Sei sulla pagina 1di 477

copertina padova 8-06-2007 17:47 Pagina 1

Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria


Riscaldamento e Refrigerazione

■ Convegno

ENERGIE RINNOVABILI: TECNICHE E POTENZIALITA'


ENERGIE RINNOVABILI:
TECNICHE E POTENZIALITA'

ISBN 978-88-95620-00-8
Copyright by A.I.CARR € 58,00
2-3 DI COPERTINA.QXD 8-06-2007 17:49 Pagina 1

Sostenitori
Consulta Industriale del convegno
FIERA MILANO
AERMEC SPA INTERNATIONAL SPA APEN GROUP SPA
Bevilacqua VR Mostra Convegno Expocomfort Pessano con Bornago MI
Milano

ANIMA GIACOMINI SPA AUGUSTO CASTAGNETTI


SPA
Milano S. Maurizio D’Opaglio NO
Milano

AS.A.P.I.A. HONEYWELL SRL BLUE BOX GROUP SRL


Bologna Cernusco s/N MI Piove di Sacco PD

JOHNSON CONTROLS
CARRIER SPA HOLDINGS ITALY SRL
YORK PRODUCT LINE GEORG FISHER SPA
Villasanta MI Cernusco sul Naviglio MI
Limbiate MI

CLIMAPRODUCT SPA MC QUAY ITALIA SPA


Caponago MI ROBUR SPA
Ariccia RM
Verdellino/Zingonia BG

CLIMAVENETA SPA RC GROUP SPA SIEMENS SPA


Bassano del Grappa VI Valle Salimbene PV SETTORE BUILDING
TECHNOLOGIES
Milano
CLIVET SPA REED BUSINESS
INFORMATION SPA
Villapaiera Feltre BL SYSTEMA SPA
Milano
Santa Giustina in Colle PD

COFATHEC SERVIZI SPA RHOSS SPA


Roma Codroipo UD UNIFLAIR SPA
Conselve PD
DAIKIN AIR CONDITIONING
ITALY SPA SAGICOFIM SPA
Cernusco s/N MI VORTICE
San Donato Milanese MI ELETTROSOCIALI SPA
Zoate-Tribiano MI
ELYO ITALIA SRL SAUTER ITALIA SPA
Milano Milano

EMERSON
NETWORK POWER SCHNEIDER ELECTRIC SPA
Piove di Sacco PD Baranzate MI

ENEL DISTRIBUZIONE SPA SIRAM SPA


GRUPPO DALKIA
Roma
Milano

ERCA SPA TOSHIBA ITALIA


MULTICLIMA SPA
San Donato Milanese MI
Agrate Brianza MI

EUROVENT
CERTIFICATION TRANE ITALIA SRL
Francia Cusago MI

FERROLI SPA VELTA ITALIA SRL


San Bonifacio VR Terlano BZ
indice 6-06-2007 10:46 Pagina I

Associazione Italiana
Condizionamento dell’Aria,
Riscaldamento, Refrigerazione

Energie rinnovabili:
tecniche e potenzialità

Padova, 21 giugno 2007


Catania, 5 ottobre 2007
Bari, 18 ottobre 2007
indice 8-06-2007 14:28 Pagina II

II

AICARR
Via Melchiorre Gioia, 168
20125 Milano MI
tel. 02-67479270
fax 02-67479262
e.mail info@aicarr.it
sito web - http://www.aicarr.it
ISBN 978-88-95620-00-8

Copyright AICARR. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del volume può essere riprodotta
o diffusa senza il permesso scritto dell’Editore.
AICARR declina ogni responsabilità diretta e indiretta per il contenuto degli articoli pubblicati nel
presente volume.
indice 6-06-2007 10:46 Pagina III

III

COMITATO TECNICO SCIENTIFICO

Renato Lazzarin (Presidente), Ernesto Bettanini, Adileno Boeche,


Pierfrancesco Brunello, Giuliano Cammarata, Alberto Cavallini, Ettore
Cirillo, Giovanni Curculacos, Getulio Ferri, Dino Grossi, Gioacchino
Guastamacchia, Alfio Russo, Viliam Stefanutti, Mauro Strada.

Roberto Zecchin (Presidente Commissione Programmazione Convegni),


Guido Poli (Segretario Generale AICARR)

COMITATO D’ONORE

Roberto Formigoni, Presidente Regione Lombardia


Guido Artom, Presidente Fiera Milano
Solly Cohen, Amministratore Delegato Fiera Milano International
Guido Carle, Presidente Anima
Renzo Greco, Presidente Assistal
indice 6-06-2007 10:46 Pagina IV

IV
indice 6-06-2007 10:46 Pagina V

PRESENTAZIONE
Le recenti disposizioni legislative 192/05 e 311/06 e la quasi
concomitante attivazione del “conto energia” hanno portato rapida-
mente alla ribalta le fonti rinnovabili. Di queste anche il pubblico con
preparazione tecnica conosce spesso soltanto il nome; ne conosce poco
o nulla le potenzialità, le tecnologie, i costi. Sono lacune che vanno
colmate al più presto da parte dei progettisti, chiamati ad applicare
correttamente queste tecniche. I costruttori devono recuperare un
grave ritardo nei confronti di paesi come la Germania, la Danimarca
o la Svezia che già da anni hanno realizzato un'industria del settore
che vede nel mercato italiano, come sta già avvenendo per la Spagna,
ottime prospettive di penetrazione.
Questi sono i motivi che hanno spinto l'AICARR, anche a fron-
te dei segnali di forte interesse ricavabili dalle numerose adesioni alla
Scuola AICARR alle lezioni su queste tematiche, a scegliere quest'an-
no per il Convegno di Padova-Bari-Catania il tema delle fonti rinno-
vabili. Si parlerà di solare termico e fotovoltaico, idroelettrico, geo-
termico, eolico, biomasse senza dimenticare la collocazione delle rin-
novabili nel recente quadro normativo e legislativo. Attraverso relazio-
ni su invito sulle diverse tecnologie e numerose relazioni libere su
applicazioni delle stesse, si vuole dare un primo contributo a colmare
un ritardo di oltre vent'anni prodotto dall'inerzia delle Istituzioni e
dalla mancanza di un piano energetico nazionale.
indice 6-06-2007 10:46 Pagina VI

VI
indice 6-06-2007 10:46 Pagina VII

VII

INDICE
pag.
Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili (rela- 11
zione ad invito)
Alberto Cavallini, Dipartimento di Fisica Tecnica, Università di Padova

Tecnologia e applicazioni del solare termico (relazione ad invito) 13


Renato Lazzarin, Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi
Industriali, Università di Padova sede di Vicenza

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova 43


indoor
Francesco Castellotti, Solarkey, Rivarotta di Teor UD

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile nella climatizzazione 63


residenziale e domestica
Giuseppe Starace, Dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione, Università
del Salento, Lecce
Manlio Ranieri, Libero professionista, Bari

Sistema modulare di ottimizzazione integrata Edificio-Impianto per la 79


valutazione di tecnologie di climatizzazione innovative
Giuseppe Corallo, Marco Citterio, Dipartimento TER - ENEA, Roma
Luca Brodolini, Università degli Studi Roma3

La deumidificazione dell'aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assisti- 99


te: prestazioni e potenzialità
Luigi Marletta, Gianpiero Evola, Fabio Sicurella, Dipartimento di
Ingegneria Industriale e Meccanica, Università di Catania

Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari 121


negli edifici
Alessio Gastaldello, Luigi Schibuola, Dipartimento di Costruzione
dell'Architettura, IUAV, Università di Venezia

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico (relazione ad invito) 135


Luigi Zen, Helios Technology Srl, Carmignano di Brenta PD

Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da 159


impianti entrati in esercizio nel 2006-2007
Valerio Fabbretti, Studio Energetica, Legnago VR
Alan Begliorgio, Stefano Loro, VP Solar, Crocetta del Montello TV

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non conven- 169


zionali (relazione ad invito)
Giuliano Cammarata, Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica,
Università di Catania
indice 6-06-2007 10:46 Pagina VIII

VIII

pag.
Impianto di cogenerazione, teleriscaldamento e telerefrigerazione alimen- 209
tato a biomasse legnose vergini
Antonio Matucci, Marco Frittelli, CRIT Srl, Sesto Fiorentino FI

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: possibilità di sviluppo degli 231


impianti di piccola taglia (relazione ad invito)
Filippo Busato, Marco Noro, Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi
Industriali, Università di Padova sede di Vicenza
Davide Del Col, Dipartimento di Fisica Tecnica, Università di Padova

Energia dal terreno (relazione ad invito) 271


Michele De Carli, Nicola Roncato, Angelo Zarrella, Dipartimento di Fisica
Tecnica, Università degli Studi di Padova
Roberto Zecchin, Dipartimento di Fisica Tecnica, Università di Padova -
TiFS Ingegneria, Padova

Un sistema a pompa di calore multisorgente per un edificio scolastico a 307


basso consumo
Renato Lazzarin, Filippo Busato, Fabio Minchio, Dipartimento di Tecnica e
Gestione dei Sistemi Industriali, Università di Padova sede di Vicenza
Gianluca Vigne, Areatecnica Vigne Associati, Sedico BL

Efficienza energetica e fonti rinnovabili nel settore residenziale monofami- 323


liare: due esempi applicativi
Francesco Fellin, TiFS Ingegneria Srl, Padova

L’utilizzo della geotermia a bassa entalpia: applicazioni con geoscambiato- 351


ri a sviluppo verticale
Luca Tirillò, McQuay Italia Spa, Ariccia RM

GAHP e GIS: pompe di calore ad assorbimento e accumuli stagionali inter- 365


rati di ghiaccio per la climatizzazione annuale a basso impatto ambientale
Aldo D'Ingeo, Robur Spa, Verdellino/Zingonia BG

Uso combinato del geoscambio e del solare termico per impianti di riscal- 383
damento
Franco Cipriani, Facoltà di Architettura L. Quaroni, Università La Sapienza, Roma
Giorgio Galli, Dipartimento di Fisica Tecnica, Università La Sapienza, Roma

Aspetti tecnici economici e normativi dell'energia rinnovabile nell'edilizia 395


anche alla luce del D.L. 192/2005 (relazione ad invito)
Livio Mazzarella, Dipartimento di Energetica, Politecnico di Milano

L'aumento dell'efficienza energetica negli impianti di climatizzazione 423


mediante l’utilizzo di risorse idriche
Michele Vio, Thermocold Costruzioni Srl, Modugno BA

Nuova scuola media Pedagna: tipologia di costruzione ecosostenibile nel 441


Comune di Imola
Paola Saggese, Metec&Saggese Engineering Srl, Torino
Mario Grosso, Luca Raimondo, DINSE, Politecnico di Torino
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 1

Indice
1

Fabbisogni e risorse di energia:


potenzialità delle fonti rinnovabili
ALBERTO CAVALLINI
Università di Padova - Dipartimento di Fisica Tecnica

RIASSUNTO

Le fonti di energia primaria, quelle cioè direttamente disponibili nell'ambiente


naturale e dalle quali l'umanità trae l'energia necessaria per il proprio sostegno e
sviluppo, si possono suddividere in esauribili (combustibili fossili o nucleare per
fissione), praticamente inesauribili (combustibile nucleare per fusione, fonti
geotermiche) oppure rinnovabili (idroelettrico, solare termico e fotovoltaico, fonte
eolica, biomasse, maree, moto ondoso, correnti marine, gradienti termici oceanici …).
Le fonti rinnovabili sono in generale quelle che maggiormente soddisfano il concetto di
sostenibilità.
Vi è ormai una consapevolezza diffusa che è assolutamente necessario porre un
freno allo sfruttamento intensivo delle fonti di energia fossile (che attualmente
soddisfano attorno all'ottantacinque per cento dei fabbisogni energetici dell'umanità) per
cercare di mitigare l'emissione di gas serra nell'atmosfera, con i conseguenti catastrofici
mutamenti climatici che sembra già comincino a manifestarsi. Una prima, certamente
non sufficiente risposta a questa emergenza globale, accanto a drastici provvedimenti di
risparmio energetico ed incrementi nell'efficienza di tutti i processi energetici, è un
maggior ricorso alle fonti rinnovabili d'energia.
Questa relazione esamina la situazione e le potenzialità delle diverse fonti primarie
d'energia.

1. FONTI ENERGETICHE PRIMARIE

Le fonti energetiche primarie sono quelle direttamente disponibili nell'ambiente


naturale, alle quali l'umanità fa ricorso (o potrà far ricorso in prospettiva) per soddisfare
i propri fabbisogni d'energia; attraverso opportune trasformazioni energetiche, la forma
in cui l'energia è presente nelle sorgenti primarie viene convertita nelle forme più adatte
ai diversi usi finali.
Le fonti energetiche primarie possono essere distinte in esauribili, praticamente
inesauribili e rinnovabili. Come indicano le parole stesse, sono esauribili quelle fonti
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 2

2 Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili

energetiche presenti nel nostro mondo in quantità finita (limitata), e la cui possibilità di

Tabella 1 - Classificazione delle fonti primari d'energia.


FONTI ENERGETICHE PRIMARIE

Solidi (carbone etc.) Legame chimico


Combustibili fossili
Petrolio Legame chimico
convenzionali
ESAURIBILI Gas naturale Legame chimico
Id. non Scisti oleosi, Legame chimico
convenzionali Sabbie bituminose
Fissione Legame nucleare
Nucleare
Fusione Legame nucleare
PRATICAMENTE Geotermia Rocce umide En. termica
INESAURIBILI alta/media temp. Rocce secche En. termica
Id. temperatura Terreno En. termica
neutra (GSHP)
Idraulica En. gravit./meccanica
Eolica En. meccanica
Solare diretta En. radiante
RINNOVABILI Maree, Onde En. meccanica
Gradienti termici En. termica
oceanici
Biomasse, Rifiuti Legame chimico

rigenerazione è molto inferiore alla velocità di consumo; sono quindi destinate ad


esaurimento; tali sono tipicamente le fonti combustibili fossili. Altre fonti mettono
anch'esse in gioco riserve terrestri finite, ma il loro sfruttamento, ai tassi prevedibili di
possibilità pratica, sarebbe possibile per molte migliaia d'anni. È questo il caso della
fonte energetica nucleare, sia da fissione che soprattutto da fusione. Infatti, mentre con
lo sfruttamento secondo la tecnologia attuale la sorgente nucleare da fissione deve essere
considerata una risorsa esauribile, l'implementazione della tecnologia dei reattori veloci
autofertilizzanti potrebbe assicurare per almeno 2500 anni il fabbisogno d'energia del
mondo ai consumi attuali. Per quanto riguarda poi la sorgente nucleare da fusione,
peraltro ancora non disponibile per rilascio di energia in forma controllata, facendo
riferimento alla fusione di nuclei di deuterio e trizio in nuclei di elio, la disponibilità dei
combustibili (diretta per il deuterio, derivata dal litio per il trizio) assicurerebbe accessi-
bilità di energia all'umanità per tempi maggiori di molti ordini di grandezza di quanto
stimato per la fissione nucleare.
Nella stessa categoria di fonti energetiche è stata inserita la geotermia, per la quale
bisogna naturalmente tener conto dei limiti nelle possibilità di sfruttamento. Per le sue
caratteristiche, la fonte geotermica è anche spesso assimilata ad una fonte rinnovabile,
come avviene in numerosi documenti normativi del nostro Paese.
Per contro, sono dette rinnovabili quelle fonti che si rigenerano, che sono cioè
ripristinate nella stessa quantità in cui sono consumate, e sono perciò inesauribili,
almeno in una scala temporale di dimensione umana (sappiamo che anche il sole è
destinato a morire).
Lo schema nella figura 1 illustra una suddivisione delle principali fonti energetiche
primarie sfruttabili nel nostro pianeta, assieme al tipo di energia ad esse associato. Si
vede come tutte le forme di energia rinnovabile elencate, con la sola esclusione dell'e-
nergia ricavabile dalle maree, dipendono in ultima analisi dal flusso di energia radiante
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 3

Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili 3

solare. Ogni anno la potenza radiante solare che colpisce il nostro pianeta ammonta a 5,4
106 EJ/anno; di questa circa il 30% è riflessa verso lo spazio, mentre la rimanente parte
di 3,8 106 EJ/anno è assorbita dalla Terra: quasi ottomila volte il consumo energetico
attuale dell'umanità (circa 480 EJ/anno).

Tabella 2 - Anidride carbonica sviluppata per unità di energia prodotta (potere calorifico
inferiore) nella combustione di combustibili fossili.
S V IL U P P O D I C O 2 N E L L A C O M B U S T IO N E D I C O M B U S T IB IL I F O S S IL I
C o m b u stib ile (p rod otto tip ico) C arbon e P etrolio G as N atu rale
C O 2 svilu p p ata [k g/k W h t ] 0,36 0,27 0,20

Un concetto che di recente ha assunto grande rilevanza nello sfruttamento delle


fonti primarie di energia è quello della sostenibilità. Idealmente una fonte sostenibile
d'energia è quella che non viene sostanzialmente compromessa dal suo continuo uso, il
cui sfruttamento non è accompagnato da emissioni inquinanti od altri problemi
ambientali e non induce problemi alla salute degli esseri viventi. Nella sintesi del Primo
Ministro Norvegese Bruntland (1983), una fonte energetica sostenibile è quella che
permette di soddisfare i fabbisogni del presente senza compromettere l'identica
possibilità per le generazioni future. Poche delle fonti primarie d'energia si avvicinano a
questo ideale. Non è certamente il caso delle fonti di combustibili fossili, che nel loro
sfruttamento emettono inquinanti di vario tipo, e costituiscono di gran lunga la causa
principale dell'effetto serra antropico, a causa dell'emissione in atmosfera dell'anidride
carbonica CO2 (vedi Tabella 2 - i dati riportati sono medi per prodotti tipici, e fanno
riferimento al valore del potere calorifico inferiore del combustibile). Ben noti sono
anche i problemi posti dallo sfruttamento della fonte nucleare da fissione: sicurezza e
smaltimento/deposito delle scorie, dismissione dell'impianto accanto ai costi e alla
possibilità di indurre proliferazione degli armamenti atomici.

Tabella 3 - Produzione annua e riserve provate primarie fossili nel 2005.


FONTI PRIMARIE FOSSILI – MONDO 2005
Fonte Produzione Riserve provate Rapporto Riserve / Prod.
[Mtep/anno] [Mtep] [anni]
Petrolio 3836,8 156000 40,6
Gas Naturale 2474,7 161000 65,1
Carbone 2929,8 454000 155

Per quanto riguarda le fonti fossili esauribili, la Tabella 3 fornisce la situazione


globale del 2005 per quanto riguarda la produzione annua e l'entità delle riserve provate;
si usano le dizioni Petrolio, Gas Naturale e Carbone come equivalenti per combustibili
liquidi, gassosi e solidi. Come Riserve provate si intendono quelle quantità che con
ragionevole certezza le informazioni geologiche e tecniche indicano come recuperabili
nel futuro nelle condizioni economiche ed operative esistenti.
L'ultima colonna della Tabella 3 indica il rapporto tra l'entità della riserva provata
a fine 2005 e la produzione dell'anno; è l'ipotetico tempo di esaurimento della risorsa
considerata a produzione costante ed escludendo ulteriori rinvenimenti. È evidentemente
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 4

4 Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili

solo un parametro da riguardare come indicativo della disponibilità residua della fonte.
Si vede come i combustibili solidi costituiscano la risorsa fossile con maggiore
disponibilità, ma purtroppo è anche quella che induce il più severo impatto da effetto
serra antropico (cfr. la Tabella 2), almeno se mai troveranno applicazione pratica sistemi
di sequestro (immagazzinaggio non nell'atmosfera terrestre) dell'anidride carbonica, in
fase di ricerca almeno per i grandi impianti termoelettrici.

2. FABBISOGNO DI ENERGIA

Le statistiche che forniscono il consumo energetico delle diverse aree geografiche


del mondo non comprendono l'energia collegata agli alimenti degli esseri viventi
coinvolti. Per contro comprendono anche quei prodotti energetici che vengono utilizzati
per scopi non propriamente energetici, come ad esempio i prodotti petroliferi utilizzati
per la fabbricazione di materie plastiche oppure fertilizzanti. Inoltre l'energia elettrica
cosiddetta primaria (ottenuta dalle sorgenti idroelettrica, geotermoelettrica, nucleoter-
moelettrica, solare fotovoltaica, eolica …) non è conteggiata direttamente col proprio
valore energetico (860 kcal/kWhe), ma piuttosto in termini di potere calorifico del
corrispondente combustibile evitato nelle centrali termoelettriche tradizionali; la valoriz-
zazione convenzionale attuale è 2200 kcal/kWhe, corrispondente ad un rendimento
medio di conversione pari a 0,391. A questa situazione si conformano i dati riportati nel
seguito, quando non altrimenti indicato. Si deve pure rimarcare che, anche per i dati
riportati in questa stessa relazione, non sempre esiste perfetta coerenza, stante le
differenti fonti informative utilizzate.
Per questo tipo di statistiche, è ancora assai comune esprimere l'energia nell'unità
empirica Mtep (megatep, cioè 106 tep), multipla dell'unità tep (tonnellata equivalente di
petrolio). Risulta per definizione 1 tep = 107 kcal = 4,1868 1010 J; 1 Mtep = 1013 kcal =
116,3 108 kWh = 4,1868 10-2 EJ).
Nel 2005 (ultimo anno per cui si possono reperire statistiche ufficiali o comunque
dati sufficientemente attendibili - quando non espressamente indicato i dati annuali
riportati nel seguito si riferiranno appunto al 2005), il fabbisogno globale di energia nel
mondo è ammontato a circa 11500 Mtep/anno; il diagramma a torta della Figura 1 indica
come questo fabbisogno è stato coperto dalle diverse fonti primarie.

Figura 1 - Partecipazione delle diverse fonti energetiche primarie al fabbisogno mondiale di energia nel 2005.
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 5

Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili 5

Figura 2 - Partecipazione delle diverse fonti alla totale produzione di energia rinnovabile
(biomasse incluse) nel Mondo, 2005.

Si vede come la fonte fossile (petrolio, carbone e gas naturale) copra circa l'85%
dei fabbisogni, la quota rimanente essendo soddisfatta in parti circa uguali dal nucleare
e dalle rinnovabili (sostanzialmente costituite dall'idroelettrico e dalle biomasse, come
mostra il diagramma di Figura 2, che fornisce la percentuale di concorso delle diverse
fonti rinnovabili alla totale produzione mondiale 2005 di energia rinnovabile, geotermia
inclusa).
Se si considerano l'atteso aumento della popolazione mondiale (da 6 miliardi di
persone ad inizio secolo a circa 9 miliardi nel 2050), lo sviluppo economico e la
necessità di aumentare il tenore di vita della parte più povera della popolazione
mondiale, ben si comprende la previsione di un forte incremento della richiesta mondiale
d'energia nel futuro prossimo. Secondo alcuni scenari [1], la domanda di energia
raddoppierà da qui al 2050. Secondo una fonte autorevole [2], nel periodo 2003-2030 la
richiesta d'energia a livello mondiale è destinata a crescere al ritmo medio del 2% per
anno (0,7% per anno in Europa, 1,3% per anno in NordAmerica, 3,7% per anno in Asia,
2,8% per anno in America Centrale e Meridionale). In questo scenario, la percepita
scarsità delle risorse petrolio e gas naturale con conseguente incremento di costo,
spingerà certamente ad un aumento nell'utilizzo del carbone, la risorsa fossile più
abbondante, soprattutto nelle aree geografiche con elevata disponibilità di questa fonte
ed in rapida espansione economica (Cina, India, Indonesia, Sud Africa); il carbone è già
attualmente la sorgente primaria maggiormente sfruttata a livello mondiale per la
produzione termoelettrica. Il futuro per l'ambiente non si presenta quindi con incorag-
gianti prospettive.

Quanto all'Italia, il consumo interno lordo di energia 2005 è stato di 197,8


Mtep/anno, distribuito tra le varie fonti primarie come illustrato nel diagramma a torta
[3] della Figura 3, che fornisce anche l'evoluzione temporale del consumo energetico
nazionale nel periodo 1963-2005. La dipendenza dalle fonti fossili è del 87,7%, con
accentuata prevalenza delle più nobili (Gas Naturale e Petrolio). Manca naturalmente
qualsiasi apporto primario dalla fonte nucleare, ma il nostro bilancio energetico dipende
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 6

6 Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili

Figura 3 - Evoluzione del consumo energetico in Italia, e distribuzione per fonte nel 2005.

per il 5,5% da importazioni nette di energia elettrica, ottenuta pressoché totalmente dalla
Francia, ove la produzione elettrica è per quasi l'80% di origine nucleare.
L'apporto totale delle fonti rinnovabili (geotermia inclusa) ammonta al 6,8% del
totale, non di molto superiore all'importazione netta di energia elettrica; le differenti
fonti partecipano secondo quanto indicato nel diagramma a torta di Figura 4.
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 7

Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili 7

Figura 4 - Partecipazione delle diverse fonti alla totale produzione di energia rinnovabile
(biomasse incluse) in Italia, 2005.

Un elemento di debolezza strutturale del sistema energetico italiano è senz'altro


dovuto alla forte dipendenza dalle fonti fossili; la media nell'Europa dei 25 è di poco
inferiore all'80%, e quindi non di molto inferiore al valore per l'Italia. Ma il nostro Paese
si trova ai primi posti per quanto riguarda la dipendenza dalle importazioni d'energia:
85% per l'Italia, contro poco più del 50% per l'EU-27.
Quanto alle emissioni in atmosfera di gas serra, l'impegno dell'Italia nei confronti del
Protocollo di Kyoto richiede una riduzione del 6,5% nel 2012 rispetto ai livelli di
riferimento del 1990. Invece che una riduzione, la situazione attuale riscontra per l'Italia un
incremento nelle emissioni di gas serra di circa il 13% rispetto ai livelli del 1990, che ha
interessato soprattutto i settori dei trasporti (+27%) e la produzione di energia termoelettrica
(+17%). Sarebbe quindi richiesta una riduzione nelle emissioni dell'ordine del 20% nei
prossimi 5 anni, ottenibile con un'equivalente riduzione nel consumo di combustibili fossili.
Anche l'Europa (EU-15) nel suo complesso non è in linea con l'impegno assunto
di una riduzione dell'8% entro il 2012: alla fine del 2004 l'entità globale delle emissioni
di gas serra ammontava al 99,1% del valore di riferimento 1990.

Il recente documento strategico EU Una politica energetica per l'Europa [4]


presenta un pacchetto di interventi sull'energia, per la sostenibilità e la lotta ai
cambiamenti climatici quali presupposti per la competitività e la sicurezza. Contiene la
proposta di abbattere l'emissione di gas serra di almeno il 20% rispetto ai livelli del 1990
entro il 2020, puntando sull'incremento dell'efficienza energetica, l'adozione di
tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2 per le centrali elettriche a carbone, ed il ricorso
a fonti rinnovabili.
Il rinnovato impegno dell'Unione Europea verso un deciso incremento nel ricorso
alle fonti energetiche rinnovabili per i propri consumi trova concretezza nel recente
documento della Commissione: Tabella di marcia per le energie rinnovabili - Le energie
rinnovabili nel 21° secolo: costruire un futuro più sostenibile [5].
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 8

8 Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili

3. PROSPETTIVE DI SVILUPPO DELLE FONTI RINNOVABILI

Nel 1997 l'Unione Europea si era posta l'obiettivo di raddoppiare, entro il 2010,
l'apporto delle fonti rinnovabili ai propri consumi interni d'energia, passare cioè da 74,3
Mtep/anno nel 1995 a 150 Mtep/anno nel 2010 (12% del totale). Nel 2005 l'apporto delle
energie rinnovabili per l'EU-15 è stato di 114,8 Mtep/anno, con un incremento del 55%
rispetto al 1995. Nonostante i notevoli progressi compiuti, le proiezioni attuali indicano
che nel 2010 l'apporto delle fonti rinnovabili al consumo interno europeo ben
difficilmente supererà il 10%, mancando quindi l'obiettivo iniziale.
La ragione più evidente di questo insuccesso è da ricercare nel fatto che nella gran
maggioranza delle situazioni, allo stato attuale di sviluppo le fonti energetiche
rinnovabili non costituiscono l'opzione a breve termine meno costosa in assenza di
incentivi economici o comunque di norme legislative premianti
Peraltro, contrariamente a quanto accaduto per le fonti tradizionali (fossili)
d'energia, le fonti rinnovabili negli ultimi vent'anni registrano cali consistenti e costanti
nei costi: ad esempio il costo dell'energia elettrica da fonte eolica è calato di circa il 50%
negli ultimi 15 anni (con le dimensioni massime dei generatori cresciute di 10 volte),
mentre il costo dei sistemi fotovoltaici solari è calato del 60% rispetto al 1990.
Nonostante ciò il ricorso alle energie rinnovabili è mediamente ancora più costoso del
ricorso alle tecnologie convenzionali, come mostra la Tabella 4, anch'essa elaborata in sede
europea [5]. La Tabella presenta, per applicazioni nell'ambito europeo, il campo di
variabilità dei costi netti delle differenti fonti energetiche (l'imposizione fiscale può alterare
completamente il quadro), senza considerare i costi esterni (causati cioè dagli impatti
negativi esterni conseguenti l'utilizzo di una fonte energetica; ad esempio, l'emissione di SO2
da parte di un impianto termoelettrico che impiega carbone, e che causa danni quantificabili
agli edifici nell'area). Da notare che il costo delle energie rinnovabili varia molto in funzione
delle risorse locali e delle tecnologie considerate. Inoltre il conteggiare gli oneri esterni
certamente migliorerebbe il confronto dei costi a vantaggio delle sorgenti rinnovabili.

Tabella 4 - Costi netti nella produzione di elettricità, calore e carburanti.


FONTE COSTI NETTI

Settore Produzione Elettrica


Convenzionale 3,6 – 5 c€/kWh
Idroelettrico 2,9 – 14 c€/kWh
Generatori Eolici Off-shore 4,9 – 12,5 c€/kWh
Generatori Eolici On-shore 3,6 – 8,5 c€/kWh
Centrali a Biomassa,
0,9 - 19,5 c€/kWh
Biogas, RSU
Solare FV (in rete) Min. 34, medio 65 c€/kWh
Centrali a marea 5,5 – 13 c€/kWh
Riscaldamento
Convenzionale 1,5 - 2,7 c€/kWht
Utilizzo Biomasse 4,3 – 10,9 c€/kWht
Geotermia 3,3 – 12,2 c€/kWht
Collettori Solari Termici 5,8 – 19,7 c€/kWht
Trasporti
Convenzionale 3,6 – 4,6 c€/kWh
Biocombustibili 1° generaz. 4,9 – 6 c€/kWh
Biocombustibili 2° generaz 7,6 – 9,1 c€/kWh
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 9

Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili 9

In questa situazione un maggior ricorso alle fonti rinnovabili d'energia può solo
essere indotto da provvedimenti incentivanti e assetti legislativi premianti, in maniera da
innescare un processo virtuoso che possa rendere queste tecnologie maggiormente
competitive anche a livello di costo attraverso la produzione di massa, più investimenti
nella ricerca applicata con conseguente miglioramento delle prestazioni. L'evoluzione
del costo dell'energia primaria tradizionale è un ulteriore elemento importante a questo
riguardo.
L'Europa sembra ora intenzionata ad imboccare questa strada con decisione. La
Commissione Europea infatti, come illustrato nel già citato documento [5], dopo attenta
considerazione di fattibilità e potenzialità sia tecnica che economica, è giunta alla
conclusione che una quota del 20% di energie rinnovabili nel mix energetico della UE è
un obbiettivo possibile e necessario nel medio periodo. La Commissione propone
pertanto che l'UE fissi un obiettivo obbligatorio (giuridicamente vincolante) di una quota
del 20% di energie rinnovabili sul consumo energetico totale nel 2020, di conseguenza
proponendo anche un nuovo quadro legislativo in materia di promozione e di utilizzo
delle energie rinnovabili. Le proposte di queste misure legislative, assieme alle
disposizioni destinate a favorire la maggior diffusione delle fonti energetiche rinnovabili
nei settori della produzione di energia elettrica, uso finale termico e uso finale nei
trasporti, ivi compresi i necessari meccanismi di controllo, dovrebbero essere presentate
entro il 2007. Il raggiungimento di questo obiettivo permetterà di ridurre le emissioni di
CO2 in atmosfera di circa 700 Mt/anno, riducendo nel contempo la domanda di
combustibili fossili di più di 250 Mtep/anno, di cui circa 200 Mtep/anno di importazione.
Negli intendimenti della Commissione Europea, le fonti energetiche rinnovabili
nell'UE-27 da qui al 2020 dovrebbero avere le seguenti potenzialità di sviluppo:

Settore Produzione Energia Elettrica: la produzione di elettricità a partire da fonti


energetiche rinnovabili dovrebbe aumentare dall'attuale 15% a circa il 34% dei consumi
totali elettrici nel 2020. La fonte eolica potrebbe contribuire con una quota del 12%
all'elettricità dell'UE nel 2020 (un terzo da impianti off-shore). La credibilità di questo
obiettivo è giustificata pensando all'esempio della Danimarca, dove il 18% del consumo
di elettricità è attualmente coperto dall'energia eolica; in Spagna ed in Germania le
percentuali sono rispettivamente dell'8% e del 6%. Un altro settore che può crescere
notevolmente è quello della biomassa, grazie all'utilizzo nelle centrali elettriche di legno,
colture energetiche e rifiuti. Per quanto riguarda il fotovoltaico, l'energia solare termica
e l'energia da maree, la loro crescita potrà ricevere un'accelerazione con il diminuire dei
costi; è previsto che il costo del fotovoltaico diminuisca del 50% entro il 2020.

Settore del Riscaldamento e Raffreddamento: entro il 2020 il contributo delle


energie rinnovabili in questo settore dovrebbe più che raddoppiare rispetto alla quota
attuale del 9%. Il contributo maggiore alla crescita potrebbe provenire dalla biomassa e
richiedere sistemi domestici più efficienti e impianti di cogenerazione a biomassa ad alta
efficienza. Il restante contributo alla crescita potrebbe essere dato dagli impianti
geotermici e solari. La Svezia, ad esempio, ha installato più di 185.000 pompe di calore
geotermiche, la metà di tutta l'Europa; se il tasso di installazione fosse lo stesso nel resto
dell'Unione, in Europa le fonti geotermiche fornirebbero 15 Mtep/anno aggiuntivi. Allo
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 10

10 Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili

stesso modo, se tutta l'UE raggiungesse i livelli della Germania e dell'Austria per quanto
concerne gli impianti solari termici, il guadagno d'energia ammonterebbe a 12
Mtep/anno. La Commissione conclude che gli obiettivi in questo settore potrebbero
essere in gran parte raggiunti semplicemente generalizzando le migliori pratiche attuali.

Settore dei Trasporti: nel 2020 il contributo dei biocarburanti potrebbe ammontare
a 43 Mtep/anno, corrispondente al 14% del totale mercato europeo dei carburanti per il
trasporto. La crescita sarebbe garantita sia dal bioetanolo (attualmente 4% del mercato
della benzina in Svezia; in Brasile, leader mondiale, il bioetanolo rappresenta
attualmente più del 20% del mercato delle benzine), ed il biodiesel (che rappresenta già
il 6% del mercato del diesel in Germania, leader mondiale). I cereali provenienti da
produzione interna e la canna da zucchero tropicale sarebbero le principali materie prime
utilizzate per la produzione di etanolo, alle quali si aggiungerebbe successivamente
l'etanolo cellulosico prodotto a partire da paglia e rifiuti. L'olio di colza, di produzione
interna e di importazione, resterebbe la principale materia prima utilizzata per la
produzione di biodiesel, integrata da ridotte quantità di soia e di olio di palma e, succes-
sivamente, dai biocarburanti della seconda generazione, ossia il diesel Fischer-Tropsch,
prodotto soprattutto a partire da legno coltivato.

Infine la Tabella 5 riporta, per i tre principali settori di impiego finale delle fonti
primarie rinnovabili (Produzione Elettrica, Produzione Termica e Trasporti), le potenze
(o altre quantità) nominali installate alla fine del 2005 (quantità prodotta nel 2005 per i
biocombustibili), assieme ai tassi di crescita. Per permettere un confronto. i dati sono
riportati globalmente per l'intero mondo, per L'Europa (EU-25) e per l'Italia.
cavallini

ENERGIE NEL MONDO IN EUROPA IN ITALIA


RINNOVABILI
2005 ǻ04-05 ǻ% 2005 ǻ04-05 ǻ% 2005 ǻ04-05 ǻ%
5-06-2007

Settore Produzione Energia Elettrica


Grande Idroelettrico 750 GW 12-14 GW 1,5-2%
Piccolo Idroel. (<10MW) 66 GW 5 GW 8% 11,6 GW 0,34 GW 3,0 % 2,41 GW 0,041 GW 1,7 %
14:16

Generatori Eolici 59 GW 11,5 GW 24% 40,5 GW 6,2 GW 18,1% 1,64 GW 0,51 GW 44,8%
Centrali a Biomassa 44 GW 2-3 GW ---
Centrali Geotermiche 9,3 GW 0,3 GW 3%
3,1 GW 1,1 GW 55% 1,69 GW 0,64 GW 60% 0,025 GW 0,0065 GW 34,8%
Solare FV (in rete) 650.000 200.000
Pagina 11

---
case case
Solare FV (in isola) 2,3 GW 0,3 GW 15% 0,100 GW 0,0085 GW 9,3 % 0,012 GW 0,0003 GW 2,5%
Solare Termodinamico 0,4 GW ~0 ---
Centrali a marea 0,3 GW ~0 ---
Settore Produzione Energia Termica
Utilizzo Biomasse 220 GWth ? ---
Collettori Solari Termici 88 GWth 13 GWth --- 12,1 GWth 1,33 GWth 12,4% 0,37 GWth 0,050 GWth 15,7%
con copertura/e 125 106 m2 19 106 m2 14% 17,3 106 m2 1,91 106 m2 12,4% 0,53 106 m2 0,072 106 m2 15,7%
Riscaldam. Geotermico 28 GWth 2,6 GWth 9% 7,49 GWth 0,89 GWth 13,5% 0,61 GWth 0 --
Settore Produzione Carburanti per Trasporti
Produzione Etanolo 33 109 L/yr 2,5 109 L/yr 8% 0,9 109 L/yr 0,4 109 L/yr 70,8% --- --- ---
Produzione Biodiesel 3,9 109 L/yr 1,8 109 L/yr 85% 3,6 109 L/yr 1,4 109 L/yr 64,7% 0,45 109 L/yr 0,09 109 L/yr 23,8%
LEGENDA
2005: potenza nominale installata o quantità presente alla fine del 2005. Per i biocombustibili: produzione nel 2005.
ǻ04-05: incremento della potenza o quantità o produzione nel 2005 rispetto al 2004.
Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili

ǻ%: incremento percentuale nel 2005 rispetto al 2004.


Tabella 5 - Utilizzo attuale delle fonti energetiche rinnovabili per settore [6], [7].
11
cavallini 5-06-2007 14:16 Pagina 12

12 Fabbisogni e risorse di energia: potenzialità delle fonti rinnovabili

BIBLIOGRAFIA

[1] ENEA - Rapporto Energia e Ambiente 2006, Analisi e Scenari. Aprile 2007.
[2] International Energy Outlook 2006.
[3] Ministero dello Sviluppo Economico, DG dell'Energia e delle Risorse Minerarie.
Bilancio Energetico Nazionale 2005 (Definitivo 22 dicembre 2006).
[4] Commissione delle Comunità Europee - Comunicazione della Commissione al
Consiglio Europeo ed al Parlamento Europeo: Una politica Energetica per
l'Europa, Bruxelles, 10.1.2007. COM(2007) 1 definitivo.
[5] Commissione delle Comunità Europee - Comunicazione della Commissione al
Consiglio Europeo ed al Parlamento Europeo: Tabella di marcia per le energie
rinnovabili - Le energie rinnovabili nel 21° secolo: costruire un futuro più
sostenibile, Bruxelles 10.1.2007. COM(2006) 848 definitivo.
[6] RENEWABLES - Global Status Report, 2006 Update. REN21.
[7] 6th Report - State of Renewable Energies in Europe, 2006. EurObserv'ER.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 13

Indice

13

Tecnologia e applicazioni
del solare termico
RENATO LAZZARIN
Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali dell'Università di Padova, Vicenza

RIASSUNTO

Ogni applicazione del solare termico deve tener conto della radiazione disponibile
che viene stimata a partire da dati storici raccolti nelle diverse località. L’elemento tipico
del solare termico è il collettore solare piano, la cui semplice struttura si è nel tempo
perfezionata con il ricorso a superfici selettive o a tubi sottovuoto con l’intento di
migliorarne l’efficienza. Il collettore solare piano opera per lo più con liquido ma sono
stati realizzati soprattutto negli USA collettori solari ad aria.
È possibile anche il ricorso a sistemi di captazione a concentrazione. Nel solare
termico questi sistemi sono prevalentemente di tipo fisso, in particolare con elementi
riflettenti a parabola composta (CPC) o piani. Elementi importanti dell’impianto solare
sono l’accumulo dal cui dimensionamento e geometria corrette possono dipendere
fortemente le prestazioni complessive di impianto ed il sistema di regolazione, che
decide, con conseguenze altrettanto importanti, la gestione dell’impianto stesso.
Gli impianti del solare termico possono essere a circolazione forzata o naturale. Le
applicazioni tipiche sono i riscaldamenti a bassa temperatura, quali quelli dell’acqua
sanitaria o di processo, dell’acqua di piscine ed infine di acqua od aria al servizio di un
impianto di riscaldamento. Risulta possibile altresì il ricorso del solare termico anche
nella produzione del freddo con sistemi molto diversi fra di loro, ma con prevalente
ricorso a macchine frigorifere ad assorbimento.
Un elemento fondamentale nel dimensionamento e nella valutazione economica
dell’impianto è la previsione attendibile dell’energia che l’impianto può mettere a
disposizione su base mensile. In molti casi tale previsione può essere ottenuta con un
procedimento relativamente semplice e ormai molto conosciuto e sperimentato: la
carta-f.

1. L’ENERGIA SOLARE DISPONIBILE

Il primo aspetto da considerare nel solare termico è quello della disponibilità di


energia. È noto che l’entità dell’energia solare che ogni giorno arriva sulla Terra è
enorme (si può fare riferimento ad una potenza di 1,75x1017 W) ma quello che interessa
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 14

14 Tecnologia e applicazioni del solare termico

è l’energia o la potenza specifica cioè per unità di superficie captante. Il suo valore si può
stimare facilmente al di fuori dell’atmosfera: è in media attorno a 1353 W/m2 su di una
superficie normale ai raggi del sole e tale valore caratteristico prende il nome di costante
solare. La potenza ricevuta per irraggiamento varia al di fuori dell'atmosfera a seconda
della giacitura della superficie: infatti vale la legge geometrica del coseno, dal momento
che la potenza sopra indicata vale per unità di area proiettata sul piano normale ai raggi.
La situazione cambia radicalmente quando arriva al livello del suolo: il primo motivo
è l’assorbimento atmosferico. La radiazione si divide in una componente diretta che
conserva il comportamento geometrico del raggio solare ed in una componente diffusa,
derivante dall’interazione della radiazione con l’atmosfera. Questa componente non ha una
disposizione geometrica definita ma si può dire che provenga da tutte le direzioni (e infatti
non produce ombra). Un secondo motivo altrettanto e forse più importante è legato alla
meteorologia e quindi alla variabilità delle condizioni atmosferiche.
L’assorbimento atmoferico pesa in funzione del tipo di atmosfera attraversata e del
cammino percorso (e quindi della posizione del sole nel cielo): con il sole vicino allo zenith
ed con atmosfera trasparente si ha una potenza su superficie normale dell’ordine di 1 kW/
m2. Questo valore diminuisce sempre su superficie normale ai raggi quando la massa di
aria attraversata aumenta, con valori fortemente dipendenti dalla turbidità atmosferica.
Per quanto riguarda invece il comportamento legato agli eventi meteorologici, si
effettuano delle previsioni, ricorrendo ai dati raccolti nel passato. Non si può affermare
con sicurezza quanta energia sarà disponibile nel prossimo mese, ma si può avere un
grado di fiducia sufficiente per molte applicazioni sull’entità dell’energia che in media
risulterà disponibile in un certo mese e in una certa località. Per questo motivo risultano
di grande utilità i dati storici di radiazione rilevati finalmente in modo sistematico in
molte località del territorio nazionale.
In una certa località la radiazione media che una superficie può captare non dipende solo
dal periodo dell’anno e dalle condizioni meteorologiche incontrate, ma dalla giacitura della
superficie. Quest’ultima caratteristica condiziona notevolmente sia l’energia captata su base
annuale che ancor più quella disponibile su base temporale più breve (ad esempio un mese).
Il dato storico normalmente disponibile per la radiazione è il valore giornaliero
medio mensile su di una superficie orizzontale. Di qui si deve passare al valore su
superficie inclinata e lo si può fare con algoritmi che tengono conto non solo della
geometria che intercorre fra raggio solare e superficie, ma anche della diversa possibile
distribuzione della radiazione nelle sue componenti diretta e diffusa e che di solito si
deve stimare a partire dall’indice di serenità (rapporto fra radiazione globale rilevata al
suolo e il valore al di fuori dell’atmosfera su superficie orizzontale).
Quasi sempre nel solare termico la superficie captante resta fissa nella sua
posizione ed è quindi importante identificare quale sia la giacitura preferibile. Essa
dipende per lo più dalla latitudine ed orientativamente si può fare riferimento agli
andamenti illustrati in fig. 1. Essi riportano il valore giornaliero per giacitura orizzontale,
verticale, inclinata di 30° e di 60° per una superficie rivolta verso l’equatore e
posizionata ad una latitudine di 40° in funzione del periodo dell’anno. Si vede come una
superficie orizzontale presenti un valore massimo in corrispondenza al solstizio estivo,
mentre la superficie verticale dia i valori più alti nel periodo invernale con valori assai
bassi invece durante l’estate. I risultati migliori fra quelli riportati sono relativi ad una
superficie inclinata come la latitudine-10°, mentre si ottengono valori buoni e migliori
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 15

Tecnologia e applicazioni del solare termico 15

della superficie verticale durante l’inverno per un’inclinazione pari alla latitudine + 20°.
Una domanda che viene posta spesso è quanto ci si perda a non seguire il percorso del
sole se non su base giornaliera, almeno su base stagionale. La questione forse meno
importante per il solare termico per il quale i costi e i pesi probabilmente non giustificano la
realizzazione di un sistema di inseguimento, può essere di grande interesse per il fotovoltaico.
Una prima risposta può essere fornita dal grafico di fig. 2 che illustra l’entità della
radiazione giornaliera disponibile nei 6 mesi dell’anno attorno all’equinozio di fine estate
alle latitudini di 30° e 45°. Il riferimento è alla radiazione orientativamente captata da una
superficie ad inseguimento continuo del sole e che viene confrontata con una giacitura fissa
orizzontale, inclinata quanto la latitudine e infine quanto la latitudine +15° e verticale.

Fig. 1 - Variazione della radiazione giornaliera incidente su di una superficie rivolta verso l'equatore per
diverse giaciture in funzione del periodo dell'anno (latitudine 40°)

Fig. 2 - Radiazione specifica giornaliera nel corso di metà anno centrato sull'equinozio di fine estate alle
due latitudini di 30° e di 45° per superficie ad inseguimento continuo del sole (curve superiori) e per
giacitura orizzontale, pari alla latitudine, alla latitudine + 15° e verticale.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 16

16 Tecnologia e applicazioni del solare termico

La penalizzazione per aver mantenuto la giacitura fissa è dell’ordine del 50% nei
mesi estivi mentre si riduce notevolmente nei mesi invernali. Un discorso diverso vale sia
per inclinazione pari alla latitudine + 15° che ancor più per giacitura verticale. Qui la
penalizzazione nei mesi estivi dimezza o addirittura riduce fino a 4-5 volte l’entità della
radiazione captata. Questo deve far riflettere i progettisti dei sistemi integrati in facciata di
edificio che possono risultare gravemente inefficienti proprio per la loro giacitura verticale.
Un sistema ad inseguimento continuo presenta valori di radiazione incidente nel
corso della giornata sempre superiori a quelli di un collettore fisso che può raggiungere
al più il max valore al mezzogiorno solare nel corso di un equinozio per inclinazione pari
alla latitudine (fig. 3). La figura evidenzia come oltre che un valore superiore di energia
giornaliera captata, il sistema ad inseguimento, fornisca valori sistematicamente
superiori che risultano assai vantaggiosi quando il sistema per funzionare richiede una
soglia di radiazione da superare.

Fig. 3 - Flusso solare (kW/m2) nel corso di una giornata nel corso di un equinozio per un collettore fisso
inclinato quanto la latitudine per per un collettore ad inseguimento continuo. Sono riportati anche i valori
energetici medi per le due situazioni, mediati sulle 24 h.

Il sistema ad inseguimento continuo richiede il movimento della superficie almeno


su due assi, vale ad dire un inseguimento del sole lungo il suo percorso apparente da Est
ad Ovest ed un adattamento nella giacitura Nord-Sud per compensare la diversa altezza
solare e mantenere in questo modo la superficie normale ai raggi del sole. Questa
movimentazione risulta tecnicamente complessa e costosa. Ci si può chiedere se non possa
risultare sufficiente un solo movimento, eventualmente realizzato su base stagionale.
I movimenti che si possono considerare sono quelli da Est a Ovest per un collettore
con il suo asse Nord-Sud orizzontale (fig. 4), ovvero da Nord a Sud per un collettore con
suo asse Est-Ovest orizzontale (fig. 5) ma anche da Est a Ovest per un collettore con il
suo asse Nord-Sud parallelo all’asse terrestre – fig. 6 (inclinato quanto la latitudine).
lazzarin 8-06-2007 11:21 Pagina 17

Tecnologia e applicazioni del solare termico 17

Fatte queste posizioni può risultare utile la tabella riassuntiva dei valori di radiazione
annua disponibile nelle diverse situazioni (Tabella I). Ancora più utile risulta la Tabella
II che riporta il valore giornaliero tipico di radiazione nel corso dell’equinozio e dei
solstizi per diverse geometrie di disposizione e movimento delle superfici di captazione.
Di fatto la stragrande maggioranza delle applicazioni del solare termico è
comunque ad orientazione fissa.

Fig. 4 - Geometria di un collettore con il suo asse di


rotazione Nord-Sud orizzontale con movimento
giornaliero Est-Ovest

Fig. 5 - Geometria di un collettore con il suo asse di


rotazione Est-Ovest orizzontale con movimento gior-
naliero Nord-Sud

Fig. 6 - Geometria di un collettore con il suo asse di


rotazione coincidente con l'asse terrestre e
movimento giornaliero Est-Ovest
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 18

18 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Tabella I - Radiazione annua disponbile per diverse configurazioni della superficie


captante (latitudine 45°)
&RQILJXUD]LRQH 5DGLD]LRQH
LQFLGHQWHDQQXD
N:KPDQQR 
,QVHJXLPHQWRFRQWLQXR 
'LVSRVL]LRQHRUL]]RQWDOH 
,QFOLQD]LRQHGLƒ 
$VVHSRODUHFRQLQVHJXLPHQWR(VW2YHVW 
$VVH(VW±2YHVWRUL]]RQWDOHFRQ 
LQVHJXLPHQWR1RUG6XG
$VVH1RUG6XGRUL]]RQWDOHFRQ 
LQVHJXLPHQWR(VW2YHVW

Tabella II - Radiazione giornaliera disponibile per diverse configurazioni della


superficie captante nei tre periodi dei solstizi estivo ed invernale e dell'equinozio sia in
valore assoluto che relativo al massimo ottenibile da un sistema ad inseguimento
continuo del sole
(QHUJLDUDFFROWD N:KP ULVSHWWRDGLQVHJXLPHQWR
&RQILJXUD]LRQH JLRUQR FRQWLQXR
(VWDWH (TXLQ ,QYHU (VWDWH (TXLQ ,QYHU
,QVHJXLPHQWRFRQWLQXR      
'LVSRVL]LRQHRUL]]RQWDOH      
,QFOLQD]LRQHGLƒ      
,QFOLQD]LRQHSDULDOODODWLWXGLQH      
9HUWLFDOH      
$VVHSRODUHFRQLQVHJXLPHQWR(VW2YHVW      
$VVH(VW±2YHVWRUL]]RQWDOHFRQLQVHJXLPHQWR1RUG6XG      
$VVH1RUG6XGRUL]]RQWDOHFRQLQVHJXLPHQWR(VW2YHVW      

2. IL COLLETTORE SOLARE PIANO: COLLETTORI SOLARI A LIQUIDO;


COLLETTORI SOLARI AD ARIA

Il collettore solare piano nella sua configurazione più semplice è costituito:


1. da una piastra canalizzata solitamente metallica;
2. da uno strato di materiale isolante;
3. da una o più coperture trasparenti.
La piastra ha la funzione di raccogliere la radiazione solare e di cedere l’energia ad
un fluido termovettore, generalmente un’opportuna miscela di acqua e antigelo o aria.
Salvo il caso che entro la piastra il fluido vada ad interessare l’intera superficie (lama
fluida) come avviene spesso nei collettori ad aria, è importante avere un’ottima conduci-
bilità termica che consenta il passaggio dalla piastra ai canali dell’energia raccolta anche
con un salto di temperatura limitato. La piastra è solitamente costituita da un metallo ad
elevata conduttività termica (rame o alluminio) anche se talvolta viene realizzata in
acciaio usando adeguati spessori. Lo strato di materiale isolante limita le dispersioni
nelle parti posteriore e laterale del collettore: la piastra si trova all’interno di un
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 19

Tecnologia e applicazioni del solare termico 19

contenitore che ospita sia gli schermi trasparenti che l’isolante e protegge il collettore
solare dagli agenti atmosferici. Per garantire una lunga resistenza del contenitore, esso
viene realizzato spesso in acciaio inox o in alluminio.
La fig. 7 evidenzia un semplice schema di un collettore solare piano. Si nota lo
schermo trasparente nella parte superiore. Esso è per lo più realizzato in vetro, per la
caratteristica nota del vetro di risultare molto trasparente alla radiazione solare, ma poco
o nulla trasparente alla radiazione termica che si sviluppa dalla piastra calda.

Fig. 7 - Schema elementare di un collettore solare piano

Il rendimento di un collettore solare, cioè la frazione della radiazione solare


incidente che viene fornita all’impianto come energia termica utile, risulta tanto migliore
quanto maggiore è la trasparenza alla radiazione solare degli schermi trasparenti e la
capacità di assorbimento della piastra. Si possono ottenere ottimi risultati su questo
versante, utilizzando vetro a basso contenuto di Fe e con un rivestimento in nero fumo
della piastra. Non bisogna dimenticare comunque che anche un vetro ad alta trasparenza
risente fortemente dell’angolo di incidenza della radiazione, come illustrato dalla fig. 8
che mostra l’andamento tipico del prodotto trasmissività-assorbimento in funzione
dell’angolo di incidenza rispetto al valore ad incidenza normale.

Fig. 8 - Andamento tipico del prodotto trasmissività-


assorbimento in funzione dell'angolo di incidenza della
radiazione rispetto al valore ad incidenza normale
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 20

20 Tecnologia e applicazioni del solare termico

L’altro elemento determinante dell’efficienza di un collettore solare è l’entità delle


dispersioni.
Queste interessano in quota ridotta il fondo e i lati del collettore, una volta che
questi siano debitamente isolati, e riguardano soprattutto gli scambi termici convettivi e
radiativi fra piastra del collettore e schermo trasparente di copertura. La piastra calda
riscalda l’aria a contatto di questa e induce un moto convettivo che trasporta energia
termica dalla piastra allo schermo trasparente: è per questo motivo che non risulta di
utilità separare con un’ampia intercapedine d’aria la piastra dal vetro. Questo al contrario
potrebbe agevolare i moti convettivi che risultano più ridotti con una spaziatura di un
paio di cm che consentono di enfatizzare la resistenza viscosa opposta al movimento
dell’aria da piastra e vetro.
L’altra grande causa di dispersioni è dovuta alla radiazione che dalla piastra
raggiunge il vetro. La piastra generalmente presenta in corrispondenza ad un elevato
coefficiente di assorbimento anche un’elevata emissività. La quota emessa per
radiazione aumenta con la quarta potenza della temperatura assoluta della piastra e
risulta di poco inferiore a quella del corpo nero alla stessa temperatura. È ben vero che
il vetro non lascia passare direttamente tale radiazione la cui lunghezza d’onda è quasi
tutta sopra i 4 µm, ma nelle realizzazioni normali tende ad assorbire piuttosto che non a
riflettere indietro tale radiazione che quindi riscalda il vetro. Il vetro, riscaldato dagli
effetti convettivi e radiativi, disperde verso l’ambiente una quota più o meno grande
dell’energia raccolta (fig. 9).
Un primo provvedimento per ridurre le dispersioni fu il ricorso a superfici selettive
per la piastra captante. Si tratta di superfici, normalmente realizzate tramite rivestimenti
superficiali di ossidi metallici, che presentano la proprietà di assorbire con efficacia la
radiazione nello spettro del visibile, mentre risultano riflettenti (e quindi poco assorbenti
e di conseguenza poco emittenti) nell’infrarosso termico (fig. 10). La radiazione riscalda
la piastra ma l’emissione radiante che ne deriva è una piccola frazione (spesso meno del
10%) rispetto a quella del corpo nero alla stessa temperatura. Aziende specializzate
producono tali superfici in lunghi rotoli che presentano sovente una colorazione bluastra.
Va ricordato che un comportamento non dissimile si può ottenere trattando opportu-
namente il vetro in modo da renderlo riflettente nei confronti della radiazione termica.

Fig. 9 - Meccanismi di scambio termico nell'ambito di un collettore solare piano


lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 21

Tecnologia e applicazioni del solare termico 21

Fig. 10 - Comportamento ottico di una superficie selettiva al variare della lunghezza d'onda della radiazione incidente

La fig. 11 illustra le possibili dispersioni che si possono avere con diverse configu-
razioni del collettore, fissata una temperatura di 80°C per la piastra, per una temperatura
dell’aria di 10°C e una velocità del vento di 2 m/s. Si vede che il passaggio a doppio vetro,
ovvero a superficie selettiva per la piastra permette di dimezzare le dispersioni in tali
condizioni. Ancora meglio si può fare con doppio vetro e superficie selettiva, ma si tratta di
una configurazione generalmente non utilizzata per la riduzione di trasparenza dovuta al
doppio vetro e per il maggiore peso (anche se il vetro interno può essere realizzato di spessore
ben più ridotto). Si osservi che il valore di dispersione è una sorta di soglia di radiazione per
quella temperatura operativa del collettore. In altri termini, qualora la radiazione non superi
il valore indicato, il collettore non è in grado di raccogliere energia utile.

Fig. 11 - Dispersioni complessive, per radiazione e convezione (W/m2) per diverse configurazioni di colletto-
re solare; temperatura della piastra 80°C, temperatura dell'aria esterna 10°C, velocità del vento 2 m/s
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 22

22 Tecnologia e applicazioni del solare termico

È intuitivo rendersi conto che l’efficienza di un collettore solare va diminuendo al


crescere della sua temperatura operativa e in maniera tanto più rapida quanto meno la sua
configurazione ostacola le dispersioni. L’effetto di soglia prima descritto risulterà
penalizzante sempre di più al diminuire dell’intensità della radiazione incidente. La fig.
12 riassume in parte questo comportamento, mostrando come si riduce il rendimento del
collettore all’aumentare della temperatura del fluido all’ingresso per diverse configu-
razioni, ma per un’intensità di radiazione fissata in 750 W/m2.

Fig. 12 - Rendimento di diverse configurazioni di collettori solari in funzione della temperatura del fluido
all'ingresso per un'intensità della radiazione solare di 750 W/m2

Le prestazioni complessive di un collettore solare possono essere descritte in forma


sintetica dall’equazione di Bliss (che prende il nome dal ricercatore che negli anni ’50
propose l’analisi termica di un collettore solare piano):

 ) 8 7  7
 K ) 5 WD  5 F IL D
,E
Assumendo per ascissa il parametro FRUc(Tfi-Ta)/Iβ ne deriva l’equazione di una retta
che prende il nome di retta di efficienza del collettore. In tale espressione Tfi e Ta sono rispet-
tivamente le temperature del fluido all’ingresso del collettore e la temperatura dell’aria
esterna, Uc è il coefficiente di dispersione del collettore (W/m2K), Iβ è l’intensità della
radiazione solare (W/m2). Infine FR, chiamato fattore di asporto termico del collettore, è un
parametro minore di 1 che indica l’attitudine della piastra a scambiare calore con il fluido
termovettore. Esso è tanto più vicino all’unità quanto migliore è il trasferimento di calore
dalla superficie della piastra ai canali e dai canali al fluido. Lo studio sperimentale del
rendimento del collettore fornisce con buona approssimazione un andamento rettilineo che
descrive in modo significativo le prestazioni del collettore solare (fig. 13).
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 23

Tecnologia e applicazioni del solare termico 23

Fig. 13 - Retta di efficienza di un collettore solare piano

La retta di efficienza si presta agevolmente ad un’interpretazione fisica in cui


l’intercetta con l’asse delle ordinate fornisce la quota di energia assorbita, mentre ogni
punto della retta valutato all’ascissa considerata ripartisce la radiazione solare incidente
nelle tre quote riflessa, dispersa ed utile (fig. 14).

Fig. 14 - Interpretazione fisica della retta di efficienza di un collettore solare

Il confronto fra l’andamento di rette di efficienza tipiche delle diverse configu-


razioni di collettori suggerisce il campo operativo più adatto (fig. 15). Mentre a
temperature non molto diverse dalla temperatura ambiente le prestazioni di un normale
collettore non selettivo sono assai simili a quelle delle altre tipologie, al crescere della
temperatura operativa appare netta la superiorità dei sistemi con piastra selettiva a uno o
a due vetri. Questi continueranno a fornire discrete frazioni di energia utile anche quando
la temperatura dell’aria esterna risulterà piuttosto bassa e per una radiazione solare
incidente anche non particolarmente elevata.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 24

24 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Fig. 15 - Confronto fra rette di efficienza attribuibili a diverse configurazioni del collettore solare

Quando le temperature operative superino gli 80-90°C anche le configurazioni più


efficienti dei collettori considerati tendono a fornire rendimenti piuttosto scarsi. Per
arrivare a prestazioni migliori risulta necessario ridurre oltre alla frazione di energia
perduta per radiazione anche quella perduta per convezione. In un primo tempo si sono
ideati sistemi che limitassero il movimento dell’aria fra piastra e vetro con attrito viscoso
dovuto ad esempio ad una fitta maglia di celle di piccole dimensione (sistemi a nido
d’ape) o a pelliccia, costituita questa da fibre di vetro. Alla fine si è constatato che il
sistema più semplice ed efficace era l’eliminazione stessa dell’aria. Si è così realizzato
il collettore sotto vuoto. L’effetto di pressione che ne risulta ha poi costretto a modificare
radicalmente la geometria del collettore, passando a quella tubolare. Ne è derivata la
famiglia dei collettori a tubi sotto vuoto dei quali si sono realizzate molteplici versioni
che non si possono qui certo descrivere tutte.
La struttura più semplice prevede una fila di tubi di vetro sotto vuoto sovrapposta
all’elemento captante: quest’ultimo è un foglio metallico cui sono collegati i canali di
passaggio dell’acqua foggiato in modo da ospitare i tubi di vetro (fig. 16). La semicir-
conferenza inferiore dei tubi di vetro viene trattata con un rivestimento selettivo che
consente una buona trasparenza nel visibile, ma che risulta riflettente nell’infrarosso.
Il sistema è apparentemente penalizzato, come altri sistemi di geometria tubolare,
dalla diversa trasparenza consentita dal vetro a seconda del punto della circonferenza del
tubo interessato dalla radiazione solare, presentando la trasparenza massima solo nella
zona di tangenza con il piano normale alla radiazione solare. La penalizzazione è solo
apparente, perché resta tale anche per angoli di incidenza diversi dalla normale al
collettore che invece risultano sempre più sfavorevoli per una lastra piana di vetro.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 25

Tecnologia e applicazioni del solare termico 25

Fig. 16 - Collettore solare a tubi sotto vuoto sovrapposti ad una piastra captante (collettore Philips)

Gran parte dei sistemi sottovuoto prevede che anche la sezione di captazione sia
all’interno del tubo nella forma di solito di una lamina metallica selettiva collegata con dei
tubicini in cui circola il fluido. Questi solitamente prevedono ingresso e uscita dallo stesso
lato del tubo in modo da minimizzare i problemi di tenuta del vuoto particolarmente critici
nella zone di contatto vetro-metallo che presentano coefficienti di dilatazione diversi. Una
possibile sezione è quella riportata in fig. 17, dove si notano il doppio tubo di andata e ritorno,
gli elementi di tenuta nella zona di entrata e di uscita e il getter, che è un elemento metallico,
di solito realizzato in bario, che ha la funzione di eliminare con efficacia i gas residui dopo
che il tubo è stato posto sotto vuoto. Il getter, opportunamente riscaldato, vaporizza e si
combina con i gas residui, formando una pellicola argentea all’estremità del tubo.

Fig. 17 - Tubo sotto vuoto a piastra captante in rame e tubo di circolazione a U per il fluido termovettore
(collettore solare Corning)

La fotografia riportata in fig. 18 illustra proprio la zona di ingresso-uscita del


fluido dal tubo, mentre in fig. 19 si nota l’altra estremità del tubo.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 26

26 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Fig. 18 - Particolare della zona di ingresso/uscita Fig. 19 - Particolare dell’estremità sigillata di un


di un collettore a tubi sotto vuoto collettore solare a tubi sottovuoto

Per lo scambio termico in questi collettori esiste un’altra soluzione con il ricorso
ad un tubo di calore. Si tratta di un elemento sigillato contenuto all’interno del tubo
sottovuoto e in buon contatto termico con la piastra captante che contiene un fluido che
può cambiare di fase alle temperature operative del collettore (fig. 20). Il fluido, di solito
appartenente alla famiglia dei refrigeranti, passa da fase liquida a vapore, riscaldato dallo
scambio termico con la piastra. Il vapore passa nella parte alta del tubo, raffreddata
dall’acqua che circola nell’impianto (fig. 21). Tale soluzione presenta il vantaggio di
semplificare molto la parte idraulica del circuito con perdite di carico assai più ridotte
che con le precedenti soluzioni. Inoltre limita il possibile riscaldamento del fluido che
scorre nell’impianto. Questo in condizioni di stagnazione del collettore si può portare a
temperature così elevate da creare dissociazione nella molecola dell’antigelo aggiunto
all’acqua con conseguente acidificazione dello stesso e aumento della corrosività.

Fig. 20 - Tubo sottovuoto con elemento captante Fig. 21 - Particolare del collegamento del tubo di
collegato ad un tubo di calore calore con il circuito a liquido dell'impianto

Ogni collettore a tubi sottovuoto è costituito da un certo numero di tubi, intervallati


fra di loro in modo da limitare l’ombra portata da un tubo su quello adiacente (fig. 22).
Lo spazio interposto implica che una quota di radiazione possa risultare perduta, per cui
si vedrà, parlando dei concentratori, che in alcuni casi si ricorre a superfici di concen-
trazione riflettenti nel retro dei tubi.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 27

Tecnologia e applicazioni del solare termico 27

Fig. 22 - Collettore a tubi sotto vuoto

Benché in Europa i collettori ad aria siano scarsamente utilizzati, vale la pena farne
cenno, sia per il loro impiego piuttosto ampio negli USA che per la loro utilità in alcune
applicazioni, particolarmente nel riscaldamento dell’aria di rinnovo degli edifici.
La struttura di questi collettori è piuttosto semplice: di solito l’aria scorre a lama
fluida a contatto con una piastra captante: il fattore limitativo allo scambio termico
imputabile al basso coefficiente di convezione fra aria e parete è in parte temperato dalla
possibilità di utilizzare per lo scambio l’intera superficie captante (fig. 23). Esiste anche
una versione di collettore ad aria a tubi sottovuoto (fig. 24).

Fig. 23 - Esempio di collettore solare ad aria


lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 28

28 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Fig. 24 - Collettore solare ad aria a tubi sottovuoto

La Tabella III riassume le possibili prestazioni dei diversi collettori fin qui descritti.

Tabella III - Prestazioni tipiche di diverse tipologie di collettori solari piani a liquido o
ad aria
7LSRGLFROOHWWRUH )5 WD Q )58F :P. 
3LDVWUDQRQVHOHWWLYDYHWUR OLTXLGR   
3LDVWUDVHOHWWLYDYHWUR OLTXLGR   
3LDVWUDQRQVHOHWWLYDYHWUL OLTXLGR   
3LDVWUDVHOHWWLYDYHWUL OLTXLGR   
3LDVWUDQRQVHOHWWLYDYHWUR DULD   
3LDVWUDVHOHWWLYDYHWUR DULD   
7XELVRWWRYXRWR OLTXLGR   
7XELVRWWRYXRWR DULD   

3. CONCENTRATORI SOLARI

La possibilità di concentrare la radiazione solare va citata anche nel trattare il


solare termico, benchè essa risulti di interesse prevalentemente nella trasformazione
dell’energia termica dal sole in energia meccanica con raccolta dell’energia a
temperature di diverse centinaia di gradi. I potenziali vantaggi di sistemi di concen-
trazione nel solare termico riguardano i costi generalmente molto più bassi dei sistemi
di riflessione che corredano un concentratore rispetto al costo del sistema di
assorbimento e al possibile innalzamento dell’intensità della radiazione sull’elemento
assorbente, con un ragguardevole incremento di efficienza del collettore solare. Infatti
tutta la radiazione al di sopra della soglia è utile e quindi un eventuale incremento della
stessa diventa integralmente utile.
Nell’ambito del solare termico vanno considerati i sistemi a concentrazione fissi o
comunque ad inclinazione variabile su base stagionale per motivi di semplicità
costruttiva e di gestione. In primo luogo vanno considerati i riflettori piani (fig. 25). Un
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 29

Tecnologia e applicazioni del solare termico 29

elemento piano riflettente (una superficie in alluminio lucidato o in Mylar alluminizzato


o altro) viene posta da un lato del collettore (o anche da entrambi i lati). La scelta
dell’angolo relativo fra collettore e superficie va ottimizzata a seconda della stagione di
utilizzazione, dal momento che la superficie riflettente può indurre ombre più o meno
estese sul collettore solare. La fotografia di fig. 26 mostra una superficie di questo tipo
e la tabella IV riporta dati sperimentali che illustrano il possibile vantaggio estivo della
disposizione considerata. Come si vede, il vantaggio si riduce nel mese di settembre e
probabilmente il sistema produrrà delle penalizzazioni nei mesi invernali, non
considerate importanti nell’economia dell’impianto considerato, al servizio di un
sistema di climatizzazione estiva.
La disposizione di riflettori piani non consente grandi rapporti di concentrazione,
mentre risultati decisamente migliori si possono ottenere con riflettori di tipo parabolico
che nella versione sviluppata da alcuni ricercatori negli anni ’70 (Winston, Rabl,
Baranov) riescono a produrre elevati rapporti di concentrazione anche con riflettore
fisso. Si tratta dei riflettori CPC (Compound Parabolic Concentrator), realizzati
mediante tronchi di parabola.
Si dimostra che se il sistema di assorbimento della radiazione è posto fra i due
fuochi di elementi di parabola tutta la radiazione che entra nell’apertura del sistema di
riflessione viene indirizzata sull’assorbitore. La parte superiore delle parabole riflettenti
risulta di scarsa utilità rispetto alla zona in prossimità dell’elemento assorbente, per cui
frequentemente le parabole riflettenti vengono troncate (fig. 27).

Fig. 26 - Realizzazione di sistema di concentrazione


Fig. 25 - Esempio di sistema di concentra- con riflettore piano cui si riferiscono i valori speri-
zione con riflettore piano posto davanti al mentali di Tabella IV
collettore
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 30

30 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Tabella IV - Valori rilevati sperimentalmente sull'impianto di fig. 26 relativamente all'in-


cremento di radiazione mensile disponibile per la presenza del riflettore piano

5DGLD]LRQHLQ 5DGLD]LRQHLQ
SUHVHQ]DGHO DVVHQ]DGHO
ULIOHWWRUH ULIOHWWRUH
0HVH 0-PPHVH 0-PPHVH ,QFUHPHQWR
*LXJQRSULPRDQQR   
/XJOLR   
6HWWHPEUH   
*LXJQRVHFRQGRDQQR   
/XJOLR   

Fig. 27 - Geometria di un concentratore a parabola composta completa o troncata

La finalità del concentratore CPC è quella di far arrivare tutta la radiazione che entra
nell’apertura del concentratore su di un assorbitore piano posto fra i due fuochi degli
elementi di parabola. La forma del ricevitore può anche essere differente, ad esempio
potrebbe essere un tubo. Si sono sviluppati dei metodi di progettazione che consentono di
ottenere superfici riflettenti CPC che concentrano la radiazione su qualsiasi assorbitore di
forma convessa. Questi sono stati utilizzati recentemente per sfruttare nei collettori a tubi
sotto vuoto la radiazione non direttamente assorbita dal tubo (fig. 28).

Fig. 28 - Concentratore CPC per


un collettore a tubi sotto vuoto
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 31

Tecnologia e applicazioni del solare termico 31

4. L’ACCUMULO

Il sistema di accumulo ha un ruolo assai importante nel determinare le prestazioni


di un impianto solare. Infatti, a meno che l'impianto non sia molto sottodimensionato,
per alcune ore della giornata o per alcuni giorni l’energia resa disponibile può risultare
superiore al fabbisogno istantaneo. Accumulandola si può soddisfare il fabbisogno per
periodi di scarsa o nulla disponibilità di radiazione solare.
L’accumulo normalmente non supera il fabbisogno di alcuni giorni, spesso di una
sola giornata. Sarebbe vantaggioso poter disporre di accumuli di tipo stagionale e,
benchè vi siano dei primi tentativi con l’impiego del terreno (sistemi geotermici a tubi
verticali), non si considera per ora un’alternativa del genere economicamente valida.
L’accumulo è costituito generalmente da uno o più serbatoi contenenti acqua. Questo
vale in particolare nel riscaldamento dell’acqua calda per usi sanitari, che spesso anche
nelle soluzioni tradizionali è realizzata tramite un boiler ad accumulo.
La capacità richiesta all’accumulo è legata alle dimensioni dell’impianto rispetto
al fabbisogno. Valori orientativi possono essere di 50-100 litri d’acqua per m2 di
collettore solare. Tendenzialmente valori più alti di capacità di accumulo consentono di
disporre di maggiore energia utile a parità di superficie con vantaggi legati agli
andamenti meteorologici in funzione dell’entità della domanda e della dimensione della
sezione solare.
Un’importante caratteristica dell’accumulo è la capacità di garantire un’adeguata
stratificazione, soprattutto quando si fornisca allo stesso serbatoio anche l’energia
termica ausiliaria. Per effetto di densità negli strati alti del serbatoio si avranno le
temperature più elevate con i valori più bassi negli strati inferiori. Esiste tuttavia la
tendenza ad un mescolamento più o meno rapido del contenuto dell’accumulo sia per
scambio termico fra i diversi strati che per il movimento dell’acqua indotto dal prelievo
e dal reintegro.
Benché si cerchi in tutti i modi di favorire la stratificazione, prevedendo il reintegro
nella parte bassa del serbatoio, con un deflettore che ne moderi gli effetti dinamici di
immissione, il prelievo e l’integrazione nella parte alta ed il riscaldamento dall’impianto
solare nella zona bassa con sistemi di scambio termico a serpentino immerso (fig. 29),
la stratificazione non è garantita. Il rischio maggiore è che il sistema di integrazione
riscaldi l’intero accumulo, limitando o impedendo del tutto la raccolta di energia solare.
In ogni caso la temperatura in prossimità all’elemento di scambio con l’impianto solare
condiziona fortemente la raccolta di energia solare stabilendo la soglia di radiazione al
di sotto della quale il collettore non raccoglie energia.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 32

32 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Fig. 29 - Tipico serbatoio di accumulo per impianto solare con possibile indicazione
della stratificazione termica

Si sono messe a punto soluzioni anche ingegnose per favorire in ogni modo la
stratificazione. Di fatto la soluzione probabilmente più semplice e sicura è la separazione
fisica del serbatoio di accumulo solare da quello in cui viene fornita l’integrazione che
potrebbe essere anche resa disponibile da un sistema di tipo istantaneo per la differenza
di temperatura fra il valore ottenuto dall’impianto solare e il valore giudicato idoneo per
l’utilizzazione.
Per impianti di maggiori dimensioni è stato proposto un sistema a serbatorio
multiplo in cui si affianca un serbatoio di preriscaldamento, dove entra il reintegro dalla
rete idrica, con un serbatoio intermedio ed uno finale dove si può avere l’integrazione da
fonte convenzionale (fig. 30). L’accumulo va gestito da un opportuno sistema di
controllo che stabilisce, in funzione dell’intensità della radiazione solare rilevata e delle
temperature misurate negli accumuli, su quale degli stessi sia più opportuno inviare
l’acqua riscaldata dall’impianto solare. In linea di massima nelle prime e ultime ore della
giornata in presenza di livelli modesti di radiazione l’impianto solare può operare in
semplice preriscaldamento ai livelli termici più bassi, mentre nelle ore centrali della
giornata l’impianto può “caricare” il serbatoio intermedio fino ad arrivare a temperature
adatte all’utilizzazione e fornire il serbatoio di consumo.
Resta da dire sui collettori solari ad aria. Per questi l’accumulo è di solito costituito
da un letto di ciottoli di dimensioni simili che vengono attraversati dall’aria calda
proveniente dai collettori e restituiscono l’energia raccolta, facendo circolare l’aria
proveniente dagli ambienti da riscaldare.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 33

Tecnologia e applicazioni del solare termico 33

Fig. 30 - Schema di impianto solare a serbatoio multiplo: in condizioni di bassa insolazione


l'impianto solare può servire il serbatoio di preriscaldamento. Per condizioni di insolazione
più favorevoli l'impianto solare può servire il serbatoio intermedio o quello di consumo

5. IL SISTEMA DI REGOLAZIONE

Il sistema di regolazione è un elemento fondamentale di tutti gli impianti solari a


circolazione forzata. Stabilisce quando sia conveniente la raccolta dell’energia solare (e
quando non) fornendo il comando di accensione o spegnimento di pompe o ventilatori.
La logica maggiormente impiegata è quella del cosiddetto regolatore differenziale.
Si basa sul rilievo delle temperature all’uscita dei collettori e all’interno del serbatoio
(fig. 31). Il regolatore fa partire la pompa quando la differenza di temperatura supera un
valore prestabilito (3-4°C). La pompa verrà spenta quando la differenza si riduce di un
paio di gradi. Le due diverse differenze sono necessarie per impedire una potenziale
instabilità del sistema. Il regolatore descritto non ha un comportamento del tutto
soddisfacente. Anzitutto il rilievo di temperatura a pompa ferma è assai impreciso: solo
la circolazione dell’acqua garantisce che effettivamente esiste un differenziale utile di
temperatura. Inoltre non è univoco l’esito del rilievo di una sonda di temperatura nel
serbatoio a causa della stratificazione: se posta troppo in basso darà il consenso alla
partenza della pompa magari solo per l’ingresso di acqua dalla rete pur mancando
l’occasione di raccolta di energia utile. Se posta troppo in alto farà perdere occasioni di
raccolta di energia utile.
Sarebbe consigliabile un maggior sforzo dei costruttori per perfezionare il sistema
di regolazione, sfruttando le potenzialità dell’elettronica. Ad esempio potrebbe essere
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 34

34 Tecnologia e applicazioni del solare termico

molto utile un rilievo di intensità di radiazione solare dal quale il regolatore potrebbe
stabilire se e di quanto si superi ad un certo istante la soglia di funzionamento nei
confronti di temperature rilevate nell’accumulo. Ovviamente la soglia andrà elaborata in
funzione della tipologia del collettore e del rilievo di parametri ulteriori, tipicamente la
temperatura dell’aria esterna.

Fig. 31 - Schema di un impianto solare con evidenziato il regolatore differenziale

6. IL RISCALDAMENTO SOLARE: IMPIANTI A CIRCOLAZIONE


FORZATA; IMPIANTI A CIRCOLAZIONE NATURALE

La circolazione dell’acqua in un impianto solare a liquido può essere realizzata


mediante una pompa e si dice che la circolazione è forzata o dalla differenza di densità
del liquido nelle diverse parti dell’impianto e si dice che la circolazione è naturale.
Gli impianti a circolazione naturale sono realizzati di solito per il solo riscal-
damento dell’acqua sanitaria per piccole utenze, spesso dotati di appena uno o due
collettori solari (fig. 32). Il vantaggio di questi sistemi sta nella loro grande semplicità e
quindi anche nel minore costo: risparmiano sia la pompa di circolazione che il sistema
di regolazione e non richiedono il collegamento all’impianto elettrico. Nei climi dove
non vi sia pericolo di gelo possono riscaldare direttamente l’acqua di consumo. Qualora
debbano ricorrere ad uno scambiatore intermedio, il dimensionamento va fatto con cura
per le piccole prevalenze disponibili. Essenziale è la presenza di una valvola di non
ritorno che impedisca la circolazione inversa durante la notte con possibile raffred-
damento dell’intero accumulo (fig. 33). Sono spesso venduti in forma di kit nel quale il
costruttore ha provveduto ad inserire tutti gli elementi necessari al corretto funzio-
namento dell’impianto.
Negli impianti di maggiori dimensioni e per il riscaldamento ambientale risulta
quasi d’obbligo il ricorso alla circolazione forzata. Negli impianti più grandi lo scambio
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 35

Tecnologia e applicazioni del solare termico 35

termico fra il fluido che scorre nei collettori solari e quello dell’impianto di riscal-
damento è opportuno avvenga in uno scambiatore di calore esterno ben dimensionato: si
adattano molto bene allo scopo gli scambiatori a piastre.
Negli impianti di maggiori dimensioni i collettori vanno disposti secondo schiere
parallele con un controllo di spaziatura che eviti un’eccessiva penalizzazione per le
ombre che le schiere formano comunque a qualche ora della giornata su quelle che
seguono (fig. 34).

Fig. 32 - Piccolo impianto a circolazione Fig. 33 - Schema di impianto a circolazione naturale con
naturale con serbatoio incorporato circuito chiuso per i collettori

Fig. 34 - Schiere di collettori solari piani in disposizione parallelo serie


lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 36

36 Tecnologia e applicazioni del solare termico

I collettori nella schiera è bene che non siano collegati tutti in parallelo. Infatti un
gran numero di collettori in parallelo può dar luogo a cattiva distribuzione del fluido nei
singoli collettori per le diverse perdite di carico incontrate. Si veda in fig. 35 l’andamento
delle pressioni nei collettori alla base dei pannelli solari e all’uscita, rilevate sperimen-
talmente: si vede che il divario di pressione si assottiglia nei pannelli centrali di una
schiera in parallelo con conseguente riduzione della portata d’acqua per quei pannelli. Il
comportamento è confermato dagli andamenti della temperatura dell’acqua all’uscita in
una schiera di 12 collettori in parallelo che rivelano temperature molto differenziate e
legate alla portata d’acqua che attraversa ogni collettore (fig. 36): evidentemente dove le
temperature sono più basse la portata è maggiore e viceversa.

Fig. 35 - Andamento delle pressioni sui colletto- Fig. 36 - Andamento delle temperature in uscita da
ri di ingresso e di uscita in funzione della una schiera di 12 collettori solari in parallelo per tre
distanza dall'ingresso nella schiera diverse portate inviate alla schiera

7. L’ENERGIA SOLARE E LA PRODUZIONE DEL FREDDO

La produzione del freddo mediante energia solare è una delle applicazioni


potenzialmente più attraenti, risultando solitamente massima la domanda di freddo
proprio nei periodi di maggiore insolazione. Com’è noto si può ottenere un effetto
frigorifero non solo con l’impiego del ciclo frigorifero a compressione che richiede
energia meccanica (elettrica) per il suo funzionamento, ma anche con cicli termici che
sfruttano in particolare l’assorbimento.
La macchina ad assorbimento ha una lunga storia che parte dal 1859 e dai brevetti
e realizzazioni dei fratelli Carré. Le due tipologie che si sono affermate nel tempo sono
quelle con le due miscele acqua-ammoniaca e bromuro di litio-acqua nel ruolo rispetti-
vamente di sostanza assorbente e di refrigerante. Le macchine che ne risultano sono
molto diverse nelle caratteristiche, nell’architettura e nelle prestazioni con vantaggi e
svantaggi che portano a preferire ora l’una tipologia, ora l’altra.
Fin qui si è data per lo più la preferenza alla macchine a bromuro di litio-acqua per
il livello termico più basso richiesto: possono funzionare a temperature anche poco
superiori agli 80°C (di preferenza 90°C). Le controindicazioni principali sono la
necessità di un raffreddamento di condensatore/assorbitore con torre evaporativa (non è
lazzarin 8-06-2007 11:22 Pagina 37

Tecnologia e applicazioni del solare termico 37

sempre possibile il raffreddamento ad aria) e il maggiore costo della macchina. Inoltre


nella stagione invernale la macchina va tenuta collegata all’impianto per evitare che
cristallizzi, precludendo il successivo funzionamento. Le macchine ad acqua-ammoniaca
richiedono temperature di fornitura termica superiori a 130°C (compatibili comunque
con collettori a tubi sottovuoto o ancor più con collettori a concentrazione anche debole),
ma possono essere raffreddate ad aria. Nella stagione invernale possono offrire un
funzionamento a pompa di calore di maggiore interesse che non la tipologia concorrente,
per la possibilità di scendere sotto gli 0°C all’evaporatore.
Non è questa la sede per illustrare il funzionamento delle macchine ad
assorbimento. Basti dire che possono produrre un effetto frigorifero, alimentandole con
un livello termico prima specificato, ad una temperatura adatta al condizionamento
(quelle ad acqua-ammoniaca anche alla refrigerazione). Il COP di solito ottenibile da
queste macchine è dell’ordine di 0,5-0,8 a seconda della tipologia e della taglia.
L’ottenimento di buone prestazioni da un impianto solare per la produzione del
freddo è legato solo in parte alle macchine selezionate e dipende in maniera fortissima da
come l’impianto è progettato e gestito. Le macchine ad assorbimento prestano un’inerzia
termica piuttosto elevata. Un eventuale regolazione delle stesse in attacca-stacca può
risultare molto penalizzante. Se gli intervalli fra accensione e spegnimento sono
abbastanza lunghi da portare ad un raffreddamento della macchina il COP stagionale si può
ridurre fortemente e può risultare in casi sfortunati anche metà di quello a regime.
Si consideri a questo proposito la rappresentazione in fig. 37 del transitorio di
funzionamento di una macchina ad assorbimento. Viene esaminato il funzionamento
della macchina a partire dall’accensione (partenza delle pompe con alimentazione con
acqua calda a 90°C). La capacità nominale si raggiunge solo dopo 30’. Il COP medio in
questo intervallo di tempo è risultato di appena 0,4 ed anche il COP istanteneo raggiunto
è inferiore al valore nominale (0,59 rispetto a 0,7).
Inoltre per il loro funzionamento è necessario far circolare grandi quantità d’acqua,
atteso che il dislivello dei temperatura nell’attraversare il generatore della macchina è di
non più di 5°C e spesso è dell’ordine di 3°C. Questo significa che una macchina che
produce 10 kW frigoriferi può richiedere una portata d’acqua di oltre 3000 kg/h al
generatore ed altrettanti o più per il raffreddamento di assorbitore/condensatore. È
importante un dimensionamento generoso dei circuiti idronici per evitare un consumo
elettrico eccessivo per il funzionamento delle pompe di circolazione, consumo del tutto
inaccettabile in un impianto a fonte rinnovabile.

Fig. 37 - Andamento in transitorio di capacità frigorifera e COP di una macchina ad assorbimento


lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 38

38 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Per ottenere dei buoni risultati prestazionali con impianti di questo tipo, usando
macchine frigorifere disponibili in commercio che nelle piccole taglie non prevedono il
funzionamento parzializzato, risulta spesso utile il ricorso ad un accumulo di freddo che
si affianca all’accumulo caldo dell’impianto solare. Il dimensionamento e la gestione
dell’accumulo freddo risultano particolarmente delicati: anzitutto le sue dimensioni
devono essere di solito dello stesso ordine di grandezza o maggiori dell’accumulo caldo,
dal momento che quest’ultimo può lavorare su un intervallo di temperatura 2-3 volte più
ampio. Infatti l’accumulo freddo opera tipicamente nel range 7-14°C, mentre
l’accumulo caldo risulta utile nel range 80-100°C.
L’impianto solare può alimentare la macchina che direttamente serve il carico
frigorifero ovvero caricare l’accumulo freddo che a sua volta può soddisfare in tutto o in
parte il carico in assenza di energia raccolta o accumulata (fig. 38).
Gli schemi possono essere molto diversificati a seconda di come si voglia collegare
la sezione solare alla macchina ad assorbimento e all’accumulo caldo e di come si risolva
la problematica fondamentale della corretta stratificazione dell’accumulo freddo.

Fig 38 - Impianto solare per la produzione del freddo con accumulo caldo e accumulo freddo

8. METODI DI CALCOLO

Nella progettazione di un impianto solare, nel mentre la parte idronica o aeraulica


non si discosta molto da altre progettazioni tradizionali nel calcolo dei circuiti, delle
perdite di carico, dei bilanciamenti e quindi nella scelta di pompe o ventilatori, esiste un
aspetto sicuramente di grande differenziazione. Si deve valutare il bilancio economico
dell’impianto e per far questo risulta necessario effettuare una valutazione attendibile
dell’energia utile che l’impianto metterà a disposizione nel corso della sua vita utile.
Di questo sono consapevoli anche i costruttori più sprovveduti quando denunciano
un valore di rendimento che ci si può aspettare dai collettori solari da loro prodotti. Chi
mi ha seguito in questo rapido excursus avrà già capito che questa affermazione è del
tutto destituita di senso.
Al di là del fatto che il rendimento del collettore dipende da una serie di fattori,
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 39

Tecnologia e applicazioni del solare termico 39

condensati dalla retta di efficienza, per cui non si può affermare a priori che il collettore
avrà un ben definito rendimento, tanto meno stagionale, si dimentica quale sia il ruolo
dell’impianto cui la sezione solare risulta collegata. La dipendenza è dal tipo e distri-
buzione della domanda, dal dimensionamento dell’accumulo, dall’andamento meteoro-
logico. Per questo motivo anche la metodologia un po’ meno rozza e che si trova anche
su pubblicazioni qualificate, secondo la quale il rendimento medio si trova dalla retta di
efficienza, inserendo il valore medio di radiazione e la temperatura media dell’acqua
calda prodotta è completamente inattendibile. Si capisce che la dipendenza del
rendimento stagionale deriva da una serie numerosa di parametri che interagiscono fra
di loro in modo complesso. Di questa problematica si resero immediatamente
consapevoli i “padri” del solare termico moderno, in particolare Duffie, Beckman e Klein,
che oltre a produrre forse i migliori testi di riferimento moderni sul solare termico realiz-
zarono con i loro collaboratori dell’Università del Wisconsin il programma di calcolo che
resta tuttora il riferimento di tanti ricercatori del settore: il TRNSYS. L’acronimo sta per
Transient System Simulation ed è un programma in linguaggio Fortran, la cui architettura
è costituita da svariate subroutines, indicate come TYPE seguite da un numero caratte-
ristico che descrivono il comportamento di un componente di impianto in maniera
dinamica, vale a dire quale sia la sua risposta a dati in ingresso che variano con
continuità (in realtà ad intervalli di tempo limitati, spesso 15’). Inizialmente i
componenti descritti erano pochi: collettore solare, accumulo, pompe, ecc. Poi nel tempo
si è formato una specie di club di utilizzatori del programma, che ora gira anche su un
personal computer, e che si sono fatti carico di scrivere ulteriori types fino a descrivere
componenti i più disparati, dalle pompe di calore ai moduli fotovoltaici agli accumuli a
terreno.
L’analisi di un impianto attraverso il TRNSYS è assai complessa e oltre a
richiedere molto tempo per una corretta descrizione dei diversi componenti di impianto,
collegando poi le diverse TYPES, impone la conoscenza dettagliata dell’anno tipo con
tutti i molteplici valori dalla radiazione solare, temperatura dell’aria e velocità del vento.
Anche di questo si resero subito conto i ricercatori prima citati che elaborarono una
metodologia derivata dal programma di simulazione dinamica (nel frattempo testato su
impianto reali, in particolare sulle diverse Solar Houses realizzate presso l’Università del
Colorado). Questa metodologia di carattere semiempirico non è in grado di descrivere
tutti gli impianti possibili, ma riesce a dare risultati attendibili per impianti di riscal-
damento schematizzati come in fig. 39 che prevedono il riscaldamento ambiente e la
produzione di una quota di acqua calda sanitaria, purché non superiore come carico al
20% di quanto fornito con il riscaldamento. Il metodo, diventato presto assai diffuso, va
sotto il nome di Carta – f, perché basato su un grafico che fornisce sulla base di
parametri caratteristici dell’impianto la frazione gratuita f (sta per free) del fabbisogno
fornita dall’impianto solare.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 40

40 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Fig. 39 - Schema di impianto tipo per il calcolo con il metodo della Carta -f

I parametri impiegati per il calcolo sono di due tipi ed indicati come Y ed X. Il


primo parametro Y è legato prevalentemente alla radiazione incidente su base mensile e
che il collettore è in grado di assorbire. Il secondo parametro X è invece legato
soprattutto alle dispersioni che il collettore solare presenta. Si ricordera che entrambi i
fattori indicati si possono evincere dalla retta di efficienza. Inoltre il fattore di asporto
termico del collettore si può valutare tenendo conto di diverse ulteriori influenze quali
l’efficienza dello scambiatore di calore dell’impianto, le dispersioni termiche delle
tubazioni da e per la centrale termica, la disposizione in schiera dei collettori.

 )
5 $F
< WD + E 1
 /

)
5 $F
 ; 8 F 7 ULIL  7 G 'W
 /
Per quanto riguarda le altre grandezze nella relazione, L è il carico medio mensile,
Td è la temperatura diurna media mensile, Trif è una temperatura di riferimento, posta
convenzionalmente pari a 100°C, N è il numero di giorni nel mese e ∆t il numero di
secondi nel mese. La fig. 40 riporta gli andamenti suggeriti dalla f-Chart che vengono
descritti opportunamente anche in forma analitica, che si presta per l’impiego
nell’ambito di solito utilizzato di un foglio elettronico.

 I <   ;  <    ;   < 

Infine opportune correzioni apportate ai due parametri, in particolare al parametro


X, permettono di stimare quale influenza possa avere un certo dimensionamento dell’ac-
cumulo (il riferimento per il metodo è di 75 kg/m2), ovvero quali possano essere le
prestazioni di un impianto solare per la sola produzione dell’acqua calda sanitaria.
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 41

Tecnologia e applicazioni del solare termico 41

Equazioni diverse ma di simile struttura permettono di descrivere anche il compor-


tamento di impianti solari ad aria.

Fig. 40 - Carta - f per prevedere le prestazioni di sistemi solari a liquido

Va sottolineato che le valutazioni con il metodo descritto sono utili non solo per
valutare l'energia che un impianto dimensionato in un certo modo può rendere
disponibile in una data località, ma permettono anche di mettere a confronto scelte
impiantistiche diverse, riguardanti tipologie di collettori selezionate, loro posizio-
namento, dimensionamento dell’accumulo termico o dello scambiatore di calore
dell’impianto. Il metodo diventa così strumento essenziale per una corretta scelta
riguardante l’impianto, ogniqualvolta questo superi le dimensioni del piccolo impianto
monofamiliare, fornendo comunque all’occorrenza indicazioni anche per questo.
L’attendibilità del metodo è confermata anche dalla scelta della UNI 8477 che indica
questa metodologia di calcolo come l’unica appropriata a fornire stime per l’energia utile
disponibile da un impianto solare.

BIBLIOGRAFIA

Il testo di riferimento per la trattazione del solare termico moderno è certamente:


Duffie, J.A., Beckman W.A., Solar Engineering of Thermal Processes, 3rd Edition, John
Wiley & Sons, 2006 p. 928 edizione aggiornata ed ampliata del classico volume
Solar Thermal Processes pubblicato la prima volta nel lontano 1974.

Il metodo della Carta–f è trattato da:


Beckman W.A., Klein S.A., Duffie, J.A., Solar heating design by the f-Chart method,
John Wiley & Sons, 1977.

Una trattazione completa delle possibili applicazioni del solare termico, delle tecniche
previsionali e degli schemi impiantistici si può trovare fra l'altro sui tre volumi:
lazzarin 5-06-2007 14:40 Pagina 42

42 Tecnologia e applicazioni del solare termico

Lazzarin, R., Sistemi Solari Attivi: Manuale di Calcolo, Franco Muzzio Ed., Padova,
pp.476, 1981.

Lazzarin, R., Tecnologia e Progettazione del Collettore Solare: Sistemi Solari Attivi
2, Franco Muzzio Ed., Padova, pp.220, 1981.

Cimmieri S., Lazzarin, R., La Progettazione degli Impianti Solari: Sistemi Solari Attivi
3, Franco Muzzio Ed., Padova, pp.293, 1983.

Infine una trattazione piuttosto esauriente delle tecniche solari per la produzione del
freddo si può trovare nel volume:

Lazzarin, R., L'Energia Solare e la Produzione del Freddo, PEG Ed., Milano, pp.284,
1983.
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 43

Indice

43

Misure di efficienza di collettori solari


piani su un impianto di prova indoor
FRANCESCO CASTELLOTTI
Solarkey, Rivarotta di Teor, Udine

RIASSUNTO

Nel processo di progettazione di un collettore solare piano è essenziale


determinarne la prestazione energetica in termini di efficienza istantanea. Per tale scopo
sono utili metodi numerici predittivi, ma la caratterizzazione completa si può ottenere
solo con prove sperimentali. La misura su prototipi di collettori solari permette di
verificare la bontà dei metodi numerici predittivi, di condurre un’analisi di sensibilità sui
parametri progettuali (materiali, geometria, ….) e di caratterizzarne la qualità nei
dettagli costruttivi (assemblaggio, sigillatura, …).
A tal fine è stato progettato e realizzato un impianto di prova indoor, ovvero con
irraggiamento artificiale, come banco di prova di diverse configurazioni di pannelli solari
piani. È stata calcolata di volta in volta la curva di efficienza istantanea, indagando in tal
modo sulla prestazione correlata a materiali e geometrie dell’assorbitore. I risultati
ottenuti hanno permesso di individuare la soluzione tecnologia migliore.

1. INTRODUZIONE

Esiste oggi in commercio una grande varietà di pannelli o collettori solari,


accomunati dalla funzione che è quella di captare l’irraggiamento solare e trasferire
l’energia termica ad un fluido termovettore. Si può tentare di classificarli secondo alcuni
criteri:
 struttura: piani o a tubi sottovuoto;
Per i primi (pannelli piani), diverse sono le soluzioni per i seguenti componenti:
 fluido termovettore: aria, acqua (miscela acqua-glicole);
 copertura: scoperti, coperti (lastra di vetro extrachiaro, materiale plastico);
 materiale dell’assorbitore: rame, alluminio, acciaio, acciaio inox, materiale plastico;
 rivestimento dell’assorbitore: vernice nera opaca, vernice selettiva, rivestimento
selettivo;
 geometria dell’assorbitore: a tubi paralleli (arpa), a doppio passaggio, serpentino,
roll-bond;
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 44

44 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

 isolamento termico: poliuretano, lana di roccia, lana di vetro;


 intercapedine interna: aria, gas nobile, sottovuoto.
Differenti sono le scelte anche per il telaio di contenimento, realizzato in alluminio
anodizzato, acciaio verniciato, acciaio inox, materiale plastico, vetroresina o legno. Non
è banale anche la soluzione per la sigillatura del vetro sul telaio, ottenuta mediante una
guarnizione in gomma, con silicone o con adesivi strutturali.
I secondi (tubi sottovuoto) si distinguono invece secondo le seguenti scelte:
 fluido termovettore: miscela acqua-glicole, alcool;
 flusso: diretto, tubi di calore;
 senza riflettore, con riflettore.
L’elenco non vuol essere esaustivo, ma descrittivo delle soluzioni oggi più
comunemente proposte; in passato sono stati utilizzati altri materiali e tecniche, poi
abbandonate per i problemi sorti sul campo.
È chiaro, quindi, che chi si pone l’obiettivo di progettare e realizzare un collettore
solare ha il compito non facile di scegliere tra diverse soluzione tecniche. Il processo
decisionale inizia con l’individuazione del driver del progetto, ovvero del requisito che
guiderà tutte le altre scelte a valle. Può essere:
 il costo di realizzazione, legato ai materiali, ma anche al processo produttivo
necessario;
 un certo valore di efficienza energetica o di resa annua;
 una particolare prestazione di durata, resistenza meccanica o alla corrosione, ecc…;
 a richiesta del mercato e i possibili numeri di produzione e margini;
o una combinazione dei precedenti come:
 resa annua normalizzata con il costo di realizzazione.
Per quanto riguarda la prestazione energetica (in termini di efficienza istantanea o
resa annua), il progettista deve avere conoscenza dell’importanza su di essa delle diverse
soluzioni costruttive, mediante un’analisi di sensibilità dei principali parametri
progettuali. Tale informazione può essere ottenuta in modo predittivo avvalendosi di
modelli numerici per simulare la prestazione energetica del collettore solare, nel caso più
semplice in regime costante (efficienza istantanea) o nel caso più complesso in regime
variabile (resa annua) per una certa località climatica noto il carico termico.
Nel primo caso, per un collettore solare piano, è possibile utilizzare alcune
relazioni presentate in letteratura [1] che verranno di seguito riassunte; nel secondo caso,
è possibile costruire un modello numerico in regime variabile di un impianto solare
termico, completo di collettori, serbatoio di accumulo, controllo [2].
La fase predittiva permette di limitare il campo di analisi, ma l’informazione
esaustiva può essere solo ottenuta in modo sperimentale, misurando sul campo le diverse
configurazioni. In tal modo, è possibile testare materiali, geometrie, dettagli tecnici che
magari il modello numerico non è in grado di simulare o considera solo sotto certe
ipotesi. Al tempo stesso, è possibile tarare sperimentalmente i risultati del modello
numerico rendendo questo più significativo e utile per valutazioni successive.
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 45

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 45

In tal modo, la combinazione dei due strumenti, modello numerico e indagine


sperimentale, risulta essenziale per individuare il collettore solare che meglio soddisfa il
driver progettuale scelto.

2. IL MODELLO NUMERICO DEL COLLETTORE SOLARE

Nell’attività di progettazione la definizione di un modello numerico è utile per


prevedere il comportamento e la prestazione energetica del collettore solare, al variare
della geometria, dei materiali, delle condizioni al contorno come le variabili meteoro-
logiche, la portata e il tipo di fluido termovettore. È anche utile per programmare la
successiva fase di indagine sperimentale.
A tal fine è stato sviluppato un modello numerico per il calcolo dell’efficienza
istantanea del pannello solare piano coperto, il più diffuso e comune in commercio. Il
modello per il calcolo dell’efficienza istantanea è stato sviluppato mediante un foglio di
calcolo, utilizzando le relazioni presenti in letteratura; qui di seguito saranno riportate
solo le principali.
Per quanto riguarda l’energia assorbita da un collettore solare, essa dipende dalle
sue proprietà ottiche, cioè la trasmissività τ della copertura ed il coefficiente di
assorbimento α della piastra.
La trasparenza di una copertura dipende dall’indice di rifrazione nr e il coefficiente
di estinzione ke. Il coefficiente di riflessione ρ, rapporto fra la radiazione riflessa e quella
incidente, è funzione dell’indice di rifrazione e degli angoli di incidenza e rifrazione.
L’energia trasmessa attraverso la copertura trasparente raggiunge la piastra dove
viene in parte assorbita e in parte riflessa; quest’ultima torna alla copertura trasparente,
dove viene in parte trasmessa all’esterno e in parte riflessa nuovamente sulla piastra.
Le riflessioni multiple danno luogo a il prodotto trasmissività-assorbimento, dato
da:
WD
WD
  
    D U G

dove ρd è il coefficiente di riflessione per radiazione incidente a 60°.


Una parte della radiazione solare incidente viene assorbita dalla copertura
trasparente: questa energia non è interamente perduta poiché fa aumentare la
temperatura del vetro e quindi fa diminuire le perdite della piastra. Per tener conto di
questo contributo si aumenta il prodotto trasmissività-assorbimento e ci si riferisce ad un
valore effettivo:

WD WD
 D   H  N / 
H
 
dove α1 è una costante, funzione di assorbimento ed emissività della piastra e L è lo
spessore della lastra di vetro.
L’energia termica assorbita è quindi:
TD WD ˜ *   

dove G è l’irraggiamento incidente.


castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 46

46 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

Per quanto riguarda l’energia perduta, essa dipende:


 dalla temperatura della piastra assorbente, tp;
 dalle proprietà radiative della piastra e della copertura trasparente (emissività
termica);
 dalle condizioni ambientali considerate, in termini di temperatura ambiente ta,
temperatura equivalente della volta celeste e velocità del vento;
 dall’isolamento termico posteriore e laterale del collettore.
La piastra può scambiare calore con l’ambiente attraverso lo strato di isolante
posteriore e laterale e attraverso la copertura trasparente.
Nel primo caso si ha una resistenza R legata alla conduttività termica λ e allo
spessore di isolamento s:
V
5   
O

La resistenza dovuta alla convezione e radiazione termica posteriore e laterale è


solitamente trascurabile rispetto a quella conduttiva. Quindi, l’energia dispersa dal fondo
e dai lati è data da:
W S  WD
T   
5

Per quanto riguarda la copertura trasparente, si ha uno scambio termico per


radiazione e convezione fra piastra e vetro: indicando con εp e εc le emissività della
piastra e della copertura, lo scambio termico per radiazione è dato da:
V 7S  7F
T   
 
 
HS HF

dove si utilizzano le temperature assolute di piastra (Tp) e copertura (Tc).


Noto il coefficiente di convezione αc,p-c, lo scambio termico per convezione fra
piastra e vetro è dato da:

T D F  SF W S  WF   

Lo scambio termico tra la copertura e l’ambiente avviene per convezione e


radiazione con la volta celeste.
Introducendo il coefficiente di dispersione complessivo Uc, esso è pari a:
  
8F    
5F 5D 5E

dove Ra è la resistenza termica complessiva verso l’alto (copertura) e Rb è la resistenza


termica complessiva verso il basso (fondo).
La differenza tra energia assorbita e perduta consente di determinare l’energia
utile; tralasciando la dimostrazione, si può scrivere:
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 47

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 47

TX )
>TD  8 F WP  WD @   
dove tm è la temperatura media del fluido termovettore entro il collettore.
F’ è il fattore di efficienza del collettore ed è un parametro dimensionale che
caratterizza la qualità dello scambio termico fra piastra e fluido; dipende dalle condizioni
di funzionamento, ma soprattutto dalle caratteristiche costruttive del collettore, come
l’efficienza di aletta.
Si definisce fattore di asporto termico del collettore il rapporto tra l’energia utile
effettivamente raccolta e quella che sarebbe stato possibile raccogliere se la piastra fosse
mantenuta alla temperatura del fluido in ingresso:
0 ˜ F S WX  WL
)5   
TD  8 F WL  WD

dove M è la portata per unità di area, cp il calore specifico del fluido, tu la temperatura di
uscita del fluido e ti la sua temperatura di ingresso.
Si perviene quindi all’equazione di Bliss che consente di calcolare l’energia utile
raccolta da un collettore:

TX )5 >TD  8 F WL  WD @ )5 > WD *  8 F WL  WD @   

In definitiva, l’efficienza istantanea di un collettore può essere così espressa:


)58 F WL  WD
K )5 WD    
*

WL  WD
che è una retta con intercetta FR(τα) e pendenza FRUc in funzione di ; spesso le
*
rette di efficienza sono espresse in funzione di WP  WD  La nuova intercetta η0 e
*
pendenza m si ottengono moltiplicando per un coefficiente k pari a:
0 ˜ FS
N   
P
0 ˜ FS 


3. ATTIVITÀ DI LABORATORIO

La fase di laboratorio condotta ha avuto lo scopo di caratterizzare sperimen-


talmente le diverse opzioni nella progettazione del pannello solare. Si è trattato di
individuare la prestazione energetica in termini di efficienza istantanea di diverse
soluzione tecniche.
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 48

48 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

3.1. Il laboratorio

Presso lo stabilimento Thermokey di Rivarotta di Teor (UD), è stato progettato e


realizzato un impianto di prova indoor, ovvero con irraggiamento artificiale sul piano
pannello (Figura 1).

Figura 1. Schema dell’impianto di prova del pannello solare.

Si distinguono:
 il circuito idraulico con la mandata al pannello e il ritorno dal pannello solare;
 la pompa di circolazione e la valvola di taratura, per modulare la portata volumetrica
da 20 fino a circa 150 l/h;
 la valvola di miscelazione a 3 vie, per definire la temperatura di mandata, miscelando
il ritorno caldo dal pannello e l’uscita dal serbatoio di accumulo;
 i diversi sensori utili al monitoraggio: misuratori
 di temperatura del fluido termovettore in mandata e ritorno e dell’aria ambiente;
 di portata volumetrica in mandata;
 di pressione differenziale (perdite di carico);
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 49

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 49

 di pressione relativa del circuito;


 di radiazione solare (piranometro)
 di velocità dell’aria (anemometro);
 componenti accessori (valvola di sicurezza, vaso di espansione, degasatore, valvole
di intercettazione).



Figura 2. Viste di insieme dell’impianto di prova.

La scelta del tipo e numero di lampade da utilizzare è stata guidata dall’esigenza


di avere un irraggiamento artificiale, nell’intensità e nello spettro simile, ma non
necessariamente uguale a quello solare. Infatti, tutta l’indagine sperimentale è stata
condotta con lo scopo di individuare le prestazioni delle diverse configurazioni del
pannello solare e quindi si è operato un confronto relativo tra le stesse, senza la necessità
estrema di ottenere un risultato assoluto.
Per ricreare in condizioni indoor un livello di irraggiamento adeguato si sono
utilizzate 28 lampade a incandescenza con riflettore in alluminio, ciascuna con una
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 50

50 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

potenza elettrica di 120 W. In esse il filamento caldo raggiunge una temperatura pari a
2850 K e produce uno spettro di irraggiamento spostato sul vicino infrarosso (0,4÷3 µm
centrato circa a 1 µm), rispetto al disco solare (con una temperatura di circa 6000 K, tra
0,4÷3 µm centrato sul visibile a 0,555 µm).
Partendo da 100 W di potenza elettrica, il bilancio di una lampada ad incande-
scenza è il seguente:
 radiazione visibile: 5 W
 radiazione infrarossa emessa dal filamento: 61 W
 radiazione infrarossa emessa dal bulbo: 22 W
 perdite per conduzione e convezione: 12 W
Pertanto, partendo da una potenza elettrica installata di 3360 W (28?120 W) si
ottiene un irraggiamento (visibile e infrarosso) di tra 2218 e 2957 W, rispettivamente non
contando e contando il contributo nell’infrarosso del bulbo che si riscalda. Infatti, tale
emissione è in una regione dello spettro del lontano infrarosso e quindi oltre lo spettro
solare. Nell’impianto di prova, tuttavia, per le esigenze di bilancio termico, sarebbe
opportuno anche tenere conto di detto contributo che comunque contribuisce a riscaldare
l’assorbitore del pannello solare.
In definitiva, disponendo su una griglia 7x4 le lampade sopra il piano pannello,
riferendosi ad una superficie lorda del collettore di 2,2 m2 si ottiene un irraggiamento
adeguato agli scopi, pari a circa 1000 W/m2 nello spettro solare e a 1350 W/m2
comprendendo il contributo nel lontano infrarosso. Per avere la possibilità di lavorare
con minori livelli di irraggiamento l’impianto elettrico è stato dotato di reostati per
operare l’attenuazione dell’intensità.
Per verificare il dimensionamento dell’impianto lampade, si è misurato l’irrag-
giamento medio prodotto alla distanza di 20 cm dal bulbo, posizionando il piranometro
su una griglia di 60x18 punti sotto l’impianto lampade. I tre reostati sono stati regolati
in modo che l’irraggiamento nello spettro solare rilevato sotto la perpendicolare di
ciascuna lampada fosse costante e pari all’incirca a 1200 W/m2. La distribuzione
ottenuta è riportata in Figura 3.
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 51

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 51

Figura 3. Distribuzione dell’irraggiamento sul piano assorbitore in condizioni di parzializzazione.

Il valore medio di tale distribuzione è pari a circa 325 W/m2. Noto il grado di
parzializzazione dei reostati è facile trovare il setting degli stessi per produrre un diverso
valore medio: per esempio, la massima intensità (parzializzazione nulla) corrisponde a
un valore medio di circa 1200 W/m2 che rientra nell’intervallo previsto nel dimensio-
namento.
castellotti 5-06-2007 15:21 Pagina 52

52 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

Figura 4. Foto dell’impianto lampade per l’irraggiamento artificiale.

3.2. La procedura di misura

La procedura di misura prevede il calcolo del rendimento istantaneo η del pannello


:
K   
,
solare pari a:
dove W [W] è la potenza termica e I [W] è l’irraggiamento. La potenza termica raccolta

: P ˜ F S ˜ WX  WL   
dal pannello e ceduta al fluido termovettore (acqua o miscela acqua-glicole) è pari a:
dove ṁ [kg/s] è la portata di massa, cp [J/(kg K)] è il calore specifico a pressione
costante, tu [°C] la temperatura di uscita e ti [°C] la temperatura di ingresso del fluido
termovettore. La portata di massa è stata calcolata dal valore della portata volumetrica Q
[m3/s] in mandata tenendo conto della densità media ρ [kg/m3] del fluido termovettore

P 4˜U   
tra l’ingresso e l’uscita:
Anche per il calore specifico si è considerato il valore medio tra l’ingresso e
l’uscita.
Nel caso della miscela acqua-glicole i valori di ρ e cp sono ponderati con le frazioni
di massa. Per i valori della temperatura del fluido in ingresso e in uscita si considera la
media dei 2 sensori presenti.
Per quanto riguarda il valore a denominatore della (14), può essere ottenuto
riferendosi alla superficie dell’assorbitore (Sass), dell’apertura di captazione (Sa) o a

, * ˜ 6L   
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 53

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 53

dove G è l’irraggiamento specifico sul piano pannello [W/m2]; è chiaro che a parità di
potenza termica e di irraggiamento specifico, l’efficienza aumenta al diminuire della
superficie di riferimento.
Per ogni configurazione del pannello solare si è proceduto secondo il seguente schema:
 definizione della portata. La portata specifica che tipicamente attraversa un pannello
solare è compresa tra 40 e 90 l/(h m2), riferita alla superficie lorda del pannello. Si è
scelto un valore di circa 60 l/(h m2) che corrisponde a circa 130 l/h. Il valore è
ottenuto agendo sulla valvola di taratura manuale.
 definizione della temperatura di mandata. Tipicamente un pannello solare può
lavorare in un intervallo di temperature comprese tra i 15 e i 60 °C in mandata.
Nell’impianto di prova la temperatura è limitata inferiormente dal livello termico
dell’accumulo, entro il quale il ritorno dal pannello viene raffreddato in una
serpentina e poi inviato alla mandata. Avendo a disposizione acqua di rete come
sorgente fredda ad una temperatura di circa 15 °C, la minima temperatura in uscita
dal serbatoio e utilizzabile in mandata è stata di 20 °C. Il limite superiore è invece
stato scelto pari a 70 °C. Come detto, la temperatura di mandata è ottenuta
miscelando la portata di ritorno ricircolata e la portata di ritorno raffreddata entro il
serbatoio: il movimento meccanico della valvola miscelatrice è comandato tramite
l’uscita analogica dell’acquisitore. Il programma di acquisizione, in funzione dello
scostamento dalla temperatura di setting, individua la regolazione della miscelazione,
mediante un algoritmo con un guadagno PID (Proportional Integrative Derivative).
 definizione del livello di irraggiamento. Impostato agendo sui reostati, non necessita di
essere misurato, in ragione delle considerazioni sopra esposte. Solitamente si è lavorato
alla massima intensità, ovvero con un irraggiamento specifico di 1200 W/m2.
 avvio dell’acquisizione con risoluzione temporale di 5 s e calcolo dei valori medi
ogni minuto;
 raggiungimento delle condizioni di regime. Il sistema, dopo un periodo transitorio di
oscillazione attorno le condizioni di setting in mandata, raggiunge una condizione
costante nel tempo e solo allora il programma di acquisizione inizia a salvare ogni
minuto su file i parametri utili ai calcoli.
 quando su 5 min il valore medio della temperatura di mandata si discosta al più di
0,1 °C dal valore di setting e la deviazione standard è inferiore al 5%, il sistema in
automatico modifica la temperatura di setting sul valore successivo (solitamente i
valori sono stati 25-35-45-60-70 °C)
L’indagine condotta ha voluto individuare la prestazione di diverse configurazioni
del pannello solare, variando:
 il materiale dell’assorbitore: alluminio, rame, acciaio;
 la geometria dell’assorbitore: ad arpa (tubi paralleli), roll-bond;
 il diametro esterno dei tubi: 10, 12, 16 mm;
 la tipologia di giunzione tubo-aletta: estrusione, saldobrasatura, saldatura ad
ultrasuoni.
 lo spessore dell’aletta: 0,1, 0,2, 0,4, 1 mm;
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 54

54 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

 il rivestimento dell’aletta: anodizzazione, vernice nera opaca, vernice selettiva,


rivestimento basso-emissivo;
 il vetro di copertura: extra chiaro, prismatico;
 il telaio di contenimento: vetroresina, alluminio, acciaio zincato preverniciato;
 il fluido termovettore: acqua di rete o miscela acqua-glicole.
Di seguito si riporteranno i risultati descrittivi del ruolo del assorbitore solare,
facendo variare materiale, tipologia di giunzione tubo-aletta e rivestimento.
I risultati sono presentati con la curva di efficienza istantanea in funzione della
temperatura di lavoro normalizzata t* [m2K/W] così definita:
WP  WD
W   
*
dove tm è la temperatura media del pannello tra ingresso e uscita:
WX  WL
WP   


e ta è la temperatura dell’aria ambiente.


Infatti, l’efficienza di un pannello solare varia con la temperatura media del fluido
contenuto e la temperatura dell’aria ambiente, in ragione delle dispersioni termiche
proporzionali alla loro differenza. Varia anche con l’irraggiamento secondo le relazioni
esposte nel par. 3.
Per esempio, in Figura 5 sono mostrate le curve dichiarate da 2 costruttori:
1. Assorbitore ad arpa a 13 tubi (diametro 8 mm) in rame, aletta da 0,2 mm,
rivestimento selettivo (α=0,95, ε=0,05), vetro solare prismatico 3,2 mm (τ=0,89).
2. Assorbitore ad arpa a 8 tubi (diametro 12 mm) in rame, aletta da 0,2 mm,
rivestimento selettivo (α=0,95, ε=0,05), vetro solare extra-chiaro 4 mm.

Figura 5. Curve di efficienza dichiarate da 2 costruttori.


castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 55

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 55

Le curve sperimentali possono essere descritte da polinomi di grado 1 (retta) o


grado 2 (parabola):

WP  WD §W W ·
K K  N  N ¨ P D ¸   
* © * ¹

L’intercetta con l’asse delle ordinate η0 è l’efficienza in condizioni di dispersioni


nulle (cioè quando tm=ta): si nota che poco si discosta dall’80%. La rimanente quota
(20%) rappresenta le perdite per riflessione sull’assorbitore e di trasmissione solare
attraverso il vetro. Naturalmente la condizione operativa di un pannello solare si sposta
solitamente verso destra, quindi su valori di efficienza sempre inferiori. Spesso si fa
riferimento ad una condizione operativa con:
 tm=60 °C
 ta=20 °C
 G=800 W/m2
cioè t*=0,05 m2K/W cui ci si riferisce con η0,05.

Nella Tabella 1 si riassumo i precedenti coefficienti, dichiarati dai 2 costruttori.

Tabella 1. Coefficienti del polinomio dichiarati da 2 costruttori.


II S
  
K   
N>P.:@  
N>P.:@  
K  

Confrontando la (12) con la (20), si capisce come, a parità di tutte il resto, un valore
elevato di η0 significhi alte prestazioni nella trasmissione solare del vetro e nell’assor-
bimento dell’irraggiamento solare da parte della piastra sottostante; un valore basso di
a1 (pendenza della curva) significa basse dispersioni termiche. Sia η0 che k1 sono legati
al fattore di asporto termico, cioè alla capacità di trasferire il calore dalla piastra al fluido
termovettore. Si nota come un elevato fattore di asporto termico influenzi in modo
contrastante l’efficienza del pannello, aumentando allo stesso tempo η0 e k1. La
condizione operativa media è descritta da η0,05: un valore alto descrive migliori
prestazioni complessive, per esempio nell’arco di un anno.
Conviene far notare in che modo i risultati sperimentali vengano dichiarati in
accordo alla norma UNI EN 12975-2 [3] che è lo standard in materia per la certificazione
delle prestazioni dei collettori solari. Secondo tale norma l’efficienza istantanea è
espressa da una curva nella forma:

WP  WD §W W ·
K K  D  D* ¨ P D ¸   
* © * ¹
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 56

56 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

con G0=800 W/m2 e solitamente a catalogo vengono dichiarati i 3 coefficienti η0, a1 (che
corrisponde a k1) e a2 (espresso in m2K2/W).

4. I RISULTATI SPERIMENTALI

Le misure condotte hanno interessato un collettore solare di dimensioni nominali


1x2 m2; l’assorbitore presenta sempre 8 tubi con 8 alette con larghezza 125 mm,
ottenendo una piastra assorbente di poco inferiore ai 2 m2. Qui di seguito si presentano
alcuni risultati sperimentali, omettendo per esigenze di esposizione alcuni dettagli realiz-
zativi.

4.1. Il rivestimento dell’assorbitore

Per indagare sull’importanza del rivestimento della piastra assorbente, si è


condotto un confronto a parità di materiale e geometria dell’assorbitore (rame, 8 tubi ad
arpa, diametro esterno 12 mm, spessore aletta 0,2 mm, tubo e aletta saldati agli
ultrasuoni), nonché naturalmente di telaio di contenimento, isolamento termico, vetro di
copertura. I valori per i coefficienti di assorbimento solare a e emissività termica e per i
rivestimenti testati sono i seguenti:
 rivestimento CERMET basso-emissivo: α = 0,95, ε = 0,05;
 vernice nera selettiva: α = 0,90, ε = 0,4;
 vernice nera opaca: α = 0,90-0,95, ε = 0,9.
Per i primi due si dispone dei dati dichiarati dai fornitori, per la vernice nera opaca
si indica un valore verosimile.
In Tabella 2 si mostra l’esempio per un report di misura, con i dati sperimentali utili
ad invidiare la curva di efficienza come polinomio approssimatore di 2° grado.

Tabella 2. Esempio di report di misura (id 10).



WPWD *
WL>&ƒ@ WX>&ƒ@ WP>&ƒ@ WD>ƒ&@ YD>PV@ *>:P @ :>:@ P>NJK@  K
>P .:@
         
         
         
         
         
          

Come si nota, all’aumentare della temperatura media del fluido termovettore il


salto termico tra ritorno e mandata nel collettore diminuisce, passando da 10 °C per
tm=29,9 °C a circa 7 °C per tm=63,5 °C, proprio in ragione delle maggiori dispersioni
termiche correlate (ta varia di poco, G è costante).
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 57

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 57

Figura 6. Curve di efficienza al variare del rivestimento dell’assorbitore.

I risultati sperimentali (Figura 6) confermano le previsioni da modello numerico:


il rivestimento CERMET determina un’efficienza superiore in tutto in campo di lavoro.
L’elevato coefficiente di assorbimento solare si traduce in elevato rendimento ottico η0;
quest’ultimo è inferiore e pressoché uguale per gli altri due rivestimenti, anche se si nota
un lieve vantaggio per la vernice nera opaca che evidentemente presenta un assorbimento
solare maggiore rispetto a quella selettiva. Al diminuire dell’emissività termica aumenta
l’efficienza dell’assorbitore proprio perchè diminuiscono le dispersioni termiche per
irraggiamento nell’infrarosso verso l’ambiente esterno: si nota come l’elevata emissività
termica della vernice nera opaca determini una pendenza più marcata nella curva.
In definitiva, con le condizioni di laboratorio e per i prototipi misurati, l’efficienza
media η0,05 per un pannello solare con assorbitore basso-emissivo vale circa il 40%;
utilizzando una vernice selettiva si scende a circa il 35% e con una vernice nera opaca si
ottiene un’efficienza media del 25% circa.

4.2. Tipologia di saldatura

A parità di materiale e geometria dell’assorbitore (rame, 8 tubi ad arpa, diametro


esterno 12 mm, spessore aletta 0,2 mm, vernice nera opaca) e del resto, si è confrontata
la tecnica di saldatura:
 saldatura agli ultrasuoni;
 saldobrasatura.
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 58

58 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

Figura 7. Curve di efficienza al variare della tecnica di saldatura.

In questo caso il modello numerico non è d’aiuto, in quanto non in grado di


considerare le due diverse giunzioni. Il risultato migliore (Figura 7) si ottiene con la
saldobrasatura che evidentemente crea un contatto termico maggiore: può essere un fatto
prevedibile se si pensa che la saldatura agli ultrasuoni realizza una giunzione lineare con
una zona di contatto piuttosto ristretta. Questo si traduce in un fattore di asporto termico
a favore della saldobrasatura che influenza rendimento ottico e pendenza della curva di
efficienza. Nelle condizioni medie, l’efficienza η0,05 passa da il 35% al 25% circa.

4.3. Tipologia di giunzione e materiale

Si confrontano di seguito le seguenti configurazioni per l’assorbitore solare:


 assorbitore in rame, geometria ad arpa (8 tubi da 12 mm e aletta da 0,2 mm),
rivestimento basso-emissivo, saldatura agli ultrasuoni;
 assorbitore in alluminio, geometria ad arpa (8 tubi da 12 mm e aletta da 0,5 mm),
rivestimento basso-emissivo, saldatura agli ultrasuoni;
 assorbitore in alluminio, geometria ad arpa (8 tubi da 12 mm e aletta da 1 mm),
vernice nera opaca, profilo estruso.
Il rame presenta conduttività termica circa doppia rispetto l’alluminio: 386
W/(mK) contro 207 W/(mK). Il modello numerico suggerisce che per ottenere analogo
rendimento di aletta è necessario raddoppiare lo spessore dell’aletta stessa (naturalmente
a parità del diametro del tubo e del tipo di giunzione).
L’indagine sperimentale (Figura 8) ha confermato tale principio: utilizzando
un’aletta in rame da 0,2 mm e un’aletta in alluminio da 0,5 mm si è ottenuta una curva
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 59

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 59

di efficienza pressoché identica (nei limiti di una misura sperimentale su prototipi), con
un’efficienza media η0,05 in entrambi i casi pari a circa il 40%.

Figura 8. Curve di efficienza al variare della tecnica di giunzione e del materiale.

Tale risultato può essere confrontato con la prestazione di un assorbitore in


alluminio con tubo e aletta estrusi in un unico profilo, quindi senza giunzione meccanica
o saldatura. Per un’estrusione omogenea e senza svergolature, lo spessore dell’aletta non
può scendere sotto 1 mm e non essendo possibile depositare uno strato CERMET su tale
manufatto, si è utilizzata la vernice nera opaca come rivestimento. La misura ha
dimostrato che tale configurazione presenta un fattore di asporto termico superiore a
qualsiasi altra tipologia testata, in ragione della migliore giunzione termica realizzata.
Questo risultato è rafforzato se si pensa che il profilo estruso è semplicemente verniciato
di nero opaco. La curva di efficienza misurata è sempre superiore alle due precedenti,
determinando un’efficienza media η0,05 di poco inferiore al 50%.

5. IL PROGETTO FINALE

Tralasciando il processo decisionale e l’analisi su tutti gli altri componenti del


collettore (telaio di contenimento, isolamento termico, vetro di copertura, sigillatura,
guarnizioni, …), l’attività di laboratorio ha permesso di individuare la configurazione
ottima del collettore solare e di definire in tal modo i modelli da presentare a catalogo
(Tabella 3).
In Figura 9 si riportano le curve di efficienza della pre-serie dei collettori sviluppati
e selezionati: modello Al-Black (assorbitore in alluminio estruso verniciatore di nero) e
Cu-Blue (assorbitore in rame saldato agli ultrasuoni con rivestimento basso-emissivo). Il
modello in alluminio presenta efficienza superiore nella zona sinistra del grafico: è la
zona di funzionamento caratterizzata da elevato irraggiamento solare e temperatura
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 60

60 Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor

dell’aria esterna moderata, tipici di un clima caldo. Il modello in rame presenta


efficienza superiore nella zona centrale e destra del grafico: sono le zone di funzio-
namento in un clima temperato o freddo. Ecco che in funzione del clima o della stagione
in cui si trova a lavorare il collettore solare, risulta più adatto l’uno o l’altro modello.
A favore del modello con assorbitore in alluminio attualmente è il costo di realiz-
zazione, legato al costo della materia prima e al costo del rivestimento basso-emissivo,
decisamente superiore a quello di una vernice nera opaca.

Tabella 3. Dati tecnici dei collettori solari sviluppati.


&ROOHWWRUHVRODUH $O%ODFN &X%OXH
6XSHUILFLH

ORUGD P  

DSHUWXUD P  

DVVRUELWRUH P  
9HWUR WHPSUDWRH[WUDFKLDUR
VSHVVRUH PP  
WUDVPLVVLRQHVRODUH J  
$VVRUELWRUH IOXVVRSDUDOOHOR
PDWHULDOH DOOXPLQLR UDPH
QXPHURWXEL  
GLDPHWURWXEL PP  
VSHVVRUHDOHWWD PP  
GLDPHWURFROOHWWRUL PP  

5LYHVWLPHQWR YHUQLFHQHUDRSDFD &(50(7VHOHWWLYR

DVVRUELPHQWRVRODUH D  


HPLVVLYLWjWHUPLFD H  
,VRODPHQWRWHUPLFR
PDWHULDOH SROLXUHWDQR


GHQVLWj NJP  

VXOIRQGR  
VSHVVRUH FP
ODWHUDOH  
ULYHVWLPHQWR IRJOLRGLDOOXPLQLR
5HQGLPHQWRRWWLFR K  

D : P .  
)DWWRULGLGLVSHUVLRQHWHUPLFD
 
D : P .  
6RYUDWHPSHUDWXUDGLVWDJQD]LRQH ƒ&  
3UHVVLRQHPDVVLPD EDU  
3RUWDWDFRQVLJOLDWD OK  
3HVRDVHFFR NJ  
&RQWHQXWRG
DFTXD O  
&RQQHVVLRQLLGUDXOLFKH DJOLDQJROL

)LOHWWR JDVFLOLQGULFR)LQRWWRQHFRQSUHVDFKLDYH

*XDUQL]LRQL 3LDWWH
*XDUQL]LRQLFROOHWWRUL VLOLFRQH

7HODLR $FFLDLR]LQFDWRSUHYHUQLFLDWR

VSHVVRUH PP  

ILVVDJJLR EXVVROHILOHWWRLQWHUQR0

castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 61

Misure di efficienza di collettori solari piani su un impianto di prova indoor 61

Figura 9. Curve di efficienza dei collettori sviluppati.

6. CONCLUSIONI

Si è condotta un’indagine sperimentale sulla prestazione energetica di un collettore


solare piano, mediante in un impianto di prova indoor. Al variare dei materiali, della
geometria e delle configurazioni si è calcolata la curva di efficienza istantanea, indivi-
duando in tal modo il peso di ogni soluzione tecnica sulla resa energetica.
I risultati hanno permesso di individuare i modelli di collettore da proporre a
catalogo, caratterizzati da un rapporto tra resa energetica e costi ben noto già in fase di
progettazione. Accanto alla versione con assorbitore in rame con saldature agli
ultrasuoni e rivestimento selettivo, si è individuata la versione con assorbitore in
alluminio, particolarmente adatta ai climi caldi e da un vantaggio in termini di costo.
Tutte le possibili altre soluzioni tecniche sono allo stesso modo già individuate, sia
in termini di costo che di efficienza energetica.

BIBLIOGRAFIA

(1) R. Lazzarin, Sistemi solari attivi – Manuale di calcolo, F. Muzzio & c. Ed., 1981,
Padova.
(2) AA.VV., TRNSYS: A Transient System Simulation Program, TRNSYS Manual,
Version 16, 2004 (3)
(3) UNI EN 12975-2, Impianti solari termici e loro componenti, Collettori solari, Parte
2: Metodi di prova.
castellotti 5-06-2007 15:33 Pagina 62

62
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 63

Indice
63

Analisi di possibili soluzioni da fonte


rinnovabile nella climatizzazione
residenziale e domestica
GIUSEPPE STARACE * - MANLIO RANIERI **
* Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione – Università del Salento, Lecce
** Libero professionista, Bari

RIASSUNTO

L'entrata in vigore delle modifiche al decreto legislativo n.192/2005, apportate dal


Dlgs. n. 311/2006, le forme di incentivazione economica dei governi, come anche la
rinnovata attenzione ai cambiamenti climatici in atto e previsti dagli studiosi per il secolo
a venire, spingono fortemente l’uso delle energie da fonte rinnovabile, in luogo di quelle
da fonte tradizionale.
Il caso della climatizzazione residenziale, in cui spesso le scelte sono affidate al
singolo utente e dunque soggette a considerazioni principalmente legate alla immediata
disponibilità finanziaria, non sempre recepisce le tendenze generali di orientamento e
talvolta rischia di vanificare gli sforzi a livello dei governi degli Stati.
La presente memoria offre un’analisi comparativa delle soluzioni legate all’utilizzo
nel campo domestico dell’energia solare, geotermica e da biomasse, corredata da esempi
applicativi ed analisi economiche relative a ciascuna di queste soluzioni, al fine di
individuare una misura dell’appetibilità di soluzioni alternative tra di loro o, talvolta,
integrate.

1. INTRODUZIONE

Anche di fronte ad una consulenza qualificata che suggerisca di sostenere ad un


privato un cospicuo investimento iniziale negli impianti termici domestici, a fronte di
maggiori economie di esercizio, nella maggioranza dei casi, questi preferisce adottare
soluzioni “tradizionali”. Il risparmio in bolletta viene, allo stato attuale, ancora
difficilmente percepito come un vantaggio determinante nella scelta degli impianti
termici. A questo diffuso atteggiamento sono da attribuirsi la mancata propensione
all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nella climatizzazione domestica e il
proliferare di soluzioni da un lato economiche in termini di investimento iniziale, ma,
dall’altro, energeticamente scriteriate. Sono un esempio di quanto detto l’ampio utilizzo
di impianti di riscaldamento autonomi con caldaie monofamiliari, di gran lunga sovradi-
mensionate solo per far fronte alle richieste immediate di acqua calda sanitaria,
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 64

64 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

l’adozione di unità split autonome per singolo ambiente, spesso di infima classe
energetica.
Negli ultimi anni, tuttavia, per vari motivi, si sta assistendo ad una lentissima presa
di coscienza delle problematiche energetiche, complici gli aumenti delle tariffe, alcuni
fenomeni o eventi di grosso impatto mediatico come i black-out elettrici, le alluvioni, i
periodi di siccità, i paventati surriscaldamento del pianeta e innalzamento delle
temperature medie stagionali, forti campagne di sensibilizzazione e la messa a punto di
un più convinto ed efficace sistema di incentivazioni per gli interventi di riqualificazione
energetica con l’utilizzo di fonti rinnovabili.
Per le tecnologie per le quali gli interventi legislativi sono stati più validi si sono
registrate le maggiori performance di mercato; per i settori non interessati da forme di
incentivazione si osservano, invece, maggiori ostacoli alla diffusione. Resta da
sottolineare, inoltre, che l’energia più “pulita” e più “rinnovabile” è certamente quella
che non viene prodotta. Questo per evidenziare che prima di installare un qualsiasi
impianto termico è fondamentale accertarsi che l’involucro edilizio sia in grado di
contenere al massimo le dispersioni termiche e che gli apparati da utilizzare per sfruttare
l’energia rinnovabile siano efficienti. Giova infatti ricordare che gli edifici residenziali
esistenti hanno efficienze energetiche mediamente scarse, e che una serie di interventi di
retrofit su di essi potrebbe portare a risparmi energetici da non sottovalutare, con spese
relativamente contenute [1]. Ad uno sguardo attento, è vero che sprecare energia da fonte
rinnovabile, sebbene apparentemente gratuita, può risultare economicamente più grave
che sprecare energia derivante da combustibili fossili.

2. LE FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI PER LA CLIMATIZZAZIONE


RESIDENZIALE

Analizzando lo stato attuale delle tecnologie disponibili, appare opportuno limitare


le fonti energetiche alle quali ci si può rivolgere. Queste sono costituite dal sole, dal
sottosuolo e dalle biomasse. Delle tre la prima è senza dubbio la più incentivata e quella
cui ci si riferisce più frequentemente.
Questa osservazione non ne sancisce la supremazia in termini energetici. Se il sole
presenta il grande vantaggio di rappresentare una fonte energetica del tutto gratuita e
direttamente disponibile – al contrario dell’energia geotermica, che in qualche modo
deve essere “catturata” artificialmente dal sottosuolo o di quella da biomasse che deve
essere curata e coltivata, è vero che essa risulta di disponibilità per nulla costante rispetto
all’energia del terreno e più difficile da utilizzare rispetto ad un termocamino alimentato
a pellet.
Analizzando nel dettaglio le tre fonti energetiche citate, si possono passare in
rassegna i modi più consolidati per sfruttarle, ponendosi l’obiettivo di analizzarne i
vantaggi e gli svantaggi, nonché le possibili combinazioni. La Tabella I riporta un elenco
delle soluzioni maggiormente utilizzate allo stato attuale.
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 65

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile 65


nella climatizzazione residenziale e domestica

Tabella I: Possibili utilizzi di fonti energetiche alternative per la climatizzazione


residenziale
R 3URGX]LRQHGLUHWWDGLDFTXDFDOGDSHUULVFDOGDPHQWRWUDPLWHSDQQHOOLVRODULWHUPLFL
R &RQYHUVLRQH GHOOD UDGLD]LRQH LQ HQHUJLD HOHWWULFD WUDPLWH HIIHWWR IRWYROWDLFR SHU
DOLPHQWD]LRQHGLSRPSDGLFDORUHHOHWWULFDFRQFLFORDFRPSUHVVLRQHGLYDSRUH
62/$5(
R 3URGX]LRQHGLDFTXDFDOGDWUDPLWHSDQQHOOLVRODULWHUPLFLSHUULVFDOGDPHQWRQHOOD
VWDJLRQHLQYHUQDOHHSHUDOLPHQWD]LRQHGLUHIULJHUDWRUHFRQFLFORDGDVVRUELPHQWR
QHOODVWDJLRQHHVWLYD
*(27(50,&2 R 3RPSHGLFDORUHJHRWHUPLFKHFRQFLFORDFRPSUHVVLRQHGLYDSRUH
R &DOGDLHDOLPHQWDWHDELRPDVVH SHOOHWELRJDVRELRGLHVHO 
%,20$66(
R &RJHQHUD]LRQH

Dall’elenco delle fonti appena indicato sono state omesse due fonti energetiche
molto utilizzate per la produzione di energia su larga scala: il vento e l’acqua. Queste
sono, allo stato attuale e per questi scopi le più sfruttate in Italia. Al livello delle piccole
utenze, tuttavia, la diffusione di micro-turbine eoliche risulta altamente dispendiosa
rispetto agli scarsi rendimenti ottenibili con installazioni su piccola scala. Per l’idroe-
lettrico, installazioni di piccola taglia sono assolutamente sconvenienti, oltre che
tecnicamente complesse.

3. LA FONTE ENERGETICA COSTITUITA DAL SOLE

L’energia solare è la fonte energetica rinnovabile che raccoglie la maggiore


attenzione da parte di operatori del settore degli impianti termici e degli utenti finali. Se
ne parla con riferimento ai pannelli solari termici e a quelli fotovoltaici, talvolta
omettendo colpevolmente di sottolineare quanto il suo uso diretto e consapevole
consenta di conseguire risparmi notevoli.
Allo stato attuale, di sicuro le tecnologie di soddisfazione delle esigenze termiche
degli edifici da fonte solare più consolidate sono:
• il riscaldamento dell’acqua sanitaria mediante collettori solari, con accumuli ben
coibentati e ad alta stratificazione,
• il riscaldamento degli ambienti mediante collettori solari e un sistema di distribuzione
adeguato, ad ampia superficie radiante, quale ad esempio i pannelli radianti [2]
• la produzione di energia elettrica mediante pannelli solari fotovoltaici, utile ad
alimentare una pompa di calore elettrica con ciclo a compressione di vapore [3].
Se raccogliere energia solare tramite pannelli solari termici evita passaggi multipli
e conseguenti perdite, è anche vero che rimane l’esigenza di una integrazione con altra
fonte termica, per il caso di assenza o insufficienza di radiazione solare rispettivamente
durante la notte e in una giornata nuvolosa, e che non vi è possibilità di soddisfare
direttamente le esigenze di raffrescamento estivo.
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 66

66 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

(QHUJLDDVVRUELWDGDOO
DULDWUDPLWH
SRPSDGLFDORUHDULDDFTXDFRQ
(QHUJLDVRODUH

&23 y 
(QHUJLDSHUVDSHU


HIILFLHQ]DGHLSDQQHOOL
SHUGLWHGLGLVWULEX]LRQH


3HUGLWDGLHQHUJLDQHO
VLVWHPDGL
GLVWULEX]LRQH 

(QHUJLD
8WLOH
Figura 1.a: Flussi energetici per l’impianto cstituito da pannelli solari fotovoltaici e pompa di calore

La soluzione di convertire l’energia solare in energia elettrica tramite pannelli


fotovoltaici presenta, al contrario, lo svantaggio di una trasformazione in più (tra l’altro
con rendimenti molto scarsi, di poco superiori al 10%), ma permette di effettuare
climatizzazione sia estiva che invernale; grazie ai meccanismi di “scambio sul posto”
con l’ente di gestione della rete elettrica è possibile sfruttare, infatti, tutta l’energia
prodotta, non essendovi necessaria contemporaneità tra la produzione di energia e il suo
utilizzo locale.
A queste considerazioni bisogna aggiungere che la produzione di energia mediante
pannelli fotovoltaici è quella coperta dalla più redditizia fonte di incentivazione statale,
il “Conto Energia”, e pertanto appare ancora più appetibile.
Più complicato dal punto di vista impiantistico, ma certamente con promettenti
prospettive future, è integrare i collettori solari termici con un chiller ad assorbimento
[4]. Questo sfrutterebbe, durante la stagione calda, l’energia termica prodotta dai
pannelli solari e consentirebbe la sostituzione di un climatizzatore elettrico.
L’integrazione non potrebbe avvenire senza ripercussioni sull’impianto originario per il
fatto che le temperature dell’acqua necessarie all’attivazione del ciclo ad assorbimento
sono più elevate di quelle raggiunte con il ricorso a pannelli solari ordinari. Si
dovrebbero, allora, utilizzare pannelli sotto vuoto, maggiormente costosi.
Si tratta, dunque, di una soluzione che supera i limiti più gravi degli impianti
indicati in precedenza. Un grave ostacolo alla diffusione di questa tecnologia è certo nei
costi elevati, soprattutto per il gruppo frigorifero ad assorbimento. I grafici delle figure
1 e 2 illustrano le differenze fra le tre soluzioni in termini di utilizzo dell’energia
disponibile, costi di installazione e vantaggi dell’investimento.
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 67

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile 67


nella climatizzazione residenziale e domestica

(QHUJLDSHUVDSHU
HIILFLHQ]DGHLSDQQHOOL 

(QHUJLDSHUVDQHO
VHUEDWRLRGLDFFXPXOR

(QHUJLDSHUVDSHU
VLVWHPDGLGLVWULEX]LRQH 

(QHUJLD8WLOH

Figura 1.b: Flussi energetici per l’impianto con solare termico per solo riscaldamento

Figura 1.c: Flussi energetici per l’impianto con pannelli solari termici sotto vuoto e gruppo refrigeratore
ad assorbimento (caso estivo. Per il caso invernale vedi fig. 1.b)

Figura 2: Confronto dei costi di impianto e relativi VAN per applicazioni solari
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 68

68 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

I costi di impianto ed i relativi VAN1 sono stati ricavati con le seguenti ipotesi:
• Abitazione isolata di circa 150 m2, ad alta efficienza energetica con valore dell’indice
di prestazione energetico per la climatizzazione invernale secondo Dlgs. 311/06 pari a
35 kWh/(m2 anno)
• Impianto fotovoltaico a totale copertura del fabbisogno energetico per la climatiz-
zazione estiva ed invernale
• Campo solare di alimentazione del refrigeratore ad assorbimento a copertura del 70%
del fabbisogno totale per la climatizzazione estiva ed invernale. Il restante 30% dell’e-
nergia termica è integrato mediante gas metano
• Campo solare di alimentazione all’impianto di riscaldamento a copertura del 70% del
fabbisogno invernale. Il restante fabbisogno estivo ed invernale è ottenuto mediante
pompa di calore elettrica
• Impianto di climatizzazione a pannelli radianti
• Impianti di riferimento per calcolare i risparmi economici in bolletta e la differenza del
valore dell’investimento (necessari ai fini del calcolo del VAN): riscaldamento con
caldaia standard a metano (rendimento 90%) e raffrescamento con gruppo refrige-
ratore avente EER 2,5
• Sfruttamento della detrazione IRPEF del 55% per il solare termico ed altri interventi
di incremento dell’efficienza energetica; sfruttamento anche del sistema dei certificati
bianchi (tranne per il caso del fotovoltaico, perché non cumulabili con il Conto
Energia)
Nella tabella II sono riportati i valori stimati dei costi di impianto utilizzati per il
calcolo dell’investimento.

Tabella II: Costi stimati degli investimenti


J
3DQQHOOL)RWRYROWDLFL ¼ FLUFDN:SSDULD
62/$5()27292/7$,&2 N:KDQQR 
3G&(/(775,&$ 3RPSDGL&DORUH ¼ N:IULJRULIHUL 
,PSLDQWRGLGLVWULEX]LRQH ¼ SDQQHOOLUDGLDQWL 
3DQQHOOLVRODUL ±¼ PGL
VXSHUILFLHFDSWDQWHSRWHQ]DWHUPLFD
62/$5(7(50,&23(5
SDULDN:HQHUJLDSURGRWWDSDULD
62/25,6&$/'$0(172
FLUFDN:KDQQR 
3G&(/(775,&$
3RPSDGLFDORUH ¼
,PSLDQWRGLGLVWULEX]LRQH ¼ SDQQHOOLUDGLDQWL 
3DQQHOOLVRODUL ±¼ PGL
62/$5(7(50,&2
VXSHUILFLHFDSWDQWH 
5()5,*(5$725($'
5HIULJHUDWRUHDGDVVRUELPHQWR ±¼ &RVWRVWLPDWR 
$6625%,0(172
,PSLDQWRGLGLVWULEX]LRQH ¼ SDQQHOOLUDGLDQWL 

1Per il Valore Attuale Netto (VAN) dell’investimento, che rappresenta il valore, attualizzato alla data dell’in-
vestimento, dei guadagni che questo frutta, al netto della spesa iniziale, vale la relazione:
)& M
9$1 ¦  ,R 
M   5
M

dove Io rappresenta l’investimento iniziale, FCj i flussi di cassa di ciascun anno j (ossia i profitti derivanti dal-
l’investimento al netto delle eventuali spese, nel caso di specie rappresentati dai risparmi in bolletta), R il tasso
di interesse.
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 69

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile 69


nella climatizzazione residenziale e domestica

I costi d’impianto appaiono dal più alto al più basso nell’ordine seguente: la
soluzione con pannelli fotovoltaici e pompa di calore elettrica presenta la spesa iniziale
più alta di tutte, mentre quella dei pannelli solari termici per solo riscaldamento è la più
bassa. Analizzando le rese energetiche e la percentuale di utilizzo durante tutto l’arco
dell’anno (estate ed inverno), sembrerebbe che l’impianto più conveniente sia quello con
pannelli solari termici associati al gruppo ad assorbimento [5]. In questo caso il costo del
refrigeratore incide in maniera rilevante, in quanto la tecnologia non è particolarmente
diffusa, soprattutto per le potenze medio-basse. Una sensibile riduzione di questi costi
porterebbe a dei risultati interessanti.
Nel calcolo del VAN di soluzioni concorrenti per il residenziale emerge che
l’incentivazione è l’elemento maggiormente determinante ai fini della scelta tra
soluzioni alternative. Allo stato attuale l’unica tecnologia premiata nell’investimento è
quella del solare fotovoltaico, che non è quello maggiormente efficiente.
Quanto al calcolo delle emissioni evitate di CO2, con l’utilizzo dei sistemi da fonte
rinnovabile fin qui presi in considerazione in alternativa agli impianti tradizionali, si è
proceduto ai calcoli riassunti nel grafico di figura 3. A questi dati si perviene
considerando che, in Italia, per ogni kWh elettrico prodotto, si immettono in atmosfera
circa 0,58 kg di CO2, mentre per ogni kWh termico prodotto da una caldaia autonoma
tradizionale 0,2 kg di CO2. La climatizzazione estiva tradizionale è stata ipotizzata
ricorrendo ad un chiller di EER pari a 2,5.

4. LA FONTE ENERGETICA COSTITUITA DAL SOTTOSUOLO

Il funzionamento di una pompa di calore geotermica è quello di una normale


pompa di calore con ciclo a compressione di vapore realizzato con una sorgente termica
costituita dal terreno. Attraverso lo scambio fluido-terreno (tramite una rete di
scambiatori costituiti da tubazioni opportunamente dimensionate), si può sfruttare la
modesta variabilità della temperatura del terreno durante l’intero anno, e ottenere
efficienze di funzionamento sensibilmente più alte rispetto a quelle di una comune
pompa di calore aria-acqua, risparmiandosi anche di dover affrontare il fastidioso
problema dello sbrinamento dell’evaporatore [6].
Una normale pompa di calore acqua-acqua , abbinata ad uno scambiatore
geotermico e ad un impianto di distribuzione a bassa temperatura (a pannelli radianti o
a fan-coil) può raggiungere valori di COP intorno a 4,5 mantenendoli pressoché costanti
per tutta la stagione invernale. La pompa di calore geotermica può servire l’impianto
anche durante la stagione estiva, per il raffrescamento degli ambienti, lavorando anche
in questo caso in condizioni termodinamiche assolutamente favorevoli, questa volta in
condensazione, rimuovendo le difficoltà di gestione dell’impianto tipiche delle giornate
particolarmente calde e raggiungendo un EER elevato e in maniera quasi indipendente
dalle oscillazioni giornaliere della temperatura esterna.
I costi d’impianto per una pompa di calore geotermica si rivelano piuttosto elevati
per piccole applicazioni, in special misura quando l’installazione delle sonde
geotermiche debba essere eseguita senza sfruttare lavori di sbancamento già previsti per
il cantiere. Una sonda geotermica verticale in opera a servizio dell’abitazione da 150 m2
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 70

70 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

Figura 3: CO2 evitata con l’utilizzo delle tecnologie da fonte solare

presa ad esempio in questo lavoro può costituire un costo pari anche a più dell’a metà
dell’intera spesa prevista I risparmi di esercizio stentano a giustificare questo tipo di
soluzione per utenze residenziali monofamiliari [7]. Per sonde orizzontali di tipo
semplice o di tipo slinky, si possono ottenere, sempre per questo tipo di applicazioni,
risparmi davvero ridotti, dovendo, inoltre, riservare molta superficie alla posa degli
scambiatori.
Comparando la pompa di calore geotermica con il solare termico abbinato ad un
chiller ad assorbimento, si ottengono i risultati rappresentati in figura 4, in termini di
VAN e di CO2 evitata.

Figura 4: Confronto fra Chiller ad assorbimento servito da campo solare e pompa di calore geotermica
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 71

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile 71


nella climatizzazione residenziale e domestica

I costi dell’impianto e il VAN sono più vantaggiosi nel caso di pompa di calore
geotermica, anche se questa soluzione promette un minore risparmio sulle emissioni di
CO2. Questo è dovuto principalmente al fatto che la pompa di calore geotermica
considerata è elettrica e che in Italia l’acquisto di energia elettrica è dispendioso.
Per abbattere i costi degli scambiatori acqua-terreno si può ricorrere a soluzioni
alternative. Possono esistere situazioni in cui è disponibile una certa quantità d’acqua in
serbatoi interrati a servizio di altri scopi, che può essere utilizzata per scambiare calore
con il terreno; nel caso di un condominio in città, potrebbe essere il caso di una riserva
idrica anti-incendio, mentre nel caso di una abitazione isolata fuori città, di una cisterna
di raccolta di acqua piovana per uso irriguo.
Per una vasca di raccolta di acqua piovana di forma cubica e volume pari a 3000
litri (volume utile per irrigare un giardino di circa 200 m2) e con pareti in calcestruzzo
non isolato con una superficie di scambio pari a circa 10 m2 si può riuscire a scambiare
con il terreno una potenza termica superiore a 10 kW, avendo già considerato che non
tutta la superficie di scambio è a contatto con il terreno in profondità.
Per il caso della abitazione isolata da 150 m2 di superficie coperta, nell’ipotesi che
questa casa abbia a disposizione una cisterna di raccolta dell’acqua piovana, risulterebbe
possibile eliminare quindi, quasi del tutto la spesa relativa all’acquisto e alla posa in
opera dello scambiatore geotermico che gravava sul costo dell’impianto, riducendo
l’investimento a quello di un impianto ordinario a pompa di calore (salvo le maggiori
spese per l’impianto idrico di adduzione al serbatoio interrato).

5. LA FONTE ENERGETICA COSTITUITA DALLE BIOMASSE

Nella pratica si definiscono con il termine biomasse tutte le sostanze di origine


biologica non fossile. Per quanto riguarda questo lavoro, le biomasse interessano in
quanto combustibile e, perciò, in quanto possibile fonte di energia termica. Ad oggi la
biomassa più facilmente reperibile sul mercato e con ottime proprietà fisiche (buon
potere calorifico) è rappresentata dal pellet.
Il pellet è un agglomerato di trucioli di segatura e scarti di lavorazione del legno,
pressati meccanicamente fino ad ottenere alte densità e piccoli volumi. Esso può
presentare eccellenti caratteristiche (alto contenuto energetico, facile trasportabilità,
basso contenuto di ceneri, costi ragionevoli); di conseguenza le caldaie alimentate da
pellet appaiono la tecnologia più immediata per utilizzare biomasse per la climatiz-
zazione.
Allo stato attuale esiste, inoltre, una tecnologia per produrre un olio combustibile
di caratteristiche praticamente identiche al gasolio (il “biodiesel”) a partire da oli
vegetali di vario tipo. Esso potrebbe essere utilizzato per il revamping delle caldaie a
gasolio ancora oggi presenti sul territorio nazionale, senza necessità di particolari
modifiche d’impianto. Con costi di riconversione trascurabili si potrebbe evitare
l’immissione in atmosfera di grandissime quantità di CO2.
Se si ipotizza di riconvertire un impianto di riscaldamento centralizzato di un
edificio con 20 appartamenti da 80 m2 ciascuno, assumendo che ogni appartamento
presenti un indice di prestazione invernale pari a circa 60 kWh/m2anno risulterebbe che
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 72

72 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

l’intero palazzo ha un fabbisogno di energia termica invernale pari a 96.000 kWh/anno


(FETedificio).
La produzione di energia termica con una vecchia caldaia a gasolio, per la quale
può ipotizzarsi un rendimento globale pari a 0,8, causerebbe una immissione in ambiente
di CO2 pari a 0,3 kgCO2/kWhtermico. Il fabbisogno di energia primaria tiene naturalmente
conto del rendimento della caldaia, per cui sarebbe pari a 120.000 kWh/anno.
(FEPedificio=FETedificio/h)
La produzione di CO2 ai fini del riscaldamento dell’edificio varrebbe allora 36.000
kgCO2/anno (PCO2=120.000 x 0,3).
Considerando che gli edifici riscaldati con caldaie a gasolio sono ancora numerosi
e che la recente legislazione tende a disincentivare il passaggio da impianti centralizzati
ad impianti autonomi, si può facilmente intuire come il ricorso al biodiesel possa rappre-
sentare una soluzione interessante dal punto di vista ambientale, soprattutto se abbinata
all’introduzione di contabilizzatori dell’energia consumata e migliori sistemi di
regolazione climatica, che costituiscono comunque interventi dai costi limitati.
Per battere questa strada bisogna, tuttavia, superare l’ostacolo del maggior costo
del biodiesel rispetto al gasolio tradizionale; su questo aspetto non vi è ancora sensibilità
in questo senso a livello politico in Italia.
Allo stesso modo si può pensare di utilizzare biogas ottenuto mediante gassifi-
cazione o pirolisi da biomasse di varia natura [8] in sostituzione del gas naturale. Questi
processi di produzione di bio-combustibili gassosi, fra l’altro, appaiono economicamente
competitivi ed in rapida espansione, per cui non ne è da escludere una diffusione su larga
scala.
Nemmeno è da escludere la possibilità di ricorrere a un bruciatore a biodiesel o a
biogas per l’alimentazione di un gruppo ad assorbimento per la climatizzazione estiva e
con funzioni di semplice caldaia per il riscaldamento invernale: questa soluzione presen-
terebbe costi di impianto sensibilmente più bassi rispetto a quelli in cui il refrigeratore
ad assorbimento è asservito da pannelli solari termici, ma costi di esercizio sicuramente
più alti perché la biomassa si acquista, mentre l’energia del sole no. Questa soluzione è
interessante solo se si già si dispone di una caldaia a gasolio funzionante efficacemente
riconvertibile o di biomasse a basso costo (scarti di potatura o di lavorazioni agricole),
in assenza di spazi adeguati per l’installazione dei pannelli solari.

5.1. Le biomasse per la cogenerazione

Alle biomasse si può attingere anche per la cogenerazione su scala ridotta (micro-
cogenerazione). Il motivo di questa scelta è legato principalmente a due aspetti: il primo
è la scarsa disponibilità sul commercio di micro- o mini- cogeneratori, il secondo, più
importante, è che per un edificio residenziale non esiste una utenza termica sufficiente,
che smaltisca l’energia termica proveniente dal cogeneratore. Il pieno sfruttamento
avviene solo durante la stagione invernale per il riscaldamento degli ambienti e per la
produzione di acqua sanitaria. Questo va a danno della convenienza economica dell’in-
vestimento.
Attualmente le soluzioni proposte nel campo della cogenerazione applicata alla
climatizzazione degli ambienti sono tutte concentrate all’utilizzo di un motore a
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 73

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile 73


nella climatizzazione residenziale e domestica

combustione interna che produce energia elettrica per alimentare una pompa di calore
per la climatizzazione, con un recuperatore che utilizzi il calore di scarico dello stesso
motore per riscaldare l’acqua destinata agli impianti idrico-sanitari. Una soluzione di
questo tipo può usufruire del meccanismo di incentivazione legato ai certificati bianchi,
nonché di quello dei certificati verdi nel caso in cui si usi come combustibile una
qualsiasi biomassa. In quest’ultimo caso vi sarebbero benefici notevoli sia in termini
economici, a patto di riuscire a contenere i costi di impianto, dovuti, per una fetta
consistente, al costo del cogeneratore, sia in termini ambientali.
Su questo argomento sono presenti numerosi studi,in letteratura, come ad esempio
quello dell’Università di Pisa [9] che si è occupata nello specifico di cogenerazione di
piccola potenza da biomassa. In quella sede sono state confrontate diverse soluzioni, tra
le quali la più conveniente è risultata quella costituita da una turbina a gas alimentata da
una caldaia a biomasse. E’ stato, inoltre, effettuato un confronto fra vari tipi di biomasse,
per determinare quella che porta ad una maggiore convenienza di utilizzo. La sperimen-
tazione effettuata ha avuto ad oggetto una micro-turbina a gas da 100 kWe, utile all’ali-
mentazione di un intero condominio.
I risultati ottenuti possono essere sintetizzati nella tabella III.

Tabella III – Principali dati dell’utilizzo di un impianto cogenerativo di 100 kWe


S S J
5HQGLPHQWRHOHWWULFR 
5HQGLPHQWRFRPSOHVVLYRGHOFRJHQHUDWRUH 
&RVWRGHOO¶LPSLDQWRGLVRODFRJHQHUD]LRQH ¼N:H
&RVWLGHOODELRPDVVDXWLOL]]DWDFRPHFRPEXVWLELOH GDD¼WRQ
&RVWLGLPDQXWHQ]LRQH ¼N:KH
5LFDYLGDOODYHQGLWDGLHQHUJLDLQHFFHGHQ]D ¼N:KH
5LFDYLGDOODYHQGLWDGHLFHUWLILFDWLYHUGL ¼N:KH
5LFDYLGDOODYHQGLWDGHLFHUWLILFDWLELDQFKL ¼N:KW

Ai ricavi indicati in tabella III vanno aggiunti i risparmi per energia elettrica non
acquistata e per energia termica non prodotta.
Vi sono, inoltre, in fase avanzata di studio, anche diversi progetti relativi alla
micro-cogenerazione, di possibile interesse per il settore della climatizzazione
residenziale [10]. Esistono ad oggi sul mercato diverse case produttrici di apparec-
chiature per la produzione combinata di energia elettrica e termica di piccola potenza. Il
limite della maggior parte di queste applicazioni è quello di utilizzare, nella maggior
parte dei casi, combustibili fossili. Sebbene questo possa consentire un interessante
risparmio energetico, per gli scopi di questo lavoro è più interessante riferirsi alle
soluzioni alimentate a biomasse. Va rilevato che, allo stato attuale delle cose, questa
tecnologia è ancora in fase di evoluzione; risulta, pertanto, difficile effettuare un
confronto in termini di costi e di benefici con le altre soluzioni fin qui descritte, che sono
già molto più consolidate.
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 74

74 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

6. L’USO COORDINATO E CONTEMPORANEO DI PIÙ TECNOLOGIE DA


FONTE RINNOVABILE

Lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile può essere contemporaneo e ciò


ottiene lo scopo di raggiungere risultati di efficienza più alti per il fatto di superare i
limiti delle singole tecnologie. E’ possibile individuare più possibili interazioni tra le
quali la prima presa in considerazione è quella dalla pompa di calore geotermica assistita
da fonte solare [11]. L’idea consiste nello sfruttare l’acqua calda prodotta da un
collettore solare termico per innalzare la temperatura di evaporazione durante la stagione
invernale. Questo consente di ridurre la dimensione del pannello solare rispetto al caso
in cui esso venga usato direttamente per l’alimentazione dei terminali di riscaldamento
e di ottenere una continuità di esercizio anche in mancanza di sole. Lo schema impian-
tistico è riportato in figura 5:
L’acqua riscaldata dal collettore solare viene inviata al circuito di scambio termico
fra il terreno e l’acqua dell’evaporatore, miscelandovisi in maniera opportuna e
innalzandone la temperatura a valori più alti di quelli possibili con il solo effetto
geotermico. In questo modo il funzionamento della pompa di calore migliora
sensibilmente, fino ad ottenere valori di COP anche superiori a 5, in quanto la
temperatura di evaporazione può essere innalzata fino al suo limite costituito dal minimo
rapporto di compressione sopportabile dal compressore.

Figura 5: Pompa di calore geotermica con integrazione solare

Per questa soluzione bisogna prevedere di smaltire tutta l’energia captata dal
collettore solare durante l’estate (a meno del suo utilizzo diretto come acqua sanitaria),
stagione in cui l’acqua calda in circolo al condensatore della pompa di calore
risulterebbe controproducente ai fini dell’efficienza dell’impianto. E’ necessario, allora,
dotarsi di sistemi di smaltimento del calore o di inibizione della capacità del pannello di
captare l’energia solare.
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 75

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile 75


nella climatizzazione residenziale e domestica

La figura 6 illustra i flussi energetici di questa soluzione:

Figura 6: Flussi energetici per pompa di calore geotermica assistita da fonte solare

La scelta di una pompa di calore geotermica è compatibile anche con l’utilizzo di


un pannello fotovoltaico. In questo caso essa potrebbe alimentarsi dell’energia elettrica
prodotta a partire da quella solare, con il vantaggio di dovere disporre di una superficie
captante inferiore grazie alla migliore efficienza di una pompa di calore geotermica
rispetto ad una tradizionale.
Più interessante appare, invece, la possibilità di combinare solare termico e
fotovoltaico; alcuni studiosi delle università di Hong Kong e di Hefei [13] hanno
sviluppato una metodologia per sfruttare a loro vantaggio due effetti negativi dei pannelli
solari fotovoltaici. E’ noto, infatti, che più del 80% dell’energia solare incidente su un
collettore fotovoltaico non riesce ad essere trasformata in energia elettrica, ma viene
accumulata sotto varie forme, la più importante delle quali è l’energia termica.
L’innalzamento di temperatura del pannello causa , inoltre, un ulteriore decadimento
delle prestazioni della stessa sua efficienza. L’idea consiste nel raffreddare il pannello
mediante acqua per evitare questo effetto di decadimento dovuto alle alte temperature,
utilizzando l’acqua calda così ottenuta per usi sanitari o di intergazione al riscaldamento
degli ambienti all’interno dell’involucro edilizio (figura 7).
Un vantaggio ulteriore può essere ottenuto sovrapponendo questo pannello
“termico-fotovoltaico” ad una parete dell’edificio, avendo cura di scegliere quella con
l’orientamento più favorevole. In questo modo si incrementa l’isolamento della parete,
con vantaggi evidenti ai fini delle dispersioni termiche, e perciò dei consumi durante
tutto l’anno.
Lo studio citato ha evidenziato uno sfruttamento di circa il 39% dell’energia solare
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 76

76 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

incidente per utenze termiche, un lieve incremento del rendimento del generatore
fotovoltaico e una riduzione di quasi il 50% della potenza necessaria per la climatiz-
zazione estiva nei locali che hanno come parete esterna quella ricoperta dal pannello.

Figura 7: fotografia e schema impiantistico di pannelli solari termici – fotovoltaici (PVT)


starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 77

Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile 77


nella climatizzazione residenziale e domestica

La figura 8 rappresenta i flussi energetici relativi a questa soluzione solare


integrata:

Figura 8: Flussi energetici per sistema solare combinato fotovoltaico-termico

7. CONCLUSIONI

L’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile nella climatizzazione residenziale è


ancora ad uno stadio di poca diffusione rispetto alle sue potenzialità per effetto dei costi
di impianto elevati.
Allo stato attuale sembra molto difficile far breccia ad un livello culturale così
capillare e tanto soggetto a considerazioni puramente economiche solo di breve periodo.
L’intervento degli enti pubblici mediante incentivi risulta ancora fondamentale per
la diffusione di massa dell’energia rinnovabile e ne è esempio lampante il campo del
fotovoltaico.
Un’altra strada da percorrere, tuttavia, per incrementare l’efficienza e l’appetibilità
delle soluzioni da fonti rinnovabili appare quella di combinarne più d’una al fine di
sfruttare al meglio le caratteristiche positive di ciascuna di esse, ottimizzandone in
questo modo l’efficienza e massimizzando il risparmio nel loro esercizio .
Giova, comunque porre l’accento sul fatto che le prime verifiche da attuare prima
dell’investimento in un impianto termico è fondamentale ridurre al massimo i consumi
dell’utenza, provvedendo a involucri edilizi ben isolati, ben orientati e ad una strategia
di utilizzo consapevole. L’utilizzo della fonte rinnovabile non legittima alcuno spreco di
energia.
starace ranieri 5-06-2007 15:52 Pagina 78

78 Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile


nella climatizzazione residenziale e domestica

BIBLIOGRAFIA:

[1]: Rosenquist G., McNeil M., Iyer M., Meyers S., McMahon J. – Energy efficiency
standards for equipment: Additional opportunities in the residential and
commercial sectors, Energy policy 34 (2006), Elsevier, pp.3257-3267
[2]: De Carli M., Papparotto A., Scarpa M., Zarrella A., Zecchin R. – Impianti solari
termici, CdA, Febbraio 2006, pp.48-52
[3]: Darisi D.P., Pressacco S., Venier G.A. – Analisi energetica ed economica di una
pompa di calore alimentata da impianto fotovoltaico, Atti dei convegni di Padova,
Bari, Catania (2006) AICARR, pp.163-187
[4]: Hernandez P., Vanoli G., Vergani P. – Raffreddare con il sole, CdA, Giugno 2005,
pp.32-38
[5]: Guida ai sistemi di condizionamento ad energia solare, Actaes, 2004
[6]: Geothermal energy, ASHRAE Handbooks, Applications, Ch.32, 2003
[7]: Colangelo G., Starace G., Congedo P.M. – Horizontal Heat Exchangers for GSHP.
Efficiency and Cost Investigation for Three Different Applications, ECOS2005,
2005, Norway
[8]: McKendry P. – Energy production from biomass, Bioresource technology 83
(2002), Elsevier, pp. 37-63
[9]: Giglioli R. – Cogenerazione di piccola potenza da biomassa, Università di Pisa,
2005
[10]: Criuscolo J. – La micro-cogenerazione: energia e riscaldamento su misura, Atti
dei convegni di Padova, Bari, Catania (2006) AICARR, pp.59-69
[11]: Filippi M., Corgnati S.P., Fabrizio E. – Impiantistica sostenibile, CdA, Febbraio
2007, pp.42-46
[12] Ozgener O., Hepbasli A. – A parametrical study on the energetic and exergetic
assessment of a solar assisted vertical ground-source heat pump system used for
heating a greenhouse – Building and Environment 42 (2007), Elsevier, pp.11-24
[13]: Chow T.T., He W., Ji J. – An experimental study of façade-integrated
photovoltaic/water-heating system, Applied thermal engineering 27 (2007),
Elsevier, pp. 37-45
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 79

Indice

79

Sistema modulare di ottimizzazione


integrata edificio-impianto
per la valutazione di tecnologie
di climatizzazione innovative
GIUSEPPE CORALLO, MARCO CITTERIO, LUCA BRODOLINI (*)
ENEA-Dipartimento TER; (*) Università degli Studi ROMA3

RIASSUNTO

Lo studio comparativo di tecniche innovative per la climatizzazione degli edifici,


nella ricerca del miglior compromesso costi/benefici, porta a considerare l’ impianto
come non separabile né dal particolare edificio dove deve essere collocato, né dalle
condizioni meteorologiche della località dove tale edificio sorge.
Per tenere conto di questo fatto è stato approntato un sistema di calcolo modulare,
basato sul software TRNSYS , che permette di simulare contemporaneamente sia
l’edificio che l’ impianto per ottimizzarne i parametri di funzionamento, anche in
relazione alle condizioni meteorologiche del luogo prescelto.
L’ ottimizzazione viene effettuata con una routine esterna basata su metodi
evoluzionistici, facendo variare contemporaneamente alcuni parametri scelti a piacere tra
quelli di maggior interesse, al fine della minimizzazione del tempo di Pay-Back, con
riferimento ad una configurazione standard di paragone composta da una caldaia e da un
condizionatore a compressore elettrico.

1. INTRODUZIONE

L’impiego di modelli di simulazione per la progettazione e la verifica delle


prestazioni energetiche di edifici ed impianti, sta diventando sempre più una pratica
diffusa. Questo avviene soprattutto grazie alla maggiore disponibilità di potenza di
calcolo, ma anche grazie ad un deciso miglioramento delle interfacce utente della
maggior parte dei programmi di simulazione. In particolare questo secondo aspetto,
consentendo un più rapido inserimento dei dati necessari a definire i sistemi oggetto di
studio, allevia notevolmente il lavoro di preparazione del modello di calcolo e rende in
tal modo questa attività, un tempo eminentemente appannaggio di centri di ricerca,
possibile anche per gli studi professionali.
La maggiore disponibilità di modelli di calcolo avanzati consente quindi di
realizzare un dimensionamento migliore dei sistemi impiantistici, in relazione sia alle
caratteristiche termofisiche che alle condizioni d’uso degli edifici ad essi collegati, ma
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 80

80 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

anche e soprattutto alle condizioni climatiche del sito in cui il sistema edificio impianto
è localizzato.
Questo avviene grazie al fatto che i modelli più affidabili effettuano calcoli
dinamici e possono quindi tener conto di tutti quei fenomeni transitori che influenzano
notevolmente le prestazioni di un sistema energetico.
Questa evoluzione delle potenzialità di calcolo e progettazione ben si inserisce in
un quadro di crescente interesse per l’impiego delle fonti rinnovabili nel funzionamento
degli edifici. Molti dei fenomeni connessi con l’uso delle rinnovabili e, per esempio, dei
sistemi di illuminazione e ventilazione naturale, infatti, richiederebbero un sistema di
calcolo dinamico sia dell’impianto che dell’edificio.
D’altra parte, la possibilità di ricorrere, abbastanza agevolmente, a questi
strumenti, mette a disposizione dei progettisti una nuova metodologia di approccio alla
progettazione, in grado di produrre una messe di dati e di informazioni inimmaginabile
fino a pochi anni fa.
La flessibilità insita nella maggior parte dei modelli in oggetto, infatti, consente di
variare moltissimi parametri di qualunque sistema sul quale si intenda voler realizzare
uno studio approfondito. In particolare, gli impianti che integrino fonti rinnovabili
richiedono in genere un notevole sforzo di valutazione delle diverse possibili soluzioni e
configurazioni (dimensionamento degli elementi captanti, degli accumuli, dei sistemi di
integrazione) in relazione ai profili di carico ipotizzabili. Il numero delle variabili in
gioco è quindi considerevole, e l’esplorazione di tutte le possibili combinazioni richie-
derebbe l’esecuzione, in alcuni casi, di centinaia di simulazioni.
Da tutte queste considerazioni nasce dunque l’importanza di poter disporre di un
sistema che non solo gestisca l’esecuzione di questo gran numero di simulazioni, ma che
sia anche in grado di ridurre considerevolmente il numero di casi da esplorare, riducendo
i tempi di calcolo, e di individuare la configurazione ottimale del sistema oggetto di
studio in base a parametri tecnico – economici.
Lo scopo di questo lavoro è dunque quello di sviluppare uno strumento di ottimiz-
zazione di sistemi energetici complessi, basato sulla esecuzione di simulazioni
dinamiche del sistema edificio-impianto. Le simulazioni dinamiche sono state realizzate
utilizzando il codice TRNSYS.

2. IL CODICE TRNSYS

Il codice TRNSYS (Transient System Simulation Program) è stato sviluppato negli


anni 70 dall’Università del Wisconsin. Si tratta di un ambiente per la simulazione di
sistemi dinamici, inclusi gli edifici multizona.
Il codice nasce essenzialmente per la simulazione di sistemi solarizzati (collettori
solari, accumulo, etc.) ma rapidamente il suo impiego viene esteso all’uso per la
simulazione di edifici prima e di altri impianti poi. La grande diffusione del TRNSYS è
stata favorita innanzitutto dalla sua estrema flessibilità, essendo un codice modulare nel
quale l’utente può configurare il sistema oggetto di studio a suo piacimento, inserendo i
maggiori dettagli possibili (tubi, pompe, valvole, serbatoi, sistemi di controllo etc.). Un
altro punto di forza di TRNSYS è costituito dal fatto che si tratta di un codice aperto, il
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 81

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 81


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

che consente a qualunque utente, purché dotato di competenze informatiche sufficienti,


di realizzare il proprio modello di uno specifico componente, qualora esso non sia
reperibile fra le centinaia di componenti già validati e disponibili nelle librerie del
codice. Questa facilità di inserimento di nuovi componenti (TYPES) ha quindi favorito
sia la grande diffusione del codice che la grandissima disponibilità di componenti
sviluppati dai ricercatori di tutto il mondo.
TRNSYS viene comunemente utilizzato per lo sviluppo di configurazioni di
sistemi energetici innovativi: dal semplice sistema di produzione di acqua calda, alla
progettazione dei sistemi edificio/impianto, compresi i sistemi e le strategie di controllo,
il comportamento degli occupanti, i sistemi che utilizzano energie rinnovabili
(fotovoltaico, solare termico, eolico, celle a combustibile) o sistemi di microcogene-
razione.
Il modulo che simula l’edificio è basato sul metodo delle funzioni di trasferimento;
la descrizione dell’involucro edilizio, dei guadagni solari, dei guadagni interni avviene
per mezzo di un preprocessore che facilita l’immissione dei dati e che rende disponibile
in libreria le caratteristiche termofisiche di un notevole numero di materiali edilizi e la
composizione di moltissime tipologie di pareti e solai. Le condizioni climatiche della
località in cui si trova il sistema oggetto di studio possono essere definite per mezzo di
files contenenti i dati meteorologici delle principali località italiane ed europee. Il
sistema è dotato di un processore solare in grado di calcolare, a partire dalla radiazione
misurata sull’orizzontale, la radiazione solare diretta e diffusa su una superficie
comunque orientata ed inclinata.
Il codice calcola, ad ogni time step definito dall’utente, tutte le grandezze
necessarie a caratterizzare il comportamento energetico del sistema oggetto dello studio.
Nel caso di un edificio, per esempio, vengono calcolate la temperatura e l’umidità
dell’aria interna, la quantità di energia impiegata dall’edificio per mantenere la
temperatura desiderata, l’energia che è entrata per effetto dei guadagni solari, quella che
si è dovuta impiegare per il trattamento dell’aria.

3. STRUTTURA DEL CODICE DI CALCOLO

Il codice sviluppato è costituito da una programma principale che permette di


scegliere i parametri da ottimizzare (superficie di pannelli solari; volumi di accumulo;
potenza di generatori termici etc.), per una data configurazione edificio-impianto
descritta virtualmente col TRNSYS.
Il valore aggiornato dei parametri da ottimizzare viene di volta in volta inviato al
TRNSYS, trattato come una semplice subroutine che rimanda indietro i consumi
energetici ricalcolati.
Tali consumi vengono inviati dal programma principale alla subroutine che calcola
la Funzione Obiettivo (F.O.) da minimizzare, nel nostro caso il tempo di Pay-Back (PBT)
della configurazione edificio-impianto prescelta.
La subroutine della F.O. a sua volta ne richiama altre necessarie al suo calcolo e
rinvia il valore calcolato alla routine di ottimizzazione.
Il calcolo viene iterato cambiando opportunamente i parametri mediante un
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 82

82 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

opportuno algoritmo di minimizzazione, sino al raggiungimento del loro ottimo ai fini


della minimizzazione della F.O.
Quando la F.O. è il PBT della configurazione prescelta, la subroutine della F.O.
riceve da altre subroutines i valori aggiornati dei costi di esercizio e di impianto insieme
a quelli di una configurazione di riferimento, costituita dallo stesso edificio dotato di
impianto tradizionale, caldaia standard a metano e condizionatore d’ aria a compressore
elettrico.
I costi dell’ energia vengono calcolati con precisione in base ai contratti di fornitura
in vigore nel luogo dove sorge l’ edificio, tenendo conto di tariffe e tasse, e dai consumi
annui di elettricità e di gas determinati di volta in volta dal TRNSYS durante le
iterazioni.

Fig. 1 - Schema di flusso del programma di ottimizzazione

4. ALGORITMO DI MINIMIZZAZIONE

Particolare cura è stata dedicata alla scelta dell’ algoritmo di minimizzazione


perché il compito da svolgere è stato il trattamento di una funzione chiaramente non
analitica che si presentava assai complessa e con caratteristiche ignote relativamente a
linearità ed eventuali punti di discontinuità rispetto alle variabili da ottimizzare.
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 83

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 83


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

Per tale motivo si è pensato sin dall’ inizio di evitare metodi di convergenza basati
sul calcolo delle derivate di tali variabili.
L’algoritmo scelto per questo lavoro è il PSO (Particle Swarm Optimization) [1]
considerato uno degli strumenti migliori nel contesto degli algoritmi evolutivi, caratte-
rizzati dalla capacità di adattamento, cioè la possibilità di modificare la propria struttura
durante l’evoluzione al fine di migliorare la performance dell’algoritmo stesso.
Il PSO è stato sviluppato nel 1995 da uno psicologo, James Kennedy, ed un
ingegnere elettronico, Russel Eberhart, i quali si interessarono ai primi esperimenti per
la modellizzazione del comportamento sociale in molte specie di volatili. In particolare
concentrarono la loro attenzione sul modello sviluppato dal biologo Heppner.
L’analogia con il problema di ottimizzazione può essere definita come:
• Individui: configurazioni di tentativo che si spostano e campionano la funzione
obiettivo in uno spazio reale a N dimensioni.
• Interazione sociale: un individuo trae vantaggio dalle ricerche degli altri dirigendosi
verso la regione del punto migliore globalmente trovato.
La caratteristica che risulta essere importante, nella ricerca dell’ottimo, è legata al
concetto di vicinanza. Infatti ogni singolo individuo è influenzato dalle azioni degli
individui ad esso più vicini: secondo Kennedy ed Eberhart se la propagazione dell’infor-
mazione avviene attraverso dei sotto-gruppi, questo basta a garantirne la globale
conoscenza a tutto il gruppo.

Fig.2 - Influenza tra le particelle [2].

In tal modo la particella ‘a’ risente delle azioni di ‘b,c,d’ anche se si sono
allontanate reciprocamente. Si considerano quindi le ‘particelle’ (o configurazioni)
create dall’algoritmo come ‘artificial life’, individui che si spostano attraverso le
coordinate di uno spazio n-dimensionale. A seguito di uno spostamento la particella
invia le sue coordinate ad una funzione che le applica al problema e ne misura la fitness,
cioè ne valuta la vicinanza alla soluzione migliore del problema.
L’ « intelligenza » di ogni singola particella risiede nel fatto che essa è in grado di
immagazzinare le informazioni riguardanti la sua attuale posizione, la sua velocità, il
valore migliore di fitness da essa trovato e le relative coordinate. E’ questa capacità,
insieme alla capacità di interazione con gli individui ad essa vicina, che influenza gli
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 84

84 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

spostamenti successivi.
L’m-esima (m = 1, 2, . . . , µ) particella (o configurazione) è schematizzata come
un punto nello spazio di ricerca N-dimensionale, il cui vettore posizione (vettore dei
parametri) è:

x = (x1, . . . , xN)

Ogni particella vola nello spazio delle soluzioni con una velocità rappresentata dal
vettore:

v = (v1, . . . , vN)
Naturalmente, in corrispondenza di ogni vettore dei parametri x, si considera il
valore della funzione di fitness, F = F(x), che codifica il tipo di problema di ricerca che
stiamo affrontando: o minimo o massimo della funzione.
Quindi, ogni punto nel dominio delle possibili soluzioni è completamente definito
dai tre parametri posizione, velocità e valore di fitness:

a = (x, v, F(x))

In figura 3 sono schematizzati i passaggi principali dell’algoritmo.

&UHD]LRQH FDVXDOH GHOOD SRSROD]LRQH GL 1


SDUWLFHOOH FDUDWWHUL]]DWH GDO YHWWRUH SRVL]LRQH
[LHGDOYHWWRUHYHORFLWjYL

3HU RJQL SDUWLFHOOD YLHQH FDOFRODWD OD IXQ]LRQH


RELHWWLYRDOO¶LVWDQWHNHFRQIURQWDWDFRQLOPLJOLRU
YDORUHRWWHQXWRSHUTXHOODSDUWLFHOOD 3LN 

6L FRQIURQWDQR OH PLJOLRUL VROX]LRQL RWWHQXWH GD RJQL


SDUWLFHOOD H VL YDOXWD OD PLJOLRU VROX]LRQH JOREDOH
DOO¶LVWDQWHN 3JN 

6L DJJLRUQDQR L YHWWRUL YHORFLWj 9L H VL


YDOXWDQROHQXRYHSRVL]LRQLDOO¶LVWDQWHN
;LN ;LN9LN

7HUPLQDWRLOQXPHURGLLWHUD]LRQL"

6L 1R

9DORUHGLRWWLPR
3J 


Fig.3 - Schema di flusso algoritmo PSO.
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 85

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 85


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

Il PSO parte da una popolazione iniziale di particelle, ossia da un insieme di


possibili soluzioni scelte in modo pseudo-causale rispettando i limiti dello spazio di
ricerca.
Per ogni particella ‘i’ è stata proposta una variazione della posizione xi del tipo [2]

Xi k+1 = Xi k + Vi k+1;

dove vi k+1 è una velocità calcolata come


Vi k+1 = Wk Vi k + C1R1 (Pi k - Xi k)+ C2R2 (Pg k - Xi k);

Pik rappresenta la migliore posizione della particella ‘i’ all’istante k e Pgk rappresenta la
miglior posizione globale dell’intero insieme di particelle all’istante k.
Wk è un peso di inerzia per correggere la velocità, C1R1 e C2R2 sono due fattori di
apprendimento positivi, che influenzano la performance individuale relativa alle
performance passate e la performance individuale relativa al gruppo [3].
Ossia, ogni particella segue due soluzioni “migliori”, ottenute in corrispondenza di
due “migliori” valori di fitness: la miglior soluzione raggiunta finora nella storia di ogni
individuo, Pik (miglior soluzione locale); e la miglior soluzione tra tutte le particelle della
popolazione, ottenuta finora, Pgk (miglior soluzione globale) . Il ciclo evolutivo continua
fino quando non si raggiunge una condizione di stop predefinita.

Fig.4 - Posizione e velocità della particella [2].


corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 86

86 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

Fig. 5 - Esempio di convergenza verso il minimo della funzione obiettivo.

I risultati ottenuti con l’ algoritmo illustrato sono stati sin da subito molto
soddisfacenti, tanto da farci desistere dal provarne altri, che tuttavia potrebbero essere
impiegati con eguale successo.

5. FUNZIONE OBIETTIVO

I parametri che si considerano più interessanti per decidere se investire o meno


sulla realizzazione solare sono:
- Il maggior valore dell’investimento iniziale I0
- Il tempo di ritorno dell’investimento, PBT
Allo scopo di determinare tali voci, verranno considerati i costi attuali dell’energia
elettrica e del gas con le opportune imposte così da poter confrontare l’impianto da
ottimizzare con quello di climatizzazione tradizionale, preso a riferimento.
Ci si aspetta che l’impianto solare abbia costi di investimento maggiori rispetto al
caso tradizionale, ma che consenta di risparmiare annualmente sui costi di esercizio. Lo
scopo dell’investimento dal punto di vista economico, è quindi quello di riuscire a
recuperare la maggior spesa sostenuta per l’impianto solare attraverso una riduzione della
spesa annua. Il maggior valore dell’investimento iniziale I0 viene quindi inteso come la
differenza tra la somma spesa per l’impianto solare (I0s) e per quello convenzionale(I0c).
Il PBT è definito come l’anno (n) in cui si ha l’uguaglianza tra il maggior valore
dell’investimento iniziale e la sommatoria dei flussi di cassa attualizzati:
Q Q
I FL Q
FF  F V ˜   LL L
, ¦I L
FD ¦   L L
¦   L $ L
L  L  $ L 

Dove CC e CS sono rispettivamente i costi di esercizio annui relativi alla configu-
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 87

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 87


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

razione di riferimento e quella in esame. Tale espressione è stata utilizzata in un


programma Fortran in grado di fornire il PBT dell’impianto in funzione delle variabili
viste sinora.
Per la valutazione economica sono stati assunti i seguenti valori dell’indice di
attualizzazione iA e di inflazione ii :

- iA : 2.75%
- ii : 3.5%

L’indice ii è stato determinato dallo studio dell’andamento dei costi dell’energia


elettrica e del gas, mentre quello iA è stato ricavato dai dati Istat [ 11; 12 ].

6. ESEMPIO APPLICATIVO

Per mettere a punto il nuovo programma di ottimizzazione e verificarne la funzio-


nalità è stata utilizzata una configurazione edificio-impianto già studiata ed ottimizzata
per tentativi mediante il TRNSYS [ 11; 12 ].
Lo studio in questione riguardava un impianto di solar cooling dedicato ad un
edificio ad uso ufficio situato a Roma, sede della Shap S.p.A..
Lo schema di impianto, Fig. 5, prevede un campo solare costituito da collettori a
concentrazione IND-300 della Solel, percorsi da olio diatermico che a sua volta scambia
calore nel generatore di una pompa ad assorbimento Acqua-Ammoniaca reversibile,
modello GAPH-AR.
Sono inoltre presenti una caldaia di reintegro, in caso di condizioni climatiche
avverse e accumuli per l’ acqua lato utenza e per l’ olio lato collettori, per migliorare le
prestazioni dell’ impianto.
E’ stato scelto quindi di produrre sia acqua calda che refrigerata a seconda della
stagione, per sfruttare il maggior rendimento delle macchine ad assorbimento durante la
stagione fredda anche in assenza di radiazioni solari utilizzabili.
Inoltre è prevista una caldaia a gas di back-up ed eventualmente un accumulo di
olio posto tra campo solare e caldaia.

Fig. 5 - Schema dell’ impianto da ottimizzare


corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 88

88 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

6.1. Velocità del calcolo

Dal momento che lo scopo che ci eravamo prefissi è quello di ottenere uno
strumento rapido per studi preliminari di fattibilità, questo doveva essere caratterizzato
da una accettabile velocità di calcolo dei parametri utili alla comparazione con varie
soluzioni impiantistiche.
Infatti, avere a disposizione uno strumento in grado di effettuare ottimizzazioni in
breve tempo è, dal punto di vista tecnico-economico, un vantaggio non indifferente.
Il rischio di dover fare numerose iterazioni con un programma complesso come il
TRNSYS è proprio quello di riuscire ad eseguirle solo con un tempo esageratamente
lungo.
Tale rischio si è tramutato in certezza durante i primi approcci, per cui il fattore
velocità è divenuto rapidamente il nostro maggior problema da risolvere.
Per risolvere il problema sono state contemporaneamente battute diverse strade, la
prima di queste è stata quella di usare TRNSYS come semplice subroutine su
piattaforma Visual Fortran Compaq 6.6 .
Il secondo passaggio decisivo è stato quello di evitare l’ uso di calcoli ed iterazioni
accessorie mediante l’ opzione di interfacciare TRNSYS con software esterni pesanti
tipo MATLAB.
Nella libreria di TRNSYS non sono infatti presenti né collettori solari parabolici
lineari, né pompe ad assorbimento con caratteristiche adattabili a quelli oggetto della
simulazione affrontata in questo progetto.
Si è quindi fatto ricorso alla possibilità fornita dal TRNSYS di realizzare nuovi
componenti utilizzando il linguaggio di programmazione Fortran.
Per esempio, partendo dalle caratteristiche del pannello solare prescelto e dall’e-
quazione di bilancio energetico del pannello, si è costruito il modello del pannello solare,
attraverso una subroutine Fortran incorporata nel TRNSYS come nuovo componente
della libreria..
L’ ultimo problema è sorto quando, sempre nel tentativo di velocizzare il
procedimento, abbiamo utilizzato time-steps di simulazione in TRNSYS intorno ai 15
minuti.
Infatti, con il nostro caso applicativo, dato che TRNSYS simula un edificio virtuale
con tanto di regolazione della temperatura e relativi transitori, l’utilizzo di semplici
regolatori on/off con time-steps superiori a ~5 minuti, confliggeva con tale necessità,
fornendo risultati falsati nelle temperature.
Infatti tali regolatori, come componenti software del TRNSYS, vanno a
campionare i valori da regolare in base al time-step scelto per la simulazione.
Purtroppo però, quando l’ azione del regolatore On-Off vuole essere più rapida del
time-step impostato, ne risulta una continua pendolazione delle variabili controllate,
causata dalla non realistica lentezza di risposta dei regolatori, forzata dalla scelta del
time-step.
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 89

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 89


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

Fig. 6 - Andamento della temperatura in una stanza dell’edificio

Per ovviare a tale inconveniente si sono dovute utilizzate delle tecniche di


regolazione alternative, con l’ intento di ottenere temperature stabili all’ interno delle
varie stanze dell’ edificio simulato e poter calcolare i vari consumi energetici in modo
realistico.
Tale modifica ha permesso di ottenere temperature degli ambienti realisticamente
vicine ad un valore costante, Fig. 6, pur utilizzando un time-step sufficientemente lungo
per le nostre esigenze.
Il risultato delle varie fasi di aumento della velocità del calcolo ha portato il tempo
di calcolo dalle molte ore necessarie inizialmente ai circa 30 minuti attuali con time-step
di simulazione di 15 minuti e trenta iterazioni complessive su tre variabili ottimizzate.

6.2. Edificio semplificato

Una volta messo a punto il programma di ottimizzazione si è pensato di effettuare


uno studio di ottimizzazione condotto sullo stesso edificio in forma semplificata.
Dal momento che riprodurre un edificio reale all’ interno del TRNSYS è una
operazione laboriosa e molto dispendiosa in termini di tempo, si è pensato di creare un
software rapido per progetti di fattibilità tecnico-economica di prima battuta.
L’ idea base è stata quella di verificare la differenza di risultati tra l’ edificio vero
ed un semplice parallelepipedo vuoto, caratterizzato dallo stesso rapporto
volume/superficie, costruito con gli stessi materiali ed orientato nello stesso modo sul
suolo.
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 90

90 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

6.3. Ottimizzazione

Il confronto diretto tra due o più soluzioni scelte, è un caso classico che si presenta
in fase di studio di fattibilità e normalmente richiede molto tempo anche con l’ aiuto del
calcolatore.
Dopo uno studio preliminare, sono stati individuati alcuni parametri in grado di
influire sul valore del PBT, ed è stato dato il via a diverse ottimizzazioni su tali
parametri, anche con lo scopo di testare la validità dell’algoritmo stesso.
Con riferimento allo schema di Fig. 5, lo studio di ottimizzazione è stato effettuato
in due varianti: senza e con accumulo di olio diatermico.
Nella rappresentazione di ogni ottimizzazione verranno riportati tre grafici ognuno
corrispondente ad una singola iterazione di ottimizzazione, nel dominio n-dimensionale
in cui si intende far trovare la combinazione migliore degli n parametri ai fini della
minimizzazione della F.O..

6.3.1. Edificio completo: impianto senza accumulo di olio diatermico

La prima ottimizzazione è stata condotta sulla configurazione costituita dall’e-


dificio descritto all’interno del TRNSYS in modo completo e con l’ impianto caldo-
freddo privato dell’ accumulo di olio.
Come parametri di studio si sono scelti l’area dei collettori solari ed il volume di
accumulo di acqua lato utenza.
Il grafico, fig. 7, che mostra l’andamento delle particelle nel dominio bidimen-
sionale delimitato da volume di olio 0.2-0.5 m3 e superficie del campo solare 24-35 m2,
fa vedere in sequenza un raggruppamento verso la soluzione ottimale già sufficien-
temente raggiunta alla terza iterazione.
La barra colorata a destra di ciascun grafico mostra la scala in cui la F.O. è
calcolata per le varie particelle.
Tale scala si restringe al passare delle iterazioni, segno che, come desiderato, tutte
le particelle nel complesso si spostano via via verso la soluzione di minimo relativo del
PBT.
Le iterazioni vengono fissate inizialmente insieme al numero di particelle iniziali
generate, generalmente già alla quarta iterazione si sono ottenute fluttuazioni inferiore
ad un mese sul PBT, per cui il numero di iterazioni prima del termine dei calcoli è stato
posto pari a tre.
E’ tuttavia possibile, come usuale, utilizzare anche criteri di convergenza che
verifichino da soli il raggiungimento dello scostamento della F.O. a meno di un valore
prefissato piccolo a piacere.
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 91

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 91


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

Fig. 7 – Edificio Completo: Collettori;Accumulo Utenza (Iter. 1-3)

L’ottimizzazione ha portato ad una configurazione in cui sono previsti:

• Area collettori: 28.7 m2


• Accumulo utenza: 0.42 m3
• PBT: 13.9 anni

a cui corrispondono:

 Costo impianto solare: 30660 e


 Consumo Gas = 1015 m3

Il PBT di tale configurazione è strettamente legato al costo dei pannelli solari,


mentre la presenza dell’accumulo di acqua lato utenza risulta utile solo a migliorare il
funzionamento della macchina, che è dotata di regolazione On-Off ed è quindi bene
evitare cicli ripetuti troppo brevi.
Infatti, dato che la temperatura del serbatoio è vincolata ad appartenere ad un range
di temperature compatibile con l’impianto di distribuzione all’ utenza (riscaldamento
max 50°C ; raffrescamento min 7°C) tale accumulo mal si presta a compensare le
inevitabili fluttuazioni dell’ energia solare.
Quindi anche installando un accumulo utenza maggiorato, qualora questo abbia
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 92

92 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

raggiunto la massima temperatura di esercizio, si devono necessariamente disallineare i


pannelli solari per non generare altra energia non altrimenti accumulabile.
Una maggiore massa di acqua lato utenza ha la funzione di volano termico,
allungando i tempi dei cicli On-Off della macchina. Però, a macchina accesa, se in quel
dato frangente non è disponibile l’energia solare, comporta aumenti indesiderati del
consumo della caldaia ausiliaria.

6.3.2. Edificio completo: impianto con accumulo di olio diatermico.

Per ovviare alle manchevolezze dello schema precedente abbiamo inserito anche
un accumulo di olio diatermico per uno sfruttamento maggiore dell’ energia solare.

Fig. 8 – Edificio Completo: Collettori;Accumulo Utenza; Accumulo Olio (Iter. 1-3)

Quindi si è dato corso ad una ottimizzazione sul PBT in cui in aggiunta ai


parametri precedenti si ha anche tale accumulo di olio diatermico, nel range 0-0.5 m3.

Alla fine dell’ottimizzazione, fig. 8, si è giunti quindi ad una configurazione


caratterizzata da:

• Area collettori: 31.5 m2


• Accumulo di olio diatermico: 0.15 m3
• Accumulo utenza: 0.3 m3
• PBT: 14.4 anni
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 93

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 93


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

A tale configurazione corrispondono:

 Costo impianto solare = 32677 e


 Consumo gas = 924 m3

Come si può notare, la presenza dell’accumulo aggiuntivo dell’ olio determina una
maggiore estensione del campo solare, perché il programma di ottimizzazione si accorge
che è possibile sfruttare meglio tale risorsa.
A causa del prezzo elevato dell’ olio diatermico considerato (9.8 e/kg), l’ottimiz-
zazione tende a raggiungere valori non troppo alti del volume di olio, che comunque
garantiscono un risparmio di ~9 % sul gas consumato rispetto alla configurazione
precedente, anche se con un PBT leggermente superiore.

6.3.3. Edificio semplificato: impianto senza accumulo di olio diatermico.

Utilizzando il modello di edificio semplificato, si è iniziato come nello studio


precedente con l’ottimizzare l’impianto privo di accumulo dell’olio.

In questo caso si è ottenuto l’ottimo in corrispondenza di:

• Area collettori: 24.8 m2


• Accumulo utenza: 0.32 m3
• PBT : 14.7 anni

a cui corrispondono i valori di :

 Costo impianto solare: 29891 e


 Consumo gas: 1227 m3

In questo caso, fig. 9, non tutte le particelle sono giunte ad una configurazione di
ottimo ma si tratta comunque di valori che permettono ‘distanze’ accettabili dal valore
minimo della funzione obiettivo.
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 94

94 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

Fig. 9 – Edificio Semplificato: Collettori Solari; Accumulo Utenza (Iter. 1-3)

6.3.4. Edificio semplificato: impianto con accumulo di olio diatermico.

Infine, sempre con il modello di edificio semplificato, è stato aggiunto anche un


accumulo di olio diatermico.

La configurazione ottimale, fig. 10, risulta:

• Area collettori: 34.0 m2


• Accumulo olio diatermico: 0.18 m3
• Accumulo utenza: 0.33 m3
• PBT: 15.3 anni

a cui corrispondono:

 Costo Impianto Solare: 33034 e


 Consumo gas: 1042 m3
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 95

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 95


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

Fig. 10 – Edificio Semplificato: Collettori Solari; Accumulo Utenza; Accumulo Olio (Iter. 1-3)

Come si nota dal confronto tra le due configurazioni, il campo solare nel secondo
caso risulta molto maggiore (+37%) ma il PBT ne risente poco (+5%).
Questo è dovuto alla presenza dell’accumulo di olio che permette di ridurre
notevolmente i consumi di caldaia (-16%).

6.4. Confronto dei risultati

A questo punto andiamo ad analizzare i risultati ottenuti nelle quattro diverse


ottimizzazioni effettuate per valutare la validità della semplificazione dell’edificio.

 (',),&,2 (',),&,2
&203/(72 6(03/,),&$72
5LFKLHVWDFDOGR N:K   

5LFKLHVWDIUHGGR N:K   


I K
Fig. 11 - Confronto carichi termici

Pur avendo utilizzato le stesse strategie di controllo della temperatura interna all’
edificio, per garantire la confrontabilità dei risultati, dalla fig. 11, si ha uno scostamento
relativo al calcolo dei carichi termici di circa il +30% a causa del diverso modo di
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 96

96 Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

simulare gli effetti dell’ inerzia termica insito nei due modelli descrittivi dell’ edificio.
Ora valutiamo l’errore sul calcolo per il dimensionamento dei componenti e
successivamente sul calcolo del payback-time, per l’impianto senza accumulo di olio
diatermico.
 $UHDFROOHWWRUL $FFXPXOR &RQVXPR 3%7
P  XWHQ]D P  FDOGDLD P 
('&203/(72    
('6(03/,),&$72    

Fig. 12 - Confronto componenti dell’impianto senza accumulo olio diatermico.

Come si vede in fig. 12, il dimensionamento dei componenti risente di uno


scostamento del 13% sulle dimensioni dei pannelli che in tale configurazione risultano
l’elemento di maggior rilievo sul calcolo del PBT.
L’impianto nel caso di edificio semplificato risulta sottodimensionato, ma
nonostante ciò il PBT risulta superiore del +5%.
Tale scostamento è dovuto al diverso contributo della caldaia di back-up nei due
casi: per essa infatti si ha uno scostamento del +20% che incide notevolmente sul PBT.
Analizziamo ora la configurazione con accumulo di olio diatermico, fig. 13.
 $UHD $FFXPXOR $FFXPXOR ROLR &RQVXPR 3%7
FROOHWWRUL XWHQ]D P  GLDWHUPLFR P  FDOGDLD P  DQQL 
P 
('     
&203/(72
('    
6(03/,),&$72

Fig. 13 - Confronto componenti dell’impianto con accumulo olio diatermico.

Si nota come in questo caso la semplificazione dell’edificio determini una


variazione dei componenti con uno scostamento di solo +10%.
L’accumulo dell’ olio svolge in ogni caso un ruolo importante per la riduzione dei
consumi ed anche in questo caso il PBT è soggetto ad una variazione di valutazione pari
a +6%.

CONCLUSIONI

Con questo lavoro è stato raggiunto un risultato utile a progettisti e ricercatori nel
campo energetico legato al settore civile, con la creazione di uno strumento rapido ed
efficiente per ottimizzare i vari componenti di una data configurazione edificio-impianto.
I casi di esempio mostrati permettono di capire agevolmente il vantaggio di
utilizzare tale strumento, che con grande rapidità riesce da solo a trovare la soluzione
migliore ai fini dell’ ottimo energetico, variando contemporaneamente tutte le variabili
da esplorare.
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 97

Sistema Modulare di Ottimizzazione Integrata Edificio-Impianto 97


per la Valutazione di Tecnologie di Climatizzazione Innovative

La verifica di confronto effettuata con un modello semplificato di edificio, fornisce


risultati già buoni ma ulteriormente migliorabili, e potrà servire, in un prossimo futuro,
come base per sviluppare un software semplice e rapido a disposizione del progettista
che non ha il tempo di diventare un esperto di codici di simulazione dedicati.

BIBLIOGRAFIA

[1] Eberhart, R. C. and Kennedy, J. A new optimizer using particle swarm theory.
Proceedings of the Sixth International Symposium on Micromachine and Human
Science, Nagoya, Japan. pp. 39-43, 1995
[2] M. Repetto, Metodi e tecniche di ottimizzazione innovative per applicazioni
elettromagnetiche, Politecnico di Torino, Dip. Ingegneria Elettrica Industriale.
[3] Paul Pomeroy – An Introduction to Particle Swarm Optimization, marzo 2003.
AdaptiveView.com site.
[4] University of Wisconsin-Madison; TRNSYS 16 manual
[5] ASHRAE Handbook 1989 Fundamentals.
[6] DPR 412/93, DPR 551/99.
[7] Sito internet Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas.
[8] M. Citterio, B. Di Pietra, N. Fratini – Sviluppo di un ambiente di simulazione di
distretti energetici a generazione distribuita – R..T. ENEA, ENE-EDI 05049.
[9] Soteris A. Kalogirou – Solar thermal collectors and application – Progress in
Energy and Combustion Science 30 (2004) pp. 231-295 - Elsevier.
[10] Robur GHAP-AR manual.
[11] Alessio Vangelista, Climatizzazione mediante Pannelli Solari ad Alta temperatura
e pompe di calore ad assorbimento, Tesi di Laurea in Ingegneria Meccanica,Univ.
Roma Tre- Dic. 2005
[12] M. Citterio, G. Corallo, G. Guj, A. Vangelista, B. Di Pietra, Solar air-conditioning
with high temperature solar collectors and water ammonia absorption heat pump.,
61° congresso nazionale ATI, Perugia, Settembre 2006.
[13] M. Citterio, G.Corallo, M. Avitabile, A. Lodi, Technical economical evaluation of
a Solar Cooling plant based on water ammonia absorption heat pump and
parabolic solar collectors in different Italian climates., Int. Conference Solar Air
Conditioning, Kloster Banz, October 2005.
[14] L. Brodolini, Tesi di Laurea in Ingegneria Meccanica, Ottimizzazione di impianti
solari termici per la climatizzazione di edifici, Univ. Roma Tre - Dic. 2006
corallo 8-06-2007 17:27 Pagina 98

98
corallo 5-06-2007 16:16 Pagina 98

98
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 99

Indice

99

La deumidificazione dell’aria
per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:
prestazioni e potenzialità
LUIGI MARLETTA, GIANPIERO EVOLA, FABIO SICURELLA
Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica, Università di Catania

RIASSUNTO

Un’interessante alternativa ai tradizionali sistemi HVAC è costituita dalle unità di


trattamento aria basate sul principio della deumidificazione chimica per adsorbimento,
realizzata a mezzo di sostanze dette essiccanti (o adsorbenti), le quali hanno la proprietà
di trattenere, all’interno di micro-porosità, il vapor d’acqua presente nell’aria. La rigene-
razione, necessaria per liberare il materiale dal vapor d’acqua raccolto, può essere
effettuata a temperature inferiori ai 70°C, prospettando l’utilizzo di energia solare come
fonte energetica.
Nel presente lavoro vengono descritti i principali schemi impiantistici adottati nei
sistemi di ventilazione e trattamento aria basati sull’uso di rotori essiccanti in silica-gel,
al fine di identificare lo schema che risulti energeticamente più efficiente. L’analisi
procede quindi considerando un caso studio, relativo al condizionamento di uno stesso
edificio sito in tre diversi contesti climatici (Trapani, Roma, Milano). Per ciascuna
località vengono valutate le prestazioni di un sistema con rotore essiccante elio-assistito;
al variare della superficie di collettori solari installati, le prestazioni del sistema vengono
caratterizzate in chiave energetica, valutando il consumo annuo di energia primaria e
calcolando indici di prestazione quali il REP (Rapporto di Energia Primaria) ed il COP
del sistema.
I risultati mostrano chiaramente la convenienza nell’uso di sistemi essiccanti elio-
assistiti per la deumidificazione dell’aria, che si propongono quindi come valida
alternativa ai sistemi tradizionali ed aprono interessanti scenari per l’uso delle energie
rinnovabili nel campo del condizionamento ambientale.

1. INTRODUZIONE.

Gli impianti di climatizzazione hanno lo scopo di predisporre l’aria da immettere


in ambiente in condizioni termoigrometriche tali da abbattere i carichi termici e la
produzione interna di vapore. Nel caso specifico del condizionamento estivo dell’aria
quest’obiettivo si consegue sottoponendo l’aria ad un processo di raffreddamento e
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 100

100 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

deumidificazione, seguito da un post-riscaldamento sensibile. Più in particolare, la


deumidificazione nei sistemi HVAC viene normalmente realizzata tramite un processo di
raffreddamento al di sotto del punto di rugiada; tale processo conduce però l’aria ad una
temperatura notevolmente inferiore rispetto a quella richiesta per una confortevole distri-
buzione dell’aria in ambiente. A tal fine, infatti, l’aria dovrebbe essere distribuita attorno
ai 18 °C, ma il processo di deumidificazione summenzionato richiede un raffreddamento
ad una temperatura di circa 7-8 °C inferiore. E’ allora necessario un processo di post-
riscaldamento prima di immettere l’aria in ambiente, che richiede ulteriore fornitura di
energia termica, come mostrato in Figura 1, dove è riportato una schema di massima di
un’unità di trattamento aria (UTA) convenzionale e del corrispondente ciclo termodi-
namico; è inoltre da segnalare come il chiller a servizio della batteria fredda lavori a
temperature ridotte, e quindi con valori ridotti del COP.

Figura 1 – Schema e ciclo termodinamico per UTA convenzionale.

Un’interessante alternativa ai sistemi HVAC convenzionali è rappresentata dai


sistemi basati sull’uso di materiali essiccanti solidi; questi sono materiali porosi in grado
di attrarre e trattenere il vapor d’acqua all’interno della loro struttura capillare in quantità
notevolmente superiore al loro peso, tramite un processo denominato adsorbimento. I
più comuni materiali adsorbenti sono le zeoliti (naturali e sintetiche) e i gel di silice;
questi ultimi sono più adatti in presenza di elevata umidità. L’entità dell’adsorbimento è
proporzionale alla differenza tra la pressione parziale del vapore nell’aria e all’interno
del materiale essiccante; poiché è possibile incrementare la pressione parziale del vapore
nel rotore aumentandone la temperatura, si rende possibile la rigenerazione del materiale
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 101

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 101


prestazioni e potenzialità

tramite riscaldamento, a temperature anche inferiori ai 60-70°C, in base al materiale e


alle condizioni al contorno [1].

2. LE CARATTERISTICHE DEI ROTORI ESSICCANTI

I materiali essiccanti sono normalmente organizzati in forma di rotore; come


mostrato in Figura 2. Il rotore è costituito da un cilindro metallico, normalmente
realizzato in alluminio, provvisto di strutture di supporto concentriche; su queste
vengono fissati dei fogli corrugati in fibra ceramica impregnati di materiale essiccante.
Il essiccante è fortemente legato alla fibra ceramica, in modo da evitare che esso possa
essere trascinato dalla vena d’aria che attraversa il rotore. I rotori essiccanti hanno
solitamente una larghezza compresa fra 10 e 50 cm, mentre il diametro può variare tra i
10 e i 400 cm; la velocità di rotazione è molto bassa (da 5 a 30 giri per ora). Per mezzo
di partizioni fisse la sezione frontale del rotore viene suddivisa in due parti, normalmente
di uguali dimensioni; mentre da un lato l’aria di processo viene deumidificata, nella
restante sezione della ruota il materiale essiccante viene rigenerato tramite un flusso
d’aria calda precedentemente riscaldato alla temperatura necessaria. In tal modo è
possibile garantire al sistema la continuità di funzionamento [2].

Figura 2 – Principio di funzionamento di un rotore essiccante.

Le prestazioni dei rotori essiccanti sono normalmente descritte in diagrammi simili


a quelli mostrati in Figura 3, dai quali è possibile ricavare le condizioni di uscita dell’aria
di processo (temperatura a bulbo secco, umidità assoluta) in funzione del titolo iniziale
dell’aria di processo (in ascissa) e della temperatura iniziale dell’aria di processo (è il
parametro che distingue le diverse curve). Ogni diagramma si riferisce ad un determinato
valore di velocità dell’aria, velocità di rotazione e, soprattutto, di temperatura di rigene-
razione.
Il diagramma in basso, in particolare, si riferisce ad una temperatura di rigene-
razione di 80°C, a differenza dei 60°C cui si riferisce il diagramma superiore; è dunque
possibile valutare quanto una più elevata temperatura di rigenerazione possa
incrementare la capacità deumidificante del rotore, misurata dalla variazione del titolo
dell’aria di processo.
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 102

102 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

Figura 3 – Curve caratteristiche di un rotore essiccante


(in alto: Trig = 60°C - in basso: Trig = 80°C)

Nell’esempio mostrato in Figura 3, a parità di titolo di ingresso (xin = 10 g/kg di


aria secca), l’entità della deumidificazione passa da ∆x = xin - xout = 10 - 4.4 = 5.6 (g/kg)
per Trig = 80°C a ∆x = 10 - 6.3 = 3.7 (g/kg) per Trig = 60°C.
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 103

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 103


prestazioni e potenzialità

E’ inoltre importante rilevare che il processo di deumidificazione realizzato dal


materiale essiccante è accompagnato da un considerevole aumento di temperatura
dell’aria di processo, a causa del calore latente di condensazione rilasciato dal vapore
sottratto all’aria. Negli esempi proposti, la temperatura dell’aria di processo in uscita dal
rotore è pari rispettivamente a 39°C (per Trig = 60°C ) e 47°C (per Trig = 80°C ),
prospettando dunque la necessità di eseguire un processo di post-raffreddamento al fine
di raggiungere le opportune condizioni d’immissione in ambiente.

3. SCHEMI IMPIANTISTICI E INDICI DI PRESTAZIONE.

In Figura 4 si riporta il layout di un’unità di trattamento aria basata sul principio


della deumidificazione tramite rotore essiccante (sistema DEC), insieme al
corrispondente ciclo termodinamico tracciato sul diagramma psicrometrico. Lo schema
proposto è il più comune fra quelli possibili, ed è spesso citato in letteratura con il nome
di “ciclo Pennington” ([3],[4]).
L’aria di processo è prelevata dall’esterno (punto E) e invita ad una batteria di pre-
raffreddamento (trasformazione EB), in cui si opera una prima contenuta riduzione del
titolo dell’aria. Quindi l’aria viene deumidificata nel rotore essiccante (BC), ma il
processo genera un notevole incremento della temperatura. Per questo motivo l’aria di
immissione necessita di un raffreddamento al fine di raggiungere la temperatura di
immissione desiderata; tale processo di raffreddamento viene realizzato in due passaggi
successivi: il primo ha luogo in uno scambiatore rotativo per il recupero del calore
sensibile (CD), in cui si realizza anche il pre-riscaldamento del flusso di rigenerazione
(A’F); il secondo stadio è realizzato in una batteria di raffreddamento convenzionale
(DD’), alimentata da acqua fredda. Infine, l’aria di immissione può essere ulteriormente
raffreddata tramite un saturatore adiabatico, il quale consente, tra l’altro, di controllarne
il titolo (D’I).
Per quanto riguarda l’aria di rigenerazione, essa viene pre-riscaldata all’interno
dello scambiatore rotativo (A’F) e quindi portata alla temperatura di rigenerazione
desiderata in una batteria di riscaldamento alimentata da acqua calda (FG). In seguito
alla rigenerazione del rotore, il flusso d’aria, caratterizzato da umidità molto elevata,
viene scaricata in atmosfera. Il processo di pre-raffreddamento operato all’interno
dell’saturatore (AA’) è adottato in quanto, distanziandosi le temperature medie dei due
fluidi, è possibile ridurre la dimensione del recuperatore e incrementare l’entità del pre-
raffreddamento (CD).
Chiaramente non sempre vengono realizzati tutti i processi mostrati in Figura 4. Il
pre-raffreddamento EB è adottato soltanto quando il titolo dell’aria esterna, prelevata ai
fini della ventilazione, è troppo elevato per essere abbattuto soltanto dal rotore
essiccante; in effetti, infatti, un rotore essiccante è in grado abbattere, nella migliore
delle ipotesi, circa 8-9 grammi di vapore per ogni kilogrammo di aria trattata, qualora si
lavori con temperature di rigenerazione inferiori ai 70 °C. Inoltre, la presenza del
processo (D’I) dipende dallo schema di regolazione adottato; al fine di garantire un
valore appropriato per il titolo di immissione xI, è possibile infatti seguire due diverse
strategie:
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 104

104 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

Figura 4 – Layout e diagramma psicrometrico relativi ad un sistema HVAC dotato di rotore essiccante
(ciclo Pennington o ciclo base).

1. Lavorando con temperatura di rigenerazione costante, al variare delle condizioni al


contorno si perde il controllo del titolo in uscita dal rotore essiccante; in questo caso
è necessario ricorrere al processo (D’I) per inseguire il valore corretto di xI.
2. Si effettua una regolazione sulla temperatura di rigenerazione tG, onde ottenere una
variazione nel titolo di fine deumidificazione xC. Operando in modo da garantire xC
= xI, non sarà necessario ricorrere al saturatore (D’I). In questo caso il ciclo termodi-
namico risulta leggermente modificato come in Figura 5.

In alcuni casi, come mostrato in Figura 4, si realizza il by-pass di una frazione


limitata dell’aria di rigenerazione, generalmente attorno al 20%, a monte della batteria
calda. In tal modo si riduce il consumo energetico associato alla rigenerazione, ma si
rende il processo un po’ meno efficace, a causa della minore portata d’aria utilizzata a
tale scopo.
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 105

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 105


prestazioni e potenzialità

Figura 5 – Diagramma psicrometrico relativo al ciclo base senza regolazione tramite saturatore adiabatico.

Infine, qualora non risulti possibile o conveniente estrarre dall’ambiente


condizionato l’aria destinata alla rigenerazione, è possibile optare per lo schema
mostrato in Figura 6, in cui l’aria di rigenerazione viene prelevata dall’esterno.
Risulta dunque chiaro che i sistemi HVAC basati sull’uso di rotori essiccanti
possono lavorare secondo differenti modalità, per le quali diverse prestazioni energetiche
possono essere attese. Per questo motivo è stata svolta un’indagine preliminare al fine di
comprendere quale modalità di funzionamento, a parità di carico termico e di condizioni
esterne, riesca a garantire le migliori prestazioni. Le modalità di funzionamento
analizzate sono le seguenti:

• Ciclo base (Figura 4).


• Ciclo base con by-pass del 20% sulla rigenerazione, con saturatore adiabatico.
• Ciclo base come sopra, senza saturatore adiabatico (Figura 5).
• Ciclo con rigenerazione tramite aria esterna (configurazione E, Figura 6).
• Ciclo HVAC classico

Il confronto è stato effettuato considerando un’utenza con le caratteristiche


riportate in Tabella I, alla quale deve essere fornita aria primaria ai fini della ventilazione
e dell’abbattimento del carico latente. Il rimanente carico sensibile sarà invece gestito
tramite ventilconvettori installati in ambiente; per questo motivo non si riporta il valore
del carico sensibile, che rimane comunque costante in tutti i casi . Le condizioni di
riferimento per l’aria esterna sono tE = 32°C e ϕE = 60% (a cui corrisponde xE = 18 g/kg),
mentre in ambiente si deve garantire tA = 26°C e ϕA = 50% (xA = 10.5 g/kg). L’analisi è
stata chiaramente estesa ad un equivalente UTA convenzionale, per cui è stato assunto il
fattore di by-pass BF = 0.12.
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 106

106 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

Figura 6 – Layout e diagramma psicrometrico relativi ad un sistema HVAC


dotato di rotore essiccante (ciclo con rigenerazione tramite aria esterna).

In funzione dei dati riportati in Tabella I, è possibile valutare la portata d’aria di


rinnovo Gv, coincidente con la portata d’immissione, il carico latente del locale QL ed il
titolo di immissione xI. La temperatura d’immissione è stata fissata pari a TI = 18 °C;
6 6
*Y JY ˜   PK   4 / T/ ˜  U ( ˜ Q ˜ 9 ˜ U ˜ [ (  [ $   :   
LD LD
4/
[, [$    JNJ      
UV ˜ * Y ˜ U
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 107

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 107


prestazioni e potenzialità

Tabella I – Caratteristiche del locale in esame.


6XSHUILFLHLQSLDQWD 6  P 
$OWH]]D K  P 
9ROXPH 9  P 
,QGLFHGLRFFXSD]LRQH LD  PSHUVRQD 
5HTXLVLWLGLYHQWLOD]LRQH JY >P KÂSHUVRQD @
,QILOWUD]LRQH Q  K 
&DULFRODWHQWHVSHFLILFR T/  :SHUVRQD 

Per tutti i sistemi analizzati si è dunque proceduto al tracciamento dei cicli


termodinamici sul diagramma psicrometrico. A tal fine, con riferimento ai sistemi DEC,
si è utilizzato un rotore in silica-gel di diametro d = 965 mm, operante con velocità di
rotazione w = 24 RPH e con velocità d’attraversamento dell’aria va = 2.5 m/s; le
prestazioni del rotore, in particolare la temperatura di rigenerazione richiesta e le
condizioni dell’aria di processo in uscita, sono state determinate tramite strumenti di
calcolo forniti dal costruttore. Si è inoltre assunto ηr = 0.71 ed ηe = 0.9 rispettivamente
come efficienza dello scambiatore recuperativo e degli evaporatori. La fase di pre-
raffreddamento (EB) nei sistemi essiccanti è stata limitata alla temperatura tB = 22°C.
Le prestazioni dei sistemi sono state caratterizzate tramite il COP ed il Rapporto di
Energia Primaria (REP), definiti come di seguito:
P V ˜ K $  K , P V ˜ K $  K ,
&23   5(3     
4F  4K 4F 4K

&23F ˜ K HO K K

In cui ms rappresenta la portata d’aria d’immissione, valutata in kg/s, Qc e Qh sono


rispettivamente la potenza frigorifera e termica richiesta dalle batterie di scambio
termico, ηel = 0.37 è l’efficienza media nazionale di produzione e distribuzione dell’e-
nergia elettrica, ηh = 0.91 è il rendimento della caldaia a servizio della batteria calda. Per
quanto riguarda il termine COPc, cioè il COP del chiller a compressione di vapori a
servizio delle batterie di raffreddamento, si è assunto, da dati di catalogo, COPc = 3.22
nell’impianto convenzionale e COPc = 3.55 nel sistema DEC; tale differenza è giusti-
ficata dal fatto che nei cicli relativi ai sistemi essiccanti le trasformazioni di raffred-
damento si fermano a temperature di circa 20°C, il che consente al chiller di essere
alimentato con acqua a temperatura maggiore (15°C, contro i 7°C di un chiller conven-
zionale) e quindi di lavorare con efficienza più elevata.
Come mostrato in Tabella II, l’adozione di un by-pass del 20% sul lato rigene-
razione migliora l’efficienza del sistema, grazie alla riduzione di circa 1 kW della
potenza termica Qh fornita dalla batteria calda; altrettanto rilevante è il vantaggio
conseguente dall’adozione del ciclo termodinamico in cui l’inseguimento del titolo di
immissione è basato non sull’uso di un saturatore adiabatico, ma sulla regolazione della
temperatura di rigenerazione (COP = 0.304 e REP = 0.331, contro COP = 0.292 e REP
= 0.314 del caso in cui è presente il saturatore).
Risulta invece penalizzante la pratica di prelevare aria esterna ai fini della rigene-
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 108

108 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

razione (Figura 6); gli indici di prestazione energetica decadono infatti di circa il 25%
rispetto al caso ottimale.

Tabella II – Prestazioni dei sistemi analizzati.

Dall’analisi sin qui condotta, risulta in conclusione evidente che i sistemi


alternativi proposti garantiscono migliori prestazioni rispetto ad un equivalente sistema
HVAC convenzionale, eccezion fatta per la configurazione E.

4. PRESTAZIONI STAGIONALI: UN CASO STUDIO

Dall’analisi precedente, condotta con riferimento a condizioni climatiche di


progetto, è stata individuata la configurazione più conveniente relativamente ai sistemi
DEC; tale configurazione risulta essere quella basata sull’utilizzo di aria estratta
dall’ambiente condizionato ai fini della rigenerazione, con by-pass del 20% sulla batteria
calda e regolazione basata sulla variazione della temperatura di rigenerazione piuttosto
che sull’uso di un saturatore.
A questo punto, solo per la configurazione ottima, è stato effettuato un confronto
più accurato con i sistemi convenzionali, basato sulla valutazione delle prestazioni
annuali. Con riferimento al caso studio precedentemente introdotto, si è immaginato
l’impianto funzionante in tre diverse contesti climatici (Milano, Roma, Trapani), e per
ognuno dei casi considerati si è proceduto all’analisi del profilo orario delle grandezze
psicrometriche caratterizzanti tutti i punti dei cicli termodinamici. L’analisi è stata estesa
ai mesi in cui risulta necessario operare una deumidificazione dell’aria esterna prima
dell’immissione in ambiente, cioè da Aprile a Ottobre.
Le condizioni climatiche caratteristiche dei siti selezionati sono riassunte in Figura
7; in Figura 8, invece, sono rappresentati i profili giornalieri del contenuto di vapore
nell’aria esterna e della radiazione solare per un mese tipico della stagione estiva. E’
possibile dunque notare che Trapani è caratterizzata da un clima caldo e umido, mentre
Roma e Milano hanno un clima meno caldo e moderatamente umido; a Milano si
raggiungono i valori più alti di umidità relativa, ma in effetti il parametro che
maggiormente influenza le prestazioni dei sistemi considerati è il titolo dell’aria esterna,
che risulta di gran lunga superiore a Trapani.
Per quanto riguarda le condizioni interne di progetto, si è assunto tA = 25 °C e ϕA
= 50% (xA = 10 g/kg) nel periodo Giugno-Settembre, e tA = 23 °C (xA = 8.8 g/kg) nei
mesi di Aprile, Maggio e Ottobre. L’impianto è stato considerato in funzione dalle ore
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 109

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 109


prestazioni e potenzialità

9.00 alle ore 18.00, con carichi termici costanti e corrispondenti a quelli già proposti in
Tabella I.

Figura 7 – Caratterizzazione del clima nei mesi estivi per le località considerate.

Figura 8 – Andamento del titolo esterno e della radiazione solare nel giorno medio di Agosto.

L’analisi delle condizioni di funzionamento del sistema DEC ha condotto, in primo


luogo, alla determinazione dei profili della temperatura di rigenerazione richiesta dal
rotore per operare la necessaria deumidificazione. Come mostrato in Figura 9, i valori
più elevati ricorrono a Trapani, a causa del più alto carico di deumidificazione: a fronte
di un titolo d’immissione pari a xI = 7.9 g/kg, l’aria esterna ha un contenuto di vapore xE
che raggiunge picchi di 17-18 g/kg (in Agosto e Settembre), e per operare una deumidi-
ficazione di tale portata (tra gli 9 e i 10 g/kg) il rotore in silica-gel necessita di essere
rigenerato a circa 70-75 °C. Temperature di rigenerazione notevolmente inferiori sono
richieste a Roma (diagramma omesso per brevità) e Milano; qui, in virtù di una deumidi-
ficazione dell’ordine dei 4-5 g/kg, è sufficiente rigenerare a 45-50 °C. In effetti, in alcuni
casi sarebbero sufficienti temperature anche inferiori, ma su indicazioni del produttore
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 110

110 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

del rotore essiccante si è posto un limite inferiore di 45 °C alla temperatura di rigene-


razione, intervenendo quindi con il post- raffreddamento evaporativo qualora, in seguito
a tale limitazione, il titolo di fine deumidificazione xC risulti più basso del titolo di
immissione xI (Figura 4).

Figura 9 – Profili giornalieri della temperatura di rigenerazione (sx: Trapani, dx: Milano).

Figura 10 - Profili giornalieri della richiesta di potenza termica e frigorifera (Luglio)


(CS: sistema convenzionale, DS: sistema DEC)

In Figura 10 sono invece mostrati, con riferimento al solo mese di Luglio, i profili
orari della potenza termica e frigorifera richiesta dalle batterie di scambio termico di
entrambi i sistemi analizzati. Nel sistema essiccante (DS) il contributo maggiore è
associato alla potenza termica richiesta per assistere la fase di rigenerazione, mentre nel
sistema convenzionale (CS) la potenza frigorifera supera ampiamente la potenza termica
richiesta dal post-riscaldamento. I valori di picco si raggiungono a Trapani in Settembre
alle ore 14.00, con Qc = 40.8 kW per la batteria fredda del sistema convenzionale e Qh
= 25 kW per la batteria di rigenerazione del sistema DEC.
I profili di Figura 10, replicati per ognuno dei mesi considerati, possono essere
utilizzati per il calcolo del consumo mensile EP di energia primaria, secondo l’equazione
(4), in cui N rappresenta il numero di giorni nel mese. Nel valutare il COP del chiller
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 111

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 111


prestazioni e potenzialità

condensato ad aria si è tenuto conto della dipendenza di tale parametro dalla temperatura
esterna dell’aria, secondo la relazione (5), ricavata interpolando i dati forniti dal
costruttore.
W
§ 4F 4 ·
 (3
³
1 ˜ ¨¨
W
 K ¸¸GW 
© K HO ˜ &23F K K ¹
    

&23F W (  ˜ W 
(
  ˜ W (   ˜ &23R     

In (5), COPo rappresenta il COP del chiller nelle condizioni di riferimento (tE = 35
°C), assunto pari a 2.95 e 3.25 rispettivamente per il sistema convenzionale e il sistema
DEC. I risultati dell’equazione (4) sono riportati, per il solo caso di Trapani, in Figura
11. Il sistema DEC garantisce, in ogni mese, minori consumi d’energia primaria,
associati principalmente alla fase di rigenerazione.

Figura 11 – Valori mensili del consumo di energia primaria (Trapani)


(Sinistra: Sistema Convenzionale – Destra : Sistema DEC)

L’analisi fin qui condotta non tiene però conto dei consumi elettrici associati agli
ausiliari (pompe di circolazione, ventilatori). Tali contributi potrebbero sovvertire il
giudizio, in quanto in un DEC è lecito aspettarsi consumi ausiliari molto più elevati; sono
infatti presenti due ventilatori, uno per la mandata e uno per la rigenerazione, e le perdite
di carico sono notevolmente superiori rispetto all’UTA convenzionale, a causa della
presenza di componenti quali il rotore essiccante e lo scambiatore recuperativo. In
Tabella III si riportano a tal fine i valori della potenza elettrica assorbita dagli ausiliari
d’impianto.
marletta evola 5-06-2007 16:43 Pagina 112

112 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

Tabella III – Assorbimenti elettrici degli ausiliari d’impianto.


9(17,/$725( 9(17,/$725(
 3203(
0$1'$7$ 5,*(1(5$=,21(
&RQYHQ]LRQDOH :  :
(VVLFFDQWH : : :

Tabella IV – Consumo annuo di energia primaria.

 75$3$1, 520$ 0,/$12


87$&RQYHQ]LRQDOH  *-   *-   *- 
87$'(&  *-   *-   *- 
5LVSDUPLR(QHUJLD3ULPDULD   

Figura 12 – Distribuzione del consumo di energia primaria fra i diversi componenti.

Tenendo conto dei consumi ausiliari, è possibile dunque risalire ai valori del
consumo annuo complessivo di energia primaria, riportato in Tabella IV, in cui si vede
come il sistema DEC garantisca risparmi energetici compresi tra il 10 % e il 15 %.
Dall’analisi di Figura 12, si evidenzia inoltre che il contributo degli ausiliari non è
assolutamente trascurabile (circa il 15% dell’energia primaria totale), a differenza del
sistema convenzionale (circa il 4%).

5. L’UTILIZZO DELL’ENERGIA SOLARE

Essendo alimentati da energia termica a temperatura medio-bassa, i sistemi DEC


si prestano all’utilizzo di energia solare, prospettando quindi ulteriori vantaggi rispetto a
quelli già evidenziati nel precedente paragrafo ([6], [7], [8], [9]). Risulta quindi
interessante quantificare il risparmio di energia primaria conseguibile con l’adozione di
marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 113

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 113


prestazioni e potenzialità

una sezione solare, costituita da collettori solari piani, per la produzione dell’acqua calda
richiesta dal sistema essiccante per la fase di rigenerazione.
In Figura 13 è descritto lo schema di massima della sezione solare di un sistema
DEC. Sul circuito primario, che collega i collettori solari al serbatoio d’accumulo, la
pompa di circolazione P1 si attiva solo quando i collettori sono in grado di fornire
energia termica al serbatoio (T2 - TS > ∆Tmin); la valvola deviatrice V1 consente il
passaggio dell’acqua attraverso il generatore di calore ausiliario quando la temperatura
TS risulta inferiore alla temperatura Tin richiesta all’aria in ingresso alla batteria ai fini
della rigenerazione.

Figura 13 – Schema semplificato della sezione solare a servizio dell’impianto DEC.

Qualora invece si abbia TS > Tin, la valvola V2 si aprirà per consentire la


miscelazione con una frazione dell’acqua di ritorno alla temperatura Tout, ed una quantità
minore di fluido termovettore sarà prelevato dal serbatoio.
Ai fini della determinazione del consumo stagionale d’energia primaria, associato
all’entrata in esercizio del generatore ausiliario, è dunque necessario conoscere il profilo
orario della temperatura TS (assunta, per semplicità, uniforme) e della temperatura Tin.
Quest’ultima dipende dalle condizioni richieste ai fini della rigenerazione, e può essere
calcolata secondo la (6), in cui Kbc = 35 (W/m2·K) ed Abc = 38.4 (m2) rappresentano
rispettivamente la trasmittanza e la superficie di scambio termico della batteria calda; TF,
TG e Qh sono noti in quanto determinati tramite l’analisi dei cicli termodinamici, mentre
∆Tbc è il salto termico subito dall’acqua nella batteria calda, calcolato facendo
riferimento ad una portata costante mu = 2100 l/h.
. EF $ EF §
˜¨ '7  7) 7* ·¸

7LQ

7*  '7EF  7) ˜ H 4K © EF ¹
 '7EF
4K
   
. EF $ EF §
˜¨ '7  7) 7* ·¸ FS ˜ PX
4K © EF ¹
 H

Per determinare il profilo orario della temperatura TS è invece possibile utilizzare


le equazioni (7) e (8), che derivano dalla scrittura del bilancio energetico in regime non
marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 114

114 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

stazionario rispettivamente sui collettori solari e sul serbatoio d’accumulo. Il profilo


della radiazione solare Iβ (W/m2), disponibile sulla superficie dei collettori, inclinata di
un angolo β rispetto al piano orizzontale, è stato ricavato a partire da dati CNR riferiti
alla radiazione su superficie orizzontale, mediante la formula di Liu-Jordan [10].

 P F S 7  7 > @
)5 $ & , E ˜ WD  8 & 7  7(      

G76
0VFS ˜ )S ˜ PF S 7  7  8$ 6 76  7(  P X F S 76  7RXW    
GW

Nelle equazioni precedenti, il termine Fp rappresenta una funzione logica che


descrive l’attivazione o lo spegnimento della pompa di circolazione P1 sul circuito
primario, definita come nell’equazione (9). Il significato ed il valore assegnato a tutti gli
altri parametri sono riassunti in Tabella V.

­ LI 7  7V ! '7PLQ
)S ®      
¯ LI 7  7V d '7PLQ

Tabella V – Valori di progetto dei parametri relativi alla sezione solare.


)5 )$7725(',$6325727(50,&2 
W 7UDVPLVVLYLWjFROOHWWRUH 
D $VVRUELPHQWRFROOHWWRUH 
P 3RUWDWDIOXLGRFLUFXLWRSULPDULR  NJVÂP 
$& 6XSHUILFLHFDSWDQWHFROOHWWRUH 9DULDELOH
8& 7UDVPLWWDQ]DFROOHWWRUH  :PÂ. 
0V 'LPHQVLRQHVHUEDWRLRGLDFFXPXOR  NJP 
86 7UDVPLWWDQ]DVHUEDWRLRGLDFFXPXOR  :PÂ. 
$6 6XSHUILFLHGLVSHUGHQWHVHUEDWRLR 9DULDELOH

Per la risoluzione del sistema di equazioni differenziali (7) e (8) si è fatto ricorso
al metodo di Eulero, che consiste nell’approssimare la funzione continua nella variabile
τ, che rappresenta la soluzione del sistema, in un’insieme discreto di valori. Secondo tale
approccio, la derivata temporale di TS può essere scritta come in (10), e di conseguenza
la (8) può essere riscritta secondo la (11):
G76 76 W  'W  76 W
      
GW 'W

'W
76 W 76 W'W 
0V F S
^ `
)S PF S 7 W  76 W'W  8$ 6 76 W'W  7( W  P X F S 76 W'W  7RXW W   

Ciò significa che la temperatura TS all’istante t può essere determinata a partire dal
suo valore all’istante (τ - ∆τ), ed in funzione di tutti gli input al sistema (T2, Iβ, T0)
valutati all’istante τ. Il passo temporale ∆τ deve essere piccolo quanto basta per dar
marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 115

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 115


prestazioni e potenzialità

luogo ad una soluzione convergente; in questa analisi si è assunto ∆τ = 60 (s). La


soluzione del set di equazioni differenziali richiede inoltre la definizione del valore della
variabile TS all’istante τ = 0. In effetti, però, il profilo temporale di TS non dipende dal
valore assegnato a TS (0); il sistema è soggetto a forzanti periodiche (radiazione solare,
temperatura esterna) quindi, una volta estinto il transitorio iniziale, la sua risposta è
periodica e indipendente dal valore iniziale. Sulla base di queste considerazioni sono
state effettuate, per ognuno dei contesti climatici analizzati, delle simulazioni relative
alla prestazione della sezione solare del sistema DEC, ipotizzando un valore di superficie
captante variabile da 20 m2 a 50 m2.
Obiettivo ultimo di tali simulazioni, come già accennato, è la determinazione del
profilo orario della temperatura TS e della temperatura Tin, noti i quali è possibile quanti-
ficare il consumo giornaliero d’energia primaria EPg associato all’attivazione del
generatore ausiliario:
W
P X F S 7LQ  76
(3J
³
W
KK
GW  VH7LQ!76     

Figura 14 – Profili di temperatura all’interno del serbatoio di accumulo.


marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 116

116 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

In Figura 14 si riportano alcuni risultati relativi al calcolo della temperatura TS; la


maggiore disponibilità di radiazione solare consente di raggiungere, nella città di
Trapani, temperature di accumulo più elevate, che crescono inoltre significativamente
all’aumentare della superficie captante. Ciò però non implica necessariamente che a
Trapani sia possibile conseguire risparmi di energia primaria più importanti; a fronte
della maggiore temperatura disponibile nell’accumulo, è anche maggiore la richiesta
temperatura di rigenerazione (Figura 9), e quindi sarà più elevata la temperatura Tin
dell’acqua in ingresso alla batteria calda. Per questo motivo, la frazione F di energia
termica da fonte solare non varia considerevolmente, a parità di superficie captante, nelle
diverse località (Figura 15). Nel range di valori di superficie captante considerati, la
frazione F assume valori compresi tra il 40 % e l’80 %.
I risparmi di energia primaria conseguiti rispetto al sistema convenzionale sono
notevoli; confrontando i valori mostrati nel diagramma di Figura 15 con quelli riportati
in Tabella IV, emerge la possibilità di risparmiare fino al 60% di energia primaria
adottando la massima superficie captante, in quanto i consumi complessivi,
comprendenti anche le aliquote associate alla produzione del freddo, si riducono, a
Trapani, da 218 GJ/anno (sistema convenzionale) a 89 GJ/anno (DEC con sezione solare
da 50 m2). Risparmi percentuali fino al 55% possono essere conseguiti a Roma e Milano.
E’ da notare inoltre che i consumi associati agli ausiliari elettrici, quali pompe e
ventilatori, assumono in un sistema DEC solare rilevanza percentuale ancor più conside-
revole; i risultati di Figura 16 si riferiscono, a titolo di esempio, all’impianto dotato di
una superficie captante AC = 40 m2, e dimostrano come la somma dei consumi di pompe
e ventilatori possa giungere a rappresentare il 35% dei consumi totali dell’impianto.
Conviene a questo punto valutare le prestazioni dei sistemi analizzati tramite un
indice adimensionale che rapporti i consumi energetici all’effetto utile prodotto nei
confronti dell’utenza, cioè al carico termico complessivamente abbattuto. In questo
senso conviene riprendere la definizione di REP già introdotta in (3), estendendola al
caso di un sistema che lavora in regime non stazionario, come proposto in (13).

Figura 15 – Frazione solare (sinistra) e consumo annuo di energia primaria (destra)


per i sistemi DEC assistiti da energia solare.
marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 117

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 117


prestazioni e potenzialità

Figura 16 - Distribuzione dell’energia primaria per sistema DEC assistito da energia solare.

La definizione proposta potrebbe, però, risultare particolarmente penalizzante in


contesti caratterizzati da un clima molto umido, nei quali, a parità di utenza, il processo
di deumidificazione prende avvio da un titolo xE molto più elevato, come nel caso di
Trapani. In questo caso, dunque, il denominatore della (13) aumenterebbe rispetto ad un
clima più secco, mantenendosi invece costante il numeratore. Per questo motivo si
propone un secondo parametro, detto Rapporto di Energia Primaria Normalizzato,
espresso dalla (14), al fine di disaccoppiare, e quindi normalizzare, il REP rispetto alla
quantità di vapore acqueo da rimuovere dall’aria esterna. I risultati ottenuti con
riferimento ad entrambi i parametri sono riportati in Figura 17 e Tabella VI, dalle quali
si evince che i sistemi analizzati esprimono i migliori valori del REP normalizzato
proprio nel sito caratterizzato dal clima più umido.
PHVL W

¦ ³ 1P ˜
W
P V ˜ K $  K , GW

 5(3      
(3

³ 5(3 W ˜ [
[ ( W  [ , W
5(3QRUP ˜ GW      
$ W  [ , W
W

Figura 17 – Rapporto di Energia Primaria per sistemi DEC assistiti da energia solare.
marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 118

118 La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite:


prestazioni e potenzialità

Tabella VI - REP per sistemi convenzionali e DEC non assistiti da energia solare.

 75$3$1, 520$ 0,/$12


 &RQYHQ] '(& &RQYHQ] '(& &RQYHQ] '(&
5(3      
5(3QRUP      


CONCLUSIONI

I risultati ottenuti nel presente lavoro dimostrano che l’uso di unità di trattamento
aria basate su rotori essiccanti assistiti da energia solare si presenta come valida
alternativa alle UTA convenzionali, consentendo di conseguire risparmi di energia
primaria fino al 60%. La tecnologia si presenta particolarmente interessante soprattutto
nei climi caldi e umidi, caratterizzati da significativa disponibilità di radiazione solare;
se ne potrebbe dunque prospettare l’esportazione presso i paesi in via di sviluppo del
bacino mediterraneo. Per climi particolarmente umidi, però, i cicli standard considerati
in questo studio possono risultare non idonei, in quanto richiederebbero una fase di pre-
deumidificazione alquanto impegnativa; per questo motivo sono in fase di studio cicli
termodinamici alternativi che meglio si adattino a questi climi. E’ inoltre da segnalare
che i sistemi DEC, a fronte di migliori prestazioni energetiche, risultano notevolmente
più complessi, e richiedono quindi una maggiore quantità di energia primaria all’atto
della loro produzione. In un prossimo lavoro si valuteranno dunque le prestazioni dei
sistemi DEC in chiave LCA, per valutarne la convenienza alla luce del loro intero ciclo
di vita.

BIBLIOGRAFIA

[1] Lazzarin R., Gasparella A. New ideas for energy utilisation in combined heat and
power with cooling: I. Principles. Applied Thermal Engineering 17(4) (1997). pp.
369-384.
[2] Lazzarin R., Gasparella A. New ideas for energy utilisation in combined heat and
power with cooling: II. Applications. Applied Thermal Engineering 17(5) (1997).
pp. 479-500.
[3] Daou K., Wang R.Z., Xia Z.Z., Desiccant cooling air conditioning: a review.
Renewable & Sustainable Energy Reviews 10 (2006), pp. 55-77.
[4] Mazzei P., Minichiello F., Palma D. HVAC dehumidification systems for thermal
comfort: a critical review. Applied Thermal Engineering 25 (2005), pp. 677-707.
[5] CNR, Dati climatici per la progettazione edile ed impiantistica, Roma, 1982
[6] Halliday S.P., Beggs C.B., Sleigh P.A., The use of solar desiccant cooling in the
UK: a feasibility study. Applied Thermal Engineering 22 (2002), pp. 1327-1338.
[7] Henning H-M., Erpenbeck T., Hindenburg C., The potential of solar energy use
marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 119

La deumidificazione dell’aria per mezzo di ruote essiccanti elio-assistite: 119


prestazioni e potenzialità

in desiccant cooling cycles. International Journal of Refrigeration 24 (2001) pp.


220-229.
[8] Henning H-M. (editor), Solar-Assisted Air-Conditioning in Buildings. A
Handbook for Planners. Springer Wien NewYork, 2004.
[9] Mavroudaki P., Beggs C.B., Halliday S.P., The potential for solar powered single-
stage desiccant cooling in southern Europe, Applied Thermal Engin. 22 (2002), pp.
1129-1140.
[10] Lazzarin R. Sistemi solari attivi. Manuale di calcolo. Franco Muzzio editore, 1981.
marletta evola 5-06-2007 16:44 Pagina 120

120
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 121

Indice

121

Esigenze funzionali ed integrazione


architettonica degli impianti solari
negli edifici
ALESSIO GASTALDELLO, LUIGI SCHIBUOLA
Dipartimento di Costruzione dell'Architettura, IUAV Università di Venezia

RIASSUNTO

Le prestazioni energetiche dei sistemi solari attivi, solare termico e fotovoltaico,


sono fortemente influenzati dall'orientamento e dall'inclinazione adottata nell'instal-
lazione di pannelli solari. Attualmente c'è la tendenza a favorire gli impianti solari che
presentano una forte integrazione con l'edificio da un punto di vista architettonico.
Tuttavia questo approccio progettuale può implicare pesanti penalizzazioni nelle
prestazioni annuali degli impianti solari installati. E' pertanto necessario fornire ai
progettisti una chiara e utile informazione, fin dalle prime fasi del progetto riguardo
l'influenza sulle prestazioni causate da parametri di installazione diversi rispetto a quelli
normalmente suggeriti.
In questa memoria il problema di questa penalizzazione è analizzato in dettaglio
per mezzo di modelli e viene presentata una stima in base alle conseguenti procedure di
calcolo. Lo scopo è quello di permettere una precisa consapevolezza del problema al fine
di raggiungere il miglior compromesso fra esigenze architettoniche ed energetiche.

1. INTRODUZIONE

La rinnovata crescita del costo dei combustibili fossili dovuti soprattutto al


vertiginoso aumento del consumo energetico conseguente lo sviluppo industriale di
grandi paesi, come la Cina e l'India, cui si aggiunge la crescente preoccupazione
ambientale per le emissioni di anidride carbonica ripropongono il problema del ricorso
a fonti energetiche alternative ed in particolare a quelle rinnovabili. Costi energetici ed
ambiente ecco le due cause fondamentali che spiegano l'attuale risveglio di interesse per
le possibilità applicative dell'energia solare, energia pulita e rinnovabile per eccellenza.
Occorre però fare tesoro dell'esperienza negativa degli anni Settanta. In quegli anni si
presentò la prima grande crisi energetica che venne vissuta in termini di previsioni a
breve termine anche eccessivamente drammatiche. Una delle conseguenze fu certamente
la grande attenzione nei riguardi delle energie alternative e in particolare quella solare.
Purtroppo un forse eccessivo entusiasmo iniziale, non accompagnato da una diffusa ed
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 122

122 Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici

adeguata conoscenza tecnica delle possibilità, ma anche dei limiti della tecnica solare
senza dubbio giocò pesantemente a sfavore del successo di questa tecnologia.
Prestazioni degli impianti realizzati decisamente inferiori al previsto provocarono una
rapida disaffezione nei riguardi del solare. Occorre quindi oggi impegnarsi per
diffondere una corretta cultura impiantistica evidenziando le esigenze funzionali e le
effettive possibilità di questo tipo di impianti. Affermarne i limiti e le relative proble-
matiche non significa contrastare l'impiego dell'energia solare, ma viceversa evidenziare
un'area applicativa, delimitata ma esistente, di reale convenienza per il loro impiego.
Viene allora qui affrontato con una precisa quantificazione il problema dell'effetto sulle
prestazioni di un impianto solare delle scelte relative alle modalità di installazione dei
captatori solari e in particolare la scelta del loro orientamento e della loro inclinazione.

2. L'INTEGRAZIONE ARCHITETTONICA

La crescita di interesse per la tecnologia solare si è recentemente concretizzata in


Italia, anche a livello legislativo, in una serie di provvedimenti che prevedono l'obbligo
o semplicemente nuovi incentivi per l'installazione di impianti solari termici e
fotovoltaici. Partiamo dal decreto legislativo 192 del 2005 recentemente integrato dal
decreto 311/06. Negli allegati viene imposto l'obbligo del ricorso ad energie rinnovabili
per coprire almeno il 50% del fabbisogno energetico necessario per la produzione
dell'acqua calda sanitaria. In questo caso il riferimento al solare termico, anche se non
esplicitamente dichiarato, risulta evidente. Pure il fotovoltaico viene reso obbligatorio.
L'effettiva applicazione di questi obblighi dipende però dall'emanazione dei decreti
applicativi di cui siamo per ora in attesa. Anche la finanziaria del 2007 si occupa però
dell'energia solare. La riduzione di imposta del 55% (ripartita in tre anni ) delle spese
documentate relative all'installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda
fino ad un importo massimo di 60.000 Euro certamente dà un aiuto decisivo per una netta
convenienza finanziaria di un investimento dedicato all'installazione di un impianto
solare. Nella stessa finanziaria si ha poi l'anomalia di un comma (comma 20) che
interferisce con la legislazione edilizia in quanto non riguarda un incentivo economico
bensì obbliga l'installazione di un impianto fotovoltaico con una potenza di picco pari ad
almeno 200 Wp per singola unità immobiliare presente, come condizione affinché un
comune conceda l'autorizzazione alla costruzione di nuovi edifici. Già le prestazioni
minime previste come obblighi potranno comportare specie per l'installazione di pannelli
solari nei condomini, problemi relativi al reperimento di spazi adeguati ed adatti. C'è
infatti l' esigenza di una minima distanza tra le schiere di collettori per evitare un mutuo
ombreggiamento che si aggiunge all'eventuale problema di ombre riportate da edifici
adiacenti. Risulterà difficile a volte rispettare la prescrizione generale che considera
ottimale per i collettori l'orientamento Sud ed una inclinazione prossima alla latitudine
della località. Già per soddisfare metà del fabbisogno energetico relativo ad una richiesta
minima di 50 litri di acqua calda sanitaria al giorno per persona si deve installare una
superficie netta di captazione tra 05,-1 m2 in base al tipo di collettore per ogni persona
prevista. A questa si aggiunge la prescrizione degli impianti fotovoltaici. Per avere la
potenza minima di picco richiesta occorre installare circa 1,5 m2 di pannello fotovoltaico
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 123

Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici 123

per ciascuna unità immobiliare. I tetti dei nostri edifici rischiano di non essere sufficienti
a volte neppure per le richieste minime. A questo si aggiunge un effetto estetico che può
diventare decisamente poco gradevole. Il problema dell'integrazione architettonica fra
impianti solari ed edificio si manifesta quindi fin d'ora fondamentale sia con riferimento
alle esigenze funzionali che al risultato estetico. Di conseguenza nell'ultima versione del
Conto Energia per l'incentivazione del fotovoltaico esso viene affrontato in termini di
tariffa premiante per chi realizza l'integrazione architettonica. Precisamente vengono
proposte tariffe differenziate in base al grado di integrazione architettonica con l'edificio
come riportato in tabella I. Con completa integrazione architettonica si ha un aumento
dell'incentivo tra il 21% e il 22,5% a seconda della fascia di potenza.

Tabella I - Tariffe incentivanti del Conto Energia (D.lgs 45 del 23/02/07)

)DVFHGL ,PSLDQWLQRQ ,PSLDQWLSDU]LDOPHQWH ,PSLDQWLFRQLQWHJUD]LRQH


SRWHQ]D N:S  LQWHJUDWL LQWHJUDWL DUFKLWHWWRQLFD
 ¼N:K ¼N:K ¼N:K
 ¼N:K ¼N:K ¼N:K
! ¼N:K ¼N:K ¼N:K

Gli impianti parzialmente integrati sono quelli in cui i moduli fotovoltaici sono
installati in modo complanare alle superfici dell'edificio (tetti o facciate), ma senza
sostituire il rivestimento di tali superfici. Gli impianti integrati sono invece quelli in cui
i moduli fotovoltaici assumono anche la funzione di materiali di rivestimento delle
superfici in sostituzione di quelli tradizionali (tegole, vetrate, ecc). Con lo stesso criterio
vengono classificati i moduli fotovoltaici installati su elementi di arredo urbano, barriere
acustiche, pensiline, frangisole, parapetti, balaustre, persiane. E' evidente che in tutti
questi casi la prescrizione relativa all'inclinazione (latitudine), e spesso anche l'orien-
tamento (Sud), ottimale finiscono in subordine rispetto all'esigenza della complanarità
con la superficie esistente che privilegia quindi moduli con inclinazione quasi nulla
oppure verticali ed orientamenti pari a quelli di tale superficie. E' quindi necessario
investigare gli effetti di questa integrazione architettonica sull'energia raccolta dai
captatori solari.

3. LA RADIAZIONE SOLARE DISPONIBILE SUL PIANO DEL


COLLETTORE

La radiazione globale effettivamente disponibile I a livello del suolo è la somma


della radiazione diretta Ib (cioè i raggi che arrivano direttamente dal disco solare) e della
radiazione diffusa Id
 , , E  , G    

Se si considerano le superfici non orizzontali comunque orientate, nel calcolo


della radiazione globale incidente si deve aggiungere una componente riflessa, dovuta
alla radiazione riflessa dal terreno e dalle superfici circostanti, la cui intensità è
influenzata dai valori di albedo che le caratterizzano. Per l'intensità della radiazione su
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 124

124 Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici

un piano inclinato dell'angolo β, nella (1) si deve quindi considerare anche la


componente riflessa dal suolo:

 , E , EE  , G E  , U E     

La componente Ibβ può essere esattamente calcolata a partire Ib dato che il


passaggio da una all'altra dipende solo dalla geometria e quindi si usa la relazione trovata
in assenza di atmosfera quando la radiazione è solo diretta:
,E FRV T E
GLUHWWD , EE , E ˜ ,E ˜ , E ˜ 5E    
, FRV -
dove θ è l’angolo di incidenza della radiazione solare diretta sul piano orizzontale
mentre θβ sul piano inclinato. Le componenti diffusa Ibβ e riflessa Irβ dipendono anche
dall’angolo di vista del cielo e del terreno dal piano inclinato che sono facilmente
esprimibili in funzione del solo angolo β nel caso non ci siano altre superficie in
prossimità (rilievi montuosi, edifici):
  FRV E
GLIIXVD ,G E ,G ˜    


  FRV E
ULIOHVVD  , UE , ˜U˜    

dove ρ è la riflessività media del suolo (0,2 terreno normale, 0,7 neve).

Tabella II – Variazione percentuale dell’energia solare annualmente disponibile sul


piano del collettore con diversi orientamenti ed inclinazioni per Venezia. La variazione
è riferita alla radiazione a Sud ed inclinazione 30° (5,58 GJ/m2)
Inclinazione
:       
68'       
6(62       
(6729(67       
1(12       
125'       

Utilizzando i valori medi orari dell’intensità della radiazione solare diretta e diffusa
sul piano orizzontale contenuti negli anni tipo disponibili per diverse località italiane [1]
distribuite su tutto il territorio nazionale è quindi possibile valutare in modo preciso la
radiazione oraria disponibile su un piano con inclinazione ed orientamento qualunque.
In questo caso per tale calcolo è stata utilizzata una subroutine di servizio presente nel
codice TRNSYS, programma ben noto e collaudato per la simulazione degli impianti
solari [2]. Vengono qui riportati nelle tabelle II, III e IV per brevità solo i risultati per
Venezia (latitudine 45°30’), Roma (latitudine 41°48’) e Palermo (latitudine 38°11’)
rispettivamente, come rappresentativi dell’intero territorio nazionale. Precisamente si
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 125

Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici 125

fornisce nei tre casi la riduzione percentuale della radiazione solare disponibile
annualmente su una superficie con inclinazione variabile da 0 a 90° con passo di 15° per
ciascuno dei quattro orientamenti fondamentali e quelli intermedi fra loro. La riduzione
percentuale è riferita all’orientamento ed inclinazione più favorevoli che hanno cioè
fornito la massima radiazione annuale disponibile sul piano del collettore. In tutte tre le
località la condizione più favorevole si ha con orientamento Sud ed inclinazione di 30°.

Tabella III – Variazione percentuale dell’energia solare annualmente disponibile sul


piano del collettore con diversi orientamenti ed inclinazioni per Roma. La variazione è
riferita alla radiazione a Sud ed inclinazione 30° (6,29 GJ/m2)
,QFOLQD]LRQH       
68'       
6(62       
(6729(67       
1(12       
125'        

Si osservi come in tutte tre le località, a parità di inclinazione, la penalizzazione


rispetto all’orientamento Sud comincia effettivamente ad essere significativa solo per
uno scostamento superiore ai 45° verso Est od Ovest. Per quanto riguarda l’inclinazione,
a parità di orientamento, l’indicazione dei risultati presentati è diversa in base all’orien-
tamento.

Tabella IV – Variazione percentuale dell’energia solare annualmente disponibile sul


piano del collettore con diversi orientamenti ed inclinazioni per Palermo. La variazione
è riferita alla radiazione a Sud ed inclinazione 30° (7,54 GJ/m2)
Inclinazione: 0 15 30 45 60 75 90
SUD -10,0 -2,6 0,0 -2,5 -10,0 -21,7 -36,8
SE-SO -10,0 -5,0 -3,9 -6,9 -13,9 -24,1 -36,5
EST-OVEST -10,0 -11,4 -15,0 -20,6 -27,7 -36,1 -45,3
NE-NO -10,0 -18,5 -29,2 -39,9 -49,2 -56,7 -62,7
NORD -10,0 -21,7 -36,2 -49,5 -61,3 -70,3 -73,8

Per gli orientamenti più penalizzati cioè Est, Ovest, Nord ed intermedi fra questi,
per aumentare la radiazione incidente conviene ridurre l’inclinazione. Invece per gli
orientamenti prossimi al Sud l’inclinazione ottimale è intermedia cioè nel campo
nell’intorno della latitudine del luogo cioè tra i 15 e i 45°. Si rileva però come in tutti tre
i casi il risultato migliore sia a 30° cioè leggermente inferiore alla latitudine. Da questa
prima analisi la prescrizione generale di un’inclinazione ottimale pari alla latitudine non
appare del tutto corretta. E’ però evidente che il risultato dipende anche dai dati meteoro-
logici di riferimento e in particolare dal rapporto tra componente diretta e componente
diffusa della radiazione.
Per le pareti verticali la penalizzazione supera sempre il 30% raggiungendo già ad
Est ed Ovest valori nell’intorno del 45%. Questo è particolarmente importante per il
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 126

126 Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici

fotovoltaico in quanto dimostra che anche l’incentivo per la completa integrazione, circa
il 22%, non è assolutamente in grado di controbilanciare la riduzione della prestazione
dei pannelli. Anzi la penalizzazione è ancora maggiore del valore qui riportato
considerando che una minore produzione comporta un minor guadagno relativo alla
quota economica conseguente l’autoconsumo o la vendita all’ente erogatore. La perdita
economica cresce ancora in presenza di altri incentivi quali ad esmpio quelli legati ad
interventi di riqualificazione energetica o in certi edifici pubblici quali scuole ed
ospedali.

4. MECCANISMI DI ASSORBIMENTO DI UN COLLETTORE PIANO

Un collettore solare piano è normalmente costituito da una piastra captante caratte-


rizzata da un elevato coefficiente di assorbimento solare e da una copertura trasparente
per assicurare il passaggio della radiazione e contemporaneamente ridurre le dispersioni
impedendo che l’aria esterna lambisca direttamente la piastra calda.

Figura 1 - Schematizzazione di un collettore solare piano

Il raggio solare incidente colpisce quindi anzitutto la copertura trasparente.


Secondo le leggi dell’ottica una variazione nella velocità di propagazione del mezzo
provoca alla interfaccia fra i due mezzi con diversa velocità una riflessione parziale, la

Figura 2 - Riflessioni multiple in una lastra trasparente


gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 127

Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici 127

cui entità varia con l’angolo di incidenza, ed una rifrazione della quota trasmessa. Si
definisce coefficiente di riflessione il rapporto tra radiazione riflessa e radiazione
incidente: La quota trasmessa It, attraversando lo strato trasparente, subisce poi un
parziale assorbimento che dipende dal cammino percorso e quindi dallo spessore della
lastra e dall’angolo di rifrazione conseguente l’angolo di incidenza. Della parte
trasmessa solo la quota τ·It raggiunge l’altro lato della lastra. Anche alla seconda
interfaccia (lastra-aria) avviene un analoga riflessione e trasmissione. La quota τ di
radiazione totale alla fine trasmessa è la conseguenza di una serie di riflessioni multiple
secondo il meccanismo di figura 2. I cui contributi successivi sono però sempre meno
significativi dato che si riducono di entità.
In modo analogo la quota che raggiunge la piastra viene in parte subito assorbita,
secondo un coefficiente di assorbimento α che è funzione dell’angolo di incidenza θ, ed
in parte viene riflessa. Quest’ultima, grazie di nuovo alle riflessioni multiple sulla
copertura, non è tutta perduta (figura 3).

Figura 3 - Assorbimento sulla superficie captante di un raggio incidente sulla copertura

La quota totale alla fine assorbita dalla superficie captante viene chiamata prodotto
trasmissività-assorbimento (τα) ed indicata tra parentesi perché, in base a quanto detto,
risulta essere maggiore del semplice prodotto di τ per α. Dipende fortemente dall’angolo
di incidenza e quindi varia molto durante la giornata. Il prodotto (τα)θ per un angolo di
incidenza θ può essere calcolato in funzione del corrispondente (τα)n ad incidenza
normale (cioè θ=0). Il rapporto tra i due precedenti prodotti trasmissività-assorbimento
viene detto modificatore con l’angolo di incidenza e per un collettore solare piano risulta
facilmente valutabile con la seguente relazione:
WD T E
D       
WD Q FRV T
dove:
a=1,17 b=0,17 con una copertura trasparente
a=1,19 b=0,19 con due coperture trasparenti
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 128

128 Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici

Dalla figura 4 si osservi il drastico calo del modificatore e quindi della quota di
radiazione incidente captata per angoli di incidenza superiori a 60°. Poiché le tre
componenti diretta, diffusa e riflessa hanno angoli di incidenza diversa, per ciascuna di
esse occorre valutare il corrispondente modificatore con l’angolo di incidenza. Per la
radiazione diffusa si assume l’uniformità della volta celeste e quindi un angolo medio
costante valutabile in funzione dell’inclinazione e comunque prossimo a 60°. Per la
riflessa dipende dall’inclinazione della superficie. Per la diretta l’incidenza dipende da
orientamento, inclinazione, ora e data per ciascuna località.

Figura 4 - Modificatore con l’angolo di incidenza per un pannello solare piano

Risulta quindi chiaro che per un collettore piano l’energia assorbita dalla piastra
dipende fortemente dall’angolo di incidenza. Pertanto a parità di energia incidente sul
piano del collettore l’energia assorbita dalla piastra captante può risultare molto variabile
in funzione dell’angolo di incidenza. Possiamo concludere che l’orientamento e l’incli-
nazione influenzano sicuramente anche l’efficienza di captazione.

Tabella V – Variazione percentuale dell’energia solare annualmente assorbita dalla


piastra captante di un collettore piano con diversi orientamenti ed inclinazioni per
Venezia. La variazione è rispetto al caso con orientamento Sud ed inclinazione 30°.

Inclinazione: 0 15 30 45 60 75 90
SUD -14,6 -4,6 0,0 -1,3 -8,2 -20,5 -36,6
SE-SO -14,6 -7,4 -4,5 -6,4 -12,6 -23,2 -36,6
EST-OVEST -14,6 -15,1 -17,6 -22,1 -28,5 -36,6 -46,1
NE-NO -14,6 -24,5 -34,7 -43,7 -51,0 -57,0 -62,6
NORD -14,6 -28,8 -42,6 -55,6 -65,3 -69,0 -71,9
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 129

Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici 129

Utilizzando di nuovo il programma TRNSYS per le tre località si sono valutate le


energie assorbite dalla piastra captante durante l’anno al variare di inclinazione ed
orientamento. A tale scopo con passo orario si sono valutate le tre componenti, diretta,
diffusa e riflessa della radiazione e i relativi angoli di incidenza in base ai quali
l’equazione (6) ha fornito il modificatore del prodotto trasmissività-assorbimento per
ciascuna componente. In questa analisi si sono considerati i coefficienti a e b per il caso
più comune di collettore piano con una sola copertura trasparente.

Tabella VI – Variazione percentuale dell’energia solare annualmente assorbita dalla


piastra captante di un collettore piano con diversi orientamenti ed inclinazioni per Roma.
La variazione è rispetto al caso con orientamento Sud ed inclinazione 30°.
Inclinazione: 0 15 30 45 60 75 90
SUD -11,9 -3,0 0,0 -2,7 -11,0 -24,5 -41,4
SE-SO -11,9 -5,6 -3,7 -6,8 -14,0 -25,3 -39,2
EST-OVEST -11,9 -12,6 -15,6 -20,8 -27,9 -36,5 -46,3
NE-NO -11,9 -21,3 -32,0 -41,8 -49,9 -56,6 -62,5
NORD -11,9 -25,6 -39,9 -53,8 -65,3 -69,9 -72,7

Si è quindi calcolata l’energia assorbita dalla piastra come somma delle tre
componenti. Si riportano nelle tabelle V, VI e VII di nuovo solo per Venezia, Roma e
Palermo, la riduzione percentuale della radiazione assorbita annualmente dalla piastra
captante al variare dell’inclinazione e dell’orientamento. La riduzione percentuale è
riferita alla condizione migliore (verso Sud ed inclinazione 30°). Si noti che tale
riduzione è la stessa per qualunque valore del modificatore ad incidenza normale (τα)n.

Tabella VII – Variazione percentuale dell’energia solare annualmente assorbita dalla


piastra captante di un collettore piano con diversi orientamenti ed inclinazioni per
Palermo. La variazione è rispetto al caso con orientamento Sud ed inclinazione 30°.
Inclinazione: 0 15 30 45 60 75 90
SUD -13,3 -3,5 0,0 -2,3 -11,0 -25,0 -42,7
SE-SO -13,3 -6,2 -3,8 -6,6 -14,0 -25,5 -39,6
EST-OVEST -13,3 -13,9 -16,7 -21,9 -28,9 -37,5 -47,3
NE-NO -13,3 -23,5 -34,9 -45,3 -53,7 -60,3 -65,7
NORD -13,3 -28,3 -43,9 -58,0 -69,8 -75,2 -77,1

Complessivamente possiamo dire che il meccanismo di assorbimento della


radiazione solare nel collettore piano accentua in modo significativo la penalizzazione
legata ad un’installazione non favorevole.
Per un pannello fotovoltaico che normalmente presenta una superficie di
protezione delle celle fotovoltaiche è possibile ragionare in modo assolutamente
analogo. E’ quindi possibile individuare un modificatore con l’angolo di incidenza del
prodotto trasmissività-assorbimento valutato ad incidenza normale]. In figura 4 è
riportato il suo tipico andamento in funzione dell’angolo di incidenza della radiazione
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 130

130 Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici

solare [3]. Come per i collettori termici anche in questo caso si riportano in tabella VIII,
le variazioni percentuali dell’energia solare assorbita dal pannello fotovoltaico per
diversi angoli ed inclinazioni per brevità solo nel caso di Venezia. I risultati ottenuti
confermano sia qualitativamente che quantitativamente quelli già trovati per i collettori
piani termici.

Figura 4 - Modificatore con l’angolo di incidenza per un pannello fotovoltaico

Tabella VIII – Variazione percentuale dell’energia solare annualmente assorbita dalla


piastra captante di un pannello fotovoltaico con diversi orientamenti ed inclinazioni per
Venezia. La variazione è rispetto al caso con orientamento Sud ed inclinazione 30°.
,QFOLQD]LRQH       
68'       
6(62       
(6729(67       
1(12       
125'        

5. VALUTAZIONE DELLE PRESTAZIONI CON IL METODO DELLA


CARTA f

L’attuale normativa tecnica prevede la valutazione delle prestazioni annuali per un


impianto solare termico mediante il metodo della carta f (norma UNI 8477-2 [4]) . Si
tratta di una procedura di calcolo semplificata sviluppata negli anni Settanta a partire dai
risultati ottenibili con il programma di simulazione TRNSYS e che permette di ottenere
la frazione F del fabbisogno annuale di energia coperta dall’impianto solare calcolando
le corrispondenti frazioni mensili f . In questo caso la valutazione della radiazione solare
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 131

Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici 131

incidente sul piano dei collettori e della radiazione assorbita dalla piastra captante è fatta
a livello di giorno medio mensile. Per una trattazione completa sul metodo della carta f
si rimanda per brevità a testi specifici [5] e [6]. Qui si accenna solo che partendo dall’e-
spressione analitica della frazione coperta f su base mensile si introducono due termini
adimensionali Y ed X:

) U ˜ $F
 < ˜ W D ˜ + E ˜ 1    
/
dove L è il fabbisogno energetico mensile, F’r il fattore di asporto termico del collettore
eventualmente corretto in base alle caratteristiche dell’impianto. N è il numero dei giorni

del mese, + E è la radiazione giornaliera media mensile e W D è il prodotto trasmis-


sività-assorbimento medio mensile calcolato come media ponderata dei tre
corrispondenti prodotti riferiti alle componenti diretta, diffusa e riflessa.

) U
˜ $F
; ˜ 8 F ˜   W G ˜ ' W     
/

dove Uc è il coefficiente di dispersione termica del collettore, W G è la temperatura


esterna media mensile, media possibilmente estesa più correttamente al solo periodo
diurno, ∆t è il numero di secondi nel mese.
Il calcolo di f viene ottenuto mediante una correlazione empirica ricavata in base
ai risultati di molte simulazioni delle prestazioni annuali di impianti solari realizzate
proprio utilizzando il programma TRNSYS. Al variare delle caratteristiche dell’im-
pianto, del clima e dell’utenza si possono ottenere infatti un gran numero di coppie di
valori di X ed Y a ciascuna delle quali corrisponde un valore di f. Si è costruito di
conseguenza un polinomio di interpolazione per questi risultati. La correlazione sempli-
ficata al fine proposta dal metodo della carta f è la seguente:

 I   ˜ <    ˜ ;     ˜ <     ˜ ;      ˜ <      

La correlazione qui presentata vale per i sistemi a liquido cioè per i collettori solari
più frequentemente utilizzati per la produzione di acqua calda sanitaria con o senza l’uso
combinato per il riscaldamento di ambienti.
Vediamo ora un’applicazione del metodo al caso di un impianto per un fabbisogno
giornaliero di 1800 l/giorno a Venezia. Può essere il caso di un condominio con 12
appartamenti, una media di tre persone per unità ed un consumo di acqua calda a 48°C
pari a 50 l per persona al giorno. Si utilizza un modello di collettore piano con ingombro
2x1,29 m, superficie captante netta di 2,38 m2. Collettore con piastra selettiva, parametri
caratteristici Fr(τα)n =0,85 e FrUc =4,5 W/m2K. L’impianto presenta 12 collettori (28,56
m2 netti) e un accumulo di 75 l/m2 di superficie captante.
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 132

132 Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici

Tabella IX – Foglio di calcolo delle prestazioni di un impianto solare per la produzione


di acqua calda sanitaria con il metodo della carta f.
/RFDOLWj /DWLWXGLQH ,QFOLQD]LRQHVXSHUILFLH $]LPXWKVXSHUILFLH
9HQH]LD   
$QJROR GLYLVWD GHOFLHOR  $QJRORGL YLVWDWHUUD 

&DULFR  OLWULJLRUQR &ROOHWWRUH  )U WD Q  )U8F $FFXPXOR  OLWULP

0HVH JLRUQR G U Y Y 0LQLPR + N-P +E 0-P +G 0-P + + E +G+ 5E$=, 


JHQQDLR             
IHEEUDLR             
PDU]R             
DSULOH             
PDJJLR             
JLXJQR             
OXJOLR             
DJRVWR             
VHWWHPEUH             
RWWREUH             
QRYHPEUH             
GLFHPEUH             

0HVH Y % Y
VU Y
VV Y VU Y VV 1XP 'HQ 5E 5 + E 0-P + E N-P
JHQQDLR    
IHEEUDLR    
PDU]R    
DSULOH    
PDJJLR    
JLXJQR    
OXJOLR    
DJRVWR    
VHWWHPEUH    
RWWREUH    
QRYHPEUH    
GLFHPEUH    

0HVH T D TE WD E WD Q WD  WD Q +EDVV /  N-PHVH ' W  0V 7 G  ƒ& ;$ ;F$ <F$


JHQQDLR            
IHEEUDLR            
PDU]R            
DSULOH            
PDJJLR            
JLXJQR            
OXJOLR            
DJRVWR            
VHWWHPEUH            
RWWREUH            
QRYHPEUH            
GLFHPEUH            

TU  WD U WD Q  WD G WD Q 

$UHD  P
0HVH /  N-PHVH ;F$ <F$ ; < I I/
JHQQDLR       
IHEEUDLR       
PDU]R       
DSULOH       
PDJJLR       
JLXJQR       
OXJOLR       
DJRVWR       
VHWWHPEUH       
RWWREUH       
QRYHPEUH       
GLFHPEUH       
 
)  

In tabella IX si riporta lo sviluppo del calcolo che può essere facilmente ottenuto
con un semplice foglio di lavoro. In questo caso si considera l’orientamento Sud con
inclinazione a 45°. I dati solari di partenza e cioè le due componenti, diretta e diffusa,
della radiazione giornaliera media mensile sul piano orizzontale sono stati qui ricavati
dai dati annuali De Giorgio già utilizzati.
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 133

Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici 133

Utilizzando il metodo della carta f si è anche valutata l’influenza dell’inclinazione


sulla frazione annuale F coperta. In figura 5 si riportano l’andamento della frazione F e
della relativa variazione percentuale rispetto ai 45° che si è rivelata in questo caso l’incli-
nazione migliore.

Figura 5 - Frazione annuale F e sua riduzione (%) al variare dell’inclinazione dei collettori per l’impianto
considerato. La riduzione è riferita all’inclinazione ottimale di 45°

Nonostante la semplificazione del ricorso al giorno medio mensile, le radiazioni


incidente ed assorbita valutati con il metodo della carta f sono assolutamente in linea con


2ULHQWDPHQWR6XG9HQH]LD


5DGLD]LRQH *-P


 ,QFFDUWDI ,QF7516<6

 $VVFDUWDI $VV7516<6

ƒ ƒ ƒ ƒ ƒ ƒ ƒ
,QFOLQD]LRQHFROOHWWRUL

Figura 6 - Confronto tra le radiazioni annuali incidente ed assorbita valutate con il metodo della carta f e
con il TRNSYS al variare dell’inclinazione dei collettori per l’orientamento Sud.

quelle ottenute con la valutazione oraria eseguita con il TRNSYS. Si confrontino a tale
proposito in figura 6 queste due radiazioni valutate su base annuale con le due diverse
procedure. Sono praticamente le stesse. Ciò nonostante la carta f dà un’indicazione
finale diversa dalla semplice analisi delle radiazioni, dato che la migliore frazione F si
ottiene per un’inclinazione di 45° cioè pari alla latitudine del luogo invece di 30°. Si
tratta d’altronde di un risultato già ben noto dalla letteratura tecnica. Questo aumento
gastaldello schibuola 5-06-2007 16:59 Pagina 134

134 Esigenze funzionali ed integrazione architettonica degli impianti solari negli edifici

dell’inclinazione infatti permette una migliore prestazione nei mesi invernali che
migliora il risultato annuale anche in presenza di un leggero calo della radiazione
incidente annuale dovuta la periodo estivo.

6. CONCLUSIONI

Un orientamento ed un’inclinazione della superficie captante che si discostano dai


valori ottimali possono penalizzare fortemente le prestazioni degli impianti solari. La
penalizzazione legata ad una riduzione dell’energia solare disponibile sul piano del
captatore viene ulteriormente incrementata dal meccanismo di assorbimento della piastra
captante data la dipendenza dall’angolo di incidenza.
Per i pannelli fotovoltaici la penalizzazione nel caso di un’installazione su parete
verticale è talmente forte per tutti gli orientamenti che certo non può essere interamente
compensata dagli incentivi previsti dal conto energia in caso di integrazione architet-
tonica con l’edificio. L’inclinazione ottimale in Italia è prossima ai 30°.
Per il solare termico le indicazioni limitate agli effetti sulla radiazione incidente e
disponibile non sono sufficienti. Occorre quindi sempre una valutazione completa con
un metodo semplificato come la carta f o più sofisticato come il TRNSYS.

BIBLIOGRAFIA

[1] Mazzarella L., Dati climatici “G. De Giorgio”, atti Giornata di Studio a memoria
di “Giovanni De Giorgio”, Politecnico di Milano, Dipartimento di Energetica.
Milano 1997.
[2] Solar Energy Laboratory, TRNSYS a Transient System program, rel 14.2,
University of Wisconsin, Madison, USA.
[3] King David L., Kratochvil Jay A.,. Boyson William E., Measuring the solar
spectral and angle of incidence effects on photovoltaic modules and irradiance
sensors, Proceedings of the 1994 IEEE Photovoltaics Specialists Conference,
1997.
[4 ] UNI, Energia solare, Calcolo degli apporti per applicazioni in edilizia,
Valutazione degli apporti ottenibili mediante sistemi attivi o passivi, norma UNI
8477, parte seconda, 1985.
[5] Duffie, John, Beckam William., Solar engineering of Thermal Processes, New
York, John Wiley & Sons, Inc. 1991.
[6] Schibuola L., Cecchinato L., Sistemi solari attivi e passivi negli edifici, Società
editrice Esculapio, Bologna, 2005.
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 135

Indice

135

Tecnologia e applicazioni
del solare fotovoltaico
LUIGI ZEN
Helios Technology Srl, Carmignano di Brenta (PD)

RIASSUNTO

Nella presente relazione si descrivono nel modo più comprensivo possibile la


teoria sul fotovoltaico e le possibili applicazioni.
Nella prima parte vengono illustrati la teoria e gli aspetti fisici dell'effetto
fotovoltaico. Dopodichè si descrive la filiera del silicio, dalla quale hanno origine le
due largamente diffuse tecnologie del silicio monocristallino e policristallino. Infine
si illustra una panoramica delle tecnologie commerciali per la realizzazione di
moduli fotovoltaici, sia attualmente in uso che probabili future.
Nella seconda parte della relazione si illustrano le possibili applicazioni del
solare fotovoltaico, raggruppate nei due sottotipi di impianto, classificati come stand
alone (a isola) e connesso a rete (grid connected). In particolare, per quanto riguarda
gli impianti connessi a rete, viene descritto il meccanismo di incentivazione sulla
produzione di energia elettrica “Conto Energia”, con riferimento al recente Dlgs del
19/02/07.

1. TEORIA DELL’EFFETTO FOTOVOLTAICO

1.1. Cenni storici

La parola “fotovoltaico” deriva dall’unione di due termini: il primo, greco, “phos”


ovvero “luce” ed il secondo “volt”, unità di misura della differenza di potenziale
elettrico, la quale prende nome da Alessandro Volta, famoso scienziato che con la sua
“pila” ha documentato gli effetti elettrici di interazione tra i materiali conduttori.
In effetti con il termine “fotovoltaico” si intendono tutti quegli elementi o
dispositivi i quali, esposti sotto i raggi solari o un’analoga radiazione ionizzante, sono in
grado di erogare una forza elettromotrice in corrente continua.
L’effetto fotovoltaico è in prima analisi un’evoluzione dell’”effetto Volta” scoperto
da Alessandro nel 1800, fenomeno per cui due elementi conduttori (piombo e zinco)
posti a contatto tra loro danno origine ad un campo elettrico polarizzante il quale, se
opportunamente superato grazie alla presenza di un “catalizzatore” (H2SO4), permette un
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 136

136 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

flusso di corrente continua e quindi la generazione di una forza elettromotrice.


Sulla base della scoperta di Volta, nel 1836 lo scienziato Edmond Becquerel fece
degli studi e scrisse la “Memoria sugli effetti elettrici prodotti sotto l’influenza dei raggi
solari“. Qualche anno dopo, nel 1876, Heinrich Hertz studiò per la prima volta l’effetto
fotovoltaico in solido sul Selenio, ma le efficienze di conversione registrate erano molto
basse, comprese solamente tra l’1% ed il 2%.

La prima cella fotovoltaica commerciale (e quindi per “commerciale” si intende un


prodotto producibile su scala industriale in modo ripetibile, che sia fisicamente stabile
ed abbia un costo accettabile) fu realizzata negli USA nel 1954 dai tecnici di laboratorio
della Bell Industries Chapin, Fuller e Person. Essa sfrutta la tecnologia del silicio
cristallino, tecnologia peraltro ancor oggi largamente utilizzata nella produzione di celle
e moduli fotovoltaici.

1.2. Cella fotovoltaica in silicio cristallino: aspetti fisici

L’elemento base di una cella fotovoltaica in silicio cristallino è appunto il silicio.


Il supporto utilizzato per la realizzazione della cella, caratterizzato da una purezza
definita di “grado solare”, è inizialmente costituito da un wafer di Silicio di tipo “p”
(drogato con degli atomi di
boro (B) in parti per milione) e
quindi con un eccesso di
cariche positive (+). Il wafer
viene poi sottoposto ad una
diffusione con fosforo (P) tale
da creare una zona di tipo “n”,
caratterizzata da un eccesso di
cariche negative (-) .Viene così
creata una giunzione “p-n” (fig.
1) che presenta quindi un forte
campo elettrico locale (effetto
Volta). Gli elettroni polarizzati
nel wafer, dal punto di vista
energetico si trovano nella
cosiddetta “banda di valenza” e
non potrebbero ancora
muoversi. Grazie ai raggi solari
incidenti sulla superficie della
cella, un’adeguata energia dei
fotoni porta gli elettroni nella
Fig. 1.1 – Cella fotovoltaica e circuito equivalente “banda di conduzione”, ovvero
essi si muovono e generano un
flusso di corrente, tanto più elevato quanto più elevata è la potenza radiante dei raggi
solari. La continua presenza del campo elettrico di giunzione impedisce quindi la
ricombinazione degli elettroni durante il loro movimento. La corrente elettrica generata
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 137

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 137

viene quindi utilizzata per essere immessa in una batteria o per alimentare un carico in
presa diretta (es. impianti connessi a rete).

1.2.1. Cella fotovoltaica in silicio cristallino: circuito equivalente

Come descritto in Fig. 1.1, dal punto di vista elettrotecnico il circuito equivalente
di una cella fotovoltaica è costituito da:

1. Un generatore ideale di corrente in serie. L’intensità di corrente generata dalla


cella fotovoltaica è indipendente dal carico ad essa applicato, mentre è direttamente
proporzionale all’intensità della radiazione solare incidente. Possiamo dire in linea
generale che le variazioni di corrente misurabili in una cella sono pertanto dovute a
fluttuazioni della potenza solare radiante (nuvole, stagioni, ecc.)

2. Un diodo in parallelo. In effetti la presenza della giunzione p-n rende la cella foto-
voltaica simile ad un grosso diodo attivo, caratterizzato da una tensione di circuito
aperto pari alla “tensione di giunzione” (0,4-0,6V), valore quindi piuttosto stabile nel
tempo e poco dipendente dalla radiazione solare del momento.

3. Una resistenza serie. Essa riassume complessivamente il contributo delle resistenze


dovute a: caratteristiche fisiche dei materiali, resistenza derivante dalla temperatura
di funzionamento e quindi dall’agitazione termica ecc.

1.3. Efficienza di conversione

L’efficienza di conversione di una cella fotovoltaica è il rapporto tra la potenza


solare radiante totale incidente la cella e la potenza elettrica effettivamente erogata dalla
cella stessa. La potenza radiante solare non convertita si trasforma in calore, inutile e
penalizzante per la conversione. L’efficienza di conversione di una cella dipende dai
materiali di cui essa è costituita e dal tipo di tecnologia utilizzata per realizzarla.
Attualmente la tecnologia di realizzazione che assicura le maggiori efficienze di
conversione ad una cella commerciale é quella del silicio cristallino (monocristallino e
multicristallino).
Si consideri che alle nostre latitudini geografiche, la radiazione solare incidente
sulla superficie terrestre raggiunge quotidianamente nelle ore centrali della giornata un
valore massimo di potenza radiante pari a 1000 W/m2. Prendendo come esempio una
cella fotovoltaica realizzata secondo la tecnologia del silicio cristallino e considerate
tutte le perdite di conversione dovute ai fattori descritti in Fig. 1.2 qui sotto, si può notare
che l’efficienza di conversione media di una cella si attesta attorno al 16%. Tale valore
seppur piuttosto basso, è attualmente il massimo che si può ottenere con tecniche
commerciali, quindi che consentano la realizzazione di celle producibili su scala
industriale in modo ripetibile, che siano fisicamente stabili ed abbiano un costo
accettabile. Nel paragrafo 1.5 verrà fatta un’analisi comparativa tra le efficienze di celle
e moduli realizzati secondo le attuali tecniche produttive.
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 138

138 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

Fig. 1.2. - Efficienza di conversione di una cella in silicio cristallino

Per uniformità internazionale nelle condizioni di test, la misura delle caratteristiche


elettriche di celle e moduli fotovoltaici deve avvenire secondo le Standard Test
Conditions (STC), che sono le seguenti:

1. Potenza della radiazione luminosa 1000 W/m2


2. Temperatura della/delle cella/e 25 °C
3. Massa d’aria AM = 1,5
Questo standard di misura è stato istituito per assicurare che le caratteristiche
elettriche di celle e moduli fotovoltaici dichiarate dal costruttore, siano misurate alle
stesse condizioni di laboratorio e siano fedelmente riproducibili quando sono installati
nei sistemi fotovoltaici veri e propri.

1.4. Filiera del Silicio per l’industria fotovoltaica

E’ pur vero che il nostro territorio è ricco di sabbia e quindi di quarzite, elemento da cui
si ricava il silicio, ma le lavorazioni da compiere per il suo ottenimento sono purtroppo molte
e costose. Proprio per questo motivo il costo finale di un modulo fotovoltaico non è immoti-
vatamente elevato. Infatti dalla fusione della quarzite (SiO2) assieme al carbonio (C) si ottiene
il silicio “di grado metallurgico” (SiO2 + 2C = Si + 2CO), caratterizzato da un grado di purezza
del 99%. L’elemento così ottenuto non è ancora sufficientemente puro ai fini dell’industria
elettronica e solare, perciò è generalmente impiegabile solamente per l’industria chimica e
dell’alluminio. Per essere utilizzabile nell’industria fotovoltaica, la così denominata “sabbia di
Silice” deve subire un complesso processo di raffinazione (solar refining).
Al termine di questo processo essa ottiene un grado di purezza del 99,99% e quindi
la denominazione di silicio “di grado solare” (solar grade, SG-Si). In modo parallelo, per
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 139

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 139

ottenere un grado di purezza del 99,9999% (poly-silicon) necessario per l’uso nell’in-
dustria elettronica, la sabbia di silice subisce un complicato e costoso processo di raffina-
zione (distillazione frazionata, metodo Siemens) e diventa così silicio “di grado
elettronico” (electronic grade, EG-Si). Nel caso di un non raggiunto grado di purezza

Fig. 1.3 – Silicio di grado elettronico e di grado solare

desiderato o contaminazioni durante il processo di raffinazione, il silicio non conforme


diventa utilizzabile per l’industria fotovoltaica. Come mostrato qui sotto in Fig. 1.4 il

Fig. 1.4 - Silicio di grado solare e di grado elettronico per l’industria fotovoltaica

silicio di grado solare destinato per l’industria fotovoltaica, viene cresciuto con il metodo
“Heat Exchange Method”, (HEM). Il silicio viene fuso in un forno ad arco e poi lasciato
raffreddare secondo tempi e temperature controllate. Si ottiene in questo modo del silicio
multicristallino in pani a forma di parallelepipedo, secondo le esigenze del costruttore. I
pani diventeranno poi dei lingotti di base rettangolare o quadrata, i quali a loro volta
saranno tagliati in sottilissimi wafer dello spessore di circa 200 micron (spessori minimi
per ottenere un maggiore numero di wafer per lingotto). Questi wafer saranno poi
processati e diventeranno delle celle fotovoltaiche in silicio multicristallino. Per quanto
riguarda l’industria elettronica, il polyslicon puro al 99,9999% viene cresciuto in lingotti
cilindrici (RODs) con il “Metodo Czochralsky”, un processo in un forno ad arco a
temperatura e velocità di crescita controllati, il quale permette di ottenere dei RODs in
silicio monocristallino, iperpuro, polarizzato e perfettamente uniforme come richiesto
dall’industria elettronica. La parte iniziale e terminale di questi RODs, di forma conica,
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 140

140 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

chiamate “testa” e “coda” non perfettamente pure, verranno riutilizzate e rifuse con il
metodo MEH per produrre silicio multicristallino per l’industria fotovoltaica. I RODs a
base cilindrica in silicio monocristallino ottenuti vengono quindi tagliati in wafer dello
spessore di 400-600 micron e destinati per :

1. Industria elettronica dei semiconduttori se conformi alle specifiche (purezza ecc.)

2. Industria solare fotovoltaica

a) wafer di grado solare in Si monocristallino nel caso in cui i RODs non rientrino
nelle specifiche o contaminati durante il processo di crescita/taglio.

b) wafer di scarto di produzione dell’industria dei microprocessori (contaminazione,


errori di progettazione dei chip, altro) che diventano wafer di grado solare in Si
monocristallino dopo un adeguato processo industriale di recupero (wafer
reclaiming) da parte delle industrie fotovoltaiche. Con il processo “layer
stripping” i wafer vengono recuperati mediante la rimozione degli strati
superficiali dei wafer stessi precedentemente processati. Ciò è possibile grazie al
notevole spessore dei wafer (400-600 micron) che sono quindi rilavorabili per
produrre celle fotovoltaiche.
Il silicio di grado solare monocristallino è in generale caratterizzato, data la sua
maggiore purezza, da un’efficienza di conversione più elevata di qualche percento
rispetto al silicio multicristallino.

Nonostante quanto appena descritto, i costi sempre più elevati della materia prima
silicio (puro almen al 99,99%) stanno portando molte aziende, al fine di aumentare la
loro capacità produttiva ma mantenere comunque dei costi di produzione competitivi, nel
puntare maggiormente verso il silicio multicristallino e l’adozione di avanzate tecniche
di produzione, le quali possano esaltarne le caratteristiche e renderlo comparabile al
silicio monocristallino. Qui sotto, in Fig. 1.5, un riassunto di quanto detto.

Fig. 1.5 - Produzione di moduli fotovoltaici in silicio monocristallino e multicristallino


zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 141

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 141

1.5. Stato dell’arte sulle tecnologie di produzione di celle e moduli fotovoltaici

Attualmente le tecnologie commerciali di produzione di celle e moduli fotovoltaici


maggiormente utilizzate sono le seguenti:

1. Silicio monocristallino: come da quanto descritto nel paragrafo


precedente, questa tecnologia è una delle due cosiddette del silicio
cristallino. La cella realizzata con questa tecnologia è caratterizzata
da un’efficienza di conversione media del 14-17% (efficienza del
modulo 12-15%), la massima ottenibile tra le tecnologie
commerciali. Morfologicamente, specialmente se utilizzata per i
moduli fotovoltaici destinati agli impianti connessi a rete, la cella ha una forma detta
“pseudosquare”, ovvero il risultato della squadratura di un wafer circolare da 6” o 8”.
Il suo colore caratteristico è nero e, a conferma della polarizzazione ed orientamento
del silicio monocristallino di cui è composta, essa riflette in modo omogeneo la luce,
assumendo la stessa tonalità scura in ogni direzione. Dal punto di vista elettrico, il
degrado delle prestazioni outdoor dei moduli fotovoltaici realizzati con tale tecnologia
è ormai assodato (20 anni di esperienza) e si attesta in una diminuzione di potenza di
picco, rispetto al valore nominale di fabbrica, di circa l’1% / anno.

2. Silicio policristallino: questa tecnologia è la seconda delle due


cosiddette del silicio cristallino. La cella realizzata con questa
tecnologia, leggermente meno efficiente della precedente, è caratte-
rizzata da un’efficienza di conversione media del 13-16% (efficienza
del modulo 11-14%). Morfologicamente, essa è di forma perfet-
tamente quadrata, come risultato del taglio di un lingotto opportu-
namente cresciuto delle dimensioni volute. Poiché il silicio policristallino raffreddato
naturalmente presenta degli spazi molecolari non regolari, è storicamente noto che una
cella in silicio policristallino riflette in modo diverso la luce e quindi è frequente notare
delle macchie di tonalità diversa sulla superficie della cella stessa. Era diffusa
storicamente anche l’abitudine, per aumentare l’efficienza della cella, trattarla in
superficie con sostanze antiriflesso, molte volte di vario colore per renderle più esteti-
camente piacevoli. Dal punto di vista elettrico, il degrado delle prestazioni dei moduli
fotovoltaici realizzati con tale tecnologia è ormai assodato (20 anni di esperienza) e si
attesta in una diminuzione di potenza di picco, rispetto al valore nominale di fabbrica,
di circa l’1% / anno. Nuove tecniche di produzione stanno permettendo alle celle in
silicio policristallino di ottenere efficienze di conversioni simili a quelle delle celle in
silico monocristallino.

3. Silicio amorfo o film sottile: con questa tecnologia in generale si


realizza direttamente un modulo fotovoltaico piuttosto che una
singola cella. Esso viene realizzato depositando del silicio su un
supporto di varia natura, anche metallico, per la realizzazione di un
modulo caratterizzato da un’efficienza di conversione media
registrata del 5-7%. Tale valore non elevato è dovuto appunto al fatto
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 142

142 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

che il silicio viene distribuito, a differenza delle due precedenti tecnologie in modo
non uniforme nel supporto, pertanto la conversione fotovoltaica è caratterizzata da una
maggiore resistenza dei materiali alla penetrazione da parte della corrente erogata. Ad
occhio nudo il modulo realizzato con questa tecnologia appare bluastro-violaceo con
una variazione di tonalità uniforme (prismatica) a seconda dell’angolo di riflessione
della luce incidente. Il vantaggio dato da questo tipo di modulo è che può essere
realizzato con forme diverse, a differenza di quelli in silicio cristallino, e quindi essere
“personalizzabile”. Dal punto di vista elettrico questa tecnologia, che è stata raffinata
e resa commercializzabile e “competitiva” solo da pochi anni, è penalizzata per il fatto
che il modulo degrada rapidamente nelle prestazioni durante il primo/secondo anno di
vita, per poi stabilizzarsi, con una diminuzione di potenza di circa l’1% / anno. Resta
comunque il dubbio sulla resa e stabilità in outdoor di questa tecnologia, poiché non
esiste uno storico, almeno ventennale, come già documentato per le tecnologie del
silicio cristallino.

In merito alle tecnologie non ancora rese commerciali, sono recentemente emerse
le seguenti:

1. Tellururo di Cadmio (CdTe): questa tecnologia è stata sviluppata con lo scopo di


permettere la realizzazione a bassissimo costo di moduli fotovoltaici con efficienze
di conversione accettabili. In effetti i sostenitori e studiosi impegnati nella messa a
punto ed utilizzo di tale tecnologia sarebbero in grado di assicurare un’efficienza
massima di conversione, come documentato dall’ENEA, del 10,5%. Resta comunque
perplessità sui risvolti politico/ambientali legati a questa tecnologia poiché essa pre-
vede l’utilizzo del cadmio (Cd), elemento radioattivo. Nonostante i produttori si
dichiarino in grado di assicurare l’ermeticità del prodotto, e quindi scongiurare con-
taminazioni, restano comunque forti dubbi sulla diffusione di tale tecnologia per il
zen luigi 5-06-2007 17:22 Pagina 143

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 143

fatto che:

a) è molto probabile che chi desidera produrre energia utilizzando fonti rinnovabili
per limitare l’inquinamento dovuto all’emissione di CO2 vorrà farlo utilizzando
prodotti il meno inquinanti possibile, e quindi evitando di usare moduli
contenenti un elemento radioattivo

b) Attualmente i moduli fotovoltaici potrebbero essere classificabili come


“generatori” di energia ed in ogni caso non sono ancora soggetti alle recenti
regolamentazioni europee ROHS (Reduction of Some Abzardous Substances), le
quali obbligano i produttori a ridurre, se non eliminare, alcune sostanze
inquinanti utilizzate per la realizzazione di apparecchiature elettriche ed
elettroniche. A questo punto ritengo sarà imminente il momento in cui la
normativa ROHS verrà applicata anche per i moduli fotovoltaici e quindi la
tecnologia CdTe incontrerà seri impedimenti se non divieti assoluti.

2. CIGS (CuInGaSe2 Copper-Indium, Gallium Diselenide): questa tecnologia a film


sottile dai costi ridotti ma di recente introduzione, ha permesso di registrare in un
modulo una buona efficienza di conversione (12,1%) e potrebbe costituire, una volta
standardizzata, una valida alternativa alla tecnologia del silicio.

Riesaminando quanto descritto si può concludere che le tecnologie commerciali


attualmente più efficienti ed affidabili sono quelle del silicio mono e policristallino. Ad
inizio pagina una tabella riassuntiva di quanto discusso.

1.6. Moduli fotovoltaici

Un modulo fotovoltaico è in generale il risultato del collegamento in serie di un


determinato numero di celle fotovoltaiche. I primi moduli fotovoltaici storicamente
realizzati, nati per l’esigenza di ricaricare delle batterie, erano (e ancor oggi sono)
costituiti da circa 32 celle in serie, la cui tensione ai morsetti di uscita, approssimabile
attorno ai 16,5-17VDC al punto di massima
potenza, era tale da definirli “a 12VDC nominali”.
Storicamente, con il diffondersi dei sistemi
fotovoltaici, i moduli sono stati poi realizzati con
stringhe di circa 72 celle in serie e definiti quindi
“a 24VDC nominali” (collegabili direttamente a
batterie da 24VDC). La tensione di uscita di questi
moduli dipende sempre quindi dalla tensione di
giunzione (0,6-0,7V) delle celle in serie. Con la
diffusione degli impianti connessi a rete
attualmente vengono realizzati moduli con un numero di celle variabile (ma sempre
attorno alle 60-70 unità), poiché essi devono essere collegati a loro volta in serie per
essere collegati all’ingresso di inverter per la connessione in rete. Poiché la tensione di
uscita di un modulo in silicio cristallino è determinata dal numero di celle collegate in
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 144

144 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

serie per realizzarlo, la sua corrente di uscita sarà invece determinata dall’area delle celle
stesse utilizzate. Variando la loro area il costruttore può quindi, a parità di tensione
nominale di uscita, ottenere i moduli con la potenza nominale di uscita desiderata.
Leggermente differente è invece l’approccio adottato per i moduli in silicio amorfo o in
film sottile, per i quali la tensione (di giunzione o di “spessore” del materiale) di uscita
dipende dalla fisica dei materiali e non comporta dei collegamenti in serie. La corrente
di uscita dipende poi dall’area impegnata dal modulo.

L’assemblaggio di un modulo fotovoltaico avviene con metodi e materiali standard


ormai comuni alla maggioranza dei produttori mondiali. Viene realizzato un sandwich
con i seguenti materiali posizionati in sequenza l’uno sopra l’altro:

1. Vetro temperato ad alta trasparenza: è un vetro


anteriore infrangibile antiriflesso che generalmente
permette una trasmissibilità della luce di almeno il
90%

2. EVA (Etilene-Vinil-Acetato): foglio plastico che


ha la funzione di isolare elettricamente e da even-
tuale umidità le celle, dando nel contempo elasticità
meccanica al sandwich

3. Celle fotovoltaiche: collegate in serie tramite ribbons in lega Cu-Ag

4. EVA (Etilene-Vinil-Acetato): foglio plastico che ha la funzione di isolare elettrica-


mente e da eventuale umidità le celle, dando nel contempo elasticità meccanica al
sandwich

5. Tedlar: foglio plastico posteriore adeguatamente spesso e robusto che assicura iso-
lamento elettrico e rispetto agli agenti atmosferici

Il sandwich così ottenuto viene poi posizionato in


un forno di laminazione ad alto vuoto ed alta
temperatura. Ciò consente di ottenere un laminato
sottovuoto con tutti gli strati del sandwich perfettamente
aderenti e immuni agli agenti atmosferici. Per garantirne
la robustezza meccanica, viene poi inserita una cornice
in alluminio anodizzato. Questa tecnica di costruzione
consente al modulo di operare con un’integrità
meccanica fino a più di trent’anni.

Per comprovare la qualità dei moduli fotovoltaici


realizzati, i costruttori hanno la possibilità di dotare i loro prodotti di alcuni tipi di certifi-
cazioni, tra le quali le due più importanti sono:
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 145

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 145

1. Certificazione CEI/IEC 61215: questa certificazione, emessa da organismo accre-


ditato (JRC, TÜV, ecc.) permette al costruttore di garantire che il modulo certificato
è in grado, per un periodo di vent’anni, di rimanere integro sotto l’azione degli agen-
ti atmosferici quali impatto grandine, pressione vento, pioggia, ecc. Se non voluta-
mente fornita dal costruttore per moduli destinati ad impianti a batteria, la certifica-
zione CEI/IEC 61215 è un prerequisito obbligatorio per gli impianti connessi alla
rete di distribuzione qualora si desideri accedere alle tariffe incentivanti erogabili
dallo Stato.

2. Certificazione di grado di isolamento di Classe II: questa certificazione consente


al costruttore di affermare che la resistenza alla dispersione del modulo realizzato è
elevatissima (dell’ordine dei GΩ) e quindi le correnti tra un polo del modulo e la cor-
nice dello stesso sarà pressoché nulla, tale da poterlo classificare come dispositivo in
Classe II di isolamento. Questa peculiarità è un indice di qualità di prodotto, poiché
consente di poter affermare che il laminato è di ottima fattura. Quindi sarà più remo-
ta la possibilità nel tempo che l’umidità penetri all’interno dello stesso degradando le
prestazioni del modulo stesso. In secondo luogo una buona resistenza di isolamento
eviterà, negli impianti connessi a rete, che l’inverter si fermi automaticamente dal
produrre energia causa resistenza di isolamento di ingresso moduli troppo bassa.

2. APPLICAZIONI DEL SOLARE FOTOVOLTAICO

2.1. Tipologie di impianto fotovoltaico

I moduli fotovoltaici nacquero dall’esigenza di poter alimentare utenze elettriche,


in corrente continua o corrente alternata, nei luoghi in cui la consueta rete di distri-
buzione elettrica non era presente o dove era economicamente costoso o non possibile
installarla. I sistemi fotovoltaici storicamente più diffusi sono quindi quelli a batteria, ma
attualmente grazie all’evoluzione dell’accessoristica disponibile e ad una maggiore
informazione degli utenti sono nati altre tipologie di sistemi fotovoltaici che possiamo
riassumere nel seguente diagramma:
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 146

146 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

Le tipologie di sistemi che attualmente ricoprono la maggior parte delle


applicazioni di moduli fotovoltaici sono le seguenti:

1. Impianti stand alone o ad isola


2. Impianti connessi a rete o grid connected.

Entrambi i tipi di impianto si basano sul concetto fondamentale per cui il modulo
fotovoltaico, dotato di tensione e correnti continue proprie, viene utilizzato per
convertire l’energia solare in energia elettrica. I criteri di progettazione degli impianti
dipendono in primo luogo dal luogo di installazione dell’impianto, periodo di utilizzo
delle utenze, consumi complessivi e tempi di
utilizzo delle utenze stesse. Per gli impianti stand
alone, il modulo fotovoltaico dovrà, in media
quotidiana, durante le ore di sole, immettere in
batteria la quantità di energia sufficiente ad
alimentare i carichi di entità e tempo di utilizzo
noti. Non solo le condizioni meteorologiche
medie della radiazione solare sono determinanti
ai fini della producibilità di energia da parte dei
moduli, ma lo sono anche quelle stagionali.
L’inverno è caratterizzato da una radiazione
solare media nettamente inferiore (alle nostre latitudini circa il 50%) rispetto a quella
estiva. Per questa ragione, il progettista di sistemi fotovoltaici stand alone considererà il
caso peggiore (worst case) di radiazione solare disponibile. Per una stima della
radiazione solare su piano inclinato ed orientato disponibile nelle varie stagioni sono
disponibili delle tabelle normalizzate. Citiamo ad esempio quelle relative alle norme
UNI 10349 – 8477, o quelle divulgate dall’ENEA.
Negli impianti connessi a rete, invece, spariscono sia le batterie che il concetto di
immagazzinamento e scorta dell’energia, la quale viene invece trasferita in presa diretta
nelle rete elettrica locale grazie all’utilizzo di un dispositivo chiamato inverter. Per
questo tipo di impianti è interesse del progettista massimizzare la produzione media
annua di energia, sapendo che essa verrà scambiata con la rete elettrica di distribuzione
in modo bidirezionale.

Per consentire un corretto funzio-


namento di un impianto fotovoltaico, sia
stand-alone che connesso a rete, è inoltre
di fondamentale importanza installare i
moduli con adeguati inclinazione rispetto
al piano orizzontale e orientamento
rispetto a Sud (Azimut 0°). Ciò per poter
ottenere la massima produzione di
energia a seconda del tipo di funzione a
cui l’impianto stesso deve assolvere.
Infatti, la producibilità attesa da parte dei
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 147

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 147

moduli subisce variazioni sensibili a causa di un non corretto posizionamento in


elevazione ed orientamento dei moduli stessi.

2.2. Impianti Stand Alone

L’impianto stand alone o impianto ad isola è un impianto a batteria in corrente


continua la cui configurazione è generalmente composta da: (Fig. 2.1):

1. Uno o più moduli fotovoltaici

2. Uno o più regolatori di carica

3. Una o più batterie

4. Utenze alimentate in corrente continua

Fig. 2.1. - Esempio di impianto Atand Alone

1. I moduli fotovoltaici, collegati in configurazioni miste serie/parallelo a seconda della


loro tensione nominale di targa e corrente complessiva alle Standard Test Conditions
(STC) desiderata, hanno come preaccennato la funzione di immettere in batteria l’e-
nergia elettrica quotidianamente generata. Il loro numero dipende quindi dalle con-
dizioni di progetto, ovvero da quanta energia in Ah si desidera ottenere (nel worst
case) per alimentare i carichi previsti. La tensione nominale in continua dei sistemi
fotovoltaici normalmente realizzati è 12VDC, 24VDC, o 48VDC.

2. La batteria ha la funzione di immagazzinare l’energia prodotta dai moduli e cederla


ai carichi durante il loro funzionamento. Poiché i moduli fotovoltaici presentano ai
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 148

148 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

loro morsetti di uscita una tensione variabile con il carico e con le condizioni di radia-
zione solare del momento, la batteria svolge quindi anche la funzione di stabilizza-
tore di tensione, la quale ai suoi morsetti rimane molto costante. Ciò consente un’a-
deguata immissione di corrente da parte dei moduli, la quale in questo modo non
risentirà più del carico ma sarà solamente dipendente dall’intensità della radiazione
solare. Poiché i moduli fotovoltaici in condizioni di maltempo generano solamente
una piccola quantità rispetto all’energia producibile attesa, la batteria svolge anche la
funzione di riserva di energia (backup). Infatti, nei sistemi stand alone ben progetta-
ti, essa possiede una capacità complessiva sufficiente a consentire la corretta alimen-
tazione dei carichi per 8-10 giorni di maltempo prolungato. Tale energia verrà resti-
tuita dai moduli nei periodi di migliore insolazione. Le batterie più idonee per l’uti-
lizzo negli impianti fotovoltaici sono le batterie stazionarie a scarica ciclica: esse
devono quindi potersi scaricare più volte, anche profondamente (1000 cicli di scari-
ca profonda o 10 anni di vita operativa), durante il loro periodo operativo, per forni-
re sempre quando necessario energia di riserva e ritornare successivamente perfetta-
mente cariche. Sono recentemente molto diffuse batterie solari VRLA (Valve
Regulated Lead-Acid) di tipo Pb in sospensione gel.

3. Il regolatore di carica svolge una funzione di controllo del flusso di energia dai
moduli verso la batteria e dalla batteria verso i carichi. Esso viene quindi inserito tra
i moduli fotovoltaici ed il resto del sistema per assolvere due funzioni principali:

- Evitare un’eccessiva scarica della batteria. Quando, per motivi di scarsa radiazione
solare prolungata nel tempo, i moduli fotovoltaici non riescono ad immettere in
batteria l’energia quotidianamente necessaria per i carichi, avviene che il resto
dell’energia viene fornito dalla riserva di batteria (backup). Se però questa
condizione di deficit energetico perdura nel tempo la batterie potrebbe trovarsi in
condizioni di capacità troppo bassa e danneggiarsi se eccessivamente scaricata
(effetto memoria). Per questo motivo in generale i regolatori di carica in
commercio scollegano (cutoff) l’uscita carichi quando la batteria raggiunge in
scarica circa il 30% della propria capacità e riattiveranno l’uscita solamente
quando la batteria avrà recuperato in ricarica il 50% della propria capacità.

- Evitare un’eccessiva carica della batteria. Quando per motivi di scarso utilizzo dei
carichi, la batteria si trova in condizioni di carica completa, eccedere nella sua
carica comporterebbe il suo danneggiamento. Per questo motivo in queste
condizioni interviene una funzione di parzializzazione di carica (PWM) che
scollega in frequenza i moduli fotovoltaici dalla batteria. Ciò evita danni alla
batteria (surriscaldamento, solfatazione) mantenendo sempre una corrente in
ingresso da parte dei moduli (trickle charge) che ne evitano l’autoscarica.

Oltre a queste due funzionalità principali il regolatore di carica è stato nel tempo raf-
finato nelle sue caratteristiche. Attualmente viene equipaggiato anche con un micro-
processore il quale permette equalizzazione di carica in funzione della temperatura,
analisi dello scambio di energia del sistema, capacità di regolazione di soglie, moni-
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 149

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 149

toraggio remoto ecc.


Sarà compito del progettista assicurarsi che il flusso in Ah dai moduli verso la batte-
ria e in uscita dalla batteria verso i carichi sia compatibile con la portata massima di
targa in ampere del regolatore stesso.

La configurazione iniziale descritta in Fig. 2.1 può essere estesa con più regolatori
di carica in parallelo alla stessa batteria, tutti indipendenti compatibilmente con le loro
caratteristiche di targa, per realizzare sistemi di qualsivoglia dimensione.
Quando però, oltre a semplici carichi in corrente continua si desidera alimentare
elettrodomestici o carichi a 230VAC, viene utilizzato un inverter con ingresso in
continua a 12-24-48VDC ed uscita in corrente alternata a 230VAC 50Hz (Fig. 2.2).

Fig. 2.2 - Impianto con carichi misti a 24VDC e 230VAC

Gli inverter attualmente in commercio di migliore qualità sono in grado di erogare


potenze anche elevate (configurazioni Master-Slave) con uscita ad onda sinusoidale pura
e quindi in grado di alimentare senza problemi tecnici (armoniche, onde riflesse)
qualsiasi tipo di dispositivo.
Nel tempo gli impianti stand alone, sempre più conosciuti, hanno trovato impiego
in svariate applicazioni outdoor in molti campi come lampioni solari, segnalazioni
stradali, stazioni offshore ecc. di cui presentiamo qui sotto alcune foto.
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 150

150 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

2.3. Impianti connessi a rete (grid connected)

Gli impianti connessi a rete prevedono il


collegamento di paralleli di stringhe di più moduli
fotovoltaici in serie in ingresso ad uno o più conver-
titori statici, chiamati inverter, i quali convertono
l’energia entrante in corrente continua ed erogano
energia in corrente alternata. Questa energia
prodotta viene immessa nella rete locale esistente e
viene assorbita dalle utenze locali o, in caso di
esubero, scambiata con la rete elettrica di distri-
buzione che la riceve. La Delibera dell’Autorità
dell’Energia Elettrica e del Gas (AEEG) 224/00 del
6 dicembre 2000 consente di effettuare lo scambio
di energia elettrica alla pari per impianti fotovoltaici
fino a 20kW di potenza allacciata. In precedenza, il DLGS N. 79, del 16 marzo 1999
regolamentava la liberalizzazione del mercato elettrico dell’energia.
Successivamente a queste delibere e ad ulteriori decreti che consentono a privati,
enti pubblici ed aziende di immettere in rete energia elettrica in varie modalità, ENEL
distribuzione ha emesso delle norme tecniche che regolano il collegamento e l’esercizio
degli impianti connessi alla rete elettrica di distribuzione. Ne citiamo due in particolare:

- per impianti con potenza allacciata a partire da 1kW fino ai 50kW:

Norme ENEL DK5940 Ed. 2.2 Aprile 2007

- per impianti oltre i 50kW e fino a 1MW

ENEL DK5940 – DK5600.


zen luigi 8-06-2007 15:15 Pagina 151

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 151

Solamente i dispositivi (inverter, interruttori, ecc.) conformi a queste norme sono


considerati collegabili alla rete elettrica di distribuzione, e solamente questa conformità
può dare accesso agli incentivi statali sull’autoproduzione di energia. Il principio
generale di collegamento di un impianto connesso a rete è raffigurato qui a destra in Fig.
2.2: uno o più inverter vengono collegati in parallelo nella rete monofase (se la potenza
allacciata alla rete è inferiore ai 6kW) o trifase, sempre compatibilmente con la potenza
impegnata di contratto ed immettono energia in rete. Per “potenza allacciata alla rete” si
intende la somma delle potenze massime di targa degli inverter utilizzati nell’impianto
(come indicato nei data sheet). Una caratteristica fondamentale dei convertitori è che essi
non erogano in alcun modo energia se non è presente il segnale della rete di distribuzione
o se esso non rientra nelle specifiche ENEL (0,8Vn ≤ V ≤ 1,2Vn e 49,7Hz ≤ f ≤ 50,3Hz).
Gli inverter si sincronizzano con il segnale di rete ed erogano potenza perfettamente
allineata in fase e frequenza. Come protezione da guasti, fermi o anomalie di rete deve
essere prevista l’installazione o l’intervento di un opportuno “dispositivo di interfaccia”.
In regime di “scambio di energia alla
pari” o in regime di produzione,
accanto al preesistente contatore di
energia viene inserito un nuovo
contatore che contabilizza solo ed
esclusivamente l’energia in esubero,
non autoconsumata dalle utenze
locali. Il computo dell’energia
scambiata da parte del gestore della
rete avviene su base annua. Per gli
impianti in regime di scambio si
prevede solamente il conguaglio
dell’energia autoprodotta, quindi il
valore dei kWh in esubero rispetto ai
consumi viene solamente accumulato
in un credito di energia che, se non
utilizzato, si estingue in tre anni. In
regime di produzione invece il valore
dell’energia non autoconsumata è
pari al valore della tariffa di vendita
dell’energia in vigore (circa 0,095
€/kWp). Secondo il recente Dlgs. del
19/02/07, denominato Conto Energia,
si prevede inoltre l’installazione di un
ulteriore contatore che contabilizza
Fig. 2.2 – Schema di principio impianto connesso a rete
tutti i kWh prodotti dall’impianto
connesso a rete, siano essi consumati
o meno, kWh che verranno retribuiti dallo Stato con delle tariffe incentivanti variabili a
seconda della taglia dell’impianto ed il grado di integrazione architettonica dello stesso.
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 152

152 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

Lo schema elettrico generale di un impianto connesso a rete monofase è raffigurato


qui sotto in Fig. 2.3. Distinguiamo:

Fig. 2.3 – Schema elettrico generale di un impianto connesso a rete monofase

1. Campo fotovoltaico: è costituito dalle varie stringhe in parallelo di moduli in serie.


La tensione nominale complessiva di stringa è in generale elevata (200-300VDC) per
consentire all’inverter elevate efficienze di conversione. La somma delle potenze
nominali di targa in Wp dei moduli fotovoltaici determinano la cosiddetta potenza
nominale dell’impianto (Wp, kWp, MWp)

2. Quadro di Campo: Il quadro di campo contiene dei sezionatori di stringa (obbliga-


tori secondo la normativa “protezione contro guasti”) dei fusibili per sovracorrenti,
eventuali diodi di blocco contro le correnti inverse e scaricatori di sovratensione (di
Classe II per protezione da sovratensioni indotte da fulmine).

3. Gruppo di conversione: è l’insieme di dispositivi che costituiscono l’inverter, sche-


matizzabile a blocchi in

a) stadio di ingresso e conversione segnale DC/AC


b) eventuale trasformatore che consente la separazione galvanica tra lato DC e lato
rete
c) dispositivo di sincronizzazione, controllo ed interfaccia con la rete.

Un impianto connesso a rete trifase può essere costituito da tre inverter trifase (o
multipli di tre) collegati in sequenza alle tre fasi della rete, oppure da un unico inverter
trifase centralizzato (Fig. 2.4).
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 153

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 153

Fig. 2.4 – Impianti connessi a rete: a) monofase b) trifase

E’ ormai diffusa l’abitudine di dotare gli impianti connessi a rete con opportuni
dispositivi di monitoraggio e memorizzazione dati (datalogger e sensori) che
consentono, anche in modo remoto (GSM, web), di controllare il funzionamento
dell’impianto.
Qui sotto viene illustrata una serie di realizzazioni di impianti. (Nuova
Thermosolar, ESPE).
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 154

154 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

2.2.1. Il Decreto Conto Energia

Il recente decreto “Conto Energia” del 19/02/07 firmato dal Ministro delle Attività
Produttive e dal Ministro della Tutela dell’Ambiente e del Territorio, è il risultato dell’e-
sperienza derivante dai due precedenti decreti del 28 luglio 2005 e del 6 febbraio 2006
in merito di incentivazione statale sulla produzione di energia da parte di privati, enti
pubblici ed aziende. In linea con i precedenti decreti e delibere, comprese quelle
dell’AEEG (ultima la 90/07), viene incentivata la produzione di energia per impianti
connessi a rete a partire da 1kWp in poi. In prima analisi la scelta di incentivare gli
impianti fotovoltaici è motivata per il fatto che essi comportano quanto segue:

- Uso di una fonte inesauribile


- Completa modularità
- Elevata affidabilità
- Funzionamento automatico
- Manutenzione limitata
- Possibilità di utilizzare superfici marginali o altrimenti inutilizzabili
- Non inquina e contribuisce alla diminuzione dell’inquinamento stesso

Il decreto Conto Energia ha


lo scopo di permettere una
riduzione delle emissioni di CO2
nell’atmosfera rispetto ai valori
registrati negli anni ’90.
Questo intento è la conse-
guenza all’adesione dell’Italia al
Trattato di Kyoto, secondo il quale
lo stato italiano dal 2007 sarà
sottoposto a penali di e100 per
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 155

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 155

ogni tonnellata CO2 eccedente i limiti prefissati. Grazie al fatto che la produzione di
1kWh di energia mediante fonti rinnovabili evita l’emissione di 0,53kg di CO2 derivante
dalla combustione di combustibili fossili, dalla tabella qui a lato (ENEA) è possibile
concludere che il loro contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera è
notevole.

L’entità della tariffa incentivante del Conto Energia è basata su un sistema ibrido
composto da una tariffa che sarà erogata dal Soggetto Attuatore (GSE, Gestore del
Sistema Elettrico) per tutta l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico e dal ricono-
scimento del valore dell’energia elettrica autoconsumata o ceduta al gestore locale della
rete (valore di scambio o di cessione). Il sistema d’incentivazione stabilisce che ad ogni
unità di energia elettrica prodotta (kWh) con impianti fotovoltaici sia riconosciuta una
tariffa incentivante differenziata sulla base della potenza dell’impianto e della tipologia
di installazione (a partire da 1kWp in su, senza limitazione, per 3000MWp complessivi
entro il 2016, per impianti entrati in esercizio in data successiva al 01/10/05).

Secondo il decreto si definiscono tre figure principali:

1. Soggetto Attuatore: Nella veste del GSE, è incaricato dallo Stato a ricevere le richie-
ste di incentivazione ed erogare le tariffe incentivanti secondo le taglie di potenza
installate dai Soggetti Responsabili

2. Soggetto Responsabile: colui che è titolare del contratto di fornitura con il gestore
della rete, presenta la domanda per l’incentivazione, a impianto fotovoltaico già
realizzato e lo tiene in esercizio

3. Gestore della Rete (ENEL, ASM): ente che fornisce l’energia elettrica e contabi-
lizza l’energia scambiata/venduta dal Soggetto Responsabile.

Premettendo che a oggi, 14 maggio 2007, la modulistica aggiornata secondo il


recente Dlgs. del 19 febbraio 2007 e secondo la delibera 90/07 dell’AEEG per Ia
richiesta delle tariffe incentivanti non è ancora disponibile, i tempi di svolgimento
dell’iter burocratico e la documentazione da inviare al GSE e ENEL per l’accesso alle
tariffe incentivanti sono grossomodo i seguenti:

1. Richiesta allacciamento alla rete di distribuzione mediante presentazione del proget-


to preliminare dell’impianto (da inviare al gestore della rete ENEL ecc.).

2. Contemporanea apertura di una D.I.A. (Dichiarazione Inizio Attività). Questa opera-


zione è di fondamentale importanza perché il decreto in primo luogo parla di incen-
tivazione di impianti dove non esistano vincoli di alcun tipo. In secondo luogo per-
ché sono i vari Uffici Tecnici comunali a dare il loro nulla osta a opere edili.

3. Certificato di collaudo dell’impianto (installatore)


zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 156

156 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

4. Il Soggetto Responsabile comunica al Soggetto Attuatore (GSE) la comunicazione di


entrata in esercizio dell’impianto

5. Entro 60 giorni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto il Soggetto


Responsabile invia al Soggetto Attuatore (GSE) la richiesta di incentivazione trami-
te Allegato “A” (o simili) + dichiarazione giurata per la non cumulabilità degli incen-
tivi. L’invio al GSE dei documenti relativi ai punti 3, 4 e 5 potrebbe avvenire anche
in un'unica spedizione.

6. Entro 60gg il Soggetto Attuatore (GSE) comunica al Soggetto Responsabile l’entità


della tariffa incentivante in base alle valutazioni fatte sulla relazione tecnica ricevuta
dal Soggetto Responsabile richiedente.

Ad inizio paragrafo è già stato sottolineato che gli impianti fotovoltaici possono
essere collegabili alla rete di distribuzione se soddisfano i requisiti richiesti delle norme
ENEL DK.
Per poter accedere alle tariffe incentivanti gli impianti connessi a rete inoltre
devono:

1. Essere conformi alle norme di buona tecnica che sono riportate nell’Allegato 1 del
decreto (CEI /IEC 61215 ecc.)

2. Essere realizzati con componenti nuovi, comunque non utilizzati in altri impianti.

Le tariffe incentivanti concesse variano a seconda della potenza di picco dell’im-


pianto installato dal richiedente e dal grado di integrazione architettonica dell’impianto
stesso sul sito ospitante.

a) b) c)
Fig. 2.5 – Gradi di integrazione, architettonica

In base al grado di integrazione architettonica si classificano quindi tre tipi di


impianto:

1. non integrato (es. Fig. 2.5 a))


2. a parziale integrazione architettonica (es. Fig. 2.5 b))
3. a totale integrazione architettonica (es. Fig. 2.5 c))
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 157

Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico 157

Rimandando per i dettagli su una corretta classificazione del grado di integrazione


architettonica di un impianto a quanto espressamente enunciato nel Dlgs, le tariffe
incentivanti possibili per le varie tipologie di impianto sono come dalla tabella qui sotto:

Le tariffe incentivanti qui riportate saranno erogate ai beneficiari per un periodo di


vent’anni dalla data di messa in esercizio degli impianti. Esse non subiranno variazioni
ed adeguamenti nel tempo salvo ulteriori futuri decreti. Saranno ammessi all’incenti-
vazione impianti fino al raggiuingimento di installazioni complessive di 1400MWp
(monitorabili via web nel sito del GSE). Al raggiungimento di tale limite cumulato,
privati e aziende avranno 14 mesi di tempo per realizzare un impianto e richiedere la
tariffe incentivanti. Gli enti pubblici avranno invece 24 mesi di tempo. Come
preaccennato, il limite massimo cumulabile è fissato per 3000MWp complessivi entro il
2016.

Nel diagramma a torta qui sotto (ENEA) si cerca di dare una valutazione
percentuale dei costi complessivi di un impianto connesso a rete installato e funzionante.

Secondo gli attuali valori di mercato, alle nostre latitudini geografiche, per un
impianto connesso a rete di piccola taglia che godrà delle tariffe incentivanti il tempo di
ammortamento medio previsto dell’investimento iniziale è di circa dieci anni. Per un
impianto di grossa taglia (50kWp) il tempo di ammortamento medio si riduce a circa 8
anni. Molte banche si sono attrezzate erogando servizi di finanziamento agevolato per
zen luigi 5-06-2007 17:23 Pagina 158

158 Tecnologia e applicazioni del solare fotovoltaico

permettere la realizzazione degli impianti evitando ai beneficiari l’onere dell’inve-


stimento iniziale.

3. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1. Pubblicazioni ENEA

2. Pubblicazioni ISES

3. Foto impianti: Nuova Thermosolar Srl, ESPE Srl.


fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 159

Indice
159

Impianti fotovoltaici connessi in rete:


produzione di energia elettrica da impianti
entrati in esercizio nel 2006-2007
VALERIO FABBRETTI*, STEFANO LORO**, ALAN BEGLIORGIO**
* - Studio Energetica, Legnago (Verona)
** - VP SOLAR , Crocetta del Montello (Treviso)

RIASSUNTO

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei diversi Decreti Ministeriali che


incentivano la produzione di energia elettrica da fonte solare fotovoltaica ha dato
notevole impulso alla realizzazione di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica
nazionale. Nell’ambito delle valutazioni preliminari di redditività dell’impianto va
determinata la produzione annua attesa di energia dell’impianto fotovoltaico e
normalmente si ricorre a programmi di simulazione che, utilizzando come base di
partenza i dati meteo della norma UNI 10349, simulano il funzionamento dell’impianto
considerando il giorno medio mensile. Vengono qui presentati dati di produzione che a
titolo sperimentale sono stati raccolti su quattro impianti entrati in esercizio tra il
27/06/2006 e il 12/02/2007 di diversa potenzialità di picco e confrontati con le
simulazioni effettuate.
Per un impianto (quello da 2,31 kWp) sono stati registrati anche i dati delle letture
giornaliere ai due contatori installati dalla società di distribuzione dell’energia elettrica
dal momento dell’entrata in esercizio dell’impianto. In questo modo si è calcolata a
consuntivo la quota di copertura solare dell’energia prodotta dall’impianto FV rispetto al
fabbisogno dei carichi elettrici dell’utenza e la frazione di energia prodotta utilizzata
direttamente, rispetto al fabbisogno dei carichi elettrici dell’unità abitativa in analisi.

1. INTRODUZIONE

Se dal punto di vista tecnico la normativa di riferimento per la progettazione degli


impianti fotovoltaici si presenta ampia e dettagliata circa le caratteristiche che devono
possedere i diversi componenti, per quanto concerne il dimensionamento ovvero la scelta
della taglia dell’impianto da realizzare, si evidenzia la necessità di entrare più nel merito
di aspetti legati alla simultaneità di produzione e consumo di energia piuttosto che legati
soltanto alla valutazione della potenza dei carichi elettrici allacciati all’utenza.
La quantità di energia che l’impianto fotovoltaico può produrre su base annua
diviene parametro fondamentale per quantificare non solo quanta autonomia energetica
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 160

160 Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti


entrati in esercizio nel 2006-2007

l’impianto è in grado di fornire all’utenza a cui è collegato, ma anche per valorizzare


economicamente l’incentivo che può essere richiesto, noto come conto energia. Da
queste considerazioni nasce l’idea di raccogliere e organizzare dati di impianti già in
funzione da mesi per individuare come le diverse variabili in gioco influenzino i risultati
in termini di energia prodotta e come e quanto questi risultati coprano i fabbisogni,
sempre più nell’ottica del cliente-produttore di energia che diviene soggetto attivo e non
solo passivo.

2. SCHEMA DI PRINCIPIO IMPIANTO FOTOVOLTAICO CONNESSO ALLA


RETE ELETTRICA (GRID CONNECTED)

La figura 1 evidenzia quelli che sono i componenti fondamentali che costituiscono


un impianto fotovoltaico. Nel caso di impianti connessi alla rete elettrica nazionale, i
componenti fondamentali sono due: i moduli fotovoltaici che costituiscono il campo o
generatore fotovoltaico e il convertitore statico di corrente da continua ad alternata o
inverter.
Negli impianti grid connected non sono presenti batterie di accumulo; l’energia
non consumata direttamente dalle utenze elettriche al momento della produzione viene
immessa in rete e la cessione è regolamentata come vendita o scambio sul posto (si può
optare per questa modalità per gli impianti fino a 20 kW di picco). Vengono installati due
contatori, uno per la misura dell’energia elettrica prodotta e l’altro (bidirezionale) che
misura prelievi ed immissioni di energia nella rete elettrica.

Figura 1 - Schema di principio di impianto fotovoltaico grid connected

Le norme che devono essere soddisfatte dai costruttori di moduli fotovoltaici e di


inverters sono riportate nell’allegato 1 del Decreto Ministeriale del 19 febbraio 2007
(Ministero Sviluppo Economico, 2007) mentre per quanto concerne l’ottimizzazione
della produzione di energia elettrica del campo fotovoltaico vanno verificati alcuni
aspetti fondamentali quali:
- orientamento e inclinazione della superficie del campo fotovoltaico;
- curva caratteristica corrente – tensione del modulo fotovoltaico;
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 161

Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti 161


entrati in esercizio nel 2006-2007

- numero di moduli in serie in ogni stringa;


- numero di stringhe in parallelo;
- tensioni di ingresso all’inverter;
- range MPP (maximum power point) dell’inverter scelto;
- rendimento dell’inverter ai carichi parziali;
- accoppiamento campo fotovoltaico – inverter;
- perdite di energia elettrica lungo le linee corrente continua e corrente alternata.

Per la determinazione del rendimento dei singoli componenti e del rendimento del
sistema fotovoltaico completo è opportuna la conoscenza di formule che consentano di
simulare il comportamento del sistema anche ai carichi parziali.

3. PROGRAMMA DI SIMULAZIONE

Il software usato per la simulazione dinamica degli impianti fotovoltaici utilizza


l’ora come intervallo di tempo per il passo di calcolo della simulazione. Fornisce risultati
di previsione poi raggruppati su base mensile e annua. La banca dati meteo è tratta dalla
norma UNI 10349. Il software calcola la conversione dell’irraggiamento solare in
energia sulla superficie dei moduli tenendo conto delle performance dei moduli
fotovoltaici sotto condizioni di carico parziale. Il punto di funzionamento sulle curve
caratteristiche dei moduli è dato dall’MMP (maximum power point) e si assume che
venga raggiunto dall’inverter. Nella valutazione dell’energia prodotta sono considerate
anche le perdite di energia elettrica dovute ai collegamenti dei moduli nelle stringhe e gli
eventuali paralleli tra stringhe. Il rendimento di conversione da corrente continua a
corrente alternata viene calcolato utilizzando le curve caratteristiche dell’inverter fornite
dai costruttori che attribuiscono le performance di conversione di energia a condizioni di
carico parziale. In questa sezione non ci dilunghiamo sull’analisi delle diverse variabili
che influenzano il rendimento di un modulo fotovoltaico; si ricorda solo che le variabili
di influenza principali sono l’irraggiamento e la temperatura della cella fotovoltaica. Per
una analisi più approfondita si rimanda all’ampia letteratura disponibile.
Ricordiamo la definizione di “potenza di picco” e cioè
la potenza generabile dal modulo fotovoltaico alle condizioni standard (STC)
secondo la norma IEC 60904 e cioè:
1. Irraggiamento sulla superficie captante di 1.000 W/m2
2. Temperatura di esercizio della cella: 25°C ± 2°C
3. Distribuzione spettrale della radiazione solare conforme alla IEC 60904-3 e
massa d’aria AM=1,5

4. IMPIANTI MONITORATI: SCHEDE TECNICHE

In questo paragrafo sono riportate le caratteristiche principali degli impianti


monitorati desunte dalle Schede tecniche finali di impianto spedite al GSE (Gestore dei
Servizi Elettrici) alla fine dei lavori di installazione. Nel seguito gli impianti saranno
identificati con la loro potenza di picco.
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 162

162 Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti


entrati in esercizio nel 2006-2007

4.1. Caratteristiche generali degli impianti fotovoltaici

Tabella I – Caratteristiche generali degli impianti.


/RFDOLWj 'DWDHQWUDWD 7LSR 7LSR ,QFOLQD]LRQH 2ULHQWDPHQWR 3RWHQ]D
LQHVHUFL]LR LPSLDQWR LQVWDOOD]LRQH GLSLFFR
LPSLDQWR
N:S 

1RYH 9,   6WUXWWXUDVX 7HWWRSLDQR ƒ 68' 
FDSDQQRQH
/HJQDJR  3DU]LDOPHQWH 7HWWRDIDOGD ƒ ƒVXGHVW 
95  LQWHJUDWR
/HJQDJR  6WUXWWXUDVX 7HWWRSLDQR ƒ 68' 
95  WHWWRSDLQR
6DQ3RORGL  6WUXWWXUDVX 7HWWRSLDQR ƒ 68' 
3LDYH 79  FDSDQQRQH

4.2. Caratteristiche tecniche degli impianti fotovoltaici

Tabella II – Caratteristiche tecniche degli impianti.


J S
3RWHQ]D 3URGX]LRQH 6XSHUILFLHQHWWD 7LSRGLPRGXOL 1XPHUR 3RWHQ]D 1XPHUR
GLSLFFR DQQXDDWWHVD GHOFDPSR PRGXOL GLSLFFR LQYHUWHUV
LPSLDQWR N:K  IRWRYROWDLFR PRGXOR
N:S  P  :S 

   6LOLFLR   
SROLFULVWDOOLQR
   6LOLFLR   
SROLFULVWDOOLQR
   6LOLFLR   
SROLFULVWDOOLQR
   6LOLFLR   
SROLFULVWDOOLQR


5. CONFRONTO TRA DATI SPERIMENTALI E LE SIMULAZIONI SULLA


PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA

Secondo le simulazioni effettuate gli impianti in analisi dovrebbero presentare rese


specifiche annue (kWh/kWp) tra i 1.041 e 1.104 (vedi tabella III). Per il calcolo della
produzione annua attesa, secondo le modalità descritte nel paragrafo 3, si sono utilizzati
i dati meteo del capoluogo di provincia della località di ciascun impianto preso in esame.
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 163

Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti 163


entrati in esercizio nel 2006-2007

Tabella III – Rese specifiche annue calcolate (simulazioni) degli impianti fotovoltaici
monitorati. S J S
 3RWHQ]D 3URGX]LRQH 5HVD
GLSLFFR DQQXDDWWHVD VSHFLILFD
LPSLDQWR N:K  N:KN:S 
N:S 
,PSLDQWR)91RYH 9, GDN:S   
,PSLDQWR)9/HJQDJR 95 GDN:S   
,PSLDQWR)9/HJQDJR 95 GDN:S   
,PSLDQWR)96DQ3RORGL3LDYHGDN:S   

I dati di produzione di energia elettrica sono riferiti a misurazioni effettuate a valle


dell’inverter sul lato in corrente alternata. I dati sono aggregati su base mensile e
confrontati con le simulazioni effettuate secondo le modalità descritte al paragrafo 3 ed
evidenziati negli istogrammi seguenti.

Figura 2 - Confronto tra simulazioni e misure di produzione di energia elettrica


da impianto fotovoltaico da 5,78 kWp

Figura 3 - Confronto tra simulazioni e misure di produzione di energia elettrica


da impianto fotovoltaico da 2,31 kWp
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 164

164 Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti


entrati in esercizio nel 2006-2007

Figura 4 - Confronto tra simulazioni e misure di produzione di energia elettrica


da impianto fotovoltaico da 19,89 kWp

Figura 5 - Confronto tra simulazioni e misure di produzione di energia elettrica


da impianto fotovoltaico da 48,96 kWp

Si può notare in tutti i casi analizzati una tendenza ad ottenere risultati di


produzione di energia superiori alle attese. Estrapolando su base annua i valori
conseguiti, limitatamente ai due impianti in funzione da almeno sei mesi per i quali si
stanno registrando valori superiori del 20 e 22% rispetto a quanto calcolato (impianto da
5,78 kW e impianto da 2,31 kW), si potrebbero ottenere rese specifiche annue tra 1.200
e 1.300 kWh/kWp.
E’ probabile che la variabile irraggiamento, che negli ultimi anni si è assestata a
valori superiori alla media, sia la principale causa di questi risultati ma rimane, a nostro
avviso, la necessità di sviluppare codici di calcolo che attingano da banche dati più
ampie in termini di località e di dati meteo (irraggiamento, temperature, …) e che si
configurino come strumenti di ausilio per i progettisti nella fase di dimensionamento del
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 165

Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti 165


entrati in esercizio nel 2006-2007

campo fotovoltaico e dell’impianto. Questo aspetto assume un ulteriore livello di


importanza se si considera che per gli impianti che ricevono l’incentivo in conto energia,
all’energia elettrica prodotta viene corrisposto un introito economico percepito per 20
anni dal momento di entrata in esercizio dell’impianto e le suddette variazioni di
produzione di energia possono intervenire in modo significativo sul tempo di ritorno
dell’investimento.

6. QUOTA DI COPERTURA SOLARE DELL’ENERGIA ELETTRICA


PRODOTTA DALL’IMPIANTO FOTOVOLTAICO RISPETTO AL
FABBISOGNO DEI CARICHI ELETTRICI DELL’UTENZA

Una delle domande più frequenti che ci si pone quando si valuta l’opportunità
dell’installazione di un impianto fotovoltaico connesso alla rete elettrica e per il quale
sia presente un’utenza elettrica sul medesimo punto di consegna è “quanto sarà
autonoma l’utenza rispetto ai prelievi della rete elettrica?”
Poiché non è possibile prevedere esattamente giorno per giorno produzione e
consumo di energia elettrica (legati a diverse variabili) a meno di definire profili di carico
su base statistica, dare una risposta alla domanda del paragrafo precedente risulta
alquanto difficile. Nel caso dell’impianto da 2,31 kW per il quale l’utente ha attivato un
contratto di scambio sul posto, sono state rilevate giorno per giorno per sei mesi dalla
data di entrata in esercizio dell’impianto le letture dei due contatori: quello dell’energia
elettrica prodotta (PRD) e quello bidirezionale dal quale si evince l’energia prelevata
dalla rete (P) e l’energia immessa in rete (I).
L’unità abitativa a cui è allacciato l’impianto fotovoltaico ha le seguenti caratteri-
stiche:
Villetta a schiera ad angolo
Anno di costruzione: 2002
Superficie utile: 160 m2 + garage
Nucleo familiare di 4 persone
Contratto di fornitura di energia elettrica con potenza di 4,5 kW
Consumi energia elettrica ultimi anni: 4.412 kWh nel 2005, 4.344 kWh nel 2006.

Considerando quindi il fabbisogno dei carichi elettrici di 4.378 kWh/anno


(media degli ultimi due anni) si nota già che l’impianto è stato dimensionato per una
quota di copertura solare su base annua del 55% (secondo calcoli di simulazione).
Secondo le definizioni presenti nel Manuale operativo di scambio sul posto
(Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas – ed. 2006) indichiamo con:
PRD l’energia elettrica prodotta
P l’energia prelevata dalla rete
I l’energia immessa in rete
e definiamo con F il fabbisogno dei carichi elettrici presenti nell’utenza considerata.
Queste grandezze sono espresse in kWh.
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 166

166 Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti


entrati in esercizio nel 2006-2007

Con riferimento al giorno (i-esimo) abbiamo:

Fi = PRDi – Ii + Pi

CSi = PRDi / Fi

ove CS è la quota di copertura solare dell’energia elettrica prodotta dall’impianto


fotovoltaico rispetto al fabbisogno dei carichi elettrici dell’utenza.

Figura 6 - Andamento del parametro CSi giornaliero (quota di copertura solare) dal 07/11/2006
al 07/05/2007 (impianto fotovoltaico da 2,31 kWp)

Si definisce inoltre:

FCSi = ( PRDi – Ii ) / Fi

ove FCS è la frazione di energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico utilizzata


direttamente rispetto al fabbisogno dei carichi elettrici dell’utenza.
Questo numero è sempre minore o uguale a 1 e definisce il grado di autonomia
dell’utenza rispetto alla rete elettrica.
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 167

Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti 167


entrati in esercizio nel 2006-2007

Figura 7 - Andamento del parametro FCSi giornaliero (frazione di energia elettrica prodotta
utilizzata direttamente) dal 07/11/2006 al 07/05/2007 (impianto fotovoltaico da 2,31 kWp)

Tabella IV – Andamento dei parametri CS e FCS mensili e progressivi (impianto FV da


2,31 kWp).
 &6M )&6M &6SURJUHVVLYR )&6SURJUHVVLYR

1RYHPEUH    
'LFHPEUH    
*HQQDLR    
)HEEUDLR    
0DU]R    
$SULOH    

E gli stessi risultati della tabella IV sotto forma grafica:

Figura 8 - Andamento del parametro CSj mensile (quota di copertura solare)


da novembre 2006 ad aprile 2007 (impianto fotovoltaico da 2,31 kWp)
fabbretti 5-06-2007 17:29 Pagina 168

168 Impianti fotovoltaici connessi in rete: produzione di energia elettrica da impianti


entrati in esercizio nel 2006-2007

Figura 9 - Andamento del parametro FCSj mensile (frazione di energia elettrica prodotta utilizzata
direttamente) da novembre 2006 ad aprile 2007 (impianto fotovoltaico da 2,31 kWp)

Nell’attesa di completare l’analisi su base annua che nei prossimi sei mesi include
quelli estivi ove si avrà una certa incidenza dei consumi di energia elettrica per i due
condizionatori presenti, possiamo concludere che estrapolando i dati del caso esaminato
la quota di copertura solare CS annua potrebbe superare il 60%, mentre la frazione di
energia prodotta utilizzata direttamente FCS potrebbe assestarsi tra intorno al 30%.
Le principali variabili che influenzano questi risultati nel caso di unità abitativa
civile sono:
- la potenza scelta per l’impianto FV;
- tutte le variabili che influenzano la produzione di energia elettrica dell’impianto FV;
- il fabbisogno dei carichi elettrici dell’utenza;
- il profilo dei carichi elettrici dell’utenza e conseguentemente le abitudini degli
occupanti.
Nel caso di impianti fotovoltaici con punto di consegna su una utenza di tipo
residenziale la scelta del contratto di scambio sul posto col distributore di energia
elettrica si dimostra vantaggiosa per recuperare la frazione di energia elettrica non
utilizzata direttamente. Oltre al recupero dell’energia c’è il vantaggio di natura
economica giacché con lo scambio sul posto l’energia viene ritornata al cliente-
produttore l’anno successivo a quello di immissione e quantificata ad un valore superiore
(quasi il doppio) di quello che si potrebbe ricavare dalla vendita diretta dell’energia.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Ministero dello Sviluppo Economico, Decreto 19 febbraio 2007 Criteri e modalità


per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica
della fonte solare in attuazione dell’articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2007,
n. 387. G.U. n. 45 del 23-02-2007.
UNI 10349: Riscaldamento e raffrescamento degli edifici. Dati climatici.
Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG), Manuale operativo del servizio di
scambio sul posto, Milano, aprile 2006.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 169

Indice
169

Produzione di energia da biomasse


e da altri combustibili
non convenzionali
GIULIANO CAMMARATA
Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica – Università di Catania

SOMMARIO

La produzione di energia attraverso biomasse, da cui derivare i biocombustibili, è


argomento di grande attualità, come dimostra anche l’interesse del Governo degli USA
per il bioetanolo. Si presenta in questa nota una breve rassegna delle tematiche associate
alla produzione di biomasse e alle applicazioni energetiche oggi possibili, con un breve
accenno anche al motore Stirling.
Viene poi presentata anche una breve rassegna delle tecnologie utilizzate per gli
impianti di termovalorizzazione dei rifiuti che rappresentano una sorgente non
tradizionale non più indifferente di energia. In particolare si presenta la tecnologia dei
forni a griglia, dei forni a letto fluido, dei forni a pirolisi a bassa temperatura, dei reattori
al plasma detti anche a pirolisi ad alta temperatura. Di tutte le tecnologie sono rappre-
sentati i pregi e i difetti.

1. INTRODUZIONE

In base al rapporto del World Energy Outlook (WEO) del 2005, oggi in parte
superato dagli sviluppi del mercato dei prodotti petroliferi degli ultimi 18 mesi, uno degli
scenari previsti, il più virtuoso, è quello che vede gli stati consumatori (e fra questi quelli
europei) investire nel risparmio energetico perseguito sia con il maggior utilizzo delle
energie alternative che come incremento dell’efficienza degli impianti convenzionali.
Il WEO prevede una riduzione dei consumi del 10% circa entro il 2030 contro un
incremento di consumi, con le regole di mercato attuali, del 50% ed un pari incremento
di produzione di CO2.
Si intuisce l’importanza dell’obiettivo del risparmio energetico anche in connessione
a quanto indicato dal Protocollo di Kyoto e successive modifiche sulla riduzione delle
immissioni di CO2 in atmosfera. Inoltre sarebbero ancora più preoccupanti, oltre all’in-
cremento dell’effetto serra atmosferico, gli effetti di inquinamento ambientali (SOx, NOx,
…). Di recente anche gli USA stanno investendo nelle biomasse e c’è da credere che
daranno un impulso sensibile allo sviluppo di queste tecnologie.
In questo nota si vuole evidenziare lo sviluppo nel campo della produzione di
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 170

170 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali, quali il CDR


(combustibile da rifiuto) o rifiuti industriali di varia natura.
Certo l’argomento si presenta molto vasto e meritevole di approfondimenti in altri
settori della produzione energetica ma si vuole qui limitare il campo di interesse ai soli
due aspetti sopra citati.
Sempre il rapporto WEO prevede un incremento delle energie alternative fino ad
una incidenza dell’1% o poco più del consumo energetico globale ed un incremento
dell’1,3% annuo dell’utilizzo di biomasse e combustibili derivati da RSU e scarti del
legno. Pur con una ancora bassa incidenza sul consumo totale, l’utilizzo delle biomasse
presenta interessanti caratteristiche anche in connessione alla riduzione delle immissioni
di CO2 in atmosfera.
Va ancora osservato che il ricorso alle fonti alternative di energia e alla biomasse,
pur con valori ancora marginali rispetto al consumo totale energetico europeo, ha grande
impatto sulla riduzione delle importazioni energetiche che si prevede che passeranno, dal
2006 al 2030, dal 50% al 70% (vedi Libro Verde U.E. del 2006). Si tratta di una
dipendenza energetica molto elevata (anche se fortemente diversificata fra i vari stati
membri europei) che comporta notevoli implicazioni politiche.

2. PRODUZIONE DI ENERGIA DA BIOMASSE

Il termine biomassa (vedi Figura 1) indica quanto ottenuto da materiali organici


vegetativi o da essi derivati, i residui da agricoltura, foreste, zone urbane e dalla
lavorazione del legno. In pratica la biomassa è derivata da colture specifiche o da residui
organici di varia natura. La produzione della biomassa è naturale può rappresentare una
grande risorsa per lo sviluppo dell’ambiente ad esempio con la riforestazione (oggi voce
importante per alcuni paesi europei) e il conseguente maggiore assorbimento di CO2
presente nell’atmosfera.

Figura 1: Produzione della biomassa

L’aspetto interessante dell’utilizzo della biomassa è rilevabile dalla Figura 2 nella


quale è rappresentato il cosiddetto ciclo del carbonio. In pratica la produzione della
biomassa consuma biossido di carbonio che poi viene riemesso dai cicli termici di
utilizzo (gas, biodisel, …) secondo la seguente reazione tipo.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 171

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 171

Figura 2: Ciclo del Carbonio

\ ] \
& [ + \ 2]  [   2 o [&2  + 2 
  
Si osservi che l’energia rilasciata da questa reazione è indipendente dal tipo
attivazione: combustione, pirolisi o gassificazione. In pratica se il char di pirolisi o il gas
prodotto dalla gassificazione sono bruciati si ottiene sempre la stessa entalpia di
reazione. Resta comunque la differenza nella diversità di utilizzazione del combustibile
e nel modo di rilascio del calore.
Va inoltre considerato che il contenuti di vapore acqueo prodotto dalla
combustione del gas è relativamente elevato a causa sia dell’idrogeno presente nel
combustibile sia per l’umidità presente nel combustibile da biomassa che evapora per
effetto del riscaldamento.. Per questo motivo l’efficienza di combustione migliora se la
biomassa viene essiccata prima della combustione.
In definitiva l’utilizzo delle biomasse non costituisce aggravio al bilancio della
CO2 in atmosfera e quindi si ha il massimo rispetto dell’ambiente e dei criteri di eco
compatibilità. In fondo l’utilizzo delle piante (legno, torba, paglia,…) è vecchio quanto
l’Uomo.
Una coltivazione mirata alla produzione di biomassa mediante colture ad elevata
produzione di massa (pini, eucalipti, ..) e a rapido accrescimento (canna da zucchero,
mais, soia, ..) può incidere notevolmente sulla riduzione dei consumi di prodotti
petroliferi.
Si calcola una produzione attuale di biomassa di circa 150 miliardi di tonnellate
l’anno di biomassa (principalmente da vegetazioni selvatiche).
Il messaggio subliminale della biomassa è che la coltivazione di vegetazione
specifica può essere vista come una sorta di coltivazione dell’energia per effetto delle
trasformazioni che saranno esaminate fra breve.
In Figura 3 si ha una sintesi dei possibili processi di trasformazione dai materiali
primari di biomassa in prodotti ed energia. E’ facile osservare come la chimica alla base
di questi processi di trasformazione sia oggettivamente complessa e come i prodotti
ottenuti siano di primario interesse per l’Uomo.
cammarata 8-06-2007 15:25 Pagina 172

172 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

Figura 3: Processi di conversione delle risorse biologiche

La conversione in energia può avvenire sia mediante syngas (variamente prodotto)


che mediante combustibili di sintesi detti biocombustibili. Questi ultimi sono miscele
solide, liquide o gassose che possono essere utilizzati come combustibili in vario modo.
Le biomasse solide provengono quassi esclusivamente dal legno (biomasse
cellulosiche) o da scarti urbani. I biocombustibili liquidi sono i cosiddetti biodisel e i
bioalcoli. Il biogas è dato dal syngas (ad esempio mediante pirolisi) o da produzione
batterica per lo più anaerobica.

2.1. Utilizzo della biomassa per conversioni termiche

Ai fini della produzione di energia la biomassa si presta ad alcune trasformazioni


interessanti, come illustrato in Figura 4. I prodotti finali da biomassa sono:
- gas combustibile;
- Idrocarburi
- Oli combustibili biodiesel).
Oggi sta assumendo grande importanza il biodiesel prodotto da acidi grassi (esteri
metilici) esterificati, su catalizzatori basici, mediante alcoli (metanolo). La catena del
biodiesel è rappresentata in Figura 5. Lo schema di produzione è raffigurato in Figura 6.
Anche l’olio grezzo, ottenuta ad esempio per spremitura meccanica di semi ed
estrazione mediante solvente, si presenta interessante per l’utilizzo come combustibile.
Il confronto delle proprietà degli oli combustibili con il combustibile tradizionale è
riportato in Figura 7.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 173

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 173

Il biodiesel presenta un numero di cetani fra 54 e 58, un contenuto di zolfo sotto i


10 ppm, assenza di benzene, una buona conservabilità ed una buona lubricità.
E’ possibile osservare come il P.C.I. sia del tutto confrontabile con il gasolio a
fronte di un basso contenuto di zolfo ed un numero di cetani che può anche arrivare a 56.

Figura 4: Trasformazioni termiche della biomasse

Figura 5: Catena del biodiesel

Uno sviluppo importante, come combustibile, ha l’etanolo. Introdotto fin dal 1920,
ha conosciuto un grande interessa dopo la crisi energetica del 1979. Il Brasile ha
fortemente sviluppato la diffusione di questo combustibile di origine vegetale (princi-
palmente canna da zucchero) oltre il 60% della produzione mondiale. L’etanolo viene
commercializzato sotto forme di miscele avente varie sigle: E10, E85 e E95. L’etanolo è
ottenuto principalmente dalla fermentazione di grandi masse amidose e zuccherine.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 174

174 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

L’Unione Europea prevede uno sviluppo produttivo dell’ordine del 6% nel 1010 e del
20% entro il 2020.

Figura 6: Schema di produzione del biodiesel


Figura 7: Confronto del biodiesel con il combustibile tradizionale
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 175

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 175

Per la gassificazione si utilizzano varie metodologie. Per impianti di piccola taglia


si possono utilizzare gassificatori semplici del tipo indicato in Figura 8. Per impianti di
grossa taglia si utilizzano gassificatori a letto fluido, vedi Figura 9, molto utilizzati nei
paesi nordici per la lavorazione dei trucioli di legno.

Figura 8: Schema di gasificatore a sviluppo verticale

Figura 9: Esempio di gassificatore a letto fluido con motore diesel da 750 kWe
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 176

176 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

2.1.1. Impianti di utilizzazione termica

Possono essere utilizzati impianti con tecnologia classica sia per la produzione di
calore (ad esempio per teleriscaldamento) che di energia elettrica. Sono spesso utilizzati
impianti a ciclo Hirn nei quali il generatore di vapore è opportunamente modificato per
l’utilizzo di combustibili da biomassa.
Al fine di migliorare il rendimento di combustione nelle centrali a carbone si può
utilizzare la co-combustione (cofiring) che consiste nel sostituire una percentuale di
carbone (10-20%) con biomassa. Questa tecnologia ha il pregio di ridurre la produzione
di CO2, SO2 , N2O e risulta abbastanza conveniente (tempi di pay back valutato negli
USA intorno agli 8 anni).
Il cofiring può essere utilizzato anche per sostituire gas naturale con syngas o
biogas con buone efficienze per impianti di piccola taglia.
E’ spesso utilizzato un impianto in contropressione parziale per avere contempora-
neamente sia vapore che energia meccanica/elettrica.
Anche gli impianti di cogenerazione sono possibili e con taglie energetiche anche
di grande interesse. Se si utilizzano impianti di gassificazione è possibile avere anche
cicli combinati gas-vapore.

Figura 10: Schema di impianto a ciclo combinato gas – vapore

Per piccole potenze risulta conveniente utilizzare motori a combustione interna


(solitamente motori diesel modificati alimentati con biogas o con syngas opportu-
namente filtrati a monte dell’utilizzo).

2.1.2. Uso dei mori Stirling con biomasse

Per taglie di qualche decina di kW di potenza si stanno sperimentando anche mori


cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 177

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 177

Stirling. Uno schema per potenza da 30 kW è illustrato in Figura 11.


In Figura 12 si ha una foto del motore Stirling e in Figura 13 si ha il layout di un
impianto completo di gasificatore per biomassa.
Vari progetti sono in corso di sviluppo per questo tipo di motori con potenze
variabili da 3 a 75 kW. Il rendimento complessivo risulta buono e variabile fra il 20 e
il 24%.

2.1.3. Gassificazione e pirolisi

Il materiale viene portato a temperature piuttosto elevate (800°C) per trasformato


in gas ed olio combustibile. Nel caso della pirolisi il procedimento avviene in
condizioni di assenza d’ossigeno per ottenere anche altri prodotti oltre al gas (liquidi
e solidi in percentuali diverse detto olio pirolitico). In alcuni processi si pirolizzano
ulteriormente i liquidi per ottenere syngas e residui solidi carboniosi.
L’olio pirolitico può avere anche utilizzo diretto come combustibile a basso
contenuto di zolfo (p.c.i. di 27 MJ/kg) o anche per la produzione di biodiesel.
La produzione di olio pirolitico è principalmente determinata dalla velocità di
pirolizzazione. Con tempi ridotti (dell’ordine del secondo) si hanno percentuali di
liquidi pirolizzati dell’ordina dell’80% mentre con tempi lunghi si ha formazione di
syngas e char carboniosi.
Nel caso di gassificazione si opera in difetto di ossigeno per ottenere princi-
palmente syngas (monossido di carbonio, idrogeno, ..).
La gassificazione può essere a letto fisso o fluido a seconda che il materiale sia
o meno tenuto in sospensione da un getto d'aria mentre subiscono il procedimento. Nei
gas prodotti si trovano discrete quantità di polveri e di catrame, che pongono dei limiti
all’utilizzabilità dei gas in campo elettrico.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 178

178 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

Figura 11: Schema di motore Stirling da 30 kW

2.1.4. Produzione di biogas da discariche naturali

Una discarica naturale ben isolata, ad esempio con teloni impermeabili, fornisce
una discreta quantità di biogas ottenuto da processi di decomposizione delle sostanze
organiche contenuti nei rifiuti.
Per la raccolta del biogas si utilizzano opportune reti di captazione costituite da
pozzi verticali collegati a raggiera da tubazioni orizzontali forate per la facilitare la
raccolta del biogas, come schematizzato in Figura 14. Il sistema di raccolta funziona
agevolmente grazie alle pressioni interne ai materiali in discarica.
Il biogas può essere raccolto in recipienti o direttamente convogliati in centrali per
produzione di energia elettrica o termica (ad esempio per teleriscaldamento).
Si osserva che il biogas prodotto dalla decomposizione di materie organiche è
molto ricco di metano e quindi la sua raccolta ha anche il beneficio di ridurre l’effetto
serra. Si ricorda, infatti, che il metano è circa 10 volte più attivo della CO2.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 179

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 179


Figura 12: Foto di un impianto Stirling da 30 kW

Figura 13: Schema completo di un impianto Stirling con biogas


cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 180

180 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

Figura 14: Sistema di raccolta del biogas da una discarica

3. PRODUZIONE DI ENERGIA DA RIFIUTI

Una categoria di generatori termici che si sta affermando in questi ultimi anni è
quella dei termovalorizzatori dei rifiuti solidi. Questa tecnologia, fino a pochissimi anni
fa relegata in una fase da laboratorio e implementata solo in paesi più sensibili al rispetto
dell’ambiente, oggi trova applicazione anche in Italia a seguito di alcune direttive
europee e del noto Decreto Ronchi (D.Lgs 22/97), pur con notevole ritardo rispetto ad
altre nazioni europee.
Si fa strada, quindi, la cultura della valorizzazione termica dei Rifiuti Solidi Urbani
(RSU) e in genere di tutte le tipologie di rifiuti che le leggi vigenti propongono.
Alla base di questa filosofia vi è il concetto di recupero energetico oltre che
materiale di alcune frazioni riciclabili quale la plastica, i materiali ferrosi, la carta .... I
RSU o loro assimilabili sono, infatti, prodotti organici capace di fornire energia se
opportunamente combusti con un potere calorifico inferiore (pci) che varia da 1800 ÷
4500 kcal/kg a seconda della tipologia di prodotto.
Considerando una produzione realistica di RSU di 1.5 kg/p/g (kg di RSU per
persona al giorno) e la popolazione residente nel nostro paese ci si rende conto della
enorme quantità di RSU disponibili giornalmente, senza considerare le altre produzioni
quali quelle industriali e ospedaliere. Per dare un valore concreto nella sola provincia di
Catania si hanno circa 1.200 t/g di RSU tal quale che potrebbe fornire (supponendo un
valor medio del pci=2000 kcal/kg) circa 2.790.000 kWh e cioè una quantità di energia
corrispondente al consumo energetico familiare medio di circa 30.000 famiglie.
Negli ultimi due decenni si sono affermate alcune tecnologie per la termovaloriz-
zazione e in particolare si ricorda: la combustione a griglia, la combustione a letto fluido,
la pirolisi a bassa temperatura e, di recente, la pirolisi ad alta temperatura mediante
reattori al plasma. Si tratta di tecnologie, vecchie e nuove, che presentano una serie di
problematiche sia impiantistiche che operative.
Gli impianti di termovalorizzazione con forni a griglia sono probabilmente quelli
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 181

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 181

più conosciuti e in Italia se ne hanno alcune realizzazioni (anche recenti, come a Brescia
e Ferrara) perfettamente funzionanti.
Gli impianti a letto fluido possono considerarsi una evoluzione dei precedenti
poiché utilizzano per la combustione il metodo delle caldaie circolanti a pressione
atmosferica (ACFB) con sensibile riduzione della temperatura di combustione e maggior
controllo delle emissioni atmosferiche.
Entrambe le tipologie sopra indicate utilizzano quale prodotto di combustione il
CDR (Combustibile Da Rifiuto) ottenuto dai RSU mediante pretrattamento di
essiccazione per eliminare l’umidità e le frazioni riciclabili. Gli impianti a pirolisi a
bassa temperatura, sia endotermica che esotermica, si basano su conoscenze ormai
secolari della scissione pirolitica dei legami molecolari delle sostanze organiche. Nei
forni rotanti pirolitici si raggiungono temperature dell’ordine di 500÷600 °C e, in
atmosfera ridotta di ossigeno, avviene la scissione pirolitica dei rifiuti formando, in
genere, gas pirolitico con residuo di coke detto di pirolisi.
Il gas così prodotto ha un pci di circa 4000÷5000 kcal/kg e può essere utilizzato,
previo trattamenti di depolverizzazione, lavaggio e desulfurazione (in alcuni casi anche
in relazione al tipo di rifiuto utilizzato) per far marciare una turbina a vapore ovvero
anche, per gli impianti di piccola taglia (di solito al di sotto di 100.000 t/anno), motori
endotermici con produzione diretta di energia elettrica. Il coke di pirolisi può essere
utilizzato per alimentare forni, come carbonella o per alimentare un impianto di craking
per produrre altro gas di sintesi. In quest’ultimo caso si producono residui vetrosi non
lisciviabili che possono facilmente essere portati a discarica.
Gli impianti a pirolisi ad alta temperatura sono i più recenti e rappresentano un
salto tecnologico nella termovalorizzazione dei RSU. Essi possono trattare praticamente
tutte le tipologie di rifiuti (solidi o liquidi) e producono syngas e residui solidi basaltici.

3.1. Sistemi a pirolisi a bassa temperatura

La pirolisi è un processo chimico di scissione dei legami delle molecole organiche


in atmosfera priva (o scarsamente presente) di ossigeno in modo da ottenere gas (detto
gas di sintesi o syngas) e prodotti residuali solidi.
La pirolisi e la gassificazione conseguente ottengono principalmente i seguenti
risultati:
- Riduzione dei problemi di deposito degli RSU in discarica attraverso la riduzione dei
volumi in gioco e la scomposizione termica definitiva di prodotti potenzialmente
pericolosi
- Trattamento specifico dei materiali (RSU) in entrata.
- Trattamento decentralizzato degli RSU con minori contaminazioni ambientali.
- Conversione di materiali - per i quali non sarebbe possibile alcun riutilizzo - in
materiali utilizzabili (residui carboniosi, metalli) ed energia.
- Un notevole contributo alla riduzione di emissioni di anidride carbonica in quanto tale
processo è sostitutivo della abituale della abituale produzione di energia mediante
combustibili fossili.
- Un composto carbonioso residuo della pirolisi. Nei processi industriali esistenti i
metalli, ferrosi e non, in esso ancora presenti vengono estratti e lo stesso può, in
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 182

182 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

seguito, essere utilizzato come carbone attivo negli impianti di filtrazione, come
sostanza porosa per la produzione di mattoni o come combustibile nelle centrali
termoelettriche. Lo si può inoltre sottoporre al processo di gassificazione.
- Attraverso la gassificazione il residuo carbonioso della pirolisi viene convertito in
granuli vetrosi completamente inerti dal punto di vista chimico-fisico che possono
essere offerti quali prodotti per l’industria edile o inviati in discarica senza restrizioni
ambientali di sorta.
Grazie alla sua stabilità chimica intrinseca tale materiale può essere immagaz-
zinato dovunque per periodi illimitati senza che si renda necessaria alcuna precauzione.

3.1.1. Processo di utilizzazione dei RSU

Al fine di predisporre la frazione di RSU al trattamento termico si procede alla


compressione e formazione di cubi privi il più possibile di aria mediante apposita
macchina (pressa). Il modulo di pirolisi al plasma a bassa temperatura (600÷900 °C
mediante reattori rotanti) tratta una portata di materiale variabile con la taglia del reattore
(di solito 2-5 t/h) e produce gas composto essenzialmente da idrogeno, monossido di
carbonio, ossido di carbonio e prodotti vari in percentuali che dipendono dalla natura
chimica dei rifiuti utilizzati.
In pratica il processo pirolitico scinde i legami chimici dei composti organici
producendo syngas. Tutto ciò che non è scisso chimicamente si ritrova in basso al
reattore pirolitico sotto forma di coke di pirolisi cioè di carbonella che può anche essere
utilizzata per alimentare forni industriali, per produrre altro gas (processo di craking) o
essere portato a discarica. Poiché il coke non è del tutto non lisciviabile il suo
smaltimento richiede, in Italia, un pre-trattamento prima di essere portato a discarica.
Dopo un successivo trattamento volto a separare le polveri ed estrarre ulteriori
particelle metalliche il syngas viene raffreddato istantaneamente (quenching) e lavato
(Scrabber) in modo da produrre gas purissimo per la successiva fase di produzione del
metanolo. Parte del syngas è utilizzato per la produzione dell’energia elettrica necessaria
all’autosufficienza dell’impianto mediante motori alimentati a gas per produrre
elettricità. Il funzionamento del reattore è di almeno 8.000 ore/anno con fermate
funzionali di circa due mesi per anno.

3.1.2. Fasi principali del processo

Le fasi principali del pirolitici sono:


· Pretrattamento dei RSU mediante frantumazione e preparazione dei cubetti compressi
per l’alimentazione del reattore per la pirolisi;
· Post trattamento del gas di sintesi mediante raffreddamento, lavaggio, depolveriz-
zazione e desulfurazione (eventuale);
· Processi termici: frantumazione e preparazione dei cubi compressi per l’alimentazione
del reattore per la pirolisi.
Nella Figura 15 si ha lo schema impiantistico di un moderno impianto a pirolisi a
bassa temperatura con forno rotante del tipo endotermico.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 183

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 183

Figura 15: Layout di processo per impianti a pirolisi

3.1.3. Essiccazione dei rifiuti

I RSU vengono prima trattati per l’eliminazione delle frazioni ferrose e metalliche,
dei materiali plastici e vetrosi. Alla fine del processo vengono essiccati, in camere
riscaldate a vapore, fino ad un’umidità residua del 10% circa, al fine di ottimizzare il
successivo processo di gassificazione. L’essiccamento viene effettuato in tamburi rotanti
riscaldati indirettamente con vapore che può essere prodotto dallo stesso impianto a
pirolisi. Il processo di essiccamento sfrutta il calore di essiccazione del vapore e quindi
la massima temperatura di contatto per il materiale, all’interno del tamburo di
essiccamento, è di circa 190 °C. Il vapore esausto proveniente dall’essiccazione dei
rifiuti viene condensato in un’apposita torre di lavaggio con addizione di soda al fine di
eliminare ogni odore residuo. Dopo l’essiccazione il materiale viene indicato come fluff.

3.1.4. Pirolisi e gassificazione

Il tamburo pirolizzatore è dotato di un particolare sistema di alimentazione in grado


di garantire un minimo ingresso di aria e di fluff e realizzare, quindi, una buona compat-
tazione del fluff stesso. L’entrata totale di aria imbibita con la massa di fluff è inferiore al
5%. A causa della rotazione e dell’inclinazione del tamburo il materiale si muove
lentamente attraverso il tamburo in direzione dell’estremità posteriore. Durante questo
tempo (circa 50 minuti) il materiale distilla in atmosfera priva di ossigeno: alla fine si
producono il gas di pirolisi e residui solidi essenzialmente rappresentati da grafite e
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 184

184 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

solidi inerti (scorie carboniose). I residui soliti vengono espulsi mediante una coclea
orizzontale e quindi raffreddati.
L’atmosfera inerte fa sì che persino all’avviamento non vi sia alcun pericolo di
incendio o di esplosione. Il coke di pirolisi raffreddato viene convogliato in atmosfera
inerte in un silo. Mentre effettua questo processo un separatore magnetico provvede a
rimuovere i residui di materiali ferrosi contenuti nel coke (da unire a quelli grossolani
separati durante la fase di pretrattamento dei rifiuti). La rimozione dei metalli non ferrosi
viene effettuata mediante un flusso turbolento per quanto riguarda i pezzi più grossi e
mediante vagliatura per quanto riguarda i fini.
Il tamburo pirolizzatore viene riscaldato indirettamente, fatta eccezione per la
messa in marcia, il bruciatore viene fatto funzionare mediante l’utilizzo dello stesso gas
di pirolisi previamente depurato.
Lo sfruttamento energetico del gas di pirolisi e la qualità della combustione (bassa
concentrazione di NOx) vengono positivamente influenzati dalla particolare configu-
razione della camera di combustione.
Gli scarichi della combustione passano attraverso uno scambiatore di calore nel
quale viene preriscaldata l’aria per la crakezzazione del gas.

3.1.5. Torcia di sicurezza

La torcia di sicurezza provvede a bruciare il gas quando esiste un disservizio del


normale funzionamento dell’impianto. Questa torcia è collegata al tamburo piroliz-
zatore, al sistema di lavaggio del gas e al sistema di stoccaggio del gas. Nel caso in cui
il sistema di crakezzazione del gas dovesse avere dei problemi è possibile bloccare il
relativo condotto di adduzione del gas mentre viene aperto quello di adduzione alla
torcia.
Anche in caso di aumento di temperatura del sistema di lavaggio gas o nell’even-
tualità in cui la pressione del sistema di stoccaggio gas dovesse essere troppo elevata, un
sistema di valvole del medesimo tipo provvede ad inviare gas alla torcia di sicurezza.
Durante il funzionamento normale la torcia è alimentata (per essere mantenuta alla
temperatura ottimale e nelle condizioni operative necessarie) con gas di pirolisi così da
potere entrare in azione in qualsiasi momento ad una temperatura di combustione
ottimale.

3.1.6. Craking dei gas pirolitici

Il gas di pirolisi è essenzialmente costituito da una miscela di idrocarburi evaporati,


di vapore acqueo, polveri di grafite, idrogeno, biossido di carbonio, monossido di
carbonio e azoto. Il gas di pirolisi viene condotto in un ciclone a gas caldissimo per
essere depolverizzato e quindi entra nell’unità di craking. La polvere viene rimossa dal
ciclone ed è così evacuata e trasportata verso il successivo sistema di gassificazione.
Il gas viene fatto scorrere in condotte riscaldate al fine di evitarne il raffreddamento
e la conseguente condensazione. Il gas di pirolisi così depolverato presenta una
temperatura di circa 500 °C ed arriva all’unità di craking passando attraverso un letto di
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 185

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 185

coke caldissimo. In conseguenza di ciò la sua temperatura aumenta sino ad 1100 °C. In
seguito alle varie reazioni chimiche endotermiche che consumano parte dell’energia, la
temperatura del gas all’uscita dell’unità di craking è di circa 900 °C. In quel momento,
ovvero dopo circa 3÷5 secondi, il gas di pirolisi viene trasformato in un gas stabile ed
in particolar modo gli idrocarburi sotto forma di vapore vengono scissi in idrogeno,
metano e monossido di carbonio. In aggiunta a quanto sopra detto il vapore acqueo
presente nel gas di pirolisi viene trasformato, dal carbonio presente nel coke, in
monossido di carbonio e idrogeno in base alla ben nota reazione eterogenea acqua-gas

3.1.7. Mineralizzazione del coke di pirolisi

Come già detto, esistono numerose possibilità di utilizzo per il coke di pirolisi
(scorie carboniose), pertanto è ipotizzabile che parte del coke di pirolisi a lungo andare
possa essere variamente impiegato ad esempio per la produzione di cemento o laterizi.
Tuttavia, attualmente, si ritiene che tutto il coke di pirolisi debba possibilmente essere
mineralizzato. Ciò include anche l’utilizzo intermedio del coke di pirolisi quale
materiale filtrante.
Si deve tener presente che la gassificazione permette di ricavare la maggior parte
dell’energia del materiale in entrata sotto forma di gas combustibile il cui utilizzo contri-
buisce in modo favorevole al bilancio energetico dell’impianto in quanto, una volta
depolverizzato e lavato, questo gas può essere immediatamente utilizzato. Il coke dopo
il processo di gassificazione lascia alcuni granuli inerti non lisciviabili e vetrificati che
possono essere ancora utilizzati nell’industria del cemento o quale inerte per costruzioni
civili.

3.1.8. Lavaggio dei gas di pirolisi e gassificazione

Il gas grezzo ottenuto viene lavato e raffreddato. Innanzi tutto il gas passa
attraverso una fase di quench (raffreddamento) con acqua che lo raffredda da 1500 a 900
°C, quindi in una successiva fase di raffreddamento, sempre con acqua, che riduce la
temperatura del gas da 900 a 70°C.
Durante la fase di raffreddamento dal ricircolo liquidi utilizzato viene estratto uno
spurgo ricco di metalli pesanti che vengono separati ed arricchiti mediante sedimen-
tazione e filtro-pressatura.
In una seconda fase di lavaggio il tenore di HCl presente nel gas viene
ulteriormente ridotto. In questa sezione del sistema viene a prodursi una debole
soluzione di HCl che viene neutralizzata con soda. In questo modo il pH oscilla fra 7÷8.
Il materiale in entrata contiene un certo quantitativo di Cl che viene mobilizzato dal
processo termico e dilavato dal gas in questa unità.
Dopo la neutralizzazione il Cl assume l’aspetto di sale disciolto nell’acqua di
lavaggio. Successivamente questo sale viene recuperato, tramite evaporazione, sotto
forma di granuli secchi. In relazione alla sostanza utilizzata per la neutralizzazione
(idrossido di calcio e idrossido di sodio) il sale recuperato può essere il cloruro di sodio
o il cloruro di calcio. La scelta fra queste due possibilità viene fatta al fine di conseguire
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 186

186 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

un riciclaggio ottimale del sale quale prodotto da riutilizzare. Il gas viene invece avviato
ad una ulteriore filtrazione.
Per evitare la condensazione del gas umido nel filtro, la sua temperatura viene
innalzata sino a circa 5 °C oltre il punto di rugiada. Il cosiddetto filtro sul sulphurex
viene utilizzato per rimuovere completamente la presenza di idrogeno solforato. Il filtro
sulphurex opera ad assorbimento secco in una speciale forma di ossido di ferro-
idrossido. Questo materiale è in grado di trasportare un elevato carico di zolfo e al
raggiungimento della sua saturazione lo zolfo elementare può essere estratto ed avviato
alla rigenerazione presso la casa fornitrice.
La sequenza del filtraggio è completata da un filtro a carboni attivi per ridurre al
minimo i composti di carbonio organico a molecole complesse. Detto filtro ha comunque
una funzione di sicurezza in modo da garantire una buona qualità dei gas anche nel caso
in cui le altri parti del sistema di lavaggio gas non dovessero funzionare in modo
ottimale.

3.1.9. Trattamento delle acque di lavaggio gas

L’acqua utilizzata per la depurazione del gas viene fatta raffreddare a circa 25÷30
°C per garantire la massima efficienza di lavaggio.
Il raffreddamento viene realizzato un circuito secondario dell’acqua raffreddato ad
aria in appositi air cooler. L’acqua di lavaggio arriva ad una vasca di sedimentazione che
costituisce anche il ricettore delle acque reflue provenienti dai vari circuiti dell’impianto.
La polvere separata dal gas nella fase di lavaggio sedimenta, quindi, nella vasca di
sedimentazione.
Gli inquinanti inorganici contenuta nell’acqua sedimentata vengono inglobati nei
grani di vetro. Il filtrato liquido presenta un tenore di sale (principalmente cloruri) di
circa il 10%. Il refluo si fa passare attraverso un procedimento di ozonizzazione al fine
di eliminare la presenza di NaCN.

3.1.10. Produzione dell’energia elettrica

Il syngas ottenuto dal processo di pirolisi, lavato e depolverizzato, può essere


utilizzato, in virtù del suo potere calorifico di circa 4000 kcal/kg o 16000 kJ/kg, per far
marciare un impianti di produzione di energia elettrica. Negli impianti di taglia superiore
ai 150.000 t/anno si ha una buona produzione di gas e la taglia degli impianti giustifica
un ciclo a vapore del tipo Hirn, raggiungendo rendimenti termodinamici superiori al
30%. Per impianti di piccola taglia (potenza complessivamente prodotta < 10 MWe) si
possono usare motori endotermici che, utilizzando il syngas come combustibile,
producono energia elettrica mediante accoppiamento diretto con un alternatore.
Naturalmente questa tipologia di impianti ha rendimenti del 20÷24 % e quindi molto
inferiori rispetto ai cicli a vapore, pur con una sensibile economia di acquisto. Inoltre
questi impianti sono compatti e richiedono una manutenzione ridotta soprattutto per la
mancanza della turbina a vapore che richiede un’attenzione continua ed una
manutenzione programmata.
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 187

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 187

3.1.11. Rispetto dell’ambiente e conformità alle leggi

La tecnologia a pirolisi a bassa temperatura soddisfa tutti i requisiti di legge e le


normative europee relativamente agli impianti di trattamento e discarica per i rifiuti
solidi urbani e in particolare la Circolare Ministero Industria Commercio e Artigianato
(MICA) 23/4/97 n. 380/3 (G.U. 30/4/97 n. 99 nota come Decreto Ronchi).
In Particolare sono perfettamente rispettati gli artt. 4 (Recupero dei Rifiuti) e 5
(Smaltimento dei Rifiuti) essendo la tecnologia proposta all’avanguardia nel recupero
energetico. Utilizzando un processo originale ed i più moderni sistemi di trattamento
delle emissioni la tecnologia pirolisi ottiene il rispetto di tutti i valori limite imposti dalla
legge mantenendo peraltro un ampio margine di sicurezza.

3.2. Impianti a griglia

Questi impianti usano la tecnologia standard e consolidata della combustione ad


alta temperatura (griglia) e media temperatura (letto fluido, vedi nel prosieguo). Hanno
bisogno di una sezione filtrante ad alto costo per l’eliminazione delle diossine ed hanno
scarichi di prodotti di combustione in atmosfera. Inoltre producono generalmente
energia mediante cicli a vapore (cicli Hirn semplici o combinati). Il materiale bruciato
in caldaia deve essere precedentemente essiccato (CDR) in modo da ridurre l’umidità
presente negli RSU originari. Ciò richiede forni di essiccamento o superfici per la
preparazione del compostaggio. Il generatore di vapore è di tipo a griglia e l’impianto
produce direttamente energia elettrica, mediante ciclo Hirn, con turbina a vapore a ciclo
combinato ad alto rendimento.

3.2.1. Preparazione del CDR (Pretrattamento dei RSU)

La fase di pretrattamento dei RSU è indispensabile in questa tipologia di impianto.


Lo scopo è di produrre un Combustibile da Rifiuto (CDR) che abbia un pci di 3500÷4500
kcal/kg. I RSU vengono triturati e le varie frazioni (umida e secca) vengono vagliate e
separate.
La frazione umida viene inviata alla preparazione del compost mentre la frazione
secca viene vagliata per la separazione di materiali ferrosi e metallici in genere (ad
esempio l’alluminio utilizzato nelle lattine delle bevande), della plastica (ove possibile)
e del vetro.
La rimanente parte, opportunamente ridotta di dimensioni mediante un mulino a
martelli, compone il CDR (o RDF in versione inglese). La percentuale di CDR che si
prepara varia in funzione della composizione iniziale dei rifiuti trattati e pertanto il pci
che si ottiene è anch’esso variabile.

3.2.2. La griglia di combustione

L’elemento fondamentale dei forni a griglia è la griglia di combustione. Data la


natura composita del combustile usato (CDR) e della variabilità del suo pci occorre avere
cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 188

188 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

una griglia che consenta la combustione più completa possibile variando la quantità
d’aria di combustione in funzione anche della qualità (termica e dimensionale) del
pezzame. In Figura 16 si ha lo schema funzionale di una delle più usate griglie di
combustione per CDR, la griglia Martin. In essa sono visibili i seguenti componenti:
(4), Tramoggia di alimentazione,
(6), Sistema idraulico di alimentazione,
(7), Ventilatore d’aria di combustione,
(8), Zone dell’aria primaria situate sotto la griglia,
(9), Focolaio,
(10), Ugelli di aria secondaria,
(11). Caldaia.
Il sistema prevede prima l’insufflamento di aria primaria al di sotto delle griglie di
alimentazione e poi di aria secondaria per la completa combustione dei gas caldi che si
sono formati sulla griglia stessa. Le pareti del focolaio e le pareti di separazione della
caldaia stessa sono realizzate mediante tubi ad alette longitudinali saldate.

3.2.3. Caldaia per impianti a griglia

La caldaia di questa tipologia di impianti è, di solito, a più passaggi e contiene una


sezione convettiva che raffredda i fumi in modo da ridurne la temperatura dei gas e delle
ceneri all’ingresso dell’ultimo passaggio. Questo è costituito da un surriscaldatore con
tubi orizzontali seguito da un economizzatore che costituisce un vero e proprio passaggio
di scambio finale.

Figura 16. Schema di funzionamento di una griglia Martin®


cammarata 5-06-2007 18:24 Pagina 189

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 189

A valle dell’economizzatore è posto un ciclone ed un reattore a secco, come


indicato in Figura 17 per l’impianto di Lisbona da 2000 t/g (attualmente il maggiore
d’Europa), dove viene iniettata calce spenta per la separazione e l’eliminazione dei
componenti acidi presenti nei fumi. La calce che ha reagito viene raccolta in filtro a
maniche insieme alle ceneri che sono poi descorificate e poi portate a discarica.

3.2.4. Produzione di Potenza elettrica

Le centrali di termovalorizzazione con forni a griglia sono le più numerose nel


mondo e sono solitamente accoppiate con cicli a vapore e/o con cicli cogenerativi per la
produzione contemporanea di vapore per riscaldamento urbano, come ad esempio per la
centrale ASM di Brescia. I rendimenti termodinamici sono superiori al 35% e in cicli
combinati si hanno valori ancora maggiori.

3.2.5. Problematiche di esercizio delle centrali a griglia

Le centrale a griglia sono certamente quelle di tecnologia più consolidata e diffusa.


Esse assommano conoscenze derivate dai vari campi dell’impiantistica termica e
chimica e non presentano sorprese di sorta. Malgrado la loro apparente semplicità esse
sono costose (forse le più costose in assoluto) per il notevole costo della sezione di
filtraggio, trattamento dei fumi ed abbattimento delle diossine. E' importante sottolineare
che i limiti di emissione imposti per l'utilizzo dei RSU come fonte di energia sono
estremamente restrittivi, a tutela della salute dell'uomo e dell'ambiente. L'utilizzo di
CDR in generatori di vapore a griglia, unitamente alla sezione di trattamento dei fumi,
raggiunge il rispetto di tali ai limiti.
Il sistema di controllo in continuo delle emissioni permette la rilevazione e la
registrazione della temperatura dei fumi della concentrazione di O2, di polveri, di SO2,
di HCl, di CO, di NOx e di sostanze organiche volatili. Viene inoltre controllata in
continuo la temperatura nella camera di combustione il cui valore minimo, prescritto
dalla normativa vigente, è 850°C.
cammarata 5-06-2007 18:28 Pagina 190

190 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali


Figura 17: Schema di caldaia a griglia e di ciclone

3.2.6. Reazione comunitaria alle centrali a griglia

Le centrali di termovalorizzazione con forni a griglia presentano notevole difficoltà


di accettazione da parte delle popolazioni vicine al sito dell’impianto per il timore di
fughe di diossine e furani nel caso di malfunzionamento delle apparecchiature di
controllo. La Valutazione di Impatto Ambientale presenta, pertanto, difficoltà non facili
da superare per gli aspetti sociali.
In alcune regioni d’Italia si sono avuti rifiuti decisi delle autorità locali e delle
popolazioni interessate per la costruzione di nuove centrali di termovalorizzazione a
griglia. Il loro inserimento risulta più agevole in zone industriali o comunque lontane dai
centri abitati.

3.3. Centrali con caldaie a letto fluido

Queste rappresentano un’evoluzione delle centrali con forni a griglia viste in


precedenza ed utilizzano la combustione detta a letto fluido che si ottiene insufflando
aria dal basso in quantità (e quindi portata) tale da far assumere alla massa di materiale
la caratteristica di un fluido. Le particelle non sono più coese come di solito sono in
assenza del galleggiamento provocato dal flusso di aria.
Si osserva, infatti, che all’aumentare della velocità dell’aria insufflata, si ha una
andamento crescente delle perdite di carico fino a quando le particelle (di piccolo
diametro, di solito dell’ordine di qualche millimetro) iniziano una specie di galleg-
giamento che fa assumere alla massa un comportamento tipico dei fluidi.
Se allora si utilizza una volume di controllo nel quale si manda aria dal basso e
particelle di materiale (coke di carbone o di CDR) immesse lateralmente si ha, per
opportune portate dell’aria, la formazione del letto fluido. In queste condizioni. In Figura
18 si ha lo schema di funzionamento di un combustore a letto fluido del tipo circolante.
cammarata 5-06-2007 18:28 Pagina 191

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 191

In un cilindro (riser) si insuffla aria dal basso e si alimenta (con CDR ridotto in
piccole particelle mediante apposito frantumatore) lateralmente. L’aria di insufflaggio è
in quantità sufficiente alla combustione e pertanto si ha, all’interno del combustore, una
combustione continua ad una temperatura che va dai 900 °c a 850°C.
Nei sistemi a letto fluido circolante il trasporto del materiale di combustione è
sensibile e tale da innescare una circolazione che viene controllata da un condotto
discendente (downcomer) che riporta le particelle elutriate all’ingresso del combustore
principale.

Figura 18: Schema di funzionamento di un combustore a letto fluido

La combustione a letto fluido presenta notevoli vantaggi rispetto alla combustione


normale a griglia. La temperatura di combustione è in genere più bassa (circa 900 °C
rispetto a circa 1200 °C dei forni a griglia tradizionale) e questo consente di avere una
minore quantità di diossina prodotta. Inoltre alla base del reattore principale si possono
aggiungere additivi chimici (di solito CaCO3 o solfati) che abbattono gli ossidi COx ed
NOx nei fumi.
Si ha anche una minore dimensione (circa il 40% in meno) della caldaia e quindi
un minor costo dei materiali (acciai) necessari per costruire questi impianti. Per contro
si ha un maggior dispendio di energia per l’insufflamento dell’aria e il mantenimento
delle condizioni di innesco del letto fluido circolante. Anche il controllo di questi
impianti è notevole dovendo assicurare sempre le condizioni sia termodinamiche di
combustione che fluidodinamiche di circolazione a letto fluido.
Oggi si possono avere caldaia a letto fluido (FB) sia di tipo atmosferico (ACFB)
che in pressione (PCFB). Quest’ultima tipologia di impianto (di derivazione svedese)
presenta dimensioni ancora più ridotte e sembra essere la naturale evoluzione degli
cammarata 5-06-2007 18:28 Pagina 192

192 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

impianti a pressione atmosferica che, però, sono oggi più diffusi e conosciuti.
Le centrali a letto fluido necessitano di un pretrattamento dei RSU così come visto
per quelle a griglia. Da questa sezione di preparazione viene prodotto il CDR
(Combustibile da Rifiuti) che viene poi ridotto in minutissime particelle mediante un
mulino. Rispetto alle centrali a griglia sono più ridotte le sezioni di filtraggio dei fumi
per la minore pericolosità dei prodotti di combustione proveniente dalla combustione
controllata a letto fluido.
Anche la produzione di ceneri appare più ridotta rispetto alle caldaie a griglia (10%
rispetto al 30%) e quindi i costi di gestione e di trasporto a discarica sono sensibilmente
minori.

3.3.1. Caldaia a letto fluido atmosferica (APFB)

Si tratta del tipo più antico e ancora il più utilizzato di combustione a letto fluido.
Si utilizza il regime a bolle con combustione a pressione atmosferica. Il fluido di lavoro
è l’aria che serve anche come comburente per la combustione. La caldaia è costituita da
un grosso cilindro nel quale si ha in basso una griglia che distribuisce il flusso d’aria in
modo uniforme, evitando la formazione di canali d’aria preferenziali. Al di sopra della
griglia si pongono strati di calcare e altri materiali inerti che hanno lo scopo di reagire
con i composti del tipo COx ed NOx per trasformarli in composti non gassosi e quindi
non inquinanti per l’atmosfera. La temperatura di combustione è limitata a 800 900 °C
(anche per effetto del forte eccesso d’aria necessaria per la fluidizzazione) e ciò
comporta notevoli benefici alla combustione poiché si evita la formazione delle diossine.
Nelle applicazioni impiantistiche la caldaia a letto fluido atmosferico (APFB)
sostituisce la caldaia tradizionale a tutti gli effetti, producendo vapore a 550580 °C e
pressioni di circa 30 40 bar. Questa caratteristica rende le caldaie APFB molto utili nel
refurbishment di impianti a vapore obsoleti che vengono trasformati in impianti a
polverino di carbone.

3.3.2. Caldaia a letto fluido circolante atmosferica (APCFB)

In questo caso si utilizza il regime detto turbolento per cui la caldaia a letto fluido
è costituita da un grosso cilindro con griglia inferiore ma con un secondo cilindro
laterale (detto downcomer) nel quale si raccoglie il particolato che viene trasportato fuori
dal primo cilindro per elutriazione.
Queste caldaie sono più recenti rispetto a quelle con moto a bolle ed hanno
dimensioni più ridotte per effetto del miglior regime di combustione (anche per effetto
della turbolenza propria del regime di moto) che si ottiene. In ogni caso si hanno
dimensioni di caldaia di circa 40% inferiori rispetto a quelle con moto a bolle con un
risparmio di una analoga quantità in peso di acciaio.

3.3.3. Caldaia circolante pressurizzata (PCFB)

Sono le caldaie più innovative e lavorano in regime turbolento con fluido circolante
cammarata 5-06-2007 18:28 Pagina 193

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 193

con il doppio cilindro. La pressione in caldaia è maggiore di quella atmosferica (qualche


bar) e ciò comporta, oltre ad una migliore efficienza di combustione, una riduzione di
oltre il 50% delle dimensioni e del peso di acciaio impegnato.

3.3.4. Caldaia a letto fluido

Con riferimento alla centrale di Lomellina si ha lo schema di impianto di Figura 19


che riporta la sezione caldaia a letto fluido e di trattamento dei fumi. La centrale di
Lomellina tratta 146.000 t/a di RSU e RSUA e produce una potenza netta di energia
elettrica pari a 17 MWe. Come si può osservare dalla figura, si tratta di caldaia del tipo
circolante a pressione atmosferica con immissione del polverino di RDF dal basso. La
preparazione del polverino di RDF richiede un impianto di polverizzazione preliminare
che occupa, nel layout complessivo dell’impianto, uno spazio non indifferente. A valle
di questa sezione di combustione si ha un normale impianto a vapore per la produzione
di potenza elettrica del tutto simile a quella vista per le centrali a griglia.
Il ciclo utilizzato è di tipo Hirn con produzione cogenerativa variabile. Poiché la
combustione a letto fluido è più pulita rispetto a quella a griglia tradizionale, gli impianti
di depurazione dei fumi sono notevolmente più ridotti e certamente meno impegnativi,
avendosi minori quantità di NOx, COx , SOx ed altri inquinanti. In Figura 20 si ha una
vista assonometrica dell’insieme della caldaia a letto fluido e del generatore di vapore a
recupero termico.

3.3.5. Trattamento delle ceneri degli impianti a griglia e a letto fluido

Le ceneri attualmente prodotte in tutti gli impianti di termovalorizzazione


tradizionali con forni a griglia e a letto fluido contengono numerosi metalli e composti
chimici vari. Queste ceneri possono anche essere umide per la fase di lavaggio finale a
valle di filtri elettrostatici e sono in percentuale variabile da poco più del 12% nelle
caldaie a letto fluido a quasi il 35% per quelle a griglia tradizionali.
Una bella quantità di prodotti di scarto che oggi viene trasportata nelle discariche
pubbliche. e ceneri purtroppo sono lisciviabili è cioè possono essere dilavata dalle acque
e inquinare il sistema delle falde sotterranee e quindi, in attuazione delle nuove direttive
europee, non potranno essere smaltite tal quali ma dovranno subire un processo di
inertizzazione.
Un sistema oggi proposto ed utilizzato in alcune grandi centrali di termovaloriz-
zazione europee (vedi Cenon in Francia ove si ha una centrale da 400.000 t/anno di RSU
con produzione di 120.000 t/anno di ceneri) è quello di vetrificarle mediante trattamento
al plasma ad altissima temperatura. Mediante le torce al plasma (vedi nel prosieguo) si
raggiungono temperatura variabili fra 4000 e 7000 °c e quindi tali da fondere le ceneri
in uno slag (una specie di lava basaltica) che viene poi raffreddato per formare
mattonelle, portacenere e prodotti vari da riutilizzare.
In Francia è addirittura nato il consorzio VIVALDI che ha lo scopo di trovare
sistemi di sfruttamento dello slag prodotto dalle torce per fini commerciali.
Lo slag è un materiale vetroso e non lisciviabile e pertanto, oltre all’uso come
cammarata 5-06-2007 18:28 Pagina 194

194 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

materiale da costruzione o di abbellimento, può essere portato a discarica tranquil-


lamente con grande vantaggio anche per la notevole riduzione di peso e volume (da 330
kg iniziali per tonnellata di RSU bruciata a 20 kg di slag prodotta dalla torcia).

Figura 19: Schema della sezione caldaia a letto fluido e trattamento fumi di Lomellina

La problematica dell’utilizzo dello slag è comune agli impianti di termovaloriz-


zazione al plasma che sono trattati nel successivo capitolo.

Figura 20: Vista assonometrica di una caldaia a letto fluido e del generatore a recupero
cammarata 5-06-2007 18:28 Pagina 195

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 195

3.4. Impianti al Plasma

Le prime torce al plasma sono state sviluppate ed utilizzate nell’industria


metallurgica e chimica e in particolare per:
· fusione dei rottami
· recupero dell’alluminio, nell’industria chimica
· produzione di Acetilene dal gas naturale
· produzione di materiali speciali
L’idea di base degli impianti al plasma è di utilizzare le torce al plasma per
gassificare (cioè produrre syngas mediante pirolisi ad alta temperatura) i RSU secondo
la metafora di Figura 21. L’elemento innovativo di questa tecnologia è la torcia al
plasma che, come si vedrà fra poco, è capace di produrre del plasma a temperature
elevatissime (le maggiori raggiunte in processi industriali controllati) e tali da provocare
una dissociazione termochimica di tutto ciò che viene investito. Se il materiale dissociato
è di tipo organico allora si produrrà gas di sintesi e quindi energia altrimenti si
provocherà solamente la fusione del materiale metallico o di qualunque altra natura.
Quest’ultimo procedimento viene oggi utilizzato per fondere materiali metallici
alluminosi (lattine usate) per avere nuovamente materia prima per nuovi utilizzi.

3.4.1. La torcia al plasma

Esistono torce alimentate in Corrente Continua (DC) e torce alimentate in


Alternata (AC). Per le applicazioni ai RSU è conveniente utilizzare torce DC: esse
necessitano di un convertitore AC–DC, ma sono più perfezionate rispetto alle torce AC.

3.4.2. Modalità di Funzionamento della torcia al plasma

Per quando riguarda le modalità di funzionamento, le torce al plasma si possono


classificare in due gruppi (vedi Figura 22):
· arco trasferito;
· arco non trasferito.

Figura 21: Metafora per gli impianti al plasma


cammarata 5-06-2007 18:28 Pagina 196

196 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

Figura 22: Sistemi ad arco trasferito e non trasferito

Nel tipo ad arco trasferito l’elettrodo nel corpo della torcia funge da anodo o da
catodo (a seconda del modello di torcia) mentre il materiale che deve essere trattato
funge da altro elettrodo.

3.4.3. Polarità della torcia della torcia al plasma

La modalità di lavoro della torcia ad arco trasferito con anodo sulla torcia e catodo
nel materiale da trattare è conosciuta come “polarità inversa”. La pratica opposta è nota
come “polarità diretta”, vedi Figura 23.
Nel caso della torcia ad arco non trasferito entrambe gli elettrodi sono inseriti nella
torcia. Similmente a quanto detto per le torce trasferite, quelle non trasferite operano in
polarità inversa quando l’elettrodo posteriore funge da anodo e quello anteriore da
catodo, viceversa quando il catodo è costituito dall’elettrodo anteriore e l’anodo da
quello posteriore esse funzionano in polarità diretta.
Ci sono delle notevoli differenze di comportamento tra le torce ad arco trasferito e
non trasferito riguardo al trattamento dei rifiuti. Poiché le torce ad arco trasferito
lasciano passare corrente attraverso il materiale fuso che deve essere trattato, si può
determinare una considerabile componente di riscaldamento per effetto joule nell’e-
nergia che viene trasferita al rifiuto.
Questo crea temperature più alte che genera correnti convettive nel bacino di
fusione contribuendo alla omogeneizzazione della fusione. Quindi un sistema con torcia
ad arco trasferito è in grado di trattare una portata maggiore di materiale, inoltre esso
utilizza generalmente un flusso volumetrico di gas di un ordine di grandezza inferiore
rispetto alle torce ad arco non trasferito; una portata di gas più piccola può essere
importante per il trattamento dei rifiuti in quanto si riduce in questo modo la quantità di
particolato trasportato nel sistema di pulizia del gas di sintesi, il volume del gas
combustibile è inoltre minore e quindi si riducono le dimensioni del sistema di pulizia
dei gas.
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 197

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 197

Figura 23: Schemi principali di torce al plasma

Figura 24: temperature massime raggiungibili con le torce al plasma

Lo svantaggio principale della torcia ad arco trasferito è che il materiale deve


essere conduttivo, mentre la maggior parte del materiale inorganico presente
generalmente nel rifiuto risulta conduttivo solo allo stato fuso, questo potrebbe rendere
l’avvio della torcia estremamente difficoltoso dopo arresti improvvisi, causando serie
difficoltà di gestione operativa.
Tutte queste esigenze possono essere ampiamente soddisfatte attraverso l’utilizzo
della torcia ad arco non trasferito a polarità diretta il cui schema è mostrato nella
seguente figura.
In funzione della polarizzazione si possono raggiungere le temperature indicate
nella Figura 24 ove in ascisse si ha la distanza fra gli elettrodi.
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 198

198 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

3.4.4. Gas attivi utilizzati

Per il funzionamento delle torce occorre utilizzare un gas di attivazione che può
essere, di solito, uno dei seguenti:
· Argon (richiede sistema di accumulo)
· Elio (richiede sistema di accumulo)
· Azoto (richiede sistema di accumulo)
· Aria (non richiede sistema di accumulo)
· Vapore d’acqua (richiede sistema di preparazione.

3.4.5. Utilizzo della torcia per RSU

La torcia al plasma trova impiego anche nella termo-valorizzazione dei RSU. Essa,
infatti:
· consente elevate temperature tali portare a fusione e pirolisi il RSU.
· l’elevata temperatura nel bagno fuso consente la conversione in gas (reforming) del
carbonio presente.

Figura 25: Schema del funzionamento del reattore al plasma

3.4.6. Termocinetica e chimica di base

Le reazioni principali che interessano l’applicazione delle torce al plasma sono


indicate in Figura 26 ove è data anche la composizione del gas di sintesi.
Dall’esame di questa si può dedurre che il gas prodotto è sufficientemente pulito,
non presente impurezze inquinanti (diossine,…) ed è sufficientemente pulito per le
applicazioni civili ed industriali che si possono fare.
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 199

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 199

Figura 26: Termocinetica e digrammi di equilibrio nelle torce al plasma per RSU

3.4.7. Il Bilancio energetico

Il bilancio energetico effettuato nel reattore al plasma dipende, ovviamente, dalla


composizione dei RSU e quindi dalla percentuale di composti organici presenti, dall’u-
midità, ..
Mediamente per RSU avente pci. di 2400 kcal/kg si ha il bilancio indicato in Figura
27 per tonnellata di RSU introdotta nel reattore. La composizione del syngas è data in
Figura 28 e in Figura 29 si quella dello slag per RSU.
Questa composizione varia al variare della tipologia di rifiuti utilizzati. In pratica i
componenti di maggior peso sono idrogeni (H2), azoto (N2) e monossido di carbonio
(CO)
La composizione dello slag, anch’essa variabile con la tipologia di rifiuti utilizzati,
presenta forti percentuali di Si, Al, Na e Ca con tracce di altri componenti.

Figura 27: Bilancio energetico nel reattore al plasma


cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 200

200 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

3.4.8 Sezione del reattore al plasma

Il reattore al plasma per RSU ha una particolare geometria studiata sia per
consentire la cinetica delle reazioni sopra indicate sia per il reforming del carbone
prodotto dalle stesse reazioni.

Figura 28: Composizione del syngas

A questo scopo si utilizza un getto di vapore d’acqua indirizzato verso la sezione


contenente i prodotti fusi (alla base).

Figura 29: Composizione dello slag


cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 201

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 201

La sezione schematica di un reattore al plasma con torce a polarità diretta con gas
aria è riportata in Figura 30. Le dimensioni sono piuttosto contenute: il diametro è di
circa tre metri e l’altezza di circa cinque metri.

Figura 30: Sezione tipica del reattore al plasma per RSU

3.4.9. Il trattamento dei rifiuti

· Processo di pirolisi e vetrificazione può essere applicato a:


· Rifiuti Solidi Urbani ed Assimilati
· Rifiuti Ospedalieri e Farmaceutici
· Rifiuti Agricoli e scarti di produzione (morchia olearia, raspi, etc.)
· Rifiuti Tossici e Nocivi
· Rifiuti Debolmente Radioattivi
· Recupero “in situ” di terreni inquinati:
· Discariche Abbandonate e/o Abusive
· Rifiuti Sepolti
· Oli da combustione
· Residui da industria chimica
· Rifiuti navali
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 202

202 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

Le torce al plasma sono particolarmente convenienti per l’eliminazione di rifiuti


industriali, terre radioattive, fanghi industriali, rifiuti ospedalieri e quant’altro richieda
attenzione particolare nello smaltimento. Una delle applicazioni principali, infatti, è la
vetrificazione di rifiuti pericolosi grazie all’elevata temperatura raggiungibile.

3.4.10. Lay-out di un impianto al plasma

Lo schema generalizzato a blocchi di un tipico impianto al plasma è indicato in


Figura 31. La sezione di produzione dell’energia può essere sia con macchine termiche
o mediante ciclo combinato Joule-Hirn. In quest’ultimo caso si hanno rendimenti di
trasformazione molto elevati e la produzione netta di energia risulta superiore al 50% di
quella propria dei RSU.

Figura 31: Schema impiantistico

3.4.11. Trasformazioni del processo al plasma

In sintesi le trasformazioni principali che sono effettuate in un impianto al plasma


sono:
· Trasformazione dei componenti organici in gas di pirolisi altamente energetico (nel
quale si ha, circa, H2= 53%, CO=35%)
· Trasformazione dei componenti inorganici in massa lavica, lo slag, (tipo basalto)
totalmente inerte e non tossica, non lisciviabile, contenente all’interno i metalli
pesanti, utilizzabile come materiale da costruzione.
In Figura 32 si ha una tipica fuoriuscita di slag da un reattore al plasma per RSU.
In Figura 33 si hanno varie tipologie di materiali ottenuti dalla slag mediante diversa
velocità di raffreddamento e/o con l’aggiunta di inerti (terre) per ottenere colorazioni
particolari.
Si ricordi che anche se non si volesse utilizzare lo slag per trasformazioni
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 203

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 203

particolari esso può essere vantaggiosamente portato a discarica poiché totalmente inerte
e non lisciviabile. Il materiale fuso può essere utilizzato anche per la fabbricazione di
fibre di lana di roccia, mattonelle per pavimentazione stradale, pietrame per uso
ferroviario (ballast),…

3.4.12. Caratteristiche principali del processo al plasma

Nella seguente tabella si ha la sintesi delle caratteristiche principali degli impianti


al plasma in relazione a quelle tipiche di un inceneritore. Dal confronto risultano evidenti
i vantaggi presentati dalla tecnologia al plasma sia in termini operativi (minori richieste
impiantistiche) che di flessibilità. Anche dal punto di vista ambientale il confronto,
indicato nella successiva tabella, risulta più favorevole agli impianti al plasma per tutti
gli aspetti considerati.
In definitiva i vantaggi offerti possono così riassumersi:
· è ecologico (non è una combustione!);
· non emette fumi e sostanze tossiche quali Diossine e Furani;
· non produce ceneri;
· non produce scorie di fondo;
· è economico e redditizio;
· ha dimensioni ridotte - fino a 30% di risparmio sull’investimento (rispetto a incene-
ritore convenzionale;
· produce energia in eccesso rispetto a quella necessaria al suo funzionamento;
· è flessibile in quanto può trattare insiemi di rifiuti quali RSU-RSA anche umidi (fino
al 70% u.r.), metalli, plastiche e vetro, copertoni e rifiuti ospedalieri, ceneri agricole e
da allevamenti, ecc.;
· è modulare: da 150 a oltre 5.000 ton/giorno (RSU/RSA);
· possibilità di aggiungere moduli anche in tempi successivi;
· la torcia può funzionare dal 30 al 110% della sua potenza nominale e ciò garantisce
una maggiore operazionalità di questi impianti rispetto ad altre tipologie;
· dimensioni ridotte dell’impianto con superfici coperte da un minimo 1.500 m2 a un
massimo di 10.000 m2 (superficie totale da 1 a 5 ettari) con un’altezza 10-15 m;
· Assenza di fumi;
· Acque integralmente riciclate per uso interno;
· Può essere costruito anche in cava dismessa e da recuperare;
· Un impianto medio (250÷300 ton/giorno) può essere alimentato giornalmente da 14-
20 autocompattatori.
Inoltre La costruzione e il funzionamento nel territorio di un impianto al plasma ad
alta tecnologia favorisce:
· il lavoro indotto per la aziende locali, per la costruzione ed operazione dell’impianto;
· lo sviluppo di nuovi posti di lavoro per la conduzione dell’impianto;
· l’innalzamento del livello tecnologico e della competitività delle aziende esistenti del
territorio;
· la costituzione e lo sviluppo di un polo industriale ad alta tecnologia da parte di
aziende attratte dalla disponibilità di energia e di manodopera di alta qualificazione;
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 204

204 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

· sviluppo del livello occupazionale nel territorio;


· riduzione del carico fiscale specifico sulla popolazione;
· inertizzazione totale di sostanze tossiche in tempi compatibili con le raccomandazioni
europee;
· recupero delle aree inquinate da rifiuti tossici.

Tabella 1: Confronto di alcune tipologie di impianto

Figura 32: Materiale fuso in uscita dal reattore al plasma


cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 205

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 205

J S


Figura 33: Varie tipologie di slag raffreddato

Tabella 2: Confronto fra le tipologie di residui

5(68/7,02 ,03,$1723/$60$ ,1&(1(5,725,


&HQHUL9RODQWL 12 6,

'LVFDULFKH6SHFLDOL 12 6,

&HQHULGLIRQGR 12 6,

0DWHULD3ULPD8OWLPD 6, 12


3.4.13. Smaltimento di rifiuti speciali

I rifiuti speciali (ospedalieri, industriali e nocivi) richiedono una procedura di


smaltimento controllata. Di solito gli impianti a pirolisi a bassa temperatura, griglia e a
letto fluido possono smaltire i rifiuti ospedalieri e industriali purché vengano dotati di
particolare griglie di alimentazione separate da quelle per i RSU e assimilabili.
I fanghi di scarico industriali e da espurgo di pozzi possono ancora essere smaltiti
da queste tipologie di impianto e vengono utilizzate diverse tecniche per alimentare i
forni. Ad esempio si possono mescolare i fanghi in percentuale con i RSU in modo da
formare un impasto non eccessivamente molle. Nei forni rotanti a pirolisi si può avere
una bocca di alimentazione separata che alimenta, a cicli alterni, i forni stessi.
Per i rifiuti tossici e radioattivi (terre contaminate, prodotti di scarto dell’industria
nucleare, …) i mezzi di smaltimento non sono molti. Per decenni si è utilizzata la torcia
al plasma per vetrificarli e renderli quindi non lisciviabili. Pertanto gli impianti al plasma
per RSU possono, con una alimentazione separata e controllata, smaltire qualsivoglia
tipologia di prodotti.
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 206

206 Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali

3.4.14. Smaltimento delle frazioni differenziate

Il Decreto Ronchi prevede la raccolta differenziata obbligatoria dei RSU.


Attualmente esiste un notevole divario fra le regioni del nord e quelle del sud. Nelle
prime si sono raggiunte percentuali di differenziazione che hanno raggiunto il 36% a
Brescia e percentuali di poco inferiori in altre grandi città. Nel Sud d’Italia la raccolta
differenziata è ancora da inventare e in alcuni casi si raggiungono percentuali dell’ordine
del 5%, ancora basse.
Le frazioni differenziate dovrebbero essere conferite ai consorzi predisposti per
legge al riuso di questi materiali ma spesso le frazioni differenziate vengono egualmente
smaltite in discarica. In pratica si ha una sorta di soddisfacimento della legge per la
raccolta differenziata ma non per il riuso.
In pratica è come trasportare a discarica la frazione umida mediante autocompat-
tatrici e con altri camion le frazioni differenziate. Gli impianti di termovalorizzazione
possono certamente utilizzare con profitto alcune frazioni differenziate, escluse quelle
vetrose e metalliche. La carta e la plastica, infatti, elevano il potere calorifico dei rifiuti
e migliorano il CDR prodotto dal pretrattamento. Un discorso diverso si potrebbe fare
sulla convenienza energetica del riuso delle frazioni differenziate rispetto all’utilizzo
negli impianti di termovalorizzazione. Il riuso richiede, infatti, una ulteriore quantità di
energia di lavorazione che risulta essere maggiore di quella che se ne potrebbe ottenere
negli impianti di termovalorizzazione.
Questo tipo di analisi viene detta Life Cicle Analysis e si avvale di considerazioni
di tipo termodinamico ed exergonomico oggi molto importanti. Probabilmente l’impo-
stazione delle leggi attualmente in vigore risulta già vecchia rispetto alle nuove
concezioni exergonomiche attuali. Il riutilizzo dei materiali aveva certamente un
significato (anche morale) se confrontato con il consumismo e con la discarica dei RSU
tal quali.
Oggi con gli impianti di termovalorizzazione possiamo ottenere di più, in senso
termodinamico e sinergico, mediante trasformazione dei rifiuti in energia primaria che
mediante il riuso delle frazioni differenziate energetiche. La raccolta differenziata dei
materiali metallici (ferrosi e alluminosi in particolare) può consentire un riuso proficuo
degli stessi perché possono essere riportati in fonderia e quindi utilizzati quale materia
prima. Anche il vetro può essere riciclato nelle vetrerie anche se non con la stessa
efficacia dei materiali metallici.
La carta può essere riciclata per ottenere carta di minore pregio ma che, in ogni
caso, riduce il consumo di nuova cellulosa. La plastica può essere riciclata per ottenere
prodotti definiti utili (sistemi di imballaggio, utensili per giardinaggio, ….) ma che
spesso stentano a trovare una collocazione di mercato.
La domanda di fondo è allora questa: se per riciclare questi prodotti debbo
consumare energia primaria in quantità maggiore di quella che gli stessi materiali
produrrebbero negli impianti di termovalorizzazione è ancora conveniente riciclare?
L’energia primaria è ottenuta mediante fonti prevalentemente non rinnovabili e
quindi si ha sia un impoverimento energetico che un maggiore inquinamento dovuto
all’emissione di gas serra in atmosfera.
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 207

Produzione di energia da biomasse e da altri combustibili non convenzionali 207

3.4.15. Emissione della CO2

Un bilancio sull’emissione di CO2 mediante termovalorizzazione con forni a


griglia porta ai seguenti risultati (fonte ASM di Brescia):
· contributo netto di CO2 per conferimento di RSU a discarica: 690 kg/tRSU
· contributo netto di CO2 per conferimento a termovalorizzatore -550 kg/tRSU
Pertanto per ogni tonnellata di RSU conferita al termovalorizzatore si ha una
differenza di 1240 kg di CO2 scaricata in atmosfera. Se confrontiamo questo dato con la
maggiore produzione di CO2 per la maggiore quantità di energia necessaria al riciclo si
intuisce come tutta l’attuale legislazione debba essere rivista. Gli accordi di Kyoto
impongono agli stati europei una riduzione non indifferente della produzione di CO2 e
per l’Italia si dovrebbe avere una riduzione del 6.5% rispetto al 1990.
Se non si rivede in senso anche energetico la legislazione italiana ed europea
questo obiettivo diviene difficile da realizzare. Un calcolo effettuato dalla ASM di
Brescia mostra come con 40 impianti aventi la potenziali equivalente del termovaloriz-
zatore di Brescia (240.000 t/anno di CDR) si potrebbe avere una riduzione di 20.000 di
tonnellate di CO2 entro 2012, rispettando pienamente gli impegni di Kyoto.
cammarata 5-06-2007 18:29 Pagina 208

208
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 209

Indice

209

Impianto di cogenerazione,
teleriscaldamento e telerefrigerazione
alimentato a biomasse legnose vergini
ANTONIO MATUCCI, MARCO FRITTELLI
CRIT SRL – Sesto Fiorentino (FI)

RIASSUNTO

L’impianto a biomasse oggetto dell’intervento progettato, da realizzare nel


Comune di Calenzano (FI), prevede la combustione di biomassa cippata di legno vergine
su un forno a griglia mobile per:
 produzione di energia elettrica (circa 800 kWe) tramite un ciclo organico ORC che
viene alimentato da un circuito ad olio diatermico a 310 °C;
 produzione di acqua calda fino ad una temperatura massima di 105°C per teleriscal-
damento urbano ad uso civile / terziario / edilizia pubblica (circa 3,5 MWtermici)
ottenuta dal recupero termico del calore di condensazione del ciclo ORC e dal
recupero termico sull’economizzatore fumi.
L’acqua della rete di teleriscaldamento, è distribuita alle sottostazioni di scambio,
costituite da scambiatori di calore a piastre, per il trasferimento del calore dalla rete
all’impianto di riscaldamento interno all’utenza. In periodo estivo la stessa rete alimenta
un impianto decentralizzato per la produzione di acqua refrigerata con l’impiego di un
gruppo frigorifero ad assorbimento.
La relazione illustra gli aspetti di maggiore criticità dovuti sia all’ottenimento delle
necessarie autorizzazioni alla costruzione ed all’esercizio dell’impianto, sia alle
conseguenti scelte tecniche effettuate.

1. INTRODUZIONE

Gli impianti di cogenerazione a biomassa sono oggi ritenuti una valida opzione
nell’utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e termica anche
da parte delle associazioni ambientaliste. Ciò nonostante tale tipologia di impianto
incontra ancora enormi difficoltà nell’accettazione da parte dei cittadini, ma anche degli
enti preposti al rilascio delle autorizzazioni.
La mancanza di formazione e sensibilizzazione, la scarsa conoscenza delle opzioni
tecniche, la costruzione di impianti a biomassa di grosse dimensioni finalizzati alla sola
produzione elettrica, sono certamente alla base di tale difficoltà.
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 210

210 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

La progettazione di un impianto a biomasse, anche se finalizzato alla cogene-


razione, ovvero all’utilizzazione della biomassa non solo per la produzione di energia
elettrica ma per lo sfruttamento anche dei cascami di calore, risente necessariamente di
questa situazione e pertanto deve orientarsi verso soluzioni che assicurino una tutela
ambientale maggiore di quella richiesta dalle vigenti normative. Oltre a ciò risulta anche
indispensabile una attività di comunicazione e trasparenza verso gli enti preposti al
rilascio delle autorizzazioni per poter arrivare all’accettazione di un simile impianto sul
territorio. Questo necessariamente porta ad un incremento dei costi di realizzazione e
può incidere nella fattibilità economica dell’intervento.
A differenza dei grandi impianti finalizzati alla sola produzione di energia elettrica,
dove viene massimizzato il rendimento elettrico e la redditività economica (ma non il
rendimento termoelettrico globale), se si escludono i pochi impianti che si inseriscono in
cicli industriali, nel momento in cui si parla di cogenerazione a biomassa occorre
necessariamente pensare a reti di teleriscaldamento. Ciò obbliga ad una localizzazione
degli impianti in prossimità di centri abitati, fattore che incide in maniera ancora più
forte nella loro accettabilità.
In tale ambito si inserisce appunto il progetto presentato.

2. L’UTILIZZO DELLA BIOMASSA

Il territorio delle Province di Firenze e Prato ha un patrimonio boschivo notevole,


talvolta oggetto di abusi, degrado e incuria. La presenza di significativi quantitativi di
biomassa sul nostro territorio offre una opportunità non solo energetica ma anche di
razionalizzazione delle risorse e di occupazione.
Nella produzione energetica dalle biomasse non è corretto parlare solo di impianto:
l’impianto è infatti il risultato del lavoro di un “sistema” o meglio di una intera “filiera
produttiva” che utilizza scarti e materiali naturali di scarso valore offrendo una
opportunità per il territorio.
Il modello di “sistema” che si intende attuare a Calenzano, intende sfruttare
pienamente le opportunità date dall’impiego della materia prima energetica di natura
vegetale, in questo caso cippato di legno vergine, in termini di vantaggi ambientali e
occupazionali.
Gli aspetti positivi che derivano dal sistema suddetto sono pertanto i seguenti:
 lo smaltimento del materiale legnoso di scarto delle aziende agricole può essere
rivalutato dalla filiera energetica delle biomasse;
 la valorizzazione dei materiali boschivi facilita la preservazione e la tutela dei boschi
(maggior sicurezza anche ai fini di incendio), nonché agevola il turismo ambientale
che può usufruire di ambienti naturali più accessibili;
 la filiera delle biomasse apporta occupazione nei territori ad alto rischio di
spopolamento come le comunità montane;
 è possibile intervenire sul territorio con corrette opere di riforestazione: queste
permettono di recuperare terreni altrimenti abbandonati per destinarli alla produzione
di biomasse. Anche le coltivazioni dedicate esclusivamente a produrre biomasse da
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 211

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 211


alimentato a biomasse legnose vergini

destinare alla produzione elettrica non fanno eccezione alla naturale caratteristica di
filtro delle piante e creano nuove opportunità di lavoro.

Esistono già esperienze positive in tal senso: Tirano e Dobbiaco sono sistemi
funzionanti ed esemplificativi in Italia, ma molti e più numerosi interventi realizzati in
Europa indicano chiaramente l’interesse e l’importanza dell’utilizzo energetico della
biomassa.
La produzione di energia elettrica dalla combustione delle biomasse, se abbinata
ad impianti di teleriscaldamento urbano, potrebbe dunque diventare una ottima
opportunità di sfruttamento di una fonte di energia rinnovabile, se gestita in modo
razionale e sostenibile.

3. CRITERI DI DIMENSIONAMENTO DELL’IMPIANTO

In considerazione della volontà del committente di realizzare un impianto centra-


lizzato per il teleriscaldamento urbano è stato necessario pensare ad una adeguata
localizzazione in prossimità del centro abitato. Questo, come già indicato, porta ad
adottare ulteriori attenzioni progettuali nelle scelte tecniche al fine di rispettare i criteri
base di accettabilità:
 dimensionamento sulla base della possibilità di pieno sfruttamento del combustibile
biomassa, ovvero sulle richieste locali di energia termica ed eventualmente frigorifera;
 dimensionamento sulla disponibilità locale di biomassa;
 minimo impatto sull’ambiente con particolare riferimento alle emissioni in atmosfera;
 minimo impatto sulla viabilità locale;
 impiego di tecnologie provate ed affidabili;
 monitoraggio e controllo delle prestazioni ambientali a garanzia della corretta gestione
dell’impianto.
Quanto sopra concorre a determinare la scelta della potenzialità dell’impianto, che
comunque deve consentire di avere al tempo stesso una fattibilità economica tale da
garantire un ritorno economico in tempi sufficientemente contenuti.
Primo passo della progettazione è stata dunque l’individuazione delle esigenze di
riscaldamento nell’area di influenza dell’impianto. Ciò ha richiesto un’analisi
preliminare dei fabbisogni energetici degli edifici esistenti e di futura realizzazione sulla
base dei piani urbanistici e strutturali. In considerazione dei fattori di contemporaneità
dei carichi termici, sono state poi individuate anche tipologie diverse di utilizzo presenti
o di futura realizzazione quali piscine, alberghi, scuole, abitazioni, impianti sportivi,
terziario. Di fatto comunque la tempistica di realizzazione dei futuri interventi di
edificazione costituisce una incognita che potrebbe avere una certa incidenza sul ritorno
economico dell’intervento.
Sulla base dei fabbisogni energetici individuati è stata quindi verificata l’effettiva
disponibilità di approvvigionamento della biomassa. Al tempo stesso è stato definito che
l'approvvigionamento della biomassa combustile dovesse avvenire esclusivamente entro
un raggio di 50 km dalla centrale, con l’intento di non gravare sulla viabilità regionale e
non necessitare di lunghi spostamenti di automezzi per il trasporto del materiale
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 212

212 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

organico. L’approvvigionamento e il trasporto del materiale per la combustione è un


altro aspetto ambientale da non sottovalutare, assieme agli eventuali disagi creati alla
viabilità locale. Le emissioni derivanti dal trasporto sono funzione della tipologia di
strada da percorrere, velocità di percorrenza ma soprattutto della distanza da percorrere.

Tabella I – emissioni da camion di 32-40 t alla velocità media di 80 km/h [1]


[ ]
Inquinante Grammi/veicolo al km
CO2 (anidride carbonica) 1.672,48
CO (ossido di carbonio) 5,15
NOx (ossidi di azoto) 28,384
VOC (composti organici volatili) 2,282
PM (particolato) 0,400

Risulta evidente come all’aumentare del fabbisogno di biomassa dell’impianto sia


necessario ampliare sempre più il bacino di intervento, sia per trovare la biomassa
necessaria, sia per “calmierare” il prezzo della biomassa resa all’impianto. Questo porta
necessariamente ad un incremento dei percorsi dei veicoli interessati al trasporto e
quindi ad un incermento delle emissioni.
L’impianto in oggetto è stato quindi tarato su un fabbisogno minimo di biomassa
che rappresenta circa il 20% della disponibilità interno di un bacino di circa 50 km di
raggio. In tali ipotesi gli automezzi che arrivano giornalmente all’impianto dovrebbero
risultare dell’ordine delle 12 – 15 unità, che potranno ridursi in funzione della portata dei
camion impiegati (in ogni caso il numero di mezzi interessati non risulta significativo ai
fini del traffico locale).
In considerazione di tutti gli aspetti precedentemente indicati, ma anche della
situazione derivante dal recente riordino del settore dell’energia indotto dalla
approvazione della Legge 23 Agosto 2004, n. 239, sono state quindi valutate soluzioni
impiantistiche che rimanessero nel campo della microgenerazione e che quindi fossero
in grado di generare una potenza elettrica non superiore ad 1 MW con una potenza
termica immessa inferiore a 6 MW.

Impianti di questa taglia offrono i seguenti vantaggi:


 regime di norme autorizzative semplificate per l’istallazione;
 possibilità di accedere al regime di scambio dei certificati verdi.

Per contro gli svantaggi che presentano si possono riassumere in:


 ridotta flessibilità di utilizzo a carichi parziali;
 limitato numero di soluzioni impiantistiche possibili sulla base di un’analisi costi –
benefici;
 necessità di un grado di automazione elevato (con la supervisione di addetti per le
operazioni di carico e scarico di biomassa, reagenti, scorie e per la manutenzione);
 costi di realizzazione e di gestione più elevati se rapportati al kW installato rispetto ad
impianti di grandi dimensioni.
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 213

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 213


alimentato a biomasse legnose vergini

4. TIPOLOGIA E QUANTITATIVI DI BIOMASSA PER L’IMPIANTO IN


OGGETTO

Il progetto sviluppato prevede l’utilizzo di cippato prodotto da un mix di tipologie


di specie arboree e vegetali di diversa natura; in ogni caso trattasi esclusivamente di
biomasse combustibili vergini quali:
 materiale vegetale prodotto da coltivazioni dedicate;
 materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni
agricole non dedicate;
 materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzione forestale e da
potatura;
 materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di legno vergine
e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips, refili e tondelli di legno vergine,
granulati e cascami di legno vergine.
Le principali tipologie di legname previsto sono le seguenti:
 Tagli forestali, prevalentemente conifere (Pino, Abete), verrà utilizzato in larga misura
legname non pregiato;
 Tagli sui corsi d'acqua, vegetazione idrofila (Pioppo bianco, Pioppo Nero, Salix sp.,
etc);
 Scarti agricoli, quasi esclusivamente ramaglie di ulivo e in minima parte potature vite;
 Potature verde pubblico e privato, composizione varia (Conifere, Tigli, Bagolari,
Lecci, etc).

Tabella II –biomassa prevista in alimentazione all’impianto

Alimentazione impianto
Fabbisogno biomassa annua 9.000/12.000 t/anno
Fabbisogno biomassa giornaliero 35-40 t/gg
Funzionamento 24 h/gg
Periodo di fermo annuo 30 gg circa
% media di umidità legname 30%
Tipologia biomasse:
da potature di verde urbano 2.000-2.500 t/anno
da gestione forestale 5.000-8.000 t/anno
da manutenzione corsi d'acqua 1.000 t/anno
da manutenzione verde privato 500 t/anno
da scarti agricoli (potature ulivo) 2.000 t/anno
Per quanto sopra esposto, nelle condizioni di progetto, il materiale sarà così
caratterizzato:
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 214

214 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

Tabella III – caratteristich emedie della biomassa in alimentazione all’impianto


Umidità relativa di progetto % 30
P.C.I. medio di progetto kJ/kg 12.866
Peso specifico medio kg/m3 300

Come noto la biomassa ha comunque caratteristiche piuttosto variabili, accentuate


dalle diverse tipologie di legname che perverranno stagionalmente all’impianto: a tale
scopo esso è stato progettato per avere una adeguata flessibilità di impiego.

Tabella IV –variabilità prevista per la biomassa in alimentazione all’impianto


min design max
P.C.I. kJ/kg 9.200 12.866 15.000
Portata sulla griglia kg/h 2.200 1.574 1.350

5. SCELTA DELLE ALTERNATIVE

Per la conversione di energia termica in energia elettrica sono possibili tre


soluzioni tecnologiche, che differiscono sostanzialmente per tipologia di fluido
termovettore e taglia impiantistica minima tale da rendere economicamente recuperabile
l’investimento richiesto.
L’analisi è iniziata dalla possibilità di impiego di un ciclo a vapore di tipo
tradizionale. Quella a vapore è il tipo di tecnologia più consolidata nell’ambito della
conversione di energia termica in energia elettrica, anche per la potenzialità elettrica di
interesse (inferiore ad 1 MW elettrico). Le configurazioni impiantistiche in cui può
essere utilizzata una turbina a vapore in cogenerazione su questa taglia di impianto sono
fondamentalmente due: è possibile la soluzione con impianto a contropressione in
cogenerazione (in cui l’utenza termica è servita dal fluido termovettore che circola in un
condensatore pressurizzato in cui condensa il vapore allo scarico della turbina) o con
spillamento controllato dove parte del vapore che fluisce nella turbina che viene estratto
e fatto condensare in un apposito scambiatore.
In particolare, per la specifica applicazione dove si intendeva appunto gestire anche
una rete di teleriscaldamento urbano, è stata valutata la possibilità di impiego di una
turbina a doppia girante e spillamento regolato tra corpo di alta pressione e corpo di
bassa pressione.
Disponendo di circa 6 MW termici in ingresso come biomassa la producibilità di
vapore si aggira attorno ai 7000 kg/h che consentono di avere una produzione elettrica
di circa 1 MW. Per consentire un efficiente recupero termico si deve provedere poi uno
spillamento di vapore tra i due corpi della turbina per l’alimentazione dell’impianto di
teleriscaldamento. Per le esigenze del progetto si è ipotizzato uno spillamento di 3 t/h:
la produzione elettrica netta con lo spillamento ipotizzato risuterà di circa 800 kWe.
Il rendimento medio di potenza elettrica si attesta su valori del 20 % per valori del
rendimento globale (termico + elettrico) dell’ordine dell’ 80 – 85 %.
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 215

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 215


alimentato a biomasse legnose vergini

Tabella V – comportamento di una turbina vapore a doppio stadio con e senza


spillamento per il teleriscaldamento
Ipotesi condizioni di utilizzo 1° stadio 2° stadio
Vapore vivo
Pressione abs. T1 [barabs] 40,00 40,00
Temperatura T1 [°C] 400,00 400,00
Pressione abs T2 [barabs] 4,30 4,30
Temperatura T2 [°C] 204,00 204,00
Vapore scarico
Pressione abs. T1 [barabs] 4,50 4,50
Temperatura T1 [°C] 204,00 204,00
Pressione abs. T2 [barabs] 0,15 0,15
Temperatura T2 [°C] 54,00 54,00
Potenza, Portata
Portata vapore T1 [kg/h] 6500,0 6500,0
Portata vapore T2 [kg/h] 6500,0 3500,0
Potenza ai morsetti [kW] 1192 854

Questa soluzione implica la produzione di vapore surriscaldato almeno a 350°C e


35 bar, anche se sarebbe da prendere in considerazione ragionevolmente l’ipotesi di
arrivare a 400°C e 40 bar. Ciò comporta la realizzazione di una caldaia di livello elevato
come caratteristiche realizzative, nonché di un impianto di trattamento dell’acqua di
alimento relativamente complesso in rapporto alla potenzialità dell’impianto di
produzione di energia elettrica che va a servire.
In alternativa, vista la potenzialità limite fissata, può risultare interessante per la
generazione di energia elettrica impiegare un motore a vapore con i seguenti vantaggi:
 si può utilizzare un generatore di vapore a pressione piuttosto ridotta e quindi più
vicina a quella dei generatori usati normalmente per la produzione di vapore
tecnologico;
 la temperatura di surriscaldamento del vapore può essere inferiore a quella richiesta da
un generatore che alimenti una turbina, pur prestando attenzione alle perdite
energetiche per scambio termico;
 la distribuzione per una macchina a due tempi risulta semplificata con l’immissione
del vapore attraverso valvole comandate e lo scarico attraverso luci affacciate
direttamente al collettore di alimento della rete di vapore;
E’ però possibile il trascinamento dell’olio di lubrificazione del pistone da parte del
vapore con diversi inconvenienti in rete e negli utilizzatori: anche se il problema può
essere risolto con l’adozione di un separatore rimangono i problemi della gestione e
manutenzione di una macchina alternativa. A questo si aggiungano la scarsa diffusione
di questa tecnologia, i bassi rendimenti e la difficoltà di utilizzare questa tipologia di
impianto per la produzione anche di energia termica al teleriscaldamento.
La terza possibilità analizzata è stata quella costituita dall’impiego del ciclo
Rankine con fluido organico. Questo è simile in tutto e per tutto ad un ciclo a vapore
tradizionale, eccetto per il fluido operativo costituito da un fluido organico ad alto peso
molecolare. Per sua natura questo ciclo è destinato al teleriscaldamento: per chiudere il
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 216

216 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

ciclo esiste l’esigenza di condensare il vapore del fluido organico e per far questo è
necessaria acqua alla temperatura di 70°C circa. Questo legame stretto fra produzione
elettrica e di calore può costituire in alcuni casi un problema: in assenza di richiesta di
calore per avere la produzione elettrica occorre dissipare energia oppure ridurre l’energia
introdotta diminuendo ovviamente anche la produzione elettrica. Il suo utilizzo differisce
quindi in maniera sostanziale rispetto a quello di un impianto con turbina vapore, ma
laddove esista l’esigenza di calore durante buona parte dell’anno un impianto a fluido
organico può certamente costituire una valida alternativa.
Questa tipologia di impianti ha avuto in tempi recenti una larga diffusione in tutta
Europa proprio in abbinamento a reti di teleriscaldamento, raggiungendo elevati
standard qualitativi e di affidabilità.
I vantaggi che risiedono nell’adozione di un fluido organico sono essenzialmente
costituiti da:
 assenza di necessità di operatore caldaista patentato ed operatività dell’impianto
totalmente automatizzata;
 elevata efficienza della turbina con ridotto stress per le parti meccaniche dovuto alla
ridotta velocità periferica;
 assenza di riduttore per il generatore elettrico;
 assenza di erosione della palettatura con maggiore durata ed affidabilità dell’impianto;
 procedure di avvio/arresto semplificate;

Applicazioni caratteristiche sono non solo quelle di recupero calore da impianti di


combustione di biomassa ma anche quelle nel campo del recupero di calore da fonti a
bassa temperatura. La taglia di questi impianti relativamente alla produzione elettrica
oscilal in un range di potenza compreso da pochi kW a 3 MW.

Tabella VI – comportamento di un ciclo ORC per teleriscaldamento

A fronte dei vantaggi precedentemente indicati esistono anche alcuni svantaggi,


oltre alla già citata esigenza di dissipare il calore di condensazione del ciclo:
 il trasferimento di calore tramite uno scambiatore ad olio diatermico causa l’assor-
bimento di una parte del calore scambiato tra i fumi di combustione ed il generatore di
vapore dell’ORC;
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 217

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 217


alimentato a biomasse legnose vergini

 la presenza del circuito ad olio diatermico comporta un costo addizionale per quanto
riguarda il consumo di olio e la sua sostituzione;

Confrontando tali alternative, ed analizzandole anche sotto il punto di vista della


fattibilità economica, è stata scelta la soluzione con ciclo ORC che consentiva una
gestione e manutenzione più semplice e sicura dell’impianto. Dovendo realizzare un
nuovo impianto, non inserito in cicli tecnologici civili e/o industriali dove la
preparazione del personale risulta già consolidata, si è ritenuta determinante la maggior
semplicità di utilizzo dei circuiti ad olio diatermico e dei sistemi di produzione di energia
elettrica con circuiti chiusi.

6. CARATTERISTICHE ESSENZIALI DELL’IMPIANTO

La combustione delle biomasse legnose sarà realizzata in un forno a griglia mobile


dove le condizioni operative per il controllo della combustione risultano le seguenti:
 alimentazione automatica del combustibile;
 controllo automatico della combustione.tramitte controllo della temperatura e del
tenore di ossigeno con regolazione automatica del rapporto aria combustibile
attraverso il controllo dell’alimentazione, del movimento della griglia e della portata
di aria di combustione;
 ricircolo fumi.

Il recupero termico del contenuto entalpico dei fumi di combustione avverrà


tramite una caldaia ad olio diatermico. L’olio diatermico, riscaldato alla temperatura di
circa 310°C, viene inviato all’evaporatore dell’impianto di produzione di energia
elettrica che utilizza, in ciclo chiuso, un fluido organico (ORC Organic Rankine Cycle).
L’impianto di produzione di energia elettrica è in tal caso costituito da:
 evaporatore del fluido organico, tramite olio diatermico;
 turbina a fluido organico, accoppiata a generatore sincrono, con la quale viene
effettuata la produzione di energia elettrica;
 economizzatore per pre-riscaldo fluido organico;
 scambiatore di calore (condensatore) dove il calore viene recuperato per l’alimen-
tazione della rete di teleriscaldamento in acqua calda.

A valle della caldaia a recupero e dell’economizzature, un sistema di trattamento


fumi costituito da cicloni e filtri a manica consentirà ai fumi di scarico di rispettare
ampiamente i limiti di emissione previsti per questi impianti.
Nelle sue linee essenziali, gli impianti tecnologici principali della centrale sono
composti dagli elementi riportati nella figura 1.
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 218

218 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

Fig. 1: schema dell’impianto

Lo schema semplificato riportato in figura 2 individua il processo tecnologico


precedentemente illustrato.

Fig. 2: schema del processo


matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 219

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 219


alimentato a biomasse legnose vergini

Sulla base delle caratteristiche della biomassa in ingresso si stima una capacità
operativa media della griglia di 1.574 kg/h. Considerando poi il ciclo di lavoro su cui si
svilupperà l’attività dell’impianto (24h/g per 245 gg/anno) è possibile determinare la
capacità produttiva attesa.

Tabella VII – dati generali sulla capacità produttiva dell’impianto

Per il trattamento fumi, oltre al necessario ciclone per la separazione delle polveri
pesanti, è stata prevista una filtrazione a tessuto. Il filtro a tessuto è un depolveratore
automatico ad emissione costante: per questo a livello progettuale è stato ritenuto
preferibile rispetto ad un elettrofiltro. Questo peraltro è anche il motivo di fondo della
valorizzazione della filtrazione su tessuto che si è verificata negli ultimi anni in
concomitanza col progressivo abbassamento dei limiti di concentrazione degli inquinanti
fissati dalle norme. Inoltre il filtro a tessuto, essendo utilizzabile sia come depolveratore
sia come reattore chimico, potrebbe essere in futuro utilizzato per abbassare
ulteriormente i livelli inquinanti qualora le normative lo richiedessero.
I filtri a tessuto basano il loro funzionamento sul principio elementare in base a cui
un fluido convettore di polveri che attraversa un tessuto vi deposita le polveri con
granulometria maggiore delle maglie del mezzo di filtrazione e pertanto è in grado di
trattenute le polveri più fini generatesi nel processo di combustione. Feltri e tessuti sono
in grado di trattenere particelle di dimensioni anche notevolmente inferiori rispetto a
quelle dei loro pori, infatti, dopo le prime ore di funzionamento di un tessuto nuovo, la
captazione delle particelle non è dovuta solo al tessuto quanto anche ai ponti di polvere
che si formano nello spessore del tessuto, tra una fibra e l'altra (condizionamento del
tessuto).
La captazione avviene per tre meccanismi diversi, ciascuno prevalente in un
determinato intervallo dimensionale:
 le particelle di dimensione superiore a circa 1m non sono in grado di seguire, a causa
della loro massa, le accelerazioni del fluido che le trasporta attraverso gli ostacoli del
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 220

220 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

mezzo filtrante e rimangono da questo catturate per impatto inerziale;


 differentemente, la massa esigua delle particelle di dimensione compresa tra 1 e 0.2 µ
rende insignificante tale effetto. Queste particelle tendono a seguire il percorso del
fluido e rimangono catturate soltanto quando sbattono nell'ostruzione o vi giungono a
distanza ravvicinatissima (intercettazione diretta);
 le particelle di dimensioni minori di 0.2 m seguono anch'esse la corrente del fluido, ma
vi si muovono disordinatamente, con reciproche collisioni, per fenomeni diffusionali
(moto browniano). Questi movimenti determinano occasioni di contatto tra particelle
e mezzo filtrante costituendo così il meccanismo predominante della ritenzione
(cattura per diffusione).
Il rendimento di captazione risulta così elevato anche per particelle aventi
dimensioni inferiori ad 1 micron. E’ stato così previsto un filtro a moduli multipli per
consentire il lavaggio delle maniche sia in modalità on-line che off-line, e la sua
sicurezza nei periodi in cui l’impianto non risulta presidiato (possibilità di escludere
automaticamente una cella).

Tabella VIII –caratteristiche del filtro a maniche


Tipo Filtro maniche
Portata fumi 15000 Nm3/h
Temperatura in esercizio continuo 130 °C
Temperatura massima in esercizio 180 °C
Numero di moduli 3
Superficie minima filtrante 420 m2
Perdite di carico massime 180 mmca
Materiale maniche ryton

7. IL REGIME AUTORIZZATIVO

La normativa regionale Toscana (L.R. 39/2005) prevede che venga rilasciata una
Autorizzazione Unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di
Energia, demandando alle Province competenti la redazione della fase istruttoria che
deve prevedere una Conferenza dei Servizi entro 90 gg dalla consgena della documen-
tazione allo Sportello Unico provinciale. Questo da una parte è volto a semplificare l’iter,
nonché a fornire al richiedente la certezza di tempi autorizzativi definiti, dall’altra rende
più complessa l’elaborazione della documentazione e quindi più lungo il periodo che
intercorre fra la fattibilità tecnico-economica e la fase autorizzativa poiché si rende
necessario effettuare scelte tecniche anche di dettaglio che altrimenti sarebbero state
rimandate alla fase di progettazione esecutiva. Per il raggiungimento dell’autorizzazione
unica è stato necessario quasi un anno di lavoro e la realizzazione di una progettazione
particolarmente dettagliata.
Particolare attenzione è stata quindi posta nella progettazione delle parti che
potevano avere influenza sulle emissioni in atmosfera e sulla loro ricaduta al suolo. Non
a caso era già stata effettuata nella prima fase del progetto una precisa scelta sul sistema
di filtrazione con filtri a tessuto, scelta apprzzata da parte degli enti preposti alle autoriz-
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 221

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 221


alimentato a biomasse legnose vergini

zazioni. Nelle tabelle che seguono si riportano i limiti di emissione ed i sistemi di


controllo e gestione richiesti per un impianto di potenza termica immessa inferiore a 6
MW, quale quello in oggetto.

Tabella IX – limiti di emissione

Tabella X – condizioni di esercizio

Gli apparati di controllo per il monitoraggio in continuo delle emissioni non sono
richiesti a livello di istallazioni impiantistiche di potenzialità inferiori a 6 MW.
Nonostante che l’impianto fosse stato progettato per rispettare pienamente i limiti
di emissione previsti da normativa, e nonostante la scarsa rilevanza della ricadute al
suolo individuata attravreso lo studio di impatto ambientale, si è ritenuto opportuno
prevedere anche un sistema di controllo in continuo delle emissioni in atmosfera al fine
di assicurare la corretta gestione ambientale dell’impianto, la visibilità delle sue
performance, ed un ulteriore feedback sulla gestione tecnica dell’impianto. Si è pertanto
previsto il monitoraggio al camino dei principali inquinanti quali NOx, SO2, CO, oltre al
monitoraggio di ossigeno, temperatura e portata dei fumi.
Il sistema di analisi previsto è composto da:
 sistemi di prelievo del gas campione con linea flessibile riscaldata;
 armadio di analisi completo di aspirazione e condizionamento del gas campione;
 analizzatore a microprocessore certificato TÜV composto da:
modulo (NDIR), per la misura di CO, NO, SO2
modulo (Paramagnetico), per la misura di O2,
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 222

222 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

unità centrale di controllo collegata tramite bus ai moduli di analisi


 convertitore NO2/NO
 misura portata fumi
 misura temperatura fumi
 PC per supervisione e gestione dati

8. IMPATTO AMBIENTALE

Trattandosi di un impianto al di sotto dei 6MW termici e sotto 1 MW elettrico non


è prevista l’obbligatorietà della V.I.A. Ciononostante al fine di rendere il più chiaro e
trasparente possibile il comportamento di questo impianto è stata effettuata una
valutazione di impatto ambientale delle emissioni in atmosfera, che rappresenta per
questa tipologia di impianto l’impatto più significativo, se non l’unico, sull’ambiente.
Il modello prescelto per la valutazione della diffusione degli inquinanti è un
modello gaussiano stazionario che permette di gestire reti di rilevamento particolarmente
complesse (reticoli quadrati, rettangoli, polari o composizioni di diverse tipologie di
reticoli). Il codice diffusionale è stato utilizzato nella duplice versione di Short Term e
di Long Term per verificare sia gli impatti sul breve periodo (medie orarie) sia sul lungo
periodo (annuali e stagionali).
La modellazione di Short-Term utilizzata é finalizzata a simulare condizioni
particolarmente sfavorevoli (l’analisi eseguita viene anche detta di carattere “sanitario”):
in questo modo si ottengono infatti le massime concentrazioni previste nelle zone più
sensibili dal punto di vista ambientale.
La valutazione di “Long-Term” è effettuata relativamente allo studio delle concen-
trazioni al suolo mediamente raggiunte nel periodo di esame di un anno e permette di
verificare quali siano le aree sottoposte, nel lungo periodo, ad un carico ambientale
mediamente più elevato rispetto alle altre.
Gli intervalli di tempo utilizzati per la mediazione dei valori di concentrazione
sono gli stessi intervalli di riferimento a cui sono riferiti i valori limite per la qualità
dell’aria dalla normativa vigente. Sono state quindi prese in esame le seguenti tipologie
di inquinante:
 ossidi di azoto (NOx)
 monossido di carbonio (CO)
 polveri totali (PM)
 ossidi di zolfo (SOx)
I recettori sono stati considerati tutti ad un altezza dal suolo pari a 2 metri su una
griglia di ricettori differenziata con centro nel camino (coordinate x,y (0,0)) La griglia
risulta più fitta in prossimità del camino (dimensione della maglia elementare di griglia
di 20 metri per 20 metri) per poi allargarsi agli estremi dell’area di valutazione di lato
pari a 4 km (maglia elementare di 100 metri per 100 metri.
Poiché uno degli obiettivi del progetto era quello di massimizzare la dispersione
degli inquinanti sul territorio, il progetto si è concentrato sulla definizione della configu-
razione ottimale del camino, anche utilizzando i risultati della stessa analisi diffusionale
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 223

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 223


alimentato a biomasse legnose vergini

che è stata quindi ripetuta più volte con diverse caratteristiche del punto di emissione.
Una volta definiti i parametri ottimali del camino in relazione alla zona dove è ubicato
l’intervento (altezza pari a 22 m con velocità dei fumi allo sbocco compresa fra i 15 e i
20 m/s ed una temperatura di uscita di 160°C), è stata realizzata una analisi diffusionale
completa per tutte le tipologie di inquinanti indicati. Nelle figure seguenti si riportano i
risultati grafici limitatamente alle concentrazioni derivanti dall’inquinante NO2.

Fig.4: short term – inquinante NO2


matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 224

224 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

Fig.5: long term inquinante NO2

L’impiego di un camino di altezza significativa è stato valutato positivamente,


anche se rimane ovviamente un impatto legato alla sua visibilità, impatto che comunque
è stato ritenuto meno importante rispetto alla sua capacità di dispersione degli inquinanti.
Occorre considerare che i risultati sono stati ottenuti considerando ipotesi
estremamente cautelative, quali ad esempio una emissione continua e pari ai valori limite
definiti per normativa e riportati alla precedente tabella IX. Nello svolgimento dello
studio sono state adottate anche altre ipotesi conservative per l’effettuazione delle
valutazioni: ciononostante i risultati ottenuti e riportati in tabella XI per ognuna delle
specie simulate, presentano dei valori massimi di concentrazione per la ricaduta al suolo
in assoluto largamente inferiori ai limiti fissati dalla normativa vigente.
Basandosi anche sui dati monitorati da impianti esistenti e da stime di progetto, la
situazione attesa per le emissioni di NOx e SO2 risulta notevolmente migliore rispetto a
quanto indicato nei valori limite, stessa situazione per le polveri. Da tali considerazioni
risulta maggiormente evidente come l’impatto ambientale dell’impianto proposto risulti
trascurabile, semprechè siano adottati adeguati dispositivi di trattamento fumi e camini
correttamente dimensionati.
Di seguito si riportano quindi, in forma tabellare, i risultati completi dell’analisi
raffrontati con i valori previsti dalla normativa allora vigente. Nella colonna A sono
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 225

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 225


alimentato a biomasse legnose vergini

indicati i valori massimi registrati in prossimità del nucleo abitato mentre in colonna B
i massimi assoluti che si possono verificare in prossimità dell’impianto.

Tabella XI – valori di riferimento e risultati della simulazione

Chiaramente il tipo di combustibile caratterizza la tipologia di inquinanti emessi: a


fronte di una consistente riduzione di inquinanti quali la CO2 (vista come bilancio globale)
si ha una maggiore immissione di inquinanti caratteristici della combustione di
combustibili solidi quali gli NOx. Gli ossidi di azoto vengono generati in tutti i processi di
combustione perché questi vengono fatti sempre avvenire in eccesso d’aria: quindi, date le
temperature di processo si realizzano reazioni ossidative dell’azoto. L’eccesso d’aria è
maggiore quando vengono usati combustibili solidi, o liquidi ad alto peso molecolare:
pertanto appare logico che la minor produzione di azoto si realizzi quando come
combustibile viene utilizzato il metano che, essendo gassoso, richiede il minor eccesso
d’aria. Il maggiore responsabile dell'inquinamento antropico da ossidi di azoto rimane
comunque il traffico autoveicolare che rappresenta quasi il 50% della produzione globale.
L’analisi diffusionale non prende poi in considerazione l’effetto della diminuzione
delle concentrazioni in atmosfera delle specie chimiche analizzate derivanti dagli
impianti termici attualmente presenti sul territorio e di fatto sostituiti dal nuovo
impianto: tale emisiioni sono poi di solito caratterizzate da punti di emissione piuttosto
bassi la cui ricaduta si fa sentire proprio nell’intorno dell’impianto stesso, ovvero nel
nucleo abitato.
Volendo andare anche a considerare gli inquinanti emessi in termini quantitativi
assoluti risulterà necessario effettuare un bilancio ambientale più esteso che prenda in
considerazione anche tutti gli altri effetti correlati alla realizzazione di un simile
impianto.
Infatti se da un lato l’impianto presenta necessariamente delle emissioni
concentrate in un punto (che comunque vengono disperse in maniera efficace in una area
estesa come dimostrato dalla valutazione di impatto realizzata), dall’altro abbiamo una
serie di bilanci positvi in termini di emissioni sostituite derivanti da:
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 226

226 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

 emissioni sostituite dal mancato funzionamento delle centrali termiche a gas metano e
a gasolio presenti sul territorio per la produzione degli stessi quantitativi di calore;
 emissioni sostituite dal mancato consumo elettrico di apparecchiature ausiliarie per il
funzionamento delle centrali termiche locali (pompa ricircolo caldaia, bruciatore ,..);
 emissioni sostituite derivanti dalla produzione degli stessi quantitativi di energia
elettrica;
 emissioni evitate dalla combustione incontrollata della biomassa legnosa raccolta dalle
aziende agricole;
 emissioni evitate da incendi indesiderati derivanti da tali sistemi di combustione
incontrollata e dalla mancanza di manutenzione del patrimonio boschivo.

Sulla base del ciclo di funzionamento previsto (che consente di recuperare dall’im-
pianto 22.344 MWh per la produzione di acqua calda e 4.704.000 kWh/anno di energia
elettrica) sarebbe dunque possibile effettuare anche una valutazione quantitativa degli
inquinanti sostituiti, basandoci ad esempio sui fattori di emissione specifici indicati dalla
Europea Environment Agency, dalla EPA o dagli stessi dati pubblicati da ENEL
nell’ambito dei rapporti ambientali annuali. Nella scelta dei fattori emissivi da diversi
sistemi di combustione esiste una certa discrezionalità che può portare a delle valutazioni
in qualche modo arbitarie.
Si ritiene utile invece evidenziare almeno le emissioni sostituite per la produzione
dei quantitativi di energia elettrica producibile dall’impianto. Considerando una
condizione media impiantistico degli impianti che attualmente producono energia
elettrica sul territorio nazionale, sulla base del “rapporto ambientale ENEL” anno 2004
la situazione emissiva che si va a eliminare risulta la seguente.

Tabella XII – emissioni equivalenti sostituite per la produzione di energia elettrica


Emissioni di inquinanti dal mix di centrali termoelettriche
presenti sul territorio nazionale
kg/GWh g/kWh kWh/anno kg/anno
CO2 690 4.704.000 3.245.760,00
NOx 0,6 4.704.000 2.822,40
CO 166 0,166 4.704.000 780,86
SO2 1 4.704.000 4.704,00
COT 34,2 0,0342 4.704.000 160,88
Polveri 0,04 4.704.000 188,16

Nella prima colonna, in kg/GWh, sono indicati i valori di emissione [2] ricavati da
fattori di emissione EPA per una centrale a ciclo combinato alimentata a metano di
potenzialità 700 MW ed elevato rendimento elettrico 55% (tali valori non risultavano
infatti disponibili dal rapporto citato).
A questo carico ambientale sostituito dal funzionamento dell’impianto a biomasse,
come già indicato, andrebbe aggiunto anche quello evitato e derivante anche dalle altre
emissioni sostituite.
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 227

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 227


alimentato a biomasse legnose vergini

Rimane certo comunque che le emissioni dall’impianto sono da considerarsi in


buona parte come emissioni sostitutive e non aggiuntive rispetto a quelle attuali.

9. RETE DI TELERISCALDAMENTO

La rete di teleriscaldamento ritenuta più adatta alle esigenze del bacino di utenza
preso in considerazione, è una rete a due tubi interrati, del tipo ramificato, percorsa da
acqua calda. Parallelamente alla rete di teleriscaldamento, per tutto il percorso della
stessa, verrà posato anche un cavidotto corrugato in PEAD contenente il cavo BUS di
segnale per la rete di trasmissione dati fra le sottocentrali ed il sistema di controllo e
supervisione.
Il primo tratto della rete dalla centrale termica a biomasse fino alla centrale di
soccorso e stazione di pompaggio (posta a circa 500 m dalla centrale) sarà del tipo a
portata costante e verrà alimentata dalle pompe situate nell’edificio di centrale. In tale
tratto non sono presenti utenze da alimentare.
Il secondo tratto della rete, dalla sottostazione di pompaggio in poi, è del tipo a
portata variabile al fine di ridurre i costi di esercizio e di consentire una maggiore flessi-
bilità di funzionamento: la potenza immessa nella rete potrà quindi essere controllata
attraverso la portata ed eventualmente attraverso l’innalzamento della temperatura nel
ramo di mandata.
Il funzionamento alle condizioni nominali è previsto con acqua di ritorno alla
temperatura di 70°C che, dopo aver effettuato il raffreddamento del ciclo ORC, verrà
innalzata dal condensatore fino a 90°C (con funzionamento del ciclo ORC a pieno
carico). Successivamente l’acqua della rete potrà essere ulteriormente riscaldata tramite
l’utilizzo dell’economizzatore fumi fino alla temperatura di 95 °C.
Per la tipologia di impianto individuato risulta di fondamentale importanza il
recupero termico del calore di condensazione dal ciclo ORC in quanto questo risulta
strettamente legato alla produzione elettrica raggiungibile. Di fatto tale aspetto,
nonostante la preliminare analisi dei fabbisogni energetici, costituisce la principale
incognita sia in ambito progettuale per la definizione della taglia ottimale, sia in ambito
di valutazione di fattibilità economica volta a determinare il tempo di ritorno dell’inve-
stimento. In questa situazione è necessario pensare ad una rete di tipo aperto, intendendo
con questo che saranno possibili ulteriori ampliamenti con l’alimentazione di altre
utenze o di sottoreti appositamente realizzate (e in grado di funzionare anche autono-
mamente). Lo scopo è quello di far sì che il calore prodotto dalla centrale a biomasse sia
quello necessario a coprire la base minima delle richieste dell’area servita: questo
consentirà di allungare il periodo di esercizio dell’impianto e di ridurre al minimo la
necessità di raffreddamento del circuito con sistemi di dissipazione per assicurare la
condensazione del ciclo ORC.
La stessa rete dovrà poi rimanere in esercizio anche nel periodo estivo per la
produzione di acqua calda sanitaria. In questa prospettiva è stato necessario andare ad
individuare anche le potenziali richieste di condizionamento estivo da soddisfare tramite
l’impiego di gruppi ad assorbimento locali previsti per la produzione decentralizzata di
acqua refrigerata. E’ proprio nel periodo estivo che la temperatura della rete potrebbe
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 228

228 Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione


alimentato a biomasse legnose vergini

essere ulteriormente innalzata per consentire un miglior funzionamento degli assorbitori.


Sebbene come noto il COP dei gruppi ad assorbimento alimentati ad acqua calda risulti
modesto, risulta comunque un recupero termico che evita il dover installare gruppi
elettrici con i sempre crescenti problemi di disponibilità di potenza elettrica sulla rete nel
periodo estivo.
In particolare nel progetto è stata individuata un’area di richieste di condizio-
namento sufficientemente concentrate che hanno portato a prevedere la realizzazione di
una unica sottocentrale termo-frigorifera presso questi utilizzi: tale sottocentrale
alimenta a sua volta una rete di distribuzione secondaria funzionante sia in periodo
invernale per il vettoriamento dell’acqua calda ad uso riscaldamento ambienti, sia in
periodo estivo per il trasporto di acqua refrigerata ad uso condizionamento. Questo ha
permesso di prevedere l’installazione di un gruppo frigo ad assorbimento per una
potenzialità di 1500 kW frigoriferi che potrà utilizzare in periodo estivo una buona parte
del calore reso disponibile dal recupero dall’impianto a biomassa. La parte rimanente
sarà destinata al riscaldamento dell’acqua calda sanitaria ad uso civile distribuita su tutta
la rete. Il dimensionamento del gruppo ad assorbimento è stato effettuato considerando
un salto termico all’evaporatore di 20-25°c, questo per consentire il pieno sfruttamento
dell’energia termica vettoriata sulla rete principale.

10. CONCLUSIONI

L’integrazione di un simile impianto nel tessuto urbano, appare certamente come


una soluzione praticabile applicando tecnologie ormai mature ed affidabili ed anzi
auspicabile anche sotto il profilo ambientale.
Lo studio svolto sulla valutazione degli impatti ambientali, relativamente alla
componente atmosfera, dovuti alle emissioni di diverse tipologie di inquinanti da un
impianto di trattamento delle biomasse vergini per fini energetici dimostra il limitato
impatto di questa tipologia di impianti laddove sia previsto il recupero termico. In
termini di qualità dell’aria inoltre si sostituiscono molteplici emissioni puntiformi con
scarsa capacità diffusionale (minime altezze degli scarichi), difficilmente controllabili, e
localizzate proprio in prossimità delle abitazioni servite che sicuramente impattano
localmente in termini di concentrazione di inquinanti. In sostanza il risultato che si
ottiene dalla centralizzazione degli impianti termici in aree esterne a quelle del nucleo
abitato è quella di alleggerire proprio la pressione esercitata sull’ambiente dalle
emissioni dovute alle attuali centrali termiche, singole o condominiali, installate presso
le utenze termiche della rete di teleriscaldamento.
Anche la fattibilità a suo tempo eseguita ha portato a stimare un tempo di ritorno
di circa 6 anni a fronte di un investimento complessivo di circa 8.000.000,00e. (impianti
e rete di teleriscaldamento), al netto di una quota di contributo regionale a fondo perduto.
Tale tempo di ritorno è però sensibile a molti fattori fra i quali ovviamente il valore dei
certificati verdi, aumentato in questi ultimi due anni, ed il costo della biomassa cippata
che attualmente si attseta attorno ai 40 e/t e che anch’essa risulta crescente negli ultimi
anni.
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 229

Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento / telerefrigerazione 229


alimentato a biomasse legnose vergini

BIBLIOGRAFIA

[1] Fonte TRT trasporti e Territorio


[2] Emissioni di centrali a ciclo combinato Daniele Fraternali - Olga Oliveti Selmi
Novembre 2003 Richmacc Magazine).
matucci frittelli 5-06-2007 18:53 Pagina 230

230
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 231

Indice
231

Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti
di piccola taglia
FILIPPO BUSATO*, DAVIDE DEL COL**, MARCO NORO*
* Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali, Università di Padova – Sede di Vicenza
** Dipartimento di Fisica Tecnica, Università di Padova

RIASSUNTO

Gli obiettivi assegnati all’Italia in sede europea quanto allo sviluppo delle
rinnovabili comporteranno un incremento al 2010 dell’attuale produzione di energia
elettrica verde tra 25 e 30 TWh (su un totale previsto di 340 TWh). Risulta necessario
quindi incrementare l’apporto di tutte le fonti rinnovabili, in primis quelle legate
direttamente al sole e con più elevata producibilità annua. In tal senso, appaiono
interessanti i recenti sviluppi che hanno avuto le due tecnologie forse più conosciute e
da più tempo utilizzate, l’eolico e l’idroelettrico, in particolare negli impianti di piccola
taglia.
Nella presente memoria vengono analizzate queste due tecnologie con particolare
riguardo alle applicazioni cosiddette “mini”, cioè con taglie degli impianti dell’ordine
dei chilowatt fino a qualche centinaio di chilowatt. Dopo una introduzione sullo stato
dell’arte riguardante i sistemi eolici e idroelettrici per la conversione energetica, si
vogliono analizzare gli aspetti normativi, dando una descrizione del quadro legislativo
entro cui si pone lo sviluppo di impianti di questo tipo. Verrà quindi descritto il cammino
che deve percorrere un ipotetico investitore, dal momento dell’ideazione del progetto
fino alla sua realizzazione e successiva gestione, anche in termini di costi e barriere.

1. INTRODUZIONE

Il Protocollo di Kyoto, elaborato nel 1997 ed entrato in vigore il 16 febbraio 2005,


introduce degli obblighi quantitativi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti per
i Paesi industrializzati. Ciò impegna tra l’altro l’Italia a sviluppare l’utilizzo delle fonti
energetiche rinnovabili, quale strumento per contenere il consumo di combustibili fossili
e ridurre le emissioni in atmosfera.
Con fonti rinnovabili ci si riferisce comunemente a quei flussi di energia che
vengono resi disponibili con lo stesso tasso con cui vengono consumati [1]. L’energia
eolica e l’energia idroelettrica costituiscono i sistemi più tradizionali di energie
rinnovabili. E per queste due forme si possono fare alcune considerazioni simili, specie
con riferimento agli impianti di piccola taglia.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 232

232 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Lo sfruttamento della forza dell’acqua per produrre energia è stato considerato un


mezzo sicuro ed affidabile sin dall’inizio della rivoluzione industriale. Si pensi ai mulini
ad acqua utilizzati per macinare i cereali, per muovere segherie o telai, oppure per
spremere l’olio.
Più recente è la diffusione di sistemi che sfruttano il vento per la produzione di
energia. In questi ultimi anni in Europa sono notevolmente aumentati i siti per la
produzione di energia elettrica dal vento, nei luoghi dove le condizioni climatiche,
orografiche e ambientali permettono il migliore sfruttamento della risorsa vento. Ciò ha
contribuito ad affinare le tecnologie ed a ridurre i costi delle attrezzature eoliche:
attualmente infatti sono disponibili sul mercato macchine eoliche di tutte le taglie, sicure
e tecnologicamente affidabili.
Come riportato da APER [2], l’Italia al 31 dicembre 2006 ha raggiunto una potenza
eolica installata di oltre 2.100 MW, che rappresenta una posizione di rispetto in Europa
sebbene ancora distante dai valori di Paesi come Germania (20,6 GW di potenza
installata) e Spagna (11,6 GW). In Figura 1 è riportata la potenza eolica cumulata a fine
2006 nei dieci Paesi con maggiore potenza.

Figura 1 - Potenza eolica cumulata installata nel mondo al 31 dicembre 2006


(Fonte: Global Wind Energy Council).

A partire dall’installazione delle prime centrali, l’eolico in Italia ha subito nel


tempo una crescita alterna per ragioni legate prevalentemente alle procedure autoriz-
zative, alle modalità di connessione alla rete elettrica ed alla modifica del sistema di
incentivazione.
La Figura 2 mostra la potenza eolica installata in Italia negli anni 2001-2006. Le
barre riportano sia il valore di potenza installata in ciascun anno sia la potenza cumulata.
Nel 2004 si è assistito alla ripresa del settore, con 360 MW installati. Questi dati sono
stati confermati e migliorati nel 2005, con l’installazione di ulteriori 450 MW. Per
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 233

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 233


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

quanto riguarda la potenza eolica installata nel corso del 2006, essa ha mostrato una lenta
crescita nei primi sei mesi dell’anno riprendendosi poi nei mesi finali.

Figura 2 - Potenza eolica installata in Italia dal 2001 al 2006 (Fonte: ENEA).

Nel complesso, la crescita eolica del 2006 può essere considerata buona, anche se
leggermente inferiore alle aspettative, con 417 nuovi MW installati e molte iniziative
portate avanti da un’ampia pluralità di soggetti. A livello regionale Puglia e Campania
ospitano il 40% della potenza totale ma si sono notati interessanti sviluppi anche in
Basilicata e Sicilia. La ripartizione della potenza installata per regione è riportata in
Figura 3.
Seppur promettente, la diffusione degli impianti eolici in Italia è ben lontana da
pareggiare il contributo offerto dai sistemi idroelettrici. La situazione si può riassumere
dicendo che la potenza eolica installata in Italia è di un ordine di grandezza inferiore
rispetto a quella relativa agli impianti idroelettrici.
L’idroelettrico costituisce la più importante e tradizionale fonte di energia
rinnovabile in Europa e ad oggi copre l’11% della produzione complessiva di energia
elettrica.
In Italia l’idroelettrico costituisce la più importante risorsa energetica interna,
rappresentando il 24% della potenza efficiente lorda installata e fornendo il 14% della
produzione elettrica lorda complessiva. La produzione idroelettrica, che si concentra
nelle regioni settentrionali e in particolare in Lombardia, Piemonte e Trentino,
costituisce inoltre il maggior contributo nazionale (75%) alla produzione di energia
elettrica da fonti rinnovabili.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 234

234 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Figura 3 - Potenza eolica cumulata installata nelle singole regioni italiane al 31/12/06.

Dall’analisi dei dati del 2005 relativi agli impianti idroelettrici ([3]) emerge la
predominanza del numero di impianti di piccola taglia, caratterizzati da una potenza di
impianto inferiore a 1 MW. Questo tipo di impianti vengono in genere classificati come
sistemi mini- e micro-idroelettrici. In termini di numero di installazioni, questi impianti
costituiscono il 56% del totale sebbene il loro contributo sul totale della potenza
cumulata sia solo del 2%. In termini di produzione di energia essi contribuiscono per il
3,8%, come riportato in Tabella 1.
Secondo la terminologia adottata in sede internazionale, vengono denominati
microimpianti idroelettrici le centrali di potenza inferiore a 100 kW.

Tabella 1 - Potenza installata e produzione di energia da fonte idroelettrica in Italia nel


2005, divisa per taglia di impianto (Fonte TERNA).
Potenza Numero di impianti Potenza efficiente lorda Produzione lorda
MW - % MW % GWh %
<1 1157 56,1 419 2,0 1998 3,8
>1 905 43,9 20923 98,0 49984 96,2
Totale 2062 100,0 21342 100,0 51982 100,0

La potenza di un impianto si definisce, come si vedrà più avanti, dal prodotto di


portata e salto. In linea generale i microimpianti idroelettrici possono essere a bassa od
alta prevalenza, possono funzionare ad acqua fluente o a deflusso regolato ed infine
possono essere realizzati direttamente sul corso d’acqua o posti su opportune opere di
derivazione del flusso.
La fonte idroelettrica può essere utilizzata in sistemi non collegati in rete, a
servizio di utenze da pochi chilowatt, oppure in sistemi connessi alla rete in bassa
tensione. In genere sono micro-impianti realizzati per l’autoconsumo, che possono
cedere la rimanente energia prodotta.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 235

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 235


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Gli impianti micro-idroelettrici possono trovare applicazione in tutte quelle


situazioni in cui esiste un fabbisogno energetico da soddisfare e la disponibilità di una
portata d’acqua, anche limitata, su di un salto anche di pochi metri. In simili circostanze
l’introduzione di sistemi di utilizzo delle acque risulta di impatto limitato senza
modificare l’uso prevalente del corso d’acqua. In zone montane, ad esempio, vengono
realizzate, o rimesse in funzione, microcentrali su corsi d’acqua a regime torrentizio o
permanente, spesso a servizio di piccole comunità locali o fattorie ed alberghi isolati, e
gestite all’interno di una pianificazione che predilige per la tutela e conservazione del
territorio la generazione distribuita rispetto a quella concentrata, convenzionale, e di
grossa taglia.
Un altro settore di applicazione in crescente sviluppo è quello del cosiddetto
recupero energetico. In linea generale, ogni qualvolta ci si trovi di fronte a sistemi di tipo
dissipativo, quali punti di controllo e regolazione della portata con presenza di salti, è
possibile installare una turbina finalizzata al recupero energetico della corrente. La
convenienza economica di un microimpianto su di un sistema idrico di questo tipo va
valutata e dipende, tra l’altro, dai salti e dalle portate a disposizione.
A questo proposito, si consideri che nel caso dell’idroelettrico i costi di
investimento possono essere molto variabili a causa della tipologia strutturalmente
diversa di ogni impianto. E’ particolarmente difficile, quindi, proporre dei riferimenti di
costo validi in generale. I dati disponibili in letteratura, con ampi intervalli di stima,
testimoniano la difficoltà di fornire valori di riferimento, e comunque si riferiscono
normalmente ad impianti di grossa taglia. Nel caso di un impianto idroelettrico a piccolo
salto, con potenza inferiore a 1 MW, ma comunque superiore ai 100 kW, il costo di
investimento totale (comprensivo cioè dei macchinari e di tutte le opere necessarie) è
mediamente compreso tra 4000 e 5000 e/kW.
Questi costi si abbassano sensibilmente nel caso degli impianti eolici. Anche qui,
per la verità, è assai difficile indicare valori di riferimento per il costo di investimento e
per il costo di generazione, specie nel caso di installazioni microeoliche, intendendo con
ciò impianti con una potenza installata inferiore a 100 kW, in analogia all’idroelettrico.
Per impianti sotto i 20-30 kW circa l’impiego dell’impianto eolico è perlopiù
domestico, mentre al di sopra si può trattare di applicazioni prossime a quelle industriali,
tipicamente di qualche centinaio di chilowatt. Tra i benefici di applicazioni del micro-
eolico si può annoverare il servizio a zone altrimenti isolate o raggiungibili mediante
opere di maggior impatto; l’attuazione di una politica di regionalizzazione della
produzione elettrica; il contributo alla diversificazione delle fonti; la riduzione della
dipendenza energetica da fonti convenzionali della zona interessata dal progetto; la non
emissione di sostanze in vario modo inquinanti.
Non si può tuttavia trascurare l’impatto ambientale del micro-eolico, che presenta
elementi in comune con quello dei grandi impianti, poiché interferisce con i medesimi
elementi naturali, pur determinando risultati percettivi diversi. Da una parte le
microturbine hanno dimensioni notevolmente minori rispetto ai grandi aerogeneratori,
conseguentemente necessitano di spazi limitati e sono relativamente poco visibili.
Dall’altra però sono spesso installate in prossimità delle utenze che possono soffrirne la
presenza in termini di spazio sottratto ad altri usi, accettabilità dal punto visivo,
interferenze alle comunicazioni ed effetti elettromagnetici. Pur se quantitativamente non
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 236

236 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

rilevanti questi inconvenienti devono preliminarmente essere messi in conto nello studio
di fattibilità del progetto.
Dalla letteratura e da informazioni a disposizione dei produttori, si può stimare, nel
caso di un impianto eolico di 1-2 MW, un costo di investimento totale compreso tra 1400
e 1800 e/kW.

2. STATO DELL’ARTE DELLA TECNOLOGIA

2.1. L’eolico

2.1.1. L’energia del vento

Il principio di funzionamento del generatore eolico è la conversione dell’energia


cinetica di una massa d’aria in lavoro meccanico. Tale principio è noto sin dall’antichità,
ma è stato sviluppato dal punto di vista teorico in tempi relativamente recenti; è noto
infatti che la densità di potenza per unità di sezione della vena fluida è

3 $ U ˜ Y   >:Pð@


dove ρ è la densità dell’aria [kg/m3] e v la velocità [m/s]. Meno noto è che oltre ai limiti
posti dalle efficienze di trasformazione (aerodinamiche, meccaniche, elettriche)
all’estrazione di potenza dal vento, esiste un limite teorico espresso dalla legge di Betz
([4]) come una frazione, precisamente 16/27, della densità di potenza della corrente. La
densità di potenza massima estraibile è quindi pari a

 
3 $ U ˜ Y   >:Pð@
 

La forte dipendenza dalla velocità, espressa dalla terza potenza della stessa,
suggerisce come sia molto importante, ai fini della produzione di energia, poter disporre
di un sito ove la ventosità sia elevata, e di misurazioni anemologiche precise, in quanto
eventuali errori di misura nella velocità del vento verrebbero amplificati nella previsione
di energia ottenibile.

2.1.2. La ventosità

E’ stato osservato sperimentalmente che la “Funzione di ripartizione” della velocità


del vento in una località, per periodi multipli di un anno, è quasi sempre approssimabile
da:
N
§Y·
¨ ¸
) Y H ©F¹


dove v è la velocità del vento in [m/s], c e k rispettivamente il fattore di scala e il fattore


di forma. La distribuzione in esame è una distribuzione di Weibull e rappresenta la
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 237

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 237


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

probabilità che la velocità del vento sia superiore al valore v. La distribuzione può anche
essere scritta come:
Y
) Y   ³ I [ G[ 


dove f(x) rappresenta la densità di probabilità della velocità del vento.


E’ anche vero che in alcune località che risentono di fenomeni meteorologici
stagionali molto forti, come ad esempio le zone monsoniche o le valli interne della
California, la funzione di ripartizione è in realtà la composizione (somma) di due distri-
buzioni di Weibull distinte (con valori distinti per c e k) [5].
Con riferimento alla distribuzione di Weibull si possono ricavare, dai valori di c e
k, i valori di vm e σ2, rispettivamente la media e la deviazione standard della velocità del
vento1. Ricavare le funzioni inverse non è possibile in maniera algebrica; in questo caso
si fa ricorso ad una serie di relazioni empiriche riportate come segue:

§V ·
N ¨¨ ¸¸ 
© YP ¹


§  · N
F YP ˜ ¨   ¸ 
© N ¹
E’ importante ricordare che i valori di c e k possono differire in maniera signifi-
cativa anche a distanze non rilevanti per diverse situazioni del microclima e dell’oro-
grafia, quindi la distribuzione di Weibull non può essere considerata una base certa per
la previsione della produzione di energia eolica.
Vi sono anche approcci empirici al problema: ad esempio per stimare la produt-
tività eolica di un sito l’European Wind Association fornisce un’interessante “regola del
pollice”, che fornisce l’energia per unità di superficie in funzione della velocità media
vm secondo la seguente formula:

(  ˜ YP  >N:K PðDQQR @
Ai fini della progettazione di un impianto o del semplice studio di fattibilità, è però
determinante la conduzione di una campagna di misurazioni. Alcune informazioni
preliminari possono essere ottenute in rete; la crescita dell’interesse che l’energia eolica
ha riscosso negli ultimi anni ha portato infatti alla realizzazione di un Atlante Eolico
dell’Italia [6] a cura del CESI. Questo Atlante deve essere ovviamente utilizzato a livello
di indagine conoscitiva su quali zone del nostro Paese siano maggiormente promettenti
dal punto di vista delle condizioni del vento.
L’Atlante mostra, oltre alle velocità medie del vento a 25 m, a 50 m, e a 70 m di
quota, anche la producibilità [MWh/MW] in termini di energia producibile annualmente
rispetto alla potenza installata. All’indagine conoscitiva dovrà seguire poi una campagna
di misure adeguata.

1 Ricavare v e σ2 da c e k richiede l’utilizzo della funzione Γ di Eulero (applicazione del concetto di “fatto-
m
riale” ai numeri non interi), si veda [4].
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 238

238 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Figura 4 - Atlante Eolico d’Italia: mappa della velocità media annuale del vento,
a 25 m dal suolo (sx), a 50 m (centro), a 70 m (dx).

Immagini tratte dall’Atlante Eolico d’Italia sono apprezzabili in Figura 4; si


individuano a prima vista le zone più ricche, in termini di risorsa eolica, cioè la Daunia,
il nord della Sardegna e la parte ovest della Sicilia. E’ inoltre molto interessante notare,
anche senza entrare nel dettaglio delle singole zone, come per altezze di 25 m dal suolo
siano poche le aree di interesse per lo sviluppo di insediamenti nel nord Italia, mentre
per altezze di 70 m (adatte però solo a macchine di grande taglia) vi sono alcune zone
dell’Appennino emiliano che presentano qualche interesse. Questa affermazione
conferma quanto l’individuazione di un buon sito eolico sia fortemente condizionata da
fattori quali l’orografia locale e l’altitudine rispetto al suolo.

2.1.3. Gli aerogeneratori

Le macchine per la produzione di energia elettrica dal vento si chiamano aeroge-


neratori. Le diverse tecnologie si possono classificare secondo alcuni criteri, ad esempio
quello dell’orientamento dell’asse o quello del principio aerodinamico di funzio-
namento.
Secondo l’orientamento dell’asse le macchine si dividono in:
– Macchine ad asse verticale;
– Macchine ad asse orizzontale.
Secondo il principio aerodinamico di funzionamento le macchine si dividono
invece in:
– Macchine ad azione;
– Macchine a reazione;
– Macchine miste.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 239

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 239


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia


Figura 5 - Macchine ad asse verticale ad azione (sx) e a reazione (dx).

Le macchine ad asse verticale possono essere del tipo ad azione (tipo rotore
Savonius) oppure a reazione (tipo rotore Darrieus), e presentano l’indiscusso vantaggio
dato dal funzionamento indipendente dalla direzione del vento (Figura 5). Le prime
possono essere azionate direttamente dal vento, mentre le seconde devono essere messe
in rotazione tramite un motore esterno (può essere lo stesso generatore usato da motore);
infatti per le prime la forza motrice è l’impulso equivalente alla variazione della quantità
di moto del flusso d’aria prima e dopo l’incontro con la superficie della pala, mentre per
le seconde la coppia motrice è data dalle sole componenti di portanza generate dal flusso
d’aria sulle pale; tale coppia è nulla quando la macchina è ferma.
Le macchine ad asse orizzontale, di gran lunga le più diffuse, e il cui funzio-
namento dal punto di vista aerodinamico la colloca a metà strada tra una macchina ad
azione e una a reazione, sono invece condizionate dalla direzione del vento e sono spesso
munite di un piccolo timone di direzione che le orienta nel modo corretto. Le turbine ad
asse orizzontale posso essere del tipo “upwind” o “downwind”: il primo tipo presenta il
rotore davanti al traliccio (è il tipo più diffuso), mentre il secondo presenta il rotore
dietro al traliccio (rispetto alla direzione del vento). La tipologia di macchina
“downwind” è dotata di un albero strallato e presenta il vantaggio di poter sopportare la
spinta del vento anche con l’ausilio di cavi di sostegno posti davanti al traliccio, mentre
le macchine “upwind” devono essere realizzate con un traliccio molto robusto che si
comporta rispetto alla sollecitazione del vento come una trave a sbalzo, e presentano il
vantaggio del fatto che il rotore viene investito da una corrente di vento praticamente
indisturbata.
Nella Figura 6 è possibile osservare tre tipologie di rotore ad asse orizzontale: il
classico multipala americano, il multipala olandese e il multipala moderno. Nella figura
si può apprezzare la caratteristica che differenzia queste macchine dal punto di vista
aerodinamico, cioè la “solidità” (solidity) ovvero il rapporto tra l’area del cerchio
descritto dalla rotazione delle pale e la superficie efficace (normale all’asse di rotazione)
delle pale stesse. Il secondo elemento caratteristico dal punto di vista funzionale è la “tip
speed ratio” indicata nel seguitocon λr: è il rapporto tra la velocità del vento indisturbato
e la velocità periferica della pala.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 240

240 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

  
Figura 6 - Rotore multipala americano (sx), olandese (centro), multipala di nuova generazione (sx).

L’indice che caratterizza le prestazioni dei generatori eolici è l’efficienza CP,


espressa come:
3
&3 $ 
 U ˜ Y


cioè il rapporto tra l’energia prodotta e quella associata alla corrente d’aria. Il limite
teorico del CP è pari a 16/27.

Figura 7 - Curve caratteristiche dei generatori: solidità e λr (sx), coppia e λr (centro), Cp e λr (dx).

In Figura 7 sono rappresentate le curve caratteristiche degli aerogeneratori; le


macchine con elevata solidità (multipala americano) lavorano con λr bassi (in condizione
di massimo CP), hanno coppie di lavoro elevate ed efficienze modeste, mentre le
macchine di nuova generazione lavorano con λr elevati, hanno coppie di spunto modeste
ma efficienze più elevate.
La maggior parte delle applicazioni per la produzione di energia connesse alla rete
(esclusi i piccoli impianti a servizio di rifugi montani e impianti a bordo di imbarcazioni)
adotta oggi la tecnologia del rotore tripala “upwind”, disponibile ormai con diametri
fino 120 m e potenze fino a 4,5 MW.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 241

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 241


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Tabella II - Categorie di generatori eolici.


&DWHJRULD 'LDPHWURURWRUH P  3RWHQ]DQRPLQDOH N: 
0LFUR±HROLFR ' 3
0HGLDWDJOLD ' 3
*UDQGHWDJOLD '! 3!

La Tabella II suddivide i generatori nelle 3 categorie indicate; tale suddivisione non


è rigida e deve essere intesa come potenza per unità di generazione.
Il controllo della potenza prodotta dall’impianto eolico è necessario per effettuare
il “cut in” (accensione) e il “cut off” (spegnimento) dell’impianto a seconda delle
necessità e delle condizioni di vento accettabili, e può essere effettuata essenzialmente
in due modi:
– Attraverso il controllo d’imbardata “yaw control” (stallo passivo), cioè spostamento
dell’asse di rotazione rispetto alla direzione del vento (questo sistema può creare dei
problemi di resistenza strutturale);
– Attraverso la variazione dell’angolo d’attacco delle pale, cioè il “pitch control” (stallo
attivo, questo sistema rende il mozzo evidentemente più complicato).
Il primo sistema appare il più semplice da realizzare, mentre il secondo è il più
complesso. A volte è previsto anche il frazionamento della pala in due sezioni, una ad
angolo d’attacco variabile e una ad angolo fisso (“partial span pitch control”).
Dal punto di vista elettromeccanico, il mozzo del rotore è collegato ad un moltipli-
catore di giri a sua volta collegato al generatore elettrico, che può essere del tipo sincrono
o asincrono. Nel primo caso è necessario inserire un convertitore tra il generatore e la
rete, mentre nel secondo caso il generatore può essere connesso direttamente alla rete, a
patto di accettare una velocità di rotazione “quasi” fissa, a meno dello scorrimento, che
sarà legato alla coppia erogata e quindi alla potenza prodotta.
Per poter lavorare in condizioni di λr elevato e costante, quindi con elevate
efficienze, è necessario poter modulare la velocità di rotazione (e di conseguenza quella
periferica) in funzione della velocità del vento; per fare ciò sia con motore asincrono sia
con motore sincrono si deve disporre del convertitore. Il “pitch control” in questo caso
diventa non solo una tecnica per controllare la potenza prodotta, ma anche per
massimizzarla, ottimizzando a seconda della velocità di rotazione della macchina
l’angolo di incidenza delle pale.

2.1.4. Il micro-eolico

Le esigenze degli aerogeneratori di piccola taglia si riassumono nei seguenti punti:


– Necessità di una tecnologia semplice e poco costosa;
– Privilegio della robustezza e dell’affidabilità sull’efficienza;
– Impossibilità di effettuare controlli e manutenzioni sofisticati;
– Necessità di limitare il numero delle possibili fermate per manutenzione o sostituzione
dei componenti;
– Possibilità di funzionamento “stand-alone”.
Le caratteristiche che si dovrebbero avere nelle macchine sono quindi:
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 242

242 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

– Generalmente ad asse orizzontale, “upwind”;


– Pale in fibra di vetro, fibra di carbonio o legno;
– Orientamento mediante timoni direzionali;
– Controllo della potenza mediante “yaw control” (stallo passivo);
– Velocità di “cut in” > 3 m/s e di “cut off” < 25 m/s;
– Regime di rotazione minimo compreso tra 100 e 200 rpm;
– Generatore sincrono a magneti permanenti (PMG) multipolari a 30 – 40 poli;
– Convertitore AC/DC/AC per sistemi connessi alla rete;
– Controller del livello di carica per sistemi “stand alone”.
Gli aspetti positivi legati agli impianti eolici di piccola taglia sono legati ad una
localizzazione del sito che è più agevole rispetto a quella degli impianti di grossa taglia,
ad un impatto visivo ed ambientale contenuto e alla compatibilità con le reti elettriche in
bassa tensione. Il mercato potenziale per questo tipo di tecnologia è abbastanza ampio,
con il conseguente impatto che si potrebbe avere sia a livello di standardizzazione e
industrializzazione del prodotto sia a livello di generazione diffusa dell’energia elettrica.
Vi sono tuttavia alcuni aspetti negativi legati perlopiù alla taglia ridotta degli
impianti, che sono il costo unitario elevato (1500 – 2000 e/kW installato, rispetto circa
1000 delle macchine di taglia medio grande), il difficile contenimento dei costi di
manutenzione e gestione e di conseguenza il maggior costo dell’energia prodotta.

Figura 8 - Curve di prestazione di macchine da 5-6 kW (sx) e 15-20 kW (dx).

La Figura 8 rappresenta invece le curve di prestazione per due gruppi di macchine,


il primo tra 5 e 6 kW e il secondo tra 15 e 20 kW (dati forniti dai costruttori). Si noti in
particolare come la curva di prestazione della macchina Fortis Montana da 5,8 kW
(grafico di sx, linea marrone) registri un calo di potenza oltre i 18 m/s di velocità del
vento; è questo l’effetto tipico del controllo di potenza tramite stallo passivo “yaw
control”. Le restanti macchine, che presentano una curva piatta alle alte velocità del
vento, sono invece dotate di controllo di potenza tramite stallo attivo “pitch control”.

2.1.5. Caratteristiche specifiche e confronti di alcuni prodotti

A seguire vengono riportati alcuni dati tecnici relativi a prodotti commercializzati


a catalogo. In Figura 9 si trovano le informazioni relative ad una macchina Jonica, con
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 243

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 243


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

pale in resina rinforzata con fibre di vetro e controllo di potenza e sovravelocità a stallo
attivo. In Figura 10 vi sono informazioni su alcuni modelli della Eoltec per potenze da 6
a 70 kW; anche questi modelli sono dotati di sistema di controllo di potenza a stallo
attivo e, come il precedente, di generatore sincrono a magneti permanenti.

0RGHOOR  -,03
SRWHQ]D N: 
SRWHQ]D#PV N: 
GLDPHWURURWRUH P 
LQUHVLQDYLQLOHVWHUHULQIRU]DWDFRQILEUHGL
3DOH 
YHWUR
YHORFLWjFXWLQ PV 
YHORFLWjQRPLQDOH PV 
YHORFLWjGLURWD]LRQH JLULPLQ 
VLQFURQRDPDJQHWLSHUPDQHQWLDIOXVVR
JHQHUDWRUH 
DVVLDOH
FRQWUROORGLSRWHQ]D  $WWLYRFRQYDULD]LRQHGHOSDVVR
FRQWUROORVRYUDYHORFLWj  $WWLYRSDVVLYRYDULD]LRQHGHOSDVVRHVWDOOR
PWXERODUHVXSLDVWUDEDVHDQQHJDWD

7RUUH 
QHOSOLQWRGLIRQGD]LRQH


Figura 9 - Dati tecnici e immagine del generatore Jonica JIMP20.


0RGHOOL  6FLURFFR :LQGUXQQHU &KLQRRN
SRWHQ]DQRPLQDOH N:   
GLDPHWURURWRUH P   
QXPHURSDOH    
PDWHULDOHSDOH  ILEUDGLYHWUR FRPSRVLWDLQUHVLQD
YHORFLWjURWD]LRQH JLULPLQ   
$WWLYRFRQWUROORGLSRWHQ]D
FRQWUROOR VHUYRDVVLVWLWRPDVVLPRSXQWR
 VLVWHPDFHQWULIXJRVLJLOODWR GLSRWHQ]DDYHORFLWjYDULDELOH

JHQHUDWRUH
 VLQFURQR30*DO1HRGLPLRPXOWLSRODUHDGLQVHU]LRQHGLUHWWD

UHJROD]LRQHSRWHQ]D VWDOORFHQWULIXJR0337 IUHQRDHURGLQDPLFRFRQ


HOHWWURQLFR PHVVDLQEDQGLHUDGHOOHSDOH
YHORFLWjFXWLQ PV   
YHORFLWjQRPLQDOH PV    
SHVR NJ   

7RUUL WXERODUHDWLUDQWL
 PVWDQGDUGDWLUDQWL

DXWRSRUWDQWHWUDOLFFLR

Figura 10 - Dati tecnici dei generatori Eoltec e immagine del modello Scirocco.

Per quanto riguarda i costi degli aerogeneratori la Figura 11 riporta il costo


specifico (per unità di potenza) ordinato secondo la taglia della macchina. Come era
lecito attendersi il costo specifico della potenza installata decresce con l’aumentare della
taglia della macchina.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 244

244 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Figura 11 - Costi del solo aerogeneratore in funzione della taglia della macchina.

Tabella III - Costi di alcune alternative di impianto finito per due diversi valori di
altezza dell’albero (escluse le connessioni elettriche) [7].
N: N:
¼
P P P P
7XUELQD        

7RUUH        

3DUWHHOHWWULFD        

)RQGD]LRQL        

6SHGL]LRQH        

,QVWDOOD]LRQH        

727$/(         

Esaminando i costi di tutte le rimanenti parti dell’impianto, in Tabella III si trovano


quelle che sono le principali voci di costo per la realizzazione (sono state considerate 2
potenze e 2 diverse altezze dell’albero); sono esclusi i costi dell’eventuale studio di
fattibilità, dell’indagine anemometrica, del progetto e delle connessioni elettriche.
Tuttavia tali costi possono variare fortemente da caso a caso, per cui non si è ritenuto
opportuno includerli in un calcolo che è invece abbastanza preciso. L’incidenza
marginale dei costi sul totale è rappresentata graficamente in Figura 12; si può
apprezzare come l’incidenza del costo della torre aumenti con l’aumentare dell’altezza,
con la quale si ha anche un ovvia diminuzione dell’incidenza della turbina e della parte
elettrica.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 245

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 245


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Figura 12 - Rappresentazione grafica della Tabella III. [7]

2.1.6. Analisi della producibilità con il software RETScreen

A questo punto si ritiene opportuno fare una breve accenno all’analisi di fattibilità
di un impianto eolico attraverso l’utilizzo del software disponibile gratuitamente sul sito
di RETScreen [8]. RET è l’acronimo di Renewable Energy Technologies, ed è un’unione
di forze tra Governo canadese, esperti di settore e mondo accademico, che ha sviluppato
una serie di software per l’analisi di progetti nel campo delle rinnovabili.
Il software sviluppato per l’eolico chiede, per la valutazione della producibilità,
l’inserimento delle curve di prestazione della macchina e dei coefficienti c e k della
distribuzione di Weibull, oppure la scelta di una località dal database fornito con il
software. In questa trattazione sono stati forniti i valori di c e k calcolati a partire dai dati
meteo forniti dall’aeronautica o dall’ARPA, per tre località: S. Antioco (costa sud ovest
della Sardegna), la Daunia (al confine tra la Puglia e la Campania) e la costa toscana in
provincia di Grosseto.
La Tabella IV confronta alcuni modelli di impianto esaminati per le tre località
considerate. Come era lecito attendersi, all’aumentare dell’altezza di installazione la
produttività aumenta per tutti i modelli. A parità di altezza invece, la produttività è molto
diversa anche per modelli con curve di prestazione simili. Si nota inoltre che i modelli
dotati di regolazione di potenza a stallo passivo “yaw control” hanno una produttività
che è poco più della metà di quella dei migliori modelli con controllo di potenza a stallo
attivo “pitch control”.
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 246

246 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Tabella IV - Produttività (ore equivalenti) di alcune turbine eoliche in tre siti considerati.
[7]
RUHHTXLYDOHQWL 726&$1$ 6$5'(*1$ 38*/,$
DOWH]]DWRUUH         

(ROWHF:LQGXQQHUN :         
-DFREV         
-RQLFD-LPS         
9HUJQHW*(9         
:HVW:LQGN :         
3URYHQ:7         
%HUJH\([FHON :         
)RUWLV$OL]HN :         
9HUJQHW*(9         
:HVW:LQGN :         
(QIORN :         
(ROWHF6FLURFFRN :         
-ERUQD\,QFOLQN :         
3URYHQ:7         
)RUWLV0RQWDQDN :         
9HUJQHW*(9         
9HUJQHW*(9         
:HVW:LQGN :          

A questo punto sarebbe forte la tentazione di effettuare un confronto preliminare


diretto con la producibilità di un impianto fotovoltaico in termini di ore equivalenti nelle
stesse zone. Tuttavia il confronto diretto non può essere effettuato; infatti il concetto di
producibilità del sistema fotovoltaico è legato alle condizioni di insolazione annuali,
mentre i risultati di produttività eolica del software della RETScreen derivano dalla
ventosità del sito in esame e dalla curva di prestazione della macchina considerata.
E’ invece possibile confrontare la producibilità fotovoltaica, che vale 1250 ore a
Grosseto, 1400 ore in Sardegna e 1300 ore in Daunia, con la producibilità eolica riportata
nell’Atlante Eolico [5], che vale (a 50 m di quota) 1500 ore a Grosseto, 3000 ore in
Sardegna e tra 2500 e 3000 ore in Daunia.

2.2. L’idroelettrico

2.2.1. Caratteristiche generali degli impianti idroelettrici

Il principio è ben noto: l’energia meccanica (potenziale o cinetica) di una massa


d’acqua viene convertita in energia elettrica in appositi macchinari. Lo sfruttamento di
tale forma di conversione dell’energia è documentato fin dall’antichità, ai tempi di greci
e romani, per la macinazione del grano. Gli impianti possono essere classificati in base
a diversi aspetti:
1. la potenza elettrica installata: si parla in tal caso di grande idro (Pel > 10 MW) e di
piccolo idroelettrico (SHP, Small Hydro Power), con Pel < 10 MW. Quest’ultima
classe, cui si fa riferimento nella memoria per le potenzialità di diffusione, può essere
a sua volta suddivisa in due sotto-classi costituite da: micro centrali, con potenza
inferiore a 100 kW, e mini centrali, con potenza non superiore a 1 MW;
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 247

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 247


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

2. modalità di presa e accumulo delle acque: impianti ad acqua fluente (privi di


qualsiasi capacità di regolazione e, pertanto, la portata derivabile durante l’anno è
funzione del regime idrologico del corso d’acqua); con bacino (l’acqua derivata dal
corso d’acqua viene accumulata in modo da avere un’autonomia massima di 1-2
settimane); con serbatoio (l’acqua derivata dal corso d’acqua viene accumulata in
modo da far funzionare la turbina per un periodo di varie settimane e durante i periodi
di picco);
3. entità del salto2 disponibile: alta, media e bassa caduta (rispettivamente > 100 m, fra
30 e 100 m, fra 2 e 30 m):
4. portata: piccola, media, grande, altissima portata, rispettivamente Q < 10 m3/s, Q =
10 ÷ 100 m3/s, Q = 100 ÷ 1000 m3/s, Q > 1000 m3/s).
In relazione alla capacità di regolazione della potenza producibile (punto 2), fra gli
impianti non regolabili occorre menzionare, per le applicazioni di micro-idro, quelli
inseriti in sistemi idrici: un’alternativa alla dissipazione di energia attuata attraverso
apposite valvole in molti schemi idrici consiste nell’inserimento di una turbina per la
produzione di energia elettrica. A fronte di interventi minimi sul sistema esistente, questo
consente un interessante recupero energetico in sistemi di canali di bonifica, acquedotti,
circuiti di raffreddamento di condensatori, e sistemi idrici vari. Viceversa, fra gli impianti
regolabili con serbatoio od accumulo, sono da ricordare le centrali cosiddette di
pompaggio, in cui cioè si sfruttano delle macchine (molte volte le stesse turbomacchine
che funzionano come motrici di giorno ed operatrici di notte) per pompare l’acqua da un
bacino inferiore a quello superiore nelle ore vuote (giustificabile solo dal punto di vista
economico in virtù della differenziazione del valore dell’energia elettrica nelle diverse
fasce orarie).
In generale, un impianto idroelettrico è costituito da componenti civili e idrauliche
(opere di presa, di convogliamento e di restituzione, centralina) e da opere elettromec-
caniche (turbina, alternatore, quadri elettrici, sistemi di comando). Il numero delle
diverse componenti e la loro complessità costruttiva e conseguentemente operativa e
gestionale, variano evidentemente in funzione della dimensione dell’impianto.
La potenza effettivamente prodotta da un impianto è, ovviamente, un valore
definito istantaneamente e funzione di numerose variabili, fra cui le più importanti sono
la portata d’acqua effettivamente utilizzata Q (m3/s), il salto netto disponibile H (m) ed
il rendimento complessivo η:

3 W  UJK W + W 4 W  >:@

con ρ = densità dell’acqua (1000 kg/m3), g = accelerazione di gravità (9,81 m/s2).

Tale formula può essere utilizzata sia per il dimensionamento che per il calcolo
della producibilità dell’impianto. La portata effettivamente utilizzata influisce certo sulla
potenzialità dell’impianto; il dimensionamento dello stesso non va chiaramente
effettuato sul valore medio di portata (in un anno o in un mese), perché tale grandezza

2 Inteso come salto lordo o geodetico (differenza di quota (in metri) fra il punto di prelievo a monte ed il punto

di restituzione a valle). La potenza netta dell’impianto sarà invece funzione del salto netto o motore, al netto
cioè delle perdite di carico distribuite (canali e condotte) e localizzate (prese, griglie, curva, valvole, ecc.).
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 248

248 Energia eolica ed idroelettrica in Italia:


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

risulta in generale fortemente variabile (perché funzione, ad esempio, della piovosità o


dello scioglimento dei ghiacciai) e si rischierebbe di non riuscire a sfruttare appieno il
potenziale disponibile (sottodimensionamento delle macchine) o di uscire dalla
convenienza economica (sovradimensionamento)3. Si utilizza quindi la curva di durata
delle portate, che fornisce i valori di tempo (o percentuale di tempo) in cui la portata è
maggiore o uguale del valore riportato in ordinata. Questo, assieme al concetto di
Deflusso Minimo Vitale (DMV)4, sono gli elementi che consentono un corretto
dimensionamento della macchina idraulica e quindi dell’impianto (Figura 13).

Figura 13 - Curve di durata della portata per un impianto idroelettrico per due diversi valori della portata
nominale. La scelta della portata nominale, e quindi il dimensionamento dell’impianto, va effettuata
cercando di minimizzare il tempo in cui l’impianto opera “in regolazione” (cioè con Q<Qnom, per
massimizzare il rendimento medio stagionale) e cercando di minimizzare il costo d’investimento nelle
macchine motrici. Tutto questo tenendo conto della presenza del DMV.

Resta infine da commentare la variabile η(t): si tratta del rendimento globale, dato
dal prodotto del rendimento idraulico della turbina (funzione del tipo di macchina, della
relativa taglia e del grado di parzializzazione di funzionamento), del rendimento del
moltiplicatore di giri (tipicamente presente negli impianti mini-idro a causa del basso
numero di giri delle turbine rapportato a quello del generatore elettrico accoppiato, valori
tipici 0,95÷0,98), del rendimento del generatore elettrico (0,88÷0,95 in funzione della
taglia) e del rendimento dell’eventuale trasformatore di tensione presente per l’allac-
ciamento alla rete di distribuzione e degli ausiliari.

3 Taliconsiderazioni vengono fortemente mitigate nei casi di sfruttamento dei sistemi idrici (quali canali di irri-
gazione, acquedotti, ecc.) nei quali la portata è più costante durante l’anno.
4 Il DMV (Deflusso Minimo Vitale) è la portata d’acqua minima che deve essere garantita al corso d’acqua per

garantire, nel lungo termine, la salvaguardia delle strutture naturali; esso viene stabilito dalle Autorità di
Bacino e dalle Regioni che, tramite i Piani di Tutela delle Acque (PTA), stanno introducendo formule di cal-
colo da applicare alle nuove concessioni idroelettriche e gradualmente anche a quelle esistenti per raggiunge-
re differenti obiettivi di quantità e qualità delle acque entro il 2008 e 2016. Tale vincolo deve essere tenuto in
considerazione durante le fasi di progetto dell’impianto, anche in considerazione dell’ulteriore vincolo di por-
tata minima in turbina (tale valore è funzione del tipo di macchina ed è generalmente variabile tra 0,1 e 0,3).
busato Del Col Noro 5-06-2007 19:03 Pagina 249

Energia eolica ed idroelettrica in Italia: 249


possibilità di sviluppo degli impianti di piccola taglia

Si possono avere, in condizioni nominali, valori di η variabili fra 0,6 e 0,8 per le
mini centrali, ma fino a 0,5 per le micro. Tali valori, piuttosto bassi se confrontati con
quelli delle centrali di grossa taglia (che possono superare il 90%), non devono portare
a conclusioni affrettate: l’impiego della risorsa idroelettrica su piccola scala interessa
realtà locali che prevedono un uso dell’energia prodotta diverso da quello tipicamente
industriale. Gli impianti di mini e micro idraulica possono trovare applicazione in tutte
quelle circostanze in cui sussista un fabbisogno energetico locale da soddisfare e la
disponibilità di una portata d’acqua, anche limitata, su di un salto anche di pochi metri.
In queste circostanze, gli impianti hanno un impatto limitato e non modificano l’uso del
corso d’acqua.
Per quanto riguarda la producibilità dell’impianto in un certo intervallo di tempo,