Sei sulla pagina 1di 9

FRANCESCO PETRARCA(1304-1374)

- Nel 1304 nasce ad Arezzo;


- Nel 1327 ritorna ad Avignone ed è li che vede per la prima volta Laura;
- Nel periodo compreso tra il 1330 e il 1337 entra a far parte del mondo
ecclesiastico;
- L'8 aprile 1341 viene incoronato come "poeta laureato";
- Nel 1350 incontra a Firenze Giovanni Boccaccio, suo grande ammiratore;
- Nel 1351 Boccaccio gli offre in nome del comune di Firenze la cattedra ;
- Nel 1368 si trasferisce a Padova;
- Nel 1374 muore ad Arquà.

Un poeta moderno
Francesco Petrarca e' considerato il primo grande autore moderno. Su
di lui sappiamo quasi tutto, questo grazie alla Lettera ai posteri,
scritta per lasciare traccia dei suoi spostamenti.
Nessuno prima di lui e' stato disposto ad accordare alla propria
biografia l'importanza che il poeta le accorda, per la prima volta un
letterato cerca la propria identita'.
Questa lettera indirizzata ai posteri, scritta a partire dagli anni '50 fino a
pochi anni dalla sua morte, e' servita per rivolgersi al lettore del futuro,
affinche' riceva dalla sua viva voce un ristratto fedele di se' sotto il
profilo fisico, morale e intellettuale.
Petrarca e' il primo a concepirsi come nuovo modello di autore, avente
come caratteristiche l'immagine di un intellettuale laico, libero da
condizionamenti politici, ma comunque attivo nel presente.

In Petrarca possiamo riscontrare almeno tre contraddizioni:


1-Noi studiamo Petrarca soprattutto per il Canzoniere, ma il poeta
cerco' di ottenere la sua fortuna esclusivamente attraverso i testi scritti
in latino e mai si sarebbe aspettato che un testo scritto in volgare
sarebbe stato l'epicentro letterale dei suoi componimenti.
Gli unici due testi scritti in volgare sono il Canzoniere e i Trionfi.
In diverse occasioni Petrarca ostenta una piu' bassa considerazione del
volgare rispetto al latino, considerato lo strumento per eccellenza della
comunicazione scritta.
2-Petrarca scrive i due testi in volgare contemporaneamente a quelli
scritti in latino, a dimostrazione del fatto che per lui non esiste un
momento in cui decide di intraprendere una direzione linguistica ben
precisa.
3-Dobbiamo considerarlo un umanista o un uomo del Medioevo?
Pur avendo composto la maggior parte dei propri testi in Latino,
Petrarca ebbe una concezione alquanto innovativa per quanto riguarda
la comprensione dei classici.
Il classicismo petrarchesco consiste nella ricerca di cio' che e' umano e
comune a tutte le genti, nell'uguaglianza degli uomini di tutti i tempi
di fronte ai movimenti dell'anima.
Petrarca considera i classici come modelli da cui trarre esempi virtuosi
per ricavare i valori da riproporre in un dialogo amichevole con uomini
sapienti che, benche' lontani nello spazio e nel tempo, hanno affrontato
gli stessi problemi esistenziali del poeta e possono dargli consigli per
aiutarlo a conoscere meglio se stesso.

DE VIRIS ILLUSTRIBUS (1337-1351)


Il De viris illustribus (Vite degli uomini illustri) è un'opera in prosa latina
composta da Francesco Petrarca, contenente 36 biografie di uomini
illustri.
Il progetto originario contemplava una serie di biografie di antichi eroi
romani, a partire da Romolo e verosimilmente fino a includere i primi
imperatori romani (forse fino a Tito). Entro il 1343 erano composte le
prime 23 biografie, fino a Catone il Censore. Le biografie sono di
lunghezza diseguale: alcune piuttosto brevi, altre più lunghe; quella di
Scipione l'Africano, personaggio caro a Petrarca, era considerevolmente
ampia. Petrarca ricominciò a scrivere nell'estate del 1351, di nuovo a
Valchiusa: ma invece di continuare con la successione cronologica dei
personaggi, ampliò il piano dell'opera includendo figure anteriori a
Romolo: perciò ripartì scrivendo dodici nuove biografie, da Adamo ad
Ercole.

AFRICA (1339-1343)
Africa è un poema epico in esametri latini.
E' la più importante opera latina di Petrarca, per la quale egli fu
incoronato poeta in Campidoglio. Egli la considerava il suo capolavoro
assoluto (ben più valido del Canzoniere secondo i contemporanei).
L'argomento è la Seconda guerra punica, in particolare la biografia di
Scipione l'Africano, che sconfigge Annibale invadendo l'Africa in
risposta alla sua invasione dell'Italia. La narrazione si concentra in
quello che fu uno dei momenti più epici della storia repubblicana di
Roma, dalla partenza di Scipione per l'Africa alla vittoria di Zama.
Petrarca era cosciente del fatto che il genere letterario capace di
consegnarlo all'immortalità fosse l'epica.
All'inizio

DE VITA SOLITARIA (1346-1356)


Il De vita solitaria è un trattato in prosa latina scritto da scritta
all'incirca tra il 1346 e il 1356 ed è un'esaltazione della solitudine.
L'ideale di vita per Petrarca è quello di una raccolta solitudine nella
pace agreste, dedicata agli studi letterari e alla riflessione religiosa.

DE OTIO RELIGIOSO (1347-1357)


Il De otio religioso (o religiosorum) è un trattato scritto in prosa latina di
Francesco Petrarca che tratta del riposo religioso e della sua natura
contemplativa.
Simile al De vita solitaria, il De otio esalta la solitudine e in particolare
quella legata alle regole degli ordini religiosi, definita come la migliore
condizione di vita possibile e svolge il tema ascetico del
superamento dei beni mondani, sentito però piuttosto come
nostalgia irrealizzabile di purezza e di quiete che non come
ferma conquista.

DE REMEEDIS UTRIUSQUE FORTUNAE (1360-1366)


Il De remediis utriusque fortunae è una raccolta di brevi dialoghi scritti
in prosa latina.
E' composta da 254 scambi di battute tra entità allegoriche: prima il
"Gaudio" e la "Ragione", poi il "Dolore" e la "Ragione".
Questi dialoghi hanno scopi educativi e moralistici, proponendosi di
rafforzare l'individuo contro i colpi della Fortuna sia buona che avversa.

I TRIONFI (1351-1374)
I Trionfi sono un poema allegorico incompiuto scritto in volgare
fiorentino in terzine dantesche.
E' articolato in dodici capitoli raggruppati in sei Triumphi, ciascuno
dedicato ad una visione ottenuta dal poeta in sogno.
È quindi presente una successione di sei trionfi: Amore, Pudicizia,
Morte, Fama, Tempo ed Eternità.

EPISTOLE (1325-1374)
Le Epistole sono una raccolta di lettere in prosa latina del grande poeta,
in parte progettate già dall'autore per la pubblicazione e pensate per un
pubblico più vasto del destinatario esplicito.
Sono molto numerose e sono catalogate in quattro raccolte:
Familiares o Familiarium rerum libri (Ai familiari): 24 libri
composti da 350 lettere in tutto, scritte tra il 1325 e il 1361. La più
diffusa fra i contemporanei è la XII 2 che espone il codice del perfetto
principe secondo quei principi medievali che saranno poi contestati da
Machiavelli.
Seniles (Scritte in anzianità): diciassette libri, con 125 lettere
composte tra il 1361 e il 1374; tra queste viene generalmente compresa
la lunga lettera Posteritati che rappresenta una specie di autobiografia
del poeta, scritta dopo il 1351 ma ritoccata fino ai suoi ultimi anni.
Sine nomine (Senza nome): un libro di 19 lettere redatte tra il 1342 e
il 1358, nelle quali per prudenza il poeta censurò il nome del
destinatario, poiché vi si criticava la curia avignonese.
Variae o extravagantes (Varie): un libro di 65 lettere raccolte dagli
ammiratori del poeta dopo la sua morte.
Metriche: 66 epistole in latino, scritte prima del 1350, e raccolte in tre
tomi, dove Petrarca parla anche del tema dell'amore per Laura, non
trattato invece altrove.

INVETTIVE, SCRITTI POLEMICI


CONTRO I MEDICI E LA MEDICINA (1355)
L'occasione per la scrittura di questa serie di accuse nei confronti dei
medici fu la malattia che colpì papa Clemente VI nel 1352. Petrarca
consigliava al pontefice di non fidarsi dei suoi archiatri, accusati di
essere dei ciarlatani dalle idee contrastanti fra di loro. Davanti alle forti
rimostranze dei medici pontifici nei confronti di Petrarca, questi scrisse
quattro libri di accuse, una copia dei quali fu inviata poi al Boccaccio nel
1357.
CONTRO UN UOMO DI ALTA CONVINZIONE SOCIALE MA PRIVO DI
VIRTU' E CULTURA (1368)
L'opera, come ricordato prima nella sezione biografica relativa al
periodo veneziano, fu scritta in seguito alle accuse di ignoranza che
quattro giovani aristotelici rivolsero a Petrarca, in quanto alieno dalla
terminologia e dalle questioni delle scienze naturali. In quest'apologia
del pensiero umanistico, Petrarca rispose come lui fosse interessato alle
scienze che interessassero il benessere dell'anima umana, e non alle
discussioni tecniche e dogmatiche proprie del nominalismo della tarda
scolastica.
CONTRO CHI SOSTENNE CHE LA SEDE PAPALE DOVESSE RIMANERE AD
AVIGNONE, IN FRANCIA (1373)
Opera di carattere politico scritta nel 1373, l'invettiva era rivolta ad un
monaco e teologo francese, Jean de Hesdin, sostenitore della necessità
che la sede del Papato rimanesse ad Avignone. Per tutta risposta
Petrarca sostenne la necessità che il papa ritornasse a Roma, sua sede
diocesana e simbolo dell'antica gloria romana.

Il SECRETUM - DE SECRETO CONFLICTU CURARUM


MEARUM (1347-1353)
Il Secretum e' un'opera in prosa scritta in latino tra il 1347 e il 1353.
Rappresenta un fultro decisivo soprattutto per il grande cantiere del
Canzoniere.
E' stato concepito come confessione personale, sottratta alla
circolazione presso il pubblico dei contemporanei.
L'idea era quella di rivolgere il drammatico riesame delle intime
tensioni che hanno segnato la sua vita.
I protagonisti di questo dialogo sono Francesco, S.Agostino e la Verita',
personificata in una donna che per tutto il dialogo rimane in silenzio.
Il Secretum fonde la cristianita' e il classicismo, non a caso il testo
possiamo considerarlo come base solida dell'Umanesimo cristiano
petrarchesco.
Si assiste insomma ad uno sdoppiamento dello scrittore nei due
personaggi: da un lato S.Agostino, guida spirituale di un'intera esistenza
che rimprovera Francesco delle sue debolezze formulando delle
domande, emettendo cosi dei giudizi severi;
dall'altra c'è Francesco, incapace di risolvere il conflitto tra
l'attaccamento ai beni mondani e l'aspirazione a innalzare oceanole
acciughe fanno il pallone
l'anima a una vita piu' pura e virtuosa.
STRUTTURA
Il Secretum e' composto da tre libri:
1-Il primo libro tratta del male in generale e conclude, secondo il
pensiero appunto agostiniano, che esso non esiste, ma è causato da
un'insufficiente volontà di bene.
Agostino accusa Francesco di esser attaccato alle cose mondane,
anteponendole a quelle celestiali.
Francesco lamenta la sua condizione sofferente per via degli affanni che
lo imprigionano e gli impediscono di condurre la vita come vorrebbe.
Per Petrarca l'anima del cristiano e' imprigionata dentro ad un corpo e
per questo assoggetta sè stesso alle corruzioni del mondo, degradando
l'anima attraverso i sensi generano le passioni.
Francesco sarà incapace di dirigersi verso il vero bene finchè non si
libererà dai fantasmi delle passioni terrene.
2-Nel secondo libro Agostino sottopone al suo allievo ad un settaro
esame dei suoi peccati, specie quelle capitali, costringendolo ad
ammettere di essere vittima di ciascuno di essi. Francesco grossomodo
tenta di difendersi dando una giustificazione per ogni accusa, ma tra
tutte le accuse, con una non riesce a difendersi: l'accidia, il peggiore dei
suoi mali, come ammesso da Francesco stesso.
3-Il terzo libro ai due principali valori a cui il poeta ha consacrato la sua
esistenza, ma che per Agostino si tratta di due tra i piu' rovinosi peccati:
l'amore terreno per Laura e la brama di gloria.
Agostino rimprovera Francesco dicendogli che il suo sentimento e' la
prima causa del suo traviamento morale, perchè il desiderio verso una
creatura mortale acceca e allontana l'uomo dall'unico desiderio in
grado di salvarlo: il desiderio di Dio.
Francesco difende il suo amore per Laura come il piu' nobile e puro dei
sentimenti, riconoscendo questo amore come mezzo in grado di
elevare la sua conoscenza alla verità celeste.
Agostino accusa Francesco dicendogli che, pur vivendo in un contesto di
vita cristiano, egli non ha mai seguito tali insegnamenti per migliorare la
sua condotta.
Francesco è cosciente di tale peccato, ma non riesce a farne a meno.
Il santo ha mostrato a Francesco che la frammentarietà della sua anima
è la causadel suo male. Raccogliere questi frammenti per ricondurli ad
un'essenziale integrità e all'unità del pensiero della morte è il proposito
morale del Secretum.

IL CANZONIERE - I RERUM VOLGARIUM FRAGMENTA


(1334-1374)
Si tratta del grande capolavoro di Petrarca ed è una tra le opere piu'
importanti per la tradizione della letteratura europea.
E' un'opera fondamentale che rappresenta un lungo percorso di
graduale coscienza di sè stesso, raccogliendo i frammenti della propria
vita.
Ai fragmenta, Petrarca riconduce tutti i diversi testi volgari che nel
segretyo del proprio scrittoio compone negli anni in relazione alla
passione per Laura.
Molti di questi testi sono conservati e riconosciuti come manoscritto
VATICANO LATINO 3196, autografato da lui stesso.
Il vero e proprio progetto dei Fragmenta comincia a formarsi solo tra il
1347 e il 1350. Da qui in avanti il libro perde il criterio tematico e
assume un'organizzazione narrativa.
Questo avviene per due motivi fondamentali: il primo è la suddivisione
dei componimenti in due parti, una antecedente e l'altra successiva alla
morte di Laura; il secondo è la collocazione del sonetto VOI
CH'ASCOLTATE IN RIME SPARSE IL SUONO.
I Rerum Volgarium Fragmenta diventano la grande raccolta in cui
ricomporre la storia d'amore per Laura durante la sua vita e anche dopo
la sua morte, prendendo coscienza del fatto che quella era una vita
legata ai valori terreni.
STRUTTURA
Nella sua forma definitiva, il Canzoniere è formato da 366 liriche tra cui
317 sono sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali.
I componimenti 1-263 fanno parte della sezione in vita di Laura, mentre
i componimenti 264-366 seguono la morte della propria amata
avvenuta il 6 Aprile 1348 (annunciato nel sonetto 267).

Potrebbero piacerti anche