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Editoriale

di U. Simonelli

Il nostro staff Global@mail

59 Editoriale di U. Simonelli Il nostro staff Global@mail La posta dei lettori Global News -

La posta dei lettori

Global News - World Fishing

a cura della redazione

Global News - Yamaha

di U. Simonelli

Boats on the road

di U. Simonelli

A galla col vento in faccia

di D. Craveli

Pasture dalla barca

di M. Prezioso

Tutte le esche del bolentino

di M. Prezioso

Tuna connection

di A. Iacovizzi

Animazioni controllate

di D. Craveli

Dentici anomali

di D. Craveli

Un misto per l’inverno

di D. Limone

Dead or alive

di U. Simonelli

per l’inverno di D. Limone Dead or alive di U. Simonelli I piaceri dell’autocostruzione di D.
per l’inverno di D. Limone Dead or alive di U. Simonelli I piaceri dell’autocostruzione di D.
per l’inverno di D. Limone Dead or alive di U. Simonelli I piaceri dell’autocostruzione di D.

I piaceri dell’autocostruzione

di D. Limone

Fish ‘n Cook

di G. Scudellà

di D. Limone Dead or alive di U. Simonelli I piaceri dell’autocostruzione di D. Limone Fish

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Editoriale

di U. Simonelli

Il nostro staff Global@mail

61 Editoriale di U. Simonelli Il nostro staff Global@mail La posta dei lettori Global News -

La posta dei lettori

Global News - World Fishing

a cura della redazione

Global News - Yamaha

di U. Simonelli

Boats on the road

di U. Simonelli

A galla col vento in faccia

di D. Craveli

Pasture dalla barca

di M. Prezioso

Tutte le esche del bolentino

di M. Prezioso

Tuna connection

di A. Iacovizzi

Animazioni controllate

di D. Craveli

di A. Iacovizzi Animazioni controllate di D. Craveli Dentici anomali di D. Craveli Questioni di distanze
di A. Iacovizzi Animazioni controllate di D. Craveli Dentici anomali di D. Craveli Questioni di distanze
di A. Iacovizzi Animazioni controllate di D. Craveli Dentici anomali di D. Craveli Questioni di distanze

Dentici anomali

di D. Craveli

Questioni di distanze

di D. Craveli

Un misto per l’inverno

di D. Limone

Dead or alive

di U. Simonelli

I piaceri dell’autocostruzione

di D. Limone

Craveli Un misto per l’inverno di D. Limone Dead or alive di U. Simonelli I piaceri

Editoriale

Editoriale L a patente a punti per i pescatori professionisti è legge! Un provvedimento voluto dalla

L a patente a punti per i pescatori professionisti è legge! Un provvedimento voluto dalla Comunità Europea che si pone, finalmente, in modo fermo e importante come pietra miliare della lotta contro la pesca illegale. E’ una notizia che apprendiamo con soddisfazione, condividendone a pieno le ragioni; soddisfazione non davvero motivata, come potrebbe asserire qualcuno, da

una sottile seppur giustificabile voglia di rifarsi, ma perché fermamente convinti che veramente debbano essere poste in essere regole forti e dissuasive. La nuova norma prevede, in modo poco diverso dal sistema automobilistico, che ogni licenza goda di 90 punti. Ogni infrazione, ogni violazione, ogni reato valgono dei punti che, di volta in volta, vengono scalati dal totale. Senza dilungarsi nell’aspetto tecnico delle varie sanzioni e volendo andare al sodo, possiamo dire che con 18 punti si “vince” il ritiro della licenza per due mesi e, se si è veramente bravi e si raggiungono i 90, il premio è la sospensione definitiva oltre alla dismissione forzata del motopeschereccio. La norma è in vigore dal primo giorno dell’anno e siamo rimasti veramente sconcertati dalle dichiarazioni rilasciate da FEDECOORPESCA che paventa, causa la nuova norma e le già

pesanti sanzioni, l’involuzione del comparto con la conseguente riduzione del 50% della flotta peschereccia, con le inevitabili ripercussioni in termini di posti di lavoro. Come se

il minor controllo degli operatori della pesca professionale fosse l’unica soluzione alla

crisi che da sempre affligge il settore. Al contrario viene da pensare che, se la Comunità Europea ha voluto porre in essere un provvedimento così autoritario, il “vizietto” della pesca illegale è molto radicato e diffuso e non è solo nel DNA dei pescatori italiani ma sembra essere un’abitudine che accomuna la categoria a prescindere dalla nazionalità. La pesca illegale è una piaga che affligge il mondo dei professionisti da sempre e di cui tutti paghiamo le decime, tanto in termini di depauperamento indiscriminato delle risorse alieutiche quanto in termini di costi sociali, per il regime assistenzialista che sostiene la categoria. Un plauso quindi a norme più severe che corrono, però, il rischio di essere vanificate se i controlli non saranno altrettanto assidui e puntuali: opinione di cui non è

difficile convincerci, in considerazione anche dei reiterati atti di denuncia che molti di noi hanno effettuato cogliendo i “nostri amici” con le mani nella marmellata che, incuranti, continuavano imperterriti a fare il loro comodo. Non ci resta che sperare che qualcosa cambi. Le novità non sono finite e pare proprio che le patenti a punti vadano molto di moda durante questo nuovo 2012. E’ stato approvato alla Camera e dovrebbe passare all’approvazione del Senato, entro la fine di gennaio, il disegno di legge che propone la patente a punti anche per la nautica e un “patentino” per la conduzione dei natanti senza patente. Come in strada, le infrazioni andranno a sottrarre punti ai 20 che tutti avremo in dote e, se il nostro comportamento non sarà virtuoso, le conseguenze potrebbero arrivare fino alla sospensione della patente. A questo provvedimento si aggiunge la creazione di una banca dati dei mezzi e dei diportisti, fatto che nel suo principio generale giudichiamo positivo poichè consentirà di snellire la burocrazia per rinnovo delle patenti

e per il cambio di proprietà delle imbarcazioni, oltre che rendere più responsabili tutti i

diportisti. Speriamo caldamente che tutto ciò non nasconda qualche inganno all’italiana

e che non si trasformi in una ulteriore selva burocratica e non serva a metterci ancora

una volta le mani in tasca.

Umberto Simonelli

Il nostro staff Paolo Castelnuovo La sua passione è la traina con esche vive ed

Il nostro staff

Paolo Castelnuovo

La sua passione è la traina con esche vive ed è un veterano di questa tecnica, che pratica con successo da sempre. Vive e lavora a Roma come dirigente di una importante azienda

e lavora a Roma come dirigente di una importante azienda Domenico Craveli Uno dei pescatori più

Domenico Craveli

Uno dei pescatori più accreditato, tra i primi in Italia a ratificare le regole del Jigging mediterraneo ma anche esperto di molte tecniche, dalla traina al surf casting. Vive e lavora in Calabria dove svolge la professione di agente di commercio.

Calabria dove svolge la professione di agente di commercio. Umberto Simonelli Esperto di nautica non solo

Umberto Simonelli

Esperto di nautica non solo per passione, ama dedicarsi alla traina, al drifting e al bolentino di profondità. Vive e lavora a Roma come titolare d’azienda.

profondità. Vive e lavora a Roma come titolare d’azienda. Dario Limone Eccelle nel surf, ma tutte

Dario Limone

Eccelle nel surf, ma tutte le altre tecniche gli sono congeniali, perché la pesca è una passione che gli viene dal profondo. Vive e lavora a Napoli dove esercita la professione di medico esperto in rianimazione neonatale; dalla sua inventiva e dalle sue mani nascono gli accessori “Sorpasso”

e dalle sue mani nascono gli accessori “Sorpasso” Alberto Banchetti Pluricampione e detentore di molti titoli

Alberto Banchetti

Pluricampione e detentore di molti titoli internazionali è uno dei massimi esperti di traina con gli artificiali. Traina costiera e traina d’altura, per lui non hanno segreti. Divide la sua passione tra caccia e pesca e si occupa a

pesca e di caccia con la sua OKKAPPA

Roma di viaggi di viaggi.

Michele Prezioso

La pesca e la passione per il mare sono nel suo DNA, al centro della sua vita privata e professionale. Pluricampione in molte discipline è un vero esperto di pesca; non ci sono tecniche di cui non conosca ogni segreto e che non pratichi con eccellenti risultati. Vive e lavora a Napoli come agente di commercio per la soc. Tubertini

e che non pratichi con eccellenti risultati. Vive e lavora a Napoli come agente di commercio
Andrea Iacovizzi Traina, jigging e subacquea sono i suoi cavalli di battaglia, espressione di un

Andrea Iacovizzi

Traina, jigging e subacquea sono i suoi cavalli di battaglia, espressione di un amore sfrenato per il mare. La sua esperienza di pescatore a tutto tondo nasce nelle acque della Sicilia per consolidarsi in quelle della Puglia, dove attualmente vive e lavora come titolare di un importante azienda di informatica.

come titolare di un importante azienda di informatica. Stefano Vinci E’ il più giovane dello staff

Stefano Vinci

E’ il più giovane dello staff e la sua passione per il mare e per la pesca ne fanno un pescatore navigato e completo, ma lo spinning è la sua vera specialità. E’ un ottimo fotografo ed un eccellente cameraman, vive a Roma, dove frequenta con successo la facoltà di Scienze Naturali.

Laura Curtarelli

successo la facoltà di Scienze Naturali. Laura Curtarelli La passione per il mare, per la pesca
successo la facoltà di Scienze Naturali. Laura Curtarelli La passione per il mare, per la pesca

La passione per il mare, per la pesca e per il piacere della cucina, soprattutto di pesce, la ha portata ad elaborare gustose ricette all’insegna della tradizione ma soprattutto della semplicità. Vive e lavora a Roma come titolare d’azienda.

semplicità. Vive e lavora a Roma come titolare d’azienda. Ilaria Castelnuovo Figlia d’arte ama il mare

Ilaria Castelnuovo

Figlia d’arte ama il mare e la pesca, passione che ha ereditato dal padre che in estate accompagna a pesca. Laureata in architettura è l’artefice dell’originale progetto grafico di questa rivista di cui cura amorevolmente ogni uscita. Vive e lavora a Roma.

Raffaele Romeo

Pescatore e amante del mare collabora, con passione e pazienza, in redazione alla realizzazione di questa rivista. Vive e lavora tra Roma e Tropea.

di questa rivista. Vive e lavora tra Roma e Tropea. COLLABORA CON NOI. Inviaci un tuo

COLLABORA CON NOI. Inviaci un tuo racconto con foto e video. Lo pubblicheremo!

info@globalfishing.it

AMI O ANCORETTE? Ho notato che la tendenza di molti è quella di sostituire negli artificiali le ancorette con dei normali ami, assicurati sempre con degli anellini. Vorrei sapere per quale motivo vengono fatte queste modifiche e se il nuoto del pesciolino diventa più attraente. Poichè sono in procinto di mettere in manutenzione tutti i minnow ai quali debbo cambiare molte ancorette rese inutilizzabili dall’uso e dalla ruggine, volevo sapere se vale la pena sostituirle, appunto, con gli ami e, nel caso, con quali. Giovanni Moretti (Lt)

L’uso di sostituire le ancorette con ami singoli è

una tecnica prevista per modificare gli artificiali durante le competizioni di traina in altura per aumentare la sportività decisamente limitata usando le ancorette. Gli ami. generalmente adoperati per fare questa modifica. sono gli SJ51

o i “salmon hook mustad”, che garantiscono

comunque l’equilibrio e l’assetto del minnow durante il nuoto. Infatti è importante mantenere intatto il bilanciamento del pesciolino per non penalizzarne il movimento in acqua. Sui piccoli artificiali, invece, la sostituzione con ami singoli è una tecnica amata dagli spinner che, così facendo, riducono il rischio di incaglio sul fondo. In questo caso è importante il verso di fissaggio dell’amo che deve avere la punta riversa verso la coda dell’artificiale. Riguardo alla possibilità che queste modifiche possano rendere più attraente il nuoto, il fatto è più apprezzabile su artificiali di piccola taglia che, meno frenati, possono sviluppare un movimento più attraente.

Michele Prezioso

sviluppare un movimento più attraente. Michele Prezioso GIRELLA CON MOSCHETTONE, GIRELLA, O SOLID RING? Leggo molto

GIRELLA CON MOSCHETTONE, GIRELLA, O SOLID RING? Leggo molto di vertical, ultimamente seguo dei filmati anche in tv, e devo dire la verità che su molte cose nutro pesanti dubbi nonostante tutto appaia così semplice. Ad esempio, la girella serve, o se ne può fare a meno ? E’ meglio optare per un buon solid ring? Luigi Sicari – Reggio Calabria

Caro Luigi, l’uso nella girella nel Vj non è indispensabile, anche se personalmente la preferisco. Senza di essa, il collegamento al jig è più “pulito”, e forse il nuoto dell’esca è più naturale, ma la sezione contenuta e non perfettamente tonda del solid ring potrebbe recidere il nylon sotto trazione. Esistono split ring con inserti in plastica specifici per quest’uso, ma ripeto, io sono tra gli estimatori della girella. E’ un elemento che non pregiudica le catture, ed inoltre, con esche che tendono a ruotare molto, scarica le torsioni del mulinello fisso. Assolutamente da bandire l’uso di girelle con moschettone, anche quelli da biggame tendono ad aprirsi sotto le jerkate. Inoltre, i garbugli con l’assit hook sono garantiti… insomma, ce ne è abbastanza per eliminarlo dalle nostre scelte.

Gli split ring assolvono ottimamente il loro compito in piena sicurezza, ed una buona pinza apri anelli

rende le operazioni di sostituzione del jig molto rapide.

Domenico Craveli

PROBLEMI DI FONDO

Mi dedico al surf

casting soprattutto

nel periodo invernale,

in alternativa alla

pesca dalla barca che,

in questo periodo,

non posso praticare. Ho la fortuna di

abitare a pochi metri

dal

mare e la facilità

con

cui posso andare

a

pesca mi sta

facendo appassionare

a questa tecnica.

Purtroppo, però, i fondali della spiaggia che frequento non sono dei migliori. Oltre ad avere dei bassi fondi di roccia molto estesi, le poche porzioni di sabbia sono occupate dalla posidonia: quindi ho difficoltà nel lanciare in zone pulite e gli incagli sono molto frequenti. Fino ad ora ho catturato delle murene e dei gronghi e qualche sparuta orata. Cosa posso fare per ottimizzare l’azione di pesca? Facendo il bagno con maschera e pinne ho incontrato spesso spigole anche grandi, qualche bella orata e molti saraghi. Ma sebbene la zona sia ricca di pesce le mie esche non hanno fortuna. Evidentemente sbaglio qualcosa: vi sarei grato di un aiuto. Andrea De Riu

Quando si pesca su fondali complessi come il tuo, tra i tanti rischi che si corrono, oltre alla perdita dei terminali, c’è quello di perdere la visibilità dell’esca che viene celata dalla posidonia. Pertanto, dovremo ricorrere ad un calamento idoneo che permetta di sollevare l’esca dal fondo, evitando che sprofondi tra le alghe. Io sono uso adoperare lo short rovesciato con snodo a 1 metro dal piombo e un terminale lungo non più di 50 cm flotterato a ridosso dell’amo. Altra astuzia sarà quella di individuare una zona “pulita” e, una volta raggiunta con un lancio ben calibrato, sarà bene segnalare sulla lenza madre la distanza . Potrai adoperare un pennarello indelebile per segnare il filo o, meglio ancora, creare un segnalino con del filo colorato legato direttamente con un nodo uni a più spire. In questo modo, specie di notte, sarai sicuro di lanciare sempre alla stessa distanza limitando incagli sul fondo. Come ulteriore precauzione potrai usare piombi a perdere che, connessi con filo di sezione minore, si staccherà in caso di arroccamento, sotto una trazione più forte e senza danneggiare il complesso pescante.

Dario Limone

AGUGLIE FUORI MODA Nel periodo autunnale appena trascorso, alla ricerca di ricciole e non avendo molto tempo a disposizione per reperire esche, ho adoperato le aguglie che, dalle mie parti (pesco all’argentario), sono facili da catturare. Purtroppo però, nonostante tutti i miei sforzi, queste esche non hanno avuto successo e mi sono valse solo dei gran cappotti. Secondo voi è una coincidenza o è possibile che non funzionino più? Marco Loris

Caro Marco ci poni un quesito a cui è complesso rispondere. Le aguglie sono da sempre l’icona

delle esche vive e migliaia

di ricciole sono cadute

vittima dell’inganno del sinuoso belonide. Purtroppo però devo riconoscere che il suo gradimento da parte dei

predatori, salvo i serra, i barracuda e, a volte,

le lecce, ultimamente è

diminuito. Spiegazioni certe non ne conosco e posso solo provare a

fare delle supposizioni sulla scorta della mia esperienza. Ho imparato

che i pesci acquisiscono una

sorta di assuefazione alle esche, che così, dopo un

po’ di tempo, funzionano

meno e, oltretutto, ho la convinzione che questa memoria sia associata

ai luoghi. Non c’è da

meravigliarsi se i pesci, soprattutto quelli di grossa taglia e quindi più smaliziati, si fidino poco della presenza innaturale di solitarie aguglie malconce … dal nuoto incerto, sempre nello stesso posto. Al contrario, in zone in cui la traina è poco praticata le aguglie, nella trascorsa stagione, hanno fruttato catture di tutto rispetto, tonni compresi. Se a tutto ciò aggiungiamo la rarefazione dei pesci da pescare il gioco è fatto. Considera comunque che questo fenomeno accade, sebbene in modo minore, anche con seppie e calamari. In questi casi il fatto risulta meno evidente perché i cefalopodi non facendo parte con continuità della dieta quotidiana dei predatori e per i loro elevati contenuti nutritivi sono sempre molto catturanti . Immagina anche che, per dare credibilità ad una aguglia trainata, bisogna ricorrere a terminali leggeri e poco invasivi che non ne limitino il nuoto. Il consiglio che ti posso dare è di realizzare inneschi poco usati come il tandem con due esche a simulare un branchetto variando di frequente velocità e quota. Tienici al corrente.

Umberto Simonelli

con due esche a simulare un branchetto variando di frequente velocità e quota. Tienici al corrente.

LA BENZINA NON ENTRA Da un po’ di tempo a questa parte, quando faccio rifornimento al distributore del porto, la pistola scatta molto di frequente come se il serbatoio fosse pieno; poi, aspettando un po’, la benzina riprende a scorrere. Addirittura qualche volta la benzina rigurgita dall’imbarco con un effetto fontana. Il fenomeno si è presentato da un giorno all’altro e il benzinaio asserisce che il problema è nello sfiato del serbatoio, però durante il rifornimento si sente uscire l’aria. Posso avere una spiegazione su come funziona il carico del serbatoio e il sistema di sfiato? Angelo Micucci

Caro Angelo, il problema è molto comune e temo che il tuo benzinaio abbia ragione. Il quesito è interessante e credo possa riguardare anche altri lettori e, quindi, vediamo di capire insieme cosa succede quando in un serbatoio viene introdotta della benzina. E’ intuitivo il fatto che man mano che il carburante entra, un pari volume d’aria debba uscire. Ciò normalmente accade tramite un foro nella parte più alta del serbatoio, al quale è applicato un tubo che convoglia il flusso d’aria, generalmente all’esterno dello scafo, ben sopra la linea di galleggiamento, ma più in basso del livello dell’imbarco. Questa particolare geometria consente anche il funzionamento come troppo pieno, scaricando all’esterno la benzina in eccesso. Essendo l’ombrinale di scarico posto all’esterno dello scafo, questo è soggetto a spruzzi d’acqua durante la navigazione e, pertanto, vengono adoperate alcune precauzioni per evitare che l’acqua possa entrare nel serbatoio. In primo luogo lo scarico è specifico ed è costruito per limitare i rischi di allagamento; oltre a ciò si adoperano altri due sistemi: il più diffuso è costituito da un sifone (una ampia “S” realizzata con lo stesso tubo), ma è anche possibile che invece sia applicata sulla tubazione una valvola, che fa passare l’aria in uscita e impedisce il passaggio in senso inverso. Quindi il fenomeno che lamenti può essere dovuto a un cattivo funzionamento di quest’ultima o all’intasamento dei fori di uscita dell’aria che non raramente vengono ostruiti da residui di sale. Basta una parziale limitazione del passaggio per rendere impossibile l’imbarco del carburante senza sgradite fuoriuscite di benzina. Ti consiglio quindi di controllare con cura ogni particolare, inclusa anche la tubazione che potrebbe nel tempo aver subito una strozzatura.

Umberto Simonelli

LA DURATA DEL NYLON Vorrei rivolgervi una semplice domanda. Sono curioso di sapere ogni quanto tempo devo sostituire il nylon dei miei mulinelli da tonno. Sono due anni che mi sono attrezzato per questa pesca e sono uscito parecchie volte, quindi ho paura che il nylon possa essersi rovinato. Il negoziante a cui mi sono rivolto ha detto che devo certamente sostituirlo; ma, poichè il filo sembra essere in buono stato, mi viene anche il dubbio che nella sua risposta ci sia anche un po’ di interesse …. Mi date qualche consiglio? Carlo Tonelli

Carissimo Carlo, penso che il parere del tuo amico negoziante

più

interessato sia un valido consiglio per metterti al riparo, in modo certo, da brutte sorprese. Siamo tutti d’accordo che la frequente sostituzione del filo è la migliore soluzione per non incorrere in rotture inattese. Però è anche vero che se hai avuto sempre cura di risciacquare il filo con acqua dolce tiepida dopo ogni pescata, limitando al massimo le esposizioni inutili al sole della

bobina, potrai sfruttare a lungo il nylon. Altro fattore da considerare è lo stress che il filo ha subito e quanto è stato immerso. Se i combattimenti sono stati tanti (me lo auguro) le forti trazioni possono creare un allungamento permanente con un progressivo assottigliamento della sezione, soprattutto nei primi tratti; anche l’immersione in profondità gioca il suo ruolo perché non tutti i nylon resistono a lungo al sale e all’acqua e la conseguenza è la progressiva diminuzione della sua brillantezza. Una parte del nylon che, pur non sbobinandosi mai, subisce stress è quella più profonda delle spire. Questa è sottoposta, durante i combattimenti, a forte pressione da parte degli strati superiori, che possono letteralmente “strozzarla” segnandone la sezione. Ciò potrebbe essere pericoloso qualora ci si confrontasse con un grosso pesce in grado di tirare fuori molto filo. Dopo tutte queste considerazioni fai le tue valutazioni e, se hai anche il minimo sospetto che si possa correre qualche

rischio, la soluzione è di metter mano al portafoglio perchè

Andrea Iacovizzi

che

prevenire è meglio che curare!

AMI O ANCORETTE? Ho notato che la tendenza di molti è quella di sostituire negli artificiali le ancorette con dei normali ami, assicurati sempre con degli anellini. Vorrei sapere per quale motivo vengono fatte queste modifiche e se il nuoto del pesciolino diventa più attraente. Poichè sono in procinto di mettere in manutenzione tutti i minnow ai quali debbo cambiare molte ancorette rese inutilizzabili dall’uso e dalla ruggine, volevo sapere se vale la pena sostituirle, appunto, con gli ami e, nel caso, con quali. Giovanni Moretti (Lt)

L’uso di sostituire le ancorette con ami singoli è

una tecnica prevista per modificare gli artificiali durante le competizioni di traina in altura per aumentare la sportività decisamente limitata usando le ancorette. Gli ami. generalmente adoperati per fare questa modifica. sono gli SJ51

o i “salmon hook mustad”, che garantiscono

comunque l’equilibrio e l’assetto del minnow durante il nuoto. Infatti è importante mantenere intatto il bilanciamento del pesciolino per non penalizzarne il movimento in acqua. Sui piccoli artificiali, invece, la sostituzione con ami singoli è una tecnica amata dagli spinner che, così facendo, riducono il rischio di incaglio sul fondo. In questo caso è importante il verso di fissaggio dell’amo che deve avere la punta riversa verso la coda dell’artificiale. Riguardo alla possibilità che queste modifiche possano rendere più attraente il nuoto, il fatto è più apprezzabile su artificiali di piccola taglia che, meno frenati, possono sviluppare un movimento più attraente.

Michele Prezioso

sviluppare un movimento più attraente. Michele Prezioso GIRELLA CON MOSCHETTONE, GIRELLA, O SOLID RING? Leggo molto

GIRELLA CON MOSCHETTONE, GIRELLA, O SOLID RING? Leggo molto di vertical, ultimamente seguo dei filmati anche in tv, e devo dire la verità che su molte cose nutro pesanti dubbi nonostante tutto appaia così semplice. Ad esempio, la girella serve, o se ne può fare a meno ? E’ meglio optare per un buon solid ring? Luigi Sicari – Reggio Calabria

Caro Luigi, l’uso nella girella nel Vj non è indispensabile, anche se personalmente la preferisco. Senza di essa, il collegamento al jig è più “pulito”, e forse il nuoto dell’esca è più naturale, ma la sezione contenuta e non perfettamente tonda del solid ring potrebbe recidere il nylon sotto trazione. Esistono split ring con inserti in plastica specifici per quest’uso, ma ripeto, io sono tra gli estimatori della girella. E’ un elemento che non pregiudica le catture, ed inoltre, con esche che tendono a ruotare molto, scarica le torsioni del mulinello fisso. Assolutamente da bandire l’uso di girelle con moschettone, anche quelli da biggame tendono ad aprirsi sotto le jerkate. Inoltre, i garbugli con l’assit hook sono garantiti… insomma, ce ne è abbastanza per eliminarlo dalle nostre scelte.

Gli split ring assolvono ottimamente il loro compito in piena sicurezza, ed una buona pinza apri anelli

rende le operazioni di sostituzione del jig molto rapide.

Domenico Craveli

PROBLEMI DI FONDO

Mi dedico al surf

casting soprattutto

nel periodo invernale,

in alternativa alla

pesca dalla barca che,

in questo periodo,

non posso praticare. Ho la fortuna di

abitare a pochi metri

dal

mare e la facilità

con

cui posso andare

a

pesca mi sta

facendo appassionare

a questa tecnica.

Purtroppo, però, i fondali della spiaggia che frequento non sono dei migliori. Oltre ad avere dei bassi fondi di roccia molto estesi, le poche porzioni di sabbia sono occupate dalla posidonia: quindi ho difficoltà nel lanciare in zone pulite e gli incagli sono molto frequenti. Fino ad ora ho catturato delle murene e dei gronghi e qualche sparuta orata. Cosa posso fare per ottimizzare l’azione di pesca? Facendo il bagno con maschera e pinne ho incontrato spesso spigole anche grandi, qualche bella orata e molti saraghi. Ma sebbene la zona sia ricca di pesce le mie esche non hanno fortuna. Evidentemente sbaglio qualcosa: vi sarei grato di un aiuto. Andrea De Riu

Quando si pesca su fondali complessi come il tuo, tra i tanti rischi che si corrono, oltre alla perdita dei terminali, c’è quello di perdere la visibilità dell’esca che viene celata dalla posidonia. Pertanto, dovremo ricorrere ad un calamento idoneo che permetta di sollevare l’esca dal fondo, evitando che sprofondi tra le alghe. Io sono uso adoperare lo short rovesciato con snodo a 1 metro dal piombo e un terminale lungo non più di 50 cm flotterato a ridosso dell’amo. Altra astuzia sarà quella di individuare una zona “pulita” e, una volta raggiunta con un lancio ben calibrato, sarà bene segnalare sulla lenza madre la distanza . Potrai adoperare un pennarello indelebile per segnare il filo o, meglio ancora, creare un segnalino con del filo colorato legato direttamente con un nodo uni a più spire. In questo modo, specie di notte, sarai sicuro di lanciare sempre alla stessa distanza limitando incagli sul fondo. Come ulteriore precauzione potrai usare piombi a perdere che, connessi con filo di sezione minore, si staccherà in caso di arroccamento, sotto una trazione più forte e senza danneggiare il complesso pescante.

Dario Limone

AGUGLIE FUORI MODA Nel periodo autunnale appena trascorso, alla ricerca di ricciole e non avendo molto tempo a disposizione per reperire esche, ho adoperato le aguglie che, dalle mie parti (pesco all’argentario), sono facili da catturare. Purtroppo però, nonostante tutti i miei sforzi, queste esche non hanno avuto successo e mi sono valse solo dei gran cappotti. Secondo voi è una coincidenza o è possibile che non funzionino più? Marco Loris

Caro Marco ci poni un quesito a cui è complesso rispondere. Le aguglie sono da sempre l’icona

delle esche vive e migliaia

di ricciole sono cadute

vittima dell’inganno del sinuoso belonide. Purtroppo però devo riconoscere che il suo gradimento da parte dei

predatori, salvo i serra, i barracuda e, a volte,

le lecce, ultimamente è

diminuito. Spiegazioni certe non ne conosco e posso solo provare a

fare delle supposizioni sulla scorta della mia esperienza. Ho imparato

che i pesci acquisiscono una

sorta di assuefazione alle esche, che così, dopo un

po’ di tempo, funzionano

meno e, oltretutto, ho la convinzione che questa memoria sia associata

ai luoghi. Non c’è da

meravigliarsi se i pesci, soprattutto quelli di grossa taglia e quindi più smaliziati, si fidino poco della presenza innaturale di solitarie aguglie malconce … dal nuoto incerto, sempre nello stesso posto. Al contrario, in zone in cui la traina è poco praticata le aguglie, nella trascorsa stagione, hanno fruttato catture di tutto rispetto, tonni compresi. Se a tutto ciò aggiungiamo la rarefazione dei pesci da pescare il gioco è fatto. Considera comunque che questo fenomeno accade, sebbene in modo minore, anche con seppie e calamari. In questi casi il fatto risulta meno evidente perché i cefalopodi non facendo parte con continuità della dieta quotidiana dei predatori e per i loro elevati contenuti nutritivi sono sempre molto catturanti . Immagina anche che, per dare credibilità ad una aguglia trainata, bisogna ricorrere a terminali leggeri e poco invasivi che non ne limitino il nuoto. Il consiglio che ti posso dare è di realizzare inneschi poco usati come il tandem con due esche a simulare un branchetto variando di frequente velocità e quota. Tienici al corrente.

Umberto Simonelli

con due esche a simulare un branchetto variando di frequente velocità e quota. Tienici al corrente.

LA BENZINA NON ENTRA Da un po’ di tempo a questa parte, quando faccio rifornimento al distributore del porto, la pistola scatta molto di frequente come se il serbatoio fosse pieno; poi, aspettando un po’, la benzina riprende a scorrere. Addirittura qualche volta la benzina rigurgita dall’imbarco con un effetto fontana. Il fenomeno si è presentato da un giorno all’altro e il benzinaio asserisce che il problema è nello sfiato del serbatoio, però durante il rifornimento si sente uscire l’aria. Posso avere una spiegazione su come funziona il carico del serbatoio e il sistema di sfiato? Angelo Micucci

Caro Angelo, il problema è molto comune e temo che il tuo benzinaio abbia ragione. Il quesito è interessante e credo possa riguardare anche altri lettori e, quindi, vediamo di capire insieme cosa succede quando in un serbatoio viene introdotta della benzina. E’ intuitivo il fatto che man mano che il carburante entra, un pari volume d’aria debba uscire. Ciò normalmente accade tramite un foro nella parte più alta del serbatoio, al quale è applicato un tubo che convoglia il flusso d’aria, generalmente all’esterno dello scafo, ben sopra la linea di galleggiamento, ma più in basso del livello dell’imbarco. Questa particolare geometria consente anche il funzionamento come troppo pieno, scaricando all’esterno la benzina in eccesso. Essendo l’ombrinale di scarico posto all’esterno dello scafo, questo è soggetto a spruzzi d’acqua durante la navigazione e, pertanto, vengono adoperate alcune precauzioni per evitare che l’acqua possa entrare nel serbatoio. In primo luogo lo scarico è specifico ed è costruito per limitare i rischi di allagamento; oltre a ciò si adoperano altri due sistemi: il più diffuso è costituito da un sifone (una ampia “S” realizzata con lo stesso tubo), ma è anche possibile che invece sia applicata sulla tubazione una valvola, che fa passare l’aria in uscita e impedisce il passaggio in senso inverso. Quindi il fenomeno che lamenti può essere dovuto a un cattivo funzionamento di quest’ultima o all’intasamento dei fori di uscita dell’aria che non raramente vengono ostruiti da residui di sale. Basta una parziale limitazione del passaggio per rendere impossibile l’imbarco del carburante senza sgradite fuoriuscite di benzina. Ti consiglio quindi di controllare con cura ogni particolare, inclusa anche la tubazione che potrebbe nel tempo aver subito una strozzatura.

Umberto Simonelli

LA DURATA DEL NYLON Vorrei rivolgervi una semplice domanda. Sono curioso di sapere ogni quanto tempo devo sostituire il nylon dei miei mulinelli da tonno. Sono due anni che mi sono attrezzato per questa pesca e sono uscito parecchie volte, quindi ho paura che il nylon possa essersi rovinato. Il negoziante a cui mi sono rivolto ha detto che devo certamente sostituirlo; ma, poichè il filo sembra essere in buono stato, mi viene anche il dubbio che nella sua risposta ci sia anche un po’ di interesse …. Mi date qualche consiglio? Carlo Tonelli

Carissimo Carlo, penso che il parere del tuo amico negoziante

più

interessato sia un valido consiglio per metterti al riparo, in modo certo, da brutte sorprese. Siamo tutti d’accordo che la frequente sostituzione del filo è la migliore soluzione per non incorrere in rotture inattese. Però è anche vero che se hai avuto sempre cura di risciacquare il filo con acqua dolce tiepida dopo ogni pescata, limitando al massimo le esposizioni inutili al sole della

bobina, potrai sfruttare a lungo il nylon. Altro fattore da considerare è lo stress che il filo ha subito e quanto è stato immerso. Se i combattimenti sono stati tanti (me lo auguro) le forti trazioni possono creare un allungamento permanente con un progressivo assottigliamento della sezione, soprattutto nei primi tratti; anche l’immersione in profondità gioca il suo ruolo perché non tutti i nylon resistono a lungo al sale e all’acqua e la conseguenza è la progressiva diminuzione della sua brillantezza. Una parte del nylon che, pur non sbobinandosi mai, subisce stress è quella più profonda delle spire. Questa è sottoposta, durante i combattimenti, a forte pressione da parte degli strati superiori, che possono letteralmente “strozzarla” segnandone la sezione. Ciò potrebbe essere pericoloso qualora ci si confrontasse con un grosso pesce in grado di tirare fuori molto filo. Dopo tutte queste considerazioni fai le tue valutazioni e, se hai anche il minimo sospetto che si possa correre qualche

rischio, la soluzione è di metter mano al portafoglio perchè

Andrea Iacovizzi

che

prevenire è meglio che curare!

World Fish

A scuola di pesca

a cura della redazione

M ancano ormai pochi giorni e procedono intensi i preparativi per l’edizione 2012 del World

Fishing, grande contenitore dedicato alla pesca a 360°, dove sarà possibile vedere e

comprare, in anteprima, tutte le più interessanti novità presentate dalle migliori aziende del

settore. Il World Fishing, alla sua quarta edizione, frutto dell’iniziativa di Filippo Camilli e Alessandro Di Loreto, si inserisce all’interno del BIG BLU, manifestazione interamente dedicata al mare che si svolgerà presso la Nuova Fiera di Roma dal 18 al 26 febbraio. Ovviamente GlobalFishing non mancherà all’appello, con uno stand ancora più grande e molte iniziative da condividere con i suoi lettori.

non mancherà all’appello, con uno stand ancora più grande e molte iniziative da condividere con i

ing 2012…

con GlobalFishing

L’appuntamento sarà dal 23 al 26 Febbraio, quattro giorni che saranno veramente densi di impegni. Presso il nostro stand Vi aspetteranno i nostri esperti per dei veri e propri corsi di approfondimento per sviscerare ogni aspetto delle nostre tecniche preferite: nodi, terminali, montature, attrezzature e tutte le astuzie per ottenere il massimo dalla nostra passione. E, come se non bastasse, presso l’area incontri, al centro della sala, sarà possibile assistere ai nostri stage, una vera scuola di pesca, che verranno tenuti ad intervalli dal venerdì alla domenica; tratteremo dal drifting ai tonni al surf casting, dalla traina al bolentino, dal vertical jigging all’inchiku ed al tenya e dedicheremo un ampio spazio all’uso dello scandaglio e alla interpretazione dei suoi ecogrammi e di tutto ciò che bisogna sapere per sfruttarne al massimo tutte le prerogative.

sapere per sfruttarne al massimo tutte le prerogative. Momenti degli stage tenuti durante la scorsa edizione
Momenti degli stage tenuti durante la scorsa edizione
Momenti degli stage tenuti durante la
scorsa edizione

Presso il nostro stand sarà possibile leggere la nostra rivista, registrarsi on line per entrare a fa parte della grande famiglia dei lettori di GlobalFishing magazine, gustarsi qualche video o semplicemente fare salotto e parlare di pesca tra amici.

Yamah

a cura della redazione

C i sono novità in casa Yamaha: la grande azienda nipponica dal 16 Gennaio di questo anno

ha un nuovo Direttore Commerciale. Stiamo parlando dell’Ing. Massimiliano Mucchietto, già

manager di punta dell’azienda dal 2003 al 2005 che, dopo importanti esperienze in qualità di

direttore marketing presso importanti marchi in ambito motociclistico, ritorna alla guida di Yamaha Motor Italia.

a News

Sarà lui l’uomo di punta, al timone dell’azienda dei tre diapason, che guiderà sia il brand del comparto motociclistico che quello del settore nautico. Hiromu Murata, Presidente ed Amministratore Delegato di Yamaha Motor Italia S.p.A., al momento dell’insediamento di Mucchietto, ha commentato che la sua esperienza e la sua professionalità daranno certamente un nuovo e decisivo impulso, insieme alla incisività delle strategie che contraddistinguono Yamaha, per affrontare le nuove sfide di questo anno appena iniziato.

incisività delle strategie che contraddistinguono Yamaha, per affrontare le nuove sfide di questo anno appena iniziato.
incisività delle strategie che contraddistinguono Yamaha, per affrontare le nuove sfide di questo anno appena iniziato.

NAUTICA

Boatsontheroads

di Umberto Simonelli

I l trasporto di barche e gommoni è ormai una attività diffusissima con vantaggi facilmente intuibili. Ma, per muoversi in sicurezza con la barca al seguito, è bene conoscere a fondo l’aspetto tecnico e alcune semplici regole.

a fondo l’aspetto tecnico e alcune semplici regole. La scelta di un carrello porta-barca rappresenta una

La scelta di un carrello porta-barca rappresenta una scelta obbligata per chi vuole coniugare mobilità

e

facilità di rimessaggio. Se si vuole acquistare un carrello non c’è che l’imbarazzo della scelta:

il

mercato offre attrezzi in grado di rispondere ad ogni esigenza. E’ bene, però, approfondire la

conoscenza della materia, perché tra norme, aspetti tecnici, pratici e di sicurezza portare la propria barca a spasso per il mondo non è semplice come sembra.

PER INCOMINCIARE Prima di tutto bisogna cominciare dalla barca e dal suo peso perché il rimorchio, per essere sicuro e mantenere l’efficienza del sistema frenante, deve calzare sullo scafo a pennello. Valutate queste problematiche, si devono fare i conti con le capacità di traino della propria vettura e, susseguentemente, con la propria patente.

Il carrello deve essere perfettamente dimensionato per lo scafo che dovrà trasportare

con la propria patente. Il carrello deve essere perfettamente dimensionato per lo scafo che dovrà trasportare
Ricordate che con una normale patente “B” è possibile trainare un rimorchio il cui peso,

Ricordate che con una normale patente “B” è possibile trainare un rimorchio il cui peso, sommato a

quello della vettura (barca+carrello+auto), non superi i 35 qli, oltre i quali sarà necessario rimettersi

a studiare e sostenere un esame per ottenere l’estensione “E”. Anche le vetture hanno dei limiti di

traino, dettati dall’omologazione oltre che da aspetti meccanici. Infischiarsene non è salutare perché oltre ad essere pericoloso può essere costoso: gli uomini della stradale sono provvisti di bilance in grado di verificare i carichi e le multe sono salatissime.

grado di verificare i carichi e le multe sono salatissime. SU MISURA I rulli devono essere

SU MISURA

I rulli devono essere posizionati in modo che il peso venga uniformemente distribuito
I rulli
devono
essere posizionati
in
modo
che
il
peso
venga
uniformemente
distribuito
in modo che il peso venga uniformemente distribuito Il carrello viene venduto generalmente in versione base,

Il carrello viene venduto generalmente in versione base, privo degli accessori necessari, come rulli e appoggi specifici. Qualità, quantità e distribuzione dei rulli devono garantire un buon appoggio nei punti

più solidi della carena in modo che il carico sia perfettamente ripartito

e non si comprometta la scorrevolezza; i rulli dovranno garantire morbidezza dei materiali per non

rovinare lo scafo e, allo stesso tempo, robustezza per sopportare le sollecitazioni del movimento.

SOLUZIONI DIVERSE

Il diametro delle ruote è importante, quelle di diametro maggiore girano meno e sono meno sensibili alle sconnessioni del fondo stradale

I trailer si differenziano tra loro per le dimensioni delle ruote, il tipo di sospensioni, la tipologia di telaio. La dimensione delle ruote presenta pro e contro: una ruota di piccolo diametro, abbassando

il baricentro del telaio aumenta la stabilità, ma effettua più giri di una con maggior diametro

sollecitando maggiormente i cuscinetti. Oltretutto, i ricambi come il cerchio, il copertone e la camera d’aria sono reperibili generalmente solo presso rivenditori specializzati. Le ruote standard girano meno velocemente, sono di derivazione automobilistica e sono reperibili come ricambi commerciali.

Il baricentro più alto può predisporre al rollio che viene minimizzato dalle sospensioni e dal telaio ribassato.

Il baricentro più alto può predisporre al rollio che viene minimizzato dalle sospensioni e dal telaio

NAUTICA

SUPERMOLLEGGIATI Parlando di sospensioni, le proposte sono diverse: c’è chi adotta una soluzione con molle e ammortizzatori, e chi un sistema particolare detto a barra di torsione. Quest’ultimo sfrutta l’elasticità di supporti in gomma che agiscono sui bracci oscillanti che sostengono le ruote.

A sinistra il sistema a barra di torsione a destra il più classico molloni/ammortizzatori

Questo sistema è più rigido

e, in caso di usura, prevede

sostituzione di tutta

la barra, mentre molle e ammortizzatori potranno essere cambiati anche singolarmente.

la

Manutenzione e uso accurato garantiranno comunque affidabilità e durata con entrambi i sistemi

VARO E ALAGGIO Salvo che non si parli di imbarcazioni molto pesanti, il rimorchio esprime la sua principale prerogativa nelle operazioni di varo e alaggio che, se devono essere effettuate con una certa frequenza, è bene che l’equipaggiamento sia di prim’ordine. Il verricello non potrà mancare e dovrà essere molto robusto e affidabile, meglio se a doppia velocità con una fune o una fascia di elevata qualità.

Il verricello è indispensabile per il varo e soprattutto l’alaggio, meglio se a doppia velocità

Una soluzione che riduce molto la fatica è costituita dal telaio basculante: una porzione, tramite una cerniera centrale, può oscillare creando così un piano inclinato che agevola il varo e l’alaggio.

Il telaio basculante facilita molto il carico e lo scarico
Il telaio basculante facilita molto il carico e lo scarico

Durante le operazioni di carico e scarico spesso si è tentati di far entrare le ruote del rimorchio in acqua: non c’è nulla di più distruttivo che l’immersione in acqua di mare perché non c’è zincatura, cuscinetto e sistema che siano in grado di resistere alla corrosione salina.

acqua di mare perché non c’è zincatura, cuscinetto e sistema che siano in grado di resistere
ASSETTO DI MARCIA Effettuare un buon assetto della barca sul rimorchio è una operazione che

ASSETTO DI MARCIA Effettuare un buon assetto della barca sul rimorchio è una operazione che la prima volta è bene sia

curata da un esperto. Solo così si ottiene la sicurezza in marcia e, soprattutto, in frenata. Quindi, un carico bene equilibrato farà sentire i vantaggi tanto durante il traino che durante le manovre

a mano. E’ Importante che rulli e staffe siano

ben saldi sul telaio e che il peso che insiste sull’occhione sia quello indicato dal costruttore.

La testa del gancio detta “occhione” supporta molte sollecitazioni e deve essere sempre perfettamente in ordine e controllato ogni volta che si inizia il traino

Se troppo basso, il carrello tende a scodare oltre una certa velocità; se troppo elevato, stressa le

sospensioni posteriori della vettura pregiudicando

la giusta aderenza dell’avantreno.

SISTEMA FRENANTE Quasi tutti i carrelli sono dotati di un sistema frenante detto a repulsione: in fase di rallentamento, il rimorchio tende ad addossarsi alla vettura, azionando un gioco di tiranti che attiva la frenatura.

I rinvii del sistema frenante corrono all’interno di guaine: è bene non farvi penetrare acqua di mare ne lasciarli intensione per lungo tempo

E’ essenziale che il carico sia solidale con il rimorchio tramite fasce specifiche, provviste di tensionatori a cricchetto, applicate in modo che lo scafo non possa andare nè avanti nè indietro.

Robuste fasce con tensionatori a cricchetto sono indispensabili per assicurare lo scafo al rimorchio e il martinetto idraulico può essere indispensabile quando si fora.

PICCOLI CONSIGLI Su scali ripidi e scivolosi è bene che la vettura sia sempre attaccata al rimorchio ed è consigliabile porre dei cunei sotto le ruote. Durante il fermo prolungato del rimorchio è bene che il freno a mano sia a riposo evitando che l’ossido lo possa bloccare. E’ prudente prevedere l’acquisto di una ruota di scorta e di una chiave specifica per i bulloni, qualora fossero diversi da quelli della vettura. L’aggiunta di un crick idraulico e di un set di chiavi esagonali possono risolvere

diversi da quelli della vettura. L’aggiunta di un crick idraulico e di un set di chiavi

NAUTICA

problemi altrimenti insormontabili. Non dimentichiamo una scorta di lampadine, una bomboletta di spray CRC e qualche bullone di scorta per le ruote ed eviteremo di rovinarci le vacanze

I RIMORCHI E IL CODICE DELLA STRADA: Il carrello porta-barca viene definito T.A.T.S. (Trasporto di
I RIMORCHI E IL CODICE DELLA STRADA:
Il carrello porta-barca viene definito T.A.T.S. (Trasporto di Attrezzature Turistiche e
Sportive) e, quando è applicato alla vettura, il complesso è definito Autotreno
Lunghezza massima: il complesso auto, rimorchio e sporgenza del carico non deve
superare i 18,35 metri; la sporgenza del carico deve essere segnalata con cartello
conforme alle disposizioni e non può eccedere oltre il 30% della lunghezza del rimorchio.
Altezza massima: misurata dal suolo, non deve superare i 4,00 metri
Larghezza massima: non oltre i 2,50 metri e, comunque, pari alla larghezza massima
del mezzo trainante, maggiorata di 0,70 metri ed arrotondata ai 5 cm superiori. Se il
traino supera la larghezza della motrice si devono applicare delle specifiche disposizioni
previste nell’art. 61 del Nuovo C.d.S.
Velocità consentite: 70Km/h nei percorsi extraurbani, 80 in autostrada
Massa rimorchiabile: identifica il massimo peso trainabile ed è riportato sul libretto di
circolazione e si calcola sommando il peso del carico e del rimorchio.
e si calcola sommando il peso del carico e del rimorchio. D ENTE x g R
e si calcola sommando il peso del carico e del rimorchio. D ENTE x g R
D ENTE x g R O u PER A m b ERJA c k Lunghezza
D ENTE x
g R O u PER
A m b ERJA c k
Lunghezza 2.00 mt
Fusto: Carbonio Alto modulo HD
Anelli: fusji LOW RIDER
Porta mulinello Alps
Gimbal Alps
I NOSTRI PARTNERS
I NOSTRI PARTNERS

Via Jesi, 38 61122 Pesaro Italy Tel +39 333 3969091 marco@sunrise-italia.com info@pescamarket.com www.sunrise-italia.com

info@pescamarket.com www.sunrise-italia.com È guardiano. Canna leggera, potente e performante per la

È

guardiano. Canna leggera, potente e performante per la pesca ai dentici, cernie e ricciole. Azione canna up 10 kg da cui prende il nome:

una canna con fusto e manico smontabili appositamente studiata per la pesca con l’esca viva, l’uso di affondatore o con piombo

DEVIL X. La sorella maggiore, sempre della famiglia Devil ma con la fama della “più cattiva” è la DEVIL XX che differisce dalla sorella, per il dragh di pesca; infatti la DEVIL XX possiede un up di 20 kg. Lo stimolo che ha spinto il reparto tecnico SUNRISE, nel concepire una famiglia

di

specialmente negli spot del sud Italia dove la traina con il vivo spopola e dove il pescatore è impegnato per molte ore nell’azione di pesca.

Il binomio vincente? DEVIL XX e AVET SX per avere il massimo della tecnologia futura!

canne per la pesca con l’esca viva, è stata la necessità di trovare un “attrezzo” potente, reattivo ma con un peso estremamente ridotto, adatto

viva, è stata la necessità di trovare un “attrezzo” potente, reattivo ma con un peso estremamente

PESCA DA TERRA

A GALLA

COL VENTO IN FACCIA

di Domenico Craveli

I l vento è uno degli elementi avversi più temuti dai pescatori soprattutto dai neofiti; nemmeno la pioggia scoraggia quanto quel soffio incessante e continuo che si abbatte sul nostro viso generando un senso di confusione che rende ogni cosa più difficile, specialmente quando siamo

in scogliera e dobbiamo far volare oltre il cavo dell’onda un esile galleggiante.

Per pura emozionante scelta, o per inclemenza improvvisa delle condizioni meteorologiche, la pesca dalla scogliera in condizione di vento teso rappresenta un impegno psichico e fisico di non trascurabile rilievo: essere preparati tecnicamente, con poche ma essenziali nozioni ci permette di trarre il massimo vantaggio da una situazione che il più delle volte ci costringe a riporre l’attrezzatura e ad abbandonare i nostri intenti di pesca, specialmente per chi è abituato a situazioni più soft. Ma vento ed onde, sono sinonimo di pesci in caccia…

di pesca, specialmente per chi è abituato a situazioni più soft. Ma vento ed onde, sono
VOLLI… FORTISSIMAMENTE VOLLI… In queste situazioni solitamente il mare è nel pieno vigore del suo
VOLLI… FORTISSIMAMENTE VOLLI… In queste situazioni solitamente il mare è nel pieno vigore del suo

VOLLI… FORTISSIMAMENTE VOLLI… In queste situazioni solitamente il mare è nel pieno vigore del suo moto, le onde sono

“attive”, e l’attività di alcuni pesci come i saraghi e le spigole è frenetica. Per lanciare correttamente il leggero terminale, bisognerà effettuare dei movimenti veloci e decisi, bassi a penetrare l’aria, anche se l’impatto con l’acqua diviene brusco e deleterio nei confronti delle stesse esche. La classica parabola

di lancio è quanto mai controproducente.

Le distanze non saranno mai elevate, ma

è l’unico modo per guadagnare qualche metro in più.

Una volta in acqua i problemi assumo veste diversa. Se alle onde ci si oppone con canne lunghe, il sibilo del

vento sulla lenza, la deriva che impone al galleggiante,

e le vibrazioni generate si trasmettono per continuità

fino all’esca, generando un’anomalia, spesso non considerata, che può influenzare negativamente la linea

laterale dei pinnuti e farli desistere dall’assaggio anche

in una situazione dove non vanno molto per il sottile. La

soluzione è sfruttare lo stesso vento come un effetto vela, cedendo lenza e permettendo al galleggiante di derivare anche per l’azione congiunta della corrente di riflusso delle stesse onde, che porteranno le nostre esche lì dove vanno a finire gli altri sedimenti… e quindi dove stanno i nostri pesci. Sicuramente i marosi con il carico di sabbia e detriti, lo sfregamento sulle rocce, logoreranno molto

la lenza, e spesso la perdita del terminale è una costante,

ma è uno dei pochi modi di rimanere efficacemente in pesca in queste condizioni, dove già il fatto di esserci

rappresenta di per sé motivo di soddisfazione. ED I PESCI? Pazienza e tenacia ci ripagheranno
rappresenta di per sé motivo di
soddisfazione.
ED I PESCI?
Pazienza
e
tenacia
ci
ripagheranno
con
confronti
emozionanti,
perché
la
sagoma di una bella spigola,
o
di
un
padellone
maggiore
tra
la
esile
schiuma, legati ad un
terminale, sono un bel
ricordare!!!
spigola, o di un padellone maggiore tra la esile schiuma, legati ad un terminale, sono un

BOLENTINO

Irresistibi

Pasture d

di Michele Prezioso

N ello scorso numero abbiamo parlato della tecnica di pasturazione per la pesca da terra; in

questo concludiamo il ciclo, trattando quella più indicata per il bolentino. Pasturare dalla

barca è decisamente più impegnativo, soprattutto per le profondità da raggiungere, oltre

che per le correnti che possono rendere più difficile mandare a segno il brumeggio. Anche in questo

caso esperienza, tecnologia e un po’ d’astuzia piscatoria risolveranno ogni problema.

il brumeggio. Anche in questo caso esperienza, tecnologia e un po’ d’astuzia piscatoria risolveranno ogni problema.
il brumeggio. Anche in questo caso esperienza, tecnologia e un po’ d’astuzia piscatoria risolveranno ogni problema.
li richiami alla barca Pasturare significa espletare due importanti funzioni: la prima di richiamo del

li richiami

alla barca

Pasturare significa espletare due importanti funzioni: la prima di richiamo del pesce e la seconda, forse anche più importante, di tenere i pesci non solo sotto la barca ma soprattutto in frenesia alimentare senza però giungere a sazietà. Tutto ciò impone una padronanza delle metodologie, dei prodotti e delle abitudini dei pinnuti, alimentari e non solo.

STRATEGIE SINERGICHE

dei pinnuti, alimentari e non solo. STRATEGIE SINERGICHE Durante le sessioni di pesca a bolentino, per

Durante le sessioni di pesca

a bolentino, per ottenere

i massimi risultati è bene

mettereinpraticadueprecise metodologie di brumeggio. Si useranno pasture in grado di diffondersi negli strati d’acqua intermedi, per fare in modo che il

richiamo odoroso si diffonda

in senso orizzontale e, per

raggiungere il fondo, si useranno specifici “boli”

affondanti. A tal proposito,

è bene spendere due parole

sul sistema con cui i pesci

individuano la pastura.

Ad una pastura ben fatta non ci sono pesci che possano resistere
Ad una pastura ben fatta non ci sono pesci che possano resistere

La scia di sapori ed odori che viene rilasciata stimola gli organi dell’olfatto e del gusto dei pinnuti, costituiti da ricettori specifici estremamente sensibili, che non fanno altro che provocare l’attività di ricerca del pesce verso la fonte. Se questo sistema di brumeggio viene applicato con metodo, i nostri amici si dirigeranno verso la pastura con la stessa precisione con cui un missile rintraccia il suo bersaglio. La logica di effettuare una doppia pasturazione scaturisce anche dal fatto che gli odori in acqua si propagano in orizzontale secondo la densità dei diversi strati che si creano nella colonna d’acqua, oltre che secondo le correnti.

orizzontale secondo la densità dei diversi strati che si creano nella colonna d’acqua, oltre che secondo

BOLENTINO

LE RICETTE FAI DA TE Preparare la pastura è un po’ come preparare un bel pranzetto al quale non si possa rinunciare ed ecco allora le mie ricette. Parliamo dei “boli”:

in realtà saranno delle vere e proprie palle del diametro di un’arancia che realizzeremo usando della pastura pronta, tipo “sarda umida” che impasteremo con pane raffermo e del legante per aumentarne la consistenza. Il pane, oltre che essere di per sè attrattivo, sciogliendosi in acqua genera una nuvola lattiginosa che trasporta l’essenza di sarda, con un effetto di richiamo tanto visivo che aromatico. In commercio esistono altri componenti, come il quarzo, la ghiaia e gli integratori alimentari (mutuati dalla pesca in acque interne) che, aggiunti alla preparazione, possono far letteralmente impazzire orate, tanute e saraghi costringendoli sotto la barca per ore ed ore. Una preparazione che risulta eccellente sarà composta da circa 5 kg di sarda tritata (tubertini o daiwa) con 1 kg di integratore marino (tubertini) insieme a 2 kg di collante PV1 (tubertini).

(tubertini) insieme a 2 kg di collante PV1 (tubertini). Nella preparazione è bene usare sempre prodotti

Nella preparazione è bene usare sempre prodotti di qualità

Le “palle” così realizzate avranno la capacità di sfaldarsi a dieci metri esatti dal fondo su batimetriche dei 35/40 metri.

IN AZIONE Appena arrivati sulla posta prescelta, affonderemo rispettivamente a 20 e 30 metri due sacchi di sarda pro, da 3 kg, con circa 2 kg di piombo, legati ad una bitta; successivamente, inizieremo a lanciare le palle di pastura realizzate con la formula precedente, con un ritmo di un lancio per ogni cala. Appena i pesci si saranno fatti vivi, diraderemo i lanci (uno ogni quattro cale, per arrivare anche ad uno ogni 10). Così facendo, i risultati saranno entusiasmanti e la presenza di orate, tanute, saraghi e occhiate sarà sconvolgente.

Così facendo, i risultati saranno entusiasmanti e la presenza di orate, tanute, saraghi e occhiate sarà
ATTIVITÀ SPECIALIZZATE Per le tanute le operazioni precedenti saranno ideali; per le orate, invece, sarà

ATTIVITÀ SPECIALIZZATE Per le tanute le operazioni precedenti saranno ideali; per le orate, invece, sarà necessario perfezionare la strategia pasturando a fondo con sacche di rete che rilascino lentamente il contenuto. Le quantità di brumeggio in gioco per pescare fino a 50 metri di fondo, cercando orate e pagelli di taglia, possono raggiungere anche i 20 kg per una pescata di 8 ore e, dati i quantitativi, sarà bene ricorrere ad un po’ di “fai da te”.

sarà bene ricorrere ad un po’ di “fai da te”. Tritureremo grossolanamente 10 kg di cozze

Tritureremo grossolanamente 10 kg di cozze e le lasceremo essiccare per due giorni. Successivamente reperiremo 3 kg di sarda tritata, 2 kg di sale grosso e 5 kg di pastura pronta tipo “mare nostrum”. Impasteremo il tutto addizionandolo con 5 kg di ghiaia, dividendolo, quindi, in 10 parti che introdurremo in altrettanti sacchetti idrosolubili a maglie strette. Ogni “porzione” durerà un’ora e cosi potrete essere in pesca per ben dieci ore. I sacchetti possono essere preparati precedentemente e congelati, pronti all’uso per ogni evenienza.

per ben dieci ore. I sacchetti possono essere preparati precedentemente e congelati, pronti all’uso per ogni

BOLENTINO

Tutte le esche

di Michele Prezioso

I l bolentino costiero è una tecnica complessa, il cui successo è affidato alla convergenza di molti aspetti. Terminali, calamenti, tipolologia dei fondali, piombature e assetto della barca. Ma uno in particolare assume una rilevanza particolare su tutti. Stiamo parlando delle esche, che sono

moltissime e che sono il vero segreto, la marcia in più che può fare la differenza.

vero segreto, la marcia in più che può fare la differenza. Si pensa sempre che il

Si

pensa sempre che il successo di una battuta sia affidata più alla bontà del posto e alla presenza

di

pesce che alle capacità del pescatore e alle esche in uso. Niente di più impreciso. Certo se i pesci

non ci sono perché stiamo pescando in un posto desertificato, di supposizioni se ne possono fare ben poche, così come se non si posseggono i rudimenti di base; ma se i pesci non vengono nonostante

il posto o meglio ne vengono solo di piccini, non è sempre detto che le ragioni debbano essere

ricercate nella penuria di pinnuti. L’attività dei pesci è soggetta a cicli complessi, quasi mai prevedibili

e scontati. Però l’esca giusta può rappresentare un elemento importante per suscitare l’interesse e innescare la frenesia alimentare.

l’esca giusta può rappresentare un elemento importante per suscitare l’interesse e innescare la frenesia alimentare.
del bolentino UN MARE DI ESCHE Le esche che possono essere usate per il bolentino

del

bolentino

UN MARE DI ESCHE Le esche che possono essere usate per il bolentino costiero sono veramente tante, e ognuna di queste avrà un impiego specifico a seconda del tipo di pesce che andremo ad insidiare, del fondale sul quale pescheremo e, non ultima, della stagione.

fondale sul quale pescheremo e, non ultima, della stagione. Ecco i vermi più comuni, americano, bibi
Ecco i vermi più comuni, americano, bibi e il koreano
Ecco i vermi più
comuni, americano, bibi e il koreano

Molte quelle reperibili nei negozi, come i vermi, anellidi e non, mentre altre potranno essere reperite sui banchi delle pescherie. Parliamo di sarde e cozze, seppie, calamari e gamberi. Altre potremo reperirle tra le reti dei pescatori e parliamo dei paguri, piccoli crostacei che hanno l’abitudine di insediarsi nelle conchiglie vuote dei gasteropodi. Questi animaletti a dieci zampe, di cui due specializzate in forma di chele, sono esche irresistibili per molti sparidi, uno fra tutti il fragolino.

Cozze e paguri esche “veraci” per pesci importanti !
Cozze
e
paguri
esche
“veraci”
per
pesci
importanti !
per molti sparidi, uno fra tutti il fragolino. Cozze e paguri esche “veraci” per pesci importanti
BOLENTINO NON SOLO SELETTIVITÀ Uno dei problemi importanti da tenere in considerazione, quando si lascia

BOLENTINO

NON SOLO SELETTIVITÀ Uno dei problemi importanti da tenere in considerazione, quando si lascia scendere sul fondo un’esca, è quello delle aggressioni che durante il viaggio può subire da parte dei piccoli pesci; spesso gli inneschi perdono la loro attrattiva proprio perché giungono a destinazione piuttosto malconci. Inoltre alcune esche riescono ad essere selettive non solo rispetto alla specie ma anche e soprattutto rispetto alla taglia … E a chi non piace prendere pesci grandi ?

Specialmente su fondali medi, alcune esche possono essere aggredite da sciarrani, boghe, donzelle e perchie che le rendono inutilizzabili

ASSETTI SUL FONDO Se lo scenario di pesca delle nostre battute sarà il fango fino a 100 m potremo pescare sia con gli anellidi che con i paguri; le esche saranno perfette se poggiate sul fondo e, innescando i crostacei, i clienti più probabili saranno pagelli e orate.

Il paguro, se innescato correttamente rimane molto vitale risultando irresistibile

Se innescheremo la sarda a tocchetti, potremo avere gradite sorprese con gallinelle, scorfani e tracine. Se i nostri ami saranno celati da anellidi come l’americano o il coreano, al

banchetto parteciperanno prevalentemente i pagelli e qualche rara orata, soprattutto nei primi momenti del passo, ma non saremo in grado

di selezionane la

taglia e potremo ritrovarci in canna esemplari sotto

misura. Teniamo sempre in considerazione il fatto che

un pesce piccolo è per sua natura più vorace e meno

prudente, perché “ha fretta di crescere” mentre quelli

che

hanno raggiunto taglie ragguardevoli senza “cadere

sul

campo”, la sanno lunga e la loro esperienza li aiuta

facendo della diffidenza uno strumento di sopravvivenza.

Un bel carniere di fragolini, orate e saraghi è il frutto di una azione di
Un bel carniere di fragolini, orate e saraghi è il frutto
di una azione di pesca ben organizzata e di esche
all’altezza delle prede
di fragolini, orate e saraghi è il frutto di una azione di pesca ben organizzata e
ESCHE DA COMBATTIMENTO Come considerazione generale possiamo asserire che innescando le trance di sarda, il

ESCHE DA COMBATTIMENTO Come considerazione generale possiamo asserire che innescando le trance di sarda, il paguro, il calamaro o la seppia a striscette (precedentemente battute per ammorbidirle) selezioneremo le abboccate; avremo certamente meno tocche ma i pesci saranno più grandi. Un altro innesco decisamente micidiale e molto selettivo è la cozza, innescata con tutto il guscio: una soluzione dove ci vuole un po’ di perizia e manualità nell’apertura delle valve, nell’innesco e nella sua successiva chiusura, ma che scongiurerà totalmente il pericolo dei pesci disturbatori, senza scordare che se una cozza ed una orata si incontrano l’epilogo è scontato.

I pesci di taglia vanno stimolati con esche adeguate
I pesci di taglia vanno stimolati
con esche adeguate

PER CONCLUDERE Come ogni cosa della pesca tutto ciò che possiamo raccontare sono consigli che andranno metabolizzati e che dovremo mettere in pratica alla luce della nostra esperienza personale e soprattutto di una sperimentazione fatta con metodo. Quindi riepilogando possiamo dire che a seconda dell’ esca avremo catture che si differenzieranno per ritmo e grandezza. Personalmente ho sempre preferito avere meno tocche ma più emozione nel recupero di un pesce di taglia, mentre chi preferisce avere tocche ad ogni cala, dovrà accontentarsi di prendere di tutto e raramente avrà a che fare con esemplari da brivido.

In ultimo c’è anche da tenere in considerazione che per ogni periodo dell’anno c’è un’esca regina; la cozza in estate, il paguro e il gambero in autunno e nei freddi mesi invernali, mentre la sarda e i vermi non perderanno mai il loro appeal. Infine non dimentichiamo i cefalopodi, seppia e calamaro, reperibili tutto l’anno e che potremo conservare congelati per tempi di magra.

i cefalopodi, seppia e calamaro, reperibili tutto l’anno e che potremo conservare congelati per tempi di

DRIFTING

Tuna

connection

di Andrea Iacovizzi

Q uando la canna è piegata allo spasimo, la lenza tesa e vibrante e la frizione del mulinello slitta sotto la trazione violenta del tonno in fuga, l’incubo più cupo che ci può tormentare è quello di rompere; un nodo non eseguito perfettamente o una connessione che molla potrebbero

far sfumare in un attimo tutte le aspettative. Per esorcizzare ogni paura dovremo essere in grado di realizzare connessioni perfette, capaci di resistere indenni per tutto il tempo del combattimento.

essere in grado di realizzare connessioni perfette, capaci di resistere indenni per tutto il tempo del
Quando abbiamo la fortuna di ritrovarci in canna un tonno con la t maiuscola, le

Quando abbiamo la fortuna di ritrovarci in canna un tonno con la t maiuscola, le sollecitazioni meccaniche a cui è sottoposto il complesso pescante sono considerevoli: carichi compositi che generano una molteplicità di forze con altrettanti effetti sul filo e sui nodi. Assottigliamento delle sezioni, attrito e stiramento sono alcuni degli effetti della trazione, tanto più gravosi quanto maggiore

è il carico ma soprattutto il tempo per cui si protrae il combattimento. Da qui la necessità di individuare

le soluzioni migliori per realizzare tutte le connessioni necessarie in una lenza da drifting al tonno.

DINAMICA DI UN DRAMMA

Per capire le ragioni di una rottura, bisogna rifarsi a quello che succede lungo lenza e terminale. I punti nevralgici sono ovviamente quelli di giunzione: nodi e connessioni. Il motivo, seppur banale, per cui il filo cede è dato dal fatto che la sua sezione si intacchi, causa lo sfregamento o la pressione delle spire

di

un nodo o quella di uno sleeve mal serrato. Quando la rotondità della sezione viene compromessa,

lì,

proprio in quel punto, le forze non si distribuiscono più uniformemente, predisponendolo ad una

rottura; motivo questo per cui i carichi di rottura delle lenze sono decisamente sovradimensionati. L’unica soluzione per porre rimedio ad un tal genere di rischio, oltre alla qualità dei fili si dovrà ricorrere ad un scrupolosa, maniacale realizzazione delle connessioni.

Proteggere il nylon con un tubetto, meglio se in kevlar, evita che lo sfregamento lo
Proteggere il nylon con un tubetto, meglio se in kevlar, evita che lo sfregamento lo possa danneggiare

TRA LEADER E TERMINALE Molte sono le soluzioni adatte per congiungere la lenza al terminale e certamente tutte molto valide; qui di seguito descriveremo non le migliori in assoluto, ma quelle che usiamo solitamente e che riteniamo tra le più affidabili e che ci sentiamo di consigliare. Le soluzioni classiche non si smentiscono mai e, sebbene di realizzazione complessa, la doppiatura chiusa da un bel bimini non tradisce in nessun caso.

Il bimini è il nodo di doppiatura per eccellenza, non è

difficile ma occorrono un compagno affiatato ed un po’

di pratica

è il nodo di doppiatura per eccellenza, non è difficile ma occorrono un compagno affiatato ed

DRIFTING

La composizione del nodo impone una notevole perizia e la collaborazione di una seconda persona. Oltretutto, la doppiatura è veramente efficiente, garantendo un carico di rottura quasi prossimo al doppio di quella del filo singolo, solo quando i capi sono veramente della stessa lunghezza. Basta una piccola diseguaglianza per comprometterne il risultato, in quanto il carico solleciterà prima il capo più corto e poi quello più lungo. Infatti, il concetto di raddoppiare la lenza madre ha come scopo quello di poter forzare il combattimento negli ultimi metri e ciò prevede una perfetta ripartizione sui due capi. Alla fine del raddoppio si applicherà una robusta girella, con un altro classico, il nodo “off-shore swivel” nato proprio per questo assemblaggio. Un nodo non nodo, che adoperiamo con la massima serenità e che non interrompe la doppiatura e non penalizza la tenuta.

L’off-shore swivel è stato ideato proprio per le girelle

Una nuova soluzione che usiamo oramai con continuità e che si è dimostrata più che affidabile, sostenendo molti estenuanti combattimenti su tonni giganti che popolano le nostre acque pugliesi, è un nodo molto particolare che definirei un “falso bimini” e che riprende il concetto dello “shock leader”.

Sembra un bimini ma non lo è: le spire accostate e serrate bloccano il terminale
Sembra un bimini ma non lo
è: le spire accostate e serrate
bloccano il terminale in modo
indissolubile

In sostanza realizzeremo una connessione snella, pulita e diretta, tra la madre ed il terminale, con il principio del bimini, senza accavallamenti che strozzino la lenza. La tenuta è garantita a patto che il nodo sia fatto con assoluta perizia e assuccato per bene. Il vantaggio di questa soluzione sta nella possibilità di utilizzare una giunzione anche con un terminale di libbraggio molto elevato senza penalizzare lo scorrimento nelle carrucole. Unica nota stonata è che un nodo del genere non concede errori ed è da mettere in acqua solo se si è certi della sua corretta esecuzione.

Questo nodo ha la prerogativa di passare facilmente tra le carrucole
Questo nodo ha
la prerogativa di
passare facilmente
tra le carrucole
solo se si è certi della sua corretta esecuzione. Questo nodo ha la prerogativa di passare
Una terza opzione è rappresentata dal wind-on. Di derivazione oceanica, da tempo è in uso

Una terza opzione è rappresentata dal wind-on. Di derivazione oceanica, da tempo è in uso anche in Italia. In sostanza si tratta di una connessione che sfrutta alcuni metri di dacron, (che ha una costruzione tubolare cava) al cui interno viene infilato, per tutta la sua lunghezza, il nylon. Dalla parte opposta, invece, viene realizzata un’asola infilandolo su se stesso, destinata ad accogliere il terminale.

Questo è un wind-on artigianale, come si può notare il nylon fuoriesce dal dacron che
Questo è un wind-on artigianale, come
si può notare il nylon fuoriesce dal
dacron che lo blocca e l’impiombatura
serve solo di finitura

Quando si mette in trazione il dacron, questo si assottiglia e stringe sul nylon senza lasciarlo scorrere e maggiore sarà la trazione più intenso sarà il serraggio. La realizzazione è laboriosa e deve essere effettuata con competenza; in commercio esistono prodotti già pronti ed affidabili. I pregi sono l’assoluta mancanza di nodi e la rapidità di cambio dei terminali, connessi con un loop to loop. A suo svantaggio c’è, invece, la poca resistenza allo sfregamento. E’ comunque una soluzione ottima per l’uso in stand up e per il top-shot.

Se la crimpatura è eseguita con perizia e la taglia del manicotto è adeguata, la tenuta è totale. Oltretutto, rispetto ai nodi, in caso di rotture l’alluminio in poco tempo si corroderà liberando il nylon. E’ una soluzione veloce e affidabile superiore a qualsiasi nodo.

CONNESSIONE FINALE Analizzati i sistemi più comuni per congiungere madre e terminale, rimane da individuare il metodo migliore per legare ami e girelle. La soluzione che attualmente usiamo in ogni occasione è la chiusura con sleeve; parliamo di quei particolari tubetti in alluminio (manicotti) che debbono essere stretti con apposite pinze.

Manicotti e pinza devono essere calibrati e di ottima qualità

Il Palomar eseguito sull’amo

stretti con apposite pinze. Manicotti e pinza devono essere calibrati e di ottima qualità Il Palomar

Ma se si è affezionati ai vecchi sistemi, tra i nodi che meglio identificano le caratteristiche di sicurezza c’è il palomar, ideale anche per la connessione della doppiatura sulla girella o degli ami con monofili di sezione contenuta.

Connessione sulla girella eseguita con il nodo del tubetto, sia dalla parte della doppiatura che
Connessione sulla girella
eseguita con il nodo del
tubetto, sia dalla parte della
doppiatura che del terminale

Altrimenti i nodi più usati su sezioni importanti sono il classicissimo UNI od il meno conosciuto Nail Loop o nodo del tubetto.

DRIFTING

più usati su sezioni importanti sono il classicissimo UNI od il meno conosciuto Nail Loop o
più usati su sezioni importanti sono il classicissimo UNI od il meno conosciuto Nail Loop o

JIGGING

ANIMA

CONTROL

JIGGING ANIMA CONTROL
ZIONI LATE di Domenico Craveli C he il vj sarebbe diventato una tecnica per pochi,

ZIONI

LATE

di Domenico Craveli

C he il vj sarebbe diventato una tecnica per pochi, lo avevamo sostenuto in tempi non sospetti, quando con tanta

enfasi ci si esaltava di fronte a catture avvenute spesso nella più pura inconsapevolezza tecnica; un modo diplomatico per dire “ a casaccio”. Come per lo spinning, anche le esche da vertical hanno un’ “anima”, ossia, non sono

dei ferri miracolosi ed inanimati, ma hanno delle caratteristiche di nuoto univoche, che spesso ci agevolano in particolari condizioni meteomarine, e ci permettono di essere più o meno efficaci con i diversi tipi di predatori.

I Jig sono davvero tanti e classificarli non è affatto semplice. Molte sono le caratteristiche congiunte che contribuiscono a determinarne il “carattere”, e quindi l’idoneità ai diversi impieghi nelle più varie situazioni di pesca. Proveremo per questo ad addentrarci in un percorso dettagliato di analisi tentando di chiarire alcuni punti fondamentali su di essi, partendo dalla distribuzione del loro peso per capire come sfruttarli al meglio nella seduzione dei predatori.

su di essi, partendo dalla distribuzione del loro peso per capire come sfruttarli al meglio nella

JIGGING

Quando si è pronti ad affrontare una battuta a Vj, i dubbi che soprattutto assalgono l’appassionato riguardano la scelta dell’esca più giusta e del movimento da abbinare, connubio che magari, in un preciso contesto meteo ambientale, può darci i migliori risultati sopratutto in relazione alle prede presenti in zona. E’ indubbio che ogni pescatore ha le sue affezioni, ma quando ci si confronta con una serie di variabili mutevoli, l’utilizzo di una soluzione anziché un’altra può rappresentare il confine tra disfatta o pesce a bordo. Ogni jig, per peso e per forma, è idoneo spesso solo in particolari condizioni, e deve essere animato in long jerk o in short jerk, per come il suo baricentro impone. Conoscere a fondo le proprie esche, con limiti e i pregi, deve far parte del bagaglio tecnico di un buon “verticalista”, perché montare un “ferro”, solo per il colore sgargiante della verniciatura servirà veramente a poco, e sulla lunga distanza non garantirà mai continuità di risultati: in ogni circostanza bisogna puntare ad una azione decisamente consapevole.

bisogna puntare ad una azione decisamente consapevole. dal caratteristico nuoto di discesa del tipo

dal caratteristico nuoto di discesa del tipo “slow”(lento) , molto stimolante soprattutto per le grandi ricciole.

Infatti, durante il loro viaggio verso il fondo fluttuano in corrente spiattellando in orizzontale con effetto “suspending”, situazione che pare sia irresistibile appunto per i grandi carangidi.

A OSSO DI CANE… E NON SOLO

Sono i jig che ci hanno permesso di muovere

i

primi passi nel vj mediterraneo. Si tratta

di

artificiali specifici da short jerk, con una

distribuzione del peso spostato verso la testa, una parte centrale più snella, e un secondo appesantimento in coda, da cui il nomignolo a “osso di cane”. Sono da muovere esclusivamente in short jerk, anche se permettono numerose varianti di animazione, lasciandoci la possibilità di intervenire sulla velocità di recupero e sull’ampiezza della jerkata stessa senza snaturarne il nuoto; anzi, jiggare con essi in “assetto variabile” è addirittura consigliabile, specialmente se ci troviamo a pescare in acque con poca corrente e pesci svogliati. Gli short

jig così fatti, sono ottimi per tutti i predatori di fondo, specialmente dentici e cernie, anche se

le ricciole imbrancate non li disdegnano affatto;

in discesa sono abbastanza rapidi, è ciò li rende

utilizzabili con successo in tantissime situazioni di pesca. Non a caso, alcuni tra i jig più usati, sono proprio degli short jig da short jerk! I long

jig

con baricentro in testa invece , dal profilo più

o

meno ampio, sono solitamente accomunati

jerk! I long jig con baricentro in testa invece , dal profilo più o meno ampio,
jerk! I long jig con baricentro in testa invece , dal profilo più o meno ampio,
QUANDO IL PESO È IN CODA I jig con il peso nella parte posteriore sono

QUANDO IL PESO È IN CODA

I jig con il peso nella parte

posteriore sono indicati per azioni di Long jerk, ossia quel movimento lungo, ancora un po’ snobbato in Italia, ma

tanto in voga nel “Sol Levante”. Erroneamente a quanto si creda, queste esche non sono gradite solo ai tunnidi, ma anche a dentici e ricciole. Se di profilo lungo e snello, sono ottimi in condizioni di forte corrente, elevato scarroccio,

o acque profonde, situazione

estreme dunque, dove un’esca diversa potrebbe non lavorare

correttamente impedendoci addirittura di pescare. Durante

la discesa sembrano dei giavellotti, andando in picchiata con strettissime elicoidi. Per farli nuotare al

meglio in risalita serve una jerkata ampia, potente e veloce, abbastanza faticosa, ma non ci si può esimere.

Se sono invece dotati di facce laterali abbastanza ampie, rappresentano la soluzione ottimale in acqua

bassa o con corrente debole. In caduta sembrano “volteggiare”, arrivando sul fondo in modo morbido, venendo spesso attaccati proprio in questa fase. Nel recupero hanno un nuoto scattante, che può stimolare anche dei pesci particolarmente apatici. L’attrito idrodinamico è comunque notevole.

apatici. L’attrito idrodinamico è comunque notevole. ATTACCHI FUORI TEMPO A Jigging, ci siamo mai curati della

ATTACCHI FUORI TEMPO

A Jigging, ci siamo mai curati della trasparenza delle acque? O meglio, ci abbiamo mai pensato?

Esistono eschee movimenti per le condizioni di “torbido”, se così possiamo definirlo? Certo che esistono, e la statistica di catture ci incoraggia ad osare determinate affermazioni. E’ vero che tutti jig presentano pittoresche livree molto appariscenti, ma nelle condizioni sopradescritte, sembrerà strano, non sono i colori sgargianti a fare la differenza, ma accesi riflessi argentei abbinati

a tonalità fredde, come il verde, il blu, e il viola. All’inizio, in fase sperimentale, ciò ci sembrava più

una semplice fissazione che una possibile realtà a valenza tecnica, invece, in pescate di gruppo, la differenza di strike a parità di movimento era almeno cinque a uno. In queste condizioni, il jig va mosso in modo mooolto lento,

perché a volte, specie le ricciole e

i dentici, pare sbaglino l’affondo finale, con numerose smusate

a vuoto. A volte per arrivare allo

strike è stato necessario addirittura bloccare il jig sospeso in corrente.

smusate a vuoto. A volte per arrivare allo strike è stato necessario addirittura bloccare il jig
smusate a vuoto. A volte per arrivare allo strike è stato necessario addirittura bloccare il jig

SURFCASTING

LE ATTREZZATURE Le canne da usare in un contesto del genere devono avere un’azione di punta con buona riserva di potenza nel manico ed essere lunghe tra i 4,50 mt ed i 5 mt. La ferrata deve essere veloce ed il recupero della preda rapido con canna alta per staccare subito la preda dal fondo; pena la perdita del pesce per probabile incaglio tra gli scogli. Il mulinello taglia 5000 deve avere un buon compromesso sul rapporto di recupero, direi che un 5,2:1 è giusto. Il diametro della lenza madre tra lo 0,22 e lo 0,25 con filo diretto senza shock leader per distanze intorno ai 50 metri; per distanze maggiori useremo uno shock leader dello 0,40. Il piombo tra i 30 gr ed i 50 gr; se la corrente od il moto ondoso ci portano verso gli scogli possiamo arrivare anche ai 100 gr. Il terminale deve essere lungo max 50 cm per ridurre le possibilità di incaglio con snodo basso a 5 cm dal piombo. Se peschiamo nella posidonia bisogna usare uno snodo alto a circa un metro dal piombo e flotterare il terminale per rendere visibile l’esca al di sopra della fertile pianta. Gli ami devono essere affilati, robusti ed a becco d’aquila e proporzionati all’esca. Le esche da usare sono i sempre validi anellidi, i bivalvi, i gamberi e perché no un succulento e generico filetto di sardina rovesciato e trattenuto sull’amo con del filo elastico… minutaglia permettendo. Pescare sul misto difficilmente ci darà la delusione di non fare catture ed è un sicuro hot spot per migliorare la nostra precisione nei lanci e per sviluppare valide strategie di pesca.

ed è un sicuro hot spot per migliorare la nostra precisione nei lanci e per sviluppare
ed è un sicuro hot spot per migliorare la nostra precisione nei lanci e per sviluppare

TRAINA

DENTICI ANO

TRAINA DENTICI ANO di Domenico Craveli C he la popolazione di dentici nel Mediterraneo sia in

di Domenico Craveli

C he la popolazione di dentici nel Mediterraneo sia in aumento è, ormai, un dato acquisito,

ma lo sparide si sta rivelando un avversario difficile e sospettoso. In alcune aree sembra

praticamente eclissarsi per poi fare qualche fugace apparizione in periodi che possono

differire da stagione a stagione. Un pesce senza regole, da cercare con metodo e sistematicità.

in periodi che possono differire da stagione a stagione. Un pesce senza regole, da cercare con
MALI Dentici d’inverno, un titolo che forse fino a qualche anno fa sarebbe stato ideale,

MALI

MALI Dentici d’inverno, un titolo che forse fino a qualche anno fa sarebbe stato ideale, ma
MALI Dentici d’inverno, un titolo che forse fino a qualche anno fa sarebbe stato ideale, ma

Dentici d’inverno, un titolo che forse fino a qualche anno fa sarebbe stato ideale, ma le cose stanno cambiando; i pesci, anche se presenti in buon numero, si dimostrano indifferenti verso l’innaturale presentazione delle esche

e,

se tale impacciato nuoto prima poteva essere motivo

di

aggressione, adesso diviene la principale causa che li

porta a desistere dall’attaccare, anche se sui nostri ami magari c’è un succulento e vivace cefalopode.

L’ECCEZIONE CHE “NON” CONFERMA LA REGOLA Le catture con esche e metodi occasionali non devono trarci in inganno, per avere costanza nei risultati bisogna affrontare le nostre battute in maniera poliedrica, variando tecniche e modi di pescare fino a trovare quello più appropriato in quel particolare luogo e in quel preciso momento. Non bisogna però improvvisare e tentare la fortuna in maniera scomposta, bisogna invece ragionare su una strategia preparata a monte e che tenga conto di variabili come orari, luna, maree, esche, terminali, e tutta l’attrezzatura pescante.

maree, esche, terminali, e tutta l’attrezzatura pescante. ORARIO CHE VAI LUOGO CHE TROVI I dentici sono
maree, esche, terminali, e tutta l’attrezzatura pescante. ORARIO CHE VAI LUOGO CHE TROVI I dentici sono
maree, esche, terminali, e tutta l’attrezzatura pescante. ORARIO CHE VAI LUOGO CHE TROVI I dentici sono

ORARIO CHE VAI LUOGO CHE TROVI I dentici sono predatori erranti, lunatici sotto molti punti di vista, ma estremamente territoriali e, una volta ambientati in una determinata zona, vi permangono fin quando un elemento di disturbo non li allontana. Detestano i rumori, le reti da posta e la presenza di sub.

fin quando un elemento di disturbo non li allontana. Detestano i rumori, le reti da posta

TRAINA

La notte si portano in caccia nei bassifondi rocciosi del sottocosta, e vi permangono fino all’alba. Con l’aumentare della luce si spostano gradatamente in acque più profonde fino a ritornare sulle secche. Riuscire a capire questi spostamenti e le abituali rotte dei pinnuti è fondamentale ai fini del risultato, qualunque sia la stagione in cui li insidiamo.

TUTTA L’AZIONE MINUTO PER MINUTO Disporre di seppie e calamari è sicuramente una condizione quasi irrinunciabile per molti, anche se i cefalopodi non sono l’unica carta da giocare, specialmente in aree inflazionate da un gran numero di pescatori che ininterrottamente portano a spasso questo tipo di insidie. Se arriviamo in mare poco prima dell’alba, potremo tentare di procurarci qualche boga o salpa negli stessi fondali dove andremo a trainare; 2/3 pesci esca sono più che sufficienti per incominciare a pescare, eventualmente ce ne fosse bisogno provvederemo in seguito a reintegrare, comunque è fondamentale non perdere tempo ed iniziare a pescare prima possibile. Armeremo delle leggere stund up 10/12 lbs con mulinello imbobinato con multi molto sottile (30/40lbs), ed incominceremo a trainare sottocosta su fondali con profondità comprese tra i 10 e i 25 metri. Il sistema di affondamento ideale con attrezzi così dimensionati è l’affondatore. La profondità di lavoro deve possibilmente essere quanto più possibile vicino al fondo con scarto in difetto di un paio di metri. Le esche saranno allontanate da poppa anche oltre 50 metri: se questo assetto, da un lato, può rappresentare un handicap in fase di ferrata, sicuramente si rivelerà molto più catturante. Il terminale sarà realizzato con uno spezzone di lenza dello 0.50, anche non doppiato, e recherà in tandem due robusti ma leggeri ami, proporzionati alle dimensioni dell’esca o leggermente sottodimensionati. Gli ami piccoli, al contrario di quanto si possa pensare, sono molto efficaci, in quanto i dentici sono dotati di un temibile ma piccolo apparato boccale, e un grosso amo potrebbe essere eluso con maggiore facilità, mentre degli ami piccoli tenderanno a cucirsi sulle carnose labbra della preda.

tenderanno a cucirsi sulle carnose labbra della preda. MOMENTI DI STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE L’attacco verso

MOMENTI DI STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE L’attacco verso un’esca o verso qualunque potenziale preda non sempre è dettato da ragioni alimentari, spesso il semplice sconfinamento nel territorio di sua maestà Dentex Dentex potrà significare attacco. Anche se in queste circostanze non sempre lo sparide conclude il pasto, per il malcapitato lo scontro sarà tutt’altro che indolore, e le esche dilaniate senza che rimanga vittima dei nostri ami ne sono la più esplicita esemplificazione.

che indolore, e le esche dilaniate senza che rimanga vittima dei nostri ami ne sono la
PROFESSIONE ESPLORATORE Con il sole ormai alto, ci sposteremo sulle secche con batimetriche comprese tra

PROFESSIONE ESPLORATORE

Con il sole ormai alto, ci sposteremo sulle secche con batimetriche comprese tra i 35 e i 60 metri di profondità; in questi ambienti il vivo non è l’unica vera arma seduttiva. Infatti, con l’aumentare della profondità, il dentice inizia a stazionare nei pressi del fondo, ed a nutrirsi anche di esche più statiche, proteiche

e magari morte. Non è raro infatti che

in queste circostanze una seppia morta renda meglio di un calamaro vivo. Il nostro terminale, sempre dello 0.50, andrà però doppiato negli ultimi 50 cm, gli ami saranno sempre proporzionati all’esca e l’affondamento sarà effettuato possibilmente con il piombo guardiano, meglio se scorrevole, che ci permetterà

di sondare meglio le cigliate. Il leader sarà lungo non oltre i 20 metri, per essere più precisi nei passaggi quando circumnavighiamo ostacoli sommersi.

QUANDO LE OMBRE SI ALLUNGANO Il tramonto, al pari dell’alba, è nuovamente il momento delle “migrazioni”: i dentici infatti, oltre ad aumentare a dismisura la loro attività, si riportano nuovamente verso il sottocosta.

attività, si riportano nuovamente verso il sottocosta. Rispetto all’alba, il calar del sole è più produttivo

Rispetto all’alba, il calar del sole è più produttivo in quanto si andrà verso una situazione favorevole,

il buio, e non di rientro come di mattina, dove ogni istante perso potrebbe essere decisivo.

una situazione favorevole, il buio, e non di rientro come di mattina, dove ogni istante perso
una situazione favorevole, il buio, e non di rientro come di mattina, dove ogni istante perso

TRAINA

Questioni di distanze

di Domenico Craveli

L a traina con il vivo è una delle tecniche con maggiore storia; moltissimi sono, infatti, gli

appassionati che la praticano, ma spesso, nonostante anni ed anni di esperienza, ci si fossilizza

su soluzioni standard non sempre così efficaci come si crede…e la pigrizia non paga, soprattutto

quando questa riguarda le variazioni di assetto di pesca.

Quante volte attribuiamo le responsabilità di un sonoro “cappotto” alla mancanza di pesce? Quante volte, nonostante i segnali dell’ecoscandaglio diano inequivocabilmente presenza di predatori in

caccia, lo strike non arriva? Colpa dell’esca? lunghezza dei nostri terminali, o meglio dalla distanza operativa dal piombo?

oppure ci sono dei casi in cui tutto dipende dalla

piombo? oppure ci sono dei casi in cui tutto dipende dalla Ci sono state delle situazioni

Ci sono state delle situazioni di confronto, reiterate nelle diverse stagioni, e con un buon numero di imbarcazioni in traina nello stesso tratto di mare, che hanno portato ad una profonda riflessione, e ci hanno dimostrato in modo inequivocabile che non bisogna sottovalutare questo aspetto… perché spesso, tra pescare sulla corta distanza, oppure sulla lunghissima, ce ne sono di differenze… eccome se ce ne sono!

spesso, tra pescare sulla corta distanza, oppure sulla lunghissima, ce ne sono di differenze… eccome se
SCENARIO 1 L’estate è appena finita, i predatori scorrazzano inseguendo la minutaglia e spesso stanno

SCENARIO 1

L’estate è appena finita,

i predatori scorrazzano

inseguendo la minutaglia

e

spesso stanno staccati

dal

fondo. Il termoclino è

ancora presente, ma sulla batimetrica dei 25/30 metri non influenza più di tanto l’attività trofica. Come esche abbiamo sugarelli, tonnetti, lecce stella… ed aguglie. Come comportarsi? Solitamente, trainare a

ed aguglie. Come comportarsi? Solitamente, trainare a profondità relativamente basse è un banco di prova
ed aguglie. Come comportarsi? Solitamente, trainare a profondità relativamente basse è un banco di prova

profondità relativamente basse è un banco di prova durissimo, anche perché spesso bisogna allontanare molto le esche da poppa,

soprattutto se i nostri motori sono dei fuoribordo. Pare, infatti, che

a quelle profondità disturbino non poco i pesci, e spesso, per avere

buona incisività d’azione, le nostre esche da poppa dovranno essere distanziate anche oltre i 50 metri. L’eccezione la rappresentano le imbarcazioni con i motori in linea d’asse, rombanti diesel entrobordo, che pare non creino fastidio, anzi. E’ capitato, in una sessione di

pesca, di incrociare più volte la rotta di un amico che era in pesca con un Dorado 32 motorizzato entrobordo Yanmar con trolling, e gli strike

a suo favore, rispetto a noi che pescavamo con un open fuoribordo

(stesse esche, stessa terminalistica), erano evidenti, situazione compensata soltanto dopo aver portato le nostre esche oltre i 70 metri da poppa. Naturalmente, un tale assetto è poco gestibile nelle virate: gli incagli e le slamate sono

più frequenti, ma spesso è indispensabile ricorrere a tale soluzione.

SCENARIO 2

La stagione avanza, i primi calamari e le prime

seppie iniziano a frequentare il sottocosta.

I predatori sono molto attivi e dinamici,

soprattutto intorno ai 35/50 metri, e spesso,

in fortunate zone, è possibile catturare di

tutto, ossia dentici, ricciole, e cernie delle diverse specie. Questa è la situazione classica, quella dove il nostro leader sarà di lunghezza 18/25 metri, quello insomma che la maggior parte di noi usa. In queste condizioni è spesso la velocità di traina la discriminante, anche se con un cefalopode in acqua può sempre succedere di tutto.

è spesso la velocità di traina la discriminante, anche se con un cefalopode in acqua può

TRAINA

TRAINA Chi tenterà specificatamente le ricciole di taglia, viaggerà ad andature oltre 1,5 nodi, mentre, per

Chi tenterà specificatamente le ricciole di taglia, viaggerà ad andature oltre 1,5 nodi, mentre, per i patiti di dentici e cernie, 0,6/0,8 knt sarà l’andatura ottimale. Con questa distanza delle esche dal piombo, i passaggi sono piuttosto precisi, le virate non molto complesse da gestire e i recuperi rapidi… insomma, strategia mediana che accontenta tutti… ma quando i pesci si incollano al fondo e le temperature diventano ancora più rigide, la situazione muta di nuovo, ed è importante adeguarsi.

SCENARIO 3

Siamo in pieno inverno, le ricciole si imbrancano nei pressi dei relitti, i dentici e le cernie si spostano anche oltre i 60 metri, e spesso stanno praticamente adiacenti agli ostacoli sommersi, il che vuol dire che … dieci metri più in là potrebbe esserci il nulla… Qui, la maestria dei trainisti che usano la lenza a mano

e terminali cortissimi

non è eguagliabile da noi pescatori di canna e mulinello, ma possiamo in parte compensare il gap, accorciando di molto la distanza esca-piombo, anche

al di sotto dei dieci metri.

la distanza esca-piombo, anche al di sotto dei dieci metri. Prima di provare, pensavamo fosse un’eresia

Prima

di provare, pensavamo

fosse

un’eresia ma, alla luce

dei risultati e confrontandoci con chi continuava a trainare nel modo classico, si è capito che la soluzione era davvero efficace.

e confrontandoci con chi continuava a trainare nel modo classico, si è capito che la soluzione
I passaggi intorno agli scogli diventano precisissimi, la possibilità di pescare con un guardiano scorrevole
I passaggi intorno agli scogli diventano precisissimi, la possibilità di pescare con un guardiano scorrevole

I passaggi intorno agli scogli diventano precisissimi, la possibilità di pescare con un guardiano scorrevole e di poggiarlo sul fondo fermando la barca amplifica la possibilità di strike di predatori stanziali e, in più, è possibile raggiungere profondità importanti e rimanere bene in pesca, cosa impensabile con leader più lunghi… insomma, nei prossimi mesi a venire… ce ne sono di cose da provare!!!

cosa impensabile con leader più lunghi… insomma, nei prossimi mesi a venire… ce ne sono di
cosa impensabile con leader più lunghi… insomma, nei prossimi mesi a venire… ce ne sono di

SURFCASTING

UN MISTO PER L’INVERNO

di Dario Limone

C on l’avanzare della stagione invernale, specialmente con moto ondoso di bassa entità, gli arenili tendono a divenire sterili, ed allora dove concentrare i nostri sforzi? Sicuramente, i fondali a carattere misto, le ossia aree dove roccia, sabbia e posidonia si alternano senza

continuità, permettono l’incontro con pesci importanti anche in condizioni non proprio ideali. Ma

attenzione, questi settori sono un banco di prova durissimo per terminali ed attrezzature.

un banco di prova durissimo per terminali ed attrezzature. LA SCELTA DELLA POSTAZIONE Prima di piantare

LA SCELTA DELLA POSTAZIONE Prima di piantare i picchetti, è necessario sfruttare le ore di luce per individuare, dai chiaro-scuri percepibili dalla superficie, le chiazza e i canaloni sabbiosi, che sono i punti dove far lavorare in sicurezza le nostre esche. Un bel paio di occhiali polarizzanti ci aiuterà non poco nell’operazione. E’ necessario piazzare la nostra postazione con perizia maniacale, così potremo agevolmente stabilire dove posizionare le nostre esche, evitando gli incagli sul fondo, specialmente nelle ore di buio.

agevolmente stabilire dove posizionare le nostre esche, evitando gli incagli sul fondo, specialmente nelle ore di
Una volta centrata la zona utile col lancio, si metterà un segno sulla lenza madre,

Una volta centrata la zona utile col lancio,

si metterà un segno sulla lenza madre,

così saremo sempre sicuri di essere in pesca. I segnalatori di distanza sulla lenza madre possono essere costruiti o con del comune filo di cotone legato con un nodo uni o un pennarello marcatore della lenza, molto in uso nella pesca in acque interne.

GLI INCONTRI

molto in uso nella pesca in acque interne. GLI INCONTRI In questo habitat misto, specialmente a
molto in uso nella pesca in acque interne. GLI INCONTRI In questo habitat misto, specialmente a

In questo habitat misto, specialmente a ridosso degli scogli vivono anellidi, crostacei, molluschi ed altri organismi, che stanno ai primi livelli della catena alimentare, e quindi catalizzano i pesci da noi bramati. La parte del leone, in questi settori, la fanno gli sparidi come l’orata, il sarago e le grosse mormore.

Altre specie interessanti, ma di minor pregio, possono essere le salpe ed i cefali, le
Altre specie interessanti, ma di minor
pregio, possono essere le salpe ed i cefali,
le boghe, che amano ripulire gli scogli da
quella irresistibile alghetta presente su di
essi. In mancanza di altro, sono in grado
di regalare momenti di spassosa attività.
Il misto poi, offre anche la possibilità di
tane per molte specie come i ghiozzi,
le bavose, le donzelle, le castagnole,
le triglie, le murene,id i gronghi…
insomma ce ne sono davvero tanti di
potenziali commensali. Naturalmente,
non mancano nemmeno predatori di
livello come le spigole ed i serra.
tanti di potenziali commensali. Naturalmente, non mancano nemmeno predatori di livello come le spigole ed i

SURFCASTING

SURFCASTING LE ATTREZZATURE Le canne da usare in un contesto del genere devono avere un’azione di

LE ATTREZZATURE Le canne da usare in un contesto del genere

devono avere un’azione di punta con buona riserva

di potenza nel manico ed

essere lunghe tra i 4,50 mt ed i 5 mt. La ferrata deve

essere veloce ed il recupero della preda rapido con canna alta per staccare subito la preda dal fondo; pena la perdita del pesce per probabile incaglio tra

gli scogli. Il mulinello taglia

5000 deve avere un buon compromesso sul rapporto

di recupero, direi che un

5,2:1 è giusto. Il diametro della lenza madre tra lo 0,22 e lo 0,25 con filo diretto senza shock leader per distanze intorno ai 50 metri; per distanze maggiori useremo uno shock leader dello 0,40. Il piombo tra i 30 gr ed i 50 gr; se la corrente od il moto ondoso ci portano verso gli scogli possiamo arrivare anche ai 100 gr.

Il terminale deve essere

lungo max 50 cm per ridurre le possibilità di incaglio con snodo basso

a 5 cm dal piombo. Se

peschiamo nella posidonia bisogna usare uno snodo alto a circa un metro dal piombo e flotterare il terminale per rendere visibile l’esca al di sopra della fertile pianta. Gli ami devono essere affilati, robusti ed a becco d’aquila e proporzionati all’esca. Le esche da usare sono i sempre validi anellidi, i bivalvi, i gamberi e perché no un succulento e generico

filetto di sardina rovesciato e trattenuto sull’amo con del filo elastico… minutaglia permettendo. Pescare sul misto difficilmente ci darà la delusione di non fare catture ed è un sicuro hot spot per migliorare la nostra precisione nei lanci e per sviluppare valide strategie di pesca.

ed è un sicuro hot spot per migliorare la nostra precisione nei lanci e per sviluppare

DEAD O

DEAD O di Umberto Simonelli M olto spesso procurarsi delle esche vive è un’impresa ancora più
di Umberto Simonelli
di Umberto Simonelli

M olto spesso procurarsi delle esche vive è un’impresa ancora più ardua che catturare un

bel pesce; e allora non ci rimane che ricorrere al banco del pescivendolo per procurarci

qualche seppia o qualche calamaro con cui tentare la fortuna. Molti storcono il naso a

questa soluzione e, quando non possono proprio farne a meno, affrontano la battuta senza la giusta determinazione. Niente di più sbagliato perché, soprattutto nella stagione invernale, i cefalopodi sono una leccornia a cui molti pesci non sanno resistere.

R ALIVE?

parte prima

Pensare all’uso delle esche morte come un ripiego è un errore, soprattutto quando decidiamo di

innescare seppie e calamari che, al contrario dei pesci, non nuotano ma si fanno trascinare anche da

vivi e la loro grande attrattiva risiede soprattutto nell’alto valore alimentare piuttosto che nel nuoto. Al contrario dei pesci, il cui uso da morti è molto complicato e con un’efficienza prossima ad un buon artificiale, i cefalopodi godono sempre di una credibilità elevata, a patto, però, che siano freschissimi, sebbene anche questa regola abbia le sue eccezioni.

LA SEPPIA E’ l’esca che negli ultimi anni è andata per la maggiore, grazie alla sua semplicità di pesca ed al fatto anche che è possibile procurarsele vive presso pescatori di tramaglio che, in stagione, ne reperiscono in discrete quantità. Facile da tenere in vasca per lungo tempo, anche quando è morta conserva pienamente il suo potere adescante.

quando è morta conserva pienamente il suo potere adescante. Contrariamente a un’opinione molto diffusa, la seppia

Contrariamente a un’opinione molto diffusa, la seppia morta, all’innesco, si presenta esattamente come da viva e non ha assolutamente bisogno di correzioni di assetto. Grazie al suo famoso “osso”, che altro non è che il suo scheletro, mantiene in acqua un assetto neutro, come se fosse flotterata. Infatti, l’osso è molto poroso e, oltre a offrire una spinta di galleggiamento notevole, ne garantisce l’assetto naturale. In realtà non è solo uno scheletro ma è la sua vescica natatoria: infatti il cefalopode è in grado di immettere gas nelle porosità per controllare l’assetto.

La seppia da morta conserva un assetto del tutto simile a quella viva
La seppia da morta conserva un assetto del tutto simile a
quella viva

E, per rendersi conto che non sono necessari applicazioni di piombini stabilizzatori ed altre diavolerie, basta provare e vedremo che la seppia in acqua rimarrà dritta, equilibrata e in grado di riprendere sempre la posizione stabilmente anche dopo una rotazione. Al contrario, a nostro avviso, soluzioni come stabilizzatori, piccoli piombi e quanto la sagacia dei pescatori ha inventato, penalizzano fortemente la forza di questa esca che sta proprio nell’assetto e nella flessuosità dei suoi tentacoli.

POTERE DI SEDUZIONE

gradita

indistintamente ai dentici, alle ricciole ed alle orate e, pertanto, si conferma di diritto un’esca per tutte le stagioni e per tutte le situazioni. Il suo potere attrattivo sta principalmente nell’alto valore proteico che, anche quando le dimensioni non sono enormi, giustifica, da parte dei predatori, il dispendio di energia necessario alla cattura.

La

seppia

è

Il ventre bianco, venato da sfumature fluorescenti, grazie alla sua visibilità, è l’arma segreta della
Il ventre bianco, venato da
sfumature fluorescenti, grazie alla
sua visibilità, è l’arma segreta della
seppia

Un elemento di richiamo importante è la parte ventrale bianco latte profusa di una fluorescenza verdastra, prodotta dai cromatofori presenti sulla pelle.

MEGLIO MORTA? Sebbene possa sembrare un’affermazione contro tendenza, il potere catturante della seppia, soprattutto nei confronti della ricciola (notoriamente sospettosa e diffidente), aumenta da morta, a patto che sia passata a miglior vita da pochissimo.

Se morte da pochissimo le seppie sono micidiali per ricciole e orate
Se morte da pochissimo le seppie sono micidiali per
ricciole e orate

La livrea deve essere in ottimo stato, con colori brillanti e soprattutto i tentacoli flessuosi e non deve aver perduto l’integrità della parte ventrale. Il perché risulti più catturante è presto detto e il segreto sta in più fattori. In primo luogo la quota a cui l’esca naviga è costante perché l’animale non la regola più e quindi pesca esattamente dove mettiamo il piombo guardiano; oltretutto, quando si trova in prossimità del fondo non si mimetizza più e, dulcis in fundo, non mette più in campo le manovre dissuasive di cui è capace da viva; spruzzi di inchiostro, gibbosità della pelle e aspetto aggressivo e minaccioso non spaventeranno più i predatori che si convinceranno così dell’efficacia del loro agguato.

I dentici sono tra i predatori che meno vanno per il sottile e i cefalopodi
I dentici sono tra i predatori che meno vanno per il sottile e i
cefalopodi sono un’esca irresistibile
anche surgelata

ANCHE SURGELATE Se si dispone di seppie fresche in esubero, è possibile surgelarle per poterle sfruttare in casi di emergenza. La carne della seppia soffre molto l’abbassamento di temperatura e cambia colore una volta scongelata, virando sul grigio e perdendo la naturale brillantezza; abbassandone rapidamente la temperatura dopo averle incartate con molta cura con della pellicola alimentare, o meglio dopo averle messe sotto vuoto, il fenomeno può essere contenuto; per “riportarle in vita” sarà bene scongelarle in frigo evitando di scaldarle, di esporle al sole o di immergerle in acqua calda.

Nel prossimo numero parleremo dei calamari, più complessi nell’uso rispetto alla seppia e che necessitano di maggiori accorgimenti.

numero parleremo dei calamari, più complessi nell’uso rispetto alla seppia e che necessitano di maggiori accorgimenti.

Il piacere dell’

La

L a brillatura, o treccin

sottili. E’ un sistema u

e vibranti; nel surf pe

con dentature molto abrasi Ecco quindi una soluzione g condizioni difficili come qua un semplice accessorio, che

autocostruzione

autocostruzione brillatura di Dario Limone a, è una soluzione molto usata per rendere il nylon più

brillatura

di Dario Limone

a, è una soluzione molto usata per rendere il nylon più rigido, soprattutto quando si usano fili sato in molte tecniche; nel bolentino per far divergere i braccioli dal trave, rendendoli più visibili r allontanarli dalla madre durante il lancio, per aumentare la resistenza del filo in caso di pesci ve e taglienti (salpe , boghe, occhiate etc) o quando le esche sono aggredite da granchi famelici. eniale quanto semplice e rapida per realizzare perfette brillature, con asole piccolissime, anche in ndo si è in spiaggia. Come potrete vedere dal filmato l’esecuzione avviene in pochi secondi, usando è possibile auto costruire.

in spiaggia. Come potrete vedere dal filmato l’esecuzione avviene in pochi secondi, usando è possibile auto

Bocconcini di ri

di Giulia Scudellà

Bocconcini di ri di Giulia Scudellà L a ricciola è un pesce pregiato, non comune sulle

L a ricciola è un pesce pregiato, non comune

sulle tavole, che in cucina si presta a molte

preparazioni che, proprio per l'elevata qualità

delle carni, non devono mai scadere nella banalità penalizzandone le straordinarie caratteristiche

organolettiche. Ecco allora una ricetta che risponde

a questo criterio esaltandone la fragranza

proponendo il colore e i profumi della mia terra, la Calabria, da cui provengono gli ingredienti base:

pesce, arance e miele.

Potrà sembrare un azzardo accostare pesce, frutta e miele ma la semplicità e autenticità degli ingredienti e dei sapori trasporteranno il vostro palato verso sensazioni gustative inusitate: vi ritroverete immersi

nei profumi intensi del mare e degli aranceti

vostro palato verso sensazioni gustative inusitate: vi ritroverete immersi nei profumi intensi del mare e degli

cciola all'arancia

COSA SERVE Una terrina Una padella per friggere Una teglia da forno Carta da cucina

GLI INGREDIENTI per 4/6 persone 1) 2kg di Polpa di Ricciola 2) 5/6 arance succose e dolci 3) Mezzo Bicchiere di Vino "Moscato" liquoroso 4) Olio extravergine di oliva (per la frittura e per il condimento) 5) Farina (quanto basta per infarinare il pesce) 6) Sale e pepe nero a piacere 7) Pan grattato secondo gradimento 8)Miele di Acacia o di Zagara, oppure anche il Millefiori

LA PREPARAZIONE Dopo aver spremuto le arance e filtrato il succo, provvederemo a levare dal trancio di ricciola le parti nere, ad asciugarlo con della carta da cucina e successivamente lo ridurremo in cubetti o piccoli filetti, li metteremo a

marinare in frigo, in una terrina, per almeno un'ora, con sale, pepe nero di mulinello e parte del succo di arancia. Scoleremo la dadolata dall'eccesso

di liquido e la passeremo in abbondante farina. In una padella antiaderente

metteremo a scaldare l'olio di oliva.

antiaderente metteremo a scaldare l'olio di oliva. Quando sarà giunto a temperatura vi soffriggeremo i cubetti
antiaderente metteremo a scaldare l'olio di oliva. Quando sarà giunto a temperatura vi soffriggeremo i cubetti

Quando sarà giunto a temperatura vi soffriggeremo i cubetti di ricciola dorandoli appena per poi sfumare con il moscato. La cottura non deve superare i 2 minuti per non

cuocere la carne all'interno. Faremo riposare

il tutto su carta da cucina per assorbire

l'eccesso di olio.

su carta da cucina per assorbire l'eccesso di olio. In una padella pulita, ridisporremo il pesce

In una padella pulita, ridisporremo il pesce fritto, e lo faremo rosolare a fuoco vivo, per altri due - tre minuti, aggiungendo il restante succo d'arancia. Disporremo quindi i bocconcini in una teglia che irroreremo con la riduzione del succo d'arancia (quello rimasto nella padella); cospargeremo il tutto con del pan grattato a grana grossa e gratineremo al forno per 15 minuti a 180°C.

Appena pronto, il tocco finale sarà pochissimo miele disposto "a filo" che si scioglierà con

Appena pronto, il tocco finale sarà pochissimo miele disposto "a filo" che si scioglierà con il calore. Gusto e aromi vi inebrieranno ripagandovi di ogni fatica !

Gusto e aromi vi inebrieranno ripagandovi di ogni fatica ! VINO A noi è piaciuto molto

VINO A noi è piaciuto molto accostare a questa particolarissima preparazione un vino anch'esso particolare e abbiamo scelto un rosè: eccellenti il "Corvo Rosa", rigorosamente giovane e siciliano, o quello delle cantine Statti di Lamezia Terme.

Copertina p a r l a n t e Angler : Paolo Castelnuovo Preda: Seriola

Copertina parlante

Angler : Paolo Castelnuovo

Preda: Seriola Dumerili

Peso : Kg 9,200

Periodo: Novembre

Ora della cattura : 12:00

Esca : seppia morta

Profondità : 36 mt

Metodo affondamento : piombo guardiano

Fondale : roccia/ misto

Località : Isola del Giglio

Terminale : Scorrevole in fluoro carbon 0,55-ami ssw

Canna e mulinello : Atlantic rod - Sunrise - Dorado 12/20

Lenza : multi fibra PP 40 lb

Alutecnos 12 LB

FOTO

Esposizione: 1/640 sec – F/ 6,3

Modo di misurazione : spot

Obbiettivo : 10/20mm

Lunghezza focale : 14 mm