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MORCELLIANA
1964
Titolo originale déll'opera;
Tbeologie der Gescbicbte - Ein Grundriss
Neue Fassung - Dritte Auflage
© Copyright by Johannes Verlag, Einsiedeln 1959
fon:sc;á:ar;',:u:¥Á¥iu!ñbig:6á:ÉÉeíis:T;;e:á2:":;;u%¥iF!r:,:ri;:fsíi;eá"ápFu#gÉ:f:
INTRODUZIONE
::::a,s£ogno|t,S::rcgaartáÉren.iÉea?gteraescveffei:á.c|h.:pQr:::f.d:Í:
ma appare al punto di avvio del pensiero occidentále e si ripre-
senta attraverso tutta la sua storia. Esso sembra corrispondere
tanto alla conoscenza quanto alla struttura dell'essere - le
quali, sia da Platone, che da Aristotele e dai suoi successori,
sono considerate intrinsecamente unite - ma riflette tuttavia
k£:5#;áerdÉÍ%i:::zf,isec::ssiivs,urneoFaqmu:ffiifáeld:fi:s;:::
esistenti, che costituiscono sempre l'apparire di una struttura
e lega]itá o7¢£oJogí.c¢ (ordinata in gradi secondo la specie e il
genere).
Ora, i due momenti si possono accentuare in maniere
molto diverse dal punto di vista del valore: si puó porre l'ac-
cento sulle leggi ontologiche (relativamente) universa]i e ne-
cessarie, a tal punto che 1'elemento fattuale, empirico, trovato
nel mondo sensibile, viene considerato solo come un'interse-
cazione un poco aberrante delle linee normaüve, districate
/ //
10 TEOLOGIA DELLA STORIA
fofsattatiasqeunesiitrté>ic:spti=i::emel;at:F::siáuqpue:fgEi:acfi:tvr:Pa-
filosofia di continuo 1'occasione di superarlo e vincerlo. Tale
apprezzamento pare owio; nondimeno ignora alcuni dati di
fatto presenti nel pensiero come nell'essere, 1a trascuranza
dei quali fa le sue vendette. Si considera ovvio perché sembra
che la piü profonda spiegazione di tutto ció che si svolge
nel mondo dei fenomeni, si trovi in queuo delle essenze:
quanto é intelligibile, dal saggio e dallo sperimentato puó
essere interpretato come una rappresentazione della natura
::SCs:Sáapüqe:Uee::;=°c::'siáíerqa::Stis:íé?:':eieg:on::vaer¥ra:
con talune leggi e costellazioni cosmiche, che dominano 1'ap-
parente caso: quale fede tenace in tali idee risulta, dai grandi
sistemi astrologici delle civfltá antiche fino aua credenza su-
perstiziosa nel « Calendario secolare »! Di fronte a questa
appagante riduzione alle leggi ontologiche, l'elemento fattuále-
storico, in quanto si oppone a tale assorbimento e a tale disso-
1uzione, sembra difficile costituisca qualche cosa di positivo,
ñ:g:if:easí:::,:ti:ti:sstfo.r::mg:a::iofoce£p;oÉnpa::si:rorioí:
"TRODUZIONE 11
;eiaer¥¥i:rías¥:ie:e#aqsuuaanteosssep¥tata|U:u::sas;enqzuaesáar:#rcs:
12 TEOLOGIA DELLA STORIA
g;!T:v:at£a:Euasripg:á:1;¥i;a::stz:aaÉ;g??i;t:i:p;:ei:fppo:s:s;::-is::dr:
necessariamente in un rapporto di solidarietá con tutti gli uo-
mini, che le sue decisioni, per ció stesso, non sono prive di
una ripercussione sulla totalitá, che peró nessun singolo si
puó elevare in posizione di dominio sugli altri, senza porre in
pericolo metafisicamente il loro essere d'uomini e senza de-
tronizzare la loro dignitá. Perció difficilmente si potrebbe so-
stenere la tesi che la relativa superioritá di Adamo su tutti
i suoi discendenti, e il dogma del peccato originale, che vi é
quindi congiunto, debba essere giá accessibile e oggetto di
` Ammenoché si consideri sul serio ]a materia come ció che non ha es-
;a#:'S:e£,aáiotff;?i2§h£¥Fia:sc|f:m=#a:ri:aedu?,eTsl;,c:agzf#:saí::ríaoí,eg:pÉi::ÉÍua:=ttoo-
INTRODUZIONE 13
£é::t:set:ata:pioá;i:b;Ígi,3pi#::ne::%,ae:¡igcite:roÉ:T!aerc:cfíi:gpae:Í::e:¥Í;::
testanti (Soeren Kierkegaard, Emil Brumer): ciascun uomo é
Adamo, ciascuno ha altrettanta parte all'originario distacco
da Dio e alla colpa comune. Ma filosoficamente é impossibile
per z;#¢ persona umana, che, come tale, non é ú!Jfro che un
esemplare del genere o specie umana (e si ricordi in proposito
:ia:ie:faent:;ue:síigeri:ir|#Eefit,:s:eeí:ece|:v=átiámü:iefi:emri
centro assolutamente sovrano, e perció trascendente in Jinea
:;epr:hflcl;Pj:ér:is£eí:£=,:Í:iláapseér.s:n.esie|a¥ale:::oiteogiaís=:
fonda puó scorgere bensi 1'aspetto negativo, di colpa, in ragio-
F:sf:Ft'ámppoi:tai;sá,dqeiefua:todreiH:e::3::liocnoendqeTegTn:::i#=:
nel suo complesso, puó essere atuibuito ad una persona sin-
gola, fondatrice di religione e « redentrice », solo nel presup-
posto che essa possegga la genialitá religiosa di aver scoÉerto
e mostrato giá per la redenzione un « filo d'Arianna » fonda-
mentalmente z/#z.t;crrc7Jc, e che tutti possano seguire. Ta]e via
puó essere storica solo in un senso estrinseco, e, se deve po§-
sedere realmente una validitá per tutti, deve radicarsi, come
via universale e válida, nell'essenza: dell'uomo, del destino,
del cosmo nella sua totalitá.
::-:-_=:--:--::-::i::-:i::-:-:::--_:-:_-i-:_:_-:_:-::__-::=_i:=-i:-:-_-:-::::-:_:l::::-_:-:=:-:::__::_:_:_-:-::_:i::-:i:::::-::l;::-:-::::_::
stesso, il de non puó significare se non una indescrivibile liberazione.
INTROI)UZI0NE 15
|sei|éegflün;koasárveettfio:dd;::g:eeu:'ansatia::auvm¥íit,áini::á::1eG:::
Cristo é vero uomo, z.# Jz¢z. ha condiviso il processo dell'¢+
f#7#pjí.o nell'unificazione con la persona del Verbo di Dio.
Quest'elevazione non significa né una distruzione della vali-
ditá universale di queste leggi, poiché in realtá é la natura
umana a dover essere redenta,. non annientata, né la loro con-
servazione indiflerente, giustapposta alla noma concTeta di
Gesú Cristo: z.# % invece, 1e leggi astratte deu'essenza, senza
essere aboHte, sono inserite nella sua unicitá cristologica e ad
essa sottoposte, e ne risultano regolate e infomate. Né si
possono coltivare la metafisica naturale, l'etica naturale, il
diritto naturale, la scienza storica naturale, come se Cristo non
fosse la noma concreta di tutto, né si puó presentare una
« doppia veritá » irrelata, 1asciando che i competenti neue
scienze profane e i teologi indaghino sullo stesso oggetto, sen-
za die i due metodi ogni volta s'incontrino e s'incrocino; e
neppure infine si possono far sparire le scienze profane nella
teologia, come se questa fosse la sola competente, dal momento
ffo:mcari:ts:oÍu:'=;cna,enoipcaaceonnc::tai.tefapbpfl¥t:apseur:hír:s:üiz:
rimane non commensurabile alle norme die valgono nell'am-
bito del mondo, e non si puó stipulare alcun accordo definitivo
quaggiú in terra tra la teologia e le altre facoltá scientifidie. Si
voglia pure imputare a superbia dla teologia il rifiuto di un
accomodamento del genere, esso non é altro che un'esigenza
metodologica di questo oggetto.
INTRODUZIONE 17
;::c|?an:e.s::g:Tsa.vitapidLrL:iirid:lffi:E.pret:n#érr::e?e5l:tÉz:
Croce, il che significherebbe, al tempo stesso, senza Eucare-
2 - Von Balthasar.
./
18 TEOI.OGIA DELLA STORIA
stia, ]a sua parola non sarebbe vera, non sarebbe quella te-
stimonianza resa al Padre, che racchiude in sé la testimonianza
compartecipe del Padre stesso (Jo. 8, 17), Ia Parola, o Verbo
cristologico uni-duale che é.rivelazione della vita trinitaria e
reca in sé fl titolo sovrano ad essere creduta e seguita. Questa
identitá tra Parola ed esistenza non é derivata da una fanatica
autodivinizzazione, che necessariamente mostrerebbe in sé i
sintomi manifesti della £oma, ma é servizio ed obbedienza
verso fl Padre, e reca tutti i contrassegni di tale obbedienza.
Tutto ció si puó controllare, esaminando 1'esistenza di Gesü;
questa logica unica, singolare, la cristo-logica, per 1'intuizione
inteHettiva uñana che non voglia chiudersi, é veramente evi-
dente, prescindendo ancora del tutto daua seconda prova che
il Cristo dá della sua missione: la prova derivante dálla con-
cordanza tra profezia e adempimento (1a quale contiene in sé
i:rreebiaepc;o=sií:ufiffi:isssTa:tií:.e4S,C:t.ocl.¡Fi::;:::amilffaact:FEgÉ
ordina la linea di sviluppo della storia della salvezza verso il
culmine da Lui rappresentato, e dimostra ch'essa é sottoposta
al senso plenario da Lui conferitole, e che pertanto appartiene
alla propria stessa unicitá irripetibile.
Attraverso queste due prove della veritá dei titoli che
á:::%,s,tp.roá=s.t::rt:a:heentEegcü?,¥;%:?u¥,.,o.r#,9p::,f;?,rc:Ca
tempo stesso puó essere il Signore di tutte le norme creatu-
rali, neu'ambito dell'essere e deua storia. Pertanto, quando si
tratta di coglierLo, non si dá affatto al"na possibilitá di astrar-
re, di prescindere dal caso singolo, di mettere tra parentesi le
contingenze inessenziali deua vita vissuta storicamente, poiché
1'esse"ziale e il normativo sta proprio nell'unicitá irripetibile.
In quale dimensione si vorrebbe infatti astrarre? La sua Par
rola non si puó spiegare né nella dimensione deu'universal-
mente umano, in quanto il contenuto d'essa non scaturisce
affatto da ció che é universalmente umano (come se vi fosse
;teartoscboiá:i¥eot:|oeloveii¥1aL£;reE::|1:)r,enpéroíoa:1:tÉaüáepue:creezi=i::
ne universale tra .Dio e il mondo, quale appare data con la
creazione, poiché Dio vuole mantenere in vigore il suo rappor-
INTRODUZIONE 19
::::::ie?adteevo:o|gil±t:¥tápinpteer::t?oS:nf:rs:r::tr:,e:eoneprTsóp|::i
frear;iecnotnets::Etod.nvoer:sast:vdoefeda/j;cá#s,icÉev:roi?á?igp::;t:sri:
zioni e di metodi di carattere universale, il che é avvenuto in
ciascuna delle sue correnti, deve peró preoccuparsi die tutti
questi procedimenti rimangano rigorosamente subordinati alla
visione e all'interpretazione dell'Unico irripetibile.
É arduo scoprire in quale luogo l'elemento astratto e
categoriale consegua una propria importanza percepibile nel-
l'ambito della concretezza caratteristica deua religione di Cri-
sto. In ogni caso, nell'immediata vicinanza del Signore, non si
verifica nulla di simile. Cosi come Gesü non cade sotto la cate-
goria delle « figure di redentori », altrettanto Maria non é
sussunta sotto il concetto delle « genitrici di Dio », dene Ma-
donne, che solitamente dovrebbero essere insieme vergini e
madri, sotto 1'archetipo dell'elemento « mariano fz.7#PJz.cz.£cr »,
che avrebbe eventualmente conseguito la sua incamazione piü
pura nena Madre di Gesú. Si puó porre Giovanni fl Battista
sotto la categoria dei « precursori » e ottenere in tal modo
una eventuale conoscenza piú appro£ondita del suo essere, o,
se si fa emergere questa categoria, ció non significa giá una
mancata percezione della sua unicitá irrnipetibile? E come si
possono considerare i Profeti sotto questo profilo? Ezechiele
é £orse un individuo designabile col concetto specifico « profeta
ebreo », e i profeti sono forse una specie all'intemo dena ca.
tegoria « profeta fz.z#p/z.cz.fcr », derivata dalla filosofia deue
religioqi, categoria che quindi si subordina aua sociologia ge-
Me:dewd:g:r;eü¿ííoheÉoqs:odHFséo,:toatíao:¥eflue:E:tpa]:roín£u:esasrochde:
tipo concettuale del « discepolato », che si possa esprimere in
essi cosi come in altri esemplari? La relazione singolare tra
:neisvüer:ai:ecffh:'£::c=r:ésiapumóa:¥ra:rieetiTs:#on|toe'Er=:3:r=,
cui Pietro esercita il suo uflicio si puó far capire attraverso la
universale « psicologia dell'uomo che ha ricevuto un man-
É
20 TEOI.OGIA I)ELLA STORIA`
g:eE]PugvadpFgseps::üvEa,qéuec:am:íÍ:,s::::índt:rátíao£:ae:::tgtsato:
rico, dalla quale ogni storia é sgorgata - prima e dopo
Cristo - e in aii essa possiede il suo centro.
11 polo storico deu'esistenza umana, in tal modo, cioé
se visto nell'ottica della storicitá della Rivelazione di Cristo,
INTRODUZI0NE 21
gk£eoneprrdoeffl:i:s;ípt:íadqe¿raís:gvs:zzmaaEeps::ti::±:e.fls:::Op=
mento della storia, nel senso che essa é individualmente vis-
suta come tale, e che pertanto la storia in generale (congiun-
tamente a quella deua salvezza) e la storia di Cristo stanno
fra loro in un rapporto di promessa a compimento. Sotto il
secondo profilo, che deriva necessariamente dal primo, si pone
in luce la categoria normativa, implicita nella categoria del
compiment.o: la vita di Cristo diventa la norma di qualsiasi
vivere storico, e quindi di qualsiasi storia in generale. Anche
questa noimativitá puó essere considerata da due punti di vi-
sta. Anzitutto, come qualitá di Colui che é la norma, cioé di
Cristo, Ia cui storicitá concreta si universalizza fino a regolare
la tota]itá della storia. In secondo luogo, come qualitá di co-
loro che da Cristo ricevono la norma: i cristiani e la Chiesa,
e poi tutta quanta 1'umanitá e la sua storia. 11 nostro studio
viene cosi suddiviso in quattro parti:
1. 11 tempo di Gristo;
2. L'inserzione della storia nella vita di Cristo;
3. La persona di Cristo come norma della storia;
4. La storia sotto la norma di Cristo.
CAPITOL0 PRIMO
IL TEMPO DI CRISTO
a) IJesistenza accolta.
Ei:upa:foec:::#rreas,eEt;c#,riestfo.,n::u|:;:*:#,q,ádÉsá::s¥.:
In essa si palesa la costituzione fondamentale del suo essere,
nella quale Egli é aperto a iicevere la missione datagli dal
Padre. Tale costituzione non contrasta col suo eterno Essere,
a Lui proprio come Figlio, anzi ne rappresenta la diretta e
adeguata manifestazione nello spazio del mondo. Proprio
pcrcÁc' fl Figlio é etemo, Egli assume, apparendo nel mondo,
la £orma di manifestazione dena temporalitá, in quanto, in-
nalzandola, ne fa la forma d'aflermazione esatta, adeguata e
corrispondente al suo etemo essere di Fíglio. In questa tem-
poralitá si esprime con nitida precisione il fatto che il Figüo,
:#:%toeLm:tá:eneonha:::gÉeuazíosnée%uduap:E:e,n:nnognhps::redbaÉ:
po§sedere nulla altrimenti che nel Padre e per il Padre: come
qualcosa che al Figlio viene continuamente offerto, restituito,
con un sempre nuovo atto d'amore. Pertanto é cosa vana
gjT*ÍJCJloá;i3an:a::?zodtd£z?:„c:ris:tio#odéte(:<íáráítiis;5s£>;:ó=firéatieÉfia;::a:|
tempo stesso il rapporto della sua coscienza al suo essere. Mentre l'uomo
;:d:Éi=aíoío¥pm::sgo:sso:c?Enti::ooqg;Í:i;e:odslaíü:s:;a::eiem:::£:d::=Te:1g:srtute:.
li critica), in Dio l'atto di essere e l'atto coscienziale sono fí.#p/Í.cÍ.Ícr z/###,
------:=:::::__--::_:-:--:-_--:::-:_-_:-:fi_--:-:=--:_=:__-:_-::::=i_:_=::=:i_-:_::-:___
sione di Dio.
IL TEMPO 1)1 CRISTO 27
i:n¥j:Í::o::as::o:u;iñíl::n:diea:n;E#ii.¥iíi:::o!:;oín¥iñE:,u%amí!:a:iíiaf:¡?;::ig,:ií;ií:
:=::::-::::=:::::::::-:=:::::=:::--:=-_:---:-:l:::--:-::::::l:::-:--_-::-:-:j::lii:_-=:::::i::::i:::::---:::-:::i--:::::::::::-=-:-
á a quello del corpo, bensi lo padroneggia e 1o
#rifltu;Ezpa:ig#ogjia.cneepí nel senza tempo] invece, se paragonata a que-
28 TE0I.OGIA DELLA STORIA
« che viene }>, che si pone ed esiste in quanto essa viene de-
teminando ogni cosa che accade prima d'essa e per essa, e
che appunto perció deve essere attesa, e non anticipata in
alcun modo. Non prevenuta neppure col sapere (Mc. 13, 32),
giacché anche éió guasterebbe il puro, nudo, incondizionato
suo accoglimento dena volontá del Padre, quale essa Gli va
incontro. 11 Figlio non vorrá, quando 1'ora sará giunta, quando
il Padre Gliela donerá come massimo compimento e. glorifi-
cazione (Jo. 12, 23) e come supremo dono e pegno del suo
amore, poter dire al Padre che Egli ha giá preveduto e cono-
sciuto in anticipo quest'ora, che essa per Lui non é nulla
di nuovo, ma Gli porta solo quanto da lungo tempo Egli ben
conosce ed ha famfliare, avendola a lungo assaporata col pen-
siero e analizzata da tutte le parti. No: il Figlio vuol ricevere
quell'ora cosi nuova e pura, nel suo immediato sgorgare dal-
1'amore e da]1'eternitá, che in essa non sia visibile altra trac-
cia o impronta se non della volontá del Padre. Naturálmente il
FigEo « pofrc¿é7c » conoscerla e misurarla in anticipo, ma al-
lora, appunto, Egfi non sarebbe piü il Figlio, sibbene £orse un
superuomo, una di queue fantastiche entitá aii gli uomini
attribuiscono come segno di perfezione le qualitá che essi
stessi ardentemente desiderano. La « sua ora » non rappre-
senta soltanto quel baluardo contro i suoi persecutori de lo
rende intangibile (Jo. 7, 30; 8, 20), ma é essa stessa, come
tale, intangibile, e anche il Figlio, soprattutto il Figlio, non
vuole toccarla. Anche la scienza che Egli ne ha - ed Egli ne
ha naturalmente scienza - é commisurata a quanto Gli rivela
il Padre. Piü generalmente si puó dire - poiché neu'« ora »
si Tiassume il senso della sua missione - che la sua scienza
divina-umana é commisurata alla sua missione. Tale scienza
non a, essa stessa, 1a misura, bensi oggetto della misura. 11
metro misuratore e misurante é dato invece dalla missione. La
perfezione del Figlio sta nell'obbedienza, nel non precorrere
i tempi. Tutte le sue facoltá, nel 1oro esercizio, sono sottoposte
a questo metro. Chi si immaginasse la scienza di Cristo come
una specie di etema e superiore visuale e prospettiva, die gli
consenta di` collocare i suoi singoli atti nel tempo, cosi come
un geniale giocatore di scacchi dopo la seconda mossa é in
30 TEOI.OGIA DELLA STORIA
fferi::st3eñaquRií:m=.dn:,laesé:isot:b:::n::ielbab:a3iieümfi,=::
deuo dell'esistenza e della fede cristiana, non avrebbe piü il
díritto di proporré le parabole deua perseveranza e dell'at-
tesa, simboleggianti lo svolgimento deua vita alla sua se-
quela e nell'imitazione di Lui.
11 rifiuto di anticipare i tempi é tutt'uno con 1'accogli-
mento, con il « si }> detto allo Spirito Santo, il quale comu-
nica di volta ín volta la volontá del Padre in uri dato istante.
Questa volontá puó tanto limitarsi ad un singolo piccolissimo
evento, quanto allargarsi al panorama piú vasto e compren-
sivo (« Allorché io sai:ó imalzato daua terra, attireró tutti
a me », Jo. 12, 32), essa é ricevuta solo sotto la guida dello
Spirito. Lo Spirito Santo, che guida Gesü, é lo Spirito del
Padre: Esso, come persona divina, é libero di spirare dove
vuole (3, 8), e, proprio per questa libertá, viene conferito al
Figlio « serEa misura » (3, 34). E non é che il Figlio si getti,
prevedendolo con decisione prematura, nelle braccia di questo
Spirito patemo, non é die voglia stabflire in anticipo la
direzione in cui Esso soffia, e progettare indipendentemente
da Esso il piano che viene sviluppato per Lui. 11 Fíglio qui
:Kn|ysepcfatdae;:sgea::g;:fr::e:a'u:araot|taorpeer"piar:;a:g|aa;ua:i:r:thaé`
va recitando. La commedia non esiste in partenza, ma viene
contemporaneamente pensata, messa in scena, ed eseguita. 11
farsi uomo del Figlio non costituisce 1'ennesima rappresenta-
zione di uri dramma da lungo tempo preparato, giá presente,
in qualche modo, nell'archivio dell'etemitá, ma é invece un
Íatto quanto. mai oririnale e spontaneo, cosi irripetibfle, cosi
immediato ed intatto come l'eterno nascere, istante per istan-
te, del Figlio dal Padre. 11 fatto che nella Scrittura e nella
Tradizione la parola di Dio possa apparire come qualche cosa
in cui il carattere'temporale si é obliterato, non spetta essen-
ziálmente au'esistenza della parola del mondo, ma deve in-
vece ricondursi, in parte al mistero della sua estrema xéva)oi€
11] TEMPO DI CRISTO 31
iÉiqáui¥°tudt::a:Cecsaüf°#áz.?Uceo¥;cdoe#:F:::tnází:ípe¿r¥s:So°ns::a:
cert:o equiparabile né all'umanitá di Adamo, né all'umanitá
degli uomini redenti. Cristo, in quanto vero uomo, in quanto
idea originaria e primordiale dell'uomo davanti a Dio, sta
al di sopra delle varie modalitá storicamente mutevoli del-
1'essere umano; ha assoggettato alla sua irripetibile unicitá
1'elemento modale come quello categoriale. Altrimenti non
piü Lui, ma la categoria- darebbe la norma. Ande il tempo
di Cristo, perció, proprio perdié deve farsi un tempo univer-
sale e normativo, ha un carattere suo particolare. Esso é il
compimento del tempo di Adamo, giacché, ben oltre la grazia
concessa al primo uomo, costituisce 1'accesso a Dio, 1'aper-
tura nel mondo den'eterna inaccessibflitá in ari fl Padre ed
il Figlio si incontrano. Ma esso é anche apparentato col tempo
del peccato, giacché si prolunga fino all'« ora » in cui il Padre
non sará aperto al Figlio che nell'abbandono e nella dereli-
zione della Croce. É un tempo, dunque, che nel suo compi-
IL TEMPO DI CHSTO 33
iñ:!ig#:Í;%:3éfllce:.a;Ées:!;::fl::irig::n:¥i:n;.a:ia,::i;e?:e:
{!:P;,Píe6r).Lii'c::Ppi:::opde:idt::;°opi:u:::mp:t:g#u:n€:
£enomeno intimamente analogico, che si spiega, neua sua
globalitá, col tempo di Cristo, giacché in questo culmina.
11 tempo den'uomo entro il tempo di Cristo, cioé 1'esi-
stenza cristiana, é determinato nel suo contenuto da « queste
tre cose » (J Cor. 13, 13): la fede, la speranza,1a caritá. Per
comprenderle ne]la loro profonditá, bisogna considerarle nel
quadro di una teologia cristiana del tempo. Vale a dire, per
esprimerci negativamente, non si deve valutarle nel quadro
d'una contrapposizione platonico-aristotelica - o, fí'#PJ¢.cz.fcr,
filosofica o mistica - £ra tempo ed eternitá. Chi fa ció, é
costretto ad una lacerazione, per cui solo l'amore apparter-
rebbe all'etemitá, e la fede e la speranza andrebbero ri£erite
:£::isá:fizaíet:::oá:1fás:ier:omn:egTn:=3beprc:Ersii3ei:t:ecmopmoe-
qualcosa di prowisorio, che debba venir superato e chiarito
in una « visione » e in un « possesso >> superiori: ma non si
renderebbe in tal modo piena ragione ai « tre » momenti pao-
£¥;,Islpgra=oag.Jarl::'ieLi:ias:p:io:iáuoáEHE:L:a:#á:üf-::
e 1'al-di-qua, e anzi ricomprende tutte e tre le virtú in una
specie di pericoresi, determinata in relazione al carattere tem-
porale della pazienza e della perseveranza: « La c'¢rí.jé sop-
porta tutto, c/c¿e tutto, spera tutto, ío#rc tutto » (J Cor.
13, 7). E questa caritá, la quale comprende in sé fede, spe-
;ar¥f:ziea,p;|Z::s¥|aái::iógnc.hs:.SLo:r;:t.asi¥tfbg:z¥.tiíc:aái;|::;
e trapasserá. Ma ció die « perdura » (1a parola vwt al ver-
setto 13 quindi va intesa nel nesso logico con quanto pre-
3 - Von Balthasar.
34 TEOI.OGIA I)ELLA STORIA
í],aa,p:vL:c:,dpípecníí%É:a:onedHeatt::eáaía:::,],=:n:í#::raa:gporíeo.
sentano nel ]oro nudeo dei veri #o¿z. della caritá, che non
periscono con ]a morte e non vengono superati neppure neua
suprema contemplazione £accia a faccia col Signore. É vero
bensi che nella vita etema essi appaiono trasformati e giunti
alla loro compiuta perfezione: cosi la fede terrena, come
IL TEMPO DI CRISTO 35
3:=omeandoffaag::táé,É:táundoenndeE,::enrtáTápia::ideerdaaldpor::::
vere allo ste§so modo in cui fl Figlio etemo riceve: essa é
partecipazione per grazia all'intera vita trinitaria, che trova
la sua etema beatitudine nelle « relazioni » divine.
Come Maria, mediante il « si », conforme a queuo del
Figlio verso il Padre, con quel suo consenso di pura remis-
sivitá come anceua, viene senz'altro elevata a collaborare alla
í:::e¥í;°enregdrd±íaFícgeü::o,n:í£r°pprroí;o::íno°n'ecc°r:a=ad9,arfifi:tao-
dell'etemo Padre, altrettanto, come Eckhart mette in risalto
appoggiandosi sulla Tradizione, 1a seq]]ela e imitazione dd
Figlio porta alla nascita trinitaria di Dio nel cuore. L'amore
conforme a quello del Figlio nQn é un'immagine morta di
queuo del Padre, ma introduce in modo vivente nell'attuositá
deua vita d'esso. E dove si compie la compenetrazione dei
due amori, ecco procedere lo Spirito Santo per dominare so-
vrano anche lo spirito della creatura. In tale partecipazione
all'amore eterno il tempo, come £orma d'essere della creatura,
non é annullato, bensi sovracolmato dalle dimensioni eterne
deua vita divina. Affrancato dalle modalitá determinate dal
« primo Adamo », dalla caduta nel peccato e dalla penitenza
di Croce, il tempo della « creatura », in viri della tempo-
ia]itá di Cristo, giunge in Dio a quel compimento cui era
stato predestinato. Ireneo ha espresso tutto ció in modo
dassico: « Giacché conviene che sia cosi: EgJz. deve sempre
essere il piü grande, al di sopra di ogri alti:o... e ció non solo
isqa:ri:-:pasii;:eo±míea?írh:eo:nt#om-:n:st:tip:pflFíad+:::po:d|:mt:
ogni altra cosa sará perita, queste tre persistono: fede, spe-
ranza e caritá. Giacdé persevera incrollabile la nostra fede
nel nostro Maestro, fl quale ci dá la certezza die Egli é il solo
vero Dio, per il che noi lo amiamo costantemente e verace-
mente come nostro unico padre e speriamo anche per 1'awe-
36 TEOLOGIA DELLA STORIA
#oti:?l¥f=d:n:opEuenaeyy|:o:€de±aao,¥aíamc:nptieuátpo|sá:.É:u:
la fede perfetta. Ció si esprime nel trasferimento, operato da
san Paolo, del baricentro della Tvóo[€ nel Dio conoscente:
cosi 1'evidenza della ragione umana cessa di essere fl criterio,
giacché questo criterio viene attribuito a Dio (J Cor. 4, 3-4;
13,12; 11 Cor. 5,11; Pbíl. 3,12., c££. Io. 6, 28-29; Epb.
2, 10), il aii lume di gloria in noi, insieme con noi, contempla
se stesso.
La conseguenza pratica piü importante e al tempo stesso,
stimolante, che ne deriva, é che soltanto una dottrina genui-
namente teologica del tempo puó presentare la £ede cristiana
come un'autentica sequela e imitazione del Cristo. Se si fonda
1'atto di esistenza deu'uomo Cristo, come nel suo centro, in
una visione intemporale, almeno quanto al suo contenuto,
allora chi lo segue nell'imitazione non puó riprodurre nulla
di questo atto, e l'archetipicitá e 1'esemplaritá d'esso, per
questo appunto, ne vengono messe in questione. Altrimenti
ci insegna la Lc#c/¢ ózg/z. Eé7rcz., che pone il fondamento del-
l'intera fede salvifica in Cristo e, in virtü di Cristo, nell'esi-
;iiÉníc::ri|CÉIÍ:;:iÉucio:l:¥:u::;a:r:efÉT%:óiepíoíetíie:?nigíí::|::d:jíi
bedienza e la paziema ricca d'abnegazione di Gesü, con le
quali Egli introduce 1'etemo nel tempo: questo significa cre-
dere, sperare amare. Uricamente cosi si dispiega la vera inti-
mitá della sequela e imitazione, nella comunicazione di una
identica vita spirituale, cui invitano tutti i discorsi del Signore
e le stesse beatitudini.
Nel miracolo den'obbedienza archetipica deu'uomo-Dio
si incontrano, da un lato ]a vita trinitaria nell'atto di farsi pre-
sente, e dall'altro la Íondazione suprema e la consumazione
finale deu'atteggiamento decisivo deua creatura dinanzi a Dio.
38 TEOLOGIA DELI,A STORIA
=epnet;n:d|::::i:fíideeáeáeeíidatisi:::af:3:|:'áe,teflrmááe,:o.Sá:gt
significare se non impegnarlo ad osservare le sue divine pre-
scrizioni per l'Alleanza. La fede di lsraele é questa fedeltá
che supera tutte le proprie riflessioni, i propri giudizi, i propri
modi di vedere. Cosi l'Aático Testamento conosce una ¢¿cJ
di Dio in lsraele, a]1o stesso modo che una ¢¿cf di lsraele
in risposta a Dio; unicamente in virtü del mistero deu'amore,
iTa#_tdtigc?,ie|na.=reannotelaáedfletráfi::ra:!|F,asbii:;iflE:fi:lii:=iitá:
•geaHf,fi3:|íioÉ::n¥e=|Í:t:,|arip:::netsosavideenneasfeeá:|attáai#Tta:
che va oltre e sopra ogni minaccia. Solo perché Dio e l'uomo
s'incontrano cosi in un Jo/o atteggiamento di origine divína,
in Cristo la fedeltá di Dio all'uomo e quella dell'uomo a Dio
possono congiungersi indissolubilmente su un piano ontolo-
gico e definitivo. E questo prodigio inaudito ed unico pQté
apparire ande ai barbari Germani come ]a realtá quasi con-
sueta, quasi ovvia quando 1'HCJz.c77z¿ 4 raffiguró loro la fede
degli Apostoli come la loro fedeltá di seguaci verso un cosi
glorioso Signore e Padrone.
*,ab;£Gái:s?:dn:`:c;fdf:V,aioiTÉp:egil:ei:í::iigt,e:áiío:s?eoivg:rpsícaarT;dFi:!Í
(N.d.T.).
CAPITOL0 SECONDO
gir,ias,toensoin£;:i:o=vl:.:a:.enaiu¥r?ioririecshs:cdoas|ti#:Sá:?oQl:essi:
::mugr::e:bc:sÍ:?ü:hÉa=o:osi:::o&ri:e:Éztieo¥::npft¥iaÉtÉ
dei singoli momenti della vita storica di Gesü, come se una
data possibffitá offerta dal I'adre in un determinato istante
::gE£|sesnedotuátuoa|sciiaósici:ert:ffi:,flquca?g:s:üqbeFr'a%i::|:a.stég:a:
se 1'esecutore della volontá di Dio fosse talmente sprofon-
dato nen'azione da fargli difetto qualsiasi distanza per la
contemplazione.
40 TEOLOGIA DELLA STORIA
;nsa=eiet:,e:acmoi:ts:e::::fs;:i:f,;e(8P,e;S|e,V.:rEcñ:1n=ioLfgs.e;
divino non v'é una contemplazione che preceda l'azione, piut-
tosto EgH é se medesimo solo in quanto passivamente con-
corre all'etemo attivo atto di generazione del Padre. Con-
sentendo ad essere ció che é, Egli scorge e misura in sé il
Padre, e la profonditá della sua parola e quindi del suo essere.
La libertá che Egli ne ricava (8, 32) é potere sopra tutte le
profonditá del proprio essere divino solo come un dilatarsi,
nell'amore, alla gloria sempre piü grande del Padre. Cosi per
il Figlio azione e contemplazione non sono separabili, e non
rappi:esentano nemmeno due Íasi che si susseguano (ande
se la sua vita esteriore viene ponendo in risalto ora l'una ora
1'áltra, a]lo s,copo di educarci a coltivare tutt'e due), giacché
Egli, come Logoí del Padre, é l'una e l'altra in unitá radicale
e indissolubile. Pur aderendo al n]assimo au'azione, e par-
tecipando in grado supremo al dramma di questa, Egli non
ne resta assorbito, ma possiede tutta 1'ampiezza e la calma
della visuale superiore: 1'assoluta intensitá della sua obbe-
iiri::Iíj:iía:eííÉi:Íe:ií;:ie::ii::§Í:o;i;ÍÍ!c:;Íoiií=:;::;:;ili;n;ñiíí:e:ais!iÉ::
L'INSERZIONE DELI,A STORIA NELLA VITA DI GRISTO 41
:¥:imiatsohagoviv;ristiTHa:tqe:rfi,:::escat:emn:r:=i:vaena%::::r|::/
bertá » di scelta. E in fondo, si tratterá meno di restare vin-
colato a quei singoli punti materialmente determinati, accen-
nati dagH Evangefisti, che non di simazioni spirituali; sono
cJJc a foggiare nel loro complesso un programma di marcia
ben coerente, per lo piü a mo' di parabola, per raccogliere
in pochi punti ció che é la prospettiva ulteriore, ció che si
andrá articolando piü avanti: nella totalitá deua sua vita
42 TEOLOGIA DELLA STORIA
f:;;::oáer=it,riivper¥:,il.aó:tnaiüstÉod;iscs:m£iv::nrtaopfreeus'::::::
fl compimehto d'una promessa. La sua esistenza sulla terra
dovrá essere paragonabile quasi allo sviluppo e al completa-
£::tnotsoí:;=o%soerggneo]%£ec¥h%reáeíe£ere:g:btoz:a5or:o£gtíF¿guH;:í
come un giovane cui, al momento di imprimere una forma alla
sua vita, sia stato concesso di leggere in un libro tutta la sua
futura biografia. E nonostante ció, Egh non ne resta diminuito
nella sua libertá, anzi - ad onta di queue parole posteriori
alla Resurrezione: « era necessario che tutto ció accadesse }>
(Lc. 24, 26) - non puó dirsi neppure propriamente che la
sua vita ne sia stata determinata in anticipo. Egü infatti,
che é fl compimento, e quindi il fondamento della promessa,
rma:3:ñsoe:nt|aaiaerg::ti:Piégre.fhezi:s.pira::mq:esueo];c:::parieaqbi::
grafia che Egli legge nelle Scritture, gli venga raccontata f#c-
ccJJz.e;¢77zc#fc, e non Ín anticipo. Anche se £osse possibile mo-
strare a un uomo la sua fotografia di vent'anni dopo, questa
non potrá predeteminarlo: é essa che si conforma a lui e
non viceversa. Sicché accade qui il fatto singolare che la vo-
lontá paterna, Ia quále Íorma fl contenuto dell'esistenza del
Figlio, non Gli si presenta in modo indipendente daua forma
storica, in cui Egli si é immesso, anzi, che questo legame e
questo modo rientra nell'essenza stessa dell'« antico » Patto:
ed invero qui é la Divinitá che ha stipulato un patto eterno
(Pf. 89 [88]; Ecc/zíf. 44-45; Ro#. 11, 29) tra 1'uomo e sé,
traendolo dalla sostanza della sua medesima fedeltá divina ed
etema; questa, per la continua infedeltá del popolo, é stata
implicata in un ¿cfjz.7zo, dipendente bensi dalla sua libertá,
che peró indica in modo ancora impenetrabile, enigmatico,
una soflerenza di Dio stesso nella sfera terrena del suo patto.
Per esprimerci in altro modo: 1'etemo volere di Dio in rap-
porto al mondo, quella volontá la cui conseguenza é l'incar-
nazione, e che il Figlio £atto uomo ora incontra, sottometten-
dovisi, ha giá, essa stessa, una forma cristologica. Cosi sono
vere entrambe le aflermazioni: il Figlio, anche quando si
adatta alla struttura storica del volere patemo, non obbedi-
L'INSERZI0NE DELLA STORIA NELLA VITA DI CRISTO 43
á:fg:opm;pd.i|.:pír|ee:dáree,Glfiiraagoi;::t:e:i.gioesa|,:o=poiriige::
e innalza lo sguardo a Dio: dalle sue labbra Egli ha appreso
per la prima volta quale sia il suono umano del nome del
Padre, ed ha imparato a pronunciarlo come lei. Ed ella é,
per Cristo fanciullo, 1'autoritá: una copia vicina, e che mai
vien meno, dell'Autoritá celeste. Obbedendo al Padre, Egli
obbedisce anche a lei. Eppure verrá il momento in cui Egli,
a dodici anni, in mezzo alla continuitá di questa obbedienza,
quale fu prestata in passato e verrá ancora prestata in avve-
nire, lancerá quella folgore che apparentemente trafiggerá la
madre, p?r ristabflire una tradizione ben piú antica, quella
originaria: 1a tradizione del Paradiso e del puro stato divino,
una tradizione che la condizione terrestre del Patto antico
(che Maria avrá la hnzione di rappresentare in questa come
in altre occasioni deua vita pubbhca di Gesú) non poteva piü
conoscere, ma di cui il Messia doveva egualmente portare il
compimento, come supremo dono del Cielo. Inoltre la tradi-
zione consiste nel tramandare le cose operate da Dio; nelle
interíuzioni deua continuitá storica terrena sempre rinnovate
per gli interventi di Dio, inaspettati e incalcolabfli; tali inter-
ruzioni, in aii consiste fl co#fc#zf¢o essenziale della tfadi-
zione, non potevano mancare precisamente nella /or7#¢, se-
condo la quale Gesü l'ha ricevuta e incorporata neua sua vita.
Questo continuo rinnovarsi e sostituirsi appartiene, nella Ri-
velazione, all'essenza della tradizione. Gesú fanciullo, in ob-
bedienza alla madre, crebbe nella sottomissione a questa tra-
dizione divina: ora, ció costituiva un compimento dena Legge
cosi sovrabbondante, che la situazione ne veniva capovolta,
e lá dove 1'obbedienza raggiungeva fl suo culmine, sulla Croce,
la Madre finiva col venire attratta nell'incondizionata, onni-
comprensiva obbedienza del Figlio. Nel rapporto fra Madre
e Figlio si palesa l'incontro piú intimo e concreto fra la storia
divina e la stofia umana, e il compito d'indagare questo rap-
L'INSERZIONE DELLA STORIA NELLA VITA DI CRISTO 45
b) Creaúorie e redenzione.
Zi,c:18;EeiÁmc:J:d;;|S:#:!'.o€:S23:2#'éKu:%ii:ft:"ti`Ej#g;
conduce a]Ia passione. La vera storia é dunque, in relazione
a]la Trinitá, tridimensionale, fl che le assicura, nell'ambito
del mondo creato, una divina apertura d'orizzonti e possi-
bilitá di sviluppo.
Con l'accenno al Paradiso terrestre e alla caduta del-
1'uomo siamo giá passati dalla storia della salvezza in senso
stretto - dana vocazione di Abramo fino a Cristo - aua
storia in generale: si tratta qui di risalire oltre Noé e fino
ad Adamo, di uscire dal periodo susseguente alla caduta per
coglieme le origini nel Paradiso terrestre, ma si tratta altresi
di u§cire dalla storia della promessa e del popolo ebreo, e di
estendere lo sguardo sino a considerare la storia umana in
generale, anche pi.esso i popoli pagani. Se la storia della
salvezza, in senso stretto, ci dá anzitutto dei simboli chiari
e identificabili della promessa, ai quali Cristo si ri£erisce sem-
pre in modo cosciente - egli é il vero figlio di Abramo e
di David, il leone di Giuda, il vero lsacco e Salomone e cosi
via -, questa storia é altresi indissolubilmente intrecciata (in
senso storico come in senso profetico) con le sorti dei pagani.
Israele forma insieme con 1'Egitto e con Assur, anzi perfino
con Sodoma (Ez. 16, 55 s.), un escatologica comunitá della
salvezza; fl pagano Giobbe rappresenta forse la piü profonda
e diretta profezia della Croce. La « legge naturale » posta nel
cuore dei pagani é valido surrogato della Legge scritta degli
g,br|ei,ses.;:gÉsti:c:itiomaueáiáía±eenrt:a::fivein:ug::adi:Ki:e:geo„ri
natura >>, e perció ogni storia in generale, si trova, con la vita
di Cristo, nello stesso preciso rapporto di promessa e compi-
mento che con essa ha la storia dena salvezza in senso stretto,
soltanto su di un altro piano, in quanto soggetta alla media-
zione della storia della salvezza.
(ment¥ea|g=::áí::::|:o<:o.aflmE|r:s:,o;pcphi:entuetta:tdeám3ioendeeñ:
prome§sa), Israele in quanto tale non puó giá essere il com-
L'INSERZIONE I)ELLA STORIA NELLA VITA DI CRISTO 49
(íui;ds;;:,:síÑ:i;;:;j5#:i::::S:tañr;¥oag:í;Í?:;i;!ÍiÉpiñií:::ñí:;Íiií:?iFÉíit;Í:
4 - Von Balthasar.
50 TEOLOGIA DELLA STORIA
;Í:::o:::eoeí>:t(:?ibíe!;lefná,É:n:Ftia:sh=:a;getbe:sgsit:a:t::':pír::í;tit::a:n:-
la creazione e neHa storia umana, E cosi, grazie a Lui, poteva
essere intrapre§a la fondazione del mondo e della storia uma-
na; grazie a Lui e ana sua Chiesa poteva avvenire la crea-
zione deu'uomo e della donna (EPÁ. 5, 31-32).; grazie a Lui
e alla sua Madre poteva essere assunta la responsabilitá della
cacciata dei peccatori dal Paradiso di Dio (Gc#. 3,15). Come
il peccato, sotto un certo punto di vista é stato veramente la
causa della Croce, e Cristo non sarebbe venuto come Reden-
tore se la colpa deu'umanitá non 1'avesse indotto a interve-
nire e a rendere effica¿e la garanzia da Lui prestata all'atto
:e:n::a:ic.r.,ea:iaor:a:d:üíais;isíí?:o::s:t,eína5:sgíjtuff;tír::ú:spÍooioi:d:e:
•" geryeidie.. Ordíne intentionis prius fuit volitus Cbrisius,
non solum quoad subst¢nti¢m incarnationis, sed etidJm q?oad
circumstanti¢m proximae possíbílitatís et ut actudis redemp-
tor, qu¢m res ordinis naturalis et pertinentes ad ordinep¢ gra-
tiae et Peri'nissio Peccati. Per Passionem i7ieruit nobis, ut
essemus, siquidem nostra subst¢ntia... fu¿t praedestinationis
eff ectus et consequentur fuit praemiíAm meríti passionis et
7#or¢z+ Cbrí.fjí.. « Nell'ordine dell'intenzione Íu voluto prima
Cristo (non solo per quanto concerne la sostanza dell'incama-
;ifoons:i=?ad,=::rsliaemfl¥|eoraappp:ic:l::emfer:áesni:rgoesfi:i#vt:
proprio di questo mondo), che le cose dell'ordine naturale e
quelle che spettano all'ordine della grazia e alla permissione
del peccato. Attraverso la passione Egli ci ha meritato 1'esi-
stere, se é vero che la nostra sostanza é stata un effetto deua
predestinazione e, per conseguenza [poidié noi siamo prede-
stinati in Cristo e come suoi fratem] fii premio del merito
dena passione e morte di Cristo » 4.
deualíecgog:,p£eoqf:rgeáiseGn::üdsTiastcoreu%Í::éegL:oq:gif::ata?-
mento d'ogni altro compimento, semi-compimento e non-
compimento. Ma in quanto il compimento di Cristo é stato
scelto proprio nel #oóz# della %éva}a¿€, in una came simile
alla « came del peccato, e per cagione del peccato » (Roz#.
8, 3), il Figlio di Dio non sperimenta in sé soltanto la con-
dizione umana in generále, ma altresi tutte le condízioni del-
1'uomo, che vanno dal per£etto compimento all'assoluto non-
compimento. Nel farsi uomo, Egh impara a conoscere non
soltanto la distanza tra lddio e la creatura, e quindi la con-
dizione dell'uomo come tale sotto il comando e la legge di
Dio, quale la conosceva Adamo, ma altresl la distanza ben
piú` pro£onda de separa dal comando di Dio 1'uomo indebo-
1ito dal peccato originale: per esempio la condizione di Abra-
Fr:p*:m°ebnbt:d;Secfiaacu::a#oengdpíe°s.se=:üte:::troa,'pEegrüiipe°dne:
simarsi neua situazione concreta di ogni uomo, il quale é
esposto alla concreta forza d'attrazione del peccato. La ten-
tazione di Cristo é vera e propria tentazion.e, quantunque
Egli (a differenza di noi) non possa restarne vihto. Tuttavia
la tentazione propria di Cristo non consiste in un semplice
« come se... », per cui sia lecito aflermare che in essa siano
presenti delle « garanzie » d'ordine sovrannaturale, le quali
impediscono una vera esposizione al pericolo. Cristo non puó
essere paragonato áll'alpinista legato alla corda, il quale si
lascia tranquillamente scivolare nell'abisso perché sa de la
corda é robusta e lo sostiene. L'esposizione di Cristo alla
tentazione si rifá alla medesima fonte della sua genuina tem-
poralítá; il rischio del suo incontro col Maligno non é de
una forma intensificata del suo generale risdiio: ricevere,
istante per istante, la sua propria esistenza dalla mano del
Padre, attraverso lo Spirito Santo. Perdié fl Rédentore, nella
tentazione, non vuole servirsi di un ausilio che non sia £on-
damenta]mente disponibile, dopo di Lui e per Lui, per diun-
que creda, speri ed ami. E, sperimentando la tentazione, Egli
sperimenta anche la crescente sproporzione £ra le energie
umane, e le richieste divine: é la fondamentale esperienza cri-
52 TEOLOGIA I)ELLA STORIA
g:FÉÍÉa:sp:eis::eáiisot,cÉgf3.¥|BÍ|Ídísná|e::agíp;l.:fií:eííig;„£Íi;á:u'ij;Í:::,`:sí;Éijí
:i:-=i::-:=i-::::=_:-::---_--::=::-::::::j-i=:--:i::-:=::_:=:::i:--:=-:-:--:=:-=::-:::_-:==:i-=::=:::::--::_-:::::-i:-=i::::=:::-:-:i:-
%e.cs¥,¥ipi:oa:d:ef:g#:gmác:£,?#:a¥Di.::m::gi:C¥gEen::iéndüTfre.gb:;oo:a=iu::::ff:e:
gr?a:r:?i:te£,3:m::ore¥:vriefmd#eaa::e:D;i.:|::#oáfl:i::iáo.PíamqT:#o=§,:á;tbáH,:fl:::usi
:i:n:at:o::í:u:glio;:c:o:f:[eíiEd:ifÉefE::::oo;1i::s:ü:::dn::o¥:e::É:;Ít!:e!.o:É:eeri:aEduF:
validitá, sia superato.
54 TEOLOGIA DEI.LA STORIA
=easúf.crrisatoe,eis::,o=,p=:a:s:e£=eit:t|¥|eofia::onz¥,:t:,amc:r::
« categorie ». La sua struttura significante si edifica sulle si-
tuazioni (interiori) dell'esistenza terrena di Cristo. L'umanitá
non puó sfi]ggire aua sfera di Cristo, né sottrarsi alla strut-
tura e configurazione dati dalla vita di Lui. Que§ta stmttura
é veramente il « carcere », entro il quale « Iddio ha ristretto
tutti nella loro incredulitá, per usare a tutti misericordia »
(Ro#. 11, 32). Ma é anche la sede teologica di ogni libertá
e beHezza, in quanto comunica all'esistenza tanto l'idea piú
alta quanto anche la forza intima di tendere ad essa e di porsi
nell'esatto rapporto con essa. É la forma. concreta deua sal-
vezza, che non cala astrattriente dal cielo, ma soccorre dal-
l'intimo e con esatta corrispondenza la creatura. E ciascuna
situazione della vita umano-divina é cosi intimamente ric.ca,
cosi densa di riferimenti e significati, da compendiare in sé
una pienezza inesauribile di situazioni cristiane, allo stesso
modo, appunto, che un'idea non puó venir esaurita o limi-
tata da alcun numero di enti che essa domina e regola 9. Come
l'idea, cosi anche la situazione di Cristo appartiene a un or-
dine diverso rispetto ai £atti che ne son dominati. In quanto
!s;rrilp;¥Íd:|?:eío;:;ñ:wEiatí:io¥É:E::gi:|:egfñ::SÍ-iísío;"i¥:ÍeLÉiís,:
« contenuto ».
L'INSERZI0NE DELLA STORIA NELI,A VITA DI CRISTO 55
Ft:ssap=:ieteqeaE:orna:#:s::lt::ievi:hti:ace=acdo.:terirao:i:apá:Í:
situazione -, ma hanno norme e regole nena situazione cri-
stologica da cui sono dominate. E quest'ultima a sua volta
:'h:eas:<;1;SíeEee:itacío::Ée:fi:a:lEi:?tiít;.:ei,iF:ffi£¥;nceriiteolloLg;go:
La grazia cristiana, per essenza, pone i singoli in deter-
minate situazioni cristologiche. La grazia non é un'indefinibile
entitá ontologica, che acquisti qualitá e determinatezza solo
g!e¥,duoo:oolpá:ci¥s:au=maog::zi:eáopeern:garisduea#::;ü;ti;:ro±:
- stabilita dal Padre per mezzo del Figlio fatto uomo e
vivente neuo Spirito - de deve definire 1'uomo (in sé inde-
finito e indiflerente), dandogli, adesso e qui, il suo posto
davanti a Dio neua Chiesa e nel mondo. Dire che la grazia
é cristologica, significa ben di piü die precisare soltanto come
56 TEOLOGIA I)ELLA STORIA
Íia,p:fta:ac:::|É:ií:,giÉ::oMü;ó,a|d;rei::irenr:l:ssceoíaEtai:i.onád:
1'alta Scolastica non era dato di mettere in risalto la potenza
personale, determinante delle situazioni, di cui é dotata la
grazia cristiana. Pure, solo quest'ultima maniera, intimamente
qualitativa e personale, di affrontare il problema, vale a ren-
dere credibile e inteuigibfle, anche per la vita cristiana, tutta
la reverenza dovuta alla grazia, tutta l'urgenza del suo appello,
tutta 1'irripetibilitá deu'incontro con essa, tutta la necessitá
di rispondervi. Quando la presenza di Dio nel mondo e per
i:sis::r;;;a,;s:o:EÍ:ü;.a::::.::r;:oa:aépqíaet;::n:teai:Eo:s:ocicíooiro;ingoali::sf;s;
comprendere la qualitá della luce di cui testimonia Giovanni,
della luce che sorge sempre ¢ppz£#jo ¢dcfío, e splende sem-
pre ¢pp##fo ¢#cor¢ (anche per noi! ), e la cui ascesa racchiude
altresi in sé la minaccia del suo tramonto e del suo dileguarsi.
« Pc/ poco ¢#cor¢ la luce é con voi. Camminate in essa ¢#c6é
avete lume! ... Dopo queste parole Gesü se ne andó, e si tenne
nascosto ad essi » 12, 35-36).
+'int?a st.ori9¢á. dena grazia cristiforme, la sua forza
creatrice di storia, go:.iva non solo dal £atto che Cristo nella
sua esistenza terrena ci porta e ci manifesta fl Padre, diviene
per noi, nel suo tempo umano, §acramento vivo della vita
trinitaria, ma insieme dal fatto che Cristo ha assunto in sé,
L'INSERZIONE DELLA STORIA NEI.LA VITA DI GRISTO 57
¥b:emf::iz:a:t|áv5dra:#m:p::!:S:r:i%Ía;:ia::frá;ig:o§1:a:to:r;i,c::áu:d:,fií
modo onorare e giustificare il Padre creatore del mondo. La
temporalitá e storicitá insite neHa sua rappresentazione per-
sonale degli uomini e nell'inserimento dena loro sorte umana
concreta nella propria sorte di redentore, diventano per Lui
d'ora innanzi cosi intrinseche e tanto profondamente inabi-
tano in Lui, che nella ripartizione delle grazie - la quale é
solo un altro aspetto dell'integrazione del mondo nel corpo
di Cristo « in via di edificazione » - il tempo e la storia sono
giá proprietá immanenti della grazia. Si osservi, nella Ep¿.JjoJ¢
¢g/j E/cí¢.7Íz., come la discesa e la xév®o¿g nel mondo della
storia, e 1'ascesa e l'elevazione di coloro de Cristo ha im-
prigionato nel suo destino si connettano con 1'elargizione
personale della grazia, della grazia intrinsecamente determi-
nata in rapporto alle varie situazioni: <{ A ciascuno di noi é
stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.
Perció dice: asceso in alto condusse con sé la prigionia, di-
stribui doni agli uomini. Ma che é 1'essere asceso, se non
che prima anche discese nelle parti infime della terra? Colui
che discese é quello stesso che anche ascese sopra tutti i
cieli, per dare compimento a tutte le cose. Ed egli stesso co-
stitui gli uni Apostoli, gli altri Profeti }> ecc. (Epó. 4, 7-11).
Risulta chiaro da queste espressioni, come la stessa vita
di Cristo in quanto fomata dalla storia, trapassa in principio
attivo, creatore e modellatore di storia. Una conseguenza ne
deriva: é la singola esistenza di Cristo die conferisce signi-
ficato a tutte le altre esistenze, tanto in avanti come all'in-
dietro nel tempo. 11 fatto che tale conferimento di significato
possa avvenire anche retroattivamente, solo in apparenza é
piü mirabile di un conferimento « in avanti ». Esso vuol dire
che é possibfle non soltanto intepretare, ma addirittura fon-
dare, partendo da un'epoca posteriore, fl senso di eventi giá
prima accaduti e anteriori magari di millenni. In efletti il
58 TEOI.OGIA DELLA STORIA
raerrí:rsaoc]:ogpH#:aqpupdr£náLfi:,pmo::t:esre],e=:Lt:[toer:p;upsí:
luce e trame tutto il significato die esse rivestono per la
Chiesa. Senza questa posteriore delucidazione, 1'opera del
primo maestro non avrebbe senso compiuto, cosi come uno
spazio scavato di terreno non ha senso, ed é anzi fastidioso,
L'INSERZIONE DELLA STORIA NELLA VITA DI CRISTO 59
íepcé¢,f2:n5S;,rl:r;i<;i:::ea£i:táficvairveai:esle:`:.m::ogast£;:iTíii,:
noso la missione di tutti coloro che avrebbero dovuto inse-
rirsi al di sopra di lui, sulla base della missione da lui com-
piuta. I destini di tutti sono indissolubilmente intrecciati.
Finché 1'ultimo uomo non sará vissuto, non sará chiaro in
modo definitivo quale sia stato il senso del primo. Per questo
anche il « giudizio particolare » deve essere solo prowisorio,
e 1'umanitá intera deve essere giudicata alla fine in un unico
e indivisibile giudizio, sociale e individuale insieme, e posta
sulla bilancia dell'eternitá. Ma tutte le reciprodie determi-
nazioni e trasformazioni dei destini umani, anteriori e poste-
riori, restano subordinate al destino del Fígüo fatto uomo,
che tutte le domina. Egli solo sará il giudice supremo, Egli
e non il Padre, giacché il Padre « gli ha rimesso interamente
la potestá di giudicare » (Jo. 5, 22), poidié Egli non appfica
alle azioni degli uomini soltanto una misura trascendente e
60 TEOLOGrA DELLA STORIA
J
-
CAPITOLO TERZO
{
L'ESISTENZA DI CRISTO
COME NORMA DELLA STORIA
|¥áamtu=i::fT,o(f.:a|V6r,á#i##.ri:;Vrieirt;dceíemáE,|:iE:
g:En::e#:á:oirí:eerpfe?aoítdo.É:upaaf.iiegÉcóei:,acE:eau:u:e;:f:
ha interpretato il Padre, e conferendo ad essa la forma e 1'ob-
bligatorietá di una noma valevole in ogni istante. Esso non
porge neppure una nuova rivelazione, ma piuttosto dischiude
in tutta la sua profonditá la rivelazione giá fatta, dandole
con ció per il mondo una dimensione del tutto núova: 1a
perfetta attua]itá in ogni attimo della storia.
Lo Spirito .Santo mette dunque in risalto una parte della
storia e le conferisce una portata sulla storia universale.
cQ.u=setta,.onp.erb¥;osfetustitis::ige|.rispíiTte.r,sim:os:::tiá:t£u#bi;
gli uni dagli altri. Un primo aspetto conceme 1'effetto dello
Spirito súl Figlio stesso fatto uomo: effetto che -diviene
visibfle, per e§empio, nei quaranta giomi dopo la Resurre-
zione. In un secondo momento si manifesta l'effetto deno
Spirito nel porre Cristo, cosi trasformato, in rapporto alla
Chiesa storica di ogni epoca: effetto che si. esprime, per esem-
pio, nei Sacramenti, e in modo supremo nell'Eucarestia. In
un terzo momento questo legame si completa con 1'istituzione
delle vocazioni ecdesiatiche e personali, che sono applicazioni
della vita di Cristo ad ogni vita ecdesiastica e cristiana.
Prima`di passare a considerare separatamente questi tre
momenti, é importante mettere in luce il loro nesso intemo,
la loro unitá e reciproca complementaritá. Essendo il primo
é il terzo momento prevalentemente personali (il primo in
Cristo, 1'altro nel cristiano), il secondo viceversa prevalente-
mente ontologico-sacramentde, si fa subito pale§e la compe-
netrazione dei due aspetti: l'elemento personale di Cristo
non si appüca al fattore personale del singolo cristiano se
non per tramite della forma di ció che é eccles`iastico-sacra-
mentale, ed imf)ersonale solo in apparenza. Giacché non v'é
nulla di sacramentale che non sia, nel profondo, radicato nel-
l'intimitá personale, che non sia mediazione ed incontro, che
L'ESISTENZA DI CRIST0 COME NORMA DEI,LA STORIA 63
b) I quaranta giomi.
±t=eos,üsedd£io¥::eá:gfirisirií€í:t:o::C3É:Fu:::itasípá::ir:°p#
del passato regno di Dio, ma bensi del suo futuro, e questa
L'ESISTENZA DI CRISTO COME NORMA DELLA STORIA 65
*::::vqí:;:'iTt£i::°e:Sínd:ír,ffi:ítce°mmpeoruariptáse£n£íÍÉist::anc£:i
quaranta giorni dopo la Resurrezione va tenuta come il fon-
damento duraturo d'ogni modalitá ulteriore della sua pre-
senza nel tempo, nella Chiesa e nel mondo. Quale Egü era
e si mostrava allora, tale Egli é in realtá: con l'Ascensione
Egli non' é divenuto uno straniero nel nostro mondo. Fra la
Resurrezione e 1'Ascensione Egli ha voluto inserire quaranta
5 - Von Balthnsar.
IF
66 TEOI.OGIA DELLA STORIA
:"=:tvo,fi,::¥o,féDÍ:iccohmeengfi:J::áz`p"r:'se':z%?oq|T:P:iteqs::`;
determina il compimento di tutte le cose passate, e cosi fa-
cendo rende presente anche il passato suo e del Regno. Le
« parole » che Egli pone qui al presente (Lc. 24, 44) sono
le parole di allora, le quáli sono, non solo parole pronunciate,
ma azioni compiute ].
Ma questo « render presente » ogni cosa passata, per
cui si svela e si compie il senso della storia, é indirizzato
decisamente, come un segnale indicatore, all'¢z;z;c7z¢.rc della
Chiesa, quale é £ondata e istituita in modo definitivo nei
quaranta giorni. Tutte le manifestazioni di questo periodo
hanno un net:to significato ecclesiologico, che si manifesta con
particolare evidenza nella narrazione di Giovanni (1e scene
che qui si svolgono tra Giovanni e Pietro non rappresentano
soltanto lo sbocco ecclesiastico e pietrino di tutto 1'Evangelo
dell'amore, ma costituiscono anche, a ben guardare, un'intera
ecclesiologia z.7z ##ce, come mostrano altresi i discorsi con la
consegna della missione in Matteo e Marco e le istruziori adi
Apostoli in Luca, di cui s'é parlato sópra). Quei quaranta
giorni, in quanto sono il tempo deua fondazione visibile della
Chiesa ad opera del Risorto visibile, emergono nel tempo cosi
rispetto a tutta la successiva storia della Chiesa. Di fronte
alla Pentecoste questi giorni valgono a sottolineare che 1'opera
ventura dello Spirito Santo ha il suo punto di partenza in
Cristo fatto uomo. 11 soffio sugli Apostoli, accompagnato
dalle parole: « Ricevete lo Spirito Santo » (Jo. 20, 22), non-
ché le istruzioni riportate in Luca e conchiuse con 1'esorta-
zione di attendere lo Spirito in cittá (Lc. 24, 44-49), dimo-
strano che l'azione visibile svolta dal Signore va considerata
dí;m;popfÉs,:o,c:ets;u:j,:cbíSsb:og:;#uprb#;,ste:c;íffí:Íí;yo!ÍDÍ:,ísa;i:usa;:s::Í,Ípe%ei;-
É7r ,-
sdemp;r¥eis±o¥o°E::e:theabri°rotgrim?::=riotáteem¥:±:;'epr:esbe£::
nata per un istante, diventando visibile agli occhi dei disce-
poli, realtá che esisteva ed accompagnava in permanenza il
Cristo. Ed é assai significativo che nello stesso istante fossero
::iitivi:::iitiev=:iet:tid:ue:tLeemg::eM:::fÉ.f:i:,|#grr.es:::
giungersi e accompagnarsi al Signore non era casuale, ma
d'essenziale importanza: proprio come il tempo deua pro-
messa é presente e immanente nel tempo del compimento,
e non in astratto, ma nella corporea redtá dene persone e
degli eventi che lo costituiscono. Nella vita di Cristo il Patto
antico é latente, ma veramente compresente; ogni attimo di
L'ESISTENZA DI GRISTO COME NORMA DELLA STORIA 69
;ae:::oni'=oaé'c::r¥ou|aa::%:r:`:ons#fl:ÁdGe#|fflJín¢ée|t.unacon-
In realtá, queste riflessioni sul significato dei quaranta
giorri nella teologia della storia debbono s£ociare nella con-
statazione che Chi opera la prima rivelazione della veritá
70 TEOLOGIA I)ELLA STORIA
ffgrihi:o;dg=borp=rda.p|ear#aa±de:t:.íe:|:,:diF.:'efacasr:fzioefieaí::
surrezione di questa came. Esso la completa e la corona, tra
l'altro, anche perché la carne cosi spiritualizzata viene da Lui
calata di nuovo nel grembo della « donna >> (4poc. 12), la
quale é divenuta frattanto la Sposa spirituale e universale, 1a
Chiesa.
C) Sacrdmentaiitá. u
=Tcaasi9::,dái|ir:Pá:ati:f::mcritaot±:m?.rieÉ::inflqs:e.uÍ.sÍ:ra:
mento e la sua giustificazione. 11 Sacramento della Penitenza
non é, in via primaria, un'applicazione della grazia generale
di Dio al cristiano caduto nel peccato, ma é 1'immissione del
credente in un'azione e in un atteggiamento cristologico, che
per lui ha funzione di archetipo: 1'atteggiamento del Croci-
fisso, il quale porta su di sé e confessa dinanzi al Padre tutti
i peccati del mondo, ricevendone 1'« assoluzione » nella re-
surrezione della carne. E cosi di ogni Sacramento si potrebbe
Eboesrff=:niaer::::áapc:ress#ee,,t:Eepr::aleeást£rif:;tiafucífu?ie£:
lo riceve, perché vi partecipi. Poidé nel Sacramento fl Si-
gnore diviene « contemporaneo » del credente, EgE dona a
questi la possibifitá - dischiusa, in linea di principio, dalla
fede - di foggiarsi a somiglianza di Lui: nel Figlio fatto
uomo. E la grazia trasmessa col Sacramento non é sepafabile,
nemmeno per un attimo, dau'essere-uomo, dal farsi-uomo di
Cristo, dei suoi rapporti con la Chiesa, daua sua storicitá. É
ovvio naturalmente che 1'esistenza di Lui nel Sacramento
non diventa al fedele « contemporanea » neua propria sto-
ricitá passata, bensi, appunto, Í.# '#yfjcr¢.o. Senonché fl mi-
stero non va inteso come la semplice sublimazione di un
« contenuto etemo » astratto dalla storia, bensi come una
pemanente contemporaneitá di ¢ZJf¢r%jz.o e di co#¢crfz.g 4!¿
p6¢#f¢f#¢, cioé di universalitá e di concretezza storica.
Non fanno eccezione, a una táie maniera di considerare
1'essenza del Sacramento, nemmeno la Messa e l'Eucarestia,
L'ESISTENZA DI CRIST0 COME NORMA DELLA STORIA 73
f::óp£:ezzá,u::::Ípa::;iefiescgn#:m=natocriq:riiia:.erÉtu::it:e=:
possibile sostenere che alla potenza positiva della Chiesa, di
produrre con la transustanziazione 1'evento dena presenza eu-
74 TEOI,OGIA I)EI.LA STORIA
a:n:e::&rc%:addí:ít:er::n¡:ést:[sssou,oc£aerscí:Ereqs:3Í:,#sssáí:oí::
ne non si ritira in alcun modo. A questa apertura, che non si
chiude mai, corrisponde il carattere di evento unico e com-
pleto, proprio deu'Eucaristia, i cui effetti non possono essere
oltrepassati da alcun evento posteriore, nemmeno, per esem-
pio, da una nuova comunione: con questo si afferma pure
che non si puó dare un assommarsi puramente quantitativo
dell'effetto degü atti sacramentali. Al massimo si puó dire
che il tempo specificamente eucaristico del Signore é « limi-
tato », rispetto al singolo, dalla morte, e rispetto alla Chie-
sa, dal Giudizio universale. Ma, anche qui, nulla viene tolto
o abolito; solo la forma sacramentale dell'applicazione di-
venta superflua, giacché il Signore non ha piü bisogno, per
donarsi, dei Sacramenti previsti per il nascondimento, de
corrisponde al tempo deua Chiesa.
11 tempo dei quaranta giorni e il tempo dei Sacramenti
hanno perció un comune orientamento escatologico. Ambe-
due sono, in diversa guisa, pegno e anticipazione dell'eter-
nitá. Ma, mentre i quaranta giomi anticipano apertamente e
senza veli il futuro manifestarsi della veritá, gli incontri sa-
cramentali col Signore vi si riferiscono in modo occulto e
velato. Come la Croce previene il Giudizio finale, cosi i
quaranta giorni prevengono la vita eterna. E poiché essi rap-
presentano al tempo stesso l'introduzione visibile del tempo
sacramentale, conferiscono anche a questo il suo indirizzo
escatologico. Ma appunto ció é, una volta di piü, opera singo-
1are dello Spirito Santo. Come Esso é Quegli che suscita la
carne alla vita, cosi é ande Colui che opera la presenza sa-
cramentale. Non al Padre, die riceve fl sacrificio, non al Fi-
glio, che é la vittima, non alla Chiesa, che come corpo offre
la vittima e prega, ma al C/c¢jor Sp¿.r¿.J#f deve attribuirsi il
miracolo dell'esecuzione del sacrificio, della transustanzia-
zione (al die si riferisce espressamente 1'antica epiclesi). Qui
come dovunque, esso é l'Evento sussistente, che libera, che
riempie di contenuto etemo la £orma predisposta. Esso é fl
L'ESISTENZA DI CRISTO COME NORMA DELLA STORIA 75
sgfl;r=:ncá:gdfi#:,::m|:gigoevl:sht:a=ati,.ír:.|::;el2d):ue,Í:::
tazione e della sequela concreta. In questa concretezza la iri-
tendono e annunziano gfi Apostoli (r Pcír. 2, 21; J Jo. 3, 16;
Ep6. 5, 2). Esempio ed imitazione significano peró che, giá
nel modello, il dato di validita universale é sempre un dato
:fgá[9s:e?s¥nc:daareút¥ad:|oisqÉ:Éoflredá:eeEoá:t:ofa:t:?o;::Éhár:
vuole imitare (giacché altrimenti si arrogherebbe il possesso
e il diritto di valutare questa vita), occorre una istanza, la
quale conformi e coordini fra loro le situazioni della vita di
Cristo e quelle della vita del cristiano. Questa istanza é lo
76 TEOI,OGIA DELLA STORIA
£toarrasisl:od|e!L£;feri:pcpo:r:ig.::reL=P5:g:ireticoílros:genoarie,s::;
nemici,. amunziare col Signore la sua novella, o tacere con
Lri, cibarsi o digiunare col Cristo, gioire con Lui o sóflrire
con Lui dell'abbandono del Padre. Nessuno puó scegliere al
tempo stesso due condotte tra loro contrapposte, ma, per
eleggere .l'una piuttosto che 1'altra, occorre che vi sia una
norma. E questa noma il cristiano non puó ricercarla nel
proprio talento, e nemmeno in una ponderazione etica di ca-
rattere generale. La norma, invece, poiché si tratta della ap-
plicazione del supremo esempio divino-umano, deve essere
essa stessa una norma divina e, poiché si tratta d'applicare
un'iínitazione e un agire personale, deve costituire essa stessa
una norma personale. Siflatta norma é lo Spirito, il quale in
questo terzo grado si palesa compiutamente in tutta la sua so-
j:gi:jáE!;fi#iíj:astaísa::,::ée;gr:;;:F.:Íi,i:u;ie::a:et:;:i:af:?eí:
vita di Cristo e la « storia del mondo ». E ad Esso spetta 1'in-
carico di amministrare in tal modo l'infinita ricchezza di signi-
ficati dena vita di Cristo, da far si de essa possa abbracciare
l'intera molteplicitá e multi£ormitá deua storia, e che al
tempo stesso la storia, posta sotto questa norma, raggiunga
la sua intima pienezza. Esso lascia al singolo la sua volontá,
la sua scelta, la sua libertá, non gh s'impone violentemente
dall'esterno, ma opera nel punto intimo di scaturigine deuo
spirito umano, non come un « altro », ma, come Colui che é
elevato al di sopra di ogni alteritá (Dc #o# ¢Jz.#4 Niccoló Cu-
sano), in modo cosi immanente che spesso non lo si puó di-
stinguere dallo spirito naturale. Lo Spirito non toglie alla
storia la stmttura normativa che le é propria, immanente, ma
la subordina, insieme con le sue leggi, alle leggi di Cristo.
A11'osservanza d'esse chiama la Chiesa e i singoli, ovvero
foggia le situazioni deua vita umana ed ecdesiastica in modo
tale che.quelle leggi colgano e orientino gli uomini in ogni
L'ESISTENZA DI CRISTO COME NORMA DELLA STORIA 77
zToaniheqduaigp:ari¥ia.igrgefse;nefifr3ei?.qusapliistiosvdpi£:t:eaoip:La:
goli, ma é qualcosa come una coscienza complessiva di tutti i
credenti, 1a quale, certo, non esiste al di fuori deue singole
persone e non risulta nemmeno dalla loro somma2. V'é un
punto, neua coscienza del singolo, in cui fl fc#jz.rc c## Ecc¿c-
j.z.¢ trapassa nel fc#fz.rc EccJcff.¢c, che a sua volta non puó es-
sere adeguatamente separato dal fc#¢z./c Spz.#.jz# J¢#c'jz.. É certo
comunque, senza che occorrano indagini speculative, che il
f c#jz.rc cz/# Spz'rz.fz£ JÚJ#cJo non si verifica mai al di fuori o
ñ;:,s;:Ésa#¿:c;oft.Lm;¿:;#oe#t;¢,#9,F;,.Bh:Ei:Fv;iíg;,G:doícsji:,:„:#¥íT5#5;r„Sid*
78 TEOLOGIA I)ELLA STORIÁ
:g¥oédL°g°S;ri¥::b§;¥te:;t;'o:toprác:Saq::£¿eéflfl"pcr:LP:}:Ͱdf:
tore .del Verbo ». Nella stessa maniera in cui lo Spirito « ha
ricevuto » il Verbo, in quella data forma, con quel dato rilie-
vo, con quella data accentuazione, Esso lo ha fatto registrare
per la Chiesa nella Scrittura. E poiché quel che Esso ha udito
in veritá, é infinitamente piú ricco e piú profondo di quanto
possa venire racchiuso in un corpo di segni affabetici, lo Spi-
rito si é anche incaricato di spiegare e illustrare alla Chiesa le
cose udite. Ció avviene nella T/¢¿z.zz.o#c ecdesiastica. É que-
sta l'interprete di ció che ci é stato detto nella Rivelazione
(poidié per sua natura la lettera é la stessa cosa de lo spirito,
e quanto si é registrato é necessariamente solo frammento:
ro. 20, 30; 21-25), ma che nella meditazione della Chiesa,
sotto la guida deno Spirito, s'innalza in sempre nuove iuu-
minazioni alla luce deua fede cosciente. Ma la continuitá piü
profonda di questa intepretazione non risiede nella consape-
volezza umana. del credente o della Chiesa, bensi neuo Spi-
rito Santo. E molto spesso, quel che per lo Spirito Santo non
fa che sottolineare tale continuitá, suole apparire agü uomini
privo di collegamento e coerenza, e perció incomprensibile.
¥e°u?fi°E°a£i%i|t°dín°:aév¥íct:];atn°o:::i:r:iígréadp°osrsaí8gflí:ndt:
1agare al di lá di ogni veritá raggiunta, con una potenza sovrana
che a purima vista sembra spezzare tutte le dighe, e solo a
L'ESISTENZA DI CRISTO COME NORMA DELLA STORIA 79
liotE:::t:estr£:oe=adssqpuo¥:dáacgohq:eozÉ?:iosusop::tsotusi:iíeo:Í
dare i veri veggenti di una pienezza di veritá consolatrice che
sempre va crescendo e toglie il respiro, tale da far apparir
loro come ridevole e blasfemo il pensiero di una « elaborazio-
ne », quando mai alla loro mente si presentasse. L'introduzio-
ne « in .tutte le profonditá della Divinitá » avviene nella ma-
niera descritta da san Paolo: fl veggente é sopraffatto dalle
cose che non si sono mai viste, mai udite, mai sperimentate
(J Cor. 2, 9-10), mentre la scienza che crede di sapere qualche
cosa, in realtá si manifesta un'orgogliosa non-scienza (J Co/.
8, 2). Né fa eccezione la scienza ecdesiastica e dogmatica.
Anche in essa si verifica lo stesso paradosso di tutte le veritá
cristiane: il contenuto del recipiente straripa in misura infi-
nita oltre la £orma. Come il compimento neotestamentario
era contenuto bensi nelle forme date dalla promessa del Patto
antico, ma costitui tuttavia, alla sua venuta, uno scandalo per
chiunque non £osse disposto a lasciarsi condurre in un campo
nuovo, d di lá d'ogni cosa fino allora creduta, supposta, spe-
rata, cosi, ri modo analogo, ogni credente nella Chiesa deve
essere pronto in qualsiasi tempo a fare il salto da]1'antico.
dal consueto, in ció che é per essenza nuovo - il retccvoette
de sta all'origine del Vangelo -, per obbedire allo Spirito
f=i:áEneougorisfpef|:tl:,deevvi:a:sds:ráidísapr::to=ati::::ágreialapc=::
mente mondana, e a non servirsi, nella speculazione teologica,
di quella forma di pensiero consistente nel ricavare da de-
terminate premesse, metodicamente stabifite, condusioni auto-
matiche di qualsiasi genei.e, ma a compiere tutti i passi del
pensiero in un atteggiamento di primaria obbedienza ed atten-
zione alla voce viva deuo Spirito di Gesü Cristo. Con ció non
si inftangono le leggi della logica: solo che ogni logica di un
det.erminato campo in definitiva si orienta secondo 1'ontologia
#mqtu"dra:a=:ov:::;s:,ene=eeca«]:*npdr:snítoarid>:u:o::apsrpáca¥íca:
mente doni dello Spirito Santo alla Chiesa, elargizioni di nuo-
ve e ancora ignote ricchezze tratte dall'abbondanza del LogoJ
incamato, « nel quale sono czfcofz. tutti i tesori della sapienza
L'ESISTENZA DI CRISTO COME NORMA DELLA STORIA 81
áeeriK,aot¥vii:á'.ri::r;r::iaoti:giad:|%r#aedt|rsáiie:::3;o.|::üdgut:
3g:ri:odesua:tt::z:sf:r:::::edsien=aaga:teecedsesfi:ioffivüí:ieÉavresiáziaoí
ne, che la seconda Persona doveva tenere nella penombra.
Le sorprese e i doni dello Spirito Santo aua Chiesa con-
sisteranno soprattutto nella rivelazione di quelle veritá che
rivestono per un'epoca - della storia ecclesiastica come della
storia profana - un valore decisivo. Ai problemi scottanti di
un dato periodo storico lo Spirito risponde con una definizione
e una soluzione. Ció non avviene mai neua forma di una .mo-
nografia astratta (che lo Spirito lascia scrivere agli uomini), e
quasi sempre nella forma di una missione nuova, concreta,
soprannaturale, col suscitare un Santo che rappresenti per la
sua epoca il messaggio del Cielo, la spiegazione del Vangelo
adeguata ai tempi, 1a via d'accesso elargita a questo tempo
per `giungere alla veritá onnitemporale di Cristo. Come po-
trebbe la vita essere interpretata altrimenti de mediante la
vita? I Santi sono la tradizione piú viva, proprio quella Tra-
dizione cui allude sempre la Scrittura, quando parla del di-
spiegarsi delle ricchezze di Cristo, e deu'applicazione alla sto-
ria della norma di Cristo. É tanto vero che le missioni dei
' Santi scendono verticalmente dal Cielo e rappresentano la
;isÉioost:edmag:Ft|,e#e:tgoEa:á:|é::abaásoi'n:::;Srseengi#:iupio-
cosa che si debba contraddire in nome di tutti i « benpensan-
ti », finché almeno non si sia giustificato con la « prova dei
fatti ». E la prova dei fatti la diedero Bemardo e Francesco e
6 - Von Balthasai`.
82 TEOLOGIA DELLA STORIA
Ignazio e Teresa: e§si tutti furono come dei vulcani, che at-
tingevano la loro lava ardente dalle piü profonde viscere della
Rivelazione, dimostrando, a dispetto di ogni Tradizione oriz-
zontale, 1a presenza verticale della vita del Kyrj.oJ, adesso ed
oggi, in maniera.incontrovertibfle.
::tralca:f!;se:p:jí;er::l:a:¥set:ci:ecs:eeág:ib::tiiso::g;it:t:eia::=:i:e;íg::
1oro ambiente, fl quale ostacola la loro missione, resistenze
infine, nella Chiesa, che non ascolta o ascolta solo con diffi-
denza il 1oro messaggio. Perció queste norme dello P#c#z%
non possono applicarsi indipendentemente dalle norme « piü
£omali » date dalla Scrit.tura, dalla Tradizione, dall'ufficio ma-
g;:Í;ti:Ées:i:ño:r::e:ri;:áasu:£d!::p;¥ai:;c:i::É:i:i:Í:atr.;p:*aÉ::::
infatti Spirito ecdesiastico. Resta peró sempre vero che le
norme formali e§istono in vista delle nome vissute, delle nor-
me della santitá. E tutto quanto viene istituito per sottoporre
a esame e giudicare la santitá nella Chiesa deve avere la co-
scienza che ció é possibile, comunque, solo nello Spirito Santo.
Con la stessa umiltá, con cui il singolo deve lasciarsi giudi-
care da]1'ufficio della Chiesa, questo deve lasciarsi giudicare
dallo Spirito di Cristo, de s'irradia nella santitá ecdesiale.
Poidié neu'ultimo Giorno non saranno gli uffici che si asside-
ranno con Cristo a giudicare, bensi i Santi.
Ma in quanto lo stesso Spirito Santo crea cosi la santitá
soggettiva, come quella oggettiva, 1e due manifestazioni sono
intimamente legate, e solo uno spirito di scissione potrebbe
tentare di seminare diffidenza tra di loro o sosteneré che sono
inconciüabifi.
CAPITOLO QUARTO
:ifounóe.tififtc::aed::en;"v%„e"prc::áiean::::r|=i&?e:¢cz9„n:::?foo-
Chiesa, a rigore non sono separabfli dal 1oro Signore. Neua
fede, nella speranza, nella caritá, Cristo lncamato vive entro
di noi, sue membra, e la Chiesa, a sua volta, complessiva-
mente intesa, non Gli si contrappone come un soggetto « al-
84 TEOI.OGIA DELLA STORIA
::tadenueeu:resaaTrrae§:#=aa,q:eg:|.xe#.::€,EgÉ:#a:sp=isoes:;
innalza con sé, e senza distmggerlo, quell' gtso€ , elevandolo
nell'ambito della vita etema, Anzi, in quanto il Hgüo non 5i
sostituisce in nessun- modo al Padre, ma vuol glorificare in
tutto Lui e le sue opere - non puó aw,enire assolutamente
in maniera diversa da questa: é proprio e solo l'intimo con-
nubio del Figlio con 1'umanitá e la creazione redente, a
§omn:#sü+sgi:l:eaá,.e;:r*ns:a|papso::ov:soi?al;isa::iad,:1areif:
e tutte le ali di folla sono radunate per vederlo e accoglierlo:
il re ha rivolto la parola, ha invitato, ha indicato quell'uno,
e in quell'uno tutti sentono rivolta a loro la sua voce, tutti
86 TEOLOGIA DELLA STORIA`
Écdaattaadne:np;3:1of.arLái:aepnptifce=eentá¥aesds:u;efe:re|rgaí:ásloonr:
uomini comuni, con un comune gtso€, immanente e terre-
no: Simone, figfio di Giona, Giovanni, figlio di Alfeo. Che
il raggio balenante deu'unicitá cada su di loro e, trasvalu-
tando il loro etsoc, lo elevi nell'ambito dell'unicitá die a
tutto dá pienezza, dipende unicamente dalla libera elezione
con cui sono stati scelti. Non si tratta di concepire 1' gtso€
dei prescelti (e in ultima istanza tutti in certo modo sono pre-
scelti, i singoü e del pari i popofi) come formato e determi-
nato fin dall'inizio in vista dell'elezione (e quindi a partire
da essa) 1.
::iÍiii:;ñiiiiit:¡;::iina::Íj;d¥-::::iija:i:i:¥dírií;Ílñí;ñ;i!raí¥:ñ;ÍiageE;:
LA STORIA SOTTO LA NORMA 1}1 CRISTO 87
::i;f=aatu:#:if:g;;r::Fi#o::fi,:s¥eanzsapeá:fi?í.Ef::ifédÉ:
« stati », fl suo .spirito e la sua forma intrinseca devono com-
penetrare d'influenza £ormatrice anche lo « stato secolare »
(1 Cor. 7, 29-31). Questa comunione dello Spirito condivi-
dono necessariamente andie le forme di « stato » esterne:
esse sottostamo alla « 1egge deue membra », di carattere
funzionale, delineata da san Paolo: 1egge die, essendo perso-
88 TEOLOGIA DELLA STORIA
:eegLee=enmÉ-::|,e?g:::i|Paus:Ttparti:sT|pÍ:sg:gad:es:gievedreeu:£o::
si ponga questa premessa.
isecHoagi::tao,viat::a:ni:C:Íi:roitir:o:|tetneuísoecáE|Egtaer3:ent:zicoonn:
cesso ad ogni momento da Dio, senza cercaré di impadronir-
sene con slancio prometeico> Deve sapere che la disposi-
zione fondamentale, da aii soltanto puó sprigionarsi e Íarsi
operante il senso della vita cristiana, é quella data da un at-
teggiamento di « apertura » di fronte a Dio, sgombro d'ogni
elemento che non sia la fede e la preghiera. Solo in tale 'at-
teggiamento l'uomo parteciperá alla missione; e neHa grazia
della missione si determina, sempre esauriente, anzi sovrab-
LA STORIA SOTTO LA NORMA DI CRISTO 89
f,Ar.1,aorl:tts¥:Fer:s:edalgág;:,9f%JCodnc:oMfl":eatiuinraB;r=ci'#"oJeg„;gp;;='¥j;
(1881), vasta epopea in prosa. (N.¿.T.).
90 TEOI.OGIA DELLA STORIA
sua;e3tui=:°rif£t:r#b£;?aaus:::°;ínú°T,ur;:%.:eitíav°dqo¥í:
tuire o di mescolare l'e?8o€ deua grazia con un e?8o€ da lui
stesso escogitato, tanto piú risultano deboü, scolorite, eva-
nescenti le opere che egli ha £oggiate nel corso deua sua vita.
LA STORIA SOTTO LA NORMA DI GRISTO 91
gi:et:ir:ae|Sacast:ioáiecá#n:Oar.D3i,.,lá;1a3n)t.oQmueann.toegTiag:i::err:
e anticipa se stesso o, in .altre parole, quanto piü egli vive
#cZ fcz#po, tanto piü valide sono le £orme della sua esistenza:
Íorme che per. 1a loro ricchezza e forza simbolica sovrastano
di gran lunga e agiscono con ben altra efficacia da tutto ció
che £osse stato posto in un essere da una autonoma volontá
di creazione e di sviluppo da parte dell'uomo. Cosi, nell'am-
bito della storia, non v'é niente di piü vaHdo dene situazioni
della vita di Maria: l'incontro con 1'angelo, 1'imbarazzo con
Giuseppe, 1a nascita del Bambino, la fuga, la vita nascosta, il
commiato dal Figlio, Cana, 1e parole di distacco, la Croce e la
deposizione dalla Croce, Pasqua e Pentecgste, 1a vita nasco-
sta ,con Giovanni: tutte codeste situazioni - il grande silen-
zio di ció che non é stato scritto coripleta 1'immagine -
sono storia, satura di significato e perfettamente compiuta.
Ma nessuna di tali situazioni sarebbe stata ritenuta possibile
da Maria avanti che fosse tempo, o anche soltanto anticipata
col pensiero, nessuna é stata segretamente, inconsciamente
agognata e provocata. Esse tutte sono pqramente un dono
dall'alto, e proprio come tali rappresentano il pienissimo e
personalissimo compimento deua vita di lei. 11 suo compito
non era altro che la dedizione totale, 1'indifferenza senza re-
sidui. Ma questa sua oflerta viene foggiata dalle mani di Dio,
come un materiale prezioso, fino ad assumere una forma pri-
ma inimmaginabile.
Nella dedizione della Vergine., che abbiamo citata solo
come esempio supremo di ogni atteggiamento cristiano ed
umano di fronte a Dio, non v'é alcuna passivitá, álcuna ras-
segnazione. Essa impegna al contrario tutte le forze attive
dell'uomo, e puó implicare anche la massima tensione e il
massímo sforzo: lo sforzo di tener lontano, con estrema ener-
gia, tutto ció de potrebbe offuscare la pura recezione del
messaggio divino e ri sua pura presentazione hella.vita. Chi
]o sostiene fino alla fine, é il vücitore ieale. É di un siflatto
92 TE0I.OGIA DELLA STORIA
::::pdudót¥:;aoc=ntiní::ncíiFssioflfÉi::::1r::fes:ap.:cs::g::
il singolo come per la storia nel suo complesso. Se questo
corso si addensa, aristoteficamente, sino a costituire uno svi-
luppo - come una molla tesa si scarica e in tal modo mostra
:fffeast:io=acroeralaris::íot:oaa=e::g:eTae:et:Hfzr=i:en:arE::r:ise:taa-
incondizionatamente un senso (per esempio lo sbocciare dei
fiori dallo stelo, del frutto dai fiori), ma in quello che ha
conseguito realtá, al tempo stesso rimane la perdita poten-
ziale di ció che si é ormai scaricato, che si é esaurito a morte:
sia fl singolo, o un popolo, una civiltá.
Tale problematicitá del progresso fa si che prria` di
Cristo non si sia sviluppata alcuna spiegazione deua storia,
la quale abbia osato di interpretare univocamente il corso del
tempo sotto questa categoria. Anzi, per di piú, fl rapporto
s7„m"e3,:?m=:Í&uÉoi3áí:¢:"o#:#eh:rev,,cpa:*saunatiEdittoá::=:i:g:;'g„cao„á
g#3l;;p®#:¥i:s,i:c!í;Áerui£tiádfáaoigÉeírpí:;ic-;t;::;:",,sati:j3?s?:::!¥oto:tr¡t;oi#:'Í
LA STORIA SOTTO LA NORMA 1)1 CRISTO 95
E;iEc::pÉoens::f:ré|ac::i:oansae¥eigoa::),|asic:Snccr::ie.i':S::::iecna¡:
della storia in quella orizzontale, e in questo modo fl polo
divino, fino állora sempre posto « in alto », giunge a collo-
•carsi ormai - anche ed essenzialmente - nel fiituro tem-
porale. Dio é atteso nella storia; Egli verrá e terrá giudizio
sulla terra, e tutto quanto é problematico perderá la sua pro-
blematicitá. 11 dinamismo del popolo ebraico procede da un
fituro che contiene l'Assoluto, e Ín tutte le sue intraprese,
anche queua post-cristiane, esso ha manteriuto qualche trac-
cia di questa incondizionatezza. In un tempo quasi ridevol-
mente breve (non ancora diecimila anni), Jahvé ha preso
l'iniziativa di imalzare questo popolo dal fiveuo del comun.e
mitologismo deu'Asia anteriore, fino alla piú alta idea uni-
versale, ]a incamazione del Figlio di Dio. Tutte le categorie
94 TE0I.OGIA I)ELLA STORIA
Ír:r:É:i:|Pláf:fb::¥bfe£::gr:Srsaod:ffii::tooé:;C:ivee:eGsr:1coi
e piú tardi gli idealisti consideravano come un « processo »
di realizzazione, col fame un « salto », una « decisione » dal
regno del possibile (« estetico ») a quello del reale (« etico »)
- come Kierkegaard -, dall'ambito dell'inautentico, del-
l'oblio dell'essere (instaurato nella tradizione platonica) al-
l'autenticitá dell'apertura neu'essere - come Heidegger. Un
passo, un grcff#f, un progredire v'é sempre; il « senso » sta
nel « viagriare verso » 3 - cosi come fl tempo scorre « nel
senso dene lancette deu'orologio ». L'uomo esperimenta solo
nel cammino 4. 11 problema ora é questo: che cos'é fl senso
cosi sperimentato? 11 cor§o é caratterizzato dalla sua fini-
tezza, equivale dunque allo scorrere verso la morte? E se il
senso dovesse essere infinito (e deve realmente essere tale),
come puó allora contenerlo fl corso finito? 11 senso posto nel
iorssf#.t.e.mmpeopfrTa¥:riaaniiiisÉ:acn.em:i:sbsl.e.mg:ic:ie:::
corso si addensa, aristotelicamente, síno a costituire uno svi-
luppo - come una molla tesa si scarica e in tal modo mostra
e fa giocare la sua forza - 1'elemento problematico si ma-
nifesta ancora in un altro aspetto: la realizzazione rappresenta
incondizionatamente un senso (per esempio lo sbocciare dei
E::;ed#t:srteeal|ot,á,d:[Íemmtf:gtaeissfi.orka=:]fgeuredi:ag:tehn:
ziale di ció che si é ormai scaricato, che si é esaurito a morte:
sia il singolo, o un popolo, una civiltá.
Tale problematicitá del progresso fa si che prima` di
Cristo non si sia sviluppata dcuna spiegazione della storia,
la quale abbia osato di interpretare univocamente il corso del
tempo sotto questa categoria. Anzi, per di piü, fl rapporto
#„m„e(:qenu;*£Ed£í)"%.ÍS}¥minare),Perlasuaaífinitáetimoiogicacon
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LA STORIA SOTT0 LA NORMA DI GRISTO 95
:i:Ec:?pÉoens::f:ré|ac::i:oansaeg|:igoa::),|asic;Snccr::ieoi':S5:::iecnai:
della storia in queua orizzontale, e in questo modo fl polo
divino, fino allora sempre posto « in alto », giunge a collo-
carsi ormai - anche ed essenzialmente - nel futuro tem-
porale. Dio é atteso nella storia; Egli verrá e terrá giudizio
sulla terra, e tutto quanto é problematico perderá la sua pro-
blematicitá. 11 dinamismo del popolo ebraico procede da un
futuro che contiene 1'Assoluto, e `in tutte le sue intraprese,
anche quella post-cristiane, esso ha manteriuto qualche trac-
cia di questa incondizionatezza. In un tempo quasi ridevol-
mente breve (non ancora diecimila anni), Jahvé ha preso
1'iniziativa di imalzare questo popolo dal 1ivello del comun.e
mitologismo deu'Asia anteriore, fino aua piú alta idea uni-
versale, Ia incamazione del Figlio di Dio. Tutte le categorie
96 TEOLOGIA DELLA STORIA
3:itt:,mfiopeopn.e|:assat::ia,g:=ffgoel:#i3erififoí:edednefiespqriui£
sta anche in certo modo Qumrán, fino a Elisabetta e a Gio-
vanni, a Giuseppe, a Maria e al 1oro Figlio.
La storia di lsraele, poiché é preistoria essenziale di
Cristo, é di natura singolare come Lui stesso. Egli ha bisogno
di questa preistoria, per poter essere veramente storico. Ma
puó incorporare neua propria esistenza la storia in quanto
essa, nella sua sostanza, é storia sacra - quand'anche tanti
peccatori vi abbiano cooperato. La prova della divinitá della
sua missione, poiché Egli é Dio e uomo, deve essere condotta
tanto in senso verticale, quanto in direzione orizzontale:
verticale, in quanto Egli, 1a sua parola e la sua esistenza de-
vono bastare per far sentire nel suo insegnamento la voce
del Padre: in una sola parola per il credente ]:isuonano due
testimonianze (Jo. 8, 17-18). Ma il « salto » che 1'intelletto
::sasn¥záteov,:Í:rt:pti;s::bE:iesrpeie:e:|.Pa:iaáeeniuapr:#sási::i:
orizzontale: esso é la conclusione di una lunga storia gra-
7 - Von Balthasar.
TEOLOGIA DELLA STORIA
:::teo,;o:|¥j:learari::£:appe:Siáive::e:fo:iqcur::g£e,d:ugt::::
ria, che dal tempo di Giustino e di Eusebio (nella sua Pr¢c-
P4!r#jz.o EÜ¢#gcJz.c¢) £acevano convergere verso l'Incamazio-
a:v¥stt:=:[:íodreóíc:::e¥Ltco:m#£e¥aoííeogdHo¥trneíáíd£ÍrgE::
wc,íeyegidEákYúsg:3::=áriE#z,9:,v`ofl:a#Ie'n;op.g2o2#:,(-NIZ.8rl.-),:2)in
LA STORIA SOTT0 LA NORMA DI CRISTO 99
rapporto alla « Íorma deua Rivelazione >> che avrá, nel pe-
riodo primitivo « mitico » del popolo ebraico, un carattere
corrispondente, comprensibile ad esso (si pensi aua rivela-
zioni di Dio nella storia dei Patriarchi, ma anche nel deserto),
e che nel tardo periodo ellenistico rivestirá un aspetto quasi
« razionale ». Gió vale anche nel senso che fl processo della
Rivelazione consisre essenzialmente nell'appropriazione inte-
riore sempre piü approfondita del Dio, giá presente da sempre
e una volta per tutte, cosicché si deve dire che é piü 1'uomo
a muoversi che non Dio.
La luce die va salendo su lsraele e sulla sua afflizione
piú fonda fa si che si approfondisca al tempo stesso la co-
scienza della sua finzione unicamente rappresentativa in mez-
zo ai popoli: per lsraele, il venir giudicato non costituisce
che una unitá dialettica coll'ottenere la salvezza, per le « gen-
ti », chiamate al giudizio dalla parola profetica di Dio, do-
vrebbero forse andare le cose altrimenti? Tutti questi « po-
poli >> non saranno ricondotti al nome e alla parentela di
Abramo, e - pur attraverso tutta 1'estraneazione - 1a storia
universale in Abramo non rimane una storia di famiglia? E,
meglío - sottofineerá san Paolo - una storia di famiglia
di credenti palesi e occulti? E questo non solo per gli indi-
vidui nella loro singola personalitá, ma anche per i popoli
in quanto tali, de dalla Gc#cfz. all'4PocózJz.ffe stanno come
entitá qualitative determinate sotto lo svolgersi degli eventi di
salvezza? « Non ho io tratto lsraele fiior dalla terra d'Egitto
come i Filistei da Caftor e gli Aramei da Qir? » (4#oJ 9, 7).
Su tale base, d'altronde, non si dovrá certo costruire
dcuna teologia dena storia nello stile di Hegel, che tratta
gli stadi di sviluppo caratterizzanti la storia profana, ponen-
doli sullo stesso piano degli stadi che ricorrono nella storia
veterotestamentaria della salvezza, edificando cosi una meta-
fisica sintetica della storia, che sta al di lá della filosofia e
deua teologia. Si puó giungere ad affermare con cautela sol-
tanto che fl xonp6€ dell'Incarnazione, verso il quale aper-
tamente scorre la storia di lsraele, non é solo un %oupó€ per
quest'ultimo, ma per tutti i « popoli }>, e che lsraele, in que-
sto modo, in ultima istanza garantisce 1'inseparabilitá dena
LA STORIA SOTTO LA NORMA 1)1 CRIST0 101
:::nüer:as:to°r:i:d(:E:ie<:8eenct¿n».tus:taDi::::bííe:eí:í%[i:ádi]ie:::;
per conseguire il suo fine, del tutto diverso e non certo pro-
blematico, allora questo « mezzo di trasporto » (per usare
1'espressione indiana) 8 rimarrá segnato co#c co%pJcffo dal
£atto che fl Signore della storia se ne é servito, e precisa-
mente nel cammino della grazia. La teologia deua storia, in
questa materia, non avanzerá oltre; la comparazione di que-
st'idea con quella del « tempo assiale » della storia, cioé del
tempo avanti Cristo interpretato come la cesura decisiva dello
spirito., spetta ad un altro piano metodologico, e la conclu-
sione qui tratta sará forte quanto la piü deb,ole delle sue
premesse.
£) Pienezzd. e Progresso.
<TÉ:tz%o:in::zisflaelngiroodágio.ci:|ot:,m,pAop:::3:a|f,:rmfis:,aé±:
e piü sono consacrati alla contemplazione: la cristologia, la
dottrina trinitaria tengono avvinta nel 1oro incantesimo la
speculazione sulla fede. Ció che Cristo ha portato - se
stesso - é la realtá assolutamente definitiva, che in nessun
caso puó essere oltrepassata nel corso del tempo. Cristo, 1a
pienezza, é venuto alla fine dei tempi, un breve tratto prima
della trasmutazione nella vita eterna, e quindi tutto quanto
lo precede appare certamente come un unico progredire in
direzione di Lui. Poiché praticamente il libro della storia
universale profana, per il tempo dei primordi umani, é rap-
presentato dalla Bibbia, la storia del mondo e quella sacra
quasi coincidono e le sei « etá » dell'umanitá dirette verso la
g:r:,e8:t:Ííg#:vra:áízí:;i:<::pútc?ilsgü:vaoa#3¥,:c#¢ággizg„n4aneoTe,."á!Í„áríxn`cgi;aaií
i€,
fa¥ueantH9st¥e:t:t::;an;a::bdfefv=:Er:#nr:icdai£pe:::emqeunatsriec|9£:
peto ebraico urge verso il fiituro deu'umanitá, iri cui si fará
evento il prodigio messianico, cioé il salto dal regno dena
:eác:ssi:tt::euqau:::fieeEa&E:eitsáúppeerrabflfl:::ti:a£s:oe;t:s:obedret|á-
:'e¥t=Ltitif:óesva::g:á:iasá:fi,£ox::::e¥eaua(s"t:pfl?:;oí&)fr:eni:
ad esso, nessuna ascesa puó risultare anche soltanto un'ap-
prossimazione, e ancor meno un assorbimento e un supera-
mento. Tutte le nuove conquiste spirituali devono commisu-
rarsi a questo Assoluto che sta nell'ambito della storia, che
pertanto neua storia del mondo e della civiltá fa sempre piú
fortemente eccezione, e si erge, come una sfida; e di fatto
- crescendo non solo in modo invisibile ed essenziale, ma
andie visibilmente e comprovabilmente - questo Assoluto
« trae tutto a sé », deftando, in virtü deua sua superioritá
LA STORIA SOTT0 I,A NORMA 1)1 CRIST0 103
5:Íáé¥tg:::o]a:c::sczerinzt:riraes£:enssc£TEt.£o:Íefip:áand:ffueonáeo,
storico e civile, quanto la crescente responsabilitá dinanzi a
Dio del £edele che amministra 1'ereditá di Cristo, portano
a decisioni sempre piü nette.
In realtá, nello svolgersi della dottrina evoluzionistica
nel XIX secolo, anche nella teologia il concetto dello svfluppo
ha fatto il suo ingresso, in veste di tardo epigono ortodosso
di Gioachino. Oggi si parla correntemente di sviluppo dog-
matico e si designa con tale espressione lo spiegarsi dei « te-
sori d'ogni genere di sapienza e conoscenza nascosti » (CoJ.
2, 3) che si trovano nei penetrali della Rivelazione affidati
alla Chiesa, sviluppo che la contemplazione della Chiesa puó
attuare sotto 1'flluminante guida dello Spirito Santo. A tale
proposito v'é solo da osservare che questo progresso non é
piü esso stesso (oggettivamente) Rivelazione come quello del-
l'Antico Testamento; mentre qui alla successione dei gradi
inerisce una logica finalizzazione diretta ad una meta, lá,
dove la pienezza assoluta é giá donata, l'esplicazione, aggiran-
dosi in flusso infinito, non puó die muoversi liberamente e
senz'essere necessitata a determinati gradi dello sviluppo.
Essa partecipa della libertá sovrana di Gesü di fronte alla
Tradizione, di cui Egli porta il compimento, della libertá
propria dello Spirito Santo dinanzi a qual.siasi situazione con-
tenuta nella storia del mondo. Puó ben avvenire (come ha
f:o:sÍ;it:o:¥eÉra::ri::efsím:gstim=:Éo:£p£ii!:::!Lg:e:sxsqijpÉ'
spirituale eminente, contengano in sé proprio la risposta (pre-
ventiva) a un urgente problema della storia profana; in nes-
sun caso peró vi si puó scoprire un conegamento sistematico,
un vincolarsi dell'esplicazione della Rivelazione al processo
104 TEOLOGIA DELLA STORIA
:itg?v:faavo,sémse:|opo|jiécfsftoo:faa=:ft=odnedn.aestErisau:icéommpui:
mento trascendente-immanente nel %úpio€ . E cosi si puó
aggiungere una terza aflermazione, di cui é lecito trovare al-
meno una base e una giustificazione nel cap. 8 dei Roz7##¢..
Ció che nena filosofia e nella mistica antiche era sempre
stato considerato come la sede della relegazione e della servitü
deuo spirito, la materia, per svincolarsi dalla quale lo spirito
deve lottare, questa stessa materia agfi ocdii del tempo odier-
no acquista un altro volto. Essa diviene una serie di gradini
su aii si susseguono ed evolvono (non sappiamo come), forme
di vita che sono intrinsecamente orientate a una forma su-
prema da attingere, all'uomo: questo poi ricapitola in
(ontologicamente) tutte le forme della natura, le corona e
8 - Von Balthasar.
106 TEOI.OGIA DELLA STORIA
:rt:mri°'±:ds:°£arig;Tcao:a#eau:ídreffueari::]e%:o::#:e:ceour'rue:ta:
tra fl Patto Antico e Cristo. In entrambi i casi, si tratta di
un progredire e alla fine di un salto: e in entrambi i casi la
súvo!p.€ del progresso deriva idealmente dall'évép^/eicz da rag-
giungere. Poiché peró l'uomo, « íl primo Adamo dal bas-
so », fi creato fin da principio in vista del secondo, la solida-
rietá tra il mondo e 1'uomo puó essere ancorata, in radice,
nel disegno di salvezza onnicomprensivo di Dio (Ro77z. 8,
19-22), die si esprime non solo nella lotta di lsraele e di Dio
Padre per lsraele, non solo neua lotta'(.7tá^7} , EPÁ. 6,12, si-
gnifica appunto lotta) della Chiesa e del Dio Fíglio per la
Chiesa, ma nella lotta dell'intera storia dell'uomo, anzi del
cosmo, insieme con la partecipazione deno Spirito Santo álla
lotta e ai gemiti ch'essa strappa (Ro#. 8, 23.26). E questa
contesa del cosmo per Dio e di Dio per il cosmo non sarebbe
mai tanto grandeg se per essa, con il supremo sforzo im-
manente, non urgesse verso la nascita una forma, che trava-
1ica ogni realtá cosmica. La storia ha un etso€ immanente,
ma, in quanto il Cristo, disceso agli inferi, é asceso al cielo
e siede alla destra del Padre, l'ha sollevato traendolo con sé,
e la storia, in última istanza, non lo puó ritrovare che lá.
:::p:e:edi,=aÉ::odgtefroieat¥EEa:i;fesnut:e.:i=e:i¥:
necessitá sociologiche ed economiche che 1'awolgono intera-
mente, il Nuovo Testamento conosce istaíize cosmidie, il
cui influsso dovrebbe rendersi percepibfle nella maniera piú
inquietante sulla storia deu'umanitá, se la fede viva nella
vittoria di Cristo anche sopra di esse non costituisse fl pal-
1adio efficace nella lotta contro tali poteri. Si tratta di quelle
entitá che san Paolo designa come « potestá » (8w&Hei€),
:±rarii:ía:tiii'ríeen<{traaunto°rfí::sX:Í£g:°:¢ri)<:éiep:fna;Pi>'iJoá,i*);
i::iit:át,=Íeati::t;.eíiitjen;btiuáic.:vir:er:|isoe:;;br#á:|qaumeq:u:eiu.?í:S:t:
=nec:traartíeaáreoupap:d?:zí:npde¥heeptseianpe.us:ibcfloencceÉi:r::|eneeoáEssts::
ficarle da un punto di vista meramente « storico-temporale ».
Tanto certa sembra l'esistenza di queste potenze, quanto vaga
resta la loro essenza: ondeggiante fra la natura di potenza
spirituale personale e impersonale, buona, malvagia, o neu-
tra, una natura mondana e materiale e una trascendente e
i;E*6h,eí¥?d7°c¥aít,erííg;eí:fi.oi€°É.cíí,:'3?422i?Z.e±e?tLai
mente limpido é invece 1'annunzio secondo a]i lddio ha at-
tribuito a táli potenze, per 1'etá attuale, fl dominio di certi
campi di questo mondo, mentre alla fine del nostro tempo
esse verranno tutte quante « messe fiori corso », « annul-
late » ( xocta:pTe?v ).
La Chiesa coi suoi membri sta in mezzo al passare degli
eoni; cosi essa é sottratta, heu'essenziale, a]la pressione ne-
cessitante delle potenze cosmiche, ma, nella misura in cui
é collegata da autentica comunanza di destino con fl mondo,
non puó sfuggire alla sorte di soffrirne insieme le tribola-
zioni. Anzi, poidié essa é la sede di tutte le decisiori prese
per Dio, gli assalti dei « principi di questo mondo » (J Cor.
2, 6) si volgono direttamente contro di lei. Ma la fede libera
dall'asservimento ad essi. In ogri caso il cristiano sará sot-
108 TEOLOGIA DELLA STORn
Fiizz=igergal:e=:s::ai:'tttautct:sgmüiceass::|:u;Srtoastiaatfrá:::Ziíhat|á-
1'J#zJz.Jz.6z.Jc, porgono i loro inni di vittoria in modo tale che
ogni riga del libro Íreme per la presenza della battaglia di Dio.
Nella visione dell'4pocózJz.sfc i « principi » paolini ap-
paiono ormai solo come potenze nemiche di Dio - mentre
come forze appaiono soltanto gü angeli (Michele e i suoi) -
1e quali peró, in talune circostanze, non meno dei quattro
cavalieri (4poc. 6,1-8 ), possono benissimo interpíetarsi come
potenze teologiche che governano la storia. Come dei prin-
cipi, cioé, che Dío ha calato nella storia in risposta al peccato,
principi che in sé non sono affatto « malvagi >>, ma manife-
stano piuttosto le vie nelle quali lddio puó dominare la
storia decaduta e infine ricondurla a sé. Essi sono la fede cri-
stiana, la quale fin dall'inizio percorre 1'esistenza storica come
trionfatrice; 1a spada o l'&yáiv che ha il compito di portare
:£og::ís::=í::]ccoa:s]::s¥áatíenpeíHdaez£aat==gÉaanttoí;:eí;o,,stees;:
tagliando la messe sulla terra con la sua falce (14, 16) -;
poi la giustizia nei disagi e nel bisogno (ció per cui hanno
sempre lottato tutti gli sforzi per un miglioramento del mon-
do, per uri nuovo ordinamento sociale ed economico); e in-
fine la morte, dietro la quale si spalanca 1'Ade: la morte,
quindi come la potenza fondamentale che corrisponde al po-
tere del destino, proveniente daua generazione e dalla nascita
nel peccato originale.
Neu'avvicendarsi di queste visiori i fedeli, aii é stata
promessa la vittoria, appaiono £ondamentalmente superiori
aue potenze che operano nella storia del mondo, buone o
ostili a Dio che siano, e tuttavía sono in lotta con esse, in
una lotta che si spinge profondamente nell'interno, anzi fin
nel cuore della Chiesa, come mostrano le sette mis§ive in-
viate alle comunitá. Infine, anzi, la lotta fra la Chiesa e le
bestie, che viene descritta come puramente esteriore, non é
piü che la ripercussione esterna della lotta, ben piü essen-
ziale ed essa sola decisiva, che si svolge in seno alla Chiesa.
Questa lotta é l'ultima veritá della storia. É la lotta d'amore
• ' i'.3i
•,=j
g::f:ítgaQrsetac:nr]±::::£:Sas,ofoonriíaríG¢%e%aó,]am::á#:#]mag;=:
in EzccÁz.cJc 16: lá dove la traditrice Gerusalemme viene
umiliata da Dio piü profondamente ancora delle cittá sorene
Samaria e Sodoma, che sono, secondo i Padri, i simboli del-
1'eresia e del paganesimo posti a sinistra e a destra deua
Chiesa. E non ai Giudei e ai pagani, ma ai cristiani si rivolge
il passo di Hc6/. 6, 4-8. 11 Giudizio ha principio presso la
casa di Dio (J Pc¢r. 4, 17). 11 Figlio dell'Uomo, « ricoperto
d'una veste fino ai piedi, ]a vita recinta d'una cintura d'oro,
:lfipoaeÉacE:=a?i¥cphi:áo::m!em:;rcboo:::;?verig:teoc:E
forno, la voce pari al rombo di molte acque, il viso somi-
gliante ál sole quando splende .in tutta la sua forza » (4poc.
1, 13-15), questo essere glorioso, amabile, dalla cui bocca si
diparte la spada a due tagli, in mezzo alla storia tiene costan-
::fae:ti:i:gf.iroa,s#;.i:aa|Seps:::;á:1|t:E:nltael:dpaereselvaercaor::
talvolta si mostra deluso perché essa si é aHontanata dál
primo amore, talora ammonisce, talora minaccia, talora a£-
ferra giá la spada e fa vedere come gü sia insopportabile l'at-
teggiamento dei suoi e come sia prossimo a vomitarli dalla
sua bocca. Egli li mette alla gogna davanti a tutto il mondo:
« Io conosco le tue opere, hai nome di esser vivente, ma sei
morto »; « Tu non sai quanto sei meschino e miserabile e
povero e cieco e ignudo » (4poc. 3, 1.17). Ma il senso di
tutto ció é l'amore. I'roprio Laodicea, la reietta, si sent-irá
dire: « Tutti quelli che io amo, li riprendo e li castigo »
!3:|,1.:);hseeint::bs|inas|oe.3ieiir.onf::qo:,nl.ansio:i:É::o:|FÍ.on:ao:
e sugli inconsapevoli si rivela in essa, ma bensi fl giudizio
deno Sposo su]la sua Sposa.
Sotto questa luce, 1'intimo, teologico senso della storia
non é dato dal combattimento fra le due Cz.z;¢.Z¢ZeJ, fra Ge-
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I,A STORIA SOTT0 LA NORMA DI CRIST0 111
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cosi anche la Chiesa non é una comunitá simile aue altre co-
munitá, che obbedisca alle stesse leggi, e il Peccato, die come
peccato dei cristiani acquista tutta la gravitá sua propria,
non é un peccato fra gli altri peccati. .E cosi anche la santitá
neua Chiesa, elargita col Battesimo e con l'Eucarestia, con
la missione cristiana, con la inabitazione nei cuori del Verbo
di Dio, non é una santitá vicino ad altre. Ció che si compie
nella Chiesa, ha la piü intima vicinanza all'unicitá irripetibile
e centrale del Cristo; neua Sposa, nel Corpo Mistico parte-
cipa della sua dignitá di archetipo. Questa Chiesa si edifica
su Apostoü, e anche Giuda é uno di loro. Ogni altra realtá
che nel mondo si suole designare con lo stesso nome sta,
rispetto alla prima, in rapporto dí analogia, di precorrimento
o di derivazione. Potrebbe costituire l'cwpc#.#c#Zz£# cr#cz+
della teologia della storia il capire che essa riconosce la cul-
mínazione intrinseca, giá da noi presentata da principio, per
la quale tutto ció che é generale e corrisponde alle leggi del-
l'essere trova il vertice nell'universalitá dell'Unico irripeti-
iFeÉiE.gEppo.iiá:dqeie::,raí:rdee:dreefá::f.nt:r:'si:::em:sasruaiTtii
carattere intimo dell'Incamazione, 1a Chiesa appartiene al-
l'unicitá assoluta e il rapporto tra Cristo e la Chiesa, in
un'unitá di distinzione, diviene misura di tutte le irripeti-
bilitá relative dene situazioni storiche, cioé la misura della
vicinanza e lontananza dell'uomo da Dio. Neua distinzione,
giacché la lontananza da Dio nel Cristo crocifisso costituisce
la suprema rivelazione dell'amore, mentre la lontananza del
cristiano peccatore é ció che solo puó valere a svelare com~
pletamente fl mistero della colpa. Ma anche nell'unitá, giac-
dié é proprio nella sofferenza che fl Redentore pone fl man-
te]1o purpureo dell'amore e dell'ignominia intorno al suo
112 TEOLOGIA I)ELLA STORIA
EE:stdaacá::ifameap::Ls:,n:1:ó(cah.eq£:|nreéádaegaarttae:i;:i:o:eepaáa;
coscienza della Chiesa, che rimane obbediente e in contatto
con fl suo Signore e Capo.
In virtü di Lui e del suo Spirito essa acquista 1'espe-
rienza soltanto di ció che deve sapere nel tempo di questo
mondo, al fine di percorrere la sua strada. É contempora-
iieamente uno straripare di luce, che essa a stento riesce a
sopportare, e un'oscuritá che corrisponde al velame della
fede proprio dell'Antico Eone e den'ordine dell'Incamazione.
Le « potestá » non riescono ad attingere il sapere centrale,
altrimenti non si sarebbero ingamate e non avrebbero frain-
teso il xc%pó€ decisivo (J Cor. 2, 8). Solo fl Signore della
storia sa e agisce in modo onnicomprensivo, Lui dinanzi al
quale, come a Dio e a Uomo-Dio, sta aperta ogni coscienza, e
che, come Verbo di Dio « é vivo e operante e piú acuminato
di una spada a doppio taglio... É un giudice dei pensieri e
delle intenzioni del cuore, nessuna creatura é nascosta davanti
a lui, ma sta ignuda e aperta agli ocdi di Colui, al quale
dobbiamo rendere conto >> (Hc6r. 4,12-13). Ma come uomo
Egli ha vissuto e sperimentato pure la storia degli uo-
mini, Egli la conosce e ]a porta con sé: « in ogni cosa Egli
é stato provato come noi, ma senza peccare. Accostiamoci
dunque con fiducia al trono della grazia, acciocché ottenia-
mo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi nel
momento opportuno, nel momento del tempo largito da
Dio » (HeGr. 4, 15-16).
Premessa alla nuoi)a stesuta
Introduzione.........
a.) Essenza e storia ......
b) I;assolutamente irripetíbíle . . .
c) I;unico irripetíbile come norma storica
Capitolo primo
11, TEMPO DI CRISTO ......
Capitolo secondo
L'INSERZIONE DELLA STORIA NELLA VITA DI
CRISTO.........
Capitolo terzo
L'ESISTENZA DI GRISTO COME NORMA DELLA
STORIA.........
Capitolo quarto
LA STORIA SOTTO LA NORMA DI CRISTO . , . »83