La Cellula
La Cellula
Tutti gli esseri viventi sono costituiti da una o più cellule: è la cellula la più piccola porzione organizzata di
materia che possiede le caratteristiche della vita
Il termine «cellula» ha assunto il suo attuale significato, cioè «unità di base della materia vivente», soltanto
150 anni dopo la scoperta di Hooke.
Nel 1838 M. J. Schleiden (1804-1881), un botanico tedesco, giunse alla conclusione che tutti i tessuti
vegetali sono costituiti da insiemi organizzati di cellule. Nell’anno seguente lo zoologo tedesco T. Schwann
(1810-1882) estese le osservazioni di Schleiden ai tessuti animali e propose una base cellulare comune a
tutti gli organismi viventi.
Nel 1858 l’idea che tutti gli organismi fossero formati da una o più cellule assunse un significato ancora più
ampio quando l’anatomopatologo tedesco Rudolf Virchow (1821-1902) affermò che le cellule possono
essere originate solo da altre cellule preesistenti.
• le cellule contengono le informazioni ereditarie degli organismi di cui fanno parte, e queste informazioni
passano dalla cellula madre alla cellula figlia
LE CELLULE
Le cellule possono avere ogni tipo di forma, sebbene siano comunemente sferiche. Sono composte
principalmente da acqua ed hanno 3 componenti principali:
LA MEMBRANA
La membrana cellulare è una sottile pellicola che racchiude il citoplasma.
Attraverso la membrana passano sia le sostanze in entrata che nutrono la cellula, che quelle in uscita,
ovvero i cataboliti. E’ costituita da un doppio strato di fosfolipidi e proteine.
I lipidi della membrana sono anfipatici: hanno cioè una testa idrofila (costituita dall’acido ortofosforico) e
una coda idrofoba (costituita da due acidi grassi). Le code dei due strati si fronteggiano tra loro, mentre le
teste sono ai lati opposti. In questo modo, dato che sia l’ambiente interno che quello esterno sono acquosi,
l’idrorepellenza delle code formerà un ambiente chiuso, mentre l’idrofilicità delle teste può dare una più
precisa direzionalità alle molecole lipidiche.
Le proteine di membrana svolgono funzioni fondamentali, tra le quali:
Trasporto di molecole: proteine carrier regolando e selezionando cosa deve entrare e uscire e in quali
quantità. Trasduzione del segnale: comunicazione con l’ambiente circostante
Enzimi: reazioni biochimiche
Giunzione tra cellule: possono formare canali che permettono il trasporto diretto di molecole da una
cellula all’altra.
Il citoplasma è una sostanza viscosa né liquida né solida, all'interno della quale si compiono tutte le funzioni
degli esseri viventi (ogni cellula si riproduce, si nutre, cresce e muore) tramite appositi e specifici piccoli
organi di varia forma e struttura chiamati organelli citoplasmatici.
Organelli nel citoplasma: il nucleo, i mitocondri, l'apparato del Golgi, il reticolo endoplasmatico, i lisosomi e
nelle cellule vegetali, i vacuoli e i cloroplasti.
La membrana esterna è liscia, quella interna forma delle pieghe dette "creste mitocondriali",
su cui avvengono alcune reazioni chee portano alla sintesi di ATP. I mitocondri contengono
DNA mitocondriale e alcuni ribosomi, che permettono a questo organulo di produrre alcune
proteine e di duplicarsi in modo autonomo (respirazione della cellula).
I ribosomi sono costituiti da due subunità di RNA ribosomiale. Al microscopio elettronico appaiono come
dei granuli scuri presenti nel citoplasma, sul reticolo endoplasmatico rugoso e sulla membrana nucleare.
La loro funzione è quella di sintetizzare le proteine partendo dalle informazioni contenute in un filamento
di RNA messaggero (m-RNA).
L’ Apparato di Golgi è composto da cisterne appiattite affiancate che comunicano attraverso vescicole che
gemmano dallo stesso apparato. Qui vengono svolte diverse funzioni, tra queste quella di indirizzare le
proteine verso la loro destinazione finale come un organello o una membrana. Inoltre sintetizza la maggior
parte dei polisaccaridi complessi.
Lisosomi sono organelli a funzione di difesa e demolizione. Intervengono ogni volta che una molecola
esterna entra all'interno della cellula. Questa viene inglobata e gli enzimi inizia a demolirla. Se la molecola è
utile per la cellula viene liberata all'interno del citoplasma, se è dannosa per la cellula viene demolita al fine
di renderla innocua e successivamente espulsa.
I lisosomi sono anche il luogo in cui la cellula digerisce i propri materiali per autofagia.
Cloroplasti Sono organuli presenti nelle cellule vegetali e sono adibiti alla fotosintesi, essi hanno infatti il
compito di convertire l’energia solare in energia chimica, immagazzinandola in molecole di zucchero. si
dividono per scissione binaria.
Vacuolo riempito di linfa cellulare che mantiene il turgido cellulare, contiene zuccheri, acqua e proteine che
consentono alla cellula di crescere e funzionare correttamente.
ll citoplasma è una sostanza viscosa, all’interno della quale si svolgono le funzioni essenziali della cellula.
Questo grazie all’azione degli organelli cellulari, che hanno diverse forma e strutture.
I Mitocondri:
I mitocondri sono quegli organelli ove viene prodotta la maggior parte di ATP delle cellule eucariotiche e
sono presenti in quasi tutti i tipi di cellule sia vegetali che animali.
La sintesi di nuovo ATP si ha attraverso la combustione di glucosio (glicolisi) oppure dei trigliceridi (lipolisi).
I lisosomi: Contengono enzimi che hanno funzione degradativa sia per le sostanze endogene che per quelle
esogene
Il reticolo endoplasmatico: Sintesi di lipidi (liscio) e proteine (rugoso)
Citoscheletro che mantiene la struttura della cellula e aiuta i movimenti della stessa.
L’apparato di Golgi: è l’organello dove si svolge la maturazione e lo smistamento delle biomolecole.
Generalmente si trova vicino al reticolo endoplasmatico. Nella cellula ve ne sono normalmente una ventina
Ribosomi: supportano gli RNA nella sintesi proteica
La Sintesi Proteica
Le cellule devono continuamente produrre proteine. Le proteine sono macromolecole costituita da una o
più catene di amminoacidi, legati in una precisa sequenza.
La sequenza determina la funzione delle proteine. Durante la sintesi proteica l'informazione genetica passa
dal DNA all'RNA e dall'RNA alle proteine
Alla sintesi proteica prendono parte attiva gli RNA (m-RNA, il t-RNA e r-RNA).
'm-RNA copia l'informazione contenuta nel DNA e la trasporta dal nucleo al citoplasma (trascrizione)
il t-RNA e l'r-RNA traducono il messaggio scritto sull'm-RNA in una sequenza di amminoacidi (questo stadio
è detto traduzione).
La cellula controlla con precisione la sintesi delle proteine che avviene nel citoplasma, ad opera dei
ribosomi, che collaborano con l’RNA messaggero
IL NUCLEO è la struttura cellulare all’interno della quale è contenuto il patrimonio genetico di un organismo
Anche il nucleo è delimitato da una doppia membrana fosfolipoproteica.
La doppia membrana è attraversata dai pori nucleari, che regolano il passaggio di molecole tra il nucleo e il
citoplasma. All’interno del nucleo è presente il DNA associato a componenti proteiche (la cromatina). La
cromatina durante la divisione cellulare si addensa formando i cromosomi.
Nel nucleo sono presenti i nucleoli, organelli sferici che sintetizzano l’RNA ribosomiale. L’rRNA si lega
successivamente a componenti citoplasmatiche per formare le subunità dei ribosomi, componenti
essenziali per il processo di sintesi proteica.
E’ una molecola che contiene tutte le informazioni per definire le caratteristiche di un organismo vivente e
viene trasmesso da generazione in generazione
E’ composto da uno zucchero il deossiribosio da basi 4 diverse basi azotate e da un gruppo fosfato 1953
Watson e Crick – 1962 Premio Nobel per la Medicina
Il DNA è distribuito nei cromosomi. Ogni cromosoma è fatto da un’unica molecola di DNA.
Il DNA si presenta come un filamento molto lungo arrotolato su se stesso. Il filamento è formato da 4 tipi di
molecole che si chiamano nucleotidi (ogni nucleotide è costituito da un Gruppo Fosfato, uno zucchero
DESOSSIROBOSIO, e una base azotata). I nucleotidi si dispongono su 2 filamenti avvolti a spirale, in modo da
formare una doppia elica
BASI AZOTATE: adenina (A), citosina (C), guanina (G) e timina (T).
Queste 4 basi costituiscono l’alfabeto con cui è scritto il libro del DNA. C-G T-A
La meiosi è quel processo, tipico degli organismi pluricellulari, in cui si formano i gameti per la riproduzione.
La meiosi è dunque il processo per mezzo del quale nell’individuo si originano le cellule sessuali, i gameti
maschili (gli spermatozoi) e femminili (le cellule uovo).
Essi devono contenere solo la metà dei cromosomi, in modo da permettere con la fecondazione il
ricomporsi del numero
cromosomico tipico della specie.
Differenza tra cellula animale e vegetale Le cellule animale e vegetale si differenziano tra di loro per:
• Dimensioni la cellula animale misura dai 10 ai 30 micron, mentre quella vegetale può essere grande anche
100 micron. Ciò significa che le cellule vegetali possono essere anche 10 volte più grandi di quelle animali.
• Forma la cellula vegetale presenta una forma cubica e rigida dovuta alla presenza della parete cellulare
chiamata cellulosa, mentre quella animale non possiede alcuna forma particolare non avendo una struttura
fissa.
• I centrioli che si occupano della riproduzione cellulare, sono presenti solo nelle cellule animali.
• Presenza del vacuolo nella cellula vegetale di dimensioni enormi che può arrivare a occupare quasi tutto
lo spazio della cellula. Esso contiene zuccheri, acqua e proteine che consentono alla cellula di crescere e
funzionare correttamente.
• Presenza dei cloroplasti nella cellula vegetale.
Le CELLULE EUCARIOTICHE possiedono invece un nucleo che racchiude il materiale genetico all’interno
dell’involucro nucleare, separandolo così dal citoplasma
PROCARIOTI
Le prime cellule viventi comparse sulla terra erano procarioti (circa 3.900 milioni di anni fa).
Erano cellule procariote anaerobiche ed eterotrofe, riconducibili a batteri.
Questi si nutrivano dei composti organici presenti nell'ambiente e ricavavano l'energia necessaria al proprio
mantenimento grazie a processi di fermentazione.
Il progressivo impoverimento delle sostanze nutritive nel brodo primordiale favorì quelle cellule che, per
sintetizzare i composti organici, avevano sviluppato la capacità di attuare la fotosintesi, Comparvero così
insieme alla fotosintesi le prime cellule autotrofe, i cianobatteri.
Grazie ad essi avvenne una delle più importanti trasformazioni nella storia del nostro pianeta avvenne
quando un'enorme quantità di ossigeno fu immessa nell'atmosfera: il grande evento di ossidazione, aprì la
strada allo sviluppo di forme di vita complesse.
CELLULE PROCARIOTICHE
Le CELLULE PROCARIOTICHE (prevalentemente i batteri) mancano di un involucro nucleare ed il loro
materiale genetico (compattato nel nucleoide) è immerso nel citoplasma, non contengono organelli
circondati da membrane.
BATTERI
All’interno del citoplasma si trova il DNA. Esso può essere presente sotto forma di cromosoma, circolare o
lineare, ed è situato in una zona chiamata nucleoide. A differenza delle cellule eucariote, il DNA non è
separato dal citoplasma da alcuna membrana nucleare.
La molecola circolare di DNA, sparsa nel citoplasma e compattata su sè stessa. Il DNA infatti nei batteri può
raggiungere anche 1 mm di lunghezza, quindi deve essere avvolto e compattato per stare rinchiuso in uno
spazio mille volte più ristretto. Il DNA si trova connesso alla membrana cellulare in alcune introflessioni
della stessa, dette mesosomi. Il mesosoma fornisce l'ATP necessario per l'apertura della doppia elica
all'inizio della duplicazione del DNA.
Nel citoplasma si trovano anche piccole molecole circolari di DNA chiamate plasmidi: piccoli filamenti
circolari di DNA superavvolto a doppia elica, con la capacità di trasferirsi da una cellula ad un’altra,
filogeneticamente simile, influendo sulla variabilità genetica.
A sostenere e organizzare tutti gli organuli e, di conseguenza dar forma e muovere la cellula stessa, vi è il
citoscheletro: una grande rete di filamenti e tubuli connessi fra di loro, che si estendono per tutto il
citoplasma.
Nel citoplasma sono presenti anche i ribosomi, gli organuli cellulari deputati alla sintesi proteica. Ogni
ribosoma è composto da due subunità costituite da RNA ribosomiale e proteine.
La loro funzione è quella di leggere le informazioni contenute nella catena di RNA messaggero (denominato
m-RNA) e sintetizzare le nuove proteine attraverso i processi di trascrizione e traduzione.
I batteri si trovano ovunque: terreno, acqua, aria, oggetti, piante, animali e, naturalmente, l'uomo.
Distinguiamo, quindi, batteri a circolazione esclusivamente umana, batteri a circolazione animale, che
occasionalmente possono essere trasmessi all'uomo e batteri ambientali.
La maggioranza dei batteri che troviamo nell'uomo sono definiti commensali, ovvero batteri che vivono
nell'ospite senza creare né danno né beneficio, alcuni sono chiamati simbionti, ovvero utili per l'ospite e,
infine, una piccola parte sono patogeni, ovvero si insediano nei tessuti dell'ospite superandone i
meccanismi di difesa e provocando un danno. I patogeni stretti, ovvero i batteri che causano sempre
malattia indipendentemente dall'ospite, sono pochi; la maggior parte si definiscono patogeni opportunisti,
ovvero capaci di causare malattia solo in determinate condizioni dell'ospite (es. immunodepressione)
oppure capaci di cambiare sede e quindi di passare da commensali a patogeni (ad es. Escherichia coli è un
commensale intestinale ma se si sposta in vescica provoca una cistite).
Alcuni batteri vivono a spese di altri organismi e sono responsabili di danni più o meno gravi all’uomo, alle
piante e agli animali. Alcuni batteri possono provocare malattie quali peste, colera, tetano e difterite… fino
a cento anni fa incubo di molte famiglie e oggi efficacemente combattute con l’uso dei farmaci.
Per quanto riguarda la via attraverso la quale i batteri vengono trasmessi distinguiamo innanzitutto
infezioni endogene, e infezione esogene, causate da batteri che arrivano dall'esterno.
Le vie di trasmissione esogene sono:
via cutanea: la cute è un'ottima barriera difensiva quindi per diventare una porta di ingresso la sua integrità
deve essere in qualche modo compromessa (microtraumi, ustioni, punture, ferite)
via congiuntivale: la congiuntiva può essere oltrepassata anche se integra
via respiratoria: l'aria diventa il principale veicolo (da soggetto a soggetto o dall'ambiente)
via digerente: trasmissione di tipo fecale-orale, i batteri eliminati con le feci contaminano mani, acqua,
alimenti, insetti via genitourinaria: attraverso rapporti sessuali e cateterismo
Il Microbioma
Il microbioma è l'insieme di batteri, protozoi, virus e funghi che vive nel corpo dell'uomo: sulla pelle, nelle
vie respiratorie, urinarie, nel tratto urogenitale, ma soprattutto nell'apparato digerente
Dalla nascita alla morte il nostro microbioma si forma e si modifica in relazione alla nostra alimentazione, le
nostre abitudini, il nostro ambiente di vita e di lavoro, le malattie che ci colpiscono e le cure che
assumiamo, e in tutto questo il microbioma ha un ruolo attivo, dinamico. Si ritiene infatti che il microbioma
sia in grado di contribuire alla digestione dei cibi e all'assorbimento di nutrienti essenziali, ma anche di
permettere la maturazione della mucosa intestinale, di facilitare il sistema immunitario nel riconoscere e
neutralizzare potenziali minacce, contrastare la colonizzazione da parte di agenti infettivi patogeni.
In base alla colorazione di Gram assunta dai batteri, che dipende dalla loro permeabilità al colorante
principale (il cristalvioletto, detto anche violetto di genziana), nella loro parete cellulare, essi sono
identificabili in due grandi classi: batteri gram positivi e batteri gram negativi.
Gram positivi: ne sono esempio i batteri "buoni" come i lattobacilli e patogeni come clostridi, stafilococchi e
streptococchi; Gram negativi: comprendono batteri in grado di provocare malattie molto gravi come la
peste, il colera e varie forme di meningite.
I VIRUS
I virus, scoperti solo alla fine del diciannovesimo secolo (grazie all’uso del microscopio elettronico) a causa
delle loro piccole dimensioni (dai 28 ai 200 nanometri - miliardesimi di metro) sono microscopici aggregati
di materiale biologico, incapaci di vivere al di fuori di un ospite in quanto non possono trasformare il cibo
attraverso il metabolismo o riprodursi da soli. Sono quindi parassiti obbligati in quanto per vivere hanno
bisogno di altre cellule (batteri, archea, eucarioti) nelle quali entrano con metodi diversi.
In natura, esistono moltissimi virus: se ne stimano oltre 100 milioni di tipologie differenti. I virus si trovano
praticamente ovunque: nelle zone più inospitali del nostro pianeta, nelle profondità dell'oceano, nei ghiacci
del Polo ecc.
Pur essendo incapaci di riprodursi, i virus possono comunque sopravvivere nell'ambiente esterno, anche se
possono conservarsi per un tempo limitato.
A differenza degli esseri viventi, i virus non sono fatti di cellule vere e proprie in quanto sono privi di
citoplasma e organuli tipici dei procarioti e degli eucarioti. In particolare mancano loro i ribosomi, le piccole
componenti cellulari che producono le proteine.
La loro struttura di base è molto semplice: sono costituiti da un involucro di proteine (capside) che
racchiude il materiale genetico, che può essere DNA o RNA. Alcuni hanno anche un mantello (pericapside)
che li avvolge, e sono chiamati virus rivestiti. Questi virus contengono nel rivestimento proteine o altre
sostanze che li aiutano ad aggrapparsi alle cellule che poi infettano.
Altri virus quali i batteriofagi o virus dei batteri hanno una struttura molto più complessa, con una testa
(che contiene il materiale genetico) e una coda, che si aggancia agli ospiti e inietta il materiale genetico.
Per riprodursi e quindi diffondersi, i virus utilizzano vari metodi per penetrare le cellule e usano il corpo di
queste ultime (in particolare il materiale genetico e i ribosomi) per ricostruire proteine e materiale
genetico. Nella cellula colpita i pezzetti di virus si ricombinano ed escono, alla fine a volte uccidendola e
continuando ad aggredire altre cellule del corpo. In questo modo l'infezione si allarga fino a far ammalare
l'intero organismo.
I virus con le continue mutazioni a cui vanno incontro acquisiscono continuamente nuove caratteristiche
genetiche. Le nuove caratteristiche che sorgono casualmente durante la replicazione del genoma
conferiscono ai virus nuove caratteristiche che se non alterano le capacità replicative del virus, verranno
trasmesse alla progenie virale.
TIPI DI VIRUS
I virus organismi semplici formati dal capside e dal materiale genetico DNA o RNA
Non si muovono, non respirano , non reagiscono all'ambiente, possono adattarsi all'ospite, si riproducono,
mutano, non crescono e non si dividono. Assemblano da componenti preformate
CORONAVIRUS
SARS-CoV-2
I dati epidemiologici del momento dicono che è presente in oltre 200 Paesi del Mondo, nel febbraio 2021 si
sono ammalate di COVID-19 all'incirca 113 milioni di persone in tutto il Globo e, di queste, ne sono
decedute 2,5 milioni.
I Coronavirus
sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più
gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). I
Coronavirus sono stati identificati a metà degli anni ’60 e sono noti per infettare l'uomo ed alcuni animali
(inclusi uccelli e mammiferi). Nel Dicembre 2019 a Wuhan, in Cina, è stato isolato un nuovo virus
appartenente a questa famiglia, denominato SARS-CoV 2. La sequenza di questo nuovo Coronavirus ha
un’omologia di circa il 76% rispetto al virus che causò la pandemia di SARS nel 2002/2003, dunque i due
virus sono molto simili.
I Coronavirus hanno morfologia rotondeggiante e dimensioni di 100-150 nm di diametro (circa 600 volte più
piccolo del diametro di un capello umano!).
Partendo dallo strato più esterno e procedendo via via verso l’interno del virus, è possibile notare diverse
componenti: Glicoproteina S spike
Il virus mostra delle proiezioni sulla propria superficie di glicoproteina, della lunghezza di circa 20 nm che
determinano la specificità per le cellule epiteliali del tratto respiratorio.
Le differenze principali di questo nuovo Coronavirus rispetto al virus della SARS sembrano essere localizzate
proprio in questa proteina spike.
Divisione cellulare
Nel 1735 Carl von Linné (Linneo), medico e naturalista svedese (Råshult 1707 - Uppsala 1778), riformatore
della nomenclatura e fondatore della moderna sistematica, ideò il metodo di classificazione che adotta la
nomenclatura binomia, assegnando agli organismi viventi due nomi: uno per il genere e uno per la specie.
introduce un metodo di classificazione in cui si definiscono diverse categorie tassonomiche (Taxa).
Egli identificò piu di 4000 forme animali e 10000 forme vegetali .A Linneo vanno riconosciuti quattro grandi
meriti: 1) aver definito il concetto di specie 2) aver introdotto la nomenclatura binomia 3) aver introdotto
una organizzazione gerarchica delle categorie sistematiche 4) aver dato di ogni specie da lui identificata
una breve descrizione
La specie è un insieme di organismi simili che possono accoppiarsi tra loro, generando figli fertili, cioè figli in
grado a loro volta di accoppiarsi e di generare figli fertili.
In biologia, per assegnare il nome scientifico a ciascuna specie si adotta la nomenclatura binomiale, cioè un
sistema a due nomi riconosciuto in tutto il mondo.
Per esempio Felis catus è il nome scientifico del gatto; il primo è il nome del genere, mentre il secondo è il
nome specifico, cioè che indica esattamente una delle specie appartenenti a quel genere. Spesso, dopo la
prima citazione o per organismi molto noti, si usa il nome del genere abbreviato, come F. catus.
I nomi scientifici sono sempre scritti in corsivo, o comunque vanno sempre indicati con un carattere diverso
da quello del testo corrente. Poiché un gran numero di organismi è stato descritto per la prima volta da
Linneo, il nome dí molte specie è seguito da "L.", abbreviazione di Linneo.
Il nome scientifico, che convenzionalmente è in latino, è utile per definire in varie lingue in modo
inconfondibile l’appartenenza di un organismo a una determinata specie.
La specie è la categoria più piccola e comprende organismi che hanno in comune tanti caratteri. Solo gli
organismi appartenenti alla stessa specie possono accoppiarsi e a generare prole fertile
Gli esseri viventi vengono suddivisi in 5 grandi regni in base alle loro caratteristiche: Monere (batteri e
archeobatteri)
-Protisti -Funghi -Piante Animali -Procarioti -Eucarioti
Ciascuno di questi cinque gruppi presenta delle caratteristiche particolari comuni che lo differenziano dagli
altri
La maggiore differenza tra le cellule di questi due gruppi di organismi sta nel fatto che i PROCARIOTI
presentano il materiale genetico libero nel citoplasma, mentre negli EUCARIOTI esso si trova segregato
all'interno di un nucleo circondato da membrana.
Batteri e archeobatteri sono organismi unicellulari procarioti, ovvero la cellula di cui sono composti è priva
di un nucleo.
I protisti sono organismi unicellulari eucarioti, ovvero sono formati da una cellula in cui è presente il nucleo.
Spaziano da forme unicellulari a forme coloniali e pluricellulari; alcuni sono fotosintetici, altri si procurano
energia dal cibo; questo regno include le alghe, i protozoi e le muffe d’acqua
Le piante sono organismi pluricellulare eucarioti che si nutrono trasformando la luce in energia attraverso
un processo chiamato fotosintesi clorofilliana. Le piante sono composte da tessuti diversi, ciascuno con una
propria funzione (radici, fusto e corteccia, foglie, fiori).
I funghi sono organismi pluricellulari eucarioti che non fanno la fotosintesi clorofilliana: per nutrirsi devono
assorbire le sostanze di cui hanno bisogno dal terreno. Nei funghi, inoltre, non esistono diversi tipi di tessuti
con funzioni differenti. Tra essi si annoverano le muffe, i funghi tipici dei boschi, i lieviti e le molte forme
microscopiche che, insieme ai batteri, decompongono gli organismi morti.
Gli animali sono organismi pluricellulari eucarioti che non fanno la fotosintesi clorofilliana: si nutrono
attraverso l’alimentazione. Gli animali hanno tessuti altamente specializzati, ciascuno dei quali riveste una
funzione specifica (organi, muscoli, pelle, etc.).
Filogenesi
è la scienza che si occupa di studiare la storia, il processo evolutivo dei diversi taxa è la rappresentazione
della cronologia e delle relazioni evolutive fra i gruppi di organismi.
I risultati sono rappresentati in un albero filogenetico che fornisce un output visivo delle relazioni basate
sulle caratteristiche
fisiche e genetiche comuni o divergenti.
Evoluzione
Con il termine evoluzione intendiamo quel cambiamento nel tempo del patrimonio genetico dei membri di
una popolazione. Quando i cambiamenti del patrimonio genetico prendono forma in tempi brevi parliamo
di microevoluzione, quando invece si richiedono tempi più lunghi si parla di macroevoluzione.
L'evoluzione, all'interno di una popolazione biologica è il prodotto del mutamento dei caratteri trasmessi
ereditariamente alle generazioni successive. A tale mutamento concorrono diversi fattori, quali le
mutazioni genetiche, la selezione naturale, la deriva genetica.
I più “adatti” in una popolazione non sono i più forti ma gli individui che si riproducono di più e meglio.
Il lamarckismo
fu la prima teoria evoluzionistica e fu elaborata dal naturalista francese Jean-Baptiste de Lamarck (1744-
1829), attualmente considerata errata e non conforme alle prove disponibili in tutti i settori della biologia.
Secondo Lamarck la complessità dei fossili era dovuta all’interazione delle specie viventi con gli ambienti e
con le modificazioni della dieta, ben noto è l’esempio delle giraffe, le quali avrebbero sviluppato un lungo
collo a causa del continuo uso dell’organo
Charles Darwin
Dopo il lungo viaggio attorno al mondo, il naturalista inglese Charles Darwin elaborò per decenni una sua
idea che spiegava come le specie animali e vegetali si modificassero nel tempo. Quello che chiamò
selezione naturale spiegava come all'interno di una popolazione non tutti gli individui si riproducessero con
la stessa efficacia, perché l'ambiente fungeva da "filtro" per quelli meno adatti.
I principi della teoria dell’evoluzione scoperti da Charles Darwin sono chiari. Le specie viventi si modificano
nel tempo, quando la selezione naturale agisce sulle popolazioni, costituite da individui tutti diversi.
Secondo Darwin la selezione naturale avviene come risultato di caso e necessità. Nelle specie vi sono delle
mutazioni casuali e l’ambiente salva quelli più adatti, che si riprodurranno. Esiste anche una selezione
sessuale: i piu forti e i piu sani si riproducono di più.
I fringuelli di Darwin
Quando Darwin visitò le Isole Galapagos vide che esistevano in esse tredici specie di fringuelli. Queste
specie non si trovavano in altri luoghi del mondo.
Ciascuna specie presentava un becco con una morfologia diversa. Questi becchi sono il risultato della
selezione naturale. Sono adattamenti rispetto all’alimentazione dei fringuelli.
L’origine delle diverse specie di fringuelli si ritiene sia la seguente: all’inizio nelle isole Galapagos non
esistevano fringuelli.
Con un mezzo sconosciuto, alcuni di essi giunsero in una delle isole. Venne fondata una popolazione e su di
essa agirono la deriva, la consanguineità e la selezione. Questa popolazione riuscì ad adattarsi all’ambiente
insulare. In una seconda tappa, alcuni fringuelli colonizzarono un’altra isola (con un altro ambiente). Venne
fondata in essa un’altra popolazione e i fringuelli si adattarono al nuovo ambiente. Quando alcuni
fringuelli della seconda isola tornarono all’isola originaria, le popolazioni erano già tanto diverse (si erano
formati meccanismi di isolamento riproduttivo) da essere già specie distinte. Il processo di colonizzazione
venne ripetuto, coinvolgendo le diverse isole. Il risultato finale è la presenza nelle isole Galapagos delle 13
specie di fringuelli che conosciamo attualmente.
L’evoluzione si basa solo sul successo di comportamenti o altri adattamenti che permettono la
sopravvivenza delle specie in un particolare ambiente e solo in particolari momenti storici.
Le 5 leggi dell’evoluzione
LE PIANTE
La loro presenza sul pianeta è di vitale importanza per quasi tutti gli organismi viventi:
esse infatti produco ossigeno e costituiscono cibo per gli animali
I piu antichi fossili di piante rinvenute sono alghe verdi con strutture ramificate e radici ritrovati in Cina e
risalgono a un miliardo di anni fa. Questi fossili rappresentano gli antenati delle piante moderne piante che
vivono fuori dall'acqua. Questa teoria ci dice che nell'arco di milioni di anni la vegetazione oceanica si
sarebbe gradualmente adattata anche ad ambienti asciutti e avrebbe imparato a prosperare anche sulla
terraferma. Le piante dunque hanno colonizzato ogni regione della terra e si sono quindi adattate a vivere a
tutte le condizioni climatiche. La varietà di piante che popolano i diversi ambienti della la terra è davvero
incredibile ed è sorprendente vedere i loro adattamenti morfologici e funzionali in relazione all’ambiente
in cui si sono insediate.
Partendo dalle alghe ancestrali, le piante si sono adattate alle terre emerse e qui si sono separate in due
linee evolutive:
Briofite Tracheofite
piante non vascolari, mancano di radici e di vasi.
Con un sistema vascolare, composto da due tipi di tessuto conduttore:
Xilema che conduce acqua e minerali dalle radici verso le parti aeree;
Floema che trasporta zuccheri provenienti dalla fotosintesi nelle foglie a tutti i distretti della pianta.
LE BRIOFITE
LE BRIOFITE SONO PIANTE TERRESTRI NON VASCOLARI, CIOÈ PRIVE DI UN SISTEMA DI CONDUZIONE
DELL’ACQUA comprendono circa 20.000 specie conosciute (1130 in Italia), tra cui i muschi.
Sono presenti in tutto il mondo in ambienti molto differenti, ma particolarmente diffuse in zone
costantemente umide. Le briofite svolgono un ruolo importante nel ridurre al minimo l’erosione lungo i
corpi idrici, effettuando il ciclo dell’acqua e dei nutrienti nelle foreste e regolando la temperatura nei
permafrost.
Si riproducono attraverso spore.
LE TRACHEOFITE
LE CRITTOGAME
Crittogame sono quelle piante con organi riproduttivi non evidenti e si moltiplicano per mezzo di spore
Le crittogame vascolari (le felci), non sono del tutto indipendenti dall’acqua, in quanto essa è necessaria
affinché il gamete maschile possa raggiungere l'ovulo.
La differenza principale tra briofite e crittogame vascolari si apprezza sul piano morfologico. Le briofite
sono piccole piante che, spesso, tendono a inclinarsi ancora di più verso il terreno in caso di carenza di
acqua. Le crittogame vascolari, grazie all'evoluto sistema di trasporto dei liquidi, ed alla presenza di
strutture lignificate, raggiungono dimensioni più grandi rispetto alle briofite.
Gimnosperme
Sono tra e piante più antiche del pianeta e si trovano a tutte le latitudini.
Tra esse troviamo pini e abeti
Sono piante senza fiori, legnose, di aspetto arbustivo o arboreo, caratterizzate da foglie verdi e aghiformi. I
semi si trovano esposti fra le scaglie delle strutture fiorifere chiamate coni o pigne.
Le Gimnosperme sono considerate eterospore, cioè producono sia gameti maschili che femminili in
strutture separate. I gameti maschili sono detti sacche polliniche e sono contenuti in coni o strobili maschili.
I gameti femminili sono portati da squame riunite in strobili femminili.
Le angiosperme
Le piante con fiori ed è il Phylum più diversificato con oltre 300.000 specie, tra cui alberi, erbe, arbusti,
bulbi, epifite (piante parassite) e piante che vivono in habitat sia marini che d’acqua dolce.
Le angiosperme sono piante da seme vascolari, in cui l’ovulo (uovo) viene fecondato e si sviluppa in un
seme in un’ovaia chiusa. Il fiore porta il sistema riproduttivo maschile femminile o entrambi.
I cotiledoni sono le prime foglie prodotte dalle piante. I cotiledoni vengono anche chiamati "foglie seme.
Esse servono per accedere ai nutrienti immagazzinati nel seme, nutrendolo fino a quando le foglie vere si
sviluppano e iniziano la fotosintesi.
Il Fusto
E’ la parte della pianta che collega le radici con i rami. Esso sostiene la pianta e permette alle sostanze
nutritive assorbite dalle radici di circolare in modo da nutrire tutta la pianta.
In alberi e arbusti il fusto è legnoso e prende il nome di tronco. E’ provvisto di rami.
Nelle piante erbacee viene chiamato stelo e non è legnoso
Nelle piante grasse ha la funzione di trattenere grandi quantità di acqua ed è carnoso e tondeggiante.
I fusti legnosi sono formati da tre parti:
La parte più interna, dove vengono immagazzinate le sostanze nutritive e di riserva avvolge tutto il fusto e
serve a proteggerlo .
La parte compresa tra il midollo e la corteccia. In esso si trovano dei canali nei quali scorre la linfa
Le Foglie
Le foglie sono un organo fondamentale per la pianta in quanto in esse avviene la fotosintesi, ovvero
permettono di catturare l’energia luminosa e trasformarla in zuccheri, e di scambiare gas ed acqua con
l’atmosfera.
La foglia è costituita da quattro parti: lamina o lembo: la parte estesa della foglia
picciolo: la parte che collega la foglia al ramo, se manca si dice foglia sessile
guaina: il punto di attacco del picciolo al ramo
stipole: espansioni laminari alla base del picciolo, a volte assenti o caduche.
Le nervature delle foglie sono delle piccole vene o condotti che si diramano all’interno del tessuto fogliare
e che distribuiscono la linfa.
Si trovano all’interno delle foglie, esse insieme alla forma e al tipo di margine fogliare, indicano la specie
della pianta, le sue caratteristiche e il suo stato vegetativo.
Le foglie semplici presentano un’unica semplice lamina le foglie composte hanno una lamina divisa in
[Link] il processo evolutivo ed in relazione all'ambiente in cui la pianta vive, le foglie si sono
diversificate in diversi tipi
Normofilli :foglie propriamente dette. Di solito verdi, hanno la funzione di regolare gli scambi gassosi
(traspirazione e respirazione), il bilancio idrico, e di svolgere il processo di assimilazione e fotosintesi
necessario alla vita della pianta
Catafilli : foglie squamiformi, con funzione protettiva e o di riserva nei bulbi, tuberi e rizomi. Povere o prive
di clorofilla, generalmente sclerificate
Ipsofilli o brattee: sono foglie parzialmente ridotte che accompagnano le infiorescenze. Hanno funzioni
protettive del bocciolo fiorale e talvolta di richiamo degli insetti impollinatori
I Fiori
I petali sono foglioline modificate vivacemente colorate per attirare l'attenzione degli insetti o di altri
animali responsabili dell'impollinazione zoofila.
Il loro insieme costituisce la corolla. Il calice e la corolla formano il perianzio
Il fiore può avere simmetria raggiata
fiori simmetrici o fiori attinomorfi
I fiori che si possono dividere in due parti uguali con un unico piano di simmetria ed hanno simmetria
bilaterale si dicono zigomorfi
Infiorescenze cimose
Capolini in cui il ricettacolo nel momento della si riempiono di tanti piccoli fiori raccolti, flosculi
Corimbo In questo tipo di infiorescenza i fiori, pur essendo disposti in punti di inserzioni diverse e avendo
lunghezze differenti, terminano alla stessa altezza.
Ombrella tutti i fiori hanno lunghezze pressoché identiche. Deriva anch’essa dal racemo ma le
ramificazioni partono dallo stesso punto.
INFIORISCENZE RACEMOSE: Ha un asse principale allungato al cui apice si formano lateralmente fiori
peduncolati secondo uno schema ad intervalli regolari.
Spiga deriva dal racemo, ma a differenza di quest’ultimo presenta fiori sessili (privi di peduncolo).
Le diverse colorazioni dei fiori sono dovute a due tipi di pigmenti: Idrosolubili nei vacuoli, Liposolubili nei
cromoplasti
IMPOLLINAZIONE ANEMOFILA
L’impollinazione
E' la più semplice e la più primitiva forma di trasporto del polline.
I fiori ad impollinazione anemofila sono normalmente piccoli e poco colorati.
Poiché il vento non garantisce che il polline arrivi sempre a destinazione, hanno una elevata produzione di
polline. I granuli pollinici delle specie anemofile sono leggeri, di ridotte dimensioni (e quindi spesso
allergenici) e talvolta dotati di dispositivi che ne favoriscono la sospensione nell´aria (ad esempio sacche
aerifere nei pollini delle conifere).
IMPOLLINAZIONE IDROFILA
E' un metodo di trasporto del polline dalla parte maschile a quella femminile di un fiore poco diffusa e
limitata ad alcune piante acquatiche
IMPOLLINAZIONE ZOOFILE
E' l'impollinazione operata da animali come piccoli uccelli (colibrì) nelle zone tropicali, pipistrelli e
soprattutto insetti appartenenti a vari ordini: lepidotteri, coleotteri, ditteri e imenotteri.
I FRUTTI
FRUTTI SECCHI
DEISCENTI: se a maturità si aprono per lasciare uscire i semi
La capsula che presenta una o più logge contenenti i semi e che a maturità si apre mediante fori o
fenditure (papavero, giglio).
Il legume in cui il pericarpo si apre nel senso della lunghezza in due valve che portano il
BIODIVERSITA’
La variabilità di tutti gli organismi viventi, e dei sistemi ecologici di cui essi fanno parte
Possiamo identificare tre livelli di biodiversità che corrispondono ad altrettanti livelli gerarchici ed
interdipendenti della natura che corrispondono a tre livelli di organizzazione del mondo vivente:
La diversità genetica, ovvero la varietà dell’informazione genetica contenuta nei diversi individui di una
stessa specie.
La diversità specifica o tassonomica, ovvero il complesso delle specie che abitano una certa regione,. Indica
la ricchezza di specie di una regione e le relazioni tra le diverse specie.
La diversità ecosistemica riferita ai diversi ambienti in cui la vita è presente: la foresta, la barriera corallina,
il deserto, il bosco, ecc. La scomparsa di questi ambienti comporta il rischio di estinzione delle specie che vi
abitano. Vengono considerate le funzioni delle diverse specie, le loro interazioni e le reciproche influenze
con l’ambiente circostante.
Ambiente
insieme delle condizioni fisiche (temperatura, pressione, ecc.), chimiche (concentrazioni di sali, ecc.) e
biologiche in cui si svolge la vita.
L’ambiente è un sistema aperto, capace di autoregolarsi e di mantenere un equilibrio dinamico, in cui si
verificano scambi di energia e di informazioni. Esso include elementi non viventi (acqua, aria, minerali,
energia) o abiotici ed elementi viventi o biotici tra i quali si distinguono organismi produttori (vegetali),
consumatori (animali) e decompositori (funghi e batteri).
Biodiversità e adattamenti
Adattamento: qualunque struttura, processo fisiologico o comportamento che rende un individuo, animale
o vegetale, più “adatto” a sopravvivere e a riprodursi rispetto agli altri individui della stessa specie.
Con adattamento si intende anche il processo evolutivo con il quale si consolida un nuovo carattere tramite
la selezione naturale.
Un adattamento può aumentare l’efficienza nel trovare o utilizzare alcune risorse fondamentali come la
luce, l’aria, il cibo; oppure permette di sopportare determinate condizioni come le alte o basse
temperature, l’assenza di luce o aiutare nelle capacità difensive
L’esigenza di cacciare e non essere cacciati spinge gli organismi ad adattarsi all’ambiente in cui vivono,
anche attraverso la mimesi. L'istinto di caccia è attivato, appunto, da determinate “immagini di ricerca”,
cioè forme e colori che stimolano immediatamente la predazione, tutto quello che non rientra in queste
immagini, non suscita alcun interesse.
Da qui si intuisce l'importanza del mimetismo nel mondo animale, come un particolare esempio di
adattamento all'ambiente: prede e predatori hanno, infatti, dovuto “inventarsi” una strategia per poter
aumentare le possibilità di catturare prede o scappare da possibili predatori.
Colore
Ogni singolo colore genera una sensazione, una reazione fisiologica diversa, delle impressioni sia positive
che negative.
I segnali mimetici non necessariamente vengono utilizzati per ingannare un eventuale predatore, bensi
possono anche avere finalità diverse, tra cui quella di facilitare la cattura di una preda. A questo riguardo
alcuni ricercatori parlano di un vero e proprio mimetismo aggressivo, intendendo per l'appunto con questo
termine il fenomeno per cui un predatore si "maschera" opportunamente, simulando un altro animale o il
substrato, allo scopo di non allarmare prima dell'attacco la sua preda. Il fenomeno e' abbastanza frequente
in natura e diversi e sofisticati risultano i trucchi ed i camuffamenti messi in atto dai predatori a questo
scopo.
Biodiversità soggettiva
Il sovrasfruttamento delle risorse naturali
Le risorse naturali sono la nostra fonte per cibo, medicine, tessuti, materiali da costruzione e per tutto ciò
che produciamo e per ottenere energia da essi. Lo sfruttamento delle risorse naturali stesse, insieme al
fatto che siamo sempre più numerosi e abbiamo estratto le cose necessarie dal pianeta a nostro vantaggio
per molti anni, ci ha portato a raggiungere una situazione di sovrasfruttamento della natura
Le attività umane incontrollate causano uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, che non consente
la rigenerazione di queste in tempo causandone l’estinzione o la perdita.
Il summit sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg del 2002, ha sancito l’impegno dei governi ad operare
per “annullare la perdita di Diversità Biologica” del pianeta entro l’anno 2010.
ANTHROPOCENE
La comunità geologica internazionale sta riconoscendo formalmente l'attuale epoca geologica come
ANTROPOCENE, Il termine deriva dalle parole greche anthropos essere umano e kainos recente, si ritiene
che quest’epoca geologica sia caratterizzata dall’impatto che l’essere umano ha generato sul pianeta
provocando dei cambiamenti tali da incidere significativamente anche sui processi geologici.
La datazione dell’antropocene è ancora oggetto di studio, infatti gli studiosi grazie a indagini stratigrafiche,
stanno decidendo qual è esattamente il momento in cui l’uomo ha cambiato il suo atteggiamento nei
confronti della terra e dall’epoca dell’Olocene, epoca durata 11.700 anni di relativa stabilità ambientale,
(dalla fine dell'ultima era glaciale) in cui l’uomo era in equilibrio con l’ambiente, si è passati
all’Antropocene.
ANTHROPOCENE
Il primo studioso a proporre una definizione specifica per l'era geologica in cui la Terra è massicciamente
segnata dalla attività umana fu il geologo Antonio Stoppani.
Nel 1873 Stoppani scrisse che l'attività umana rappresentava una nuova forza tellurica e propose il termine
di era antropozoica per definirla. Successivamente numerosi studiosi osservarono e misero in luce come il
potere crescente della mente umana stesse modellando il futuro e l'ambiente. Nel 2000 infine, dopo
l’uscita di una serie di importanti articoli scientifici e gli sforzi di un gruppo di lavoro (l’Anthropocene Work
Group), fu adottato definitivamente il concetto di Antropocene con il suo significato attuale grazie al
chimico Paul Crutzen, premio Nobel.
CAMBIAMENTO CLIMATICO
Il Cambiamento climatico è l’insieme degli effetti gravi e dannosi sul clima dovuti alle alterazioni ambientali
riconducibili alle attività umane, che provocando le emissioni di gas serra, hanno provocato l’innalzamento
della temperatura globale.
L'effetto serra è provocato da alcuni gas presenti nell'atmosfera terrestre. Tra questi la CO2, metano,
ozono, filtrano i raggi solari in ingresso e ne trattengono le radiazioni, creando una barriera nell’atmosfera,
agendo come il vetro di una serra. Questi gas catturano il calore del sole impedendogli di disperderlo,
provocando il riscaldamento globale.
Gli effetti del cambiamento climatico sono i danni della biosfera e il cambiamento climatico. Il
riscaldamento globale provoca il deterioramento della qualità dell'acqua e la progressiva carenza di risorse
idriche. Aumenta la siccità e aumentano gli incendi e al contempo il clima si deteriora, diventa
imprevedibile. I cambiamenti climatici rendono sempre più frequenti fenomeni di inondazioni, siccità,
dissesto idrogeologico, diffusione di malattie, crisi dei sistemi agricoli, crisi idrica ed estinzione di specie.
L'anidride carbonica CO2 è un gas composto da 2 atomi di ossigeno e 1 atomo di carbonio e ha un peso
specifico più alto dell'aria. L'anidride carbonica è indispensabile per la vita e per la fotosintesi delle piante,
ma allo stesso tempo è la maggior responsabile dell'effetto serra
Il concetto di Anthropocene è fondamentale per comprendere e far comprendere come devono cambiare
radicalmente i nostri atteggiamenti nei confronti delle altre specie e della Terra, della fragilità di questi
equilibri e con questo atteggiamento dobbiamo proteggere e non distruggere il patrimonio naturale che ci
è stato donato, per preservarlo nei confronti delle generazioni future.
E’ anche importante capire come non sia l’uomo in se a rappresentare il rischio, ma un atteggiamento
predatorio, distruttivo, della società, nella quale forzanti di tipo economico e modelli di produzione
intensivi mettono in crisi l’intero sistema Terra.
Negli ultimi anni gli uomini, bruciando carbone, petrolio e gas (combustibili fossili) hanno prodotto gas ad
effetto serra, soprattutto CO2, che sono quei gas che rendono spessa l’atmosfera come fossero il vetro di
una serra. Questo fa si che non si permette all’energia solare di uscire e il calore che resta intrappolato fa
aumentare la temperatura del nostro pianeta aumenta e l’ambiente soffre per il troppo caldo.
E’ come se la Terra è come se avesse un po’ di febbre: circa un grado in più del normale. Ma se non
facciamo nulla per curare il clima inquinando meno, la febbre salirà fino a 5°C entro il 2100, rendendo il
pianeta poco ospitale per noi. Se invece interveniamo in fretta per ridurre l’inquinamento atmosferico,
allora possiamo limitare la febbre a un paio di gradi in più.
Le conseguenze dei cambiamenti climatici: l’innalzamento del livello del mare. Negli ultimi 100 anni è già
salito di 20 centimetri.
Le ondate di caldo: In estate l’effetto serra causa ondate di caldo sempre più intense, frequenti e
prolungate con grande disagio per tutti, in particolare per la salute degli anziani. I problemi causati dalle
ondate di caldo saranno ancora più forti nelle città in cui il cemento e l’asfalto assorbono molto calore e poi
lo rilasciano nell’aria, anche di notte: un fenomeno chiamato isola di calore urbana. Qui le temperature
medie potrebbero aumentare di otto gradi in futuro e nelle giornate più calde si potrebbero toccare i 50°C
nelle città più meridionali di Europa e Stati Uniti».
IL MONDO ANIMALE
Le caratteristiche comuni degli animali
SONO ETEROTROFI
GLI ANIMALI PERCEPISCONO I CAMBIAMENTI DELL’AMBIENTE E RISPONDONO ATTIVAMENTE A TALI
CAMBIAMENTI GRAZIE AGLI ORGANI DI SENSO
GLI ANIMALI SI RIPRODUCONO PER RIPRODUZIONE SESSUATA
CARNIVORI
Animali ZOOFAGI (predatori e necrofagi) che possono essere sia vertebrati che invertebrati che hanno una
dieta che si basa principalmente di carne (animali vivi o morti)
Onnivori: Per animale onnivoro si fa riferimento a un animale che si nutre di piante e anche di altri
animali. Il suo organismo non è fatto per mangiare unicamente carne e nemmeno solo piante e il suo corpo
è capace di digerire entrambe le categorie di alimenti.
L’ ECOLOCALIZZAZIONE
I Pipistrelli come i delfini sono capaci di ecolocalizzare. Emettono suoni rapidi ad alta frequenza e colgono il
modo in cui questi suoni rimbalzano sugli oggetti. In tal modo costruiscono una sorta di immagine sonora
(mappa) del luogo in cui sono.
LA SUPERVISTA
L’ Aquila riesce a vedere un coniglio in movimento a 3 km di distanza. Il Falco Pescatore riesce a vedere un
salmone in acqua a 30 metri d'altezza Il Gufo e i Felini hanno una vista notturna.
Le Mosche hanno occhi super sviluppati formati da migliaia di piccoli ocelli, in grado di percepire movimenti
fino a 200 fotogrammi al secondo, il che fa sì che rispondano in modo fulmineo quando qualcosa tenta di
avvicinarsi a loro, sfuggendo così ai predatori e ai possibili aggressori.
Gli uccelli sono uno dei tre tipi di organi di senso di cui sono dotati
Il SUPERUDITO
Ogni specie ha una gamma uditiva che gli consente di emettere e percepire suoni, ma questa portata può
variare leggermente a seconda dell’età o del sesso.
Sono tantissimi gli animali che utilizzano gli ultrasuoni e gli infrasuoni per comunicare, attraverso le
vibrazioni del terreno, dell’acqua, dell’eco nell’aria…
Facciamo una classifica
Questa specie è in grado di sentire gli ultrasuoni con una frequenza di circa 300 kHz, la più alta acutezza
uditiva di tutto il regno animale.
Possono riconoscere le chiamate dei loro compagni o della loro famiglia in un raggio di oltre un chilometro.
ALTRI SENSI
flusso di sangue e percepisce così che nelle vicinanze c’è un animale a sangue caldo
Linea laterale consente ai pesci di cogliere le vibrazioni meccaniche che si trasmettono nell'acqua
IL MOVIMENTO
Per potersi muovere, ogni animale deve “fare forza” nell’ambiente in cui vive.
Per questo scopo deve possedere degli organi capaci di spingere in avanti pinne, tentacoli, ali e zampe,
muscoli e scheletro. Muscoli e scheletro
Lo scheletro fatto di parti dure che, se sono esterne al corpo, formano l’esoscheletro o scheletro esterno;
se sono interne al corpo, formano l’endoscheletro o scheletro interno.
L’esoscheletro: alcuni invertebrati hanno un esoscheletro incompleto, come nel caso delle chiocciole e delle
conchiglie dei molluschi altri lo hanno completo, che racchiude tutto il corpo, come nel caso degli insetti.
In tutti e due i casi l’esoscheletro è reso resistente dalla presenza di sali minerali e ha soprattutto funzione
protettiva e di rivestimento. L’esoscheletro completo presenta però l’inconveniente di non accrescersi con
il corpo dell’animale, perciò gli insetti nel corso della loro vita devono compiere ripetute mute, durante le
quali cambiano tutto il loro esoscheletro.
L’endoscheletro, il cui elemento portante è la colonna vertebrale, è tipico dei vertebrati. È formato da un
numero variabile di ossa, unite tra loro dalle articolazioni che funzionano come cardini e permettono il
movimento. Le ossa sono costituite da un tessuto duro, resistente ed elastico: il tessuto osseo.
L’endoscheletro dei vertebrati, oltre a essere l’indispensabile attacco per i muscoli che permettono il
movimento, ha anche funzione di sostegno e di protezione degli organi interni.
LA RIPRODUZIONE SESSUALE
La prima forma di selezione sessuale: i maschi competono tra loro per le femmine – il più forte vince La
riproduzione sessuata introduce la variabilità genetica
La riproduzione sessuale risulta essere vantaggiosa a breve termine, perché tra la prole generata è
altamente probabile trovare qualche individuo capace di sopravvivere e riprodursi a sua volta.
SELEZIONE SESSUALE
Si tratta di una pressione selettiva all’interno di una popolazione che si fonda sono principalmente:
MECCANISMI PRE-COPULA
Dominanza: forse uno dei meccanismi più noti, la dominanza è un fenomeno presente trasversalmente in
moltissime specie del regno animale, dai mammiferi, agli insetti, e porta i maschi cosiddetti dominanti ad
escludere (o limitare fortemente) gli altri maschi dalla riproduzione.
Questo meccanismo ha portato all’evoluzione di armi (ad esempio i palchi nei cervidi) e di uno spiccato
dimorfismo sessuale (differenze fisiche evidenti tra maschi e femmine).
Entusiasmo sessuale: molti mammiferi (in particolare i roditori) ma anche alcuni anfibi presentano una
bassa soglia di eccitazione sessuale, il che li porta ad accoppiarsi con qualunque femmina disponibile, in
modo tale da assicurarsi un’elevata probabilità di avere prole.
Mimicria femminile: i maschi non dominanti possono assumere la livrea femminile al solo scopo di
penetrare indisturbati nell’harem di un maschio dominante e ottenere “subdolamente” copule dalle
femmine.
Comportamento satellite: si verifica negli stessi gruppi sociali dove troviamo una forte componente di
dominanza e di gerarchia e vede i maschi più giovani, o di basso rango, posizionarsi nei pressi di maschi
particolarmente abili nell’attrarre partner femminili. Quando la femmina si avvicina, seguendo il richiamo
del maschio dominante, la intercettano opportunisticamente per accoppiarsi.
MECCANISMI POST-COPULA
Mate-guarding: è il rigido controllo esercitato da parte del maschio sulla femmina nel periodo fertile e nei
momenti successivi alla copula, per evitare che questa abbia copule con altri individui.
Questo fenomeno è estremamente diffuso nel regno animale, ma caso particolarmente degno di nota è
quello del bucero dal becco rosso (Tockus erythrorhynchus), il quale mura letteralmente all’interno del
proprio nido la partner nei momenti successivi alla copula, lasciando solo un piccolo foro dal quale le
passerà il cibo, e liberandola solo quando questa avrà schiuso le uova.
Competizione spermatica: è forse il meccanismo post copula più diffuso nel regno animale.
l’ordine di copula (in alcune specie, è il primo maschio a fecondare la maggior parte delle uova, in altre è
l’ultimo, in altre ancora l’ordine non sembra importante).
La forte pressione selettiva creata da questo meccanismo, ha portato all’evoluzione di svariati strumenti
per far fronte a due effetti: innanzitutto eliminare lo sperma depositato dai rivali precedenti (strutture
anatomiche, comportamenti particolari o talune secrezioni possono essere in grado di rimuoverlo o
disattivarlo) e secondariamente evitare che il proprio sia rimosso dai maschi successivi (rilasciando ad
esempio sostanze repellenti oppure mediante i cosiddetti tappi copulatori).
La scelta è della femmina
In ogni caso, anche se si accoppia con più partner, quando può è sempre la femmina che sceglie il proprio
partner, mentre i maschi possono competere per essere scelti. I caratteri con cui viene fatta questa scelta
devono innanzitutto essere riconoscibili e stimabili, inoltre devono assicurare un maggiore successo
riproduttivo della femmina stessa o della sua prole.
Questo successo riproduttivo, chiamato anche fitness, può essere direttamente esplicato offrendo beni utili
(cibo per la partner e la prole, protezione territoriale, costruzione del nido, e così via) oppure garantendo
cure parentali.
La selezione però può anche avvenire in maniera indiretta, e la preferenza femminile si esercita su tratti
apparentemente stravaganti o non funzionali (il caso più famoso è senza dubbio la vistosa coda del pavone)
che sono però legati a specifici caratteri sotto selezione diretta. La particolarità di questi caratteri è senza
dubbio quella di essere estremamente scomodi (costosi da produrre, pesanti da portare e cospicui ai
predatori), eppure sono in grado di assicurare l’accoppiamento.
Sono state formulate diverse ipotesi per spiegare quale possa essere il vantaggio evolutivo nell’accoppiarsi
con maschi le cui caratteristiche risultano apparentemente irrilevanti o addirittura svantaggiose per la
sopravvivenza. Una delle teorie più accreditate è il cosiddetto principio dell’handicap: le femmine scelgono
i maschi che hanno ornamenti (o armi) più elaborati rispetto ad altri, in quanto indicatori onesti della loro
qualità complessiva. Per poter sopravvivere infatti, solo maschi in perfette condizioni possono permettersi
di sviluppare al massimo strutture o comportamenti inessenziali o svantaggiosi.
strategia r
Si definisce strategia r la dinamica di popolazione basata sul potenziale riproduttivo, in grado di sfruttare
situazioni favorevoli anche se di breve durata durante le quali la popolazione cresce esponenzialmente nel
breve periodo. La popolazione cresce e colonizza rapidamente l’ambiente fino a raggiungere un picco che
dipende, naturalmente, dalla capacità portante dell’ambiente stesso. Le specie che utilizzano questa
strategia sono caratterizzate da una notevole instabilità, si riscontrano infatti: elevata prolificità, brevi cure
parentali, elevata mortalità, tendenza al nomadismo. Sotto l’aspetto etologico le specie che hanno adottato
questa strategia mostrano una notevole competizione intraspecifica. Gli individui si sviluppano
rapidamente raggiungendo in tempi brevi l’età riproduttiva e nonostante l’elevata mortalità, che si
identifica materialmente con la capacità portante dell’ambiente, l’elevata prolificità e il frequente ricambio
generazionale sono in grado di garantire intensi ritmi di crescita. La strategia di riproduzione r si ritrova in
tutti gli insetti, in quasi tutti gli anfibi, nei rettili e in qualche uccello. Essi danno alla luce una grande
quantità di prole e questi non vengono accudito dai genitori, tranne in alcune importanti eccezioni.
strategia k
A differenza delle specie a strategia r, la popolazione non subisce i repentini crolli, al contrario le specie a
strategia K sono caratterizzate da elementi che denotano una crescita demografica lenta e stabile allo
stesso tempo. Le specie che utilizzano questa strategia hanno una fertilità moderatamente bassa, cicli di
sviluppo ontogenetico (individuale) relativamente lunghi, scarso turn – over generazionale nel tempo, con
sovrapposizione di più generazioni, basso tasso di mortalità.
Sotto l’aspetto etologico, le specie con questa strategia manifestano comportamenti che tendono a
instaurare condizioni di equilibrio, si dicono infatti “specie stabili” e hanno caratteristiche che consentono
di mantenersi alla massima densità possibile K. Gli individui si sviluppano lentamente e una volta raggiunta
l’età adulta sono in grado di riprodursi per tempi relativamente lunghi, presentando una certa longevità. Il
basso grado di prolificità è compensato da lunghe cure parentali, comportamento che riduce notevolmente
la mortalità fino all’età riproduttiva.
La competizione intraspecifica è limitata – almeno fra gli animali – da comportamenti che tendono a
prevenirla, come ad esempio la territorialità. I fattori di controllo naturali, rappresentati dalle malattie e
dagli antagonisti naturali, hanno un basso impatto, perciò tendono a mantenere costante il tasso di
mortalità senza bruschi incrementi, come avviene invece nella strategia r. La maggior parte degli ungulati
ha adottato la strategia K. La strategia di riproduzione K la troviamo in diversi uccelli e nei mammiferi. Qui
le condizioni sono inverse rispetto alla strategia r: i piccoli sono pochi ma ben accudito da uno o entrambi i
genitori.
CURE PARENTALI
Le cure parentali sono quei comportamenti messi in atto dai genitori che portano alla sopravvivenza della
prole.
L’intensità è il tipo delle cure parentali varia da specie a specie ed è in relazione al sistema sociale e alle
caratteristiche della specie in questione.
Variano anche in base al tipo di pressione ambientale e predatoria.
In alcune specie, tra cui la maggior parte dei mammiferi, le cure parentali sono indispensabili perché la
prole non nasce autosufficiente. In altri casi, come avviene per molti pesci o rettili, sono totalmente assenti.
In fatto di cure parentali, però, non si può mai generalizzare. Animali simili per molti aspetti possono
relazionarsi alla prole in modo completamente differente: sia il coccodrillo che la tartaruga sono rettili,
eppure il primo è un genitore premuroso e vigile, che sorveglia instancabilmente la prole fin quando essa
non diviene autonoma, l’altra si limita a depositare le uova in una buca scavata nel terreno e poi se ne
disinteressa del tutto.
Perché?
L’habitat naturale di una determinata specie animale: l’accudimento della prole è più probabile per quegli
animali che vivono stabilmente in un luogo. Le cure parentali, ad esempio, sono presenti in molte specie di
pesci della barriera corallina, mentre non sarebbero altrettanto prevedibili per pesci che vivono in mare
aperto.
Le minacce alla sopravvivenza della prole, determinate dalla presenza di predatori o situazioni ambientali
sfavorevoli, possono costituire un motivo biologico della dedizione parentale.
Il prezzo da pagare :L’investimento parentale le cure parentali hanno un costo per il genitore.
Altissimo consumo energetico, Il genitore che è occupato a tenere d’occhio i piccoli, non ha il tempo di
cibarsi. Il genitore non può riprodursi finché i piccoli non saranno grandi abbastanza per vivere in maniera
indipendente.
Kin Selection
La selezione parentale. Ogni individuo aiuterà maggiormente un altro a cui è affine geneticamente,
piuttosto che uno a cui non è geneticamente simile. Un parente, quindi, può aumentare le chance di
sopravvivenza dei piccoli che non sono i propri, solo nel caso in cui questo aiuto non pregiudichi la sua
capacità di produrre figli e che sia la via di “successo genetico” migliore.
Cioè, i costi non devono superare i benefici.
Questo modello viene formulato matematicamente attraverso la regola di Hamilton: rb – c > 0 (dove r è il
coefficiente di parentela, b sono i benefici, c sono i costi).
INVERTEBRATI
Gli invertebrati sono gli animali privi di colonna vertebrale, che comprendono oltre 950 000 specie
PORIFERI
Sono gli invertebrati più semplici, un phylum molto antico che comprende oltre 9.000 specie di animali
quasi tutti marini. I poriferi hanno un corpo a forma di sacco, perforato da numerosi pori, da cui deriva il
nome del phylum: poriferi significa infatti «portatori di pori»
PORIFERI
Sono organismi pluricellulari molto semplici: hanno cellule differenziate in modo specifico e non hanno
organi e neppure veri e propri tessuti.
Le spugne sono sostenute dalle spicole che formano una specie di scheletro o dalla spongina (proteina). Le
spugne si nutrono per filtrazione (fino a 2 litri di acqua al minuto).
Le spugne sono interamente forate per fare entrare l’acqua che finisce in una cavità interna tappezzata da
cellule (coanociti) flagellate. L’acqua infine esce dall’ osculo, o foro di uscita.
L’ adulto è sessile. Le spugne si riproducono sia per via asessuata mediante il distacco di frammenti
dall’animale genitore (gemmazione); oppure per via sessuata mediante uova e spermatozoi. Alcuni tipi di
spugne sono ermafrodite.
Lo zigote, va incontro a divisioni e forma una larva liberamente natante che al momento della metamorfosi
si fissa sul fondo e torna alla vita sessile.
SIMMETRIA
I celenterati hanno una organizzazione del corpo a simmetria raggiata. Il corpo viene diviso in due metà
uguali da tutti i piani che passano per la medesima retta, detta asse di simmetria, che passa attraverso la
bocca circondata dai tentacoli. La simmetria raggiata è presente negli animali immobili o in quelli lenti.
Infatti, finché un animale vive fisso sul fondo o galleggia sospeso nell’acqua, il cibo e i pericoli gli possono
provenire da qualsiasi direzione: gli organi di senso, le strutture difensive e quelle per la cattura devono
perciò essere disposti a raggiera.
La simmetria bilaterale
Nella simmetria bilaterale esiste un solo piano di simmetria che divide il corpo in due metà equivalenti,
destra e sinistra. Gli altri piani dividono l’animale in parti che non sono equivalenti tra loro: il capo e la
coda, il dorso e il ventre, e così via . Possiamo distinguere una parte anteriore e una posteriore, una parte
ventrale (sotto) e una parte dorsale (sopra), una parte laterale destra e una parte laterale sinistra.
Questa forma del corpo si è sviluppata in quegli animali che hanno avuto la necessità di andare alla ricerca
attiva del cibo.
I PLATELMINTI
Vermi piatti
A questo phylum appartengono circa 20 000 specie libere o parassiti.
I platelminti sono il primo gruppo animale con simmetria bilaterale comparso sulla Terra.
Il loro corpo è appiattito.
La regione anteriore si differenzia leggermente assomigliando un po’ a una testa, qui si trovano dei
semplicissimi organi di senso, le macchie oculari e un cervello molto primitivo.
Hanno tubo digerente ramificato che si collega all’esterno con una sola apertura che serve da bocca e da
ano, per introdurre il cibo ed eliminare i rifiuti. Una parte di questo tubo, il faringe, può essere estroflessa
all’esterno per raccogliere il cibo.
I NEMATODI
GLI ANELLIDI
VERMI SEGMENTATI. Tra le circa 15 000 specie troviamo anellidi, lombrichi e sanguisughe capaci di scavare
gallerie per penetrare nel terreno o nel fango dei fondali.
Il corpo è suddiviso in tanti segmenti simili, un assetto chiamato metameria.
I segmenti sono detti metameri
Il corpo è tondeggiante e rigido grazie alla presenza dello scheletro idraulico o idroscheletro.
Questo è formato dal liquido interno del corpo presente nel celoma (un intercapedine tra l’intestino (il tubo
interno) e la superficie del corpo (il tubo esterno)
Gli anellidi sono inoltre il primo gruppo di animali fin qui descritti dotati di un sistema circolatorio capace di
distribuire l’ossigeno e le sostanze nutrienti a tutte le parti del corpo ed eliminare le sostanze di rifiuto in
tempi rapidi.
La maggior parte degli anellidi sono dotati di respirazione cutanea e dunque sono privi di organi
specializzati per la respirazione. L’ossigeno dall’esterno penetra attraverso la superficie del corpo, entra nei
vasi sanguigni e viene trasportato insieme alle sostanze nutrienti digerite dall’intestino.
Poiché per l’assorbimento dell’ossigeno la pelle deve essere mantenuta umida, gli anellidi terrestri possono
vivere esclusivamente nel terreno bagnato e in superficie solo quando l’aria è satura di umidità.
Il sistema nervoso decorre per tutta la lunghezza del corpo ed è costituito da ammassi di cellule nervose
concatenate, i gangli. Il ganglio cerebrale maggiormente sviluppato rispetto agli altri funge da cervello e
comincia a specializzarsi in regioni deputate al controllo delle percezioni sensoriali.
Il lombrico è un animale terrestre che vive nascosto nel suolo al buio e all’umido.
È un ermafrodita indipendente: ciascun individuo possiede cioè organi riproduttivi sia maschili che
femminili. La fecondazione è incrociata: quando due lombrichi si accoppiano, ciascuno trasferisce all’altro i
propri spermatozoi per fecondarne le uova.
GLI ARTROPODI
E’ formato da cinque classi principali:i crostacei, gli aracnidi, i chilopodi, i diplopodi e gli insetti
I caratteri che hanno decretato il successo degli artropodi sono: la metameria, le appendici specializzate,
l’esoscheletro, gli organi di senso.
Esoscheletro: rivestimento formato da chitina che serve a proteggere il corpo da eventuali predatori e a
sostenerlo e a mantenerlo rigido.
L’esoscheletro è costituito da tanti pezzi articolati tra loro (metameria del corpo non evidente) tramite
giunture flessibili. Ciò consente all’animale di muoversi con una certa agilità. In particolare
quest’articolazione dei pezzi è ben sviluppata e visibile nelle appendici specializzate (zampe, antenne, chele
ecc.).
Il rinnovo periodico dell’esoscheletro, che consente la crescita dimensionale degli individui, è detto muta.
Le appendici, disposte in coppie, svolgono compiti specializzati. Sul capo si trovano appendici sensoriali
(sensibili al tatto, agli odori e ai sapori), come le antenne e le appendici per afferrare e masticare il cibo,
come chele, mandibole e mascelle. Dal torace, e talvolta dall’addome, sporgono appendici, zampe o ali,
adattate ai diversi tipi di movimento. Nell’addome, dove si trovano gli organi per la riproduzione, possono
essere presenti appendici specializzate nella deposizione delle uova, gli ovodepositori.
I CROSTACEI
Tra gli animali acquatici i crostacei sono la classe più popolosa e più varia
L’esoscheletro dei crostacei è costituito da chitina impregnata di sali di calcio
I segmenti del corpo, ben visibili in genere nella regione ventrale, sono organizzati in tre regioni: capo,
torace e addome.
A volte capo e torace sono fusi in un cefalotorace.
A livello della bocca si trovano le mandibole, che sono arti specializzati per afferrare, lacerare e masticare il
cibo
In alcuni crostacei, un paio di arti si modificano in robuste chele
I crostacei respirano con le branchie, sottili lamelle in cui il sangue scorre proprio sotto la superficie, dove
avviene lo scambio gassoso. Il sangue contiene un pigmento bluastro, emocianina, che ha il compito di
catturare e trasportare l’ossigeno disciolto nell’acqua che scorre sulle branchie.
I crostacei vivono negli ambienti acquatici più diversi: la maggior parte delle specie vive in mare; alcuni
vivono nella zona di confine tra acqua e terra, come i granchi e i balani, che vivono attaccati agli scogli
alcuni riescono a vivere lontano dall’acqua: i cosiddetti porcellini di terra
GLI INSETTI
Negli insetti la fecondazione è interna, ossia gli spermatozoi vengono introdotti nell’ovidotto della
femmina. In questo modo l’acqua non è più necessaria per l’incontro dei gameti.
Il capo porta un paio di antenne, un paio di occhi composti e tre paia di appendici che formano l’apparato
buccale Alcuni insetti, come le cavallette, hanno un apparato buccale masticatore con robuste mascelle per
triturare
Zanzare e afidi, hanno un apparato buccale pungente-succhiante adatto a forare la pelle degli animali e
succhiarne il sangue o a penetrare nei tessuti delle piante per aspirare la linfa.
Le farfalle, hanno un apparato buccale lambente-succhiante, formato da una lunga proboscide avvolta a
spirale per estrarre il nettare dai fiori
Sul torace vi sono sempre tre paia di zampe e normalmente anche due paia di ali
L’addome è privo di arti. A volte sono presenti appendici per la deposizione delle uova, trasformate in
alcuni casi in pungiglione.
Alcuni, come i pidocchi e le pulci, nell’evoluzione hanno perso le ali come adattamento alla vita parassitaria.
Formiche e termiti adulte sono prive di ali.
Talvolta un paio di ali è assai modificato: nei coleotteri le ali anteriori sono molto ispessite e svolgono
funzione protettiva (elitre), nelle mosche quelle posteriori sono ridotte a piccole clave con il compito di
stabilizzare il volo
RIPRODUZIONE E METAMORFOSI
Lo sviluppo è detto indiretto e procede per tappe che comportano drastici mutamenti la metamorfosi.
Metamorfosi incompleta Metamorfosi completa
La zanzara è la creatura più letale del pianeta causa più morti di qualsiasi altro animale (malaria, la febbre
dengue, la febbre gialla, l'encefalite e la chikungunya). Una sola zanzara malarica può infettare più di 100
persone: secondo l'OMS, la malaria uccide un bambino ogni 45 secondi in Africa.
Sono un'importante fonte di cibo per gli uccelli migratori per insetti, ragni, salamandre, lucertole, rane e
pesci. Anche le piante ne hanno bisogno. Alcune orchidee, come l'orchidea faccia di scimmia, si affidano
alle zanzare per l'impollinazione.
Ci sono poi zanzara che sono eccellenti killer di zanzare. Le Toxorhynchites, per esempio, si nutrono di larve
di altre zanzare e, a volte, cannibalizzano i membri della propria specie.
Solo le zanzare femmine si nutrono del sangue, che contiene lipidi, proteine e sostanze nutritive necessarie
alla produzione di uova; le zanzare maschio preferiscono svolazzare sui fiori e nutrirsi di nettare.
Le zanzare sono attratte dal respiro (anidride carbonica), dall'acido lattico prodotto dai muscoli, dal gruppo
sanguigno, dal fatto che hai bevuto birra, dai batteri che colonizzano piedi e caviglie, dal fatto che sei
vestito di scuro, dai tuoi geni, dal sudore e dagli ormoni.
Le Formiche sono tra gli insetti più numerosi sul pianeta Terra.
Ne esistono circa 25.000 specie diverse, diffuse in ogni singola parte del globo – dalla foresta equatoriale
alla savana africana, alle strade delle metropoli.
L’unico elemento che accomuna tutte le tribù di formiche è la forza e la ferrea disciplina delle loro società,
le formiche che mostrano atteggiamenti anomali vengono cacciate dal gruppo, o uccise. Le formiche sono
operose e organizzate, la formica nella sua individualità non conta nulla, quello che conta è il gruppo.
Una vita di sacrifici, quella delle formiche, e di instancabile dedizione al lavoro.
In alcune tribù, col calare del sole, le formiche si rintanino nel formicaio e che questo venga chiuso
ermeticamente dall'esterno, per consentire alle formiche all'interno di trascorrere la notte senza pericoli.
Per fare questo, ogni sera, alcune formiche abbandonano la vita del formicaio e dopo aver terminato il loro
ultimo compito per il gruppo vanno incontro a morte sicura.
Allo stesso modo capita che la formica ferita e in situazione di pericolo non chieda aiuto alla sua tribù per
essere salvata ma avverta le sue compagne di tenersi lontane, preferendo morire all'abbandono piuttosto
che mettere a rischio l’intera comunità.
Se una colonna di formiche in viaggio si trova di fronte a una crepa del terreno le formiche possono
costruire un ponte col loro corpo e farsi calpestare dalle compagne, che così possono superare l’ostacolo
senza dover cambiare strada.
Le formiche vivono in gruppi che possono essere composti da poche decine o da milioni di esemplari,
possono condurre una vita nomade, senza mai costruire un formicaio e all'occorrenza creando un
accampamento direttamente con i loro corpi, tenendosi per le zampe, oppure possono edificare delle vere
e proprie città sotterranee con infiniti corridoi e camere. Molto dipende dall'ambiente in cui vivono, dalla
presenza di pericoli e di animali nemici da cui nascondersi.
Le Formiche comunicano, sono animali che hanno un’organizzazione sociale basata sulle caste.
All’interno di una colonia sono presenti una o più regine, delle formiche operaie ed altre guerriere.
Ognuna ha un ruolo specifico all’interno del formicaio. Per mantenere l’equilibrio all’interno delle colonie è
necessario che le formiche possano comunicare tra loro in modo efficace.
Le formiche comunicano tra loro con la chimica. Hanno una serie di ghiandole che rilasciano vari feromoni
La ghiandola di Dufur, la ghiandola del veleno, la ghiandola anale, la ghiandola dei piedi e la ghiandola del
torace e dell’addome.
La ricezione dei feromoni avviene attraverso le antenne che servono sia per odorare che per sentire il
gusto. La comunicazione tra le formiche è molto complessa.
Non usano un singolo feromone per indicare qualcosa, ma piuttosto ne combinano diversi. Tra le altre cose,
i feromoni servono a mostrare il percorso di foraggiamento. In pratica, permettono di comunicare dove si
trova il cibo e di marcare il percorso per trovarlo.
La presenza delle formiche in natura e le azioni che compiono nell’ambiente sono essenziali per il
benessere degli habitat in cui vivono.
Puliscono l’ambiente: sono acceleratori della decomposizione biologica nutrendosi di rifiuti organici, insetti
o altri animali morti.
Le formiche del genere Camponotus, in particolare, nidificano nel legno morto o malato, accelerando
notevolmente il processo di decomposizione del medesimo (per il quale sono necessarie anche le azioni
successive di funghi e batteri che distruggono la lignina e la cellulosa). Le formiche di città si nutrono degli
avanzi di cibo della popolazione eliminandone varie tonnellate ogni anno.
Aiutano a combattere l’effetto serra: abitano infatti in enormi strutture sotterranee, che possono arrivare a
coprire una superficie di 50 metri quadrati e scendere a una profondità di 10 metri. Scavando le
innumerevoli gallerie dei formicai, le formiche rimuovono e rimescolano il suolo portando alla superficie il
terreno che si trova in profondità ed esponendo all’aria frammenti di pietra contenenti magnesio e calcio,
che sono capaci di assorbire la CO2 presente nell’atmosfera – con conseguenti benefici per il clima e un
notevole contrasto dell’effetto serra.
Nel loro movimento le formiche raccolgono, consumano e disperdono semi di moltissimi vegetali e
contribuiscono quindi alla diffusione dei medesimi e dunque alla ricostruzione dell’ambiente.
Sono noti quattro stadi di sviluppo della formica: uovo, larva, bambola, adulto (adulto).
nella maggior parte delle specie, l'intero processo di sviluppo richiede circa un mese.
Una colonia di formiche è un microcosmo organizzato, efficiente, autonomo, collaborativo
Scarafaggi
Sono ubiquitari ma non amano le basse temperature. Resistono invece alle temperature molto alte e
all’umidità eccessiva. Blatte e scarafaggi seguono un regime alimentare prettamente erbivoro, anche se in
alcuni decidono di nutrirsi di altri piccoli insetti diventando in questo modo onnivori, ma ciò succede
piuttosto raramente e in alcune specie molto rare. A volte sono cannibali ma soltanto in circostanze
disperate o legate unicamente alle “liti” e all’accoppiamento.
Le blatte sono tra i parassiti più pericolosi per quanto riguarda la nostra salute. La trasmissione delle
malattie avviene tramite il contatto con gli oggetti e gli alimenti che hanno contaminato o attraverso il
contatto diretto.
Gli escrementi, la saliva e le zampette degli scarafaggi possono ospitare vari agenti patogeni nocivi. Quando
toccano una superficie o si nutrono di qualche alimento, possono contaminarlo e causare così la
trasmissione di malattie.
Gli scarafaggi non dispongono di un pungiglione e solitamente non attaccano gli esseri umani.
Malattie portate dagli scarafaggi: Salmonellosi , Intossicazione alimentare, Dissenteria ,Febbre tifoide
Anche l’aria contaminata da feci, rigurgiti o pelle di scarafaggio può causare reazioni allergiche negli esseri
umani. Le minuscole particelle prodotte dagli scarafaggi possono diffondersi nell’ambiente attraverso l’aria.
Inalare l’aria contaminata da questi insetti può scatenare reazioni allergiche e attacchi di asma nelle
persone sensibili.
Gli aracnidi si distinguono dagli insetti contando le zampe e/o i segmenti corporei
Negli scorpioni il sottile addome segmentato termina con un pungiglione che serve ad avvelenare la presa
una volta afferrata utilizzano la seconda coppia di appendici, i pedipalpi, che hanno forma di robuste pinze.
Gli Acari, specie minuscole, che vivono prevalentemente nel suolo, tra le foglie in decomposizione o in
pozze d’acqua. Alcuni acari vivono tra i tessuti e possono provocare allergie Le zecche vivono da parassiti
su altri animali: uccelli, cavalli, cani, gatti e perfino l’uomo
CHILOPODI E DIPLOPODI
centopiedi e millepiedi
Animali con corpo nettamente metamerico con numerosi segmenti, senza differenziazione tra torace e
addome.
Artropodi terrestri presenti un po’ dappertutto, che raggiungono la massima diffusione negli ambienti
umidi tropicali e subtropicali
Nei chilopodi ciascun segmento porta un paio di zampe, nei Diplopodi due paia
MOLLUSCHI
circa 100 000 SPECIE TERRESTRI E MARINE sono un gruppo molto eterogeneo per forma e grandezza
il piede, una massa muscolare esterna, particolarmente sviluppata e di forma varia.
caratteristica in comune: corpo molle privo di metameria a volte racchiuso dentro una conchiglia molto
dura costituita da carbonato di calcio
I gasteropodi comprendono oltre i tre quarti di tutti i molluschi. Si trovano in acque dolci e salate e sulla
terraferma. Sono caratterizzati da un gusci esterno detto conchiglia avvolta a spirale. Hanno un piede molto
muscoloso con il quale strisciano sui fondali o sui terreni umidi.
La bocca è munita di un apparato raschiatore, la radula, una specie di lingua con dentelli che sporgendo
fuori dalla bocca viene usata per grattare la vegetazione degli scogli e persino per perforare le conchiglie di
altri molluschi.
Bivalvi molluschi sessili acquatici. Hanno conchiglia formata da due pezzi (valve) tenuti insieme dai muscoli.
Il corpo è schiacciato ed è privo di un capo distinto. Il piede serve all’animale per affondare nel sedimento.
L’alimentazione avviene mediante filtrazione dell’acqua, che viene convogliata nell’organismo dall’azione
di due sifoni: uno che introduce l’acqua (inalante) e uno che la emette (esalante).
I cefalopodi sono privi di conchiglia (solo il genere Nautilus la conserva, nella seppia è un organo vestigiale).
Il nome significa «piedi nella testa», essi infatti hanno attorno alla testa un gran numero di tentacoli, dotati
di rapidi movimenti e forniti di ventose per catturare le prede.
I cefalopodi sono animali molto veloci e temibili carnivori. La loro bocca è provvista di una specie di becco
corneo. Il mantello dei cefalopodi è molto ricco di muscoli e quando si contrae spinge fuori a forza l’acqua
attraverso uno stretto imbuto, derivato dal piede: l’animale viene così spinto all’indietro per propulsione a
getto. Questo modo di vita attivo ha portato allo sviluppo di un cervello e di organi di senso efficienti; in
particolare gli occhi sono molto complessi e assomigliano agli occhi dei vertebrati.
ECHINODERMI
Il phylum degli echinodermi comprende relativamente poche specie, circa 6000, adattate esclusivamente
all’ambiente marino ophiure oloturie ricci stelle marine
Questa somiglianza tra echinodermi e i cordati (e quindi i vertebrati) ha permesso di stabilire una certo
grado di parentela tra questi due gruppi di animali, apparentemente così diversi sia per organizzazione
anatomica sia per modi di vita.
I CORDATI
I CORDATI SONO ANIMALI CARATTERIZZATI DALLA PRESENZA DI UN CORDONE NERVOSO DORSALE LA
NOTOCORDA
La notocorda è un organo interno di sostegno, E’ anche un organo che ospita il sistema nervoso periferico,
il tubo neurale. I cordati sono provvisti di fessure branchiali, aperture situate posteriormente alla bocca che
mettono in comunicazione il tratto anteriore del tubo digerente (faringe) con l’esterno.
Distinguiamo i cordati in base alla posizione della corda in 3 sub phylum.
I piu primitivi, gli UROCORDATI o tunicati presentano la notocorda nella regione caudale della larva. I
CEFALOCORDATI
I piu evoluti, i VERTEBRATI hanno la corda circondata o sostituita da uno scheletro cartilagineo od osseo.
Gli Urocordati presentano solo 3 classi (marine): Ascidiacea Thaliacea Larvacea
CEFALOCORDATI
Nei cefalocordati la notocorda si estende per l’intera lunghezza del corpo e persiste per tutta la vita. La
notocorda svolge quel ruolo di sostegno
Non possiedono un complesso di organi respiratori: gli scambi gassosi avvengono attraverso la pelle e le
pareti dell'organismo grazie alle piccole dimensioni (max 5 cm) e all’epidermide costituita da un solo strato
di cellule. Il sistema circolatorio è simile a quello dei vertebrati.
Il cuore è un grosso vaso contrattile, componenti importanti del sistema circolatorio sono vasi sanguigni
aortici e venosi. Sono animali a sesso separato e la fecondazione è esterna
VERTEBRATI
I vertebrati sono il gruppo di cordati provvisti di colonna vertebrale. Questa sostituisce la notocorda
durante le prime fasi di sviluppo embrionale. La colonna vertebrale ha funzione di sostegno, protezione del
midollo spinale e punto di inserzione dei muscoli.
I vertebrati si dividono in cinque grandi gruppi: pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi
I PESCI VIVONO IN ACQUA, RESPIRANO CON LE BRANCHIE E SONO ANIMALI ETEROTERMI CONDROITTI
OSTEITTI
GLI ANFIBI
Gli anfibi sono un gruppo di vertebrati incredibilmente variegato, composto da oltre 8mila specie. La
maggior parte vive la propria vita legata sia all’acqua che alla terraferma.
le uova degli anfibi sono prive di diverse membrane protettive e sono gelatinose. Hanno bisogno di essere
deposte in acqua per non andare incontro alla disidratazione.
La larva (girini) è acquatica e va incontro a metamorfosi.
Inizialmente priva di zampe e polmonie respira con le branchie. Pian pian attraverso il processo di
metamorfosi si trasformeranno in adulti dotati di zampe e polmoni, in grado quindi di respirare anche sulla
terraferma. Non tutti gli anfibi, però, hanno forme larvali simili ai girini. In tritoni e salamandre le larve sono
molto più simili agli adulti e a loro trasformazione e un po' meno drammatica.
Purtroppo sono anche tra gli animali più minacciati di estinzione in assoluto
La pelle degli anfibi è molto sottile e priva di squame ed è permeabile all'acqua e agli scambi gassosi. Gli
anfibi infatti possono respirare attraverso la pelle, che se per alcune specie è una forma di respirazione
accessoria, per altre rappresenta l'unica via per poter respirare.
Quasi tutti gli anfibi sono carnivori, spesso insettivori. Molte specie sono vistosamente colorate e molto
spesso incredibilmente velenose. I colori infatti servono proprio ad avvisare eventuali predatori dell'elevata
tossicità.
Anuri: è il gruppo più numeroso, che contiene quasi il 90% di tutte le specie di anfibi. Comprende tutte le
specie senza coda e solitamente caratterizzate da un corpo tozzo con zampe posteriori atte al salto.
Urodeli (o Caudati): gli anfibi dotati di coda e dall'aspetto simile alle lucertole.
Gimnofioni (o Apodi): il gruppo più piccolo e curioso, composto da specie vermiforme e privi di arti, dalle
abitudini spesso fossorie o sotterranee.
Rospo comune È l'anfibio più grande d'Europa, prevalentemente notturno e si nutre di insetti e molluschi, e
piccoli vertebrati. Da adulto vive abbastanza distante dall'acqua, dove ritorna compiendo vere e proprie
migrazioni di massa solo nel periodo riproduttivo.
Rane verdi : anfibi molto comuni. Specie numerose e ibridi difficili da discriminare tra loro Passano gran
parte della loro vita in acqua.
Rana appenninica : dette "rane rosse". Queste rane sono particolarmente mimetiche e vivono nei boschi,
dove riescono a camuffarsi perfettamente tra le foglie e il legno della lettiera.
Raganelle sono piccole rane arboricole dai colori brillanti che possono tranquillamente stare saldamente
aggrappate a tronchi e rami grazie alle loro dita dotate di ventose
URODELI
(Salamandra salamandra) è invece un grosso urodelo dai colori particolarmente brillanti che vive
soprattutto nei boschi. Il colore è sintomo di tossicità
La salamandrina dagli occhiali: Vive esclusivamente in Italia, con due specie: quella settentrionale
(Salamandrina perspicillata), presente sull'Appennino centro settentrionale, e quella meridionale
(Salamandrina terdigitata), diffusa invece nell'Appennino meridionale. Vive nel sottobosco dove si nutre di
invertebrati.
Anche i tritoni sono molto diffusi con diverse specie su tutto il territorio italiano. A differenza delle
salamandre sono molto più legati all'acqua e sono spesso dotati di creste dorsali e code piatte lateralmente
molto colorate che vengono utilizzate dai maschi per far colpo sulle femmine.
Si riproducono spesso in abbeveratoi, fontane e vasche artificiali dismesso o utilizzate per il bestiame.
Questi siti riproduttivi sono particolarmente importanti per la loro salvaguardia e conservazione.
TRITONI
IL PROTEO: È un urodelo cieco che vive nelle grotte in totale assenza di luce tra le acque. E’ incredibilmente
longevo e in grado di restare a digiuno per periodi straordinariamente lunghi che possono durare fino a 12
anni.
GIMNOFIONI (O APODI) : 170 specie tropicali tutte contrassegnate dall’assenza di arti. Anfibi serpentiformi
si trovano sia in ambiente acquatico che terrestre dove assumono attitudini fossorie e scavatrici.
RETTILI
Vertebrati ectotermici squamosi con un sistema polmonare, carnivori. Circa 8.700 viventi Le dimensioni
variano da pochi cm fino a un massimo di circa 30 mt
Nei rettili privi di guscio esterno, la pelle è capace di trattenere l'umidità per prevenire la disidratazione
negli habitat asciutti; per essere funzionale la pelle viene cambiata piu volte l’anno.
La fecondazione è interna e lo sviluppo della prole è protetto da un uovo amniotico che può sopravvivere a
terra. I rettili sono completamente formati alla nascita e non progrediscono attraverso nessuno stadio
larvale.
MECCANISMI DI DIFESA
Alcuni rettili tra cui i serpenti si difendono utilizzando il veleno; altri hanno mascelle possenti, come i
coccodrilli e i varani.
Alcune specie di rettili, come le lucertole, hanno sviluppato un meccanismo di difesa particolare:
distraggono i predatori staccando la propria coda, che continua a muoversi per qualche istante, mentre
fuggono. In seguito, sono in grado di far ricrescere una nuova coda.
LORICATI: Animali corazzati con squame resistenti. Cacciatori abilissimi, sono dotati di potenti mascelle e
denti affilati, che li rendono cacciatori professionisti. Il corpo affusolato permette loro di nuotare
velocemente anche in acque poco profonde, dove si nascondono per spiare le eventuali prede in
avvicinamento. Le potenti zampe vengono usate anche per camminare sulla terra ferma. Tra i Loricati vi
sono tre famiglie di loricati ci siano notevoli differenze anche anatomiche, a partire dalla forma del muso.
Coccodrilli : Hanno il muso stretto, a forma di V: entrambe le mandibole hanno le stesse mandibola
inferiore è più stretta della superiore e i denti inferiori risultano appena visibili quando la bocca è chiusa.
GAVIALI: Muso lungo e stretto, che riduce la resistenza all'acqua e li aiuta a cacciare pesci
Alligatori e caimani: Muso ampio, con la parte inferiore a forma di U: la mandibola inferiore è più stretta
della superiore e i denti inferiori risultano appena visibili quando la bocca è chiusa.
Cheloni: Specie sia terrestri che acquatiche molto longeve caratterizzate da un guscio, corazza,
fondamentale per la loro protezione. Alcune specie di terra possono vivere anche per più di un secolo.
Possono avere una dieta prettamente erbivora o carnivora: le specie acquatiche possono anche cibarsi di
piccoli pesci, anfibi o insetti. La bocca è provvista di un becco corneo e tagliente. Tutte le specie depongono
uova.
Sauri
L’ordine di rettili che comprende il maggior numero di specie e per questo motivo sono suddivisi in diversi
sottordini. I Sauri hanno la caratteristica di possedere palpebre in grado proteggere gli occhi, per esempio
dalla sabbia, e comprendono molte specie come lucertole, gechi, camaleonti, iguane e varani. Dotati di una
lingua allungabile, catturano prede avvicinandosi a loro grazie alle zampe la cui struttura è specializzata per
facilitare gli spostamenti su superfici anche molto diverse fra loro, come muri o tronchi d’albero.
Esistono tuttavia sauri senza zampe (apodi) o con zampe rudimentali (Anfisbene). Essi non possiedono vere
e proprie palpebre, ma soltanto una pellicola di protezione per gli occhi, e inoltre presentano arti solo
lievemente abbozzati (vestigiali), che alcune specie utilizzano durante l’accoppiamento.
In generale, gli squamati hanno adottato diverse tecniche di sopravvivenza e segnalazione, fra cui la
secrezione di potenti veleni, colori sgargianti e la capacità di imitare specie pericolose
I Varani sono naturalmente carnivori e abili predatori, tanto da cacciare enormi varietà di prede dai loro
simili agli insetti e ai pesci, dagli uccelli a piccoli animali come ratti e conigli e altri animali domestici ma
anche canguri.
I SERPENTI sono rettili dal corpo allungato sprovvisti di zampe, e grazie alle ondulazioni che effettuano per
spostarsi, sono molto abili nel movimento
Sono tutti carnivori e possono nutrirsi di animali più grandi di loro perché il loro cranio ha delle articolazioni
molto deboli. Inoltre la mandibola inferiore non è saldata anteriormente, ma unicamente unita con un
legamento, il che permette alla mandibola destra di allontanarsi da quella sinistra aumentando l’ampiezza
dell’apertura della bocca.
Il loro senso più sviluppato è quello dell'olfatto. Per usarlo, non usano solo il naso, ma anche la lingua.
Quando vogliono avere informazioni sull'ambiente, tirano fuori la lingua biforcuta e la scuotono. Ciò fa sí
che le particelle odorose vengano "intrappolate" e dirette verso un organo del palato noto come organo di
Jacobson (organo vomeronasale). Si tratta di una struttura che rileva le sostanze chimiche, in particolare gli
ormoni.
Il veleno
Molti serpenti hanno una ghiandola velenifera (ghiandola parotide) che entra in contatto con i denti che lo
iniettano come una specie di siringa.
La funzione è quella di uccidere o paralizzare le loro prede prima di mangiarle. In questo modo, possono
consumare animali anche molto più grandi di loro.
la loro modalità principale di caccia è la costrizione, necessaria per soffocare la preda prima di ingerirla.
GLI UCCELLI
Vista acuta. Occhi grandi. La retina produce immagini 8 volte superiori a quelle degli altri vertebrati. Hanno
3 palpebre 2 esterne che si chiudono e 1 trasparente.
IL VOLO
Le piume: Bellissime, colorate, leggere ma resistenti, flessibili, idrorepellenti, simili ma diverse, sono piu
numerose in inverno che in estate. Sono piu efficienti del pelo.
Penne e Piume
Uccelli grandi volatori. Alcuni hanno ali lunghe e strette per volare sul mare, altri ali ampie per volare sulla
terra ferma Uccelli migratori hanno lunghe ali con larghi muscoli pettorali
Uccelli che vivono a terra hanno ali molto poco irrorate ma corte e robuste.
Se non volano possono usare le ali per nuotare
Altri uccelli possono correre come lo struzzo, e in questo caso hanno zampe e piedi robusti.
La formazione a V è una delle migliori per un posizionamento ottimale; consente agli uccelli di restare in
vista l’uno dell’altro. L’uccello capofila sfrutta un po’ della spinta verso l’alto creata da quelli che gli stanno
a destra e sinistra, ma di solito la sua posizione è comunque la più faticosa: dato questo grande onere, è
assai probabile che gli uccelli dello stormo la ricoprano a turno.
Un uccello impara a non collidere con gli altri uccelli attorno e quindi cerca di mantenere una certa
separazione con quelli più vicini. Ma un uccello isolato è facile preda di uccelli predatori e quindi tutti
cercano anche di mantenere l’allineamento con gli altri e di mantenere la coesione nel gruppo, cioè
cercando di tenersi al centro perché quelli all’esterno sarebbero facile [Link] zampe hanno 3 dita
anteriori e una posteriori Gli arrampicatori hanno 2 dita anteriori e 2 posteriori Sono provviste di artigli se
mangiano carne Dita congiunte per [Link] per scavare
Il Becco: Cambia forma in base all’alimentazione lungo e sottile per succhiare il nettare
……una grande varietà di suoni complessi che costituiscono un vero e proprio linguaggio
Avviene grazie alla siringe, un posto alla biforcazione della trachea nei bronchi
In base alla sua conformazione, che cambia a seconda delle specie, si devono canti e suoni tanto diversi.
Ogni tipo di suono ha uno scopo diverso ed è così che gli uccelli, a tutti gli effetti, comunicano tra di loro
con richiami che possono variare in ogni circostanza.
Chiamate di allarme: suoni brevi ma talmente forti da essere udibili a grandi distanze
Richiami da contatto: cinguettii moderatamente forti, simili a ronzii ma non così penetranti come le
chiamate di allarme.
Chiamate in volo, tipici delle specie: suoni molto musicali, utilizzati soprattutto per annunciare il passaggio
degli stormi durante le migrazioni.
Il canto mattutino: suoni armoniosi tipici del corteggiamento
Canto di supplica: bassa intensità ma continui, possono essere chiaramente sentiti in prossimità di un nido
Corteggiamento: Uccello del paradiso durante il corteggiamento, si appende a un ramo a testa in giù
battendo le ali e dispiegando le penne ornamentali.
I maschi di fregata delle Galapagos gonfiano un impressionante petto rosso
Particolarità
Gli escrementi di questi animali sono veri e propri fertilizzanti naturali, in grado di rendere più vitali anche i
desolati paesaggi dell'Antartide. Questo processo consente all’ammoniaca di arricchire un’area fino a 240
volte la dimensione della colonia. E i risultati di questo arricchimento sono molteplici e in primis una
fiorente comunità di muschi e licheni, che a sua volta supporta un numero incredibile di piccoli
invertebrati.
I MAMMIFERI
I MAMMIFERI SONO VIVIPARI : hanno un sistema di gestazione più evoluto e sviluppato rispetto a quello
degli ovipari. Grazie al sacco amniotico ricoperto di placenta, i feti si sviluppano all'interno della madre,
alimentandosi grazie al cordone ombelicale, fino a quando attraverso il parto escono dal corpo materno e
sono pronti a vivere autonomamente.
Il tempo di gestazione dipende dalla specie a cui gli animali appartengono.
Esistono mammiferi ovipari, tra cui c'è l'ornitorinco e l’echidna.
I MAMMIFERI RESPIRANO ATTRAVERSO I POLMONI
I mammiferi hanno due polmoni formati da tessuto elastico diviso in lobuli estremamente ramificati in
bronchi e bronchioli fino agli alveoli, dove avviene lo scambio di gas. I polmoni si trovano nella cavità
toracica e sono limitati dal diaframma, un muscolo che con la sua distensione e contrazione facilita l'entrata
e l'uscita dei gas.
L’APPARATO CARDIOVASCOLARE
il cuore è l’organo propulsore del sangue e costituisce l’elemento centrale dell’apparato circolatorio, che
comprende anche i vasi sanguigni (arterie e vene) e i vasi linfatici.
L’apparato cardiovascolare è l’insieme degli organi deputati al trasporto di sangue e linfa al fine di
apportare alle cellule dell’organismo gli elementi necessari al loro sostentamento.
Il sangue trasporta l’ossigeno dai polmoni alle cellule e l’anidride carbonica in direzione opposta.
Il sangue trasporta le sostanze nutrienti prodotte a partire dai processi digestivi che avvengono nel sistema
digerente in ogni tessuto
I cataboliti, ovvero le sostanze residue sono trasportate e poi eliminate da altri tessuti o organi (come i reni
e il colon).
Il sangue trasporta anche i messaggeri chimici come gli ormoni, le cellule del sistema immunitario e i
componenti della coagulazione del sangue all’interno di tutto il corpo.
L’APPARATO CIRCOLATORIO : Dalla periferia del corpo, il sangue venoso povero di ossigeno giunge all’atrio
destro tramite la vena cava inferiore e superiore, il sangue passa dall’atrio destro al ventricolo destro
passando attraverso la valvola tricuspide. Dal ventricolo destro attraversa la valvola polmonare e tramite
l’arteria polmonare si allontana dal cuore per dirigersi ai polmoni dove viene ossigenato.
SONO RICOPERTI DI PELO: Una delle principali caratteristiche è la presenza del pelo, presente in quasi tutte
le specie
La pelliccia delle specie artiche è più folta e isolante di quella degli animali che vivono ai tropici, spesso
ricoperti da una peluria rada priva di sottopelo.
Nel caso della foca e lepre artica o dell'orso bianco, la pelliccia è formata da i peli cavi ed ha l’importante
funzione di trasmettere la radiazione solare alla cute, che essendo di colore nero è in grado di accumulare
calore, mentre la colorazione bianca riflette il calore emesso dall’animale nuovamente verso la cute.
Nelle regioni temperate, dove si ha una importante escursione termica tra l'estate e l'inverno, il mantello di
un mammifero varia: quello invernale è più folto e muta con l’arrivo della stagione calda sia come colore sia
come spessore.
Molti mammiferi, inoltre, per isolarsi dal freddo in modo istantaneo sollevano o abbassano i peli
contraendo i loro muscoli erettori affinché intrappolino uno strato di aria che in questo modo viene
riscaldata dal corpo, assicurando un eccellente isolamento termico.
la pelliccia però è causa di caccia e bracconaggio. Uno degli animali più martoriati in natura per il suo
candido e pregiato mantello è il cucciolo di foca della Groenlandia (Pagophilus groenlandicus).
Questa specie viene cacciata tutto l'anno, ma la stagione venatoria varia in base alla regione e alle specie,
con il Canada e la Groenlandia in cui circa 900.000 foche vengono uccise ogni anno.
Non vi sono differenze significative di forma, dimensioni e funzionamento individuale fra i singoli neuroni
del cervello umano e quelli degli altri mammiferi o anche degli altri vertebrati. Le variabili che differenziano
i cervelli delle diverse specie sono le dimensioni, il numero di neuroni e le interconnessioni che si
stabiliscono tra di essi. È evidente che il cervello è grande in animali grandi e piccolo in animali piccoli, ma
la relazione fra massa cerebrale e massa corporea non è lineare.
Il rapporto tra le dimensioni effettive della massa cerebrale e quelle che ci si aspetterebbe in un animale di
quella taglia è detto
QUOZIENTE DI ENCEFALIZZAZIONE QE
L'uomo, con un QE di 6-8, ha il valore più alto di tutti gli animali. Non è seguito dalle scimmie (valori
compresi tra 1 e 3) come si potrebbe immaginare, ma dal delfino (QE intorno al 5).
Gli squali hanno il più alto QE fra i pesci e i polpi hanno il più alto QE tra gli invertebrati.
Il calcolo del QE è più rigoroso se dal peso dell'animale si esclude il peso del grasso corporeo. Ciò comporta
grosse differenze nel risultato solo nel caso di animali estremamente grandi, come le balene.
Il cervello più grande del mondo animale appartiene al capodoglio (Physeter macrocephalus), con un peso
medio di 7 Kg in un maschio adulto. Ha tuttavia un QE basso, considerato che può arrivare a pesare circa
45 tonnellate.
L’UOMO
LE CELLULE
A cosa servono le cellule?
In ogni parte del corpo si trova un tipo diverso di cellula, che derivano da uno zigote che differenziandosi in
diversi distretti assume forma e funzione differente.
Quando le cellule si raggruppano per svolgere le loro funzioni, si organizzano in tessuti.
Quando più tessuti lavorano insieme, si definiscono organi, che a loro volta formano degli apparati.
Quando invece gli organi sono formati dallo stesso tessuto, si chiamano sistema o apparato.
I TESSUTI
Nel corpo dell’uomo e dei mammiferi in generale ci sono quattro tipi di tessuti: epiteliale, connettivale,
muscolare, nervoso
TESSUTO EPITELIALE
Distinguiamo: epiteli di rivestimento, che rivestono le superfici corporee ed hanno funzione protettiva,
assorbente ecc.
epiteli ghiandolari (a funzione secretiva)
epiteli sensoriali (come i recettori gustativi e quelli olfattivi)
È costituito da cellule connesse tra loro per mezzo di particolari modificazioni delle membrane cellulari, che
permettono alle cellule di incastrarsi l’una nell’altra saldando strettamente tra loro le cellule epiteliali, per
cui gli spazi extracellulari sono estremamente ridotti.
Non ha vasi sanguigni
L’epitelio poggia sempre sul tessuto connettivale sottostante che lo sostiene e lo nutre, fissandosi ad esso
grazie alla membrana basale attraverso la quale passano le sostanze nutritive che giungono all’epitelio dai
vasi sanguigni del connettivo, essendo l’epitelio privo di vasi propri (per la scarsità dello spazio
extracellulare).
LE CARATTERISTICHE DELL’EPITELIO SONO: CELLULE STRETTAMENTE CONNESSE; PRESENZA DELLA
MEMBRANA BASALE; CAPACITÀ DI RINNOVAMENTO; ASSENZA VASI SANGUIGNI.
Lo strato di cellule poggia su una membrana basale composta da una rete fibrosa.
Sulla base della forma delle cellule nello strato di cellule nel tessuto epiteliale semplice, distinguiamo
quattro tipi principali tessuto epiteliale.
Composto da un singolo strato di cellule piatte di forma poligonale o esagonale. Ogni cellula ha un nucleo
sferico posizionato centralmente e confini irregolari. Questo tessuto è distribuito nel rivestimento del
cuore, e in numerosi organi interni e sue funzioni principali sono la protezione, la filtrazione, l'assorbimento
e la secrezione.
Questo tipo di tessuto è composto da un singolo strato di cellule a forma di cubo che possono anche essere
rivestite con microvilli che faciliteranno la funzione di assorbimento. Questo tessuto è distribuito nei dotti
e nelle ghiandole, che includono i dotti pancreatici e le ghiandole salivari Le funzioni generali sono
protezione, assorbimento, secrezione ed escrezione.
Questo tipo di tessuto epiteliale è costituito da alte cellule a forma di colonna con altezza e larghezza
disuguali. Sono cellule secretorie che secernono varie sostanze chimiche e fluidi. Il tessuto è distribuito
lungo il rivestimento dello stomaco, intestino, ghiandole digestive, uretere, parete uterina e cistifellea. Le
funzioni principali comprendono l'assorbimento, la secrezione e l'escrezione.
Il tessuto epiteliale pluristratificato è composto da due o più strati di cellule ed è il più diffuso tipo di
tessuto che riveste gli organi interni e la cavità corporea. Anche il tessuto epiteliale stratificato è anche
classificato in base alla forma delle cellule.
La forma delle cellule è simile a quella del semplice tessuto epiteliale squamoso, ma disposte in più strati.
Questo può essere cheratinizzato e non cheratinizzato. Il primo si trova nello strato esterno della pelle ed
ha funzione protettiva. L'altro tipo è non cheratinizzato, si trova nella cavità orale, esofago e giunzione dello
stomaco, ano e retto, vagina e cervice.
SONO TIPI DI TESSUTI CHE FORMANO IL RIVESTIMENTO DEGLI ORGANI E PROTEGGONO GLI ORGANI. LE
FUNZIONI PRINCIPALI DI ENTRAMBI I TESSUTI INCLUDONO ASSORBIMENTO, SECREZIONE, ESCREZIONE E
PROTEZIONE. ENTRAMBI I TESSUTI CONTENGONO UNA MEMBRANA BASALE SU CUI RISIEDONO LE
CELLULE. ENTRAMBI I TESSUTI CONTENGONO DIVERSI TIPI DI CELLULE IN BASE ALLA FORMA DELLE
CELLULE.
IL TESSUTO CONNETTIVALE
E’ un tessuto estremamente eterogeneo distribuito in numerosi tessuti del nostro corpo. I connettivi sono
riccamente vascolarizzati ed innervati ed hanno la funzione di nutrire i tessuti epiteliali a cui sono associati.
Hanno anche funzione di sostegno e protezione.
Componente fibrosa costituita da: Fibre collagene, Fibre reticolari, Fibre elastiche
Tessuto connettivo lasso: fibre collagene lassamente intrecciate fra di loro con abbondanza di sostanza
amorfa. Sostiene mucose e sottomucose degli organi ed è riccamente vascolarizzato
Tessuto connettivo denso: fibre collagene fittamente stipate fra di loro in modo omogeno (tendini) o in
modo non omogeno (derma).
Tessuto connettivo elastico: fibre elastiche molto diffuse. E’ il tipico tessuto delle pareti dei vasi sanguigni.
tessuto cartilagineo, tessuto osseo , dente e parodonto , tessuto adiposo ,sangue ,linfa
IL TESSUTO CARTILAGINEO
IL TESSUTO OSSEO
TESSUTO OSSEO COMPATTO tipico delle diafisi delle ossa lunghe e all’intero delle epifisi e riveste la
struttura esterna di ossa corte e piatte.
TESSUTO OSSEO SPUGNOSO Costituisce principalmente l’epifisi delle ossa lunghe e la parte centrale delle
ossa corta e piatte.
IL TESSUTO ADIPOSO
Il tessuto adiposo è formato dagli adipociti cellule grandi e poligonali. E’ specializzato nell’accumulo di lipidi
sotto forma di trigliceridi, ha funzione di protezione sia contro il freddo che contro agenti meccanici esterni.
Tessuto adiposo bianco, il più comune. E’ il tessuto adiposo viscerale e sottocutaneo ed è formato da
adipociti bianchi che contengono un’unica goccia lipidica e sono deputati all’accumulo di grassi e dunque
alla formazione di scorte metaboliche.
Tessuto adiposo bruno, presente in concentrazione dell’ordine dei grammi. Gli adipociti bruni hanno
dimensioni inferiori rispetto ai bianchi e presentano numerose gocciole lipidiche. Il tessuto bruno in
particolare si occupa della termoregolazione producendo dunque calore. Questa funzione degli adipociti
bruni si spiega osservando la ricca vascolarizzazione e l’elevato numero di mitocondri.
IL SANGUE
Il sangue è un tessuto connettivo caratterizzato da sostanza amorfa allo stato liquido. Al suo interno si
trovano cellule, frammenti cellulari, enzimi, ormoni, anticorpi, vitamine e altre importanti sostanze per
l’omeostasi dell’individuo.
Attraverso una centrifugazione e l’uso di anticoagulanti è possibile osservare tre diverse zone
Al di sopra troviamo il buffy coat, contenente piastrine e globuli bianchi o leucociti. Generalmente è del 1%.
In cima troviamo il plasma, ovvero la componente liquida del sangue.
Gli elementi cellulari del sangue si dividono in globuli rossi (i piu rappresentati), globuli bianchi e piastrine.
In un uomo adulto, il sangue costituisce circa 1/12 del peso corporeo e corrisponde a 5-6 litri.
Gli eritrociti sono le cellule più numerose del sangue: circa 4-6 milioni /mm 3. Sono più numerosi negli
uomini che nelle donne. Hanno una forma a disco biconcava con diametro di circa 7,5 micron. Nei
mammiferi gli eritrociti sono sprovvisti di nucleo, presente invece nei restanti vertebrati. Sono molto
flessibili, infatti si deformano per poter attraversare anche i vasi sanguigni più piccoli. Al loro interno è
presente l’emoglobina, una proteina che si occupa del trasporto di ossigeno e anidride carbonica.
Essendo privi di nucleo, non possono riprodursi, infatti la loro formazione è affidata al midollo osseo ed
avviene tramite un processo che prende il nome di eritropoiesi. Hanno una vita media di circa 120 giorni,
dopo i quali sono catturati dalla milza e dal fegato ed eliminati da cellule specializzate del sistema
immunitario (macrofagi). Hanno una vita media di 120 giorni. Subito dopo sono distrutti dalla milza
La funzione principale dei globuli rossi è quella di agevolare gli scambi gassosi, ossia trasportare l’ossigeno
ai tessuti e parte dell’anidride carbonica ai polmoni per poterla espellere con la respirazione.
Fondamentale per consentire il regolare funzionamento dei globuli rossi è l’emoglobina, una proteina
tetramerica costituita da quattro catene polipeptidiche (globine) Mognuna delle quali lega un gruppo detto
eme contenente un atomo di ferro a cui si lega una molecola di ossigeno.
Il cuore pompa il sangue, quindi i globuli rossi, verso i polmoni. È nei polmoni che l’emoglobina contenuta
negli eritrociti si lega all’ossigeno formando l’ossiemoglobina. I globuli rossi caricati di ossigeno assumono
un colore rosso brillante. Il sangue ossigenato arriva ai capillari, si riversa nel plasma e diffonde a tutte le
cellule del corpo. Le cellule una volta essersi caricate di ossigeno, rilasciano anidride carbonica, che si
legherà nuovamente all’emoglobina dei globuli rossi costituendo la carbamminoemoglobina. I globuli rossi
caricati di anidride carbonica assumono un colore rosso scuro. Il cuore pompa gli eritrociti carichi di
anidride carbonica verso i polmoni, qui lasciano il prodotto di scarto e si caricano nuovamente di ossigeno.
Esternamente sono provvisti di una membrana costituita da un doppio strato lipidico su cui si inseriscono
gli antigeni, specifiche componenti proteiche che determinano l’appartenenza ad uno dei quattro principali
gruppi sanguigni.
I leucociti o globuli bianchi sono cellule nucleate del sangue incaricate della difesa dell'organismo In totale
si contano circa 10.000 leucociti per microlitro di sangue
Si distinguono tre categorie di globuli bianchi o leucociti:
I LINFOCITI : I Linfociti producono gli anticorpi, i principali costituenti del sistema immunitario contro
l'attacco di microorganismi.
I GRANULOCITI (neutrofili, basofili, eosinofili) migrano dal sangue ai tessuti connettivi per combattere le
infezioni.
I NEUTROFILI sono molto attivi nel fagocitare* batteri e sono presenti in grandi quantità nel pus delle
ferite.
I MONOCITI, i precursori dei macrofagi: sono i precursori dei macrofagi, cellule di diametro di circa 20-80
micron che si occupano di fagocitare elementi estranei, cellule morte e detriti cellulari.
LE PIASTRINE
A riposo hanno una forma a disco biconvesso mentre in attività assumono una forma stellata. Con un
diametro di 2-4 micron sono considerati frammenti cellulari.
Non hanno un nucleo ma posseggono numerosi organelli e granuli.
Bloccano l’emorragia attraverso la formazione di un coagulo, un tappo emostatico.
Hanno una vita media di circa 8-12 giorni e si trovano circa in concentrazioni di 200.000-400.000 unità per
microlitro di sangue.
LA LINFA
E’ un tessuto connettivo, allo stato liquido, che deriva dal liquido fuoriuscito dai capillari sanguigni non
riassorbito.
E’ convogliata nei capillari linfatici e poi trasportata all’interno di stazioni intercalate nel sistema linfatico,
chiamati linfonodi.
Successivamente la linfa entra nei dotti linfatici maggiori come il dotto toracico e infine viene convogliata
nel sistema venoso attraverso le vene succlavie.
La linfa si occupa di drenare i liquidi in eccesso e di trasportare i grassi assorbiti dall’intestino. Collabora
inoltre con il sangue alla risposta immunitaria contro gli agenti patogeni.
All’interno della linfa sono presenti solo i linfociti. I granulociti sono rarissimi e i globuli rossi sono assenti.
I TESSUTI
Nel corpo dell’uomo e dei mammiferi in generale ci sono quattro tipi di tessuti: epiteliale, connettivale,
muscolare, nervoso
TESSUTO EPITELIALE
Distinguiamo: epiteli di rivestimento, che rivestono le superfici corporee ed hanno funzione protettiva,
assorbente ecc.
epiteli ghiandolari (a funzione secretiva)
epiteli sensoriali (come i recettori gustativi e quelli olfattivi)
È costituito da cellule connesse tra loro per mezzo di particolari modificazioni delle membrane cellulari, che
permettono alle cellule di incastrarsi l’una nell’altra saldando strettamente tra loro le cellule epiteliali, per
cui gli spazi extracellulari sono estremamente ridotti.
L’epitelio poggia sempre sul tessuto connettivale sottostante che lo sostiene e lo nutre, fissandosi ad esso
grazie alla membrana basale attraverso la quale passano le sostanze nutritive che giungono all’epitelio dai
vasi sanguigni del connettivo, essendo l’epitelio privo di vasi propri (per la scarsità dello spazio
extracellulare).
tessuto epiteliale squamoso :Composto da un singolo strato di cellule piatte di forma poligonale o
esagonale. Ogni cellula ha un nucleo sferico posizionato centralmente e confini irregolari. Questo tessuto è
distribuito nel rivestimento del cuore, e in numerosi organi interni e sue funzioni principali sono la
protezione, la filtrazione, l'assorbimento e la secrezione.
tessuto epiteliale cubico: Questo tipo di tessuto è composto da un singolo strato di cellule a forma di cubo
che possono anche essere rivestite con microvilli che faciliteranno la funzione di assorbimento. Questo
tessuto è distribuito nei dotti e nelle ghiandole, che includono i dotti pancreatici e le ghiandole salivari Le
funzioni generali sono protezione, assorbimento, secrezione ed escrezione.
tessuto epiteliale colonnare: Questo tipo di tessuto epiteliale è costituito da alte cellule a forma di colonna
con altezza e larghezza disuguali. Sono cellule secretorie che secernono varie sostanze chimiche e fluidi. Il
tessuto è distribuito lungo il rivestimento dello stomaco, intestino, ghiandole digestive, uretere, parete
uterina e cistifellea. Le funzioni principali comprendono l'assorbimento, la secrezione e l'escrezione.
Il tessuto epiteliale pluristratificato è composto da due o più strati di cellule ed è il più diffuso tipo di
tessuto che riveste gli organi interni e la cavità corporea. Anche il tessuto epiteliale stratificato è anche
classificato in base alla forma delle cellule.
Tessuto epiteliale squamoso stratificato
La forma delle cellule è simile a quella del semplice tessuto epiteliale squamoso, ma disposte in più strati.
Questo può essere cheratinizzato e non cheratinizzato. Il primo si trova nello strato esterno della pelle ed
ha funzione protettiva. L'altro tipo è non cheratinizzato, si trova nella cavità orale, esofago e giunzione dello
stomaco, ano e retto, vagina e cervice.
Tessuto epiteliale stratificato cubico: Si trova nei dotti delle ghiandole (ghiandole sudoripare, ghiandole
mammarie).
L'epitelio colonnare stratificato è presente nelle aree di transizione (giunzioni) tra altri tipi epiteliali.
IL TESSUTO EPITELIALE
SONO TIPI DI TESSUTI CHE FORMANO IL RIVESTIMENTO DEGLI ORGANI E PROTEGGONO GLI ORGANI. LE
FUNZIONI PRINCIPALI DI ENTRAMBI I TESSUTI INCLUDONO ASSORBIMENTO, SECREZIONE, ESCREZIONE E
PROTEZIONE. ENTRAMBI I TESSUTI CONTENGONO UNA MEMBRANA BASALE SU CUI RISIEDONO LE
CELLULE. ENTRAMBI I TESSUTI CONTENGONO DIVERSI TIPI DI CELLULE IN BASE ALLA FORMA DELLE
CELLULE.
IL TESSUTO CONNETTIVALE
E’ un tessuto estremamente eterogeneo distribuito in numerosi tessuti del nostro corpo. I connettivi sono
riccamente vascolarizzati ed innervati ed hanno la funzione di nutrire i tessuti epiteliali a cui sono associati.
Hanno anche funzione di sostegno e protezione.
E’ caratterizzato da cellule e abbondante matrice extracellulare. Le cellule si occupano dell’omeostasi
tissutale elaborando e secernendo tutti i componenti della matrice extracellulare.
La matrice extracellulare è sempre costituita da:
Componente fibrosa costituita da: Fibre collagene, Fibre reticolari, Fibre elastiche
Sostanza fondamentale o amorfa costituita da: Glicoproteine, Glicosaminoglicani(GAG), polisaccaridi
costituito da unità disaccaridiche ripetute molte volte. L’acido ialuronico è un GAG. Proteoglicani
Tessuto connettivo denso: fibre collagene fittamente stipate fra di loro in modo omogeno (tendini) o in
modo non omogeno (derma).
Tessuto connettivo elastico: fibre elastiche molto diffuse. E’ il tipico tessuto delle pareti dei vasi sanguigni.
tessuto cartilagineo ,tessuto osseo, dente e parodonto , tessuto adiposo, sangue, linfa
IL TESSUTO CARTILAGINEO
TIPI DI TESSUTO CARTILAGINEO: Cartilagine ialina: cartilagini nasali, bronchiali, laringee, costali, articolari
Cartilagine elastica: padiglione auticolare, membrana acustica
Cartilagine fibrosa: menischi, legamenti
IL TESSUTO OSSEO
TESSUTO OSSEO COMPATTO tipico delle diafisi delle ossa lunghe e all’intero delle epifisi e riveste la
struttura esterna di ossa corte e piatte.
TESSUTO OSSEO SPUGNOSO Costituisce principalmente l’epifisi delle ossa lunghe e la parte centrale delle
ossa corta e piatte.
IL TESSUTO ADIPOSO
Il tessuto adiposo è formato dagli adipociti cellule grandi e poligonali. E’ specializzato nell’accumulo di lipidi
sotto forma di trigliceridi, ha funzione di protezione sia contro il freddo che contro agenti meccanici esterni.
Tessuto adiposo bianco, il più comune. E’ il tessuto adiposo viscerale e sottocutaneo ed è formato da
adipociti bianchi che contengono un’unica goccia lipidica e sono deputati all’accumulo di grassi e dunque
alla formazione di scorte metaboliche.
Tessuto adiposo bruno, presente in concentrazione dell’ordine dei grammi. Gli adipociti bruni hanno
dimensioni inferiori rispetto ai bianchi e presentano numerose gocciole lipidiche. Il tessuto bruno in
particolare si occupa della termoregolazione producendo dunque calore. Questa funzione degli adipociti
bruni si spiega osservando la ricca vascolarizzazione e l’elevato numero di mitocondri.
IL SANGUE
Il sangue è un tessuto connettivo caratterizzato da sostanza amorfa allo stato liquido. Al suo interno si
trovano cellule, frammenti cellulari, enzimi, ormoni, anticorpi, vitamine e altre importanti sostanze per
l’omeostasi dell’individuo.
Attraverso una centrifugazione e l’uso di anticoagulanti è possibile osservare tre diverse zone
Al di sopra troviamo il buffy coat, contenente piastrine e globuli bianchi o leucociti. Generalmente è del 1%.
In cima troviamo il plasma, ovvero la componente liquida del sangue.
Gli elementi cellulari del sangue si dividono in globuli rossi (i piu rappresentati), globuli bianchi e piastrine.
In un uomo adulto, il sangue costituisce circa 1/12 del peso corporeo e corrisponde a 5-6 litri.
Gli eritrociti sono le cellule più numerose del sangue: circa 4-6 milioni /mm 3. Sono più numerosi negli
uomini che nelle donne. Hanno una forma a disco biconcava con diametro di circa 7,5 micron. Nei
mammiferi gli eritrociti sono sprovvisti di nucleo, presente invece nei restanti vertebrati. Sono molto
flessibili, infatti si deformano per poter attraversare anche i vasi sanguigni più piccoli. Al loro interno è
presente l’emoglobina, una proteina che si occupa del trasporto di ossigeno e anidride carbonica.
Essendo privi di nucleo, non possono riprodursi, infatti la loro formazione è affidata al midollo osseo ed
avviene tramite un processo che prende il nome di eritropoiesi. Hanno una vita media di circa 120 giorni,
dopo i quali sono catturati dalla milza e dal fegato ed eliminati da cellule specializzate del sistema
immunitario (macrofagi). Hanno una vita media di 120 giorni. Subito dopo sono distrutti dalla milza
La funzione principale dei globuli rossi è quella di agevolare gli scambi gassosi, ossia trasportare l’ossigeno
ai tessuti e parte dell’anidride carbonica ai polmoni per poterla espellere con la respirazione.
Fondamentale per consentire il regolare funzionamento dei globuli rossi è l’emoglobina, una proteina
tetramerica costituita da quattro catene polipeptidiche (globine) ognuna delle quali lega un gruppo detto
eme contenente un atomo di ferro a cui si lega una molecola di ossigeno.
Il cuore pompa il sangue, quindi i globuli rossi, verso i polmoni. È nei polmoni che l’emoglobina contenuta
negli eritrociti si lega all’ossigeno formando l’ossiemoglobina. I globuli rossi caricati di ossigeno assumono
un colore rosso brillante. Il sangue ossigenato arriva ai capillari, si riversa nel plasma e diffonde a tutte le
cellule del corpo. Le cellule una volta essersi caricate di ossigeno, rilasciano anidride carbonica, che si
legherà nuovamente all’emoglobina dei globuli rossi costituendo la carbamminoemoglobina. I globuli rossi
caricati di anidride carbonica assumono un colore rosso scuro. Il cuore pompa gli eritrociti carichi di
anidride carbonica verso i polmoni, qui lasciano il prodotto di scarto e si caricano nuovamente di ossigeno.
Esternamente sono provvisti di una membrana costituita da un doppio strato lipidico su cui si inseriscono
gli antigeni, specifiche componenti proteiche che determinano l’appartenenza ad uno dei quattro principali
gruppi sanguigni.
I leucociti o globuli bianchi sono cellule nucleate del sangue incaricate della difesa dell'organismo In totale
si contano circa 10.000 leucociti per microlitro di sangue
I LINFOCITI
I Linfociti producono gli anticorpi, i principali costituenti del sistema immunitario contro l'attacco di
microorganismi.
I GRANULOCITI (neutrofili, basofili, eosinofili) migrano dal sangue ai tessuti connettivi per combattere le
infezioni.
I NEUTROFILI sono molto attivi nel fagocitare* batteri e sono presenti in grandi quantità nel pus delle ferite.
I MONOCITI, i precursori dei macrofagi: sono i precursori dei macrofagi, cellule di diametro di circa 20-80
micron che si occupano di fagocitare elementi estranei, cellule morte e detriti cellulari.
LE PIASTRINE
A riposo hanno una forma a disco biconvesso mentre in attività assumono una forma stellata. Con un
diametro di 2-4 micron sono considerati frammenti cellulari.
Non hanno un nucleo ma posseggono numerosi organelli e granuli.
Bloccano l’emorragia attraverso la formazione di un coagulo, un tappo emostatico.
Hanno una vita media di circa 8-12 giorni e si trovano circa in concentrazioni di 200.000-400.000 unità per
microlitro di sangue.
LA LINFA
E’ un tessuto connettivo, allo stato liquido, che deriva dal liquido fuoriuscito dai capillari sanguigni non
riassorbito.
E’ convogliata nei capillari linfatici e poi trasportata all’interno di stazioni intercalate nel sistema linfatico,
chiamati linfonodi.
Successivamente la linfa entra nei dotti linfatici maggiori come il dotto toracico e infine viene convogliata
nel sistema venoso attraverso le vene succlavie.
La linfa si occupa di drenare i liquidi in eccesso e di trasportare i grassi assorbiti dall’intestino. Collabora
inoltre con il sangue alla risposta immunitaria contro gli agenti patogeni. All’interno della linfa sono
presenti solo i linfociti. I granulociti sono rarissimi e i globuli rossi sono assenti.
IL TESSUTO MUSCOLARE
I muscoli rappresentano circa il 40% del nostro peso. E’ formato da cellule allungate o miociti che
compongono i fascicoli muscolari . Le fibre muscolari o miociti sono le unità morfologiche che compongono
i fascicoli (organizzazione di più cellule specifiche) dei muscoli.
Nelle Fibre Muscolari, l'energia chimica liberata dalle reazioni metaboliche si trasforma in energia
meccanica; queste inserendosi per mezzo dei tendini e agendo sulle leve ossee, permettono il movimento.
Livello di aggregazione:
sarcomeri --------> miofibille ----------> fibra muscolare o miociti ---------> fasci di fibre muscolari --------->
muscoli
Per fare avvenire il movimento è necessaria l’ energia chimica che viene fornita dall'ATP.
Questa è prodotta mediante " respirazione cellulare" nei mitocondri delle cellule muscolari (con consumo
di glucosio, ed ossigeno e contemporanea produzione di CO2 ed acqua).
Durante la contrazione muscolare il muscolo diventa via via più corto, i filamenti spessi (miosina) e quelli
sottili (actina) scorrono l'uno sull'altro
L’actina è una molecola globulare, la quale ha sulla superficie un sito reattivo atto a combinarsi con la
miosina. Numerose molecole di actina sono disposte elicoidalmente intrecciate tra loro a formare i
filamenti sottili. La miosina è una molecola molto più grossa, costituita da una grossa estremità globulare
attaccata ad una lunga coda. Le estremità globulari delle molecole di miosina contengono un sito reattivo
capace di legarsi al sito reattivo della molecola di actina. Inoltre, l’estremo globulare contiene un sito attivo
distinto che è capace di scindere l’ATP.
Il tessuto muscolare scheletrico costituisce i muscoli che permettono il movimento. Essi sono sotto il diretto
controllo della volontà e sono detti volontari. Le sue fibre sono di forma allungata e hanno diversi nuclei. Le
fibre muscolari scheletriche hanno una lunghezza variabile da pochi millimetri a diversi centimetri, con un
diametro che va dai 10 ai 100 µm (1 µm = 0.001 mm); sono le più grandi cellule dell'organismo.
muscolare scheletrico. Tuttavia le cellule di questo tessuto hanno un solo nucleo centrale.
Il tessuto muscolare liscio si trova nelle pareti del tubo digerente, nella vescica e nei vasi sanguigni. È
involontario, come il tessuto muscolare cardiaco. Non sono presenti striature.
IL TESSUTO NERVOSO
Il tessuto nervoso è composto da: neuroni, che generano e trasmettono gli impulsi nervosi cellule gliali
(come gli astrociti) che hanno funzione di sostegno.
Il tessuto nervoso è formato da neuroni e cellule gliali specializzati per la ricezione degli stimoli (input) che
trasporta gli impulsi nervosi in uscita (output)
Tutti gli organi che formano il sistema nervoso sono costituiti dallo stesso tessuto, il tessuto nervoso,
formato da particolari cellule, i neuroni. I neuroni sono cellule altamente specializzate, ma hanno un grosso
limite: quando subiscono un danno o si ammalano non sono in grado di riprodursi, quindi non possono
essere rimpiazzati da nuove cellule e, spesso, il sistema nervoso rimedia al danno utilizzando altre vie
nervose e creando nuove connessioni tra esse.
Il corpo cellulare è la cellula vera e propria che contiene gli organuli citoplasmatici e il nucleo.
Dal corpo cellulare partono due tipi di prolungamenti diversi. Quelli più corti, i dendriti, e quello più lungo,
il neurite o assone o fibra nervosa. Il neurite è avvolto da un rivestimento isolante, la guaina mielinica,
costituita da una sostanza grassa e biancastra, la mielina, prodotta da particolari cellule (cellule di
Schwann) che circondano il neurite.
Nella parte terminale il neurite si ramifica per collegarsi ai dendriti di altri neuroni e al termine di ogni
ramificazione è presente un piccolo rigonfiamento, il bottone sinaptico. I neuriti di più neuroni si
riuniscono in fasci e questi, riuniti in gruppi, avvolti da tessuto di rivestimento, formano il nervo.
I neuroni differiscono per la forma del corpo cellulare, per il numero di dendriti e per la lunghezza del
neurite e per la funzione
Classifichiamo i neuroni in base alla loro funzione in: 1 - neuroni sensitivi che trasmettono gli stimoli
provenienti dall’esterno o dall’interno del corpo e li trasportano al midollo spinale o all’encefalo
2 - neuroni di collegamento collegano un neurone sensitivo a un neurone motore
3 - neuroni motori trasmettono la risposta elaborata dal midollo spinale o encefalo ai muscoli o alle
ghiandole
I neuroni sono capaci di reagire agli stimoli sensoriali producendo un impulso nervoso e di condurre tale
impulso, trasmettendolo l’impulso nervoso può essere considerato un segnale di tipo elettrico. Quando il
neurone è a riposo, all’esterno della membrana plasmatica vi sono cariche elettriche positive (+) e
all’interno cariche elettriche negative (-) (4).
Quando un qualsiasi stimolo sensoriale (una luce, un suono, un dolore, una variazione di temperatura)
raggiunge il neurone con una certa intensità, le cariche positive entrano mentre quelle negative escono
dalla membrana del neurone (5). Le cariche positive “viaggiano” lungo tutto il neurone provocando al loro
passaggio una inversione dello stato elettrico nella zona in cui arrivano. La zona superata dall’impulso torna
nello stato elettrico della condizione di riposo (6). Gli impulsi nervosi viaggiano a grande velocità lungo i
neuroni sempre in una sola direzione: dai dendriti al corpo cellulare e da questo al neurite. La guaina
mielinica che riveste il neurite fa da isolante, impedisce cioè la dispersione dell’impulso elettrico e ne
favorisce la conduzione.
GLI APPARATI
L’ANATOMIA E LA FISIOLOGIA
L’ anatomia e la fisiologia sono fondamentali per comprendere le strutture e le funzioni del corpo umano.
L’ anatomia è la scienza che studia la struttura di un corpo e le relazioni tra le sue parti. La fisiologia è la
scienza che studia come funzionano le parti di un organismo
APPARATI O SISTEMI
sistema scheletrico: supporto strutturale e protezione con le ossa, le cartilagini e i legamenti apparato
muscolare: movimento con i muscoli e i tendini
sistema nervoso: acquisisce, trasferisce e processa l'informazione tramite l'encefalo, il midollo spinale e i
nervi sistema linfatico
apparato urinario: strutture coinvolte nel bilanciamento elettrolitico e nell'escrezione dell'urina apparato
genitale: organi coinvolti nella riproduzione
sistema endocrino: comunicazione all'interno del corpo attraverso l'uso degli ormoni prodotti dalle
ghiandole endocrine
APPARATI O SISTEMI
Il Sistema è un'unità morfo funzionale che è costituita da tessuti omogenei (uno, due tipi al massimo), ma
soprattutto con la stessa origine embriologica e con stessa funzione
L’ Apparato è un insieme di organi che possono avere origine embriologica e struttura istologica differente
ma che cooperano per lo stesso gruppo di funzioni.
Il sistema scheletrico ad esempio è formato da ossa unica origine embrionale (e unico tipo di tessuto)
l'apparato locomotore è fatto da ossa, legamenti e muscoli.
LE CAVITA’
Le cavità corporee sono gli spazi interni al corpo che contengono, proteggono, separano e sostengono gli
organi.
Il Sistema scheletrico
È la struttura di sostegno posta all’interno del corpo. Esso è formato dalle ossa. Queste hanno funzione di
sostegno e di protezione dei tessuti molli.
Le ossa, grazie alla connessione con il sistema muscolare, funzionano da leve consentendo il movimento.
– ossa piatte o larghe: se la larghezza e la lunghezza prevalgono sullo spessore – ossa brevi: se le tre
dimensioni sono pressoché uguali.
TESTA: situata superiormente al collo e articolata mediante l’osso occipitale alla prima vertebra cervicale
(atlante) si suddivide in:
– Neurocranio: parte superiore e posteriore costituita da otto ossa, quattro impari (frontale, etmoide,
sfenoide, occipitale) e due pari (temporali e parietali).
– Splancnocranio: parte anteriore costituita da quattordici ossa, due impari (mandibola e vomere) e sei
pari (mascellari superiori, zigomatiche, lacrimali, cornetti inferiori, nasali, palatine).
TRONCO,
– Colonna vertebrale: insieme delle vertebre incolonnate lungo la linea mediana posteriore tra il capo ed il
bacino. La colonna vertebrale si suddivide in segmenti relativi alla regione del corpo che attraversano. La
colonna vertebrale si suddivide in: – tratto cervicale (collo): composto da 7 vertebre (le prime due sono
l’atlante e l’epistrofeo);
– tratto dorsale (dorso): composto da 12 vertebre; – tratto lombare (lombi): composto da 5 vertebre;
– Ossa del cinto toracico: collegamento tra l’arto superiore ed il tronco. È formato da:
– clavicola: osso pari e appiattito articolato tra la parte alta dello sterno e l’acromion della scapola;
– scapola: osso piatto e triangolare situato nella regione superiore laterale del dorso. Nel suo angolo
esterno si articola con l’omero e con la clavicola, rispettivamente con la cavità glenoidea e l’acromion.
– Gabbia toracica: insieme delle ossa che costituiscono lo scheletro della regione toracica e dorsale. È
costituita dalle vertebre dorsali, dalle costole e dallo sterno (osso impari simmetrico costituente la parte
anteriore della gabbia toracica. Su di esso si di articolano le clavicole e le costole).
– Bacino: complesso osseo, formato dalle due ossa iliache e dall’osso sacro, su cui si articolano gli arti
inferiori e la colonna vertebrale. La parte inferiore dell’osso iliaco viene denominata pube
– Omero: osso lungo costituente la parte scheletrica del braccio. Si articola tra la cavità glenoidea della
scapola e l’una e radio dell’avambraccio.
– Radio: osso lungo che, insieme all’ulna, costituisce la parte scheletrica dell’avambraccio. Si articola tra
l’omero, l’ulna ed il carpo.
– Ulna: osso lungo che, insieme al radio, costituisce lo scheletro dell’avambraccio. Si articola sul radio e tra
l’omero ed il carpo.
– Carpo: regione della mano compresa tra l’articolazione del polso ed il metacarpo. Si compone di otto
ossa: scafoide, semilunare, piramidale, piriforme, trapezio, trapezoide, grande osso e uncinato.
– Metacarpo: regione della mano che congiunge il carpo alle falangi. Dal punto di vista scheletrico è
composta da cinque ossa.
– Falangi: segmenti ossei che compongono le dita della mano. Sono tre per ogni dito, rispettivamente
falange, falangina, e falangetta. Fa eccezione il pollice che ne ha due.
– Femore: osso lungo della coscia che si articola tra l’osso iliaco, tibia e rotula.
– Rotula: osso piatto della regione anteriore del ginocchio. – Tibia: osso lungo che, insieme al perone,
costituisce la parte scheletrica della gamba. Si articola tra il femore e rotula (ginocchio) ed il perone e
l’astragalo (caviglia).
– Perone: osso lungo che insieme alla tibia costituisce la parte scheletrica della gamba. Situato
esternamente alla tibia, si articola tra la parte superiore di questa e l’astragalo del piede.
– Tarso: regione del piede compresa tra l’articolazione della caviglia ed il metatarso. Si compone di sette
ossa: astragalo (situato nella regione del calcagno, articolato superiormente con la tibia), calcagno (situato
nell’estremità postero-inferiore del piede. Si articola con l’astragalo ed il cuboide. Forma la protuberanza
del tallone), scafoide, cuboide e le tre ossa cuneiformi.
– Metatarso: regione del piede che congiunge il tarso alle falangi. Dal punto di vista scheletrico è composto
da cinque ossa.
– Falangi: segmenti ossei che compongono le dita del piede. Sono tre per ogni dito, rispettivamente
falange, falangina, e falangetta. Fa eccezione l’alluce che ne ha due.
Spiegare ai ragazzi
• Per spiegare la funzione strutturale, diremo che i vertebrati, ossia gli animali che hanno una colonna
vertebrale, possono muoversi e stare eretti perché hanno uno scheletro interno.
• Portiamo in classe del DIDO e del fil di ferro. Dividiamo i ragazzi in gruppetti da 4o5 e chiediamo loro di
realizzare una giraffa abbastanza grande ed una stella marina. Mettiamo sul tavolo il fil di ferro arrotolato
senza dire a cosa serva. Non potendo sostenere il collo né le lunghe zampe, i ragazzi dovranno costruire
per la giraffa un’intelaiatura di ferro che aiuti a sostenere la struttura ne lsuo complesso, mentre la stella
marina, molto più piccola, non avrà problemi. Le ossa sono quindi importanti per sostenere corpi di una
certa dimensione.
Le ossa sono dure ed elastiche allo stesso tempo. Queste due proprietà sono dovute ai due componenti
principali: una componente organica, l’osteina e una componente inorganica, i Sali minerali
IL SISTEMA NERVOSO
Funziona un po’ come un computer: riceve tutti gli stimoli che arrivano dall’ambiente esterno e dall’interno
del nostro corpo, elabora le reazioni adatte, mette in collegamento tutte le parti dell’organismo e le
coordina.
il sistema nervoso ha anche tutte le funzioni psichiche complesse, come la memoria, l’apprendimento, le
emozioni. Anche le nostre caratteristiche caratteriali e comportamentali dipendono dal sistema nervoso
centrale. Il sistema nervoso centrale, composto da encefalo e midollo spinale il sistema nervoso periferico,
composto dai nervi.
Il sistema nervoso è formato da due parti: Il sistema nervoso centrale riceve le informazioni dall’esterno e
dall’interno, le analizza e invia le risposte in tutto il corpo.
Il sistema nervoso centrale è costituito dal cervello, dal cervelletto e dal midollo allungato, che si allunga
verso il basso fino al midollo spinale.
Il MIDOLLO SPINALE si trova all’interno della colonna vertebrale e collega il sistema nervoso centrale a
quello periferico.
L’ENCEFALO Prende posto nella scatola cranica, superiormente ad altre strutture nervose. Pesa circa 1,4
chilogrammi e contiene 100 bilioni di neuroni nell'essere umano adulto. E’ composto da due elementi
pressoché simmetrici, chiamati emisferi cerebrali. Sulla superficie vi è la corteccia cerebrale, uno strato
cellulare superficiale ben distinto, e nella zona piu profonda la componente sottocorticale. Il cervello
presiede al controllo delle emozioni e delle funzioni volontarie, al controllo delle funzioni sensoriali, alla
capacità di linguaggio e di comprensione del linguaggio, alla facoltà di memoria, all'apprendimento e
all'elaborazione dei ricordi.
L'ENCEFALO È UNA STRUTTURA MOLTO COMPLESSA, SUDDIVISIBILI IN 4 GRANDI REGIONI, CHE SONO:
Cervello, Cervelletto , Tronco encefalico , Diencefalo
La trasmissione degli impulsi nervosi è un argomento affascinante, ma anche molto complicato da spiegare.
In questa esperienza, parleremo di trasmissione nervosa, intendendo il percorso dal sistema nervoso
centrale (il cervello e il midollo spinale, fig1) al sistema nervoso periferico (fig2) che, nel caso
dell’esperimento che stiamo per effettuare, comprende i moto-neuroni. Queste fibre, che come dice il
nome hanno a che fare con il movimento, innervano i muscoli e ne inducono la contrazione o il
rilassamento.
Servono le tessere del domino, una superficie liscia e una pallina. Cercheremo qui di rappresentare
praticamente la trasmissione dell’impulso attraverso le fibre nervose fino al compimento di un movimento
(rappresentato dal rotolare della pallina). Prima di tutto, posizioniamo le tessere di taglio, una di seguito
all’altra con una distanza di circa due terzi della tessera tra una e l’altra. Alla fine di questo “serpente”
mettiamo una pallina leggera.
Le tessere del domino rappresentano le cellule nervose (neuroni) attraverso le quali viene trasmesso
l’impulso nervoso.
Facciamo una prima prova della trasmissione del segnale: sfioriamo leggermente la prima tessera, senza
farla cadere. Questo ci permette di dare una prima informazione: perché il segnale venga trasmesso, è
necessario che l’impulso che ne causa la propagazione sia abbastanza forte da superare una soglia minima.
I neuroni reagiscono solo se lo stimolo supera una soglia minima. Se ci limitiamo a sfiorare la prima tessera,
questa non cade e non accade nulla. Successivamente, facciamo colpire la prima tessera da un ragazzo ed
osserviamo tutti insieme la “trasmissione” del segnale: la spinta fa cadere la prima tessera che, a catena, fa
cadere tutte le altre. Al termine, la pallina verrà spinta in avanti: dalla prima all’ultima tessera osserveremo
la propagazione di un segnale.
Risolleviamo le tessere e facciamole ripetere l’esperimento più volte da altri ragazzi osservando
attentamente il modo con cui le tessere reagiscono. Facciamo notare come il movimento debba avvenire in
un’unica direzione e che le tessere cadono tutte alla stessa velocità
La pallina è solo ad uno dei due estremi del “serpente”, quindi il segnale è unidirezionale. Inoltre la
trasmissione dell’impulso nervoso è costante durante tutto i l percorso, senza perdita di energia, proprio
come accade alle tessere del domino che cadono alla stessa velocità.
Se si toglie una tessera al centro del “serpente”, le tessere poste oltre al vuoto non cadono. Questa è
un’altra considerazione importante da fare : il sistema di conduzione del segnale deve essere integro, non ci
devono essere punti di discontinuità, altrimenti la trasmissione si interrompe.
Se alcune cellule nervose vengono danneggiate (ad esempio a causa di un incidente) la trasmissione
dell’impulso nervoso si interrompe e non può essere ripristinata
SISTEMA MUSCOLARE
L’apparato muscolare è sotto controllo dell’apparato nervoso. I muscoli possano venire divisi in:
I muscoli scheletrici sono formati da fibre muscolari striate. Essi rappresentano il 40% circa della massa
complessiva del corpo
Nelle diverse parti del corpo si trovano delle fasce particolari esempio la fascia cervicale che avvolge i
muscoli e le strutture del collo la fascia pelvica che tappezza la parte interna del bacino
Le fasce piu robuste del corpo sono la fascia palmare nella mano e la fascia plantare nel piede la loro
principale funzione è quella protettiva
Il nome viene loro attribuito su diverse basi: a seconda della funzione che svolgono (flessori-estensori) a
seconda della loro inserzione (lo sternocleidomastoideo) a seconda della loro forma (deltoide)
a seconda della loro origine (bicipite, tricipite, quadricipite) a seconda della loro sede (pettorale)
La massa principale del muscolo viene chiamata ventre; le estremità fibrose si continuano assotigliandosi
nei tendini. Tendini, rappresentano le estremità fibrose dei muscoli, mediante le quali questi prendono
inserzione sulle ossa.
Quando un muscolo si contrae, si deve attuare un’azione uguale ma opposta da parte del suo antagonista,
esempio per flettere il gomito il bicipite si contrae e il tricipite si rilassa.
Per imparare il funzionamento degli apparati, è necessario semplificare notevolmente la complessità del
nostro corpo. Per i ragazzi è un continuo esercizio di astrazione: non possono vedere dentro il loro corpo,
ma hanno imparato a riconoscere alcune regole fisiologiche. Hanno bisogno di provare quel che imparano e
di “vederlo” per capirlo e memorizzarlo.
Tra i vari argomenti, il sistema muscolare, formato da muscoli, tendini e legamenti. Tutti gli arti del nostro
corpo si muovono attraverso muscoli attaccati alle ossa mediante i legamenti e i tendini.
I legamenti hanno la funzione di tenere fra loro unite due o più strutture anatomiche (per esempio, due
ossa) o di mantenere nella posizione un organo, mentre i tendini sono una struttura per mezzo della quale
l’estremità di un muscolo si inserisce su di un osso o sulla pelle. Il tendine è resistente e in elastico e appare
come una fascia o un cordone.
Nel braccio, ci sono il bicipite e il tricipite: sono detti antagonisti, perché lavorano insieme per fare il
movimento desiderato. Quando uno si accorcia (si contrae), l’altro si allunga (si rilassa) e viceversa.
3 strisce di cartone rigido lunghe 25 cm, una più larga (sarà l’omero) e due più strette (l’ulna e il radio), due
elastici della stessa lunghezza (i muscoli), ferma campioni (l’articolazione).
L’ APPARATO CARDIOVASCOLARE
L’APPARATO CARDIOVASCOLARE È FORMATO DAL CUORE E DAI VASI SANGUIGNI Arterie. Vengono definiti
in tal modo i vasi che portano il sangue ricco di ossigeno e nutrienti dal cuore (da cui origina l’arteria aorta)
a tutti i tessuti, dividendosi in arterie via via più piccole fino ai capillari.
Capillari. Vasi di piccole dimensioni che consentono lo scambio di nutrienti e ossigeno tra il sangue ed i
tessuti. Vene. Portano il sangue ormai povero di ossigeno e ricco di scorie dai capillari verso il cuore.
Infatti, pur chiamandosi arterie, in quanto originano dal cuore e portano il sangue ai polmoni, trasportano
in realtà sangue povero di ossigeno per poter rifornire a livello polmonare e tornare al cuore attraverso le
vene polmonari. Questo circuito si definisce piccolo circolo o circolo polmonare, per differenziarlo dalla
circolazione sistemica generale o grande circolo.
IL CUORE
Il cuore è localizzato nel torace, dietro lo sterno, con l’apice che punta e sporge sul lato sinistro (sono
possibili eccezioni, con persone che hanno il cuore in posizione assolutamente centrale – si parla di
mesocardia – oppure rivolto con la punta a destra, si parla di destrocardia).
È avvolto all’esterno dal PERICARDIO, una membrana protettiva, formata da tessuto connettivo che
previene e impedisce l’iperestensione del cuore
È avvolto all’interno dall’ENDOCARDIO, una membrana protettiva, formata da tessuto connettivo che lo
separa dagli altri organi
Possiamo immaginare il cuore come una pompa che contraendosi genera la forza necessaria per il
movimento di sangue in circolo.
cuore destro che pompa il sangue refluo dal sistema venoso – ricco di scorie e povero di ossigeno – verso i
polmoni, dove questo viene ossigenato e l’anidride carbonica di scarto eliminata
cuore sinistro che pompa poi il sangue dai polmoni al resto del corpo.
la coronaria destra (che irrora principalmente le porzioni destra e posteriore del cuore) ed il tronco comune
sinistro, che si divide in arteria interventricolare anteriore ed arteria circonflessa (queste ultime irrorano
principalmente le parti anteriore e sinistra del cuore).
Le tre arterie principali si ramificano in vasi via via più piccoli che raggiungono tutto il miocardio. Se si
accumula colesterolo all’interno della parete di una coronaria (aterosclerosi), il calibro del vaso si riduce,
diminuendo la quantità di sangue che arriva ad un’area del cuore. Questo può portare ad angina pectoris e
infarto. Il sangue refluo dalla circolazione cardiaca, ricco di scorie e povero di ossigeno, viene raccolto dalle
vene cardiache che costituiscono un vaso venoso più grande detto seno coronarico che si svuota nell’atrio
destro.
Ogni cavità cardiaca è dotata di una valvola, costituita da un denso tessuto connettivo, per impedire il
reflusso del sangue nella direzione sbagliata. Le valvole atrioventricolari (AV) si trovano fra atri e ventricoli
e sono
Tutte le cellule cardiache hanno la possibilità di contrarsi ritmicamente ma normalmente il ritmo è guidato
da alcune cellule specializzate dette pacemaker naturali che generano il ritmo cardiaco e lo diffondono al
resto delle cellule del cuore tramite un sistema di fibre specializzate.
Le cellule del nodo senoatriale (nel tetto dell’atrio destro) generano la pulsazione
Il sistema di conduzione è costituito dai fasci di cellule che consentono la propagazione ordinata
dell’impulso alla contrazione, in modo che le diverse aree cardiache si contraggono in una sequenza
precisa ed efficace per garantire
Il ritmo generato dal nodo senoatriale è influenzato da diversi tipi di stimoli, consentendo l’adattamento
della frequenza cardiaca alle diverse attività della persona.
L’alterazione del funzionamento dei diversi elementi del sistema di conduzione causa diversi tipi di aritmie.
APPARATO DIGERENTE
Per svolgere tutte le funzioni tipiche l’organismo umano (dal metabolismo basale al movimento) ha bisogno
di energia e l’energia proviene dalla nutrizione, dunque dal cibo.
L’apparato digerente grazie alla digestione trasforma prima meccanicamente e poi chimicamente il cibo e
lo rende adatto alla funzione digestiva anche grazie all’azione di enzimi appropriati per ogni tipo di
molecola da scomporre.
Il canale digerente ha inizio con l’apertura boccale, prosegue con faringe ed l’esofago.
Sfocia poi nello stomaco, prosegue nell’intestino e termina con l’apertura anale.
Le ghiandole che producono gli enzimi digestivi sono localizzati in vari punti del tubo digerente.
Il cibo viene introdotto in bocca, un organo formato da tessuto epiteliale, e qui viene tritato dai denti, che
si trovano nella mascella (superiore) e nella mandibola (inferiore).
In bocca avviene la prima digestione, quella degli amidi, infatti qui si trovano le ghiandole salivari, il cui
secreto, la saliva, contienl’enzima ptialina che inizia la digestione degli amidi.
La saliva
Le ghiandole salivari producono circa 2 litri di saliva al giorno. Questa è composta dal 99% acqua e il
restante 1% da enzimi importanti per la digestione, per la salute dei denti e il controllo della crescita
microbica nella bocca.
Durante la masticazione il cibo viene trasformato bolo umido che impedisce alla massa di cibo masticata, di
soffocarci.
La lingua
Muscolo striato che s’innesta sull’osso ioide. Impasta il cibo, lo rimescola ed articola la parola. E’ costituita
da tessuto epiteliale pavimentoso pluristratificato, ricca di organi di senso, le papille gustative, che sono dei
chemiorecettori ovvero recettori del gusto.
I Denti
Hanno la funzione principale di triturare il cibo. Essi sono infissi negli alveoli della mascella e della
mandibola. I denti sono composti dalla radice a funzione strutturale e corona atta alla masticazione. Questa
infatti è costituita dallo smalto, un epitelio modificato mineralizzato con fluoruro e fosfato di calcio. Sotto di
questo si trova la dentina molto simile all’osso. La radice è costituita da una parte interna fatta di dentina e
da un esterna detta cemento. Tra la corona e la radice si trova il colletto. All’interno del dente si trova la
polpa, vitale per il dente.
Questa dentizione è preceduta da quella da latte, dai sei mesi fino ai due anni. I denti da latte sono 20.
La deglutizione
Nel corso della nostra vita, ci capita d’inghiottire saliva, cibo, o bevande per più di 600 volte ogni giorno. Il
processo della deglutizione è quindi parte della nostra vita
La deglutizione è un processo complesso che inizia quando un alimento o una bevanda viene introdotta
nella bocca attraverso le labbra, e finisce quando passa nello stomaco.
Fase preparatoria orale: L’alimento viene introdotto nella bocca che viene chiusa. Attraverso la
masticazione e la salivazione degli alimenti avviene la preparazione del bolo alimentare. Fase propulsiva
orale: il bolo viene spinto dalla lingua verso il fondo della cavità orale Fase faringea: Il bolo, grazie ai
movimenti involontari della muscolatura della faringe, attraversa la zona dove si incrocia la via respiratoria
con quella digestiva. Questa fase, la più cruciale, dura circa un secondo e per avvenire correttamente
l`epiglottide deve riuscire a chiudere la trachea per evitare che il bolo entri nelle vie respiratorie.
Fase esofagea: il bolo entra nell’esofago e progredisce verso lo stomaco grazie ai movimenti involontari
della muscolatura esofagea
Nel canale digerente la digestione comincia con la bocca e termina con l’ano. Le ghiandole che partecipano
a questo processo sono: il fegato, il pancreas, le ghiandole della mucosa gastrica, e quelle salivari.
Digestione Meccanica, data dalla masticazione e dalla lingua che impasta il cibo
Digestione Chimica, in cui grazie all’azione degli enzimi, i legami chimici che legano le molecole vengono
spezzati e le macromolecole del bolo alimentare trasformate in molecole semplici.
Le pareti del tubo digerente sono formate da vari strati di tuniche concentrici. La tunica più interna è detta
mucosa, fatta da tessuto epiteliale è ricca di ghiandole; l’involucro successivo connettivale è detto
sottomucosa; seguire la tunica muscolare, di muscoli lisci in due strati trasversale e longitudinale; In alcune
porzioni è presente una quarta tunica sierosa o peritoneo.
Prima tappa la Faringe :Il cibo dopo essere stato masticato entra nella faringe, organo connesso alle vie
respiratorie, tappezzato da mucosa. Per impedire che il cibo finisca nelle vie respiratorie interviene
l’epiglottide.
Seconda tappa Esofago :Un tubo coperto all’interno da una mucosa pavimentosa pluristratificata.
Terza tappa Stomaco Il cibo passa dall’esofago allo stomaco tramite il cardias, valvola sfinterica comandata
da muscoli lisci (si chiama cardias perchè è posta davanti al cuore). Lo stomaco è una sacca composta da tre
strati: la mucosa gastrica di epitelio cilindrico, la sottomucosa e la tunica muscolare esterna sierosa.
All’interno presenta diversi tipi di ghiandole gastriche che emettono varie sostanze: Il pepsinogeno è
secreto dalle ghiandole principali, scinde i legami peptidici e trasforma le proteine in peptoni. L’acido
cloridrico è un acido prodotto dalle ghiandole Il muco gastrico è una sostanza prodotta dalle ghiandole
mucose dello stomaco.
Quarta Tappa Intestino : Dopo lo stomaco si trova il piloro o sfintere pilorico che permette il transito del
cibo nell’intestino. Intestino tenue Lungo tubo (5 – 6 metri) diviso in duodeno, digiuno e ileo.
Duodeno Si differenzia per diverse trasformazioni che subisce il cibo (digiuno ed ileo formano l’intestino
tenue mesenteriale) ed è qui che il cibo incontra varie sostanze. La mucosa intestinale, epitelio cilindrico
monostratificato, contiene delle ghiandole che secernono il muco (che ha funzioni protettive) e altri enzimi
che aiutano la digestione e sostanze prodotte dal fegato e dal pancreas
Intestino crasso ha un diametro maggiore rispetto al tenue ed è suddiviso in cieco, colon ascendente, colon
traverso, colon discendente, retto.
Qui si riassorbe acqua, sali minerali e vitamine e compatta i residui inutili. Questa è la parte del microbioma
intestinale
Il fegato è la ghiandola più grossa del nostro corpo (pesa circa 1,5 kg), è molto complessa. Le cellule che lo
compongono sono chiamate epatociti o cellule epatiche. Il fegato è uno degli organi più vascolarizzati (vasi
trofici di nutrimento e vasi funzionali di trasporto di sostanze da rielaborare).