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“ GLI ENTI LOCALI”

PROF. BIAGIO GILIBERTI


Università Telematica Pegaso Gli enti locali

Indice

1 L’AUTONOMIA LOCALE -------------------------------------------------------------------------------------------------- 3


2 IL COMUNE: ORGANIZZAZIONE E FUNZIONI -------------------------------------------------------------------- 5
3 LA PROVINCIA -------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 13
4 LA CITTÀ METROPOLITANA E LA COMUNITÀ MONTANA ------------------------------------------------- 16
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 20

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 L’autonomia locale
Gli enti locali, pur avendo dietro di sé una lunga storia, negli ultimi anni si sono rivelati tra

le Amministrazioni più dinamiche (probabilmente per la loro natura comunitaria), tanto che oramai

sarebbe inconcepibile una trattazione di diritto amministrativo che non si occupasse di essi. Nella

nozione di «ente locale» vengono ricompresi i Comuni (e le loro Unioni), le Province, le Città

metropolitane e le Comunità montane (isolane, e dell’arcipelago).

Note di studio: gli enti locali costituiscono formazioni sociali pubbliche, e come tali

ordinamenti giuridici particolari all’interno dell’organizzazione pubblica, dotati della

capacità di darsi norme per il conseguimento di determinati fini; gli stessi vengono entificati

al fine di consentire la titolarità di rapporti giuridici.

Nel quadro di pluralismo attualmente accolto dalla Costituzione repubblicana, gli enti locali

sembrano dover essere qualificati come formazioni sociali pubbliche (art. 2 Cost.), espressione delle

comunità di riferimento, più che come mere strutture organizzative create dal legislatore (anche

costituzionale) per lo svolgimento di attività amministrativa.

La nozione di autonomia locale (1), accolta dall’art. 5 della Costituzione, comporta quindi il

riconoscimento della natura di ordinamenti giuridici particolari dei gruppi sociali cui ci si riferisce,

che vengono entificati (c.d. ente esponenziale) per poter essere titolari di rapporti nell’ordinamento

generale.

Essi sono connotati perciò da: a) plurisoggettività, sono cioè composti da una pluralità di

soggetti; b) organizzazione, concretantesi nelle strutture e nell’attività degli uffici creati

dall’ordinamento per il perseguimento dei suoi fini; c) fini determinati, per il cui conseguimento

l’ordinamento si costituisce; d) normazione, sul presente e sui tre precedenti elementi.

1
Cfr. M. MICHELETTI, Gli Enti pubblici, in L.R. PERFETTI (a cura di), Manuale di diritto amministrativo, Padova, 2006,
193 SS..

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(L. 22.04.1941/n. 633)

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Note di studio: gli enti locali possono perseguire un proprio indirizzo politico autonomo,

eventualmente anche in contrasto anche con quello che si propongono le forze politiche di

maggioranza a livello nazionale (o regionale).

L’autonomia, comporta il riconoscimento di uno spazio di autodeterminazione, che non può

essere compresso dal legislatore, e dallo Stato, e che si concreta anche nella possibilità per gli enti

locali di perseguire un proprio indirizzo politico-amministrativo in contrasto con quello delle forze

politiche di maggioranza a livello nazionale (o regionale), nell’ambito delle funzioni ad essi

riservate.

Note di studio: l’autonomia degli enti locali si concreta in autonomia normativa, autonomia

organizzatoria e autonomia finanziaria

Dal punto di vista concreto, l’autonomia si declina in autonomia normativa, capacità di darsi

statuti e regolamenti, autonomia organizzatoria, capacità di stabilire la propria organizzazione

interna e di orientare conseguentemente lo svolgimento dell’attività ed autonomia finanziaria,

riconoscimento di un bilancio proprio, e di capacità di entrata e di spesa: essa viene qui intesa come

comprensiva anche della c.d. autonomia contabile; peraltro, ad oggi non ha ancora trovato

attuazione reale il nuovo art. 119 Cost..

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2 Il Comune: organizzazione e funzioni


Note di studio: il Comune è ente esponenziale della propria comunità e ne cura gli

interessi, promuovendone lo sviluppo.

Il Comune (2) è il primo degli enti locali che viene in considerazione come dimensione

naturale di aggregazione tra i cittadini.

Esso è l’ente (l’art. 38 del T.U. 383/1934 stabiliva espressamente che il Comune “è corpo

morale”; l’art. 11 cod. civ. lo menziona ora specificamente tra gli enti pubblici) che, secondo l’art.

3, comma 2, del [Link]. 267/2000, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne

promuove lo sviluppo.

Il Comune ha una denominazione, uno stemma e un gonfalone.

Note di studio: organi di governo del Comune sono il Consiglio comunale, la Giunta ed il Sindaco

Organi di governo del Comune sono il Consiglio, la Giunta e il Sindaco; l’Ente dispone

altresì di un apparato burocratico di impiegati, rispetto al quale si segnalano i dirigenti e i

responsabili dei servizi e degli uffici, nonché il direttore generale; un posto a sé occupa il

segretario comunale.

Anche per l’ente locale di cui si tratta vige il principio di separazione tra politica e

amministrazione introdotto dal [Link]. 3 febbraio 1993, n. 29: agli organi politici compete la

determinazione dell’indirizzo politico-amministrativo dell’Ente, mentre ai dirigenti (od ai

responsabili di servizio o di ufficio) compete la gestione amministrativa vera e propria (e

quindi l’adozione di atti e provvedimenti, la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa, di

organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo).

Più in particolare, mentre un tempo la più parte delle competenze erano attribuite al

2
Cfr. M. MICHELETTI, Gli Enti pubblici, in L.R. PERFETTI (a cura di), Manuale di diritto amministrativo, Padova, 2006,
205 SS..

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Consiglio comunale, ed al Sindaco e alla Giunta erano riconosciuti sostanzialmente compiti

esecutivi, a partire dalla L. 81/1993 si è instaurato un progressivo trend di valorizzazione della

figura sindacale, quale capo dell’esecutivo comunale.

Note di studio: il Consiglio comunale ha competenza in merito all’adozione degli atti fondamentali

dell’Ente

Al Consiglio (organo elettivo), pertanto, spettano ora competenze enumerate, in relazione

agli atti definiti fondamentali di cui all’art. 42 del [Link]. 267 cit.

Note di studio: il Sindaco ha funzioni di capo dell’esecutivo comunale e di ufficiale di Governo

Le competenze del Sindaco (eletto dai cittadini) sono disciplinate dall’art. 50 del T.U. Enti

locali, in relazione al nuovo ruolo riconosciutogli a partire dal 1993, nonché dal successivo art. 54,

ove agisca come Ufficiale di Governo.

In particolare, esso: a) è l’organo responsabile dell’amministrazione del Comune; b)

rappresenta l’ente, convoca e presiede la Giunta, nonché il Consiglio (quando non è previsto un

Presidente), e sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici, nonché all’esecuzione degli

atti; c) salvo quanto previsto dall’art. 107, [Link]. 267, esercita le funzioni attribuitegli dalle leggi,

dallo statuto e dai regolamenti e sovrintende all’espletamento delle funzioni statali e regionali

attribuite o delegate al Comune; d) esercita altresì le altre funzioni attribuitegli quale autorità locale

nelle materie previste da specifiche disposizioni di legge; e) in caso di emergenze sanitarie o di

igiene pubblica a carattere esclusivamente locale adotta le ordinanze contingibili e urgenti, quale

rappresentante della comunità locale; f) in caso di emergenza che interessi il territorio di più

Comuni, adotta le misure necessarie fino a quando non intervengano i soggetti competenti; g)

coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal Consiglio comunale e nell’ambito dei

criteri eventualmente indicati dalla Regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici

esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle

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Amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel

territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali

degli utenti; h) sulla base degli indirizzi stabiliti dal Consiglio, provvede alla nomina, alla

designazione e alla revoca dei rappresentanti del Comune presso enti, aziende ed istituzioni; i)

nomina i responsabili degli uffici e dei servizi, attribuisce e definisce gli incarichi dirigenziali e

quelli di collaborazione esterna secondo le modalità ed i criteri stabiliti dagli articoli 109 e 110 del

[Link]. 267, nonché dai rispettivi statuti e regolamenti comunali e provinciali.

Il Sindaco, quale ufficiale di Governo: a) sovrintende: i) alla tenuta dei registri di stato civile

e di popolazione ed agli adempimenti demandatigli dalle leggi in materia elettorale, di leva militare

e di statistica; ii) alla emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalle leggi e dai regolamenti in

materia di ordine e di sicurezza pubblica; iii) allo svolgimento, in materia di pubblica sicurezza e di

polizia giudiziaria, delle funzioni affidategli dalla legge; iv) alla vigilanza su tutto quanto possa

interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone il Prefetto; b) adotta, con atto motivato e

nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, provvedimenti contingibili e urgenti al

fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini (per

l’esecuzione dei relativi ordini può richiedere al Prefetto, ove occorra, l’assistenza della forza

pubblica) c) in casi di emergenza, connessi con il traffico e/o con l’inquinamento atmosferico o

acustico, ovvero quando a causa di circostanze straordinarie si verifichino particolari necessità

dell’utenza, il Sindaco può modificare gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e

dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle

Amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel

territorio.

Note di studio: la Giunta comunale ha competenza residuale

La Giunta (i cui componenti sono nominati dal Sindaco, che la presiede), ai sensi dell’art.

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48 del [Link]. 267/2000, collabora con il Sindaco nel governo dell’Ente, operando attraverso

deliberazioni collegiali. Essa ha competenza sostanzialmente residuale, poiché compie tutti gli

atti di governo non rientranti nella competenza del Sindaco, del Consiglio, dei dirigenti e dei

responsabili dei servizi e degli uffici, o degli organi di decentramento. Espressamente le è invece

attribuita l’adozione dei regolamenti sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei

criteri generali stabiliti dal Consiglio.

Come si è detto, anche per i Comuni vale il principio di separazione tra politica e

Amministrazione.

L’art. 107, comma 2, del [Link]. 267/2000 stabilisce infatti che spettano ai dirigenti tutti i

compiti – compresa l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi – che impegnano

l’Amministrazione verso l’esterno, non ricompresi espressamente dalla legge o dallo statuto tra le

funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo degli organi di governo dell’Ente o non

rientranti tra le funzioni del Segretario o del direttore generale (di cui agli articoli 97 e 108, [Link].

267).

Il terzo comma della disposizione fa quindi esemplificativamente riferimento a: a) la

presidenza delle commissioni di gara e di concorso; b) la responsabilità delle procedure di

appalto e di concorso; c) la stipulazione dei contratti; d) gli atti di gestione finanziaria, ivi

compresa l’assunzione di impegni di spesa; e) gli atti di amministrazione e gestione del

personale; f) i provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, il cui rilascio

presupponga accertamenti e valutazioni, anche di natura discrezionale, nel rispetto di criteri

predeterminati dalla legge, dai regolamenti, da atti generali di indirizzo, ivi comprese le

autorizzazioni e le concessioni edilizie (ora – dovrebbe ritenersi – il riferimento è ai permessi di

costruire); g) tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in pristino

di competenza comunale, nonché i poteri di vigilanza edilizia e di irrogazione delle sanzioni

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amministrative previsti dalla vigente legislazione statale e regionale in materia di prevenzione e

repressione dell’abusivismo edilizio e paesaggistico-ambientale; h) le attestazioni, certificazioni,

comunicazioni, diffide, verbali, autenticazioni, legalizzazioni ed ogni altro atto costituente

manifestazione di giudizio e di conoscenza; i ) gli atti ad essi attribuiti dallo statuto e dai

regolamenti o, in base a questi, delegati dal Sindaco.

Il segretario comunale, ai sensi dell’art. 97 del [Link]. 267/2000, svolge compiti di

collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi

dell’Ente, in ordine alla conformità dell’azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai

regolamenti.

Più in particolare, esso: a) sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne

coordina l’attività, salvo quando sia stato nominato un direttore generale; b) partecipa con funzioni

consultive, referenti e di assistenza alle riunioni del Consiglio e della Giunta e ne cura la

verbalizzazione; c) esprime il parere di regolarità tecnica e contabile sulle deliberazioni della

Giunta e del Consiglio, in relazione alle sue competenze, nel caso in cui l’Ente non abbia

responsabili dei servizi; d) può rogare tutti i contratti nei quali l’Ente è parte ed autenticare

scritture private ed atti unilaterali nell’interesse dell’Ente; d) esercita ogni altra funzione

attribuitagli dallo statuto o dai regolamenti, o conferitagli dal Sindaco; e) esercita le funzioni di

direttore generale.

L’art. 108 del [Link]. 267, disciplina la figura del direttore generale: si tratta di un soggetto

nominato dal Sindaco di Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti (previa

deliberazione giuntale) al di fuori della dotazione organica e con contratto a tempo determinato,

secondo criteri stabiliti dal regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi. Esso provvede

ad attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo, secondo le direttive

impartite dal Sindaco e sovrintende alla gestione dell’Ente, perseguendo livelli ottimali di

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efficacia ed efficienza.

Ad esso compete in particolare la predisposizione del piano dettagliato di obiettivi previsto

dall’art. 197, comma 2, lett. a ) T.U.E.L. (strumentale al controllo di gestione), nonché la proposta

di piano esecutivo di gestione (c.d. PEG) di cui all’art. 169 (sulla base del bilancio di previsione, la

Giunta – con l’atto di cui si tratta – determina gli obiettivi di gestione, affidando gli stessi –

unitamente alle dotazioni necessarie – ai responsabili dei servizi; esso

contiene inoltre una ulteriore graduazione delle risorse dell’entrata in capitoli, dei servizi in centri di

costo e degli interventi in capitoli (l’atto è tuttavia facoltativo per i Comuni con meno di 15.000

abitanti)).

Il Comune viene ritenuto tradizionalmente ente a fini generali, per cui nel Testo unico

mancherebbe una tassativa definizione delle funzioni.

Più esattamente, i fini sembrano da reputarsi determinati e relativi alla cura ed allo

sviluppo della comunità di riferimento (art. 3, comma 2, [Link]. 267/2000), nell’ambito del più

ampio obiettivo di porre le condizioni per il pieno sviluppo della persona umana di cui all’art. 3

Cost.

D’altro canto, ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, l’Amministrazione è soggetta alla

riserva di legge: le funzioni amministrative (e i relativi poteri) possono quindi essere attribuite ai

Comuni solo da quest’ultima. Vero è che l’Ente conserva comunque una generale capacità di

diritto privato.

Dal punto di vista del diritto positivo, l’art. 13, comma 2, del [Link]. 267 stabilisce che

spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il

territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità,

dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia

espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive

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competenze.

In questa sede si ricorda che con il D.P.R. 616/1977, erano state attribuite funzioni nei

settori organici dei servizi sociali, dello sviluppo economico, dell’assetto ed utilizzazione del

territorio.

In via estremamente sommaria, a seguito dei conferimenti degli anni Novanta, si può

concordare con la dottrina che ha rilevato che ora le funzioni si articolano intorno a: a) sviluppo

economico e attività produttive (commercio, artigianato, industria e sportello per le attività

produttive, energia, turismo, agricoltura); b) territorio, ambiente e infrastrutture (urbanistica,

ambiente, viabilità, acquedotti e lavori pubblici, trasporti e circolazione stradale, protezione civile,

catasto); c) servizi alla persona e alla comunità (servizi sociali, istruzione e assistenza scolastica,

polizia locale, beni e attività culturali, sport).

Ai sensi dell’art. 30 del [Link]. 267/2000, gli enti locali possono stipulare tra loro

convenzioni, al fine di svolgere in maniera coordinata funzioni o servizi determinati (3).

Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata, le forme di consultazione degli Enti

contraenti, i loro rapporti finanziari ed i reciproci obblighi e garanzie. Esse possono prevedere

anche la costituzione di uffici comuni, che operano con personale distaccato dagli Enti

partecipanti, ai quali affidare l’esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli Enti stessi, ovvero

la delega di funzioni da parte degli Enti partecipanti all’accordo a favore di uno di essi, che opera

in luogo e per conto degli Enti deleganti.

Gli enti possono inoltre costituire consorzi (art. 31, [Link]. 267) per la gestione associata di

uno o più servizi e l’esercizio associato di funzioni secondo le norme previste per le aziende

3
Cfr. M. MICHELETTI, Gli Enti pubblici, in L.R. PERFETTI (a cura di), Manuale di diritto amministrativo, Padova, 2006,
214 SS..

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speciali di cui all’art. 114 T.U.E.L., in quanto compatibili (al consorzio possono partecipare anche

altri enti pubblici).

Ai sensi dell’art. 34 del T.U.E.L., inoltre, per la definizione e l’attuazione di opere, di

interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la loro completa realizzazione,

l’azione integrata e coordinata di Comuni, di Province e Regioni, di Amministrazioni statali e

di altri soggetti pubblici, o comunque di due o più tra i soggetti predetti, il Presidente della

Regione o il Presidente della Provincia o il Sindaco – in relazione alla competenza primaria o

prevalente sull’opera o sugli interventi o sui programmi di intervento – promuove la conclusione

di un accordo di programma, anche su richiesta di uno o più soggetti interessati, per assicurare

il coordinamento delle azioni e per determinare i tempi, le modalità, il finanziamento ed ogni altro

connesso adempimento.

Infine, l’art. 32 del T.U.E.L. prevede la possibilità di costituire Unioni di Comuni. Esse, in

particolare, sono enti locali costituiti da due o più Comuni di norma contermini, allo scopo di

esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza.

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3 La Provincia
Note di studio: la Provincia è ente intermedio tra il Comune e la Regione, che cura gli interessi

della relativa comunità

La Provincia viene definita dall’art. 3, comma 3, del [Link]. 267/2000 come l’ente

intermedio tra il Comune e la Regione che cura gli interessi della relativa comunità.

Si è detto della natura almeno in parte artificiale che connota questo tipo di Ente; pare

tuttavia che la lunga esperienza accumulata, specie a seguito del conferimento di funzioni avvenuto

negli ultimi anni, possa ormai condurre a non dubitare della legittimazione comunitaria della

formazione di cui si discute.

Note di studio: l’organizzazione della Provincia ripete, mutatis mutandis, quella del Comune

L’organizzazione della Provincia, mutatis mutandis, ripete quella dei Comuni (le stesse

disposizioni si applicano sia a questi che, a quella): si rinvia pertanto a quanto illustrato sopra.

Si ricorda comunque che vi è un Presidente in luogo del Sindaco (anch’esso è eletto

direttamente dal corpo elettorale e nomina e revoca i componenti della Giunta (Assessori)), ed il

Consiglio (elettivo), la Giunta e il Segretario sono ovviamente denominati «provinciali».In

particolare, si rammenta qui che il Presidente della Provincia non è dotato dei poteri di ordinanza

riconosciuti al Sindaco quale autorità locale o di Governo, e più in generale non opera quale

ufficiale di Governo (cfr. artt. 50 e 54, [Link]. 267).

Quanto al riparto delle funzioni tra i vari organi, si è ad es. ritenuto che: l’approvazione del

progetto di ristrutturazione di un impianto esistente di smaltimento dei rifiuti compete al dirigente, e

non al Consiglio o alla Giunta; compete sempre al dirigente, e non alla Giunta, l’approvazione della

modifica del territorio di un’azienda faunistica; compete ancora al dirigente il provvedimento di

approvazione del progetto e di autorizzazione alla realizzazione di un impianto di smaltimento e di

recupero dei rifiuti, nonché l’adozione dei provvedimenti sanzionatori in materia di edilizia e

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ambiente.

Note di studio: la Provincia è ente programmatorio, ente di servizi ed ente destinatario di deleghe

regionali

Si rileva che la Provincia è ente programmatorio (in quanto contribuisce alla

programmazione regionale ed assume essa stessa atti programmatori vincolanti per i Comuni), ente

di servizi (in quanto ha competenza in materia di servizi che superino la dimensione comunale) ed

ente privilegiato per le deleghe regionali (in quanto ritenuto Ente cui devono essere preferibilmente

affidate le funzioni che non richiedano esercizio unitario a livello regionale; peraltro, l’art. 7 della

L. 131/2003 individua ora il Comune come Ente preferenziale per il conferimento di funzioni,

mentre la Provincia entra in gioco solo qualora si palesino esigenze di esercizio unitario).

Ai sensi dell’art. 19 del [Link]. 267/2000, all’Ente in parola competono le funzioni

amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio

provinciale nei settori di: a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell’ambiente e prevenzione

delle calamità; b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche; c) valorizzazione dei

beni culturali; d) viabilità e trasporti; e) protezione della flora e della fauna, parchi e riserve

naturali; f) caccia e pesca nelle acque interne; g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a

livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni

atmosferiche e sonore; h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione

statale e regionale; i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed

alla formazione professionale, compresa l’edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e

regionale; l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli Enti locali.

La Provincia, inoltre, in collaborazione con i Comuni e sulla base di programmi da essa

proposti, promuove e coordina attività, nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia

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nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e

sportivo.

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4 La città metropolitana e la comunità montana


Note di studio: la città metropolitana si qualifica attualmente, e sostanzialmente, quale
superprovincia ed è ente di problematica collocazione
Carattere più artificiale pare doversi riconoscere alla Città metropolitana (4).

L’area metropolitana fa la sua comparsa nella L. 142/1990, quale strumento organizzativo

per gli ambiti ricomprendenti alcune grandi città (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna,

Firenze, Roma, Bari, Napoli) ed il loro intorno. Il procedimento di costituzione era alquanto

problematico e poco spazio veniva lasciato alle autonome decisioni degli Enti locali interessati:

venivano quindi delimitate in concreto solo tre aree metropolitane (Genova, Venezia e Bologna).

La L. 265/1999, e poi il T.U., hanno riorganizzano la materia, conferendo un ruolo centrale

agli Enti locali interessati.

Alle tre aree metropolitane indicate in precedenza si è ad oggi aggiunta quella di Firenze

(sono state anche state individuate in Sicilia quelle di Catania, Palermo e Messina).

Peraltro, si è rilevato che con la Città metropolitana non si costituisce un nuovo tipo di ente

territoriale, ma una superprovincia: dotata di proprio statuto e funzioni, a seguito della sua

istituzione si sarebbe infatti proceduto a nuova delimitazione delle circoscrizioni provinciali,

qualora essa non coincidesse con quelle già esistenti (v. art. 23, [Link]. 267/2000). Di fatto, si

riteneva che si determinasse solo una redistribuzione di funzioni tra Comuni e Province, con

attribuzione di competenze aggiuntive a queste ultime.

La Città metropolitana viene riconosciuta come ente autonomo, costitutivo della Repubblica

dalla L. Cost. 3/2001, accanto a Regioni, Province e Comuni, dotato di potestà statutaria (art., 114)

e regolamentare (art. 117. comma 6, Cost.), destinatario di allocazione di funzioni (art. 118 Cost.) e

4
Cfr. M. MICHELETTI, Gli Enti pubblici, in L.R. PERFETTI (a cura di), Manuale di diritto amministrativo, Padova, 2006,
218 SS..

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dotato di autonomia finanziaria (art. 119 Cost.), oltre che soggetto al potere sostitutivo del Governo

(art. 120 Cost.).

La L. 131/2003, all’art. 2, comma 4, lett. h) – l), ha conferito delega al Governo per: i)

adeguare i procedimenti di istituzione della Città metropolitana al disposto dell’art. 114 Cost.,

fermo restando il principio di partecipazione degli Enti e delle popolazioni interessati; ii)

individuare e disciplinare gli organi di governo delle Città metropolitane e il relativo sistema

elettorale, secondo criteri di rappresentatività e democraticità, che favoriscano la formazione di

maggioranze stabili e assicurino la rappresentanza delle minoranze; iii) definire la disciplina dei

casi di ineleggibilità, di incompatibilità e di incandidabilità alle cariche elettive delle Città

metropolitane.

Più consolidata è invece la figura della Comunità montana, anche se sembra avere

progressivamente perso di smalto: essa viene infatti ritenuta ente non necessario (ed in effetti, non

compare nel nuovo art. 114 Cost.).

Alcune Regioni hanno quindi soppresso le Comunità montane e da ultimo il legislatore, con

l’art. 2, comma 17, della L. 244/2007 ha previsto un obbligo delle Regioni di procedere ad un loro

riordino al fine di conseguire riduzioni di spesa.

Si è già detto che le Comunità montane vengono istituite dalla L. 1102/1971 come enti

pubblici con compiti di promozione e valorizzazione delle zone montane di pertinenza. In

particolare esse avevano principalmente compiti di programmazione economica (attraverso i piani

pluriennali per lo sviluppo economico-sociale) ed urbanistica (attraverso i piani di sviluppo

urbanistico), ed erano dotate di autonomia statutaria e regolamentare. Le funzioni programmatorie

sono state tuttavia ridimensionate dalla legislazione successiva, che ha conglobato i piani di

sviluppo urbanistico nei piani pluriennali di sviluppo (i quali contengono ora solo delle indicazioni

in materia).

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Attualmente le Comunità montane sono disciplinate negli artt. 27 e 28 del [Link]. 267/2000.

Esse sono Unioni di Comuni montani o parzialmente montani.

La delimitazione delle zone omogenee di riferimento è operata dalle Regioni e la

costituzione delle Comunità avviene con decreto del Presidente della Giunta regionale.

La disciplina partita dell’Ente è rimessa alla legge regionale (che deve stabilire in

particolare: a) le modalità di approvazione dello statuto; b) le procedure di concertazione; c) la

disciplina dei piani zonali e dei programmi annuali; d ) i criteri di ripartizione tra le Comunità

montane dei finanziamenti regionali e di quelli dell’Unione europea; e) i rapporti con gli altri enti

operanti nel territorio).

La Comunità montana ha un organo rappresentativo (normalmente denominato Consiglio) e

un organo esecutivo (normalmente denominato Giunta, e composto da Assessori), i quali sono

composti da Sindaci, Assessori o Consiglieri dei Comuni che partecipano all’Ente; vi è inoltre un

Presidente. I rappresentanti dei Comuni sono eletti dai rispettivi Consigli con il sistema del voto

limitato, di modo da garantire la presenza delle minoranze.

All’Ente spetta: a) l’esercizio associato di funzioni proprie dei Comuni partecipanti, o a

questi ultimi conferite dalla Regione; b) l’esercizio di ogni altra funzione conferita dai Comuni,

dalla Provincia e dalla Regione; c) le funzioni attribuite dalla legge e gli interventi speciali per la

montagna stabiliti dalla Unione europea o dalle leggi statali e regionali; d) l’adozione di piani

pluriennali di opere ed interventi e l’individuazione degli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi

dello sviluppo socio-economico (ivi compresi quelli previsti dall’Unione europea, dallo Stato e

dalla Regione), che possano concorrere alla realizzazione dei programmi annuali operativi di

esecuzione del piano (attraverso le indicazioni urbanistiche del piano pluriennale di sviluppo, le

Comunità montane concorrono alla formazione del piano territoriale di coordinamento provinciale).

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In concreto si rileva che le leggi regionali hanno attribuito, ad es., alle Comunità montane

funzioni relative alla gestione del demanio forestale, ai servizi di trasporto, agli impianti di

depurazione, alle discariche di rifiuti, agli impianti sportivi e alla promozione della zootecnia.

L’art. 29 del T.U.E.L. prevede inoltre la possibilità di istituire da parte dei Comuni

interessati in ciascuna isola o arcipelago di isole (ad eccezione della Sicilia e della Sardegna) la

comunità isolana o dell’arcipelago, cui si estendono le norme sulle Comunità montane.

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Bibliografia
 CASETTA, Manuale di Diritto amministrativo, Milano, 2007;

 CORSO, Manuale di Diritto amministrativo, Torino, 2006;

 SCOCA, La Pubblica amministrazione come organizzazione, in [Link]., Diritto

amministrativo, Bologna, I, 2005;

 SORACE, Diritto delle amministrazioni pubbliche, Bologna, 2007;

 MICHELETTI, I Rapporti organizzativi, in L.R. PERFETTI (a cura di), Manuale di

diritto amministrativo, Padova, 2006;

 CLARICH, MANUALE DI DIRITTO AMMINISTRATIVO, BOLOGNA, 2013.

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