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Il grande rientro della Gnosi nel tardo medioevo - la Càbala

Nel XV secolo, si assiste ad un gran rentrée in forze della gnosi nel pensiero cristiano presso le élites colte della società,
foriero del rigoglio umanista paganeggiante del successivo Rinascimento. Come sia potuto accadere non è
comprensibile se non volgendosi alla Gnosi cabalistica insegnata dai rabbini del XV secolo. Nei primi secoli gli gnostici
si adoperarono per infiltrare il giudaismo della diaspora in modo da staccare i rabbini dal Vecchio Testamento e perciò
dal vero Dio, narrando loro che Jahvè in realtà era il Demiurgo-cattivo che aveva disperso e ridotto in schiavitù il
popolo ebreo, e introducendo le dottrine panteiste ed emanatiste. Il risultato fu l'elaborazione, nel corso del Medioevo,
della cosiddetta "Cabala" (=Tradizione), la cui forma definitiva è contenuta nel libro dello "Zohar" (= Splendore), un
commento del 1280-1286 al Pentateuco che, espresso in un linguaggio iniziatico e nebuloso, pretendeva completare la
Rivelazione dell'Antico Testamento. Ciò in realtà era un falso scopo per non insospettire i rabbini fedeli all'Antico
Testamento, da cui si voleva invece determinare lo scollamento; il senso delle parole stesse mutuate dall'Antico
Testamento era diverso, sostituito invece da quello loro attribuito dalla Gnosi.

Circa i contenuti dei libri cabalistici possiamo dire che non ci scostiamo molto dalla dottrina gnostica. Il Pleroma, il
Dio-Tutto valentiniano, è chiamato nello Zohar l' "In Sé" ("En-Sof" = non limitato), l'Essere immutabile, eterno,
ineffabile, infinito che racchiude in sé ogni cosa. La dottrina delle emanazioni è anche qui posta a fondamento della
molteplicità degli esseri attraverso una serie di divinità intermedie provenienti dal Gran Tutto e in grado di produrre gli
esseri, gli eoni, gli "Arconti" degli gnostici, che presso i cabalisti diventano le dieci "Sephiroth". Nella Cabala regna il
panteismo assoluto: il mondo sensibile è infatti consustanziale all' "In Sé", in modo che tutto è Uno. Anche l'Uomo è
trino.

Nel frontespizio del libro "Portae Lucis" tradotto in latino da Paulus Ricius si può notare, un uomo che regge l'albero
delle dieci Sephiroth. Al singolare Sephira può definirsi come un numero divino creatore: Dio avrebbe fatto le sue opere
pronunciando certe cifre la cui sola evocazione possedeva una potenza creatrice. Ma una Sephira è anche un attributo
divino più o meno personalizzato. Le entità di cui si compone l'albero sefirotico possono, si dice, ripartirsi in due
gruppi: il gruppo maschile a destra e il gruppo femminile a sinistra. In questo modo l'albero sefirotico è androgino
avendo un lato maschile e uno femminile. Ne consegue che presso gli ebrei cabalisti Dio - emanazione del Tutto - è
androgino alla stessa stregua degli antichi miti pagani.

Secondo gli insegnamenti della Gnosi: un corpo, un'intelligenza materiale (la psiche gnostica) e un'intelligenza pura
spirituale (il pneuma gnostico) chiamata Neschama, con la differenza di un'ulteriore suddivisione della psiche in un
principio animale (Nefesh) e un principio spirituale che anima il corpo (Ruach). L'anima, il Neschama,
nell'insegnamento cabalistico preesiste nel Gran Tutto e per emanazione entra nel mondo materiale separandosi in
maschio e femmina e trasmigrando dopo la morte del corpo in altri corpi tante volte quanto è necessario per purificarsi
dalle proprie colpe. È ancora la metempsicosi gnostica.

Lo Zohar, il testo fondamentale del cabalismo, insegna che la forma dell'Uomo racchiude tutto ciò che è in ciclo e in
terra, riprendendo il concetto gnostico dell'uomo quale divinità incarnata.
Né poteva mancare il Serpente indicato dai cabalisti come l'ispiratore e il protettore dell'uomo contro i soprusi del Dio
dei cristiani, il feroce Demiurgo organizzatore della materia; né Lucifero, Beelzebubh e Astaroth, presentati come veri
angeli, mentre S. Michele è un autentico demone a servizio del Demiurgo. In rapida sintesi si può ben affermare che
Zohar e Cabala altro non sono che l'espressione ebraica della Gnosi.

Il serpente nell'esoterismo ha un duplice significato: il serpente OPHIS è simbolo di saggezza, la SOPHIA dei Greci,
parola da cui OPHIS trae le lettere che lo compongono; ed una valenza malefica inferiore, che lo connota come Satana,
l'avversario. Riuniti, i due serpenti simbolici delle forze antagoniste Bene-Male rappresentano il movimento perpetuo di
salita-evoluzione e discesa-involuzione (cicli) della Forza Universale che, arrotolandosi sull'Asse del Mondo (=
percorso verticale che conduce dalla terra al cielo, inteso quale rigenerazione dell'iniziato), formano il Caduceo di
Ermete.
Tale è la spiegazione del Guénon. In realtà il Caduceo rappresenta l'equilibrio, e quindi l'indifferenza fra Bene e Male,
la coincidentia oppositorum massonica che nella teologia gnostica della Controchiesa regge con vicende cicliche il
cammino dell'umanità lungo una direzione fissata (l'Asse del Mondo), e nel verso del mondo celeste inteso quale
autodivinizzazione dell'iniziato. Le ali rappresentano appunto il cielo, la meta da raggiungere.

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