Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
27 visualizzazioni8 pagine

Forma Liberal Democratica

Caricato da

9jppszpt9k
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOC, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
27 visualizzazioni8 pagine

Forma Liberal Democratica

Caricato da

9jppszpt9k
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOC, PDF, TXT o leggi online su Scribd

Come si è giunti alla forma liberal-democratica?

Abbiamo visto che al suo primo apparire lo Stato democratico si presentava

generalmente come uno Stato scarsamente democratico. Ora avendo

individuato gli elementi essenziali per l’esistenza di una reale democrazia,

siamo in grado di capire meglio le ragioni di questa affermazione. Dopo aver

sconfitto l’assolutismo monarchico, la borghesia aveva cercato di escludere le

masse popolari dalla gestione del potere politico. E a questo scopo aveva

spesso limitato proprio quei diritti di libertà che erano stati alla base della

rivoluzione liberale. Soprattutto aveva fortemente limitato il diritto di voto. In

Italia la prima legge elettorale per l’elezione della Camera dei deputati

attribuiva l’elettorato attivo e passivo ( cioè il diritto di eleggere ed essere

eletti) solo a chi possedeva un reddito molto elevato. Questa limitazione che

a noi oggi appare inconcepibile, discendeva dalla considerazione

ampiamente condivisa nel mondo borghese, che solo la proprietà affranca

l’uomo dal bisogno e lo rende realmente libero. Da ciò si faceva discendere

un’importante conseguenza: se i proprietari sono le sole persone realmente

libere, solo loro sono in grado di operare le migliori scelte per il bene comune.

In pratica chi ha un alto reddito può avere il diritto e l’onere di guidare lo

Stato. Di conseguenza la classe contadina e operaia e la piccola borghesia

erano, pertanto escluse da qualsiasi forma di partecipazione politica. Ma

poiché il cammino della storia non si ferma, la borghesia conservatrice non

riuscì a bloccare la richiesta di democrazia che veniva dagli strati più bassi e

più vasti della società. In tempi e modi diversi, in tutta l’Europa cominciò così
ad avviarsi un lento processo di democratizzazione che andò generalmente

trasformando lo Stato liberale in Stato liberal-democratico. In uno Stato cioè

dove i principi del liberalismo (legalità, libertà, uguaglianza) cominciarono a

trovare reale applicazione. Accettando di rispettare le norme di una

Costituzione, i sovrani dell’Ottocento rinunciarono definitivamente al loro

potere assoluto e consentirono la nascita dello Stato di diritto nel quale tutti,

compreso il re, sono soggetti alla legge.

Ogni Stato predispone la propria legge fondamentale in piena autonomia e vi

scrive ciò che ritiene più importante. In tutte le Costituzioni moderne tuttavia

sono presenti:

- norme che tutelano i fondamentali diritti dei cittadini;

- norme che regolano l’organizzazione e l’attività dei pubblici poteri.

Per quanto riguarda il nostro Paese, tralasciando le Costituzioni

concesse e ritirate nel periodo risorgimentale, possiamo considerare come

vera e prima Costituzione lo Statuto Albertino così chiamato perché

concesso ai propri sudditi dal re di Piemonte Carlo Alberto di Savoia.

Lo Statuto ( da statuire = stabilire) fu emanato nel1848 e fu una Costituzione

che trasformò la monarchia sabauda da assoluta in costituzionale. Aveva tre

caratteristiche: era stato concesso unilateralmente dal re e non era stato

imposto con la forza da una assemblea popolare come era accaduto nella

Francia rivoluzionaria. Era breve perché non conteneva tanti articoli. Era

flessibile perché poteva essere modificato con una semplice legge del
Parlamento. Questa caratteristica lo rese assai vulnerabile e durante il

ventennio fascista fu agevole per la maggioranza parlamentare, composta

da fascisti modificarlo in modo da trasformare lo Stato liberale in Stato

totalitario, cioè una dittatura che significa accentramento dei poteri in un solo

organo. Per evitare che ciò si potesse ripetere in futuro e che qualsiasi

maggioranza parlamentare potesse con troppa facilità, modificare le regole

fondamentali dello Stato, è stato stabilito che la nostra Costituzione

repubblicana sia una Costituzione rigida.

Come erano distribuiti i poteri dello Stato nello Statuto Albertino?

Il potere legislativo che consiste nel discutere e approvare le leggi, veniva

affidato congiuntamente al Parlamento e al re, il cui consenso, detto

sanzione, era indispensabile perché le leggi entrassero in vigore. Il

Parlamento era composto da una camera dei deputati elettiva e da un

senato nominato dal re. Ben presto però anche il re si piegò alla camera che

divenne il centro della vita politica. Era l’unico organo elettivo ma a suffragio

universale ristretto. Solo nel 1912 venne varata la riforma elettorale (riforma

Giolitti) che introdusse il suffragio universale maschile che estendeva il diritto

di voto a tutti i cittadini maschi con più di 30 anni.

Il potere esecutivo che consiste nel governare il Paese, spettava al re, il

quale poteva nominare o revocare i suoi ministri. Ma ben presto prevalse la

prassi secondo la quale il governo non poteva rimanere in carica se non

riceveva il voto favorevole del Parlamento.

Il potere giudiziario, infine, che consiste nel giudicare la violazione di legge


e applicare ai responsabili le previste sanzioni, era affidato ai giudici nominati

dal re. Questa era la situazione che c’era alla fine dell’800 e inizi del 900

quando la situazione economica italiana già grave era divenuta drammatica

dopo la fine della Prima guerra mondiale. Molte fabbriche, che durante il

conflitto avevano lavorato per l’esercito, chiudevano i battenti; i reduci non

riuscivano a trovare lavoro; il costo della vita aumentava; l’agricoltura era in

crisi. Scioperi e manifestazioni di protesta si susseguivano con ritmo

incalzante da nord a sud e sembrava che la rivoluzione socialista stesse per

esplodere da un momento all’altro. In questo scenario di grande confusione e

di grande tensione sociale fece il suo ingresso in campo nel 1919 una nuova

formazione politica, denominata Fasci italiani di combattimento fondata a

Milano da Benito Mussolini. Questa nuova formazione, che proclamava di

voler riportare nel Paese l’ordine e la legalità, si impose rapidamente

all’attenzione generale.

Il 22 ottobre del 1922, certo di aver conquistato il sostegno della borghesia e

di una ampia parte degli ambienti militari, Mussolini dette il via ad una marcia

su Roma di tutte le squadre fasciste. Doveva essere un tentativo di

rivoluzione ma il re ordinò all’esercito di non opporre resistenza e i fascisti

entrarono nella Capitale senza incontrare ostacoli. Due giorni dopo Il re

Vittorio Emanuele III conferiva a Mussolini l’incarico di formare un nuovo

Governo.

( Curiosità: fascismo è un termine che prende ispirazione dai fasci littori


dell’antica Roma, che erano fasci di verghe legati insieme con al centro una

scure. I littori cioè i portatori dei fasci, scortavano nelle cerimonie ufficiali i più

alti magistrati romani)

Quali trasformazioni operò il Governo Fascista?

Dopo essere stato nominato Capo del Governo e dopo aver ottenuto una

schiacciante maggioranza di consensi nel 1924, Mussolini dette subito avvio

al processo di trasformazione dello Stato italiano in Stato dittatoriale

attraverso una serie di Decreti e di leggi dette Fascistissime i cui effetti si

possono riassumere:

- Soppressione delle libertà democratiche. Fu limitata la libertà di riunione,

di associazione, di manifestazione del pensiero e la stampa fu assoggettata


a

censura.

- Soppressione del pluralismo politico. Partiti politici e sindacati diversi da

quelli fascisti vennero posti fuori legge. Nel 1924 una nuova legge elettorale

consentì agli italiani di votare con un si o con un no per una sola lista e cioè

quella fascista. FU creato solo il P.N.F. guidato dal Duce e strutturato in modo

gerarchico. I capi si chiamavano Gerarchi.

- Soppressione della Camera dei deputati. Nel 1939 la camera dei deputati

venne sostituita con la cosiddetta Camera dei Fasci e delle corporazioni,

composta esclusivamente da fascisti, che non aveva più il compito di

approvare le leggi ma solo quello di collaborare con il Governo alla

formazione delle leggi. E il re non volle o non ebbe la forza per limitare lo
strapotere del Duce.

- Concentrazione dei massimi poteri nella persona del Capo del Governo,

responsabile del suo operato solo davanti al re. Intorno al Capo di Governo

ruota tutta la vita politica. Nella sua persona si identificavano Stato e Partito e

il suo potere era illimitato.

-Emanazione delle leggi razziali. A partire dal 1938, la Gazzetta ufficiale

pubblicò parecchi decreti sulla” Difesa della razza “. Questo programma di

epurazione si indirizzò soprattutto contro gli ebrei, a partire dalle scuole e

dalle università. Quattromila docenti vennero allontanati dalle loro cattedre. Ai

ragazzi di fede ebraica fu vietato di proseguire gli studi oltre la scuola

dell’obbligo. I più grandi furono esentati dal servizio militare. I matrimoni misti

vennero vietati. Per il fascismo, l’individuo non era più il fine ma il mezzo dello

Stato. L’ossessione per l’unità d’Italia finì per sfociare nel nazionalismo, una

delle principali idee forze del regime. L’idea della Nazione da ideale di libertà

divenne idea chiusa e repressiva. Da qui la spiegazione politica della

persecuzione degli ebrei. Ma il totalitarismo nazionalista non venne realizzato

totalmente perché esisteva il cattolicesimo e Mussolini venne a patti con la

chiesa statuendo i Patti Lateranensi.

Come si concluse l’esperienza fascista?

Il 10 giugno 1940 Mussolini aveva trascinato l’Italia in Guerra

Il 10 luglio 1943 un primo contingente di truppe anglo-americane sbarcava in

Sicilia. La guerra per l’Italia era praticamente perduta.

La motte del24 luglio si riunì il Gran consiglio del Fascismo che votò la
sfiducia al Capo del Governo. La mattina successiva il re fece arrestare

Mussolini e affidò il Governo al maresciallo Badoglio.

L’8 settembre venne ufficialmente annunciato che l’Italia aveva sottoscritto un

armistizio con gli anglo- americani. E la sera stessa il re e i suoi ministri

lasciarono in gran fretta Roma e si rifugiarono a Brindisi, nel territorio già

occupato dalle truppe alleate. L’esercito e il Paese furono abbandonati ase

stessi. Con la fuga del re l’Italia rimase divisa in due parti. Il centro-nord era

occupato dai Tedeschi che nel frattempo avevano liberato Mussolini e

avevano favorito la formazione della Repubblica sociale italiana, con capitale

Salò. Il sud era occupato dagli anglo-americani che, insieme ad alcuni reparti

superstiti dell’esercito italiano, faticosamente tentavano di risalire la penisola.

Intanto sul territorio controllato dalle truppe naziste si accendeva la lotta

partigiana. A guidarla erano i vecchi partiti politici che, posti fuori legge dal

fascismo, si erano ricostituiti nella clandestinità e si erano poi riuniti nei

Comitati di liberazione nazionale.

Il 25 aprile 1945 l’Italia venne definitivamente liberata dall’occupazione

tedesca.

Il 16 marzo il Governo provvisorio formato dai massimi esponenti dei

C.L.N( Comitati di liberazione nazionali).

decise di affidare al popolo la scelta tra monarchia e repubblica, mediante

l’indizione di un referendum detto istituzionale perché avrebbe determinato la

forma di Governo da dare all’Italia. Al referendum istituzionale, per la prima


volta nella storia del nostro paese poterono votare anche le donne.

IL 2 giugno del 1946 il popolo italiano scelse la Repubblica, anche se con uno

scarto di soli due milioni di voti.

Potrebbero piacerti anche