Cabala 1 Etimologia e Tarocchi
Cabala 1 Etimologia e Tarocchi
al termine Qabbalah
tratto da
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solo livello ma include molteplici implicazioni semantiche, in
particolare quando in essa è presente un'altra parola in forma
nascosta, attraverso l'energia delle sue lettere, siamo autorizzati a
tradurre la parola qebel con "la discesa dello Spirito nel cuore
dell'uomo", cioè la discesa del Verbo, perché qol significa voce.
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Il termine ebraico Qabbalah significa "ricezione" o "ciò che è stato
ricevuto". Esso si riferisce sia all'antica saggezza ricevuta dal passato
e custodita con cura, sia al concetto che chiunque si dimostri
realmente ricettivo riceve in modo inaspettato e spontaneo il dono
della saggezza. La Qabbalah conserva in sé la disciplina tradizionale
della Torah e delle Mitzvot (precetti) ma con una fondamentale
differenza: esiste un'interazione fra uomo e divinità al punto che le
azioni umane sulla terra influiscono sul regno divino. Dio non è più
quindi un essere statico, ma la sua completezza è determinata dalla
partecipazione umana, è l'uomo che attiva il potenziale divino
appartenente al mondo.
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ognuno.
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L'albero era l'Asherah, il tronco di legno che rappresentava la Dea,
la "sposa di javè"
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"E devi fare un candelabro d'oro punto. Il candelabro dev'essere
fatto di lavoro battuto. La sua base, i suoi bracci, i suoi calici, i suoi
pomi e i suoi fiori devono procedere da esso. (...) Tre calici a forma
di fiori di mandorlo sono su un gruppo di bracci con pomi e fiori che
si alternano, e tre calici a forma di fiori di mandorlo sull'altro
gruppo di bracci, con pomi e fiori che si alternano (...)
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o una sorta di grappolo d'uva, e che comunque ricorda la stele della
Dea Tanit
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spirali doppie ("pendaglio ad occhiali"), già presenti sull'idolo
dell'Astarte fenicia
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"Albero femminile":
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il 3 comunque è anche associato alla Triplice Dea. Forse la Menorah
agli inizi era intesa come una sorta di albero cosmico, con tronco
femminile e rami superiori maschili
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"Cabalà", da "ricevere" o meglio "ricevuta",
per cui, rivoltando la B, la Bet, b, otteniamo la forma di un
contenitore, di un recipiente:
Altro Approfondimento
tratto da
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La Cabala (Kabala) è un'alterazione moderna della parola ebraica
Kabbalah che significa "tradizione" ed è il nome dato alla dottrina
esoterica degli Ebrai: si tratta di un insieme di tradizioni riguardanti
l'interpretazione dell'Antico Testamento.
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Per alcuni la Cabala sarebbe di origine divina ed antica quanto il
genere umano, dato che Raziel, l'Angelo dei Misteri, l'insegnò per
ordine dell'Eterno ad Adamo, quando venne cacciato dall'Eden.
Adamo la trasmise al figlio Seth e da Seth giunse a Mosè.
Giuseppe pronipote di Abramo l'insegnò ai maghi d'Egitto. Mosè
ritrovata la Cabala in Egitto la raccolse e la purificò. Ne velò la
sostanza segreta nelle composizioni allegoriche del Sepher-Bereshit
ed è così che fissata con la scrittura, si è conservata fino a noi.
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Sembra molto più probabile che la Cabala risalga a 200 anni prima
di Cristo, epoca nella quale la Diaspora era cominciata da più di un
secolo e che è quasi contemporanea alla dominazione siriana sugli
Ebrei.
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La disciplina cabalistica si divideva in due sezioni:
Maasseb Bereshit (Storia dell'Inizio) si riferisce al senso segreto
della Genesi, l'altra, Maasseb Merkubad (Storia del Carro Celeste)
forma un sistema di teologia e metafisica nel quale lo sviluppo
necessario degli attributi divini è rappresentato come causa e
origine di tutti gli esseri.
Dare una spiegazione simbolica della creazione del mondo, della
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natura e una teodicea, tutte e tre in margine all'esegesi della Torah,
poteva essere pericoloso, così i cabalisti per giustificare la loro
interpretazione inventarono un arfizio ingegnoso: "Secondo l'ordine
dell'Eterno Mosè scrisse le parole dell'Alleanza e della
Testimonianza sulle due facce delle tavole di pietra. Ma non fece
vedere al popolo se non ciò che era scritto sul recto delle tavole.
Solo un piccolo numero di iniziati di cui noi siamo i depositari e i
successori, ebbero la grazia di conoscere ciò che era scritto sull'altro
lato. Istruiti al riguardo penetriamo il significato nascosto d'un testo
apparentemente mutilato a tal punto da essere inintelligibile, ma in
realtà rimaneggiato secondo un metodo razionale che ne dà la
chiave."
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Approfondimento sulla Cabala
Info tratte da
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La Cabala è un corpo di dottrine occulte, di origine ebraica, che
venne adottato dagli occultisti non ebraici sin dal 15° secolo. Levi,
Mathers, Crowley ne furono profondamente influenzati. Dalla
Cabala si possono trarre i grandi principi magici: che l'Universo è
una Unità, che si fonda su un tessuto sotterraneo connesso con
Numeri e Pianeti, che l'uomo è Dio e l'Universo in miniatura e che
può sviluppare la scintilla divina che ha in sé sino a dominare
l'intera creazione e divenire egli stesso Dio. (Nota di Lunaria:
ovviamente in una prospettiva Wiccan Ginocentrica questo
linguaggio è sessista ed androcentrico perché divinizza
esclusivamente il maschio... la femmina non esiste, in questo
linguaggio esoterico maschiocentrico...)
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Da Esodo 3:11 in poi, vi è il dialogo tra Mosè e Dio, sul nome di Dio,
da dire agli Egiziani: "Io sono colui che sono" o secondo i Geovisti
"Io mostrerò d'essere ciò che mostrerò d'essere"
Si potrebbe fare un parallelo anche con i Novantanove Nomi del Dio
Allah, che "condensano" i suoi attributi e modi di essere:
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ma ci porterebbe via parecchio tempo fare un commento completo
per ciascun nome; lascio che i curiosi vadano a leggersi su qualche
sito islamico la speculazione mistica sui Nomi di Allah.
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che insieme a Kierkegaard e Quinzio,
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è uno dei miei autori cristiani preferiti. Purtroppo non ho la foto della
mia manina - con nail art - che regge il libro perché lessi e trascrissi
Pareyson nel 2004 quando ancora non avevo un pc tutto mio, e quindi
non potevo fare le foto dei libri che leggevo - giacché è dal 1997 che mi
sciroppo letture filosofiche, teologiche, esoteriche e chi più ne ha più
ne metta, ma ho un pc mio personale solo dal 2012 - Comunque non
escludo di rifare al più presto un pdf aggiornato su Pareyson.
Purtroppo lui, come tanti altri filosofi per me essenziali, non li
possiedo nella mia collezione di libri, ma devo richiederli e poi
restituirli in biblioteca...
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collera e grazia, Ira e Misericordia inseparabilmente.
Il Male in Dio è soltanto la possibilità del Male, la quale può essere
tradotta in realtà solo per opera dell'uomo, al momento della sua
Caduta.
L'aspetto angosciante consiste nel fatto che questa presenza del
Male in Dio è già quasi l'annuncio della Catastrofe, cioè della
Caduta dell'uomo, con la quale il Male sarà realizzato.
Dio è senza dubbio l'origine del Male, ma certamente non ne è il
realizzatore, cosa che compete soltanto all'uomo, sul piano della
storia.
In Dio si origina non solo il Bene, ma anche il Male. Non nel senso
che egli ne sia l'autore, ma nel senso che egli nell'insondabile abisso
della Libertà dà luogo, anzi, cede il posto alla Libertà umana, sì che
l'autore del Male è l'uomo e soltanto l'uomo.
Origine del Male non in quanto lo faccia o lo causi, o lo provochi o
lo permetta, ma in quanto gli dà via libera, e persino lo suggerisce -
attraverso la morbosa attrazione operata da quella possibilità del
Male che è insita, anzi sepolta, in lui - nell'atto stesso di cedere il
posto alla Libertà umana, e di rispettarla nel suo esercizio.
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fallimentare che per porvi riparo è necessario anche il Dolore di Dio.
Dio, nel punto culminante della sua tragica vicenda, nega se stesso:
è la crocifissione, questo evento inaudito e sconvolgente, questo
"suicidio" non si sa se più sublime o terribile, in ogni caso
enigmatico e misterioso, questa cupa e tragica storia di
autodistruzione e morte. (è interessante notare come anche Thomas
Altizer, Moltmann e Sergio Quinzio parlino proprio della Morte di
Dio e della Kenosis, lo "svuotamento" dell'Uomo-Dio che si accascia,
annullato, sulla Croce. Nota di Lunaria).
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possibile solo attraverso un cammino doloroso, la consolazione è
genuina solo se raggiunta attraverso la Disperazione, la gioia è
apprezzabile come tale solo attraverso e dentro la sofferenza.
La concezione cristiana sarà caratterizzata dal più amaro disincanto
e da una spiccata sfiducia nell'umanità, oltre che da una spontanea e
irresistibile diffidenza nei confronti del sentimentalismo sia
doloristico sia consolatorio, ma non può essere tacciato di cupezza e
tetraggine. Si può considerare cristiano chi senza enfasi e con
impassibile fortezza è capace di sopportare le durissime idee
seguenti: l'idea che il cuore della realtà è fatto di Male e Dolore;
l'idea che Dio non cessa d'esser Dio se soffre e si abbassa, perché il
Male può essere completamente vinto solo con la Cenosi (Kenosis)
di Dio, che deve dunque esser messa in conto della sua
onnipotenza; l'idea che l'uomo non ha alcun diritto alla felicità né
alcun permesso di lamentarsi, perché del fallimento del mondo non
ha da incolpare che se stesso; l'idea che non si soffre mai
abbastanza, a causa dell'economia sbilanciata dell'universo, e che
perciò anche gli innocenti sono chiamati a prestare il loro
contributo di sofferenza, del che non Dio ma l'uomo stesso è
responsabile; l'idea che segno e misura dell'esser cristiano è la
continua disponibilità a soffrire per gli altri, anzi a volerlo fare, anzi
a trovarvi soddisfazione, cioè sollievo alla propria colpevolezza e
infelicità... l'idea che proprio la Sofferenza, e non un qualsiasi
divertissement, è il rimedio contro la noia, il Taedium Vitae, la
scontentezza, l'inquietudine, e anzi proprio il Dolore può diventare
sede della Gioia.
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mestizia par che avvolga la Bellezza, e non è velo, ma il volto stesso
della Bellezza". Eppure anch'essa ha un aspetto di oscurità (ma non
c'è un'ombra in Dio stesso? e la creazione non ha forse in sé
qualcosa di cenotico?), perchè nella creazione è ancora fresca la
memoria della lotta e della vittoria sul Nulla, e l'ordine è eretto sul
disordine, e ha sotto di sé, in tacito e ardente ribollimento, il caos,
con le sue immense e terribili forze in continuo fermento e pronte a
scatenarsi, Raab e i mostri marini e, a mala pena trattenute, le
potenze del Nulla.
Nulla è drammatico come l'atto primo con cui Dio origina se stesso,
perchè è una lotta fra la volontà e il desiderio di Dio di affermarsi ed
esistere e il pericolo che vincano il nulla e il male. è in questa lotta
che il male gioca la sua carta suprema, sì che la stessa originazione
di Dio e l'instaurazione della sua esistenza sono in pericolo sino a
che non s'imponga la volontà divina, non prevalga il desiderio di
Dio, sino a che la scelta assoluta non giunga a debellare il male
scartandolo definitivamente. Il nulla e il male hanno sì giocato la
loro unica e ultima carta nell'estremo sforzo per prevalere, ma
hanno perso la partita. è stata un'operazione immane e terribile, in
cui venne decisa l'alternativa: o la libertà positiva o il trionfo della
negazione, o la vittoria sul male o la vittoria del male, o l'esistenza
di Dio o il "nulla eterno".
La prospettiva era o la vittoria del male, sole nero nella voragine del
nulla, o la vittoria sul male da parte d'una positività libera e
dominatrice.
L'importante è riconoscere che Dio è libertà assoluta, che la sua
scelta è stata la scelta del bene, cioè la scelta positiva in presenza
della possibilità negativa, che la sua esistenza è la vittoria del bene
sul male e perciò positività originaria. Dire "Dio esiste" significa dire
che ab aeterno è stato scelto il bene, che il male è stato vinto per
sempre.
Questa abissalità divina è data dal fatto che Dio è libertà, la quale
per un verso è volontà d'esistenza e atto iniziatore, e per l'altro verso
è possibilità del male e scelta originaria.
Il fatto che il male già sussistesse prima dell'umanità non significa
altro che l'uomo non aveva tanta creatività e inventività da sapersi
fare un'idea del male, cosa possibile solo in una scelta orginaria, in
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un atto di libertà pienamente e assolutamente primo e invalicabile.
Se c'è, nel senso chiarito, negatività in Dio, non si dovrà dire che c'è
un'ombra in lui? L'espressione è forte, probabilmente esagerata; ma
non mi sembra ingiustificabile all'interno del linguaggio mistico e
simbolico cui si deve ricorrere parlando della divinità. Certo, lo
stesso Barth parla della "mano sinistra" di Dio, e anche questa è una
metafora, probabilmente meno spinta della precedente. Che sia
meglio fermarsi all'espressione barthiana, la quale ha tuttavia un
senso preciso nell'ambito di una concezione del nulla diversa da
quella sostenuta in queste pagine?
(Nota di Lunaria: a me sembra che sia Pareyson che Barth siano fin
troppo gentili nel descrivere Dio. Tutto l'Antico Testamento è
pervaso da un Dio collerico, adirato, distruttore, che gradisce
sacrifici, genocidi, immolazioni di sangue, tanto che è uno dei primi
limiti del Cattolicesimo, non aver dato una spiegazione davvero
convincente su come fosse possibile che il Dio devastatore di
Abramo fosse anche il Dio amorevole di Gesù. Resta una frattura, o,
citando il Teologo Kitamori, un Dio "schizofrenico", dalla doppia
personalità, tanto che a mio parere solo la Gnosi ha saputo spiegare
meglio certe aporie del Cristianesimo).
Come si può non vedere in Dio un abisso, anzi l'abisso, poichè egli,
non avendo fondamento, origina se stesso, anzi è la stessa
originazione che fa di sé? Tutto in Dio è abissale. Abissale è la sua
libertà, la liberta ch'egli è; abissale la sua volontà, il suo desiderio di
esistere; abissale la sua positività come liberamente scelta; abissale
la sua generosità, quello slancio di prodiga liberalità ch'è la
creazione; abissale il suo amore, che va incontro alla sofferenza e
alla morte non solo per restaurare la creazione ma anche per
redimere l'uomo che pure ha fatto fallire la sua opera.
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ossimori, contraddizioni, paradossi: parlare ad esempio di Dio prima
di Dio, di Dio e Deità, di Dio e Sopradivinità, tutte espressioni
simboliche della sua abissalità. L'abissalità di Dio è data dalla sua
libertà, ch'è inizio assoluto come desiderio d'esistenza e scelta prima
come istituzione della possibilità del male; essa non esclude quindi
aspetti sconcertanti, ma li situa nella sorgente viva della stessa
positività. Ciò non significa fare di Dio una realtà notturna o
conferirgli l'opacità della notte. L'oscurità dell'abisso è quella del
mistero: notte profonda sì, ma rotta dai lampi improvvisi di intense
illuminazioni, capaci di squarciare le tenebre più fitte
mantenendone insieme la più densa e ricca insondabilità, con
l'inesauribile promessa di sempre nuove rivelazioni.
L'ombra in Dio è che gli si possa domandare: "Perché tanto male nel
mondo, perché tanta malvagità e tante sofferenze?" e ch'egli non
risponda che col suo silenzio. (Nota di Lunaria: questa è forse la
frase migliore di Pareyson che demolisce un sacco di teologia
buonista e da zucchero filato)
Nota di Lunaria: riporto nuovamente ciò che diceva Elie Wiesel sul
"silenzio di Dio", avendo lui vissuto, in prima persona, il dramma
della deportazione. Avrà pregato, avrà implorato Dio di salvarlo, di
far cessare l'orrore, e tutto ciò che ha visto, è stato un Dio muto:
"Se c'è un tempo per pregare, c'è un tempo per porre delle domande a
Dio, è un terzo tempo in cui, in assenza di risposte, non resta altro da
fare se non intentare un processo a Dio. Tutta la grandezza della
tradizione Ebraica, tutta la sua forza, non sono forse in grado di
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intentare all'Eterno un processo per aver lasciato assassinare sei
milioni di individui del suo popolo, di cui un milione e mezzo di
bambini?"
Dio può dire: "Io sono così libero che sono libero anche dal mio
essere, e il mio essere me lo do come voglio; la mia volontà è lo
stesso atto di libertà che io sono; il mio atto di libertà è l'atto con cui
io voglio essere quello che sono.
Ego sum qui sum, 'Ehjeh 'Ascher 'Ehjeh, Io sono chi sono, Io sono
chi mi pare, Io sono chi voglio, Io sono chi voglio essere, Io sono
quello che voglio essere e voglio essere quello che sono, Io sono
libero al punto di essere libero anche del mio essere, dalla mia
essenza, della mia esistenza.
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culminante può invertire la rotta, perventendo la propria immagine
di libertà in modo che l'affermazione si fa negazione, anzi
distruzione. Questa uscita dal non essere può giungere al punto di
far ritorno al non essere: è appena uscito dal non essere che già può
rientrarci; e questo non essere non si presenta più soltanto, in
questo caso, come non essere, ma come nulla, anzi qualcosa di
peggio: come [Link]é c'è stata di mezzo la scelta, c'è
stato di mezzo l'atto della libertà, che ha convertito questo non
essere in qualcosa di molto più impegnativo. L'atto di libertà che
affermandosi e realizzandosi esce dal non essere (vince il non
essere) mantiene la possibilità di rientrarvi e di morirvi,
soccombervi. Passando il punto fatale, il non essere da cui essa
emerge, realizzandosi, diventa il nulla in cui essa può tornare,
perdendovisi. L'uscire dal non essere è certo un'affermazione di sé,
che può però essere anche la negazione di sé, cioè l'entrare nel
nulla.
Ecco come l'inizio diventa scelta. è pur sempre un atto di libertà
(cioè l'affermazione di sé) sia l'atto con cui si conferma e si ribadisce
nell'essere, sia l'atto con cui si nega scegliendo il non essere da cui è
emersa; e questo non essere, essendoci stato di mezzo l'atto di
libertà, diventa "nulla". La negazione, questa affermazione di sé
presentandosi come negazione, si fa annientamento, distruzione,
autodistruzione. Quello che Barth chiama das Nichtige, non
semplicemente il Nein.
Così l'atto della libertà è l'essere in alternativa, l'inizio diventa di per
sé una scelta, il cominciamento assoluto diventa un dilemma, l'atto
che sembrava unico invece si presenta a due termini. [...] Il non
essere più la scelta è il male. Che cos'è il male? Il non essere + la
scelta. Il male è il non essere scelto.
Queste due possibilità contemplate dalla libertà si sono realizzate
storicamente, non nel senso della storia temporale, ma nel senso
della storia della libertà, che è storia in quanto presente e identica
alla libertà; c'è la libertà che non appena si afferma rientra nel nulla
da cui è appena uscita; c'è la libertà che fra l'autoaffermazione e
l'autonegazione sceglie l'autonegazione; c'è la libertà che si afferma
solo per negarsi e non si afferma che negandosi; c'è la libertà che
trasforma il non essere in nulla e la negazione in annientamento; c'è
la libertà da cui è nata la forza negativa della distruzione, dell'onni-
e autodistruzione [...] Comunque di tutta questa analisi che ho fatto
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fin qui volevo che risultasse questo, che la libertà è insieme potere
di originazione (e quindi inizio assoluto), e scelta negativa o
positiva, e questo in assoluto, ovunque c'è libertà. In ogni punto la
libertà indivisibile, anche se diversa in intensità e in potenza,
presenta questi due caratteri: sgorga impetuosamente e si divide
duplicemente. In ogni punto la libertà è inizio e scelta.
Tarocchi e Cabala
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Queste 22 lettere sono associate con le 22 opere della creazione
secondo la Genesi e si pensava riunissero in loro tutta la saggezza, la
verità e la conoscenza di Dio e dell'Universo. Nella Cabala sono
connesse con i 22 Sentieri, le strade che conducono da un Sephira
all'altro. Le lettere e i Sentieri riproducono tutto ciò che l'universo
contiene, e sono per l'anima la via che conduce a Dio, per il mago
quella che conduce al potere: cioè i gradi del processo di espansione
spirituale attraverso il quale l'uomo può estendersi sino a coprire
l'intero universo e controllarlo. La loro interpretazione è arricchita
dal fatto che essi sono legati con i 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi.
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I Tarocchi sono un curioso mazzo di carte, antenate delle nostre
moderne carte da gioco. Vengono ancora usati per predire il futuro.
Molti occultisti ritengono che gli inventori dei Tarocchi siano stati
gli Egizi e furono portati in Europa dagli Zingari. Secondo altre
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interpretazioni sarebbero state concepite dai Cabalisti; in esse sono
rintracciabili influenze gnostiche, neo-platoniche e catare; tuttavia
la loro storia si perde nell'oscurità dei tempi. Nelle carte è racchiusa
una tale ricchezza di simbolismi e suggestioni che le interpretazioni
sono tante quante sono le persone che li interpretano. Un
commentatore diceva "Forse la più profonda saggezza occulta dei
Tarocchi non può nemmeno essere espressa in parole" e "alla fine, a
chi cerca viene rivelato soltanto ciò che da solo non sa trovare"
Le difficoltà contro le quali urtano tutte le interpretazioni derivano
principalmente dal problema dell'esatta collocazione del Matto che
non ha numero.
Il sistema di corrispondenze, che getta altra luce sui significati degli
Arcani e dei Sentieri, è una versione estesa di quello che si trova nel
Sepher Yetzirah che divide le lettere ebraiche in gruppi di 3, 7 e 12,
corrispondenti ai tre elementi (Fuoco, Aria, Acqua; non c'è posto
per la Terra), ai Sette Pianeti e ai 12 segni dello Zodiaco.
Arcani e Sentieri possono essere considerati da due diversi punti di
vista: se li si segue scendendo dalla cima dell'Albero mostrano
l'evoluzione dell'universo, a partire da Dio: sono strade che
conducono da Dio all'uomo. In senso contrario, partendo dalla base
dell'Albero, sono le vie dell'ascesa dell'anima a Dio. Il Cabalista
inizia dal basso e sale verso l'alto, seguendo la strada del "Serpente
della Saggezza".
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Gruppi Metal consigliati:
Arallu [Link]
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Bartholomeus Night [Link]
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