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Niccolò Macchiavelli

Commento al passo Atto 3 scena XI. Mandragola

“Macchiavellico” ossia come leggiamo in un dizionario :astuto, privo di scrupoli, scaltro e subdolo.
Il passaggio di cui viene richiesto un breve commento ( Frate Timoteo Atto 3 scena XI)La
Mandragola) fa parte della più nota commedia del nostro Autore e della produzione drammaturgica
del 1500.
Il titolo “ la Mandragola ”riferisce alla radice di una pianta a cui venivano attribuite proprietà
afrodisiache e fecondative.
Su questa credenza Macchiavelli costruisce una commedia che è in conclusione un preciso
fotogramma in cui si riesce a cogliere tra divertimento e e paradosso il nucleo beffardo dei limiti e
difetti dell’universo umano.
Il mondo rappresentato in questa commedia è cinico, desolato, senza luce e senza bontà, non ci
sono valori se non quelli dell’opportunismo e della convenienza a qualsiasi prezzo.
Tutti i personaggi della commedia hanno un interesse , un prezzo e di questa logica che diventa etica
ad uso e consumo non è esente persino un uomo timorato di Dio Frate Timoteo definito nel prologo
malvissuto .
a lui viene affidato il compito remunerato di convincere Lucrezia affinché si unisca a Callimaco .
Le tesi esposte dal Frate Timoteo nel passo oggetto di commento, inclusi i rimandi biblici( l’incesto
della figlia di Lot ) , tentano in una atmosfera di spregiudicatezza morale e materiale di elaborare una
nuova visione del confronto tra il bene e il male svilendola ad una mera questione di convenienza e
di opportunità.
Nell’insistenza di convincere Lucrezia all’adulterio ,frate Timoteo non esita a svolgere
un’interpretazione certamente soggettiva del “peccato” in cui elabora l’estrosa concezione circa la
disgiunzione anima-corpo, utilizzabile discrezionalmente a seconda delle situazioni e quindi delle
occasioni
Ciò che risulta essenziale è la finalità nell’azione adulterina in questione nel brano, cioè il bene
inteso nella speculazione personale ,il piacere e la contentezza di tutti i personaggi incluso sé
stesso e Messer Nicia(marito dell’adultera)
Affiora così prepotentemente quello che costituirà uno dei fili conduttore della “ragione” di
Macchiavelli. Poco importano i percorsi , i coinvolgimenti come pure il rispetto dell’etica e la
dignità umana e così “il fine giustifica i mezzi” motto falsamente attribuito all’autore, fa emergere
in conclusione quel file rouge che dettera’ prepotentemente lo spirito dell’opera certamente più
importante del Macchiavelli: il Principe.

Tridente Nicolò