Invito A Credere. Bernard Sesboué
Invito A Credere. Bernard Sesboué
INVITO A CREDtrRE
Credere nei sacramenti
e riscoprirne la bellezza
ffi
PAOLO
'Ii«rlo originale dell'opera:
Inuitrt/itttt à croire:ll. [)(s sdcretilents ,.n:tlibles et désirttbles PREME,SSA
O Lcs Édirions du (]erf.2009
.fraduzione
dal francesc
di Lk,h,t Ctstelkno
Nel libro (.roire . lnuitation à la foi c'athctlique pour les fem?n(.t et lcs
hommas du XXI siècle, pubblicato nel 1999 dalle cdizioni Droguet et
Ardantr, ho presentato una "proposta cli fede" al fine di pcrmettere
alle persone di oggi di vivere Lrn "sì" intellettualmente onesto rispetto
alla fede cristiana. Dopo aver evocato le clomande fondamentali che ri-
guardano la condizione umana, giacché ogni uomo sc le pone dal mo-
mento in cui cerca di comprenclerc chi egli è e quale sia il senso del suo
csistere, ho affrontato il contenuto dei tre articoli clel Credo: il primo
parla di Dio, Padre e Creatore; il seconclo consiste in un breve raccon-
to dell'cvento di Gesù di Nazareth, venuto nel nostro mondo a vivere,
rnorire e resuscitare; il terzo annuncia il clono dello Spirito Santo fatto
alla Chiesa e ci conduce alla fine dei ternpi.
È all'intemo di quest'ultimo articolo chc sarebbe stato necessario par-
lare dei sacramenti, cosa che ho fatto in maniera sin troppo succinta, in
una ventina di pagine, per mancanza di [Link] libro cominciava a di-
ventare troppo voluminoso e d'intesa con l'editore si era dcciso di
non cstendedo ad un secondo tomo. Sono sempre stato consapevole
che le pagine in cui avevo trattato i sacranenti fosscro il punto dcbole
dell'opcra. Da allora, per quattro anni consecutivi, rni è stato chicsto di
presentare il contenuto di Credere nell'ambito di conferenze serali te-
nute presso il Centre Sèvres. Ho riservato il trattamento dei sacramen-
O EDIZI()NI SAN PAOI-O s.r.l., 201 I
Piazza Soncino, 5 - 20092 Crnisello Ilalsamo (Milano) ti al percorso del quarto ed ultimo anno, lasciandomi così il tcmpo cli
[Link] sviluppare considerevolmente ciò che era appena abbozzato nel libro.
Distribuione: Dil:fusione San Paolo s.r,l.
Corso Regina Margherira. 2 - 10151 '[Link]
'Ir- it. Bernard Sesboiié, Cradere. lnt,ito alla pu lc donnc c gli u;niui dcl 21"
ISBN 978-88-2 I5 --t 156.5 ' fcdc cattolica
s rco lo, Bt cscia, Queriniana, 2000.
Prcmessa
È il corrt".rrto di quelle conferenze che riprendo oggi nella veste di un dirla tutta, privo di intercsse o di significato. Il suo carattere obbliga-
secondo tomo tardivo. torio è altrettanto contestato in quanto ipposizione da parte dell'au-
Un'altra ragione mi spinge con urgenza a realizzarc questo progetto: torità di una ripetizione stancante. La risposta alla domanda, posta spes-
in crisi, nelle Chiese d'Oc-
è l'elementare constatazione che, se la fede è so: <<A che cosa serve?>>, appare evidente: <<Non serve a niente>>. Il si-
cidente, la pratica sacramcntale lo è ancora di più. gnificato e pcrsino l'efficacia del rito sono di tutt'altro ordine: non è
Per fare solo I'esempio della Francia, la disaffezione riguarda in d'importanza capitale far comprendere questo?
maniera massiccia la pratica di tutti i sacramenti. Non è il caso di for- Non desidc-ro dilungarmi, in questa sede, sull'intenzione, il metodo e
nire in questa sede statistiche che possono essere reperite in numerosi i destinatari di questa nuova pubblicazione. Non desidero modificare
documenti, giornali e riviste2. La diminuzione della pratica domenicalc nulla di ciò che ho elaborato nell'introduzione ù primo tomo. Si tratta
della celebrazione eucaristica, la più spettacolare, è scesa al di sotto del sempre ditn inuito, al contcmpo, a crederc e a "praticarc". Dinanzi al-
10"/" . La prirna flessione nella richiesta di battesimi risale al 1963 , e og- ]a disaffezione appena evocata, vorrei contribuire a rendere i sacramen-
gi si è ridotta della metà. Molti dei battezzati non sono cresimati, poi- ti credibili e desiderabili anche alf interno del nostro tempo. Nel primo
ché la cresima (o confermazione) è celebrata nel quadro di una forma- tomo partivo sempre dalla difficoltà di credere; questa volta partirò
zione alla fede perseverante. Il sacramento della penitenza, o della ri- dalla difficoltà di "praticare". Questa difficoltà è probabilmente più gran-
conciliazione, quello che si ripete e che faceva parte, assieme all'eucaristia, de della prima: poiché la fede rinvia innanzitutto alla persona del Cristo,
della vita quotidiana del cattolico praticante, è disertato già da molto assai generalmente rispettata; la pratica sacramentale rinvia invece alla
tcmpo. Inutile insistere srtlla rarefazione delle ordinazioni presbiterali, Chiesa, più volentieri criticata, quando non rigettata. Sottolineerò il du-
che si annuncia, per l'awenire, sempre più preoccupante. Una delle sue plice radicamento dell'istituzione sacramentale, innanzitutto nella per-
conseguenze è il fatto che il sacramento dell'unzione degli infermi vie- sona di Cristo, quindi nell'uomo, il che non deve sorprendcre in quanto,
ne cclebrato con maggiore clifficoità. Il rratrimonio cattolico è anch'es- nella persona di Cristo, Dio si è fatto uomo e rispetta pienamente il cam-
so in notevole calo rispetto al matrimonio civile, che si tenga o meno mino dell'uomo. lnfine, la mia intenzione è quella di tenere sempre in-
conto della convivenza giovanile. sieme l'insegnamento della dottrina e la testimonianza della fede'.
Questo calo della pratica dei sacramenti rinvia evidentemente alla di Prenderò innanzitutto in considerazione l'istituzione generale dei sa-
minuzione globale della fede nella scconda metà dcl XX sccolo. Molti cramenti, in quanto appartienc al mistero della fede cristiana. Non ci si
si definivano già, attorno al 1950, "credenti, ma non praticanti". È al- rneravigli se assumo come punto di pafienza le pagine del primo volu-
quanto logico che la diminuzione del numero dei primi si ripercuota sui me. Renderò in seguito conto dei sette sacramenti riconosciuti dalla
secondi. Ma si può essere ancora più precisi. Il sacramento rinvia alla Chiesa così come istituiti da Gesù: il battesimo, la confermazione, l'eu-
sfera dcl "sacro", della "cosa s^cra" o del "religioso". Si trattadt un "ri- caristia, la penitenza o riconciliazione, l'unzione degli infermi, l'ordine
to" che inscrive i suoi partccipanti in un ordine sirnbolico delle cosc, e il matrimonio.
il quale sembra sempre più estraneo al modo di fare e di pensare del Non si tratta dtuna nuova opera, ma semplicemente di capitoli com-
nostro mondo pratico, efficiente e secoladzzato. Il rito è diventato plementari. Spero saranno utili quanto quelli del primo tomo. Ringra-
una curiosità estranea, che appare agli occhi di molti dei nostri con' zio infine le due coppie che hanno accettato di impegnarsi ancora una
temporanei come arbitraria e formalc, come un retaggio magico, per volta con me per una lettura critica dell'opera: le loro reaziont ed i lo-
ro suggerimenti mi sono stati molto utili.
''zIl dossierpiirreccnteèquelloputlrlicatodrLeMondedesreligions.,<[]ÉglisedeFrancecn
2 1 (gennaio-febbraio 2007 ), pp. 42 c 4) . Basandom i
chiffres», n.
"ulle cifre fornite, ho offefto una JCome nel primo romo, alcuni sviluppi, non indispensabili ad una prima lettura, saranno colÌì-
presentazioncsinteticadellasituazioneinLa7'héologicauXX siècleetI'[Link]ì.LlntrLti,'ils
tt'cc Marc Lebouchu,Paris, DDR,2007, pp. 318-320 [Link]. L'auuenirc della /edc. kt teobgtla dcl (e inseriri all'interno di un riquadro); un glossario dei tcrmini più tec-
lxrsti in un corpo diverso
XX stcokt, (liniscllo llalsamo IMIì, San Paolo, 2009, pp.276-278\. nici è tbrnito alla fine del volume.
SACRAMENTI: PERCHÉ?
riferirnento al sacro. La festa è essa stessa un rito e moltiplica i riti, va- tl rito rittna le nostre vite nel quotidiano' Esso inscrive nel flusso
i. t1
10 lnuito a cvedere .\i rcru m t' tt t Pc n;h tt ?
indifferenziato del tempo dei punti di riferimento indispe,sabili ad una :
vita animata da un minimo di riflessione e costituisce a tal titolo una ri- i È n,rt"u,rle il latm che la società sovietica, ncl suo grande movimento di
cerca di senso, o almeno di norma-lità. Il rito mette ordine, ed ogni vi- i l,rtta antireligiosa, avesse creat(), a partire dal1929, un'istituzione chiama-
ta urlana ha bisogno di questa rcgolazione al contempo personale e so- j ta "(ìompetizit>ne socialista", la qualc, raclicandosi nella mentalità religio-
ciale. Poiché il rito rassicura: esso derermina I'indeterminato e placa i sa del popolo, cra incaricata <li inventare clei riti e delle celebrazioni capa-
l'angoscia dell'esistere. Il rito è al servizio dell'orcline delle cose. Ecco i ci di rimpiazzarele celebrazioni cristiane. (losì la festa della Trasfìgurazio-
perché appartiene anche all'ordine deÌ dover essere: il rito è ciò che si i ne divenne la "(ìiornata dell'Industrializzazione" . Questa [Link] ha ge-
deve rispettare per rimanere fedeli a sé stessi e ai propri cari. È il frut-
i nerat<, un vero e lrroprio rituale laico ispirato alla rlimensione religiosa. An-
i cora oggi esiste in Francia un "battesimo repubblicano" che si celebra in
to di una certa scelta etica. Luomo non può vivere senza ritir.
i [],rmrn., poiché i genitori hanno bisogno di "cclebrare" la nascita del kr-
D'alffa parte, si può dire che il bambino nasca nel rito. si comincia i ro bambino, in un mr.,rkr o nell'altrt,.
con la regolarità delle poppate, che hanno non solo un valore nutritivo,
ma scandiscono un primo ritmo dell'esistenza e l'espressione cli una pri-
ma relazione con la madre. La poppara è un rito che rassicura il bam- Tutte le civiltà conoscono anche clei riti funebri: dinanzi al lutto e al
bino. Del resro, i bambini sono molto ritualisti. Hanno bisogno che le suo lato spaventoso l'uomo sente il bisogno di rappresentare con dei ri-
cose si facciano secondo un cerimonialc, come il cerimoniale rlella nan- ti ciò che gli accade. Bisogna "fare qualcosa". Seppellire è già di per
na, con la storia raccontata prima di addormentarsi. Il loro avanzare nel-
sé un rito fondarnentale e dà luogo a celebrazioni diverse che espri-
la vita darà luogo a dei riti di passaggio o cli iniziazione, poiché il rito
rìono l'affetto dei suoi cari per il defunto. Larcheologo che rinviene
segna le epoche della vita.
delle ossa è sicuro di averc a che fare con dei resti umani quando sco-
La cena in famiglia o con un gruppo di amici è un rito dell'esistenza. pre dellc sepolture intenzionali. La sepoltura ed i riti funcrari sono una
Poiché il pasto è regolare ed è l'occasione di un incontro c cli una con-
protesta contro la rnorte. Essi esprinono la "trasce nclenza" dell'esistenza
divisione . Ecco perché è proprio della celebr azione e fa normalmenre
urnana rispetto al tempo che scorre inesorabilmente, cioè l'oscura co-
parte della ritualità di una festa. Pensia mo ai pranzi di nozze o ai tan-
scienza cli un tli più prescnte nella nostra vita ed assente da quella degli
to numerosi pranzi festivi pcr i quali una famiglia può alrrontare spesc
animali e delle piante.
sconsiderate.
I riti appena incontrati appartengono alla sfera "profana" dellc no-
Siamo rimasti nell'ambito dei riti familiari. Ma ogni nazione,ogni so-
stre vite. Tuttavia essi rinviano in un modo velato a questa "trascen-
cietà possiede i propri riti, ad esempio la celebrazione di un cvento fon-
,lertza.", vale a dire ad un superamento dell'uomo rispetto al suo vissu-
datore, come la festa del 14 luglio (presa della Bastigl ia, ll g9) cli una
,o to immediato. Ciò si verifica in particolare nel caso di alcuni pasti so-
grande vittoria, come l'11 novcmbre (armistizio della prima guerra mon-
lcnni e clei riti funebri. Questa "trzìscendenza" è prossima alla sfera
diale, i918). La loro cclcbrazione è importante per il ma,rcnimenro del
tlcl "sacro", oggi svalutata. Ma conviene chiarire questo terminc. Ne ab-
legame sociale e comunitario. oggi, nelle nostre società, esistono nu-
biamo raccolto un indizio già incontrando termini religiosi a proposi-
merosi riti secolari. Prendiamo quelli sportivi: una partita è "sacra',, il
to di riti purarnente sociali: si"battezza" una nave, una partita impor-
grado di partecipazione è intenso. si tratta di una vera e propria cele-
truìte di pallone , in Francia, può esscre definita un'à, " [Link]" , esi-
brazione che fa l'unità di una folla, le conferisce un'anima ele fa fare
stono dei pasti che hanno un valore sacro. Il rito condivide con il sacro
I'esperienza di una grande sodclisfazione festiva.
rrrr'affinità particolare, esso apre la strada, spontaneamente, ad un'e-
| [l tito puo persino splcssione del sacro e ad un'attitudine religiosa.
diventarc compulsivo nella persona ansiosa che moltiplica modi <]i fare ri-
petitivi c propriamente rituali per crearsi rrna sicurezza, ad esempio [Link] senza
posa le ma-
ni. Q,esta pericolosa deviazione rivela a su. modo uno cìei significati clel rito.
2
I confronti qui considerati con la storia delle religioni si situano a monte dei detcrminanti
concreti di tale o talaltra religicxre. Una comparazione precisa dei diritti del cristianesimo
con quel-
li di altre religioni presenti in numerosc regioni <.lel mondcr, corne ad esempio l'islanr, sarebbe
Ncllc tradizioni religiose il pasto è stato spesso sacralizzato. Il sacri-
estre-
milììenre isrruttiva. Ma risulta impossibilc [Link] ncllo spazio di questo libro. li,'irr, il rito sacro per eccellenza, trova la sua origine nel pasto sacro. Se-
r Mi ispiroin
questi paragrafì al tibro di Louis Bouyeq Li Rite et inro,ro",paris, (jerf, 1962
, ,,rrrlrr I'ctimologia del termine, " sacrum facere" nofi significa "fare del
kr. it. ll rito a I'uortto. su,'ralitù nulurrtlc e Lturgru, a cura di pC., Brescia, Morcelliana, 1964).
s:rt'r'o", rna "fare cio che è sacro", vale a dire cio che si impone all'uo-
t4 Inulto a uelcre
\,t, r',t rut' tt I i ; pcn'll/ ? 15
mo come sacro. Poiché l'uomo non ha presa sul sacro. Il sacrificio parole non valgono più per il loro senso, ma per la loro musicalità. Le
non crca dunque il sacro: il sacrificio mette l'uomo in rapporto con il parole sono divenute opache a ogni significato, come le parole di un
sacro. Il sacrificio non è all'inizio nient'altro che il pasto sacro: <<È ogni pappagallo. Si cade allora nella magia, cioè in unapratica attraverso la
pasto che abbia mantenuto la sacralità primitiva, la quale si fondava nel quale l'uomo intende controllare o addomesticare il sacro. La sfcra di-
pasto più che in ogni altra azione umana>> (Louis Bouyer). Infatti il vina, considerata come pericolosa o malevola, è allora scongiurata. La
pasto esige che si uccidano degli animali, se si vuole mangiare della car- magia può anche arcivare ad atti compulsivi. Essa costituisce il perico-
ne. uccidere vuol dire versare il sangue, luogo della vita e dono di Dio. lo di ogni rito: poiché ho rispettato le prescrizioni imposte, mi attendo
Occorreva in un modo o nell'altro ottenere il permesso o almeno il per- un "funzionamento" automatico, quale che sia stata la mia disposizio-
dono della divinità. «Il sacrificio è nato in cucina> (fean perroneaud). ne quando ho intrapreso il rito.
Il sacrificio è il pasto consumato dall'uomo con gli dèi o almeno con il Reciprocamente la parola può volatilizzare ll rito concreto e ricon-
loro permesso. Il cibo è riconosciuto come dono ricevuto. Il sacrificio durlo ad un'astrazione che non ha presa sull'esistenza. Il gesto è allora
si inscrive allora in una dinamica di scambio: a qucl dono corrisponde accessorio, ridotto ad uno schematismo formale, se si pcnsa che l'es-
il contro-dono dell'uomo, che offre del cibo (animali o frutti della rer- senziale si compie nella e attraverso la parcla. Ora bisogna accettare l'u-
ra) in riparazione del male commesso e in vista della preservazione del- miltà del rito, che appartiene alla nostra condizione di uomini, né an-
la comunione con gli dèia. geli né bestie, ma al contempo anime e corpi.
I riti attestati nella storia delle religioni sono fondati su di un simbo-
lismo naturale,fonte del simbolismo rcligioso. Luomo non può attri-
Le religioni dette "misteriche", [Link]é i riti ricopron. trn rut.,l. molt<r buire arbitrariamente dall'esterno un senso simbolico a un qualunque
[Link], [Link]. rrn grande sllccess() nell'età éIreca e [Link], ;rrima rito. Se mai lo fa, rischia di cadere rapidamente nella magia. Si nota an-
e dopo la nascita del cristianesimo. Si rrata di religioni <'t di origine graca che una certa costanza dei grandi temi che sono all'origine dei diversi
(ad esempio i misteri di Eleusi, riro agreste della mietitura [Link] della rituali: in particolare ciò che ruota attorno all'acqua e al pasto, neces-
prima spiga); ct di originc orientale (misteri di Adonis, [Link] dalla Siria; sari alla vita, e tutto ciò che ha a che fare con la trasmissione della vita:
misteri di Mira, di origine iraniana; cr-rlto della divinità solare; pasro co- sacralità del raccolto e della sessualità. Questi ultimi due riti sono le-
munitari<r c<rn sacrificir) taurino); o proucnienti dall'Dgitto (()siride e la sua
gati al mistero della fecondità ed esprimono la trascendenza della vita
slrosa-sorella Iside, che mu()re e poi rinasce oppure risuscita grazic ai suoi
t'he l'uomo riceve senza poterla controllare. I grandi riti dell'umanità si
sIìrrzi). 'l'utti questi miti, cli origine agreste, hanno la [Link]à di essere
irnponevano in qualche maniera in ragione del loro valore antropologi-
e«rperti dal segreto. Essi t'ostituis('()n. una partc imlrortante dci riti cli ini-
r'o. Essi erano d'altronde considerati come l'opera degli dèi.
ziazi<'»ne, che simboleggiano la m()rte e la rinascita oppurc la risurrazione
del fedele per .na vita [Link]. Questi termini, come qrrello di "illumina-
[Link]" , sont, frequentcmentc impiegati. E,ssi esprimono il clesiderio di spe-
rimentare, ma anche di sollrire, le cose divine (pati diuina). 4. La conversione cristiana del rito e del sacro: i sacramenti
I)arole sacre ed azioni sante: ciò che abbiamo appena evocato corri-
Ma I'equilibrio fra parcla e azione è fragile. Il rito può assorbire la *1,onde alla struttura stessa del sacramento, che è sempre fatto del
parola: diviene alTora un'azione esoterica o superst iziosa, nella quale le lrrl)porto fra una parola ed un gesto. <<Una parola si aggiunge ad un ele-
n('nto - diceva Agostino - e questo fa un sacramento>>. Questa strut-
a
Iltroveremo alcuni aspetti clcl pasto sacrificale a proposito dell'eucaristia, ma radicalmente trrlrr corrisponde alla nostra condizione umana, che è quella di tn cor-
lu) pdllante ,vale a dire di un corpo che agisce e trasforma il mondo, ma
"convertiti"; si veda, di scguito, c. Y, I. Il pasto e la sua simbologia nella condizione unond.
cia con Dio. lrr sull'esempio della vita di Gesù. Dunque l'eucaristia non funziona at-
[Link] la sua pura obiettività, come i sacrifici dellc religioni. Essa in-
La rnemrtria ingenera il racconto vita a vivere una vita di dono di sé come quella di Gesù, cioè una vita
t'r rcaristica.
La prospettiva del memoriale ci orienta verso il racconto. All'ori-
ginc del rito sacramentale cristiano non c'è sempre un atto di istitu-
zione (il più formalc concerne l'eucaristia), ma c'è sempre un raccon- 5. Il sacramento è un "simbolo" nel senso forte del termine
to. Il racconto sostituisce il mito delle diverse religioni. D'altra par-
te, i riti csistevano già (ad esempio il battesimo e il pasto): Gesù non 't'utto ciò che abbiarno visto mostra come il rito non sia efficace in ra-
li ha formah-nente istituiti, ma la sua pratica dei riti ne ha mutato il liirrnc di ciò che rc,alizza merterialmente, bensì in ragione cli ciò che evo-
scnso. Listituzione dei sacramenti si conclude sempre attraverso la ri- (.:ì lìei complesso ordine dei grandi sirnboli che governano I'esistenza
surrezione del Cristo e il dono dello Spirito alla Pentecoste. Uevento urììana e nei quali siamo tutti immersi. Il rito à fondamentalntenlc siru-
pasquale di Gesù, raccontato nella comunità attraverso il dinamisrno l,,,licct. Esso esprirne la nostra preoccupazione di renderci presenti alla
che viene dallo Spirito, diventa un r(tccoruto [Link] racconto, ri- totrrlità della nostra esistenza. Spegnere le candeline della torta di com-
prodotto sirnbolicamente in una pratica della comunttà, diventa rito 1,lr:anno non è un qualcosa che si esaurisce nel gesto di soffiare, è un
[Link] pratica di Gesù si fa riconoscere attraverso la memoria ,prrrlcosa che evoca il nostro lieto incedere nella vita, se si è giovani o
della Chiesa come risorsa ed invito a perpetuarla attraverso una pra- l,rrntbini; ci ricorda una vita già piena e I'ingrcsso in un'altra stagione
tica sirnile . L inventività del rituale de riva dalla fecondità del raccon- ,[Link]'csistenza, se si è già in là negli [Link] celebrazione scandisce il ca-
to (Joseph Moingt). [Link] dcl corso della nostra vita, invitandoci ad una prcsa di coscienza.
te del termine. Mi ispiro all.a definizione di simbolo data da Edmond leanza (il mio amico a cui ho affidato la chiave di casa rnia ed io)' I
Ortigues: due prinri significanti rinviano agli altri due. I primi sono materiali: oc-
corre ed è sufficier-rte che la chiave apra la serratura. Il secondo signiti-
Il simbolo è un pegno di riconoscimento, un oggetto tagliato in due e di- canre è diverso dal primo, poiché implica la fiducia che concedo al nrio
stribuito fra dr-re partner alleati che dovevano conservare ciascuno la pro- amico aprendogli la mia casa, fa intervenire cioè l'incontro fra due per-
pria parte e trasmetterla ai propri discendenti, di modo che questi elemen- sone, la comunicazione fra loro, un dover essere, una legge o un dirit-
ti complementari, nuovamente rawicinati, permettesser(), attraverso il lo- to, in definitiva un ordine di valori trascendente rispetto alla realtà im-
ro aggiustamento reciproco, di far riconoscere i portatori e «li attestare i le- mecliatamente obiettiva della chiave. La chiave donata è il simbolo del-
gami di alleanza contratti anteriormentes. la nostra amicizia e dei doveri di ciascuno verso l'altro. Il seconclo
significantc è divenuto imtlanente aÌ primo, ciascuno lo vede nel sem-
Questo dato originale del simbolo si ritrova sempre nella nostra so- plice scintillio della piccola chiave. Forse molto dopo, quando questa
cietà: la banconota, il libretto degli assegni,la carta di credito, valori fi-
chiave non servirà più a niente, colui che l'aveva conservata inawerti-
duciari come le 'dzioni o le obbligazioni,la carta d'identità, tutti questi
lamente si ricorderà con gioia deil'amicizia di cui essa rimane il sirn-
oggetti hanno un valore simbolico. Nel nostro portafoglio non sono nul-
[olo. Questa comunicazione nell'ordine dei valori chiama in causa I'im-
la. Diventano valori di scambio o di riconoscimento quando li presen-
l)cgno di due libertà.
tiamo a qualcuno che li riconosce, il commerciante, il poliziotto, il di-
Anche gli scambi umani più commerciali rivestono un valore sirn-
stributore automatico di banconote nel caso del bancomat, la banca nel
lnlico. Nel Vicino Oriente, se si entra in un negozio di souveniA si è ob-
caso dei valori. Il nostro mondo è caratterizzato dal moltiplicarsi dei
bligati a comprare qualcosa. Se si mercanteggia, bisogna raE{giungere un
sirnboli finanziari. Lo stesso accade per ogni contratto rcdatto in due
ilccordo sul prezzo. Non si può smettere di mercanteggiare in corso d'o-
esemplari cofirrnati dai due partner. Sottolineo I'entrata in gioco dclla
1rcra. Andarsene senza comprafe nulla
ò un insuÌto. La vendita è infat-
nozione dr ualore , benché nella maggior parte dei casi si tratti solo di
ri il simbolo di un'[Link] Ciad, s'ilapi:azzadella cattedrale di N'Dja-
valori [Link] simbolo attiene all'ordine del valore.
ltìcna, un venclitore voleva vendermi un anello. Non avevo con me i sol-
.li per acquistarlo. Continuò ad abbassare rl prczzo e alla fine mi disse:
' Ednrond ()rtigrres, La Discours et lc Sytnbole. Paris, Aubicr, 1962, p.60. Sul simbolo, si ve- «Padrone, tu non vuoi fare affari con me>>. Il mio rifiuto di comprare
da anchc Louis-Marie Chauvet, Du symbolique au syrnbole. Essui sur les sacrcncnts, Paris, Cerf,
1979 kr. it- Ltnguoggtlo c simbolo. Suggio sui sat'rurcnti,L-eumann [1'O], Ldc, l')82 ;1d., $,nho- [Link] per lui il rifiuto di stringere con lui un'alleanza da uomo
lc ct sttcrnncnts. [Link] relccture stcrdntentclle dt l'cxì.rtcnc<: t:hrétianne, Palis, C-erf, 1990 (tr. it.
ir uomo. Si tratta sempfe di soggetti che attraverso l'oggetto scambiato
,\irubokt c sacrdll:lento. (lna rilctturt sacranentdle rlell'esistcnztt cristtlana, Leumann tTOl, Ldc,
1990). ('rìtrano in relazione tra loro.
delle piante è il segno della primavera. Il significato pu<ì essere artitìciale e quanto uomini e ci raggiunge attraverso il rito e la festa. I1 rito diviene
pLrramente convenzionale: il semaf<rro verde dice che si pr-r<ì lrassare; il se- al suo interno uentorfule, Come il mito diviele al suo interno raccoltto.
tnaforo rosso clice che bisogna fcrmarsi. 11 simboio appartiene alla slera del- l)er ricapitolare il percorso cotnpiuto, recuperiamo questa bella clefl-
la comunicazione. La caratteristica .lcl sinrbolo è quincli quella di costitui- ruizione dei sacramenti data dal Gruppo di Dombes:
rc un l'al)lx)rto lra due signitìcanti. (losa che mette in relazione dr-rc volte
due ternrini: gli elementi del gettone tagliato in due e i due soggetti chc si I sacramenti sono degli atti per mezzo dei quali il Dio di (ìesù (lristo s'im-
i trovano a comunicare. Il segno è un vakrre di conoscenza; il simbolo è una pegna e garantisce la sua lrartrla e le sue pr()mcsse, in scng alla nuova al-
i mediazione di riconoscimento>> (Louis-Marie (lhauvet). leanza chc ha stabilito con il suo lroptrk', nrc,-liante l'evento pasqLrale cli strtr
Iliglio. I-ssi a[r[rracciano qrrindi questa realti misteriosa in cui lo stesso [)io,
chc è intcrvcprrto nella storia degli uomiui, vicue a loro, sotto il velo e ncl-
Il tcrminc "simbolo" ricorre a proposito della confessionc di fcde, ll t1as1,ar..nzu t[ i scgrri, l)cr Jlt('stJrc 1.,r,., la stt,t l)l'(s(nzil t'vivcrc t«rn e in
o del Creclo. Si parla del Simbolo degli apostoli. Il Simbolo di fede era cssi cr'»r-r-rc lolo allcato. I sacramcnti sr.»-tt, cclcbrati nclla conrttnità ecciesia-
così chiamato in quanto svolgeva il ruolo del mutuo riconoscirnento fra le, cella|eratrice chc obbedisce nella lcde alla lrarola del Salvatorc, c()lrc
cristiani. Conoscere il Sinbolo a memoria era una sorta di palola d'or- inconli el-lcttivi di l)io chc si dà a noi attraverso la presenza di suo Figlitr
dine fra i cristiani che viaggiavano e non si conoscevano. Noi conosciamo e nella [)()tcnza del stro Spiritot'.
negli eserciti moderni l'uso della parola d'ordine. Ciò ha un valore di-
verso rispetto al simbolo interrogativo del battesimo: <<Credi? - Credo>>.
È I'accordo scambiato nella professione della medesima fede che espri-
me il mutuo impegno del credente e dclla comunità.
Teniamo durrquc prescnti la trasposizione e il superamento operato
clall'ordine siurbolico rispetto all'ordine dell'oggettività imrnediata,
vale a rlire la sua tra-rcentleruza e conseguentemente un'efficacia che gli
è propria. Il simbolo ci introduce in un altro ordine, ma quest'ordine
è già là, r-rel funzionamento sensibile clel simbolo. Si comprende dun-
que perché la teologia contemporanea utlizzi sempre di più il tennine
"simbolo" a proposito dei sacramenti. Il sacramento appartiene all'or-
dine del simbolo, come san Tommaso diceva che esso apparteneva al
"genere del segno". Questo vocabolo fu un tempo guardato con so-
spetto. Oggi appare come un termine privilegiato per restituire al con- "(ìrtr111r<rdi Dornbes, LoSpiritoSttnto, lttChìcsuetsltru»tt'nti191').\,2S,Enchttidictn(Itu-
tempo la natura del sacramento e la sua eflcacia. t,/t utt ut// 2, ii9l, Bologna, l-l)B, 19tt8, p. )95.
26 Inuito a credere I t,t r ,, rrr, l,rit)/(t \(t('r(l»t('ttlrt, tli sru:ntmt'nti lalla Ohicsa 27
t-.-'---'-- ficate e ricevono il potere di sandficare, grazie al Verbo o alla parola che
i ,t
ispirerò qrri liberamente al pensiero di san Tcrmmas«r d'Aquino2, il sono loro uniti. Forse il dono del,a grazh sarebbe potuto essere otte-
i
:r
quale stabiliva una corrispondenza fra la pcrsona di Cristo e i gesti di sal- nuto in un'altra maniera, nìa il sacramento, segno sensibile ed effica-
i vezza posti nel corso clella stra vita, da una parte, e la (lhiesa con i suoi sa- cc, appartiene alla logica dell'incarnaztone, che ha fatto del Cristo un
i cramenti, dall'altra. I sacramenti stann() alla (lhiesa come i gesti di Cristo scgno sensibile ed umano.
i .trrrrn., alla sua persona. Vi è sempre una "proporzione", o una "similittr- La Chiesa insegna che il sacramento è al contempo segno e causa del-
i din"", fra i sacramenti e (ìestr, il Vcrbo di Dio incarnato. Qrresta teokrgia i
i [Link], salvezz.a n'ì()stra la continuità della caLrsalità divina che passa innanzi- h grazia. Cristo è infatti al contempo st'gao e la t'ausa della nostra sal-
vezzÀ.In ragione dell'unione dell'umanità alla persona stessa del Ver-
i trttt', attraverso l'rrmanità di (lristo, prim() "sffumento" di salvezz,a, e in se-
bo, il Cristo è il segno della volontà salvifica del Padre, manifestata at-
i guito attraverso i nuovi "strumenti", ormai separati, che sono i sacramen-
i ti, c,rn la celebrazione rituale nella Chiesa degli atti del (.risto. Questo lin- lraverso <{'apparizione dell'umanità e della bontà del nostro Salvatore>>
i suuegi,.l molto concreto e persino un po' rnateriale cli san T<rmmaso espri- l'l't ) ,4 Volgata). Egli ne costituisce anche la causa attrave rso la sua strut-
i me al contcmp() la continuità e la disc«rntinuità fra i gesti salvifici del (lri- trrra personale, che fa di lui al contentpo un uomo e un Dio.
i sto e i sacramenti della Chiesa. P rimo effetto, p rima r ealtzzazione dell' amore divino, l'incarnazione
t__ __ - _ - _______-_-- -_ rrc rimane il segno cardinale. Così comc nel giorno della creazione la
l,irrola re'alizzava ciò chc proferiva, il Verbo incarnato re'a\zzala salvezza
Sviluppiamo la cosa in quattro tempi: Cristo-sacramento; i gasti del ,li cui il suo cssere è la tcstimonianza. In breve, Cristo è il sacramento
(risto, -sacrantenti originari delTa sùvezza, i sacrdmenti della Lhiesa ela .li Dio, perché egli è segno e causa: <<posto come segno di contraddi-
Chiesa-sacramento. ziorìe» (Lc 2)4) e <<causd della salvezza eterna per tutti coloro che gli
,,[Link]» (Eb 5,9). Cristo è il sacramento di Dio per eccel]enza.
[]idea era già presentc in un uomo colxe sant'Agostino e la ritrovia-
[Link] Cristo, primo sacramento di Dio rrro in Tomrnaso d'Aquino. Sarà ripresa dallo stesso Lutero quando
,licc, fra l'altro con un intento polemico nei riguardi dei sacramenti «lel-
Il Cristo è sacramento in quanto è ad un tempo Dio e uomo, Parola l;r (,lriesa: <<Lc sante Scritture non conoscono che un solo sacramento,
e Verbo di Dio incarnato, secondo la formula c'li san Giovanni: «Il , lrt' ò Cristo stcsso>>. Quest'idca riaffiorerà nei XiX c nel XX secolo. E
Verbo si è fatto carne e ha abitato inmezzo a noi>> (Gv 1,14)'. Prima .'r tr'ova bene cspressa da Yves de Montcheuil nel 1942:
di lui la realtà sacramentale è ancora solo figura ed anticipazione. Cri-
sto è il primo a verificare nella storia <da perfetta realtà del sacramen- I ,,[Link] bisogna s()prattLrtr() ricorrerc clLri all'idea tradizionale che ci m«rstra
to>>. Infatti, nci sacramenti un'azione divina si effettua sotto dei segni rr.,l ( lristo il pritlo Sacrantcnto, il grancle Sacramento, clcl quale gli altli norl
visibili, ad immagine del Cristo che era Dio in un involucro umano e vi- ,.stituiscorro chc clei pr,,lrrngamcnti e tlelle partecilrazioni. Attraverso la
sibile. Se vi è necessità che in ogni sacramento una parola sia unita ad suir s()la esistenza, Cristo è il Simbolo, il segno elficace della divinizzazionc
,l, ll'trmanità. Segno, lrerché la sr-ra tlmanità visibilc è la testimonianza csprcs-
una cosa sensibile, è perché, nell'incarnazione,la Parola di Dio è stata
,.r itr tcrmini intelligibili 1;er noi clell'amore di Dio, dcl sut, pcrdon,r, .lclla
unita ad una carne sensibile. Nei due casi "cosa" e "carne" sono santi- ..,r,r v<,lontà <li elevarci fino a lui. Scgno cllicace, perché è in virtir di qr-rcsta
uni()nc chc la grazia si estcnde a tutti gli altri uomini. [ssi non der'ono fa-
Il tcsto di riferimento èla Suntrna theologica, lll", qq. (r0-(r5. Le espressioni messe trd vir!lo-
2
28 Inuib a cradere l,,t | ,( \t, ltrituo sttLrdttt'ttlrt, tli s,lt'rdlilt'ttti tlt'lh (')hit'stt 2L)
Qualche anno più tardi, Edward Schillebeeckx pubblicherà un bel Sirmc posro fra l'esemplarità e I'efficacia, il che equivale a collegare
il segno
libro dal titolo Cristo, sacrttmefi to de ll' incon trct con Diri. rlato e la realtà della causa: <<La morte di Cristo - egli dice - è la causa del-
lrr remissione del noslo peccato, [...] causa effettiva e sacramentalmente
(.scmplare. Quantq alla risurrezir)ne, essa fu ]a causa della nostra risurre-
2. Gli atti della vita di Cristo, zione, causa effettiva e sacramentalmente esemp,lare>>.
sacramenti originari della nostra salvezza
Tutto ciò che ha vissuto, compiuto e sofferto Gesù sono i sacra- ln un'epoca più vicina a noi Yves de Montcheuil sviluppava' in una
menti originari della nostra s'afvezza. Pensiamo ai suoi miracoli che gua- ,lirczione un po' diversa, la grande prospettiva secondo la qualc il sa-
riscono e che salvano, ai pasti condivisi, alla passione subita con amo- , rilicio della croce è il sacramento del sacrificio di tutta I'umanità. Con
re, alla sua morte offerta come dono di sé al Padre e ai suoi fratelli. «Tut- il tcrmine "sacrificio" bisogna intendere qui I'atto d'amore pfeferen-
to ciò che ha fatto Gesù - scrive con semplicità san Gerolamo - sono zille per Dio e per gli altri che ci fa passare in Dio. Il sacrificio del
dei sacramenti. [...] Che il Salvatore cammini, si segga, mangi, dorma, ( ,risto fu la sua "Pasqua", il suo passaggio in Dio, e tufta I'umanità ha
quelli sono i nostri sacramenti>>[Link] cristiana impiega volen- l)('r vocazione di passare in Dio. Latotalità. dei sacrifici individuali de-
tieri il termine "mistcro" per designare i diversi eventi della vita di lili uomini può essere considerata come un lungo sacrificio dell'umanità
Gesù: vedremo la corrispondenza fra questo termine e la parola "sa- , lrc passa in Dio nel corso della storia:
cramento". La trudizione vuole sottolineare attraverso questo termine
la fecondità salvifica di ciascun evento della vita di Gesù. lroiché l'umanità predestinata ò il corpo «li (lris«r, tliremo che il sacrificio
storic<l compiutc'r una vqlta per tutte, in un momento del temp() ej in un
lrrogo detcrminato, è il sacramento del sacrificio comgriuttt dal
(lristo tota-
San'fommaso è ancora qui un testimone di qucsta convinzitrnc, ma que- lc. Bjlgviamo qui l'idea [. . . ì che il (]risto è il primo sacramento, il grande
sta v«rlta con l'impiego deliberato del termine "sacramento". Egli impiega srrcramento. 11 sacrificio compit-tto dal (]risto sulla croce è il simbokr, il se-
d'altrondefacilmentel'unolrerl'altto"rnysteriutn" e"sacramenIum".Tut- ltn(), ma il segno efficace del sacrifici<t che tutti gli uomini devono compie-
te lc azioni e le passioni clel (lristo concorrono attravers() la virtù della sua '.'.
[...] Dunque il sacrificio del (lristo è già un sacramento' Si pu<ì com-
l,rcndere s1rftr c<",me sacramento, simbokr efficace di qualcosa che è altro
cla
divinità allasalvezza dell'uomo. In particolare, la lrassione e la risurrezio-
ne del (lristo sono dci sacramenti in ragione del loro duplice carattere di ('sS()7.
sagno esemplare e tfi causa struruentale ed effettiua. Sorvoliamo sul suo vo-
cabolario tm p«r' tecnico per cogliere la sua visione prof<rnda della fède. lrr altri termini, il sacrificio del Cristo simboleggia il sacrificio di
[,cco alcune delle suc formule: la passione di (]risto è <<il sacramento clel- Irrltir l'umanità rivolta verso Diol esso ne costituisce anche la causa ef-
la rcdenzione umana>>. Il battesimo di (lristo è la manifestazione del <<mi- [Link], poiché conferisce all'umanità il potere di compiere quel sacrifi-
stero della n()stra prima rigenerazione>>, e la trasfigurazione è <<il sacramento , io. I;ra Cristo e la Chiesa vi è il simbolo del costato aperto di Gesù in
della nostra seconda rigenerazione», poiché essa signifìca la visione beata , r,,r'c, dal quale la tradizione cristiana ha visto scorrere, sotto i segni del
che sarà riservata agli eletti. I misteri della vita del Cristo verificano la de- ',;uìp,uc e dell'acqua, la Chiesa ed i sacramenti.
finizione del sacrament«r e ristiano, segno e causa, perché sono al contem-
po c(luse esemplari e c(truse strumentali della nosra salvezza. Notiamo il le-
Risaliamo oru dat sacramenti alla chiesa come grandc sacralnento. l,,r (lhiesa è un mistero, cioè, in altri termini. un sacramcnto. Lssendo il
Giacché per san Tommaso la chiesa è molto semplicemente costituita "l)unto d'incontro di tutti isacramenti cristiani", è essa stessa il grande sa-
da «la fede ed i sacramenti della tedo>,
il che vuol dire che la chiesa è \ r'rrtrìento, che contieneevivifica tutti gli altri. I-ssa è sulla tema il sacra-
la grande battezzata, essa vive del dono dello Spirito espresso attra- nr('nt() di (ìesù Cristo, come (ìesù (lristo stesso è per noi, nella sua uma-
rriti, il sacramento di Dioe.
verso la confermazione, essa è il corpo dcl cristo continuamente nu-
*
I Icrrri de Lubac, Médittttions sur l'Église, Paris, Aubieq 19fi, p. 175 (tr. it. Medirazione sul-
Str»zttt,t theologicu, III", q. 60, a. 3 co. Lt r I'rt trt, tr cura di Ddoarrlo Maltinelli e Paola Vismara, Miìano,Jaca Rook, 1979, p. 135).
Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sa- 6. Conclusione: <<I sacramenti, questo legame carnale con Dio»>
cramento di tutta la Chiesa (Saoosanctum Concilium, n. 5).
Immise negli apostoli il suo Spirito vivificatore, e per mezzo di lui costituì l{iprendo l'espressione di FranEoise Mallet-Joris: sacramenti, que- <<I
la (ìhiesa, quale sacramento universale della salvezza (Lu-
il suo crrrpo, che è .,lo lcgame camale con Dio>>r2. I sacramenti appartengono infatti ad un'e-
men gentium, n. 48).
, orromia della carne. Queste parole volevano mostrare I'unità e la coe-
rtrrza della struttura della nostra salvezza, che va dall'incarnazione del
( ,r'isto sino alla risurrezione della carne alla fine dei tempi. Tertulliano
5. Il ruolo dello Spirito Santo
l.r irveva già intuito in magnifici testi nei quali mostrava che <<la carne
In quest'ottica non bisogna dimenticare il ruolo dello Spirito Santo. ,' rl cardine della salvezz a lCaro salutis cardo)>> c in cui fa susseguire co-
sr i cliversi sacramenti.
La teologia cattolica occidentale ha interpretato in maniera prioritaia
la Chiesa nel suo legame con Cristo, osservando opportunamente che
I ...I la carne è il fìrndamento della salvezzat Quando Dio lega a sé l'anima
Cristo agisce sempre in simbiosi con lo Spirito Santo. Ma essa ha tal-
, hc si trova nella carne, è la carnc stessa che rende possibile tale legame.
volta sottovalutato la solidarietà infrangibile fra Cristo e il suo Spirito. Ma c'è di più: la carne riceve il lavacro perché siano tolte le macchie del-
È il [Link] che gli ortodossi orientali hanno rivolto all'ecclesiolo- I'irr-rima; la carne riceve 1'unzione perché l'anima sia consacrata; la carne ri-
gia cattolica fino al Concilio Vaticano II. Padre Congar aveva accoho ,..'vc il sigillo perché I'anima sia lortificata; la carne è adombrata con f im-
quell'obiezione molto seriamente. Si conosce la famosa definizione di l,,rsizione delle mani perché l'anima sia illuminata dallo Spirito; la carne si
Bossuet: «La Chiesa è Gesù Cristo diffuso e comunicato>>10. Questa for- rrrrtre del corp() e del sangue di Cristo perché anche l'anima si sazi di Dio.
mula è al contcmpo molto bella e molto inesatta, nella misura in cui non Non è possibile, dunque, che non siano unite nella ricompensa due sostanze
sembra lasciare spazio allo Spirito. , lrc hanno agit<l congiuntamentelr.
A, f sacramentifanno la Chiesa
t " \tt(vd/nantum" . È, tramite la prima traduzione latina di mystérictn chc
rl tclrnine "sacramento" si ritrova nel testo biblico. In particolare, per
rl g,:rss«'r clella Lettera agli Efesini 5,12 sull'unione dell'uomo e della don-
1. Breve storia del termine e del numero dei sacramenti
r,.r, rl latino scriverà <<questo sacramento è grande». La tradizione se
Il
sacramento è stato clefinito nella sua realtà più profonda, ma I'uso rr,' r'it'orderà, quando rifletterà sul sacramento del matrimonio.
ed il senso dclla parola attraverso la storia ci riservano qualche sorpresa.
' \'vcs .lc Montchcuil, Problèmes ,le uìe spiitaello, Parigi, f)esclée de Brourver,200(J, p. 208
't Tertulliano, De resunectiorue cttrnis, lX, PL 2, 801 (tt. it. Lu resurrezktne dei rtorti, p. 64). t
'tt I'r,tl,l,'nidiùtaspirituuk,,acuradi AnnaMariaMartinelli,Milano,VitaePensiero, 195(r).
X't Inuito a cradere It,t ( ir'tr'r, pri»to satt»tt',tl(), at sdLra»?('nti lclla (,[Link] )7
Misteri e sacramenti I'rrnzione (= la ccrnlermazionc), l'imposizione delle mani, la professione re-
li1li«rsa, ma anche il Simbolo di fede, la Scrittura, l'Orazione domenicale (=
I Padri della Chiesa greca impiegano volenrieri il termine "misteri" rl Pater),le lèste. Egli è l'autore della celebre fìrrmula: «Una parola si ag-
al plurale per designare le celebrazioni cristiane del barresimo, dell'eu- lliunge ad un elemento c questo la un sacramento>>. (lome si purì vedere,
caristia e delle ordinazioni. Questo impiego un tantino "derivato" , 1ili non menziona la totalità <lelle sette comp»onenti sacramentali ecl ag-
proviene al contempo dalle Scritture e dall'influenza delle religioni liirrnge delle realtà che non saranno mantcnute come saeramcnti.
ll secondo significato è quello del sacramento-simbolo. Il simbolo è per
misteriche. Ma occorreva trovare un termine in latino. Il creatore del
lrri la capacità di ogni creatura di esprimere le realtà divine: gli asmi del cic- I
termine "sacramento" nel suo senso cristiano fu il giurista africano Ter-
1,,, gli animali della terra, i personaggi ()ppure le viccnde storiche. Quindi
tulliano nei primissimi anni del III secolo. Egli traspose un rermine
rulta la Scrittura è il libro dei sacramenti divini, in cui delle ligure celano
del diritto romano: L sacramentum erail giuramento sacro (sauum ser- ,rì scnso nasc()st(). ll termine "simbokr"lT è clr-rncluc legato da tempo a "sa-
mentumt6) che accompagnava un impegno giuridico facendo fede op- ( Illtnento').
pure un impegno militare nel quale il soldato prestava giuramento ll terzo significato è quello del sacramento-mistero e noi ritroviamo già
verso il suo imperatore. Colui che prestava giuramento riceveva in tale in ess<'r f iclca del (lristo mistcxr, () sacramento globale di Dio: <<Non esiste
occasione un tatuaggio che gli serviva da marchio d'identità. Questa im- rrrlrrtti altro mistero di Dio all'infuori del (ìristo»; allo stessct modo, quan-
magine sarà ripresa a proposito del battesimo, che è l'impegno nella mi- ,1,, parla del «sacramento della nostra rigenerazione>>, noi pensiam<) spon-
t ;r ì(r?ìmente al battesimo, ma egli [)()tcva pensare all'incarnazione rcdentri-
lizia di Cristo ed inscrive un carattere nell'anima.
Il termine "sacramento" dunque sottolinea innanzitutto l'aspetto del- ,,'. Il termine "sacramento" designa allora "i misteri della fide cattolica",
"il rnistero della grazia" o "il mistero della vita eterna".
la risposta di fede di colui che riceve il sacramento, quindi l'aspetto del
culto: un sacramento è un atto del culto. Ma come sempre quando il
termine viene trasposto da un universo di linguaggio ad un altro, l'im-
piego cristiano di "sacramento" andrà a caricare il vocabolo di tutto il
ll lavoro di riflessione di Agostino sul termine "sacramento" è giu-
,,rissirrro, ma non ancora abbastanzapreciso poiché non distingue a suf-
senso inscritto in quello di "mistero" o "misteri". Tertulliano, che co-
lrr'it'rrza nei riti della Chiesa ciò che è un sacramento venuto dal Cristo
nosceva bene il greco, impiegava ugualmente il termine "mistero". Egli
,l;r t'i<ì che non lo è. La stima del numero dei sacramenti tenderà dun-
è contemporaneo della primissima traduzione latina del Nuovo Testa-
tprt'rrd evolversi. Si ha f impressione, leggendo i Padri greci, che vi
mento (che è chiamata la traduzione Latina Veccbia): probabilmente ,,r;ur() rneno di sette sacramenti. La pratica penitenziale, tuttavia, am-
subì alcuni imprestiti di quella traduzione.
pr;urrcnte vissuta all'interno della Chiesa, non è ancora contata fra i sa-
, r;uìrcnti e il matrimonio non è celebrato nella Chiesa durante i primi
,,,','r,li. Ma leggendo i Padri latini ed i teologi del Medio Evo, ci si ren-
Anche Agostino giocherà un grande ruokr nell'uso del termine "sacra-
r lt' r'<)rìto che ve ne sono molto più di sette. Ad esempio, nell'Xl seco-
mento", al quale conferisce fte significati distinti ma in mutua comunica-
l, l)it'r Damiani conta dodici sacramenti: iÌ battesimo, la confermazio-
zi<tne: innanzitrrtto, il sacrament() è ogni rito religioso visibilmente cele- '
bratrr. I sacramenti cristiani s()no per lui: il battesimo, 1'eucaristia, I'ordine, rr.', I'trnzione degli infermi, la consacrazione dei pontefici, l'unzione dei
r,', lrr cledica delle chiese, la confessione, la consacrazione dei canonici,
rt'Sull'arazzo della regina
Matilde espostr:r a Baycux, che ritrac l'epopea di Cìuglielmo il Con- ,1,'r rrronaci, degli eremiti, delle monache di clausura, ed il matrimo-
quistatorc, una legenda latina commenta il testo. Quando Aroldo presta giuramento a Guglielmo, rrr, r. lrr questa lista non figurano né l'eucaristia né l'ordine, che sono tut-
giuramento che infrangerà a suo danno, silegge: <lTaroLl sacramentum/erz7 Guileltno duci> (Arol-
do prestò un giuramento al cluca Guglielmo). Nel Mcclio Evo il terrnine può ancora assumere il
significato di giuramento. 'srvcda,sopra,c.I,[Link]èun'imbolo"nelsensofortedeltennine.
40 Inuito a credere lt,t ( ,,'ti, f tilDl() \tt( /d»/(rtltt, tti t,L'rdttt'ttti lc'llu Ohiesa 4l
problema. I-esegesi e la teologia moderne richiedono di guardare le co- (ìredo», quest'rrltimo veniva immerso in una vasca. La [or-
tlc <<(lredi? -
se da vicino.
rntrla indicativa: <<Io til)'àttezz<l nel nome del Padre...>> non veniva adopc-
La teologia medievale, che è la prima chiamata in causa in questa se- Allo stesso modo l'Antichità cristiana vecleva nelf imposizirrne cielle
rrrta.
de, poiché è quella che ha detenninaro il settenario, ha messo in luce rnani il rito essenziale dell'ordinazione; ma nel Medio Evo si riterrà che è
una concezione molto ingenua dell'istituzione dei sacramenti da parte lir trasmissione degli strumenti propri di ciascun ordine a costituire quest()
di cristo. Essa definiva in maniera rigorosa la ruateria elafornza di 11t:sroessenziale. Nel 1941 Pio XII, nelf intentr> di fugare ogni dubbio in
ciascun sacranìento, vale a dire l'elemcnto e il gesto da una parte e la nrrrito alla validità delle ordinazioni, ritornerà strll'imposizione delle ma-
parola che l'accompagnava dalT'[Link] teologia rredievale riteneva che rri. Paolcl VI farà la stessa cosa per la con(èrmazione, ma valorizzando que-
queste due componenti costituissero non solo il cuore della celebrazio- slir volta l'unzione con il santo crisma. È quintli ()pp()rtuno distingucre be-
ne liturgica dei sacramenti, ma anche la loro stessa realtà. Essa ne ha rrt'I'istituzione di un sacrament() in ragione del suo sens() e della natura dcl-
concluso un po' frettolosamente che fosse Gesù stesso ad aver stabilito h grazia concessa, e la determinazic»ne precisa del suo rito.
le duc componenti del rito. una conoscenza approssimativa della sto- ----------- - --- -- ---i
ria le faceva pensare che questi gesti non fossero assolutamente cam-
biati dall'epoca di Cristo. Ritroviamo un'eco della stessa ingenuità nel- Ai giorni nostri la cluestione è ripresa richiamandosi non solo a Ge-
la posizione di rnonsignor Lefebvre, il quale rireneva che il rito della :,rr f tmdatore dei sacramenti, ma più ancora a Gesù fondameftto dei sa-
messa di san Pio V fosse rimasto praricamenre immutato da più di due- r rruDerìti, principalmente in ragione del suo mistero pasquale. Lo stes-
mila anni, quasi come se Gesù avesse celebrato la prinra cena seconclo :ir, siln Paolo diceva: «Infatti nessuno può porre un fondamento diver-
(1Cor 1,11). Secondo
quel rito.
',' .la quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo»
Questa maniera di comprendere le cose poncva numcrosi proble- rrrr'irltra immagine gli apostoli sono il fondamento stesso, mentre Ge-
mi: se essa vale per l'eucaristia e se disponiamo di un ordine chiaro di ,,r r i' la
chiave di volta o la pietra angolare (Ef 2,20). Ciò che si è detto
Gesù in merito al battesimo e alla penitenza, non abbiamo dati precisi rrr rrrcrito al passaggio dai gesti di Gesù ai sacramenti della Chiesa per-
per quanto riguarda l'istituzione della contèrmazionc e del sacramen- lrt'l tc di comprenderne la portata, così come la detcrminazionc della
to all'epoca chiarnato estrcma unzione. I teologi operarono dunque una ( ,lricsa in quanto sacramento primordiale. Il teologo Karl Rahner ri-
distinzione fra un'istituzione imme diata daparte di Gesù per alcuni sa- tr('rì(' persino che si possa rendere conto di un'istituzione immediata clei
cramenti e un'istituzione rnediata per altri: Gesù li ha "insinuati" e "pro- ,,;rt rrrrnenti a partire da parole e da gesti di Gcsù che non ci sarebbero
messi" ed essi sono stati promulgati dagli apostoli, i quali ne hanno sta- ,,trrti trasmessi attraverso lc Scritture.
Questo non significa che non ci
bilito la materia e Ia forma. San Giacomo ha così promulgato l'estre- ,,r;rrro, all'interno del Nuovo Testamento, delle indicazioni sufficienti ri-
nra unzione. Questa era la posizione cli san Bonaventura, ma san lir r;u'tlanti ciascuno dei sacramenti.
Tommaso, che ne ammetteva il principio, riteneva tuttavia che cristo l',sistono due poli nell'istituzione dci sacramenti: quello dell'evento
avesse istituito personalmente la materia ela forma di ciascun sacra- ,lr ( icsu, in cui costui è al contempo fondatore e fondamento di tutti i
mento. ,,.r( r:uììcnti nella sua stessa persona; e quello del disccrnimento della
( .lrit'sir, che riconosce un sacramento da una parte a partire dagli incli-
rr ,'vrrrrgclici e biblici, e dall'altra in ragione delle situazioni più impor-
Quest'ultima [Link] non rispetta la storia e non purì essere accet- t,rrrri tlcll'esistenza umana, che fanno insorgere nel fedele il bisogno dcl-
tata. È chiaro chc i riti hanno [Link]. degli sviluppi elrersin,, dei cam-
l,r 1,,rtrt,ia salvifica. È ciò che noi constatiarno nella gestione secolare
biamenri. La forma del battesimo nella chiesa anrica era cosriruira dal dia-
, h r srrcr-2ulìcnti, quindi nel discernimento del settenario sacramentale.
logo della recita del (lrecftr fra il celebrante e il [Link]: dop. ciascuno tJei
(.)rrt'stlr prospettiva si trova confermata da un caso contrario abba-
cardinale di Gesù, rispetto al quale egli chicde espressamente ai suoi di- ritrri a quest a grazia. Lespressione stessa <<grazia che essi significano>> ci
scepoli di ripetere ciò che egli ha fatto: «Anche voi dovetc lavarvi i pie- rrrt'ttc sulla strada di una causalità intenzionale, vale a dire di quella che
,,i ('scrcita fra persone ufiìane.
di gli uni gli altril> (Gv 11,14)). Non si può farc a meno di accostare que-
(]uesta causalità,. non può essere materiale o fisica, poiché una si-
sta frase al «Fate questo in memoria di me» dell'eucaristia. Alcuni Pa-
dri della Chiesa hanno visto nella lavanda dei piecli un sacramento, e la rrrilc prospettiva ci ricondurrebbe ad una concezione magica. Già Ter-
rrrlliano, l'autoredel primo 'lrattato sul battesimo, poneva la questione
Chiesa non lo dimentica del tutto nella celebrazione del giovedì santo.
Resta il fatto che non nc ha mai fatto un sacramento propriamente det- rrr rcrmini crudi: com'è possibile che dclle realtà materiali possano pro-
,[Link] degli efTerti spirituali-/ Egli voleva mostrare che la risposta è al-
to. Nel suo cliscernimento essa non vi ha visto un gesto simbolico espri-
Irove : i sacriìnìenti non sono delle medicir-re speciali pcr mezzo dclle
mente uno spccifico clono delTa grazia, comc pcr l'eucaristia, rla piut-
tosto l'esempio clella realtà stessa della vita cristiana.
,pltli una molecola sortirebbe un effetto imnecliato. Essi non celano
vrll ir nascoste come i sali di una sorgcntc minerale.
I sacramenti sono degli atti e dei gesti chc si iscrivono ncll'ordine dcl-
l,r t'<lurunicazione fra le pcrsone, pcrsone a[ contempo spirituali e cor-
l. Come comprendere I'efficacia dei sacramenti?
quali la comuricazione nell'intelligenza e nell'amorc si espri-
1rr »[Link][i, per le
al
fedele. La famosa formula dice che l'efficacia del sacramento vienc dal , rr,,liuìza; ciò che farà la sua efficacia sono la gioia e l'atnore suscitati
Cristo stesso e che non dipende dalle disposizioni del ministrole né dal- rr' , ,rltri che lo riceve. Un regalo è un messaggio. Non solo si bacia spon-
la sua santità personale. Un ministro peccatore, sc intende donarc be- r,rrrt':rrrrcnte la persona che ci ha appena fatto un regalo, lna questo re-
ne i sacramenti, li dona con tutta la sra forza. Comc diceva Agostino, 1,,r[, irrvita alla reciprocità. Un giorno provocherà una risposta a qucl
chiunquc sia il sacerdote che battezza, è Cristo chebattezza. rIrrro, ll clono suscita il contro-dono. La comunicazione si fa scambio,
Il Concilio di Trento ci chiede di riconoscere che i sacramenti sono
I rrrlricg6 cluesti tcrmini, "causa" e
"causalità", benché essi siano stati molto contertati, nc-
r''
In latinrr si clice che il sacr,tnrcnto non dgiscc L'x Òfrcre operdntìs, valc a dirc in ragione di 1,1, ,,lrrr,,i ,lccc11i, pcrchc mi sembra che ilr questa materia uon si possa prescinderc clall'utilizzalli.
colui che le qpera. l\l r , , lrr:rrrr rlrc trt»t si trattr qui di una causalità <li tipo scientifictl.
44 Inuito a credere lt,t I ;t'\u, ltrino srttrttttt'rt!(), tli sttLrdtr/L'nti tlt'lla Ohicsa 45
lìon scambio economico nel senso di un rimborso o del
desiclerio cli es- r', rt'rrbolario dei nostri catechismi, secondo i quali noi siamo <<in stato
"pari": siamo qui infatti neil'ordine delra gratuità
[Link]
di uno scambi
1,,ttrt.ià>>, quando nulla si oppone in noi all'amrcizia divina. Tutti quer
D'akra parte,.il
1 ^1.
portatore l.gr1o,
al di là della sua utilità, resrerà semp
della memoria del dono ricevuto. Ecco perché è auspicabile
rrrrlrieghi del termine "grazia" nel nostro uso corrente mostrano che ro
che abbia un valore simbolico. poiché ra sua "efficacia" l,rrrzia è relazione. Mala grazia è anche bcllezza, fascino, attrattiva, se-
soiri
spirituale, in ,lrrzione, fonte di gioia, piacere; si parla delTa grazia di un gesto di un
quanto regalo, è legata al significato e quindi molto
,liversa clall,effica-
cia che può avere l'oggetto in sé. I doni alimentano l,amore lr;rrrrbino oppure di un volto. Nella grazia divina questi due elementi
e si iscri_ ,l':rrrrore e dibellezza sono legati.
vono nella storia che si sviluppa fra due persone.
Prendiamo un secondo esempio u prrtir. dal linguagg io l,a grazia è dunque la benevolenza amorevole che Dio ha per gli
detto perfor_ [Link] e la benedizione di cui noi siamo oggetto da parte di Dio. Nel-
rnatiuo, secondo il tecnoletto dei linguisti. Il linguaggi,rperformativo
è lt y,razia Dio comunica sé stesso a noi e ci trasforma pcr renderci capaci
quello che realizza ciò che dice per il semplice Èu"o
.rr" ro clice. Il ,,sì,, ,lr rrccoglierlo. La g,razia dei sacramenti è la realtà di questa benevo-
che si dicono gli sposi quancro .ontruggoìo marrimonio
è una parola
che realtzza cio che essa significa. Non solo essa l,'rrzrr cli Dio verso di noi, manifestata in forme particolari secondo le di-
esprime |impegno di
ciascuno, ma lo rende effcttivo. La loro relazione è r','r'sc situazioni dclla nostra esistenza. È proprio questo il motivo per
cambiata,ìoìo or-
mai marito e moglic. Lo stesso vale per un giuramento , ri la tradizione cristiana ci dice chc i sacramenti sono delle cause in
o pcr un voto at-
traverso il quale il rcligioso o la religiosa si impegna rluru)to sono dei segni, vale a dire dei messaggi. La loro efficacia è in-
ùnaÀzi aDio a pra-
ticarc la casrirà, la povertà e l'obbedienza all inierno rcrrzionale: I'intenzione è una realtà spirituale che si esprime attraver-
cli una comunità. ,,,) urì gesto materiale. Si parlerà dunque di causalità simbolica nel
chiaro che il gesto sotrolinea felicernente la portata clelra paro-
It{1,
la. Gli sposi si scambiano le fedi nuziaricome segno ,,,'rrso in cui il corpo è il simbolo dell'anima.
concrero clella lo-
ro unione. Essi si abbraccia,o dnanzi ai testirnoni delle Sc così è, la causalità dei sacramenti non è affatto "tecnica": essa è
loro nozze.
, nrirìcntemente libera, poiché si esercita da una persona libera ad una
ll tlono della grazi,t lf('r's()r-ìa libera. Se nc ritrova un csempio nell'educazione dei bambini
,l.r P;1r-1s dei loro genitori, oppurc nell'influenza del maestro sul disce-
I sacramenti sono i
regali, i doni che Dio fa agri uomini artraverso 1,,,1.r. La liberteì degli uni forma la libertà degli altri, perché questa li-
cristo e nella forza dello
spirito. sono degli atti sìmbolici2rche signifi_ l,t'r'tì sia rimessa a sé stessa. Linfluenza ricevuta sarà liberamente ac-
cano l'intenzione di salvezzadi cui il gesto di Cristo r ('ttirtlr, il segno di questo è che potrà anche essere rcspinta. D'altra par-
era portator". tt ..-
galo donato all'occorrenza si chiarna [Link],
.[Link]"nte ad r,'i lr:rrnbini non sono chiarnati ad essere una copia conforme dei propri
una rappresentazionc sin troppo corrente, la grazianon 1,r'rrilori, ma hanno bisogno della loro educazione per diventare sé stes-
è una cosa. La
grazta è una relazione. La grazia è I'amore
che Dio ha per noi. Il ter- '.r. rrllo stesso modo il discepolo troverà la sua indipendenza e non si
mine stesso sottolinea la gratuità del|amore: la grazraè lrrrrilt'rrì a ripetere le idee del proprio maestro. Proprio in ragione del
bà,evolen za, fa-
vore, beneficio, talvolta indulgenza. Mariaaveva <<trova [Link] che è una causalità libera che si indirizza a delle libertà, la causa-
to graztaor.* ]
Ma che cosa succede se qualcuno ha ricevuto il battesirno in una cat- \'rrri in piena conformità con l'intcnzionc del cristo. Qucsta rcsponsa-
tiva disposizione, che gli ha impedito di riceverela grazia dell'amicizia I ,r lir ì da una parte è liturgica e dall'altra
rientra nell'ordine della disci-
divina2 Egli non può più csserc battezzato. Allora vuol dire che sarà de- 1'lirrrr (rJiritto canonico). Il
ruolo della chiesa è che i sacramenti siano
finitivamente escluso dal disegno di salvezza? La risposta consiste nel ,,.l,.lrrati in una forma il più possibile trasparentc rispetto al loro sen-
dire che il sacramento ritroverà la sua fecondità di grazia a pdfiire d^l ,,, t, chc la loro amminisirazione obbedisca a un certo numcro di rc-
momerìto della conversionc reale delbattezzato. Il sacramento, chc era I'.lt' che nc rispettino la natura e il valore'
stato infruttuoso, non per questo cra stato inesistente o non valido. Il
l:attezzaro aveva ricevuto dar,r,,ero "qualcosa" dal battesirno, qualcosa
l. l,a Chiesa responsabile della liturgia
di sufficientemente importante da non potersi ripetere.
Infatti, Cristo ha irnpresso il suo marchio spirituale in quel battezza- lrr Principio cristo,, aveva lasciato solo poche indicazioni
in merito al-
to. Quel marchio è definitivo. Basta dunque che quel battezzato si con- l.r lirrrrgia dài srcrum"nti. Solo l'istituzione dcll'eucaristia dà
luogo ad al-
22
Queste considerazioni nri sono strte ispirate d'ai pensiero di Karl Rahner e di Louis-Marie '(.)rrcsro punr() ò stato già cvocato più sopra, a proposito della materia e della fornra di cia-
(lhauvet.
' rrlr \il( l illììCIìt().
Alla fine del I secolo risale un libretto chiamato la Dottrina dei do- L ct,sì chc si sono [Link] codificate, c()n ,lelle formule scn]-
dici apostctli (Didacbè), che è un piccolo manuale di catechesi, di litur- 1,r t. lriir fisse, le
grandi littrrgie dell'()ricnte e dell'()cci,lente. Questa fissità
gia e di prescrizioni disciplinari, in breve un embrione di catechismo, , ,,, ,.,ru n"..rro.i, clallc nuove eresic; tuttavia, rimaneva morbida e faccva
..,.nrl)l.c
P()sto a clelle varianti e a delle
novità. La rliversità era immediata-
di messale e di diritto canonico. La parteliturgica comprende una pri- una
,,,, rr1l., legata a quella dclle lingue, giacché ogni polrolo «r regione aveva
ma descrizione del battesimo ed una liturgia eucaristica. Questi testi gruppi di liturgie si sontr
lrtrrr'1iia,-,.llu p..rp.i, lingua [Link] Trc grandi
ci mostrano che la preghiera cristiana si innesta sul modello dellc be-
,,r:r svilr-rppati in ()rientc, arr()rno ai ccntri urbani principali cli Antigchia
nedizioni ebraiche pronunciate a tavola. Le prime preghiere eucaristi-
rrr Siria Al"rra.,.lria in Egitt.. Anchc in ()ccidente è accaduto lo stcs-
che scritte che possediamo hanno cristianizzato delle preghiere di be- ",1ì
,.,,, ,rll'inizio: duc tipi di liturgie sono rintracciabili, il tipo romano ed il ti-
nedizione ebraiche. Qucsta crisLianizzazione si è manifestata nel lin- era, in principio, la liturgia-dclla
1,,,1irrllicano. *<'rrrrob,r. Il rito romano
guaggio attraverso il passaggio dal termine "benedizione" a quello di , rilrr tli lìoma. Qrrest«r rito si diffLrse progressivamentc in Italia con alcunc:
"eucaristia", per designare questa celebrazione. Essa ha luogo la do- (tlal
r,.rrirlrti. La città rli Milano .lisponeva della littrrgia detta ambr«rsiana
menica e comincia con una mutua richiesta di perdono. Assistiamo co- rr(,ilr(.(li sant,Aml)rogio), la quale si ispira alla tradizione fomana con mol-
(ìarlomagno impose la liturgia
sì, molto progressivamente, alla costruzione di una liturgia cristiana ori- r,r lilrcr.tà. Il rito romano raggiunse le Alpi e
ginalc. Giustino, a metà del II secolo, testimonia di uno stadio più evo- roilLillil nel su<t impero. Il rito romano soppiant«ì progressivamente le li-
luto di celebrazione eucaristica. r,,r1ii.' locali in Galiia, in (ìcrmania e, più tardi, in Spagna' Una delle ca-
r,[Link] del rito roman() frr la preghiera eucaristica chiamata
più tardi
All'inizio del III secolo disponiamo di un nuovo libretto liturgico e
clisciplinare, La Tradiziona apostolica, attribuito ad Ippolito di Roma. ( ,utt)1(,r()tflano.R<tma aveva una lgrmula unica, mentre le altre liturgie del-
I-opera ci offre un rituale già più dettagliato per il battesimo, I'eucari- l'( )t [Link] non avevan() fgrmule fisse. Ma in un'epoca in cui la staml)a
stia e le ordinazioni, partendo da quella del vescovo. Esso contiene una rroil (.sisteva ancora quest() rito poteva rivelare particolarità molto diverse.
delle prirne preghiere eucaristiche redatte, che è l'origine della seconda
preghiera eucaristica del rito di Paolo VI. Ma aggiunge: <<Il vcscovo ren-
<la grazie secondo la solita formula, ma senza ripetere per forza le stes- N, l Mctlùt Euo e nell'età ruoderrta
se parole che abbiarno detto, sforzandosi di ricordarle a mcmoria: cia-
sculto piuttosto preghi secondo le proprie capacitò>2a. Si'rretizzanclo molto, si può riconoscere, dopo un periodo di irn-
l,r,,vvisaziorìe contfollata sino alla
fine del IV secolo, un perioclo di lìa-
}
Hippolytc de Rome, lat trddttion apostoliqua. a cura di Bernard Botte, Sources chrétiennes ],r rtrr tlci f-ormulari fra il IV ed il VII secolo, poi un periodo di cornpi-
19(r8, p. (r5 (tr. it. Tppolito di Roma, La tradizictne apostoùca, a cura di
lrr/rr)nc l,rrr lc liturgie dall'vlll al XII secolo, ed infine un pcriodo
lSCl 11bis, Paris, Cerf, cli
Rachele'Iatco, Roma, Paoline, 197/, p.71).
La se'rplicc gestionc liturgica dei sacramenti non basta. per il scm- rrr,rtrirnonio). Qucsti rcgolamenti lrrecisano altresì ciir che è proprio di cia-
,,( un sacramento, ad escmpio la sua iscrizi,lne nci rcgistri per i trc sacra-
plice fatto che sono degli atti concreti che riguardano clelle pcrsone, i
rrr, rrti che non si ripetono. 'lale iscrizione viene aggiornata, e I'indicazione
sacramcnti pongono anche un certo numcro di problemi pratici, se si
,l, llrr confermazione, clel marimonio ed eventualmente dell'ordinazione
vuole che siano opportunamcnte amministrati seconclo I'intcnzionc di
,rrrtlr'à a completare la mcnzione del battesimo. Qucsti registri firrniscono
cristo e che diano tutti i loro frutti. Sono dei problemi di diritti c cli <lo-
.r , irrscun lèdcle la propria carta d'identità cristiana. Il sacramento clel ma-
veri. Da parte loro i fedeli hanno diritto ad un accesso normale ed rrirrronio è quello che dà luogo al rnaggior numer() di determinazioni in ra-
agevole ai sacramenti della chiesa; da parte sua la chiesa gerarchica ha
1,r,,rr.'ilel caratterc cleflnitivo del mutr-r<, impegno dei due sp«rsi. La cìisso-
il dovere di consentire ai fedeli questo 2ìccesso e di meitere i sacra- l,rzi,,ne del legame è prcvista nel caso in cui un impcdimento grave oppu-
menti a loro disposizione. Tuttavia, i fedeli hanno anch'essi dei <.loveri r. rrrr diletto di consenso abbiano intaccato la sua celebrazi«rne.
nel loro accesso ai sacramenti della chiesa, la quale ha il cliritto cli mo-
strarli e, all'occorrcnza, di ricordarli loro.
\,t, rtr rtenli ualidi e sacramenti fruttuosi
ll Jiritto cttnonit'o
l,rr Chiesa veglia particolarmente affinché i sacramenti siano ammi-
Tutto questo richiede dunque una codificazione,la quale è fornita nr:;llirti in maniera valida - vale a dire che soddisfino bene le condizio-
nel diritto canonico. rl codice di diritto canonico intenJe preveclere i nr t lrc fanno di essi degli atti di Cristo - ma anche fruttuosa per i fe-
problemi di giustizia che si pongono all'inrerno della chiesa, come in ,1,'li. l,a questione delle condizioni della validità del battesimo si è po-
ogni società, e offrire i regolamenti necessari per risolverli. ,,r,r lirr dal III secolo a proposito dei battesimi amministrati nell'Africa
euesta re-
54 Inuito a credere I t,t I it tù, pri»to suoautnlrt, di satrdttt'rtti della Ohiasa 55
del Nord nelle Chiese divenute scisrnatiche. Cipriano di Cartagine, un rlrit'sero in seguito di essere accolti all'interno della Chicsa cattolicit: sit
vescovo che divenne un martire coraggioso, assunse a tale proposito una [Link] stato necessario ibattezzaiioppure ammettedi sulla basc cli una
posizione estremamente rigorosa. Poiché il battesimo conferisce il do., l,rolcssione di fede? In nome di un altro argomento, più profondo di
no dello Spirito Santo, egli riteneva che un ministro privato del dono ,;rrt'llo di Cipriano, Agostino considerò che essi erano già battezzati. Non
dello Spirito, in ragione della sua dissidenza e mancata comunione conl ,. il nrinistro a conferire la grazia dello Spirito Santo, poiché in definiti-
la Chiesa, non potesse trasmettere ciò che non possedeva. Cipriano
{ \',r ('sempre Cristo chebattezza. Al ministro si richiede solo di cele-
l'ttutore della famosa fornrula <<Fuori della Chiesa nessuna saluerrarrrt,l l,r;rle bene il battesirno realizzando l'intenzione della Chiesa' I battcsi-
Infatti, colui che ha abbandonaro la Chiesa ha abbandonaro la ,roual rrri riccvuti dagli aderenti allo scisma sono quindi validi e non devono
arca di Noè, l'arca nuova dell,a sa)vezza ed è sprofondato nel .liluvio de{ , .,st'r'c ripetuti: il "marchio" del Cristo è stato impresso come si deve.
mondo. Al di fuori della Chiesa non vi è più né bartesimo né salvezza.j I i rt I rrvia, ir-r ragione della dissidenza del fcdele scismatico, questo batte-
.,ln() non è stato fruttuoso. tl semplice fatto dc'lla sua riconciliazione con
i ;; ;:,r;,u,"" "".*,,;,,
i (ìiprianc, c.n lìirmilian.
;;";;; ;;,..;;. ,.*. ;;;;,:;.:
di (ìesarèa, c()nremp()raneo in ()ricntc .l.l ,"r..,- I
;'.1
l.r ( ,lricsa lo rende ormai fecor-rdo della grazia dello Spirito Santo.
l; tluesta la dottrina che sarà accolta in C)ccider-rte e che ha pernres-
,,,, rl rcciproco riconoscimento dei battesimi fra le Chiese cattolica, an-
i v. di (ìartagine. Al di [Link] della (lhiesa orrod«rssa, che si consicl"., ..r-. I Il riconoscimcnto
j l'unica (lhicsa del Cristo, non esiste dunque battesimo valic].r, alrn"n,, in lilrr';rrrir, luterana e tutte Ie Chiese riformate. va anco-
j via Ji 1r'incipi.. ( ìiìr [Link] gravi [Link] sul piano.t'[Link].,. 'lut- fl r ,r ,,ltrc, rispetto all'epoca di Agostino, poiché la Chiesa cattolica rico-
| r',,s,'t. ch<: i battesimi amministrati nelle Chiese protestanti sono altrettanto
i tavia, l'ortorlossia ammertc un"'economia", vale a dire, quando è in [Link] fl
rrl lt tosir('.
i il bcnc più grande della (lhiesa, un'eccezi«rnc alla regola e una rlcr.g,,.lal fl Ir
j meni.., stri ministeri, lece rrn temp() questa clrastica riflessir>ne: iralra lra,,- [ lrl,ri Iitrrlgici, al rnomento rlcllc [Link] ortlinazioni anglicanc, nlanilcstava
*:::::T::: l,, i r,,.'str-rvi n()n avcvan() 1riù intenzione di lare ciìt che 1a la (ìl-riesa cltran-
i1 IY::: :::::: :1::::t::: i: Ì T:':::: il
,
,1,,,,r',lirta un sacerd6te o Lln vcscovo. Questa decisi<»re è stata m<r1t,r,l,r-
L,rl rsrt l)ct' la (lomunione anglicana, che ticne ftrrtcmente al valore del strtr
r l,rs( ()l)at() "storico", risalentc agli a1r<tstoli. I-cco perché a [Link] qtrcl
Tuttavia la questione non è stata accantonata, in Occiclen,". tt p.o-l
1r, r1r(.tìt() nrrmelrsi vesc6vi a6glicani si sqntl lìtti 11rtlinare <la vesc6vi vec-
blcrna si è posto nuovarncnte, sempre in Africa del Norcl, al te,npo dil
,lrr ,:rrrolici, nei quali la (,hiesa cattolica riconoscc la plesenza dclla sttc-
Agosti,o. La chiesa scismarica dei donatisti, londara e sviluppara dall
rr ',.,iont' .1'riscolrale. l)er qitesft.l nlt>tivo la sittrazione è cliventata ntoltt'r conl-
l,l, :s;r t' Praticamente inesfficabile.
I ),r chc cosa dipende il nostro essere cristiani? I)alla fède, dirà chiunque.
J\l'r in ,:he m«rdo siamo salvati? (lhiaramente essendo rigenerati per mezzo
r\rr, lrt sc csisfono <ggi dclle Chiese divise - divisione che comporta clelle conseguenze in me-
'?7
più avanti, c. Y7l,lll. Unu stoia nouintentdtd e la uptcità di udatturtento della
Si veda, r rr, ,r il( ()[()scirìrcnti rlei battcsimi, comc si vedrà -, la Chiesa è fondamentalmente una, come pro-
'
28
Si veda, più avanti, c. X, IIL 6. Lu fonna clnonica del rutttinnn«.t. l, ,r,rrrl r rrt'l ( lrctkr: «( lrcrlo nclla (lhiesa, una, santa, cattolica ed apostcllica>>.
la liturgia e clella disciplina del battesimo nel corso delle epoche (III). (tcma correlato). E così che il mondo è uscito dal caos ori-
1,, r lrrvarsi
Saranno quindi tracciate le grancli linee della dottrina dcl battesirno in lrrrr;rrio, caos essenzialmente umido, con le acque arrivate dall'alto e dal
quanto sacramento dcll'alleanza fra Dio e 1'uomo (IV). Per finirc, af- l,,r',',o. Occorreva separlre il secco, o il "contincnte", da questa massa
frontercmo dellc qucstioni di disciplina concreta e di pastorale, in rlr ,rr.rl1c. Le acque sono la sostanza primordiale e il fondarnento del
particolarc le ragioni che giustificano il battcsirno dei bambini (V). l l ,t r( lo intero. L acqua è "germinativa" e fonte di ogni vita. Essa è in tal
,,, n,,() ('lìiamata <<acqua viva>>. Uno scienziato ha potuto dire: «La vita
una riflessionc su quella rcgione della nostra umanità che si trova visi- r, \'r( n('lrr vita: il diluvio universale si apre con il raccor-rto di una nuo-
tata dal, simbolismo dei sacramenti. Espliciterò in tal modo dei dati che \,r r r('irzioll(:, di una rigenerazione. Luniverso riparte daccapo. La vita
rnolto spesso abitano il nostro inconscio, ma la cui presa di coscienza ci Itr,r,,( (. irlrncdiatamente. E ciò che evoca, nel nostfo inconscio collctti-
può aiutare ad entrare rneglio nell'univcrso della ritualità cristiana ed r,,. ,,1'.rri lito di passaggio attraverso I'acqua: esso <<rinvia a delle acque
quali sono usciti tutti gli esseri deterrninati. <<Il rito
l,rrrrr,,r., liirli>, dalle
' .\w le .\ìuin t-Esprit, X,26, a c. cli Benoit Pruchc, SC 1 7bis, Paris, Ce rf, t9(r8,
Basile de ( li'sarée, , I llr. rrctlrrc ha dunque valore di ricreazione e di rinascita per l'esisten-
337 (tr it.
Elena (lavalcanti, L'tsperitnza di Dh nci Padrt. grcci. Il tttttttut *,\rllo Spirito Stnto»
1r. .,,r ,,[Link]( il>) (Louis Beirnaert).
li [Link] diCesarca, Rorla, Studium, 1981, pp. 141-i4t).
Le acque del battesimo, come le acque di ogni bagno rituale, ,'r r it:rt9 Cirillo di Gerusalemmc, tanto eloquente sul tema dell'acqua
dunque anch'esse "sepolcrali e materne". Per Efrem il Siro il batt ,lr, ,l:r la morte e la vita, prccisa immediatamente che I'immcrsione si-
è un nuovo utero. Anche la Chiesa è:un utero. La cclebrazione della Ve- lrrli('rr «simbolicamente i tre giorni della sepoltura di Cristo>>. Ciò che
glia pasquale riprende, nclla preghiera della benedizione dell'acqua, il rl l,;rtlcsimo attualizzaè l'evento redcntore. Il suo fondamento è Gesù,
tema clelle acque a partire dall,a creazione e dal diluvio universale e ve- rl ( ,rislo. Questa è l'originalità assoluta del battesimo cristiano. Ciò è già
de anch'essa nell'acqua l'elemento della purificazrone radicale. Il ri , I tto tlit san Paolo:
cristiano resta dunque ben radicato nella coscienza religiosa universa
( ) rì()n sapete che qrranti siamo stati battezzati in (lristo (ìcsù, siamo stati
le. Il mistero dell'acqua è infatti onnipresente nell'Antico Testam
l,.trt'r,'ttrti nella sua mortc? Per mezzc, del hattesimo siamo clunqtre stati sc-
(lristo fu risuscitato dai morti
1,,,lri insieme a hri nella m()fte, pcrché come
' Carl GustavJung (1tì75-1961), discepolo di Freud, si separò dal suo maestro per una in
genza di idce e studiò in particolare la nozione di inconscio collertivo.
l,(.r nìczzo cJclla gfurria dcl Padre, così anche noi ;rossiamg camminare
I Mircea Eliacle,'l'r,tité J'histoire des religrons, Paris, Payot, I94.), p. 17) (tr. it. Trtttttto rrrr.r vila nuova (Rm 6)-4).
di
nt Jelle religictni, a cura di Pietro Angelini e Virginia Vacca, Torino, Bollati Roringhieri, 1
pp. 175-176.
t (ìyrille deJérusalenr, Cdtéchèsas ttystagtgiques,2,4, rlxr§ilmente sussiste, nel battesimo cristiano, una relazione con le
| 'r,
a crra di Auguste Piédagnel, SC 1
Paris, (ìer[:, 1966, pp. 111-11] (tr. it. Cirillo e (ìiovanni di Gerusalenrmc, Cutethesi ,r' ,lu(. (lclla mofte e della vita. Ma tale relazionc non è più immediata;
li e tuistdgogiche, a cura di Cìabriella Maestri e Victor Saxer, Milano, Paoline,1c)c)4, p.5L)))
r,,',,r t'r;rrirlificata dall'evento della mortc e risurrezione di Cristo. Infat-
ne nelle acque della morte: <<C'è un battesimo che devo ricevere; e | ,\ I -)9).
me sono angosciato, finché non sia compiuto!>> (Lc 12,50). Antiochia, in un testo che ricorda molto da vicino il Van-
ly.r,2zio di
Per la Chiesa dei primi secoli qucsta immersione del Cristo nel 1,, lo cli Giovanni, dirà: «Sento l'acqua viva
che mi parla dentro e mi di-
acque clella morte non è affatto la scomparsa di quest'ultimo, né la ,, "Vieni al Padre">>('.
rigenerazione; è al contrario una vittoria del Cristo sulle acque. «Il Cri Si ò visto egualmente il legame fra la matrice delle acque, la matricc
sto è battczz'àto, ma è per lottare e vincere>>. Questa è anche la nr;rt('r'na (utero) e [a matrice ecclesiale:
spettiva clel battesimo di Gesù ncl (ìiorclano: la sua disccsa nelle acq
è una vittoria sulle acque e, conseguerìteffiente, una trasformazione (.)rrcste acqLle ntl()ve, trasf«rrmate dal (,rist«r, es1>rimtlno ed effettttano ttna
rrr:rrcrnità ngova: qLrella della (lhiesa proycniente dal
(lristo.
Abbiamo vi-
dicale del potcrc delle acque. E c1a questo battesimo vittorioso di Cri
rto che le accltre battesimali efan() matcrne. Ma la maternità alla qualc esse
sto ncllc acque della morte, che le acquc battcsimali cristiane traggo
.,i [Link] è la stessa della comrrnità che deve a (lristo le prolrric t'rigi-
no la propria origine . Vi è dunquc un'operazione propriamente cristi
na sul simbolismo dell'acqua. Lc acque battesimali operano I'innest rri l,a (lhiesa clei primi secoli non separa il sen,, delle acque battcsimali dal
.., rr«r clella ChiesaT.
del mistcro del battesimo sul simbolismo dell'acqua.
Riscontriamo nel battesimo l'applicazione di una leggc generale già
intravista: il cristianesimo riprendc il vocabolario ed i riti dclla stor
dclle religioni, rna ne converte radicalmcnte il senso, faccndo dire lo I I (.)uANDo CRtslcl I IA ISTrI'uITo IL BAl"rL,slMo?
quindi dcll'acqua viva con la Samaritana, per designare lo Spiritol an- I lI l'ì
,,',lt'l rugby.
1. Gesù: dal battesimo d,acqua al battesimo l,;r l)assione è il secondo battesimo di Gesù e questi due avveni-
di sangue
rrr, rrli si richiarnano vicendevolmentc. Gesù parla ripetutamente della
,ilt,t l):tssione come di un battesimo: <<Sono venuto a portare il fuoco su,l-
Tuttavia, abbiamo molto più di un gesro istitutivo: abbiamo
il bat- l,r r('r lrr; c come vorrei che fosse già acccso! C'è un battesimo che devo
tesimo di Gesù stesso da parte di Giovanni nel Giorclano,
trasforma-
zione del baftesimo di acqua in battcsimo c1i spirito, la passione ll, r'v('r'c" e come sono angosciato, finché non sia compiuto!>> (Lc 12,49'
e cli Ge- it), si vcdano Mt 12,40, con il riferimento a Giona, e Rm 10,7). Allo stes-
sù che egli stesso chiama il suo bartesimo, atbiamo .rriqr.
un bate- .,,, rn( xlo Gesù risponde ai figli di Zebedeo, che desiderano occupare i
simo di acqua ec1 un battesirno di sangue. Infine, Gesù prorrette
il clono
dello Spirito ai suoi discepoli chiamanclolo un <<barresimo nello I'rrrrri [rosti nel regno: <<Potete bere il calice che io bevo o ricevere il bat-
spiri- rr',,rno con cui io sono battezzato?>> (Mc 10,18). Questo linguaggio enig-
to» (At 1,5). Listituzione del battesimo atriene al legame fra questi
tre rr,rti('() non è stato creato dalla comunità cristiana. Poiché Gesù non
momcnti.
Il battesimo di Gesù nel Giordano è un evento ben attestato stori- lr,rrlrr piu, qui, di un rito da compiere, bensì dell'esperienza che lo at-
r, rr,lt', rlcll'iniziaztone allavita gloriosa che egli deve ricevere nella mor-
camente. Mai gli evangelisti avrebbero invenraro questo gesto
parados- rr ( it'sù intraprende una lotta mortale contro tutta la forza del pecca-
sale che pone Gesù nella situazione crei peccatori e
sconvolgelo stesso r,,,['l urondo,lotta dalla quale uscirà vittorioso e risuscitato. Il para-
Giovanni Battista: <<Io ho bisogno di essere bafiezzato.l, t.,
tu vieni ,1,,,,..o ir che Gesù istituisce il battesimo ricevendolo lui stesso due volte,
da me ?>> (Mt i,14). "
g,r rrcll'acqua e poi nel sangue. Se i cristiani vengono battezzati, è
rrrr:r
(
1,r rr Irtl ìesù stesso è stato battezzato, e li fa entrare nel mistero del suo
' I
Questa parola n.n è infarti comune alra tradizione <ìci tre vangeri [Link].
Mi ispiro qui aJacques (|ùilet, Entre r'',.,r r lltttcsimo.
lésus o l'Églt)se,paris, seuil, 1985 (tr.
',1
__, .''
Chiesd. a cura di Maria CaterinaJacobelli, iìnrlr, [Link],
ìt. Ftd Gaù e la
icsot.
Lultimo tempo dell'istituzione del battesimo è la promessa <lel clono ' r rst iano è un battesirno nello Spirito. Il lasso di tempo che corre fra
l.r , onversione e l'amministrazione del battesimo è presentato come mol-
dello spirito, annunciaro ai discepoli come il loro tattesimo.
euesto tl lrtcve.
ci permette di comprendere in che modo gli apostori ,ir,",o ,trti
but-
tezzatr: il loro baftesirno fu innanzitu tto |iniztazrone al vangelo,
che
hanno ricevuto da Gesù accompagnandolo e condiviclendo
la sua esi- l. l)rime teologie del battesimo in Paolo e Giovanni
stenza. Al momenro della lavanda dei piedi, Gesù vi la riferirnento
ri-
prendendo il tema del battesimo: «chi ha fatto il bagno, non
ha biso-i S;rn Paolo ci propone la prima teologia del battesimo nella Lettera ai
gno di ]avarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete
moncli, ma non l(,,rurrni al capitolo 6. Egli ricollega direttamente il sacramcnto, punto
tutti» (Gv n )0); o ancora: «voi siete già mondi per la parora che vi ho
rlr lrrrtenZz della vita cristiana, al mistero della morte e della risurre-
annunziata>> (Gv 1),1). Lalavanda dei piedi ha un significato
turto bar_ ,,r,,rrc di Cristo, interpretata in relazione al suo battesimo nell'acqua, sc-
tesimale. Tuttavia l'iniziazionedei discepori sarà compiuta
soltanto quan- ,,)rr(l() lo stesso linguaggio dei Vangeli. Il battesimo ò quindi un'entra-
do Gesù avrà ricevuto il suo stesso baftesirno e gli apostoli avranno pre-
t,r crl una pàrtecipazione a questo mistero, poiché noi siamo lsattezzati
so parte ad esso nella fede. Essi avranno allora bisogno
clel dono clello '.rrr (,risto>>: <<Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti in-
spirito. Nel vangelo di Giovanni, Gesù dice ai suoi: <<Ricevete lo Spi- .,r( nrc a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti
rito Santo>> (20,22-2)); in Luca, ascokia'ro la promessa clello Spirito
<<frer non ,rolti giorni» (At 1,)) e vediamo
lttr ntczzo della gloria dcl Padre, così anche noi possiamo camminare
questo clo,o alla pcnreco- ru unlr vita nuova>> (Rm 6,4). Il nostro <<uomo vecchio>>, cioè il nostro
ste. E rispetto a questo contesto che bisogna interpretare il
comanclo l,)nr() peccatore, è stato crocifisso con Gesù affinché noi cessiamo di
battesimale con cui si chiudc il Vangelo cli Matteo. La chiesa non
avreb- r',',t'r'c irsServiti al peccato. La nostra risurrezione con Cristo è al con-
be mai diffuso il battesimo crisriano se Gesù non fosse
stato egli stes- tlrrlx) un essere già lì, è la nostra vita nuova in lui, ed un awenire , cioè
so bafiezzato, nell'acqua e nello Spirito pdma, e nella morte
.irr...-ì un l)('gno della nostra risurrezione definitiva. È fra I'altro sorprenden-
zione poi. "
t, r,t'tlcre Paolo, secondo le Scritture, parlare della nostra risurrczione
Si comprende dunque, a partire da questo, come negli Ani
degti Apo_ rrl r orrtcrrìpo come di un passato - noi siamo già risuscitati in Cristo (Col
stoli il battesimo vada da sé: esso accompagna a,J ogÀi trpp, iipropa-
.', L) ) - c come cli un awenire . Poiché noi siamo attualmente assimilati
garsi del vangelo. A Gerusalernme, il giorno stesso della pentecoste (At
,rl rrristcro del Cristo in vista della risurrezione futura. È così che ci
2)8'47), venérono battezzate tremila persone; in Samaria Filippo bat-
',r,rrrrrr <<rivestiti di Cristo» (Gal ),27). <<Il battcsimo è Ia risurrezione dcl
tezza (8,I2); a Damasco Ananìa bafiezzapaolo (9,17); ,
[Link]."u pictro ( r rsto che raggiunge la Chiesa e gli uomini. E la vittoria sulla rnorte
battczza il centurione cornelio (ro,4l -48); a Filippi Liclia viene
bat- rrl,oll irtzì da Gesù Cristo, diventata la nostra vittoria, la nascita all'esi-
tezz'Àta (16'1r)e a corinto viene battezzato crispo con la
sua casa (1g,g); ,ir ( n zir nr-lov
a, la vita nello Spiritor, (|acques Guillet).
infìne, ad Efeso vengono battezzatii cliscepori di Giouanni (19,5).
Il co-
pione è dovunque lo stesso: il battesimo è il [Link]
della predi- l,rr tcnlogia giovannea del battesimo, espressa nel dialogo con Nico-
cazione e della conversione alla fede. L'espressione più corrente
è quel- ,l, rrro (Cìv l), è un po' diversa, poiché sviluppa il tema della rinascita.
la di ricevere il battesi,ro <<in nome cli Gàsùr, vale a clirc che
Gesu in- ',,' f irrrrrragine non è la stessa di quella della risurrezione, il tema è pa-
troducc in una relazione personale con il signore e nella comunità
che r,rll.'lo, 1'roiché in un caso come nell'altro si tratta della vita. Avere bi-
porta il suo no,e. Il battesi,ro è donato «per il perdo,o clei peccatb>,
,,.1ino tli "rinascere" indica proprio che qualcosa di mortalc è rirnasto
ma anche per il passaggio ad una vita nuova. Il regame
.on ir ,Io.,o l,rr'\('rìlc nclla prima vita ricer,rrta. Il battesimo è una nuova nascita, che
6tì
lnuito a t'rctlt're ll l',tttr'trrurt, fonldmcnto dell'idenità cristiana 6L)
ha la sua fonte nel dono dello Spirito, esso stesso legato alla morte ed l. l,a liturgia battesimale nella Chiesa antica
alla risurrezione di Cristo. Questa nascita potrà compiersi solo grazie
a colui che viene dall'alto, il Figlio dell'uomo, che sarà elevato sulla cro- l)isponiamo di alcune indicazioni sul battesimo risalenti alla fine del
ce - come il serpente di bronzo esposto da Mosè su un legno nel de- | ,,..c<r1o con la Didachè,testo che abbiamo già incontrato, e di una de-
,,, rizione completa della liturgia battesimale nella Tradizione apc''stctlica
serto - prima di risalire in cielo. Per ricevere la salvezza elavita eterna,
si esige solo la fede. Questo racconto ci svela anche le preoccupazioni ,lr llrpolito <J.i Roma, nei primissimi anni del III secolo. È.o-Inou."-
della Chiesa primitiva e la sua convinzione forte in merito alla necessità t(. vcdcre che i riti essenziali sono rimasti praticamente immutati sino ai
di un battesimo d'acqua per la salvezza. <<Se uno non nasce da acqua e rr,rsrri giorni. La celebrazione awiene di solito Ia domenica. I catecu-
da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3,5).Il dialogo insi- m(.rìi rolgono i propri vestiti e le donne tolgono i loro gioielli, al fine
ste su questa necessità: sottolinea il legame dell'acqua con lo Spirito, ,lr nrostrare che tutti intendono "abbandonare l'uomo vecchio" e "di-
prende fermamente posizione in favore del realismo sacramentale, \'('ntare l'uomo nuovo", simboleggiato dalla veste bianca'o' Il vescovo
forse a causa delle persone che vorrebbero accontentarsi del battesi- l,,.rreclice l'olio di esorcismo, chiamato oggi olio dei catecumeni, e l'o-
lr( ) l)rofumato dell'azion e di grazie, chiamato oggi santo crisma.
mo dello Spirito. Seguo-
Allo stesso modo, la guarigione del cieco (Gv 9) è una catechesi sul rr,, tluindi la rinuncia a Satana e la professione di fede trinitaria che
battesimo. Il cieco curato da Gesù è andato alavarsinella piscina di Si- ,,,,',,,rrprgru le tre immersioni nell'a.q,.ra. È qui doverosala citazione
loe; ne ritorna guarito,liberato al contempo dalla sua cecità e dal pec- ,I llcsto antico:
cato, grazie alla fede che ha espresso in Gesù. IJimmagine della vita re-'
stituita è qui quella della luce opposta alle tenebre dell'accecamento. Il ll sacerdote, prendendo in disparte uno per ung c()lorq che devons ricc-
v..r.,., il battesimo, gli ordini di abiurare dicendo: <<Rinuncio
a te, Satana, a
battesimo è un'illumin azione ed i lsattezzati saranno chiamati, nella Chie-
rrrrte le tue pompe e a tutte lc tue opererr. l)opo che ha abiurato, lo rrnga
sa antica, gli "illuminati", in un senso del tutto positivo. (losì
,,,rr l'olio dell'esc',rcismo dicendogli: «()gni spirito si allontani da te>>.
Si vede dunque quanto il battesimo sia legato all'evento pasquale del
1,, ,rlfidi, nudo, al vescovo o al sacerdote che sia vicino all'acqua, perché lo
Cristo morto e risuscitato. <<Il battesimo èl'atntalizzazione dell'even- lnltezzi.
to-Cristo>> (Oscar Cullmann). Esso ne fa memoria nel momento stesso l lrr rliacono cliscenda nell'acqua insieme con colui che deve essere haffez-
in cui lo compie in ogni battezzato riunito alla Chiesa. zirl6. Quandg questi discende nell'acqua, c6lui che battezzagli imponga la
lrilr() sul capo chiedendo: <<Credi in Dio Padre onnipt)tenteT». Colui che
vi,'ne battezzato risponda: <,(lredo>>. Lobattezziallora una prima volta te-
III. LE Sft)RIA DEL BA.I-TESIMo E DELLA SUA LITURGIA r r,.rrtlogli la manc, sul capq. Pgi chieda:
«(lredi in (lristo Gesù, figlio di I)io,
, lrc è nato pef mezz() dello Spirito Santo dalla vergine Maria, è stato
t:roci-
La storia è maestra. Per comprendere la realtà spirituale del battesi- lisso sotto Ponzio Pilato, è morttl ed è risorto il terzo giorno, vivo dai mor-
mo, abbiamo raccolto prioritariamente le testimonianze del Nuovo Te- ri, è salito nei cieli, sicde alla destra del Padre e verrà a giudicare i vivi e i
Quando co|-ri che è!).attezzàto avrà risp«>sto:.<credo>>, lo
rrrorli?>>. battez-
stamento. Ci occorre ora vedere come la Chiesa dei primi secoli abbia
,i rrna secon{a volta, poi ancora chieda: «credi nello spirito Santo e nella
ricevuto e vissuto l'ordine battesimale di Gesù. Il che ci rinvia da un la-
r;rrrlir (lhiesa e nella risurrezione della came?>>. Ilbattezzato risponda: <<Cre-
to alla liturgia del battesimo e dall'altro alla sua disciplina, vale a dire
,1,,r>. (ltrsì siÀb'àttezzàto per la terza v<tlta.
alle condizioni della sua preparazione e della sua ricczione.
che
Si Prccrscrà più avanti che il candidato sarà presentato,.nudor> al vescovo o al sacerdote
,,
,1, *,. l,,,[Link]. §in ,lru. arriva tale nudità? È difficiÌe dirlo. Tuttavia essa poneva un problema
, lr , l(.( ('n21 sulliciente perché le donne venissero più tardi immerse nell'acqua dalle diaconesse'
del tempio, il mago, l'astrologo, l'indovino, il ciarlatano e il labbricante di Al contrario, coloro i quali hanno purificato la propria vita e sono
amuleti. In r-rna società pagana che non fa diftèrenze havit'a religiosa e vi- ',, ,'lti per il battesimo, <<coloro che saranno illuminati lphòtiz6menoi)>>"
ta civile, molti mcstieri si trovano dunque esclrsi. 11 futuro cristiano che vi ,lrrrirnte la veglia pasquale, possono essere ammessi alla rivelazione dei
rinuncia vive una r()ttura radicale con il mondo circostante, cosa che non rrristcri della fede ed entrano in un tempo di ritiro e di penitenza che
mancherà cli porre dei p«rblemi. Sin dagli inizi,la (lhiesa vivc, in ragione ,lrrlcrà per tutta la Quaresima. Nel corso di assemblee quasi quotidia-
della sua pratica sacramentale, un rapp()rto con il nrondo. Ma qrresto mon- rr, , lc quiili avevano un carattere liturgico e davano luogo a diversi esor-
ckr è mutcvole, a causa dell'evoluzione delle culture e della storia, e la (lhie-
r rsuri (scrutini), essi riccvcvano un insegnamento sistematico, al con-
sa dovrà scmpre tenerne conto nella sua maniera di amministrare i sacra-
t('rìì[)o trinitario e cristologico, sulla base delle affermazioni del Cre-
menti.
.[Link]. praticamente alla sua età: egli è stato dunque b'àttezzato l,,[Link] cresc()n() poi con cattive tendenze? (lertamente il Signore ha dct-
era ancora piccolo. Giustino racconta anche di
«rnolti uomini rli venire [Mt
qrrrJo ro: <<Non impedite ai bambini a me» 19,14). Vengan«r pure,
. .lor-rn" cli sessanta o settant'anni che sin dalla loro più tenera età so- rrr,r quando saranno piir grandi e p()trann() essere istruiti; vengano pure
Gesù è venuto ,lrrrrndo p()tranno sapcre dove vanno; cliventino prrre cristiani, quando sa-
no cliventati discepoli di Cristo»' Ireneo proclarna che
r',rnn«r in grado di c()n()scere (lristol Perché mai bambini innocenti do-
tutti gli uomini, <<lattanti, birnbi piccoli' fanciulli' giovani e
a salvare
apostolica attesta il bat- vrt'bbero avere tanta fretta di ricevere il perdono dei peccati? Per gli a[fa-
vecchi>>. Ag[ iÀizi del III secolo la'Iradizione
per primi i ri ,lclla n()stra vita ordinaria nel mondo ci comportiamo c()n prtrdcnza as-
tesimo clei barnbini in maniera molto chiara: <<Battezzate
risponda-
bambini. Tutti quelli che sono in grado di rispondere da sé,
' I Iilrlxrlytc de Rome, La tradition upostolique,2l, p. 81 (tr. it. lppolito di lìoma, La tntdizio-
,r, .t
1,t
t1 tr i1ai1. pp. 8ft-81).
Inuilo a crc'dt'ra
ll l,,trr,'tr»to, foutlamento Jell'identità oistiana tìl
82
a
origini, il bamesirno è I'atto di nascita, senza posa att"ualizzato, del po- rcrnpo la prima domanda della liturgia: <<cosa chiedete alla chicsa cli
polo di Dio. La Chiesa è la grande b'dttezzata, quclla Chiesa che Cri- l)io? - La fedc». Il battesimo è un sacramento della fede .el senso mol-
sto ha amato immolandosi per lei: <<per rcnderla santa, purificandola t. preciso che è sacramento del dono della fede. euesta reciprocità può
per ffrczzo del lavacro dell'acqua acconìpagnato dalla parola, al fine di ('sscre compresa solo se si considera f iter di preparazione al battesimo
farsi comparirc davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, scnza macchia né ,.'la ricezione di quest'ultimo come di una grande unità, nel corso del-
ruga o alcunché cli simile, nÌa santa e irnmacolat a>> (Ef 5 ,26-27 ). Esiste l,r quale la g,razia del battesimo viene anticipata lungo l'intero processo.
qui una reciprocità paradossale: poiché, sul piano della visibilità, è la «llattesimo e fede sono l'esterno e I'interno cli una stessa realtà» (paul
Chiesa che celebra il battesimo e fa entrare llbattezzato nel suo cor- I lcnry). «colui che crederà e sarà bamezzato sarà,salvaro>> (Mc 16,16).
po. E la Chiesa, popolo dell'alleanza, che farà delbattezzato un prota- l,cco perché un san Tommaso d'Aquino riteneva che, sc la prcpara-
gonista di quella medesima alleanza, attraverso I'azione del suo mini- zione al battesimo si fa seriamente, il catecumeno arriva già "giustifi-
stro, il vescovo, il sacerdote o il diacono, e in caso di urgente necessità t'rrto", già santificato alla celebruzione del rito, ma a condizione che sen-
di qualunque persona che voglia compiere ciò che fa la Chiesa. Questo tir scmpre il clesiderio cli riceverlo. Altrirnenti detto, la grazia di Dio si
milìistero della Chiesa si esercita nell'obbedienza della fede all'ordine irrscrive nel cammino umano orientato verso il ricevimento del batte-
di Gesù: <<Baltezzate tutte le nazioni...». Tuttavia, nella sua essenza, la sirno. Quindi non c'è modo di opporre la giustificazione attruvcrso la
Chiesa è essa stessa costruita dal dono di Dio fatto a ciascun battezza- [Link] e la ricczione del battesimo, e meno ancora la dottrina protestan-
to. Gencrando i figli di Dio nel corso della storia, la Chiesa è essa stes-
tt' c la dottrina carrolica, come se la prima fossc quella della giustifica-
sa generata nella sua qualità di sposa e di Corpo di Cristo.
[Link] e la seconda quella del barresimo. Il battesimo non è affatto
,rì"'opera" delbattezzato; il battesimo è la cclebrazione ecclesiale del-
l,r giustificazione per fede", come dice il tcsto di Basilio <li cesarca,
(Jtresto è il scnso cristiano clell'esprcssione già evocata: <<pcr il Jatto che ci-
t:rto all'inizio di questo capitolo.
il sacraracnto è statr.t cr-trupiulo lex opere operatol>>26 . Quest'espressione non
vurrl clirc che l'atto del (lristo si sostituisce all'atto delbattezzato e dispcn- Nel momerrto stesso in cui proclamalasua fede, ilbattezzato accet-
sa qrrest'[Link] dalla lerle c dalla carità. Ilssa vuol dire scrnplicementc che t:r che il gesto della chiesa sia posto su di lui. Egli riceve il marchio
si tlatta di un atto che trasccncle ogni attività umand e che è c<»npitrto per ,lt'l cristo. <<Io crcclo>>, vale a dire io accolgo, io acconsento ma anche
il scmplicc iatto che la (lhicsa ha realizzato il sacrament«r nella lede e se- r,r r,'impegno. Questo <<Io credo>> non è semplicemcnte verbale.
Si trat-
condo la sua volontà. t:r tli parole "performative"2s, cioè di parole chc compiono ciò che si-
lirifìcano. Il battcsimo è sigillato in un riro simboljco che esprimc I'in-
lir'('sso delbattezzato e la sua partecipazione qui ed ora all'evento fon-
rl:rtore di Gesù Cristo. venendo al battesimo, il catecumeno compie
2. La risposta e I'impegno del credente
,lrrrque un gesto, ma acccttando che il ministro clella chiesa compia su
,li ltri il gesto clel cristo. Ecco perché nessuno può battezzarsi cla sé: oc-
Dall'altro lato, il soggc'tto unlano si presenta al battesimo nella fede.
( ()r'r'c sempre la dualità del ministro
All'impegno di Dio e del Cristo, al dono dello Spirito ibattezzato ri- c del soggetto.
(]uesta fede il battezzato dovrà confessare e testimoniare
sponcle attraverso l'impegno della propria fede. Notiamo qui un para- pubblica-
rrrcrrtc, e allo stesso modo I'atto del battesimo è annotato pubblicamente
closso: da una pafte,la fede è un presupposto al ricevirnento del batte-
simo e, dall'altra, è il battcsimo che dona la fede, come ricordava un
' srrlla giustificazione, si veda il nio Croire. lnutltation à la
/oi catholiquc, p.4gl (tr. it. crcdc-
l,tliro tlla fede cdttolic(l, p.479,fr;lo a p. 482).
r" Si veda, sopriì, c.
II, Il.A, l- Co»r cornprentlcra I'cf/icacfu dei .sucrrtrtcnti? " Si vcda cirì che è stato detto sopra, c. II, II.A, j come conprc,tdtre
l'fficacta rlat) sacratnenri?
'" Alcune persone, battezzàte nella loro infanzia, chiedono oggi di essere radiate dal registro " ( ìylrrien de Carthage, l-ettre 7 3,22, it Cortponrhnce, a cura di Louis Bayard, Paris, Les Bel
l, '. L< t t rcs, 1925, p. 276 (tr. it. Cipriano di Cartagine, Le lcttere, a cura di Nerino Marinangeli, Al
dei battesimi con l'intento di rigettare ogni appartenenza aila Chiesa. La cosa è impossibile . Ma si
può aggiungere una menzione all'atto del battesimo, diccndo che l'intercssato ha dichiarato di non 1,., lt .N l, Paoline, 1919,p. 114).
voler più appartenere alla Chiesa cattolìca. ' l,ì.invio qui allo studio approfondito che ho fatto su questo adagio seguendolo attraverso i se
r"
Si veda in questo stesso c. III, lI, ,. Prime teologie dt,l hattesimo in Paolo a Giotanni. ,,,1r,,1'rsanCiprianoaigiorninostri,nelrniolibro rrHorsdel'Égliseptsdesuha>,cit.
colare in Francia; la pastorale del battesimo dei bambini piccoli, sem- l(iprendiamo la prospettiva del battesimo come sacramcnto dell'al-
pre praticata, conosce delle contraddizioni e richiede una giustificazio- L :rrrzzr. Il battesimo dei bambini si giustifica sotto l'aspetto dell'inizia-
ne più puntuale; si dilfonde anche la pastorale del battesimo dei bam- rrv:r rlivina, della priorità dell'appello e del dor:o di Dio rispetto alla
bini in età scolare. Infine, nello stato attuale de)f iter ecumenico, conviene rsl)()sta della fede. L'annuncio del regno di Dio è destinato anchc ai
fare il punto sul mutuo riconoscimento dei battesimi fra Chiese cri- I'rrrrlrinirr. La realtà trascendente di questo dono di grazia giustifica il
stiane ancora divise. l,rno che si sornministri i1battesir:ro a dei banrbini.
M,r solo a dctcrminate condizioni, perché la risposta urnana della fe-
1. Il
rinnovamento del battesirno degli adulti è un segno del nostro
tempo. In numerose diocesi il catecumenato degli adulti si è organiz- " (.otìvielìe osservare bene la ragione per la quale le conrunità battiste rilìutano ogni battesi-
z'ato e propone una pedagogia dclla fede a degli uomini e a delle don- rr,, r ll rrtr banrbino che non sia ancora in età da confessarc la propria fede.
Queste ct»nunità norr
,, ,l,rrrr,, rrt'l lrattesirno, un dono di Dio. Esse colgono solo l'aspetto dell'irnpegno di tède del bat-
ne che, nel corso della propria esistenza, hanno incontrato Crisro.
t, .,'.rt,,. ltt qucsfe condizioni appare privo di senso celebrare il battesimo di un bambino che sja
Spesso, durante la celebrazione della veglia pasquale, una comunità ,,, r'r.r incrl)ace tli impcgnarsi nella fede-
po, in funzione della maturità e della crescente libertà che egli avrà rag- ii :lur:nt:,
Irertà. [Link]é in turti gli ambiti imporranti crel'esistenza
li-
i g"ni,.,.r1."k"-
giunto. Dovrà dunque ricevere una catechesi. Ciò che l'adulto compie i rr«r per il proprio liglio ci«) che rireng.n«r [Link], p.i-, ii rimettersi
aila
e riceve prima del suo battcsirno, il bambino deve compierlo dopo il ì s.a libertà. ()gni etJucazi'ne passa attraverso il [Link] in cr-ri
il tr-sr
proprio battesimo e durante il proprio catechismo, che è per lui un tem- : rr. si vede [Link] delle condotte di cui n.n ha vogria e a.r.
:rncora in grado di valutare il legittimo fondamenkr.
l,aì n,r, a
po catecumenale. È un'esigenza che appartiene al sacramento stesso. Nessun«r meìte in dub_
lri<r la necessità dell'erluca zione dei principi
Questo percorso sarà coronato, al momento opportuno, dalla celebra- _a
[Link]. Non si ,[Link], 1r".
iscrivere rrn baml>ino a scLr«rla, che egri ne c,mprenda Ia [Link]à. L,r rt".,
zione del rinnovamento clelle promesse battesimali.
s«r vale per la scelta di tante pratiche
artistichel . [Link]. Nell,ambit. re-
Concretamente i ministri della Chiesa si trovano spesso dinanzi a un ligi<rso l'ign<tranza, camufTata dal termine "neur;lità,,,
,r,r., a l, -igii,.,."
difficile caso di coscienza. A partire da quale criterio possono infatti ri- 1'cdagogia per permettere al bambino cli sit,arsi [Link]"nr" .iinrn-
conoscere, nella fede delle persone vicine al bambino, una partecipa- zi al sens. della s.a vita. I)'al*onde, [Link]
c()ntcstatori clel [Link].
zioneaJlafede della Chiesa tale da far legittimamente sperare che quel- '['i bambini ammettono che [Link] tuttavia avryiarli al
catechism<r. È l.-
lo stesso bambino sarà educato nella fede e sarà avviato al catechi- liittimo che i [Link] che hanno dato la vita vogliano ,.,.h. t.r.."it.." il
smo? Tale discernimento è ternibile, in quanto pare emettere un giudizio
tt'ns. che essi le danno. Ricevere il battesimo non dispenserà
in nulla clal-
l';rttr di libcrtà che al hambin-, quindi ail'a<-krrcscent"
sulla fède dei genitori. La Chiesa si confronta quindi con un grave pro- ,r [Link] a<Jur-
t. spetterà [Link] qtran<I. sarà giunt. il [Link].. ",r Ricevere il battesimo
blema, nella sua pratica battesimale, legata fra I'altro alla pratica del ma-
[Link] il bamhino nella dis;[Link] di [Link] seriamenre tr.."t,oì"-
trimonio. I due eccessi da evitare sono chiari: una pratica "qualunqui- [Link]. La (lhiesa devc tuttavia essere attcnta a qlreste
l
';511v r^ r,iì.., lì i
za cheie condizioni di fede siano dawero rispettate; oppure una pratica vrì dialoga_r'e c.n l.r. per aiutarli r.J es"rcitar. in verirà lo.".p,,nrr[riit;
r lr. slretta krr. nell'cdr-r cazione clei [Link]
'- ,*-t""'"-""'"' i
"elitaria" che ponga troppe condizioni, a rischio di rnisconoscerc la pietà tigli alla f.;". i
popolare e la fede che non sa trovare parole per esprimersi. Questa at- ------------i
i
i .sempi,, ncl Mar I-geo. Il cas() si ripete allo stesso modo ncll'eventualità di 'rroi due
riti principali, l'imposizione delle mani e l'unzionc crismale.
i matrim<,ni misti in [gitto. 'futtavia, il principitt già cvocato dell"'ccorro- l'r ima di acldentrarci nei particolari di questo sacramento, partiamo da
i mia" 1.111, anche c.,[Link] all'incorp«rrazione di un cattolico in una (lhicsa , io che esprimono i riti che esso mette in opela. I sacramenti conpio-
i ortoclossa, senza che I'intercssato venga ribattczzato. rro ciò che significano visibilmente. Essi sono una pedagogia che va dal
vrsibile all'invisibile.
Si [Link] I'icrrc Vallin, «Le chrétien et l'huile sainte>>, [Link],42 (1961), pp. 150-159.
IJolio profumato si uttlizztt per le occasioni di festa. Molti dei nostri rrrr'rrrrzione che seguc il rito dell'acqua; la confermazione è un'unzione
profumi, ancora oggi, posseggono un eccipiente a base di materia gras- ,l, llo Spirito Santo; ritroveremo I'olio per I'unzione degli infermi2, che
sa. I- olio serve a ingentilire le persone. Quest'olio è un <<olio di alle- rr,n,vicina il fedele sofferente al Cristo. Lolio svolge il suo ruolo anche
p:rezza>>. Gesù è così oggetto di un'unzione di olio profumato sui piedi, rr, lh'«rrdinazioni. Listituzione sacramentale comprende quindi un cer-
una volta da parte della peccatrice (Lc 7 38'46), mentrc il fariseo Si- rrr nurnero di "sacramenti crismali".
mone non lo ha sparso sulla testa di Gesù (Lc7,46), un'altra volta da
parte di Maria di Betania (Gv L2)). Allo stesso modo l'unzione di
olio profumato appartiene alla toeletta funebre. Lolio è anche un rz'- l, ll fondamento della confermazione nel Nuovo Testamento
metlic, correntemente ùtllizzato per curare le ferite. Ritroviamo que'
st'usanza a proposito dell'unzione degli infermi. I Vangeli non riferiscono in nessun punto di un gesto o di una pa-
Era consuetudine, nell'Antico Testamento, ungere con olio i re ed i rol;r 'rttrzverso cui Gesù abbia istituito formalmente la confermazione.
sacerdoti, al fine di esprirnere con ciò che la loro investitura non era so- Alrlri:rrno clive rsi testi degli Atti degli Apostoli: in Samaria Pietro e Gio-
lo umana, bensì una corusacrazir,true divina. Ora il dono di Dio all'uomo r',rrrrriimpongono le mani a dei samaritani che avevano ricevuto solo il
è, per eccellenza, lo Spirito di Dio. Samuele unge Saul, poi Davide, lr,rtlt'simo in nome del Signore Gesù:
come re (1Sam 10,1 e 16,l)), al fine di sottolineare la loro elezione da
parte di Dio e la loro consacrazione per la missione che è stata affida' l'rirltanto gli apostoli, a (ìerusalemme, sel)[)cr() che la Samaria aveva ac-
ta loro. Vi è un'affinità fra l'olio che penetra discretamente nel corpo, , ,,lto la parola di l)io e vi inviarono Piero e (ìiovanni. Ilssi disceserr) c pre-
attraverso tutti i pori della pelle, e lo Spirito, che investe in maniera lt,rr()r1() per krro perché ricevessero 1o Spirito Santo; non era infatti ancora
,,r ('so s()pra nessuno di k>ro, ma erano stati soltant«r battezzati nel nome clel
invisibile la personalità. Per analogia si parlerà pcrsino di unzione per i ('rl,.n()r'c (ìcsir.
All<,ra imponevano loro le nrani e quelli ricevevano lo Spi-
profeti, che sono stati inviati da Dio, benché questi non abbiano mai ri'
rt,) Santo (At IJ.14-17).
cevuto un'unzione con olio.
Tutti questi dati convergono verso il nome "Messia" ("Messialt"),tet (.)rrcsto testo istituisce una distinzione nettafra i due riti: il battesi-
mine ebraico chc vuol dire l'unto di Jahvè, tradotto in greco con
"Cltrist(ts", colui che ha ricevuto l'unzione. Gesù non è mai stato unto
rn senza dubbio amministrato dal diacono Filippo - e l'imposizio-
rrr',lt'llc mani, riservataagli apostoli. Ma sembra suggerire che il bat-
con I'olio, ma ha ricevuto l'unzione con il dono dello Spirito disceso su
tr ,,rn() rìon costituisse già un dono dello Spirito Santo. Questo punto è
di lui al rnomento del suo battesimo. «Egli è stato unto di Spirito San' ,,,,r1,11'1l{sp1e, poiché il dono dello Spirito è generalmente legato albat-
to e di Potenz»>, dice Pietro nel discorso degli Atti degli Apostoli (10,18).
tr ,,rrì(), ncl Nuovo Testamento. Questo testo sarà gcncralmente evoca-
Gesù applica a sé stesso la profezia del profeta Isaia (61,1): «Lo Spiri'
trr ,r lrrop'rosito dell'istituzione della confcrmazione. Ma non fa che ri-
to del Signore è su di me, poiché Egli mi ha unto>> (Lc 4,18). Questa
Irnrt;uci ad un gesto apostolico il cui carattere istituzionale rimane in-
unzione è metaforica. Gesù non è stato materialmente unto con olio,
r lrrrr (ìià san Tommaso diceva: Cristo ha istituito questo sacramento
così come non lo erano stati i profeti dell'Antica Legge. Per slittamen'
l,,rr .,,rìferendolo, ma promettendolo. I Riformatori del XVI secolo
to scmantico l'unzione vuol significare che si è ricevuto lo Spirito. Quan'
, ut('st('rrtrìno il valore sacramentale della confermazione in ragione del-
to al cristiano, abbiamo già visto come egli sia colui che partecipa al'
l'rr',',t'nZrr di un suo fondamento biblico.
l'unzione del Cristo. San Paolo dice ai Corinzi: Dio stesso che ci con'
"È i\llo stcsso moclo, un po' dopo, ad Efeso, ritroviamo l'attestazione
ferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione>> QCor l,2L),
ll,r stcssa distinzione. Coloro che avevano ricevuto il solo battcsimo
Ecco perché diversi sacratnenti comprendono il rito dell'olio: lo abbia' 'L
mo visto per l'amministrazione del battesimo,la quale comprende già 'ìr \'( (lir I)iir avanti, c. VIII, I,4. Il nltxcdio c la guurigione: truedici e mediunc.
94 Inuito a cvedcrc Lr , r trrlt nttrtZtortt', tlono [Link] spirito c coronamcnto del battesimo 95
di Giovanni, <<dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del ,li (ìcsù era un battesimo nello Spirito, allo stesso modo noi riceviamo
Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese I'i,r lo Spirito Santo al momento del nostro battesimo. La risurrezione
su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano» (At 19,5- , L ( ìesù include già il dono dello Spirito. Ma la successione degli evcn-
6). Anche la Lettera agli Ebrei (6,2) distingue la <<dottrina dei battesi- tr ('i consente di comprendere meglio ciò che era già irnplicato dalla ri-
mil> e <<l'imposizione delle mani>>. ',rrrrezione e che trova nella Pentecoste la sua piena manifestazione.
Per comprendere l'istituzione della confermazione, non possiamo fer- lÌro il battesimo e la confermuzictnc, entrambi abbozzati ed annuncia-
marci ai gesti propriamente istituzionali del Nuovo Testamento. Anco- tr trt'l lzattcsirno di ()esù, [Link] [Link] ttnità c [Link] distinzione cha
ra una volta dobbiarno risalire da Gesù fondatore a Gesù fbndamcnto ,'r t,,no fra il mistero pasquale tli morte e risurrezictne e il mistero di Pt:n-
dei sacramenti. Infatti la missione di Gesù si compic in un legame profon- tt't ()stc. Ci sono alla fine, fra quei duc sacramenti, la stessa unità e la stes-
.,,r .lisdnzione che
do con lo Spirito che è inseparabile da lui. In occasione del battesimo sussistono fra Cristo e lo Spirito: il battesimo espri-
di Gesùr, lo Spirito discende su cli lui elaparola del Padre certificala nr(' lìlaggiormente il nostro legame con Cristo e la confermazione sot-
sua missione filiale (Mc 1,10-11; Mt 1,16-17;Lc 3,21-22). Questo do- rrlirea il nostro rapporto con Io Spirito. Il battesimo ci conforma alla
no manifestato dallo Spirito a Gcsri trasforma precisamente il battesimo [Link] e alla risurrezione di Cristo; la confermazione ci offre la piencz-
di acqua ad opcra di Giovanni in battesimo nello Spirito. Luca precisa .,,r ,lcllo Spirito Santo. Essa è per eccellenza il dono dello Spirito che in-
inrmediatamcnte che è lo Spirito a spingere Gesù nel deserto (Lc 4,7), la Chiesa in missione, come fu il caso per gli apostoli a Pentccoste.
'r;r
affinché cgli viva la quarantena clella tentazione. Infatti, Gesù compirà 1,,' Spirito, chc è comunc al Padre e al Figlio, divicne il loro comune
[Link] sua missione nella forza dello Spirito, sino al mistcro pasquale. r Lrrr.. Tutto è compiuto nel mistero pasquale, ma il dono dello Spirito
Gesù è anche colui chc promette I'invio dello Spirito sui suoi discepoli. lr,r lrisogno di essere significato in manicra distinta. A fondamento
Abbiamo, a questo proposito,la cJuplice testimonianza cli Luca (Lc24,49; ,l, llrr nostra salvezza, Cristo e lo Spirito sono ugualmcnte presenti. Cri-
At 1,8) c di Giovanni, quando nel suo ultimo discorso Gesù promette ',t,r "Iondatore" aveva egli stesso promesso agli apostoli il dono plena-
ai suoi l'invio di un <<altro Paraclito>> (Gv 14,16; 16J .1^J-14).Infine, Ge- ,,, ,lello Spirito Santo. Si può dunque dire che la confermazione sia isti-
sù stesso invia lo Spirito sui suoi discepoli per rimettcrc i peccati (Gv trrrt:r cla Cristo, nel senso che attraverso il suo mistero pasquale egli ci
20,22) la sera clella risurrezione, cioè clopo la sua glorificazionc. Infatti lr,r ,lonato il suo Spirito rn pienezzu. È qrert, distinzione fra il battesi-
prima della glorificazione Giovanni ci dice chc <<non vi era ancora Spi- rrrrr t'f i6p6sizione delle mani chc i racconti degli Atti degli Apostoli te-
,,rrrrr«rniano.
rito, poiché Gesù non era stato ancora glorificato>> (7 )9). Qucsta affermazione vale per tutti i sacramenti più spc-
Il mistero pasquale, infine, si conclude con il dono della Penteco- r r,rlrrrcnte ricollcgati allo Spirito.
Tutto questo ci situa al di qua di una precisa istituzione sacramen- ',trrrzione precisa fra battesimo e confermazione.. formano un unico sa-
tale e travalica il caso specifico della confermazione. Dobbiamo con- r r,ulCnto oppure due? La Chiesa insegna fermamente che la confer-
cluderne la solidarietà totale dcl Cristo e dello Spirito nella reùizza- ,r,rziorìc è un altro sacramento rispetto a quello del battesimo. Ma dal
zione dclla nostra salvezza. Essi agiscono sempre insieme e tutti i sa- I'rnl() (li vista storico la cosa non è altrettzìnto netta. Se passiamo clallc
cramenti sono il frutto della loro azione comune. Così come il battesimo t, ',rirrronianze defla Scrittura a quelle delle liturgic antiche, constatiamo
L)(t Inuilo a credcre Lt , t tttf (,nttdzionc, rlono dclkt spirito c corofiamcnto dal battesimo 97
in l, r c rismazione-confermazione: l'imposizione delle mani oppure l'unzio'
innanzitutto l'assenza del termine "confermazionc", il quale apparirà
rrt'/ Limposizione delle mani è biblica;l'unzione si è ampiamente diffu-
Gallia, dunque in occidente, solo a paftire dal v secolo. Queste
litur-
(termine ',,r in Oriente, poiché l'unzione con l'olio, in questo caso del santo cri-
deri-
gie fanno [Link] sempre il battesimo ela cbrismarzb ',rrrir, è il simbolo parlante dell'azione e del dono dello Spirito. La [tur-
della qua-
uante dal greco' chrìsma) in un'uni ca celebruzione, al termine
nel 11r,r occidentale lc pratica entrambe, ma si è ritenuto per lungo ten-rpo che
le il neofiia riceve l'eucaristia. Proseguiam o la citazione, interrotta l,,ssc l'imposizione delle mani a costituire il rito fondamcntalc. Nel 1971
capitolo precedenter, del nostro documento privilegiato:
la'hadizion e
il racconto l',rl,rr Paolo \rI ha dichiarato5 che il rito determinante sarebbe ormai <d'ur-
[Link] aver descritto la celebrazione del battesimo, ,r,,rrc del santo crisma sulla fronte, fatta irnponendo la mano, con que-
prosegue così: ,,tt' parole: "Ricevi il segno dello Spirito Santo che ti viene dato">>.
Que-
Dio, che li ',t,r tlecisione fu un gesto ecumcnico in favore degli ortodossi bizantini.
Ilvescovo imponga loro la mano e invochi dicendo: <<signore
dei peccati mediante il lavacro di ri- Non bisogna cercare di distinguere i due sacriìmcnti in basc a pre-
hai resi degni di merirare la remissione
affinché ti ser- ',rrrrti effetti differenti. I'azione di Dio è una, ma comprende dellc im-
generazione dello Spirito Santo, intbndi in essi latua gtazia'
Figlio con [Link] e delle fasi distinte: un'irnmagine visibile, riferita a Cristo, che
uur., ,..,r..kr la tua vttlontà, poiché a te è gloria, al Padre, e al
lo spirito Santo nella santa chiesa, ora e nei secoli dei secoli. Amen». rrl,'vir dalla parola ed interessa in egual modo il battesimo e la confer-
la mano' dit:a: <<Ti
P,ri [Link],rgli sul capo l'olio santificato e imponendogli [Link]; un'immagine interiore che è un'operazione distinta dello Spi-
in Gesù Cristo e nel.
ungo Con l,<,lio santo nel Signore Padre onnipotente e rt(), clìe comincia con il battesirno e si conclude con la confermazione.
1., ipirito Lo segni sulla fronte, lo baci e dica: «I1 Signore sia con
Santo>>. l','r lisolvere il problema de['ur-rità c della distinzione fra i due sacra-
(loltri che è stato segnato risponda: <<E con il
te>>.
tu«r s1''irito>>'
[Link], non possiamo che ritornare sulla distinziclne e sull'unità del mi-
Così il vescov() faccia a tutti, uno per un<'o' rr.r.l)ilSgusle di Gesù c del dono dello Spirito a Pentecoste.
rito della segnazione in nome «lella Trinità. Ma tutto si inscrive nella t. r' .l.,nrt,, con il battesimo, dunque la confermazione non è che un rit<r
continuità .i ,-,n, sola e medesirna liturgia, con la sensibile differenza ,r, , r'\s()r'io) oppure la conlermazione conlerisce 1o Spirito Santo chc non è
lnuito a crr
I r ,,,rrl, rrt,titttnr', Jout, Jr'lb spìrito e Lorofiailtanlo rlel battesiruo 99
98
ristia. Ecco perché Ia confermazione non si ripete e conferisce un ca-
Ncl XVI secolo, il Concilio di Trento can<tnizzerà la pratica dell'Occi-
rattere. Come il battesimo, essa è per eccellenza un sigilb'
,lcnte affermando che il ministro ordinario della conlermazione è solo il
v(ìscovo. Questa disp«rsizione supp()ne delle eccezioni possibili, nelle qua-
li il sacerdote diventa il "ministro straordinari«r" del sacramento. Il (lonci-
4,Daunadifficoltà pastorale a delle teologie diverse lio Vaticano II sarà pitì prudentc, affermancb chc il vcscovo è il ministo
",rriginario". La portata c1i questa riserva del vesc<rvo è di sott«rlincare che
Perché, ancora oggi, l'Oriente e I'Occidente seguono una pratica tan- ,lrrcst'trltimo è il minisro lrrimario di ttrtti isacramenti cristiani c chc l'ini-
to diversa, l'orientc continuando ad amministrare la confermazione ai r)it'zione completa del neol'ita implica un legame c<>n c«rlrri che presierle al-
piccoli ilopo il battesirno e l'occidente separando con un intervallo di I'rrrrità rlclla (lhiesa Lrcale. Questa prossimità rlcl creclente con il suo ve-
.[Link] [Link] questi due sacramenti? All'origine di questo scarto vi fu una \( ()v() è ricca cli significato e c«rsì è quasi scmlrrc vissuta. Ma nell'attrralc si-
difficoltà [Link]. che l'Oriente e l'Occidente risolsero in maniera di- Irr:rzionc francese l'amministrazione rlclla conlermazione da palte cli trn sa-
versa. r t'r<lote rlelegato dal vescovo si la semprc lriir freqtrentt:, in lralticolar m«r-
Nella Chiesa antica la celebrazione completa del battesimo degli adul- ,1,, nclle ditresi la cui popolazione ò molto numer.',sa. È [Link] previsto che,
ti conrprencleva l'immersione nell'ac <4ta tealizzata dai sacerdoti e dai rr,. l caso rlcl battesimo clegli adrrlti durante la veglia p,,rsqtralc, il sacerrckrrc
cliaconì, quincli la confermazione riservata al vescovo, il tutto durante , ,,nferisca immediatamente la conferm azione a cokrro che s()n() al)pcna sta-
cristiana, confermazione inclusa. La liturgia d'insieme rimaneva la ,lizione antica, situando sempre la confermazione sulla scia del batte-
stes-
la ,,rrrro. LOccidente al contrario, si interroga sempre di più in nicrito al-
sa, ma questa era presiecluta da un sacerdote. Costui amministrava ,
confermazione con il crisma consacrato dal vescovo, al fine di preser- l,r spccificità di questo sacramento e in merito all'ctà più adatta per
vare il legame clei sacramenti col vescovo stesso. Per il battesimo
dei rrt t'vcdo. San Tornmaso pada qui del sacramento cl'rc rapprcscnta l'età
bambini la pratica rirnaneva fondamentalmente la stessa: nel corso del- 1,r'r lctta della vita spirituale, spesso interpretato comc il sacramento del-
la meclesima ccrimonia il bambino veniva battezzato, cresimato e rice- l','t:r aclulta. Esso conferisce la forza dello Spirito Santo nella lotta spi-
veva l'cucaristia. r rrr rlrle ed abilita all'annuncio della fede.
del battesimo tlei bambini il lasso di tempo fra i due sacramenti si è l,r lrrgione", fra isei e isette anni, acl avere invertito I'ordine trai]izionalc
,l, ll'iniziazione cristiana, la confermazione avendo luogo qualche annr', do-
allungato semprc cli più. Non era più la disponibilità del vescovo a de-
ciclere, bensì anche lbtà clei bambini. La confertn azione era riservata
ai ;,. l:r lrrima c«rmunionc, in rclazionc al rinnov<:, dcllc 1:,romcssc battcsima-
lr (.)rrcsto intaccare il normale susseguirsi dell'iniziazione cristiana [)()ne Lln
barnbini capaci cli una fede personale oppure agli adolescenti.
I'r,rr,.'l,roblcma ai nosri Iratelli ortodossi. Essi ffovano quest'invcrsione
1(X)
lnuib a letlt'rc Lt , t'ilf t'r»tttzioltc, (loflo tlt'lh spirito c colonamcnto ,lcl. battcsitno 101
zione paolina del credente, paraéìonato ad un oplita perfettamente "ar-
c()ntfaria alla pratica [Link] tradizione. Siamo
in presenza di un problcma
privo di importanza. ma rrìiìto" per la lotta per la fede (Ef 6,10-17 ). San lbmmaso, che vede
ecumenico ch. i cattolici giudicano solitamente rrt'l battesimo una rigenerazione, ritiene che la confèrmazione sia iI sa-
come una diver-
.t n,rn pochi ortoclossi non st>no lungi dal consiclerare r ramento dell'età adulta nella fede, il che non vuol dire che si debba
" dialogo ecumenico dovrà es-
genza incrrmpatibile con 1'unità ricercata' Un
,rsl)cttare l'età in cui si è fisicamente adulti per riceverlo. Egli insiste sul
sere aperto, stl questo tema' rffili
,lrrrro della forza necessaria alla lotta spirituale ed alla testimonianza
,lrr offrire al rnondo.
Nella Francia del XX secolo lc ricerche sulla confermazione si sor-ro 'ffill
della confermazi on e rrroltiplicate prima e dopo il Concilio Vaticano II, nel contesto della di
5 . La teolo gia e la pastorale
rrrirruzione della fede in molti "cattivi credenti", che tuttavia chiedono
in Occidente fino al XX secolo
rl t'rrtechismo per i propri figli, e del frequente abbandono cli ogni pra- ]ililil
del battesimo; trcrr religiosa in numerosi catechizzati, che si ritengono "in pari" quan-
La conferm azioneè quindi il naturale coronamento
Apporta il dono plcnario dello ,l,r hanno rispcttato le esigenze del catechismo e compiuto la prima so-
essa ne costituisce il peiezionamento' rill[il
come per la Chiesa nel suo [ rrr'rc corr]unione. Come uscire da questa fiappola ed operare in favo-
Spirito Santo. Questo vale per ogni cristiano
è anche la grande cresi'
insieme: se la Chiesa è l, [Link]à" battezzata,
r,' ..li una seria perseveranza dei giovani?
Lc riflessioni sul senso dclla confermazione sono evidentemente lc-
[Link]'cioèconl'ef'
fusionedelloSpiritosulpopolodiDioeconlamissionevisibiledello li,rtt'alla scelta del momento migliorc per conferirla. Si deducono due
rr;rzicrrli maggiori, con delle sfumature diverse, l'una volta a ritardare
Spiritoquelgiorno,significal,inviomissionariodellaChiesanelmon-
ricapitola i sette doni l','trr della confermazione, l'altra al contrario a renderla più precoce. La
<lo. I1 clono d"llo [Link] è un <lono di fotza'che
1'r irrra opzione insiste sulla specificità di questo sacramento del cristia-
biblici(Is11,2)[Link]
questo carattere è anche rr. "11js116" e responsabile; l'altra mantiene la confermazione sulla scia
un carattere, ecco perché non viene ripetuta:
vaticano II riassu' ,l, lIrattesimo.
il compimento ,lel carattere battesimale. Il concilio
-".orilagraziaclellaconfermazione"<tColsacramentodellaconfer'
alla Chiesa' sono arric' l'trttt,t opzione
mazione vengono vincolati più perfettamente
questo modo sono più
.f,iti ai una sfeciale fo"a tlaùo Spitito Santo e in
la fede con la parola e t iià prima del Concilio Vaticano II si dif-fondeva l'idea della confer-
streftamente obbligati a diffondere e a <lifendere
(LG 11)' r;rziorìc come "sacramento dell'Azione cattolica". Questa prospettiva
con I'opera, come vcri testimoni di Cristo»
r r
.. .
i fonclamentali su questo sacramento' comuni d'al' l,,u tiva da un'idea giusta per giungere ad una conclusione falsa. È ve-
òr.r,i sono clati
che r,, . f rt' l'impegno nell'Azione cattolica è un esercizio della grazia del,a
,roi l", pcr l'essenziale, all'Oriente c alfOccidente' Ma l'Occidente' ,,,rrlt'r'rnazione che spinge a portare nel mondo la testimonianza dell,a
ha cer'
p*ti.u à, ,"rnpo la celebrazione separata della confermazione'
grazia che essa conferisce. Questd l,r,,l,r'irr fède. Ma non si potrebbe concludere che bisogna riservare la
iato di precisare la specificità clella ,,,rrlt'r'rnttzione ai cristiani formalmente "impegnati", e meno ancora
poiché gli orientamenti as'
ricerca è al contempo teologica e pastorale'
sull'età più adatta per ri' rn rfirt'sttr fbrma determinata di impegno. Non conviene "sacralizzate"
sunri sullo sfondo sono [Link] co, lc opzioni
necessarie per riceverlo' - tn nriuriera sacramentale un impegno al quale ogni cristiano è normal-
cevere il sacramento e sulle condizioni
a partire da Fau' [Link]'irbilitato e che può assumere delle forme molto varie. Conviene
Un'idea sviluppata fin clal V secolo in Occidente'
un'artnatura nella lottl rrrrr lrt' t'vitArela separazione dei cristiani in due categorie: ibattezzati
sto cli Riez, è che la confermazione costituisca '',
retaggio della desc lrr,rlrrlrrlue" e i super-cristiani cresimati.
per la [Link]'espressione militare è un
rlillilil
Ilt,ito a t I t ,,'ttlt,»tttzt:()nr', ,h,nr, lcllo spirito e corotrtltilenlo del battesirno 10)
1\)2
il'tllll
cristiana' Non fa [Link] forse un peso
A partire dal Concilio Vaticano II sono state avanzate diverse proposte: esagerato su,a conferirìaziorìe,
c non rischia di contribuire anche
acl esempio, ltt cctnfennazione è il s()crdmento della cctmunione ecclesiale ad un certo elitarismo di un sacra-
rììento che distingue ir cristia,o
(fean-Paul Bouhot), in ragione clel fatto che essa è normalmente conlerita cresimato crar ,,sernpri ce,, battezzato?
Non presuppone come già acquisito
dal vcscovo. Questa tesi è giusta in quanto mette in risalto la dimensione [Link] ciò che essa dovrebbe do-
rrare? Sc la confermazione
cmincntemente ccciesiale del sacramcnto. Ma essa assolutizzala situazict- deve perfezionare il cristiano,
ne occidentale e dimentica la pratica del tutto diversa dell'Oriente. Infine,
r, cristiano già perfezionato. Tutte queste riflessioni .rr, .ro., "rig"
indurrebbero a
non si puir climenticare che il sacramento della comunione ecclesiale è l'eu- ;,rcferire un'età relativamen te av anzata,lella
[Link]"", o*rr.,
caristia. urcnte la fine dell'adolescenza.
La confcrntazir-tne è il sacratuento della preghiara della Chiesa (Louis Li-
gier). 1l regist«r litrrrgico m()stra che la ccxrfermazione è il sacramento del- \r'«tnda ctpZiotte
lo Spirito Santo. Ora lo Spirito ò sempre colui la cui discesa la (lhiesa in-
u.r.n. È il primo oggetto della preghiera della (lhiesa: <<Vieni, Spirito San- Da un punto di vista completamente
diverso, il teologo Hans Kùng,
trr>>. Qucsta lrreghiera diventa sacramentale nella confermazione . ()gni sa- r'" il tono lrant'banl che lo contracrcristi,gue,
cramcnt() è preghicra, e prcghicra esaurlita, ed ogni sactdmcnt(r c()mpren- vede innanzitutto e pri_
rrrrr di ogri cosa, neila confermazione, ir ,.perfczionamento
cle i'invocazionc dello Spirito (cpiclesi), che abbiamo già osscrvato nella li- del battesi-
,r"' Basandosi su-[e scritture e suna [Link], cgli leggc
[Link] dcl [Link] c che ritrovcremo nell'eucaristia. La crmlermazione è questo sacralncnto
( ()rììe essenziarrncnte
per ecccllenza il sacramcnto dell'epiclesi. Il lrutto cli [Link] invocazione fa relativo al battcsirno. oi ..-[Link]"rrr;i
l''l tufto ritiene
accedere il>attezzati alla missione della (lhiesa e "conlerma" la (lhicsa stes- '
normalc chc ra confermazior" ,ì, ,,rrririsrrata
ner momento
rrr .ui il ba,rbino sarà alnmesso
sa in cluanto 1ro1>olo sacerclotale. In una lrrospettiva r-rn po' divcrsa, si ò pro- alla comunionc, se possibile ner
stessa cerebrazione-
corso
1r<rsta la c<rnlermazionc c()mc 7l sacramen/o ,lclla crcscita acclcsialc (l Ienri
r
Questa [Link] ritorna sura posizione orien_
oil :^acratuento tJclla testiunnt)unza (l"ranEois Montfrrrt); oppu- ''llrr tradizionare, benché
r'rlt'c
I3crurgeois) sia raffàrzata, i. quesro autore,
cra una sot-
re an('()ra, la conlèrmazione è r-rna celebrazione della (lhiesa che rinascc ogni t r [Link] dcl
carattere proprio clella [Link].
giorno dall«r Spir'ito l)et essere inviata in missione (monsignor Robert (lol'ly). 'lirtti quelli
che sono aftenti arla storia e ara
tradizione liturgica ri-
l)al canto srxr,.f «rseph Moingt6 opta tleliberatamente per il sacratruento r'('llono oggi in risalto il regarnc fondarnenta.l
dall'età adulta. La linalità della confermazionc è di prescntare a I)io ed al-
e fra ra.""r..,"rli"ne e ir
l''rlrt'sirno, così come il rapporto
la Chicsa dei cristiani dal carattere provat() e "contcrmato", termi ncl l«lro
f., l, .onf"amazione e col,_
rf ,r('rìto <lerf iniziaztone cristiana (paul
attaccamcnto al (lristo, lricnamcntc ricon«rsciuti dalla ct»nunità c capaci di De clerck). [Link],Jrlrro
'eucaristia,,rr"r_
t"' Probabilmente' ò stato un po' 4irncndcato.
esercitare dellc responsabilità e degli incarichi. La conlermazi«rnc è il sa- La confermazione è un
',,rlliurìento dcsdnato a tufti i cristiani,
cramcnt() della maturità cristiana, che corrisl>«rnrJe antropokrgicamente al- non solo acl alcuni.
la sogli,r dcll'ctzì ailulta, quanrlo il giovane prende in mano le redini della
N., è il caso di rneravigriarsi ner vecrere delle posizioni
serrsibi,nen-
r. t [Link] riguardo ad un sacramento
propria vita e si assume le pr<4rrie responsabilità nei conlìrrnti dclla società. antico quanto Ia chicsa. Infatti ra
Iissa su1r1;onc che il l)ÀttezzLrio sia già stato uni«r ali'cucaristia.
I [Link] ha per rnissione quena cri [Link].",
.ri epoca in epoca, il sen-
lt'i sacramcnd che amnrinistra,
"., ' .li ,.lu,rure quel|anrnilnistrazione
,r ,,rlrrrziorri storiche e culturali "
sempre nuove, aflinché
Questa opzione, non priva di appoggio nella storia, sanziona non.
rl rrr;rligior numero cli frutti possibirc.
Si forrorro agcvolmenre"rJ;r;;;,.rro
cogricre
dimeno il delicato strappo fatto all'ordine tradizionale dell'iniziazione 1,lr t [Link] di verità presenri i,
ciascuna ,1"il" .tr;op;i;;r,';;;"r*
I'rlrr:r irr scno alla missione
eccresiare, testimonianza impegnata
e lotta
n.[oscph Moingt, Le Dtucntr
t:hru;hlcu. Initr,ttion chrétienne dcs jeuney Parigi, Desclée de Brouwcf, "r'rrrrrrirlc ,clla prima; coronamento necessario crcr battesirno,elra
lL)7). [Link]' l'rr Pratìca pastorale franccse sc-
sarebbe piu vicirra aila prima
op-
104 lnuito a cr«lt'ft Lr , ,,r1f,.1 111,[Link],(,, (/()tto ,lc/ht s:pirtttt (, Lt)r()t/(,//t,rt/() Jc,/ ba/tc,.sttuo
zione, pur p roponendo il s acramento agli inizi dell' adoles cenza ( tredi -
V
ci o quattordici anni).
UEUCARISTIA, SOMMO SACRAMENTO:
In questa sede è possibile, e persino auspicabile, un pluralismo che 1. ISTITUZIONE E STORIA
tenga conto della situazione concreta del bambino e della sua fami-
glia. Il problema rientra in quello della pastoralc del battesimo. La con-
fcrmazione ha un lcgame naturale con questo. La confermazionc è il
momento nel quale un bambino già consapevole di sé risponde perso-
nalmente, nella fede, all'alleanza che gli è stata offerta quando era un
neonato. Se la famiglia lo circonda positivamente, non si vede perché
non potrebbe ricevere [a confermazione al momento della sua prirna co-
munione. Questa pratica non dovrebbe essere esclusa a priori. Anche Leucaristia costituisce l'apice dell'istituzione cristiana dei sacramen-
quando divenisse un caso minoritario, presenterebbe comunque il du- ti. Questa celebrazione rende infatti presente, attraverso un gioco
cli
plice vantaggio di rispettare l'ordine originario dell'iniziazione cristia- sirnboli parricolarrnente forti, l'atto salvifico clel cristo, orri,
ìl.r"nto
na e di mostrafe ai nostri fratelli ortodossi che la Chiesa cattolica è sen- ,lclla sua morte e della sua risurrezione, dal momento che quest,evento
sibile a cio che sta loro a cuore. t' pcr noi e costituisce
il dono definitivo e irrevocabile che il Cristo fa di
Negli zrltri casi, il rinvio della confermazione ad un'età difficile da in- s('stesso in favore della moltitudine degli uomini. Ireneo
diceva che il
dividuare in maniera estremamente precisa, ma che corrisponda alla ( ,risto riassumeva nella
sua persona tutta la storia clella salvezza; si po-
perseveratìza nella fede, rappresenta una soluzione complementare ri- [Link] dire che l'eucaristia sia una ricapitolazione di questa ricapitola-
spetto alla precedente, perfettamenle lcgittima. Alla duplice condizio- t'i<tne, una ricapitolazione di secondo livello, in quanto
vi si ritrova
ne, tuttavia, che ciò non si compia a detrimento dell'accoglienza del- trrtta la fede cristianar. Quest'argomento è quindi immenso
e lo sudcli-
l'eucaristia e che non si separi la Chiesa in cristiani di due categorie. So- virlerò in due capitoli.
lo una reale flessibilità, nelnica di ogni slogan ideologico, può mantenere Ne affrontercmo progressivamente gli aspetti cssenziali, inizia,do
cla
il legame fra i due aspetti della confermazione: coronamento del bat- rura riflessione sul simbolo umano del pasto (I). Vedrerno in seguito il
tesimo c dono al quale risponde un impegno per la missione' Posto del pasto nella vita di Gcsù e l'ascesa clei pasti verso la ."l"b.r-
zione dell'ultima cena del giovedì santo, celebrazione
che ha valore di
isrituzione: <<Fatc qucsto in memoria di mc>> (II). pur"-o infine
qual_
clre incursione nei grandi resri della tadizione (III) nella
e storia della
liturgia dell'cucaristia, che ha rivestito un ruolo così grancle nella
vita
,lclla chiesa nel corso del tempo (IV).
euesta celebrazione è infatti il
,ìomento in cui la chiesa prende corpo e ricevc senza sosta il clono
di
l)i.' In quesro primo capitolo esploreremo la tradizione clel primo mil-
It'nnio.
106 Inuito a uedere l.'t t(ttrislia, sommo sdcfdm(nlo; 1. IstituZione e storia lÌl
,lel dono che i genitori fanno ai propri figli. Tutto si svolge ad un livel-
In un secondo capitolo affronteremo il significato pregnante del ter-
,,memoriale", che ci permette di turificare il sacrficio' e sacramento kr molto profondo e resta anche spesso nell'ordine del non detto. Que-
mine
sta solidarietà vitale elementare è normale; nella maggior parte dei ca-
nell,cucaristia, quindi il rapporto tra l'eucaristia e la croce, la com-
si non appare alla luce del sole se non quando è contraddetta o viola-
prensione rlella reale presenza del Cristo nell'eucaristia e infine il lega-
tir: mangiare ognuno pcr conto proprio, rifiutare di nutrire i propri figli
me dell'eucaristia con la chiesa. Questo secondo capitolo affrontcrà
mil- sono attitudini estrerne nei confronti delle quali il giudizio comunc è se-
le grandi quesrioni sollevate dall'eucaristia nel corso dcl secondo
quin- vcfo.
lennio fino ai giorni nostri. Alcuni argomenti già evocati dovranno
Ma il pasto non è solo questa condivisione fondamentale del cibo.
di essere riprcsi sotto una diversa luce'
l{iunisce ed apre alla convivialità umana e culturale. Mangiare insieme
rrrrplica sostenere una L'[Link] il pasto ognuno è costretto
rr rinunciare alle proprie occupazioni personali («Vieni a tavolal>>), e
I. It- p,tslo lr LA suA slMB()Lo(ìIA NELLA (IoNDIZIoNE uM^NA
l)(xta con sé i propri sentimcnti del momento, felici o tristi. Durante il
per vive- grrsto si chiacchiera dci fatti di ognuno, eventualmente dei progerti
Come ogni essere vivente, l'uomo ha bisogno di mangiare
e rimane t ornuni, ci si tiene al corrente circa i propri lavori, le proprie preoccu-
re. Nel regno animale questa funzione è regolata dall'istinto
I'rrzioni, le propric gioie. Ci si aiuta a viverli benc. Si puo anche eleva-
generalmente individuale, anche sc la femmina, in un primo tempo'
si
Lalimentazione è un r,'la conversazione a problemi più generali nei quali gli uni e gli altri
f.".,,1" cura clell'alimentazionc dei suoi piccoli. problerni di vicinato, sociali, problerni politici o religio-
ambito piuttosto conflittualc, clato che ognuno ccrca di assicurare
la 'ono coinvolti:
alcuna si. I pasto è anche l'occasione di distendersi e di ridere. È un bel mo-
[Link] roprawivenza. Il solo fatto di mangiare non determina
rncnto, nel quale ci si ristora in tutti i sensi del terrnine. Il pasto rnan-
vita sociale.
trcrrc I'affetto tra i mcmbri della famiglia: è un luogo e un momento di
t ( t//turuione.
Momento supremo di convivialità, il pasto ha già di per sé un lato fe-
1. Il pasto e l'uomo '.tivo. È di norma aperto allafe-rta: quando c'è una festa, questa si ce-
l, lrra servendo un pranzo rnigliorc. Non ci vuole chissà quale evento
per l,uomo è clcl tutto cliverso. sottomesso alla stessa nccessità, la ge-
,-1,t'ciale per festeggiare stappando una bottiglia. La dornenica si com-
stisce in maniera sociale, nell'ambito della famiglia o del
gruppo, che
un momento l)rir ul-ì dolce, pcrché è clomenica. Lc candeline sono messe su una tor-
sia esso tribale o sociale. Luomo ha inucntab il pastct, ossia
r;r l)er lesteggiare un compleanno. Si invita a un pranzo, sia che "ci si
cli ctmuiuialità - termine che la nostra cultura riscoprc
oggi - in occa-
mem- l,rccia una rnangiata tra amici", sia che si prepari con cura una tavola
sione clell'assunzione di nutrimento che è oggetto clt contliuisirtruc.I
dividono gli l)('r' ura cena piu elegante. Allo stesso modo non si va da soli al risto-
bri cli una famiglia raggruppata intorno allo stesso tavolo riuìlc se non per necessità. Un pranzo al ristorante si fa in più persone
alimenti presi clallo stesso piatto, che nella maggior parte clei casi
è
dal lavo- r'lrcnllette cli solennizzare qualcostr tra sposi o tra amici. Il pasto è un
,,r,u lrr"iurato dalla maclre, ma il cui costo ò stato assicurato
nr()nìcnto di gioia. Si offre un pranzo e questo dono pofta, a tempo de-
,o d"i paclrc e clella madre. Nel pasto ci sono condivisione e comunio-
di vita e lrrto, il contraccambio: è il rnio turno oggi di invitare e di pagare. Allo
,-re ,r"[t stesso cibo, esso stesso espressione clella [Link]
',tt'sso modo, in un pic-nic amichevole ognuno porta una pietanza e si
, Sulla dif{:icilc questione <lel sacrificio rinranclo a tufto ciò chc è già stato dctto nel primo to'
,,,rrtlivicle tutto ciò che è stato portato. Il pasto è il momento migliore
,nn rlìli Lroirr,. lnt,iàilnn à la foi attholiquc,
pp. 289')t)l (rr. it. Lrcdere. Inuto illa latle cattolica' 1,,'r'rlarc un regalo. Per riconciliarsi dopo un disaccordo, si offre un
pp.266-279).Matorneròrr"."rrr.i,[Link]"sul1'argomentoinqucstosecondocapitolo'datoche
Cristo'
pr:uìzo a colui che fu il proprio awersario.
i'à[Link], è sacrificio in quanto memoriale clell'unico sacrificio del
nulla deve stonare o rovinare la gioia. Un prete operaio, cameriere in l):rsto con gli dèi. Ha come scopo, in un modo o nell'altro, la riconci-
un ristorante, mi {iceva un giorno quanto fosse sensibile al rispetto del- lr:rzione e la comunione con questi. Anche il fatto che spesso le rap-
la liturgia di un grande pranzo. Quel giorno tutto deve cssere perfet- g,r'csentazioni dell'aldilà siano quclle di un pranzo di nozze, di un pasto
to. Poiché è un giorno memorabile del quale si deve potcr conseryare ('t('rno, espressione di una beata comunione, è denso di significato.
per tutta la vita un ricordo impeccabile. Questa dimensione religiosa del pasto si ritrova, molto purificata, nel-
l;r tradizione ebraica coeva a Gesù. Ogni pasto di una famiglia ebrea
l,ossiede una dimensione religiosa e clà luogo alla liturgia delle bene-
[Link] religiosi alla celebrazione della Pasqua ebraica ,lizioni, vale a dire a delle preghicre e a dei salni che benedicono Dio
,'1ili rivolgono un atto di grazie per il dono del cibo, La stessa tracli-
Ma l,uomo è anche un essere religiTso, ossia un essere che si pone ziorre giudaica celebra piamente ogni anno, con il pranzo pasquale, la
tutte le clomancle sul senso della sua esistenza e infine la domanda del- rrrcrnoria dclla fuga dall'Egitto, cvento fondatorc per il popolo d'I-
le domande: perché rnai dunque sono qui a farmi tutte queste doman- ',r:rcle. Ritorneremo sulle corrispondenze tra il pranzo della prima Pa-
de? I grandi pranzi, cclebrati in circostanze eccezion'afi, portano questo ',(llrrr e il pasto eucaristico.
genere di domande ad affacciarsi alla coscienza. una madre non può Sc tale è il ruolo del pasto nell'esperie nza umana, con la ricchezza
u",l.r" sua figlia che si sposa senza pensare al tempo che passa, alla se- ',rrrrbolica cui la sua celebrazione può clar luogo, non stupisce che il ri-
parazione da colei che fino a quel momento era sempre presente, al sug t. più importante della fede cristiana sia un pasto religioso, che riprende
,*erire e alla pensione che forse si awicina. Una person a dt mezza età trrtlir la simbologia dei pasti umani; un pasto religioso nel quale Ia co-
è felice cli essere festeggiata, ma non può dimenticare che la sua vita è rrrurrione ftatetna fa tutt'uno con la comunione con Dio; un pasto al
già dietro le sue spalle. ( ()ntcmpo presieduto dal Cristo che ci invita c nel quale egli stesso si
La tradnione urtana conosce anche i pranzi funebri, i cui significati ,
'll simbolicamentc a noi sotto forma di cibo, per csprimerc il dono
lc
religiosi possono essere molto diversi a seconda delle culture. Ma que' ,li s('stesso; un "pasto sacrificale" nel quale si vive uno scambio d'a-
sti pranzi non intendono solo esprimere la solidarietà lia tutti i mernbri rrrolc gratuito tra lui e noi, in quanto è un pasto nel qualc egli ci offre
clella famiglia, bensì la solidarietà con il defunto. (Questa tradizione po' l;r sua vita per donarci la vita e al quale dobbiamo accostarci con gioia
teva spingersi sino a lasciare del cibo nella sua tomba). Ancora oggi, do- n,'l tlcsidcrio di darci a nostra volta al Cristo e agli altri.
po ,_,rru sepoltura dolorosa, i rnembri della famiglia provano il bisogno
di distendersi e si riuniscono per un pasto più caloroso e che farà rina'
scere il sorriso sui visi distesi.
Nol stupisce quindi che il pasto sia entrato formalmente nella tra'
[Link] religiosa dell'umanità. E un luogo privilegiato di espressione del
sacro, l'abbiamo visto, in quanto il cibo è legato alla vtta e la vita è sa'
I10 lnotto a crelc'rc L rrr rrt'^/irt, so»tt7t() sttctdm('r\!o: l. Istitttuone e storitt 111
II. Dar-r-a cENA coN Gusù alr--tsrlTlrzoNu osliluu<.,tntstt,l 2. Ll ultima cen a: I'isti tu zione dell,eucaris
tia
derc Mt 14,19-2I;Lc9,l5-ll). Durante tutti questi pranzi accadc qual- 'l<'i riti della Pasqua ebraica, tanto che ri .rir..r," sc Gesù abbia
etfetti_
\';'ììc,te mangiato la pasqua ebraica. D'altra
cosa di decisivo: una conversione, un miracolo, un insegnamcnto. Que- partc, il vangelo cri Gio_
\';rìrìi situa l'incontro di Gesù con
sti pranzi hanno villore mcssianico: sono vissuti nella gioia; annunciano i suoi clisccpoli ,r, gior,; p.i., .l"l-
l'r l)rtsqua. Comunque sia, i racconti
la benedizione. Gcsù, chc si è fatto uomo in verità, intende proprio rag- evangelici testimoniano una conti_
rrrrità cd una rottura. Da una
giungere gli uomini, i suoi fratelli, attraverso le loro mensc, vcnendo a parte, Gesù presiecle questo p.,*ro
l,r irrra che (o nello srcsso momenro in cui) il
[Link]
condiviclerle con loro. Conosce ciò che vi è nell'uomo e la profondità suo popoto .d"ìj U pu_
"antropologica" della condivisione del cibo e della conversazione. "tl'rr c dà così alla sua mofte, ormai prossima, il ,[Link] che rui è il
r,,,r,,.llo agnello pasquale, colui che
Tutti questi pasti tbrniscono già un'indicazione in mcrito a quello che ui"r" , toglierà i peccati .l"l _on
sarà il più solenne e decisivo fra tutti, l'ultima cena di Gesù con i suoi
' ( iir»ritnrti introduce così il gesto
disccpoli. Limportanza dei pasti non cessa dopo la risurrezione: Gesù clel lavare i piedi, che è un parallclo
.,lrr(, fcrrisrro simborico. (ìesù crmpie dell,eucaristia scconcl<r
condividc la mensa dei suoi discepoli, che avevano perduto la speran-
""
r" ' ' l';,r<[Link] c.n il gesro
'' dclo sch,iavo ch" rr", i p,"[Link] [Link].
i";
r, .t"..r, .-.,.,, .i"ìrao.i lrir;,,_ ;"iirri,". a"r ,,
La (]hiesa non ha ritto di
za, aEmmaus (Lc 24)0) e con gli Undici a Gerusalemme (Lc 24,41- 'r'' "r. l'cst() un sacramento, benche contenga cc»ne r'eucrristia
1"1" ,r('r)(rché.nel lavare un or.c]ine di reiterazione, proba,
" i piedi ir simbol--ili;;i;; J;ì; .1.r.,
4)); prepara infine il prunzo di pesce in riva al lago (Gv 2l ,9) . i,r,, rr.r,Ìli ,rlrri cìclla carirà ararcrna.
sinrlrolizzata. N.n è che u, escm_
do. Dall'altra, sostituisce la celebrazione antica con l'istituzione di una Luca 22,14-20 1 Corinzi Ll,Bb-26
nuova, in memoria della sua morte e della sua risurrezione.
Per f insieme dei sacramenti, come abbiamo visto, disponiamo di po- 'aQuando lu l'ora, prese post() a ta-
vola e gli apostoli con lui,
chi gesti propriamente istituzionali. Non è così per l'eucaristia, per la r5e
disse: <<l Io desiderato ardente -
quale abbiamo quattro testi distinti: Matteo, Marco, Luca e Paolo. È il
rrrenfc di n-rangiare questa pasqua c«rr-r
segno dell'im portanza. eccezionale accordata dalle tradizioni evangeliche
r,,ri, 1;rima clella mia passionc,
a questo pasto, che non fu solo una cena di addio, ma anche e soprat- r6lroiché
vi dic«r: non la manger<ì
tutto una creazione del tutto nuova. E un forte indice del fano che le co- 1,iir,lìnché cssa non si compia nel rc-
munità primitive non hanno inventato il significato di questo pranzo, che lirro di Dio».
celebravano nella fedeltà all'ordine di Gesùa. In questi quattro racconti, '7E lrreso un calice, rese grazic e
che è appassionante mettere a confronto nei dettagli, si distinguono due ,lisse: «Prendcrckr c disrribuitekr ra
v, ri,
tradizioni abbastanza differenti che comprendono sensibili varianti.
rE
poiché vi dico: da quesro mo_
nì(:nt() n()n berrò più del frutt«r <lclla
vitc, lìnché n()n venéla il rcgno di I)i<». 2rbil
J. Matteo e Matco: l'ultima cena del Signore Sign<»'e (ìcsir, nella notte in cui
''I'oi, prcso un pane, rese grazie, lo veniva traclito, prese dcl pane 2ae, do-
.,1x'zzi't e lo diede loro dicendo: p() aver reso grazie, [n spezzr.r e disse:
SINOSST DEI RAC(]ONTI SULL'IS]'ITUZIONE <<Questo è il mio corl>o che è datr> <<Questo è il mi«r corp(), che è per
1u'r'voi; fate questo in memoria di mo>. r,oi; fate quest() in memoria di me>>.
Matteo 26,26-29 Marco 14,22-25 r0Allo 25Allo
stcsso modo do1;o aver ce- stesso morlo, dopo aver ce-
n,rl(), prese il calice dicencftr: <<eucst<r
26()ra, mentre cssi mangiavano, (ìe- 22Mcnffe mangiavano prcse nat(), presc anche il calice, dicendo:
il pa- , .rlice è la nuova alleanzanel mio san_ <<[Link] calicc è la nuova alleanza nel
sù prese il pane e, pronunziata la be- ne e, pronunziatala benedizione, lo 1,,r,', che viene vcrsat«l pcr voir>. mio sangue; (ate questo, ogni vrJta che
nedizionc, lo spezzò e kr diede ai di- s1;ezzàr e lo diede loro, dicendo: ne bevete, in menroria di me>>.
sccpoli dicenc]o: <<l)rendete e man- «Prenclete, questo è il mio corpo>>. 26()gni
volta inlarti che mangiare «Ji
giate; questo è il mio c()rpo>>.
questo pane e bevete di questo calice,
2rPr.,i
"I'oi prere il calicc e, clopo aver re- prese il calice e rese grazie, lo
voi annunziate la nrorte del Signore
so grazic, lo cliede loro, rlicendo: ..Bc- diede l<>ro e ne bevvcro tutti. finché egli venga.
vetenc tutti,
2Eperché questo
è il mio sangrre del- 'oll [Link], <<Questo è il mio sangue,
l'alleanza, versat() per molti, in remis- il sangue dell'alleanza versato per Mt (26,26-29) e Mc (r4,22'25) formano una prima
tradizione. La
sione dei peccati. molti. lriirrniamo "palesdnese", in quanto è più semiti
2ekr 25In ' ca. Lasua intenzione
vi dico che rla <'»ra non berr<ì verità vi dico che io non berrò
1'rt'[Link] è quella di fare ir racconto deil'urtimo pasto consumato
piir cli questo frLrtto dclla vitc fino al piir del frutto della vitc llno al giorn«r l,r ( ìesù con i suoi discepoli.
gi«rrn«r in t'rri l«l herri, nrr,rv<, con v()i in ctri lo berrtì ntrovo ncl regno di ' euesti <lue passi ci rimandano alla storia
,1.'ll'ultirna veglia di Gesù,letta alla luceàeila
nel regno del Padre mio». Dio». sua morte e risurrezio_
,(" rììrr non a un pfanzo istituzionale.
Questo in quanto non contengo-
rt'' lr frtrmula di reiterazioae. Raccontano
t
Questa lettura dei testi è ispitata ai lavori cli [Link] Guillet. Vedere E ntlc lésils et lfj-
ciò che Gesù hu fuito p.i-,
glise (tr. it. Fra
l''llrr sua morte e il senso che ha dato atutto
Cqìt e la Chiesu). Per facilitare la comprensione, riprcndo la sua disposizione sim' ' ciò, ma non raccontano
bolica dei quattro testi, che è bene avcre sott'occhio. rlururto ha affidato ai suoi discepoli.
ta e fragile .li (ìesù che m«trirà. La sua vita è olfefta fin«r alla morte nel do- l,rrrilicazione, una propiziazionc e infine un'intcrcessiortc. La morte di (]c-
no <lclinitivo rlella sua esistenza. It questo ciò che
(ìesù dtlna c che si putì 'ir ì: la suzt ultima preghiera per chiedere la piena riconciliazione dei pec-
, :rtori. Tale è l'alleanza stretta nella morte del Signore. Non si tratta piir cJi
1,[Link], poiché ci si
1luìr impossessare di un corpo' Ma agendo sul cc'rp<r
,rrr':rslrersione di sangue animale, ma di bere il calice col suo significato sim-
si agis.,'anchc sull,r spirit,t.
ta dai <liscepoli, quella del (lristo risuscitato è invisibile e suppone dei mi- rrl di là, ci sono la mia morre e il regno escatologico. Non c'è più nien-
nistri agiscano in suo nomc.
cl-re te da dirc e si parte per l'orto del (ìetsemani. Il tempo tra l'ultima cena
Luca e Paokr hann«r in comune dei ffatti caratteristici nelle fcrrmule isti- c il regno ò la passione. In Luca, al contrario, lo stesso annuncio prc-
trrzionali. Aggiungono: <<Questo è il mio corpo [che è offerto] per vcli». Il ccde l'eucaristia. Leucaristia divcnta una realtà in sé stessa: rion un
signiiìcato prolìrndo soggiaccnte è sempre quello delle rappresentazioni sa- l)asto messianico, ma il pasto-segno. E il tempo della Chiesa, il tempo
crillcali dell'Antico Testamento. Ma si tlatta ormai del cion«r che Ia (ìesù rlel sacramento.
della srra l)ers()na nell'amorc [)r()tratt() lino alla [ìne. Lr-rca e Paolo hanno llo tlt'silerato artlenteruerute tli rtarugiare quest(t Pasqtta [Link] ucti, prirua
anchc in c()mune una diversa lìrrmula a proposito del calice. <<Questo ca- ,lella ruia pussione (Lc22,15): annuncia un pranzo d'aclclio prima di un,e-
lice è la nrrova alleanza nel mio sanguc>>. Esprimono senìpre, come Marco
sperienza dolorosa. La persona di Gesù è messa in primo piano, nel qua-
e Matfeo, il legame tra alleanza c sanguc. Ma la menzione di rrna nuoua al-
..lro del discorso successivo all'ultima cena (Lc 22,24-38) con la sua in-
leanza rimanda alla prolezia cli (ìercmia sulla nuova alleanza'. <<Ilcco vcr-
sistenza sulla separazione e sull'opcra da portare avanti. In Luca, Ge-
rann«r giorni [...] nei quali con la casa di Isracle c c()n la casa di (ìiuda io
sù fa circolare successivamente duc calici. Il primo non ò l'eucaristia:
ctrnclurlcltì una allcanza nu()va. Norr come l'alleanza che ho conclrrsa con
i loro pacìri I ... I P«rrrir la mia legge nel loro animo, la scrivcrir strl kr«r cuo- . il calice dcl tradizionale pranzo pasquale, quello dell'Antica Nleanza.
re. All<rra kr sarrì il loro [)io cc] cssi il mio popokr» ((ìer 3l)133). ii su questo calice che Gesù pro,uncia il verserro sulla fìne <lei tempi:
Lc lìrrmulc di Luca e di Paolo insistono sul passaggio ladicalc clall'an- «Da questo rrìomento non berrò più del frutto della vite, finché non
tic<r al nuovo. F'anno cli (ìesù la nuova alleanza personificata. La nuova al- venga il regno di Dio». È di nuovo un pranzo d'addio. come in tutta la
lcanza si realizza attravcrs() l'evcnto della sua morte in croce. Dire: ..Qre- tradizionc evangelica, Gesù è il paclrone di casa cli questo pasto solenne.
sto è iI tnio sangtre clell'alleanzarr, come lacevano Matteo c Marco, era un Luca sottolinea la somigli'anz ela dilrerenza tra questo primo calice
rilclinrento cliretto alla morte di (ìesù. Ma annunciare la nuova alleanza .' quello dell'eucaristia: è il passaggio dall'antico al nuovo. È lo st"rro
mcttc in rilievo il risultato di cltresta m()rte. La nuova alleanza è inlatti il gcsto di beneclizione o eucarisria, rna vi è qualcosa di radicalmcnte nuo-
c<lr'1;o clcl Signore resuscitato. Questo c()t'po c()nsegnato []ino al sangue è il
vo: intanto la parola sul pane, e poi l'identilìcazionc di Gesu con la nuo-
1;[Link] 1)artcnza del nuov.r mondo e del regno di Dkr. La nuova alleanza va alleanzer compiuta per mezzo del suo sangue. Inoltre, g,razieal "voi",
è ora plesente in questo calice. Non è più I'event<) stess() di (ìesù, che coin-
i rliscepoli divenrano la comunità di tutte le comunità.
cide con la sua morte, ad csset'c in primo piano, ma la ricezione cJa parte
della [Link]à della nuoua realtà.1 discepoli hanno potut«r constatare che
la mortc cli (ìesù ha provocato la sua risurrezione, il dono dello Spirim, il
(r. Paragone finale tra i due estremi: Marco e Paolo
pcrrJono.
studiare ben altri testi, clei quali 1;ossct clire sctlo qualche parola' l,o ,c.-
<-li i Questi testi dell'istituzione dell'eucaristia meritano dawero un'ana-
na cli Enrmau s (Lc 24,1135) ci dice che (ìesù «prc'se il prn", disse la be- i
i
{ lisi dettagliata. Al microscopio vi si scorgerebbero ultcriori ricchezze.
I
( ,i forniscono l'esperienza concreta che fu in primo luogo quella di Ge-
ncclizi«rnc, lo spczz<ì e [r diccle loro» (24,]0), lìrrmule stranamenre vicine i
§
&
ai racconti istituzionali. (ìesù ha celebrat<l l'eucaristia ad Iimmaus2 Non i sir - con il senso che ha dato alla sua morte - e quindi quella dei suoi
sembra. Perché, c6sì c6me non p()teva mgrire che una sgla v6lta, n,,., p.,- I { ,lisccpoli. Ci forniscono Ia dottrina di base del cristianesimo sull'euca-
§
ristia,la cui pratica si instaura spontaneamente nella Chiesa primitiva. stia? Che cosa volevano dire quando padavano a proposito del suo "sa-
Tutta la riflessione successiva deriverà dall'interpretazione di questi passi. t'r'ificio"? Ma non facciamo anacronismi e accettiamo che la loro testi-
Percorreremo ora qualche testimonianza <lel7a Chiesa antica che ma- rnonianza non abbia il rigore della teologia dei tempi moderni.
nifesta, di secolo in secolo, il posto centrale della celebrazione dell'eu-
caristia nella vita dei cristiani. Vorrei, grazie a loro, comunicarc più che
una dottrin a e far condividere l'emozione e la gioia procurate dalla l. Alla fine del I secolo: la <<Dottrina degli apostoli» o «Didachè»>
lettura di questi documenti dei nostri padri nella fede, in ragione della
loro bellczza. Siamo molto clistanti da loro, nell'ambito della cultura, Abbiarno già incontrato diverse voltc questo piccolo manuale cate-
il loro linguaggio ci sconccfta e sembra lontano anni luce dal nostro mo- «'histico, liturgico e canonico che vienc dalla Siria e risale alla fine dcl I
do di pensare, tuttavia noi, cristiani di oggi, ci sentiamo stranamente vi- sccolo. Ci fornisce la testimonianza piu antica sulla maniera dei cri-
cini ad essi nella stessa fede e nello stesso amore per il mistero di Cri- stiani cli celebrare l'eucaristia nel secolo che è ancora quello di Gesù,
sto. Anche coloro che non hanno la fede non possono che rimanerne ('a questo titolo è particolarmcnte commovente, anche se ci disorienta.
impressionati, in quanto riccvono la testimonianza di una fede giovane, ( ,i inscgr-ra che i cristiani si riunivano la domcnica per spezzare il pane
piena di freschezza e di entusiasmo. Mi ricordo questa riflessione cli Al- (' rendcrc gr;azie (14,1). Pcrché il loro sacrificio, owero I'offcrta di lo-
bert Camus, comunicata un tempo a degli studenti dclla Cité universi- 11) stessi a Dio, fosse puro, dovcvano prima confessarc i loro peccati e
taire di Parigi: «Gli apostoli erano solo doclici ed hanno conquistato il liconci-liarsi tra fratelli (14,I-2). Si riunivano per prendere parte a un sa-
mondo>>. È la testimonianzacontagiosa che ha diffuso la fcdc in tutto il clificio <<puro>>, quello predetto dal profeta Malachia (14:1.),la cui
bacino del Mediterraneo e che cerchiamo di cogliere di nuovo oggi. Sarà specificitzì è di poter csscre offerto in ogni momento e in ogni luogo, rt
solo un piccolo florilegio di citazioni tra molti testi possibili, grazie al ..lifferenza dci sacrifìci della tradizione giudaica che potevano essere of-
quale cerchcrò, aggiungendo qualche parola di commento, di cogliere lcrti soìo nel Tcmpio di Gerusalemme. Ecco le indicazioni per la cclc-
la sensibilità di quei cristiani della giovanissima Chiesa. l,r'azionc clcll'eucarisrirr.
Tuttc qucste testimonianze condividono alcune preoccupazioni co-
muni, alle quali conviene prestarc attenzione, al fine di meglio com- 9,1. Iìigrrarclo all'ctrcaristia, rendete grazie così.
prendere i dibattiti del II millennio sui quali c'lovrcmo tornarc. L'cuca- 2. I)rima sul calicc:
ristia è già, per i cristiani clella Chiesaantica,la confessione di fede <<Noi ti rcncliamo grazic, Paclre nostxr,
per eccellenza (Hervé Legrand). La dinamica del mistero eucaristico va lrcr la santa vite di l)avide, tu() sen/(),
dalla celebrazione del corpo e del sangue del Cristo sotto la sua forma chc ci hai latto conoscerc l)er mczz() cli (ìcsir, tu() serv().
sacramentalc alla costruzione della Chiesa, corpo del Cristo. Leucari-
A tc la gloria nci secoli>r.
3. Strl lrane sl)ezzat():
stia è il sacramento dell'unità clclla Chiesa: sant'Agostino esclarneriì: <<Se-
«Noi ti rcndianro grazic,l)adre nostro,
gno di unità, vincolo di carità!>>. Comunicttre in, con e a una Chiesa è
per la vita e la conoscenza
esserne membro: comunione eucaristica e comunione ecclesiale sono
che ci hai latto conoscere per mezz() di (ìesù, tu() scrv().
strettamente solidali. La comunione eucaristica, la comunione allc co- A te la gloria nei secoli.
se sante (sancta) fa la comunione tra le Chiese e tra coloro che sono chia- 4. (l«lme questo panc spezzat()
mati a diventare santi (-s an ct i)
.
era Jispcls,, sui mortri
Bisogna anche raccoglicre la loro testimonianza spontaneiì sulle gran- c, raccolto, è divenrrto rrno,
di questioni che si porranno con maggior gravitànel II millennio: in che così la tua Chiesa sia raccolta
modo i Padri comprendevanolapresenza reale del Cristo ne'll'eucari- clallc esremità della terra nel tuo regn().
'' Ltt [Link],: Jes tlouzc tpòtres (Dtdachò), 9-10, a cura di !flilly Rordorf e André'luilier, S(,-
248bis, Paris, Cerf, 1998, pp. 175-183 (tr. it. Dt)dttchè. lnsegnttmento degli ttpostoli, a cuta di Giu- 'Mi rilcriscoaquàttroautori,Jean-PaulAudet,villyRordorf.'rhomasJulian lalley,Kurr
seppe Visonà, Milano, Paoline,2000, pp. J»-)31). \r,.[Link].
La preghiera della Didachèha rrn legame c1i parentela dirett. .,;;--'l 2. A metà del II secolo: Giustino descrive la celebrazione eucaristica
"
pevole con la tradizione gitrdaica delle beneclizioni pronrrnciate a tavola. !
Iìisogna paragonare il suo capitokr 10 con la Birkat IlamaKtn (benedizio- Ecco come il cristiano Giustino, originario di Flavia Neapolis (Na-
ne ebraica successiva al pasto). l,lus) in Palestina, venuto ad aprire una scuola catechetica a Roma in-
torno alla metà del II secolo, presenta l'eucaristia dei cristiani in una
<<1. Beneiletto sia tu, Signore Dio nostro, re dell'universo, tu chc nutri Apctbgia del cristianesimo, che non ha paura di rivolgere all'impcrato-
il mondo intero con bontà e miseric«rrdia.
rt' Antonino Pio, ai suoi figli, al Senato e a tutto il popolo romano:
a. Iìenedetto sia tr-r, Signore , tu chc clai nutrimento a trrtti.
2. 'l'i rendiamo grazie, Signore I)io nostro, perché ci hai clato in credità
65 3. Poi al prel;osto dei lratclli veng()n() p()rtati un pane s urìx c1,[Link] d'ac-
rrna terra buona c lriacevolc, l'alleanza,la Leggc, la vita e il cibo.
clua e di vino temperato; egli li prende cd innalza lode c gloria al Padre del-
a. I)er tutte queste cose, ti rendiamo grazie e locliamo il trro nome per
l'universo nel nomc dcl liglio e dello Spirito Santo, e Ia un rendimento di
scml)re .
grazie per essere stati fatti dcgni da Lrri di qr-resti d«rni.
b. Bencclctto tu sia, Signore, per la terra e per il cibo.
4. Qrrando egli ha terminato le preghiere ecl il rendimento cli grazie, trrtto
l. Abbi lrietà, Signorc I)io nostro, cli Israelc, il tuo 1r<4rokr; cli (ìerusa- il popokr presente acclama: <<Amcn>>. La parola "Amcn" in lingtra etrraica
lr:mme, la tua città; clel tuo'l'emlrio e .lel luogo nel qrrale abiti; di Sion, il
signilica "sia".
Iuogo dcl ttro riposo, del grande e sant() santtrario nel qrrale il tuo n«rme vie-
). I)opo che il preposto ha latto il rendimento cli grazie e tutto il popolo ha
ne invocato, e degnati, ncl nosff«r temp(), di restaurare nel suo luogo il re-
,rcclamato, <luelli che noi chiamiamo iliaconi clistribtriscono a ciascuno clei
gno cJclla dinastia di David, e di ric«rstruire presto (ìerusalemmc.
a. Renetletto sia ttr, Signore, chc costruisci (ìerusalemmerrt. lrresenti il pane, il vino e I'acqua c()nsacrati e ne portan() agli assenti.
supplica per (ìerusalemme che cliviene , nella Didachè, una preghiera per clrrelnrrtriment(), c()nsacrato con la preghiera che contiene la parola ili Lrri
la (lhiesa. stcss() e di cui si nuffono il nostro sangue e la nostra carne per traslìrrma-
zione, è carne e sangue di quel (ìesù incarnato.
n 'lèsti in'I'homas ulian 'Ihlley, La Maison de Dieu, 125 ,l97 6), p. 18. ]. Infatti gli Apostoli, nelle loro memorie chiamate vangeli, tramanclaroncr
.f
" .lustin, Apologie pour lcs chrétiens,65-66, a cura cli Charlcs Munier, SC 507, Paris. Cerf, 200(,.
pp. 103-1{17 (tr it. San Giustino. Le due apobgiL. a cura di (ìuido (ìandolfo, Roma, Paoline, 1981, "'.Justin, Apologie pour les chrétiens,67 , pp. )09-)l (r. it. san ciustino, Lc rlue apoltgie,
pp. 1 1(r-1 l7). t, I I rJ).
t)o Inuito a credcrc l.'t rt«trittia, sommo \ttLyamenlo: 7. Istituzione e storia I1l
lll;
<<[Link] Esortando i suoi discepoli ad offrire a Dio le primizie delle sue
,5 .
I
&
cità dell'u.m., grerché questi n()n diventi <<né sterile né ingrato», ma p()s-
creature, non perché ne avesse bisogno ma pcr n()n esserc loro né stcrili né ir sa .[[rire al Padre il dono di su. Figli. e c()n esso ollrire sé stess.. Il para-
ingrati, prese il panc chc pt'ovicne daila creazione e rese grazie dicendo: dosso [Link] che I'eucaristia sia anzitutto il d.n. di sé stesso che Dio fa al-
.<Questr, è il mio c()rpo». I, similmente dichiar<ì che la coppa, derivata dal- l',omo, lrer divenrare in seg,ito il dono di sé che l'uomo fa a Dio. Il "sa-
la creazione di cui noi siamo parte, è suo sangue ed oblazione nu.-,va della crifici.", dato chc l'.fferta della Chiesa ò chiamata c.sì, ci c]icc lrcne., è
nr.x,va alleanza; quell'oblazione che la Chiesa ha ricevuto dagli apostoli e prima cJiscendente, per poi diventare ascendente. L'eucaristia si [Link] in
in tutto qLranto il mondo olfre a l)io, che ci dà il nutrimento, c()me primi- trn clima d'amore assolutamcnre gratuito da entrambe Ie parti. Il silnore
zia <lei stroi doni nella nuov,r alleanza. ci [Link] di offiirgli ciàr che ha dato a noi, ciir che è srro. La (.hicsa.(lrc
t..l quest() sacrificio perché I'ha ricevutr>, la stra
lrratica eucaristica e\ in Pieno
18,1. Dunque l'oblazione dclla (lhiesa, che il Signore ha insegnato ad accordo con la sua fede etrcaristica.
ollrire in tutto il monclo, è stata considcrata presso Dio il sacrificit> puro e L-ercaristia, che implica la carne di Gesù, è ordinata alla risurrczione
gli è graclita, non perché ahbia bisogno tlel nosr«r sacrificio, ma pe rché co- clella nostra carne. Ireneo parag()na in [Link] ardito il cambiament. clclle
Itri che lo rrffre è gkrrilìcat<, cgli stesso nell'offerta che presenta, se il suir specie etrcaristiche con il cambi,rment. chc si
1rr.<1trce in coloro chc 1.,ren-
dono sarà accettat(). clono parte alla celebrazionc e che partccil)an() per qucst() all'[Link]-
I...1 lità stessa di I)i. e s()no pr()messi alla speran za clella ristrrrezionc. Il finc ul-
18,r. Il n()sff() pensiero, invece, è in pieno accordo con l'ettcaristia e l'eu- timo ciell'eucaristia è di larc clella (]hiesa il [Link]. [Link]. di Crist.. Irene«r
caristia a srra vt',lta conlcrma il nostro pcnsiero. l)erché gli oll'riamo ciàr che atuibuisce il cambiamento interventrto nelle oblazioni alla parola cli Dio.
è suo, proclamanrlo armoniosamente la comunione e l'unità della carne e Il pane dell'ctrcaristia è ormai [Link] da qrreste rlrre cose: I'elemcnto ter-
rlcllo Spirito. Infatti, come il pane che proviene clalla terra, tlopo .tver ri- resfte, il l)ane c il vino, e l'clemento ccleste, vale a «lire divino, la parola o
('evLlr.() I'[Link],nt'di l)i<,. rr,ln i'|iu l)anc e()nlunc ma cutaristiJ c()sti- l'[Link] di I)i«r. È l, par<,la di I)i. ad esserc capace cli opcrare un ta-
Iuita (li clrre realtà, Llna tcrrcsmc t una celeste, così anche i nostri c()rl)i che lc cambiamento
ricevorr«r l'eucaristia non s()n() più corruttibili, perché hanno la s1:,eranza
della risurrezionerr".
[)i ('ronte a qrresti awet'sari Ireneo sottolinea che l'eucaristia è stata isti- 4. Nel fV secolo: Cirillo di Gerusalemme
tuita (la (ìcsir c«rn il panc c con il vino che veng()n() dalla propria crcazio- afferma il senso dell'eucaristia
lle> c()sir che gli pern-rctte tli clirc: ..Questo è il nrio c()rl)())>. Poteva [ari«r so-
lo in qtrantr> Figli«r del (lrcatore e creat()re egli stesso, venut() nel pr<4rrio Le (,[Link] mistagogichc di cirillo di Gerusalemme, vescovo cli que-
regn(), c()me dice il lrrokrgo clel Vangel«r di (ìiovanni. Questo tcnra, ripre- sta città a metà del IV secolo, sono così chiamate in quanto spicgano e
so oggi ncllc nostrc preghiere sull'olIertorio, sottolinea il legame tra crea- ('ommentano i riti del battesimo, della confermazione e dell'eucaristia.
zione clcl m()nd() e benedizione in (ìesù (lristo.
Sono il seguito della sua catechasi battesimalc che commentava il cre-
Ilcnco esprime poi un ver() e pr()prio paradtlss<1. Dt4ro aver riples<l la
,kr. Sono datc, come abbiamo visto, durantc la settimana di pasqua, clo-
diatliba .Jei 1:,rofcti dell'Antico Testamento c()ntr() i sacrilici crrltuali, che
1,«r che i catecumeni hanno riccvuto l'iniziazione cristiana. Ricorcliamo
tro[)p() spess() mascheravano l'indillerenza del cuore, ci dice chc I'istitu-
( ranto riguarda l'eucaristia.
zione <lell'eucaristia n()n è l?ltta in primo luogo per Dio, il quale non ha al- lr
cun bis«rgno che gli si offrano sacrifici: è fatta per il bene, l'onore e la fèli-
IV. 1 . Anche questa istruzi«rne del beat. Paolo basta a darvi
lriena [Link]-
vdezza dei divini misteri dei quali siere srati giudicati degni, essendo clive-
" Iréni'c rlc Lyon, ()»ttre les hlrltitt, IV 17, 5 e 18, 5, a c. di Adelin Rousseau, S(l 100, Pa'
ris, Ccr[, l9(r5, t- [I, pp.591-(r11 (lreneo di Lione,Contro le t:rtsic e gli ultrì scrittì, a c. di Enz.,t rrrrti rrn solo corpo e un solc, sangue con (,risto. Lapostolo infatti
lxrc,anzi
Bcllini e (ìiolgio Maschio, Miluno,.)aca Book, 1997'?, p1>. ))t)-342). l,roclamava: .<Nella notte in cui I'u tradito, il signore nostro (ìesir (,risto
t)2 Ituilo a ctetlt'n' L't il(irìsli(t, sonilno sauamcnto; [Link] e storia Bj
prese il pane lo spezzò, lo diede ai suoi disccpoli
e, dopo aver reso grazie, V.7. Poi, dopo aver santilìcato noi stessi con qrresti inni spirituali, invochia-
dicendo: Prendete, mangiate; questo è il mio corpo. Poi prese il calice, re- mo Dio che ama gli uomini allinché mandi lo Spirito Santo sulle offerte fquil
se grazie e, dopo aver reso gt,àzie, disse: Prendete, bevete; questo è il mict deposte, affinché renda il pane c()rpo di Cristo e il vino sangue di Cristo: in-
sangue>>. Poiché dunque egli stesso ha dichiarato e detto del pane: Questo fatti tutto ci<ì che lo Spirito Santo tocca, viene santificato e traslì)rmat().
è il mio corpo, chi oserà ormai dubitarne) E poiché egli ha affermato espli- t...1
citamente e detto: Questo è il mio sangue, chi dubiterà mai, dicendo che V.2 l. Quancl., dunquc ti av,r,,icini, non prlrcglgre c<,n lc lralme Jclle mani
non è suo il sangue? aperte né con le dita separate. Ma ta' con la tua mano sinistra un trono per
t...1 la tua destra, poiché sta per accogliere il Re, e nel cavo della mano ricevi il
3. È dunque con somma cettez,zàche partecipiamo in qualche mod«r al cor- corpo di (ìristo rispondend«r: <<Amen>>. Quindi, avenclo santilìcato attenta-
po e al sangue di Cristo. Nella figura infatti del pane ti è dato il corpo e nel- mente gli occhi al contatto del santo c()rpo, prendilo, preoccupandoti di
t.
la figura del vino ti è dato il sangue ldi Cristo], affinché, avendo parteci- n.,n pcrdcrnc nrrlla I
pato al corpo e al sangue di Cristo, tu diventi un solo corpo e un solo san-
gue con Cristo. Così diventiamo anche portatori di Cristo, poiché il suo In questo secondo passo Cirillo è il testimone della tradizione orien-
corp() e il suo sangue si diffondono nelle nosffe membra. Così, secondo il lale che attribuisce il cambiamento delle offerte all'invocazione dello
beat<r Pietro, diventiamo <<partecipi della natura divina» [2Pt 1,41. Spirito Santo (epiclesi). Abbiamo già incontrato, nei testi più antichi, il
t...1 tcma della parola o dell'invoc'azione di Dio. Questo ruolo dell'invoca-
(r. Non accostarti quindi al pane e al vino come a cibi semplici, poiché so-
zione dello Spirito è stato a lungo messo da parte, in Occidente, ben-
no corpo e sangue, secondo la rivelazione del Signore. Anche se quindi il
clré questa preghiera figurasse scmpre nel Canone romano. Aver rimesso
tuo gusto ti suggerisce guesto, la fede ti rassicuri. Non giudicare la cosa dal
irl posto d'onore l'epiclesi nelle preghiere eucaristiche è una delle con-
gusto, ma dalla fede abbi piena ed indubitabTle certezza, poiché sei staro
giudicato degno del corpo e del sangue di Cristor2. rluiste del Concilio Vaticano II.
Luldmo consiglio è commovente: indica ai fedeli come conviene ri-
Come i suoi predecessori, Cirillo di Gerusalemme riconduce l'eu- ccvere l'eucaristia nelle loro mani con il più grande rispetto. E quindi a
caristia alle parole d'istituzione, ma lo fa in riferimento alla versione di urì uso molto venerabile che risale la decisione di comunicare nella ma-
Paolo. Insiste molto sulla realtà della presenza del corpo e del sangue rìo e non nella bocca.
del Cristo nelle offerte ed invita i neofiti a non fermarsi agli elementi
naturali, ma ad avere a loro proposito un giudizio di fede. Il pane e il
vino sono solo delle "figure", ossia, in linguaggio moderno, i segni sa- 5. Nel V secolo: Agostino e la Chiesa corpo del Cristo
cramenta[ necessari per una celebrazione che rispetti la condizione uma-
na. Poiché questo pane è un pane spirituale. Attraversiamo ancora un secolo per incontrare sant'Agostino, vescovo
Tuttavia, Cirillo non si ferma a quest'affermazione della presenza del ,l'lppona (oggi Bona o Annaba in A-lgeria). Con i neofiti egli è nella stes-
Cristo nelle offerte. Va decisamcnte oltre, dato che dice ai neofiti che slr situazione di Cirillo di Gerusalemme. Durante la settimana di Pasqua
sono <<diventati un solo corpo e un solo sanguc con Gesù Cristo». So- spiega loro il senso dei sacramenti che hanno ricevuto. Ecco come pre-
no diventati dei «portatori di Cristo». Il fine ultimo dell'eucaristia non scnta loro I'eucaristia.
finisce con la presenza di Cristo nel pane e nel vino, ma arfiva alla co-
stituzione della Chiesa come suo proprio corpo. Quest'insegnamento è IÙcrrrd<r la mia promessa. A voi che siete statibattezzati avevo promesso un
ripreso da san Paolo: <<Siamo membra del suo corpo>> (Ef 5 )O). tliscorso in cui avrei esposto iI sacramento della mensa del Signore, chc ora
re di sani'Agostino IV/1, a cura cli F-cderico (lruciani, Roma, Città Nuova, 1984, p 387)' r,. t 0,ll).
'n Vedere ll mi<> Croire. lnuitutìon à h foi cutholique, p. 29)
(tr' it' l)iscorsi,IY/l' (rr. n. Credere. lnuito ullu fede cat.
'' Augustinus, Sernttnes ,td popalun, Senno CCXXIX, PL 18, 1101
i
pp.,105-'{07). r,'ltrtt, p.269).
i.
.t
E lo Spirito Santo a rendere Cristo realmente presente; è ancora lo Spi- ti Abbiamo raccolto in questo capitolo la triplice restimonianza dell'o-
rito Santo chc fa dell'assemblea il corpo di Cristo, erede di promesse rigine, della genesi e dello sviluppo del sacramento dell'eucaristia nel-
escatologiche. Lepiclesi fa dell'eucaristia, orientata verso l'awenire del- la Chiesa delle origini e del primo millennio. Quesre testimonianze so-
la fine dei tempi, un assaggio del regno, è una <<parusia sacramentale>» rro quelle dell'evento, della speranza e dell,a vita liturgica. Confessano
(Francis Xavier Durrwell). la loro fede, affermano la loro convinzione, ma non cercano di giusti-
licare le cose né di interpretarle. Sarà tutto molto diverso nel secondo
rrrillennio, nel corso del quale la riflessione dottrinale della Chiesa si
È clui che bisogna notare una leggeta clifferenza tra ()riente e ()cciden- orienterà con una precisione sempre maggiore sui differenti aspetti del-
te. In ()riente, la preghiera etrcaristica è una lunga ascesa vcrs() l'epiclesi, I'cucaristia e sulle difficoltà che pongono alla ragione ranro l'afferma-
sitrrata r1opt, la consacrazione e considerata come il momento della consa- zione che la messa è un sacrificio, quanto la presenza reale di Cristo in
crazione clclle oblazioni. Qtresta è lraragonata, nellc antiche liturgic, all'in- (luesto sacramento. Pur nel quadro di una fondamentale fedeltà, que-
carnazi<rne del Vcrbo, realizzata grazie all'intervent() dello Spirito Santo. sto nuovo percorso conoscerà varie vicissitudini, e a volte il progrcsso
L«r scopo dell'cpiclesi sui doni è di ar,'vicinare qrresti doni alle l,ersone che su tale o tal altro aspetto si pagherà con la perdita della dinamica glo-
si comunicherann(). Ma il clono clello Spirito alle lrcrsone è semprc legato lrale del mistero eucaristico. Bisogna affrontarlo ora, poiché condizio-
alla srra precedente disccsa srri doni eucaristici. Segtrono le intcrcessioni per rrtr la nostra comprensionc attuale dell'eucaristia.
la (lhiesa. In ()ccidente, Ia preghiera è fonclamentalmcnte la stessa e al-
trettant() trinitaria, ma c()mprende la particolarità di menzionare la do-
mancla delh Spirim clr-re v<,lte, prima della consacrazione, sul pane e sul vi-
no, e dolro di questa, sull'assemblca. L()ccidente ha sempre ritcnuto che
il momento <lella trasformazione delle oblazioni in corpo e sangtre di Cri- I
sto fìrsse qrrello in crri il sacerclotc rilrete le parolc d'istituzionc, considera-
te comc delle par«rle di consacrazionc. Lepiclesi sui d«rni precetlc quindi
immcdiatamente la recita rlcll'istituzione. Abbiamo quindi la sequenza: pre-
lazio rivolto al Padre; invocazione, scmpre rivolta al Padre, dello Spirito :
sul pane e sul vino; recita delf istituzione e memoria dellc tappe del miste-
ro pasquale; poi invocazione delk, Spirito sull'assemblea e inflne preghie-
re per la (ìhiesa, i vivi e i morti. La dossologia [ìnale è sempre trinitaria, ma
questa volta è ascendente e risale verso il Padre. Una volta raggiunta que- i
1r0 Inuilo a crctlt'r,' l.t'lcdristia, sommo sacramento:2. Mamoriale, sacrificxo e saLtaruento 151
r
).La cena del Signore, memoriale della sua morte la [Link]. c)ra, la [Link] pr()rcsrante [Link] all,interpretazione
e della sua risurrezione + catt()lica il fatto di considerare la messa in quest. n-r.<lo,
menffe l,unic. sa-
criflcio dclla [Link], [Link] da Gesù sur carvario, n.n potrebbe
com-
Tutto ciò che è stato appena detto conferisce all'istituzione dell'euca- portare né [Link], né rinnovamenr(), né comlrlcmento.
euincli la no-
ristia da parte di Gesù il suo clima religioso e culturale. È i, questo con- zirne di [Link] [Link], oggi, un lattore decisiv. ,li ricirnciliazione j
testo della Pasqua ebraica che Gesù ha celebrato l'ultima cena. Egli in- dottrinale, sul lriano ecuncnico-. i
giunge ai suoi discepoli ùfare tluesto, cioè di celebrare quel pasto, in me- i
tnoria di lui. Questo pasto sarà dunque il memoriale della sua morte e
clella sua risurrezione. Levento unico ed irripetibile sarà quindi reso pre-
La trasposizione dcl memorialc dall'antica alla nuova allea,za
assu_
rne un senso infinitamente più forte in ragionc del <<Fatc
sente nel tempo e nello spazio sotto la forma di una celebrazione di na- .lucsto in mtt-
rnrtria di rue>>.Leucaristia possiede un valore aggiunto .[Link],
tura sacramentale. L'evento centrale della nostra s'alvezza rimane quindi rispet-
presente nella storia sino al ritorno di Cristo. Come il mistero di morte to all'antica Pasqua, in ragione dell'incarnazione e clel dono
esistenzia_
le di Gesù sino alla morre. Nor-r si tratta cli erìrrare ,clla
e risurrczione costituisce il sacrificio di Cristo, cioò il dono di sé <<sino coscic nza di
quest'ultimo, ma di comprenclerc la portata delle parole
alla fine» a suo Padre ed ai suoi fratelli, l'eucaristia è il <<sacramento del che gli evan-
gclisti e Paolo gli fanno pronunciare: <<Fate questo per fare
sacrilìcio>> (Max Thurian), t7 ttantorialc dell'unico sacrilìcio di Cristo sot- mernoria di
rrre>>, in occasione del pranzo cristiano
to fonna sacramentale. L'eucaristia è sacrificio nel suo contenuto; essa che riunisce la comunità, con
lrr benedizione del pane che inaugura ir pasto
è sacramcnto nella sua forma. Lcucaristia è quindi sacrificio in quanto nuovo e quella del vino
clre lo concludc. Questo pasto sacramentale raccoglie la
essa è z7 rtemorialc sacramentale dell'unicct sacrificio della croce. comunità at-
[Link] zLl Risorto presente, che la presiede sempre offìendo sé stesso
sot-
t<r forrrra di cibo e bcva,da. rl ruerurri,tre esprime
I
la presenza del Ri-
sorto vivente nella sua vittoria sulla morte, il che richiama la
La n«rzi<rne tli meraoriale è la sola capace di Lrnilicare sacrifici<l c sacra- spiega-
ment() nel rnister«r dell'cucaristia. La tradizione cristiana non ha mai di-
[Link] paolina del gesto eucaristico: «ogni volra infatti che [Link]
di
(luesto pane e bevete di questo calice, voi
menticato il mcmoriale c()me espressione del rnistero crrcaristico. Ne ab- annunziate la morte clel Si_
biamo l'attesfazionc in numer«rsi testi dei Paclri clella (lhiesa e degli autori lirrorc finché egli venga» (1Cor I1,26). Questo gesto è la proclamazio-
il
del lrrirno Medio Evo. Ma la grande tradizione scolastica del XIII secctlo, rrt'attuale di una salvezza interamente donata ,el sig,ore presente,
a
chc conoscc da sempre il mcmoriale, n()n se ne è più servita come del ter- ( ondizionc di rimernbrare instancabilmente
la sua mortc edi,vocare la
minc chiavc chc conscnte l'unificazionc dcl sacrilìcio c ,lcl sacramcnt(). Es- suir venuta prossima: Mrtrunu tha;Yieni, Signore.
sa ha prelcrit() separarc la considerazione clella messa c()mc sacrilicio dal- I{itroviauro qui lc tre istanze del tempo: il pasto eucaristico fa
rne-
l'eucaristia c()nle sacranlento. Il (loncilio di'l'rento è tipico di questa sepa- [Link] del passato del crocefisso-Risorto; è il clono clisé attualizzaro
nel
razione. Lsso ha celcbrato tre divcrse sessioni sull'eucaristia: una sul sa- rl()stro oggi; è, infine, la pr-ofezia dell'awenire e la preparazionc
crament(); un'altra sul sacrilicio cd una terza sulla comrrnione sotto le duc
costantc
,lt'lla seconcla venuta di cristo alla parusia. paraclossalllìente
specic. l)i conscguenza, si è cercat() cli intcrprctatc la messa ct>nre sacrilì- I'cucari- llr
sr iir Ia me,roria di un evento che
rimane allcor.2r, pcr una parte, u, av-
cio, dirnenticando chc quest'ultimo era presente sotto forma sacramenta-
vt'r rirc.
le ; e si è cercato di renderc conto dclla presenza rcalc climenticando chc
(
lelebrare il mcmoriale del cristo e proclamare la sua morte rlri
quella lrresertzÀ ertt dilrcndenre dalla presenza stessa dcl sacrifìcio di (.Li- sono clue
('sl)r'cssioni che si spiegano l'una attraverso
sto. È, stato padre Yvcs de Montcher-ril a battersi con maggiore forza, ncl l'altra: «voi compite una ll;
XX sccolo, per uscire cla qrresta scissione. [Link] che la nrcssa e\ sa-
crilìcio sembrava dire che essa vcniva atl aggiungcrsi all'unico sacrilìcio rlcl- Si veda il (iruppo di Dombes, Verso aurt stcssu [Link]: cut:tyìslictt? (19-ll), Enchtnlion T]cu-
,,.,, utt //t)/ 2, p1t. )2(i)5.
tt2 Inuilo a tn'rlr'rt I 't t, inltttt, s()r?//no stlL'tdmento.. 2. Memoriule, sacri/tlcio e Jtlcfttttento
lr)
l
I
7
proclamazione Solenne attfaverso la parola e il sacramentor> della mor- se si consulta un buon dizionario per conoscere il significato del verbo
te redentrice del Cristo e del suo sacrificio sulla croce (Thurian). La pro- * "rinnovare", si legge: <<Sostituire con una cosa simile ciò che è servito;
clamazione liturgica è un'attualiz zazione della salvezza. La morte del Si- rendere nuovo qualcosa trasformandolo; far rinascere, rinvigorire; con-
fine dei tempi, sono ferire una validità nuova; ricominciare, rifare, reiterare>>. Nessuno di que-
Éìnore, come la sua risurrezione e il suo ritorno alla
proclamati presenti, qui ed ora, grazie alla forma sacramenmle. Si trat- sti significati può essere accettabile, in quanto il sacrificio della croce non
ta di una rappresentazione cultuale oggettiva nel corso della quale noi è "invecchiato", non si è "consumato", non ha bisogno di essere rin-
giovanito. Non è il sacrificio, ad essere rinnovato, ma sono i fedeli a rin-
diciamo ancora a Dio: ricordati, merl?ento. La memoria della morte del
novarsi costantemente nella loro partecipazione aI mistero della croce.
Signore è anche il richiamo di tutta la sua vita. Gesù ha donato un co-
mandamenro: ora Dio dona ciò che egli ordina (Agostino), così corne
egli si offre nel momento stesso in cui pronuncia il suo comandamento.
2. Due verbi da ricordare: "rappresentare" ed "attualizzate"
la. Si è offerto sulla croce una volta sola. Ora, <<per molto tempo, in tà per tutte srrlla croce, [...] «rffrì a I)io paclrc il suo corpo e il srro sangrre
sotto le spccie dcl pane e del vino e s()tto gli stessi simboli kr cliede, pcrché
seguito al cosiddctto catechismo del Concilio di Trento,l'insegnamen-
kr prendessero, agli apostoli (che in qrrel momento costituiva saccrdoti clel-
to cattolico comune ha padato di"reiteruzione" o di "ripetizione" del la nuova alleanza) e comand<ì arl essi e ai loro successori nel sacerdozio che
sacrificio della croce>, (Ernmanuel Lanne)6. I'offrisscro, con qucste parole: (<I"ate quest() in mcmoria di me, lLc 22,19
Si è anche parlato cli "rinnovamento" del sacrficio della croce. Il mes- c lCor 11.2418.
sale romano del 1969 dice ancora <<rinnovamento sacramentale>>. Ora,
/ Per sottolineare il significato forte nel quale il termine è assunto, lo si rende talvolta orto-
6
Irr eflètti, il testo latino delCutechisuo di Trento dice,<instttarttlu»>, il che può avere due si- 1ir rrl-icamente con "ri'presentare"- li,lL,
gnitìcati: ofTrire un sacrificio oppure rinnovare. Il prinio signilicato è giusto, ma il secondo ù' " (loncilio di Trento. sessione XXII. c. I, (-,onciborun ccutnent)tnrutn deleta. a cura di (ìiu-
sbagliato. ', T.
1,1rc Alberigo e t a 1., I)ologna, EL)8,1 99 1, p. 7
illir
154 lnuilo a uclcn' l,','rrtaristia, sommo sacramer?lo: 2. Memoriale, sacrificir-t L' sacramcillo 155
Il documento conciliare compie una lettura cultuale della passione
di Gesù, parlando dell'<<altare» della croce. Quindi situa il sacrificio del-
la messa in rapporto all'unico sacrificio della croce. Tuttavia, non defi-
nisce il sacrificio. Sottolinea l'identità del sacerdote e della vittima, poi-
ché Cristo offre sé stesso, il che è proprio del sacrificio cristiano, il qua-
r i legittin-ra la [Link] di n()n mettere sullo stesso piano l,unico sa-
i crificio di (lristo sulla croce con il sacrificio dclla messa, tanto il ripetut.
impiego del verb. "[Link]" a pr«rposit. della messa 1,rne dei 1>roblemi.
Non bis«rgnerebbe [Link]. dire dell'[Link] ci<ì che l. stess«r Con-
cilio ha dett. del sacrificio: essa è r'appresentata? per "[Link] n<.»n
ffil
iI
il
sanguin,sa" non [Link] intenclere una nu()va imm'lazione, ben.sì la pre- tili
le deve cssere vissuto in un'esistenza d'amore. Il sacrificio è reso presente,
senza sacramentale del sacrilìcio dclla cr«rce. Secondo la convinzione del
poiché l'identità mistica fra i1 dono di sé compiuto da Gesù sulla cro-
(loncili«r, vi è un'identità concrera Iia questr:»
sacrificio e qr_relkr clella mes-
ce e il dono del suo corpo e del suo sangue fatto ai suoi discepoli è rap-
sa, 1>oichcl il [Link] è relativ, al primo. Né la Chicsa né il sacerdote inr- ili
presentata sotto le spoglie, o «simboli», del pane c del vino.
[Link]. (lristo: essi presentano a Di., ad .gni [Link], il clono com-
Il termine chiave che serve ad esprimere la relazione del sacrificio lritrto da lui sulla croce. Questa ambiguità del testo [Link] si tova d,al-
dclla messa con quello della croce è quindi "rappresentazione" dell'u- t*rndc [Link] ncgli atri dcl ([Link],, che dic.n.; la messa è <.la rappresen- flr
no attraverso I'altro. Il termine va colto nel suo senso più forte: ciò tazionc commenl()rativa dell'immolazione passata>>.
che è stato compiuto una volta per tutte è re so presenle. La messa non sft)rt rrnatamente l'idca di [Link] condrrmà, nell'epoca mor_lerna,
ili
può quindi "far numero" insieme alla croce, essa "non fa torto" né al- rrll'idca dilfusa che nella mcssa vi sia una [Link] immolazione rcalc di Cri-
la croce né alla risurrezione di Gesù, e non costituisce alcuna diminu- st.. La pietà [Link] sarà segnata da quest. [Link]-
tio del|'offerta che Gesù ha fatto di sé stesso, poiché non vi aggiunge lie-I)onrinique Chenu, domenican., riconosceva di essere stat. eilucat.
nulla. La messa non è la ripetizione della croce: essa ripete l'ultirna ce- .rrn clclle <<tcorie sanguinarie». flr
to il Concilio di Trento è molto più rigoroso nel suo linguaggio di quan- In un. prospertiva corìrpletamente diversa, la bclla teologia di padre
to, sfortunatamente, lo saranno numerosi testi teologici, e persino Yves de Montcheuil mostrava co're il sacrificio di cristo fosse il sa-
pastorali, dei ternpi moclerni. Il terrninc "rappresentazione" rinviaal ('ranìenro del sacrificio di tutta l'urnanità, chiamata a diventare
la Chie-
concetto biblico di ruernnrialc che diverse espressioni di qucsto para- srr. Il tennine "sacrificio" deve essere inteso come il grancle
movimen-
grafo connotano. Il sacrificio è quindi unico, ma non è unica la sua rap- t. che fa passare l'umanità in Dio come suo solo benc e suo bene ilefi-
presentazione sacramcntale, la mcssa destinata a rendedo presente ncl rritivo. Ma questo movimento presuppone uno sradicamento da sé.
tempo e nello spazio. Essa è il sacramento del sacrificio. lÌiprendiamo quesro testo già citato.
156 Inut'lct a cn'rl< n' I r'rrtitnstia, to///mo [Link]-. 2. Meruort)ale, rutrifitio c sacrarÌretttu lj7
r pu(ì essere compreso che in quanto sacramento, simbolo ellicace di qual-
cosa che è alffo da essolt'.
III, CoupneNDERE, LA PRESENZA RIALE DI CRISTO NEL|EUCARISI,IA
l')
Yves de Montcheuil, M,:ldngcs théologiques,p.5). 1,rc di commentare la formula paolina: «Il calice della benedizione
,, Ibid.
,'lrc noi benediciamo, non è forse comunione con il sanguc di Cristo?
158 lnuito a crelcn' L't'tcarislia, sommo sdclome nto: 2. Memorialc, [Link] c sdcramcnlo l5L)
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cri-
sto? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo
f la cli Chartres, è accusato divc'»latilizzare la lrresenza di Cristo nell'errcari-
stia. Risuita difficile, oggi, clire quale fu esattamente il suo pensiero. In ogni
solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane>> (1Cor I0,16-17). caso, quel pensiero fece scandakr. Berengario dovette firmare, nel 1059 a
In questo testo la comunione con il corpo eucaristico del Cristo è una Iìoma, una professione di fede, formulata dal cardinalc Umberto di Selva
mediazione per la costruzione del corpo totale di Cristo: la Chiesa. La Candida, il cui testo è molto inqrrietante, ma che esprime una mentalità che
durerà per lungt, tempo:
dottrina di Agostino era abitata,lo abbiamo visto, da questo stesso mo-
to del pensiero. Lc riflcssioni dei primi autori medievali tentano di or-
<<Io, Berengario, [ ...] anatematizzo ogni ercsia, in particolare quella di
ganizzare queste affermazioni, poiché essi constatano che vi sono, di fat-
:&
cui sono stato accusato sin qui: essa osir allermare chc il pane e il vino chc
to, tre modalità diverse di espressione e di realtà del corpo di Cristo, o sono posti sull'altarc dopo la consacrazione son() solo un saclament() c n()n
tre forme del corpo di Cristo. e il vero corpo e il vero sangue cli nostro Sign«rrc (ìesù-Cris«r, e chc non p<'ts-
-Il corpo -rtoric-ct di Gesù, valc a dire il corpo fisico di Gesu prima di sono essere tenuti o spezzàti dalle mani dei sacerdoti () m«rrsi con i denti
Pasqua, corpo nato dalla Vcrgine Maria e che è risuscitato in una ma- dai fedeli in maniera sensibile se non nel sol.', sacramento>>r2.
niera non rapprcscntabile.
-I). corpo eucaristico del Cristo, corpo sacrarnentale il cui rnodo di es- Qrrcsto test() ()ppone 7l sacrantento alla realt,ì. Si accusa Rerengario <Ji
sere è originale rispctto al corpo storico, e che dunque non si identifi- considerare il pane e il vino come dei scgrri csterni al c<.,t'po e al sanguc di
(lristo. l'uttavia, lrer affermare la presenza di (ìristo, il testo adopcra delle
ca inrmcdiatamente con esso. Si paderà allora al riguardo cli corpo mi-
stico, cioè di corpo presente sofio forma dt tnisterut, quello che oggi chia- espressioni tipiche del tecnoletto clclla lisica, le quali volatilizzano a 1or<r
v<,lta la mediazione sacramentale: lo stesso corlro di (lristo è fisicamente
mianro corpo sacra l?tentale.
t()ccato e spezzat() clal sace rrlotc e masticato clai denti dci lèdeli. I Padri
- Infìne il corpo eccle siale del Cristo, quello del Cristo totale, che è <iella (lhiesa n()n s()n() mai cadrrti in un simile eccess(). llerengarir.r dovette
formato da tutti coloro che condividono lo stcsso pane. Questo corpo
sottoscrivere una seconda proltessione di Icdc, c1i miglior Iattura, benché
ò chiamato il corpo uero, giacché la costruzione del corpo ecclesiale ()ptr)oncsse anc()ra sacrament() e veritàlr.
costituisce il termine e la finalità di tutta la storia della salvezza: è per D'alta parte, padre cle Lubacla ha constataro che il Mcdio Evo frr tea-
esso che Cristo ha erssunto un corpo fisico nell'incarnazione, è in vista tro cli trn incrocio fra due serie di espressioni, anch'esso imlrortantc per l'e-
di esso che ha donato il suo corpo sotto forma sacramentale. volrrzionc della comprensione clcl mistero eucaristico. All'irrizi«r del Medio
Ma tali distinzioni,legittime e necessarie, pongono una difficoltà. Ev«r è comentc, lo abbiam«r visto, chiamare l'ctrcaristia il <<corpo mistico>>
Paolo non parla sempre di un solo corpo di Cristo? Il senso di questa di (lristo. Lespressione vuol dire "c<:,r1ro nel tristero" <t "corpo sdcrtltncn-
triade è sottolineare l'organicità del mistero, che va dall'incarnazione al,- talc". Allo stess() modo, si parla ,Ji"sangzte ruis/it'o".In principio, il tcrmi-
Ia salvezza di tutta la Chiesa (e in essa dcll'umanità) uia la cclcbrazio- nc "comrrnionc" non designava solo la ricczione del crrrl',r, ctrcaristico di
(lristo, ma la cr',munione nella (lhiesa con I'rrnico corlro di (.risto. Questo
ne eucaristica. Non si pada ancora di presenza "reale".
e\ anche il senso della"comttnione dei [Link]". Altrimenti detto, il centro cli
gravità dell'eucaristia si situava sul piano del corpo ecclesiale clella (lhiesa.
()ra, nel corso ..lcl Medio l:vo, sempre piir spcsso l'etrcaristia vicnc chia-
2. La cfisi teologica sulla presenza reale: Berengario di Tours
ntata<<il corpo ucro di Cristorr. La linca cli tlemarcazione è cla situare nelk,
1«) In»ito a cvetlcn' l,'atcaristia, s()t/ttlto srtcramento: 2. Memoriala, sacrifiuo c socram.'nl() 761
r
scandalo causato da Berengario di Tours. Questi dibattiti hanno condotto
q sangue di Cristo, o della transustanziazione,ha il grande merito di aver
trattato il termine a livello propriamente metafisico, e non fisico.
ad una preoccupazione dominante sulla presenza cosiddetta reale, a detti-
Ecco dei vocaboli che richiedono qualche spiegazione, tanto più che
mento dell'aspetto ecclesiale. Si ritiene che il termine "mistico" abbia un
la nozione di sostanza è, nella mentalità corrente attuale, completamente
significato troppo indefinito, troppo morale; si insiste dunque sul corpo ue-
ro del Cristo presente nell'eucaristia. diversa dal senso filosofico del termine. Nel primo caso, la sostanza è la
Correlativamente, in principio era ricorrente chiamare la Chiesa <<co/po realtà empirica considerata come il materiale o il substrato di ogni co-
uero del Cristo>>.I-lintenzione dell'espressione era mostrare I'unità del mi- sa. Ad esempio, si dirà nel linguaggio corrente: il mio mantello è di la-
stero eucaristico, che culmina nella costruzione del corpo ecclesiale del Cri- na; la sostanza del mio mantello è la lana. Nel secondo caso (senso fi-
sto. Era prendere sul serio le espressioni paoline. Progressivamente si dirà losofico), la sostanza è la ragion d'essere di una cosd, o il suo senso, è /'zu-
che la (lhiesa è il corpo mistico del Cristo. "Mistico" e "vero", che per l'eu- nità tJi una cosa considerata sul piano in cui l'intelligenza la coglie ed
caristia erano un tempo sinonimi, sono ora opposti e assegnati l'uno alla ufferma la sua realtà. Riprendiamo lo stesso esempio: il mio mantello è
Clhiesa ed il secondo all'eucaristia. I-lespressione: <da Chiesa corpo mistico un indumento destinato a proteggermi dal freddo ed a vestirmi, nel sen-
del Cristo>> diverrà comente in san Tommas<t. so che l'indumento veste in quanto accessorio. Se scucio il mio mantello
Qual è il senso di questa inversione? Essa clenota uno slittamento del consurnato per farne una semplice giacca, questa sarà sempre di lana,
centro di gravità nella considerazione dell'eucaristia. Si insisteva sull'unità
rna la sua sostanza sarà cambiata, poiché una giacca non è un mantello.
del corpo eucaristico e del corpo ecclesiale; ora si insisterà solo sulla loro
La transustanziazione si opponeva, per san Tornmaso, alla trasmuta-
distinzione, come se il corpo ecclesiale fc»sse meno vero del corpo eucari-
zictne dei metalli operata dagli alchimisti suoi contemporanei: dal piom-
stico. I)unque si afferma sempre di più la distanza fta corpo sacramentale e
corpo ecclesia/e. Il termine "mistico" a proposito della Chiesa serve dunque
bo all'oro. Dunque non bisogna cercare la transustanziazione a livello
ad esprimere un'analogia piùr o meno lontana: <<corpo mistico>> vuol dire chimico-fisico. Qualunque sia l'analisi scientifica che si possa compie-
moralmente il corpo di Cristo. La Chiesa, in un certo senso, è proprio il re sul pane e sul vino consacrati, si troveranno sempre pane e vino. A
corpo di (lristo, ma essa non è quello stesso corpo che si è offerto per noi. questo livello tocchiamo solo le "specie" eucaristiche.
In seguito, la riflessione sull'eucaristia si vedrà sempre piùr amputata del San Tommaso è perfettamente convinto che la sostanza sia percepi-
sLro terzo ecl trltimo livello: la costrtrzione della (lhiesa corpo di Cristo. ta dall'intelligenza e non dai sensi: <<Nessun occhio fisico può vedere il
Cristo, così com'è in questo sacramento»'5. Sfugge così al fisicismo:
<<Il corpo del Cristo non è in questo sacramento come in un luogo, ma
come sostanz»>'u. Solo le spoglie del pane e del vino sono in un luogo.
3. L] enfi ata in scena della "transustanziazione" D'altra parte, Tommaso afferma che il modo di essere di Cristo in
questo sacramento è totalmente sovrannaturale. I-intelletto umano può
In quest'epoca si riscontra anche un passaggio culturale molto im- clunque discernerlo solo attraverso la fede.
portante: sino a quel momento la riflcssione verteva scmpre sul corpo e
sul sanguc di Cristo; adesso il problema si porrà in termini di so-rtanza
(Gustave Martelet). Sulla spinta di questo orientamento, il famoso ter- [Link] Concilio di Trento
mine "transustanziazione" appare verso il 1140 sotto la penna del futu-
ro papa Alessandro III. Inizialmente il neologismo non riceve un'acco- Il conflitto sulla presenza rcal,e di Cristo nell'eucaristia riapparirà al
glienzaentusiasta. Entra tuttavia nel vocabolario conciliare e dogmatico rnomento della Riforma. Lutero, infatti, rimette in discussione la teoria
con il Laterano IV, nef l2I5 , sotto la forma del verbo "transustanziare".
I' San Tommaso d'Aquino, Sumnu theologica,lll", q.7 6,
In questo clima san Tommaso, che è uno dei primi ad aver sviluppato a. 7 .
t64 Inuito a crctbrr l.'r'rtt'artstia, soruruo saLyarruefllo: 2. Memoriale, sacrificio e sacramento 165
corso del Medio Evo e divenuto privilegiato da diversi secoli. Ma fa rnol-
tJ vI, altre fbrme di presenza di cristo nella chiesa22. euesta prescnza del-
ta attenzione a non circoscrivere I'impiego di questo vocabolo all'affer la sua persona è la conseg uenza della presen za der suo mistero pa-
mazione della presenza teale, come se si trattasse di due entità insepa- squale. Essa è una presenza-dono, ordinata alla comunione spirituale.
rabili. Tuftavia, siamo sempre presenti agli altri attraverso la mediazione «lel
Gli atti del Concilio di Trento sono molto chiari in materia: i primi ,ostro corpo. Abbiamo bisogno dt essere li con i nostri corpi, per es-
due tempi non hanno dato origine ad alcuna discussione, in quanto i sere presentigli uni agli altri e per comunicare attraverso il linguaggio.
Padri erano consapevoli di esprimere nuovamente la fede tradizionale se cado in coma, sono semp'e lì, ma non sono più presente. Se non pos-
della Chies a. La " canonizzazione" del termine tecnico "transustan- so presentarmi ad una festa di famiglia, invierò un messaggio, rrn rega-
ziazione", al contrario, è stata oggetto di ripetute discussioni, sin qua- lo oppure dei fìori, affinché essi diventi.o i segni della mia presenza as-
si alla giornata conclusiva del Concilio, poiché alcuni Padri sottoli- sente. Questa è solo un'analogia, certo.
neavano che questo termine, relativamente recente, non riscuoteva il cristo si rende veramente presente, per noi, attraverso l'esser-ci
consenso unanime delle scuole scolastiche. Alla fine è stato adottato dellc specie eucaristiche, perché,oi ci rendiamo presenti a lui nella co-
come quello che meglio riassumeva, nel contesto culturale e nelle con- rnunione. uascensione è stata il mistero della sua dipartita, dopo il qua-
troversie dell'epoca, la dottrina della presenza reale, e che poteva fun- le egli è divenuto visibilmente assente e ci ha inviato lo Spirito Santo.
gere da "guardiano clella fede" in tempi particolarmente inquieti. È a Leucaristia è l'espressionc di una nuova forma della sua presenza nel-
paftire da lì che, attraverso i secoli, è approdato sino alla catechesi in- l'irssenza. La fede ci invita a riconoscere quella presenza ,[Link] I'er-
fantile, cosa di cui ci possiamo dolere. Presso gli ortodossi il termine scr-ci sensibile del pane e dcl vino, che non dobbiamo mai separare dal
rimane controverso. Fortemente attaccato da alcuni teologi, viene loro simbolis-o. È nel quadro di una relazione cli mutuo u-o." che bi-
utilizzato (nella forrna g,reca metousiosis) da altri. La mentalità prote- sogna cercare di comprendere la presenza di cristo nell'eucaristia. For-
stante dal canto suo rimane sempre scettica rispetto ad un termine che sc ci interroghiamo rroppo sulla modalità di presenza di cristo e non
per lungo tempo è parso veicolare una concezione magica o troppo ma- .bbastanza sulla qualità della risposta della nosrra presenza a quella di
terialistica del mutamento. (,risto.
). La sostaruza
5. Comprendere oggi la presenza reale
Abbiamo già notato il controsenso spontaneo arimentato cla questo
Riprendiamo, in un'interpretazione accessibile alla nostra cultura, lc vocabolo. Ho già fatto l'esempio del mantello. Ecco altri due esernpi. Il
parole chiave che abbiamo già incontrato. grano può essere mangiato stacciando delle spighe. Ma il grano in quan-
t. tale non è il nutrimento dell'uomo: occorre per questo che diventi
7. La prasanza pane, cioè che muti di sostanza. Il pane non è più grano. In quaìche
mo-
.1., è stato distrutto in quanto grano atrraverso le operazioni che lo han-
Si parla di presenza solo per le persone. Un tavolo non può esserc
presentc: è semplicementc lì. La presenza presuppone un soggetto pcr- " Papa Paolo V[ enumera le forme seguenti di presenza del Cristo irlla sua Chiesa: è presente
.rllir r)rcghiera di [Link] che si [Link] nel suo nome secondo la promessa (Mt
sonale che cntra in relazione con altri soggetti. Ogni prcsenza è reh- ,rrrrcncidestinataridiognioperadicarità(,.[Link]'avestefattoamer,Mt
1g,20t; e pre-
[Link]\apresenre
zionale. La "prescnza reale" clel Cristo nell'eucaristia esprime la prc- 'rll, ( lhiesa che annuncia il Vangelo e guida il popolo cristiano; è presenre nei sacranrenti che so-
r"' i su<ti stessi atti; inlìne è presente <.in modo ancora più sublime» nella celebrazione
senza personale di Cristo alla sua Chiesa c ad ogni membro della sua , .r (crrciclica Mysteriun
eucaristi-
fidei 17965), Enchiridion dellt: encicliche gg2,Bologna,
7, EDB, 1994,
Chiesa. Esistono d'altronde, come è stato sottolineato da papa Paokr t, (, I l).
1('6 Inuito a crult'n' L'trtitristia, sotnpl() s(tcrdrilL'nto: 2. Mcmoriale, sat'rdict)ct e sdcr.t,ten!() lfi
I no nìacinato trasfonnandolo in farrna, poi irnpastato e infine cotto al
forno. Queste operazioni sono irreversibili. I pane è «il frutto della ter-
dono di sé di Cristo a suo Padre ed ai suoi fratelli), cosriruira dal nri-
stero pasquale, ecl al "lavoro" che egli ha compiuto su sé stesso per noi.
ra e del lavoro dell'uomo>>. Gesu, perfettanìente presenre al suo corpo nell'atto di oflìire la vita per
Qucst'altro esempio è facile da comprendere, nelle nostre società de- i suoi, al fine di entrare in comunione con essi, si è reso anche, attra-
mocratichc. Quando nel giorno delle elezioni mi reco a votare, ricevo dal verso la sua intenzione di salvezza, pcrlèttanìente presente nel panc e
presiclcnte del seggio le schede contenenti i nomi dei diversi candidati. nel vino dell'ultima cena, in norne del desiderio intenso <li mangiarc con
Quando mi ritiro nella mia cabina elettorale, scelgo un candidato, ripie- loro la Pasqua, che egli ren«leva nuova, la nuova alleanzanel suo san-
go la scheda elettorale e la infilo nell'urna per esprimere la mia scelta. Il gue. ciò presuppone u,'idcntità di basc fra l'evento vissuto della sua
documento che depongo è lo stesso che ho ricevuto, ma ne è cambiata mofte e l'evento celebrato dell'ultima cena, istituita per esserne il me-
la sostanza: quelpezzo di carta è diventato una scheda elettorale, un suf- nrorialc. Quesra identità è sintboleg4iala nelLa corrisponden za fra il. cor-
fragio che esprime un'opinione, e che sarà contabilizzato insieme agli al- po straziato sulla croce, il corpo otlèrto e la vita donata, e il pane spez-
tri zrl fìne di determinare il risultato dell'elczione. La differenza fra le sche- zato, donato c condiviso; nella corrispondenza fra il sangue versato sul-
de deposte nell'urna e quelle che non sono state rtùzzate dagli elettori la croce e il vino versato nel calice. corpo e sangue rappresentano la
è così raclicale che al uromento dello spoglio queste ultime verranno al- persona totale e concrcta del Cristo offerto in sacrificio; prrne e vino rap-
lontanate, per evitare che si mescolino alle altre. Le prime sono delle au- presentano il nutrimento elementare e la bevanda di festa degli uomi-
tentichc schede clettorali, le seconde sono solo dei pezzi di carta conte- rri. Istituenclo l'eucaristia, Gesù, nel momento in cui dona la sua vita <<si-
nenti clelle liste di nominativi. Il risultato del voto è una realtà originale no alla fine>>, fa passare la sua prcsenza nel suo corpo già immolato e
che cotnporterà delle conscguenze sulle sorti del Paese o del Comune. nel suo sangue presto versato ad una presenza simbolcggiata nel pane
Nel caso dell'eucaristia il cambiamento di sostanza si svolge su un al- spezz'ato e nel vino vcrsato, al fine di esprimere sino in fondo la sua co-
tro piano ed implica il dominio di Cristo risorto sugli elementi del no- munione con la sua chiesa, donando la sua vita per donarci la vita,
stro mondo. La sostanza dclle oblazioni non è più quella di essere sem- volenclo vivere in essa perché essa viva in lui.
pliccmente bevanda e nutrimento naturale pcr l'uomo. La loro sostan- Ma questo non può essere separato dall'esit. ultimo del dono cli cri-
za è costituita di ciò che quegli elernenti sono divenuti a causa di Cristo, sto nella risurrezione, esito che cambia già tutto, prima di cambiare cle-
che si è investito in essi e per noi. Le oblazioni sono in sé stesse ciò fìnitivamente tutro, e il cosmo stesso, alla fine dei tempi.
euesto esito
che sono ormai sotto lo sguardo di Dio, sotto lo sguardo di Cristo e per cambia il rnodo di esser-ci dcl risorto, il suo rnodo di cssere prcscnre
noi nella fède. Sono entrate in un nuov«r sistema di relazioni che si chia- per i suoi. Lo si nota già nelle appa,:,zioni del risorto; lo si vede ancora
ma la storia della salvezza, e che ormai determina la loro unità c costi- rrella rnodalità eucaristica della sua presenza, significata e re,alizzata da
tuisce il loro essere, poiché le tocca intrinsecamente, non dall'esterno. colui che fa suo l'universo intcro delle cose e degli uomini come ciò che
<<Le cosc sono puranìcnte e semplicemente ciò che sono per Cristo>>. c già per lui il suo corpo mistico.
Anche in questo caso, probabilmente, ci interroghiamo troppo sulla na-
tura della convcrsione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo,
e non abbastanza sulla conversione del nostro cuore a Cristo. lV. Luucants'nA l.A LA CrrrrsA
3. Presenza del corpo immr-,latct e risuscitato del Signore Tutto ciò che è stato appena detto ha sottolineato lo srretto lcgame
I.a I'eucaristia e la chiesa. Questa prospettiva è stata troppo dimenti-
Per comprendere il mistero, bisogna ricolÌegare la presenza di Cristo cata nei tempi rnoderni, si è visto il perché. Dobbiarno ritornare sulle
nell'eucaristia alla sua fonte sacrificale (il sacrificio essendo sempre il sconvolgenti affermazioni di sant'Agostino: «voi diventate quesro pa-
mo luogo il battesimo. Ma l'afferm azionevale eminentemente per I'eu- Infine,l'eucaristia ci volge verso I'awenire. Essa è il memoriale di un
caristia. Il tema è stato ampiamente ripreso da Giovanni Paolo II nella evento che non si è ancora concluso. Celebra già la nostra comunione
sua enciclica sull'eucaristia del 200)» . col Cristo che verrà. Ci invita a lavorare alla costruzione del mondo e
La triade del passato, del presente e dell'avvenire, già evocata, è al suo passaggio in Dio. Lumanità chiamata a divenire Chiesa fa ritor-
una triade ecclesiale. Essa [Link] a san Paolo: «Ogni volta infatti che man- nare a Dio tutta la creazione: questo è il fine dell'eucaristia, evocato nel-
giate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte Ia bella meditazione di padre Pierre Teilhard de Chardin, citata all'ini-
;
t
<lel Signore, finché egli venga» (1Cor 1I,26). La si ritrova nell'antifona tI zio di questo capitolo:
di san Tommaso: <<o banchetto sacro, nel quale è consumato il cristo;
Ricevi, o Sign«rrc, qrlesta ()stia totale che la (lreazione, m()sszt dalla tua at-
vi si fa memoria della sua passione; l'anima è colmata dt grazia; il pegno
trazione, ti presenta all'alba nu()va. Quest<> 1rane, il n()stto sforz<,, non è di
della gloria futura ci è dato>>. Essa esprime la dimensione orizzontale e
per sé (io lo so bene) che un'immensa disgregazione. Questo vino, il nostro
storica della Chiesa nel suo pellegrinaggio terrestre verso la fine dei tem-
rlolore, non è pLrrtroppo sinora che una bevanda dissolvente. Ma, in fondo
pi. E la dinamica eucaristica della storia de)la salvezza'. il passatr.t è il me- a qllesta massa inlorme, tu hai mcsso (ne sono sicur«r perché kr sento) trna
rnoriale dell'evento fondatore, comune alla Chiesa ed all'eucaristia; il irresistibile e santificante aspirazione che, dall'empio al fedele, ci [a tutti as-
presente è la presenza sacramentale del Signore e il dono della sua sieme esclamarc: <<() Signore, rendici rrno!r>2t.
persona per la costruzione della Chiesa (l'eucaristia fa la Chiesa cofpo
clel Cristo ed invia la Chiesa in missione); l'auueruire è l'annuncio del
banchetto del regno. N.B. «"Non sarà fuor di luogo ricordare - laceva scrivcre pa;ra Pa<,lo
Nel presente l'eucaristia invia la chiesa in missione nel mondo e VI - che lo sco1,o primario e originario della conscrvazione nella (lhiesa
nel tempo. Essa è la celebrazione della missione universale che viene dal il delle sante specie al di frrori della messa è I'amminisrazione del viatico;
Cristo. La missione non è dunque una semplice conseguenza dell'eu- scopi secondari sono la distribuzione della comunione al di [trori della mes-
caristia. Essa ne costituisce al contempo il dono ed il compito: il com- I sa e I'adorazione di nostro Signore (ìesù (lristo, prcsentc sotkr quelle spc-
pito dei cristiani è di manilèstare la sua fecondità nel mondo. Il loro sa-
lI
i
cie". Infatti, "la c«rnservazione delle sacre slrecie per gli inlermi fece sor-
n gere la loclev«rle abitudine di adorare questo cibo celeste, che è riposto nel
crificio non è nient'altro che la loro vita quotidiana, divenuta una vita * tempio">>2('.
eucaristica. Se l'eucaristia è la celebr azione dell'esistenza cristiana, il do-
Le (lhiese ortoclosse nel l<,ro insieme n()n praticano l'adorazionc euca-
T
1.
io 1I, Miiano, Paoline, 200). trr rnttn 2, Bologna, EDB, 1919, pp. 1l -]9- 1141. Testi ripresi dal pontificato di Pio XII
t7o lnuito d crelerc ,'rtaristia, sommo sacralnento: 2. Memoriale, sacrificio e sacramafito 171
r
cate", cioè consàcratc il giovedì sant(). Tllttavia, esse c()nse[vAn(l una tiser- i
VII
va eucaristica clestinata alla comunione degli ammalati. Occorre dunque i
ll capouolgimcnto
I. DIIU PRATICA UMANA DELLA RICONCILIAZIONE AL SACRAME,NTO
Pensiamo al figliol prodigo che torna in sé, al mariro infedele che rea-
Se vuole sfociare pienamente nella riconcihazione, il pentimento im- lizza improwisamente la sofferenza che causa a sua moglie, oppure ad
pegna necessariamente il comportamento di due partner:l'offensorc c un personaggio onorabile ed onesto, sin lì pienamente soddisfatto di sé,
l'offeso. Ciascuno è invitato ad una condotta personale probabilmentc i'he tutto a un tratto si rende conto nell'incommensurabile egoismo che
ro forma di abitudini o di attitudini che rimangono. Nel linguaggio ir- propria sofferenza, il proprio amor
e faccia forza su sé stesso. Vincerà la I
impossibile ed illusorio. dono è più oneroso del dono. In ragione dell'ostacolo stesso che è co-
ij
stretto a sormontare, include un di più nell'amore. Bisogna persino spin-
gcrsi sino a dire - anche se questo sembra paradossale a prima vista, e
forse sembrerà difficile da accettare - che à all'ffiso che spetta fare il
2.|,-litinerurio umano del Perdono ,i ilil
priruo passo per permettere al suo offcnsore di intraprendere il carn-
iltl
Passiamo ora al fianco dell'offeso. considero, ancora una volta, per
mino della confessione. Nessuno verrà a chiedere perdono senza ave-
lli
rela certezza che il suo approccio sarà accolto favorevolmente, che è
astrazione metodologica, che l'offeso non sia per nulla colpevole. Il per-
sempre atteso e desiderato e che il perdono gli è costantemente offer- nlii
corso che si impone all'offeso comprende a sua volta tte attiwani l'of- lir
pentimento, to. Ad esempio, il figliol prodigo non si sarebbe mai deciso a tornare a
ferta del perdono,la uerifica dell'autenticità del percofso di
l
tutti coinvolti, anche se casa se non avesse avuto la certezza segreta che suo padre era già su.[a
il [Link] del perdono. Su questi tre punti siamo ilnli
Il rifiuto .t"l [Link] è un atto grave, un atto di vendetta e di odio. È sa giocc'r della Gestapo, per la quale eseguiva dei concerti. Smascherata, vie-
ilrill
un male che viene a rispondere ad un altro male, secondo la legge di un ne rinchir-rsa in prigione e lasciata nelle mani di un giovane dottore nazista llil
fatale concatenamento. Questo rifiuto si ammanta del diritto alla giu-
I
che esegue su di lei degli esperimenti medici ledendo alcune delle sue fun-
stizia: occhio per occhio, dente per dente. Ascoltiamo spesso in televi- zioni nervose vitali, al punto che ella sofliirà per il resto della vita. Maiti ri-
tii
sione delle vittime che, interrogate, affermano il loro rifiuto definitivo troverà la libertà, ma in quale statol Non potrà sposarsi. Era una grande
pianista: dovrà ahbandonare la musica e soprawivrà convivendo con sof- flill
di ogni perdono, talvolta con violenza verbale, oppure che minaccia-
lerenze quotidiane. La sua vita è stata rovinata. Ella confida: <<Tutto è par-
no cli vendicarsi. Provo ogni volta una triste emozione. Non giudico illil
tito da un desiderio, quello di poter perdonare. Ma non sapevo se ci sarei
queste persone, cerco di comprendere ciò che accade dentro di loro. ilrlLl
Esse vivono una grande sofferenza. Mantengo la speranza che non sia
' Vladimir Jankélévitch è l'autore di un bel llbro, Le Purulon, Paris, Aubieq 1967 (t. it. Il pt:r-
questa la loro ultima parola. Anche per qucste persone la conversionc ,Ltno, a cura cli Liana Aurigemma, Milano, IPL, 1968). ilrll
al perdono richiede del tempo' 'Maiti (ìirranner,Résistunce et parilon,testo integrale de'l film di Michel Farin,Vie chretienue,
Può anche accadere che l'offeso subisca il contagio del pentimento Supplément442,1998.
ttltil
182 Inuilo a tclt'rc ( ttnuersione, perdoilo e rirtnc-iliazione 181
il]iIil
ilrrl
F
riuscita. Nel caso in cui non ci lbssi ri1tscita, chiedevo a Dio c]i farlc' al mio i
stione politica secondo il male minore di una situazione [ìalsana, una
!
j per quarant'anni per il mio aguz- scelta dell'oblio molto arnbigua per la società.
*[Link],. 11 mio desiderio era lì e ho pregaro
i
Iir..
1., dl poter perdt>nare quell'uomo,,r.
-r: .-....--,-..-,1..^,,-^ ^,,^ll'.,.,-..,,r i
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Il vero perdono, dice ancora Jankélévitch, è un [Link] datato che avvicnc
i Qrrna., era sua prigi,[Link], ella aveva già aperto un dialogo con lui: i in un detcrminato istantc del divenire storico, il vero perdono, a margine I
Ii per,lono non dispensa neppure dal sottomettersi, se necessario, al- t' Il Iìglio fuggito rli casa che fa ritorno, assolto, grazilrto, pentito, non sarà
la giustizia. Sono due cose diverse. Nella misura in cui sono legate, l'ac- mai piùr la persona che era quando è scappato: il circuito delle awenture è
cettare di consegnarsi alla giustizia è un segno di vero pentimento. Ma
li l ormai interrr)tt(), ma un clemento <lillcrenziaÌc invisibiÌc, un'inalienabile
si può anche porre la domanda: <<La giustizia è possibile, senza la mi- icchezza clistinguono pcr seml)re il lìgliol procligo dal figlio t()rnato a ca-
sericordia e il perdono?>> (|acques Sommet). sa: quesr() non s() che di diflèrenziale è il srrrplus gratuito che chiamiamo,
c()n una parola matta dal Vangelo, 1l periss1n Il'cccessols.
ha conosciuto il clono dice ancoraJankélévitch - ma solo la Bibbia ha discorrere, al punto che le parole si strozzano nella gola dei due inter-
- iln
conosciuto il perdonort. Il pcrdono è un atro di gratuità; è un eccesso locutori, che cadono l'uno nelle braccia dell'altro. La conversione del
nel dono, ecccsso ingiustificabile per la pura ragione' pentimento e la conversione del perdono si avvicinano in un moto di tiltil
Il perdono non si confonde con le sue imitazioni: l'usura del tempcr lìrutuo contagio, questa duplice vittoria dell'amore sull'amor proprio
che cancella tutto, la scusa dell'intelligenza che vede nella colpa un er- c della comunione sull'egoismo è un momento ù grazia, un istante crea-
rore, oppure la semplice liquidazione dell'amnistia. Lamnistia è la ge- tore di una novità insospettabile, un momento di rinascita, l'avvento di
Così si spiega l'esalt azione di cuiil perdono è la causa' Che il padrc del fi- l. Dall'itinerario di riconciliazione al sacramento del Cristo
gliol prodigo riaccolga il figlio pentito nella sr-ra casa è una cosa giusta e
comprensibile. Ma abbracciarlo, rivestirlo della veste più bella, uccidere il Sin qui siamo rimasti intenzionalmente nell'ambito della colpa contro
vitelkr grasso e clare un festino in suo gnore è l'inesplicabile, l'ingiusta, la gli altri e contro Con l'idea biblica di peccato un elemento
sé stessi.
misteriosa lesta dcl perdonoe. nuovo è entrato in gioco: è la presa di coscienza che, attraverso la nostra
colpa, abbiamo offeso non solo noi stessi e gli altri, ma Dio, in quanto
abbiamo attentato a quel lato assoluto della nostra esistenza in cui rico-
Ed ecco l'epilogo della storia di Marti (ìirtanner. Quarant'anni dopo gli nosciamo Dio come il compagno della nostra fede. E il «Contro di te,
eventi, riceve una lettera dal suo carnefice, quel Leo, ormai padre di lami- contro te solo, ho peccato lTibi soli peccaui)>> del salmo 50, nel quale Da-
glia, che esercita la prolessione medica in (ìermania. Questi si è ammalato vide riconosce che prendendo la moglie di Uria e facendo in seguito uc-
di cancm: sa di essere c«rndannatc,. Non vuole morire senza rivederla e chie- cidere quest'ultimo in guerra, al fine di dissimulare il suo atto, non solo
derle perdono. La donna, ormai anziana, accetta, lo riceve, lo ascolta' Do- ha commesso un adulterio e un assassinio, ma ha compiuto «ciò che è
po un doloros«r scambio verbale si ritrovano I'uno nelle braccia dell'altra.
male agli occhi di Yahvè». Ha offeso in sé stesso l'uomo, immagine di
<<Al momento di andar via, era in piedi accanto alla testata del mio letto,
Dio, dunque ha offeso Dio. Dal momento che in ciascuno di noi l'uma-
un gest() irrefrenabile mi ha sollevata dai miei cuscini benché sentissi mol-
no e la vocazione divina non sono giustapposti, tutto ciò che è stato de-
to dolore, e l'ho abbracciato per deporlo nel cuore di Dio' E lui, a bassa
scritto implica già la nostra relazione con Dio. Più che in ogni altra re-
voce, mi ha detto: "Perdono!". Era il bacio della pace che era venuto a cer-
care. A partire da quel moment(), ho sentito che 1c', avevo perdonato>,'0. it lazione umana, Dio, che è I'Amore, è presente nel bacio di pace della ri-
conciliazione; cd ogni autentica riconciliazione fraterna è implicitamente
Questa donna ha perdonatt) e permesso una sorta di rinascita o di ri-
g,ravida della riconciiazione con Dio. Ecco perché, se per caso vi si tro-
suffezione in quell'uomo che, tornato dalla sua famiglia, ha conlessato ciò
che aveva commess() clurante la guerra e distribuito i suoi beni per ripara-
ii va qualchc testimone, questi non potrà fare altro che tacere e adorare.
re al massimo le torture che aveva inllitto. La moglie di Leo p()trà raccon-
tare a Maiti in quale disposizione d'anim<t egli sia mortort.
il Dobbiamo forse riscoprire che questo sacramento non è innanzitutto una
questione di riti, ma implica, per non diventare una..buffonata>>, come
diceva Jankélévitch, un impegno serio nella riconciiazione fraterna.
Ma, descrivendo il cammino della riconciliazione, non abbiamo
Ben inteso, la riconciliazione non raggiunge sempre queste vette. Ma forse tracciato la descrizione dei diversi momenti del sacramento della
si fa spazio anche nei bisticci, negli sbalzi d'umore e nelle incompren- penitenza? Questo sacramento è quello più vicino alla nostra condizio-
sioni del quotidiano. Saper pronunciare la parola di confessione o di ne umana. Passa attraverso la duplice relazione fra il peccatore conver-
perdono per una piccola cosa è un atto d'amore che permette ad una tito e il ministro della Chiesa. Che cosa viene richiesto al penitente?
Di convertirsi dal suo peccato: èla contrizictne; di avere il coraggio di
'Ivi, p. 201. confessarlo: èla confessictrue; di riparure per quanto sia in grado: èla sod-
"' MaiÌi Girtanner, Résisttnce et pdrdon, p.27. disfazione'2.
" Si può lìcilrnenre rrasporre questa analisi del duplice procedere del1a riconciliazione sul pia-
no cornunitario e collettivo. Se vi è un peccato sociale, vi sono anche una responsabilità sociale e
12
un dovere di conversione rispetto a questo peccato. Dunque può e deve esserci un pentimento so- Non dimentichiamo mai che questo termine non significa l'esatta compensazione del male
ciale. Se ne sono visti diversi esempi dopo la seconda guerra mondiale. commesso, ma il desiderio di "lare abbastanza" (satis-facere) per riparare.
bia, nell,antichità cristiana, nel Medio Evo e nei tempi moderni. Le con- Matteo si esprime nel linguaggio della tradizione ebraica; quello di Gio-
suetudini sono cambiate, la natura dei peccati sottomcssi al sacramento vanni nel linguaggio della tradizione crisriana. Essi fanno riferimento
evolve e la parte riservata rispettivamente all'interiorità e al percorso
alla procedura della Sinagoga ebraica nel caso di una colpa grave di
un membro della comunità: in un primo tempo lo si scacciava, lo si met-
esteriore cambia continuamente. In generale, gli atti pubblici cedono
progressivamente terfeno alla conversione interiore. Sono queste va- teva in pcnitenza per potedo reintegrare in seguito; in altri termini, si
riabili della storia che spiegano come il sacramento abbia conosciuto legaua il peccato imponendo al suo autore un tempo penitenziale, per
potere in seguito slegare ilpeccatore.
grandi mutamenti attfaverso i secoli. Il compito della Chiesa, mai con-
cluso, è infatti quello di cercare il miglior adeguamento possibile del- Queste parole conferiscono indubbiamente agli apostoli l'autorità
lo a partire dal III secolo, e progressivamente, che essi saranno invo- na parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. 'l-trttavia, se sono cadu-
ti, è impossibile rinnovarli una sec<,nda volta portandoli alla conversione,
cati per giustificare la riconciliazione dei cristiani che hanno peccato
dal momento che per l«rr«r conto crocifiggono di nuovo il Iriglio di Dio e lo
aopÀ it battesimo (Tertulliano). Poiché è solo nel corso del tempo che
espongono all'infamia.
la òhiesu fa dolorosamenre esperienza delfatto che i suoi membri, che
clovrebbero offrire l'esempio della santità in mezzo ad un mondo di
Si ha l'impressione di una severità assoluta: la ricaduta gravc è sen-
peccatori, vivono anch'essi una lotta contro il peccato che conosce
za speranza. Ecco perché ibattezzati sono invitati a cambiare ambicn-
,ro, po.h" vicissitudini. La persecuzione determina l'apostasia di al-
te di vita e a condurre, in seno alla comunità, una vita particolarmente
cuni. Altri fanno pacificamente ritorno alle abitudini della vita paga-
austera di lotta contro il peccato, e dunque di penitenza, che è un
na. I costumi sono cruenti: l'assassinio e l'adulterio colpiscono le co-
continuo esercizio della vita battesimale. Il peccato consiste nel ritor-
munità cristiane. La Chiesa dovrà dunque progressivamente mettefe
nare al mondo, alla sua idolatria e ai suoi costumi. Ma c'è peccato e pec-
in piedi un'istituzione penitenziale. Questa si è evoluta considerevol-
mente nel corso della storia, al contempo nell'organizzaziote della di cato: i peccati dovuti alla debolezzaumana e quelli che contraddicono
la vocazione cristiana. Per i primi abbiamo visto che la Didachè, o Dot-
sciplina in materia e nell'elabo razione della teologia di questo sacra-
mento. trina del Signore trasmessa dai Dodici Apostctli, sempre lei, ci dice che
all'inizio della celebrazione cucaristica vi era un momento di mutua con-
fessione dei peccati commessi contro la carità fraterna. Quando si
III. UNA STORIA MoVIMENTAIA tratta di colpe gravi, subentra una riconciliazione con il vescovo. Ma si
E LA CAPACI'I'A DI ADATTAMENTO DELLA CUTPSA tratta di un'eccezione molto rara. In breve, in questi primi tempi, non
csiste un'istituzione penitenziale, ma i vescovi gestiscono le situazioni
Ilsacramento della penitenza conoscerà, nel corso della storia della clci peccatori caso per caso.
Chiesa, dei cambiamenti così considerevoli che è stato talvolta giudica- Il problema diventa più grave nel corso del II secolo. Un testo inti-
to difficile riconoscere nelle sue diverse forme l'identità di un medesi- tolato ll Pastore, scritto da un cristiano di nome Erma, ci dà una de-
scrizione poco lusinghiera della comunità romana. Numerosi cristiani 2. Seconda tappall'istituzione della penitenza pubblica
ed unica (III-VI secolo)
ri
percorfo;o una via che allontan a dalla comunione della chiesa e che
.icon,luc. alla vita pagana del mondo. Oltre agli apostati ed agli ereti-
ci formali, vi è tutta una gamma di persone la cui fede resta ipocrita, de- Nel III secolo la Chiesa si vede indotta a creare un'istituzione capa-
gli esitanti dal cuore doppio, dei non-praticanti che non frequentano ce di trattare il caso dei cristiani macchiatisi di colpe gravi. Questa
più lu .o-rnità e preferiscono ritornare alle cose del mondo. che cosa istituzionalizzazione si compie su iniziativa dei vescovi e sarà progres-
fare, visto che non li si puo plùbattezzare? Erma risponde: non vi è più siva. La disciplina, estremamente rigoroszr, si inscrive alla per{ezione nel
[Link] immediata, come nel battesimo; ma c'è la possibilità di una
quadro d'insieme della riconciiazione più sopra clescritta e coinvolge
penitenza che contiene la promessa di una remissione. Questa sarà pos- fortemente gli aspetti esteriori della penitenza.
,ibil" rru volta sola. Erma pone il principio, ma non si vede nel suo
1. L'ingresso ift Penitenza
scritto un'istituzione penitenziale propriamente detta. La situazione può
rizrssumersi così: da un lato, dei "buoni cristiani" chC vivono in una lot-
ta costante contro il peccato e praticano la reciproca confessione du- All'inizio, il cristiano che conduce una vita in contraddizione fìagrante
I
(pub- con i costumi o la dottrina dcl Vangelo è oggetto di un rimprovero, quan-
rante la celebrazione domenicale: è la sola forma di confessione i)
blical) allora praticata; dall'altro, dei cristiani chc hanno più o meno ab-
4 do non di una dcnuncia. Se non accetta i rilicvi che gli vcngono rnossi,
,\!
bandonato la Chiesa e la fede c chc possono esserc ammessi ad una è bandito dalla comunità. Sc acconsentc a corrcggersi, cntra nell'ordi-
,j
penitenza giudicata eccezionale ed unica. La Chiesa vive in quest'epo-
J
B
ne dei penitenti nel corso di una celebrazione liturgica solenne presie-
ca un'attesa prossima della fine dei tempi. I tempi non sono ancora ma- duta dal vescovo. Gli si consegna l'abito del pcnitente e 1o si caccia dal-
*; la Chicsa. La sua colpa è dichiarata pubblicamentc (ma essa è già pub-
turi per la creazione di istituzioni penitenziali. .1
,1
;: blica). Il suo peccato è quindi "legato". Il compimento della sua penitenza
ii
lli r
awiene sotto la guida dei sacerdoti.
i_
i [Link] si tratta per n.i di ri«rrnare su queste pratiche antiche, ma {i rite- i I peccati sottoposti a qucsta penitenza rigorosa non sono i peccati
i n".n., f insegnamcnto che lrossono offrirci, per c()mprenclere meglio la pc',r- i quotidiani di debolezza, quelli che noi chiamiamo i peccati veniali, né
(,hiesa nt;n si ap- in principio i pcccati segreti. Sono dei peccati molto gravi che gettano
tata di quest() sacramcnt(). Notiam6 innanzittrtt<'» che Ia i
'lènia-
poggia, per giustificarkr, srri testi clclle scritture evocati piir sopra. i lo scompiglio nella comunità e ne infangano l'immagine agli occhi dei
-,ì ìrfin" prcsente il legamc fra battcsim6 e penitenza: questa sarà spesso i
pagani. Hanno anche una connotazione blasfema rispetto alla santità di
chiamata .,."..rnd,, battesim6>>. La prassi penitenziale corrisponde infine i
Dio. Vi sono tre registri: l'apostasia,l'omicitlio el'adulterio. Sotto la pa-
a clue situazigni [Link] .liverse. Da un lat6, vi è ciìr chc chia- i
rola "apostasia" bisogna annoverare tutti i peccati che ruotano attor-
meremm() oggi i peccati veniali: una vita con(ì,rmc al battesimo richiecle di i
no al culto degli idoli, alla partecip azione alle feste pagane e alle be-
combatterli in maniera c()st2tnte; dall'altrg, alcuni peccati assumon1l un si- i
:
(Ìrn portano anche un nuovo elenco di peccati, quello dei
essa, i nronaci munquc assegnata, ma diventerà sempre più leggera. La dimensione
1 sctre pcccari capitali: l'olgoglio, I'avarizia,l'invidia, l'intemperanza (o go- della durata nella penitenza viene meno.
i lo), l, lussuria, la collera e la lrigrizia. Notiamo due cose: innanzitutto, "ca- {' La mutazione penitenziale dell'Alto Medio Evo rappresenta un even-
i pitalc" n«rn vuol dire "1>articolarnrente grave", ma significa "intestazi()ne 1
,i to dccisivo, non solo nella storia del sacrarnento, ma anchc nell'evolu-
di capitolo" nclla lista clei lreccati: vi son«r sette "capitoli" nei quali si di-
i:_, fl zione culturale dell'Occidente. Una nuova figura della coscienza sta so-
i stlibuisce tutta la gamma dei peccati. Quest'clenco serviva all'esame di co- stituenclo l'antica. Il mutamento del catalogo dei peccati è un segno ma-
i ,.i"ra rlei m«rnaci. Inoltre, non si trafta piir di peccati esterni, ma anche .l
nifesto. Forse l'inizirrtiva è nata dall'incontro fra la richicsta dci fedeli
i di peccati di pcnsicro, come l'orgoglio o l'invidia, ed alcuni peccati si di-
e la proposta dei monaci missionari. I vescovi si sono piuttosto alli-
i stribrriscon«r fra f intcrno e l'esterno. Questa lista testimonia di un alfina-
neati alla nuova sensibilità, in un primo momento con reticenza. Tutta-
i mcnto tlclla c,rseit'nza.
i..____..".....___.."-___.---...----l via, la Chiesa ha riconosciuto come disciplina legittima del perdono dei
peccati un sistema nuovo, che rendeva il sacramento accattivantc. Nel-
lo stesso tempo, gli aspetti interiori del sacramento e il segreto pren-
Il cambiamento di disciplir-ra richiedcrà tre
secoli ed awerrà in due
deranno il sopra'"vento nella pratica. La ripetizione della confessione
fasi. In un primo tempo, i monaci confessano senza dare l'assoluzione.
instaura una nuova forma di durata nella lotta contro il pcccato. Nella
D'altronde alcuni non sono sacerdoti. Essi indicano, servendosi di
stessa dinamica, la pratica dcl sacramento si estenderà scmprc di più al-
manuali penitenziali contenenti cataloghi di peccati e penitenze, una pe-
l'ambito dei peccati quotidiani o veniali.
nitenza che si compirà sempre nella durata, ma pure segretamente. Al
compimento di questa penitenza, il penitente potrà ritornare alla co-
munione anche se la liturgia di riconciliazione per la conclusione della
penitenza pubblica resta riservata al vescovo.
cui penitenza sia matura. Ma se è questo il caso, se il peccatore è rien- ancora egoistica delle pene dovute al peccato. Questa forma di contrizi«rne
è chiamata attrizir,tne. È nel quadro della conlèssione che questa attrizione
trato in un'attitudine di perfetta carità verso Dio, egli è anche già rien-
si muterà in contrizione. (lome bisogna interprctare ciò? Esiste un buon mt>
trato nella grazia di Dio. A che cosa serve, quindi,l'assoluzione sacra-
do: ncl quadro della confessione sacramentale, la mia [Link] andrà a
mentale? Vale qui 10 stesso principio che per il battesimo: la giustifica-
maturare e a diventare una vera c<>nversione. Esiste anche un cattivo modo,
zione del catecumeno può anticipare la celebruzione del sacramento, i
minimale: si dirà che l'attrizitne piùla confessione è uguale alla contrizione,
ma non può aver luogo senza la promessa di costui. Neppure il pecca-
,iri senza che le disposizioni interiori del penitente cambino. Quest. pu<ì con-
tore penitente e contrito può essere giustificato senza I'impegno di con- ,s durre al degrado del sacramento ed alla "graziaa buon mercato,,.
E
fessarsi appena possibile ad un sacerdote. I-itinerario del pentimento si l$ ciò spiega igrandi dibattiti frai contrizionisti e gli attrizionisti nei secoli
compie già sotto l'effetto del.a grazia dcl sacramento, dal momento in 1l
XVII e xvIII, e ci porta alle Prouinciali di Pascal ed alla sua polemica con-
cui il desiderio di confessarsi è maturo. Il fatto di sottomettersi a que- fls trcr i gesuiti. È ."-p.. lo stesso dibattit. fra rigorisruo e inr)ulgenza.I gian-
sta pratica restrittiva è il segno di una conversione sincera. Conversio- senisti erano per il rigore, mentre i gesuiti eran() per l'indulgenza. Sul pia-
ne interiore e incontro sacramentale mantengono la loro unità. Sono
* no dottrinale i contrizionisti posscdevano una migliore teologia; ma sul pia-
tutti gli atti del penitente, contrizione, confessione e soddisfazione, ad # no l)astorale erano gli atffizionisti ad avere ragione. I contrizionisti erano
s
EE molto esigenti, in materia di conversione, e rilìutavano I'assoluzione agli
essere oggetto della grazia dell'assoluzione ecclesiale impartita dal sa- .É
§ "abitudinari", cioè a coloro i quali avevano talmente preso l,abitudine di
cerdote. È i., qresto spirito che il Medio Evo interpretava la confes- §
commettere un peccato da non riuscire a rinunciarvi. Gli atftizionisti rite-
sione a un laico, come sant'Ignazio nell'assedio di Pamplona: colui
ncvano che la lotta conffo il peccato fcrsse sostenuta dalla reiterata confes-
che non ha un saccrdote a sua disposizione, realizza tutti gli atti del fr
sione degli stessi peccari. sant'Alf-ons. cle' Liguori, il grande moralista del
sacramento di cui è capace e mostra attraverso una confessione impe- xuII secol., è passato dal campo dei [Link] a quello degli indulgenti,
gnativa di desiderare il sacramento. sotto la [Link] della pratica del [Link]. Notiamo anche, in quc-
sti dibattiti, il pericolo di uno sfrumamenro psicologico dei sentimenti di
conrizione provati, in opposizione ad un'attitudine di carità spirituale che
Sfortunatamente, nel XIV sec«rlo, la teokrgia del francescano Duns Sco- in londo sfugge sempre alle nostre coscienze. IJindulgenza pastorale porrà
to romperà questa bella unità. Duns Scoto dirà che vi s«rno due vie della allora l'accento sull'atto della conlessione regolarmente reiterata come se-
penitenza, l'una difficile ed onerrrsa, che lrassa attravers() la conversione e gno di una vita cristiana fervente, in lotta con il peccato.
l'amore pcrfetto; l'alffa facile, che passa attraverso il sacramento, a condi- _t
--___ _ _
La riconciliazione non è né un fatto marginale, né una questione ac- I ti alla misericordia di Dio. Ciò che si era perso nel passaggio alla disci-
i
cessofia della vita cristiana. Dal lato dell'uomo, è l'oggetto di un dive- ':1
plina segreta si ritrova nel pieno rispetto della coscienza di ciascuno. La
nire Costante, rimesso in discussione senza posa, tanto è vero che una vi- 'I,
figura del sacramento esce da un indiviclualismo esagerato c ritrova la
ta di comunione nell'amore non va cla sé. Dal lato del Cristo,la ricon- sua dimensione ecclesiale. Queste celebrazioni associano la dirnensio-
ciliazione è un nomc della salvczza stessa. Il mistero della sua morte e ne personale oflrendo la possibilità della conlessione e dell'assoluzione
della sua risurrezione non ha che uno scopo: teùizzarela pace fra Dio e individuali: è la seconda lorma del sacramento, secondo il rituale di Pao-
gli uomini. In quanto figlio di Dio, egli si comporta come l'offeso che lo VI (1971). I limite di queste celebrazioni viene dal fatto che il tem-
non si accontenta di fare solo il primo passo verso il suo offensorc, ma po dedicato alla confessione ed all'ammonizione ò ridotto al minimo.
tutti quelli necessari per arrivare sino a lui. Fa anche di più, poiché com- I- ideale sarebbe poter vivere questo sacralnento in due tempi, ad esem-
pie, come colui che capeggia una cordata di alpinisti, tutti i passi ne- pio nel corso della Quaresima: una prima volta in maniera comunitaria,
cessari al ritorno dell'uomo verso Dio; non ce ne dispensa, ma ci dà la in una celebrazione che apra la pratica della riconciliazione; uner scconda
possibilità di convertirci in piena libertà per ritrovarel'amicizia divina. volta nel dialogo segreto con il sacerdote.
Il sacramento di riconciliazione è una delle figure della presenza di La liturgia personale di questo sacramento è stata rinvigorita, su
questa salvezzamessa a disposizione dei credenti nella Chiesa. Abbia- iniziatrva di Paolo VI, offrendo in particolare la possibilità di farla
mo visto che, malgrado numerosi cambiamenti di scenario nella disci- paftire da una pagina delle [Link] riconciliazione di un solo pe-
plina penitenzial,e nel corso delle epoche, si tratta sempre della mede- nitente è la prirna forma, e sempre la più corrente, di questo sacralnento.
sima offerta e del medesimo dono. Ma così come i secoli passati han- È
Il passaggio abl:astanza generalizzato dall'angusto confessionale al pic-
no saputo adattare senza posa le figure del sacramento, per rispondere $ colo studio in cui confessore e penitente (questi scegliendo di sedersi o
,ÉL
.1
lnuito a crelert 4; ( .o n ue r sict n c', p c'rrlo n oc ricct n ci li azio n c 201
200 d
*
r
kl ti conceda, mediante il ministero della (lhiesa,
di mettersi in ginocchio) possono stfingefe una relazione personale in
il perdono e la pace.
un dialogo autentico costituisce un'eccellente riformarr. Questo conte-
sto permette al penitente di presentare in verità ciò che pesa sulla sua
E, io ti assolvo tlai tuoi peccati
vita ed al sacerdote di fornire un'esortazione spirimale adatta e creati- nel nome del Padre e del Figlio
va. Il dialogo del sacramento, che troppo spesso era stato ridotto allo e dello Spirito Santo.
scambio formale di una lista di peccati e di una rapida assoluzione, riac-
quista tutta la sua consistenza. Abbiamo qui un sacramento il cui svol-
gimento essenziale passa attraverso un dialogo che non ha nulla di pre- Appendice: due casi particolari, conseguenti alla penuria di sacerdoti
scritto. Questa possibilità, per ogni fedele, di essere ascoltato in verità
nel pieno rispetto della sua coscienza, e di essere aiutato laddove ne Il rituale della peniten za di Paol<l VI prevede un'à terza forma del sa-
ha bisogno, è un bene per la Chiesa. Appartiene al suo patrimonio. Si cramento che, in caso di necessità, c()nsente un'assoluzione collettiua. La
è sviluppato, d'altronde, sotto la forma cli numerosi "accompagnamen- necessità proviene dalla presenza di un gran numero di fcdeli i quali, in oc-
ti" non sacramentali, che aiutano una Coscienza a tfovate la sua libertà casione di una grande festa, oppure in un luogo di pellegrinaggio, non pos-
drnanzia Dio e ad impegnare la propria vita. Nella nostra società di so- sono essere ascoltati in confessione individualmente. Roma ha ritenuto, di
litudine, esso non deve essere trascurato a profitto di altri ministeri. c()nse[Juenza, che i sacerdoti utilizzassero troppo facilmente questa possi-
Un simile dialogo è anche molto impegnativo per il sacerdote, il qua- bilità. Quindi, in occasione del sinodo dei vescovi sulla penitenza, nel 1981,
le deve possedere delle qualità teologiche e spirituali all'altezza ed aver le condizioni sono state rese più severe e solo i vescovi possono giudicare
se tali condizioni siano effettivamente soddisfatte. In ogni modo, un peni-
ricevuto la formazione necessaria. E evidente che l'awenire del rinnova-
tente che si sentisse colpevole di un peccato dawero grave dovrebbe con-
mento del sacramento di penitenza dipenderà molto dai sacerdoti, dal-
fessarlo appena possibile.
la qualità della loro accoglienza, dalla loro competenza rispettosa e dal
loro senso spirituale. In alcuni santuari ed in alcune grandi città sono pro-
Un altro caso si presenta «rggi nelle cliniche e negli ospedali. I sacerdo-
posti dei luoghi di permanenza, coftorari indicati anticipatamente, in cui
ti vi sono sempre più rari, ed i laici partecipano ampiamente all'attività di
dei sacerdoti hanno tempo a disposizione per ascoltare in verità i peni
cappella. Fanno visita agli ammalati, parlano con l<,ro, portan() l<,ro la co-
tenti. Dobbiamo evadere il più possibile dal sacramento "in serie" o dal-
muni()ne. Si crea così una relazione che sfocia spesso in vere e proprie con-
la fretta delle vigfie delle feste comandate, e ritrovare questo momento fessioni. Ma, evidentemente, il laico non impartisce l'assoluzione. (]ome in-
dt grazia e di disponibfità nel quale nulla conta più dell'incontro. terpretare una simile situazione dal punto di vista del sacramento? Nella
maggior parte dei casi, l'appelk', ad un sacerdc,te è impossibile. Si può par-
Ed ecco il testo della nuova formula di assoluzione: lare qui di una celebrazione inferma, vale a dire incompleta del sacramen-
to, la quale ci rinvia alle confessioni a dei laici durante il Medio Evo ed al-
l)io, Padre di miscricordia, la confessione dei monaci, che non davano ancora l'assoluzione. ll peni-
che ha riconciliato a sé il mondo tente ha compiuto le pratiche che gli spettano, in particolarc la contrizio-
nclla morte c risurrczione del suo Figlio, ne e la confessione. Non è colpa sua, se la Chiesa non gli pucì offrire I'as-
e ha effuso lo Spirito Santo
soluzione di r-rn sacerdote. Ma essa gli invia un ministro laico del quale ha
per la remissione dei peccati,
iiducia e che mette nella condizione di ricevere questo genere di confes-
,,Alcune persone preferiscono sempre il confessionale, che appare loro più adatto a preser- sioni. Queste persone possono vivere la grazia della riconciliazione attra-
vare Ì'anonimato. Si dice che alcuni penitenti scegliessero un tempo un sacerdote perché era cie- verso questa confessione e il laico può dirlo loro. Pr-rò anche dare la co-
co! ()ccorre, ben inteso, rispetrare queste esigenze. Ma non è possibile considerarle in sé stesse un munione a delle persone che si sono conlessate così. l
bene. Ho l'esperienza di alcuni conlèssionali in cui non riuscivo a distinguere né l'età né il sesso
del o dclla p..,it"nt.. ln tali condizioni non è possibile avere un dialogo degno di questo nome.
Inuito a credert
( [Link], pcrdono c riconciliazione 2o)
202
VIII
r l. La coNotztoNE UMANA DELLA MALAI'TIA E DELLA M()RTE
[Link] ,.,rrcepire l'idea di una malattia latente o che potesse includcre dei pe-
l; t;, duplice condizione <1i corpo e di spirito' vale a dire clella rr,,, li di latenza. La malattia era riconosciuta come tale solo quando si
i
dello Spirito Santtt'
I [Link] dcgli inferrni è un sacramento ilnl)()lrcva a partire clai suoi sintomi. La loro scomparsa era quindi in-
medicamentosa di olio'
i la cui ttzione è simbolegg iam daun'unzione l('r'l)r'(:tata corne una guarigione. Non si immaginava che si potesse trat-
Tale sac-rament«r cl
Numerose questioni si pongono, a suo riguardo'
I
Irttito o cnrlrv I trrt.,tru< ,lcgli iu/crmi, tenelL'zza diuina uerso I'urztanità sofferente 205
204
rT
essere previsto. Si è dovuta aspettare la fine del XVII secolo perché «la ché la malattia è una prova chc investe ogni uomo, rimettendo in di-
scussione la totalità di un'esistenza e di un destino. ll suo senso deue es-
1l
Inuito a cvatlcrc l.'unzione degli infermi, teilerezza diuina uerso l'umanità sofferente 207
2O(t
). La malattia e il moderno progresso della medicina
208 I nuito a crcrl,'r,' L'rtnzionc dcgli infermi, tenerezza diuina uerso I'umanità soffcrcnte 2Oc)
sa separazione fra medicina scientifica e concezione religiosa. I- interfe-
4. II rimedio e la guarigione: medici e medicine
renz'a o Ia mescolanza der due punti di vista è stata per lungo tempo la il
r!,
ancora perché dtnanzi ad essa egli assume sempre una determinata po-
santi. Privato della sua abituale libertà dall'ospedalizzazione, preso a ca- $
*t
sizione: rifiuto di guardare le cose in faccia, rivolta o risentimento (per-
rico sul piano finanziario, come sul piano tecnico, l'ammalato non si E
.q ! ché a me?), accettazione pacifica e coraggiosa, lotta fondamentale per
sente più trattato come un uomo responsabile che possa prendere del- *s :
" per noi un'esigenza, esercita una funzione nella vita umana, è un fatto
neo al suo stesso caso. Per un periodo più o meno lungo, talvolta defi- :*
* umano nel pieno senso del termine>> (Arthur Jores).
nitivo, è strappato al suo circuito di relazioni umane, alla sua famiglia
à
ed al suo lavoro.
fr
r'.'...."'"'.1
i Questi ttattamenti, frutto cli un progresso costante e procligioso, consi- i
Di qui questa nuova tensione fra due attitudini apparentemente con-
traddittorie. Da un lato, l'organizzazicrne attuale della società dinanzi al
p«rblema della salute, specchio della mentalità dominante, tende ancora
i .l.r*,., sempre cli più il c()rpo umano c()me un ()ggett() scientilico, tul qu,- i
largamente ad evadere qualunque domanda di questo genere. La malattia
i lc si al,plicono morlelli teorici molt«r elaborati che studiano le cause (mo- i
è un male oggettivo, che come tale non possiede un significato esistenzia-
i [Link] eziologici) della malattia e lc causc della guarigione (modelli terapeu- I
la sua malattia: si pone sempre la domanda delle sue "ragiot-ti ultime ". Non
i .r..ru. Il libro importanre di Frangois Laplantine ha analizzat.o questi di-
i":::r-:ro:l
i
. i
i
si interessa solo al cotne della sua malattia, ma soprattutto al suo perché.
Questa ricerca, antica come I'umanità, riaffiora oggi al di là dell'infinita
moltitudine dei bisogni terapeutici e dell'esplosione delle tecniche che se
ne fanno carico. L'essere umano sofferente ha bisogno di poter integrare la
Ma i fatti sono testardi e la ricerca medica sfocia oggi in un paradosso:
sua malattia nell'universo di senso che le sue relazioni familiari e sociali e
i progressi della medicina sono incontestabilmente dovuti alla rigoro-
2to Inuito a crctlcrc l,'unzione degli infermi, tenerezza diuina uerso l'umanità sofferente 2tt
$
il.
lfl1'tt
le srrc convinzioni religiosc costituiscono. Su qr-testo piano, la semplicisti- il caso medico in qtrestione, ma il tattament() <le[l'tronro in quanto cssere ll
ca separazione fra corlro ed anima n()n funziona più. Lastrazi()ne tecnica umano. Si ratta di una vera terapia che impiega dei rimedi. Ma qtresti ri-
clelude e le sue disgitrnzi«rni seriali diventano insolrportabili. medi oliginali intervengono nel quadro di una simbologia che mira alla sa-
(ìitì spiega il mantenimento, e talvolta il ritorno, a delle pratiche di me- lute totale, cioè alla salvezza integrale dell'uomo.
dicina pop«rlare c()me quella descritta da FranEois Laplantine a protrrosit«r 1i
del pellegrinaggb ilellc pers()ne dcl monte Pilat nel luogo di cr-rltc, di san
Sabino:
I-lunzione degli infermi proposta dalla Chiesa va interpretata in que- il
l'aspctto del sociale che è la sfèra religiosa. I)al punto di vista della religio- bolo"o - Ia terminologia del rimedio. Abbiarno già incontrato i divcrsi
simbolismidell'uso dell'olio nella storia dell'umanità.I-olio era un ri-
I
trrali, a c()nLlizi()ne tuttavia ,.li non [fascurarc la medicina scicntiltica a pro- re della storia dei costumi, ha ben espresso ciò che è accaduto sLl que-
litto rlci rimedi primitivi, il che costituirebbe un ritorno alla ct'rtlftrsione, a
sto tema della "morte invertita"t. L'uomo della società tradizionale, irì
cletlimento clella crrmplementarità. Ma sembra chc accanto all'anrbito clel-
ir-rfatti, sapeva di dover morire. Era una cosa normale. O si accorgeva
la meclicina scientilica I'imanga un() spazio, al contempo antico e nu()v(),
per un'azi()ne situata su ttn altro piano, che questa volta rigtrarda non lriir
'' Si veda s()pra, c. I, 5. Il sacrattento t\ un "simbolo" nel sanso/ortc Jel tenninc.
' I)hililrpe Ariès, «La mora inversée. Lc changement des attitudes devant la mort dans lcs so- {il1
r Frarrqois Lalrlantine, Anthropttlogte Jc la rt,tluJie, p. )59. t irit[s occidentales>>, l-a Maison-Dicu, 1Ol (1970), pp. 57-89.
212 lnuìkt a crt'lcn' l,'uuzionc lcgli infermi, teflerezza diaina uerso I'umanità sofferente 21)
ilri,'
egli stesso del suo stato, oppure il suo entourage, famiglia o medico, j .., .,r-" nell'alffo tutto è stato fatto, in nome dell'amcrre e dell'affetto, per-
:._,.
ritenevano di doverlo awertire. È solo a partire dalla fine del XVIII se- ichc I'essele amato ignori «rgni cosa r'-[Link] sua situazionc. Le Jue opere t,spri-
colo, e dal XIX, che questo awertimento diventa più difficile da co- i mono d'altronde un atcismo convinto. La morte è percepita come un ma-
municare. La morte era raramente immediata e la morte fulminante era i le asscrluto, il nonsenso irrecuperabile, 1o scacco definitivo. La morte è il
temuta come una particolare dsgrazia. Da una parte, essa rischiava di i crollo della vita e non sfocia in nulla. Parlarne, vuol dire già esporsi al sr-«r
sorprendere I'uomo nel peccato, e dall'altra il moribondo era in qual- ;:,maleficio. ()ccorre clunque metterla fra parentesi, vivere come se non esi-
che modo "privato della sua morte", cosa che si cercava di evitare ad
i stcsse, e s()prattutto bandirla dal linguaggio. Laddove non vi è alcuna spe-
i ,on o,il silenzio chc culla un'illusione sull'immecliato futu«r sembra csse-
ogni costo. Lespressione corrente era: <<Un tale, sentendo approssimarsi
i rc la soluzionc piu ragionevole. (]uante volte si sente clire, come se si trat-
I
la sua fine, mise in ordine le sue cose>>. Era inteso che ogni uomo do- i ,rr.. di una magra consolazione: non si è reso c()nto di nulla. <<Il "non sen-
vesse vivere la propria morte. In Francia la morte aweniva in maniera i tirsi morire" ha sostituito, nel nostro linguaggio comune, il "sentire che si
molto solenne e dinanzi al vasto pubblico di parenti, figli, amici, vicini i approssima la propria morte" «lel XVII secokr>> (Philippe Ariès).
e confratelli. In qualche modo il moribondo presiedeva alla propria mor-
te. Si accomiatava da tutti i suoi parenti, amici ed anche servitori, pro-
nunciava delle parole che avevano il valore di un testamento e dettava Questa regola del silenzio è stata, e rimane ancora in parte agli occhi
le sue ultime volontà. Poi incontrava il sacerdote, al fine di mettere in della maggioranza dei medici francesi, una regola morale, a differenza
ordine ogni cosa agli occhi di Dio. La cerimonia .it:uale della morte era della posizione dei loro colleghi anglosassoni. Un convegno di medici,
conforme a :rltta la simbolizzazione di cui la morte era oggetto nel lin- riunitosi una volta attorno al filosofo Vladimir Jankélévitchs sul pro-
guaggio dei viventi e nelle rappresentazioni della cultura. blema della menzogna in medicina, prende nettamente posizione in suo
Constatiamo oggi che tutta quest'etica della morte si è quasi com- favore, in nome di principi morali nessuno dei quali, a prima vista, ap-
pletamente capovolta e questo nello spazio di qualche generazione. La pare trascurabile: in particolare la convinzione che i faccia-a-faccia con
norma moderna si oppone quasi punto per punto alla norma tradtzio- la morte sia talmente traumatico per l'essere umano moderno che non
nale. Innanzitutto, un ammalato che iI medico ritenga perduto o in gra- se ne possono mai prevedere le conseguenz e. La notizia di un cancro,
ve pericolo non deve avere consapevolezza del proprio stato. Si fa di in particolare, ha provocato dei suicidi. È ura carità ben intesa che esi-
tutto per nascondergli che la fine è vicina. Quest'occultamento è il do- ge di mentire all'ammalato. Si ritiene che la preoccupazione di "vivere
vere che si impone dla famigha, e al quale essa cerca di ottemperare con la propria morte" non corrisponda ad un autentico valore morale. Tut-
tutto l'affetto di cui è capace. to è dunque organizzato perché il paziente sia privato della sua morte.
La morte concreta, quella che riguarda qualcuno in particolare, è ban-
dita dal linguaggio. Lo stesso tabù del silenzio copre anche i nomi del-
Due esempi letterari della seconda metà del XX secolo illustrano per- le malattie che equivalgono a verdetti di morte. Lideale è che il mori-
lettamente la cosa. Un libro di Anne Philipe6 narra la malattia terminale bondo sia assente alla propria morte.
dell'attore (ìérarcl Philipe in un lurngo canto cl'amore che per la sua gran- La legge del silenzio su-lla morte è tale che vale per lo stesso amma-
dezza raggitnge talvolta gli accenti della tragedia greca. Il libro di Simt'rne lato. Se questi ha intuito il proprio stato - cosa molto più frequente di
de BcauvoirT clescrive gli ultimi momcnti della vita di sua madre. In un ca- quanto si immagini -, deve a sua volta evitare di parlare della sua mor-
te e interpretare il ruolo di colui che non sa. Si tratta quindi di non tur-
n
Anne Philipc, l.e '['emps d'un soupir,l'aris, .f ulliarcl, 1963 (tt. ìt. Breue cotlrc un sospiro, a cu-
ra di Cìiancarlo Ruzzi, Milano, Garzanti,799l).
' Simcrne de Beauvoit, fJne mort très doucc, Paris, (ìallimard, 1c)64 (tr. it. IJna rnorte dolcissi- ' Le Mensongc en rnédecine,10o convegno di Médecins de France, in Médecine de France,
tnd, Lt ctrà di Clara Lusignoli,'Iorino, Einaudi, 19(r(r). ttl (1966), pp.3-16.
214 Inuitct a crtdcrc L'unzione tlegli infermi, tenerezzd diuina uerso I'umanità sofferente 2t5
bare l,universo di coloro che si occupano di lui, poiché evocare la pro- spicabile che la preparazione al sacramento e la sua celebrazionc pos-
spettiva della morte significa creafe una situazione di turbamento. sano avere luogo quando l'ammalato è ancora in possesso delle sue fa-
<<La mofte di un tempo efa una tragedia - spesso comica - nella quale coltà.
si interpretava la parte di colui che sta per morire. La morte di oggi è In definitiva, il significato che i riti celebrati per l'ammalato e per il
una commedia - sernpre drammatica - nella quale si interpreta la par- moribondo cercano di esprimere si potrebbe riassumere in questo prin-
te di colui che non sa di stare per morire>> (Philippe Ariès). In questo cipio scioccante: la tnorte è la uita; il -rensc., della morte e il senso della ui-
conresto il cappellano dell'ospedale, chiamato al capezzale del mori- ta sono solitlali. Meglio, formano un tutt'unct. Se la rnia [Link] non ha
bondo, indossa la maschera di colui che solidarizz^ conla morte. La sua alcun significato è perché neppure la mia uita, alla fine, ne ba [Link] al-
semplice venuta è interpretata come il messaggio fatale. Egli rischia di tri termini, la morte appartiene alla vita. Essa costituisce un elemento
essefe colui che prcdica la resa e attenta al residuo attaccarnento alla vi- del suo ciclo universale. La morte opera una trasformazione della vita.
ta dell'ammalato, ultima leva su cui può poggiare I',esercizio dclla me- La vita non trova nella morte il suo punto finale. Il senso della morte
dicina. appartiene dunque al senso della vita. La morte è un rivelatore indi-
Negli ultimi anni, con ogni probabilità, le cose stanno evolvendo più spensabile del senso della vita. Qui la mcdicina scientifica deve batter-
favorcvolmente . Si fa strada una posizione più sfumata: anche se il si contro la propria tentazione di affrontare la morte <<meno come un
meclico non deve rivelare tutta la verità, può rispondere alle domande limite necessario allavita che come un limite prowisorio della medici-
dell'ammalato, ma rimanendo enffo I'ambito aperto dalle domande stes- na>> (FranEois Laplantine). Questa concezione è disumaniz zante. Infar-
se, che esprime il grado di ricettività dell'ammalato. D'altronde, pro- ti la prospettiva di un prolungamento indefinito della vita <<maschere-
prio in ragione degli ultimi progressi della medicina, il nome di malat- rebbe la questione della fine» (Michel Fédou). La nosrra vita può es-
tie gravi come il cancro ha pcrso la sua connotazione di verdetto di mor- sere umana solo nell'accettazione della necessità della sua fine'.
te. Oggi si sa di poter guarire da un cancro, e questa parola non è più
tabù. La comparsa di cure palliative e di centri ad esse riservati segna
un profondo cambiamento nell'accompagnamento dell'ammalato che 6. La simbolizzazione rituale della morte
sfugge ormai ad ogni protocollo di guarigione. Questo concetto è mol-
to nuovo, poiché ritiene che, quando le cure terapeutiche sono diven- La Chiesa propone l'unzione degli infcrmi all'approssimarsi della
tate irnpossibili, si predispone un altro tipo di cura che si interessa al- morte. Ma interviene anche dopo, attraverso i riti che accompagnano il
l'esistenza dell'ammalato evitandogli il più possibile la sofferenza ed aiu- funerale. Anche se questi non sono dei sacramenti, poiché solo un es-
tandolo a rimanere il più possibile cosciente della propria personalità, sere umano vivente può ricevere un sacrarnento, non è inutile dire qual-
facilitando il conforto farniliare ed aprendosi all'accompagnamento spi- cosa in proposito, in questo contesto. IJuomo, lo si è visto, prova il bi-
rituale. Un gran numero di arnmalati sono così aiutati a vivere più se- sogno di rappresentare simbolicamente la sua esisrenza, attraverso pa-
renamente nell'attesa della rnorte. C'è in questo un incontestabile pro- role e riti con cui entra in comunione con la comunità nella quale vive.
gresso. Questi gesti, eminentemente sociali, e il più sovente religiosi, posseg-
La chiesa propone ugualmente l'unzione degli infermi in questa si- gono un valore in sé stessi, poiché tmanizzano la situazione vissuta. Es-
tuazione. Siindirizzaconcretamente a quella pefsona il cui corpo è de- si accompagnano gli eventi salienti dell'esistenza, nei quali tutto ciò che
finitivamente ammalato e la considera nella sua situazione di crisi esi- liguarda la vita occupa un posto centrale: il suo inizio, con i riti di na-
srenziale. Vuole aiutarla nell'ultimo atto di libertà che concluderà la
sua vita. Ma non bisogna confondere il rischio della morte con l'am- '' Si può irnmaginare un mondo nel quale nessun() muoia e in cui [e generazioni si sornnrano
ministrazione del sacramento in articulo mrtrtis. È [Link]-ente au- scrnplicemente le une aÌle altre?
216 lnaito a crctlcrt L'uuzione degli infermi, tenerezza diuina uerso l'umanità sofferente 217
U il'
scita e diiniziazione del bambino all'interno della società; la sua tra- ?
<lerio di regolarizzare una situazione percepita come angosciante. La fiuto del lutto. Si assiste, negli Stati Uniti, al moltiplicarsi della pratica del-
mofte ,legii altri è un momento nel quale l'uomo prova il bisogno di le case funebri (funeral bousr.r) nelle quali si presenta il defunto nel quadro
u*arirrurel'esperienza che fa e di situarla rispetto alla totalità del suo della vita (salone pieno di fi«rri, musica carezzevole), sedut«r srr di una pol- I
clestino. Rispettare il senso che una persona vicina ha dato alla sua mor- trona in una postura da vivo, con un bel vestito. IJn'iniezione nelle arterie
te è anche esprimere il senso che si conferisce in prima persona alla vi- gli ha tolto ogni apparenza cadaverica. Sembra qtrasi ridiventato vivo e par-
ta ecl alla morte. Se esiste una situazione nella quale il linguaggio
"piat- tecipa con la sua attitudine lamiliare al cocktail in suo onore di parenti ed
to,' «leve essere superato attravefso il linguaggio dei simboli, è proprio amici. La posizione giacente è proscritta, in quanto simboleggia troppo la
questa. morte. Se nel passato il sentimento della morte ha p()tuto essere abnorme
e morboso, il rifiuto di simboleggiare la morte n«rn kr è di meno. E d'al-
Lantropologia più classica attita dasempre l'attenzione sul signifi-
tronde gencratore di un'angoscia diffusa, legata al rifiuto globale delle co-
cato della sepoltura. Un archeologo, lo abbiamo visto, è dawero sicu-
strizioni che necessariamente si associano alla condizione umana.
ro {i avere a che fare con dei resti umani quando si trova in presenza
Anche la Francia ha rapidamente imitato I'Inghilterra nella generaliz-
di una sepoltura intenzionale. L animale non seppellisce i suoi morti: [Link]<'»ne della pratica dell'incincrazione. Questa non pone questioni di fe-
l,uomo è il solo "animale" che lo faccia. Egli esprime con questo atto rle: la cremazione di un corp() non contraddice la speran za nella risume -
anche una relazione di trascen denza con il defunto che travalica i con- zione, poiché non sono né degli atomi né delle cellrrle biologiche a risusci-
fini della vita biologica. Esprime anche un desiderio di soprawiven- tare, bensì il "corpo 1rarlante", vale a dire il corpo in quanto "luogo" di vi-
za ed tna speranz2 di ritrovare il defunto in un altrove del quale igno' ta personale, di comunicazione con gli altri e di impegno nella libertà. È 1a
ra tutto. La sepoltura awiene normalmente al termine di riti funerari n()stra condizione umana che è chiamata acl una vita lrcr noi irrappresen-
e cli lutto molto variabili a seconda delle culture, ma che sono sentiti tabile. È l)ermesso tuttavia interrogarsi sr-rl signilìcato crrlturale dell'inci-
come in«lispensabili pef un congedo "umano". La celebtazione del- nerazione. Essa è probabilmente motivata da ragioni di cconomia, tanto
l'addio al defunto in questo modo si esteriorizza e permette di elabo' per i funerali quanto per i loculi nei cimiteri. Ma che cosa vuol dire, sul pia-
no simbolico, il fatm cli "sopprimere" tanto rapidamentc e violentemente
rare il lutto operan{o una sorta di catarsi, o di liberazione, dopo la la-
l'essere scomparso, per ridurlo a un po' di cenere che alcuni chiedono an-
cerazione affettivache si è venuta a cfe2re nella famiglia e con le per'
che di spargere nella natura? Il defunto è fisicamcnte inviato nel nulla, co-
sone vicine.
me se si gir-rdicasse ricaduto nel nulla il suo dcstino personale. Se questa
La simboliz zazione del lutto avrà il valore dei sentimenti ed anche
lrrocedura è rispettabile quant() le altre, richiede nondimeno la sua ritua-
della fede che la animano. Come ogni realtà profondamente umana, es- lità e la sua umanizzazione. Essa non dovrebbe evitare alla famiglia e alle
sa ha bisogno di essere convertita, tanto per evitare di scadere in eccessi
l)ersone care l'elab«rrazi<>ne del lutto. Anche se n()n è più l'essere vivente
morbosi quanto per aprirsi ad una giusta percezione della dignità di chc seppellisce i suoi morti, l'uomo deve a sé stesso di rimanere colui che
ogni persona umana e del suo destino. I riti cristiani della morte, an- si congeda da krro rispettandoli.
ch'essi molto variati attravefso il tempo e lo spazio, hanno I'obiettivo di f
sostenere questa elaborazione necessaria, permettendo alle persone vi-
cine al defunto di affi<lare quest'ultimo nella preghieru aJlatenerczza di ll
ii
Dio, nella sperarz'à, della risurrezione.
,,
218 lnuito a ut'rltn' q ruuùtnt, dctlli infcrmi, tcnerezza diuina uerso I'umanità so/ferente 2t9
&,
4-
I q
prime sempre la rnalattia al suo passaggio: l'umernità sarà semprc s.g-
II. LtsrtruzroNE DEL SACRAMENT()
getta alla malattia ed alla morte. Tuttavia, queste guarigioni sono dei se-
gni che la forza divina che deve sconfiggerle è già all'opera. eueste gua-
Per questo sacramento dell'unzione cJegli infermi, ancora una volta,
non troviamo un atto istituzionale di Gesù. Lo stesso Concilio di Tren- rigioni assolutarnente reali annunciano tutt'altra cosa che sé stesse. Es-
se mostrano che la salvezza consisterà nella guarigione definitiva di tutto
to, che si è tanto preoccupato di fondare nel Cristo tutti i sacramenti,
riconosce che I'unzione degli infermi è stata semplicemente suggcrita da
il nostro essere. Esse annunciano la nostra risurrezione. E,sse hanno
un valore sirnbolico, ed in questo anche i gesti taumaturgici di Gesu
Cristo quando ha inviato i Dodici in missione: <<Scacciavano molti demò-
preludono ai sacramenti cristiani.
ni, ungevano di olio molti infermi e li guarivanor, (Mc 6,11). In segui-
Durante la loro prirna missione, Gesù dice ai Dodici: «E, strada fa-
to, ci dice lo stesso Concilio, cssa è stata promulgata dall'apostolo
ccndo, prcdicate che il regno dci cieli è vicino. Guarire gli infermi, ri-
Giacomo (Gc 5,14-16), testo nel quale la Chiesa ha riconosciuto, all'i-
suscitatc i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni» (Mt 10,7-8). E, co-
nizio del V secolo, il fondamcnto biblico dell'unzione degli infermi. A
sì che <<scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li
diffcrenza dei Riformatori del XVI secolo, il Concilio ritiene che gli apo- *5i
i-l guarivano>> (Mc 6,11).
stoli non abbiano inventato questo sacramento: essi non hanno fatto che
obbedire al comando di Gcsù. *r Questi segni messianici di salvezza avranno una pesante contropar-
tita, che consisterà nella passione di Cristo. È a [Link] di guarigio-
Ma dobbiamo spingcrci ancora oltre, sempre alla ricerca di Cristo,
/ctndameruto dci sacramer-rti, più clrcfrtrutlatorc. Incontriamo allora Ge-
*i ni operate da Gesù che Matteo cita il versetto dcl Servo sofferentc di
Isaia: <<Eppure egli si è caricato delle nostre sofl'crenze, si è addossato
sù che guarisce i numerosi ammalati che trova sul suo cammino, Gesù
i nostri dolori» (rs 5),4; Mt 8,17). Guarendo i malati Gesù rnanifesta di
che assume il titolo cli nedico e infine il mistero della salvezza dell'u-
manità presentato come guarigionc, sulla basc del gioco di parolc in- aver assunto su di sé tutto il male, inseparabilmente fisico e spiritualc,
terno al termine "salvarc". dell'urnanità, e chc è pronto a soflrirnc egli stesso nclla sua carne c nel
#l suo spirito sino alla morte. Le guarigioni hanno dunque una realtà im-
mediata, lna sono anche l'annuncio dclla guarigione definitiva cioè
-
della risurrezione ultirna dalla morte - e I'annuncio messianico della sal-
l.l,lattenzione di Gesù per gli ammalati: I'annuncio della salvezza
vezza. Incontriamo ancora una volta cristo come fondamento dei sa-
Gcsù ha guarito numerosi ammalati: qucsta attività occupa uno spa- cramenti attraverso il suo mistero pasquale.
zio considerevole nel suo ministero pubblico. Essa esprime una com- A coloro che gli rimprovcrano di ma,giarc assierne a pubblicani e
passione per le sofferenze del corpo, la cui realtà lo commuove (Mt peccatori, egli ribatte: <<Non sono i sani che hanno bisogno del medico,
ma i malati [...] non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori>>
2O)4). Ma c'è di più: si tratta per lui di un gesto di salvezza. Gli evan-
(Mt9,I2-B). Qucsto proposito è comunc ai tre sinottici (Mc 2,17;Lc
gelisti non cercano di distinguere con precisione la guarigione dall'e-
spulsione dei demoni. Le due cose vanno insieme, poiché esprimono la
),12). Nella sinagoga di Nazareth, dinanzi all'incredulità della genre del
potenza di Cristo nella lotta contro la fonte del male. La malattia non suo villaggio, egli dice: <<Di cerro voi mi cirerere il proverbio: Medico,
cura te stesso>> (Lc 4,23). Le opere di sdlvezza che hai compiuto altro-
è, infatti, un male puramente fisico, essa riguarda ogni uomo in quanto
vc, fallc dunque nclla tua parria.
segno e conseguenza del peccato. Dinanzi ad essa, Gesù prova com-
passione: ..... ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i
malati>> (Mt 8,16). Le duc cose procedono insieme. Così le guarigioni
operate da Gesu esprimono la venuta del regno e richiedono, come uni-
ca condizione,la fede (Mt9,28;Mc9,2)). Ben inteso, Gesù non sop-
tolinea la prortata salvillca dell'unzione. La euarigione diventerà quindi re- pastorale dei ministri. si trovano attestate nella Lcttara di policarlro,
poi
missione dei peccati. Il termine impiegato sottolinea I'aspettt'r propriamente nella Tradizictne apostolica di Ippolito. così come le unzioni sono
fre_
penitenziale dell'unzione. quenti e possono corrispondere a diverse situazioni. Abbiarno
anche
«(lonfessate perci<ì i vosti peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per delle formule liturgiche della benedizione «lell,olio da parte clel l
vesco_
gli altri per essere guariti>>. La confessione reciproca in segno di riconcilia- vo. Eccone una del IV secolo, in Egitto, la quale indila gli effetti
che
zione apporta con sé un frutto di gr-rarigione, termine che va inteso in tut- ci si aspetta essa sortisca:
ta la srra ambivalente ricchezza. Questa frase ci rinvia all'antica pratica del-
i
la confèssione reciproca e fraterna. Ancora oggi, la situzrzione dell'appros- N.i ti preghiamo di inviare, dall'alto dei cieli, la virtir curativzr clel ru. trni-
simarsi della morte puìr permettere dei rempi di riconciliazione familiare co Figlio su qucst'.lir:r [.. .], affinché essa [Link] .gni malattia
etl .gni in-
di grande importanza per tutti. [ermità 1 ...], che accordi agli ammalati [Link] grazia eremissionc clei
pec- l
dello spirito, che ha la sua fonte nel misrero pasquale clel cristo.
nrinc abbandonato nel Mcdio Evo c ritornato con forza in auge in se- Essa
i
lascia pensare che il sacramento risieda innanzitutto nella bene«l
guito al Concilio Vaticano II. Letà meclievale ha impicgato anche l'e- izione
clell'olio da parte del vescovo. Dopodiché l'olio era affrdatoai fecleli,
spressione "sacramento dei partenti", vale a dire estrema unzione, un-
che potevano ungersi da soli con quell'olio a seconda clelle loro
zione della fine della vita, ultima unzione sacramentale. neces-
sità. Ma non abbiamo alcun rituale antico riguardante la somministra-
Il rito dell'unzione degli infcrmi è stato vissuto, attraverso le varie
zione dell'unzione.
epoche, secondo fornre cstremamentc varie: celebrato sia a casa sia in
,|
In questa prassi non vediamo ancora allusioni al testo cli Giaco-
chiesa, o dai sacerdoti o dai laici stessi, con l'olio benedetto dal vesco-
mo. Il primo intervento di un papa su questo sacramento risalc aI416.
vo e affidato loro. Il destinatario è semprc stato l'ammalato, ma que-
sto termine è stato inteso in un senso arnpio a seconda dci secoli: am-
,l È [Link], poiché costiruirà in seguiio un riferimento canonico.
In-
nocenzo I risponde al vescovo Decenzio di Gubbio, che gli pone
malato non grave, ammalato fìrave, invalido permanente, rnoribondo. clo-
mande relative all'unzione degli infermi. Egli cita prima ài trtto
Quanto ai suoi effetti, si è insistito sia sull'effetto fisico, la guarigione, il t.-
sto di Giacomo e dice che I'unzione è destinata ai fedeli ammalati,
sia sugli cffetti spirituali, il dono clella forza dcllo Spirito e il compi- che
rnento della penitenza. *l possono cssere unti con olio santo, <<confezionato>>, vale a dire
sacrato, dal vescovo. Tutti i cristiani hanno la facoltà di utilizzarne
con-
per
Ci si è chiesto infine se il sacramento si situasse nella benedizione del- fare l'unzione, quando oppressi da una malattia. Innocenzo precisa
l'olio oppure nella liturgia stessa dell'unzione. Tutte queste varianti ri-
corclano quelle della storia del sacramento della penitenza.
*l che il vescovo può anche somministrare l'unzione, mentre il tcsto
di
Giacomo menziona solo i <<presbite,i,>: eco forse di una controvcrsia
La visita e I'assistenza spirituale agli ammalati sono molto presto og-
getto di un ministero speciale, nella Chicsa. Fanno parte del compit() tt Eucoktgio
di Scrapione di Thmuis.
I
FT llr
:
ferire la grazia dello Spirito Santo, di rimettere i peccati e le loro con-
morte. È così che, in Occidente, l'unzione degli infermi è divenuta I'un-
seÉìuenze, di alleviare e fortificare gli ammalati. Il sacramento non può
zione sul letto di morte, l'estrema unzione' I
j.j
essere concesso a chi non si trovi in una situazione di amicizia con
Un secolo più tardi, Cesario di Arlcs invita i suoi diocesani a chie-
Dio (stato di grazia) e deve dunque seguire la riconci-liazione. Ma il Con-
dere l,unzione, invece cli ricorrere a pratiche magiche. Anche Beda il +
Ir
cilio rifiuta di riservare l'unzione ai moribondi: essa deve essere som-
Venerabile é12-735) sartì testimone di unzioni compiute dai fedeli. i,
ministrata agli ammalati e, ben inteso, a coloro che giungono alla fine
Ma a partire c{alla riforma carolingia, il fulcro del sacramento si spo-
,ta drlla beneclizione dell'olio alla somministrazione dell'unzione- Iiin- f;t della propriavita. Prende dunque una certa distanza rispetto alla teo-
logia scolastica su questo terna.
sieme clelle clue costituisce proprio il sacramento, ma il rito dell'un-
zione assume maggiore importanza. correlativamente l'utilizzo del- frt Il Concilio Vaticano II ha riportato in auge l'espressione "unzione
degli infermT" e, senz'a assumere una posizione dottrinale nel suo de-
l'olio sarà ormai sottratto ai fedeli ecl il rito di unzione riservato ai
creto sulla liturgia, intende il pericolo di rnorte in maniera molto am-
saccrdoti. si mettono maggiormente in risalto il conforto spirituale e
pia: non èl'articalus mortis, ma subentra dal momento in cui l'amma-
l'cffetto purificatore dell'unzione nei riguardi dei peccati dell'amma- I
Inuikt a trcrbrt
l.'ttnzione degli infernti, tenerezza diuina uerso l'umanità sofferente 221
226 xt
fl:
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do il tcclele, per indebolimento fisico o per vecchiaia, incomincia ad essere bilmente, anima e corpo. Il "rimedio" non è dunque nient'altro che la
in lrericolo di morte12. persona del Cristo medico che si offre all'ammalato.
228 lnuito a crelt'n L'unzione degli infermi, tenerczza diuina uerso l'unzanità sofferente 22L)
J. Le modalità di ricezione dell'unzione so analogo: il legame del sacramento con il ministero della Chicsa non
sarebbe affatto spezzato.
Amministrare il sacramento a domicilio è sempre possibile. Tuttavia, Inoltre, l'argomento che si fonda sul perdono dei peccati implicato
forse a torto, è giudicato traumatico e per questo esageratamente rin- in questo sacramento si trova contraddetto dal fatto che il diacono bat-
viato, mentre bisognerebbe piuttosto anticiparlo. Oggi molte parroc- tezza, che un laico o una laica possono battezzare in caso di necessità.
chie propongono una celebrazione comunitaria dell'unzione degli in- Ora il battesimo è per eccellenza il primo sacramento del perdono dei
fermi alle persone anziane,così come alle persone indebolite da una lun- peccati. D'altra parte, dei laici permettono a degli ammalati ospedaliz-
gamalattia. Questa forma riflette idealmente la celebrazione di preghiera zati &vivere il sacramento di riconciliazione, anche se lo fanno nel qua-
evocata nell'epistola di Giacomo. Si obietterà che questi ammalati non t-lro di una celebrazione incompletala.
soddisfano le condizioni previste dall'apostolo, poiché possono spo- Numerosi ammalati ospedalizzati richiedono il sacramento e non c'è
starsi. In realtà, essi possono solo "essere spostati". Oggi si è in grado, nessuno per poterlo conferire loro. Alcuni argomenti si richiamano an-
con i dovuti accorgimenti, di trasportare gli ammalati persino ltno a che al fatto che questo sacramento non è "obbligatorio" e che può es-
Lourdes. Generalmente uno spostamento fino alla chiesa è possibile. Il sere sostituito dalle attitudini interiori di conversione e di preghiera. Co-
carattr;rc comunitario della celebrazione la rende molto meno trauma- loro che invocano simili argomenti scadono in una ben misera teolo-
tizzante. È auspicabile che questa pratica si generalizzi. gia che contraddice tutta la dinamica sacramentale della Chiesa così
Lamministrazione dell'unzione incontra una difficoltà nuova negli come essa è presentata sin dalle prime pagine di questo libro. Durante
ospedali. La cappella degli ospedali è sempre più affidata a dei laici tutta la sua storia la Chiesa ha preferito al vuoto sacramentale celebra-
inviati in missione. Ora, l'attuale disciplina della Chiesa vieta ai laici di zioni persino incomplete. Noi siamo corpo e abbiamo bisogno che i ge-
amministrare l'unzione agli ammalati che la richiedono. Non possono sti di salvezza che provengono da Cristo giungano a noi anche attra-
farlo neppure i diaconi, cui pure è concesso battezzare. La ragione in- verso il nostro corpo.
vocata viene dal fatto che l'unzione riguarda il perdono plenario dci
peccati e che questo appartiene al ministero presbiterale.
Sul piano della pratica queste disposizioni devono evidentemente es- 4. Riepilogo
sere rispetta te11 . La Chiesa ha la responsabilità dell'amministrazione dci
sacramenti. Tuttavia, in nome della storia e della teologia, altre decisio- Da questi dati tratti dalle Scritture, dalla tradizione ecclesiale e dai
ni pastorali sarebbero pensabili. concili, traiamo il centro di gravità del sacramento, che offre alla pre-
Innanzitutto, la Chiesa può sempre rifare ciò che ha già fatto in ma- ghiera un posto importante.
niera incontestabile. Abbiamo visto che papa Innocenzo I, nel V seco-
lo, evocava come owie delle unzioni praticate da laici. I-idea era che Il segno sacramerutale dell'unzione è quello di un rimedio
il sacramento fosse stato "confezionato" dal vescovo e che i laici non fa-
cessero altro che applicarlo. Se un paragone è possibile, un laico può I sacramenti esercitano la loro causalità apafifte dal loro segno e dob-
portare la comunione ad un ammalato con un'ostia che è stata consa- biamo sempre farc attenzione al loro simbolismo. Un rimedio è per de-
crata nel corso della celebrazione eucaristica. Ci troveremmo in un ca- finizione destinato alla guarigione: di quale mùattia si tratta e qual è la
guarigione prevista? Questo rimedio non pretende di agire in modo na-
t) Una Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede (Enchirilion raticannm 23, $l turale e fisico, come se intervenisse sullo stesso piano della farmacopea
,
Bologna,EDR,2008, p.270) afferma persino che la dottrina che riserva ai vcscovi ed ai sacerdo-
ti l'amrninistrazione del sacramento degli infermi è delinitite tenendt, cla conservare in manicr,r
definitiva. )t ra
Si veda sopra, c. YIl, lV Conclusic,ni prospettiche.
2)0 Inuito a crcdcrt' I-'unzione dt'gli infcrtti, tenerezza diuina oerso l'uruanità sofferente 2)1
moderna. Si tratta di un dono del Cristo medico che rende I'ammalattr
TI sumerà il valore di una consacrazione e di un'appropriàzione, da par-
Ii'
partecipe del suo mistero pasquale, al fine di fargli trovare la sua salvezza. te del fedele, del mistero di Cristo.
Questa guarigione assumerà diverse forme: essa potrà tradursi in un ri-
Il destinatario dell'unziorce è la persona amrztalata torno alla salute, vissuto nella fede di ogni persona come un dono, an-
che se la guarigione dipende da una tcrapia appropriata ed efticiente. Il
Questa espressione va colta in tutta la sua profondità esistenziale, poi- corpo guarito sarà il segno di una salute nuova: non è il semplice ritorno
ché la malattia seria raggiunge l'uomo nella sua interezza. Pensiamo a allo status quo arute,poiché un'esperienza incancellabile si è appena com-
colui, o a colei, di cui le persone vicine dicono: <<Questa volta è statrr piuta in Cristo. Ijamrnalato che è stato guarito accede ad una forza e ad
colpitol>>. Lo è infatti nella totalità del suo essere: «Nella malattia vi è una comprensione diversa della sua esistenza, alla luce del suo nuovo in-
una presenza del corpo diversa dalla sua presenza normale e che in- gresso nel mistero di Cristo. Coglie il significato profetico dell'espressio-
tacca la totalità dell'uomo>> (Raymond Didier). Lammalato soffre ncl ne che le persone a lui vicine adoperano volentieri: «Si tratta di una vera
suo essere morale e spirituale. È colpito in tutta la sua persona e fa l'c- risurrezione>>. Percepisce la sua guarigione come un segno "messianico".
sperienza di una fragilità radicale. Tutta la sua esistenza gli appare sot- O ancora, il sacramento assumerà la forma del richiamo alla guari-
to una nuova luce. Il suo awenire è in gioco. È ormai uscito dalla si- gione ultima della [Link] non ha lo scopo di risparmiare
tuazione di normalità nella quale lavita procede da sé, con il suo cor- al cristiano l'esperienza della morte, così come Cristo non ha guarito
teo di progetti e di desideri. La vita non àvanza aff'dtto da sé, orrnai. Si tutti gli ammalad del suo tempo. Il ruolo dell'unzione sarà quello di aiu-
tratta di una situazione di crisi, la sua persona è sottoposta ad un in- tare l'ammalato a convertire l'esperienza de)la malattia e a togliere a que-
terrogativo radicale, nel momento stesso in cui le forzelo abbandona- ste due fatalità, la m'[Link] e la morte, il loro veleno. I-lammalato potrà
no proprio quando ne avrebbe più bisogno per affrontare il suo destino, ricevere laforza di morire con Cristo ed in Crisro, con la speranza di ri-
Il credente, il cristiano non sfugge a questa prova, che fa parte della suscitare con lui. In questo caso l'unzionc entrzr nella nuova inrziazio:ne
condizione umana. La sua fede è passata al setaccio ed egli può esserc clel cristiano alla gloria dell'incontro con Dio. La triadc del battesimo,
indotto in tentazione. Può rivoltarsi contro questo annientamento di sé della confermazione e dell'cucaristia diviene quella della riconciiazio-
e chiedersi perché l)io ò assente. Ha bisogno di forza per lottare con- ne, nuovo battesimo, dell'unzione, nuovrt cresimA, e dell'eucaristia, via-
tro questa tentazione, mentre la sua libenà profonda, quella in cui si im- tico per la vir,r eterna.
pegna l'orientamento definitivo del suo essere, è minacciata di astenia Nei due casi,la grazia dello Spirito Santo, che porta a compimento,
spirituale. nell' amurala to, la gr azia della penitenza, liberandolo dalle conseguenze
del peccato, si manifesterà gencralnente attraverso il dono c il confor-
ll rimilut Jclla gu,trtgiont c'risliuna to di una forza spirituale che operano sul piano psicologico e moralc
placando l'angoscia e donando la serenità.
A questo cristiano ammalato il Cristo vivente nella sua Chiesa pro- 11 cristiano,lo abbiarno visto a proposito del battesimo c della con-
pone un rimedio per la guarigione. Come nel giorno della sua passionc, termazione, è colui che partecipa all'unzione del Cristo: san Paolo dice
egli agisce da medico. Conferisce a questo rimedio la forma dei gesti ai Corinzi: «E Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci
che compiva egli stesso chinandosi sugli ammalati (imposizione dellc ha conferito l'unzione>> (2Cor 1,21). Ecco perché l'amministrazionc del
rnani) o che faceva compiere ai suoi discepoli (imposizione ed unzio- battesimo include un'unzione battesimale; la cor-rfermazione è un'un-
ne), gesti di guarigione attraverso i quali egli annunciavala venuta dcl zione dello Spirito Santo; l'unzione degli infermi presenta il fedele che
regno e la liberazione da ogni male, vale a dire la s'alvezza. A questa per- soflre a Cristo, Unto del Padre, attraverso il dono dello Spirito, e Io se-
sona ammalata Cristo propone il dono di un'unzione medicinale che {s- Hna per la guarigione e la salvezza cli tutto il suo essere.
l
2)2 lnuito ,t crt'lt'n' I-'rrteiont rlctlli ittlt'r»ti, lcnL'ft'zza tliuina uerst, l'umanità soflarente 2))
F
x Il Concilio Vaticano II ha ristabilito un diaconato permanente ac-
cessibile agli uomini sposati. A partire dal Concilio, questa decisione è
diventata progressivamente operativa in numerosi Paesi, modificando
IL SACRAMENTO DELLORDINE,
il paesaggio pastorale. Ma la rupi<la diminuzionc del numero dei sa-
E I MINISTERI NELLA CHIESA
cerdoti nei Paesi occidentali ha uguaLnente condotto al progressivo af-
fermarsi di forme nuove di ministero alfidate a laici prowisti di una "let-
tera di missione" e comprendente un compito prettamente pastorale,
anche se questo non è completo e si esercita sotto la guida dei sacerdoti.
Come interpretare questo nuovo fatto ecclesioJe allaluce della sua strut-
tura tradizionale? Come situare anche questi nuovi ministeri rispetto al
diaconato permanente? A tutto questo si aggiungano i dibattiti degli ul
la denomina- timi dccenni attorno al celibato sacerdotale. Eccoci dunque dinanzi a
Il sacramento clell'ordine, spesso trattato oggi sotto
oggetto durante il [Link] Va- una problematica alquanto complessa.
zione di "ministeri nella Chicsa;, è
'tuto in auge il collegio epi Il ministero, e principalmente il ministero ordinato, pongono il te-
ticano II <Ji un'intensa riflessione che ha riportato
,.-"p4.. [Link] il diaconato permanente' Il Concilio ha anche de- mibile problema dell'esercizio dell'autorità nella Chiesa e delle rclazio-
discusso a fondo ni fra i membri battezzati della Chiesa ed i suoi responsabili. I- auto-
dicato un clocumento all"'ordine dei presbiteri", ha
anche a loro proposito il rità si concretizza anche in un circuito istituzionale il cui condiziona-
delle ,erponsabilità dei laici ecl impiegato
iministero". Dobbiamo q,-,irrdi distinguere nella Chiesa I'e- mento è sociologico, e che veicola diversi fattori non dottrinali e mutevoli
rermine
sercizio <lel ntinisterr.t rtrtJinato (episcopato,
presbiterato,-diaconato) dal attraverso la storia. È il punto che dobbiamo studiare prioritariamente,
i
[Link] sa-
ministero che possiauro chiamare battesimale' poiché poiché condiziona l'insieme clclla prospettiva (I). Ci occorre quindi eser-
pensare che non
cramenti dell'iniziazione cristiana' Sarebbe un errore citare una rilettura delle testimonianze del Nuovo Testamento riguar-
fuori del ministero ordinato'
d
esista ministero al di
---Qr.r,o danti i ministeri, ai fìne di vedere meglio come questi ultimi siano fon-
sresso lavoro è proseguito dopo il concilio
vaticano II, per dati nel mistero di Cristo (II). Andremo quindi a sondare la storia e la
sulla testi-
molieplici ragioni. Du ura parte, ci si è chinati nuovamente tradizione, al fine di prendere meglio in considerazione delle evolu-
grande triade del mi-
monianza «lel Nuovo [Link]À"t'to, poiché in essa la zioni che hanno mutato inevitabilmente la figura culturale dei ministe-
presenta delle varianti:
nistero or«linato, vescovo, sacerdote e diacono' ri (III). Tratteremo allora della speci-ficità ministeriale del diaconato per-
rninisteriale at-
come conciliare questa testimonian za ela gerarchia mar'ìente e del ruolo dei ministeri dei laici nella loro diversità (IV). Af-
e persino anglicana'
tualmente vigente nelle Chiese cattolica, ortodossa fronteremo infine la discussa questione del celibato dei preti (V).
g".[Link]^ .lalla [Link]" le Chiese nate clalla Riforma hanno preso le di-
stanze? Ancora una volta ci troviamo dinanzi alla
difficoltà di renderc
conto della fondazione dei sacramenti da parte di Gesù'
--D'altra [. DiTTT NUTORTTA NELLA SOCIETA NT-T- AUTCXITA NELLA CUTNSA
ri-
parte, nel dialogo ecumenico,la questione dei ministeri
rispetto al ravvi-
mane afiualmente,[Link] ,1.i-uggiori blocchi dottrinali 1. Gerarchia, autorità e potere
un giorno' lA
cinamento fra le confessioni cristiane: corne raggiungere,
ad un
"riconciliazione" dei ministeri? Questa domanda ha dato luogo La Chiesa cattolica appare nel mondo come una società fortemente
diversi documcnti
aJogo lrrt"nso, negli ultimi <Jecenni, con.,etizzato in Il suo organigramma è ben noto: al vertice il papa, poi i
gt'.rarchizzata.
rag'
i-ponrr,ri che haÀno segnato sostanziali progressi' senza tuttavia vcscovi, i sacerdoti, i diaconi e gli altri ministri. Il termine "gerarchia",
girrrrg"r. l'obiettivo «lesiderato'
lnuib a ot'Jt't ll sat'ramcnto tlcll'ordine e i ministeri nella Chiesa 2)5
D4
r
che signitica "governo sacro", fu inventato un tcmpo per evocare la su-
q bcs). In uno stat«r il gor,,crno possiede il monopoli«r dell'utilizzo della vio-
bordinazione dellc diverse schiere clegli angeli; è disceso dal cielo sulla lenza (polizia, escrcito) al servizio dcl bene comune e per impcdire il de-
t>.rclare anarchic. della violenza. Si parla c.sì della c()nquisra clcl [Link],
tcrra per esprimere i diversi gradi dell'autorità nella Chiesa; ha oggi am-
dei poteri pubblici e della [Link] dei [Link]. Poiché gli ur-rmini s.n.
piamcnte superato le frontiere di quest'ultima per indicare la concatc-
gli [Link], .n p()tere è semP'e minat:ciat. dall'abus. tìi [Link], crxne si è
nazione di autorità e subordinazione che esiste nelle diverse istituzioni
vist. nei grandi Stati totalitari del XX [Link]. Un porere deve sempre cer-
della società. Conosciamo bene la gerarchia militare: ogni amministra-
carc un giust. eqtrilibrio [i'a gli .bblighi dclla vita c()mune e il rispett. del-
zione ha la sua gerarchia, anche le imprese; evidentemente ogni ragio-
la libcrtà dei suoi cirradini.
nevole governo è costituito secondo ulla stretta gerarchia. Si parla
correntemente della "scala gerarchica" che ogni affare da trattare dc-
ve scguire, sccondo lc regole previste. Ancora più in genetale, si parla
I-lescrcizio dell'autorità ha sempre creato proble,ri. La costante evo-
della "gerarchia dei valori".
luzione dei regimi politici attraverso la storia ne offre la misura. Ma og-
La ragion d'essere di queste diverse gcrarchie proviene dalla neccs-
gi c'è <li più: il nosrro,rondo occidc,tale è dive,uto più complesso in
sità di mantenere il giusto ordine e l'unità nelle decisioni formulatc c
lepporto all'esercizio dell'autorità e del potere. Le mutazioni culturali
nelle azioni intraprese. Una società, quzLlunque essa sia, nella quale coc'
che viviamo hanno messo in discussione il profondo consenso che ser-
sistono autorità indipendenti le une dallc altre, si trasforma presto in un
viva da fonda,rento all'csercizio tradizionale dcll'autorità. Autorità e
regno diviso, che le sue forze centrifughe condannano alla ruorte. La
I)otere sono spontancamente sospettati e contestati. Un maggiore ri-
Chiesa, in quanto società organizzata,non sfugge a questa necessità, ctl
sl)ctto delle libertà è una buona coszì, rna si rischia anche di pagarlo con
è persino alquanto notevolc che sia il suo vocabolario in materia atl
rrn indebolimento generale dell'autorità dello Stato a vantaggio di un
cssere filtrato nella società globale, in cui I'autorità non possiede più
irrdividualisrno rivcndicato corne valore ultimo. Lautorità è in crisi, al-
nulla cli sacro.
I'interno della socictà come all'inter,o dcllc famiglic; dunque non me-
La gerarchia è al scrvizio dell'esercizio dcll'autorità. Ogni esercizitr
rrrvigliarnoci se essa è in crisi anchc all'inrerno della Chiesa.
clell'autorità implica, per colui che la detiene, un certo potere decisio-
nale rispetto alle altre persone. I due termini sono incvitabilmente lc'
gati, e tuttavia diversi. L autorità, secondo l'ctimologia, è ciò che fa crc"
2. Autorità e potere nella Chiesa
scere nell'unità. Essa dcve rispettare la libertà di coloro sui quali si cscr'
cita. Si distingue generalmente l'autorità funzionale di colui o colei che
La Chiesa, che è una società di uomini, è sottomessa alle esigenze
è regolarmente istituito all'interno di una rcsponsabilità dall'autoritrì li
2)8 Inuito a ottlcn' ll tat-ratnanto rle ll'ctrdine e i rninisteri nella Chiesa 2)9
F7
lfl
Questo significa che gli incaricati del governo della Chiesa e dclle dio- colare da parte di Gesù (Mt 16,19; Gv 21), è anchc il porravoce dei Do- l
cesi devono esercitare la loro responsabilità in una comunione viva ed in dici. In questo collegio esercita un primaro. Infatti, ogni collegio ha
I
un dialogo costante con il popolo di Dio. Questo principio era già sta- bisogno cli una presidenza. Anche l'unità della chiesa, che sia essa lo-
to posto nel III secolo da Cipriano di Cartagine («Ciò chc riguarda tut- cale o universale, deve simbolicamente riassumersi nella funzione di un
ti devc essefe trattato da tuttil>) ed è stato opportunamente ricordato da responsabile che diventa la personific azione di tutto il corpo. Nella par-
padre Congar. Cipriano aveva assunto come massima quella di non de- rocchia è il sacerdote a giocare questo ruolo, nella cliocesi è il vescovo,
cidere niente secondo la propria opinione personale, senza il consiglio pcr la chiesa universale è il papa. I1 papa non è un super-vcscovo, è il
dei sacerdoti e dei diaconi e senza il suffragio del suo popolo'. Questo vescovo dclla chiesa di Roma e, con il titolo di successore cli pictro e
popolo è titolare di una responsabilità globale che si può esercitare in Paolo, presiede il collegio dei vescovi e la chiesa universalc: ha come
manicra diversa attraverso le relazioni fra le Chiese, e che può fondare prima funzione quella di conservare quest'ultima ncll'aurenticità clella
delle iniziative legittime e dei ministeri. fede evangclica e nella comunione della carità.
Ma nella Chiesa non tutti possono fare tutto ed il popolo non rea- un similc funzionamento è originale c può sembrare poco cartesiano.
lizza spontaneamcnte il bene conìune. Esso ha bisogno di essere go- I-o si potrebbe riassumere nell'espressione "regirne ù [Link]à" . I
vernato, vale a dire all'occorrenza mantenuto nella fedeltà e nella carità Essa suppone uno scambio cosrante di carità nclla vita della Chiesa e clel-
e nutrito dei doni di Dio che sono i sacramenti. Ecco perché è circon- lc chiese. Di questo scambio, i vescovi costituiscono la chiavc <li volta:
dato cla un collegio di rninistri,la cui origine è il collcgio dei dodici apo- da una parte, cssi fanno risalire verso Roma il scntire cristiano clel loro lil
stoli. La dimensione collegiale - c gerarchica - dell'autorità è espressa popolo e, dall'altra, devono trasmettcre al loro popolo ciò che viene dal-
molto nettamente nel Nuovo Testamento, come mostra la riunione di la chiesa universale, o al ritorno di un concilio o in ragione dclla loro re-
Gerusalemmc (At 15), in cui gli apostoli e gli anziani dovevano pren- lazione con il papa. Questo scambio assumc forme cliversc nel corso «lel-
derc insieme una grave decisione riguardante [a libertà cristiana nei ri- le epoche. Può anche conoscerc delle disfunzioni, se l'equilibrio fra pri-
guardi delle osservanze ebraiche. Si può considerare quest'assemblea mato, collegialità e comunità non è sufficientemente rispettato.
come il modello tlci futuri concili. Nella Chiesa la collegialità si è or-
ganizzata a un duplice livello, la collegialità dei vescovi, che ha autorità -------------------l
sulla Chiesa universale, e la collegialità presbiterale (presbyteriurn), Ijautorità esercitata in una chiesa assai maugioritaria, tendcnte a c.n[rrn- i
che si attua in ogni dioccsi. La dimensione collegiale si è espressa, ncl tlcrsi con I'insieme della [Link], aveva eviclentement.,. una
l)()rtato p,r- i
lega. L autorità dei ministri della Chicsa sarà quindi sempre l'intenden- da quello dt prcslryturr.r, se norì per il fatto che lo si trova al singolare,
za ola luogotenenza di "sostituti procuratori" che rinviano all'unico mentre generahncntc i prcsbitcri sono nominati al plurale. Una volta
Maestro e Signore. Essa potrà essere gestita solo mediante il dono del- vicne abbinato alla funzione dei servi o diaconi (Fil 1,1). Troviamo an-
lo Spirito. È offerta innanzitutto ai discepoli diretti di Gesù, quindi ad che il termine presidcnlc in alcune epistole paoline, oppure igùmeno,
altri come Paolo. Essa supera la generuzione apostolica e si trasmette "guida" nella Lettera agli Ebrei (hegoiltnenoi, l),7 .Il .24).
alle generazioni future perché la Chiesa rimanga fedele all'apostolicità In compenso, il termine preslrjteros è impiegato sessantacinque vol-
fondatrice (si leggano le Lettere di Paolo ai Colossesi ed agli Efesini e te:etimologicamente esso significa"aflziano" e rinvia alla funzione dei
le Lettere pastorali)6. responsabili delle comunità sinagogali ebraiche. All'inizio questo ter-
Questo dato primo e fondamentale è quello al quale bisogna sempre mine è di uso corrente solo nellc comunità giudaico-cristiane. Non si
risalire per rendere conto del fondamento di ciò che verrà chiamato, trova nelle lettere propriamente paoline, ma appare nelle cosiddette let-
molto più tardi, il sacramento dell'ordine. È.[Link] che l'immagine tere pastorali.
dei Dodici rimanga, nelle Chiese del Nuovo Testamento, il riferimen- Il grande assente da questo lessico è il termine propriamente sacer-
to originario dell'autorità e della missione, anche quando sul piano sto- dotale hierelts, sacerdote nel senso dell'Antico Testamento, che desi-
rico la coesione del gruppo dei Dodici è venuta a mancate. Ma que- gnava coloro che sacrificavano le vittime animali nel Tempio. Non è mai
st'immagine rimane generale e non ci fomisce ancora un'idea della strut- utilizzato per i ministri della nuova alleanza. Questo termine è appli-
tura concfeta della Chiesa con la diversità dei suoi ministeri. Ci occorre cato solo a Cristo (Eb 1,1), nostro grande sacerdote, poiché egli è colui
dunque osservare più da vicino la vita delle comunità primitive nella lo- il quale, attraverso l'offerta della sua vita, ha abolito le antiche usanze
ro genesi. sacrificali, figure del nuovo sacrificio, il sacrificio che consiste nel dono
di sé e di tutta la propria esistenza.
dozio regale (Ap 1,6 e 7Pt2,c)) di tutti ibattezzati. È tr..,tt.', il popolo di Dio
mine molto generico, che corrisponde al significato di "servitore". .!
ad essere costituito in sacerclozio, poiché in virtù del suo battesimo esso puir
i{
Incontriamo anche la triade paolina di lCor 12,28, che enumera gli :,)
ii vivere come un sacrificio spirituale perpetuamente offerto a Dio (Rm 12,1).
apostoli, i profeti e i maestri. Questa triade si amplierà a cinque termi-
ni in Ef 4,ll-12, che aggiunge g]i euange listi ed i [Link] termine
episkopo.r, che diventerà "vescovo", è poco adoperato, cinque volte sol- Questa assenza del riferimento sacerdotale nella designazione dei mi-
tanto, e non è un termine tecnico. Il suo significato non è scindibilc nistri è molto significativa: il Nuovo Testamento rifiuta di riprendere,
per essi, la terminologia sacerdotale del Tempio di Gerusalemme e del-
r'Mi ispiro in questo paragrafo al documento dcl Gruppo di Dombes, citato più sopra, nn 3{)5- l'antica Legge, nella quale vi erano dei sacerdoti che immolavano le vit-
)1), pp. 1)8-141. time. Questo regime è abolito dall'unico sacrificio del Cristo. Il mini-
'Sarebbe probabilmente troppo preciso tradurre con "diaconessa" nel senso chc questa prt-
rola ha rrssunto nella Chresa antica. stero della nuova alleanza è qualcosa di nuovo ed originale.
vcde qui cita in una Chiesa che è apostolica nella sua interezza, poiché essa c<rnser-
imposizione delle mani pcr l'investitura dei suoi collaboratori. si
i
gni cli investitura, ad una successione regolare, che richicde talc segno.
Si
ì.rttu i., particolare di manrenere le (lhiese nella vera lede. Queste lettere
attestano anche l'istituzionc di "prcsbiteri", linguaggio nu«rvo
rispetto alle Il senso di questo ministero apostolico supera i bisogni clel buon or-
(2,3-4)
lerrere precedenti. La Lcrrera agli lìbrei clistingue lc antiche
gui,Je dine all'interno di una comunità. Esso significa e realizzal'iniziativa
(ìesù essendo l'ar-
dallc attuali, che si privano del sonno per la comunità, trascendente del Cristo rispetto alla sua Chiesa e permette a tutta la co-
di Pietro parla dei presbitcri come p'/-
ciguida (Eb 2,10). La Prinra Lettera munità di celebrare nel suo culto l'esistenza cristiana e di viverc il ser-
s t r.t r i ti servizio d i (lristo, che è l' a r cìp a s t ct r c (5,1
4)' -
vizio del Vangelo come un dono ricevuto. La Chiesa è il popolo chia-
l. Se risaliamo ai Vangeli, ma considerando l'epoca nella qLrale s()no sta- mato e raccolto, ma è anche la dinamica di quel raccogliersi, in un mo-
ti scritti nel cors,r clel I secokr, possiamo <liscernere alcune allLrsioni a
<:iò
vimento che non è mai del tutto compiuto. I suoi ministri sono coloro
che accacle nella (lhiesa tlel tcmpo. A quest'e1>oca il gruppo dei
l)oclici non
che hanno il compito di convocarla e di raccoglierla. Sono chiamati
csiste più c<.»me tale e si è clisperso, c()me mostrano gli Atti degli Apostoli
(At .lella scelta
"apostoli ", "evangelisti", " amministratori ", " ambasciatofi", " p resi-
a parrir.c clall'inizio delle nrissioni paoline 8). In occasione
denti", "guide ", "pastori". Tuttc queste parole esprimono una luogo-
.l"i S"tt" (= i diaconi) s()n() anc()ra i l)odici a prendcre la dccisit»re' Ma a
(At 15), si parla degli tenenza: i titolari agiscono in nome del Cristo, che è il solo pastore
proposito tìella grande assemblea di (ìerusalemme
oop<.rrt,lli e degll anziani>> in generale. Allo stesso moclo, Pa«rlo
ritorna a del gregge. Essi sono <<ministri di Cristo» (Col 1,7), <<collaboratori di
(ìerusalemme l)ef essere ricont'»sciuto nella sua missione dalle ..colonne di Dio» (1Cor J,9), <<amministratori dei misteri di Dio» (tCor 4,1), <<mi-
i
(ìcrLrsalemme>>. ()ra ivangeli insist«rno molto sulla scelta dei Dodici da nistri della nuova [Link]>> (2Cor -J,6), <<ministri della riconciliazione>>
partc cli (,resù prima tlella Pascltra, sul numero simbolico dci Dodici che (2Cor 5,18).
'j
1,,
t.
III. QualcllE INDACIINE sr()RICA
di assistenza temporale' Que-
vizi concreti resi alla comunità e di servizi "Sette" (At
1,
1l
---'-'------"---'--i pi,le grandi [nee evolutive del sacramento dell'ordine, che hanno con- ,
attribuita al vescovo, e n()n come quella che gli dà il nome. Si dirà così che
no progressivamente ad esercitare un ministero di presidenza sotto la sua il vescovo è proprio prete della nuova alleanza.
aurofità in una comunità più piccola, nelle periferie delle città oppure in :f
stinguenclo i ministri incaricati della comunità e l'insierne di quest'ul- hanno eletti. <<Il laico è legato ai precetti laici>>, dice I'autorcr'. Sembra
proprio che I'opposizione soggiacente alla distinzione fra ministri e lai-
tima. Tutti i tnembri sono chiamati <<santi>>, vale a clire persone già
santificate dal dono dello Spirito Santo ricer,'uto con il battcsimo. Quan-
ci sia quella fra sacro e profano. La definizione del laico oscillerà sem-
pre fra il suo carattere sacro, in ragione del suo battesimo, e il suo ca-
do san Paolo si rivolge ad una Chiesa, saluta, per esempio, <<tutti i san-
(Fil 1,1). rattere profano, a causa del suo impegno nel mondo. Infatti bisogna sot-
ti in cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi»
comunità i tolineare anche che lo stesso Clemente menziona i laici come mernbri
Allo stesso modo, la Lettera agli Ebrei distingue in questa
clella comunità, che chiama altrove <<i fratelli, gli eletti, i chiamati, i san-
<<capi>> e i <<santi>> i),24).
tificati, la porzione santa, il gregge di Cristo». Rispetto al mondo i lai-
ci sono i membri del popolo consacrato, ma rispetto ai ministri della
Chiesa essi sono il popolo occupato nelle attività profane. Si può dire
Ncl Nuovo'T'csramcnro lo svilrrppo dell'idea della santità di ogni fcdele
clel (lristo si esprirnc nel tcma del sacerdttzio uniuarsale di trttti ibattezzati,
che la coppia chierici-laici sia il vocabolario che per secoli assunrerà la
chc abbiam,, già incontrato. [)ue testi parlano di qr-resti «rme di tln corpo clistinzionc, rilevata nel Nuovo Testamento, fra <<alcuni>> c <<tutti>).
rli sacerrl<rti: <<Ma l,oi siete /a stirpa cletta, il saccrdrtZirt rcgalc, l,t nazlone san-
ta, il popolo c'ha Dio si è acquistalrt perché proclami la operc' rnerauigliose
di
Irri che vi ha chiamato dalle tcnetrrc alla stra ammirabile ltrco,
(1Pt 2,')). Al' Il [Link] "laic«r" si ritrova nel III secolo in alcuni testi che insistono strl-
kr stesso mo<1o I'Ag,ocalisse parla del sangue clel Cristo ,.che ha latto di noi la sura climensione positiva, poiché 1'unzionc battesimale è già un'unzione
un rcgn() di saccrcloti per il suo Dio c l)arlre>> (Ap 1,6). Qttesto lingtraggio sacerdotale. ()rigene, dal canto suo, sottolinca che la distinzione fra mini-
(l-s 19,6), che stri c laici non è una garanzia cli salvczza. La vcra gcrarchia è spirituale. La
mtllt6 simbglic«r vienc dircttamcntc ilrrll'Antic6'ltstamcnt6
volta de1- 'I'radizionc apostolica, tcsto ili ritèriment«r sl)css() incontrato in qucstc pa-
()n()fava così la scelta .1cl elctto da I)io. Si tfatta
1r,rprrk,
qLresta
I'clezi<tnc rli ctrl«rro che hannt, ricer,ttto il hattcsim<, c s()n() lrerciò c()nsa- gine, testimonia cli rrn ministcro di clottt>r'e che y-lrrir esst:rc assunto rla un
crati a I)io. IÌssi lrartecilrano al sacerrkrzio di (,risto, al)l)arteng()no di pie- laico. I-'importante, allora, n«rn è I'investitrrra clericale, bensì la coml)eten-
no cliritto al "santrrario" dei sacerdoti di Dio c s()n() abilitati a rendergli un za per insegnare. ()rigene, scmpre laico, sarà c(x)l)tat() dai vesc«rvi clella Pa-
ctrlto r-liretto proclamanclo la sua loclc. Essi sono invitati a larc cli [Link] la lestina per c()mmentare le Scritture dtrrantc alcrrne celebrazioni litrrrgichc;
krr<:,vita un'offcrta pcrsonale a Dio (Iìm 12,1). Non si trarrzr cltri tli mini- ciàr [arà scandalo agli occhi cli alcrrni e condurrà all'ordinazione lrresbire-
mento, che contava i grandi sacerdoti, i sacerdoti, i leviti ed i laici. no cristiano. Quel nome è segno dell'incarico ricevuto, questo della gra-
Clemente invita la comunità di Corinto al rispetto dei suoi ministri, mcn-
zia. 1...] Pertanto, se mi compiaccio di esserc stato riscattato con voi
rre questa li ha appena destituiti. ciascuno deve quindi rimanere nc'l
r'(llémcrrt de Rome, Épitre aux Corinthians,40, p. l(r7 (tr. it. I PdJn Apostolrci,1t.76).
suo rango ed i laici non possono liccnziare i loro ministri, anche sc li ,,
.t
ll sacramento dall'or,line e i ninisteri nella Cbicyt 259
258 Inùlo a tvuh'n'
F
siderata di per sé stessa come "la Chiesa" e diventa un ordine della so- dell'ordine". Nella serie degli ordini gerarchici esistono anche il sub-
cietà chc basta a sé stesso. Essa si organizza da sé. Si assiste anche alla diaconato e gli ordini minori, che erano conosciuti nel periodo antico,
dissociazione fra l'ordin azione ed il legame con una comunità. Sono le rna che diventano altrettante tappe che occorre raggiungere successi-
"ordinazioni assolute" (= sciolte da ogni responsabilità pastorale su vamente come altrettanti gradini di una scala. Il conferimento dell'or-
un territorio) che erano un tempo proibite dal Concilio di Calcedonia. dine, che si chiamava in greco "imposizione delle mani", diventerà l'or-
Si costituisce un sistema di benefici che vuole che una rendita stabile, dinazione (ordinatio), cioè I'aggregazione ad uno degli ordini clella Chie-
della quale vivere, sia offerta a chi ricopra una determinata carica. Ma sa. Sappiamo che gli ordini minori non sono sacramentzrli. Il diaconato
qucsto sistema economico darà luogo a degli abusi, poiché rnolti cer- è invece giudicato sacramentale, poiché prepara immediatamentc al sa-
cheranno di ottenere il beneficio senza esercitare fattivamente la cari- cerdozio. Tutto è centrato sull'ordinazione del prete, chiamata "ordi-
ca che gli corrisponde. È l'origine della "commenda" nei monasteri- Ija- nazione sacerdotale", poiché tutto è ricondotto al saccrdozio c pensato
bate commendatario non ha nulla di un nìollaco che vive la vita con- a partire da questa nozione. Ecco perché si discute sempre per sapcrc
templativa insieme ai suoi fratelli. È titolare delle rendite dell'abbazia e se l'episcopato sia sacramentale. Infatti, quando dice messa, il vescovo
vive altrove. Si assiste infinc al moltiplicarsi delle chiese private e delle non ha un potere maggiore di quello del sacerdote. San Tommaso pen-
fondazioni per Ie messc, per le quali dei sacerdoti sono ordinati in via sa così che l'episcopato non sia un sacramento, ma la liberazione in un
esclusiva. Lordinazione permettc al nuovo ordinato di pronunciare le sacerdote di alcuni potcri di autorità c di giurisdizionc chc erano un
parolc della consacrazione e non gli si richiede nient'altro. II rito del- tempo vincolati. Così, l'episcopato non è visto come un sacramento, ma
l'ordinazione evolve anche in maniera "culturale": un tempo consiste- come un uffizio.
va nell'imposizione delle mani, adesso sopfattutto nella trasmissione de-
gli strumenti di ciascun ordine, acl immagine della consegna dclle in-
segne dclla carica clurante un'incoronazione reale o del dono dellc chiavi 6. Dal Concilio di Trento ai tempi moderni
al sovrano all'atto del suo ingresso in una delle sue città". Allo stesso
modo, il Medio Evo assiste alla scomparsa del cliaconato come ordine
Questo Concilio è consapevole dell'urgenza di una ri-fonna nclla Chie-
permanente. Il diacopo, inviato in alcune parrocchie per aiutare i sa- sa e degli abusi che esistono fra i vescovi ed i sacerdoti. Ma non vuole
ccrdoti, finisce col succedere loro. Il diaconato diventa un ordine di- dar ragione ai Riformatori: parlerà dunque della rifbnna di questi duc
rettamente preparatorio al presbiterato. ministeri in alcuni decreti deni di riforma, e non dottrinali. E in essi che
insisterà sull'impegno del ministero della parola per i vescovi e i curati.
Sotto l'aspetto dogmatico, si oppone alle idee di Lutero aflèrmando vi-
Queste cvgluzi6ni della prarica [Link] l'ev6luzigne della teolggia, che gorosamente l'esistenza di un sacerdozio volto alla celebrazione del
va acl incentrarsi sr-rl concett() di saccrclozitt nel sut, legame privilcgiato con
sacrificio di Cristo. Esso presenta il sacramento dell'ordine come sa-
l'eucaristia, ed a considerare che il presbiterato si identitica cotr il sacer-
dozio. San'I'ommasc'» sistematizzerà la pratica ecclesialc di cui è testimone.
cramento del sacerdozio, che conferisce il duplice potere di celebrare
I'eucaristia e rimettere i peccatilE. Il concilio dice semplicemente che i
vescovi sono superiori ai sacerdoti, come "ordine gerarchico", che han-
Il Medio Evo inscrive anche i ministeri del vescovo, del sacerdote c no il potere di governare la Chiesa e che possono ordinare preti e arn-
del diacono nel scttenario sacramentale sotto il nome di "sacramentrr rrinistrare la [Link] Concilio di Trento rischierà persino di
17
[ìisogncrà arrenderc Pio XII per chiarire questo punfo e riportare in auge l'irn1;osizionc tlcl ! r"
Il lessico dominante è quello dei <<stccrdotes>>; quello dei <<presbytcri>> intenienc solo per
!
lc nrrrti. G
* ,listinguere il vcscovo dal prete.
{i,
260 Inuìto a t«ltn' ll tat-rancnto dell'ordine e i ministeri nella Chiesa 267
incagliarsi sul problema della giurisdizione, poiché questa implica il rap- che, dopo esscre stati incot'lxrrati a (lristo col bartesimo c costituiti
1r.1:r.-
porto dei vescovi con il papa. Linviato di Roma trasmetterà al Conci-lio lo di Dio e, nella krr. misura, resi partecipi dell'ulfici. [Link], [Link]-
il divieto di pronunciarsi su tale questione, in particolare sull'origine tic. e rcgale di (ìrisr., 1;er la l.r. lrarte conr1ri.n., nella chiesa e nel nron-
do, la missione propria di tutto il popolo cristiano.
"divina" del potere di giurisdizione. Praticamente la dissociazione re-
Il carattere secolare è proprio e pectrliare dei laici. [. . . I per lor. vocazione
sterà fbrte, e per secoli, fra l'annuncio della Parola ed il governo da un
è prr4rrio dei laici cercare il regn. cli Di. trattancl. le co"^e
lato e il ministero dei sacramenti dall'altro. Il sacramento dell'ordine è [Link] e .r-
dinandole sccondo I)io. Vivono nel secolt>, cioè inrplicati in tutti
ricondotto al potere sui sacramenti. Tutti questi problemi saranno ri- i clivcrsi
dovcri e lavoli del mondo e nellc ortlinarie condizioni <-lella vita lamiliare
e
presi e chiariti nel Concilio Vaticano II. sociale, di cui la loro esistcnza è corre intessuta20.
,§
'if,
" Paolo VI, enciclica S*t'rdotulis crplibttus del 2-l giugno 1967. 5.
r{SivedaBernarclSesboùé, N'ayezpaspt:[Link]'Égliseetlesminìstèresaujotldhti' rr'()ggi accade lo stcsso
1;er il diacono permanente sl)osato.
Paris. Desclée de Brouwer, 1996.
Inuito d crc,lcrt tr ll
210
x,
saoanento lall'ordine e i ministeri nella Chicsa 2l1
i.
:
menti amministrati al di fuori della Chiesa ortodossa". Ma la soluzione
x
di tale difficoltà dovrebbe essere possibile.
IL MATRIMONIO, ISTITUZIONE UMANA
In Occidente la situazione è molto diversa, perché la Chiesa cattoli-
E SACRAMENTO DELLA CHIESA
ca non riconosce la validità delle ordina zioni fatte al di fuori della
suc-
quelle
cessione episcopale continua risalente agli apostoli, vale a dire
delle Chiese clella Riforma. Questo rifiuto riguarda ugualmente la Co-
munione anglicana (anche se la successione non è stata materialmente
interrotta in questa Chiesa), in ragione del fatto che i primi vescovi
anglicani avevano modificato i testi liturgici dell'ordinazione al
punto
che non vi si riconosce più l'intenzione di fare ciò che la Chiesa
fa quan-
do ordina.
in- Il settimo ed ultimo sacramento della Chiesa è il matrimonio, sacra-
I1 dialogo ecumenico, illustrato da un gran numero di documenti
mento molto originale rispctto agli altri, poiché in questa circostanza
ternazionali , nazionali,ufficiali ed ufficiosi, bilaterali e multilaterali",
ha
una situazione umana fondamentale, il rapporto fra l'uomo e la donna,
fatto avanzare consiclerevolmente il problema. Si può oggi parlare di se-
quel- è assunta al livello di un dono di Dio, e marcata dal segno della rela-
rie convergenze sulla clottrina. Tuttavia, il passo essenziale rimane
zione fra il Cristo e la Chiesa. Questo sacramento ha posto da sempre
lo della riconciliazione dei ministeri. Diverse ipotesi sono state propo-
irrinun- un certo numero di problemi delicati sul piano dclla dottrina, datala
ste, nell'intento di rispettare ciò che ogni confessione giudica
sua particolarità. Oggi, se si tiene conto dell'evoluzione dei costumi nel-
ciabile. Ma questo passo decisivo, che aprirebbe ad una vita comune
la società moderna, esso è all'origine di situazioni difficili e talvolta
molto più ampia frr l" chi"t", suppone un accordo globale nella fede,
dolorose per numerosi cattolici.
,r-l qrul" si riionoscono ancora oggi, da una parte e dall'altra, delle dif-
Dobbiamo tenere presenti, a proposito del matrimonio, quattro pun-
fìcoltà di fondo. Così questo passo non è stato ancora compiuto'
ti principali. Prenderemo innanzitutto in considerazione quella che pos-
siamo chiamare la crisi del matrimonio nella nostra società (I). Affron-
teremo quindi la complessa questione dell'istituzione di questo sacra-
mento da parte del Cristo (II). Vedremo allora la grande diversità delle
forme di celebrazione del matrimonio nel corso della storia (III) ed il
senso del matrimonio cristiano in quanto sacramcnto (IV). Per finire,
ci soffermererno su diversi problemi pastorali posti dal matrimonio (V).
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oplrosti: il primo è Lrn
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investimenrt> affettivo nclla vita di coppia talment.
j
i
comune, ad un nratrimonio indissolubile ed all'accoglienza dei figli. An-
che le condizioni della maturità, affettiva sono prese in considerazione.
Tèoricamente parlando, le condizioni di un impegno durevole sono ve-
intens«r c talvolta csclusivo che non può sfbciare che nella delusione. Il ma- i rificate, il che non vuol dire che esse siano acquisitc sempre c dovun-
trimonio non risolve aut()maticamente i problemi personali che ciascun ctr- i que. Ma l'esperienza mostra anche che nessuno si può opporre ad un
nitrge porta c«rn sé. Esso put) aiutarc a viverli ..J a s<rpp,rrtarli, qran<l<, n,rn i
matrimonio voluto dai due interessati, anche se appare quasi cvidente
a larli [Link] in direzione di una soluzione lelice, ma non esistono nri- i
all'osservatore come questi ultimi non siano fatti l'uno per I'altra.
racoli. Alcuni fra questi colpiscono pr«rfondamente una pers()nalità ed il ,
276 lnuito a trt'lcrt Il malrinonio, rlstituzione ltmatxa e sacrumento ,lella Chiasa 277
i All,r.r, Iìa l'ordine e il disordine, regna un m()ment() delizioso. Acqui-
Ma gli sposi cattolici vivono nella società globale e condividono larga- i sito tutto il bene possibile che l'arrangiament() dei poteri e dei doveri pro-
i-
è anche più o meno j cura, ecco il m()ment() nel quale si puòr godere dell'allentarsi di qrresto si-
-".r,. l" ccrnvinzioni del loro tempo. Il loro impegno che si scontrano
conclizionato dalla possibilità del divorzio civile. coloro i rt.-o. Le istituzioni resistono ancora. Sono grandi ed imponenri. 'futtavia,
con kr scacco della loro vita comune e vogliono rifarsi una vita,
si scontfa- i ,"na che nulla di visibile sia alterato in esse, non posseggono più nient'al-
ri- i tro chc la loro bella prcsenza: le krro virtù si sono tutte prodotte, il krro av-
no allora con f intransigenza della chiesa cattolica dinanzi ai divorziati
sposati. Notiamo bene che gli sposi civilmente divorziati non sono privati i venire è segretamente esaurito, il loro carattere non è più sacro, oppure n()n
,-lei sacramenti dalla chiesa, che vede in essi degli sposi semplicemente
se- i è alro che sacro; la critica e il disprezzo le estenuano c le svuotano di ogni
parati per delle giuste ragioni. Ma essa rifiuta cli benedire un secc,ndo
ma- i immediatc, valore. Il corpo sociale smarrisce dolcemente il suo domani. È
trim.,ni.-, ed esclude dall'accesso ai sacramenti di riconciliazione ed euca- i l'ora del godimento e del crnsumismo generale>>a.
ristia gli sposi civilmente risposati. Questo atteggiamento provoca
spesso
[Link]" r"urkrni violente o almeno l'incomprensione. Atteniamoci per il mo- i QLresto <<m()ment() delizioso» è quelkr in cui si purì ancora godere dei
ment() a queste dolorose constatazioni riguardanti sempre piir numerose i benelìci delle istituzioni, mentre ()[Jnuno inizia a fare ciò che vuole, pren-
i Ritorneriì più avanti sulla pastorale dei divorziati risposati e sul loro esatto statuto all'intcI { Paul Valéry <<Préface aux Lettres Persanes, I 1>>, Vuriété ll, Paris, (}allimard, 1930l'?, pp. 60-61 .
no della Chiesa.
280 liluil() tl 0!1.'r( ll matrintonio, istituzione umdna e s(tcralilento della Cbiesa 28,1
|l
poiché un al- che, per rimanere autenticamente umano, sottostà ad alcuni obblighi.
completamente nuova e clella scoperta del proprio valore'
gli sposi è I-lessenza dell'amore non consiste proprio nel volersi "legare" all'esse-
,.o Àr"r. ha voluto riconoscerlo 'La telazione coniugale fra
re amato? Questa istituzione si è affinata nel corso delle epoche e il cri-
l,apertura all,altro clell'intimità più nascosta di sé. Essa niira
ad essere
sia alla sua al- stianesimo vi ha contribuito in ragione del suo senso elevato della per-
sostenuta atrraverso una relazione cli vita comune che
amoroso sona umana ed anche della sessualità come espressione dell'amore fra
rczz^. La relazione coniugale supera sé stessa nel linguaggio
legame che è di or- persone. Nella sua dottrina del matrimonio la Chiesa ha consapevo-
e in una serie di gesti affettuosi che esprimono un
riesce a smus- lezza di una responsabilità particolare non solo nei riguardi dei suoi fe-
dine spirituale. La prova di questo è nel fatto che, se l'età
l'amore si trasfor- deli, ma al servizio dell'umanità. Questa pretesa è forse oggi troppo mal
sare l'^intensità o la frequenza «lelle relazioni carnali,
perché "sia- interpretata.
ma in una tetefezzache si esprime altrimenti, ma rintane
donna in quanto Occorreva riconoscere questa crisi incontestabile del matrimonio e
mo io e tu". Tutto questo appartiene all'uomo e alla
umani, e dun- della famiglia nel nostro tempo, poiché solo il riconoscimento della
uomo e donna. Non è forse ciò cui mirano tutti gli esseri
appare come un realtà permette di fondare una speranza sana. Evidenternente, non si
que anche i giovani d'oggi, ma che sfortunatamente
dure- tratta di giudicare i giovani d'oggi, che sono cresciuti in un mondo
iieale difficilmente accessibile, per non dire utopico? Limpegno
visto, alla base della sempre più complicato e fanno spesso fatica a prendere coscienza di
vole dell'uomo e della donna è anche,lo abbiamo
l'uno e l'altra è, valori essenziali all'esistenza umana. Si tratta ancora meno cli dispc-
costituzione cli una famiglia. Lo scambio d'amore fra
spiri- rare della loro capacità di attuarli con il carisma della loro generazio-
a turti i livelli clel suo esercizio, carnale, affettivo, intellettuale e
bisogno, ne. Proponendo e difendendo il matrimonio, la Chiesa si sente irnpe-
tuale, alla base della nascita dei figli, figli che avfanno ancora
dei lo- gnata in una lotta autenticamente umana: è il bene dell'uomo e dclla
nel corso cli quin<[Link] o vent'anni, dell'amore e della sollecitudine
principio' ma in donna, che la Chiesa ricerca. Le righe che scguiranno cercheranno di
ro genitori p". ,lir..,ture aclulti. Un neonato è in via di
mostrarlo.
,i, di [Link] soltanto, una persona' Lo è innanzitutto nell'amore e
nel desi,leriodei suoi genitori, che Io considerano come
loro figlio e car-
ne clella loro carne, ma che hanno il compito di fargli compiere tutto
il cammino che lo condurrà a realizzarciin quanto persona' Ognuno
di II. Il nrmruM()Nlo [Link]'I'IANO: TSTITUZIoNE t SACRAMENTo
frutto
noi nasce - o almeno dovrebbe nascere - in una famiglia come
di un amore e di un desiderio che lo hanno chiamato all'esistenza e di 1. Il matrimonio istituito sin dalla creazione
delle responsa-
una tenerezza che cleve conclurlo lentamente verso l'età
pcfsona uma- Abbiamo appena insistito sulla dimensione umana del mtrtrimonio.
bilirà. E in questa famiglia che egli diviene dawero una
questa necessità' Constatiamo come questa istituzione non sia appannaggio esclusivo del
na, riconosciuta nella sua unicità. Inutile commentare
sull'equilibrio e sulla fe- cristianesimo, ma esista, sotto forme diverse, in tutte le tradizioni. In
quando si registrano contraccolpi catastrofici
creatore questo senso è ben anteriore all'istituzione di un sacramento da parte
licità cli tanti ragazzi e ragazze ai quali è mancato quell'amore
quella maflcafiza' di Cristo. In termini cristiani questa istituzione è legata innanzitutto al-
e che non riusciranno mai a guarire da
suflicienza che il matrimonio è I'intenzione creatrice di Dio sull'essere umano in quanto uomo e don-
Queste poche riflessioni mostfano a
certo cri- na. È molto significativo che la rivelazione biblica ci parli dcl matrimo-
un,istituzione umana irnprescindibile, della quale si possono
forme, alla quale si può auéìurare un rinnovamento' ma nio sin dalle sue prime pagine, precisamente quando tratta della crea-
ticare alcune
giovani innamo- zione. Liberiamoci da tutte le rappresentazioni falsamente storiche nella
che va oltre quello che provano spontaneamente due
isti- lettura di questi testi, al fine di scoprire l'implicazione umana delle gran-
rari convinri di essere gli unici implicati nella loro relazione. Questa 'i;{
a persona L' ì. i ,Ji affermaztoni che vi si ritrovano. Ancora una volta, la Bibbia non ci
tuzione comprencle .-rn in p"gno libero che va da persona ,r
Inuito a crclcrc
Il matritnonio, istituzicutc untafld e sacrdmctlto lclla Chiesa 285
284
dicando con ciò che si tratta di una preferenza misteriosa, che nulla to- tere il matrimonio è una cosa santa, che deve essere contratta <<nel si-
glie alla legittimità del matrirnonio. gnore>>. Nella lunga esortazione della prima Lettcra ai corinzisul ma-
Ma c'è di più: Gesù parla di sé stesso come dello <<sposo>>. Rispon- trimonio di offre dei consigli molto concreti: <<Non astenetevi tra voi se
dendo all'accusa che i suoi discepoli non digiunano, egli aflèrma: <<Gli non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla pre-
invitati alle nozze possono essere in lutto, mentre lo sposo è con loro?>> ghiera» (lcor 7 ,5). Egli ricorda la legge dell'indissolubilità: «Agli sposa- lt
(Mt 9,15; Lc 5,34). Nella parabola delle dieci vergini, egli si paraÉtona ti poi ordino, non io, ma il signore: la moglie non si separi dal marito
implicitamente allo sposo clre tardavaad arrivare (Mt25,5-6). Queste e qualora si separi rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito
- i{i
286 lnuitu a oarlar<' II ruakimonio, istituzione ur/tana a sdcrdrnent() della Chicsa 287
I
I
cristiano rispetto al
chiesa. vi è dunque una specificità <tel matrimonio
:
solo I'or- i Due testi, tuttavia, hann<, a lr-rngo m«rtivato trn'interpretazione in senso
matrimonio umano in genirale, specificità che non concerne c()ntrario. lgnazict di Antiochia ritienc chc convenga <<agli sposi e alle spo-
attraverso la
dine etico, -u .[Link].r]de «il dono di una partecipazione ' se conffarre la krro unione con il consens() clel vescovo, perché le nozze sia-
Cristo»
gruri, a"il" Spirito di Dio, alla nuova creazione nel corpo del no secondo il Signore>>ro. Iertulliano parlerà dal canto suo di «beatitudine
ÌPi.r." Vallin). Per questa ragione il matrimonio è un sacramento' di quel matrimonicr che è combinato dalla (lhiesa, confermato dall'offerta
eucaristica e sigillato dalla preghiera di henerlizionel (ìli angeli lo notifi-
can() e il Padre lo ratifica>>t1. Ma il test«r di Ignazio non riguarcla la cele- rili
(]ORSO DELLA STORIA brazionc e qr-rello di 'Iertullian<) ev()ca la santilicazione dcl matrimonio at-
III. LA CE,LEBRAZIONE, DEL MAIRIMONIO Nt'L
[ravers() ia vita cristiana.
Come per gli altri sacramenti, conviene intraprendere
un piccolo per- :. . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- -- - --- - -- -- --- -- -- :
della celebra-
.orro ,ro.i.o al fine cli comprendere meglio l'evoluzione Xl
attraverso il maffimonio la chiesa è costantemente in contatto con i co- ne attraverso la loro partecipazione all'eucaristia. Il matrimonio era quin-
propria disciplina ai tem- di una realtà <<secondo il Signore>>, senza tuttavia cssere celcbrato in
stumi clella società globale e deve adattare la
chiesa. La dottrina cristiana non aveva problemi a far sua la concezio-
pi ed ai momenti della storia. l
'r Tertullien, A son épouse,II, 8,6, a cura di Ciharles Munier, SL27), Paris, Cerf, 1980, p.
p' fi U Wo 149 (tr. it. fèrtulliano, Il tnatrinonio ncl cri-rtiunesinzo preniccno- Ad uxoretu. I)e exhortationc ca-
l{arrou, SC llbis' Paris' Ccrf'
I Ienri Irénée
1997
" ,4 Diogn<;tc,V 6, d cura di ' sritatis. De rnonogaruia, a cura di Pier Angelo Gramaglia, [Link], Borla, 1988, p.288).
gr"to, a rrriudi Enrico Norelli, Milano, Paoline' 1991' p' 89)'
Int.,ito a criltrt ll rnatrimonio, istituzìone umdild e sdLydmenlo d.e lla Cbiesa 289
288
cramentale. Senipre di più il Medio Evo rillette sul matrimonio nel qua-
po obbligatoria e configura un atto puramente ecclesiastico. NeI IX se-
dro della categoria di sacramento. Ma allora si pone la questione di
.olo le cerimonie civili del matrimonio si awicinano all'edificio della
questione sapere che cosa renda il matrimonio un sacramento: è il consenso degli
chiesa «di modo che, alla lunga, gli usi popolari diventano una
(Edward Schillebeeckx)' sposi in sé stesso, secondo l'antica teoria consensuale? Sono il ministe-
della Chiesa e si trasformano in vsatvaliturgic»>
Nell'anno mille il matrimonio passa sotto il potere giurisdizionale del- ro del saccrdote e la sua benedizione, come pensavano alcuni teologi
la Chiesa. Per sposarsi dinanzi alla Chiesa validamente e legittima- occidentali e, a partire dal IX secolo, l'Oriente? Il matrimonio sacra-
mente, occorfe passare attravefso I'azioneliturgica della chiesa. mentale consisterebbc allora nella celebrazione liturgica del consenso,
ed è a questo titolo che esso sarebbe considerato come rnistero. LO-
riente e l'Occidente prenderanno in materia due orientamcnti diversi:
[Link] dottrina di Agostino, decisiva per I'Occidente l'Oriente vede il sacramento nel ministero e nella benedizione del sa-
cerdote; l'Occidente lo vede nel consenso degli sposi. Ecco perché si
Agostino utiizzacon larghezza il termine sdcramentuTn a proposito dice che gli sposi sono i "ministri" del sacramento del loro matrimonio.
del Àatrimonio, ma in un senso che non è ancora quello del settenario. Questa divergenza non sarà sanata dal Concilio di Trento.
Non se ne serve per menzionare il matrimonio alf interno di un'enu- Si è tuttavia consapevoli del carattere molto originale del "segno" che
merazione dei riti cristiani. Lo fa apartife doJla traduzione latina della costituisce il matrimonio: normalmente un sacramento reakzza ciò che
Lerrera agli Efesini 5 )2: <<Quesro mistero lsauamentum) è grande, significa; ora il matrimonio non realizza l'unione di Cristo e della Chie-
diceva paolor lo <lico in riferimento a Cristo e alla Chiesal>>' Agostino sa, di cui è il segno. È la realtà preesistente del mistero del Cristo e del-
coglie il simbolismo di questo testo. la Chiesa che gli conf-erisce un valore nuovo del quale egli diviene il se-
Éer lui il termine "sacramento" riveste due significati, a proposito del gno. Nel XII secolo ci si rifiuta ancora di riconoscergli un'efficacia nel-
matrimonio, non privi di reciproche [Link] sacramentum è, l'ordine della salvezza. Il matrimonio infatti non è necessario alla salvezza
del-
da una parte, un "iegu-" ,[Link]' che interviene come terzo termine e non riguarda tutti i cristiani. Esso dunque non corrisponde alla defi-
(proles),la fedeltà
la triadà dei beni annoverati dal matrimonio: i figli nizione del sacramento che era già stata elaborata. È solo nel XIII seco-
lfides,la quale esclude ogni adulterio) e l'impegno
indissolubile bin'
lo che si riconosce a questo sacralnento, come ad altri, un'efficacia in ter-
,ulu*),in riferimento al tiu.a*ento che è stato fatto (iuramentum).Il mini di grazia. Ma I'opinione dominante dei teologi identfica allora a suo
sacram;nturuè, d'altra parte, un segno sacro (signum) che orienta il cre-
riguardo il contratto ed il sacramentoi per i cristiani il contratto matri-
dente verso il mistero dell'unità di Cristo e della Chiesa; è il sacramen-
moniale è il sacramento del matrimonio. Si è d'accordo nel riconoscere
to-segno di una realtà superiore. <<Sant'Agostino per primo, e la
Scola-
proprio perché è se- che i matrimoni clandestini, proibiti dalla Chiesa, siano nondimeno validi.
stica iopo di lui, hanno rawicinato le due idee: è
gno di [Link] mistero che il matrimonio, "legame sacro" già a livello
àrtrrul., è veramente e rajicalmente indissolubile» (Edward Schille-
i 4,La dottrina del matrimonio in Lutero e Calvino
beeckx). così il sacramento-segno mette il sacramento-legame in
rela-
292 lnuito a crcltn' Il matrimonio, istituzione umana e sacramento della Chiesa 2c))
F
dura la vita dell'altro coniuge. Ma qui la redazione del testo è stata te, come invalidare, nell'awenire, tlei matrimoni dei quali si sia riconosciuta
disciplina ecclesiastica del matrimonio. Ma la scissione ecclesiale e la pre- IV. L- nat'HtMoNlo u L'AI-LEANZA Dr DIO c()N LA FAMI(;LIA uMANA
senza dei membri di altre religioni, o di non credenti, negli Stati moderni,
al)rono la strada all'intervento dei poteri pubblici. La prrbblicità del ma- 1. Il matrimonio e la condizione umana
rimonio riguarda infatti la moralità pubblica. Ora, a 1'rento, la (lhiesa cat-
t<llica voleva mantenere un'autorità totale sul matrimonio dei suoi fedcli, che cosa vuol dire il fatto che il matrimonio cristiano sia un sacra-
;roiché nel regime della cristianità medievale lo Stato non interveniva in mento? Senza pretendere di affrontare ora tutta la spiritualità del ma-
quest'ambito. Ma, nella situazione nuova, cssa non p()teva più aspirare al
trimonio, né di sviluppare i dati canonici, valc a dire giuridici e mora-
nronolrolio dell'autolità sr-rl matrimonio. È un aspett() ciella lenta e pro-
li, che lo riguardano, vorrei proporre una breve riflessione che vada
gressiva separazione clclla (lhicsa e dello Stato. L'autorità rivendicata dal-
all'essenziale. 11 matrirnonio è una realtà capitalc della contlizione uma-
lo Stato riguarda precisamente la fìrrn-ra pubblica del matrimonio c la de-
na, esso investe l'identità dell'uomo, il suo destino e il senso del suo esi-
lìnizionc degli inrpedimenti. Il magisterc» cattolico sostenne un lungo di-
Irirtrit«r t'on gli Srati c.] igovcrni. su quest() Punt(). L,ra inlatti moltt, rcti- stere. Lnplica il rapporto dell'uorno con Dio. Il matrimonio è infatti,
cente a condividcre con cssi la sua autorità sull'unione coniugaie dei su«ri per eccellenza, il luogo dell'espressione dell'amore, che è il fine di tut-
lecleli. Awiato sin dal XVllI secokr, il conllitto lra Roma ed i poteri civili rala creazione, e noi sappiamo che Dio è amore. Ecco perché il matri-
occrrlrrì [)raticamente tutto il XIX secokr, e la tcnsione si accreltbe sotto il monio rientra nell'ordine dcl definitivo. Il suo sì supera lo scorrerc del
lrontificato di Pio IX. La (lhiesa non voleva che il potere civile organizzas- tempo. Il matrimonio è un'allea nza fra duc persone, sirnboleggi ata dal-
sc la celebrazione di un matrimonio civile per i propri memhri. Ricono- lo scanibio fra gli sposi di due anelli, chiantati fetli. ogni alleanza rr-
scergli questo p()tere eqr-rivaleva anche a ricon«rscergli qtrello di autttrizza' chiedc la fedeltà. «Agli occhi stessi della coscienza comune, il legame
re lcgaln'rente il divorzio. Leone XIII tece avanzare le cose invitando gli Sta- coniugale comporra un che di irreversibilc, di ir-rdelebile. [. . . ] II dono
ti a coo;rerare. Ma rifiutir il latt«r che la realtà c«rniugalc si scindesse in due è esso stesso donato. Il dono attivo è il frutto di un dono passivo. Ri-
ambiti diversi, l'[Link] dallo Stato, dalla societìr civile e .laila cul-
ceviarno nel momento stesso in cui doniamo e ci doniamo all'altro>> (Xa-
trrra, l'altro clalla (lhiesa, dalla flcle e .lal sacrar»ento. Ribadì così l'trnione
vicr Lacroix). Il rnatrimo,io è unir pcdagogia dell'arnore in tutte le sue
tli t'«rntratto ('sa('ranìent() in un momrnt«r in cui li si v,rleva sulìarilre. l)oi-
ché il matrimonio è un sdcramcnt() in quanto è un c()ntratto lì'a clue bat-
forme: amore coniugale, amore parentale, amore filiale, amore frater-
tezzati. no. ogni uomo ed ogni donna appartengono ad una cellula familiare:
dibattito si conclude nel modo seguente: la Chiesa mantiene la sua pie-
I1 essi percorrono lo srcsso itinerario che va clalla famiglia d'origine alla
na atrtotita sul matrimonio dei cattolici. Questi sarann() validi o invalidi in famiglia fonclata. Il bambino,
suscirato dall'amore dei suoi genirori, si
lìrnzione delle regole che essa avrà posto. Lo Stato, dal canto sut:,, pone la appoggia sul loro amore per alnare a sua volta e soci:alizzare nel quadro
regola scgrrente: nessun sacerdote devc celcbrare matrim()ni religiosi sen- della [Link] si apre all'amore c diviene in seguito rna-
za che gli slrosi siano prima l)assati in (]onrune a scambiare il proprio con- rito o moglie. Fa la scoperta dell'amore coniugalc che coinvolgc tutre le
scnso. Se il saceldote «rltrepassa quest() limite rischia la prigic»ie. [cco per- sfere della sua personalità, fisica, aI'fèrriva, psicologica e spirituale. Gio-
ché richiedc senìl)re, all'ingresso ciclla chiesa, il certificato clcl marrimonio vane uomo e giovanc donna diventano a loro volta padre e madre, va-
civile celcbrato in 1;reccdenza.
le a dire che scoprono una nuova forma di amore responsabile nei ri-
guardi di coloro che hanno generaro e che devono condurre alla vita
adulta. uonro e donna maturi diventano infine nonno e nonna e strin-
élono nuove forme cli rclazione affetdva con i propri figli, a loro volta
sposati, e con i loro nipoti. Sappiarno rutri quanto la sfera familiare sia
essenziale ad una serena realizzazione e quanti dranrmi derivino dalle
l
sue perturbazioni.
2L)(-, lnuikt t rttlt'r, Il natrimonio, istitttzictne an;/a?1.1 e :irtcrdmeillo tlelLt C/trcsa 2()7
2. Il matrimonio come sacramento giungeva Leone XIII. Gli sposi sono <<circondari e fortificatf> clal dono
di cristo. .,È dal'autore stesso clella natura e <]al restauratore ciella
Urnanamente padando, abbiamo visto, il matrimonio è un'alleanza: nostra natuta, il cristo nostro signore, che il matrimonio è stato mu-
nel disegno divino esso si inscrive nel quadro dell"all,eanza di salvezza nito delle sue leggi, confermato ed elevato>>. La sacramentalità del ma-
che Dio ha voluto contrarre con l'umanità. Ecco perché Cristo ha vo- trimonio cristiano vuol dire che la celebrazione che lo istituisce inizial-
luto che il matrimonio fosse, fra cristiani, un vero sacramento. <<Cristo mente e la vita che ne procede hanno, in modo simultaneo, significato
ha elevato il matrimonio alla dignità di sacramento>>, diceva Leone XIII. divino ed efficacia di grazia. Agli sposi cristiani, dichiara il Concilio va-
Che il matrimonio sia, agli occhi della Chiesa, un sacramento ci dice ticano II, il sacramento del matrimonio concede di «significa[reJ e par-
che, fbcoiaio di tutte le sfumature dell'amore, esso ha a che fare con la tecipa[rel il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra cri-
nostra salvezza e con la nostra vocazione divina. È [Link] pcdagogia del- sto e la chieso>'a. Lawta coniugale è <<come consacrata>> dal sacramento.
la nostra vita di rclazioni con Dio, del nostro ingresso nella famiglia di È infine I'espressione <lella parità fra I'uomo e la donna. Il matrimonio
Dio come figli adottivi, figli clel Padre e fratelli del Figlio. L'unione cristiano fonda la famiglia come una "chiesa in miniatura", luogo «iel-
degli sposi che diventano una sola carne ha qualcosa a che vedere con la trasmissione clella fede e nello stesso tempo dell'amore. Tuttavìa, l,ac-
l'amore di Cristo, che si è fatto carne per unirsi all'umanità, della qua- cento molto cristologico dato al, matrimonio cristiano ha lasciato trop-
le vuole fare la sua Chiesa. Vi è un aspetto nuziale nell'amore che Dio po nell'implicito la presenza dello Spirito in questo stesso sacramento.
ha per noi e nell'amore che noi dobbiamo avere per lui. Ecco perché
parlare di segno e di analogi a fra il nostro amor di Dio e tutte le forme
dell'amore umano non ha nulla di artificiale. Il matrimonio, pedago- l. Verso futuri sviluppi
gia dell'amore sul piano umano, è anche un luogo eletto della pedago-
gia dell'amore di Dio secondo i suoi due significati: percezione dell'a- <<[Link] esserre che la [Link] del [Link]., c.sì come e\ anrrun-
rnore di Dio per noi e scoperta dell'amore che noi dobbiamo avere ciata dal magistero latino, sia meno elabt,rata di quella di alri sacramenti.
per lui. E per questo che è sacramento, e a questo titolo segno e cau- . La [Link]<,ne pastorale si è inlatti c()ncentrata piir su questioni eti-
che (unità, fedeltà, resp«rnsabilità verso i figli, post. occrparo all,intern.
sr. È pe. questo che è corroborato dalla grazia divina. Secondo il lin-
della società) che su problemi propriamenre reologici e sacramenrali. D,al-
guaggio del Concilio Vaticano II, Cristo <<viene incontro agli sposi cri-
tro canto, la partecipazione dci laici alla [Link] sr un sacrament. riel
stiani attraverso il sacramento del matrimonio>>'r. Non basta latavoloz- qtrale essi viv.n. pu<ì avere, alla fine, degli eflerti benefici. Infine, [Link]
il
za dei colori e delle sfumature dell'amore umano per esprimere tutta la fatto al matrimoni. nel dialogo ecumenico conten'ìporaneo lascia ,p".rr"
ricchezza dell'amore di Dio per noi e quella della nostra vocazione al- in un approfondimento comune di cirì che la fede evangelica vu.l clire a
l'amore di Dio. Questo ci permette di comprendere anche il paragone proposito dell'unione coniugale» (Henri Ilourgeois)1i.
fauo dallo stesso Concilio fra il matrimonio e la vita della "famiglia" del-
la Trinità nel suo eterno scambio d'amore. Quest. aut()re rileva qualche pLrnt() oscur() nell'attuale dottrina catt()li-
La sacramentalità del matrimonio è dunque originaria, poiché si ri- ca sul matrimonio. Abbiamo visto che una dlfferenza sensibile rimane
lra
collega ad una realtà umana che esiste già e che è in relazione con Dio 1'oriente e l'()ccidente sul n srri ministri del [Link]: il sacerdote o gli
creatore . In questo sacramento la creazione e la salvezza in Cristrr [Link], .ppure il [Link] e gli [Link] insieme. La questione è più comples-
dunque si [Link] grazia del Cristo <<perfeziona>> e <<rafforza>> l'a-
sadi qtranro appaia, [Link]é comporra delre conseg'enze suila p,,.siÉirità
more umano, diceva il Concilio di Trento; esso <do rende perfetto>>, ag-
t't
Lutnen gcntiun,71.
r'InHenri Bourgeois,-Bernardsesboùéepaul
. rihon, HistoiredesDogtnes,[Link]
-
" (,oncilio Vaticano ll, Guudiun et spes,48 I ,lu sulu!: les sacrettents, lEglrc, h Verga, Mane,paris, Desclée, 199r, pp.
in ,' llS.
298 Inuikt a ottl<'r,' ll rnatritzonio, istituzir-tne ilmana e sacraruento della Chiesa 2L)9
_--
una nuova inchiesta, su richiesta di almeno uno dei due coniugi, se ta-
c-litrn vero matrimonio n()n sacramentale fra battezzati chc abbiano per-
le matrimonio sia stato all'origine reale e valido. Tre cause possono far
rltrto la [ec]e, possibilità srrlla qtrale ci sarà bisogno cli ritornare. Anche la
riconoscere l'invalidità originaria di un matrimonio: innanzitutto, un
i ..luri,r.," tralourrruzinne al matrimonio e la v()cazi()ne al celibato merite-
,"bb. cli essere approf'ondita. Infine, si pongono numer()sc dtlmande lega- impedimento "dirimente" (ad esempio un'affinità o una consanguineità),
i
(lhiesa, tutela- senza dispensa possibile, che non è stato visto al morìento delle noz-
i te all'evol.,zion. Jei cosrtrmi e della cultura. (ìome ptrò, la
i r" il m"[Link] fondamentale del quale è depositaria mantenend() nello stes- ze; quindi,l'assenza nel sacerdote che ha celebrato il matrimonio della
i so tempo un diakrgo positivt'r con la culttrra? giurisdizione necessaria; e, infine, il vizio di consenso. Data l'attenzio-
ne oggi riservata alla preparazione del matrimonio, il primo registro di
causa non si presenta praticanìente mai. Il secondo è estremamente
raro"; diciamo anchc che può assumere un aspetto un po' scandaloso,
V. Qu,trcnn PRoBLEMA PAST()RALE
perché la nullità del primo matrimonio è ottenuta per una ragione pu-
ramente amministrativa ed estranea al caso concreto. La terza ragione
Di tutti i sacramenti, probabilmente il matrimonio è quello che po-
interveniva poco, nel passato. Probabilmente i matrimoni forzati sono
ne il maggior numero di problemi pastorali. Ciò non sorprende, poiché
diventati rari (benché non siano scomparsi), rra la considerazione ac-
il-rt.iÀorrio coinvolge simultaneamente due persone e la fragiìità uma-
cordata ai problemi di maturità affettiua permette oggi di invocarla in
na lo espone a numerose vicissitudini. In particolare, che cosa fare quan-
un certo numero di casi. Si tratta di verificare se l'uno o l'altro dei co-
do la vita coniugalc di una coppia è totalmente fallita?
niugi abbia veralnente pronunciato un sì responsabile e fondato. Se vic-
ne constatata ulì'immaturità affettiva, allora il rnatrimonio è dichiarato
1. La gestione dell'indissolubilità: le dichiarazioni di nullità nullo per difetto di consenso. Questo caso è quello che autorizza oggi
il maggior numero di dichiarazioni di nullità. Ad csempio, una giovàne
In nome clella parola di Gesù: «chiunque ripudia sua moglie, ec- non vuole più vivere con i suoi genitori: si sposa più per sfuggire loro
(Mt 5 )2 e 19 ,9) , che per autentico dcsiderio di sposarsi. Alcuni casi di riconoscimento
cctto il caso cli concubinato,," la espone all'aduiterio >>
le Chiese ortodosse possono riconoscere il fallimento del matrimonio e di nullità sono fra l'altro associati alla proibizione di risposarsi per un
pcfmettefc eventualmente la benedizione di un nuovo matrimonio certo periodo, al fine di permettere all'interessato di giungere ad una
p". ur-, coniuge giuclicato innocente, eccezione chc non rimette in di- sufficiente maturità.
,..rsrion" ai loroocchi f indissolubilità del matrimonio. Anche le Chie- Quanto alla procedura, essa è nei fatti più semplice di quanto non
se protestanti hanno clelle istanze in grado di esaminare i casi di
falli- pensi l'opinione [Link] richiesta di annullamento è istruita dal-
mento per verificare sc qn cventuale nuovo matrimonio sia legittimo. l'ufficio diocesano che ascolta i testimoni, può richiedere tale o taltrltra
Queste eccezioni sollo sempre gestite caso per caso' verifica ed emette un primo giudizio che si fa sulla base dei documen-
La chiesa cattolica segue una procedura completamente diversa. Ri- ti. I- ufficio diocesano trasmette quindi il fascicolo all'istanza metropo-
renendo, sulla base «lelleparole evangeliche, che un matrimonio valido litana, cioè ad un'altra ufficialità che giudicherà in secondo grado. Se i
e consumatolT sia assolutamcnte indissolubile, essa verifica attfaverso due giudizi sono concordi fra loro,la decisione è definitiva. Il ricorso
rn
Si tratta della famosa "eccczionedi Matteo". Il termine grcco porneia,letteralmente "im- rr Diciamo, per la cronaca, che riguarda più i vescovi <lei sacerdoti! Un sacerdote che celebra
rinvia ad una situazigne clifficile da identificare Le moderne traduzioni esitano fra
[Link]", il [Link] al di fuori della sua parrocchia generalmente non dirnentica di richiederc la giuri-
"unione illegale", "fornicazionc" c "aclulterio".
,, La consumazione carnale clcl matrinionio ne costituisce infatti un elemento essenziale' [Jtl sdizionc al curato del luogo e anche qucst'ultimo ci 1a attcnzione. La dimenticanza può venirc dd
vescovo, che ha sì Ia giurisdizione di tutta la sua diocesi, e uon dcve richiederla ai curati locali, ura
nratrinroni6 non consumato può cssere rotto. Qtlcsto clato, che un tempo fu inlportante'
ha Pocir
»on ce l'Ìta se celebra in un'altra dioccsi. Egli deve in tal caso domandare Ìa giurisdizione al cu-
inciclenza oggi, salvo in caso di r()talc imporenza del marito, o del ril'itrtÒ della consumazionc
tlrr
/ rato del luogo. Vi lirrono dei casi nei quali il vesct>vo aveva dimenticato di lìrlol
parte di un marito che si dichiara trmosessualc.
102 I nuito d c'rcrlcrt' Il matrimonio, istiluzione [Link] e [Link] della (-.hicsa l0]
I
che nel caso del matrimonio sacramentale e possono conoscere alcune che un concubinato, o una forma di convivenza giovanile. Esso non
eccezioni. ha alcun carattere matrimoniale.
Questa valutazione costituisce oggi un problcmarr. In un mondo nel
quale numercsibattezzati hanno perduto la fede, ogni matrimonio fra
In clrfetti, nelle prime c«rmunità cristiane, san Pa<'rlo si ffovava al cospetto battezzati è necessarialnente sacramentale?2r. Infatti la perdita della fe-
di ntrnrcrosi casi «li matrimoni nei qr-rali sokr uno degli slrosi era battezza- de, persino quando si suppone sia responsabile o colpevole, non fa as-
to. Si tratta il più delle voltc di una coppia originariamente pagana, ma nel- solutamente perdere il diritto al matrimonio, poiché questo è inscritto
la cluale trno clei coniugi si era convertito d<4-ro il matrimonio. Paolo esor- nell.a creazione. D'altra parte, tutti i sacramenti sono dei sacramenti del-
ta così qrreste copltie: «Agli altri dico io, non il Signore: se Lrn nostro fra-
la fede. si può obbligare o spingere dei fidanzati, entrambi i quali rico-
tello ha la moglie n()n credcnte e questa c()nsente a rimanere con lui, n()n
noscano di non avere più la fec{e, ad un sacramento le cui esigenze so-
la ripudi; [...] pelché il marito non credcnte viene reso santo rlalla moglie
no particolarmente rigorose? Perché rifiutare a due battezzati cio che si
credcntc e la rnoglie non credente viene resa santa clal marito credente>>
(1(,orI,12-14). Ma prrrì atrche accadere che questa sitr-razione crei una con- accetta di offrire nel caso di uno solo? La Chicsa non potrebbe ricono-
scere il matrimonio civile di duebattezzati come un matrimonio legit-
dizione di grave c()nflitto. (l«rsì I)aolo aggiunge: <<Ma sc il non creclente vuol
separarsi, si separi; in qucste circostanze il fratello o Ia sorella non s()n() sog- timo? Dinanzi a questi casi numerosi sacerdoti consigliano infatti oggi
gctti a scrvitrì; Dio vi ha chiamati alla paccl» (1Cor 7,15). E ci<ì chc la (lhie- a,fidanzati di accontentarsi del matrimonio civile, al contempo per one-
sa applica - raranlente, bisogna convenirnr:, e con tutta la pnrrlcnza ne- stà e per coerenza. Sembra loro una cosa disdicevole che dei giovani si
cessari.r - s()tt() il nome di "privilegio paolin<,", o ";rrivilegio clella lecle". sposino in chiesa semplicemente per effetto di una pressionc o di una
Essa si riscrva dunque il diritto di annullare, in caso cli vera nccessità, un tradizione familiare. Appare anche molto positivo val,orizzareagli occhi
matrimon io legittirno. dei giovani I'impegno proprio del matrimonio civile. Sul piano pastora-
le non si può fare a meno di pensare che abbiano ragione. Tuttavia, que-
sti sacerdoti sono in contraddizione formale con la dottrina ufficiale.
Questa situazione è malsana. una sola volta il cardinale Ratzinger ha
4. II matrimonio di duebattezzati che hanno perso la fede evocato, in quanto prefetto della congregazione per la Dottrina della
Fede, questo problema delicato. che non sembra tuttavia sia stato con-
Il caso di un matrimonio fra clue persone di rcligione divcrsa, che non cretamente sviluppato. Si può sperare che una nuova riflessionc faccia
è più, oggi, eccezionale, attira l'attcnzione sul fatto che la Chiesa rifiu- leva sulla d{f erenza fra battezzati non credcn ti e battezzati credenti, per
ta ogni possibilità di contrarre un matrimonio legittimo a due battez- i quali I'identità fra contratto e sacramento rimane pienamente. Il rico-
zati che abbiano perduto la fède. Essa riconosce al contrario pienamente noscimento di un matrimonio legittimo e valido, ma non sacramentale,
il matrimonio legittimo di due nonbattezzati. Nelle sue caregorie bat- potrebbe allora alimentarcla pedagogia di un cammino dei due sposi
tezzato significa sempre credente, il che non si verifica nel caso in verso la fede ed il matrimonio sacramentale". Prendere seriamcnte in
questione. Pcr il diritto canonico il battesimo conferisce tutti i diritti e
i doveri della cittadinanza cristiana. Il diritto canonico ignora il bat- " si 'eda [ean-Marie Aubert. <<Foi et sacrement dans le mariagc. À pr.1r.r. du mariagc de bap-
tezzato divenuto non crcdcnte. Esso suppone una società globalmentc tisés incrovanrs>> , Lt Makon-Dicu, 104 i]r9j0), pp. I t (r- I .11.
'r Secondo il ti«rlo del libro di Iohn Baptist Sequeira, Tout nttriogc t:nrrc buptisés [Link] néces-
cristiana. Dunque, il matrimonio di due battezzati non può che esscrc sùrcmett sacramentel?,Paris, Cerf, 1985, che affronta tutto il dibanito storico fra contratto e sa-
sacramentale, in virtù anche del fatto che lo scambio dei consensi co- cfamento,
2{
In alcune regioni dell'Africa la Chicsa cattolica si sc()ntra con un alrro aspetro dello stcsso
stituisce il sacrarnento e che nel loro caso non si può separare [Link]- problcnla, in ragione dell'accesso progressivo al matrimonio celebrato .".ond., i costunre locale.
to e sacramento. Agli occhi della Chiesa il loro matrimonio civile nbn ò I cristiani si piegano normalmente al costume della loro etnia, che autorizza la vita in conrune pri-
)04 Inuilo a o,olt r, [l matrinzonio, istituzione umdna e sauamcnto dclla Cl:iesa )05
r V
)06 Inuilo a trcrlcr, Il matrimonio, istituzione umAna e saodmefito della Chiesa )07
siamo parte e la salvezza. Che il matrimonio cristiano sia un sacfamen- Conclusione
to è una conseguenza diretta del mistero dell'incarnazione. Ireneo di-
ceva già che se la carne dell'uomo, vale a dire la sua condizione con- IL SE,TTENARIO SACRAMENTALE,
creta, fragile, e luogo di tutte le nostre relazioni non dovesse risuscita-
re alla vita eterna, giammai il Figlio di Dio si sarebbe fatto came, secondo
la formula del Prologo del Vangelo di Giovanni. Tertulliano, per parte
sua, non esitava a dire che la nostra carne umana era divenuta, per ef-
fetto dell'in carnazione, il "prossimo" di Dio e che, se Dio ci ha co-
mandato di amare il nostro prossimo, non può egli stesso disobbedire
a questo comandamento. Cristo, che ha assunto su di sé la nostra car-
ne, ha voluto santificare la realtà profondamente umana del matrimo-
nio, la quale passa attraverso la carne, umanizza la carne e le fa assu- Il primo tomo di quest'opera aveva percorso gli insegnamenti dei tre
mere l'amore umano al contempo carnale e [Link] matrimonio è articoli del Credo cristiano. Il secondo tomo ha appena proposto un
la parabola vissuta della dimensione carnale dell'amore di Dio per percorso analogo dei sette sacramenti cristiani. Dall'uno all'altro la con-
noi. Se la famiglia è una Chiesa in miniatura, la Chiesa è a sua volta una tinuità è evidente. Ecco perché padre Yves de Montcheuil, teologo
gesuita fucilato nel 1944 per essere stato trovato nel Maquis del Ver-
grande farniglia che cerca di diffondere l'amore in ciascuno dei suoi
cors, parlava, a iguatdo dei sacramenti, di "dogma vissuto". Il Credo
membri. Ma non possiamo neppure dimenticare che f incarnazione ha
è la fede professata, i sacramenti sono la fede vissuta. La fede che,
condotto Cristo sulla croce. Il matrimonio comprende anche il rischio
senza dimenticare l'ambito essenziale della parola, passa all'ambito del-
della crocc. Ora, il rischio non costituisce forse la grandezza della libertà l'agire; è la fede che prende corpo concretamente, la fede che si impe-
dell'uomo? gna nella vita.
I-organico dei sette sacramenti può somigliare a prima vista ad un
bel sistema che prevede e organizza ogni cosa, in un mondo religioso in
cui il rito è sovrano. Ho già evocato, iniziando quest'opera, le diverse
obiezioni che non mancano di essere mosse a riguardo. Qucsto organi-
co ci fa al contrario uscire dal rito che funziona semplicemente come ri-
to, dal rito che offre ogni soddisfazione attraverso il semplice fatto di
essere stato compiuto. Poiché, così vissuti, i sacramenti diverrebbero
delle caricature di sé stessi. I sacramenti, situati al confine fra parola e
élesto, presuppongono a monte la fede e le conferiscono a valle la ca-
pacità di essere un comportamento evangelico. Poiché donano la fe-
de, in un certo senso la esigono. I sacramenti non costituiscono affatto
un alibi nell'impegno del cristiano al servizio dei fratelli e di Dio. Essi
ne sono l'alimento necessario. Il cristiano è invitato a condurre una vi-
ta eucaristica.
Questi sette riti essenziali, costitutivi della Chiesa, rappresentano set-
te doni permanenti del Dio trinitario agli uomini . La clfra sette rap-
presenta simbolicamente una totalità. San Giovanni della Croce diceva
) che Dio ci ha donato tutto nel suo Figlio Gesù, Verbo incarnato. È que-
sto stesso dono cristico che Dio rende permanente nella Chiesa attra- GLOSSARIO
verso i sacramenti.
Tornando al Padre, Cristo ci ha lasciato due viatici per vivere di lui
sino alla fine dei tempi: il viatico del Vangelo, attestato nelle Sacre Scrit-
ture e ricapitolato nJ Credo, ed il viatico dei sette sacramenti, strumenti
del dono àe[u [Link] vita, doni del Padre compiuti nel]aforza dello Spi-
rito Santo. Essi fonnano uno strumento unico, poiché hanno tutti la lo-
ro origine nel medesimo ed unico cristo, sacramento di Dio; costitui-
,.[Link] u.r.h" degli strumenti molteplici, poiché vogliono raggiungere la
nostra esistenra nelle sue diverse necessità, al cuore delle nostre espe-
fienzevitali. E già stato proposto il paragone fra I'istituzione del cano-
ne, o della r"gòlu delle Scritture, e l'istituzione del "canone" dei sette
Questo repertorio contiene s«rkr i termini che appartengono alla dottrina dei
sacramenti: sòno i due testamenti di Cristo, anche se il secondo' pur vis-
sacramenti e alla vita culturale della (lhiesa.
suto sin dalle origini, è stato formalizzato molto più tardi. Il Concilio
vaticano [I sottolìneav al'analogiafra il pane della Parola ed il pane del-
I'eucaristia.
Abitudinario: penitente che ricade continuamente nello stcsso l)eccato.
I sacramenti sono anche i testimoni del senso delle nostre vite. Ri-
Àgoprt dal greco agtipC che significa amore-dono, generosità e benevolenza (a
cevere un sacfamento vuol dire professarc in azione che Cristo, venu- differenza di éros che esprime l'amore-desiderio); indica un pasto fraterncr
to una volta per tutte nel nostro mondo per viverci e morirci, rimane celebrato in una comunità, pranzo che ha una dimensione rcligiosa e purì
presente al mondo nelle diverse forme di memoriale di ciò che ha com- comprendere degli elementi celebrativi.
pirro. vuol dire professare che la nostra vita ha un senso alla luce di ciò Anàfora: letteralmente "che porta verso I'alto" ed esprinre un'attitudine di
.h" il ,[Link]-entà ci rivela del disegno di questo Dio su di noi e di ciò offerta a Dio. In liturgia l'anafora o il canone (si veda quest() termine) in-
che compie in nostro favore. I sacramenti ci fanno Passare una volta per dicano f insieme della preghiera eucaristica dal prefazio al Pater.
tutte al quotidiano. A noi non spetta altro che condurre una vita bat- Anarnnèsi (o, alla greca, anàmnesi): termine greco che significa "memoriale"
tesimale, confermata datlo Spiriio, eucaristica, riconciliata , paclficata (si veda questo tcrmine). Gesù nel corso dell'ultima cena dice [Link]-
nella prova, condotta nell'amore e al servizio dell'umanità nel matri- te: <<Fate quest() in memoria di me>>. In liturgia l'anamnesi nr>n indica l'ac-
*orrià, oppure al servizio della Chiesa attraverso il sacramento del- clamazione dei fedeli che segue la consacrazione, ma la preghiera diretta-
l'ordine. mente successiva e comincia con: <<(ielebriamo il memoriale della beata pas-
È compito clella Chiesa ,vale a dire di tutti i mernbri del popolo di sione, clella risurrezione dai morti e della gloriosa ascensione al cielo...>>.
Dio, renciere i sacramenti di nuovo desiderabili e far comprendere al Arcano'. disciplina praticata dalla Chiesa antica che proibiva di comunicarc ai
nostfo mondo che essi sono altrettanti baci che Cristo ci ha dato: sono nonbattezzati il contenuto dei misteri cristiani, ossia i sacramenti. Il Credcr
per eccellenza l'espressione della tenerezza di Dio' era rivelato solo nel corso dell'ultima fase del catecumenato e la catechesi
sui sacramenti era trasmessa solamente durante la settimana di Pasqua, suc-
cessivamente ai sacramenti dell'iniziazione.
Assoluzione: ft>rmula liturgica con la quale il prete concede a colui che si
confessa il perdono della Chiesa e di l)io. Questa formula è una preghiera
rivolta alla'I-rinità seguita da una dichiarazione di perdono. Pronrrnciando-
la, il prete impc'rne la mano destra sul penitente.
Attrizione: contrizione imperfetta, in quanto motivata da un timore ancora egt'ri-
stico, piuttosto che dall'amore di Dio.
Nuovo l'estamento il tern-rine esprime la diversità dei doni fatti dallo Spi- soddislazione (si vedano questi termini). Il [Link] è tenuto al segreto as-
rito Santo ai membri delle comunità cristiane nell'ambito dei diversi servi- soluto riguardo a tutto ciò che ha sentito in confessione.
zi da assicurare. [Link]: la c«[Link] (dal termine Tatin<t contarerc,, che signilìca "lì'antLr-
Catarsi: etimologicamente, "purilìcazione" o "sollievo". Si dice del p«rcesso di mare"), esprime i sentimenti del penitente a causa dei lreccati commessi. La
liberazione dalle consegLrenze di una prova, di un lutt«r o di un trauma qual- contrizione detta "perfetta" è quella i crri nrotivi dominanti s<»ro l'amore di
siasi che abbia segnato [Link]'ofondamente la personalità. Di<r e del prossimo. Si veda Aurtztlone.
Catechest: termine greco che significa "insegnamento orale" e indica l'inse- contrizionistno: il contrizi<)nism() era un'.pinione [Link] secondo la qtrale
gnamento della lède cristiana prima e dopo il battesimo. Il termine "catc- per ricevere qualsiasi perdono tli Dio sarebbe stata assolutamente incli-
chisr.r.r«r" ha la stessa origine e dopo il XVI secolo indica i libri che riasstr- spensabilc la contrizione perfetta. 'ILle dottrina lu condannata clal (loncilio
m()n() quest() insegnamento, sia pel i bambini sia per gli adulti. di'Irento. Nel XVII secolo la disputa si accrebbe di cliverse sfumarure, al
Presbitèrio: così viene chiamato il collegio dei preti diocesani cooperatori del Rubrica: test() stampato in ross«r (rubor in latino significa "rosso") nei libri li-
vesc()v(). turgici; indica cirì che il prete deve lare recitando tale preghiera o celebrando
Presbìtero, prete: i7 presbitero, letteralmente "il più anziano" (presbyteros), tale sacramento. Le rubriche si leggono, ma non si dicono. Sono in genere
era il responsabile della comunità sinagogale giudaica. Il termine è passato molto precise, donde il difetto chiamato "rubricismo", che consiste in una
alle comrrnità giudeo-cristiane e si è generalizzat<'t All'inizio il termine non loro applicazione meccanica e senz'anima.
è clistinto <Ja "episcopo". Poi la gerarchia dell'episcopo e del diacono si de-
finirà, e il presbitero diventerà il "prete di secondo rango". Nelle lingue mo- Sacerdozio comztne (o uniucrsale) e sacardozio ministariale: nella nuova alleanza
dernc il significato proprio del termine "prete" sarà ampiamente ric()perto è rimasto solo un sacerdozio, quello del (lristo <<sommo sacerdote alla ma-
da quello del sacerdos latino o dello biereùs o arcbiueils greco. Questi ter- niera di Melchisedek» (Hb 5,10). A questo sacerclozio la Chiesa riconosce
mini indicavano al'[èmpio cli (]erusalemme cokrro che erano incaricati di due partecipazioni. Una è esistenziale e rende ogni battezzato mcmbro del
ofTrire le vittime animali, vale a dire i sacrilìcatori. Siccome nel Nuovo'fe- p<rpolo che Dio si è conquistato (1Pt 2,9),ingrado di entrare nel santuario,
stament() non vi sono più sacrifici esterni, gli evangelisti e gli apostoli han- vale a dire att() a presentarsi dircttamente al cospetto di Dio nella sr-ra pre-
no evitalo Ji riprenJere quest() lermine lrer i ministri .lcl Vangr.'|.,. i crti com- ghiera e offerta spirituale di tutta la sua vita (Rm 12,1). La seconda è quel-
priti erano molto diversi. 'ILttavia, verso il III sccolo, la preoccupazione di la dcl sacerdozio ministeriale. Alcuni membri della comunità ecclesiasrica,
parag()narc i ministri del Nuovo Testamento a quelli dell'Antico - per sot- scelti per essere preti o vescovi, sono incaricati di esercitare vistosamcnte
tolineare tanto le kxo diflèrenze quant() le loro somiglianze - porterà a ri-
il ministero clcll'unica mediazione del (lristo nei suoi re aspetti: l'annuncio
della parola, la santificazir)ne attraverso i sacramenti e il governo delle c«r-
lrrcndere i termini hiereùs e saccrdos per indicare anzitutto il vescovo, poi il
mrrnità.
prete, in qrranto sono loro che prcsicdono l'eucaristia, memoriale clcll'uni-
,Sa cerdozio m in ist eriale: vedere s<',pra.
co sacrificio del (,risto. ()ggi i due termini "prete" c "sacerdote" sono c<'rn-
.Sacratnentale: secondo il diritto canonico, i sacramcntali sono dci <<segni sacri
lusi e interscambiabili, e l'aggettivo che corrisponde a "prete" ò "sacerdo-
attraverso i qrrali, a immagine dei sacramenti, sono manifestati e ()ttenuti at-
tale". La loro distinzione sarebbe da rirovare al fine di m()strarc proprio
maverso la preghicra degli effetti soprattutr() spirituali» ((lan. I 166). I sa-
chc il saccrdozio di (lrist«r è unico c che i vescovi e 1 ;rreti vi partccipano
cramentali sono dei gesti rituali stabiliti o riconosciuti dalla (lhicsa e com-
in maniera ministeriale.
piuti nella fede. Non sono atti di Cristo. Escmpi: la consacrazione di un
Prcscnza rcale'. si dice della l)resenza particolare di (lristo ncll'eucaristia. Ma
altare o di una chiesa, l'istituzione di alcuni ministeri non ordinati, i fune-
Cristo è anche presente nella sua (lhiesa in altre Frrrme: nel1a preghiera cli
rali cristiani, o alcuni gesti come segnarsi con I'acqua benedetta.
coloro che si riuniscono nel su() nom<: secondo la sura lrromessa, nei desti-
.Sacramento: atto della (lhiesa istituito da (lrist«r per c«rmunicare ai fcdcli cri-
natari cli ogni <4rcra di carità, nclla (lhiesa che annuncia il Vangckr e dirige
stiani i doni clella suagrrzia. I sacramenti, ricevuti con le clisposizioni ne-
il popokr cristiano... cessarie, sono dei segni efficaci della grazia. Realizzano ci<ì che manifcstano.
Sacro: termine usuale nelle scicnze della religione per esprimgre tutt() ciò che
l?,apprescntarc: espressione impiegata per esprimere il rapporto tra l'eucari- ha rapporto con il divino. Il sacro si oppone al profano. Cit) che è proprio
stia e la croce. Una rappresenta l'altra nel senso tli renderla prcsente, qrrin- del sacro cristiano è di stabilire una comunicazione c()mpleta tra la sfèra di-
di in scnso lòrte. vina e quella dell'esistenza umana. In questo senso, per rrn cristiano, tutt<r
Riconciliazione: vedere Penitenza. Lespressione "sacramento clella riconcilia- è sacro e niente è profano.
zione" sottolinea la nuova situazionc creata tra due partner, uno che per- Scisma: uno scisma è la rottura della comunione tra (lhiese. Lo scisma tra ()rien-
clona, il (lristo attraverso il ministero della (ìhiesa, c l'alro, il peccatore, che te e Occidente ebbe luogo all'epoca delle mutue scomuniche clel 10I4. Si
chiede perclono. chiama grande scisma di ()ccidente (1f78-1417) la divisione della (lhiesa
Rito: attività religiosa pr(rgrammata e ricorrente, volta acl es1;rimere il senso di latina, quando ci furono due o tre papi che si contendevano l'autorità
rrna situazione umana fondamentale. Il rito è gratuito, senza efficacia im- pontificia tra Roma e Avignone. Ma qr,resto scisma ftr riassorbit«r. La Rifor-
mediata: ha la sua {inalità in sé stesso. (ìomprende in genere un gesto o una ma pr()testante del XVI secolo c<tndusse a una nu()va separazi«rne clrratura
parola. I sacramenti sono i grandi riti cristiani. l all'interno della (lhiesa di Occidente.
religiosa alla vita secolare o "a una vita nel mondo". Da qualche decennitr mento che interviene [Link] oblazioni clclla celcbrazione eucaristicir irl rrro-
il termine ha acquisito un senso culturale per esprimere il passaggio delle mento dell'epiclesi e della c()nsacrazi()nc. (liò che cra pane e vino divcrrrrr il
n()stre società da rrna situazione in cui il religios. ()ccul)ava un [Link]. im- corp() c il sangue di (lristo. Questo can-rbiamento non deve esscre intcsr» rr
p()rtante nella vita pubblica a una situazione nuova, in cr-ri i riferimenti al re- livello clegli elementi né in senso materiale. Riguarda la sosranza, che n,,n
ligi<rs«r s()no ampiamente cancellati. Termine prossimo di "laicizzazi<tne" . è il substrato materiale, ma la [Link] di essere dell'oggetto consiclerato. Ncl
.settenario sauamentale: lista dei sette sacramenti, stabilita nel XII secolo e ri- caso dell'er-rcaristia, la transustanziazi«rne è frutto dell'azione di Cristo e del-
presa da allora da tutti i concili. lo Spiriro Santo: ciò che era pane e vino, ossia il cibo e la bevancla degli ur>
Sigillo: il sigilkr rdppresenra un marchio irrevocabile di Cristo, posto da un sa- mini, c'livcnta pcr volontrì di (lristo e dello Spiri«r Santo corlxr e sangue di
cramenro: si pada così, per esempio, di sigillo del battesimo. 11 termine oc- Cristo, vale a dire cibo e bevanda c'li vita eterna. Il pane e il vino sono solcr
cidentale che gli corisponde è "carattere". delle specie sacramentali, cioè dci segni. Per qucsro si parla tli "presenza
simbolo: il senso del termine è spiegato a lungo nel capitokr I di questo volu- reale" di Cristo nell'cucaristia, prcsenza sacramentale distinta nella lide.
'lrento, Concllio l: concilio tcnutosi nel XVI secokr (1545-15(r3)
me, 5. Il sacramcntct è un "simbolo" nel senso forte dal termine. per ilefinire
Sinodo: etimologicamente significa "raggruppamento". Nella Chiesa antica il alcuni punti della fède cattolica nei confronti delle contestazioni della lùf-or-
termine indicava gli incontri regolari rra i vescovi di una provincia o di ma protestante. Questo Concilio sviluppòr ampiamente la clotrina clei sa-
una regione. I concili ecumenici sono dei sinodi che riuniscono i vescovi cramenti.
di trrtta la Chiesa. Oggi esiste un sinodo cli vescovi ogni tre anni a Roma; T-risagion: lìrrma di dossologia im1;iegata soprarrLrrro nelle liturgie orientali.
«rgni conferenza episcopale elegge qualche rappresentante. Il diritto cano-
Consiste in una triplicc acclamazione della sanrirà di Dio. Il Sanctus litur-
nic«r del 1981 ha resrauraro la possibilità di indire dei sinodi diocesani che
gico comincia con un trisagion: <<Santo, santo, santo...>>.
riuniscono prcti, diaconi e laici, intorno al vescovo che li convoca seconclo
trna legge elett()rale stabilita. Unziona: gesto sacramentale che consiste ncllo stendere de'll'olio su trna qual-
che parte del corpo in segno di dono dello Spirito Santo. Lrrnzione è usa-
Soddisfazione: etimologicamente l'att() di "fare atrtrastanza" in merit<l alla ri-
parazigne del peccato per mostrare la sincerità del proprio pentimentg. Ter- ta al momento del battcsimo, clella confermazione, dell'unzione degli in-
mine usaro nell'ambito del sacramento della penitenza o della riconcilia- fermi e dell'ordinazionc.
zi«rne a prop6sitg della penitenza imposta; è il terzo atto del penitente do-
Llnzione degli infermi: () cstrcma unzione, sacramento che consiste nell'un-
po la c6ntrizi6ne e la confessi()ne. Questo termine fu in seguito usato a zione con olio somministrata ai ledeli in pericolo di vita a car-rsa della ma-
proposito della redenzi«rne, quandg il Cristo in croce "soddisfece suo Pa- lattia o dell'età.
dre" per i peccati degli uomini. Purtroppo interpretato nel senso di una
fLr
Verbo: termine di origine latina (uerbunt), che significa "1>arola". In italiano ha
compcnsazi<'rne uguale al peso del peccat6, richiesta da una giustizia vendi-
acquisito un senso grammaticale preciso: il verbo, che si c«»-riuga, esprime
catrice, mentre all'occgrrenza csprime I'amore di Cristo verso sLlo Padre,
più lorte di tutti i peccati del mondo e in particolare di quelli che l'hanno un'azione in opposizione al sostantivo che indica un oggetto o un essere. Se-
conclo la fede cristiana, il Verbo, con iniziale maiuscola, è il Figlio di Dio o
mess() a morte.
Cristo. Il Prologo del Vangelo di (ìiovanni indica la venura di (lristo sulla
Spccic [Link]'he: noryre dato allc oblazioni (vedere quest() termine ) dopo I'e-
terra come l"'incamazione del Verbo" (.<il verbo si è fatto carne>> [(ìv 1,14])
piclesi e la consacrazi()ne, per evitare di continuare a chiamare pane e vintr
presente clal principi<l presso l)io come sua parola eterna. Nella persona di
quant() è riconosciuto nella lede come corpo e sangue di Cristo'
Cristo, Dio stesso ci "rivolge la parola" mandanrloci suo fìglio.
Succcssione apost()licd'. tutta la (lhiesa vive nella successione apostolica, vale rr
dire nella contintrità della fcde clegli apostoli. In seno a questa succcssion«'
globale, la srrccessione episcopale svolge rrn ruolo capitale. I vesc<'rvi sono i
successori degli apostoli, collegati a loro da una continua catena <li ti«rlrlri,
già invocata cla Ircneo di Lione. )
ELEMENTI BIBLIOGRAFICI
Tra i libri riguardanti i sacramenti in generale sono qui indicati solo qrrelli
;riù facilmente accessibili. Si rovcranno nclle note altre indicazioni bibliogra-
fìchc riguardanti ciascun siìcrament() in partic,ilare.
Premessa pag.
I
SACRAMEN'l'I: l)FlR( ll lFl?
II
DA GESÙ, PRIMO SACRAMENTO,
AI SACRAMENTI DELLA CHIESA
I u licc )27
TT. I [Link] I-ANNO t-.t Cumsa IV
s la (lHIusR FA I SACRAMITN'II pag. )6 LA CONFERMAZIONE, DONO DELLO SPIRI'I'O
A. I sacramenti lanno la (lhicsa 36 E CORONAMENTO DEL BAI'TESIMO
1. Breve storia del termine e del numero dei sacramenti )(r
2. ln che senso Gesù ha "istituito" i sacramenti? 4l 1. Il simbolismo dei riti pag. 9)
J. (lome c<,mprendere l'el1ìcacia dei sacramenti? 44 2. Il f'ondamento della conlermazione
4. (lhe cos'è il carattere sacramentale? 48 ncl Nuovo Testamento >> 95
[ì. La ( ]hies,r la i sat'ramenli 49 J. La conferm azi<tne è un sacramento distinto
1. La (lhiesa responsabile della liturgia 4L) dal battesimo? >> 97
2. La (lhiesa responsabile dell'amministrazione 4.\)a una dillicoltà pastorale a delle teologie diverse » 100
dei sacramenti 54 5. La teologia e la past<>rale della conferm azione
in ()cciclente fino al XX secolo t02
IIl
IL T]AT'I'ESIMO, I]ONDAME,NTO V
I)trLUID[N'i'ITÀ (]RIS'TIAN A LET]CARISTIA, SOMMO SA(]RAMENI'O:
1. ISTI'I'UZIONE E STORIA
T. Alt-rtruc;tNtr l)EL IJAITESIMC): tL sIMll()LlsM() DELLACQUA 60
L Le acque tlclla vita e lc acqtre della morte 67 I. I- tNslo E LA suA sTMBoLOGTA NELLA (ioNr)rzroNE uMANA » 108
2. ll passaggio cristian«r dalla "cosmologia" alla "storia" 6) 1. Il pasto e l'uomo » 108
).lacqua,lo Spirito, la (lhiesa 64 2. l)ai pasti religiosi
II. QuaNoc-r Czus'tct Im ISTrlu[o IL BArrESlMo? 65 alla celebrazione della Pasqua ebraica 110
1.(ìesù: dal battesimo d'acqua al battesimo di sangue 66
2. La promessa clel dono clello Spirito 68 II. Darl-a crNA coN (ìtsu all ts'tT'r'uzrclNE DELL [Link] >> 712
J. Prime teologie del battesimo in Paolo e (ìiovanni 6L) 1. Limportanza dei trrasti nel Vangelo >> 112
2. LLrltima cena: l'istituzionc dell'eucaristia >> 113
lll. La s'loRIA DEL BArrESlMo L DELLA suA LITUIìGIA l0 l. Matteo e Marco: l'ultima cena del Signore >> 174
1. La liturgia battesimale nella (lhiesa antica 1t 4. Luca e Paolo: la cena istituzionale » 118
2. La disciplina battesimale 1) 5. Le particolarità dell'istiruzione in Luca >> 121
J. (l<rme ò arrivata la (lhiesa altattezzare i bambini? 76 (r. Paragone lìnale ffa i due estremi: Marco e Paokr >> 727
7. Leucaristia ampiamente presente
IV. IL sxlreslMc), sACMMENTO I)ELIjALLEANZA 81 in tutto il Nuovo'festament<r 722
1. ll I)io trinitari() viene all'uomo 82
2. La risposta e l'impegno del credente 84 III. La vtTA EUCARtst'rcA DELLA Cumsa NEL pRtMo MTLLENNTO t2)
l. Il battesimo è necessari ct alla salvezza? 86 1. Alla fine del I secolo:
la <<l)otrina degli apostolf> o «I)idachè>> 125
V. Ln paslonala DEL BATllrsIMC) 2. A metà del II secolo:
t3u (ìiustino clescrive la celcbrazione er-rcaristica
ti tL IIAI''I'ESIMO DEI llAMtltNI OCìGI 12c)
). Alla Iìne delll secolo:
la testimonianza di Iède di Ireneo di Lione >> 7)l
)28 Iuuito u crt'rlr'n' indice )29
4. Nel IV secolo: (lirillo di (ìerusalemme
ui
11) (]ONVE,RSIONE,,
aflerma il senso dell'eucaristia Pi'ì8
t)5 PERDONO E RICONCILIAZIONE
5.Ne1Vsecc,l<l:Agostinoe1aChiesacorpoclel(ìristo>>
1)1
I. D,tt-la pRAITCA UMANA DELLA RICONCILIAZIoNE,
VI
Il. LrsrrruzroNu DEL sACRAMENTo DELLA lìtcoNCILIAZIoNE » 189
LEU(]ARIS'IIA, SOMMO SACRAMENTO:
2. ME,MORIALE, SA(]RIFI(]Io E SACRAMENI'O
III. UNa s'roma MovTMENTATA
t47 E LA CAPACI'|,I OT A»[Link] DELLA (]HTESA 190
I. LluclnrsrlA MEMoRIALII sACMMEN'IALII E SACRIFICALE
141 1. Prima tappa: prima dell'istituzion alizzazione
1. Che cos'è un memoriale? ([I secolo)
l4c) 7L)l
2. Il memoriale della pt'ima Pasqua
2. Seconda tappa: l'istituzione della penitenza pubblica
). La cena clel Signore, mcmoriale della sua m«rrte
152 cd unica (III-VI sec«rl«r) t93
c dclla sua ristttrezionc
).'lerza tappa: il passaggio alla penitenza privata
154 e reiterata (VI-X secolo) lL)5
II. lt- lucaltE r"RA L EUCANSTIA E LA cROCE
4. Quarta tappa: l'evoluzione della prassi
1. Due vocaboli da prt'scrivere per csprimere
154 della penitenzaprivata a partire dal XII secolo 198
qLlest() legame: "ripetizione" e "tinnovamento"
2. Due verbi da ricordare:
155 tv. (.oNcLustoNr PRoSPETTTcHE 200
" rappresentare" ed "attualizzare"
l. I ministri nella struttura della (lhiesa >> 248 (il decreto detto <<'Ihmetsi») 2L)4
7. ll conllitto fra la (.hiesa e lo Stato nell'età moderna 2L)5
presiclenza dell'eucaristia
>> 255 1. 11 matrim«rnio e la condizione umanai >> 297
). La
4. La nascita della coppia "chierici" e "laici"
>> 255 2. ll matrimonio come sacramento >> 2L)g
(lonclusione
IL SET]'ENARIO SA(]RAMENI ALE 3oc)
Glossario )rl
E lcm cn t i bibl io gral ici )25