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IMPIANTO PER IL COMPOSTAGGIO E

Regione Lazio
Comune di Ponzano Romano
DIGESTIONE ANAEROBICA DI RIFIUTI ORGANICI
DA RACCOLTA DIFFERENZIATA E DI NATURA
AGRO-INDUSTRIALE CON PRODUZIONE DI
BIOMETANO ED ANIDRIDE CARBONICA

PROPONENTE

Sogliano Ambiente S.p.a.


Piazza Garibaldi, 12 - 47030 Sogliano Al Rubicone (FC)
Tel: 0541.948908 Fax: 0541.948908
E-mail: info@soglianoambiente.it

PROGETTAZIONE

Sogliano Ambiente S.p.a. - Ing. M. Carbone


Piazza Garibaldi, 12 - 47030 Sogliano Al Rubicone (FC)
Tel: 0541.948908 Fax: 0541.948908
E-mail: info@soglianoambiente.it

C.G.A. S.r.l. - Prof. Ing. G. M. Baruchello


Via Blaserna, 66 - 00147 - Roma (Rm)
Tel: 06.64012749 Fax: 06.64012750
E-mail: cga@cgaonline.it

Idroesse Engineering S.r.l. - Ing. A. Cecchini


Via G. Matteotti , 27 - 35137 - Padova (PD)
Tel: 049.8064111 Fax: 049.8064100
E-mail: info@idroesseeng.it

ELABORATO

TITOLO:
SINTESI NON TECNICA

CODICE: SCALA: DATA:


- - MAG. 2018

Revisione Descrizione
Rev.01 Ottenimento autorizzazione
Rev.02 -
Rev.03 -
Regione Lazio – Città Metropolitana di Roma Capitale – Comune di Ponzano Romano
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SINTESI NON TECNICA

INDICE

1. PREMESSA 4
2. IDENTITA’ DEL RICHIEDENTE 8
3. Il sito in esame 9
4. RIFERIMENTI NORMATIVI 13
4.1 Rapporti tra progetto, normativa e strumenti pianificatori 14
5. Il PROGETTO IN ESAME 17
5.1 Descrizione del processo di pretrattamento e digestione anaerobica dei rifiuti 18
5.1.1 Conferimento 18
5.1.2 Fossa di conferimento 19
5.1.3 Carico del digestore 20
5.1.4 Digestione anaerobica 20
5.1.5 Estrazione del digestato 21
5.1.6 Caldaia opzionale per il riscaldamento dei digestori 21
5.2 Sezione di compostaggio 22
5.2.1 Area miscelazione 22
5.2.2 Area digestione aerobica - biocelle areate 22
5.2.3 Area di prima maturazione digestato 22
5.2.4 Area di seconda maturazione 23
5.2.5 Area raffinazione e stoccaggio compost maturo 23
5.3 Sezione di biofiltrazione e trattamento delle arie esauste 24
5.4 Sezione di raffinazione del biogas e produzione di biometano 24
5.5 Sezione di recupero della CO2 25
5.6 Sezione opzionale di cogenerazione per autoconsumo 25
6. Sistema di trattamento dell’aria di processo 26
6.1 Scrubber 27
6.2 Biofiltro 28
7. OPERE CIVILI servizi generali e opere complementari 30

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7.1 Capannone 30
7.2 Pavimentazione 30
7.3 Uffici 31
8. Approvvigionamento idrico e fabbisogno 33
8.1 Acque potabili 33
9. Emissioni in corpo idrico e percolato 34
9.1 Gestione acque meteoriche 34
9.1.1 Acque meteoriche provenienti dalle coperture degli edifici 35
9.2 Acque meteoriche provenienti da piazzali e strade 35
9.2.1 Vasca di prima pioggia 36
9.3 Acque reflue civili 36
9.3.1 Fitodepurazione 37
9.4 Percolati prodotti nell’impianto e acque di lavaggio del capannone 39
10. Impianto di depurazione 41
10.1 Chemicals 43
10.2 Parametri acque in uscita 44
11. Opere accessorie 45
11.1 Pesa a ponte 45
11.2 Recinzione perimetrale dell’area e cancello di ingresso 46
11.3 Cortina arborea e opere di sistemazione a verde 46
11.4 Cabina idrica e vasca di accumulo acqua industriale e antincendio 47
11.5 Stazione di pompaggio acqua antincendio 47
11.6 Anello di distribuzione dell'acqua antincendio 47
11.7 Sistema idranti 48
11.8 Equipaggiamento portatile 48
12. Interazioni progetto-ambiente 49
12.1 Premessa 49
12.2 Atmosfera 51
12.3 Ambiente idrico 55

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12.4 Suolo e Sottosuolo 58


12.5 Flora e fauna 58
12.6 Salute pubblica 59
12.6.1 Bio-aerosol 59
12.6.2 Odori Polveri e Composti Organici Volatili 61
12.7 Rumori e vibrazioni 64
12.8 Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti 66
12.9 Paesaggio 66
12.10 Confronto con l’alternativa zero e con il cumulo degli impianti presenti 69

SEZIONE I - INTRODUZIONE

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1. PREMESSA

La presente sintesi non tecnica si riferisce al progetto per la realizzazione di un impianto per il
compostaggio e digestione anaerobica di rifiuti organici di natura agro-industriale da raccolta
differenziata con produzione di compost di qualità e biometano da immettere nella rete di
distribuzione nazionale e di CO2, da realizzare nel comune di Ponzano Romano.
Il processo di trattamento previsto, si basa sulla digestione anaerobica del tipo " semi-secco "
modulare.
Con nota del 26/06/2017 la scrivente Sogliano Ambiente Spa ha inviato al Comune di Ponzano
una proposta di interesse volta a realizzare nel territorio comunale un “impianto per il
compostaggio e digestione anaerobica di rifiuti organici di natura agro-industriale da raccolta
differenziata con produzione di biometano e CO2” nella forma di Finanza di Progetto, ai sensi
dell’art. 183 del D.lgs. 50/2016 che di seguito si riporta:

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L’iniziativa è stata accolta dall’Amministrazione del Comune di Ponzano che non nota n. 985 del
19/07/2017 di seguito riportata, ha formalmente indicato alla scrivente le particelle catastali
sulle quali prevedere il progetto.

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L’iniziativa è il frutto dell’esperienza maturata dalla società Sogliano Ambiente SpA, società a
prevalente capitale pubblico, da anni attiva nell’ambito della progettazione, costruzione e
gestione di impianti per il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti. Attraverso la
massimizzazione del recupero di energia e di materia dai residui, e la relativa minimizzazione
degli scarti da avviare a discarica, l’iniziativa proposta permetterà di chiudere il ciclo dei rifiuti,
e garantirà la massima salvaguardia ambientale grazie all’impiego delle più recenti tecnologie
per il contenimento e l’abbattimento delle emissioni.
L’impianto proposto permetterà di trattare una circa 130.000 t/a di cui 105.000 FORSU e
25.000 t/a VERDE.
Con la produzione di:
 4.986.000 Nmc/anno di biometano
 19.276 tons/anno di compost di qualità

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 4.986.000 Nmc/anno di CO2

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2. IDENTITA’ DEL RICHIEDENTE

Il soggetto proponente un impianto per il compostaggio e digestione anaerobica di rifiuti


organici di natura agro-industriale da raccolta differenziata con produzione di biometano e
CO2, da realizzare nel comune di Ponzano Romano è:

Sogliano Ambiente SpA con sede in Piazza Garibaldi n. 12, 47030 Sogliano Al Rubicone (FC).

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3. IL SITO IN ESAME

Il sito ricade nei limiti amministrativi del Comune di Ponzano Romano, in provincia di Roma, a
ridosso dell’Autostrada Roma-Milano.
Di seguito si riporta l’inquadramento satellitare dell’area di interesse e su Carta Tecnica
Regionale in scala 1: 10.000.

Figura 3.1- Inquadramento area su ortofoto (Fonte: Google Earth)

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L’area è rappresentata nella CTR della Regione Lazio 1:10.000 nella sezione 356110, in un lotto
di terreno identificabile dalle coordinate geografiche: 42°16’52.07” latitudine Nord e
12°31’34,24’’ longitudine Est.

Figura 3.2 - Carta Tecnica Regionale Lazio - scala 1:10.000 quadrante 356110

L’area ricade all’interno di un’area individuata dalle particelle 38 e 39 del foglio 20 e dalla
particella 28 del foglio 22 della cartografia ufficiale del Comune di Ponzano Romano.

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Figura 3.3 - Stralcio mappa catastale comune di Ponzano Romano

L’accesso all’area è garantito da una strada secondaria percorribile uscendo dal casello
autostradale Ponzano Romano–Soratte dell’Autostrada Roma-Napoli e percorrendo la strada
provinciale 30/b, come è mostrato dalla figura seguente.
In virtù della propria collocazione geografica si può ritenere quindi che l’area d’interesse possa
beneficiare di un buon grado di accessibilità con la viabilità principale e secondaria.

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Strade Provinciale
30/b

Autostrada
A1 Milano Napoli

Casello Ponzano Romano-


Soratte

Figura 3.4 - Estratto cartografico viabilità (Fonte: Google Earth).

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4. RIFERIMENTI NORMATIVI

Nel seguente paragrafo viene elencata la normativa di riferimento attinente il progetto in


oggetto, che dall’analisi effettuata, risulta compatibile con quanto desunto dal quadro
normativo e programmatico.
In particolare sono stati analizzati i seguenti strumenti di piano e di programma:

per la pianificazione territoriale e urbanistica:

 Il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale della Regione Lazio adottato dalla Giunta
Regionale con atti n. 556 del 25 luglio 2007 e n. 1025 del 21 dicembre 2007.

 Il Piano Territoriale Provinciale Generale (PTPG), approvato con delibera del Consiglio
Provinciale n. 1 del 18 gennaio 2010

 Rete Natura 2000

 Il Piano stralcio di assetto idrogeologico, presentato dall'Autorità di bacino del Fiume


Tevere è stato adottato con deliberazione del Comitato Istituzionale n.114 del
05/04/2006

 Il Piano di tutela delle acque, adottato con DGR n. 819 del 28/12/2016.

 Il Piano di risanamento della qualità dell’aria, approvato con Deliberazione del Consiglio
Regionale 10 dicembre 2009, n. 66.

 Il Piano Regolatore Generale del Comune di Ponzano Romano, adottato con


Deliberazione di Consiglio Comunale n° 106 del 19.10.1974 e la 1° Variante Generale al
PRG, adottata con Deliberazione di Consiglio Comunale n° 5 del 18.01.1999.

 Classificazione sismica regionale aggiornata con DGR n. 387 del 2009

per la programmazione di settore (rifiuti):

 Il Piano Regionale di gestione dei rifiuti approvato con Delibera del Consiglio Regionale
n. 14/2012.

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4.1 Rapporti tra progetto, normativa e strumenti pianificatori

Dall’esame degli strumenti di programmazione e di pianificazione vigenti riportati nelle pagine


precedenti, si evince che, relativamente alla programmazione regionale nel settore dei rifiuti,
la progettazione dell’impianto in oggetto è stata eseguita perfettamente in linea con le BAT
tecniche contenute nel Piano Regionale relativamente agli impianti di compostaggio e la
localizzazione rispetta, inoltre, i fattori preferenziali specifici per gli impianti di compostaggio,
stabiliti dal suddetto Piano al capitolo 16.9 Impianti di compostaggio e di trattamento
dell’umido.
Nella tabella seguente vengono elencati e analizzati i criteri di localizzazione per gli impianti di
compostaggio:
TIPOLOGIA FATTORI RIFERIMENTO NORMATIVO
CARATTERISTICHE DEL SITO
PREFERENZIALI
Aspetti Aree con destinazione industriale (aree artigianali e PR D.Lgs.152/06, art. 196, co. 3
strategico industriali esistenti o previste dalla pianificazione
funzionali comunale) e agricola
Aspetti Accessibilità da parte del mezzi conferitori senza PR
strategico particolare aggravio rispetto al traffico locale
funzionali

L’area in esame ricade in una zona identificata dal PRG del Comune di Ponzano Romano come
zona E2 – Verde agricolo Vincolato, ne consegue che l’area non risulterebbe idonea per la
realizzazione dell’impianto in oggetto. Come già specificato in precedenza, per garantire una
maggiore coerenza con il futuro uso del terreno, allegato al progetto è stata inserita la
Proposta di Variante Urbanistica, per classificare l’area come zona - Produttiva industriale, ai
sensi art. 29-quarter comma 11 del D.lgs. 152/06 e s.m.i.. La futura eventuale approvazione del
progetto, da parte degli Enti competenti nel corso della Conferenza di Servizi, indetta per
l’ottenimento dell’autorizzazione integrata ambientale, comporterà l’approvazione anche di
detta variante e quindi la riclassificazione dell’area.
Infatti l’articolo citato definisce tutte le autorizzazioni acquisite attraverso l’ottenimento

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dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, tra le quali l’autorizzazione ex art. 208, che


costituisce “variante” allo strumento urbanistico
L’ubicazione è compatibile anche con il sistema vincolistico.
Dall’analisi del sistema vincolistico e pianificatorio della Regione Lazio, ed in particolare
dall’analisi del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR), l’area in esame ricade in una
zona definita “Paesaggio naturale agrario”, all’interno del quale, non è consentita la nuova
realizzazione di “Strutture Produttive Industriali” (Art. 22, Tab. B, Punto 4.4). Inoltre l’area di
interesse si trova all’interno delle Aree di notevole interesse pubblico definite come Beni di
Insieme – vaste località con valore estetico tradizionale, bellezze panoramiche, identificata
come il codice cd 058_147a - Valle del Tevere e l’art. 8 delle NTA afferma che per i beni
paesaggistici individuati si applica la disciplina e di tutela e di uso degli ambiti di paesaggio e
quindi in questo caso del sistema di paesaggio naturale agrario.
Relativamente alla programmazione provinciale, il vigente PTPG individua l’area come facente
parte dell’area protetta APR35 – Valle del Tevere e la inserisce tra le componenti primarie
della Rete Ecologica Provinciale (REP) definite come aree di connessione primaria.
L’art. 26 delle NTA del PTPG afferma che per le aree protette operano le norme relative alle
componenti ambientali del PTPG e della Rete Ecologica Provinciale e quindi in questo caso
delle aree di connessione primaria.
Per queste aree l’art. 28 delle NTA del PTPG riporta le categorie di intervento ma anche gli usi
compatibili tra i quali i Servizi (U.S.) definiti come Attività di servizio pubblico o d’interesse
pubblico, quali infrastrutture, impianti tecnologici e per la produzione di energie rinnovabili e
attrezzature di servizio pubblico, necessitati da collocazione extraurbana, se compatibili.
Conseguentemente la proposta in oggetto è perfettamente in linea con gli usi compatibili
previsti dal vigente PTPG, in quanto:
- Produrrà biometano, fonte di energia rinnovabile;
- è un impianto d’interesse pubblico proposto da una società, la Sogliano Ambiente, a
prevalente capitale pubblico.
Infine è da evidenziare che il sistema dei trasporti risulta idoneo a servire l’impianto, in
quanto situato in posizione favorevole rispetto alle principali vie di comunicazione e prossimo

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alle grandi arterie stradali. La scarsa presenza di abitazioni civili minimizza i fastidi causati
dall’aumento del traffico veicolare.

Non si individuano, conseguentemente, controindicazioni negli strumenti di programmazione


e di pianificazione vigenti con il progetto in essere.

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5. IL PROGETTO IN ESAME

L’impianto in oggetto, prevede il trattamento integrato dei rifiuti organici attraverso la


digestione anaerobica e compostaggio, finalizzati alla produzione di biometano, da immettere
nella rete di distribuzione nazionale, oltre a compost di qualità, per la fertilizzazione organica e
l’ammendamento dei terreni agricoli.
L’applicazione della digestione anaerobica al trattamento delle matrice organica, consente sia
di conseguire il recupero energetico attraverso l’utilizzo del biogas prodotto durante il
processo di bio-digestione che di ottenere, mediante il processo di compostaggio del digestato,
un prodotto stabilizzato da impiegare come ammendante organico in agricoltura o per ripristini
ambientali.
Fermo restando che la FORSU che verrà accettata presso l’impianto in oggetto dovrà garantire
una percentuale di impurità inferiore al 20%, si assumono i seguenti parametri operativi di
funzionamento dell'impianto:
Quantità FORSU t/a 105.000,00
Densità FORSU e Digestato solido t/mc 0,65
Quantità Verde t/a 25.000,00
Densità Verde triturato t/mc 0,55
Densità Digestato e organico recuperato da
bioseparatrice t/mc 0,80
giorni lavorativi annui g 320,00
giorni funzionamento biostabilizzazione g 365,00

Per il dimensionamento delle diverse aree adibite alla bio-ossidazione del materiale, al fine di
definire la durata minima del processo, è stato preso come riferimento quanto riportato nel Il
Decreto Ministeriale del 5 Febbraio 1998 - Individuazione dei Rifiuti non pericolosi sottoposti
alle procedure semplificate di recupero ai sensi dell’articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5
Febbraio 1997, n. 22 – il quale stabilisce (al Paragrafo 16 dell’Allegato 1 Sub-allegato 1) che “la
durata totale del processo non dovrà essere inferiore ai 90 giorni” comprendenti la fase attiva e
la fase di maturazione, in questo stadio la temperatura deve essere mantenuta per almeno tre
giorni ad una temperatura superiore ai 55° C.
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Nell’impianto in progetto come meglio illustrato nei successivi capitoli sono stati considerati i
seguenti tempi di permanenza nelle diverse sezioni:
 Digestore anaerobico: 21 giorni
 Biocelle areate: 17 giorni
 Platea di prima maturazione ventilata: 30 giorni
 Platea di seconda maturazione non ventilata: 22 giorni
Per un totale di 90 giorni di trattamento.
L’impianto proposto prevede il recupero annuo di biometano di circa 4.986.000 Nmc/anno, e
una produzione di ammendante compostato di qualità pari a circa il compreso tra il 10% ed il
20% della potenzialità totale dell’impianto (stimato in media in 19.276 ton/anno).
Nello specifico gli scarti da avviare a discarica previsti in uscita dall’impianto a seguito delle
operazioni di pretrattamento e raffinazione, saranno pari a circa 19.500 ton/anno, che
corrispondono all’15% dei residui in ingresso.
Il sistema di immissione del biometano nella rete di distribuzione nazionale rispetterà le
indicazioni contenute nelle Norme UNI/TR 11537:2014 per l’immissione del biometano,
ottenuto dalla purificazione di gas prodotti da fonti rinnovabili, nelle reti di trasporto e
distribuzione per garantire le condizioni di servizio e sicurezza.

5.1 Descrizione del processo di pretrattamento e digestione anaerobica dei rifiuti

5.1.1 Conferimento

Tutte le fasi di trattamento della frazione organica avvengono all’interno del capannone di
nuova realizzazione, la frazione verde sarà invece stoccata in un’area dedicata adiacente al
capannone al di sotto di una tettoia.
Al fine di impedire qualsivoglia fuoriuscita di emissioni odorigene al momento del
conferimento della FORSU, la zona ad esso deputata, come l’intero capannone, è posta in
leggera depressione, con doppi portoni di accesso del tipo a chiusura rapida.
Il conferimento della frazione organica avviene all’interno di una bussola, questo prevede che il
mezzo conferitore entri in retromarcia attraverso l’apertura del primo portone esterno. Una

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volta raggiunto lo stallo di scarico il portone esterno verrà richiuso e verrà aperto il portone
interno, che permette al mezzo di effettuare lo scarico del materiale.
Finite le operazioni di scarico verrà richiuso il portone interno e verrà riaperto il portone
esterno per permettere al mezzo di uscire.
I mezzi conferiranno direttamente nella fossa di scarico.
Questa soluzione impedisce efficacemente la fuoriuscita di qualsiasi tipo di emissione
odorigena al momento del conferimento.
I principali vantaggi sono:
 il materiale viene scaricato in posizione sottostante rispetto alla quota bussola
impedendo così il contatto fra i pneumatici del camion ed il materiale scaricato;
 vengono evitate le problematiche di accumulo di materiale durante le fasi di scarico
anche dai mezzi a maggior capacità di carico;
 i percolati che fuoriescono dal materiale vengono interamente raccolti dal sistema di
captazione previsto all’interno della fossa;
 la presenza del doppio portone ad alzata rapida in combinazione con il sistema di
aspirazione impediscono la fuoriuscita di odori sgradevoli.
I materiali conferiti vengono quindi avviati, attraverso l’impiego di un carroponte, alla fase di
pretrattamento meccanico che prevede, a valle della separazione delle frazioni non
biodegradabili, dai rifiuti in ingresso, la loro diluizione con acqua.
Al termine delle operazioni di pretrattamento il materiale è pronto per essere avviato alla fase
digestione anaerobica.
Il conferimento del verde avviene invece a raso, in un’area dedicata posta sotto tettoia, da
dove tramite pala gommata gli sfalci vengono avviati al Cippatore e successivamente alla
sezione di digestione anaerobica.
Vista la stagionalità del materiale, l’area di deposito del verde garantirà un tempo di stoccaggio
superiore ai 30 giorni.

5.1.2 Fossa di conferimento

La fossa per il conferimento della FORSU ha una superficie di circa 34,61 x 18,30 m ed una

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profondità di 3 metri, sebene al termine di ogni giornata lavorativa i rifiuti ingresso verranno
avviati a trattamento e detta area verrà ripulita, le dimensioni consentono, in caso di necessità
lo stoccaggio della FORSU per 3 giorni.
Un carroponte automatizzato alimenterà il sistema di pretrattamento meccanico del rifiuto
organico costituito da due trituratori primari, aventi la funzione principale di apertura sacchi ed
omogeneizzazione della frazione organica.
Successivamente il materiale verrà deferrizzato inviato ad due vagli stellari ottenendo in tal
modo due frazioni:
- la frazione di sottovaglio, che sarà avviata tramite un nastro trasportatore alla
tramoggia di dosaggio e alimentazione del digestore;
- la frazione di sopravaglio costituita dagli scarti inorganici.
Per il recupero della parte organica dal sopravaglio si prevede l’impiego di 2 separatori
centrifughi che permetteranno di recuperare ulteriore frazione organica da avviare al digestore
(ottimizzando il processo di pretrattamento).
Il materiale organico in uscita dai separatori centrifughi sarà avviato ai digestori, mentre i
sovvalli saranno avviati ad un’area di stoccaggio dedicata per essere poi avviati ad impianti
esterni autorizzati.
Le operazioni di pretrattamento attraverso l’impiego di separatori centrifughi consentono di
separare più del 50% dell’organico dai sovvalli garantendo sia un maggior recupero di organico
da avviare a trattamento presso l’impianto sia di avviare presso impianti terzi autorizzati
residui che presentino un più basso livello di sostanza organica.

5.1.3 Carico del digestore

La frazione di sotto vaglio e parte del verde strutturante verrà inviata ai digestori.
Il carico di ciascun digestore verrà effettuato in automatico (anche senza presidio di operatori)
attraverso un sistema di controllo in remoto.

5.1.4 Digestione anaerobica

Il processo di digestione anaerobica si fonda su un sistema a “semi secco”.


L’impianto sarà dotato di 3 digestori orizzontale modulari che costituiranno il fulcro del

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SINTESI NON TECNICA

processo di digestione della matrice organica utilizzata.


All’interno dei digestori avverrà una fermentazione anaerobica di tipo termofilo o mesofilo con
produzione di biogas, attraverso la quale nell’arco di circa 21 giorni il materiale organico verrà
igienizzato.
I digestori saranno alimentati con frazione organica pretrattata unita a frazione verde, che
permetterà di accelerare il processo di fermentazione, e con acqua di processo per ottenere la
consistenza ottimale per la fase di biodegradazione.
Il composto ottenuto, attraverso un sistema rotante di miscelazione e omogeneizzazione, verrà
rimescolato periodicamente ottimizzando il processo di digestione ed evitando la formazione
di sacche di gas.
La temperatura verrà controllata grazie ad una centrale termica.
Il biogas prodotto verrà avviato alla sezione di upgrading.

5.1.5 Estrazione del digestato

Al completamento della fase di digestione anaerobica il digestato verrà estratto da un sistema


di pompe a pistone che opera in ciclo automatico. Lo stesso sistema di pompe eseguirà il
ricircolo del materiale di inoculo.
Il digestato estratto verrà inviato alla sezione di separazione solido-liquido costituita da una
sezione di ispessimento ad opera di filtropresse e centrifughe a doppio stadio.
Il liquido separato verrà avviato all’interno del digestore, mentre l’eventuale esubero sarà
avviato all’impianto di depurazione.
La frazione solida di risulta dalla centrifuga sarà raccolta in un area dedicata dove per mezzo di
pala gommata verrà inviata al miscelatore per poi essere avviata al compostaggio.

5.1.6 Caldaia opzionale per il riscaldamento dei digestori

I digestori saranno coibentati e dotati di un sistema di riscaldamento atto a promuovere i


processi fermentativi. Per il riscaldamento dei digestori sarà impiegato il calore prodotto dal
motore di cogenerazione previsto per la produzione di energia elettrica e termica per
l’autoconsumo e descritto al paragrafo 5.6.
Nel caso in cui non venisse realizzata la linea di cogenerazione per autoconsumo si provvederà

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ad installare una caldaia alimentata dal biometano prodotto della potenzialità di 455 kW t che
permetterà di diffondere il calore sul fondo e le pareti del digestore attraverso un sistema di
serpentine.

5.2 Sezione di compostaggio

In questa sezione il materiale digestato in uscita verrà unito alla frazione verde ed avviato alla
fase di maturazione aerobica per la produzione del compost di qualità.

5.2.1 Area miscelazione

In questa sezione il digestato ed il verde precedentemente triturato vengono miscelati prima


di essere avviati al processo di digestione aerobica.

5.2.2 Area digestione aerobica - biocelle areate

Il materiale in uscita dalla sezione di digestione anaerobica triturato e mescolato con il verde
viene caricato con una pala meccanica nelle biocelle areate per iniziare il processo di
biodigestione aerobica.
L’area ospiterà le 12 biocelle dotate di apposito impianto di insufflaggio e aspirazione dell’aria,
ognuna delle dimensioni di 38,70 x 6,45 m x 5,00 m di altezza.
Le biocelle saranno riempite in cumuli dell’altezza di circa 2,80 m, il processo avrà una durata di
circa 17 giorni.
A seguito dell’intensa attività biologica sviluppatasi, che ha favorito la rapida decomposizione
delle sostanze organiche, l’ammasso subirà una diminuzione del volume fino a circa il 45 - 50 %
di quello iniziale.
Nel complesso questa sezione occuperà una superficie di circa 4.400 m2.

5.2.3 Area di prima maturazione digestato

Al termine dei circa 17 giorni in biocella aerobica il materiale verrà spostato nell’area di
maturazione (curing) costituita da 3 platee areate della dimensione ciascuna di circa 20,55 x
38,7 m , dove subirà un ulteriore processo di maturazione in circa 30 giorni. Il materiale verrà
disposto in cumuli dell’altezza di circa 3 metri.
Durante tale periodo, la biomassa, che ha subito già una reazione accelerata prima nel

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digestore e poi in biocella, è soggetta ad un’ulteriore maturazione che porta all’abbattimento


di sostanza organica.
In questa fase l’ammasso verrà caricato e scaricato con l’ausilio di mezzi meccanici (pala).

5.2.4 Area di seconda maturazione

Al termine della prima maturazione il materiale verrà spostato nell’area di seconda


maturazione costituita da 2 platee non areata della dimensione ciascuna di 20,55 x 38,70 m,
Questa fase vede il completarsi dei fenomeni degradativi a carico delle molecole meno reattive
ed in cui intervengono reazioni di trasformazione e polimerizzazione che portano alla “sintesi”
delle sostanze umiche e avrà una durata di circa 22 giorni. Il materiale verrà disposto in cumuli
di circa 3 m di altezza.
Al termine della permanenza nell’aia di seconda maturazione il compost, che ha subito ormai
un processo di ossidazione in condizioni controllate di almeno 90 giorni totali, ha subito
un’intensa azione di degradazione biologica, di disgregazione meccanica e di riduzione del
tenore di umidità.
Pertanto esso si presenta nelle condizioni idonee per essere depurato con il massimo successo
dai contaminanti leggeri e pesanti, poco o niente degradabili, che lo accompagnano, senza
partecipare alla trasformazione biologica.

5.2.5 Area raffinazione e stoccaggio compost maturo

La raffinazione del materiale potrà avvenire, in base alle esigenze ed alla qualità del rifiuto in
ingresso, all’uscita dalle biocelle, ovvero al termine della fase act o in uscita dalla fase di
maturazione su platee (curing). Il materiale verrà quindi avviato al sistema di raffinazione; in
questa sezione saranno svolte le operazioni di vagliatura attraverso un vaglio a tamburo del
compost.
Gli scarti, costituiti sovvalli plastici, verranno portati ad idoneo smaltimento presso impianto
esterno debitamente autorizzato. I sovvalli ligneo cellulosici saranno invece ricircolati come
strutturante nella fase di compostaggio.
Il compost maturo sarà quindi stoccato nella limitrofa area della superficie di 20,55 x 38,70 m
che permetterà circa 30 giorni di stoccaggio del materiale in uscita.

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5.3 Sezione di biofiltrazione e trattamento delle arie esauste

Il capannone, all’interno del quale verranno effettuate tutte le operazioni di trattamento dei
rifiuti organici sarà tenuto in costante depressione al fine di evitare emissioni fuggitive. L’aria
estratta sarà avviata un sistema di abbattimento composto da due moduli ciascuno costituito
da un gruppo di 2 scrubber e da un biofiltro realizzato in 4 moduli ciascuno delle dimensioni di
20,00 x 13,00 m per una superficie totale di 1.040 mq.

5.4 Sezione di raffinazione del biogas e produzione di biometano

Il biogas prodotto durante la fase di digestione anaerobica viene captato mediante tubazioni
dalla parte sommitale di ogni digestore e trasferito nella unità di upgrading dove verrà trattato
per essere poi alimentato all’unità di compressione e quindi immesso nella rete di
distribuzione.
In caso di mal funzionamento il biogas sarà avviato alla combustione nell’apposita torcia di
sicurezza.
L’impianto di trattamento è progettato per lavorare in automatico, le operazioni di avvio,
fermo impianto, normale attività e sospensione per emergenza, saranno compiute in
automatico e monitorate dal sistema di controllo.
La supervisione dell’impianto da parte del personale si riduce quindi essenzialmente ad
ispezioni regolari e di manutenzione determinate a scadenze prestabilite.
Il sistema consiste essenzialmente delle fasi seguenti:
 Raffreddamento del biogas.
 Compressione del biogas.
 Deumidificazione del biogas.
 Desolforazione.
 Rimozione SiOx/BTEX / VOC.
 Arricchimento del metano.
Il biogas in ingresso all’impianto di trattamento avrà una pressione di circa 5 mbar g ed una
temperatura di circa 50°C, verrà quindi sottoposto ad un raffreddamento fino alla temperatura
di meno di 20°C e successivamente compresso a circa 6 bar.

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Dopo la compressione il biogas sarà inviato allo stazione di deumidificazione dove verrà
raffreddato a più stadi fino a circa 5°C con lo scopo di condensare la parte umida del gas.
Dopo la stazione di deumidificazione, il biogas verrà scaldato ad una temperatura di circa 50°C
e inviato ad un secondo stadio di rimozione di H2S per la desolforazione in reattore.
Prima di entrare alla stazione di arricchimento di metano, il gas deumidificato e desolforato
verrà raffreddato alla temperatura ambiente.

5.5 Sezione di recupero della CO2

Il processo di raffinazione del biometano comporterà una significativa produzione di CO 2 che si


prevede di recuperare per la commercializzazione annullando così anche le eventuali emissioni
in atmosfera.
La CO2 verrà compressa e purificata ed inviata al liquefattore e da qui avviata al serbatoio di
stoccaggio.

5.6 Sezione opzionale di cogenerazione per autoconsumo

Al fine di ridurre il consumo energetico si prevede opzionalmente di inserire una sezione di


cogenerazione per l’autoconsumo.
Energia da cogenerazione: 999 kW x 7.583 (ore equivalenti) = 7.575.417 kWh
Per il funzionamento del motore di cogenerazione si prevede l’impiego di circa 500 Nmc/h di
biogas.
Da quanto sopra considerando le ore di funzionamento del motore pari a 7.583 si stima che il
biogas necessario all’erogazione elettrica annua sia:
Biogas per produzione energia elettrica: 500 Nmc/h x 7.583 = 3.791.500 mc.
La quota di biogas che alimenta il motore a gas verrà de-umidificata, raffreddata e portata ad
una pressione superiore nelle unità di trattamento collocate nel container dove sono alloggiate
le unità di cogenerazione.
Qualora l’unità di cogenerazione non sia funzionante per motivi di manutenzione oppure
guasto, il biogas prodotto sarà bruciato dalla torcia di sicurezza.

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6. SISTEMA DI TRATTAMENTO DELL’ARIA DI PROCESSO

Il sistema di aspirazione manterrà in depressione tutte le aree dei fabbricati.


Le zone della fossa di scarico FORSU, pretrattamento, miscelazione e l’aia di maturazione
saranno dotate di una rete di aspirazione di tipo “ambientale”, in aggiunta in prossimità di
determinati macchinari quali vagli e i trituratori, al fine di diminuire le emissioni pulverulente
derivanti dalle operazioni effettuate, verranno istallati degli aspiratori di tipo puntuale.
L’aria captata dalla rete di aspirazione sarà avviata a trattamento al fine di ridurre le emissioni
odorigene e pulverulente garantendo all’interno delle aree di lavoro il rispetto dei limiti
igienico sanitari imposti dalla legge.
Il sistema è stato concepito nel seguente modo:
1. numero minimo di 4 ricambi d’aria per i locali dove avverranno le lavorazioni sulla
FORSU (Bussola di conferimento, fossa di conferimento, zona pretrattamento);
2. numero minimo di 3 ricambi d’aria per i locali dove avverranno le lavorazioni sul
digestato in uscita dalla sezione anaerobica (Vasche di disidratazione e corridoio di
movimentazione);
3. numero minimo di 2 ricambi d’aria per i locali dove avverranno le lavorazioni sul
materiale in uscita dalle biocelle aerobiche (platea di maturazione primaria, platea di
maturazione secondaria e stoccaggio compost maturo);
4. l’aria dalle sezioni in aspirazione, verrà aspirata dai condotti a servizio e quindi
indirizzata per garantire l’aerazione alle biocelle;
5. L’aria in uscita dalle biocelle sarà avviata al sistema di depurazione costituito da un
lavaggio ad acqua preliminare e quindi alla biofiltrazione;
6. utilizzo di tubazioni in alluminio.
Per ciò che riguarda le sezioni delle tubazioni aspiranti, ciascun tratto è progettato
considerando, all’interno di ciascun tubo facente parte dell’impianto di aspirazione e
trattamento aria una velocità non inferiore a 10 m/s).
L’aria all’interno delle aree di lavorazione sarà sempre mantenuta in depressione attraverso
l’aspirazione forzata tramite due ventilatori.

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L’aria aspirata verrà avviata ad un sistema di abbattimento odori e polveri costituito da due
sezioni ciascuna costituita da 2 scrubber e dal biofiltro.
Nello specifico alla sezione 1 saranno avviate le arie esauste estratte dalle sezioni
 Bussola conferimento
 Vasche di disidratazione
 Corridoio di movimentazione
Per una portata di aria totale pari a 96.044 Nmc/h.
Alla sezione 2 saranno avviate le arie provenienti dalle sezioni:
 Conferimento FORSU
 Pretrattamento
 Platea di maturazione primaria,
 Platea di maturazione secondari e stoccaggio compost maturo
Per una portata di aria totale pari a 96.364 Nmc/h.

6.1 Scrubber

Saranno impiegati 4 scrubber (2 a servizio di ogni sezione di trattamento dell’aria), che


consentiranno di assorbire per reazione chimica tramite lavaggio con opportuno reagente di
abbattimento gli inquinanti contenuti nell'aria aspirata.

L’aria avviata agli scrubber per effetto della forte turbolenza creata nella gola, dall'alta velocità,
viene a contatto con la soluzione di lavaggio, realizzando un ottimo preabbattimento.

L’aria viene quindi avviata alla torre di lavaggio dove viene ulteriormente lavata in
controcorrente, a bassa velocità, su un'ampia superficie di contatto. Nella torre sono inseriti
opportuni demister, pacchi alveolari separatori di gocce, che eliminano gli effetti di
trascinamento. L’aria viene veicolata attraverso lo scrubber, tramite un ventilatore standard e
una volta depurata viene immessa nel biofiltro per l’abbattimento delle emissioni odorigene.

Caratteristiche dello scrubber


Dotazione:
 stadio di lavaggio composto da ugelli nebulizzatori equamente distribuiti;

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 corpi di riempimento ad alta superficie ed a bassa resistenza al passaggio dell’aria per


aumentare tempo e superficie di contatto;
 vasca di servizio per pompe e contenimento liquidi, completa di valvole di scarico e
troppo pieno;
 separatore di gocce;
 controllo di livello a quattro posizioni;
 elettropompe (due ogni stadio di lavaggio);
 oblò visivi;
 elettrovalvole per ripristino automatico liquidi;
 portelli di ispezione;
 valvola per scarico di fondo;
 valvola per carico manuale liquidi;
 golfari per il sollevamento.

6.2 Biofiltro

Come specificato in precedenza verranno realizzati 2 biofiltri, uno a disposizione di ciascuna


sezione di trattamento dell’aria.
Ciascuno dei due biofiltri sarà costituito da 4 moduli ciascuno delle dimensioni di 20,00 x 13,00
m per una superficie totale di 1.040 mq con altezza della massa filtrante sarà di circa 2,00 m.
L’aria aspirata dalle varie aree dell’impianto verrà convogliata al biofiltro dopo il passaggio
forzato a due scrubber.
Il principio di funzionamento dei sistemi biologici di trattamento (biofiltri, bioscrubber) è
basato sull’ossidazione biologica delle sostanze inquinanti effettuato da batteri immobilizzati
su un supporto naturale.
Il loro funzionamento è molto semplice: l’aria di processo viene aspirata da un ventilatore e
convogliata al letto filtrante dove passa attraverso il supporto naturale del biofiltro, il quale
viene inoculato con specifici ceppi batterici, selezionati per massimizzare le performance del
sistema.

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SINTESI NON TECNICA

I vantaggi connessi all’impiego di metodi biologici sono innanzitutto di carattere ecologico. Dal
momento che i composti chimici da ossidare sono il nutrimento dei batteri, il trattamento
dell’aria non comporta il trasferimento dei composti inquinanti da un supporto ad un altro (es.
carboni attivi) o il consumo di reagenti (torri chimiche) e energia (ossidazione termica) con
conseguente produzione di inquinamento indiretto.
Questi vantaggi in termini ecologici si traducono in sensibili vantaggi in termini di oneri di
gestione (assenza di prodotti inquinanti da smaltire e riduzione dell’energia necessaria per
effettuare il trattamento).
Dal punto di vista dell’efficacia del processo i metodi biologici, sono in grado di trattare una
grande variabilità di molecole inquinanti sia organiche che inorganiche.
Nella tabella che segue si riporta il calcolo della portata d’aria indirizzata al biofiltro,
considerando la quantità di aria che complessivamente viene aspirata dai locali e quella che
viene indirizzata dai biotunnel al biofiltro.
Si sottolinea che il dimensionamento è stato progettato al fine di garantire i requisiti indicati
dalle BAT di settore anche nel caso di funzionamento di soli 3 dei moduli costituenti i biofiltri
(come ad esempio durante le operazioni di manutenzione).

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7. OPERE CIVILI SERVIZI GENERALI E OPERE COMPLEMENTARI

7.1 Capannone

Le operazioni descritte nei paragrafi precedenti si svolgeranno all’interno di una struttura


industriale in di nuova realizzazione.
All’interno del capannone troveranno posto l’area di ricevimento e conferimento, la selezione
di pretrattamento, le aree di maturazione aerobica e l’area di raffinazione e stoccaggio.
L’edificio di nuova realizzazione si sviluppa su un unico livello per un’altezza utile massima
variabile tra circa 7,00 m e 16,00 m.
Al fine di mitigare l’opera con il contesto ambientale si prevede una finitura della facciata del
capannone realizzata attraverso l’istallazione di “pareti verdi”, ovvero l’istallazione di una
seconda parete costituita da un reticolato metallico che permetterà la crescita di piante
rampicanti.

Figura 7.1 - Particolari facciata verde

7.2 Pavimentazione

Su tutta l’area interessata dall’impianto è prevista una pavimentazione impermeabile atta ad


impedire che i rifiuti possano venire a contatto con il suolo.

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Due differenti tipologie di pavimentazione caratterizzeranno le aree di transito dalle aree


interne agli edifici adibiti al trattamento dei rifiuti. Per i piazzali e le zone di transito è prevista
una pavimentazione costituita dalla sovrapposizione dei seguenti materiali:
- Fondazione in misto di cava compattato 50,00 cm;
- Strato di fondazione base binder dello spessore di 8,00 cm;
- strato di usura dello spessore di 5 cm.
Il piazzale sarà chiuso da un cordonato delle dimensioni di 12,00 x 24,00 cm, poggiante su un
massetto di fondazione in calcestruzzo magro alto 10,00 cm.
le aree interne del capannone esistente presentano già una pavimentazione di tipo industriale,
è prevista la realizzazione di pavimentazione impermeabilizzata di tipo industriale anche sulla
porzione di capannone di nuova realizzazione, finita con uno strato lavabile, come prescritto
dalla normativa vigente (DPR 303/56). Tale pavimentazione sarà quindi così realizzata:
- Fondazione in misto di cava compattato 40,00 cm;
- Magrone di sottofondazione 10,00 cm;
- Telo di HDPE 3 mm;
- Rete elettrosaldata 20x20 φ 8,00 mm con tralicci distanziatori
- Calcestruzzo C 25/30 10 cm
- Superficie ventolata con indurimento a spolvero 5kg/mq di quarzo sferoidale.

7.3 Uffici

Si prevede di realizzare 2 edifici destinati al personale e alle operazioni amministrative: la


palazzina uffici e servizi e la palazzina dell’ufficio pesa e guardiania.
Entrambe, di nuova realizzazione, presenteranno una struttura in cemento armato e saranno
localizzate in prossimità dell’area di ingresso.
La palazzina uffici e servizi si sviluppa su un unico piano dove troveranno posto i servizi del
personale e gli spogliatoi, la segreteria, l’area ristoro, l’infermeria e i locali tecnici, l’ufficio
tecnico, la direzione e la sala riunioni.
Le dimensioni dei locali rispetteranno le quanto prescritto dalle norme igienico-sanitarie.
L’ufficio pesa e guardiania sarà sempre realizzato su un unico piano e troveranno collocazione

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L’ufficio dedicato alle operazioni amministrative per l’accettazione dei rifiuti e l’area destinata
al domicilio del custode. Le dimensioni dei locali rispetteranno le quanto prescritto dalle norme
igienico-sanitarie.

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8. APPROVVIGIONAMENTO IDRICO E FABBISOGNO

8.1 Acque potabili

Per l’acqua ad uso civile si prevede di effettuare un allaccio ad un pozzo di nuova realizzazione
nel caso in cui fossero garantiti i parametri di potabilità, in caso contrario si provvederà a
distribuire l’acqua potabile alle seguenti utenze:
 servizi igienici;
 mensa.
Attraverso una riserva idrica rifornita da autocisterna.
Riassumendo si hanno i seguenti fabbisogni idrici annui:
servizi igienici 768 m3/anno
manichette lavaggio piazzali 864 m3/anno
Umidificazione Biofiltro 7.592 m3/anno
Totale 9.224 m3/anno

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9. EMISSIONI IN CORPO IDRICO E PERCOLATO

Occorre distinguere le reti di collettamento delle acque reflue in funzione della loro
provenienza.
I flussi che verranno a crearsi durante l’operatività dell’impianto saranno :
 acque meteoriche provenienti dalle coperture degli edifici;
 acque meteoriche provenienti dai piazzali scoperti e dalle aree di viabilità;
 acque reflue civili;
 percolato;
 acque di lavaggio del capannone.

9.1 Gestione acque meteoriche

Per la valutazione degli afflussi meteorici sono stati considerati i dati meteo desunti dalla
centralina meteo di Monterotondo.
Di seguito si riporta uno stralcio dell’allegato A.24 - Schema a blocchi gestione acque relativo
alle acque meteoriche.

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Figura 9.1 - Stralcio tavola T.10 – Schema a blocchi gestione acque

9.1.1 Acque meteoriche provenienti dalle coperture degli edifici

Le acque meteoriche provenienti dalle coperture degli edifici (per un totale di circa 17.930 m2),
saranno avviate, per mezzo di una rete di raccolta dedicata, alla vasca di stoccaggio per essere
reimpiegate come riserva antincendio e a fini industriali, l’eventuale esubero sarà avviato al
limitrofo Fosso Brecceto attraverso lo scarico finale MN3.
Si prevede quindi in base ai dati di pioggia precedentemente indicati una portata annua di
17.446 mc/anno di acque provenienti bianche dalle coperture.

9.2 Acque meteoriche provenienti da piazzali e strade

Le acque meteoriche provenienti dai piazzali e dalle strade saranno avviate a una vasca di
prima pioggia con annesso impianto di trattamento costituito da sgrigliatore dissabbiattore e
desoleatore e di seguito avviate allo scarico al colatore naturale (Fosso del Brecceto) attraverso
lo scarico MN2.
Le acque di seconda pioggia saranno invece avviate alla vasca di stoccaggio e l’esubero

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eventuale al Fosso del Brecceto.


La quota di acque meteoriche provenienti dai piazzali e dalle aree drenate (marciapiedi, aree
techiche, aree di manovra) della superficie 22.306 mq, in base ai dati di pioggia rilevati può
essere stimata in circa 21.703 mc/anno così suddivise:
 acque di prima pioggia: 2.170 mc
 acque di seconda pioggia: 19.533 mc

9.2.1 Vasca di prima pioggia

La vasca di prima pioggia (Allegato B.26 - Vasca Prima Pioggia) è stata dimensionata
cautelativamente in base a quanto disposto dall’ Estratto dalle Linee Guida Arpa LG28/DT –
Criteri di applicazione DGR 286/05 e 1860/06 Acque Meteoriche Di Dilavamento.
La vasca prevista nel progetto, avrà un volume di circa 125 mc comprendente il volume di
sedimentazione e le seguenti dimensioni utili: 6,00 x 5,20 x 4,00 m.
Il disoleatore posto a trattamento delle acque di prima pioggia a valle della vasca di raccolta,
avrà un volume pari a:
Vdis = 6,00 m3

9.3 Acque reflue civili

Le acque nere provenienti dall’area servizi saranno raccolte mediante tubazioni in PVC, e
convogliate al sistema di trattamento previsto che si articola in due fasi principali:
· Pretrattamento: fossa biologica Imhoff (acque nere) e sgrassatore (acque grigie)
· Trattamento finale mediante sistema di subirrigazione a vassoi assorbenti.

Figura 9.2 - Stralcio tavola T.10 – Schema a blocchi gestione acque

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SINTESI NON TECNICA

La vasca settica di tipo Imhoff ha la funzione di provocare la sedimentazione del materiale


grossolano trasportato dallo scarico oppure la separazione di materiale che tende ad affiorare
quali: grasso, olio e sapone. Il trattamento primario svolto produce una chiarificazione del
liquame riducendone il carico inquinante (abbattimenti di BOD e COD del 30% e di solidi
sospesi del 50%); il sedimento delle fosse settiche può andare incontro a digestione anaerobica
e deve essere periodicamente asportato mediante autospurgo.
Per il corretto funzionamento dell’impianto, la capacità della fossa Imhoff è stata calcolata in
base al numero di abitanti equivalenti stimato.
La capacità depurativa della vasca dovrà essere pari al numero degli AE aumentato del 20%.

9.3.1 Fitodepurazione

Gli impianti di sub-irrigazione a vassoi assorbenti vengono utilizzati per scarichi di origine civile
che non hanno recapitano in pubblica fognatura o in corpo idrico superficiale.
Nei sistemi di fitodepurazione gli habitat naturali per lo sviluppo delle piante sono ricostruiti
artificialmente allo scopo di rimuovere gli inquinanti provenienti dalle acque reflui civili
mediante complessi processi biologici e chimico fisici, tra i quali molto importante è la
cooperazione tra piante e microrganismi, i quali trovano in esse un habitat favorevole.
I sistemi di fitodepurazione consentono di abbinare al trattamento depurativo con la
conseguente possibilità di creare una superficie verde alberata.
Le piante costituiscono l’elemento attivo nel sistema di fitodepurazione, in quanto hanno
un’elevata capacità di assorbire e quindi utilizzare alcuni elementi chimici, impedendo loro di
arrivare ai corpi idrici superficiali per lisciviazione del suolo.
La scelta delle essenze da impiegare è fatta tenendo conto delle condizioni climatiche, in modo
da favorirne un buono sviluppo nel tempo e una maggiore resistenza alle avversità. E’
preferibile piantare essenze già ben sviluppate in modo che l’impianto entri rapidamente a
pieno regime.
Per il mantenimento delle funzioni evaporative è necessario provvedere alla periodica
manutenzione della vegetazione.
I reflui in ingresso all’impianto sono distribuiti all’interno di diversi vassoi, ciascuno contenente

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un numero opportuno di piante. Il processo depurativo per mezzo d’impianti di sub-irrigazione,


in grado di sfruttare la capacità di evapotraspirazione del terreno, sia diretta che tramite piante
e l’assorbimento degli elementi organici dei liquami da parte degli apparati radicali delle piante
stesse, è particolarmente adatto per piccole e medie comunità in quanto consentono i seguenti
vantaggi:
 Semplificazione del tipo di trattamento
 Ottenimento di uno standard depurativo molto elevato ed eliminazione del problema di
scarico dell’effluente
 Semplicità di gestione e di manutenzione
 Nessun consumo elettrico
 Possibilità di ampliamento dell’impianto nel tempo senza particolare aggravio di costi e
con estrema facilità operativa
Il principio di funzionamento del sistema si basa, come già anticipato, sia sulla capacità di
evapotraspirazione del terreno, sia sull’azione di assorbimento svolta dalle essenze vegetali
messe a dimora nel sito.
L’impianto è, infatti, costituito da una serie di vassoi in polietilene, collegati tra loro ed
alimentati a mezzo di un apposito pozzetto di carico, all’interno dei quali è posto un primo
strato di riempimento in ghiaia seguito da un secondo strato in terreno vegetale separati da
uno strato di tessuto non tessuto.
Nel terreno vengono piantumate essenze vegetali idrofile sempreverdi (Cornus mas, Cornus
sanguinea, Laureus cerasus, Rhamnus Frangula e Salix rosmarinifolia) ed il sistema
successivamente viene alimentato con le acque reflue civili pretrattate (acque nere in uscita da
fossa biologica Imhoff).
In questo modo il liquame è sottoposto ad un processo di fitotraspirazione e completamente
assorbito dal sistema.
Quest’ultimo è dotato di un pozzetto finale, munito di troppo pieno, allo scopo di favorire
l’evacuazione di eventuali acque meteoriche cadute in corrispondenza dei vassoi.
Gli elementi costitutivi dell’impianto sono pertanto i seguenti:
· Pretrattamenti: fossa biologica Imhoff e sgrassatore;

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· Pozzetto di carico iniziale;


· Vassoi assorbenti e relative tubazioni di collegamento
· Pozzetto finale.

9.4 Percolati prodotti nell’impianto e acque di lavaggio del capannone

Per le aree di lavorazione interne ai capannoni, è prevista la realizzazione di una rete di


raccolta e collettamento dei percolati e delle acque di lavaggio, separata dalle precedenti, che
convoglierà le acque all’impianto di depurazione.
Al depuratore verranno convogliate inoltre le acque in uscita dal processo di digestione
anaerobica.
Di seguito si riporta la stima annua dei percolati prodotti presso l’impianto:
Effluente liquido ricircolato ai digestori:
Il digestato in uscita dalla sezione di digestione anaerobica verrà inviato alla sezione di
disidratazione da cui verranno recuperati circa 126,03 m3/giorno di reflui. Si prevede di
ricircolare circa 50,41 m3/giorno direttamente ai digestori mentre circa 75.62 m3/giorno
saranno avviati all’impianto di depurazione.
Di seguito uno stralcio dello schema a blocchi delle acque reflue.

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Figura 9.3 - Stralcio allegato A.24 – Schema a blocchi gestione acque

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10. IMPIANTO DI DEPURAZIONE

L’impianto sarà dotato di un sistema di depurazione dei percolati, delle acque di lavaggio e
delle acque “madri” provenienti dal comparto di disidratazione meccanica del digestato.
Il refluo avviato alla sezione di depurazione sarà primariamente soggetto ad un trattamento di
separazione dei solidi sospesi tramite centrifugazione su decanter.
Il refluo così chiarificato sarà trattato in un impianto biologico MBR, il trattamento sarà
completato da una sezione di filtrazione a doppio passaggio su membrane osmotiche.
L’impianto di trattamento proposto sarà costituito da tre linee di trattamento biologico
operanti in parallelo ed in grado di trattare circa 110 m3/d (pari a circa 40.000 ton/anno) di
refluo chiarificato.

Figura 10.1 – schema a blocchi impianto di depurazione acque

La linea di trattamento proposta consiste nei seguenti stadi di trattamento:


Sezione preliminare di separazione dei solidi
pompa di sollevamento refluo chiarificato (dopo separazione solidi) per sollevamento alla

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sezione di grigliatura.
 unità di grigliatura composta da due stadi in filtrazione in serie.
 unità di trattamento biologico costituita da una sezione di denitrificazione e da una
sezione di ossidazione composta da due linee.
 sezione di post denitrificazione dotata di sistema di miscelazione, alimento della
successiva batteria di ultrafiltrazione.
 unità di raffreddamento dell’aria compressa insufflata nelle linee di ossidazione
biologica, costituita da uno scambiatore di calore aria/acqua, da una torre di
raffreddamento dotata dei necessari accessori per il controllo automatico della unità e
da una stazione di ricircolo dell’acqua di raffreddamento.
 unità di ultrafiltrazione a membrane tubolari MBR, dotata di sistema ad inversione di
flusso per acque cariche, flussaggio automatico di fine ciclo per singolo modulo,
stazione di cleaning (C.I.P) automatica, sistema di mantenimento del ricircolo in
denitrificazione nel caso di pausa dell’impianto, sistema di riscaldamento e
mantenimento della temperatura dell’acqua di lavaggio durante la fase di CIP
(scambiatore di calore a fascio tubiero acqua/acqua completo di accessori).
 unità di osmosi inversa a doppio stadio doppio passaggio di filtrazione, dotata di
flussaggio automatico di fine ciclo, stazione di cleaning (C.I.P) automatica, sistema di
riscaldamento e mantenimento della temperatura dell’acqua di lavaggio durante la fase
di CIP (scambiatore di calore a fascio tubiero acqua/acqua completo di accessori)
 unità autoclave in di pressurizzazione acqua trattata a servizio dell’impianto di
trattamento.
 unità di sollevamento acque di flussaggio delle unità a membrane, drenaggio dei
serbatoi CIP e spanti del comparto membrane.
 unità di supervisione generale impianto.
Di seguito si riporta una planimetria dell’impianto previsto:

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Figura 10.2 - Impianto trattamento reflui

10.1 Chemicals

Di seguito si rimette l’elenco dei reagenti che si prevede di impiegare nelle differenti fasi di
depurazione dei reflui:

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10.2 Parametri acque in uscita

Le tabelle riportate di seguito indicano i parametri delle acque in uscita dalla sezione di
ultrafiltrazione
Permeato Ultra Filtrazione
Portata 110 mc/g
COD <2000 ppm
BOD >1000 ppm
SS 0,0 ppm
N-NH4+ <200 ppm
N-NO3 <300 ppm

E dalla sezione di osmosi inversa:


Permeato Osmosi Inversa a doppio passaggio (da avviare a scarico superficiale o impiegare a
fini industriali)
Portata 82,13 mc/g
COD <100 ppm
BOD - ppm
SS 0,0 ppm
N-NH4+ <15 ppm
N-NO3 <20 ppm

Le acque depurate saranno impiegate nella gestione dell’impianto e l’esubero sarà avviato al
Fosso del Brecceto attraverso lo scarico SF1.

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11. OPERE ACCESSORIE

11.1 Pesa a ponte

I mezzi autorizzati al conferimento dei rifiuti presso l’impianto saranno sottoposti ad una fase
di accertamento e verifica formale, attraverso la postazione dell’ufficio pesa. Tale postazione
avrà lo scopo di accertare il peso del rifiuto trasportato, e quindi destinato ad essere conferito
presso l’impianto. Tale determinazione sarà effettuata mediante una pesa a ponte
completamente automatizzata, che consentirà la stampa di uno scontrino di pesata da
rilasciare al trasportatore.
Il software di gestione dei dati consentirà altresì la stampa dei registri di carico e scarico,
nonché la trasmissione dei dati mensili ad una postazione remota per la fatturazione.
Tale postazione sarà assistita da un software di gestione dei movimenti in ingresso ed in uscita
dall’impianto.
Il software prevede l’approntamento di una anagrafica dei produttori abilitati a conferire
presso l’impianto, ad ognuno dei quali è associato un trasportatore autorizzato con elenco
mezzi di trasporto.
L’accettazione del conferimento sarà subordinata solo alla rispondenza tra i dati inseriti in
anagrafica (Produttore, Trasportatore, Mezzi autorizzati al trasporto dei rifiuti, codice CER del
rifiuto trasportato, ecc.) e quelli dichiarati dal trasportatore al momento dell’ingresso in
impianto.
I dati acquisiti dalla postazione di accettazione dei mezzi di conferimento dei rifiuti, saranno
condivisi con il sistema di supervisione dell’impianto, ed utilizzati per la elaborazione dei
parametri di gestione dell’impianto.
La pesa a ponte è costituita da travi principali in profilati HE opportunamente irrigiditi per
mezzo di profilati IPN che sostengono la tavola della pesa.
L’oscillazione della piattaforma avviene tramite speciali supporti a sfere autocentranti con
limitatori di oscillazione paracolpi.

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11.2 Recinzione perimetrale dell’area e cancello di ingresso

Tutta l’area verrà perimetrata da una recinzione di nuova realizzazione.


La recinzione avrà un’altezza complessiva pari a pari a 2.45 mt.
Sarà realizzata con rete zincata e montanti in profilati di acciaio zincato.
I pali saranno sorretti da un cordolo in calcestruzzo armato continuo alto 40 cm fuoriterra, in
grado di opporsi al ribaltamento sotto l’effetto del vento.
Il cancello sarà realizzato in struttura metallica, automatizzato e dotato di segnalatore
luminoso.

11.3 Cortina arborea e opere di sistemazione a verde

Al fine di ridurre l'impatto visivo dell'opera, verrà realizzata una cortina arborea lungo tutto il
perimetro del lotto, inoltre verranno realizzate opere di sistemazione a verde in aiuole e
scampoli di terreno liberi dalle strutture dell’impianto.
Queste aree correttamente separate dalla sede stradale tramite la realizzazione di cicli di
contenimento dei terreni, verranno riempite con terreno coltivabile e piantumate.
Nelle zone a verde si provvederà a realizzare un manto erboso continuo e a piantumare
preferibilmente del verde nobile (alberi sempreverdi, cespugli fioriti) richiedente comunque
scarsa manutenzione.
In particolare verrà realizzata una cortina arborea a schermatura e protezione dell’impianto di
Acer negundo.
Nella realizzazione delle aree verdi onde evitare danni dovuti all'espansione dell'apparato
radicale degli alberi a opere civili o alle stesse piante, si manterranno distanze di sicurezza. In
via propositiva si segnalano i seguenti valori indicativi:

Altezza definitiva degli Distanza minima da Distanza minima da


Sesto di impianto
alberi (m) cordolo edifici (m)
(m)
marciapiede(m)
> 20 12 3 8
16 10 2 6
12 8 2 4
8 6 1.5 3
6 4 1.5 3

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11.4 Cabina idrica e vasca di accumulo acqua industriale e antincendio

Un’unica costruzione in calcestruzzo armato includerà la vasca di accumulo per l’acqua


industriale e antincendio e la cabina idrica ove sono installate le apparecchiature di
trattamento e pressurizzazione delle reti .
La vasca di accumulo avrà un volume di 200 m3 per l’acqua antincendio.
L’acqua industriale sarà stoccata in una sezione dedicata della stessa vasca.

11.5 Stazione di pompaggio acqua antincendio

La stazione di pompaggio ha la funzione di alimentare il sistema di distribuzione ad anello di


acqua antincendio.
Essa consisterà principalmente di:
 2 pompe acqua antincendio principali azionate da motore elettrico;
 una pompa di pressurizzazione del sistema di distribuzione acqua antincendio.
La pompa di pressurizzazione interverrà per mantenere in pressione il circuito antincendio in
caso di perdite o di modesti prelievi, senza provocare la messa in marcia delle pompe
principali.
Se la pressione dell'anello di distribuzione dovesse scendere al di sotto di un valore limite,
entrerà in funzione l'elettropompa antincendio principale. In caso di mancato intervento
dell'elettropompa, verrà messa in marcia la seconda pompa principale azionata da motore
diesel.
Tutte le pompe saranno alimentate dalla vasca di accumulo acqua antincendio/industriale con
capacità tale da garantire l'alimentazione della rete antincendio almeno per due ore.
A valle delle pompe principali sarà installata la tubazione di prova, con valvola di
intercettazione normalmente chiusa, che consentirà di effettuare, per mezzo di un diaframma
tarato, la misura di portata delle pompe, rimandando l'acqua direttamente nella vasca di
stoccaggio.

11.6 Anello di distribuzione dell'acqua antincendio

L'acqua antincendio verrà distribuita agli idranti, posti all’esterno degli edifici, per mezzo di un

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sistema di distribuzione ad anello costituito da tubazioni in acciaio interrate.


L’attacco dell’autopompa dei vigili del fuoco è previsto in prossimità del cancello di ingressi.

11.7 Sistema idranti

Gli idranti saranno collegati all'anello di distribuzione principale; sono stati previsti idranti
soprassuolo a colonna UNI 70, posti lungo il perimetro dell'impianto, ed un certo numero di
idranti a naspo UNI 45, posti soprattutto all’interno ed in prossimità del capannone.
Ogni idrante soprassuolo UNI 70 sarà dotato di n. 2 bocche di uscita UNI 70 e di un attacco per
motopompa UNI 70, Nei pressi dell'idrante verrà posizionata una cassetta antincendio
completa di n. 2 manichette UNI 70 da 20 m, n. 2 lance UNI 70 in rame-ottone e chiave per
raccordi UNI.
Ogni idrante a cassetta UNI 45 sarà dotato di rubinetto idrante, manichetta UNI 45 da 20 m e
lancia UNI 45 in rame-ottone.

11.8 Equipaggiamento portatile

Sono previsti estintori ricaricabili portatili posizionati all’interno degli edifici ed estintori
ricaricabili carrellati posizionati all’esterno in punti strategici, per un'azione protettiva nei
confronti di incendi a localizzazione limitata.

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12. INTERAZIONI PROGETTO-AMBIENTE

12.1 Premessa

La realizzazione di un impianto del tipo in oggetto comporta una serie di impatti che possono
riguardare più settori, quali quello ambientale in senso stretto (suolo, sottosuolo, vegetazione,
fauna, aria, acqua e rumore), ma anche elementi scenici ed estetici (paesaggistici), economici
(costi di realizzazione e di gestione,...), sociali, urbanistici ed altri ancora.
Nella progetto si è cercato di limitare ogni possibile impatto grazie ad un attenta analisi delle
componenti ambientali coinvolte e attraverso diversi accorgimenti progettuali e misure di
mitigazione degli impatti stessi.
Nei seguenti paragrafi verranno descritti gli impatti prodotti dalla realizzazione del recupero
morfologico e volumetrico dell’invaso in esame, su ogni componente ambientale coinvolta e le
soluzioni progettuali adottate per garantire che l’impatto ambientale sia, se non nullo, almeno
minimo.
Le azioni d’impatto esercitate dalle attività dell’impianto sull’ambiente circostante possono
essere discretizzate in relazione alle diverse fasi di realizzazione dell’intervento, in particolare si
distinguono:
- Fase di costruzione e di cantiere
- Fase di costruzione e di cantiere
Le azioni di impatto relative alla fase di costruzione dell'impianto sono essenzialmente le
seguenti:
 attività di sbancamento e movimento terra;
 attività di trasporto di materiali, mezzi ed operatori;
 attività per la realizzazione dei capannoni e dei servizi.
A tali attività si associano una serie di effetti, quali:
 produzione di emissioni atmosferiche (polveri);
 produzione di rumori con conseguente incremento dei livelli medi di pressione
sonora in corrispondenza del sito di intervento;

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 aumento dei volumi di traffico autoveicolare con conseguente peggioramento


dei livelli di qualità dell'aria nonché aumento dei livelli medi di rumorosità;
 modifica del paesaggio locale con introduzione di possibili sorgenti di impatto
visivo.
Si può ritenere che, alla luce delle caratteristiche ambientali locali, tipiche di una zona
caratterizzata da scarsa densità di popolazione, le azioni di impatto connesse alla fase di
cantiere producano effetti decisamente trascurabili.

- Fase di esercizio ordinario


Le principali vie di impatto connesse con la fase di gestione ordinaria dell’impianto sono:
 produzione di polveri;
 produzione di odori molesti;
 produzione di rumori;
 impatto paesaggistico.
Si ritengono trascurabili ulteriori possibili azioni di impatto in considerazione della semplicità e
dell'affidabilità delle soluzioni tecnologiche adottate.

- Fase di esercizio straordinario o di disservizio


Le azioni di impatto connesse alla fase di eventuale disservizio dell'impianto possono
consistere nelle seguenti possibilità:
 l'innescarsi di un incendio;
 lo stoccaggio forzato di un eccesso di rifiuti da trattare a causa di problemi di
raccolta o di fermo impianto.

Ai fini di una valutazione dell’impatto ambientale sono state analizzate le componenti


ambientali caratteristiche dell’area in oggetto, ovvero:
 atmosfera,
 ambiente idrico,
 suolo e sottosuolo,

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 flora, fauna ed ecosistemi


 salute pubblica,
 rumore e vibrazioni,
 radiazioni ionizzanti e non ionizzanti,
 paesaggio.
Le relative interazioni con la realizzazione del nuovo invaso esaminate e gli accorgimenti
adottabili per eliminare, minimizzare o attenuare ciascun impatto sono di seguito riassunte.

12.2 Atmosfera

Durante la fase di cantiere, in considerazione dei movimenti di terra per gli sbancamenti
previsti, saranno necessari numerosi mezzi pesanti che produrranno senza alcun dubbio una
discreta quantità di polveri.
Per contenere tale fenomeno all’interno dell’area di intervento saranno realizzati dei pannelli
di schermatura lungo il perimetro della stessa e sarà effettuata la bagnatura delle piste
attraversate dai mezzi pesanti e dalle macchine operatrici.
Durante la gestione dell’impianto, l’impatto sulla componente atmosfera può essere connesso
essenzialmente alla eventuale dispersione delle sostanze volatili e del particolato che possono
essere prodotti praticamente in tutti i reparti dell’impianto, in particolare da:

 i processi aerobici putrefattivi delle matrici organiche durante lo stoccaggio in attesa


dell’avvio al trattamento e durante le fasi di pretrattamento quali triturazione e
miscelazione;

 dalle sezioni di maturazione primaria e finale del materiale in uscita dalle biocelle.
Si premette che la dispersione dei contaminanti è scongiurata dal fatto che tutti i processi
avvengono all’interno di un capannone chiuso e posto in depressione ove tutta l’aria prodotta
è aspirata e avviata ad idoneo trattamento prima di essere reimmessa nell’ambiente.
Le emissioni maleodoranti di gran lunga più rilevanti sono provenienti dagli stoccaggi dei
materiali in attesa del trattamento e dagli stoccaggi dei materiali in maturazione (che
avvengono comunque al chiuso).
Gli impatti su richiamati si manifestano in corrispondenza di una deficitaria progettazione,

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realizzazione o gestione degli impianti, pertanto possono essere efficacemente prevenuti o


ridotti mediante l’adozione di particolari accorgimenti costruttivi, di opportuni dispositivi di
abbattimento degli inquinanti ed, infine, tramite una corretta pratica gestionale di tutte le
attività connesse all’impianto.
Per contenere le emissioni maleodoranti saranno, perciò, perseguite misure di prevenzione, di
carattere sia strutturale che gestionale. Le prime sono studiate già in fase di progettazione,
mentre le seconde saranno insite nella corretta conduzione quotidiana dell’impianto.
Le misure strutturali che sono state intraprese nella progettazione dell’impianto riguardano
essenzialmente:

 la ricezione dei rifiuti in capannone chiuso, curando che al momento dello scarico del
rifiuto dall’automezzo non ci siano contatti con l’esterno;

 la realizzazione di tutte le lavorazioni al chiuso, così come gli stoccaggi;

 lo stoccaggio dei materiali da inviare ai pretrattamenti e alla digestione anaerobica in


digestore;

 lo stoccaggio del digestato in maturazione nelle apposite biocelle e successivamente


nella platea areata.
Infatti, come annoverato nelle BAT, lo stoccaggio dei materiali in attesa di essere avviati ai
pretrattamenti avverrà in due zone di ricezione, una dedicata alla scarico dei rifiuti organici da
raccolta differenziata e una dedicata alla scarico dei materiali ligneo-cellolosici, ubicate in un
edificio completamente tamponato, dove si ridurranno il più possibile i tempi di permanenza in
attesa del loro avvio ai trattamenti.
In ogni caso tutte le seguenti sezioni:

 ricezione;

 triturazione e miscelazione dei rifiuti;

 trattamento di digestione anaerobica;

 maturazione del digestato nelle platee biocelle e nella platea;

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SINTESI NON TECNICA

saranno alloggiate in locali chiusi e separati tra loro; tutti gli elementi che possono costituire
criticità più o meno rilevanti in termini di tenuta nei confronti delle emissioni odorigene
saranno sigillati.
Il fabbricato di lavorazione sarà mantenuto in depressione per mezzo di elettroventilatori,
controllati da inverter, posizionati esternamente, che aspireranno l’aria interna attraverso un
sistema di canalizzazioni, in grado di raggiungere praticamente tutti i comparti che si trovano
all’interno del fabbricato.
Le zone della fossa di scarico, pretrattamento e miscelazione le biocelle, di accumulo digestato
e l’aia di maturazione saranno dotate di una rete di aspirazione di tipo “ambientale”, inoltre in
prossimità di determinati macchinari quali vagli e trituratore, al fine di diminuire le emissioni
pulverulente derivanti dalle operazioni effettuate, verranno istallati degli aspiratori di tipo
puntuale.
L’aria captata dalla rete di aspirazione sarà avviata a trattamento al fine di ridurre le emissioni
odorigene e pulverulente garantendo all’interno delle aree di lavoro il rispetto dei limiti
igienico sanitari imposti dalla legge.

Il sistema è stato concepito nel seguente modo:

1. numero minimo di 4 ricambi d’aria per i locali dove avverranno le lavorazioni sulla
FORSU (Bussola di conferimento, fossa di conferimento, zona pretrattamento);

2. numero minimo di 3 ricambi d’aria per i locali dove avverranno le lavorazioni sul
digestato in uscita dalla sezione anaerobica (Vasche di disidratazione e corridoio di
movimentazione);

3. numero minimo di 2 ricambi d’aria per i locali dove avverranno le lavorazioni sul
materiale in uscita dalle biocelle aerobiche (platea di maturazione primaria, platea di
maturazione secondaria e stoccaggio compost maturo);

4. l’aria dalle sezioni in aspirazione, verrà aspirata dai condotti a servizio e quindi
indirizzata per garantire l’aerazione alle biocelle;

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SINTESI NON TECNICA

5. L’aria in uscita dalle biocelle sarà avviata al sistema di depurazione costituito da un


lavaggio ad acqua preliminare e quindi alla biofiltrazione;

6. utilizzo di tubazioni in alluminio.

Si fa presente che l’utilizzo dei biofiltri per il trattamento delle emissioni dovute agli impianti di
compostaggio, è attualmente il sistema che viene maggiormente preso in considerazione;
infatti, i sistemi biologici hanno mostrato buone capacità di rimozione e, soprattutto,
caratteristiche spiccatamente adattative al variare della natura degli effluenti da trattare,
garantendo un’adeguata rimozione degli inquinanti nonostante le attendibili fluttuazioni della
composizione delle emissioni odorigene (per stagionalità dei conferimenti, variazioni nel flusso
delle matrici, etc.).
Con la biofiltrazione si rimuovono i composti organici volatili e i composti ridotti dello zolfo e
dell’azoto che vengono degradati sia come substrati primari che come metaboliti.
Durante la gestione dell’impianto sarà applicato un apposito piano di monitoraggio e controllo
della efficacia del sistema di abbattimento di biofiltrazione proposto, che prevedrà la verifica
del rispetto dei valori limite nonché delle condizioni operative ottimali.
Per evitare ristagni di percolati e quindi ulteriori diffusione di odori all’interno degli edifici di
lavorazione, le pavimentazioni degli stessi, opportunamente impermeabilizzate, saranno
sagomate in modo da favorire il rapido sgrondo degli eventuali percolati, che saranno avviati a
pozzetti di drenaggio e da qui alle cisterne di stoccaggio in attesa di essere avviati al
trattamento in impianti esterni.
Per quanto riguarda le emissioni provenienti dall’impianto di combustione va precisato che il
sistema di abbattimento degli inquinanti fornito garantirà l’abbattimento di tali elementi al di
sotto dei limiti di legge.
Inoltre al fine di identificare e quantificare al meglio gli impatti dovuti alle emissioni prodotte
dall’impianto in oggetto è stato condotto uno studio sulla dispersione degli inquinanti in
atmosfera, elaborando una simulazione con il software AERMOD.
In conclusione si può ragionevolmente affermare che il contributo dato dal nuovo impianto

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SINTESI NON TECNICA

all’inquinamento atmosferico sia limitato, significativamente inferiore a quello generato da


altre fonti antropiche e tale da non costituire in alcun modo una minaccia alla qualità
dell’aria nelle zone circostanti
Da tutto questo si è portati a desumere che non potranno aversi effetti diretti sulla salute
pubblica a seguito della corretta attività dell’impianto di compostaggio in esame.
Saranno comunque svolte campagne di monitoraggio per verificare eventuali impatti
dell’attività dell’impianto sulla componente Atmosfera. Per maggiori dettagli sui parametri da
monitorare e sulle frequenze di monitoraggio si rimanda al Piano di Monitoraggio e Controllo
allegato alle schede AIA.
Saranno inoltre svolte campagne di sorveglianza sanitaria delle popolazioni nelle aree di
localizzazione in esame per tenere sotto controllo l'evolversi della situazione.
Gli addetti all'impianto, in ottemperanza anche a quanto imposto dalla normativa vigente in
materia di igiene e sicurezza del lavoro, saranno periodicamente sottoposti a procedure di
controllo sanitario finalizzate in particolare alla verifica dei livelli di esposizione al rischio
biologico.
Un’ulteriore correlazione tra scarichi controllati e problemi di inquinamento atmosferico
potrebbe sussistere per il pericolo di incendi che potenzialmente possono svilupparsi nei
rifiuti.
L'impianto sarà, comunque, dotato di sistemi e mezzi antincendio di rapido impiego e tutti i
mezzi per la movimentazione dei rifiuti saranno provvisti di estintore.

12.3 Ambiente idrico

Nella fase di cantiere non si prevedono impatti sull'ambiente idrico in quanto le opere
previste:
 non produrranno modifiche allo scorrimento dei corsi d’acqua superficiali;
 non produrranno modifiche qualitative o quantitative dei corsi d’acqua superficiali.
Nella fase di esercizio dell’impianto gli impatti ascrivibili possono essere quelli relativi agli
effluenti liquidi ed al drenaggio delle acque meteoriche ricadenti sull’area.
La gestione delle acque presso l’impianto è organizzata come segue.

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 Le acque meteoriche di copertura (tetti del capannoni, del fabbricato pesa, etc.) sono
recapitate direttamente nel limitrofo Fosso di Brecceto.
 Le acque meteoriche dal piazzale, sia soggette al passaggio dei mezzi d’opera e degli
autocarri, che le altre superfici pavimentate, sono raccolte da una serie di caditoie e
convogliate alla vasca di prima pioggia con annesso impianto di trattamento costituito
da sgrigliatore dissabbiattore e desoleatore e dopo trattamento verranno avviate al
Fosso di Brecceto.
Il dimensionamento della vasca è tale per cui sono trattenuti i primi 5 mm di pioggia; le
acque eccedenti (di seconda pioggia) sono invece scaricate nel fosso di Brecceto.

Si precisa che la vasca è dotata di un proprio sistema automatico di controllo e


segnalazione, che gestisce la raccolta della prima pioggia, anche per eventi successivi, e
la deviazione della seconda pioggia.

 I percolati provenienti dai comparti di digestione anaerobica, vengono avviati alla


sezione di disidratazione e ricircolati direttamente ai digestori. Il surplus sarà avviato al
trattamento presso l’impianto di depurazione.
 I percolati della sezione di digestione aerobica e dalle aree di stoccaggio, delle acque
di lavaggio e le condense e gli altri reflui prodotti nell’impianto (percolati biofiltri,
acque di lavaggio degli automezzi…), verranno avviati direttamente all’impianto di
depurazione.
 I reflui dei servizi igienici, pretrattati su vasca Imhoff, vengono avviati alla
fitodepurazione, i fanghi verranno invece smaltiti presso un impianto esterno
autorizzato.
Relativamente alla gestione delle acque meteoriche, al fine di preservare le acque superficiali e
sotterranee e ridurre il pericolo di dispersione sul terreno di acque contaminate, sono stati
adottati i seguenti accorgimenti:

 Tutte le zone di movimentazione esterne sono asfaltate e drenate;

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SINTESI NON TECNICA

 Le acque meteoriche di prima pioggia provenienti dal dilavamento dei piazzali sono
raccolte nella vasca di prima pioggia con annesso impianto di trattamento costituito da
sgrigliatore dissabbiattore e desoleatore.;

 Le acque di seconda pioggia, separate dalla prima pioggia a monte dell’impianto di


trattamento, unitamente alle acque meteoriche che ricadono sulle coperture sono
ritenute prive di inquinati e pertanto direttamente immesse nel fosso limitrofo all’area
in esame;

Al fine di rilevare tempestivamente eventuali situazioni di inquinamento delle acque


superficiali riconducibili alla attività dell’impianto, verrà effettuato il monitoraggio delle stesse
con le frequenze e i parametri riportati nel Piano di Monitoraggio e controllo allegato alle
schede AIA.
L’impatto sul sottosuolo e sulle acque sotterranee sarà nullo in quanto non sono presenti
forme di immissioni di acque reflue all’interno del sottosuolo o delle acque sotterranee, in
quanto:

 tutte le pavimentazioni sulle quali avvengono le lavorazioni e/o le movimentazioni dei


rifiuti sono opportunamente impermeabilizzate;

 tutte le aree di manovra e passaggio sono realizzate in asfalto;

 in fase di cantiere sono previste zone di stoccaggio temporaneo dei rifiuti prodotti,
dotate di contenitori idonei;

 sempre in fase di cantiere sarà previsto, qualora necessario, un adeguato sistema di


allontanamento delle acque superficiali per l’intera zona interessata dalle operazioni di
cantiere;

 sono presenti differenti reti di drenaggio dei reflui prodotti in grado di raccogliere tutti
gli effluenti provenienti dalle aree di lavorazioni, anche a seguito di eventuali
sversamenti accidentali.

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Al fine di controllare la qualità delle acque sotterranee, si prevede l’utilizzo di 4 pozzi di nuova
realizzazione.
I nuovi pozzi saranno collocati all’interno del perimetro dell’impianto a monte idraulico
rispetto al verso di falda.
Il monitoraggio delle acque sotterranee verrà svolto effettuando la misurazione dei livelli
piezometrici, il campionamento e la caratterizzazione della qualità delle acque con le
frequenze riportate nel Piano di Monitoraggio e controllo allegato alle schede AIA.
Obiettivo del monitoraggio è quello di rilevare tempestivamente eventuali situazioni di
inquinamento delle acque sotterranee sicuramente riconducibili all’impianto, al fine di
adottare le necessarie misure correttive.
Prima di avviare l’impianto proposto, verrà quindi misurato il livello piezometrico e verranno
campionate le acque dei piezometri al fine di definire i valori di fondo naturale che
caratterizzano il chimismo di tale falda. Il suddetto monitoraggio verrà inoltre ripetuto, come
detto, con cadenza trimestrale, a partire dall’avvio dell’impianto, al fine di monitorare
eventuali situazioni di inquinamento riconducibili alla attività svolta

12.4 Suolo e Sottosuolo

Relativamente agli aspetti geologici e morfogenetici del territorio, il sito in cui si deve realizzare
il nuovo impianto non presenta particolari controindicazioni.
In conclusione l'entità del rischio su tale componente risulta trascurabile in quanto gli elementi
di pericolosità geologica del sito, come descritto, si presentano praticamente nulli.
Pertanto è possibile affermare che l’impianto insiste su un’area a basso indice di pericolosità.

12.5 Flora e fauna

Non si ritiene sussistano impatti né sulla vegetazione né sulla fauna in quanto l’impianto
interessa un'area caratterizzata da scarsa presenza di unità vegetazionali di pregio e scarsa
presenza di animali.
Nonostante ciò si assicura di provvedere all’inserimento di ulteriori piante, oltre a quelle già
presenti lungo il perimetro del lotto, con lo scopo di mitigare e rendere piacevole l'inserimento

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SINTESI NON TECNICA

dell'opera nel contesto ambientale in cui si colloca.


Inoltre nelle aree e nelle zone limitrofe, più o meno vicine, non si rilevano elementi naturalistici
di pregio o significativi, fattore che contribuisce alla limitazione dell’impatto su tali
componenti.
Concludendo non si ritiene che sussistano impatti né sulla vegetazione né sulla fauna.
A riprova di ciò si riportano anche le conclusioni della Relazione “Naturalistica e Floro-
faunistica” redatta dal Dott. Agr. Piero Pieri, allegata alla documentazione di progetto: “dopo
aver trattato tutti i vari aspetti legati ai potenziali effetti negativi che potrebbero influire sugli
elementi ambientali a seguito della realizzazione dell'impianto di produzione industriale di
biogas, si può concludere che tali eventuali incidenze possono essere considerate pressoché
nulle poiché andrebbero a verificarsi su un ambiente che evidenzia numerosi elementi di
urbanizzazione (tracciato autostradale e rete viaria, centri commerciali, produttivi e di
lavorazione di materiali estrattivi) e che risulta essere ampiamente antropizzato in quanto
particolarmente vocato ed ampiamente utilizzato per attività umane quali l'agricoltura. Tali
attività, quindi, hanno allontanato l'area oggetto di indagine dalle originarie caratteristiche di
naturalità e precluso l'instaurazione di cenosi ecologicamente rilevanti. Al fine di minimizzare i
possibili impatti, inoltre, saranno adottati idonei accorgimenti tecnici, riguardanti tutte le fasi
delle lavorazioni, in grado di rendere ininfluenti tali possibili effetti negativi a carico degli
elementi ambientali, comprese le produzioni agroalimentari di pregio che sono presenti nel
comprensorio in oggetto”.

12.6 Salute pubblica

I potenziali impatti riconducibili ad un impianto del tipo in esame sulla salute pubblica possono
essere ricondotti ai microrganismi presenti nelle materie prime e nel compost stesso.
In questo paragrafo vengono analizzati i potenziali impatti sulla popolazione desunti dalle Linee
Guida sul Compostaggio redatte dalla - Direzione Sanità - della Regione Piemonte.

12.6.1 Bio-aerosol

Il bio-aerosol si sviluppa nei centri di compostaggio e nei centri di trattamento dei RSU
indifferenziati.

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La letteratura scientifica considera il bio-aerosol principalmente un rischio professionale e non


per la popolazione residente in vicinanza dell’impianto, in quanto, l’effetto diluizione è molto
forte, anche a brevi distanze.
Nonostante il processo di compostaggio preveda una fase termofila non è in grado di
assicurare l’assenza e lo sviluppo di microrganismi pericolosi per la salute, principalmente degli
operatori.
Il bio-aerosol può essere costituito da microrganismi (batteri, spore, tossine e funghi) presenti
nel materiale organico trattato o sviluppati durante il processo di compostaggio. In particolare
può contenere (trasportati anche con le polveri):
- funghi;
- batteri;
- actinomiceti;
- endotossine;
- micotossine;
- glucani (polimeri del D-glucosio contenuti nelle pareti di funghi, batteri e vegetali).
I glucani favoriscono processi infiammatori diminuendo la funzionalità respiratoria e causano
problemi di salute occupazionali se presenti in ambienti chiusi.
Il bio-aerosol costituisce un rischio importante per questo tipo di impianti.
Tra i microrganismi più studiati si evidenzia l’Aspergillus fumigatus, un patogeno opportunista
che può causare allergie, asma ed infezioni respiratorie.
I batteri Gram negativi e gli actinomiceti sono i microrganismi maggiormente identificati nel
compost tra quelli che possono causare allergie e problemi ai polmoni. Gli attinomiceti
producono un elevato numero di spore del diametro tra 1 e 3 μm, capaci, quindi, di
raggiungere facilmente parti più profonde del polmone causando allergie.
L’Aspergillus cresce bene a temperature inferiori a 45°C in materiale organico in fermentazione
e costituisce un rischio principalmente per i lavoratori (e gli utilizzatori in alcuni casi) e per le
attività svolte nelle vicinanze (fino a poche centinaia di metri).
Altri microrganismi patogeni identificati nel compost, potenzialmente dispersi con l’aerosol,
sono: Legionella, Mycobacterium, Hantaviru, Leptospiras.

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A livello internazionale sono state proposte le seguenti soglie:


- 1.000 batteri Gram negativi per m3 (anche se questa concentrazione può già causare
reazioni allergiche);
- 14 ng/m3 di endotossine (sono prodotte principalmente da batteri Gram-negativi).
Una concentrazione di 108 UFC/m3 di attinomiceti, registrata durante le fasi di
lavorazione del compost, è ritenuta responsabile di reazioni allergiche (anche da 109 spore/m 3
e 108 UFC/m3 di funghi). E’ possibile registrare fino a 106 UFC /m 3 di microrganismi nell’aria in
un sito di compostaggio, con concentrazioni che possono restare elevate fino a 250 metri di
distanza.
Tra gli effetti registrati principalmente nei lavoratori a causa del bio-aerosol contenuto sulle
polveri si evidenziano:
- Rinite allergica ed asma;
- Bronchiti e malattie polmonari (causati da endotossine);
- Allergie;
- Problemi alla pelle (dermatiti e micosi);
- Nausea e diarrea.
In generale, esistono pochi studi che provano ad esaminare i rischi per la popolazione
residente in vicinanza, si stima che la residenza ad una distanza inferiore ai 200 metri, per
oltre 5 anni continuativi, possa aumentare il rischio di avere bronchiti e tosse.

12.6.2 Odori Polveri e Composti Organici Volatili

Riguardo alle emissioni in atmosfera si considera che ogni tonnellata di materiale in ingresso
produca:
- da 100 a 482 Kg di CO2;
- 240 g di ammoniaca dal FORSU e 120 g da altre tipologie di rifiuti;
- 2 g di cloro.
L’attività di compostaggio produce odori fastidiosi la cui intensità può essere ridotta di
centinaia di volte attuando specifiche misure impiantistiche e di gestione.
Buona parte dell’impatto olfattivo è conseguente alla presenza nelle arie esauste di cataboliti

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quali i composti non completamente ossidati dello zolfo, dell’azoto e del carbonio, in quanto i
cataboliti ossidati sono generalmente inodori (anidride carbonica, ossidi di azoto, anidride
solforosa).
Tra le sostanze odorigene che possono essere prodotte durante le operazioni di compostaggio
vi sono:
- composti dello zolfo (dimetildisolfuro, dimetilsolfuro, carbondisolfuro, idrogeno solforato,
metano tiolo);
- composti dell’azoto (ammoniaca, trimetilamina);
- acidi grassi volatili (acido acetico, acido propionico, acido butirrico);
- altre sostanze (benzotiazolo, mercaptani).
Alcune di queste sostanze sono tossiche, ma in ambiente aperto l’effetto diluizione assicura il
non raggiungimento di soglie di pericolosità per la popolazione residente nelle vicinanze.
Le fasi in cui le emissioni olfattive sono maggiori risultano:
- La ricezione;
- Lo stoccaggio iniziale;
- Le prime fasi di biossidazione
Nelle fasi di ossidazione successive alle prime e nello stoccaggio finale, ancorché anch’esse
odorigene, le emissioni per unità di massa sono minori.
Le soglie odorigene di alcuni dei composti che possono essere presenti durante l’attività di
compostaggio sono dell’ordine di microgrammi per metro cubo (0,1 μg/m3 per il
dimetildisolfuro, 0,7 μg/m3 per l’idrogeno solforato, 27 μg/m3 per l’ammoniaca, 0,3 μg/m3 per
l’acido butirrico).
Di seguito vengono riportate le sostanze odorigene più comuni negli impianti che producono
compost di qualità e viene riportato il confronto tra le soglie di percettibilità da parte del 100%
di un gruppo di persone (100% OCR: Odour Recognition Concentration) ed i livelli ammissibili di
esposizione negli ambienti di lavoro, TLV, Threshold Limit Value, epressi in μg/m3.
I dati riportati in tabella evidenziano che le soglie di percettibilità, ossia le concentrazioni alle
quali gli odori vengono percepiti negli impianti ed attorno ad essi, possono essere ben inferiori
alle concentrazioni considerate pericolose negli ambienti di lavoro.

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Il T.L.V. (Threshold Limit Value) indica i valori limite di soglia stimati per l’esposizione a sostanze
aerodisperse, indicanti il livello al quale si ritiene possano essere esposti quotidianamente i
lavoratori senza effetti negativi per la salute.

Da questo confronto risulta la conferma che, come già accennato, le soglie di percezione
possono essere molto inferiori alle concentrazioni considerate sicuramente pericolose e
l’olfatto può arrivare a percepire concentrazioni non rilevabili strumentalmente (1/105 ppm).
Riguardo alle concentrazioni da non superare per l’ambiente di vita, si può fare riferimento al
valore di 0,3 mg/m3 per la concentrazione complessiva di Composti Organici Volatili, VOC.
In realtà è difficile poter individuare una soglia unica per tutti i VOC in quanto a 0,3 mg/m3
alcune sostanze sono già molto pericolose, altre non sono nemmeno odorigene.
Tra le classi di molecole identificate vi sono i terpeni, gli ossigenati, gli idrocarburi aromatici, gli
idrocarburi alifatici, gli esteri, gli azotati.
Le diverse fasi di produzione del compost hanno traccianti differenti.
Ad esempio, i terpeni e gli azotati sono prodotti principalmente nella fase di bioossidazione
accelerata e maturazione.
Un biofiltro non libera quasi terpeni e non ha azotati mentre aumentano gli idrocarburi alifatici
ed aromatici (in proporzione sulle singole emissioni).
Dalle attività di compostaggio possono derivare particelle del diametro inferiore ai 10 o ai 2,5
μm. Circa il 50-85% delle particelle in sospensione nell’atmosfera generate dal compostaggio
possono essere inspirate perché hanno un diametro inferiore ai 5 μm, potendo così
raggiungere gli alveoli polmonari e trasportare microrganismi. Queste particelle possono

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SINTESI NON TECNICA

causare problemi principalmente ai lavoratori e la loro diffusione può essere ridotta adottando
appositi accorgimenti operativi ed impiantistici.
Gli addetti dovrebbero utilizzare apposite protezioni per le vie respiratorie. Le eventuali attività
di raffinazione, caratterizzazione del materiale per classi granulometriche (ad esempio dopo la
maturazione), dovrebbero essere attuate in un sistema chiuso con un sistema di abbattimento
delle polveri.
Si sottolinea dunque, come detto nei capitoli precedenti, che tutte le lavorazioni che
prevedono il trattamento dei rifiuti verranno svolte in ambienti confinati e posti in
depressione, con un adeguato sistema di captazione e trattamento delle arie esauste nonché.
Inoltre si ricorda che il sistema proposto prevede una prima fase di biofermentazione
anaerobica con successivo convogliamento del bio-gas ad apposito impianto di cogenerazione.
Tale processo garantisce rispetto al processo aerobico di perseguire i seguenti vantaggi
igienico sanitari:
 Elevata riduzione degli inquinamento olfattivo, dovuta alla degradazione della sostanza
putrescibile in ambiente confinato (digestore).
 Distruzione delle uova e delle larve di insetti, degli organismi patogeni e dei semi delle
piante infestanti dovuto alla permanenza in ambiente privo di ossigeno.
 Riduzione del rilascio di gas serra (CH4, N2O, ecc)
Va quindi precisato che la prima fase di fermentazione avverrà in ambiente sigillato.
Si ritiene quindi che l’area in oggetto trovandosi lontano da abitazioni civili, non apporterà
problemi alla popolazione residente nelle vicinanze.

12.7 Rumori e vibrazioni

L’attività di compostaggio è considerata, tra le attività per la gestione dei rifiuti, quella che
produce più impatto acustico insieme ai trattamenti meccanici dei RSU.
Nell’impianto in oggetto le emissioni sonore attribuibili ai macchinari elettromeccanici quali
pompe, compressori, soffianti, ventilatori, motori, risultano trascurabili in quanto le
apparecchiature elettromeccaniche installate sono tali da rispettare la normativa vigente in
materia di inquinamento acustico e la maggior parte di esse sono posizionate all’interno di un

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SINTESI NON TECNICA

fabbricato, completamente coperto, chiuso e confinato.


Per l’attenuazione dei livelli sonori nelle zone di lavoro e, conseguentemente, nell’area esterna
all’impianto saranno comunque adottati una serie di accorgimenti, quali:

 l’utilizzo di apparecchiature intrinsecamente silenziose;

 l’applicazione di rivestimenti e carenature;

 il posizionamento dei macchinari su supporti antivibranti e/o lubrificati;

 l’utilizzo di griglie fonoassorbenti per prese d’aria esterne (motori);

 la completa chiusura degli edifici;

 l’impiego di portoni ad apertura/chiusura rapida.

in modo tale da garantire il rispetto dei limiti suddetti.


La sorgente principale di emissioni sonore è da ricercarsi quindi nel flusso di automezzi in
ingresso ed in uscita dall’impianto, che è pari a circa 48 mezzi/giorno.
Alla luce di queste considerazioni è pertanto possibile stimare un impatto di entità trascurabile,
indipendentemente dalle condizioni di esercizio (ordinario o straordinario), considerata
soprattutto l’assenza di ricettori sensibili nei pressi dell’insediamento e dalla natura
spiccatamente industriale dell’area.
A tale proposito si rimanda allo Studio Previsionale di Impatto Acustico redatto dal tecnico
competente in acustica Ing. Giuliano Carnieri, del quale si riportano le conclusioni.
“Relativamente ai ricettori individuati, corrispondenti ai punti di misurazione, il contributo
dovuto all’esercizio dell’opera in progetto, appare assai limitato, se non addirittura trascurabile
e comunque sempre all’interno dei limiti previsti dalla legge.
In sintesi è possibile affermare, alla luce della simulazioni effettuate, che non appaiono
significativi impatti acustici nel territorio preso in considerazione ed in particolare anche i
recettori potenzialmente esposti esposti alle attività di esercizio dell’opera in progetto non
risultano influenzati dall’attività stessa”.

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SINTESI NON TECNICA

Verranno effettuate ogni due anni dall'entrata in esercizio dell’impianto misure dei livelli di
emissioni sonore, attraverso rilevamenti fonometrici. Le rilevazioni verranno svolte presso il
confine aziendale e presso i recettori, in corrispondenza di una serie di punti ritenuti idonei,
nonché presso eventuali ulteriori postazioni ove si presentino criticità acustiche.
Un ulteriore monitoraggio dei livelli acustici verrà effettuato durante la fase di cantierizzazione.

Il monitoraggio acustico dell’impianto in fase di gestione consentirà il controllo delle emissioni


sonore.

12.8 Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti

Non si ritiene che un impianto di questo tipo interferisca su tale componente ambientale

12.9 Paesaggio

Per la descrizione della compatibilità dell’impianto in oggetto con il paesaggio si rimanda alla
Relazione Paesaggistica redatta dall’Arch. Vittorio Minio Paluello, allegata alla documentazione
di progetto e della quali di seguito si riportano alcune parti.
“L’area d’intervento è costituita in parte da un area già compromessa in quanto occupata da un
impianto di produzione di breccia. Ha nel tempo subito modifiche morfologiche ed è occupata
dalle strutture abbandonate dell’impianto, da cumuli di inerti e versa in grave stato di degrado e
abbandono.
L’area è posta in adiacenza dell’autostrada a una quota media di circa 50 mslm, ovvero in
posizione più elevata rispetto al percorso autostradale tanto che non si ha tra le due alcun
rapporto percettivo. Infatti l’autostrada nel tratto in questione non ha alcun carattere di
panoramicità, correndo in trincea a oltre 10m più in basso del terreno naturale.
Dall’osservazione dei profili si può facilmente rilevare tale condizione. L’area d’intervento che
degrada leggermente verso valle è per questo motivo scarsamente visibile dal territorio posto a
monte dell’autostrada. Questo, insieme alle schermature arboree esistenti e di progetto, nonché
al trattamento a verde rampicante delle facciate, renderà le opere di progetto scarsamente
percepibili anche da tale porzione di territorio e comunque ben inserite.
A tale proposito rileva evidenziare di come i terreni posti a monte dell’autostrada siano di

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particolare bellezza. Caratterizzati dall’alternarsi di pascoli, macchia e bosco, conservano


elevato grado di integrità e costituiscono un elemento di particolare qualità nel contesto
paesaggistico, oltre a costituire la sede, come accennato in fase di analisi, dei probabili primi
fenomeni insediativi antropici dell'Età del Bronzo di Monte Ramiano. Pertanto la localizzazione
prescelta per l’impianto, a valle dell’autostrada, ma ancora non facente parte del fondo valle
alluvionale del Tevere, è indubbiamente preferibile a qualunque altra localizzazione a monte di
essa in quanto permette di non interferire con la porzione di maggiore qualità e sensibilità
paesaggistica.
L’area d’intervento infatti per la sua particolare posizione a ridosso della grande infrastruttura
ma
in un tratto avulso da caratteri di panoramicità, nonché il posizionamento a quote più basse,
conferiscono all’area un elevato grado di capacità di assorbimento visuale e non si interpone e
non interferisce nel rapporto percettivo tra i rilievi collinari e il fondovalle. Anche traguardando
dalla riva opposta del Tevere, l’area d’intervento non intacca in alcun modo il quadro
paesaggistico dei rilievi collinari e del Monte Soratte, né intacca la continuità della piana
alluvionale, ponendosi al suo margine e a ridosso della già mercata cesura rappresentata dal
tracciato autostradale con le sue annesse rilavanti strutture edilizie per attività produttive e di
servizi.
Il progetto interessa un’area attualmente occupata da un impianto dismesso in un terreno
tradizionalmente destinato all’attività estrattiva nonché adiacente al tracciato autostradale e
pertanto privo di reale vocazione agricola, anche e soprattutto se confrontato con i terreni di
eccezionale fertilità e produttività che caratterizzano il resto del fondovalle. Pertanto il progetto
non incide direttamente su nessuna delle suddette componenti. Rileva altresì sottolineare che
sebbene l’impianto di compostaggio, dovendo trattare anche rifiuto organico proveniente dalla
raccolta differenziata urbana, esso tratterà gli scarti agricoli proveniente dal territorio comunale
e pertanto costituisce opera correlata e funzionale al ciclo agricolo tradizionale che caratterizza
il territorio.
E’ previsto di trattare l’intera facciata del capannone con sistema di verde rampicante, che
renderà la struttura in gran parte mimetica, evitando la percezione di masse continue artificiali.

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Inoltre sarà messa a dimora una fitta quinta arborea che interessa l’intero perimetro del lotto
con l’effetto mitigativo dell’impatto visivo delle strutture ma anche misura compensativa,
mettendo a dimora un cospicuo numero di alberature.
Le opere in elevazione, in uno con le opere mitigative e compensative previste hanno un corretto
inserimento nel contesto paesaggistico in relazione alla sue qualità intrinseche e non interferisce
e non ha impatti negativi con elementi e componenti di pregio presenti nel territorio”.
In conclusione “Il progetto proposto risulta conforme con la tutela in virtù dell’art 18 ter comma
1, lettra b ter) della LR 24/98 in quanto opera pubblica e di pubblico interesse ai sensi dell’art
208 del D.Lgs 152/06.
Le analisi condotte illustrano come il progetto e la tipologia di attività siano congruenti con la
vocazione agricola del territorio e compatibili con le finalità della tutela, inserendosi in maniera
adeguata e con minime trasformazioni percettive nell'ambito paesaggistico di riferimento”.
Si riportano di seguito alcune immagini che mettono in evidenza lo stato attuale con
l’inserimento dell’intervento e la fascia di mitigazione.

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12.10 Confronto con l’alternativa zero e con il cumulo degli impianti presenti

In base alle scelte progettuali fatte e alle valutazione effettuate nei paragrafi precedenti, è
possibile affermare che l’impostazione impiantistica proposta permette di garantire la
sicurezza ambientale minimizzando potenziali impatti derivanti dalla realizzazione e
dall’esercizio dell'impianto, non garantiti da soluzioni alternative vagliate tra cui l’alternativa
zero, ovvero l’attuale impianto di compostaggio.
Relativamente ai possibili impatti cumulativi, le caratteristiche innovative del progetto lo
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rendono pienamente compatibile con le altre attività presenti (l’Outlet, le Farine Laziali,
nonché l’autostrada).
Dal punto di vista emissivo, si è visto come le emissioni prodotte dall’impianto in oggetto,
analizzate nello “Studio sulla dispersione degli inquinanti in atmosfera”, non supereranno i
limiti imposti, risultato avvalorato anche dall’analisi delle sorgenti cumulate che ha tenuto
conto di tutte le fonti di emissione presenti attualmente nell’area. Pertanto è possibile
affermare che la tipologia di inquinanti emesse dall’impianto in oggetto possono essere
considerate minimali rispetto a quelle oggi presenti.
Le acque sotterranee sono pienamente tutelate dal progetto che prevede aree completamente
impermeabilizzate con sistemi di raccolta e trattamento di ogni tipo di percolati, oltre che delle
acque di pioggia, garantendo quindi il giusto livello di tutela.
Allo stesso modo è da considerare minimale l’impatto sulla componente rumore dovuto alla
gestione e all’esercizio dell’impianto in oggetto, come evidenziato dallo “Studio Previsionale di
Impatto acustico” allegato, rispetto all’attuale clima acustico caratteristico di un’area a
carattere industriale.
Viste le limitate modifiche sulle strutture non si ascrivono impatti sul paesaggio rispetto alla
situazione attuale che anzi troverà miglioramento vista la realizzazione delle opere di
mitigazione descritte nei capitoli precedenti.

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