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L’età di Pericle (460-429 a.C.

Pericle fu il principale protagonista della vita politica ateniese nel periodo compreso tra
la fine delle due guerre persiane e l’inizio della guerra del Peloponneso (460-429 a.C.). Per
questa ragione tale periodo fu definito dagli storici «l’età di Pericle». In tale periodo Atene
raggiunse il massimo splendore politico, militare e culturale.
Pericle  era figlio di Santippo, comandante della flotta ateniese nella battaglia di Micale,
e di Agariste, nipote di Clistene, il fondatore della democrazia ateniese. Apparteneva,
perciò alla famiglia aristocratica degli Alcmeonidi, molto influente nella vita politica
ateniese.
Cominciò a farsi notare tra i suoi concittadini all’età di venti anni, allorché finanziò la
messa in scena della tragedia i «Persiani» di Eschilo, che era adatta a suscitare sentimenti
di acceso patriottismo.
Nel conflitto instauratosi ad Atene tra il partito aristocratico, conservatore, guidato da
Cimone, e quello democratico, capeggiato da Efialte, Pericle si schierò con quest'ultimo,
che era riuscito a ridimensionare il potere dell’Areopago. In seguito Efialte fu assassinato
in circostanze poco chiare e Pericle divenne così la figura principale della scena politica
ateniese. La carriera politica di Pericle iniziò con la nomina a stratego nel 454 a.C., carica
che poi ricoprì ripetutamente (448-446, 443-429) fino alla sua morte.

Il suo programma fu assai ambizioso sia nella politica interna sia nella politica estera.
Per quanto riguarda la politica interna favorì lo sviluppo della società ateniese verso una
piena  democrazia e fece di Atene la più bella città della Grecia con la realizzazione di
imponenti opere pubbliche. Il rafforzamento e l’estensione della democrazia fu da
lui attuata con due importanti riforme che potenziarono la riforma di Clistene. La prima
riforma consistette nell’istituzione del misthós (μισθός = compenso), che  era una
retribuzione pubblica assegnata a chi ricopriva una carica politica come membro del
Consiglio dei 500 (Bulè), come componente del tribunale popolare (Heliaia), come
magistrato scelto per sorteggio. Il misthós fu introdotto per incentivare la partecipazione
alla vita pubblica dei cittadini meno abbienti che non potevano abbandonare il lavoro per
lunghi periodi di tempo. La seconda riforma consistette nell’estensione dell’accesso
all’arcontato agli zeugiti (terza classe di censo istituita da Clisten), riservato prima solo
ai pentacosiomedimmi e agli hippèis. L’abbellimento della città di Atene fu realizzato
da Pericle con la costruzione di varie opere pubbliche, concentrate soprattutto sull’Acropli,
tra le quali primeggia il Partenone.

Per quanto riguarda la politica estera, il programma di Pericle tendeva ad affermare


l’egemonia di Atene su tutta la Grecia e su tutto il mare Egeo. Per realizzare questo piano
sfruttò il predominio che Atene aveva all’interno della Lega delio-attica, che era stata
costituita nel 477 a. C. e il cui tesoro e consiglio federale avevano sede presso l’isola di Delo.
Alla lega aderirono tutte le città costiere delle isole dell’Egeo, della Ionia dell’Asia e della
Tracia. Le città confederate dovevano fornire un tributo in denaro o in navi ed equipaggi e
non potevano uscire unilateralmente dalla lega. Inoltre furono costrette con la forza ad
adottare ordinamenti democratici, ad accettare la presenza di presidi e governatori militari
e, in certi casi, a cedere una parte del loro territorio ad Atene per consentire l’insediamento
di cleruchi (κληρουχία = assegnazione di lotto di terreno), cioè di coloni che ottenevano
per sorteggio lotti di terreno e che mantenevano la cittadinanza ateniese. Il supremazia di
Atene sulle città confederate divenne totale nel 454 a. C., quando il tesoro e il consiglio
federale della Lega delio-attica furono trasferiti ad Atene e le le sue risorse economiche
furono amministrate direttamente da magistrati ateniesi.

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L’egemonia esercitata da Atene sulla lega delio-attica, le permetteva in pratica di esercitare
un dominio imperiale su tutto l’Egeo. Tale dominio però era minacciato dalla
presenza dell’impero persiano, che estendeva i suoi possedimenti dalle coste orientali
dell’Egeo fino all’Egitto. Per estromettere i Persiani dall’Egeo e dal Mediterraneo orientale,
Atene pose in atto un’intensa attività militare, i cui episodi più importanti furono la
spedizione in Egitto (460-454 a. C.) e la spedizione nell’isola di Cipro (451-449 a.
C.). La spedizione in Egitto fu fatta per appoggiare la ribellione di un principe locale che si
era ribellato ai Persiani, ma si concluse disastrosamente con la perdita di una flotta di 200
triremi. La spedizione contro Cipro, guidata da Cimone, ebbe la finalità di strappare l’isola
al Gran Re, ma si concluse con un fallimento perché Cimone morì e la flotta ateniese decise
di ritirarsi. L’azione di Pericle contro i Persiani, dunque, non raggiunse il suo obiettivo. Le
ostilità tra le due parti si conclusero con la pace di Callia (dal nome del rappresentante
ateniese) firmata nel 449 a. C., che stabiliva definitivamente le rispettive zone di
influenza. Ad Atene fu attribuito il controllo del Mar Egeo e delle città dell’Asia Minore, ai
Persiani la supremazia nel resto dell’Asia. Fu così confermata, sostanzialmete, la situazione
esistente dopo la seconda guerra persiana.
L’egemonia di Atene sull’Egeo e il suo progetto di dominio su tutta la Grecia portò
inevitabilmente allo scontro con Sparta, che non poteva tollerare le mire
espansionistiche della sua rivale. Con la costituzione della Lega delio-attica, guidata da
Atene, Sparta fu privata del comando delle forze navali greche che le spettava in base ad un
accordo stipulato a Corinto nel lontano 481 a. C. e ciò fu da essa considerato un atto di
ostilità. L’atteggiamento ostile di Atene contro Sparta divenne col tempo sempre più chiaro
perché Pericle mirava a imporre l’egemonia di Atene tutta la Grecia. Lo scontro tra Atene e
Sparta cominciò con un confronto indiretto, che divenne diretto solo in un secondo tempo.
Dapprima si verificò la ribellione della colonia di Corcira, che venne appoggiata da Atene,
contro la madrepatria Corinto, alleata di Sparta. Poi la ribellione contro Atene da parte di
Potidea, colonia corinzia che faceva parte della Lega delio-attica dalla quale voleva
uscire , che venne sostenuta da Sparta. Questo conflitto indiretto si trasformò poi in
conflitto diretto tra Atene e Sparta, scatenando la guerra del Peloponneso (431-404 a. C.)
che si concluse con la distruzione di Atene e il fallimento del progetto egemonico ideato da
Pericle.
Pericle morì nel 429 a.C. a causa di un’epidemia di peste, che falcidiò la popolazione di
Atene e di cui cadde vittima anch’esso.

Il giudizio degli storici su Pericle non è univoco. Da molti è considerato un


campione della democrazia ateniese, che ha promosso la potenza, il benessere economico e
lo sviluppo culturale di Atene. Da altri, invece, è considerato l’artefice della rovina di Atene
per avere lanciato la città in una politica estera aggressiva che, scatenando la guerra del
Peloponneso, ha causato la sua distruzione.
Anche il giudizio dei suoi contemporanei non è unitario. Se da un lato gli fu attribuito il
soprannome elogiativo di «Olimpio» per la sua voce tonante e la sua eloquenza; dall’altro
gli fu dato anche il soprannome ironico di «Testa di cipolla» per la forma oblunga del capo
e per la calvizie. Che i suoi concittadini non stessero tutti dalla sua parte lo dimostra,
inoltre, il fatto che le persone a lui più vicine furono sottoposte a processo. Fidia, l’artista a
cui affidò la costruzione del Partenone, fu condannato per essersi appropriato di una parte
dell’oro destinato alla realizzazione della statua di Atena Parthenos e morì in carcere; il
filosofo Anassagora, suo maestro di retorica, fu condannato per avere negato l’esistenza
degli dei e, per evitare il carcere, fuggì dalla città; Aspasia, sua convivente, fu processata
per empietà e licenziosità e assolta solo per l’intervento di Pericle a suo favore.

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L’Acropoli di Atene
simbolo della civiltà ateniese

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