: « gli
c'era nessuno con me. Il mio unico compagno era penso >> invece di « ci penso >>, « sono chiesta >>
iilir

un volume delle poesie e delle lettere di Emily invece di « mi viene chiesto »' Alf inizio nri faceva
f)ickinson, la solitaria poetessa americana che tra- una serie cli appunti abbondanti, puntigliosi
scorse tutta 1a vita nel Massachusetts, non lontano (« Attenzione a non utilízzate troppi verbi sostan-

da dove sono cresciuta io. Un bel libro, rosso, tivati»; <<Mica étroppo colloquialc >>; <<Lascittrsi
traclotto in italiano, che aveva attirato per caso alle spalle. Lasciare non é sbagliato m¿r é meno
autentico »). Per il primo r¿lccollto' che era lungo
til
la mia attenzione tra tutti gli altri sugli scaffali
meno di cinquecento llarolc, ha fatto trentadue
I

della biblioteca. Spesso, príma di iniziare un nuo-


\¡o pezzo, leggevo un poema o una delle lettere di note in fondo alla ¡ragirra. Mi ha clato parole in
alternativa, mi ha corrctto (c rimproverato) quan-
ililirl
Dickinson. É [Link], per me, una specie cli
rituale. Un giorno ho trovato queste righe: clo sbagliavo per I'etrncsima volta un congiuntivo'
<< Sento che sto navigando sull'orlo di uno spaven- un gerundio, utt pcrioclo ipotetico' Mi ha spiegato
toso abisso, a cui non posso sfuggire e nel quale come l'inglese mi braccasse. Ha indicato, selnpre
temo che la mia fragile barchetta presto scivoli se con pazienza, quantc volte una preposizione sba-
non ricevo aiuto dall'alto rr. Sono rimasta folgora- gliata rompeva ie scatolc'
ta, Scrivenclo questi capitoli, mi sono sentita esat- Dopo aver preparato un testo piü o meno pu-
tamente cosi. lito con l'ir-rsegnante, ho latto vedere ognt pezzo a iIrir

Li ho scritti in orcline, uno dopo l'altro, come se clue lettrici, entrambe scrittrici' Loro mi hanno
fossero i compiti per le mie lezioni d'italiano. Per suggerito delle modifiche piü sottili' Con loro t1

sei mesi, piü o meno ogni settimana sono riuscita ho analizzato il testo clal punto di vista tematico

1J6 t)i

L
T iilt

ll
uno
piuttosto che grammaticale, in modo da capire Tutti i miei primi lettori mi hanno fornito l

prima' non sono


dawero quello che facevo. Mi hanno spiegato specchio critico' Come ho detto
in
quale impatto avevano su di loro questi miei pen- *pu.. di vedere con chiarezza c\ó che scrivo
ituliu.,o. Ma piü che altro questi
lettori mi hanno
sieri. Mi hanno sempre detto la cosa piü impor-
tantis-
tante che avevo bisogno di sentire: vai avanti. sostenuta, colrle le impalcature sostengono
sia in costruzione'
Laterza tappa, l'ultima, sono stati gli editor di simi edifici a Roma, sia in rovina
trna specie di
<< Internazionale >>, la rivista in cui questi testi sono Benché questo progetto sia stato
collaborazione, scrivere in italiano
mi lascia piü
comparsi per la prima volta, che mi hanno dato
isolata rispetto alf inglesc' C)ra
mi sento estranea
un'opportunitá impagabile. Hanno capito il mio
iinguistica-
desiderio di esprimermi in una nuova lingua, han- agli scrittori angiofoni con cui sono
diversa da
no rispettato la stranezza <Lel mio italiano, hanno mente imparentata e sono per forza
che han-
accettato la nattta, sperimentale, un po' claudi- quelli italiani' Quanclo penso agli autori
in una lin-
cante, della scrittura. Lavorando insieme, abbia- no cleciso, per vari motivi' di lavorare
un membro
mo fatto gli ultimi ritocchi prima della pubblica- gua straniera, non mi sento neanche
in
zione, mettendo alla prova ogni frase, ogni parola. Lrtrrt*o cli quel gruppo' Beckett ha vissuto
in francese'
Grazíe a loro sono riuscita a fare questo salto Francia per decenni prima di scrivere
tagazzo'
linguistico, creativo. Sono riuscita a ruggiungere Nabokov avev^ imparato f inglese <\a
Conracl ha trascorso parecchio
tempo sul mare'
nuovi lettori itaiiani e, infine, a raggiungere una
assorben<Io f inglese, prima
di diventare uno scrit-
nuova parte di me.
che faccio
Il giorno in cui é uscito il primo articolo, pur tore anglofono anziché poiacco' Quello
avendo un carattere abbastanza schivo, mi sono io-osarescrivereinitalianoclopoavervissuto
appena ull anno in ltaiia - é
diverso' fuori del
talmente emozionata che avrei voluto annunciare
ancora
la notizia in mezzo alla piazza. Mi sono sentita cosi comune, per cui provo una solitudine
solitu-
solo quando é stato pubblicato i1 mio primo rac- piü forte, quasi un'altra dimensione clella
come me'
conto in inglese, piü di vent'anni fa. Credevo, dine. Mi chiedo se ci siano altri
Üflabella co-
all'epoca, che sarei riuscita a provare quella gioia Un'impalcatura non é consicler ata
di obbrobrio.
solo una volta nella vita, sa' Costiruisce, di solito, una specie

139
118
T lI

Interferisce, imbruttisce. Idealmente non dovreb- seffe per lo stesso motivo; ru{fotzarc un lavoro
be esserci. Se mi capita di dover passare sotto che potrebbe cadere. Non 1a trovo brutta, Forse
un'impalcatura, preferisco attraversare la strada. un giorno non ce ne sará piü bisogno. Se riuscissi
Temo sempre che stia per stramazzare. a sbaruzzatmene e scrivere per conto mio, mi sen-
Nel caso del portico di Ottavia, peró, faccio tirei piü indipenclente. Ma la mia impalcatura, un
un'eccezione. Non ho mai visto il portico senza gruppo rli cari amici che mi hanno guidata e cir-
impalcatura, per cui ormai la considero perma- condata, a cui lego una delle esperienze piü
nente, naturale. Nonostante sia un'ostruzione, straordinarie della mia vita, mi mancherá.
l'impalcatura aggiunge alla rovina un attributo
commovente. Mi sembra un miracolo vedere le
colonne, il frontone, restaurato e dedicato in etá
augustea. Mi stupisco che si possa camminare
tranquillamente sotto questo complesso, a pezzi
eppure ancora presente. Racconta il passare dcl
tempo ma anche il suo azzeraffrcnto.
Quando la mia scrittura [Link] viene pubbli-
cata, l'impalcatura scompare. A parte certe paro-
le, certe scelte che tradiscono il fatto che l'italiano
non sia la mia lingua, non si vede ció che mi
puntella, che mi protegge. Ció che nasconde la
parte vulnerabile resta invisibile, Ma quest'assen-
za non é altro che un'iiiusione. Io sono consape-
vole sempre della mia impalcatura, senza la quale
sarci crollata anch'io.
A differenza del portico di Ottavia la mia soit-
tura italiana, appena iniziata, non é ancora logora.
Dubito che durerá per secoli. Ma f impalcatura

140 l4t

E
Penombra

Si sveglia disorientato, agitato da un sogno, accan-


to a sua moglie.
Anche ne1 sogno era accanto alla moglie. Sem-
pre disorientato, agitato. Stavano guidando in
campagna lungo una strada fiancheggiata da albe-
ri e cespugli, C'era una luce indeterminata. Poteva
essere o l'alba o il tramonto. II ciclo era pallido ma
aveva una punta di rosa.
Il paesaggio evocava urr vccchio quadro dipinto
a olio: una scen¿l ruralc, slropolata, tenebrosa. Le
chiome <legli alberi scnrlrravano una massa di nu-
vole che ingombravano il ciclo, e i tronchi getta-
vano ombre softili chc li accompagnavano lungo
un lato deila stracla.
La moglie era al vol¿rntc, E mentre lei guiclava
lui era pieno di ansia, ¡rcrché alla macchina, ben-
ché funzionasse, manc¿v¿l tutta ia carcozzeria. A
parte il volante, i pedali, il cambio, non c'era nulla
tra loro e la strada.
La moglie guidava come se non se ne fosse

t43
E

accorta, oppure come se non ci fosse nessun pe- aveva appetito, lo schiamazzo allegro attorno al
rícolo, mentre l'assenza dell'involucro dell'auto e tavolo gli dava fastidio. A quell'ora, dopo aver
la prossimitá della stracla lo sgomentavano. percorso una gran<le distanza, voleva solo andare
Gridó alla moglie di fermarsi. Ma come al solito a letto.

nei sogni non aveva una voce. Erano andati avanti Invece era rimasto seduto al tavolo, raccontan-
cosi, senza parlare, senza problemi, sempre lungo do agli ospiti, tutti loro cari amici, delle sue espe-
le ombre sofiili degli alberi. Non c'era nessun rienze all'estero: il Paese in cui era stato, l'appar-
ostacolo lungo la strada. Non avevano avuto nes- tamento che aveva affittato, l'aspetto della cittá.
sun incidente, benché lui se lo aspettasse. Forse il Parlava della gente, e del loro carattcre. Spíegava
dettaglio piü inquietante del sogno era quello. il lavoro che aveva fatto. A un ccrto punto, per
Ora d notte fonda e sua moglie dorme, ma per socldisfare 1a curiositá di uno degli ospiti, aveva
Iui, appena tornato da un paio di mesi all'estero, é detto un paio di cose nella lingtta straniera che
giá mattino. Ha f impulso cli alzarci e diíniziarcla aveva imparato, sentenclosi, in qtrcl momento, fo-
giornata. Appartiene ormai al ritmo quotidiano cli restiero in casa propria.
un altro Paese dove il cielo é giá azzunu dove 1ui Enra in cucina. Non c'é lrisogno di accendere
non c'é piü, la luce, basta il bagliorc dclla lLrna, Vede la scía
Non riesce a dormire, eppure l'effetto del so- spettacolare della cena: tutti i ¡riatti e bicchieri
gno lo stordisce. Teme che ci siano alffe ASSenze, sporchi, pentole e padellc Lrtttc, un vassoio gigan-
altre cose venute a mancare, Vuole conffollare che tesco di ceramica in ctri la nroglie aveva servito un
ci sia ancora il pavimento sotto il letto, che 1a piatto squisito. La scra pt'cccdente avevano lascia-
stanza abbia ancora quattro pareti. to tutto cosi prima di arrtlarc a letto, lui perché era
Sua moglie rimane li, alla sua sinistra, cosi come stanco, lei perché AVCVa bcvuto un po' ffoppo'
nel sogno, Vede le sue braccia nude, i suoi linea- Comincia a lavarc, lc ¡rentole, grattarc via gli
^
menti illurninati dal1a luna piena. avanzi ormai incrostati sui piatti, a risciacquare le
Anche 1a tavola, a cena, terminata poche ore fa, posate, Riempie e acccnde la lavastoviglie. Mette
era stata piena. La moglie aveva organizzato una tutto in ordine, toglie ogni traccia del festeggia-
grande cena per festeggiare il suo rientro. Lui non mento,

144 u5

fl
:*
T

Nella cucina ripulita si prepara il caffé, cerca stava pef partire. Succedeva spesso, é un uomo
del pane. Ha voglia di mangiarne una fetta: ali'e- distratto.
stero, nella cucina del suo appartamento, non c'e- Versa il caffé, spalma la nuova fetta tostata con
ra un tostapane, faceva :una colazione diversa. i1 burro, poi con la marmellata. Fa colazione nel
Trova un pacchetto pieno di pane, infila una fetta silenzio notturno, assoluto, finché non sente in
nel tostapane, Ma non entra, c'é qualche ostacolo lontananza, per qualche secondo, il rumore di
dentro la fessura. Poi vede che c'é giá un'altra una macchina che procede velocemente lungo la
fetta li denmo, secca, dura, fredda. strada.
A chi appartiene questa fetta dimenticata, an- Non vuole raccontare il sogno a sua moglie, se
cora intatta? La moglie non I'avrebbe lasciata li. ne vergogna. Il senso della stracla tcnebrosa, la
Ha smesso di mangiare questo tipo di pane, dice macchina assente, le ombre sempre a un lato: gli
che ha un'intolleranza. Gliviene un sospetto, sbu- pare troppo owio, perfino trasparcnte.
cato dal nulla, per cui awerte uno spavento anco- Torna a lefto accanto a lei. La ticnc tra le brac-
ra piü agghiacciante che nel sogno. Si chiede se cia anche se lei non se ne accorgc. Poi pensa a un
sua rnoglie abbia un amante, se la fetta trascurata altro viaggio in macchina fatto nrolti anni prima: il
appartenga a lui. loro viaggio di nozze, un rncsc intero trascorso
Vede sua moglie e un altro uomo in cucina, sulla strada in un altro Pacsc straniero. Guidava-
stanno facendo colazione la mattina precedente, no ínsieme ogni giorno, l)cr quasi tutto il giorno,
Sarebbe stata la loro uitima colazione spensierata per girare la campagna cli c¡uel Paese. Si ricorda
prima del suo rientro. Vede la moglie in vestaglia, ancora la strada sconfinata, l'ebbrezza della velo-
serena, spettinata, Sta spalmando della marmella- citá. Quando era giovanc, spro'uveduto, ancora in
ta su una fetta di pane per I'amante. Poi la scena si attesa di tutto, il percorso non gli sembrava una
scioglie, il dubbio svanisce. Sa che non é cambiato voragine.
nulla, e che la fetta appartiene a lui, cosi come la Ora si rende conto del senso piü profondo del
casa, la moglie che conosce da piü di vent'anni. sogno: 1o stupore di aver trascorso una vita accan-
L'aveva preparata e poi aveva climenticato di to alla stessa persona. Senza fermarsi, senza osta-
mangiarla quel mattino di due nresi fa, quando coli, nonostante le ombre sempre a un lato, il

116 t47 ::

#:

ru
T ,I

pericolo. Ora vede quel primo viaggio, il loro


principio, in penombra; preferisce la lucida veritá Postfaziorue
del sogno. Solo che all'epoca, qualunque sogno
fosse, l'avrebbe concliviso con lei.

Negli ultimi quindici anni della sua vira, clal l9)9


in poi, IIenri Matisse si allontanó clalla pittura
tradizionale e sviluppó una nuova tecnica artisti-
ca. Si trattava di tagliare fogli di carta giá clipinti a
guazzo, in vari colori. Una volta ragliati, Matisse
combinava e sistemava i diversi courponenti per
ricavare un'immagine. Fissava i pczzi prima con
spilli, poi con colla, spesso rlirctt¿rrlente sulla pa-
rete. Smise di usare il cavallctto, la tela. Il suo
strumento principalc clivcntti un paio di forbici
anziché il pennello.
11 metodo, una sortrr rli sintesi ma collage e
firosaico, nacque da ccltc limitazioni. La vista
clel pittore settantennc, allora abbasnnza deterio-
rata, fu un fattorc. Inolf rc, clopo una malattia gra-
ve nel 1941 usava la scclia a rotelle, ed era costret-
to a stare spesso a lc-tto. LJn giorno fu ispirato a
creare un « giardino » dcntro casa, un miscuglio
esuberante di foglie c frutta attaccato ai muri clel
suo studio. Fu un processo collettivo: Matisse fa-
118
149
q II

gliare, per Matisse, cominció come un esercizio,


i

ceva dipingere tutta la cafia ai suoi assistenti. Non


era piü capace di realizzare le sue opere da solo. un esperimento. Senza sapere che cosa significas-
Il risultato fu una lbrma distinta, uno sdle ibri- se, seguiva una strada ignota, esplorando su scala
do, decisamente piü astratto rispetto alla sua pit- sempre piü vasta. Fu per lui, nonostante le diffi-
tura. Continuava a giocare con gli stessi elementi coltá, un periocio di lavoro intenso, fecondo. Man
di sempre: Ia natura, la figura umana, Ma saltd mano abbracció totalrnente qucsto metodo; restd,
fuori, di colpo, un'altra energía, un linguaggío fino alla sua morte, un passo clcfirritivo.
diverso. Lo scorso anno, mentre ttltinravo la scrittura di
Le immagini su carta erano piü semplificate, ln altre parole, ho visitato, a l,olrtlrtl, una mostra
grezze rispetto a quelle su tela, ma richiedevano dedicata a quest'ultima tappa cl'c¿ttiva di Matisse'
una lavorazione meticolosa, complessa. Si ricono- Ho incontrato una serie tli inrlrtitgirri liriche, ardi- l

sce la mano e lo sguardo del pittore, ma sono te, di grande respiro. tlo trot¿tro trn dialogo sor- l

carnbiati. Si segue ilfilo rosso tra il nuovo metodo prenrlente tra spazio ncgativo c positivo' IIo ca-
e i quadri precedenti, e ci si accorge anche dí un pito come lo spazio bianco, c()111c il silenzio, possa
punto di svolta, una mossa radicale. avere anche un significato.
Per Matisse, tagliare non é solo una nuova tec- Sono rimasta colpittr tlrrll'cl'f crto essenziale del-
nica ma un sistema per pensare ed espandere le le imrnagini su carta. Notr c'i rrtrlla di superfluo'
possibilitá di forma, colore e composizione, Un Mettono in luce la ctrcittrt'a, lc spaccature. Essen-
ripensamento della sua strategia artistica. Disse do ridotte letteralllcrtt(' 1l l)czzi, comunicano una
il pittore: « Le condizioni di questo viaggio sono sorta cli decostruzi<)nc, tlll atto di smantellarnento
al cento per cento [Link]" >>. Paragonava questo quasi violento. Epprrt't' s()no armoniose, equilibra-
metodo - che chiamava « dipingere con le forbi- te. Esprimono un ltLl()v() inizio. Ogni immagíne,
ci>> -
all'esperienza del volo. prima tagliata, poi ricosrruita, suggerisce qualcosa
I1 nuovo approccio cli Matisse fu accolto, alf i- di prowisorio, sospcso, vulnerabile. Evoca altre
nizio, con diffidenza, con scetticismo. Un critico permutazioni, altrc possibilitá'
lo rovo, nella migliore delle ipotesi, << una distra- Percorrendo la mostra, ho riconosciuto un ar-
zione piacevole ». Anche l'artista era incerto. Ta- dsta che ha sentito il bisogno, a un certo punto, di

150 ó1
cambiare strada, e di esprimersi diversamente. maniera consueta, partendo dall'inizio del taccui-
Che ha provato l'impulso folle di abbandonare no, riempiendo le pagine una dietro l'altta'
un tipo di visione, perfino una certa identitá crea- Al contempo, sull'ultima pagina, procedendo a
tiva, per un'altra. I{o pensato alla mia scrittura in ritroso, ho comínciato aprendere r-rote di un altro
italiano: un processo altrettanto macchinoso, un tipo, non sugli aspetti tecnici della lingua, ma sul-
risultato altrettanto rudimentale rispetto al mio l'esperienza di tr-rffarmi nell'italiano ir-r profonditá'
lavoro in inglese. Erano appunti presi di sfuggita, uua serie di com-
Il metodo di Matisse assomiglia un po' a quello menti accatastati in fondo al taccrrino, che quasi
che faccio io. I pezzi di carta sono le parole, giá nascondevo a me stessa.
definite da altri, selezionate e sistemate da me. Pian piano gli appunti sono divcntati frasi, e
Cerco di rifondare, da uno scompiglio di elemen- le frasi paragrafi. Era una sorta cli diario, scritto
ti, qualcosa di coerente. di getto. Tenevo giá un altro dirrrio italiano in
Scrivere in una lingua diversa rappresenta un cui descrivevo la mia vita qtloti(lirllla, le rnie im-
atto di srnantellamento, un rluovo inizio. pressioni su Roma' Qui, itlvccc. clcscrivevo sol-
tanto le emozioni che lo sl¿llcio linguistico su-
scitava in me.
In altre parole é il mio primo libro scritto diretta- Entro la primavera avcvo esaurito il taccuino'
mente in italiano. É .roto nell'autunno 2012, in La testa si era incontrata con la coda' Ho com-
modo privato, frammentato, spontaneo. Mi ero prato un nuovo taccuilro, ho mcsso via il primo
appena trasferita a Roma dopo aver mascorso cientro un cassctto. (lotltilltt¿lvo a studiare f ita-
quasi tutta la vita in America. Parlavo l'italiano liano, ma ho smesso cli annotare i miei pensieri a
mala mia conoscenza restava elementare. Volevo ritroso, L'autunno successivo ho ripreso il primo
impadronirmene. Tenevo un taccuino in cui pren- taccuino. Ho trovato un'accozzag'Iia di pensieri,
<Jevo appunti in italiano, sull'italiano, Buttavo giü quasi sessanta pagine disordinate. Allora avevo
nuove parole, regole grammaticali da imparare, scritto poche cose in italiano e le avevo fatte
frasi che mi colpivano. Scrivevo tutto questo in vedere a un paio di persone. Ma non avevo vo-

152 r5) :-
*=
re
m-.
.-\
t'

glia di conclividere il contenuto del taccuino con il sentiero mi avrebbe portato. Nonostant e la fa'
nessuno.
tica é stato un processo di scrittura fluido, imme-
Ecco alcuni appunti suIl'ultima pagina, che era diato. Era tutto straordinariamente chiaro, tranne
anche la prima: l'elemento centrale, tranne l'argomento stesso: la
lingua.
lingua come una ?r¿area, ora un'inondazione,
ora bassa, inaccessibile
leggendo con un uocabolario Come definire questo libro? É il quinto che scri-
fallimento uo. ü anche un esordio. É r, punto di arrivo e di
qualcosa cbe rimane serupre fuori da me p afienza. É fondato su una mafi canza, un' assenza.
A partire dal titolo, implica un rifiuto' Questa
Rileggendo gli appunti, ho intravisto quasi subito
volta non accetto le parole che conoscevo giá,
un filo, un ragionamento, forse persino un per_ con cui avrei dovuto scrivere. Nc ccrco altre'
corso narrativo. Un giorno, per capire meglio il Credo che sia un libro titubante e allo stesso
loro significaro, ho preso appunti sugli appunti tempo impavido. Un testo sia privato sia pubbli-
precedenti. Ho visto che c'erano spunti da svilup-
co. f)a un lato scaturisce dagli altri. I temi, fino in
pare, da sviscerare. Mi sono venuti in mente ca_
fondo, restano invariati: I'irlcl-ltitá, lo straniamen-
pitoli, titoli. Ho intuito un'andatura, una sruttu- to, l'appartenenza. Ma I'involucro, il contenuto, i1
ra. In poco tempo sapevo che il contenuto del corpo e 1'anima sono trasfigurati'
primo taccuino sarebbe diventato questo libro. É r'r, libro di viaggio, clirei piü interiore che
Avevo bisogno di piü spazio. Ho compraro un geografico. Racconta tlno sradicamento, uno stato
quaderno. Ogni settilrlana, grosso modo, da no- di smarrimento, una scoperta. Racconta un viag-
vembre fino a maggio, ho lavorato su uno spunto gio a volte emozionante, a volte estenuante' Un
diverso, fino a quando non sono arúvata all,ulti- viaggio assurdo, visto che Ia víaggiattice non rag-
mo. Non ero mai riuscita a scrivere nulla in questa giunge mai il traguardo.
maniera celere, lungimirante, conoscenclo gíá É un libro di memoria, pieno di metafore. Rac-
quasi ogni passo davanti a me, sapendo giá dove
conta una ricerca, una conquista, una sconfitta

154 t55
continua. Un'infanzia e una maturitá, un,evolu_ di ribellarmi, di andare oltre, Cito di nuovo un
zione, forse una rivoluzione. É ,r hbro d,amore, commento c{i Natalia Ginzburg su Lessico fami-
di sofferenza. Racconta una nuova indipenclenza gliare: << Irlon so se sia il migliore dei miei libri, ma
insieme a una nuova [Link] collabora- certo é il solo libro che io abbia scritto in uno stato
zione, e anche uno stato di solitudine. di assoluta libertá ».
A clifferenza degli altri, questo libro é il primo Credo che i1 mio nuovo linguaggio, piü limi-
radicato nelle mie esperienze vere e vissute. Tran- tato, piü acerbo, mi dia uno sguardo piü esteso,
ne due racconti, non é un'opera di fantasia. Lo piü maturo. Ecco la ragione per cui continuo,
ritengo una sorta di autobiogra{ia linguistica, un per il momento, a scrivere in italiano. Nei libro,
autoritrarto. Mi pare giusto cirare le parole di parlo abbastanza del rapporto paradossale tra
I{atalia Ginzburg che, nell'awettenza di Lessicr¡ libertá e limiti. Irlon voglio ripetermi qui, Prefe-
fantigliare, diceva: << I.{on ho inventato niente >>. risco approfondire f interconnessionc tra la real-
Eppure, da un altro punto divista, ho inventato tá e l'invenzione, e chiarire la qtrcstione dell'au-
tutto, Scrivere in una lingua diversa significa par_ tobiografia, una questionc chc inconrbe da molti
tire da zero. Viene tla un vuoto, per cui ogni frase anni su di me.
sembra sbucata dal nulla. Lo sforzo di renclere
mia Ia lingua, di possederla, assomiglia molto a
un processo cfeativo, misterioso, illogico. Ma il Scrivevo, all'inizi<¡, pcr tlccultarmi. Volevo tener-
possesso non d autentico, é una sorta di finzione mi lontana dalla mia scritttrra, ritirarmi sullo sfon-
anche quello. La lingua é vera, mala maniera in do. Preferivo celanni tla lc righe, una presenza
cui la assorl¡o e utlTizzo sembra finta. Un lessico travestita, trasversalc.
cercato, acquisito, resta per sempre anomalo, co_ Sono diventata una scrittrice in America, ma ho
me se fosse artefatto, anche se non lo é. ambientato i miei prirni r¿rcconti a Calcutta, una
Nelf imparare l'iraliano ho imparato, di nuovo, cittá in cui non ho r'nai vissuto, lontanissimo clal
a scrivere. Ho dovuto adottare un approccio dif- Paese in cui sono crcsciuta, che conoscevo molto
ferente. Ad ogni passo la lingua mi fronteg giava, meglio. Perché? Percl-ró avevo bisogno del distac-
mi costringeva. Allo stesso tempo mi ha permesso co tra me e lo spazio creativo.

156 t17
Credevo, quando ho cominciato a scrivere, che é un passo in piü. Alberto Moravia era di Roma,
fosse piü virtuoso parlare degli altri. Temevo che per cui ha ambíentato tanti suoi racconti e roman-
la materia autobiografica fosse di minor valore zi a Roma. Era romano, cosi come molti dei suoi
creativo, perfino una forma cli pigrizia da parte personaggi. Significa perció che ogni suo raccon-
mia. Temevo che fosse egocentrico raccontare le to, ogni suo romanzo, sia autobiografico? Penso
proprie csperienzc. proprio di no.
In questo libro io sono, per la prima 'u'olta, 1a Ho trascorso piü di un anno a promuovere il
protagonista. Non c'é nemmeno un pizzico di un nrio ultimo romanzo, La moglie. Non condivido le
altro. Appaio sulle pagine in prima persona, e esperienze dei personaggi in quel romanzo. Quel-
parlo francamente di me stessa. Un po' come la 1o che succede loro non mi é mai successo. Cono-

serie di Nudi Blu di Matisse, figure femminili ta- sco i luoghi principali de1libro, e la trama é basata
gliate, raggruppate, mi sento spoglia in questo su un episodio vero di cui peró non ho alcun
libro, appiccicata ad una nuova lingua, disgregata. ricordo o impressione. La realt¿i rni ha fornito
Da rnolti anni non leggo ció che scrivono su cli qualche selne. Ho immaginato tutro il resto.
me. So, peró, che sono considerata da certi lettori Piü di una volta mi sono trovata davanti a un
una scrittrice autobio grafica. Se spiego che non 1o giornalista, un critico che sosfiene che io abbia
sono non ci credono, insistono. Dicono che il fat- scritto un romanzo autobiografico. E ogni volta
to che io sia di origine indiana, cosi come la gran mi ha colpito, e mi ha anchc innervosito, che un
parte dei miei personaggi, rende la rnia opera pa- romanzo la cui trama, i cui personaggi ho com-
lesemente autobiografica. Oppure pensano che pletamente inventato sia consiclerato tale.
qualsiasi racconto in prima persona debba essere Non sta a me valutarc i miei libri. Vorrei sem-
vefo, plicemente distinguerc tra un románzo realistico,
Per me un testo autobiografico é quello pla- ricavato dalla conosccnza, dalla curiositá da parte
smato clalle proprie esperienze, che ha poca di- dell'autore, e uno autobiografico.
stanza tra la vita dello scrittore e le vicende del In altre parole é diverso. Quasi tutto ció che
libro. Ogni scrittore ten«le a descrivere il mondo, contiene mi é accaduto. Ho giá spiegato che é
la gente che conosce, Ma un'opera autobiografica iniziato come una sorta di cliario, un testo perso-

i58 159
t

nale. Resta il mio libro piü intimo ma anche il piü un posto reale in cui non ho mai vissuto, ed evo-
aperto. care un'epoca storica che non conoscevo. Ho fat-
Perfino iI mio primo tentativo di narrativa in to molte ricerche per renclere plausibile quel
italiano, Lo scambio, é autobiografico, non posso rnondo, quei tempi. Dal rnio primo libro richia-
negarlo. É [Link] racconto in terua persona, ma la mavo Calcutta,la cittá di orígine dei miei genitori.
protagonista, appena modificata, sono io. Sono Dat<l che era, per 1oro, un luogo lontanissimo,
andata io quel pomeriggio piovoso in queli'appar- quasi scompafso, cefcavo un rncldo, attraverso la
tamento. Ho visto e osservato tutto quello che scrittura, di colmare la distanza, c cli renderlo
descrivo. Ho perso un golfino nero, ho reagito presente.
male, come la protagonista. Sono rimasta stranita, Oggi non mi sento piü in dovcrc cli rcstituire un
irrequieta, come 1ei. Qualche mese dopo ho tra- Paese perduto ai miei genitori. Mi ci é voluto
sformato I'esperienza cruda in un raccottto. Pe- molto tempo per accettare chc il rnio progetto
nontbra, scritto quasi due anni piü tardi, é una di scrittura non dovesse assumcrc Lrna tale respon-
storia inventata ma ha una base sempre autobio- sabilitá. In questo senso In altrt p,rn,lc é il primo
grafica: ii sogno del protagonista che apre il rac- libro che scrivo da adulta, nra .l,rl punto di vista
conto viene da me. linguistico, anche da bambina.
In passato pensavo che fantasticarc anzicl-ré at- Continuo, da scrittricc, a c('rc¿t'c la veritá, ma
tingere direttamente dalla realtá mi avrebbe dato non do piü lo stesso pcso rrlla veritá fattuale. In
piü autononria creativa, Preferivo manipolare la italiano mi muovo verso l'¿rstrazione. I luoghi sono
veritá, ma volevo anche rappresentarla fedelnen- imprecisati, i personaggi lirrora sono senza nome,
te, autenticamente. Ci tenevo molto, da scrittrice, senza un'identitá cultur¿rlc specilica. Il risultato
alia verosimiglianza. Dopo aver scritto questo li- creclo sia una scrittur¿r afrfrancata per certi versi
l¡ro mi sono ricreduta. dal mondo concreto. ()ra costruisco un'ambien-
Inventare potrebbe essere anche una rappola. tzzione rneno determinata. Ecco perché capisco
Un personaggio fabbricato dal nulla dovrebbe Matisse, quando paraflolrava la sua nuova tecnica
sembrare una persona vera, ecco la sfida. É ,tutu all'esperienza áel volo. Scrivendo in italiano, non
una sfida, soprattutto nella Moglte, rappresentare rni sento piü cor-r i picdi per terra,

160 1(»1
Cosa mi ha spinto a prendere una nuova piega una presunzione. Non so se continuare a scrivere
verso una scrittura sia piü autobiografica sia piü in italiano sia la strada giusta. I1 mio italiano resta
astratta? É ,mu contraddizione in termini, mi ren- un lavoro in corso, e io resto una forestiera. Sono
do conto. Da dove cleriva la prospettiva piü per- venuta in Italía in parte per conoscere megiío i
sonale, insieme alla tonalitá piü vaga? Sará la lin- miei personaggi, i rniei genitori, Non mi aspettavo
gua. In questo libro la lingua non é soltanto lo di diventare una straniera anche in quanto scrit-
strllmento ma anche il soggetto. L'italiano resta trice.
la maschera, il filtro,lo sbocco, ilmezzo,Il distac- É irrteresunte, ora che il libro sta per uscire,
co senza il quale non ríesco a creare niente. Ed é sentire certe Íeazioni. Quanclo dico che il mio
questo nuovo distacco che mi aiuta a mostrare ii nuovo libro é stato scritto in italiano, viene spesso
mio volto. visto, prevalentemente da altri scrittori, con so-
spetto, quasi con disapprovazic¡[Link]. Forse mi sono
sbagliata; mi chiedo se sará considcrato uno scac-
Ho adesso e avró probabilmente per sempre un co matto, oppure, nella rnigliorc clelle ipotesi,
atteggiamento ambivalente verso questo libro. Da << una distrazione piacevolc r. Alcuni mi dicono

un lato ne sono fiera. F{o viaggiato molto per che uno scrittore non clcvc rnai abbanclonare ia
arrivare qui. Ho guadagnato ogni parola, non lingua dominante per ulra cclnosciuta solo super-
c'é nulla cli tramandato. Tutto é nato dalla mia ficialmente. Dicono chc lo svantaggio non serve
determinazione. É stata una procedura rischiosa. né allo scrittore né al lcttorc. Quando ascolto que-
Mi sembra un miracolo aver potllto concepire, sti pareri mi vergogno, e mi viene l'impulso di
abbozzarc, preparare le pagine per la pubblicazio- cancellare ogni parola.
ne. Lo consídero un libro autentico, perché é sin-
cefo, onesto.
D'altro canto temo che sia un libro falso. Ne E stato solo dopo aver scritto questo libro che ho
resto poco sicura, un po' imbaruzzata. Benché scoperto Agota Kristof, un'autrice <1i origine un-
at¡bia ormai una copeftina, una rilegatura, una gherese che scrisse in francese. Forse é stato un
presenza fisica, temo che sia una frivolezza, anche bene non conoscere prima la sua voce, le sue ope-

162 t63
re, fare questo primo passo ignorando il suo esem- rne, si trova costretta e al tempo stesso libera'
pio. Ho letto, innanzitutto, un suo breve testo Conoscen<Jo la sua opera, mi sento rinfrancata,
autobiograficcs, L'analfabeta, in cui parla della meno sola. Creclo di aver incontrato una guida,
sua formazione letteraria, e delI'esperienza di ar magari una compagna su questa strada.
rivare in Svizzera, a ventun anni, come profuga. Eppure, resta una differenza fondamenrale tta
Inizia a imparare il francese, un processo cluro e me e lei. Agota Kristof é stata costretta ad abban-
totalizzante. Scrive: « É qui che comincia la mia donare l'ungherese. Scrisse in francese perché vo-
lotta per conquistare questa lingua, una lotta ac- leva essere letta. ., É dir"r-rt¿lto LIna necessilá >>

canita e lunga, che di certo durerá per tutta la mia spiega l'autrice. Rimpiangeva di non poter scrive-
vita. Parlo il francese cla piü cli trent'anni,scrivo
1o re nella sua lingua madre, per cui ha sempre con-
da vent'anni, ma ancora non lo conosco. Non siderato il francese « la lingua nctnica >>. Io, invece,
riesco a padarlo senza errori, e norl so scriverlo scelgo volentieri cli scrivcrc in italiarro. Non sento
che cou l'air¡to cli un dizionario da consultare di la mancanza clell'inglcsc, [Link] clel conrollo
frecluente r. superiorc chc rni di.
Leggendo questo brano, sono rimasta insieme L'opera clella Kristofrlttcttc a liroco il fatto che
stupefatta e confortata. Potrebbero essere i miei un romanzo autobictgl'af ico t-totr sia sempre quel-
sentimenti, le mie parole. lo che sembra, e chc il cortfiltc tra l'immaginazio-
Poi ho letto, d'un f'íato,7a sua celebre rilogia di ne e la realtá sia poco nctto. Dice il protagonista
romanzi che comincia con ll grarutle quaderno, che diLa t€rza mtilzoklt(t, il tcrzo volume della trilo-
l'autrice considerava un'opera autobiografica, e gia: <<Cerco di sct'ivcrc clclle storie vere, ma, a un
cl-rc io trovo un capolavoro assoluto. Sono rimasta certo punto, la storia tlivcnta insopportabile pro-
ancora piü arnmaliata dalla sua scrittnra lapidaria,
¡rrio per la stta vcl'iti c allora soÍIo costretto a
clepurata, icastica. L'eff'etto é sconvolgente, po- cambiarla r,
tente come un pugno allo stomaco. Pur leggenclo Anche un romanzo tratto dalla realtá, fedele a
la Kristof in italiano percepisco, anche in tradu- essa, non é mai il vcro, cosi come l'iurmagine
zione,lo sforzo irnplicito nella sua scrittura. Intui- nello specchio non c trna persona in carne ed
sco la maschera linguistica nella quale lei, come ossa. Resta, cioé, un'astrazione, per quanto reali-

t64 r65
stica e aderente ai fatti. Nelle parole di Lalla deriva. Mi sento piü a casa, nonostante la scomo-
Romano - un'altra autrice che, come la Kristof, ditá.
ha sempre giocato nei suoi romanzi con cose Questo libro rni porta a un bivio. Mi costringe a
realmente accadute - << in un libro tutto é vero, scegliere. Mi fa capire che tutto é rovesciato, ca-
níente é vero >>. povolto. Mi chiede: come procedere?
Tutto va riconsiclerato, configurato di nuovo. Devo continuare su questa strada? Abbando-
La narrativa autobiogra{ica, anche se ispirata dalla nerd I'inglese definitivamente per l'italiano? O
realtá, dal1a memoria, richiede una selezione rigo- torneró, una volta rientrata in America, all'in'
rosa, un taglio spietato. Si scrive con 1a penna ma glese?
alla fine, per dare la fbrma giusta, bisogna utlliz- Come ci tornerei? So clai miei genitori che, una
zare, coffre Matisse, un bel paio di forbici. volta partiti, si é andati per sempre. Se cesso di
scrivere in italiano, se riprendo a lavorare in in-
glese, mi aspetto dí awertire un altro tipo di smar-
Sto per concludere il mio viaggio. Quest'anno rimento.
devo lasciare Roma e tornare in America. Non Non posso preveclerc il futuro. Preferisco go-
ne ho voglia. Vorrei che ci fosse un modo di re- clermi questo momento, il lavoro appena compiu-
stare in questo Paese, in questa lingua, to. Malgrado i dubbi sot-ro r"nolto felice cli aver
Ho giá paura del distacco tra me e l'italiano. rc'alizzato e pubblicato un libr:o in italiano. Lavo-
A11o stesso tempo mi rendo conto di un distacco rando sulle bozze italianc pcr chiudere il testo, mi
formale, notevole, tra me e f inglese, un idioma in sono commossa. Si potrebbe dire che sia un libro
cui da tre anni non leggo piü. La decisione cli autoctono, nato e crescit-tto qui, anche se 1'autrice
leggere soltanto in italiano mi ha indotta a fare r-ronlo é.
questo nuovo cammino creativo. La scrittura pro- Ora In altre parolc sta per avere un'identitá
viene dalla lettura. Ormai, nonostante il disagio, indipendente da me. I primi lettori saranno italia-
preferisco scrivere in italiano. Anche se resto per ni; si troverd, all'inizio, nelle librerie italiane. Col
metá cieca, riesco a vedere certe cose piü chiara- tempo sará tradotto, trasformato. L'anno prossi-
mente. Mi sento piü centrata anche se navigo alla mo sará pubblicato in America, in un'edizione

166 t67

Lll
Rirugraziantentt
bilingue. Tuttavia avrá raclici specifiche, localizza
te, benché resti ibrido, un po' fuori schema> ulr
po'come me,
Gruziea questo progetto di scrittura spero che
ufi pezzo di me possa restare qui, ed é consolante,
anche se mi auguro che ogni libro al monclo ap-
partenga a tutti, oppllre a nessuno, da nessuna irraggiungibi
Ogni libro mi sembra un tragu?Il'clo
parte. piü di ogni
le"finché non é ultimato, ma qLtcsto
I'appoggio e l'at-
Rorna, dicetnbre 2014 altro. Non ce l'avrei fatta scnza
tsrioschi' Raf-
tenzione di: Sara Ar-rtonelli' l'uigi
(ic:nuaro' Giovanni
faella De Angelis, Angelo [)c
Marciano'
De Mauro, Michela Ciallio' l"ranccsca
Romano'
Alberto Notarbartolo c Picrlrallccsco
Oairriella Gian-
Un ringraziament«-r particolarc a
<1e11i peri. ru. illustlaziorri
dcllc puntate su <<In-
la cui fotografia
terrazionale ,r, a Marco l)clogu'
al Centro Studi
ha ispirato i1 racconto Pt'nt»ttbta'e
Americani a Roma, lttogtl clell'anima'

168
La rraversata t)
11 dizionario t7

Il colpo di fulmine 2l
L'esilio 25

Le conversazioni 31

La rinuncia 37

Lcggerc con il ..lizion¿tritr 41

11 raccolto delle parole 45

11 diario 49

Il racconto 55

Lo scambio 59

Il riparo fragile 69

l.'impossibilitá 7)

Venezia 77
L'imperfetto 81

L'adolescente peloso 89
Il secondo esilio 95
Il muro 101

Il triangolo 109
La metamorfosi r19
Sondare 129
L'impalcatura t)5
Penombra 14)
.A
F'SC
Mtsfo

Postfazione 149 F5C. C005461

=.
F'otocomposizione Liclitl,pe S,r.l
Agratc Brilnza (MI))

F-inito di starnpare
ncl mcs. tli maggio 202{
per conto clclla Ugo Guanda S.r.l.
da Ruolito S.p.A.- Seggiano di Pioltello (MI)
Printed in [Link]

€1-!.'r

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