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ISTITUTO TEOLOGICO «SAN PIETRO»

Aggregato al Pontificio S. Anselmo di Roma

IL PROFILO ANTROPOLOGICO DEL PRESBITERO

NELLA MISSIONE DELLA CHIESA

Tesi di baccalaureato

Studente: Kanu Edward

Relatore: Prof. BAHATI Martins

VITERBO
2011
PREMESSA

Come mai una tesina sul profilo antropologico del presbitero nella missione
della Chiesa? Per dire la verità, avevo come prima intenzione di scrivere sulla
centralità del giovane nella missione apostolica dei Giuseppini di Murialdo
(Congregazione di San Giuseppe, una famiglia religiosa nella quale appartengo). Poi
venendo a scoprire che si sono stati vari scritti su tale tema, ho deciso di lasciarlo
perdere. Pensai invece di scrivere sull’iniziazione cristiana come partecipazione alla
pasqua del Signore. Preparai uno schema sul tema e lo presentai a Don Martin.

Al cominciare dell’anno accademico, incontrai Don Martin per avere notizie sul
tema. Egli mi spiegò come tante persone hanno già scritto su questo tema e sarebbe
bene scrivere sul qualcosa un po’ diverso. Immaginate come mi trovavo al sentire tale
notizia. Improvvisamente, Don Martin mi disse: “ma perché non scrive sul sacerdote,
anche perché siamo nell’anno sacerdotale”? Sono rimasto molto contento a questa
proposta e con un sì pieno di entusiasmo, accettai la proposta. Don Martin
immediatamente mi offrì un libro sulla missione del prete nella missione della Chiesa
da leggere e a partire da questo punto è diventato indispensabile per me scrivere sul
sacerdozio per scoprire di più l’essenza dell’essere presbitero nella Chiesa e per la
Chiesa nel suo cammino di perenne rinnovamento interiore e di incisiva testimonianza
evangelica nel mondo sulle orme di Gesù Cristo. Ecco come siamo arrivati al tema: «Il
profilo antropologico del presbitero nella missione della Chiesa».

È chiaro da questa presentazione che da solo non c’è la faccio ad arrivare alla
fine dell’elaborato. Colgo quindi l’occasione di ringraziare tutti le persone che mi hanno
aiutato nel raggiungere questo punto.

Ringrazio i miei superiori che mi hanno mandato a studiare. Senza di loro non
sarebbe opportuno per me scrivere in questa sede un elaborato come questo. Gli
ringrazio insieme a tutti quelle persone di buone volontà che hanno contributo a pagare i
miei studi.

Ringrazio l’Istituto Teologico di San Pietro che mi ha accetto a studiare in questa


sede e insieme a lei, tutti i professori che mi hanno nutrito con la loro benevolente
sapienza. Ringrazio anche Don Flavio Valerio per il suo tempo e per i suoi orientamenti
costante al successo di quest’elaborato.

Ringrazio infine il mio instancabile moderatore, Don Martin BAHATI che si è


reso disponibile di moderare questo lavoro. Ha veramente fatto tutto che poteva fare per
avere ciò che è questa adesso.
SIGLE E ABBREVIAZIONI1

AAS Acta Apostolicae Sedis

EV Enchiridion Vaticanum

LG Lumen Gentium

PdV Pastores dabo vobis

PO Presbyterorum ordinis

SC Sacrosanctum Concilium

1
Per le citazioni bibliche è stato seguito il criterio della Sacra Bibbia, CEI . UELCI, Roma, I
coedizione : ottobre 2008.
INTRODUZIONE

«Ogni sommo sacerdote, infatti, è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene
costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i
peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono
nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di
questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il
popolo. Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da
Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di
sommo sacerdote, ma colui che egli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato,
gliela conferì come è detto in un altro passo: Tu sei sacerdote per sempre,
secondo l’ordine di Melchìsedek» (Eb 5, 1-6).

La lettera agli Ebrei descrive la vocazione, l’origine e la missione del presbitero.


È Cristo il sacerdote della nuova alleanza (Eb 9, 5; 12, 24). Messo a parte e consacrato
da Dio al ruolo di sacerdote nel momento dell’incarnazione, Cristo è l’unto di Dio per la
salvezza di tutti gli uomini. Il suo compito è di natura religiosa, cioè quello di mediare il
rapporto degli uomini con Dio facendo se stesso vittima propiziatoria per la remissione
dei peccati. Il dono di se stesso di Cristo ha una efficacia perfetta da tutti i punti di vista:
come sacrificio di espiazione, di alleanza, di rendimento di grazie, di consacrazione
sacerdotale. È un sacerdozio aperto alla partecipazione ed alla comunione. Egli abolisce
ogni separazione diventando obbediente fino alla morte, facendo così diventare la sua
vita un culto e oblazione per il bene di tutti gli uomini.

La Chiesa quindi continua l’opera di Cristo nel mondo. Lo scopo ultimo della
sua missione è la salvezza di tutti gli uomini ed il presbitero è partecipe di tale missione.
«Egli contribuisce ad attuare, con la sua vita e con il suo ministero, nelle varie situazioni
che egli è chiamato a condividere. Il suo generoso servizio agli uomini del nostro
tempo, che incarna una missione ricevuta da Cristo mediante la Chiesa, non si ferma
dinanzi alla perenne difficoltà delle tenebre che sembrano chiuse allo splendore della
luce e accetta di spendersi nella sottile trama della vita quotidiana»2. Il presbitero
dunque è «chiamato ad essere il Volto e la Voce di Cristo Gesù» 3, «ad essere servitore

2
G. MARCANDALLI, Il sacerdote a servizio della comunità, Edizioni O. R., Milano 1974, p. 5.
3
M. GRAULICK – J. P. DOSS, La missione del prete nella missione della Chiesa, Libreria
Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010, p. 6.
fedele di Cristo» […], «annunciatore della sua Parola, della Verità che salva; ad essere
Sua voce nel mondo per portare ciò che giova al vero bene delle anime e all’autentico
cammino di fede» (cf. 1Cor 6,12).4 Egli deve essere anche la voce di Cristo che grida
nel mondo contro ogni tipo di ingiustizia, di oppressione, di sfruttamento, di
indifferenza, di intolleranza e così via. Egli deve sempre farlo alla luce del Vangelo di
Cristo. Tuttavia, «non predica solo per gli altri, ma vive anche lui in prima persona ciò
che insegna».5

Il presbitero quindi in quanto uomo non può da solo fare nulla se non in
comunione con Cristo, unico e vero Mediatore tra l’uomo e Dio. Non si comprende,
dunque il presbitero senza partire da Cristo, il Verbo di Dio fatto uomo, affinché tutti gli
uomini abbiano la vita in piena. L’umanità di Gesù dunque è lo strumento di cui serve la
divinità per la nostra salvezza.6 Se questo vale per Cristo quanto più vale per il
presbitero che opera nel nome Suo e nel nome nella Chiesa. Egli pertanto nella sua
umanità è chiamato ad essere disponibile alla volontà di Dio Padre, che lo ha elevato
alla dignità del ministro presbiterale a favore di tutti i popoli. Deve essere rivestito di
Cristo seguendo le sue orme e docile alle suggestioni dello Spirito Santo. Il presbitero
deve essere un segno visibile di Dio tra i suoi fratelli che si trovano in difficoltà,
confortandogli con la Parola di vita, con una carità concreta, cercando di sollevargli
dalla disperazione alla speranza in Dio.

Il presbitero è figlio del suo tempo, fatto di carne e di sangue. È vulnerabile agli
assalti del male, della concupiscenza, alle tentazione del mondo d’oggi che cambia. Egli
da sé non è degno di essere servo del Signore perché è un uomo debole. Perciò va
educato nel fare il bene. È per questo i candidati al sacerdozio sono dovuti ad una
formazione integrale specifica al ministero che vogliono assumere. Anch’oggi dopo
l’ordinazione sacerdotale sono provveduti alcuni aggiornamenti per la formazione
continua dei presbiteri sempre con lo scopo di fargli diventare ogni giorno in conformità
a Cristo buon Pastore, che ha vissuto la sua vita facendo il bene.

4
Ibid, p. 5.
5
M. GRAULICK – J. P. DOSS, op. cit., p. 85.
6
cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium
(d’ora in avanti SC), n. 5, in AAS 56 (1964) 109; cf. EV 1/6.
È su questa scia che vorrei analizzare il «profilo antropologico del presbitero
nella missione della Chiesa» avendo il libro “La missione del prete nella missione della
Chiesa, curato da Markus GRAULICH e Jesu PUDUMAI DOSS, (Libreria Editrice
Vaticana, Città del Vaticano 2010) come fonte primaria insieme ad altri strumenti di
riferimento come alcune documenti del Magistero della Chiesa e alcuni studi pertinenti
al lavoro. Esaminerò quelli caratteristici che qualificano il presbitero come uomo tra gli
uomini, come cristiano tra i battezzati, ma in modo particolare quelli che lo definiscono
ministro di Dio, messo a parte per le cose che riguardano Dio ma non per essere
estraneo dalla realtà che lo circonda né dal tempo in cui si trovi. Infatti, la pastorale del
presbitero si colloca «al centro del dinamismo della vicenda umana e si pone nei suoi
confronti senza lasciarsi troppo condizionare dalle urgenze delle risposte immediate,
soprattutto in tempi di veloci e profondi cambiamenti».7

L’elaborato sarà diviso in tre capitoli. Nel primo, analizzerò l’umanità del
presbitero, cioè il suo essere anzitutto una persona umana che ha bisogno di una
formazione umana e che, tra le tante funzione, ha anche quella di educare e promuovere
i valori umani. Nel secondo capitolo, approfondirò il profilo del presbitero come
discepolo di Cristo, la sua formazione teologico e la sua partecipazione al sacerdozio
comune dei battezzati. Il terzo capitolo avrà come filo rosso il servizio apostolico che il
presbitero svolge nella Chiesa principalmente il servizio alla comunione, opere di carità,
santificare il popolo di Dio per mezzo della Parola e dei Sacramenti.

È bene anche riconoscere la mia limitatezza e quella di quest’elaborato, scritto


per soddisfare il requisito di ottenere il baccalaureato in teologia. Non è dunque un
lavoro che è fine in sé stesso ma in tutti gli effetti aperto a ulteriori approfondimenti. Ci
sono stati molti libri che parlano su sacerdozio in generale ma quelli pertinenti al mio
lavoro erano difficili da trovare nella nostra biblioteca ma grazie ai pochi trovati, in
modo speciale i documenti del Magistero.

7
C. TORCIVIA, La parola edifica la comunità: un percorso di Teologia Pastorale, Il pozzo di
Giacobbe, Trapani 2008, p. 38.
CONCLUSIONE

Senza presbiteri «la Chiesa non potrebbe vivere quella fondamentale obbedienza
che è al cuore stesso della sua esistenza e della sua missione nella storia» 8 Vorrei quindi
in forma di sintesi richiamare alcune idee salienti dell’elaborato, cioè ciò che
qualificano il presbitero come uomo nella missione della Chiesa.

Nel primo capitolo, ho cercato di mettere in risonanza la figura del presbitero


come una persona inserito in una particolare realtà socio-culturale e che viene messo a
parte, senza renderlo estraneo alla realtà del suo tempo, per le cose che riguardano Dio a
vantaggio degli uomini. Questo ci fa pensare al sacramento dell’Ordine come un dono
che Dio dà a coloro che ha chiamato liberamente secondo il suo progetto e volontà e
vuole portare la salvezza ad ogni uomo, servendosi degli uomini come suoi
collaboratori.

Ma la domanda da sempre fatta da tante persone è sul perché le donne non


possono essere ordinati presbiteri nella Chiesa cattolica. Qui entra il problema del nesso
“vir-sacerdotium”, un caso che anche la Chiesa non ha l’autorità di mutare perché è
stato voluto così da Cristo. Pertanto, il ministero sacerdotale è riservato ai soli uomini
perché è una cosa del tutto congruente sia in relazione a Cristo, sia in relazione alla
Chiesa. Il presbitero quindi è segno di Cristo, ministro principale, che fu uomo e resta
uomo. Non viene sottovalutata la dignità della donna. Infatti, la Chiesa è stata
dall’inizio pioniera nel mettere la donna su un piano di uguaglianza con l’uomo. Nel
non ammetterla al sacerdozio ministeriale intende restare fedele al tipo di ministero
ordinato voluto dal Signore e conservato dagli apostoli9.

Precisato questo punto del presbitero che rende presente fra gli uomini la
strumentalità salvifica dell’umanità di Gesù che è una realtà singolare e concreta, con
anima e corpo di sesso maschile, è stato anche evidenziato l’importanza di una
formazione solida su piano umano del presbitero, con lo scopo di fargli capire bene la
struttura generale dell’uomo, la complessità delle azioni umane e delle componenti della

8
PdV 1
9
cf. P. GOYRET, Chiamati, Consacrati, Inviati: il sacramento dell’Ordine, Liberia Editrice
Vaticana, Città del Vaticano 2003, pp. 164-168.
decisione umana e il valore delle relazioni umane, vissute nella sicerità, nella giustizia,
nella’umiltà e nella serietà. Il presbitero è dunque anziano, si è guidato dalla sapienza di
Dio che lo permette di educare e incoraggiare gli altri a riscoprire i valori umani, di
vedere le necessità del prossimo.

Il capitolo secondo forma il centro dell’elaborato perché ci indica la strada per


quale il presbitero deve percorrere, cioè alla sequela di Cristo sommo sacerdote e unico
pontefice nel culto divino; alla sequela di Cristo buon pastore, che non è venuto per
essere servito ma per servire e per dare la sua vita per la moltitudine; alla sequela di
Cristo unico maestro, che non ha predicato se stesso ma ha annunciato il Regno di Dio
che trova in lui il compimento. Tutto questo ha bisogno una previa formazione
teologica, foro nella quale viene addestrato il candidato al presbiterato nella maniera
con cui deve presentare la fede e la Parola di Dio in un mondo in continuo
cambiamento, senza estraniarsi alla situazione concreta della gente con cui si rivolge.
Egli deve cercare di armonizzare i concetti teologici studiati alle esperienze concreta
delle persone senza modificare però, la verità della fede e del Vangelo, che non è la sua
proprietà. In fatti, egli è partecipe del sacerdozio comune dei battezzati perché prima di
essere elevato al grado dei ministri ordinati, il presbitero è cristiano. Lui come tutti i
cristiani, è chiamato alla santità e a testimoniare Cristo nel mondo con la sua vita e con
le buone opere.

Il capitolo terzo è una traccia di ciò che il presbitero è e deve fare come ministro
ordinato. Il sacerdozio non viene da lui bensì è stato donato a lui. Perciò, anche lui a sua
volta è chiamato a trasmetterla agli altri come hanno fatto gli apostoli e suoi successori.
Per questo il presbitero non è mai solo ma in quanto è in rappresentatio di Christi
Capitis, è chiamato a svolgere la sua missione in comunione con il suo vescovo, con i
suoi confratelli presbiteri e con il popolo di Dio a lui affidato. In una parola, egli deve
essere segno di comunione.

Il cardine della missione del presbitero è quello di annunciare la Parola di Dio e


di amministrare i sacramenti specialmente l’Eucaristia affinché gli uomini si incontrano
con Dio nella loro vita quotidiana e nella vita che verrà. Ecco l’essenza della
mediazione del presbitero tra Dio e gli uomini a nome di Gesù Cristo, unico Mediatore
della nuova ed eterna alleanza.
A modo di terminare, è bello sapere che Cristo chiama il presbitero ad essere suo
stretto collaboratore e gli dona tanta grazia per lavorare nella sua vigna. Il presbitero
quindi è tutto donato a Cristo e ai fratelli. Il suo ideale di vita è diffondere il Vangelo
della gioia, della speranza e dell’amore. Cristo lo guida e lo rende non solo pastore per
gli altri ma uomo che sempre più assomiglia a lui. Ogni presbitero dunque deve proporsi
come Gesù di essere disponibile e accogliente a tutti; avere la capacità di camminare
insieme con i fratelli e le sorelle; curare, promuovere e condividere con loro la ricerca di
senso della vita. «Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo,
da Cristo. Non vi niente di più bello che conoscere lui, e comunicare agli altri l’amicizia
con lui. Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso ma
è bello e grande, perché in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia che Dio vuol fare
il suo ingresso nel mondo»10

10
BENEDETTO XVI, Omelia della messa d’investitura, Roma 24 Aprile 2005.
BIBLIOGRAFIA
Fonte primaria

GRAULICK, M. – DOSS, J. P., La missione del prete nella missione della Chiesa,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010.

Documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II

Costituzione Dogmatica Lumen gentium, sulla Chiesa, in AAS 57 (1965), 5-75; Cf. EV
1/284-456.

Costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium, sulla Sacra Liturgia, in AAS 56


(1964), 97-138; Cf. EV 1/1-244.

Decreto Presbyterorum ordinis, sul ministero e la vita sacerdotale, in AAS 58 (1966),


991-1024; Cf. EV 1/1243-1318.

Documenti del Magistero

BENEDETTO XVI, Lettera ai Seminaristi, Libreria Editrice Vaticana, Città del


Vaticano 2010.

BENEDETTO XVI, Lettera Enciclica Deus Caritas est, 25 dicembre 2005.

CATECHESIMO DELLA CHIESA CATHOLICA, Libreria Editrice Vaticana, Città


Vaticana 2006.
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo:
orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020,
Editoriale Paoline, Milano 2010.

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Sulla formazione permanente dei


presbiteri nelle nostre Chiese particolari, Roma 2000.

GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica postsinodale, Pastores dabo vobis in


AAS 84 (1992) 732.

GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica postsinodale Christifideles laici, in


AAS 81 (1989).

GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, Paoline editoriale,
Milano 2001.

GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Redemptoris Missio, 7 dicembre 1990.

PAOLO VI, Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi, 8 dicembre 1975.

Altre opere

ALLPORT, G. W., Psicologia della personalità, Edizione Italiana, Roma 1969.

BEYREUTHER E. e BIETENHARD H. (a cura di), Dizionario dei concetti biblici del


Nuovo Testamento, , Edizioni Dehoniane, Bologna 1976, pp. 1417-1423.

COSTELLO, T., Forming a Priestly Identity. Anthropology of priestly formation in the


documents of the VIII Synod of Bishops and the Apostolic Exhortation Patores
dabo vobis, Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2002.

COVOLO, E. D. –TRIACCA, A. M., Sacerdoti per la nuova evangelizzazione. Studi


sull’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II, Las – Roma
1993.

FABIO, F., Il presbitero, ministro di comunione, ANCORA Editrice, Milano 2010.

GERARDI, R., Il ministero pastorale del presbitero, Edizioni Pimme, Casale


Monferrato 1989.
MARCANDALLI G., Il sacerdote a servizio della comunità, Edizioni O. R., Milano 1974.

MARCIAL, M., La formazione integrale del presbitero, Città Nuova Editrice, Roma
1991.

MARTINS, J. S., Il Sacerdozio ministeriale: Storia e Teologia, Urbaniana University


Press, Roma 1991.
MAZZEO, M., Lettere di Pietro Lettera di Giuda, Editoriale Paoline, Milano 2002.

TORCIVIA, C., La parola edifica la comunità: un percorso di Teologia Pastorale, Il


pozzo di Giacobbe, Trapani 2008.

ZANON, G., Prefazione in CENCINI, A., L’albero della Vita. Verso un modello di
formazione iniziale e permanente, Edizioni San Paolo, Milano 2005.

INDICE

Premessa ………………………………………………………………………………..

Sigle e Abbreviazione …………………………………………………………………...3

INTRODUZIONE .............................................................................................................5

Capitolo primo
IL PRESBITERO SCELTO FRA GLI UOMINI E PER GLI UOMINI…………………..8

1.1 Il Presbitero come Persona Umana ....................................................................8

1.2 La formazione umana del presbitero ………………………………………...10

1.3 Il presbitero come “anziano”…………………………………………………14

1.4 Il presbitero come educatore e promotore dei valori umani ……………........17

Capitolo secondo
IL PRESBITERO CHIAMATO ALLA VITA NUOVA IN CRISTO …………………….21

2.1 Il presbitero come discepolo di Cristo………………………………..............22

2.2 La formazione teologica del presbitero ……………………………………...24

2.3 Il presbitero: partecipe del sacerdozio comune dei battezzati ……………….27

Capitolo terzo
IL PRESBITERO COOPERATORE DEL SERVIZIO APOSTOLICO ………………...32

3.1 Il presbitero come pastore del popolo di Dio ………………………………...34

3.1.1 Maestro della comunione ………………………………………………35

3.1.2 La carità nel ministero sacerdotale……………………………………...38

3.2 Il presbitero come santificatore del popolo di Dio


…………………………..41

3.2.1 Annunciatore della Parola di Dio ………………………………………43

3.2.2 Ministro dei Sacramenti della Salvezza ………………………………..46

CONCLUSIONE ………………………………………………………………………50

BIBLIOGRAFIA GENERALE ………………………………………………………….53