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Materiale Da Studiare Durante L'estate

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La riforma timocratica (perché crea un regime politico dominato dai possessori di ricchezza

liquida) di Solone scontentava però sia gli aristocratici che si ritenevano defraudati dei propri
diritti, sia il popolo, che era ancora in larga parte escluso dalla partecipazione attiva alla vita
politica, perciò riprendono quasi subito i contrasti, ai quali pone fine, intorno al 561, un
parente di Solone, Pisistrato, che si impone una prima volta come tiranno, poi, cacciato dagli
aristocratici e dopo un esilio di dieci anni, si ripresenta e da allora detiene ininterrottamente il
potere per vent’anni, fino alla morte (528), assicurando ad Atene un periodo di pace e
prosperità grazie a una politica di incentivi a favore del popolo e del ceto medio e dotandola di
una flotta potente e curando anche l’aspetto architettonico della città, abbellendola di
monumenti, tra cui la prima biblioteca pubblica; introduce la dracma=moneta d’argento con
l’effigie di Atena, protettrice della città, su una faccia e di una civetta, uccello sacro alla dea,
sull’altra; lascia il potere ai figli Ippia e Ipparco, che però manifestano atteggiamenti dispotici,
perciò nel 514 Ipparco viene assassinato da due giovani aristocratici, Armodio e Aristogitone,
entrambi morti durante l’impresa e in seguito celebrati come liberatori ed eroi, mentre Ippia,
dopo aver tentato di riportare l’ordine con metodi repressivi, nel 510 è costretto alla fuga e
trova rifugio in Persia.

Dopo un periodo di disordini, nel 508 sale al potere il nobile arconte Clistene,
appartenente alla famiglia degli Alcmeonidi, al quale si deve una nuova costituzione,
considerata la base della democratizzazione di Atene e ispirata ai due principi della
isonomia=uguaglianza e della eunomia=buon governo= per spezzare la forza degli aggregati
familiari e “mescolare gli Ateniesi”, il territorio dell’Attica viene ripartito in aree
geograficamente non contigue=città, montagna, costa e in 10 tribù, ognuna suddivisa e
organizzata in tre trittie (distretti, uno della città, uno della montagna e uno della costa, per un
totale di trenta), ciascuna ripartita in quartieri (demi) con a capo un demarco; la riforma
territoriale amministrativa si accompagna a quella delle magistrature, infatti vengono ampliate
le competenze dell’ecclesia, soprattutto in politica estera=essa si riunisce dieci volte l’anno ed
essendo costituita dai cittadini ateniesi maschi dai 20 anni in su suddivisi in 10 tribù, ogni tribù
presiede a turno la riunione una volta l’anno (meccanismo della pritania, cioè del turno): ha
potere decisionale sulla pace e sulla guerra, sull’invio di ambascerie e sulla conclusione di
trattati internazionali, discute e approva le proposte di legge, esercita il controllo dei magistrati
ed elegge gli arconti, passati a 10 (uno per tribù) con l' aggiunta di un segretario (la carica
diventa elettiva) e i 10 strateghi=comandanti dei dieci reggimenti di opliti forniti da ogni tribù,
la cui carica è annuale; l’ecclesia, infine, aveva anche il potere di ostracismo (introdotto in
realtà 20 anni dopo la riforma di Clistene, nonostante venga attribuito a lui)=i cittadini ritenuti
pericolosi per potenza e prestigio potevano essere allontanati da Atene per 10 anni senza
perdere proprietà o diritti civili, se almeno 6000 votanti ne scrivevano il nome su un ostrakon,
un’ apposita tessera d’argilla di forma circolare; ogni membro ha diritto di parola (isegoria)
Viene inoltre istituita la bulè, o consiglio dei 500 in sostituzione dell’areopago=assemblea
composta da 50 cittadini per tribù, sorteggiati, senza alcuna distinzione di nascita o censo, tra
coloro che, avendo compiuto i 30 anni, presentassero candidatura; la carica è annuale e non
si può ricoprire più di due volte nella vita; la bulè era presieduta a turno per una decima parte
dell’anno=poco più di un mese dai 50 rappresentanti di ogni tribù=pritani guidati da un
presidente sorteggiato tra loro giorno per giorno=epistàtes; aveva la funzione di preparare
proposte di legge da sottoporre all’ecclesia,i controllare delle magistrature che gestivano i
fondi statali, quindi della situazione finanziaria di Atene, tenere i rapporti con l’estero.
Rimangono esclusi donne, schiavi e stranieri= meteci; in realtà, i pieni diritti politici sono
esercitati solo dal 20 % della popolazione.
Siccome tutte le cariche politiche sono ricoperte da cittadini che per un anno lasciano la
loro professione per dedicarsi alla politica, è prevista una retribuzione, pari a una dracma
giornaliera (salario medio)=non esiste il “mestiere della politica”

Sotto Ciro il Grande diverse colonie greche dell’Asia minore lungo la costa erano state
inglobate nella satrapia di Lidia e dovevano versare tributi e fornire truppe e navi al satrapo di
Sardi, capitale della provincia, per conto del sovrano (il “Gran Re” di Persia)
La prima ribellione scoppia a Mileto nel 499 a causa dell’imposizione di nuove tasse e
approfittando del fallito tentativo persiano di conquistare l’isola di Nasso; Aristagora proclama
l’indipendenza e si autonomina tiranno, confidando negli aiuti della madrepatria Atene, ma la
rivolta venne facilmente sedata, nonostante i ribelli fossero riusciti addirittura a conquistare
Sardi, per manifesta inferiorità numerica, perché, per timore di ritorsioni, giunsero soltanto 20
navi da Atene e 5 da Eretria, una piccola città dell’isola di Eubea; Mileto fu distrutta nel 494 e i
suoi abitanti deportati in massa e nel 490 Dario I, dopo avere inviato ambasciatori in tutta la
Grecia chiedendo “acqua e terra”, cioè la completa sottomissione, organizzò una spedizione
punitiva contro le due città che l’ avevano rifiutata, ovvero Sparta e Atene, quest’ultima
colpevole anche, come Eretria, di avere dato man forte ai ribelli di Mileto e questo segnò
l’inizio della Prima guerra persiana; al comando dei generali Dati e Artaferne, i persiani
distrussero Eretria e si schierarono nella piana di Maratona per puntare su Atene, distante
una quarantina di Km a sud, guidati dall’ ex tiranno Ippia, che intendeva vendicarsi della città
che lo aveva scacciato; Atene tentò dapprima un’alleanza in funzione antipersiana con
Sparta, ma in città era in corso una festa in onore di Apollo ed era stato proibito di combattere
per tutta la sua durata (6 giorni), perciò dovette accontentarsi solo degli aiuti inviati dalla
piccola città di Platea; l’esercito, però, nonostante l’inferiorità numerica, guidato dal
comandante ateniese Milziade, riportò una schiacciante vittoria grazie all’effetto sorpresa: per
due settimane gli eserciti erano rimasti a fronteggiarsi sulle alture intorno alla piana di
Maratona senza che nessuno dei due prendesse l’iniziativa contro l’altro, finchè Dario non
decise di sbloccare la situazione spostando una parte dell’esercito sulle navi per attaccare
Atene dal mare; a questo punto, Milziade diede l’ordine di piombare improvvisamente dalle
colline alle spalle dell’esercito persiano impegnato nelle operazioni di imbarco; secondo la
leggenda, da Maratona, un guerriero di nome Filippide corse a piedi fino ad Atene per
annunciare la vittoria, morendo poi per lo sforzo appena arrivato ; in effetti l’esercito ateniese
poteva contare sul corpo speciale degli emerodromi= coloro che corrono per un giorno,
guerrieri addestrati per correre a lungo, in modo da velocizzare le comunicazioni; l’impresa di
Filippide è stata celebrata con l’introduzione tra le discipline olimpiche, a partire dal 1896,
della maratona, una gara di corsa di resistenza su una lunghezza di circa 40 km che prede
nome appunto dal luogo della battaglia tra Greci e Persiani )
Una leggenda diceva che di notte, i viaggiatori che attraversavano la pianura di Maratona
o le si avvicinavano dal mare potevano ancora sentire rumori di combattimento e grida di
guerra e di. feriti
La sconfitta di Maratona fu un incidente occasionale in una parte periferica dell’impero
persiano con pochissime perdite (ma molte se paragonate a quelle greche=6400 persiani
contro 192 greci), ma rappresentò un forte contraccolpo psicologico perché si trattava della
prima grande sconfitta subita dalla Persia, inflitta in più da forze numericamente inferiori.
Il comando dell’esercito era nel frattempo passato a Temistocle: intuendo la manifesta
inferiorità di Atene per mare, fece votare un provvedimento di legge in base al quale i proventi
delle miniere d’argento della regione del Laurion, invece di essere distribuiti alla popolazione
riconvertiti in monete, come nel progetto iniziale, avrebbero dovuto essere impiegato per
allestire una flotta potente, che infatti venne rafforzata con un centinaio di triremi=navi veloci
da guerra che sfruttavano tre file di rematori (per un totale di 170 a nave); lo scafo era sottile
e allungato (40 m. di lunghezza per 6 di larghezza, la prua più alta della poppa per affrontare
meglio le onde, la vela quadrata ed erano munite di rostri=speroni per sfondare le navi
nemiche; la tecnica di assalto tipica è il diekplus=flotta scagliata alla massima velocità contro
quella nemica per penetrare negli spazi tra le navi nemiche e spezzarne i remi o sfondarle coi
rostri; altrimenti, le due flotte si schieravano una di fronte all’altra e ognuna tentava
l’arrembaggio=il salto sulle navi nemiche per il combattimento corpo a corpo, spesso
preceduto da azioni di disturbo, come il lancio di pietre, bastoni e lance; di notte o col cattivo
tempo le triremi non escono in mare perché sono veloci ma non troppo stabili, essendo
sottili.; nel 481 Temistocle promuove anche la nascita di una lega di una trentina di polis (lega
di Corinto perché la prima riunione si tenne nei pressi della città di Corinto, o lega
panellenica, il cui comando fu assegnato a Sparta perché le si riconosceva autorità
indiscussa nell’arte della guerra) in funzione difensiva antipersiana ed elaborò un piano di
guerra che prevedeva di sistemare la prima linea al passo costiero delle Termopili (porte
calde per via delle vicine sorgenti termali), al comando del generale spartano Leonida e il
grosso della flotta, guidata da Temistocle, lungo la costa nei pressi di Capo Artemisio per
impedire un eventuale sbarco dei persiani alle spalle; nel maggio del 480 incomincia la
seconda guerra persiana (i Persiani non avevano alcuna intenzione di abbandonare i loro
progetti espansionistici sulla Grecia e in più si trattava anche di vendicare la sconfitta subita)=
come aveva fatto Dario, anche il nuovo re Serse inviò preliminarmente i suoi ambasciatori a
proporre la sottomissione, ma diverse città, tra cui Atene, Sparta e Corinto, tutte appartenenti
alla Lega Panellenica, rifiutarono, perciò ebbe inizio un attacco in grande stile, che prevedeva
l’attraversamento a piedi, da parte di un enorme esercito di 100.000 uomini, guidato da Serse
e da suo cognato Mardonio e partito da Sardi, della Tracia e della Macedonia (regioni
dell’Asia minore, la prima satrapia dell’impero persiano, la seconda solo assoggettata, ma
non ancora trasformata ufficialmente in provincia) per poi passare lo stretto dei Dardanelli,
che i Greci chiamavano Ellesponto su un colossale ponte di barche arrivando esattamente
alle Termopili, dove, dei circa 5000 soldati che aspettavano l’arrivo dei Persiani, erano rimasti
a difendere il passo solo 300 opliti (tutti gli altri si erano ritirati): un esercito consapevolmente
votato alla strage (uno di loro, alla notizia che le frecce scagliate dai Persiani sarebbero state
così tante da oscurare il sole, avrebbe risposto che era una buona cosa, perché così la
battaglia si sarebbe svolta all’ombra e quindi al fresco), che non si ritirò per non perdere
l’onore e resistette per tre giorni, fino allo sterminio totale; fu un greco disertore, Efialte, ad
indicare un sentiero di montagna che consentì ai Persiani di aggirare l’imprendibile passo e
accerchiare l’esercito alle spalle; ci furono due soli superstiti, dei quali uno si suicidò per
eguagliare la gloria dei caduti in battaglia, mentre l’altro fu trattato come un traditore, nessuno
lo considerava, né gli rivolgeva la parola società e riconquistò l’onore solo morendo tempo
dopo in un’altra battaglia.
Al Capo Artemisio la flotta greca era nel frattempo riuscita ad annientare un centinaio di
navi persiane, ma quando giunse notizia della sconfitta delle Termopili fu costretta a ritirarsi.
La via per Atene era a questo punto aperta, ma i persiani trovarono una città disabitata
perché i cittadini, su ordine di Temistocle, si erano ritirati in massa sull’isola di Salamina, che
Serse decise di attaccare (a quanto pare perché Temistocle gli fece recapitare il falso
messaggio che la flotta greca era allo stremo delle forze): ma questa mossa si tradusse in
una completa disfatta per i Persiani, perché le navi, pesanti, ingombranti e logore dopo tanti
mesi in mare, vennero a trovarsi ammassate senza via di scampo in uno stretto, appunto
quello di Salamina, tra l’isola e l’Attica grazie a una finta della flotta greca che simulò la fuga
per farsi inseguire nello stretto, per poi invertire velocemente la rotta; inoltre i soldati
provenivano in gran parte da città greche conquistate e combattevano di malavoglia per i
persiani, non erano motivati alla vittoria; Serse fu così costretto alla ritirata (settembre 480),
ma lasciò in Grecia il grosso dell’esercito al comando di Mardonio, che riprese le ostilità meno
di un anno dopo, nella primavera del 479, ma venne sconfitto sia per terra (a Platea-479-
esercito guidato dallo spartano Pausania, tutore del figlio di Leonida; Mardonio muore in
battaglia) che per mare=Capo Micale.(stesso giorno)
Fu con le guerre persiane che in Grecia entrò in uso il concetto di “barbaro”, con cui i
Greci indicavano i non parlanti greco (barbaros in greco significa balbettante)=i Persiani
erano considerati barbari perché non parlavano la stessa lingua dei Greci, cioè, per metafora,
non conoscevano il principio di libertà e di autodeterminazione, accettando di restare
sottomessi a un despota, il che, per il mondo greco, è inaccettabile e trasforma l’uomo in
schiavo.
Lo stato di belligeranza continua ma il comando della guerra passa da Sparta ad Atene
perché quest’ultima che aveva sostenuto il peso maggiore delle guerre contro i Persiani e la
sua supremazia era stata riconosciuta dalle altre polis, perciò viene le viene affidato il
comando di un nuovo organismo permanente in funzione difensiva antipersiana, la lega di
Delo, o Delio-attica, o prima Lega navale (le sedute si tenevano sull’isola di Delo nel tempio di
Apollo), all’interno del quale le decisioni venivano prese democraticamente da un consiglio
che si riuniva una volta all’anno, tutti fornivano in egual misura forze, o, in alternativa tributi,
ma Atene deteneva la presidenza e riscuoteva questi tributi che andavano a formare il tesoro
(raccolto presso il santuario di Apollo), fissandone anche l’ammontare e aumentandolo ogni
quattro anni e utilizzandoli a proprio vantaggio (Temistocle se ne servì in particolare per la
costruzione, e difendendola con la costruzione delle Lunghe Mura, che collegavano Atene al
porto del Pireo) stabiliva chi potesse entrare nella lega e impediva di uscirne, anche con la
forza, quindi la trasformò ben presto in uno strumento di potere; Atene era però ancora
formalmente sottomessa a Sparta nella Lega peloponnesiaca (fondata ai tempi
dell'espansionismo spartano, mascherata da alleanza difensiva contro la potente città di Argo,
in realtà funzionale alla politica estera spartana perché Argo era il principale nemico di
Sparta, che tra il VIII e il VII secolo a. C. era riuscita a sottomettere quasi tutto il Peloponneso
ad eccezione dell’ Argolide=la regione di Argo), perciò nasce un latente antagonismo tra le
due città, nonostante il quale, nel 446, Sparta chiede l’intervento di Atene per soffocare una
rivolta di Iloti in concomitanza con un grande terremoto; siccome le operazioni militari vanno
molto per le lunghe e i costi di mantenimento dell’esercito alleato si fanno troppo onerosi,
però, le truppe ateniesi vengono rimandate indietro e Cimone (il generale che le aveva
mandate in aiuto a Sparta) viene ostracizzato e il potere passa a Pericle, nipote di Clistene;
con il quale ad Atene viene introdotta la democrazia diretta: egli, infatti, trasferisce all’ecclesia
pieni poteri, sulla base dei principi dell’isonomia=uguaglianza di fronte alla legge e
dell’isegoria=pari diritto di parola, lasciando all’areopago solo la competenza di giudicare i
delitti di sangue e stabilisce che tutte le cariche dello stato vengano sorteggiate tra tutti i
cittadini, senza distinzione di censo o ricchezza e retribuite con un’indennità giornaliera
(mistoforia), anche se questo meccanismo riguardava i soli cittadini ateniesi, quindi non i
meteci=gli stranieri residenti (e in base a un provvedimento restrittivo del 451 potevano
considerarsi tali solo i cittadini che avessero entrambi i genitori ateniesi, mentre prima
contava solo la cittadinanza del padre); in politica interna fu avviata una politica di sussidi
statali che prevedeva mantenimento e istruzione degli orfani a carico dello stato, pagamento
di indennità a invalidi di guerra e sul lavoro, ingressi gratuiti a spettacoli e manifestazioni
pubbliche per chi poteva dimostrare di appartenere all’ultima classe censuaria, stipendi in
denaro, oltre che retribuzioni in natura per i soldati; fece ricostruire l’acropoli, distrutta durante
le guerre persiane, abbellendola con l’edificazione del Partenone, il tempio dedicato ad Atena
Partenos=Vergine; in politica estera, siccome l’impegno sui due fronti spartano e persiano
(contro la Persia era stato organizzato un intervento indiretto nel 460, ovvero una spedizione
in Egitto per sottrarlo al controllo persiano dando man forte a una ribellione interna, ma, dopo
6 anni di scontri, nel 454, la flotta ateniese era stata bloccata nei pressi di un’isoletta del Delta
del Nilo e distrutta=perse più di 200 navi) era troppo dispersivo e prevedeva costi troppo alti
sia in termini economici che di vite umane, Pericle nel 449 stabilì una pace di compromesso
con la Persia, la pace di Callia (nome dell’ambasciatore che la ottenne), in base alla quale la
Persia rinunciava alle sue mire espansionistiche in Asia Minore, ma Atene prometteva lo
stesso per l’oriente e una tregua prima quinquennale (451) e poi (445) trentennale con
Sparta.

Siccome la Pace di Callia aveva vanificato la necessità di mantenere in essere la lega di


Delo; Pericle reagisce con provvedimenti restrittivi=tesoro trasferito ad Atene e messo a totale
disposizione della città, consiglio sciolto, impedito alle altre polis di uscire dalla lega e di
esercitare diritto di conio=battere moneta, infatti viene imposta come moneta unica la dracma
ateniese, il che dimostra una volontà di controllo anche commerciale; ne derivano molti
episodi di ribellione sedati con l’invio di contingenti militari e l’istituzione di cleruchie (da
kleros=appezzamento), colonie di agricoltori ateniesi scelti tra i cittadini più poveri con
funzione di controllo del territorio.
La goccia che fa traboccare il vaso è la politica di spietata concorrenza commerciale in
particolare nei confronti di Corinto, che faceva parte della lega peloponnesiaca: nel 432
Pericle impose infatti a una piccola città della lega di Delo, Potidea, colonia commerciale di
Corinto, di interrompere le relazioni commerciali con la madrepatria; Potidea si ribella
all’imposizione e Atene organizza una spedizione punitiva; nello stesso anno, anche Megara,
un’altra città della lega peloponnesiaca, viene colpita da un decreto di interdizione dai traffici
commerciali con la lega di Delo.
Sparta chiede il ritiro immediato dei provvedimenti, Atene rifiuta e questo rifiuto segna, nel
431, lo scoppio della guerra del Peloponneso, che dura quasi trent’anni, coinvolgendo
appunto tutto il Peloponneso (per i Greci dell’ epoca fu qualcosa di simile alle nostre guerre
mondiali), ripartito nei due schieramenti della lega peloponnesiaca e della lega di Delo; la
durata così lunga è anche dovuta al fatto che le forze tendono a bilanciarsi, essendo Atene
superiore per mare e ben difesa, Sparta per terra; volendo evitare lo scontro diretto con le
superiori forze di terra spartane, Pericle dà avvio a una tattica di logoramento, raccogliendo
l’intera popolazione dell’Attica all’interno delle mura di Atene e abbandonando i campi alla
devastazione con incursioni nelle campagne per fare terra bruciata e impedire agli spartani di
fare rifornimento (Atene si approvvigionava via mare)=tecnica archidamica perché messa a
punto dal generale Archìdamo; il sovraffollamento e le precarie condizioni igieniche
provocano però lo scoppio di un’epidemia di peste (la grande peste di Atene raccontata da
Tucidide) che infierisce per due anni decimando un quarto della popolazione e uccidendo lo
stesso Pericle nel 429.
Le sorti della guerra vengono prese in mano dal suo successore Cleone, un uomo del
demos sostenuto dai democratici (era conciatore di pelli), che nel 425 riporta un importante
successo occupando l’isoletta di Sfacteria, presieduta da un contingente spartano che fu
annientato; Sparta organizza allora una spedizione punitiva contro Atene, guidata dal
generale Brasida, che affronta Cleone nella battaglia di Anfipoli nel 422, nella quale muoiono
entrambi.
Si arriva così a una pace di compromesso, conclusa nel 421, la pace di Nicia (successore
di Cleone) che, però, scontentava sia Atene, che vedeva deluse le proprie mire
espansionistiche, sia Sparta, perché la supremazia ateniese di fatto non veniva intaccata,
perciò, nel 415, Atene riprende l’iniziativa occupando l’isoletta di Melo (colonia spartana
rimasta neutrale) e costringendola con la forza a unirsi alla lega di Delo; al rifiuto degli
abitanti, la popolazione viene trucidata o ridotta in schiavitù=episodio brutale che suscita
grande scandalo.

La tendenza bellica antispartana era sostenuta in particolare da Alcibiade, nipote di


Pericle, che, nello stesso 415 accoglie la richiesta di aiuto proveniente dalla colonia ateniese
magnogreca di Segesta, che era stata attaccata da Siracusa (città alleata di Sparta in quanto
fondata da coloni di Corinto); lui stesso prese il comando dell’impresa, ma fu costretto quasi
subito a tornare in patria per sottoporsi a un processo riguardante il cosiddetto giallo delle
erme=una notte, poco prima della partenza, furono trovate distrutte tutte le erme (statue del
dio Ermes, protettore dei viaggi poste davanti alle case, nelle piazze e negli incroci con
funzione protettiva; spesso hanno due facce, in modo che possano guardare in entrambe le
direzioni), il che fu interpretato come un presagio di sventura, di cui furono incolpati alcuni
giovani ateniesi, tra cui Alcibiade, considerati eretici perché seguaci di una religione non
ufficiale ; la voce era infondata, messa in giro per screditarlo da avversari politici, ma
Alcibiade preferì comunque evitare l’umiliazione del processo non presentandosi neppure in
tribunale e rifugiandosi presso alcuni amici spartani, il che risultò comunque un atteggiamento
equivoco; venuta meno la sua guida, la spedizione (al comando del nuovo generale Nicia)
prosegue con difficoltà (scoppia anche un’epidemia di malaria) fino a concludersi nel 413 con
una completa disfatta a Siracusa, causata anche dal rinvio di un mese del ritiro delle truppe
per via di un’eclissi di luna considerata di cattivo auspicio=i superstiti furono condannati ai
lavori forzati nelle latomìe=cave di pietra
Sparta ne approfitta per istituire un presidio militare a Decelea, distante appena una
ventina di km da Atene, da cui tenere la città sotto controllo=fase deceleica dello scontro; a
questo punto, data la situazione di grave pericolo, ad Atene si verifica un colpo di stato che
prevede l’istituzione del regime oligarchico dei quattrocento=bulè ridotta a 400 membri
coordinati da trenta capi con pieni poteri, non riconosciuto dalla colonia di Samo, che si ribella
dopo soli quattro mesi sollecitando l'intervento di Alcibiade=il regime viene rovesciato.
Il riemergere della potenza ateniese suscita forte preoccupazione e rende necessaria un’
alleanza tra spartani e persiani in funzione difensiva; l’accordo prevedeva l'invio di truppe
persiane in funzione antiateniese in cambio della cessione alla Persia di alcune colonie
spartane della costa ionica; dopo alcune sconfitte, gli ateniesi riportarono una incoraggiante
vittoria navale alle isole Arginuse (la più grande battaglia combattuta per mare nell’antica
Grecia; a dimostrazione della crisi irreversibile in cui era ormai caduto lo stato ateniese, però,
invece di celebrare la vittoria, i comandanti vincitori furono condannati a morte per non avere
recuperato i cadaveri di alcuni marinai annegati durante una tempesta), ma lo scontro
decisivo si ha nel 405, a Ergospotami, in Tracia : la flotta ateniese viene sbaragliata da quella
spartano-persiana guidata dal generale persiano Lisandro e pochi mesi dopo costretta alla
resa per fame e a una pace durissima= abbattimento delle lunghe mura e del porto del Pireo,
consegna della flotta ad eccezione di 12 triremi, ritorno obbligatorio nella lega del
Peloponneso.
Le vicende della guerra del Peloponneso dimostrano l'incapacità da parte delle poleis
greche di superare rivalità e particolarismi per creare un forte stato unitario, situazione
ulteriormente aggravata dall'introduzione da parte di Sparta di un'egemonia oligarchica, per
cui vengono istituiti dovunque presidi militari ai quali le poleis sottomesse devono fornire
soldati, navi o tributi; ad Atene, in particolare, Sparta aveva imposto un governo provvisorio
costituito da 30 magistrati capeggiati da Crizia e passati alla storia come i 30 tiranni per
l'introduzione di un regime terroristico basato sull'eliminazione fisica degli avversari tramite
processi sommari.
Nel 403 un gruppo di fuoriusciti capeggiati da Trasibulo rovescia il regime, senza suscitare
alcuna reazione da parte di Sparta perchè nel frattempo si era aperta una grave crisi
internazionale con la Persia: Sparta aveva ottenuto, come detto, la vittoria nella guerra del
Peloponneso grazie a un accordo con la Persia, che prevedeva l'invio di truppe in cambio
della cessione di alcune colonie della costa ionica, ma, al termine della guerra, Sparta aveva
cercato di recuperarle; inoltre aveva sostenuto, come una sorta di ricompensa per l’aiuto
ricevuto, le ambizioni di Ciro il giovane che aveva tentato di usurpare il trono del fratello
Artaserse II, erede legittimo, inviandogli truppe mercenarie. Ma Ciro era stato sconfitto e
ucciso nella battaglia di Cunassa (Mesopotamia-401), i mercenari greci erano tornati in patria
con una lunghissima e faticosa marcia (descritta dallo storico ateniese Senofonte nella sua
opera intitolata Anàbasi=marcia verso l’interno) e Sparta aveva inviato contro Artaserse un
nuovo contingente militare che era riuscito a ottenere anche qualche vittoria; la Persia aveva
allora creato una coalizione di città greche in funzione antipersiana e, nel 395, dichiara guerra
a Sparta= guerra di Corinto perchè questa città fu teatro di molte operazioni militari,
conclusasi un anno dopo, quando la flotta persiana, al comando dell'ateniese Conone ,
sbaraglia quella spartana a Cnido e, nel 385 Sparta è costretta a firmare la pace di Antalcida
(negoziatore spartano) o del Gran Re, con cui viene stabilita la cessione definitiva delle
colonie spartane dell'Asia minore alla Persia, dietro riconoscimento dell'egemonia spartana in
Grecia, che si esprime nell'istituzione di nuovi regimi oligarchici, che suscitarono ben presto
rivolte.

Nel 379 si solleva Tebe al comando dei generali Pelopida ed Epaminonda (battaglia di
Leuttra =371, percepita come un evento epocale perché con essa crolla il mito
dell’invincibilità spartana) e ricostituzione della lega beotica (una rete di alleanze interna alla
Beozia in funzione antispartana che era stata sciolta alla fine delle guerre persiane); anche
Atene fonda una lega allo stesso scopo (lega marittima ), ma, ritenendo più pericoloso il
nascente potere tebano, si riaccosta a Sparta e, nel 362 le due città indicono una conferenza
per la pace con cui rifiutano di riconoscere la legittimità della lega beotica e ingiungono a
Tebe di scioglierla; al suo rifiuto, Sparta le dichiara guerra =battaglia di Mantinea =362, un
episodio non risolutivo, ma che segna la fine della breve egemonia tebana perché le poleis
sono stremate da troppi anni di guerre e la supremazia sul mondo greco è di fatto un
interesse che non le coinvolge più; inoltre la Beozia (la regione di Tebe) era troppo piccola e
povera per dominare il mondo greco.
Mentre si concludono queste vicende, si verifica l'ascesa del regno di Macedonia: si
trattava di una regione montuosa a Nord Est della Grecia, a neppure 200 km da Atene,
abitata da popolazioni che i Greci ritenevano a un livello inferiore di civiltà perchè solo
parzialmente di stirpe greca.
Questa ascesa incomincia con Filippo II, che sale al trono nel 359, grazie alla nuova
tattica militare della falange=schieramento compatto di fanti armati di lance, lunghissime (fino
a 6 metri) le sarisse, spinte in avanti nelle prime file per colpire il nemico e tenute in alto in
quelle posteriori per creare una sorta di muraglia contro le frecce, con cui conquistò
rapidamente i territori circostanti e si apprestò anche all'occupazione della Grecia per
ottenere lo sbocco al mare; in Grecia, a causa dell'imperversare delle guerre intestine (guerra
sociale=di defezione dalla Lega Marittima e guerra sacra=per il controllo del santuario di
Delfi), la sottomissione a un potente re straniero sembrò l'unica soluzione per riportare
l'ordine, sostenuta dal partito filomacedone; il partito indipendentista, sostenuto in particolare
dall'oratore Demostene (che definiva Filippo “lo straccione macedone” e pronuncia contro di
lui violentissimi discorsi pubblici, le Filippiche=ancora oggi filippica significa sgridata violenta)
dà invece vita a una lega antimacedone che viene, però, sconfitta a Cheronea nel 338; da
Alessandro, figlio di Filippo (il futuro Alessandro Magno)= questo segna la fine
dell'indipendenza e l'istituzione della lega di Corinto per organizzare una spedizione contro la
Persia.
Nel 336 Filippo muore in una congiura e gli succede il figlio, di appena 20 anni, ma
dotato di un eccezionale carisma, fatto di genio militare e cultura sterminata=aveva avuto
come precettore il filosofo greco Aristotele: nel 335 soffoca una rivolta delle città greche
scoppiata approfittando della morte di Filippo e guidata da Tebe e Atene, che rade al suolo ad
eccezione della casa del poeta Pindaro=era molto sensibile all’arte e alla letteratura, tant’è
vero che la prima tappa della sua spedizione contro i Persiani=vedi dopo fu Troia; questa
spedizione contro la Persia venne da lui presentata ai Greci come vendetta delle Termopili
(ragione ideologica), ma anche come occasione per aprire nuovi mercati e risolvere il
problema del sovraffollamento (economica) e le tappe furono: battaglia del fiume Granico
(334), la prima in ordine di tempo, dopo la quale inviò ad Atene 300 armature persiane da
offrire alla dea Atena come ringraziamento per la vittoria, con la dedica “Alessandro e i Greci,
tranne gli Spartani” (perché avevano rifiutato di partecipare alla spedizione; battaglia di Isso
(333); secondo la leggenda, nello stesso anno, arrivato nella città di Gordio in Frigia (oggi
Turchia), riuscì a tagliare con un colpo di spada il nodo che teneva legato a un palo un carro
all’interno di un tempio di Zeus e che nessuno era mai riuscito a sciogliere, tanto che un
oracolo aveva profetizzato che chi ci fosse riuscito sarebbe diventato il re dell’intero mondo
abitato; battaglia di Tiro (332) da cui penetra in Egitto e fonda la città di Alessandria) e
Gaugàmela (331), inseguendo ogni volta verso est il re persiano Dario III che gli sfuggiva
sempre e che non riuscì mai a catturare perché fu ucciso dal satrapo della Battriana
(Afghanistan), arrivando a conquistare l’intera Valle dell'Indo fino quasi ai confini con la Cina,
11 anni di spedizione senza mai tornare in patria.
Alessandro crea un impero vastissimo, le cui caratteristiche culturali più importanti sono
il sincretismo=fusione di elementi culturali diversi, in cui la componente greca è solo una delle
tante, per quanto dominante (questa predominanza dell’elemento greco è nota come
ellenismo)=lui stesso sposa una principessa della Sogdiana (l’odierno Uzbekistan), Rossane
che ha come conseguenza il cosmopolitismo=superamento del senso di appartenenza
esclusiva a un unico luogo, favorito anche dalla diffusione di una variante semplificata del
greco, detta koinè e l'assolutismo di matrice orientale (culto dell'imperatore-dio).
Muore improvvisamente 323 a soli 33 anni per cause non ben chiare, forse di malaria,
forse avvelenato, il che alimenta intorno alla sua figura un alone di leggenda; la sua morte ha
due conseguenze: un tentativo di ribellione fomentato da Demostene, ma subito soffocato dal
generale Antipatro, che presiedeva la penisola balcanica nella piazzaforte di Lamia=guerra
lamiaca-322 e soprattutto il problema della successione (il figlio di Alessandro e Rossane,
arrivato dopo moltissimi anni tanto che la regina era ritenuta sterile, non era ancora nato e il
fratello di Alessandro, Filippo Arrideo, aveva problemi mentali); si apre così una fase di guerre
(dei diadochi=dei capi militari e degli epigoni=dei successori) tra i principali generali del suo
esercito; lo scontro decisivo avviene a Ipso, in Siria, nel 301= e porta alla formazione dei
regni ellenistici
- Siria (il più grande)=sotto la dinastia dei Seleucidi (il primo re fu Seleuco),
- Egitto=sotto la dinastia dei Tolomei
- Macedonia=sotto la dinastia degli Antigonidi (da Antigono I detto monoftalmo=con un
occhio solo perché aveva perso un occhio in battaglia)
- Pergamo=Attalidi
-
Il complesso mondo greco conosce tre fattori unificanti:
 la lingua (chi non parla greco è detto barbaro=balbuziente perchè pronuncia parole
incomprensibili e considerato inferiore)
 la religione politeistica molto articolata perchè nasce dall'incontro della tradizione
culturale indoeuropea, di cui sono portatori i micenei (da cui derivano le divinità celesti) con
quella mediterranea (da cui derivano le divinità della terra e del mondo sotterraneo); la
religione ufficiale è detta olimpica (perché gli dei vivono sul monte Olimpo=realmente
esistente e considerato sede delle divinità perché la sua cima è spesso avvolta da nuvole,
che gli danno un aspetto misterioso) e la divinità più importante è considerata Zeus, dio del
cielo e re degli dei, anche se ogni città aveva le sue divinità protettrici, in onore delle quali si
tenevano giochi e manifestazioni sportive come le olimpiadi, giochi panellenici=di tutta la
Grecia in onore di Zeus, che si tenevano ogni 4 anni ad Olimpia alla fine dell'estate e
talmente importanti che durante i 5 giorni di manifestazione si stabiliva la tregua
olimpica=divieto di entrare in armi nel territorio della città, considerato sacro; le divinità
venivano consultate negli oracoli=santuari in cui i sacerdoti rispondono alle domande dei
fedeli in modo molto oscuro; i più famosi erano quelli di Apollo a Delfi e Delo.
 La filosofia=una forma di sapere alternativa alla religione e basata sull'osservazione
diretta dei fenomeni naturali.

Sul libro pagg. 197-199; 206-210; 212-215; 217-220; 230-237; 242-244; 246-249; 256-
262; 264-267

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