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Dragoni di Sardegna, Cavalleggeri di Sardegna

poi

Dragoni di Sardegna , Cavalleggeri di Sardegna poi Con le Tavole di Italo Cenni presso l'ASCa

Con le Tavole di Italo Cenni presso l'ASCa

I Dragoni di Sardegna (1725-1775)

Costituito nel 1725 con veterani e invalidi di cavalleria, il 3 gennaio 1726 il reggimento dei Dragoni di Sardegna fu destinato a sostituire le 3 compagnie di dragoni di Piemonte distaccate nel Capo di Sassari per la repressione del contrabbando con la Corsica. Il nuovo corpo, comandato da Tommaso Solaro del Borgo, conte di Moretta e passato in rivista a Pinerolo nell'aprile 1726, era perciò su 3 sole compagnie di 66 teste e uno SM di 12. Tra i 9 ufficiali ce n’era uno solo sardo, il cornetta Cavassa della compagnia Socry. La compagnia di Cagliari ebbe sede nel quartiere di S. Croce, dotato di ampie scuderie. Il corpo fu in seguito comandato dal tenente colonnello Gaetano Pioppis (12 febbraio 1742) e dal maggiore vassallo Craveris (11 settembre 1756).

Secondo il regolamento del 1754, il corpo aveva giustacorpo giallo e veste rossa. Nel 1756 furono emanati un editto per la direzione economica del corpo e un regolamento (11 settembre) che estendeva ai dragoni di Sardegna le norme sul reclutamento, equipaggiamento, rimonta, istruzione e servizio della cavalleria sabauda. Il corpo restava formato da piemontesi, ma si ammettevano 6 sardi e 4 stranieri per compagnia. I cavalli erano forniti dalla “tanca” regia.

Il 22 febbraio 1759 l’intendente generale Bogino propose di abolire una delle compagnie (ciascuna delle quali costava all’anno 24.755:8 lire piemontesi), sostituendola con una di regnicoli, col vantaggio che, essendo costoro «assuefatti al clima», potevano essere impiegati per dare la caccia ai malviventi anche nella stagione estiva, a differenza dei piemontesi, che in quella stagione erano regolarmente decimati dalla malaria. Il 22 marzo un congresso convocato dal viceré bocciò la proposta col debole argomento che la caccia ai malviventi non rientrava fra i compiti di un corpo militare come i dragoni, ma suggerì di accrescere il personale sardo, prendendolo anche dal reggimento nazionale, nonché il numero degli alguazili (sbirri).

Nondimeno il 20 aprile 1764 i costosi dragoni furono drasticamente dimezzati, portandoli a 2 compagnie di 60 teste e congedando i militari con difetti fisici o bassa statura, nonché i disertori graziati e quelli di nazionalità non permessa, con rimpatrio gratuito dei piemontesi che non volevano o non potevano essere ammessi negl’invalidi. L’8 maggio il viceré [balio Francesco Luigi Costa della Trinità] confermò Sassari come sede di entrambe le compagnie, con distaccamenti a Ozieri, Tempio e Nulvi.

I dragoni leggeri di Sardegna (1775-1796)

Il 15 marzo 1775 il corpo assunse il nuovo nome di “dragoni leggeri di Sardegna”, con lo stesso ordinamento degli altri reggimenti dragoni, in modo da poterlo impiegare anche in guerra fuori dell’isola, ma con 2 soli squadroni invece di 4. Furono adottati selle e mantelli dei dragoni piemontesi, ma il 19 luglio 1775 il corpo fu autorizzato a mantenere gli stivali invece delle bottine, due pistole invece di una e un ricambio più frequente del vestiario, soggetto a maggior usura, e si previde di dotarlo in seguito di sciabole più leggere e adatte al servizio di polizia. Con regio viglietto del 9 aprile 1776 fu stabilito un organico di 190 uomini e 181 cavalli (la 1a compagnia su 51 teste, le altre su 45, 49 e 45), col 1° squadrone (1a e 3a) a Cagliari e il 2° (2a e 4a) a Sassari. Con altro del 3 dicembre 1776 si estese al corpo il Règlement provisionel pour l'exercice à cheval de la cavalerie de dragon. A seguito di una rivista d’ispezione straordinaria disposta dal sovrano, con tabella dell’11 giugno 1778 fu modificata la distribuzione dei distaccamenti sul territorio del regno. Il 6 febbraio 1781 l’organico fu aumentato di 32 unità (8 per compagnia) e il 17 giugno 1788 di altre 8 (sottufficiali), con un’indennità per le disagiate condizioni del servizio. Nel 1785 si stabilì che le compagnie rotassero a turno annuale fra i quartieri di Cagliari, Sassari, Tempio e Ozieri. Era loro consentito arruolare fino a 80 esteri, 12 sardi e 8 disertori graziati.

Nel gennaio 1793 il corpo aveva 308 effettivi, inclusi 17 ufficiali, 8 cappellani e 20 non combattenti, di cui 154 del 2° squadrone a Cagliari (col maggiore barone Saint Amour e i capitani

Camurati della Roncaglia e Mariotti) e 146 del 1° a Sassari (capitano Torrazzi), con distaccamenti a Tempio, Castelsardo e La Maddalena. L’aiutante maggiore del corpo, barone de la Rochette (maresciallo dei gentiluomini arcieri del re), era a capo della milizia del Sulcis, ma, ammalato, fu sostituito da Camurati, il quale, inviato a Carloforte con 100 regolari, l’evacuò il 7 gennaio alla prima intimazione francese; ritiratosi a Sant’Antioco, il 14 aperse il fuoco sulle scialuppe parlamentari per avere il tempo di evacuare anche la penisola. Saint Amour comandava tutta la cavalleria schierata sulla spiaggia di Cagliari, ma i patrioti, che lo sospettavano di connivenze col nemico per avere un fratello nel corpo di spedizione franco-corso, lo accusarono poi di non aver voluto o saputo affrontare le truppe sbarcate.

Il 28 aprile 1794 i dragoni che sbarravano la strada di Santa Caterina fuggirono alla vista di un cannone maneggiato dagl’insorti, in realtà scarico. Quelli di origine piemontese furono poi espulsi, tranne Saint Amour, arrestato e processato insieme al segretario di stato Valsecchi. Sbarcati a Livorno il 7 maggio, costituirono il fondo di un nuovo reggimento di dragoni di Sardegna su 4 compagnie impiegato nelle retrovie del fronte alpino: vi fu trasferito, come capitano, anche il nobile sardo Tommaso Nin di San Tommaso, già del reggimento Aosta, promosso poi tenente colonnello e congedato per motivi di salute nel 1796. Presentando l’ignominiosa espulsione dei soldati piemontesi dalla Sardegna come un preteso “richiamo” in terraferma per esigenze belliche, la storiografia militare sabauda (v. Brancaccio, I, pp. 343 e 345) ha creato un equivoco tenace. Anche un autore attento come l’amico Stefano Ales non spiega la contraddizione fra il rientro in Sardegna dei dragoni (riferito a p. 207) e lo scioglimento del corpo disposto con regio viglietto del 26 ottobre 1796 (del nuovo re Carlo Emanuele IV), con l’incorporazione del piccolo stato maggiore e della 1a compagnia nei dragoni di S. M., della 2a nei cavalleggeri, della 3a nei dragoni di Piemonte e della 4a in quelli della Regina.

I dragoni leggeri dalla rivoluzione alla restaurazione (1794-1806)

In realtà i dragoni di stanza nel Capo di Sopra non si mossero dalle sedi. Il capitano dei dragoni Torazzo fece parte della deputazione inviata a Torino a presentare le cinque domande degli stamenti e i capitani Antonio Grondona e Ravaneda, aiutanti di campo del marchese della Planargia, svolsero ricognizioni per mettere in stato di difesa i golfi di Palmas e Oristano. Negli scontri di Sassari del 28 dicembre 1795 i seguaci dei commissari cagliaritani uccisero un brigadiere dei dragoni, e, destituito il comandante, ne diedero il comando al brigadiere Giuseppe Livia, loro aderente, il quale diresse poi il fallito tentativo di occupare Alghero e la spedizione su Oristano. Durante lo scontro di Macomer, del 6 giugno 1796, due dragoni abbandonarono la colonna angioina e corsero a Cagliari ad avvisare il viceré. Ignoriamo forza e dislocazione dei dragoni nel biennio successivo, ma nel 1799 figuravano 3 ufficiali (capitano, luogotenente e cornetta), 3 marescialli, 17 brigadieri, 2 cadetti, 2 granatieri e 2 soldati di 2a classe, 11 soldati di 3a, e 176 “reclute indivise”, con 106 cavalli e una spesa mensile di 5.784 lire piemontesi. Una donazione di 36.000 per il potenziamento del corpo fu fatta il 21 settembre 1799 dal brigadiere duca di San Pietro, «volendo dimostrare la sua riconoscenza per la grazia fattagli da S. M. dell’impiego di Comandante in Capo del Corpo».

Il 14 aprile 1801 fu accordato ad un ufficiale aggregato al corpo di poter prestare servizio solo 4 mesi l’anno. Il 6 luglio si segnalava che da Trieste erano attese 50 casse di attrezzi militari e da Napoli sciabole la cui costruzione era stata sospesa per mancanza di fondi. Il 29 luglio il ”deconto” dei comuni, stabilito a lire 9 nel 1776, fu elevato a 13 lire e mezza. Al 31 luglio il corpo contava 295 effettivi su SM di 7 e 3 “divisioni” di 2 compagnie con 21 ufficiali (maggiore, AM, QM, 6 capitani, 4 tenenti, 8 cornette), cappellano, chirurgo, foriere, prevosto, 6 marescialli d’alloggio, 6 trombe, scudiere, sottoscudiere, 3 “serruriers” (morsari), 4 maniscalchi, 2 sellai e 247 brigadieri e dragoni [inclusi 75 distaccati: 23 a Tempio, 20 a Sassari, 20 a Bonorva, 10 a Cagliari e 2 alle rimonte reali] Il comandante del corpo, della 1a Divisione e della 1a compagnia era il capitano Virdis: le altre due divisioni erano comandate dai capitani Antonio Grondona e Raimondo Decandia

e le compagnie pari dai secondi capitani Maramaldo, Paderi e Thiesi. Nel 1801 fu ammesso come cadetto, all’età di 8 anni, Giovanni Antonio Paliaccio, nipote del generale assassinato e futuro 5° marchese della Planargia, colonnello dei Cacciatori Guardie e senatore del Regno. Il 6 luglio 1801 furono acquistate Napoli 200 sciabole da cavalleria.

Il 25 marzo 1802 si segnalava l’arrivo dal continente di 200 sciabole per dragoni. Al 1° maggio gli effettivi erano al completo, 354 con 283 cavalli e un costo annuo di 145.171 lire piemontesi. Il personale includeva 24 ufficiali (maggiore, AM, QM, 3 capitani di squadrone, 3 capitani in 2°, 6 luogotenenti, 9 cornette), cappellano, foriere, prevosto, arciere, 7 marescialli, un capo scudiere, 24 brigadieri e sottobrigadieri, altri 6 soprannumerari, 6 trombette e 282 dragoni.

La spesa mensile era nel 1803 di 10.370 lire. La rivista del 29 febbraio 1804 dava solo 10

mancanti al completo. Nel 1805 gli effettivi erano 356, i mancanti 7 e gli esuberi 9, con 21 cavalli

di

ufficiale e 269 di truppa. Il 16 marzo 1806 si consentì di arruolare dragoni anche oltre l’organico.

Il

28 giugno 1806, da Saint Cloud, Napoleone ordinò al ministro della polizia generale di far

arrestare «le sieur Viaris [Virdis], major du régiment des dragons de Sardaigne, arrivé à Turin il y a plusieurs jours». Ignoriamo il seguito della faccenda, ma Virdis fu sostituito dal cagliaritano Tommaso Nin marchese di San Tommaso.

Il Reggimento dei Cavalleggeri di Sardegna (1808)

Il 21 aprile 1808 gli organici (escluso lo SM) furono aumentati a 378 uomini e 342 cavalli (63 e 57 per compagnia). Erano previsti un sellaio per compagnia, un sergente capo scudiere, un brigadiere sottoscudiere e un morsaro (invece di tre) nel piccolo SM. L’“assento” delle nuove

reclute doveva precedere quello dei loro cavalli, la cui razione era stabilita a 14 libbre di paglia e 1 imbuto e mezzo d’orzo (metà al mattino e metà alla sera). Per risparmiare il foraggio, si stabiliva che d’estate i cavalli fossero condotti a turno a “prendere il verde” nelle pianure del Campidano. Si stabilì inoltre la durata novennale dei caschi di cuoio, decennale di selle, bandoliere, porta carabine

e sciabole, biennale di guanti, striglie e cavezze, e di otto anni degli stivali, coperte di lana, sottoselle e cinturoni. Un casco costava 18 lire, un gilet di pelle 10.

Il regolamento del 10 settembre prescriveva 3 giorni settimanali di “evoluzioni militari”, tranne nei mesi canicolari. Gli ufficiali dovevano tenere rapporto al mattino, impartire gli ordini ogni sera, sorvegliare le distribuzioni di orzo, regolare il deconto della truppa ogni anno prima della partenza per i nuovi quartieri e denunciare subito le diserzioni aggravate (le semplici erano invece denunciate nella rivista successiva). I pantaloni celesti erano sostituiti da altri turchini (d’estate gli ufficiali indossavano pantaloni bianchi di tela o “nanchino”) e le “marinare” da scuderia erano rimpiazzate da gilet e pantaloni di tela. Si raccomandava inoltre di comprare le “fonde” (delle pistole) di cui quasi tutti i dragoni erano sprovvisti.

Il 13 ottobre 1808 [forse anche per consentire la promozione di Nin a colonnello pur conservandogli il comando dell’unico corpo di cavalleria d’ordinanza] il corpo fu elevato a

reggimento su 3 divisioni di 2 “squadroni”, col nuovo nome di Cavalleggeri di Sardegna, un costo

di 243.092 lire piemontesi e un organico di 554 teste, inclusi:

23 ufficiali (colonnello, AM, 3 capitani comandanti di divisione e 3 di squadrone, 6 tenenti, 3 sottotenenti e 6 cornette o sottotenenti soprannumerari);

9 del piccolo SM (QM, cappellano, chirurgo, sergenti capo scudiere e foriere maggiore, maniscalco maggiore, capo trombetta, “morsaro” e arciere);

18 sergenti (inclusi 6 forieri e 6 soprannumerari);

36 caporali (inclusi 6 soprannumerari);

6 trombettieri;

444 dragoni montati;

18 maestranze (6 maniscalchi., 6 sellai e 6 fratres) appiedate.

Al 1° ottobre 1809 gli effettivi erano 427, con un magazzino di 203 vestiti, 378 pantaloni, 32 pastrani, 1 tromba e 60 carabine. Nel 1810 si prescrisse all’ispettore di far eseguire evoluzioni per squadrone o mezzo squadrone. Già il 1° agosto 1811 si ipotizzava di ridurre l’organico da 558 a 390 teste, e il 30 settembre 1812 fu effettivamente ridotto a 372, inclusi SM di 12 e 6 compagnie da 57 a 64, con un costo di 202.500 lire piemontesi, inferiore di 1/5. La riduzione non dovette però provocare molti esuberi, se un congedo fu accordato a condizione di surrogare una recluta. Nel marzo 1813 fu concesso al sottotenente de Carrion de Valverde di passare al servizio inglese. Al 30 dicembre 1813 gli effettivi erano 376, inclusi:

20 ufficiali (colonnello, AM, capitano comandante la 1a divisione con grado di tenente colonnello, 2 capitani comandanti la 2a e 3a divisione con grado di maggiore, 3 capitani comandanti di squadrone, 1 capitano nel reggimento, 1 luogotenente con grado di capitano, 4 luogotenenti, 3 sottotenenti e 3 cornette);

10 del piccolo SM (QM, cappellano, chirurgo maggiore, capo scudiere col grado di cornetta, sergente maggiore foriere, sergente sottoscudiere, maniscalco maggiore, capo trombetta, morsaro e armaiolo).

 

I CAVALLEGGERI DI SARDEGNA NEL 1817

 

Stato Maggiore

Colonnello

Cav. Grondona ☼

Aiutante Magg.

Ten. Grondona cav. Luigi

Ten. Col.

 

Paliaccio di Suni ☼

Sotto A. M.

Pixeddu Salvatore

Maggiore

 

Cav. Rapallo

Quartier Mastro

Rolle Gioacchino

Cap. di massa

Cav. Quesada Mella

Capo scudiere

Borgat Francesco

Chirurgo magg

N. N.

Cappellano

N. N.

 

Squadroni

   

Capitani

 

Tenenti

Sottotenenti

1

Cav. Delitala di Sedilo

Ballero Giovanni

Baradat Michele

2

Cav. Castelli Raffaele

Cav. Humana Giuseppe

Cav. Salazar

3

Cav. Humana Agostino

Cav. Ferrero di Ponziglion

Cav. Tuffani di Nuretti

4

Muscas Luigi

Cav. Castelli Gaetano

Cav. Pais Maramaldo

5

Cav. Decandia

Cav. Grondona Pietro

Cav. Falchi

6

Mattana Gemiliano

-

Cav. Fara

Sottotenenti soprannumerari

Cav. Carta – Carro Antonio – cav. Castelli Giuseppe d’Antona – Mattana Gioachino

Cornetta

Fredda Giuseppe – Pinna Antonio Gavino – Ceva Nicolò – Agnelli Do Azzara Andrea – cav. Serafino.

I Cavalleggeri di Sardegna secondo l’arciduca Francesco d’Este

Secondo l’arciduca i cavalleggeri di Sardegna [3 divisioni di 150 cavalli a Cagliari, Sassari e Ozieri] erano «un Regimento non brillante, ma fidato, tranquillo, sodo», con «buoni cavalli, non grandi, come di uso nel paese, ma buoni». I soldati «monta(va)no male, alla Sarda di galoppo, e di portante, corr(eva)no bene, arditi, (erano) armati di Sciable, e (…) pistole, ma molte pistole manca(va)no loro, (avevano) calzoni, e abito corto bleu scuro di panno con risvolti rossi cremes, elmi in testa, calzoni lunghi all’ungarese, e stivalli». I cavalli erano «poco ben bridati, (con) selle alla Sarda». Aggiungeva di non aver mai visto il corpo «esercitar unito, essendo sempre diviso in piccoli distaccamenti per tutto il Regno» e sottolineava che al foraggio e alla rimonta provvedevano direttamente i capitani, con i fondi di compagnia. A suo giudizio i comandanti di divisione erano «buoni uffiziali che (avevano) servito, e fatto la guerra»; c’erano «anche altri buoni uffiziali, ma non brillanti, però molti giovani». Uno di questi era il sottotenente Carrion de Valverde, che nel marzo 1813 fu autorizzato a passare al servizio inglese con gratifica di 50 scudi sardi.

L’arciduca ipotizzava che le paghe dei 29 ufficiali ed equiparati (colonnello, comandanti di squadrone, sotto capitani, subalterni, uditore, aiutante, medico e cappellano) fossero di 300, 200, 150, 80, 300, 200, 300 e 150 zecchini annui, per un totale di 3.860 (=9.650 scudi sardi). Calcolando il prest dei 400 comuni a 4 soldi al giorno (=73 lire sarde annue) e quello di 36 caporali e 14 sottufficiali a 11.680 scudi annui, e aggiungendone 200 per il cavallerizzo, 800 per i maniscalchi,

8.212 per il pane di 450 uomini (2,5 soldi a razione), 4.500 per il vestiario (10 scudi pro capite), 36.000 per il foraggio di 500 cavalli (6 scudi mensili), 1.500 per ferratura e medicamenti, 1.200 per la rimonta (48 cavalli a 25 scudi), 1.500 per riparazioni di selle e stalle, 1.500 per casermaggio e ospedale e 928 per cancelleria, l’arciduca stimava un costo annuo di 81.000 scudi.

Il colonnello Tommaso Nin marchese di San Tommaso

Forte delle sue cariche di corte [gentiluomo di camera del re e marito della dama di compagnia della principessa Maria Beatrice, futura moglie di Francesco d’Austria Este], il colonnello Tommaso Nin aveva un pessimo carattere e si riteneva legibus solutus. Nella sua baronia di Gesico era osteggiato dal parroco e da Giuseppe Corrias, che nel gennaio 1815, per fargli dispetto, denunziò e fece arrestare, per reati che la storiografia lascia nel vago, un protetto di Nin (il nobile Giovanni Diana). Il marchese reagì tentando di far arrestare illegalmente Corrias a Cagliari. Rimproverato aspramente dalla reggente, Nin si ritirò nel suo feudo, dove istigò una rivolta contro il parroco, colpevole di essere amico di Corrias, e ne fece assaltare la casa dai suoi mazzieri, al punto che il governo dovette inviare a Gesico una colonna mobile. I due capi della rivolta scapparono a Cagliari, rifugiandosi nella casa di Nin, che fu circondata dalla truppa. La faccenda si chiuse con l’arresto di uno dei due e un rimprovero riservato al colonnello, che non pregiudicò tuttavia la sua carriera. Promosso maggior generale sempre restando alla testa dei cavalleggeri, nel 1831 fu collocato a riposo col grado di tenente generale e il titolo di grande di corte di Carlo Alberto. Morì a Cagliari nel 1844. Secondo e ultimo colonnello dei cavalleggeri fu Raimondo Decandia. Dal 23 maggio1817 al 27 gennaio 1821 fu tenente colonnello Nicolò Paliaccio, figlio di Gavino e futuro ispettore generale delle milizie.

Cacciatori reali (1819-24), Divisioni dei CC RR in Sardegna (1824-32)

Anche i cavalleggeri di Sardegna assunsero l’ordinamento previsto dal regolamento 1° gennaio 1815 per i reggimenti di cavalleria, con un organico di 30 ufficiali, 605 uomini e 544 cavalli su SM

e 3 divisioni di 2 squadroni: tuttavia il personale preesistente formò solo le prime due divisioni (a

Cagliari e Sassari), mentre la 3a fu costituita in terraferma, dove rimase distaccata. Al 6 luglio 1815 era a Torino con appena 34 effettivi. Le prime due divisioni supplivano in Sardegna alle funzioni svolte in terraferma dai carabinieri reali. Il 4 luglio 1818 fu però aggiunto ai cavalleggeri un corpo moschettieri, formato coi migliori elementi della gendarmeria genovese, comandato da un colonnello e un organico di 313 teste su SM e 3 compagnie, ripartite in luogotenenze e stazioni. L’uniforme era quella della gendarmeria genovese, turchina con mostre rosse, ma con spalline turchine. Erano armati di moschettone con baionetta, due pistole e sciabola da fanteria, con budriere, giberna e bandoliera.

Con regio viglietto del 2 giugno 1819 i cavalleggeri e i moschettieri furono riuniti in un unico corpo, detto dei “cacciatori reali di Sardegna”, comandato da un colonnello e con organico di 24 ufficiali e 677 uomini, su 4 compagnie a piedi e 4 a cavallo. Queste ultime conservavano l’armamento dei cavalleggeri (moschettone, sciabola da cavalleggero con cinturone, due pistole, giberna e bandoliera), ma adottarono anch’esse l’uniforme dei moschettieri, con l’unica variante delle mostre cremisi e delle spalline del colore della cavalleria, mentre quelle delle compagnie a piedi erano turchine. Ai cacciatori reali fu attribuita l’anzianità dei cavalleggeri (1725) e con decreto vicereale del 10 luglio 1819 assunsero anche il servizio del barracellato. Il corpo ebbe però

vita breve, perché il 4 marzo 1823 fu incorporato in quello dei carabinieri, formando 2 Divisioni (Cagliari e Sassari) di “carabinieri reali in Sardegna”, posti, come le divisioni di terraferma, sotto un ispettore generale (organo soppresso nel 1831). Poiché il nuovo corpo contava solo 425 carabinieri

a cavallo e 100 a piedi, i 145 in esubero furono trasferiti alle divisioni di terraferma.

Il corpo dei Cavalleggeri di Sardegna (1832-1853)

Con regie patenti del 9 febbraio e 3 marzo 1832 le due divisioni di carabinieri reali in Sardegna furono soppresse e sostituite da un nuovo corpo di 645 cavalleggeri di Sardegna su 2 divisioni, 4 squadroni, 13 distaccamenti e 65 posti. Il corpo fu riordinato con regi biglietti del 17 e 27 luglio, regie patenti del 27 luglio e bandi del 30 luglio e 18 agosto 1836, che aumentavano l’organico a 675 uomini e 372 cavalli e disciplinavano il servizio e i rapporti con le altre autorità civili e militari. Il regolamento generale di servizio in 441 articoli, approvato con editto del 7 febbraio 1837, fu pubblicato con pregone del 20 maggio.

Tre ufficiali del corpo furono decorati di medaglia d’oro per atti di valore durante il servizio d’istituto: Gerolamo Berlinguer (Sassari, 25 giugno 1835), Efisio Falqui Pes (Cagliari, 12 febbraio 1836) e Agostino Castelli (Orgosolo, 1840). Per le campagne del 1848 e 1849 il corpo fornì rinforzi di uomini e cavalli sia ai carabinieri che alla cavalleria, e il 23 aprile 1850 fu riordinato su 3 divisioni (Cagliari, Sassari e Nuoro) e 1.126 uomini. Alcuni ufficiali provenivano dai volontari, come il capitano Luigi Osio (1809-55) che aveva combattuto nella prima guerra carlista a favore del governo costituzionale spagnolo. Per ristabilire la disciplina, vi furono immessi ufficiali e sottufficiali dei carabinieri, ma infine, con legge N. 1505 del 21 aprile 1853, il corpo dei cavalleggeri fu soppresso e sostituito da un corpo reale dei carabinieri di Sardegna (colonnello Antonio Martino Massidda) di 32 ufficiali, 823 uomini e 480 cavalli, su 2 divisioni, 6 compagnie, 12 luogotenenze e 114 stazioni.

e 480 cavalli, su 2 divisioni, 6 compagnie, 12 luogotenenze e 114 stazioni. Dragoni di Sardegna

Dragoni di Sardegna 1744 (131-01 e 131-02).

Cornetta Diritto - rovescio) dei Dragoni di Sardegna 1744 ( (131-02)

Cornetta Diritto - rovescio) dei Dragoni di Sardegna 1744 ( (131-02)

Dragoni Leggeri di Sardegna 1775 (131-03 e 131-04) Cavalleggeri di Sardegna 1803 (229-01)

Dragoni Leggeri di Sardegna 1775 (131-03 e 131-04)

Dragoni Leggeri di Sardegna 1775 (131-03 e 131-04) Cavalleggeri di Sardegna 1803 (229-01)

Cavalleggeri di Sardegna 1803 (229-01)

Cornette Colonnella e d'Ordinanza dei Dragoni leggeri di Sardegna (1775)

Cornette Colonnella e d'Ordinanza dei Dragoni leggeri di Sardegna (1775)

Cavalleggeri di Sardegna 1814 (229-08)

Cavalleggeri di Sardegna 1814 (229-08)

Fiamma di Reggimento e di Divisione dei Cavalleggeri di Sardegna 1815 (300-02)

Fiamma di Reggimento e di Divisione dei Cavalleggeri di Sardegna 1815 (300-02)

Cavalleggeri di Sardegna 1814 (131-05). Fiamma mod. 1815 (300-02) Moschettieri di Sardegna

Cavalleggeri di Sardegna 1814 (131-05). Fiamma mod. 1815 (300-02)

Cavalleggeri di Sardegna 1814 (131-05). Fiamma mod. 1815 (300-02) Moschettieri di Sardegna

Moschettieri di Sardegna

Reali Carabinieri di Sardegna 1823 (229-17)

Reali Carabinieri di Sardegna 1823 (229-17)

Reggimento Cavalleggeri di Sardegna 1833 (229-22)

Reggimento Cavalleggeri di Sardegna 1833 (229-22)

Reggimento Cavalleggeri di Sardegna 1843 (229-31). Gendarme veterano 1848 (229-33)

Reggimento Cavalleggeri di Sardegna 1843 (229-31). Gendarme veterano 1848 (229-33)

Stendardo del Regg. Cavalleggeri di Sardegna mod. 1832 (300-13)

Stendardo del Regg. Cavalleggeri di Sardegna mod. 1832 (300-13)

Stendardo del Regg. Cavalleggeri di Sardegna mod. 1848 (300-17)

Stendardo del Regg. Cavalleggeri di Sardegna mod. 1848 (300-17)

Carabinieri di Sardegna 1853 (300-20)

Carabinieri di Sardegna 1853 (300-20)

Legione Reali Carabinieri di Cagliari 1861 (300-25) 1877 (300-28) Reali Carabinieri (300-37)
Legione Reali Carabinieri di Cagliari 1861 (300-25) 1877 (300-28) Reali Carabinieri (300-37)

Legione Reali Carabinieri di Cagliari 1861 (300-25) 1877 (300-28)

Legione Reali Carabinieri di Cagliari 1861 (300-25) 1877 (300-28) Reali Carabinieri (300-37)

Reali Carabinieri (300-37)