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Invito A Credere. Bernard Sesboué

Il documento parla della crisi della pratica sacramentale nelle chiese occidentali e della necessità di rendere i sacramenti più credibili e desiderabili. L'autore intende approfondire l'argomento dei sacramenti che era stato trattato in modo troppo sintetico in un suo libro precedente. Vuole mostrare come i sacramenti abbiano radici nella persona di Cristo e nell'uomo.
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Invito A Credere. Bernard Sesboué

Il documento parla della crisi della pratica sacramentale nelle chiese occidentali e della necessità di rendere i sacramenti più credibili e desiderabili. L'autore intende approfondire l'argomento dei sacramenti che era stato trattato in modo troppo sintetico in un suo libro precedente. Vuole mostrare come i sacramenti abbiano radici nella persona di Cristo e nell'uomo.
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Bernard Sesboùé

INVITO A CREDtrRE
Credere nei sacramenti
e riscoprirne la bellezza

ffi
PAOLO
'Ii«rlo originale dell'opera:
Inuitrt/itttt à croire:ll. [)(s sdcretilents ,.n:tlibles et désirttbles PREME,SSA
O Lcs Édirions du (]erf.2009
.fraduzione
dal francesc
di Lk,h,t Ctstelkno

Nel libro (.roire . lnuitation à la foi c'athctlique pour les fem?n(.t et lcs
hommas du XXI siècle, pubblicato nel 1999 dalle cdizioni Droguet et
Ardantr, ho presentato una "proposta cli fede" al fine di pcrmettere
alle persone di oggi di vivere Lrn "sì" intellettualmente onesto rispetto
alla fede cristiana. Dopo aver evocato le clomande fondamentali che ri-
guardano la condizione umana, giacché ogni uomo sc le pone dal mo-
mento in cui cerca di comprenclerc chi egli è e quale sia il senso del suo
csistere, ho affrontato il contenuto dei tre articoli clel Credo: il primo
parla di Dio, Padre e Creatore; il seconclo consiste in un breve raccon-
to dell'cvento di Gesù di Nazareth, venuto nel nostro mondo a vivere,
rnorire e resuscitare; il terzo annuncia il clono dello Spirito Santo fatto
alla Chiesa e ci conduce alla fine dei ternpi.
È all'intemo di quest'ultimo articolo chc sarebbe stato necessario par-
lare dei sacramenti, cosa che ho fatto in maniera sin troppo succinta, in
una ventina di pagine, per mancanza di [Link] libro cominciava a di-
ventare troppo voluminoso e d'intesa con l'editore si era dcciso di
non cstendedo ad un secondo tomo. Sono sempre stato consapevole
che le pagine in cui avevo trattato i sacranenti fosscro il punto dcbole
dell'opcra. Da allora, per quattro anni consecutivi, rni è stato chicsto di
presentare il contenuto di Credere nell'ambito di conferenze serali te-
nute presso il Centre Sèvres. Ho riservato il trattamento dei sacramen-
O EDIZI()NI SAN PAOI-O s.r.l., 201 I
Piazza Soncino, 5 - 20092 Crnisello Ilalsamo (Milano) ti al percorso del quarto ed ultimo anno, lasciandomi così il tcmpo cli
[Link] sviluppare considerevolmente ciò che era appena abbozzato nel libro.
Distribuione: Dil:fusione San Paolo s.r,l.
Corso Regina Margherira. 2 - 10151 '[Link]
'Ir- it. Bernard Sesboiié, Cradere. lnt,ito alla pu lc donnc c gli u;niui dcl 21"
ISBN 978-88-2 I5 --t 156.5 ' fcdc cattolica
s rco lo, Bt cscia, Queriniana, 2000.

Prcmessa
È il corrt".rrto di quelle conferenze che riprendo oggi nella veste di un dirla tutta, privo di intercsse o di significato. Il suo carattere obbliga-
secondo tomo tardivo. torio è altrettanto contestato in quanto ipposizione da parte dell'au-
Un'altra ragione mi spinge con urgenza a realizzarc questo progetto: torità di una ripetizione stancante. La risposta alla domanda, posta spes-
in crisi, nelle Chiese d'Oc-
è l'elementare constatazione che, se la fede è so: <<A che cosa serve?>>, appare evidente: <<Non serve a niente>>. Il si-
cidente, la pratica sacramcntale lo è ancora di più. gnificato e pcrsino l'efficacia del rito sono di tutt'altro ordine: non è
Per fare solo I'esempio della Francia, la disaffezione riguarda in d'importanza capitale far comprendere questo?
maniera massiccia la pratica di tutti i sacramenti. Non è il caso di for- Non desidc-ro dilungarmi, in questa sede, sull'intenzione, il metodo e
nire in questa sede statistiche che possono essere reperite in numerosi i destinatari di questa nuova pubblicazione. Non desidero modificare
documenti, giornali e riviste2. La diminuzione della pratica domenicalc nulla di ciò che ho elaborato nell'introduzione ù primo tomo. Si tratta
della celebrazione eucaristica, la più spettacolare, è scesa al di sotto del sempre ditn inuito, al contcmpo, a crederc e a "praticarc". Dinanzi al-
10"/" . La prirna flessione nella richiesta di battesimi risale al 1963 , e og- ]a disaffezione appena evocata, vorrei contribuire a rendere i sacramen-
gi si è ridotta della metà. Molti dei battezzati non sono cresimati, poi- ti credibili e desiderabili anche alf interno del nostro tempo. Nel primo
ché la cresima (o confermazione) è celebrata nel quadro di una forma- tomo partivo sempre dalla difficoltà di credere; questa volta partirò
zione alla fede perseverante. Il sacramento della penitenza, o della ri- dalla difficoltà di "praticare". Questa difficoltà è probabilmente più gran-
conciliazione, quello che si ripete e che faceva parte, assieme all'eucaristia, de della prima: poiché la fede rinvia innanzitutto alla persona del Cristo,
della vita quotidiana del cattolico praticante, è disertato già da molto assai generalmente rispettata; la pratica sacramentale rinvia invece alla
tcmpo. Inutile insistere srtlla rarefazione delle ordinazioni presbiterali, Chiesa, più volentieri criticata, quando non rigettata. Sottolineerò il du-
che si annuncia, per l'awenire, sempre più preoccupante. Una delle sue plice radicamento dell'istituzione sacramentale, innanzitutto nella per-
conseguenze è il fatto che il sacramento dell'unzione degli infermi vie- sona di Cristo, quindi nell'uomo, il che non deve sorprendcre in quanto,
ne cclebrato con maggiore clifficoità. Il rratrimonio cattolico è anch'es- nella persona di Cristo, Dio si è fatto uomo e rispetta pienamente il cam-
so in notevole calo rispetto al matrimonio civile, che si tenga o meno mino dell'uomo. lnfine, la mia intenzione è quella di tenere sempre in-
conto della convivenza giovanile. sieme l'insegnamento della dottrina e la testimonianza della fede'.
Questo calo della pratica dei sacramenti rinvia evidentemente alla di Prenderò innanzitutto in considerazione l'istituzione generale dei sa-
minuzione globale della fede nella scconda metà dcl XX sccolo. Molti cramenti, in quanto appartienc al mistero della fede cristiana. Non ci si
si definivano già, attorno al 1950, "credenti, ma non praticanti". È al- rneravigli se assumo come punto di pafienza le pagine del primo volu-
quanto logico che la diminuzione del numero dei primi si ripercuota sui me. Renderò in seguito conto dei sette sacramenti riconosciuti dalla
secondi. Ma si può essere ancora più precisi. Il sacramento rinvia alla Chiesa così come istituiti da Gesù: il battesimo, la confermazione, l'eu-
sfera dcl "sacro", della "cosa s^cra" o del "religioso". Si trattadt un "ri- caristia, la penitenza o riconciliazione, l'unzione degli infermi, l'ordine
to" che inscrive i suoi partccipanti in un ordine sirnbolico delle cosc, e il matrimonio.
il quale sembra sempre più estraneo al modo di fare e di pensare del Non si tratta dtuna nuova opera, ma semplicemente di capitoli com-
nostro mondo pratico, efficiente e secoladzzato. Il rito è diventato plementari. Spero saranno utili quanto quelli del primo tomo. Ringra-
una curiosità estranea, che appare agli occhi di molti dei nostri con' zio infine le due coppie che hanno accettato di impegnarsi ancora una
temporanei come arbitraria e formalc, come un retaggio magico, per volta con me per una lettura critica dell'opera: le loro reaziont ed i lo-
ro suggerimenti mi sono stati molto utili.
''zIl dossierpiirreccnteèquelloputlrlicatodrLeMondedesreligions.,<[]ÉglisedeFrancecn
2 1 (gennaio-febbraio 2007 ), pp. 42 c 4) . Basandom i
chiffres», n.
"ulle cifre fornite, ho offefto una JCome nel primo romo, alcuni sviluppi, non indispensabili ad una prima lettura, saranno colÌì-
presentazioncsinteticadellasituazioneinLa7'héologicauXX siècleetI'[Link]ì.LlntrLti,'ils
tt'cc Marc Lebouchu,Paris, DDR,2007, pp. 318-320 [Link]. L'auuenirc della /edc. kt teobgtla dcl (e inseriri all'interno di un riquadro); un glossario dei tcrmini più tec-
lxrsti in un corpo diverso
XX stcokt, (liniscllo llalsamo IMIì, San Paolo, 2009, pp.276-278\. nici è tbrnito alla fine del volume.

Inuito a credcrc I)ri:messd


I

SACRAMENTI: PERCHÉ?

L. La pratica umana degli anniversari

La natura unrana è complessa. Nel momento in cui facciamo delle


constatazioni negativc sulla pratica sacramentale, siamo in presenza di
altri aspetti del nostro mondo culturale che contraddicono per molti
versi quellc stesse constatazioni. Giacché i nostri contemporanei hamo
riscoperto il senso e il gusto della celebrazione, in particolare degli an-
niversari. Mai ne sono stati inventati tanti, per celebrare la nostra sto-
ria oppure i centcnari di personaggi scomparsi. Lo stesso accade nelle
famiglie, in cui si celebrano con affetto gli anniversari delle nascitc,
dei matrimoni c di altri eventi ancora. Ora, che cos'è un anniversario?
La celebrazionc di un anniversario è innanzitutto una uittoria ;ul tem-
pc.t, che non possiamo arrestare, che scorre e ci sfugge dalle mani co-
me sabbia in una clessidra. Il presentc, come già diceva sant'Agostino,
non è che un fugace istante fra un avvenire pieno di speranza e un
passato che cade nell'oblio. Eppure, "dentro" questo tempo accade
qualcosa di irreversibile: è il luogo all'interno del quale si dipanano le
nostre vite, che non possono essere percorse a ritroso. Allora, di tanto
in tanto e più ancora quando si tratta di una cifra tonda, si prova il bi-
sogno di tracciare una linea virmale che ricongiunga l'oggi al ternpo pas-
sato, ricapitolandolo in qualche modo. Celebrare un anniversario è una
rllaniera dt attualnzare il nostro passato. È un esercizio della nostr'à.7//c-
ntoria, g,razie alla quale possiamo in qualche rnodo trascendere il tem-
po e ridivenire i contemporanei della nostra giovinezza. Giacché la ce-
lebrazione risponde sempre ad una fftancanz'à,'. festeggiare un anniver-
sario vuol dire sempre "fare qualcosa" per "lasciare il segno".

.\ tt cra rt t' u t i: p c'rt l.t é?


Un anniversario è anche un'occasione in cui verifichiamo la nostra le a dire i modi di fare attesi e ripetuti: ad escmpio, il clolce con le can-
itJentità: sono pur sempre quello o quella chc ha vissuto nel passato que- cleline, le canzoni,lo champagne che schiuma nei calici. se alcuni riti
sto o quell'evento importante, che ha detto un sì decisivo per la sua esi- non fossero rispettati dal gruppo, alla festa mancherebbe qualcosa. Que-
stenza, ad esernpio nella scelta di una professione, o più ancora del ma- sti riti si possono evolvere, ma vi si resta comunque legati. Il rito può
trimonio. Cambio tutti i giorni, mi arricchisco di esperienze nuove, avan- inclu<lere dei discorsi, ma passa esscnzialmente attraverso i gesti. Per-
zo anche negli anni, rna resto pur sempre la stessa pcrsona che si ché l'uomo è corpo, perché non può vivere solo di parole, perché è
costruisce, si realizza, resiste alle awersità e vuole restare fedele a sé inscritto nel tempo e possiede una memoria, ha bisogno di riti che so-
StESSA, no il linguaggio dei gesti. Pef poco che ci facciamo attenzione, il rito è
Lanniversario ci aiuta a confermare ancora il senso della nostra ,'si- onnipresente nelle nostfe vite, anche in assenza di ogni riferimento re-
stenza. Occorrono due punti per orientare una linea retta, ci dice la geo- ligioso. Riflettiamo dunque, in maniera più ordinata, sul posto che il ri-
metria più elementare. Lanniversario ci fa rcalizzare I'orientamento to occupa nelle nostre vite.
profbndo della nostra vita, non solo la sua direzione, ma il senso, vale'a
dire il significato che la nostra vita assume. In caso di necessità, come
ogni buon marinaio sa fare, modifichiamo la rotta in base all'obiettivo. 2. Il ruolo del rito nelle nostre vite
Infine, l'anniversario ci fa realizzare che la nostra vita non è solo ciò
che ne abbiarno fatto, è anche il richiamo di tutto ciò che ci sarà [Link]- Che cos'è il rito? Si tratta di un'attività - il più clelle volte sociale -
crsso di vivere. La vita ci sovrasta, poiché è un dono gratuito sin dalla programmata e ricorrente, talvolta stereotipata, il cui significato è lega-
sua origine, un dono quotidiano e fragile, aperto sull'ignoto dell'awe- to alla sua ripetizione regolare o alla sua teafrzzazione in circostanze pre-
nire; a questo titolo essa comprende un fondo di mistero che non sia- viste. Il rito comprende semprc un gesto: le parole rituali sono pro-
mo in grado di controllare. Nella festa cerchiamo di celebrare questo nunciate in occasione di un "fare qualche cosa". Il rito è un'attività cor-
mistero inevitabile, che non possiamo né analizzare né esprimere nel porale. È essenzialmente in rapporto col corpo, col corpo fisico, ma
linguaggio di tutti i giorni. La festa è un linguaggio di un'altra natura, anche con il corpo sociale.
linguaggio affettivo che ci tocca e ci commuove, poiché ci rinvia ad una Il rito non obbedisce alla lcggc di un'efficacia nell'ordine della pro-
misteriosa troscendenza. La festa ha senso in sé stessa, altrimenti non cluzione temporale. La sua efficacia è di altro ordine. Il rito è al di là
la si celebrerebbe; e tuttavia la festa non serve a niente, è eminentemente clella sfera dàl'utile o del "redditizio" di ogni normale attività. Impli-
gratuita. Ma chi potrebbe dire che non sia feconda in ragione di tutti i ca una gratuità e talvolta persino una perdita. Sul piano immediato
non
sentimenti di gioia, di amicizia e di amore ai quali ha permesso di espri- serue a-,-,ulla: non è lo strumento per arrivare ad un diverso obiettivo,
mersi e di fortificarsi? Se si è avuta la sfortuna di dimenticare un anni- ma trova la sua finalità in sé stesso. Ad esempio, in occasione di una vit-
versario importante, non è forse il segno di un degrado delle nostre esi- toria sportiva, si stappa una bottiglia di champagne e si aspergono i pre-
stenze? senti. Anche quando si celebra il varo, cioè il "battesimo" - termine
La festa è dunque un atto di memoria, un atto paradossale poiché in significativo -, di una nave appena uscita da un cantiere e messa in ma-
quest'afio la memoria è in anticipo sull'awenire. Bisogna fare del ma- ." p..la prima volta, si infrange sul suo scafo una bottiglia di champa-
trinronio un giorno mem<-,rabile, un giorno di riferimento, come una pie- gn". Si tratta dello spreco di un prodotto prezioso e costoso' Ma chi
tra miliare nel dipanarsi della vita. Bisogna che ce ne ricordiamo. protesta contfo questo spreco ha capito che tale gesto vuole esprimere,
Ed ecco che la celebrazione e la festa ci rinviano ai riti. Azzardiamo attraverso il simbolo della schiuma leggera dello champagne, una gioia
questo termine, prendendolo per sé stesso e indipendentemente da ogni i r-rcsprimibile altrimenti ?

riferirnento al sacro. La festa è essa stessa un rito e moltiplica i riti, va- tl rito rittna le nostre vite nel quotidiano' Esso inscrive nel flusso

i. t1
10 lnuito a cvedere .\i rcru m t' tt t Pc n;h tt ?
indifferenziato del tempo dei punti di riferimento indispe,sabili ad una :

vita animata da un minimo di riflessione e costituisce a tal titolo una ri- i È n,rt"u,rle il latm che la società sovietica, ncl suo grande movimento di
cerca di senso, o almeno di norma-lità. Il rito mette ordine, ed ogni vi- i l,rtta antireligiosa, avesse creat(), a partire dal1929, un'istituzione chiama-
ta urlana ha bisogno di questa rcgolazione al contempo personale e so- j ta "(ìompetizit>ne socialista", la qualc, raclicandosi nella mentalità religio-
ciale. Poiché il rito rassicura: esso derermina I'indeterminato e placa i sa del popolo, cra incaricata <li inventare clei riti e delle celebrazioni capa-
l'angoscia dell'esistere. Il rito è al servizio dell'orcline delle cose. Ecco i ci di rimpiazzarele celebrazioni cristiane. (losì la festa della Trasfìgurazio-
perché appartiene anche all'ordine deÌ dover essere: il rito è ciò che si i ne divenne la "(ìiornata dell'Industrializzazione" . Questa [Link] ha ge-
deve rispettare per rimanere fedeli a sé stessi e ai propri cari. È il frut-
i nerat<, un vero e lrroprio rituale laico ispirato alla rlimensione religiosa. An-
i cora oggi esiste in Francia un "battesimo repubblicano" che si celebra in
to di una certa scelta etica. Luomo non può vivere senza ritir.
i [],rmrn., poiché i genitori hanno bisogno di "cclebrare" la nascita del kr-
D'alffa parte, si può dire che il bambino nasca nel rito. si comincia i ro bambino, in un mr.,rkr o nell'altrt,.
con la regolarità delle poppate, che hanno non solo un valore nutritivo,
ma scandiscono un primo ritmo dell'esistenza e l'espressione cli una pri-
ma relazione con la madre. La poppara è un rito che rassicura il bam- Tutte le civiltà conoscono anche clei riti funebri: dinanzi al lutto e al
bino. Del resro, i bambini sono molto ritualisti. Hanno bisogno che le suo lato spaventoso l'uomo sente il bisogno di rappresentare con dei ri-
cose si facciano secondo un cerimonialc, come il cerimoniale rlella nan- ti ciò che gli accade. Bisogna "fare qualcosa". Seppellire è già di per
na, con la storia raccontata prima di addormentarsi. Il loro avanzare nel-
sé un rito fondarnentale e dà luogo a celebrazioni diverse che espri-
la vita darà luogo a dei riti di passaggio o cli iniziazione, poiché il rito
rìono l'affetto dei suoi cari per il defunto. Larcheologo che rinviene
segna le epoche della vita.
delle ossa è sicuro di averc a che fare con dei resti umani quando sco-
La cena in famiglia o con un gruppo di amici è un rito dell'esistenza. pre dellc sepolture intenzionali. La sepoltura ed i riti funcrari sono una
Poiché il pasto è regolare ed è l'occasione di un incontro c cli una con-
protesta contro la rnorte. Essi esprinono la "trasce nclenza" dell'esistenza
divisione . Ecco perché è proprio della celebr azione e fa normalmenre
urnana rispetto al tempo che scorre inesorabilmente, cioè l'oscura co-
parte della ritualità di una festa. Pensia mo ai pranzi di nozze o ai tan-
scienza cli un tli più prescnte nella nostra vita ed assente da quella degli
to numerosi pranzi festivi pcr i quali una famiglia può alrrontare spesc
animali e delle piante.
sconsiderate.
I riti appena incontrati appartengono alla sfera "profana" dellc no-
Siamo rimasti nell'ambito dei riti familiari. Ma ogni nazione,ogni so-
stre vite. Tuttavia essi rinviano in un modo velato a questa "trascen-
cietà possiede i propri riti, ad esempio la celebrazione di un cvento fon-
,lertza.", vale a dire ad un superamento dell'uomo rispetto al suo vissu-
datore, come la festa del 14 luglio (presa della Bastigl ia, ll g9) cli una
,o to immediato. Ciò si verifica in particolare nel caso di alcuni pasti so-
grande vittoria, come l'11 novcmbre (armistizio della prima guerra mon-
lcnni e clei riti funebri. Questa "trzìscendenza" è prossima alla sfera
diale, i918). La loro cclcbrazione è importante per il ma,rcnimenro del
tlcl "sacro", oggi svalutata. Ma conviene chiarire questo terminc. Ne ab-
legame sociale e comunitario. oggi, nelle nostre società, esistono nu-
biamo raccolto un indizio già incontrando termini religiosi a proposi-
merosi riti secolari. Prendiamo quelli sportivi: una partita è "sacra',, il
to di riti purarnente sociali: si"battezza" una nave, una partita impor-
grado di partecipazione è intenso. si tratta di una vera e propria cele-
truìte di pallone , in Francia, può esscre definita un'à, " [Link]" , esi-
brazione che fa l'unità di una folla, le conferisce un'anima ele fa fare
stono dei pasti che hanno un valore sacro. Il rito condivide con il sacro
I'esperienza di una grande sodclisfazione festiva.
rrrr'affinità particolare, esso apre la strada, spontaneamente, ad un'e-
| [l tito puo persino splcssione del sacro e ad un'attitudine religiosa.
diventarc compulsivo nella persona ansiosa che moltiplica modi <]i fare ri-
petitivi c propriamente rituali per crearsi rrna sicurezza, ad esempio [Link] senza
posa le ma-
ni. Q,esta pericolosa deviazione rivela a su. modo uno cìei significati clel rito.

t2 Inuito a credcrc \t t t rtl lt/ t' t t I i ; pt' rCh t1 ? 1)


l. Il rito e il sacro nelle religioni2
ticolazione complementare ed unifìcata dt parole sacre e di azictni sante.
Laparolaè già un'azione e tende all'azione. La parola possiede una for-
cerchiamo ancora una definizione: si può considerare come sacro
za tutta sua. La parola pronunciata fa del bene o del male: dire buon-
<<tutto ciò che appare in questo mondo, e specialmente nella vita del-
giorno è un atto di benevolenza che instaura una relazione, non dirlo
l'uolrro, come urì segno rivelatore dell'esi ste,,za, della presen za, dell'at-
esprime una prima forma di rottura; maledire qualcuno vuol dire mi-
tività di Dio>> o degli dèi (Louis Bouyer)r. Rudolf Otto, Gerarrjus van
nacciarlo di tutti i mali e contribuire già a farlo entrare nell'ingranaggio
der Leeuw e Mircea Eliade, i grandi specialisti della scienza <lelle reli-
di quei mali. Pensiamo oggi all'effetto temibile di una parola di licen-
gioni del XX secolo, hanno an:alnzatoi riti sacri in maniera sobria, sen-
ziamento. Secondo Van der Leeuw, <la parcla è una forza che decide.
za cerc'are, come i propri predecessori, di ricondudi ad altro. Il meto-
Chiunque pronuncia delle parole mette in moto delle [orze>>. Tutta una
do che consiste nell'analizzare i fatti per ciò che sono li ha condotti acl
lunga serie di effetti può conferire maggiore forza alle parole: la voce
accettare l'originalità propria della sfera religiosa nell'esistenza urna-
forte, il canto, la ripetizione in forma di litania oppure ritmata, il giu-
na. L attitudine religiosa non è soltanto un'attitudine primitiva clel-
bilo, il lamento. Pensiamo anche all'efficacia di una parola d'impegno,
l'uomo: è un'attitudine che appartiene all'uomo in ogni tempo, ma in
in un contratto, oppure pensiamo al sì coniugale, ad un giuramento,
maniera più o mer-ro elaborata. Lattitudine religiosa dtnarrzial sacro vie-
ai voti religiosi e alle parole di diverse consacrazioni.
ne dalla <<relazione dell'uonro con I'insieme della sua esperien za. Egli
La parola sacra evolve spontaneamente in ruito. La preghiera, ante-
scopre nel mondo una totalità che è anche un'unità>> e che lo interpel-
riore al mito, ne costituirebbe il crogiuolo. Il mito è un racconto orga-
la sul senso della sua esistenza (Louis Bouyer). euesto tutto della sua
rizzato che esprime I'origine c'lel mondo e degli uomini e situa i loro do-
esistenza, l'uomo lo percepisce al contempo conìe ciò che è insepara-
vcri dinanzi all'universo divino. È incaricato di conferire un senso al-
bile dalla sua natura (l'uomo non può scegliere di essere "fabbricato"
I'csistenza umana. È anche "eziologico", valc a dire che enuncia delle
altrimenti) e come ciò che lo supera, vale a dire che lo trascende. LIo
cause e dice le ragioni per le quali il mondo va male e non è come
dell'uomo si situa allora davanti ad un 'lu sacro,personale o imperso-
I'uomo si aspetterebbe. Per questo motivo il mito si situa in una tem-
nale, divino. Ciò che si è espresso nella tradizione religiosa clell'umanità
poralità trascendente, immagine dell'etcrnità.
abita anche l'uomo dei tempi moderni, che opta per l'ateismo o per l'a-
gnosticisrno: anch'egli si confronta, in ragione della sua condizione uma-
na, con un'esperienza di questo tipo, che rimane per lui un interrogati-
Nella storia il mito è semprc strettamente legato al rito. I ricercatori si
vo aperto. E d'altra parte significativo il fatto che il termine "sacro" ap-
irrfcrrogano per sapcre quale dei due abbia la priorità srrll'altro nella gene-
partenga al nostro vocabolario corrente per designare un dovere oppure
si dclle religioni. Il rito è più verosimilmente il primo, poiché le azioni so-
una consuetudine che si ritiene estremamente importante ed alla qua- rro cli per sé significanti. ll rito vive citì che il mito esprime e mettc in olre-
le non bisogna attentare. r',r I'ordine clelle cose che quest'ultimo annuncia. I1 rito sacro è in qualche
Il rito è il luogo privilegiato di espressione del sacro, in ragione del- rrrrrniera il racc«rnto mitico divenut() atto della comunità, che ltt celebra per
laforza deila trasposizione simbolica. Nel rito sacro si trova sempre l'ar- nì()strare che ne fa la sua regola di vita.

2
I confronti qui considerati con la storia delle religioni si situano a monte dei detcrminanti
concreti di tale o talaltra religicxre. Una comparazione precisa dei diritti del cristianesimo
con quel-
li di altre religioni presenti in numerosc regioni <.lel mondcr, corne ad esempio l'islanr, sarebbe
Ncllc tradizioni religiose il pasto è stato spesso sacralizzato. Il sacri-
estre-
milììenre isrruttiva. Ma risulta impossibilc [Link] ncllo spazio di questo libro. li,'irr, il rito sacro per eccellenza, trova la sua origine nel pasto sacro. Se-
r Mi ispiroin
questi paragrafì al tibro di Louis Bouyeq Li Rite et inro,ro",paris, (jerf, 1962
, ,,rrrlrr I'ctimologia del termine, " sacrum facere" nofi significa "fare del
kr. it. ll rito a I'uortto. su,'ralitù nulurrtlc e Lturgru, a cura di pC., Brescia, Morcelliana, 1964).
s:rt'r'o", rna "fare cio che è sacro", vale a dire cio che si impone all'uo-
t4 Inulto a uelcre
\,t, r',t rut' tt I i ; pcn'll/ ? 15
mo come sacro. Poiché l'uomo non ha presa sul sacro. Il sacrificio parole non valgono più per il loro senso, ma per la loro musicalità. Le
non crca dunque il sacro: il sacrificio mette l'uomo in rapporto con il parole sono divenute opache a ogni significato, come le parole di un
sacro. Il sacrificio non è all'inizio nient'altro che il pasto sacro: <<È ogni pappagallo. Si cade allora nella magia, cioè in unapratica attraverso la
pasto che abbia mantenuto la sacralità primitiva, la quale si fondava nel quale l'uomo intende controllare o addomesticare il sacro. La sfcra di-
pasto più che in ogni altra azione umana>> (Louis Bouyer). Infatti il vina, considerata come pericolosa o malevola, è allora scongiurata. La
pasto esige che si uccidano degli animali, se si vuole mangiare della car- magia può anche arcivare ad atti compulsivi. Essa costituisce il perico-
ne. uccidere vuol dire versare il sangue, luogo della vita e dono di Dio. lo di ogni rito: poiché ho rispettato le prescrizioni imposte, mi attendo
Occorreva in un modo o nell'altro ottenere il permesso o almeno il per- un "funzionamento" automatico, quale che sia stata la mia disposizio-
dono della divinità. «Il sacrificio è nato in cucina> (fean perroneaud). ne quando ho intrapreso il rito.
Il sacrificio è il pasto consumato dall'uomo con gli dèi o almeno con il Reciprocamente la parola può volatilizzare ll rito concreto e ricon-
loro permesso. Il cibo è riconosciuto come dono ricevuto. Il sacrificio durlo ad un'astrazione che non ha presa sull'esistenza. Il gesto è allora
si inscrive allora in una dinamica di scambio: a qucl dono corrisponde accessorio, ridotto ad uno schematismo formale, se si pcnsa che l'es-
il contro-dono dell'uomo, che offre del cibo (animali o frutti della rer- senziale si compie nella e attraverso la parcla. Ora bisogna accettare l'u-
ra) in riparazione del male commesso e in vista della preservazione del- miltà del rito, che appartiene alla nostra condizione di uomini, né an-
la comunione con gli dèia. geli né bestie, ma al contempo anime e corpi.
I riti attestati nella storia delle religioni sono fondati su di un simbo-
lismo naturale,fonte del simbolismo rcligioso. Luomo non può attri-
Le religioni dette "misteriche", [Link]é i riti ricopron. trn rut.,l. molt<r buire arbitrariamente dall'esterno un senso simbolico a un qualunque
[Link], [Link]. rrn grande sllccess() nell'età éIreca e [Link], ;rrima rito. Se mai lo fa, rischia di cadere rapidamente nella magia. Si nota an-
e dopo la nascita del cristianesimo. Si rrata di religioni <'t di origine graca che una certa costanza dei grandi temi che sono all'origine dei diversi
(ad esempio i misteri di Eleusi, riro agreste della mietitura [Link] della rituali: in particolare ciò che ruota attorno all'acqua e al pasto, neces-
prima spiga); ct di originc orientale (misteri di Adonis, [Link] dalla Siria; sari alla vita, e tutto ciò che ha a che fare con la trasmissione della vita:
misteri di Mira, di origine iraniana; cr-rlto della divinità solare; pasro co- sacralità del raccolto e della sessualità. Questi ultimi due riti sono le-
munitari<r c<rn sacrificir) taurino); o proucnienti dall'Dgitto (()siride e la sua
gati al mistero della fecondità ed esprimono la trascendenza della vita
slrosa-sorella Iside, che mu()re e poi rinasce oppure risuscita grazic ai suoi
t'he l'uomo riceve senza poterla controllare. I grandi riti dell'umanità si
sIìrrzi). 'l'utti questi miti, cli origine agreste, hanno la [Link]à di essere
irnponevano in qualche maniera in ragione del loro valore antropologi-
e«rperti dal segreto. Essi t'ostituis('()n. una partc imlrortante dci riti cli ini-
r'o. Essi erano d'altronde considerati come l'opera degli dèi.
ziazi<'»ne, che simboleggiano la m()rte e la rinascita oppurc la risurrazione
del fedele per .na vita [Link]. Questi termini, come qrrello di "illumina-
[Link]" , sont, frequentcmentc impiegati. E,ssi esprimono il clesiderio di spe-
rimentare, ma anche di sollrire, le cose divine (pati diuina). 4. La conversione cristiana del rito e del sacro: i sacramenti

I)arole sacre ed azioni sante: ciò che abbiamo appena evocato corri-
Ma I'equilibrio fra parcla e azione è fragile. Il rito può assorbire la *1,onde alla struttura stessa del sacramento, che è sempre fatto del
parola: diviene alTora un'azione esoterica o superst iziosa, nella quale le lrrl)porto fra una parola ed un gesto. <<Una parola si aggiunge ad un ele-
n('nto - diceva Agostino - e questo fa un sacramento>>. Questa strut-
a
Iltroveremo alcuni aspetti clcl pasto sacrificale a proposito dell'eucaristia, ma radicalmente trrlrr corrisponde alla nostra condizione umana, che è quella di tn cor-
lu) pdllante ,vale a dire di un corpo che agisce e trasforma il mondo, ma
"convertiti"; si veda, di scguito, c. Y, I. Il pasto e la sua simbologia nella condizione unond.

t6 Inuito a credere \r tr trt t//( n I i : pcrché i) t]


anche di un corpo che comunica con i suoi simili attraverso la parola instaura la comunicazione fra la vita del Cristo e il mondo nuovo in cui
ed è capace di costruire una società e persino ufl corpo sociale. Anche la sua risurrezione l'ha fatto entrare, e così volge <<tutta la nostra vitatta-
noi diciamo che i sacramenti sono I'opera del Cristo. I Padri della Chie- sfigurata attraverso la sua, a sua stessa immagine, in un mondo promesso
sa impiegavano a loro volta il termine <<misterb> al plurale per designa- al giudizio della croce ed alla metamorfosi finale della parusi»> (Louis
re il battesimo e I'eucaristia. Si è stimato per un certo tempo che le re- Bouyer).
ligioni misteriche avessero esercitato un'influenza più o meno decisiva Questo è il senso del "sacerdozio universale" dei cristiani. Ogni loro
sul cristianesimo e sull'istituzione sacramentale. attività nel mondo riveste la dimensione del sacro. Il sacro cristiano si
Non ci sarebbe dunque nulla di nuovo sotto il sole? Il cristianesimo esprimerà dunque attraverso dei riti, in ragione della logica dell'incar-
non sarebbe altro che una religione misterica frale altre? Ci imbattia- nazione che viene a raggiungere l'uomo così com'è con le risorse che gli
mo qui nel paradosso di questo cristianesimo: esso pretende di essere sono proprie e col suo stesso corpo, in un linguaggio gestuale. L'econo-
completamente diverso dall'insieme delle religioni; intende sottrarsi ra- mia dei riti cristiani rispetta la condizione umana fondamentale. La di-
dicalmente alla loro ritualità; sostituisce i sacrifici rituali con il sacrifi- sposizione istituzionale dci sacramenti rispetta ciò che noi siamo in quan-
cio del dono di sé compiuto dal Cristo fino alla morte; non ci invita a to esseri umani e ci viene incontro attraverso il rito e la festa. I sacramenti
compiere dei riti sacrificali, ma ci esorta al dono di noi stessi. D'altra sono dei riti,lo sappiamo bene, ma sono anche delie feste, o almeno do-
parte, esso reinstaura una ritualità nuova, riprendendo in considera- vrebbero esserlo. Ma il senso dei riti è radicalmente rinnovato, poiché il
zione molte delle modalità umane di espressione delle religioni. Cer- loro riferimento cosmico ed umano, per non essere cancellato, è tra-
chiamo di comprendere perché. slormato attraverso un riferimento storico all'evento del Cristo.
Qual è lo statuto proprio della ritualità cristiana? Che differenza Qui si situa la grande novità cristiana. Il riferimento alla venuta di
c'è fra il sacro pagano e il sacro giudaico-cristiano? Il sacro pagano op- Gesù Cristo ci fa uscire dal mito generale, perché questo evento è un
pone il sacro al profano, come due realtà facilmente in conflitto. La sfe- latto storico documentato. Il riferimento primario non è più immedia-
ra di Dio e delle attività clivine appare potenzialnente pericolosa per la tamente cosmologico, ma storico: la morte e la risurrezione del Cristo.
sfera secolare dell'uomo. Ciò che è donato a Dio è sottratto all'uomo Il rito cristiano appare come per supplire al corpo assenle del Cristo.
e viceversa. Luomo deve pagare la sua decima al sacro, attraverso riti e
formule, attraverso sacrifici, per conquistare l'assicurazione che dal can- llicordare
to suo sarà in pace e potrà esercitare il suo dominio nell'ambito del pro-
fano. Ma nel nostro mondo secolarizzato, per il quale la sfera del reli- Questa prospettiva ci rinvia al sacramento come memoriale,vale a di-
gioso semb ra volatilizzata, conta soltanto la realtà " concreta " della re come atto di memoria dell'evento accaduto una volta per tutte nella
sfera profana. La separazione dei due ordini ha condotto alla soppres- rìostra storia. Siamo awezzi all'idea che l'eucaristia sia un memoriale.
sione pratica del primo. (ìesù ha detto: <.Fate questo in memoria di me>>. Ma quest'affermazio-
Il sacro giudaico e cristiano mka ad abolire la separuzione assoluta nc, che trova il suo apice nell'eucaristia, vale per tutti i sacramenti. Se
fra sacro e profano. Ma non è per ridurre tutto alla sfera secolare, cssi non fossero memoriali, non sarebbeto sacramenli, donde l'impor-
bensì per far scoprire la dimensione sacra di tutta l'esistenza umana, tanza dell'istituzione dei sacramenti da parte di Cristo, non solo il Cri-
in breve, per ricondurre tutto al sacro. Il sacro giudaico rinvia al Dio to fondatore, ma il Cristo fondarnento della Chiesa. Abbiamo già in-
creatore e si rivela attraverso l'ingresso di Dio in un processo storico in ('ontrato gli anniversari in quanto celebrazioni che attualuzano un even-
cui questi si fa alleato vivente dell'uomo. Il sacro cristiano è legato al- to dcl passato e ne fanno memoria. I riti cristiani che sono i sacramenti
l'intervento del figlio di Dio nel nostro mondo. Lungi dal costituire sono degli atti di memoria di ciò che il Cristo ha compiuto una volta
un mondo a parte rispetto al nostro, una vita a partc rispetto alla vita, l)cr tutte per noi.

18 Inuito a credere \: t( rd »t (' t ! i : pcrcb t; / t9


11 battesimo è I'ingresso del neofita nel mistero della rnorte e della Ilracconto fondatore, ricevuto attraverso la fede come patto di al-
risurrezione di Cristo e la celebrazione dell'acqua ricorda simbolica- lcanza, traccia una storia comune fra Dio e il suo popolo, una storia di
mente il battesimo di Gesù. La confermazione è il memoriale del do- [Link] racconto raggiunge il credente nel suo corpo e ne fa un mem-
no dello Spirito innanzitutto su Gesù, quindi sulla comunità della Pen- lrro di questo popolo come di un altro corpo' Ecco perché esso recla-
tccoste e sui pagani.I-leucaristzT è il memoriale per eccellenza della rna un'iscrizione nel corpo sociale come nel cofpo individuale. Così il
morte c della risurrezione del Cristo secondo l'ordine espresso che egli racconto dell'evento pasquale di Gesù, riproclucendosi e prendendo
ci ha dato. La penitenTa o riconciliazione è un secondo battesimo, un corpo nella comunità dei discepoli, fa di questa il tempio dello Spirito
nuovo ingresso nel mistero del Cristo. L'unzione de gli infermi è il che egli comunica a tutti coloro che vi sono aggregati.
memoriale delle guarigioni operate da Gesù e riprese dai suoi disce- Attraverso questo scopriamo la novità radicale della pratica del rito
poli, cor-r il loro duplice valore di salvezza temporale ed escatologica. scconclo il Nuovo Testamento. Leucaristitr non è un sacrificio rituale
Lorrline è il mernoriale dell'investitura dei discepoli da parte di Gesù. rrcl senso dei sacrifici dell'Antico Testamento. Essa è la rappresentazùr
Il rnatrirnonzo unisce gli sposi nella memoria dell'unione di Cristo e rtc ritualiZZata di un sacrificict esistenziale,vtrle a dire che essa rende pre-
della Chiesa. Il memoriale dell'evento del Cristo è dunque semprc scnte il dono di sé nell'amore, compiuto da Gesù sino alla morte sulla
vidimato in una maniera originale a seconda delle situazioni della Chie- ('roce e coronato dalla sua risurrezione . Essa invita a vivcre un memo-
sa e del credente. Il ciclo dell'anno liturgico ci fa rivivere i grandi an- riale di questo sacrificio della vita di Gesù. Essa ci rinvia al facconto -
niversari della vita del Cristo. Ogni sacramento è un'attualizzazione poiché il racconto clell'istituzione le appartiene - dicendoci chc que-
nella nostra vita, sotto una forma particolare, di un dono del Cristo. sto racconto realizza per noi qui ed ora ciò che narra. Essa ci concede
Essi cadenzano il corso dell'esistenza del credente nella sua lunga mar- r li ricevere il dono delTa salvezza del Cristo e di trasformare la nostra vi-

cia con Dio. lrr sull'esempio della vita di Gesù. Dunque l'eucaristia non funziona at-
[Link] la sua pura obiettività, come i sacrifici dellc religioni. Essa in-
La rnemrtria ingenera il racconto vita a vivere una vita di dono di sé come quella di Gesù, cioè una vita
t'r rcaristica.
La prospettiva del memoriale ci orienta verso il racconto. All'ori-
ginc del rito sacramentale cristiano non c'è sempre un atto di istitu-
zione (il più formalc concerne l'eucaristia), ma c'è sempre un raccon- 5. Il sacramento è un "simbolo" nel senso forte del termine
to. Il racconto sostituisce il mito delle diverse religioni. D'altra par-
te, i riti csistevano già (ad esempio il battesimo e il pasto): Gesù non 't'utto ciò che abbiarno visto mostra come il rito non sia efficace in ra-
li ha formah-nente istituiti, ma la sua pratica dei riti ne ha mutato il liirrnc di ciò che rc,alizza merterialmente, bensì in ragione cli ciò che evo-
scnso. Listituzione dei sacramenti si conclude sempre attraverso la ri- (.:ì lìei complesso ordine dei grandi sirnboli che governano I'esistenza
surrezione del Cristo e il dono dello Spirito alla Pentecoste. Uevento urììana e nei quali siamo tutti immersi. Il rito à fondamentalntenlc siru-
pasquale di Gesù, raccontato nella comunità attraverso il dinamisrno l,,,licct. Esso esprirne la nostra preoccupazione di renderci presenti alla
che viene dallo Spirito, diventa un r(tccoruto [Link] racconto, ri- totrrlità della nostra esistenza. Spegnere le candeline della torta di com-
prodotto sirnbolicamente in una pratica della comunttà, diventa rito 1,lr:anno non è un qualcosa che si esaurisce nel gesto di soffiare, è un
[Link] pratica di Gesù si fa riconoscere attraverso la memoria ,prrrlcosa che evoca il nostro lieto incedere nella vita, se si è giovani o
della Chiesa come risorsa ed invito a perpetuarla attraverso una pra- l,rrntbini; ci ricorda una vita già piena e I'ingrcsso in un'altra stagione
tica sirnile . L inventività del rituale de riva dalla fecondità del raccon- ,[Link]'csistenza, se si è già in là negli [Link] celebrazione scandisce il ca-
to (Joseph Moingt). [Link] dcl corso della nostra vita, invitandoci ad una prcsa di coscienza.

20 lnuito a crtilere \,t r rrt ttt t' tt I i. pt'[Link] / 21


Il termine "simbolo" è profondamente ambiguo nel nostro mondo.
Poiché, nel linguaggio corrente, ciò che è simbolico è ciò che non ha Il sj,m-bolon consistc dunque nella correlazione fra elementi privi di va-
realtà. Ad esempio, si venderà per un euro simbolico una fabbrica che Irrre se presi isolatamente, ma la cui riunione (syru-b,ilkt: metto insieme) cr

si sa non aver più alcun valore produttivo. In questo senso il simbolo


il cui adeguament() reciprgco Permette ai due alleati di ricqnt,scersi come
tali, vale a dire in lluanto legati fra 1oro.
è una falsa apparcnza. Fortunatamente il termine "simbolo" è stato ri-
valorizzato dalla riflessione filosofica e teologica contemporanea e in al-
cune scienze che sono state capaci di mostrare la natura originalc, ma
del tutto reale, dell'attività simbolica, la quale possiede un'efficacia tut-
Il simbolo dunque funziona rispetto a quattfo termini: i due oggetti
la cui corrispondenza è signilìcante (come la chiave corrisponde alla scr-
ta sua.
Cerchiamo di intendere il sacramento come un simbolo nel senso for-
fatura) i due partnet'chc si ritrovano legati da un contratto o da un'al-
e

te del termine. Mi ispiro all.a definizione di simbolo data da Edmond leanza (il mio amico a cui ho affidato la chiave di casa rnia ed io)' I
Ortigues: due prinri significanti rinviano agli altri due. I primi sono materiali: oc-
corre ed è sufficier-rte che la chiave apra la serratura. Il secondo signiti-
Il simbolo è un pegno di riconoscimento, un oggetto tagliato in due e di- canre è diverso dal primo, poiché implica la fiducia che concedo al nrio
stribuito fra dr-re partner alleati che dovevano conservare ciascuno la pro- amico aprendogli la mia casa, fa intervenire cioè l'incontro fra due per-
pria parte e trasmetterla ai propri discendenti, di modo che questi elemen- sone, la comunicazione fra loro, un dover essere, una legge o un dirit-
ti complementari, nuovamente rawicinati, permettesser(), attraverso il lo- to, in definitiva un ordine di valori trascendente rispetto alla realtà im-
ro aggiustamento reciproco, di far riconoscere i portatori e «li attestare i le- mecliatamente obiettiva della chiave. La chiave donata è il simbolo del-
gami di alleanza contratti anteriormentes. la nostra amicizia e dei doveri di ciascuno verso l'altro. Il seconclo
significantc è divenuto imtlanente aÌ primo, ciascuno lo vede nel sem-
Questo dato originale del simbolo si ritrova sempre nella nostra so- plice scintillio della piccola chiave. Forse molto dopo, quando questa
cietà: la banconota, il libretto degli assegni,la carta di credito, valori fi-
chiave non servirà più a niente, colui che l'aveva conservata inawerti-
duciari come le 'dzioni o le obbligazioni,la carta d'identità, tutti questi
lamente si ricorderà con gioia deil'amicizia di cui essa rimane il sirn-
oggetti hanno un valore simbolico. Nel nostro portafoglio non sono nul-
[olo. Questa comunicazione nell'ordine dei valori chiama in causa I'im-
la. Diventano valori di scambio o di riconoscimento quando li presen-
l)cgno di due libertà.
tiamo a qualcuno che li riconosce, il commerciante, il poliziotto, il di-
Anche gli scambi umani più commerciali rivestono un valore sirn-
stributore automatico di banconote nel caso del bancomat, la banca nel
lnlico. Nel Vicino Oriente, se si entra in un negozio di souveniA si è ob-
caso dei valori. Il nostro mondo è caratterizzato dal moltiplicarsi dei
bligati a comprare qualcosa. Se si mercanteggia, bisogna raE{giungere un
sirnboli finanziari. Lo stesso accade per ogni contratto rcdatto in due
ilccordo sul prezzo. Non si può smettere di mercanteggiare in corso d'o-
esemplari cofirrnati dai due partner. Sottolineo I'entrata in gioco dclla
1rcra. Andarsene senza comprafe nulla
ò un insuÌto. La vendita è infat-
nozione dr ualore , benché nella maggior parte dei casi si tratti solo di
ri il simbolo di un'[Link] Ciad, s'ilapi:azzadella cattedrale di N'Dja-
valori [Link] simbolo attiene all'ordine del valore.
ltìcna, un venclitore voleva vendermi un anello. Non avevo con me i sol-
.li per acquistarlo. Continuò ad abbassare rl prczzo e alla fine mi disse:
' Ednrond ()rtigrres, La Discours et lc Sytnbole. Paris, Aubicr, 1962, p.60. Sul simbolo, si ve- «Padrone, tu non vuoi fare affari con me>>. Il mio rifiuto di comprare
da anchc Louis-Marie Chauvet, Du symbolique au syrnbole. Essui sur les sacrcncnts, Paris, Cerf,
1979 kr. it- Ltnguoggtlo c simbolo. Suggio sui sat'rurcnti,L-eumann [1'O], Ldc, l')82 ;1d., $,nho- [Link] per lui il rifiuto di stringere con lui un'alleanza da uomo
lc ct sttcrnncnts. [Link] relccture stcrdntentclle dt l'cxì.rtcnc<: t:hrétianne, Palis, C-erf, 1990 (tr. it.
ir uomo. Si tratta sempfe di soggetti che attraverso l'oggetto scambiato
,\irubokt c sacrdll:lento. (lna rilctturt sacranentdle rlell'esistcnztt cristtlana, Leumann tTOl, Ldc,
1990). ('rìtrano in relazione tra loro.

22 Inuikt a crcderc \iùtt »t(' il li : ptrcl., / ? 2)


Prendiamo un ultirno esempio: il bacio non è solo il segno dell'amo-
diftercnza fra segno e simbolo? Sì, ma è alquanto s()ttile.
<<frsiste r-ura re, al quale rinvierebbe come ad un sentimento interiore indipendente
In maniera generale i simboli sonc» dei materiali con i qLrali si costitui- dall'atto corporale; il bacio è anche l'amore che si incarna e si re'alizza
sc()no LrnLì convenzione di linguaggio, un patt() sociale, un pegno di mutuo
come storia effettiva: il bacio è il simbolo dell'amore.
ric<rnoscimcnto fra delle libertà 1...). Mentre il segno è l'unione di un si-
gniJicantc e di urt significato, il sirubolo è I'operatctre di un rapportof'ra un
signif icante ed altri significanti>> (Ildmond Ortigues).
Listituzione sacramentale, quella che spesso viene chiamatal'eco'
«Il segno lunziona ltra due termini: un signilìcante ed un significato. I1 nomid,vale a dire la disposizione generùeche ci fa entrare nel dono del-
significato lrtuì essere naturale: il fumo è il segno del fLroco; il germog[iarc l,a s,afvezzaattraverso i sacramenti, rispetta clunque ciò che noi siarno irr

delle piante è il segno della primavera. Il significato pu<ì essere artitìciale e quanto uomini e ci raggiunge attraverso il rito e la festa. I1 rito diviene
pLrramente convenzionale: il semaf<rro verde dice che si pr-r<ì lrassare; il se- al suo interno uentorfule, Come il mito diviele al suo interno raccoltto.
tnaforo rosso clice che bisogna fcrmarsi. 11 simboio appartiene alla slera del- l)er ricapitolare il percorso cotnpiuto, recuperiamo questa bella clefl-
la comunicazione. La caratteristica .lcl sinrbolo è quincli quella di costitui- ruizione dei sacramenti data dal Gruppo di Dombes:
rc un l'al)lx)rto lra due signitìcanti. (losa che mette in relazione dr-rc volte
due ternrini: gli elementi del gettone tagliato in due e i due soggetti chc si I sacramenti sono degli atti per mezzo dei quali il Dio di (ìesù (lristo s'im-
i trovano a comunicare. Il segno è un vakrre di conoscenza; il simbolo è una pegna e garantisce la sua lrartrla e le sue pr()mcsse, in scng alla nuova al-
i mediazione di riconoscimento>> (Louis-Marie (lhauvet). leanza chc ha stabilito con il suo lroptrk', nrc,-liante l'evento pasqLrale cli strtr
Iliglio. I-ssi a[r[rracciano qrrindi questa realti misteriosa in cui lo stesso [)io,
chc è intcrvcprrto nella storia degli uomiui, vicue a loro, sotto il velo e ncl-
Il tcrminc "simbolo" ricorre a proposito della confessionc di fcde, ll t1as1,ar..nzu t[ i scgrri, l)cr Jlt('stJrc 1.,r,., la stt,t l)l'(s(nzil t'vivcrc t«rn e in
o del Creclo. Si parla del Simbolo degli apostoli. Il Simbolo di fede era cssi cr'»r-r-rc lolo allcato. I sacramcnti sr.»-tt, cclcbrati nclla conrttnità ecciesia-
così chiamato in quanto svolgeva il ruolo del mutuo riconoscirnento fra le, cella|eratrice chc obbedisce nella lcde alla lrarola del Salvatorc, c()lrc
cristiani. Conoscere il Sinbolo a memoria era una sorta di palola d'or- inconli el-lcttivi di l)io chc si dà a noi attraverso la presenza di suo Figlitr
dine fra i cristiani che viaggiavano e non si conoscevano. Noi conosciamo e nella [)()tcnza del stro Spiritot'.

negli eserciti moderni l'uso della parola d'ordine. Ciò ha un valore di-
verso rispetto al simbolo interrogativo del battesimo: <<Credi? - Credo>>.
È I'accordo scambiato nella professione della medesima fede che espri-
me il mutuo impegno del credente e dclla comunità.
Teniamo durrquc prescnti la trasposizione e il superamento operato
clall'ordine siurbolico rispetto all'ordine dell'oggettività imrnediata,
vale a rlire la sua tra-rcentleruza e conseguentemente un'efficacia che gli
è propria. Il simbolo ci introduce in un altro ordine, ma quest'ordine
è già là, r-rel funzionamento sensibile clel simbolo. Si comprende dun-
que perché la teologia contemporanea utlizzi sempre di più il tennine
"simbolo" a proposito dei sacramenti. Il sacramento appartiene all'or-
dine del simbolo, come san Tommaso diceva che esso apparteneva al
"genere del segno". Questo vocabolo fu un tempo guardato con so-
spetto. Oggi appare come un termine privilegiato per restituire al con- "(ìrtr111r<rdi Dornbes, LoSpiritoSttnto, lttChìcsuetsltru»tt'nti191').\,2S,Enchttidictn(Itu-
tempo la natura del sacramento e la sua eflcacia. t,/t utt ut// 2, ii9l, Bologna, l-l)B, 19tt8, p. )95.

24 Inuitct a c-relera \,t, r,t rttt'rt li: lu'[Link] 1 25


II rnia o la disposizione della nostra salvezza, che è passata innanzitutto
attraverso l'incarnazione del Verbo di Dio nella nostra carne, passa in
DA GE,SU, PRIMO SACRAMENTO, scguito dal Cristo sacramento alla Chiesa sacramento e infine ai diver-
AI SACRAME,NTI DELLA CHIESA si sacramenti celebrati nella Chiesa. È lrt go questa grande linea, che si
rlipana a partire dall'evento unico del mistero pasquale, che noi pos-
siamo comprendere la dinamica dei sacramenti.
Ma questo ci richiede di ampliare la nostra comprensione del ter-
rrine "sacramento", che non riveste più i medesimi significati in questi
tliversi usi. Un sacramento è un gesto, un atto posto nel tempo con una
1'rrrola e nel quadro di una liturgia. Cristo è una persona, egli non si
ri-
,ltrce ad un gesto transitorio, ma pone anch'egli, gtazie al suo corpo, at-
Il posto accordato al rito, nella storia religiosa dell'umanità, è la con- lrirverso la sua parola ed i suoi atti, dei gesti simbolici di [Link]
seguenza della nostra condizione storica e corporale. La rivelazione cri- s«r del solo e medesimo termine "sacramento" è analogico in questi
stiana mostra che Dio, volendo operare la nostra salvezza, rispetta to- ,livcrsi casi. Un'analogia significa una rassomiglianza rcale fta due co-
talmente questa condizione, fino a correre il rischio di awicinarscne, st', nel rispetto della loro dtffercnza. Ad esempio, il cuore nel senso mo-
sino ad assumeda in sé stesso. Ecco perché noi possiamo comprende, rrrlc non è la stessa cosa del cuore nel senso fisico. Se lo stesso voca-
re i sacramenti e la ritualità cristiana solo alla luce della persona di Cri- l,olo è tuttavia impiegato rispetto ad entrambi, ciò si deve alla rasso-
sto. Più avanti, passeremo dall'evento del Cristo all'istituzione della niglianza simbolica fra il cuore fisico, che anima tutte le funzioni del
Chiesa e vedrcmo come quest'ultima, "fatta" attraverso i sacramenti, ( ()r'l)o, e il cuore morale, che esprime il centro di riferimento di una
secondo l'espressione tradizionale, sia abilit ata a " farli" , vale a dire a g,t'r'sonalità.
celebrarli. Allo stesso modo cogliamo immediatamente la dif{erenza fta Cfi-
,,to, la Chiesa e ciascuno dei sacramenti. Tuttavia, la struttura del sa-
( r:uucnto mantiene una profonda rassomiglianza con la struttura della
L II Crus'lo, pRrMo sAcRAMENT'o E FoNDAMENTo DEr SA0ìAMENTI (gesto, elemen-
l)('rsona di Cristo. Nei due casi abbiamo una visibilità
ro, pirrola da un lato e corpo di carne, corpo padante dall'altro) che
Nei sacramenti tutto viene dal Cristo. I sacramenti sono tutti, cia- (.,1)r'inìc la presenza invisibile del dono di Dio. La pedagogia che ci con-
scuno alla propria maniera, degli atti che fanno memoria dell'evento di
, lrr,'t' tlalle realtà visibili alle realtà invisibili è la stessa:
Gesù. La Chiesa dice anche che essi sono stati istituiti da lui e che per
qucsta ragione essa non può inventarne altri. Per comprendere la di- A , hi rlomanda: <<Perché mai il sacramento?>>, rispondiamo che esso è pa-
sposizione che passa attravcrso i sacramenti ed è voluta da Dio in vista r,,l,r visil;ile e atto celehrato nella fede. Esso ci conlorma all'economia clel-
della nostra salvezza, occorre dunque risalire sempre a Gesù. Non ci I'rrr..[Link] e alla pedagogia di Cristo che parla con gesti simbolici. [l sa-
basta correlare ciascun sacramento ad un particolare atto istitutivo (que- r l,rrìì(,nt() è in grado di concretizzare e di realizzare in noi il dire della pa-
sta maniera troppo formale di porre il problema rischia d'altronde di r,,l,r. l,ir sua {unzione propria è di appone su una comunità o su una perso-
condurci in un vicolo cieco), ma abbiamo bisogno di scendere molto t.t rl ,igilh dell'alleanza conclusa tra I)io e il su«l 1,t',1',olo1.

più in profondità. Cristo non è solo I fondatore dei sacramenti, ne co-


stituisce anche [Link] costituisce il fondamento in quan- '( ,rrr1,1rr,li I)6m§es, Lo.\pirito Santo, laOhiesd e i sacratnenti (1979)'l2g,Enchiidion (Ecu'
to è in sé stesso un sacramento, il primo di tutti i sacramenti. Lecono- ,,!, ,tt utt/ .t,t)t)6, p.421.

26 Inuito a credere I t,t r ,, rrr, l,rit)/(t \(t('r(l»t('ttlrt, tli sru:ntmt'nti lalla Ohicsa 27
t-.-'---'-- ficate e ricevono il potere di sandficare, grazie al Verbo o alla parola che
i ,t
ispirerò qrri liberamente al pensiero di san Tcrmmas«r d'Aquino2, il sono loro uniti. Forse il dono del,a grazh sarebbe potuto essere otte-
i
:r
quale stabiliva una corrispondenza fra la pcrsona di Cristo e i gesti di sal- nuto in un'altra maniera, nìa il sacramento, segno sensibile ed effica-
i vezza posti nel corso clella stra vita, da una parte, e la (lhiesa con i suoi sa- cc, appartiene alla logica dell'incarnaztone, che ha fatto del Cristo un
i cramenti, dall'altra. I sacramenti stann() alla (lhiesa come i gesti di Cristo scgno sensibile ed umano.
i .trrrrn., alla sua persona. Vi è sempre una "proporzione", o una "similittr- La Chiesa insegna che il sacramento è al contempo segno e causa del-
i din"", fra i sacramenti e (ìestr, il Vcrbo di Dio incarnato. Qrresta teokrgia i
i [Link], salvezz.a n'ì()stra la continuità della caLrsalità divina che passa innanzi- h grazia. Cristo è infatti al contempo st'gao e la t'ausa della nostra sal-
vezzÀ.In ragione dell'unione dell'umanità alla persona stessa del Ver-
i trttt', attraverso l'rrmanità di (lristo, prim() "sffumento" di salvezz,a, e in se-
bo, il Cristo è il segno della volontà salvifica del Padre, manifestata at-
i guito attraverso i nuovi "strumenti", ormai separati, che sono i sacramen-
i ti, c,rn la celebrazione rituale nella Chiesa degli atti del (.risto. Questo lin- lraverso <{'apparizione dell'umanità e della bontà del nostro Salvatore>>
i suuegi,.l molto concreto e persino un po' rnateriale cli san T<rmmaso espri- l'l't ) ,4 Volgata). Egli ne costituisce anche la causa attrave rso la sua strut-
i me al contcmp() la continuità e la disc«rntinuità fra i gesti salvifici del (lri- trrra personale, che fa di lui al contentpo un uomo e un Dio.
i sto e i sacramenti della Chiesa. P rimo effetto, p rima r ealtzzazione dell' amore divino, l'incarnazione
t__ __ - _ - _______-_-- -_ rrc rimane il segno cardinale. Così comc nel giorno della creazione la
l,irrola re'alizzava ciò chc proferiva, il Verbo incarnato re'a\zzala salvezza
Sviluppiamo la cosa in quattro tempi: Cristo-sacramento; i gasti del ,li cui il suo cssere è la tcstimonianza. In breve, Cristo è il sacramento
(risto, -sacrantenti originari delTa sùvezza, i sacrdmenti della Lhiesa ela .li Dio, perché egli è segno e causa: <<posto come segno di contraddi-
Chiesa-sacramento. ziorìe» (Lc 2)4) e <<causd della salvezza eterna per tutti coloro che gli
,,[Link]» (Eb 5,9). Cristo è il sacramento di Dio per eccel]enza.
[]idea era già presentc in un uomo colxe sant'Agostino e la ritrovia-
[Link] Cristo, primo sacramento di Dio rrro in Tomrnaso d'Aquino. Sarà ripresa dallo stesso Lutero quando
,licc, fra l'altro con un intento polemico nei riguardi dei sacramenti «lel-
Il Cristo è sacramento in quanto è ad un tempo Dio e uomo, Parola l;r (,lriesa: <<Lc sante Scritture non conoscono che un solo sacramento,
e Verbo di Dio incarnato, secondo la formula c'li san Giovanni: «Il , lrt' ò Cristo stcsso>>. Quest'idca riaffiorerà nei XiX c nel XX secolo. E
Verbo si è fatto carne e ha abitato inmezzo a noi>> (Gv 1,14)'. Prima .'r tr'ova bene cspressa da Yves de Montcheuil nel 1942:
di lui la realtà sacramentale è ancora solo figura ed anticipazione. Cri-
sto è il primo a verificare nella storia <da perfetta realtà del sacramen- I ,,[Link] bisogna s()prattLrtr() ricorrerc clLri all'idea tradizionale che ci m«rstra
to>>. Infatti, nci sacramenti un'azione divina si effettua sotto dei segni rr.,l ( lristo il pritlo Sacrantcnto, il grancle Sacramento, clcl quale gli altli norl
visibili, ad immagine del Cristo che era Dio in un involucro umano e vi- ,.stituiscorro chc clei pr,,lrrngamcnti e tlelle partecilrazioni. Attraverso la
sibile. Se vi è necessità che in ogni sacramento una parola sia unita ad suir s()la esistenza, Cristo è il Simbolo, il segno elficace della divinizzazionc
,l, ll'trmanità. Segno, lrerché la sr-ra tlmanità visibilc è la testimonianza csprcs-
una cosa sensibile, è perché, nell'incarnazione,la Parola di Dio è stata
,.r itr tcrmini intelligibili 1;er noi clell'amore di Dio, dcl sut, pcrdon,r, .lclla
unita ad una carne sensibile. Nei due casi "cosa" e "carne" sono santi- ..,r,r v<,lontà <li elevarci fino a lui. Scgno cllicace, perché è in virtir di qr-rcsta

uni()nc chc la grazia si estcnde a tutti gli altri uomini. [ssi non der'ono fa-
Il tcsto di riferimento èla Suntrna theologica, lll", qq. (r0-(r5. Le espressioni messe trd vir!lo-
2

lettc sono trrtle da qtreste sei qucstioni.


r, ,rltro che abbandenarsi in Dio. Quindi, ggni lì'aintencliment<l dell'incar-
' La fede in Cris«r Figlio di Dio c Verbo incarnato è stata sviluppata nel tomo I di questa nria rìirri()rìc c()nlp()rta un lraintcndiment() rlel sacramentor.
opcra, Ctoirc. Int'itution à lu foi catholiquc pour lts lc»ttttcs d lcs hommÌs ,lu XXI' sièclc,Paris,
I)ft)guet et Ardant, 1999, pp. 147 -)81 kr. it. Crcdere. Inuit6 alla fpj, ,-ottolìca per le donne e gli uct-
c)1
uini del XXI secolo,Brescia, Queriniana,2000, pp. 346-3fi). ' \'vt s rlt M,lrtchcuil, Mt;lungtt th«tkryiques, Paris, Aubicq 19'{6, p.

28 Inuib a cradere l,,t | ,( \t, ltrituo sttLrdttt'ttlrt, tli s,lt'rdlilt'ttti tlt'lh (')hit'stt 2L)
Qualche anno più tardi, Edward Schillebeeckx pubblicherà un bel Sirmc posro fra l'esemplarità e I'efficacia, il che equivale a collegare
il segno
libro dal titolo Cristo, sacrttmefi to de ll' incon trct con Diri. rlato e la realtà della causa: <<La morte di Cristo - egli dice - è la causa del-
lrr remissione del noslo peccato, [...] causa effettiva e sacramentalmente
(.scmplare. Quantq alla risurrezir)ne, essa fu ]a causa della nostra risurre-
2. Gli atti della vita di Cristo, zione, causa effettiva e sacramentalmente esemp,lare>>.
sacramenti originari della nostra salvezza

Tutto ciò che ha vissuto, compiuto e sofferto Gesù sono i sacra- ln un'epoca più vicina a noi Yves de Montcheuil sviluppava' in una
menti originari della nostra s'afvezza. Pensiamo ai suoi miracoli che gua- ,lirczione un po' diversa, la grande prospettiva secondo la qualc il sa-
riscono e che salvano, ai pasti condivisi, alla passione subita con amo- , rilicio della croce è il sacramento del sacrificio di tutta I'umanità. Con
re, alla sua morte offerta come dono di sé al Padre e ai suoi fratelli. «Tut- il tcrmine "sacrificio" bisogna intendere qui I'atto d'amore pfeferen-
to ciò che ha fatto Gesù - scrive con semplicità san Gerolamo - sono zille per Dio e per gli altri che ci fa passare in Dio. Il sacrificio del
dei sacramenti. [...] Che il Salvatore cammini, si segga, mangi, dorma, ( ,risto fu la sua "Pasqua", il suo passaggio in Dio, e tufta I'umanità ha
quelli sono i nostri sacramenti>>[Link] cristiana impiega volen- l)('r vocazione di passare in Dio. Latotalità. dei sacrifici individuali de-
tieri il termine "mistcro" per designare i diversi eventi della vita di lili uomini può essere considerata come un lungo sacrificio dell'umanità
Gesù: vedremo la corrispondenza fra questo termine e la parola "sa- , lrc passa in Dio nel corso della storia:
cramento". La trudizione vuole sottolineare attraverso questo termine
la fecondità salvifica di ciascun evento della vita di Gesù. lroiché l'umanità predestinata ò il corpo «li (lris«r, tliremo che il sacrificio
storic<l compiutc'r una vqlta per tutte, in un momento del temp() ej in un
lrrogo detcrminato, è il sacramento del sacrificio comgriuttt dal
(lristo tota-
San'fommaso è ancora qui un testimone di qucsta convinzitrnc, ma que- lc. Bjlgviamo qui l'idea [. . . ì che il (]risto è il primo sacramento, il grande
sta v«rlta con l'impiego deliberato del termine "sacramento". Egli impiega srrcramento. 11 sacrificio compit-tto dal (]risto sulla croce è il simbokr, il se-
d'altrondefacilmentel'unolrerl'altto"rnysteriutn" e"sacramenIum".Tut- ltn(), ma il segno efficace del sacrifici<t che tutti gli uomini devono compie-
te lc azioni e le passioni clel (lristo concorrono attravers() la virtù della sua '.'.
[...] Dunque il sacrificio del (lristo è già un sacramento' Si pu<ì com-
l,rcndere s1rftr c<",me sacramento, simbokr efficace di qualcosa che è altro
cla
divinità allasalvezza dell'uomo. In particolare, la lrassione e la risurrezio-
ne del (lristo sono dci sacramenti in ragione del loro duplice carattere di ('sS()7.

sagno esemplare e tfi causa struruentale ed effettiua. Sorvoliamo sul suo vo-
cabolario tm p«r' tecnico per cogliere la sua visione prof<rnda della fède. lrr altri termini, il sacrificio del Cristo simboleggia il sacrificio di
[,cco alcune delle suc formule: la passione di (]risto è <<il sacramento clel- Irrltir l'umanità rivolta verso Diol esso ne costituisce anche la causa ef-
la rcdenzione umana>>. Il battesimo di (lristo è la manifestazione del <<mi- [Link], poiché conferisce all'umanità il potere di compiere quel sacrifi-
stero della n()stra prima rigenerazione>>, e la trasfigurazione è <<il sacramento , io. I;ra Cristo e la Chiesa vi è il simbolo del costato aperto di Gesù in
della nostra seconda rigenerazione», poiché essa signifìca la visione beata , r,,r'c, dal quale la tradizione cristiana ha visto scorrere, sotto i segni del
che sarà riservata agli eletti. I misteri della vita del Cristo verificano la de- ',;uìp,uc e dell'acqua, la Chiesa ed i sacramenti.
finizione del sacrament«r e ristiano, segno e causa, perché sono al contem-
po c(luse esemplari e c(truse strumentali della nosra salvezza. Notiamo il le-

' Cinisello Ilalsamo (MI),


San Paolo, 1994r0.
t'
Tructutus in Mara euangeliun, ll,l-11), in Anecdota Muredsoltnt, Maredsoli [Maredsous],
Morin - Oxoniae [Oxfòrdl, Parkel 1897, 1Il,2, p. )55. Yvt s <lc M<rn tch cull, M é ltt n ge s th fu b giq u e s, p. 53.

30 Inuito a cyedere I t,r ( it tù, lìritt() sd(tdtt/(nltt, di sutrarncttti dt'lla Ohicsa )1


).Dai gesti di Gesù ai sacramenti della Chiesa llito attraverso I'eucaristia. Dal costato di Cristo dormiente sulla croce,
.lice ancora san Tommaso, sono scaturiti i sacramenti <<attraverso i qua-
In questa prospettiva i sacramenti dclla chiesa costituiscon o la fta- li la Chiesa è fabbricata» o <<istituit»>. Questa prospettiva vale al con-
sposizione, sotto una forma istituzionale, degli atti di salvezza posti da l(ìmpo per le origini e per il presente. Si può at'fermare in tutta verità
Gesù. Forse non ogni gesto di Gesù diventa un sacramento. I sette sa- chc i sacramenti fanno la Chiesa. La persona della Chiesa è «il grande
cramenti costituiscono un organismo strutturato che ricapitola \a tota- soggetto dei sacramentl>, commenta padre de Lubac, è il Corpo dcl Cri-
lità di ciò che Gesù ha vissuro e compiuro. Questo organismo possiecle sto che si costruisce.
un duplice riferimento: innanzitutto gli ar,venimenti più importanti dcl- I sacramenti fanno innanzitutto la Chiesa, pcrché la Chiesa possa a
lavita di Gesù come il suo battesimo e il mistero pasquale, nei sacra- tuzr volta celebrare i sacramenti. La Chiesa è santificata prima di esse-
mcnti del battesimo e dell'eucaristia, e quindi la diversitzì delle situa- r('santificante e riccve la propria vita dai sacramenti. Ma è chiaro che
zioni umane che richiedonola grazia di Dio: la nascita, il nutrimento, il ,rl clono del Cristo deve rispondere la fede clella Chiesa. La Chiesa non
perdono dei peccati, la malattia, il ministero nel nome di Gesù, il ma-
1r«rtrebbe vivere cli sacramenti diversi da quelli originari, come non
trirnonio. Tutto il simbolismo sacramentale non fa che rifrangere co-
lrotrebbe professare un'altra fede. Deve accettare sé stessa così come
me i colori di un prisma il mistero del cristo. siamo abituati acl inter- il Cristo l'ha generata e la mantiene in vita. Su questo fondamento la
pretare l'eucaristia come il memoriale del mistero pasquale. Dobbiamo ( ,lriesa riceve la responsabilità di essere il ministro dei sacramenti.
comprendere che ciascun sacramento è, in una maniera origineilc, un ln qualchc manicra la Chiesa è dunque la "matrice". E qui arriviamo
memoriale, come dice chiaramente san Tommaso esprimendo la tri- ,rllrr Chiesa-sacramento, poiché la persona della Chiesa agisce attraver-
partizione in passato, presente e avvenire: <<IJn sacramento è il segno so ogni ministro. Il ministro agisce bene "nella forza del Cristo", ma an-
comnemorativo del passaro, cioè della passione di cristo, il segno di- , lrc "nella persona di tutta la Chiesa", di questa Chiesa fondata nella fe-
nrostrativo del frutto prodotto in noi dalla sua passione, cioè la g,razia, tk' c nei sacramenti della fcde e che esercita il ministero di questa fede
e il segno profetico, cioè preannunciatore, della gloria futura>>s. ,' tli questi sacramenti. Poiché la fede clella Chicsa è indefettibile e
I sacramenti sono dunque delle celebrazioni che si ricollegano all'u- 1,rrir supplire alla mancanza di fede del ministro.
manità del cristo e permettono ai fedeli di trovarsi in contatto con l'a- ()uesta grande visione della Chiesa-sacramcnto ci viene da teologi te-
zione dei misteri salvifici della sua carne. Lautore dei sacramenti è il ,lt'schi della fine del XIX secolo. È stata ripresa nel XX secolo sia in
Cristo. Quando Pietro battezza, quando Paolo battezza, qtando Gh,- ( it'rmania (Otto Semmelroth, Karl Rahner) sia in Francia (Yves Con-
dabattezza, diceva sant'Agostino, è sempre Cristo chebattezza. 1i,rr', Yves de Montcheuil, Henri de Lubac) sia in Olanda (Edward Schil-
It'lrt:cckx) prima del Concilio Vaticano II. Nel mcdesimo spirito padre
( ,orrgar padava dei ministri della Chiesa come di <<sacramenti-pcrsone>>.
4. La Chiesa è un grande sacramento, il sacramento del Cristo l'r;r lc altre, ricordiamo la bella formula di padre de Lubac:

Risaliamo oru dat sacramenti alla chiesa come grandc sacralnento. l,,r (lhiesa è un mistero, cioè, in altri termini. un sacramcnto. Lssendo il
Giacché per san Tommaso la chiesa è molto semplicemente costituita "l)unto d'incontro di tutti isacramenti cristiani", è essa stessa il grande sa-
da «la fede ed i sacramenti della tedo>,
il che vuol dire che la chiesa è \ r'rrtrìento, che contieneevivifica tutti gli altri. I-ssa è sulla tema il sacra-
la grande battezzata, essa vive del dono dello Spirito espresso attra- nr('nt() di (ìesù Cristo, come (ìesù (lristo stesso è per noi, nella sua uma-
rriti, il sacramento di Dioe.
verso la confermazione, essa è il corpo dcl cristo continuamente nu-

*
I Icrrri de Lubac, Médittttions sur l'Église, Paris, Aubieq 19fi, p. 175 (tr. it. Medirazione sul-
Str»zttt,t theologicu, III", q. 60, a. 3 co. Lt r I'rt trt, tr cura di Ddoarrlo Maltinelli e Paola Vismara, Miìano,Jaca Rook, 1979, p. 135).

)l ( ìt'tù, />rinrs ;ar'rutztcttlrt, rti rrtr'firlt'nti lclla ()hicsa


Itrui/ct a ct"eJtt"e It,t ))
Occorre qui un'immediata precisazione. La Chiesa non è mai l'egua- liico comprcnde il rapporto con lo Spirito Santo. Gesù compiva i suoi
le del Cristo. Questi è il sacramento al contempo fondatore e fondamento 1r'sti di salvezza senza chiedere l'assistenza dello Spirito, poiché lo Spiri-
di tutto; la Chiesa è un sacramento fondato, che dipende in totalità dal- ro dimorava in lui. Tuttavia il passaggio dal Cristo alla Chiesa si compie
l'iniziatrva e dal dono del Cristo. Tuttavia, ad immagine del Cristo, essa :rttraverso il dono dello Spirito: è Ia Pentecoste e quindi la discesa dello
verifica nella sua globalità la struttura del sacramento, segno visibile del- Slririto sui discepoli la sera di Pasqua secondo il Vangelo di Giovanni. La
la graziainvisibile. Essa è umana ed essa non è Dio, ma è portatrice del l)r'csenza el'azione di Cristo nella Chiesa si operano sempre attraverso il
dono di Dio. I1 Cristo è santo per origine e sanrificante: la Chiesa è solo ,lono dello Spirito, il quale, secondo Ireneo, costituisce la nostra «co-
santificata, redenta, ma le è stato concesso di essere santificante. rrrrrnione con Cristo>>. La Chiesa dunque può celebrare i sacramenti so-
Questa grande intuizione dei teologi è stata ripresa ufficialmente e l.r irrvocando lo Spirito (epìclesi) ed attraverso il dono della sua forza.
confermata dal Concilio Vaticano II:

Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sa- 6. Conclusione: <<I sacramenti, questo legame carnale con Dio»>
cramento di tutta la Chiesa (Saoosanctum Concilium, n. 5).
Immise negli apostoli il suo Spirito vivificatore, e per mezzo di lui costituì l{iprendo l'espressione di FranEoise Mallet-Joris: sacramenti, que- <<I
la (ìhiesa, quale sacramento universale della salvezza (Lu-
il suo crrrpo, che è .,lo lcgame camale con Dio>>r2. I sacramenti appartengono infatti ad un'e-
men gentium, n. 48).
, orromia della carne. Queste parole volevano mostrare I'unità e la coe-
rtrrza della struttura della nostra salvezza, che va dall'incarnazione del
( ,r'isto sino alla risurrezione della carne alla fine dei tempi. Tertulliano
5. Il ruolo dello Spirito Santo
l.r irveva già intuito in magnifici testi nei quali mostrava che <<la carne
In quest'ottica non bisogna dimenticare il ruolo dello Spirito Santo. ,' rl cardine della salvezz a lCaro salutis cardo)>> c in cui fa susseguire co-
sr i cliversi sacramenti.
La teologia cattolica occidentale ha interpretato in maniera prioritaia
la Chiesa nel suo legame con Cristo, osservando opportunamente che
I ...I la carne è il fìrndamento della salvezzat Quando Dio lega a sé l'anima
Cristo agisce sempre in simbiosi con lo Spirito Santo. Ma essa ha tal-
, hc si trova nella carne, è la carnc stessa che rende possibile tale legame.
volta sottovalutato la solidarietà infrangibile fra Cristo e il suo Spirito. Ma c'è di più: la carne riceve il lavacro perché siano tolte le macchie del-
È il [Link] che gli ortodossi orientali hanno rivolto all'ecclesiolo- I'irr-rima; la carne riceve 1'unzione perché l'anima sia consacrata; la carne ri-
gia cattolica fino al Concilio Vaticano II. Padre Congar aveva accoho ,..'vc il sigillo perché I'anima sia lortificata; la carne è adombrata con f im-
quell'obiezione molto seriamente. Si conosce la famosa definizione di l,,rsizione delle mani perché l'anima sia illuminata dallo Spirito; la carne si
Bossuet: «La Chiesa è Gesù Cristo diffuso e comunicato>>10. Questa for- rrrrtre del corp() e del sangue di Cristo perché anche l'anima si sazi di Dio.
mula è al contcmpo molto bella e molto inesatta, nella misura in cui non Non è possibile, dunque, che non siano unite nella ricompensa due sostanze
sembra lasciare spazio allo Spirito. , lrc hanno agit<l congiuntamentelr.

La Chiesa appartiene al terzo articolo del Simbolo di fede, lo abbia-


mo vistorr. Lo stesso vale per i sacramenti. Il loro fondamento cristolo- llcconomia sacramentale, rispettando la condizione umana che è spi-
I rr o c carne, parla sempre attraverso la nostra carne, quella carne di uo-
r"
Jacques-I3énigne Bossuct, [-r:t tt e à une de»toisellc de Metz sur le ruystèrc de l.'unié dc l'E gli-
sc,inTrotls ét:rlts spiritucls, (lahiers "Noaa ctVetera",2 (gen. 1928), Fribourg, Fragnièrc, 1928,49- ' lilarrqoise MalletJoris, La Maison de pttpier, Paris, Grasset, 1970, p.217 (tr. it. Lu Cusa di
61, p.57. ,,/,/,/, ir crlrd di Maria Dazzi, Milano, Longanesi, 1971).
l 'lt rt trlliario, De resunectione carnis, YllI, Patrologia latina (PL) 2, 806 (tr. it. La resurrezione
''
' Si vcda Ororre. lnuitdtion à la fcti catholt)quc, trtp. $7 -44, kr. it. Credare. Inuito allu lede cot-
tolica,pp. $8-414). l, t utrtt, a cura di Claudio Micaelli, Roma, Città Nuova, 1990, p. 62).

)4 lt,1 ( ìr'v't, primo stttrumcnlo, ai sauaruenti tlelld Chiesa 35


Inuito a credere
mo creata ad immagine di Dio ed assunta nella persona di Gesù. Tut- N,' I lc .\acre S crit ture
to dunque procede dalla carne del Cristo incarnato e resuscitato alla no-
stra carne promessa alla risurrezione: I)rima sorpresa: il termine "sacramento" è assente nelle Scritture. Non
vi i' in questo materia per un'indagine? Il termine più vicino, nel Nuo-
Non sia mai, non sia mai che l)io lasci piombare nella morte eterna l'ope-
r',,'l'cstamento, è "mistero". Esso è impiegato da san Paolo al singolare
ra delle sue mani, il pr«rdottcl del srro pensierr>, il ricettacolo del suo sofTio,
, ,lcsigna globalmente il disegno salvifico che Dio ha stabilito in favore
la regina rleila sua creazione, I'crcde della sua generosità, il sacerclote del
,1.'ll'umanità. Questo disegno ha il suo centro nella persona di Gesù.
suo culto, il soldato della sua testimonianza, la sorella del suo (lristo. Che
I)io è buono lo saprpiamo, ma sc,lo dal suo Cristo apprendiamo che lo è scn- l',r'r nascrrsto dai secoli dei secoli ed è stato rivelato in Cristo (Col I,27).
za lirniti. (ìolui che comancla di amare, dopo rJi lui, il prossimo, è anche il ll srro contenuto è che i pagani sono amlnessi a ricevere la stessa eredità
primo a mettere in pratica ci«ì che ordina: ama la carnc, che gli ò "prossi- ,lt'i (ìiuclei; essi appartengono al medesimo corpo del Cristo c benefi-
mo" in così tanti modir{. , irrrro della stessa promessa (Gal ),28 Coll,11). Questo disegno ha dun-
r
lu(' una mira assolutamentc universale. In maniera concisa il Nuovo Te-
,,trurìcnto parlerà dunque del <<mistcro di Dio» (Co|2,2), della <<rivcla-
II. I sacnanEN'r'r rANNo LA CnTESA E LA Cr-IESA r-1r sACRAMEN'r'I zi,,rrc del mistero>> (Ef 3)), del «mistcro del Vangelo» (Ef 6,19), dcl
..rrristcro della fede, (1Tm 1,9) o del <<mistero dclla pietà» (1Tm 1,16).
Siamo entriìti sin da subito nella realtà più profonda dei sacramen- lirtrrrviamo una volta perfino il terminc "mistero" irnpiegato a propo-
ti: essi sono i gesti di Cristo celebrati dalla Chiesa, nella forza dello Spi- ',rto clclla relazione di Cristo e della Chiesa, nello sviluppo paolino sul
rito che le è stato donato. Ma i sacramenti hanno tutta una storia in que- rrrrrtrirnonio: <<Questo mistero è grande; voglio dire chc si applica aI Cri-
sta Chiesa che, curiosamente, ha impiegato un certo tempo a idcntifi- ',ro (' 2ll, Chiesa» (Ef 5 )2). Di questo mistero il matrimonio è il segno
care con precisione ciò che era sacramento in termini veri e propri e ciò ,, lrr l-igura. Il termine passa al plurale nei Vangeli, per esprinrere <<i mi-
che non lo era. Questo percorso storico sarà presentato secondo i pun- ',tt'r'i clel regno>> (Mt 11,11;Mc 4,11;Lc 8,10). Si possono riassumere le
ti di vista successivi e cornplementari già evocati. Innanzitutto i sacra- ( ()s('ncl modo seguente: «Il rnistero è innanzitutto qualcosa che è in
rtcruti fanno la Chiesa, vale a dire che essi la costruiscono e pcrfino la
r:rl)lx)rto con il progetto di Dio sull'urnanità, sia che ne clesigni il tcr-
costituiscono: ritorneremo dunque sul senso del terrnine stesso "sa-
rrrirrr-' sia che ne individui gli strumenti di rcalizzazione>>".
cramento",la loro istituzione da parte di Gesù e le modalità della loro
lìclr inteso, il Nuovo Testamento parla del battesimo, dell'eucaristia
"efficacia". Quindi, la Lhicsa fa i sacramenti, vale a. dire che essa eser-
, .li irltri riti sui quali avremo occasione di tornare. Tuttavia esso non
cita un'autorità necessaria sulla loro amministrazione. Essa incontra evi- ,,t'r rtc l'csigenza di inscrivedi nell'abbraccio di un termine comune a tut-
dentemente su questo terreno la coscienza culturale di ciascuna epoca.
tr ( )ccorre anche dire che le traduzioni latine del Nuovo Testamento
r',.,1('r'rrnno a proposito del termine greco " myslirion" fra " [Link] rium."

A, f sacramentifanno la Chiesa
t " \tt(vd/nantum" . È, tramite la prima traduzione latina di mystérictn chc
rl tclrnine "sacramento" si ritrova nel testo biblico. In particolare, per
rl g,:rss«'r clella Lettera agli Efesini 5,12 sull'unione dell'uomo e della don-
1. Breve storia del termine e del numero dei sacramenti
r,.r, rl latino scriverà <<questo sacramento è grande». La tradizione se
Il
sacramento è stato clefinito nella sua realtà più profonda, ma I'uso rr,' r'it'orderà, quando rifletterà sul sacramento del matrimonio.
ed il senso dclla parola attraverso la storia ci riservano qualche sorpresa.
' \'vcs .lc Montchcuil, Problèmes ,le uìe spiitaello, Parigi, f)esclée de Brourver,200(J, p. 208
't Tertulliano, De resunectiorue cttrnis, lX, PL 2, 801 (tt. it. Lu resurrezktne dei rtorti, p. 64). t
'tt I'r,tl,l,'nidiùtaspirituuk,,acuradi AnnaMariaMartinelli,Milano,VitaePensiero, 195(r).

X't Inuito a cradere It,t ( ir'tr'r, pri»to satt»tt',tl(), at sdLra»?('nti lclla (,[Link] )7
Misteri e sacramenti I'rrnzione (= la ccrnlermazionc), l'imposizione delle mani, la professione re-
li1li«rsa, ma anche il Simbolo di fede, la Scrittura, l'Orazione domenicale (=
I Padri della Chiesa greca impiegano volenrieri il termine "misteri" rl Pater),le lèste. Egli è l'autore della celebre fìrrmula: «Una parola si ag-
al plurale per designare le celebrazioni cristiane del barresimo, dell'eu- lliunge ad un elemento c questo la un sacramento>>. (lome si purì vedere,
caristia e delle ordinazioni. Questo impiego un tantino "derivato" , 1ili non menziona la totalità <lelle sette comp»onenti sacramentali ecl ag-

proviene al contempo dalle Scritture e dall'influenza delle religioni liirrnge delle realtà che non saranno mantcnute come saeramcnti.
ll secondo significato è quello del sacramento-simbolo. Il simbolo è per
misteriche. Ma occorreva trovare un termine in latino. Il creatore del
lrri la capacità di ogni creatura di esprimere le realtà divine: gli asmi del cic- I
termine "sacramento" nel suo senso cristiano fu il giurista africano Ter-
1,,, gli animali della terra, i personaggi ()ppure le viccnde storiche. Quindi
tulliano nei primissimi anni del III secolo. Egli traspose un rermine
rulta la Scrittura è il libro dei sacramenti divini, in cui delle ligure celano
del diritto romano: L sacramentum erail giuramento sacro (sauum ser- ,rì scnso nasc()st(). ll termine "simbokr"lT è clr-rncluc legato da tempo a "sa-
mentumt6) che accompagnava un impegno giuridico facendo fede op- ( Illtnento').
pure un impegno militare nel quale il soldato prestava giuramento ll terzo significato è quello del sacramento-mistero e noi ritroviamo già
verso il suo imperatore. Colui che prestava giuramento riceveva in tale in ess<'r f iclca del (lristo mistcxr, () sacramento globale di Dio: <<Non esiste
occasione un tatuaggio che gli serviva da marchio d'identità. Questa im- rrrlrrtti altro mistero di Dio all'infuori del (ìristo»; allo stessct modo, quan-
magine sarà ripresa a proposito del battesimo, che è l'impegno nella mi- ,1,, parla del «sacramento della nostra rigenerazione>>, noi pensiam<) spon-
t ;r ì(r?ìmente al battesimo, ma egli [)()tcva pensare all'incarnazione rcdentri-
lizia di Cristo ed inscrive un carattere nell'anima.
Il termine "sacramento" dunque sottolinea innanzitutto l'aspetto del- ,,'. Il termine "sacramento" designa allora "i misteri della fide cattolica",
"il rnistero della grazia" o "il mistero della vita eterna".
la risposta di fede di colui che riceve il sacramento, quindi l'aspetto del
culto: un sacramento è un atto del culto. Ma come sempre quando il
termine viene trasposto da un universo di linguaggio ad un altro, l'im-
piego cristiano di "sacramento" andrà a caricare il vocabolo di tutto il
ll lavoro di riflessione di Agostino sul termine "sacramento" è giu-
,,rissirrro, ma non ancora abbastanzapreciso poiché non distingue a suf-
senso inscritto in quello di "mistero" o "misteri". Tertulliano, che co-
lrr'it'rrza nei riti della Chiesa ciò che è un sacramento venuto dal Cristo
nosceva bene il greco, impiegava ugualmente il termine "mistero". Egli
,l;r t'i<ì che non lo è. La stima del numero dei sacramenti tenderà dun-
è contemporaneo della primissima traduzione latina del Nuovo Testa-
tprt'rrd evolversi. Si ha f impressione, leggendo i Padri greci, che vi
mento (che è chiamata la traduzione Latina Veccbia): probabilmente ,,r;ur() rneno di sette sacramenti. La pratica penitenziale, tuttavia, am-
subì alcuni imprestiti di quella traduzione.
pr;urrcnte vissuta all'interno della Chiesa, non è ancora contata fra i sa-
, r;uìrcnti e il matrimonio non è celebrato nella Chiesa durante i primi
,,,','r,li. Ma leggendo i Padri latini ed i teologi del Medio Evo, ci si ren-
Anche Agostino giocherà un grande ruokr nell'uso del termine "sacra-
r lt' r'<)rìto che ve ne sono molto più di sette. Ad esempio, nell'Xl seco-
mento", al quale conferisce fte significati distinti ma in mutua comunica-
l, l)it'r Damiani conta dodici sacramenti: iÌ battesimo, la confermazio-
zi<tne: innanzitrrtto, il sacrament() è ogni rito religioso visibilmente cele- '
bratrr. I sacramenti cristiani s()no per lui: il battesimo, 1'eucaristia, I'ordine, rr.', I'trnzione degli infermi, la consacrazione dei pontefici, l'unzione dei
r,', lrr cledica delle chiese, la confessione, la consacrazione dei canonici,
rt'Sull'arazzo della regina
Matilde espostr:r a Baycux, che ritrac l'epopea di Cìuglielmo il Con- ,1,'r rrronaci, degli eremiti, delle monache di clausura, ed il matrimo-
quistatorc, una legenda latina commenta il testo. Quando Aroldo presta giuramento a Guglielmo, rrr, r. lrr questa lista non figurano né l'eucaristia né l'ordine, che sono tut-
giuramento che infrangerà a suo danno, silegge: <lTaroLl sacramentum/erz7 Guileltno duci> (Arol-
do prestò un giuramento al cluca Guglielmo). Nel Mcclio Evo il terrnine può ancora assumere il
significato di giuramento. 'srvcda,sopra,c.I,[Link]èun'imbolo"nelsensofortedeltennine.

)8 Inuito a credere I t,t ( ìt'tìr, l)riilt() suLnamento, ai sacramenti della Chiesa )9


tavia, a dire dell'autore, <<dei sacramenti principalL>. San Bernardo ne srrrà universalmente accettata e gli Orientali che parteciparono ai ten-
conta dieci, fra i quali lalavanda dei piedi, sull'esempio di sant'Am- trrtivi di riconciliazione a Lione (127
4) e a Firenze Q439) la riconobbe-
brogio. Di fatto, ci si può meravigliare che questo gesto vissuto da 11) senza difficoltà. La si ritrova in numerosi documenti magisteriali ed
Gesù stesso e comprendente l'ordine di imitarlo non sia srato manre- rrvviamente al Concilio di Trento, il quale, dinanzi alla contestazione
nuto come sacramento.
lrlotestante, fornùizza per la prima volta un insegnamento sistematico
srri sette sacramenti. La sua rimessa in discussione da parte dei rifor-
Verso il settenario sacramentttle rrrrtori viene dalla concezione estremamente esigente che costoro ave-
vrrrro dell'istituzione esplicita e formale di ciascun sacramento da par-
Il termine "sacramento" si preciserà in occasione della riflessione sul- tt'cli Cristot8.
l'origine di ciascun rito: quali sono i riti cristiani che hanno il loro fon- Ci troviamo ,Jnanzi ad un paradosso analogo a quello della ricezio-
damento in cristo sresso? Quali sono i riti che la chiesa vive rnolto le- rrt'clelle Scritture. La Chiesa riconosceva l'autorità dei testi biblici del-
gittirnamente, ma che non ha potuto inventare, ed i riti che esprimono I'Antico e del Nuovo Testamento, ai quali essa si sottolnetteva; ma era
semplicemente il dono del cristo alla chiesa? In seguito si distinguerà lrr stcssa Chicsa che discerneva con autorità i libri che appartenevano
fra i sacramenti rnaggiori istituiti dal Signore (battesimo ed eucaristia) ,rllrr Scrittura da quelli che non ne facevano parte. Allo stesso modo la
e i sacramenti minori, che provengono piu direttamente dagli aposto- ( ,lricsa riconosce sette sacramenti che la costituiscono, ma è essa ad ave-
li. ci si interrogherà su alcuni riti di origine ecclesiale chiamati ugual- t' il compito e l'autorità per discernere i sacramenti istituiti da Cristo
mente sacramenti. È così che si arriverà, dopo qualche clistinzione, al- riti che non provengono da lui. La Chiesa li riceve in tutta ob-
,lrrgli altri
I'elaborazione de'l settenario sacramentale. Il criterio principale di quc- l,r'tlicnza e tuttavia è lei a determinarli. Per il canone delle Scritture ciò
sto discernimenlo sarà il seguente: t,rlebbe accaduto nel II secolo; per il settenario dei sacramenti si è do-
' È ,n .tdcraillefit() sob ciò t:lte
Cristo ha istituito crtrne clonr.t per la sua vuto attendere il XII. Ma ciò non significa che [a Chiesa non abbia già
chitsa, ciò che questd riceue senza polerlo cambiarc, e nrn ciò che isti- vissuto dei sette sacramenti sin dalla sua fondazione.
tuisc'c essa slessd. La chiesa ì: costituita altrduerso i sac'ramenti, non lta
polere tliretto su di k»o, non può inucntarnt: di nuoui.
Non sono dunque srati mantenuti nella lista defìr-ritiva i riti che espri- l. ln che senso Gesù ha "istituito" i sacramenti?
mono solamente una risposta oppure l'impegno di un cristiano, come i
voti religiosi. Essi non sono, infatti, degli atti di cristo per la sua chie- (]ucsta essenziale e ristretta determinazione dei sacramenti ci con-
sa; esprinrono la risposta dei credenti al dono di Dio. Allo stesso modo ,lrrtt'ad un'altra questione. Se un sacramento è un atto del Cristo, un
la consacrazione di un re o cli un imperatore è solo un rito della chie- 1it'sto fondamentalmcnte voluto ed istituito da Gesù, occorre dare pro-
sa e non un sacfamento. Accanto ai sacramenti si riconosceranno così r,,r t'lre è così per ciascuno di essi. Ora le cose non sono così semplici.
dei sacramentali, gesti rituali stabiliti o riconosciuti dalla Chiesa e corn- l,;r spiegaziclne necessaria per ciascuno sarà proposta nei capitoli suc-
piuti nella fede. , r'ssivi. Tuttavia è opportuno abbordare sin da ora i dati generali del
Troviamo la prima lista del semenario 'all'inizio del XII secolo presso
un autore anonirno, il Maestro delle Sentenze, nome tratto da un'ope- ' l,t ( lhicse nate con la Rif'orma praticdno la cresima, il matrirnrxrio e l'ordinazione mediante
ra chiamata somrua della scntenze, antenato dell.e sorurne [Link] del rrl'(,\rri()rìe dclle mani, talune Ia penitenza c l'urrzione degli infèr'nri. Tuttavia, nr»r considerano
,t,r,,,r rltilììi c<>rne rlei sacramenti veri e propri quale il battesimo e l'eucaristia. ()uesti atti litur-
Meclio Evo. Nel 1155 Pietro Lombardo, arcivescovo di parigi, enume- r,r, r'.(,ro rrggctto <1i una rivakrrizzazionc da parte di queste (ihiesc ritbnnare. ll Gruppo di Dom-
ra i sette sacramenti e ne trarta secondo la lista che abbiamo oggi e nel- 1., , lr.r l)r( )lx )st() su questo punto la distinzione fra satrumenti cd, utti [Link]'rdiueH htli. La questione
l,rr rrlr()rlarì[c lisiede ncll'attribuzione a questi atti sacramentali di un dono di grazia provc-
lo stesso ordine. Questa lista, confermata da Innocenzo III nel 120g, r,r, rr( {lirl ( ìristo c clallo Spirito.

40 Inuito a credere lt,t ( ,,'ti, f tilDl() \tt( /d»/(rtltt, tti t,L'rdttt'ttti lc'llu Ohiesa 4l
problema. I-esegesi e la teologia moderne richiedono di guardare le co- (ìredo», quest'rrltimo veniva immerso in una vasca. La [or-
tlc <<(lredi? -
se da vicino.
rntrla indicativa: <<Io til)'àttezz<l nel nome del Padre...>> non veniva adopc-
La teologia medievale, che è la prima chiamata in causa in questa se- Allo stesso modo l'Antichità cristiana vecleva nelf imposizirrne cielle
rrrta.
de, poiché è quella che ha detenninaro il settenario, ha messo in luce rnani il rito essenziale dell'ordinazione; ma nel Medio Evo si riterrà che è
una concezione molto ingenua dell'istituzione dei sacramenti da parte lir trasmissione degli strumenti propri di ciascun ordine a costituire quest()
di cristo. Essa definiva in maniera rigorosa la ruateria elafornza di 11t:sroessenziale. Nel 1941 Pio XII, nelf intentr> di fugare ogni dubbio in
ciascun sacranìento, vale a dire l'elemcnto e il gesto da una parte e la nrrrito alla validità delle ordinazioni, ritornerà strll'imposizione delle ma-
parola che l'accompagnava dalT'[Link] teologia rredievale riteneva che rri. Paolcl VI farà la stessa cosa per la con(èrmazione, ma valorizzando que-
queste due componenti costituissero non solo il cuore della celebrazio- slir volta l'unzione con il santo crisma. È quintli ()pp()rtuno distingucre be-
ne liturgica dei sacramenti, ma anche la loro stessa realtà. Essa ne ha rrt'I'istituzione di un sacrament() in ragione del suo sens() e della natura dcl-
concluso un po' frettolosamente che fosse Gesù stesso ad aver stabilito h grazia concessa, e la determinazic»ne precisa del suo rito.
le duc componenti del rito. una conoscenza approssimativa della sto- ----------- - --- -- ---i

ria le faceva pensare che questi gesti non fossero assolutamente cam-
biati dall'epoca di Cristo. Ritroviamo un'eco della stessa ingenuità nel- Ai giorni nostri la cluestione è ripresa richiamandosi non solo a Ge-
la posizione di rnonsignor Lefebvre, il quale rireneva che il rito della :,rr f tmdatore dei sacramenti, ma più ancora a Gesù fondameftto dei sa-
messa di san Pio V fosse rimasto praricamenre immutato da più di due- r rruDerìti, principalmente in ragione del suo mistero pasquale. Lo stes-
mila anni, quasi come se Gesù avesse celebrato la prinra cena seconclo :ir, siln Paolo diceva: «Infatti nessuno può porre un fondamento diver-
(1Cor 1,11). Secondo
quel rito.
',' .la quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo»
Questa maniera di comprendere le cose poncva numcrosi proble- rrrr'irltra immagine gli apostoli sono il fondamento stesso, mentre Ge-
mi: se essa vale per l'eucaristia e se disponiamo di un ordine chiaro di ,,r r i' la
chiave di volta o la pietra angolare (Ef 2,20). Ciò che si è detto
Gesù in merito al battesimo e alla penitenza, non abbiamo dati precisi rrr rrrcrito al passaggio dai gesti di Gesù ai sacramenti della Chiesa per-
per quanto riguarda l'istituzione della contèrmazionc e del sacramen- lrt'l tc di comprenderne la portata, così come la detcrminazionc della
to all'epoca chiarnato estrcma unzione. I teologi operarono dunque una ( ,lricsa in quanto sacramento primordiale. Il teologo Karl Rahner ri-
distinzione fra un'istituzione imme diata daparte di Gesù per alcuni sa- tr('rì(' persino che si possa rendere conto di un'istituzione immediata clei
cramenti e un'istituzione rnediata per altri: Gesù li ha "insinuati" e "pro- ,,;rt rrrrnenti a partire da parole e da gesti di Gcsù che non ci sarebbero

messi" ed essi sono stati promulgati dagli apostoli, i quali ne hanno sta- ,,trrti trasmessi attraverso lc Scritture.
Questo non significa che non ci
bilito la materia e Ia forma. San Giacomo ha così promulgato l'estre- ,,r;rrro, all'interno del Nuovo Testamento, delle indicazioni sufficienti ri-
nra unzione. Questa era la posizione cli san Bonaventura, ma san lir r;u'tlanti ciascuno dei sacramenti.
Tommaso, che ne ammetteva il principio, riteneva tuttavia che cristo l',sistono due poli nell'istituzione dci sacramenti: quello dell'evento
avesse istituito personalmente la materia ela forma di ciascun sacra- ,lr ( icsu, in cui costui è al contempo fondatore e fondamento di tutti i
mento. ,,.r( r:uììcnti nella sua stessa persona; e quello del disccrnimento della
( .lrit'sir, che riconosce un sacramento da una parte a partire dagli incli-
rr ,'vrrrrgclici e biblici, e dall'altra in ragione delle situazioni più impor-
Quest'ultima [Link] non rispetta la storia e non purì essere accet- t,rrrri tlcll'esistenza umana, che fanno insorgere nel fedele il bisogno dcl-
tata. È chiaro chc i riti hanno [Link]. degli sviluppi elrersin,, dei cam-
l,r 1,,rtrt,ia salvifica. È ciò che noi constatiarno nella gestione secolare
biamenri. La forma del battesimo nella chiesa anrica era cosriruira dal dia-
, h r srrcr-2ulìcnti, quindi nel discernimento del settenario sacramentale.
logo della recita del (lrecftr fra il celebrante e il [Link]: dop. ciascuno tJei
(.)rrt'stlr prospettiva si trova confermata da un caso contrario abba-

42 Inuito a cvelere r*nttnculo, di satrrintt'nti lr'lla Ohit'sa


It,r r ì,'tir, pri»ttt 4)
stanza sorprendente. La Chiesa non ha mantenuto nel settenario dei sa- ,lr.i cloni di Dio che conferiscono la grazia c'he significaza a coloro che
cramenti la lavanda dei piedi (Gv 13). Si tratta tuttavia di un gesto n()rì oppongono ad essi degli ostacoli. Essi non sono solo dei segni este-

cardinale di Gesù, rispetto al quale egli chicde espressamente ai suoi di- ritrri a quest a grazia. Lespressione stessa <<grazia che essi significano>> ci
scepoli di ripetere ciò che egli ha fatto: «Anche voi dovetc lavarvi i pie- rrrt'ttc sulla strada di una causalità intenzionale, vale a dire di quella che
,,i ('scrcita fra persone ufiìane.
di gli uni gli altril> (Gv 11,14)). Non si può farc a meno di accostare que-
(]uesta causalità,. non può essere materiale o fisica, poiché una si-
sta frase al «Fate questo in memoria di me» dell'eucaristia. Alcuni Pa-
dri della Chiesa hanno visto nella lavanda dei piecli un sacramento, e la rrrilc prospettiva ci ricondurrebbe ad una concezione magica. Già Ter-
rrrlliano, l'autoredel primo 'lrattato sul battesimo, poneva la questione
Chiesa non lo dimentica del tutto nella celebrazione del giovedì santo.
Resta il fatto che non nc ha mai fatto un sacramento propriamente det- rrr rcrmini crudi: com'è possibile che dclle realtà materiali possano pro-
,[Link] degli efTerti spirituali-/ Egli voleva mostrare che la risposta è al-
to. Nel suo cliscernimento essa non vi ha visto un gesto simbolico espri-
Irove : i sacriìnìenti non sono delle medicir-re speciali pcr mezzo dclle
mente uno spccifico clono delTa grazia, comc pcr l'eucaristia, rla piut-
tosto l'esempio clella realtà stessa della vita cristiana.
,pltli una molecola sortirebbe un effetto imnecliato. Essi non celano
vrll ir nascoste come i sali di una sorgcntc minerale.
I sacramenti sono degli atti e dei gesti chc si iscrivono ncll'ordine dcl-
l,r t'<lurunicazione fra le pcrsone, pcrsone a[ contempo spirituali e cor-
l. Come comprendere I'efficacia dei sacramenti?
quali la comuricazione nell'intelligenza e nell'amorc si espri-
1rr »[Link][i, per le

lr(.llttraverso dei gesti fisici. Così la comunicazione che va dalle perso-


Lefficacia, o la "causalità" dei sacramenti, sarebbe forse meglio di-
rr..tlivine verso le pcrsone Llmane si plasrra rispetto alle modalità
re la loro "fecondità", è un punto che ha sollevato non pochi dibattiti,
( olìurìicativc che pratichiamo ogni giorno nci nostri scambi fra persone
all'interno dclla Chiesa, a paftire dalla Riforma protestante. IJn'esprcs-
unr:uìc. Un segno si esprintc attraverso una realtà fisica, ma in quanto è
sione in particolare, riprcsa dal Concilio di Trento, ha costituito un po-
urì s(.gno o un segnale da comprendere, notl perché sia una realtà fisica'
mo della discordia. I sacramenti agiscono ex opere operato, vale a dire
ll st'rrraforo, nella sua materialità pura, non comunicherebbe l'ordine
per il semplice fatto che il rito è stato impostato correttamente, con l'in-
,lr lt'[Link]àrsi. Quar]clo ci si fèrma dinanzia un semaforo è pcrché lo si per-
tcnzione cli fare il volere clella Chiesa. Nc è scaturita una conclusione , (.[riscc nella sua intcrìzioralità di segno. La sua efficacia consiste nel far-
puramente magica: il rito è attuzìto, dunque "funziona" automatica- rrrr [Link] lo stop attravcrso la mia volontà e la mia intelligenza.
mentc. Non è assolutamente questo il significato clcl detto latino. Esso l'r't'ndiamo due esempi: innanzitutto il regalo of'ferto. Se offro un re-
non dice che il rito supplisce automaticamente all'asse nza di fede e di spirituale che
1',r1,, rr una persona cara, il mio regalo ha ur-r significato
disposizioni richicste in colui chc riceve il sacramento. Resta ben inte- l( rr i. rìccessariamente proporzionale al suo prezzo. Ciò
f chc farà il suo
so che il frutto del sacramcnto dipendcrà dalla qualità dell'amore del in quella cir-
lttt./,/.(\ reale è la qualità stessa dell'afTctto che esso esprime
I

al
fedele. La famosa formula dice che l'efficacia del sacramento vienc dal , rr,,liuìza; ciò che farà la sua efficacia sono la gioia e l'atnore suscitati
Cristo stesso e che non dipende dalle disposizioni del ministrole né dal- rr' , ,rltri che lo riceve. Un regalo è un messaggio. Non solo si bacia spon-
la sua santità personale. Un ministro peccatore, sc intende donarc be- r,rrrt':rrrrcnte la persona che ci ha appena fatto un regalo, lna questo re-
ne i sacramenti, li dona con tutta la sra forza. Comc diceva Agostino, 1,,r[, irrvita alla reciprocità. Un giorno provocherà una risposta a qucl
chiunquc sia il sacerdote che battezza, è Cristo chebattezza. rIrrro, ll clono suscita il contro-dono. La comunicazione si fa scambio,
Il Concilio di Trento ci chiede di riconoscere che i sacramenti sono
I rrrlricg6 cluesti tcrmini, "causa" e
"causalità", benché essi siano stati molto contertati, nc-
r''
In latinrr si clice che il sacr,tnrcnto non dgiscc L'x Òfrcre operdntìs, valc a dirc in ragione di 1,1, ,,lrrr,,i ,lccc11i, pcrchc mi sembra che ilr questa materia uon si possa prescinderc clall'utilizzalli.
colui che le qpera. l\l r , , lrr:rrrr rlrc trt»t si trattr qui di una causalità <li tipo scientifictl.

44 Inuito a credere lt,t I ;t'\u, ltrino srttrttttt'rt!(), tli sttLrdtr/L'nti tlt'lla Ohicsa 45
lìon scambio economico nel senso di un rimborso o del
desiclerio cli es- r', rt'rrbolario dei nostri catechismi, secondo i quali noi siamo <<in stato
"pari": siamo qui infatti neil'ordine delra gratuità
[Link]
di uno scambi
1,,ttrt.ià>>, quando nulla si oppone in noi all'amrcizia divina. Tutti quer
D'akra parte,.il
1 ^1.
portatore l.gr1o,
al di là della sua utilità, resrerà semp
della memoria del dono ricevuto. Ecco perché è auspicabile
rrrrlrieghi del termine "grazia" nel nostro uso corrente mostrano che ro

che abbia un valore simbolico. poiché ra sua "efficacia" l,rrrzia è relazione. Mala grazia è anche bcllezza, fascino, attrattiva, se-
soiri
spirituale, in ,lrrzione, fonte di gioia, piacere; si parla delTa grazia di un gesto di un
quanto regalo, è legata al significato e quindi molto
,liversa clall,effica-
cia che può avere l'oggetto in sé. I doni alimentano l,amore lr;rrrrbino oppure di un volto. Nella grazia divina questi due elementi
e si iscri_ ,l':rrrrore e dibellezza sono legati.
vono nella storia che si sviluppa fra due persone.
Prendiamo un secondo esempio u prrtir. dal linguagg io l,a grazia è dunque la benevolenza amorevole che Dio ha per gli
detto perfor_ [Link] e la benedizione di cui noi siamo oggetto da parte di Dio. Nel-
rnatiuo, secondo il tecnoletto dei linguisti. Il linguaggi,rperformativo
è lt y,razia Dio comunica sé stesso a noi e ci trasforma pcr renderci capaci
quello che realizza ciò che dice per il semplice Èu"o
.rr" ro clice. Il ,,sì,, ,lr rrccoglierlo. La g,razia dei sacramenti è la realtà di questa benevo-
che si dicono gli sposi quancro .ontruggoìo marrimonio
è una parola
che realtzza cio che essa significa. Non solo essa l,'rrzrr cli Dio verso di noi, manifestata in forme particolari secondo le di-
esprime |impegno di
ciascuno, ma lo rende effcttivo. La loro relazione è r','r'sc situazioni dclla nostra esistenza. È proprio questo il motivo per
cambiata,ìoìo or-
mai marito e moglic. Lo stesso vale per un giuramento , ri la tradizione cristiana ci dice chc i sacramenti sono delle cause in
o pcr un voto at-
traverso il quale il rcligioso o la religiosa si impegna rluru)to sono dei segni, vale a dire dei messaggi. La loro efficacia è in-
ùnaÀzi aDio a pra-
ticarc la casrirà, la povertà e l'obbedienza all inierno rcrrzionale: I'intenzione è una realtà spirituale che si esprime attraver-
cli una comunità. ,,,) urì gesto materiale. Si parlerà dunque di causalità simbolica nel
chiaro che il gesto sotrolinea felicernente la portata clelra paro-
It{1,
la. Gli sposi si scambiano le fedi nuziaricome segno ,,,'rrso in cui il corpo è il simbolo dell'anima.
concrero clella lo-
ro unione. Essi si abbraccia,o dnanzi ai testirnoni delle Sc così è, la causalità dei sacramenti non è affatto "tecnica": essa è
loro nozze.
, nrirìcntemente libera, poiché si esercita da una persona libera ad una

ll tlono della grazi,t lf('r's()r-ìa libera. Se nc ritrova un csempio nell'educazione dei bambini
,l.r P;1r-1s dei loro genitori, oppurc nell'influenza del maestro sul disce-
I sacramenti sono i
regali, i doni che Dio fa agri uomini artraverso 1,,,1.r. La liberteì degli uni forma la libertà degli altri, perché questa li-
cristo e nella forza dello
spirito. sono degli atti sìmbolici2rche signifi_ l,t'r'tì sia rimessa a sé stessa. Linfluenza ricevuta sarà liberamente ac-
cano l'intenzione di salvezzadi cui il gesto di Cristo r ('ttirtlr, il segno di questo è che potrà anche essere rcspinta. D'altra par-
era portator". tt ..-
galo donato all'occorrenza si chiarna [Link],
.[Link]"nte ad r,'i lr:rrnbini non sono chiarnati ad essere una copia conforme dei propri
una rappresentazionc sin troppo corrente, la grazianon 1,r'rrilori, ma hanno bisogno della loro educazione per diventare sé stes-
è una cosa. La
grazta è una relazione. La grazia è I'amore
che Dio ha per noi. Il ter- '.r. rrllo stesso modo il discepolo troverà la sua indipendenza e non si
mine stesso sottolinea la gratuità del|amore: la grazraè lrrrrilt'rrì a ripetere le idee del proprio maestro. Proprio in ragione del
bà,evolen za, fa-
vore, beneficio, talvolta indulgenza. Mariaaveva <<trova [Link] che è una causalità libera che si indirizza a delle libertà, la causa-
to graztaor.* ]

Dio>>, era <<ricolma dr


vale a dire ricorma ,[Link]'r-or..li il. s;
grazia>>, lrt;r tlt'i sacramenti agisce nel tempo. Essa può trnticiparsi: colui che si
può trattare di buona o di cattiva grazia; amiamo l,r('llrrrA al battesimo con tutta la sua fede vive già la grazia del battesi-
essere neile grazie di
qualche potente; possiamo conoscere la disgrazia;vi rrr ); ('ssir può essere ritatdata: colui che non aveva ricevuto il sacramento
sono anche situa-
zioni che si designano come degli "stati di grazia". riprende rrr rrrur rlisposizione sufficiente può corrispondcrvi dopo la celebrazione.
Si così il
I srrcramcnti si iscrivono in quell'iniziativa clel dono che ci chiede,
'' Per la-comprensione del sinlbolo si veda, sopra,
c. I, 5. ll sacr,ntento è un sitttbolo" nel rrr'llo stcSSo momento in cui lo rende possibile, un contro-dono. I sa-
senso forte Jel lernine.
r r,uucrìti sono degli eventi di grazia e vengono a raggiungerci lungo tut-
46
Inaito a crelere It,t t ;t \u, ltrit»o .tttt'rartt»to, di tacrn»tt'nti rltlla Ohicsa 47
to il corso della nostra vita, come quella dtlatazione dell'evento di gra- nella fede e nella carità perché la fecondità di grazia del battcsi-
zia che fu la vita di Gesù. L'esistenza di Gesù esercitava già una causa- '[Link]
ilrr,, che era stata impeclita, "riviva" in lui. A questo marchio si
donò il
,,sigillo" impiegato
lità sacramentale, l'abbiamo visto; giacché i suoi gesti d'amore e di sal- ,,,,rrre di kphragis in greco), termine biblico già a

e che cvoca il marchio dello Spirito pro-


vezza esercitavano sui snoi contemporanei una seduzione alla conver- 1,rop)osito della circoncisione,
sione. La fecondità sacramentale dell'esistenza di Gesù si trova ,,,,.sso. sant'Agostino tradurrà in latino il termine
"sigillo" con "cafat-
universalizzata ailimiti dello spazio e del tempo sotto la forma rituale, rt.r.c,,, clietro iiquale vi era un'immagine estremamente concreta. Que-
la cui istituzione risale a lui e al suo fondamento. I sacramenti, se così ,.r. [Link] il tatuaggio degli animali di un gregge, che se-
si può dire, "fanno fruttare" in ciascuno di noi la libera causalità divi- lirrrva la loro appart enenza, ad un padrotle
oppure il tatuaggio di un
,,(}lrlato incorporato nell'esercito fomano. Nel Medio Evo la teologia del
na che ci ha creati e salvati. Questa fecondità si vive nella Chiesa, essa
r:[Link] si ifinerà per csprimere un scgno o un marchio spirit,ale
e
stessa segno sacramentale del dono dell,a salvezza. I sacramenti sono ce-
lcbrati dai rninistri scelti all'interno della Chiesa attraverso un gesto a r,,,lclebile nell'anima delbattezzato, del confermato o dcl ministro or-
sua volta sacramentale, che mostra bene che tutto l'organismo dei sa- ,linato, marchio che non permette di reiterare questi sacramenti. Quc-
.,t rr rlottrina sarà conferm ata dal Concilio cd Trcnto' Bisogna sempre ve-
cramenti non è un potere umano ma costituisce un dono di Dio".
,lt'r'vi il marchio del Cristo e dello Spirito Santo'

4. Che cos'è il carattere sacramentale? ll. La Cbiesafa i sacramenti


Tre sacrarnenti, ci dice Ia Chiesa, il battesimo,la confermazione e l'or- se i sacramcnti sono un dono Cristo alla chiesa, sulla realtà dei
c1i
dine, imprimono, nella persona che li riceve, un carattere. Di che cosa (lulrlicssa non ha alcun potere, ciò non-toglie che quegli stessi sacra-
si tratta? Una convinzione profonda, che risale alle origini, ritiene che ,,,,.,rrti siano stati affidati alla Chiesa affinché li amministri
per i cre-
quei sacramenti siano donati una volta per tutte e non debbano essere ,[Link]. I sacramcnti attengono all'ordine della pratica. Questa [Link]
mai ripetuti, mentre I'eucaristia e la penitenza possono essere vissute r lrirrrna in [Link] perione che vivono nella storia secondo
rlodalità
frcqucntemente; quanto al matrimonio e ,all'unzione degli infermi, essi , rrlrrrrali estremament" diu".r". La Chiesa csercita una duplice re-
possono, all'occorrenza, cssere vissuti una seconda volta o anche di più. .,1,,.)nsabilità nei riguardi dei sacramcnti, affinché siano vissuti e rice-

Ma che cosa succede se qualcuno ha ricevuto il battesirno in una cat- \'rrri in piena conformità con l'intcnzionc del cristo. Qucsta rcsponsa-
tiva disposizione, che gli ha impedito di riceverela grazia dell'amicizia I ,r lir ì da una parte è liturgica e dall'altra
rientra nell'ordine della disci-
divina2 Egli non può più csserc battezzato. Allora vuol dire che sarà de- 1'lirrrr (rJiritto canonico). Il
ruolo della chiesa è che i sacramenti siano
finitivamente escluso dal disegno di salvezza? La risposta consiste nel ,,.l,.lrrati in una forma il più possibile trasparentc rispetto al loro sen-
dire che il sacramento ritroverà la sua fecondità di grazia a pdfiire d^l ,,, t, chc la loro amminisirazione obbedisca a un certo numcro di rc-
momerìto della conversionc reale delbattezzato. Il sacramento, chc era I'.lt' che nc rispettino la natura e il valore'
stato infruttuoso, non per questo cra stato inesistente o non valido. Il
l:attezzaro aveva ricevuto dar,r,,ero "qualcosa" dal battesirno, qualcosa
l. l,a Chiesa responsabile della liturgia
di sufficientemente importante da non potersi ripetere.
Infatti, Cristo ha irnpresso il suo marchio spirituale in quel battezza- lrr Principio cristo,, aveva lasciato solo poche indicazioni
in merito al-
to. Quel marchio è definitivo. Basta dunque che quel battezzato si con- l.r lirrrrgia dài srcrum"nti. Solo l'istituzione dcll'eucaristia dà
luogo ad al-

22
Queste considerazioni nri sono strte ispirate d'ai pensiero di Karl Rahner e di Louis-Marie '(.)rrcsro punr() ò stato già cvocato più sopra, a proposito della materia e della fornra di cia-
(lhauvet.
' rrlr \il( l illììCIìt().

48 Inuito a credere ('bicsa 49


I t,t ( ìt tù, prirttrt .racttmt'nlrt, ai sat'ratncnti 'lt'lla
A rrrctà clel IV secolo, cirillo di (ìerusalernme, nelle sue cutechesi rtti
cune indicazioni. In principio, le comunità cristiane si trovavano dunque
,t,tt,.oeicbe (cioè cli iniziazione alla liturgia), descrive ai nuovi battezz'tti
condannate ad inventare ampiamente . Ma laliturgia cristiana non partiva
, ,,,ì ,i.'l battesimo, della confermazione e dell'eucaristia, sacramenti
chc
da zero, in quanto viveva sull'eredità della preghiera ebraica. La grande (l'ar-
, ,,.,r lrrurno ricevuto durante la notte pasquale. La regola del segrcto
regola del principio fu l'improwisazione sul fondamento dei dati della fe-
, ,rrr.r) voleva infatti che, se il credo era insegnato ai catecumeni
printa
de nuova. Per l'eucarisia, ad esempio, occorreva obbedire alle parole di
Gesù, chiedendo di ripetere ciò che egli aveva fatto, integrando ciò che ri- ,1,.1 lrattcsimo, i sacramenti o mistefi fosscro rivelati loro solo dopo
portavano i racconti istitutivi innanzitutto in una liturgia della Parola, e lr,. li avevano ricevuti. Ritroviarno qui una descrizione precisa dclla
,t I r tltpfa clella preghiera eucaristica. Non esiste un testo
stabilito, ma la
quindi in una preghiera eucaristica, il tutto concluso con la comunione.
,1,r,'llrzionc del contenuto e del senso delle preghiere adottate'
La liturgia sacramentale nella Chiesa antica

Alla fine del I secolo risale un libretto chiamato la Dottrina dei do- L ct,sì chc si sono [Link] codificate, c()n ,lelle formule scn]-
dici apostctli (Didacbè), che è un piccolo manuale di catechesi, di litur- 1,r t. lriir fisse, le
grandi littrrgie dell'()ricnte e dell'()cci,lente. Questa fissità
gia e di prescrizioni disciplinari, in breve un embrione di catechismo, , ,,, ,.,ru n"..rro.i, clallc nuove eresic; tuttavia, rimaneva morbida e faccva
..,.nrl)l.c
P()sto a clelle varianti e a delle
novità. La rliversità era immediata-
di messale e di diritto canonico. La parteliturgica comprende una pri- una
,,,, rr1l., legata a quella dclle lingue, giacché ogni polrolo «r regione aveva
ma descrizione del battesimo ed una liturgia eucaristica. Questi testi gruppi di liturgie si sontr
lrtrrr'1iia,-,.llu p..rp.i, lingua [Link] Trc grandi
ci mostrano che la preghiera cristiana si innesta sul modello dellc be-
,,r:r svilr-rppati in ()rientc, arr()rno ai ccntri urbani principali cli Antigchia
nedizioni ebraiche pronunciate a tavola. Le prime preghiere eucaristi-
rrr Siria Al"rra.,.lria in Egitt.. Anchc in ()ccidente è accaduto lo stcs-
che scritte che possediamo hanno cristianizzato delle preghiere di be- ",1ì
,.,,, ,rll'inizio: duc tipi di liturgie sono rintracciabili, il tipo romano ed il ti-
nedizione ebraiche. Qucsta crisLianizzazione si è manifestata nel lin- era, in principio, la liturgia-dclla
1,,,1irrllicano. *<'rrrrob,r. Il rito romano
guaggio attraverso il passaggio dal termine "benedizione" a quello di , rilrr tli lìoma. Qrrest«r rito si diffLrse progressivamentc in Italia con alcunc:
"eucaristia", per designare questa celebrazione. Essa ha luogo la do- (tlal
r,.rrirlrti. La città rli Milano .lisponeva della littrrgia detta ambr«rsiana
menica e comincia con una mutua richiesta di perdono. Assistiamo co- rr(,ilr(.(li sant,Aml)rogio), la quale si ispira alla tradizione fomana con mol-
(ìarlomagno impose la liturgia
sì, molto progressivamente, alla costruzione di una liturgia cristiana ori- r,r lilrcr.tà. Il rito romano raggiunse le Alpi e
ginalc. Giustino, a metà del II secolo, testimonia di uno stadio più evo- roilLillil nel su<t impero. Il rito romano soppiant«ì progressivamente le li-
luto di celebrazione eucaristica. r,,r1ii.' locali in Galiia, in (ìcrmania e, più tardi, in Spagna' Una delle ca-
r,[Link] del rito roman() frr la preghiera eucaristica chiamata
più tardi
All'inizio del III secolo disponiamo di un nuovo libretto liturgico e
clisciplinare, La Tradiziona apostolica, attribuito ad Ippolito di Roma. ( ,utt)1(,r()tflano.R<tma aveva una lgrmula unica, mentre le altre liturgie del-
I-opera ci offre un rituale già più dettagliato per il battesimo, I'eucari- l'( )t [Link] non avevan() fgrmule fisse. Ma in un'epoca in cui la staml)a
stia e le ordinazioni, partendo da quella del vescovo. Esso contiene una rroil (.sisteva ancora quest() rito poteva rivelare particolarità molto diverse.
delle prirne preghiere eucaristiche redatte, che è l'origine della seconda
preghiera eucaristica del rito di Paolo VI. Ma aggiunge: <<Il vcscovo ren-
<la grazie secondo la solita formula, ma senza ripetere per forza le stes- N, l Mctlùt Euo e nell'età ruoderrta
se parole che abbiarno detto, sforzandosi di ricordarle a mcmoria: cia-
sculto piuttosto preghi secondo le proprie capacitò>2a. Si'rretizzanclo molto, si può riconoscere, dopo un periodo di irn-
l,r,,vvisaziorìe contfollata sino alla
fine del IV secolo, un perioclo di lìa-
}
Hippolytc de Rome, lat trddttion apostoliqua. a cura di Bernard Botte, Sources chrétiennes ],r rtrr tlci f-ormulari fra il IV ed il VII secolo, poi un periodo di cornpi-
19(r8, p. (r5 (tr. it. Tppolito di Roma, La tradizictne apostoùca, a cura di
lrr/rr)nc l,rrr lc liturgie dall'vlll al XII secolo, ed infine un pcriodo
lSCl 11bis, Paris, Cerf, cli
Rachele'Iatco, Roma, Paoline, 197/, p.71).

l t,1 t ìr'rl, ltrir»o srtt'nt»ttttltt, ai .srtt'rttntt'ttti ( l''it't't 5 I


50 Inuito a cyedere 'lclh
sistemazione (secoli XIII e XIV). Questo lungo sviluppo è strettamen- r,,.lirll'intento pastorale di rendere la liturgia facilmentc accessibilc al
te legato alla crescita della Chiesa in Asia, in Africa ed in Europa den- parte attivamente' Due papi della
1,,'l,olo, affinché potesse prendervi
tro lingue e culture diverse, ed alla sua preoccupazione pastorale di parte di questo movimento'
i,,,ì,,, -"tà del XX secolo entrarono a far
esprimere in maniera appropriata e parlante il contenuto dei sacramenti. 1",, X con i suoi decreti sulla comunione frequente e la comunione
È all'inte..ro di questo itinerario, che occorre situare la riforma con- ,1,.i barnbini, e Pio XII con la riforrna della liturgia della settimana
san-
seguente al Concilio di Trento. La fine del Medio Evo aveva conosciuto r,r lìcn prima del concilio vaticano II, i libri liturgici venuti dal con-
^T."rrro
una certa clecadenza liturgica. Una creatività intemperante aveva prodotto , rli. cli furono riformati. La messa, seconclo il fito del 1962,
un'abbondanza di riti accessori. Il popolo poco colto si trovava spesso ,rr (.ilsrr già notevoli differenze rispetto alla
liturgia di san Pio v.
escluso da una liturgia che non comprendeva e preferiva esprimere la pro- l,,r rùor,ra decisa clal Concilio Vaticano II è dunque il coronamen-
pria fedc mediante devozioni. I-invenzione della stampa facilitava una si- r,r rli Una ricerca già secolare. Nella sua prima costituzionc,
consacrata
mile riforma ed operava in favore della diffusione di liturgie più fisse. Il ,rll,r liturgia, il concilio pose dei principi gcnerali per la
restaurazione
Concilio di tento re assunse la decisione e la sua attuazione lu affidata ,.,1 il progresso della liturgia, <<apice e fonte della vita dclla chiesa>>. uno
al papa. La procedura sarà esattamente la stessa del Vaticano II con Pao- ,l,.y1li obìettivi principali era quello di favorire Ia partecipazione
attiva
lo VI. Un nuovo messale lu pubblicato nel 1170 (si tratta del messale det- , 1,.ì [Link] all'atto liturgico e di donare un
posto più grande allc Sacre
to di Pio V) ed un rituale nel [Link] fine del rito così riformato era quel- St riIrure all'interno delle [Link] Concilio aptelapossibilità
di
lo di ricondurre la Chiesa all'antica regola della preghiera e di stabilire rrrr rrr»pio uso clellclingue clei diversi Paesi e richiedc I'adattamento clel-
maggiore unità nelle celebrazioni liturgiche. Questa riforma compì un 1,, lrt,rrgia al temperamento dei divcrsi popoli'
Esso termina con la ri-
certo numcro di alleggerimenti ed una sernplificazione del calendario. ,[Link] cli una revisione generale dei riti clei sacramenti, dell'uffizio
Poiché ormai la stampa esisteva, si pubblico regolarment e l'Ordo missae , Lvirro e del calendario liturgico.
e i diversi libri liturgici aggiornati, aggiungendovi le rubrichc che forni-
vano tutte lc indicazior-ri necessarie sulla maniera di celebrare.
Questa riforma impose il rito romano della messa a tutto I'Occi- Un consiglio liturgico frr istituito, dop,o il
(loncilio, per el'fetttrare trrtti
dente c alle sue nuove scoperte territoriali, vale a dire non solo sino al- ,[Link] aggi<rrnamenti. Nel 1970 itr puhblicatt, trn nuov() Ordo tnissac,pre-
l'estrerno Occidente che è l'America, ma anche sino all'Asia, l'India e 1,.,r,,r,., sìrtto l'atrtorità rli Paolo
V[. Il rito tridentino vi è alleggerit() di al-
l'Estremo Oriente che sono il Giappone e la Cina. Secondo la decisio- i ,,r,,.. ri1;etizioni inutili. La littrrgia clella Par<,1a acquista maggior
pcso. Il
La
nc dc'l Concilio di tento, la liturgia rimaneva celebrata in latino, ma i ,rt,rr,,,lelle lctture è stabilito su rln arc() cli tre anni per lc tlomeniche'
pastori crano invitati a fare di tutto per inscgnare al popolo in lingua r,,,.,,lricra universalc, che esistcva ornrai solo lrer il vencrclì sant(), è rimes-
ulg,,r" ;,e r lc Jomcniche e le Iestività. Le lìrrmule di trn offertorio
l. , |,, chc
volgarc, anche interrompendo la cclebrazione dei riti della rnessa. Do-
.,, ,.,,, .uilrppat() c()me cloppione dclla preghicra crrcaristica sont, allegge-
po un periodo di creatività liturgica indotta da questa riforma, la litur-
(la t'ltla scclta tli
gia conobbe ir-r Occidente - vale a dire nella maggior parte del mon- I , rr ,'. I I ( ,anone r()[ìan(), ."nìpa" in vigore, è accompagnat()

[Link],reghiere eucaristiÀe, is1;irate fra l'alr. da liturgie anriche,


al li-
do, le liturgie clella tradizior-re orientale non essenclo praticate che nel
n,.,li cvitarc la m6not6nia clella ripetizi«lne. l-lepiclesi, valc a clire l'ir-rvoca-
Vicir-ro Oriente - un periodo di stabilità cli tre secoli, che poté dare l'in- dcl
,,r,,rr,.inrlirizzata a Dio pcrché invii lo Spifito Sant«r a trasfol'mare i cloni
pressione che la liturgia fosse intangibile quanto il latino. (lristo,èanch'essarivalorizzata'1't'i-
Tuttavia, la vita liturgica si risvegliò, nel XIX secolo, e si può far ri- 1,,,,'.,'.lcl vinoinCc',r;,.,eSangtre di
nel-
, lr..il ( lanone .,).rn,r, .h" la possecleva sempre, I'aveva lasciata caderc
salire l'origine del movimento liturgico che sfocerà nel Vaticano II al- ' è rcsa ptlssibile in un cert() nu-
1 ,,1,1i,,. I-a c«rmunione s()tto le due specie
l'azione di dom Guéranger (1837-1815), primo abate di Solesmes. Li- ,,,,.r.,,.1i casi. Inline, 1a crrncelebrazigne dei preti per l'etrcaristia è rilrristi-
nizio [Link] XX secolo assisté allora a-l grande sviluppo di un movimento r tr,ll;t.
liturgico che si awantaggiò di numerosi nuovi studi storici e fu guida-

52 Inuito a credcre lt,t ( ìr'trr, pritxt tacrarttcnlrt, ai sdcrtlrncnti Jclla Ohicsa 5)


si trattava di molte "novità"; trttavia, se le si guarda da vicino, que- 1,,'lrrrnentazione può cambiare a seconda delle epoche e i-l diritto cano-
ste novità sono quasi sempre un ritorno all'antico. La ttadnione ha sem- rrrt'«r cì continuamente aggiornato. Lultimo Codice di diritto cant.,ni«t ri-
plicemente mostrato di avere buona memoria e di poter utlizzare i pa- .rlc al 1981. Esso è il frutto di una lunga serie di riforme introdotte al-
trimonio antico per rinnovarsi. Non si può dunque pretendere di op- l'rrrtcrno della Chiesa da Giovanni XKII al momento del Concilio, ma
porre il rito della "messa nuova" al "rito di sempre". Le clue espressioni rl srro tecnicismo ha richiesto molto tempo e la sua promulgazione è sta-
sono ugualmente false; la messa nuova è sotto molti aspetti più antica r.r Iirttà cla Giovanni Paolo [Link] precedente datava 1917 ed era
della messa tridentina. Se esiste unatra<luione bimillenaria dell'eucari- ',t;rto promulgato da Benedetto XV. Indicando chiararnente I'ordine dei
stia a partire dalla testimonianza di san paolo, la storia mostra con chia- ,lrr itti e dei doveri dei diversi membri della Chiesa, il diritto canonico è
rezza che non vi è mai stato un "rito di sempre", né un "rito bimille-, ,rl st'rvizio delle pcrsone c veglia in particolar modo acché non vi siano
nario". Lunità di uno stesso ed unico sacramento si ttovaattuatain ma- ,rl,rrsi nell'esercizio dell'autorità e i fedeli possano difendersi, se neces-
niera plurale, attraverso la storia e la geografia del mondo. ',.rtirl.
euesto
movimento di tradizione, fatto di fedeltà e creazione, è proseguito si-
no ai giorni nostri: ha integrato nel suo percorso la messa tridentina e
si attua ancora con la "restaurazione" compiuta sull'ondata del vati- ll libro IV dell'rrltim <'» Crtdice tli tliritto canoni«t è dcdicato alla <<funzio-
cano II. r,, .lella santificazionc nella (lhiesa» e tratta dei sette sacramenti. A pro-
1,,,sito di ciasctrno di essi, il tcsto inclica le condizioni minin're di validità
1,,'r'la sua celebrazione, chi puir csscre il s()ggctto di qtrel cleterminato sa-
2. La chiesa responsabile dell'amministrazione dei sacramenti ( r;uììento, chi puir esserne il ministro, gli impedimenti che proibiscono di
(in particolare gli impedimenti riguardanti le ordinazioni ed il
, , 1..'lrrarlo

La se'rplicc gestionc liturgica dei sacramenti non basta. per il scm- rrr,rtrirnonio). Qucsti rcgolamenti lrrecisano altresì ciir che è proprio di cia-
,,( un sacramento, ad escmpio la sua iscrizi,lne nci rcgistri per i trc sacra-
plice fatto che sono degli atti concreti che riguardano clelle pcrsone, i
rrr, rrti che non si ripetono. 'lale iscrizione viene aggiornata, e I'indicazione
sacramcnti pongono anche un certo numcro di problemi pratici, se si
,l, llrr confermazione, clel marimonio ed eventualmente dell'ordinazione
vuole che siano opportunamcnte amministrati seconclo I'intcnzionc di
,rrrtlr'à a completare la mcnzione del battesimo. Qucsti registri firrniscono
cristo e che diano tutti i loro frutti. Sono dei problemi di diritti c cli <lo-
.r , irrscun lèdcle la propria carta d'identità cristiana. Il sacramento clel ma-
veri. Da parte loro i fedeli hanno diritto ad un accesso normale ed rrirrronio è quello che dà luogo al rnaggior numer() di determinazioni in ra-
agevole ai sacramenti della chiesa; da parte sua la chiesa gerarchica ha
1,r,,rr.'ilel caratterc cleflnitivo del mutr-r<, impegno dei due sp«rsi. La cìisso-
il dovere di consentire ai fedeli questo 2ìccesso e di meitere i sacra- l,rzi,,ne del legame è prcvista nel caso in cui un impcdimento grave oppu-
menti a loro disposizione. Tuttavia, i fedeli hanno anch'essi dei <.loveri r. rrrr diletto di consenso abbiano intaccato la sua celebrazi«rne.
nel loro accesso ai sacramenti della chiesa, la quale ha il cliritto cli mo-
strarli e, all'occorrcnza, di ricordarli loro.
\,t, rtr rtenli ualidi e sacramenti fruttuosi
ll Jiritto cttnonit'o
l,rr Chiesa veglia particolarmente affinché i sacramenti siano ammi-
Tutto questo richiede dunque una codificazione,la quale è fornita nr:;llirti in maniera valida - vale a dire che soddisfino bene le condizio-
nel diritto canonico. rl codice di diritto canonico intenJe preveclere i nr t lrc fanno di essi degli atti di Cristo - ma anche fruttuosa per i fe-
problemi di giustizia che si pongono all'inrerno della chiesa, come in ,1,'li. l,a questione delle condizioni della validità del battesimo si è po-
ogni società, e offrire i regolamenti necessari per risolverli. ,,r,r lirr dal III secolo a proposito dei battesimi amministrati nell'Africa
euesta re-
54 Inuito a credere I t,t I it tù, pri»to suoautnlrt, di satrdttt'rtti della Ohiasa 55
del Nord nelle Chiese divenute scisrnatiche. Cipriano di Cartagine, un rlrit'sero in seguito di essere accolti all'interno della Chicsa cattolicit: sit
vescovo che divenne un martire coraggioso, assunse a tale proposito una [Link] stato necessario ibattezzaiioppure ammettedi sulla basc cli una
posizione estremamente rigorosa. Poiché il battesimo conferisce il do., l,rolcssione di fede? In nome di un altro argomento, più profondo di
no dello Spirito Santo, egli riteneva che un ministro privato del dono ,;rrt'llo di Cipriano, Agostino considerò che essi erano già battezzati. Non
dello Spirito, in ragione della sua dissidenza e mancata comunione conl ,. il nrinistro a conferire la grazia dello Spirito Santo, poiché in definiti-
la Chiesa, non potesse trasmettere ciò che non possedeva. Cipriano
{ \',r ('sempre Cristo chebattezza. Al ministro si richiede solo di cele-
l'ttutore della famosa fornrula <<Fuori della Chiesa nessuna saluerrarrrt,l l,r;rle bene il battesirno realizzando l'intenzione della Chiesa' I battcsi-
Infatti, colui che ha abbandonaro la Chiesa ha abbandonaro la ,roual rrri riccvuti dagli aderenti allo scisma sono quindi validi e non devono
arca di Noè, l'arca nuova dell,a sa)vezza ed è sprofondato nel .liluvio de{ , .,st'r'c ripetuti: il "marchio" del Cristo è stato impresso come si deve.
mondo. Al di fuori della Chiesa non vi è più né bartesimo né salvezza.j I i rt I rrvia, ir-r ragione della dissidenza del fcdele scismatico, questo batte-

.,ln() non è stato fruttuoso. tl semplice fatto dc'lla sua riconciliazione con

i ;; ;:,r;,u,"" "".*,,;,,
i (ìiprianc, c.n lìirmilian.
;;";;; ;;,..;;. ,.*. ;;;;,:;.:
di (ìesarèa, c()nremp()raneo in ()ricntc .l.l ,"r..,- I
;'.1
l.r ( ,lricsa lo rende ormai fecor-rdo della grazia dello Spirito Santo.
l; tluesta la dottrina che sarà accolta in C)ccider-rte e che ha pernres-
,,,, rl rcciproco riconoscimento dei battesimi fra le Chiese cattolica, an-
i v. di (ìartagine. Al di [Link] della (lhiesa orrod«rssa, che si consicl"., ..r-. I Il riconoscimcnto
j l'unica (lhicsa del Cristo, non esiste dunque battesimo valic].r, alrn"n,, in lilrr';rrrir, luterana e tutte Ie Chiese riformate. va anco-

j via Ji 1r'incipi.. ( ìiìr [Link] gravi [Link] sul piano.t'[Link].,. 'lut- fl r ,r ,,ltrc, rispetto all'epoca di Agostino, poiché la Chiesa cattolica rico-
| r',,s,'t. ch<: i battesimi amministrati nelle Chiese protestanti sono altrettanto
i tavia, l'ortorlossia ammertc un"'economia", vale a dire, quando è in [Link] fl
rrl lt tosir('.
i il bcnc più grande della (lhiesa, un'eccezi«rnc alla regola e una rlcr.g,,.lal fl Ir

i rigt,re, che consent«)n() c()nlLlnqrre di considerarc c()mc validi i hattrsinri I


i ed i sacramenti celcl>rati in rrn'alrra (lhiesa. 'ì-ale [Link] d'indulg.n- fl
i za si escrcita qrran<1o un cristiano l)àttczzàto richiede di esserc riccvrrtt, nc[- il N.'i tcmpi moderni, il dibattito si è spostato strlla validità delle orclina-
i la (lhiesa .[Link]. 'Iirrtavia, essa è Lrngi dall'esserc applicata sempre J.r- ll .,r,rrri nelle (lhicse d'()cciclente che hann<, inlranto la continuità dclla suc-
i u.,nq,.,". Si pu<ì l)ensare chc cssa va,ebbe, in maniera in qualchc -,r.1,," ,.- [ ,, \si()lìc clrisct4rale a partire tlagli apostoli. È in n,,m" di clrresta perdita tli
i troattiva, ncl caso [Link] una piena riconciliazionc l'ra la (lhiesa cattolica c le fl , , rrrrirrrriràche papa Lcone Xlll, nel 1U96, nella stra enciclica Aposlolicttt'
i (lhi"." ortockrsse. Ma un rlclegato ortoclosso, nel corso clell'incontrtl ..,-,- ll , //,ì/(,, Iìa dichiarato nulle le [Link] anglicane. Intrrrti, Ia moclilica clci

j meni.., stri ministeri, lece rrn temp() questa clrastica riflessir>ne: iralra lra,,- [ lrl,ri Iitrrlgici, al rnomento rlcllc [Link] ortlinazioni anglicanc, nlanilcstava
*:::::T::: l,, i r,,.'str-rvi n()n avcvan() 1riù intenzione di lare ciìt che 1a la (ìl-riesa cltran-
i1 IY::: :::::: :1::::t::: i: Ì T:':::: il
,
,1,,,,r',lirta un sacerd6te o Lln vcscovo. Questa decisi<»re è stata m<r1t,r,l,r-
L,rl rsrt l)ct' la (lomunione anglicana, che ticne ftrrtcmente al valore del strtr
r l,rs( ()l)at() "storico", risalentc agli a1r<tstoli. I-cco perché a [Link] qtrcl
Tuttavia la questione non è stata accantonata, in Occiclen,". tt p.o-l
1r, r1r(.tìt() nrrmelrsi vesc6vi a6glicani si sqntl lìtti 11rtlinare <la vesc6vi vec-
blcrna si è posto nuovarncnte, sempre in Africa del Norcl, al te,npo dil
,lrr ,:rrrolici, nei quali la (,hiesa cattolica riconoscc la plesenza dclla sttc-
Agosti,o. La chiesa scismarica dei donatisti, londara e sviluppara dall
rr ',.,iont' .1'riscolrale. l)er qitesft.l nlt>tivo la sittrazione è cliventata ntoltt'r conl-
l,l, :s;r t' Praticamente inesfficabile.

;:"- _."_ ::, ;_,:_


d'unt'foruub er
" :^; ",
::,::,':;:l
problì:nes d'interprétdtioil, Paris, Desclée de Brouwei, ZOil+ (tr. tt. oltsori ,lellal \,,1o lt.(.hicsc battiste si pongono al di fuori di questo accc,rdo, in ragionc clel loro rilirrtrr
Chìes,t ntssunu stluczza>>..\torù,li unufortuuh e probletni dt ittterprt:lazionc,a cura di Lucio Co-t ,f, ll,, r,rlr,lrtrr .li ogni lrattcsittto inrpartito a bambini piccoli (si vcda, più avanti, c. Lil, V. l',t p,t-
co, (,irriselio Balsamo LMII, San,aolo,2009). ,,. ,,t1, ,l, l ltttl,':irrtt, t il bdtttslttto <lti fuubìni oggi,2).

Inuito a ,rrrrrr\ I t,t \ ;( \n, l»itilt) :([Link]ù/('trlrt, dì s«ra»tt'nti Jtllu Ohicsd 51


Ben inteso, la considerazione della validità non è la sola, da parte del- ilI
la Chiesa. Linsieme delle disposizioni giuridiche sui sacramenti ha uno
scopo eminentemente pastorale. La Chiesa vive nella storia e nell'am- IL BATTESIMO,
ministrare i sacramenti incontra dei fedeli che appartengono ad un mon- FONDAMENTO DE,LLIDENTITA CRISTIANA
do sociale e culturale determinato, un mondo in costante evoluzione. Il
suo problema è di adattare nel miglior modo possibile la sua gestione
dei sacramenti alle evoluzioni storiche della coscienza ùmarra. Nume-
rose sono le determinazioni che mutano col passare dei secoli, come
avremo modo di vedere. Il cambiamento più spettacolare è quello del-
la disciplina della penitenza, che era in principio pubblica, lunga cd
irripetibile, e che è diventata, nel corso dei secoli, seé{reta, rapida e
frequentemente ripetibile'. Tali evoluzioni sono l'espressione della re- ll lrattesimo è il primo sacramento, la porta d'ingresso verso tutti i sa-
sponsabilità pastorale della Chiesa. Ecco perché si assiste, a seconda del- r r;urìcnti. È il sr..r*"nto che fa il cristiano, il sacramento dell'identità
le diverse epoche, alla redazione di nuove norme, ad esempio la forma t r rsl iiroz. Per questo il battesimo è per eccellenza i. sacramento <<che ri-
pubblica del matrimonio introdotta dal Concilio di Trento2E. Questo rr;uìc>>, dice sant'Agostino, il sacramento donato una volta per tutte. La
compito di adeguamcnto non è mai esaurito. Esso appartiene ad ogni "r :rrtir d'identità" battesimale non si perde e non si rinnova.
Quindi la
era del pellegrinaggio della Chiesa. ] lrlirrrir del battesimo è quella della nascita, vale a dire dell'inizio assolu-
Péguy diceva che nelle vicende umane tutto inizia dalla mistica e tut- t. ll battesimo fa "nascere" nuovamente, come dice Gesù a Nicodemo.
to termina con la politica. Forse anchc questo capitolo può dare una si- l,;r rì()Stra prima nascita ci dà la vita degli uomini; questa seconda na-
mile impressione. Siamo partiti da Gesù sacramento fondatore e dai '.r rt:r ci conferisce lavita di Dio. Il battesimo ci fa nascere in seno alla
suoi gesti salvifici ed approdiamo a precisazioni giuridiche c canonic t lrit'srr e infine fa nascere la Chiesa stessa, che può essere considerata co-
rispetto a cui la Chiesa ha un ruolo di primaria importanza. Ma que- nr,' lrr grandebattezzata. Ecco perché esiste un solo battesimo, così co-
st'impressione non è giusta, nella misura in cui dimentica che i sacra- rrr,'vi sono, agli occhi di Dio, una sola Chiesa' ed un solo Cristo.
mcnti rimangono nella logica dell'incarnazione, in cui il Verbo di Di L,r cclebrazione dd battesimo è indissociabile dalla professione di fe-
vienc incontro all'umanità nella sua condizione temporale e carnale. I ,[' (Jrrcsta è richiesta al catecumeno o ai genitori del bambino prc-
sacramenti si trasmettono secondo la stessa legge della parola di Dio. ,,r'rrlrrto. Nella Chiesa primitiva il Credo dialogato fra il ministro cd il
Se restassero nella sfera eterea dei principi, essi non sarebbero più sa- rr,'olilrr costituiva la forma stessa del battesimo. La professione di fe-
cramenti; se essi sono dei gesti concreti posti nella storia fragile delle ,1,', o il Simbolo di fedc, appartiene infatti dfa carta d'identità cristiana.
comunità umane, devono allora sottomettersi a tutte le contingenze del- I r osì che Basilio di Cesarea esprimeva, nel IV secolo, in maniera toc-
la storia. r,rrrtr', lil sua convinzione del legame inseparabile fra battesimo e con-
l, ',.,iortc di fede:

I ),r chc cosa dipende il nostro essere cristiani? I)alla fède, dirà chiunque.
J\l'r in ,:he m«rdo siamo salvati? (lhiaramente essendo rigenerati per mezzo

r\rr, lrt sc csisfono <ggi dclle Chiese divise - divisione che comporta clelle conseguenze in me-
'?7
più avanti, c. Y7l,lll. Unu stoia nouintentdtd e la uptcità di udatturtento della
Si veda, r rr, ,r il( ()[()scirìrcnti rlei battcsimi, comc si vedrà -, la Chiesa è fondamentalmente una, come pro-
'
28
Si veda, più avanti, c. X, IIL 6. Lu fonna clnonica del rutttinnn«.t. l, ,r,rrrl r rrt'l ( lrctkr: «( lrcrlo nclla (lhiesa, una, santa, cattolica ed apostcllica>>.

,iì lnuito a ll l,,tttt'tu)/(,, fitntltntnto lcll'i,lt'ntitrì crisliana 59


della gazia dcl battesimo. [. infatti il hattesimo è per me principio di ., .'.rrnprendere perché i sacramenti ci sono in qualche maniera "att'ac'
.. l Se
vita, e se il primo rJci giorni è qrrello della rigcnerazione, è chiaro anche che ,.rti al corpo". Per quanto concerne il battesimo, il simbolismo del-
la parola più preziosa di tuttc è qrrella che fu pronunciata al momcnto di l',rt'c1ua, fonte di vita come fonte di morte, ci permette di raggiungere il
ricevere la grazia dell'adozione filiale I ....] chiedo per me nelle preghiere di rristcro del Cristo che ci dona la vita passando attraverso la morte.
andarmenc Idalla vital verso il Signore Icfr. (]ol 2,41 rrnito a questa pro-
fessione di fede2.
t. l,e acque della vita e le acque della morte
Questa professione di fede è agli occhi di Basilio un viatico per la vi-
ta eterna. Nclla coscienza religiosa universale le acque sono sentite al contem-
Il rito clcl battesimo è il rito dell'acqua,
o per immersione o per in-
I,, ) (.orne capaci di dare la vita e la
morte. E quello che dice l'antica for-
fusione sulla fronte delbattezzato. Partiamo dunque dal simbolismo dal- lrrrlrr alchemica: <4)acqua è ciò che uccide e ciò che fa uiuere>>. Le acque
I'acqua, come via di approccio al mistero dcl battesimo. Giacché i sa- .,,,rro al contempo acque della tnorte, l'abisso ncl quale gli esseri scollì-
cramenti, lo si è visto, passano attraverso la gcstualità del rito, c questi l',u()lìo, pcrdono la propria forma e muoiotto, ed acque della vita, che
riti sono radicati nell'esperienza ancesftalc dell'umanità. Ma il cristia- , , rnì(' ufìa matrice danno origine alla vita SteSSa, che fertt]izzano e rige-
nesimo li riferisce all'evento di Gesù Cristo (I). Ritorneremo in scgui- r( r:uro, sono le acque "cosmogoniche".
to sulle Scritture e sul rnodo in cui ci possiamo rendere conto dcll'isti- IIsirlbolisrno dell'acqua è clunque radicalrnente ambivalente' Non
tuzione del battesimo da parte cli Cristo (II). Conformemcnte all'anti- 'r'
, vila senz'acqua: nel ventre della propria madre il bambino cresce
co adagio secondo il quale la regola della preghiera è la regola dclla fede 1, lk'rrcque, fonti fecondc, fonti materne. Per tutta la vita il bambino,
(lcx orarudi, lcx cradendi), trarremo insegnamento da alcuni elementi clcl- r lrvcrrtirto uoltìo, avrà un bisogno radicale d'acqua per bere ed anche

la liturgia e clella disciplina del battesimo nel corso delle epoche (III). (tcma correlato). E così che il mondo è uscito dal caos ori-
1,, r lrrvarsi
Saranno quindi tracciate le grancli linee della dottrina dcl battesirno in lrrrr;rrio, caos essenzialmente umido, con le acque arrivate dall'alto e dal
quanto sacramento dcll'alleanza fra Dio e 1'uomo (IV). Per finirc, af- l,,r',',o. Occorreva separlre il secco, o il "contincnte", da questa massa
frontercmo dellc qucstioni di disciplina concreta e di pastorale, in rlr ,rr.rl1c. Le acque sono la sostanza primordiale e il fondarnento del
particolarc le ragioni che giustificano il battcsirno dei bambini (V). l l ,t r( lo intero. L acqua è "germinativa" e fonte di ogni vita. Essa è in tal
,,, n,,() ('lìiamata <<acqua viva>>. Uno scienziato ha potuto dire: «La vita

r ,rr (luit ()tg,^nizz'atÀ>>.


I. All<»itc;tNL, Dr-L B^T'r'ESrM(): lL slMlr()LrsM() I)tjllA(.eu^ M,r lc acque sono anche quelle del diluvio distruttore di ogni vita.
ll r,[Link] del diluvio biblico è qucllo di un cataclisma mortale come
I sacramcnti
vanno incontro all'uomo seguendo vie autenticamente rrrr trlorrc. Lacqua di un'inond:azione subita dopo un temporale è un'ac-
uffìAne. Così, prima dello studio di ciascuno cli essi, tengo a proporre , p r,r ( lr(' rlistrugge e che uccide . Tuttavia, paradoss'almente, dopo la mor-

una riflessionc su quella rcgione della nostra umanità che si trova visi- r, \'r( n('lrr vita: il diluvio universale si apre con il raccor-rto di una nuo-
tata dal, simbolismo dei sacramenti. Espliciterò in tal modo dei dati che \,r r r('irzioll(:, di una rigenerazione. Luniverso riparte daccapo. La vita
rnolto spesso abitano il nostro inconscio, ma la cui presa di coscienza ci Itr,r,,( (. irlrncdiatamente. E ciò che evoca, nel nostfo inconscio collctti-
può aiutare ad entrare rneglio nell'univcrso della ritualità cristiana ed r,,. ,,1'.rri lito di passaggio attraverso I'acqua: esso <<rinvia a delle acque
quali sono usciti tutti gli esseri deterrninati. <<Il rito
l,rrrrr,,r., liirli>, dalle
' .\w le .\ìuin t-Esprit, X,26, a c. cli Benoit Pruchc, SC 1 7bis, Paris, Ce rf, t9(r8,
Basile de ( li'sarée, , I llr. rrctlrrc ha dunque valore di ricreazione e di rinascita per l'esisten-
337 (tr it.
Elena (lavalcanti, L'tsperitnza di Dh nci Padrt. grcci. Il tttttttut *,\rllo Spirito Stnto»
1r. .,,r ,,[Link]( il>) (Louis Beirnaert).
li [Link] diCesarca, Rorla, Studium, 1981, pp. 141-i4t).

ll l,,tttr trrttrt, forttlatnt'nto dell'itlentità cristiana 6l


(->o Inuito a crcdere
Questo simbolismo di vita e di morte è legato a quello dell'acqua pu- lr' :rcQue della Genesi sono la matrice della creazione; le acque del di-
rificatrice, La psicologia diJungr scorgerà in ciò uno degli archetipi che
lrrvio sono legate all'alleanza con Noè; le acque del Mar Rosso ricor-
abitano la "psiche" dell'umanità. Mircea Eliade ritiene che il rito del- ,l,rrr«r [a liberazione d'Israele dalla schiavitù d'Egitto; le acque del Gior-
l'immersione esprima l'abolizione della storia:
,l,rrro sono legate all'ingresso nella Terra Promessa. Gesù entra in que-
..t;r storia attfaverso il suo battesimo nel Giordano e il suo dialogo con
La purificazione per mezzo dell'acqua ha le stesse proprietà; tutto si "scio-
l,r Srr nìaritana sull'<<acqu a viv a>>.
glie " nell'acqua, ogni "forma" si disintegra, qualsiasi "storia" è abolita; nul-
la di quanto esisteva prima rimane dolro un'immersi«rne nell'acqua; nessun
prolilo, nessun "segn{)", nessun "awenimentc>". Ijimmersionc equivale, sul
piano umano, alla morte, e sul piano cosmic«r alla catastrole (il diluvio) che .). tl passaggio cristiano dalla "cosmologia" alla "storia"
scioglie periodicamente il mondo nell'Oceano primordiale. I)isintegrando
ogni fìrrma, abolendo ogni storia, le acqr-re possiedono questa virtùr di pu- llrra differenza apparc tuttavia immediatamente, rispetto al battesi-
rilicazione, di rigenerazione e di rinascitaa. f rrro cristiano. Le riflessioni precedenti situano I'umanità nel suo rap-
1,,,rlo fondamentale con il cosmo. Il riferimento maggiore dei sacra-
Il simbolismo dell'acqua nel battesimo fa riferimento a questi dati: I [Link], invece, sarà ormai a realtà storiche. La Chiesa dei primi secoli
Chiesa dei primi secoli ha riconosciuto alle acque battesimali una fun- lo| | lììette in relazione le acque battesimali con lc acque primordiali, in
zione mortifera e materna. Così si esprime Cirillo di Gerusalemme: , rrr o1lni essere scompare ed ogni essere è rigenerato. Per i Padri e per
r rrtrrrrlidella Chiesa il rito di immersione e di emersione non rinvia in-
Vi siete immersi tre v()lte nell'acqua e di nuov«r ne siete cmersi [... ] in un
rr,rnzitrrtto al fondamento mitico, bensì ad un evento storico, la morte e
morti e sicte rinati; anche quell'acqua salrrtarc fu per
stess() m()ment() siete
voi e tomba e madre. [...] ln trn solo temp() si vcrificarono iduc avveni- l,,r u [Link] di Cristo, ed alla Chiesa vivente nella storia. <<La maternità
, L,llr. rrceue non finvia innanzitutto al seno afcaico, bensì alla maternità
menti e con la vostra morte coincise la vostra nascita'.
, , 11( r'cta della comunità ecclesiale» (Louis Beirnaert). Nel testo poc'an-

Le acque del battesimo, come le acque di ogni bagno rituale, ,'r r it:rt9 Cirillo di Gerusalemmc, tanto eloquente sul tema dell'acqua

dunque anch'esse "sepolcrali e materne". Per Efrem il Siro il batt ,lr, ,l:r la morte e la vita, prccisa immediatamente che I'immcrsione si-
è un nuovo utero. Anche la Chiesa è:un utero. La cclebrazione della Ve- lrrli('rr «simbolicamente i tre giorni della sepoltura di Cristo>>. Ciò che
glia pasquale riprende, nclla preghiera della benedizione dell'acqua, il rl l,;rtlcsimo attualizzaè l'evento redcntore. Il suo fondamento è Gesù,
tema clelle acque a partire dall,a creazione e dal diluvio universale e ve- rl ( ,rislo. Questa è l'originalità assoluta del battesimo cristiano. Ciò è già
de anch'essa nell'acqua l'elemento della purificazrone radicale. Il ri , I tto tlit san Paolo:
cristiano resta dunque ben radicato nella coscienza religiosa universa
( ) rì()n sapete che qrranti siamo stati battezzati in (lristo (ìcsù, siamo stati
le. Il mistero dell'acqua è infatti onnipresente nell'Antico Testam
l,.trt'r,'ttrti nella sua mortc? Per mezzc, del hattesimo siamo clunqtre stati sc-
(lristo fu risuscitato dai morti
1,,,lri insieme a hri nella m()fte, pcrché come
' Carl GustavJung (1tì75-1961), discepolo di Freud, si separò dal suo maestro per una in
genza di idce e studiò in particolare la nozione di inconscio collertivo.
l,(.r nìczzo cJclla gfurria dcl Padre, così anche noi ;rossiamg camminare
I Mircea Eliacle,'l'r,tité J'histoire des religrons, Paris, Payot, I94.), p. 17) (tr. it. Trtttttto rrrr.r vila nuova (Rm 6)-4).
di
nt Jelle religictni, a cura di Pietro Angelini e Virginia Vacca, Torino, Bollati Roringhieri, 1
pp. 175-176.
t (ìyrille deJérusalenr, Cdtéchèsas ttystagtgiques,2,4, rlxr§ilmente sussiste, nel battesimo cristiano, una relazione con le
| 'r,
a crra di Auguste Piédagnel, SC 1
Paris, (ìer[:, 1966, pp. 111-11] (tr. it. Cirillo e (ìiovanni di Gerusalenrmc, Cutethesi ,r' ,lu(. (lclla mofte e della vita. Ma tale relazionc non è più immediata;
li e tuistdgogiche, a cura di Cìabriella Maestri e Victor Saxer, Milano, Paoline,1c)c)4, p.5L)))
r,,',,r t'r;rrirlificata dall'evento della mortc e risurrezione di Cristo. Infat-

62 Inuito a tedere (1,


I I l', r r r,' tr t tt t t, f r t n tld rn en to lcll' iden t ità cristian a
ti, questa morte è presentata, nel Nuovo Testamento e poi nella tradi lrrrrt'crà le fonti d'acqua viva che devono sgorgarc dal seno del creclente:
zione della Chiesa, come un battesimo, vale a dire come un'immersio .,r rilr:riva «allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (cfr. Gv

ne nelle acque della morte: <<C'è un battesimo che devo ricevere; e | ,\ I -)9).
me sono angosciato, finché non sia compiuto!>> (Lc 12,50). Antiochia, in un testo che ricorda molto da vicino il Van-
ly.r,2zio di
Per la Chiesa dei primi secoli qucsta immersione del Cristo nel 1,, lo cli Giovanni, dirà: «Sento l'acqua viva
che mi parla dentro e mi di-
acque clella morte non è affatto la scomparsa di quest'ultimo, né la ,, "Vieni al Padre">>('.
rigenerazione; è al contrario una vittoria del Cristo sulle acque. «Il Cri Si ò visto egualmente il legame fra la matrice delle acque, la matricc
sto è battczz'àto, ma è per lottare e vincere>>. Questa è anche la nr;rt('r'na (utero) e [a matrice ecclesiale:
spettiva clel battesimo di Gesù ncl (ìiorclano: la sua disccsa nelle acq
è una vittoria sulle acque e, conseguerìteffiente, una trasformazione (.)rrcste acqLle ntl()ve, trasf«rrmate dal (,rist«r, es1>rimtlno ed effettttano ttna
rrr:rrcrnità ngova: qLrella della (lhiesa proycniente dal
(lristo.
Abbiamo vi-
dicale del potcrc delle acque. E c1a questo battesimo vittorioso di Cri
rto che le accltre battesimali efan() matcrne. Ma la maternità alla qualc esse
sto ncllc acque della morte, che le acquc battcsimali cristiane traggo
.,i [Link] è la stessa della comrrnità che deve a (lristo le prolrric t'rigi-
no la propria origine . Vi è dunquc un'operazione propriamente cristi
na sul simbolismo dell'acqua. Lc acque battesimali operano I'innest rri l,a (lhiesa clei primi secoli non separa il sen,, delle acque battcsimali dal
.., rr«r clella ChiesaT.
del mistcro del battesimo sul simbolismo dell'acqua.
Riscontriamo nel battesimo l'applicazione di una leggc generale già
intravista: il cristianesimo riprendc il vocabolario ed i riti dclla stor
dclle religioni, rna ne converte radicalmcnte il senso, faccndo dire lo I I (.)uANDo CRtslcl I IA ISTrI'uITo IL BAl"rL,slMo?

altro. Lc fa passare dalla dimensionc cosmologica a quella storica.


I il Nuovo Testamento non invcnta il rito battesimalc, lo ri-
)rrrrque,
nella tradizione cbraica,
l,r..rr,lc. Si tratta di un rito abbastanzadifltso
), I acqua, lo Spirito, la Chiesa , lrt. lrraticava lc trbluzioni per ottencrela purezza rituale. Gli an-rbienti
,1,'llrr comunità cli Qumran (sulle rive del Mar Morto) conoscevano dcl-
Il battesimo di Gesù fa intervenire anche lo Spirito Santo, sotto l, l,rrrriche battesimali legate a dcgli atti di penitenza. Forse esiste un le-
sembianzc di una colornba. Simbolismo che ci rinvia a quello dclla c 1,,rrrrt' l'ra il battesimo di Giovanni Battista, battcsimo
di pcnitenza' e le
del giudaismo csi-
zionc originale, in cui lo Spirito planava sulle acque dell'abisso; sim l,r:[Link] «li Qurnran. A partire dall'80 d.C. le autorità
bolismo chc si ritrova nel diluvio universalc con l'invio della color l,r ìn() un battesimo dei proseliti unico
ed irripctibilc'
cla partc cli Noè, ncl momento in cui le acque si ritirano. Gesu "tra (
Lrr ,hiesa considcra il battesimo come un sacramento istituito cla Cri-
sfonna" - se mi è consentito prcndere in prestito quest'irnlnagilre d ,,to lisstr non ha, si è visto, potere di inventare un sacramento, poiché
gioco clcl rugby - il battcsimo d'acqua di Giovanni Battista, battesi r l,t//tt clai sacrantenti. Ora, da una parte costatiamo, negli Atti degli
di penitenza per la remissione dei peccati, in battesimo di Spirito, , i\1,, rst1lli, che la pratica dcl battesimo è co;rcnte e spontanea e, dall'al-
no di Dio manifèstato attraverso la discesa della colomba. Lacqua e lr,r, n()rì vediamo un gesto di Gesù che istituisca il battesimo così come
Spirito hanno quindi un legame fondamentale: la fluidità dell'acqua
che assume tutte le forme e penetra dovunque, alla vista degli uomini (lame-
llirr,rtccl'Antioche'I'[Link]|redcPolicarpc,AuxRort'titts'7'2'acttadi P'-'l'h
a loro insaputa, ha un'affinità simbolica con lo Spirito, il cui carisma l,,r ,,( lo, I)aris, cer[, 1969, yt. 117 (tr. it. S. Ignazio di Antiochia, Le lcttere. Ai cristittni di llo'
,, ., ,r , rlir tli (ìui<lo Gandolfb, Roma' Paoline, 1980' p' 77)'
quello di diffondersi ben al di là della nostra esperienza. Gcsù parl L,,rris llcirnacrt, *Sy,rnbolisrne mythique de l'eau dans le baptèrnc,>, Lt N[aison-Dicu,22
(lL)50),

quindi dcll'acqua viva con la Samaritana, per designare lo Spiritol an- I lI l'ì

II l',rrt, rit»rt, [()nIdncnto lell'identità cristiana 65


64 lnuito a
ha istituito l'eucarisria. Tuttaviasappiamo che l'urgenza Vi ò dunque in questo gesto più di un semplice atto di umiltà, attra-
di ricolregare
ogni sacramento ad un gesto di cristo è troppo riduttiva. r r rs, il qutrle Gesù compie nella sua persona la penitenza dei peccato-
Ner caso del
battesimo si verifica eminentemente la necessità «li richiamarsi
non so- r ( urìa profezia della croce, una mimesi anticipata della sua morte e
lo ai gesti di Gesù in quanto fondatorc deila chiesa, bensì rr,,rrr lczione. Gesù discende nelle acque della morte per risalirne vivente
ana persona
e all'evento di Gesù come fondament() «lella chiesa
e come ,u..u-..r- ' \,rlrorioso. Questo battesimo è il luogo di una teofania trinitaria, cioè
to originale di s,alvezza. j ,l, ll'irrrprowisa rnanifestazione della trascendenza divina, espressa nel
Per il battesr'mo abbiamo probabilmente I'orcline battesimale; lrrrlirraggio dell'Antico Testamento. Lo Spirito si rivela sotto Ie spoglie
<<An-
date dunque ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole , L rrnrr colornba che discende su Gesù per mostrare che lo Spirito abi-
nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Sanro>> (Mt 2g,19), parole r ,r rr r ltri. Il Padre autentica la sua missione dichiarando: <<Qucsti è il, Fi-
messe
in bocca al Risorto e che chiudono il Vangelo secondo Maiteo. t,lrrt rufo prerlilctto, nel cludlc rui sctno torupiaciulrt» (Mt 1,17). Si tratta
Ma que-
sto testo è alquanto tardivo8 e suppone già che il baftesimo ,lrrrr,;rrc di una rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ed
sia comu-
ne nella vita della chiesa. In nessun altro passo ci r rr n()lÌìe di questa stessa Trinità, rivelata con il battesimo di Gesù, che
viene riferito che gli
apostoli siano stati battezzaticon I'acqua come ci viene riferito ,,1,rri cristiano sarà battezzato. Attraverso il suo battesimo Gesù con-
che han-
no ricevuto l'eucaristia. Lequivalente del battesimo dell,acqua, r,r'rrc il mondo della crcazione in una crcazione nuova, egli santifica I'ac-
secon-
do le parole di Gesù, sarà per essi ir battesimo delro spirito r1rr,r ll battesimo cli penitenza diventa un battesimo di perdono e il bat-
promesso
alla Pentecoste (At 1,5)e. r,,,rn() d'acqua un battesimo nello Spirito. Il "tentativo" di battesirno
, h ( iiovanni è "trasformato", per riprendere ancora l'immagine del gio-

,,',lt'l rugby.
1. Gesù: dal battesimo d,acqua al battesimo l,;r l)assione è il secondo battesimo di Gesù e questi due avveni-
di sangue
rrr, rrli si richiarnano vicendevolmentc. Gesù parla ripetutamente della
,ilt,t l):tssione come di un battesimo: <<Sono venuto a portare il fuoco su,l-
Tuttavia, abbiamo molto più di un gesro istitutivo: abbiamo
il bat- l,r r('r lrr; c come vorrei che fosse già acccso! C'è un battesimo che devo
tesimo di Gesù stesso da parte di Giovanni nel Giorclano,
trasforma-
zione del baftesimo di acqua in battcsimo c1i spirito, la passione ll, r'v('r'c" e come sono angosciato, finché non sia compiuto!>> (Lc 12,49'
e cli Ge- it), si vcdano Mt 12,40, con il riferimento a Giona, e Rm 10,7). Allo stes-
sù che egli stesso chiama il suo bartesimo, atbiamo .rriqr.
un bate- .,,, rn( xlo Gesù risponde ai figli di Zebedeo, che desiderano occupare i
simo di acqua ec1 un battesirno di sangue. Infine, Gesù prorrette
il clono
dello Spirito ai suoi discepoli chiamanclolo un <<barresimo nello I'rrrrri [rosti nel regno: <<Potete bere il calice che io bevo o ricevere il bat-
spiri- rr',,rno con cui io sono battezzato?>> (Mc 10,18). Questo linguaggio enig-
to» (At 1,5). Listituzione del battesimo atriene al legame fra questi
tre rr,rti('() non è stato creato dalla comunità cristiana. Poiché Gesù non
momcnti.
Il battesimo di Gesù nel Giordano è un evento ben attestato stori- lr,rrlrr piu, qui, di un rito da compiere, bensì dell'esperienza che lo at-
r, rr,lt', rlcll'iniziaztone allavita gloriosa che egli deve ricevere nella mor-
camente. Mai gli evangelisti avrebbero invenraro questo gesto
parados- rr ( it'sù intraprende una lotta mortale contro tutta la forza del pecca-
sale che pone Gesù nella situazione crei peccatori e
sconvolgelo stesso r,,,['l urondo,lotta dalla quale uscirà vittorioso e risuscitato. Il para-
Giovanni Battista: <<Io ho bisogno di essere bafiezzato.l, t.,
tu vieni ,1,,,,..o ir che Gesù istituisce il battesimo ricevendolo lui stesso due volte,
da me ?>> (Mt i,14). "
g,r rrcll'acqua e poi nel sangue. Se i cristiani vengono battezzati, è
rrrr:r
(
1,r rr Irtl ìesù stesso è stato battezzato, e li fa entrare nel mistero del suo
' I
Questa parola n.n è infarti comune alra tradizione <ìci tre vangeri [Link].
Mi ispiro qui aJacques (|ùilet, Entre r'',.,r r lltttcsimo.
lésus o l'Églt)se,paris, seuil, 1985 (tr.
',1
__, .''
Chiesd. a cura di Maria CaterinaJacobelli, iìnrlr, [Link],
ìt. Ftd Gaù e la
icsot.

66 ll l',tut tttlo. fotlurtanto lell'ilentitò cvistiana 67


Inuilo a credere
r
2. La promessa del dono dello Spirito
,l, lkr Spirito non è sempre menzionato ma è molto reale: il battesimo

Lultimo tempo dell'istituzione del battesimo è la promessa <lel clono ' r rst iano è un battesirno nello Spirito. Il lasso di tempo che corre fra
l.r , onversione e l'amministrazione del battesimo è presentato come mol-
dello spirito, annunciaro ai discepoli come il loro tattesimo.
euesto tl lrtcve.
ci permette di comprendere in che modo gli apostori ,ir,",o ,trti
but-
tezzatr: il loro baftesirno fu innanzitu tto |iniztazrone al vangelo,
che
hanno ricevuto da Gesù accompagnandolo e condiviclendo
la sua esi- l. l)rime teologie del battesimo in Paolo e Giovanni
stenza. Al momenro della lavanda dei piedi, Gesù vi la riferirnento
ri-
prendendo il tema del battesimo: «chi ha fatto il bagno, non
ha biso-i S;rn Paolo ci propone la prima teologia del battesimo nella Lettera ai
gno di ]avarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete
moncli, ma non l(,,rurrni al capitolo 6. Egli ricollega direttamente il sacramcnto, punto
tutti» (Gv n )0); o ancora: «voi siete già mondi per la parora che vi ho
rlr lrrrtenZz della vita cristiana, al mistero della morte e della risurre-
annunziata>> (Gv 1),1). Lalavanda dei piedi ha un significato
turto bar_ ,,r,,rrc di Cristo, interpretata in relazione al suo battesimo nell'acqua, sc-
tesimale. Tuttavia l'iniziazionedei discepori sarà compiuta
soltanto quan- ,,)rr(l() lo stesso linguaggio dei Vangeli. Il battesimo ò quindi un'entra-
do Gesù avrà ricevuto il suo stesso baftesirno e gli apostoli avranno pre-
t,r crl una pàrtecipazione a questo mistero, poiché noi siamo lsattezzati
so parte ad esso nella fede. Essi avranno allora bisogno
clel dono clello '.rrr (,risto>>: <<Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti in-
spirito. Nel vangelo di Giovanni, Gesù dice ai suoi: <<Ricevete lo Spi- .,r( nrc a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti
rito Santo>> (20,22-2)); in Luca, ascokia'ro la promessa clello Spirito
<<frer non ,rolti giorni» (At 1,)) e vediamo
lttr ntczzo della gloria dcl Padre, così anche noi possiamo camminare
questo clo,o alla pcnreco- ru unlr vita nuova>> (Rm 6,4). Il nostro <<uomo vecchio>>, cioè il nostro
ste. E rispetto a questo contesto che bisogna interpretare il
comanclo l,)nr() peccatore, è stato crocifisso con Gesù affinché noi cessiamo di
battesimale con cui si chiudc il Vangelo cli Matteo. La chiesa non
avreb- r',',t'r'c irsServiti al peccato. La nostra risurrezione con Cristo è al con-
be mai diffuso il battesimo crisriano se Gesù non fosse
stato egli stes- tlrrlx) un essere già lì, è la nostra vita nuova in lui, ed un awenire , cioè
so bafiezzato, nell'acqua e nello Spirito pdma, e nella morte
.irr...-ì un l)('gno della nostra risurrezione definitiva. È fra I'altro sorprenden-
zione poi. "
t, r,t'tlcre Paolo, secondo le Scritture, parlare della nostra risurrczione
Si comprende dunque, a partire da questo, come negli Ani
degti Apo_ rrl r orrtcrrìpo come di un passato - noi siamo già risuscitati in Cristo (Col
stoli il battesimo vada da sé: esso accompagna a,J ogÀi trpp, iipropa-
.', L) ) - c come cli un awenire . Poiché noi siamo attualmente assimilati
garsi del vangelo. A Gerusalernme, il giorno stesso della pentecoste (At
,rl rrristcro del Cristo in vista della risurrezione futura. È così che ci
2)8'47), venérono battezzate tremila persone; in Samaria Filippo bat-
',r,rrrrrr <<rivestiti di Cristo» (Gal ),27). <<Il battcsimo è Ia risurrezione dcl
tezza (8,I2); a Damasco Ananìa bafiezzapaolo (9,17); ,
[Link]."u pictro ( r rsto che raggiunge la Chiesa e gli uomini. E la vittoria sulla rnorte
battczza il centurione cornelio (ro,4l -48); a Filippi Liclia viene
bat- rrl,oll irtzì da Gesù Cristo, diventata la nostra vittoria, la nascita all'esi-
tezz'Àta (16'1r)e a corinto viene battezzato crispo con la
sua casa (1g,g); ,ir ( n zir nr-lov
a, la vita nello Spiritor, (|acques Guillet).
infìne, ad Efeso vengono battezzatii cliscepori di Giouanni (19,5).
Il co-
pione è dovunque lo stesso: il battesimo è il [Link]
della predi- l,rr tcnlogia giovannea del battesimo, espressa nel dialogo con Nico-
cazione e della conversione alla fede. L'espressione più corrente
è quel- ,l, rrro (Cìv l), è un po' diversa, poiché sviluppa il tema della rinascita.
la di ricevere il battesi,ro <<in nome cli Gàsùr, vale a clirc che
Gesu in- ',,' f irrrrrragine non è la stessa di quella della risurrezione, il tema è pa-
troducc in una relazione personale con il signore e nella comunità
che r,rll.'lo, 1'roiché in un caso come nell'altro si tratta della vita. Avere bi-
porta il suo no,e. Il battesi,ro è donato «per il perdo,o clei peccatb>,
,,.1ino tli "rinascere" indica proprio che qualcosa di mortalc è rirnasto
ma anche per il passaggio ad una vita nuova. Il regame
.on ir ,Io.,o l,rr'\('rìlc nclla prima vita ricer,rrta. Il battesimo è una nuova nascita, che
6tì
lnuito a t'rctlt're ll l',tttr'trrurt, fonldmcnto dell'idenità cristiana 6L)
ha la sua fonte nel dono dello Spirito, esso stesso legato alla morte ed l. l,a liturgia battesimale nella Chiesa antica
alla risurrezione di Cristo. Questa nascita potrà compiersi solo grazie
a colui che viene dall'alto, il Figlio dell'uomo, che sarà elevato sulla cro- l)isponiamo di alcune indicazioni sul battesimo risalenti alla fine del
ce - come il serpente di bronzo esposto da Mosè su un legno nel de- | ,,..c<r1o con la Didachè,testo che abbiamo già incontrato, e di una de-
,,, rizione completa della liturgia battesimale nella Tradizione apc''stctlica
serto - prima di risalire in cielo. Per ricevere la salvezza elavita eterna,
si esige solo la fede. Questo racconto ci svela anche le preoccupazioni ,lr llrpolito <J.i Roma, nei primissimi anni del III secolo. È.o-Inou."-
della Chiesa primitiva e la sua convinzione forte in merito alla necessità t(. vcdcre che i riti essenziali sono rimasti praticamente immutati sino ai
di un battesimo d'acqua per la salvezza. <<Se uno non nasce da acqua e rr,rsrri giorni. La celebrazione awiene di solito Ia domenica. I catecu-
da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3,5).Il dialogo insi- m(.rìi rolgono i propri vestiti e le donne tolgono i loro gioielli, al fine
ste su questa necessità: sottolinea il legame dell'acqua con lo Spirito, ,lr nrostrare che tutti intendono "abbandonare l'uomo vecchio" e "di-
prende fermamente posizione in favore del realismo sacramentale, \'('ntare l'uomo nuovo", simboleggiato dalla veste bianca'o' Il vescovo
forse a causa delle persone che vorrebbero accontentarsi del battesi- l,,.rreclice l'olio di esorcismo, chiamato oggi olio dei catecumeni, e l'o-
lr( ) l)rofumato dell'azion e di grazie, chiamato oggi santo crisma.
mo dello Spirito. Seguo-
Allo stesso modo, la guarigione del cieco (Gv 9) è una catechesi sul rr,, tluindi la rinuncia a Satana e la professione di fede trinitaria che
battesimo. Il cieco curato da Gesù è andato alavarsinella piscina di Si- ,,,,',,,rrprgru le tre immersioni nell'a.q,.ra. È qui doverosala citazione
loe; ne ritorna guarito,liberato al contempo dalla sua cecità e dal pec- ,I llcsto antico:
cato, grazie alla fede che ha espresso in Gesù. IJimmagine della vita re-'
stituita è qui quella della luce opposta alle tenebre dell'accecamento. Il ll sacerdote, prendendo in disparte uno per ung c()lorq che devons ricc-
v..r.,., il battesimo, gli ordini di abiurare dicendo: <<Rinuncio
a te, Satana, a
battesimo è un'illumin azione ed i lsattezzati saranno chiamati, nella Chie-
rrrrte le tue pompe e a tutte lc tue opererr. l)opo che ha abiurato, lo rrnga
sa antica, gli "illuminati", in un senso del tutto positivo. (losì
,,,rr l'olio dell'esc',rcismo dicendogli: «()gni spirito si allontani da te>>.
Si vede dunque quanto il battesimo sia legato all'evento pasquale del
1,, ,rlfidi, nudo, al vescovo o al sacerdote che sia vicino all'acqua, perché lo
Cristo morto e risuscitato. <<Il battesimo èl'atntalizzazione dell'even- lnltezzi.
to-Cristo>> (Oscar Cullmann). Esso ne fa memoria nel momento stesso l lrr rliacono cliscenda nell'acqua insieme con colui che deve essere haffez-
in cui lo compie in ogni battezzato riunito alla Chiesa. zirl6. Quandg questi discende nell'acqua, c6lui che battezzagli imponga la
lrilr() sul capo chiedendo: <<Credi in Dio Padre onnipt)tenteT». Colui che
vi,'ne battezzato risponda: <,(lredo>>. Lobattezziallora una prima volta te-
III. LE Sft)RIA DEL BA.I-TESIMo E DELLA SUA LITURGIA r r,.rrtlogli la manc, sul capq. Pgi chieda:
«(lredi in (lristo Gesù, figlio di I)io,
, lrc è nato pef mezz() dello Spirito Santo dalla vergine Maria, è stato
t:roci-

La storia è maestra. Per comprendere la realtà spirituale del battesi- lisso sotto Ponzio Pilato, è morttl ed è risorto il terzo giorno, vivo dai mor-
mo, abbiamo raccolto prioritariamente le testimonianze del Nuovo Te- ri, è salito nei cieli, sicde alla destra del Padre e verrà a giudicare i vivi e i
Quando co|-ri che è!).attezzàto avrà risp«>sto:.<credo>>, lo
rrrorli?>>. battez-
stamento. Ci occorre ora vedere come la Chiesa dei primi secoli abbia
,i rrna secon{a volta, poi ancora chieda: «credi nello spirito Santo e nella
ricevuto e vissuto l'ordine battesimale di Gesù. Il che ci rinvia da un la-
r;rrrlir (lhiesa e nella risurrezione della came?>>. Ilbattezzato risponda: <<Cre-
to alla liturgia del battesimo e dall'altro alla sua disciplina, vale a dire
,1,,r>. (ltrsì siÀb'àttezzàto per la terza v<tlta.
alle condizioni della sua preparazione e della sua ricczione.
che
Si Prccrscrà più avanti che il candidato sarà presentato,.nudor> al vescovo o al sacerdote
,,

,1, *,. l,,,[Link]. §in ,lru. arriva tale nudità? È difficiÌe dirlo. Tuttavia essa poneva un problema
, lr , l(.( ('n21 sulliciente perché le donne venissero più tardi immerse nell'acqua dalle diaconesse'

l(\ Inoilo a cn'ir:rc I I 1,, r r t r ti nt t, fr t tt rla mc n I o dc ll' ilc n t i t à cri s t id na 1t


Il sacerdote lo unga, quando risale, con l'olio che è stato consacrato dicen- I ( di fede dei tre articoli del Credo che segue imme-
)rì(lo la professione
do: «Ti ungo con l'olio santo nel nome di Cesù (lristo>>. r lr:rtarnertte. Notiamo bene che non si tratta della fonnula moderna: <<Io
E così, uno per uno, si asciughino, si rivestano ed entrino in chicsarr. tt l''ifitezzo in nome del Padre. . .». Oggi questa formula segue la pro-
It ssione di fede ed accompagna l'aspersione dell'acqua. In quest'epo-
Il battesimo comprende, successivamente, una rinuncia aSatana ela , ,r i'la professione di fede, essa stessa accompagnata dall'immersione, a
professione della fede. Per la rinuncia il catecumeno è normalmente ri- , ()stituire la formula del battesirno. La professione di fede si identifica
volto verso l'occidente, luogo delle tenebre, in opposizione all'oriente, , , rrr la formula sacramentale e la simultaneità fra la professione e l'im-
luogo in cui sorge la luce. Al contrario, per la professione di fede egli rr('r'sione sottolinea bcne lo stretto legame tra fede e battesimo.
sarà rivolto verso oriente. Poiché Cristo è la luce spirituale, <<per cui ll Simbolo di tède è dialogato fra il sacerdote e il battezzando e ad
verrà a visitarci dall'alto un sole che sorgeper riscbiarare quelli che stan- ,rlirri risposta colui che battezza preme sulla testa delbattezzando, per
nr-, nelle tenebre e nell'ombra della morte>>, come dice il cantico diZac-
rrurrrergerlo nclla vasca nclla quale sta in piedi. La celebrazionc rac-
caria (Lc l,1B-19). Questa rinuncia non costituisce una vana forma- , lrirrde l'atto di Dio che salva e la risposta della fede artraverso cui il bat-
lità, bensì l'espressione della rottura con lo spirito del mondo pagano,
tt'l/ltto si impegna. «Credi? - Credo>>, questo è lo scambio di parole che
con tutte le sue fèstività pubbliche idolatriche, così come con i suoi co-
l,r .lcl battesirno un'alleanza. Nlo stesso modo questo Simbolo è l'at-
stumi. Si vcdranno più oltre in dettaglio le professioni il cui esercizio è
[Link] più antica che abbiamo del Simbolo degli aposroli.
giudicato incompatibile con il battesimo. La rinuncia è seguita da un'un- (lucsta dcscrizione riguarda la celebrazionc stessa del battesimo, ma
zionc con l'olio dell'esorcismo o dei catecumeni. Questa unzione è an-
battesimo comprende un certo numero di riti che si
l,r 1,r'cparazione al
cora prevista nel rito attuale, un po' prima, ma è spesso rimpiazzata dd.
,lrllonderanno scmpre di più, in particolare nel tempo di Quaresima.
gesto dell'imposizione della mano. Essa esprime già un attaccamerìto
l.r litrovcremo commentando la disciplina battesimale.
a Cristo.
Il battesimo è quindi preceduto e seguito da una doppia unzione. Sia-
mo dinanzi alla trasposizione spirituale dell'antic a pratica dei bagni, che
J. l,a disciplina battesimale
voleva che ci si cospargesse d'olio per lottare contro il fredclo. Ma il sim-
bolisrno è qui molto fortc, poiché il termine "unzione" rinvia al nome
più corrcnte in questi primi ternpi è evidentemente
l,rr situazione
stesso di Cristo: "()ltristds" traduce l'ebraico "Messidh", che vuol dire
,1rr,'lla del battesimo degli adulti che sono srati raggiunti dalla predica-
colui che è unto dal Signore . Probabilmente Cristo non è mai stato
,'rorrc del Vangelo, si sono convertiti alla fede e vogliono entrare nella
unto di olio, ma è stato unto dallo Spirito Santo in occasione del suo ( ,lrit'sa. Tale situazione è già descritta negli Atti degli Apostoli dopo la
battesimo con il simbolismo dclla colorrba. Il none "cristiano" (chri-
tir:urdc proclamazione di Pictro nel giorno della Pcntecoste. Tuttavia, a
stianris) è un derivato & Ohristés. Tertulliano sottolineerà la portata di
r lrllt'renza degli Atti, in cui il battesimo segue immediatamente la ri-
questo accostamento: il cristiano è colui che partecipa all'unzione di-
r lrrt'sta dei neo-convertiti, è richiesto un lasso di tempo per provare la
vina del Cristo stesso.
',t rit'tà della conversione e al contempo per consentire un minimo di in-
Il battesimo si opera allora attraverso una triplice immersioner2, se- ,,('liniuììcnto.
Questo lasso di tempo darà luogo ad una duplice pratica
l',lrluzionale, quella del catecuntenatc-t e dell,a catcchese. Questi due ter-
r1
llippolyte cle Rome, La tradition apostoliLlua,21, pp.8l-91 (tr it. Ippolito diRoma, Lu tra-
Jizi,,n, .tp,'stoli,.,t,l)tr. ò2-8]). Lrr liturgir non si lcrnra qui: essit conlittur eun urìa nuova unzi(ìne, rrrrrri, che cliverranno classici a partire da1,200, derivano dal verbo gre-
più solcnnc c risewata al vescovo, quella che diventerà la nostra cresima. Si vecla nel capitolo se- , r, " l:utéchéo", che significa "insegnare oralmente". La catechesi (Éa-
guente, IV ). lt confennttztltne è un sttctuuilento distinto dul buttesino?
rr
Linrmersionc è dunque ben attestatar. Ma la taglla dei banisteri prirnitivi lascia aperra la pos-
t,,lu'tis) è questo insegnamento orale; il catecumeno è il catechizzato
sibilità di un battesirno attrdvcrso rur semplice lletto d'àcqua o con dell'acqua versata. I l',th'tluilmeruos).
11
Inuito a credere lll,,tttr'trnn, /onJarut'nlo ldl'ilentità cyistiana 7)
Sin dalla fine del secolo, poi nel II e III secolo, assistiamo al costi-
I ,lt'i costumi; la seconda, più rapida e piu intens a, si indirizzava a colo-
tuirsi di questa istituzione. IJopera, già menzion ata, della Didachè ci for- r,, che erano scelti (electi) dopo un severo esame della loro condotta e
nisce le prirne indicazioni sulla catechesi, al contempo morale e dottri- ( ()rììprendeva <<l'istruzione del Vangelo»
- probabilmente la sua pro-
nale, e sulla pedagogia della preghiera, che devono normalmente pre- , l:r»azione pubblica nel corso della liturgia della parola, prima della cc-
cedere il battesimo. Questo tempo permette anche di verificare se la l,'lrrazione dell'eucaristiat' - e la sottomissione a diversi esorcismi. E ben
conversione alla fede si concretizza nel mutamento della condotta e dei rrrtcso che, se arrestato oppure ucciso a causa della sua fede durante una
costumi e nella rinuncia ai peccati del mondo. lì('r'sccuzione, il catecumeno avrà <<ricevuto il battesimo nel suo sangue>>.
l)opo la svolta costanriniana e l'editto di Milano del31.1. d.C., vale
,r ,lire clopo la conversione dell'Impero romano al cristianesimo, que-
Segr-riamo qui ancora i dati della Tradizione apostolica di Ippolito di lìo- ,,t'rrltimo diventa religione di Stato. Il risultato è un ingresso in massa
ma, ver() c proprio tesoro liturgico ed istituzinnale. Il catecumcnato si pra- ,li rruovi candidati alla fede e la necessità di un'istituzione maggiormente
tica in maniera comunitaria. ll catecumeno deve essere presentato da un ,,tlutturata in ragione del numero, di cui abbiamo testimonianza nelle
padrino <> .la una madrina, membri essi stessi della comunità cristiana, che
t',tlcchesi t\ Cirillo di Gerusalemmer4 e negli scritti di Agostino. La Chie-
rispondono alle domande e sostengon() il 1>ostulante. Si esaminano la sr-ra
',:r ('presa in un dilemma in cui I'equilibrio è difficile da trovare: non ri-
situazione sociale (è uno schiavo ()ppurc Lrn u()mo libero?), la sua situa-
zione matrimoniale (ha trna concubina?) c la sua situazione prolessionale, lnrtare i convertiti, ma ammettere solo le persone che hanno superato
lrerché numerose prolessioni sono p«ribite ai cristiani per ragi«rni di fede l(' l)roprie prove. Il catecumenato è pur sempre «il vestibolo del batte-
o di costumi. LaTradizictna apostolica enumera così i mestieri ai quali il ca- ',urìo>>. Ma si vedono troppe persone che si accontentano del vestibolo
tecumeno tlevc rinunciare, poiché qLresti costituiscono un in-rlredimento al ('rì()n sono affatto ansiose di assumere gli impegni battesimali, poiché
battcsimo. Il/labattczzzrntlo/a non 1>uàr, evidentemente, cssere illla tenrr- rl ( irrattere non rciterabile del sacramento le spaventa. Il fervore è spes-
tario/a cli una casa di piaccre, né prostituirsi; non pu<ì essere né pittore né .,() tcnue in coloro i quali mantengono la preoccupazione di non per-
scultore, lrrofessioni che vivono della produzione di idoli; non puir essere
r lt'r'c i contatti con il mondo dal quale provengono. Rimangono, dun-
att()re, poiché le rappresentazioni teatrali sono legate all'espressione della
(lu(', nella prima tappa oltre tre anni e mantengonolo status di "simpa-
religionc l)agana; sono ril'irrtati anche il gladiatore chc prende parte ai gio-
chi e il soldato, lroiché è vietato uccidere. Lo stcsso vale per il guardiano Itllanti" .

del tempio, il mago, l'astrologo, l'indovino, il ciarlatano e il labbricante di Al contrario, coloro i quali hanno purificato la propria vita e sono
amuleti. In r-rna società pagana che non fa diftèrenze havit'a religiosa e vi- ',, ,'lti per il battesimo, <<coloro che saranno illuminati lphòtiz6menoi)>>"

ta civile, molti mcstieri si trovano dunque esclrsi. 11 futuro cristiano che vi ,lrrrirnte la veglia pasquale, possono essere ammessi alla rivelazione dei
rinuncia vive una r()ttura radicale con il mondo circostante, cosa che non rrristcri della fede ed entrano in un tempo di ritiro e di penitenza che
mancherà cli porre dei p«rblemi. Sin dagli inizi,la (lhiesa vivc, in ragione ,lrrlcrà per tutta la Quaresima. Nel corso di assemblee quasi quotidia-
della sua pratica sacramentale, un rapp()rto con il nrondo. Ma qrresto mon- rr, , lc quiili avevano un carattere liturgico e davano luogo a diversi esor-
ckr è mutcvole, a causa dell'evoluzione delle culture e della storia, e la (lhie-
r rsuri (scrutini), essi riccvcvano un insegnamento sistematico, al con-
sa dovrà scmpre tenerne conto nella sua maniera di amministrare i sacra-
t('rìì[)o trinitario e cristologico, sulla base delle affermazioni del Cre-
menti.

" Sr parlerà in seguito in tal senso della..messa dei catccumeni,,.


'[Link]ìe de férusalem,Catéthì,sas hoptistnalcs ?t ,7ttst(tgo1ique.§, a curà di.|ean-Auguste Bou-
Nel IV e nel V secolo il catecumenato, nel suo sviluppo istituziona- ,, r. Nirrf rrr, Édition. du Soleil levant, t962 (tr. it. (-irillo e (ìiovanni di (ìerusalemme, Cat«-hcsi
| ,,l',tu, \u)ktli I tnt'tt,tgogith,).
le, durava all'incirca tre anni, ma senza rigidità, e si componeva di due 'Srrlfrr storia della litur:gia del battesimo, vederc Thierry Maertens, Histrire ct pastorale du
tappe: la prima e più lunga aveva lo scopo di verificare la conversione ',r,,, Llu tu/tichunénat ct du baptème, Bruges, lliblica, 1962.

74 Inuito a cyedere ll l',rrtt tìno, {ondantento dcll'idcntttà cristiana 15


clo. testo veniva loro rimesso (traditio) solenncnrcntc, ed essi veniva-
Il l't'tà antica, per il battesimo dei bambinip
euesta domancla merita
no invitati ad apprenderlo a memoria - e con il cuore - per recitarlo ot- rrrrr disamina particolare, poiché questa pratica costituisce
una grave
( ('czione alla regola che vuole
to giorni più tardi dinanzi alla comunità (rcdditio). Agostino rassicura i ' che ogni sacraflento sia ricevuto con una
catecumeni che hanno paura di avere un vuoto di mcmoria. La pratica l,.lc libera e coscicnte. D'altra parte, essa pone ancora ai giorni nostri
della memorizzazione è legata alla consapevolezza del segreto (arcano): ,r,r problema pastorale sul quale si dovrà tornare. per il momento rac-
il testo del Credo non doveva cadere nelle mani dci pagani. Il cristia- oliliamo i dati storici.
r

(]uesta prarica, nella chiesa antica,


no doveva dunque conoscerlo a memoria. In viaggio csso poteva fun- ha subito diverse vicissituclini.
gere da "parola d'ordine " per farsi riconoscere come cristiani. l/rrrr prima questione, oggi ancora molto discussa, quella
è di sapere
La terza ed ultirna tappa seguiva il battesin-ro ed cra oggetto di nuo- ',,' il battesimo dei bambini sia attestato nel Nuovo T"rta-e,rto.
Lese-
ve catechesi indirizzate , durante la settimana di Pasqua, ai neofiti, a co- l'('rrr protestante Joachim Jeremiasrt ha una posizione urolto affermati_
\';r ;r questo riguarcl0, ma che non è universalmente
loro che erano appena stati illuminati (neophcltisménoi). Questo inse- accolta. Bisogna fra
gnamento vcrteva sui tre sacramenti ricevuti durante la veglia pasquale l',rlt'o distinguere due situazioni diverse: sil:attezzano i bambini
al mo-
(battesimo, confcrmazione, eucaristia) ed cra chiamato per questa ra- ,r('nto della conversione dei loro gcnitoril sibattezzano i bambini
cli
r rr rrr lamiglia cristiana?
gione ruistagogico, vale a dire inteso a introdurre alla comprensione dei
misteri sacramentali. Questo punto colpisce molto: sempre in ragione
l. In favore del primo caso troviamo un'attestazione [Link] nel
della disciplina dell'arcano o del segreto, questi misteri sacramentali non
Nrrrvo Tcstamento, quella del "battcsimo deile case". paolo dice
potevano essere comunicati a dei non battezzati, nemmeno ai catecu- così
,lr ,rvcr bafiezzato la casa di stefà,a (rcor 1,16); allo
meni. Solo clopo che sono stati ricevuti nel corso della veglia pasquale, stesso,rodo, Li-
,[r,r <<fu baffezzata comc la sua casa>> (At 16,1r);il guarclia,o
il predicatore ritorna sul susseguirsi dei riti compiuti, dei quali i neofi- clella pri-
p'r,'rrc di Filippi, ne'lla qualc Paolo era tenuto prigioniero,
ti hanno memoria recente, per spiegarne loro il senso. Cirillo di Geru- si convertì e
', r it cvettc il battesinro, lui e tutti i suoi>> (At 16))).
salemme offre a questo proposito una descrizione esatta e completa dei Nessun rnembro
,1,'llrr casata (genitori, figli, scrvitori) scmbra essere
ritilr'. La celebrazione del battesimo obbedisce sempre allo schema del- escluso clal battesi_
rrr,'' glls riguarda anche, pare, i bi,ibi piccoli. Il capofarniglia
la'lradizione apostolicLt, ma essa comprende anche un'invocazione del- pre,cle
rrrr:r tlecisione che impcgna tutti i suoi, la famiglia
lo Spirito sull'acqua (epiclesi) e, talvolta, sul catecumcno stesso. essenclo .onrì,[Link],
,,rìrc una personalità corporativa. Abbiamo qui a che farc con
un,an-
rr( :r ligura della libertà inscritta nel.l'idea di solidarietà.
Allo srcsso nìo_
,1,, Ig,azio di Antiochia dirà, agli inizi dcl II sccolo:
<<Saluro rurri pcr
J. Come è arrivata Ia Chiesa abattezzate i bambini?l'
rr,trrc; saluto la moglie di Epirropo con tuma la sua lamiglia
e i figli»,e.
5r' rrt'può dunque dedurre una presunzio,e in favorc
Tutto questo riguarda evidentemente Ia pratica globale del battesi- clel battesimo dci
I 'rrr piccoli. va r-rella stessa direzione il parallelismo lra la circoncisione
mo degli adulti, che si deve fra l'altro considerare come il caso norma- ,l, i lrirrnbir-ri maschi ebrei nell'Anlico Testamento entro
le e normativo della celebrazione del battesimo. Che cosa aweniva, nel- l,ottavo gior-
,,, r' il barrcsimo dei cristiani. Il battesirno dei proseliti ebrei può chia-
,r(' irìchc il battesi,ro cristiano. Al rnornento cle.l suo prrrrggio al giu-
ln (ì1,rille
de Jérusalem, Catéchèses tnystagogiques, SC 126 (tr it. Cirillo e (ìiovanni di Gerusa-
lentnte, Catcchcs i preba t tasina li c n is tttgogich c).
17
La questione del battesilno dei bambini sarà affrontata due volte: la prima da un punto di ' f
":rclrirrrJercrnis, Die Knltrttufe in Jen trs/en uier Jubrhunclerttn,(ìrittilgcn, Vandenhrrck
vista storico e descrittivo, esaminando le origini e le motivazioni di questa pratica, e la seconda r: lirrl,[Link], 1958.
'
' llqrrircc d'r\,[Link], Ltr trcs. ùl,trtyrt Je pct/ic:t*pt,
in funzione della nostra realtà attuale e delle esigenze della pastorale. Rispetto a ciò cercherò di A polycitrpe, g, 2, p. r55 (rr. ir. Ignazi. di
esprimere un giudizio cauto sulle pratiche possibili. \rrrr,r lri;r, Lt lt:t!crc, A Politrtrpo, p. 1O8).

76 Inuitct a credere ll l',ttr,'titao, /outla»tt'nkt tlall'itlt,ntità cristiaua jl


quatldo un pagano
daismo, il proselito è paragonato ad un nconato, e no; per quelli che non sono in grado, rispondano i genitori o qualcuno
si convertiva al giudaismo i suoi figli, anche i
più piccoli, vcnivano "bat- ,lt'lla famigli»>".
tezzali". Questo testo è importante, poiché farà autorità. Esso esprime un ri-
It'rimento normativo. Poco più tardi, Origene attesta il costume della
[Link] bambini che nascono in una famiglia cristiana, le attestazio-
( ,lricsa di amministrare il battesimo ailattanti. Egli ritiene persino che
che ha sen-
ni (lCor 7,14) sono più dubbiose' Il testo più importante' e
,.lrr Chiesa ha ricevuto dagli apostoli la tradizione di amministrare il bat-

za dubbio influenzato la tradizione successiva, è il


comportamento stes- tcsimo pure ai bambini»". È lui, e non Agostino, a porre per primo la
so di Gcsù verso i bambini. Quando gli presentano
dei bambini' Luca (lucstione: la Chiesa battezza sempre <<per la rcmissione dei peccati>>;
i , iir si comprende bene per gli adulti; ma di quale peccato possono es-
precisa che si tratta di bebè @réPbe): <<Lasciate che banibini
vengano
in ciò un in- ,i('rc accusati dei neonati? Di ncssun peccato. Egli ne conclude che il
u -., .,o.r glielo impedite» (Lc 18,16). La Chiesa leggerà
Largomen- r('()nato non sia esente da ogni "corruzione", che vi è in lui qualcosa
uito a presentare i bambini a Gesù attraverso il battesimo.
divenire' non so- , lrc ha bisogno di remissione: questa "macchia" è rimossa attraverso il
to teologico di base è che i bambini, persone umane in
voi infatti è rrristero del battesimo. È tramite lo stesso argomento che Agostino, due
no per nulla esclusi ,Jalla salvezza fecata dal cristo:
<<Per
per tutte le vostre .,.'coli più tardi, elaborerà la sua teologia del peccato originale. Se si tie-
lu jro."rru e per i vostri fìgl|> (At 2)9),vale a dire
n('conto anche delle iscrizioni funerarie delle tombe dei bambini, ab-
frÀigfi. e per le vostre .ur..1"'"-ias ritiene che fino al IV secolo la
lrirrnìo dunque un buon numero di testimoni che attestano, in Oriente
Ch; battezzasse i bambini nati da genitori cristiani nei loro prirni gior- ( ()rrc in Occidente, la pratica corrente del battesimo dei bambini nel-
vanno nel-
ni cli vita: veclremo che i testi successivi al Nuovo Testatnento
riguardo. Tutta- l,' I tmiglie cristiane.
la stessa direzione, non mostfando alcuna esitazione a 'luttavia, la cosa non fila senza difficoltà, poiché Tertulliano è
problematico' I dati il pri-
via, il punto cli partenza di questa pratica rimaue
atten- rrr,r a criticare questa prartica con degli argomenti straordinariamente
imporianti rilevlti «1a Jeremias non sono considerati altrettanto
rrrotlcrni:
dibiti,la altri storici, chc ostcntano maggiore scetticismo'
di Poli-
Agli inizi clel II secolo abbiamo la toccante testimonianza llimandare il battesimo I)resenta maggiori utilità, soprattutto qtrando si ha
Cristo di-
.rrpo, il quale, durante il proprio martirio, rifiuta di tradire ,r che lare con bambini. Se non ci sono casi proprio gravi, che necessitzì c'è
ha fatto alcun male' Co-
cenclo: <<Da ottantasci anni lo servo, e non mi ,li nretterc anchc ipaclrini nel rischio di non p()te[ nel)pure mantenerc, in
me potrei bestemmiare il mio re che rni ha salvato?>>'o' Llindicazione , ,rso di m()rte, le promesse che hanno fatto o di trovarsi frusffati se qrrei

.[Link]. praticamente alla sua età: egli è stato dunque b'àttezzato l,,[Link] cresc()n() poi con cattive tendenze? (lertamente il Signore ha dct-
era ancora piccolo. Giustino racconta anche di
«rnolti uomini rli venire [Mt
qrrrJo ro: <<Non impedite ai bambini a me» 19,14). Vengan«r pure,
. .lor-rn" cli sessanta o settant'anni che sin dalla loro più tenera età so- rrr,r quando saranno piir grandi e p()trann() essere istruiti; vengano pure
Gesù è venuto ,lrrrrndo p()tranno sapcre dove vanno; cliventino prrre cristiani, quando sa-
no cliventati discepoli di Cristo»' Ireneo proclarna che
r',rnn«r in grado di c()n()scere (lristol Perché mai bambini innocenti do-
tutti gli uomini, <<lattanti, birnbi piccoli' fanciulli' giovani e
a salvare
apostolica attesta il bat- vrt'bbero avere tanta fretta di ricevere il perdono dei peccati? Per gli a[fa-
vecchi>>. Ag[ iÀizi del III secolo la'Iradizione
per primi i ri ,lclla n()stra vita ordinaria nel mondo ci comportiamo c()n prtrdcnza as-
tesimo clei barnbini in maniera molto chiara: <<Battezzate
risponda-
bambini. Tutti quelli che sono in grado di rispondere da sé,
' I Iilrlxrlytc de Rome, La tradition upostolique,2l, p. 81 (tr. it. lppolito di lìoma, La tntdizio-
,r, .t
1,t
t1 tr i1ai1. pp. 8ft-81).

2,'IgDaced,Antioche, L([Link](tlePolicarpe,Martl'redcPolicdrpc'L),),p'22)(tr'it' ( )riFònc, Oorutncntdire sur ['épìtre aux Rotnains,Y,9, 1], t.


II, a cura di Michel Fédorr e Luc
Roma' Città Nuova' lrr,,,rr,l,S(I519,Paris,(lerf,2010,p.499([Link],CornnentoallaltttenaiRomani,acr-
I PadriApostolic;,ll nurti)io,liPoli"'po,a cura di Antonio Quacquarelli'
1994E, p.165). rr,lr lrrrrrccscrr(locchini,vol. [Link]èrrato[AL],Marietti, 1985,p,291).

Int,ito a credere ll l,,tttr'rrrt/o, fitntlatztcnto lcll'idcntità cristiana JL)


18
r
sai piir guardinga; ad un bambino nessun() affida l'amminisrazionc cli be- ,r,l rrna disciplina troppo severa del sacramento della riconciliazione,a.
ni terrcni, perché allora affidargli la responsabilità di beni divini? Inrpari- I\l;r cssa ha per noi I'interesse di mostrare co,,c la pastorale dcl batte-
no prrre anche lc,ro a chiedcre la salvezza perché si veda con chiarezza che ',rrrro rimanga una cosa delicata. Numerosi parametri devono essere ri-
tula salvczza la dai a chi la chiede!2r. ',r,r'rtati e le soluzioni facili sono troppo frequenti. La Chiesa ritornerà
,lrrrrque alla pratica corrente del battesimo dei barnbini nelle famiglie
Questa presa di posizione rimane isolata e non semb ra aver lasciato r ristiane sino ai giorni nostri.
il segno nel corso delIII secolo. Cipriano rimarrà un fermo partigiano
del battesimo dei bambini, il prima possibile, persino prima dell'ottavo
giorno. Ma queste riflessioni annunciano quella che si può chiamare la
lV It, BAnESIM(), SACTRAMENT() DELL'ALLEANZA
"crisi dcl pedobattesimo" nel IV secolo. Molti catecurncni adulti fanno
marcia indietro, lo si è visto, dinanzi al peso degli obblighi battesimali (luesto percorso nella storia permette di sintetizzarc ora la dottrina
e dinanzi all"'una volta per tutte" del battesimo. Costantino stesso sarà
,l.l lrattesimo come sacramento dell'[Link]. Levento della morte c ri-
uno dei catecumeni perpetui e sarà battezzato solo sul letto di morte. ,,rr|r'czione di Cristo costituisce la "nuova
aTLeanz,a" compiuta da partc
Questa attitudine si diffonde in seno alle famiglie cristiane, che rinvia- ,lr l)io in favore degli uomini. Tale alleanza ha valore universale. Ma es-
no il battesimo dci propri bambini. Esse ritengono preferibile lasciare ',;r suppone, per diventare effettiva, l'impegno e l'accoglienza reciproci
che passi il tempo della loro giovinezza. Agostino racconterà persino di
lrrr l)io e gli uomini. Il paradosso dell'alleanza è quello cli esserc un pun-
aver ascoltato questa riflessione: <<Lasciategli fare ciò che vuole, non è
tr r tli partenza unllateralc, poiché tutto vicne da Dio, ma di avere co-
ancora battezzato>>. I più grandi fra i Padri della Chiesa del IV secolo
nì(' obiettivo di diventare bilatcrale e di pcrmettere alla libertà dell'uo-
sono stati battezzati tardivamente: Basilio c{i Cesarea a ventisctte anni;
rrur di impegnarsi. Questo carattere bilateralc è illustrato nella liturgia
()regorio di Nazianzo a vent'anni, clopo aver sfiorato la morte durante
,lirlla recita dialogata del Simbolo di fede: «Credi al Padre, al Figlio e
una tclnpesta in mare; Ambrogio di Milano a trcnt'anni, dopo la sua ,rll«r Spirito Santo e a tutto ciò che essi hanno compiuto per te nella sto-
clezione a vescovo - si poteva dunque elcggcrc ad un ministero così im-
rirrl - Credo>>. Questo legame del battesimo con l'evento della morte
portante un catecumenol -; Giovanni Crisostomo attorno ai vcnticin-
,' r'isurrezione di Gestì mostra che il battesimo stesso è, a suo modo, un
que anni. Adolescente, Agostino si ammala e sua madre Monica lo in- "rrrcmoriale"
,vale a dire un'attualizzazione di quel mistero in favore di
scrive per il battesimo; mostra segni di guarigione e la madre rimanda ( r:rscun battezzato. Nel battesimo Dio si dona e si allea con noi;
Cristo
la celebrazione I Agostino sarà battezzato a trentadue anni, dopo un r i lir entrare nel suo stesso baftesimo, quello dclla sua morte e della sua
cammino molto personale, insieme al proprio figlio Adeodato, all'e- risrrrrezione. Attraverso la grazia della mediazionc di Gcsù Cristo, en-
poca quindicenne.
rrirrrno nella storia trinitaria della salvezza che si fa Chicsa. Ecco perché
Di flatto, questa crisi del IV sccolo propizierzì un ritorno alla tradi- rl lrrrttcsimo è celebrato in un triplice riferimento: al passaro fondatore
zione del battesimo dei bambini. Questi uomini che sono statibatrez- ,lt'l rnistero pasquale, al presente delbattezzando e all'awenire clcgli ul-
zati tardivanrente predicheranno, forse con maggiore forza, i7 dovere trrrri tempi, in cui ciò che si compie nella fede sarà manifestato nclla glo-
dei genitori <li farbattezzare i propri figli. Nel V secolo Cirillo di Ales-
r r'r. Vediamo in che cosa consiste l'impegno dei due partner. Ben inte-
sandria attcsta il costume del battesimo dei lattanti. Quella crisi si ori-
',r,, ciò che riguarda il Dio trinitario è infinitamente più ricco di ciò che
ginava, probabilmente, da una cattiva comprensione dottrinale, legata
vit'nc richiesto al credente.
] Tcrtullicn, 7'r,ti1,1 ,Ju hptème,18,.1-5, a cura di I'rangois Re{oulé c Maurice l)rouzy, SC i5,
Paris, ( le r[, 2oO2. pp. L)2-9) (.t. it. Tertulliano, ll buttesimo, a cura cli Pier Angelo Gramaglia, Ro-
ma, Paoline, 1979, pp. 162-163\. '' Si vccla, più avanti, IIL
c. VII, LInu storia lnouinefitdtd.

80 lnùto rt t:rctlcrc I I l', r t I t'.t i n t t, fet n d a nt cn I o I d l' irl cn t i t à ri st ia n a


'lutti quelli inlatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costor() sono figli
1. II Dio minitario viene all'uomo tli I)io. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi lrer ricadere nella
[)arrra, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale
Da un lato, il Dio trinitario, Padre, Figlio a .\pirito .\aruto, uiene al' gridiamo: "Abbà, Padre!". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che sia-
I'uomct in un'iniZiatiua gratuita, per donarsi a [Link] promessa diviene nro figli di Dio. E se sianro lìgli, sian"ro anche ererli: eredi di I)io, coercdi di
dono: il segno sacfamentale è la cauzione di questo dono. La priorità (ìristo, se veramente partecipiarno alle stre [Link] per partccilrare an-
in questo sacramento appartiene all'atto di Dio; I'atto del credente non che alla sua gloria (Rm it,14-17).
sarà che una risposta. Questo Dio è colui che è intervenuto nella sto-
ria ed ha inviato suo Figlio Gesù Cristo, il Verbo incarnato2t. Il batte- lnfatti, noi diventiamo i figli del Padre ed i fratelli del Figlio «pri-
simo è un atto di cristo, sacfamento di Dio, che agisce nella potenza rrrogenito fra molti fratelli» (Rm 8,29), configurati ad immagine del
<lel suo spirito, secondo la parola di Agostino: <<Pietro battezza, Paolo lriglio e templi dello Spirito Santo. Anche il battesimo è una "illumi-
battezza,Giuda battezza,ma è sempre Cristo chebatlezza». Colui che rr:rzione", vale a dirc una rivelazione della conoscenza concreta di Dio,
ha donato la propria vita per noi viene a datcilavita,lavita etefna, se- rrrr'csperienza vivente e salvifica dclla reciprocità fra vivere e conoscere.
condo san Giovanni, una vita già segretamente risuscitata, secondo san Il battesimo è anche un sigillo (.rphragis), cioè l'impronta di Dio, il si-
Paolo. 11illo del Cristo (Gv 6,21) e dello Spirito (2Cor 1,22;Ef l,l3;4)0),
La grazia è nello stesso tempo perdono dei peccati e nascita alla vita rnl)rcsso come un rinnovamcnto dcll'irnmagine di Dio. Esso è in tal sen-
clivina, redenzione e [Link] la Chiesa antica, il grande sa- .,,, r-rn arruolamento al suo servizio.
Questo sigillo è incancellabile, così
cramcnto del perdono dei peccati non era il sacramento della peniten- ,,,rrrc l'evento del sacramento è irreversibile. Se il battezzando si pre-
za, bensì quello del battesirno. È , partire dal battesimo che la Chiesa ',('rìta con delle cattive disposizioni, egli non riceverà il dono di Dio, ma
ha interpretato innanzitutto la parola di Gesù: <<Ricevete lo Spirito San- rrr't'vcfà i. carattere battesirnale. Il suo battesimo non sarà fruttuoso, il
to; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, l\ttezzato dovrà mutare disposizione d'animo per ricevere il frutto
resteranno non rimessir, (Gv 20/2'D).Il battesimo è quindi il primo ,1,'l sacramento, ma il sacramento non sarà ripetuto. È l"'rra volta per
sacramcnto della riconcliazione. La Chiesa ha sempre battezzato "pet trrtlc" del battesimo che apre alla ripetizione incessante dell'eucaristia.
la remissione dei peccati", e abbiamo visto il problema posto da questa ll battesimo è celebrato nella preghicra, vale a dire nell'invocazione
espressione a proposito dei bimbi piccoli. Poiché Dio non può comu- ,|.'lkr Spirito o epiclesi. Atto del Padre e del Figlio, il battesimo è anche
nicarci la sua vita senza purificarci di tutto ciò che gli dispiace in noi, rn irtto dello Spirito. Linvocazione dello Spirito è indispensabile, poi-
tutto ciò che ostacola l'amiciziae la comunione di vita che egli vuole in- , lrri la Chiesa non è il Cristo sul quale riposava in permanenza lo Spi-
staurare con noi. rrro. La Chiesa deve dunque richiedere sempre l'intervento dello Spiri-
Ma il battcsimo è anchc, ed inseparabilrrcnte, il sacramento della no- t( r, l)cr la re'a[zzazione dei suoi sacramenti. Un sacramento è in qualche
stra divinizzazione,vale a dire della nostra nascita alla vita di Dio. E il rrrruricra una "preghiera esaudita", una preghiera certa di essere esau-
tema illustrato nella conversazione di Gcsù con Nicodemo. Anche un ,lrt:r, poiché essa obbedisce al comandamento di Gesù. IJepiclesi si espri-
versetto del Prologo del Vangelo di Giovanni evoca la nostra nascita rr('soprattutto nella benedizione dell'acqua battesimale, ma in certe li-
in Dio: «... i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di t rrrliic orientali essa si compie anche sul catecumeno.
uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1'11). San Paolo, dal canto lrrlìne, il battesimo è un ingresso del neofita nella Chiesa. Meglio an-
suo, parla della nostra adozione filiale: r r rrrr, il battesimo fa nascere senza posa la Chiesa, facendo nascere in es-

',,r ,ryini cristiano. Il battesimo incorpora ciascuno al corpo del Cristo e


2' (ìlosso qui la definizione del sacramento clata dal (ìruppc, di l)ombcs e già citata al termine r,rstlrrisce quest'ultimo in un rnedesimo movimento. Dunque, sin dalle
del c. I, -5. ll sdcrdnrcnto à un "sitnholo" nel sr:rtsoforte dcl [Link]"

Inuilo a crc'dt'ra
ll l,,trr,'tr»to, foutlamento Jell'identità oistiana tìl
82
a
origini, il bamesirno è I'atto di nascita, senza posa att"ualizzato, del po- rcrnpo la prima domanda della liturgia: <<cosa chiedete alla chicsa cli
polo di Dio. La Chiesa è la grande b'dttezzata, quclla Chiesa che Cri- l)io? - La fedc». Il battesimo è un sacramento della fede .el senso mol-
sto ha amato immolandosi per lei: <<per rcnderla santa, purificandola t. preciso che è sacramento del dono della fede. euesta reciprocità può
per ffrczzo del lavacro dell'acqua acconìpagnato dalla parola, al fine di ('sscre compresa solo se si considera f iter di preparazione al battesimo
farsi comparirc davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, scnza macchia né ,.'la ricezione di quest'ultimo come di una grande unità, nel corso del-
ruga o alcunché cli simile, nÌa santa e irnmacolat a>> (Ef 5 ,26-27 ). Esiste l,r quale la g,razia del battesimo viene anticipata lungo l'intero processo.
qui una reciprocità paradossale: poiché, sul piano della visibilità, è la «llattesimo e fede sono l'esterno e I'interno cli una stessa realtà» (paul
Chiesa che celebra il battesimo e fa entrare llbattezzato nel suo cor- I lcnry). «colui che crederà e sarà bamezzato sarà,salvaro>> (Mc 16,16).
po. E la Chiesa, popolo dell'alleanza, che farà delbattezzato un prota- l,cco perché un san Tommaso d'Aquino riteneva che, sc la prcpara-
gonista di quella medesima alleanza, attraverso I'azione del suo mini- zione al battesimo si fa seriamente, il catecumeno arriva già "giustifi-
stro, il vescovo, il sacerdote o il diacono, e in caso di urgente necessità t'rrto", già santificato alla celebruzione del rito, ma a condizione che sen-
di qualunque persona che voglia compiere ciò che fa la Chiesa. Questo tir scmpre il clesiderio cli riceverlo. Altrirnenti detto, la grazia di Dio si
milìistero della Chiesa si esercita nell'obbedienza della fede all'ordine irrscrive nel cammino umano orientato verso il ricevimento del batte-
di Gesù: <<Baltezzate tutte le nazioni...». Tuttavia, nella sua essenza, la sirno. Quindi non c'è modo di opporre la giustificazione attruvcrso la
Chiesa è essa stessa costruita dal dono di Dio fatto a ciascun battezza- [Link] e la ricczione del battesimo, e meno ancora la dottrina protestan-
to. Gencrando i figli di Dio nel corso della storia, la Chiesa è essa stes-
tt' c la dottrina carrolica, come se la prima fossc quella della giustifica-
sa generata nella sua qualità di sposa e di Corpo di Cristo.
[Link] e la seconda quella del barresimo. Il battesimo non è affatto
,rì"'opera" delbattezzato; il battesimo è la cclebrazione ecclesiale del-
l,r giustificazione per fede", come dice il tcsto di Basilio <li cesarca,
(Jtresto è il scnso cristiano clell'esprcssione già evocata: <<pcr il Jatto che ci-
t:rto all'inizio di questo capitolo.
il sacraracnto è statr.t cr-trupiulo lex opere operatol>>26 . Quest'espressione non
vurrl clirc che l'atto del (lristo si sostituisce all'atto delbattezzato e dispcn- Nel momerrto stesso in cui proclamalasua fede, ilbattezzato accet-
sa qrrest'[Link] dalla lerle c dalla carità. Ilssa vuol dire scrnplicementc che t:r che il gesto della chiesa sia posto su di lui. Egli riceve il marchio
si tlatta di un atto che trasccncle ogni attività umand e che è c<»npitrto per ,lt'l cristo. <<Io crcclo>>, vale a dire io accolgo, io acconsento ma anche
il scmplicc iatto che la (lhicsa ha realizzato il sacrament«r nella lede e se- r,r r,'impegno. Questo <<Io credo>> non è semplicemcnte verbale.
Si trat-
condo la sua volontà. t:r tli parole "performative"2s, cioè di parole chc compiono ciò che si-
lirifìcano. Il battcsimo è sigillato in un riro simboljco che esprimc I'in-
lir'('sso delbattezzato e la sua partecipazione qui ed ora all'evento fon-
rl:rtore di Gesù Cristo. venendo al battesimo, il catecumeno compie
2. La risposta e I'impegno del credente
,lrrrque un gesto, ma acccttando che il ministro clella chiesa compia su
,li ltri il gesto clel cristo. Ecco perché nessuno può battezzarsi cla sé: oc-
Dall'altro lato, il soggc'tto unlano si presenta al battesimo nella fede.
( ()r'r'c sempre la dualità del ministro
All'impegno di Dio e del Cristo, al dono dello Spirito ibattezzato ri- c del soggetto.
(]uesta fede il battezzato dovrà confessare e testimoniare
sponcle attraverso l'impegno della propria fede. Notiamo qui un para- pubblica-
rrrcrrtc, e allo stesso modo I'atto del battesimo è annotato pubblicamente
closso: da una pafte,la fede è un presupposto al ricevirnento del batte-
simo e, dall'altra, è il battcsimo che dona la fede, come ricordava un
' srrlla giustificazione, si veda il nio Croire. lnutltation à la
/oi catholiquc, p.4gl (tr. it. crcdc-
l,tliro tlla fede cdttolic(l, p.479,fr;lo a p. 482).
r" Si veda, sopriì, c.
II, Il.A, l- Co»r cornprentlcra I'cf/icacfu dei .sucrrtrtcnti? " Si vcda cirì che è stato detto sopra, c. II, II.A, j come conprc,tdtre
l'fficacta rlat) sacratnenri?

t34 lnttito a crctJerc I I l',tr tt,.ti mo, fontlamento dell'identità uistiana 85


su un registro2e cui si ricorrerà per produrre attestati necessari per la ri- ,liccva che un altro battesimo dovcva ricevere [cfr. Lc 12,50]>>'t. Allo
.,rcsso modo, il catecumeno che si prcpara al battesimo, se muore poco
cezione dei sacramenti successivi (confermazione, ordinazione o matri-
monio). llbattezzato è ormai abilitato non solo ai doveri ma anche ai 1,r'irra di averlo ricevuto, è già giustificato dal suo futuro battesimo, in
diritti del cristiano. Egli è rivestito del <<sacerdozio regalerr, caratteristi- r;rgionc del suo stesso desiderio.
co della <<cittadinanza cristiana>>. A differenza del sacerdozio ministe- [videnternentc, ciò pone la questione della salvezza di coloro che ve-
riale, che è un ministero, il sacerdozio rcgale di ogni battezzato è un do- rrivrno chiamati gli "infedeli", cioè di coloro che non hanno mai spe-
no spirituale che lo rende partecipe di tutto ciò che caratterizza i po- rnìentato I'incontro personale del richiamo evangelico a credere. La
polo di Dio, <<stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che lrrlnrula <<Nessuna salvezza al di fuori della Chicsarr, che viene sernpre
Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ,lrr (-ipriano, è rimasta incisa in numerose memorie, perché è stata spes-
,,,, brandita in maniera esagerata al «li là della sua vcra'intenzione. Non
ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa> (LPt 2,9).I fedeli
del Cristo sono così chiamati a farela propria parte nella missione di r' lrtrssibile affrontare questo problerna in tutta la sua ampiezza'). A par-
santificare il mondo attraverso la parola e l'azione; essi partecipano di trrc tlal XVI secolo, il pensiero cattolico ammette che il desidcrio della
pieno diritto al culto della Chiesa ed ai sacramenti; essi hanno anche di- l,',lc e del battesimo possa essere "implicito", cioè presente in colui che
ritto alla parola nella Chiesa. .rit:ntiì la propria vita in funzione di Dio e degli altri. Costui non si sal-
\,:r irttraverso le proprie opere, nìa attraversola grazia di questa fedc irn-
g,licita che lo ricollega segretamente a Cristo e alla sua Chiesa. Il Con-
l. II battesimo è necessafio alla salvezza? , rlirr Vaticano II ha espresso con molta chiarezza la convinzione della
t ,lricsa concernente la salvezza di coloro che non le appartengono in
Il battesimo La Chiesa ha sempre ritenu-
è necessario alla salvezza? rrr;rrriera visibile. In dcfinitiva, nessuno può essere condannato in ra-
to di sì per tutti coloro che hanno incontrato il richiamo evangelico al- 1,r,,ne di circostanze esterne, poiché tutto dipende dalla sua attitucline,
la salvezza c vi hanno risposto con la fcde. Tale necessità si impone da I
)('r'sonale c volontaria.
sé, poiché tale sacramento è la porta d'accesso per la [Link] Van-
gelo di Giovanni, nel dialogo di Gesù con Nicodemo, che abbiamo
già incontrato'(', insiste sulla necessità di rinascere con l'acqua e con lo ll problema dci Iìgli di lamiglie cristiane morti senza battesimo è stato,
Spirito per entrare nel regno di Dio (Gv 1,5). Allo stesso modo,la l,,rradossalmentc, il più spinoso della storia. Poiché ifigli di genirori non
, r'istiani potevan() essere salvati in base ai ;rrincipi chc riguardavano i non
parte finale del Vangelo di Marco proclama: «Colui che credcrà e sarà
, r'istiani in generale; i figli di genitori cristiani erano invece tenuti all'ob-
battezzato sarà salvato» (1(>,16). Mala traclizione cristiana ha sempre
l,ligo del battesimo. Non si capiva, in ef'tetti, come essi [)()tcssel'() esprime-
pensato che vi potessero essere due alternative al battesimo, il battesi
,,' rrn .lesiderio di quel l>attesimo. Il problema è stato sollevatt'r tla sant'A-
mo di sangue, cioè il martirio, e il battesimo di desiderio. Cipriano di-
;iostino, il quale non esitava a condannare i bambini morti senza battesimo
ceva dei martiri: <<Non sono privati della rnisteriosa realtà del battesi- .rll'irrlirno, ma <<condannati alla pena più leggerar, poiché essi non aveva-
mo, in quanto vengono battezzati nel battesimo stesso del loro san- n() c()mmesso peccati personali. Nel Medio Evo si risparmierà loro ogni
gue, ben più glorioso e più grande: è di esso che parlava il Signore quando ,, rl lcrenza, ma si dirà che essi non possono .rvedere Dio». (li si è così orien-

'" Alcune persone, battezzàte nella loro infanzia, chiedono oggi di essere radiate dal registro " ( ìylrrien de Carthage, l-ettre 7 3,22, it Cortponrhnce, a cura di Louis Bayard, Paris, Les Bel
l, '. L< t t rcs, 1925, p. 276 (tr. it. Cipriano di Cartagine, Le lcttere, a cura di Nerino Marinangeli, Al
dei battesimi con l'intento di rigettare ogni appartenenza aila Chiesa. La cosa è impossibile . Ma si
può aggiungere una menzione all'atto del battesimo, diccndo che l'intercssato ha dichiarato di non 1,., lt .N l, Paoline, 1919,p. 114).

voler più appartenere alla Chiesa cattolìca. ' l,ì.invio qui allo studio approfondito che ho fatto su questo adagio seguendolo attraverso i se
r"
Si veda in questo stesso c. III, lI, ,. Prime teologie dt,l hattesimo in Paolo a Giotanni. ,,,1r,,1'rsanCiprianoaigiorninostri,nelrniolibro rrHorsdel'Égliseptsdesuha>,cit.

86 Iuùt,, rt cn'dcre, I I I ttr t,'sirno, lontlamenlo dell' ilentità cristiana 87


tati versc> la famosa dottrina dcl linzbo,luogo spirituale speciale destinato l)rrrrocchiale accoglie il battesir:ro di uno o più catecumeni. La pro-
ai bambini n:orfi senza battesim«r, Ìuogo intermedio in cui questi banrbini 1'r'cssione delle tappe di questo catecumenato si adatta alle condizioni
avrebbero ricevut«r una beatitudine naturale. Essi si sarebbero trovati in .rttuali, ma ispirandosi a pratiche antiche. Essa non riguarda semplice-
una s()rta di piccolo paradiso, ma non avrebbero l)otuto vedere Dio. Una rrrente il sacerdote, ma coinvolgc I'azione concertata di laici che si im-
similc dottrina dimentica che l'uomo è fbndamentalmente creato per ve-
l)('gnano nell'accomp,à,pinare il cammino catecumenale per mesi o anni
derc Dio e che qucsta privazione sarebtre la pena piùr grave che ci sia. ,li preparazione, a seconda dei casi. Vediamo così rivivere una nuova fi-
Il teokrgo (laietano avcva tuttavia c()nèlettulat«r sin dal XVI secolo che
lirrrr di padrino. In alcuni luoghi questo cammino può essere condivi-
i la [Link] <lei genitori e il loro desiderio bastassero ad assicurare la salvezza ,,() con coloro che vengono chiamati "ricomincianti",
vale a dire delle
i soprannaturale dcl bambino. Questa posizione di grande buon senso avreb-
1rt'r'soflne battezzate, ma che o non avevano ricevuto alcuna catechesi o
i be dovrrto imporsi prima e s'impone .li latto oggi: la lède dclla (lhiesa esprcs-
,rv('vano abbandonato da tempo la pratica della fède. Tale rinnovamenro,
i sa ncìla [et]e e nel [Link] dei genitori permctte la salvezza del krro figlio.
i La d()rtrina del hrubct è ufficiaLnente abbandonata. Il recente Catechismo ,lre non compensa numericamente la drastica dirninuzione dei batte-
',rrrri infantili, è un segno del nostro tempo, legato ad un'immagine
i della Chiesa cattolica n()n ne parla più. [Jna presa di posizione c]el tutto re-
i ccntc della Commissione teologica internazionale vi ha rinunciato. In me- ,lt'lla fede molto personale.
i rito a tale questione, ckrbbiamo ritornare sulla vokrntà universale di sal-
i ,.rrr, ,lr'fm2,1), che è quella di Dio, ed all'univerualità della redenzione. 2. Abbiamo visto l'origine e l'evoluzione dclla pratica del battesimo
i N".r,rn uomo pur) essere definitivamente giudicato in ragione della sua ,lt'i bambini nel corso della storia. Tuttavia, tcnuto conto di tutto ciò
i semplice solidarietà con il trreccato dell'umanità. Egli è definitivamente giLr- , lrt' ricevere un sacramento della fede, e in particolare il baffesimo, nor-
i [Link]., in nome della sua solidarietà con Cristo. rrrrrlnrente comporta, bisogna riconoscere che il battesimo dei bambini
(' un ctìso limite, qualitativamente eccezionale, benché molto frequen-
t,'. Sarcbbe un grave errore costruire una teologia del battesimo a par-
r rr..' tla esso. Il caso normale è quello del battesimo di un adulto
oppu-
V. La pAS't'otìALE DEL IIAr-T'ESIMO E IL BAI'T'ESIMO DEI BAMBINI ()GGr r.'.li un bambino giunto all'età della ragione c già capace di nutrire una
1, ,lt' personale. E a paftire da quanto normalnente si esige cla un aclul-
Oggi, la pastorale del battesirno si diversifica: la filiera del battesirno rr r t'l19 vsrrro ce rcate le alternative che possono giustifìcare il battesimo
degli adulti riprende nuova consistenza nei Paesi occidentali, in parti- , l.'i Irarnbini piccoli.

colare in Francia; la pastorale del battesimo dei bambini piccoli, sem- l(iprendiamo la prospettiva del battesimo come sacramcnto dell'al-
pre praticata, conosce delle contraddizioni e richiede una giustificazio- L :rrrzzr. Il battesimo dei bambini si giustifica sotto l'aspetto dell'inizia-
ne più puntuale; si dilfonde anche la pastorale del battesimo dei bam- rrv:r rlivina, della priorità dell'appello e del dor:o di Dio rispetto alla
bini in età scolare. Infine, nello stato attuale de)f iter ecumenico, conviene rsl)()sta della fede. L'annuncio del regno di Dio è destinato anchc ai
fare il punto sul mutuo riconoscimento dei battesimi fra Chiese cri- I'rrrrlrinirr. La realtà trascendente di questo dono di grazia giustifica il
stiane ancora divise. l,rno che si sornministri i1battesir:ro a dei banrbini.
M,r solo a dctcrminate condizioni, perché la risposta urnana della fe-
1. Il
rinnovamento del battesirno degli adulti è un segno del nostro
tempo. In numerose diocesi il catecumenato degli adulti si è organiz- " (.otìvielìe osservare bene la ragione per la quale le conrunità battiste rilìutano ogni battesi-
z'ato e propone una pedagogia dclla fede a degli uomini e a delle don- rr,, r ll rrtr banrbino che non sia ancora in età da confessarc la propria fede.
Queste ct»nunità norr
,, ,l,rrrr,, rrt'l lrattesirno, un dono di Dio. Esse colgono solo l'aspetto dell'irnpegno di tède del bat-
ne che, nel corso della propria esistenza, hanno incontrato Crisro.
t, .,'.rt,,. ltt qucsfe condizioni appare privo di senso celebrare il battesimo di un bambino che sja
Spesso, durante la celebrazione della veglia pasquale, una comunità ,,, r'r.r incrl)ace tli impcgnarsi nella fede-

8tì Inuito a oelerc ll l,,ttt(,\tttt(), foutla»tt,uto lcll'ilt'ntittì tyistiana tl9


de venga sempre ad accogliere il dono di Dio. Occorre che l'impegno
di fede dei genitori o di chi ne fa le veci sia reale e costituisca una spe- i fegli ultimi decenni si è vista nascere una conrestazione abbastanza fcrr-
del "pedobattesirno", in [Link] di trn n,ovo e m.<.lern.
ranza concreta che quel bambino sia allevato nella fede, cioè nella ii 1c
bcrtà: <<[Link] ha il diritto di-scegliere al posr.
senso clella li-
proposta della fede. Poiché quel bambino non sarà dispensato dal vi- d"l t rmbin.,. **.*1".; f ri
I quand. avrà I'età per farlo». euesto arg()ment(), oll,rppo..nzo
stesso
vere una conversione personale alla fède,la quale si esprimerà nel tem- n.n corrisponde alle [Link] concrere [Link]'".lrcrrl,rne alla
..._

po, in funzione della maturità e della crescente libertà che egli avrà rag- ii :lur:nt:,
Irertà. [Link]é in turti gli ambiti imporranti crel'esistenza
li-
i g"ni,.,.r1."k"-
giunto. Dovrà dunque ricevere una catechesi. Ciò che l'adulto compie i rr«r per il proprio liglio ci«) che rireng.n«r [Link], p.i-, ii rimettersi
aila
e riceve prima del suo battcsirno, il bambino deve compierlo dopo il ì s.a libertà. ()gni etJucazi'ne passa attraverso il [Link] in cr-ri
il tr-sr
proprio battesimo e durante il proprio catechismo, che è per lui un tem- : rr. si vede [Link] delle condotte di cui n.n ha vogria e a.r.
:rncora in grado di valutare il legittimo fondamenkr.
l,aì n,r, a
po catecumenale. È un'esigenza che appartiene al sacramento stesso. Nessun«r meìte in dub_
lri<r la necessità dell'erluca zione dei principi
Questo percorso sarà coronato, al momento opportuno, dalla celebra- _a
[Link]. Non si ,[Link], 1r".
iscrivere rrn baml>ino a scLr«rla, che egri ne c,mprenda Ia [Link]à. L,r rt".,
zione del rinnovamento clelle promesse battesimali.
s«r vale per la scelta di tante pratiche
artistichel . [Link]. Nell,ambit. re-
Concretamente i ministri della Chiesa si trovano spesso dinanzi a un ligi<rso l'ign<tranza, camufTata dal termine "neur;lità,,,
,r,r., a l, -igii,.,."
difficile caso di coscienza. A partire da quale criterio possono infatti ri- 1'cdagogia per permettere al bambino cli sit,arsi [Link]"nr" .iinrn-
conoscere, nella fede delle persone vicine al bambino, una partecipa- zi al sens. della s.a vita. I)'al*onde, [Link]
c()ntcstatori clel [Link].
zioneaJlafede della Chiesa tale da far legittimamente sperare che quel- '['i bambini ammettono che [Link] tuttavia avryiarli al
catechism<r. È l.-
lo stesso bambino sarà educato nella fede e sarà avviato al catechi- liittimo che i [Link] che hanno dato la vita vogliano ,.,.h. t.r.."it.." il
smo? Tale discernimento è ternibile, in quanto pare emettere un giudizio
tt'ns. che essi le danno. Ricevere il battesimo non dispenserà
in nulla clal-
l';rttr di libcrtà che al hambin-, quindi ail'a<-krrcscent"
sulla fède dei genitori. La Chiesa si confronta quindi con un grave pro- ,r [Link] a<Jur-
t. spetterà [Link] qtran<I. sarà giunt. il [Link].. ",r Ricevere il battesimo
blema, nella sua pratica battesimale, legata fra I'altro alla pratica del ma-
[Link] il bamhino nella dis;[Link] di [Link] seriamenre tr.."t,oì"-
trimonio. I due eccessi da evitare sono chiari: una pratica "qualunqui- [Link]. La (lhiesa devc tuttavia essere attcnta a qlreste
l

[Link] richicsr". irirì-


sta", lassista, che dà per scontato che il battesimo sia somministrato sen- tr 6hs insisrerc press. i genitori suil'-bhligo àer battesim<r,
I

';511v r^ r,iì.., lì i
za cheie condizioni di fede siano dawero rispettate; oppure una pratica vrì dialoga_r'e c.n l.r. per aiutarli r.J es"rcitar. in verirà lo.".p,,nrr[riit;
r lr. slretta krr. nell'cdr-r cazione clei [Link]
'- ,*-t""'"-""'"' i
"elitaria" che ponga troppe condizioni, a rischio di rnisconoscerc la pietà tigli alla f.;". i
popolare e la fede che non sa trovare parole per esprimersi. Questa at- ------------i
i

titudine rischia di spegnere lo stoppino ancora fumante e sanzionare


l. La pratica del battesimo dei bambini in età
la rottura con la Chiesar'. È auspicabile che la decisione possa essere scorare, [Link] chiaru-
presa dopo un dialogo serio con i genitori, un dialogo che faccia appello
inscritta nel nuovo rituale del battesimo, si sta sviluppanclo.
'r('rìtc Es-
ai diritti e ai doveri della loro stessa coscienza, e nello stesso tempo che ",r rx)ne la difficile questione dell'età favorevole. Il tempo .h. rp"rro
r lri;rrrriamo ],'infanzia adulta",
fornisca loro gli strumenti per formarsene una. Richiedere il battesimo cioè fra gli ofto e i clodici anni. rappre-
un momcnto incui un bambino è già capace di impcgnare
per il proprio bambino equivale inevitabilmente a riformulare la do- "( 'rrr la pro-
1'rirr lcde con una reale responsabilità, anche se non si può trattare
manda sulla propria fede. per
lrrr ,li una libenà adulta. In compenso,l,adolescenru
r"-brr;;i;" _"
rrr r ;1v.v1'guofe, a causa dei turbamenti
f
che la caratteizzano abitualmente.
rlllora prelcribile aspettare almeno l'età di diciotto
",,rr lìon anni,,. É.., i.r-
li (joncretamente la pratica ecclesiastica si mantiene molto indulgente e il battesimo sarà ri- rr',,., c'è una regola generale.
fiutato solo a quei genitori che, malgraclo la propria promessa, non abbiano awiato i loro primo-
geniti al catechismo. ' ll 1'11;lllcnì' djventa allora analogo a quello delì'età clella cresinra
per i giovani girì battczzati.

90 lnuikt a uederc ll l',trt,'tirtto, fonlttnzcnto lt,ll'lrltntità listiana


91
i
IV
i ,t. [Link]. c()sa ne è tlcl mtrtr-ro riconoscintento dei hattesimi fra (.hiese di-
i [Link]? ()ccorre qui distinguere la siruazione fra lc (,hiese d'occiclente e le LA CONFERMAZIONE, DONO DELLO SPIRITO
i relazioni con le (lhiese grtodgsse.l)a parte sua,la (,hiesa cattolica ricono- E, CORONAMENTO DEL BAITESIMO
i .." lo validità di ogni battesimo celebrat«'r con dell'acqua e c()n l'invoca-
i zit,nc trinitaria, cland6 comc acquisita f intenzione [onc]amcntale di com-
i pier., lrattezzand<.», ciir che la Chiesa compie da scml'rre. 'I-alc [Link]-
i mento è rt:ciproco per quanto riguarda lc grandi (lhiese nate dalla Rifor-
i .r, .,)-" le (lhiese lttterane, rilormate e anglicane. La questione clovrà cs-
i sere verificata per delle rlenominazi«rni conlessionali più locali.
i P". qurnt() c()ncerne lc (lhiese ortorl«rssc, ritroviarto ciir che è stzrttr
i .[Link]<, nel capitole ;rrecedente in meritg allà c()ntestàzi6ne che esse muo-
i uc,n,,, a prol>osito ilella valiclità dei battesimi in ()cciclcnte e nella (lhiesa Ilsacramcnto della confermazione (o cresirna) è per eccellenzall
i cattolica. Alctrni cattolici convertiti all'ortoclossia sono stati rlbattezzati, ad ,,ircrarrento del dono dello Spirito. È a questo dono che rinviano i
:

i .sempi,, ncl Mar I-geo. Il cas() si ripete allo stesso modo ncll'eventualità di 'rroi due
riti principali, l'imposizione delle mani e l'unzionc crismale.
i matrim<,ni misti in [gitto. 'futtavia, il principitt già cvocato dell"'ccorro- l'r ima di acldentrarci nei particolari di questo sacramento, partiamo da
i mia" 1.111, anche c.,[Link] all'incorp«rrazione di un cattolico in una (lhicsa , io che esprimono i riti che esso mette in opela. I sacramenti conpio-
i ortoclossa, senza che I'intercssato venga ribattczzato. rro ciò che significano visibilmente. Essi sono una pedagogia che va dal
vrsibile all'invisibile.

Tutto ncl battesirno evoca la vita ad irnmagitle dell'acqua che ne è il


simbolo: che si parli dcl battesimo in termini di rinascita o di risurre- l. Il simbolismo dei riti
zione, siamo dinanzi ad un sacramento che ci offrc il messaggio della
Il simbolismo dell'irnposizionc delle mani è quello di un'invocazio-
trasccndenza della vita ulnana. Questa non si riassumc nell'esistcnza fi-
rr,.'ilall'alto, attraverso il movimento dclle mani che si clcvano verso il
sica, affcttiva cd intellettuale, ma si aprc alla rivclazionc della vita eter-
, it'lo e presentano poi il destinatario di quella invocazione frrccndo ri-
na, al contt:mpo prescnte e a vcnirc, vale a dire al nostro ingrcsso nella
l)()sare le mani, nella loro discesa, sul candidato al sacramento. I-:im-
vita stessa di Dio in tre persone: il Padre fa di noi i suoi figli, il Figlio fa
di noi i suoi fratelli, lo Spirito viene a dimorare in noi. Entriamo nella l,osizione delle rnani esprime fisicamente un contatto spirituale. Essa
(' l)articolarmente adatta ad esprimerc un'investitura, come nel caso di
famiglia ecclesiale come nella "famiglia divina". Questa è la bellezza del
rrrr'ordinazione. Ma essa è di per sé polivalentc. Sta alla parola chc I'ac-
battesimo,la cui celebrazione è semprc fonte di gioia. ( ()rììpagna chiarirne l'intento. La si incontra dunque in numerosi sa-

r'r';rrrrenti, come in quello della riconciliazione.


l-'olio consacrato per l'unzionc del santo crisma nella confermazione
t' rrrr olio profumato che esprime in un registro completamente diver-
., r il dono dello Spirito Santo. Nella tradizione clell'umanità l'olio è un
\('.t,-tto li gioia e rli onore,unrimedio di guarigioneed un rito di consd-
, t'ttzionc (Pierre Vallin)'.

Si [Link] I'icrrc Vallin, «Le chrétien et l'huile sainte>>, [Link],42 (1961), pp. 150-159.

L,r , t»tft'rttazionc, louo tlelh spirito coroilamcnto del battesimo L))


92 Inuikt a tederc e
7

IJolio profumato si uttlizztt per le occasioni di festa. Molti dei nostri rrrr'rrrrzione che seguc il rito dell'acqua; la confermazione è un'unzione
profumi, ancora oggi, posseggono un eccipiente a base di materia gras- ,l, llo Spirito Santo; ritroveremo I'olio per I'unzione degli infermi2, che
sa. I- olio serve a ingentilire le persone. Quest'olio è un <<olio di alle- rr,n,vicina il fedele sofferente al Cristo. Lolio svolge il suo ruolo anche
p:rezza>>. Gesù è così oggetto di un'unzione di olio profumato sui piedi, rr, lh'«rrdinazioni. Listituzione sacramentale comprende quindi un cer-
una volta da parte della peccatrice (Lc 7 38'46), mentrc il fariseo Si- rrr nurnero di "sacramenti crismali".
mone non lo ha sparso sulla testa di Gesù (Lc7,46), un'altra volta da
parte di Maria di Betania (Gv L2)). Allo stesso modo l'unzione di
olio profumato appartiene alla toeletta funebre. Lolio è anche un rz'- l, ll fondamento della confermazione nel Nuovo Testamento
metlic, correntemente ùtllizzato per curare le ferite. Ritroviamo que'
st'usanza a proposito dell'unzione degli infermi. I Vangeli non riferiscono in nessun punto di un gesto o di una pa-
Era consuetudine, nell'Antico Testamento, ungere con olio i re ed i rol;r 'rttrzverso cui Gesù abbia istituito formalmente la confermazione.
sacerdoti, al fine di esprirnere con ciò che la loro investitura non era so- Alrlri:rrno clive rsi testi degli Atti degli Apostoli: in Samaria Pietro e Gio-
lo umana, bensì una corusacrazir,true divina. Ora il dono di Dio all'uomo r',rrrrriimpongono le mani a dei samaritani che avevano ricevuto solo il
è, per eccellenza, lo Spirito di Dio. Samuele unge Saul, poi Davide, lr,rtlt'simo in nome del Signore Gesù:
come re (1Sam 10,1 e 16,l)), al fine di sottolineare la loro elezione da
parte di Dio e la loro consacrazione per la missione che è stata affida' l'rirltanto gli apostoli, a (ìerusalemme, sel)[)cr() che la Samaria aveva ac-
ta loro. Vi è un'affinità fra l'olio che penetra discretamente nel corpo, , ,,lto la parola di l)io e vi inviarono Piero e (ìiovanni. Ilssi disceserr) c pre-

attraverso tutti i pori della pelle, e lo Spirito, che investe in maniera lt,rr()r1() per krro perché ricevessero 1o Spirito Santo; non era infatti ancora
,,r ('so s()pra nessuno di k>ro, ma erano stati soltant«r battezzati nel nome clel
invisibile la personalità. Per analogia si parlerà pcrsino di unzione per i ('rl,.n()r'c (ìcsir.
All<,ra imponevano loro le nrani e quelli ricevevano lo Spi-
profeti, che sono stati inviati da Dio, benché questi non abbiano mai ri'
rt,) Santo (At IJ.14-17).
cevuto un'unzione con olio.
Tutti questi dati convergono verso il nome "Messia" ("Messialt"),tet (.)rrcsto testo istituisce una distinzione nettafra i due riti: il battesi-
mine ebraico chc vuol dire l'unto di Jahvè, tradotto in greco con
"Cltrist(ts", colui che ha ricevuto l'unzione. Gesù non è mai stato unto
rn senza dubbio amministrato dal diacono Filippo - e l'imposizio-
rrr',lt'llc mani, riservataagli apostoli. Ma sembra suggerire che il bat-
con I'olio, ma ha ricevuto l'unzione con il dono dello Spirito disceso su
tr ,,rn() rìon costituisse già un dono dello Spirito Santo. Questo punto è
di lui al rnomento del suo battesimo. «Egli è stato unto di Spirito San' ,,,,r1,11'1l{sp1e, poiché il dono dello Spirito è generalmente legato albat-
to e di Potenz»>, dice Pietro nel discorso degli Atti degli Apostoli (10,18).
tr ,,rrì(), ncl Nuovo Testamento. Questo testo sarà gcncralmente evoca-
Gesù applica a sé stesso la profezia del profeta Isaia (61,1): «Lo Spiri'
trr ,r lrrop'rosito dell'istituzione della confcrmazione. Ma non fa che ri-
to del Signore è su di me, poiché Egli mi ha unto>> (Lc 4,18). Questa
Irnrt;uci ad un gesto apostolico il cui carattere istituzionale rimane in-
unzione è metaforica. Gesù non è stato materialmente unto con olio,
r lrrrr (ìià san Tommaso diceva: Cristo ha istituito questo sacramento
così come non lo erano stati i profeti dell'Antica Legge. Per slittamen'
l,,rr .,,rìferendolo, ma promettendolo. I Riformatori del XVI secolo
to scmantico l'unzione vuol significare che si è ricevuto lo Spirito. Quan'
, ut('st('rrtrìno il valore sacramentale della confermazione in ragione del-
to al cristiano, abbiamo già visto come egli sia colui che partecipa al'
l'rr',',t'nZrr di un suo fondamento biblico.
l'unzione del Cristo. San Paolo dice ai Corinzi: Dio stesso che ci con'
"È i\llo stcsso moclo, un po' dopo, ad Efeso, ritroviamo l'attestazione
ferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione>> QCor l,2L),
ll,r stcssa distinzione. Coloro che avevano ricevuto il solo battcsimo
Ecco perché diversi sacratnenti comprendono il rito dell'olio: lo abbia' 'L
mo visto per l'amministrazione del battesimo,la quale comprende già 'ìr \'( (lir I)iir avanti, c. VIII, I,4. Il nltxcdio c la guurigione: truedici e mediunc.

94 Inuito a cvedcrc Lr , r trrlt nttrtZtortt', tlono [Link] spirito c coronamcnto del battesimo 95
di Giovanni, <<dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del ,li (ìcsù era un battesimo nello Spirito, allo stesso modo noi riceviamo
Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese I'i,r lo Spirito Santo al momento del nostro battesimo. La risurrezione
su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano» (At 19,5- , L ( ìesù include già il dono dello Spirito. Ma la successione degli evcn-

6). Anche la Lettera agli Ebrei (6,2) distingue la <<dottrina dei battesi- tr ('i consente di comprendere meglio ciò che era già irnplicato dalla ri-
mil> e <<l'imposizione delle mani>>. ',rrrrezione e che trova nella Pentecoste la sua piena manifestazione.
Per comprendere l'istituzione della confermazione, non possiamo fer- lÌro il battesimo e la confermuzictnc, entrambi abbozzati ed annuncia-
marci ai gesti propriamente istituzionali del Nuovo Testamento. Anco- tr trt'l lzattcsirno di ()esù, [Link] [Link] ttnità c [Link] distinzione cha
ra una volta dobbiarno risalire da Gesù fondatore a Gesù fbndamcnto ,'r t,,no fra il mistero pasquale tli morte e risurrezictne e il mistero di Pt:n-
dei sacramenti. Infatti la missione di Gesù si compic in un legame profon- tt't ()stc. Ci sono alla fine, fra quei duc sacramenti, la stessa unità e la stes-
.,,r .lisdnzione che
do con lo Spirito che è inseparabile da lui. In occasione del battesimo sussistono fra Cristo e lo Spirito: il battesimo espri-
di Gesùr, lo Spirito discende su cli lui elaparola del Padre certificala nr(' lìlaggiormente il nostro legame con Cristo e la confermazione sot-
sua missione filiale (Mc 1,10-11; Mt 1,16-17;Lc 3,21-22). Questo do- rrlirea il nostro rapporto con Io Spirito. Il battesimo ci conforma alla
no manifestato dallo Spirito a Gcsri trasforma precisamente il battesimo [Link] e alla risurrezione di Cristo; la confermazione ci offre la piencz-
di acqua ad opcra di Giovanni in battesimo nello Spirito. Luca precisa .,,r ,lcllo Spirito Santo. Essa è per eccellenza il dono dello Spirito che in-

inrmediatamcnte che è lo Spirito a spingere Gesù nel deserto (Lc 4,7), la Chiesa in missione, come fu il caso per gli apostoli a Pentccoste.
'r;r
affinché cgli viva la quarantena clella tentazione. Infatti, Gesù compirà 1,,' Spirito, chc è comunc al Padre e al Figlio, divicne il loro comune
[Link] sua missione nella forza dello Spirito, sino al mistcro pasquale. r Lrrr.. Tutto è compiuto nel mistero pasquale, ma il dono dello Spirito

Gesù è anche colui chc promette I'invio dello Spirito sui suoi discepoli. lr,r lrisogno di essere significato in manicra distinta. A fondamento
Abbiamo, a questo proposito,la cJuplice testimonianza cli Luca (Lc24,49; ,l, llrr nostra salvezza, Cristo e lo Spirito sono ugualmcnte presenti. Cri-
At 1,8) c di Giovanni, quando nel suo ultimo discorso Gesù promette ',t,r "Iondatore" aveva egli stesso promesso agli apostoli il dono plena-
ai suoi l'invio di un <<altro Paraclito>> (Gv 14,16; 16J .1^J-14).Infine, Ge- ,,, ,lello Spirito Santo. Si può dunque dire che la confermazione sia isti-
sù stesso invia lo Spirito sui suoi discepoli per rimettcrc i peccati (Gv trrrt:r cla Cristo, nel senso che attraverso il suo mistero pasquale egli ci
20,22) la sera clella risurrezione, cioè clopo la sua glorificazionc. Infatti lr,r ,lonato il suo Spirito rn pienezzu. È qrert, distinzione fra il battesi-
prima della glorificazione Giovanni ci dice chc <<non vi era ancora Spi- rrrrr t'f i6p6sizione delle mani chc i racconti degli Atti degli Apostoli te-
,,rrrrr«rniano.
rito, poiché Gesù non era stato ancora glorificato>> (7 )9). Qucsta affermazione vale per tutti i sacramenti più spc-
Il mistero pasquale, infine, si conclude con il dono della Penteco- r r,rlrrrcnte ricollcgati allo Spirito.

ste, dono pubblico e manifesto clello Spirito alla comunità raccolta


(At 2,1-4), dono spicgato dal discorso di Pietro, che ricapitola l'itine-
rario di Gesù, la sua morte e la sua risurrezione, ed attribr-risce a que- l. l,:r confermazione è un sacramento distinto dal battesimo?
sti l'evento appena verificatosi: <<Inn'alzato pertanto alla destra di Dio e
dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli avcva promes- Sul dono plenario dello Spirito nel corso dell'iniziazione cristiana le
so,lo lra effuso, come voi stessi potete vedere e udirer, (At2,T). , .,,(' sono dunquc chiare. Ma si pone nuovamcnte la questione della cli-

Tutto questo ci situa al di qua di una precisa istituzione sacramen- ',trrrzione precisa fra battesimo e confermazione.. formano un unico sa-
tale e travalica il caso specifico della confermazione. Dobbiamo con- r r,ulCnto oppure due? La Chiesa insegna fermamente che la confer-
cluderne la solidarietà totale dcl Cristo e dello Spirito nella reùizza- ,r,rziorìc è un altro sacramento rispetto a quello del battesimo. Ma dal
zione dclla nostra salvezza. Essi agiscono sempre insieme e tutti i sa- I'rnl() (li vista storico la cosa non è altrettzìnto netta. Se passiamo clallc
cramenti sono il frutto della loro azione comune. Così come il battesimo t, ',rirrronianze defla Scrittura a quelle delle liturgic antiche, constatiamo

L)(t Inuilo a credcre Lt , t tttf (,nttdzionc, rlono dclkt spirito c corofiamcnto dal battesimo 97
in l, r c rismazione-confermazione: l'imposizione delle mani oppure l'unzio'
innanzitutto l'assenza del termine "confermazionc", il quale apparirà
rrt'/ Limposizione delle mani è biblica;l'unzione si è ampiamente diffu-
Gallia, dunque in occidente, solo a paftire dal v secolo. Queste
litur-
(termine ',,r in Oriente, poiché l'unzione con l'olio, in questo caso del santo cri-
deri-
gie fanno [Link] sempre il battesimo ela cbrismarzb ',rrrir, è il simbolo parlante dell'azione e del dono dello Spirito. La [tur-
della qua-
uante dal greco' chrìsma) in un'uni ca celebruzione, al termine
nel 11r,r occidentale lc pratica entrambe, ma si è ritenuto per lungo ten-rpo che
le il neofiia riceve l'eucaristia. Proseguiam o la citazione, interrotta l,,ssc l'imposizione delle mani a costituire il rito fondamcntalc. Nel 1971
capitolo precedenter, del nostro documento privilegiato:
la'hadizion e
il racconto l',rl,rr Paolo \rI ha dichiarato5 che il rito determinante sarebbe ormai <d'ur-
[Link] aver descritto la celebrazione del battesimo, ,r,,rrc del santo crisma sulla fronte, fatta irnponendo la mano, con que-
prosegue così: ,,tt' parole: "Ricevi il segno dello Spirito Santo che ti viene dato">>.
Que-
Dio, che li ',t,r tlecisione fu un gesto ecumcnico in favore degli ortodossi bizantini.
Ilvescovo imponga loro la mano e invochi dicendo: <<signore
dei peccati mediante il lavacro di ri- Non bisogna cercare di distinguere i due sacriìmcnti in basc a pre-
hai resi degni di merirare la remissione
affinché ti ser- ',rrrrti effetti differenti. I'azione di Dio è una, ma comprende dellc im-
generazione dello Spirito Santo, intbndi in essi latua gtazia'
Figlio con [Link] e delle fasi distinte: un'irnmagine visibile, riferita a Cristo, che
uur., ,..,r..kr la tua vttlontà, poiché a te è gloria, al Padre, e al
lo spirito Santo nella santa chiesa, ora e nei secoli dei secoli. Amen». rrl,'vir dalla parola ed interessa in egual modo il battesimo e la confer-
la mano' dit:a: <<Ti
P,ri [Link],rgli sul capo l'olio santificato e imponendogli [Link]; un'immagine interiore che è un'operazione distinta dello Spi-
in Gesù Cristo e nel.
ungo Con l,<,lio santo nel Signore Padre onnipotente e rt(), clìe comincia con il battesirno e si conclude con la confermazione.
1., ipirito Lo segni sulla fronte, lo baci e dica: «I1 Signore sia con
Santo>>. l','r lisolvere il problema de['ur-rità c della distinzione fra i due sacra-
(loltri che è stato segnato risponda: <<E con il
te>>.
tu«r s1''irito>>'
[Link], non possiamo che ritornare sulla distinziclne e sull'unità del mi-
Così il vescov() faccia a tutti, uno per un<'o' rr.r.l)ilSgusle di Gesù c del dono dello Spirito a Pentecoste.

La celebrazlone si conclude con tre riti, compiuti non


più dai sacer'
doti ma dal vescovo che se li riserva. In qucsta prima attcstazione
litur' (.)rrcsta prospettiva consentedi superare il dubbio evocato: lo Spirit<r
delle ma'
gica i due riti della confemazione sono presenti: I'imposizione ',,rrr() ìr già donato al momento dcl battcsim<) ()ppure no? L,vitiamo cli sci-
dal
ni, cli origine biblica, e l'utrzione con l'olio profumato' completata r, rl.s11' n"1 dilemma di alcuni teokrgi anglicani, che dicono: o lo Spirito San-

rito della segnazione in nome «lella Trinità. Ma tutto si inscrive nella t. r' .l.,nrt,, con il battesimo, dunque la confermazione non è che un rit<r
continuità .i ,-,n, sola e medesirna liturgia, con la sensibile differenza ,r, , r'\s()r'io) oppure la conlermazione conlerisce 1o Spirito Santo chc non è

stato rr,rt, tlonatr) con il battesimo. ln realtà, da un sacramento all'alt«r sussi-


che questo rito è riservato al vescovo, così come senrbra essere
.,tr,11111111'.1 continuità e uno svilu1>po di un meclesimr> pr()cess() di santifi-
,ir"ruuto agli Apostoli secondo gli Atti. In seguito, cirillo di Gerusa'
, ,r/r,)n('. Lo Spirito, già d<ma«r con il battesimo
lemme veclrà nella cbrismatio«l'immagine esatta di quella con
cui fu cri' - che si conclude con un'un-
;r,,u('. s()l'ta di piccola conlermazione - è donato ancora una v,rlta, e con
del suo bat'
smato Cristo>>, attraverso il dono dello Spirito, al momento ,1, r nrr.,vi rJoni, con la c«rnfermazione.
è il di
resimo. La celebrazLone tlel battcsimo e della confermazione
spiegamento cli ciò che è accaduto alla persona di Gesù
nell'even
del suo battesimo. l ,r t'«xrlcrmazione è quindi il coronamento del battesimo: essa ap-
Esiste anche la tlifficoltà cli disccrnere quale fosse il rito
principale
I'rr rlr rt'
t iil'iniziazione cristiana e deve normalmente precedere l'euca-
('hicst antìca'
'Si vetla sopra' c. III' llI ' l. Lt litmgia butttsitnale ntlla r,,,llrrlri('fìca1>ostolicaDzulzttcnnsortiunnaurrc,EnchiidionVttitunurt4,106T-1082,8o-
dlostoli'1ttc,21, pp' 89-91 (tr' it' Ippolito di Roma' La
o
Hipptlyte de Rome, I,a ttadition f,,1,rr,r I | )ll, l9ti2rr, 1.4t. 6L)5-707.
dizion e apostolita, P. 8)\.

lnuito a crr
I r ,,,rrl, rrt,titttnr', Jout, Jr'lb spìrito e Lorofiailtanlo rlel battesiruo 99
98
ristia. Ecco perché Ia confermazione non si ripete e conferisce un ca-
Ncl XVI secolo, il Concilio di Trento can<tnizzerà la pratica dell'Occi-
rattere. Come il battesimo, essa è per eccellenza un sigilb'
,lcnte affermando che il ministro ordinario della conlermazione è solo il
v(ìscovo. Questa disp«rsizione supp()ne delle eccezioni possibili, nelle qua-
li il sacerdote diventa il "ministro straordinari«r" del sacramento. Il (lonci-
4,Daunadifficoltà pastorale a delle teologie diverse lio Vaticano II sarà pitì prudentc, affermancb chc il vcscovo è il ministo
",rriginario". La portata c1i questa riserva del vesc<rvo è di sott«rlincare che
Perché, ancora oggi, l'Oriente e I'Occidente seguono una pratica tan- ,lrrcst'trltimo è il minisro lrrimario di ttrtti isacramenti cristiani c chc l'ini-
to diversa, l'orientc continuando ad amministrare la confermazione ai r)it'zione completa del neol'ita implica un legame c<>n c«rlrri che presierle al-
piccoli ilopo il battesirno e l'occidente separando con un intervallo di I'rrrrità rlclla (lhiesa Lrcale. Questa prossimità rlcl creclente con il suo ve-
.[Link] [Link] questi due sacramenti? All'origine di questo scarto vi fu una \( ()v() è ricca cli significato e c«rsì è quasi scmlrrc vissuta. Ma nell'attrralc si-
difficoltà [Link]. che l'Oriente e l'Occidente risolsero in maniera di- Irr:rzionc francese l'amministrazione rlclla conlermazione da palte cli trn sa-
versa. r t'r<lote rlelegato dal vescovo si la semprc lriir freqtrentt:, in lralticolar m«r-

Nella Chiesa antica la celebrazione completa del battesimo degli adul- ,1,, nclle ditresi la cui popolazione ò molto numer.',sa. È [Link] previsto che,

ti conrprencleva l'immersione nell'ac <4ta tealizzata dai sacerdoti e dai rr,. l caso rlcl battesimo clegli adrrlti durante la veglia p,,rsqtralc, il sacerrckrrc

cliaconì, quincli la confermazione riservata al vescovo, il tutto durante , ,,nferisca immediatamente la conferm azione a cokrro che s()n() al)pcna sta-

la stessa celebrazione. Successivamente, con lo sviluppo delle parroc- ti lnttezzati.


chie, il numero troppo consistente deibattezzati non permetteva
più di
presentare ciascuno al solo vescovo per la confermazione, nel corso del-
(Juesti duc clivcrsi orientnmenti avranno dclle conscguenzc sulla teo-
ia stessit cerirnonia. Si presentavano due soluzioni'
LOrientc scclse di conferirc ai sacerdoti la totalità dell'iniziazione l,,11irr della confcrmazione. LOriente si allinea con lc vedutc dclia tra-

cristiana, confermazione inclusa. La liturgia d'insieme rimaneva la ,lizione antica, situando sempre la confermazione sulla scia del batte-
stes-
la ,,rrrro. LOccidente al contrario, si interroga sempre di più in nicrito al-
sa, ma questa era presiecluta da un sacerdote. Costui amministrava ,
confermazione con il crisma consacrato dal vescovo, al fine di preser- l,r spccificità di questo sacramento e in merito all'ctà più adatta per
vare il legame clei sacramenti col vescovo stesso. Per il battesimo
dei rrt t'vcdo. San Tornmaso pada qui del sacramento cl'rc rapprcscnta l'età

bambini la pratica rirnaneva fondamentalmente la stessa: nel corso del- 1,r'r lctta della vita spirituale, spesso interpretato comc il sacramento del-

la meclesima ccrimonia il bambino veniva battezzato, cresimato e rice- l','t:r aclulta. Esso conferisce la forza dello Spirito Santo nella lotta spi-
veva l'cucaristia. r rrr rlrle ed abilita all'annuncio della fede.

LOcciclente ha setnpre voluto riservare I'amministrazione della con-


fermazioflc al vescovo, colne attesta una decisione di papa Innoccnzo I
nel V secolo. Egli ha quindi separaro le due liturgie, ritardando la se- Sino agli inizi clel XX sec«rlo, tuttavia, il sacramento ilclla confetmazio-
conda che prencle il nome di "confermàzione" o "cresima" -
al mo- rr( ('ra sempre somministrato prima c1ella prima comtrnione. È il decret()
-
mento in cui il vescovo avrebbe svolto la sua visita pastorale. Nel caso ,l, l l9l0 di Pio X sulla comunione clei bambini piir piccrrli sin clall"'età del-

del battesimo tlei bambini il lasso di tempo fra i due sacramenti si è l,r lrrgione", fra isei e isette anni, acl avere invertito I'ordine trai]izionalc
,l, ll'iniziazione cristiana, la confermazione avendo luogo qualche annr', do-
allungato semprc cli più. Non era più la disponibilità del vescovo a de-
ciclere, bensì anche lbtà clei bambini. La confertn azione era riservata
ai ;,. l:r lrrima c«rmunionc, in rclazionc al rinnov<:, dcllc 1:,romcssc battcsima-
lr (.)rrcsto intaccare il normale susseguirsi dell'iniziazione cristiana [)()ne Lln
barnbini capaci cli una fede personale oppure agli adolescenti.
I'r,rr,.'l,roblcma ai nosri Iratelli ortodossi. Essi ffovano quest'invcrsione

1(X)
lnuib a letlt'rc Lt , t'ilf t'r»tttzioltc, (loflo tlt'lh spirito c colonamcnto ,lcl. battcsitno 101
zione paolina del credente, paraéìonato ad un oplita perfettamente "ar-
c()ntfaria alla pratica [Link] tradizione. Siamo
in presenza di un problcma
privo di importanza. ma rrìiìto" per la lotta per la fede (Ef 6,10-17 ). San lbmmaso, che vede
ecumenico ch. i cattolici giudicano solitamente rrt'l battesimo una rigenerazione, ritiene che la confèrmazione sia iI sa-
come una diver-
.t n,rn pochi ortoclossi non st>no lungi dal consiclerare r ramento dell'età adulta nella fede, il che non vuol dire che si debba
" dialogo ecumenico dovrà es-
genza incrrmpatibile con 1'unità ricercata' Un
,rsl)cttare l'età in cui si è fisicamente adulti per riceverlo. Egli insiste sul
sere aperto, stl questo tema' rffili
,lrrrro della forza necessaria alla lotta spirituale ed alla testimonianza
,lrr offrire al rnondo.
Nella Francia del XX secolo lc ricerche sulla confermazione si sor-ro 'ffill

della confermazi on e rrroltiplicate prima e dopo il Concilio Vaticano II, nel contesto della di
5 . La teolo gia e la pastorale
rrrirruzione della fede in molti "cattivi credenti", che tuttavia chiedono
in Occidente fino al XX secolo
rl t'rrtechismo per i propri figli, e del frequente abbandono cli ogni pra- ]ililil

del battesimo; trcrr religiosa in numerosi catechizzati, che si ritengono "in pari" quan-
La conferm azioneè quindi il naturale coronamento
Apporta il dono plcnario dello ,l,r hanno rispcttato le esigenze del catechismo e compiuto la prima so-
essa ne costituisce il peiezionamento' rill[il
come per la Chiesa nel suo [ rrr'rc corr]unione. Come uscire da questa fiappola ed operare in favo-
Spirito Santo. Questo vale per ogni cristiano
è anche la grande cresi'
insieme: se la Chiesa è l, [Link]à" battezzata,
r,' ..li una seria perseveranza dei giovani?
Lc riflessioni sul senso dclla confermazione sono evidentemente lc-
[Link]'cioèconl'ef'
fusionedelloSpiritosulpopolodiDioeconlamissionevisibiledello li,rtt'alla scelta del momento migliorc per conferirla. Si deducono due
rr;rzicrrli maggiori, con delle sfumature diverse, l'una volta a ritardare
Spiritoquelgiorno,significal,inviomissionariodellaChiesanelmon-
ricapitola i sette doni l','trr della confermazione, l'altra al contrario a renderla più precoce. La
<lo. I1 clono d"llo [Link] è un <lono di fotza'che
1'r irrra opzione insiste sulla specificità di questo sacramento del cristia-
biblici(Is11,2)[Link]
questo carattere è anche rr. "11js116" e responsabile; l'altra mantiene la confermazione sulla scia
un carattere, ecco perché non viene ripetuta:
vaticano II riassu' ,l, lIrattesimo.
il compimento ,lel carattere battesimale. Il concilio
-".orilagraziaclellaconfermazione"<tColsacramentodellaconfer'
alla Chiesa' sono arric' l'trttt,t opzione
mazione vengono vincolati più perfettamente
questo modo sono più
.f,iti ai una sfeciale fo"a tlaùo Spitito Santo e in
la fede con la parola e t iià prima del Concilio Vaticano II si dif-fondeva l'idea della confer-
streftamente obbligati a diffondere e a <lifendere
(LG 11)' r;rziorìc come "sacramento dell'Azione cattolica". Questa prospettiva
con I'opera, come vcri testimoni di Cristo»
r r

.. .
i fonclamentali su questo sacramento' comuni d'al' l,,u tiva da un'idea giusta per giungere ad una conclusione falsa. È ve-
òr.r,i sono clati
che r,, . f rt' l'impegno nell'Azione cattolica è un esercizio della grazia del,a
,roi l", pcr l'essenziale, all'Oriente c alfOccidente' Ma l'Occidente' ,,,rrlt'r'rnazione che spinge a portare nel mondo la testimonianza dell,a
ha cer'
p*ti.u à, ,"rnpo la celebrazione separata della confermazione'
grazia che essa conferisce. Questd l,r,,l,r'irr fède. Ma non si potrebbe concludere che bisogna riservare la
iato di precisare la specificità clella ,,,rrlt'r'rnttzione ai cristiani formalmente "impegnati", e meno ancora
poiché gli orientamenti as'
ricerca è al contempo teologica e pastorale'
sull'età più adatta per ri' rn rfirt'sttr fbrma determinata di impegno. Non conviene "sacralizzate"
sunri sullo sfondo sono [Link] co, lc opzioni
necessarie per riceverlo' - tn nriuriera sacramentale un impegno al quale ogni cristiano è normal-
cevere il sacramento e sulle condizioni
a partire da Fau' [Link]'irbilitato e che può assumere delle forme molto varie. Conviene
Un'idea sviluppata fin clal V secolo in Occidente'
un'artnatura nella lottl rrrrr lrt' t'vitArela separazione dei cristiani in due categorie: ibattezzati
sto cli Riez, è che la confermazione costituisca '',
retaggio della desc lrr,rlrrlrrlue" e i super-cristiani cresimati.
per la [Link]'espressione militare è un
rlillilil
Ilt,ito a t I t ,,'ttlt,»tttzt:()nr', ,h,nr, lcllo spirito e corotrtltilenlo del battesirno 10)
1\)2

il'tllll
cristiana' Non fa [Link] forse un peso
A partire dal Concilio Vaticano II sono state avanzate diverse proposte: esagerato su,a conferirìaziorìe,
c non rischia di contribuire anche
acl esempio, ltt cctnfennazione è il s()crdmento della cctmunione ecclesiale ad un certo elitarismo di un sacra-
rììento che distingue ir cristia,o
(fean-Paul Bouhot), in ragione clel fatto che essa è normalmente conlerita cresimato crar ,,sernpri ce,, battezzato?
Non presuppone come già acquisito
dal vcscovo. Questa tesi è giusta in quanto mette in risalto la dimensione [Link] ciò che essa dovrebbe do-
rrare? Sc la confermazione
cmincntemente ccciesiale del sacramcnto. Ma essa assolutizzala situazict- deve perfezionare il cristiano,
ne occidentale e dimentica la pratica del tutto diversa dell'Oriente. Infine,
r, cristiano già perfezionato. Tutte queste riflessioni .rr, .ro., "rig"
indurrebbero a
non si puir climenticare che il sacramento della comunione ecclesiale è l'eu- ;,rcferire un'età relativamen te av anzata,lella
[Link]"", o*rr.,
caristia. urcnte la fine dell'adolescenza.
La confcrntazir-tne è il sacratuento della preghiara della Chiesa (Louis Li-
gier). 1l regist«r litrrrgico m()stra che la ccxrfermazione è il sacramento del- \r'«tnda ctpZiotte
lo Spirito Santo. Ora lo Spirito ò sempre colui la cui discesa la (lhiesa in-
u.r.n. È il primo oggetto della preghiera della (lhiesa: <<Vieni, Spirito San- Da un punto di vista completamente
diverso, il teologo Hans Kùng,
trr>>. Qucsta lrreghiera diventa sacramentale nella confermazione . ()gni sa- r'" il tono lrant'banl che lo contracrcristi,gue,
cramcnt() è preghicra, e prcghicra esaurlita, ed ogni sactdmcnt(r c()mpren- vede innanzitutto e pri_
rrrrr di ogri cosa, neila confermazione, ir ,.perfczionamento
cle i'invocazionc dello Spirito (cpiclesi), che abbiamo già osscrvato nella li- del battesi-
,r"' Basandosi su-[e scritture e suna [Link], cgli leggc
[Link] dcl [Link] c che ritrovcremo nell'eucaristia. La crmlermazione è questo sacralncnto
( ()rììe essenziarrncnte
per ecccllenza il sacramcnto dell'epiclesi. Il lrutto cli [Link] invocazione fa relativo al battcsirno. oi ..-[Link]"rrr;i
l''l tufto ritiene
accedere il>attezzati alla missione della (lhiesa e "conlerma" la (lhicsa stes- '
normalc chc ra confermazior" ,ì, ,,rrririsrrata
ner momento
rrr .ui il ba,rbino sarà alnmesso
sa in cluanto 1ro1>olo sacerclotale. In una lrrospettiva r-rn po' divcrsa, si ò pro- alla comunionc, se possibile ner
stessa cerebrazione-
corso
1r<rsta la c<rnlermazionc c()mc 7l sacramen/o ,lclla crcscita acclcsialc (l Ienri
r
Questa [Link] ritorna sura posizione orien_
oil :^acratuento tJclla testiunnt)unza (l"ranEois Montfrrrt); oppu- ''llrr tradizionare, benché
r'rlt'c
I3crurgeois) sia raffàrzata, i. quesro autore,
cra una sot-
re an('()ra, la conlèrmazione è r-rna celebrazione della (lhiesa che rinascc ogni t r [Link] dcl
carattere proprio clella [Link].
giorno dall«r Spir'ito l)et essere inviata in missione (monsignor Robert (lol'ly). 'lirtti quelli
che sono aftenti arla storia e ara
tradizione liturgica ri-
l)al canto srxr,.f «rseph Moingt6 opta tleliberatamente per il sacratruento r'('llono oggi in risalto il regarnc fondarnenta.l
dall'età adulta. La linalità della confermazionc è di prescntare a I)io ed al-
e fra ra.""r..,"rli"ne e ir
l''rlrt'sirno, così come il rapporto
la Chicsa dei cristiani dal carattere provat() e "contcrmato", termi ncl l«lro
f., l, .onf"amazione e col,_
rf ,r('rìto <lerf iniziaztone cristiana (paul
attaccamcnto al (lristo, lricnamcntc ricon«rsciuti dalla ct»nunità c capaci di De clerck). [Link],Jrlrro
'eucaristia,,rr"r_
t"' Probabilmente' ò stato un po' 4irncndcato.
esercitare dellc responsabilità e degli incarichi. La conlermazi«rnc è il sa- La confermazione è un
',,rlliurìento dcsdnato a tufti i cristiani,
cramcnt() della maturità cristiana, che corrisl>«rnrJe antropokrgicamente al- non solo acl alcuni.
la sogli,r dcll'ctzì ailulta, quanrlo il giovane prende in mano le redini della
N., è il caso di rneravigriarsi ner vecrere delle posizioni
serrsibi,nen-
r. t [Link] riguardo ad un sacramento
propria vita e si assume le pr<4rrie responsabilità nei conlìrrnti dclla società. antico quanto Ia chicsa. Infatti ra
Iissa su1r1;onc che il l)ÀttezzLrio sia già stato uni«r ali'cucaristia.
I [Link] ha per rnissione quena cri [Link].",
.ri epoca in epoca, il sen-
lt'i sacramcnd che amnrinistra,
"., ' .li ,.lu,rure quel|anrnilnistrazione
,r ,,rlrrrziorri storiche e culturali "
sempre nuove, aflinché
Questa opzione, non priva di appoggio nella storia, sanziona non.
rl rrr;rligior numero cli frutti possibirc.
Si forrorro agcvolmenre"rJ;r;;;,.rro
cogricre
dimeno il delicato strappo fatto all'ordine tradizionale dell'iniziazione 1,lr t [Link] di verità presenri i,
ciascuna ,1"il" .tr;op;i;;r,';;;"r*
I'rlrr:r irr scno alla missione
eccresiare, testimonianza impegnata
e lotta
n.[oscph Moingt, Le Dtucntr
t:hru;hlcu. Initr,ttion chrétienne dcs jeuney Parigi, Desclée de Brouwcf, "r'rrrrrrirlc ,clla prima; coronamento necessario crcr battesirno,elra
lL)7). [Link]' l'rr Pratìca pastorale franccse sc-
sarebbe piu vicirra aila prima
op-
104 lnuito a cr«lt'ft Lr , ,,r1f,.1 111,[Link],(,, (/()tto ,lc/ht s:pirtttt (, Lt)r()t/(,//t,rt/() Jc,/ ba/tc,.sttuo
zione, pur p roponendo il s acramento agli inizi dell' adoles cenza ( tredi -
V
ci o quattordici anni).
UEUCARISTIA, SOMMO SACRAMENTO:
In questa sede è possibile, e persino auspicabile, un pluralismo che 1. ISTITUZIONE E STORIA
tenga conto della situazione concreta del bambino e della sua fami-
glia. Il problema rientra in quello della pastoralc del battesimo. La con-
fcrmazione ha un lcgame naturale con questo. La confermazionc è il
momento nel quale un bambino già consapevole di sé risponde perso-
nalmente, nella fede, all'alleanza che gli è stata offerta quando era un
neonato. Se la famiglia lo circonda positivamente, non si vede perché
non potrebbe ricevere [a confermazione al momento della sua prirna co-
munione. Questa pratica non dovrebbe essere esclusa a priori. Anche Leucaristia costituisce l'apice dell'istituzione cristiana dei sacramen-
quando divenisse un caso minoritario, presenterebbe comunque il du- ti. Questa celebrazione rende infatti presente, attraverso un gioco
cli
plice vantaggio di rispettare l'ordine originario dell'iniziazione cristia- sirnboli parricolarrnente forti, l'atto salvifico clel cristo, orri,
ìl.r"nto
na e di mostrafe ai nostri fratelli ortodossi che la Chiesa cattolica è sen- ,lclla sua morte e della sua risurrezione, dal momento che quest,evento
sibile a cio che sta loro a cuore. t' pcr noi e costituisce
il dono definitivo e irrevocabile che il Cristo fa di
Negli zrltri casi, il rinvio della confermazione ad un'età difficile da in- s('stesso in favore della moltitudine degli uomini. Ireneo
diceva che il
dividuare in maniera estremamente precisa, ma che corrisponda alla ( ,risto riassumeva nella
sua persona tutta la storia clella salvezza; si po-
perseveratìza nella fede, rappresenta una soluzione complementare ri- [Link] dire che l'eucaristia sia una ricapitolazione di questa ricapitola-
spetto alla precedente, perfettamenle lcgittima. Alla duplice condizio- t'i<tne, una ricapitolazione di secondo livello, in quanto
vi si ritrova
ne, tuttavia, che ciò non si compia a detrimento dell'accoglienza del- trrtta la fede cristianar. Quest'argomento è quindi immenso
e lo sudcli-
l'eucaristia e che non si separi la Chiesa in cristiani di due categorie. So- virlerò in due capitoli.
lo una reale flessibilità, nelnica di ogni slogan ideologico, può mantenere Ne affrontercmo progressivamente gli aspetti cssenziali, inizia,do
cla
il legame fra i due aspetti della confermazione: coronamento del bat- rura riflessione sul simbolo umano del pasto (I). Vedrerno in seguito il
tesimo c dono al quale risponde un impegno per la missione' Posto del pasto nella vita di Gcsù e l'ascesa clei pasti verso la ."l"b.r-
zione dell'ultima cena del giovedì santo, celebrazione
che ha valore di
isrituzione: <<Fatc qucsto in memoria di mc>> (II). pur"-o infine
qual_
clre incursione nei grandi resri della tadizione (III) nella
e storia della
liturgia dell'cucaristia, che ha rivestito un ruolo così grancle nella
vita
,lclla chiesa nel corso del tempo (IV).
euesta celebrazione è infatti il
,ìomento in cui la chiesa prende corpo e ricevc senza sosta il clono
di
l)i.' In quesro primo capitolo esploreremo la tradizione clel primo mil-
It'nnio.

| ( ì<rnre piccola summa sull'eucaristia,


vcdere Maurice llrouard \dr...\, ErcÌtaistio. Ent1,clo.,ti
'lr, ,lr' I'cucharistic, Paris, (-erf, 2oo2 (tr. it. Eacharistia. Encrcktpedia dell,liucttristia,, .u., di clrr,-
,lr(' À4rrl[iole*i, Romeo Fabbri e Gianni pulit, Bologna,
Dchoniane,2005r).

106 Inuito a uedere l.'t t(ttrislia, sommo sdcfdm(nlo; 1. IstituZione e storia lÌl
,lel dono che i genitori fanno ai propri figli. Tutto si svolge ad un livel-
In un secondo capitolo affronteremo il significato pregnante del ter-
,,memoriale", che ci permette di turificare il sacrficio' e sacramento kr molto profondo e resta anche spesso nell'ordine del non detto. Que-
mine
sta solidarietà vitale elementare è normale; nella maggior parte dei ca-
nell,cucaristia, quindi il rapporto tra l'eucaristia e la croce, la com-
si non appare alla luce del sole se non quando è contraddetta o viola-
prensione rlella reale presenza del Cristo nell'eucaristia e infine il lega-
tir: mangiare ognuno pcr conto proprio, rifiutare di nutrire i propri figli
me dell'eucaristia con la chiesa. Questo secondo capitolo affrontcrà
mil- sono attitudini estrerne nei confronti delle quali il giudizio comunc è se-
le grandi quesrioni sollevate dall'eucaristia nel corso dcl secondo
quin- vcfo.
lennio fino ai giorni nostri. Alcuni argomenti già evocati dovranno
Ma il pasto non è solo questa condivisione fondamentale del cibo.
di essere riprcsi sotto una diversa luce'
l{iunisce ed apre alla convivialità umana e culturale. Mangiare insieme
rrrrplica sostenere una L'[Link] il pasto ognuno è costretto
rr rinunciare alle proprie occupazioni personali («Vieni a tavolal>>), e
I. It- p,tslo lr LA suA slMB()Lo(ìIA NELLA (IoNDIZIoNE uM^NA
l)(xta con sé i propri sentimcnti del momento, felici o tristi. Durante il
per vive- grrsto si chiacchiera dci fatti di ognuno, eventualmente dei progerti
Come ogni essere vivente, l'uomo ha bisogno di mangiare
e rimane t ornuni, ci si tiene al corrente circa i propri lavori, le proprie preoccu-
re. Nel regno animale questa funzione è regolata dall'istinto
I'rrzioni, le propric gioie. Ci si aiuta a viverli benc. Si puo anche eleva-
generalmente individuale, anche sc la femmina, in un primo tempo'
si
Lalimentazione è un r,'la conversazione a problemi più generali nei quali gli uni e gli altri
f.".,,1" cura clell'alimentazionc dei suoi piccoli. problerni di vicinato, sociali, problerni politici o religio-
ambito piuttosto conflittualc, clato che ognuno ccrca di assicurare
la 'ono coinvolti:
alcuna si. I pasto è anche l'occasione di distendersi e di ridere. È un bel mo-
[Link] roprawivenza. Il solo fatto di mangiare non determina
rncnto, nel quale ci si ristora in tutti i sensi del terrnine. Il pasto rnan-
vita sociale.
trcrrc I'affetto tra i mcmbri della famiglia: è un luogo e un momento di
t ( t//turuione.
Momento supremo di convivialità, il pasto ha già di per sé un lato fe-
1. Il pasto e l'uomo '.tivo. È di norma aperto allafe-rta: quando c'è una festa, questa si ce-
l, lrra servendo un pranzo rnigliorc. Non ci vuole chissà quale evento
per l,uomo è clcl tutto cliverso. sottomesso alla stessa nccessità, la ge-
,-1,t'ciale per festeggiare stappando una bottiglia. La dornenica si com-
stisce in maniera sociale, nell'ambito della famiglia o del
gruppo, che
un momento l)rir ul-ì dolce, pcrché è clomenica. Lc candeline sono messe su una tor-
sia esso tribale o sociale. Luomo ha inucntab il pastct, ossia
r;r l)er lesteggiare un compleanno. Si invita a un pranzo, sia che "ci si
cli ctmuiuialità - termine che la nostra cultura riscoprc
oggi - in occa-
mem- l,rccia una rnangiata tra amici", sia che si prepari con cura una tavola
sione clell'assunzione di nutrimento che è oggetto clt contliuisirtruc.I
dividono gli l)('r' ura cena piu elegante. Allo stesso modo non si va da soli al risto-
bri cli una famiglia raggruppata intorno allo stesso tavolo riuìlc se non per necessità. Un pranzo al ristorante si fa in più persone
alimenti presi clallo stesso piatto, che nella maggior parte clei casi
è
dal lavo- r'lrcnllette cli solennizzare qualcostr tra sposi o tra amici. Il pasto è un
,,r,u lrr"iurato dalla maclre, ma il cui costo ò stato assicurato
nr()nìcnto di gioia. Si offre un pranzo e questo dono pofta, a tempo de-
,o d"i paclrc e clella madre. Nel pasto ci sono condivisione e comunio-
di vita e lrrto, il contraccambio: è il rnio turno oggi di invitare e di pagare. Allo
,-re ,r"[t stesso cibo, esso stesso espressione clella [Link]
',tt'sso modo, in un pic-nic amichevole ognuno porta una pietanza e si

, Sulla dif{:icilc questione <lel sacrificio rinranclo a tufto ciò chc è già stato dctto nel primo to'
,,,rrtlivicle tutto ciò che è stato portato. Il pasto è il momento migliore
,nn rlìli Lroirr,. lnt,iàilnn à la foi attholiquc,
pp. 289')t)l (rr. it. Lrcdere. Inuto illa latle cattolica' 1,,'r'rlarc un regalo. Per riconciliarsi dopo un disaccordo, si offre un
pp.266-279).Matorneròrr"."rrr.i,[Link]"sul1'argomentoinqucstosecondocapitolo'datoche
Cristo'
pr:uìzo a colui che fu il proprio awersario.
i'à[Link], è sacrificio in quanto memoriale clell'unico sacrificio del

fnuito a credcrc L rr,,trittit, sotTrtl() sdcrltnzcnlo: l. Islituzionc e storid 109


108
cisono anche i veri e propri pranzi di festa, come quello di nozze o r la. Bisogna versare il sangue di un animale vivo per mangiare della car-
come altri momenti particolarmente importanti dell'esisteoza. Tutta la rrc c anche questo rientra nel registro del sacro. Il cibo è un dono di Dio
simbologia del pasto si gioca, allora, su un piano più alto: inviti a nu- ,, clcgli dèi e l'uomo a sua volta offre del cibo agli dèi: fior di farina, pri-
merosi convitati, scelta di un luogo appropriato, addobbi, menu stu- rrrizie dei frutti della terra, animali [Link] sacrificio rituale, atte-
diato con molto anticipo, selezione dei vini. Il pasto può in queste oc- .itirro in tufta la storia dellc religioni, è quindi costituito da uno scambio
.rirnbolico: ciò che I'uomo offre è il dono in cambio di ciò che ricono-
casioni clurare a lungo. Darà luogo a discorsi e creerà animazione. Avrà
la sua etichetta. Un simile pasto diventa quindi una liturgia nella quale .;r'c di aver ricevuto da Dio o dagli dèi. Assume quindi il valore di un

nulla deve stonare o rovinare la gioia. Un prete operaio, cameriere in l):rsto con gli dèi. Ha come scopo, in un modo o nell'altro, la riconci-
un ristorante, mi {iceva un giorno quanto fosse sensibile al rispetto del- lr:rzione e la comunione con questi. Anche il fatto che spesso le rap-
la liturgia di un grande pranzo. Quel giorno tutto deve cssere perfet- g,r'csentazioni dell'aldilà siano quclle di un pranzo di nozze, di un pasto
to. Poiché è un giorno memorabile del quale si deve potcr conseryare ('t('rno, espressione di una beata comunione, è denso di significato.
per tutta la vita un ricordo impeccabile. Questa dimensione religiosa del pasto si ritrova, molto purificata, nel-
l;r tradizione ebraica coeva a Gesù. Ogni pasto di una famiglia ebrea
l,ossiede una dimensione religiosa e clà luogo alla liturgia delle bene-
[Link] religiosi alla celebrazione della Pasqua ebraica ,lizioni, vale a dire a delle preghicre e a dei salni che benedicono Dio
,'1ili rivolgono un atto di grazie per il dono del cibo, La stessa tracli-
Ma l,uomo è anche un essere religiTso, ossia un essere che si pone ziorre giudaica celebra piamente ogni anno, con il pranzo pasquale, la
tutte le clomancle sul senso della sua esistenza e infine la domanda del- rrrcrnoria dclla fuga dall'Egitto, cvento fondatorc per il popolo d'I-
le domande: perché rnai dunque sono qui a farmi tutte queste doman- ',r:rcle. Ritorneremo sulle corrispondenze tra il pranzo della prima Pa-
de? I grandi pranzi, cclebrati in circostanze eccezion'afi, portano questo ',(llrrr e il pasto eucaristico.
genere di domande ad affacciarsi alla coscienza. una madre non può Sc tale è il ruolo del pasto nell'esperie nza umana, con la ricchezza
u",l.r" sua figlia che si sposa senza pensare al tempo che passa, alla se- ',rrrrbolica cui la sua celebrazione può clar luogo, non stupisce che il ri-
parazione da colei che fino a quel momento era sempre presente, al sug t. più importante della fede cristiana sia un pasto religioso, che riprende
,*erire e alla pensione che forse si awicina. Una person a dt mezza età trrtlir la simbologia dei pasti umani; un pasto religioso nel quale Ia co-
è felice cli essere festeggiata, ma non può dimenticare che la sua vita è rrrurrione ftatetna fa tutt'uno con la comunione con Dio; un pasto al
già dietro le sue spalle. ( ()ntcmpo presieduto dal Cristo che ci invita c nel quale egli stesso si
La tradnione urtana conosce anche i pranzi funebri, i cui significati ,
'll simbolicamentc a noi sotto forma di cibo, per csprimerc il dono
lc
religiosi possono essere molto diversi a seconda delle culture. Ma que' ,li s('stesso; un "pasto sacrificale" nel quale si vive uno scambio d'a-
sti pranzi non intendono solo esprimere la solidarietà lia tutti i mernbri rrrolc gratuito tra lui e noi, in quanto è un pasto nel qualc egli ci offre
clella famiglia, bensì la solidarietà con il defunto. (Questa tradizione po' l;r sua vita per donarci la vita e al quale dobbiamo accostarci con gioia

teva spingersi sino a lasciare del cibo nella sua tomba). Ancora oggi, do- n,'l tlcsidcrio di darci a nostra volta al Cristo e agli altri.
po ,_,rru sepoltura dolorosa, i rnembri della famiglia provano il bisogno
di distendersi e si riuniscono per un pasto più caloroso e che farà rina'
scere il sorriso sui visi distesi.
Nol stupisce quindi che il pasto sia entrato formalmente nella tra'
[Link] religiosa dell'umanità. E un luogo privilegiato di espressione del
sacro, l'abbiamo visto, in quanto il cibo è legato alla vtta e la vita è sa'

I10 lnotto a crelc'rc L rrr rrt'^/irt, so»tt7t() sttctdm('r\!o: l. Istitttuone e storitt 111
II. Dar-r-a cENA coN Gusù alr--tsrlTlrzoNu osliluu<.,tntstt,l 2. Ll ultima cen a: I'isti tu zione dell,eucaris
tia

1. Llimportanza dei pasti nel Vangelo I-istituzione dell'eucaristia non soprawiene,


quindi, come una sor_
1»esa: è stata preparata daquei numerosi pranzi
consumad cla Gesù con
«Tra di noi è come tra gli apostoli, siamo sempre a tavola>>, diceva gli uomini suoi fratelri. Era normale
che |ultimo pasro aiòàr,: .o, i
una madre quando il suo curato in visita trovava tutta la farniglia a ta- s,oi discepoli, in un momento in cui i
sroi a*"rsrri avevano prcso Ia
vola. Giusta riflessione, e quanto, se si pensa aI posto rilevante occlrpa- «lecisione di farlo morire, assumesse
un significato grave e forte cri acl-
to dai pasti nei racconti evangelici. Gesù è invitato alla mensa dcgli al- tlio. Questo pasro non ha nulla <li cliversoclrgl
tri: alle nozze di Cana (Gv 2,I-11), nella famiglia cli Marta e di Maria
;il,;;;.",rr, ur,
t. in sé stesso. per questo il va,gero cri Giovanni,
(Lc l03B-42), da Simone il fariseo (Lc7 ,36-50). Condivide la mensa dei che non riferisce "r",
que_
sto pranzo nei dettagli, lo introduce
con la più grancre ,ol".rrrir,i . in_
pubblicani, in particolare quella di Levi, del quale fa un suo discepolo scrisce in scguito, in quest'urtimo
inconrro, il *o ,[Link].o^o
(Lc 5 ,29) . Il testo che introduce le parabole della misericordia (Lc 15 , 1- t'cna", una specie di testamento spirituale ffi r'urtima
di Gesù: <<prima della festa
2) menziona anche il rimprovero fatto a Gesù di mangiare e festeggia- ,li Pasqua, sapendo che era giuntu l,
sua ora cli passare a,
re corì pubblicani c peccatori. La sua risposta si esprirnerà nella para- al Padre, dopo aver amato i suoi chc
lr"*o _on
'l«r erano ncr monclo, ri arnò sino
bola del figliol prodigo, che termina con una festa. Il pasto è un'occa- ,rlll fine>> (Gv I l,l )'.
sione di ricor-rciliazione . Cio che Gesù ha fatto è ciò che il Padre fa per
Questo pasto fu consulnato in coinciclen za. conra pasqua
i pcccatori: viene a scdcrsi alla loro mensa, si fa commensalc dei pec- ebraica,
rÌ[Link] solenne nel quarc tutto ir poporo c'Israere
catori. .irir"ì;i;;u ail,,
liirto e mangia l''g.,ello pasquare ,,pp.À*rrncro Ie
(ìesù mangia anche con i suoi discepoli (Ov 431) e si inuita alla men- pratiche crei propri
'..rtcnati. Questo termine "pasqua" è ripetuto a propos_ito
sa altrui, come ncl caso di Zaccheo (Lc 19,2-I0). Lrfine, inuita gli altri rrrzione del pasto c Luca mette
creila prepa_
alla sua mensa: è la moltiplicazionc dei pani. Diventa allora il padrone
in bo.., a Gesù, all'inizio del suo rac-
trrrto dell'istituzione, queste parolc
di casa, colui che clà la benedizione e che distribuisce il pzlne , conìe un ' comlììoventi: <<Ho clcsiclerato ar-
padre di famiglia ai suoi figli. Probabilmente la redazione di questi rac-
'lt'rrtcrrìc,tc di mangiarc qucsta pasqua con voi, prirna dc*a mia
pas-
(Lc 22,15) . Tuftavia, il seguito
conti è influenzata clalle narrazioni clcll'istituzionc dell'eucaristia (ve- "it'ìc» crel pasto non menziona più ncssuno

derc Mt 14,19-2I;Lc9,l5-ll). Durante tutti questi pranzi accadc qual- 'l<'i riti della Pasqua ebraica, tanto che ri .rir..r," sc Gesù abbia
etfetti_
\';'ììc,te mangiato la pasqua ebraica. D'altra
cosa di decisivo: una conversione, un miracolo, un insegnamcnto. Que- partc, il vangelo cri Gio_
\';rìrìi situa l'incontro di Gesù con
sti pranzi hanno villore mcssianico: sono vissuti nella gioia; annunciano i suoi clisccpoli ,r, gior,; p.i., .l"l-
l'r l)rtsqua. Comunque sia, i racconti
la benedizione. Gcsù, chc si è fatto uomo in verità, intende proprio rag- evangelici testimoniano una conti_
rrrrità cd una rottura. Da una
giungere gli uomini, i suoi fratelli, attraverso le loro mensc, vcnendo a parte, Gesù presiecle questo p.,*ro
l,r irrra che (o nello srcsso momenro in cui) il
[Link]
condiviclerle con loro. Conosce ciò che vi è nell'uomo e la profondità suo popoto .d"ìj U pu_
"antropologica" della condivisione del cibo e della conversazione. "tl'rr c dà così alla sua mofte, ormai prossima, il ,[Link] che rui è il
r,,,r,,.llo agnello pasquale, colui che
Tutti questi pasti tbrniscono già un'indicazione in mcrito a quello che ui"r" , toglierà i peccati .l"l _on
sarà il più solenne e decisivo fra tutti, l'ultima cena di Gesù con i suoi
' ( iir»ritnrti introduce così il gesto
disccpoli. Limportanza dei pasti non cessa dopo la risurrezione: Gesù clel lavare i piedi, che è un parallclo
.,lrr(, fcrrisrro simborico. (ìesù crmpie dell,eucaristia scconcl<r
condividc la mensa dei suoi discepoli, che avevano perduto la speran-
""
r" ' ' l';,r<[Link] c.n il gesro
'' dclo sch,iavo ch" rr", i p,"[Link] [Link].
i";
r, .t"..r, .-.,.,, .i"ìrao.i lrir;,,_ ;"iirri,". a"r ,,
La (]hiesa non ha ritto di
za, aEmmaus (Lc 24)0) e con gli Undici a Gerusalemme (Lc 24,41- 'r'' "r. l'cst() un sacramento, benche contenga cc»ne r'eucrristia
1"1" ,r('r)(rché.nel lavare un or.c]ine di reiterazione, proba,
" i piedi ir simbol--ili;;i;; J;ì; .1.r.,
4)); prepara infine il prunzo di pesce in riva al lago (Gv 2l ,9) . i,r,, rr.r,Ìli ,rlrri cìclla carirà ararcrna.
sinrlrolizzata. N.n è che u, escm_

112 Inuiib a crctlcre L rt,,rrit/it, tonnto sd(yantcnto; 1. Istituzionc a storia


113
7

do. Dall'altra, sostituisce la celebrazione antica con l'istituzione di una Luca 22,14-20 1 Corinzi Ll,Bb-26
nuova, in memoria della sua morte e della sua risurrezione.
Per f insieme dei sacramenti, come abbiamo visto, disponiamo di po- 'aQuando lu l'ora, prese post() a ta-
vola e gli apostoli con lui,
chi gesti propriamente istituzionali. Non è così per l'eucaristia, per la r5e
disse: <<l Io desiderato ardente -
quale abbiamo quattro testi distinti: Matteo, Marco, Luca e Paolo. È il
rrrenfc di n-rangiare questa pasqua c«rr-r
segno dell'im portanza. eccezionale accordata dalle tradizioni evangeliche
r,,ri, 1;rima clella mia passionc,
a questo pasto, che non fu solo una cena di addio, ma anche e soprat- r6lroiché
vi dic«r: non la manger<ì
tutto una creazione del tutto nuova. E un forte indice del fano che le co- 1,iir,lìnché cssa non si compia nel rc-
munità primitive non hanno inventato il significato di questo pranzo, che lirro di Dio».
celebravano nella fedeltà all'ordine di Gesùa. In questi quattro racconti, '7E lrreso un calice, rese grazic e
che è appassionante mettere a confronto nei dettagli, si distinguono due ,lisse: «Prendcrckr c disrribuitekr ra
v, ri,
tradizioni abbastanza differenti che comprendono sensibili varianti.
rE
poiché vi dico: da quesro mo_
nì(:nt() n()n berrò più del frutt«r <lclla
vitc, lìnché n()n venéla il rcgno di I)i<». 2rbil
J. Matteo e Matco: l'ultima cena del Signore Sign<»'e (ìcsir, nella notte in cui
''I'oi, prcso un pane, rese grazie, lo veniva traclito, prese dcl pane 2ae, do-
.,1x'zzi't e lo diede loro dicendo: p() aver reso grazie, [n spezzr.r e disse:
SINOSST DEI RAC(]ONTI SULL'IS]'ITUZIONE <<Questo è il mio corl>o che è datr> <<Questo è il mi«r corp(), che è per
1u'r'voi; fate questo in memoria di mo>. r,oi; fate quest() in memoria di me>>.
Matteo 26,26-29 Marco 14,22-25 r0Allo 25Allo
stcsso modo do1;o aver ce- stesso morlo, dopo aver ce-
n,rl(), prese il calice dicencftr: <<eucst<r
26()ra, mentre cssi mangiavano, (ìe- 22Mcnffe mangiavano prcse nat(), presc anche il calice, dicendo:
il pa- , .rlice è la nuova alleanzanel mio san_ <<[Link] calicc è la nuova alleanza nel
sù prese il pane e, pronunziata la be- ne e, pronunziatala benedizione, lo 1,,r,', che viene vcrsat«l pcr voir>. mio sangue; (ate questo, ogni vrJta che
nedizionc, lo spezzò e kr diede ai di- s1;ezzàr e lo diede loro, dicendo: ne bevete, in menroria di me>>.
sccpoli dicenc]o: <<l)rendete e man- «Prenclete, questo è il mio corpo>>. 26()gni
volta inlarti che mangiare «Ji
giate; questo è il mio c()rpo>>.
questo pane e bevete di questo calice,
2rPr.,i
"I'oi prere il calicc e, clopo aver re- prese il calice e rese grazie, lo
voi annunziate la nrorte del Signore
so grazic, lo cliede loro, rlicendo: ..Bc- diede l<>ro e ne bevvcro tutti. finché egli venga.
vetenc tutti,
2Eperché questo
è il mio sangrre del- 'oll [Link], <<Questo è il mio sangue,
l'alleanza, versat() per molti, in remis- il sangue dell'alleanza versato per Mt (26,26-29) e Mc (r4,22'25) formano una prima
tradizione. La
sione dei peccati. molti. lriirrniamo "palesdnese", in quanto è più semiti
2ekr 25In ' ca. Lasua intenzione
vi dico che rla <'»ra non berr<ì verità vi dico che io non berrò
1'rt'[Link] è quella di fare ir racconto deil'urtimo pasto consumato
piir cli questo frLrtto dclla vitc fino al piir del frutto della vitc llno al giorn«r l,r ( ìesù con i suoi discepoli.
gi«rrn«r in t'rri l«l herri, nrr,rv<, con v()i in ctri lo berrtì ntrovo ncl regno di ' euesti <lue passi ci rimandano alla storia
,1.'ll'ultirna veglia di Gesù,letta alla luceàeila
nel regno del Padre mio». Dio». sua morte e risurrezio_
,(" rììrr non a un pfanzo istituzionale.
Questo in quanto non contengo-
rt'' lr frtrmula di reiterazioae. Raccontano
t
Questa lettura dei testi è ispitata ai lavori cli [Link] Guillet. Vedere E ntlc lésils et lfj-
ciò che Gesù hu fuito p.i-,
glise (tr. it. Fra
l''llrr sua morte e il senso che ha dato atutto
Cqìt e la Chiesu). Per facilitare la comprensione, riprcndo la sua disposizione sim' ' ciò, ma non raccontano
bolica dei quattro testi, che è bene avcre sott'occhio. rlururto ha affidato ai suoi discepoli.

tt4 I nuilo a cyclt,rc I t tttttt/\'It:d, soD]m() sd(yd///cnto: I_ IsfituZi<tnc c [Link]


tt5
È, [Link]" è la natura delf identificazione posta cla (ìesir ttà questo c il mio
Matteo dipende da Marco, con alcune correzioni e aggiunte' Ad esem-
corpo? Anche se l'aramaico non con()sce la copula à, il greco ha giudicato
pio, Marco ,iferisc", <<Ne bewero tutti>>, senza indicare le parole di
Ge-
Il testo di Marco è opportuno inserirla. Questo à ha un senso fìrrte, realistico, non semplice-
,ù, -.r,r" Matteo fa dire a Gesù: <<Bevetene tuttl>.
mentc allegorico. Vi è coincidenza tra il gesto con il quale (ìesù oflre que-
il frammento cli una storia già iniziata,quella clella passiore. È urr..pa- sto pane spezzàto e questo vino vcrsato nel calice e l'azi<>ne che lo condu-
sto nel pasto>> (Xavier Léon-Dufour): <<Mentre mangiavano...». Que- ce alla mortc, nella quale il suo corpo sarà spezzato c il srr«r sangue versa-
sta tradizione si interessa più all'esistenza di Gesù
nelle sue ultime ore
fo. Qucsta coincidenza è intenzionale e simbolicir nel senso Iìrrte del ter-
che a ciò che diventerà il culto cristiano. Il testo si chiucle con iI versetto minc. Non potrebbe esistt're se ( ìesù non lì,sse pl'escnt(', interamcntc e ir-
escatologico del frutto della vigna che Gesù non berrà
più prima del re-
lcvocabilmente impegnato nel gesto di donare quest() [)ane e questo vino
gno di ùo, .oru che non sembra lasciare posto al tempo della Chiesa. t' nell'atto cli donare la sua vita p()rtand() a comlrimento la sua nrissione.
Tuttavia, le formule essenziali della tradizione cultuale sono inte- Non avrebbe il diritt«r di p«rlerire qrrelle parole, se non clesse al c()ntem[)()
pane;
gfate in questo racconto: Gesù <<pronunziatala benediZirtze>> sul la vita pcr trasmettercela. In uno stesso moviment«r (ìesir spiega il senso
«dopo aver reso grazic l= eucharisle's'ts' eucaristial» sul calice: si tratta ,lella srra m()rte, amare i propri l'ino in londo, c iclcntiIica la condivisionc
le for- ,rrn I'atto del dono della stra vita. (hltri che lrrcsiecie al lrranzo p()r'tzu c()m-
di fàrrnule cultuali già all'epoca, come dimostra il parallelo tra
for- lrimento il simholismo, facendosi ciho vivente e viralc clei stroi.
mulc: <<Questo è il mio corpo; qucsto è il mio sangue>>' Sono anche
I1 calicc, in senso mctaftrrico, e\ il destino o la sorte riservati a qualcuno.
temente scrnitichc.
«Qucst() è il mio sangue, il sangue <lell'alleanza versato per m«rlti»: il san-
liLre è l'anima della vita, qtrindi la vita. Il rilerimento cultrrale è il sangtre de-

tuili, qrrcsto è il mio (ìesir comlrie il


c()fl)()>>. lili animali spars() durante isacrifici, come faccva Mosè al momento clelf i-
<<l)rcnt-lcte e [Link]
slituzione della prima allcanza. Ma c<,n il rilerimcnto esistenziale cambia
gesto «lcl tlono cli sé. (ìesto il qtralc, in qttesto caso, è importantc t;rranto la
tutt(): n()n si tratta 1riù cli sangrre animalc rittralnrente versat(), hensì dcl san-
[Link] nclle 1,arole, comc vcdl'emo, i gcsti di
1ro..rlr. Mentre vi sono delle (ìesir, merafìrra che sta a significarc il libero tlono clclla sua vita. An-
11rrc di
scmpre gli stessi. Ma acquisisc.n. il lor. sens. s.l. grazie al
1<>
iì".i, ,.rr-,,.,
, lrc se il linguaggio è ripreso dai riti dcl passato, si tratta di qrralcosa cli ra-
Io lcgame c()n Ie l)ar()le. (ìesir clona c i discepoli ricevono c prend()n(). Que-
È ,licalmente nu()v(). (ìcsù trasfìrrn]a un'csecrrzione capitale in offetta totale
sto rlono attivo è cla collegar.e c()n il [att() passivo c]i cssere c()nsegnat().
muta il lat- ,li sé stesso. La bcnedizione del vino rimanrla al clon<, di Dio c il dono cli
un m()mcnr() dccisivo, nell'esistcnzil ,ìi cesù, quello nel quale
(ìiLrrla ma lc nrani di pcccatori in una clecisione l)io diviene «il mi«r sangllc>>.
to cli esscre c()nscgnat() cla
è 1l nrio c()rp()>>' ]l ttcalice th" it'l'"'t)>' (M' Pcr molti: molti è anzitutt() la totalità 1;eccatricc d'lsracle. Questo ter-
lrers.,nalc: ,rl'rcntictc, qucsr() rrrine ric<rrrla i canri del Scn,itore in Isaia 52-5). Molti cquivale a tul/i (ve-
(ìesù rovescia la Iatalità in libertà
ìO,lS) .lir,","rra: ..1)renclete qrrcst() caliccrr.
,lt'r'c in Rm 5,15.18-19). 11 sangtre vcrsat() è qrrelk, <lell'allcanza (l-s 24,8),
(veclere (ìv 10,18). ll «Questo è il mio c()r[)()>> è inscritto ncl movimentc;
, he nell'Esodo p,recede un l)ranz() (Es 24,10-11: «Mangiarono e bevvero>>).
,Jel <<Prcntlcte, questr.t lossia: il panc dclla condivisione I à il mio corpo».1)i-
<<c()rp()>> non è csr:lu- Nt:lla traclizionc ebraica cJel temlro il sangrre dell'allcanza ha valore espia-
re ntio corpr.,è ,rn -,r.1., per clire: me stesso' Il termine
ma vrtole signilticare la t,r'io. (ìesir ha interpretato la prolrria morte c()me unir m()rte cspiatricc?
sivo né .lcl cuore, né cl"ll'anima, né clcllo spirito,
l,rr lìrrmula srrl calice va in questo senso. Mer lrisogna sa1'rerla interlrretare.
clel colpo, la persr',na in qrranto elemento
I)ers()na s«rtto I'aslretto visibilc
vulnetabile della co- Lslriazione nel nostro vocabolario vuol dire, nella maggior [)arte dci casi,
.1"1 u.,,,.,.1,) tisico, in quant() "corpo 1;arlante", [Link]
m()rte' È l' 1'"ttt"" c()ncre- ! ttr/ilo. Non è il significato biblico, pe r il quale l'eslriazionc è anzitutto rrna
municazione, s()tt()mess() alla stl[{èrenza e a1la

ta e fragile .li (ìesù che m«trirà. La sua vita è olfefta fin«r alla morte nel do- l,rrrilicazione, una propiziazionc e infine un'intcrcessiortc. La morte di (]c-
no <lclinitivo rlella sua esistenza. It questo ciò che
(ìesù dtlna c che si putì 'ir ì: la suzt ultima preghiera per chiedere la piena riconciliazione dei pec-
, :rtori. Tale è l'alleanza stretta nella morte del Signore. Non si tratta piir cJi
1,[Link], poiché ci si
1luìr impossessare di un corpo' Ma agendo sul cc'rp<r
,rrr':rslrersione di sangue animale, ma di bere il calice col suo significato sim-
si agis.,'anchc sull,r spirit,t.

lnuito a tclcn' I't'ttt\tn:.\lìa, somruo sttLyameflto: 1- Istituzionc c skvia 111


176
bolico, che è quello di appropriarsi della vita e del rlcstino tli (lesù. Siamo le della liberazione del popol«r cl'Isracre cralla schiavitù
i
d,Egitto (Es
sempre sul punto di passaggio clal sacrificio rituale al sacrilicio esistenzia- i 12,14)5- Limperativo di (ìcsù si inscrivc nel conresro,lella
ceiebrazio-
le. «Per il p"[Link],', dei peccati>>, aggiunge Matteo, csplicitan<1o ccrsì f idea i
ne pasquale.
di riconciliazione. In Geremia O1,34) la nuova alleanza annunciata porterà i
Il punto di partenza in Luca e paolo, la cui tra<)izrone risale prima
il perdono dei peccati. I
: dell'anno 40, è lo stesso. per loro l'eucaristia è un gesto clena
a
<<In verità f amen l, vi dico che nc,n berrò più...rr: è un'affermazione pro- i chiesa
venuto da Gesù, non solo pcr fare come lui (come rÀcitarc il parlre
fetica, tipica di (ìesù. Esprime la [Link] che è al contcmpo quella della i
no_
stro o farelalavanda dci piedi), ma un gesro posro <lalra
morte ormai prossima (non mangiare più) e quella clella risumezione in un i chiesa i,
norne di Gesù. È un gesto <lella chiesa che è cri fatto <l'aziorre
mondo nuovo, il regno <lei Cieli. Da un capo all'altro del Vangelo di Mar- i di Ge-
sù>>. Qucsta giuntura esscnziale è visibile in
co, (ìesù è colui che annunzia il regno dei Cieli. Gesù conferisce alla sua i modo particolare nella 1
morte il senso di tutta la sua vita. Ciò che non ha potuto ottenere con la i
corinzi tr,23, che descrive un gesto compiuto nena chiesa ponendo-
sua missione, sarà cr>mpiuto dalla sua morte. Il pasto con i Peccato.i (M. i
lo come compiuto da Gesu: <<La notte che fu consegnato...r.
Lirtitr_
2,15-16) realizzcrà il perdono dei peccati, cliventando un banchetto di noz- i zione dell'cucaristia è un esempio per rutre le istituzioni.
ogni volta
ze (2,71)). Perché questa trasformazi<>ne solenne del pane e del vino? Per- che la chiesa celebra o fa l'eucaristia, ricompie il gesto
i
,,.r* clel si-
ché è l'ultimr) past() e (ìesù sta dttnando la propria vita. Agendo così, fa sì i gnore durante l'ultima ce,a. uistituzione è il primt
tempo cli una ri-
che venga il regno di Dio. i pctizionc.
i
lc'rdine di ripetere non è semplicemente: "Rifate questo gesto,,
o
"Così si faccia" (F,s 29,]5).
euesto gesto cli benedizione sul par-,e e sul
viro, che era gesto banale e orclinario, diventa il [Link]
Gesù e
[Link] e Paolo: la cena istituzionale costruisce ormai la nuova comunità di discepoli. Tra l,ultima
cena e il
del cristo, l'eucaristia rappresenta una realtà stabile nel tem-
Luca (22,14-20) c Paolo (1Cor ll,2)-26) delineano una seconda tra- 'itorno
1,o della chiesa, che è anche il tempo dello spirito. È il corpo clonaro
dizione, nella quale la dominante è istituzionale e liturgica. Ciò signi- , tutti coloro che celebrano il pasto ben al di là <tel circolo primirivo
fica che questi due racconti portano già il marchio degli usi liturgici ,lci discepoli. Luca insiste sulla realtà presenre ciel clono ricevuto,
che
dclle prime comunità. Luca è il più completo e colui che fa interve- si può precisamente ricevere di nuovo, ogni volta
che si ripete il ge-
nire cli più Gesù e la sua intenzione. Il suo testo più lungo non è una sro, fintanto che il Signore non viene. siamo onnai
in una nuova di-
semplice addizionc al testo di Marco, in quanto coutiene troppi dati sposizione, in un regime nuovo. In questo caso il
sacramento diven-
originali: è un modello proprio, una tradizione diffèrente, di tonalità rrr una permanenza. Vi è u.a comunità che vive
senza sosta di questa
più greca che ebraica. Nella partc istituzionale comunc è molto vicino ilìcnsa.
a Paolo. In quanto a Paolo, parla già della «cena del Signore» di cui Si può dunque vedere, nel sacramento celebrato dalla
Chiesa, non
ha ereditato la traclizione, il che costituisce già una "denominazione s«rlo I'azione istituente (l'ho voluto ), ma frmdatrice clel cristo (dono il
controllata" della pratica dell'eucaristia nelle cornunità del Nuovo Te- rrri<[Link], il mio Spirito, il mio perdono). Nell,e uc:aristia, il Cristo
stamento. ft tntlttore e il cristo fctndaruento [Link]..Il cristo
risuscitato rifà ciò
Fate questo in ruemoria di me . È la grande novità: Luca e Paolo han- ,lrc ha fatto Gesù, in maniera sacramentale.
no in comune l'ordine di reiterazione e Paolo lo ripete due volte. Il
<<questo>> mira in particolar modo ai gesti e alle parole sul pane e sul
calice. Il termine <<memoria>> o <<memoriale>> (an,imnéses) evoca un'a-
''liovcremo nel capitolo seguente, I. L'uuristia
zione chc fa ricordare: qucsto termine rimancla al memoriale pasqua- .
L ,r lrrccisa dc.l
memoiarc sttcnt»tenture e socificub, un,ana-
nremoriale.

118 Inoito a crcdcn' I 't l(itris/t:d, sotTtmo tacrAmento: 1. IstituZione e storia


119
r
5. Le particolarità dell'istituzione in Luca
Secondo padre (ìuillet, con questa ffadizione a dominante liturgica ci
troviam<r di fronte al passaggir-t da Gesù alla Chiesa. Cìli altri sacramenti non
Il testo di Luca combina il racconto evangelico di Marco con la ce-
hanno qucstr) stess() c()ntenut(), questa stessa realtà. Tuttavia, è importan-
lebrazione liturgica evocata da Paolo. constatiamo anzitutto una grar-
te n()n scparirrli dall'eucaristia e scorgere in loro il passagl4io tlall'azione del
tle [Link]: cio che termina il racconto cli Marco è posto, in Luca, pri-
C'ris/o ai gesti clella [Link] del C-risto restrscitato rimane quella .lel
(lristo tt:rrestre, ma mentre qucsta era diretta, visibile, immediata, riccvu- rì)a dell'istiruzione. In Marco l'annuncio: <<[Link] bt:rrò più...r, significa:

ta dai <liscepoli, quella del (lristo risuscitato è invisibile e suppone dei mi- rrl di là, ci sono la mia morre e il regno escatologico. Non c'è più nien-
nistri agiscano in suo nomc.
cl-re te da dirc e si parte per l'orto del (ìetsemani. Il tempo tra l'ultima cena
Luca e Paokr hann«r in comune dei ffatti caratteristici nelle fcrrmule isti- c il regno ò la passione. In Luca, al contrario, lo stesso annuncio prc-
trrzionali. Aggiungono: <<Questo è il mio corpo [che è offerto] per vcli». Il ccde l'eucaristia. Leucaristia divcnta una realtà in sé stessa: rion un
signiiìcato prolìrndo soggiaccnte è sempre quello delle rappresentazioni sa- l)asto messianico, ma il pasto-segno. E il tempo della Chiesa, il tempo
crillcali dell'Antico Testamento. Ma si tlatta ormai del cion«r che Ia (ìesù rlel sacramento.
della srra l)ers()na nell'amorc [)r()tratt() lino alla [ìne. Lr-rca e Paolo hanno llo tlt'silerato artlenteruerute tli rtarugiare quest(t Pasqtta [Link] ucti, prirua
anchc in c()mune una diversa lìrrmula a proposito del calice. <<Questo ca- ,lella ruia pussione (Lc22,15): annuncia un pranzo d'aclclio prima di un,e-
lice è la nrrova alleanza nel mio sanguc>>. Esprimono senìpre, come Marco
sperienza dolorosa. La persona di Gesù è messa in primo piano, nel qua-
e Matfeo, il legame tra alleanza c sanguc. Ma la menzione di rrna nuoua al-
..lro del discorso successivo all'ultima cena (Lc 22,24-38) con la sua in-
leanza rimanda alla prolezia cli (ìercmia sulla nuova alleanza'. <<Ilcco vcr-
sistenza sulla separazione e sull'opcra da portare avanti. In Luca, Ge-
rann«r giorni [...] nei quali con la casa di Isracle c c()n la casa di (ìiuda io
sù fa circolare successivamente duc calici. Il primo non ò l'eucaristia:
ctrnclurlcltì una allcanza nu()va. Norr come l'alleanza che ho conclrrsa con
i loro pacìri I ... I P«rrrir la mia legge nel loro animo, la scrivcrir strl kr«r cuo- . il calice dcl tradizionale pranzo pasquale, quello dell'Antica Nleanza.
re. All<rra kr sarrì il loro [)io cc] cssi il mio popokr» ((ìer 3l)133). ii su questo calice che Gesù pro,uncia il verserro sulla fìne <lei tempi:
Lc lìrrmulc di Luca e di Paolo insistono sul passaggio ladicalc clall'an- «Da questo rrìomento non berrò più del frutto della vite, finché non
tic<r al nuovo. F'anno cli (ìesù la nuova alleanza personificata. La nuova al- venga il regno di Dio». È di nuovo un pranzo d'addio. come in tutta la
lcanza si realizza attravcrs() l'evcnto della sua morte in croce. Dire: ..Qre- tradizionc evangelica, Gesù è il paclrone di casa cli questo pasto solenne.
sto è iI tnio sangtre clell'alleanzarr, come lacevano Matteo c Marco, era un Luca sottolinea la somigli'anz ela dilrerenza tra questo primo calice
rilclinrento cliretto alla morte di (ìesù. Ma annunciare la nuova alleanza .' quello dell'eucaristia: è il passaggio dall'antico al nuovo. È lo st"rro
mcttc in rilievo il risultato di cltresta m()rte. La nuova alleanza è inlatti il gcsto di beneclizione o eucarisria, rna vi è qualcosa di radicalmcnte nuo-
c<lr'1;o clcl Signore resuscitato. Questo c()t'po c()nsegnato []ino al sangue è il
vo: intanto la parola sul pane, e poi l'identilìcazionc di Gesu con la nuo-
1;[Link] 1)artcnza del nuov.r mondo e del regno di Dkr. La nuova alleanza va alleanzer compiuta per mezzo del suo sangue. Inoltre, g,razieal "voi",
è ora plesente in questo calice. Non è più I'event<) stess() di (ìesù, che coin-
i rliscepoli divenrano la comunità di tutte le comunità.
cide con la sua morte, ad csset'c in primo piano, ma la ricezione cJa parte
della [Link]à della nuoua realtà.1 discepoli hanno potut«r constatare che
la mortc cli (ìesù ha provocato la sua risurrezione, il dono dello Spirim, il
(r. Paragone finale tra i due estremi: Marco e Paolo
pcrrJono.

lvlarco sviluppa il racconro, Paolo la spiegazione. In Marco sono di-


pi,ti i gesti di Gesù e dei discepoli: mangiano, bevono, ricevono le pa-
[Link] del Maestro. In Paolo non ci sono più discepoli. Il destinatario è
roi,lo stesso destinatario che in 71,26 (= la comunità dei Corinzi), co-
t2o Inuib a crelerL' l.'t [Link], s()tnttlo sdcrdl/lcnlo: 1- Islituziona e storia 121
me se Gesù fosse in mezzo alla comunità cristiana. In Marco, il momento teva ripetere egli stesso il pasto r-rnico dell'ultima cena, legato al momento
della stra morte. Ttrttavia, c'è proprio una continrrità ra le m«rltiplicazioni
è quello di una data,la notte di Pasqua. In Paolo, la notte in cui fu
dei pani, l'ultima cena e il 1;ranzt'r di Emmaus, che comprendono sempre
conseg?xatl può essere una notte qualunque. Il riassunto <<allo stesso mo-
gli stessi gesti. L, notevole che Gesù abbia scelto 1<'» [Link] e il condivi-
dr,t>>inPaolo, prirna dell'eucaristia sul calice, suppone che non si senta
dere il pane c()me segno di riconoscimento. (ìesir è, per eccellenza, colui
più in dovere di raccontare, rtentre Marco ripete senza scrupoli i gesti: che spczza il pane in un gesto che fa cor1,o con la sua persona. (,ome si di-
«lo diede loro>>. Allo stesso modo, Paolo impiega il titolo solenne «zlJ'z'- ce del gesto familiare di un bambino "è propri«r di lui", si puir dire che con-
gnore Oesù...>>, a diflerenza del semplice resoconto di Marco. dividere il pane "è proprio di (lesù". Emmarls è, in trna certa mistrra, un
'futti questi tratti fanno sì che il testo di Marco appaia come un compimento dell'istitrrzione dell'cucaristia atffavers() il posto che vi occtr-
pezzo in un racconto più ampio, quello dclla passione annunciata, de- ;ra la risurrezione: il ges«r dell'ultima cena è diventato il gesto tlel rcsusci-
cisa, imminente. E una relazione storica. Paolo offre un pezzo liturgico tato. Infine, la costruzione di tutta la scena [a intervenire trna lunga litur-
indipendente, una liturgia cristiana che celebra la morte clel Signore, ma eia della par«,Ia, qrrando (ìesù spicga le Scritture ai due discepoli, prima di
che risale ad una tradizione antica. Questa liturgia è fatta per essere ri- invitarli alla mensa dove spezzerà il pane.
Lespressione <<la frazione del pane>, è freqtrente negli Atti degli Apostoli
petuta, non dai primi testimoni, ma dagli attori della liturgia' E il rac-
per indicare l'errcaristia: i discepoli erano assiclui allafrazi<tnc del pane (At
conto della fondazione dell'assernblea cristiana. Viene a ripetere il ge-
2,42-46). La rict'»rrenza dclla sua menzione (20,7 .11;27 )436) mostra fino
sto iniziaie. In Paolo: questo corpo èper uoi edè logico che lo prendiate.
a che punto l'eucaristia fosse diventata la celebrazione caratteristica <lei cri-
Ciò annuncia: «Morì per i nostri peccatb> (lCor 15,1). stiani. ll tcsto cli Paokr sul['istituzione dell'eucaristia, che abbiamo sfrrtlia-
Il paragone tra Marco c Paolo permette di portare un giudizio sul- to, è fatto da trn capitolo intero (lCor 11)nel quale l'alrostolo rr:rl,rrgrri-
l'evento. Si tratta dello stesso evento, ma rdccontato da ULna p'arte e ce' sce aspramentc i Corinzi, perché il loro comp<)rtament() ncl [Link],, tlcllt' rirr-
lebrato dall'altra. La versione racconto è incontestabilmcnte più ar-rtica nioni pcr 1'eucaristia contraddice formalmentc qucst'ultinì,r. l,':rg:r;,t' t lr,'
della versione [Link] che sfocia in una conclusione capitale; la uer- la precetle dà hrogo a delle separazioni e a clcllc incgrraglianzc itr:rtutrrissi
sione liturgica non ha gefteratl il [Link] racconto è intlipendente dal- bili. Non si pu<ì mangiare quel pane e berc qrrcl calice [Link] nrcttcrsi rrll:r
1>rova (11,28).
(iiovanni, che non racconta I'istitrrzionc dcll'crrcalisti,r nt.l
la celebrazione, non è fatto per spiegare la celebrazione' Come è inve-
sr-ro Vangelo, offrc un gran discorso di (ìesir dedicato al panc della vita (( ìv
cc il caso dcl racconto del pranzo dell'agnello pasquale (Es 12,1-14), nel
(r). <<Io sono il
quale non possiamo raggiungere la storia'al di là della liturgia. [n que- lrane viv«'r. clisceso dal cielo. Se rrno mangia cli questo panc
vivrà in etern() e il pane che io darr'r è la mia carne per la vita del mond<:»>>
sto caso vi sono entrambe: possiamo sperare di partire dal gesto di Ge- (v. 51 ). Queste parole scantlalizzano, in r-rn primo momento, i srroi ascolta-
sù. Il sacramerulo, gesto lilurgicct, non è primo. Presuppone una storia e
tori.
un cvento.

7. Leucaristia ampiamente presente in tutto il Nuovo Testamento i


III- Le vrrA tìucnRtsrr(ìA DEt.r.A CutEs,t NEL pRTM() Mrr.r-ENNr()
i
-festament()
Il clossier coml:»leto sull'e ucat'istia nel Nrr«rvo richiederebbe ;

studiare ben altri testi, clei quali 1;ossct clire sctlo qualche parola' l,o ,c.-
<-li i Questi testi dell'istituzione dell'eucaristia meritano dawero un'ana-
na cli Enrmau s (Lc 24,1135) ci dice che (ìesù «prc'se il prn", disse la be- i
i
{ lisi dettagliata. Al microscopio vi si scorgerebbero ultcriori ricchezze.
I
( ,i forniscono l'esperienza concreta che fu in primo luogo quella di Ge-
ncclizi«rnc, lo spczz<ì e [r diccle loro» (24,]0), lìrrmule stranamenre vicine i
§
&

ai racconti istituzionali. (ìesù ha celebrat<l l'eucaristia ad Iimmaus2 Non i sir - con il senso che ha dato alla sua morte - e quindi quella dei suoi
sembra. Perché, c6sì c6me non p()teva mgrire che una sgla v6lta, n,,., p.,- I { ,lisccpoli. Ci forniscono Ia dottrina di base del cristianesimo sull'euca-
§

Inuikt a credere l.'.'ilcdristitt, sommo sltcrdmcnlo.. l. Istituzione e sloria 12)


122
7

ristia,la cui pratica si instaura spontaneamente nella Chiesa primitiva. stia? Che cosa volevano dire quando padavano a proposito del suo "sa-
Tutta la riflessione successiva deriverà dall'interpretazione di questi passi. t'r'ificio"? Ma non facciamo anacronismi e accettiamo che la loro testi-
Percorreremo ora qualche testimonianza <lel7a Chiesa antica che ma- rnonianza non abbia il rigore della teologia dei tempi moderni.
nifesta, di secolo in secolo, il posto centrale della celebrazione dell'eu-
caristia nella vita dei cristiani. Vorrei, grazie a loro, comunicarc più che
una dottrin a e far condividere l'emozione e la gioia procurate dalla l. Alla fine del I secolo: la <<Dottrina degli apostoli» o «Didachè»>
lettura di questi documenti dei nostri padri nella fede, in ragione della
loro bellczza. Siamo molto clistanti da loro, nell'ambito della cultura, Abbiarno già incontrato diverse voltc questo piccolo manuale cate-
il loro linguaggio ci sconccfta e sembra lontano anni luce dal nostro mo- «'histico, liturgico e canonico che vienc dalla Siria e risale alla fine dcl I
do di pensare, tuttavia noi, cristiani di oggi, ci sentiamo stranamente vi- sccolo. Ci fornisce la testimonianza piu antica sulla maniera dei cri-
cini ad essi nella stessa fede e nello stesso amore per il mistero di Cri- stiani cli celebrare l'eucaristia nel secolo che è ancora quello di Gesù,
sto. Anche coloro che non hanno la fede non possono che rimanerne ('a questo titolo è particolarmcnte commovente, anche se ci disorienta.
impressionati, in quanto riccvono la testimonianza di una fede giovane, ( ,i inscgr-ra che i cristiani si riunivano la domcnica per spezzare il pane
piena di freschezza e di entusiasmo. Mi ricordo questa riflessione cli Al- (' rendcrc gr;azie (14,1). Pcrché il loro sacrificio, owero I'offcrta di lo-
bert Camus, comunicata un tempo a degli studenti dclla Cité universi- 11) stessi a Dio, fosse puro, dovcvano prima confessarc i loro peccati e
taire di Parigi: «Gli apostoli erano solo doclici ed hanno conquistato il liconci-liarsi tra fratelli (14,I-2). Si riunivano per prendere parte a un sa-
mondo>>. È la testimonianzacontagiosa che ha diffuso la fcdc in tutto il clificio <<puro>>, quello predetto dal profeta Malachia (14:1.),la cui
bacino del Mediterraneo e che cerchiamo di cogliere di nuovo oggi. Sarà specificitzì è di poter csscre offerto in ogni momento e in ogni luogo, rt
solo un piccolo florilegio di citazioni tra molti testi possibili, grazie al ..lifferenza dci sacrifìci della tradizione giudaica che potevano essere of-
quale cerchcrò, aggiungendo qualche parola di commento, di cogliere lcrti soìo nel Tcmpio di Gerusalemme. Ecco le indicazioni per la cclc-
la sensibilità di quei cristiani della giovanissima Chiesa. l,r'azionc clcll'eucarisrirr.
Tuttc qucste testimonianze condividono alcune preoccupazioni co-
muni, alle quali conviene prestarc attenzione, al fine di meglio com- 9,1. Iìigrrarclo all'ctrcaristia, rendete grazie così.
prendere i dibattiti del II millennio sui quali c'lovrcmo tornarc. L'cuca- 2. I)rima sul calicc:
ristia è già, per i cristiani clella Chiesaantica,la confessione di fede <<Noi ti rcncliamo grazic, Paclre nostxr,

per eccellenza (Hervé Legrand). La dinamica del mistero eucaristico va lrcr la santa vite di l)avide, tu() sen/(),
dalla celebrazione del corpo e del sangue del Cristo sotto la sua forma chc ci hai latto conoscerc l)er mczz() cli (ìcsir, tu() serv().
sacramentalc alla costruzione della Chiesa, corpo del Cristo. Leucari-
A tc la gloria nci secoli>r.
3. Strl lrane sl)ezzat():
stia è il sacramento dell'unità clclla Chiesa: sant'Agostino esclarneriì: <<Se-
«Noi ti rcndianro grazic,l)adre nostro,
gno di unità, vincolo di carità!>>. Comunicttre in, con e a una Chiesa è
per la vita e la conoscenza
esserne membro: comunione eucaristica e comunione ecclesiale sono
che ci hai latto conoscere per mezz() di (ìesù, tu() scrv().
strettamente solidali. La comunione eucaristica, la comunione allc co- A te la gloria nei secoli.
se sante (sancta) fa la comunione tra le Chiese e tra coloro che sono chia- 4. (l«lme questo panc spezzat()
mati a diventare santi (-s an ct i)
.
era Jispcls,, sui mortri
Bisogna anche raccoglicre la loro testimonianza spontaneiì sulle gran- c, raccolto, è divenrrto rrno,
di questioni che si porranno con maggior gravitànel II millennio: in che così la tua Chiesa sia raccolta
modo i Padri comprendevanolapresenza reale del Cristo ne'll'eucari- clallc esremità della terra nel tuo regn().

124 Inuitr, a credcrc l,'<'rtturi.s/ìa, s()tt/,tnÌo sacldftttnlo; 1. Islituziont e slorit 125


Perché tua è la gloria e la potenza Bisognava citare in maniera estesa questo testo di preghiera, di cui
per mezzo di Gesù (lristo nei secoli». rrlcune formulazioni sono passate nei nostri cantici e che esprime bene
5. Nessuno mangi t'r beva della v()stra eucaristia se n()n ibattezzari nel il clima spirituale entusiastico c gioioso della celebrazione. È quello del-
nome del Signore. lntatti anche a questo rigtrardo il Signore ha detto: «Non l'atto di g,razie aDio (eucharistia) per il dono di Gesù alla sua Chiesa.
Jate ciir che è sanlo ai cani>r.
Questa preghiera si presenta come una preghiera eucaristica, ma in qual-
che maniera è ripetuta due volte. così gli storici ne dibattono l'inter-
10,1. Dopo csservi saziati, rendcte grazie così:
lrretazione. È introdotta così: <<Riguardo all'eucarisria, cosi rent)ere
2. <<Noi ti rendiamo gr'à[Link], Patlrc santo,
per il tu() santo n()nle, !razie>>. Ma non menziona in alcun modo I'istituzione o l'uldma cena,
né il corpo e il sangue di Gesù. Si tratta forse di un pasto comunitario
che hai fatto abitare nei nostri cuori,
e per la c()n()scenza, la fede e l'immortalità c spirituale, chiarnato "ag,ape" dal terrrine g,reco agipe, che signifìca
che ci hai fatto conoscere per mezz() cii (ìesù, tuo servo. "amore" o "carità", o di un'agape seguita da un'eucaristia? Di un'eu-
A tc la gloria nei secoli. caristia liturgicamente lacunosa? Sono state proposte numerose tesi, del-
3.'l'u, Sign,.rre ()rltlilr()tente, lc quali considero qui quella dominanreT.
hai creato ogni cosa per il tu() nome La p-ima liturgia (c. 9) non costituisce probabilmente un'eucaristia,
e hai clat«r cibo e lrevanda in godimento agli uomini, rna un'agape fraterna, introdotta da una breve bcnedizione del vino e
all-in.'hc ti rcnJcsscro grazic, .lcl pane. Si tratta di preghierc pronunciatc a ravola e nel corso del-
ma a noi hai latto grazia di un ci[r<> e una bcvanda I'eucaristia stessa. La benedizione del calice precede quella del pane.
spirituali e dclla vita eterna Alcune espressioni sembrano riprese dalla liturgia eucaristica come quel-
l)er mezz() di (ìesù, tu() serv(). lc del <<pane [Link]>> O,4). All'agape, "frazion,anento del pane or-
4. Solrrattutto ti rendiamct grazie .linario", succede l"'eucaristia maggiore ". Infatti, terminato ilpranzo,
perché sci potentc.
,,clopo che vi sarete s,aziati . . >>, si passa all'eucaristia. Il versetto 9, 5 se-
.
A te la gloria nei sccoli.
llna la transizione a quest'eucaristia: solo chi è battezzato vj si può ac-
5. Ilicortlati, Signorc, ilclla ttra (lhiesa:
('ostare. La seconda liturgia (c. 10, 2-6) rapprcsenta una sorta di prefa-
liberala da ogni malc, perfezionala nel tu() am()re
zio all'eucaristia propriamente detta, anzitutto un atto di grazie per il
e raccoglila, santificata, dai quattro vcnti
nel trr«.r regno, che hai lrreparatr) per lci. cibo in generale e poi per il nutrimento spirituale. Il versetto 6 parla
Perché tua è la p()tenza e la gloria nei secoli>>. tli un invito alla comunione eucaristica. Lc prcghiere che si suppone
(r. «Venga la grazia prececlano devono costituire la preghicra cucaristica centralc (detta
e passi qucsto m()nd(). "anafora"): sono probabilmente le preghiere dell'afto di grazie dei pro-
()sanna alla casa rli Davide. Irti menzionati nel finale, preghiere eucaristichc impror,visate.
(lhi è santt'r vcnga, Perché quindi si constata I'assenza delle parolc d'istituzione? La i-
chi non kr è si penta. sposta non è chiara. Possiamo avere a che fare con una liturgia incom-
NIaranatha. Amenrr.
lrlcta. Ma conosciamo anche una preghiera eucaristica molto antica, det-
7. Ai lrrofeti, tuttavia, lasciatc che rendano grazie come vogliono6. t't di Addai e Mari, che non contiene il passaggio istituzionale e che è
;uìcora oggi usata in una Chiesa orientalc.

'' Ltt [Link],: Jes tlouzc tpòtres (Dtdachò), 9-10, a cura di !flilly Rordorf e André'luilier, S(,-
248bis, Paris, Cerf, 1998, pp. 175-183 (tr. it. Dt)dttchè. lnsegnttmento degli ttpostoli, a cuta di Giu- 'Mi rilcriscoaquàttroautori,Jean-PaulAudet,villyRordorf.'rhomasJulian lalley,Kurr
seppe Visonà, Milano, Paoline,2000, pp. J»-)31). \r,.[Link].

126 Inoilo a credert I 'r'rtcrtristia, .toln/??() .tacfafitt,nlo: 1. IstitrtZionc c sloria 121


r Questa preghiera, con tutte lc questioni che pone, ha un interesse im-
menso per noi: fa da ponte tra le preghiere giudaiche del pasto e la ge-
Mala Didachà è passata in modo intenzionale dal lessico della benedi-
'r,ioneaquellodell'att<>digrazie «firendiamo grazie>>nonsignificabene-
nesi della preghiera eucaristica cristiana. Sappiamo che Gesù stesso ,[Link] trasposizione cristiana è lucida. Il termine che indica la celelrra-
ha celebrato l'ultima cena riprendendo la liturgia ebraica del pasto, e di zione cristian a sarà1'eucaristia e nonl'eulogia (che corrispt'rnderebbe a àr-
un pasto particolarmente solenne. Le prime preghiere eucaristiche ,tadizione). Si tratta di un passaggio al vocabolario sacrificale, più specifi- i

cristiane hanno ripreso queste antiche preghiere, aggiungendovi la men-


zione di Gesù come motivo maggiore dell'azione di grazie.
i ::::::: [Link] il::::::::t it l:::: i: :: :t ::1T 1t :::l:I:r i

La preghiera della Didachèha rrn legame c1i parentela dirett. .,;;--'l 2. A metà del II secolo: Giustino descrive la celebrazione eucaristica
"
pevole con la tradizione gitrdaica delle beneclizioni pronrrnciate a tavola. !
Iìisogna paragonare il suo capitokr 10 con la Birkat IlamaKtn (benedizio- Ecco come il cristiano Giustino, originario di Flavia Neapolis (Na-
ne ebraica successiva al pasto). l,lus) in Palestina, venuto ad aprire una scuola catechetica a Roma in-
torno alla metà del II secolo, presenta l'eucaristia dei cristiani in una
<<1. Beneiletto sia tu, Signore Dio nostro, re dell'universo, tu chc nutri Apctbgia del cristianesimo, che non ha paura di rivolgere all'impcrato-
il mondo intero con bontà e miseric«rrdia.
rt' Antonino Pio, ai suoi figli, al Senato e a tutto il popolo romano:
a. Iìenedetto sia tr-r, Signore , tu chc clai nutrimento a trrtti.
2. 'l'i rendiamo grazie, Signore I)io nostro, perché ci hai clato in credità
65 3. Poi al prel;osto dei lratclli veng()n() p()rtati un pane s urìx c1,[Link] d'ac-
rrna terra buona c lriacevolc, l'alleanza,la Leggc, la vita e il cibo.
clua e di vino temperato; egli li prende cd innalza lode c gloria al Padre del-
a. I)er tutte queste cose, ti rendiamo grazie e locliamo il trro nome per
l'universo nel nomc dcl liglio e dello Spirito Santo, e Ia un rendimento di
scml)re .
grazie per essere stati fatti dcgni da Lrri di qr-resti d«rni.
b. Bencclctto tu sia, Signore, per la terra e per il cibo.
4. Qrrando egli ha terminato le preghiere ecl il rendimento cli grazie, trrtto
l. Abbi lrietà, Signorc I)io nostro, cli Israelc, il tuo 1r<4rokr; cli (ìerusa- il popokr presente acclama: <<Amcn>>. La parola "Amcn" in lingtra etrraica
lr:mme, la tua città; clel tuo'l'emlrio e .lel luogo nel qrrale abiti; di Sion, il
signilica "sia".
Iuogo dcl ttro riposo, del grande e sant() santtrario nel qrrale il tuo n«rme vie-
). I)opo che il preposto ha latto il rendimento cli grazie e tutto il popolo ha
ne invocato, e degnati, ncl nosff«r temp(), di restaurare nel suo luogo il re-
,rcclamato, <luelli che noi chiamiamo iliaconi clistribtriscono a ciascuno clei
gno cJclla dinastia di David, e di ric«rstruire presto (ìerusalemmc.
a. Renetletto sia ttr, Signore, chc costruisci (ìerusalemmerrt. lrresenti il pane, il vino e I'acqua c()nsacrati e ne portan() agli assenti.

66,1. Questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessrrno è lecito partc-


La Birkat lfantazon ct,mg,rende cluincii tre invocazioni: I. Una krcle con
ciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purifi-
mcn-rorialc clella creazione e una benedizione breve. Questa lodc si trova
cat() c()n il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive
in seconda posizione nella Didachà, ma è cristianizzattr e diventa «cibo e
così come (lristo ha insegnat«r.
bevanrla slrirituali per mezz() cli (ìesir, tu() servo>>. ll. Un atto ili grazie per
le meraviglie c1i Dio compiute nella redenzione del str«, 1,t4,olo: la terra pro- [Link] noi li prendiamo non c()mc panc c()mune c bevanda c()mune; ma
messa, l'alleanza,la Legge (sequcnza srrscettibile di svilrrppi), più una bre- come (ìesù (ìristo, il nosro Salvatore incarnatosi, per la parola di Dio, pre-
vc bcnedizione che interviene in prima posizione nellaDidachè. III. Una se carne e sangLle per la nostra salvezza, così abbiamt) appreso che anche

supplica per (ìerusalemme che cliviene , nella Didachè, una preghiera per clrrelnrrtriment(), c()nsacrato con la preghiera che contiene la parola ili Lrri
la (lhiesa. stcss() e di cui si nuffono il nostro sangue e la nostra carne per traslìrrma-
zione, è carne e sangue di quel (ìesù incarnato.
n 'lèsti in'I'homas ulian 'Ihlley, La Maison de Dieu, 125 ,l97 6), p. 18. ]. Infatti gli Apostoli, nelle loro memorie chiamate vangeli, tramanclaroncr
.f

128 Inuilo a crclcrc I 'r'rttttristia, sommo saclamento: 7. Istituzione e storia 129


r
chc fu loro lasciato questo comando da Gesù, il quale prese il pane e rese
f,*l 67,3. E nel giorno chiamato "del sole" ci si raduna tutti [Link], abitanti
grazie dicendo; <<Fate questo in memoria di me, questo è il mio corpo>>. E
tn
?,' dclle città o dellc campagne, e si ieggon. le [Link] degli [Link] o gii
parimenti, preso il calice e rese grazie, disse: <<Questo è il mio sangue>>; e scritti dei Profeti, linché il remp() consenre.
i 4. Poi, quando il lettore ha terminat<>, il preposto con un discorso ci am-
ne distribuì soltanto a loroe.
À
é m()nis('c cJ esorta ad imitarc questi buoni csemlri.
5. P.i tutti insieme ci alziamo in picdi ed innalzianr«r prcghiere; e, [Link] ab-
Questo passo sull'eucaristia affiva al termine di una descrizione
dell'inizrazione cristiana, che comincia con i-l racconto di un battesimo. biam. detto, terminata Ia preghiera, veng()no [Link] pane, vin. ed acqua,
Il calice contiene "vino annacquato": era l'antico uso mediterraneo di ccl il prepos«r, ncllo stess() mod(), secondo le sue capacità, innalza preghiere
e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo: <<Amen>>. Si la quin-
allungare il vino troppo forte con dell'acqua. Quest'usanza assumerà,
di la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli alimenti consacrati, ed
tra i ciprioti, un significato mistico che ritroviamo oggi nel gesto di ver-
attravers() i diaconi se ne manda [Link] assenti.
sare un po' d'acqua nel vino del calice. Poi chi presiede inizia una lun- (r.I lacoltosi, c quelli che lo desidcran., dann,r liberamente ciascun. qrrel-
ga preghiera dt grazie o eucaristia, che fa arrivare al Padre attraverso il
I. che vr-r«rle, e cit) che si [Link] viene [Link]() press() il prcp.s«r.
Figlio e lo Spirito Santo, quindi secondo un movimento trinitario ascen-
7. Questi s()ccorrc gli .rfani, le vedove, e chi è indigente pcr malattia . per
dente. Questa preghiera era improwisata secondo le disposizioni del
celebrante. Facendo un parallelo, Giustino dice: <<finché può>>, annota-
Ir qualche altra causa, c i carcerati c gli stranieri che si trovan.1>ress. di noi:
insomma, si prendc cura di chiunqr_re sia ne.l bisr>gnoro.
zione che il grande liturgista del XX secolo Louis Bouyer commenta-
va così con ironia: «In quei tempi, ve ne erano che potevano molto!>>.
Questo testo ci descrive la successione dei grandi elementi della li-
lAmen di acclamazione del popolo interviene, come oggi, al termine turgia della messa domenicale : la liturgia della parola inizia il tutto
della preghiera eucaristica. Poi la comunione è distribuita dai diaconi,
con due letture, una tratta dal Nuovo Testamento e l'altra dall'Antico.
che sono già in funzione. Si noterà che portano l'eucaristia anche agli (lueste letture sono seguite dall'ornelia pronunciata dal cdebrante.
assenti, vale a dire agli ammùati.
ven-
go,o quindi la preghiera universale,la presentazione dei doni, la pre-
<<Chiamiamo questo cibo cuca ri s t ia>>. Il termine " eulogia ", talvolta
ghiera eucaristica e la distribuzione dclla comunione. Un'insistenza par-
ancora usato, abbandona definitivamente il posto a "eucaristia". Allo
ticolare è posta sulla condivisione dei beni, che costituisce una sorta
stesso modo sono ricordate le condizioni per poter partecipare all'eu-
tli "sicurezza sociale" interna alla comunità. vi ritroviamo tutto ciò che
caristia: essere battezzati e condurre una vita retta. Giustino insiste sul
la le nostre messe di oggi, ivi cornpresa la questua. Questa è la vera tra-
fatto che non si tratta di pane comune, né di bevanda comune. Riferi-
r lizione dell'eucaristia.
sce la presenza de"l Cristo nell'eucaristia all'incarnazione, della quale è
il prolungamento sacramentale. Le sue espressioni sono spontaneamente
rcalistiche: la comunione eucaristica ha come scopo di assimilarci alla
persona del Cristo, cosa che sembra evocare la promessa della risurre- l. Alla fine del II secolo: la testimonianza di fede di lreneo di Lione
zione della carne. Ciò che trasforma questo pane in eucaristia è la pre- til

(ì.n lreneo, .riginari. di smirne in Asia Minore e diventat. [Link] di I

ghiera che viene dalle parole stesse di Gesù al momento dell'istituzio-


[Link], in Gallia, arriviam. alla fine del II secolo. Irene. non ci ftrrnisce la
ne e dcll'ordine che ha dato di reiterare il suo gesto.
rlescrizione della celebrazionc eucaristica, ma ne [Link] gli elementi es-
Si ritrova lo stesso fervore in questa descrizione, dello stesso Giusti- flr
scnziali davanti agli avversari ([Link]) che ritenevano che la [Link], co- t
no, clclla celebrazione domenicalc:
sì [Link] la debolezza della carne della condizione umana, Iosser'cartive.

" .lustin, Apologie pour lcs chrétiens,65-66, a cura cli Charlcs Munier, SC 507, Paris. Cerf, 200(,.
pp. 103-1{17 (tr it. San Giustino. Le due apobgiL. a cura di (ìuido (ìandolfo, Roma, Paoline, 1981, "'.Justin, Apologie pour les chrétiens,67 , pp. )09-)l (r. it. san ciustino, Lc rlue apoltgie,
pp. 1 1(r-1 l7). t, I I rJ).

t)o Inuito a credcrc l.'t rt«trittia, sommo \ttLyamenlo: 7. Istituzione e storia I1l
lll;
<<[Link] Esortando i suoi discepoli ad offrire a Dio le primizie delle sue
,5 .
I
&
cità dell'u.m., grerché questi n()n diventi <<né sterile né ingrato», ma p()s-
creature, non perché ne avesse bisogno ma pcr n()n esserc loro né stcrili né ir sa .[[rire al Padre il dono di su. Figli. e c()n esso ollrire sé stess.. Il para-
ingrati, prese il panc chc pt'ovicne daila creazione e rese grazie dicendo: dosso [Link] che I'eucaristia sia anzitutto il d.n. di sé stesso che Dio fa al-
.<Questr, è il mio c()rpo». I, similmente dichiar<ì che la coppa, derivata dal- l',omo, lrer divenrare in seg,ito il dono di sé che l'uomo fa a Dio. Il "sa-
la creazione di cui noi siamo parte, è suo sangue ed oblazione nu.-,va della crifici.", dato chc l'.fferta della Chiesa ò chiamata c.sì, ci c]icc lrcne., è
nr.x,va alleanza; quell'oblazione che la Chiesa ha ricevuto dagli apostoli e prima cJiscendente, per poi diventare ascendente. L'eucaristia si [Link] in
in tutto qLranto il mondo olfre a l)io, che ci dà il nutrimento, c()me primi- trn clima d'amore assolutamcnre gratuito da entrambe Ie parti. Il silnore
zia <lei stroi doni nella nuov,r alleanza. ci [Link] di offiirgli ciàr che ha dato a noi, ciir che è srro. La (.hicsa.(lrc
t..l quest() sacrificio perché I'ha ricevutr>, la stra
lrratica eucaristica e\ in Pieno
18,1. Dunque l'oblazione dclla (lhiesa, che il Signore ha insegnato ad accordo con la sua fede etrcaristica.
ollrire in tutto il monclo, è stata considcrata presso Dio il sacrificit> puro e L-ercaristia, che implica la carne di Gesù, è ordinata alla risurrczione
gli è graclita, non perché ahbia bisogno tlel nosr«r sacrificio, ma pe rché co- clella nostra carne. Ireneo parag()na in [Link] ardito il cambiament. clclle
Itri che lo rrffre è gkrrilìcat<, cgli stesso nell'offerta che presenta, se il suir specie etrcaristiche con il cambi,rment. chc si
1rr.<1trce in coloro chc 1.,ren-
dono sarà accettat(). clono parte alla celebrazionc e che partccil)an() per qucst() all'[Link]-
I...1 lità stessa di I)i. e s()no pr()messi alla speran za clella ristrrrezionc. Il finc ul-
18,r. Il n()sff() pensiero, invece, è in pieno accordo con l'ettcaristia e l'eu- timo ciell'eucaristia è di larc clella (]hiesa il [Link]. [Link]. di Crist.. Irene«r
caristia a srra vt',lta conlcrma il nostro pcnsiero. l)erché gli oll'riamo ciàr che atuibuisce il cambiamento interventrto nelle oblazioni alla parola cli Dio.
è suo, proclamanrlo armoniosamente la comunione e l'unità della carne e Il pane dell'ctrcaristia è ormai [Link] da qrreste rlrre cose: I'elemcnto ter-
rlcllo Spirito. Infatti, come il pane che proviene clalla terra, tlopo .tver ri- resfte, il l)ane c il vino, e l'clemento ccleste, vale a «lire divino, la parola o
('evLlr.() I'[Link],nt'di l)i<,. rr,ln i'|iu l)anc e()nlunc ma cutaristiJ c()sti- l'[Link] di I)i«r. È l, par<,la di I)i. ad esserc capace cli opcrare un ta-
Iuita (li clrre realtà, Llna tcrrcsmc t una celeste, così anche i nostri c()rl)i che lc cambiamento
ricevorr«r l'eucaristia non s()n() più corruttibili, perché hanno la s1:,eranza
della risurrezionerr".

[)i ('ronte a qrresti awet'sari Ireneo sottolinea che l'eucaristia è stata isti- 4. Nel fV secolo: Cirillo di Gerusalemme
tuita (la (ìcsir c«rn il panc c con il vino che veng()n() dalla propria crcazio- afferma il senso dell'eucaristia
lle> c()sir che gli pern-rctte tli clirc: ..Questo è il nrio c()rl)())>. Poteva [ari«r so-
lo in qtrantr> Figli«r del (lrcatore e creat()re egli stesso, venut() nel pr<4rrio Le (,[Link] mistagogichc di cirillo di Gerusalemme, vescovo cli que-
regn(), c()me dice il lrrokrgo clel Vangel«r di (ìiovanni. Questo tcnra, ripre- sta città a metà del IV secolo, sono così chiamate in quanto spicgano e
so oggi ncllc nostrc preghiere sull'olIertorio, sottolinea il legame tra crea- ('ommentano i riti del battesimo, della confermazione e dell'eucaristia.
zione clcl m()nd() e benedizione in (ìesù (lristo.
Sono il seguito della sua catechasi battesimalc che commentava il cre-
Ilcnco esprime poi un ver() e pr()prio paradtlss<1. Dt4ro aver riples<l la
,kr. Sono datc, come abbiamo visto, durantc la settimana di pasqua, clo-
diatliba .Jei 1:,rofcti dell'Antico Testamento c()ntr() i sacrilici crrltuali, che
1,«r che i catecumeni hanno riccvuto l'iniziazione cristiana. Ricorcliamo
tro[)p() spess() mascheravano l'indillerenza del cuore, ci dice chc I'istitu-
( ranto riguarda l'eucaristia.
zione <lell'eucaristia n()n è l?ltta in primo luogo per Dio, il quale non ha al- lr

cun bis«rgno che gli si offrano sacrifici: è fatta per il bene, l'onore e la fèli-
IV. 1 . Anche questa istruzi«rne del beat. Paolo basta a darvi
lriena [Link]-
vdezza dei divini misteri dei quali siere srati giudicati degni, essendo clive-
" Iréni'c rlc Lyon, ()»ttre les hlrltitt, IV 17, 5 e 18, 5, a c. di Adelin Rousseau, S(l 100, Pa'
ris, Ccr[, l9(r5, t- [I, pp.591-(r11 (lreneo di Lione,Contro le t:rtsic e gli ultrì scrittì, a c. di Enz.,t rrrrti rrn solo corpo e un solc, sangue con (,risto. Lapostolo infatti
lxrc,anzi
Bcllini e (ìiolgio Maschio, Miluno,.)aca Book, 1997'?, p1>. ))t)-342). l,roclamava: .<Nella notte in cui I'u tradito, il signore nostro (ìesir (,risto
t)2 Ituilo a ctetlt'n' L't il(irìsli(t, sonilno sauamcnto; [Link] e storia Bj
prese il pane lo spezzò, lo diede ai suoi disccpoli
e, dopo aver reso grazie, V.7. Poi, dopo aver santilìcato noi stessi con qrresti inni spirituali, invochia-
dicendo: Prendete, mangiate; questo è il mio corpo. Poi prese il calice, re- mo Dio che ama gli uomini allinché mandi lo Spirito Santo sulle offerte fquil
se grazie e, dopo aver reso gt,àzie, disse: Prendete, bevete; questo è il mict deposte, affinché renda il pane c()rpo di Cristo e il vino sangue di Cristo: in-
sangue>>. Poiché dunque egli stesso ha dichiarato e detto del pane: Questo fatti tutto ci<ì che lo Spirito Santo tocca, viene santificato e traslì)rmat().
è il mio corpo, chi oserà ormai dubitarne) E poiché egli ha affermato espli- t...1
citamente e detto: Questo è il mio sangue, chi dubiterà mai, dicendo che V.2 l. Quancl., dunquc ti av,r,,icini, non prlrcglgre c<,n lc lralme Jclle mani
non è suo il sangue? aperte né con le dita separate. Ma ta' con la tua mano sinistra un trono per
t...1 la tua destra, poiché sta per accogliere il Re, e nel cavo della mano ricevi il
3. È dunque con somma cettez,zàche partecipiamo in qualche mod«r al cor- corpo di (ìristo rispondend«r: <<Amen>>. Quindi, avenclo santilìcato attenta-
po e al sangue di Cristo. Nella figura infatti del pane ti è dato il corpo e nel- mente gli occhi al contatto del santo c()rpo, prendilo, preoccupandoti di
t.
la figura del vino ti è dato il sangue ldi Cristo], affinché, avendo parteci- n.,n pcrdcrnc nrrlla I
pato al corpo e al sangue di Cristo, tu diventi un solo corpo e un solo san-
gue con Cristo. Così diventiamo anche portatori di Cristo, poiché il suo In questo secondo passo Cirillo è il testimone della tradizione orien-
corp() e il suo sangue si diffondono nelle nosffe membra. Così, secondo il lale che attribuisce il cambiamento delle offerte all'invocazione dello
beat<r Pietro, diventiamo <<partecipi della natura divina» [2Pt 1,41. Spirito Santo (epiclesi). Abbiamo già incontrato, nei testi più antichi, il
t...1 tcma della parola o dell'invoc'azione di Dio. Questo ruolo dell'invoca-
(r. Non accostarti quindi al pane e al vino come a cibi semplici, poiché so-
zione dello Spirito è stato a lungo messo da parte, in Occidente, ben-
no corpo e sangue, secondo la rivelazione del Signore. Anche se quindi il
clré questa preghiera figurasse scmpre nel Canone romano. Aver rimesso
tuo gusto ti suggerisce guesto, la fede ti rassicuri. Non giudicare la cosa dal
irl posto d'onore l'epiclesi nelle preghiere eucaristiche è una delle con-
gusto, ma dalla fede abbi piena ed indubitabTle certezza, poiché sei staro
giudicato degno del corpo e del sangue di Cristor2. rluiste del Concilio Vaticano II.
Luldmo consiglio è commovente: indica ai fedeli come conviene ri-
Come i suoi predecessori, Cirillo di Gerusalemme riconduce l'eu- ccvere l'eucaristia nelle loro mani con il più grande rispetto. E quindi a
caristia alle parole d'istituzione, ma lo fa in riferimento alla versione di urì uso molto venerabile che risale la decisione di comunicare nella ma-
Paolo. Insiste molto sulla realtà della presenza del corpo e del sangue rìo e non nella bocca.
del Cristo nelle offerte ed invita i neofiti a non fermarsi agli elementi
naturali, ma ad avere a loro proposito un giudizio di fede. Il pane e il
vino sono solo delle "figure", ossia, in linguaggio moderno, i segni sa- 5. Nel V secolo: Agostino e la Chiesa corpo del Cristo
cramenta[ necessari per una celebrazione che rispetti la condizione uma-
na. Poiché questo pane è un pane spirituale. Attraversiamo ancora un secolo per incontrare sant'Agostino, vescovo
Tuttavia, Cirillo non si ferma a quest'affermazione della presenza del ,l'lppona (oggi Bona o Annaba in A-lgeria). Con i neofiti egli è nella stes-
Cristo nelle offerte. Va decisamcnte oltre, dato che dice ai neofiti che slr situazione di Cirillo di Gerusalemme. Durante la settimana di Pasqua
sono <<diventati un solo corpo e un solo sanguc con Gesù Cristo». So- spiega loro il senso dei sacramenti che hanno ricevuto. Ecco come pre-
no diventati dei «portatori di Cristo». Il fine ultimo dell'eucaristia non scnta loro I'eucaristia.
finisce con la presenza di Cristo nel pane e nel vino, ma arfiva alla co-
stituzione della Chiesa come suo proprio corpo. Quest'insegnamento è IÙcrrrd<r la mia promessa. A voi che siete statibattezzati avevo promesso un
ripreso da san Paolo: <<Siamo membra del suo corpo>> (Ef 5 )O). tliscorso in cui avrei esposto iI sacramento della mensa del Signore, chc ora

l'zCyrille deJérusalem, Catéchèses mtstdgogiques,4,


1-6, pp. 1)5|-39 fu. it. Cirillo e (ìiovan, " (ìyrille deJérusalem, Catéchèses mystttgogiques, V 5, 7 e V 21, pp. 155 e 17l-11) (tr it. Ci-
ni di (ìerusalemme, Catechesi prebntesirnalie ntistagogiche, pp. (r03-(r05). r rll,r c Cìiovanni di Cjerusalemme, Catechesi prebauesintali e tnistagogiche, pp. 613 e 620-621).

t)4 lnttilo o crcdcrt l.'t'ildristid, sommo sacrameflto: 1. Lstituzione e sloia t)5


voi vedete anche e a cui la notte scorsa avete [)rcs() parte. Bisogna che sap-
7 Nella linea di pensiero di Agostino, la teologia occidentale discernerà
piate che cosa avete ricevuto, che c6sa riceverete, che cgsa ogni giorno do- * quindi tre liuelli della celebrazione eucaristica: il livello della visibilità
vretc ricevefe. Quel pane che voi vedete sull'altare, santificatg con la paro- sacramentale, nel quale si vedono il pane e il vino; il livello interme-
la di Dio luerbum Dei), è il corpo di cristo. I1 calice, o meglio quel che il dio, al contempo visibile e invisibile, nel quale si confessa che questo
calice conticne, sanrilicaro c()n le parole di Dio, è sangtre di
(lristo. Con
pane e questo vino sono diventati il corpo e il sangue di Cristo e in cui
questi fsegni] Cristo signore ha voluro affidarci il suo corpo e il suo san-
il sacramento è il segno visibile di una realtà invisibile; infine il terzo e
gue chc ha sparso per n()i per la remissione dei peccati. Sc voi li avete rice-
ultimo livello, quello della realtà puramente invisibile: questa comunità
vuti bene, vcti stessi siete quel che avete ricevuto. I-lApostolo infatti clice:
«l)oiché c'è un sokr pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo>>
che partecipa all'eucaristia è diventata il corpo di Cristo'6. Il primo li-
1(]or 10,171. È c«rsì chc egli espone il sacramento della mensa clel Signo- vello può essere visto da tutti attraverso i loro sensi; il secondo e il ter-
[
re. I . . . ] E in questo pane vi vicne racc<>mandato come voi dobbiate
amare zo livello richiedono l'impegno di fronte a Dio attraverso la fede, la spe-
l'rrnitàla. ranza e la carità,. Vi è ciò che si vede (uidetur) e ciò che si comprende
(intelligitur): <<Queste cose, fratelli, si chiamano sacramenti proprio per-
E siccome anche patì pcr noi, in qucsttr sacrament() ci ha affidato il suo cor- ché in esse si vede una realtà e se ne intende un'altra. Ciò che si vede
po e il suo sangue t...] Noi prrre inlatti siamo diventati suo c()rp() e, per la ha un aspetto materiale, ciò che si intende produce un effetto spiritua-
sua misericordia, quel che riceviamo lo siamo [. . . ] Come dr-rnque vet-lete le>>17. Quest'interpretazione è immediatamente fondata su san Paolo
che esprime unità tutto quel che è statg fattg, così anche voi siate uno, aman-
(1Cor 10,17), del quale Agostino è un eccellente commentatore.
clovi, mantenendo 1'unità della fede, 1'unità c1ella speranza, l'indivisibilità
della carità [. . . ] Siete dunque qui sulla mensa, siete qui nel calice"I'utto
quest() [t siete insieme con ngi. lnsieme infatti ne prendiamo, insieme ne
beviamo, perché insicme viviamoLt. 6. Agostino e l'eucaristia come sacrificio

Agostino è anchc il grande teologo del sacrificio in senso cristianors. Ec-


Agostino chiama l'eucaristia <<il sacramento della mensa del Signo-
c<r rrn grande testo della Città li Dzo, dovc crca il legamc tra il sacrificicr
re>>. Insegna a questi nuovissimi cristiani due cose, che mette in imme-
dclla croce c quelkr clell'eucaristia:
cliata continuità. In pfimo luogo, il pane e il vino sono diventati il cor-
po e il sangue dcl Cristo non appena hanno ricevuto la <<parola di Dio»,
<<Ne consegue drrnque che tutta la città redenta, cioè 1'assemblea ctr-
con i simboli sacramentali. Agostino si inserisce nel pensiero dei suoi munitaria dei santi, viene ol'lerta a l)io come sacrilicio universale lrer la me-
predecessori. In seguito, con estremo realismo, afferma e ripete con gioia rliazione del sacerdote granrle chc nella 1;assi«rne LFt2,7 I olrf'rì anchc sé
che è l'intera comunità che è fatta corpo e sangue cli Cristo: <<Voi stes- stess() pcr noi nella lìrrma di servo pcrché krssimo il corpo cli r-rn calro co-
si siete quel che avete ricevuto; siete dunque qui sulla mensa, siete qui sì grande l(l()l 2,191. I Ia immolato la lorma di selo, in essa è stato immo-
nel calice». Ne trae immediatamente le conseguenze: se così è, dovete lat«r, lrerché in essa è mediatore, sacerdote e sacrilìcio. IJApostokr dunque
fesrare nella comunione e unità che è il dono di Dio. Il fine proprio del- ci ha esortatr) a presentarc il nosfto c()rpo come oltferta viva, santa e grarìi-
l,eucarisria - l'abbiamo già visto, ma Agostino è ancora più netto di ci-
rillo su questo punto - non si ferma al pane e al vino santificati, fa del- "'I tennini tecnici parlano a questo proposito cli sa:rat»entutn tttiltutil (tI solo sacramento): la
visibilità dei segni sacramentali; re\ et sdLntnentuzz (la rcaltà nel sacranrcnto): la presenza del (ìri
la Chiesa il corpo di Cristo. irrvisibile, ma manifestata attraverso segni visibili; l'a res ttntun (la sola realtà): vaÌe a dire la
'ro
.lriesa corpo di (lris«r.
li Augustìnus, Senttones ad populunt, Scrrto CCLXXII, PL 18, 1211 ftr. ir. Discorsi,IY/2,
1r
ntones ad populutn, Senno CCXXW|,PLJ8,1099-1100 (tr' it. Dr\rorsi, O1x-
Augustinus, Sc

re di sani'Agostino IV/1, a cura cli F-cderico (lruciani, Roma, Città Nuova, 1984, p 387)' r,. t 0,ll).
'n Vedere ll mi<> Croire. lnuitutìon à h foi cutholique, p. 29)
(tr' it' l)iscorsi,IY/l' (rr. n. Credere. lnuito ullu fede cat.
'' Augustinus, Sernttnes ,td popalun, Senno CCXXIX, PL 18, 1101
i
pp.,105-'{07). r,'ltrtt, p.269).
i.

li l)('» lnuito a crelerc t'u(d/ist/a, sommo sdcramento: 7. Istituzictne € storia t)1


I
I,
h
E
I
I
ta a Dio, c()me nostr() ossequio ragionev<',1e, a non conformarci al mondo quali abbiamo già evocato l'origine con la preghiera eucaristica dellaDt-
che passa nra a riformarci nel rinnovamento della coscicn zà, L)er renderci ,lachè. vedremo che esprimono I'unità della t-ede presente in una gran-
consapevoli di quale sia la vokrntà di Dio, l'azione buona, gradita e perfet- rlc varietà di riti, in Oriente, ma soprattutto in Occidente, in quanto
ta [Rm l2,l). E questo sacrdicio siamo noi stessi.f)oi soggiunge: "[...] Co- ogni popolo teneva ad avere una liturgia nella propria lingua.
nre infatti nel cr>rpo abbiam«r rnolte membra che non hanno tutte la me-
desima funzione, così molti siamo in Cristo un solo c«rrpo e ciascun() è mem-
bro dell'altro perché abbiamo carismi iliversi secondo la grazia che ci è sta-
l. Breve profilo della storia delle liturgie eucaristiche
ta data" [Rm 12,]-rl. Questo è il sacrificio dei cristiani: molti e un srslr, cor-
pr.t in Cristct. La Chiesa celebra qttesto mistero col sacramenlo dell'altare, no-
in in Tutti sono d'accordo nel riconoscerc l'origine della preghiera euca-
to ai fedeli, perché esso le si riuela che ciò che ffie essa stessa è c,ffertarr"'.
rrstica nelle preghiere di bcnedizione giudaich e (Buakoth), nelle litur-
ll sacramento dell'altare è il sacrifìcio (vale a [Link] l'otfèrta di sé stessa) gie della sinagoga e della mensa. uabbia,-ro visro a proposito della Di-
della (lhiesa: il Cristo, somm() sacerdote, oI'fre a Dio la (lhiesa. L,gli può of- ,lachè. All'origine delle preghiere propriamenre eucaristiche si ricono-
lì'irla al Padre, in quanto si è egli stess() ()fferto fino alla morte. Sul lìnale, scono generalmente quattro tradizioni principali, con molte intcrferenze
il testo rit<lrna sulla reciprocità clell'offerta: <<In ciò che olfrc essa stessa [a lcciproche .

Chiesal crtlre sé stessa>>. ll Cristo è, nella sua stessa pers()na, il Mcdiatore


tra l)io e gli [Link]: è alkr stesst'r temp() il sacerdote e il sacrilìcio, dato che
è al contempo colui che «rtfre e colui chc è oltcrto, dato che tutta la sua vi- Il tipo [Link], attest2rt() nell'anal<rra clctta degli ap<tstoliAd-
1.
ta ò dono «li sé stesso al Paclre c ai suoi Iì'atelli. Questo scopo si inscrive nel- tlai e Mari: «rutto p()rta a credere che qlrcsta preghiera sia la pitì antica
Io scopo tlcl corp<, di (lristo: si tratta di lrrre di noi il <<c()rp() di un capo co- composizione ctrcaristica cristiana attrralmcnte in n()stro possesso. Rap-
sì grancle, e tli realizzare trd cli n«ri un corpo solo nel (lristo.
l)resenta un m<rdello del tr-rtt. divcrso rispett. alle prcghiere ciell'epoca pa-
Agostino riprende quindi la delinizione del sacrilìcio che predilige: <<Il tristica>> (Louis l3ouyer). Resta modulata sulla base clelle preghiere giudai-
sacrilicio nella sua totalità sianro noi stessi>>. Ma anche <<tale ò il sacrilìcio che pcr l'ultima irarte dcl lrasto. La s.a struttura fa lrensare allaBirkat Ha-
dei cristiani: 1,ur csscndo molti siamo un solo corpo in (lristo». Riceviamo mttzolt e ai [Link] l0 della Dilachè2t. Questa preghicra comlrrende un
la capacità di oflrire noi stessi in quanto omaggio ragi()nev()le a Dio. [l sa- t)temento cl'[Link], un'anamnesi (memoriale dcl mistero pasquale) e
crificio diventa in qucsto cas() un sinoninro pratico dell'eucaristia: condurre r rn'epiclesi.
una vita sacrilicale, valc a dire condrrrre una vita di ilono di noi stessi e di
am()re per [)io c grer gli alffi, ò condurrc una vita cucaristica. «[Link] c.n [Link]à e [Link] di tutti i l)aclri lrii c giusti che s.n.
---t stati graditi ai trroi occhi, nella c()mmem()[Link] del c()rp() e del sangrrc
,lel trr«r (,rist., chc ti offrianr, sul trr. altarc prrro e sant(), [Link] ci hai in-
scgnat().
IV. La l'RADrzroNE LlluRcrcA2o (ìlorificanclo, esaltand., commemorando e celctrrand. quest. mistero,
11rande, terribilc, santo, vivilicante e divino della l,assi,»le, m()rre, sel,r,lrtr-
Passiamo da un florilegio all'altro, da quello delle testimonianze del- rrr c risurrezione di nostro Signore e Salvatore (ìesù ([Link].

la fede eucaristica a quello delle liturgie propriamente dette, delle


-ì ,, , utharistique, Paris, Desclée, 1990r (tr. it. Ilucuristia. Teolognt e spiritu,thtà delh prcghicro ,:nca-
trttirt, a cura di Luigi Mclotti, 'forino, Illledici, l98l). La trartazione è srata ripresr successiya-
l" Augustin, La
Cité de [)ieu,X,6, Nouvelle Bibliothèque Augustinienne ], Paris, Desclée de rtrt ttte da Enric<r Mazza, [.,a celebruzione eacdristicd. Gcncsi dt:l rito e sDiluppo icll'interpretazt)o-
Brouweq 1c)93,pp.551)-560 (tr. it. Agostino, Lu Città diDìo,X,6, a cura di Domenico Gentili, r,, Ilologna, EDB, 2003'].
()1rle di sanr'Agostino V/l , Roma, (ìittà Nuova, lL)78, p.697). ''' Vedi sopra, in questo stcsso capjtolo, il riquadro in j. Allt fine lel Lsecolo: la ol)ottrina dc-
"' Seguo qui la sintesi proposta da Louis l3ouyer, Eucharistie. Théc'bgie ct spìritaulité de la priè- ;r [Link] tl(,stoli>> o «Didathè».

1lrì lnuito a tedert


il
L't ltùuistia, sommo sdcrame nto; 7. lstituzionc e storia 1)9
fedc della verità, allìnché ti krdiamo e ti glorilichiamo per (ìcsùr (lristo tuo
Venga, Signore, il tuo Spirito Sant<», e riposi srr questa offerta clei [Link]
Iìglio, per il qLrale ttr, Padre e Iiglio con kr Spirito Santo nella santa (lhie-
servi; possa Egli bencclirla e santificarla...>>.
sa, hai onore e gkrria ora e nei secoli dei secoli. Anrenr2.

Il moclello dell'cucaristia crisriana comprende quindi lode, atto di gra-


Questa preghiera contiene già il dialogo che introduce il prefazio, ma
zie e supplica.
ignora ancora il.\anctus. Rende grazie fino al racconto clell'istituzione.
I)oi ricorda il mistero pasquale. Assume così un carattere narrativo. 'Ier-
nìina con un'invocazione allo Spirito (cpiclesi) molto simile a quella cli
2. Il tipo siriaco occiclentale, la cui migliofe testimoni'ànza è |'anafo-
Addai e Mari. La sua csprcssione è globale: <d'oblazione della santa Chie-
ra clella TratJizione dpostolicd di Ippolito di Roma (inizio del III secolo),
sa>> mira insieme agli elementi e al popolo riunito.
che ha ispirato la redazione della seconda preghiera eucafistica sotto
Paolo VI. In ragione dclla sua impoftanza nella tradizione, citiamola per
intero. 3. Il tilr«r alessandrino è l'anafora di san Marco in greco e qLrella di san
(lirilkr d'Alcssandria in colrto. (,ontiene dLre epiclesi; una sulle oblazioni
- Il Signorc sia con voi. lrrinra clclla [Link], una seconcla sull'asscmblea rbpo il mcmoriale
- Il con il tuo sPirito. o ['anamnesi.
- In altt, i cuori.
- I-i [Link] tir,olti al Signole. ll
tipcr r()man() è all'originc tlcl Canona ro?tt(itto. QLrest'anafìrra è si-
.1.
- Iìingraziamo il Signore' rrile al tipo alessandrino in quant() alla stluttr-rra e ai temi. (ìomprencle dtre
- Ù .',,., dcgna e gitrsra. cpiclcsi o invocazioni allo Spirito. Se ne trovano già un cert() nulllero di ele-
I...1 nrcnti in sant'Ambt'ogit>.
'l'i ringraziamo, o I)io, l)er mczz() dcl tuo ililettg liglio (ìesù (,risto, che in
Ncl IV secokr si assiste allo sviluppo di grandi preghiere eucaristichc,
qtrcsti ultinti tempi ci hai inviato c«rmc salvatore, rcclentore e messaggero ('ontcml)oranee all'clatror,rzione del clogma trinitario. A partire dal tipo si-
.[Link], t,,, volontà, che ò il trro Verbo inscparabilc, I)cf mczz() tlel qLrale hai t'iaco occidentalc, cluestc skrciano nelle fìrrmule dellc CottitzrTioni aposto-
[Link]() tgtte le c6se c nel qtralc hai ripgsto la tua c6mlriacenza, chc hai man- liche, nell'cucaristia di san (ìiacomo ((ìerrrsalemmc) c nelle due grandi 1ìrr-
rlato clal (,ielo ncl [Link] di trna Vergine ed è stato concepito, si è incarnat<> mule di san [Jasilio (usara oggi in I-gitto) e di san (ìiovanni (]risost«rmo (am-
e si e: manilcstato c()me figlio tuo, nato clallo Slririto Santo c tlalla Vcrgine.
lriamente r-rsata in ()riente). Sono prcghiere molto clense sul 1;iano dottri-
ì)cr comlriere la tua volontà e pcr conqrristarti un 1-,opolo santo, L,gli ha te- nale, "telcol«rgiche", così comc il Simbolo cli Nicea-(lostantinopoli è più
so le mani nella lrassionc per liberare dalla s«rlGrcnza coloro che hanno fi-
l)regnantc del Sir-nbolo degli apostoli. Si vctlc anchc apparire il tipo galli-
rlLrcia in tc. Ij, accr:ttan,lt, vt,lontariamente la s«rlferenza per tlistrtrggere la can() c mozarabico che mantiene una ccrt.r somiglianza con il tipo siriaco
m()rte, sI)ezzàrele catene rJel clemonio, schiacciare l'infcrno, illrrminare i giu- .rccidcntale e chc inf']uenzerà il ti;ro r()man(). In Occidente è il (lanone ro-
sti. confcrmare il testamento e manilcstare la risurrezione, prcnclendo il pa- rttan., chc si gencralizza.
ne ti rese grazie e clissc: <.|)t'[Link], mangiate , qtlest() è il mio corlro che sarà
sl\ezzàtolrer voi>>. Lo stesso lece con il calice r]iccnclo: <<Quest«r è il mio san-
g,,..h" vcrrà sparso prer v<'ri. Quando late quest«r, [atel6 in memoria <li me».
Questa rapida panorarnica permette di constatare la differenza frdle
I(icorclanrlo dun<1tre la sua morte e la stra risurrczitlne, noi ti offriamo il pa-
ne e il calice e ti ringraziamo d'averci giuclicati cJegni di stare alla ttla pre-
l,rcghiere eucaristiche all'origine della Chiesa, diversità che deriva
scnza e cli servirti. Inoltre ti preghiamo di inviare il tuo Spirito Santo sul-
l'offèrta della santa (-hicsa, di tlare rrnità a tutti col«rro chc vi partecipanrr 'r llilrpolyte cle Ro»re, Lt trutlition upostolique,l. pp.49-51 (tr. it. Ippolito tli lloma, La tra-
pir. 61-64).
e cli conceclere loro di esscre riempiti clello Spirito Santo e fortificati nellrr
, I r.:ri t n c Ltpostolicu,

Inuito d ct'cdcrt I 't'rrctttistia, sot?ttu() vl(:rdttenkt: 7. lstituzione c sfurLt 141


140
dalla disparità [Link] città di Roma ha a lungo celebrato in gre-
co, prima di lasciarsi andare, con scandalo di qualcuno, alla miserevo-
le lingua vernacolare che era il latino. La liturgia nei primi secoli della
ur di labbra che confessano il suo nome>> (Eb 11,15). Nel mon<lo cllt,rri
co la parola "eucharistein" significava anche sacrificare. Lcucaristirr
i.
I'azione di grazie di cristo alPadre,il cui oggetto trovava il suo
,,tì cor«r-
Chiesa era viva e creatrice. rìamento di fronte al mistero della sua morte e risurrezione. Gesù
vi
Con I'andare del tempo, si constatano una perdita di creatività in $
csprimeva quanto stava vivendo: il suo passaggio al paclre. È quest'a-
Oriente e una cristallizzazione sempre maggiore in Occidente. Dopo zione di grazie ad essere resa presente in modo sacramentale. I)iventa
una relativa decadenza alla fine del Mediocvo, che aveva portato alcu- quindi anche il sacrificio di lode el'azrone di grazie clella chiesa por-
ni sviluppi posticci, papa Pio V attuò una riforma liturgica necessaria, tata da quella di cristo. <<Fate questr,t in ruemoria di me>> vuol anche
decisa dal Concilio di Trento. La liturgia tridentina ha subito assai scar- <lire: <<Fate l'eucaristia in rueruorta dl me>>. partecipate alla miaeucari-
se variazioni fino al 1962: fu allora che il Concilio Vaticano II prese la stia. <<Che il motivo decisivo della vosrra lode sia il rnistero pasquale
e
stessa decisione di quello di Trento, decidendo una riforma liturgica che rron più I'Esodo».
è essenzialmente un ritorno alla tradizione del primo millennio e che La preghiera eucaristica si ferma quindi a lungo sur Figlio, clel qua-
comprende più [Link]à in ragione delle culture diverse. È questa rifbr- lc fa meruoria. Ricorda la vicenda di Gesù come l'apice
deibenefici del-
ma che il papa Paolo VI ha portato a termine. la storia delle benedizioni, cosa che implica il racconro all,istituzione
,lcl pasto eucarisrico alla quale la celebrazione si limita a obbeclirc nel-
lrr fede. Richiama le tappe del mistero pasquare, celebranclo
<<ir memo-
2. La struttura della preghiera eucaristica riale della beata passione, della risurrezione dai morti e clella gloriosa
rrscensione al cielo del cristo tuo Figlio e nostro Signoro> fino
ai suo at-
Questa struttura è trinitaria; in genere segue il movimento che va dal r('so ritorno. Infatti il paradosso di questa memoria degli awenimend
F
Padre, attraverso il Figlio, verso lo Spirito Santo. Leucaristia è intera- vuole che l'ultimo di essi, il ritorno di cristo in gloria, non sia
ancora
mente orientata verso il Padre, come sottolinea il testo del prefazio, in :rvvenuto e sia evocato nella speranza del suo awenire2r.
quanto Gesù Cristo stesso l'ha celebrata rendendo grazie al Padre e be- Infine, la preghiera diviene epiclesi e, rivolgendosi sempre al pa<Jre,
nedicendolo. Abbiarno un'altra testimonianza del suo atto di grazie ne)-
11li chiede di inviare lo spirito santo sull'offerta della sànta chiesa.
l'inno di giubilo: <<Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, L'cpiclesi è presente fin dai primi testi eucaristici, anche se non
fanno
perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e rrrtti esplicitamenre riferimcnro allo Spirito santo. poiché è la potenza
le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,251Lc 10,21). Questo riferimento è pri- ,k'lla Parola o dello Spirito Santo ad cffettuare la rrasfonnazione
clclle
mordiale e dà il nome al sacramento. Questo termine cristiano si è ar- ,,lrlazioni. Le parole del sacerdote non possono avcre la stessa potet.,z,a
ricchito di tutto il valore della benedizione giudaica: adorazione, am- t'll'icacc di quelle di cristo, sul quale riposava lo Spirito Santo
mirazione, stupore, nota di giubilo, reciprocità della benedizione: il cre-
c.h" p.o-
,rctteva di inviado come suo proprio bene. Il sacerdote le pronuncia in
dente benedice Dio che l'ha benedetto per primo, scegliendolo come rr,,rne di cristo e "nella persona della chiesa". Il sacerdote la
e chiesa
beneficiario della sua salvezza (Ef 1). Nell'idea di rendere grazie, vi è
l)ossono pronunciadi solo in un'invocazionc allo Spirito Santo, poiché
più del semplice "ringraziamento". Rendere grazieè rendere graziaper rr,rr c'è accesso al Figlio che aftraverso lo Spirito Santo. Dopo la pen-
grazia. E un moto di perpetuo ritorno. Quando la graziaè stata il dono r('('oste il Figlio è colui che manda il suo Spirito sulla Chiesa
e chiede
che Dio ha fatto di sé stesso, l'atto di grazie diventa a sua volta dono, .r srro Padre di inviarlo: è I'intercessione celeste di
cristo della qualc par-
offerta di sé e quindi sacrificio, sacrificio di lode e di comuniorr.. È la l;r lrr Lettera agli Ebrei: <<essendo egli sempre vivo per [Link]
a lo-
Pasqua stessa di Gesù, il suo passaggio al Padre. <<Per mezzo di lui, dun-
que, ofTriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cioè il fruttct '''lirrneremo
nel capitolo successivo su[[a portata di questo memoriale del F-iglio.

142 Inuito a crelc'n' L [Link], sommo sacramefito; 1. Istituzione e storia


14)
/
ro favore>> (7,25). Per la Chiesa l'epiclesi è un atto di esautorazione,
un segno di non-potere. Mostra che la consacrazione non è un atto ma-
gico, ma un dono gratuito di Dio.
?r ò I'impegno nell'alleanza: <<Credo in...rr, bensì il memoriale dell'allean-
za, celebrato dalla comunità nella lode, con la reciprocità del: <<Ricor-
,landoci. . . Ricordati. . .>>.
t'

.t

Bisogna distinguere I'epiclesi sulle oblazioni da quella sull'assemblea. .:

E lo Spirito Santo a rendere Cristo realmente presente; è ancora lo Spi- ti Abbiamo raccolto in questo capitolo la triplice restimonianza dell'o-
rito Santo chc fa dell'assemblea il corpo di Cristo, erede di promesse rigine, della genesi e dello sviluppo del sacramento dell'eucaristia nel-
escatologiche. Lepiclesi fa dell'eucaristia, orientata verso l'awenire del- la Chiesa delle origini e del primo millennio. Quesre testimonianze so-
la fine dei tempi, un assaggio del regno, è una <<parusia sacramentale>» rro quelle dell'evento, della speranza e dell,a vita liturgica. Confessano
(Francis Xavier Durrwell). la loro fede, affermano la loro convinzione, ma non cercano di giusti-
licare le cose né di interpretarle. Sarà tutto molto diverso nel secondo
rrrillennio, nel corso del quale la riflessione dottrinale della Chiesa si
È clui che bisogna notare una leggeta clifferenza tra ()riente e ()cciden- orienterà con una precisione sempre maggiore sui differenti aspetti del-
te. In ()riente, la preghiera etrcaristica è una lunga ascesa vcrs() l'epiclesi, I'cucaristia e sulle difficoltà che pongono alla ragione ranro l'afferma-
sitrrata r1opt, la consacrazione e considerata come il momento della consa- zione che la messa è un sacrificio, quanto la presenza reale di Cristo in
crazione clclle oblazioni. Qtresta è lraragonata, nellc antiche liturgic, all'in- (luesto sacramento. Pur nel quadro di una fondamentale fedeltà, que-
carnazi<rne del Vcrbo, realizzata grazie all'intervent() dello Spirito Santo. sto nuovo percorso conoscerà varie vicissitudini, e a volte il progrcsso
L«r scopo dell'cpiclesi sui doni è di ar,'vicinare qrresti doni alle l,ersone che su tale o tal altro aspetto si pagherà con la perdita della dinamica glo-
si comunicherann(). Ma il clono clello Spirito alle lrcrsone è semprc legato lrale del mistero eucaristico. Bisogna affrontarlo ora, poiché condizio-
alla srra precedente disccsa srri doni eucaristici. Segtrono le intcrcessioni per rrtr la nostra comprensionc attuale dell'eucaristia.
la (lhiesa. In ()ccidente, Ia preghiera è fonclamentalmcnte la stessa e al-
trettant() trinitaria, ma c()mprende la particolarità di menzionare la do-
mancla delh Spirim clr-re v<,lte, prima della consacrazione, sul pane e sul vi-
no, e dolro di questa, sull'assemblca. L()ccidente ha sempre ritcnuto che
il momento <lella trasformazione delle oblazioni in corpo e sangtre di Cri- I
sto fìrsse qrrello in crri il sacerclotc rilrete le parolc d'istituzionc, considera-
te comc delle par«rle di consacrazionc. Lepiclesi sui d«rni precetlc quindi
immcdiatamente la recita rlcll'istituzione. Abbiamo quindi la sequenza: pre-
lazio rivolto al Padre; invocazione, scmpre rivolta al Padre, dello Spirito :

sul pane e sul vino; recita delf istituzione e memoria dellc tappe del miste-
ro pasquale; poi invocazione delk, Spirito sull'assemblea e inflne preghie-
re per la (ìhiesa, i vivi e i morti. La dossologia [ìnale è sempre trinitaria, ma
questa volta è ascendente e risale verso il Padre. Una volta raggiunta que- i

sta vetta, i doni diventati eucaristia sono distribLriti all'assemblea. I

Colpisce il parallelismo di questa preghiera con la formula del Sim-


bolo di fede che celebra la triplice iniziativa del Padre, che ha manda-
to suo Figlio e ha dato il suo Spirito alla Chiesa. Ma qui la sostanza non

144 Ittuito a cverLcrt I 'r'rtttristia, sommo sacramenlo: 7. Isttltuzione e storia 145


r
VI Tr sacramento che costruisce la Chiesa attraverso i secoli ed intende con-
durla all'incontro definitivo con Dio. Nella vitabeatal'eucaristia stessa
scomparirà, per far posto alla pura e sernplice realtà che essa significa:
L-EUCARISTIA, SOMMO SACRAMENTO:
la cornunione piena, visibile e sensibile dell'umanità, clivenuta nella sua
2. MEMORIALE, SACRIFICIO E SACRAME,NTO
totalità il corpo di Cristo, con Dio. Ecco perché si impiega ancora, a
questo riguardo,l'immagine del banchetto eterno. Ciò che a prima vi-
sta appare come la ripetizione di una celebrazione che rimane fonda-
mentalmente la stessa di giorno in giorno e di anno in anno, con qual-
che variante, è infatti il grande rnovimento di costruzione della Chiesa
c, attraverso di lei, del nostro mondo nel corso del tempo. Leucaristia
è al contempo mistero di fede e mistero di salvezza. Nell'eucaristia si
compie senza posa I'alleanza, e dunque il rapporto fra Dio e l'uma-
Il primo capitolo di questo libro dedicato all'eucaristia è in primo
nità. I-eucaristia è l'attualità quotidiana del mistero dcll'incarnazione,
luogo storico. Infatti, I'eucaristia fu innanzitutto un evento, quello
cioè della presenza di Dio nell'umanità; essa è la costante mcdiazione
dell'ultima cena del Signore. Questo evento istitutivo è stato accolto e
salvifica compiuta da Cristo con la forza del suo Spirito, che si esercita
vissuto nella Chiesa, nel corso dei secoli, con il rispetto che si tributa ad
fra il Dio completamente Altro, la cui trascendenza è assoluta, e iI cam-
un testamento. Ecco perché ho voluto sostanziare la riflessionc più tec-
nica che sta per seguire di tutto il peso della vita, di tutta la convinzio-
mino doloroso della nostra umanità nella sua fragilità, le sue colpe, le
sue miserie. Leucaristia fa passare in Dio tutta l'awentura umana ed il
ne di fede e di tutte le vibrazioni spirituali ed affettive che animavano
i nostri padri. Sin dalle origini della Chiesa, i cristiani obbediscono in cosmo, di cui questa è il vertice. Non è ciò che evocava padre Pierre
'Ieilhard de Chardin ne <<La messa sul mondo>>?
maniera al contempo varia e simile al comando del Signore. Se è ne-
cessaria una considerazione più attenta e rigorosa per addentrarci nel-
Poiché una volta anc()ra, «r Signore, non più nelle foreste dcll'Aisne ma nel-
la comprensione di questo mistero complesso, nulla può sostituire I'ac-
le steppe dell'Asia, io non ho né pane, né vino, né altare, mi eleverrì al di
coglienza pura e semplice di questo dono, che è l'eredità cardine che sr>1>ra dei simboli sino alla pura maestà del Reale, e ti ofTrirrì, io tuo sacer-
Gesù stesso ci ha lasciato. dote, sull'altare ilella'Ì'erla intcra, il lavoro e la fatica del Mondol.
In questo secondo capitolo affrontiamo dei punti cardinali e che pre-
sentano immediate difficoltà: il signilìcato preciso del tcrmine "me-
moriale" - termine messo in bocca allo stesso Gesù nel cuore del mo- I. Lpucarus'nA MEMoRTALE SACTAMLNTALE E sACRrFrcALrl
mento in cui ordinava la reiterazione dell'eucaristia - che ci permette
di unificare nell'eucaristia sacrificio e sacrdruento (1); il rapporto fra la 1. Che cos'è un memoriale?
celebrazione dell'eucaristia e la croce (2); la giusta comprensione della
"presenza reale" del Cristo in qucsto sacramento (l), ed infine il lega- Forse questo termine evoca innanzitutto, nel nostro spirito, un mo-
me dell'eucaristia con la Chiesa, poiché <<l'eucaristia fa la Chiesa» (4). numento commemorativo eretto per perpetuare il ricordo cli un grand'uo-
Tutte queste questioni sono state instancabilmente indagate nel corso lno, oppure di un evento particolarmente importante. Tutti i nostri
del sccondo millennio, ecco perché i nostri riferimenti storici verte-
ranno sul Medio Evo e sull'età moderna.
' Pielre Teilhard de Chardin, ..La messe sur le monder, in Hymne de I'uniucrs, Paris, Seuil,
Qucsto riferimento al tempo che ci separa dall'istituzione dell'euca- l9(r1, p. 17 (tr. it. <.La messa sul nrondo>r, in L'inno ùll'LIniuerso, a cura cli Ferdinando Ormea,
Milano, il Saggiatore, 1972, p. 16).
ristia da parte di Gesù ci invita altresì alla comprensione dinamica di un

146 In»ito a credert


l,'cucaristia, sommo saLTamento: 2. Metnoriale, sacrificio e sacramento 147
Comuni hanno così un monumento ai caduti, memoriale della Prima liine anche nella lingua italiana al termine "anamnesi"). Ma questo
guerra mondiale. Un memoriale è anche uno scritto che consegna del- rt'rmine si spinge qui sino ai suoi limiti. Poiché esso non significa sem-
le cose di cui si è voluto conservare il ricordo. Si parla così del Memo- plicemente la memoria soggettiva di un evento fondatore che un popolo
riale di Pascal o del Memoriale di Sant'[Link], uno scrittore può rrlimenta; significa l'atto attraverso il quale ciò di cui si fa memoria si
scrivere le proprie Memoric. Nelle sue diverse accezioni il punto co- lcnde presente a coloro che celebrano quella memoria.
mune è proprio di nutrire la memoria, cioè di vincere il tempo ren-
dendo presente il passato in una maniera o nell'altra. La nostra me-
moria appartiene alla nostra identità, in un certo senso noi siamo la no- 2. Il memoriale della prima Pasqua
stra memoria. Di una persona cara che invecchia e perde la memoria
siamo soliti dire che non è più sé stessa! Il nostro grande problema è La Chiesa ha dunque raccolto questo termine "memoriale", già mol-
quello di restare sempre presenti a noi stessi attraverso il tempo, di pre- lo presente nella Bibbia e ripreso da Gesù. Cosicché deve essere qui in-
servare la nostra identità. La nostra :urgenz,à, è anche che i nostri legami tcrpretato nel suo senso biblico. La nozione di memoriale è divenuta a
più forti, quelli dell'amore e dell'amicizia, restino vivi: <<Ricordati!>>, si srra volta tradizionale; essa è stata riscoperta nel XX secolo, ed è il car-
dicono reciprocamente lo sposo e la sposa. Lo stesso vale per la vita di ,line dell'interpretazione dottrinale dell'eucaristia.
una nazione o di un popolo: questo è dawero sé stesso solo se si ricor- Il memoriale risale alla celebrazione dell'antica Pasqua, così come at-
da della propria storia, degli eventi fondatori che l'hanno costituito. Ri- t('stata nel Libro dell'Esodo. Ecco il versetto che viene al termine del-
torniamo sul tema, già evocato2, degli anniversari. La memoria ci per- I'insieme delle prescrizioni sulla cclcbrazione della Pasqua ebraica, che
mette di mantenere presente ciò che è passato. "commemora" il giorno dell'uscita dall'Egitto: <<Questo giorno sarà per
Ciò che vale per ciascuno di noi, per la nostra storia personale e col- v<ri un memoriale lle-zikkaronl; lo celebrcrete come fcsta dcl Signore:
lettiva, vale anche per l'avvenimento centrale della nostra salvezza, .li generazione in generazione,lo celebrerete come un rito perenne>>
che coincide con la nascita, la vita, la morte e la risurrezione di Cristo. ll.;s 12,14).
A partire dal momento in cui si incarna, il Figlio di Dio irrompe nel tem- Il tema biblico della memoria e del ricorclo è fondato sulla recipro-
po, nasce, vive e muore. Persino la sua risurrezione è inscritta nel tem- t'ità del ricordo. Dio si ricorda dell'uomo e il credcnte deve ricordarsi
po dagli apostoli, che ne hanno dato testimonianza. Ora, ciò che è in- tli Dio. Parlare della memoria di Dio è un antropomorfismo, ma è
scritto nel tempo passa con il tempo. Il problema, per Gesù, era ap- gricno di significato. Dio è colui chc si ricorda sempre e che non di-
punto quello di inscrivere nell'universalità di tutti i tempi ciò che era rrrentica [Link] sua memoria è perpetua presenza. Quando l'uomo,
accaduto una volta per tutte in un tempo ed in un luogo: Dio stesso era rrclla sua preghiera, dice a Dio: <<Ricordati», è lui, l'uomo, chc si ricor-
venuto sino a noi per comunicare la sua vita, facendosi uomo e per- tla. Dentro questo vocabolario temporale della memoria, I'uomo si
correndo i nostri cammini umani. Come avrebbe potuto restare pre- rrlrpoggia sulla presenza continua di Dio, sulla sua fedeltà. Poiché la me-
sente ai suoi sempre e dovunquc, rispettando il suo modo umano cli agi- I rrroria di Dio è l'espressione della sua fedeltà nell'alleanza: Dio si ricorda
?
re, come avrebbe potuto perpetuare il dono di sé stesso al Padre ed ai l ,li Abramo (Gen 19,29), dell'alleanza (Es 2,24), come delle nostre
,it
suoi fratelli attraverso i secoli e nel vasto rnondo? Non meravigliamoci E
*l l,reghiere (Tb 12,12). Dal punto di vista dcll'uomo,l'csercizio del ri-
se la celebrazione chc Gesù ha istituito per rispondere a questa domanda s t'ordo è I'occasione di una comunicazione rinnovata e di un dialogo in-
prende il nome di mernoriale in ragione proprio del termine che egli ha $
t tcrpe rsonale incentrato sul fondamento dell'alle anza. Il credente deve
irnpiegato: <<Fate questo in memoria di me>> bndmnt:-ris, che ha dato ori- continuamente ricordarsi delle grandi irruzioni di Dio nella storia. La
il sLra preghiera quotidiana gli fa dire: «Ricordati>>, <<Non dimenticare>>,
'Si vccla soprd, c. 1, 1. La prttictt urttttnu Jegli anniuersan' ,r.\hama' lsrael>> (Dt 8,2.18).

148 lnuilrt a crelert


I
L'trrcaristia, sommo sacramento: 2. Metnoriale, [Link] c sacramcnlo 1,41)
La festa della Pasqua costituisce il memoriale, rivissuto ogni anno,
della liberazione dalla schiavitù d'Egitto (Es 12,14). Questo esercizio di
memoria tesse un lcgame fruieri ed oggi, in una rappresentazione sim-
bolica dell'evento [Link]. Il popolo è invitato a riprodurre il pasto del-
l'agnello cucinato in fretta, i fianchi legati e lalampada accesa, sin pri-
r
4
i
d,
g'
va presente, o mcglio ognun() cliventava contemp()ranen all'avveniment().
E in questa celebrazione veniva afTermata 1'unità dell'att. redentore del Si-
gnorer.

I-levento è reso sacramentalmente presente con la sua efficacia at-


rraverso il simbolisrno di un pasto particolarmente solenne. Gli ebrei
ma del passaggio del Mar Rosso. Deve rivivere nel proprio presente 1'e-
rli tutte le gcnerazioni diventavano contemporanei dei propri padri,
vento di un tempo, poiché il suo valore salvifico è sempre attuale. Durante
t'tl erano salvati con loro. Poiché la caratteristica del sacramento è quel-
la festa della Pasqua, bisogna agire come se si fosse in prima persona
la di poter trascendere il tcmpo. Il sacramento stabilisce una con-
usciti dall'Egitto. La celebrazione festiva diventa allora il luogo erninente
lcnrporaneità spirituale atrraverso la distanza storica. Max Thurian di-
della memoria e dell'incontro di due memorie, quella di un Dio tanto
('e ancora;
presente oggi quanto ieri, e che in tal senso <<si ricordo>, e quella del po-
polo d'Israele, che si ricorda dei gesti salvifici di Dio attraverso la ri- La Pasclua ebraica terceva rivivere liturgicamcnte la [Link] dalla schia-
lettura della loro cronaca e la celcbrazione dei riti che compie nella fede. vitù egiziana, segn() della grandc liberazione escar()logica che avverrà ncl
Il testo delle prescrizioni pasquali dell'Esodo giunge per bocca di Dio [Link] del [Link] del Mcssia. così, nel banchetto pasquale, troviam. la tri-
stesso. È Oio che ordina di festeggiare l'uscita dall'Egitto ogni anno. lrlice anamnesi, il triplice [Link] di r-rna liberazione passata che, nel-
Quest'ordinc è come un appuntamento clato al popolo. Quando il po- l'att. sacramentalc del I)ast() I)asqualc, è tipo di una [Link] attuale, e,
polo compie le cerimonie richieste attorno all'agnello pasquale, incon- nel girrrno del Messia, della salvezz.a a venire. Nel rendere grazie per il pas-
tra Dio, che si è impegnato ad essere lì. Nell'attualità di questo incon- sat. divenut. attuale nel "sacramento", si supplicava l)io di reahzzarcla
salvezza inviando il Messia. l-a [Link] passara diveniva crsì pegno di
tro si coniugano le due memorie: il popolo fa "come se" l'evento fosse
quella chc dovcva venire, lrerfcrra e definitivaa.
presente; anche Dio agisce "come se" la liberazione dall'Egitto awe-
nisse oggi, poiché i gesti compiuti rappresentano, cioè rendono pre-
Il memoriale biblico conriene un triplice riferimento alle tre istan-
sente, l'cvento salvifico nel suo valore più profondo. Il "come se" ri-
.Il passato è quello del-
zc del tempo, il passatct, il preserute el'auuenire
guarda solo le contingenze concrete del passato che non possono ri-
l'cvento fondatore: la fuga dall'Egitto; il presente è quello della cele-
proporsi. Il "come se" cliviene un "qui ed ora" dell'evento disalvezza. lrrazione ripetuta ogni anno, che attualizza la presenza "sacyamenta-
Attraverso la celebrazione da Lui ordinata, Dio si impegna a rendere It"' di questa liberazione per la comunità che la celebra; l'avvenire è
attualc I'cfficacia dcll'evcnto. ,luello della liberazione definitiva promessa alla fine dei ternpi. Perché
È ciò che Max Thurian aveva ben analizzato in un libro a suo tempo preghiera del pranzo pasquale supplicava Dio di "ricordarsi del
molto innovativo: "la
Mcssia">>. La grazia presente orienta verso la speranza del ritorno del
Mcssia.
i «(lhe tu sia trenedetto, o Signorc, L)io nostro c re della terra, che hai dato
t
al lrop<,lo ttro Israele qtresti tempi di lesta pel la gioia e per il mamoriale (k:'
zikkaron)>>. È nut,, che ogni cibo rlel past() aveva r-rn particolare signi[icato;
mangiancloli, gli ebrei potcvan() rivivere [Link], sacrameutalmenlc,
gli awenin'rcnti della liberazionc e dell'trscita dall'Egitto, clivenivano con-
temporanei ai krro paclri ed eran«r salvati con lor«r. Nel misteto del ban- 'Max Thurian, Leucburistrc, nértoritl du Seigneu4 sucrifice tl'rction de grricc et d'interces-
,"»i, Ncuchàtel, Delachaux et Niesrlé, 7959,1-tp.24-25 ttr. it. L'Eutanlstirt. Manorittle Jel Signorc,
chetto pasquale si produceva c()me trna specie cli sovraimpressionc di cltr«'
't rifrcio Ji ,tzione tli graziu e d'intercesstlone, cur^ di Mario corradi, Roma, AVE, 1967 , p.2l).
I Max Thurian, ^ it. IlEuclristiu, p.
tempi della storia, il presente e l'uscita dall'Egitto: l'awenimento diventa- Lauchuristie, pp.36)7 (tr. 4l).

1r0 Inuilo a crctlt'r,' l.t'lcdristia, sommo sacramento:2. Mamoriale, sacrificxo e saLtaruento 151
r
).La cena del Signore, memoriale della sua morte la [Link]. c)ra, la [Link] pr()rcsrante [Link] all,interpretazione
e della sua risurrezione + catt()lica il fatto di considerare la messa in quest. n-r.<lo,
menffe l,unic. sa-
criflcio dclla [Link], [Link] da Gesù sur carvario, n.n potrebbe
com-
Tutto ciò che è stato appena detto conferisce all'istituzione dell'euca- portare né [Link], né rinnovamenr(), né comlrlcmento.
euincli la no-
ristia da parte di Gesù il suo clima religioso e culturale. È i, questo con- zirne di [Link] [Link], oggi, un lattore decisiv. ,li ricirnciliazione j

testo della Pasqua ebraica che Gesù ha celebrato l'ultima cena. Egli in- dottrinale, sul lriano ecuncnico-. i

giunge ai suoi discepoli ùfare tluesto, cioè di celebrare quel pasto, in me- i

tnoria di lui. Questo pasto sarà dunque il memoriale della sua morte e
clella sua risurrezione. Levento unico ed irripetibile sarà quindi reso pre-
La trasposizione dcl memorialc dall'antica alla nuova allea,za
assu_
rne un senso infinitamente più forte in ragionc del <<Fatc
sente nel tempo e nello spazio sotto la forma di una celebrazione di na- .lucsto in mtt-
rnrtria di rue>>.Leucaristia possiede un valore aggiunto .[Link],
tura sacramentale. L'evento centrale della nostra s'alvezza rimane quindi rispet-
presente nella storia sino al ritorno di Cristo. Come il mistero di morte to all'antica Pasqua, in ragione dell'incarnazione e clel dono
esistenzia_
le di Gesù sino alla morre. Nor-r si tratta cli erìrrare ,clla
e risurrczione costituisce il sacrificio di Cristo, cioò il dono di sé <<sino coscic nza di
quest'ultimo, ma di comprenclerc la portata delle parole
alla fine» a suo Padre ed ai suoi fratelli, l'eucaristia è il <<sacramento del che gli evan-
gclisti e Paolo gli fanno pronunciare: <<Fate questo per fare
sacrilìcio>> (Max Thurian), t7 ttantorialc dell'unico sacrilìcio di Cristo sot- mernoria di
rrre>>, in occasione del pranzo cristiano
to fonna sacramentale. L'eucaristia è sacrificio nel suo contenuto; essa che riunisce la comunità, con
lrr benedizione del pane che inaugura ir pasto
è sacramcnto nella sua forma. Lcucaristia è quindi sacrificio in quanto nuovo e quella del vino
clre lo concludc. Questo pasto sacramentale raccoglie la
essa è z7 rtemorialc sacramentale dell'unicct sacrificio della croce. comunità at-
[Link] zLl Risorto presente, che la presiede sempre offìendo sé stesso
sot-
t<r forrrra di cibo e bcva,da. rl ruerurri,tre esprime
I
la presenza del Ri-
sorto vivente nella sua vittoria sulla morte, il che richiama la
La n«rzi<rne tli meraoriale è la sola capace di Lrnilicare sacrifici<l c sacra- spiega-
ment() nel rnister«r dell'cucaristia. La tradizione cristiana non ha mai di-
[Link] paolina del gesto eucaristico: «ogni volra infatti che [Link]
di
(luesto pane e bevete di questo calice, voi
menticato il mcmoriale c()me espressione del rnistero crrcaristico. Ne ab- annunziate la morte clel Si_
biamo l'attesfazionc in numer«rsi testi dei Paclri clella (lhiesa e degli autori lirrorc finché egli venga» (1Cor I1,26). Questo gesto è la proclamazio-
il
del lrrirno Medio Evo. Ma la grande tradizione scolastica del XIII secctlo, rrt'attuale di una salvezza interamente donata ,el sig,ore presente,
a
chc conoscc da sempre il mcmoriale, n()n se ne è più servita come del ter- ( ondizionc di rimernbrare instancabilmente
la sua mortc edi,vocare la
minc chiavc chc conscnte l'unificazionc dcl sacrilìcio c ,lcl sacramcnt(). Es- suir venuta prossima: Mrtrunu tha;Yieni, Signore.
sa ha prelcrit() separarc la considerazione clella messa c()mc sacrilicio dal- I{itroviauro qui lc tre istanze del tempo: il pasto eucaristico fa
rne-
l'eucaristia c()nle sacranlento. Il (loncilio di'l'rento è tipico di questa sepa- [Link] del passato del crocefisso-Risorto; è il clono clisé attualizzaro
nel
razione. Lsso ha celcbrato tre divcrse sessioni sull'eucaristia: una sul sa- rl()stro oggi; è, infine, la pr-ofezia dell'awenire e la preparazionc
crament(); un'altra sul sacrilicio cd una terza sulla comrrnione sotto le duc
costantc
,lt'lla seconcla venuta di cristo alla parusia. paraclossalllìente
specic. l)i conscguenza, si è cercat() cli intcrprctatc la messa ct>nre sacrilì- I'cucari- llr
sr iir Ia me,roria di un evento che
rimane allcor.2r, pcr una parte, u, av-
cio, dirnenticando chc quest'ultimo era presente sotto forma sacramenta-
vt'r rirc.
le ; e si è cercato di renderc conto dclla presenza rcalc climenticando chc
(
lelebrare il mcmoriale del cristo e proclamare la sua morte rlri
quella lrresertzÀ ertt dilrcndenre dalla presenza stessa dcl sacrifìcio di (.Li- sono clue
('sl)r'cssioni che si spiegano l'una attraverso
sto. È, stato padre Yvcs de Montcher-ril a battersi con maggiore forza, ncl l'altra: «voi compite una ll;
XX sccolo, per uscire cla qrresta scissione. [Link] che la nrcssa e\ sa-
crilìcio sembrava dire che essa vcniva atl aggiungcrsi all'unico sacrilìcio rlcl- Si veda il (iruppo di Dombes, Verso aurt stcssu [Link]: cut:tyìslictt? (19-ll), Enchtnlion T]cu-
,,.,, utt //t)/ 2, p1t. )2(i)5.
tt2 Inuilo a tn'rlr'rt I 't t, inltttt, s()r?//no stlL'tdmento.. 2. Memoriule, sacri/tlcio e Jtlcfttttento
lr)
l

I
7

proclamazione Solenne attfaverso la parola e il sacramentor> della mor- se si consulta un buon dizionario per conoscere il significato del verbo
te redentrice del Cristo e del suo sacrificio sulla croce (Thurian). La pro- * "rinnovare", si legge: <<Sostituire con una cosa simile ciò che è servito;
clamazione liturgica è un'attualiz zazione della salvezza. La morte del Si- rendere nuovo qualcosa trasformandolo; far rinascere, rinvigorire; con-
fine dei tempi, sono ferire una validità nuova; ricominciare, rifare, reiterare>>. Nessuno di que-
Éìnore, come la sua risurrezione e il suo ritorno alla
proclamati presenti, qui ed ora, grazie alla forma sacramenmle. Si trat- sti significati può essere accettabile, in quanto il sacrificio della croce non

ta di una rappresentazione cultuale oggettiva nel corso della quale noi è "invecchiato", non si è "consumato", non ha bisogno di essere rin-
giovanito. Non è il sacrificio, ad essere rinnovato, ma sono i fedeli a rin-
diciamo ancora a Dio: ricordati, merl?ento. La memoria della morte del
novarsi costantemente nella loro partecipazione aI mistero della croce.
Signore è anche il richiamo di tutta la sua vita. Gesù ha donato un co-
mandamenro: ora Dio dona ciò che egli ordina (Agostino), così corne
egli si offre nel momento stesso in cui pronuncia il suo comandamento.
2. Due verbi da ricordare: "rappresentare" ed "attualizzate"

I termini il legarne della mes-


adeguati da adoperare per descrivere
IL It- t-pc;auE l-'RA LEUCARISTIA [, LA (]Roclr
sa con la croce sono "rappfesentare"T, nel senso forte di rendere prc-
sente, oppure "atlualizzare", poiché nella mcssa l'unico sacrificio del
Questo è un punto delicato. Infatti, da una parte, vi è un solo sacri- Cristo ci raggiunge nella nostra attualità. Deve essere ben inteso che
ficio, quello offerto sulla croce una volta per tutte e, dall'altra, la Chie-
questa rappresentazione o atutaltzzazione è di fonna sacramentale, cioè
sa inscgna che la messa è un vero sacrificio. Questo fu un grave punto
si compie attraverso un insieme di segni. La sepanzione stessa delle
di controversia fra pfotestanti e cattolici a partire dalla Riforma. Lute- oblazioni, p'ane spezzato da un lato e vino versato clall'altro, rappresenta
ro diceva che I'eucaristia cra un "testarnento" tli Gesù, non un sacrificio. il corpo offerto e il sangue versato. Si tratta di veri e propri simboli: non
bisogna cercare di scorgere in essi una nuova immolazion e. La rappre-
.tentazictna è il termine impiegato dal Concilio di Trento:
1. Due vocaboli da proscrivere per esprimere questo legame;
ttripetizione" e ttrinnovamento"
Questo [)io e signore nostr(), dunqrrc, anchc se si sarebbe imm«>lato a Di<r
padre una sola volta morendo sull'altare clella crt,ce per compiere una re-
ilifll
La messa èla ripetizione dell'ultinttt cend, secondo il comandamen- clenzi«rne eterna, [...] tuttavia, [...] la notte in cui 1ì tradito, perlasciarc al-
to di Gesù. In nessun caso essa può essere una ripetizione della croce, la (lhiesa, sua amata sp()sa, un sacrifici«r visibilc (come csige l'umana natu-
che non tollera alcuna possibile ripetizione. Cristo è morto una volta so- ra), c<,n ctri venisse signiticato qtrello cruento chc avrchbe offerto una vol-

la. Si è offerto sulla croce una volta sola. Ora, <<per molto tempo, in tà per tutte srrlla croce, [...] «rffrì a I)io paclrc il suo corpo e il srro sangrre
sotto le spccie dcl pane e del vino e s()tto gli stessi simboli kr cliede, pcrché
seguito al cosiddctto catechismo del Concilio di Trento,l'insegnamen-
kr prendessero, agli apostoli (che in qrrel momento costituiva saccrdoti clel-
to cattolico comune ha padato di"reiteruzione" o di "ripetizione" del la nuova alleanza) e comand<ì arl essi e ai loro successori nel sacerdozio che
sacrificio della croce>, (Ernmanuel Lanne)6. I'offrisscro, con qucste parole: (<I"ate quest() in mcmoria di me, lLc 22,19
Si è anche parlato cli "rinnovamento" del sacrficio della croce. Il mes- c lCor 11.2418.
sale romano del 1969 dice ancora <<rinnovamento sacramentale>>. Ora,
/ Per sottolineare il significato forte nel quale il termine è assunto, lo si rende talvolta orto-
6
Irr eflètti, il testo latino delCutechisuo di Trento dice,<instttarttlu»>, il che può avere due si- 1ir rrl-icamente con "ri'presentare"- li,lL,

gnitìcati: ofTrire un sacrificio oppure rinnovare. Il prinio signilicato è giusto, ma il secondo ù' " (loncilio di Trento. sessione XXII. c. I, (-,onciborun ccutnent)tnrutn deleta. a cura di (ìiu-

sbagliato. ', T.
1,1rc Alberigo e t a 1., I)ologna, EL)8,1 99 1, p. 7
illir

154 lnuilo a uclcn' l,','rrtaristia, sommo sacramer?lo: 2. Memoriale, sacrificir-t L' sacramcillo 155
Il documento conciliare compie una lettura cultuale della passione
di Gesù, parlando dell'<<altare» della croce. Quindi situa il sacrificio del-
la messa in rapporto all'unico sacrificio della croce. Tuttavia, non defi-
nisce il sacrificio. Sottolinea l'identità del sacerdote e della vittima, poi-
ché Cristo offre sé stesso, il che è proprio del sacrificio cristiano, il qua-
r i legittin-ra la [Link] di n()n mettere sullo stesso piano l,unico sa-
i crificio di (lristo sulla croce con il sacrificio dclla messa, tanto il ripetut.
impiego del verb. "[Link]" a pr«rposit. della messa 1,rne dei 1>roblemi.
Non bis«rgnerebbe [Link]. dire dell'[Link] ci<ì che l. stess«r Con-
cilio ha dett. del sacrificio: essa è r'appresentata? per "[Link] n<.»n
ffil

iI
il

sanguin,sa" non [Link] intenclere una nu()va imm'lazione, ben.sì la pre- tili
le deve cssere vissuto in un'esistenza d'amore. Il sacrificio è reso presente,
senza sacramentale del sacrilìcio dclla cr«rce. Secondo la convinzione del
poiché l'identità mistica fra i1 dono di sé compiuto da Gesù sulla cro-
(loncili«r, vi è un'identità concrera Iia questr:»
sacrificio e qr_relkr clella mes-
ce e il dono del suo corpo e del suo sangue fatto ai suoi discepoli è rap-
sa, 1>oichcl il [Link] è relativ, al primo. Né la Chicsa né il sacerdote inr- ili
presentata sotto le spoglie, o «simboli», del pane c del vino.
[Link]. (lristo: essi presentano a Di., ad .gni [Link], il clono com-
Il termine chiave che serve ad esprimere la relazione del sacrificio lritrto da lui sulla croce. Questa ambiguità del testo [Link] si tova d,al-
dclla messa con quello della croce è quindi "rappresentazione" dell'u- t*rndc [Link] ncgli atri dcl ([Link],, che dic.n.; la messa è <.la rappresen- flr
no attraverso I'altro. Il termine va colto nel suo senso più forte: ciò tazionc commenl()rativa dell'immolazione passata>>.
che è stato compiuto una volta per tutte è re so presenle. La messa non sft)rt rrnatamente l'idca di [Link] condrrmà, nell'epoca mor_lerna,
ili
può quindi "far numero" insieme alla croce, essa "non fa torto" né al- rrll'idca dilfusa che nella mcssa vi sia una [Link] immolazione rcalc di Cri-
la croce né alla risurrezione di Gesù, e non costituisce alcuna diminu- st.. La pietà [Link] sarà segnata da quest. [Link]-
tio del|'offerta che Gesù ha fatto di sé stesso, poiché non vi aggiunge lie-I)onrinique Chenu, domenican., riconosceva di essere stat. eilucat.
nulla. La messa non è la ripetizione della croce: essa ripete l'ultirna ce- .rrn clclle <<tcorie sanguinarie». flr

na, che è altra cosa. Non ne costituisce neppure il "rinnovarncnto", poi-


ché si può rinnovare solo ciò che è invecchiato e caduco. Su questo pun- llil

to il Concilio di Trento è molto più rigoroso nel suo linguaggio di quan- In un. prospertiva corìrpletamente diversa, la bclla teologia di padre
to, sfortunatamente, lo saranno numerosi testi teologici, e persino Yves de Montcheuil mostrava co're il sacrificio di cristo fosse il sa-
pastorali, dei ternpi moclerni. Il terrninc "rappresentazione" rinviaal ('ranìenro del sacrificio di tutta l'urnanità, chiamata a diventare
la Chie-
concetto biblico di ruernnrialc che diverse espressioni di qucsto para- srr. Il tennine "sacrificio" deve essere inteso come il grancle
movimen-
grafo connotano. Il sacrificio è quindi unico, ma non è unica la sua rap- t. che fa passare l'umanità in Dio come suo solo benc e suo bene ilefi-
presentazione sacramcntale, la mcssa destinata a rendedo presente ncl rritivo. Ma questo movimento presuppone uno sradicamento da sé.
tempo e nello spazio. Essa è il sacramento del sacrificio. lÌiprendiamo quesro testo già citato.

I'}riché I'umanità predestinata è il [Link]. di (,rist., direm. che il sacrilìci.


'l'uttavia, il (,oncilio imlriega in maniera insistente lo stesso termine "im- [Link] [Link]. una [Link], in un [Link] del tempo ed in un lu.g. «lc-
mrrlare" lrcr la cr<',ce e pr:r la mcssa. Vi ritorna in maniera piir esplicita nel terminato, è il sacramento del sacrificio compirrto dal (lristg t6tale. Ritr.-
capitolo II: «E poiché in questo <livino sacrilicio, chc si comlric nella mes- viamo qui l'idea [...J che (.risto è il primo sacramcnr(), il grancle sacramcnt().
sa. è contenuto e immolato in moclo incruento 1o stesso (iristo. che si offrì Il sacrilicio [Link]. da (lrist. sulla [Link] è il [Link], il segn., ma il se-
runa sola volta in mod«r cnrento sull'altarc della crocc. il santo sinodo inse- gn, eflicace dcl sacrifici. che tutti gli uomini devon. compiere. Le s,1lc-
gna chc quest() sacrificio è veramente prolriziatori<, [... ]r''. e la [Link] che (lristo ha attlaversato [Link] aila sua [Link] ri-
'cnze
Questa terminologia è clelicata. Non si putì negare che abbia fornito srrc- strmezione sono il simbokr di ciìr che l'umanità cleve lare per sottrarsi al
cessivamente un pretest() ail una "cleriva sacrificale" «]i bassa lega. Tanto ì' l)cccato e raggiungere [)io e nell. stesso temp() quelle sollerenze e quella
rrr«rrte Iorniscono all'umanità 1o stlument«r pcr lare cicì, giacché ogni grazia
') Concili<r di Trento, sessione XXII, c. 71, Concihlorunt rrcwnenicorurn decrctu, p.7)) ,le riva dalla [Link]. I)r-rnqrre, il sacrilici. di (lristo è già un sacrament(). N()n

156 Inut'lct a cn'rl< n' I r'rrtitnstia, to///mo [Link]-. 2. Meruort)ale, rutrifitio c sacrarÌretttu lj7
r pu(ì essere compreso che in quanto sacramento, simbolo ellicace di qual-
cosa che è alffo da essolt'.
III, CoupneNDERE, LA PRESENZA RIALE DI CRISTO NEL|EUCARISI,IA

I Padri della Chiesa, lo si è visto, tcstimoniano una fede spontanea


Il sacrificio di Cristo è quindi il. sacrdruento - il termine essendo as-
rrclla presenza di Cristo nel pane e nel vino eucaristici. Le fonnule so-
sunto in un senso analogico, poiché la croce non possiede nulla di un
no ingenuamente realistiche e non si pongono domande sul come. Tut-
rito - del sacrificio di tutta l'umanità, cioè del passaggio dell'umanità in
tavia, esse non sono mai legate alle cose, né "fisiciste". Alcuni autori so-
Dio nel corso della storia, ciò che può essere legittimamente chiamato
rro più sensibili d, fatto che questa presenza si celi dietro il velo di un
il suo lento ma unico sacrilicio. Questo sacrificio si esprimerà nel quo-
scgno (Origene, Agostino). Parleranno dunque di un nutrimento spiri-
tidiano dono di sé di ogni cristiano. Di questo sacrificio uno e molte-
tuale. Essi sono pienamente consapevoli, benché non impieghino il ter-
plice il sacrificio di Cristo, che comprende non solo [a croce ma la ri-
rnine, del fatto che tale presenza esista nella modalità sacramentale. Non
surrezione e l'ascensione, è il sacramento, cioè il segno eflicace, il sim-
tlimenticano le accuse di antropofagia mosse dai pagani, nei primi an-
bolo che lo esprime e lo porta a compimento nella persona di Cristo e
rri di vita della Chiesa, a proposito dell'eucaristia. Si può affermare
1o rende possibile per tutti gli uomini. Il sacrificio del Cristo storico è il
che attraverso di essi la Chiesa antica assuma nel senso più forte le pa-
sacramento del sacrificio dcl Cristo totale.
lole di Gesù nell'ultima cena: se Gesù ha detto: <<Questo è il mio cor-
Ma il rnistero pasquale della croce e della risurrezione è accaduto una
po>>, è perché il pane della condivisione è dawero il suo corpo. D'al-
sola volta in un solo luogo;il sacrificio dell'umanità deve compiersi at-
tra parte, se così è, nello stesso tempo si ammette che un certo'1cam-
traverso tutte le epoche ed in tutti i luoghi. È qui che interviene il me-
lriamento" si è prodotto fra il pane ordinario ed il pane eucaristico.
moriale della cclebrazione eucaristica, che funge da mediazione fra ()uesto è il <<mistero della feder. Per i Padri della Chiesa la presenza di
l'una uolta per tutte ed I sernpre e douunque. Fra la croce e il sacrificio (,risto riguarda la sua persona concreta, espressa simbolicamente at-
di tutta l'umanità vi ò la messa che si ripete. Il suo ruolo è di rendere
lraverso la coppia del suo corpo e del suo sanguc, cioè de['elemento so-
presente presso di noi il mistero pasquale e di renderci presenti ad es-
lido e dell'elemento liquido, che costituiscono il nostro essere fisico. Sal-
so: <.Qual è l'effetto della messa, e conseguentemente la sua ragion d'es-
sere? Quello di produrre il sacrificio spirituale dell'umanità presente.
rnoderna non cesseranno di specularc attorno al "colrìe" di tale pre-
Non solo essa lo rende possibile, ma lo rende effettivo,lo fa compiere
scnza. Un breve axcursrz.r clelle domande e delle rispostc nel corso del-
agli uomini di oggi, benché lo faccia compiere loro liberarnente>>".
lc varic cpoche ci aiuterà a cctmprentlerc meglio cio in cui la fede ci chie-
La messa non aggiunge nulla alla croce. Ma <<è attraverso la messa
,lc cls. credere. Già Agostino diceva: «Comprendi, per potcr credere; cre-
che la croce giunge a noi>>. La croce ..produce in un colpo tutto l'ef-
tli, per comprendere meglio».
fetto che le messe attt:alizzano». <<Leffetto della messa è proprio, se co-
sì si può dire, che ciò che si è già compiuto si compia>>. Il grande mo-
vimento storico attraverso il quale l'umanità passa in Dio si compie gra-
zie alla celebrazione ripetuta dell'eucaristia, la cui lìnalità è di costruire
l. Il Medio Evo e le tre forme dell'unico corpo di Cristo
l'umanità come corpo ecclesiale di Cristo, sino all'incontro definitivo
con lui. È ciò che padre Teilhard de Chardin chiamava <<il punto Ome-
Il Medio Evo intende infatti trattare la questione con nuovo acume.
g»>, riecheggiando le parole dell'Apocalisse di san Giovanni: <<Io sono Nci primi secoli del Medio Evo ci si era posti la questione delle tre for-
nrc dell'unico corpo di Cristo: il suo corpo storico, il suo corpo euca-
l'Alfa c ì'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fino> (Ap 22,8).
r istico ed il suo corpo ecclesiale. L idea cardine di questi trutori era sem-

l')
Yves de Montcheuil, M,:ldngcs théologiques,p.5). 1,rc di commentare la formula paolina: «Il calice della benedizione
,, Ibid.
,'lrc noi benediciamo, non è forse comunione con il sanguc di Cristo?
158 lnuito a crelcn' L't'tcarislia, sommo sdclome nto: 2. Memorialc, [Link] c sdcramcnlo l5L)
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cri-
sto? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo
f la cli Chartres, è accusato divc'»latilizzare la lrresenza di Cristo nell'errcari-
stia. Risuita difficile, oggi, clire quale fu esattamente il suo pensiero. In ogni
solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane>> (1Cor I0,16-17). caso, quel pensiero fece scandakr. Berengario dovette firmare, nel 1059 a
In questo testo la comunione con il corpo eucaristico del Cristo è una Iìoma, una professione di fede, formulata dal cardinalc Umberto di Selva
mediazione per la costruzione del corpo totale di Cristo: la Chiesa. La Candida, il cui testo è molto inqrrietante, ma che esprime una mentalità che
durerà per lungt, tempo:
dottrina di Agostino era abitata,lo abbiamo visto, da questo stesso mo-
to del pensiero. Lc riflcssioni dei primi autori medievali tentano di or-
<<Io, Berengario, [ ...] anatematizzo ogni ercsia, in particolare quella di
ganizzare queste affermazioni, poiché essi constatano che vi sono, di fat-
:&
cui sono stato accusato sin qui: essa osir allermare chc il pane e il vino chc
to, tre modalità diverse di espressione e di realtà del corpo di Cristo, o sono posti sull'altarc dopo la consacrazione son() solo un saclament() c n()n
tre forme del corpo di Cristo. e il vero corpo e il vero sangue cli nostro Sign«rrc (ìesù-Cris«r, e chc non p<'ts-
-Il corpo -rtoric-ct di Gesù, valc a dire il corpo fisico di Gesu prima di sono essere tenuti o spezzàti dalle mani dei sacerdoti () m«rrsi con i denti
Pasqua, corpo nato dalla Vcrgine Maria e che è risuscitato in una ma- dai fedeli in maniera sensibile se non nel sol.', sacramento>>r2.
niera non rapprcscntabile.
-I). corpo eucaristico del Cristo, corpo sacrarnentale il cui rnodo di es- Qrrcsto test() ()ppone 7l sacrantento alla realt,ì. Si accusa Rerengario <Ji
sere è originale rispctto al corpo storico, e che dunque non si identifi- considerare il pane e il vino come dei scgrri csterni al c<.,t'po e al sanguc di
(lristo. l'uttavia, lrer affermare la presenza di (ìristo, il testo adopcra delle
ca inrmcdiatamente con esso. Si paderà allora al riguardo cli corpo mi-
stico, cioè di corpo presente sofio forma dt tnisterut, quello che oggi chia- espressioni tipiche del tecnoletto clclla lisica, le quali volatilizzano a 1or<r
v<,lta la mediazione sacramentale: lo stesso corlro di (lristo è fisicamente
mianro corpo sacra l?tentale.
t()ccato e spezzat() clal sace rrlotc e masticato clai denti dci lèdeli. I Padri
- Infìne il corpo eccle siale del Cristo, quello del Cristo totale, che è <iella (lhiesa n()n s()n() mai cadrrti in un simile eccess(). llerengarir.r dovette
formato da tutti coloro che condividono lo stcsso pane. Questo corpo
sottoscrivere una seconda proltessione di Icdc, c1i miglior Iattura, benché
ò chiamato il corpo uero, giacché la costruzione del corpo ecclesiale ()ptr)oncsse anc()ra sacrament() e veritàlr.
costituisce il termine e la finalità di tutta la storia della salvezza: è per D'alta parte, padre cle Lubacla ha constataro che il Mcdio Evo frr tea-
esso che Cristo ha erssunto un corpo fisico nell'incarnazione, è in vista tro cli trn incrocio fra due serie di espressioni, anch'esso imlrortantc per l'e-
di esso che ha donato il suo corpo sotto forma sacramentale. volrrzionc della comprensione clcl mistero eucaristico. All'irrizi«r del Medio
Ma tali distinzioni,legittime e necessarie, pongono una difficoltà. Ev«r è comentc, lo abbiam«r visto, chiamare l'ctrcaristia il <<corpo mistico>>
Paolo non parla sempre di un solo corpo di Cristo? Il senso di questa di (lristo. Lespressione vuol dire "c<:,r1ro nel tristero" <t "corpo sdcrtltncn-
triade è sottolineare l'organicità del mistero, che va dall'incarnazione al,- talc". Allo stess() modo, si parla ,Ji"sangzte ruis/it'o".In principio, il tcrmi-
Ia salvezza di tutta la Chiesa (e in essa dcll'umanità) uia la cclcbrazio- nc "comrrnionc" non designava solo la ricczione del crrrl',r, ctrcaristico di
(lristo, ma la cr',munione nella (lhiesa con I'rrnico corlro di (.risto. Questo
ne eucaristica. Non si pada ancora di presenza "reale".
e\ anche il senso della"comttnione dei [Link]". Altrimenti detto, il centro cli

gravità dell'eucaristia si situava sul piano del corpo ecclesiale clella (lhiesa.
()ra, nel corso ..lcl Medio l:vo, sempre piir spcsso l'etrcaristia vicnc chia-
2. La cfisi teologica sulla presenza reale: Berengario di Tours
ntata<<il corpo ucro di Cristorr. La linca cli tlemarcazione è cla situare nelk,

S«rlTermiamoci un istante su una crisi molto antica nella Chicsa d'Occi-


'' Irrofessione di Iède di Berengario cli Tours nel 1059, llenricus Dcnzinger-Adolfus Schòn-
dente, non per amore dell'archc«;logia, ma in ragionc dclle sue durevoli nctzcr, Enchiridion sytnboloruru, Freiburg im Br., Hetder, 1971, n. 690.
c()nsegrrenze sulla cornprensione de [la trrrcsenza reale sin quasi ai giorni no- '' Protessionc di fede del 1 07 9, En ch uiJ i on sl, n b o lor u rt. n. 7 00.
rr Henri
de LublLc,Corpus mysticum. L'cilLhùistic ct I'Eglisa tu Moyen Age, Paris, Aubicr. l94cl
stri. fìcrengario, arcirliac«rno di lirrrrs, morto nel 10tltì, allicvo della Scuo- tlt. it. Leucdristid c la Chìesa nel Medioctvt, a cura di Luigi Rosadoni, Milano, Jaca Book, 199(r).

1«) In»ito a cvetlcn' l,'atcaristia, s()t/ttlto srtcramento: 2. Memoriala, sacrifiuo c socram.'nl() 761
r
scandalo causato da Berengario di Tours. Questi dibattiti hanno condotto
q sangue di Cristo, o della transustanziazione,ha il grande merito di aver
trattato il termine a livello propriamente metafisico, e non fisico.
ad una preoccupazione dominante sulla presenza cosiddetta reale, a detti-
Ecco dei vocaboli che richiedono qualche spiegazione, tanto più che
mento dell'aspetto ecclesiale. Si ritiene che il termine "mistico" abbia un
la nozione di sostanza è, nella mentalità corrente attuale, completamente
significato troppo indefinito, troppo morale; si insiste dunque sul corpo ue-
ro del Cristo presente nell'eucaristia. diversa dal senso filosofico del termine. Nel primo caso, la sostanza è la
Correlativamente, in principio era ricorrente chiamare la Chiesa <<co/po realtà empirica considerata come il materiale o il substrato di ogni co-
uero del Cristo>>.I-lintenzione dell'espressione era mostrare I'unità del mi- sa. Ad esempio, si dirà nel linguaggio corrente: il mio mantello è di la-
stero eucaristico, che culmina nella costruzione del corpo ecclesiale del Cri- na; la sostanza del mio mantello è la lana. Nel secondo caso (senso fi-
sto. Era prendere sul serio le espressioni paoline. Progressivamente si dirà losofico), la sostanza è la ragion d'essere di una cosd, o il suo senso, è /'zu-
che la (lhiesa è il corpo mistico del Cristo. "Mistico" e "vero", che per l'eu- nità tJi una cosa considerata sul piano in cui l'intelligenza la coglie ed
caristia erano un tempo sinonimi, sono ora opposti e assegnati l'uno alla ufferma la sua realtà. Riprendiamo lo stesso esempio: il mio mantello è
Clhiesa ed il secondo all'eucaristia. I-lespressione: <da Chiesa corpo mistico un indumento destinato a proteggermi dal freddo ed a vestirmi, nel sen-
del Cristo>> diverrà comente in san Tommas<t. so che l'indumento veste in quanto accessorio. Se scucio il mio mantello
Qual è il senso di questa inversione? Essa clenota uno slittamento del consurnato per farne una semplice giacca, questa sarà sempre di lana,
centro di gravità nella considerazione dell'eucaristia. Si insisteva sull'unità
rna la sua sostanza sarà cambiata, poiché una giacca non è un mantello.
del corpo eucaristico e del corpo ecclesiale; ora si insisterà solo sulla loro
La transustanziazione si opponeva, per san Tornmaso, alla trasmuta-
distinzione, come se il corpo ecclesiale fc»sse meno vero del corpo eucari-
zictne dei metalli operata dagli alchimisti suoi contemporanei: dal piom-
stico. I)unque si afferma sempre di più la distanza fta corpo sacramentale e
corpo ecclesia/e. Il termine "mistico" a proposito della Chiesa serve dunque
bo all'oro. Dunque non bisogna cercare la transustanziazione a livello
ad esprimere un'analogia piùr o meno lontana: <<corpo mistico>> vuol dire chimico-fisico. Qualunque sia l'analisi scientifica che si possa compie-
moralmente il corpo di Cristo. La Chiesa, in un certo senso, è proprio il re sul pane e sul vino consacrati, si troveranno sempre pane e vino. A
corpo di (lristo, ma essa non è quello stesso corpo che si è offerto per noi. questo livello tocchiamo solo le "specie" eucaristiche.
In seguito, la riflessione sull'eucaristia si vedrà sempre piùr amputata del San Tommaso è perfettamente convinto che la sostanza sia percepi-
sLro terzo ecl trltimo livello: la costrtrzione della (lhiesa corpo di Cristo. ta dall'intelligenza e non dai sensi: <<Nessun occhio fisico può vedere il
Cristo, così com'è in questo sacramento»'5. Sfugge così al fisicismo:
<<Il corpo del Cristo non è in questo sacramento come in un luogo, ma
come sostanz»>'u. Solo le spoglie del pane e del vino sono in un luogo.
3. L] enfi ata in scena della "transustanziazione" D'altra parte, Tommaso afferma che il modo di essere di Cristo in
questo sacramento è totalmente sovrannaturale. I-intelletto umano può
In quest'epoca si riscontra anche un passaggio culturale molto im- clunque discernerlo solo attraverso la fede.
portante: sino a quel momento la riflcssione verteva scmpre sul corpo e
sul sanguc di Cristo; adesso il problema si porrà in termini di so-rtanza
(Gustave Martelet). Sulla spinta di questo orientamento, il famoso ter- [Link] Concilio di Trento
mine "transustanziazione" appare verso il 1140 sotto la penna del futu-
ro papa Alessandro III. Inizialmente il neologismo non riceve un'acco- Il conflitto sulla presenza rcal,e di Cristo nell'eucaristia riapparirà al
glienzaentusiasta. Entra tuttavia nel vocabolario conciliare e dogmatico rnomento della Riforma. Lutero, infatti, rimette in discussione la teoria
con il Laterano IV, nef l2I5 , sotto la forma del verbo "transustanziare".
I' San Tommaso d'Aquino, Sumnu theologica,lll", q.7 6,
In questo clima san Tommaso, che è uno dei primi ad aver sviluppato a. 7 .

Ivi, III", q.7 6, a. 5 .


una teoria del cambiamento sostdnziale delle oblazioni nel corpo e nel '6

Inuitct a credcrc l,'t'ucaristia, somlno saLyamento: 2. Memoriale, sacnficio e sacramento 16)


162
«lella transus tanziazione a beneficio di un'altra teoria l'altro non
(che fra (Edward Schillebeeckx)18. I primi due tempi ricapitolano I'insegnamcnro
è migliorel). Bisogna anche notare una differenzafraCalvino e Lutero, dei Padri della Chiesa e l'espressione radizionale della fede. Il primo
a riguar{o. Lutero è molto più vicino del Rilbrmatore francese alla con- ricollega la presenza reale di Cristo nell'eucaristia all'istituzione del-
cezione cattolica della presenza reale. Tuttavia, secondo una giusta espres- I'ultima cena e al gesto del dono che il Signore vi fece del pane e del vi-
sione cli Edward Schillebeeckx, il terminc "transustanziazione" è di- no, chiamandoli il suo corpo e il suo sangue: «Poiché il Cristo, nostro
ventato, al tempo del concilio di Trento, uno <<stendardo dell'orto- redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era ve-
dossia>>, un segno di adesione in ogni campo: i cattolici la approvano; ramente il suo corpo>>re. Queste parole vanno prese sul serio, come ha
i protestanti la negano. Il momento non è propizio alle vie di mezzo. fatto tutta la tradizione cristiana, e non le si potrebbe ridurrc <<a delle
Il Concilio di Trento affènna con grande fermezza la presenza reale figure di stile immaginarie e prive di consistenz»>. Questo primo tem-
di Cristo nell'eucaristia e conferma la legittimità dell'irnpiego del ter- po dell'affermazione è espressamente biblico. La presenza è ricollegata
mine " trans usranziazione" . al. dono che fa Gesù: è nel movimento di quesro dono ordinato alla co-

munione che si inscrive la presenza.


ln prin.r6 luogo questo sant6 sinttd6 insegna e pro{essa apertamente e sem- Il secondo tempo clell'affermazione ò la conseguenza immediata del
pliccmcnte che nel divino sacramento della santa eucafistia, d6pt.r la con- primo: se ciò che era pane e vino è divcnuto corpo c sangue di Cristo,
sacrazir>ne dcl panc e clel vino, il nostro signt'»rc
(ìesù (lrist«r, vero l)io e ve-
è perché vi è stato un cambiamento (o Dna, conuersionc) delle oblazio-
r() u()m(), è c()ntenuto veramentc, realmentc e sgstanzialmcnte, s()tt() l'ap-
ni dal primo stato al secondo. Viene dunque affermatal'oggettività
parcnza di qtrellc cose scnsibili.
Non vi è inl-atti contradclizione tra il fatto che lo stesso nosr() Salvatttrc sie-
dcl cambiamento che awienc nelle spoglie eucaristiche: «Nella Chiesa
da semprc nei cieli alla clestra del Padre, sect,ndo il modo naturale di esi- di Dio vi fu semprc la convinzione, e qucsto santo Concilio lo dichiara
stere, c il latto che, tuttrvia, prcsente sacrumcntalntente in rnolti altti luo- ora di nuovo, che con la consacrazionc del pane e del vino si opera la
ghi, sia l)rcss() di noi nclla sua s()stanza, con queÌ modo cli [Link], di[- conversione di tutta la sostanza del grane nella sostanza del corpo di Cri-
[Link]" d, eslrrimere a lrarolc, tuttavia possiamo comlrrendcrt: con la nostra sto, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nclla sostanza del suo
mente ilhrminata clalla lctlc, c6me p«rssibile a l)io, e che anzi dobbiamo cre- sangue>>20. Il Concilio fa sua la vccchia argomentazione sccondo la qua-
rlerc IermissimamentelT. lc, a partire dalle parole dell'istituzione , il pane ed il vino sono l'ogget-
to di un misterioso mutamento che interessa gli elemcnti in sé stessi. Ma
Lutero aveva difficoltà a conciliare la presenza di Cristtl nell'eucari- la sviluppa all'interno del vocabolario medicvale della sosranza.
stia con la sua presenza gloriosa alla destra del Padre. Non vedeva co-
Il terzo tempo dell'affermazione riguarda I'introduzione della nozione
me questa softa di "bilocazione" fosse possibile, poiché si faceva una
tli transu-rtanziazione'.,.Questa convcrsione, quindi, in modo conveniente
fappresentazione troppo fisica della nozione di luogo. La presenza eu-
c appropriato è chiamata dalla santa Chicsa cattolica transustanziazio-
caristica non è identica a quella del Salvatore alla destra del Padre, ma
rrc>>2t. Questo terzo tenìpo è ben distinto dai primi due, poiché concer-
sacralnentale, <<secondo Llna lltodalità di esistenza>> che si può ricono-
rrc formalmente un linguaggio, e non più la rcaltà dcl rnistero. Il Con-
scerc solo nella fede. Il concilio ricusa quindi una comprensione della
cilio dichiara il suo attaccamento a questo tema claborato lungo tutto il
presenza eucaristica che sia spazialmentc prigioniera dei segni sensibili.
L affermazione della t ransustanz iazione interviene nel percorso di
't (]r,resti ffe tempi dell'affermazione mirano a tutt'altra cosa che i tre livelli della celebrazic,-
Trento solo verso la fine. Poiché la presenza reale di Cristo nell'eucari- rrt cucaristica ev<rcati nel capitolo precedente, III, 5. Nr1 V sccolo: Agostino e h Chiestt corpo del
stia è proposta dal Concilio in tre tempi che è opportuno clistinguerc
'" Concilio di Trento, sessione XIII, c. IV Conciliorurn ecunenicorum deoeta,695.
t'lhi,l.
r/(lonciliocliTrento,sessioncXlll,c. I, Conctlioru»zttcurnenicorurulecrctit,PP.6%-694. )'lbid.

t64 Inuito a crctbrr l.'r'rtt'artstia, soruruo saLyarruefllo: 2. Memoriale, sacrificio e sacramento 165
corso del Medio Evo e divenuto privilegiato da diversi secoli. Ma fa rnol-
tJ vI, altre fbrme di presenza di cristo nella chiesa22. euesta prescnza del-
ta attenzione a non circoscrivere I'impiego di questo vocabolo all'affer la sua persona è la conseg uenza della presen za der suo mistero pa-
mazione della presenza teale, come se si trattasse di due entità insepa- squale. Essa è una presenza-dono, ordinata alla comunione spirituale.
rabili. Tuftavia, siamo sempre presenti agli altri attraverso la mediazione «lel
Gli atti del Concilio di Trento sono molto chiari in materia: i primi ,ostro corpo. Abbiamo bisogno dt essere li con i nostri corpi, per es-
due tempi non hanno dato origine ad alcuna discussione, in quanto i sere presentigli uni agli altri e per comunicare attraverso il linguaggio.
Padri erano consapevoli di esprimere nuovamente la fede tradizionale se cado in coma, sono semp'e lì, ma non sono più presente. Se non pos-
della Chies a. La " canonizzazione" del termine tecnico "transustan- so presentarmi ad una festa di famiglia, invierò un messaggio, rrn rega-
ziazione", al contrario, è stata oggetto di ripetute discussioni, sin qua- lo oppure dei fìori, affinché essi diventi.o i segni della mia presenza as-
si alla giornata conclusiva del Concilio, poiché alcuni Padri sottoli- sente. Questa è solo un'analogia, certo.
neavano che questo termine, relativamente recente, non riscuoteva il cristo si rende veramente presente, per noi, attraverso l'esser-ci
consenso unanime delle scuole scolastiche. Alla fine è stato adottato dellc specie eucaristiche, perché,oi ci rendiamo presenti a lui nella co-
come quello che meglio riassumeva, nel contesto culturale e nelle con- rnunione. uascensione è stata il mistero della sua dipartita, dopo il qua-
troversie dell'epoca, la dottrina della presenza reale, e che poteva fun- le egli è divenuto visibilmente assente e ci ha inviato lo Spirito Santo.
gere da "guardiano clella fede" in tempi particolarmente inquieti. È a Leucaristia è l'espressionc di una nuova forma della sua presenza nel-
paftire da lì che, attraverso i secoli, è approdato sino alla catechesi in- l'irssenza. La fede ci invita a riconoscere quella presenza ,[Link] I'er-
fantile, cosa di cui ci possiamo dolere. Presso gli ortodossi il termine scr-ci sensibile del pane e dcl vino, che non dobbiamo mai separare dal
rimane controverso. Fortemente attaccato da alcuni teologi, viene loro simbolis-o. È nel quadro di una relazione cli mutuo u-o." che bi-
utilizzato (nella forrna g,reca metousiosis) da altri. La mentalità prote- sogna cercare di comprendere la presenza di cristo nell'eucaristia. For-
stante dal canto suo rimane sempre scettica rispetto ad un termine che sc ci interroghiamo rroppo sulla modalità di presenza di cristo e non
per lungo tempo è parso veicolare una concezione magica o troppo ma- .bbastanza sulla qualità della risposta della nosrra presenza a quella di
terialistica del mutamento. (,risto.

). La sostaruza
5. Comprendere oggi la presenza reale
Abbiamo già notato il controsenso spontaneo arimentato cla questo
Riprendiamo, in un'interpretazione accessibile alla nostra cultura, lc vocabolo. Ho già fatto l'esempio del mantello. Ecco altri due esernpi. Il
parole chiave che abbiamo già incontrato. grano può essere mangiato stacciando delle spighe. Ma il grano in quan-
t. tale non è il nutrimento dell'uomo: occorre per questo che diventi
7. La prasanza pane, cioè che muti di sostanza. Il pane non è più grano. In quaìche
mo-
.1., è stato distrutto in quanto grano atrraverso le operazioni che lo han-
Si parla di presenza solo per le persone. Un tavolo non può esserc
presentc: è semplicementc lì. La presenza presuppone un soggetto pcr- " Papa Paolo V[ enumera le forme seguenti di presenza del Cristo irlla sua Chiesa: è presente
.rllir r)rcghiera di [Link] che si [Link] nel suo nome secondo la promessa (Mt
sonale che cntra in relazione con altri soggetti. Ogni prcsenza è reh- ,rrrrcncidestinataridiognioperadicarità(,.[Link]'avestefattoamer,Mt
1g,20t; e pre-
[Link]\apresenre
zionale. La "prescnza reale" clel Cristo nell'eucaristia esprime la prc- 'rll, ( lhiesa che annuncia il Vangelo e guida il popolo cristiano; è presenre nei sacranrenti che so-
r"' i su<ti stessi atti; inlìne è presente <.in modo ancora più sublime» nella celebrazione
senza personale di Cristo alla sua Chiesa c ad ogni membro della sua , .r (crrciclica Mysteriun
eucaristi-
fidei 17965), Enchiridion dellt: encicliche gg2,Bologna,
7, EDB, 1994,
Chiesa. Esistono d'altronde, come è stato sottolineato da papa Paokr t, (, I l).

1('6 Inuito a crult'n' L'trtitristia, sotnpl() s(tcrdrilL'nto: 2. Mcmoriale, sat'rdict)ct e sdcr.t,ten!() lfi
I no nìacinato trasfonnandolo in farrna, poi irnpastato e infine cotto al
forno. Queste operazioni sono irreversibili. I pane è «il frutto della ter-
dono di sé di Cristo a suo Padre ed ai suoi fratelli), cosriruira dal nri-
stero pasquale, ecl al "lavoro" che egli ha compiuto su sé stesso per noi.
ra e del lavoro dell'uomo>>. Gesu, perfettanìente presenre al suo corpo nell'atto di oflìire la vita per
Qucst'altro esempio è facile da comprendere, nelle nostre società de- i suoi, al fine di entrare in comunione con essi, si è reso anche, attra-
mocratichc. Quando nel giorno delle elezioni mi reco a votare, ricevo dal verso la sua intenzione di salvezza, pcrlèttanìente presente nel panc e
presiclcnte del seggio le schede contenenti i nomi dei diversi candidati. nel vino dell'ultima cena, in norne del desiderio intenso <li mangiarc con
Quando mi ritiro nella mia cabina elettorale, scelgo un candidato, ripie- loro la Pasqua, che egli ren«leva nuova, la nuova alleanzanel suo san-
go la scheda elettorale e la infilo nell'urna per esprimere la mia scelta. Il gue. ciò presuppone u,'idcntità di basc fra l'evento vissuto della sua
documento che depongo è lo stesso che ho ricevuto, ma ne è cambiata mofte e l'evento celebrato dell'ultima cena, istituita per esserne il me-
la sostanza: quelpezzo di carta è diventato una scheda elettorale, un suf- nrorialc. Quesra identità è sintboleg4iala nelLa corrisponden za fra il. cor-
fragio che esprime un'opinione, e che sarà contabilizzato insieme agli al- po straziato sulla croce, il corpo otlèrto e la vita donata, e il pane spez-
tri zrl fìne di determinare il risultato dell'elczione. La differenza fra le sche- zato, donato c condiviso; nella corrispondenza fra il sangue versato sul-
de deposte nell'urna e quelle che non sono state rtùzzate dagli elettori la croce e il vino versato nel calice. corpo e sangue rappresentano la
è così raclicale che al uromento dello spoglio queste ultime verranno al- persona totale e concrcta del Cristo offerto in sacrificio; prrne e vino rap-
lontanate, per evitare che si mescolino alle altre. Le prime sono delle au- presentano il nutrimento elementare e la bevanda di festa degli uomi-
tentichc schede clettorali, le seconde sono solo dei pezzi di carta conte- rri. Istituenclo l'eucaristia, Gesù, nel momento in cui dona la sua vita <<si-
nenti clelle liste di nominativi. Il risultato del voto è una realtà originale no alla fine>>, fa passare la sua prcsenza nel suo corpo già immolato e
che cotnporterà delle conscguenze sulle sorti del Paese o del Comune. nel suo sangue presto versato ad una presenza simbolcggiata nel pane
Nel caso dell'eucaristia il cambiamento di sostanza si svolge su un al- spezz'ato e nel vino vcrsato, al fine di esprimere sino in fondo la sua co-
tro piano ed implica il dominio di Cristo risorto sugli elementi del no- munione con la sua chiesa, donando la sua vita per donarci la vita,
stro mondo. La sostanza dclle oblazioni non è più quella di essere sem- volenclo vivere in essa perché essa viva in lui.
pliccmente bevanda e nutrimento naturale pcr l'uomo. La loro sostan- Ma questo non può essere separato dall'esit. ultimo del dono cli cri-
za è costituita di ciò che quegli elernenti sono divenuti a causa di Cristo, sto nella risurrezione, esito che cambia già tutto, prima di cambiare cle-
che si è investito in essi e per noi. Le oblazioni sono in sé stesse ciò fìnitivamente tutro, e il cosmo stesso, alla fine dei tempi.
euesto esito
che sono ormai sotto lo sguardo di Dio, sotto lo sguardo di Cristo e per cambia il rnodo di esser-ci dcl risorto, il suo rnodo di cssere prcscnre
noi nella fède. Sono entrate in un nuov«r sistema di relazioni che si chia- per i suoi. Lo si nota già nelle appa,:,zioni del risorto; lo si vede ancora
ma la storia della salvezza, e che ormai determina la loro unità c costi- rrella rnodalità eucaristica della sua presenza, significata e re,alizzata da
tuisce il loro essere, poiché le tocca intrinsecamente, non dall'esterno. colui che fa suo l'universo intcro delle cose e degli uomini come ciò che
<<Le cosc sono puranìcnte e semplicemente ciò che sono per Cristo>>. c già per lui il suo corpo mistico.
Anche in questo caso, probabilmente, ci interroghiamo troppo sulla na-
tura della convcrsione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo,
e non abbastanza sulla conversione del nostro cuore a Cristo. lV. Luucants'nA l.A LA CrrrrsA

3. Presenza del corpo immr-,latct e risuscitato del Signore Tutto ciò che è stato appena detto ha sottolineato lo srretto lcgame
I.a I'eucaristia e la chiesa. Questa prospettiva è stata troppo dimenti-
Per comprendere il mistero, bisogna ricolÌegare la presenza di Cristo cata nei tempi rnoderni, si è visto il perché. Dobbiarno ritornare sulle
nell'eucaristia alla sua fonte sacrificale (il sacrificio essendo sempre il sconvolgenti affermazioni di sant'Agostino: «voi diventate quesro pa-

16tJ Inuito a cverlen' l,'t,ucaristia, so?n,no sdclamento: 2. Memoriale, [Link] sacld,Ìefi!()


L, l6L)
r

ne, che è il corpo di Cristo». Il termine "comunione" si impiega allo


II
4
t no gli uomini (Ef 2,14). Ueucaristia impegna alla condivisione fraterna.
stesso modo per la comunione eucaristica e per la comunione eccle- Ci siamo imbattuti in questo aspetto pregnante nella Chiesa antica. Og-
siale. Comunicare con l'cucaristia è comunicare con la Chiesa. La for- gi questo deve tradursi in termini di solidarietà: <<La celebrazione del-
mula di padre de Lubac è molto nota: <<La chiesa fa l'eucaristia e l'eu- l'eucaristia, ftazione di un pane necessario allavita, è un incitamento a
caristia fa la Chiesa>>. Questa formula vale, lo abbiamo visto, per tutti i non accettare la condizione di quegli uomini che non hanno né pane,
sacramenti, dei quali ciascuno costruisce la Chiesa a suo modo, in pri- né giustizia, né pace>>24.

mo luogo il battesimo. Ma l'afferm azionevale eminentemente per I'eu- Infine,l'eucaristia ci volge verso I'awenire. Essa è il memoriale di un
caristia. Il tema è stato ampiamente ripreso da Giovanni Paolo II nella evento che non si è ancora concluso. Celebra già la nostra comunione
sua enciclica sull'eucaristia del 200)» . col Cristo che verrà. Ci invita a lavorare alla costruzione del mondo e
La triade del passato, del presente e dell'avvenire, già evocata, è al suo passaggio in Dio. Lumanità chiamata a divenire Chiesa fa ritor-
una triade ecclesiale. Essa [Link] a san Paolo: «Ogni volta infatti che man- nare a Dio tutta la creazione: questo è il fine dell'eucaristia, evocato nel-
giate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte Ia bella meditazione di padre Pierre Teilhard de Chardin, citata all'ini-
;
t
<lel Signore, finché egli venga» (1Cor 1I,26). La si ritrova nell'antifona tI zio di questo capitolo:
di san Tommaso: <<o banchetto sacro, nel quale è consumato il cristo;
Ricevi, o Sign«rrc, qrlesta ()stia totale che la (lreazione, m()sszt dalla tua at-
vi si fa memoria della sua passione; l'anima è colmata dt grazia; il pegno
trazione, ti presenta all'alba nu()va. Quest<> 1rane, il n()stto sforz<,, non è di
della gloria futura ci è dato>>. Essa esprime la dimensione orizzontale e
per sé (io lo so bene) che un'immensa disgregazione. Questo vino, il nostro
storica della Chiesa nel suo pellegrinaggio terrestre verso la fine dei tem-
rlolore, non è pLrrtroppo sinora che una bevanda dissolvente. Ma, in fondo
pi. E la dinamica eucaristica della storia de)la salvezza'. il passatr.t è il me- a qllesta massa inlorme, tu hai mcsso (ne sono sicur«r perché kr sento) trna
rnoriale dell'evento fondatore, comune alla Chiesa ed all'eucaristia; il irresistibile e santificante aspirazione che, dall'empio al fedele, ci [a tutti as-
presente è la presenza sacramentale del Signore e il dono della sua sieme esclamarc: <<() Signore, rendici rrno!r>2t.
persona per la costruzione della Chiesa (l'eucaristia fa la Chiesa cofpo
clel Cristo ed invia la Chiesa in missione); l'auueruire è l'annuncio del
banchetto del regno. N.B. «"Non sarà fuor di luogo ricordare - laceva scrivcre pa;ra Pa<,lo
Nel presente l'eucaristia invia la chiesa in missione nel mondo e VI - che lo sco1,o primario e originario della conscrvazione nella (lhiesa
nel tempo. Essa è la celebrazione della missione universale che viene dal il delle sante specie al di frrori della messa è I'amminisrazione del viatico;
Cristo. La missione non è dunque una semplice conseguenza dell'eu- scopi secondari sono la distribuzione della comunione al di [trori della mes-
caristia. Essa ne costituisce al contempo il dono ed il compito: il com- I sa e I'adorazione di nostro Signore (ìesù (lristo, prcsentc sotkr quelle spc-
pito dei cristiani è di manilèstare la sua fecondità nel mondo. Il loro sa-
lI
i
cie". Infatti, "la c«rnservazione delle sacre slrecie per gli inlermi fece sor-
n gere la loclev«rle abitudine di adorare questo cibo celeste, che è riposto nel
crificio non è nient'altro che la loro vita quotidiana, divenuta una vita * tempio">>2('.
eucaristica. Se l'eucaristia è la celebr azione dell'esistenza cristiana, il do-
Le (lhiese ortoclosse nel l<,ro insieme n()n praticano l'adorazionc euca-
T
1.

no fatto alla Chiesa deve manifestarsi nell'esistenza di quest'ultirna co- t


risrica. salvo il venerdì santo nella prrocessi«rnc ,lelle oblazioni "presantifi-
me nell'esistenza di ogni uomo che si cornunica. Il dono di unità deve
esprimersi nell'urgenza della comunione fraterna fra i cristiani, ma an- jr (ìruppo
di Dombes, Verso una Enchiridion (Ecutncni-
slcssa fede eucar'istica? 0971.),21 ,
che della riconciliazione e dell'abbattimento di tutti i muri che separa- tttt 2,698, p. )32. tlil;
"Pierre Teilhard dc Chardin, <<La messe sur le monder'. in Ilytnnc de I'uniuers, p. l9 (tr. it.
.l,ir messa sul mondorr, in [,'inno dell'L][Link], P. 18). ffi
.r (ìiovanri Paolo II. enciclìca Etclcsiu ,le euchctnstit l2Ù0)),'Iuttr' le cndt'licbe,li Gic,uanni Pur t" Sacra (ìongregazione dei Riti, istluzìone E uchuristicum rnltstcnluttt 0967),49, Enchiridion t.,a-

io 1I, Miiano, Paoline, 200). trr rnttn 2, Bologna, EDB, 1919, pp. 1l -]9- 1141. Testi ripresi dal pontificato di Pio XII

t7o lnuito d crelerc ,'rtaristia, sommo sacralnento: 2. Memoriale, sacrificio e sacramafito 171
r
cate", cioè consàcratc il giovedì sant(). Tllttavia, esse c()nse[vAn(l una tiser- i
VII
va eucaristica clestinata alla comunione degli ammalati. Occorre dunque i

distinguere il dato dottrinale della permanenza della presenza e la devo- i


CONVE,RSIONE,
zione cattolica dell'aclorazione del santo sacramento, così come la pratica i
PERDONO E RICONCILIAZIONE
clella conservazione eucaristica. i
. __ _ ----i

Nel classico elenco dei sette sacramenti, la penitenza giungc in quar-


to luogo, dopo i sacrarnenti dell'intziazione. Questi introducor-ro il
credente nella vita pienamente cristiana, di cui l'eucaristia rimane il nu-
trimento costante. Ma questa vita cristiana conosce, inevitabilmente,
delle vicissitudini. Il battcsimo non ci ha guariti dal disordine clel no-
stro desiderio. Possiarno ricaderc nel peccato. Cosa fare, dunque, vi-
sto che il battesimo non può essere ripetuto? Il sacramento della peni-
terz'à, o riconciliazione risponde a questa domanda di vitale importanza.
Perché questi due norni? Perché papa Paolo VI ha chiesto che si chia-
rnasse il sacramcnto della penitenza <<sacramento della riconciliazione>>?
Il tcrrnine "penitenza", che forse cvoca ancora, per alcuni fra noi, i ca-
stighi dell'infanzia, è la traduzionc italiana di un tcrminc evangelico che
significa cr,tnucrsiorue (ructinctia), cioè un serio mutameltto di vita e l'a-
pertura della persona al messaggio evangelico. La convcrsione spirituale
è innanzitutto l'atto interiore di un cambiamento nelle opzioni, nei va-
lori e nelle pratiche che governano una vita. Ma l'uorno è aninra c cor-
po, vive nella folgorazione dell'istante presente, nel quale tutto vacilla,
e nella lunga durata, che richiede i suoi tempi. La decisione interiore
deve prendere corpo nella vita quotidiana attraverso un cambiamento
di vita. Non è sufficiente che io prenda la decisione cli non funrarc
più; occorre che questa decisione investa il mio corpo, progressivamcntc
liberato dalla sua dipendenza, e mi renda libcro rispetto alla tentazionc
di furnare. Sappiamo anche quanto tempo richieda unà riconutrtirttte
professionale: formazione ed apprcndistato nuovi, investimenti piu o
lneno a lungo termine.
In questo sacramento il termine "penitenza" ò venuto ad esprime-

172 Inuito a crederc'


(.),onuersione, perdonr., e rirunciliazione 17)
ul
re forse eccessivamente - l'ascesi esteriore che costituisce la normale
- tavano le lamentele di André Gide: «Cornandamenti di Dio, avete in-
conseguenza della decisione di conversione, che rimane invece il pun- dolenzito la mia anima!>>; il tema è stato ripreso da Jean-Paul Sartre e
to di partenza di [Link] pratica. Ecco perché è importante ritorna- da numerosi altri autori, in tempi recenti. La Chiesa si è anche guada-
re sull'esperienza della conversione. Nella relazione con Dio la con- gnatala reputazione di essersi introdotta indiscretamente nelle coscienze,
versione è ordinata al perdono. In questo senso si pada anche di sa- quando non di aver esercitato un'azione politica attraverso strumenti
cramento del perdono. deviati (i confessori dei re!).
Conversione e perdono sono i due termini necessari perché vi sia una La ùsaffezione generale nei confronti dei sacramenti è stata già evo-
riconciliazione. Nella nostra esperienza umana si pensa spontaneamen- cata. Forse essa si manifesta ulteriormente nel caso del sacramento del-
te a due amici, a due vicini, a due pafenti o a due coniugi che abbiano Ia [Link] prutica della confessione è contestata persino all'in-
bisticciato. Ognuno ha una pafte di cammino da percorrere, sia pef pef- terno della cerchia dei cattolici. Vero è che aprirsi alla confessione è scm-
donare sia per essefe perdonato. Nella Chiesa il sacramento della ri- pre impegnativo e sembra provocare un'awersione tale che questo
conciliazione è una vefa e propria condotta che deve sfociare nella ri- sacramento è oggi ampiamente disertato.
conciliazione concreta fra il cristiano divenuto peccatore e Dio, che lo Un certo paradosso vuole che questo abbandono awenga nel mo-
salva in Gesù Cristo attraverso i-l ministero della Chiesa' mento stesso in cui si moltiplicano diverse forme di soccorso psicolo-
Tutto è di primo acchito difficile, in questo sacramento, a comin- gico e di accompagnamento, alle quali fanno ricorso tanti nostri con-
ciare clalla sua origine e dalla sua storia: la Chiesa ha esitato prima di temporanei condannati ad una solitudine che impedisce loro di essere
trovare le parole di Gesù che lo fondavano e la sua evoluzione ha su- ascoltati in verità. Non si vuol più sentir parlare di colpevoli (conoscia-
bito tali cambiamenti che alcuni teologi hanno fatto fatica a ricostruir- rno lo slogan: <<Responsabili, ma non colpevoli!»), tuttavia non si ri-
lo nell'evoluzione della sua identità attraverso i secoli. La Chiesa sem- nuncia a mettere sotto accusa le istituzioni. È come se ognuno fosse in-
bra non riuscire mai a risolvere felicemente la contraddizione fra la se- rìocente, ma le strutture della società si rivelassero misteriosamente per-
verità necessaria verso il peccato e la misericordia necessaria verso il verse. In realtà, una società non si sbarazzafacilmente della colpevolezza:
peccatore. Ma per Ia riflessione è esemplare la maniera in cui questa una colpevolezza mal, gestita è spesso causa di conflitti psicologici.
stessa Chiesa ha saputo adattarsi all'evoluzione delle culture e delle ci- La psicanalisi è intervenuta, spesso per il meglio ma talvolta pcr il
viltà. Poiché con questo sacfamento la Chiesa incontra |a società glo- peggio. La psicanalisi ha mostrato la complessità dei dati affettivi im-
bale nell'ambito dell'etica in generale, che sia essa sociale o personale e plicati nel modo in cui ciascuno assume le proprie responsabilità. Ma
persino intima. Essa si confronta con l'evoluzione dei costumi di seco- cssa ha talvolta combattuto per delle liberazioni che non sussistono.
lo in secolo, evoluzione alla quale essa stessa contribuisce e che le ri- l)enso alla vignetta di Sempé raffigurante uno psicanalista e un saccr-
chiede continui adeguamenti. Essa pone dinanzi al mondo la questione tlote impegnati a distribuire slogan,l'uno davanti aI proprio studio, I'al-
clella colpa e del peccato, dunque della [Link] sacramento del- lro dinanzi alla propria chiesa. Un brav'uomo fa capolino sull'altro la-
la riconciliazione è conflittuale, poiché attravefso di esso la Chiesa è in to della strada e lo psicanalista dice al curato: <<Se ha peccato, è desti-
conflitto con il peccato del mondo. Ora, le forme che il peccato assu- rìiìto a lei; se non ci riesce, a me>>. Battuta significativa: i punti di
me nel corso della storia e nelle diversità delle culture sono innumere- riferimento del peccato forse non sono stati verificati a stfficienza, ma
voli. Non sorprende che la chiesa, tfovandosi in questo campo in con- rron si rende un servizio a qualcuno, non aiutandolo a discernere il pun-
tatto permanente con il mondo, abbia dovuto far evolvere in maniera ro reale nel quale si situano la sua libertà e la sua responsabilità.
radicale le condizioni della ricezione di questo sacramento. In questi ultimi anni si è assistito alla nascita della mo«la - molto di-
Lo sa Iddio quante volte la Chiesa è stata accusata di aver coltivato sclrssa - del pentimento. Risulta chiaro che il pentimento annunciato
e sviluppato nei cristiani un morboso senso di colpa! Un tempo si ascol- srlla piazza pubblica e nei media è un'operazione che può diventare

tl1 lnuito d relcrt' ( .r tuucrsione, perdono e riconciliazione 115


ambigua. Il vero pentimento è discreto e, la maggior parte delle volte, dtfferenziata, ma che deve sfociare nella riconciliazione. Andrò dunque
segreto. Tuttavia, non è privo d'importanza il fatto che alcune istituzioni a studiare i due aspetti del percorso di riconciliazione, dando per scon-
siano capaci di riconoscere i propri errori e persino le proprie colpe. Da tato, per astrazione di metodo, che i torti non siano condivisi men-
-
parte mia, ritengo positivo il fatto che la Chiesa riconosca con chiarez- tre è quasi sempre così, nei nostri conflitti umani! -, ma che vi siano un
za le proprie colpe storiche: essa è allora pienamente fedele al Vangelo colpevole ed un innocente. Limmagine per eccellenza del percorso di
che annuncia. Ma è importante trovare il tono giusto e non cercare di riconciliazione ci è fornita nel vangelo dalla parabola del figliol prodi-
trarne un sottile vantaggio. go, o del padre misericordioso (Lc 15 ,rl-i2). Risulta significativo che
Tutto ciò che è stato appena detto mostra che pentimento, ripara- Gesù abbia scelto un caso di riconciliazione familiare per offrire il suo
zione e riconciliazione riguardano ogni uomo in quanto essere umano, insegnamento sul perdono.
che sia religioso oppure no. Essi appartengono quindi a tutte le reli-
gioni. Siamo qui in presenza di una fondamentale realtà antropologi-
[Link] troviamo nell'Antico Testamento. Il Concilio di tento non di- l. Litinerario umano del pentimento
ce che la prassi del pentimento è assolutamente necessaria in ogni
uomo, quale che sia la sua situazione religiosa? È di questa prassi che Litinerario del pentimento costituisce un vero "travaglio',, parago-
Cristo ha fatto un sacramento, infondendovi la sua iniziativa di per- nabile ad un parto. Esso richiede tempo, per compiersi, e comprende
dono. Caso originale, fra i sacramenti la penitenza, come il matrimo- tre atti umani fondamentali I capouctlgirnento,la confessione ailrauer-
nio, non si amministra con l'aiuto di un particolare oggetto simbolico -ro la parola, il mutarnento concreto della condotta. La chiarczza dell'a-
(pane e vino, olio, ecc...) e ha come contenuto una specifica condot- nalisi richiede di partire da colpc piutrosro gravi, che evidentemenre
ta umana che si trova elcvata al rango sacramentale. Ecco il motivo per non tutti hanno commesso. Ma essa vale allo stesso modo, con i ne-
cui sono persuaso che questo sacramento sia un bene per i cristiani e cessari adattamenti, per la pesantezza quotidiana delle nostre vite: per
che il problcma dclla Chiesa sia quello di renderlo nuovamente desi- le colpe alle quali neppure pensiamo, di egoismo o cli egocentrismo,
derabile. di orgoglio o di volontà di potenza, di indifferenza o di disprezzo nei
Fedele al metodo di quest'opera, che cerca di mostrare il radicamento riguardi degli altri, il più delle volte di omissione, e che riaffiorano bru-
di ciascun sacramento all'interno della nostra esperienza, proporrò una talmente alla nostra coscienza. Gli "crrori di comportamento" non ri-
piccola analisi dclla condotta umana di riconciliazione, sul cui rnodello guardano solo la maniera in cui si guida un'automobiler Infatti in tutti
è strutturata la riconciliazione dell'uomo con Dio all'interno della Chie- questi casi vi è una forma non di rottura, bensì di rifiuto di relazione,
sa (I). In seguito, ritorneremo sulla sua istituzione (II) c sulla sua sto- una forma di isolamento che ci chiede di riallacciare i rapporti con gli
ria movimentata: come pcr l'eucaristia, la storia è in questo caso mae- altri. L offeso non sarà allora una particolare persona, bensì il nostro
stra (III). Infine, cerchcremo di trarre qualche conclusione sul presen- ambiente di vita: conosciamo tutti il ruolo che può giocare per noi I'u-
te e sull'a'urzenire di questo sacramento (IV). scire da cefie impasse.

ll capouolgimcnto
I. DIIU PRATICA UMANA DELLA RICONCILIAZIONE AL SACRAME,NTO
Pensiamo al figliol prodigo che torna in sé, al mariro infedele che rea-
Se vuole sfociare pienamente nella riconcihazione, il pentimento im- lizza improwisamente la sofferenza che causa a sua moglie, oppure ad
pegna necessariamente il comportamento di due partner:l'offensorc c un personaggio onorabile ed onesto, sin lì pienamente soddisfatto di sé,
l'offeso. Ciascuno è invitato ad una condotta personale probabilmentc i'he tutto a un tratto si rende conto nell'incommensurabile egoismo che

1,76 Inuito a crcLl<'rt { .rtnucrsione, perdono c riconciliazione 177


r rd
mente religioso. Ogni uomo, per esscre degno di questo nomc, dcve
lo abita,oppure che prende coscienza delle ingiustizie che ha commes-
comportarsi nella società in maniera da riconoscere i propri torti. La
so nella sua vita Professionale.
ha colpa è il senso della nostra colpevolezza verso noi stessi, verso gli al-
Può essere lo choc causato da un evento brutale, un incontro che
tri e verso la società.
dischiuso orizzontinuovi, una lettura o un'attenzione di cui sono
sta-
meritavo e della quale Prende awio dentro di noi un lavorio che coinvol gela nostra rue -
to oggetto da parte di un'altra persona, che non
m{tria,la nostra intelligenza e la nostra uctlontà. Esporrò in successione
mi sento incapace nei confronti dei miei simili. oppure è una rifles-
ecco che una questi aspetti, ma in concreto tutto si accavalla.
sione personale sul modo in cui conduco la mia esistenza:
awia La nostra nternoria'. dobbiamo scrutare nel nostro passato, compiere
luce dìlorosa irrompe nella mia anima, una luce che mi dilania e
1o sforzo di riprenderc consapevolezza di alcuni conìportamenti cadu-
in me un lavoro di caPovolgimento.
ti nell'oblio, oppure di alcuni atti precisi che occultiamo, ma che ci con-
In breve, qualcosa ,i a toi o, «lentro di me: non oso più guardarmi ad
il tcrmi- sumano in maniera sotterranea. Dobbiamo considerare le sfèrc della no-
uno specchio. sono scisso, spezzato, come giustamente evoca
,,càntrizione", che vuol dire "frantumazione". Ci può essere un col- stra esistenza che nc sono affette: vita personale, professionalc, coniu-
ne
gale, associativa, relazionale, gli impegni che ci siamo assunti, ecc. Si
po di fulmine, nel pentimento' come esiste in amore' Ma questa cri-
sotterra- può parlare di un "dovere di memoria", orientato in via definitiva alla
stallizzazione immediata è in effetti il risultato di un lavoro
Luomo nostra guarigione. Poiché csistono, sul piano antropologico, due forme
neo a monte, e la sua maturazione richiederà ancofa del tempo'
condotta cli oblio: il cattivo oblio, che cerca di occultare lc nostre colpe, le quali
è temporalc: il male lo segna nel tempo e il pentimento
è una
di un continuano a roderci dall'interno, e l'oblio buono, il quale tenta di di-
che richiede tempo. In me e nel mio passato riconosco l'esistenza
me che ha infranto menticare i torti subiti.
male, inflitto allo stesso tempo agli altri e a stesso,
A partire da questo esercizio della memoria, interviene l'esercizio del-
la comunicazione e fatto di me un separato'
l'intelligenza: dobbiamo discernere tutto questo insieme. Soppesare la
All'inizio vi ò dunque un'allerta della mia coscienza: questa è ancora
ricadere rìostra responsabil ità, " realizzarla". Riconoscere che ciò che abbiamo
ambigua. Posso rimuoverla, oppure lasciarmene schiacciare,
Ma questa allerta riguarda le co- latto è il nostro unico bene: vi rimaniamo attaccati con tutte le fibre del
,rd ,Èn.o cli colpa o nello scrupolo.
di un cri- nostro corpo, eppure ce ne vergogniamo. Laboriosamente, ci desolida-
scienze normali. Si trova disumano il fatto che il colpevole
rizziamo, pur riconoscendo di essere gli artefici di questa desolidariz-
mine non provi dentro di sé alcun rimorso per ciò che ha commesso
e
'tazione.
rimanga [Link] dinanzialla propria vittima. un leone che uccide
Infine, la uolontà'. è l'atto di confessione interiore che è nello stesso
dor-" normalmente, un uomo che uccide perde il sonno. Tuttavia que- tcmpo una scr-,nfessione. Confessiamo: siamo proprio noi, e sconfes-
sta allerta affettiva, per quanto necessaria, può essere soggetta
a gtavi
di una siamo: riconosciamo ciò che fu il nostro male e condanniamo noi stes-
dcrive, non solo p"i .lif",,o, ma anche per eccesso' La gravità
emo- si. Questo moto di confessione e sconfessione ci fa al contempo as-
colpa non si valuta necessariamente in base allo sconvolgimento
surrere la nostra responsabilità e ci libera dall'acredine tipica di una
tivo che ha prodotto in noi.
,'olpevolezza non assunta consapevolmente. Entriamo in contatto con
occorre che la nostra libcrtà prenda posizione rispetto a questa al-
li- il r"nale commesso per distaccarcene. Ce ne facciamo carico per libe-
lerta, la quale cleve essere assunta dalla nostra ragione e dalla nostra
q]uan' larci del suo fardello. Lo mettiamo a distanza, non vogliamo più iden-
bertà ecl aprirci al senso di [Link] la nostra colpa
tilicarci con quell'atto o con quel comportamento malvagio che pure
do assumiàmo al livello clella nostra responsabilità I'atto commesso,
i
lu rìostro. Per uscire dalla nostra intima contraddizione, restaurando
torti causati a coloro nei confronti dei quali siamo stati "manchevoli",
Sot' rrclla nostra coscienza un'unità nuova, occorre che il nostro cuore si
oppure causati a noi stessi, e ce ne assumiamo tutte le conseguenze.
:,pezzi. Dialetticamente è nei momento stesso in cui diciamo: <<E col-
,olir"o che sino a questo punto non ci situiamo su un piano specifica-
I nuito a crt',lt'rt
t t,ttLtL'rsione, perlono e rit'ontiliazione 17L)
178
I pa mia)>, oppure: <<Ho peccato>>, che non siamo più né colpevoli, né
peccatori. La cronaca recente ci ha offerto rrn escmpio con la confessione del ci-
clista Rjchard Virenque, il quale ha ammessc, dinanzi al tribunale ci«ì chc
Qucsto capovolgimento interiore reca già in sé un'apertura verso l'al-
aveva scmpre negato sino a quel momcnt(): «Sì, mi sono dopatol». Si era
tro, Lul richiamo a ritrovarc la comunione, un desiderio di riconcilia-
mess<r in r-rna situazione di conftaclclizione interna e di collrcvolczzà senzlt
zione chc si fonda sulla prima riconciliazione già awenuta nel nostro
via d'rrscita che non era più sostenibile. Il percorso interiore era forse an-
intimo. Poiché, se restiamo ancorati alla nostra contraddizione, entria-
cora acerbo, ma la ferita interiore era 1ì. La confessione interiore gli ha con-
mo ncl circolo infernale e senza fine del rimorso, dello scrupolo o del
scntit«r la c<»lessione estcriore, s()stenuta dall'intelligenza clel girrclice che
complesso di colpa. Questo è I'evento nascosto nella nostra coscienza gli ha evitato di perdere la [[Link] ciclista ha lrarlato ir.r segtrito ad rrna vc-
in travaglio, il punto di partenza interiore di tutta la condotta di ricon- ra e p»ropria [iberazione interiore. Si è riconciliat«r c«rn sé stcss(): ha ricono-
ciliazione: al di fuori di esso, nulla potrà mai compiersi. Se è vero chc sciuto cirì che aveva fatto e l'ha sconlessato. La confessione ha un val<,re
non possiamo cambiare il nostro passato, nondimeno mantcniamo un [Link] di liberazir>ne psicologica. (,«rsa confessata è pcr metà per-
poterc su di esso attraverso il giudizio che gli rivolgiamo, il senso nuo- <lonata, si suol dire. Ben lungi dall'a[[ìrndare il <lito nclla piaga, la rcazione
vo che gli confèriamo. Un uomo deve sempre poter "trattare" il pro- l,rrbhlica i' stata solitlalc t' rispt'tt,,sa.
prio passato, non fosse che pcr mantenere la coerenza e l'unità della sua
personalità.
In ogni racconto vi è una parte di confessionc: quando sentiamo il
La confes-tione lrisogno di raccontarci, proviamo anche quello di farci pcrdonare ciò
clre giudichiamo una macchia nella nostra vita. Abbiamo bisogno di una
Luomo è corpo, ed è un corpo parlante: l'uomo è linguaggio. Il pen- l,enevolenza che sia l'equivalente di un pcrdono. La parcla di confes-
timento deve esprimersi corporalmente all'esterno, da una parte attra- sione è l'invcrso dclla parola di accusa, che scarica tutta la responsabi-
verso le parole della confessione, dall'altra attraverso il cambiarnento di lità sull'altro. Se i torti sono condivisi, non serve a nulla ricordare al-
conclotta. Le due cose vanno di pari passo, ma sono obbligato a :'rat- I'altro i suoi, anche quando questi siano rcali. Fatalmente anche I'altro
tarlc in successione. Cominciarno con la confessione. larà lo stesso e il dialogo si arenerà in una discussione sterilc.
La parola confessione porta alla luce dinanzi all'altro, o agli altri, la
ferita interiore. La confessione è un'invocazione di perdono. Tutto il I I cambiamento di contkttta
nostro pentimento ci spinge a riannodare la relazione, ma non pos-
siarno assolverci da soli, né riconciliarci da soli. Acccttiamo di non es- Il pentimento deve anche prendere corpo, poiché I'uomo è corpo e
sere il nostro giudice ultirno. Chiediamo agli altri di accettarci. Una lir nostra esistenza corporale e sociale è alla fonte della storia umana. Es-
parola estcrna viene a suggellare la sconfessione che operiamo del no- so deve prenderc corpo in una condotta nuova. Prendere corpo vuol
stro passato e la portata della nostra nuova condotta. Confessando, tlirc passare clall'interno all'esterno, dall'anima al corpo, dall'invisibile
condanniamo noi stessi per cio che abbiamo fatto, al fine di ofTrire agli ,rl visibile. I nostri atti ci trasformano. Il nostro corpo è al contempo ge-
altri lo spazio necessario per perdonarci. Il linguaggio è, per eccel- sto e parola. Il nostro pentimento si estrinseca quindi in una condotta
lenza, il luogo della riconciliazione. E il figtio che dice a suo padre, rìuova dinanzi agli altri. Il nostro stiie di vita cambia e gli altri 1o vedo-
oppure il padre a suo figlio, o il marito alla moglie, o la moglie al ,,,r. È la conversione del nostro comportamcnto, delle nostre attitudini,
marito: <<Ho agito male verso di te, ho fatto ciò che è male ai tuoi tlci nostri giudizi, dei nostri atti ingiusti. È la [Link] di ripa-
occhi». lrrre, ogni volta che ciò sia possibilc, al male fatto agli altri. E una lotta
t'ondotta contro le tracce oggettive che la colpa ha lasciato in noi, sot-

1u0 Inrito a crt'lcrt ( ,ouuersione , perdono e iconciliaztlone 1tì1


l
I

ro forma di abitudini o di attitudini che rimangono. Nel linguaggio ir- propria sofferenza, il proprio amor
e faccia forza su sé stesso. Vincerà la I

recusabile dei fatti il nostro pentimento dà prova della sua autenticità.


proprio ferito, la propria reputazione colpita, il proprio risentimento,
Altrimenti esso non è più credibile. Tuttavia, non dimentichiamo mai l'aggressività spontanea che sente nascere in sé nei riguardi del proprio
che riparare non wol dire compensare. Voler compensare è al contempo
offensore. Come sottolinea giustamente Vladimir Jankélévitch', il per- I

impossibile ed illusorio. dono è più oneroso del dono. In ragione dell'ostacolo stesso che è co-
ij
stretto a sormontare, include un di più nell'amore. Bisogna persino spin-
gcrsi sino a dire - anche se questo sembra paradossale a prima vista, e
forse sembrerà difficile da accettare - che à all'ffiso che spetta fare il
2.|,-litinerurio umano del Perdono ,i ilil
priruo passo per permettere al suo offcnsore di intraprendere il carn-
iltl
Passiamo ora al fianco dell'offeso. considero, ancora una volta, per
mino della confessione. Nessuno verrà a chiedere perdono senza ave-
lli
rela certezza che il suo approccio sarà accolto favorevolmente, che è
astrazione metodologica, che l'offeso non sia per nulla colpevole. Il per-
sempre atteso e desiderato e che il perdono gli è costantemente offer- nlii

corso che si impone all'offeso comprende a sua volta tte attiwani l'of- lir

pentimento, to. Ad esempio, il figliol prodigo non si sarebbe mai deciso a tornare a
ferta del perdono,la uerifica dell'autenticità del percofso di
l

tutti coinvolti, anche se casa se non avesse avuto la certezza segreta che suo padre era già su.[a
il [Link] del perdono. Su questi tre punti siamo ilnli

strada ad attenderlo. La ragione di questa priorità nella responsabilità


non siamo tenuti a perdonare formalmente una persona specifica. ililrti
è rnolto semplice: la libertà dell'offeso non è gràvata dal peso della
colpa e la via dell'amore gli rimane più immediatamente aperta; è dun- ilir
Lio{ferta del perdono
que normale che gli spetti l'incarico di prendere l'iniziativa, anche se ill
questo contraddice le nostre vedute troppo umane e ci appare in talu-
Nessuno può disinteressarsi del suo offensore. Quando si tratta del
ni casi impossibile.
tl
male che abbiamo subito o del male che è stato inflitto alla società' ciò
concerne tutti noi. Infatti, è proprio con una conversione e con un pen- ilt
timento che l'offeso è a sua volta alle presc. Può accadere che subisca
Prendiam<l un esempio grarticolarmente toccante, che qualche anno [a
il contagio del male e restituisca male per male, sfruttando il suo van- è stat«r ()ggetto di una trasmissione televisiva: Maiti Cìirtanner2, una giova- ilnl
taggio per schiacciare l'altro o chiudendosi nel rancore per rifiutare di ne della resistenza tedesca durante I'rrltima guerra mondiale, laceva passa-
.iàtlu..irr. il rapporto con lui; ma allora diviene a sua volta colpevole. re degli evasi dalla zona ()ccupat a alla zona libera. Per diversi anni si è pre-
ilililJI

Il rifiuto .t"l [Link] è un atto grave, un atto di vendetta e di odio. È sa giocc'r della Gestapo, per la quale eseguiva dei concerti. Smascherata, vie-
ilrill

un male che viene a rispondere ad un altro male, secondo la legge di un ne rinchir-rsa in prigione e lasciata nelle mani di un giovane dottore nazista llil
fatale concatenamento. Questo rifiuto si ammanta del diritto alla giu-
I

che esegue su di lei degli esperimenti medici ledendo alcune delle sue fun-
stizia: occhio per occhio, dente per dente. Ascoltiamo spesso in televi- zioni nervose vitali, al punto che ella sofliirà per il resto della vita. Maiti ri-
tii
sione delle vittime che, interrogate, affermano il loro rifiuto definitivo troverà la libertà, ma in quale statol Non potrà sposarsi. Era una grande
pianista: dovrà ahbandonare la musica e soprawivrà convivendo con sof- flill
di ogni perdono, talvolta con violenza verbale, oppure che minaccia-
lerenze quotidiane. La sua vita è stata rovinata. Ella confida: <<Tutto è par-
no cli vendicarsi. Provo ogni volta una triste emozione. Non giudico illil
tito da un desiderio, quello di poter perdonare. Ma non sapevo se ci sarei
queste persone, cerco di comprendere ciò che accade dentro di loro. ilrlLl

Esse vivono una grande sofferenza. Mantengo la speranza che non sia
' Vladimir Jankélévitch è l'autore di un bel llbro, Le Purulon, Paris, Aubieq 1967 (t. it. Il pt:r-
questa la loro ultima parola. Anche per qucste persone la conversionc ,Ltno, a cura cli Liana Aurigemma, Milano, IPL, 1968). ilrll
al perdono richiede del tempo' 'Maiti (ìirranner,Résistunce et parilon,testo integrale de'l film di Michel Farin,Vie chretienue,
Può anche accadere che l'offeso subisca il contagio del pentimento Supplément442,1998.
ttltil
182 Inuilo a tclt'rc ( ttnuersione, perdoilo e rirtnc-iliazione 181
il]iIil

ilrrl
F
riuscita. Nel caso in cui non ci lbssi ri1tscita, chiedevo a Dio c]i farlc' al mio i
stione politica secondo il male minore di una situazione [ìalsana, una
!

j per quarant'anni per il mio aguz- scelta dell'oblio molto arnbigua per la società.
*[Link],. 11 mio desiderio era lì e ho pregaro
i

i zinu. [... ] Molto pfesr(), ho provato il <]esiderio f'olle, da',ver. irreprimibi- i

Iir..
1., dl poter perdt>nare quell'uomo,,r.
-r: .-....--,-..-,1..^,,-^ ^,,^ll'.,.,-..,,r i
i
Il vero perdono, dice ancora Jankélévitch, è un [Link] datato che avvicnc

i Qrrna., era sua prigi,[Link], ella aveva già aperto un dialogo con lui: i in un detcrminato istantc del divenire storico, il vero perdono, a margine I

di ogni legalità, è un dono grazioso dell'ofleso all'ofTensore; il vero perdo-


i qurna,, fu il m,rmeni,r, .gli si ricordtì che quella ràg'àzzà,che incoraggiava
i

i i;;J;"-pagni rli [Link]'a, era capace di perdonarlo' i


_ - _ -- -- _ _ -- -- _ - --
i
no è un rapp()rt() personale con qualcuno. t. . . | il rimorso è un soliloquio,
ma il perdono è un dialogo, un ral)porto fra due pers()ne nel quale una dcl-
'
:------------------- - --

le due si aspetta qualcosa dall'altra6.

La uerifica dcl Perutirnertto


Il perdono fa rinascere:
Lofferta del perdono non si ferma qui, essa implica un'esigenza, non
È il perd,rn., che risuscita i morti; il morto, altrimenti detto il colpevole,
rancorosa (vendicativa), ma pedagogica (curativa)' Si tratta di verifica-
rimbalza nel suo niente e nella sua infima prolìrndità: <<Mio liglio, chc era
re l'autcnticità del pentimento e dei suoi risvolti. <<Senza la qual cosa -
rnort(), è ritornato alla vita; ela perduto, ed è stat() ritrovato» [...1. Il per-
clice giustamente Jankélévitch - la problematica del perdono diventa dono annuncia rrna rinascita, o meglio, una nu()va nascitaT. illill

,rrp pu.u e semplice buffonata#. ognuna delle persone coinvolte deve


tàre clo che le compete. La g,razia del perdono si aggiunge alla grazia Di più, il perdono trasforma il peccatore; tii

del pentimento, ma non si sostituisce ad essa. lr

Ii per,lono non dispensa neppure dal sottomettersi, se necessario, al- t' Il Iìglio fuggito rli casa che fa ritorno, assolto, grazilrto, pentito, non sarà
la giustizia. Sono due cose diverse. Nella misura in cui sono legate, l'ac- mai piùr la persona che era quando è scappato: il circuito delle awenture è
cettare di consegnarsi alla giustizia è un segno di vero pentimento. Ma
li l ormai interrr)tt(), ma un clemento <lillcrenziaÌc invisibiÌc, un'inalienabile
si può anche porre la domanda: <<La giustizia è possibile, senza la mi- icchezza clistinguono pcr seml)re il lìgliol procligo dal figlio t()rnato a ca-
sericordia e il perdono?>> (|acques Sommet). sa: quesr() non s() che di diflèrenziale è il srrrplus gratuito che chiamiamo,
c()n una parola matta dal Vangelo, 1l periss1n Il'cccessols.

Il ,]ono lel pcrdono


Llincontro fra l'offensore e l'offeso,lo scambio delle parole della ri-
un dono, conciliazione, il dialogo della confessione e del perdono costituiscono
Quest'espressione è pleonastica: il perdono è in sé stesso
un dovere clella giustizia, e persino il dono estremo: <<Aristotele stesso una sorta di vetta, dice sempreJankélévitch, sulla quale è impossibile
ilil

ha conosciuto il clono dice ancoraJankélévitch - ma solo la Bibbia ha discorrere, al punto che le parole si strozzano nella gola dei due inter-
- iln
conosciuto il perdonort. Il pcrdono è un atro di gratuità; è un eccesso locutori, che cadono l'uno nelle braccia dell'altro. La conversione del
nel dono, ecccsso ingiustificabile per la pura ragione' pentimento e la conversione del perdono si avvicinano in un moto di tiltil

Il perdono non si confonde con le sue imitazioni: l'usura del tempcr lìrutuo contagio, questa duplice vittoria dell'amore sull'amor proprio
che cancella tutto, la scusa dell'intelligenza che vede nella colpa un er- c della comunione sull'egoismo è un momento ù grazia, un istante crea-
rore, oppure la semplice liquidazione dell'amnistia. Lamnistia è la ge- tore di una novità insospettabile, un momento di rinascita, l'avvento di

" I,.i, pp. 12 e 159.


' [vi, pp. 20 e 12. / lvi, p. 19).
I Vtadimir
Jankélévitcb, Le Parlon, p. 201.
p. 176. 'Ivi, p. 194.
'Ivi,
(
t84 lnuito a crclt'n' .1 t n u e r s io n e, p erd <t n c.t e rico n ci li azict n e 185
I una verità in cui, venuta meno ogni maschera, l'esperienza di Dio sgor-
LI relazione di rifiorire, invece di degenerarsi silenziosamente nei risenti-
ga sotto lo sguardo di colui che sa coglierla. Ecco perché, quasi spon- menti accumulati.
taneamente, la riconcili azione divent a fest a :

Così si spiega l'esalt azione di cuiil perdono è la causa' Che il padrc del fi- l. Dall'itinerario di riconciliazione al sacramento del Cristo
gliol prodigo riaccolga il figlio pentito nella sr-ra casa è una cosa giusta e
comprensibile. Ma abbracciarlo, rivestirlo della veste più bella, uccidere il Sin qui siamo rimasti intenzionalmente nell'ambito della colpa contro
vitelkr grasso e clare un festino in suo gnore è l'inesplicabile, l'ingiusta, la gli altri e contro Con l'idea biblica di peccato un elemento
sé stessi.
misteriosa lesta dcl perdonoe. nuovo è entrato in gioco: è la presa di coscienza che, attraverso la nostra
colpa, abbiamo offeso non solo noi stessi e gli altri, ma Dio, in quanto
abbiamo attentato a quel lato assoluto della nostra esistenza in cui rico-
Ed ecco l'epilogo della storia di Marti (ìirtanner. Quarant'anni dopo gli nosciamo Dio come il compagno della nostra fede. E il «Contro di te,
eventi, riceve una lettera dal suo carnefice, quel Leo, ormai padre di lami- contro te solo, ho peccato lTibi soli peccaui)>> del salmo 50, nel quale Da-
glia, che esercita la prolessione medica in (ìermania. Questi si è ammalato vide riconosce che prendendo la moglie di Uria e facendo in seguito uc-
di cancm: sa di essere c«rndannatc,. Non vuole morire senza rivederla e chie- cidere quest'ultimo in guerra, al fine di dissimulare il suo atto, non solo
derle perdono. La donna, ormai anziana, accetta, lo riceve, lo ascolta' Do- ha commesso un adulterio e un assassinio, ma ha compiuto «ciò che è
po un doloros«r scambio verbale si ritrovano I'uno nelle braccia dell'altra.
male agli occhi di Yahvè». Ha offeso in sé stesso l'uomo, immagine di
<<Al momento di andar via, era in piedi accanto alla testata del mio letto,
Dio, dunque ha offeso Dio. Dal momento che in ciascuno di noi l'uma-
un gest() irrefrenabile mi ha sollevata dai miei cuscini benché sentissi mol-
no e la vocazione divina non sono giustapposti, tutto ciò che è stato de-
to dolore, e l'ho abbracciato per deporlo nel cuore di Dio' E lui, a bassa
scritto implica già la nostra relazione con Dio. Più che in ogni altra re-
voce, mi ha detto: "Perdono!". Era il bacio della pace che era venuto a cer-
care. A partire da quel moment(), ho sentito che 1c', avevo perdonato>,'0. it lazione umana, Dio, che è I'Amore, è presente nel bacio di pace della ri-
conciliazione; cd ogni autentica riconciliazione fraterna è implicitamente
Questa donna ha perdonatt) e permesso una sorta di rinascita o di ri-
g,ravida della riconciiazione con Dio. Ecco perché, se per caso vi si tro-
suffezione in quell'uomo che, tornato dalla sua famiglia, ha conlessato ciò
che aveva commess() clurante la guerra e distribuito i suoi beni per ripara-
ii va qualchc testimone, questi non potrà fare altro che tacere e adorare.
re al massimo le torture che aveva inllitto. La moglie di Leo p()trà raccon-
tare a Maiti in quale disposizione d'anim<t egli sia mortort.
il Dobbiamo forse riscoprire che questo sacramento non è innanzitutto una
questione di riti, ma implica, per non diventare una..buffonata>>, come
diceva Jankélévitch, un impegno serio nella riconciiazione fraterna.
Ma, descrivendo il cammino della riconciliazione, non abbiamo
Ben inteso, la riconciliazione non raggiunge sempre queste vette. Ma forse tracciato la descrizione dei diversi momenti del sacramento della
si fa spazio anche nei bisticci, negli sbalzi d'umore e nelle incompren- penitenza? Questo sacramento è quello più vicino alla nostra condizio-
sioni del quotidiano. Saper pronunciare la parola di confessione o di ne umana. Passa attraverso la duplice relazione fra il peccatore conver-
perdono per una piccola cosa è un atto d'amore che permette ad una tito e il ministro della Chiesa. Che cosa viene richiesto al penitente?
Di convertirsi dal suo peccato: èla contrizictne; di avere il coraggio di
'Ivi, p. 201. confessarlo: èla confessictrue; di riparure per quanto sia in grado: èla sod-
"' MaiÌi Girtanner, Résisttnce et pdrdon, p.27. disfazione'2.
" Si può lìcilrnenre rrasporre questa analisi del duplice procedere del1a riconciliazione sul pia-
no cornunitario e collettivo. Se vi è un peccato sociale, vi sono anche una responsabilità sociale e
12
un dovere di conversione rispetto a questo peccato. Dunque può e deve esserci un pentimento so- Non dimentichiamo mai che questo termine non significa l'esatta compensazione del male
ciale. Se ne sono visti diversi esempi dopo la seconda guerra mondiale. commesso, ma il desiderio di "lare abbastanza" (satis-facere) per riparare.

Inuito a c-rederc ( .onucrsion e, pcrdono e riconciliazione 181


186
r-
che cosa fa la chiesa, da parte sua? offre costantemente il perdono, le esigenze fondamentali del sacramento alla sensibilità spirituale dei
fedeli.
attravefso la sua parola e i suoi sacramenti. Prega per i peccatori. Veri-
fica lasincerità della conversione. Conclude offrend o l' as so luzirtn e o la
[Link] evangclici, sui quali torneremo, la Chiesa "le-
ga" prima per poter "slegare " Poi.
II. LrslruzroNE DIL sACIìAMENT() l)ELLA rìt(ioNcTLTAZIONE

La rivelazione biblica è lì anche per confermare il dato per noi for-


Gesù ha istituito il sacramento della penirenza e della riconcilia-
sc più "scandaloso" del cammino del perdono, poiché esprime il co-
zione? In nessuna partc delle Scritture Gesù istituisce chiaramente il
stume di Dio stesso in materia: egli fa sempre il primo passo. Nell'An-
sacrarnento così come lo viviamo oggi. Ma una caratteristica di Ge-
tico Tcstamcnto, come nel Nuovo, è Dio che cerca Adamo peccatofe
sù, fondamento dei sacramenti, nei Vangeli, è di essere colui che ri-
sin dalla Genesi, che si volge scnza posa verso il suo popolo infedcle che
mette i peccati. Due volte dice solennemente: <<I tuoi peccati ti sono
ha spezzato l'alleanza e che si clistoglie dalla sua collera. E Dio che in
li
;,1
perdonati», a rischio di scandalizzare gli astanti, poiché Dio solo
Cìesù Cristo viene a riconciliarsi con I'umanità attraverso il suo mistero 4
può rimettere i peccati. Si tratta del paralitico di Cafarnao (Mt 9,2; Lc
cli morte c di risurrezione e a pofrc senza sosta l'offerta di perdono nel-
5,20) e della peccatrice presso il fariseo Simone (Lc 7,48). Nella pa-
la Chiesa. I1 sacramento di riconciliazione riposa innanzitutto sull'ini-
rabola del figliol prodigo, parabola dclla riconciliazione pcr eccel-
ziativa di perdono manifestata e compiuta dal Cristo.
lenza, Gesù giustifica il latto di mangiare con pubblicani e peccatori
(Lc 15,2) mostrando che ciò che fa è il padre della parabola, cioè Dio
stesso, a farlo. Quanto all'adultera, Gesù, dopo aver chiesto che chi
un vecchio, incontrat() nella prigione cli Fresnes, credcva 11i non poter
è senza peccato scagli la prima pietra, non la condanna (Gv 8,7-11).
esscre 1-,crdonat() da l)io «perché nc aveva combinate troppc», cliceva. IJn
giorno viene a sal)ere che la religiosa dcll',infermeria che si occttpa di ltri è
Siamo qui nel cuorc del Vangelo: se Gesù perdona i peccati, appare
vokrnraria r1a quindici anni pcr curare i cletcnuti. Alla luce di qLrella dedi- normale che doni ai suoi discepoli e alla sua Chiesa il potcre di ri-
zionc, egli scopre che il perdono clovc essere p«rssi[ile e chiecle di essere metterli a loro volta.
battezzat<t. Su questo punto abbiamo due grandi testi di riferimento: <<Tutto ciò
che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutro ciò che scioglierai
sulla terra sarà sciolto nei cieli» (parola detta una volta a Pietro [Mt
Il clisegno complessivo del cammino di riconciliazione, con i suoi due 16,19l e una volta ai discepoli riuniti [Mt 18,18]) e: <<Ricevere lo Spiri-
volti, è tuttavia fimasto nell'astrazione, non essendo state prese in con- to Santo>> (Gv 20,22).I due testi hanno la medesim a portat,a. Queste
siderazione le variabili culturali della storia. Non si vivono la peniten- due possibilità,, legare/slegare o rimettere/noru rimetterc, non sono la-
za ela riconciliazione - come anche il lutto - allo stesso modo nella Bib- sciate alla libera scqlta o all'arbitrio del ministro della Chiesa. Il testo di

bia, nell,antichità cristiana, nel Medio Evo e nei tempi moderni. Le con- Matteo si esprime nel linguaggio della tradizione ebraica; quello di Gio-
suetudini sono cambiate, la natura dei peccati sottomcssi al sacramento vanni nel linguaggio della tradizione crisriana. Essi fanno riferimento
evolve e la parte riservata rispettivamente all'interiorità e al percorso
alla procedura della Sinagoga ebraica nel caso di una colpa grave di
un membro della comunità: in un primo tempo lo si scacciava, lo si met-
esteriore cambia continuamente. In generale, gli atti pubblici cedono
progressivamente terfeno alla conversione interiore. Sono queste va- teva in pcnitenza per potedo reintegrare in seguito; in altri termini, si

riabili della storia che spiegano come il sacramento abbia conosciuto legaua il peccato imponendo al suo autore un tempo penitenziale, per
potere in seguito slegare ilpeccatore.
grandi mutamenti attfaverso i secoli. Il compito della Chiesa, mai con-
cluso, è infatti quello di cercare il miglior adeguamento possibile del- Queste parole conferiscono indubbiamente agli apostoli l'autorità

Inuito a credert' ( .,onuersictne, pcrlono e riconciliazione 1tÌ9


188
r
generalc di perdonare i peccati e fondano il sacramento nella perso- mo sacramento risalente agli apostoli e a Cristo. Ecco perché il nostro
na di Gesù. Il dato è essenziale. Tuttavia, queste parole non antici- filo conduttore deve restare il disegno d'insieme del cammino di ri-
pano nulla della forma che assumerà la disciplina cristiana della pe- conciliazione, così come è stato descritto. Ripercorro questa storia spet-
nitenza. Esse ci rinviano più al Cristo fondameruto del sacramento tacolare, e nello stesso tempo ricca di insegnamenti, scandendola in quat-
nel suo mistero pasquale e latore del perdono universale, che al Cri- tro grandi tappe.
sto propriamente fondatore. Siamo dunque in presenza di un'istitu-
zione molto generalizzaLa: la Chiesa ha ricevuto dal Cristo un potere
illimitato di rimettere i peccati, che siano stati commessi prima o do- 1. Prima tappu prima dell'istituzionalizzazione (II secolo)
po il battesimo. Ma se il battesimo implica un rito preciso, nessun ri-
to è indicato per la riconciliazione. Se vogliamo ricercare troppo in La Chiesa primitiva, dato il fervore delle prime comunità, si è tro-
fretta l'attestazione di riti prccisi, dobbiamo rassegnarci ad una gros- vata spiazzata dinanzi ai primi casi di ricaduta. LaLettera agli Ebrei
sa delusione. (6,4-6) esprime una posizione particolarmente rigorosa:
Infine, consratiamo che nei primissimi tempi della chiesa questi
clue testi sono innanzitutto invocati per giustificare il sacramento del Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono
battesimo, sacramento del perdono dei peccati per eccellenrr. È so- celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buo-

lo a partire dal III secolo, e progressivamente, che essi saranno invo- na parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. 'l-trttavia, se sono cadu-
ti, è impossibile rinnovarli una sec<,nda volta portandoli alla conversione,
cati per giustificare la riconciliazione dei cristiani che hanno peccato
dal momento che per l«rr«r conto crocifiggono di nuovo il Iriglio di Dio e lo
aopÀ it battesimo (Tertulliano). Poiché è solo nel corso del tempo che
espongono all'infamia.
la òhiesu fa dolorosamenre esperienza delfatto che i suoi membri, che
clovrebbero offrire l'esempio della santità in mezzo ad un mondo di
Si ha l'impressione di una severità assoluta: la ricaduta gravc è sen-
peccatori, vivono anch'essi una lotta contro il peccato che conosce
za speranza. Ecco perché ibattezzati sono invitati a cambiare ambicn-
,ro, po.h" vicissitudini. La persecuzione determina l'apostasia di al-
te di vita e a condurre, in seno alla comunità, una vita particolarmente
cuni. Altri fanno pacificamente ritorno alle abitudini della vita paga-
austera di lotta contro il peccato, e dunque di penitenza, che è un
na. I costumi sono cruenti: l'assassinio e l'adulterio colpiscono le co-
continuo esercizio della vita battesimale. Il peccato consiste nel ritor-
munità cristiane. La Chiesa dovrà dunque progressivamente mettefe
nare al mondo, alla sua idolatria e ai suoi costumi. Ma c'è peccato e pec-
in piedi un'istituzione penitenziale. Questa si è evoluta considerevol-
mente nel corso della storia, al contempo nell'organizzaziote della di cato: i peccati dovuti alla debolezzaumana e quelli che contraddicono
la vocazione cristiana. Per i primi abbiamo visto che la Didachè, o Dot-
sciplina in materia e nell'elabo razione della teologia di questo sacra-
mento. trina del Signore trasmessa dai Dodici Apostctli, sempre lei, ci dice che
all'inizio della celebrazione cucaristica vi era un momento di mutua con-
fessione dei peccati commessi contro la carità fraterna. Quando si
III. UNA STORIA MoVIMENTAIA tratta di colpe gravi, subentra una riconciliazione con il vescovo. Ma si
E LA CAPACI'I'A DI ADATTAMENTO DELLA CUTPSA tratta di un'eccezione molto rara. In breve, in questi primi tempi, non
csiste un'istituzione penitenziale, ma i vescovi gestiscono le situazioni
Ilsacramento della penitenza conoscerà, nel corso della storia della clci peccatori caso per caso.
Chiesa, dei cambiamenti così considerevoli che è stato talvolta giudica- Il problema diventa più grave nel corso del II secolo. Un testo inti-
to difficile riconoscere nelle sue diverse forme l'identità di un medesi- tolato ll Pastore, scritto da un cristiano di nome Erma, ci dà una de-

190 Int,ito a cvetlcrc ( .Itnuersione, pcrdonct c riconciliazione 191


w illlr

scrizione poco lusinghiera della comunità romana. Numerosi cristiani 2. Seconda tappall'istituzione della penitenza pubblica
ed unica (III-VI secolo)
ri

percorfo;o una via che allontan a dalla comunione della chiesa e che
.icon,luc. alla vita pagana del mondo. Oltre agli apostati ed agli ereti-
ci formali, vi è tutta una gamma di persone la cui fede resta ipocrita, de- Nel III secolo la Chiesa si vede indotta a creare un'istituzione capa-
gli esitanti dal cuore doppio, dei non-praticanti che non frequentano ce di trattare il caso dei cristiani macchiatisi di colpe gravi. Questa
più lu .o-rnità e preferiscono ritornare alle cose del mondo. che cosa istituzionalizzazione si compie su iniziativa dei vescovi e sarà progres-
fare, visto che non li si puo plùbattezzare? Erma risponde: non vi è più siva. La disciplina, estremamente rigoroszr, si inscrive alla per{ezione nel
[Link] immediata, come nel battesimo; ma c'è la possibilità di una
quadro d'insieme della riconciiazione più sopra clescritta e coinvolge
penitenza che contiene la promessa di una remissione. Questa sarà pos- fortemente gli aspetti esteriori della penitenza.
,ibil" rru volta sola. Erma pone il principio, ma non si vede nel suo
1. L'ingresso ift Penitenza
scritto un'istituzione penitenziale propriamente detta. La situazione può
rizrssumersi così: da un lato, dei "buoni cristiani" chC vivono in una lot-
ta costante contro il peccato e praticano la reciproca confessione du- All'inizio, il cristiano che conduce una vita in contraddizione fìagrante
I
(pub- con i costumi o la dottrina dcl Vangelo è oggetto di un rimprovero, quan-
rante la celebrazione domenicale: è la sola forma di confessione i)

blical) allora praticata; dall'altro, dei cristiani chc hanno più o meno ab-
4 do non di una dcnuncia. Se non accetta i rilicvi che gli vcngono rnossi,
,\!

bandonato la Chiesa e la fede c chc possono esserc ammessi ad una è bandito dalla comunità. Sc acconsentc a corrcggersi, cntra nell'ordi-
,j
penitenza giudicata eccezionale ed unica. La Chiesa vive in quest'epo-
J
B
ne dei penitenti nel corso di una celebrazione liturgica solenne presie-
ca un'attesa prossima della fine dei tempi. I tempi non sono ancora ma- duta dal vescovo. Gli si consegna l'abito del pcnitente e 1o si caccia dal-
*; la Chicsa. La sua colpa è dichiarata pubblicamentc (ma essa è già pub-
turi per la creazione di istituzioni penitenziali. .1
,1
;: blica). Il suo peccato è quindi "legato". Il compimento della sua penitenza
ii
lli r
awiene sotto la guida dei sacerdoti.
i_
i [Link] si tratta per n.i di ri«rrnare su queste pratiche antiche, ma {i rite- i I peccati sottoposti a qucsta penitenza rigorosa non sono i peccati
i n".n., f insegnamcnto che lrossono offrirci, per c()mprenclere meglio la pc',r- i quotidiani di debolezza, quelli che noi chiamiamo i peccati veniali, né
(,hiesa nt;n si ap- in principio i pcccati segreti. Sono dei peccati molto gravi che gettano
tata di quest() sacramcnt(). Notiam6 innanzittrtt<'» che Ia i
'lènia-
poggia, per giustificarkr, srri testi clclle scritture evocati piir sopra. i lo scompiglio nella comunità e ne infangano l'immagine agli occhi dei
-,ì ìrfin" prcsente il legamc fra battcsim6 e penitenza: questa sarà spesso i
pagani. Hanno anche una connotazione blasfema rispetto alla santità di
chiamata .,."..rnd,, battesim6>>. La prassi penitenziale corrisponde infine i
Dio. Vi sono tre registri: l'apostasia,l'omicitlio el'adulterio. Sotto la pa-
a clue situazigni [Link] .liverse. Da un lat6, vi è ciìr chc chia- i
rola "apostasia" bisogna annoverare tutti i peccati che ruotano attor-
meremm() oggi i peccati veniali: una vita con(ì,rmc al battesimo richiecle di i
no al culto degli idoli, alla partecip azione alle feste pagane e alle be-
combatterli in maniera c()st2tnte; dall'altrg, alcuni peccati assumon1l un si- i

stemmie; la parola omicidio allude anche alla violenza in generale, alla


gnilìcato grave c1i abbantlono c]clla (lhicsa e di ritorno al mondo. P.r que- i
rivolta o ad un furto notorio; sotto la parola adulterio sono compresi
sti è prevista rrna prc,ccdura eccezionale. Questa possibilità c1i pcnitcnza i
anche la fornicazione, l'incesto, ecc.
sarà unica, prgprio come il battesim«r, chc'non può esscre ripetuto. Infine, i

il cammino p"nitenziule interessa la vita cli tutta la Chiesa: 1',,[Link]"d" ,,n i


"..,,
forte accento comunitaritl. i
2. ll rcmpimcnto della pcnitcflza

Consiste in digiuni e mortificazioni ed implica la partecipazione a li-


turgie penitenziali. La penitenza può durare diversi [Link] comunità

lnuito a credcrc (,onucrsione, perdono e riconciliaziottc 1L))


192
r ul Ma di fronte alla minaccia di una seconda persecuzione, Cipriano li ri-
prega per i penitenti, i quali sono sottomessi ad una condotta che ri-
corda il catecumenato. Ecco perché la si chiama ,,la seconda peniten- concilia dicendo: <<Essi non saranno capaci di resistere, dinanzi a que-
zar>. La convinzione della Chiesa è la seguente: a mano a mano che il sta nuova prova, se non riceveranno 7a forza dell'eucaristi»>. Il Conci-
penitente compie la penitenza che gli è stata assegnata, il suo peccato lio di Nicea del325 richiederà che i penitenti siano sempre rjconciliati
è perdonato da Dio. Il penitente deve offrire la testimonianza della sul letto di rnortc.
sua convefsione interiore attfaverso la testimonianza di una soddisfa- Questi comportamenti richian"rano fortemente la prassi dell'Antico
zione esteriore. Ciò si può realizzare solo attfaverso un lauoro che si Testamento e dcl giudaismo contcmporaneo. Tertulliano ed Origene fa-
compie nel tempo. La Chiesa, dal canto suo, conduce questa peniten- ranno allora riferimento ai testi delle Scritture per fondare il perdono
za ele conferisce la sua efficacia "sacramentale": essa prima "lega" il dei peccati nclla Chiesa. Laspetto più notevole è quello dcl rapporto
penitente; in seguito prega per lui e con lui; infine lo "slega". Ecco per- col tempo: la condotta penitenziale si compie nella durata, poiché il pec-
ché il penitente è progressivamente reintegrato nella liturgi a, all'inizio cato che deve distruggere è stato anch'esso una condotta durevole. For-
in fondo alla Chiesa, poi assistendo a parti sempre più importanti del- se si tratta di un aspetto che oggi si ò perduto di vista. Infine, la peni-
*
la celebrazione. rE tenza è vissuta nel cuore della Chiesa: tutta la comunità si impegna at-
* traverso la preghiera e si fa affèttivamente solidale con i suoi membri
). La ric'onciliazionc tr sottomessi alla penitenza. Si assiste anche all'emergere di un desiderio
# più forte di confidenza, quando non di segretezza. Nel corso dei seco-
Giunge quindi il giomo della riconcliazione, che comporta una nuo- li l'indulgenza pff i peccatori prenderà progressivamente il soprav-
va confessione al vescovo, prima pubblica, poi discreta ed infine segre- vento sulla severità nei confronti del peccato.
ta. Il vescovo impone le mani sul penitente e gli conferisce nuovamen-
tc I'accesso all'eucaristia. Nel IV secolo si vedono apparire dci prontuari
corrispondenti ai principali peccati (Basilio di Cesarea). Nel quadro ).Tema tappa: il passaggio alla penitenzaptivatae reiterata
di questa penitenza pubblica si nota l'affermarsi della confessione se- (VI-X secolo)
greta al sacerdote, il quale esercita un ruolo di "medico". Questa con-
fessione apre la strada ad un accompagnamento spirituale personale. A partire dal VI secolo questo sistema penitenziale cade in una se-
Ma in quest'epoca la confessione segreta che include l'assoluzione rie di contraddizioni che porteranno progressivamente alla sua scom-
non esiste. La riconciliazione è riservata al vescovo. parsa. I fedeli lo disertano, poiché lo trovano troppo rigoroso. Re-
Questa disciplina traduce una grandissima severità nei confronti clamano la discrezione ed il segreto in sostituzione di una pubblicità
del peccatore. Essa è contradclistinta dal duplice principio della pub- giudicata odiosa ed insopportabile. Ma, nello stesso tempo, protesta-
blicità e delT'unicità. Una sola penitenza è possibile, così come esiste un no contro il fatto che la penitenza sia unica: chiedono che questa pos-
solo battesimo. Tertulliano dirà: una sola volta, poiché è già una volta sa essere reiterata. Dal canto loro i vescovi si trovano in un'impasse
di troppol All'inizio, alcuni peccati erano considefati pefsino irre missi- pastorale: devono ricordare l'obbligo della penitenza, ma non esita-
bili, nel scnso che il penitcnte era condannato ad una penitenza per' no ad offrirla a delle persone troppo giovani, «prima che passi la gio-
petua. Ciò non voleva dire che la Chiesa ritencsse di non poterli per- vinezza>>. Poi alcuni concedono una seconda penitenza. Il risultato
donare, ma che riteneva di non doverlo fare, per il bene della comunità. più comune è che una gran parte della comunità cristiana vive in un
"vuoto sacramentale": la penitenza diventa il sacramento dei mori-
Questo giudizio poteva d'altronde evolvere. Ad esempio, coloro chc
avevano sacrificato agli idoli nel corso di una persecuzione, aCartagi- bondi.
ne nel 250, erano stati inizialmente sottoposti alla penitenza perpetua. Tutto questo è il risultato di un'evoluzione della società e di una per-

194 Inuito a crcdcrc ( )onuersione, perdono e riconciliazione 195


cezione più allìnata di un peccato che ha bisogno di riconciliazione sen-
za essere per questo un peccato pubblico. La soluzione verrà dalla pe- Dinanzi al successo della penitenzaprivata, ivescovi si armano. (lerca-
nitenza monastica, in un'epoca nella quale la struttura episcopale è in no di ristabilire, all'ept>ca carolingia, la penitenza pubblica. Ma, nello sres-
so tempo, ap1-roggiano la nascita dcila penitcn za privata poncndo il princi-
declino ed i monaci si impegnano sempre di più nella pastorale. D'al-
pio: «A pubblico peccato, pubblica pcnitcnza; a l)eccaro scgreto, pcniten-
tronde, alcuni monasteri, con degli abati che sono talvolta vescovi, ge-
za segreta>>. È la penitenz.ì segreta che alla llnc si affcrmerà, poiché l'evo-
stiscono la pastorale di vere e proprie diocesi. La grande fìgura di rife- luzione dclla società fa anche sì che il peccat() divcnti sempre pirì segrcto.
rimento è quella di san Colombano e dei monaci celti, provenienti
dall'Irlancla e disseminati sul continente. Questi monaci hanno il sen-
so della colpa da un lato, ma dall'altro praticano la confessione segre- In una seconda fase (a parrire dal950) si vede apparire la menzione
ta e l'apertura spirituale. Nei monasteri si confessavano i peccati ad di una liturgia di riconciliazione o di assoluzione concessa subito do-
un padrc spirituale che non era necessariamente un sacerdote. Questa po la confessione. Ormai il sacerdotc confcssa comc oggi. Ciò sarà gra-
confessione era al contempo segreta e rciterabile: i monaci la propon- vido di conseguenze per il futuro. Poiché all'inizio i monaci esercita-
gono ai fedeli. vano la liturgia dell'ingresso in penitenza, adesso esercitano quella
della conclusione della penitenza e della riconciliazione finale. La du-
'- -'-'-'--ì
rata fa posto all'immediatezza. Probabilmcnte una penitenza viene co-
i
i

:
(Ìrn portano anche un nuovo elenco di peccati, quello dei
essa, i nronaci munquc assegnata, ma diventerà sempre più leggera. La dimensione
1 sctre pcccari capitali: l'olgoglio, I'avarizia,l'invidia, l'intemperanza (o go- della durata nella penitenza viene meno.
i lo), l, lussuria, la collera e la lrigrizia. Notiamo due cose: innanzitutto, "ca- {' La mutazione penitenziale dell'Alto Medio Evo rappresenta un even-
i pitalc" n«rn vuol dire "1>articolarnrente grave", ma significa "intestazi()ne 1
,i to dccisivo, non solo nella storia del sacrarnento, ma anchc nell'evolu-
di capitolo" nclla lista clei lreccati: vi son«r sette "capitoli" nei quali si di-
i:_, fl zione culturale dell'Occidente. Una nuova figura della coscienza sta so-
i stlibuisce tutta la gamma dei peccati. Quest'clenco serviva all'esame di co- stituenclo l'antica. Il mutamento del catalogo dei peccati è un segno ma-
i ,.i"ra rlei m«rnaci. Inoltre, non si trafta piir di peccati esterni, ma anche .l
nifesto. Forse l'inizirrtiva è nata dall'incontro fra la richicsta dci fedeli
i di peccati di pcnsicro, come l'orgoglio o l'invidia, ed alcuni peccati si di-
e la proposta dei monaci missionari. I vescovi si sono piuttosto alli-
i stribrriscon«r fra f intcrno e l'esterno. Questa lista testimonia di un alfina-
neati alla nuova sensibilità, in un primo momento con reticenza. Tutta-
i mcnto tlclla c,rseit'nza.
i..____..".....___.."-___.---...----l via, la Chiesa ha riconosciuto come disciplina legittima del perdono dei
peccati un sistema nuovo, che rendeva il sacramento accattivantc. Nel-
lo stesso tempo, gli aspetti interiori del sacramento e il segreto pren-
Il cambiamento di disciplir-ra richiedcrà tre
secoli ed awerrà in due
deranno il sopra'"vento nella pratica. La ripetizione della confessione
fasi. In un primo tempo, i monaci confessano senza dare l'assoluzione.
instaura una nuova forma di durata nella lotta contro il pcccato. Nella
D'altronde alcuni non sono sacerdoti. Essi indicano, servendosi di
stessa dinamica, la pratica dcl sacramento si estenderà scmprc di più al-
manuali penitenziali contenenti cataloghi di peccati e penitenze, una pe-
l'ambito dei peccati quotidiani o veniali.
nitenza che si compirà sempre nella durata, ma pure segretamente. Al
compimento di questa penitenza, il penitente potrà ritornare alla co-
munione anche se la liturgia di riconciliazione per la conclusione della
penitenza pubblica resta riservata al vescovo.

796 lnuito a tta,lcrc ( ,)onucrsiona, pcnlono c riconciliazionc 1L)7


{
4. Quarta tappaz l'evoluzione della prassi della penitenza privata i Il Concilio di'l'rento riprende, per I'essenziale, la dotrina di san Tom-
a partire dal XII secolo maso, ma testimonia di un'[Link] radicale nella pratica. Il caso norma-
le e normativo non è più, [Link] in san'l'.mmaso, quello nel quale il peni-
San Tommaso traccerà la teologia della nuova disciplina in una sin- tente arriva già giustificato al sacramento; questo caso non si verifica che di
tesi molto equilibrata. Non ha dimenticato gli insegnamenti della Chie- tant() in tanto, dunque raramenre. Il caso più ricorente è quello nel quale il
sa antica, secondo i quali il perdono della Chiesa non si può sostituire penitente si presenta dinanzi al sacramento con una conftizione di gran lun-
alla conversione personale: la Chiesa può riconciliare solo qualcuno la ga insufficiente, poiché è meno motivara dall'amore di Di. che dalla paura

cui penitenza sia matura. Ma se è questo il caso, se il peccatore è rien- ancora egoistica delle pene dovute al peccato. Questa forma di contrizi«rne
è chiamata attrizir,tne. È nel quadro della conlèssione che questa attrizione
trato in un'attitudine di perfetta carità verso Dio, egli è anche già rien-
si muterà in contrizione. (lome bisogna interprctare ciò? Esiste un buon mt>
trato nella grazia di Dio. A che cosa serve, quindi,l'assoluzione sacra-
do: ncl quadro della confessione sacramentale, la mia [Link] andrà a
mentale? Vale qui 10 stesso principio che per il battesimo: la giustifica-
maturare e a diventare una vera c<>nversione. Esiste anche un cattivo modo,
zione del catecumeno può anticipare la celebruzione del sacramento, i
minimale: si dirà che l'attrizitne piùla confessione è uguale alla contrizione,
ma non può aver luogo senza la promessa di costui. Neppure il pecca-
,iri senza che le disposizioni interiori del penitente cambino. Quest. pu<ì con-
tore penitente e contrito può essere giustificato senza I'impegno di con- ,s durre al degrado del sacramento ed alla "graziaa buon mercato,,.
E
fessarsi appena possibile ad un sacerdote. I-itinerario del pentimento si l$ ciò spiega igrandi dibattiti frai contrizionisti e gli attrizionisti nei secoli
compie già sotto l'effetto del.a grazia dcl sacramento, dal momento in 1l
XVII e xvIII, e ci porta alle Prouinciali di Pascal ed alla sua polemica con-
cui il desiderio di confessarsi è maturo. Il fatto di sottomettersi a que- fls trcr i gesuiti. È ."-p.. lo stesso dibattit. fra rigorisruo e inr)ulgenza.I gian-
sta pratica restrittiva è il segno di una conversione sincera. Conversio- senisti erano per il rigore, mentre i gesuiti eran() per l'indulgenza. Sul pia-
ne interiore e incontro sacramentale mantengono la loro unità. Sono
* no dottrinale i contrizionisti posscdevano una migliore teologia; ma sul pia-
tutti gli atti del penitente, contrizione, confessione e soddisfazione, ad # no l)astorale erano gli atffizionisti ad avere ragione. I contrizionisti erano
s
EE molto esigenti, in materia di conversione, e rilìutavano I'assoluzione agli
essere oggetto della grazia dell'assoluzione ecclesiale impartita dal sa- .É
§ "abitudinari", cioè a coloro i quali avevano talmente preso l,abitudine di
cerdote. È i., qresto spirito che il Medio Evo interpretava la confes- §
commettere un peccato da non riuscire a rinunciarvi. Gli atftizionisti rite-
sione a un laico, come sant'Ignazio nell'assedio di Pamplona: colui
ncvano che la lotta conffo il peccato fcrsse sostenuta dalla reiterata confes-
che non ha un saccrdote a sua disposizione, realizza tutti gli atti del fr
sione degli stessi peccari. sant'Alf-ons. cle' Liguori, il grande moralista del
sacramento di cui è capace e mostra attraverso una confessione impe- xuII secol., è passato dal campo dei [Link] a quello degli indulgenti,
gnativa di desiderare il sacramento. sotto la [Link] della pratica del [Link]. Notiamo anche, in quc-
sti dibattiti, il pericolo di uno sfrumamenro psicologico dei sentimenti di
conrizione provati, in opposizione ad un'attitudine di carità spirituale che
Sfortunatamente, nel XIV sec«rlo, la teokrgia del francescano Duns Sco- in londo sfugge sempre alle nostre coscienze. IJindulgenza pastorale porrà
to romperà questa bella unità. Duns Scoto dirà che vi s«rno due vie della allora l'accento sull'atto della conlessione regolarmente reiterata come se-
penitenza, l'una difficile ed onerrrsa, che lrassa attravers() la conversione e gno di una vita cristiana fervente, in lotta con il peccato.
l'amore pcrfetto; l'alffa facile, che passa attraverso il sacramento, a condi- _t
--___ _ _

zione che non vi opponiamo degli ostacoli. Questa condizione è impor-


tante: n()n posso ricevcre il perdono, se intendo continuare a perseverare A partire dal xlx secolo viviamo sorto la figura della confessione fre-
nel mio peccato. Questa via è anche la piri sictrra: ecco perché la Chiesa la
quente alla quale la Chiesa chiama, anche per i peccati veniali. Si può
raccomanda e la rende persino obbligatoria, una volta all'anno. Ma questa
qui distinguere la confessione che rigenera spiritualmente dalla confes-
disgirrnzione sarà molto ambigua, nella prratica.
sione meramente devozionale, poiché hanno un significato molto diver-

198 Inuito a credcrt ( .lttnuersione, perdrno a riconciliazbne lL)9


#
ft
r
so. Ma la pratica del sacramento ha potuto conoscere una certa sclerosi aila richiesta dei fedeli, così la Chiesa di oggi ha il dovere di rendere an-
in ragione della sua stessa ripetizione e della sua facilità: una confessio- cora una volta questo sacramento attraenle e desiderabi/e. Abbiamo
ne troppo spesso superficiale e ripetitiva, sulla base di una lista di pec- visto la grande parte di libertà che consente alla Chiesa di rinnovare Ia
cati formale e legalista, un'esortazione passe partout del sacefdote, un'as- forma del sacramento e, all'occorrenza, di permetterne diverse forme
soluzione immediata, una penitenza derisoria. Il sacramento scivola al- che siano complementari.
lora nell'insignificante, mentre molti penitenti avrebbero bisogno di vivere A dire la verità, le cose sono state seriamente awiate dalla dinamica
una pratica autentica di riconciliazione. Limmagine del sacramento sem- del Concilio Vaticano II, anche se si deve riconoscere che la disaffe-
bra completamente tagliata fuori da ciò che dovrebbe normalmente si- zione nei confronti di questo sacramento non è stata dawero arginata.
gnificare. Essa non ha più nulla a che vedere con le necessarie riconci- Due aspetti sono stati nuovamente valorizzati: la dirnensione comuni-
liazionifamiliari, coniugali e professionali. Non basta invocare, a questo taria e la dimensione personale del sacramento. Nei due casi, la prati-
proposito, la perdita dcl senso del peccato nel nostro tempo. La chiesa ca della penitenza ritrova il suo fondamento antropologico ed il legame
ha accumulato un ritardo rispetto alle evoluzioni della coscienza con- fra la riconcliazione con Dio e la riconciliazione fraterna.
temporanea ed alle sue richieste. Alcune consegne hanno potuto essefe Le celebrazioni comunitarie del sacramento di riconciliazione sono
interpretate come un'indebita ingerenza del sacerdote nell'intimità del- eccellenti per approfondire il senso del peccato e prendere consape-
Ie coscienze. Infine, non si possono dimenticare inevitabili goffaggini. volezza della sua dimensione fraterna e sociale. Un esame di coscienza
fatto alla luce di un testo del Vangelo è spesso preferibile all'esame
che si compie attraverso una lista di peccati. Queste celcbrazioni sono
IV. CoNc;lus IoN I PRoSPE I''t'l(lt:l L t-
f l'cco di quelle della Chiesa antica, che pregava per il perdono dei pec-
't.
cati di tutta la comunità nel momento in cui presentava i suoi peniten-
ii'

La riconciliazione non è né un fatto marginale, né una questione ac- I ti alla misericordia di Dio. Ciò che si era perso nel passaggio alla disci-
i
cessofia della vita cristiana. Dal lato dell'uomo, è l'oggetto di un dive- ':1
plina segreta si ritrova nel pieno rispetto della coscienza di ciascuno. La
nire Costante, rimesso in discussione senza posa, tanto è vero che una vi- 'I,
figura del sacramento esce da un indiviclualismo esagerato c ritrova la
ta di comunione nell'amore non va cla sé. Dal lato del Cristo,la ricon- sua dimensione ecclesiale. Queste celebrazioni associano la dirnensio-
ciliazione è un nomc della salvczza stessa. Il mistero della sua morte e ne personale oflrendo la possibilità della conlessione e dell'assoluzione
della sua risurrezione non ha che uno scopo: teùizzarela pace fra Dio e individuali: è la seconda lorma del sacramento, secondo il rituale di Pao-
gli uomini. In quanto figlio di Dio, egli si comporta come l'offeso che lo VI (1971). I limite di queste celebrazioni viene dal fatto che il tem-
non si accontenta di fare solo il primo passo verso il suo offensorc, ma po dedicato alla confessione ed all'ammonizione ò ridotto al minimo.
tutti quelli necessari per arrivare sino a lui. Fa anche di più, poiché com- I- ideale sarebbe poter vivere questo sacralnento in due tempi, ad esem-
pie, come colui che capeggia una cordata di alpinisti, tutti i passi ne- pio nel corso della Quaresima: una prima volta in maniera comunitaria,
cessari al ritorno dell'uomo verso Dio; non ce ne dispensa, ma ci dà la in una celebrazione che apra la pratica della riconciliazione; uner scconda
possibilità di convertirci in piena libertà per ritrovarel'amicizia divina. volta nel dialogo segreto con il sacerdote.
Il sacramento di riconciliazione è una delle figure della presenza di La liturgia personale di questo sacramento è stata rinvigorita, su
questa salvezzamessa a disposizione dei credenti nella Chiesa. Abbia- iniziatrva di Paolo VI, offrendo in particolare la possibilità di farla
mo visto che, malgrado numerosi cambiamenti di scenario nella disci- paftire da una pagina delle [Link] riconciliazione di un solo pe-
plina penitenzial,e nel corso delle epoche, si tratta sempre della mede- nitente è la prirna forma, e sempre la più corrente, di questo sacralnento.
sima offerta e del medesimo dono. Ma così come i secoli passati han- È
Il passaggio abl:astanza generalizzato dall'angusto confessionale al pic-
no saputo adattare senza posa le figure del sacramento, per rispondere $ colo studio in cui confessore e penitente (questi scegliendo di sedersi o
,ÉL

.1
lnuito a crelert 4; ( .o n ue r sict n c', p c'rrlo n oc ricct n ci li azio n c 201
200 d

*
r
kl ti conceda, mediante il ministero della (lhiesa,
di mettersi in ginocchio) possono stfingefe una relazione personale in
il perdono e la pace.
un dialogo autentico costituisce un'eccellente riformarr. Questo conte-
sto permette al penitente di presentare in verità ciò che pesa sulla sua
E, io ti assolvo tlai tuoi peccati
vita ed al sacerdote di fornire un'esortazione spirimale adatta e creati- nel nome del Padre e del Figlio
va. Il dialogo del sacramento, che troppo spesso era stato ridotto allo e dello Spirito Santo.
scambio formale di una lista di peccati e di una rapida assoluzione, riac-
quista tutta la sua consistenza. Abbiamo qui un sacramento il cui svol-
gimento essenziale passa attraverso un dialogo che non ha nulla di pre- Appendice: due casi particolari, conseguenti alla penuria di sacerdoti
scritto. Questa possibilità, per ogni fedele, di essere ascoltato in verità
nel pieno rispetto della sua coscienza, e di essere aiutato laddove ne Il rituale della peniten za di Paol<l VI prevede un'à terza forma del sa-
ha bisogno, è un bene per la Chiesa. Appartiene al suo patrimonio. Si cramento che, in caso di necessità, c()nsente un'assoluzione collettiua. La
è sviluppato, d'altronde, sotto la forma cli numerosi "accompagnamen- necessità proviene dalla presenza di un gran numero di fcdeli i quali, in oc-
ti" non sacramentali, che aiutano una Coscienza a tfovate la sua libertà casione di una grande festa, oppure in un luogo di pellegrinaggio, non pos-
drnanzia Dio e ad impegnare la propria vita. Nella nostra società di so- sono essere ascoltati in confessione individualmente. Roma ha ritenuto, di
litudine, esso non deve essere trascurato a profitto di altri ministeri. c()nse[Juenza, che i sacerdoti utilizzassero troppo facilmente questa possi-
Un simile dialogo è anche molto impegnativo per il sacerdote, il qua- bilità. Quindi, in occasione del sinodo dei vescovi sulla penitenza, nel 1981,
le deve possedere delle qualità teologiche e spirituali all'altezza ed aver le condizioni sono state rese più severe e solo i vescovi possono giudicare
se tali condizioni siano effettivamente soddisfatte. In ogni modo, un peni-
ricevuto la formazione necessaria. E evidente che l'awenire del rinnova-
tente che si sentisse colpevole di un peccato dawero grave dovrebbe con-
mento del sacramento di penitenza dipenderà molto dai sacerdoti, dal-
fessarlo appena possibile.
la qualità della loro accoglienza, dalla loro competenza rispettosa e dal
loro senso spirituale. In alcuni santuari ed in alcune grandi città sono pro-
Un altro caso si presenta «rggi nelle cliniche e negli ospedali. I sacerdo-
posti dei luoghi di permanenza, coftorari indicati anticipatamente, in cui
ti vi sono sempre più rari, ed i laici partecipano ampiamente all'attività di
dei sacerdoti hanno tempo a disposizione per ascoltare in verità i peni
cappella. Fanno visita agli ammalati, parlano con l<,ro, portan() l<,ro la co-
tenti. Dobbiamo evadere il più possibile dal sacramento "in serie" o dal-
muni()ne. Si crea così una relazione che sfocia spesso in vere e proprie con-
la fretta delle vigfie delle feste comandate, e ritrovare questo momento fessioni. Ma, evidentemente, il laico non impartisce l'assoluzione. (]ome in-
dt grazia e di disponibfità nel quale nulla conta più dell'incontro. terpretare una simile situazione dal punto di vista del sacramento? Nella
maggior parte dei casi, l'appelk', ad un sacerdc,te è impossibile. Si può par-
Ed ecco il testo della nuova formula di assoluzione: lare qui di una celebrazione inferma, vale a dire incompleta del sacramen-
to, la quale ci rinvia alle confessioni a dei laici durante il Medio Evo ed al-
l)io, Padre di miscricordia, la confessione dei monaci, che non davano ancora l'assoluzione. ll peni-
che ha riconciliato a sé il mondo tente ha compiuto le pratiche che gli spettano, in particolarc la contrizio-
nclla morte c risurrczione del suo Figlio, ne e la confessione. Non è colpa sua, se la Chiesa non gli pucì offrire I'as-
e ha effuso lo Spirito Santo
soluzione di r-rn sacerdote. Ma essa gli invia un ministro laico del quale ha
per la remissione dei peccati,
iiducia e che mette nella condizione di ricevere questo genere di confes-
,,Alcune persone preferiscono sempre il confessionale, che appare loro più adatto a preser- sioni. Queste persone possono vivere la grazia della riconciliazione attra-
vare Ì'anonimato. Si dice che alcuni penitenti scegliessero un tempo un sacerdote perché era cie- verso questa confessione e il laico può dirlo loro. Pr-rò anche dare la co-
co! ()ccorre, ben inteso, rispetrare queste esigenze. Ma non è possibile considerarle in sé stesse un munione a delle persone che si sono conlessate così. l

bene. Ho l'esperienza di alcuni conlèssionali in cui non riuscivo a distinguere né l'età né il sesso
del o dclla p..,it"nt.. ln tali condizioni non è possibile avere un dialogo degno di questo nome.

Inuito a credert
( [Link], pcrdono c riconciliazione 2o)
202
VIII
r l. La coNotztoNE UMANA DELLA MALAI'TIA E DELLA M()RTE

L essere umano è naturalmente soggetto alla malattia. Come tutti


IJUNZIONE DE,GLI INFERMI, esseri viventi, egli deve morire, ma, solo fra tutti gli esseri, egli lo
SOFFERENTIT lili
TE,N ERE,ZZA DIV IN A VERSO UUMANITA srr. Questa duplice condizione della rnalattia e della rnorte segna tutta
lrr sua vita. Linquieta preoccupazione per la sua salute lo abita di con-
rirruo. È indotto a spendere per essa sempre più soldi. Quanto alla mor-
t(', se cerca oggi di scacciarne il più possibile il pensiero, non può tut-
lrrvia sfuggide. Non ogni malattia conduce alla morte, ma ogni nalattia
rrl)l)ena un po'più seria implica il rischio della morte. Limprowiso de-
. rrrlimento del nostro stato fisico e lo stravolgimento delle nostrc con-
,lizioni di vita provocano in noi un'incertezza, sull'awenire, in cui l'idea
povero dei sacramenti' Sc
Lunziotre clegli infermi è un po' il parente ,1..'lla morte è presente come un non detto. Qualche accenno all'evol-
situazione difficile' sullrr
ne parla po.o, forr" perché ci rinviaad unir v..'r'si della percezione della rnalattia e della nìorte nelle nostre società
colne un sil'
qrul" no, amiamo soffermarci' La Chiesa non 1o impone rrrrrr è inutile, al fine di apprezzare l'effettiva portata di questo sacra-
e se ne po'
arr-"nro necessario alla salvezza. Viene Spesso trascufato' rìrclìto. Se le variabili sono impressionanti, nondimeno alcune costanti
caso unico fra tutti i sa-
trebbe concluclere che si stia estinguendo' Ora' rt'sistono.
ospedali numerosi amma'
cramenti, la richiesta supera I'offerta: negli
lativorrebbcro riceverl, possono in ragione dell'assenza di sa"
" "o"
ccrdoti. I. La malattia nella società tradizionale
corrisponde ad un aspetto essenzlll-
Questo sacramento risponde e
malattia e la minaccia clcrl"
le clella condizione ,-urra: la situazione àella Sc consideriamo il mondo occidentale prima dell'affermarsi della me-
Sarebbe davvcrtt
la morte. Ncssuno <li noi vi si potrebbe sottrarre' ,licina scientilìca, la malattia rientrava in una definizione clel tutto sog-
Vangelo non ci pro'
,orpr"r-r.l"rrte se la Buona Novella che si chiama
Essa mettc tt 1lt'lliva. Era solo a partirc da un malessere, da una perdita di lbrze o dal
pon"rr" che <lelle parole, a proposito di questa situazione' ,l,,lore provato dall'interessato che si poteva parlare di malattia. I di-
orclinato alla gttrt'
nostra clisposizione un ,[Link],rànto mistcriosamente vt'r'si sintomi permettevano una classificazione del tutto approssimati-
poiché [Link] clcl'
rigione. ()uesto termine deve essere ben compreso' r,,r tlclle diverse affezioni. Limpossibilità di indagini serie impediva di
essere considerato ncl"
lu grrrigàre definitiva clclla totalità clel nostro
I

[Link] ,.,rrcepire l'idea di una malattia latente o che potesse includcre dei pe-
l; t;, duplice condizione <1i corpo e di spirito' vale a dire clella rr,,, li di latenza. La malattia era riconosciuta come tale solo quando si
i
dello Spirito Santtt'
I [Link] dcgli inferrni è un sacramento ilnl)()lrcva a partire clai suoi sintomi. La loro scomparsa era quindi in-
medicamentosa di olio'
i la cui ttzione è simbolegg iam daun'unzione l('r'l)r'(:tata corne una guarigione. Non si immaginava che si potesse trat-
Tale sac-rament«r cl
Numerose questioni si pongono, a suo riguardo'
I

t,rrt' tli una regressione o di una tregua. La tubercolosi, ad esempio, era


l'uomo alla malattirt
rinvia innanzitutto alla condirìone che sottomette rrr('r'l)retata come una scrie di incidenti discontinui, che potevano ter-
t
sia stato istituito da (lristtl
ecl alla morre (I). Si può forse clire che csso rurìiu'c in una "tisi galoppante". La gravitzì della malattia era allora va-
t
(II)? Ha conosciuro forme diverse, nel corso della storia
(III)' Inl:irrc'
II lrrt;rtir in base'allo stato ir-t cui riduceva il malato e secondo le modalità
(IV)?
qual è il suo senso e colne va vissuto
I
t ,1,'ll;r srra risposta. Lesito della prova, erninentemente misteriosa, nc'l
, ,,rs,, rlclla quale egli rischiava di vedere la morte in faccia non poteva

Irttito o cnrlrv I trrt.,tru< ,lcgli iu/crmi, tenelL'zza diuina uerso I'urztanità sofferente 205
204
rT
essere previsto. Si è dovuta aspettare la fine del XVII secolo perché «la ché la malattia è una prova chc investe ogni uomo, rimettendo in di-
scussione la totalità di un'esistenza e di un destino. ll suo senso deue es-
1l

meclicina uscisse dal chiacchiericcio delle parole e si radicasse nell'ana-


tomia patologica>> (Henri Péquignot)1. sere cerchto, in una certa misura deue essere realizzato e sarà per urud ldr-
ga parte quello conferito dalla nostra libertò. Ci rinuia iffitti, bene o ma-
'----"j le, al senso della [Link] uita. ll nostro mondo moderno si è emancipato
Sin quasi alla fine clel XIX secolcr, la siruazione sociale della malattia è i
I
da quest'urgenza solo apparentemente: continua a confrontarsi con la
segnata dal fatto che gli ammalati sono giovani, poiché la speranza c()mu- questione del senso.
ne di vita è breve (venticinque anni circa). La mortalità infantile è c6nsi- Queste frasi possono sembrare provocatorie e richiedono qualche
stente, le carestie, la malnutrizigne, le epidemie compionq periodicamen- spiegazione. Invocare il termine "libertà" nel quadro della malattia, e
te delle stragi. La malattia è, generalmente, acuta e breve: si mugre nel gi- più ancora del sopraggiungere della morte, situazioni nelle quali gli im-
ro di qualche gi«rrno, o di qualche settimana, oppure si guarisce altrettan- pedimenti della vita fisica e della vita mentale limitano il suo esercizio
to ralridamente. Eccg perché l'ammalato è raramente ospedalizzato, e an- da ogni parte, risulta forse sorprendente. Non siamo in presenza di una
che perché non si dispone cli trattamenti specialistici. L'ammalato è quin- situazione antinomica rispetto ad ogni libertà possibile? La sofferenza
di curato a casa, ncl suo ambiente familiare e stlciale. Non esiste ancora un
morale e fisica si impone e non lascia spazio ad alcuna scelta. Sc il ter-
"mondo degli ammalati"
mine di una morte prossima si presenta, esso contraddice in modo as-
soluto il nostro desiderio fondamentale di vivere a tutti i costi. Tranne
che per il suicida, esso è agli antipodi della libertà.
In una società tradizionale si cerca più,il di una malattia che
senso
La libertà qui evocata non è, evidentementc, il semplice libero arbi-
la sua causa, confondendo generalmente questi due ambiti. Non viene
trio che l'ammalato non può più esercitare se non per piccolissime co-
chiaramente operata la distinzione fra l'ambito medico propriamente
sc, dovendo famiglia c medici assumere, nel suo caso, le decisioni es-
detto, che chiama in causa l'anatomia e la fisiologia, e la responsabilità
senziali. Si tratta dell'orientamento fondamentale dcl cuore, della di-
globale dell'ammalato, oppure la possibile ,azione di forze sovrannatu-
sposizione profonda della persona, del rapporto con la totalità della sua
rali. Non si distingue neppure fra malattia natufale e possessione de-
vita, con gli altri, con i valori chc ha voluto testimoniare. Questo polo
moniaca, come si vede chiaramente nei Vangeli.
più profondo della nostra personalità è al limite fra la nostra coscienza
e il nostro inconscio. Ma vive nella sua trascendenza propria finché sus-
siste l'attività cerebrale, ed alcune testimonianze mostrano che è anco-
2. La questione del senso della vita
ra lì quando I'ammalato non comunica più attraverso alcun segno este-
riore. Si ha ragione, oggi, ad aiutare questo polo propriamente spirituale
La risposta data alTadomanda sul senso della malattia fu il più delle
a sussistere per quanto possibile, in particolare attraverso le cure pal-
volte cattiva, perché troppo immediata. Tuttavia, la preoccupazione con
liative. È a questo livello che si situa quella capacità ultima, che rima-
cui ci si interroga sul senso chc possono avere la malattia, e più ancora
ne a ciascuno, di "vivere la propria morte", vale a dire di situarsi rispetto
|a morte, è tipicamente umana e vedremo che riaffiora anche oggi, in
alla propria vita. Per quanto paradossale questa affcrmazione possa
un contesto del tutto diverso. Le interpret azioni religiose traducono la
cssere, la fine della nostra vita è il momento in cui ci viene chiesto di ri-
medesima ricerca. Persino quando fuorvianti, esprimono l'urgenza con-
capitolarla per darle un senso. Al di là di ogni introspezione psicologi-
genitamente umana di discernere il senso di ogni esperienza vissuta. Poi-
ca, questo è I'ultimo atto della nostra libertà.

I Mi ispiro qui ad un articolo suggestivo di Henri Péquignot, <.Les malades d'hier et


d'aujcrurd'hui,>, I-urtière et uie,86 (1968), pp. )-24.

Inuito a cvatlcrc l.'unzione degli infermi, teilerezza diuina uerso l'umanità sofferente 207
2O(t
). La malattia e il moderno progresso della medicina

Risulta difficile datare con csattezza il passaggio dalla situazione co


Y nome, attive ed intraprendenti. I centenari sono sempre più numerosi.
in qualche modo una società nuova di persone molto anziane.
Si crea

siddetta tradizionale alla nuova situazione creata dal progresso della mc


dicina. Vi è sempre un ritardo nella diffusione a tutti i livelli della po- Questo stato di cose è carico di conseguenze economichc, sociali e ctrl-
polazione delle possibilità offerte dalle scoperte scientifiche, e più an- turali. La spesa che una nazione sostiene per tutelare la salute dei cittadini
cora nella sua capacità di influenzare la mcntalità collettiva. La svolta si cresce in maniera esponenziale e supera sin da ora, per la Francia, il bud-
è progressivamente compiuta, nelle nostre società occidentali, all'inizio get nazionale. Il problema del linanziamento della spesa sociale si ripro-
pone quasi ogni anno, senza tr()vare soluzioni clurevoli. Sul piano sociale
del XX secolo, ma un considerevole balzo in avanti è stato compiuto it
la malattia ha ingenerato un "m«rndo clcgli ammalati" fatto c1i persone che
partirc dal 1940, tanto attraverso la scoperta di nuovc terapie (sulfa-
vivon«r per lungo tempo nclla segregazione di grandi istitr-rti che srrno del-
midici, antibiotici) e 1o sviluppo della tecnica chirurgica, quanto attra-
le città auton()me dentro la città, con le loro leggi ed i loro costrrmi, c che
vcrso la diffusione generalizzata dellc cure negli ospedali e nelle clini- il mondo dei soggetti in salute ignora sempre di più. La malattia divienc,
che, sempre più numcrosi, più importanti e più specializzati. La prest
lrer l'ammalat() stesso, un() stat() prolungato, talvolta dcfinitivo. Si lrtràr co-
di coscicnza di una situazione del tutto nuova dell'ammalato all'intcr- sì parlare di rrno "stato di vita" da ammalato, anche sc l'espressione è un
no della società è, dunquc, un fatto molto recente. La creazione di en- 1ro' estrema. Ma anche la malattia prcnde un p()st() sempre più grancle nel-
ti mutualistici e di un sistcma sanitario nazionale ne sono un corolla- lc lrrr:occulrazioni quotidiane, è presente in maniera 1riù insistentc nclla co-
rio significativo. scienza di chi è sano.
I successi spettacolari della medicina hanno modificato in modo cf-
fettivamentc molto prcciso l'immaginc della malattia. Gli ammalati so-
no oggi, in maggioranza, dei soggetti anziani e, il più delle volte, affetti La stabllizzazione o I parzialc controllo della malattia contribuisco-
da una malattia cronica o lentamente degenerativa. Anche se non pur\ rro ad operare una seppur parziale disconnessione fra essa e la lnorte.
sempre restituire una salutc perfetta all'ammalato, la medicina lo tienc lrssere ammalato non significa più, ormai, correre [Link] un rischio
spesso in vita. Fornisce così a sé stcssa, se si può dire, Ia propria clientc- ili morte. Ma questo non significa chc la condizione clella malattia non
la e moltiplica il numcro dcgli ammalati all'interno della società. Il para- sia più vissuta nell'angoscia. Si nota uno spostamcnto, o un'attualizza-
dosso - più lc tecniche mediche progrediscono, più ammalati ci sono - zione dell'angoscia di mortc, nell'angoscia dclla malattia (|ean-Paul Va-
è solo apparente. La medicina cronicizza alcunc affezioni o insufficien- labrega). Così come il timore religioso dcl purgatorio è differito al pe-
ze in soggetti che non sono più degli ammalati nel senso tradizionale dcl riodo finale dell'esistenza, nel qualc la nostra persona rischia di essere
termine, nella misura in cui la loro vita non è immediatamente in peri- soggetta a dipendenze e a una umiliante diminuzione delle sue facoltà
colo, ma che rimangono più o meno handicappati, sottoposti a con- (l)anièle Hervieu-Léger). <<La salute occupa rigorosamente il posto esat-
trolli costanti, e talora impossibilitati a condurre una vita "normale". In- lo un tempo occupato dalla salvezza, e la fede medica colma in gran par-
fine, grazie ai suoi sforzi preventivi, la medicina individua ammalati tc il vuoto lasciato dalla disaffezione verso le grandi religioni istituite,
che ignorano di esserlo ed introduce così, nell'universo della malattia, rrlle quali non crediamo più>>2. Latradizione antica integrava l'idea di
dei soggetti sino a quel momento considerati in buona salute. Si assistc srrlute con quella di salvezza, come si vede nei Vangeli. Per una sorta di
oggi alla nascita della medicina "preventiva", capace di valutare i rischi inversione,l'idea di salvezza si riduce oggi a quella di salute.
legati ad ogni persona al fine di prevenirli. Infine, la medicina prolungrr
r Iìrangois Laplantioe, Anthropologit de la naladrc. Dtudc athnologiqua des
considerevolmente lavita: le persone fra i settanta e i novant'anni era- systàmcs de rcpra-
.1986,
\t iltdtion étioktgiques
et thérapeutiques dans la soaété occidantalc cctntemporainc, Paris, Payot,
no consideratc un tempo vecchie; oggi, molte di loro rimangono aut<l- l\. r15.

208 I nuito a crcrl,'r,' L'rtnzionc dcgli infermi, tenerezza diuina uerso I'umanità soffcrcnte 2Oc)
sa separazione fra medicina scientifica e concezione religiosa. I- interfe-
4. II rimedio e la guarigione: medici e medicine
renz'a o Ia mescolanza der due punti di vista è stata per lungo tempo la il

causa di un ristagno dell'osservazione medica. Il progresso proviene dal I

Di fronte alla malattiala reazione immediata è quella di cercare la


guarigione; è la vocazione dei medici ed il ruolo di trattamenti sempre
fatto che il legame tradizionale frala [Link], il male ed il sacro è sta-
to fermamente troncato. Ma le più recenti ricerche mostrano che ormai
più efficaci e sempre più sofisticati. La considerevole evoluzione della
le cose non sono più così semplici. Tanto la medicina propriamente det-
tecnica si riflette inevitabilmente sulla relazione medico-paziente. Il dia-
ta, quanto la psicologia analitica mettono in luce le interazioni fra la di-
logo fra brava gente, nutrito di consigli incoraggianti e concluso con
mensione fisica e quella psichica c il ruolo oscuro e nascosto dell'atti-
una ricetta medica priva di sorprese, continua ad esistere, ma è suffi-
tudine profonda di libertà nella manicra in cui ciascun soggetto assume
ciente solo nei casi benigni. Dal momento in cui le cose diventano se-
e vive la sua malattia. Tanti soggetti malati, altrettanti comportamenti
rie, il medico generico - sulla cui diagnosi riposa spesso l'awenire del-
diversi. La riconside ruzione sperimentale dell'unità psicosomatica del-
l'ammalato - rinvia il suo paziente allo specialista, quando non imme-
l'esscre umano pone sotto una nuova luce la questione del senso della
diatamente all'ospedale. Qui, quest'ultimo vivrà una sottomissione
malattia, poiché, in una certa misura,la malattia è un comportamento
assoluta, inquietante ed ampiamente anonim a ad una serie infinita di
dell'uomo. Essa non è una pura cosa, è un evento nel quale I'essere uma-
esami, la cui ragion d'essere e i cui risultati spesso gli sfuggono. Altri ne i
no ha la sua parte, non solo perché può essere la conseguenza del suo
sapranno più di lui sul suo caso e non sarà mai sicuro che gli si dica (tut- !,
comportamento anteriore (pensiamo al cancro del fumatore), ma più
ta) la verità. Comincerà quindi la fase dei trattamenti, più o meno pe-
'.{p

r!,
ancora perché dtnanzi ad essa egli assume sempre una determinata po-
santi. Privato della sua abituale libertà dall'ospedalizzazione, preso a ca- $
*t
sizione: rifiuto di guardare le cose in faccia, rivolta o risentimento (per-
rico sul piano finanziario, come sul piano tecnico, l'ammalato non si E
.q ! ché a me?), accettazione pacifica e coraggiosa, lotta fondamentale per
sente più trattato come un uomo responsabile che possa prendere del- *s :

guarire o comportamento di chi è sconfitto in anticipo, ecc. Un medi-


le decisioni. Queste vengono spesso prese nel corso di dialoghi furtivi L ì
co tedesco non esitava a dire: <<La malattia ha un senso: essa formula
fra i medici e la famiglia. Il paziente rischia allora di diventare estra- -1

" per noi un'esigenza, esercita una funzione nella vita umana, è un fatto
neo al suo stesso caso. Per un periodo più o meno lungo, talvolta defi- :*
* umano nel pieno senso del termine>> (Arthur Jores).
nitivo, è strappato al suo circuito di relazioni umane, alla sua famiglia
à
ed al suo lavoro.
fr

r'.'...."'"'.1
i Questi ttattamenti, frutto cli un progresso costante e procligioso, consi- i
Di qui questa nuova tensione fra due attitudini apparentemente con-
traddittorie. Da un lato, l'organizzazicrne attuale della società dinanzi al
p«rblema della salute, specchio della mentalità dominante, tende ancora
i .l.r*,., sempre cli più il c()rpo umano c()me un ()ggett() scientilico, tul qu,- i
largamente ad evadere qualunque domanda di questo genere. La malattia
i lc si al,plicono morlelli teorici molt«r elaborati che studiano le cause (mo- i
è un male oggettivo, che come tale non possiede un significato esistenzia-
i [Link] eziologici) della malattia e lc causc della guarigione (modelli terapeu- I

le. Dall'altro, l'ammalato rimanc un esscre umano unico, sa di non avere


i tici). A secc,nda che si consideri che la malattia abbia una causa interna op- i
che una sola vita da vivere e non gli basta conoscere le cause tecniche del-
i p,,,. chc sia l)r()vocata da un agente estefno, si eserciterà una terapia di- i

la sua malattia: si pone sempre la domanda delle sue "ragiot-ti ultime ". Non
i .r..ru. Il libro importanre di Frangois Laplantine ha analizzat.o questi di-

i":::r-:ro:l
i

. i
i
si interessa solo al cotne della sua malattia, ma soprattutto al suo perché.
Questa ricerca, antica come I'umanità, riaffiora oggi al di là dell'infinita
moltitudine dei bisogni terapeutici e dell'esplosione delle tecniche che se
ne fanno carico. L'essere umano sofferente ha bisogno di poter integrare la
Ma i fatti sono testardi e la ricerca medica sfocia oggi in un paradosso:
sua malattia nell'universo di senso che le sue relazioni familiari e sociali e
i progressi della medicina sono incontestabilmente dovuti alla rigoro-
2to Inuito a crctlcrc l,'unzione degli infermi, tenerezza diuina uerso l'umanità sofferente 2tt
$
il.
lfl1'tt

le srrc convinzioni religiosc costituiscono. Su qr-testo piano, la semplicisti- il caso medico in qtrestione, ma il tattament() <le[l'tronro in quanto cssere ll
ca separazione fra corlro ed anima n()n funziona più. Lastrazi()ne tecnica umano. Si ratta di una vera terapia che impiega dei rimedi. Ma qtresti ri-
clelude e le sue disgitrnzi«rni seriali diventano insolrportabili. medi oliginali intervengono nel quadro di una simbologia che mira alla sa-
(ìitì spiega il mantenimento, e talvolta il ritorno, a delle pratiche di me- lute totale, cioè alla salvezza integrale dell'uomo.
dicina pop«rlare c()me quella descritta da FranEois Laplantine a protrrosit«r 1i

del pellegrinaggb ilellc pers()ne dcl monte Pilat nel luogo di cr-rltc, di san
Sabino:
I-lunzione degli infermi proposta dalla Chiesa va interpretata in que- il

sto sel-ìso. Questa unzione con olio è proprio chiamata un rimeclio. Un


<.Quanto alla medicina dotta, essa si costituisce, lo abbianlo visto, cc»me
rimedio che non entra in competizione con la farmacopea moderna, ma
scicnza obiettiva attrervcrso l'affrancamento e l'emancipazionc clcl biome-
dic(), attràverso il crescente distacco dal sociale, e in particglale da quel-
prende in prestito simbolicamente - nel senso forte del termine "sim- li

l'aspctto del sociale che è la sfèra religiosa. I)al punto di vista della religio- bolo"o - Ia terminologia del rimedio. Abbiarno già incontrato i divcrsi
simbolismidell'uso dell'olio nella storia dell'umanità.I-olio era un ri-
I

ne p«rstconciliare, c6sì corne della medicina c()ntemporanea, riurìend() san


Sabir.r«r il guaritore e san Sal)in() il prntcttgre in trn medesimtt tervore, la medio correntemente utilizzato per curare le ferite (e conserva tutt'og- illr
menroria popolare clelle genti dcl massiccio dcl Pilat confonde citì che de- gi in alcuni casi una funzione terapeutica: olio canforato, trattamcnto del-
ve csscre sel)arato. Ma la prima alimenta, così facendo, una dtrplicc illu- le bruciarture, olio di fegato di merluzzo...). Il buon Samaritano cura il
sir»re: l'illusione clcll'exrra-temitorialità dello stcsso discorso religioso, l'zl ferito lasciato mezzo morto sulla strada di Gerico con del vino e dell'o-
lusione che sia possibile dnnuncìttle la salueZza senza inclutlerui la salute. i lio (Lc 1034): il vino è l'alcol che pulisce e disinfetta,l'olio è una sostanza
Qutrnto alla seconda, sc essa progredisce (cosa che è innegabile) attraver- 4 grassa che lenisce la soffcrenza ed aiutala cicatrizzazione. Per ritualiz-
s() un2ì spersonalizzazionc1legli agenti patogeni magico-religiosi (divinità,
zazione simbolica l'uso "farmaceutico" dell'olio divcrrà l'unzione pro-
gcni, strcg(nri), è al prezzo di tura decon testualizzzrzitlne cr-tltr-rrale clclla ma-
priamente detta. Essa è attestata nella Bibbia per la purificazione del leb-
lattia c di rrn occultanlent() deÌ lcgame ilell'ammalato con la società>>r.
broso guarito (Lv 14,10-)2).Manon ci si aspetta, da questo rimeclio, un Ir,
Altrimenti dett(), questa medicina pttpolarc ricorda alla medicina dotta effetto fisiologico preciso. Esso propone una terapia per l'uomo nella sua
che il raplrorto c()n il s«rciale, bisognerebbe l«rrse dire con l'umdno, è un'a integralità, mira alla sua guarigione definitiva, valc a dire alla slra ssfvezza.
dimcnsione costitrrtiva dclla malattia. ()ra, I'integfazi()ne religi«rsa ò legata
ffi,:t
a['[Link] c()n l'trman«r, di crri essa è la fìrrrna di esprcssi«rne t()taliz-
zantc. Il tcsto di [Link] raggiunge trn'affermazit,ne 1tr«rfìrnclamente cri- 5. La morte invertita: dalla società tradizionale alla società moderna
stiana quando richiama il legamc lra saluczza c sdlute. Si comprcnde dun-
q1c - senza tuttavia giustilìcarlo * il successo di alcune medicine popolari Veniamo alla morte, la quale rimane, nonostante gli attuali progres- llr"
che cercano di lornire una risp()sta integrale a insoddisfazioni che non so- si, sempre dietro l'angolo non appena si è dinanzi a malattie un po' più
no s«rlo s()matiche, ma anchc psicologiche, s<rciali ed infine spiritLrali' Que- serie del solito. Su questo terreno constatiamo ancora una volta un caln-
stc cliilerenti pratiche, .l'altronde, n()n devono cssere considcrate c()n[lit- biamento di attitudine considerevole. Philippc Ariès, buon conoscito- rl

trrali, a c()nLlizi()ne tuttavia ,.li non [fascurarc la medicina scicntiltica a pro- re della storia dei costumi, ha ben espresso ciò che è accaduto sLl que-
litto rlci rimedi primitivi, il che costituirebbe un ritorno alla ct'rtlftrsione, a
sto tema della "morte invertita"t. L'uomo della società tradizionale, irì
cletlimento clella crrmplementarità. Ma sembra chc accanto all'anrbito clel-
ir-rfatti, sapeva di dover morire. Era una cosa normale. O si accorgeva
la meclicina scientilica I'imanga un() spazio, al contempo antico e nu()v(),
per un'azi()ne situata su ttn altro piano, che questa volta rigtrarda non lriir
'' Si veda s()pra, c. I, 5. Il sacrattento t\ un "simbolo" nel sanso/ortc Jel tenninc.
' I)hililrpe Ariès, «La mora inversée. Lc changement des attitudes devant la mort dans lcs so- {il1
r Frarrqois Lalrlantine, Anthropttlogte Jc la rt,tluJie, p. )59. t irit[s occidentales>>, l-a Maison-Dicu, 1Ol (1970), pp. 57-89.

212 lnuìkt a crt'lcn' l,'uuzionc lcgli infermi, teflerezza diaina uerso I'umanità sofferente 21)

ilri,'
egli stesso del suo stato, oppure il suo entourage, famiglia o medico, j .., .,r-" nell'alffo tutto è stato fatto, in nome dell'amcrre e dell'affetto, per-
:._,.
ritenevano di doverlo awertire. È solo a partire dalla fine del XVIII se- ichc I'essele amato ignori «rgni cosa r'-[Link] sua situazionc. Le Jue opere t,spri-
colo, e dal XIX, che questo awertimento diventa più difficile da co- i mono d'altronde un atcismo convinto. La morte è percepita come un ma-
municare. La morte era raramente immediata e la morte fulminante era i le asscrluto, il nonsenso irrecuperabile, 1o scacco definitivo. La morte è il
temuta come una particolare dsgrazia. Da una parte, essa rischiava di i crollo della vita e non sfocia in nulla. Parlarne, vuol dire già esporsi al sr-«r
sorprendere I'uomo nel peccato, e dall'altra il moribondo era in qual- ;:,maleficio. ()ccorre clunque metterla fra parentesi, vivere come se non esi-
che modo "privato della sua morte", cosa che si cercava di evitare ad
i stcsse, e s()prattutto bandirla dal linguaggio. Laddove non vi è alcuna spe-
i ,on o,il silenzio chc culla un'illusione sull'immecliato futu«r sembra csse-
ogni costo. Lespressione corrente era: <<Un tale, sentendo approssimarsi
i rc la soluzionc piu ragionevole. (]uante volte si sente clire, come se si trat-
I

la sua fine, mise in ordine le sue cose>>. Era inteso che ogni uomo do- i ,rr.. di una magra consolazione: non si è reso c()nto di nulla. <<Il "non sen-
vesse vivere la propria morte. In Francia la morte aweniva in maniera i tirsi morire" ha sostituito, nel nostro linguaggio comune, il "sentire che si
molto solenne e dinanzi al vasto pubblico di parenti, figli, amici, vicini i approssima la propria morte" «lel XVII secokr>> (Philippe Ariès).
e confratelli. In qualche modo il moribondo presiedeva alla propria mor-
te. Si accomiatava da tutti i suoi parenti, amici ed anche servitori, pro-
nunciava delle parole che avevano il valore di un testamento e dettava Questa regola del silenzio è stata, e rimane ancora in parte agli occhi
le sue ultime volontà. Poi incontrava il sacerdote, al fine di mettere in della maggioranza dei medici francesi, una regola morale, a differenza
ordine ogni cosa agli occhi di Dio. La cerimonia .it:uale della morte era della posizione dei loro colleghi anglosassoni. Un convegno di medici,
conforme a :rltta la simbolizzazione di cui la morte era oggetto nel lin- riunitosi una volta attorno al filosofo Vladimir Jankélévitchs sul pro-
guaggio dei viventi e nelle rappresentazioni della cultura. blema della menzogna in medicina, prende nettamente posizione in suo
Constatiamo oggi che tutta quest'etica della morte si è quasi com- favore, in nome di principi morali nessuno dei quali, a prima vista, ap-
pletamente capovolta e questo nello spazio di qualche generazione. La pare trascurabile: in particolare la convinzione che i faccia-a-faccia con
norma moderna si oppone quasi punto per punto alla norma tradtzio- la morte sia talmente traumatico per l'essere umano moderno che non
nale. Innanzitutto, un ammalato che iI medico ritenga perduto o in gra- se ne possono mai prevedere le conseguenz e. La notizia di un cancro,
ve pericolo non deve avere consapevolezza del proprio stato. Si fa di in particolare, ha provocato dei suicidi. È ura carità ben intesa che esi-
tutto per nascondergli che la fine è vicina. Quest'occultamento è il do- ge di mentire all'ammalato. Si ritiene che la preoccupazione di "vivere
vere che si impone dla famigha, e al quale essa cerca di ottemperare con la propria morte" non corrisponda ad un autentico valore morale. Tut-
tutto l'affetto di cui è capace. to è dunque organizzato perché il paziente sia privato della sua morte.
La morte concreta, quella che riguarda qualcuno in particolare, è ban-
dita dal linguaggio. Lo stesso tabù del silenzio copre anche i nomi del-
Due esempi letterari della seconda metà del XX secolo illustrano per- le malattie che equivalgono a verdetti di morte. Lideale è che il mori-
lettamente la cosa. Un libro di Anne Philipe6 narra la malattia terminale bondo sia assente alla propria morte.
dell'attore (ìérarcl Philipe in un lurngo canto cl'amore che per la sua gran- La legge del silenzio su-lla morte è tale che vale per lo stesso amma-
dezza raggitnge talvolta gli accenti della tragedia greca. Il libro di Simt'rne lato. Se questi ha intuito il proprio stato - cosa molto più frequente di
de BcauvoirT clescrive gli ultimi momcnti della vita di sua madre. In un ca- quanto si immagini -, deve a sua volta evitare di parlare della sua mor-
te e interpretare il ruolo di colui che non sa. Si tratta quindi di non tur-
n
Anne Philipc, l.e '['emps d'un soupir,l'aris, .f ulliarcl, 1963 (tt. ìt. Breue cotlrc un sospiro, a cu-
ra di Cìiancarlo Ruzzi, Milano, Garzanti,799l).
' Simcrne de Beauvoit, fJne mort très doucc, Paris, (ìallimard, 1c)64 (tr. it. IJna rnorte dolcissi- ' Le Mensongc en rnédecine,10o convegno di Médecins de France, in Médecine de France,
tnd, Lt ctrà di Clara Lusignoli,'Iorino, Einaudi, 19(r(r). ttl (1966), pp.3-16.

214 Inuitct a crtdcrc L'unzione tlegli infermi, tenerezzd diuina uerso I'umanità sofferente 2t5
bare l,universo di coloro che si occupano di lui, poiché evocare la pro- spicabile che la preparazione al sacramento e la sua celebrazionc pos-
spettiva della morte significa creafe una situazione di turbamento. sano avere luogo quando l'ammalato è ancora in possesso delle sue fa-
<<La mofte di un tempo efa una tragedia - spesso comica - nella quale coltà.
si interpretava la parte di colui che sta per morire. La morte di oggi è In definitiva, il significato che i riti celebrati per l'ammalato e per il
una commedia - sernpre drammatica - nella quale si interpreta la par- moribondo cercano di esprimere si potrebbe riassumere in questo prin-
te di colui che non sa di stare per morire>> (Philippe Ariès). In questo cipio scioccante: la tnorte è la uita; il -rensc., della morte e il senso della ui-
conresto il cappellano dell'ospedale, chiamato al capezzale del mori- ta sono solitlali. Meglio, formano un tutt'unct. Se la rnia [Link] non ha
bondo, indossa la maschera di colui che solidarizz^ conla morte. La sua alcun significato è perché neppure la mia uita, alla fine, ne ba [Link] al-
semplice venuta è interpretata come il messaggio fatale. Egli rischia di tri termini, la morte appartiene alla vita. Essa costituisce un elemento
essefe colui che prcdica la resa e attenta al residuo attaccarnento alla vi- del suo ciclo universale. La morte opera una trasformazione della vita.
ta dell'ammalato, ultima leva su cui può poggiare I',esercizio dclla me- La vita non trova nella morte il suo punto finale. Il senso della morte
dicina. appartiene dunque al senso della vita. La morte è un rivelatore indi-
Negli ultimi anni, con ogni probabilità, le cose stanno evolvendo più spensabile del senso della vita. Qui la mcdicina scientifica deve batter-
favorcvolmente . Si fa strada una posizione più sfumata: anche se il si contro la propria tentazione di affrontare la morte <<meno come un
meclico non deve rivelare tutta la verità, può rispondere alle domande limite necessario allavita che come un limite prowisorio della medici-
dell'ammalato, ma rimanendo enffo I'ambito aperto dalle domande stes- na>> (FranEois Laplantine). Questa concezione è disumaniz zante. Infar-

se, che esprime il grado di ricettività dell'ammalato. D'altronde, pro- ti la prospettiva di un prolungamento indefinito della vita <<maschere-
prio in ragione degli ultimi progressi della medicina, il nome di malat- rebbe la questione della fine» (Michel Fédou). La nosrra vita può es-
tie gravi come il cancro ha pcrso la sua connotazione di verdetto di mor- sere umana solo nell'accettazione della necessità della sua fine'.
te. Oggi si sa di poter guarire da un cancro, e questa parola non è più
tabù. La comparsa di cure palliative e di centri ad esse riservati segna
un profondo cambiamento nell'accompagnamento dell'ammalato che 6. La simbolizzazione rituale della morte
sfugge ormai ad ogni protocollo di guarigione. Questo concetto è mol-
to nuovo, poiché ritiene che, quando le cure terapeutiche sono diven- La Chiesa propone l'unzione degli infcrmi all'approssimarsi della
tate irnpossibili, si predispone un altro tipo di cura che si interessa al- morte. Ma interviene anche dopo, attraverso i riti che accompagnano il
l'esistenza dell'ammalato evitandogli il più possibile la sofferenza ed aiu- funerale. Anche se questi non sono dei sacramenti, poiché solo un es-
tandolo a rimanere il più possibile cosciente della propria personalità, sere umano vivente può ricevere un sacrarnento, non è inutile dire qual-
facilitando il conforto farniliare ed aprendosi all'accompagnamento spi- cosa in proposito, in questo contesto. IJuomo, lo si è visto, prova il bi-
rituale. Un gran numero di arnmalati sono così aiutati a vivere più se- sogno di rappresentare simbolicamente la sua esisrenza, attraverso pa-
renamente nell'attesa della rnorte. C'è in questo un incontestabile pro- role e riti con cui entra in comunione con la comunità nella quale vive.
gresso. Questi gesti, eminentemente sociali, e il più sovente religiosi, posseg-
La chiesa propone ugualmente l'unzione degli infermi in questa si- gono un valore in sé stessi, poiché tmanizzano la situazione vissuta. Es-
tuazione. Siindirizzaconcretamente a quella pefsona il cui corpo è de- si accompagnano gli eventi salienti dell'esistenza, nei quali tutto ciò che
finitivamente ammalato e la considera nella sua situazione di crisi esi- liguarda la vita occupa un posto centrale: il suo inizio, con i riti di na-
srenziale. Vuole aiutarla nell'ultimo atto di libertà che concluderà la
sua vita. Ma non bisogna confondere il rischio della morte con l'am- '' Si può irnmaginare un mondo nel quale nessun() muoia e in cui [e generazioni si sornnrano

ministrazione del sacramento in articulo mrtrtis. È [Link]-ente au- scrnplicemente le une aÌle altre?

216 lnaito a crctlcrt L'uuzione degli infermi, tenerezza diuina uerso l'umanità sofferente 217
U il'
scita e diiniziazione del bambino all'interno della società; la sua tra- ?

I mutamenti nell'atteggiamento modern() e contemp()raneo vers() la mc,r-


smissione, con |a celebrazione del matrimonio; la sua fine, con tutti i ri-
te non sono privi di ripercussioni sui riti di lutto e di sepoltura. Constatia-
ti <lella malattia e dell'approssimarsi della rnorte, e infine le celebra- mo ancora una volta una certa ilttttanza a simb<[Link] la morte nella nrr-
zioni del lutto e clei funerali. La " ipetizione simbolica" parte dal desi- sra società. I Paesi anglosassoni esprimonc», da qualche decennio, un ri- I

<lerio di regolarizzare una situazione percepita come angosciante. La fiuto del lutto. Si assiste, negli Stati Uniti, al moltiplicarsi della pratica del-
mofte ,legii altri è un momento nel quale l'uomo prova il bisogno di le case funebri (funeral bousr.r) nelle quali si presenta il defunto nel quadro
u*arirrurel'esperienza che fa e di situarla rispetto alla totalità del suo della vita (salone pieno di fi«rri, musica carezzevole), sedut«r srr di una pol- I
clestino. Rispettare il senso che una persona vicina ha dato alla sua mor- trona in una postura da vivo, con un bel vestito. IJn'iniezione nelle arterie
te è anche esprimere il senso che si conferisce in prima persona alla vi- gli ha tolto ogni apparenza cadaverica. Sembra qtrasi ridiventato vivo e par-
ta ecl alla morte. Se esiste una situazione nella quale il linguaggio
"piat- tecipa con la sua attitudine lamiliare al cocktail in suo onore di parenti ed
to,' «leve essere superato attravefso il linguaggio dei simboli, è proprio amici. La posizione giacente è proscritta, in quanto simboleggia troppo la
questa. morte. Se nel passato il sentimento della morte ha p()tuto essere abnorme
e morboso, il rifiuto di simboleggiare la morte n«rn kr è di meno. E d'al-
Lantropologia più classica attita dasempre l'attenzione sul signifi-
tronde gencratore di un'angoscia diffusa, legata al rifiuto globale delle co-
cato della sepoltura. Un archeologo, lo abbiamo visto, è dawero sicu-
strizioni che necessariamente si associano alla condizione umana.
ro {i avere a che fare con dei resti umani quando si trova in presenza
Anche la Francia ha rapidamente imitato I'Inghilterra nella generaliz-
di una sepoltura intenzionale. L animale non seppellisce i suoi morti: [Link]<'»ne della pratica dell'incincrazione. Questa non pone questioni di fe-
l,uomo è il solo "animale" che lo faccia. Egli esprime con questo atto rle: la cremazione di un corp() non contraddice la speran za nella risume -
anche una relazione di trascen denza con il defunto che travalica i con- zione, poiché non sono né degli atomi né delle cellrrle biologiche a risusci-
fini della vita biologica. Esprime anche un desiderio di soprawiven- tare, bensì il "corpo 1rarlante", vale a dire il corpo in quanto "luogo" di vi-
za ed tna speranz2 di ritrovare il defunto in un altrove del quale igno' ta personale, di comunicazione con gli altri e di impegno nella libertà. È 1a
ra tutto. La sepoltura awiene normalmente al termine di riti funerari n()stra condizione umana che è chiamata acl una vita lrcr noi irrappresen-
e cli lutto molto variabili a seconda delle culture, ma che sono sentiti tabile. È l)ermesso tuttavia interrogarsi sr-rl signilìcato crrlturale dell'inci-
come in«lispensabili pef un congedo "umano". La celebtazione del- nerazione. Essa è probabilmente motivata da ragioni di cconomia, tanto
l'addio al defunto in questo modo si esteriorizza e permette di elabo' per i funerali quanto per i loculi nei cimiteri. Ma che cosa vuol dire, sul pia-
no simbolico, il fatm cli "sopprimere" tanto rapidamentc e violentemente
rare il lutto operan{o una sorta di catarsi, o di liberazione, dopo la la-
l'essere scomparso, per ridurlo a un po' di cenere che alcuni chiedono an-
cerazione affettivache si è venuta a cfe2re nella famiglia e con le per'
che di spargere nella natura? Il defunto è fisicamcnte inviato nel nulla, co-
sone vicine.
me se si gir-rdicasse ricaduto nel nulla il suo dcstino personale. Se questa
La simboliz zazione del lutto avrà il valore dei sentimenti ed anche
lrrocedura è rispettabile quant() le altre, richiede nondimeno la sua ritua-
della fede che la animano. Come ogni realtà profondamente umana, es- lità e la sua umanizzazione. Essa non dovrebbe evitare alla famiglia e alle
sa ha bisogno di essere convertita, tanto per evitare di scadere in eccessi
l)ersone care l'elab«rrazi<>ne del lutto. Anche se n()n è più l'essere vivente
morbosi quanto per aprirsi ad una giusta percezione della dignità di chc seppellisce i suoi morti, l'uomo deve a sé stesso di rimanere colui che
ogni persona umana e del suo destino. I riti cristiani della morte, an- si congeda da krro rispettandoli.
ch'essi molto variati attravefso il tempo e lo spazio, hanno I'obiettivo di f
sostenere questa elaborazione necessaria, permettendo alle persone vi-
cine al defunto di affi<lare quest'ultimo nella preghieru aJlatenerczza di ll
ii
Dio, nella sperarz'à, della risurrezione.

,,

218 lnuito a ut'rltn' q ruuùtnt, dctlli infcrmi, tcnerezza diuina uerso I'umanità so/ferente 2t9
&,
4-
I q
prime sempre la rnalattia al suo passaggio: l'umernità sarà semprc s.g-
II. LtsrtruzroNE DEL SACRAMENT()
getta alla malattia ed alla morte. Tuttavia, queste guarigioni sono dei se-
gni che la forza divina che deve sconfiggerle è già all'opera. eueste gua-
Per questo sacramento dell'unzione cJegli infermi, ancora una volta,
non troviamo un atto istituzionale di Gesù. Lo stesso Concilio di Tren- rigioni assolutarnente reali annunciano tutt'altra cosa che sé stesse. Es-
se mostrano che la salvezza consisterà nella guarigione definitiva di tutto
to, che si è tanto preoccupato di fondare nel Cristo tutti i sacramenti,
riconosce che I'unzione degli infermi è stata semplicemente suggcrita da
il nostro essere. Esse annunciano la nostra risurrezione. E,sse hanno
un valore sirnbolico, ed in questo anche i gesti taumaturgici di Gesu
Cristo quando ha inviato i Dodici in missione: <<Scacciavano molti demò-
preludono ai sacramenti cristiani.
ni, ungevano di olio molti infermi e li guarivanor, (Mc 6,11). In segui-
Durante la loro prirna missione, Gesù dice ai Dodici: «E, strada fa-
to, ci dice lo stesso Concilio, cssa è stata promulgata dall'apostolo
ccndo, prcdicate che il regno dci cieli è vicino. Guarire gli infermi, ri-
Giacomo (Gc 5,14-16), testo nel quale la Chiesa ha riconosciuto, all'i-
suscitatc i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni» (Mt 10,7-8). E, co-
nizio del V secolo, il fondamcnto biblico dell'unzione degli infermi. A
sì che <<scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li
diffcrenza dei Riformatori del XVI secolo, il Concilio ritiene che gli apo- *5i
i-l guarivano>> (Mc 6,11).
stoli non abbiano inventato questo sacramento: essi non hanno fatto che
obbedire al comando di Gcsù. *r Questi segni messianici di salvezza avranno una pesante contropar-
tita, che consisterà nella passione di Cristo. È a [Link] di guarigio-
Ma dobbiamo spingcrci ancora oltre, sempre alla ricerca di Cristo,
/ctndameruto dci sacramer-rti, più clrcfrtrutlatorc. Incontriamo allora Ge-
*i ni operate da Gesù che Matteo cita il versetto dcl Servo sofferentc di
Isaia: <<Eppure egli si è caricato delle nostre sofl'crenze, si è addossato
sù che guarisce i numerosi ammalati che trova sul suo cammino, Gesù
i nostri dolori» (rs 5),4; Mt 8,17). Guarendo i malati Gesù rnanifesta di
che assume il titolo cli nedico e infine il mistero della salvezza dell'u-
manità presentato come guarigionc, sulla basc del gioco di parolc in- aver assunto su di sé tutto il male, inseparabilmente fisico e spiritualc,
terno al termine "salvarc". dell'urnanità, e chc è pronto a soflrirnc egli stesso nclla sua carne c nel
#l suo spirito sino alla morte. Le guarigioni hanno dunque una realtà im-
mediata, lna sono anche l'annuncio dclla guarigione definitiva cioè
-
della risurrezione ultirna dalla morte - e I'annuncio messianico della sal-
l.l,lattenzione di Gesù per gli ammalati: I'annuncio della salvezza
vezza. Incontriamo ancora una volta cristo come fondamento dei sa-

Gcsù ha guarito numerosi ammalati: qucsta attività occupa uno spa- cramenti attraverso il suo mistero pasquale.
zio considerevole nel suo ministero pubblico. Essa esprime una com- A coloro che gli rimprovcrano di ma,giarc assierne a pubblicani e
passione per le sofferenze del corpo, la cui realtà lo commuove (Mt peccatori, egli ribatte: <<Non sono i sani che hanno bisogno del medico,
ma i malati [...] non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori>>
2O)4). Ma c'è di più: si tratta per lui di un gesto di salvezza. Gli evan-
(Mt9,I2-B). Qucsto proposito è comunc ai tre sinottici (Mc 2,17;Lc
gelisti non cercano di distinguere con precisione la guarigione dall'e-
spulsione dei demoni. Le due cose vanno insieme, poiché esprimono la
),12). Nella sinagoga di Nazareth, dinanzi all'incredulità della genre del
potenza di Cristo nella lotta contro la fonte del male. La malattia non suo villaggio, egli dice: <<Di cerro voi mi cirerere il proverbio: Medico,
cura te stesso>> (Lc 4,23). Le opere di sdlvezza che hai compiuto altro-
è, infatti, un male puramente fisico, essa riguarda ogni uomo in quanto
vc, fallc dunque nclla tua parria.
segno e conseguenza del peccato. Dinanzi ad essa, Gesù prova com-
passione: ..... ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i
malati>> (Mt 8,16). Le duc cose procedono insieme. Così le guarigioni
operate da Gesu esprimono la venuta del regno e richiedono, come uni-
ca condizione,la fede (Mt9,28;Mc9,2)). Ben inteso, Gesù non sop-

220 Inuito a crcdcrr


L'rnzktnc dcgli infermi, tcnerezza liuina uersr, l'unatnitti sofJarcnle 221
F7 lll

testo di riferimento: la Lettera di Giacomo 5,14-16


trl

2. Il sponsabili o i rappresentanti dclla comunità, i suoi ministli. Le comunità


ebraiche conoscon() una funzione analoga. Atffaverso di loro è la Chiesa
È s., qrerto fondamento del Vangelo che la Chiesa prirnitiva ha isti- che ufficialmente si sposta per andare a far visita all'ammalato.
tuito la pratica di una preghiera e di un'unzione degli infenli nella co- "[Che]
preghino su di lui>>, verosimilmente in un gesto di imposizione
mlnità. La Lettera di Giacomo è un documento <<giudaico-cristiano>>, delle mani, il braccio disteso. Lammalat<'r si suppone essere disteso.
<<I)opo averlo unto con t'»lior>. È il termin. utilizzaro rJa Mc (r,7) perlc
cioè scritto da un cristiano di origine ebraica e destinato ad altri cristiani
unzioni che i doclici apostoli compivano sugli ammalati.
aventi la stessa origine. Forse il rito dell'unzione ha costituito per que-
«Nel nome del Signore>>. L amn-ralato è unto con olio come quando è
ste comunità giudaico-cristiane un corrispettivo solenne del battesimo
stato battezzato, nel nome di (ìesù. Questa es;rressione stabilisce una cor-
(Pierre Vallin)? Questo passaggio si situa nello sviluppo fìnale della Let-
risp«rndenza fra i due gesti, che traggono la loro efficacia salutare dall'in-
tera, che comprende una serie di raccomandazioni mosse dalla preoc- vocazione del nome del Signore.
cupazione della fine dei tempi: il Giudizio è alle porte' <<E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà>>.
La preghiera fatta con fede è quella della (]hiesa, preghiera trfTiciale della
chi è n-ralaro chiami a sé i presbircri della Chiesa c preghin«r sLr di lui, do-
comunità ptesente nelle pers<rne dci suoi presbiteri. Qr-resta preghiera avrà
po averlo unto c()n olio, nel nrtme del Signore. E, la preghiera fatta con [e-
due effètti chc c«rrrisp«rndono alle due espressioni che clescrivt',no la situa-
,1. .rlv"rà il paziente: il Signore kr rialzcrà e se ha c()mmesso i peccati, gli
zione dell'ammalato, " serrza forze" e "sofferente". Sono le altre due paro-
sarann() perdc»nati. (lonlessate perciòr i v()stri peccati gli uni agli altri e pre-
le-chiave del testo: "salvare" e "rialzare" . Interpreto il loro significat() te-
gate gli uni pcr gli altri per essere guariti (Gc5,14-16)' nendo conto di questa situazione esistenziale clell'ammalato.
i ,\aluare (che si tr()va cinque volte nella lettcra) deve essere interpretato
nella prospettiva della storia della [Link] e della fine dei tempi. Ad esem-
«Chi è malaro chiami a sé i presbiteri della chiesa>>. si tratta dunque di pio, coltri che redime un peccatore <<salverà la sua anima clalla nrorte>> (Cìc
.rna malattia abbastanza grave cla non cgnsentire al paziente di spgstarsi, 5,20). C,i rinvia al senst, della parola ne i Vangeli, in cui implica sempre la
perché è senza lìyze e allettato. Qttestg stats giustifica 16 s;rgstamento col- salvezza gkrtrale della persona malata, anche se la guarigione vi si ritrova in
iettiv,, clei lrresbiteri ed una liturgia dgmestica abbastanza stllenne. Il ter- ,l| primo piano.
min" .,molrt,)>>, lettefalmente "senza t<'trze" , è la prima parola-chiave <1el «Il Signore lo rialzerà»: vuol dirc far alzarc, far ra,Jdrizzare qualcuno che
'lèstamento per delle perstlne al-
n()s1o tcsto. Esso è impiegato nel N uovg è disteso, svegliare qualcuno che d<',rme. Questa espressione si ritrova in
(lesiì. In sette È

lettate, che veng11ng trasp()ftate ct:,n delle barelle accanto a x


molti mirar:oli di guarigione: (ìesir fa rialzare la suc,cera cli Simonc (Mc
il-:l
impieghi di questo termine (su l5) viene clett<l esl)ressamente che questa 1,1 I ). E imlriegata anche per la risurrezi«rne dei morti e per la risr:rrezione
-riotriu .,r,'tJ..,." alla morte (Lcl '2;Gv 11,2; Lt'),)l;ecc')'
È trna malat-
*
_.j
di (.risto. È perché (lristo doveva"rialzarsi" dalla m<,rte, che ha potuto
tia che investe l'essere uman() totale ncl su() rapporto con la vita. ,* "rialzarc" g[i ammalati ed imorti, in segno clel grande "risollevamento"
Il «pazicnte». È la ,"[Link], parola-chiave chc permette di precisare la si- escatologico, che sarà al contempr«r la guarigione e la ristrrrezione dell'uo-
ruazione clell'ammalato: è un membro della comunità che prova un dolo-

'ig mo nclla sua interezza. Il significato di questt'r termine resta dunque aper-
re, che si affatica, che soffre. "Aver sofferto" purì voler dire "essere mof- * to: puìr dar lrrogo ad un miglioramento fisico temporale, il più delle volte
to,,. Significa anche la stanchezza dell'anima, che rischia di esaurire la pa- ad un miglioramento che consentt: all'ammalato cli assumcre la sua situa-
zienza necessaria nclla prova. Quest() telmine ha una risonanza più mora-
*
§
SJ
zione in manicra pacifica. Se non lo [a, lrrepara I'ammalato alla risurrezio-
le clel prece{ente. Ricorda che è l'uqmg neila sua integralità a subire la pro- :$
# ne finalcro.
va. I presbiteri non sopraggiunlpno come medici del corpo, ma vengono <<Sc ha c()mmesso i peccati, gli saranno perclonati>>. Qrresto versetto sot-
fi
a giocare il proprio ruolo di capi di una comunità di salvezza' §
«Chiami a sé i presbiteri della (,hies»>. Si tratta di un consiglio, e non r.
Ma il Concilio di tento in Occidentc, in seguito alla Vulgata latina, ha letto, invece di «al-
cli un ordine. I presbiteri n()n s()n() necessariamente i piir anziaoi, ma i re- il lcuùit>> ("nleverà"), <alleuiabi»>, che r-uol dire solo "allevierà".
ry
222 Inuito a cvetlcrt §;
l.'ttnzione dcgli infarnai, tenerezza di»ina ucrso I'umanità soffercntc 22)
I
w tilr

tolinea la prortata salvillca dell'unzione. La euarigione diventerà quindi re- pastorale dei ministri. si trovano attestate nella Lcttara di policarlro,
poi
missione dei peccati. Il termine impiegato sottolinea I'aspettt'r propriamente nella Tradizictne apostolica di Ippolito. così come le unzioni sono
fre_
penitenziale dell'unzione. quenti e possono corrispondere a diverse situazioni. Abbiarno
anche
«(lonfessate perci<ì i vosti peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per delle formule liturgiche della benedizione «lell,olio da parte clel l

vesco_
gli altri per essere guariti>>. La confessione reciproca in segno di riconcilia- vo. Eccone una del IV secolo, in Egitto, la quale indila gli effetti
che
zione apporta con sé un frutto di gr-rarigione, termine che va inteso in tut- ci si aspetta essa sortisca:
ta la srra ambivalente ricchezza. Questa frase ci rinvia all'antica pratica del-
i
la confèssione reciproca e fraterna. Ancora oggi, la situzrzione dell'appros- N.i ti preghiamo di inviare, dall'alto dei cieli, la virtir curativzr clel ru. trni-
simarsi della morte puìr permettere dei rempi di riconciliazione familiare co Figlio su qucst'.lir:r [.. .], affinché essa [Link] .gni malattia
etl .gni in-
di grande importanza per tutti. [ermità 1 ...], che accordi agli ammalati [Link] grazia eremissionc clei
pec- l

cati, che sia per essi un rimedio di vita e di sarvezza,che apporti


loro salr-
te ed intcgrità dell'anima, del corpo e deilo spirito, p".f"tt,,
vigore | ...l, l'
allinché sia glorificato il nome di Gesir (]risr«r, chc è "siato [Link].
e ris,,-
III. Lu DIVERSI FT(]uRE DEL SACRAMtN'r'o AI'IIìAVERSo LA sr()RrA scitat. per noi, che ha assLrnto su cli sé le [Link] malattic e le [Link] iil
debo_
\ezze e che vemà a giudicarc ivivi e i mortirr.
In Oriente questo sacramento è stato chiamato "l'olio", o "l'olio san-
to", o "il mistero dellc lampadc" (poiché l'olio si versa nella lampada), Questa formula è probabilmente, per l'equiribrio nel quale inscrive iil
la preoccup azione per il corpo e l'annuncio dera sarvezza, ra più
o "l'olio della preghicra". In Occidentc è stato chiamato "l'olio santo", bella
"l'olio crismale", "la santa unzionc" c "l'unzione degli infcnni", ter- che sia stata conseryata: essa mira all'integrità <Jel corpo, clelllanima
e I

dello spirito, che ha la sua fonte nel misrero pasquale clel cristo.
nrinc abbandonato nel Mcdio Evo c ritornato con forza in auge in se- Essa
i
lascia pensare che il sacramento risieda innanzitutto nella bene«l
guito al Concilio Vaticano II. Letà meclievale ha impicgato anche l'e- izione
clell'olio da parte del vescovo. Dopodiché l'olio era affrdatoai fecleli,
spressione "sacramento dei partenti", vale a dire estrema unzione, un-
che potevano ungersi da soli con quell'olio a seconda clelle loro
zione della fine della vita, ultima unzione sacramentale. neces-
sità. Ma non abbiamo alcun rituale antico riguardante la somministra-
Il rito dell'unzione degli infcrmi è stato vissuto, attraverso le varie
zione dell'unzione.
epoche, secondo fornre cstremamentc varie: celebrato sia a casa sia in
,|
In questa prassi non vediamo ancora allusioni al testo cli Giaco-
chiesa, o dai sacerdoti o dai laici stessi, con l'olio benedetto dal vesco-
mo. Il primo intervento di un papa su questo sacramento risalc aI416.
vo e affidato loro. Il destinatario è semprc stato l'ammalato, ma que-
sto termine è stato inteso in un senso arnpio a seconda dci secoli: am-
,l È [Link], poiché costiruirà in seguiio un riferimento canonico.
In-
nocenzo I risponde al vescovo Decenzio di Gubbio, che gli pone
malato non grave, ammalato fìrave, invalido permanente, rnoribondo. clo-
mande relative all'unzione degli infermi. Egli cita prima ài trtto
Quanto ai suoi effetti, si è insistito sia sull'effetto fisico, la guarigione, il t.-
sto di Giacomo e dice che I'unzione è destinata ai fedeli ammalati,
sia sugli cffetti spirituali, il dono clella forza dcllo Spirito e il compi- che
rnento della penitenza. *l possono cssere unti con olio santo, <<confezionato>>, vale a dire
sacrato, dal vescovo. Tutti i cristiani hanno la facoltà di utilizzarne
con-
per
Ci si è chiesto infine se il sacramento si situasse nella benedizione del- fare l'unzione, quando oppressi da una malattia. Innocenzo precisa
l'olio oppure nella liturgia stessa dell'unzione. Tutte queste varianti ri-
corclano quelle della storia del sacramento della penitenza.
*l che il vescovo può anche somministrare l'unzione, mentre il tcsto
di
Giacomo menziona solo i <<presbite,i,>: eco forse di una controvcrsia
La visita e I'assistenza spirituale agli ammalati sono molto presto og-
getto di un ministero speciale, nella Chicsa. Fanno parte del compit() tt Eucoktgio
di Scrapione di Thmuis.

224 Inuito a crclt'rt


#l
uf l,'unzionc degli infermi, tenerezza diuina uerso I'umaniltì sctfferente
225

I
FT llr

scoppiata all'cpoca fra sacerdori e vescovil I


grtilizzo dell'olio da pa/. ni

L()riente non ha conosciuto la stessa evoluzione. I-lunzione non ha mai


," i.ì [Link] sembra andare da sé. Innocenzo non assume il tono del- assLlnto in quelle regioni della (lhiesa la lorma specifica della preparazi..r-
la concessione o della tolleranza: questo Ulizzo non sembra far con- ne al trapassr>. La iiturgia ha lucrgo, di prefèrenza, in chiesa; se nt»n è lros-
correnzaalla visita pastorale dei sacerdoti o del vescovo all'ammalato' sibile, i sacerdoti si recano press() l'ammalato. Ma generalmente ci si guar-
Ci si è chiesti se l'unzione realizzata dai fedeli avesse lo stesso valore da dall'aspettare il momento estremo. l-olio è benedetto sul posto da urn
di quella somministrata dai sacerdoti. Si tratta di una domanda ana- collegio di sacerdoti, mentre in ()ccidente ta[e gesto è riservato al vescovo,
che ne compie la celelrrazione il giovcdì santo, nel corso della nressa cri-
cronistica. I-limportante, all'epoca, era che l'olio fosse stato consacra-
smale.
to dal vescovo.
Ma Innocen zo aggiungeun punto che avrà in seguito grandi conse-
guenze: <<Non si possono cospargere di olio i penitenti, poiché l'un-
iion, upp^niene al genera sacranxento. A coloro ai quali, infatti, si ri- Il Concilio di Trento inscriverà l"'estrema unzione" nel suo studio
I

del settenario sacramentale. Esso intcndc giustificare il sacramento agli


fiutano gli altri sacramenti, come pensare che si possa accordare una
anche occhi dei Riformatori. Sappiarno che Lutero aveva qualificato l'episto-
cosa simile?>>. Lespressione <<genere sacramento>> è interessante,
attribuirle il significato attuale del termine "s^cfa' la di Giacomo come <<epistola di paglia». Con prudenza il Concilio af-
se non bisogna
ferma che la pratica della Chiesa non è in contraddizione con il pen-
mento". Infani essa esprime la consapevolezza dell'esistenza di un grup-
siero di Giacomo, il cui testo le serve come riferimento e che il Conci-
po di gesti ecclesiali che hanno in comune il fatto di venire dal Cri-
lio interpreta uflicialmente come "promulgazionc" di questo sacramento.
sto. Essa rlesigna immediatamente l'olio. Questo ci rinvia alla disci-
ptina pubblica del sacramento di penitenza. Si poteva somminisrare
I <<presbiteri>> indicano i rninistri del sacramento, chc sono i sacerdoti
ed i vescovi. I-leffetto del sacramento, dice il Concilio, è quello di con-
i,rrrriorr" solo clopo la riconciliazione sacramentale, anche sul letto di
a

:
ferire la grazia dello Spirito Santo, di rimettere i peccati e le loro con-
morte. È così che, in Occidente, l'unzione degli infermi è divenuta I'un-
seÉìuenze, di alleviare e fortificare gli ammalati. Il sacramento non può
zione sul letto di morte, l'estrema unzione' I
j.j
essere concesso a chi non si trovi in una situazione di amicizia con
Un secolo più tardi, Cesario di Arlcs invita i suoi diocesani a chie-
Dio (stato di grazia) e deve dunque seguire la riconci-liazione. Ma il Con-
dere l,unzione, invece cli ricorrere a pratiche magiche. Anche Beda il +
Ir
cilio rifiuta di riservare l'unzione ai moribondi: essa deve essere som-
Venerabile é12-735) sartì testimone di unzioni compiute dai fedeli. i,
ministrata agli ammalati e, ben inteso, a coloro che giungono alla fine
Ma a partire c{alla riforma carolingia, il fulcro del sacramento si spo-
,ta drlla beneclizione dell'olio alla somministrazione dell'unzione- Iiin- f;t della propriavita. Prende dunque una certa distanza rispetto alla teo-
logia scolastica su questo terna.
sieme clelle clue costituisce proprio il sacramento, ma il rito dell'un-
zione assume maggiore importanza. correlativamente l'utilizzo del- frt Il Concilio Vaticano II ha riportato in auge l'espressione "unzione
degli infermT" e, senz'a assumere una posizione dottrinale nel suo de-
l'olio sarà ormai sottratto ai fedeli ecl il rito di unzione riservato ai
creto sulla liturgia, intende il pericolo di rnorte in maniera molto am-
saccrdoti. si mettono maggiormente in risalto il conforto spirituale e
pia: non èl'articalus mortis, ma subentra dal momento in cui l'amma-
l'cffetto purificatore dell'unzione nei riguardi dei peccati dell'amma- I

lato comincia ad essere a rischio.


lato. Leffetto corporale è considerato come aleatorio. Lunzione è
ormai divenuta l'unzione in articulo ruortis.I teologi svilupperanno,
L "estrema unzione", che pu<ì essere chiamata anche, e rneglio, "unzione
a partire da questa pratica, una dottrina dell'unzione come prepara-
degli inlèrmi", non è il sacramento di cokrro soltantr> che sono in fin di vi-
zione alla gloria. ta. Percicì il tempo opportuno per riceverlo ha certamente già inizio quan-

Inuikt a trcrbrt
l.'ttnzione degli infernti, tenerezza diuina uerso l'umanità sofferente 221
226 xt
fl:
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do il tcclele, per indebolimento fisico o per vecchiaia, incomincia ad essere bilmente, anima e corpo. Il "rimedio" non è dunque nient'altro che la
in lrericolo di morte12. persona del Cristo medico che si offre all'ammalato.

IV. Il snNso DL,L SACRAMENI'o 2. Un sacramento per gli ammalati


e per coloro che sono in pericolo di morte
Al terrnine di questa riflessione si pongono diverse questioni: quali
sono il senso e l'effetto di grazia dell'unzione degli infermi? come vi-
È dror"to un peccato chc nella mentalità contemporanea I'unzione
vere al meglio questo sacfamento, che ci rinvia inevitabilmente al no-
non sia sufficientemente distinta dal pensiero di una morte immedia-
stro destino?
ta, o perlomeno molto vicina. Numerosi ammalati ritengono di "non es-
sere ancora arrivati a quel punto" e che, se acconscntissero al sacra-

L. Un sacramento che guarda all'umanità e al Vangelo


mento, riconoscerebbero che "tutto è finito". Ora, essi si privano così
di una grazia che può aiutarli nella loro lotta per lavita. «Né il sole, né
Un sacramento che si presenta esplicitamente come un rimedio e che la morte si guardano in faccia>>, scriveva Pascal. Abbiamo bisogno del-
annuncia come possibili alcuni effetti fisici può apparire come un resi- la convinzione che ci sia concesso un lasso di tempo, e che qucsto in-
cluo cli magia, quando non di stregoncria, che continua ad abitare la sa- tervallo comprenda un'attesa di vita, per poterci volgere in maniera frut-
cfamentalità cattolica. A questo titolo può provocafe un'allcrgia spiri- tuosa verso ciò che riguarda il nostro destino. Lammalato è un <<invi-
tuale. Tutto ciò che abbiamo detto sulla malattia e la morte da un sem- tato all'attenzione>>, diceva Claudel. Luomo in buona salute vive
plice punto di vista antropologico lascia perfettamente aperto l'ambito spontaneamente ncl "divertimento". La malattia lo richiama a sé stes-
cli un accompagnamento e di cure che riguardino I'ammalato in quan- so. È quando le cose non hanno assunto un corso irreversibile che lo
to essere umano in procinto di affrontare una situazione difficile della stato di malattia può essere assunto in maniera fruttuosa.
propria vita. Non si tratta assolutamente di rnettere in discussione la Detto questo, che è essenziale, occorre tuttavia riconosccrc che il
meclicina scientifica a vantaggio di medicamenti esoterici, né di sup- grande dibattito della seconda metà del XX secolo, il quale opponeva
plire alla farmacopea moderna con pratiche presuntamente religiose. il sacramento degli ammalati al sacramento dei moribondi, è per una
Non esiste qui alcun conflitto né alcuna competizione, semplicemente parte privo di fondamento. Esso era utile sul piano pastorale, affinché
perché queste diversc "cure" Sono Complementari e non si situano l'unzione potesse intervenire molto prima sul decorso della malattia.
sullo stesso piano. In tal senso, se alcuni movimenti carismatici hanno Certo, si tratta di due situazioni in sé diverse. Ma abbiamo visto che be-
consigliaro agli ammalari, in ragione di un'imposizione delle mani, di ri- ne o male, e ancora nella nostra situazione contemporanea,la malattia
nunciare alle cure che erano state lofo prescritte, essi contraddicono to- seria si accompagna sempre ad un'incertezza che connota il rischio del-
talmente la tradizione cristiana. la morte. Questo dato di fatto è inaggirabile e volerlo eludere è un
Allo stesso modo tufte le testimonianze evangeliche e tradizionali ci i:' modo di acconsentire a quel rifiuto di ogni pensiero sulla morte che è
i;
mostrano che l'unzione degli infermi è una nuova forma di ingresso nel caratteristico della nostra cultura.
mistero del Cristo, forma adattata alla situazione esistenziale della per- ,l La malattia è il male di tutto I'uomo, spirito e corpo; il rimedio del-
sona. Il mistero di morte e risurrezione Concerne l'essere umano tutto ! I'unzione si rivolge a questa totalità umana, al fine di apportarle la sal-
intero, nella condizione concreta che lo fa, al contempo e indissocia- { vezza, t;rna s'alvezza dt grazia che si manifesterà o secondo il segno, an-
:i cora prowisorio, della guarigione, o attraverso la salvezza nella gloria
{
'2 Corrcilio Vaticano II, costituzione J'acrosdnctiln conciliurn,T) li
d
di Dio e I'ingresso nell'universo della risurrezione.

228 lnuito a crelt'n L'unzione degli infermi, tenerczza diuina uerso l'unzanità sofferente 22L)
J. Le modalità di ricezione dell'unzione so analogo: il legame del sacramento con il ministero della Chicsa non
sarebbe affatto spezzato.
Amministrare il sacramento a domicilio è sempre possibile. Tuttavia, Inoltre, l'argomento che si fonda sul perdono dei peccati implicato
forse a torto, è giudicato traumatico e per questo esageratamente rin- in questo sacramento si trova contraddetto dal fatto che il diacono bat-
viato, mentre bisognerebbe piuttosto anticiparlo. Oggi molte parroc- tezza, che un laico o una laica possono battezzare in caso di necessità.
chie propongono una celebrazione comunitaria dell'unzione degli in- Ora il battesimo è per eccellenza il primo sacramento del perdono dei
fermi alle persone anziane,così come alle persone indebolite da una lun- peccati. D'altra parte, dei laici permettono a degli ammalati ospedaliz-
gamalattia. Questa forma riflette idealmente la celebrazione di preghiera zati &vivere il sacramento di riconciliazione, anche se lo fanno nel qua-
evocata nell'epistola di Giacomo. Si obietterà che questi ammalati non t-lro di una celebrazione incompletala.
soddisfano le condizioni previste dall'apostolo, poiché possono spo- Numerosi ammalati ospedalizzati richiedono il sacramento e non c'è
starsi. In realtà, essi possono solo "essere spostati". Oggi si è in grado, nessuno per poterlo conferire loro. Alcuni argomenti si richiamano an-
con i dovuti accorgimenti, di trasportare gli ammalati persino ltno a che al fatto che questo sacramento non è "obbligatorio" e che può es-
Lourdes. Generalmente uno spostamento fino alla chiesa è possibile. Il sere sostituito dalle attitudini interiori di conversione e di preghiera. Co-
carattr;rc comunitario della celebrazione la rende molto meno trauma- loro che invocano simili argomenti scadono in una ben misera teolo-
tizzante. È auspicabile che questa pratica si generalizzi. gia che contraddice tutta la dinamica sacramentale della Chiesa così
Lamministrazione dell'unzione incontra una difficoltà nuova negli come essa è presentata sin dalle prime pagine di questo libro. Durante
ospedali. La cappella degli ospedali è sempre più affidata a dei laici tutta la sua storia la Chiesa ha preferito al vuoto sacramentale celebra-
inviati in missione. Ora, l'attuale disciplina della Chiesa vieta ai laici di zioni persino incomplete. Noi siamo corpo e abbiamo bisogno che i ge-
amministrare l'unzione agli ammalati che la richiedono. Non possono sti di salvezza che provengono da Cristo giungano a noi anche attra-
farlo neppure i diaconi, cui pure è concesso battezzare. La ragione in- verso il nostro corpo.
vocata viene dal fatto che l'unzione riguarda il perdono plenario dci
peccati e che questo appartiene al ministero presbiterale.
Sul piano della pratica queste disposizioni devono evidentemente es- 4. Riepilogo
sere rispetta te11 . La Chiesa ha la responsabilità dell'amministrazione dci
sacramenti. Tuttavia, in nome della storia e della teologia, altre decisio- Da questi dati tratti dalle Scritture, dalla tradizione ecclesiale e dai
ni pastorali sarebbero pensabili. concili, traiamo il centro di gravità del sacramento, che offre alla pre-
Innanzitutto, la Chiesa può sempre rifare ciò che ha già fatto in ma- ghiera un posto importante.
niera incontestabile. Abbiamo visto che papa Innocenzo I, nel V seco-
lo, evocava come owie delle unzioni praticate da laici. I-idea era che Il segno sacramerutale dell'unzione è quello di un rimedio
il sacramento fosse stato "confezionato" dal vescovo e che i laici non fa-
cessero altro che applicarlo. Se un paragone è possibile, un laico può I sacramenti esercitano la loro causalità apafifte dal loro segno e dob-
portare la comunione ad un ammalato con un'ostia che è stata consa- biamo sempre farc attenzione al loro simbolismo. Un rimedio è per de-
crata nel corso della celebrazione eucaristica. Ci troveremmo in un ca- finizione destinato alla guarigione: di quale mùattia si tratta e qual è la
guarigione prevista? Questo rimedio non pretende di agire in modo na-
t) Una Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede (Enchirilion raticannm 23, $l turale e fisico, come se intervenisse sullo stesso piano della farmacopea
,

Bologna,EDR,2008, p.270) afferma persino che la dottrina che riserva ai vcscovi ed ai sacerdo-
ti l'amrninistrazione del sacramento degli infermi è delinitite tenendt, cla conservare in manicr,r
definitiva. )t ra
Si veda sopra, c. YIl, lV Conclusic,ni prospettiche.

2)0 Inuito a crcdcrt' I-'unzione dt'gli infcrtti, tenerezza diuina oerso l'uruanità sofferente 2)1
moderna. Si tratta di un dono del Cristo medico che rende I'ammalattr
TI sumerà il valore di una consacrazione e di un'appropriàzione, da par-
Ii'

partecipe del suo mistero pasquale, al fine di fargli trovare la sua salvezza. te del fedele, del mistero di Cristo.
Questa guarigione assumerà diverse forme: essa potrà tradursi in un ri-
Il destinatario dell'unziorce è la persona amrztalata torno alla salute, vissuto nella fede di ogni persona come un dono, an-
che se la guarigione dipende da una tcrapia appropriata ed efticiente. Il
Questa espressione va colta in tutta la sua profondità esistenziale, poi- corpo guarito sarà il segno di una salute nuova: non è il semplice ritorno
ché la malattia seria raggiunge l'uomo nella sua interezza. Pensiamo a allo status quo arute,poiché un'esperienza incancellabile si è appena com-
colui, o a colei, di cui le persone vicine dicono: <<Questa volta è statrr piuta in Cristo. Ijamrnalato che è stato guarito accede ad una forza e ad
colpitol>>. Lo è infatti nella totalità del suo essere: «Nella malattia vi è una comprensione diversa della sua esistenza, alla luce del suo nuovo in-
una presenza del corpo diversa dalla sua presenza normale e che in- gresso nel mistero di Cristo. Coglie il significato profetico dell'espressio-
tacca la totalità dell'uomo>> (Raymond Didier). Lammalato soffre ncl ne che le persone a lui vicine adoperano volentieri: «Si tratta di una vera
suo essere morale e spirituale. È colpito in tutta la sua persona e fa l'c- risurrezione>>. Percepisce la sua guarigione come un segno "messianico".
sperienza di una fragilità radicale. Tutta la sua esistenza gli appare sot- O ancora, il sacramento assumerà la forma del richiamo alla guari-
to una nuova luce. Il suo awenire è in gioco. È ormai uscito dalla si- gione ultima della [Link] non ha lo scopo di risparmiare
tuazione di normalità nella quale lavita procede da sé, con il suo cor- al cristiano l'esperienza della morte, così come Cristo non ha guarito
teo di progetti e di desideri. La vita non àvanza aff'dtto da sé, orrnai. Si tutti gli ammalad del suo tempo. Il ruolo dell'unzione sarà quello di aiu-
tratta di una situazione di crisi, la sua persona è sottoposta ad un in- tare l'ammalato a convertire l'esperienza de)la malattia e a togliere a que-
terrogativo radicale, nel momento stesso in cui le forzelo abbandona- ste due fatalità, la m'[Link] e la morte, il loro veleno. I-lammalato potrà
no proprio quando ne avrebbe più bisogno per affrontare il suo destino, ricevere laforza di morire con Cristo ed in Crisro, con la speranza di ri-
Il credente, il cristiano non sfugge a questa prova, che fa parte della suscitare con lui. In questo caso l'unzionc entrzr nella nuova inrziazio:ne
condizione umana. La sua fede è passata al setaccio ed egli può esserc clel cristiano alla gloria dell'incontro con Dio. La triadc del battesimo,
indotto in tentazione. Può rivoltarsi contro questo annientamento di sé della confermazione e dell'cucaristia diviene quella della riconciiazio-
e chiedersi perché l)io ò assente. Ha bisogno di forza per lottare con- ne, nuovo battesimo, dell'unzione, nuovrt cresimA, e dell'eucaristia, via-
tro questa tentazione, mentre la sua libenà profonda, quella in cui si im- tico per la vir,r eterna.
pegna l'orientamento definitivo del suo essere, è minacciata di astenia Nei due casi,la grazia dello Spirito Santo, che porta a compimento,
spirituale. nell' amurala to, la gr azia della penitenza, liberandolo dalle conseguenze
del peccato, si manifesterà gencralnente attraverso il dono c il confor-
ll rimilut Jclla gu,trtgiont c'risliuna to di una forza spirituale che operano sul piano psicologico e moralc
placando l'angoscia e donando la serenità.
A questo cristiano ammalato il Cristo vivente nella sua Chiesa pro- 11 cristiano,lo abbiarno visto a proposito del battesimo c della con-

pone un rimedio per la guarigione. Come nel giorno della sua passionc, termazione, è colui che partecipa all'unzione del Cristo: san Paolo dice
egli agisce da medico. Conferisce a questo rimedio la forma dei gesti ai Corinzi: «E Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci
che compiva egli stesso chinandosi sugli ammalati (imposizione dellc ha conferito l'unzione>> (2Cor 1,21). Ecco perché l'amministrazionc del
rnani) o che faceva compiere ai suoi discepoli (imposizione ed unzio- battesimo include un'unzione battesimale; la cor-rfermazione è un'un-
ne), gesti di guarigione attraverso i quali egli annunciavala venuta dcl zione dello Spirito Santo; l'unzione degli infermi presenta il fedele che
regno e la liberazione da ogni male, vale a dire la s'alvezza. A questa per- soflre a Cristo, Unto del Padre, attraverso il dono dello Spirito, e Io se-
sona ammalata Cristo propone il dono di un'unzione medicinale che {s- Hna per la guarigione e la salvezza cli tutto il suo essere.
l

2)2 lnuito ,t crt'lt'n' I-'rrteiont rlctlli ittlt'r»ti, lcnL'ft'zza tliuina uerst, l'umanità soflarente 2))
F
x Il Concilio Vaticano II ha ristabilito un diaconato permanente ac-
cessibile agli uomini sposati. A partire dal Concilio, questa decisione è
diventata progressivamente operativa in numerosi Paesi, modificando
IL SACRAMENTO DELLORDINE,
il paesaggio pastorale. Ma la rupi<la diminuzionc del numero dei sa-
E I MINISTERI NELLA CHIESA
cerdoti nei Paesi occidentali ha uguaLnente condotto al progressivo af-
fermarsi di forme nuove di ministero alfidate a laici prowisti di una "let-
tera di missione" e comprendente un compito prettamente pastorale,
anche se questo non è completo e si esercita sotto la guida dei sacerdoti.
Come interpretare questo nuovo fatto ecclesioJe allaluce della sua strut-
tura tradizionale? Come situare anche questi nuovi ministeri rispetto al
diaconato permanente? A tutto questo si aggiungano i dibattiti degli ul
la denomina- timi dccenni attorno al celibato sacerdotale. Eccoci dunque dinanzi a
Il sacramento clell'ordine, spesso trattato oggi sotto
oggetto durante il [Link] Va- una problematica alquanto complessa.
zione di "ministeri nella Chicsa;, è
'tuto in auge il collegio epi Il ministero, e principalmente il ministero ordinato, pongono il te-
ticano II <Ji un'intensa riflessione che ha riportato
,.-"p4.. [Link] il diaconato permanente' Il Concilio ha anche de- mibile problema dell'esercizio dell'autorità nella Chiesa e delle rclazio-
discusso a fondo ni fra i membri battezzati della Chiesa ed i suoi responsabili. I- auto-
dicato un clocumento all"'ordine dei presbiteri", ha
anche a loro proposito il rità si concretizza anche in un circuito istituzionale il cui condiziona-
delle ,erponsabilità dei laici ecl impiegato
iministero". Dobbiamo q,-,irrdi distinguere nella Chiesa I'e- mento è sociologico, e che veicola diversi fattori non dottrinali e mutevoli
rermine
sercizio <lel ntinisterr.t rtrtJinato (episcopato,
presbiterato,-diaconato) dal attraverso la storia. È il punto che dobbiamo studiare prioritariamente,
i
[Link] sa-
ministero che possiauro chiamare battesimale' poiché poiché condiziona l'insieme clclla prospettiva (I). Ci occorre quindi eser-
pensare che non
cramenti dell'iniziazione cristiana' Sarebbe un errore citare una rilettura delle testimonianze del Nuovo Testamento riguar-
fuori del ministero ordinato'
d

esista ministero al di
---Qr.r,o danti i ministeri, ai fìne di vedere meglio come questi ultimi siano fon-
sresso lavoro è proseguito dopo il concilio
vaticano II, per dati nel mistero di Cristo (II). Andremo quindi a sondare la storia e la
sulla testi-
molieplici ragioni. Du ura parte, ci si è chinati nuovamente tradizione, al fine di prendere meglio in considerazione delle evolu-
grande triade del mi-
monianza «lel Nuovo [Link]À"t'to, poiché in essa la zioni che hanno mutato inevitabilmente la figura culturale dei ministe-
presenta delle varianti:
nistero or«linato, vescovo, sacerdote e diacono' ri (III). Tratteremo allora della speci-ficità ministeriale del diaconato per-
rninisteriale at-
come conciliare questa testimonian za ela gerarchia mar'ìente e del ruolo dei ministeri dei laici nella loro diversità (IV). Af-
e persino anglicana'
tualmente vigente nelle Chiese cattolica, ortodossa fronteremo infine la discussa questione del celibato dei preti (V).
g".[Link]^ .lalla [Link]" le Chiese nate clalla Riforma hanno preso le di-
stanze? Ancora una volta ci troviamo dinanzi alla
difficoltà di renderc
conto della fondazione dei sacramenti da parte di Gesù'
--D'altra [. DiTTT NUTORTTA NELLA SOCIETA NT-T- AUTCXITA NELLA CUTNSA
ri-
parte, nel dialogo ecumenico,la questione dei ministeri
rispetto al ravvi-
mane afiualmente,[Link] ,1.i-uggiori blocchi dottrinali 1. Gerarchia, autorità e potere
un giorno' lA
cinamento fra le confessioni cristiane: corne raggiungere,
ad un
"riconciliazione" dei ministeri? Questa domanda ha dato luogo La Chiesa cattolica appare nel mondo come una società fortemente
diversi documcnti
aJogo lrrt"nso, negli ultimi <Jecenni, con.,etizzato in Il suo organigramma è ben noto: al vertice il papa, poi i
gt'.rarchizzata.
rag'
i-ponrr,ri che haÀno segnato sostanziali progressi' senza tuttavia vcscovi, i sacerdoti, i diaconi e gli altri ministri. Il termine "gerarchia",
girrrrg"r. l'obiettivo «lesiderato'
lnuib a ot'Jt't ll sat'ramcnto tlcll'ordine e i ministeri nella Chiesa 2)5
D4
r
che signitica "governo sacro", fu inventato un tcmpo per evocare la su-
q bcs). In uno stat«r il gor,,crno possiede il monopoli«r dell'utilizzo della vio-

bordinazione dellc diverse schiere clegli angeli; è disceso dal cielo sulla lenza (polizia, escrcito) al servizio dcl bene comune e per impcdire il de-
t>.rclare anarchic. della violenza. Si parla c.sì della c()nquisra clcl [Link],
tcrra per esprimere i diversi gradi dell'autorità nella Chiesa; ha oggi am-
dei poteri pubblici e della [Link] dei [Link]. Poiché gli ur-rmini s.n.
piamcnte superato le frontiere di quest'ultima per indicare la concatc-
gli [Link], .n p()tere è semP'e minat:ciat. dall'abus. tìi [Link], crxne si è
nazione di autorità e subordinazione che esiste nelle diverse istituzioni
vist. nei grandi Stati totalitari del XX [Link]. Un porere deve sempre cer-
della società. Conosciamo bene la gerarchia militare: ogni amministra-
carc un giust. eqtrilibrio [i'a gli .bblighi dclla vita c()mune e il rispett. del-
zione ha la sua gerarchia, anche le imprese; evidentemente ogni ragio-
la libcrtà dei suoi cirradini.
nevole governo è costituito secondo ulla stretta gerarchia. Si parla
correntemente della "scala gerarchica" che ogni affare da trattare dc-
ve scguire, sccondo lc regole previste. Ancora più in genetale, si parla
I-lescrcizio dell'autorità ha sempre creato proble,ri. La costante evo-
della "gerarchia dei valori".
luzione dei regimi politici attraverso la storia ne offre la misura. Ma og-
La ragion d'essere di queste diverse gcrarchie proviene dalla neccs-
gi c'è <li più: il nosrro,rondo occidc,tale è dive,uto più complesso in
sità di mantenere il giusto ordine e l'unità nelle decisioni formulatc c
lepporto all'esercizio dell'autorità e del potere. Le mutazioni culturali
nelle azioni intraprese. Una società, quzLlunque essa sia, nella quale coc'
che viviamo hanno messo in discussione il profondo consenso che ser-
sistono autorità indipendenti le une dallc altre, si trasforma presto in un
viva da fonda,rento all'csercizio tradizionale dcll'autorità. Autorità e
regno diviso, che le sue forze centrifughe condannano alla ruorte. La
I)otere sono spontancamente sospettati e contestati. Un maggiore ri-
Chiesa, in quanto società organizzata,non sfugge a questa necessità, ctl
sl)ctto delle libertà è una buona coszì, rna si rischia anche di pagarlo con
è persino alquanto notevolc che sia il suo vocabolario in materia atl
rrn indebolimento generale dell'autorità dello Stato a vantaggio di un
cssere filtrato nella società globale, in cui I'autorità non possiede più
irrdividualisrno rivcndicato corne valore ultimo. Lautorità è in crisi, al-
nulla cli sacro.
I'interno della socictà come all'inter,o dcllc famiglic; dunque non me-
La gerarchia è al scrvizio dell'esercizio dcll'autorità. Ogni esercizitr
rrrvigliarnoci se essa è in crisi anchc all'inrerno della Chiesa.
clell'autorità implica, per colui che la detiene, un certo potere decisio-
nale rispetto alle altre persone. I due termini sono incvitabilmente lc'
gati, e tuttavia diversi. L autorità, secondo l'ctimologia, è ciò che fa crc"
2. Autorità e potere nella Chiesa
scere nell'unità. Essa dcve rispettare la libertà di coloro sui quali si cscr'
cita. Si distingue generalmente l'autorità funzionale di colui o colei che
La Chiesa, che è una società di uomini, è sottomessa alle esigenze
è regolarmente istituito all'interno di una rcsponsabilità dall'autoritrì li

,li ogni società umana: ha dunque bisogno di un'autorità, per assicu-


personale "carismatica" di colui la cui personalità folgorante esercitfl
rrrlc al suo interno il bene comune. Anche nella Chiesa, e sclnprc per-
spontaneamente un'attrazione ed un'intluenzzl che gli permettono cli cs"
t'lré essa è umana, l'esercizio dell'autorità passa attraverso una forma di
serc facilmente persuasivo. Lideale è che colui che esercita un'auto'
rità funzionale possegga anche un po' di autorità a titolo personalc. lx)tere in grado di obbligare. Si distinguono in manicra classica, all'in-
tt'r'r-rodella chiesa, tre grandi poteri: il potere di insegnare, o autorità
rkrttrinale; il potere di santificare, o autorità nell'amministrazione dei
I-'autorità conleriscc normalmente tln potere. Il potere si definiscc ,'o- s:rcramenti; infine, il potere di governare, vale a dire quello di esercita-
me l'attitucline acl inraprendere delle azioni eflicaci; è una fttza che si t:scr- r(' una giurisdizione sulle persone. In questi tre casi si tratta di un'au-
cita e si impone sui membri clella s«rcietà, se necessarit'r con la coercizi<,tlt', tr'ità spirituale il cui scopo è condurre i fedeli lungo le vie di Cristo e
Se l'autorità intende convincere, il potere intende vincere ((ìruppo di llrtrrr- , li I)io sino alla vita eterna, ma tale autorità può passare
attraverso dei

2)6 lnuilo t t n',1,'rt ll \ttùLt»t(,nto,Jell'ordine e i ftiifiisteri nella Cbiesa 231


r
determinanti ben precisi, talvolta restrittivi. La Chiesa ha il proprio bero chc la (lhiesa fosse una democrazia. ()ra, la democrazia si delinisce
diritto canonico e il suo codice penaÌe, anche se le sanzioni che adotta atravers() la sovranità e il governo del popolo espressi dal pc,1'rol<r, un g()-
sono di ordine spirituale. Ben inteso, il membro della Chiesa conserva verno che non è sott«rmess() a nessun'altra autorità ed è quincli capace di
ogni libertà di non sottostare, ma in quel caso mette in discussione la rimettcre in discussione, in <lgni moment(), le regole del suo legame socia-
sua stessa ctlta<Inanzaecclesiale, egli si rnarginalizza o addirittura si sc- le, come la sua Costituzionc c lc sue leggi. La Chiesa non purì essere Llna
[Link] Chiesa non sfugge a questa legge universale. democrazia, poiché è sottomessa al Cristo che l'ha inviata in missione nel
Lesercizio legittimo e necessario dell'autorità all'interno della Chie- mond«r, e poiché è depositaria di un messaggio di rivelazione al guale de-
ve rimanere fedele. Questo non vuol dire che non esistano, all'interno clel-
sa è posto nelle mani di uomini che sono peccatori tanto quanto gli al-
la Chiesa, elementi monarchici ed elementi clemocratici, acl esempio il scn-
tri suoi membri. Anche se la Chiesa ha la promessa della vita eterna, e
so della fede (scnsus fidci) dell'insieme dei fedeli fideliutn), di cui i
(sensus
può avere fiducia nell'impegno di Cristo nei suoi riguardi - affinché es-
vescovi ed il papa st"rno gli interpreti. Rimane il fatto che la Chiesa non pr-rèr
sa non tradisca mai la fede e non sia infedele alla sua missione di sal-
riconoscersi in un sistema p«rlitico semplicemente Lrmano, per la ragione
vezza -, coloro che la governano rimangono degli uomini soggetti ai che Ia sua autorità, c correlativamente i srroi poteri, hanno un'oliginc ed
limiti della loro persona e del loro tempo. Non scmpre essi prendono t:
tun destino clivini, vale a dire trascencJenti ogni responsabilità umana. firt-
le decisioni migliori. In certi periodi della storia il loro ministero è sta- t. tavia, siccome la (lhiesa vive nel mon<1o, è inevitabilmentc segnata dalla
to appesantito da gravi peccati. La Chiesa conosce inevitabilmente dei ti; maniera in cui l'ar-rtorità e il potere si esercitano nel mondo al qLrale i [ede-
tempi forti e dei tempi difficili, a seconda delle epoche e dei luoghi.
t li appartengono. Le procedurc clcgli antichi concili si ispiravano a quelle
")
Questo pone il problema della sua necessaria riforma. Fu il caso, nel-

I
il
l'XI sccolo, della cosiddetta riforma "gregoriana"; fu di nuovo il caso, T
i
nel XVI secolo a seguito delle rivendicazioni della Riforrna protestan- ,#
a
,iF
te, di una nuova "riforma cattolica", spcsso chiamata <<Controriforma>.
à'
Giovanni XXIII ha indetto il Concilio Vaticano II per un ulyiornamento
della Chiesa caffolica, altro linguaggio per esprimere il bisogno di una J. Comunità, collegialità, presidenza
riforma. Questo Concilio ha d'altronde riconosciuto il principio secondo
il quale la Chiesa deve sottomettersi ad una riforma permanente (Ec' È possibile dire qualcosa di più preciso sulla modalità di governo del-
la Chiesa? Nel popolo di Dio raccolto dall'appello evangelico si posso-
clesia semper refonnaruda).
no riconoscere tre grandi principi e tre dimensioni articolate fra loro, che
concorrono al governo del tutto: la dimensione comunitarirt,la dimen-
Si pu<ì assimilare la Chiesa ad unc, dei regimi politici che conosciam<r sione collegiale ela dimensione personale. La dimensione comunitaria
dalla storia? Nel passato si è per lungo tcmpo ritenuto chc la (lhiesa fosse non significa che il popolo è la fonte del potere, ma che, se si considera
una nonarchia, al contempo sul piano univel'sale sotto l'autorità del papa questo nel suo insieme, è depositario del dono di Dio e del messaggio
e sul piano locale sotto l'autorità dcl vesc«rvo, ad immagine dcll'impero ro- cvangelico. A tale proposito il Concilio Vaticano II scrive: <<La totalità
man() e, più tardi, .lelle monarchie nazi«rnali occidentali. Alcuni teologi ave- clei fedeli, avendo l'unzione che viene dal Santo, non può sbagliarsi nel
vano persino elaborato quest() ragionamento, all'epoca inattaccabile, per credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannatu-
giustilicare tale punto di vista: <<Cristo ha voluto per la sua Chiesa la più rale della fede di tutto il popolo, quando "dai vescovi fino agli ultimi fe-
pcrfetta autorità possibile. ()ra la più perfetta autorità possibile è la mo- rlcli laici" mostra l'universale suo consenso in cose di fede e di morale>>'.
narchia. I)unque (lristo ha fondat«r ìa Chiesa come una monarchia>>. Un
silkrgismo che farebbe molta latica ad esscre provato. ()ggi alcuni vorpeb- | (loncilio Vaticano T[, (]ostituzione dogmatica sulla Chiesa, Lurnen gcntiurn,12

2)8 Inuito a ottlcn' ll tat-ratnanto rle ll'ctrdine e i rninisteri nella Chiesa 2)9
F7
lfl

Questo significa che gli incaricati del governo della Chiesa e dclle dio- colare da parte di Gesù (Mt 16,19; Gv 21), è anchc il porravoce dei Do- l

cesi devono esercitare la loro responsabilità in una comunione viva ed in dici. In questo collegio esercita un primaro. Infatti, ogni collegio ha
I

un dialogo costante con il popolo di Dio. Questo principio era già sta- bisogno cli una presidenza. Anche l'unità della chiesa, che sia essa lo-
to posto nel III secolo da Cipriano di Cartagine («Ciò chc riguarda tut- cale o universale, deve simbolicamente riassumersi nella funzione di un
ti devc essefe trattato da tuttil>) ed è stato opportunamente ricordato da responsabile che diventa la personific azione di tutto il corpo. Nella par-
padre Congar. Cipriano aveva assunto come massima quella di non de- rocchia è il sacerdote a giocare questo ruolo, nella cliocesi è il vescovo,
cidere niente secondo la propria opinione personale, senza il consiglio pcr la chiesa universale è il papa. I1 papa non è un super-vcscovo, è il
dei sacerdoti e dei diaconi e senza il suffragio del suo popolo'. Questo vescovo dclla chiesa di Roma e, con il titolo di successore cli pictro e
popolo è titolare di una responsabilità globale che si può esercitare in Paolo, presiede il collegio dei vescovi e la chiesa universalc: ha come
manicra diversa attraverso le relazioni fra le Chiese, e che può fondare prima funzione quella di conservare quest'ultima ncll'aurenticità clella
delle iniziative legittime e dei ministeri. fede evangclica e nella comunione della carità.
Ma nella Chiesa non tutti possono fare tutto ed il popolo non rea- un similc funzionamento è originale c può sembrare poco cartesiano.
lizza spontaneamcnte il bene conìune. Esso ha bisogno di essere go- I-o si potrebbe riassumere nell'espressione "regirne ù [Link]à" . I

vernato, vale a dire all'occorrenza mantenuto nella fedeltà e nella carità Essa suppone uno scambio cosrante di carità nclla vita della Chiesa e clel-
e nutrito dei doni di Dio che sono i sacramenti. Ecco perché è circon- lc chiese. Di questo scambio, i vescovi costituiscono la chiavc <li volta:
dato cla un collegio di rninistri,la cui origine è il collcgio dei dodici apo- da una parte, cssi fanno risalire verso Roma il scntire cristiano clel loro lil

stoli. La dimensione collegiale - c gerarchica - dell'autorità è espressa popolo e, dall'altra, devono trasmettcre al loro popolo ciò che viene dal-
molto nettamente nel Nuovo Testamento, come mostra la riunione di la chiesa universale, o al ritorno di un concilio o in ragione dclla loro re-
Gerusalemmc (At 15), in cui gli apostoli e gli anziani dovevano pren- lazione con il papa. Questo scambio assumc forme cliversc nel corso «lel-
derc insieme una grave decisione riguardante [a libertà cristiana nei ri- le epoche. Può anche conoscerc delle disfunzioni, se l'equilibrio fra pri-
guardi delle osservanze ebraiche. Si può considerare quest'assemblea mato, collegialità e comunità non è sufficientemente rispettato.
come il modello tlci futuri concili. Nella Chiesa la collegialità si è or-
ganizzata a un duplice livello, la collegialità dei vescovi, che ha autorità -------------------l

sulla Chiesa universale, e la collegialità presbiterale (presbyteriurn), Ijautorità esercitata in una chiesa assai maugioritaria, tendcnte a c.n[rrn- i

che si attua in ogni dioccsi. La dimensione collegiale si è espressa, ncl tlcrsi con I'insieme della [Link], aveva eviclentement.,. una
l)()rtato p,r- i

litica. (ìli stati n.n all'.[Link] [Link]


se ne clisintq'essavano e ciir ftr j
corso della storia, attraverso i sinocli locali e regionali, nei quali un grup-
"krtta per le invcstiture": i governi civili v«rlcvano avcre [Link] in calritolo
po di vcscovi assumeva le decisioni localmente necessafie, poi attravef-
nella scelta dei vescovi. Quest«r ptrnt. è rimast. molto sensibile, fino ai con-
so i concili ecumenici, che radunavano tutti i vescovi del mondo. Oggi
c«rrdati dei tempi moclerni. D'altra parte, i nazionalismi hann. segnato la
il funzionamento regolare delle conferenzc episcopali può essere para- vita c'lella (,hiesa - ad esempi. in Francia il gallicanesimo * ed alimenrar<r
gonato a quello degli antichi sinodi regionali. Questa dimensione col" Lrna competiz«rne fra Roma e l'elriscopato. Un conflitto poteva anche aprir-
legiale deve ispirare l'intero funzionamento dell'autorità all'interno dcl- si lra ilconcili. e il pontefice, c()me accaclde ,cl XV sccolo, durante il gran-
la Chiesa. .lc scisma d'()ccidente. Quantl. <jrre . rrc papi si clisputavano il seggio di
Ma nel collegio degli apostoli Pietro ha una funzione ed un'autorità l)ietro, il concilio si senriva investito clalla responsabilità cli rista[ilire l,tr-
particolari, sottolineate in numerose tradizioni del Nuovo Testamctt- nità. Da qrri ad affermare la superiorità del concili. srl papa il
1>asso era
to: è incaricato di confermare i suoi fratelli, riceve un'investitura parti- lrreve. Sap;riamo anche che alcuni conclavi non finivano mai perché i car-
rlinali si contrastavan. I'un l'altr. per far pesare la loro influenza. Ecc. per-
2CypriendeCarthage, I'cttre14,4,p.42([Link] Cartagine, Lelettere.p'1l)\' t'[ré, [Link] oggi, i cardinali rimangono segregati finché non "hanno" il pa-

240 Inaito a cnd,'rr l/ ruranttnto tlcll'nrltnc c i ministtri nclla Ol:icta 241


-t7
pa, sec()ndo la nota espressione. Madame de Sévigné ha scritto su questo 4. Il fondamento ultimo di ogni autorità e potere nella chiesa
argomento una deliziosa lettera a suo cugino Coulanges, scandalizzato ol-
re ogni modo dalle infinite peripezie di un cc,nclave. Ella offre una bella Queste ultirne spiegazioni hanno sottolineato in che cosa l'autorità
lezione di fede e nello stesso tempo di fredda lucidità: nella chiesa resti soiidale con ogni esercizio dell'autorità nelle società
umane. Essc hanno mostrato anche la specificità del caso ecclesiale ri-
<<E su quei grandi oggetti che devono condurre a Dio, voi vi trovate im- spetto ai funzionamenti senrplicenìente umani. Infatti, I'autorità clella
Ltarazzat<t nella vostra religione da ci<ì che accade a Roma e nel conclave: chiesa ha un'originc c un destino divini. Se si può dire che, in un cer-
mio povero cugino, voi vi ingannate. FIo sentito dire che un uomo di otti-
to qual modo, ogni autorità politica proviene da Dio (Rm 13,1_2),
mo spirito trasse conseguenze ol)poste [ . . . ] e concluse che bisognava che
la religione cristiana fosse proprir) santa e tutta miracolosa, per sussistere
l'autorità all'interno della chiesa proviene ,J,alla rivelazrone colnpiuta
così, da sé stessa, tnmezzo a tanti disordini e profanazioni. Fate dunque nclla persona del cristo. Questo punro delicato merita una parricolare
come quell'uomo, traete le stesse conseguenze, e pensate che questa stes- attenzione).
sa città è stata un tempo bagnata dal sangue di un numero infinito di mar- L autorità nella chiesa è un dono di Dio padre, che le viene cla cri-
tiri. [ . . .l Credete che, per quante man()vre si c«rmpiano nel conclave, è sem- sto e diventa attivo in essa attraverso lo spirito santo. citiamo qual-
pre lo Spirito Santo a fare il papa? Dio fa trrtto>>r. chc testo del Nuovo Testamento che esprirne questo dono: <<Andate
àr'

li dunque e ammaestrate tutte le nazioni, bauezzandole nel nome clel pa-


'*
I; dre e del Figlio e dello spirito Sanror, (Mt 2g,19).
euesta aurorirà ri-
La continua centalizzazione che si è prodotta ne7la Chiesa d'Occi- guarda l'insegnamento della fede e dei comandamenti di crisro, così
§ co-
dente sin dall'Xl secolo ha contribuito a far risalire l'aurorirà, all'inter- ,,&,
4
me i sacram enti, fra cui il battesimo. euesta parola, pronunciata dal Ri-
no della Chiesa, sempre più verso l'alto. Lautorità dei vescovi si è ri- sorto, «:ra stata preceduta da altre due nello stesso vangelo, una rivolta
$
-:Bl
dimensionata a vantaggio di quella del papa. Nella riflessione teologi- a Pietro e l'alrra ai discepoli: <<A te darò le chiavi del regno «lei cieli, e
ca, il trattato sulla Chiesa diventava, secondo le parole di padre Congar,
tutto ciò che legherai sulla rerra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scio-
una "gerarcologia". Della Chiesa si ricordava solo I'organismo ministe- # glierai sulla terra sarà sciolto nei cieli>> (Mt 16,19); <<In verirà vi dico: tur-
riale visibile, con la rappresentazione piramidale del papa, dei vescovi,
to quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto
dei sacerdoti e, all'ultimo rango, deibattezzati. Questa concezione si è
quello che scioglierere sopra la rerra sarà sciolto anche in cielo>> (Mt
tradotta sul piano sociologico.
18,18)' Questo linguaggio più semitico si trova in qualche modo tra-
Il Concilio Vaticano II, nella sua costituzione sulla Chiesa, trattain-
dotto in una terza parola: <<Ricevere lo Spirito Santo>> (Gv 20,22). I te-
nanzitutto del popolo di Dio, il popolo detbattezzati, prima di occu-
sti citati hanno dato luogo a interpretazioni diverse, e talvolta clivergenti,
parsi della gerarchia ecclesiastica, al fine di mostrare che la solidarietà
l'ra le confessioni cristiane. Ricordiamo qui solo I'attestazione dell'ori-
cristiana è più importante della specializzazione delle funzioni. Ha vo-
gine divina dell'autorità nella Chiesa.
luto riequilibrare il ruolo della collegialità episcopale nel suo rapporto
con il papa. Ha messo in auge la responsabilità del laicato. Così faccn- Ma questa autorità, originale nella sua origine come nella sua finalità,
do, ritorna al pensiero dei Padri della Chiesa. Già Cipriano diceva: <<ll ,on può essere esercitata alla maniera delle autorità mondane. Essa è
vescovo è nella Chiesa e la Chiesa è nel vescovo>>a. un'autorità di servizio e ha come esempio l'autorità di cristo servirore
(Fil 2,7-11), il quale clice ai suoi discepoli:

'MadamedcSévignéàMonsieurde(loulanges,26 luglio 1691 ,Lcttrcs,Paris, Ilachettc, lll(,2,


t. X. pp.4(r-47.
a Cyprien
de Carthage, Lettre 66,8, p.226 (tr. it S. (-ipriano di Cartagine, Ir tcttt,,, 'Su questo punto, si veda il (ìruppo di Dombes, «LJn solo M,testror. L,autorità Jttttrinulc
p1p. )94.395),. t, lh Chiesa (2004) , Eilchiidion (Ilcumenicun .10, Bologna, EDB, 2010.

242 Inuito a cn',lt'n' l/ srtcritruento tlell'oruLne e I nunlsteri nella C),hiesa 24)


t
I re ,lelle nazioni le gc,vcrnano, ecokrro che hanno il potere su di esse si lìrn-
no chiamare benefattori. Per voi non sia così; ma chi è il più grande tra
per<ì Ci occorre quindi avere la pazienza di rileggere le diverse testimonian-
voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. lnfatti ze, al fine di discernere il punto nel quale converpl()no e permettono di rag-
chi è lriir [Link], chi sta a tavola «r chi serve? Non è lbrse col-ri che sta a ta- giungere la lonciazione della stntttura ministerittle nclla (lhiesa. Questa pra-
vola? Eppure io sto in rnezz() a voi come colui che serve (Lc 22,25'27). tica e queste analisi poranno apparire comlrlesse. Ma esse apparteng()n()
alle esigenze del nostro tempo (che non prrir accontentarsi di risl)()ste tr()l)-
Gesù ha illustrato egli stesso questo comandamento lavando i piedi po facili) come a quelle di quest'(]pera, che intcnde risalire ai fondamcnti
dei suoi apostoli prima della sua passione: della lede cristiana. Dobbiamo mostrare il leganre fra la vita delle comu-
nità apostoliche e il radicament() nella scclta dei Dodici da partc di (ìesù
Quando dtrnque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovtl dei ministeri che vi operano. Scoprirem<'» egualmente che il {unzionamen-
e disse lolr: <<Salrete citì che vi ho fatto? Vri mi chiamate Maestr«r e Signo- to clell'aLrtorità ha crcato difficoltà sin clall'eproca apostolica.
re e rlite bene, lrerché 1o sono. Se cJunque io, il Signore e il Maestro, ho la-
vato i vostri piedi, anche voi dovcte lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato
inlatti l'escmprio, perché comc ho fatto i«r, Iacciate anche voi (Gv 13,12-15).
1. Il punto di pafienza; da Gesù ai suoi discepoli
Linsegnarnento di Gesù ai suoi apostoli è dunque inequivocabile.
Colui che comanda deve essere come colui chc serve. I-autorità che vie-
I Vangeli ci offrono evidentemente [Link] di tutto: tutto par-
ne da lui è un'autorità di servizio. I papi hanno persino conservato que-
te da Gesù e dall'autorità che egli riceve sin c'lall'inizio della sua vita pub-
sto titolo ufficiale: "Servo dei Servi di Dio" (seruus seruoruT?t Dei). Que-
blica da suo Padre durante il suo battesimo. Egli la esercita proclamando
sta è l'immagine di tutta l'autorità nella Chiesa. Ma Gesù era senza pec-
il regno di Dio e operando, con le sue parole ecl i suoi atti, pcr la venuta
cato e i responsabili della Chiesa non lo sono. Non sono al riparo dalla I
dcl regno cla salvezza dell'umanità. La sua autorità è il modello di un'au-
tentazione che ogni potere rappresenta. Lattuazione di questo ideale
torità di servizio.
attraversa inevitabilrlente clelle vicissitudini storiche. Ma nulla può giu-
stificare che non sia più oggetto di un desiderio appassionato.
In nome della sua autorità Gesù ha scelro i Dodici, daro storico in-
:r contestabile;fa condividere loro la compagnia di una vita comune con
lui, ncl corso dclla quale li ha istruiti e formati; ha istituito in loro prc-
ù
II. UNa RILET-TUM DELLE'I'ES1'1M()NIANZE suLL IST'II'uzIONE senza l'ultima cena e ha dato loro il comandamento di rifare dopo di lui
s cio che egli aveva fatto; non ha risparmiato loro la prova della croce,
DLI MINISl'LIÙ NLL NUTIVTI TCSTAN,T,NTTI
l-:
scandalosa pcr la loro fede; li ha riuniti dopo la sua risurrezione per far-
I-linsegnamento del Nuovo Testamento sui ministeri nella Chiesa è & ne i testimoni privilegiati; li ha inviati in missione; ha promcsso loro e
C
lungi dall'essere chiaro quanto quello sul Cristo. I testi ci parlano in- # poi ha inviato lo Spirito Santo alla Pentecosre. La clottrina classica ha
nanzitutto di lui; non preclicano la Chiesa, se non nella sua appartenenza 's visto nell'ultima cena l'atto istitutivo, da parte di Gesù, del rninistero
al rnistero di Cristo, del quale essa ò il corpo. Sul piano pratico i testi * sacerdotalc. Oggi, senza per nulla negare I'importanza dclla presenza
parlano della Chiesa in maniera incidentale, quando un problema fa $r
k clei Dodici all'ultima cena, si vede piuttosto l'istituzione del sacramen-
emergere il tunzionamento dellc responsabilità. Dobbiamo tener con- &
f to dell'ordine nella totalità dclla formazionc ricevuta dagli apostoli nel
to della duplice testimonianza dei Vangeli stessi e delle Lettere di Pao- &
.*
é
corso della loro vita comune con Gesù.
lo. Ora fra gli uni e le altre sembra a prima vista esserci una certa di- ,T
Questa autorità che gli è propria Gesù l'ha affidata ai suoi discepo-
stanza. Le cose sono più complesse di quanto l'interpretazione tradi- s li, inviandoli in missione, poiché a partire dalla Pasqua non la esercita
*.
zionale lasciasse pensare. I piu in maniera visibile. Questa trasmissione, o devoluzione, è una de-
tr
lnuito a cr«ltrt É
244 f ll sacramento dell'ordine e i ministeri nella Chiesa 245
§
i.
)
ill7

lega. L autorità dei ministri della Chicsa sarà quindi sempre l'intenden- da quello dt prcslryturr.r, se norì per il fatto che lo si trova al singolare,
za ola luogotenenza di "sostituti procuratori" che rinviano all'unico mentre generahncntc i prcsbitcri sono nominati al plurale. Una volta
Maestro e Signore. Essa potrà essere gestita solo mediante il dono del- vicne abbinato alla funzione dei servi o diaconi (Fil 1,1). Troviamo an-
lo Spirito. È offerta innanzitutto ai discepoli diretti di Gesù, quindi ad che il termine presidcnlc in alcune epistole paoline, oppure igùmeno,
altri come Paolo. Essa supera la generuzione apostolica e si trasmette "guida" nella Lettera agli Ebrei (hegoiltnenoi, l),7 .Il .24).
alle generazioni future perché la Chiesa rimanga fedele all'apostolicità In compenso, il termine preslrjteros è impiegato sessantacinque vol-
fondatrice (si leggano le Lettere di Paolo ai Colossesi ed agli Efesini e te:etimologicamente esso significa"aflziano" e rinvia alla funzione dei
le Lettere pastorali)6. responsabili delle comunità sinagogali ebraiche. All'inizio questo ter-
Questo dato primo e fondamentale è quello al quale bisogna sempre mine è di uso corrente solo nellc comunità giudaico-cristiane. Non si
risalire per rendere conto del fondamento di ciò che verrà chiamato, trova nelle lettere propriamente paoline, ma appare nelle cosiddette let-
molto più tardi, il sacramento dell'ordine. È.[Link] che l'immagine tere pastorali.
dei Dodici rimanga, nelle Chiese del Nuovo Testamento, il riferimen- Il grande assente da questo lessico è il termine propriamente sacer-
to originario dell'autorità e della missione, anche quando sul piano sto- dotale hierelts, sacerdote nel senso dell'Antico Testamento, che desi-
rico la coesione del gruppo dei Dodici è venuta a mancate. Ma que- gnava coloro che sacrificavano le vittime animali nel Tempio. Non è mai
st'immagine rimane generale e non ci fomisce ancora un'idea della strut- utilizzato per i ministri della nuova alleanza. Questo termine è appli-
tura concfeta della Chiesa con la diversità dei suoi ministeri. Ci occorre cato solo a Cristo (Eb 1,1), nostro grande sacerdote, poiché egli è colui
dunque osservare più da vicino la vita delle comunità primitive nella lo- il quale, attraverso l'offerta della sua vita, ha abolito le antiche usanze
ro genesi. sacrificali, figure del nuovo sacrificio, il sacrificio che consiste nel dono
di sé e di tutta la propria esistenza.

2,lJna terminologia molteplice, conseguenza di una novità radicale


A questo silenzio generale, e certamentc intenzionale, non si vede che
un'eccezione, là dove Paokl scrive: <<a causa della grazia che mi è stata con-
Se interroghiamo le Lettere di san Paolo, vediamo delle comunità
cessa da parte di l)io di essere un ministr<> di (ìesri (iristo tra i pagani, eser-
funzionare con molteplici organizzazioni e ministeri dalla terminolo-
citando l'ufTicio sacro del Vangelo di l)io>> (Iìm 15,15-16). Ma egli non ap-
gia molto [Link] ditikonos, che vuol dire "servo" o "ministro",
plica questo termine ad un rr-rolo cli "sacrificatrlre", bensì all'annuncio del
è impiegata a proposito di Cristo stesso (Rm 1r,8), poi di Paolo (Col Vangekr. Si ritrova anchc il termine "sacerdozio" (hierdteuma) per il saccr-
1,2)) e di Febe, "serva" a Cencre (Rm 16,1)'. Dirikonos rimane un ter- 1l

dozio regale (Ap 1,6 e 7Pt2,c)) di tutti ibattezzati. È tr..,tt.', il popolo di Dio
mine molto generico, che corrisponde al significato di "servitore". .!
ad essere costituito in sacerclozio, poiché in virtù del suo battesimo esso puir
i{
Incontriamo anche la triade paolina di lCor 12,28, che enumera gli :,)
ii vivere come un sacrificio spirituale perpetuamente offerto a Dio (Rm 12,1).
apostoli, i profeti e i maestri. Questa triade si amplierà a cinque termi-
ni in Ef 4,ll-12, che aggiunge g]i euange listi ed i [Link] termine
episkopo.r, che diventerà "vescovo", è poco adoperato, cinque volte sol- Questa assenza del riferimento sacerdotale nella designazione dei mi-
tanto, e non è un termine tecnico. Il suo significato non è scindibilc nistri è molto significativa: il Nuovo Testamento rifiuta di riprendere,
per essi, la terminologia sacerdotale del Tempio di Gerusalemme e del-
r'Mi ispiro in questo paragrafo al documento dcl Gruppo di Dombes, citato più sopra, nn 3{)5- l'antica Legge, nella quale vi erano dei sacerdoti che immolavano le vit-
)1), pp. 1)8-141. time. Questo regime è abolito dall'unico sacrificio del Cristo. Il mini-
'Sarebbe probabilmente troppo preciso tradurre con "diaconessa" nel senso chc questa prt-
rola ha rrssunto nella Chresa antica. stero della nuova alleanza è qualcosa di nuovo ed originale.

246 I nuib a crc,lt'n' Il sat'arucnto dell'ordine e i nrinisteri nella Chiesa 247


le Chiese nella storia restino libere di organizzare i ministeri a loro
Ma qLri Ie lingue moderne ci inducono spesso in errore. La duplicità les- modoro. In termini moderni le Chiese di oggi sono legate dal sacramento
sicale del Nuov«r 1èstamento, presfiteros e biereùs, sfocia molto spesso in dell'ordine?
un'unica terminologia che confìrnde i due significati: da un latg, abbiam<r
il registro del responsabile della comunità che si chiam a " a1ziano" " p/e'
sbjteros in greco, presbyter in latino, "presbitero", che diventerà "prete"' Raccogliamo dunque alcuni risultati di fondo, convalidati dai testi.
I)all'altro, moviamo il registr«r del sacerdozi«r cultuale e del sacrificio che è 1. [Jn dato risalta nettamente, è llfatto contunitario, vale a dire la re-
qtrello clcllo hiereùs in greco, del sacerdr,,s in latino e che diventa, in italia- sponsabilità attiva dell'insieme dei men-rbri della comunità al scrvizio cli tut-
no, "sacerdote" come sinonimo di "prete". Due etimologie mttlttl diverse ti. Ma, siccome non tutti p()ss()n() lare tutto, si constata una specializza-
fanno posto ad un solo e medesimo vocabolo. IJaggettiv«r ctlrrispondente zione cli alcuni menrbri in tale o tal altra l'unzione in ragione dei krro cari-
è "sacerclotale" nei clue casi. Inlatti, sacerdr-ttale ricoprirà molto ampiamente smi (doni di guarigione, di assistenza, di dirczione, del salrer parlare le lin-
il termine originale, che è prcsbiterales. gue, si veda 1(lor 12). La "ministerialità" o la responsalrilità riguarda tut-
ta la (lhicsa. 'Iutta la comunità è in sitrrazione di servizio (diakonitt) del Van-
gelo per il mondo. (]rresta ministcrialità è solidale con la missione rlell'a-
La molteplicità lessicale mostra da sola la difficoltà di trovare una de- postolicità clclla (lhiesa, solidale anche per il fatto chc tutta la (lhiesa è Lrno
nominazione corrispondente al ministero del Nuovo Testamento. In strlrmcnt() cli salvezza per l'umanità. Qr-rcsta csigenza primaria dell'csistenza
ogni caso, al termine della sua redazione, la Scrittura non ci ofTre la tria- cristiana ftrnda il liolire di Lrn cert() numcro di servizi o di ministeri in frrn-
zionc dci doni multifìrrmi dello Spirito. Questi ministcri son() un lLrogo di
tle "vescovo", "saccfdotc" e "diacono", anche se conosce le tre parole
iniziativa neccssari«r pcr la vita della (,hiesa. Possiamo parlare qui, anche
in ordine sparso ed una volta il binomio "episcopi" e "diaconi"; né ri-
se l'esprcssi<rne è contemp()ranea, di ministeri battesimali, tìrndati nclla stes-
troviamo il termine "sacerdozio" applicato ai ministri.
sa esistenza cristiana. l)unque non bisogna conlirndere minister() e mini-
ster<> ortlinato. Qrresti ministeri si krndano srr rlci carismi, vale a dirc rlei
doni dello 51;irito, ma diventano ministeri sokr se hanno una certa stabilità
l. I ministri nella struttura della Chiesa e s()n() visibilmcnte riconosciuti nella comunità ecclcsiale. N<>n è possibile
()l)[)()rre carisma c ministcro. Poiché se ogni carisma non ò nccessariamen-
A prirna vista siamo dnanzi ad una tale diversità, di figure e dt orga' te un ministerc, ogni n'rinistero è carisma, cioè dono gratuito di Dio. Que-
nizzazioni che ci si potrebbe chiedere se esista dawero, a monte di tali sta rcslronsabilità dei laici non deve cssere climenticata, nella coml>rensi.r-
diversità, un2 struttura fondamentale della Chiesa, per quanto concer- ne della (ìhicsa oggi.
ne i suoi ministeri. La questione è stata oggetto di numerosi dibattiti, 2. Non si possono ()pp()rre duc strutture ecclesiali diversc, l'trna chc sa-
negli anni che hanno seguito il Concilio Vaticano II'. La posta in gio- rebbe pLrramente "carismatica" e spontanea, nelle comunità paolinc, e l'al-
ffa che saretrbe "istituzionale", nellc comunità giudaico-cristiane. Ad esem-
co è alta, poiché il problema è quello di sapere se i ministeri nella Chic-
pio, dci ministri locali ecl istituiti esistono nclle comunità paoline: essi <<1a-
sa trovino un fondamento normativo nel Nuovo Testamento oppure sc
ticano>> e s()n() <<a cap() ciella [Link]ì» (1'Ils 5,12;[Link] 16,15-1('). Quesre
dispongono <1i apostoli, di proleti e di maestri. Paolo si dichiara solidalc
, (n. 28), perlèttamente comprensibilc
Questo è tanro vero che una frase di Lurnen gentiurt
(prr''
conlèrendo ai sostantivi latini il loro senso etimologico, divienc di fatto una tautologia: i preti r')
'Iestamento. Questa ricerca presuppone delle raflìnate analisi testuali, condottc con un rnetodo prccis,r.
sbyteri) s()t\o dei vcri preti (srcerdotes) del Nuovo
, Fu in particolare l'obiezione di }lans Kùng presentata in maniera troppo semplice: n()lr tr{r I lo cercato di condurre questa ricerca, qualche anno lì, sulla basc di studi lìtti da esegeti di rne-
viamo in .ri, lrrol , né vescovi, né presbiteri, ma solo ministeri carismatici, lrutto della spor)turrcilil \ticre per ciascun librctto o ciascun gruppo di librctti del Nuovo T'estarriento. Quesri studi sono
,11,1rarsi ncl volurnc coÌlcttaneo, a cura tliJean I)elome, Le Mt)rustère ct lr,s Ministères selon lt, Nou-
delio Spirits. Quesra intcrprerazione, tuttavia, si fonda sull'impiego delle parole, piii cbe strll'rrr
telligelza dellc realtà. ltssa non conservà tutti gli aspetti già istituzionali dei ministeri ncl Nttovo t,ttu 7i'[Link]/ent. [)ossier ext;gtitirlut t't réflexton théoktgirluc, Pals, Seuiì, [Link] accontenrerò
'l'estamcttto l . Ii lìrrrrire in manicra sintetica qualche conclusione di questa rieerca.

248 Inuilo u t'rt',l,'n' ll utruttt'nto lell'c.,iline e i ministeri nella Chiesa 241)


iti- cuni, chc sono collcgialmentc investiti della responsabilità globale e prin-
con tutri questi Ll()mini e ne prende le difèse. Invia anche dei compagni
l'au- cipale della vita di tutta la (lhiesa, che la presiedono, che la manteng<rncr
neranti e Jei collaboratori (Apollo, Barnaba, Timoteo), che esercitano
nell'unità e nell'autenticità della fede, e tutti i memt>ri della comunità. Que-
torità in su() nome. Infine Paokr, fondatore di queste chiese, rivendica
preci- sti ministri hanno un duplice rifcrimento, la pers<.rna di Gesù che li ha in-
un'autorità cli alltlstolo e la esercita in maniera vigorosa' Le ct>se si
j

viati e^ ilil dono


,,:..r: dello Q*i-ir^
-l^-,-.1-ll^ Spirito che L.,---, ricevtrto.
-,....: hanno
^L., essi -i--,,,,t.- Tl l.--.- ministero
Il krro *:^:-*^-^ meri-
*^-:
sano e si istituzionalizza1,c,nelle lertere pastolali, in cui il redattore
fa af- ji

di r-rna ta di essere chiamato apostolico, poiché risale agli apostoli. Ma esso si


lermare con forza a Paokr l'origine divina della sua nrissione e lrarla "r.r- i

vcde qui cita in una Chiesa che è apostolica nella sua interezza, poiché essa c<rnser-
imposizione delle mani pcr l'investitura dei suoi collaboratori. si
i

com;rrende va la [eJe dcgli a1r«rstoli.


.or."." il passaggio da una collaborazione diretta, che non sc-

gni cli investitura, ad una successione regolare, che richicde talc segno.
Si

ì.rttu i., particolare di manrenere le (lhiese nella vera lede. Queste lettere
attestano anche l'istituzionc di "prcsbiteri", linguaggio nu«rvo
rispetto alle Il senso di questo ministero apostolico supera i bisogni clel buon or-
(2,3-4)
lerrere precedenti. La Lcrrera agli lìbrei clistingue lc antiche
gui,Je dine all'interno di una comunità. Esso significa e realizzal'iniziativa
(ìesù essendo l'ar-
dallc attuali, che si privano del sonno per la comunità, trascendente del Cristo rispetto alla sua Chiesa e permette a tutta la co-
di Pietro parla dei presbitcri come p'/-
ciguida (Eb 2,10). La Prinra Lettera munità di celebrare nel suo culto l'esistenza cristiana e di viverc il ser-
s t r.t r i ti servizio d i (lristo, che è l' a r cìp a s t ct r c (5,1
4)' -
vizio del Vangelo come un dono ricevuto. La Chiesa è il popolo chia-
l. Se risaliamo ai Vangeli, ma considerando l'epoca nella qLrale s()no sta- mato e raccolto, ma è anche la dinamica di quel raccogliersi, in un mo-
ti scritti nel cors,r clel I secokr, possiamo <liscernere alcune allLrsioni a
<:iò
vimento che non è mai del tutto compiuto. I suoi ministri sono coloro
che accacle nella (lhiesa tlel tcmpo. A quest'e1>oca il gruppo dei
l)oclici non
che hanno il compito di convocarla e di raccoglierla. Sono chiamati
csiste più c<.»me tale e si è clisperso, c()me mostrano gli Atti degli Apostoli
(At .lella scelta
"apostoli ", "evangelisti", " amministratori ", " ambasciatofi", " p resi-
a parrir.c clall'inizio delle nrissioni paoline 8). In occasione
denti", "guide ", "pastori". Tuttc queste parole esprimono una luogo-
.l"i S"tt" (= i diaconi) s()n() anc()ra i l)odici a prendcre la dccisit»re' Ma a
(At 15), si parla degli tenenza: i titolari agiscono in nome del Cristo, che è il solo pastore
proposito tìella grande assemblea di (ìerusalemme
oop<.rrt,lli e degll anziani>> in generale. Allo stesso moclo, Pa«rlo
ritorna a del gregge. Essi sono <<ministri di Cristo» (Col 1,7), <<collaboratori di
(ìerusalemme l)ef essere ricont'»sciuto nella sua missione dalle ..colonne di Dio» (1Cor J,9), <<amministratori dei misteri di Dio» (tCor 4,1), <<mi-
i
(ìcrLrsalemme>>. ()ra ivangeli insist«rno molto sulla scelta dei Dodici da nistri della nuova [Link]>> (2Cor -J,6), <<ministri della riconciliazione>>
partc cli (,resù prima tlella Pascltra, sul numero simbolico dci Dodici che (2Cor 5,18).
'j

,u1',1,,r"[Link],rn,) il .,r.,r,) di Dio e giudicheranno le dodici ffibù d'I-


1>op«rlo I compiti del ministero apostolico si organizzano attorno a tre assi
,.r"1". Qu"r, aval<trizzazit)ne m()stra bene che i Dodici c()stituiscon() l'ori- t1
che costituiscono un'unità concreta.
gine dcl ministero nellrr (lhicsa, stro primo tondamenro' In <ltresto
gruppo
+ 1. II ministero apostolico è innanzitutto un ministero della parola,
I-".g" la figura «li pietr. come c«rlui che è la pietra lbndante della Chie- 'ffi
f, l'annuncio ufficiale ed istituziorale del Vangelo vivente. Esso implica
(Mt 16'18-19)' pri- ,s
sa. Gesù gli dona potere ecl autorità per legare e slegare un insegnamento e comprende una dimensione profetica.
ma ,li .l,rnarli più globaLrente agli a;rostoli
(Mt 18,1tì). I Vangeli, ivi cttm- s
,* 2. Il ministero apostolico è anche ministero di presidente, di guida,
preso quello di Giovanni (con f investitura di Pietro in Gv 21)' vogliono
,#- di sorvegliante (è il senso della parcla "episcopo") e di pastore. Costui
L,rr,.r." che i Dodici stabiliti da (ìesù sono i garanti della legittimità del-
fi veglia sull'unità dclla comunità e sui suoi legami di comunione con gli
l'autgrità stabilita nelle (lhiese t1t4r«> la scomparsa Ji questo gruppo' Essi È
gruppo de- 6 altri. Il suo ufficio comprende anche la presidenza della preghiera e del-
resrimoniano chiaramenre della responsabilità particolare del
gli apostoli nei riguardi di ogni Chiesa' Yi
l'assemblea liturgica. Compie i gesti nei quali si porta a compimento il
+. s" queste comunità hanno delle organizzaz]x>ni differenti,
esse con()- clono dello Spirito: gli apostoli battezzano ed impongono le mani.
scon() tutte una stessa struttura ministeriale, vale a dire un rapporto frala/- l. Infine, il ministero apostolico conta anche un certo numero di ser-
lnuito a crt'tltn ll. sacrtmt'nto [Link]'ortline c i ninisteri nt'lla Ohicsa 25t
250 #
Ii
IF rl
]IIIII

1,,
t.
III. QualcllE INDACIINE sr()RICA
di assistenza temporale' Que-
vizi concreti resi alla comunità e di servizi "Sette" (At
1,

sta 4imensione ,li,tJ"'i" a"a


luogo all'investitura dei Un sacramento è una realtà concreta e comunitaria che si vive den-
1l

1l

6)".Iministeroapostolicodevesempreconservarel'aspettodell'umi- tro la storia,lo abbiamo visto. Le sue forme evolvono inevitabilmente;


le servizio, sull'esempio di Cristo' come per gli altri sacramenti, è bene percomere, un po' per sommi ca-
r/

---'-'------"---'--i pi,le grandi [nee evolutive del sacramento dell'ordine, che hanno con- ,

i___._.-____-_.._____ la presitlenza-clell'eucaristtl n tribuito a renderlo così come lo vediamo oggi.


i (luri<rsamcnte ai nttstri occhi' ':'*t1 ìl i
nel qtralc si vede Paoltr
S^ltt'ì':; i'"pi'"aì" di Trt'at'lc'
una certa ombra. è mutc'r
dc'l pane (At 20'7'1t.)'il Ntrovo'l'estamento
;;;ìi";";[Link],''n" 1. La successione apostolica ir
[Link].t..,.i.i-.,.[Link];lresidenzadcipastinellatra-
a regole di pre-
ed obbedisce
dizione ebraica n,r., a *oi in.c-iata all'arbitrio li
paclre o il pa<lrone di casa a presieclere' La preoccupazionedella successione degli apostoli dopo Ia loro scom-
[Link] rigorose. t., futigiio e il
Ne1 grLrp- parsa si manifesta nettamente negli ultimi documenti del Nuovo Testa-
I

è il piir anziano a prcsir:dcre'


Nelle associazi,,ni fraternet'' ofl1it"li (ìcsir che pre-
;;;i; lìrrmato ,]u t;"'i' e «lai stroi discepoli è sempre mento. Lirnposizione delle mani ne è il segno. Essa corrisponcle ad una i

;;ì che' dopo ltr scomparsa di


(lcsù' fosse
siecle. Si ptrir naturalm"n" p"nto'" dornanda vitale per la Chiesa: che cosa sarebbe divcntata, una volta
[Link],altriap<lsttlliediministriesercitantilapresi- scomparsa la generazione dei testimoni di Gesù? Laffermazione di que-
dcnza clella comunità' l)ialtra p"i"'
l' cocrenzà dei c]ati del Nuovo'I'esta- sta successione si riuova per la prima volta in Cleinente di Roma, uno
fra l'annrrncit, Jclla no,"]1.1.'li l)i:.',:ll.1pre-
i ;'#,,ffiil;;'i';'.iazione [Link] d;l
dei primissitni vescovi di Roma, prima della fine del I secolo. Ci dice
<lell'etrcaristia, che è ttn annttncio t'[dl2
i ;ti"tr, j"ìi;."ii;:G*o..h., )ttn()re. -::],T:,,, che Cristo è stato inviato dal Padre e gli apostoli da Cristo. A loro vol-
e la
ra relazi<,nc s*trrrrrrare fra i ministri
i Hi: ta, <<lgli apostolil costituivano le loro primizie, provandole nello Spiri-
i com.,nirà r*" -,,lf::_::*l ::.-*1_*l"ll. to, nci vescovi e nei diaconi dei futuri fedeli [...] prevedendo esatta-
,...----.....-----..--
mente l'avvenirc, istituirono quelli che abbiamo detto prima e poi die-
Testamento articola la di- dero ordine che alla loro morte succedessero nel ministero altri uon-rini
Infine, il ministero apostolico nel Nuovo provati»'2.
la dimensionc presidenzia- i
ncnsione collegialc, largamente attestata'.e
di Pietro in mez- Questa testimonianza è capitale, data la sua antichità. Ireneo si in-
i;; ;*""r1", .h" è un segno di unità: t'ale è il ruolo scriverà a sua volta in questa prospcttiva, stilando la lista dei vescovi
puoto nelle sue Chiese. Tutravia, la triade tra- i
zo ai Do<lici o quelo?
è una cristallizzazione che supera di Roma succedutisi a partire dall'apostolo Pietro. Egli si dice capace
clizionale vescovo, sacerclote, cliacono
iui"r,[Link] del Nuovo Testamento'
Essa sarà opera delle prime co- '-l di fare la stessa cosa per le altrc Chiese. Per lui la successione apostoli-
degli e dei testimoni originari ca, nel pieno senso del termine, annovera tre requisiti: una successio-
munità che, dopo lu [Link]
"o*pu*a ne legittima, che si inscrive nella catena di coloro che si sono pubbli-
cliGesu,fronteggerannonuovenccessità[Link]à
così come è stato appc- camente trasmessi la successione alla testa della Chiesa a partire dagli
questa triade interprcta il ministero apostolico
.l"il" I,errere. Essa conferirà una fi- apostoli; il carisma della verità, cioè il dono della fedeltà all'insegna-
na descrirto alla luce ,leiVangeli "
organizzerà il rapporto fra rnento degli apostoli, ed in particolare la conservazione integralc clelle
sionomia concreta ai suoi clivàrsi compiti ed
Scritture, trasmesse con un'interpretazione autentica; infine, l'inte-
;rresidenza e collegialità'

!r Su quest. cpisodio si verla Chatles Perrot, zlprrìs fls us. La ministèrc


chcz les prenicts t l'rt el r rs,
'' Clénrent de Rome, Dpiue aux Cnrinthiens,42, 4 e 44,2, a cura di Annie Aubert,
(lerf, 197 1, pp. 16c) e I-t ) lrr. ir. I Padri Apos tolicì, pp. 77'7 E).
SCI 167, Pa-

Outrière=' zooo' pp' 155'15] )

[Link]. Paris, [,es [.c1itkrns tl""li;"ì;--Étiititns


lnuilrt a crtllut' *t ll stcrumt'nto tlcll'r,rlinc t' i ttinistei nclla Chiesa 25)
\ill
252
il I
l- Ff
grità inattaccabile della condotta o il dono preminente dell'amore, va- caristia agli ammalati. Possono anche annunciare la parcla e dare il
le a dire l'esempio di una vita secondo il Vangelo. Tertulliano ripren- battesimo, ma con il permesso del vescovo. Il loro ruolo più itinerante e
derà lo stesso schema di trasmissione. Ma siccome le Chiese si sono mol- il loro legame più stretto con il vescovo nc faranno <Ielle figure cli spic-
tiplicate e non tutte, ormai, hanno un apostolo alla propria origine, egli co nelle comunità e provocheranno la gelosia dei sacerdoti.
si servirà dell'immagine del margottare le fragolc. Una Chiesa madre in-
via un ramoscello a distanza che metterà radici a sua volta per fare
una nuova Chiesa. 1. La presidenza dell'eucaristia

A differenza del Nuovo Testamento, le testimonianze successive agli


2. La ttiadevescovo' sacerdote' diacono apostoli sono abbondanti, ed il loro principio ispiratore sembra essere
il seguente: colui che presiede una Chiesa è anche colui cbe presiede al-
Nei testi della fine del I secolo e degli inizi del II, constatiamo la pro- l'eucaristia di quella Chiesa (Hervé Legrand). In lgnazio, colui che
gressiva cancellazione di numerosi termini, come "profeti", "maestri", presiede è il vescovo; in Giustino, è il "preposto" o "presidente"; in Ip-
;'presidenti". I termini "episcopi" e "presbiteri" sono ancora equivalen- polito e Cipriano, è ancora il vescovo. Più tardi saranno i sacerdoti nel-
ti in lreneo. le campagne, poiché la comunità cristiana è troppo numerosa e troppo
La triade vescovo, sacefdote, diacono 6 gdslallizzata in Ignazio di An- dispersa per potersi riunire ogni domenica attorno al vescovo circon-
tiochia all'inizio del II secolo, ma non è ancora universale. Essa rinvia dato dai suoi presbiteri. È l'origine delle nostre parrocchie.
acl una tipologia mistica alla quale si ricollega I'immagine della cele-
brazione eucaristica: il vescovo che presiede rappresenta Dio Padre o il
Cristo; i sacerdoti rappresentano gli apostoli nell'ultima cena; attorno È in questo c()ntesto che assistiamo alla ripresa della terminologia sa-
ad essi, i diaconi assicufano il servizio. La comunità, in qualche ma- cerdotale che il Nuov«r lestamento aveva evitat«1. Si attua una compara-
niera, chiude il cerchio. La comunità nel suo complesso è il "santuario" zione fra i ministeri dell'antica Legge e quelli della nuova. In ragione della
presidenza dell'eucaristia, ma anche in ragione clel ministero della parola
o Gesù cristo stesso. Il vescovo assicura l'unità. si è parlato troppo in
assicurat<r dal vescov,'r, il termine "sacerdote" (biereils in greco, sacerdos in
frctta,a questo proposito, di un "episcopato monarchico", poiché il ve-
latino), <r "grande sacerd«rte" (archieretis, summus sacerdos o pontifex), è
scovo non è mai solo. Egli è sempre circondato dal presbyterium e dai
utTlizzat<-t a proposito del vescovo. In (ìipriano, vn sacerdos è sempre un ve-
diaconi. I vescovi, considerati come i successofi degli apostoli, gioca- scovo. Nel IV secokr il termine si estende ai presbiteri, chc presiedono «rr-
no un ruolo essenziale. Nel III secolo Cipriano safà il grande teologo l mai l'eucaristia nei villaggi. Si dirà che sono dei "preti di scconda classe".
della collegialità episcopale. .ii Ma nella mentalità corrente questo termine fttnziona c()me una qualifica
I presbiteri o i sacerdoti, che all'inizio circondano il vescovo, andran- iL{

attribuita al vescovo, e n()n come quella che gli dà il nome. Si dirà così che
no progressivamente ad esercitare un ministero di presidenza sotto la sua il vescovo è proprio prete della nuova alleanza.
aurofità in una comunità più piccola, nelle periferie delle città oppure in :f

campagna. Quanto ai diaconi,essi non sono diaconi del sacerdote, ben-


sì diaconi del vescovo e della chiesa. Essi non assicurano un servizio pa- iri

storale, né immediatamente parrocchiale; sono piuttosto degli agenti cli ;!


4. La nascita della coppia "chierici" e "laici"
collegamento a livello diocesano. Essi sono responsabili dell'assistenza
corporale, della distribuzione dei doni, dell'economato delle Chiese; as- i La distinzione di vocab olario ka chierici e laici è assente dal Nuovo
sicurano il corretto ordine nella celebraziofie eucaristica; portang l'eu- K
'lestamento. Ma ci siamo imbattuti in quella fra "alcuni" e "tutti", di-
s
§

254 Inuito a crcdt'n' ll sacramento dell'ordine e i ministeri nella Chiesa 255


E

stinguenclo i ministri incaricati della comunità e l'insierne di quest'ul- hanno eletti. <<Il laico è legato ai precetti laici>>, dice I'autorcr'. Sembra
proprio che I'opposizione soggiacente alla distinzione fra ministri e lai-
tima. Tutti i tnembri sono chiamati <<santi>>, vale a clire persone già
santificate dal dono dello Spirito Santo ricer,'uto con il battcsimo. Quan-
ci sia quella fra sacro e profano. La definizione del laico oscillerà sem-
pre fra il suo carattere sacro, in ragione del suo battesimo, e il suo ca-
do san Paolo si rivolge ad una Chiesa, saluta, per esempio, <<tutti i san-
(Fil 1,1). rattere profano, a causa del suo impegno nel mondo. Infatti bisogna sot-
ti in cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi»
comunità i tolineare anche che lo stesso Clemente menziona i laici come mernbri
Allo stesso modo, la Lettera agli Ebrei distingue in questa
clella comunità, che chiama altrove <<i fratelli, gli eletti, i chiamati, i san-
<<capi>> e i <<santi>> i),24).
tificati, la porzione santa, il gregge di Cristo». Rispetto al mondo i lai-
ci sono i membri del popolo consacrato, ma rispetto ai ministri della
Chiesa essi sono il popolo occupato nelle attività profane. Si può dire
Ncl Nuovo'T'csramcnro lo svilrrppo dell'idea della santità di ogni fcdele
clel (lristo si esprirnc nel tcma del sacerdttzio uniuarsale di trttti ibattezzati,
che la coppia chierici-laici sia il vocabolario che per secoli assunrerà la
chc abbiam,, già incontrato. [)ue testi parlano di qr-resti «rme di tln corpo clistinzionc, rilevata nel Nuovo Testamento, fra <<alcuni>> c <<tutti>).
rli sacerrl<rti: <<Ma l,oi siete /a stirpa cletta, il saccrdrtZirt rcgalc, l,t nazlone san-
ta, il popolo c'ha Dio si è acquistalrt perché proclami la operc' rnerauigliose
di
Irri che vi ha chiamato dalle tcnetrrc alla stra ammirabile ltrco,
(1Pt 2,')). Al' Il [Link] "laic«r" si ritrova nel III secolo in alcuni testi che insistono strl-
kr stesso mo<1o I'Ag,ocalisse parla del sangue clel Cristo ,.che ha latto di noi la sura climensione positiva, poiché 1'unzionc battesimale è già un'unzione
un rcgn() di saccrcloti per il suo Dio c l)arlre>> (Ap 1,6). Qttesto lingtraggio sacerdotale. ()rigene, dal canto suo, sottolinca che la distinzione fra mini-
(l-s 19,6), che stri c laici non è una garanzia cli salvczza. La vcra gcrarchia è spirituale. La
mtllt6 simbglic«r vienc dircttamcntc ilrrll'Antic6'ltstamcnt6
volta de1- 'I'radizionc apostolica, tcsto ili ritèriment«r sl)css() incontrato in qucstc pa-
()n()fava così la scelta .1cl elctto da I)io. Si tfatta
1r,rprrk,
qLresta

I'clezi<tnc rli ctrl«rro che hannt, ricer,ttto il hattcsim<, c s()n() lrerciò c()nsa- gine, testimonia cli rrn ministcro di clottt>r'e che y-lrrir esst:rc assunto rla un
crati a I)io. IÌssi lrartecilrano al sacerrkrzio di (,risto, al)l)arteng()no di pie- laico. I-'importante, allora, n«rn è I'investitrrra clericale, bensì la coml)eten-
no cliritto al "santrrario" dei sacerdoti di Dio c s()n() abilitati a rendergli un za per insegnare. ()rigene, scmpre laico, sarà c(x)l)tat() dai vesc«rvi clella Pa-

ctrlto r-liretto proclamanclo la sua loclc. Essi sono invitati a larc cli [Link] la lestina per c()mmentare le Scritture dtrrantc alcrrne celebrazioni litrrrgichc;
krr<:,vita un'offcrta pcrsonale a Dio (Iìm 12,1). Non si trarrzr cltri tli mini- ciàr [arà scandalo agli occhi cli alcrrni e condurrà all'ordinazione lrresbire-

ster6 sacercl<.,tale, come ha lrotrrt6 crcclere Lgtero, ma tli ,-rna partecipazio-


rale di ()rigene! La traclizione della (lhiesa ci ha conservato il rtrolo di rrn
Cri- ccrt() nrrnlero di laici che hanno riccvuto una carica d'inscgnament«r nella
ne esistenziale o <li ttna lìrrma di c«rmtlnionc con l'unico sacertlozio clel
responsabilità (.h i esa.
sro, trnic6 [Link] fra Dio e gli u1rmini. Ù un aspetto rlella
clei cristiani nclla (lhiesa c nel mgnclt, c c()ncerne ciascttno in particolare
così come il corlrt> clella (lhiesa nel suo insiemc'
I chicrici ed i laici vivono in una relazionc rcciproca al servizio di una
comune vocazione. Se i secor-rdi devono rispctto ed obbedienz'a ai pil-
Il termine "laico" appare per la prima volta in clen-rentc di Roma, mi, recigrrocamente i chierici sono fondanrenttrlrncntc al servizio dei lai-
dunque alla lne del I secolo. Egli inrerviene in un confronto fra i mi- ci e clel popolo intero. Sant'Agostino esprime la cosa al suo popolo con
,risteri che esistono all'interno della Chiesa e quelli dell'Antico Testa- questa formula meravigliosa: <<Per voi infatti sono vcscovo, con voi so-

mento, che contava i grandi sacerdoti, i sacerdoti, i leviti ed i laici. no cristiano. Quel nome è segno dell'incarico ricevuto, questo della gra-
Clemente invita la comunità di Corinto al rispetto dei suoi ministri, mcn-
zia. 1...] Pertanto, se mi compiaccio di esserc stato riscattato con voi
rre questa li ha appena destituiti. ciascuno deve quindi rimanere nc'l
r'(llémcrrt de Rome, Épitre aux Corinthians,40, p. l(r7 (tr. it. I PdJn Apostolrci,1t.76).
suo rango ed i laici non possono liccnziare i loro ministri, anche sc li ,,

Inuito a crcltrt ll saoantcnto dell'ordine e i ministari nella Chiesa 257


256
IFr

stingue anche fermamente il sacerdozio cornune dei fedeli e il sacer-


più del fatto di essere a voi preposto, allora, secondo il comando del Si- dozio ministeriale o gerarchico. Luno è una carica ministeriale riccvu-
gnore, sarò più efficacemente vostro servo>>14. ta mediante l'investitura sacramentaÌe dell'ordinazione; l'altro è la qua-
lità spirituale ed esistenziale di tutta la vita del cristiano, che abilita
costui a delle responsabilità battcsimali. Sono due realtà rnolto diverse.
[Link] Medio Evo e i cambiamenti della società

La fine del mondo antico e le invasioni barbariche inducono anche


Questa eclissi del sacerdozio universale [Link] è c«rrrelativa ad
una trasform azione dell'Occidente e l'awento della società feudale, nel- un'evrJuzione della concezione del ministero del sacerdote. Ncl Medio L,v«r
la quale il laico è generalmente ritenuto un ignorante incapace di leg- il lessico sacerdotale, sin qui presente per esprimere un aspetto del mini-
gere, a differenza del chierico, che è un uomo istruito. La società glo- stero dei vescovi e dei sacerdoti (ma non dei diaconi), diviene dominante.
bale è certamente cristiana, ma il popolo è praticamente messo alla por- Esso dà pcrsino un nome al ministero ordinato: il ;rrete, il presbyter, è di-
ta dalla liturgia, la quale si svolge nel coro dell'abbazia o della cattedrale. vcntato un sacertlos: sfumatura di capitale importanza. Questo camhiamento
Le chiese medievali spesso testimoniano ancora di una cesura fra il lessicale ha un preciso signifìcato. Etimologicamente,ilpresbylc,r, ministr<r
coro, riservato ai chierici che celebrano la liturgia, ela navata, spesso erede dell'anziano della sinagoga, era un responsabile gl«rbale della cc,mu-
nità, come il vescovo nella sr-ra diocesi. Vescovi e preti avevano tre incari-
separata da griglie, persino da una struttura trasversale, sorta di barrie-
chi lbndarnentali: l'annlrncio della parola e l'insegnamento della fède, la
ra architettonica chiamata in Francia jubé'1.I1 popolo dei laici rimane-
santificazione attravers() [a celebrazione dei sacramenti, e infine l'autorità
va nella navatàe seguiva la messa solo da molto lontano, guardando l'o-
di governo della comunità volta al suo mantenimento nell'unità e nella [è-
stia durante l'elevazione e ricevendo I'insegnamento pronunciato per de'6. Nel lV secolo i Ii»mulari di ordinazione dei vescovi menzionavano
lui clall'alto dello jubé.Il popolo
aveva una religione fatta di devozio- qucste tre funzioni. Ormai, ia termincllogia sacerdotale dominante sarà ri-
ni. Si assiste parimenti ad una serie di dissociazioni e ad una rottura del condotta principalmente alla funzione di celebrazione dei sacramenti ed in
;
i rapporto comunitario fra i chierici e i laici. particolare dell'eucaristia. I-lordinazi«rne conferisce al prete il "potere" di
Il tema del sacerdozio universale dei battezzati, ancora presente nei c()nsacrare l'eucaristia. (lorrelativamente l'immagine del prete è incenffa-
Padri della Chiesa, è scomparso in scguito, nella misura in cui il termi- ta sul culto: costui è l'u«rmo del sacro. È così che la teologia di san Tom-
ne "sacerdozio" erasempre di più riservato al clero. Si temeva una cer- maso, e più tardi la dottrina del (loncilio di Trento, partiranno dall'idea di
ta confusione fra i due sacerdozi. Siccome, al tempo della Riforma,Lu- sacerdozio. I preti continuano sì ad insegnare la parola di Dio ed a gover-
tero proclamava che tutti i cristiani erano ugualmente preti, che il bat- nare le loro Chiese, ma la funzione considerata come specifica della lor«r
ordinazione è quella del minister<l dei sacramenti. Quesro conduce ad Lrna j
tesimo faceva di ciascuno <<un sacerdote, un vescovo e un papa>>, ma
dissociazione frapoterc tl'c-,rdine, cioè il potere sui sacramenti che provie- i
che solo alcuni di essi erano delegati ad esercitare il ministero, la Chie-
ne dall'ordinazione, e potere di giurisdizione, cioè l'autorità di governo, di i
sa cattolica, volendo sottolineare la specificità del sacramento dell'Or-
cui i giuristi amano affermare che provenga direttamente dal papa. Il Con- i
dine, ha mantenuto questo tema nell'ombra, sino a quando sarà ripre-
cilio Vaticano II dovrà chiarire questo punto. i
so, nel XIX sccolo, da teologi come il tedesco Johann Adam Mòhler e
I'inglese John Henry Newman. Il Concilio Vaticano II lo ha riportato
in auge nel quadro della sua teologia dcl laicato. Ma questo Concilio di- La clericalizzazione progressiva della Chiesa condurrà ad identifi-
care questa con i chierici ed i rronaci. La gerarchia ecclesiastica è con-
H
Augustinus,.§ennones,tdpopulut»,sennoCC{xL, 1, PLl8, 1,181 (rr. it. Sant'Agtrstino. I)zsrzr'
()pere di sant,Agostin6, v a cura di Marcella Recclria, Roma, Città Nuova, 1986, pp. 995-997).
sz,
t; Lg
irbé t ^" il suo nome dalla formula introduttiva alla liturgia delle ore: <<Jubc. dpttin,', r: rt'
Questa distinzione è leggermente diversa da quella del Nuovo Testamento.
benedicr,rcn (Vrgliate, signore, dare la benedizione). 9:

.t
ll sacramento dall'or,line e i ninisteri nella Cbicyt 259
258 Inùlo a tvuh'n'
F

siderata di per sé stessa come "la Chiesa" e diventa un ordine della so- dell'ordine". Nella serie degli ordini gerarchici esistono anche il sub-
cietà chc basta a sé stesso. Essa si organizza da sé. Si assiste anche alla diaconato e gli ordini minori, che erano conosciuti nel periodo antico,
dissociazione fra l'ordin azione ed il legame con una comunità. Sono le rna che diventano altrettante tappe che occorre raggiungere successi-
"ordinazioni assolute" (= sciolte da ogni responsabilità pastorale su vamente come altrettanti gradini di una scala. Il conferimento dell'or-
un territorio) che erano un tempo proibite dal Concilio di Calcedonia. dine, che si chiamava in greco "imposizione delle mani", diventerà l'or-
Si costituisce un sistema di benefici che vuole che una rendita stabile, dinazione (ordinatio), cioè I'aggregazione ad uno degli ordini clella Chie-
della quale vivere, sia offerta a chi ricopra una determinata carica. Ma sa. Sappiamo che gli ordini minori non sono sacramentzrli. Il diaconato
qucsto sistema economico darà luogo a degli abusi, poiché rnolti cer- è invece giudicato sacramentale, poiché prepara immediatamentc al sa-
cheranno di ottenere il beneficio senza esercitare fattivamente la cari- cerdozio. Tutto è centrato sull'ordinazione del prete, chiamata "ordi-
ca che gli corrisponde. È l'origine della "commenda" nei monasteri- Ija- nazione sacerdotale", poiché tutto è ricondotto al saccrdozio c pensato
bate commendatario non ha nulla di un nìollaco che vive la vita con- a partire da questa nozione. Ecco perché si discute sempre per sapcrc
templativa insieme ai suoi fratelli. È titolare delle rendite dell'abbazia e se l'episcopato sia sacramentale. Infatti, quando dice messa, il vescovo
vive altrove. Si assiste infinc al moltiplicarsi delle chiese private e delle non ha un potere maggiore di quello del sacerdote. San Tommaso pen-
fondazioni per Ie messc, per le quali dei sacerdoti sono ordinati in via sa così che l'episcopato non sia un sacramento, ma la liberazione in un
esclusiva. Lordinazione permettc al nuovo ordinato di pronunciare le sacerdote di alcuni potcri di autorità c di giurisdizionc chc erano un
parolc della consacrazione e non gli si richiede nient'altro. II rito del- tempo vincolati. Così, l'episcopato non è visto come un sacramento, ma
l'ordinazione evolve anche in maniera "culturale": un tempo consiste- come un uffizio.
va nell'imposizione delle mani, adesso sopfattutto nella trasmissione de-
gli strumenti di ciascun ordine, acl immagine della consegna dclle in-
segne dclla carica clurante un'incoronazione reale o del dono dellc chiavi 6. Dal Concilio di Trento ai tempi moderni
al sovrano all'atto del suo ingresso in una delle sue città". Allo stesso
modo, il Medio Evo assiste alla scomparsa del cliaconato come ordine
Questo Concilio è consapevole dell'urgenza di una ri-fonna nclla Chie-
permanente. Il diacopo, inviato in alcune parrocchie per aiutare i sa- sa e degli abusi che esistono fra i vescovi ed i sacerdoti. Ma non vuole
ccrdoti, finisce col succedere loro. Il diaconato diventa un ordine di- dar ragione ai Riformatori: parlerà dunque della rifbnna di questi duc
rettamente preparatorio al presbiterato. ministeri in alcuni decreti deni di riforma, e non dottrinali. E in essi che
insisterà sull'impegno del ministero della parola per i vescovi e i curati.
Sotto l'aspetto dogmatico, si oppone alle idee di Lutero aflèrmando vi-
Queste cvgluzi6ni della prarica [Link] l'ev6luzigne della teolggia, che gorosamente l'esistenza di un sacerdozio volto alla celebrazione del
va acl incentrarsi sr-rl concett() di saccrclozitt nel sut, legame privilcgiato con
sacrificio di Cristo. Esso presenta il sacramento dell'ordine come sa-
l'eucaristia, ed a considerare che il presbiterato si identitica cotr il sacer-
dozio. San'I'ommasc'» sistematizzerà la pratica ecclesialc di cui è testimone.
cramento del sacerdozio, che conferisce il duplice potere di celebrare
I'eucaristia e rimettere i peccatilE. Il concilio dice semplicemente che i
vescovi sono superiori ai sacerdoti, come "ordine gerarchico", che han-
Il Medio Evo inscrive anche i ministeri del vescovo, del sacerdote c no il potere di governare la Chiesa e che possono ordinare preti e arn-
del diacono nel scttenario sacramentale sotto il nome di "sacramentrr rrinistrare la [Link] Concilio di Trento rischierà persino di

17
[ìisogncrà arrenderc Pio XII per chiarire questo punfo e riportare in auge l'irn1;osizionc tlcl ! r"
Il lessico dominante è quello dei <<stccrdotes>>; quello dei <<presbytcri>> intenienc solo per
!
lc nrrrti. G
* ,listinguere il vcscovo dal prete.
{i,
260 Inuìto a t«ltn' ll tat-rancnto dell'ordine e i ministeri nella Chiesa 267
incagliarsi sul problema della giurisdizione, poiché questa implica il rap- che, dopo esscre stati incot'lxrrati a (lristo col bartesimo c costituiti
1r.1:r.-
porto dei vescovi con il papa. Linviato di Roma trasmetterà al Conci-lio lo di Dio e, nella krr. misura, resi partecipi dell'ulfici. [Link], [Link]-

il divieto di pronunciarsi su tale questione, in particolare sull'origine tic. e rcgale di (ìrisr., 1;er la l.r. lrarte conr1ri.n., nella chiesa e nel nron-
do, la missione propria di tutto il popolo cristiano.
"divina" del potere di giurisdizione. Praticamente la dissociazione re-
Il carattere secolare è proprio e pectrliare dei laici. [. . . I per lor. vocazione
sterà fbrte, e per secoli, fra l'annuncio della Parola ed il governo da un
è prr4rrio dei laici cercare il regn. cli Di. trattancl. le co"^e
lato e il ministero dei sacramenti dall'altro. Il sacramento dell'ordine è [Link] e .r-
dinandole sccondo I)io. Vivono nel secolt>, cioè inrplicati in tutti
ricondotto al potere sui sacramenti. Tutti questi problemi saranno ri- i clivcrsi
dovcri e lavoli del mondo e nellc ortlinarie condizioni <-lella vita lamiliare
e
presi e chiariti nel Concilio Vaticano II. sociale, di cui la loro esistcnza è corre intessuta20.

Questa definizione tcnta di essere doppiamente positiva, bcnché par-


La distinzione fra chierici elaici, all'intzio formalmente ecclesiastica, as- ta da una qualificazione negariva: i laici non sono né chierici né
sumerzì in seguito delle connotazioni sociali differenti, che non sono im- reÌi-
giosi. Essa sottolinea la consacrazione battesimale e sacerclotale
plicite nella loro portata ecclesiale. Abbiamo visto nel Medio Evo questa del
laico al scrvizio del reg,o di Dio e nello sresso rempo la rcsponsabilità
coppia distingtrerc le persone istruitc (significato che si rimova in alcune
che gli è propria nella gestione del mo,do. Il laico è un cristiano
espressioni comc "il tradimento dei chierici") e gli ignoranti. Nei secoli XVI chc vi-
e XVII la coppia chiericilaici ol)l)one il clero alla dimensione mondana. In
ve nel mondo.
un'epoca nella quale la (lhiesa, praticamente, si confonde con la società, si
dirà di un giovane che prende gli ordini che entra nella (lhiesa, mentre il
giovane religioso o il chierico erano già nella Chiesa sin dal battesimo. La [Link] XX secolo e il Concilio Vaticano II
(lhiesa come istituzione si riduceva alla sua gerarchia, come si vede duran-
te gli Stati Generali del 1789, nei quali i re «rrdini rappresentati sono la no- Ricordiamo i punti salienti arrraverso i quali il concilio vaticano
biltà, la (lhiesa (vale a dite il clero) e il terzo stato. Nel XIX secolo un "lai-
II
ha modificato rumo il paesaggio del ministero ordinaro e battesimale,
co" è un pr()m()t()re della laicità dello Stato, all'inizio polemica nei con-
al fine di uscire da un'ecclesiologia "gerarcologica", come diceva pa-
fronti clella Chicsa.
dre congar. Le grandi novità del concfio vaticano II cosriruiscono
in-
fatti un ritorno alla tradizione antica. I due documenri di base sul no-
il,
stro terna, Lumen gentium sulla chiesa e presbyternrum nrdinis sui
Nel XX secolo si parlerà di "laicato" per designare le diverse orga- sa-
cerdoti, seÉluono lo stesso [Link] concilio stuclia prioritariamente
nizzazioni dell'Azione cattolica. Padre Yves Congar pubblicherà nel
la chiesa come popolo di Dio prima di affrontarc la gerarchia, il[
1954 un libro divenuto celebre intitolato Jalons pour une théologie du che si
:
situa all'interno della vocazione cristiana. seconclo la st".sa logica,
laitatte. Tutto un movimento di riflessione lavorerà in favorc di una pro- i il
concilio espone in maniera prioritaria L sacerdozio regale o universale
mozionc del laicato nella Chiesa e sfocerà nell'insegnamento del Con-
,
deibattezzati, di cui afferma che è diverso per essenza e non per gra-
cilio Vaticano II.
! do dal sacerdozio ministeriale. <<Luno e Ì,altro, ognuno , ,ro proprio
La definizione del Concilio Vaticano II riassume bene la doftrina con-
t modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristorr,. Il primo è ,n i

temporanea sui laici: r-


,u_
4 cerdozio esistenziale: in ragione del suo battesimo e ,lelia sua parteci-
(,ol nome di laici intende qui l'insieme dci cristiani ad esclusione dei mem-
si i pazione all'eucaristia, il cristiano può fare di tutta la sua esister,rrà
un,of-
bri dell'orclint: sacro e dello stat«r religioso sancito nella (,hiesa, i fedeli cioi'
illi
.* "' C<rrrcilio Vaticano ll, Lutten gentiun, )1.
r"
Paris. (lerf, l()53 (tr. ir. Per unt reologia del laicafo, Brescia, Morcelliana, 1966). l ;3 (loncilio Vaticano II, Lunen gcntiurt,70.
tr '?r

zoz lnuit<t a oal<'r, ,È !l saoancnto lt'll'orili»<,c i [Link],ri nt,lla Cbit,sa 26)


,\,
fcrta in un <<sacrificio vivente, santo e gradito a Dio>> in un <<culto spi-
rituale>> (Rm 12,1). Il sacerdozio ministeriale è una carica che ha per t" è permesso lrrolungarc l,insegnanrenro formaìe clcl (]loncilil() tcstan-
oggetto il permettere alla comunità cristiana di esercitare questo sa- jI do lèdeli alla sLra intenzi<rne, l' <tr clinazi
tnaztone, che
-'he ha luogo attravcrso l,ilm-
cerdozio universalc come un clono ricevuto da Dio. Il vescovo ed il sa- i posizione delle mani, ge'srr che acconìpagna l, p."[Link], p...he i, [Link],,
j sant. vcnEla a tl<lnarc all'ordinandi, i i.,rìi necessari
cerdote non sono mediatori nel senso dell'antico sacerdozio; essi sono al suo minister., eì un
i ministri delf'unico Mediatore,Gesù, il Cristo. Rendono visibile ed ef- i segr-ro di «[Link]» (oscph [Link]). Ciò vu.l j,." .fr. ii
j trasmctte rn p()terc chc gli ap'arterrcbbe a tik)l() [Link], ""1'.ì;;:, ",,,
fettiva la sua unica [Link] termine "sacerdozio" non è più ri- ma chiecre a
i Dio di v<>ler benevolnrcnre investire l,orcli'orclinando
dclla sua carica e clella sua
servato ai ministri ordinati: è attribuito loro in senso ministeriale. Il ve-
i responsabilità nell'ordine della salvez,za.
scovo ed il sacerdote esercitano un ministero che ha una portata sa-
cerdotale.
Il mir-ristero apostolico è trattato a partire dall'episcopato, punto di
Il presbiterato
è trattato come l'ordine cooperatore <Jefepiscoparo.
rilerimento di tutto il ministero ordinato. La categoria rnadre è l'inun I sacerdoti partecipano alla missione del vescovo
tlru missione, che risale all'invio dei suoi apostoli da partc di Gesù. Cor-
in tutto, ma con una
responsabilità più [Link].r.
relativarnente il Concilio affenna la sacramentalità dell'episcopato, co-
Lo sviluppo che li riguarda ò ricalcato, con i dovuti
me grado supremo dcl sacramento dell'ordine e dunque del sacerdozio aclattamenti, su
quello riguardante i vescovi nella costitu zione
ministeriale. Qucsto sacerdozio costituisce una configurazione al Cristo Lumen [Link] dia-
conato è ristabiÌito come ordine permanentc. porrà
Padre e permette di agirc in suo nome (in efus persona). I sacerdoti so- .ri"r. co,ferito a
uomini sposati.
no i crxtpcratori dei uesutui nella stessa missione. I vescovi fbrmano un
collegio, con a capo il vescovo di Roma. Non solo ciascuno ha a carico
una Chiesa particolare, ma appartiene ad un collegio che [a di lui un
Quest. inscgnament. scml>ra distingrrersi daila nraniera <Ji compren-
agentc di relazione e di trasmissione fra le Chiese particolari e la Chie- derc le ordinazioni ecl i ministeri prcvalenrc negri
urtimi ,".,rrr. M, qr"rr,
sa universale. novitiì apparentc è nei latti rrn rit«rrn. a tempi piir
antichi. Il concili. va_
Il carattere sacerdotale della missione riguarda i tre grandi compiti tican. I[
ha voluto essere un [Link] ecclesiirlogic«r. ()ra
quest() tcma in_
\rnunera) dei vescovi e dci sacerdoti, così come li comprendevala tra- teressa in prim. luogo la "srrurtura" deila I
Chicsa, nefla quale si dcvc ric._
dizione antica. La priorità è data all'annuncio del Vangelo ed alla fun- noscel'c il rtr.l, c()nvcrÉlentc e [Link]
deile t...ri-"nri,.,.,i [Link] ,il1

zione dottrinale. denti nel govcrn() originalc dela chiesa: ra climcnsirnc


[Link], che è
Il Concilio Vaticano II riprende a qucsto proposito delle formule pre- qLrclla del pop.l. di Dir nel su«r insieme;
la crimcnsirnc [Link], che è i

qrrella del ministe«r di <<alctrni» (il colregio


senti rìei decrcti disciplinari clel Concilio di Trento. La seconda fun- crei vescovi c crer presbyteriunt\,
e inline la dimensione della presi,lenz, [Link],
zione è quella di santificare attraverso i sacramenti, fra i quali sommo .tr" a qu.',tir-,].ì ;;pr,
1ri

del vescovo c del sacerdote.


sacramento è l'eucaristia .La rerzafunzione è l'autorità di govcrno, cioè
la famosa giurisdizione sulla quale si discuteva da diversi secoli. Questa
giurisdizione, vale a dire la responsabilità conferita al vescovo di con-
durre il suo popolo alla salvezza,hala sua fonte ncll'ordinazione e
non nel papa. Lordinazione episcopale conferisce questi tre grandi in-
1lr
carichi, conformemente allc tre antiche formule liturgiche dell'ordina-
zione episcopale. " Il tertnineprt, foleizsostituisce in latino s'[Link] decreto sui preti si chiama presbytc-
ir
4 rorutn ordixis, titolo scelto appositamenre:
si rrovano 125 [Link] a, p,*rliirri
.E tts c [Link]. [Link] ai _r"rao ll


'if,

264 Inuito a crt'ltn' t Il sacranento de ll'ordine t, i nzinisteri nclla Chicsa ILl


265
t
il
r F7

IV. DmcoNATo PERMANENTE L MINIS'I'ERo DEI LAICI :

Ma quale servizio deve essere considerato il più importante e dare il suo i

volto concreto ad un ordine che l'ha smamito da una decina di secoli? Su


1. La specificità del ministero diaconale
questo punto il Concilio Vaticano II è rimasto a metà del guado, consen-
tendo che attecchissero due interpretazioni clifferenti di cui si notano oggi
Il Concilio Vaticano II ha restaurato il diaconato permanente. Ma è
gli esiti concreti. Ltrna vede innanzitrrtto nel diacono colui che aiuta il sa-
rimasto abbastanzavago rispetto alla specificità propria di questo gra- cerdote nelle sue frrnzioni e ne fa il più possibile le veci; l'altra vede in lui il
do {el sacramento dell'ordine. Infatti,la questione è stata posta'al Con- titolare di un ministero specifico nella Chiesa, consacrat() prioritariamente
cilio dagli episcopati dei Paesi che venivano chiamati del "terzo mon- alla testimonianza della carità. Quest'ultima figura ha dominato nella Chie-
<1o" e che si trovavano alle prese con una temibile mancanzà di sacer- sa antica, nella quale i diaconi erano dei personaggi importanti. Lalra si è
doti nelle loro Chiese. I dibattiti si sono concentrati soprattutto su generalizzata nel Medio Evo, ed è arrivata a ridurre il diaconato ad un tem-
una questione: sapere se la chiesa dovesse aprirsi all'ordinazione dei po di tirocinio pastorale: il diaconato diveniva quindi puramente transit()-
diaconi già sposati. Questo punto è stato accettato non senza reticenza. rio. I più recenti documenti romani vanno nel senso della supplenza dcl sa-
cerdote; l'episcopato franccse ha assr-rnto recentemente lrosizione in favore
Il Concilio vecleva nei diaconi sposati degli aiuti per i sacerdoti, pur es-
del ministero della carità. La crescente penuria di sacercloti di questi ulti-
sendo consapevole che il loro ministero avesse una specificità diversa'
mi decenni fa sì tuttavia che alcuni vescovi partigiani della seconda figura
seconilo urra for-rla molto antica, <<il diacono è ordinato non al sa-
i siano portati ad affidare ai lrropri diaconi permanenti un compito di sup-
cerdozio, ma al servizio lministerium)».Il termine "servizio" è il sim-
i plenza del sacerdote. Nella genesi attuale del ministero diaconale qrresto rli-
bolo del diaconato. Il riferimento del Nuovo Testamento invocato dai i lemma non è chiarito e le due ligure trovan«., m<.,do di allermarsi entrambe.
padri conciliari è l'istituzione dei Sette (At 6) da parte degli apostoli du- i Infatti, sono soprattutto i Paesi di antica cristianità ad aver intrapreso la
,rrrr. un conflitto fra giudeo-cristiani e pagano-cristiani per la distri- i svolta vers<', l'ordinazione di numerosi diaconi sposati. Si contano oggi 14.000
buzione clei cloni nella comunità cristiana. Sette uomini scelti vengono i ,[Link] negli Stati Uniti; l'[Link] (dei quali circa 1.800
a liberare gli apostoli da alcune incombenze materiali perché
possano j in Francia). Ma sembra che il diaconato permanentc non abbia ancora del
cledicarsi al ministero della parola. Il riferimento simbolico del diaco- i tutt,, rovato il su«r marchio di identità nella Chiesa2r, cosa che non è sor-
naro sarà Gesù che compie la lavanda dei piedi dei suoi discepoli nel- i prendente se si comprende che si trattava di un ordine che anclava ricreato.
la vigilia della sua passione (Gv 11,1-17)'
La triade ministeriale dei diaconi indicata dal Concilio è la diaconia
della liturgia, della parola e della carità, tre compiti nei quali essi pos-
2. Ministero battesimale e ministero pastotale dei laici
sono aiutare il vescovo, i sacerdoti e la comunità.Ladiaconia della li-
turgia si esercita nei loro interventi nel corso della celebrazione euca-
La Chiesa non può vivere senza le iniziative e I'impegno dei suoi
,istica, la celebrazione del battesimo e del matrimonio, la distribuzione li
[Link] Scrittura elatraduione lo attestano. Il servizio attivo dei laici
clell'eucaristia ai fedeli ed agli ammalati. La diaconia dclla parola li au-
può assumere forme molto diverse, puramente spontanee, individuali,
torizzaa pronunciare l'omelia. La diaconia della carità, illustrata in pas-
1

collettive. Quando i laici esercitano in maniera stabile un servizio spe-


sato dalla clistribuzione dei doni a coloro che erano nel bisogno, può
1,1

cifico e riconosciuto nella Chiesa, si può parlare a loro proposito di mi-


assumere forme molto diverse: responsabilità di un'opera caritativa nel-
t:

nistero battesimale: catechismo, liturgia, visita agli ammalati ed ai car-


la Chiesa o nella società, corrispondente alle necessità prioritarie di una
congiuntura (in particolare i nuovi bisogni di cui non si fanno carico i 2r
Si veda Bcrnard Sesboùé, <<Le diaconat permanent a-t-il vraiment trouvé ses marques dans
seruizi pubblici); gestione finanziaria; servizi molto diversi, che si eser- l'Église2», in Bruno f)umons e Daniel Moulinet (a cura di), Lc Diaconttt per,tlafleflt,Paris, Cerf,
,tt
cit".ar,.ro al livello della diocesi più che della parrocchia' \ 2007, pp. 189-208.

266 lnuito a cvetbn' li Il sacrdnzento dell'ordine e i ministeri nella Cbiesa 267
il
servizro
V. UN TEMA coNT'ROVERSo: IL cELIIIAT'o DEr SACERDoTI
ccrati, permanenze ecl accoglienza, sostentamento della Chiesa'
stampa, ecc. celibato dei sacerdoti è un punto di disciplina ecclesiale. Il celi-
I1
Da ,.ra quarantina d'anni, in un certo numero di Paesi, la mancanza bato per il regno dci cieli è consigliato da Gesù, che ha egli stesso con-
di sacerdoti ha spinto un consistente numefo di vescovi ad inviare dei servato la verginità. Nella Chiesa questo consiglio è stato interpretato
laici in missione propriamente pastorale, una missione cioò di coope- come un tratto della vita religiosa, consacrata dai tre voti di povertà,
razione con il ministero dei [Link] questo senso il loro compito
è
pa- castità ed obbedienza vissuti nel quadro di una vita comune. Paolo
scnsibilmente diverso da quello dei diaconi. Esso è immediatamente VI precisa, nella sua enciclica sul celibato sacerdotale: <<Gesù stesso non
srorale e si inscrive nella tripartizione delle responsabilità
del sacerdo-
dei sa- ha posto questa pregiudizialc nella scclta dei Dodici, comc anche gli
te: annuncio ufliciale della parola , partecipazione al ministero
Ma non apostoli per coloro i quali venivano preposti alle prime comunità cri-
cramenti, responsabilità di comunità, cappelle o parrocchie' stiane>>25-
fanno tutto e non presiedono l'eucaristia' È attraverso una graduale evoluzione storica che la Chiesa d'Occi-
sul
Fanno tuttavia ciò che dei laici non possono fare semplicemente
da lai- dente è giunta ad imporre ai suoi sacerdoti il celibato. Nei primi seco-
fonclamento clel loro battesimo. Si tratta, sì, di ministcri assunti li alcuni vescovi vivono nella continenza. A partire dal IV secolo il ve-
ci, ma non sono dei ministeri battesimali, poiché si esercitano in nome
A partire scovo ed i sacerdoti sposati cliventano lreno nunìerosi, e coloro che
cli uno specifico mandato missionario ricevuto dal vescovo. vivono nella contincnza appaiono più graditi. Sono in vigore clue di-
clal rnomento in cui la clelegazione e I'invio in missionc di laici diven-
sposizioni legislative: un solo matrimonio pcr il saccrdote e nessun ma-
tano un fatto clella chiesa, largamente diffuso nello spazio e nel tempo, trimonio dopo l'ordinazione; il sacerdote vcdovo non può dunque ri-
il loro ministero merita e richiede un'interpret azione teologica. sposarsiz6. Poi si diffonde l'idea chc ai prcti ed ai vcscovi non convenga
avere rapporti con le proprie spose, anchc se si mantiene il regime cli
l'invio in missi«rne di un convivenza.
Quincli ho prol,osto la riflessione seguente2'r: A partire dal V sccolo, l'Oriente e l'Occidente divergono nella loro
laic,, cla purt" vcsc()v() è ttn atto di giurisdizione, tìi governo della
,1"1 .ru.,
ad una par- disciplina. Ncl VI secolo l'Orientc fissa la sua: il vescovo sposato de-
sua c,.,munità, delkr stesso tilro dell'assegnazione di un c,.rrato
i
l
atto il vescovo lo compie strlla base c1el lrroprio invi<]) in ve, a partire dalla sua ordinazione, separarsi da sua moglie, il sacerdote
rocchia. Qucsto
(lristo. Di sposato no. I-lOriente è dunque più morbido dell'Occidente con i sa-
I missione alr,,srcrlica, che risale all'invio degli apostoli da parte di
più, il Concilio Vaticano II ha chiaramente tletto che questa giurisdizione cerdoti, ma in quest'epoca è più severo con i vescovi.
t
gli ,i.n" dalla sua ordinazione episcopale. Attraverso qltest() invio in
mis- Nel VI secolo I'Occidente impone la continenza ai vescovi ed ai prc-
In
.i,rn., il vescov() "innesta" il laico strl suo personale invio in missitlne. ti. Ma siccome è praticamente impossibi-le controllarne l'osservanza,la
parziale c n()n sacramentale, ma reale, egli a['[icla al laico dei
maniera forse Chiesa si accontenta cli stabilire delle sanzioni contro i saccrcloti che
fa di
compiti cl-re appartengont, alla sfera del minister«r presbitcrale' L'gli hanno dei figli. Il Medio Evo sviluppa dclle scuole clericali, vivai di
posi-
quest() laico un nuovo c()()peratore del suo stesso ministcro' Questa futuri sacerdoti che saranno ordinati da giovani, e quindi ancora celibi.
ciò
,i,rn" hu creato qualche s()rpresa, mu esprime semplicemente in parole La riforma gregoriana proibisce, ncll'Xl sccolo, la coabitazione del sa-
(ìio-
che i vescovi fanno, tradrrcendo in rrn lingtraggio dottrinale quanto
laici co- cerdote con sua moglie.
t vanni Paolo lI ha detto sul piano della dipenclenza gerarchica dei
questo A partire dal XII secolo la Chiesa ammette all'ordinazione solo sog-
sì investiti. Lawenire avrà anche bisogno di decantare Punto.

" Paolo VI, enciclica S*t'rdotulis crplibttus del 2-l giugno 1967. 5.
r{SivedaBernarclSesboùé, N'ayezpaspt:[Link]'Égliseetlesminìstèresaujotldhti' rr'()ggi accade lo stcsso
1;er il diacono permanente sl)osato.
Paris. Desclée de Brouwer, 1996.

trcltn' ll .tacramento Jcll'ordine t' i ministeri nt'lla Chiesa 261)


Inuito a
268
getti celibi che assumano l'impegno di non sposarsi' Oggi il matrimo- le necessità pastorali, la possibilità dell'ordinazione di uomini sposari su
nio costituisce un impedimento al presbiterato. Ma la non osservanza iniziativa del somm«r pontefice (risposta B)? La risposta A ha ottenuto 107
di questa legge sembra frequente nel Medio Evo, se si pensa alla co- suffragi; la risposta B, 87 suffragi. Da allora la domanda non è più stata for-
.,r*" ,[Link]à',. clegli stessi dati legisiativi e al loro farsi più severi. Nel mrriata, da Roma.
XII secolo il celibato sacerclotale efa osservato piuttosto male.

Un simile problema deve essere posto e studiato innanzitutto in ri-


un'alta stima della ver'-
Quali sono lc morivazioni di questa evoluzione? ferimento al bene della Chiesa. Non confondiarno l'ctrdinazione di uo-
giniià, ma anche un motivo rituale: necessità per il cclebrante di astcnersi mini sposati con il matrintonio dei prelr. Esiste una differenza essenzia-
(lhiesa
à, ,rgr-ri relazione coniugale 1>rima di celebrare' Nel Medio Evo la le fra i due casi, che ci rinvia all'antica legge: nessun matrimonio dopo
,,rl"u, ,..,[Link] la continenza dei suoi sacer<loti: il celibato è un() stru- I'ordinazione. La testimonianza di sacerdoti celibi è importante per la
oc-
mento necessario per ()ttenerla. vi si aggiunge unzl ragionc cconomica: vita della Chiesa, che non può rinunciarvi. Senza pretenderc che l'or-
mani
crtrre evitare che i beni della (,hiesa cadano in via successtlria nelle
politico il celibato ec- dinazione degli uomini sposati sia una soluzione miracolosa, è legittimo
dcllc mogli e clei figli dei chierici. sul piano sociale e
della (lhiesa rispet- pensare che la ragione principale a favore del clero uxorato sia la pos-
clesiastico è uno strumento al servizio dell'autonomia
sibilità, per tutta la comunità locale, stabile e sufficientementc nume-
to al month. Le nrotivazioni invgcate nel quadro della rilorma tridentina
la santità e rosa, di essere presieduta c di celebrare l'eucaristia domenicale. Infatti
«lel XVII secolo sono più spirituali: il clero deve rapl-,rcsentare
la mtrrale. I1 sLro staruto gli conferisce un'indiscutibile autorità.
Si mette in vi è un diritto dei fedeli ai sacramenti.
rilievo il valore spirituale della pratica positiva della castità' Sarebbe dunque possibile l'esistenza di due categorie di clero, sa-
cerdoti celibi e sacerdoti sposati, i primi formati sin dalla loro giovi-
nezza, gli altri a pafiire da un'età più matura, con alle spalle un matri-
Le motivazioni fornite oggi sono espresse dal concilio e dall'encicli- monio riuscito e una piena assunzione delle responsabilità paterne.
ca cli Paolo YI Sacerclotalis gaelibatyr. Vengono enucleati tre
significati Sarebbero due figure abbastanza diverse e complementari, tanto per la
capitali; innanzitutto 1l sensrt cristologictt clel celibato' Il sacerdote, mi- natura stessa della vocazione quanto per la filiera della formazione e la
nistro di Cristo, si consacra totalmente al regno, ad immagine della ver- natura dei rninisteri assunti. Ciò suppone che la svolta si intraprenda
ginità di Gesù: attesta così, al cuore della sua esistenza, la sua consa- progressivamente, al fine di consentire un tempo di rodaggio nella coe-
[Link] alla sua missione. Vi è in seguito il suo [Link], ecclesiologico: i sa' sistenza fra queste due figure di sacerdoti ed un tempo di acclimata-
ccrdoti testimoniano dtnanziagli uomini di volersi consacfare interamente zione per i fedeli".
al compito che è stato loro affidato. Esiste infine un senso escatologico:
i saceràoti sono il segno vivente del mondo che verrà, nel quale i figli G
t!
Non è possibile, in questa sede, entrare nel dettaglio dei dialoghi ecu-
(Lc 20,27 -38). Ii
dclla risurrezione non prendono né moglie né marito ,+l
'&
menici che hanno avuto luogo sulla questione dei ministeri a partire dal
à' Concilio Vaticano II. Fra le Chiese dell'ortodossia e la Chiesa cattolica
H
non ci sono problemi: infatti la Chiesa cattolica riconosce la perfetta va-
e
La questione del celibato sacerdotale obbligatorio è stata nuovamente * lidità delle ordinazioni ortodosse;l'inverso è un po' meno vero, nella
posta,lirpt, il Concilio Vaticano II, soprattutto per dei motivi pastorali'
da-
E
rnisura in cui esso è lcgato al riconoscimento della validità dei sacra-
questit>ne
i, i, p"rr.,.i, dei [Link]. Papa Paol. VI aveva posto la seguente $i

ai vesc<rvi del sinodo r()màno del 197 1: prelerivano il manteniment()


t()ta- 'É. t' Non mi addentrerò
(risposta A), oppure accettavano' in ragione''dcl-
* rrr<,lto
nella questione dell'accesso dclle donne al presbiterato: tale questione,
diltiicile, non appartiene fonnalmente al nostro tema e nella congiuntura attuale è preferi-
le della disciplina attuale
l)ilc,nantenere il silenzio su questo punto.

Inuito d crc,lcrt tr ll
210
x,
saoanento lall'ordine e i ministeri nella Chicsa 2l1
i.
:
menti amministrati al di fuori della Chiesa ortodossa". Ma la soluzione
x
di tale difficoltà dovrebbe essere possibile.
IL MATRIMONIO, ISTITUZIONE UMANA
In Occidente la situazione è molto diversa, perché la Chiesa cattoli-
E SACRAMENTO DELLA CHIESA
ca non riconosce la validità delle ordina zioni fatte al di fuori della
suc-
quelle
cessione episcopale continua risalente agli apostoli, vale a dire
delle Chiese clella Riforma. Questo rifiuto riguarda ugualmente la Co-
munione anglicana (anche se la successione non è stata materialmente
interrotta in questa Chiesa), in ragione del fatto che i primi vescovi
anglicani avevano modificato i testi liturgici dell'ordinazione al
punto
che non vi si riconosce più l'intenzione di fare ciò che la Chiesa
fa quan-
do ordina.
in- Il settimo ed ultimo sacramento della Chiesa è il matrimonio, sacra-
I1 dialogo ecumenico, illustrato da un gran numero di documenti
mento molto originale rispctto agli altri, poiché in questa circostanza
ternazionali , nazionali,ufficiali ed ufficiosi, bilaterali e multilaterali",
ha
una situazione umana fondamentale, il rapporto fra l'uomo e la donna,
fatto avanzare consiclerevolmente il problema. Si può oggi parlare di se-
quel- è assunta al livello di un dono di Dio, e marcata dal segno della rela-
rie convergenze sulla clottrina. Tuttavia, il passo essenziale rimane
zione fra il Cristo e la Chiesa. Questo sacramento ha posto da sempre
lo della riconciliazione dei ministeri. Diverse ipotesi sono state propo-
irrinun- un certo numero di problemi delicati sul piano dclla dottrina, datala
ste, nell'intento di rispettare ciò che ogni confessione giudica
sua particolarità. Oggi, se si tiene conto dell'evoluzione dei costumi nel-
ciabile. Ma questo passo decisivo, che aprirebbe ad una vita comune
la società moderna, esso è all'origine di situazioni difficili e talvolta
molto più ampia frr l" chi"t", suppone un accordo globale nella fede,
dolorose per numerosi cattolici.
,r-l qrul" si riionoscono ancora oggi, da una parte e dall'altra, delle dif-
Dobbiamo tenere presenti, a proposito del matrimonio, quattro pun-
fìcoltà di fondo. Così questo passo non è stato ancora compiuto'
ti principali. Prenderemo innanzitutto in considerazione quella che pos-
siamo chiamare la crisi del matrimonio nella nostra società (I). Affron-
teremo quindi la complessa questione dell'istituzione di questo sacra-
mento da parte del Cristo (II). Vedremo allora la grande diversità delle
forme di celebrazione del matrimonio nel corso della storia (III) ed il
senso del matrimonio cristiano in quanto sacramcnto (IV). Per finire,
ci soffermererno su diversi problemi pastorali posti dal matrimonio (V).

I. h- lr,qrnmoNro IN cRISI oGGI


2ssivcclaSopra,c. l|'V. I,apastorak:,]elbattesinoeilbdttesilnodeibambiniogp;i.
,', (ìruppo,.1ì Domt es: Per una riconciliazionc dci ninisteri (1912); ll tninistero dell'episkttltr 1. Una disaffezione crescente
(1916)t lt)iinistt:ro tJi crntunionc nclla [Link] uniuersale (.1986\; «LIn solo Maestto»
(Mt 2),8) l''at
(2004. anglicana-cattolica romana (ARCIC): Mnri
torità tlottrinala nella chiesa - Cornmissionc Questo è un dato di fatto della società: i giovani si sposano sempre
(,hicsd I c II (lL)]6 e 1981). - Commissione intt'rrt'tzi"
steyo c ordinozione (1()7)); Autorità nt:lla
nale cattolica-lu terana.. L'eucaristia Oc)l8). - Fcde e Costituzione, Rendere ragione
dellu spffttil:4
i::.
meno (le cifre sono state fornite nel primo capitolo di questo libro). Pre-
r:he è in noi. Unità tlella Chiesa. Un solo battesino, una sola
eucaristia c un reciltroco ri«)'lo\":
fcriscono, il più delle volte, quella che viene chiamata la "convivenza
:ì,
ì€l
rtento dei ruinistui (1974)'.
"9'
lnuilo a cn'rlt'n' ll matimonio, [Link] iln?ana e sacramento della Cbiesa 271
272
sione l'idea stessa dell'investiment() in un amore durevole, anche se i part-
giovanile", oppure tale o talaltra formula legale il più possibile leggera'.
ner realizzano che quell'amc'»re è una c()sa difTicile da incontrare. ()ra, la
Lidea dominante è che il loro reciproco amore basta a sé stesso e non ditTicoltà dinanzi ad ogni imlregno durevole è tipica del nosro tcml>r>, che
ha bisogno di essere inquadrato da un'istituzione sempre portatrice di riduce l'esistcnza ad una succcssione di istanti dai quali bisogna trarre nel-
costrizioni giuridiche. Questo tratto della società globale vale anche per I'immediato il maggior profitto possibile.
i giovani apparrenenti alle famiglie cattoliche. Quella che appena un Il matrimonio, anche il matrimonio civile, suppt-,nc un impegno a vita.
tr ntennio fa veniva considerata come un'eccezione è diventata oggi un lJn simile im1>cgno fa paura a molti. «Oggi ci amiamr> - clicono - ed è ve-
fenomeno corrente. Questa evoluzione dei costumi si è compiuta sen- ro chc si vuole chc un ver() amore clrrri per sempre, non solo per r-rn 1xr'.
za crisi,in maniera placida, e si impone largamente nella società. Di- Ma non siamo sicuri di noi, né del nostro avvenire. Sc la nostra coppia fal-
nanzi aquesta evoluzione le esigenze classiche del matrimonio cristia- lisce, come c()nstatiamo per tante altre colrpie att()rno a noi, che c()sa po-
no e il ben noto rigore della Chiesa cattolica verso tutto ciò che ri- tremo fare? Non è preferibile vivere giorno per giorno "senza legarsi"?».
guarda la sessualità sembrano appartenere ad un altro mondo' È 'na Questa esitazione dinanzi alÌ'impegno a vita è moltt:l evidente nei giovani,
d'altro cant«r assai generosi e capaci di donare uno o piir anni della loro vi-
rnorale nuova, quella che si costituisce. Notiamo che tutto questo vie- i

ta al sewizio di cause umanitarie di grande valore. i

ne vissuto con grande ingenuità soggettiva. Lamore si sente sempre in- j


nocente e giustifica il resto.

A quali cause si può attribuire un cambiamento tanto spettacolare? Ne-


[Link] matrimonio civile
gli amlienti cattolici bisogna evidentemente tenere conto della crisi della
irusmissi,rn" della fede. I;esempi. lamiliare, persino qrrello offerto da cri- Non bisogna comunque dimenticare tutti coloro che accettano di
(lhiesa al sposarsi. Alcuni lo fanno sul piano civile, altri sul piano religioso. Con-
stiani aperti che hanno vissuto con gioia l'aggiornanzentrt della
-,r-"ni,, del goncilio Vaticano lI, sembra privo di e[tetti. Linfluenza del- sideriamo i primi, che già compiono un passo considerevole, poiché ac-
la famiglia, un temp() normalmente sostenuta da quella della scuola e del cettano di entrare nella prospettiva del "per sempre", generalmente le-
liceo, non appare più decisiva nell'orientamento della libertà dei giovani, gata all'accettazione dei figli. Anche su questo piano le cose sono cam-
che rimangono d'aluonc{e mc,lto solidali con le i<lce dominanti ncl loro biate: un tempo, per la brevità della vita, il matrimonio duravzr quindici
mondo. Ma si possono ricercare delle cause più precise, poiché la crisi con- o vent'anni; oggi si può protrarre per cinquanta o persino sessant'an-
cerne l'insieme clelle società occidentali'
ni. È durante un periodo molto lungo, scandito dalle sue epoche e dal-
Una di esse è la permissività sessuale, che si è diflusa come una realtà
le sue stagioni, che un uomo e una donna che condividono la stessa vi-
st,ciale clivenuta generale2. Uunione sessrrale ha largamente perdutt>, in nu-
ta si rcaltzzeranno, matureranno, poi invecchieranno insieme. La pri-
merosi ambienti, il valore propriamente umano di r-rn dono d'amore, che
ma epoca è quella della ricerca del lavoro, del primo impiego, del quale
impegna le lrersone l'una vers«r l'alta in un d«rno ed in un'gblatività reci-
proci. Fortementc sacralizzata nel passato, essa è ridotta ad un gesto ba- si sa che non è acquisito una volta per tutte e che dovrà dar luogo ad
,r1" .p"r.,, disgiunto da una prosperriva strll'awcnire. Al limite, essa non una o più correzioni di rotta, quando non a spostamenti geografici.
"
i-p"g.,, piir clcl fatto cli c()nsumarc un buon past() insieme' Lassenza di Questa è anche l'epoca dell'arrivo dei figli. Poi viene il tempo della
un investimento propriart-rente umano ncll'atto d'amore mette in discus- loro educazione, che si può prolungare attraverso corsi di studio sem-
pre più lunghi. Nel giro di venti o venticinque anni, i figli vanno via ed
I Mentre sto scrivendo queste righe, i media rivelano un'csplosione dei pacs nella società fran-
ji i genitori si ritrovano soli I'uno dinanzi all'altro, nell'imminenza dell,a
ccse. euesra fomra legale vita in [Link] ha per cf-letto quello di assicuLare un certo [Link]-
mento socialc e clci vantaggi fiscali ai due partner'
pensione. Questa crea condizioni di vita completamente nuove, fra due
I Er., è ,[Link]" in partc'ia conscguenza dei pr«rgressi della ricerca medica, portatrice d'4krorr
temperamenti che si sono evoluti diversamente e spesso in modalità
dc cli numcr,'si ctietti positivi.
ll matrimonio, istitttzione umana e sacramento della Chiesa 215
214 Inuitr, o crclt'r,
di vita chc non sono le stesse. Occorre ritrovare un ruodus uiucru'di con- coniuge deve accettarli. E preferibile che ne abbia lrreso bene coscienza
pletamente nuovo, rispettoso della legittima autonomia di ciascuno. Ar- prinra di assumere la decisione di sposarsi. Dinanzi a certe incomprensio-
riva infine la terua, o persino la quarta età, nella quale uno degli sposi ni reciproche ()gnuno è tentato di scaricare sull'altro un problema che nei
si ammala oppure diventa più o rneno disabile e deve essere curato dal- fatti proviene da lui.
l'altro. Non parlo delle prove più particolari che possono sempre col- Lalma possibilità è che l'amore sia rimasro molto superficiale, troppo
pirc la coppia, sposata ,,nella buona e nella cattiva sorte», secondo la s()ggetto al reciproco fascino fisico inizialmente esercitat«r dai partner e po-
co trmanizzato attravers() il dialogo, un progetto di vita fondato str dci va-
consolidata formula. Le vicissitudini della vita sono molteplici, nei ca-
lori rrmani seri e condivisi. In questo caso la colrpia è alla mercé di trn ter-
si migliori esse approfondiscono l'amore; in altri, l'amore non soprav-
zo inc()ntro, a proposito del quale I'uno clirà all'alro: <<Non ci amavam()
vive.
veramente e ho scopert«r I'amore della mia vita». IJimpegno a vita era sta-
In ragione di quello che i giovani vedono attorno a sé nelle loro fa- to preso eccomc, ma n()n era radicato. l la cecluto dinanzi alla prova o alla
rniglie e fra i loro arnici, l'ipotesi del divorzio abita già i loro pensieri. difficoltà. lnlatti un'idea corrente clice che ci si può seml)re "rilarc r-rna vi-
Le statistiche rivelano che il nurnero di matrimoni che finiscono con un ta". Si vede allora che il problema dell'impegno rocca anche coloro che si
divorzio è considerevole: una coppia sposata su tre, ed anche su due, in dicono capaci di assumerlo.
certe rcgioni francesi. La società protegge molto meno le famiglie. Es-
sa fa persino un elogio un po' intempestivo delle farniglie "ricomposte",
per il benc, si dice, tanto dei figli quanto dei genitori. Ma si dimentica
un po' troppo in fretta il peso dclla soffcrenza vissuto da alcuni figli in f. Il matrimonio religioso
un'età particolarmente sensibile, quando hanno bisogno di poter vive-
re rassicurati dal reciproco amore dei loro genitori. Lamore può mu- Prendiamo ora il caso dei cristiani che ci tcngono a sposarsi dinanzi
tarsi in odio, e i genitori divorziati possono imporre ai fìgli il proprio alla Chiesa e che richiedono il sacramento del rnatrirnonio. Essi sanno,
conflitto, rnentre non si ha il diritto di chiedere ad un figlio di sceglie- almeno in via teorica, che la Chiesa cattolica rcputa il matrimonio co-
re tra i due affetti vitali che rappresentano per lui suo padre e sua ma- me assolutamcnte indissolubile. Da una quarantina di anni la prepara-
dre. E vero che oggi numerosi divorzi awengono senza conflitti, senza zione al matrimonio si fa più esigente. Essa richiede del tempo e com-
processi, amichevolmente, e che i genitori clivorziati restano fra loro in porta diversi incontri fra i fidanzati, il sacerdote ed alcune coppie più
una relazione amichevole ed intendono cooperare per il rneglio all'e- anziane che introducono nel dialogo dei fidanzati una riflessione sui
ducazione coerente dei loro figli. Non ci si può che rallegrare per que- problemi inerenti all,avita di coppia. Lapreparuzione al marrimonio ve-
sto, domandandosi allo stesso tempo a quale concezione dell'amore ciò i,ficala situazione di ciascun fidanzato rispetto al matrimonio c agli im-
corrisponda. pedimenti possibili; essa richiede a ciascuno di firmarc una dichiara-
zione d'intenti che esprima chiaramenre il suo impegno alla fedeltà

;;;.;,;:.,;' ;;;;;;;
oplrosti: il primo è Lrn
;;;'" ;;::;." ;".;;;';
investimenrt> affettivo nclla vita di coppia talment.
j

i
comune, ad un nratrimonio indissolubile ed all'accoglienza dei figli. An-
che le condizioni della maturità, affettiva sono prese in considerazione.
Tèoricamente parlando, le condizioni di un impegno durevole sono ve-
intens«r c talvolta csclusivo che non può sfbciare che nella delusione. Il ma- i rificate, il che non vuol dire che esse siano acquisitc sempre c dovun-
trimonio non risolve aut()maticamente i problemi personali che ciascun ctr- i que. Ma l'esperienza mostra anche che nessuno si può opporre ad un
nitrge porta c«rn sé. Esso put) aiutarc a viverli ..J a s<rpp,rrtarli, qran<l<, n,rn i
matrimonio voluto dai due interessati, anche se appare quasi cvidente
a larli [Link] in direzione di una soluzione lelice, ma non esistono nri- i
all'osservatore come questi ultimi non siano fatti l'uno per I'altra.
racoli. Alcuni fra questi colpiscono pr«rfondamente una pers()nalità ed il ,

276 lnuito a trt'lcrt Il malrinonio, rlstituzione ltmatxa e sacrumento ,lella Chiasa 277
i All,r.r, Iìa l'ordine e il disordine, regna un m()ment() delizioso. Acqui-
Ma gli sposi cattolici vivono nella società globale e condividono larga- i sito tutto il bene possibile che l'arrangiament() dei poteri e dei doveri pro-
i-
è anche più o meno j cura, ecco il m()ment() nel quale si puòr godere dell'allentarsi di qrresto si-
-".r,. l" ccrnvinzioni del loro tempo. Il loro impegno che si scontrano
conclizionato dalla possibilità del divorzio civile. coloro i rt.-o. Le istituzioni resistono ancora. Sono grandi ed imponenri. 'futtavia,
con kr scacco della loro vita comune e vogliono rifarsi una vita,
si scontfa- i ,"na che nulla di visibile sia alterato in esse, non posseggono più nient'al-
ri- i tro chc la loro bella prcsenza: le krro virtù si sono tutte prodotte, il krro av-
no allora con f intransigenza della chiesa cattolica dinanzi ai divorziati
sposati. Notiamo bene che gli sposi civilmente divorziati non sono privati i venire è segretamente esaurito, il loro carattere non è più sacro, oppure n()n
,-lei sacramenti dalla chiesa, che vede in essi degli sposi semplicemente
se- i è alro che sacro; la critica e il disprezzo le estenuano c le svuotano di ogni
parati per delle giuste ragioni. Ma essa rifiuta cli benedire un secc,ndo
ma- i immediatc, valore. Il corpo sociale smarrisce dolcemente il suo domani. È
trim.,ni.-, ed esclude dall'accesso ai sacramenti di riconciliazione ed euca- i l'ora del godimento e del crnsumismo generale>>a.
ristia gli sposi civilmente risposati. Questo atteggiamento provoca
spesso

[Link]" r"urkrni violente o almeno l'incomprensione. Atteniamoci per il mo- i QLresto <<m()ment() delizioso» è quelkr in cui si purì ancora godere dei
ment() a queste dolorose constatazioni riguardanti sempre piir numerose i benelìci delle istituzioni, mentre ()[Jnuno inizia a fare ciò che vuole, pren-

famiglier. Ci si può anche chiedere se, statisticamente parlando' le


famiglie i d".rd,, le distanze da esse. Ma questo momento non dura e la società si tro-
cattoliche siano più stabili della alre. i va alle prese un giorno o l'altro con la confusione di valori originata dalla
i scomparsa, o dalla perrlita di autorità, delle istituzi<-rni. <<Attraverso questo
i rifiuto di inscrivere nelle istitr-rzioni della loro società la loro esistenza, co-
i sì ccrme essa inizia a strutturarsi rispetto al loro essere uomo e donna, que-
i sti giovani signiiìcano, proprio attravers() quel rifiuto, il ltatto che inra-
4. Il matrimonio: una scommessa di umanità
i p."nd"rrnno, a loro rischio e pericolo, una strutturazione completamente
i di,[Link] della loro vita umana. t . . .I La società è ricusata come parte in cau-
I-levoluzione del matrimonio, e correlativamente della famiglia, rap- ; sa nella strutturazione della loro esistenza» (Édouard Poussct). Molre co-
presenra oggi una sfida per la società intera, della quale questa istitu- i se dipenderanno dalla reazione a lungo termine della società nei riguardi
)ion husempre costituito un pilastfo di base. Essa è a fortiori una sfi- i dei valori in causa. Forse la nostra società ha già superato il «momento de-
con-
da per la chiesa. A prima vista non si vede come conciliarcla sua i liri,rr,r, evocato da Valéry. La riflessione di quest'ultimo sembra calzare
."rio.r" molto elevata del matrimonio con l'evoluzione dei costumi i proprio per l'istituzione del matrimonio.
contemporanei. Ma ritorniamo alla scommessa umana che si inscrive
nel rapporto uomo-donna.
Ma il matrimonio è un'istituzione vecchia quanto l'umanità, anche se
ha conosciuto delle evoluzioni e se la monogamia non è stata univer-
Un uomo come Paul Valéry aveva già riconosciuto, un tempo' i perico- sale nella storia. Giacché la relazione uomo-donna si è istituzionalizza-
li di una socierà che si affranca dalle sue regole di vita e dalle istituzioni che ta sempre e dovunque nella storia delle società umane, per la ragione
le conservano: molto semplice che il passaggio dalla sessualità animalc all'amore uma-
no ingenera un'alleanzatra le persone, alTeanzageneralmente sancita at-
possa es-
«I- inclivicluo ricerca un'epoca del tutto gradevole , nella quale traverso un giuramento e che obbedisce a certe leggi, fra le quali la pri-
sere libero al massimo ed aiutato al massim<). La trova verso l'inizio della
ma è la proibizione dell'incesto, riconosciuta come universale. Questa
fine di un sistema sociale. all,eanza ingenera, a sua volta, la famiglia, con tutti i suoi gra«li di pa-

i Ritorneriì più avanti sulla pastorale dei divorziati risposati e sul loro esatto statuto all'intcI { Paul Valéry <<Préface aux Lettres Persanes, I 1>>, Vuriété ll, Paris, (}allimard, 1930l'?, pp. 60-61 .

no della Chiesa.

I noito d cn'lt'rt Il ruatrimonio, istituzione untafia e sacramenlo della Chiesa 279


278
rentela generalmente molto codificati nelle diverse culture. La fami- specie, o della razz.à., ma che è l'espressione di un amore che va da
glia è un luogo vivente di doveri e di diritti fra genitori e figli. La Bib- persona a persona e diventa costitutivo delle persone che lo vivonor. La
bia inscrive nei comandamenti di Dio l'obbligo di onorare ii padre e seconda è la sfera del lavoro e dello scambio dei suoi frutti, sfera ne-
la madre . La saggezza di tutta la storia umana mostra che, in ogni caso, cessaria al sodclisfacimento dei bisogni inerenti ,allavita: anch'essa però
l'unione dell'uomo e della donna, inevitabilmente legata alla procrea- non si riduce alla produzione del minirno necessario al sostentamento,
zione anche se non limitata ad essa - l'atto sessuale possiede una fun- ma sviluppa un insieme di beni culturali. La terza è quella nella quale
zione significativa e personalizzante per ciascuno dei partner -, non di- gli uomini impegnano Ia propria libertà reciprocamenre, al fine cli co-
pende esclusivamente dalla sola volontà di costoro. Le ragioni non so- struire una società il più vivibile possibile, nella quale sia salvaguarda-
no solo il possibile arrivo di un bambino, che sarà un soggetto di diritto, to il bene comune. Queste tre sfere si radicano nel carattere eminente-
ma anche la stabilità affettiva della coppia, il rispetto di ognuno per I'al- mente sociale clell'uomo.
tro, che non deve assolutamente essere strumentalizzato, e la solidarietà Ma torniamo alla prima sfera, che è qui l'oggetto della nostra rifles-
che questa cellula sociale di base deve coltivare con la società globale. sione. Il matrimonio pone numerosi problemi morali6. Il rapporto ses-
Gli Stati, i quali org,anizzano I'istituzione civile del matrimonio e ve- suale umano è di rutt'altra portara rispetto a quello animale. euesto è
gliano su di essa in nome della moralità pubblica e del bene comune condannato dall'istinto, e condizionato dai periodi di calore; non com-
dclla società, lo sanno molto bene. porta alcuna relazione durcvole fra il maschio e la femmina, se non quel-
le proprie della loro specie. l,istinto materno resta prccisamente un istin-
i"--".-... to, che dura solo per il tempo necessario a rcndere il piccolo indipen-
i Pr«rbabilmente si deve rimlriangere il latto che in numer<lse socictà f i- dente e capace di nutrirsi da solo. Il rapporto sessuale umano si
i stituzionc del matrimonio sia stata manipolata dalle famiglic a cletriment<r accompagna ad un sentimento, chiamato amore, senza il quale si de-
i d"ll, libertà c dell'amore dci contracnti: matrimoni se non forzati, perlo- grada a ricerca più o meno brutale del piacere, eventualmente arrivan-
i -"n,, decisi dai gcnitori per ragioni di convenienza sociale o di patrimo- do allo stupro. Questo sentimento, certamente radicato nella condizio-
i nio, prcssioni sociali o ptilitichc diversc. ll tcatro ed il romanzo hanno suf-
i
tl

ne carnale della nostra esistenza e mediato dalla seduzione e dalla re-


i [i.i"nt.-"nte illustrato la cosa. Se si ptr<ì comprendere chel'aut<'trizzazict-
i ne rlei gcnitori sia stata giudicata necc-ssaria per dei figli minorenni in ra- ciproca attrazione dei corpi, rimane trascendente rispetto a questa
i gionc della krro fragilità, non si puì assolutamente giustificare la scelta del dinamica elementare. Il semplice fcnomeno della gelosia, e persino del-
j pnrtrr". imlxrsta tlai genitori. Persino oggi che i costumi s«rno radicalmen- la violenza dinanzt ad un amore tradito, lrostra quanto profondamen-
i te mutati, la mentalità risente anc()ra largamente del rapporto conllittuale te abiti i cuori umani.
i Ir, ,r,,rr" ecl obbligo. Questo sentimento nasce dall'incontro di due persone che si ricono-
:---------__----------
scono come tali in maniera unica, riconoscimento che contribuisce ad
umanizzarle e a personalizzarle ancora di più. Lamore umano assolu-
Il matrimonio rappresenta dunque una sfida estremamcnte difficiie izzatn qualche modo l'essere amaro e r,uole, sulla spinta della più profon-
sul piano urrano, una sfida di umanità e una sfida per l'umanità. Se pos- da spontaneità, "durare per sempre". La scoperta dell'amore, cioè la
so permettermi un'affermazione paradossale, il matrimonio è piu di un presa di coscienza per un ragazzo e per una yà.g,àzz,à,di essere unici l,u-
sacramcnto: esso appartiene alla condizione umana e riguarda l'uma- no per l'altra, è per molti fidanzati una formar di esperienza di Dio
nità intera. Esso costituisce una delle tre sfere di ogni esistenzaume- senza nolne: esperienza di un dono gratuito, dell'incedere in un'esistenza
na:la sfera ffittiua,Ia sfera econnrtica ela sfera politica. La prima è quel-
la dell'esercizio umano della sessualità, che non si riduce affatto'all'ac- ) Un'umanità di soli
uonrini o di sole donne è impensabile. Sarebtrc vivibile?
coppiamento degli animali, destinato a garunttre la prosecuzione clella t'Ma in questa sede non aflronterò
i problemi dottrinali ed istituzionali del marrimonro.

280 liluil() tl 0!1.'r( ll matrintonio, istituzione umdna e s(tcralilento della Cbiesa 28,1
|l

poiché un al- che, per rimanere autenticamente umano, sottostà ad alcuni obblighi.
completamente nuova e clella scoperta del proprio valore'
gli sposi è I-lessenza dell'amore non consiste proprio nel volersi "legare" all'esse-
,.o Àr"r. ha voluto riconoscerlo 'La telazione coniugale fra
re amato? Questa istituzione si è affinata nel corso delle epoche e il cri-
l,apertura all,altro clell'intimità più nascosta di sé. Essa niira
ad essere
sia alla sua al- stianesimo vi ha contribuito in ragione del suo senso elevato della per-
sostenuta atrraverso una relazione cli vita comune che
amoroso sona umana ed anche della sessualità come espressione dell'amore fra
rczz^. La relazione coniugale supera sé stessa nel linguaggio
legame che è di or- persone. Nella sua dottrina del matrimonio la Chiesa ha consapevo-
e in una serie di gesti affettuosi che esprimono un
riesce a smus- lezza di una responsabilità particolare non solo nei riguardi dei suoi fe-
dine spirituale. La prova di questo è nel fatto che, se l'età
l'amore si trasfor- deli, ma al servizio dell'umanità. Questa pretesa è forse oggi troppo mal
sare l'^intensità o la frequenza «lelle relazioni carnali,
perché "sia- interpretata.
ma in una tetefezzache si esprime altrimenti, ma rintane
donna in quanto Occorreva riconoscere questa crisi incontestabile del matrimonio e
mo io e tu". Tutto questo appartiene all'uomo e alla
umani, e dun- della famiglia nel nostro tempo, poiché solo il riconoscimento della
uomo e donna. Non è forse ciò cui mirano tutti gli esseri
appare come un realtà permette di fondare una speranza sana. Evidenternente, non si
que anche i giovani d'oggi, ma che sfortunatamente
dure- tratta di giudicare i giovani d'oggi, che sono cresciuti in un mondo
iieale difficilmente accessibile, per non dire utopico? Limpegno
visto, alla base della sempre più complicato e fanno spesso fatica a prendere coscienza di
vole dell'uomo e della donna è anche,lo abbiamo
l'uno e l'altra è, valori essenziali all'esistenza umana. Si tratta ancora meno cli dispc-
costituzione cli una famiglia. Lo scambio d'amore fra
spiri- rare della loro capacità di attuarli con il carisma della loro generazio-
a turti i livelli clel suo esercizio, carnale, affettivo, intellettuale e
bisogno, ne. Proponendo e difendendo il matrimonio, la Chiesa si sente irnpe-
tuale, alla base della nascita dei figli, figli che avfanno ancora
dei lo- gnata in una lotta autenticamente umana: è il bene dell'uomo e dclla
nel corso cli quin<[Link] o vent'anni, dell'amore e della sollecitudine
principio' ma in donna, che la Chiesa ricerca. Le righe che scguiranno cercheranno di
ro genitori p". ,lir..,ture aclulti. Un neonato è in via di
mostrarlo.
,i, di [Link] soltanto, una persona' Lo è innanzitutto nell'amore e
nel desi,leriodei suoi genitori, che Io considerano come
loro figlio e car-
ne clella loro carne, ma che hanno il compito di fargli compiere tutto
il cammino che lo condurrà a realizzarciin quanto persona' Ognuno
di II. Il nrmruM()Nlo [Link]'I'IANO: TSTITUZIoNE t SACRAMENTo
frutto
noi nasce - o almeno dovrebbe nascere - in una famiglia come
di un amore e di un desiderio che lo hanno chiamato all'esistenza e di 1. Il matrimonio istituito sin dalla creazione
delle responsa-
una tenerezza che cleve conclurlo lentamente verso l'età
pcfsona uma- Abbiamo appena insistito sulla dimensione umana del mtrtrimonio.
bilirà. E in questa famiglia che egli diviene dawero una
questa necessità' Constatiamo come questa istituzione non sia appannaggio esclusivo del
na, riconosciuta nella sua unicità. Inutile commentare
sull'equilibrio e sulla fe- cristianesimo, ma esista, sotto forme diverse, in tutte le tradizioni. In
quando si registrano contraccolpi catastrofici
creatore questo senso è ben anteriore all'istituzione di un sacramento da parte
licità cli tanti ragazzi e ragazze ai quali è mancato quell'amore
quella maflcafiza' di Cristo. In termini cristiani questa istituzione è legata innanzitutto al-
e che non riusciranno mai a guarire da
suflicienza che il matrimonio è I'intenzione creatrice di Dio sull'essere umano in quanto uomo e don-
Queste poche riflessioni mostfano a
certo cri- na. È molto significativo che la rivelazione biblica ci parli dcl matrimo-
un,istituzione umana irnprescindibile, della quale si possono
forme, alla quale si può auéìurare un rinnovamento' ma nio sin dalle sue prime pagine, precisamente quando tratta della crea-
ticare alcune
giovani innamo- zione. Liberiamoci da tutte le rappresentazioni falsamente storiche nella
che va oltre quello che provano spontaneamente due
isti- lettura di questi testi, al fine di scoprire l'implicazione umana delle gran-
rari convinri di essere gli unici implicati nella loro relazione. Questa 'i;{
a persona L' ì. i ,Ji affermaztoni che vi si ritrovano. Ancora una volta, la Bibbia non ci
tuzione comprencle .-rn in p"gno libero che va da persona ,r

lnuito a crcrlt'r. ll matrimonio, istiluzione umana e sacramento della Chiesa 28)


282
è l'ambito della scien-
rlescrive le mod,alità delT'inizioclel mondo - questo Questo punto sarà nel XVI secokr oggetto di una polemica h'a cattolici
za-, essa ci rivela il senso della sua originel ' e pr()tcstanti. Lute«r ricorderà a giusto titolo che il marimonio appartie-
ori-
Per la Bibbia il matrimonio appartiene all'ordine della creazione ne all'orcline della creazione, ma ne rrarrà la conclrrsione che non possa es-
ginaria. Nella poesia che apre il libro della Genesi, Dio il sesto
giorno
scre un sacrament(). Secondo Lutero, il matrimonio è l'oggetto di un man-
<.creò l'uomo a sua i,r-,magìne, ad immagine di Dio
lo creò: masclrio e dato divino sin dall'origine del monclo ed è una "rcaltà mondana". Non di-
dell'uomo im-
fcmmina li creò» (Gen 1,27). E notevole che la menzione pende duncluc dalla (ìhiesa, poiché è antcriore a.l cssa. Itsiste un'obbliga-
magine cli Dio sia innanzitutto illustrata attraverso
la diffetenza sessua- j zi,rnc generale al matrimonio, salvo pcr gli incapaci e lrer colort'» che Di<r
questo un'indicazione, probabilmente molto nascosta' che i ha affrancat() attravers() un ric,no sovrannaturale.
t". Vi e in
che csiste fra
l,alterità s"ssrral" sia un'immagine dell'alterità rnisteriosa
in un
le pcrsone divine. Laltra traclizionc che ci raccontala crcazione -
un testi-
ii,-,grrggi" inevitabilmente mitico, poiché non poteva esservi LAntico Testamento parla dcl matrimonio comc di un'alleanza san-
rtod.o dell'atto stesso della creazionc dell'uomol - insiste anco- ta (Ez 16,8), che viene celebrata da una benedizione o in maniera pub-
-or" irridu-
,u ai pir su quesra differenzafra I'uomo e la donna, diffetenza blica (come per il rnatrimonio di Rcbecca ed Isacco, Gen 24,60), o in
c la don-
cibilc e necessaria per permettere un vero amorc' Fra I'uomo maniera privata fra i fidanzati (come per il matrimonio di Tobia e Sara,
clella cellula
na rutto è simile e rutto è clivcrso, rJalla costituzione Tb 8,4-B). Il matrimonio è anchc oggetto di ur-ra legislazione precisa: l'a-
e spirituale'
elcmentarc sino alle forme più clevate della vita affettiva dulterio è percepito come un'oflesa alla legge di Dio e può essere og-
partire dal limo terrestre a opera del
Aclamo è simbolicamcnte creato a getto di un castigo pubblico (questo sarà il motivo dell'episodio evan-
spirito e
soffio stesso cli Dio (Gen2,l): egli è dunque al contempo gelico fra Gesù e l'ac{ultera). Il matrimonio con degli stranieri è ogget-
che I'uomo sia solo.
carnc. Ma imrnecliat2rrnente Dio clice: <<Non è bene to di proibizioni severe (Dt 7,1), poiché rappresenla un'oflèsa alla santità
(Gen 2,18). Eva è creata, al-
Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile>> del popolo. Ancora più profondalìrente, l'analogia del matrimonio cspri-
la lo-
trettanto simbolicamerrt., dii, costola di Adamo, per sottolincarc me le relazioni d'amore fra Dio e il suo popolo, in particolare presso i
essa è carne
ro soliclarietà originaria. E Adamo esclama: <<Questa volta proièti. La fedeltà di Dio e la sua tenerezz'a, sono cantate con delle im-
donna, perché dal-
clalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà
fonda magini nuziali (come in Osea). I peccati del popolo d'Israele sono as-
l'uomo è stata tolta>> (Gen 2,2)) ' Qucsta unità-unione originaria
questo I'uo- sirnilati a un adulterio o ad una prostituzione. Queste stesse immagini
l,unionc coniugale, come legge gencrale dell'u[ranità:
<<Per
moglie e i due saranno riprese nel Nuovo Testamento per le relazioni fra Cristo e la
mo abbandonerà suo pu.l.à à sua madre e si unirà a sua
primeggia dun- sua Chiesa.
saranno una sola .r.,-r"r, (Gen 2,24) . Lamore coniugale
nclla con-
qì" ,rtt'u-ore filiale. Il matrimonio è una vocazionc inscritta
iirion. umana Esso trasforma la relazione scssualc ani-
si. 6alle origini.
È 2. Gesù e l'istituzione del matrimonio
male in una relazione autenticamcntc umana d'amore e di alleanza.
ed Eva hanno
anche ordinato alla perpetu azionedell'umanità: Adamo
per mission" di popolute la terra (Gen 1,28)' Ritroviamo qui nclla pa- Dunquc Gesù non ha "istituito" il matrimonio. Egli stesso non si è
visto del ma- sposato (qualunque cosa pretendano di sapere alcuni oggi). Sembra per-
rola biblica la corrispon denzacsatta di ciò che abbiamo
trimonio in gencrale, il quale è un'istituzione umana prima ancora di sino che sia stato oggetto della nourea infamante di "eunuco". Così egli
clivenire un sacramento. risponde che il suo celibato non viene da ciò che i suoi avversari so-
spettano, ma dall'intenzione di essere, come altri, <<eunuco per il re-
/siveda ilmioCroire. Inuiatktnàlafoi catholique,pp.l2g-l$([Link]-lnuitoa,lld[t' gno dei cielb; ed aggiunge: «Chi può comprendere, comprendal>», in-
t)e ruttolica, PP. 108-115).

Inuito a crclcrc
Il matritnonio, istituzicutc untafld e sacrdmctlto lclla Chiesa 285
284
dicando con ciò che si tratta di una preferenza misteriosa, che nulla to- tere il matrimonio è una cosa santa, che deve essere contratta <<nel si-
glie alla legittimità del matrirnonio. gnore>>. Nella lunga esortazione della prima Lettcra ai corinzisul ma-
Ma c'è di più: Gesù parla di sé stesso come dello <<sposo>>. Rispon- trimonio di offre dei consigli molto concreti: <<Non astenetevi tra voi se
dendo all'accusa che i suoi discepoli non digiunano, egli aflèrma: <<Gli non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla pre-
invitati alle nozze possono essere in lutto, mentre lo sposo è con loro?>> ghiera» (lcor 7 ,5). Egli ricorda la legge dell'indissolubilità: «Agli sposa- lt

(Mt 9,15; Lc 5,34). Nella parabola delle dieci vergini, egli si paraÉtona ti poi ordino, non io, ma il signore: la moglie non si separi dal marito
implicitamente allo sposo clre tardavaad arrivare (Mt25,5-6). Queste e qualora si separi rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito
- i{i

indicazioni possono apparire di scarso rilievo. Ma il terna affonda le sue -c


il marito non ripudi la moglie>> (lcor 7,10-11). Anche il Nuovo Testa-
radici in quello deÌl'antica alleanza nella quale Dio si comporta come mento vede nel matrimonio il fondamento di una famiglia che abita
uno sposo amorevole e persino geloso d'Israele. Noi poi vedremo che una casa, considerata come una piccola chiesa locale, della quale ab-
questo teina di Gesù sposo della sua Chiesa sarà ripreso da Paolo. Ge- biamo visto la solidarietà nell'ordine della fede a proposito del baìtesimo'.
sù esprime l'amore di Dio per I'umanità in termini coniugali: questo Il passo sul marrimonio dclla Lertera agli Efesini, un rempo utiliz-
amore si traduce nell'irnpegno irrevocabile che egli ha assu,nto verso zato molto spesso per la liturgia delle messe nuzrali,oggi piace meno ai
di noi diventando uomo, e nel dono totale di sé stesso sino alla morte. giovani a causa dell'esortazione: <<Donne, siate sottomesse ai vostri ma-
Gesù, nella sua vita e nella sua morte, è la nuova alleanza, definitiva riti» (Ef 5,22), eppure è molto esigente verso il marito: <<Così anche i
ed eterna, fra Dio e la sua Chiesa: questa alleanza crea una comunione rnariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché
perfetta e nello stesso tempo rispetta totalmente l'alterità della sposa. chi ama la propria moglie ama sé sresso. Nessuno mai infatii ha preso
In questo senso Gesù è il fondartento del sacramento del matrimonio. in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura [...].
Gesi forutlatore è anche intervenuto, attraverso la sua parola, per con- euindi an-
che voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come sé stesso, e
fermare il matrimonio e fondarlo agli occhi della Chiesa come sacra- la donna sia rispettosa verso il marito» (Ef 5,2g-33L Infatti il modello
mento. Interrogato da avversari malevoli che vogliono tendergli una di questo reciproco amore è quello di cristo «che si è immolato per la
trappola, ha esplicitamente confermato il matrimonio come un'istitu- sua chiesa'> e I'ha considerata come il suo stesso corpo. È così che si è
zione divina. Egli risale a prima della legge di Mosè riferendosi alla Ge- esercitata la sua autorità sulla sua sposa. L'autore della lettera termina
nesi e ricordando che il matrimonio è stato voluto da Dio sin dalla crea- la citazione dclla Genesi con la formula: «eucsto mistero è grande; lo
zione. E ne ricorda l'indissolubilità assoluta (Mc 10,1-10). Completa co- dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa l» (Ef 5,32). lt re rÀine ..mi-
sì la citazione del testo della Genesi: «Quello dunque che Dio ha stero>> sarà tradotto in latino con sacramentum e in italiano con ,,sa-
congiunto l'uomo non lo separf> (Mt 19,6). Egli riafferma l'indissolu- cramento"; esso giocherà un ruolo indiscutibile a favore dell'iscrizione
bilità del matrimonio contro la concessione data da Mosè che permet- del matrimonio ncl settenario sacramentale.
teva al marito di ripudiare sua moglie: <<Per la durezza del vostro cuo- In definitiva il Nuovo Testamento conferma l'istituzione divina del
re Mosè vi ha concesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non matrimonio nella creazione ed introduce la sua dimensione cristologi-
fu così>> (Mt 19,8). ca. Il primo Tcstamenro diceva che Dio ha qualcosa a che vedere con il
matrimonio, poiché egli ne è il creatore ed ogni unione si cornpie in ra-
gione del suo disegno. Il Nuovo Testamento ci dice più precisamente
1. IJinsegnamento di Paolo che cristo è parte in ctrusa in ogni matrimonio frabatteizati. Il matri-
monio è un'immagine dell'amore incondizionato c'li cristo per la sua
Paolo è un testimone importante delle primissime cornunità cristiane,
tanto per la dottrina quanto per la pratica del matrimonio. Nelle sue let- 8
Si veda sopra, c. III, III, J. Comc è arrtlt,ata l,t Chies,t a battezzare i ba»tbini?

286 lnuitu a oarlar<' II ruakimonio, istituzione ur/tana a sdcrdrnent() della Chicsa 287
I
I

cristiano rispetto al
chiesa. vi è dunque una specificità <tel matrimonio
:

solo I'or- i Due testi, tuttavia, hann<, a lr-rngo m«rtivato trn'interpretazione in senso
matrimonio umano in genirale, specificità che non concerne c()ntrario. lgnazict di Antiochia ritienc chc convenga <<agli sposi e alle spo-
attraverso la
dine etico, -u .[Link].r]de «il dono di una partecipazione ' se conffarre la krro unione con il consens() clel vescovo, perché le nozze sia-
Cristo»
gruri, a"il" Spirito di Dio, alla nuova creazione nel corpo del no secondo il Signore>>ro. Iertulliano parlerà dal canto suo di «beatitudine
ÌPi.r." Vallin). Per questa ragione il matrimonio è un sacramento' di quel matrimonicr che è combinato dalla (lhiesa, confermato dall'offerta
eucaristica e sigillato dalla preghiera di henerlizionel (ìli angeli lo notifi-
can() e il Padre lo ratifica>>t1. Ma il test«r di Ignazio non riguarcla la cele- rili

(]ORSO DELLA STORIA brazionc e qr-rello di 'Iertullian<) ev()ca la santilicazione dcl matrimonio at-
III. LA CE,LEBRAZIONE, DEL MAIRIMONIO Nt'L
[ravers() ia vita cristiana.
Come per gli altri sacramenti, conviene intraprendere
un piccolo per- :. . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- -- - --- - -- -- --- -- -- :

della celebra-
.orro ,ro.i.o al fine cli comprendere meglio l'evoluzione Xl

sua dottri- Dottrinalmente, si riteneva chc il matrimonio avesse per i cristiani un


zione del matrimonio n"l .À,,o dei tempi,lo sviluppo della
na e le nuove prescrizioni che le neccssità pastorali
hanno spinto la chie- valore santo in ragione del loro battesimo e della loro fcde in Cristo (Ter-
sa ad assumere. Ciò che è stato cletto della
penitenza vale anche qui: tulliano, Clernente di Alessandria), che acquisiva tutta la sua dimensio- tli

attraverso il maffimonio la chiesa è costantemente in contatto con i co- ne attraverso la loro partecipazione all'eucaristia. Il matrimonio era quin-
propria disciplina ai tem- di una realtà <<secondo il Signore>>, senza tuttavia cssere celcbrato in
stumi clella società globale e deve adattare la
chiesa. La dottrina cristiana non aveva problemi a far sua la concezio-
pi ed ai momenti della storia. l

ne consensuale clel diritto romano. La rcciproca dccisione di sposarsi


costituisce il matrimonio. I cristiani si piegavano ad alcune regole: ma-
antica trimoni sconsigliati o proibiti (in base a una serie di impedimenti); in-
1. La celebr azionedel matrimonio nella Chiesa
dissolubilità, segno di contrasto con i pagani; la sterilità, attribuita alla
ad alcuna donna, in nessun caso sufficiente a legittimarc la separazionc e una nuo-
Nei primi tre secoli il matrimonio cristiano non dà luogo
ai costumi del va unione; privazione della comunione per i divorziati risposati; rico-
celcbrazionc in chiesa. I cristiani si piegano normalmente
ritencva che gli spo- noscimento del diritto al matrimonio per gli schiavi.
matrinronio romano rradizionale. Il diritto rolnano
si entrassero nello stato coniugale attraverso
il mutuo to"'"""'' È lu A partire dai secoli IV e V (a seconda dellc regioni) si prcnde l'abi-
"Contratto". Non era tudine di invitare il clero alla celebrazione familiare. Allo stesso modo
COnceziOne conSensUale clel matrimoniO cOme
interveniva diret- è attcstato che si evitano le orge "paganc". In Africa si invitava il ve-
richiesta alcuna fbrma di celebrazione: lo Stato non
alcune condizioni' La scovo a sottoscrivere le "tavole nuziall" . In certi luoghi si chiede al
tamente, ma proteggeva il matrimonio e poneva clero di benedire gli sposi per le loro prime nozze. Questo rito si evol-
di
pubblicità .l"i *utii*onio era assicurata attraverso feste e cerimonie verà in direzione di una liturgia pubblica: gli sposi sono condotti alla
abbastanza rigo-
nutrrn familiare, previste secondo una consuetudine beneclizione del sacerdote, che ha luogo inizialmente dinanzi alla chie-
nuziali" , sorta di ar-
rosa che aoapr"rrdava un'iscrizione sulle "tavole sa, sotto il portico. Nel VI secolo appare il formulario di una messa "per
chivi della famiglia. Gli storici ritengono oggi che i cristiani
si com-
lo sposo" e di una formula di benedizione. Questa diventa con il tem-
e generano figli,
portassero nellostesso moclo. «Si sposano come tutti
che ri-
Lu nor. abbandonano la loro prole'>, dice la Lettera a Diognetoe' r"
Ignace d'Antioche, Lettres. Mdltlrc tle Policarpe, À, Pofirorpr,5,2, p. 151(tr. it. S. Ignazio
sale alla fine del II secolo. di Antiochia, Le latterc. A Poliarpo, p. 106.\ .

'r Tertullien, A son épouse,II, 8,6, a cura di Ciharles Munier, SL27), Paris, Cerf, 1980, p.
p' fi U Wo 149 (tr. it. fèrtulliano, Il tnatrinonio ncl cri-rtiunesinzo preniccno- Ad uxoretu. I)e exhortationc ca-
l{arrou, SC llbis' Paris' Ccrf'
I Ienri Irénée
1997
" ,4 Diogn<;tc,V 6, d cura di ' sritatis. De rnonogaruia, a cura di Pier Angelo Gramaglia, [Link], Borla, 1988, p.288).
gr"to, a rrriudi Enrico Norelli, Milano, Paoline' 1991' p' 89)'

Int.,ito a criltrt ll rnatrimonio, istituzìone umdild e sdLydmenlo d.e lla Cbiesa 289
288
cramentale. Senipre di più il Medio Evo rillette sul matrimonio nel qua-
po obbligatoria e configura un atto puramente ecclesiastico. NeI IX se-
dro della categoria di sacramento. Ma allora si pone la questione di
.olo le cerimonie civili del matrimonio si awicinano all'edificio della
questione sapere che cosa renda il matrimonio un sacramento: è il consenso degli
chiesa «di modo che, alla lunga, gli usi popolari diventano una
(Edward Schillebeeckx)' sposi in sé stesso, secondo l'antica teoria consensuale? Sono il ministe-
della Chiesa e si trasformano in vsatvaliturgic»>
Nell'anno mille il matrimonio passa sotto il potere giurisdizionale del- ro del saccrdote e la sua benedizione, come pensavano alcuni teologi
la Chiesa. Per sposarsi dinanzi alla Chiesa validamente e legittima- occidentali e, a partire dal IX secolo, l'Oriente? Il matrimonio sacra-
mente, occorfe passare attravefso I'azioneliturgica della chiesa. mentale consisterebbc allora nella celebrazione liturgica del consenso,
ed è a questo titolo che esso sarebbe considerato come rnistero. LO-
riente e l'Occidente prenderanno in materia due orientamcnti diversi:
[Link] dottrina di Agostino, decisiva per I'Occidente l'Oriente vede il sacramento nel ministero e nella benedizione del sa-
cerdote; l'Occidente lo vede nel consenso degli sposi. Ecco perché si
Agostino utiizzacon larghezza il termine sdcramentuTn a proposito dice che gli sposi sono i "ministri" del sacramento del loro matrimonio.
del Àatrimonio, ma in un senso che non è ancora quello del settenario. Questa divergenza non sarà sanata dal Concilio di Trento.
Non se ne serve per menzionare il matrimonio alf interno di un'enu- Si è tuttavia consapevoli del carattere molto originale del "segno" che
merazione dei riti cristiani. Lo fa apartife doJla traduzione latina della costituisce il matrimonio: normalmente un sacramento reakzza ciò che
Lerrera agli Efesini 5 )2: <<Quesro mistero lsauamentum) è grande, significa; ora il matrimonio non realizza l'unione di Cristo e della Chie-
diceva paolor lo <lico in riferimento a Cristo e alla Chiesal>>' Agostino sa, di cui è il segno. È la realtà preesistente del mistero del Cristo e del-
coglie il simbolismo di questo testo. la Chiesa che gli conf-erisce un valore nuovo del quale egli diviene il se-
Éer lui il termine "sacramento" riveste due significati, a proposito del gno. Nel XII secolo ci si rifiuta ancora di riconoscergli un'efficacia nel-
matrimonio, non privi di reciproche [Link] sacramentum è, l'ordine della salvezza. Il matrimonio infatti non è necessario alla salvezza
del-
da una parte, un "iegu-" ,[Link]' che interviene come terzo termine e non riguarda tutti i cristiani. Esso dunque non corrisponde alla defi-
(proles),la fedeltà
la triadà dei beni annoverati dal matrimonio: i figli nizione del sacramento che era già stata elaborata. È solo nel XIII seco-
lfides,la quale esclude ogni adulterio) e l'impegno
indissolubile bin'
lo che si riconosce a questo sacralnento, come ad altri, un'efficacia in ter-
,ulu*),in riferimento al tiu.a*ento che è stato fatto (iuramentum).Il mini di grazia. Ma I'opinione dominante dei teologi identfica allora a suo
sacram;nturuè, d'altra parte, un segno sacro (signum) che orienta il cre-
riguardo il contratto ed il sacramentoi per i cristiani il contratto matri-
dente verso il mistero dell'unità di Cristo e della Chiesa; è il sacramen-
moniale è il sacramento del matrimonio. Si è d'accordo nel riconoscere
to-segno di una realtà superiore. <<Sant'Agostino per primo, e la
Scola-
proprio perché è se- che i matrimoni clandestini, proibiti dalla Chiesa, siano nondimeno validi.
stica iopo di lui, hanno rawicinato le due idee: è
gno di [Link] mistero che il matrimonio, "legame sacro" già a livello
àrtrrul., è veramente e rajicalmente indissolubile» (Edward Schille-
i 4,La dottrina del matrimonio in Lutero e Calvino
beeckx). così il sacramento-segno mette il sacramento-legame in
rela-

zione con il mistero del Cristo.


i [Link]'in,.rpretazione della parola della Lettera agli Efesini (5 )2), Lute-
ro segue Erasmo: si tratta del mistero di Crist«r e della (ìhiesa; allo stesso
modo Calvino ritiene che si debba tradurre il myste'rion gieco non con sd-
[Link] matrimonio sacramento nel Medio Evo cramentum, ma con arcanur?r, cioè "segreto" oppure "mistero". Il matri-
monio è uno stato divino, trroiché esso è il segno del mistero dell'unione tra
testo già citato clella Lettera agli Efesini (5,32) ha giocato eviden-
I1 Cristo e la Chiesa, e in questo senso appartiene al piano della [ede. Ma non
temente ,r grrrd" ruolo nell'iscrizi,one del matrimonio al settenario'sa-
Inuito a crt'rl.t'r,' ll matrimonio, istituzione umafia e sacramefilo della Chiesa 2L)1
290
r
è un sacramento. A partire dal 1520 Lutero insegna che il matrimonio non già oggetto della sollecitudine pastorale della Chies a. Ma è, ancora
è un sacramento perché non ne realizza la definizione: una promessa di gra- una volta, il Concfio di Trento che andrà ad esprimere una dottrina cir-
zia, vn segno e l'istituzione divina da parte di Cristo. Calvino 1o raggiLrnge costanziata del m atrimonio.
su questo punt(): entrambi sono inlatti rigorosi riguardo all'attestazione bi-
blica dcll'istituzione dei sacramenti da parte di Cristo. Gli uomini non pos- Il matrimonio è un sacramento
[Link].r istitui rc sacramenti.
Nelf insieme, Lutero ha una visione pessimista del matrimonitl, che giu-
Che il matrimonio fosse un sacramento oppure no era uno dei pun-
dica corrotto dal peccato e che è solo un rimedio alla concupiscenza. Ilgli
p()ne c()me condizione di valiclità il consenso dei genitori. Ritiene anche
ti simbolici che clistinguevano i cattolici dai protestanti (come il termi-
che il matrimonio dipenda dalla disciplina dello Stato, il quale gode di una
ne "transustanziazione" per l'eucaristia). Così la prima preoccupazione
sorta di delega dell'autorità parentale. Questa posizione, legata alla sua con- dell'esposizione dottrinale conciliare era di mostrare in che modo si po-
cezione del matrimonio come "realtà terrena", rimane estranea agli ulte- tesse intendere che il matrimonio è un sacramento. Listituzione divi-
riori dibattiti sull'autt>rità della (lhiesa e clello Stato in materia, ma apre lo- na del matrimonio come <{egame perpetuo ed indissolubile» è ricolle-
ro la strada. Lutero ritiene che il divorzio sia un peccat(), poiché I'indisso- g,atà innanzitutto al testo di Genesi 2,2)-24,Ia cui proclamazione è
lubilità è r-rn richiamo evangelico che è nell'ordine della fede. Ma la legge fatta risalire ad Adamo. Ora Cristo ha citato egli stesso queste parole
pucì regolamentarlo per reprimere gli abusi. Esso permette il nuovo matri- <<come pronunciate da Dio» e ha <<confermato>> la solidità di questo
monio dello s1-roso inn()ccnte, in ragione dell'eccezicrne inscritta nel Van- legame. Uistituzione è quindi due volte divina, il ruolo di Cristo es-
gelo di Matteo: <<salvo in casc'r di unione illegale», impudicizia, adulteri<r
sendo quello di confermare che il matrimonio è un sacramento: «Egli
(Mt5)2 e 19,9). Lutero e Calvino insistono sulla pubblicità dell'impegno
ha istituito e portato alla loro perfezione i venerabili sacramenti>>. C'è
matrimr>niale. Le (lhiese pr()tcstanti sarann() p()rtate a stabilire una disci-
plina ccclesiastica del matrimonio. La liturgia non è essenziale all'esisten- dunque una novità nel matrimonio cristiano rispetto alle «nozze del-
za tlcl matrimonio, ma è moralmente obbligatoria per coloro che vogliano I'Antica Legge>>.
[Link] il malrimonit, cristian«r. Questa originalità è un segno, il segno dell'amore di Cristo per la
Chiesa (secondo la Lettera agliBfesini,5 )2).
Il matrimonio presuppone una grazia che conduce l'amore umano
verso la sua perfezione e ne conferma l'indissolubile unità; essa santi-
[Link] Concilio di Trento fica gli sposi. Questa grazia è stata meritata dalla passione di Cristo, nel
corso della quale egli si è immolato per la Chiesa sua sposa: è ciò che
Lopera del Concilio di Trento riguardante il matrimonio verte su due
Paolo <<suggerisce>> (Ef 5,25 e )2). Per l'essenziale, il Concilio non fa
punti cardinali, dei quali uno appartiene alla dottrina (il matrimonio è
che ricapitolare e formalizzare i dati biblici che abbiamo incontrato.
un vero sacramento) e l'altro concerne la riforma della Chiesa (il ma-
Poiché è stato istituito da Cristo e beneficia di una grazia, il matri-
trimonio dcve essere celebrato pubblicamente secondo una forma "ca-
monio è un vero sacramento della Legge nuova. I1 Concilio qui si ri-
nonica" precisa). Infatti all'epoca l'esistenza di numerosi matrimoni
chiama, in maniera genenlizzante, ai Padri della Chiesa, ai concili ed
clandestini costituiva un abuso eclatante. Ricordiamo il matrimonio,
allatradizione universale, in un passaggio molto polemico. A titolo di
molto clandestino, di Romeo e Giulietta nell'opera di Shakespeare. Ab-
sacramento, il matrimonio è sottomesso alla giurisdizione dclla Chie-
biamo già incontrato la menzione del matrimonio nel quadro del settc-
sa, che ha dunque il diritto di stabilire norme disciplinari (gli impedi-
nario nel Medio Evol', malgrado il suo carattere del tutto originale: era
menti) e insegnare che una vita comune divenuta insopportabile - il che
r2
Si vecla sopra, c. Il, II.A, 1. Breue storil del termine e del nurtero dei sucratnenti. Verso il non vieta un regime di separazione -, o ancora l'adulterio, non rompo-
sc! ! ( riu sd L rt) n ( n t "t l(.
tt d no il matrimonio e che il coniuge innocente non può risposarsi finché

292 lnuito a crcltn' Il matrimonio, istituzione umana e sacramento della Chiesa 2c))
F

dura la vita dell'altro coniuge. Ma qui la redazione del testo è stata te, come invalidare, nell'awenire, tlei matrimoni dei quali si sia riconosciuta

sottilmente corretta, poiché il concilio non voleva condannare


la pra- la validità nel passato? La soluzione fu tr()vata in una disposizione giuridi-
in- ca che, senza toccare la realtà del maffimonio, poneva alla sr-ra celebrazio-
tica della chiesa ortodossa che autorizza le nuove nozze del coniuge
pfonun- ne delle condizioni disciplinari. L,ssa consiste nel dichiarare l'incapacità
nocente. La sua decisione giustifica la pratica cattolica, senza
fermamente delle persone di conrarre matrimonio al di fuori della forma prescritta. Il
ciarsi sul problema di fondo. Qui dunque la chiesa difende
decreto interessava dunque esclusivamente i matrimoni fLrturi, poiché il ri-
lu ,ru .oÀp etenzasul sacramento, senza prestare attenzione alle com- fiuto della fbrma costituiva un impedimento dirimente che colpiva i con-
petenze dei poteri civili. traenti.

6. La forma canonica del matrimonio (il decreto detto


<<Tametsi»>)
Il testo conciliare comincia con la famosa
concessione che ha dato
il suo nome al decreto: <<Benché lTametsi)>> i matrimoni clandestini an-
La chiesa riteneva che i matrimoni clandestini, fenomeno sociale dif- teriori siano validi, la Chicsa li ha in orrore e li ha sempre proibiti. Il te-
dei
fuso alla fine «lel Medio Evo, fossero una piaga. Esistevano anche sto continua descrivendo i danni pastorali creati dall'usanza dei matri-
pub-
divorzi clandestini, i quali implicavano il rischio di nuove nozze
moni clandestini e sfocia in una decisione giuridica. Ormai,la celebra-
soffri-
bliche con la benediziàne della Chiesa. La moralità pubblica ne zione del matrimonio esigerà una triplice pubblicazione dei bandi; essa
delle famiglie sui
va.D'altraparte, sul piano sociale, I'onnipotenza comprenderà una formula liturgica che include l'interrogazione degii
marrimoni iei loro figli era tale che molti giovani si sposavano clande- sposi sul loro consenso e la parola del sacerdote: <<Vi unisco in matri-
stinamente, all'insaputa dei propri genitori, sia alTa presenza
di un sa-
monio, in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo>>. Questo sa-
cerdote sia direttamente fra loro. cerdote dovrà essere il curato della parrocchia in cui ha luogo la cele-
almeno fin da quando
Questi matrimoni erano sempre stati proibiti, brazione, oppure un sacerdote opportunamente delegato da costui, e
la chiesa aveva preso le redini della celebrazione liturgica del sacra- dovranno esserci <<due o tre testimoni>>. Il parroco terrà un registro
mento. Luso cli pubblicare i bandi esisteva da alcuni secoli' Tuttavia, sul quale annoterà il nome degli sposi e dei testimoni, così come la da-
data ladottrina consensuale del matrimonio generalmente
ammessa'
ta ed il luogo del matrimonio. Quanti si sposassero altrimenti sarebbe-
quelle nozzeerano considerate come illecite (non permesse), ma non ro resi dal Concilio <<assolutamente inabili a contrarre in quel modo>>. I
invali<le. La preoccupazionedel concilio di Trento fu dunque
di op- loro matrimoni sarebbero quindi invalidi e nulli. Infine, il Concilio rac-
porsi ai clandestini invalidandoli. I Padri conciliari ritene-
-atri-orri comanda la confessione e la comunione prima del matrimonio. Questo
uurro cli farli sparire fosse di decidere che la pubblicità
.h" il solo mo<lo decreto sarà applicato con grande rigore. Esso contribuirà a fare del ma-
fossero una
ecl una forma giuridica precisa, "canonica", del matrimonio trimonio una questione puramente ecclesiastica.
condizione della loro validità.
;
-- -- - - ---- - -- -- - - - --

i Z. Il conflitto fra la Chiesa e lo Stato nell'età moderna


ruo-
Ma qr,resta intenzione poneva un problema <lottrinale delicato sul
lo ilella Chiesa rispetto alf istituzione sacramentale. Aveva essa il
ptttere c Questo decreto entrerà rapidamente nella pratica, e la forma del matri-
l'ar-rtorità c1i p6rre una conclizione cli validità al matrimonig, limitando dal- monio decisa dal Concilio ispirerà in seguito la fcrrma del matrimonio ci-
biblico, vile. Ma questo decreto interviene al momento della rottura ecclesiale del
l,esterno il c,)[Link],, degli sposi il quale, secondo l'insegnamento
(lhiesa non finiv,r XVI secolo. Lutero e (lalvino insistono anch'essi sulla pubblicità dell'im-
è cla solo cosritutivo clel maffimonio? In qr-resto modo la
«rn l'intetvenire su un terreno di iliritto divino che le sfugge? I)'altrallrar- pegno marimoniale e le Chiese protestanti saranno portate a stabilire una

Inuilo u cn',lt'n Il ntatriruonio, istituzione umana e sacramento della Chiesa 295


294
r F

disciplina ecclesiastica del matrimonio. Ma la scissione ecclesiale e la pre- IV. L- nat'HtMoNlo u L'AI-LEANZA Dr DIO c()N LA FAMI(;LIA uMANA
senza dei membri di altre religioni, o di non credenti, negli Stati moderni,
al)rono la strada all'intervento dei poteri pubblici. La prrbblicità del ma- 1. Il matrimonio e la condizione umana
rimonio riguarda infatti la moralità pubblica. Ora, a 1'rento, la (lhiesa cat-
t<llica voleva mantenere un'autorità totale sul matrimonio dei suoi fedcli, che cosa vuol dire il fatto che il matrimonio cristiano sia un sacra-
;roiché nel regime della cristianità medievale lo Stato non interveniva in mento? Senza pretendere di affrontare ora tutta la spiritualità del ma-
quest'ambito. Ma, nella situazione nuova, cssa non p()teva più aspirare al
trimonio, né di sviluppare i dati canonici, valc a dire giuridici e mora-
nronolrolio dell'autolità sr-rl matrimonio. È un aspett() ciella lenta e pro-
li, che lo riguardano, vorrei proporre una breve riflessione che vada
gressiva separazione clclla (lhicsa e dello Stato. L'autorità rivendicata dal-
all'essenziale. 11 matrirnonio è una realtà capitalc della contlizione uma-
lo Stato riguarda precisamente la fìrrn-ra pubblica del matrimonio c la de-
na, esso investe l'identità dell'uomo, il suo destino e il senso del suo esi-
lìnizionc degli inrpedimenti. Il magisterc» cattolico sostenne un lungo di-
Irirtrit«r t'on gli Srati c.] igovcrni. su quest() Punt(). L,ra inlatti moltt, rcti- stere. Lnplica il rapporto dell'uorno con Dio. Il matrimonio è infatti,
cente a condividcre con cssi la sua autorità sull'unione coniugaie dei su«ri per eccellenza, il luogo dell'espressione dell'amore, che è il fine di tut-
lecleli. Awiato sin dal XVllI secokr, il conllitto lra Roma ed i poteri civili rala creazione, e noi sappiamo che Dio è amore. Ecco perché il matri-
occrrlrrì [)raticamente tutto il XIX secokr, e la tcnsione si accreltbe sotto il monio rientra nell'ordine dcl definitivo. Il suo sì supera lo scorrerc del
lrontificato di Pio IX. La (lhiesa non voleva che il potere civile organizzas- tempo. Il matrimonio è un'allea nza fra duc persone, sirnboleggi ata dal-
sc la celebrazione di un matrimonio civile per i propri memhri. Ricono- lo scanibio fra gli sposi di due anelli, chiantati fetli. ogni alleanza rr-
scergli questo p()tere eqr-rivaleva anche a ricon«rscergli qtrello di autttrizza' chiedc la fedeltà. «Agli occhi stessi della coscienza comune, il legame
re lcgaln'rente il divorzio. Leone XIII tece avanzare le cose invitando gli Sta- coniugale comporra un che di irreversibilc, di ir-rdelebile. [. . . ] II dono
ti a coo;rerare. Ma rifiutir il latt«r che la realtà c«rniugalc si scindesse in due è esso stesso donato. Il dono attivo è il frutto di un dono passivo. Ri-
ambiti diversi, l'[Link] dallo Stato, dalla societìr civile e .laila cul-
ceviarno nel momento stesso in cui doniamo e ci doniamo all'altro>> (Xa-
trrra, l'altro clalla (lhiesa, dalla flcle e .lal sacrar»ento. Ribadì così l'trnione
vicr Lacroix). Il rnatrimo,io è unir pcdagogia dell'arnore in tutte le sue
tli t'«rntratto ('sa('ranìent() in un momrnt«r in cui li si v,rleva sulìarilre. l)oi-
ché il matrimonio è un sdcramcnt() in quanto è un c()ntratto lì'a clue bat-
forme: amore coniugale, amore parentale, amore filiale, amore frater-
tezzati. no. ogni uomo ed ogni donna appartengono ad una cellula familiare:
dibattito si conclude nel modo seguente: la Chiesa mantiene la sua pie-
I1 essi percorrono lo srcsso itinerario che va clalla famiglia d'origine alla
na atrtotita sul matrimonio dei cattolici. Questi sarann() validi o invalidi in famiglia fonclata. Il bambino,
suscirato dall'amore dei suoi genirori, si
lìrnzione delle regole che essa avrà posto. Lo Stato, dal canto sut:,, pone la appoggia sul loro amore per alnare a sua volta e soci:alizzare nel quadro
regola scgrrente: nessun sacerdote devc celcbrare matrim()ni religiosi sen- della [Link] si apre all'amore c diviene in seguito rna-
za che gli slrosi siano prima l)assati in (]onrune a scambiare il proprio con- rito o moglie. Fa la scoperta dell'amore coniugalc che coinvolgc tutre le
scnso. Se il saceldote «rltrepassa quest() limite rischia la prigic»ie. [cco per- sfere della sua personalità, fisica, aI'fèrriva, psicologica e spirituale. Gio-
ché richiedc senìl)re, all'ingresso ciclla chiesa, il certificato clcl marrimonio vane uomo e giovanc donna diventano a loro volta padre e madre, va-
civile celcbrato in 1;reccdenza.
le a dire che scoprono una nuova forma di amore responsabile nei ri-
guardi di coloro che hanno generaro e che devono condurre alla vita
adulta. uonro e donna maturi diventano infine nonno e nonna e strin-
élono nuove forme cli rclazione affetdva con i propri figli, a loro volta
sposati, e con i loro nipoti. Sappiarno rutri quanto la sfera familiare sia
essenziale ad una serena realizzazione e quanti dranrmi derivino dalle
l
sue perturbazioni.

2L)(-, lnuikt t rttlt'r, Il natrimonio, istitttzictne an;/a?1.1 e :irtcrdmeillo tlelLt C/trcsa 2()7
2. Il matrimonio come sacramento giungeva Leone XIII. Gli sposi sono <<circondari e fortificatf> clal dono
di cristo. .,È dal'autore stesso clella natura e <]al restauratore ciella
Urnanamente padando, abbiamo visto, il matrimonio è un'alleanza: nostra natuta, il cristo nostro signore, che il matrimonio è stato mu-
nel disegno divino esso si inscrive nel quadro dell"all,eanza di salvezza nito delle sue leggi, confermato ed elevato>>. La sacramentalità del ma-
che Dio ha voluto contrarre con l'umanità. Ecco perché Cristo ha vo- trimonio cristiano vuol dire che la celebrazione che lo istituisce inizial-
luto che il matrimonio fosse, fra cristiani, un vero sacramento. <<Cristo mente e la vita che ne procede hanno, in modo simultaneo, significato
ha elevato il matrimonio alla dignità di sacramento>>, diceva Leone XIII. divino ed efficacia di grazia. Agli sposi cristiani, dichiara il Concilio va-
Che il matrimonio sia, agli occhi della Chiesa, un sacramento ci dice ticano II, il sacramento del matrimonio concede di «significa[reJ e par-
che, fbcoiaio di tutte le sfumature dell'amore, esso ha a che fare con la tecipa[rel il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra cri-
nostra salvezza e con la nostra vocazione divina. È [Link] pcdagogia del- sto e la chieso>'a. Lawta coniugale è <<come consacrata>> dal sacramento.
la nostra vita di rclazioni con Dio, del nostro ingresso nella famiglia di È infine I'espressione <lella parità fra I'uomo e la donna. Il matrimonio
Dio come figli adottivi, figli clel Padre e fratelli del Figlio. L'unione cristiano fonda la famiglia come una "chiesa in miniatura", luogo «iel-
degli sposi che diventano una sola carne ha qualcosa a che vedere con la trasmissione clella fede e nello stesso tempo dell'amore. Tuttavìa, l,ac-
l'amore di Cristo, che si è fatto carne per unirsi all'umanità, della qua- cento molto cristologico dato al, matrimonio cristiano ha lasciato trop-
le vuole fare la sua Chiesa. Vi è un aspetto nuziale nell'amore che Dio po nell'implicito la presenza dello Spirito in questo stesso sacramento.
ha per noi e nell'amore che noi dobbiamo avere per lui. Ecco perché
parlare di segno e di analogi a fra il nostro amor di Dio e tutte le forme
dell'amore umano non ha nulla di artificiale. Il matrimonio, pedago- l. Verso futuri sviluppi
gia dell'amore sul piano umano, è anche un luogo eletto della pedago-
gia dell'amore di Dio secondo i suoi due significati: percezione dell'a- <<[Link] esserre che la [Link] del [Link]., c.sì come e\ anrrun-
rnore di Dio per noi e scoperta dell'amore che noi dobbiamo avere ciata dal magistero latino, sia meno elabt,rata di quella di alri sacramenti.

per lui. E per questo che è sacramento, e a questo titolo segno e cau- . La [Link]<,ne pastorale si è inlatti c()ncentrata piir su questioni eti-
che (unità, fedeltà, resp«rnsabilità verso i figli, post. occrparo all,intern.
sr. È pe. questo che è corroborato dalla grazia divina. Secondo il lin-
della società) che su problemi propriamenre reologici e sacramenrali. D,al-
guaggio del Concilio Vaticano II, Cristo <<viene incontro agli sposi cri-
tro canto, la partecipazione dci laici alla [Link] sr un sacrament. riel
stiani attraverso il sacramento del matrimonio>>'r. Non basta latavoloz- qtrale essi viv.n. pu<ì avere, alla fine, degli eflerti benefici. Infine, [Link]
il
za dei colori e delle sfumature dell'amore umano per esprimere tutta la fatto al matrimoni. nel dialogo ecumenico conten'ìporaneo lascia ,p".rr"
ricchezza dell'amore di Dio per noi e quella della nostra vocazione al- in un approfondimento comune di cirì che la fede evangelica vu.l clire a
l'amore di Dio. Questo ci permette di comprendere anche il paragone proposito dell'unione coniugale» (Henri Ilourgeois)1i.
fauo dallo stesso Concilio fra il matrimonio e la vita della "famiglia" del-
la Trinità nel suo eterno scambio d'amore. Quest. aut()re rileva qualche pLrnt() oscur() nell'attuale dottrina catt()li-
La sacramentalità del matrimonio è dunque originaria, poiché si ri- ca sul matrimonio. Abbiamo visto che una dlfferenza sensibile rimane
lra
collega ad una realtà umana che esiste già e che è in relazione con Dio 1'oriente e l'()ccidente sul n srri ministri del [Link]: il sacerdote o gli
creatore . In questo sacramento la creazione e la salvezza in Cristrr [Link], .ppure il [Link] e gli [Link] insieme. La questione è più comples-
dunque si [Link] grazia del Cristo <<perfeziona>> e <<rafforza>> l'a-
sadi qtranro appaia, [Link]é comporra delre conseg'enze suila p,,.siÉirità
more umano, diceva il Concilio di Trento; esso <do rende perfetto>>, ag-
t't
Lutnen gcntiun,71.
r'InHenri Bourgeois,-Bernardsesboùéepaul
. rihon, HistoiredesDogtnes,[Link]
-
" (,oncilio Vaticano ll, Guudiun et spes,48 I ,lu sulu!: les sacrettents, lEglrc, h Verga, Mane,paris, Desclée, 199r, pp.
in ,' llS.
298 Inuikt a ottl<'r,' ll rnatritzonio, istituzir-tne ilmana e sacraruento della Chiesa 2L)9
_--

una nuova inchiesta, su richiesta di almeno uno dei due coniugi, se ta-
c-litrn vero matrimonio n()n sacramentale fra battezzati chc abbiano per-
le matrimonio sia stato all'origine reale e valido. Tre cause possono far
rltrto la [ec]e, possibilità srrlla qtrale ci sarà bisogno cli ritornare. Anche la
riconoscere l'invalidità originaria di un matrimonio: innanzitutto, un
i ..luri,r.," tralourrruzinne al matrimonio e la v()cazi()ne al celibato merite-
,"bb. cli essere approf'ondita. Infine, si pongono numer()sc dtlmande lega- impedimento "dirimente" (ad esempio un'affinità o una consanguineità),
i
(lhiesa, tutela- senza dispensa possibile, che non è stato visto al morìento delle noz-
i te all'evol.,zion. Jei cosrtrmi e della cultura. (ìome ptrò, la
i r" il m"[Link] fondamentale del quale è depositaria mantenend() nello stes- ze; quindi,l'assenza nel sacerdote che ha celebrato il matrimonio della

i so tempo un diakrgo positivt'r con la culttrra? giurisdizione necessaria; e, infine, il vizio di consenso. Data l'attenzio-
ne oggi riservata alla preparazione del matrimonio, il primo registro di
causa non si presenta praticanìente mai. Il secondo è estremamente
raro"; diciamo anchc che può assumere un aspetto un po' scandaloso,
V. Qu,trcnn PRoBLEMA PAST()RALE
perché la nullità del primo matrimonio è ottenuta per una ragione pu-
ramente amministrativa ed estranea al caso concreto. La terza ragione
Di tutti i sacramenti, probabilmente il matrimonio è quello che po-
interveniva poco, nel passato. Probabilmente i matrimoni forzati sono
ne il maggior numero di problemi pastorali. Ciò non sorprende, poiché
diventati rari (benché non siano scomparsi), rra la considerazione ac-
il-rt.iÀorrio coinvolge simultaneamente due persone e la fragiìità uma-
cordata ai problemi di maturità affettiua permette oggi di invocarla in
na lo espone a numerose vicissitudini. In particolare, che cosa fare quan-
un certo numero di casi. Si tratta di verificare se l'uno o l'altro dei co-
do la vita coniugalc di una coppia è totalmente fallita?
niugi abbia veralnente pronunciato un sì responsabile e fondato. Se vic-
ne constatata ulì'immaturità affettiva, allora il rnatrimonio è dichiarato
1. La gestione dell'indissolubilità: le dichiarazioni di nullità nullo per difetto di consenso. Questo caso è quello che autorizza oggi
il maggior numero di dichiarazioni di nullità. Ad csempio, una giovàne
In nome clella parola di Gesù: «chiunque ripudia sua moglie, ec- non vuole più vivere con i suoi genitori: si sposa più per sfuggire loro
(Mt 5 )2 e 19 ,9) , che per autentico dcsiderio di sposarsi. Alcuni casi di riconoscimento
cctto il caso cli concubinato,," la espone all'aduiterio >>
le Chiese ortodosse possono riconoscere il fallimento del matrimonio e di nullità sono fra l'altro associati alla proibizione di risposarsi per un
pcfmettefc eventualmente la benedizione di un nuovo matrimonio certo periodo, al fine di permettere all'interessato di giungere ad una
p". ur-, coniuge giuclicato innocente, eccezione chc non rimette in di- sufficiente maturità.
,..rsrion" ai loroocchi f indissolubilità del matrimonio. Anche le Chie- Quanto alla procedura, essa è nei fatti più semplice di quanto non
se protestanti hanno clelle istanze in grado di esaminare i casi di
falli- pensi l'opinione [Link] richiesta di annullamento è istruita dal-
mento per verificare sc qn cventuale nuovo matrimonio sia legittimo. l'ufficio diocesano che ascolta i testimoni, può richiedere tale o taltrltra
Queste eccezioni sollo sempre gestite caso per caso' verifica ed emette un primo giudizio che si fa sulla base dei documen-
La chiesa cattolica segue una procedura completamente diversa. Ri- ti. I- ufficio diocesano trasmette quindi il fascicolo all'istanza metropo-
renendo, sulla base «lelleparole evangeliche, che un matrimonio valido litana, cioè ad un'altra ufficialità che giudicherà in secondo grado. Se i
e consumatolT sia assolutamcnte indissolubile, essa verifica attfaverso due giudizi sono concordi fra loro,la decisione è definitiva. Il ricorso
rn
Si tratta della famosa "eccczionedi Matteo". Il termine grcco porneia,letteralmente "im- rr Diciamo, per la cronaca, che riguarda più i vescovi <lei sacerdoti! Un sacerdote che celebra
rinvia ad una situazigne clifficile da identificare Le moderne traduzioni esitano fra
[Link]", il [Link] al di fuori della sua parrocchia generalmente non dirnentica di richiederc la giuri-
"unione illegale", "fornicazionc" c "aclulterio".
,, La consumazione carnale clcl matrinionio ne costituisce infatti un elemento essenziale' [Jtl sdizionc al curato del luogo e anche qucst'ultimo ci 1a attcnzione. La dimenticanza può venirc dd
vescovo, che ha sì Ia giurisdizione di tutta la sua diocesi, e uon dcve richiederla ai curati locali, ura
nratrinroni6 non consumato può cssere rotto. Qtlcsto clato, che un tempo fu inlportante'
ha Pocir
»on ce l'Ìta se celebra in un'altra dioccsi. Egli deve in tal caso domandare Ìa giurisdizione al cu-
inciclenza oggi, salvo in caso di r()talc imporenza del marito, o del ril'itrtÒ della consumazionc
tlrr
/ rato del luogo. Vi lirrono dei casi nei quali il vesct>vo aveva dimenticato di lìrlol
parte di un marito che si dichiara trmosessualc.

Inuito d crulcr, ll matrimonio, istituzione umana e sacrdmento de lla Cl:iesa )01


100
a Roma ha luogo solo se i due giudizi sono opposti. La Rota romana si cia. Questo testo aggiunge: <<Nella tradizione cattolica ed ortodossa,
riserva allora la soluzione dei casi più difficili. Salvo quest'ultima ipote- questa alleanza è un sacrarnento. Per i protestanti, l'impiego di questo
si, I'insieme della procedura non supera un anno. Ma Roma si riserva termine si presta alla discussione. La stessa realtà cristiana propria del
tradizionalmente il caso dei matrimoni dei monarchi: contrariamente a matrimonio è pienamente riconosciuta, cosa di cui testimoniano le li-
ciò che viene spesso ripetuto, questi casi sono più lunghi da rcgolare e turgie pfotestanti>>2r.
vengono esaminati con rnaggior rigore di quelli degli altri fedeli".

l. II matrimonio tra fedeli di religioni diverse


2. I matrimoni "misti" fra cristiani di confessioni diverse
Questo caso, che riguarda oggi soprattutto matrimoni fra ebrei o mu-
Un matrimonio detto misto - in effetti lo sono tutti, in senso ele- sulmani e cattolici, deve essere chiaramente distinto dal precedente. Es-
mentare! - è un matrimonio celebrato fra una o un cattolico ed una o so è chiamato matrimonio "con disparità di culto", vale a dire di reli-
un ortodosso, anglicano o protestante. La Chiesa cattolica riconosce gione. Infatti, per ipotesi, si tratta di un matrimonio fra vnbattezzato
la validità dei battesimi celebrati in queste Chiese e, salvo per l'orto- ed un non battezzato. Solo due battezzati possono ricevere gli altri sa-
dossia2o, è vero l'inverso. Si tratta dunque di un matrimonio fra due bat- cramenti, ed in particolare contrarre un matrimonio sacramentale, nel
tezzati, che è riconosciuto come sacramentale. Sul piano pastorale è au- quale gli sposi sono non solo i soggetti, ma anche i ministri del sacra-
spicabile che la prepa ruzione al matrimonio si faccia con l'aiuto dei mi- mento. Un simile matrimonio non può dunque essere un matrimonio
nistri delle due Chiese coinvolte e che i problemi posti dalla differenza sacramentale. Il matrimonio è sacramentale per i due sposi, oppure non
confessionale siano presi seriamente in considerazione dagli interessa- lo è per nessuno dei due, Tuttavia, può essere autorizzato dalla Chiesa
ti. Sul piano canonico la Chiesa cattolica attotizza questo matrimo- in ragione del fano che il diritto al matrimonio viene dalla creazione del-
nio. Una volta la Chiesa esigeva che venisse celebrato da lei e secondo l'uomo e che è prioritario rispetto alla confessione di fede. Il battezza-
la forma canonica. Oggi il vescovo può dispensare dalla forma canoni- to, il cui matrimonio sarà celebrato con le autorizzazioni dovute, sarà il
ca e permettere che il matrimonio sia celebrato nell'altra Chiesa, a con- considerato come autenticamente sposato agli occhi della Chiesa, e sarà
dizione che il consenso degli sposi sia espresso in maniera pubblica. ammesso normalmente ai sacramenti. Ma i coniugi devono essere ben
Per le Chiese ortodosse il matrimonio è un sacramento proprio co- awertiti delle difficoltà, talvolta gravi, che possono subentrare, in ra-
me per la Chiesa cattolica. Per le Chiese nate dalla Riforma, esso non gione di questa differenza religiosa, nella loro vita di coppia, in parti-
è formalmente considerato come un sacramento, ma <<l'alleanza co- colare per quanto riguarda lo statuto della donna e la religione dei figli.
niugale riceve un significato particolare dall'alleanza di Cristo con la Si tratta del solo caso nel quale la Chiesa riconosce per un battezza-
Chiesa, pienezza dell'alleanza di Dio con gli uomini>>, dice un docu- to la possibilità di un matrimonio legittimo ma non sacramentale. M+
mento dottrinale comune ai cattolici ed ai protestanti stabiliti in Fran-
trimonio "legittimo" vuol dire un matrimonio fondato sulla creazione
originaria dell'uomo e della donna, che la loro complementarità ordina
'' Prima di intraprendere una procedura propriamente detta, è bene chiedere consiglio ad un I'uno all'altra nell'amore. Questo matrimonio legittimo è soggetto alle It
sacerdote, lrer verilicare se, a prima vista, l'annullarnento abbia qualche chunce di essere ricon.r-
sc'iuto. stesse esigenze fondamentali di fedeltà, indissolubilità e procreazione tI
'" L'ortodossia rimane fedele al principio di Cipriano: ogni sacramento celebrato in una Chic- del matrimonio sacramentale. Ma queste esigenze sono meno radicali
sa dissidente, vale a dire oggi non ortodossa, è considerato zpso facto come:non valido. Alcune con-
cessioni possono avere luogo in nome del principio di economia (si veda sopra, [Link],V Lu ptt-
stor,tle dcl btttesitto e il battesimo Jc:i bunbini oggi,4). Nei casi di marrinroni misti celebrati in ura 'r Accordo dottrinale sul matrirnonio stabrlito clal Comitato misto catlolico-prorestanlc in I;r'an
Chiesa onodossa, ld parte cattolica è frequentenienre ribattezzata. l
cia, diccmbre 1972, nn. 4 e 6.

102 I nuito d c'rcrlcrt' Il matrimonio, istiluzione [Link] e [Link] della (-.hicsa l0]
I
che nel caso del matrimonio sacramentale e possono conoscere alcune che un concubinato, o una forma di convivenza giovanile. Esso non
eccezioni. ha alcun carattere matrimoniale.
Questa valutazione costituisce oggi un problcmarr. In un mondo nel
quale numercsibattezzati hanno perduto la fede, ogni matrimonio fra
In clrfetti, nelle prime c«rmunità cristiane, san Pa<'rlo si ffovava al cospetto battezzati è necessarialnente sacramentale?2r. Infatti la perdita della fe-
di ntrnrcrosi casi «li matrimoni nei qr-rali sokr uno degli slrosi era battezza- de, persino quando si suppone sia responsabile o colpevole, non fa as-
to. Si tratta il più delle voltc di una coppia originariamente pagana, ma nel- solutamente perdere il diritto al matrimonio, poiché questo è inscritto
la cluale trno clei coniugi si era convertito d<4-ro il matrimonio. Paolo esor- nell.a creazione. D'altra parte, tutti i sacramenti sono dei sacramenti del-
ta così qrreste copltie: «Agli altri dico io, non il Signore: se Lrn nostro fra-
la fede. si può obbligare o spingere dei fidanzati, entrambi i quali rico-
tello ha la moglie n()n credcnte e questa c()nsente a rimanere con lui, n()n
noscano di non avere più la fec{e, ad un sacramento le cui esigenze so-
la ripudi; [...] pelché il marito non credcnte viene reso santo rlalla moglie
no particolarmente rigorose? Perché rifiutare a due battezzati cio che si
credcntc e la rnoglie non credente viene resa santa clal marito credente>>
(1(,orI,12-14). Ma prrrì atrche accadere che questa sitr-razione crei una con- accetta di offrire nel caso di uno solo? La Chicsa non potrebbe ricono-
scere il matrimonio civile di duebattezzati come un matrimonio legit-
dizione di grave c()nflitto. (l«rsì I)aolo aggiunge: <<Ma sc il non creclente vuol
separarsi, si separi; in qucste circostanze il fratello o Ia sorella non s()n() sog- timo? Dinanzi a questi casi numerosi sacerdoti consigliano infatti oggi
gctti a scrvitrì; Dio vi ha chiamati alla paccl» (1Cor 7,15). E ci<ì chc la (lhie- a,fidanzati di accontentarsi del matrimonio civile, al contempo per one-
sa applica - raranlente, bisogna convenirnr:, e con tutta la pnrrlcnza ne- stà e per coerenza. Sembra loro una cosa disdicevole che dei giovani si
cessari.r - s()tt() il nome di "privilegio paolin<,", o ";rrivilegio clella lecle". sposino in chiesa semplicemente per effetto di una pressionc o di una
Essa si riscrva dunque il diritto di annullare, in caso cli vera nccessità, un tradizione familiare. Appare anche molto positivo val,orizzareagli occhi
matrimon io legittirno. dei giovani I'impegno proprio del matrimonio civile. Sul piano pastora-
le non si può fare a meno di pensare che abbiano ragione. Tuttavia, que-
sti sacerdoti sono in contraddizione formale con la dottrina ufficiale.
Questa situazione è malsana. una sola volta il cardinale Ratzinger ha
4. II matrimonio di duebattezzati che hanno perso la fede evocato, in quanto prefetto della congregazione per la Dottrina della
Fede, questo problema delicato. che non sembra tuttavia sia stato con-
Il caso di un matrimonio fra clue persone di rcligione divcrsa, che non cretamente sviluppato. Si può sperare che una nuova riflessionc faccia
è più, oggi, eccezionale, attira l'attcnzione sul fatto che la Chiesa rifiu- leva sulla d{f erenza fra battezzati non credcn ti e battezzati credenti, per
ta ogni possibilità di contrarre un matrimonio legittimo a due battez- i quali I'identità fra contratto e sacramento rimane pienamente. Il rico-
zati che abbiano perduto la fède. Essa riconosce al contrario pienamente noscimento di un matrimonio legittimo e valido, ma non sacramentale,
il matrimonio legittimo di due nonbattezzati. Nelle sue caregorie bat- potrebbe allora alimentarcla pedagogia di un cammino dei due sposi
tezzato significa sempre credente, il che non si verifica nel caso in verso la fede ed il matrimonio sacramentale". Prendere seriamcnte in
questione. Pcr il diritto canonico il battesimo conferisce tutti i diritti e
i doveri della cittadinanza cristiana. Il diritto canonico ignora il bat- " si 'eda [ean-Marie Aubert. <<Foi et sacrement dans le mariagc. À pr.1r.r. du mariagc de bap-
tezzato divenuto non crcdcnte. Esso suppone una società globalmentc tisés incrovanrs>> , Lt Makon-Dicu, 104 i]r9j0), pp. I t (r- I .11.
'r Secondo il ti«rlo del libro di Iohn Baptist Sequeira, Tout nttriogc t:nrrc buptisés [Link] néces-
cristiana. Dunque, il matrimonio di due battezzati non può che esscrc sùrcmett sacramentel?,Paris, Cerf, 1985, che affronta tutto il dibanito storico fra contratto e sa-
sacramentale, in virtù anche del fatto che lo scambio dei consensi co- cfamento,
2{
In alcune regioni dell'Africa la Chicsa cattolica si sc()ntra con un alrro aspetro dello stcsso
stituisce il sacrarnento e che nel loro caso non si può separare [Link]- problcnla, in ragione dell'accesso progressivo al matrimonio celebrato .".ond., i costunre locale.
to e sacramento. Agli occhi della Chiesa il loro matrimonio civile nbn ò I cristiani si piegano normalmente al costume della loro etnia, che autorizza la vita in conrune pri-

)04 Inuilo a o,olt r, [l matrinzonio, istituzione umdna e sauamcnto dclla Cl:iesa )05
r V

considerazione il matrimonio civile fra battezzati


avrebbe una conse- Alcuni argomenti militano tuttavia non per I'abolizione del princi-
gtrcnza nei confronti dei matrimoni successivi delle vedette mediatiche pio, che rimane valido, bensì in favore di una maggior morbidezza
le quali, dopo diverse unioni civili, osano presentarsi in chiesa per ri- nella sua applicazione. Innanzitutto, tutti i casi sono considerati come
cevere il matrimonio sacrermentale. identici in nome della loro oggettività esteriore. È chiaro invece, per co-
loro che abbiano ascoltato qualche confidenza, che le situazioni sono
estrernamente varie. Altro è il caso del matrimonio di gioventù che non
5. Il caso doloroso dei "divorziati risposati" è durato a lungo, ma la cui nullità non ha potuto essere riconosciuta; al-
tro quello dello sposo o della sposa tradito/a dall'adu-lterio del coniu-
Sappiamo che, in forza della sua concezione dell'indissolubilità del ge, o improwisamente abbandonato/a e che si ritiene innocente; altro
matrimonio, la Chiesa cattolica rifiuta l'accesso ai sacramenti della pe- quello della scoperta di un'incompatibilità di carattere insormontabile.
nitenzae dell'eucaristia ai divorziati civilmente risposati. Si tratta di una Vi è anche quello dello sposo o della sposa che dopo il fallimento del
praticaestremamente antica. Abbiamo visto come I'accesso alla comu- proprio matrimonio ritiene di non poter vivere senza moglie o senza
nione eucaristica supponesse che il matrimonio fosse sacramentale in- marito, e che pensa che un nuovo matrimonio sia infinitarnente più mo-
dipendentemente dalla sua modalità di celebrazione. Limpatto sulla co- rale di un nomadismo sessuale. Se ne potrebbero enumerare molti al-
munità di un divorzio o di un ripudio era estremamente forte e giudi- tri. Questi casi non possono essere assimilati a quello del coniuge che
cato intollerabile. Ancora oggi, il nuovo matrimonio mette i suoi ha commesso l'adulterio o abbandonato il suo partner.
contraenti in situazione di contraddizione, oggettivamente di peccato, Anche il rapporto con il tempo crea una situazione nuova. Quale che
con la legge della Chiesa. Questa situazione non cambia col passare del possa essere statala colpa iniziale nella rottura del primo matrimonio,
tempo. Anche i divorziati sposati sono sottoposti all'antica legge della occorre considerare questa colpa la stessa anche dopo venti o trent'an-
penitenza perpetua, sino a quando la loro situazione non sia regolaiz- ni, quando la nuova coppia ha mostrato stabilità e fedeltà e ha alleva-
zata, oppure se accettano di vivere come fratello e sorella. Essi non so- to in maniera sarra i figli, per il cui ber-re la vita comune di quei genito-
no canonicamente scomunicati, ma lo sono sacramentalmente. Sono tut- ri è necessaria? Le cose non sono più le stesse che all'inizio. Non è le-
tavia invitati a praticare tutte le esigenze della fede, che rimangono lo- cito pensare che, nell'arco di un certo periodo di tempo,la Chiesa possa
ro accessibili, ed a partecipare quanto più è possibile alÌa vita della giudicare sufficiente la penitenza del rifiuto dei sacramenti?
Chiesa. Nella situazione attuale questi casi non possono essere gestiti che nel
Questa condizione è oggi vissuta in maniera sempre più dolorosa da foro interiore, cioè nel dialogo segreto fra colui o colei che soffre parri-
cattolici divorziati risposati ma profondamente credenti e che aspirano colarmente di questa situazione e il sacerdote o il vescovo. La responsa-
a mantenere una vita sacramentale. Numerose ricerche hanno cercato bilità, come i meriti soggettivi di ciascuno, possono allora essere meglio
di considerare la cosa in una maniera nuova, ma la disciplina ufficiale considerati. Ogni legge ha le sue eccezioni. Sfortunatamente nessun di-
della Chiesa rimane. La conciliazione fra l'esigenza dell'indissolubilità scorso pastorale attorizzato viene ad assicurare una sufficiente regola-
del matrimonio, da salvaguardare, e la misericordia pastorale, che è tan- zione di questi discernimenti segreti. Al punto che le persone coinvolte
to larga in altri ambiti, non è stata ancora trovata. Ma abbiamo visto chc sono alla mercé dell'attitudine più aperta o più rigorista dei sacerdoti che
le Chiese ortodosse ritengono di avcda trovata, almeno in certi casi. incontrano. Questa situazione non è sana e può divenire ingiusta. Spe-
riamo che non sia stata detta l'ultima parola su questo doloroso punto.
[Link] che il matrinronio sia considerato conre del tutto definitivo. In ragione di questo, spcsso l)cr
ragioni {inanziaric o familiari, essi non si sposano in chiesa prima che sia rrascorso un lungrr lrc Il cristianesinìo tiene al legame fra [a dimensione carnale e quella spi-
ri«rdo. Essi sono per questo privati dei sacramenti. Altri battczzati non sono rncore pronti a lirrsi
carico di tutte le csigenze cristiane del matrimonio. l rituale. Il matrimonio realizza questo legame ftala creazione di cui

)06 Inuilo a trcrlcr, Il matrimonio, istituzione umAna e saodmefito della Chiesa )07
siamo parte e la salvezza. Che il matrimonio cristiano sia un sacfamen- Conclusione
to è una conseguenza diretta del mistero dell'incarnazione. Ireneo di-
ceva già che se la carne dell'uomo, vale a dire la sua condizione con- IL SE,TTENARIO SACRAMENTALE,
creta, fragile, e luogo di tutte le nostre relazioni non dovesse risuscita-
re alla vita eterna, giammai il Figlio di Dio si sarebbe fatto came, secondo
la formula del Prologo del Vangelo di Giovanni. Tertulliano, per parte
sua, non esitava a dire che la nostra carne umana era divenuta, per ef-
fetto dell'in carnazione, il "prossimo" di Dio e che, se Dio ci ha co-
mandato di amare il nostro prossimo, non può egli stesso disobbedire
a questo comandamento. Cristo, che ha assunto su di sé la nostra car-
ne, ha voluto santificare la realtà profondamente umana del matrimo-
nio, la quale passa attraverso la carne, umanizza la carne e le fa assu- Il primo tomo di quest'opera aveva percorso gli insegnamenti dei tre
mere l'amore umano al contempo carnale e [Link] matrimonio è articoli del Credo cristiano. Il secondo tomo ha appena proposto un
la parabola vissuta della dimensione carnale dell'amore di Dio per percorso analogo dei sette sacramenti cristiani. Dall'uno all'altro la con-
noi. Se la famiglia è una Chiesa in miniatura, la Chiesa è a sua volta una tinuità è evidente. Ecco perché padre Yves de Montcheuil, teologo
gesuita fucilato nel 1944 per essere stato trovato nel Maquis del Ver-
grande farniglia che cerca di diffondere l'amore in ciascuno dei suoi
cors, parlava, a iguatdo dei sacramenti, di "dogma vissuto". Il Credo
membri. Ma non possiamo neppure dimenticare che f incarnazione ha
è la fede professata, i sacramenti sono la fede vissuta. La fede che,
condotto Cristo sulla croce. Il matrimonio comprende anche il rischio
senza dimenticare l'ambito essenziale della parola, passa all'ambito del-
della crocc. Ora, il rischio non costituisce forse la grandezza della libertà l'agire; è la fede che prende corpo concretamente, la fede che si impe-
dell'uomo? gna nella vita.
I-organico dei sette sacramenti può somigliare a prima vista ad un
bel sistema che prevede e organizza ogni cosa, in un mondo religioso in
cui il rito è sovrano. Ho già evocato, iniziando quest'opera, le diverse
obiezioni che non mancano di essere mosse a riguardo. Qucsto organi-
co ci fa al contrario uscire dal rito che funziona semplicemente come ri-
to, dal rito che offre ogni soddisfazione attraverso il semplice fatto di
essere stato compiuto. Poiché, così vissuti, i sacramenti diverrebbero
delle caricature di sé stessi. I sacramenti, situati al confine fra parola e
élesto, presuppongono a monte la fede e le conferiscono a valle la ca-
pacità di essere un comportamento evangelico. Poiché donano la fe-
de, in un certo senso la esigono. I sacramenti non costituiscono affatto
un alibi nell'impegno del cristiano al servizio dei fratelli e di Dio. Essi
ne sono l'alimento necessario. Il cristiano è invitato a condurre una vi-
ta eucaristica.
Questi sette riti essenziali, costitutivi della Chiesa, rappresentano set-
te doni permanenti del Dio trinitario agli uomini . La clfra sette rap-
presenta simbolicamente una totalità. San Giovanni della Croce diceva
) che Dio ci ha donato tutto nel suo Figlio Gesù, Verbo incarnato. È que-

108 Inuito a trt'tttr, I I se t t en ario sacramen tale )09


a

sto stesso dono cristico che Dio rende permanente nella Chiesa attra- GLOSSARIO
verso i sacramenti.
Tornando al Padre, Cristo ci ha lasciato due viatici per vivere di lui
sino alla fine dei tempi: il viatico del Vangelo, attestato nelle Sacre Scrit-
ture e ricapitolato nJ Credo, ed il viatico dei sette sacramenti, strumenti
del dono àe[u [Link] vita, doni del Padre compiuti nel]aforza dello Spi-
rito Santo. Essi fonnano uno strumento unico, poiché hanno tutti la lo-
ro origine nel medesimo ed unico cristo, sacramento di Dio; costitui-
,.[Link] u.r.h" degli strumenti molteplici, poiché vogliono raggiungere la
nostra esistenra nelle sue diverse necessità, al cuore delle nostre espe-
fienzevitali. E già stato proposto il paragone fra I'istituzione del cano-
ne, o della r"gòlu delle Scritture, e l'istituzione del "canone" dei sette
Questo repertorio contiene s«rkr i termini che appartengono alla dottrina dei
sacramenti: sòno i due testamenti di Cristo, anche se il secondo' pur vis-
sacramenti e alla vita culturale della (lhiesa.
suto sin dalle origini, è stato formalizzato molto più tardi. Il Concilio
vaticano [I sottolìneav al'analogiafra il pane della Parola ed il pane del-
I'eucaristia.
Abitudinario: penitente che ricade continuamente nello stcsso l)eccato.
I sacramenti sono anche i testimoni del senso delle nostre vite. Ri-
Àgoprt dal greco agtipC che significa amore-dono, generosità e benevolenza (a
cevere un sacfamento vuol dire professarc in azione che Cristo, venu- differenza di éros che esprime l'amore-desiderio); indica un pasto fraterncr
to una volta per tutte nel nostro mondo per viverci e morirci, rimane celebrato in una comunità, pranzo che ha una dimensione rcligiosa e purì
presente al mondo nelle diverse forme di memoriale di ciò che ha com- comprendere degli elementi celebrativi.
pirro. vuol dire professare che la nostra vita ha un senso alla luce di ciò Anàfora: letteralmente "che porta verso I'alto" ed esprinre un'attitudine di
.h" il ,[Link]-entà ci rivela del disegno di questo Dio su di noi e di ciò offerta a Dio. In liturgia l'anafora o il canone (si veda quest() termine) in-
che compie in nostro favore. I sacramenti ci fanno Passare una volta per dicano f insieme della preghiera eucaristica dal prefazio al Pater.
tutte al quotidiano. A noi non spetta altro che condurre una vita bat- Anarnnèsi (o, alla greca, anàmnesi): termine greco che significa "memoriale"
tesimale, confermata datlo Spiriio, eucaristica, riconciliata , paclficata (si veda questo tcrmine). Gesù nel corso dell'ultima cena dice [Link]-
nella prova, condotta nell'amore e al servizio dell'umanità nel matri- te: <<Fate quest() in memoria di me>>. In liturgia l'anamnesi nr>n indica l'ac-
*orrià, oppure al servizio della Chiesa attraverso il sacramento del- clamazione dei fedeli che segue la consacrazione, ma la preghiera diretta-
l'ordine. mente successiva e comincia con: <<(ielebriamo il memoriale della beata pas-
È compito clella Chiesa ,vale a dire di tutti i mernbri del popolo di sione, clella risurrezione dai morti e della gloriosa ascensione al cielo...>>.
Dio, renciere i sacramenti di nuovo desiderabili e far comprendere al Arcano'. disciplina praticata dalla Chiesa antica che proibiva di comunicarc ai
nostfo mondo che essi sono altrettanti baci che Cristo ci ha dato: sono nonbattezzati il contenuto dei misteri cristiani, ossia i sacramenti. Il Credcr
per eccellenza l'espressione della tenerezza di Dio' era rivelato solo nel corso dell'ultima fase del catecumenato e la catechesi
sui sacramenti era trasmessa solamente durante la settimana di Pasqua, suc-
cessivamente ai sacramenti dell'iniziazione.
Assoluzione: ft>rmula liturgica con la quale il prete concede a colui che si
confessa il perdono della Chiesa e di l)io. Questa formula è una preghiera
rivolta alla'I-rinità seguita da una dichiarazione di perdono. Pronrrnciando-
la, il prete impc'rne la mano destra sul penitente.
Attrizione: contrizione imperfetta, in quanto motivata da un timore ancora egt'ri-
stico, piuttosto che dall'amore di Dio.

310 Inoito a crt'Jtn (llossario )1t


Azzimo: pane non fermentat() usato per la Pasqua ebraica. La (]hiesa cattoli- Catecumenato: stessa origine di "catcchesi". [Link] di preparazione al battesi-
ca latina usa il pane azzimtl per la celebrazione dell'eucaristia. mo, durante il quale i catecumeni adulti ricevono I'insegnamento della Ie-
A lungo dinrenticato, il catecumena«r dcgli adulri oggi si sviluppa.
cle.
Battesimo di desiderio: il catecumeno che prepara il su«r battesimo è pervaso Cena (ultima): pasto della sera. Indica l'ultimo pasto di (ìesù con i suoi di-
dal clesiderio di riceverlo. Sc dovesse morire prima della sr-ra celebrazione, scepoli, alla vigilia della sua m()rtc, nel corso clel quale istituì l'eucaristia.
avrcbbe già ricevuto il battesimo c il dono della grazia in ragione rlel suo de- Nelle (lhiesc della Rilbrma il ctrlto della santa cena irrdica la celeblazionc
siderio. eucaristica della comunità.
[)attesimo tli sangue: nella (]hicsa antica si stimava che colui che fosse morto Chieric'o: il terminc "chieric." deriva dal grecct lcléros, che ev<.,ca l'esrrazionc
lrer la fcde nel corso di trna lrersccrrzione prirna di esscre hattezzat() avrell- a sortc cli trr-r krtto: quest() l()tt() [)u(ì essere un hene materizrlc, una car-ica,
be ricevut<l il battesimo di sangtre. o un() status. L)i latto, tutti i cristiani, membri della (lhiesa grazie al batte-
simo, sono crccli allo stesso titolo di qucsto "krtto" di beni c'lella salvezza.
Canont'(tlellt: Sacrt'Scrittttre): i 46 libri dell'Antico [Link] e i27 del Nuo- Fornrano rufti un "sacerdozio regale", ossia una "nazionesanta". Ma il tcr-
vcr'lèstamento giudicati, dalla (lhiesa cattolica, in lL<'»rza della traclizione apo- mine si è progrcssivamcnte spccializ-zat<'t all'intcrno della (lhiesa per indi-
stolica, come ispirati da l)io. care i suoi rcsponsabili. (lostituirà un binomio insieme a "laico" per cspri-
( )a non t' ( D iri t t tt): vedere D iri t tct ca n o n i co. mcrc la relazione tra coloro che hanno ricevuio Lrna c()nsalcrazione ministe-
Oanone (preghìera eucaristica): preghiera che va dal prefazio al Patcr e la cui rc- rialc e i l'tattt:zzati.
grrla (kano'n in greco) è l'issata dalla (lhiesa. Questo termine è soprattutto Clero: termine [Link]«r per indicare f insieme dei ministri deìla (lhiesa. Un
impiegato per indicare la lrrima lrrcghiera eucaristicrr della lirLrrgia attuale, tct-t-l1ro si cntrava a lzrr parte del clero o nel chiericat() at[2rvers() la t()nsura.
chiamata «(lanone r()man()>>. Oggi, il termine coprc tutti i ministri sacri, clal vcsc()vo fino al diacono. [1
Carattcre tauarnentule: i tre sacramcnti rhe non si ripetono, il battesimo, la con- clero diocesano è chiamato sectilare; i preti appartc'nenti a degli .rdini re-
lcrrnazione e l'ordine, irnlrrim«xro nella persona che li riceve un marchi.r spi- ligiosi krrmano il clcro regolare.
rittralc permanente e inclipendente ilalle disposizioni del soggetto. I-im- Cctncelebraziozze: la cr>ncelebrazic».rc riuniscc più preti (o [Link]) nella cele-
magine biblica ì: quella clel sigillo (tphragis) irrevocabile. Questi sacramen- brazione c()mune dell'eucaristia. Manifesta in modo partic()lare l'unità e la
ti 1»ossono qrrindi essere validi, in quant() I'atto del (lristo è stato cscguito cornunione tla imcmbri dcl prcsbiterio. Tutti vi llronunciano insicmc e ad
senza cssere fruttuosr>, ossia senza dare la gr'azià. Non sono reiterabili ma alta voce una parte imlx)rtante della preghiera eucaristica. La concelcbra-
recuperiìn() la k>ro eflìcacia di grazia quando il soggetto ritrova le disposi- zi<'rne esiste anche per l'.rdinamento dei vescovi e dei sacerdoti, così come
zioni necessarie. pcr l'rrnzione dei rnalati tra gli orientali.
Carisnta'. tcrmine di origine greca che esprime il possesso, da parte di una per- Confessione dei peccati: atto del sacrament() di riconciliazione atrraverso il qua-
s()na () di un gruppo, di un dono particolare per esercitare tale o talaltra at- le il fedele [Link] al sacerdote i p*rpri peccati e gliene dc»nanda l'asso-
tivitiì: una pers()na purì averc () men() il clono di parlare in pLrbblico. Nel [Link]. (ìli altri atti che dipenckrn. dal penitente sono la conrrizione e la r

Nuovo l'estamento il tern-rine esprime la diversità dei doni fatti dallo Spi- soddislazione (si vedano questi termini). Il [Link] è tenuto al segreto as-
rito Santo ai membri delle comunità cristiane nell'ambito dei diversi servi- soluto riguardo a tutto ciò che ha sentito in confessione.
zi da assicurare. [Link]: la c«[Link] (dal termine Tatin<t contarerc,, che signilìca "lì'antLr-
Catarsi: etimologicamente, "purilìcazione" o "sollievo". Si dice del p«rcesso di mare"), esprime i sentimenti del penitente a causa dei lreccati commessi. La
liberazione dalle consegLrenze di una prova, di un lutt«r o di un trauma qual- contrizione detta "perfetta" è quella i crri nrotivi dominanti s<»ro l'amore di
siasi che abbia segnato [Link]'ofondamente la personalità. Di<r e del prossimo. Si veda Aurtztlone.
Catechest: termine greco che significa "insegnamento orale" e indica l'inse- contrizionistno: il contrizi<)nism() era un'.pinione [Link] secondo la qtrale
gnamento della lède cristiana prima e dopo il battesimo. Il termine "catc- per ricevere qualsiasi perdono tli Dio sarebbe stata assolutamente incli-
chisr.r.r«r" ha la stessa origine e dopo il XVI secolo indica i libri che riasstr- spensabilc la contrizione perfetta. 'ILle dottrina lu condannata clal (loncilio
m()n() quest() insegnamento, sia pel i bambini sia per gli adulti. di'Irento. Nel XVII secolo la disputa si accrebbe di cliverse sfumarure, al

112 lnuito a crtlcrr ( ) hssarir.t


)1)
punto che il papa Alessandro VII dovette vietare ai teologi contrizionisti e Epiclèsi (o, alla grec'à, epìclesi): termine che indica f invocazione inclirizzata al
attrizionisti di condannarsi rcciprocamente' Padre perché mandi il suo Spirito nella celebrazione dei sacramenti, sia
Crisma (santo): il sant6 crisma (greco cltrisrua) è rrn olio cl'oliva pr9{umat6 cgn sui doni che vi saranno serviti, sia sul o srri fedeli che 1o riceveranno. Leu-
clel balsamo (in greco il termine m'itron signrfica "lrrofum«r") in segno di caristia comprende due epiclesi, una prima della [Link] del pane e
allegria. È .,[Link]., dal vescovo nel corso rlella messa crismale durante la del vino; l'altra dopo la consacrazione dell'assemblea, alfinché lo Spirito fac-
scttimana santa. Serve per l'unzit'rne post-battesimale, per la confermazio- cia di essa il corpo di Cristo.
ne, per l'«rrdinazione dei vescovi, per la consacrazione degli altari, delle chie- Epìscopo: termine greco ep^kopo-r, che significa letteralmente "colui che veglia
se e dei vasi sacri. sopra" o "sorveglia". Raramente impiegato nel Nuovo'I'estamento, diviene
Culto: termine generico che esprime ogni att«r comunitario cli celelrrazione' Un molto rapidamente il termine privilegiato per indicare il responsabile di una
cult«r pucì essere liturgic(), ossia ufficialmente regolato dalla Chiesa, oppure Chiesa situata in una città importante. f)arà, in francese, il termine éuéque,
dev6zi9nale, nelle f<rrme più libere. Questo termine è pocg impiegato nel- in inglese bishop, in tedesco Bischof, in italian<l uescoDo, ecc. La forma piir
Ia Chiesa caftolica, molto di più nelle (lhicse pr«rvenienti dalla lÙfìrrma, che fedele etimologicamente, episcopo, è oggi impiegata per indicare i vcscovi
chiamano corfentemente la celebrazittne d«tmenicale "culto con santa cena". della Chiesa primitiva, al fìne di evitare di proiettare su di 1o«r la figura cr"rl-
turale dei vescovi del Medio Evo (prìncipi vescovi) o dei tempi moderni.
Diucono, diuconttttt:il terzo livellt, Jel sde rament() dell',rrJine. I .liaconi n,,n Estrema unzione'. termine tradizionale per indicare il sacramento meglio notcr
formano un collegio, a diftèrenza dei preti e dei vescovi, ma si parla di come "unzione degli infermi".
diaconato per indicare l'insieme dei diaconi e dei loro uffici' Eucaristia: in greco, riconoscenza e atto di grÀzie. (lelebrazione del sacramen-
Diritto canctnicct: il codice di diritto canonico è l'insieme legislativo in vigore to istituito da Gesù nel corso dell'ultima cena. I1 termine comune è anche
nella (lhiesa. Il primo codice mgderno, che t',rganizza in un [Link]- "messat'.
ci legislazioni accumr-rlatc nel c()rso della storia, risale al lc)|] .F stato ri- Ex opere oper(tto: letteralmente, "per il fatt«r stesso rli aver fatto la cosa".
maneggiaro nel 19t31 sulla scia del concilio Vaticano lL Il libro IV del co- Quest'espressione medievale signitìca che un sacramento valido, cclebrato
dice attuale ct,mprende una sezione riguardante ognuno dei sacramenti e con l'intenzione di fare quanto fa la Chiesa, è un atto clel (lristo stesso, il cui
gli altri atti del culto divino. Specifica le condizioni di ogni celebrazione, de- valc,re ncrn dipende dal ministro che ne ha compiuto il gesto. Questo do-
i..min, il su() ministro e i suoi contenuti, indica le disposizioni particolari no gratuito del Cristo non dispensa evidentemente il soggctto del sacramenro
lrropric Jei clivcrsi sacl'amcnti. dal riceverlo con le disposizicni di fède e di carità richieste. Se queste non
Dossologia: in greco, "parola di glorificazione". Formula di conclusione <li una vengono in risposta all'iniziativa del Cristo, per quanto il sacramento possa
preghiera indirizzataal Padre che menziona le tre persone della'Irinità. Può essere valido, non sarà fruttuoso. Nel XVI secolo l'espressione divenne un
riassumersi anche nella semplice frrrmula del Gloria al Padre. La preghiera
pomo della discordia tra cattolici e protestanti, in quanto i secondi rimpro-
eucaristica termina con una dossologia solenne.
veravano ai primi di insegnare una concezi()ne magica dei sacramenti. I-«r-
biezione non ha alcun significato in una giusta comprensic'rne della fecon-
Ecctnomia: per analogia con la gestione di una casa o di una città che comprende
dità di grazia dei sacramenti.
diverse disposizioni o procedure, i Padri della (lhiesa chiamavano "econo-
Eziologia: dal greco aitia chesignifica "causa". Si dice di ogni discorso che spie-
mia" i diversi eventi della realizzazione del disegno di Dio in vista della no-
Éla una situazione a partire dalle sue cause. Un mito eziologico ci dice, ad
stra salvezza (ad esempio le alleanze con Noè, Abramo e Mosè)' Quest'e-
esempio, perché il nostro mondo è buono e tuttavia è segnato dal male.
conomia ha il suo apice nell'incarnazione del Figlio di Db. Il termine può
impiegarsi al plurale, in quanto le disposizioni di Dio per la nosffa salvez-
Gerarchia: etimologicamente, "govemo sacro". Il papa, i vescovi, i preti e i dia-
za sono numer()se; al singolare s6tr«rlinea l'unità prgfonda del disegno di
coni costituiscono i livelli della gerarchia cristiana nei tempi antichi e nella
Dio ricapitolato nella persona del (lristct. In un senso molto clifferente le
Chiesa cattolica odierna. Le Chiese ortodosse e anglicane riconoscono sem-
Chiese ort()dosse impiegano il termine "economia" per indicare una c()n-
cessione che, in alcuni casi, considera come validi atti sacramentali che es-
pre la gerarchia dci vescovi, dei preti e dei diaconi.
l (liurisdizione: autorità stabilita dal diritto per lx)rre alcuni atti e per governa-
se giudicano normalmente invalide

)14 lnuito a crclt'n' (lbssario )t5


r
re i fedeli. La giurisc'lizione è una delle tre autorità o poteri dati ai vescovi st'ultima possibilità è all'origine del trafTico delle indulgenze che si sviluppò
e ai preti a diversi livelli. Questo scnso è molto vicino a quello della giuri- nel Medioevo e che fu una delle cause dell'esigenza riformatrice di Lute-
sdizione civile, anche se il suo oggetto è propriamente spirituale. ro. Oggi f indulgenza è un'intercessione proposta dalla Chiesa in dctcrmi-
Giustificazione: atto gratuito di Dio che prende l'iniziativa di riconoscere l'uo- nate circostanze (giubileo, anno santo) con lo scopo di liberarci dalle crrn-
mo peccat()re come giusto offrendogli la sva grazia. Luomo riceve questa seguenze negative dei nostri crrori. Lindulgenza suppone, da parre del sog-
giustificazione attraverso la leclc e senza alcun merito preliminare. Le sue getkr, le disposizioni spirituali di Iède, di speranza e di carità.
t:,pere buone son<:, la conseguenza e non la causa della giustificazione.
Gnosi (gnostici):la gnosi indica ogni attitudine religiosa che miri ad ottenere Laico: etimologicamente il laico (laikds) è il membro del popokr (laés). ll ter-
7a salvezza attravers() la conoscenz a (gn6sis significa "conoscenza"). mine è impiegato dalle origini cristiane per indicare i tèdeli cristiani ltattez-
Cirazia:la grazia santificante, ossia quella che fa sì che la Trinità abiti in noi, è zati chc non s()n() né ministri della (lhiesa né religiosi. ll laico è al tempo
il normalc frutto di tutti i sacramenti. Si càtatterizzà in ragione della situa- stesso colui che è consacrato a l)io
attravers() il battesimo e colui che vive
zione originalc alla quale ognun() di essi intende rispondere. la sua prolessione cristiana in seno agli alfari del mondo.
Gragoriana (rifornm): riforma della (,hiesa d'Occidente messa in atto da papa Lcuita: nell'Antico 'Ièstamento i membri della ribir di Levi o leviti crano as-
(ìregorio Vll (1071-1085), al fine di liberarla dalle influenzc conflittuali dei segnati al servizio del Tempio di (ìerusalemn-re.
principi temporali. Questa riforma, veramente neccssaria in quanto al sutr Liturgia: in greco, "servizio prrbblico". 'l-ermine impicgato per indicare lc ce-
principi<r, ha condotto la (lhicsa d'()ccidente a una prima cenffalizz'àzione lebrazioni ufficiali del culto della Chiesa.
papale.
Memoriale: termine applicato in maniera privilegiata all'eucaristia che ò cele-
Icona: termine greco che significa "immagine". In senso più ristretto indica le brata in memoria dclla morte e dclla resurrezione ilel Cristo. Il memoriale
immagini sante della liturgia orientale che rrbbecliscon() a un codice spiri- (vedere Anamnesi) è molto più di un ricorclo soggerrivo. Qtrando il mini-
tuale e tecnict:r di fabbricazione molt«r preciso. sto della (lhiesa celebra l'eucaristia in memoria del Signore e secondo l'or-
lmpedimcnto matrimoniale: c()me il cliritto civile, il diritto canonico riconosce dine che qucsti ha dato, il (lristo rcntle prescnte l'evento passato in modcr
degli impeclimenti matrimoniali. Gli impedimenti clirimenti rendono il o gli sacramentalc.
interessati incapaci cli contrarre marimonio. Si tratta, in gcnerale, di ra- Mcrito: il mcrito è legato a ogni «rpera buona compiuta clall'uom() giusto sta-
girrni rli m«rralità clemcntare: criminc, impotenza lìermanente, matrimonio bilito nella grazia. È una c()nseguenza della giustifìcazione artravers() la gra-
con una clonna raprita, determinati casi di consanguineità o di affinità, one- zia e giammai ne è la causa. <<(Ìrronanclo i nostri meriti, c()ronzì i tLroi do-
stà pubblica, parentela legale (l'adottante e I'adottato), ecc. Per alcrrni di ni», Jiccva sanl'Agostino.
questi impedimenti la clispensa è imp«rssibile. (ìli impedimenti semplice- Messa: il termine "messa" è lungi dall'esscre «rriginale per indicare la cclebra-
mente dispensabili, come il caso di religione mista (tra due battezzati ap- zicrne eucaristica nella (lhiesa latina. Missa, che ha originato "messa", si-
partenenti a diverse c«rnfessioni cristiane) o di disparità di culto (matrimo- gnilìcava in origine il congedo di un'assemblea o clella cr»[Link]à al tcrmi-
nio tra un cattolico e un non battezzat<'t appartcnente a un'altra religione), ne di una celebrazione qualsiasi. Si ritrova questo senso nel tamoso «Ite mis-
possono ricevere la dispensa dal vescovo. sa est>>, «Andate, la messa è finita». Siccome la lbrmula era soprattutto
lmposizione delle mani: gesto liturgico che esprime l'invocazionc del dono del- impiegata alla fine della celebrazione eurcaristica, il termine "messa" è arri-
lo Spirito nell'ambito di un sacrament«r. È di per sé polivalentc e il suo sen- vato a indicare propri() questa cclebrazione, all'inizio del VI secokr. Il stro
so è precisato dalla parola che l'accompug.r. È usato nella celebrazione di significato è quindi abbastanza povero e gli stcssi Padri della (jhiesa ne era-
vari sacramenti sotto forme diverse. no consapevoli. Per quest() il tcrmine "eucaristia" è di prelerenza impicga-
Indulgenza: in origine, al temp«r della penitenza pubblica, un'indulgenza era to oggi, senza [)er questo aver soppiantato il terminc corrente di "messa".
rrna diminuzic"me, o addirittura una remissione della pena penitenziale im- Ministerct: terminc generico che tradrrce il greco diakc,nia, che significa "serui-
posta al peccatore in giorni, mesi o anni. In seguito ftr la commutazione cli zio". Si distingue oggi il ministero globale di tutta la Chiesa al scrvizio del-
una pena lunga in una piìr corta ma più severa, o in un'elemosina. Qtrè- la [ede, dclla giustizia c della carità nel mondo; il ministcro ordinato del-

Inuitct a crclcrt (ibssario )17


)16
l'episcopato, del presbiterato e clel diaconato; e il ministero battesimale che lebrazione del battesimo. Il rito attuale è una soprawivenza della serie di
ogni fèdele laico puir esercitare sulle tbndamenta del sacerdozio comune. unzioni di purificazione che un temp() accompagnavano la preparazione cle-
Oggi alcuni laici ricevono una missione di partecipazione all'esercizio del gli adulti al battesimo durantc Ia Quaresima.
ministero pastorale.
Mistagogta: letteralmente, "condotta verso i misteri" o "iniziazione ai misteri". Papa: nome dato nell'antica (lhiesa ai vcsc«.rvi di città molto grandi e riservat()
Lc catcchcsi mistagogiche lirmiscono un insegnamento che concerne i mi- progressivamente al vescovo di Roma. Il papa è il vescovo che, per il suo ri-
steri o i sacrarnenti cristiani. tolo di vicario e di successore di Pietro, è incaricatt> di mantenere la (lhie-
Misteri: termine grcco che indica gli atti sacri del culto. È rtato ripreso pcr i sa universale nell'ortodossia della fede e nell'armonia della carità. A questo
sacranrenti dell'iniziazione cristiana e per le ordinazioni nell'antica Chiesa timlo il Concilio Vaticano I gli ha riconosciuto una giurisdizione universa-
di Oriente. le sulla Chiesa. Questo non comporta necessariamente che [Joverni la Chie-
Mistico: letteralmente, "che ha a che fare con il mistero", quindi con Ia rcla- sa c()me {a oggi nelia (,hiesa cattolica. Storicamentc governava la Chiesa Ìa-
zione dell'uom() con Dio. Aggettiv() un tcmp() usato a proposito dei sacra- tina in quant() patriarca d'Occidente. I)op«r la r()ttLlra del tO:+ tra ()ricnte
mcnti e che si p«ì tradurre con "sacramentale". Leucaristia era quindi chia- e Occidente, il papa ha assunto entramhe le funzioni per la Ohiesa catt«rlica.
mata, nell'al«l Medio Evo, <<corpo sacramcntale>>; ()ggi i-l corpr> mistico cslrri- Pedobattesimo: tradizione ecclesiastica dibattezzare ibambini molto veloce-
mc la realtà spirituale riella (lhiesa. La mistica indica anche in generale ogni mente dopo la lc',ro nascita o prima dell'età della ragione. Il pedobattesi-
esperienza personale di inconmo dell'uomo con I)io. mo è fermamente rifiutato dalle tradizioni delle (lhiese battiste, che nel bat-
Mito: storia fittizia al di fuori del nostro spazio-tempo e destinata a esprimere tesimo vedono solo l'impegno del fedele.
le nostre origini o la fine dell'esistenza dell'umanità. Il mito non è reale in Penitenza: si dice di ogni atto riparatorio di un male commesso. Nella Chiesa
quanto racc()nt(), ma il messaggio che veicola puir essere ,"r,r. È usato per si chiama sacrament() della penitenza <l della riconciliazione il sacrament<r
esprimere ci<ì che sul)era ogni csperienza st()rica c, naturalc. Così i primi rac- istituito pet il perdono clei peccati commessi dopo il battesimo. La peni-
conti della (ìenesi p()ss()n() essere chiamati miti, poiché ci raccontano il sen- tenza è anche la soddisfazione imposta dal prete nel corso clella confessione.
so rivelato dclla creazir'»nc dell'univers() e dell'u()mo e del primo incontr<r Pentirsi, pcntitnento: ternrini chc esprimono l'atteggiamento di contrizione nei
,[Link]'u.,m.., con I)io. confronti del male commess(). Oggi si è più attenti alla dimensione collet-
tiva del pentimento quand() si matta della condotta di un gruppo sociale, di
l',leoJita: colrri che ha appena ricevuto il battesimo. una corporazione o di una (lhiesa.
Nullità tlel tnatrimonzo: riconoscim ent() a posteriori del fatto che un matrimo- Performatioo: tipo di linguaggio nel quale il dire e il fare coincidono. Un irr-r-
nio celebrato normalmente è nullo e invalido in quanto un impedimento o pegno è un linguaggio performativo: dire..prometto» è impegnarsi a man-
un ditetto sconosciuto all'epoca kr hanno reso tale. Il caso piir frequente tenere la promessa. Il sì con il qLrale gli sposi si impegnano nel sacrament«.>
di nullità di matrimonio è il difetm di consenso per immatr-rrità affettiva di del marimonio è l'esempio stesso cli una parola perlormativa. Realizza ci<ì
trno dci due t'ontracnti. che significa.
Perìcope: racc()nto biblico o evangelico che costituisce un'unità letteraria.
Oblazione: etimokrgicamente "oggetto di un'offerta". Nella littrrgia eucaristi- Potere delle cbiaui:in rifèrimento alla parola di Gesù detta a Pietro e ril)erura
ca si chiamano oblazioni il pane e il vino preparati sull'altare fino alla loro ai discepoli: <<A te darir le chiavi del regno dei cielil> (Mt 1(r,19 e cfr. 18,1tì),
consacrazione. Una persona c()nsacrata in un terzo ordine ma che viva nel è chiamato "potcre delle chiavi" nelia (lhiesa tr-rtto ci<ì che è legato aÌla giu-
mondo è chiamata rtblato. risdizione. La giurisdizione del vescovo e del prete si esercita nel governo
Olio legli infermi: olio consacrato, anch'esso, durante la settimana santa dal della comunità cristiana che è affidata l<rro. È anche necessaria per la cele-
vescovo nel corso della messa detta "crismale" e destinato alla celebrazionc brazione di drre sacramend, la penitenza o riconciliazione, e il matrimonio.
clel sacramento dell'unzione dei malati () estrema unzione. Prcgbiera: ogni atto con il quale il credente si rivolge a Dio pcr lodarlo, per ren-
C)lio dei catecumeni: olio c()nsacrat() durante la settimana santa dal vescovo nr:l dergli grazie dei doni ricevuti, per raccomandargli i suoi desideri e i strci bi-
corso della messa detta "crismale" e destinato all'unzione che precede la,cc- sogni e per chiedergli perdono dei suoi errori.

)18 lnuito a crtrlt'rt Glossario 319


r q

Presbitèrio: così viene chiamato il collegio dei preti diocesani cooperatori del Rubrica: test() stampato in ross«r (rubor in latino significa "rosso") nei libri li-
vesc()v(). turgici; indica cirì che il prete deve lare recitando tale preghiera o celebrando
Presbìtero, prete: i7 presbitero, letteralmente "il più anziano" (presbyteros), tale sacramento. Le rubriche si leggono, ma non si dicono. Sono in genere
era il responsabile della comunità sinagogale giudaica. Il termine è passato molto precise, donde il difetto chiamato "rubricismo", che consiste in una
alle comrrnità giudeo-cristiane e si è generalizzat<'t All'inizio il termine non loro applicazione meccanica e senz'anima.
è clistinto <Ja "episcopo". Poi la gerarchia dell'episcopo e del diacono si de-
finirà, e il presbitero diventerà il "prete di secondo rango". Nelle lingue mo- Sacerdozio comztne (o uniucrsale) e sacardozio ministariale: nella nuova alleanza
dernc il significato proprio del termine "prete" sarà ampiamente ric()perto è rimasto solo un sacerdozio, quello del (lristo <<sommo sacerdote alla ma-
da quello del sacerdos latino o dello biereùs o arcbiueils greco. Questi ter- niera di Melchisedek» (Hb 5,10). A questo sacerclozio la Chiesa riconosce
mini indicavano al'[èmpio cli (]erusalemme cokrro che erano incaricati di due partecipazioni. Una è esistenziale e rende ogni battezzato mcmbro del
ofTrire le vittime animali, vale a dire i sacrilìcatori. Siccome nel Nuovo'fe- p<rpolo che Dio si è conquistato (1Pt 2,9),ingrado di entrare nel santuario,
stament() non vi sono più sacrifici esterni, gli evangelisti e gli apostoli han- vale a dire att() a presentarsi dircttamente al cospetto di Dio nella sr-ra pre-
no evitalo Ji riprenJere quest() lermine lrer i ministri .lcl Vangr.'|.,. i crti com- ghiera e offerta spirituale di tutta la sua vita (Rm 12,1). La seconda è quel-
priti erano molto diversi. 'ILttavia, verso il III sccolo, la preoccupazione di la dcl sacerdozio ministeriale. Alcuni membri della comunità ecclesiasrica,
parag()narc i ministri del Nuovo Testamento a quelli dell'Antico - per sot- scelti per essere preti o vescovi, sono incaricati di esercitare vistosamcnte
tolineare tanto le kxo diflèrenze quant() le loro somiglianze - porterà a ri-
il ministero clcll'unica mediazione del (lristo nei suoi re aspetti: l'annuncio
della parola, la santificazir)ne attraverso i sacramenti e il governo delle c«r-
lrrcndere i termini hiereùs e saccrdos per indicare anzitutto il vescovo, poi il
mrrnità.
prete, in qrranto sono loro che prcsicdono l'eucaristia, memoriale clcll'uni-
,Sa cerdozio m in ist eriale: vedere s<',pra.
co sacrificio del (,risto. ()ggi i due termini "prete" c "sacerdote" sono c<'rn-
.Sacratnentale: secondo il diritto canonico, i sacramcntali sono dci <<segni sacri
lusi e interscambiabili, e l'aggettivo che corrisponde a "prete" ò "sacerdo-
attraverso i qrrali, a immagine dei sacramenti, sono manifestati e ()ttenuti at-
tale". La loro distinzione sarebbe da rirovare al fine di m()strarc proprio
maverso la preghicra degli effetti soprattutr() spirituali» ((lan. I 166). I sa-
chc il saccrdozio di (lrist«r è unico c che i vescovi e 1 ;rreti vi partccipano
cramentali sono dei gesti rituali stabiliti o riconosciuti dalla (lhicsa e com-
in maniera ministeriale.
piuti nella fede. Non sono atti di Cristo. Escmpi: la consacrazione di un
Prcscnza rcale'. si dice della l)resenza particolare di (lristo ncll'eucaristia. Ma
altare o di una chiesa, l'istituzione di alcuni ministeri non ordinati, i fune-
Cristo è anche presente nella sua (lhiesa in altre Frrrme: nel1a preghiera cli
rali cristiani, o alcuni gesti come segnarsi con I'acqua benedetta.
coloro che si riuniscono nel su() nom<: secondo la sura lrromessa, nei desti-
.Sacramento: atto della (lhiesa istituito da (lrist«r per c«rmunicare ai fcdcli cri-
natari cli ogni <4rcra di carità, nclla (lhiesa che annuncia il Vangckr e dirige
stiani i doni clella suagrrzia. I sacramenti, ricevuti con le clisposizioni ne-
il popokr cristiano... cessarie, sono dei segni efficaci della grazia. Realizzano ci<ì che manifcstano.
Sacro: termine usuale nelle scicnze della religione per esprimgre tutt() ciò che
l?,apprescntarc: espressione impiegata per esprimere il rapporto tra l'eucari- ha rapporto con il divino. Il sacro si oppone al profano. Cit) che è proprio
stia e la croce. Una rappresenta l'altra nel senso tli renderla prcsente, qrrin- del sacro cristiano è di stabilire una comunicazione c()mpleta tra la sfèra di-
di in scnso lòrte. vina e quella dell'esistenza umana. In questo senso, per rrn cristiano, tutt<r
Riconciliazione: vedere Penitenza. Lespressione "sacramento clella riconcilia- è sacro e niente è profano.
zione" sottolinea la nuova situazionc creata tra due partner, uno che per- Scisma: uno scisma è la rottura della comunione tra (lhiese. Lo scisma tra ()rien-
clona, il (lristo attraverso il ministero della (ìhiesa, c l'alro, il peccatore, che te e Occidente ebbe luogo all'epoca delle mutue scomuniche clel 10I4. Si
chiede perclono. chiama grande scisma di ()ccidente (1f78-1417) la divisione della (lhiesa
Rito: attività religiosa pr(rgrammata e ricorrente, volta acl es1;rimere il senso di latina, quando ci furono due o tre papi che si contendevano l'autorità
rrna situazione umana fondamentale. Il rito è gratuito, senza efficacia im- pontificia tra Roma e Avignone. Ma qr,resto scisma ftr riassorbit«r. La Rifor-
mediata: ha la sua {inalità in sé stesso. (ìomprende in genere un gesto o una ma pr()testante del XVI secolo c<tndusse a una nu()va separazi«rne clrratura
parola. I sacramenti sono i grandi riti cristiani. l all'interno della (lhiesa di Occidente.

320 I nuikt a crcdtrt' (llossario )21


t- 7

'lransttstanziazictne'. terntinc tccnic() clella


secolarizzazione: si dicevae si dice ancora del ritorno di Lrn religioso o di una teol«rgizr latina che [Link] il [Link],i,r

religiosa alla vita secolare o "a una vita nel mondo". Da qualche decennitr mento che interviene [Link] oblazioni clclla celcbrazione eucaristicir irl rrro-
il termine ha acquisito un senso culturale per esprimere il passaggio delle mento dell'epiclesi e della c()nsacrazi()nc. (liò che cra pane e vino divcrrrrr il
n()stre società da rrna situazione in cui il religios. ()ccul)ava un [Link]. im- corp() c il sangue di (lristo. Questo can-rbiamento non deve esscre intcsr» rr
p()rtante nella vita pubblica a una situazione nuova, in cr-ri i riferimenti al re- livello clegli elementi né in senso materiale. Riguarda la sosranza, che n,,n
ligi<rs«r s()no ampiamente cancellati. Termine prossimo di "laicizzazi<tne" . è il substrato materiale, ma la [Link] di essere dell'oggetto consiclerato. Ncl

.settenario sauamentale: lista dei sette sacramenti, stabilita nel XII secolo e ri- caso dell'er-rcaristia, la transustanziazi«rne è frutto dell'azione di Cristo e del-

presa da allora da tutti i concili. lo Spiriro Santo: ciò che era pane e vino, ossia il cibo e la bevancla degli ur>
Sigillo: il sigilkr rdppresenra un marchio irrevocabile di Cristo, posto da un sa- mini, c'livcnta pcr volontrì di (lristo e dello Spiri«r Santo corlxr e sangue di
cramenro: si pada così, per esempio, di sigillo del battesimo. 11 termine oc- Cristo, vale a dire cibo e bevanda c'li vita eterna. Il pane e il vino sono solcr
cidentale che gli corisponde è "carattere". delle specie sacramentali, cioè dci segni. Per qucsro si parla tli "presenza
simbolo: il senso del termine è spiegato a lungo nel capitokr I di questo volu- reale" di Cristo nell'cucaristia, prcsenza sacramentale distinta nella lide.
'lrento, Concllio l: concilio tcnutosi nel XVI secokr (1545-15(r3)
me, 5. Il sacramcntct è un "simbolo" nel senso forte dal termine. per ilefinire
Sinodo: etimologicamente significa "raggruppamento". Nella Chiesa antica il alcuni punti della fède cattolica nei confronti delle contestazioni della lùf-or-
termine indicava gli incontri regolari rra i vescovi di una provincia o di ma protestante. Questo Concilio sviluppòr ampiamente la clotrina clei sa-
una regione. I concili ecumenici sono dei sinodi che riuniscono i vescovi cramenti.
di trrtta la Chiesa. Oggi esiste un sinodo cli vescovi ogni tre anni a Roma; T-risagion: lìrrma di dossologia im1;iegata soprarrLrrro nelle liturgie orientali.
«rgni conferenza episcopale elegge qualche rappresentante. Il diritto cano-
Consiste in una triplicc acclamazione della sanrirà di Dio. Il Sanctus litur-
nic«r del 1981 ha resrauraro la possibilità di indire dei sinodi diocesani che
gico comincia con un trisagion: <<Santo, santo, santo...>>.
riuniscono prcti, diaconi e laici, intorno al vescovo che li convoca seconclo
trna legge elett()rale stabilita. Unziona: gesto sacramentale che consiste ncllo stendere de'll'olio su trna qual-
che parte del corpo in segno di dono dello Spirito Santo. Lrrnzione è usa-
Soddisfazione: etimologicamente l'att() di "fare atrtrastanza" in merit<l alla ri-
parazigne del peccato per mostrare la sincerità del proprio pentimentg. Ter- ta al momento del battcsimo, clella confermazione, dell'unzione degli in-
mine usaro nell'ambito del sacramento della penitenza o della riconcilia- fermi e dell'ordinazionc.
zi«rne a prop6sitg della penitenza imposta; è il terzo atto del penitente do-
Llnzione degli infermi: () cstrcma unzione, sacramento che consiste nell'un-
po la c6ntrizi6ne e la confessi()ne. Questo termine fu in seguito usato a zione con olio somministrata ai ledeli in pericolo di vita a car-rsa della ma-
proposito della redenzi«rne, quandg il Cristo in croce "soddisfece suo Pa- lattia o dell'età.
dre" per i peccati degli uomini. Purtroppo interpretato nel senso di una
fLr
Verbo: termine di origine latina (uerbunt), che significa "1>arola". In italiano ha
compcnsazi<'rne uguale al peso del peccat6, richiesta da una giustizia vendi-
acquisito un senso grammaticale preciso: il verbo, che si c«»-riuga, esprime
catrice, mentre all'occgrrenza csprime I'amore di Cristo verso sLlo Padre,
più lorte di tutti i peccati del mondo e in particolare di quelli che l'hanno un'azione in opposizione al sostantivo che indica un oggetto o un essere. Se-
conclo la fede cristiana, il Verbo, con iniziale maiuscola, è il Figlio di Dio o
mess() a morte.
Cristo. Il Prologo del Vangelo di (ìiovanni indica la venura di (lristo sulla
Spccic [Link]'he: noryre dato allc oblazioni (vedere quest() termine ) dopo I'e-
terra come l"'incamazione del Verbo" (.<il verbo si è fatto carne>> [(ìv 1,14])
piclesi e la consacrazi()ne, per evitare di continuare a chiamare pane e vintr
presente clal principi<l presso l)io come sua parola eterna. Nella persona di
quant() è riconosciuto nella lede come corpo e sangue di Cristo'
Cristo, Dio stesso ci "rivolge la parola" mandanrloci suo fìglio.
Succcssione apost()licd'. tutta la (lhiesa vive nella successione apostolica, vale rr
dire nella contintrità della fcde clegli apostoli. In seno a questa succcssion«'
globale, la srrccessione episcopale svolge rrn ruolo capitale. I vesc<'rvi sono i
successori degli apostoli, collegati a loro da una continua catena <li ti«rlrlri,
già invocata cla Ircneo di Lione. )

1)) ltlilo t <n',/r't,' (,iktsario )21


r 1

ELEMENTI BIBLIOGRAFICI

Tra i libri riguardanti i sacramenti in generale sono qui indicati solo qrrelli
;riù facilmente accessibili. Si rovcranno nclle note altre indicazioni bibliogra-
fìchc riguardanti ciascun siìcrament() in partic,ilare.

Lotris-Marie (lhauvet, Les Saoements. Parctle de Dieu au risqtte dtt corps,f)aris,


Éclitions ()rrvrières, 1991.
(ìrrrlrp<r di Dombes, Lo Spiritct Santo, la Chiesa e i sacramenti (1979),Enchiri-
dion ([Link] 2,Iìologna, EDB, 1988.
Henri l)enis. .sacramants, soilrces de uic. Érudc.r de tbéologic sacratnentairc,Pa-
ris, (lerf, Ic)82 (*.it. Sauamenti, sorgenti tli uita. Stutli li tcologia sat:ra-
tnentaria, Napoli, Dehoniane, 19t15).
Alexandre (ìanoczy, La Doctrine catholique des sacrement-r, Paris, Desclée, 198Éì.
Marrrice (ìruau, liHonune rituel. Anthropoktgic du rituel catbolique frattqai.r,
I)aris, Meraillé, I 999.
.facques (ìuillet, <<I)eJésus aux sàcrements>>, (.abicrs Duangilc,ST 0986).
It|., I:ntre Jésus at I'Eglise, Paris, Seuil, 19u5 (tr. it. Fra C'csù e la Chit,sa, a
ctrra di Maria (laterina.f acobelli, Roma, Borla, 19tJ6).
PierreJounel, La Célébration des s(toetnents, Paris, Desclée, 19tì3.
Michel Quesnel, Aux sources des sacrematzl.r, Paris, Cerf , 1977.
Karl Rahner, Chiesa a sacrantenti, Brescia, Morcelliana, 1971a.
(,arlo Rocchetta, Sttcramentaria fondarncntalc. Dal "ntsterion" tll "sacr,tntot-
t u m", Bologna, EDts, 1999.

Franz-.)osef Nocke, Dottrina dei sacramcnlz, Brescia, Queriniana, 2007.

Elemanti bibliografid )25


r
INDICE

Premessa pag.

I
SACRAMEN'l'I: l)FlR( ll lFl?

1. La pratica umana degli anniversari L)

2. ll [Link] Jel rito nelle nrrstre vitc 11


l. I1 rito e il saoo nelle religioni t4
4. La conversione cristiana del rito e del sacro: i sacramenti t7
5. 11 sacramento è un "simbolo" nel senso forte del termine 2t

II
DA GESÙ, PRIMO SACRAMENTO,
AI SACRAMENTI DELLA CHIESA

L h- Cxrsro, PRrMo SACMMENTo


E FONDAMENTO DEI SACRAMENI'I >> 26
[Link] Cristo, primo sacramento di Dio >> 28
2. ()li atti della vita di Cristo,
sacramenti originari della nosffa salvezzà )0
3. Dai gesti di Gesù ai sacramenti tlella Chiesa 32
4. La Chiesa è un grande sacramento,
il sacramento del Cristo )2
5. Il ruolo dello Spirito Santo )4
(-,,. Conclusione:
<<I sacramenti, questo legame carnale con I)io>> )5

I u licc )27
TT. I [Link] I-ANNO t-.t Cumsa IV
s la (lHIusR FA I SACRAMITN'II pag. )6 LA CONFERMAZIONE, DONO DELLO SPIRI'I'O
A. I sacramenti lanno la (lhicsa 36 E CORONAMENTO DEL BAI'TESIMO
1. Breve storia del termine e del numero dei sacramenti )(r
2. ln che senso Gesù ha "istituito" i sacramenti? 4l 1. Il simbolismo dei riti pag. 9)
J. (lome c<,mprendere l'el1ìcacia dei sacramenti? 44 2. Il f'ondamento della conlermazione
4. (lhe cos'è il carattere sacramentale? 48 ncl Nuovo Testamento >> 95
[ì. La ( ]hies,r la i sat'ramenli 49 J. La conferm azi<tne è un sacramento distinto
1. La (lhiesa responsabile della liturgia 4L) dal battesimo? >> 97
2. La (lhiesa responsabile dell'amministrazione 4.\)a una dillicoltà pastorale a delle teologie diverse » 100
dei sacramenti 54 5. La teologia e la past<>rale della conferm azione
in ()cciclente fino al XX secolo t02

IIl
IL T]AT'I'ESIMO, I]ONDAME,NTO V
I)trLUID[N'i'ITÀ (]RIS'TIAN A LET]CARISTIA, SOMMO SA(]RAMENI'O:
1. ISTI'I'UZIONE E STORIA
T. Alt-rtruc;tNtr l)EL IJAITESIMC): tL sIMll()LlsM() DELLACQUA 60
L Le acque tlclla vita e lc acqtre della morte 67 I. I- tNslo E LA suA sTMBoLOGTA NELLA (ioNr)rzroNE uMANA » 108
2. ll passaggio cristian«r dalla "cosmologia" alla "storia" 6) 1. Il pasto e l'uomo » 108
).lacqua,lo Spirito, la (lhiesa 64 2. l)ai pasti religiosi
II. QuaNoc-r Czus'tct Im ISTrlu[o IL BArrESlMo? 65 alla celebrazione della Pasqua ebraica 110
1.(ìesù: dal battesimo d'acqua al battesimo di sangue 66
2. La promessa clel dono clello Spirito 68 II. Darl-a crNA coN (ìtsu all ts'tT'r'uzrclNE DELL [Link] >> 712
J. Prime teologie del battesimo in Paolo e (ìiovanni 6L) 1. Limportanza dei trrasti nel Vangelo >> 112
2. LLrltima cena: l'istituzionc dell'eucaristia >> 113
lll. La s'loRIA DEL BArrESlMo L DELLA suA LITUIìGIA l0 l. Matteo e Marco: l'ultima cena del Signore >> 174
1. La liturgia battesimale nella (lhiesa antica 1t 4. Luca e Paolo: la cena istituzionale » 118
2. La disciplina battesimale 1) 5. Le particolarità dell'istiruzione in Luca >> 121
J. (l<rme ò arrivata la (lhiesa altattezzare i bambini? 76 (r. Paragone lìnale ffa i due estremi: Marco e Paokr >> 727
7. Leucaristia ampiamente presente
IV. IL sxlreslMc), sACMMENTO I)ELIjALLEANZA 81 in tutto il Nuovo'festament<r 722
1. ll I)io trinitari() viene all'uomo 82

2. La risposta e l'impegno del credente 84 III. La vtTA EUCARtst'rcA DELLA Cumsa NEL pRtMo MTLLENNTO t2)
l. Il battesimo è necessari ct alla salvezza? 86 1. Alla fine del I secolo:
la <<l)otrina degli apostolf> o «I)idachè>> 125
V. Ln paslonala DEL BATllrsIMC) 2. A metà del II secolo:
t3u (ìiustino clescrive la celcbrazione er-rcaristica
ti tL IIAI''I'ESIMO DEI llAMtltNI OCìGI 12c)
). Alla Iìne delll secolo:
la testimonianza di Iède di Ireneo di Lione >> 7)l
)28 Iuuito u crt'rlr'n' indice )29
4. Nel IV secolo: (lirillo di (ìerusalemme
ui
11) (]ONVE,RSIONE,,
aflerma il senso dell'eucaristia Pi'ì8
t)5 PERDONO E RICONCILIAZIONE
5.Ne1Vsecc,l<l:Agostinoe1aChiesacorpoclel(ìristo>>
1)1
I. D,tt-la pRAITCA UMANA DELLA RICONCILIAZIoNE,

118 AL SACRAMENTO pag. 776


IV. >>
t)9 1. Litinerarit) Lrman() del pentimento 777
1.Breveprtlfilocle1last<lriadelle1itLrrgieeucaristiche>> >> lg2
142 2. I-itinerario umano del perdono
l. I)all'itinerario di riconciliazione
al sacramento del Cristo 187

VI
Il. LrsrrruzroNu DEL sACRAMENTo DELLA lìtcoNCILIAZIoNE » 189
LEU(]ARIS'IIA, SOMMO SACRAMENTO:
2. ME,MORIALE, SA(]RIFI(]Io E SACRAMENI'O
III. UNa s'roma MovTMENTATA
t47 E LA CAPACI'|,I OT A»[Link] DELLA (]HTESA 190
I. LluclnrsrlA MEMoRIALII sACMMEN'IALII E SACRIFICALE
141 1. Prima tappa: prima dell'istituzion alizzazione
1. Che cos'è un memoriale? ([I secolo)
l4c) 7L)l
2. Il memoriale della pt'ima Pasqua
2. Seconda tappa: l'istituzione della penitenza pubblica
). La cena clel Signore, mcmoriale della sua m«rrte
152 cd unica (III-VI sec«rl«r) t93
c dclla sua ristttrezionc
).'lerza tappa: il passaggio alla penitenza privata
154 e reiterata (VI-X secolo) lL)5
II. lt- lucaltE r"RA L EUCANSTIA E LA cROCE
4. Quarta tappa: l'evoluzione della prassi
1. Due vocaboli da prt'scrivere per csprimere
154 della penitenzaprivata a partire dal XII secolo 198
qLlest() legame: "ripetizione" e "tinnovamento"
2. Due verbi da ricordare:
155 tv. (.oNcLustoNr PRoSPETTTcHE 200
" rappresentare" ed "attualizzare"

IlI. (lompneNDERE LA PRESENZA REALE DI Crus'ro


t59 VIII
NELL EUCARISTIA
(ìristtr 159 UIJNZIONE DE(;LI INFERMI,
L II Medio Evo e le tre lìrrme dell'unico corpo di
TENEREZZA DIVINA VERSO LUMANITA SOFFEREN'I'E
2. La crisi teologica strlla presenza reale:
160
Berengario di'lburs
162 I. La coNnztoNE UMANA DELLA MALAT'I'IA E DELLA MoRTE >> 205
J. L'cntrata in scena della "transustanziazione"
r6) 1. La malamia nella società tradizionale >> 205
4. ll Concilio di'-[rcnto >>
t66 2. l,a questione clel senso della vita 206
5. Comprendere oggi la presenza reale
l. La malattia e il moderno progresso dclla medicina >> 208
r69 4. I[ rimedio e la guarigione: medici e medicine >> 210
lV. UaucarusrlA FA LA CHIESA
5. La morte invertita: dalla società tradizionale
alla società moderna >> 273
6. La simbolizzazione rituale della morte >> 217

lnuilo a crt'Jcn: lnolce ))1


))o
pag. 220 6. l)al (loncilio di'Irento ai tempi moclerni pag 26t
II. LtslrruztoNr DEL sA(.RAMLNT()
7. Il XX secolo e il (ìrncilio Vaticano II 26)
1. Ilattenzione di (lcsù per gli ammalati:
I'annuncio della salv ezza
>> 220
(liacomo 5'74-16 -- ))')
L'L IV. I)racoNa:ro pERAiIANENTE E MìNrsrEIì.o DEI LAtcr >> 26(t
2. I1 testo cli riferimento: la Lcttera cli
,,

1. La spccilìcità clcl minister«r tliact»ale >> 266


>> 224 2. Ministero battesimale e ministero pastorale dei laici >> 26J
IIL Le I)rvERSE lrlcullE DtrL SACRAMENI'O AITRAVEIìS() LA sr()RIA

>> 228 V. [JN rslta coNTRa)vERS(): tL criLrBAlo DEr SACERDO'rr 261)


IV. h- sltlsct DEL sAcllAlvlllNT()
1. Un sacramento che gtrar<la all'umanità e al
Vangelo >> 228

2. [Jn sacramento 1)er gli anrmalati .. ,)o x


c per ct,lor<, che son<'' in pericolo tli morte IL M,{I'RIMONI(), IS'|IT'UZIONIT UMANA
l. Lc modalità di ricezione dell'unzi<'ne >> 2)0
>> 2)1
L SA(]IìAMENTO DELLA (]HIESA
4. IÙePilt,go
L L- ml'ruuoNro tN cRrsr ()cìcìr 27)
[. Una Jisrrlfczi(]nc ('rcsL(ntc 211
TX 2. Il matrimonio civile 275
IL SA(]RAMEN]'O DL,LLORDINE l. Il n'ratrimonio religioscr 277
H,I MINISI'E,RI NELLA CFIILSA 4. Il matrinronio: una sc()mmessa di umanità 218

I. Dnlt,turuRll'À NELLA so(IILTÀ II. IL M,qrnrntoNto (rRrs'l'rAN(): IS't'r'ruzIoNE E SAC:RAMEN'r() 28)


A]-I ]AIJTOIì]TA NELLA
(]}{IESA >> 2)5
1. ll matrimonio istittrito sin clalla crcerzitrnc 28)
1. (ìerarchia, artt()rità e Poterc
>> 2)5 2. Cesù e l'istituzione del matrimonio 285
2. Atrtorità e potcre nella (lhicsa
>> 2)7 3. IJinsegnamento di Paolo 286
>> 2)L)
l. (,omunità, collegialità, presidenza
4. Il fondamento trltimo di ogni autorità ITI Le crlr.r,.RRAZroNE DEr- MArRrMoNt()
c P()terc nella (,hiesa
>> 24) NI]L (-ORSO DELLA STC)RIA 28u
1. La celebrazione del matrimonio nella Chiesa antica 288
II. IlNa RILE'rfl JRA DELLE I'ESTI MoNIANZII suLL- ISTlluzloNL 2. La clottrina di Agostino, decisiva per l'()ccidente 2cx)

DEì MINISTERI NL,L NUOVO


.I'ES'TAME,N'I'(-) >> 244 ]. Il [Link] sacramento nel Medio Evo 290
l. 11 punto cli partenza: da
(ìestìr ai suoi cliscepoli >> 245 4. La dottrina del matrimonio in Luter() e (lalvino 2L)l

2. IJna tetminologia molteplice, 5. Il (loncilio cliten«r 292


consegrtenza di una novità radicale
,> 246 (-,. La tìrrma can«rnica del matrimoni<r

l. I ministri nella struttura della (lhiesa >> 248 (il decreto detto <<'Ihmetsi») 2L)4
7. ll conllitto fra la (.hiesa e lo Stato nell'età moderna 2L)5

lll INDACIINE s'roRICA


>> 251
Qualcnlr
1. La successione aPostolica
>> 25) IV. L- llarrunoNro E [Link] Dr DIo

2. La triade vesc()v()' sacerd()tc, diacono


>> 254 CON LA FAN{IGLTA L]MANA >> 2L)7

presiclenza dell'eucaristia
>> 255 1. 11 matrim«rnio e la condizione umanai >> 297
). La
4. La nascita della coppia "chierici" e "laici"
>> 255 2. ll matrimonio come sacramento >> 2L)g

>> 2r8 l. Verso {tltirri sviluppi >> 2L)L)


5. ll Medio Evo e i cambiamenti della società
I nuito d trcrlcrt Indice )),
))2
V. Qualcu-a' PRoBLEMA PASTOMLìr 100
1. La gestione dell'indissolubilità:
le dichiarazioni di ntrllità 100
2. I matrimoni "misti" fra cristiani di confessioni diverse )02
l. Il matrinrr)nio tra lècleli di religit'rni diverse 30)
4. ll matrimonio di due bauezzati
che hanno perso la lede )04
5. Il caso dolc',rclso dci "divorziati ris;rosati" )0()

(lonclusione
IL SET]'ENARIO SA(]RAMENI ALE 3oc)

Glossario )rl
E lcm cn t i bibl io gral ici )25

)14 lnuito a tt'dcrc

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