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I Edizione

iMerica 2013 Giovanni Collot, Nicolas Lozito, Federico Petroni, Patricia Ventimiglia www.laguerradeidroni.it www.imerica.it team@imerica.it
Tutti i testi e le infografiche sono stati elaborati e prodotti dagli autori del libro e sono riproducibili solo previa autorizzazione. Le mappe interattive sono state create dagli autori del libro attraverso luso di Google Maps e CartoDB e anchesse sono riproducibili solo previa autorizzazione. I dati su cui sono basate sono specificati nella didascalia di ciascuna mappa. Le fotografie utilizzate sono di dominio pubblico, rilasciate con licenza Creative Commons, sotto licenza Open Government License o concesse a scopo informativo. Lautore specificato tra parentesi nella didascalia di ciascun immagine. Immagine di copertina Crown 2013.

Con la collaborazione di Limes Rivista Italiana di Geopolitica

INDICE
P R O LO G O !! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !
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1 . LE VALC HIRIE DI OBAMA !

OPERA ZIONI CLANDESTINE, TEATRI GEOROBOTICI " E LE REGOLE CON CUI LAMERICA UCCIDE

Come e perch Obama impar ad amare il drone? E come lAmerica torn a uccidere i suoi nemici? Tra Pakistan, Yemen e Somalia, il mondo un campo di battaglia.

2. CINGUE TTII CONTRO MISSILI!

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GLI EFFE TTI DEI DRONI SULLA GUERRA AL TERRORISMO

Dar la caccia ad al-Qaida solo con i droni come attaccare un alveare ape per ape: puoi uccidere tutte le api ma non distruggerai mai lalveare. Linevitabile cammino verso una guerra al terrorismo permanente. possibile vincere perdendo i cuori della popolazione?

3. I DRONI SOGNANO" PECORE ELE TTRICHE?! !

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COME FUNZIONANO I PREDATOR E I REAPER

Avete mai pensato di entrare in un drone? Lo abbiamo fatto per voi. Alla scoperta dei segreti del robot alato. Come fa a volare da solo, a osservare indisturbato e a sparare bombe e missili? I limiti di una macchina costruita per sapere troppo.

4. DRONE UNCHAINED! !

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LA BASE LEGALE E LA LEGITTIMA ZIONE INTERNA ZIONALE " DEGLI ATTACCHI CON I DRONI

Tutti a lezione di diritto internazionale per scoprire se la guerra dei droni rispetta le regole della guerra giusta. E se la giustificazione degli Stati Uniti regge. Tra autodifesa e proporzionalit, come il mondo si prepara a regolare linvasione dei robot alati.

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5 . L E S T R E G H E T R I C O LO R I ! !

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IL BIVIO ITALIANO TRA DIECI ANNI DIMPIEGO VIRTUOSO " E I RISCHI DI UN FUTURO ARMATO

Un esclusivo viaggio tra i Predator e i Reaper italiani. La storia di dieci anni dimpiego virtuoso in Iraq, Afghanistan e Libia attraverso episodi inediti. Ora che il nostro governo intende armare i droni, lItalia si trova a un bivio. I rischi del futuro, anche per la salute dei piloti.

E P I LO G O ! ! N OT E ! ! !

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BIBLIOGRAFIA!

INDICE 3

PROLOGO
le loro tombe affondano ! nella cenere,! gli uccelli neri, il vento, ! coprono il loro cuore. ~ Salvatore Quasimodo Daraz Kahn non lo sa ma c qualcosa di peggio della povert. Essere il pi alto del villaggio. La scarpinata stata lunga. Coprire 16 chilometri su un erto pendio di montagna con le capre al seguito non semplice. Men che meno quando tutto intorno bianco. Lascesa a quota tremila non per fine a se stessa. Daraz, Jenhagir Khan e Mir Ahmed hanno una missione: guadagnarsi il pane. Quass, nei giorni scorsi, si combattuto. Forse non proprio combattuto. Di certo, si sparato. E sparato pesante. Quel 4 febbraio 2002 Daraz e compagni si sono mossi dai villaggi di Lalazha e Palatan in cerca di pezzi di metallo, avanzi di proiettili, rifiuti di guerra. Dicono che servano a farci le armi, in Pakistan. Ma questo ai tre uomini non importa. Li pagano circa 50 centesimi ogni sacco caricato da una capra. Basta anche qualche spicciolo, in un Afghanistan martoriato da trentanni di violenze. Soprattutto ora che gli americani hanno iniziato a fare sul serio. Daraz non pu saperlo ma londata di fuoco che ha investito la catena montuosa tra le province di Paktia e Khost era diretta al ricercato numero uno del mondo: Osama Bin Laden. Loperazione Anaconda sui monti di Tora Bora si appena conclusa, mancando lo sceicco del terrore per pochissimo. Gli americani scandagliano le
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possibili vie di fuga e nel gennaio del 2002 ricevono indicazioni dallintelligence che Bin Laden possa aver trovato rifugio qui, nel feudo di un suo vecchio alleato, Haqqani. Per giorni e per notti i bombardamenti cambiano la morfologia della zona delle caverne di Zhawar Kili. Ancora un nulla di fatto. Sui picchi innevati sembra essere tornata a regnare una quiete irreale. Sembra. Perch Daraz e compagni non sono soli. O almeno non nel senso virtuale del termine. Diverse persone sono presenti senza esserlo fisicamente. Sono lontani, negli Stati Uniti, in un cubicolo della Cia. Osservano, studiano, decifrano i comportamenti dei tre uomini. Non ne conoscono lidentit, ma gli atteggiamenti destano sospetti: due di loro sembrano agire con reverenza nei confronti dellindividuo pi alto. Molto pi alto. E non quello di Zhawar Kili un vecchio nido di jihadisti? E non quello Bin Laden, dallalto del suo metro e novanta? Non si pu permettere che scappi. Non dopo averlo perso cos tante volte. Non ora che finalmente esiste unarma per colpirlo quasi allinstante. La morte, per i tre malcapitati, arriva in trenta secondi. A ucciderli un missile piovuto dal cielo. Ma non da un aereo normale. Da uno il cui pilota non a bordo ma a migliaia di chilometri di distanza. Un aereo mai provato prima in questa forma. Un aereo destinato a cambiare in profondit lesperienza della guerra.

ESSERCI SENZA ESSERCI


Cos ha inizio la guerra dei droniI. Daraz e compagni sono le prime vittime mietute da un drone al di fuori di un campo di battaglia ufficiale. Questi velivoli avevano gi debuttato qualche mese prima in Afghanistan, ma solamente come sostegno alle operazioni belliche: si parla di un attacco gi l8 novembre 2001, che manca uno dei leader dei taliban. In altre parole, facevano parte di una guerra pi ampia.
Nota I
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Il 4 febbraio 2002 succede qualcosa di diverso: per la prima volta, un drone compie unuccisione mirata. Targeted killing, la chiamano gli americani. Un colpo isolato, contro persone ben precise (o almeno cos si pensa), i membri del terrorismo jihadista, i nemici giurati dellAmerica, i responsabili dellUndici Settembre e tutti i loro alleati. Quello che uccide Daraz e i suoi due amici dunque il colpo inaugurale non della guerra al terrorismo ma della caccia ai terroristi. Una caccia che in quanto tale personalizzata, condotta contro singoli individui, senza bisogno di dichiarazioni belliche formali perch tanto, recita il mantra di Washington, il campo di battaglia il mondo. I droni sono gli strumenti principe di questo conflitto. Sono aerei senza pilota o, meglio, pilotati a distanza, dallaltra parte del mondo. Lequipaggio sta seduto in una base degli Stati Uniti, combatte i terroristi e la sera va a casa dalla famiglia. Sono spie alate, dotate di occhi, anche abbastanza precisi. Volano a qualche migliaio di metri daltitudine, permettendo di cogliere molti dettagli di ci che succede a terra. Alloccorrenza, caricano missili e bombe e si trasformano in assassini. Piacciono perch sono veloci: concentrano nella stessa arma lo strumento per avvistare lobiettivo e quello per colpirlo. I droni sono rivoluzionari. Per la prima volta nella storia, si va in guerra senza andarci fisicamente. Senza rischiare la propria vita. Sin dallinvenzione della catapulta, la storia della guerra stata contrassegnata da tappe che hanno allontanato i combattenti luno dallaltro: la freccia, la pallottola, il cannone, fino al missile nucleare intercontinentale. Mai per unarma aveva azzerato il rischio di essere uccisi, nemmeno la testata atomica che prometteva la reciproca distruzione a chi la impiegasse. I droni fanno un salto di qualit. Lontani dal mandante, vicini alla vittima. Rimuovono il guerriero dalla reciprocit della guerra. Ma non le sue ambiguit. Lenorme precisione di questarma crea
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lillusione di poter colpire i propri nemici senza creare - almeno allapparenza - danni ingenti alla popolazione civile. Eppure, sono proprio le presunte chirurgia, economicit e invisibilit del drone a rischiare di renderlo estremamente appetibile e abusato. Una volta, il generale Robert Lee disse: un bene che la guerra sia cos orribile, perch altrimenti finirebbe per piacerci. Luso smodato del drone pu eliminare alcune delle inibizioni nellordinare unuccisione. Se Piero, invece dellartiglieria, avesse avuto un drone, ora dormirebbe sepolto in un campo di grano?

Predator A configurazione base. Sar il drone di riferimento in questo libro ( General Atomics)

PERCH I DRONI?
La domanda legittima. Fra tutte le cose che succedono nel mondo, proprio di aerei senza pilota dobbiamo finire a parlare? Alt, un
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attimo. Non dobbiamo commettere un errore. Si limitassero alla guerra, questi argomenti potrebbero restare confinati nellorticello dei patiti delle armi. Tuttavia, i droni non sono solo potentissimi aerei da combattimento confinati al mondo militare. Ce n di ogni specie e per ogni impiego, anche grandi come modellini. E come modellini possono essere usati. La tecnologia che sta alla base dei droni da combattimento la stessa che sta inondando la vita quotidiana. Le autorit di polizia americane chiedono sempre pi aerei senza pilota per pattugliare quartieri e inseguire criminali. Nei supermercati, piccoli droni guidabili con liPad si acquistano con poche centinaia di euro - non sparano, ovvio, ma osservano. E dagli Stati Uniti arriva il primo caso di scontro uomo-drone fuori da un campo di battaglia: nel febbraio 2012, un gruppo di animalisti aveva noleggiato un drone per monitorare lattivit di alcuni cacciatori illegali; cacciatori che, accortisi di essere pedinati, hanno aperto il fuoco sul drone, abbattendolo. Il drone si rivela per quello che in realt: una protesi dellessere umano. Porta luomo dove non pu o non vuole andare. Dove non si vuole mostrare. Consente di essere presenti virtualmente senza esserlo fisicamente. Un avatar metallico. Internet insegna che uninvenzione militare rivoluzionaria ha ottime probabilit di pervadere anche il mondo civile. E nel nostro caso pone sfide importanti alla privacy. Per dirne una, in America i droni che volano per addestramento o per sorvegliare le basi possono incidentalmente finire per spiare degli individui. Bene, lAviazione ha 90 giorni di tempo per stabilire se il materiale possa essere utilizzato o vada distrutto. Il boom dei droni in corso. Silenziosamente. Se non siete daccordo, contattateci quando vi troverete un drone alla finestra. Noi vi avevamo avvisati. Perch sia impiegata in modo corretto nel campo civile, una tecPROLOGO 8

nologia va regolata per prima cosa nelle sue iniziali applicazioni militari. I paletti vanno messi sin dai suoi primi impieghi. proprio nel mondo della guerra che i droni pongono gli interrogativi pi urgenti. Esiste un impiego virtuoso dei droni? Come li hanno usati gli Stati Uniti? Sguinzagliarli contro i terroristi una buona strategia o finisce solo per alimentare il problema? Questarma rispetta il diritto internazionale? Come dovr utilizzarla in futuro uno Stato che li voglia aggiungere al proprio arsenale? Tutte domande che La guerra dei droni cerca di affrontare, conducendovi alla scoperta di un tipo di particolare di drone, il Predator, assieme al Reaper, la sua evoluzione. Qui ci occupiamo unicamente di loro sia per evitare di scrivere unenciclopedia, ma soprattutto perch, per quanto la storia degli aerei senza pilota sia quasi centenaria, sono loro i protagonisti del boom dei droni dinizio millennio. Pionieri senza esserlo. Il capitolo 1 descrive la guerra dei droni condotta dagli Stati Uniti contro al-Qaida e soci. Quali sono i motivi storici e politici per cui a Washington hanno imparato ad amare il drone? Dove infuria la guerra clandestina condotta a suon di attacchi dal cielo? Chi viene colpito e in base a quale processo decisionale? Il capitolo 2 si chiede invece quali siano gli effetti di questa strategia, se lalto numero di terroristi eliminati sia un successo o se invece i risultati non vengano offuscati da un discreto numero di civili coinvolti e dalla radicalizzazione della popolazione. Una volta capito come viene impiegato, il capitolo 3 cambia registro e ci porta dentro il Predator, illustrando come funziona questa macchina, le sue potenzialit ma anche i suoi limiti. Il capitolo 4 affronta il problema della legittimit della guerra dei droni e in quali casi gli attacchi dal cielo violino o rispettino le norme del diritto bellico e del diritto umanitario internazionale. Il capitolo 5 guarda allItalia: dotato di Predator e Reaper da anPROLOGO 9

ni, il nostro paese sta cercando di armarli. Momento opportuno per stilare un bilancio di come li abbiamo impiegati e dei rischi e delle opportunit di dotarli di missili e bombe. Potete leggere La guerra dei droni per intero, a pezzi, al contrario, in ordine sparso. Abbiamo pensato a tutti: da chi ha sentito parlare dei droni e non ha ancora capito bene di cosa si parli, agli specialisti a caccia di raccomandazioni e riflessioni esclusive. Un consiglio per tutti, prima di tuffarsi nel cuore delleBook: partite con calma e leggetevi i paragrafi che seguono. Etimologia e storia: due ottimi ingredienti per digerire quello che verr.
C OME LEGGERLO

Se state leggendo questo eBook con un iPad potrete godere di una serie di funzionalit aggiuntive. Linterattivit la parola chiave. Le immagini sono ingrandibili, le gallerie fotografiche sfogliabili, le citazioni e le note possono essere isolate e le mappe esplorate (per alcune caratteristiche servir una connessione). Quando fate capolino su questi contenuti potete anche ribaltare il vostro device per una migliore e pi grande visualizzazione. Tutto molto intuitivo, e vi consigliamo di fare un po di prove cos da capire al meglio tutte le funzionalit. Putroppo queste funzioni sono disponibili solo su iPad, non per nostro litismo, ma piuttosto perch lunico strumento che le rende possibili. Per chi legge il documento in Pdf da computer o altri tablet sar possibile cliccare su dei link che vi rimanderanno ai contenuti esterni, che vedrete sul vostro browser.

PERCH SI CHIAMANO DRONI?


Che il drone sia gi leggenda lo dimostra almeno un punto: attorno allorigine di questo termine gira un gran numero di teorie. Neanche fosse un mostro mitologico. Serve un po di chiarezza. In questi casi, conviene sempre aprire il vocabolario. Secondo lOxford English Dictionary, drone vuol dire fuco. Proprio cos, il maschio dellape, dr!n, dr!n, in inglese antico.
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Risalendo il torrente delletimologia, si arriva al termine germanico risuonare. C infatti un secondo significato della parola drone: produrre un brusio basso e continuo. Proprio come il ronzio di unape. Cos, attraverso varie derive semantiche, il termine drone si applica al rumore del traffico, a un discorso o a un tono di voce monotono, fino ad arrivare a un effetto musicale in cui una nota o un accordo sono suonati continuamente in sottofondo. In italiano, questo effetto si chiama bordone e indica anche tutte le parti di strumenti musicali come la cornamusa o il sitar che producono questo effetto. Ascoltatevi il preludio de LOro del Reno di Wagner per capire cosa sia un drone, o bordone, in musica. Escludendo lopzione che i droni discendano dalle cornamuse, abbiamo due possibili radici per i nostri aerei senza pilota. Il primo il maschio dellape. Il secondo il brusio. Ora, molte fonti giornalistiche riconducono il termine drone alla seconda alternativa. In effetti, il pap del Predator, il drone Amber, era soprannominato tagliaerba per il discreto rumore che produceva. Inoltre, le persone che vivono sotto un cielo solcato costantemente da droni, come nelle aree tribali del Pakistan, riferiscono di sentire il ronzio di queste macchine. Eppure, nessun velivolo emette suoni proprio soavi. Perch affibbiare questa particolarit proprio agli aerei pilotati a distanza? Forse il fuco ci pu dare una mano. Il maschio dellape un insetto che, a differenza delle operaie, non lavora. Non produce miele. Non ha il pungiglione. Il suo unico compito fecondare le regine. Un ruolo tutto sommato molto parassitario. Tanto che, sempre secondo lOxford English Dictionary, drone pu indicare anche una persona pigra, che vive sfruttando gli altri. La passivit potrebbe essere la caratteristica che ha attirato lattenzione degli inventori dei primi prototipi di aerei senza pilota. Un piccolo assaggio di storia (trovate bocconi pi consistenti nei prossimi paragrafi) corrobora questinterpretazione. I primi droni
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nascono in ambito militare come strumenti passivi, velivoli da usare in addestramento come obiettivi per allenare le difese anti-aeree. Negli anni Trenta del secolo scorso, la Gran Bretagna sperimenta, grazie ai successi nel campo del radiocontrollo, il Fairey Queen, da cui nascer poi nel 1935 il DH.82 Queen Bee. Incuriositi dai progressi dei pi avanzati britannici, gli americani si fanno raccontare qualche segreto. E in un documento del 1936 di un gruppo di ricerca della Marina statunitense appare il termine droneII. Metafora entomologica che piace e ha successo: un modello impiegato in Vietnam si chiama Firebee o Lightning Bug.

Una delle prime dimostrazioni del Queen Bee, nel 1936 ( Suas News)

Nota II

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CENTANNI E NON MOSTRARLI: STORIA DEL DRONE


Chiedere let ai droni come farlo con le belle signore: spesso hanno molti pi anni di quanto non dimostrino. Lidea dellaereo senza pilota vecchia quasi quanto quella dellaereo stesso. Almeno in America. Risalendo lalbero genealogico, si scopre che i droni provengono da due stirpi preciseIII: quella dei missili da crociera e quella degli aeromodelli, diletto radiocomandato delle famiglie patrizie dAmerica e Gran Bretagna. Durante la prima guerra mondiale, gli Stati Uniti sinventano la bomba volante, progettata dallingegnere Charles Kettering. Il risultato, il Kettering Bug, ha le fattezze dellaeroplano ed in grado di volare 50 miglia prima di colpire lobiettivo. Il primo test fallisce ma la vera sconfitta la bomba volante la subisce contro il tempo: prima ancora che potesse essere impiegata in battaglia, i tedeschi firmano larmistizio. Lidea delle bombe alate prosegue e nel corso del secondo conflitto mondiale gli americani lanciano nel 1944 loperazione Afrodite, con bombardieri B-24 caricati di un migliaio di chili di esplosivo Torpex, il cui pilota, una volta fatto decollare laereo dalle portaerei, si deve espellere dalla cabina. Il fallimento totale. A perdere la vita in questo programma Joseph Kennedy, fratello maggiore del pi famoso John Fitzgerald. Il quale inizia la carriera politica partecipando alla convention democratica del 1946, prendendo il posto proprio di Joseph. Quanto al progenitore civile, laeromodello, il protagonista lattore cinematografico Reginald Denny, che i cinefili pi attenti ricorderanno nel cast di Rebecca di Alfred Hitchcock. Britannico dorigine trapiantato in America, tra un film con Sinatra e uno con la Garbo si dedica alla sua passione, il modellismo. Ed qui che fa fortuna. Con la seconda guerra mondiale, laviazione e la contraerea americana devono tenersi in allenamento e cercano bersagli mobili e manovrabili per addestrarsi. Nel 1941 Denny inizia cos la
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produzione di massa dei suoi OQ-2 Radioplane, a tutti noti come Dennymite. La funzione di obiettivo rimarr la caratteristica saliente dei droni per decenni. Tra gli anni Cinquanta e Settanta, circa 73mila droni fabbricati dallindustria Denny (poi acquisita dalla Northrop) verranno utilizzati da Stati Uniti e altri paesi. Parentesi da rotocalco. per ben altra star di Hollywood che il Dennymite passer alla storia. Il drone ha infatti lanciato, con la sua prima fotografia di sempre, quella che le ha garantito i primi ingaggi, nientemeno che Marilyn Monroe. Nel 1945, lallora 19enne Norma (non ancora Marilyn) lavora in un aeroporto alla manutenzione dei droni e un giorno viene notata dal fotografo militare David Conover, incaricato di un servizio sullo sforzo delle donne in guerra e l spedito da un altro personaggio che sarebbe diventato discretamente famoso: il capitano Ronald Reagan, futuro quarantesimo presidente degli Stati Uniti.

Reginald Denny e un suo drone ( Monash Uni)

Marylin Monroe ( David Conover)

Durante la guerra fredda, la ricerca sui droni viene messa da parte in favore della missilistica. Comprensibile, visto che larma nucleare a dominare gli incubi del mondo. In ogni caso, in questo periodo i droni compiono il primo salto di qualit: da bersagli a ricoPROLOGO 14

gnitori. Un discreto impulso ai droni da ricognizione viene nel 1960, con labbattimento dellaereo-spia U-2 sui cieli dellUnione Sovietica: gli Stati Uniti si rendono conto di non potersi permettere altre crisi come quella scaturita dalla cattura del pilota Francis Gary Powers. Cos, appena tre mesi dopo lincidente parte il programma Red Wagon, per studiare alternative alle missioni di sorveglianza segrete. I primi droni ricognitori di massa sono i Firebee, le api di fuoco della Ryan che nel 1962 ottiene un finanziamento di 1,1 milioni di dollari. Lispirazione la Ryan la prende da un prototipo del 1955, il Falconer, dotato di fari e fotocamera, mezzora di autonomia e un sistema di pilota automatico molto semplice: traiettoria dritta, virata di 180 gradi e ritorno per la stessa rotta. Aggiungendo sistemi di depistaggio, contromisure e radar, i Firebee diventano i modelli di riferimento. uno di loro a fotografare, quasi per sbaglio, i sovietici che installano batterie di missili a Cuba, innescando la famosa crisi.

Un Ryan BQM-34S Firebee della Marina americana, nel 1993. ( US Defence Imagery)

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A molti generali si accende una lampadina: ingrandirli, mandarli pi in alto e sostituirli al lavoro dei ricognitori U-2. Il teatro in cui questi droni - o, meglio, la loro modifica, i Lightning Bugs - vengono impiegati il Vietnam: tra 1964 e 1975 eseguono 3455 missioni, senza grossi successi, anche perch ben il 16% dei velivoli si schianta. Un lungo buco temporale tra gli anni Settanta e Ottanta sembra portare i droni sulla strada delloblio: le star della sorveglianza sono i satelliti. Una dimostrazione dellattenzione a luminaria natalizia attorno ai droni il programma Aquila. Varato nel 1979 per progettare un drone da missioni di ricognizione, viene abbandonato al primo lievitare dei costi (oltre un miliardo di dollari solo per i prototipi), segno che le esigenze strategiche non sono tali da giustificare investimenti tecnologici ancora molto onerosi. A far capire al mondo che i velivoli senza pilota in battaglia hanno un futuro ci pensa Israele, per necessit esistenziale da sempre allavanguardia nella tecnologia bellica. Nel 1982 i droni vengono usati nella valle della Bekaa contro le forze aeree siriane: fatti decollare per intercettare il segnale radar nemico, emettono segnali fasulli per attirare i colpi della contraerea avversaria, permettendo poi a veri jet di attaccare mentre questa si ricarica. Il successo segna lingresso in una nuova ra: quella dei battlefield drone, i droni da battaglia, utilizzabili nel bel mezzo di uno scontro. Per la prima volta i droni si possono schierare in prima linea, senza interferire o essere distrutti. Gli americani sincuriosiscono. Quando il generale statunitense P. X. Kelley vede una registrazione video che ritrae guerriglieri dellOlp (secondo alcuni lo stesso Arafat) effettuata da un drone Mastiff esclama: Ne voglio uno!. Inizia una collaborazione che porta qualche anno pi tardi a presentare il Pioneer, ispirato quasi interamente ai progetti israeliani. La Marina lo impiega nella guerra del Golfo del 1991 per segnalare gli obiettivi di terra alle bombe
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lanciate dalle navi. In quel conflitto, lAeronautica schiera un solo aereo senza pilota. Non ancora il tempo dei droni. Ma non manca molto al debutto del vero vincitore della selezione naturale dei droni e il protagonista del nostro libro, il Predator. I Balcani non sono lontani.

Un Mastiff israeliano, drone che ha ispirato gli americani a sviluppare droni pi sofisticati ( Bukvoed)

NASCITA DI UN PREDATOR(E)
il 1984. La Darpa, lagenzia del Pentagono incaricata della ricerca per nuovi armamenti, assegna un contratto di 40 milioni di dollari alla Leading Systems per sviluppare droni e missili da crociera. Tra i ranghi dellazienda c Abraham Karem, ex capo progettista per laeronautica israeliana dei primi droni. Negli Stati Uniti, Karem crea due prototipi, Amber e Gnat 750, i genitori del moderno Predator. Nel frattempo per il Congresso americano taglia i fondi per gli assetti da ricognizione e la Leading Systems fallisce. Qui entrano in gioco i fratelli Blue, solo per assonanza assimilabili ai pi famosi bluesmen del cinema. Nel 1986, i due acquistano la General Atomics, una compagnia di ricerca nucleare, dalla Chevron per 50 milioni di dollari. Nel 1990 vengono a sapere del falliPROLOGO 17

mento della Leading Systems e la rilevano, assieme ai suoi progetti. Tra questi c Amber, gi proposto senza successo al Pentagono. I Blue non si danno per vinti e decidono di iniziare a produrre lo stesso il drone: qualcuno prima o poi sar interessato. Quel qualcuno la Cia, il cui interesse determinante nellottenere la vittoria della General Atomics nella gara dappalto del 1994IV. Lultimo decennio del secolo daltronde un periodo di grande impulso in America. Le aziende ritornano a sfornare prototipi, in campo militare ma anche in campo civile. Alcuni progetti sono in itinere ancora oggi, altri sono stati abbandonati mestamente. La Marina pensa a droni che riescano a decollare senza complicazioni, possibilmente da spazi ristretti come le piattaforme delle portaerei; ed ecco che arriva lMQ-8 Fire ScoutV. La Nasa vuole una sonda per verificare le condizioni meteo in zone difficilmente raggiungibili e ottiene lAerosondeVI dalla AAI, usato anche in alcune calamit naturali, come luragano Ophelia nel 2005. La Boeing invece investe alla cieca 100 milioni in quello che doveva essere un drone dalle super prestazioni alimentato a energia solare, il CondorVII, flop che nessuno ha acquistato e ora trovate in un museo californiano. La vincitrice indiscussa per la General Atomics. Il primo volo della storia di un Predator datato 3 luglio 1994. Neanche quattro mesi e il velivolo finisce in prova in una base dellEsercito in Arizona. E dopo un anno, la prima missione. Nel 1995, nei Balcani infuria lo smembramento della Jugoslavia e gli Stati Uniti decidono di intervenire nel conflitto che ha la Bosnia come epicentro. luglio quando dallaeroporto di Gjader, in Albania, il Predator si libra in volo per la sua prima operazione, chiamata Nomad Vigil, sotto legida della Cia. I finanziamenti per la missione arrivano per il rotto della cuffia, grazie allintervento di un avventato cronico come il deputato Charlie Wilson, lo stesso che negli anni Ottanta aveva finanziato i mujahiddin in Afghanistan contro i sovietici, poi portaNota IV, V, VI, VII
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to sullo schermo da Tom HanksVIII.


G ALLERIA Prologo.1

Droni moderni

Aerosonde della AAI ( AAI photos)

Nessuno conosce le reali capacit del Predator: stato appena integrato il sistema di guida Gps e il velivolo in grado di trasmettere solo unimmagine alla volta. Va a scatti, come le telecamere dei supermercati. Compie 15 voli di ricognizione pre- e post-attacco e per linverno va in letargo: con temperature molto basse, il rischio di accumulare ghiaccio sulle ali troppo alto. Lanno seguente vede aggiungersi una nuova base per il drone, quella di Taszar, in UngheriaIX. Le prestazioni non sono delle pi straordinarie: letteralmente scaraventato sul campo di battaglia, al Predator manca una dottrina dimpiego che ne sfrutti tutte le potenzialit. La contraerea serba ne fa fuori due, iniettando cautela nel loro uso. Il coordinamento con gli altri aerei risulta complicato e, per di pi, con buio o meteo sfavorevole locchio del drone del tutto inutile. Durante Allied
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Force, la campagna di bombardamenti della Nato contro il regime di Milosevic del 1999, cade almeno una ventina di PredatorX.

F IGURA Prologo.1

La storia del Predator

IL BOOM DEI DRONI


Lo scoccare del millennio segna linizio del boom dei droni. Un autentico Big Bang che incrementer i droni nellarsenale americano da 167 (nel 2002) a oltre 7500; che porter la flotta dei soli Predator da 10 (nel 2001) a quasi 250 costantemente in volo nel 2013; che gonfier il bilancio del Pentagono da 284 milioni di dollari (nel 2000) a 3,8 miliardi (nel 2013)XI. Cos, nonostante le difficolt iniziali, Predator e Reaper diventano protagonisti assoluti della guerra al terrore statunitense e oggetto del desiderio di tante semipotenze regionali, a cominciare dallItalia. Limpulso viene dato dallallineamento di tre particolari stelle:
1. LU NDICI SETTEMBRE

Lesigenza di dar la caccia a un nemico non in divisa, che si alimenta del sostegno della popolazione e tra essa si nasconde rende improvvisamente imprescindibile la conoscenza del terreno e lattivit di sorveglianza;
Nota X, XI
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2. IL PROGRESSO TECNOLOGICO

I droni conoscono un miglioramento nelle tecnologie di comunicazione e di trasmissione dati, nella qualit delle immagini e nellaffidabilit;
3. LINVESTIMENTO POLITICO -BUROCRATICO

I due fattori citati sarebbero stati quantomeno depotenziati se, ancora prima dellattentato alle Torri Gemelle, gli Stati Uniti non avessero preso la decisione di puntare sensibilmente sulluso dei robot in guerra. Nel 2000, infatti, il presidente dellArmed Service Committee del Senato Warner obbliga il Pentagono a far s che entro il 2010 un terzo dei velivoli e un terzo dei veicoli terrestri sia senza pilotaXII. Giustificando questa decisione, Warner indica due motivi. Primo, nelle guerre del futuro, gli Stati Uniti non si potranno pi permettere tanti morti come nelle guerre mondiali o del Vietnam; di qui lesigenza di puntare sui robot. Secondo, occorre rendere le forze armate specializzate e tecnologicamente allavanguardia, un centro deccellenza per la scienza e la ricerca, in modo da attirare le menti pi giovani e brillanti del paese.

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LE VALCHIRIE DI OBAMA
1 Operazioni clandestine, teatri georobotici e le regole con cui lAmerica uccide

Obama in aereo ( White House Photos)

Il 23 gennaio 2009 Barack Obama perde la verginit. mattina nei pressi della cittadina pakistana di Mir Ali. Incastonata in unampia valle circondata da alti picchi innevati, Mir Ali si trova nel Waziristan del Nord, una delle famigerate Fata, acronimo dal suono fiabesco che nasconde una verit meno incantata. L, il governo del Pakistan non arriva: le aree tribali sono amministrate in modo federale, eufemismo per dire che non sono proprio amministrate. La quiete del mattino rotta da tre esplosioni. Tre missili piovuti dal cielo. Ridotta in macerie la casa di uomo che i media
LE VALCHIRIE DI OBAMA 22

locali identificano come Khalil. Dentro, quattro o cinque uomini, di origine araba. Probabilmente legati ad al-Qaida1. Passa qualche ora e un centinaio di chilometri a sud-ovest, nellarea di Wana, Waziristan del Sud, altre due esplosioni squarciano un edificio. Stavolta una decina di persone perde la vita. Ma non si tratta di terroristi, militanti o di gente che offre loro sostegno: labitazione appartiene a un leader locale favorevole al governo di Islamabad. I due missili lanciati da un drone americano dai cieli pakistani hanno colpito lobiettivo sbagliato2. A Washington non nemmeno sorta lalba sul quarto giorno da presidente di Obama che gi la Cia d il battesimo al nuovo inquilino della Casa Bianca. Il duplice attacco - duplice anche nella natura, luno a segno e laltro errato - il primo compiuto con i droni sotto lamministrazione democratica. Il primo di una serie di quasi 400 effettuati in teatri come Pakistan, Yemen e Somalia, paesi con cui gli Stati Uniti non sono formalmente in guerra. Ma dove infuria un conflitto clandestino, lontano dai titoli dei quotidiani e dai capitoli pi onerosi del budget federale, condotto contro singole persone o gruppi di estremisti che hanno giurato morte allAmerica. Un conflitto dove i droni sono protagonisti assoluti.

COME LAMERICA IMPAR A UCCIDERE


Eliminare i terroristi a suon di droni non uninvenzione di Obama. Il Predator armato un figlio dellUndici Settembre. Pi precisamente, del colossale riorientamento di investimenti, attenzioni, armamenti, uomini e donne da compiti tradizionali alla nuova missione esistenziale degli Stati Uniti: la guerra al terrorismo. Una guerra nella quale lAmerica riscopre lassassinio mirato come legittimo strumento politico. Uccidere i nemici non da sempre lopzione madre per Washington. Assuefatti da oltre un decennio di caccia ad al-Qaida e soci,
Nota 1, 2
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dimentichiamo che per un certo periodo lomicidio mirato stato vietato in America e che i servizi segreti si sono rifiutati di immischiarsi in queste faccende. Oggi, far fuori Bin Laden e compagnia appare scontato, quasi dovuto. Appena 14 anni fa, mica unra geologica, la sola opportunit di effettuare simili scorribande era invece la miccia per furibonde liti allinterno dellamministrazione americana. Nel 1976, il presidente Gerald Ford stende linchiostro su un documento epocale: lordine esecutivo 11905 con cui vieta gli assassinii mirati a scopi politici. Tra gli anni Cinquanta e Settanta infatti la Cia ha facilitato una serie di colpi di Stato, insurrezioni e omicidi di leader politici scomodi, soprattutto in America Latina. Profonde cicatrici sono rimaste nellagenzia, consolidando una cultura di aperto rifiuto delle operazioni clandestine3. Tutti i presidenti, da Bush padre in avanti, comunque trovano il modo di aggirare lostacolo del divieto delle uccisioni mirate. Senza per mai rovesciare la dottrina, intendendo le eccezioni come tali, dimostrando ladesione al principio in s. Quando lamministrazione Clinton dibatte come rispondere ai primi attentati di Bin Laden, non tutti sono daccordo con lidea di eliminarlo, a cominciare proprio dai vertici della Cia. I favorevoli allassassinio ci sono ma usano i guanti di seta. Bisogna essere molto attenti a quanto si espande lautorizzazione a usare la forza letale. Non penso che lesperienza di Israele di avere una vasta lista di obiettivi abbia avuto cos successo, testimonia in privato al Congresso Richard Clarke, consigliere per lantiterrorismo di Clinton e Bush4. Qui entra in gioco il Predator. Nel settembre 2000 decolla dalla base uzbeka di Karshi-Khanabad e inizia a sorvolare lAfghanistan. Compie una dozzina di missioni e in una di queste avvista Bin Laden. Ma non pu mordere, armato solo di occhi, svolge voli di ricognizione, si limita a inviare immagini alla base. Il modo pi veloce per colpire lo sceicco del terrore veloce non : sei ore si impiegano ad allertare un sottomarino americano nel Mare Arabico, lanciaNota 3, 4
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re un missile Tomahawk e aspettare che questo copra le migliaia di chilometri che lo separano dellAfghanistan. Il tutto sperando che nel frattempo Bin Laden resti l dov. Il Predator va armato .
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Nel gennaio 2001, nella semi-citt fantasma di Indian Springs, un tiro di schioppo dal deserto del Nevada, iniziano i test. Il 16 febbraio il drone spara il suo primo colpo e il 21 centra tutti e tre gli obiettivi. In agosto, una riunione dei vice del Consiglio di sicurezza nazionale americano sancisce la legalit di eliminare Bin Laden con il Predator6. Il programma per si arena, fra le liti di corridoio tra Cia e Aeronautica su chi debba gestirlo e la questione dellaumento dei costi: 2 milioni di dollari, ununghia per il budget della Difesa americano7. Non passer lestate che tre aerei diretti verso Torri Gemelle e Pentagono spalancheranno le porte dellra di un altro aereo, stavolta senza pilota.

LEREDIT DI BUSH
LUndici Settembre spazza via la questione delle uccisioni mirate. Assassinare i propri nemici non solo legittimo ma un imperativo strategico. Il drone fa il suo debutto in battaglia. Due sono i tipi di operazione in cui impiegato: a supporto della guerra vera e propria, quella convenzionale che la Casa Bianca scatena contro lasse del male, iniziando dallAfghanistan dei taliban e dallIraq di Saddam; e come protagonista di una guerra clandestina, condotta fuori dai teatri consueti a colpi di raid, isolati ma sistematici. I due mandati di George W. Bush hanno un impatto su entrambi gli aspetti di questo conflitto bipolare. In questo periodo vengono gettate le basi per la manifestazione clandestina della guerra al terrorismo ( durante la presidenza repubblicana che si compiono i primi attacchi in Yemen e in Pakistan) a cui poi Obama attinger a piene mani. Ma leredit di Bush consiste soprattutto nellaver presidiato a unespansione vertiginosa delluso dei droni nelle operaNota 5, 6, 7
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zioni convenzionali. Nei primi due mesi della guerra aerea in Afghanistan iniziata nellautunno del 2001, i Predator acquisiscono (cio indicano a chi li colpir direttamente) 525 obiettivi e nel primo anno dellintervento ne fanno fuori in prima persona 1158. La vera invasione dei droni avviene per quando gli Stati Uniti attaccano lIraq. Gi nel 2005, a Baghdad e dintorni, le forze a stelle e strisce contano su 150 velivoli non pilotati. Nel 2010, nellarea di operazione del Central Command (Centcom, il comando americano responsabile del Medio Oriente) i Predator oltrepassano quota 700 mila ore di combattimento, sganciando pi di mille bombe9. Per dare un assaggio della pervasivit dei Predator, nellanno tra giugno 2005 e giugno 2006, compiono 2073 missioni con 242 attacchi e 33.833 ore di volo, sorvegliando 18.940 obiettivi (una media di 51 al giorno)10. Cosa fanno in concreto i droni in guerra per rendersi insostituibili? Consentono di distinguere un uomo che ripara buche per strada da un insorto che interra un esplosivo. Riconoscono un campo di addestramento di nemici o aiutano le truppe al suolo a rintracciare i fuggitivi in seguito a un attacco. Possono seguire un veicolo sospetto, coglierlo in fallo mentre carica armi e colpirlo senza perdere lattimo. Quando bombardano, contengono i danni collaterali. O quantomeno sono meno distruttivi di un attacco compiuto da un jet normale. Un esempio per chiarire il punto. Nelle sue memorie11, il Tenente Colonnello Matt Martin racconta come, sorvolando Fallujah in Iraq, fosse in cerca col suo Predator di un bulldozer che aiutava gli insorti a costruire barricate. Prima di lui per lo ha trovato un jet F-18 che ha sganciato una bomba da 250kg, qualche razzo e centinaia di colpi di mitragliatrice da 20mm. Uccidendo 20 persone e spazzando via un isolato. Un po troppo per un bulldozer. Non tuttavia questa lincarnazione del drone in guerra che interessa a Obama e che egli espande vigorosamente. Lattuale presiNota 8, 9, 10, 11
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dente sale infatti alla Casa Bianca per chiudere il decennio di guerre inaugurato da Bush. Lunico campo di battaglia ufficiale in cui sotto Obama i droni ampliano il loro ruolo lAfghanistan. Ma non al fianco delle truppe, bens al posto di esse. Il ritiro dallHindu Kush prosegue a ritmo serrato. Nel 2012 cerano 34 mila soldati in meno rispetto al 2011. A fine 2013, altri 34 mila tornano in America. I droni vanno in senso inverso: rimasto piuttosto costante tra 2009 e 2011, il numero degli attacchi coi robot simpenna nel 2012. Sul totale degli attacchi aerei (che cala da 5409 nel 2011 a 4082 nel 2012), quelli condotti dai droni sale dal 5% al 12,5%. Addirittura, tra novembre 2012 e gennaio 2013, i raid dei droni ammontano a 205, quasi un terzo degli attacchi aerei totali12.

PERCH I DRONI SONO LARMA PREFERITA DI OBAMA?


I droni e le guerre clandestine diventano le superstar dellarsenale a stelle e strisce perch sinseriscono perfettamente nella cosiddetta dottrina Obama sulla guerra. Meglio, perch contribuiscono a plasmarla. Sin dal primo mandato, Obama determinato a riformulare il modo in cui lAmerica impiega la forza militare, abbandonando lo stile arrogante di Bush. Sa che gli Stati Uniti non possono permettersi altre guerre costose come quelle in Afghanistan e Iraq: oltre ad aver alienato simpatie, hanno prodotto pochi risultati, quando non plateali sconfitte. Tuttavia, Obama vuole rompere con una tradizione molto forte tra i democratici, quella dellestrema cautela nelluso dello strumento militare, inaugurata da McGovern, il fallimentare candidato alle presidenziali del 1972, sulla scia del rifiuto del Vietnam13. Obama non sedotto n dalla prima personificazione dellimpero americano, quella dello sceriffo, n dalla sua negazione, quella del
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pacifista. Lattuale presidente appartiene infatti alla prima generazione a non essere stato profondamente segnato dalla guerra in Vietnam: alla firma degli accordi di Parigi, Obama aveva appena 11 anni. N ha vissuto in prima linea un altro dei periodi formativi delle visioni di politica estera di molti funzionari governativi e parlamentari americani: il 1989-2004, il quindicennio tra la caduta del muro di Berlino e linizio della guerra civile in Iraq. Un lasso di tempo in cui lAmerica la superpotenza solitaria, senza rivali dopo aver vinto la guerra fredda, si percepisce come nazione indispensabile. , in breve, affetta da un delirio di onnipotenza. LIraq costituisce un brusco risveglio da questo sonno della ragione che ha determinato una sovra-estensione militare e finanziaria dellimpero.

F IGURA 1.1

Progressione attacchi tradizionali/UAV in Afghanistan

Obama diventa noto al grande pubblico proprio in opposizione al conflitto a Baghdad e dintorni. E dal 2009, una volta alla Casa Bianca, simpegna per voltare quella triste pagina. Ma non lo fa staLE VALCHIRIE DI OBAMA 28

bilendo un generale rifiuto alla guerra. Oltre a ordinare nel primo anno da presidente linvio di altre 54 mila truppe in Afghanistan,
Gli strumenti della guerra giocano un ruolo nel preservare la pace. Eppure, questa verit deve coesistere con unaltra: per quanto giustificata, la guerra promette tragedia per luomo. [...] Parte della nostra sfida riconciliare queste due verit apparentemente irreconciliabili: che la guerra a volte necessaria e che la guerra a un certo livello espressione della follia umana14 Barack Obama Oslo, 10 Dicembre 2009

la vera pietra tombale sulle speranze che i pacifisti ripongono in lui, Obama la pone nel discorso di accettazione del Nobel per la pace. Il dilemma esistenziale e affligge tutti i comandanti di una forza armata. A maggior ragione se il tuo budget per la Difesa deve affrontare tagli di 500 miliardi di dollari in dieci anni perch democratici e repubblicani non riescono a mettersi daccordo per ridurre il debito pubblico, salito ben oltre quota 1500 miliardi. Al dubbio amletico, lamministrazione Obama ha risposto elaborando una dottrina: ove possibile, luso della forza seguir i criteri di precisione, economicit e scarsa rintracciabilit. E solo in risposta a minacce immediate a interessi vitali e strategici per gli Stati Uniti15. Qui entrano in gioco i droni perch nella guerra contro il terrorismo firmato al-Qaida soddisfano tutti e quattro i principi elencati:
1. P RECISIONE

Gli attacchi condotti dagli aerei senza pilota sono pi precisi di uno effettuato da un aereo convenzionale, che impiega spesso munizioni pi pesanti e che sorvola una zona senza poter osservare la situazione sul terreno;
2. E CONOMICIT

Per quanto costose, queste macchine non comporteranno mai una spesa pari allo schieramento di un contingente sul campo, eliNota 14, 15
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minando pure il rischio di perdere uomini in combattimento;


3. SCARSA RINTRACCIABILIT

I droni permettono di negare la fonte: a volte in Yemen e Pakistan, la responsabilit dellattacco viene addossata ai militari locali;
4. F LESSIBILIT

Lampio raggio di volo del drone consente di schierarlo, per esempio, oggi in Yemen e domani in Somalia, rispondendo allesigenza di affrontare un nemico fluido e mutevole, nonch a quella di dare priorit solo ai gruppi che minacciano direttamente gli Stati Uniti (motivo per cui ci si finora astenuti dal colpire i qaidisti in Mali o in Libia). Esiste tuttavia un ulteriore motivo della popolarit dei droni alla Casa Bianca, meno legato alla storia e pi alla politica nuda e cruda. Alle elezioni del 2008, Obama fa campagna sul rifiuto della tortura, marchio dinfamia dellamministrazione Bush. Durante la transizione per si rende subito conto che qualunque esitazione sui temi scottanti della sicurezza nazionale sar massacrata dai transfughi dellamministrazione Bush. Il messaggio : denuncia pure la tortura, caro Obama, vedremo come te la caverai senza. Come evitare di mostrarsi debole e allo stesso tempo mantenere le promesse della campagna elettorale? Lo staff del presidente ascolta le opzioni del consulente legale della Cia John Rizzo: catturare e interrogare i terroristi ancora possibile, basta esternalizzare le pratiche a paesi terzi. Ma la truppa di Obama non daccordo: troppo alto il rischio di critiche dai democratici pi liberal. Meglio affidarsi ai droni. I repubblicani non li hanno usati in modo massiccio e non si corre il rischio di essere additati come eredi di Bush. N alcun democratico s ancora espresso contro questa tattica. La morale: se non possiamo catturarli, non resta che ucciderli16.

Nota 16

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DOVE OSANO I DRONI: I TEATRI GEOROBOTICI


Obama passer alla storia per lespansione senza precedenti della guerra clandestina al terrore, di cui i droni sono lemblema. Se Bush il primo presidente ad autorizzare le operazioni letali con i velivoli senza pilota, queste dovevano essere solo un supporto di ultima ratio rispetto alle guerre da combattersi in modo pi tradizionale in Iraq e Afghanistan. Obama, al contrario, ne fa subito un pilastro della propria concezione della guerra. A dirlo sono i dati: mentre Bush in cinque anni autorizza 52 attacchi, sotto Obama tale numero si moltiplicato fino ad arrivare a superare quota 350 nel 2013. Chiariti i motivi per cui gli Stati Uniti si stanno orientando a un uso meno invasivo e visibile della forza, dove viene condotto questo quotidiano conflitto a bassa intensit? Quali sono i palcoscenici della guerra dallalto? I teatri georobotici principali sono tre. In comune hanno un aspetto: non sono formalmente in guerra con gli Stati Uniti, i loro governi - l dove esistono - non hanno intenzioni ostili nei confronti di Washington, anzi sono considerati alleati, seppur con gradazioni diverse di inaffidabilit. Eppure, in certe regioni entro i loro confini, trovano rifugio gruppi terroristici contro i quali le autorit ufficiali sono impegnate in duri conflitti civili. E che la potenza a stelle e strisce aiuta a liquidare. Spesso perch questi militanti hanno progettato attentati contro gli Stati Uniti. Le similitudini finiscono qui. Perch in realt i tre teatri sono profondamente diversi tra loro per problematiche, situazioni sul terreno e motivi che hanno spinto lAmerica a impiegarvi i droni, pur nel contesto di una strategia di lotta al terrorismo globale, dimostrandone il grado di flessibilit ed efficacia. Ecco perch utile soffermarsi su ciascuno di essi.

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1. PAKISTAN: LA PORTA DELL INFERNO

La guerra dei droni sbarca in Pakistan il 18 giugno 2004. Sono le dieci di una torrida sera a Kari Kot, Waziristan del Sud. In una modesta abitazione, Nek Muhammad sta cenando con quattro suoi ospiti, uno di essi accompagnato dai figli di 10 e 16 anni. Il padrone di casa non una persona qualunque: luomo forte della regione. Appena tre mesi prima, Muhammad ha resistito con successo alloffensiva dellesercito pakistano nel Waziristan, operazione condotta per stanare i militanti stranieri legati ad al-Qaida a cui lui stesso dava rifugio. Non solo: nellimmaginario collettivo della popolazione, Muhammad colui che si permesso dinfrangere la tregua con i militari pakistani, negoziata peraltro da un posizione di forza. Sono loro che sono venuti da me, si vantava con i giornalisti. Proprio con uno di loro al telefono il 17 giugno del 2004 quando, a uno dei suoi uomini, chiede cosa sia quelluccello metallico in cielo. Solo 24 ore pi tardi, luccello metallico spara un missile sulla sua casa, uccidendo sul colpo tutti i suoi ospiti e tranciandogli mano e gamba sinistra, ferite per le cui conseguenze morir sulla via dellospedale17. Assurdo, del tutto assurdo. Con i reporter locali, il Major General Sultan, portavoce in capo delle forze armate pakistane, categorico: Muhammad non stato eliminato con lassistenza degli Stati Uniti. Tutto il merito dellesercito di Islamabad. Falso. Muhammad la vittima sacrificale di un patto tra la Cia e i militari pakistani, svelato da Mark Mazzetti del New York Times18: noi vi uccidiamo un nemico di Stato ma che per noi non una priorit; in cambio voi ci permettete di far volare i Predator armati sul vostro territorio. Perch gli Stati Uniti hanno bisogno di espandere la guerra al terrorismo al Pakistan, Stato formalmente alleato? Perch le sue regioni nord-occidentali ad amministrazione tribale, le Fata, sono diventate, per la vicinanza allAfghanistan e il territorio montagnoso
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e quasi inaccessibile, il rifugio ideale per al-Qaida e soci. Afghanistan e Pakistan formano sempre pi un unico teatro di guerra, che verr battezzato dallamministrazione Obama AfPak: per stabilizzare lAfghanistan e sconfiggere al-Qaida, bisogna colpirla in Pakistan, la base strategica in cui si riorganizza e alimenta linsurrezione a Kabul e dintorni.

! Al-Qaida in Pakistan
F IGURA 1.2

La mappa mostra larea del Pakistan in cui al-Qaida maggiormente attiva, ovvero le FATA Aree Tribali di Amministrazione Federale. Sono evidenziate anche le posizioni delle basi americane in Afghanistan da cui sono operati gli UAV.
(Dati Foreign Affairs)

Sin dal suo prologo, la guerra dei droni in Pakistan rivela almeno tre dei suoi nodi pi profondi:
1. LACCORDO CON ISLAMABAD

I riluttanti militari pakistani si piegano alle richieste di Washington pretendendo che tutti gli attacchi pianificati passino per la loro approvazione e che gli americani condividano informazioni e video. Inoltre, la Cia non pu sorvolare che una porzione minima del paese, solo quella dove si concentra la maggior parte di insorti legati ai taliban o ad al-Qaida. Sino al 2009, infatti, solo tre raid colpiscono fuori dalle Fata, tutti nella provincia di Bannu, poco diLE VALCHIRIE DI OBAMA 33

stante dallepicentro. In questo periodo, i droni decollano da Jacobabad e da Shamsi.


2. LA TOTALE OSCURIT

Non si deve mai sapere che gli Stati Uniti violano cos platealmente la sovranit del Pakistan. Al massimo, se scoperti, governo e militari di Islamabad condanneranno in pubblico Washington per limpiego dei droni. Ma in privato continueranno a supportarlo. Il 23 agosto 2008, il primo ministro Gilani dice allambasciatore americano Anne Patterson: Non mi interessa cosa fanno fintanto che uccidono le persone giuste. Protesteremo allAssemblea Nazionale [dellOnu] e poi ignoreremo tutto. Il 12 novembre 2008, tocca al presidente Zardari: Uccidete i leader [di al-Qaida]. I danni collaterali preoccupano voi americani. Non me19.
3. G LI OBIETTIVI NON PRIORITARI

Gli Stati Uniti eliminano militanti ed estremisti che non pongono minacce dirette e immediate. Non solo leader di al-Qaida ma facilitatori (persone che forniscono un supporto) o membri di altri movimenti violenti20. Muhammad ne un esempio ma pure Baithullah Mehsud, capo dei taliban pakistani ucciso il 5 agosto 200921, dimostra come i droni di Washington servano anche al governo di Islamabad per portare avanti le proprie campagne di contro-insurrezione. Le aree tribali del Pakistan diventano la principale tenuta di caccia dei droni. Un enorme laboratorio della strategia di antiterrorismo, un inaccessibile buco nero dove in nove anni di guerra clandestina sono stati compiuti tra i 343 e i 372 attacchi con i droni, di cui fra i 298 e i 320 durante lamministrazione Obama. Le vittime di questa guerra dallalto ammonterebbero a una cifra compresa tra 2500 e 3500, a seconda delle fonti consultate, di cui un numero tra 150 e 925 civili22. Stima molto pi alta rispetto ai dati ufficiali dellamministrazione, che parlano di 60 morti civili. Una diverNota 19, 20, 21, 22
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genza che, come si vedr, punta dritto al cuore delle operazioni clandestine.

F IGURA 1.3

Attacchi in Pakistan

Fonte dati: stime New America Foundation

I pakistani iniziano per a giocare un gioco sporco. Alcuni degli obiettivi, infatti, sfuggono sistematicamente ai raid. Cia e militari americani iniziano a pensare che i servizi segreti locali, le Isi, avvisino dellimminenza degli attacchi alcuni militanti. La collaborazione con certi gruppi estremisti non certo una novit: i taliban afghani sono un prodotto delle Isi, che continuano a fornire loro un certo grado di protezione per garantirsi un braccio armato in grado di influenzare gli eventi in Afghanistan. A met 2008, Cia e militari riescono a convincere la Casa Bianca a smettere di notificare gli attacchi ai pakistani23. Dora in poi, la guerra dei droni sar unilaterale. I rapporti con il governo di Islamabad si fanno sempre pi tesi. Le evidenze che sono gli americani a compiere quei misteriosi e letali attacchi dal cielo aumentano. Nel marzo 2011, il Major GeneNota 23
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ral Mehmood Ghayur, comandante delle truppe pakistane in Waziristan, ammette: Molti sono i miti attorno agli attacchi con i Predator statunitensi. [...] S, c qualche perdita civile in questi attacchi di precisione, ma i morti sono in maggioranza terroristi, anche stranieri24. Il Pakistan costretto a riconoscere lesistenza di queste operazioni. Ma sfrutta la rabbia dellopinione pubblica per elaborare una narrazione, alimentata da media compiacenti, secondo cui la colpa dellinstabilit del paese anche dei droni.

F IGURA 1.4

I dettagli degli attacchi in Pakistan

Fonte dati: New America Foundation

Chiaro lintento: salvarsi la faccia e usare i velivoli senza pilota come carta negoziale con Washington. Che, intanto, sempre pi frustrata per landamento di una guerra, quella in Afghanistan, cui non riesce a imprimere una svolta, anche per colpa del doppiogiochismo pakistano, alleato da un miliardo di dollari lanno ma protettore di alcuni dei suoi nemici. Lapice si tocca a novembre 2011, quando sulla frontiera afghana, aerei americani uccidono per errore 24 soldati pakistani. Islamabad costretta a chiudere le basi da cui volano i droni. Anche se il divieto non sancir la fine degli atNota 24
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tacchi delle macchine senza pilota.


I NTERATTIVO 1.1

Mappa degli attacchi droni in Pakistan

Per aprire la mappa interattiva cliccare sullimmagine. Potete anche girare liPad per una migliore visualizzazione. Cliccando sugli indicatori possibile visualizzare i dettagli di ciascun strike. Per vederla su browser clicca qui.

2. YEMEN: IL VECCHIO - NUOVO EPICENTRO DEL !

TERRORISMO GLOBALE

Non tuttavia in Pakistan che stata posta la prima pietra della guerra dei droni fuori dai campi di battaglia convenzionali. Il 3 novembre 2002 a Tampa, Florida, il vicecomandante del Centcom, generale DeLong, riceve una telefonata25. il direttore della Cia. Hanno avvistato lobiettivo. DeLong osserva il video che arriva in diretta dallocchio di un Predator nella provincia di Marib, Yemen: su quella Land Cruiser c un terrorista che militari e servizi segreti cercano da due anni. Si chiama al-Harithi, uno degli uomini chiave di al-Qaida nella penisola araba e ha orchestrato lattentato alla nave U.S.S. Cole del 2000 in cui hanno perso la vita 17 marinai americani.
Nota 25
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Harithi ha commesso un errore. Ha fatto sentire la sua voce al telefono. Nellauto, uno dei suoi uomini ha usato il cellulare, e la chiamata stata intercettata da una squadra di Gray Fox, lunit di spionaggio dellEsercito americano penetrata in gran segreto in Yemen. Riconosciuta in sottofondo la voce del terrorista, il generale DeLong ordina di lanciare il missile dal drone26. Una trentina di secondi dopo, Harithi e cinque suoi uomini tolgono il disturbo. Se il Pakistan ha unimportanza strategica in quanto stampella su cui si regge la stabilizzazione dellAfghanistan, con lo Yemen ci si trova molto pi vicini alla lotta al terrorismo globale pi pura. Le sue statistiche sono molto diverse rispetto a quelle del Pakistan: dopo luccisione di Harithi, i droni hanno taciuto fino al 2009. Poi, il numero degli attacchi ha cominciato a salire vertiginosamente anche qui, arrivando a quota 42 nel solo 2012.
I NTERATTIVO 1.2

Mappa degli attacchi droni in Yemen

Per aprire la mappa cliccare sullimmagine. Potete anche girare liPad per una migliore visualizzazione. Cliccando sugli indicatori possibile visualizzare i dettagli di ciascun strike, con anche il conteggio delle vittime. (Dati: Long War Journal) Per vederla su browser clicca qui.

Nota 26

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Perch questo silenzio pluriennale? Il motivo risiede nellimpronta americana in Yemen: gli Stati Uniti non rappresentano la forza di guerra principale, qui svolgono un ruolo pi spiccatamente di sostegno al governo yemenita nella sua personale lotta ai terroristi27. Fin dallUndici Settembre, il presidente Ali Abdullah Saleh si ripromette di eliminare la presenza dei jihadisti, che in diverse zone del paese trovano rifugio senza incontrare particolari ostacoli, una sfida che sintreccia con pi ampie insurrezioni secessioniste nel sud e nel nord. In questa missione, Saleh riceve fin da subito il sostegno di Washington. Ma il conflitto allinizio un affare prettamente interno. La situazione peggiora dal 2009 grazie al concorso di due fattori. Da un lato, nel gennaio di quellanno, due costole locali di al-Qaida si uniscono per dar vita a una terza pi consistente organizzazione: al-Qaida nella Penisola Arabica (Aqap). Dallaltro, lo Yemen inizia a fornire rifugio a molti terroristi in fuga da Afghanistan e Pakistan. Cos, in breve tempo, il paese diventa uno dei centri nevralgici del jihadismo mondiale. A chiarire al mondo le intenzioni del nuovo gruppo yemenita, il giorno di Natale del 2009 un ragazzo sudanese di nome Umar Farouk Abdulmutallab tenta di farsi esplodere sul volo Northwest Airline Flight 253, diretto da Amsterdam a Detroit. Lattentato fallisce e il terrorista, che aveva nascosto lesplosivo al plastico nella propria biancheria intima, confessa che il suo ispiratore un predicatore che gli statunitensi conoscono bene: Anwar al-Awlaki. AlAwlaki un cittadino americano convertito allislam e trasferitosi in Yemen dopo lo scoppio della guerra al terrore. Per la prima volta di fronte allincubo di un nuovo attentato aereo, la Casa Bianca si convince a intervenire in modo pi massiccio in Yemen. Gi poco prima del Natale 2009, Obama aveva ordinato un attacco missilistico nel paese (finito in tragedia, con 14 donne e 21 bambini uccisi). Ma ora ogni titubanza rimossa. Lamministrazione spende in Yemen le sue punte di diamante nella
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guerra al terrore, a cominciare da John Brennan, il consigliere speciale per lantiterrorismo, che, forte della militanza da agente della Cia nella penisola araba, si occupa personalmente di orchestrare un sostegno pi muscolare al governo di Saleh. Assieme al Generale Petraeus, allepoca capo del Centcom e del Vice Ammiraglio McRaven, comandante del Joint Special Operations Command (Jsoc), ossia delle forze speciali statunitensi. In cosa si traduce limpegno americano in Yemen? Stando a quanto annunciato da Brennan nel febbraio 201228, lobiettivo duplice: eliminare due dozzine di leader qaidisti e addestrare le truppe locali, in concerto con Arabia Saudita e altri paesi del Golfo, per combattere la loro contro-insurrezione. Continuando, al contempo, ad appoggiarsi al governo di Sana che sin dal gennaio 2010 garantisce - riporta un cablo svelato da Wikileaks29 - di addossarsi la responsabilit degli attacchi dal cielo. Eppure, la legittimazione del regime si sgretola via via, con le proteste di piazza che nel 2011 portano alle dimissioni del presidente Saleh e distraggono lesercito yemenita dal combattere ribelli e jihadisti. A differenza del Pakistan, dove Obama eredita un programma impostato negli anni di Bush, qui lamministrazione libera di progettare la propria architettura clandestina. Tra le sabbie e le montagne dello Yemen sono schierate forze paramilitari della Cia e alcune decine di truppe speciali. Si tratta soprattutto di squadre di addestratori che coordinano le operazioni antiterroristiche, senza prendervi parte, che raccolgono dati, li analizzano e li condividono con i militari yemeniti. E forniscono informazioni vitali agli operatori dei droni, che decollano sia dalla base di Camp Lemonnier a Gibuti sia da un aeroporto segreto nel sud dellArabia Saudita. A volte vengono impiegati anche aerei convenzionali, missili da crociera lanciati dalle navi americane nel Golfo di Aden o i vetusti velivoli dellaviazione yemenita, fattori che rendono difficile identificare se un attacco sia stato compiuto da un drone o meno. Di certo, questi strike non sempre sono precisi. Nel maggio 2010,
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un missile diretto a membri di al-Qaida finisce per uccidere il vicegovernatore della provincia di Marib, impegnato in una delicata trattativa con gli insorti locali. La sua morte scatena violente rappresaglie contro il governo centrale e loleodotto della regione, giugulare energetica cos vitale che i danni che subisce costano al poverissimo Yemen ben 1 miliardo di dollari30.

F IGURA 1.5

Attacchi in Yemen

Fonte dati: Stime Long War Journal

Ma la controversia maggiore riguarda il caso delluccisione di Anwar al-Awlaki, eliminato da un missile lanciato da un drone nel settembre 2011 assieme a un altro militante qaidista che aiutava il predicatore nella pubblicazione della pi importante rivista jihadista, Inspire. Il problema che al-Awlaki era un americano del New Mexico: per la prima volta dalla guerra civile, il governo degli Stati Uniti compie lassassinio senza processo di un suo cittadino in una situazione di guerra. Vero, sempre in Yemen, nel primo attacco coi droni del 2002 aveva trovato la morte un altro qaidista cittadino americano; ma non si trattava dellobiettivo primario.
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Qui invece luccisione deliberata e pianificata. In America si scatena un dibattito feroce, anche perch poche settimane dopo, un altro americano trova la morte per mano di un drone: Abd al-Rahman, il figlio 16enne di al-Awlaki. Inoltre, non nota alcuna prova che al-Awlaki fosse un membro di al-Qaida, oltre a una semplice simpatia evidente nelle sue prediche sempre pi violente nei confronti dellAmerica. Addirittura, il giornalista investigativo Jeremy Scahill avanza lipotesi che proprio la crescente avversione di Washington verso al-Awlaki lo stesse spingendo tra le braccia di alQaida31. La portata di questi precedenti storica e le controversie hanno raggiunto lapice a inizio 2013, durante il processo di conferma a direttore della Cia proprio di Brennan: lopposizione repubblicana in Senato ha condotto un filibuster (una pratica di ostruzione) di 13 ore sul tema della trasparenza del programma dei droni, pronunciando una domanda fatidica. Se il presidente pu ordinare lassassinio di un cittadino americano allestero senza regolare processo ma appoggiandosi solo sui risultati dellintelligence, ha domandato il senatore Rand Paul, quali sono i limiti al suo potere? La necessit di una risposta a questo interrogativo passer sempre in secondo piano fintanto che la paura di attentati firmati alQaida torner periodicamente alla ribalta. Ed proprio lo Yemen a togliere il sonno a Washington. A inizio agosto 2013, 21 missioni diplomatiche statunitensi tra Africa e Medio Oriente sono state chiuse ed evacuate per colpa di un presunto piano dei jihadisti per colpire una o pi ambasciate a stelle e strisce. Lintelligence americana ha intercettato una conversazione tra il capo di al-Qaida Zawahiri e il suo nuovo comandante operativo, Nasir al-Wuhayshi, il principale esponente di Aqap, in cui si impartivano gli ordini per un attentato terroristico. La risposta della Casa Bianca ha avuto i contorni di unomerica ira funesta: nove volte in due settimane i droni hanno colpito lo Yemen a caccia di Wuhayshi e dei suoi uomini.
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Giuramento di John Brennan ( White House Photos)

3. SOMALIA: LA COLLANA DI PERLE

Dei tre teatri georobotici, la Somalia quello attorno cui aleggia pi mistero. Nel Corno dAfrica si combatte nella penombra una guerra continua, che periodicamente conosce picchi di violenza, come dimostrano gli interventi negli anni Novanta di alcuni contingenti occidentali (compreso quello italiano) o, pi di recente, le invasioni degli eserciti confinanti, come quello etiope o keniano. Lobiettivo principale delle operazioni clandestine americane al-Shaabab, una milizia estremista associata ad al-Qaida dal 2002. La sua pericolosit accentuata dalla critica situazione della Somalia: negli anni riuscita a controllare ampie zone del sud del paese, approfittando del vuoto di potere creato dal collasso del governo, tuttora in fase di lenta ricostruzione. Indebolito ma non sradicato dallinvasione etiope del 2006, dopo il ritiro di Addis Abeba nel 2009 il movimento riprende a crescere. Tanto che nel 2011 il Kenya conduce nel sud unoperazione congiunta con le truppe (poco) regolari somale per tamponare lemorragia di violenza
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degli estremisti. Al-Shabaab mostra tutta la sua letalit l11 luglio 2010 con un attentato non in Somalia bens a Kampala, la capitale ugandese, uccidendo 74 persone radunate in uno stadio per seguire la finale dei mondiali di calcio. Il massacro convince il Consiglio di sicurezza nazionale americano che il raggio dei terroristi sia in espansione e anche gli scettici, tra cui i consiglieri giuridici di Pentagono e dipartimento di Stato, cedono alle pressioni dei militari per acconsentire a unescalation in Somalia32. La prima operazione offensiva con un drone risale al 2007, nei pressi della cittadina di Ras Kamboni. Ma in quelloccasione il velivolo senza pilota non spara, bens indica a un AC-130 americano lobiettivo contro cui aprire il fuoco: il convoglio che trasporta Aden Hashi Farah, uno dei comandanti jihadisti nella regione33. Il primo vero attacco di un drone nel Corno dAfrica cade il 25 giugno 2011, quando un Predator elimina Ibrahim al-Afghani, uno dei leader di al-Shabaab, nel porto meridionale di Kismayo34. Allattacco sopravvive Bilaal al-Barjawi, lideatore dellattentato di Kampala del 2010. Ma non per molto. Nel gennaio del 2012, un drone fa fuori anche questimportante figura del jihad africano35. Sapere con certezza quanti attacchi abbiano compiuto i droni impossibile, vista linaccessibilit per i reporter di unarea di operazioni cos vasta. Tuttavia, numeri minimi si possono ricavare. E da questi si evince un lento ma costante aumento. Secondo una ricerca del Bureau of Investigative Journalism, dal 2007 si sarebbero svolte tra le dieci e le 23 operazioni segrete in Somalia, di cui da tre a dieci con i droni, uccidendo in tutto almeno 112 militanti, ma anche 57 civili36. Il reporter David Axe stima che, tra 2007 e 2012, i droni abbiano volato almeno 25 mila ore, circa 13 al giorno37. Percentuale minima rispetto alluso massiccio altrove. Eppure un dato considerevole, per un teatro in cui la proiezione della forza americana non entra nemmeno nel dibattito pubblico, a differenza di
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Yemen e Pakistan. La natura cos sfuggente della guerra dei droni in Somalia dovuta al fatto che essa si inserisce in un contesto molto pi ampio, che presenta due sfaccettature. In primo luogo, le operazioni robotiche sono solo una delle manifestazioni del conflitto clandestino in cui gli Stati Uniti sono impegnati. Un conflitto in cui Washington fornisce assistenza a un contingente multinazionale sotto legida dellOnu e dellUnione Africana, che porta avanti i combattimenti convenzionali quotidiani, composto soprattutto da truppe di Burundi e Uganda. Nella capitale Mogadiscio, poi, la Cia presente con alcuni commando per raccogliere informazioni e gestire la rete di contractors (mercenari)38. I militari americani non compiono attacchi solo coi droni ma anche con aerei convenzionali e missili da crociera lanciati dallOceano Indiano da navi schierate, almeno una trentina, alcune delle quali servono anche da basi galleggianti per le forze speciali per compiere raid a terra e detenervi obiettivi catturati39. In secondo luogo, la Somalia un tassello, seppure il pi vistoso, del mosaico che gli Stati Uniti stanno realizzando in Africa boreale per contenere - o, obiettivo minimo, tenere docchio - la minaccia jihadista40. Attorno al Corno dAfrica, Washington costruisce una vera e propria collana di perle fatta di basi, occhi alati e piccole squadre di forze speciali sul terreno. Basta prendere una mappa per rendersene conto. Il perno della presenza militare americana in Africa Camp Lemonnier, Gibuti, dove sono stanziate pi di 2500 truppe e da cui decolla la maggior parte dei droni41. Ma il Pentagono ha negoziato permessi di utilizzare aeroporti (o di ricavare piste datterraggio dal nulla) anche a Etiopia, Kenya, Sud Sudan, Uganda, Burkina Faso, Mali, Mauritania (cooperazione per interrotta nel 2008). E pure alle Seychelles. Tra Africa orientale e occidentale, le forze armate a stelle e strisce gestiscono inoltre due missioni di ricognizione: Tusker Sand e
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Creek Sand. Impiegano personale privato per volare aerei dalle sembianze civili ma equipaggiati di raffinati sensori elettro-ottici e infrarossi per raccogliere informazioni sulle attivit degli movimenti estremisti. I dati sono poi smistati a centri danalisi in Burkina Faso e in Uganda, dove le informazioni sono condivise con i militari locali o i commando di forze speciali sparsi nel continente42. Uno dei quali impegnato nella jungla centrafricana nella caccia al signore della guerra Joseph Kony. Al momento questa collana di perle serve solo a monitorare gruppi come al-Qaida nel Maghreb islamico tra Mali e Libia o come Boko Haram in Nigeria. Ma un salto di qualit del copione dei jihadisti pu spingere gli Stati Uniti a intervenire pi massicciamente sul palcoscenico della guerra al terrore. I teatri georobotici lo insegnano.
F IGURA 1.6

Basi americane e gruppi terroristici in Africa e Penisola Araba

Fonte dati: Foreign Affairs, Washington Post, Wired Danger Room.

Nota 42

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DISPOSITION MATRIX: CHI DECIDE E CHI SPARA


Dipingere un quadro particolareggiato della catena di comando, intrufolarsi nei corridoi e nelle stanze dove avviene il processo decisionale assai arduo. Lesistenza stessa del programma di uccisioni mirate stata ufficialmente riconosciuta da Obama a inizio 201243; fino ad allora, tutta la questione era coperta da un velo di silenzio e segretezza. Le poche informazioni disponibili sono sgocciolate fuori dalle stanze del potere grazie a fonti anonime o a storie giornalistiche da maneggiare con cautela in quanto potenziali tentativi della Casa Bianca di plasmare lopinione pubblica sul tema.
G ALLERIA 1.1

La sicurezza nazionale sotto lAmministrazione Obama

I meeting di Obama sulla sicurezza nazionale, con Brennan sempre presente ( White House Photos)

Il primo aspetto da definire quello degli attori chiamati a premere il grilletto. Un luogo comune vuole i militari essenzialmente assorbiti in azioni di supporto alle azioni belliche in Afghanistan, laNota 43
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sciando alla Cia le pi controverse missioni clandestine. In realt, entrambi le conducono, spesso nello stesso teatro e a volte collaborando tra loro. Complica ulteriormente lequazione il fatto che a gestire le missioni militari dei droni sia una branca speciale e avvolta dal massimo riserbo, il Joint Special Operation Command (Jsoc). Si tratta del comando che raccoglie le unit dlite delle forze armate americane, quelle addestrate per le operazioni pi segrete, letali e pericolose. Fondato nel 1980, sul Jsoc si sono accesi i riflettori con la guerra al terrorismo. Nelle parole di John Nagl, gi consigliere di alcuni generali, il Jsoc diventato una macchina per uccidere quasi su scala industriale44. Esso opera sotto lautorit di Aqn Exord, firmato da Bush nel 2003, un atto legale senza controllo del potere legislativo. In quellordine esecutivo, il Jsoc era autorizzato a operare con i suoi corpi speciali in pi di una dozzina di paesi, tra cui Afghanistan, Yemen, Somalia e, soprattutto, Iraq, il paese dove si ritagliato la fama maggiore, uccidendo un elevato numero di uomini di al-Qaida, tra cui al-Zarqawi, leader qaidista a Baghdad. Due dei migliori comandanti americani dellultima generazione hanno guidato il Jsoc: Stanley McChrystal e William McRaven. La collaborazione tra Cia e Jsoc avviene in quasi tutti i teatri, in modi diversi, dalla semplice condivisione di informazioni a operazioni congiunte. Un esempio su tutti? Luccisione di Osama Bin Laden, realizzata grazie a una sinergia tra intelligence della Cia e capacit operativa del Jsoc. Il problema che, accanto ai vantaggi di efficienza e praticit, ce ne sono altri pi ambigui: la cooperazione tra le due agenzie fa s che molto spesso i ruoli, e le conseguenti attribuzioni di responsabilit, tendano a confondersi. Secondo il Washington Post, molti funzionari pubblici, da membri del Congresso a dirigenti della Cia, affermano di fare molto spesso fatica a distinguere il personale dellintelligence da quello militare45. A farne le spese , ancora una volta, la trasparenza: a volte, il Jsoc opera sotto lautorit legale della Cia per godere della sua segretezNota 44, 45
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za. Negli ultimi mesi, in America si scatenato un dibattito sullopportunit di togliere il programma dei droni dalle mani della Cia. Il nocciolo della questione sta nellobbedienza dei militari al titolo 10 del codice statunitense che, a differenza del titolo 50 cui risponde la Cia, impone obblighi di rendere conto delle proprie azioni e di tenere informati governo e istituzioni. I servizi segreti non hanno infatti sviluppato un processo di inserimento del rispetto delle leggi nella cultura condivisa allinterno dellagenzia. Per quanto non sia chiaro quanto questa operazionalizzazione del diritto sia avvenuta nel Jsoc, i militari garantiscono maggiore trasparenza e soprattutto maggior coordinamento con le altre branche della politica estera46. Lamministrazione Obama pare intenzionata a spostare la responsabilit dei droni dalla Cia al Pentagono, anche se questo tentativo sembra pi guidato da esigenze dimmagine. O, piuttosto, da un altro dibattito, stavolta meno pubblicizzato: quello se Langley debba o meno tornare alla missione primaria, ossia spiare e non uccidere. La militarizzazione della Cia nella pi che decennale guerra al terrorismo sta trovando i suoi fieri oppositori sia in ex funzionari sia in membri importanti dellesecutivo. A cominciare dallattuale segretario alla Difesa Hagel che nel 2012 ha presieduto un rapporto diretto alla Casa Bianca in cui si chiedeva che i servizi segreti pensassero meno ad al-Qaida e pi a monitorare minacce strategiche come il programma nucleare iraniano, lattivismo della Cina o gli sviluppi della guerra civile in Siria47. Il secondo aspetto della questione decisionale introno ai droni investe il metodo. Come si arriva a ordinare luccisione di un terrorista? La maggior parte degli obiettivi viene selezionata da speciali elenchi: le famose kill list. Il processo di elaborazione di queste liste segue diverse fasi. Analisti provenienti da Cia, dipartimento di Stato, forze speciali, ecceNota 46, 47
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tera si radunano al National Counter-Terrorism Center (Nctc). Una volta esaminate le minacce poste dai vari jihadisti, il gruppo invia lelenco, non ancora operativo, al Consiglio di sicurezza nazionale, dove una riunione tra i vicedirettori di Fbi e Cia, pi alti funzionari di dipartimento di Stato e della Difesa, decide le due dozzine di terroristi da sottoporre al presidente per linserimento ufficiale nella kill list. Ogni trenta o novanta giorni si ricomincia, rivedendo la gravit della minaccia posta dagli obiettivi ed eliminando o aggiungendo nomi alla lista. Obama approva ogni attacco fuori dalle zone di guerra aperta (ossia Somalia e Yemen) mentre solo un terzo di quelli in Pakistan (dove lautorit spetta invece al direttore della Cia, guida del programma)48.
F IGURA 1.7

Mappa del potere decisionale

Nota 48

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In questa selezione, fino a poco tempo fa la parte del leone la faceva John Brennan, il consigliere del presidente per lanti-terrorismo ora passato a dirigere la Cia: era lui a presiedere le riunioni dove si approvavano i nomi delle kill list ed era sempre lui a portare le opzioni nello studio ovale, dibattendo con il presidente lopportunit di eseguire lattacco o meno. Un potere esclusivo che spesso ha suscitato timori, allinterno dellesecutivo, che lufficio di Brennan diventasse un gabinetto di guerra, facendo dipendere il destino dei militanti di al-Qaida da un ristretto numero di funzionari. Altri membri dellamministrazione lo descrivono invece come la bussola morale della Casa Bianca, perennemente impegnato in una lotta con i falchi tra i militari e la Cia49. Di certo, Brennan il custode delle regole con cui lAmerica uccide. Nel corso degli ultimi due anni, il processo decisionale ha subito un certo grado di istituzionalizzazione. Su spinta di Brennan, larchitettura dellanti-terrorismo ha come perno la cosiddetta Disposition Matrix50. Si tratta di un database unico che raccoglie e schematizza non solo i nomi dei terroristi e i loro dati biografici ma anche altre due voci cruciali:
T UTTI I MODI PER NEUTRALIZZARE LA MINACCIA .

Si va dallattacco coi droni al semplice arresto, dallinvio di forze speciali alla chiamata a servizi segreti amici. Fattore ancora pi importante: la matrice mappa le opzioni a disposizione degli Stati Uniti, cosicch se lobiettivo si sposta, la risposta viene adeguata velocemente.
I CRITERI PER ORDINARE UN ATTACCO.

Per quanto siano tenuti segreti, alcune rivelazioni alla stampa hanno provato a fare luce: limmediatezza della minaccia, la pericolosit nei confronti di interessi strategici per il paese, la certezza quasi assoluta di non produrre vittime civili, limpossibilit di procedere con la cattura. Su questultimo punto, Brennan ha chiarito un importante fattore nella decisione dellimpiego dei droni: gli Stati Uniti cercheranno la collaborazione del governo locale ma, se
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questo si rivelasse incapace o non intenzionato ad agire, lamministrazione proceder in modo unilaterale. Lobiettivo della Disposition Matrix duplice. Primo, massimizzare lefficacia della guerra al terrorismo in un momento in cui essa ha raggiunto unestensione rilevante, razionalizzando e semplificando le procedure. Secondo, una mossa di marketing: mostrarsi chirurgici ed efficaci agli occhi di unopinione pubblica interna e internazionale sempre pi contrariate per un uso percepito come disinvolto dei droni in mancanza di criteri precisi. Il significato pi profondo della Disposition Matrix per un altro. Il nucleo, leredit della politica dei droni di Obama la normalizzazione delle operazioni clandestine. Larchitettura di antiterrorismo progettata dalla sua amministrazione implica che le decisioni saranno, dora in poi, controllate da procedure prestabilite, sganciate dalla contingenza e dallemergenza. Diventando, appunto, la normalit. Come ha ammesso un ex funzionario dellamministrazione al Washington Post 51:
Non intendevamo creare liste senza fine. Questo apparato di anti-terrorismo ancora utile. Ma la domanda : quando smetter di esserlo? Non lo so.

Cos facendo, la Casa Bianca lancia un messaggio: la guerra al terrorismo non finita, al massimo fa la muta. Diventa un atto burocratico, un rituale, un istituto, al pari del dipartimento della Difesa. Da guerra al terrorismo senza quartiere a operazione di polizia di quartiere.

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CINGUETTII CONTRO MISSILI


2 Gli effetti dei droni sulla guerra al terrorismo

Un Predator che sorvola lAfghanistan ( Todd Huffman)

Caro Obama, quando un missile di un drone americano uccide! un bambino in Yemen, il padre ti far guerra, garantito.! Niente a che vedere con al-Qaida Laccorato tweet51 di un avvocato yemenita d la cifra della complessit della guerra dei droni. Lidea di perseguire i terroristi a suon di attacchi dal cielo ha il suo fascino, soprattutto per chi fa i conti con una caccia ai qaidisti
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che dura da pi di dieci anni e con unopinione pubblica presso cui la legittimazione dellUndici Settembre si fa sempre pi flebile. Eppure, se davvero stiamo assistendo allevoluzione della guerra al terrorismo verso una forma di operazione di polizia globale, la domanda fatidica bisogna porsela. Quanto efficace la guerra telecomandata? I conflitti clandestini a bassa intensit (soprattutto mediatica e fiscale) in teatri georobotici lontani migliaia di chilometri da chi li combatte sono davvero lopzione migliore? Che effetti hanno i droni sulla popolazione civile, sulle sue percezioni? Quanto sono la soluzione e quanto invece parte del problema? Lespansione smisurata degli attacchi con i droni impone unanalisi costi-benefici dellattuale strategia degli Stati Uniti. Per arrivare a chiedersi se questa costituisca davvero una strategia e perch Obama continui a farne la propria stella polare.

GLI SCALPI DI AL-QAIDA


Sapete, se un Predator viene colpito e precipita, il pilota va a casa e scopa con la moglie. Non c nessuna questione di prigionieri di guerra52. Le parole di Richard Clarke, consigliere per lanti-terrorismo di Clinton prima e Bush poi, riassumono la popolarit dei droni presso i decisioni americani. Il primo vantaggio oggettivo di questi velivoli sta nelle risorse. Laereo senza pilota permette di raggiungere lobiettivo massimo (leliminazione dei terroristi) con il minimo sforzo in termini di tempo e vite umane. Il drone in grado di offrire una mole senza precedenti di informazioni, facilitando di molto il lavoro dellintelligence e permettendo cos di identificare lobiettivo con una ridotta (seppur a volte fatale) approssimazione. Inoltre, la vicinanza, anzi, la coincidenza tra occhio e arma consente di concentrare nello stesso sistema il cosiddetto percorso find-fix-finish: il drone trova (find) lobiettivo, si assicura che tutto sia in regola sul campo e
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nella catena di comando (fix) e colpisce (finish).

F IGURA 2.1

3F: Find, Fix, Finish

In secondo luogo, il velivolo telecomandato azzera il rischio di perdite per lattaccante. Per quanto macchine dallaffidabilit non superba, i guasti tecnici che hanno fatto precipitare i droni non hanno mai portato alla morte di personale americano e nemmeno creato la necessit di organizzare pericolose missioni di salvataggio o delicate trattative con i nemici. Meglio lasciare gli iraniani ad arrovellarsi su un robot prigioniero ( capitato a fine 2011) che negoziare il rilascio di ostaggi umani per 445 giorni ( capitato anche questo, nel 1979). Lefficienza del drone confermata da un terzo dato: quello degli scalpi dei terroristi. Stando ai dati delle operazioni in Pakistan raccolti dalla New America Foundation53, dalla prima operazione nel 2004, gli aerei senza pilota hanno mietuto le vite di ben 55 militanti di alto livello o addirittura leader di al-Qaida o di gruppi affiliati. Tra le vittime pi celebri: Atiyah Abd al-Rahman, ucciso il 22 agosto 2011, e Abu Yahya al-Libi, nel giugno 2012, entrambi alNota 53
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lepoca numeri due di al-Qaida; Badruddin Haqqani e Janbaz Sadran, due alti comandanti della rete Haqqani, un gruppo affiliato ai qaidisti e inserito dagli Stati Uniti nella lista ufficiale dei gruppi terroristici nel settembre 2012 (significativamente dopo leliminazione di entrambi i leader, rispettivamente nellagosto 2012 e nel luglio 2011); Badar Mansoor, ritenuto il pi anziano tra i qaidisti in Pakistan, colpito nel febbraio 2012; Sheikh Al Fateh, ucciso nel settembre 2010, epoca in cui era il capo della ramificazione locale di al-Qaida in Afghanistan e Pakistan. Non solo il drone fa bene il suo lavoro, ma lo fa in modo pulito. Politicamente, fino a oggi si rivelato uno strumento unico, consentendo ai decisori di fregiarsi delluccisione dei nemici senza rischiare perdite nel proprio contingente. Una guerra senza gli effetti negativi della guerra, almeno per chi la fa. A livello dimmagine, imbattibile.

GLI EFFETTI SULLA POPOLAZIONE CIVILE


Ingolositi dallefficienza numerica promessa dai droni, gli Stati Uniti espandono gli assassinii con i robot per colpire non solo i leader dei terroristi ma anche obiettivi non prioritari come militanti di basso livello. Un simile allargamento non comporta per un salto di qualit strategico. E soprattutto non elimina, anzi aumenta, i pericoli di uccidere o danneggiare civili che ogni bombardamento porta con s. Con il risultato di alienarsi le simpatie della popolazione locale. Un pesante punto in meno nella guerra al terrorismo. Per cogliere la portata di queste affermazioni, conviene sviscerarle una per una. In primo luogo, che i droni attacchino di proposito non solo i vertici del terrorismo ma anche la semplice manodopera jihadista lo dimostrano i numeri. Secondo la New American Foundation, saCINGUETTII CONTRO MISSILI 56

rebbero tra i 1980 e i 3980 i morti tra i semplici militanti in Pakistan e Yemen. Lo scorso aprile, il giornalista Jonathan Landay ha avuto accesso a documenti segreti della Cia che ammettono come tra gli obiettivi non ci siano solo i vertici dellorganizzazione terroristica54. C una chiara discrepanza tra chi lamministrazione Obama dice di colpire e chi viene effettivamente ucciso, nota Micah Zenko, autore di un rapporto sulla necessit di riformare le politiche di anti-terrorismo americane55. Laccusa alla Casa Bianca di elaborare criteri che poi vengono disattesi, come quello di necessit e urgenza, definito dal presidente in persona in unintervista alla Cnn il 5 settembre 2012: Deve trattarsi di una minaccia seria e non frutto di speculazione. Deve essere una situazione in cui non possiamo catturare il sospetto prima che porti a termine un qualche piano terroristico contro di noi56. O come quelli per cui Washington colpirebbe leader che stanno pianificando attentati e individui coinvolti in qualche piano operativo contro gli Stati Uniti57. La pratica di colpire obiettivi non prioritari aumentata a partire dal primo mandato di Obama. Durante la presidenza Bush, la maggior parte degli attacchi era costituita dai cosiddetti personality strike: gli obiettivi sono individui noti e a un alto livello gerarchico. Dallelezione di Obama, invece, il programma si progressivamente esteso verso un secondo tipo di attacco, definito signature: sono considerati obiettivi legittimi gli individui la cui identit non nota ma che hanno un certo comportamento associato allattivit terroristica. Non sono per mai state rese pubbliche le caratteristiche che permettono di riconoscere in un individuo un terrorista. I signature strike sarebbero responsabili, secondo alcune fonti militari, di almeno il doppio delle vittime rispetto ai personality. Smentita quasi automatica del criterio secondo cui a far piovere i missili sulle teste dei jihadisti la pianificazione di un attentato contro gli Stati Uniti. Dettaglio difficilmente desumibile dallosservazione di un semplice schema di vita.
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Oltre a fornire un appiglio formidabile ai complottisti per cui alQaida solo una scusa per soddisfare il militarismo americano, colpire i militanti di basso livello in modo cos massiccio reca con s un altro rischio. Quello di non esaurire mai la lista degli obiettivi. La metafora pi efficace lha fornita lex analista della Cia Bruce Riedel: Il drone come un tagliaerba. Devi tagliare di continuo. Il momento in cui ti fermi, lerba torna a crescere58. Il secondo punto oscuro del programma dei droni scaturisce dallimpossibilit di eliminare errori e danni collaterali. Che finiscono per alienare lAmerica alla popolazione locale, creando pi nemici di quanti non ne vengano eliminati. Per quanto lamministrazione rassicuri che gli attacchi sono autorizzati solo con la ragionevole certezza che innocenti non verranno colpiti; per quanto in qualche episodio attacchi della Cia siano stati sospesi perch in zone densamente abitate, gli errori non sono rari. Soprattutto nei signature strike, dove a essere presi di mira sono comportamenti ritenuti sospetti. Ma dallocchio di un drone non sempre facile distinguere un militante da una persona comune. Un triste promemoria di questa difficolt lo fornisce un incidente avvenuto nellagosto 2012 in Yemen. Nel villaggio di Khashamir, il rispettato religioso Salem Ahmed bin Ali Jaber tiene un discorso denunciando al-Qaida. Due giorni dopo, tre membri del gruppo terroristico incontrano Jaber per chiedere spiegazioni. Non fanno in tempo. Un missile partito da un drone uccide tutti e quattro gli uomini59. Casi come questo dimostrano che la chirurgia robotica pu non solo sbagliare ma anche rimuovere gli stessi organi in grado di sradicare al-Qaida, forse pi efficacemente. Lesatto numero dei morti civili quasi impossibile da calcolare, data la cautela dellamministrazione nellaffrontare questo argomento. Brennan arrivato a sostenere che nel 2011 in Pakistan non c stata una sola morte collaterale grazie alleccezionale precisione delle capacit che siamo stati in grado di sviluppare60. Il presidente della commissione dellIntelligence del Senato, Dianne
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Feinstein, ha affermato che il numero delle vittime civili derivati ogni anno dalle operazioni clandestine tipicamente a una sola cifra61. Affermazioni che tuttavia sollevano dubbi sulla loro onest. Secondo unautorevole fonte, il calcolo dellamministrazione potrebbe basarsi su un criterio alquanto discutibile: conteggiare come militanti tutti i maschi in et da combattimento presenti nei dintorni dellattacco62. Presunzione di colpevolezza o, meglio, colpevolezza per associazione.
F IGURA 2.2

Conteggio vittime civili in Pakistan

Fonte: Stime (massime) New American Foundation

Sarebbe sbagliato limitare la questione ai morti civili: gli effetti dei droni vanno misurati nel pi ampio contesto delle vittime. La precisazione non un virtuosismo. Un rapporto della Columbia University63 attira lattenzione sugli effetti negativi degli attacchi con i droni sulla popolazione diversi dal decesso:
Chi sopravvive a un attacco spesso ha subito delle ferite incapacitanti, o addirittura delle amputazioni, che possono annullare il potenziale produttivo di un individuo e, di conseguenza, rovinare una famiglia.
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I terroristi possono accusare i civili di essere spie. In Pakistan, il gruppo dei Khorasan Mujaheedin ha lanciato diverse rappresaglie contro le case di chi sospettato di passare informazioni agli americani, compiendo persino delle torture (del tutto inutili, essendo la spia tra le nuvole e soprattutto un robot). I civili possono perdere le loro propriet. O direttamente, perch labitazione stata distrutta dai missili. O indirettamente, perch la pericolosit della zona costringe le famiglie a trasferirsi, ingrossando le fila dei rifugiati, che nelle aree instabili dello Yemen ammontano gi a pi di 100 mila. La popolazione pu subire danni psicologici. Nelle zone sorvolate 24 ore su 24, i droni instillano per esempio la paura di mandare i figli a scuola o di radunarsi allaperto. Nelle parole di una vittima pakistana: Abbiamo il terrore che un altro drone ci colpisca. I miei genitori anziani vivono in uno stato di allerta. Siamo depressi, ansiosi e pensiamo continuamente ai nostri parenti morti. Alle volte mi fa venire voglia di andarmene da qui. Non c un nemico riconoscibile, non un volto umano cui addossare la colpa. Solo un continuo ronzio, freddo e metallico. A ricordare che la morte, dal cielo, pu sempre arrivare. Magari per un banale comportamento quotidiano sufficiente a cadere nella categoria del signature strike. Pi in generale, gli attacchi con i droni possono indebolire il tessuto sociale e la capacit della societ civile di sviluppare i propri anticorpi contro i movimenti estremisti64. E, magari, inimicare il governo agli occhi della propria popolazione: nel maggio 2012, per esempio, due cause sono state intentate contro lo Stato del Pakistan dalle vittime di un attacco65. Il circolo reso ancor pi vizioso dallassenza di una procedura americana per risarcire i danni causati dai robot: mentre pratiche simili esistono in teatri di guerra convenzionale, non se ne ha traccia in luoghi come Pakistan, Yemen e Somalia. N noto se le branche deputate agli attacchi (Cia e Jsoc) obbediscano alle stesse regole di mitigazione dellimpatto
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sui civili dellEsercito, dotato di un apposito manuale66. Ma il terzo punto il vero pericolo strategico per Washington: questi attacchi, per quanto episodici, possono gettare benzina sulle braci dellantiamericanismo. Un dettaglio non da poco. LAmerica non vincer la guerra contro il jihadismo quando riuscir a far fuori lultimo qaidista: si trover sempre un gruppo di fanatici in grado di compiere un attentato nel cuore dellimpero con la minima spesa. Gli Stati Uniti potranno dirsi incamminati verso un parziale successo se riusciranno in certi paesi a rimuovere quellodio di cui si nutrono gruppi come al-Qaida. Certo, eliminare la componente muscolare non si pu: da sola, la guerra delle idee basta a soddisfare qualche analista da social network, forse nemmeno. A sua volta per la guerra dei droni tra le cause di unimmagine negativa degli Stati Uniti.

F IGURA 2.3

Approvazione degli attacchi droni nel 2012 e nel 2013

Fonte dati: Pew Research Center 2012, 2013

Nota 66

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Sulla questione delle percezioni della popolazione locale occorre tuttavia fare alcune precisazioni. Non dappertutto i droni hanno un impatto cos devastante sulle opinioni della gente. Secondo un sondaggio67 condotto nelle Fata del Pakistan nel 2009 (comunque non aggiornato alla massima escalation), per il 52% degli intervistati gli attacchi sono precisi, per il 58% non causano risentimento nei confronti dellAmerica ma - sostiene il 60% - dovrebbe essere lesercito pakistano a condurli. Segni di un odio diretto pi verso i militanti che verso i droni, confermati dalla dichiarazione di Peshawar con cui alcuni politici locali hanno chiesto di proseguire gli attacchi proprio perch stavano indebolendo gli estremisti68. Addirittura, il ricercatore Bryan Glyn Williams ha notato come la maggioranza degli oppositori ai droni in Pakistan non viva sotto i missili69. Iato da ricondurre allinfluenza dei media di Islamabad che soffiano sul fuoco dellanti-americanismo veicolando informazioni poco accurate, spesso imbeccati da governo e militari per sobillare la cittadinanza contro gli Stati Uniti, cui poi strappare concessioni. Se ne ricava un insegnamento: non tanto il drone a danneggiare limmagine americana, quanto il fatto che la scarsa trasparenza con cui viene usato fornisca un appiglio allaltrui propaganda. C di pi. Dalle ricerche in Yemen di Christopher Swift, professore a Georgetown, emerge che la popolazione favorevole alluso dei droni per sconfiggere le insurrezioni in cui sannida al-Qaida (opinioni simili si trovano in Somalia). Semmai, lopposizione monta quando, con lespansione degli attacchi, cresce anche il numero di vittime civili. Tragedie che colpiscono lo spirito nazionale degli yemeniti, cui i droni ricordano che non siamo in grado di risolvere da soli i nostri problemi, come confessa una fonte a Swift70. Il drone attira meno critiche quando non lunico dardo nella faretra americana. Traduzione: lo Yemen deve percepire Washington come alleato serio e impegnato nel lungo termine per aiutarlo a superare la povert e linstabilit. Una campagna di attacNota 67, 68, 69, 70
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chi dal cielo mirata a decapitare qualche jihadista non basta da sola a curare questi mali.

IL DRONE SI MORDE LA CODA


Un giorno, tornando dal Pakistan, lallora capo degli Stati Maggiori riuniti Mike Mullen riferisce alla Casa Bianca un quesito postogli da un generale di Islamabad: com possibile che dopo anni e anni di uccisioni mirate, gli americani siano ancora alle prese con kill list e numeri due, tre, quattro da eliminare?71 La fatidica domanda, assieme agli effetti negativi sulle percezioni dei civili, d il senso di come la guerra dei droni non sia sufficiente ad assestare il colpo da k.o. ad al-Qaida e di come addirittura possa finire per rafforzarla.

Lammiraglio Mike Mullen durante una lezione a ufficiali pakistani ( US Department of Defense)

Alla base di questo apparente paradosso c un processo analizzato per primo da David Kilcullen72. Ex militare australiano, gi conNota 71, 72
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sigliere del Generale Petraeus in Iraq, Kilcullen ha visto la minaccia di al-Qaida nascere o espandersi sotto i suoi occhi in Afghanistan e Pakistan, in Indonesia e Thailandia. Teatri in cui ha assistito alle dinamiche con cui i jihadisti si radicano sul territorio. Dando vita a un ciclo composto da diverse fasi. Inizialmente, al-Qaida decide di stanziarsi in una comunit. Ma un corpo estraneo e per radicarsi costretto a ricorrere alla forza, alla minaccia o pi blandamente a una paziente strategia di alleanze e matrimoni. In seguito, i terroristi esportano la violenza al di fuori della comunit, per attirare ampia attenzione e costringere il governo centrale o una potenza straniera a intervenire per liberare larea dalla minaccia estremista. Pi lintervento massiccio e intrusivo, pi la comunit locale smette di considerare alQaida come soggetto esterno: nel frattempo infatti arrivato qualcuno di ancor pi estraneo. Evento che permette ai terroristi di dipingersi come difensori della popolazione locale e di mescolarsi a essa in modo indistinguibile dalla potenza che interviene. In questo modo, la comunit rigetta laiuto esterno. Anche perch i jihadisti hanno cominciato a fornire servizi, a far rispettare la legge, ad aiutare a cacciare il nemico comune. Calcificando cos unalleanza. A quel punto, la guerra persa. Kilcullen applica questo ragionamento anche ai droni.
Immaginate che dei ladri si barrichino in un quartiere residenziale. Se la polizia cominciasse a bombardare tutte le case del quartiere dallalto, forse questo convincerebbe gli abitanti a ribellarsi ai ladri? O forse, pi probabilmente, finirebbe per spingere lintera popolazione contro la polizia? E se i loro vicini volessero effettivamente consegnare i ladri alla legge, come potrebbero farlo in una tale situazione?73. David Kilcullen

Lidea che i droni finiscano per rimpolpare i ranghi di al-Qaida e soci. Di certo, offrono unopportunit di propaganda imperdibile per i jihadisti: in Yemen, per esempio, i qaidisti hanno sparso la voce che i robot alati scattino foto alle donne, una scusa come unalNota 73
CINGUETTII CONTRO MISSILI 64

tra per influire sulle pratiche sociali della comunit locale74.

F IGURA 2.4

Accidental Guerrilla Sydrome

Secondo alcuni esperti, la costola di al-Qaida nella penisola araba passata da poche centinaia di militanti a superare il migliaio in un periodo che coincide con lescalation degli attacchi75. La stessa che, stando a uninchiesta del Washington Post, avrebbe radicalizzato una parte della popolazione. Un fenomeno esemplificato da quello di un soldato, il cui nipote era stato ucciso perch scambiato per un affiliato a un noto terrorista, a lasciare lesercito regolare e a simpatizzare per al-Qaida76. Esisterebbe dunque un nesso causale tra la guerra dei droni e il reclutamento dei terroristi? Swift sfuma questa affermazione: dalle interviste a decine di leader tribali yemeniti, sembra che a ingrossare le file qaidiste siano ragioni economiche piuttosto che la rabbia per attacchi dal cielo andati male. Al-Qaida d a giovani disoccupati auto e fucili - simboli delluomo yemenita, sostiene
Nota 74, 75, 76
CINGUETTII CONTRO MISSILI 65

Swift. Paga stipendi che fanno uscire le famiglie dalla povert. Supporta capi locali deboli e marginalizzati scavando pozzi e punendo i criminali77. Tra droni e simpatia per al-Qaida forse non esister una causalit diretta. Tuttavia, le uccisioni con i robot non fanno nulla per spezzare il circolo vizioso descritto da Kilcullen. Anzi, spesso diventano la scusa per limitarsi solo a operazioni clandestine, dimenticandosi della necessit di sradicare in profondit al-Qaida. Inoltre, per i militanti spinti dallideologia piuttosto che da ragioni economiche, i droni offrono una nuova, pi potente motivazione. Lidea di un invisibile occhio onnisciente che impartisce la morte senza palesarsi contribuisce alla creazione di un immaginario in cui il terrorista eliminato diventa un martire, un eroe. Uomini contro macchine: Matrix in versione jihadista. Di pi, sostiene Peter Singer, autore dellinfluente libro Wired For War: lavvento della tecnologia separa due parti, lAmerica e i suoi nemici, che guardano alla guerra in modo diametralmente opposto. La prima come un mezzo per un fine. I secondi come esperienza esistenziale. I droni sono interpretati come un modo per lAmerica di evitare il sacrificio estremo.

LA GUERRA PERMANENTE
Dallanalisi della storia del programma Predator, dei motivi per cui questarma tanto attira Obama, dei teatri georobotici dove si vive e si muore sotto i missili e degli effetti, positivi e negativi, della guerra dei droni emerge un quadro abbastanza completo. Un quadro in cui un presidente determinato a non ripetere le costose guerre di Bush si affida a unarma tatticamente e politicamente perfetta per colpire il nemico jihadista. Cos facendo, per, espande a dismisura gli attacchi con i droni, creando una struttura decisionale con un discreto deficit di trasparenza e di responsabilizzaNota 77
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zione. Senza che allorizzonte sintraveda una fine della pi che decennale guerra al terrorismo, ormai costata la vita a oltre 3 mila persone, pi delle vittime dellUndici Settembre.

John Brennan a colloquio con Barack Obama nello Studio Ovale ( White House Photos)

Il rischio di affidarsi unicamente alle uccisioni con i droni - e di incrementarne il ritmo - per vincere la battaglia contro lestremismo jihadista di creare una guerra permanente. Che lamministrazione non abbia intenzione di rinunciare alla massima libert nelluso di questarma chiaro da alcune dichiarazioni di alti funzionari. La pi eloquente delle quali porta la firma di Leon Panetta, gi segretario alla Difesa: The drones are the only game in town78. I droni sono lunica regola a cui Washington intende giocare. Daltronde, lobiettivo strategico fissato da John Brennan categorico: Non ci fermeremo finch lorganizzazione di al-Qaida sar distrutta ed eliminata in Afghanistan, Pakistan, Yemen, Africa e altrove79. Eppure, le pagine precedenti dimostrano come da soli i droni non riescano a sradicare la minaccia di al-Qaida. Anzi, per quanto il nucleo qaidista in Pakistan sia decimato, la galassia che esso supervisiona sembra alimentarsi di nuova linfa. In Siria e Iraq, il terrorismo jihadista prolifera indisturbato. Nellestate 2013, tre evaNota 78, 79
CINGUETTII CONTRO MISSILI 67

sioni di massa tra Pakistan, Iraq e Yemen hanno liberato circa 2 mila militanti80. DallEuropa e dallAsia molti stranieri arrivano in Medio Oriente per combattere il jihad. Un solo accenno di al-Zawahiri a piani di attentati tiene sotto scacco la diplomazia americana scatenando una sua iperreazione. In generale, nello tsunami che ha investito il mondo arabo ed erroneamente definito primavera, linstabilit e i bagni di sangue in Egitto, in Siria e altrove offrono potenti calamite ai jihadisti, che nelle repressioni dei regimi sperano di pescare nuove reclute. I droni sono pur sempre unarma tattica, non una strategia. Anche se in questa accezione che viene usata contro il jihadismo. Il neo dellantiterrorismo americano leccessiva concentrazione sulle singole personalit. Una volta eliminato il wanted di turno, un altro ne prende il posto. In Yemen, la nuova star qaidista Nasir al-Wuhayshi e il suo vice Qasim al-Raymi altro non sono che i sostituiti dei precedenti bersagli dei droni, Jamal al-Badmi e Jabir al-Banna. Nella splendida metafora dellex analista della Cia Riedel81:
Perseguire al-Qaida con i droni come provare a distruggere un alveare colpendo unape alla volta. Puoi distruggere tutte le api. Ma non distruggerai lalveare. Bruce Riedel

Un decennio di guerra dei droni - e di caccia ai terroristi in generale - ha sollevato in America un vasto e critico dibattito. Perch allora la Casa Bianca non rallenta il passo della guerra dei droni? La risposta pi facile si fermerebbe ai sondaggi: il 65% degli americani daccordo con questo tipo di attacchi allestero82. Le ragioni sono in realt pi sfumate. In primo luogo, a Washington importa poco se un paese teatro di attacchi si radicalizza e il suo governo scivola da alleato a non amico. A maggior ragione se i buoni rapporti con il pi rilevante di questi - il Pakistan - sono gi da tempo incamminati sul viale del tramonto. nel corso del 2011 che la maggioranza dellamministraNota 80, 81, 82
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zione Obama si convinta dellimpossibilit di redimere Islamabad - e i suoi servizi segreti. A svelarlo un episodio83. Lambasciata americana in Pakistan, favorevole alla distensione, aveva chiesto un ruolo chiave nel processo decisionale degli attacchi. Avendo rinunciato a ottenere pi collaborazione dai pakistani nella guerra al terrore e in quella in Afghanistan, era diventato inutile curare i rapporti con attenzione. La richiesta dellambasciatore, sebbene sostenuta da Hillary Clinton, stata rifiutata. In secondo luogo, Obama sa perfettamente che, droni o non droni, il terrorismo jihadista non sparir dalla faccia della terra. Tenendo alta la pressione su al-Qaida, la si confina a minaccia di bassa intensit, si riduce la sua operativit, assieme alle probabilit che un attentato sfugga alle maglie dellantiterrorismo americano. Un ragionamento di breve periodo, non lungimirante. Eppure rivelatore. La paura massima per un presidente degli Stati Uniti non avere un nemico eterno. Bens evitare incidenti o attentati che deraglino la sua rielezione o che intacchino il suo capitale politico, bloccando lagenda di politica interna. Raramente un inquilino della Casa Bianca pensa sul lungo periodo, a meno che il lungo periodo non coincida con la sua presidenza (vedi Roosevelt). Il calcolo semplice, quasi cinico. Gli Stati Uniti si possono permettere di vivere con una minaccia terroristica permanente, persino allestero, al prezzo di mantenere un apparato di sicurezza mastodontico e perennemente allerta e trincerando i propri diplomatici in ambasciate fortezza perch attentati come quello di Bengasi del 2012 non si ripetano. Nella faretra, per reprimere il pericolo che periodicamente fa capolino, bastano i droni. Cos per Washington si condanna a non avere una strategia, una politica, un approccio di lungo periodo non tanto al terrorismo quanto ai terremoti del mondo arabo, limitandosi a reagire a sintomi superficiali. Il Medio Oriente diventa un Medio Evo. La facilit, la flessibilit e lefficienza numerica che caratterizzano i droni appiattiscono Washington sulluso esclusivo di queste
Nota 83
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macchine. Accrescendo per linstabilit che in teoria dovrebbero risolvere. Cos come concepita e condotta dallamministrazione statunitense, la guerra dei droni si autoalimenta. Si autoperpetua. Il mezzo diventa un fine, la tattica strategia. La guerra si fa assenza di rischio, la morte asettica. E inevitabile il cammino verso la guerra permanente.

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I DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?


3 Come funzionano i Predator e i Reaper

Predator MQ-1 e A C-17 dellAir Force ( United States Navy)

Roba da nerd. Viaggio per feticisti. Spiegare come funzionano i droni pu sembrare un esercizio da patiti di armi, di quelli che fanno un po paura alle mamme apprensive. O da riviste patinate della Difesa. Non cos. Per il drone diverso. La stessa tecnologia che costituisce la base dei droni militari inizia pian piano a farsi strada nel mondo civile. Capirne il funzionamento di base serve sia a cogliere meglio limportanza in guerra di questi velivoli sia a familiarizzare con macchine che non potrebbero diventare pervasive nella nostra vita: lo stanno gi facendo.
I DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 71

Prima di addentrarsi nel Predator e nel Reaper, i protagonisti del boom dei droni dinizio millennio, conviene fissare qualche punto generale.

PICCOLO BREVIARIO DI PARTENZA


Non c un solo tipo di drone. Variano a seconda delle funzioni richieste, della tecnologia disponibile, della distanza da coprire, dellaltitudine da raggiungere e delle caratteristiche del terreno in cui operano. Esistono droni che si lanciano a mano, droni elicottero, droni da combattimento aereo, droni grandi come un vecchio lettore cd, droni dallautonomia di giorni e droni che stanno in cielo unoretta. Droni che decollano da portaerei, droni che si lanciano da un tubo e le cui ali si autoestraggono, droni che scandagliano i cieli da migliaia e migliaia di metri daltitudine, droni che sorvolano terra solo da qualche metro. Qualche tratto in comune per ce lhanno. A prima vista, sono molto simili a un aeroplano convenzionale. Poi guardi meglio e scopri che non hanno la cabina di pilotaggio e nemmeno il posto per i passeggeri. Grazie a questo, hanno una forma abbastanza affusolata, dove lo spazio non necessario viene sacrificato sullaltare dellaerodinamicit e della persistenza in aria. Sebbene le dimensioni siano variabili, la maggior parte dei droni non supera in grandezza un grosso aereo di linea. Certo, allo studio e in fase di test ci sono modelli dallapertura alare superiore ai cento metri, senza dimenticare che esistono anche i nano-droni, lunghi qualche centimetro. Ma la fetta pi consistente dei velivoli senza pilota si situa nella medio-piccola grandezza - non oltre i dieci metri di lunghezza e i venti di apertura alare. Altro punto di contatto: la tecnologia che decide la traiettoria del velivolo pu basarsi sul pilotaggio a distanza o pi semplicemente attraverso il pilota automatico. Nei modelli pi recenti sono presenti entrambe le moI DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 72

dalit. Il pilotaggio a distanza avviene via wireless, connessioni senza fili che possono essere dirette (partono cio dallo stesso luogo da cui il drone decolla) o indirette (sfruttando ponti radio o satelliti per poter coprire distanze maggiori senza interferenze).
F IGURA 3.1

I principali modelli a confronto

Fonte progetti: Congresso USA e US Air Force. I DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 73

I droni americani, per esempio, vengono quasi sempre pilotati dalle basi dellAeronautica negli Stati Uniti, nonostante siano impiegati a migliaia di chilometri di distanza. Levoluzione tecnologica degli ultimi anni ha permesso notevoli passi avanti da questo punto di vista, su tutti laumento esponenziale delle distanze e delle altitudini, ma anche per quanto riguarda la cifratura e la messa in sicurezza delle comunicazioni per evitare attacchi informatici o intercettazioni. Infine, tutti i droni (o quasi) inviano immagini o video alla base, o quantomeno i dati che devono monitorare. La base, che pu anche essere un semplice soldato a qualche centinaio di metri di distanza con un comando in una valigetta, invia a sua volta i comandi, dal mero movimento fino a informazioni pi complesse. Come sganciare un missile. Come fare ordine in questo universo? I droni sono stati classificati seguendo alcune caratteristiche chiave, come laltitudine raggiungibile, la durata massima delle missioni e il peso. Per laltitudine, cio la quota operativa, e la durata, cio il tempo massimo tra decollo e atterraggio, si usano alcune sigle. Si parla dunque di HA, quindi di high altitude, quando i droni possono superare i 45 mila piedi (circa 13 km); di MA, medium altitude, tra i 20 mila piedi (6 km) e i 45 mila piedi; di LA, low altitude, quando si rimane tra i 500 (150 m) e i 20 mila piedi; e infine VLA, very low altitude, quando si rimane sotto i 150 metri. Per quanto riguarda la durata, invece, gli acronimi sono LE, long endurance, sopra le 12 ore di missione; ME, medium endurance, pi di 4 ore; SE, short endurance, sotto le 4 ore. Allo studio negli ultimi anni poi ci sono quelli con VLE, very long endurance, cio droni che possono stare in cielo per giorni interi. Il nostro Predator, per esempio, un MALE (non fate i dietrologi, pronunciatelo allinglese e non allitaliana): altitudine media, lunga durata. Quanto al peso, una classificazione molto in voga - e infatti adotI DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 74

tata dallo Stato italiano - distingue i droni in micro (meno di 2 kg), mini (2-20 kg), leggeri (20-150 kg), tattici (150-500 kg) e strategici (oltre i 500 kg).

F IGURA 3.2

Classificazione per altezza, durata e peso

DRONE O UAV?
UAV. UAS. RPV. ROA. RPA. ARP. Nel corso degli anni, gli acronimi per il drone si sono sprecati. Uno, nessuno, centomila: il rischio di schizofrenia per questa macchina legittimo. Trovare due volte la stessa sigla quasi come immergersi nello stesso fiume: impossibile. Se incontrate tutti questi appellativi non spaventatevi: tutta colpa di un dibattito scatenato dai puristi, per cui il termine drone improprio, non per amore delle sigle (passione da tenere comunque in considerazione quando si parla di militari) ma in quanto dmod. Cosa vogliono dire quegli acronimi? UAV, per esempio, indica unmanned aerial vehicle, letteralmente, velivolo non portato dalluomo. UAS suona quasi esistenziale: unmanned aerial system. Ci che conta non laereo, una mera appendice, ma il sistema che lo
I DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 75

governa e gli garantisce lautonomia. Autonomia qui la parola chiave: implica la capacit del robot di adattarsi allambiente che lo circonda. Tecnicamente, il drone un semplice modellino che pu essere solo radiocomandato. Nulla pi. LUAV evolve in un certo senso la passivit del drone, ponendosi a un livello di autonomia superiore: pu volare da solo fino a un certo punto preimpostato, aprire i suoi occhi, registrare ci che vede e seguire oggetti o persone che gli vengono indicate. Direte: perch allora parlate solo di droni? Non solo perch drone pi evocativo o per lobbrobrio stilistico di ripetere maiuscole a ogni riga. Passi per Usa, Cia e compagnia cantante ma per sigle non ancora entrate nel linguaggio comune, specie italiano, si rischia di fare confusione. O, peggio, di sterilizzare, di neutralizzare un concetto importante: ai nostri fini non conta quanto un aereo sia autonomo, ma il fatto che quellaereo per la prima volta separi il guerriero dal campo di battaglia, lasciandolo comunque virtualmente presente. Quindi: drone.
I NTERATTIVO 3.1

Reaper in 3D

Modello 3D di un Reaper MQ-9, uno dei droni pi evoluti.. Clicca per allargare il modello, manipolalo per ruotarlo e ingrandirlo. (Base azlyirnizam via TF3DM).!

Reaper inglese (@ Crown 2013)


I DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 76

LADIES AND GENTLEMEN, IL PREDATOR


Sembra un modellino da due soldi. Eppure vola, vola da solo e alloccorrenza uccide. Non fosse uno strumento di guerra sarebbe anche simpatico. Ma com fatto il Predator? Come funziona? Quali sono i suoi punti di forza e i suoi limiti? Per rispondere a queste domande bisogna addentrarsi nella sua corazza di kevlar e fibra di carbonio e immergersi in profondit l dove i cavi di rame congiungono software allavanguardia con una struttura allapparenza innocua. Innanzitutto, cosa cercano i militari nel Predator? Una macchina che effettui le cosiddette missioni 4D, che sta per dull, deep, dangerous e dirty. Sono missioni ripetitive (dull), che, andando in profondit nei territori, richiedono molta autonomia e ampio raggio dazione (deep), possono essere pericolose, sgravando cos luomo dal mettere a rischio la propria pelle (dangerous) e alloccorrenza anche in ambienti contaminati (dirty). Il nome in codice del Predator RQ-1, dove R sta per reconnaissance e Q per unmanned, ossia velivolo senza pilota da ricognizione. Quando carica i missili, diventa MQ-1, con la M di multipurpose. Monta un motore Rotax 914, dotato di un turbocompressore molto evoluto, che gli garantisce efficienza e discreta silenziosit (ma il rumore percepito dalle persone a terra dipende ovviamente dallaltitudine del Predator). Il primo Predator prodotto dalla General Atomics era lungo 8,2 metri, pi o meno come una limousine, con una apertura alare di 14,8 metri e un altezza di 2,1 metri. Pesava 512 chili se privato di qualsiasi accessorio, aveva unautonomia di circa 24 ore, unaltitudine massima di 7,620 metri e una velocit di 215 km/h, grazie a 115 cavalli di potenza. Copriva un area di quasi 35 mila chilometri quadrati, cio una porzione di territorio 185x185 km - per rendere lidea quasi la superficie del Triveneto. Di che materiale fatto il nostro drone84? Nella fusoliera troviaNota 84
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mo fibra di carbonio e di quarzo misto al kevlar, mentre allinterno di essa un composto misto chiamato nomex che serve a isolare le componenti elettroniche dalle condizioni climatiche esterne. Lo scheletro del Predator composto da fibra di carbonio e fibra di vetro e da alcune componenti in alluminio, come quelle che ospitano i sensori e il carrello. Le ali hanno una parte in titanio e sono traforate con microscopici buchi che servono a far passare a loro intorno una soluzione che eviti il congelamento.
F IGURA 3.3

Scheda del Predator MQ-1


Modello: Predator MQ-1 Industria: General Atomics Dimensioni: L 8,2m; H 2,1m; ap. alare 16,8m Peso: vuoto 512kg; peso massimo 1020kg Motore: Rotax 914 Turbo (115 cavalli) Altitudine: 7,62km Autonomia: fino a 24h Velocit: di crociera 140km/h; max 217km/h Armi : 2 Hellfire o payload fino a 200kg

Ma linterno del drone a destare pi curiosit. Perch non sono tanto i materiali a rappresentare la rivoluzione ma i suoi sensori, il meglio nel settore della ricognizione: gli occhi e i neuroni che permettono al drone di librarsi in cielo senza pilota.

GLI OCCHI ALATI


Come noi umani, il Predator ha due occhi. Solo che non sono allineati sulla fronte. Uno sul muso del drone, laltro nella pancia. Il primo occhio il meno sofisticato, composto da due sensori, uno dei quali a infrarossi, per vedere anche quando buio. Servono per vedere cosha di fronte il drone, nonch per le fasi di decollo e atterraggio.
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Locchio del drone ( Cosmic Slop - Flickr)

Il secondo occhio quello pi interessante. Posto nella parte inferiore del drone, nascosto da una palpebra che forma una palla: per proteggere i sensori che sono allinterno, certo, ma soprattutto per tenerlo lontano dalla vista dei curiosi. Due sono i tipi di sensori di questocchio: elettro-ottico e a infrarossi. Permettono di vedere a colori e di mettere a confronto pi tipi di immagine, a seconda della luminosit e del tipo di oggetto o individuo si voglia osservare. La vera ciliegina sulla torta si chiama SAR, acronimo inglese che sta per radar ad apertura sintetica. Si trova nella pancia del drone e riserva due sorprese: primo, arriva dove gli altri sensori non arrivano (condizioni meteorologiche avverse); secondo, in grado di interpretare da solo le immagini che raccoglie. Foto-interpretazione grezza, la chiamano: il SAR mette a confronto due immagini distanti tra loro nel tempo e segna con colori diversi le differenze,
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ci che si mosso. Il dispositivo sfrutta un ampio spettro di microonde elettromagnetiche per cogliere, oltre ai movimenti, superfici irregolari o artificiali, fornendo non una vera e propria foto ma una scannerizzazione tridimensionale. Per garantire una risoluzione migliore delle immagini, i droni operano ben al di sotto della quota massima nominale: invece dei 7 mila metri daltitudine, stanno tra i 3 mila e i 5 mila (a seconda dellorografia e della presenza a terra di difese antiaeree). Gli occhi del Predator vanno oltre alla fisicit delle cose. Non si limitano a osservare. Potenziano locchio umano. Lo portano nella quarta dimensione, quella del tempo. Grazie ai suoi sensori, il drone in grado di determinare le differenze di temperatura del suolo che scandaglia (per esempio, se in una notte fredda nota una macchia di calore, questa potrebbe appartenere a unauto partita da poco). Oppure a che tipo di mezzo appartengano le tracce sulla sabbia, a seconda della profondit dellimpronta.

I NEU(D)RONI: COMUNICARE CON UN PREDATOR


Ma come si pilota questo drone? La palla passa alla telecomunicazione. Serve infatti una potente e veloce connessione per trasmettere alla macchina comandi e informazioni. Cos il Predator si affida a un doppio sistema di comunicazione, a seconda se si trovi al di qua o al di l della linea dellorizzonte. Per fare un esempio, pensate a quando vi lamentate perch nelle cantine o nelle vecchie case dai muri spessi il cellulare non prende: tra il vostro telefono e lantenna che manda il segnale viene a interporsi un ostacolo troppo grande. Per il cellulare un muro molto spesso. Per il drone lorizzonte (o montagne molto alte). Quando il Predator non vede pi la fonte da cui riceve il segnale, perch va oltre la curvatura terreste o dietro una vetta, smette di comunicare con la base (per non cade, se vi fosse venuto il dubbio).
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Ecco il motivo dei due sistemi. Il primo si occupa del drone finch questo si trova al di qua dellorizzonte. Per questa fase si usano le piccole antenne poste nelle pinne del velivolo che comunicano con unantenna a terra C-band che invia e riceve un segnale elettromagnetico nella banda dai 4 ai 8 GHz. Il secondo invece si chiama remote split operation e prende in consegna il Predator quando la base smette di vederlo. In questo caso, la comunicazione si affida a un ponte, cio un satellite che fa da tramite tra base e drone. Per connettersi a vicenda si sfruttano dei collegamenti in banda Ku, cio nello spettro elettromagnetico dai 12 ai 18 GHz. Aumenta la distanza, aumenta la potenza della connessione. Nel drone, a ricevere il segnale lantenna satellitare MTS AN/AAS52, posta, ironia della sorte, nella torretta - al posto del pilota.

F IGURA 3.4

Connessione prima e dopo lorizzonte

Il Predator pu volare anche da solo, grazie a un sistema Gps e un pilota automatico cui indicare le coordinate verso cui muoversi e a cui attivare i sensori per cominciare a curiosare. Di solito tuttavia lo si guida manualmente. In fase di decollo e atterraggio, si preferisce il primo sistema, quello al di qua dellorizzonte; il motivo sta nella precisione che queste manovre richiedono. Non essendo
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fisicamente presente, il pilota non sente laereo, non riceve dalla macchina le risposte alle operazioni che compie. Logicamente, laccuratezza diminuisce. Ma c un motivo ulteriore: la comunicazione satellitare crea un ritardo tra il comando e lazione del drone e anche nella ricezione delle immagini. Pochi istanti, forse qualche secondo (e di certo i militari non te lo vengono a dire) per tanto basta per diminuire lefficienza del Predator. I due sistemi di comunicazione si possono usare anche in un altro modo. Quasi mai, infatti, il drone decolla dalla stessa base da cui pilotato. Implicherebbe che tutti gli analisti americani siano in Medio Oriente o che i droni a stelle e strisce partano tutti i giorni dagli Stati Uniti, solcare gli oceani, sbirciare in Pakistan o Yemen e poi tornarsene di nuovo a casa. Impossibile. Per questo, i droni stazionano in basi vicine ai luoghi dinteresse e vengono lanciati da un equipaggio (spesso di contractors privati) che si occupano esclusivamente di decollo e atterraggio. In seguito, il segnale viene passato tramite il satellite alle basi in America, dove piloti e analisti combattono la loro guerra. Da casa.

IL FUOCO DELLINFERNO: BOMBE E MISSILI


Finora s parlato di occhi e neuroni. Ora il momento dei muscoli. Il Predator segna una svolta epocale nella storia dei droni perch - dopo qualche anno di servizio in semplice ricognizione - il primo a essere seriamente armato. E per seriamente sintende un tipo di munizione dal nome infernale: il missile Hellfire, audace acronimo di HELicopter Launched FIre and foRgEt. Fire and forget: spara e dimentica. In origine il missile serviva contro i carri armati ed era lanciato da robusti elicotteri. Tanto potente che quando si pensa di caricarlo sul gracile Predator, gli ingegneri temono che il lancio possa spezzare le sue ali. Cos, nei primi test sullarmamento, il drone viene letteralI DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 82

mente incatenato a una montagna per evitare troppi danni in seguito al contraccolpo85. Tutto fila liscio: da allora, il Predator monta due Hellfire, uno per ala. Due sono i modi con cui il Predator pu ingaggiare un obiettivo (mettere nel mirino, per usare una metafora). Il primo passivo e non richiede al drone di sparare in prima persona ma solo di effettuare la cosiddetta pittura del bersaglio, illuminando lobiettivo con un fascio di raggi laser verso cui le munizioni di altri velivoli o delle truppe a terra si devono dirigere. Il secondo metodo invece attivo: il pilota del Predator riconosce un obiettivo, lo traccia, calcola la migliore traiettoria per colpirlo, ne trasmette le coordinate al missile tramite il laser target designator e preme il tasto rosso. Da quel momento, il missile autonomo: segue le istruzioni impartitegli dal drone e cerca lobiettivo grazie al radar di cui dotato. Ecco perch si chiama spara e dimentica.

F IGURA 3.5

Missili e bombe equipaggiabili

Il Predator non tuttavia nato per sparare. Nel 2007 debutta cos la sua evoluzione il Reaper, di fatto un Predator con un pi davanti: pi lungo, pi resistente, pi largo, pi alto, pi affidabile, pi persistente in cielo, pi potente. Ovviamente pu caricare un peso in munizioni decisamente maggiore. Se il Predator pu portaNota 85
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re al massimo 204 chili, il suo fratello minore (solo per let) sale a 1700. I suoi sensori vengono aggiornati per incrementare anche la qualit delle munizioni da montare: oltre ai classici Hellfire, il Reaper impiega anche le Gbu-12 Paveway II a guida laser e le Gbu-38 Jdam a guida Gps. Vere e proprie bombe, da centinaia di chili. C anche unalternativa dietetica: invece di bombe pi pesanti, al posto di un Hellfire si possono caricare tre missili Griffin.
F ILMATO 3.1

Il volo dei Predator e dei Reaper

( 99th Air Base Wing Public Affairs - via Youtube) Per vederlo su browser clicca qui.

Il Reaper diventa cos un aereo completo, in grado di eseguire un vasto spettro di missioni, le cosiddette Scar: strike coordination and reconnaissance (coordinamento dellattacco e ricognizione). Per sostenere questevoluzione, il Reaper ha dovuto incrementare
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grandezza, motore e accessori. Al posto del Rotax monta una turbo elica TPE331 della Honeywell, che garantisce una potenza ben maggiore rispetto al Predator. Lapertura alare aumenta, raggiungendo i 20,1 metri. Lungo 11 metri e alto 3,8, pesa ben 2223 kg senza munizioni e carburante. Pu raggiungere i 15 mila metri di altitudine e coprire 1850 km a una velocit massima di 370 chilometri orari.
F IGURA 3.6

Scheda del Reaper MQ-9


Modello: Predator B MQ-9 Reaper Industria: General Atomics Dimensioni: L 11,0m; H 3,6m; ap. alare 20,1m Peso: vuoto 2223kg; peso massimo 4760kg Motore: Honeywell TPE331-10 (900 cavalli) Altitudine: 15,2km Autonomia: pi di 24h Velocit di crociera 313km/h; max 482km/h Armi: 14 Hellfire + 2 GBU/Jdam (max 1700kg)

I L P R E D AT O R C

La General Atomics sta sviluppando dal 2009 un nuovo drone, parente stretto dei due modelli precedenti: il Predator C, detto anche Avenger, il vendicatore. LAvenger, ancora un prototipo da ultimare, inteso dallindustria e dallAir Force come il Reaper di nuova generazione86. Ancora poche sono le certezze a riguardo ma si sa gi che esso sar armato, con le stesse munizioni che carica ora il Reaper. I suoi radar saranno migliorati e saranno aggiunti dispositivi di tracciamento e targeting tipici degli F3587. Altra modifica, stavolta legata al motore: una turboventola, utilizzato praticamente da tutti gli aerei normali del mondo. Una scheda completa del Predator C la trovate a questo link, assieme alle prime immagini.

Nota 86, 87

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DENTRO LA CABINA DI PILOTAGGIO... A TERRA


Da fuori sembra un container. Di quelli da caricare sui camion. E in effetti un container. Solo che si chiama ground control station (stazione di controllo terreste) e stipa un tripudio di tecnologia: computer, schermi, pulsantiere. E persone. Tanta gente, pigiata in uno spazio di una decina di metri quadri. lequipaggio del drone. Una squadra intera che pu andare dai cinque ai dieci elementi. C il pilota, ovviamente, ma non solo: al suo fianco siede loperatore dei sensori, ossia laddetto a controllare gli impulsi che spedisce la macchina. Poi ci sono gli analisti, quelli che trasformano i dati grezzi in informazioni, immediatamente fruibili per chi decide le sorti della missione, gli ufficiali di grado pi alto.
G ALLERIA 3.1

La cabina di pilotaggio

Sfoglia per le altre foto. ( Aereonautica Militare italiana, Crown 2013, US Air Force, Department of Homeland Security).

Coshanno attorno a loro? Una poltrona, anche abbastanza comoda. Un joystick, s proprio un joystick, con cui si impartiscono i comandi al drone. Le postazioni assomigliano a quelle delle sale dei
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videogiochi, quelle dove si finge di guidare unauto da rally. Qui invece non si fa finta: in cielo c davvero una macchina e va alla guerra. Tanti schermi, quattro per il pilota e altrettanti per loperatore dei sensori. Il primo, quello pi impressionante, manda le immagini che arrivano in diretta dal drone. Il video non lo vede solo lequipaggio ma disponibile per chiunque lo voglia, anche a migliaia di chilometri di distanza. Permette che il decisore politico o militare osservi la guerra come la vede il suo soldato. Oltre alle immagini dal campo, c un monitor con la cartina del territorio attraversato dal drone e uno che elenca una miriade di dati relativi al volo e alla macchina. Lultimo schermo il falcon view, vista di falco. Non una semplice mappa, ma una mappa intelligente. Vi si possono caricare tutti i dati dal campo di particolare interesse: dove sono le truppe amiche, dove quelle nemiche, se nei paraggi c una pista per atterrare o una batteria di missili antiaereo (e nel caso il loro raggio). Il drone poi non vola quasi mai da solo. Nello stesso momento solcano i cieli altri suoi colleghi robot, tanto che i militari parlano di vere e proprie pattuglie. Una pattuglia aerea dispiega fra i tre e i quattro Predator o Reaper, attorno a cui possono arrivare a lavorare 170 persone, tra piloti, analisti, personale per decollo e atterraggio e ricambi (perch se un drone vola 24 ore, un essere umano dovr pur dormire). Addirittura, un pilota pu controllare pi di un drone contemporaneamente, grazie a un software della General Atomics. Pu pilotare una batteria di quattro droni di cui solo uno guidato direttamente mentre gli altri viaggiano con il pilota automatico, seguendo rotte predeterminate o elaborate autonomamente, sempre per con la possibilit che loperatore umano intervenga in caso di necessit. La complessit che ruota attorno ai droni ispira una battuta frequente in chi li impiega: Non un aereo, un sistema. Niente di pi vero. Tra antenne, stazioni di controllo, schermi, immagini, piI DRONI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? 87

loti, analisi, il velivolo una semplice protesi di un lavoro di squadra e di una tecnologia ben pi ampia.

COSTI E PERFORMANCE
Proprio la natura di sistema di Predator e Reaper rende la questione dei costi molto complessa. Non ci si pu limitare al prezzo del singolo velivolo. Bisogna considerare tutto lequipaggiamento, oltre al fatto che le pattuglie aeree sono composte da pi di un drone. Non ha quindi senso paragonare i 5 milioni di dollari di un Reaper ai 27 milioni di un F-16C e sostenere che i droni saranno i dominatori del futuro perch molto pi economici degli aerei da combattimento convenzionali88. Stando ai dati ufficiali89, nel complesso agli Stati Uniti acquisire un singolo Reaper costa 26,8 milioni di dollari, ossia quasi 110 milioni per ogni pattuglia aerea. Anche guardare al costo per ora di volo fuorviante: i Reaper costano 3600 dollari allora, allapparenza molto meno degli F-16C (quasi 18 mila dollari/ora) ma in realt i droni volano molto di pi e alla fine ogni anno i costi del volo dei due tipi di aereo quasi si equivalgono.
F IGURA 3.7

Costi e performance del Reaper

Nota 88, 89

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Anche perch spesso cadono. Nel 2005, i Predator si schiantavano al ritmo di 20 ogni 100 mila ore di volo. Molto, considerando quanto stanno in cielo: nel 2009, nei soli Iraq e Afghanistan, i droni avevano volato 185 mila ore. Nel 2010, lAeronautica dichiarava90 che il tasso dincidenti era sceso per i Predator a 7,5 e per i Reaper a 16,4 ogni 100 mila ore, anche se alcuni commentatori e blogger calcolavano numeri decisamente superiori91. Senza contare la maggiore vulnerabilit contro le difese antiaeree rispetto ai velivoli convenzionali, dovuta alla goffaggine del drone: bruschi cambi di rotta comportano infatti la perdita del collegamento satellitare. Nello scontro diretto, il jet batte ancora il drone. Sempre. Li metti in un ambiente a minaccia elevata e iniziano a cadere come gocce di pioggia, commenta lex generale dallAeronautica americana David Deptula. Il sistema di collegamento satellitare il vero tallone dAchille del drone. Da anni, gli ingegneri di al-Qaida studiano un modo per interrompere il segnale che dalla base guida il robot alato. I servizi segreti americani monitorano con preoccupazione gli sforzi dei terroristi di sviluppare una tecnologia anti-drone, per esempio sfruttando emissioni laser e gps per confondere e far cadere la macchina. Sinora i tentativi sono andati a vuoto ma i jihadisti potrebbero non essere lontani dallintercettare il segnale del drone92. Di certo, nel 2009 in Iraq sono stati in grado di catturare le immagini inviate a terra dal velivolo, una breccia certo non decisiva, ma utile a capire come i militari occidentali impiegano il drone. In America, lacquisto dei Predator terminato nel 2010, con 248 esemplari negli hangar. Quello dei Reaper iniziato nel 2002 ed arrivato a quota 196 a fine 2012. Entro la fine del 2013, lobiettivo dellAeronautica mantenere fisse in cielo 65 pattuglie aeree: oltre 200 droni costantemente in volo, 24 ore su 24, tutti i giorni dellanno93. Tuttavia, la richiesta del budget per la Difesa del 2014 indica che negli Stati Uniti il boom dei droni si sia arrestato. Quasi tutti i programmi di ricerca sui droni (non solo per i Reaper) hanNota 90, 91, 92, 93
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no subito tagli di decine, a volte centinaia di milioni di dollari94. Non staranno passando di moda ma forse hanno raggiunto il punto di saturazione.

PICCOLI PILOTI CRESCONO


Come si fa a entrare nellequipaggio? I centri nevralgici delluniverso dei droni sono due basi aeree del West: Creech, Nevada, 56 chilometri a nordovest di Las Vegas; e Holloman, nel bel mezzo del deserto del New Mexico. Qui i piloti vengono formati, qui vengono sperimentati nuovi velivoli e accessori, qui (a Creech) presente il centro di eccellenza di ricerca per i velivoli senza pilota, lUnmanned Aerial Vehicle Battlelab. Sono rispettivamente la casa del 432 Operations Group e della 49 Wing, incaricati di effettuare e addestrare a missioni di ricognizione e di attacco con i droni. LAeronautica americana forma i suoi piloti e analisti - cos come quelli stranieri alleati ( il caso dellItalia) - affidandosi a complessi sistemi di simulazione e test95. Il pi importante dei quali si chiama Predator Mission Aircrew Training System e combina la postazione tipica per il pilotaggio con una sofisticata simulazione, per preparare fin da subito il pilota allambiente che trover in seguito. Il software simula la gestione del drone, dai sensori alle telecamere fino allutilizzo degli armamenti. Addirittura, collegando pi sistemi tra loro, possibile compiere simulazioni in rete con altri utenti, rendendo tutto pi complesso. Laddestramento diviso in varie fasi, dallintroduzione al drone alla gestione delle emergenze. Solo in ultimo viene il volo vero e proprio, seguito dal culmine, ossia la combat readiness, in cui il pilota impara a sparare e a operare in unoperazione bellica. Ma non finita qua. Unintegrazione arriva anche dal lavoro teorico e pratico sui dati che il drone raccoglie, una parte tanto importante quanto il pilotaggio. Inoltre, lequipaggio viene anche istruito sulle comNota 94, 95
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ponenti del drone, sullassemblaggio e smontaggio (operazioni cruciali per poter spedirlo in giro per il mondo) e sulle condizioni standard in cui esso viene impiegato. Lobiettivo formare operatori in grado di reagire a qualsiasi situazione, da un possibile scontro a un guasto, dallindividuazione di un bersaglio alla visibilit nulla.

I NTERATTIVO 3.2

Mappa delle basi americane da cui volano i droni

In rosso le mappe attuali, in blu quelle future. Per aprire la mappa interattiva cliccare sullimmagine. Cliccando sugli indicatori potete leggere i dettagli di ciascuna base. Per vederla su browser clicca qui.

Laddestramento procede96 su scala industriale. Nel 2011, venivano addestrati 350 piloti di droni contro i 250 dei bombardieri. Solo nel 2013, verranno formati 678 operatori. Tanto stanno aumentando che lAeronautica stata costretta a creare una nuova categoria, la 18x: a fine 2012, i soli piloti militari (senza contare gli altri membri dellequipaggio) ammontavano a 1280. Laddestramento
Nota 96
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medio dura circa un anno per i novizi, mentre per i piloti che provengono da altri aerei si pu accorciare a sei mesi. A Holloman si allenano gli italiani e i britannici, che ricevono lezioni per tre mesi, per poi completare in patria i corsi.

UNO SCENARIO TIPICO


Una volta sviscerato il Predator, in che modo viene impiegato? Possiamo ricostruire lo scenario possibile di una missione. Si sospetta che alla periferia di un villaggio in un paese non meglio precisato si trovi un gruppo di presunti terroristi, gi segnalati da altre fonti di intelligence. Ma la zona remota e il modo pi veloce e sicuro di raggiungerla con i droni. Vengono inviati alcuni Predator e Reaper. I Predator si occupano di monitorare larea, comprendere se qualcosa cambiato o se qualcosa si stia muovendo. Anche se fosse brutto tempo si potrebbe controllare la zona, sfruttando il radar SAR. Viene identificato un veicolo in movimento. Alcuni sensori dei Predator vengono bloccati su quel veicolo che viene seguito, mentre un altro drone pensa alla mappatura del territorio. Un altro ancora cerca gli edifici in zona, cos che si possa capire dove il mezzo si stia dirigendo. Lauto si ferma. Scende un gruppo di persone. Armate. Sono quelle che si stavano cercando, confermano gli analisti confrontando i comportamenti e le aree visitate. Linformazione viene passata agli ufficiali preposti alle decisioni importanti: il caso di colpire o no? Sono i sospetti che cercavamo? Abbiamo ragione di credere che sia il modo migliore di neutralizzarli? Possiamo catturarli in altro modo? Stanno minacciando direttamente gli Stati Uniti o i loro alleati? Tutte queste domande devono trovare risposta. Pu essere che la risposta porti a un nulla di fatto: la missione di ricognizione finisce l e i droni tornano indietro dopo aver racimolato tutte le informazioni possibili.
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Oppure la risposta positiva e porta alla decisione di colpire. Non ci sono innocenti in zona, non ci sono edifici o persone che non si pu e non si deve colpire. Arriva il via libera. Il Reaper si stacca, il bersaglio gi stato acquisito dai sistemi di puntamento ed segnalato con un fascio di invisibile luce riconoscibile solo dal missile Hellfire. La base, a migliaia di chilometri di distanza, ha deciso. Il pulsante viene premuto. LHellfire si stacca e parte. Boom. Bersaglio colpito. Il video a infrarossi impazzisce, visto limprovviso cambio di temperatura nella zona dellattacco. Nemmeno la videocamera o il radar anti-intemperie riescono a vedere alcunch ora che si alzata una nuvola di detriti. Per assurdo, proprio ora che lo stormo di droni ha svolto i suoi compiti al massimo, esprimendo tutte le loro capacit, sono diventati ciechi. Per un istante solo. Poi la nebbia si alza. Parte la valutazione del danno della battaglia, gli occhi di Predator e Reaper continuano a scandagliare il suolo per contare le vittime, vedere se ci sono sopravvissuti, cosa accada intorno, chi viene in soccorso e come si comporta. Niente pi minacce per oggi dal villaggio sperduto. La squadra che ha partecipato alla missione festeggia, si stringe la mano e torna casa.

QUANDO UN DRONE GUARDA TROPPO (O TROPPO " POCO)


Nel mondo dei droni la tecnologia ha fatto passi da gigante. Procedendo a balzi improvvisi o con lenti e continui accorgimenti, luniverso dei robot alati si sta ormai spingendo dappertutto. In un futuro nemmeno troppo lontano avremo droni ispirati agli insetti e droni da combattimento, come lX-47B Pegasus della Northrop Grumman97, testato nel maggio 2013 dalla Marina statunitense (e subito copiato dai cinesi) che pu decollare dalle portaerei, primo
Nota 97
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passo verso un velivolo senza pilota da usare finalmente nella guerra aerea. Tutto bene ma, accanto a questi progressi immensi, lelaborazione dei dati raccolti dai droni si evoluta allo stesso passo? Se gli Stati Uniti mantengono in volo centinaia di robot alati contemporaneamente che sorvolano e scandagliano centinaia e centinaia di chilometri quadrati in mezza giornata, gli operatori e gli analisti sono in grado di trasformare quella gigantesca mole di foto, video e indicatori in informazioni elaborate, comprensibili ma soprattutto utili? Questa - pi che la costruzione di nuovi, pi potenti droni - la sfida dei militari americani. Le forze armate, cos come i servizi segreti, hanno sempre avuto a che fare con una grande quantit di informazioni. Da sempre il mantra stato: pi ce n, meglio . Non per niente, da molto tempo linformation warfare la padrona incontrastata del panorama militare. Ottenere la superiorit informativa sul nemico vuol dire spesso vincere. Spie, fotografi, crittologi, intercettazioni di segnali, telecamere nascoste e chi pi ne ha pi ne metta. Prima del drone di massa, linformazione era una risorsa limitata. Le notizie raccolte erano sempre preziose o comunque in difetto: tutto veniva sfruttato al meglio e il pi possibile, ogni singolo dettaglio girato e rigirato e poi spremuto e rispremuto. Ora, probabilmente, linformazione non pi limitata. Anzi, il problema lopposto: non ricavare dati utili da quantit scarse ma trovare lago nel pagliaio di milioni e milioni di minuti registrati. Un dilemma gestionale. Chi, come, quando si analizzano cos tanti dati? Cosa si tiene e cosa si butta? Dove si immagazzinano? Siamo entrati nellra dei Big Data, cio database immensi di dati difficili da analizzare alla vecchia maniera (e il caso Snowden non ha fatto che confermarlo al grande pubblico). Il processo di analisi non pu pi essere solo manuale ma devono essere applicati anche strumenti e software che semplifichino la catalogazione e
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velocizzino la lettura. Da cui per nasce un ulteriore problema: come programmare il computer per selezionare le immagini utili, per fargli fare il lavoro sporco? I militari americani sono cos preoccupati che sono arrivati a rivolgersi a unemittente televisiva sportiva per carpirne le tecniche degli highlights98.

Pilota mentre comanda un drone ( Crown 2013)

Gi nellaccezione classica, le informazioni dintelligence non sono cos semplici da maneggiare, figurarsi quando entra in gioco una flotta di droni. I vari tipi di intelligence (umana, geospaziale, dei segnali, eccetera) si intrecciano e si automoltiplicano. Dietro langolo, lincubo del data crush, ossia laccumulo eccessivo di dati che magari collidono e di sicuro rendono impossibile lanalisi. O,
Nota 98
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ancora peggio, avventata. Dando cos luogo a errori umani, scarsa considerazione di uninformazione, eccesso di importanza assegnato a unaltra, tempo sprecato. Appena un anno fa, nel 2012, il pi alto funzionario dellAeronautica americana ha confessato senza giri di parole che per analizzare tutto il materiale raccolto dai droni ci vorranno anni99. C poi un altro rischio, quello dellillusione che le informazioni del drone siano sempre accurate. Il Predator non deve essere un sostituto dellintelligence umana. Non dar mai le garanzie di una rete di spie e informatori sul campo. Per quanto osservando per giorni, mesi, anni le stesse zone simparino a conoscere usi e costumi della gente, i piloti non condividono i codici culturali di popolazioni del Waziristan o dello Yemen. Il significato di un gesto, un comportamento, pu sfuggire. Finendo poi per colpire le persone sbagliate. Come quella volta nellaprile 2011 in Afghanistan, quando un Predator scambi due marines in tenuta da combattimento per insorti, colpendoli con gli Hellfire100. Unulteriore falla che discende da questo problema il cosiddetto effetto cannuccia101. Locchio del drone pu arrivare a ingrandire unarea di soli dieci metri quadrati. Ideale per riconoscere un terrorista ricercato. Non per evitare che, nei trenta secondi che di media trascorrono tra il lancio del missile e limpatto, civili innocenti si avvicinino al bersaglio. Non accade cos di rado, soprattutto in contesti urbani. Nelle sue memorie102, il pilota Matt Martin racconta con orrore un episodio del genere. Durante la guerra in Iraq, il suo Predator volteggia su Najaf, alla caccia di un individuo pericoloso: Rocket Man, lo avevano soprannominato. Lanciava razzi verso le basi e le pattuglie americane per poi dileguarsi. Un obiettivo legittimo. Un obiettivo da Predator. Un giorno, Martin lo avvista: si sta nascondendo in una casa. Il pilota studia i sensori infrarossi: nella stanza in cui si trova solo. Accanto ci sono altre persone. Bisogna studiare la traiettoria migliore. Una volta calcolata, il lancio del
Nota 99, 100, 101, 102
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missile. Ma a pochi secondi dallimpatto, un vecchio entra nellinquadratura. Troppo tardi per deviare lHellfire senza causare danni ancora maggiori. Il missile centra il vecchio e la stanza di Rocket Man. Per affrontare tutti questi problemi, gli americani stanno investendo in una maggiore autonomia delle macchine. La Darpa, lagenzia per la ricerca del Pentagono, ad esempio al lavoro su software e sistemi di automatizzazione per semplificare il lavoro agli analisti, costruendo algoritmi che individuino in autonomia elementi chiave. Dalla semplice identificazione di figure in movimento a evoluti programmi che riconoscano le identit delle persone. Ma che conseguenze avr una macchina che filtra e decide per luomo? Gli Stati Uniti hanno lobbligo morale di dare lesempio, di sviluppare criteri per la sempre crescente autonomia dei droni. Elaborare una dottrina internazionale, senza indugiare aspettando che gli incubi di oggi si trasformino nella realt di domani. Perch il futuro gi qui. Sempre pi robot - oltre ai droni - combattono fianco a fianco ai militari americani. Gi nella guerra in Iraq iniziata nel 2003, migliaia di robot sono stati schierati al fianco delle truppe in carne e ossa. Sminatori, aerei senza pilota, mitragliatori automatici dotati di ruote103. Fantascienza, avrebbe pensato lattore-pioniere Reginald Denny, il primo a produrre droni su scala industriale. Invece non un film di Hollywood, magari in cui potrebbero recitare i nipoti di Denny. la guerra di oggi. E non solo. Da giocattolo desiderio di pochi strampalati appassionati, i droni si stanno trasformando in una delle tante tecnologie disponibili a basso prezzo sul mercato. Settantanni son passati. Chiss cosa leggerete fra altri settanta.

Nota 103

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DRONE UNCHAINED
4 La base legale e la legittimazione internazionale degli attacchi con i droni

Reaper armato ( Crown 2013)

Silent enim leges inter arma! Tacciono, infatti, le leggi in mezzo alle armi. Cos scriveva Cicerone104 quasi duemila anni fa. Non bisogna per cadere nellerronea convinzione del filosofo romano: dai suoi tempi, gli strumenti e i metodi della guerra sono diventati sempre pi complessi, evoluzione permessa anche dallo sviluppo esponenziale della tecnologia. Le nuove armi, pi efficienti e letali, ma allo stesso tempo apparenNota 104
DRONE UNCHAINED 98

temente imprescindibili negli eserciti contemporanei, necessitano di norme che li regolino. Un loro utilizzo erroneo non un problema solo per chi li possiede e impiega, ma diventa una questione che coinvolge la sicurezza di tutta la comunit internazionale e come tale va compreso e limitato. Bombe nucleari, armi chimiche, mine antiuomo: tutti armamenti il cui impiego gli Stati hanno ritenuto di dover regolamentare. Ora il dibattito aperto sullutilizzo di droni, contrapponendo gli Stati Uniti ai numerosi e crescenti dubbi di parte della comunit internazionale, che ne critica legittimit e legalit. Per fare luce sugli aspetti fondamentali e comprendere i risvolti di questo dibattito, conviene ricorrere ad alcuni principi del diritto internazionale. Cercando di rispondere a tre quesiti cruciali. Primo: come sono state legittimate le operazioni di antiterrorismo dopo lUndici Settembre a livello interno? Secondo: in che modo gli Stati Uniti hanno giustificato sulla scena internazionale il ricorso alla forza contro i terroristi? Terzo: come deve essere condotto un attacco perch sia considerato legittimo? Domande, queste, che impongono di impiegare due branche del diritto internazionale: lo ius ad bellum (che sinterroga sul quando possibile usare la forza) e lo ius in bello (che invece definisce il come, ricorrendo anche al concetto della guerra giusta). Gran parte del diritto internazionale applicabile agli attacchi dei droni deriva da questo impianto teorico, ma le sue interpretazioni sono spesso molto diverse tra loro. Il primo passo che dobbiamo compiere - prima ancora di uscire dai confini del Nordamerica e addentrarci nei meandri del diritto internazionale - andare alla scoperta delle regole interne statunitensi che giustificano il ricorso alla forza attraverso uno strumento divenuto ormai un cardine dellantiterrorismo a stelle e strisce: le targeted killings, le uccisioni mirate compiute, nel caso in analisi, con i droni.
DRONE UNCHAINED 99

GLI STATI UNITI SONO IN GUERRA? LE GIUSTIFICAZIONI DELLAMMINISTRAZIONE


Il fondamento giuridico per le operazioni di antiterrorismo degli Stati Uniti e l'uccisione mirata dei membri di al-Qaida e dei suoi affiliati in tutto il mondo l'Autorizzazione per l'uso della forza militare (riassunto nellacronimo Aumf), approvata dal Congresso americano pochi giorni dopo lUndici Settembre105:
Il presidente autorizzato a usare tutta la forza necessaria e appropriata contro quelle nazioni e persone che egli ritiene abbiano pianificato, autorizzato, commesso o sostenuto gli attacchi dellUndici Settembre, o anche abbiano protetto queste organizzazioni o persone; con lobiettivo di prevenire qualsiasi altro futuro atto di terrorismo internazionale contro gli Stati Uniti da parte di queste nazioni, organizzazioni o persone

Questa legge di importanza capitale in quanto non solo parte di una serie di norme che hanno guidato gli Stati Uniti nella cosiddetta guerra al terrore. Grazie alla sua interpretazione estensiva, lAumf anche diventata il fondamento legale con cui le forze di sicurezza americane, su tutte la Cia, sono tornate a impiegare lo strumento delluccisione mirata. Tattica che, come racconta il capitolo 1, era stata ufficialmente bandita dal presidente Ford nel 1976. Oggi non esiste alcuna legge statunitense che disciplini espressamente lomicidio mirato. Nel 1981 stato emanato dal presidente Reagan l'ordine esecutivo 12333 (2.11), il quale proibisce in termini assoluti, con o senza l'approvazione presidenziale, l'uccisione a scopo politico106. Ma l'assassinio politico inteso da questo documento e la targeted killing sono due atti ben diversi, in quanto con il secondo si intende uno strumento di guerra mentre il primo pu essere condotto nei confronti di un avversario interno. Per contorni pi precisi dellomicidio mirato occorre rivolgersi a una delle scarse fonti che ne trattano: un rapporto della Croce Rossa Internazionale del 2009107, che lo definisce in cinque punti.

Nota 105, 106, 107

DRONE UNCHAINED 100

1.

Deve essere in corso un conflitto armato internazionale o non internazionale. Senza questo presupposto l'uccisione di un individuo da parte dello Stato verrebbe considerata omicidio e sarebbe quindi punibile dal governo locale secondo le leggi nazionali.
2.

La vittima deve essere un soggetto specifico, individuata per la sua inequivocabile attivit nel conflitto.
3.

L'individuo sta partecipando direttamente alle ostilit.


4.

Non pu essere percorsa alcuna alternativa, cattura compresa.


5.

Solo un comandante militare pu autorizzare la missione. Esiste la possibilit di delega da parte del capo dello Stato ad altre autorit come, nel caso americano, il segretario alla Difesa o il direttore della Cia. In ogni caso, il concetto che questi attacchi dovrebbero ottenere l'approvazione da parte di unalta autorit, civile o militare. L'ufficiale verifica l'identificazione positiva dellobiettivo e ne considera la necessit militare, ovvero se il danno inferto dall'attacco pu giustificare il vantaggio ottenuto.
F IGURA 4.1

Differenza tra assassinio politico e uccisione mirata

DRONE UNCHAINED 101

In altre parole: le targeted killings devono essere chirurgiche, evitare danni collaterali e essere eseguite in circostanze di guerra. In caso contrario, nella fattispecie americana, scatta la violazione dell'Ordine Esecutivo 12333(2.11), il divieto di assassinio politico. Le amministrazioni Bush e Obama hanno interpretato in modo estensivo il concetto di uccisione mirata: gli Stati Uniti sono in guerra contro al-Qaida e le forze a essa associate e pertanto possibile il ricorso alla forza nei confronti di certi individui che pongono particolari minacce. La necessit di combattere il terrorismo per evitare nuovi attacchi allOccidente e la conseguente maggiore libert dazione concessa alle forze di sicurezza ha portato a un allargamento delle maglie legali, giustificando lomicidio mirato, le kill list e gli attacchi dei droni. Per limitarsi alla sola presidenza Obama, questa posizione stata sostenuta apertamente da alti funzionari in numerosi discorsi che hanno confermato la validit e la base legale della strategia. Ne hanno parlato ufficialmente, nellordine: Harold Koh108, consigliere legale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nel 2010; John Brennan, allora consigliere del presidente per lantiterrorismo e oggi direttore della Cia, nel 2011109; Eric Holder, procuratore generale, nel 2012110; ancora una volta Brennan nel 2012111; e infine Jeh Johnson, consulente generale al dipartimento della Difesa, nel 2013112. Provando a riassumere, la dottrina ufficiale che prende forma da questi discorsi che gli Stati Uniti hanno diritto allautodifesa, anche preventiva e anche nei confronti di singoli individui (il concetto verr trattato nel paragrafo successivo). Nel decidere le sorti di un terrorista - in qualunque angolo del mondo si trovi, a prescindere dallesistenza di un conflitto locale - la Casa Bianca non solo in linea con le norme interne, ma anche con quelle a livello internazionale. Il permesso di uccidere ha per dei limiti: sono da ritenersi escluNota 108, 109, 110, 111, 112
DRONE UNCHAINED 102

si, infatti, i terroristi internazionali non riconducibili ad al-Qaida e quelli di cittadinanza americana (condizione valida anche per chi ha il doppio passaporto), i quali rimangono protetti dalla clausola del giusto processo contenuta nel quinto emendamento della Costituzione. Dal 2009 a oggi sono quattro i cittadini statunitensi morti sotto i colpi dei droni, come dichiarato dal procuratore Holder nel maggio 2013113 (il caso pi famoso sicuramente quello di Anwar al-Awlaki, la cui storia raccontata nei dettagli nel capitolo 2). Inoltre, tutti gli obiettivi, a prescindere dalla loro nazionalit, possono essere uccisi solo quando rappresentano un imminente pericolo, quando la cattura non fattibile o quando vengono rispettate le norme di diritto bellico in materia114. Fra 2012 e 2013, con una serie di discorsi e di documenti disponibili al pubblico115, lamministrazione ha reso noti alcuni standard che regolano il processo decisionale delle operazioni clandestine contro al-Qaida al di fuori dellAfghanistan, lunico teatro di una guerra ufficiale. Si va dallindividuazione dellidentit dellobiettivo, alla ragionevole certezza che civili non saranno colpiti, alla valutazione del grado di pericolosit dellobiettivo, sino allesplorazione della fattibilit delle alternative per neutralizzare la minaccia. Se a livello interno la posizione dellamministrazione pare inattaccabile, qualche dubbio sulla scena internazionale rimane. Gli Stati Uniti da soli non possono determinare quello che la comunit internazionale nel suo complesso pensa e crede sia giusto, quali comportamenti siano giustificabili, quali legittimi e quali legali. Ecco il motivo di un esame di diritto internazionale.

LUSO DELLA FORZA CONTRO IL TERRORISMO


Dal secondo dopoguerra lOrganizzazione delle Nazioni Unite, la cui Carta fondante stata ratificata da pressoch tutti i paesi del
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globo, diventata il faro dello ius ad bellum, restringendo ai minimi le possibilit per uno Stato di ricorrere della forza. Fin dai suoi primi articoli116, la Carta impone ai firmatari di astenersi dallutilizzare, o anche solo minacciare, luso della forza nelle relazioni internazionali; un principio confermato anche a livello consuetudinario117. Le eccezioni alla regola generale sono solo due, illustrate nel celeberrimo (e discusso) Capitolo VII. In esso, larticolo 42 permette il ricorso alla forza solo quando ufficialmente autorizzato dal Consiglio di Sicurezza dellOnu, mentre larticolo 51 giustifica limpiego della forza per legittima difesa. Queste strade possono essere intraprese solo se le soluzioni alternative non violente, dai negoziati alle sanzioni, non hanno dato i frutti sperati o sono impossibili da praticare. Inoltre, la decisione di utilizzare la forza deve seguire un processo di accertamento, in cui si verifica che nei confronti di uno Stato stata violata la pace attraverso la forza o la minaccia del suo impiego. Al momento della sua stesura, la Carta era concepita come strumento per regolare i conflitti tra attori statali e per questo non contempla i casi di terrorismo, le cui manifestazioni allepoca non erano rilevanti quanto oggi. Solo dalla fine della guerra fredda i conflitti asimmetrici in generale e i casi di terrorismo in particolare hanno iniziato a occupare un posto sempre pi importante in seno alle Nazioni Unite118. Come ricondurre le operazioni di anti-terrorismo sotto il cappello dei principi dellOnu? Secondo linterpretazione originale della Carta, non essendo i terroristi attori statali, le loro attivit dovrebbero essere contrastate non da uno Stato straniero, bens dalla nazione dove essi si trovano e che dovrebbe giudicarli come criminali seguendo il diritto interno. Un paese straniero, per quanto utilizzi la forza in modo legittimo e proporzionato solo a scopo difensivo, non avrebbe la base legale per intervenire in un altro Stato: violandone la sovranit, commetterebbe un illecito.
Nota 116, 117, 118
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Ricalcando alcune risoluzioni dellAssemblea Generale dellOnu risalenti agli anni Settanta e Ottanta119 e i successivi dibattiti tra le aule delle autorit internazionali, si trovato un comune accordo su come interpretare gli atti terroristici. Questi sono assimilabili a un illecito da parte dello Stato che li ospita, qualora esso non abbia ottemperato a due suoi fondamentali obblighi, la prevenzione e la repressione delle attivit terroristiche. Quando lo Stato straniero non adempie alle sue responsabilit, il suo comportamento pu costituire una violazione delle obbligazioni internazionali a suo carico.

F IGURA 4.2

Lautorizzazione della forza da parte del Consiglio di Sicurezza Onu

La nuova interpretazione stata ufficializzata proprio in seguito


Nota 119
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allattacco alle Torri Gemelle120. Si sancito cos il concetto di Stato rifugio, spesso definito impropriamente Stato canaglia - troppo debole, connivente o addirittura sponsor di gruppi terroristi transnazionali. Per la prima volta la comunit internazionale non si limitava a considerare colpevole a livello internazionale solo uno Stato che avesse fornito effettivo sostegno a, o avesse controllato, unorganizzazione terroristica; ma da quel momento poteva essere imputabile anche uno Stato negligente, la cui condotta era stata accertata come tale.

Riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza il 12 Settembre 2001 ( UN Photos)

Allindomani della tragedia dellUndici Settembre, uninterpretazione cos estensiva del concetto di responsabilit fu immediatamente accettata dalla maggior parte della comunit internazionale, che si schier quasi interamente al fianco degli Stati Uniti nella guerra al terrore contro al-Qaida. Grazie a questa larga condivisione del concetto stato quindi possibile schierare truppe in Afghanistan per la Missione Enduring Freedom e colpire i gruppi jihadiNota 120
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sti in svariati Paesi. Sin da subito per sono state evidenti le zone dombra, nonostante esse siano rimaste per molti anni in secondo piano di fronte allurgenza di debellare la minaccia terroristica che pareva incombere su tutto lOccidente. Innanzitutto, alcuni commentatori si sono domandati se la definizione di attacco armato secondo i principi dello ius ad bellum fosse applicabile agli attacchi terroristici, i quali, nonostante il forte impatto a livello di immagine, solitamente si svolgono su una scala ridotta. In secondo luogo, stato sollevato il dubbio che lautodifesa invocata dagli Stati vittima di attacchi terroristici abbia in realt fondamenta traballanti. La minaccia delluso della forza ha tutte le caratteristiche previste dal diritto internazionale, quanto a immediatezza? E ancora: rispondere con gli strumenti bellici statali convenzionali soddisfa i requisiti di proporzionalit? Tali dubbi sono stati scacciati dalla prassi attraverso nuove categorie sotto cui schematizzare i conflitti: si arrivati persino a parlare di autodifesa preventiva contro gli individui, ovvero agire prima ancora che la minaccia delluso della forza da parte di un terrorista sia effettiva. Per anni, gli interrogativi sono stati lasciati ai giuristi di nicchia, quasi sempre poco considerati dai decisori politici di rilievo. Il dibattito per tornato alla ribalta negli ultimi tempi, trascinato dal tema dei droni fuori dalle buie e polverose stanze in cui era relegato. Si ritorna cos alla questione iniziale: con che diritto i droni possono essere i protagonisti delle uccisioni mirate da parte degli Stati Uniti? Quando gli attacchi robotici sono stati introdotti nelle operazioni statunitensi la base legale era quella appena spiegata: guerra al terrorismo, Stati negligenti e possibilit di volare incontrastati per il mondo senza incorrere in problemi di diritto internazionale. Con, inoltre, unaltra caratteristica che li giustificava ulteriormente: i droni avevano un impatto zero a livello di immagine e provocavano ben poco scalpore.
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Tuttavia, man mano che il ricordo dellUndici Settembre si fatto pi sbiadito, gli Stati e le altre istituzioni componenti la comunit internazionale hanno iniziato a guardare con occhi diversi a questo scenario. Agli Stati Uniti vengono ora poste pi domande e chieste pi giustificazioni, mentre i paesi vittima di attacchi con i droni richiedono maggiore trasparenza e rispetto della sovranit. In Pakistan, per esempio, le corti hanno di recente emanato una serie di sentenze121 che affermano la sovranit dello Stato e dichiarano qualsiasi attacco americano compiuto con i droni un atto illegale. Non sono solo leader e giuristi a interessarsi al tema: anche lopinione pubblica diventata pi consapevole della questione dei droni, come dimostra anche laumento di sondaggi negativi in materia e le inchieste dei media. Lamministrazione Obama deve ora affrontare il problema. In un primo momento aveva scommesso sui droni come arma del futuro, precisa e silenziosa e teoricamente in regola con le norme internazionali. Nei prossimi mesi e anni per il sentimento della comunit internazionale potrebbe mutare, e forse il processo di cambiamento gi iniziato. LOnu stessa, autorit che pi di tutte dovrebbe fornire le linee guida della legittimit, approccia la questione in modo nebuloso. Non ci sono state ancora prese di posizione precise sull'utilizzo dei droni da parte dellAssemblea o del Consiglio di Sicurezza, ma da alcune dichiarazioni si pu intuire una possibile linea di pensiero. L'Alto Commissario per i diritti umani Navi Pillay ha recentemente chiesto ai paesi dotati di droni di garantire che il loro uso sia conforme alle norme internazionali:
Continuano a essere profondamente disturbanti le implicazioni sui diritti delluomo delluso di droni armati nel contesto di operazioni di antiterrorismo e militari, con un numero sempre maggiore di Stati che cercano di acquisire tali armi. La preoccupante mancanza di trasparenza di queste operazioni ha anche contribuito a una scarsa chiarezza sulle sue basi

Nota 121

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legali, cos come sulle garanzie che ne assicurano la conformit alle norme internazionali applicabili. Inoltre, la scarsa trasparenza sullutilizzo dei droni ha creato un vuoto di responsabilit, nel quale impossibile per le vittime chiedere dei risarcimenti. [...] Invito tutti gli Stati ad essere completamente trasparenti rispetto ai criteri per limpiego di droni armati e ad assicurarsi che il loro uso sia pienamente conforme al diritto internazionale rilevante. Dove avvengono violazioni, gli Stati dovrebbero condurre indagini indipendenti, imparziali, immediate ed efficaci, e fornire alle vittime un rimedio efficace122 Navi Pillay Ginevra, 2013

In questi mesi si sta svolgendo un'indagine guidata da Ben Emmerson, special rapporteur delle Nazioni Unite per diritti umani, lotta al terrorismo, esecuzioni extragiudiziali. Linchiesta ha preso in esame gli attacchi effettuati dagli Stati Uniti con i droni e le forze speciali in Afghanistan, Pakistan, Yemen e Somalia. Il rapporto finale verr reso pubblico solo in autunno, ma intanto il 14 marzo Emmerson ha dichiarato che l'uso dei droni in Pakistan viola il diritto internazionale124. La campagna di operazioni clandestine portata avanti dagli Stati Uniti in Pakistan condotta senza il consenso dei rappresentanti eletti dal popolo o il governo legittimo dello Stato. Essa implica l'uso della forza sul territorio di un altro Stato senza il suo consenso ed quindi una violazione della sovranit del Pakistan. Dopo varie interviste con i leader dei villaggi locali e visto lalto numero di attacchi e vittime che poco hanno a che fare con la lotta al terrorismo qaidista, Emmerson ha concluso, I droni colpiscono vittime civili costantemente [...]. Gruppi di maschi adulti che svolgono attivit quotidiane ordinarie sono stati spesso vittime di tali attacchi (qui trovate una video-intervista a Emmerson). Con obiezioni simili, il principio che autorizza gli Stati Uniti ad avvalersi della forza per fermare le minacce terroristiche fortemente messo in discussione. Tuttavia, anche se tale principio ne uscisse indenne, molte incertezze continuerebbero a rimanere attorno al secondo insieme di regole che governano luso della forza, il cosiddetto ius in bello - ovvero la parte di diritto bellico che tratta non pi il se, ma il come luso della forza possa essere
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considerata legittima. In altre parole, lo ius in bello raccoglie le regole che, nel caso in cui scoppi un conflitto armato, devono indirizzare la condotta delle operazioni belliche per ridurre il pi possibile le sofferenze e gli effetti collaterali. Per comprendere in che modo le operazioni clandestine con i droni rientrino e vengano disciplinate dallo ius in bello, bisogna prima introdurre un concetto fondamentale: la guerra giusta.

Navi Pillay ( UN Geneva)

Ben Emmerson ( NAF)

GUERRA GIUSTA, DISTINZIONE E PROPORZIONALIT


Lelaborazione del concetto di guerra giusta da far risalire ai tempi di San Tommaso d'Aquino, tra i primi, nel XIII secolo, a teorizzare lo ius in bello125 in modo sistematico, definendo i tre principi della guerra giusta126: lautorit sovrana, la giusta causa e la giusta intenzione. in particolare da quest'ultimo concetto, spiegato da San Tommaso con la frase promuovere il bene ed evitare il male, che derivano i cardini dello ius in bello per come sono stati sviluppati in seguito da successivi filosofi e giuristi. La convinzione della giusta causa da parte di uno dei due contenNota 125, 126
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denti pu tuttavia portare a commettere abusi; di qui la necessit di fornire contorni definiti alla dottrina, elaborando i principi di distinzione e di proporzionalit. Della definizione di questi due pilastri si occupano i protocolli I e II della Convenzione di Ginevra del 1949, ratificati nel 1977127. Con il primo concetto si definiscono gli obiettivi legittimi e si separa il combattente dal non combattente. Un obiettivo militare128 valido deve essere soggetto a un esame diviso in due parti. In primo luogo, l'obiettivo deve fornire un "contributo efficace" a un'azione militare nemica, ossia un beneficio tangibile in virt del suo utilizzo, scopo, ubicazione o natura. In secondo luogo, la distruzione, cattura o neutralizzazione dell'oggetto deve fornire un preciso vantaggio militare alla forza che lo colpisce. Per deduzione, tutti gli altri obiettivi sono civili e devono pertanto essere protetti. Lo stesso vale per le persone. Un civile, rispetto a un combattente, gode di protezioni importanti, come per esempio non essere oggetto dell'uso della forza o di forme di rappresaglia. Non sono tuttavia prescrizioni assolute: il civile le perde la protezione "se in quel momento egli partecipa direttamente alle ostilit". Viene codificato anche il divieto di compiere attacchi indiscriminati, ovvero quelli "per natura fatti per colpire obiettivi militari o civili senza distinzione". Divieto che si applica anche in caso di mancanza di informazioni corrette e di incapacit di guidare con precisione l'attacco al bersaglio desiderato129. L'art. 51(5)(b) chiarisce la definizione:
Un attacco che pu provocare incidentalmente la perdita di vite civili, danni ai civili, danni a beni di carattere civile, o una loro combinazione, che risulterebbero eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto Articolo 53 - Protocollo Di Ginevra

Il protocollo codifica anche il principio di proporzionalit, definiNota 127, 128, 129


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to come la necessit di una corrispondenza tra limpatto causato incidentalmente sulla popolazione civile e il vantaggio militare previsto: Gli attacchi sono proibiti se causano perdite incidentali tra i civili, lesioni ai civili o danni a obiettivi civili che siano eccessivi rispetto ai vantaggi militari concreti e diretti che si aspetta di ottenere. In altre parole, bisogna evitare gli effetti collaterali. Secondo larticolo 57, in un conflitto internazionale obbligatorio fare sempre attenzione a risparmiare la popolazione civile, i civili e gli obiettivi civili. Larticolo 85 poi conferma e chiarisce il concetto, affermando che un attacco indiscriminato, messo in atto pur sapendo che causer danni eccessivi alla popolazione civile, interpretabile come crimine di guerra.

PROPORZIONALIT E DISTINZIONE NELLE UCCISIONI MIRATE DA PARTE DEGLI STATI UNITI


Quelle esposte sopra sono le fondamenta dello ius in bello. Come sono applicati i principi di distinzione e proporzionalit nelle uccisioni mirate? Conviene partire da tre scenari di targeted killing. Si tratta in tutti e tre i casi di operazioni realmente avvenute in Pakistan, ma che per la loro natura sono fortemente esemplificative del discorso qui trattato. Il primo caso presenta un attacco che sfida chiaramente il principio di distinzione per come enunciato nella teoria della guerra giusta e d la possibilit di comprendere le differenti prospettive su di esso. Il secondo esempio esamina invece le difficolt di valutare se il principio di proporzionalit sia stato applicato correttamente o meno. Il terzo caso, infine, presenta una situazione limite, in cui lattacco non rispetta n il principio di proporzionalit n quello di distinzione.

L A S O T T I L E L I N E A T R A C O M B AT T E N T I E I N S O R T I

17 marzo 2010. Un drone attacca una roccaforte dei Taliban nel


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Waziristan del Nord, una delle Fata, le aree tribali ad amministrazione federale. Le conseguenze dellattacco variano a seconda delle fonti; tutte per concordano sul fatto che gli obiettivi fossero degli insorti in attivit. Non sono state segnalate vittime civili e i danni collaterali sono limitati a una casa e due vetture distrutte130. Sulla base dell'articolo 4 della Terza Convenzione di Ginevra, per essere classificato come un combattente (e quindi ritenersi un obiettivo legittimo), un individuo deve soddisfare determinati criteri. Per quanto riguarda lattacco del 17 marzo, molto probabile che gli obiettivi non rientrassero nella categoria di "combattente". Da quanto risulta dalle fonti pi affidabili, gli obiettivi non erano membri dell'esercito del Pakistan, n di una milizia riconoscibile: non indossavano segni distintivi della loro appartenenza a un gruppo armato regolare. Inoltre, non viene soddisfatto l'articolo 4(6), che fa riferimento alla resistenza spontanea a un potere invasore, dando la possibilit ai civili di formare ununit militare regolare. Per deduzione negativa quindi, queste persone non erano combattenti come espresso dall'articolo 4 e rientrano perci nella categoria civile. Se per gli insorti non possono essere identificati come combattenti, questo non implica che possano automaticamente godere delle protezioni accordate ai civili. Infatti, ai sensi della Convenzione di Ginevra, i civili perdono il loro status quando "prendono parte direttamente alle ostilit". Sappiamo poco sulla reale natura delle attivit delle vittime, ma basandosi sulle fonti giornalistiche non irragionevole supporre che gli insorti avessero recentemente partecipato a un atto violento e fossero armati. Si tratterebbe in questo caso di un chiaro esempio della categoria del combattente illegale: un civile, generalmente beneficiario di uno status di protezione, che per si comporta da combattente131. Quando si colpisce un combattente illegale, il principio di distinzione viene soddisfatto. Lesempio rivela anche una certa ambiguit nella normativa viNota 130, 131
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gente: la distinzione tra combattente e civile si inserisce in unarea grigia, dimostrata proprio dalla figura degli insorti, o dei combattenti illegali132. Si viene a creare cio una categoria di combattenti di fatto, che non sono ufficialmente riconosciuti come obiettivi legittimi dalla Convenzione, ma che comunque si comportano come tali. Questa ambiguit decisiva, perch crea uno spazio soggetto a interpretazione in cui si inseriscono, come si vedr pi avanti, alcune delle giustificazioni agli attacchi con i droni, nonch la maggior parte del dibattito sugli obiettivi legittimi: lecito colpire solo combattenti ufficialmente riconosciuti come tali, o anche civili che per partecipano alle ostilit? E in tal caso, come avere la certezza che chi si va a colpire ponga veramente un pericolo imminente? In un certo senso, il dubbio ripercorre e allarga lo spettro di quanto gi detto in precedenza riguardo lo ius ad bellum, quando sono state illustrate le motivazioni che hanno portato a considerare i terroristi come degli attori internazionali piuttosto che come semplici criminali locali. Quanto al principio di proporzionalit, i danni collaterali derivati dall'attacco del 17 marzo sono ridotti: una casa e due vetture. Seguendo le linee guida dell'articolo 51(5)(b) del I protocollo, il possibile danno ai beni di carattere civile deve essere valutato e comparato al "vantaggio militare concreto e diretto previsto". In questo particolare esempio molto probabile che il criterio di proporzionalit sia stato soddisfatto. Il vantaggio militare atteso abbastanza tangibile, se consideriamo veritiere le notizie pubblicate in Pakistan sugli obiettivi133. Questo vantaggio, ponderato con la perdita di una casa e due veicoli, produce una situazione in cui i danni accidentali non sono eccessivi rispetto al vantaggio militare acquisito. La questione sarebbe ovviamente pi complessa se le propriet civili distrutte fossero pi significative, per esempio una moschea o una scuola134.

Nota 132, 133, 134

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I O SON O IL PERIC OLO: MINACC E IMMINE NTI E PARTECIPAZIONE DIRETTA

2.

L'11 dicembre 2009, un attacco di un drone americano in Pakistan uccide Saleh al-Somali135, ritenuto il capo di tutte le operazioni di al-Qaida al di fuori del Pakistan, probabilmente anche di quelle in Europa e Nord America. Secondo le fonti locali, non ci sono state vittime civili. In questa situazione, gli Stati Uniti hanno colpito un obiettivo che consideravano una minaccia, la mente che avrebbe potuto orchestrare attacchi in tutto il mondo. Se proviamo ad applicare i principi esposti in precedenza potrebbero sorgere alcuni problemi, in particolare attorno al principio di distinzione. La legalit dellattacco si basa essenzialmente sullinterpretazione della norma per cui i non combattenti godono dellimmunit "a meno che e fintanto che essi non partecipino direttamente alle ostilit136. Secondo gli Stati Uniti, in questo contesto, la pianificazione di unazione offensiva rientrava in questa fattispecie. Tuttavia, il problema che molti giuristi sollevano - soprattutto quelli della scuola di pensiero che predilige uninterpretazione restrittiva della clausola - riguarda proprio il coinvolgimento nelle ostilit della vittima, troppo indiretto per essere considerato tale. Per alcuni di questi giuristi, infatti, solo il chiaro e visibile possesso di unarma costituisce un legittimo motivo per attaccare un civile137. Uninterpretazione, questa, utilizzata anche nellordinamento interno e tra i ranghi delle forze dellordine per prevenire errori di valutazione e abusi. Un suo abbandono - accusano i detrattori di questo tipo di uccisioni mirate - non pu che portare effetti negativi, trasformando le operazioni in una forma indiscriminata di violenza. Seguendo questa interpretazione restrittiva, al-Somali non doveva essere colpito, nonostante a detta degli Stati Uniti fosse impegnato nella pianificazione di attacchi terroristici. Al momento non c una comune e unitaria interpretazione della clausola e molti sono i dubbi riguardo al concetto di partecipazioNota 135, 136, 137
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ne diretta e del relativo status delle persone che prendono parte alle ostilit. Se nella prassi delle operazioni americane, ma anche di alcuni suoi alleati, si sta affermando uninterpretazione sempre pi estesa di partecipazione alle ostilit, che include anche chi le pianifica e chi vi collabora, a livello di dibattito e di trattazione si va nella direzione opposta, cercando di preservare il diritto dei civili a essere tenuti a distanza dai conflitti e dalle violenze.

Chitral Valley (Pakistan), al confine con lAfghanistan ( Charlie Phillips - Flickr)

3. LA

MANO PESANTE: UN CASO LIMITE

22 Aprile 2011. Un drone americano colpisce un bunker utilizzato dal comandante taliban locale Hafiz Gul Bahadur nell'area di Spinwam, nel Waziristan del Nord138, uccidendo 26 persone, tra cui donne e bambini. Bahadur, la vittima designata dellattacco,
Nota 138
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collaborava con al-Qaida dal 2006. A partire da quellanno aveva negoziato una tregua con il governo pakistano in cui prometteva di aiutarlo a espellere tutti i militanti stranieri dal paese (tregua infranta proprio da un attacco di un drone a stelle e strisce nel marzo del 2011139). In questo caso evidente come i principi dello ius in bello non siano stati rispettati. Non vi stata una limitazione delle perdite inutili, in quanto il principio di distinzione non stato considerato. Secondo il protocollo I, il principio di proporzionalit vieta un attacco per cui si possa ragionevolmente prevedere che provochi incidentalmente danni che risulterebbero eccessivi rispetto al concreto e diretto vantaggio militare. In breve, qualsiasi attacco che non si adatti a questi criteri considerato indiscriminato. Alcuni convinti difensori delloperazione potrebbero parlare di effetti positivi a lungo termine a fronte di danni limitati nel breve. Tuttavia, come affermano in molti, tra cui la Croce Rossa Internazionale140, "i fattori per la valutazione della proporzionalit, in particolare la nozione di vantaggio militare e quella dei danni collaterali, sono da considerarsi solo nel breve termine. La valutazione quindi non pu essere soggetta a interpretazioni a posteriori: deve avvenire prima delleventuale attacco.

IL POTERE E LA RESPONSABILIT
Negli ultimi anni gli Stati Uniti si sono messi alla guida della guerra al terrore, mettendo a segno importanti obiettivi e riuscendo a contrastare parte della ferocia di alcuni gruppi terroristi. Tuttavia, nel loro cammino hanno anche commesso errori, alcune volte minimi, altre grossolani, nella migliore delle ipotesi, o dagli effetti collaterali devastanti, nella peggiore. I tre esempi discussi in precedenza dimostrano quanto questa lotta senza quartiere al terrorismo possa allargare le maglie del diritto, come sempre caratterizzato da confini molto labili ma la cui individuazione di vitale imporNota 139, 140
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tanza per la tenuta dellordine della societ mondiale. E in questo dibattito la comunit internazionale sempre pi coinvolta: grazie al nuovo interesse e alle crescenti preoccupazioni allinterno dellopinione pubblica internazionale che oggi possiamo interrogarci con maggiore razionalit sul tema delle targeted killing e degli attacchi con i droni. Ed sempre grazie a questo stesso dibattito se il presidente Obama si sentito in dovere di elaborare una dottrina pubblica sullargomento. Il 23 maggio 2013, in un discorso alla Naval Defense University141, Obama ha cercato di rassicurare la nazione sul fatto che la guerra contro al-Qaida, come tutte le guerre, avr termine e che gli Stati Uniti non stanno usando in modo indiscriminato alcune tattiche, tra cui i droni. Agli annunci sono poi seguiti due documenti, che dovevano, nei piani della Casa Bianca, definire con precisione lannunciato cambio di rotta nella politica di antiterrorismo.
F ILMATO 4.1

Obama sui droni

Discorso di Obama alla Naval Defense University, 23.05.2013 ( WSJ via Youtube) Per vederlo su browser clicca qui.

Nota 141

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Il primo142 una sorta di manuale che illustra gli attuali criteri con cui lamministrazione decide di ordinare le uccisioni mirate al di fuori di campi di battaglia convenzionali. Nel sintetico documento di tre pagine, la Casa Bianca fornisce cinque elementi chiave per comprendere le norme che regolano lautorizzazione delle uccisioni mirate: 1) ragionevole certezza che l'obiettivo sia presente; 2) ragionevole certezza che non combattenti non saranno feriti o uccisi; 3) la valutazione che la cattura non sia possibile al momento dell'operazione; 4) la valutazione che le autorit governative competenti del paese in cui prevista l'azione non possano o non vogliano affrontare efficacemente la minaccia ai cittadini degli Stati Uniti; 5) la valutazione che non esistano modi alternativi di affrontare efficacemente la minaccia ai cittadini statunitensi. Alle cinque regole segue un altro importante paragrafo in cui la Casa Bianca si smarca dalle critiche riguardo la legalit sul piano internazionale:
Ogni volta che gli Stati Uniti usano la forza in territori stranieri, ci sono dei principi giuridici internazionali, tra cui il rispetto della sovranit e il diritto dei conflitti armati, che impongono importanti vincoli sulla capacit degli Stati membri di agire unilateralmente - e sul modo in cui gli Stati membri possono usare la forza. Gli Stati Uniti rispettano la sovranit nazionale e il diritto internazionale

Il secondo documento consiste nella trascrizione di un briefing143 per i giornalisti, in cui alcuni membri di rilievo dellamministrazione hanno offerto la loro interpretazione sulla nuova strategia. Durante il briefing, uno dei temi di maggiore interesse sollevati stato quello di chi in futuro porter avanti le operazioni, di fronte alla
Nota 142, 143
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promessa di Obama di allontanare progressivamente la Cia dalla cabina di controllo dei droni e delle uccisioni mirate. Sul tema, per, i funzionari non hanno dato informazioni precise, rimandando la discussione. Poca chiarezza stata fatta anche sul tema dei controversi signature strikes: la posizione dellamministrazione che essi continueranno finch vi sar la necessit di proteggere le truppe in Afghanistan. Inoltre, la Casa Bianca ha recentemente annunciato che intende fornire materiale classificato sulluccisione di Anwar al-Awlaki alle commissioni competenti del Congresso144.

F IGURA 4.3

Schema decisionale della Disposition Matrix

Nota 144

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Lamministrazione Obama ha mosso alcuni passi nella direzione giusta. Restano per ampie zone dombra. Non chiaro fino a che punto gli annunci e i documenti nel maggio 2013 rappresentino una svolta nella politica della guerra dei droni. Un primo banco di prova stato lo Yemen tra luglio e agosto 2013, su cui sono piovuti nove attacchi in quasi due settimane. Lamministrazione si difesa sostenendo che limpennata delle operazioni dei droni direttamente legata allemergenza che ha portato a chiudere 21 missioni diplomatiche tra Africa e Medio Oriente, di fronte allevidenza che la branca yemenita di al-Qaida stava preparando una serie di attentati. Davanti allimminenza di una minaccia terroristica - sostiene lesecutivo statunitense - i droni hanno agito per neutralizzare il pericolo, mentre per sicurezza si procedeva alla chiusura di ambasciate e consolati. Il problema della nuova politica di Obama sullimpiego dei droni che non c un meccanismo di controllo, di valutazione, nemmeno ex post.

IL DESTINO MANIFESTO
In un messaggio preparato pochi giorni prima della sua morte, Franklin Delano Roosevelt: Nellagonia della guerra un grande potere comporta grandi responsabilit145. Una verit lampante che gi Aristotele aveva affermato nell'Etica Eudemia, e che porta con s una consapevolezza etica, ma anche politica: le persone che hanno il potere di una vera libert di scelta, che sono responsabili fino in fondo delle loro azioni, possono (e devono) essere giudicati colpevoli o innocenti per quelle stesse azioni146. Da pi di un secolo gli Stati Uniti sono artefici non solo del destino americano, ma anche di quello di tutto il mondo. Lesercizio della loro potenza ha forgiato tecnologia, innovazione, libert, ma allo stesso tempo guerre, conflitti e violenze. Una volta cerano le navi; poi sono arrivati gli aerei, i missili, i sottomarini e le testate nucleari; infine, lo spazio e i computer. Ora nellarsenale ci sono anNota 145, 146
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che i droni. I quali hanno le stesse caratteristiche di tutti gli strumenti tecnologici in grado di cambiare in modo decisivo lagire umano. Se usati in modo corretto possono portare alcuni evidenti benefici. Ma se mal gestiti, rischiano di causare danni immani. I droni hanno ampliato lo spettro delle opzioni possibili per i militari e soprattutto per i politici: per giunto il momento di una riflessione seria e completa sui limiti di queste opzioni. La guerra dei droni pu essere considerata ammissibile dal diritto internazionale, ma i problemi legali alla sua applicazione pratica sono dietro langolo. Se anche si riconoscesse (ma non va dato per scontato) che gli Stati Uniti sono effettivamente in guerra contro al-Qaida, tutte le loro azioni dovrebbero comunque rispettare le norme del diritto bellico in ogni suo risvolto ed evoluzione. Ci deve essere una corretta valutazione della necessit del ricorso alla forza nei confronti degli attori internazionali da fronteggiare. I principi di proporzionalit, necessit militare e distinzione, pur se di difficile valutazione, devono essere prerequisiti per ogni attacco. Se Washington abbandonasse il tracciato del rispetto delle norme internazionali, della garanzia dei diritti e dellottemperanza dei doveri che la comunit internazionale si autoassegna, soprattutto a livello bellico, ne uscirebbero mutate o addirittura svuotare di senso le regole pi profonde della convivenza tra gli Stati. Nelle parole del filosofo Michael Walzer: La giustizia richiede che il ricorso alla forza sia legittimo soltanto qualora tutte le alternative ragionevoli, che abbiano qualche prospettiva di successo, siano state esaurite147. Per quanto i droni possano sembrare larma definitiva, stanno sopravanzando tutte le altre alternative per combattere i terroristi, sulla base di calcoli basati meramente su considerazioni semplicistiche e di convenienza. Affidarsi a un'unica soluzione pu diventare rischioso, soprattutto nel lungo termine. Scelte sbagliate in questo senso possono far passare gli Stati Uniti dalla parte del torto, lontani anni luce dalla tanto vagheggiaNota 147
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ta guerra giusta. Andando contro, alla fine, anche alle stesse ragioni per cui i droni sono nati e si sono diffusi.

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LE STREGHE TRICOLORI
5 Il bivio italiano tra dieci anni dimpiego virtuoso e i rischi di un futuro armato

Reaper italiano in volo ( Aeronautica Militare)

Afghanistan, 17 settembre 2010. La colonna della compagnia del Capitano Pezzino si muove lentamente. Su queste maledette strade c da stare attenti. E la 515 non fa eccezione. Collega la citt di Farah a Bakwa, sperduto villaggio nel nulla dellOvest afghano, la regione di responsabilit italiana. Sessanta polverosi e dissestati chilometri. Ma non sono buche e sabbia a preoccupare il convoglio. Si procede a passo duomo perch sulle strade il nemico piazza le sue trappole preferite: bombe, tanto rudimentali quanto devastanti. Ad agosto, i primi italiani a mettere piede in quello spicchio
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dAfghanistan sono stati salutati da sette bombe. A Bakwa, Pezzino deve arrivare entro sera. Il suo arrivo stato fin troppo dilazionato: da quasi tre settimane che in quello sperduto avamposto i suoi commilitoni contano su una sola compagnia fucilieri, appena sufficiente a garantire la protezione della base. In pi, il suo convoglio porta le schede elettorali: il giorno dopo si vota per il parlamento afghano. La notizia della bomba arriva a 15 chilometri circa da Bakwa. Ma il convoglio non a rischio: dal villaggio di Kormalek, pi o meno a met viaggio, che Pezzino e i suoi muovono fuori strada, il terreno lo consente. Sar anche pi scomodo, ma almeno si evitano le trappole degli insorti. Questa lha avvistata il Predator. Meno male che c il drone, pensano sicuramente gli uomini della colonna. Stavolta per ha fatto un colpo doppio. Non ha solo segnalato lordigno. Ha beccato chi lha messo. Anzi, chi lo sta mettendo. Sorvolando a migliaia di metri di altitudine, il drone s accorto di tre uomini fermi sul ciglio della strada. Hanno parcheggiato le motociclette e armeggiano, chinati per terra. Lequipaggio del Predator studia i comportamenti. Stanno piazzando un ordigno, garantito. I tre sanno perfettamente che su quella strada di l a poco passer il convoglio italiano. Sanno anche che diretto a Bakwa. Lintento dei tre certamente ostile. Le regole dingaggio sono chiare: questo atteggiamento equivale a imbracciare un fucile e sparare alle nostre truppe. Basterebbe che il pilota - autorizzato dalla catena di comando - prema quel tasto rosso sul joystick. Ma sarebbe inutile. Il Predator italiano non armato. Nessun drone tricolore lo . Nel frattempo, gli insorti non sono rimasti con le mani in mano. Finito lo sporco lavoro, vengono raggiunti da unautomobile e ripartono. Il Predator non molla. Li segue, deciso a fornire ai decisori militari tutti gli elementi possibili. Tutti infatti vedono le immagini del drone. Che si fa?, si chiede il
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comando italiano. Come colpire gli insorti? Con un aereo convenzionale. In zona, sono disponibili dei jet francesi, due Mirage 2000. Il Generale Claudio Berto, comandante degli italiani in Afghanistan, darebbe il via libera ma, da Kabul, il consigliere legale della coalizione ferma tutti. A questo punto, dicono le regole dingaggio, non si pu colpire anche lautomobile. Non c la certezza che non ci siano civili. Intanto, la vettura e le moto raggiungono un caseggiato: due edifici poveri, cinti da un cortile e da un muro di fango, a 5 chilometri circa da Bakwa. Gli insorti entrano in una delle due case. Lopzione di un bombardamento aereo sfuma del tutto. Lattimo perso. lora di pranzo quando alla base di Farah arriva la notizia. Non c un secondo da perdere. Una ventina scarsa di soldati si prepara a partire. Sono uomini delle forze speciali, la crme dei militari italiani: il 9 reggimento dassalto Col Moschin. Fanno parte della Task Force 45, lunit segreta per missioni ad alto rischio che opera nellOvest afghano. Le operazioni pi pericolose, le incursioni, le affidano a loro. Ora hanno un compito diverso dal solito: andare a stanare quegli insorti che hanno piazzato un ordigno sulla strada 515. Sono stati messi in allerta la mattina stessa: dal comando italiano ci si aspettava che il convoglio sarebbe stato accolto a suon di bombe; il piano di andare a beccare qualche insorto per provare a neutralizzare la rete di bombaroli. Gli uomini del Col Moschin salgono su un elicottero Ch-47. Alle 13.20 arrivano nei pressi del caseggiato. Una posizione molto difficile: il terreno del tutto scoperto. In pi, lelicottero alza un polverone immenso che nega la visibilit. Appena messo piede a terra, il commando viene investito da una marea di proiettili. Neanche il tempo di individuare la sorgente del fuoco che gi due uomini sono a terra. Feriti. I primi due a scendere. La priorit non pi colLE STREGHE TRICOLORI 126

pire gli insorti, bens prestare loro il primo soccorso. Viene organizzata unevacuazione. Si torna a Farah, allospedale americano, per operarli durgenza. Il primo, il caporal maggiore Elio Rapisarda, ce la fa. Il secondo, il Capitano Alessandro Romani, no. 36 anni, 36esimo caduto italiano in Afghanistan.

IL BIVIO
LItalia si trova a un bivio. Possiede il Predator dal 2004 e lo ha schierato in Iraq e Afghanistan; dal 2008 ha il Reaper, che ha operato in Libia e Kosovo. Ora il nostro paese ha deciso di armare i suoi droni. Non uneventualit scabrosa, tuttaltro. Il caso del Capitano Romani lo dimostra: se il drone avesse potuto colpire il nemico, non si sarebbe dovuto ricorrere alla paradossale opzione per cui, per proteggere gli uomini sul campo, bisogna inviare altri uomini, esponendoli a un pericolo addirittura maggiore. Tuttavia, per intraprendere il cammino dellarmamento bisogna avere ben chiari gli orizzonti cui potremmo andare incontro. Cosa abbiamo fatto in un decennio dimpiego virtuoso dei droni e lesempio che ci arriva da un altro decennio, ma di attacchi dal cielo, firmati Stati Uniti dAmerica. Capire, per evitare di abusare di questarma e per prevenire alcune ricadute negative sui suoi piloti e operatori. Ecco perch conviene iniziare sondando la storia del Predator tricolore e del suo impiego nelle guerre a cui abbiamo partecipato. Per ribadire come sinora lItalia abbia usato i droni in modo positivo, per proteggere le nostre truppe e salvando pi vite, in guerre dichiarate, a differenza di quelle clandestine in Pakistan o Yemen. E per scrutare le possibili insidie oltre quel bivio.

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Predator di stanza a Tallil (Iraq) nel 2006 ( Esercito Italiano - Contingente Antica Babilonia)

COME IMPARAMMO AD AMARE IL PREDATOR


Il programma Predator figlio della lungimiranza delle nostre forze armate. Nel 1995, gli italiani vedono allopera questa nuova macchina sui cieli dei Balcani: le prestazioni non sono eccezionali, eppure i militari tricolori intuiscono le potenzialit degli aerei senza pilota. Cos, nel 1997 lo Stato Maggiore della Difesa emette un requisito operativo; formalizza cio la necessit per le nostre forze armate di dotarsi dei droni. Allinterno dei vertici militari, soprattutto dellAeronautica, infuria un dibattito tra scettici e visionari, tra chi pensa che quello del drone sia solo lennesimo esperimento senza futuro e chi invece scorge un campo che potrebbe rivoluzionare il modo di condurre la guerra. Il 22 gennaio 2001, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Mario Arpino autorizza la finalizzazione del programma Predator: lacquisto, fuor di metafora. La scelta cade sul drone americano, dopo
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aver esplorato anche il mercato israeliano, ritenuto per non ottimale per problemi di interoperabilit. Il 31 luglio dello stesso anno viene firmato il contratto con la casa produttrice del Predator, la General Atomics di San Diego. Passano per altri 12 mesi prima che la vendita venga autorizzata dal Congresso americano: i deputati e i senatori sono sempre restii a esportare tecnologie sensibili. Le diffidenze vengono per superate, complice anche il pronto schierarsi dellItalia nella guerra al terrorismo, soprattutto in Afghanistan, dove un nostro contingente partecipa immediatamente alloperazione Enduring Freedom e assume un ruolo di rilievo nella missione Onu (poi Nato) denominata Isaf. Cos, a inizio 2003, pu svolgersi il primo addestramento nel campo di volo della General Atomics a Gray Butte, una settantina di chilometri a nordovest di San Bernardino, California, laeroporto privato pi grande dAmerica148. Il 18 dicembre 2004, per la prima volta un Predator solca i nostri cieli. Sbarcato in Italia, il drone viene assegnato alla base di Amendola: a un tiro di schioppo da Foggia, si tratta della base militare pi grande del nostro paese e vi ha sede il 32esimo stormo. Al suo interno, dei droni si occupa il 28esimo gruppo, soprannominato Le Streghe. A comandarlo il Tenente Colonnello Antonio Gentile, sotto la cui responsabilit avviene il varo del drone149. QUANTO
C I C O S T AT O I L

P R E D AT O R ?

A fine 2013, lItalia avr in dotazione sei Predator e sei Reaper. Ma guardare al costo del singolo velivolo (tra i 4 e i 7 milioni di dollari, a seconda del modello) limitativo: ci sono le antenne, le stazioni di controllo, il supporto logistico, eccetera. La Difesa per restia a fornire dati aggregati: al massimo, fonti dellAeronautica fanno oscillare il costo del programma tra i 50 e i 100 milioni di dollari. Tuttavia, Gianandrea Gaiani, giornalista specializzato in questioni militari, eleva il dato a 378 milioni di euro. La differenza potrebbe risiedere nei diversi capitoli di spesa conteggiati.

Nota 148, 149

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F ILMATO 5.1

I predator italiani

Video italiano di presentazione dei Predator ( Easyand via Youtube) Per vederlo su browser clicca qui.

IL DEBUTTO IN IRAQ
I vertici militari hanno un obiettivo ambizioso: impiegare subito il Predator. Le nostre forze armate sono impegnate in Iraq, dove gli Stati Uniti schierano gi moltissimi droni. E a gennaio 2005 si tengono le prime elezioni dellra post-Saddam: per lAmerica ancora aggrappata allutopia della democrazia esportabile il voto equivale a un successo, ma consultazioni macchiate da attentati terroristici infliggerebbero un duro colpo dimmagine. Garantire la sicurezza delle elezioni diventa strategico. Anche per fare bella figura nei confronti della coalizione, lItalia decide di spedire i droni nuovi di zecca in Iraq senza attendere oltre. Tutto in 45 giorni. La scommessa forte, quasi un azzardo150. I piloti e gli operatori hanno superato tutti i livelli delladdestramento. Mancano per quelle missioni che confermino la bont delladdestramento stesNota 150
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so. Per pattugliare i cieli iraqeni nel corso del voto, lAeronautica compie una vera corsa contro il tempo. Il 23 dicembre il drone viene presentato alla Difesa. Tempo di festeggiare il Natale e tra il 12 e il 15 gennaio, gli uomini del 28esimo gruppo con i Predator si schierano in Iraq, nella base aerea di Tallil. Le elezioni si sarebbero tenute solo 15 giorni dopo. E gli italiani non hanno mai effettuato una missione. Una missione vera. Tantomeno in Iraq. Un inferno, non tanto per i livelli di sicurezza sul terreno (comunque scarsi), quanto per gli ostacoli ambientali. Al posto di strade, palazzi e cemento, deserto, sabbia e silicio in sospensione. Temperature a cui i motori faticano a raffreddarsi. Porte e sportelli da aprire con la massima cautela, per evitare le temibili infiltrazioni di sabbia. Il tutto reso ancora pi difficile da un drone ancora mai impiegato. Gli americani danno una mano: a Tallil arrivano due addestratori, il Maggiore Matt J. Martin, un esperto pilota, assieme a un operatore dei sensori. Obiettivo: rendere gli italiani operativi in meno di due settimane. A dieci giorni dalle elezioni, i nostri tre piloti riescono a rullare, ossia a spostare il velivolo a terra. A quattro giorni dal D-Day, il primo decollo, a firma del Capitano Riccardo Venuti. La missione semplice: volare 60 miglia a nord, sorvolare due edifici sospetti, comunicare con ununit delle forze speciali italiane a terra, inviare, ricevere e analizzare dati, per poi tornare alla base. A due giorni dalle elezioni, lultima prova: volare otto ore sopra Nasiriyah, la stessa citt che si sarebbe dovuta monitorare durante il voto. Tutto fila liscio. Gli italiani sono pronti. Allalba del 30 gennaio, come previsto, il Predator si libra sui cieli di Nasiriyah, per una missione di dodici ore e 80 miglia di diametro, per osservare i 158 seggi della citt e i suoi dintorni, a caccia di attivit ostili come militanti che caricano armi, interrano bombe o preparano attacchi. Ancora una volta, nessun problema, nessuna attivit sospetta151.
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Nota 151

F IGURA 5.1

I droni italiani in Iraq

Primo Predator italiano a Tallil: 15 Gennaio 2005. Prima missione: 30 Gennaio 2005 sopra Nassiriya Termine operazioni: 29 Ottobre 2006 Numero di voli: 251 Ore di volo: 1630

In Iraq, i nostri due droni resteranno fino allautunno 2006, con lultimo volo il 29 ottobre, accumulando 1630 ore di volo in 251 sortite152. Mettendo a disposizione i loro occhi alati in almeno tre tipi di operazione: proteggere le truppe a terra, offrire supporto alla popolazione, fornire informazioni per missioni pi offensive. Per quanto riguarda il primo aspetto, il Predator ti guarda le spalle, ti toglie le castagne dal fuoco in momenti incendiati. Un esempio realmente accaduto: un giorno, una pattuglia sta compiendo una manovra di perlustrazione allesterno di un centro abitato. Serve a mantenere una presenza, a far vedere al nemico che controlli il territorio. La pattuglia divisa in due unit, una pi avanti e una pi indietro. A un certo punto, due individui si avvicinano con fare sospetto allunit pi arretrata. Invisibili agli occhi di tutti. Meno
Nota 152
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che a quelli alati. Lequipaggio del Predator comunica lattivit sospetta al capo plotone, consigliando di procedere come se non sapesse nulla. Nel frattempo, allerta lunit pi avanzata di eseguire una manovra di aggiramento per piombare alle spalle dei due curiosi. Minaccia neutralizzata.
G ALLERIA 5.1

Droni italiani in Iraq

Sfoglia le fotografie. ( Gianandrea Gaiani)

In secondo luogo, curiosando in cielo, il drone pu imbattersi in situazioni di emergenza per i civili. Come durante unalluvione. Proprio cos: a volte, nellIraq dei deserti, pu capitare che battenti piogge trasformino il deserto in pantano, canali di scolo in maree di fango. E isolare completamente un villaggio come quello avLE STREGHE TRICOLORI 133

vistato un giorno dal Predator, che pilota e operatori credono disabitato. Ma a ben guardare di gente ce n ed pure in difficolt. Ununit interviene prontamente e porta aiuti agli abitanti, tornando con una bella notizia: nessuno deceduto. In almeno unoccasione - ed il terzo tipo di missione - il drone italiano offre i suoi servigi anche agli americani. Nel 2005, lintelligence statunitense riceve indicazioni che nellarea di operazione italiana alcuni insorti hanno creato un campo di addestramento. Siccome nessuno dei loro robot vola nella nostra regione di responsabilit, i militari americani chiedono, tramite il Maggiore Martin, laddestratore degli italiani, di far volare il Predator sul campo per raccogliere informazioni. Dopo qualche resistenza (dovuta forse alla sensibilit dellopinione pubblica circa limpiego di nostri mezzi o truppe a sostegno di operazioni offensive), il drone italiano va a esplorare e passa i dati direttamente allintelligence americana, fornendo ulteriori conferme che si tratta effettivamente di un campo di addestramento153.

AFGHANISTAN: GLI OCCHI IN CIELO, LE BOMBE PER STRADA


Nel maggio 2007, i droni tricolore sbarcano in Afghanistan, dove lItalia comanda uno dei sei settori regionali, quello occidentale di Herat. Qui, il nostro paese ha messo a disposizione della coalizione Nato due Predator, di stanza a Camp Arena, la base pi grande del Regional Command-West. LAeronautica ne mantiene altri due assemblati, ma utilizzabili solo come riserva o pezzi di ricambio. I droni vengono inquadrati allinterno della Joint Air Task Force, la branca aerea della presenza italiana in Afghanistan che gestisce tutti i velivoli italiani: dagli AMX (i jet su cui nel 2012 abbiamo caricato le bombe) agli elicotteri, dai velivoli da ricognizione ai cargo per trasportare persone e materiali. Uno dei gruppi in cui si suddivide la Joint Air Task Force Astore, responsabile unicamente dei Predator. In sei anni, su Herat e dintorni, i nostri droni hanno totaNota 153
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lizzato pi di 10.200 ore di volo in oltre 1.200 sortite. In Afghanistan, il Predator dedica l80% delle ore di volo a tre compiti principali: pattern of life, scorta convoglio, supporto in caso di troops in contact. Con pattern of life si intendono quelle operazioni in cui il drone studia una zona o le abitudini di comportamento di una o pi persone che verranno coinvolte in unoperazione. Nella maggior parte dei casi, si tratta di individui che diventano di particolare interesse dopo una segnalazione, ma di cui non si ha la certezza che rappresentino una minaccia, un nemico. Il drone chiamato a osservare non visto, a pedinare dal cielo per stabilire se la persona o il territorio possano essere obiettivi legittimi. Prima di lanciare unoperazione contro di essi, occorre studiarne le abitudini o i fatti che vi si svolgono. Due esempi chiariscono limportanza dello studio dei comportamenti. A sud dellimportante crocevia di Shindand, c un villaggio su cui gli italiani stanno tessendo una paziente tela. I suoi abitanti ballano sul crinale della neutralit: potenzialmente ostili e potenzialmente amichevoli. Da qualche tempo i nostri hanno instaurato un dialogo, fragile come tutti gli incontri in zone di guerra. Un giorno, mentre un convoglio italiano si reca al villaggio per una riunione con i capi, sulla strada esplode un ordigno. Chi stato? E perch? Una trappola? O qualcuno che vuole minare il rapporto con i locali? Il Predator viene in soccorso. Sorvolando il villaggio, si nota come le autorit locali si stiano avvicinando al luogo dellincontro senza destare sospetti. Dal loro comportamento non traspare alcun segno che siano a conoscenza dellattacco, n che stiano preparando unimboscata. Incrociando con altre fonti di intelligence, i nostri desumono che lesplosione va imputata a chi non gradiva che il villaggio intrattenesse rapporti amichevoli con gli italiani. Il dialogo va avanti. Anche grazie al drone.
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Il secondo esempio racconta invece limportanza di mantenere costantemente un occhio su una zona per capirne il potenziale strategico. Man mano che procede il ritiro dallAfghanistan, le nostre truppe si orientano a un tipo di operazione in cui sul campo lasciano andare avanti le truppe locali, senza per rinunciare a operazioni offensive. Nel 2013 vengono condotti nella provincia di Farah alcuni bombardamenti con gli Amx contro ripetitori usati dal nemico. E i primi a individuarli sono i Predator. I quali sorvolano larea, capiscono se le antenne appartengano effettivamente agli insorti, intuiscono che servono alle comunicazioni nemiche, forniscono informazioni sulla presenza di civili e inviano poi le coordinate per lattacco.

F IGURA 5.2

I droni italiani in Afghanistan

Impiego: 30% Pattern of life; 20% Supporto alle Special Operation Forces; 30% Scorta convoglio 20% ISR, Counter.IED, Troops in contact, Close air support e Medevac.

La scorta convoglio un aspetto fondamentale per garantire la siLE STREGHE TRICOLORI 136

curezza delle truppe. Sotto la responsabilit degli italiani c una regione di circa 160 mila chilometri quadrati. Pi o meno la superficie dellItalia da Terni al Brennero. Da controllare con qualche migliaio di soldati. Impresa impossibile. Eppure, per quanto non in modo capillare, i nostri si sono espansi molto nel Regional Command-West, raggiungendo angoli molto remoti. Ma le truppe hanno bisogno di rifornimenti, di muoversi o quantomeno di fare andata e ritorno da quelle zone. Non si pu fare tutto con gli elicotteri o con laviolancio. Cos bisogna organizzare convogli, per trasportare viveri, materiale, uomini. Via terra. Per strada. Proprio come quello del Capitano Pezzino, la cui storia apre il capitolo. Se in Italia tutte le strade portano a Roma, in Afghanistan tutte le strade possono portare allinferno. Le vie di comunicazione - la maggior parte dissestate e sterrate - diventano la trappola preferita dagli insorti per posizionare i famigerati ied. Improvised explosive device, recita lacronimo inglese: ordigni esplosivi improvvisati. Bombe artigianali, sotterrate prima del passaggio di un convoglio e azionate via radio, cellulare o per effetto della pressione sul detonatore. Talvolta sfuggono alle potenti tecnologie militari, tanto sono rudimentali. Tuttavia rappresentano la vera piaga dAfghanistan: dei 53 italiani caduti, 16 sono stati uccisi da uno ied. Quasi un terzo, il 31%. Gli americani non se la cavano meglio, anzi: queste bombe causano il 61% delle perdite sofferte dagli Stati Uniti tra morti e feriti154. Addirittura, le truppe afghane - le stesse che stiamo addestrando a cavarsela da sole - cadute per mano degli ied sono l80,5% del totale, 850 su 1056155. In guerre come quella in Afghanistan, la vita anche di un solo militare pu avere un impatto strategico. Per le opinioni pubbliche occidentali, i cui soldati combattono a migliaia di chilometri di distanza per interessi sicuramente non vitali, ogni perdita equivale alloccasione per chiedersi: Ma che ci facciamo laggi?.

Nota 154, 155

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Soldato del Genio militare alle prese con uno IED ( Esercito Italiano)
F IGURA 5.3

Vittime di esplosivi improvvisati

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Ma in che modo il Predator d una mano contro gli ied? Semplice: precede il convoglio andando in ricognizione e osserva da una prospettiva completamente diversa da quella delle truppe a terra. Uno ied non invisibile, almeno per chi sa guardare. Gli insorti possono lasciare la terra smossa attorno allordigno. Oppure possono provare a coprire le loro tracce facendo passare una mandria di capre sulla zona: assembramenti di bestiame sulla strada sono un campanello dallarme. Oppure ancora, a un bivio ci pu essere un segnale al quale la popolazione risponde prendendo sempre la stessa strada, chiaro segno che in quellaltra attendono solo guai. Tutti casi in cui il Predator avvisa chi segue del pericolo. Limportanza del drone tale che sempre pi, quando il velivolo non disponibile, i convogli non prioritari ritardano la partenza. La terza mansione del drone tricolore il cosiddetto troops in contact, letteralmente: truppe a contatto. Con cosa? Con il fuoco avversario. Il Predator fornisce occhi aggiuntivi e consigli per manovrare nel caso di unimboscata, quando lattacco del tutto inatteso, oppure quando si sta andando a stanare il nemico. Per esempio, in unoperazione dove si sa che uno scontro sar quasi inevitabile (questultima fattispecie, pi specifica, detta close air support). In questi casi, il valore aggiunto del drone doppio. Durante lattacco, comunica alle truppe sul campo il settore verde, ossia una zona in cui ripiegare per difendersi meglio o per contrattaccare, conta i nemici e scopre la direzione da cui provengono. Ma con la fine dellattacco che il robot alato pu fare la differenza. Quando gli insorti si vedono sopraffatti e sono messi in fuga, pu capitare che si dirigano in posti dove non si sarebbero dovuti rifugiare, svelando vie di comunicazione, depositi di armi o vere e proprie basi. In questa fase, il Predator cerca di capire chi sono i nemici, da dove vengono, qual il motivo dellattacco. Raccogliendo le informazioni perch lincidente non si ripeta pi.

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G ALLERIA 5.2

Droni italiani in Afghanistan

Sfoglia le foto. ( Gianandrea Gaiani)

IL REAPER IN LIBIA
Libia, 10 agosto 2011. Infuria la guerra civile tra le truppe lealiste di Gheddafi e i ribelli che fanno capo alla citt di Bengasi. Gi da mesi alcune nazioni occidentali e, significativamente, anche due arabe bombardano il paese nordafricano. Agiscono sotto il mandato dellOnu: devono fornire protezione alla popolazione. In realt la missione si espande, arrivando a sostenere una delle due parti in causa, quella degli insorti contro il dittatore di Tripoli. Un nuovo aereo fa capolino nel Risiko libico. il Reaper, il fratello maggiore del Predator - non per et, ma per stazza e capacit. Comprato nel 2008, al debutto in unoperazione. Il drone italiano lultimo a entrare nella guerra, che dal 19 marzo si internazionalizzata. Inizialmente, le nostre forze armate entrano nella coalizione dei volenterosi con un ruolo di supporto, fornendo basi e asLE STREGHE TRICOLORI 140

setti aerei. Poi il 28 aprile si passa a operazioni di attacco al suolo, con due nostri caccia Tornado che usano per la prima volta larmamento di precisione.
F IGURA 5.4

La Nato e lItalia in Libia

Prima missione: 10 Ottobre 2011 Termine operazioni: 1 Dicembre 2011 Numero di voli: 32 Ore di volo: 360

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I Reaper invece non sono armati. Ma dimostrano tutta la loro versatilit. Volano da Amendola, compiono missioni fino a 20 ore, arrivando a una distanza dalla base di oltre 1500 chilometri, si spingono pi a sud di qualunque altro velivolo. Il 1 dicembre 2011 termina ufficialmente la missione Nato: gli aerei della coalizione totalizzano 26.500 sortite, di cui 9.700 dattacco. LItalia contribuisce con 1.900 sortite per un totale di 7.300 ore di volo. I Reaper conducono 32 sortite per 360 ore di volo156. Il 70% delle ore di volo del drone sono impiegate per svolgere attivit di ISR, un acronimo militare che indica attivit di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Questattivit ha per esempio permesso di passare linformazione al comando Nato che le truppe di Gheddafi avevano smesso di indossare le uniformi per evitare di essere attaccate e confondersi con i civili o gli insorti di Bengasi. Il 20% del tempo del Reaper invece dedicato allindividuazione di potenziali obiettivi: studiare un gruppo di individui o un luogo specifico per capire se costituisca o meno un legittimo bersaglio. Quella di Libia una guerra pi convenzionale, in un certo senso meno complicata da interpretare: si scontrano due fazioni abbastanza riconoscibili, con una chiara distinzione geografica. Laiuto del Reaper comunque importante. Pu volteggiare quasi indisturbato per ore sul campo di battaglia. Pu individuare le vie daccesso o le vie di rifornimento strategiche, sia per il nemico che per la parte da difendere. Pu individuare un complesso di edifici e capirne la natura, se per esempio un quartiere generale, o ancora delle infrastrutture per la comunicazione, come dei ripetitori. Studia, osserva, decifra. Poi comunica alla coalizione se lobiettivo legittimo. In almeno un caso, locchio del Reaper ha permesso di rimuovere dalla lista dei bersagli una struttura del nemico collocata in una zona urbana: i danni collaterali sarebbero stati eccessivi rispetto allimportanza dellobiettivo.

Nota 156

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DIRITTI DEI DRONI

Con che diritto i droni dei militari sorvolano i cieli italiani? Semplice, con la legge 178 del 2004157, che assimila gli aerei senza pilota ai velivoli convenzionali. Una disposizione rafforzata dallarticolo 743 del codice della navigazione, modificato nel 2005 con il decreto legislativo 96, secondo cui sono altres considerati aeromobili i mezzi aerei a pilotaggio remoto definiti come tali dalle leggi speciali e, per quelli militari, dai decreti del ministero della Difesa158. Ma dove possono volare? Secondo larticolo 247 del codice di ordinamento militare, i nostri droni devono stare in spazi predeterminati e segregati. Lo spazio aereo per non statico, ma dinamico. Non c quindi una sorta di recinto fisso da cui il Predator non pu uscire. A essere segregate sono le 20/30 miglia circa attorno a esso, 20/30 miglia che ovviamente si spostano assieme al drone man mano che esso si muove verso coordinate che i suoi operatori forniscono alle autorit della navigazione aerea italiana per regolare il traffico nei cieli. Una norma allavanguardia, che rende lItalia pioniere nel campo dei droni. E il pilota? Per i velivoli superiori ai 20 chili, chi guida il drone deve avere un brevetto da pilota. Sotto questo peso, basta una qualifica abilitante di operatore. Queste norme sono riferite ai militari ma faranno da esempio per regolare luso dei droni in campo civile.

ARMARE I DRONI, UN INTRIGO INTERNAZIONALE


Attorno al nodo gordiano dellarmamento ruotano una sola certezza e tanti punti interrogativi. Lunico dato fisso lintenzione delle nostre forze armate e dei nostri governi (plurale obbligato) di dotare alcuni droni della capacit di sparare. Tutto il resto nebbia: quando si compiranno i giorni del robot armato, chi fornir le munizioni, persino quali velivoli avranno le bombe. Gi, perch questa una storia costellata di repentini cambi di opinione, intrighi internazionali e droni made in Italy, anzi made in Piaggio. Ma andiamo con ordine.
Nota 157, 158
LE STREGHE TRICOLORI 143

G ALLERIA 5.3

Predator ad Amendola

Predator di stanza alla base di Amendola ( iMerica)

La questione di armare gli aerei senza pilota emerge addirittura prima che a qualcuno venga in mente di dotarli di bombe. Ossia nel momento in cui, siamo tra 2007 e 2008, le forze armate e il governo esprimono la volont di acquistare i Reaper, gli unici armabili. Secondo la legge Giacch allepoca in vigore, prima di essere comprati i sistemi darma devono essere illustrati al parlamento, che ha tempo 60 giorni per esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante. In Senato, la questione dei Reaper arriva il 22 e il 30 gennaio 2008: siamo agli sgoccioli del governo Prodi, in commissione Difesa tira aria da ultimi giorni di scuola e, non raggiungendo il numero legale, il parere cade nel dimenticatoio159. Pi acceso il dibattito alla Camera. Il 6 febbraio giunge in commissione Difesa la notifica dellintenzione dellAeronautica di acNota 159
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quistare i Reaper. Il sottosegretario alla Difesa Giovanni Lorenzo Forcieri, a precisa domanda, specifica che non si intende in alcun modo armare i Reaper. La commissione vuole vederci pi chiaro e sei giorni dopo convoca il Generale Gabriele Salvestroni per ulteriori spiegazioni. Qualcuno non convinto: Elettra Deiana di Rifondazione Comunista annuncia a nome del proprio gruppo il voto contrario. La motivazione? I Reaper sono velivoli del tutto diversi dai semplici ricognitori Predator, sono delle vere e proprie armi. La storica opposizione dellestrema sinistra alla guerra conosce un nuovo capitolo. LUdc rileva come il governo dovrebbe in effetti specificare che non intende dotare i Reaper di missili. Forcieri ribadisce che non saranno armati. Il parere positivo passa160. Il 7 ottobre 2009 arriva in commissione Difesa la proposta di acquistare altri due Reaper e Giuseppe Cossiga, sottosegretario alla Difesa, rassicura: se lAeronautica volesse armare i Reaper dovrebbe acquistare appositi software, cosa che richiederebbe un nuovo passaggio in Parlamento per ricevere un parere161. Tra 2009 e 2010, per, sia le forze armate che lesecutivo cambiano idea. Allinterno del mondo militare, ci si accorge dei vantaggi che porterebbe un Reaper armato. Racconta lallora Capo di Stato Maggiore della Difesa Vincenzo Camporini:
Avere questa possibilit e non sfruttarla era un peccato, valeva la pena portare avanti larmamento perch il drone avrebbe avuto potenzialit complete. Il potere politico avrebbe potuto scegliere tra usarlo soltanto come ricognitore o anche per lattacco, cos come ha fatto per lAMX. Conferire questa flessibilit al potere politico ci sembrata una cosa da perseguire. Gen. Vincenzo Camporini

A far scattare la molla lAfghanistan: Limpiego in Afghanistan ha evidenziato che in certe circostanze se il drone fosse stato armato sarebbe stato meglio162. Circostanze come la morte del Capitano Romani. Al ministero della Difesa guidato da La Russa il Reaper armato inNota 160, 161, 162
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contra qualche resistenza. Il loro controargomento era: Non labbiamo mai fatto, non nello stile italiano, racconta Camporini. Ma noi non abbiamo mai neanche accarezzato lidea di impiegarli come li impiegano gli Stati Uniti, ossia in una caccia alluomo globale. I militari fanno tuttavia leva su un argomento efficace: il drone armato serve a garantire la massima sicurezza per gli uomini e le donne che mandiamo in missione. Questo fece breccia. A quel punto, La Russa inizia a informare il parlamento delle mutate intenzioni, suscitando qualche reazione dal Pd che comunque non viene considerata ostativa. Tra il dire e il fare c per di mezzo lAmerica. Per essere armato, il Reaper non avrebbe bisogno di molto. Non di bombe, quelle compatibili le abbiamo gi. Piuttosto, di un software, un kit di guida laser e/o gps per le munizioni. A possederlo solo la casa produttrice, la General Atomics che, per venderlo, ha bisogno dellautorizzazione del Congresso degli Stati Uniti. LItalia effettua la richiesta formale tra met 2010 e inizio 2011 e inizia a lavorarsi i partner dOltreoceano. Il primo a far cadere le obiezioni il Pentagono, convinto dellaffidabilit degli italiani dopo dieci anni di guerre combattute fianco a fianco. Anche il dipartimento di Stato viene convinto, al pari della Casa Bianca. Cos, ad aprile 2012 lesecutivo invia al Congresso i dettagli del piano per vendere i kit agli italiani, dando alle commissioni competenti 40 giorni di tempo per bloccare la vendita, scaduti i quali, in linea teorica, lultimo ostacolo sarebbe rimosso. Il Congresso non si esprime formalmente ma fa trapelare dubbi attraverso importanti esponenti. "La tecnologia americana allavanguardia non dovrebbe essere condivisa. Sono preoccupata dalla proliferazione di questi sistemi darma e non penso che li dovremmo vendere, dice la presidentessa della commissione Intelligence del Senato, Dianne Feinstein. Molti parlamentari vogliono sapere prima quali paletti porr lamministrazione alluso dei droni armati: Vorrei conoscere i criteri, come saranno usati, perch
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quando si ottiene lequipaggiamento non si pu pi tornare indietro, dice il democratico Henry Cuellar163. Il programma di armamento entra cos in un limbo indecifrabile. Lamministrazione Obama potrebbe aver fornito al Congresso le spiegazioni richieste e stare proseguendo, sia pure in ritardo, la fornitura dei kit di guida. Ma gli stessi militari italiani rilasciano dichiarazioni in conflitto tra loro. L11 maggio 2013, il Capo di Stato Maggiore dellAeronautica Pasquale Preziosa dice che entro lanno i droni avranno le armi a bordo164. Solo due giorni prima il Generale Claudio Debertolis, a capo di Segredifesa, organo che si occupa dellacquisizione degli armamenti, si era lamentato con la stampa americana della mancanza di risposta di Washington, un caso che non molto accettabile165. Cos poco accettabile da spingere il Generale Alberto Rosso, capo della logistica dellAeronautica, a dichiarare: Gli Stati Uniti non sono il solo paese in grado di fornire queste capacit. Stiamo gi esplorando le alternative166. Le alternative in questione non sono molte: di sicuro, rinunciare ad armare il Reaper, i cui aggiustamenti appartengono solo agli Stati Uniti. LItalia ha due possibilit. Inserirsi in un progetto di drone da combattimento europeo. Oppure svilupparlo a casa sua. La prima strada dissestata dalla difficolt di trovare un accordo tra le medie potenze europee (Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia). Tra progetti bilaterali in stallo, prototipi appena varati ma in attesa di acquirenti e strategie nazionali divergenti, la salita verso un drone continentale sembra troppo ripida. La Francia sarebbe lattore con pi fretta, tanto da voler acquistare dagli Stati Uniti 12 Reaper entro il 2020, da impiegare soprattutto nellex cortile di casa africano. Di recente, la tedesca Cassidian, la francese Dassault e litaliana Finmeccanica, hanno espresso la volont di imbarcarsi in un progetto di drone da combattimento167. Ma nel tunnel la luce lungi dallintravedersi.
LE STREGHE TRICOLORI 147

Nota 163, 164, 165, 166, 167

La seconda strada invece pi agevole. Nel febbraio 2013 stato presentato il primo esemplare di un drone tutto italiano, firmato nientemeno che dalla Piaggio (assieme alla Selex): il P.1HH, meglio noto come HammerHead. Testa di martello promette prestazioni simili al Reaper, potendo caricare circa 550 kg di munizioni. Ma ci che pi conta che il drone Piaggio appartiene a un programma segreto168 finanziato dalla Difesa per sviluppare unalternativa al Reaper, senza dover dipendere dalle paturnie oltreoceaniche.

Piaggio HammerHead ( Piaggio via The Aviationist)

A spingere gli italiani su questa strada stato probabilmente un concorso di fattori. In primo luogo, le nostre forze armate vorrebbero dotare le truppe schierate in Afghanistan di una maggiore protezione. Il tempo per stringe: da inizio 2015 la missione a Kabul e dintorni muter sensibilmente e non detto che resteremo laggi molto di pi. Anzi, gi dal 2017 la nostra presenza (come quella di tutto lOccidente) potrebbe essere risicatissima. In secondo luogo, come suggerisce lesperto Gianandrea Gaiani, gli italiani
Nota 168
LE STREGHE TRICOLORI 148

potrebbero essere rimasti delusi dalle proposte degli americani circa lo sfruttamento del Reaper armato: le aziende nostrane avrebbero forse sperato in una maggiore cooperazione tecnica e logistica169. In terzo luogo, tra qualche anno i primi quattro Predator acquistati nel 2004 andranno in pensione e bisogna pensare se e come rimpiazzarli. Molti dubbi rimangono nellintreccio del drone armato. LItalia sta perseguendo entrambe le vie, quella americana e quella autarchica? Sta mantenendo un piede in due staffe o fa dichiarazioni ai media americani per mettere pressione a Washington? Come impatteranno i progetti nazionali e continentali sui rapporti transatlantici? Linterrogativo principale per un altro. Non tanto quello di come saranno impiegati i robot armati: difficile che lItalia simbarchi in uccisioni mirate e kill list la Obama. Piuttosto, come gestiremo il personale che impiegher questi droni? Un dettaglio importante: qualora si scelga un drone nostrano servir pi tempo, ma molti dei nostri piloti sanno gi come far sparare un Reaper. Nelle basi americane, gli apprendisti italiani seguono lo stesso percorso dei colleghi americani. Compreso luso dei missili.

LIMPATTO DEI DRONI SUI PILOTI


Indossano le tute integrali, come se volassero. Ma non volano: sono piloti senza cielo. I Predator tricolore hanno ununit tutta per loro, il 28 gruppo dellAeronautica, di stanza ad Amendola. Una trentina circa di equipaggi: un numero risicato, tanto da destare la curiosit di mezzo mondo che in Puglia fa la spola per capire come faccia lItalia a operare senza problemi la sua dozzina di droni. I piloti senza cielo sono fieri del loro lavoro. Parte degli argomenti da cui ricavano la motivazione necessaria a un militare ruota attorno al concetto di nuovo eroe. Sostiene un un pilota di drone
Nota 169
LE STREGHE TRICOLORI 149

con grande esperienza sugli aerei convenzionali170:


facile essere un eroe scendendo da super jet, col casco in mano. Qui leroismo sta nel fare il proprio dovere, quotidianamente. Aiutare a salvare vite tutti i giorni.

Questo perch lItalia ha sinora impiegato Predator e Reaper in modo virtuoso. Ma ora che le nostre forze armate intendono armare i droni cambier qualcosa? Quali sono le possibili ricadute sui piloti delleventualit di sganciare missili? Per rispondere a queste domande, conviene scrutare gli effetti di dieci anni di guerra dei droni sui piloti statunitensi. Con una doverosa premessa: lItalia non impiegher mai queste macchine in modo massiccio come lAmerica. Tuttavia, per prevenire bisogna conoscere. La guerra in remoto non lascia ferite corporali, ma cicatrici psichiche. LAeronautica statunitense ha condotto uno studio sui disturbi mentali dei piloti, confrontando quelli dei droni con quelli di aerei convenzionali che hanno servito nelle guerre dIraq e dAfghanistan tra lottobre 2003 e il dicembre 2011. Ebbene, tra i piloti dei Predator la frequenza di disturbi come disordine da stress posttraumatico, depressione, istinti suicidi e abuso di sostanze pi alta. Un sondaggio su 840 operatori di droni tra 2010 e 2011 evidenza che il 46% soffre di alto stress e il 29% di esaurimento nervoso171. Vedi tutto, laccorata confessione dellex pilota di drone Brandon Bryant, cui nel 2009 stato diagnosticato un disturbo da stress post-traumatico172. La stessa malattia che affligge le truppe sul campo. Ma Bryant sul campo non cera. O, meglio, non completamente. A essere in Iraq o in Afghanistan era parte del suo cervello, oltre agli occhi. Perch cos funziona il Predator: ti lascia a casa ma allo stesso tempo ti porta vicino alla guerra. Mostra cose che nessun altro vede. Paradossalmente avvicina invece di allontanare. Assorbe talmente tanto loperatore da fargli dimenticare che a sparare non lui ma una macchina.
Nota 170, 171, 172
LE STREGHE TRICOLORI 150

F IGURA 5.5

I problemi psicologici dei piloti

Fonte dati: Armed Forces Health Surveillance Center

Un pilota pu studiare a fondo le abitudini delle persone che osserva, imparando a conoscerle. Pu essere chiamato da un angolo allaltro del teatro e osservare gli scontri pi tremendi. Pu assistere alluccisione di suoi connazionali, partecipa alle stesse sofferenze emotiva ma pu pure arrivare a sentirsi in colpa per non essere con loro a condividere il pericolo. Pu vedere nitidamente come un missile che ha sganciato contro un obiettivo legittimo colpisca fatalmente anche un civile, magari un bambino. Quello che mi fa arrabbiare che non stiamo facendo un buon lavoro sul disordine da stress post-traumatico, si sfoga un comandante di un gruppo di volo americano. I piloti guardano scene orribili che hanno un impatto su di loro. Eppure non abbiamo un processo sistematico per prenderci cura dei nostri uomini173. Un rischio enorme, soprattutto per i pi giovani, in aumento tra i ranghi dei piloti che sparano con i droni, ma non necessariamente meglio equipaggiati per la guerra dal punto di vista mentale o emotivo, come nota lesperto Peter Singer174.
Nota 173, 174
LE STREGHE TRICOLORI 151

La distanza gioca tuttavia un altro brutto scherzo. Quando stacca dal suo turno di dodici ore, il pilota esce dalla stazione di controllo e non in Afghanistan, ma in Nevada o in New Mexico. Torna a casa, bacia la moglie e gioca con i figli. E magari prima passa a prendere due etti di prosciutto. Combattere da casa rende difficile separare la guerra dal privato. Persino ufficiali esperti e sani riconoscono di condurre vite schizofreniche175, senza riuscire mai davvero a staccare. Tanto che in America alcuni ufficiali hanno persino proposto di mandare in ritiro i propri uomini per un certo periodo. Come i calciatori per le partite importanti. Spedire i piloti dei droni vicino ai loro aerei pu essere una prima risposta. Unopzione percorribile non solo nel caso si abbia una presenza nel paese in cui in corso il conflitto: a volte i droni decollano da basi situate in Stati terzi. Una volta in guerra, aumenta la concentrazione, la dedizione, la comprensione di quello che accade. Far volare i Predator dal campo permette ai piloti di uscire dallisolamento sociale che vivono operando a migliaia di chilometri di distanza. La presenza degli operatori dei droni in teatro presenta un ulteriore vantaggio. Consente loro di conoscere le truppe di terra, le stesse che il giorno dopo dovranno essere protette, cementando lo spirito di corpo. Pilotare a distanza rischia di minare la coesione di una forza armata. Nel suo magistrale Wired For War, Singer riporta parecchie lamentele contro la guerra remota. Persino quella di un membro delle truppe speciali che racconta come, in una pericolosa missione in Afghanistan, la sua unit si fosse improvvisamente trovata senza lappoggio dallalto del Predator, andatosene per avverse condizioni meteo. Tutta colpa - secondo il soldato - di un tizio seduto in Nevada che aveva fretta di portare i figli alla partita. [...] Vorrei ancora fargli capire faccia a faccia come lavoriamo noi176. Conclude Singer 177:
LE STREGHE TRICOLORI 152

Nota 175, 176, 177

Se la forza sempre pi divisa tra quelli che stanno dietro a un computer e quelli che mettono a rischio la propria vita, le due parti possono iniziare a rispondere a requisiti e aspettative divergenti. Una si riconoscer nella dura fisicit e nel coraggio personale, ispirandosi ai protagonisti dello sbarco sulle coste della Normandia. Laltra vedr tali requisiti come estranei alla propria esperienza di militare o addirittura come non necessari nella nuova ra della tecnologia. Peter Singer

Rispetto a questo scenario, lItalia parte in vantaggio. Concentrare tutta la responsabilit dei droni in ununica unit - il 28 gruppo - consente di monitorare attentamente le risposte del personale. I nostri operatori, poi, non lavorano su una mole esagerata di dati, essendo cos meno esposti ai forti stress registrati al di l dellAtlantico. Inoltre, i Predator tricolore che pattugliano lAfghanistan non sono pilotati da Amendola, ma dallAfghanistan stesso. Il motivo in realt meramente economico: i nostri equipaggi sono pochi e, dovendo per forza averne almeno uno in loco per far decollare i droni, si creerebbero inutili duplicazioni di costi. Tuttavia, la scelta di operarli dal campo felice: le nostre forze armate dovrebbero proseguire sul solco tracciato. La Libia insegna che in futuro non escluso che lItalia si trovi coinvolta in conflitti dove non pu schierare truppe sul campo. E quindi nemmeno i piloti dei droni. Quella di mandarli in ritiro pu non essere unopzione peregrina, al pari di quella di farli operare da basi in paesi terzi, magari limitrofi allarea delle operazioni. Allo stesso modo, le forze armate devono lavorare per prevenire e affrontare gli eventuali disturbi mentali sui nostri uomini e sulle nostre donne causati dalla guerra remota. Evitando cos che il prossimo monologo sullOrrore sia pronunciato non dal Colonnello Kurtz di Apocalypse Now, ma da un pilota di droni.

LE STREGHE TRICOLORI 153

EPILOGO
the forest that once was green! was colored black ! by those killing machines ~ Of Monsters and Men Il viaggio nel mondo dei droni stato lungo ma, confidiamo, interessante. Lintenzione - forse ambiziosa - delle pagine precedenti non era di limitarsi a descrivere una tecnologia, bens di cercare di rispondere a un duplice imperativo: conoscere per capire, capire per governare. I droni sono ormai uno strumento troppo importante in campo militare e pervasivo in campo civile per trattarli in modo semplicistico e ideologico. Vanno conosciuti, ogni loro uso valutato e deciso in base alle conclusioni derivate da unanalisi imparziale. Ma quali sono queste conclusioni? Proviamo a riassumerle per punti.
IL DRONE UNO STRUMENTO UTILE

Vedere senza essere visti. Risparmiare vite tra i ranghi delle proprie forze armate. Osservare pi accuratamente il luogo di un attacco. Questo per limitarsi al solo campo militare. Ma la tecnologia del drone pu avere un effetto a cascata per molti altri settori: industria, meteorologia, monitoraggio del territorio. Per spingere questa protesi metallica di noi stessi l dove carne e ossa non riescono a spingersi.

EPILOGO 154

IL ROBOT HA DEI LIMITI

Se dotato di bombe e missili, il drone pone gli stessi interrogativi di qualunque altra arma. Usata con parsimonia, pu quasi essere considerata necessaria. Il male minore per rispondere alle minacce contemporanee. Ma la macchina pensata per vedere tutto possiede limiti intrinseci. Laccumulazione di dati crea un sovraccarico di informazioni: grano e loglio possono essere, paradossalmente, pi difficili da distinguere. Locchio del drone inquadra inoltre un campo ristretto, rischiando di far perdere di vista cosa accade intorno.
G LI STATI U NITI NE ABUSANO

Il drone una tattica, meglio, uno strumento. Non una strategia. Eppure, proprio in questa accezione che viene interpretato a Washington. Che ne ha fatto larma preferita (se non unica) nella guerra ad al-Qaida. Tuttavia, affidarsi unicamente al robot alato controproducente. Dove i droni colpiscono, limpatto sulla popolazione civile e sulla legittimit dei governi notevole, offrendo appigli di propaganda e di reclutamento ai criminali che si vuole combattere. E la caccia al terrorista non fa altro che eliminare tanti nemici quanti ne crea. Il risultato una guerra che si auto-perpetua.
IL DRONE PU GENERARE LILLUSIONE DELLA GUERRA CHIRURGICA

Due metafore di John Brennan, attuale direttore della Cia, incapsulano questaffermazione. La prima: Invece del martello, lAmerica user lo scalpello. La seconda: questa precisione chirurgica - la capacit di eliminare il tumore chiamato al-Qaida limitando i danni al tessuto circostante - che rende questo strumento cos essenziale. Il risultato di questa visione per un abbassamento della soglia del ricorso alla forza, nonch una riduzione barriere per i decisori americani nellordinare unuccisione.

EPILOGO 155

LA MERICA PARANOICA

Proseguendo, con modifiche cosmetiche, le politiche di antiterrorismo del suo predecessore, Barack Obama ha prodotto un paradosso. Ha legittimato da sinistra lAmerica di George W. Bush, quella del Patriot Act, quella della guerra al terrore, quella del post-Undici Settembre, quella della sorveglianza di massa, quella che sacrifica la libert sullaltare della sicurezza totale. UnAmerica che pretende di vedere tutto, ascoltare tutto, prevenire tutto e non pu accettare nemmeno la minima falla nella propria fortezza. Il drone ne il simbolo.

RACCOMANDAZIONI AGLI STATI UNITI PER DISCIPLINARE LUSO DEI DRONI IN GUERRA
SMETTERE DI EFFETTUARE SIGNATURE STRIKE

Si tratta degli attacchi che colpiscono uno o pi individui senza conoscerne lidentit, solo sulla base di comportamenti sospetti.
C OLPIRE SOLO ALTI ESPONENTI DI AL -QA IDA

Attaccare la bassa manovalanza del terrore non fa compiere un salto di qualit dellindebolimento dellorganizzazione e rischia di generare reazioni indesiderate nelle comunit locali interessate.
T RASFERIRE LA RESPONSABILIT DEI DRONI

Al momento, luso dei robot alati contro i terroristi affidato a Cia e forze speciali: occorre iniettare trasparenza nella catena di comando in termini di attribuzione della responsabilit e assicurare il rispetto di una dottrina chiara di contenimento e riparazione dei danni.

EPILOGO 156

E LABORARE UNA DOTTRINA PUBBLICA

La discrepanza tra parole e fatti ampia. Manca un meccanismo di valutazione a posteriori delle azioni dellamministrazione. Presto o tardi il drone diventer globale, non rimarr circoscritto a un semplice monopolio americano. Gli Stati Uniti devono anticipare i tempi, fare da esempio per la comunit internazionale e plasmare le future regole mondiali di impiego del drone. Come in passato per altre armi, vedi latomica e i materiali chimici e biologici. Lalternativa un Far West nei cieli di tutto il mondo.

RACCOMANDAZIONI ALLE ISTITUZIONI GOVERNATIVE E ALLE FORZE ARMATE ITALIANE


SPIEGARE I PERCH DEI DRONI AL PUBBLICO

Il governo italiano deve assumersi la responsabilit di informare i cittadini del motivo e dellutilit di percorrere la strada dellarmamento degli aerei a pilotaggio remoto.
P ROSEGUIRE SULLA LINEA DI OPERARE DAL CAMPO

Ove possibile, avere i piloti in loco e non a migliaia di chilometri di distanza permette di mantenere la coesione tra le truppe e di garantire una maggiore concentrazione al personale.
E LABORARE UNA DOTTRINA NAZIONALE

LItalia ha impiegato il drone in modo virtuoso per un decennio. Di fronte al salto di qualit dellarmamento che si profila allorizzonte, occorre lanciare uno studio sulle regole dingaggio, sulla comparazione delle best practices internazionali e sulle lezioni apprese dai nostri militari. La qualit va codificata.

EPILOGO 157

M ONITORARE LA SALUTE MENTALE DEL PERSONALE

Occorre creare una commissione di formazione mista di rappresentanti eletti, militari e medici per prevenire e alloccorrenza affrontare i disturbi mentali a cui piloti e operatori dei droni - eventualmente armati - possono andare incontro. I droni hanno moltissime potenzialit, sia nel campo militare che in quello civile. Ma imparare a usarli in modo responsabile ineludibile: la loro ascesa appena cominciata. Per fare un paragone storico, i robot di oggi sono allo stesso punto a cui si trovava lautomobile centanni fa, quando si parlava di carrozza senza cavalli. In altre parole, i droni sono qui per restare. Sta a noi decidere se imparare a conviverci. O soccombere alle macchine.

EPILOGO 158

NOTE
PROLOGO
Pagina 5:
I dettagli dellepisodio sono raccontati in J. F. Burns, U.S. Leapt Before Looking, Angry Villagers Say, New York Times, 17/2/2002, http://goo.gl/HH28CP; Remembering Daraz Khan, the first Afghan killed by a Hellfire missile fired by a CIA Predator drone, Kabul Press, 27/12/2009, http://goo.gl/kWlMSh; J. Sifton, A Brief History of Drones, The Nation, 7/ 2/2012, http://goo.gl/3wW753.
I

Ritorna a pagina 5

Pagina 12:
Cap. L. S. Howeth, History of Communications-Electronics in the United States Navy, U.S. Government Printing Office, 1963, pp. 479-493.
II

Ritorna a pagina 12

Pagina 13:
III

Le informazioni di questa sezione provengono in gran parte da P. Singer, Wired for War: The Robotics Revolution and Conflict in the 21st Century, Penguin Books, 2009, pp. 47-56. Ritorna a pagina 13

Pagina 18:
IV V

cfr. Singer, op. cit., p. 255. Vedi la scheda del prodotto al sito: http://goo.gl/6dZjS1. la scheda del prodotto al sito: http://goo.gl/Dzoizp. Ritorna a pagina 18

Vedi la scheda del prodotto al sito: http://goo.gl/y0MXGk

VI

VII Vedi

NOTE 159

Pagina 19:
VIII IX

M. Mazzetti, The Way of the Knife, Penguin Press, 2013, pp. 85-102.

R. Ferretti, Alla conquista del cielo, Panorama Difesa, novembre 2001, pp. 48-55. Ritorna a pagina 19

Pagina 20:
X

A. Nativi, Limpiego degli UAV dopo ALLIED FORCE, Rivista Italiana Difesa, n. 10, 1999, pp. 38-41.

cfr. Drones: Compendium, Armada International, suppl. al vol. 3, 2013, p. 2.


XI XII

cfr. Singer, op. cit., pp. 59-60. Ritorna a pagina 20

CAPITOLO 1
Pagina 23:
1

R. J. Smith, C. Rondeaux, J. Warrick, 2 U.S. Airstrikes Offer a Concrete Sign of Obama's Pakistan Policy, Washington Post, 24/1/2009, http://goo.gl/pzbmIH; Twenty killed in US drone strikes in N, S Waziristan, Geo TV, 23/1/2009, http://goo.gl/AWIJIf; B. Roggio, US strikes al Qaeda in North and South Waziristan, Long War Journal, 23/1/2009, http://goo.gl/nNxCkJ.

J. Mayer, The risks of the C.I.A.s Predator drones, The New Yorker, 26/ 10/2009, http://goo.gl/rFOHQp. Ritorna a pagina 23

Pagina 24:
cfr. J. Scahill, Dirty Wars: The World Is A Battlefield, Nation Books, 2013, pp. 5-6.
3 4

cit. in ibidem. Ritorna a pagina 24

NOTE 160

Pagina 25:
5 6

cfr. Mazzetti, op. cit., pp. 85-102.

Ibidem; Scahill, op. cit., pp. 17-18; Matt J. Martin, Predator: The RemoteControl Air War over Iraq and Afghanistan: A Pilot's Story, Zenith, 2010, p. 20.
7

Singer, op. cit., pp. 32-37. Ritorna a pagina 25

Pagina 26:
8 9

cfr. ibidem. cfr. Martin, op. cit., pp. 147 e 292. cfr. Singer, op. cit., pp. 32-37. Martin, op. cit., p. 108. Ritorna a pagina 26

10 11

Pagina 27:
S. Ackermann, 2012 Was the Year of the Drone in Afghanistan, Wired, 6/ 12/2012, http://goo.gl/gsBPuo; Alice K. Ross, Erased US data shows 1 in 4 missiles in Afghan airstrikes now fired by drone, The Bureau of Investigative Journalism, 12/3/2013, http://goo.gl/YVlAoB.
12 13

cfr. J. Mann, The Obamians: The Struggle Inside the White House to Redefine American Power, Viking Adult, 2012, p. xix. Ritorna a pagina 27

Pagina 29:
14

Remarks by the President at the Acceptance of the Nobel Peace Prize, Oslo, 10/12/2009, http://goo.gl/j8aOJF.

15

cfr. D. Sanger, Confront And Conceal: Obamas Secret Wars And Surprising Use Of American Power, Crown, New York, 2012; F. Petroni, Obama 2.0: Gli Stati Uniti oltre lo smart power, in Nomos & Khaos 2012-2013, Nomisma. Ritorna a pagina 29

NOTE 161

Pagina 30:
16

Lepisodio raccontato in Mazzetti, op. cit., p. 219. Ritorna a pagina 30

Pagina 32:
17 18

M. Mazzetti, op. cit., pp. 103-115.

M. Mazzetti, A Secret Deal on Drones, Sealed in Blood, New York Times, 6/4/2013, http://goo.gl/CJxoTf. Ritorna a pagina 32

Pagina 34:
19

cit. in J. Landay, U.S. secret: CIA collaborated with Pakistan spy agency in drone war, McClatchy, 9/4/2013, http://goo.gl/lkqF9Y. Ibidem. Mayer, op. cit., http://goo.gl/Z65TR5. I dati sono aggiornati al 21/8/2013. Ritorna a pagina 34

20 21 22

Pagina 35:
23

Landay, op. cit., http://goo.gl/KrSGRR Ritorna a pagina 35

Pagina 36:
S. Masood, Pakistani General, in Twist, Credits Drone Strikes, New York Times, 9/3/2011, http://goo.gl/vcpGQq.
24

Ritorna a pagina 36

Pagina 37:
Lepisodio narrato in C. Woods, OK, fine. Shoot him. Four words that heralded a decade of secret US drone killings, The Bureau of Investigative Journalism, 3/11/2012, http://goo.gl/YqY9Xi
25

Ritorna a pagina 37

NOTE 162

Pagina 38:
26

cfr. Scahill, op. cit., pp. 75-77; Mazzetti, The Way of the Knife, op. cit., pp. 85-87. Ritorna a pagina 38

Pagina 39:
G. Lubold, N. Shachtman, Inside Yemen's Shadow War Arsenal, Foreign Policy, 7/8/2013, http://goo.gl/8d0EJ1
27

Ritorna a pagina 39

Pagina 40:
28

E. Schmitt, U.S. Teaming With New Yemen Government on Strategy to Combat Al Qaeda, New York Times, 26/2/2012, http://goo.gl/lhSQTd

29

N. Allen, WikiLeaks: Yemen covered up US drone strikes, The Telegraph, 28/11/2010, http://goo.gl/tirrbW Ritorna a pagina 40

Pagina 41:
30

Scahill, op. cit., pp. 356-363. Ritorna a pagina 41

Pagina 42:
31

Scahill, op. cit., pp. 362-363. Ritorna a pagina 42

Pagina 44:
32 33

D. Klaidman, Drones: How Obama Learned to Kill, Daily Beast, 5/2012

D. Axe, Hidden History: Americas Secret Drone War in Africa, Wired, 13/ 8/2012, http://goo.gl/vHbNQd

T. Joscelyn, B. Roggio, Senior Shabaab commander rumored to have been killed in recent Predator strike, Long War Journal, 9/7/2011, http://goo.gl/ST7HnU; B. Roggio, British Shabaab operative killed in airstrike in Somalia, Long War Journal, 21/1/2012, http://goo.gl/QLXTEv
34 35

Somalia: reported US covert actions 2001-2013, The Bureau of Investigative Journalism, http://goo.gl/n2bqau Axe, op. cit., http://goo.gl/vHbNQd
NOTE 163

36

37

J. Gettleman, M. Mazzetti, E. Schmitt, U.S. Relies on Contractors in Somalia Conflict, New York Times, 10/8/2011, http://goo.gl/6ObfFf Ritorna a pagina 44

Pagina 45:
D. Axe, Blogger Shines Light on U.S. Shadow War in East Africa, Wired, 15/5/2012, http://goo.gl/Qozik1
38 39

cfr. la dichiarazione dapertura del Generale Carter Ham, ex comandante di Africom, allHouse Armed Services Committee, il 29/2/2012, http://goo.gl/Hpmq4s

40

C. Whitlock, Remote U.S. base at core of secret operations, Washington Post, 25/10/2012, http://goo.gl/bzHf38

C. Whitlock, U.S. expands secret intelligence operations in Africa, Washington Post, 13/6/2012, http://goo.gl/PvE0Gx; C. Whitlock, Contractors run U.S. spying missions in Africa, Washington Post, 14/6/2012, http://goo.gl/vgZOvF
41

Ritorna a pagina 45

Pagina 46:
42

Your Interview with the President, YouTube White House Channel, 30/1/ 2012, http://goo.gl/049WfW Ritorna a pagina 46

Pagina 47:
43

cit. in Kill/Capture, Pbs Frontline, 10/5/2011, http://goo.gl/SxprLb Ritorna a pagina 47

Pagina 48:
44

G. Miller, J. Tate, CIA shifts focus to killing targets, Washington Post, 1/ 9/2011, http://goo.gl/3fmP5T

45

cfr. The Civilian Impact of Drones: Unexamined Costs, Unanswered Questions, Center for Civilians in Conflict, Columbia Law School, pp. 51-66, http://goo.gl/f12DJG. Ritorna a pagina 48

NOTE 164

Pagina 49:
46

G. Miller, Secret report raises alarms on intelligence blind spots because of AQ focus, Washington Post, 21/3/2013, http://goo.gl/TYEiml

Informazioni contenute in J. Becker, S. Shane, Secret Kill List Proves a Test of Obamas Principles and Will, New York Times, 29/5/2012, http://goo.gl/e7HD4RG. Miller, Plan for hunting terrorists signals U.S. intends to keep adding names to kill lists, Washington Post, 24/10/2012, http://goo.gl/Xd2O7Q.
47

Ritorna a pagina 49

Pagina 50:
K. DeYoung, A CIA Veteran transforms U.S. counterterrorism policy, Washington Post, 24/10/2012, http://goo.gl/FWyfXZ
48

Ritorna a pagina 50

Pagina 51:
49 50

Miller, op. cit., http://goo.gl/APh48w Ibidem, http://goo.gl/APh48w Ritorna a pagina 50

CAPITOLO 2
Pagina 53:
51

I. Mothama, How Drones Help Al-Qaeda, New York Times, 13/6/2012, http://goo.gl/VUtfPu Ritorna a pagina 53

Pagina 54:
52

Cit. in Mazzetti, The Way of the Knife, op. cit., p. 92. Ritorna a pagina 54

Pagina 55:
53

cfr. The Year of the Drone, New America Foundation, http://goo.gl/g6G8o3 Ritorna a pagina 55

NOTE 165

Pagina 57:
54 55

Landay, op. cit., http://goo.gl/3Q0ddk

M. Zenko, Reforming U.S. Drone Strike Policies, Council Special Report No. 65, Council on Foreign Relations, gennaio 2013, p. 10, http://goo.gl/LNwsww
56 57

Obama reflects on drone warfare, Cnn, 5/9/2012, http://goo.gl/5rxJMt. Zenko, op. cit., p.10, http://goo.gl/LNwsww. Ritorna a pagina 57

Pagina 58:
58 59

Miller, op. cit., http://goo.gl/UqjH4A

R. F. Worth, M. Mazzetti, S. Shane, Drone Strikes Risks to Get Rare Moment in the Public Eye, New York Times, 5/2/2013, http://goo.gl/sq62OS S. Shane, C.I.A. Is Disputed on Civilian Toll in Drone Strikes, New York Times, 11/8/2011, http://goo.gl/Hzgdxe
60

Ritorna a pagina 58

Pagina 59:
61

T. Zakaria, Nominee for CIA chief says casualties from drone strikes should be public, Reuters, 15/2/2013, http://goo.gl/DLDGzg. Becker, Shane, op. cit., http://goo.gl/Nx0JB2. The Civilian Impact of Drones, op. cit., pp. 19-27, http://goo.gl/J3jMq7 Ritorna a pagina 59

62 63

Pagina 60:
64

L. Schirch, 9 Costs of Drone Strikes, Huffington Post, 28/6/2012, http://goo.gl/mTpzhG

M. L. Leiby, 2 Pakistani Lawsuits Pressure Government To Deal with CIA Drone Strikes, Washington Post, 14/5/2012, http://goo.gl/kulGJz.
65

Ritorna a pagina 60

Pagina 61:
66

The Civilian Impact of Drones, op. cit., pp. 51-66, http://goo.gl/J3jMq7 Ritorna a pagina 61
NOTE 166

Pagina 62:
cit. in B. Glynn Williams, The CIAs Covert Predator Drone War in Pakistan 2004-2010: The History of an Assassination Campaign, Studies in Conflict and Terrorism, vol. 33, 2010, pp.871-892.
67 68 69 70

Ibidem. Ibidem.

C. Swift, The Drone Blowback Fallacy, Foreign Affairs, 1/7/2012, http://goo.gl/5cksmf Ritorna a pagina 62

Pagina 63:
71 72

Miller, Plan for hunting terrorists, op. cit., http://goo.gl/zlCIBW.

D. Kilcullen, The Accidental Guerrilla: Fighting Small Wars in the Midst of a Big One, Oxford University Press, 2009; D. Kilcullen, Countering global insurgency, Journal of Strategic Studies, vol. 28, n. 4, pp. 597-617. Ritorna a pagina 63

Pagina 64:
73

D. Kilcullen, A. Exum, Death From Above, Outrage Down Below, New York Times, 16/5/2009, http://goo.gl/ZeUL8D. Ritorna a pagina 64

Pagina 65:
74 75

The Civilian Impact of Drones, op. cit., p. 22, http://goo.gl/J3jMq7,.

Zenko, op. cit., p.10, http://goo.gl/H984J4; G. Johnsen, How We Lost Yemen, Foreign Policy, 6/8/2013, http://goo.gl/K7M0fl. S. Raghavan, In Yemen, US Airstrikes Breed Anger, and Sympathy for Al Qaeda, Washington Post, 29/5/2012, http://goo.gl/yAoTV8.
76

Ritorna a pagina 65

Pagina 66:
77

Swift, op. cit., http://goo.gl/Cavy8T. Ritorna a pagina 66

NOTE 167

Pagina 67:
L. Panetta, Director's Remarks at the Pacific Council on International Policy, 18/5/2009, http://goo.gl/3qeKV7
78 79

This Week, Abc, 29/4/2012, http://goo.gl/0zL1rG. Ritorna a pagina 67

Pagina 68:
E. Schmitt, Embassies Open, but Yemen Stays on Terror Watch, New York Times, 12/8/2013, http://goo.gl/s04mdV
80 81 82

B. Woodward, Obamas Wars, Simon & Schuster, 2010, p. 106.

In U.S., 65% Support Drone Attacks on Terrorists Abroad, Gallup, 25/3/ 2013, http://goo.gl/uffSO7. Ritorna a pagina 68

Pagina 69:
83

Lepisodio raccontato in Mazzetti, The Way of the Knife, op. cit., p. 292. Ritorna a pagina 69

CAPITOLO 3
Pagina 77:
84

Le informazioni necessarie per compilare questa sezione provengono in massima parte da: Ten. Col. M. Marozzo, Gli UAV. Valenza strategica nel concorso alla formazione del quadro intelligence e problematiche connesse allimpiego del sistema darma, Centro Alti Studi per la Difesa, Tesi dell8 corso superiore di Stato Maggiore interforze, 2005-2006; Ten. Col. G. Prestigiacomo, Unmanned Aerial Vehicle. Descrizione e problematiche connesse, Centro Alti Studi per la Difesa, Tesi del 3 corso superiore di Stato Maggiore interforze, 2000-2001; Ten. Col. Alessandro Vivoli, Gli U.A.V.: una soluzione alla esecuzione delle operazioni aeree. Un punto di situazione sui sistemi darma in chiave dottrinale, Centro Alti Studi per la Difesa, Tesi del 7 corso superiore di Stato Maggiore interforze, 2004-2005; visita degli autori alla base di Amendola (FO), il 19/2/2013. Ritorna a pagina 77

NOTE 168

Pagina 83:
85

cfr. M. Mazzetti, The Way of the Knife, op. cit. Ritorna a pagina 83

Pagina 85:
86

Reaper Replacement Rescinded, Strategy Page, 2/3/2012, http://goo.gl/IGraro

Stealthy F-35 Sensor To Fly On Avenger UAV, Defense Tech, 23/9/2009, http://goo.gl/t66fwz
87

Ritorna a pagina 86

Pagina 88:
cfr. W. Wheeler, The MQ-9!s Cost and Performance, Time, 28/2/2012, http://goo.gl/WgRZBs; Congressional Budget Office, Policy Options for Unmanned Aircraft Systems, Publication 4083, giugno 2011, p. 31.
88 89

cfr. J. Gertler, U.S. Unmanned Aerial Systems, Congressional Research Service, 3/1/2012, p. 35, http://goo.gl/70q42y Ritorna a pagina 88

Pagina 89:
D. Zucchino, War zone drone crashes add up, Los Angeles Times, 6/7/ 2010, http://goo.gl/Y2gnGn
90 91

Vedi ad es., W. Wheeler, Keeping Track of the Drones, Time, 1/3/2012, http://goo.gl/pxvYYz

92

C. Whitlock, U.S. documents detail al-Qaedas efforts to fight back against drones, Washington Post, 4/9/2013, . S. Ackerman, Air Force Buys Fewer Drones - But Ups Drone Flights, Wired, 15/2/2012, http://goo.gl/Scf0Et. Ritorna a pagina 89

93

Pagina 90:
94

S. Ackerman, Obamas Defense Budget Shows the Drone Spending Boom Is Over, Wired, 10/4/2013, http://goo.gl/Q9lJaE. Vedi la pagina della General Atomics, http://goo.gl/5ClJv5. Ritorna a pagina 90
NOTE 169

95

Pagina 91:
T. Zakaria, In New Mexico desert, drone pilots learn the new art of war, Reuters, 23/4/2013, http://goo.gl/yimT2B.
96

Ritorna a pagina 91

Pagina 93:
N. Lozito, Larma del futuro gi arrivata, The Post Internazionale, 15/5/ 2013, http://goo.gl/WRd67J.
97

Ritorna a pagina 93

Pagina 95:
98

S. Weinberger, How ESPN Taught the Pentagon to Handle a Deluge of Drone Data, Popular Mechanics, 11/6/2012, http://goo.gl/Hywg8I. Ritorna a pagina 95

Pagina 96:
S. Ackerman, Air Force Chief: Itll Be Years Before We Catch Up on Drone Data, Wired, 5/4/2012, http://goo.gl/aTPBTB.
99

D. S. Cloud, D. Zucchino, Multiple missteps led to drone killing U.S. troops in Afghanistan, Los Angeles Times, 5/11/2011, http://goo.gl/QpFxvZ.
100

cfr. Too Much Information: Taming the UAV Data Explosion, Defense Industry Daily, 16/5/2010, http://goo.gl/8iePEm; D. Axe, N. Schachtman, Air Forces All-Seeing Eye Flops Vision Test, Wired, 24/1/2011, http://goo.gl/bFKHjK; E. Nakashima, C. Whitlock, With Air Forces Gorgon Drone We Can See Everything, Washington Post, 2/1/2011, http://goo.gl/JB8hUI.
101 102

Martin, op. cit., pp. 51-55. Ritorna a pagina 96

Pagina 97:
Per un racconto del lato robot della guerra in Iraq, vedi P. Singer, Wired For War, op. cit.
103

Ritorna a pagina 97

NOTE 170

CAPITOLO 4
Pagina 98:
104

Cicerone, Pro Milone, 4, 11. Ritorna a pagina 98

Pagina 100:
105

Authorization for Use of Military Force, come riportato nella legge 10740 del 18/9/2001, http://goo.gl/MKCB5u http://goo.gl/iGkWfc

106 107

N. Melzer, Interpretive Guidance on the Notion of Direct Participation in Hostilities Under International Humanitarian Law, International Committee of the Red Cross, maggio 2009. Ritorna a pagina 100

Pagina 102:
108

H. Koh, The Obama Administration and International Law, Washington, 25/3/2010, http://goo.gl/s6HsR2.

J. Brennan, "Strengthening our Security by Adhering to our Values and Laws", Harvard Law School, 16/9/2011, http://goo.gl/N3irtL , video: http://goo.gl/pLNYoG.
109

E. Holder, Attorney General Eric Holder Speaks at Northwestern University School of Law, Chicago, 5/3/2012, http://goo.gl/oub1dQ.
110

J. Brennan, The Efficacy and Ethics of U.S. Counterterrorism Strategy, Wilson Center, 30/4/2012, video: http://goo.gl/3v5Nup.
111

J. Johnson, A Drone Court: Some Pros and Cons, Forham Law School, 18/3/2013, http://goo.gl/If2BGk.
112

Ritorna a pagina 102

NOTE 171

Pagina 103:
E. Holder, lettera allonorevole Patrick J. Leahy, presidente della commissione Giustizia del Senato del Congresso, 22/5/2013, http://goo.gl/LTxUdS.
113

A specificare queste eccezioni stato il procuratore generale Holder nel discorso gi citato in precedenza.
114 115

DOJ White Paper, 4/2/2013, ottenuto da Msnbc Ritorna a pagina 103

Pagina 104:
116 117

Articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, http://goo.gl/X1uDIK.

Come stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia nella sentenza del 1986 tra Stati Uniti e Nicaragua.
118

Risoluzione del Consiglio di Sicurezza numero 748 del 1992 e successive. Ritorna a pagina 104

Pagina 105:
Come la Dichiarazione sulle Relazioni Amichevoli tra gli Stati inserita nella risoluzione 2625 del 1970.
119

Ritorna a pagina 105

Pagina 106:
120

Responsibility of States for Internationally Wrongful Acts, Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 2001, http://goo.gl/vn17AA. Ritorna a pagina 106

Pagina 108:
121

Nel Maggio 2013 la corte suprema di Peshawar ha dichiarato illegali e contro la sovranit pakistana gli attacchi americani con i droni nelle Fata. Hanno fatto seguito pareri e dichiarazioni simili. http://goo.gl/1QRArP. Ritorna a pagina 108

NOTE 172

Pagina 109:
Opening Statement by UN High Commissioner for Human Rights Navi Pillay at the 23rd session of the Human Rights Council, Ginevra, 27/5/2013, http://goo.gl/9JPdOJ.
122

Report of the Special Rapporteur on extrajudicial, summary or arbitrary executions, Human Rights Council, 28/5/2010, http://goo.gl/rN5xBb.
123 124

Statement of the Special Rapporteur following meetings in Pakistan, Office of the High Commission for Human Rights, 14/3/2013, http://goo.gl/xESiaM. Ritorna a pagina 109

Pagina 110:
125

W. E. Murnion, A Postmodern View Of Just War, in S. P. Lee (a cura di), Intervention Terrorism, And Torture: Contemporary Challenges To Just War Theory, Springer, 2007. Come riportato in J. Raines, Osama, Augustine, and Assassination: The Just War Doctrine and Targeted Killings, Transnational Law & Contemporary Problems, vol. 12, n. 1, 2002, pp. 217-221. Ritorna a pagina 110

126

Pagina 111:
Il protocollo addizionale alla Convenzione di Ginevra del 12/8/1949 e il protocollo I relativo alla protezione delle vittime di conflitti armati internazionali dell8/6/1977.
127 128 129

Stando allarticolo 52(2) del protocollo I.

Come riportato in H. Spieker, Civilian Immunity, Crimes of War, http://goo.gl/W76YVk. Ritorna a pagina 111

NOTE 173

Pagina 113:
K. Chick, US Drone Strikes Kill Seven in Pakistan Taliban Stronghold, Christian Science Monitor, 17/3/2010, http://goo.gl/nFUIhR.
130

K. Drmann, The Legal Situation Of Unlawful/Unprivileged Combatants, International Review of the Red Cross, n. 849, 31/3/2003, http://goo.gl/8clmjG
131

Ritorna a pagina 113

Pagina 114:
S. D. MacDonald, The Lawful Use of Targeted Killing in Contemporary International Humanitarian Law, Journal of Terrorism Research, vol. 2, n. 3, 2011, pp. 126-144, http://goo.gl/P1B2rn.
132 133

US Drone Strikes Kill Militants in North Warziristan, Dawn, 17/3/2010, http://goo.gl/FdU3N9. Come ipotizzato dallarticolo 52(3) del I protocollo. Ritorna a pagina 114

134

Pagina 115:
L. Martinez, M. Raddatz, Al Qaeda Operations Planner Saleh Al-Somali Believed Dead in Drone Strike Abc News, 11/12/2009, http://goo.gl/ZjBwTh; M. Mazzetti, S. Mekhennet, Qaeda Planner in Pakistan Killed by Drone, New York Times, 11/12/2009, http://goo.gl/vcQXnW.
135 136 137

Vedi larticolo 52(3) del I protocollo.

V.-J. Proulx, If the Hat Fits, Wear It, If the Turban Fits, Run for your Life: Reflections on the Indefinite Detention and Targeted Killing of Suspected Terrorists, Hastings Law Journal, vol. 56, n. 5, 2005, pp. 801-900. Ritorna a pagina 115

Pagina 116:
W. Jason Fisher, Targeted Killing, Norms, and International Law, Journal of Transnational Law, vol. 45, n. 3, 2007, pp. 711-723.
138

Ritorna a pagina 116

NOTE 174

Pagina 117:
Z. Khan, Waziristan drone attack: Taliban faction threatens scrapping peace deal, The Express Tribune, 21/3/2011, http://goo.gl/g7F0XT.
139 140

Principi fondamentali della Croce Rossa Internazionale, vedi http://goo.gl/eIhtSU. Ritorna a pagina 117

Pagina 118:
B. Obama Remarks by the President at the National Defense University, Washington, 23/5/2013, http://goo.gl/aXVH87, video: http://goo.gl/HZlCnL
141

Ritorna a pagina 118

Pagina 119:
Fact Sheet: U.S. Policy Standards and Procedures for the Use of Force in Counterterrorism Operations, White House, 23/5/2013, http://goo.gl/R90o4R.
142

Background Briefing by Senior Administration Officials on the President's Speech on Counterterrorism, White House, 23/5/2013, http://goo.gl/L1YJlv.
143

Ritorna a pagina 119

Pagina 120:
L. Jansen, Obama to release documents on targeted killings to Congress, Cnn, 7/2/2013, http://goo.gl/CQkANK.
144

Ritorna a pagina 120

Pagina 121:
145

Undelivered Address Prepared for Jefferson Day, 13/4/1945, The American Presidency Project, http://goo.gl/xmGkwg Si veda a questo riguardo in particolare M. Walzer, Just and Unjust War: A Moral Argument with Historical Illustrations, New York, Basic Books, 1977. Ritorna a pagina 121

146

Pagina 122:
147

Ivi, p. 126. Ritorna a pagina 122

NOTE 175

CAPITOLO 5
Pagina 129:
La nascita del programma Predator italiano raccontata in B. Di Martino, LAeronautica Militare e il programma Predator, Rivista Aeronautica, n. 2, 2004, pp. 56-61.
148 149

cfr. R. Corsini, I Predator italiani in Iraq, Rivista Aeronautica, n. 1, 2005, pp. 22-29. Ritorna a pagina 129

Pagina 130:
150

I dettagli sono raccontati in ibidem. Ritorna a pagina 130

Pagina 131:
151

I dettagli della missione di addestramento sono raccontati in Martin, op. cit., pp. 150-169. Ritorna a pagina 131

Pagina 132:
152

Ten. Col. L. Comini, La funzione ISTAR del sistema Predator nelle operazioni militari: il caso Antica Babilonia, Centro Alti Studi per la Difesa, tesi del 9 corso superiore di Stato Maggiore interforze, 2005-2006. Ritorna a pagina 132

Pagina 134:
153

cfr. Martin, op. cit., pp. 175-178. Ritorna a pagina 134

Pagina 137:
154

T. Vanden Brook, IED casualties dropped 50% in Afghanistan in 2012, USA Today, 18/1/2013, http://goo.gl/bFZ0tw.

J. Wright, Counter-IED efforts in Afghanistan experience mixed fortunes, IHS Janes Defence Weekly, 9/1/2013, http://goo.gl/ZjXS4O.
155

Ritorna a pagina 137


NOTE 176

Pagina 142:
cfr. i dati in Missione Libia 2011: Il contributo dellAeronautica Militare, Edizioni Rivista Aeronautica, 2012.
156

Ritorna a pagina 142

Pagina 143:
157

Legge 14/7/2004, n. 178, Disposizioni in materia di aeromobili a pilotaggio remoto delle Forze armate", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 168 del 20 luglio 2004, goo.gl/dNrXMR.

158

Per una disamina delle normativa relativa ai droni in uso alle forze armate, vedi Ten. Col. V. D. Simonetti, Profili giuridici attinenti allimpiego degli aeromobili a pilotaggio remoto nello strumento militare nazionale: analisi della normativa di settore ed aspetti problematici, Centro Alti Studi per la Difesa, tesi del 14 corso superiore di Stato Maggiore interforze, 2011-2012. Ritorna a pagina 143

Pagina 144:
cfr. il resoconto della seduta del 30/1/2008 della commissione Difesa del Senato al sito http://goo.gl/bWUOA3.
159

Ritorna a pagina 144

Pagina 145:
cfr. il resoconto della seduta del 12/2/2008 della commissione Difesa della Camera al sito http://goo.gl/l6vOdn.
160 161

cfr. il resoconto della seduta del 7/10/2009 della commissione Difesa della Camera al sito http://goo.gl/ckkUEQ. Intervista di uno degli autori a Vincenzo Camporini, Roma, il 06.12.2012. Ritorna a pagina 145

162

NOTE 177

Pagina 147:
Entrambe le citazioni da A. Entous, U.S. Plans to Arm Italy's Drones, Wall Street Journal, 29/5/2012, http://goo.gl/cx7BI1.
163

Capo di stato maggiore: avranno a bordo anche armi, La Gazzetta del Mezzogiorno, 11/5/2013, http://goo.gl/t443RA.
164

A. Butler, Europe Considers 'Black' Armed MALE UAV Project, Aviation Week, 9/5/2013, http://goo.gl/czozil.
165 166 167

Ibidem.

A. Svitak, A. Butler, B. Sweetman, Piaggio-Selex Drone Boasts Pan-European Promise, Aviation Week, 24/6/2013, http://goo.gl/I2cDuA. Ritorna a pagina 147

Pagina 148:
168

Cfr. supra le dichiarazioni di Debertolis nei due articoli di Aviation Week. Ritorna a pagina 148

Pagina 149:
G. Gaiani, La nuova lista della spesa della Difesa italiana, Analisi Difesa, 20 maggio 2013, http://goo.gl/mhZrzi.
169

Ritorna a pagina 149

Pagina 150:
170

cit. in F. Petroni, Il pilota senza cielo, The Post Internazionale, 4/3/2013, http://goo.gl/st3qzw.

J. L. Otto, B. J. Webber, Mental health diagnoses and counseling among pilots of remotely piloted aircraft in the United States Air Force, Medical Surveillance Monthly Report, Armed Forces Health Surveillance Center, vol. 20, n. 3, 2013, pp. 3-8, http://goo.gl/qt4e9U.
171

Ritorna a pagina 150

NOTE 178

Pagina 151:
N. Ab, Dreams in Infrared: The Woes of an American Drone Operator, Der Spiegel, 14/12/2012, http://goo.gl/Ypejur.
172 173 174

cit. in Singer, op. cit., pp. 344-347. Ivi, p. 367. Ritorna a pagina 151

Pagina 152:
175 176 177

cfr. Martin, op. cit., p. 44. Singer, op. cit., pp. 333-337. Ivi, p. 370. Ritorna a pagina 152

NOTE 179

BIBLIOGRAFIA
GLI IMPERDIBILI
Columbia Law School The Civilian Impact of Drones: Unexamined Costs, Unanswered Questions Center for Civilians in Conflict, 2012 Che impatto hanno i droni sui civili? Quali misure hanno intrapreso gli Stati Uniti per lenire le conseguenze degli attacchi dal cielo sulla popolazione? Quali deficit di trasparenza intaccano luso degli aerei senza pilota in America? Siamo certi che lillusione di una tecnologia che tutto pu vedere non comporti peculiari problemi quando si tratta di attaccare nemici che si confondono tra la gente? Tutti interrogativi cui questo rapporto di una delle universit pi prestigiose dAmerica cerca di dar risposta. Martin J. M. (con C. W. Sasser) Predator: The Remote-Control Air War over Iraq and Afghanistan: A Pilot's Story Minneapolis, Zenith, 2010 La storia di un pilota di droni. La testimonianza in prima persona di andare in guerra senza muoversi da casa. Combattere un giorno in Iraq e un altro in Afghanistan. Tutte le sfide psicologiche, tecniche ed etiche del pilota dei robot. Il racconto delle missioni pi importanti e anche di quelle pi tragiche. Scahill J. Dirty Wars: The World Is A Battlefield Nation Books, 2013 Il drone larma delezione nella guerra al terrorismo. Questo libro fondamentale per capire il contesto pi ampio, quello della battaglia
BIBLIOGRAFIA 180

americana contro al-Qaida. Lautore un giornalista investigativo che attraverso viaggi in Yemen e Somalia, voli in Pakistan, interviste esclusive con i protagonisti - da entrambi i lati - di questa sfida segreta racconta la deriva di una guerra diventata permanente per gli Stati Uniti. E lo fa narrando come lAmerica ha risposto allUndici Settembre e concentrandosi su un caso di eliminazione di un qaidista, quello pi controverso, quello di Anwar al-Awaki, primo cittadino americano a essere assassinato dalla guerra civile dellOttocento. Singer P. Wired for War: The Robotics Revolution and Conflict in the 21st Century Penguin Books, 2009 Volume imprescindibile per capire la rivoluzione dei robot e come le guerre del terzo millennio saranno combattute. Lapporto fondamentale del libro sta nel raccontare scene - alcune sembrano tratte da un film di fantascienza - dalla guerra dei robot (la prima pu essere considerata quella in Iraq del 2003) e limpatto che la tecnologia ha sui militari e sulle forze armate in generale. Stravolgimenti demografici, mutamento della responsabilit, effetti sulla coesione e sullo spirito di corpo dei soldati, questioni etiche: il dibattito americano sui robot in queste pagine. The Permanent War Washington Post, Ottobre 2012 Accuratissima serie di tre articoli del Washington Post, giustamente premiata con laccesso alla finale dei premi Pulitzer 2012. Nel suo pezzo Plan for hunting terrorists signals U.S. intends to keep adding names to kill lists, Greg Miller svela lesistenza della kill list Disposition Matrix e riporta le preoccupazioni circa il carattere potenzialmente infinito della guerra ad al-Qaida. Karen DeYoung traccia il profilo del custode delle regole con cui lAmerica uccide, John Brennan, che da consigliere per lantiterrorismo di Obama diventato direttore della Cia. Infine, Craig Whitlock analizza il ruolo della base di Camp Lemonnier a Gibuti, epicentro della guerra dei droni tra Corno dAfrica e penisola araba.
BIBLIOGRAFIA 181

Zenko M. Reforming U.S. Drone Strike Policies Council Special Report No. 65, Council on Foreign Relations, Gennaio 2013 Redatto da uno degli analisti militari pi acuti e critici dAmerica, questo rapporto un manuale per ogni futura amministrazione americana per riformare il programma dei droni. Lautore non affatto contrario alluso degli aerei senza pilota nella guerra ad al-Qaida ma convinto che la facilit del ricorso a questarma comporti problemi strategici per gli Stati Uniti.

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Kill/Capture" http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/kill-capture/ Interessante documentario di Pbs Frontline datato 10/5/2011 sulloperazioni di antiterrorismo americane. Long War Journal! http://www.longwarjournal.org/ Sul lato conservatore e pi vicino agli ambienti della Difesa, questo sito traccia la lunga guerra contro al-Qaida con attente analisi sui protagonisti del jihad globale e contiene unutile sezione di riepilogo delle operazioni con i droni New America Foundation! http://natsec.newamerica.net/ The Year of the Drone un ottimo database sugli attacchi di droni in Yemen e Pakistan ricco di mappe, link ed elenchi delle vittime compilato dallautorevole think tank americano. Politics, Power and Preventive Action! http://blogs.cfr.org/zenko/ Blog di Micah Zenko, membro del Council on Foreign Relations, che lo studioso aggiorna con utili rassegne stampa dedicate agli universi pi reconditi della Difesa americana e analisi dettagliate su discorsi, audizioni, crisi relative al mondo militare. Vectorsite.net" http://www.vectorsite.net/ La Bibbia per chiunque voglia approcciare la storia e la tecnica dei droni. Ma non solo.

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