Sei sulla pagina 1di 549

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nell’ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere più protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l’anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall’editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.

Linee guide per l’utilizzo

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l’utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
l’imposizione di restrizioni sull’invio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l’uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l’uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall’utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.

Informazioni su Google Ricerca Libri

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nell’intero testo di questo libro da http://books.google.com
лг

lf*Íf50¿
-Г :
# *

1
(

.
¿а
PAT*
I

A
L'EVIDENTE

MERITO

FEDE CATTOLICA

AD ESSERE CREDVTA PER VERA.

In cui si dimostra la verità di quelli articoli , che sono "*?\


fondamento non solo della vera Religione , /à
ma di qualunque Religione. /■§,' o

Si rendeper euidenza manifesto il merito che hanno ad effitri, £ $


con fermezza , credute tutte le verità q u antuna uee - t^-. • J
oscure che la Chiesa Cattolica c'insegna ,

Si rende aperta la conformità , che hanno con la fej^ -


diritta ragione tutti i Misteri; più arcani \&o*\v:
de* quali ci è Maestra.

Quindifideduce iHnsuJJtstenza 'di tutte le opposizioni > Ufalsità •


e l'empietà di tutte le Sette contrarie,

OPERA
DEL P. NICOLO* MARIA PALLAVICINO
Della Compagnia di G I E S V\

I N% R O M A,
Nella Stamparla di Gio:Giacomo Komarck . M DCLXXXIX.
CON IIC2NZA dFsvÌÉRÌORI .
i.

'*\jí Y* k, ...i Л
* ;
p

f AL MOLTa

REVERENDO IN CRISTO

PADRE NOSTRO

I L

P.TIRSO GONZALEZ

PREPOSITO GENERALE
Della Compagnia di GIESV.

DEDICAZIONE,

FKERISCO a Vostra Paternità


questa Operetta scritta da me >
per conuinccrc i miscredenti, c
per confermare nelle verità,che
insegna la Fede , i veri adora
tori di Cicsù Cristo. I fiumi
corrono per sè stessi al Ma
re 5 e perche fon figliuoli del
Mare , e ciascun effetto brama congiungersi al
la sua cagione , e perche il Mare essendo la te
soreria di tutte le acque 5 è il luogo più acconcio,
e quasi centro de'fiumi . Per ragioni proporzionali
è debito a V. Paternità questo mio Libro . Si chiude
nella sua mente quel tesoro di Sapienza, che si scorge

a 2 ne*
ne'suoi Volumi, e segnatamente ci ha copia di quelle
dottrine, le quali dimostrano l'euidente merito, che
tiene ad esser creduta per vera la Fede Cattolica . Di
più V.Paternità ha diffusi i riui di questa Sapienza in
molte sue Apostoliche Missioni nelle Spagne , nelle_,
quali non contenta di tonare con santissimo zelo
contro i vizi; de' fedeli, ha fulminata altresì l'infe
deltà , conducendo all'ouile di Cristo Ebrei, e Mori ,
la conuersione di ciascun de'quali per l'indomabile
lor pertinacia , e per la rarità , è vn miracolo della.,
grazia Diuina , e dell' efficacia della predicazione,
sEuangelica : E perche Iddio non ha conceduta minor
felicità alla sua penna , che alla sua lingua ; le sue_,
Scritture somministrano armi al Santuario contro 4
l'Infedeltà 9 e contro l'Eresia , e sono simili a quella_,
Real Torre , da cui pendeuano Milk ctypei omrìis
armatura fortium » Da ciò è , che Y offerire io à
V.Paternità quest'Opera, è vn medesimo , che collo
care le colè nel suo luogo più adatto , le acque nel
Mare , il fuoco nella Sfera .
2. Dissi, che i fiumi corrono altresì al Mare,
quasi a rendersi tributari; alla lor prima cagione . Or
di quest'opera V. Paternità è stata la prima cagione ,
perche me l'ha imposta con l'autorità del comando ,
Ond'è debita a lei per quel modo , che i frutti fon.,
douuti al Signore del terreno , e al coltiuatore dell'
arbore . Si aggiunge a questi titoli l'efler V.Paternità
supremo Capo dell'Ordine di S. Ignazio > il cui pre
cipuo fine è , dilatarla Fede Cattolica per la vastità di
due Mondi : onde niun dono può essere , ne più pro
porzionato ad offerirsele, ne a V.Paternità più grato,
che que'libri , che sono ordinati a conseruare , e dila
tar la Fede . Questo dilatamento, per mio credere, c
stato vn de'precipui fini , per cui Dio l'ha solletiata_.
al supremo Magistero dell'ordine nostro . Dissi , l'ha
soilcuata ; perche non vi è salita per .i consueti gra
dini delle cariche inferiori 5 ma vi è stata portata , per
così parlare , a volo dalla Prouidenza Diuina, e dalla
grandezza del proprio merito . L'eiperimento delle
cariche minori per giungere alla suprema , si richiede
in quei de'quali nó è altronde notoil merito di salirui.
Questo in V.Paternità era sì maniscsto,che iaria stato
superfluo il testimonio delleiperienza , il quale vni-
camente richiedesi in supplemento dcll'euidenzaroltrc
che i maneggi , ne' quali V. Paternità è stata impie
gata con sommo promouimento della pietà , e della.,
sapienza a gloria di Dio, la venerazione de' Popoli,
l'amore de Grandi , e de'sommi Re, e di quel fra tutti
Massimo , che regge le chiaui del Cielo , erano argo
mento irrepugnabile del suo senno , della capacità
della sua mente , onde sono seguiti i grandi applausi
fatti alla sua elczzione . Godo, che questa mia opera
sia la prima ad essere composta per vbbidirla , e fra^
le prime a riceuer l'onore delToffèrirsele tributaria , c
portare in fronte il suo nome . Da questo , come-,
riceue felicità di Natali , così spero , che sortirà lun
ga vita , esito fortunato , ed efficacia , per conuertire
molte anime a Dio , che è il fine , a -cui l'ho ordinata.
A 3 V.Pa-
V. Paternità l'habbia in grado , come coíà sua , e
quasi sua Primogenita . Mi duole , che questo
mio parto non sia perfetto , per esser degno di lei ,
ma mi consolo in iàpere , che , perche i frutti debba
no offerirli al Signor del Fondo , non è mestieri , che
fieno perfetti , basta che fieno primizie del suo
Podere .

A CHI
A CHI LEGGE.

Conuincere la contumacia de' Miscreden


ti j e a confermare i Fedeli nella veriti
Cattolica > ci ha tre vie . Vna è porre ad
esame gli articoli } che insegna la Religion
Cattolica , e mostrarli saldi ad ogni pruo-
ua 5 e congiuntamente conuincere lafalsiti
degli errori opposi , con sciorre distintamente } e per opera-»
tutte le obbiezioni contro gli articoli di nostra Fede, La-»
seconda via è compendiaria , cioè dimostrar /' euidente me
rito , che ha la Chiesa Cattolica ad esser creduta per infalli
bile maestra di verità 5 onde debbafi dar sede ferma
quanto ella insegna . La terza è ■> render euidenti da vn—*
lato quelle verità î chesono quast le basi , e le colonne mae
stre nonsolo della vera Religione 5 ma di ogni Religione : per
figura , l'esistenza di vn Dio curatore delle ose vmane, vn&
Religione y con cui vuol7 estere onorato da noi > vn1anima in-*
noi 5 chesuprauiua alle membra ■> a riceuere , o eterno gui
derdone , o eterna pena : dall'altro lato vuole procedersi3 a
mojtrare , che que' medestmi articoli 5 de* quali nonpuò mo-
strarfi la verità 5 ma solo la credibità 5 trascendono bensì
il lume della ragioneper eccesso , ma non glifi oppongono per
contrarietà , anzi da noi creduti -, e promouono le notizie^
per lume dì natura euidenti ■> esonofrà loro mirabilmente^,
connesse sì fatte verità > onde fi mostrano fra lorosorelle *
ed hanno fattezze sì conformi alsommo Vero > che danno a
vedere di essergli figliuole -
2 . La prima viasoggiace a moltisconci . Vno è > chi.*
per terminarla rimarrebbe corta qualunque lunghissima età.
Ilsecondo è } ch'essendo molti articoli di nostra Fede oscuri ,
non può mai a bastanza conuincerfi la contumacia di chi li
nega : anzi riputando gli Auucrsartj , che fieno da noi cre
duti per quelle ragioni 5 che affatto non conuincono la lor
verUà ^sirendono più ritrosi a crederli . // porsi per opera
a scior-
a fciorre le oppofizioni, è altresi imprendere vnviaggio,
che non haßne , conciofiache ogni verità , quantunque cer-
tijßma, per cagion di e/empio , il moto locale .> e'l tempo ,
pud eßere combattuta da impugnazioni si nodo/e , che i .
Stpitnti a fiento fappiano fuilupparfene -> i mediocri fieno
piit capaci di sapirne il nodo , che lofcioglimenio . Dec dun-
que baßare la pruoua euidente , o della -verita , o della cre-
dibilità'-, onde a daßun firenda manifeßo , che le oppofiùo-
ni fatte fono fallad .
3 . Sapientemente Tertulliane nel libro delle preferízzio-
ni infegna-i non volerfiammetteregli Eretici aWèfame delle
Scritture. Nihil ( dice) proficitcongreífio Scripturarum :
perche i'Eretico non recipit quafdam , non recipit inte
gras :le corrompe propter diuerfas expofitiones , e pero
per cjfe aut nulla , aut incerta visoria eft, aut parùrru
v certa. E conchiude : Hoc difputandum eft, quibus fit
tradita difeiplina > qua fiunt Chriftiani , vbi apparebit
eíTe veritatem difeiplina; (cioènella Chief*) ibi erit veri»
tas feripturarum, & expofaionum . Per egual ragione non
vogliono ammetterßgl Infedcli all'efame degli articoli fu-
periori alla ragione : In quibus eft incerta vi ¿loria , comes
parlai ertulliano , perche procedendo dall'vno alTaltro, e
dallo fcioglimento di una difficultЛ generandofi I' altra ,
prima fi terminera la vita , che la contefa . Vuole dunque
dimqßrarfila credibllità di tutti , e fegnatamente dell' in*
fallibility della Chiefa Cattolica , ch' è la maeßra di tutti .
Fermata queßa , nefiegue •> che le vere Scritturefieno quel
'. le , che la Chiefa approua , e che la ragione militi afaußr
delle verità , ch'eßa infegna ; quindi è , che le oppofizioni ,
che сontro queflafifanno ,fono fallad, che chefia -,fefap-
pianfi da noi dijfoluere con chiarezza tutti i Sofifmide7 Mi-
firedenti-
4. Jo per tanto nelf opera prefente mifono attenuto alla
feconda, e conjuntamente alla terza via. Ho fermâta-,
con euidenza la verità di quegli articoli , che coßituifeono i
fondamenti della vera Religione , Cid nel prim« libro . Но
moßra-
mostràta Vèuicíenza àel merììo > che ha àdejsfyécreduï* '/«-r
CattolicaReligione :ciò nelseconda » ejerzo ìibro . Ho ten-
duta aperta la conformità , che tengono col lume délia ragio-
né i misterijpiù arcani^ cbe c'insegna la Religion Cattolica :
cìo nel quarto libro . Nel quinto ho data a vedere con ispe-
cialitàl'arte ammirabile vsata da Dio nel Sistema- dell1 rv-
mana Redenzione . Nel sêsto , e nel settimo mi sono argo-
mentato d' illustrare con nuoua luce tutte le verità j cbe ci
insegna^la Fede cirea la seconda venuta delSaluatore
giudicare il Mondô ^e' circa il supremofin'e\ d cúï.èstato
ordinato da Dio V'Vniuerso 5 e quanto 5 ed ba.egli voluto , e
permejso nell''Vniuerso nel corso di tutti i Secoli . Infine
nell'ottauo libro ho sciolte , non per necesjìtà , ma corne suol
dirsi Ad maiorera abundantiam » varie obbiezzioni contro
agli artic'olí fondamentali di nostra Fede.Ho procurato con
q u alche ornamento rendc-r amène le •verità pià alte, epià
nrcane }perche mi èvoto •> che corne i cibi .quantunque salu-
bri^oue lor manchiil sapore yst'lasciano lèosì atlescritture
quantunque dicose fileuHntise sonoprïjue diamfnitd) man-
canv Ugitoti * • '» „-« i i

THYR-
THYRSVS
GONZALEZ
PRiEPOSlTVS GENERALIS
Societatis I E S V .

CV M Opus illud , cui titulus Ueuidentc-,


mérito .> che ba d'effèr creduta per vera-,
la Religion Cattolica , à P. Nicolao Maria Pal-
Xauicino noftrae Societatis Sacerdote confcriptam ,
aliquot eiufdem Societatis Theologi recognouerint ,
QC in lucem edi pofle probauerint , facultatem faci-
mus , vt typis mandetur , fi ijsad quos pertinet , lta
videbitur • Cuius rei gratia has litteras manu noftra
fubferiptas , & figillo noftro munitas dedirnus.
Roma? i8.Augufti 1 688.

Thyrfus GonZfleX^

OPVS
Гч
OPVS , quod Ilhistriss. Nonariensis nunc Episcopi cal-
culo maximain parrc fuerar approbatum, vtiquc meo
non indigebat obscurissimo . Vidi tamen iuflu Rcuercnditë.
P.Ioannis Maria; Ferrari; Sac. Apost. PaLMagistri , Sc fatcor Zaech.y .
me leuafle oculos , & volumen volans vidisle . Quomodo
emm non volaret , quod â P. Nicolao Maria Pallauicino
cclcbcrrimo Societatis Iesu Scriptore exaratum ? Hic inge-
nioAquila, eaqux pertractat sunr celsitudine Diuina , <3c
ca , qua scripfít eloquentia , coloratas varia çquè ac venu-
stiflìma clegantia explicat pennas . Vtinam cuolarct ad insi-
delium Haircticorumque manus : & vtinam hi imitarentur
£zechieIem,comedcntcs voKmicn istud , haud dubico quod ^P*?*
corum ora venenataamarirudine plenaaducrsus catholicam
veritatem , íuauisTima mellis dulcedine rcplcrcntur. Dignis-
lìmum iraque censeo , non quidem vt typis videat lucem ,
sed vt Lucem , qua cumularissimè perfundirar orthodo-
xum effundat in Orbem : hac irradiata Sancta» Religionis pjaf -t<,
dogmata , qua: credibilia facta sunt nimis , credibiliora ml-
gebunt . Hue Sapientiflîmus Author eólîímat , hue & per-
tingetcum neruose arguât incluctabiliter conuincat, diluci-
<dè explicet , euidenter qua; obijciuntur diflbluat, his omni
bus addira prae dulcis cloquendi vcntistas cogit huiusAu-
thoris volumini illudadscribere . Omnc tulit punctum, qui
miícuit vtile dulci . Ita sentiebam in Conucntu nostro San-
ctae Maria; de Victoria .. Romac die 4.Noucmbris 161 3.

Fr. Blasius à Puristcatione Càrmelíta Discalcentus Sac.Tbeok.


Proseffor, ac fui Ordinis Gcneralis Historiens- .

I'wprï-
— • - • - . '--> • : j! . -
. r" ■ , • ■ r f •.
• ' • ■ ■ ■ ■ ;: . i:v :.. •

' ; Imprimatur.
Si.videbitur, Reuerendiss. P. Magistro Sacri Palatij

Apostolici .

Steph.LMenattus Epi/c.Cfrenen.FiceJg.
i.

— ^Imprimatur* *
Fr. Thomas Maria Ferrari Ord. Prad. Sac. Palatij

Apost.Magiûer*.

SINO
S I NO P SI

DELL OPERAr

A presente Opera e ordinati a tre fini .


Vno è stabilire con inuitte dimostrazio
ni quelle verità , che fono il fondameli-
so o non solo della vera Religione, ma
di Qualunque Religione . Il fecondo è ,
aggiungere nuoua luce a tutti quegli ar.
gomenti , che dimostrano l'cuidcnte merito > che ha la-.
Religion Cattolica ad esser fermamente creduta. Il ter-
20 è ageuolare la credenza de' misterij più alti , e arcani,
ch'ella insegna , con mostrare , e l' ammirabil proporzio
ne , che hanno fra loro , e quanto fieno in verso sè con-
uenienti alla Diuina bontà , e conformi alla ragiono >
quantunque tranfeendano la ragione.
Nel primo libro si dimostra l'esistenza di Dio, prima.,
con pruoue piane 3 c aperte adatte a gì' Idioti , appresta
con pin profonde considerazioni atte a conuincerc i dot
ti , e perspicaci . Con simil arte si dimostra la sua proui-
denza, sì nell'ordine naturale, come nel morale. Si
scuoprc la radice delle contrarie opposizioni , e sidiuisaj
il modo dello scioglimento . Quanto sia valido a dimo
strar l'esistenza , e la prouidenza l'argomento , che si trae
dall'i stinto impressone a tutti gli Huomini : quanto fri-
uole le ragioni, con cui molti riprouano vn sì fatto argo
mento . Si procede a conuincerc con euidenzad'immor-
taVità degli animi : si propone la maniera di sciogliere i
contrari; argomenti. Si conuincc, che ci ha nel Mondo
vna vera Religione : che questa può rinuenirsi da noi . Si
dichiara la sua natura , il suo obbietto : si espongono i
caratteri , per cui distinguesi dalle false Sette : si sciolgo
no gli argomenti contrari; , e si rende ragione dell' hauei*
Dio permesse tante sì suariate j c ree Sette. ..1 '
b VII se-
S î N Ö P S I Z> E L Г 0 P E R A.
Il fecondo libro côtiene qucglí argomenti, i quali ren-
dono euidente il meritO,che ticnc ad efièr creduta per ve
ra la Fede Cattolica . Che i veri miracoli fono argomenti
jnfallibili delle verità,in confermazione delle quali fi fan-
110 . La /leíía Fcde de' Cattolici eíTer vn sómo miracolo in
vCiTo sè,oltre aU'eflcre preceduta, accopagnata,e feguita
da altri miracoli. Che nó puô,faluo che folíemete negar-
íi la verità de' miracoli operad nella Chiefa Cattolica.
Quáta fia ftata la copia,e la grádezza di eífi. Dalle qualità
degli operatori,dall'eíTenza delle operazioni , dal fine, a
cui imano ordinati , dagli eífetti , che partorirono , con-
uincefi , che si ratti miracoli furono opera Diuina: dalla
proincflafatta da Criftoa' Fedcli : Opera ^qux tgo facio*
& *pßfiaient <&c. ими validi argomenti a conuinecro
tutte le Sette contrarie alla Religion Cactolica. Si feio-
glic vna oppofizione de' Nouatori contra i noftri mira
coli , e generalmente fi moftra l'infuífiftenza di tutte lo
oppolîzioni,che fi fanno a' medefimi miracoli- Qnanto
fia eíficace il teftimonio de' Martiri a prouar la verità
della Fcde Cattolica . Si dimoftra ciô dalP altezza del
motiuo , per cui morirono i noftri Martiri : dalla letizia,
concuifoíferirono pene atroci, diuturne : da gli eifetti ,
che Confeguirono in eífi . Breuementefi conuince , chcJ
tutti i caratteri de' veri Martiri fi contengono ne* foli пей
ftii Martiri . Quanto fîeno autoreuoli le predizzioni, che
dimoftra no la verità della mcdeiîma Fcde . Si fcielgono
le principali fra eífe a didurnequefta verità . In vnfàttb
recente vnirfi morri foffertevmiratíoli y predizzioni, a di-
moftrar la verità della Fcde Cattolica. Il nuífîmoframir
racoli a f«ui or di detca Fcde, efler la eonuerfidnerdcl
Mondo. In quefta contenerfi tutti gli argomenti , che la
rendonocrcdibile . Pofta vna tal conuerfiones la fteflfa
apparente incredibilità render credibili gli articoli della
Religion Cartolica. A tutti i fegni, che rendpno credi-
bilcla nolera Fede , aggiungcrfi inuitta f'orza dall' eíTere
ftati predetti da' Proferí '. м . . i 4 .. : . : . î
Nel
S I N 0 P S I DELL' OPERA.
Nel libro terzo , dalla santità , vtiiità , c bellezza del
la legge Euangelica trarsi inuitti argomenti a fauor della
Fede Cattolica . Questa legge essere affatto immacolata»
a differenza di tutte le leggi vmane : innamorar gli animi
col suo bello , solleuarli a Dio , renderli Santi .. Dalla
santità di questa legge didursi, che ha Dio per autore:
per questa legge insegnarsi, non pur la sapienza specula-
rina, mala pratica, eziandio agl'idioti. Dal congiun
gimento della santità, e sapienza, effetti di vna tal legge ,
didursi in nuoue maniere la diuinità dell'autore . Infon
dersi da està vna celestial giocondità a'nostri animi : illu
strarsi con diuina luce le nostre menti ; altezza de' premi;,
che promette , delle pene , che minaccia : il timore con
scguente ad essa renderci Santi : non così il timor mon
dano . A confermazione di questa verità si considera vna
notabil differenza tra la vera fortezza di Susanna , e la
falsa di Lucrezia . Altezza del fine, a cui e ordinata la
legge Euangelica , e attitudine di està a tal sine : quanto
acconciamente ci disponga anche alla gloria de' corpi :
esser mirabil' arte di questa legge , comprendere tutti i
suoi precetti nel precetto di amar Dio. Proporzionai ar
te contenuta nel comandamento di amare il prossimo , o
il nemico • L'ostèruanza di questi precetti fiorire vnica-
mente nella Chiesa Romana : quindi didurscne la verità
della Fede , che in essa s'insegna .
Il libro quarto contiene la considerazione della \:on-
ucnienza de' misteri; più arcani,che c'insegna la Religion
Cattolica, e sono la Trinità , e Y Incarnazione, l' inalza
mento della natura vmana all'ordine sopranaturale, l'Eu
caristia . Quanto sia conforme alla ragione , che- la vera
Fede insegni verità superiori alla ragione : arte d' indur
re i miscredenti a creder queste verità . Per quai ragioni
il misterio della Trinità ecceda la sfera deg'l' intelletti
creati. Ciò non ostante essere sommamente conformi
all'altezza dell' essere Diuino tutte le verità , che circa
esso c'insegna la Fede : vn tal misterio promuovere ahresi
b 2 le prin-
S î N 0 P S 1 DEL V OPERA.
léprincipali verità di cui ci è maestra laFiloso/ìa: oltre
a ciò correggersi per c/so gli errori de' più rinomati Filo
sofi , c distruggersi i fondamenti di essi . Dal diuisato cir
ca la Trinità rendersi credibili gli altri misterij più arcani
della Fede Cristiana . Primieramente diffondersi da que
sto misterio luce , che illustra il misterio dell'Incarnazio
ne . Da amendue rendersi credibile V inalzamcnto dell*
Huomo all'ordine sopranaturale,e altri eccessi della bon
tà diuina. Si espone con proporrionata similitudine il
misterio dell'Incarnazione j e della nostra adozzione alla
fìgliuolanza di Dio . Quattro altissimi fini j a cui è ordi-
jiato il misterio dell'Eucaristia . Quanto sia diceuole que
sto misterio al nostro risorgimento , e alle disposizioni ,
che si richiedono ad esso , e segnatamente alla Castità » e
alla Verginità : nell' istituzione di vn tal Sagramento ha-
ucrci Cristo formata l'idea di amar Dio , il prossimo > il
nemico . Per esso formarsi quell'unità , ch'c fondamento
dell'amore scambieuole fra' Cristiani. In qual senso sia.»
vero , ch'è pegno della gloria futura. Si aprono nuoui
fonti della conuenienza d'istituire questo Sagramento .
Il libro quinto dimostra , quanto sia conueneuole a_i
Dio , vtile a noi, buona in verso se, l'economia dell'vma-
na Redenzione. Esser debito della vera Religione (ciò
che fa la Cattolica ) scuoprirci le nostre miserie > la lor
cagione , il loro rimedio . Ragioni * che rendono credi
bile , quanto c'insegna la Fede Cattolica circa il peccato
originale. Quanto sia conforme alla Diuina Sapienza, e
bontà il legamento della nostra volontà in Adamo .Scio
glimento delle contrarie opposizioni. Quanto esatta con
tezza ci dia la Fede circa il rimedio } che recherebbe alle
nostre miserie il venturo Messia . Quanto era diceuole >
che'l ristoratore delle nostre miserie fosse il Verbo vestito
di carne . Qual fosse V ottimo rimedio de' nostri mali .
Quanto sieno folli gli Ebrei in aspettare vn Messia datore
de' beni carnali . Arte tenuta dal Redentore ad estrarre_>
da' nostri sommi mali inostri sommi beni. Checonueni-
uaal
S î Tí Ó P S I ÒBLVOPB&J.
ua al sine della Redenzione , che'l Verbo prendesstf' carne
di Madre Vergine : che fosse pouera la sua nascita , o
ípreggieuole secondo l'apparenza : che foíse aspra la sua_»
vita : che terminasse in dolorosa , e secondo l'apparenza,
obbrobriosa morte : che posto il fine, a cui fu ordinata ,
la medesima passione , e morte è stata per verità gloriosa.
Conciò ritorcersi l'argomento di que', i quali ci oppon
gono per isconueneuole l'adorar per Dio vn' Huomo cro
cifisso : anzi i Giudei , i quali si offeriuano pronti ad ado
rarlo , se scendeua dalla Croce , esser specialmente tenu
ti ad adorarlo , perche non i scese dalla Croce .
Il libro sesto , e '1 seguente dimostrano con limpida,,
chiarezza la conformità , che hanno con la ragione tutte
quelle verità , che c'insegna la Chiesa intorno al Sistema
della seconda venuta di Cristo a giudicare il Mondo .
Nel sesto libro si conuince con inuitte ragioni laconue-
neuolczza circa il sarsi da Cristo il giudizio vniucrsalc
del Mondo. Che alla seconda venuta delSaluatore do-
uerà precedere la persecuzione dell'Anticristo . Ragioni
di permettere questa persecuzione. Immensi beni, che
seguiranno da essa a gloria di Dio , di Cristo , della Chie
sa . Quanto fieno inuitte , e profonde le ragioni del dif
ferire la conuersione del Giudaismo all' età estrema del
Mondo. Quanto sia tonforme alla diritta ragione ciò
che insegna la nostra Fede intorno a' segni , che douran-
no precedere al fine del Mondo , e specialmente j che al
lora Fiat tributaria, qualis non fuit ab initio. Per egual
modo essere conformiifimo alla diuina Sapienza ■> e Bon
tà il modo , con cui saranno distribuiti , e l'ordine , che
haueranno fra loro gli estremi disairri del Mondo . .Si
considerano i rileuanti vátaggi,che sopra gli Empi; gode
ranno i Giusti ne'gastighi precedenti all'vniuersale Giudi-
cio. Quanto sieno per esser didelfi i segni della seconda da
que' dellavenuta del Saluatore.Ragioni di ciò: quanto sia
diceuole , che alla venuta di Cristo Giudice preceda l'in
cendio vniuersalc del Mondo . Mirabili essetti di questo
incen-
S I N 0 P S 1 D B L V O P E R Ai
incendio , sì rispetto al vizio , come alla virtù .
Nel libro settimo si rende aperta la conformità , chcJ
hanno col lume naturale le verità nudateci intorno alle
prossime disposizioni al Giudizio vniuersaie } e alla forma
di esso. Prima si mostra ciò intorno al risorgimento de'
nostri corpi : si considera quanto ammirabile sia per esse
re la proporzione dell'anima beata col corpo glorificato:
si dichiara , e si pruoua con varie similitudini la maniera
del nostro risorgimento . Che sarà debita alla Diuina
equità la diuisione,che saranno gli Angioli de' Buoni
da' Cattiui>e che per elsa si giustificheranno varie permis
sioni fatte da Dio circa l'oppressione de' Buoni da' Catti-
ui . Quanto acconcio mezzo a giustificare la Prouiden-
2a , sarà l'aprimento de' libri , che precederà la final Sen
tenza. Quanto opportunamente si apriranno i due libri,
cioè quello della vita , e quello della morte . Le ragioni
allegate dal Giudice nelle due finali Sentenze mostreran
no la Diuina equità nella distribuzione de' beni di fortu
na, conceduti a' Ricchi> e negati a' Poueri". L'eseguzio-
n e delle finali Sentenze formerà nuoua difesa circa varie
diuine permissioni. Ciò si renderà maggiormente paleiè
col trionfo , che i Giusti riporteranno della morte . Mi-*
rabile concerto , che faranno in eterno a gloria di Dio i
cantici de' Beati , e le bestemmie de' Dannati . Qiianto
sia debita allcgraui colpe l'eternità della pena di senso, c
di danno . Mirabile economia, con cui è stato organiz-r
zato il Regno di Dio > di Cristo , degli Eletti , terminan
do in quella perfetta vnità , per cui Dio Erti omnia in—>
omnibus . Che dall' intero progresso della presente opera
si formano irrepugnabili argomenti a render indubita
bile la Diuinità del Saltiatordel Mondo.
Il libro ottauo si è ordinato a dissoluere le opposizioni
contro quattro fondamentali articoli della fede Cristiana.
Ciò fono l'esistenza di Dio,la sua Prouidenza, l'immorta
lità degli animijla diuinità di CristcSi stabilifce,che il di
scorrere col lume della potenza inferiore circa gli obietti
della
$ 1 ó P S t DEL VOTER A.
della supcriore è fonte di grauissimi abagli : prouiene da
ciò l'errore circa Dio , la Prouidenza, i nostri animi , e la
diuinità dì Cristo, e in ciò fondansi le principali opposi
zioni conrra questi articoli. L'esistenza di Dio no escludere
la poisibiltà del male, ma inferirla : stante essa non opporsi
alla diuina bontà la permissione de' peccati.DalJe opposi
zioni degli Athei cótra della Prouidenza, e de' Manichei
contro alla bontà di Dio didurfene in estb vna bontà , o
Prouidenza superiore a quanto posta diuisare il pensiero .
Non esser vero generalmente , che i cattiui eccedano il
numero de' buoni , e che nel Mondo il male ecceda il be
ne. Che non deroga punto alla bontà, e prouidenza:
che fra gli huomini fieno in più numero i cattiui , che i
buoni . Si stabiliscono i principi; a dissoluere le opposi
zioni di molti contra le afflizzioni de' Giusti , e le prospe
rità de' cattiui : quindi si giustifica la Prouidenza circa la
distribuzione de' beni esterni. Si dichiarano le ogezzioni
proporzionali fatte dagli Athei contra l'immortalità de
gli animi , da miscredenti contra la Diuinità di'Criflo , e
rendesi vna tal dottrina quasi sensibile con acconcia simi
litudine . Che non vale contra l'immortalità degli animi
il discorso degli Athei : Nemo agnitus qui Jìt reuersus ab
inferi* : e contro al risorgimento di Cristo le calunnie de
gli Ebrei, perche fu occulto , e fu palese la sua morte .
La vanità di questi sofismi dichiarasi con opportune si
militudini . Si stabilisce vna dottrina , per cui disiòluoniì
in maniere simili i sofismi di molti contro l'immortalità
degli animi, e la diuinità di Cristo . Si dà a vedere vna_»
arcana proporzione fra l'anima, e '1 corpo da vn lato ; il
Verbo , e l'vmanità di Cristo , la fede , e la carità dall' al
tro . Non valere contro gli argomenti per cui si è da noi
mostrata la verità della Religion Cattolica l'auuenuto
nel dilatamento dell'Alcorano , e l'operato da Licurgo
nella Città di Sparta .
Oltre alle opposizioni disciolte in questo libro,ci hanno
altre discioltcnel progresso dell'Opera presente. Se circa
lo scio-
s r n o p s i dblvopbra:
Jó scioglimento di alcune altre rimanesse dubbio a chi
legge j riducasi a memoria , che all' euidenza , o alla cer
tezza di vna Sentenza, non e necessario , che tutte le op
posizioni contra essa si dslsoluino apertamente, basta che
di vna tal Sentenza Zìa cuidentc , o la verità , o la credi
bilità . Ciò si è mostrato auuenire a tutti gli articoli de'
quali ci è maestra la Religion Cattolica .
i

mi
W

LIBRO

CAPO PRIMO.

PROEMI 0.

i. O P P 1 0 è il 5nc da me inteso nella


presente Opera . Vno c dar ampia
materia per conuincere l'Infedeltà >
e l'Eresia ,mafïîmamente a coloro,
che di presente s'impiegano nelle
Sàcre Missioni. L'altro e proporre
a' Fedeli tutti quegli argomenti , che giouano a maggior
eccitamento , e fermezza della lor Fede .
2. Quanto al primo fine 5 ho considerato, che per au-
uentura mai non si offeriranno circostanze più opportune,
che le presenti, a conuinccr l'Eresia, e l'Infedeltà, special
mente Maccomettana . Se fauellisi dell'Eresia ; le moder
ne Sette hanno riceuuto graui ferite dalla diuturnità di vn
secolo e mezzo , da che nacquero . Il tempo scuopritore
della verità ha tolta la maschera alla menzogna , e parto-:
rito in molti Eretici il disinganno : altri ha posti in dubbia
fede de' loro errori : in tutti ha raffreddato il bollimento
delle passioni , delle quali il tempo è la miglior medicina:
ed appunto il bollor delle passioni è simile a quel della fe-
bre che non è acconcio alle medicine , che talora passa
no in alimento del morbo , onde non lo sanano , ma l'au
mentano. A queste si aggiungono altre piaghe impresTè:
al Caluinisino dall'inuitto valore di Luigi Decimoquarto
nelle Gallic,*dalla conuerfione di Carlo Secondo nell'In
ghilterra, e.dalla pietà , e zelo di-Giacomo Secondo Suc-
*. ; A cessore
1 LI'BRO PRIMO.
ceíïbre di Orlo. Nell'Alemagna ha riceuuto l'Ere fiso
graui pregiudizi) dall' esser succeduto nel dominio del
Palatinato> e nel voto di Cesareo Elettore il Duca di
Neoburg. Sono altresì stati impressi a Lutero mortali col
pi dalle sconfitte 5 che dalle armi Cesaree ha riceuute il
Techely , e gli altri Luterani ribelli a Dio » e ali'Impera-
dore . Talché non è lungi dal vero 5 che ormai sia giunta
l'ora , in cui le moderne Eresie fon destinate a morire ,
massimamente che per tutto s' impiegano gli Apostolici
Missionari) , a ridurre i trauiati al sagro ouilc del sommo
Pastore .
3. Se fauellisi dell' Infedeltà ; si scuoprono di conti
nuo nuoue Contrade incognite nel nuouo Mondo> in cui
diffonder la Fede Cattolica 5 e segnatamente le Isolo
Mariane bagnate dal sangue di molti Euangelici Operai
fon disposte a partorire Fedeli . Ma sopra tutto sono lo
presenti circostanze opportune alla conuersione de' Mac-
comettani . Tre cagioni mantengono il Maccomettismo:
la potenza temporale de' Turchi : la difficoltà di conuin-
cerli per la ritrosia a vdir la predicazione : la materia pu
trefatta nel Cristianesimo dalla prauità Ereticale > la qual
materia porge continuo alimento al Drago Maccometta-
no . Ora tutte e tre queste cagioni sono in parte cesiate :
la potenza Maccomettana nell'Oriente,e nel Settentrione
ha riceuute graui percosse dalle armi Cristiane, che l'han
no in singoiar modo abbassata , c vmiliata . Queste per
cosse aprono la via alla predicazione dell' Euangelio in
molte Regioni , e obbligano i Turchi a non chiuderle-»
pertinacemente l'orecchio . L'Eresia , e massimamente il
Caluinismo , eh' è la più prossima disposizione al Macco
mettismo j e in declinazione per le ragioni antidette.
4. Or quando ad abbatter l'Idolatria nel nuouo Mon
do concorrono iRe di Spagnai di Portogallo con Tarmi;
contro l'Eresia sìmpiegano i commemorati Monarchi » e
Principi ne' loro Stati ; il Maccomettismo è combattuto
da Cesare > e da' Collegati ; d'auuantaggio , alla conuer
sione
CAPO PRIMO. 3
sione de' Gentili , degli Eretici , de' Turchi » molti Apo
stolici Miflionarij, sì degli altri , come del mio Ordine •
impiegano le fatiche , i sudori , c'1 sangue i io , che non
posto concorrerui in altra maniera» vi concorrerò in que'
modi , co' quali concorrono alla pugna i fanciulli , i vec
chi} le donne ) cioè somministrando le armi a' soldati:
perche lo scriucre quest' Opera sarà vn fabbricare f na_»
picciola armeria, per fornire i sagri Miflionarij distro-
menti atti ad abbattere le Sette commemorate.
5. Per dichiarare il mio secondo intento , eh' è gio-
uare con quest' Opera parimente a' Fedeli , ô mestieri ,
che mi rifaccia alquanto più da alto . Fra le innumera
bili specie d'insania , ond'è ripieno il nostro Mondo , due
sono le massime . Vna è non credere i misteri; di nostra
Fede , i quali credibiliafasta sunt nimis . L'altra è j cre
dendo non operare conformemente agl'insegnamenti di
essa : magna profeftò insania est ( scriile il sepientissimo In *d
Pico ) Evangelio non credere , cuius veritatem fanguis raHC'nf^"''

Martyrum clamai , Apostolica résonant -voces -, prodigià pro


bant 5 damanes confitentur : sed lungè maior insania -ysì de^
Euangeiy veritate non dubitai , viuere tamen , quasi de cittì
falfitate non dubitare^ E per verità se Cristo hauelse detto:
beati d'mites -, va pauperibus ; iìcome ha detto : beati pau
serei , va diuitibus : se il diletto Discepolo in vece di c o-
mandare : nolite diligere mundum , haueslc intimato dili-
gite mundum , niente più si farebbe da molti Cristiani di
quel , che lì fa per amor del mondo , per issuggire la po-
uertâ , per acquistare le ricchezze : quindi è continuo il
vedersi fra mortali, che molti operando giusta vn dettame
affermino di credere con fermezza l'opposto .
6. La profonda considerazione di ciò m* induce a sti
mare, che quantunque a molti sia comune la seconda spe
cie d'insania , che è : de Euangelij meritate non dubitar•<*,
tamen fio viuere , ac fi de cius falfitate non dubitarent ; in
altri però moltissimi , la cui vita è opposta agl'insegna
menti della Fede , che professano , regni la prima specie
t A 2 d'insa-
H LITRO PRIMO.
■ d'infama î'ch? è , Euatigelio non credere , o vacillare nellaj
•credenza , ch'è lo stesso , che non credere . Mi conferma
'in questa opinione il sapere, chela Fede Cristiana è vna
forma nobilissima , e che però sdegna di alloggiar lunga
mente in corpore subdito peccati* , e vi alberga quasi per
forza , per quel modo -. che albergherebbe vna Reina in
vna vii cloaca : onde l'Apostolo afferma degli empij , che
tengono la Fede in catene : in iniujiitia detinent . Da ciò
è , che come l'anima tolte le sue congrue disposizioni ab
bandona il corpo , e solo per miracolo può albergarui ,
•cosi la Fede: auuengache per ordinazione diuina quasi
miracolosa alberghi qualche tempo inanimasubdita pec~
catis : pure , perchepatisce violenza , e il violento non è
durabile , e i miracoli non fon perpetui , in sine l'abban
doni , lasciandoui solo quella esterna specie di Cristiano,
ch'è simile a i lineamenti , che rimangono nel cadauero 5
. » partitane l'anima . Ciò è sì vero, che talora i vizij di
struggono , non pur la Fede , ma quella possibilità della-»
Fede, di cui intese parlare irSaluatore, allorché disse :
Quomodo vos poteflis credere , qui gloriarti adinuicem—r
lamini '\C"p. q11**1*1* ? Sapientemcnrc San Bernardo :si diligetiter confi-?
4?. deremus ( dice ) cuntla sene vitia ex tncredulitatis vitio
inuenïemui 'oriri : quis enim vanam mundi gkriam quare-
ret , siperseciè crederet , aliam effefuturam in Calis immar-
cescibilem ì E appresto : putasne buie gloria bumana tam
incerta->quà?n transitoria-, atiimùm inclinarettNequaquàm .
Sed quod tales ajserantse Deo credere-, prouenit ex quadam
consuetudine , qua totum pene mundum tali vident } & au-
diunt,side teneri.
7. Questa considerazione mi ha condotto a credere -»
che mentre tanti sublimi Dottori s'impiegano nell'ecci-
tare con pi/ssimi libri i Fedeli alla carità , porti il pregio ,
che io ponga qualche studio in iscriuere vn' Opera ecci
tatrice alla Fede , che oltre il confondere, e conuincere i
miscredenti , seruirà a stabilire vie più la fermezza di ohi
crede. La Fede è fondamento della carità > £ drtutteìe,
- \ alare
CAPO PRIMO. 5
altre virtù , che costituiscono la vita Cristiana : quindi il
propone motiui , che accendano alla carità, prima di ha-
ucr altamente stabilita la Fede , è lo stesso , che tirar alto
i muri della case prima di haucr stabilito i fondamenti .
Le repentine , e grauissime cadute , che si scorgono in_»
molti 5 e ci sono occulte , nascono , com' è consueto nel^
le rouine delle case, dalla debolezza de' fondamenti.
A ciò volle alludere il Redentore, quando descrisse la.»
caduta di quliV edifìzk) , ch'era fondato sopra l'arena 5
non sopra la pietra viua. Quindi hauendo io proponi
mento di comporre altre Opere contro que', che cre
dendola dottrina del Vangelo, viuono, come se fos
sero infedeli , voglio premettere la presente Opera con
tro que', i quali Euangelìo non credunt .
8. Ho notato , che fin ab antiquo le due Sette più
contrarie alla vera Fede furono l'Epicurea, e la Stoica .
La prima, perche è Idolatra del senso, a cui bandisco
guerra Ja Religione Cristiana . La seconda , perche la su
perbia della Stoa si sdegna di sottomettere l'intelletto a'
misteri; riuelati . Queste due Sette hanno per verità innu-
mcrabili seguaci eziandio fra Cristiani , Aulici , Soldati',
huomini scioli più tosto, che dotti , quali benché esterna
mente , e specolatiuamcnte professino di esser Cattolici ■>
quanto alla pratica tendono all' Epicureismo, e allo Stoi
cismo . A questi segnatamente sarà vtile l'Opera presente.
9. None questa indirizzata da me a' soli eruditi 5
ma ad ogni maniera di persone , onde non è mio inten
to di valermi in esta frequentemente di profondi discorsa
ma di pruoue piane 5 ed aperte , che si addattano ad ogni
specie d'intelletti: e perche non basta conuincere l'intel
letto col discorso , se no'n si vince la ritrosia , che pruoua
l'imaginazione, .e l'intelletto medesimo infoscato dall'
imaginazione a fermar la sua credenza in misterij altissimi,
e per l'eccellenza della lor luce oscu rissimi , voglio gio-
uarmi di frequenti similitudini , che fieno vtili ad impri
mere nella fantasia simolacri acconci, a tener fissa la_i
mente
6 livro primo:
mente nella contemplazione di oggetti , quanto sublimi,
altrettanto astratti per lor natura . Imiterò in ciò il magi
stero del Redentore, di cui niuno Scrittore Canonico ha
da vn lato insegnato misterij più alti > dall'altro niuno vsa
più frequentemente le similitudini , e le parabole per ad-
dattarsi alla capacità non solo de' sapienti , ma de' rozzi ,
e degli illitterati . Non lascerò ne' racconti di permi-
schiare il piaceuole all'vtile, per modo,che si trasformino
insieme, e quasi passi l'vno nella natura dell'altro : imiterò
con ciò nel curare gli animi l'arte curatrice de' corpi }
De Deliriti* facendo: quemadmodum Medici) qui cum alligant vulnera-,
cbrifl.iih. i. jj0N incompositèised aptèfaciunt , vt v'inculi vtilitatem qua-
taj,. t4. jgnt puhhritudo etiamsubsequatur .

io. Mi ricordo di hauer letto, che Sant'Agostino


liebbe in disegno di comporre vn libro, in cui combattere
ad vn'ora tutte le Sette Eretiche, e tutte ad vn'ora distrug
gerle : samdiù est ( dice il Santo ) quod animo voluo, alque
reuoluoy & quadam méditâtione contueor: ego vero hoc magis
volofacere-,si & Deus velit-, vndepojjit omnis harejis, & qua
nota est, & qua ignota vitari, éf vnde reclèpofftt quacunque
innotuerit fradicari . La qual Opera il Santo non potè
condurre ad effetto preuenuto dalla morte. Sicomc il
Santo dice : omnis haresis , cosi poteua dire : omnis Seclsu>
Pagan'jrum, Judaorum &c. & qua nota eji-yò' qua ignota .
li far ciò riefce ora di lunga più ageuole , che al secolo di
Agostino, perche il tempo ha renduto da vn lato più palesi
gli sconci di q ualunque Setta distinta dalla Cattolica^dall'
altro ha moltiplicati a dismisura i segni,i quali dimostrano
il merito , che tiene ad essere creduta per vera la Cattoli
ca : ha insegnata l'arte di sciorre i sofismi , che si formano
contro la certezza de'suoi mister&ed ha impiegato l'inge-
grio di molti Maestri indiuinità a stabilire più profonda
mente quegli articoli, che sono la base, sopra cui si fonda
la Religion Cattolica : laonde non fon io temerario , so
mi accingo a mettere in opera ciò , che quel sommo Dot
tore hebbe in idea .
CAPO
7
CAPO SECONDO.

Che le Creature eziandio infime rendono palese batterci


vn Dio autore del Mondo .

1. T E scienze prendono principio dalle verità più


I i note: quindi io darò principia all' Opera pre
sente, dal dimostrare Dio ; perche rhauerni vn Dio auto
re del Mondo , è verità sì nota » che i medesimi Athei ne
gandola la consestano ; mentre : luu.sat. t7
Et nullo mundum dicunt recJore moueri
Natura voluente vices , ò* lucis , anni .
E che altro è questa natura , che Dio negato dagli Athei
sotto aspetto di primo Motore, e per l'innata sorza del
vero confessato sotto aspetto di Natura rettrice dell' Vni-
uerso, e motrice de' Cicli con tale ordinamento > che non
può attribuirsi saluo che ad vn Ente, non solo intellettua
le, ma perfettissimo . A ragione Sant'Agostino afferma ,
che gli sarebbe riuscito m en malageuolc il negar di hauer
esso medesimo l'estere , che di negare resistenza a Dio >
per estere a lui l'esistenza Diuina più indubitabile per ra
gione , che la propria per eiperienza .
2. Le innumerabili specie di creature, che popolano
il Mondo,eziandio que' fiori, queir herbe , che calpestia
mo co' piè , sono altrettanti miracoli di sapienza, e di po
tenza , per modo che chiunque da' loro vna semplice oc
chiata con la mente : obJtupefcit-> obruitur mtraculis , come De hber' ari'
paria Sant'Agostino , conciosiache , come dice il Santo :
ornitis creaturaJpectes , &forma qua/i quadam varietatC->
lìnguarum vndique clamant , atque increpant agnofeendum
eJJ'e Creatorem . Ne pure le selue più inculte son priue di
questi prodigij di sapienza,di bontà.Afa filud qutdem(dicc PU», ub. 14.
Plinio) horridiorq; natura facies medicinis tvi/r/.-disponen-"^' **
do ciò Dio : vt medicinafieretipfafolitudo, non meno del
le infermità del corpo, che dell'Atheismo negli animi .
3. Se ci hauesse vn libro di gran mole scritto con tai
carat-
8 LI^RO PRIMO.
caratteri , che il minimo fra essi rendesse palese, che il suo
Autore e dotato di eminente sapere, o vn Poema sì artisi-
zioso , che ciascun verso , anzi ciascuna sillaba di çsso fa
cesse fede , che fu opera di sommo Poeta ; qual forsenna-
tagine potrebbe fìngersi simile a quella di colui , il quale
osasse attribuire quel volume, e quel poema ad vn Autore
illiterato , e a cui foste ignota la stessa quantità delle silla
be, chc'l compongono? Tal' è la pazzia di chiunquo
nega , vn Dio eflère l'Autore del Mondo . Le creature
minime per cagion di esempio vna formica , vn vermetto,
vn'ane, fon cola minore rispetto all' Vniuersc, che vn ca
rattere comparato a vngran libro, e vna sillaba posta.»
rimpetto all' intiero poema dell' Iliade , e dell' Eneide ; c
pure splende in esse non minor sapienza , potenza, o bon
tà, che nella fabbrica di vn vasto Elefante, che nel corpo
vmano . Quanto alla sapienza ; se considerisi la formai
esterna delle membra de' piccoli animaletti, occhi, orec
chie, lingua , non è vna tal forma meno adatta al suo sine,
che le membra dell' huomo , e dell' Elefante : se conside-
rinsi la potenza interiore , e gl'istinti impressi a questi ani
maletti) non sono meno ammirabili , che la potenza con
ceduta agli animali più nobili . Chi non i stupisce a con
siderare la prouidenza della formica , l'arte di fabbricar
le sue casuccie, indi arricchirle in tempo di state di vitto-
uaglic, di morder quella parte del grano, che se rima-
neslè in esso , il grano marcirebbe ? Chi insegnò a quel
picciol vermetto l'arte di sormar la seta , all'api di formar
il miele , e la cera in modo , che dal lauoro di que' vermi
vanno pomposi i nobili , si adornano i Re, i Sacerdoti :
de'lauori delle api si rendono saporose le viuande, vtili
le medicine: lelorcerc illuminano anco le sale de' Re,
gli altari, i tempi; di Dio ? La Scrittura c'inuia spesso al.
magistero di questi animali: vadeadformicamp'gcr ( dice
il Sauio) . E come potrebbono questi animaletti esser
maestri nostri,fe non foifcr lauoro di vn maestro più scien
ziato, che noi? E se noi ignoriamo l'arte di formar la seta,
il
capo secondo; 9
il miele, la cera, la quale essi sanno, chi l'ha loro insegna
ta, fuorché vna Sapienza creatrice di essi ? Son più mira
bili i lauori , che fan molti Bruti senza ragione , che i la-
uori , che fa i'huomo per ragione , e per arte : adunque i
Bruti imparano a farli da vn Maestro , che non solo è sa
piente, ma la stessa sapienza . Iddio nella conuersione del
Mondo ha voluto ammaestrare i sapienti per mezzo di
pescatori idioti, a dimostrare, che quella dottrina proue-
niua da Maestro superiore, cioè da lui medesimo, il quale
rimprimeua a quegl' Idioti . Per simil modo ha voluto ,
che noi huomini apprendiamo da' Bruti varie arti , affin
chè ne raccogliessimo , che i Bruti dal magistero di vn so
ttrano intelletto haueuano impressa quella scienza, cho
non poteua nascer da loro, nè poteua rinuenirsi da noi .
4. Quanto alla potenza , questa apparisce di lunga_.
maggiore nella fabbrica degli animali piccioli , che de'
grandi . In questi la copia della materia ageuola il lauo-
io,in quelli la scarsezza lo rende quasi impossibile . Non
iì ammira chi scrisse l'Iliade di Omero in giusto libro ,
bensì chi ha potuto chiuderla nell' angusto giro di vna_»
noce : così l'hauer potuto formare i sensi , le facoltà intc
riori y P imaginazione in certi vermicelli sì piccioli , che
col solo microscopio possono discernersi, è opera di mag
gior potenza , che l'hauerli formati in vasta mole . Cho
pupilietta sarà mai quella di quei vermicelli, il cui corpo
intero ci è asfatto inuisibile , e pur in essa stà dipinto il
Cielo, il Sole, tutte le stelle ? È chi altri , che vn pittore
onnipotente potè formar simil tela , che in sì breui angu
stie capisse mole sì vasta ? Certamente chi la formò,come
fu dotato d'incomprensibil sapere, così d'infinito potere .
5. Che dirò della bontà?Che Iddio si prenda cura de.
gli huomini, degli animali,e delle cose inferiori,non par
ue ad Aristotile cosa degna di lui, e però negogliela: non
seppe concepire l'infinito abisso della Bontà Diuina , la_*
cui grandezza consiste nel discendere eziandio alle cose
inaine . E qual bontà può fingersi pari a quella , che ha.,
B Dio
10 LIBRO PRIMO.
Dio di prouedcre di quanto fa bisogno per mantenimen
to ad vna formica , ad vn verme , ad vn ape ? E chi potrà
dubitare,se prenderà cura di noi, che siamo sì nobil fattu
ra, quegli,che la prende sì esatta di cose sì infime? E que
sto è per mio credere il doppio fine , per cui si prende cu
ra delle cose vili : vno è , l'ammaestrare per este noi : l'al
tro è,dalla cura,che scorgiamo tener di loro, recare argo
mento di quella , che tiene di noi . I vasti animali sono
ordinati a recar prouedimento a' nostri corpi , vestendoci
delle lor pelli , pascendoci delle lor carni , difendendoci ,
armandoci : i piccioli seruono ad ammaestrar le nostro
menti . Ora raccogliendo la sorza dell'argomento . Se
ciascun di questi piccioli animali , i quali sono 2 guisa di
piccioli caratteri del gran libro delle creature , di breuis-
fìme sillabe del gran Cantico dell'Vniuerso, ci dimostra
no con sì limpida euidenza la sapienza, la potenza, la^
bontà dell'Artefice ; quanto maggiormente renderai!.!.,
aperta l'intero libro, l'intero poema di questo grando
Vniuerso ?
6. Dirà taluno , che'I maggior parto di vn huomo è
l'huomo prodotto da lui, e pur non lo produce per azzio-
ne intellettuale, ma corporea, e senza il conoscimento di
quelle persezzioni , che producendolo gli dona. Potrà
dunque per simil modo la natura produrre parti artifizio-
si a caso , e senza l'opera dell' intelletto . L'opposizione è
sì falsa, che anzi da questa considerazione la sauia Madre
de'Macabei ne colie, che non ella , ma vn sourano intel
letto, ch'è Iddio , era il principale artefice de' suoi parti :
Nefcio ( diceua ella a' figliuoli ) qualiter in vtero meo ap-
paruiftis; con che faceua noto ad essi , che Iddio , e non_»
lei doueuano conoscere per loro vera cagione , a cui eran
debitori dell'esser loro. Laonde il veder,che l'huomo ge
nera l'huomo senza il concorso dell'intelletto,rende apcr-
to,ch'egli non è il vero artefice dell'huomo, ma stromen-
to di vn superiore artefice intellettuale , il quale diesan
dolo con. la mente ne tiene l'Idea .
CAPO
II
CAPO TERZO.

Si accresce sorza alle dimostrazioni recate con impri


merle all'intelletto persimilitudini propor
zionate all' imaginazione ,

x. "TJ Ingiamo, che vn Pellegrino passando per vna


\j selua vi trouasse vn Palazzo fabbricato se
condo ogni legge di architettura , e ben proueduto di
ogni maniera di supeilettile ; e interrogando , come si è
fatto , ne hauesse per risposta , che si è formato a caso da
vn sasso caduto nella rouina del monte propinquo : chi
non ischernirebbe il narratore ? Se altresì vn naufra
go approdando ad vn Isola habitata da' foli animali vi
scorgesse fondamenti} stanze , e altre reliquie di palazzi >
non farebbe seco ragione, che fosse vn tempo quell'Isola
stata albergo di huomini, non potendo attribuirsi alle bé
stie nè pure quelle non tanto fabbriche, quanto rouine ?
Or quanto meno potrà attribuirsi al caso l'intera fabbrica
dell' Vniuerso?Se taluno entrando in vna bottega vi ammi.
rafie copia di statue superiori a quelle di Fidia,e di dipin
ture più artifiziose, che le tauole di Apelle, potrebbe egli
per auuentura dubitare, che tutto ciò foste per caso ? Chi
vidde macche mescolando a caso, e vncndo i quattro co
lori, n'esca da sè medesima vna dipintura di animale, o di
niun altro,che habbia nè pure rozzamente imagine, e for
ma dcterminata?Ciò perche i colori fon cosa morta,e il/o.
gliere l'artefice e da questo l'Idea,che muoue vna tal ma
teria, è lo stesso, che non poterne hauer imagine, ma solo
tintura: similmente gli Elementi , che fon la materia del
le cose inferiori, e gli altri Corpi, e il Cielo 5 ch'è l'agen
te, senza vna mente , la quale muoua , si che quelli sieno
moífi a disegno ; col solo confondersi , come sognano gli
Athei, non formerebbono cose artifiziose , non che tanti
miracoli di natura,ma nuli' altro farebbono, che confon-
lersi i contrarij5distruggersi>e vincersi . Sarebbe vn men-
B 2 tecat-
T2 LIBRO PRIMO.
tecatto C dice Tullio ) chi attribuisse ai caso Ja sfera-
' composta da Archimede , che rapprefentaua i moti cele
sti: Hi autem ( soggiunge degli Àthei ) dubitarti hoc de
Mundot ex quo oriuntur, &fiunt omnia; casu ne ipsefit effe-
clus , an ratione ac mente , & Arebimedem arbitranturplus
valuijse in tmitandis sfera conuerfionibus^ qua m naturam in
efficiendis . Conferma egli questa verità con l' esempio
dell'Horiuolo, della pittura> e della scultura .
2. I lauori dell'arte sono copie , icui originali sono
le opere della natura : la statua rappresentante PHuomo ,
e '1 Cauallo, è vna rozza espressione della loro esterna fi
gura . Or se di niuna di queste copie sospettiamo, che sia
fatta ad abattimento, oda artefice inanimato, ma solo
da vna mente , che ne formasse l'Idea , e regolasse la ma
no, e gli stromenti a farla; chi vorrà credere , che l'origi
nale , cioè l'Huomo , e '1 Cauallo stesso sien fattura del
caso , o di cosa inanimata? Che dico l'Huomo , e '1 Ca
uallo ? Che l'intero Vniuerso sia fattura del caso ? Nella
sola fabbrica di vna pulce ci apparisce maggior sapienza >
che in tutte insieme le fatture dell'arte. Se dunque sa
rebbe follia l'auuisarsi , che tutte le fatture dell'arte fieno
opera del caso , quanto maggior follìa sarà il sospet
tar ciò in vna sola pulce , quanto più il sospettarlo dell'
intero Vniuerso popolato d'innumerabili forme nobilissi
me, e fra loro ordinatissime ?.
3. I parti della natura sono lauori di sì squisito arti
fizio , che nessun intelletto vmano basta a comprenderne
la perfezzione , elafinezza. Posto ciò. Chi potrà darsi
a credere, che fieno effetti non dell'arte, ma del caso que*
parti , la squisitezza del cui artifizio non vale a compren
dere verun creato intelletto ? Più . £' senza dubbio cosa
maggiore l'vmano intelletto, da cui procedono le fatture
dell'arte , che queste stesse fatture . Pertanto , se i lauori
dell'arte non possono attribuirsi al caso., ma al solo intel
letto , quanto meno potrà attribuirsegli lo stesso intellet
to , e non vn solo > ma tutti qucgl'intelletti 5 che furono ,
sono ?
C 'A P 0 A R r 0 . 13
sono ] e saranno ? Chi impresse a questi intelletti I* idea ,
il seme di tanti artifiziosi lauori ? Diranno, il caso . Dun
que senza idea fuion formate le idee di tutti gli Artefici?
Senza idea non possono sormarsi pochi versi, senza idea
si saranno formati tutti gl'intelletti , e in questi le idee di
tutti i poemi,di tutte le arti, dalle quali escono^e vsciran-
no infiniti lauori artifiziosi ?

CAPO QJV ARTO.

Siftabilisce Ve/istenza di Dio con dimostrazionepiù


profonda, e più alta.

i. áT*% ' Insegna la natura , che qualora si cerca la_>


cagione di vn effetto , quegli preualga nel
conrrasto, che la diuisa migliore, e più proporzionata all'
effetto. Ora ci ha lite fra noi , egliAthei, se la cagione
prima del Mondo sia vn ente ottimo,sapientiffimo, poten-
tissimo,cioè Dio,o pure il caso priuo di bontà,di potenza,
e di sapienza. Pertanto qual Paride sì mentecatto, che osi
preferire alla ragione ottima la non buona , alla potentis
sima l'inferma , alla sapientissima l'insensata ? Questo sa
rebbe appunto,come sefacédosi lite,se l'autore del famo
so giudizio dipinto da Michelangelo nella Sala Vaticana
foslse stato vn cieco nato, che hauesse a caso gittato i pen-r
ncllijo vn grande arteficctaluno decidesse la contesa a fa-
uor del cieco nato : anzi il fare autor del Mondo il caso ,
è insània tanto maggiore , quanto il Mondo è più bello ,
c artisizioso di qualunque dipintura , e il caso è non solo
cieco, ma stolido, e insensato . Da vn simile insegnamen
to di natura si raccoglie , che l'Àutor dell'Vniuerso e do
tato di somma sapienza , potenza , e bontà ; conciosiachc
quegli, a cui nel formare i lauori della natura , occorre
là miglior disposizione, e nell'ordinarli il miglior fine , si
persuade senza puto dubitarne, vna tal disposizione essere
fiata posta nelle cose informarle) e vn tal fine inteso nell'
ordi-
LIBRO PRIMO.
ordinarle: e pure se non ci fosse impressa la naturai con
tezza della somma sapienza, potenza, bontà dell'A utorc,
potrebbe dubitar/i, che vn tal fine, e vna tal disposizione,
quantunque migliori, non fosser nelle cose, perche l'Au
tor dell' Vniuerso , o non le hauesse conosciute per difet
to di sapcre,o non volute per difetto di bontà, o non esse
guite per difetto di potenza. D'auuantaggio ciascun-»
nuomo è detcrminato à credere , che sia vero ciò , eh' c
conforme alla ragione,più tosto che ciò, eh' e o mcn con
forme ad cssa,o difforme: ma è conforme a qualunque ra
gione , che non sia priuo deH'esscrc il necessario , mentre
n'è dotato il contingente ; dunque e follìa negarlo all'
ente necessario, eh' è Dio . Chi potrà fingersi, che la ne
cessità delle cose , la quale non può saggiamente dispia
cer a veruno, essendo aperta insania l'attristarsi di ciò,
eh' è necessariojsia disposta per modo, che debba natural
mente spiacere a tutti, sia disposta si reamente, che la for
te dell'essere sia toccata al contingente, all'imperfetto , il
quale mendica altronde l'essere; e che il perfetti/Timo , il
necessario, in vece di esser per se stesso, sia priuo non solo
dell'essere , ma della possibilità dell'essere Í Se ciò fosse :
chi non bestemmierebbe,per così dire, questa folle, e dis
graziata necessità , questo ingiusto fato > il quale hauesse
conceduto l'essere al men nobile, al difettuoso, e hauesse
nel carcere del nulla , senza possibilità di vscirne giàmai >
confinato il perfetto, l'indipendente , il necessario .
2. Per fine è euidcnte,che all'Atheismo non si peruie-
nc , saluo che per mezzo dell'ignoranza , e dell'empietà :
e che altresì l'Ateismo è fonte d' innumerabili vfzij , per
modo che que' medesimi , i quali negano a Dio resisten
za, affermano , ester necessario persuaderla per vera a sal-
uczza del Mondo. Strana follìa, voler, che sia vera_»
quell'opinione, a cui si peruicne per mezzo dell'empietà,
e dell'ignoranza, che fon le fonti dell'errore, quella 5 che
creduta rouinerebbe il Mondo contaminandolo di orri
bili maluagità , e riempiendolo d'infinite miserie : e che
per
CAPO Q_V A R T 0 . 15
per opposto sia falso la sentenza nostra > a cui si peruiene
per mezzo della sapienza, e della virtù , che sono le fonti
della verità, quell'opinione , eh' è madre della sapienza ,
e della virtù , la. cui credenza riempie il Mondo di beni
per modo, che que' medesimi , i quali la stimano per fal
sa, reputano necessario, che sia creduta per vera per man
tenimento del Mondo . Se cosi è , l'huomo , il quale ha
persuo fine la felicità, non sarebbe ordinato al vero, ma
al falso: follìa tale, che la negano gli Atei medesimi .
3. Non si rendono a queste ragioni gli Atei prore
stando di prouare insuperabile malageuolezza a credere ,
che ci habbia vn Dio inuisibile,e astratto da sensi.Ciò non
gli rende punto scusabili , ma è follìa simile a quella di
que', i quali non credessero di hauer vn anima,perche non
si vede , o si palpa , ne credono , che ci sia vn Mondo in-
uisibile , in cui entrino le anime disgiunte da' corpi , per
che nemo agnitus-, quifit reuersus ab inferis , l'ha riferito : in ps*l. 71-
Vndescio ( dice Sant'Agostino ) cuius animam non "video:
JteJpondebiSì quia loquor*, quia ambulo, quia opcror->ftultè ex
operibus corporis agnoscis viuentem , ex openbus creatura
non potes agnoscere creatorem ì Se non ci ha supremo mo
tore , cioè Dio , in qual modo tutte le macchine celesti
vanno a regola in tanta apparente irregolarità ? Come
gli elementi sono concordi nella loro contrarietà ? Come
le stagioni sono stabili nelle loro perpetue vicende uolez-
ze, e nella stessa instabilità ? Se non ci ha chi guidi il car
ro dell'Vniuerso , perche il Sole mai non trascorre : e pur
le fa u ole stesse adombrando il vero finsero ■$ che vna sol
volta 5 che il Sole fu guidato da vn Cocchiere imperito
trascorresse con gran rouina . Or qual più imperito Coc
chiere può fingersi , che il caso ? Se non vi è Architetto ,
come mai non vacilla questa gran macchina mondana,
come si è formata, come con tanta maestria si regge , si
conserua ì Cento interrogazioni possono farsi simili a_>
questaj come ciascun per sè stesso potrà diuisare.

CAPO
16 LIBRO PRIMO.

CAPO Q.VINTO.

Cbe sì dalleperfezzion'heome da' difetti delle creature


, fi dimostra ejserci Dio .

1. Ç» Icome che vi sia Sole , tanti testimoni; ci ha ,


i3 quanti sono i suoi raggi; cosi che ci sia Dio ,
tanti testimoni] ci ha, quante fono le creature: anzi come
il Sole vien palesato non solo dalla luce , ma dalle om
bre, le quali formansi dall'ostacolo de* corpi opachi ; cosi
che ci habbia Dio, lo dimostrano non meno i difetti , che
fono l'ombre, che le perfezzioni create , le quali fono i
raggi del diuin Sole : Habet Deus testimonium ( dice Ter-
Con. Marcio- tulliano ) totum id, quod fumus, & in quofumus . Quello
IffiJeat ttos-)0' non ipfi nos> e vna voce commune alle no
stre perfezzioni , e alle nostre imperfezzioni , onde tutte
palesano esserui Dio ; lo palesano i difetti y perche se lo
creature fosser da sè stesse , non da altrui , non sarebbono
difettuose , non potendo concepirsi > che vna cosa riceua
limitazione del suo eíîere , se non in quanto l'ha altron
de , non da se medesima : lo palesano le perfezzioni >
perche generandosi effe successiuamente , altresì manife
stano V Ipft fecit nos, non ipsi nos , Io pertanto a dimostra
re la diuina esistenza mi varrò della considerazione delle
perfezzioni , e de' difetti creati presi generalmente : con-
ciosiache il farsi a ragionare sotto termini particolari del
le perfezzioni, e imperfezzioni , mi trarrebbe lungi dalla
breuità prescrittami .
2. Quanto alle perfezzioni prese generalmente fon
esse simili a' raggi del Sole. Come il Redentore nel Ta-
Ora-je trans- bor ( fon parole del Damasceno ) perexiguam quandam
four. rimamsua earnis aperuit , onde dimostrò vn poco più che
nulla di quell'infinito bello , che dentro ascondeua i così
Iddio a mostrare il suo essere ha, per così dire, tanti spira
gli aperti , quante sono le perfezzioni create . Posto ciò .
E' per e uidenza contrario ad ogni diritta ragione» cho
alla
c a p o i n r o: 17
alla natura dell'essere j a cui non ripugna 1* identità col.
buono,ripugna l'identità con l'ottimo. Piìnche all'essere»
a cui non si oppongono la contingenza , la dipendenza da
altruùripugni la necefsitàj'fndipendenza, il non mendicar
da altrui la perfezzionc, ma l'hauerla da sè . Se non ripu
gnano all'essere que'disetti\che'l macchiano, come saran-
gli contrarie quelle doti» che'l perfezzionano ? E finga.,
quanto può l'vmano intelletto} non trouerà mai ragione,
la quale persuada con aspetto diverità,che l'essere ricusi 1'
identità con Pottimo,e l'ottimo con l'essere,quando e Tot.
timo perfezziona l'essere, e l'eiTère è fondamento dell'ot
timo . Or di amendue queste ragioni medesimate si costi
tuisce l'essere perfettislìmo,ch'è Dio . Ne vale il dircene
come ripugna all'essere creato , cosi non è euidente , che
non ripugni all'essere in genere la ragion dell'ottimo,
del necessario , dell'indipendente : conciosiache quella
particella Creato contrae l'essere alla ragione di difettuo-
soj e per conseguenza all'esclusione dell'ottimo ,• ciò
non vale considerata la ragione dell' essere astratta , la_»
quale si perfezziona , non si distrugge per la ragion dell'
ottimo,come distruggesi la ragion di creato; ed è per eui-
denza contrario ad ogni ragione l'asserire , che l'ottimo ,
cioè la pienezza , e fior di tutto l'essere sia distruggitricc
dell'essere. Più: la ripugnanza all'esser di vn'obbietto
lì fonda negli sconci, che seguirebbono , s'egli fosse . Or
chi può intendere , che fieno per seguire sconci nell'Vni-
ueiso , ou'egli sia prodotto , e gouernato da vna cagione
ottima, e che ad euitare tai sconci debba riputarsi per mi-
gliore,ch'egli sia da cagione non ottima, o niuna ? Dun
que filosoferà meglio chi assegnerà all' Vniuerso la ca
gione, o rea , o men buona , che quegli , chcgli asscgns_»
J'ottima ?
g. Ma niente meno,che le perfezzioni, rendono pale
se la diuinità i difètti delle creature . Ciascuna creatura
ci alletta da principio con la perfezzione, per formarci
vaa scala di acconci gradini , onde salire per essa a Dio .
C Ma
IS LIBRO PRIMO,
Ma se rhuomo vuol posarsi in essa Io caccia da se col di
fetto . Interrogo» qual' è il termino, a cui lo spinge, cac
ciandolo da se ? Diranno , che lo spinge ad altra creatu
ra non contaminata di vn tal difetto: se ciò foflè, essendo
ciascuna creatura difettuosa ne seguirebbe, chc'l viag
gio naturale non hauesse termino , ma la natura spingesse
l'huomo con vn perpetuo , e tormentoso camino , sempre
traendolo, sempre cacciandolo, senza hauer prefìsso limi
te , in cui hauer posa : conciosiache vn tal termino noiu
può estere vn entedifettuoso, perche questo altresì col
pungolo del difetto lo caccia ad altro termino , senza.,
che posTa posarsi fuorché in vn eflère , il quale non lìa
macchiato da difetto . Breuemenre ; il difetto per natura
ci spiace , non perche sia tale , o tal'altro difetto , ma per
che è difetto: e ci caccia da sè , perche e difetto : dunque
per natura siam vaghi di vn essere , che.non habbia difet
to, e la natura co' suoi mouimenti c'inuira a vn tal' estere,
che per conseguenza essendo il termino di ciascun moui-
mento nostro sì volontario , come naturale , e innato, è
forza, che non sia cosa chimerica, ma reale .
4. Ora rifacendomi più da alto, posto il priuilegio,
che ha l'ente perfettissimo , e necestàrio , cioè, che in esso
solo , dal possibile vaglia il conchiudere il difatto : altri
menti non sarebbe perfettissimo, e neceflario. Discorro
così . Per tre ragioni può fìngersi , che sia impossibile vn
tal' ente perfettissimo , cioè vn ente , in cui sìa l'accoppia
mento dell'essere col cumolo di tutte le perfezzioni,* o
perche l'essere sia soggetto angusto , e non capace di ri
tenerle , per quel modo , che la materia non è capace di
più forme , o perche le perfezzioni sieno fra loro impro
porzionate 5 o perche sieno sia loro contrarie, come il
freddo, il caldo, l'odio, e l'amore, e per conseguenza non
atte a perfezzionarsi , ma a distruggersi scambicuolmen-
te; ond'è , che ricusino albergare in vn soggetto commu
ne . Or è così da lungi , che per veruna di queste ragio
ni ricusinole perfezzioni di medesimarsi in vn essere sles
C A P Ò l N T ô . 19
so 5 che anzi per tutte e tre godono pcrlor natura di ha-
uere vna tal medesimezza .
5.. Quanto all'estere considerato generalmente» e in
astratto , ha questo vn seno capacissimo , perche non ri
stretto da veruna differenza > e a guisa di vn mare senza
sponde. Quindi non può fingersi 1* impossibilità dell'ac
coppiamento di tutte le perfezzioni per le angustie del
soggetto , cioè dell'essere . Ne pure può fingersi > che lo
perfezzioni abborriscano di alloggiare tutte vnitamente
in vn medesimo essere , perche fieno improporzionatc fra
loro: conciolìache tutte le perfezzioni, in quanto tali mi
rabilmente si confanno : vna perfezziona l'altra , e di:
amenduc risulta vn tutto migliore di ciascuna presa sepa
ratamente dall'altra. E per verità, chi può imaginarsi, che
la potenza sia improporzionata alla sapienza, e questa.,
alla bontà , estendo per euidenza miglior cosa l'efler sag
gio possente , e buono , che l'esser saggio , ma cattiuo , o
impotente , e lo stesso vale di tutte le altre perfezzioni ?
L'vnica ragione dell'improporzione , che nelle creature
hanno fra loro molte doti prouiene dalla limitazione,
che traggono dal natiuo lor nulla , non dalla natura del
perfetto , e del buono , considerata inuerso se . Per più
forte ragione non possono le perfezzioni ripugnare al
congiungimento nel commun soggetto dell'essere , per
contrarietà , che habbiano fra loro : conciosiache tutte le
perfezzioni prese nel lor concetto non solo non hanno
contrarietà, ma somma amistà . Il dimostro . Ogni natu
rale nimicizia , e contrarietà fra le forme si fonda nell'es-
ser vna nociua all'altra , e distruggitrice dell'altra ; ma le
perfezzioni in quanto tali , e separate da ogni mondiglia
di difetto non recano l'vna all'altra nocumento , ma or-
namento,non si distruggono scambieuolmente, ma si con-
seruano, ma si accrescono nella lor bontà : per figura la_,
. sapienza non reca detrimento alla potenza , non la di
strugge, l'abbellisce, la perfezziona ■» essendo , come dissi,
migliore vna potenza saggia , che vna stolta , ed vna più
C z saggia,
LIBRO PRIMO.
saggia , che l'altra men saggia . Lo stesso vale dell'altro
doti, della giustizia, dell'immensità , dell'eternità , della
bontà. Se ciascuna di queste , ed altre simigliami perfez-
zioni , è buona eziandio presa separatamente dall'altra , c
non reca verun danno all'altra, dunque il congiungi
mento d'amendue sarà migliore , che ciascuna presa da
sè sola . Se dunque ciascuna di esse per esser buona è pos
sibile da sè sola , farà altresì possibile vnita all'altra , per
esser migliore il congiungimento di esse , che ciascuna da
se , altrimenti il men buono sarà possibile , chimerico il
migliore: ciò,chc dissi di vna perfezzione paragonata all'
altra , vale per più forte ragione , e di tutte paragonato
fra sè, e di ciascuna paragonata col cumolo di tutte: on
de se ciascuna secondo sè è buona , se saccoppiamento di
molte è migliore , l'accoppiamento di tutte sarà ottimo ,
e se ciascuna da sè e possibile perche buona, l'accoppia
mento di molte è possibile perche migliore , l'accoppia
mento di tutte farà possibile perche ottimo : ne potrebbe
fingersi legge più stolta , necessità più rea di quella , cho
rendendo possibile il buono, più possibile il migliore, ren
desse impossibile l'ottimo ; si che fosse buono l' escludere
da sè alcun difetto, migliore l'escludere più difetti , pessi
mo, cioè chimerico, l'escludere tutti i difetti, onde segui
rebbe, che l'essere della bontà fr perfezzionasse corno
dalla sua più amabil dote dal suo difetto , si distruggesse ,
come dalla sua peggior nemica dalla somma perfezzio
ne , si che questa togliesse ad essa non pur l'esistenza , ma
la possibilità dell'efistenza : all'incontro non può fingersi
legge più saggia, necessità più ragioneuole di quella, che
concede vna stanza , vna patria commune a tutte le per-
fczzioni, in cui habitino come animali compagneuoli nel
gregge , non come ferini nelle foreste : perciochc vna tal
necessità, se rende possibile il buonoS rendè altresì possibi
le il migliore; e rende necessario l'ottimo , per efler neU* .
ottimo vna cosa medesima , la possibilità dell'essere, e la
necessità all'cfícre . Dal sin qui detto iiegue per euidenza
non
CAPO SESTO. zi
non solo, che niuna delle tre ragioni , che mostrano la ri
pugnanza , che hanno molte doti create ad ester insie
me, militi rispetto alle perfezzioni in quanto astraggono
dal creato, e dal limitato , ma anzi da quelle medesime si
diduce l'innata inclinazione, che hanno tutte le perfez
zioni ad albergare in vn soggetto commune , che sia
quasi centro, e sfera , a cui tendano > per quel modo, che
ciascun elemento ha vna patria commune , a cui tendono
tutti gl'indiuidui della sua specie .

CAPO SESTO.

Si mostra l'esistenza di Dio dal commun consentimento


di tutti gli buomwi .

i. Tp"vlslì più addietro , che tutte le Creature, ( co-


I y me parla Sant'Agostino ) Vndique clamant-, ^.deUb.arb.
agnoscendum ejse Creatorem . Il vero però è , che non tutti
gli h uomini penetrano egualmente il significato delle lor
voci. Fingiamo ( dice San Massimo ) che quis magna-, incap.+ dt^
vociferatione altquid dicat , qui ad/unt , hunc clamorcm , & do"'
quod dicium est percipiunt ; qui vero distant ■> quo magis di
stant, minùs sunum audiunt, qui vero longe , sonum tenuifji-
mum audiunt finesignifieatione vocis : sic-) & hic cogitan-
dum . Le Celesti Intelligenze , sicome quelle , che per 1'
altezza del loro essere s'auuicinano più a Dio , meglio in
tendono Magnum Carmen inejfabilis modulatori* ■> come
chiamali medesimo Sant'Agostino l'armonioso corso de'
secoli, e l'ordine dell' Vniuerso : ma noi mortali, tanto
più lontani da Dio per la minor perfezzione della nostra
natura, quasi infermi di vdito ne ascoltiamo appena vru
dimeflo suono , c ne penetriamo rozzamente il significa
to . Debilissima resonantia summi boni e a parer di San..
Dionigi, quella , che riflette dalle Creature visibili all'
orecchie, per cosi dire, sorde delle Nazioni Barbare , Re-
sonantia, la qif&lc non è altro , che vn echo tenue, e con
fusa
22 l 1 B R 0 PRIMO.
fusa di poche sìllabe della diuina eloquenza impressa alle
Creature , a predicare V Ipsesecit nos , & non ipsinos . E
pur questa voce sì sommersa è riuscita vn suono altissimo)
che rimbombando eziandio nelle cauerne di quelle fiere,
ch'érano ab antiquo gli Antropofagi , e sono ancor ora_>
que' del Brasile, e del Canada , è riuscita per modo sensi
bile , che nessuna popolazione di tai contrade ha potuto
non ascoltare, o negare l'esserui vn Dio architetto del
Mondo , il quale per commun consentimento di tutti i
mortali è conosciuto da altri più , da altri meno , secondo
il detto riferito di San Massimo, %m adsunt , cioè i più
perfetti , hunc clamorem-> & quod dicium est, perctpiunt, qui
•vero distant, quo magis distant-, minùsfinumaudiunt . Qui
nero longè^ cioè i Barbari collocati nel paese, che Sant'
Agostino chiama Regio diffìmilitudinis da Dio, perla loro
empietà, e cecità, tenuijjìmum audiunt questo suono , &
finefignificatione*uocis , intendendone appena la significa
zione per il pochissimo, che sanno di Dio.
2. Or se il farsi a conoscere la diuinità dell'Artefice
dalle cose create è commune a tutti gli huomini: adunque
è impresso dalla natura a tutti gli huomini . Ciò adunque
è vero : perche vuol dirsi della natura ciò , che altri disse
del Sole : naturam quis dicerefalsum audeat . Se da noi
può vna volta sospettarsi , chela natura mentisca, e ci
habbia ingannati potrà sospettarsi, se sia vero, che Totum
sit maiussua parte : e quindi vacillerebbe la credenza di
tutti i primi principij , e per conseguenza di tutte le con
clusioni , di tutte le scienze , che dipendono da tai princi
pi; . Quindi fra tutti i principij il più cuidente , per mio
credere , è quello , per cui ci è noto , che la natura non
può essere ne ingannata , ne ingannatrice , perche dall'
euidenzadi questo dipende l'euidenza di ciascun altro,
che senza esso potrebbe chiamarsi in dubbio , come infu-
soci da quella soipetta maestra, e tornerebbe nelle scuole
l'antico: Non liquet degli Scetici .
3. Da ciò lì colgono due conseguenza . Vna è , che
ci ha
CAPO SÈSTO. ij
ci ha vn Dio, perche la persuasione dell'esserui è commu
ne a tutti gli huomini 5 e per conseguenza è magistero di
natura5 non inuenzione di arte . La seconda è, che que
sto ente , che chiamiamo natura , cioè Dio , è sapientissi
mo, altrimente potrebbe ingannarsi.- è ottimo, altamente
potrebbe ingannare : onde seguirebbe , che il nostro in
tender , come già de'caualli solari sinser le fauole , quan
do p;ù non gli reggeua il Celeste Auriga , correste ad
ogni enorme precipizio negl'immensi spazij dell' intelli
gibile .
4. Sò che ciò non ostante alcuni negano, eflerui Dio>
ma ciò fanno nel bollimento delle lor passioni, in tempo ,
che pereste fono, o vbbriachi, o farnetici : ma i medesimi
quando fon sani, possono bensì ripugnami con le lingue,
ma non eon gl'intelletti, come quelli , che non pure fono
scoiali, ma sudditi di questa loro maestra , e Reina , eh' è
la natura: anzi que' medesimi, che nel bollor delle passio
ni, come i vaneggianti nel feruor della febre , negano ef-
ferui Dio, poscia ne'casi improuisi alzando gli occhi al
Cielo con implorarlo lo confeflàno , come nota Tertul- in asolo-.
liano . E perche in morte cesta , o pur si raffredda vn tal
bollimento , da ciò è , che gli huomini eziandio malua-
gissimi in quel punto rendono testimonianza alla Diuini-
tà , come osleruò Seneca ; e di Caligola , il quale in vita
non adorò altro Dio, che sò stesso, afferma Suctonio, che Sueto. in c*-
riconobbe Iddio, quando fu in punto di morte. ligoL
5 . Dunque chiunque nega esserui vn Dio , è forza j
che sia per modo assordato dallo strepito delle passioni»
c de' vizi;, che ne pur oda l'alto rimbombo di tutte lo
Creature, che con sonoro grido lo promulgano : è forza 5
che antiponga i deliri) della sua mente non solo al con
sentimento di tutti i Sauij , ma di tutti gli huomini , che 1'
attestano per quel tempo , che non fono o farnetici, o
imbestialiti . Odasi Sant'Agostino, che declama contro la
folle temerità di colui, ch'essendo Injipicns , dixit in cor- inPs.11.
desuo, non est Deus : Qui vult ( dice il Santo ) quinque ,
•vei
24 l î B R 0 PRIMO,
teiseptem testimoniorum vim in testamentis euertere , reycu
tur: publicam autem totius Orbis , &yniuersam Mundi lin-
guamsolus vult infipiens euertere , dicendo in cordesuo 9 non
est Deus .

CAPO SETTIMO.

Sì mostra lafollìa di colora, cheper non estere costretti a


concedere vna prima cagione , ricorrono
all'infinita ferie delle cagioni .

1. f~\ LI autori di questa follìa per poter negarev


Vj vna prima cagione sufficiente a produrre il
tutto , ne ammettono infinite l'vna procedente dall'altra »
e però ciascuna per sè stessa insufficiente ali 'essere» e d'in
finite cagioni , ciascuna delle quali è insufficiente 5 costi
tuiscono la perfetta sufficienza di tutte . Questa > che ho
chiamato follìa » è appunto , come se taluno pei* negaro
vn commune maestro a'discepoli in vna scuola» affermas
se 5 che ciascun di essi fosse scolare di vno >_maestro dell'
altro -ì e non ci hauesse vno , che fosse commune maestro
di tutti j e non bisognoso di esser addottrinato da verun_»
suo discepola . Gli Athei in questo ricorso all'infinita se
rie di cagioni, hanno imitato quelle siere5 che per non es
ser prese, fuggendo di selua in selua vanno a perdersi nel
le solitudini . Così essi per non essere conuinti (vanno
a perdersi dirò cosi ) in vna infinita vastità imaginaria di
cagioni .
2. Questa insania si oppone all' innato appetito im
presso daJla natura a qualunque intelletto , che al veder
vn auouo effetto 5 come osserua Aristotile va in traccia-»
della cagione, onde suppone per euidente 5 ch'ella ci sia .
Che se questa è effetto di altra cagione, l'intelletto pro
cede più oltre a cercarla : onde se mai non giungesse ad
vna prima non cagionata , l'inclinazione dell'intelletto
non sarebbe naturale , ma penale , simile alla fatica di
CAPÒ S M f T í 11 ó: 25
quel Sisifo , il quale perciò appunto fu finto misero , per
che sempre era sul dare incominciamentoj senza speranza
tli venire a capo giamai della sua tormentosa inchiesta.
Quindi Aristotile non pur hebbe in conto di base di tutta
l'vmana scienza , che ciascun effetto , il qual di nuouo si
produce, prouenga da distinta cagione; ma altresì, che in
fine si troui vna prima cagione non cagionata : e questa è
quella > della quale và in cerca l'intelletto , essendo im
possibile , che brami naturalmente di estinguer la sete ,
che sperimenta, con accendere in se nuoua sete, scozia
speranza di gustar giamai vn liquore, che pienamente»
l'appaghi. Questo principio non pur'è noto all'intelletto,
ma alla fantasia , e quasi al senso medesimo: imperochc
chi può figurarsi raggi senza luce , dalla quale proceda
no ; riui senza sonte , dal quale sgorghino; e strumenti
mossi senza vn primo mouente , dal qual ricettano
il moto?
3. Più oltre . Esperimenta il nostro intelletto , cho
non può prestare l'assenso ad vna fila ordinata di conclu
sioni , l'vna dipendente dall'altra , senza che veruna di ef
fe apparisca immediatamente per vera, se non vede , che
tutte procedano da qualche principio , il qual sia noto
secondo sc,econuinca la verità di esse.Esperimenta altre-
il nostro intellettuale appetito, che non può desiderar
moltecose, l'vna solo come vtile per acquisto dell'altra-,,
sènza che veruna ne desideri per se stessa , alla quale però
conuenga il nome di sine , per cui desideri tutte l'altro .
JLa ragione di ciò è , perche non hauendo le predttto
conclusioni in sè l'euidenza , cioè a dire forza basteuolc
per conuincere l'intelletto , fa mestieri, che la riceuano
da vn principio, il quale hauendola in sè possa ad este co
municarla : e non hauendo le predette cose in quanto
mezzi basteuole amabilità per allcttar l'appetito, fa me
stieri , che la riceuano da vn sine , il quale hauendola in_>
sè , renda este altresì amabili . Molto meno adunque po-
riastì concepire vna fila di cagioni , niuna delle quali hab
D bia
26 LIBRO PRIMO.
bia l'essere da sè , ma tutte fieno l'vna dipendentemente
daU'ahra.Imperoche se è impossibile vna fila di conclusio
ni , l'vna eludente per l'altra , senza vn principio dell'eui-
denza di tutte ; e se è impossibile vna moltitudine di co
se , l'vna delle quali sia amabile in riguardo dell' altra.» >
senza vn principio dell* amabilità di tutte ; molto più è
impossibile vna fila di cagioni , l'vna delle quali habbia
l' estete dipendentemente dall' altra , senza vn principio
indipendente dall' essere di tutte , da cui tutte riceuano
l'estere . Breuemente : non può fingersi vna moltitudine
d'indiuidui in niun genere , ciascun de' quali sia nxanche-
uole d'alcuna dote , là quale non risulti ( per fauellar co'
Filosofi) formalmente dalla moltiplicazione de' medesi
mi indiuidui , e poi concepire la moltitudine di essi , for
nita di quella dote . Per cagion di esempio , non può fin
gersi vna moltitudine di huomini indotti , i quali costi
tuiscano vna Rcpublica dotra,o pur fingerli maluagi,
che la costituiscano virtuosa. Adunque ne pur può fin
gersi moltitudine di cose prodotte da distinta cagione,
e poi voler, che a tal moltitudine conuenga la denomi
nazione di non prodotta da distinta cagione . E questo
discorso vale di pari , o fieno finiti , o fieno infiniti tali in
diuidui: anzi vale per più sorte ragione nell' infinita se
rie, perche, com'è maggior l'insania d'infinito , che di
finito numero d'indiuidui, ciascun de' quali 'sia stolto;
così è maggiore l'insumeienza di vna infinita , che di vna
finita moltitudine d'insufficienti : se non che nella vastità
dell'infinito fi perde in certo modo la nostra immagina
zione, che ha per oggetto solamente il finito , onde an-
nuuola l'intelletto , il qual'opera per mezzo di essa , siche
non vaglia à discernere sì limpidamente il vero -

CAPO
~7

CAPO OTTAVO.

Si dimostra , che Iddio è %>no .

1. T 'Ateismo è condannato con sì limpida cui-


I j denza dal lume di natura , che il Demonio
non potendolo mantenere , saluo che in pochi huomini sì
stolidi j e sì empi) , che a ragioné possono chiamarsi Mo
stri delFvmana specie ; si è argomentato di sostituire all'
Ateismo l'Idolatria , Setta poco men rea , perche , se non
distrugge direttamente Tessere Diuino,gli si oppone indi
rettamente, distruggendo l'vnità, ch'c la prima dote dell'
esser Diuino . Iddio ha impressi nelle nostre menti i na
turali istinti, che sono i primi semi della Religione, e
della virtù , fra' quali , come dissi , il primo è l'istinto di
riconoscerla Diuinità : Inimkus homo , cioè il Demonio,
il quale non è seminatore , ma per così chiamarlo sopra
seminatore , non potendo, ne stirpare i naturali istinti
impressici da Dio , ne seminare i suoi ;superseminauit zi
zania . Ha presi per fondamenti gl'istinti datici dalla na
tura , e sopra l'abuso di essi ha fabbricato vn seminario
di superstizioni, e di vizi; : e segnatamente sopra l'istin
to , che tutti habbiamo , a riconoscer Dio ha soprase-
minatala zizania dell'Idolatria , volgendo incontrario
il corso della natura , che ci spingcua al culto di vn Dio ,
e adoperandone , a farci adoratori d'innumerabili Deità.
2. Ma cioè seruito a maggior confusione del nemi
co , perche da vn lato , sicome la zizania soprascminata
è testimonio del buon grano , sopra cui è seminata ; così
la slesià Idolatria, ch'è l'abuso dell' istinto buono, che
habbiamo ad adorar Die , è testimonio dell'esser di Dio,
e per conseguenza distrugge l'Ateismo , che nega eslerci
Dio. Di più la natura a distruggere questo abuso dell'
istinto innato, in cui si fonda Hc'olatria, ha armato vn'al-
tro istinto ? che distrugge vn tale abuso. Dissi , che cia-
D 2 scun
28 IIBROPRTMO.
fcunhuomo ne' cafi improuifi alza gliocchi a! Ciclo , ad
implorare Paiuto della Diuinità , che iui riconoíce alber
gante : equefto fa per naturale iftinto , che non poten-
do fallire , e argomento dell' eíTer Diuino . Or in pari
modo , e lo noto altresi Tertu!Iiano,i medeiimi Idola-
tri , quando eíTendo in rifchi improuifi di graue difaího
parlauano, come indettati dalla natura, e non peruer-
titi dall'vfanza , inuocauano in loro aiuto, non gli Dei ,
inalddio :onde, come da vn'iftiniodi natura fi efelude
Г Ateifmo , cosi dall' altro ii diftrugge l'ldolatria . Sag-
Epjft.H.ad giamente Platone parlando di se : Cum ferio loquor? or-
z>". dior epißolam ab vno Deo-, cumfeeus-, àpluribus .
3. Oltre ció, íicome ii è da noi dimoftrato eíTerci Dio
dalla copia de' beni , ond'è fertile al Mondo il conofei-
xnento di eflb , e dalla fchiera d'immeníi mali , che par-
«orifee il negarlo ; cosi i mali , che ha partorito al Mon
do l'ldolatria , ei beni, de'quali è ftato , ed è fecondo il
conofeimento di vn Dio , dimoftrano , non meno l'em-
pietà,che la falfiià dell' Idolatría. Dalla moltiplicità
de gli Dei feguiuaj che gli empij temendo Tira di vn Dio
ricorreíTero all'altro, e con ció foíTero impunemente mal-
uîgi : e furon si grandi i mali, che partori quefto moftro,
che Lucrezio osô ricorrere per medicina di eífi all'Ateif-
mo,allorche dopo dihauer narratoil fanguinofo facri-
fízio d'Ifigenia,.coniondendo la Religione con la fuper-
ftizionc diflfe :
Tantum Religio potuitfuadere malorum .
Hquíndi prefe partito di credere, non eflerui Dionel
Cielo , e con ció bandirc dal Mondo la Religione . Sag-
giamente Ariftotilc conchiufe il duodecimo della fuá
Metafîfica con quelle auree parole : Entia volunt bene gu-
bernari ; non eß bona pluralitas Prinápatuum ; vnus ergo
Princeps .
4. LVnità , e l'armonia del Mondo , llcome habbia-
mo dimollrato , renderci aperta Tefiftenza di Dio , íiorL-.
potendo /n tutto si vno , e si ben' ordinato eífer fattura^
del
С А Р О О Г Т А V О'. 29
del cafo , cosí ci dimoílra Iddio eíTer vno , non petendo
eíícrfattura di più Dei. Se l'Iliade di Omero, fcl'E-
neide di Virgilio ,fe le dipinture di Titiano , non poíïo-
no eíïer lauori di molti Poeti, di più Dipintori , ma di vn
folo 5 nondiuifate da più Idee, ma ciafcuna di queíie-->
opere è copia di vna fola Idea, mercè alla corrifpondenza
delle parti , e alP ordine , che tutte hanno ad vn fino ;
chi potrà fe non follemente auuiíarfi , che'l Mondo , in
cui è tanto maggiore la corriipondenza fia le parti , Г or
dine de7 mezzi al fine, la proporzione delle proprietà al
foggctro , de gli eiFetti alla cagione, degli accidenti
alla forma ; fia lauoro di molti Artefici , copia ideata da
più menti ? Ciô è tanto di là dal pofllbile , quanto è , che
íîa ilMondo figliuolo del calo. Que* foli Filofofi , che
pofero più Mondi ,poreuano con minor follia aggrauar
leStelledi più Dei. Tutte le cofe bramano Fvnità , e
abborrifeono la diuifionc: d'alno lato tutti gli erfetti ten-
dono a imitar la loro prima cagione. Se dunque quefta
non foíTc vn Dio , ma molti , tutte le cofe fuggirebbono
IVnità , bramerebbono la diuifione . Breuemente: con
fident la mirabile vnione . che hanno fra loro le for
me naturali , fomiglianti nella variera , amichcuoli nella
contrarietà , vniformi nella vicendeuolezza : chi potrà
in tendere vna talc vnità fenza vnità di autare , ilante che
Ogni vnione è qualche vnità participate, la quale per
fuá natura vuol trarre l'origine dall' vno : cíTendo natu
rale de'figliuoli raíTbmigliarfi al Padre, degli eífetti alla-,
cagione, ed eíTendo cafo infolito,e non naturale, che
fra due cofe feparate di origine , fi vegga fpecial fomi-
glianza. Se dunque le cofe artificiali procedono dall'-
vno , come fièdetto, chi potrà fe non follemente dubi-
tare, fe procedono dall'vno altresi le naturali ?
4- Si aggiunge a ció, che Iddio è perfettiífimo ,
e l'eíTenza del perfettiífimo e vnica , eíTendo vna_i
cofa medefima finger due enti perfettiflimi, cho
fïngerli amendue imperfertiffimi 5 attefo che ciafcurui
di
30 LIBRO PRIMO.
di essi sarebbe superflno , e per conseguenza imperfetto.
D'auuantaggio ■> non sarebbe verun di essi neceflario :
conciosiachc l'essenza del necessàrio è opposta all' essen
za del superfluo. Persine il Regno della Diuinità sarebbe
esposto al massimo male 5 ch'è il rischio di eterna discor
dia con trauaglio 5 e confusione perpetua dell' Vniuerso.
Quindi è, che coloro, i quali sognarono più Dei 3 gli
finsero fra loro discordi , e nemici . Queste ragioni non_»
possono armarsi contro il Mistero della Trinità , perche
posta l'vnità dell' essenza , la moltitudine delle Persone
non si oppone all'vnità del Sourano Architetto della
fabbrica , e Goucrnatore della Republica mondana : an
zi vn tal misterio rende più cospicua l'vnità dell'esser Di
urno , la quale è sì perfetta , che può render vna la sles
sa essenza del numero . La discordia , che regnerebbe fra
più Dei , non ha luogo fra più persone , perche l'vnità
dell'essenza traendo a sè l'vnità dell'intendere , e del vo
lere , toglie la possibilità alla discordia de'parei i , e degli
assetti . Sapientemente Aristotile più addietro da noi ri-
ferito , coloro ( dice ) che pongono molti principi; ,
fanno la sostanza deH'Vniuerso non cospirante allo des
iò . Ma le cose non vogliono esser mal gouernate ; non
c buona la moltitudine dc'Principati ; dunque il Prenci-
pe è vno .

CAPO NONO.

Ragioni, che refidon palese*, ejjer in Dio la prouidenza


cofijiderafa generalmente, e ri/petto alP
ordine naturale.

X. T A Prouidenza Diuina può considerarsi, oge-


neralmente > o secondo la doppia ssera , a_>
cui si distende, cioè la naturale }la politica > e morale.
Se considerisi generalmente; quegli argomenti , i quali
^dimostrano, che Iddio e autore dell' Vniuerso , rendono
aperto,
CAPO NONO, 51
aperto j eh' ei ne tien cura . E' proprio di ciascuna cagio
ne tener cura de* suoi effetti, e promouerli al lor fine . La
Terra, che produiléla pianta, l'alleua, la sostenta: l'arbo
re nudrisce il frutto , che ha partorito , finche giunga alla
maturità . Il Sole áltresì,che col suo calore die alla pian
ta la vita, la cortscrua , e la conduce a perfezzione . Che
dirò degli vcelli , i quali fabbricano con tanta cura i nidi
per alloggio de'lor parti : delle bestie eziandio più fiere
sì sollecite ad educarli, insin che han mestieri della lor
cura ? Talché lo Struzzo, e '\ Coruo, che trascurano
qucst'aJleuamento, si hanno in conto di prodigi; d'imma
nità . Da ciò è , che ciascun effetto si riuolge alla sua ca
gione, aspettando per istinto innato il ben'eiserc da quel
la , ond' hebbe l'estere . La pianta si radica nella Terra ,
si solleua al Sole: gli agnelli seguono la madre , e la rico
noscono fra mille di vn medesimo colore, e aspetto , gli
vcelli chiedono alimento con voce inteso solo da' lor ge
nitori . Or ciò , eh' è proprio di qualunque cagione , per
più sorte ragione conuiene alla cagion prima : maggior
mente ch'essa imprime verso qualunque cagione l'affet
to di tener cura de'suoi effetti, onde non puote elsa sola
esserne priua: anzi l'imprimere in altrui questa prouiden-
za è lo stesso , che l'esercitarla , per quel modo , che vn_>
Padre esercita la cura verso il figliuolo , qualora obbliga
vn buon Aio a tenerne cura . Iddio con imprimere a tuc-
te le cagioni l'istinto, che hanno , a tener cura de'lor par
ti , ha inteso di mostrar a noi , quanta cura egli tenga de'
suoi. Quell'argomento del Saluatore : Si vos ehm Jîti s
mali nostis bona data darefiitjs ve/Iris , quanto magis pater
vester-) equiuale a questo . Se le cose insensate, se le be
stie feroci, se i padri , quantunque tmluagi , tengono cu
ra de'lor parti , quanto più la terrà de'suoi Iddio , eh' è la
stessa sapienza, la stessa bontà ? Se Dio l'omettesse , l'ot
timo sarebbe peggior de' cattiui , per quella ragione , per
cui Platone, affermò, che se Dio mentisse, sarebbe il peg
gior fra'mentitori ? se foste auaro , sarebbe il più reo fruv
32 LIBRO PRIMO.
gli auari , perche in noi la bugia riceue qualche scusa dal
timore, e dall'infermità , e l'auarizia la riceue dal biso
gno johauuto, o temuto: ma l'Onnipotente non temo
nulla , ed è tanto lontano dal bisogno > quanto dalla po-
uertà . Per egual modo se Dio non hauesse cura del
le cose sue, questa trascuranza sarebbe in lui peggiore >
che in noi , perche egli essendo onnipotente può vsarla
felina trauaglio , -ciò che non è possibile a noi . Non solo
Dio tien cura delle creature , ma sicome vn Padre , qua
lora vede , che il Maestro , o l'Aio , non sodisfanno al lor
debito , supplisce egli ; così Dio prouede l'alimento a' fi
gliuoli de'corui Inuocantibus eum^ e ad altri animali ab
bandonati da' lor padri, a proporzione in rispetto a gli
huominidicea Dio il Real Profeta: Tibi dereliclus est
pauper , orfano tu eris adiutor .
2. Procedendo a dichiarare sotto termini più espressi
la cura, che Dio esercita nel puro ordine naturale. Vna
tal cura consiste ncll'aflcgnare alle sorme naturali le doti
debite, e compartir ad esse i mezzi acconci a conseguire
il lor fine. Or che Dio l'eserciti nell'ordine naturale, è si
noto , che pochi ardiscono negarlo . Considerinsi per
cagion di esempio i viaggi , che fa il Sole, le sue opera
zioni , le sue influenze . Per fecondar la Terra soileuai
vapori più sottili , fin che giunti alla mezza regione dell'
aria, ch'c fredda , s' ingrossano , e fi sciolgono in piogge :
con la varietà de' suoi viaggi forma le quattro stagioni
dell'anno , che sono necessarie , affinchè si facciano ìzj
nuoue generazioni , e si diaprouedimento alla vasta fa
miglia delle creature inferiori : e perche in queste gene
razioni non lì faccia vn passaggio dall'estremo all'estremo
senza il mezzo, fa sì, che framezzi fra l'Iauerno, e la Sta
te la Primauera, fra l'Estate > e l'Inuerno l'Autunno . La
Luna serue alla notte, e gouerna il mare , che quasi scruo
le corre dietro, e s'innalza , quando ella cresce , si abbas
sa , qualora scema . Le stelle seruono a' viaggianti pe '1
mare : quanto a gli Elementi si contemperano per modo ,
che
C A P 0 N O N 0. 33
che il forte per operare» per figura il fuoco > è debole per
resistcre» cedendo all'acqua : la Terra , quanto èmen©
operatrice , altrettanto resiste con più vigore . Taccio 1"
arte, la sapienza, che si ammira nelle cose vegetabili, nel
seminarsi, generarsi, nudrirsi , crescere le piante , l'herbe,
i frutti, i siori, e solo considero la cura , con cui Iddio go-
uernala gran famiglia de'Bruti . Per mantener? la loro
specie , impresse a tutti i Bruti veemente ìnciriazione a
congiungersi ne'tempi più adatti alla generazione: e per
che vana sarebbe la generazione senza l'educazione, a
tutti gli animali aerei , e terrestri impresse l'istinto di al-
leuarli . Negli vcelli si fa la generazione per mezzo dell'
oua, perche se tenessero il parto nel ventre, recherebbe
loro impedimento al volare . Di più, pcischc mentre la
semina sta couando l'oua non può andar in cerca dell'
alimento , ciò è vffizio del maschio : e però fra gli vcelli
corre vna certa specie, per così chiamarlo , di connubio *
e non si scorge in essa quella vaga congiunzione, eh' è
negli animali terrestri , fra' quali la sola semina basta all'
alleuamento del parto . In questo alleuamento gli vcel
li prouano maggior difficoltà, che gli altri animali. Quin
di Iddio impresse loro maggior amore verso la prole,
che a gli altri . Tutti i Bruti fon forniti de' mezzi atti a
consertarsi.: i forti hanno Tarmi per offèndere, e difen
dersi: ne'deboli suppliscono le arti astute per difenderli
da'forti : que' , che debbono cercare il cibo lontano , fon
forniti di occhi per disccrnerlo , di mouimento per rag
giungerlo. La Talpa, perche viue di terra, che sempre
ha presente , non hauendo bisogno di occhi , n'ò priua .
1 Zoositi sono immobili, perche il lor cibo non è lungi
da essi , ondedebbano andarne in cerca col mouimento .
Tutti gli animali conoscono l'herbe prositteuoli , e le di
scernono dalle nociue , quantunque fieno di vno steslò
colore . La pecora fugge il lupo , sicguc il cane simile al
lupo: a'Garaefo che-fon-altii diede Iddio il collo lungo,
affinchè inchinandolo a terra prendano il cibo : all' Ele-
E fante,
34 l I R R Ò P R T M ô:
fante , a cui è malageuole il piegarsi , supplì conia lunga
proposcide : all'Aquila fu liberale di occhio' aeuço, altri-
mente non haurebbe potuto rauaifare jl suo alimento da
quelle alte cime, alle quali la solleua l'altezza^ del Tuo
volo . Che dirò delT innata perizia conceduta altresì a
gli animali, di curare le loro infermità ? Altri di essi fana
so le piaghe , lambendole colla lingua , altri curano i lor
malori cotAerbe salubri note a lor soli. Che dirò del
presagire le piogge, le tempeste, i venti, a' segni sì certi >
che gli agricoltori , e i nauiganti hanno imparati da essi
varij insegnamenti vtili alla lor arte ? 'Che-sinalmento
della perizia impressa loro>circa l'aria5i luoghi più,o mer
no salubri ? Chi non istupisce, che non sola gli vcolli, ma
eziandio i pesci animali stolidi mutano ogn' anno stanza ,
portandosi a pascer l'inuerno sotto clima più remperatoi
e tornando a ripatriare , allorché la stagione è più placi
da 5 e più mite? Non saprei, se sia oggetto di maggior
marauigliaciò > che i Bruti priui di ragione operano per
naturale impressione, o ciò , che gli rinomini dotati di di
scorso operano regolati dal magistero della ragione .
3. E' sì chiara l'euidenza di queste ragioni , che ap
pena ci ha chi neghi a Dio la prouida cura rispetto all'
ordine naturale , bensì molti gliela contendono rispetto
al morale. Ciò perdue ragioni . Prima , perche il natu
rale è regolato dalla elczzione, e libertà Diuina, che non
può fallire , nel morale tiene gran parte la libertà creata
soggetta a' fallimenti : quindi la moltitudine de' peccati •>
che in tal ordine si commettono , e gli sconci , che ad essi
sieguonO) fanno, che molti vacillino circa l'articolo della
Prouidenzagouernatrice di vn tal ordine. L'altra ragione
è, perche l'ordine morale è lassera , intorno a cui si aggi
rano le nostre passionirPordine naturale peragitur ( come
parla S. Agostino ) sub iudicio nostro ; il morale, de labore
nostro . Da ciò è, che circa l'ordine naturale discorriamo
secondo la verità, del naorale soc OTidoia volontà

CAPO
. C A P O D & G J M O. ..

Si dimostra , che Dio tien cura delle cose vmatte n 1

i. T A prima specie degli argomenti, che dimo-


J i strano Ja cura , che Dio tiene dell'ordino
morale, si fonda nella parità del naturale , perche quanto
il naturale è più nobile , altrettanto ragion chiede , che
sia in maggior cura a Dio . Se tiene egli tanta cura , che
venga a perfezzione vn vii fioretto , che v'impiega Sole ,
Cieli, Stelle, Elementi: se non ci ha animale sì vile , a cui
neghi ciò, che ad esso fa mestieri> per conseguire il suo in
neicome trascarerà di far ciò rispetto a gli huomini fattu
ra sì nobile delle sue mani? Chi è si liberale co'Bruti, che
noi conoscono, e non ramano, sarà auaro con noi , capa-
■ci' di conoscerlo, e di amarlo^ E' $i falso , che Dio curi
l'ordine naturale, e trascuri il morale, che anzi esercitala
cura in quello, inquanto secondo l'ordine dell'intenzione
l'indirizza a questo . Il dimostro. Tutti gli effetti della
natura inferiore sono ordiriati a benefìzio dell' huomo :
l'huomo è ordinato allaivirtù massimamente alla sociale,
per essere animale compagneuole . Questa verità fu ri
putata euidente dal medesimo Aristotile . L'affermar
dunque , che Dio curi le cose naturali , trascuri le morali
spettanti alle virtù, e a i vizi; vmani , è vn fingerlo curan
te de' mezzi , trascurante il fine : come fé il supremo Ma*
gistratodi vna Città prendeste cura di tutti i manuali, per
fabbricar la Reggia, e poi la lasciaste senaa tetto : o pure
disponesse tutti i lauori , per ben corredare vna Naue , la
quale douesse gittarsi a discrezione de' venti senza cura
di Nocchiero, che la dirizzasse a buon porto . Iddio non
degnerebbe della sua cura l'ordine naturale, se non lo di
rizzasti; al morale, per quel modo , che vn grande artefi
ce non degnerebbe della sua cura molte baste manifattu
re , che sono nella sua officina , se non le ordinasse a com
pire il suo finale, e nobil lauoro : nel qual senso s'intende
.... E 2 quel
LIBRÒ PRIMO.
quel detto : Numquid Deo est cura de Bobus ì Breuemen-
te î l'opinione 3 che restringe Dio alla cura delle cose
naturali , gli è in gran modo oltraggiosa , perche lo lascia
quasi nel basso vffizio di proueditore in questa bottega^
del Mondo, per sopraintcndere a' giumenti , alle vittoua-
glie, e a gli altri più abbietti ministeri; : e commette al
casoj e all'vmana libertà la giurisdizzione di compartire
la felicità, operazione altissima , la quale ottiene a Dio il
culto degli altari .
2. Ma oltre la parità ci hanno altre fonti di argomen
ti , a dimostrare , che Dio tien cura delle cose vmane .
Vagliono a ciò quelle ragioni, che adoperai , a dimostra
re resistenza di Dio : perche l'error de'ncgatori di està è
fonte di tutti i mali all'vmana Republica : la credenza-,
opposta partorisce la schiera d'immensi beni : oltre a ciò >
alla somma follia , eh' è negar Dio , si camina per la via
de'più enormi vizi; , e vi si giunge, allorché Tvmana ma
lizia: Inprofundumvenerit. Tutto ciò si applica , a di
mostrare in Dio la prouidenza , senza cui Iddio , ne pre
nderebbe la virtù , ne punirebbe il vizio , onde seguireb-
bono i mali descritti . I medesimi Atei confessano , esser
necessario al gouerno ciuile del Mondo , creder > che vi
sia Dio, é prouidenza. Adunque vale inferire, questa
opinione ester vera : altrimenti la somma falsità sarebbe
fonte di tutti i beni alla Republica vmana, la somma ve
rità cagionerebbe ad esta tutti i mali: ondel'huomo, sico-
me ordinato al buono stato ciuile , sarebbe ordinato all'
errore , non alla verità . Il che c contrario , non solo al
sentimento di tutti i Sauij, ma di tutti gli huomini , e de'
medesimi Atei .
3. Il dire poi con Epicuro, che la Diuinità , perche i
Non est indiga nostri
Nec bene prò meritis capitur , nec tangitur ira .
è vn equiuoco fondato fu la parità delle creature. In_»
noi la cura si fonda nel bisogno , però non habbiam cura
delle cose, che non gìouano a' nostri bisogni: in Dio si
fonda
CAPO DÈCIMO. 37
fonda nella bontà , onde la Diuinità , non perche si.u
Indiga nostri , ma perche ottima , tien cura di noi . Ol
tre ciò anche noi teniam cura delle cose nostre per
amorcnon per bisogno, come i padri de' figliuoli: quindi
essendo noi cosa di Dio , egli dee hauer cura di noi, fi
losofando eziandio dalla parità delle creature : quindi
Dio sarebbe peggior di ciascun Padre, se non renesso
cura de' suoi parti , maggiormente che , come si è detto »
noi habbiam qualche scusa , per esimerci da tal cura per la
fatica , che tolleriamo in hauerla . Ciò non conuiene a
Dio , che senza fatica tien cura di tutte le cose : sieguc da
ciò , che Iddio sarebbe men buono , che i Padri ezian
dio catturi, i quali tanto, o quanto tengon cura de'lor
figliuoli . Or chi vorrà sospettare questa aridezza di bon
tà nel fonte stesso della bontà? Voglio conchiudere con
ciòì che di Epicuro negator della Prouidcnza , dice ele
gantemente Lattanzio, che eosano , & vigente nullus <eger i^m.*.*
ìnepnus delirami . falsa ReU^.

CAPO VNDECIMO.

Con qual arte debbano dijsoluerfile opposizioni , con le quali


gli Atei impugnano la Prouidenza .

lé T\ Rimieramente vuole ricordarsi la dottrina al-


tre volte da noi riferita : cioè a dire , non ri
chiedersi alla certezza di vna sentenza , che tutte le op
posizioni contro di lei si dissoluano apertamente, bastan
do, che fieno aperte le pruoue della sua verità . Ciò non
ostante, perche l'vmana superbia rende le nostre menti
vacillanti eziandio circa verità indubitabili , qualora non
vede il capo di sciorre i nodi, e suilupparsi da'sofismi con
trari;, scoprirò qui breuemente l'arte di sciogliere sì fatte
opposizioni nella presente materia: le quali opposizioni
iiduconsi a due . La prima è fondata nell' ingiustizia di
quella , che chiamano fortuna a la quale spesso comparte
38 LIS R O P R ï M ô:
il meglio a chi fece il peggio, e affligge la virtù, quasi
sua nemica; onde sembra maggior pietà sottrai- Dio dalla
cura delle cose vmane , che riputarlo autore d' iniqua di
stribuzione . La seconda è, che 'I numero de'buoni appa
re scarso, rimpetto alla moltitudine de'cattiui : onde, o
bisogna dire con gli Stoici , la virtù non esser dono diui-
no, ma effetto dei solo vmano arbitrio ; o bisogna accusar
Dio, perche permette sì gran copia di maluagità ; o pure
affermare, non hauer egli pensiero delle nostre operazio
ni , come troppo inferiori alla sua sublimità . E perche il
primo sarebbe contrario alla diuina Potenza , il secondo
alla diuina Bontà, sembra douersi affermare il terzo .
2. Quanto allo scioglimento della prima opposizio
ne basta osseruare , come notai altroue , che i beni , o
i mali della vita presente distinti dalla virtù , e dal- vi
zio, non sono, o veri beni, o veri mali, perche i primi non
ci rendono buoni , i secondi non ci rendono mali : ma so
no mezzi indifferenti a valersene alla virtù, o al vizio-»
all'eterna felicità , o miseria , il che è riposto da Dio nella
nostra libertà : e al nostro fine talora più conferiscono i
mali temporali , che i beni: onde è , che non possa accu
sarsi Dio, come ingiusto distributore di tai mezzi, mentre
lascia in balìa di ciascuno valersene a buon sine con l'aiu
to della sua grazia, che sempre è pronta a nosiro prositto.
3- Quanto alla permissione dc'peccati presa general
mente la maniera a dissoluere le opposizioni, si è conside
rare l'immensa schiera di beni , che nascono da tale per
missione, tanto maggiore , quanto le colpe permesse sono
peggiori . Tre furono fra tutti i peccati i più graui : la_>
colpa antica commestà da Adamo: il Deicidio commesso
da' Giudei : le persecuzioni mosse da' Tiranni alla Chiesa
con l'vccisione , e con gli strazi; d' innumerabili Fedeli .
Or queste tre surgenti auuelenate fon quelle, da cui Dio
se scaturire a nostro prò i massimi beni , Della colpa di
Adamo si valse a prender moriuo di vestirsi xii vmana^
carne il diuin Verbor: dal Deicidio nacque la nostra re-
* denzio-
CATO Г К JO в С ti Ж О. з9
denzione: delle perfecuzioni de' Tiranni fu eífettola vir
tu de'Martiri , la conuerfione del Gentileiîmo , e la fon-
dazione della Chicfa . Rimane a fcioglier il nodo circa
il maggior numero de'cattiui, chede'buoni . A quefto
puó nfponderil col non rifpondere , citando il Tefto di
Paolo : O altitudo &с. О homo; Tu quis es, e per accherar
re a quefta rifpofta le mormorazioni della porzione in
feriore fono pronti varij efempij , i quaii íi traggono dal- ,
le arti note a'noftri fenfi ; Si intrares officinctm fabri Fer
rarij ( dice Sant'Agoftino ) non anderes reprehenderefol
les, incudes .> malleos -, e ció quantunque tu ignoram' i lor
vfi , econchiude: Non.audes inofficina reprehendere fa-
brum-i & andes in mundo reprehendere Deum, perche ti fo
no ignoti i fini y a cui ordina la permiflîone delle'-malua-
gità , e de'raaluagi ? Ignis agrando , nix,glacies , fpiritus
procellarum, quafacium verbum eius . Sic omnia .> qua vi
dentиг in natura temeré fieri , dice il Santo .> non faciunt
ivfi'íxrbum eius . I Demonij,i Tiranni, tutti gli Empij fo
no; nel Mondo morale ció , che fono nel naturale : Ignis ,
grando &.C. Nell'arrifíziale : Folles, incudes^ mallei , Onde
nonfaciunt , nifiverbum eius . Somiglianti efempij poíTo-
no prenderfi dalla dipintura : le tinte nere , & ofcure fe-
condo se contaminano la tela , ma pofte ne'debiti luoghi
dall'Artefice, il nero per figura ín grazia del chiaro , l'аЬ-
bellíícono - Cosí gli Empij, cosi le colpe nel Mondo . II
fenfo le vede íole, pero fi fcandalizza, non cosi la Fede >
chele vede in compagnia de'bení , a cui fono ordinate,
in rigïiarâo sfquzYhfi nonJpecie, ordineplacent, come par
la Sant'Agoftino. Proporzionali efempij a conuincere Г
imagínazione ci fuggerifcono la Poefia, ela Muííca : nei-
laPoeiîa non ñ richiede alla perfezzione di vn tragico
componimento, che fia ageuole, anzi che fia diífieite lo
fciogli mentó del nodo , purche nell'atto eftremo riman-
gafcioltocon límpida euidenza. Anzi la tragica rap-
prefentazione, allora è perfettiífima , quando il nodo ap-
£>arifce piii ¿nuiluppato, perche allora fi feorgerà più pro
fondo
40 L I B R 9 P R r M o:
fondo l'ingegno del componitore nel dissoluerlo : lo stes
so ragion chiede, che auuenga ne'nodi di questo compo
nimento 5 quasi tragico, ch> è l'andamento delle coso
vmane : IVltimo suo atto si compirà nellVniuersalc Giu
dizio > in cui Iddio medesimo verrà in questa terrena sce
na a sciogliere ogni nodo: ciò non sarebbe necessario, nifi
dignus vindice nodus incideret . Da ciò c , che l'Apostolo
ci ammonisce di non giudicare ante tempus . Ciascun.»
componitore ha questo diritto » che non si formi giudizio
dell'opera di lui , prima di vederla compita . Quanto più
haurà questo diritto il supremo ( per così parlare ) com
ponitore del dramma inondano, eh' è vn Dio dotato d'in
finito sapere ?
4. Chi hauesse voluto il primo giorno della creazio
ne proferir sentenza circa lo slato naturale del Mondo ,
si sarebbe scandalizzato dal veder la Terra coperta dalle
acque, il Cielo senza luce . Questo scandalo sarebbe na
to , perche a proferir vna tal sentenza voleua aspettarsi il
sesto giorno , in cui terminato il lauoro fu perfetto l' Vni-
uerso . Ciòauuicnc con proporzione a chi proferisco
sentenza circa l'ordine morale prima deircstremo gior
no de' secoli 3 in cui solo sarà terminato 5 e perfetto . La
Musica ha tre proprietà . Vna è , che le parti di esta non
si formano, quando si cantano , ma furono dianzi diuisate
nella lor partitura JalMaestro in riguardo al tutto , che il
Maestro col medesimo riguardo ripartì a ciascuno la sua
parte, senza che vno sappia dell'altro . In simii modo Id
dio ha da principio diuisata l'armonia dell'ordine mora
le, e-quantoalPoperazionce quanto alla pcrmiisione , e
a ciascun .de'mortali assegnò la sua parte con riguardo al
tutto . Da cioè , che come nessun Cantore particolaro
comprende l'ordine della Musica , così nessun mortale V
armonia<deH'Vniuerso : onde come ciascun Cantore sa
rebbe folle , se volesse riprendere , o la sua parte , o l'al
trui; ma ciascun dee mirare a cantar bene la propria; così
-accade a proporzione in queJl'armoniajch' è l'andamento
* > delle
c a p o r x z> e c r */ o: 41
delle cose vmane . La seconda dote dell a Musica è > che
dee ben osseruarsi in essa il conueneuole , il quale con/iste
nell'accordare la maniera delle note triste, o liete, all'ar
gomento, o tristo, o lieto . Quest'arte , benché da pochi
notata , osserua Dio nel gouerno mondano . Per figura ,
sembra al Giudeo , che Cristo non fosse il vero Messia ,
perche non venne con potenza , con ricchezze : ciò ati-
u iene , perche il Giudeo non considera il conueneuole ,
eh' è il bello dell'armonia . Veniua egli a rappresentare
la figura di sommo Sacerdote , chesihaueua addossato i
peccaci nostri , ad impetrar perdono . A quest'argomen
to non si consaceuano toni allegri, ma crudezze , ma toni
mesti : voglio dire , nascere in vna stalla , viuerein vna^
bottega, morir in Croce . La terza proprietà è , che chi
considera nella Musica la parte di vn solo , speslb glie ne
par mâiv: per figura,' vdire vn canto inframezzato da pau
se di più battute , e sopra vn minuto corso di note andar
veloce > sopra l'altro di gran portata proceder lento : ora
ammutolire, ora ripigliar parole , che non accordano in
buon sènso con le cantate ; ora ridil e più volte le coso
stesse : e pure tutto ciò , che sembra negligenza dell'arte
fice , -è artifizio dell'arte . Tutto a simile nell'armonia-,
delle cose vmane : non è ciascuna parte bella per sè , ma
bensì in concorso delle altre . Ma notisi , che nella Mu
sica si discerne l'arte, perche dopò il cantare interrotto ri
petuto 9 che offenderebbe , subito si ode il canto corris
pondente , che perla proporzione mostra essere stato stu
diato ciò, che parea negletto . Non così nell'armonia
del Mondo. Si scorge dal senso la parte, che offende,
quella del concorso , per cui sarebbe dilettosa , o risuona
dopò gran tempo, o è ignota al senso, o risuona nel Mon
do inuisibile . Da ciò è , che '1 senso si offende : ma e me
stieri correggerlo con la ragione, e con la Fede.
5. Oltre a questi esempi; presi da oggetti noti all'
imaginazione tre vie possono seruire a sciogliere il so-
fiihia commemorato . Vna è , che sicome in qualunque
F arte
4î 1 1 s r o p r r M 6>': .
aite vn lauoro eccellente è più pregiato , che cento vol
gali ; così appresso Dio è in più stima vna virtìt eroica ,
che cento mediocri - Da ciò è , che si permettano innu
merabili peccati , onde cresce il numero de'cactiui , a fine
di ottener in pochi la virtù eroica : a cui fa mestieri la_*
comparazione, e spesso il combattimento , che richiede i
molti contro i pochi . La seconda via è il considerare,
çhe come i Bruti sono ordinati a seruirc all'huomo , così
i Reprobi alla seruitù degli Eletti : Omnia propter eleclos.
Prouien da ciò, che sicome nel Mondo ci hanno più Bru
ti, che huomini , così più cattiui , che buoni » hauendo
ciascun Padrone bisogno dell'opera di molti serui > così
vn Huomo di molti Bruti, vn Buono di molti makiagi per
esercizio della sua virtù morale, e per concorrere a mol
te sue operazioni, come ciascun potrà diuisare per se me
desimo . Ma pochi considerano il gran Principato -degli
Eletti , e i commodi , che ad essi prouengono dall'operai
de'cattiui . La terza via c, osseruare, che Dio ha distribui
ta la sua grazia in quella misura , che conueniua •> a man
tenere la libertà , non solo fisica , ma morale , per modo S
che la virtù rimanesse ardua , per esser l'arduità fonte di
gran merito . Questa è stata l'ottima disposizione dello
cose:nc doueua Dio porre la men buona,per ouuiare a gli
effetti dell'vmatia malizia: massimamente che ad esso non
mancaua l'arte di compensare gli sconci della colpa con
l'ordinamento della remissione, o della vendetta .

CAPO DVODECIMO. '.

Si diffoluono le opposizioni di molti contro quella, dimostra


zione dell'efiflenza-> eprouidenza Muina , chefi
fonda nell'istinto-, che tutti hanno
di riconoscerla .

i. (OI è dimostrata da noi la diuina esistenza } ej>


v3 Prouidenza dall' istinto impresso a tutti gli
; huomi-
CAPO aróDBCîMO. 4*
liuomini , per cui si persuadono , che ci è vn Dio Signore
dell' Vniuerso . Il quale istinto altresì dimostra, che Iddio
tien cura di noi , altrimenti farebbe vano il ricorrere ad
esso nelle nostre disgrazie: anzi il nome stesso di disgrazia
prouiene da vn istinto impressoci dalla natura di crede
re , che la grazia di vn iòurano Monarca sia la fonte delle
nostre venture : onde chi c priuo di tal grazia patisco
queJJe suenture , che chiama disgrazie , e a se. stesso dà il
nome di disgraziato : e questo istinto è sì forte , che alla_.
Prouidenza reudono testimonio i medesimi Empi; nelle
loro bestemmie , le quali contengono vna> quantunque
iagrilega, autentica confessione, che tali accidenti penda
no dal voler diuino . Ora contro le dimostrazioni fonda
te su questo istinto formano due opposizioni . Afferma
no, non ester vero, che sia naturale istinto di tutti gli huo-
mini il riconoscere vn Signore vniuersale , eprouido del
Mondo , perche anzi sono moltissimi gli Atei , quantun
que couino l'Ateismo nel cuore : onde la Scrittura affer
ma, che Dixit infipiens in corde suo*, non est Deus. Oltre
ciò dicono potersi sospettale , che questa persuasione cir
ca l'esscrui Dio, e l'esser egli dotato di prouidenza ^ non-,
sia istinto di natura , ma opinione deriuata dall' haucr da
principio vdito da'nostii padri i educatori? maestri , insi
nuarci questa opinione circa la diuina esistenza, e proui
denza : onde tal'opinione , sicome imbeuutacol latte , ci
sembra naturale istinto. Aggiungono la ragione di esser
concordi i nostri genitori , & educatori ad insinuare que
sta credenza nelle lor case,e a' Prencipi a volerla nelle lo
ro Città , fondarsi nella necessità , che hanno di essa i Pa
dri a ben reggerle famiglie, i Prencipi le Città .
2. Queste opposizioni sono lauoratc nel fondaco di
coloro, ne'quali peruertendosi dal vizio la natura , in ve
ce che l'intelletto, eh' è veggente, guidi la volontà , eh' è
cieca, questa guida l'intelletto . L'Ateismo non è nato
negli huomini per generazione di discorso , ma per putre-
fàzzione di costumi . Da ciò riman disciolta la prima op-
F 2 posi-
44 LIBRO PRIMO.
posizione . E' vero, che ci ha chi disse : /» cordesuo nottS
est Deus; ma notisi, eh' e Insipiens: notisi, che solo dixit in
cordesuo . L'Ateismo è simile a vn di que' draghi , che
generati da copia di materia putrefattasi in qualche tana»
non osano vscirne, perche al semplice affacciarsi tutti gri
dano all'armi . Notisi che coloro, che gli handato ricet
to per le sceleratezze , e antecedenti , e conseguenti , non
tanto fon huomini , quanto mostri della specie vmana :
onde la loro credenza, e la ragione del loro credere , so
no argomento della falsità dell'Ateismo : per quel modo>
che vn giudizio circa i colori , il quale non può formarsi
dall'occhio sano, ma solo dal guasto, non dimostrala vera
qualità dell'oggetto , ma fa ch'erri la potenza apparerà
dole la falsa .
3. L'affermare, che l'orrore, che tutti hanno aìY
Ateismo, non prouiene da istinto di natura , ma da forza
di educazione , di magistero dè'genitori , confermato per
politica dalle leggi de'Prencipi, non solo contiene falsità^
ma aperta follia . Primieramente interrogo, chi fu quel
primo, che insegnò questo grande arcano di politica ai
Mondo ? Diranno , ch'è ignoto : ma come ignoto , se dì
tutte l'arti, scienze , e Sette , si fanno gl' Inuentori ? Re
plicheranno, che lVttlità di questa persuasione, sicome in
verso se manifesta , da tutti è stata conoscinta per neces
saria , e però da'Padri , da'Prencipi promulgata . Mà s' è
neceslaria questa persuasione» dunque prouiene dalla na
tura , la quale non deficit in necejsarijs , ne anche ne'Bruti -
Se la natura a tutte le belue imprime gl' rst'inti necessarij
al loro ben'essere : dunque altresì hauerà impresto a gli
huomini questo istinto , che gli Atei confessano per ne
cessario . Più . Se ciò non solfe istinto di ratura , come
saria possibile , che in nessuna Regione della Terra gli
huomini sì auidi di libertà haucssero scosso questo gio
go, e scoperto l'errore? E che di ciò meno di tutti gli
altri si sosterò auucduti i piò saggi, i più sapienti , che tut
ti hanno declamato contro l'Ateismo? Brcuemente ; se
questa
& DUODECIMO. +5
questa períuaslone dell' esserci vn Dio creatore» e curato
re delle cose vmane* era necessaria alia' buona educazio
ne de' figliuoli , al gouerno de' Principati , all'incolumità
del Mondo, non può vna tal persuasione esser falsa , al
trimenti sarebbe migliore l'errore , che la verità , e segui-
rebbonogli altri scoriti ,de'qualisi e fauellato più addie
tro. Più • S'erga necessaria con tanta euidenza questa per-
sua/ìone, eh e !vna. tal! necessità c stara palese a tutte le Na
zioni, chi vorrà credere , che fieno slati più prouidi gli
h uomini, che la natura : siche questi si fieno , quantunque
barbari , quantunque empi; , accordati a propagarla nel
Mondo , eia sola natura habbia trascurato d'imprimerla
a gli huomini? Quella natura , la quale è stata si proui-
da nell' imprimere • tanti altri istinti men necessari; à prò
de'bruti , non che degli huomini . Oè mestieri dire, che
questa persuasione è istinto di natura," o che nessun prin
cipio dell'vmano discorso , nessuna anticipata propensio
ne all'onestà , in somma niuno di que', che gli Atei me
desimi chiamano istinto di natura , sien tali , ma tutti fie
no inuenzione di artifiziosa politica , seducimenti , ingan
ni , di cui mainon si seppe, non si saprà il primo inuento-
re in veruna di tante regioni, che senza hauer commercio
l'vna con l'altra , sono slate , sono > e saran sempre con
formi in sì fatte persuasioni .

CAPO DECIMOTERZO.

Dimojirazioni , che conuincono l'immortalità ■ - ■


degli animi vmatti .
I • . 1 . v. J
r. O E ci ha Dio , se Dio ha prouidenza , è forza >
■\3 cne gn animi vmani sieno immortali . Sicome
il negar Dio , o a Dio la prouidenza, cosi il negare l'im
mortalità a gli animioostri , è vna follìa, a cui non si per-
uiene , saluo che per mezzodì que'vizi; , che più acceca
no la mente : conciosiache al persuadersi di non hauer a
viue-
46 L í 3 R 0 P R î M O:
viuere più che gli animali , la più acconcia disposizionej
è > viuer da animale . Di più ; come il persuadersi
non esserui Dici > o non curare le cose nostre , così il ne
gar quest'immortalità .apre; ne' petti ymani vna cloaca di
tutti i vizij: Dixit infipiens in cordesuo non est Deus : quindi
corruptisunt&c. Per simil modo dissero coloro : Non est
resrigertum infine haminis> che incontanente diuentarono
ad yn'ora libidinosi , e sanguinari; « soggiungendo : Nul-
lumfit pratum , quod non periranfeat luxuria nostra ; con-
tnmelia,& tormento interrogenius eurn: giungendo all'
estremo degli eccessi, ch'è il Deicidio . All'incontro alla-
persuasione dell'immortalità degli animi si peruiene per
mezzo della sapienza , e della virtù : la stestà persuasiono
c radice della sapienza , e della virtù . Se vna tal persua
sione fosse falsa , la menzogna , ch'è il vero sommo malo
dell'intelletto , partorirebbe i sommi beni della volontà :
la verità , ch'è fine del medesimo intelletto sarebbe ferti
le alla volontà de' sommi mali. . ».
2. Nel Mondo assai volte è afflitta la virtù i trionfa.»
il vizio . Questa verità- è la maggior arme degli Atei
contro fa Pcouidenza : e sarebbe inuitto vn tal argomen
to , se l'animafosse mortale . Perche Iddio.-) ciò -che non
fa verun Principe prouido nel suo Regno, affiggerebbe
nel Mondo la virtù , coronerebbe il vizio.: all'incontro,
se l'anima è immortale, l'argomento non solo si scioglie,
ma con éuidenza si ritorce ; perche riserbandosi alla vir-
tu eterna mercede , al vizio eterna pena nella vita auue-
nire, ragion chiede, che alle yolté sia prosperato l'em
pio , sì a premiare qualche suo acro virtuoso , sì a mostra
re , che la pena debita al vizio non si paga nella vita pre
sente , ma nella futura . Ragion chiede altresì, che la vir
tù assai volte sia afflitta , per dar campo al merito , per
punire qualche Ieggier fallo degli eletti , per render aper
to , che la mercede della virtù si riserba nel secolo ventu
ro. Se Dio di presente premiasse tutte le virtù , punifle
tutti i vizi; , cesserebbe l'ancidetto argomento, ch'è il più
vali-
CAPO Ï>EC Î MOTE R ZÔ . 47
valido a dimostrare questa medesima immortalità dc'iio-
stri animi , la persuasione di cui è la fonte delle virtù ,• la
dubbiezza intorno a cui è vna surgente de' vizij : onde
Dio a far che non cessi, ha saggiamente disposto, come
no:p S.Agostino , che non solo i mali, e beni presenti fos
sero communi a' buoni, e cattiui, ma souentei beni toc
cassero a'cartiui , i mali a' buoni .
jf. Se nella fornace , in cui la paglia purga l'oro , fin
gessimo, che perissero ad vn'ora l'oro , e la paglia , sa
rebbe migliore la condizione della paglia, che fi stridere
Toro , che dell' oro tormentato dalla paglia : ma perche
l'oro.si purga , la paglia si consuma , è assolutamente mi
gliorie la condizione dell' oro : ed e degno di lode l'Ore
fice, che adopera la paglia a purgar l'oro . Per simil mo
do , se .pedifeto ad va' ora interamente l'Empio opprcs-
sorcjil giusto .oppresso dall'Empio , sarebbe migliore la_»
condizione dell'Empio : ma perche con questa oppressio
ne l'animo del Giusto diuien più puro , e acquista diritto
all'eterna mercede, l'Empio perisce di morte eterna, e
migliore la condizione del Giusto : e quindi vuole ammi
rarsi la sapienza dell'Orefice , cioè di Dio .
4., .La prò uidenza consiste nella somma sapienza^,
bontà, e onnipotenza diuina . A queste diuine doti spet
ta costituire ottimamente tutte le forme, concedendo lo
ro le potenzee gli affetti proporzionati al lorfine.A'Bru-
ti,le cui anime fon destinate a morire , la Prouidenza ri
stringe le potenze conoscitrici, e l'appetito a gli obbietti
materiali, e caduchi. Adunque lo stcsib dourebbe far con
l'Huomo,se fosse mortale il supanimo.E pure scorgiamo,
che la sua perfezzione consiste nel contemplare , nell'a
mare lo spirituale , e l'eterno , e nel solleuarsi dal morta
le , e caduco . Il modo di operare nelle bestie è confor
me alla maniera del loro essere: nell'Huomo sarebbe con
trario. Lo studio della, sapienza iich'c il massimo bene
dell'Huomo , consumando il fior de'suoi spiriti lo dispor
rebbe al suo massimo male , che posta la mortalità degli
animi
4S L I B R 0 P K t M 0
animi sarebbe la morte : sarebbono dunque ben formati
i Bruti,mal costituite le potenze conoscitrici dell'Huomo:
ma peggio l'appetito . Più: i Bruti nuli' altro bramano >
che mantenere l'indiuiduo , e la specie : conciosiache per
la mortalità delle loro anime a vn tal fine sono vnicamen-
te ordinati : nessuno di clîì brama l'eterno , perche l'eter
no non è per loro: all'incontro l'Huomo brama l'immor
talità , fiche aspira ad essa in qualunque suo atto , perche
rende sempremai nella felicità, che chiude in se l'eterno:
onde se l'anima fosse mortale * non solo l'Huomo sareb
be vago dell'impossibile, ma in qualunque suo atto razio
nale bramerebbe l'impossibile. Il sospettar dunque, che
l'animo sia mortale , è lo stesso , che non intendere il lin
guaggio de'nostri medesimi desideri; , che ci portano all'
eterno .• e vn accusar la natura quasi madrigna nostra./
che per tormentarci non solo c'impresse il desiderio dell'
impossibile ,ma ci obbligò con qualunque nostro atto a
bramarlo : questa madrigna degl'huomini sarebbe amo-
reuol madre de' Bruti , a cui impreslè solo la brama del
conueneuole, e del possibile a loro .
5. E a che lèruirebbe l'hauer dato a noi soli a veder
l'eternità , e innamorarci d* essa > se non a renderci ama
ra la vita col dolor della breuità presente , con la dispe
razione della perpetuità auucnire ? Ciò sarebbe stato vn
mostrarci l'eternità per nostra pena , con dirci , come dis
se Dio a Moise , mostrandoli la Terra beata : Videbis ocu-
lis tuis , & non intrabis ad illam . E forse che '1 desiderio
dell'eternità è in noi rimesso ? Appunto. E' sì intenso ,
che l'Huomo innamorato dell'originale, ch'è il vero eter
no, corre perduto eziandio dietro la copia , ch'è la so-
prauiuenza ne'posteri , e nella memoria de' secoli auueni-
re . L'affetto , talora vizioso , per cui bramiamo Immagi
naria immortalità della gloria , è abuso di quell'istinto ,
che la natura c'impresse a bramar la vera , sicome l'Idola
tria è vn'abuso dell'istinto impressoci a conoscer Dio : on
de come lo stesso reo culto di più Dei fa fede dell' esserui
vn
CAPO DEC î MOTERZÒ: 49
vn Dio ; così l'istinto proprio dell'intorno di eternarsi nel
la memoria , fa fede dell'esserui per noi vna vera immor
talità . E sia dunque possibile , che l'istinto della natura^,
sempre verace ancor nelle bestie,noi soli habbia inganna
ti, e ci habbia ingannati in quel massimo fra' nostri desi
dericene tanto ci porta a voler viuer sempre, quanto a vo
ler viuer beati ?
6. Di più la natura a' Bruti , che nella morte finisco
no interamente , occulta la morte sourastante per modo ,
che non ne hanno contezza , fuorché quando è presente:
cioè vsa con essi quella pietà , che vsano i Giudici discre
ti co'Rei , mentre occultano loro il patibolo : all'incontro
l'huomo ha sempre presènte a gli occhi della mente la_.
morte,quasi reo il patibolo . La natura dunque se perissero
le nostre anime sarebbe parziale co'Bruti, crudele con noi;
come '1 Giudicete di due condannati a morire , al primo
bendasse gì' occhi, al secondo mettesse innanzi gli stro-
mcnti della pena , sarebbe parziale col primo, crudele
col secondo . Diranno , che la natura mette innanzi a gli
occhi deH'huomo la morte , per ritrarlo dal mal fare coi
rimore di essa: ma l'argomento si ritorce, perche se le ani
me sono immortali , il timore della morte è il miglior
consigliero della vita; se mortali, il peggiore. Dimo
strasi ciò con l'esempio riferito nella Sapienza , in cui si
narra , che gli Empij, negata questa immortalità, dal pen
siero della morte furono indotti a diuenir sanguinari; , e
crudeli: Non est , qui fit reuersus ab inferii : venitefrua-
mur bonis . Ne solo ciò . Tutti i Filososi conuengono,che
il considerare la breuità , e le miserie della- vita presente ,
e la certezza della morte , sono ottimi mezzi , per viucre
virtuosi.il contrario seguirebbe, se gli animi fosser morta-
li;onde gli Empij dopò hauer detto : Exiguum, & cum tœ-
dio est tempus vit* «e^V^conchiusero col Venite ergofrua-
mur bonis . Ciò che dissi de' desideri; vale a proporziono
de' godimenti . I Bruti godono solo di quegli obbietti ,
che seruorio alla vita mortale , l'huomo si diletta della_»
G virtù,
SO LIBRO PRIMO.
virtù, della religione, della sapienza , obbietti eterni,
dell'amicizia , la quale , come insegna Aristotile , per sua
natura è eterna . L'immergersi negli godimenti carnali >
che nelle bestie è virtù , nell'huomo è sommo vizio . Bre
vemente : se l'anima fosse mortale fra tutti gli animali il
peggior costituito sarebbe il più perfetto , che è l'huomo.
7. Conchiudo . O Dio non conserua l'anima immor
tale, perche non può, o perche non vuole . Se perche non
può, oue sarebbe la sua onnipotenza confessata da'mede-
ììmi negatori dell'immortalità degli animi? Se perche non
vuole , oue sarebbe la sua infinita bontà ? Iddio ci obbli
ga a morire, anzi che consentire a leggier colpa : ci con
iglia ad esporci a'rischi di morte , ora per la pietà , or per
la religione : ma se l'anima fosse mortale la morte sarebbe
Í1 nostro sommo male: come dunque sarebbe conformo
alla diuina bontà il far precetto d'incontrarla , il darcene
consiglio , e far sì , che chi vbbidifee a' suoi precetti , a'
suoi consigli , cioè quegli , che l'ama, e perche l'ama,
soggiaceste a sómo malcchc in tal caso sarebbe la morte,e
a quegli , che'l disubbidisce , conseruasse il sommo bene,
che in tal caso sarebbe la vita . Iddio ama chi l'ama, odia
chi disubbidisce la sua leggerposta la mortalità degli ani
mi seguirebbe l'opposto , perche Dio non amerebbe chi
rama,e vbbidifee a'suoi comandi, ma chi gli disprezza , o
pur seguirebbe5che l'amore onnipotcte,ch'è cagione della
felicità, sarebbe cagione della somma miseria , cioè del
la morte, e l'odio onnipotente, ch'è fonte della miseria,
sarebbe cagione di quella felicità , di cui l'huomo sareb
be capace ; cioè del viuerc più lungamente . Ciò
non siegue , posta l'immortalità , perche in tal caso a'tras-
gressori de' diùini precetti serbasi eterna pena , eterna
mercede a chi gli ofierua , e mercede tanto maggioro 3
quanto è maggiore il bene temporale , che si sprezza , e il
male , che si tollera per osseruarli . In sine l'anima.,
vmana è capace d'amar Dio , e quindi di esscro»
riamata con amor di beneuolenza da Dio . Vn tal
amo-
capo ajsciMogrj uro : $t
amore vuole perpetuare la persona amata , c s'è onnipo*
tente , ottien ciò , che vuole : l'amor dunque diuino ren
de perpetua l'anima amante di lui j amata da lui .

CAPO DECIMOQVARTO.

Si propongono gli argomenti di molti contro l'immor


talità degli animi umani , e le maniere
più atte à dijsoluerli.

K. ~T\ ER due vie s'ingegnano dare aspetto di verità


X a'ioio errori negatori dell'immortalità de
gli animi vmani- Vna è, disloluere le ragioni , colle quali
si è da noi prouata,l'altra,serirIa co'proprij argomenti . In
torno al primo si è inoltrato , che non rimunerando Iddio
le virtù,e non gastigando i vizi; nella vita presente, è for
za, che hauendo egli cura dellecose vmane riserbi vna tal
riinunerazione,vn talgastigo nella vita auucnire,ondesie-
gue, che l'anima sia immortale. Contro questo argo
mento oppongono , che la virtù è premio , e '1 vizio pena
di sè stessi : con ciò si gloriano di liberar Dio dal debito
di rimunerar quella , di punir questo . Aggiungono , che
se la natura intendeua conferire alla virtù nuoua mercede»
nuoua pena al vizio , bastaua , che l'anima soprauiueise al
corpo per qualche tempo , in cui riceuesle guiderdone , e
supplizio, ma non era bisogno concedere che viuesle
sempre. Queste risposte eran famose nella Stoa negatrice
dell'immortalità .
2. .Quanto alla virtù , e al vizio , l'affermare , che
quella nella vita presente sia basteuole premio a' buoni »c
questo basteuol pena a' cattiui , è aperta follìa . E' di c£-
ienza del premio l'allettarci, della pena l'atterrirci : mail
contrario conuienc alla virtù , la cui sfera è la malageuo-
lezza , con cui ci spauenta : il contrario conuiene al vizio,
che proponendoci l'esca del piacere ci lusinga , e ci allct
ta . He solo ciòi ma la virtù più eroica è quella, a cui per
G 2 . iípo-
52 LIBRO PRIMO.
ìsposarci conuiene vincere maggiori arduità , per figura,
tollerar la morte con fortezza. Il vizio più enorme è quel
lo , cui per non commettere fa mestieri resistere a più va
lidi allettamenti , per figura, a quelli, i quali taluolta c'in-
uitano a vn tradimento , che ci frutta vn' Imperio . Vna
tale arduità è sì grande , ehe quantunque Iddio habbia
promessa eterna , e immensa mercede alla virtù , e pro
porzionale supplizio all'empietà ; pure le virtù , massima
mente le più subirmi , rimangono in solitudine di seguaci:
e pochissimi si astengono da quelle sceleraggini, quantun
que enormissime , che offeriscono ricca dote 3 o di vtilità,
o di piacere . Per tanto se l'anima fosse mortale , onde ne
sperasse mercede, ne temesse supplizio dopò morte , chi
sarebbe , che s'inuaghisse del bello della virtù , da vn lato
inuisibile a' sensi , dall'altro circondata da grandi asprez
ze ? Chi sarebbe, che non si gittasse in seno al vizio ar
mato di lusinghiere attrattiue? Si aggiunge a ciò,che quel
piacere, di cui talora è sparsa la virtù,e quell'amaro , ch'è
talora nel vizio, si fonda il primo nella pace della coscien
za , il secondo nelle punture , e rimorsi di essa . Or quella
pace , e serenità contiene quasi vn'anticipato presàgio del
futuro guiderdone riserbato alla virtù da Dio / eque' ri
morsi contengono per egual modo vn'anticipato presagio
della pena preparataal vizio nella vitaauuenire. Per tan
to quel dolce, per cui ci alletta la virtù , è quasi vn prin
cipio, e assaggio delia futura eterna felicità: e l'amaro del
vizio è vn principio,ed assaggio dell'eterna miseria.Laon-
de toltane l'eternità auuenire cesserebbe ogni stilla di
dolce nella virtù , ogni stilla di amaro nel vizio : o
^puré quell'amaro , e quel dolce , sarebbono seducimenti
• della natura, o ingannata, o ingannatrice . Quindi è sì da
lungi , che la risposta riferita della Stoa basti a difenderla
dagli argomenti recati , che anzi ad essi accresce forza > e
gli corrobora con nuouo argomento .
3. L'affermare poi , che l'anima soprauiua alle mem
bra 5 ma non sempre i non basta a schermirli dalle nostre
ragio-
CAPO DEC I M 0 %VA RTO. $3
ragioni , perche alla virtù è debita sempiterna mercede ,
al vizio deesi eterno supplizio.Di più contiene aperta insa.
nia,come oiscruò acconciamente Tuììio-.Stoicos autem (di- ,,T^<r- Prcte
ce egli ) qui vfuram nobis largiuntur tanquarti cornicibus ,
dià mansuros animos,semper negarti . E poco appresso: Eoi
dico ( parla degli Stoici ) qui aiunt animos manere è cor-
pore cùm cxcestèrint ^Jèd nonJèmper : ijios vero-» quiquod
totum in hac causa dìfficìllimum est isuscipiunt yposte animos
manere corpore vacantes, illud autem , quod non modofacile
ad credendum est , sed eo concesto , quod volunt , cotisequens
est 5 id certe non dant , irt quod diù permanjèrit , non inte-
reat . Due cose mostrano l'insania della Stoa . Vna è il
concedere il difficile ad intendersi per la ritrosia dell'
imaginazione a capirlo , cioè che l'anima separata sopra-
uiua alle membra per qualche tempo , e negare ciò , eh'
è ageuoìe a capirsi , cioè che soprauiuendo qualche tem
po viua sempre . La seconda cosa , che dimostra l'insania
di queste persuasioni , sic concedere i principi; , e negar
la sequela, che viene da essi; conciosiache se l'anima non
ha mestieri del corpo per viuere , onde disgiunta da eflò
viue per alcun tempo , è conscguente , che viua sempre .
Il dimostro . Vna forma nel diuidersi dal soggetto può
fingersi, che perisca per vna di tre ragioni: o perche ha bi
sogno del corpo ad operare , e per conseguenza ad essere :
o perche i suoi contrari; l'vccidono; o perche Iddio le to
glie l'effere : ma niuna di queste ragioni vale rispetto alle
anime soprauiuenti a' corpi . Non vale la prima , perche
oue l'anima può viuere, potrà altresì operare senza il cor
po. Non vale la secondaci perche vna forma intellettua
le non ha nemici , anzi i-contrari) , che si oppongono fra
loro nell'esser reale , secondo l'essere intenzionale non_>
sono opposti, ma alloggiano concordi in essa; sì perche la
contrarietà delle forme si fonda ncll' escludere vna dal
soggetto, in cui è, per porui essa l'albergo: onde le forme
disgiunte dal soggetto non hanno fra loro contrarietà, ma
amistà , Non vale la terza , perche Iddio essendo la fonte
dell'
54- L I B R O P R I M 0.
dell'essere > non è mai , che spogli dell'essere vna forma ,
a cui lo diede > saluo che per sodisfare a' diritti di altra_>
forma contraria alla prima s a cui intenda succedere nel
soggetto > e che habbia il merito di esserle preferita . Da
ciò segue , che a quelle forme , le quali non han mestieri
del soggetto per eisere , Iddio non tolga giamai Feffere ,
che diede .
4. Procedendo a' diretti argomenti affermano , chç
l'anima c per sua natura forma animatrice del corpo, e la
forma non può viuere disgiunta dal soggetto? come di
mostra Finduzzione , l'anima dunque non viue fuori del
corpo: altamente, a che iposarla alle membra » e non pjù
tosto come gli Angioli crearla disciolta da' vincoli della
materia. D'auuantag'gio . Considerisi, che l'animo per
operare ha bisogno di fantasmi secondo la massima di
Aristotile : Oportet ìntelligemem phantasmata. speculari .
Fuori del corpo non può valersi de'fantasmi : onde non_»
può operare, e per conseguenza mantener l'essere, il qua
le per sua natura è ordinato all'operazione . Or amendue
questi argomenti non pure si difsoluono> ma per cuidenza
si ritorcono contro gli opponitori .
j. Circa alla natura dell'anima, eh' è forma del
corpo , osseruisi , che sicome ci ha le forme angeliche af
fatto astratte da'eorpi , le brutali affatto immerse » senz.i_,
possibilità di disgiungersene; cosi ragion chiede, che ci
habbia vn grado di forme , che sia collocato nel mezzo
delle due antidette : e quindi fieno tai forme non come le
brutali affatto immerse nella materia , ne come le angeli
che affatto sciolte : ma costituendo quello , che i Filosofi
chiamano Orizonte fra le forme angeliche , e le brutali ,
imitino le seconde nel bisogno , che hanno di viuere per
qualche tempo vnite al corpo,ma non sempre. Qual ripu
gnanza può fingersi in ciò ? Anziqual conuenienza può
negarsi a ciò?In tutti i generi di cose ci mostra Finduzzio
ne, che non si fa passaggio da vno all'altro estremo, siluo
che per il rnezzo,che confinando con amendue gli estremi
parte-
CAPO DEC I M 0 gVAKro. 55
partecipa le doti di amendue. Fra gli EIementi,e le piante
framezzano i mistiifra le piante e gli huomini framezza-
no i Brutitfra gli huomini e Dio framezzano gli Angioli .
In simil modo fra le sostanze intellettuali , che sono tutto
Spirito, e i Bruti tutti carne, framezzano gli huomini
composti di carne mortalej di spirito immortale .
6. Quanto all'operazione ritorcesi altresì l'argomen
to . I Bruti non fon capaci di operazione , che non tenda
negli obbietti corporei, che non sia legata all'organo cor
poreo , e però fon affatto materiali , quanto al soggetto ,
e alla 'forma: all'incontro l'h uomo , quantunque da prin
cipio habbia mestieri del fantasma per intendere, pu
re , perche possiede vii altro essere possente a fosistero
fuori del corpo , possiede altresì vn altro modo di opera
re senza verun rispetto al fantasma , il qual modo di
operare le conuienc , allorché viuerà l'anima disgiunta-,
dal corpo . Diranno. Tutto ciò affermarsi senza pruo-
ua. Ma come senza pruoua? Se'I conuincono tutte le
ragioni recate nel Capo precedente a fauor dell' immor
talità degli animi ? Come senza pruoua > Se la cogni
zione del nostro intelletto allora è più perfetta 5 e l'amor
più, puro , quando tende in obbietto puramente spiritua
le, allora s'inuilifce l'anima vmana, quando, o per cogni
zione , o per amore si congiunge alle cose materiali ? E
" corne senza pruoua > Se quantunque da principio l'ani
ma habbia mestieri della fantasia, per intendere, quando
brama perfezzionarsi nel conoscimento , si raccoglie , o
quasi riconcentra tutta in sè stesla,caccia lungi da se i fan
tasmi, quasi ingombro al suo limpido conoscimento, ben
ché ingombro necessario da principio , perche non e per
fetta a par degli Angeli , a'quali fon debiti dalla natura ,
e però impressi da Dio i simolacri delle cose intelligibili,
senza che habbiano, come l'anima vmana mestieri di
prenderli in accatto dagli obbietti inferiori . Posta l'imi-
mortalità dell'anima apparisce vna mirabil «proporzione
rra la maniera del suo operare, e del suo essere . Da pria
56 LIBRO PRTMO.
cipio è necessario , che l'anima si vnisca al corpo , perche
ha mestieri dell'aiuto de'sensi ad acquistare il tesoro de'
siraolacrì intelligibili : appresso si disgiunge dal corpo > di
cui non ha più mestieri per vn tale acquisto . Per iìmil
modo da principio per la congiunzione, che ha col corpo,
opera con dipendenza da'fantasmi , appresso disgiunta da
esso si vale de' simolacri acquistati , e opera senza il con
corso del corpo . Se si perfezziona la sua operazione in
tellettuale neU'astrarre dalle cose corporecadunque pos
siede vn essere astratto proporzionale , che non può di
struggersi col disgiungersi dal corpo . Breuemente come
già notai . Se l'anima soprauiue al corpo non può fingersi
maggior proporzione di quella , che passa fra la maniera
del suo essere , e del suo operare . Per contrario , se pe
risce col corpo non potrebbe fingersi maggiore impro-
porzione.La natura, se l'animo è immortale, non era pos
sente a costituir l'huomo meglio di quel, che ha satto , s'
è mortale, non poteua formarlo in modo peggiore .

CAPO DECIMOQVINTO. .

Sipropongono gli argomenti di que* , i quali negano , che ci


habbia vera Religione nel mondo->o affermano^ che non
puh rinuenirfi . Per qual modo distinguafi dal
lafalfa-i e quaifia lasua natura-) qua
le fia il suo obbietto.

x. . H E ci habbia vna vera Religione nel Mon-


V^i do , lo contradicono gli Atei , perche nega
no esserui Dio, gli Epicurei, perche negano a Dio la pro-
uidenza . Ne valere in contrario ( dicono essi ) l' istin
to impresso, per cui qualsisia Nazione professa Religio
ne . Ciò dicono essere stata inuenzione di qualche inge
gnoso politico , per tener in freno i mortali, e ritirarli
dall'enormMnaluagità con questo morso : oltre che affer
mano ì che quantunque niuna intera Nazione siasi troua-
ta sen-
CAPO DECt MOgVI NT 0. 57
fa senza culto di Religione , innumerabili indiuidui fon
per realtà Epicurei, o Atei , e però alieni da qualsisia Re
ligione : e per aiuientura i più si a' Pagani , Maccometta-
ni, Eretici, internamente non credon nulla, esolo per ra
gioni politiche conseruano esterna forma di Religione .
1. Altri trasmettendo, che diasi* qualche vera Reli
gione nel Mondo affermano esser indarno il cercarla,
perche non può rinuenirsi . Di ciò rendono due ragioni .
Vna e la somiglianza , che hanno molte Sette fra loro :
onde taluno osò di affermateci Cristianesimo, il Giudais
mo, il Maccomettismo, estere simili , come l'ouo all'ouo ,
ed esser lauoro di tre massimi Legislatori , Cristo, Moisè,
e Maccomctto . La feconda ragione , che rendono di ciò
è, perche a statuire , quale fra tante Religioni sia la vera»
farebbe mestieri porre ad esame le ragioni , che ciascuna»,
recita suo siiuore : al che per esser le Sette innumerabili ,
non basterebbe viuere gli anni di Nestore . . . ,
3. ' Tutte le Religioni recano dal lato loro miracoli;
martìri, predizzioni: affermano, che i loro Legislatori
hebber commerzio col Cielo , dal cui magistero apprese
ro la Setta, che insegnarono . Stante ciò . Chi potrà con-
uincerli di falsità ? Se negheremo noi fede alle loro Sto*
rie 5 la negheranno essi alle nostre . Ciò che diremo de'
loro miracoli , affermando , che furono prestigi; d'incan
to: de' loro martiri , che la loro non fu costanza virtuosa ,
ma pertinacia, ma furore; raffermeranno esfi de' no
stri : ne mai potranno conuincersi di falsità più tosto cíïï
che noi .
4. Per vltimo non mancano molti , i quali asserisco
no , che Pobbietto della vera Religione non sono gli atti
esterni , ma i soli interni : perche Iddio essendo puiaspi-
rito, cura vnicamente quegli atti, che procedono dall'in
telletto, o dall'intellettuale appetito. Da ciò è proceduto,
che molti fieno stati di auuiso , potersi esternamente pro
fessar qualunque Setta , purché internamente si tenga la_»
vera : questa è massima de'Libertini , e l'hanno affermata
.. • .■ H sotto
I

5S Z f S R O F R r M O.
fotto vocenon pochi fra* Calutnisti* maífíniamente ira i
Rjgidi) che chiamansi. Puritani..

CAPO DECIMOSESTO.

Sì mqstra-i che ci ha nelmondo vera Religione . Chefuo


discernerjt dallafalfa . Si dichiara d comex
e quaisia ilsuo obbietto ..

i.. O E, corne disli,ciaícun efïetto per naturale istin*


^ tosi riuolgeaquella cagioner per cui hebbe
feíTere, a riceuerneil ben'eflère ; per più forte ragionele
créature intellettuali s le quali hanna riceuuto vn. ester
più nobile, e sonodestinatealben'eísere più appetibiie*
che le altre 5 debbonacon mouimentt proprir di lor natu-
raj cioè conla venerazione > e cof culto riuolgersi alla_»
lor prima cagiojie>ch*èDi().. Acià gli obbliga egli, gl'in-
clina la Religione . Qiiindi è> che per egual modo èma-
nifelto y hauerci: vera Religione » e hauerci vn supremo»
Autore» e prouido Gouernatoredel Mondo: onde siegue»
che niuno j iï quale habbia nconosciuto questo supremo
Autore , e Gouernatore , habbia negato; ■> estera vera Re
ligione: c perche non ci hebbe maiintera Nazione , che
negasse vn- Autore supremo, e prouido deU'Vnuierso i ne.
pur ci hebbe Nazione > che viueíre priua di quassisia Re
ligione . Or si'come: daU'istintQ smpressó a. tutti Aï rico-
nosccre questo supremo Autore* e Gouernatore, procède
l'istinto vniuersale alla Religione cosr'da questo istinro
vniuersale, che fondaTa Religione, si dimostraco! régres
sa délia, dimostiazione > efíèrui quel supremo> Autore , e
Gouernatore. Senza Religione non può gouernarsi il
Mondo , corne confessanairnedesimi negatori di essa.
Dunque ìa vera Religione non è falso, seducimento- de*
mortali , ma vna verità insegnatadalmagistero- délia na-
tura armortali . La cognizione délia Reîigione è fonte
deJla pace > délia tranquillità: , délia sapienza , C dr tutti i.
beni
•С ATO DECIMOS E $TÓ: 5p
benl proprij deU'liuomo . Per oppofto, la priuaz/one di
cfía è fonte di tutti i mali -y aunque vaa tal cognizione je
vera > perche , come лoп puô fingcrfi ,che '1 vcleno ycci—
ÍoredeU^uomo,richicdafi alla vitadelrhuomo,icosí nor*
puô fingerfi , che '1 falfo , il qual ñ opponc albene intel-
lettuale dell'huomo ,xichiedafi alla fdicitàdeHliuoino .
J>iranno, che l'Idolatria, e lealrre ree Sette fon vtili ail*
felicità ciuile,e pur Гoл falfe,cosi puô fingeríb che la Re
ligione richiedafi.al ben'ehere^elITiuomoi e pure ia per-
fuafione di eíía fia falfa . Hifpondefi , che iielrldclacria-,
e nelle altre ree Sette , contiena" ( ciôch'è proprio dclla,
vera Religione riconofcere, cdonorare qualche Deità)
contengonfialtresimoltefalfità, cioc l'attribuire culto
diuino a'taluVe vani Numi . Or l'Idolatria fecondo quel
vero, che contiene , epercuiconuiene con la vera Reli-
gione , è fonte di .mold beni, fecondo il falfo , per cui di-
íiinguefi da eíîà è fonte de' mali . Da ció conchiudefi^
xhela vera Religione è si buona , che M participarla ,
quantunque imperfectamente , partorifce mold beni , e
quindi fi conferma con nuoue ragioni la verità di eíTa, <c
ü ritorce l'argo mentó.
7. Non folo ci ha vera Religione nel Mondo, ma.>
puô quefta rinucnirfi da noi, aítrimenti farebbe vano l'еf-
í'erui, fe non poteffimo rinuenirla . Niente è più neceíïà-
rio a confeguir lVltimo fine dell'huomo , che lavera Re
ligione. Or fe Ja natura ci ha impreífi nelle menti que'
principij: ondepofliamodidurreleconclufioni vdli per
rinuenire tuttelcardneceíTarieal.noftro temporale fo-
ftentamento , e le fcienze vtilialnoflro düetto , per figu
ra, la Fifica , la Geometría : chi potra dubitare, s'alla c¿
habbia impreífi i principij per rinuenire , in checonílílail
vero culto di Dio, mentre vna tal contera é madre della
virtù, eper confeguenza della felicità-
3. JHauendori innumerábili Sette nel Mondo, quel-
la Religione dee rlputarfi per vera , che rrmaneprouata-,
</a argoraenti olrre ognicomparazionepiùfortidi que',
H 2 i<luali

r
óo LIBRO PRIMO.
i quali militano a fauor delle altre Sette . La ragione di
ciò è 5 perche la prudenza ci detta con limpida chiarez
za} douersi vna tal Religione preferire alle altre Sette.
Or non può la prudenza , saluo che per accidente dettar
ci il fallò : adunque vna tal Religione ha merito di es
sere preferita alle altre Sette , e per conseguenza di es
ser tenuta per vera : e condannando ella per false tutte le
altre, è infallibile il didurne, ch'essa sola è la vera . E co
me può fingersi , che Dio habbia prouidenza delle cose
vmanc , c che a lui sia in grado l'eisere onorata con vna_>
tale specie di culto, e d'altro lato habbia consentito , che
militino a fauor di altra Setta ad esso nemica più forti ar
gomenti diventa di que' , che ci mostrano la vera , per
maniera, che la prudenza ci detti di preferirle alla vera.
4. L'obbietto della vera Religione è l'eccellenza di
Dio, in quanto egli vuoPeflere da noi onorata , e con gli
atti interni dell'intelletto , c dell'appetito intellettuale,
e con gli atti corporei di culto esterno . La ragione di ciò
è , perche l'huomo è composto di spirito , e di corpo > o
Dio è creatore sì del suo spirito , sì delle lue membra : è
autore altresì del ben'essere , sì dello spirito, come del
corpo di luir adunque ragion chiede, che l'huomo l'ono
ri , sì con gli atti spirituali dell'anima , come co'corpora-
li delle membra: onde coloro, che rendono a Dio il cul
to interno, e negano-i'esterno , diuidono l'imperio di sè
stessi , mentre concedono a Dio vna metà di sè stessi, l'al
tra negata ad esso la concedono ad altro Idolo, e Signo
re . Quella rea semina , e falsi madre consentiua, che si
diuideisè il parto, la v'era madre noi volle saluo che inte
ro: quindi Salomone decise a fauor di questa> e volle, che
foste suo il bambino , riconoscendola vera madre di esso .
Il demonio autore delle false Sette è contento, che l'huo
mo diuida il suo culto , e ad vna Religione sia liberalo
dell'interno , all'altra dell'esterno . Non così Dio , eh' è
vero autore, e padre dell'huomo, ma richiede da esso sì 1'*
interno, come l'esterno culto. Pertanto neghisi l'huomo a
CA P O D EC IMÙS ESTO. 6l
chi l'accetta dimezzato, sia tutto di quello, che non l'aç-
cettaj saluo che intiero. '■' j : i . i j '
' ■ * ; iì1 .\'< /' •
CAPO DEC I M OSE T T I M O ;: ' •

Scioglimento delle contrarie.opposizioni» ■.


'' ' •' (•!»;.!•. . , . ;j » .
i. TR\ AL ragionato nel Capo precedente non pu-
I J re si disiòltiono ma con euideriza si ritor
cono le opposizioni degli- Atei", 'tfdegli Epicurei . E' per
cuidenza falso , che la Religione sia inuenzione di qual
che Politico.ciò dimostrasi con que'medesimi Argomenti»
co'quali si è mo'strato , che la persuasione delscsïerui Dio
non è vmana inuenzione,ma diuino magistero. Primiera
mente narrino, chi égli fòíîè : citino gli Storici » che di
esso fauellino, apuntino il millesimo i in cui nacque, vis
se , predicò vn sì possente seduttore del Mondo . E' pos
sible, che di vn fatto sì grande, per cui vn huomo tolse la
natia franchezza al Mondo , ne pur rimanga memoria?
O il Mondo , che dianzi viueua sciolto da ogni legge ,
abbracciò volontariamente il freno della Religione , o
visu costretto dalla forza se-l'abbracciò senza resisten
za, chi vide mai prodigio simile , qual saria stato , rac
cordarsi à ciò tutti gli huomini sì auidi di libertà, eh*
espongono il "sàngàci, per 'non lasciarsi spogliare di li
bertà , sènza far resistenza all' ingiusto oppressore. So
per'forzàieoft quai Legioni , con quali Eserciti hebbo
vn huomo sólo espugnata la. ritrosia, non di vna Città
sola , o di vn Regno ma di due Mondi : quali Armate
nauigarno all'America, al Giappone, alla Cina, per
imporre il gk>go della Rfcligione a que' Popoli . Chi noa
vede , che la solir naturar onnipotente potè farlo?
i. Chese diranno ta forza della persuasione esser
nata dalla necessità » ch£ ci haueua della Religione, per
reggere il Mondo. Da questa necessità si raccoglie , che
il persuaderla fu istinto di natura, la quale secondo la_,
volgar
$z libro primo:
rolgar massima: Non deficit in necessari/ s , Si raccoglie,
che la Religione non e chimera, c falsità? perche es
sendo Phuorno ordinato al vero » non può fingersi > che
al suo ben'esscre richiedasi la falsità: si raccoglie per fi
ne 5 che coloro, i quali tentano di torre al Mondo la-,
persuasione della vera Religione , fon nemici del genere
vmano , mentre vogliono spogliarlo jdi quelle persuasio
ni , che son necelìarie al suo beu'eilere * Non nego , the
sicome molti dicano in,cordesuomn est Deus i così molti
dicono non esserui vera Religìo ■, maledicono in corde-*
suo ,non osando palesarlo? per non essere hauuti per for
sennati; lo dicono, macjue'solU i quali per la loro em
pietà fon mostri dell' vmana specie: lo dicono, ma per
questa folle interna persuasione : Cotruptisunt , abomina
bile*fasìisunt &c. Siche il dirlo essi è grande argomento
della falsità del detto .
3. Si è dimostrato, che la vera Religione può age-
uolmente discernersi..dallc falle , perche gli argomenti •
che reca a suo fauore , sono oltre ogni comparazione di
maggior peso di .que' > che recano le false ; .onde corno
sarebbe follìa raffermare , che 'l mate non può distin
guersi da'siumi , il Sole da vna piccola facella-, così è
follìa l'affermar ciò della Religion vera in rispetto alle
false : ne a far ciò richiedesi metter ad esame tutte le Set
te , perche come il Sole si palesa per Soie quantunque
non facciasi .comparazione di eslòcon le .stelle , e per ra-*
gione proporzionale il mare si palesa per mare : cosi la
vera Religione ha tai fattezze , tai lineamenti ? che ap
pena veduta si manifesta per vera > £ Jdistinta dalle ree ,* e
false Sette ^
4. I miracoli > i martiri , egli altri légni, co' quali
si persuade la verace Religione a e sono dimostrati con
tal certezza, e sono si disumili a que' j che vantano Izj
false Sette , che non può saggiamcnte;dubkarsi della ve
rità delle Storie , che risexiícono i primi -, come può du
bitarsi rispetto a' secondi: ed e altresì manifesto per la
CAPO 2ÌEC1 JiïO T TAVOl éî
lof qualità» peri fini* perle circostanze) che non pos
sono attribuirsi, a' prestigij, dJincanto . Ciò- non conuiene
a' segni salii come dimostreraíïi nel Libro seguente .
y. Che '1 culto della: vera Religione oltre gli atti in
terni includa gli esterni, si è per noi dimostrato . Cho
non sia. lecito î ne pur esternamente professare qualsisia
Setta, è fuor di dubbia, perche la Religion Cattolica ,
che per la grandezza , e chiarezza de* suoi argomenti si
conuince per vera, condanna per false tutte le altre Set
te: e condanna per empio , non pure l' interno , ma 1*
esterna culto , con cui si auuisano di onorare la Diuinità
tutte le altre Sette.

CAPO DECI M'OTT AVO,

Che non può ciascuno saluarsi. nella sua Setta .

I- /^\ Vesta folle opinione è l'infelice ricouero , a


cui in fine sono costretti a rifu gire gli Atei ,
gl'Infedeli y gli. Eretici. Io l'ho altroue itm.iM.e.
«fiutata perprofeslione quanta x gli Eretici affermanti y f* 10*
che ciascuna può saluarsi, purché creda quegli articoli,
ch'essi chiamana fondamento della Religion Cristiana.
Qui pertanta impugnerò questa folle sentenza sotto ter
mini più generali , inquanto afferma , ciascuno- poter
conseguirla salute in qualsisia Setta.
2. La Religion Cattolica è quella y che fra tutte Io
Sette : Culmenaufioritatisobtinwt, come parla Sant'Ago
stino > onde ha l'euidente merito di esser creduta per ve
ra come renderai apertane' libri seguenti : ma està af
ferma, che tutte le altre Sette conducono gli huomini
alla perdizione > adunque s'ella è vera, non possono i
Miscredenti, o gli Eretici saluarsi nelle lor Sette: altri
menti sariano stati folli gli Apostoli > i Martin , che han
no sparso il sangueperla conuersione de' Pagani, degli
Eretici» de' Maccomettani : Sauij gl' Infedeli anon ren
dersi.
64 . - L T Ë S. 0 P R I M Ô. »
dersi Cristiani » quando poteuano saluarsi .nella lor. Set-]
ta : Sauij a perseguitare i Ministri dell' Euangelio , che-
intendeuano obbligarli ad abbandonar la natia Setta per ,
saluarsi i Piùáuanti. Se ciò fosse » la Religion Cattoli-
casârebbe più d'ogni altra ingiuriosa a Dio , e pernicio- ;
saa'mortali» perche falsamente metterebbe tutti in ma- ,
la fede rispetto alle lor Sette, e quindi tutti sarebbono
in rischio di dannarsi almeno per erronea opinione , pec-;
candoin seguirle lor Sette. Adunque non potrebbe Id
dio recare sì chiari argomenti di approuar la Religione
Cattolica,e di riprouar qualunque Setta contraria ad essa.
3. Ma quantunque fìngessimo , che laReligion Cat
tolica non hauesse dal suo lato più forti argomenti della
verità , che le altre Sette ," . eziandio ammesso ciò , quan
do a detto di costoro ogn'vno può saluarsi nella sua Set
ta , e per conseguenza! Cattolici nella loro : siegue, che
questa dia maggior sicurezza della salute, che le altro
Sette , perche la nostra è sicura per opinion loro e no
stra*, la loro per opinion nostra precipita agl'Inferno ,
adunque ogni ragion chiede, che gli Eretici , e Miscre
denti , per operare secondo il dettame della prudenza,
cioè per assicurar più la salute, abbandonino le lor Set
te, e si rendano alla nostra : e così essi fono inefcusabili
rimanendo nelle lor Sette, come sarebbe inescusabile chi
potendo pascersi di vn cibo per opinion di tutti salubre,
preferisse l'altro per opinion di molti velenoso. Da ciò
siegue per altra via, che la sola Religion Cattolica sia la
vera , e per conseguenza false le altre da lei condannate,
e sia falso , ciò ch'esse insegnano , poter ciascun saluarsi
nella sua Setta , il che segnatamente dalla Fede Cattoli
ca si niega . Il dimostro : conciosiache se la Religion no
stra fosse falsa , e vere le altre, con qua! legge di proui-
denza haurebbe Dio potuto permettere , che ad operar
secondo i dettami della prudenza , ciascun fosse tenu
to ad abbandonar ogni altra Setta , perseguir la nostra»
preferendo il falso al vero ?
4. Per
CAPO DECrM*OTT AV61 6$
4. Per fine, ciò dimostrano le continue nimìcizie » e
guerre , con cui han combattuto fra loro i Cristiani » e t
Pagani , i Cattolici , e gli Eretici , e fra loro aslai volte
gli Eretici di contrarie Sette, quantunque questi fieno
talora vniti a' danni della Chiesa Ortodossi , per la mag
gior contrarietà , che ha la falsità col vero > che vn er
rore con l'altro . Quest'auersione innata , e non arbitra
ria fra i Professori di contrarie Sette» mostra che tutti per
naturai istinto si auedono di non tendere ad vn medesi
mo sine per diuerse vie , come tendono nella Chiesa lo
diuerse scuole , per figura , di San Tomasso , e Scoto , ma
di carminare a sine contrario , e per vie affatto opposte .

CAPO VLTIMO.

Ragìotihcbe persuadono^ non esser contrario alla Diurna.


Prouidenza la moltitudine di Sette con
trarie alla vera.

x. 1TJ Com' è possibile, dirà taluno, che Iddio ten-


l^j ga cura delle cose vmane, sedavn lato ha
costituito necessària al sine dell' huomo la vera Religio
ne, dall'altro ha permesso , che'l Mondo si riempia di
false Sette : ciascuna delle quali si spaccia per vera : on
de siegue , che innumerabili mortali confondendo la ve
rità con la falsità si appigliano ad vna delle più , cioè alla
falsa , che gli trauia dal lor sine ? A questa opposizione
è pronto lo scioglimento in varie guise . Primieramente
vna tal permissione e giusta pena delle vmane maluagi-
tà , che quando passano , per così parlare , il segno di
remissione , costringono la Diuina Giustizia a spargere
( come notò Sant'Agostino ) pdnales edeitatessuper Miri
ti: cupiditatibus . Oltre ciò , la sfera della virtù e la ma-
lageuolezza , e quindi ragion volle , che Iddio permet
tesse varietà di Sette contradicenti alla verità, affinchè
i'euidenza della Fede Cristiana non togliesse la difficoltà,
I e quin-
66 LIBRO P R I M 0 ..
c quindi il merito di sottoporre il nostro intelletto
Dio . Ciò che auuiene nella Fede, auuicnea proporzio
ne nella virtù eroica , maflìmamente in quel perfetto
amore , eh' c plenitudo legis , cui ragion volle , che fosse
arduo , per non torre a noi il merito di collocare tutto il
nostro affetto in Dio . Ma io tralasciata questa , c altro
simili vie di sciogliere l'antidetta obiezzionc , voglio
qui valermi di vh discorso > che rende aperta la vanità
dell'opposizione -
2. E' vero , che Iddio peri commemorati, e altri
arcani fini , ha pei mesto , che nascano nel Mondo Sette
false oltre numero , le quali intorbidano il sereno » ean-
nuuolano il chiarore della vera : ma l'ha permeilo in tal
guisa , che mai non manchino a gli arradori della verità
aperti caratteri , i quali contrasegnandola la distinguono
dal falso y e ad ogni sguardo non ottuso la rendono visi
bile conlimpida chiarezza. Consenti Iddio al nemico
di tentar Eua nel* Paradiso ; ma per modo, che non li
permise di presentarsele inanzi nelle sembianze vaghe
di vn Angiolo , ma solo nelle deformi di vn serpente:
oltre ciò, le parole, che proferi il nemico , furonlusin-
ghicre si , ma pereuidenza contrarie a gli oracoli diui-
ni noti/fimi ad Eua: onde di leggieri potcua scorger
ne la falsità, e su eia rn e gli artifizi). Giunta che su al
sommo la malizia de'mortali , Lisciò Iddio libero al De
monio di sedurli con l'Idolatria per mezzo dei? arte ma
gica, e per mezzo degli oracoli menzognieri . Ma os-
feruisi , che quanto all'arte magica non è consueto, che'I
Demonio apparisca in vaghe forme senza indizi) deila_>
sua occulta brùttczza,e'l più delle volte Dio lo coitringe
a non vestire altra forma , che odi huomo mostruoso , o
ài feroce belua . I Maghi di Faraone conseguirono la po
destà di operar prestigi; , i quali haueuano aspetto di mi
racoli , ma Dio per render inescusabili gli Egizzij , op
pose a' fallì de' Maghi i veri portenti di Moisè , dalla di
suguaglianza de'quali co'faliì fu costretto Faraone ad es
clama-

t
С А Р О V L Г î U О. 67
clamare: Digitus Dei eß hic . Quanto a gli oracoli Iddio
ha difpofto, che i loro infegnamenti fofler si notoriamen
te empij , falfe leloropredizzioni , che gli autoridi e/ïî
iî palefarono per demoni; , e uon per Dei .
3 . Dopô la venuta di Criíio i Giudei per la loro per-
tinace infedeltá Я rendetrero degni di eíTer fedotti da'lo-
ro menzognieri Kabbini inuentori del Talmud. I rei Crí-
.ftianí meritarono, che Iddío fegnaflè fauoreuole il re-
feritto della petizione , che feccro i demoni/ cacciati da-
gli antichi oracoli , di entrare in Arrio , in Sabellio , in-,
Neítorio , a fedurre con la lingua , e con la penna i cat-
tiui Criftiani . Leíante fuariatc Eretíe , che appeftarono
l'Oriente, furonodegne, che non foíTe vietató al demo
nio di prendere per íuo órgano Maceometto a fedurro
quel vafto Mondo . Nel fine de'fecoli ranrcddatafi la.,
Carità , e quaíl cítinta la Fedefoluetur Satanás , per mo
do che valendofi, quafi di ftromento animato , dell'Anti-
crifto , a produrre fcgni , eportenti bugiardi •, farà íha-
ge d'innumerabili anime . Ma nel Talmud de' Rabbini ,
ne* libridegli Erefiarchi , nelTAlcoranodi Maceometto
per diuina petmiíTionefi leggono afafci le contradizzio-
ni, le fauole ridicole, le menzogne aperte ., fiche bafta ha-
uere fcintilla di ragione in capo a riconofcerlo per detta-
tura deJla malizia vmana^onl'aífiftenzadell'aftuzia dia
bólica. In torno all'Anticrifto : l'hauerlolddiopredetto
per bugiardo Profeta, farà bafteuole antidoto per chi
vorrà valerfenc a preuenir il male : i veri miracoli di
Enoch , e di Elia oppofti a i falfi di quel Seduttore , fa-
ran bafteuole medicina a chi vorrà giouarfene, per cura
re il maloregià contratto . Tutto ció renderaífi palfifo
.nel progreíTo dell'opera prefente .

1 з LIBRO
6S

LIBRO II*

CAPO PRIMO.

Che i veri miracoli sono argomento infallibile in conferma


zione di quelle verità> per cuiJi operano .

i. í^^^^W^îEK veri miracoli vogliono inten


dersi quelli , cui operare non è pos
sibile alla forza della naturai mij
solo all'onnipotenza di Dio . Que
sti sono quel riserbato sigillo, che
rende autentica vna verità , per te
stimonianza di cui fauella Dio 5 ed obbliga le creature a
prestarle ferma credenza , come riuelata da lui: quin
di affermo, non poter essere operati a persuadere il fal
so , ne permettersi da Dio , che gli operi la creatura ìil.
testimonio di cosa falsa . Può bensì permettere al demo
nio d'imitare co' falsi miracoli i veri : si perche i falsi non
fono operazione per essenza diuina , ma possibile alla na
tura i sì perche non essendo mai i falsi affatto simili a i
veri , ci ha sempre qualche indizio , per cui chi gli con
sidera con occhio attento può distinguerli da'veri , o per
la loro natura , o per la permanenza , o attesa la qualità
della persona , che gli opera , o del sine , per cui gli
opera .
2. Ciascun Prencipe dee hauer qualche sigillo, per
cui render autentiche le sue scritture , onde fieno i Vas
salli obbligati a dar fede ad esse , come a fermate dall'
autorità del Prencipe . Questo sigillo e non è tale , chev
non possa falsarsi dalla temerità , e il Prencipe non ha_»
potenza , onde traglia impedire il falsarlo : può solo pu
nire i falsatori . Iddio altresì dee hauer sigillo, per ob
bligare le creature a dar fede alle sue riuclazioni . Ma_>
questo sigillo non può falsarsi da veruna creatura» perche
confi-
CAPO PRIMO. 69
confifte nella potenza di operar cofe trafcendenti la sfera
della natura ereata . Ben fi puó Iddio conceder potcio
alla creatura di valerfi di vn tal i g llo , operando cofe
fuperiori alle forze della natura: ma ció folo, come diflî a
teftimonianza della verità , e non mai della falfità ; e per
più forte ragione non puó il demonio adoperare quefto
figillo a render credibile la falfità .
5. Dimoftrafi quefta imposibilità, perche ficomo,
fe il Principe fegnaflc col fuo figillo vna fcrittura con
tenente cofe falfe , mentirebbe , e farebbe ingannatorev
impegnando la Tua autorità , a perfuadere la falfità ; cosi
auuerrebbe a Dio fe operaíTe miracoli a confermazione
del falfo , onde non farebbe infinita la fua aUtorità,nè
haurebbe il merito, che in qualfifia cafo le fi preftaíTo
ferma fede : Sicut humana confuetudo verbis , ità Deus Epiß.w* q-*-
rmrabilibus faftis loquitur-, ( dice S. Agoftino,) onde, co
me non puô mentire con le parole, cosi nè pur eo' fatti
ammirabili proferir bugia . Per egual ragione non puó
Iddio conceder facoltà alle creature di adoperare que
íto figillo operando miracoli a teftimonianza del falfo,
perche nc feguirebbono i medefimi feonci, che fegui-
rebbono nell'operargli eíTo medefimo . Cosi vn Prin
cipe ottimo, ficome non puô fegnare col fuo figillo
fcritture falfe , cosi non puô confentire ad vn fuo mini-
ftro di fegnaríe , perche nell'vno , e neU'altro cafo egli
farebbe ingannatore , e mentitore , ne meriterebbe iru
verun cafo ferma fede , potendo fempre cader in dub-
bio, ch'egli haueíTe conceduto al fuo miniítro podeftà
a falfare il fuo figillo.
3. Quefta verità è si nota , che '1 Saluatore à ren-
dere inefeufabili i Giudei increduli fempre hebbe ri-
corfo a' miracoli : Si mihi non vultis credere > (diceua)
operibus credite . E altroue : Opera , quœ ego facio , teßi-
monium perhibent de me: e altresi : Si opera non feeißem
in eos , quœ nemo alius fach , peccatum non haberent . La_i
verità dunque della Religione principalmente fi fonda
nella
70 LIBRO SECONDO.
«ella testimonianza di opere non possibili alla iiatura_*
onde se queste potessero operarsi a fauor del falso , noi
sarebbe cuidente il merito, che hi la Religion Cristiani
ad esser creduta per vera. I Giudei medesimi non osa
rono di porre in dubbio questa verità , onde scorgen
do, che Cristo operaua miracoli a comprouare la sua-
Diuinità , nonhebbero altro modo, per ischermirsenc,
che attribuirli à Belzebù . II Demonio stesso coniapeuo-
le <li tal verità a chiarirsi , se Cristo era Dio , nulì'altro
chiedeste, che lo trasmutauaento del sasso in pane, cioè
vn vero miracolo .

CAPO SECONDO.

Quanto illustre miracolo sia la Vede Cattolica con


fideraia in verso se .

1. 'T""X Ouendo io nel libro presente saltellare de-


| J gli argomenti, i quali rendono euidento
il merito , che la Fede Cattolica tiene ad essere creduta
con immobii fermezza , dò principio al libro dalla con
siderazione de' miracoli , i quali rendono più sensibil
mente cuidente vn tal merito . Fra questi miracoli il
principali/lìmo è per mio credere la stessa Fede , per cui
crediamo arcani altissimi , e per l'eccesso della lor luce
oscurissimi , talché l'essere stati sì fatti misteri) creduti
fermamente dal mondo, non è miracolo minore, ma
per auuertura maggiore di que' miracoli , i quali han
no indotto fl Mondo a crederli-
2. San Bernardo reputa sì miracolosa la nostra Fe
de , che la paragona a due massimi portenti della diuina
potenza, e bontà t cioè all'essersi Iddio fatto H uomo»
ed all'essere nato di Vergine . E' gran miracolo, cho
vn'Huomo nasca di madre Vergine , perche la virtù ge
neratrice è stata vincamente impressa dalla natura al se-
ine maschile . Per simil modo la virtù d'indurre l'vmano
intel-
CAPO SECONDO, 71
intelletto à creder con fermezza vna verità , non è
stata impressa fuorché all'euidenza del vero: talcho
Ja Fede , per cui si genera in seno all'vmana mento
Fimmobil credenza ad vna verità senza il seme dcll'eui-
denza, è simile al miracolo di generar la prole fenza_>
padre , cioè di congiungere alla maternità la Vergi
nità . E' altresì il massimo fra miracoli possibili ad ope
rarsi da Dio j che vn' Huomofia DiOj mercè alla di
stanza , che hanno fra loro questi due termini, Huo-
mo, e Dio. AlPvnione /dell'vmanità col Verbo è si
mile, benché in grado inferiore , la congiunzione del
la Fede con l'intelletto vmano , per quella non solo di
stanza, ma repugnanza, che hanno fra loro la nostra
mente , e la credenza non dubbiosa di verità oscura..:
essendo, che la natura ha sposato l'intelletto con inso
lubile legame alla sola euidenza : l'onnipotenza Tvnisce
eziandio con legame più stretto, e più nobile con le
verità oscure.
Si aggiunge , che i massimi miracoli operati dall'
onnipotenza in quanto creduti da noi pe/fede, si vni-
scono a render più ammirabile la stessa Fede : parlo di
que' miracoli , che fono massimi sì , ma arcani , ond' e
mestieri , che si credano per fede , per cagion di esem
pio , l'essersi Dio fatto Huomo , l'esser morto in cro
ce per amor dell'Huomo, l'essersi fatto nell'Eucaristia
cibo dell'Huomo, e simili. Or s'è gran miracolo l'In
carnazione del Verbo, e la morte di Cristo, è altresì
gran miracolo, che il mondo creda sì fatti misterij con
ferma fede: ciò .per la difficoltà , che sperimenta l'in
telletto a credere l'ammirabile , qualora a tale credenza
non lo costringe l'euidenza . Aristotile per l'alto concet
to , che haueua della diuinità , non potè farsi a crederc>
che Dio ci amaste amicheuolmente, si abballasse ad ha-
oér cura di noi , riputando , che dou esse contemplato
unicamente sè stesso , e la bellezza del suo volto . Stan
te ciò ; quanto incredibile gli farebbe sembrato, che
Dio
7a tISROSr. CONDO.
Dio non pur tenesse cura di noi, ma foss- morto per
amor di noi , e che il suo amore amicheuolc vei so i'huo-
mo foflè peruenuto non solo a farlo vn'altro Io , ma al
tresì lo stesso Io con l'huomo per l'vnità del diuino sup
posto con lVmana natura . Vn tale incredibile è stato
creduto, e si crede dal mondo . Ora a dichiarare , quanto
sìa ammirabile vna tal sede , basti il dire , che da vn lato
Fammirabilità della fede cresce a proporzione delPam-
mirabilità degli obbietti creduti} dall'altro non possono
fingersi obbietti più ammirabili , che i creduti della no
stra Fede . Sono i principali fra questi : Dio vno , e tri
no , Dio Huomo, cioè mortale , e immortale, Dio morto
per amor dell'Huomo , il quale , vecide la morte coru
lasciarsi vecidere dalla morte .

CAPO TERZ O.

Che i miracoli precedono , accompagnano , Jìeguono


la Fede Cattolica .

1. O Apientemente Aristotile afferma , che per ef-


v3 fere il mouimento circolare il più ammirabi
le fra i moti , e il circolo la più ammirabile fra le figure,
iìeguono da amendue nelle arti mecaniche effetti in verso
«è ammirabili : ma che supposta l'ammirabilità delle lor
cagioni non dee farsi marauiglia , che sieguano , anzi
dourebbe farsi, se non seguissero. Dissi quanto gratin
miracolo siala Fede in verso sè . Siegue da ciò, che i
miracoli fieno, e cagione , che la partorisce , ed effetti ,
ch'ella partorisce, e circostanze, che l'accompagnano,
e le fanno corteggio. Non dee farsi marauiglia, se ciò
segua , ma dourebbe farsi , se non seguisse .
2. Da principio del mondo gli huomini, cioè Ada
mo, e Noè non hebber mestieri di scorgere miracoli, per
dar fede alle diuine riuelazioni , c trasmetterne certa-*
contezza a lor Posteri > perche in rispetto ad Adamo, e
a'suoi
CAPO TERZO. 73
a'suoi figliuoli la creazione del mondo > e rispetto a Noè,
e a' suoi congiunti compagni nell'Arca, il generale di-
luuionoto ad elfi per esperimento, cose affatto prodi
giose , suppiiuano ad altri esterni miracoli . Non così
Abramo , a cui per auuiuar la Fede , fece Dio illustro,
riuelazione; ccon aperto miracolo lo rendette padro
d'Isacco , ed appreflb traendolo seco ad intimo commer-.
ciò gli palesò le cose auuenire . Con altri non minori
portenti mantenne la Fede in Isacco, in Giacob , in Giu
seppe, c ne' loro Posteri sino a Moisè , per cui fondando
informa di Republica la sua Chiesa,stabilr la Fede con.,
quell'immensa copia di prodigi; , che operò l'onnipoten
za della sua verga. Successiuamente per mezzo di Elia,
di Eliseo, e degli altri Profeti, operò illustri prodigi) ,
altri de' quali scruirono a generare , altri a mantenere la
Fede, e furono i più effetti della Fede, ch'era negli
operatori di essi .
5. Il Saluator del mondo, che si chiama da Paolo:
Author-& consummator Tìdei-, operò vn mondo di prodi-
gij,in chi a generarcin chi a consertare la Fede della sua
diuinità : e perche per la sua passione , e morte vacillaua
la Fede in molti scordati de' preteriti miracoli , l'Onni-
potéza pose mano ad operarne altri maggiori. Fc vedere
î'oíïcquio di tutte le creature ad incoronare con la gloria
de' miracoli il patibolo della Croce , a dimostrare , cho
chi voleua morire -, poteua regnare : e chi consentiua alla
libertà degl'empi; l'vccidcrlo, per confonderli obbliga-
ua Je creature insensate nel medesimo tempo a mutare le
loro leggi per ossequiarlo . Il Sole con l'Ecclissi illumi-
nauale tenebre della sapienza de' Gentili , e daua a ve
dere la cecità de' Giudei . La Terra con tremuoti serui-
ua a stabilire i fondamenti della Fede- Le pietre con lo
spezzarsi rendeuano inescusabile la durezza de' cuori
Giudaici . I morti col risorgere palesauano , che il mo
rire non poteua essere necessità ; ma clezzione in chi ap
panna signore della morte , e della vita , mentre col suo
K mori-
7+ LIBRO SECONDO.
morire daua vita agli estinti. Tutto ciò era neceslàrio»
affinchè il vedere vn Dio col sommo delle ignominie , e
nell'abisso de' dolori , non scandalizzalse i secoli , e non
rendesse scusabili le bestemmie della forsennata Filoso
fia controia Dìuina Prouidenza.
4. Non fu contento il Saluatore di operare in vita>
ed in morte si stupendi miracoli , ma quasi consegnando
alla Fede lo scettro dell'onnipotenza fece alla Chiesa.,
quella gran promefià : ^ui credit in me,opera , qua ego fa
cto j & ipse facies > & malora borum facies y per compi
mento di cui la vena de' miracoli aperta da Cristo non_»
si e giammai seccata nella Chiesa. Fu aperta nelseco~
lo degli Apostoli , che per mezzo de' miracoli conuerti-
rono il mondo : nè potè esser altrimenti , perche sarebbe
stato maggior miracolo conuertirlo senza operar miraco
li . E' stata aperta in ciascun secolo , perche in ciascun-,
secolo si fono, conuertite nazioni barbare alla Fede, co
me con lunga -induzzione dimostra Tommaso Bossio .
E' fiata aperta più che mai nel secolo preterito, e nel pre
sente, perche per essi si sono conuertite alla Fede vario
nazioni del nuouo mondo, e remotissime nazioni dell"
antico . Oltre questi miracoli satti per partorire la Fede,
altri oltre numero sono stati operati per mantenerla . Iti
ciascun secolo si sono sollcuate nuoue eresie contro la_»
Chiesa, come altresì è noto per induzzione: quindi è
stato mestieri armarla sempre più di miracoli, e a tener
fermi nella Chiesa i fedeli contro la persecuzione degli
Eretici, e a rendere inescusabili i medesimi Eretici .. Che
dirò de' miracoli operati, non per necessità di propaga
re, mantener la Fede* ma per puro adempimento della
promessa > £>ui credit inm: , opera , qua egofacia , & ipse
faciet . La Fede per vbbidire à Dio muta, per così diro
l'essenza dell'intelletto* sollevandolo sopra la sua natura
a creder con fermezza l'oscuro: quindi Iddio per rime'-
ritarla opera miracoli stupendi > per mezzo de' qua
li la natura muta le sue leggi per vbbidire alla Fedo
Questi
CAPO T E R Z 0. 75
Questi miracoli sono conseguenti alla Fede , e dimostra
no la sua onnipotenza . Ma oltre ciò sono ordinati i mi-
racoli a gloria cibila Cristiana carità , cioè a rendere au
tentica testimonianza alla santità di molti Eroi Cristiani,
affinchè la Chiesa proceda sicura nelF ascriuerli al
trionfale Catalogo de' Celesti : di questi è stata la diui-
na bontà liberale a' Santi , che adoriamo : e non sareb-
bonci proposti dalla Chiesa per adorarli senza il testimo
nio de' miracoli . Ma se agli altri Iddio n'è stato libera
le , a' Martiri n'è stato prodigo < a moki di elfi nell'atto
steflo dei martirio, rendendo loro mansuete le fiere, in
nocenti le fiamme; c ad altri facendo , che mentre essi
per suo amore spasimauano fra le pene, fofler possenti a
dar salute talora a' medesimi tiranni •> e carnefici, cho
gli tormentauano : per fine illustrando molti di essi co'
miracoli dopò morte , per render obbietto di venerazio
ne i lor sepolcri, con trasferircper così parlarcad essi da'
Tribunali degli Angeli la segnatura delle grazie . Ciò
na fatto specialmente rispetto a' Martiri per tre ragioni -
Vira è » -per ester i miracoli segnatamente promessi alla_.
Fede : e questa fu ne' Martiri in grado eminente , perche
morirono in grazia della Fede. La secondaè, perisce-
mare in parte l'orrore all' ignominia, e alle pene incoro
nandole di prodigi) . Troppo ripugna in ciascuno il sen
so della natura agli obbrobri; , a'supplizij , alla morte; >
onde ragion chiedeua,che Dio abbellisse questo orro
re, con arricchire i Martiri di questa quasi porzione di
onnipotenza participata , ch'è l'operar copia di miracoli*
La terza ragione è stata , compensare a'Marttri la perdita
della vita temporale , non solo con la gloria celeste , ma
parimente <:on quella gloria, e fama, la quale dal Mon
do si chiama seconda vita dilunga più distesa , che l'or
dinaria vita mortale, la qual gloriasi rende dal Mondo,in
stngolar modo a i Santi > che operano copia di miracoli.
i* " l

K 2 CAPO
76 LIBRO SECONDO.

CAPO Qy ARTO.

Si prepongono le cp^ofiz.ioni , chefanno i Miscredenti al


tejìimonio de'' miracoli .
• . „ . «
t. TL miracolo fatto in confermazione della veri-
JL thè il più autentico testimonio, che possa ren
dersi alla verità , perche non potendo operarsi , se uoru
da Dio î contiene l'approuamento diuino a fauor della
verità . Da ciò è proceduto^ che tutti i Miscredenti riab
biano negato alla Religion Cristiana, e Cattolica i mi
racoli -3 che sono quel marco infallibile improntatolo
dal sigillo di Dio a dimoiti aria per vera . . mi; • .
2. Accusano in primo luogo di falsità i racconti de
gli antichi > e moderni miracoli narrati dagli Scrittori
Ecclesiastici . Quanto a gli antichi ( dicono essi ) noiv
ne parlano le scritture profane , che certamente .ne fa-
uellerebbono, se fossero veri . Quanto a' moderni è. no
to 5 che singonsi tutto dì dalla semplicità , e rozzezza di
molti , innumcrabili miracoli > de'quali poscia si scuopre
la falsità: dee dunque a tutti negarsi fede: maggior
mente j che tutte le Sette di Pagani , di Mori, di Ereti
ci vantano miracoli » eie vne deridono i miracoli narrati
dalle altre Sette. • '•»...) .. ':
3. Il miracolo è vna operazione non possibile a farsi
saluo che da Dio. Quindi a chiarirsi , quai 'sia il vero»
ualc il falso miracolo , farebbe ■mestieri l'intima notizia
elle scienze naturali > per conehiuderc , che da niuna_>
cagione seconda puote operarsi vn tal fatto . Da ciò è»
che , o niuno , o solo qualche profondo Filosofo può dif-
finire, chetale, o tal altra azzione sia miracolosa. E
pur a ciascuno conuien , che sia agende il chiarirsi circa
la verità della Religione > Essendo dunque a vn tal sine
inutile la via dc'miracoli, non c buono , ne possibile di
mostrar per essi la verità della Religione . Si aggiunge a
C A P 0 A R T 0. 77
ciò » che per arce diabolica , e prcstigij d'incanto , fi fan
no operazioni sì ammirabili, che ninno, auucngachedi
acuto sguardo può distinguerle dalle miracolose . Daj ... ,
-x s i c j« n• ri t • ftlt-
ClO e , che Sant Agostino non iolo non adopera , ma ri- £«■/. c.i9. ir
fiuta il valersi de'miracoli a conuincerei Donatisti , e di- vlt'
mostrar la verità della Religion Cattolica:e altroucdice,
che non i miracoli dimostrano la verità della Religione ,
ma questa altronde stabilita conuinte la verità de' mi
racoli .
4. Io a render aperta la forza 5 che hanno i miracoli
a comprovare il vero , e a scioglimento delle ■ opposizio
ni recate, dimostrerò in primo luogo la verità de' rac
conti circa i miracoli nostri : la differenza, rispetto a' rac
conti de'miracoli di altre Sette . Discorrerò della gran
dezza, e. della moltitudine dc'nostri miracoli in rispetto
a que' di £?Itre Sette : m'ingegnerò di dar a vedete la.»
quiddità de' miracoli stessi , la qualità degli operatori ,
la maniera di operarli , il sine a cui furono ordinati, gli
effetti , che partorirono : e da queste considerazioni pre
se congiuntamente renderò manifestal'inuitta forza , che
hanno i miracoli , a dimostrarla verità della Fede Cat
tolica .

CAPO QJ I N T O.

Ragioni , che dimostrano veri i racconti no


stri miracoli . .'.

1. T Miracoli operati da Dio in confermazione del-


X la vera Religione > o precedettero la venuta
di Cristo, e della varietà dc'narratori di essi fauelkraffi
più auanti , o furono operati da Cristo , o dagli Aposto
li , o successiuamentc-dagli h uomini Apostolici. De'pri-'
«u ne riabbiamo il testimonio di quattro Euangelisti; de'
•secondi di San Luca negli atti ; i terzi gli riferiscono i
Padri , e i sacri Scristori : o finalmente cai miracoli fono
stati
78 LIBRO SECONDO.
stati fatti nel secolo preterito , e nel presente : e oltre i
graui Storici , che gli riferiscono , moltissimi fra essi ne
ha approuati per autentici la Sagra Rota , e in riguardo
ad essi i Sommi Pontefici sono proceduti all'atto di anno-
uerarc fra' celesti i loro operatori .
2. Fauellando de'miracoli di Cristo, con qual fronte
s'eran falsi,i Vangelisti gli haurebbono posti in faccia a'
Giudei , ehc come restimonij di veduta gli haurebbono
con euidenza smentiti: se narrauano que'miracoli per au
tenticar la loro predicazione, questo era l'vnico modo di
screditarla per falsa î con narrar fatti, della cui falsità
sarebbono pei euidenza conuinti . Più , come sarebbo
no stati concordi tutti e quattro i Vangelisti in narraro
que'miracoli con tale conformità da vn lato , che si scor
gono in elsa i caratteri della verità, e dall'altro con qual
che talora apparente contradizzione, la quale dimostra
con euidenza , che non conuenuero nel racconto . Soro
concordi i Vangelisti a narrare la venuta de' Magi con la
guida di vna stella , ad adorare Cristo nato , l'ecclisic del
Sole a piangerlo morto , e conseguente al primo la tur-
bazione di Gcrosolima , la strage degl' Innocenti : al se
condo il pentimento de' persecutori , i quali reuerteban-
tur percuttentes pesiera . E non fi sarebbono essi esposti al
risodi Gerusalemme, se fosse slato falso il primo : a gli
scherni del Mondo , se il secondo ? Come saria stato
possibile , che si conuertissero tante migliaia di Giudei
alla prima predica di San Pietro , senza la preceduta con
tezza de'miracoli di Cristo, acuialludeua il Sant'Apo
stolo. D'auuantaggio : gli Apostoli , che predicauano
i miracoli di Cristo , predicauano per illecita la menzo
gna in materia eziandio leggiera: come dunque haureb
bono essi mentito in materia grauissima?Più,chc guadagno
haurebbono fatto da tal bugia, fuorché strazi/ , e mor
te? Son morridsi per testimonianza della verità di que
sti racconti : folli dunque sariano stati» se gli riputauano
falsi . Che se hauesser voluto mentire 5 per glorificare il
loro
CAPO I N T 0. 79
loro maestro , come operator di miracoli , a che fine hau-
rebbono narrato di elfo cose all'apparenza obbrobriose,
le quali furono scandalum ludœisy Gentibusfluititia /
3. Ciò che dissi de' miracoli di Cristo, vale a pro
porzione degli operati dagli Apostoli , maíÏÏmamente di
que' > che narransi negli Atti Apostolici . Segnatamen
te considerisi il miracolo del dono delle lingue, che ot
tennero nella venuta dello Spirito Santo . Essendo con
corsi in Gerusalemme Giudei di suariate Nazioni a cele
brar la Pasqua dell'Agnello, rimasero stupefatti ad vdi-
re ciascun degli Apostoli fauellante nel lor Idioma, co
me narra San Luca . Qnal miracolo più autentico di que
sto , a cui rendettero testimonianza tutte le Nazioni del
Mondo : onde il racconto di esso fatto da San Luca, s'era
falso, saria stato deriso da tutte le Nazioni del Mondo.
Quanto a gli altri miracoli fatti dagli Apostoli non de
scritti ne'sagri libri , ne fa sede la conucrlìone del Mon
do , la quale ne fi sarebbe fatta senza miracoli, e co
me dimostrerasll più auanti , fu il maggiore di tutti i mi
racoli .
4- Procedo ar miracoli fatti siiccessiuamente nel
corso de'secoli prima della moda di Lutero . Primiera
mente per opera di tai miracoli si è conuertito L* Imperio
Romano,, e succefliuamente tante Nazioni del Setten
trione di Pagane fon diuenute Cristiane , di Barbaro
culte , e floride per santità , il che non saria stato possibi
le ad auuenire senza l'opera di molti miracoli . Non so
no minori gli argomenti , i quali dimostrano la verità de'
racconti circa i miracoli operati dopò la. mossa di Lute
ro da San Luigi Beltrammo nell'America > da San Fran
cesco Sauerio nell'Oriente, a conucrtire gl'Idolatri : e da
altri huomini di eminente santità nel Settentrione , su
confermare nella Fede i Cattolici; da Sant* Ignazio , da
Santa Teresa , da San Pietro di Alcantara , da San Car
io» eda altri in testimonio della loro eroica virtù: mi--
racoli con morale cuidenza prouati , c approuati dull.u
Sacra
So LIBRO SECONDO.
Sacra Ruota . Ardisco dire i miracoli de'nostri Santi > o
degli Huomini Apostolici ammirati in ogni età , in ogni
lato del Mondo 5 esser sì autentici, sì chiari, che negarli
tutti farebbe maggior follìa, che il negare, Tiberio essere
succeduto ad Augusto , Nerone a Claudio , perche di tai
miracoli tutte le storie di tempo in tempo ne fanno fede :
Autori grauiflimi ne recano per restimonij i proprij oc
chi . Ne scrissero i quattro Dottori della Chiesa Latina ,
Agostino, Girolamo, Ambrosio, Gregorio ; ei della Greca
Basilio, l'altro Gregorio, Atanasio, Gtisostomo : e ne ren
dono testimonianza le Città intiere; onde negando lor
fede •> perisce tutta l'vmana fede : oltre che ripugna al na
turale istinto il negar credenza a qualsisia fatto, quantun
que inueiso sè inuerisimile , il quale habbia la centesima
parte di questi testimonij , i quali fanno fede della verità
de'nostri miracoli .
5. Quantunque singessimo , che non fossero narrati
questi miracoli da' Miscredenti , non dourebbe negarsi
lor fede , non essendo cosa nuoua , che que' Scrittori
tacciano ciò , che risulta in discredito delle lor Sette , e
a gloria della Religion Cristiana. Il vero però è, che
molti Autori Gentili fanno memoria dell' ecclisse, che
seguì in morte di Cristo ; onde il Martire San Luciano
rendendo ragione di tal'ecclisse potè rimettere il Giudeo
a' libri de' Gentili. Di eflì ne fauellavn celebre Autor
Greco , come narra Suida . Il miracolo del velo , che nel
Tempio si ruppe , lo narra Giosesso Ebreo . De' miraco
li più moderni , massimamente degli operati dal Sauerio,
ne fanno fede innumerabili Gentili, i quali ne furono
spettatori; e i medesimi Eretici Olandesi non ardiscono
negare sì fatti miracoli , e solo oppongono, che i mira
coli operati dal Sauerio furon fatti in confermazione del
la Religion Cristiana, non della Cattolica: ma oltro
che il Sauerio gli operò in confermazione di quella fede»
che predicaua , ch'era la Cattolica , interrogo , per qual
cagione gli Eretici , che fon Cristiani , non hanno ope
rato
- capò s s s r oy ' st
rato miracoli simili , anzi ne pur ardiscono fingere di ha-
uerli operati. Ammiano Autor Gentile nella vita dell'
Imperadore Marco Antonino , e lo stesso Imperatore in
vna lettera scritta al Senato 5 narra il famoso miracolo ,
che ottennero i Cristiani da Dio 5 allorché estendo il suo
Esercito in somma penuria di acqua , e assediato da vil.
Mondo di Barbari , i Cristiani genuflessi conseguirono
con le lor preghiere l'acqua , che dissetò l'Esercito Ro
mano 5 i fulmini , che distrussero il Barbaro Esercito de
gli Alemanni già vittorioso del Romano .

CAPO SEST O.

Copia-i e grandezza de'miracoli operati in confermazione del-


la legge Cristiana , e Cattolica .
4
X. TNcommciando da'miràcoli operati da Cristo:
X Circuibat ( dice di lui San Matteo ) omnem-* c t
Galileam , sanans omnem langttorem , & omnem infirmita-
tem in populo ; nel qual detto , come fauella Grisostomo ■> Gf,r;s0sf.b>m
comprende Pelagus ineffabile miraculorum: ouunque pas- iS.inMut.
saua » omnes male habentes tornaua a perfetta sanità : on
de acutamente Basilio di Seleucia dice , che Cristo Ape- Ora: z*.
riebat commune valetudinarium miraculorum vi . Che di
rò della copia de'miracoli operati dagli Apostoli } e da*
loro Apostolici Successori ? Per adempimento di quella
promessa: Opera , qua egofacio , & ipfe facies , & maio-
ra horumfaciet : diede Cristo al corpo di San Pietro quel
la podestà , che non diede al proprio : Vt 'veniente Vetro
saltem vmbra illìus obumbraret quemquam illorum » li
berarentur ab ìnfirmitatibus fuis . Qui faccia ciascun ra
gione , in quanta copia operasse Pietro i miracoli . Leg-
gansi le Storie Ecclesiastiche 5 e trouCransi a fasci i mira
coli fatti dal Taumaturgo ne'secoli più antichi 5 da San_>
Bernardo } e da' Santi Domenico , e Francesco di Assisi ,
e dall'altro di Paula ; e più modernamente dal Sauerio j
L di
LIBRO SECONDO.
<3i cui il Vescouo di Malacca ne trouò tanti nella sua sola
Diocesi , che non potò compilarne il numero .
2. Alla copia è pari la grandezza . I massimi sono i
morti tornati a vita da Cristo , da San Pietro, da San.»
Martino, di cui la Chiesi affermas che fu Trium mor-
tuorumJusàtator magnìficus : e questo pregio fu commu
ne a San Domenico . Fra molti , che si narrano del Sa-
uerio, quattro ne rende autentici la Sagra Rota. V ec-
clisse del Sole seguita in morte di Cristo fu miracolo mas
simo per tre circostanze. La prima per quella del tem
po j essendo successa in tempo , che la Luna era in luo
go opposto al Sole , cioè in Occidente , il Sole in Orien
te ; onde non era possibile, che la Luna si mcrtesse sot
to il Sole ad ecclislarlo . La seconda fu , il durar vn tal'
^eclisse tre ore , oueleecclissi ordinarie appena durano
la decima parte di vn'ora. Larerzafu, l'essere vna tal'
ecclisse stata verisimilmente vniuersale nel Mondo : cosa
impossibile , perche non potendo la Luna per la sua pic
colezza oscurare interamente il Sole, in quella parto
sola succede l'ecclisse , in cui la Luna si pone sotto il So
le, rimanendo le altre parti scoperte ad altre Regioni.
Che dirò del mutar luogo a' monti , c il corso a' torren
ti , e a' fiumi , e di somiglianti opere miracolose vna do
vizia, che leggonsi negli Annali della Chiesa ? Ora trag-
gansi auanti gli Storici Gentili , Liuio , Tacito , Valerio
Massimo, enarrino, che Claudia in testimonio della_>
sua pudicizia mosse vn gran Vascello , che Fuccia Vergi
ne Vestale portò l'acqua nel criuello , che Vespasiano sa
nò vn Cieco. Si paragonino nell'autorità questi Scrit
tori a gli antidetti da noi riferiti : si mettano a rincontro
prodigi] a prodigij nella copia , e nella grandezza , e tro-
uerassi, che vn solo dc'nostri (prendiamone vn moder
no ) il Sauerio ha operati miracoli , e per chiarezza di
pruouc più autentici, c per copia più nnmerosi, e per
grandezza maggiori di quanti osino narrarne i Pagani»
gli Eretici 3 c dopò la venuta di Cristo i Giudei. E per '
. . non

V
CAPO SESTO. Sj
non fauellare de'miracoli operati da questo grande Apo
stolo eziandio nel nostro Mondo » basti dire , che nell.u
sola picciola Terra di Poramiò in Calabria ne operò in_»
soli dicidotto mesi ducento quarantadue , conforme all'
autentico registro fattone dal Vefcouo di Mileto , nella
cui Diocesi e quella Terra .
3. Questa copia > e grandezza di miracoli operati a
confermazione della Religione Cattolica superiore ol
tre ogni comparazione a que' , di cui si gloriano le altre
Sette , dimostra, che i nostri son'opera del vero Dio, e
gli altri sono , o fauolosi , o fattura de' Demoni;. La_>
pruoua è manifesta . Se Dio hauesse consentito al De
monio di operar più , e maggiori miracoli a fauor di Set
te false , che gli operati da lui a fauor della vera, il suf
fragio de'miracoli sarebbe dal lato del Demonio, e del
la Setta falsa per Ja preualenza della grandezza , e del
numero . E' necestàrio dunque, affinchè ciò non auuen-
ga , che i veri miracoli , cioè i fatti da Dio a conferma
zione della Religion vera fieno que', che preualgono
nella moltitudine, e grandezza a i fatti dal Demonio a
persuadere la falsa. Con ciò rimane sciolta T opposizio
ne , che fanno circa la confusione de' miracoli veri co'
falsi : eflèndo aperta la maniera di distinguerli , cioè la
maggior moltitudine , e grandezza., oltre altri caratteri,
de'quali ragionerò nel Capo seguente .

CAPO SETTIMO.

La qualità degli operatori de1nostri miracoli , /' ejsenza deli1


operazione , ilfine , a cuifurono ordinati , gli ef
fetti ■> che partorirono; conuincono , che
furono opera diuina.

i. O Icome l'Anticristo , che perla sua empietà si


v3 chiama Filius peccati, sarà il principal ope
ratore de'miracoli fatti per arte diabolica ; cosìi Maghi
L a di
84 LIBROSECONtiO.
di Faraone , l'empio Simone , e altri famosi Seduttori
furono gli autori di sì fatta specie di portenti . Per oppo
sto 5 come Cristo Innocent , impollutus , segregati** à pec-
catoribus , fu il principale operatore de' miracoli veri i
così gli Apostoli , così i Martiri j così i Santi > che fon
sue membra , hanno operati i veri prodigi; . Il Tauma
turgo dell* antico Testamento fu Moisè a CtiUo somi
gliante , siche Iddio stuellando di Cristo al medesimo
Moisè lo chiamò ProphetamJìmilem fui . Nel nuouo Te
stamento gli Apostoli s i Martiri , che operarono illustri
miracoli 5 furono le più viue copie di Cristo. Da ciò si
raccoglie , che qualora ci ha lite , quai miracoli fieno
veri , quai falsi , la santità dell'operatore è forte argo
mento della lor verità , l'empietà della falsità . Fra
santità , e i miracoli intcruiene quel circolo > che i Filo-
iòsi chiamano regresso della dimostrazione > con cui ris
petto a quelli , a'quali è più nota la santità dell' operato
re , da estasi dimostra la verità de' miracoli i rispetto a
quelli , a cui è più nota la verità de'miracoli , si dimostra
per essi la santità dell'operatore . In questo senso fiucllò
Agostino , allorché scrisse , volersi conuincerc l'empie
tà de'Donatisti , non già col testimonio de'miracoli, ma
delle Scritture Canoniche . Ciò perche recando essi da
vn lato a lor sauore i miracoli falsi, e i Cattolici i veri:
d'altro lato amettendo sì essi > come noi, la verità delle
Scritture Canoniche ', da queste non controuerse vole-
ua argomentarsi, eprouarla verità de'miracoli , e non
da'miracoli , circa la verità de'quali moueuasi lite a pro-
Ilaria verità della Fede Cattolica .
2. L'essenza , e quiddità del miracolo ben penetrata
c altresì mezzo acconcio a distinguere i veri da' falsi . I
miracoli di Cristo , che furono l'Idea de' veri , consiste-
tiano in operazioni vtili aU'huomo : per figura, renderla
luce a'Ciechi , a'Sordrl'vdito , a'Mortila vita, onde di
lui stà scritto , che fanabat omnes oppresso* à Diabolo : mas
simamente cacciando dagli ossessi gli stessi Demoni) . All'
incon-
CAPO SETTIMO. g?
incontro! miracoli dell'Antúrristo, che saranno i' idea-i
de'falsi, non saranno punto vtili , ma nociui all'huomo,
per figura , far , che scenda fuoco dal Cielo , che fauel-
lino le statue , esimili. Ciò» che dissi de* miracoli ope
rati da Cristo , vale a proporzione degli operati dagli
Apostoli; e ciò, che dissi de' miracoli dell'Anticristo , si
adatta a'miracoli de'Seduttori , di Simone , e degli altri
Maghi. Il Demonio nemico dell' huomo se opera por
tenti , gli opera in danno dell'huomo ; Iddio , ch'è aman
te dell'huomo , gli opera a suo prò . Non nego io già,
che talora per arcana permissione diuina non auuenga,
che '1 Demonio faccia qualche ammirabile azzionc tem
poralmente vrile all'huomo , per figura, curando qual
che sua infermità . Ma oltre che ciò è rarissimo , quella
sanità suol' essere breue : all' incontro è grande l' vtili tà
de'miracoli diuini , e stabile la sanità , qualora la rende :
odasi San Pietro appresso Clemente : Ille qui à malo est , ^ ré
signa , qua facit , nulli prosunt : ili» 'vero , qua facit bo- "Sn'
nus , hominibus prosunt . Nunc die quasò , qua 'utilisas est-,
ostenderestatuas ambulantesjatrare aneos canes &c. / Qua
autem à DominoJìint , adfalutem deferuntur , utsunt ilia-,
qua secit Dominus , qui fecit cacos videre , surdos audi
re &c.
3. Dal fine inteso dall'operatore si raccoglie altresì
la verità , e falsità del miracolo . Il fine inteso da Cristo,
e da' Santi fu promouere la virtù, stirpare i vizij dal
Mondo. Usine, che intende il Demonio, è render gli
huomini scelerati. A questo secondo sine tendono i mi
racoli de'Seduttori, al primo i nostri : dimostrasi dunque,
che i nostri fon veri , falsi i loro . Con simile argomento
conuinfe Cristo la verità de' suoi miracoli . Suppose' egli
ciò v ch'era noto , aspirar il Demonio co'suoi miracoli a
render gli huomini peruersi , cstò coni suoi a farli buo
ni : quindi conchiuse , che i suoi non erano opera di Bcl-
ztbub, altrimenti sarebbe diuiso il regno diabolico, men
tre da vn lato i Demoni; tendono a peruertire gli huo
mini,
86 LIBRO SECONDO.
mini, e dall'altro quel Demonio, che foste autore de*
suoi miracoli, haurebbe per fine il santificarli. Quanto
a gli effetti , i miracoli antichi, e moderni de' Cattolici
hanno conuertito, e santificato , conuertono, e santifi
cano il Mondo , i falsi miracoli de' Miscredenti 1* hanno
peruertita. Son dunque i nostri opera diuina, i loro dia
bolica .

CAPO OTTAVO.

Dalla promessafatta da Cristo a1 Fedeli : Opera , qua? ego


facio, & ipse facies, & maiora horum faciet ; fi
conferma ilfin qui detto , efi traggono nuo-
ue conseguenze a riprouazione di :
tutte le ree Sette.

I. TViT01te' e rileuantissime verità si raccolgono


XSY. da quella promessa fatta da Cristo a' Fe
deli : Opera , qua egofacio , & ipfe faciet , & maiora ho
rumfaciet . Primieramente si dimostra , che vna tal pro
mesta fu in verità fatta da Cristo , e noli finta dagli Euan-
gelisti , per rendere credibile la Diuinità di Cristo : per
che anzi haurebbono con essa infamato il lor Maestro , o
per impotente , o per infedele , o se stessi per fingitori in
tutti i secoli , che sarebbono stati testimonij del noru
adempimento della promessa . Posto dunque , che Cri
sto l'habbia fatta , si mostra , che fu operatore di stupen
di miracoli, altrimenti come haurebbe potuto dire a gli
Apostoli : Opera , qua egofacio ; se non gli hauesle fatti ,
onde gli Apostoli testimonij di veduta haurebbono potu
to smentirlo. Di più: come l'haurebbono i Vangelisti
scritto, mentre da innumerabili testimonij di veduta sa
rebbono stati smentiti : si raccoglie altresì , che i mira
coli di Cristo non furono artifiziosi , o prestigiosi . Qua
lora vn Seduttore , o per arte finge , o per incanto ope
ra cose ammirabili , la potenza di farli finisce con la sua
vita»
c a p o o r r a v o. %y
vira i e non íì stendc n'suoi : penanro sc Cristo fosse staro
consapeuolc di esser stngitorc , c Mago, non poreua íal-
uo chc follemcnrein confermazione délia sua Diuinirà
promettere , che de po si;a moire queS i quali credesse-
ro in lui confeísandoJo Dio (ciò che imporrano Je paro
le, qui crédit m me ) operci ebbono cose simili, anzimag-
giori - Ciò sarebbe staro vn dar J'arjni in mano a'ncgato-
sï deJlasua Diuinirà.
2. Dal racconro di cjuesta promessa fotta da'sagrí
Vangelisti/î raccoglie álrresi, che gli Apostoli di fatro
operarono , quafecitCbriJlus^ & maiora horum ; akri-
tnenti corne farebbono poruri sbrígarsi da -questo nodo
formaro da' Mífciedenrí , í quaîi haurebbono loro derto:
voi non fate epera^juafecitChriJlus-, moko meno maiora-,
dunque o il yostro Dio non ha satra questa promessa>e voi
sete menritori í o J'ha ferra , c «on Ja manrenne per Jn-
fedcJtâ , o per ímporenza 5 c egli non e Dio corne voi af-
fermata o J'ha fatra , e non l'adempisce in voi ■> perche
non íì verifica la condizionesotto cui J'ha farta: J^ui crédit
inme&c. Adunque voi noneredereín eífo » e per follìa
predicate il suo Vangelo, 3a suadorrrina. Siegoc altre-
sì, che gli Apostoli foiser cerrí9 che'J Jor Maestro cra^
Dio, c che per conseguenzahaurebbe compita Ja sua_,
promeíïà ne'fecoli auucníre^ íiltrímenrí l'amore verso
CrislOîlaprudenzaíCÍlnon espoire csso3e sè stessi a gli
scherni dirutteJeyentureerà 9 dertaualoioil taccre yna
taie promessa.
3. Eaccogliesivnnuouo argomento Snuítro a con-
tiincere gli Eretící , massimame me i Nouarori * i quali af-
fermaao , eíseríì feccara la venade'miracoli 9 per non es-
fer píù neccslarijnellaChicsa. înterrogoessi. Jì'egîine-
cessario credere in Cristo , o nò ; se assermano il íècondo^
non son Cristianí9 fe il primo son conuinri.. ftdeÍTL*
Cristo è neceísnía alla Chieía : q'iesta ê conneísa eo'wí-
aracoli, hauendo Cristo derro : jfeti crédit in me-, ttpera , qua
tgofacio, & ij>fìJaciet*Son dunque neceíïarij í miracoli*
A que-
SS LIBRO SECONDO.
A questo discorso non ci ha altra risposta , che la follo
dottrina de'Nouatori, affermanti, eíîèr mancata la Fede,
e la Chiesa visibile : con ciò per difender la verità della
promeflà : Opera , qu<e egofacto &c. distruggono la verità
di altre due promesse j cioè di quella: Porta Inferi non-*
pneualebunt ; e dell'altra : Ego •uobijiumsum vfque ad con~
sumationem feculi . D'auuantaggio con questa promessa
si distruggono affatto i delirij de'Nouatori . In prima af
fermano essi , che furono da principio necessari; i miraco
li per fondare la Chiesa, e questa fondata cessarono . Qui
fi adempie in essi : Mentita est iniquitas sibi . Afferma-
no essi j che la Chiesa visibile è perita , ed essi la fondano
di nuouo . Se dunque fu necessario , che gli Apostoli
operassero miracoli a fondare la Chiesa , farà pur mestie
ri , che gli operino essi a rifondarla : mirabile insania de'
Nouatori è questa . Confessano per vera la promessa di
Cristo : Qui credit in me &c. > e per conseguenza consen*
tono, cheua proprietà della vera fede l'operar miraco
li : amettono , che le lor Sette fon priue del dono de'
miracoli : e ciò non ostante vogliono albergare in esso
la vera fede . Dunque la vera fede , ch'è l'operatrice de?
miracoli , fiorirà in quelle Sette , le quali confessano di
esser destitute di miracoli : e non fiorirà nella Chiesa.*
Cattolica , in cui è sempre aperta vna perenne vena di
miracoli ?
4. Per fine fi conuince da questa promessa la verità
della Fede Cristiana contro i Giudei , Pagani , e Macco-
mettani . Si conuince contro i Giudei . Prima della ve
nuta di Cristo, quando per confessione nostra sioriua in
essi la vera Fede , era aperta per essa la fonte de' miraco
li , e chiusa a'Qentili : dopò la venuta del Saluatore vna
tal vena è stata chiusa per i Giudei , si è aperta per i Gen
tili conucrtiti a Cristo : adunque la vera Fede non fiori
sce fra essi , ma fra noi dal Gentilesimo conuertiti a Cri
sto : e ciò per la stessi cagione, per cui, ed essi, e noi
consentiamo , che prima della venuta di Cristo fiorine
fra
C A P ò 6 T T A V o: 89
fra essi , e non fra' Gentili . Vn solo miracolo siegue ora
ne'Giudei, cioè la loro volontaria cecità, indomabile.*
pertinacia, continua schiauitudine : questi sono i miraco
li del Giudaismo predetti loro da' Profeti 5 e da Cristo:
miracoli tali 5 che in vece di prouar la verità , rendono
indubitabile la falsità della lor Setta . Quanto a' Macco-
mettani , e a'Pagani : concedono essi , che dagli Aposto
li fu predicata la legge Cristiana . Si è dimostrato , eh'
essi operarono illustri miracoli, altrimenti non haureb-
bono lasciata scritta ne'Vangclij quella promessa , cho
saria stata infamatrice della lor dottrina, come si è det
to : fu dunque la loro predicazione confermata da' mira
coli ; c perciò indubitabilmente verace. Si aggiunge >
che per quelle parole : Malora horumfacìent; s' intende
da Sant'Agostino la conuersione del Mondo fatta dagli
Apostoli . Se dunque questa fu predetta da Cristo, e i Pa
gani , e i Maccomettani veggono compita vna predizzio-
ne di si miracoloso effetto , riraangon conuinti circa la
verità della Fede Cristiana.

CAPO NONO.

Sì risponde ad vna oppo/ìztone de'Nouatori .

1. (~*\ Aluino , gli Eretici di Maddeburgo , o negano î Ittfr^sJ»^


V_j miracoli , che da noi si narrano , o affermano
estere opera d'incantesimo . Lode a Dio , che nuli' altro
ci oppongono , fuorché quello, che oppongono i Giu
dei a'miracoli di Cristo . Dicono, che i nostri miracoli
fon falsi , perche per essi si distrugge la vera dottrina di
Cristo . E pure i Giudei affermano esser falsi i miracoli di
Cristo , perche per essi distruggeuasi la legge Mosaica: Si
mile era l'opposizjonc de' Gentili a'miracoli de gli Apo
stoli, e de'Martiri, perche per essi diceuano stabilirsi la su
perstizione de'Cristiani . Or sicome, e i Giudei suppone-
uano per deciso ciò 3 che era in lite, cioè distruggersi dav
M Cristo
90 LIBRO SECONDO.
Cristo la legge Mosaica,cósermarsi vna legge superstizio
sa': e Cristo gli conuinceua, non essere distruggitore della
legge con la sua predicazione , perche la confermaua con
aperti miracoli , e per simil modo dimostrauano i Marti
ri 5 la Religion Cristiana non essere superstiziosa , ma ve
ra : così noi conuinciamo i Nouatori s la Religion Catto
lica esser vera , perche a fauor di essa militano aperti mi
racoli : e l'affermare que' miracoli essere falsi , perche si
operano , a confermare il falso , è vn supporre ciò , ch'è
in lite .
2. D'auantaggio i Nouatori» come Cristiani ammet
tono per veri i miracoli operati da gli Apostoli ,e da'Mar-
tiri : e pure ad essi faceuansi da'Pagani le medesime oppo
sizioni , che fanno essi a' nostri : e ,da'Cristiani rendeuansi
a'Pagani quelle risposte , che rendonsi da noi a' Nouato
ri : adunque l'identità della ragione , che conuince i No
uatori j ad approuar per veri i miracoli de' Martiri , gli
conuince ad approuare i nostri . Più . Tutte le ragioni
recate nel capo precedente, a far ragione , quali fieno i
veri miracoli , la santità degli operatori , l'vtilità dell'
operazione, il sine , gli essetti , come dimostrano la veri
tà degli antichi , così la dimostrano ,- rispetto a* moderni.
Più . Christo non deficit inneceffarijs\ quindi operò mira
coli , e per sè stesso , perche erano neceííàrij a conuincére
i Giudei , e per mezzo degli Apostoli , e de'Martiri, per
che richiedeuansi a conuertire i Gentili del Mondo anti
co: per ragione proporzionale richiedendosi questi a con-
ucrtir il Mondo nuouo , e a conuincére l'ostinazione de'
medesimi Eretici i è forza concedere , che Dio gli
produca .
Più. Finalmente ha Cristo promeflà l'eternità del
la fede alla sua Chiesa , perche Porta Inferi non prauale-
hunt . Ha promesso , che la Fede sarebbe perenne sor
gente de'miracoli : Qui credit in me , opera, qua egofacio >
©" ipsesaaet. Da queste due promesse si raccoglie , cho
corre la vena de'miracoli eziandio di presente nella Chie
sa:
C À P 6 J> M C I M 0. 91
fa : ma essa non corre , o fra' Greci Scismatici » o fra' No-
uacori Eretici 5 adunque corre fra noi . Dal sin qui detto
iìegue per euidenzalo scioglimento di tutte le opposizio
ni da me recate; onde a ciascuno riuscirà agcuolc lo spac
ciarsene senza che io vi spenda nuoue parole . Lo sceglie
re j e narrare qualche più famoso fra'nostri miracoli , vti-
le a conuincere i miscredenti riuscirà più acconcio il far
lo nel progresso del libro presente.

CAPO DECIMO.

Quantofia efficace iltejlimonìo de1 Martìri à prouar


la verit.i della Tede Cattolica .

x. TV Infortunio delle cose preziose l'esser falsate:


li A questo disastro soggiace seg natamente la_i
virtù j gemma preziosissima , e fra le virtù la Carità , ch'è
la Reina, massimamente nel suo sommo atto, ch'è il mar
tìrio : maggiormente , che il testimonio de' Martiri} che
muoiono per la verità di vna Setta , reca valido incita
mento a crederla vera . Da ciò è , che tutte le Sette van
tano Martiri 5 e gli vanta segnatamente fra le moderne la
più rea 5 ch'è quella degli Anabattisti : e pur è certo , che
mentre fra le varie Sette vna condanna l'altra , se i Marti
ri di vna fon veri » delle altre fon falsi . Io per tanto a di
mostrare S che la sola Chiesa Cattolica ha dal suo lato
questo irrepugnabile testimonio de' veri martiri » primai
esporrò j quai fieno i caratteri , onde questi distinguonsi
da'fal si : Appresso dimostrerò , che tutti questi caratteri
conuengono vnicamente a'nostri Martiri. Il primo carat
tere si è l'eccesso del numcro,l'altro è l'eccedo della<virtù;
appresso il vantaggio della sapienza. I Martiri fon testi
moni) della verità : ed in qualunque foro i più testimonij
preualgono a i meno » i più Santi a men buoni , i più sa
pienti ai men saggi. E' nuouo carattere di verità la di
gnità de' testimoni; , per cagion di esempio j l'autorità di
$A z va
92 iibróseconòô:
vn Vescouo» di vn Sommo Pontefice» ha maggior peso,'
che ii testimonio di molti Bottegai > e Bifolchi : Vuole
considerarsi altresì l'ecceslso della fortezza » con cui si è
tollerata la morte in grazia della verità » il qual' eccesso»
tanto è maggiore » quanto c più atroce la morte tollerata.
Si aggiunge l'hauerla non solo tollerata , ma incontrata:
e non solo haucrla tollerata con fortezza 3 ma con giubi
lo . D'auantaggio : l'hauer tollerata acerba pena per lun
go tempo quegli} in cui balìa staua, con vna semplice pa
rola il liberarsene: e l'hauerla tollerata benedicendo Dio*
pregando per i medesimi tormentatori . Oltre ciò » Tesse
re stati molti non atterriti,ma allettati da tal morte ad ab
bracciarla Religione profetata dal Martire; c talora i Ti
ranni , i Carnefici medesimi essersi renduti a quella Fede»
per cui straziauano il Martire : e ciò mentre attualmente
10 straziauano . Per vltimo: la naturai debolezza di que'»
che sofferiuano atroci martori» Vecchi» Donzelle» e Fan
ciulli » accrescono peso a sì fatta testimonianza » mercè
all'esser la loro fortezza con tanta maggior euidenza ef
fetto della grazia » quanto meno ad esso concorreua il vi
gor della naturar maggiormente se questa si era dimostra
ta debole alla tolleranza di altre angoscie minori: come
seguì in colei , che nel parto gemeua > nel morir per Cri
sto giubrlaua .
2. Tutti i caratteri prcnarrati sitrouawo videamente
ne'Martiri > che adora la Chiesa Romana. Il numero di
essi salisce a forse dodeci millioni » tutte le Sette » con
trarie prese congiuntamente noi vantano pari : e dando
vn'occhiara a que' soli > che fon morti in grazia della Fe
de Cattolica a' tempi de* nostri Padri in due sole Isole, In
ghilterra» e Giappone, superano questi il numero degli
estinti in grazia di altre Sette per lo spazio di più secoli
jn tutti i lati del Mondo. Or come dissi in ciascun fero
11 numero maggiore dc'testimonij vince il minore. Essen
do dunque i Martin testa veritatis , il testimonio » che
rendono i nostri Martiri alla Fede Cattolica» supera coro
♦ •. , som-
CATOJDlCJMO: 93
sommo eccesso la testimonianza 3 che recano gli altri
martiri alle lor Sette.
3. Procedo più oltre , e affermo , che quantunque il
numero de' scudomartiri fosse superiore al numero de'no-
stri Martiri : il testimonio di pochi nostri farebbe di mag
gior peso , che il testimonio di altri moltissimi mercè alla
sublime lor sapienza, e santità. I morti in confermazione
delle altre Sette furono, o gente stolida , o notoriamente
empia , o congiuntamente stolida , ed empia . I morti in
grazia della nostra fono stati huomini sapientissimi . Va',
Ireneo , vn Giustino , vn Cipriano) migliata di Vescoui,
appresso ben trenta Papi) tutti fior di sapienza , e di virtù»
pregio ne pure da' persecutori negato ad essi , saluo in_»
quanto slimauano rea la lor fede . E per parlare de' mo
derni , chi può negare queste doti a tanti Eroi , che per
amor di Giesù Cristo terminatala carriera dc'studij Filo
sofici ) e Teologici , son'iti a cercar la morte nelP Inghil
terra , e nel Giappone ? Chi oserà negar ciò ad vn Gio-
uanni Fischerò illustre per dignità , per sapere , e per vir
tù ; ad vn Tommaso Moro , ad vn Edmondo Campiani .
Parlo di questi , perche vno fu illustre fra'Porporati , l'al
tro fra'Latci , il terzo fra' Religiosi , onde sotto essi com
prendo ogni grado di persone. Non mancano in tanti
Sommi Pontefici , Vescoui , Re , e Principi , che moriro
no per la Fede Cattolica, i caratteri della maggior digni
tà, a cui in ciascun foro si dà maggior fede. Or se'tanto è
maggiore l'autorità de' testimoni; , quanto è di essi mag
giore il numero , la sapienza , la probità, qual'autorità di
testimoni; pari a questa potranno opporci i miscredenti >
Qual'eccezzionc potranno dare a' nostri Martiri ? Certa
mente l'affermare in essi l'inganno sarebbe non solo accu
sare la diuina Prouidcnza, che l'ha permesso: l'istinto del
la natura , che ci obbliga a dar loro fede , il consentimen
to delle genti, che dan fede a' testimoni; , i quali hanno
autorità di lunga minore . E' degno di ofìeruazione, che
Iddio in ciò 5 che non è spettante a rendere credibile la_»
fede.
94 LIBRÒ SECONDÒ.
sede, hà permeilo, che '1 Demonio Io superi nel numercf
de'seguaci , essendo più i cattiui , che i buoni : ma ne' te
stimoni; , che prouano la verità della sede , cioè ne' Mar
tiri , ha voluto Obruere il Demonio nube testium , per mo
do che la sola Religione Cattolica ostenta più Martiri dal
suo lato , che congiuntamente non vantano seudomarti-
ri tutte le Sette . La sola Città di Roma n'hebbe più cen
tinaia di migliaia . E a ragione, estèndo Roma stata desti
nata da Dio per reggia di verità , doueua ella più di ogni
altra Città partorire testimonij alla verità .
4. Se fauellifi della fortezza,che hanno mostrata i no
stri Martiri antichi in Roma , in Nicomedia , in Lione di
Francia, in Persia, i moderni nell'Inghilterra, e nel Giap
pone , chi legge le lor morti inorridirà ad vn'ora all'atro
cità degli strazi;, che patirono, ed esulterà ad vdire l'eser
cizio della fortezza, con cui la patirono . I Seudo-
martiri quasi tutti finirono con morti breui : fra' nostri
vn Clemente di Andra la durò tra le pene ventiotto anni»
quattordici vn' Agatangelo , e nientemeno vn Gregorio
di Armenia. E fra gli Eroi moderni le carceri Giappo
nesi tollerate quattro , e cinque anni , le Inglesi tollerate
da taluno sino a quaranta , per essere non tanto carceri,
quanto sepolture , equiualeuano ad vn continuato mar-
tiro, che patirono i nostri. Ma che di ili patirono ? Per
abissi di nanfragij sono iti sin da capo del Mondo ad in
contrarla migliaia di Ministri Euangelici . Narri ciò l'is
toria , se '1 sà i di qualche Sacerdote degl'Idoli , narrinlo
i Giapponesi di qualche lor Bonzo, gli Eretici di qualche
lor Ministro ? Qnegli, che tollera per amor della verità
pene più atroci , e più lunghe , rende ad essa più autenti
co testimonio di 'quegli che tollera minori, e più breui .
Hauendo dunque i nostri Martiri tollerati supplizi; ol
tre ogni comparazione più atroci ,e più lunghi, che i
Seudomartiri , è più autentica la loro testimonianza.
5. Ma oltre l'hauer sì orribile atrocità tollerata con
fortezza, oltre numero fono gli antichi? e moderni Mar
C A P 0 D E C I M O: 95
tiri , che l'han tollerata con giubilo, che cantauano , o
benediceuano Dio fra le estreme agonie: e ciò, potendo
sene liberare con vn semplice dire , riniego : fon moltissi
mi que' , che pregauanp per i loro persecutori » Di que
sti non ne vanteranno per auuenturai Miscredenti ne pu
re vno . Che se i Romani vantano vn Attilio , vn Cato
ne» sono innumerabili le ragioni della disuguaglianza >
che ciascuno per sè stellò potrà diuifare . Oltre che, è
forse possibile , che taluno huom forte, per viziosa perti
nacia , o per superbia faccia ciò : ma non è già natural
mente possibile , che ciò si faccia da molti , anzi da innu
merabili : d'altra maniera i Regoli , i Catoni , non saria
no stati obbietti di stupore a tutta l'Antichità : maggior
mente che moltissimi fra' nostri furono vecchi infermi,
fanciulli, vergini delicate . Alla fortezza de'Martiri , che
contano le altre Sette, concorreua molto la natura ro
busta , a'nostri nò , onde tutto era operazione della virtù,
c della grazia , e per conseguenza miracolo del Cielo.
Al Cielo altresì vuole attribuirsi l'eroica virtù , con cui
benediceuano Dio , perche gli degnaua di tai pene, la
carità , con cui pregauano per i tormentatori . Il durar sì
lunga età , potendo con vna parola liberarsene : niuna_>
delle quali cose si narra de'Martiri di altre Sette , dcrqua-
Ji altri bestemmiauanofra'tormenti, altri esecrauano, i
tormentatori: altri saiiano slati pronti a liberarsi dalle pe
ne, con ritrattare le lor Sette , se l'hauessero loro consen
tito i Giudici . San Giustino Martire si rendette Cristiano lusi.inDìai.
dal vedere i Martiri giubilanti fra le pene , e lo narrai
egli medesimo in vn suo Dialogo . Lo stefiò succedette a»o
San Romano, eadaltri Martiri oltre numero eziandio
moderni .
6. Ma sopra tutto distinguonsi i veri da' salsi Martiri
■per gli effetti conseguenti a'martori : le pene di questi at
terriscono dalPabbracciar la lor Setta , onde vediamo >
che l'Inquisizione, la quale punisce, quantunque mite
mente i rei , tien netto il paese da' Mori , Ebrei , Ereti
$6 Z ï B Rd S P. C Ô tf Z> Ôi
ci. Il sangue de* Miscredenti è veleno , ch'estingue IÌ3
perfidia j il sangue de'nostri Martiri è seme , che propa
ga la Fede 5 latte , che la nudiisce . Non vdij mai narra
re 5 ne lessi giamai , che i tormentatori degli Ebrei , e de
gli Eretici per ammirazione della lor virtù abbracciasse
ro la lor Setta . All'incontro > se le pene de'nostri Mar
tiri atterrissero 5 lo sa l'antica Roma , la moderna Inghil
terra j il Giappone . Stupirono gli antichi , e stupiscono
i moderni persecutori de'Cattolici 5 in vedere , che le pe
ne mutata natura allettano , non atterriscono : che il san
gue sparso in odio della Religione a dismisura l'accresce .
Si sono veduti assai volte i tormentatori de' nostri Mar
tiri attoniti come a miracolo al vederne la virtù trasmu
tarsi di carnefici in Martiri . Si sono vdite anticamen to
ne'teatri Romani , modernamente ne' Giapponesi al ve
dere i Cristiani spasimati fra le agonie 5 voci di chi escla-
maua : ancor io fon Cristiano , fon mie queste fiamme »
mie queste Croci . Si fono vdite liti agitate al Tribuna
le della ragione , che haueuano per obbietto la prece
denza al fuoco lento 5 liti» in cui il premio de' vincitori
era la morte tormentosissima dì sè , e de'fuoi , la pena del
vinto la vita > e la sicurezza . Or non dico narri 5 ma fin
ga il Paganesimo , il Giudaismo , il Maccomettismo » 1*
Arrianismo > il Caluinismo , e quasi che non dissi, sogni
se può de'fuoi Martiri cose pari a queste : se possono fin
gerle maggiori, mi rendo -vinto . Ma se ciò è di là dal ve
ro, di là dal possibile 3 qual insania può fingersi pari a-
quella de'Mi scredenti , i quali negano fede ad vna Reli
gione, a cui rendono testimonio Personaggi di sì subli
me autorità, che pochissimi bastarebbono ad obbligarli
a dar loro fede , e con negarla sanno solenne ingiuria al
la Diuina Prouidenza,quasi habbia permesso, che muoia
no per cosa falsa huomini dì tal senno , sapere , virtù , sì
accesi d'amore verso lui , verso il prossimo , per lui , che
habbia negato il suo vero conoscimento , a chi ha conce
duto sì fino amore verso sè : che habbia permesso , che
huomi-
c. j p ô T) êct u oî ' rr
huomíni , o ingannati > o ingannatori , habbiano col loro
sangue condotto vn Mondo* d'Idolatri ad abbracciar la
Fede , in grazia di cui elfi morirono. Cose > le quali , fi-
comc sono impossibili , così se fosser .vere, potremmo in
certo modo dolerci della Diuina Prouidenza , quasi ci
habbia ingannati , permettendo, che '1 Demonio fingen
do caratteri della sua mano ci seduca con inganno in co-
sa massima , cioè circa la vera Religione. Dirà taluno,
che la forza dell'educazione» e l'hauer sempre vdito pre
dicar la fede, e la gloria de'Martiri è stata possente a pro-
dur questi effetti senza special concorso di Dio . Se ciò è
perche non gli ha prodotti ne'seguaci di altre Sette ? D'
auantaggio i primi Martiri erano nati , o educati nel
Giudaismo,nel Gentilesimo, dunque rispetto ad essi non_»
vale l'istanza fatta, anzi l'argomento si ritorce . Se tanta è
la forza dell'educazione, e della nascita, come predicano
gli auuersarij,come saria stato possibile, che Sant'Ireneo,
Giu/tino , e altri sapientissimi huomini nati , e nudriti nel
Gentilesimo mal grado dell'educazione , e della nascita
non solo abbracciassero la Religione Cristiana , ma soffe
rissero per essa strazi; , e morte ? O essi furono forsennati
( ciò che ne pur gli auuersarij osano dire ) o la Fede Cri
stiana fu renduta lor manifesta con argomenti si forti ,
che preualscro alla forza della nascita, dell' educazione ;
all'impegno di hauere professate, e talora insegnate lo
Sette contrarie gradeuoli al senso , e allora nel Mondo
venerate , e adorate .

...» N CAPO
9* LIBRO SECONDO.
1 • * * « *
CAPO VNDECIM O.

L'altezza de'motiuiyper cui morirono i nostri Martiri : la^


•vittoria , che morendo riportarono del Mondo , e de*
loro vccijbri: la conseguentefondazione della
. . Chiesa col lorsangue^apre nuoua ve-
na a distinguere i Martiri
da' Seudomartiri .

i. T A Religione Cristiana propone misteri; sì alti,


1 . | che a crederli è forza mettere , per così par
lare , ili ceppi l'intelletto con vna fede , la quale , come
dimostrai nel primo Capo , sà del miracoloso . La mede
sima fede impone precetti sì ardui » che Isadempirli pun
tualmente non richiede punto meno> che continui mira
coli della grazia diuina j e della carità vinaria : la mede
sima fede ci promette mercede sì sublime > che In cor ho-
minis non ajeendit : ond' è mestieri , che '1 cuor vmano si
faccia prodigiosa violenza î e quasi voli sopra sè a spe
rarla . Che se è miracolo , che '1 Mondo habbia creduto
misterij sì arcani , ofleruati precetti sì aspri , sperati pre
mi; sì ascosi > quanto è maggior miracolo » che fieno mor
ti innumerabili mortali d'ogni età > condizione , e sesso >
per non negar fede a que' misteri; > per non violar quelle
leggi , per isperare quella mercede . 1 Seudomartiri so
no morti > o per amor delle ricchezze 5 o della gloria » o
delle delizie carnali : fon morti , per adulare la potenza
de'Grandi , la superbia , e l'ingegno proprio , o per altri
somiglianti motiui suggeriti dall'amor mondano. I no
stri Martiri fon morti per osleruar il precetto : Fade-, ven
de omniai5 qu&habes : Quise exaltât bumtliabitur : noru
per amor di splendide nozze, ma perche se caslrauerunt
fropter regnum Dei, per amor della verginità : non perche
adulauano i Cesari 5 ma perche negauano di adularli . La
gloria > le ricchezze > le delizie j fon beni sì appetibili »
r/r * • ; eh- è
CAPO V N D E C I M 0. 99
di' è miracolo di virtù il non curarli > e moki muoiono
per acquistarli, per conseruarli . Quanto illustre miraco-.
10 è dunque , che tante schiere di huomini fieno morti
per non haucrli ; che fieno morti per ricusar beni sì bra
mati , che innumerabili mortali muoiono per non abban
donarli ? Se vn Tiranno sotto pena di morte proibisse le
nozze , obbligaste i sudditi alia pouertà , moltissimi vor-
rebbono anzi morire , che professar le sue leggi . Non ha
vietate Cristo le nozze , non le ricchezze , ma solo ha~r
configliata la pouertà ,, la verginità , senza imporre pena
a' ricchi ï a' maritati: e pure sono oltre numero que', i
quali Jb#nno voluto anzi morire , che contrat nozze , che
arricchire . Non coaì i Seudomartiri . Appena ci ha fra
gli Eroi non Cristiani , chi sia morto per amor dell'onestà
naturale , che pur a tutti è manifesta , e quasi sensibile ,
oue fra i Cristiani sono oltre numero i morti , in grazia di
vna onestà sopranaturalc, astratta da'sensi .
2. A render più chiara. questa verità , facciasi compa
razione fra Adamo da vn lato , e vno dc'nostri Martiri , c
Vergini dall'altro lato . Fu detto da Dio ad Adamo , se
pecchi , morrai , se non pecchi , goderai fra le delizie del
Paradiso immortai Vita : e put egli peccò , mentre tutto
11 Mondo l'atterriua dal non peccare . Fu detto a Loren
zo dal Tiranno ; se non pecchi , morrai di atroce morte ,
se pecchi, vi uerai lunga , e felice vita: e pur egli con-
seruòlaFede, e l'innocenza, quando tutti gli alletta
menti mondani l'allettauano a peccare . Si aggiunge su
■ciò i òhe Adamo non haucua l'interno stimolo delle pas
soni, non quella forte tentazione esterna del nemico , a
cui iòggiacceuano tutti i Mai-tiri. Più alianti.' Peccò Ada
mo per non contristar Eua sua Consorte :" Vt non -contrì-
Jiaret (dice Agostino ) mortiferas , quibus difiuebat^ &
deperibat , deliciassuaf , e per amor di Eua peccò, allor
ché tutti i'mondani allettamenti lo ritraeuano da pecca
re . Pongasi incontro ad Adamo il memorabile pellegri
no Alessio : quegli per non contristare la moglie .peccò»,
.... N z c que-
ÍOO L I B R. O S E C O N D O.
c qucsto ferì amaramcnte il cuorc délia sposa amata , e-
lo ferì non giâ per non peccare , ma solo per desidcrio di
abbracciarsi colla prù seuera , e più rigida onestà . E pure
Adamo co" proprij occhi miraua i beni , di cui peccando
rimarrcbbe priuo : Lorcnzo , ed Alelïìo non vedeuano
que' beni , di cui non peccando faceuano acquisto , ben-
si vedeuano que' beni 5 dc'quali faceuano perdita col non
peccare . Odasi Sant'Agoittno : Me Adam , & terrente^,
nullo 5 & insuper contra Det terrentis tmperium libero vfus
arbitrio nonJletit in tantafelicitate •> in tanta non peccandi
facilitiite : ìsti autem non dico terrants mundo ■> Jèd fœuien-
te , neJiarent^Jieterunt infide : ciim videret ille bona prœ-
sentia , quœfuerat relicluras ijli qiu accepturi erant , non
'vidèrent. .. . . . v :l ■
3. Che dirò délia vitcoria> che i nostii Martiri ripor-
tarono del Mondo col loro Tangue : In mundo prefjuram
habebitis ( diíse loro.Cristo ) . Primieramente ofïcruisi >
che oue i Seduttori inuitano aile lor Sctte , con promet-
tere terrerie mercedi Cristoallerra alla sua 5 con prédite
terreni supplizi; : Inmundo prejsurayn.bahebitis: ond'c-ra>
chei Martiri portando seco i Codici deh Vangelo' por-
tauano , per così dire , le lettere di,Vr'ia*rond,erano con-
dannati a montre •> e dopò di hauerlé lette Je daoiano iiu
jnauo a' loros vclcisori * Coitfídeciamo;)in;qEial -modo Cri-
sto vinse il Mondo.,: uientrcí isuoi Dístfepoíi': In mundo
prtjsuram habuerunt : lo vinfe, ^erchèila fede di questa.»
dottrina è quella appunto , con cui íì disaima il Mondo.
Learmi 5 con cui combatteua-il Mondo contro i'Nfartiri >
£rano la próuiefTa di reneni piaceri i la mináçcia di atroci
tormenti . I Martiri credendo alla dottrina, e a gli esem-
pij di.Cristo j tennero i beni del Mondo per mali 5 i mali
per beni : onde ciò, che '1 Mondo lor minacciaua j l'ha-
ucuano in cpnto di beneíìzio , ciò 3 che loro promettéua,
in conto di oltraggio: così toglieuano la punta a tutte lo
armi del nemico>cioc a tutté le minacce, e promesse mon-
-dane: con quel modo scheinirono il Mondo? corne fareb-
• j;. ; : i ; bc vn
CAPO V N D E C I M 0. ioi
i>e vn inferirlo nel sentirsi minacciare da'suoi nemici, che
s' ci non si rende alle lor coglie , lo prilleranno dell' vfo
in sè dilettoso , ma alla sua infermità mortifero , del vi
no , e lo costringeranno a bere vna medicina spiacente al
suo palato , ma necessaria alla sua vita .
4. Pertanto considerisi la stupenda vittoria , che i
Martiri morendo riportarono de' Tiranni , e dei Mondo.
Quanto a'Tiranni , il loro intento era , infamare i Marti
ri 5 renderli miseri , spogliarli del tesoro della Fede, at
terrire gli altri dall'abbracciata, indebolire i già .Cristia
ni , e con ciò scemare il numero de'Fedeli : e quindi to
gliendo la forza a' testimoni; della verità distrugger la_.
Chiesa Cristiana . I Martiri per opposto intendeuano im
petrare la fede a molti con l'esercizio della carità , col te
stimonio , che rcndeuano alia verità , fondare la Religio
ne , testificare il lor amore verso Cristo , acquistare i be
ni eterni col disprezzo dc'eaduchi . Or in questa lite fra'
Martiri , e Tiranni, quegli senza dubbio rimase vincito
re , che conseguì il suo intento , e quegli rimase vinto, a
cui auuenne l'opposto di ciò, ch'era suo intento . Or que
sto intento il conseguirono senza dubbio i Martiri, non
i Tiranni . Fu si da lungi , che questi infamastero , e ren
dessero miseri i Martiri col supplizio , che anzi questo
partorì ad essi eterna felicità > ed eterna fama , e fu inuit-
to testimonio del loro amore verso Cristo . Non estinse
ro ne' lor petti la fede, ma l'accrebbero in immenso : non
atterrirono i Gentili dall'abbracciata col terrore , ma 1'
esempio della lor costanza fu fertile, non pur di nuoui
Cristiani, ma di nuoui Martiri . I Tiranni stessi attoniti
all'esempio ralora si rendeuano a Cristo , e di tormenta
tori de 'Martiri diuennero essi Martiri . I Carnefici stra-
ziauano i Martiri per istrappare da'lor petti la fede : que
sti patiuano,per impetrar a'ìoro tormentatori lafede:epiù
valeua la carità de'Martiri ad ottener la fede a'ìoro veci-
sori , che la barbarie degli veci fori a tirarsi sopra la ven
detta del Cielo . I Martiri erano testimonij della verità ,
il lor
ïoz LIBRO SECONDO.
il lor sangue 5 come dissi, era seme del Cristianesimo:
quindi l'auui sarti di estinguere la fede con moltiplicar le
morti de'Fedeli , era lo stesso , che voler mostrare la fal
sità di vn fatto , con moltiplicare i testimonij maggiori
d'ogni eccezzione , che l' affermauan per vero : era lo
stesso , che volere render sterile vn campo , con riempirlo
di sementi . Persine: que' martori non indeboliuano la
fede de'Cristiani forti, ma la rincorauano ne'deboli .
5. Quanto alla Chiesa : non la distrussero i Tiranni
co'martirij, ma la fondarono. Sarebbe gran miracolo >
seda'pochihuomini , e disarmati si fabbricasse vna Città
in faccia di vn Esercito armato , ad impedire la fabbrica :
maggior miracolo saria, se fi fondasse per que' mezzi me-
desimiìOnde l'Esercito si argomentaste d'impedirla . Ciò
auuenne nel fatto presente : e così appunto fu fondata la
Chiesa di sassi viui , e furon questi segnatamente gl; stessi
Martiri : vccideuanli i Tiranni , perche non si fondasse la
Chiesa , si fondò , perche gli vecisero : gli tormentaro
no i per renderli inabili alla fabrica > ma questo anzi era
vn riquadrarli , perche si adattassero alla fabrica. Cosa
mirabile: non si fondò mai con maggior velocità la Chie
sa , che in que' secoli , ne'qualipiù inferociua la perse
cuzione, perche non si fondasse : anzi si fondò, perche
inferociua : e iui più sondossi , oue più inferociua , e fon-
dossisuperfondamento Apoflolorum^ò" Prophetarum-, i qua
li furono vecisi con grandi strazij , affinchè non si fondas
se . Questo essetto fu predetto da Cristo a'medesimi Apo
stoli con quelle parole : In mundo prejsuram habebitis ;
Ecco i martori . Sed confidite , ego vici mundum ; ecco la
fondazione della Chiesa.

\ •

. CAPO
103
* CAPO DVODECIMO.

Quantofieno autoreuolì lepredizzioni , che dimostrano la


'verità della nostra Fede : di quali voglia
valer/i l'autore.

I- O Icome i miracoli fono opera vincamente pos-


O fibile all'onnipotenza , cosi le predizzioni
dell'auuenire all'infinita sapienza diuina : Annunciate no-
bis-, qux venturafini, disse il Profeta : & dicemus-> quia Dif
estis *voSì cioè vi hauerò in conto di Dei . Quindi io dopò
di hauer dimostrata la verità della Fede Cattolica col te
stimonio de' miracoli, quasi armando a suo fauore la diui
na potenza , c con quello de'Martiri , che furono altret
tanti miracoli della diuina bontà , procedo a dimostrarla
per mezzo delle predizzioni» armando a suo fauore la di
uina sapienza •
2. Ci ha nelle diuine Scritture tre sorti di predizzio
ni . Altre furon fatte nel vecchio Testamento , e auuera-
te nel medesimo, per cagion di esempio , le predizzioni,
che fece Dio ad Abramo, quando gli riuelò il futuro pel
legrinaggio de'suoi posteri in Egitto, hilunga dimora in
eflò 3 la trionfale vscita da efiò cum magna substantia .
Altre furon fatte nel vecchio Testamento da'Profeti, e si
adempirono nel nuouo . Le terze furon fatte nel nuouo :
fra le quali molte si fon auuerate , e dal compimento di
quelle si raccoglie il futuro auucramento delle altre non
ancora compite . Quanto alle prime, e seconde prediz
zioni, mi occorrerà r'auellarne più auanti , quando domò
dimostrare la verità delle antiche scritture , e conuincere
i Giudei circa il Messia to di Cristo. Qui voglio ristrin
germi a sauellarc di quelle, che spettano alla terza ciaf- .
se , e fra effe a quelle , che furon fatte dal Redentore , o
narran/ì da'sacri Vangelisti .
3. E perche queste sono oltre numero: conciosiache,
come il Testamento vecchio è quasi continuata profezia
V : ' del
103- L J B R 0 S Ë C 0 N D O.
dcl nuouo ; così PEuangelio è quasi vna continuata pre-
dizzione de'fururi auueuimenti délia Chiesa nc'sccoliso-
prauegnenti : perciò io ristringerò le miepruoue a Scttc
famose prcdizzioni fatte dal Rcdentore. La prima può
dirsi j che la faceíTe egli prima di nascerej con la lingua_>
délia sua gran Madre , di cui scrilsc Ambrosio » che Pro-
pbetauitspiritu paruuli , che tenca nel ventre . E fu la pre-
dizzione espressa dalla Veigine con quelle parole : Ex
hoc beaíam me dicent omnes gênerationes . La seconda fu
fatta a San Pietro da Cristo dìccndo : Tu es Petrtts , &
super banc petram &c. La terza fu indirizzata a tutti i Fe-
deli : Qui crédit in me , opéra quœ egofacio , & ipsefaciet .
La quarta alla Maddalena : Vbicunque prtdicatum suent
hoc Euangelhim-i in toto mundo dicetur 5 quod h&c fecit . La
quinta a Gerusalemme , e a'Giudei : Non relmquetur la
pissupra lapldem : ausereiur à vobis regnum-, d>* dabitur
genti facienti sruclum . La sesta la sece direttamente asè
steflb : Egosiexaltatusfuero , ornnia trabam ad me ipsum .
La fettima predizzione fu fatta fotto termini equiualenti>
allorche diíse : Veniseparare patrem à filto &c. Tutto
quelle predizzioni mostrano la verità délia Fede Cristia-
na , in quanto diflinta dalle Sette degPInfedeli » e mafïì-
mamente de'Giudei: altrefra esse dimostrano la verità
délia Fede Cattolica 5 in quanto distinta dalle Sette Ere-
riche . Tutte hanno per obbietto cose ammirabili , e non
poiïìbili a preuedcríì, faluo che da lume Profetico. Al-
tre promettono fuccefîì affatto miracolosi , onde dimo-
llrano la Diuinirà dell'autore , e in quanto predette dalla
fuainfínita fapienza, einquanto esseguite dalla sua on-
nipotenza . Ciò renderaífi aperto nel Capo feguente .
■• * •

CAPO
105
CAPO DECIMOTERZO.

Inutttaforza , che hanno le antidette predizzioni a dimo-


Jtrare la vera Religione» '

1» T" Ncomincio dalla prima . Diceste poco o grati


JL Madre di Dio dicendo : Beata/» me dicent orn
ane's generationes : vi chiamano beatistìma » non solo i Cri
stiani » ma gli Eretici , ma i Maccomettani medesimi, e
vi onorano altamente eoi glorioso titolo di Madre Ver
gine a cui ad attribuirui è concorde all' Euangclio l'Al
corano : e a recitare in vostra gloria la salutazione Ange
lica sòn conformi a'Cristiani i Turchi:toltone)Xh'eifi per-»
uertici dall'empietà Nestoriana ne han tolte le parole:
Mater Dei . Questa predizzione fu fatta da vna Vergi
nella Sposa di vn Fabro : fu fatta in vna Casuccia al cos
petto di vna sola Lisabetta ; e pur ora ne vola la fama per
due Mondi: è scritta in migliara di volumi: non vi è Idio
ma sì barbaro , in cui non si narri : ne Regione sì remota
da'viaggi del Sole , in cui non se nWcorga l'adempimen
to . Chi dunque potè farla > fuorché F infinita sapienza 3
Chi adempirla , fuorché l'infinita potenza di vn Dio, a_#
confermazione della Fede Cristiana?Arreso il doppio mi
racolo , che contiene, vn de'quali è Fhauerla fatta con
la sapienza , e l'altro Fhauerla auuerata con F onnipo
tenza .
2. Di questa predizzionc fatta a gloria della graru
Madre di Dio, non è meno ammirabile la fatta a Saru
Pietro dal medesimo Dio afauore della sua Sposa , eh' è
la vera Chiesa .* Tu es Petrus , super hanc petram œdijì-
cabo Eccleftammeam . In niuna predizzione di Cristo so
no state promesse cose più grandi , che in questa . In niu
na si prediceuano circostanze, le quali rendessero più ma-
lageuole l'auueramento della Profezia* che in questa . Dì
niuna è più strepito sàm ente sensibile Fauueramento , che
di questa . Qua] cosa maggiore può fingersi , che fondare
O nel
ro« LIBRO SECONDO.
nel Mondo VnaRepublica eterna distruggitrice di tutti i
mondani Iinperij : il cu/terreno Monarca'fofTe vn Pesca
tore giustiziato , al cui pie gittaflero le lor Corone i mag
giori Imperadori ■> e Uè della Terra ? Che non fecero gli
antichi Filoson"5 a persuadere opinioni nuoue ; i gran Re>
a fondare Cirrà,c Imperi) stabili ?•£ pure delle più famo
se dottrine , e di molte gran Città , e vasti Regni , appe
na rimane ora memoria nel Mondo:oue le verità insegna
te da Cristo già sono diciasettc secoli , che risuonano per
tutta* la Terra , fermate dal fior della sapienza d'innume-
rabili Dottori , e sottoscritte dal sangue di millioni di
martiri . Il Regno fondato da Cristo è perla moltitudine
de' sudditi' il più numeroso, per la vastità de' Paesi il più
dilatato , per la lunghezza del tempo , in cui dura , il più
diuturno , di quanti habbia veduto il Sole:
,t Quotpnjì excidium Solimasunt diruta Regnai
esclamerò io con le parole di Manilio mutando la parola
Troiâ nella parola Solimi :
o Quot capti populi , quotiesfortuna per Orbem
Seruitium , imp&iumque tulit/
Il solo regno di Cristo combattuto sopra ogni altro ri-
man saldo . Se parliamo delle circostanze , che rendeua-
no malageuole l'adempimento della promessa , queste fu
rono due contenute nella steflà prò mesta . Vna è , che si
fonderebbe la Chiesa sopra S. Pietro, l'altra, che farebbe
combattuta da tutte le forze infernali , c preualerebbe a
tutte . Questo fu alrrettanto,che promettere eterna dila
zione ad vna casa fabbricata sopra fondamento inuerfo
sè debolissimo > e combattuta da tutte le furie de' ven
ti > delle piogge , delle inondazioni . Quanto al compi
mento della predizzionc, per chiarirsene basta leggero
le Storie non solo- sacre, ma profane: anzi basta hauer
occhi in fronte , e girarli per tutta la terra . Questa pre
dizzionc dimostra vietamente la verità della Fede Cri
stiana i in quanto distinta dalle Sette infedeli, e della-.
Cattolica in quanto distinta dalle Eretiche , perche ris
petto
CAPO DEC/MOTZRZO. 107
petto a lei sola si è auuerata , eorne c noto per euidenza
3. Che dirò délia rerza predizzione dislesa a tutti i
Fedeli : Qui crédit in me > opéra , quœ egofacio , <^ ipse fa
ciès.* NonmancaronoSeduttori, cheoperafscro miraco-
Ji apparenti, vn Simon Mago , va Apollonio Tianeo , ma
non vi hebbe alcun di essi , che osasse promettçre a'suoi
seguaci : Opéra , qu* egofacio , & ipsefaciei . f u cermina-
ta neJIormorirelastrepitosa apparenza del lor potere :
Quàm multa ( dice Grisostomo ) fertur Apollonius , illt+r o.ra.c»n.iu.
Tyaneusfecijje ì Verùm vtfcires , illa omnia ejje conficlo-»
vana 5 & nihtl habentia veri , extinâïa sunt , & finem acce-
perunt . AH' incontro la surgente dc'miracoli aperta \\\a
quella predizzione > per il tanto diffonder açqua > che ha
fatto in dieiasette secoli non si è inaridita j ma corre piìi
Jarga , che mai , come si è dimostrato più addietro: e per
che, corre neJla sola Chiesa Cattolica per l'antidetta pre
dizzione j sidimostra la verità délia Fede Cattolica } iru
quanto è diôinta dall'altre Settc . Oííeruai più addietro »
che 5 se Cristo non era Dio , sarebbe stato soUe in far
questa promessa, perche sapendo di non poterla adem-
pire si sarebbe dimostrato a tutte l'ctà o infedele nella».
promeflà , o impotente a compire ciò che promise . Sa-
rebbono stati soìli gli Apoitoli a publicarîa a' Gentils»
dando loro con esse le armi in mano per eonuinccrli.Quc.
sti discoçsi senza sallirne sillaba possono applicarsi all'al-
tra promeísa sattaalla Chiesa scritta da San Marco / Si
gna autem eus-> qui crediderin^htec fequentur in nomine meo
detnunia eijctent-,super agros manus imponent&c.
,;4. Ora fauellando délia predizzione fatta alla Mad-
dalenacon quelle parole; Vbicunque pradicatum fuerit
hoc Euangelium in toto mundo, dicetur , quod bœc fecit &c.
Qual'azzione può singersi minore di questa > di sparger
vn vaíb di vnguento a piè di vn huomo in vna casa priua-
ta: épure j corne dice Grisostomo 1 Non est %>lla mundití«m.x.c*H.
plaga, qu<e hocfaèlum ignores . Cucpre alta caligine di
obJiuiong le opère magniíîche di tanti Monarchi fatte in
, O 2 cospet-
ÏOS l I S R O $ E C 0 N D O.
cospetto dìtuttala Terra» equesta sì menoma azzíone
farta in luogo si oseuro da vna semplice donniceiuola è
nota a duc Mondi . Certamente non fu eíèrcizio di íá-
pienza vmana il predirlo : non di potenza creata reíïê-
guirloj Diodunqueneful'autore: onde dimostrasi per
tal predizzione la verità délia Religion Cristiana .
5. Ladistruzzione di Gerusaíemme, le rouine del
Tempio ï senza che vi rimanesse sasso sopra sasso > la di s-
perfíone de'Giudei 5 il sortentrar le genti in lor vece , fu-
rono rnateria di trediuine predizzioni . Le prédisse Cristo
con affermare , c quasi descriuere apuntino l'assedio dr
Sione eon quelle parole : Citxumdabunt te inimm tui-, che
fu il modo j con che Tito í'eípugnò » cutta cingendola di
vn rauro , e quasi trincea : la prédisse dicendo : Non re-
ìmquetur in te lapissupra lapid'em , la profetizò nelle pa
role ; Maìos rnalc perdes , ò" vineam suam locabit alys
açrieolis : e altroue : Auferetur à vobis RegnumDei , & da-
bitur gentifacientifruEfum : e quasi disegnando apuntino
il tempo : Nontranfibit ( disse ) generatio bac? donec om-
nia fiant . Cosa ammirabile . Cristo prédisse » che sifon-
darebbe il Tempio mistico , cioè la Chicsa , e armandosi
per impedirla il Mondo , e lTnserno , loro mal grado si c
fondato. II medesimo prediste la distruzzione délia Cit-
tàj e del Tempio vero j e délia Republica, e nessuna ter-
rena potenza ha potuto ristorarlo . Tre volte tentaronoi
Gïudei di rifabbricar il Tempio : sotto Adriano , sotto
Costantino, sotto Giuliaao . La prima vol ta si oppose lo
ro Adriano perragion di stato.La seconda Costantino per
zelo dtReligione: la terzanon solo Io consenti Giuliano,
ma recò a' Giudei fortislîmi aiutr per esscguirla . Vi si op
pose Iddio co?miracolï , facendo da' sondameriti vscireil
fuoeo •> che incenetisse i Jauori , mentre per eslì era presto
che terminatovDi tutto ciò è testimonio Grisoslomo nelf
©razrone terza contro iGrudci. Quantofosseto inuerjíìmi-
1i a seguiiequesti fuccessi, ciascun può per sè st'esso diui-
•lartoy^uaslto a punrino sienfi auueratiy ciascun 4o vede .
! . 0 6. Fra
CAVO DEC ÎMOTERZ 0. 109
6. Fra tutte le predizzioni del Saluatore , la più am
mirabile per mio credere è slata quella » che fece poco
inanzi al suo morire dicendo : Nunc iudicium est mundi .
Prtnceps buius mundi eijcieturforasi & egosi exaltatusfu&-
ro omnia traham ad me ìpsum . In queste parole si conten
gono molte predizzioni , che han per obbietto cose mira
colose . Si predice, che Cristo vincerebbe il Mondo > i
Re » i Monarchi : Nunc iudicium est mundi : che caccia-
rebbe dal Mondo i Demonij, sterminando V Idolatria ,
per cui regnauano , rendendo muti gli oracoli per cui
sauellauano : Princeps huius mundi eijcietur foras . Cho
tirerebbe il Mondo al suo culto , e a confessirlo per Dio:
Omnia traham ad me ipsum. Che tutti questi effetti ope
rerebbe prendendone per istromento la sua morte, e mor
te di Croce; onde seguirebbe , che la Croce, ch'era la
più ignominiosa, si trasmutasse nella più gloriosa cosa ,
che habbia la Terra. Or io interrogo . Poteuano pre
dirsi cose, o più incredibili, opiù ardue, o pisi prodigio
se ? Certamente nò : e pur tutte le scorgiamo seguite.
I Re , i Monarchi , i Cesari adorano il Crocifìsso , e V
adorati» perche crocimTo . Che l'Idolatria habbia regna
to nel nostro Mondo , se ne ha contezza dalle Storie : e i
residui delle sue rouine, che rimangono, ci palesano,
ch'ella vna volta regnò . I Demonij fon muti altresì si
scorge quasi sensibilmente, che Cristo strappando il Mon
do dal Gentilesimo l'habbia tirato al suo culto . Che 1*
habbia tirato per mezzo della Croce si è auuerato in tre
modi. Vnoè stato , sodisfare col suo sangue per le no
stre colpe , e formarci l'Idea della virtù , con che si e di
latata per tutto il giro terrestre la Religion Cristiani . Il
fecondo modo e stato , adoperare a conuertir il Mondoi
martori de'Santi , cioè vna Croce morale , la quale è de
suma dalla vera Croce di Giesù Cristo . In terzo luogo
la Croce comparendo luminosa in aria a Costantino con
le parole scritte : Inhocfigno vince<s , indusse quel Mo
narca ad abbraccra.it la Religion Cristiana come riferisce
Eu se-
no LIBRO SECONDO.
Eusebio : c con ciò è stata estinta l'Idolatria , e stabilito
il culto di Cristo . Che la Croce fosse già ignominiosissi
ma , è verità a tutti nota: MalediEius (si diceua ) qui
pendei in Ugno. Quanto sia ora gloriosa» lo predicano i
Diademi de'Re , ne'quali e impressa ; il dimostrano i no
bili} che la portano in petto per insegna di gloria : si scor
ge ne'Tempij , ne'quali è adorata i'imagine della Croce :
e vna minuta parte della vera Croce incastrata neir oro >
e ingioiellata è il più prezioso dono , che posta fare vru
Sommo Pontefice a vn Re benemerito. E' obbietto di
ammirazione , che Moisc operando con la sua verga qua
si Viceré dell'Onnipotenza vn Mondo di miracoli, norL.
solo non estinse l'Idolatria dall'Egitto > ma ne purepuotc
far si , che gli Ebrei spettatori di que' prodigij non ado
rassero il vitello poco dopò la prodigiosa vscita dall'Egit
to • All'incontro Cristo con la sua Croce , creerà obbiet
to d'infamia , e argomento di debolezza in chi moriua_.
in essa , ha cacciata l' Idolatria dal nostro Mondo , e di
presente la caccia dal nuouo : e innumerabili adoratori
<Ii Cristo senza essere stati spettatori de' suoi miracoli
hebbero tollerate morti atrocissime primardi offerire vru
grano d'ineenso a Gioue -
7. Per vltimo. In quelle parole: Veni separare pa-
trem à filio &c. Si contiene vna equiualente predizzio-
ìie di quell'intenso amore , che gli porterebbonp i Cri
stiani > amandolo di lunga più , che i pioprij figlinoli o
questi per vbbidirlo , abbandonando i Padri , le Spose , i
Mariti, gli sposi lasciando vedoue piangenti ne'loro tala
mi le spose . Che ciò sia seguito , e siegua di fatto , no
habbiamo il testimonio di tutte le Storie antiche» e mo
derne : lo scorgiamo in tante Donzelle , e Giouinetti no
bili, che lasciando i Genitori piangenti si sepelliscono ne*
Chiostri, cioè nelle solitudini eziandio in mezzo allo
Città . Chequestapredizzione contengasi nelle parole:
• Non venipacem ot/>/w, l'afferma Grisostomo . Non dixe-
rat ( dice il Santo ) quid ipse cuperet » sed rerum tuentum
pradi-
CAPO DEC I MO QVART 0. m
pradicens . E conchiude, e noi seco : Nùm huiusmodipr<s-
dicere virtutis humana videtur í Quisfana mentis hoc di-
xerit ì Nùm pradicere quafient ab ys , efficereque , utfiant
vtique cunttis per/picere^ hocmulto maiùj, & mirabiUùs .

CAPO DECIMOQVARTO.

Si •vniscono in vnfatto récente le pruoue dé' miracoli 5 dellç_i


predizzioni di MiJJìoni Apostoliche , e di vna
atroce morte tollerataper Dio .

1. T E predizzioni, i miracoli, le acerbe mord


I i tollerate per Dio , conseguenti a faticose
miífioni, le quali qualora sono autenticheper le decifioni
délia Chiesa, siappellano martirîj , sono argomenti , cia-
scun de' quali, corne fíèderto eziandio preso scparata-
mente dagli alrri rende euidente il merito , che ha la Re
ligion Catrolica ad cslerc creduta per vera : la qual'eui-
denza diuiene oltreogni comparazioncmaggiore,qualo-
ra si vniscono predizzioni, miracoli, e martori a compro-
uazione délia verirà . Questa vnione potrei io dimostrar-
la in molti fatci antichi , e moderni . Vno fra eífi voglio
sceglierne : e perche è,recentc,e perche notiflìmo in tut-
te c quarrro le parti del Mondo , Europa , Affrica , Asia ,
America . . 1
2. L'anno di nostra salute 1654. Marcello Mastrillo
nobilc Napolirano, eReligioso del noítro Ordinc per
graue ferita 1 iceuura da vn marrello cadutoli in capo di-
sperato da Mcdici , dopo il digiuno di tre giorni , senza_>
prender cibo, dopo di haiicr riccuutâ la sacra Vntiono ,
perduto il battimento del polso , e tutto impallidito ven
ue in formata agonia . Vdi cgli allora , corne poscia nar-
ïò,chiamarsi da vna voce, Marcello, Marcello, c ap-
preíso vide compaiúogli in forma di pellcgrino il S.Apo-
stolo Francesco Sauerio , che cOnforrandolo a fperarc Ja_»
íanirà, dettogli vna formol a di voto, con cui obbligauasi
alla
ira LIBRO SECONDO.
itila missione dell'India, e chicdeua la grazia del marti
rio. Per sanarlo dalla ferirà gi'impose di toccarla coro
vna particella del Legno della Croce . In sine gli coman
dò, che tenesse cara vna sua reliquia: la petizione dv.1
martirio, come dettatagli dal Santo, fu riuelaziorc cqui-
ualente del medesimo, fendutaci j oscia piti autentica da
miracolo , e da molte apparizioni. Sparue il Sauerio , c
Marcello rimase sano . Prese pan di ro per cibo , quegli,
che da più giorni non potè inghiottii e goccia-di stillato .
Si alzò da letto : senile di sua mano a minuto il fatto , e
la mattina seguente celebrò il sagnsizio della Messa, irò
rendimento di grazie . Il Cardinale Bo.ncompagni, allo
ra Arciuescouo di Napoli , rendette in solenne forma di
processo autentico il fatto , che tra per questa , ed altro
circostanze rcnduto indubitabile si diuulgò per tutta»,
la Terra .
3. Furono effetti di questo miracolo nel Mastrilli ,
quanto al corpo insolita robustezza , nell'anima , Muta-
th in •uirum alium-) distaccato affatto da' suoi Congiunti,
de'quali dianzi era tenero: intensa brama di patire, e mo
rire ad ogni strazio per Cristo : viaggi lunghissimi per cli
mi inospitali,per mari tempestosi,fatiche Apostoliche nel
le missioni, e patimenti , che non sembrauano sofferibili
ad huom di carne. Per tante Città, e Regioni, per cui pas
sò , fu ammirato , non solo qual miracolo viuo del Saue
rio , ma quasi per la santità trasformato in vn' altro Saue
rio . Fu nuouo miracolo il giungere , e mettessi in Giap
pone , essendo tutto il Giappone armato ad escluderò
qualsisia Missionario di Europa . I Portoghesi fermi in-»
non trasportarcelo , i Superiori dell' Ordine nostro per
forti ragioni risoluti di non consentirglielo . Pei modo,
che'l conduruelo con la vittoria di tanti ostacoli fu quasi
il massimo miracolo , che operasse per lui il Sauerio . Fu
lo slesso il suo giungerui , e l'esser preso , e fatto morirò
con isquisiti tormenti , a cui concorse il fuoco , l'acqua »
l'aria , la terra. Le maniere del tormentarlo sono minu
tameli-
CAPO DEC I MO £ÌVA HT O: ti*
ramente descritte dall'Istorico della nostra Compagnia *
come altresì il giubilo , con cui lo sofferse . La costanza
nell'atroce tormento della fossa , con rifiutare eziandio
vn sorso di acqua , ch'è l'vnico refrigerio dell'insofferibil
sete 5 ch'eccita quel martoro . Condannato ad estere vc-
ciso col ferro fu necessario , ch'egli stesso facesse animo al
Carnefice per ferirlo , ne potè questi ferirlo , finche Mar
cello non gliel consentì , non vbbidendo il ferro all'vcci-
sore, ma alla permiflìone dell' veciso . Nel suo morirò
tremò la Terra . In questo fatto si contengono miracolo
per la sanità restituita j apparizioni miracolose 5 prediz-
zione equiualente dell' auuenire j missione Apostolica»
morte tormentosissima tollerata con giubilo .
4. Quanto alla verità del fatto , la rende indubitabile
il consenso de'Popoli , de'Kegni ,e quasi che non dissi di
due mondi . Lo prouano gli auuenimenti seguiti con vna
serie 5 quasi continuata di cose ammirabili : Io conuinco-
no le pruoue autentiche dell' Arciuescouo , il testimonio
della Sagra Congregatone de'Riti . Or perche come si è
detto questo fatto è vn'ammirabile compendio , che con
tiene in se argomenti infallibili della verità della Religio
ne Cattolica. Argomento così . O i moderni Eretici) e al
tri miscredenti negano la verità di vn tal fatto , afferman
do j che tutti quei i quali diedero testimonianza alla veri
tà di eilb, furono ingannatori > o ingannati : o conceden
do la verità del fatto l'attribuiscono ad altre cagioni di
stinte da Dio , per figura, ad arte magicaì e a qualità ma
teriali occulte : o finalmente concedendone Iddio per au
tore negano inferirsi da ciò contro le moderne Eresie la
verità della Fede Romana . Quindi non potendosi pren
dere altra via 5 che vna fra le tre diuisate a schermirsi dal
la forza di questo argomento j sarà mia cura chiuderle di
presente tutte e tre a gli Auuersarij .
5. Quanto alla prima con quale apparenza di verisi-
militudine può fingersi î che foiTero ingannati intorno a
quella operazione miracolosa il Mastrilli 3 quelli j che in-
P ter-
îfftj. LIBRO SECONDO.
téruennero al fatto , quelli , che furono a parte della cura
dell'infermità < Lo star tre dì senza prender cibo , il noru
poterseli aprir le fauci , se non a violenza di ferri , il pro
nai' tutti i parosismi mortali, e poi entrare in formata ago
nia, è egli cosa soggetta a finzione?' Più > il trouarsi irò
vno stante non pur sano ,. ma di buon colore , ma in forze
da cibarsi di viuande comuni , da vestirsi per iè medesi
mo, stendere di sua mano in lunga scrittura il racconto
del miracolo , dir Mesta la mattina stessa in Chiesa , oue
tutti aspettauano, di celebrargli la Messa di requie , non_>
i\ risentir mai , ne della ferita nel capo , ne della paralisia
nel braccio, ne di altri residui del male, da chi mai potè
fingersi con apparenza di credibilità ? D'auantaggio per
non distendermi a narrare tante operazioni miracolose*
che gli seguirono nel viaggio,a qual finzione soggiacceua
Tauueramento della predizzione fattagli didar il sangue*
e la vita per Cristo ?
6. Queste ragioni , che dimostrano , che non potè il
Mastrilli,ei testimonij del fatto esier*ingannati, dimo
strano altresì , che non poter per egual modo esser*ingan-
natore, fingendo il miracolo,e dandolo a credere al Mon
do . Ma oltre sì fatte ragioni, con qual fidanza, addiman-
do, potè egli porsi all'impresa di persuadere vna , che sa
ria stata enorme falsità al Mondo ? Se sofie stato fingitore»,
a tal menzogna I'haurelvbe spinta senza dubbio il terrena
interesse: ma nesllino intereflè può sospcttariì, per cui egli
doucssé farsi esule volontario dalla patria,dairitalia3dair-
Europa, dal Mondo , superare i trauagli immensi di vai;
penosi/fîma nauigazione , dipoco men che tre armi, c di
vi'ar tante arti , e di superar tanti ostacoli, per entrar iiu.
Giappone a perderui la vita ail ógni strazio , quante mai
appena alcun mortale ne vsò per farsi Signore di vn' Im
perio ? Se egli foste stato tocco nella coscienza dal rimorr
sa di sì enorme misfatto , quai iaria stato mentite in: ma
teria si rilcuante , con qual cuore haurebbe potuto fosse-
rire sì crudi martori > c si acerba mortele manteoerst sem
pre
CAPO ZtECIMOQV ARTO] 115
pre non pur costante , ma lieto , con far distinto racconto
del miracolo occorsogli , a i Gommatori di Nangasachi,
nel disaminare che fecero la sua causa per condannarlo?
Per fine s'egli fosse slato fingitore , Iddio non haurebbe
concorso con sì aperti segni della sua alta protezzione a
renderlo vittorioso di tanti impedimenti , cfìe si fraposero
alla suanauigazione,alsuo giungere all'Indie , all'entrar
in Giappone, a sofferirui gli obbrobri;, le angosce, la
morte.
7. Posta dunque la verità del satto procedo più oltre
a dimostrale non poter questo attribuissi a forza naturale»
0 diabolica , ma solo a Dio , come ad autore , & opera
tore . Non può attribuirsi alla natura , perche questa non
opera somiglianti effetti in vno stante, ma con successio
ne di tempo; se toglie il male, lascia la languidezza) e gli
altri vestigi; dell'infermità . Non fa paslaggio da vno all'
altro estremo , quasi per salto , ma procede lentamente , e
passa per il mezzo . D'auantaggio , che ciò non fosse ef
fetto di natura , ne rendono concorde testimonianzatutti
1 periti , ch'ebbero parte nella cura dell'infermità, e se ne
rogarono testimoni; negli autentici processi del fatto .
Molto meno fu questa cura effetto dell' arte diabolica , sì
pei che v'interuenne auueramento di profezia , al che non
û distende tal 'arte, sì perche vn portento simile attese tut
te le circostanze mai non narrasi operato dal demonio in
verun secolo , sì perche tutti gli effetti , che indi seguiro-
rono , furono contrari; all'intendimento di quel reo spiri
to : la virtù, e la trasformazione ammirabile fatta nel Ma-
strilli, le sue apostoliche fatiche, con la conuersione di
tante anime col suo esempio , conia sua predicazione, col
racconto del miracolo , la gloriosa morte, eh' egli soffer
se per Cristo , e'1 feruore , che si accese in cento altri a se
guire l'orme sue gloriose, furon tutti effetti odiosi all'In
ferno . Si conchiude dunque Iddio solo esserne stato l'au
tore, il quale hauendo negato al Sauerio la grazia di mo
rir per suo amore j volle concedergliela in vn' altro lui
P a per
U6 LIBRO SECONDO.
per amicizia , e per imitazione , del quale si può afferma
re 5 che adimpleuit in corpore suo qua deerant al corpo dell'
Apostolo dell'Indie } onde il Sauerio fu j ed Apostolo iru
se stefiò j e martire in Marcello.
8. Vkimamente : iì deduce dal sin qui ragionato»
quanto vaglia vn tal fatto a dimostrare la verità della Fe
de Romana , giache non mai vn fatto somigliante narrasi
auucnuto in rispetto a' seguaci di altra Setta . Ma oltre a
ciò si comproua in tal fatto determinatamente la verità di
molti articoli contradetti dalle moderne Eresie. Primiera
mente si dimostra , che i Santi regnano gloriosi in Cielo»
c talora dansi a vedere a' mortali » come si scorge nella-»
comparsa del Sauerio . In secondo luogo } che è buono il
culto delle Sagre Imagini, perche il Santo impose al Ma-
strilli d'imprimere baci alle cinque piaghe del Crocifisso.
Terzamente , che non è effetto di superstizione, ma di fe
de il conseruar le reliquie de'Santi , e del Santo dc'Santi>
perche il S. Apostolo interrogò il Mastrrlli , se haueua re- v

liquie della Croce , e gli comandò , che l'applicasse allaj


parte offesa , e gli distè , che tenesse cara la reliquia pro
pria del medesimo Sauerio. Di più fi scorge in questo
fatto approuarfi dal Cielo i voti religiosi detestati dagli
Eretici, conciosiache il Santo dettò al Mastrilli nell'obbli-
garlo alla Missione dcll'lnd*e,la forinola ordinaria de' no
stri voti .
; 9.' Opporrà taluno a questo fatto , che attesa la verità
di esso doueua il Mastrilli operare stupende conuersioni a
Cristo nel Giappone , e pur null'altro fece , che giunger-
ni,é morirui. Secondo, che la predizzione non si ac
certò interamente , perche il Mastrilli fu di auuiso di con-
tiertireTlroperadordel Giappone , e in riguardo a questa-
sua credenza se molte azzioni , mostrando di hauerne cer
ti pegni dal Cielo , e pure non condusse a Cristo ne pur
vn'ldolatra , o tornò alla fede vn rinegato in Giappone^.
Quanto al primo rispondo , il morir per Cristo esser sì
gran coià>che non disconuieae i'indrizzar>si da Dio ad va
CAPO 23 E C I MÙ gJTARfÓ: 1X7-
fine sì alta molti mezzi oltre natura . Quanto' ai fecondò
conuiene osseruare , che bensì tutto ciò*, che Iddio riue^
la è infallibile, ma non tuttaè infallibile ciò , che noi de
duciamo dalle diuineriuelazioni, e perciò è infallibile la
fede , ma non tutta la teologia , che trae argomenti dalla
Fede: Ciò: perche i consigli di Dio fono impenetrabili
eziandio a' fanti huomini , où'egli lor non liriueli , péro
fono probabili sì, ma non infallibili i giudizi/,, che ne-for-'
mano , e le conseguenze, che ne colgono , tanto in rispet
to a sè , quanto ad altrui : onde è auucnuto lor taluolta_/
ingannarli , e ve he ha degli efempj éztandioiielle Diuiné
Scritture. Così a un enne nel Ma strilli , che chiamato da
Dio all'Indie senza volerne altro , che in altrui i frutti
delle marauiglie , che operò nel viaggio , in lui la spon
tanea oblazione della vita , e la penosa morte ingraziai
della fede, non gli succedette di vedere gli altri effetti
non riuelatigli da Dio , ma da esso tratti con verisimili
congetture , che tál'ora falliscono fecondo la dottrina di
Aristotile affermante, che le cose false taluolta fon più
verisimili, che le vere, ! : ' • 1 ;- • ; : y-

CAP O' DECIMOQVINTO.

Il Miracolo de'mìracoli^cioè la conuerfìone del Mondo rende


re euidente il mento della Religion Cattòlità ad • - 1 -
essere credala per vera'/' " - J " '

1. T A conuersioné del Mondó èVri massimo m P


Jj / racolo , e contiene in sè quattro doti affatto
ammirabili . Vna è l'essersi fondata la Chiesa , il che non-
può senza follìa negarsi . La fecondi ,;I*cfler stato questo
miracolo continuo a vedersi dal principio della Chiesa »
La terza e , il contenere insè quasi in compendio tutti
gli argomenti , che rendono indubitabile la Fede Catto
lica. La quarta è, che chiunque nega vna tal connesso
ne essere miracolosa j è costretttr a concedere vn maggior
*• ■*• mira-
iti Z. T B R 0 SECONDÒ.
miracolo 3, ch'è i'eíîêríìconuestito il Mondo senza il co n-
corso di citerai' miracpli . Quindi mi sono riserbato a sa
ltellarne in vltimà luogo > sì perche le cose dette in fino
più profondamente s'imprimono negli animi de'leggito-
ri ,sì perche contenendosi in esso) come dissi , tutti gli ar-
► gomenti più validi , di nostra fede , ncll' imprimer alta
mente questo solo > tutti gli altri rimarranno impre sii in_»
chi legge.
Che Jaconuersione del Mondo siainuerso se vn_»
massimo miracolo, è verità nota ne'suoi termini . Il Mon
do prima della venuta di Cristo era vn Chaos di Setto
lere. j. empie , sagrileghe , sanguinarie , vna cloaca d'impudici-
Leui.i • 2ie> vn macello di vmanacarne} o ne'sagrisizij sanguinosi,

Sap.*. q nelle guerre funeste, e nelle volontarie vcciiìoni,che fa-


iudt. 17. esr ceuanp ^ fe stessi i forsennati mortali. A questa verità
i-Reo. ij. rendono testimonio le sagre , e profane istorie . Stabilito
Atefàb*!. * E^cono ^a Gerusalemme dodici scalzi , idioti, pez-
a<l Kom. i*. zenti, si spargono per la terra, predicano per Dio vn'huo-
mo crocifisso fra'ladri, intimano vna legge aspra al senso,
tuonano contro i vizi; professati non solo dagli huomini,
ma dagli Dei adorati dagli huomini, condannano ad
eterno esilio tutte le Deità adorate per tempo anterioro
ad ogni memoria. Ciò che fecero gli Apostoli , hanno
fatto i loro successori nel corso de' secoli , ç lo fanno pre
sentemente nel nupuo Mondo . L'effetto su, che in. tre se
coli si conuertì a Cristo l'Imperio Romano , i Filososi si
rendettero discepoli degl'Idioti, i Monarchi adoratori de'
Pescatori . L'Idolatria non potuta sostenersi da tutte le
forze de' Monarchi della Terra cadde roui nosa . I mede
simi essetti fon seguiti in ciascun secolo , conuertendosi a
Cristo insimilmodo or questo, or quello fi a'Regni più
inospiti, e barbari del Settentrione . Lo steslò e seguito, c
sieguc sotto gli occhi nostri nelle due grandi Americhe,
nella Cina, nel Giappone . Che questo miracolo sia mas-
fimo , a cui per conseguenza sono ordinati tutti gli altri
miracoli , il dimostro . Il conuer tire vn Cristiano empio,
vn'aua-
c Afo DECìMogy i nto: 119
vn'auaro, vn libidinoíb > stabilmente a v'ta buoha , èiin-
chiesta si malageuole, che appena vien fatto a molti Pre*
dicatori Apostolici nel coríò intero délie Prcdiche Qua»
refìmali : e pure ad ageuolare questa conuerílone concor-
re la Fedej e procedentc dalla fede la sinderesi,e il rimor-
dimento di coscienza 5 fiche il fcdele- c già peruenutoa
mezzo ilcamino dellavirtù, perche dee íuperare i soli
ostacolij che rendono mahgeuole la carità , ouel'ínfede-r
le olrre questi dee superar gli ostacoii » che si frapongono
alla fede . Di più 3 alla conuersionc di vn fedele concor*
rono i buoni esempij di molti : lo rirrae da' vizij il úmoé
deirinfamia , e dc'gastighi; ratterriscono gli editci de-
Principi , gli anatemi délia Chiefâ veneraca da císo comê
Reina » e amata corne Madre . AU'incontro i conuertiti
<lairidolatria a Cristo veniuano costrettia vinCerelari-
troíîa dell'intclletto , a credere misterijaltissimi j e all'ap-?
-parenza incredibili» per cagioni di esempio la Trinità»
rEucaristia, e per credcrli doueuano alcresì fuperare l'in-»
clinazione dell'appetito, che rende ardiioaH' intelletto il
credet'vna legge coridannatrice délie sue paíEoni . Vinte
queste aiduitá rimaneua ilfarpastàggio a vnavitapura
da vna licenziosa per la inueteraca confuetudine già quaft
passata in natura . Da questi sì ardai mutamcnti lo rirrae-
uano gli esempij domestici, e publici, egli edicti de'Prin-»
cipi in vecediallettailo. D'auantaggio lalcggc Cristia*>
na contiene tanre malageuolezzc > eue quantunque fin-
gessimo , che fosse predicata da più dotti , ed eloquenti
huomini délia Terra > che i Principi co'loro editt'i haues-
ser'obbligato il Mondo a seguirla sotto pene grauissime? e
foíícro stati martoriati que%iqualincgauanodiabbrac-t
ciarla 5 ciò non ostante saria stato sommo miracolo , che T
Mondo l'haucslè abbracciata. Se ciòèverò»chipotiò.
ridirej q u an ro illustre > cgran miracolo sia stato, i'ha*
uerla il Mondo abbracciata contradicendo ad esta i Fi-
losofi , declamando contro esta gli oratori > tonando
concdjttii .e1suln>iaando coa atrcrci pene contro i Gri-
■ . stiaiù>
I20 Z: t S R Ô S E C 6 N 3 6:
stianî , e infamando il Ior nome i Cesari , i Monarchi , il
Mondo tutto . Più* se la Fede Cristiana si foíse mantenu
ta fra lctante persecuzioni , sarebbe ciò insigne miraco
lo» perche je Sette degli Ebrei , de'Mori , de'Pagani eoa
le persecuzioni si distruggono , quantunque fieno grate
al- senso . Or quanto maggior miracolo è , che fra tante
persecuzioni la Religion Cristiana , auuengache nemica
al senso siasi non pur mantenuta, ma fondata . Più , noru
solo sia stata fondata > e mantenuta , ma, ciò che non au-
irenne a veruna Setta giamai, le steste persecuzioni non T
habbiano estinta , ma conscruata , e accresciuta : ed iui
maggiormente sia fiorita, oue più è slata perseguitata, per,
figura » in Roma . Più , i maluagi qualora scorgono viij
complice dei lor delitto atrocemente straziato , per figu
ra, vn Ebreo , vn Eretico arso , tremano , si nascondono .
All'incontro i Cristiani, quando assistcuano a gli atroci
supplizij de'Fedeli martoriati, allora appunto si protesta-
nano gridando , ancor io fon Cristiano : e quanto erano
più atroci i martori , in vece di più atterrire , più alletta-
uano, come sopra si è detto . Ne solo i Cristiani presenti,
ma i Pagani , mai Carnefici , e talora i Giudici stessi , al
veder i Martiri giubilanti fra gli strazij abbracciauan la-
Fede , e si dauan lor compagni nell'atroce morte. Chi
vide mai prodigij simili in altre Sette ? Anzi chi non vi
de effetti afratto contrari)' ? Cruciate , damnate ( diceua_»
inapoU Tertulliano a'Tiranni ) damnate , atterite : tnnocentia no
straprobatio est iniquitas vestra : crudelitas illecebra est Jè-
Û<e,plures efficìmur^ quotiès metimur à •vobis:sanguis Mar-
tyrumsemen est Christianorum . I soli peccati fon quelli y
che distruggono la Religione Cristiana, e generano,e pro
pagano le Sette contrarie , Chiaro argomento eh' ess a_>
sola è da Dio autor delle virtù , quelle fon dal demonio
autore de'vizij .
j. Mi ricorda di hauer letto , che vn Persiano insul-
taua a'Cristiani dicendo . Voi adorate vn Huomo croci-
ftslo Figliuolo di vn Fabro » io il Sole . Ma io interrogo
il Per-
CAPO D ECIMO %J T N TOI I2t
ïl Persiano. Con qual'arte si e satto adorar dal monda
questo Crocifisso? Non con la forza,pcrche si lasciò croci-
figere , non con la sapienza , perche voi affermate , che su
idiota . Que' suoi Apostoli , che lo promulgarono per
Dio alla Terra , furono eglino dotti , o idioti , sauij > o
folli , deboli , o potenti > Se dotti , come credettero la./
Diuinità di vn Crocifisso , se da'ehiari argomenti non era
loro renduta palese ? Se idioti, come poterono darla a_>
credere a vn mondo ? Se Sauij,comc intrapresero inchie
sta sì ardua ? Se folli, come la condussero a fine ? La Na
zione Ebrea era odiata , e sprezzata nel mondo i come-»
dunque poterono pochissimi di tal Nazione imporre vna
legge aspra , e '1 culto di vn loro Compatriotto al mon
do ? E certo non furono essi grandi Oratori : ma M fosse
ro, chi insegnò loro l'idioma di tante suariate Nazioni, a
cui predicarono ? Se hebbero il dono delle lingue , que
sto fu gran miracolo : se non l'hebbero , il persuadere la
lor dottrina , e dottrina tale, con linguaggio barbaro alle
altre Nazioni , e da loro non inteso , questo fu maggior
miracolo . Qui vuole ridursi a memoria ciò , che osser-
uammo nel primo Capo , cioè essere stato ammirando
prodigio della Diuina Carità , che vn Dio per saluarci sia
morto in Croce ; ma come iui notai, poco inferior mi
racolo è stato , che il mondo habbia creduto per Dio vn
Huomo morto in Croce . Il terzo miracolo è stato , che
l'habbia creduto a persuasione degl'Idioti , contradicen
do i Filosofi , gli Oratori.. Iddio ha voluto operare tali
eccessi per nostro amore , che il solo crederli per vbbi-
dirlo ci rendesse meriteuoli del suo amore. Che se Aristo
tile , come dissi nel luogo citato , e mi gioua ripeterlo per
imprimerlo altamente, per l'alto concetto, chJ hebbo
della Maestà Diuina , l'hebbe minore della sua bontà;
onde gli negò la prouidenza delle cose inferiori, ripu
tando cosà indegna , ch'egli si prendesse pensiero di ob
bietti sì bassi, e di contemplare altro obbietto, che se me»
desimoj che haurebbe egli detto, se hauesse saputo i
Q_. che
ìli. LIBRO SECONDO.
che Iddio non solo si prendala pensiero di noi , non solo
amauanoi con amore amicheuole, ciò che egli non ri-
putaua possibile, ma era giunto all'eccelso} non solo di
amarl'huomo, di curar le colè vmanc, ma di farsi huo-
mo> e morire per amore dell'huomo . Questi e somiglian
ti miracoli di bontà , quanto sono inuerso sè maggiori >
tanto è maggior miracolo, che il mondo gli habbia cre
duti > e creduti con fede sì ferma > che per crederli in sia
le vergini, i vecchi» i bambini hanno trionfato di tutta
la potenza terrena , e infernale , armata di errori > di ter
rori , di amori contro la Ior fede . Brevemente : l' incre
dibilità di questi eccessi , perche si fonda nella loro gran
dezza, ed è sommo miracolo della bontà diuina i'ha-
uerli fatti credere al mondo>e rende aperto, ch^eran veri .
**. de ciuie. Conchiudo questo punto con Sant'Agostino t Si res ere-
e' f* dibiles. credideruxt* vide quàmsintstiliti , qui non credunt .
Si autem res incredibili* eredita est -, etiamhoc vtique incre
dibile estystc este creditum->quod incredibile est . Fu gran mi
racolo, che non hauendo potuto gli Apostoli tota noclc-,
laborantes prender vn pesce > laxando rete in verbo Christi
fraxerint multitudinem copiofam . Ma di lunga maggior
miracolo è > che non hauendo potuto tutti i Filosofi , o
gli Oratori della Terra in più secoli render vn huomo
virtuoso , ne i Patriarchi , e i Profeti conuertirc a Dio vn
Regno >5an Pietro gittando la rete nella sua prima pre-
dica>habbia tirato a Cristo molte migliaia di pesci razio
nali, e fra questi alcuni > chehaueuauo ancora tinte le
mani del sangue dr Cristo ; e che gli Apostoli habbiano
in pochi anni conuertiti Popoli, e Nazioni: miracolo
maggiore di quel che sarebbe»- se dodici fanciulli haues-
scro in fochi anni vinti in guerra Popoli , e Nazioni , c_>
dodici agnelli entrando in vna selua > hauestero diuoratt
miijioni di Lupi. ; .
4. Or questo miracolo della conuersione del mondo'J,
ficome è il massimo ycosi è il più euidente, e più di tutti
€Orttinuo a vedet iùj E' il più euidente, perche non solo
- ■> . ! •• tutti
CATO DEC I MO griNTO. I2J
tutti gli antichi Storici profani, e sagriconsentono, che il ♦
mondo da tempo immemorábik haueua adoraro rron-
chi 5 saisi -s c demonîj j ma si scorgono ancoia nelle rouine
di tanti profani Tempij, di tanci rcsidui di statue, d'Idoii»
che rimangono, le follie dell'antica Gentîlità , nonè me-
110 euidente Taltra parte délia mutazionefatta nel mon
do da Gioue a Cristo. Chcquestomiracolosia continuo
a vedersi si dimostra con pari euidenza. Si Jeggc ncll'
Epistola di SanPaolo , che Ja Fede di Cristo predicauasi
per rVníuersoi ne'libri di Girolamo , di Grifostomo ->dj Epìu
Agostino, siscriue, che non solo le Nazioni più cul to de vtiL
deU'Imperio Roraano, ma moite barbare Nazionî ado»"*^-*.
rauano Cristo. Questa medesima vericà la rende aper- ^lla'chf.
ta r induzzione di ciascun secolo , in cui iì conuertì ju fiut jì.dw
Criito orl'vna , or J'altra Nazionej maísimaniente Xzj
più indomite del Settentrione , corne già notai : e que
sta induzzione si raccoglie non solo dagli Annali délia.*
Chieía vniuersale, ma dalle Storie délie Chiese parti-
colari: per figura, fuconuertitai'lbernia da San Patrî-
zioa tempo di San Celestino: Tlnghilccrra aricaduta*»
neiridolatria diiiuouoadorò Cristo perla predicazione
cli Agostino a tempo -di San Gregorio Magno : la Germa-
nia riceuette la Fede da San Bonifazio sotto Gregori»
Secondorla Boemia da Methodio a tempo <di Nicolò Ma
gno . £ nel prererito , e présente secolo 1 nostri bisauolî ,
•e noi scorgiamo tratti dall'ldolatria a Cristo infiniti Po-
poli del nuouo mondo: netoglie, anzi accrescelasorza
a q uest'argomento, lester nate invarif tempi funeste Ere-
sie^ perche tutte son rimasteestinte dalla Religion Catto-
lica: e í Goti, í Longobardi, e alcri pei lecutori a serro ,e
afuocodella Religion Cattolicadi nemici-di Dio son di-
uenuti sigliuoli délia sua Ch iesa <.
5 . In questo miracolo si contengono tutti i segni dél
ia vera Fede ; imiracoli, senza i quali saria stato di là dal
poflìbile persuadere al mondo cosa sì ardua; î martinj-»
perche il sangue de' Martin fu seme délia Cristianità J le
Q_ * . pre-
124 LIBRO SECONDO.
prefazioni » perche la rouiiu dell'Idolatria fu predetta-»
da Osca, da Elaia, da Geremia > da tutti i Profeti : la san
tità della legge euangelica , e la purità della vita de'pro-
feflori di tal legge , perche questa santità , e purità è stata
vna fra le più possenti macchine a trar il mondo a Cristo .
In fine , che i negatori de'miracoli operati per la conuer-
fìone del mondo fieno costretti a concedere miracolo di
lunga maggiore si dimostra con l'acuto dilemma di Sant'
Agostino più volte da noi riferito . Dal sin qui detto con
chiudo il Capo presente, affermando, che non solo la Re
ligion Cattolica per l'immensa copia de'segni > che la di
mostrano vera,conuince la falfità di qualunque altra Set
ta, e rende inescuiàbili i miscredenti ; ma ciascun di que*
segni considerato vnicam ente inuerso sè conuince la fal
sità di qualsisia altra Setta .

CAPO DECIMOSESTO.

Cheposta la tonuerjtone del mondo lastessa apparente


t incredibilità delle 'verità riuelate da Dio
U rende credibili.

i. s\ Le verità, che c'insegna la Fede, fono credi-


V>/ bili inuerso sè, ed erra , chi nega lor fede ;
© fono inuerso sè incredibili , e l'essere dal mondo credu
te le rende per cuidenza credibili : anzi supposta vna tal
fede fa stessi apparente incredibilità le rende credibili, e
-le rende tanto più credibili , quanto è maggiore sì fatta_*
incredibilità . Prendiamo per esempio l'articolo della di-
-uinità di Cristo , da cui vuol farsi argomento a qualun
que altro articolo , il qual habbia forte apparenza d' in
credibile .
Ci ha tre maniere di persuadere all' intelletto
vmano vna proposizione . La prima è l'intrinseca appa
renza, ch'essa ha di vero, per cagion di esempio , ciascun
agcuolmente crede , che vna madre ami il figliuolo , per
- essere
CAPO DnClMOSBSTO. 125
essere ne'suoi termini credibile l'amor materno . La se
conda via , la quale c'induce a credere vna proposizione >
è la forza delle nostre più intense passioni, che ci rendono
credibile eziandio l'incredibile, qualora intensamente
bramiamo » che sia vero : per figura , l'infermo disperato
da'medici per l'intenso amore, che porta alla vita, noru
s'induce a credere di morire , ma iè noi può sanar l'arce ,
spera aiuto dagli Angeli : in somma credula res amor est :
e scrisse colui : Quod nimis miseri volunt , hoc facile cre-
dunt . La terza via, che ci rende credibile l'apparento
incredibile , eziandio malgrado delle nostre passioni , si è
vna moltitudine di argomenti estrinseci, per cagion di
esempio, di teslimonij, chevn tal fitto palesano per ve
ro . Fingiamo , che sia morto vn nostro mortai nemico ,
se ad affermare , eh' egli sia risorto , il che a persuaderci
ripugna rinuerisimilitudinedeirobbietto, e la nostra pas
sione, si vniscono cento testimonij contesti , i quali giuri
no di hauerlo veduto risorto, non ostante, che habbiamo
forti impegni a negar fede avn tal risorgimento, siamo
quasi costretti a prestargliela, e crederlo ,
3. Stabilito ciò . La diuinità di Cristo ha ne'suoi ter
mini apparente inuerisimilitudine, per cui ripugna alla_,
credenza di esta l'vmano intelletto : contradicono a tale
credenza le nostre passioni restie a sottomettersi alla diui
nità di vn Huomo crocifìsso , che con l'esempio , e con la
dottrina ci obbliga a crocisigere la nostra carne cum con
cupiscentes . Tutto ciò non ostante è noto, che questo ara
ticelo è stato, ed è creduto fermamente da copia innume
rabile di huomini ottimi, e sapientissimi , e creduto sì fer
mamente, che per non negarli fede hanno patito atroci
morti . Quindi discorriamo così . Questi non 1' hanno
creduto per l'apparenza dell'obbictto , non per forza del
le passioni, ma mal grado di quello, e di queste: adunque
l'hanno creduto per forza di esterni argomenti , sì validi,
che hanno superata l'apparenza della incredibilità nell'
pbbietto, l'impeto contrario delle passioni del soggetto
in 1
126 LIBRO SECONDO.
in que', i quali l' hanno fermamente creduto : dunque*
ce '1 rende credibile la sua stessa incredibilità , e quanto
questa è maggiore, tanto il rende più credibile» altrimen
ti saria stato di là dal possibile persuaderlo , non solo a gì'
idioti? ma a'più sapienti huomini della Terra .
4. A far sì 1 chelastestà apparente incredibilità de*
diuini misteri j li renda credibili , Iddio ha operate coso
altresì incredibili . Ha voluto , che non gl'insegnino da_»
principio i Sapienti » ma gl'Idioti . Ciò pareua contrario
al fine : concioíîache a render credibile vna opinione
ciascuno suol valerli dell'autorità de'sapienti 5 e da questi
la diffonde a gl' Idioti . Iddio per contrario non ha am
maestrati gl'Idioti per mezzo de' Sapienti , ma questi per
mezzo degl Idioti: e questo mezzo , che a primo aspetto
sembrauadouesse acci escere l'incredibilità de' misteri;»
gli ha renduti credibili : eiarebbono stati meno credibi
li , se i Sapienti gli hauessero predicati a gl'Idioti , perche
in tal caso si sarebbe potuto sospettare, che l'arte de' Sa
pienti hauessc indotti gl'Idioti a creder il falso» oue ha-
uendogli persuasi gl'Idioti a' Sapienti , si rende palese la
forza della verità: per quel modo, che se vn fanciullo eoa
la sua spada atterrasse vn Gigante , si scorgerebbe nello-»
debolezza del braccio la forza della spada, tanto mag
giore 5 quanto fosse maggiore l'infermità del braccio*
Vn simile argomento può applicarsi all'arte tenuta da_»
Dio in dilatar la sua fede per mezzo de'Peseatori al mon
do » e persuaderla a gl Imperadori , Ciò pareua altresì
mezzo contrario al sine , conciosiache a conseguire i suoi
fini rhuomo si collega con la potenza, non con l'infermi
tà , e pure per verità è stato mezzo più vtile a propagar la
Fede , il dilatarla per i deboli a'forti , che per opera de'
potenti trasfonderla ne'deboli, perche in questo fecondo
caso potrebbe dubitarsi, che non la verità s ma la potenza
l'haueslè introdotta nel monplo . Breuemente : ci ha vn
cumulo di cose incredibili, simili ali antidette , che tutte
hanno giouato a rendere credibili verità inuerso se a pri
mo
CAPO DECIMOSESTO. 127
mo aspetto incredibili : e ciascun sarebbe stato di auuiso >
che tante cose incredibili j che hanno concorso alla no
stra Fede,foisero per recarci insuperabili ostacoli alla me
desima Fede.
5. Quest'arte tenuta da Dio, se profondamente si
considerai è quella appunto > che vuol tenersi a indurre la
ritrosia degl'intelletti a credere verità malagcuolmente
credibili. L'arte si è far sì , che se l'intelletto nega sede
a vna proposizione per l'apparente incredibilità > si troui
costretto a dar fede z vna proposizione più incredibile*
della prima : cosi a persuadere alla volontà vna inchiesta
milageuole l'arte si e, mostrarle, che s'è ritrosa a quella,
iàrà costretta ad altra più malageuole j perciòche in que
sto caso il timore del piir arduo la trae al men arduo . Con
quest'arte si rendono da Dio credibili all'intelletto i mi
racoli operati a dilatare la fede : perche oue si neghi fede
ade/lì per h loro incredibilità, è costretto l'huomo a dar
fede a cose più incredibili » cioè a credere , che '1 mondo
sènza veder miracoli habbia creduto cose,che hanno dell'
incredibile .
CAPO VLTIMO.

the alla 'verità deymiracoli ■> e del massimo de7miracoli , cb' è


la conuer/ione del mondasiaggiunge inumaforza
dell'effere stati predetti prima > che
si facessero *

1. T A predizzione dell'auuenire è vn forte argo-


I j mento, che della verità della Fede Cristia
na ci reca la diuina Sapienza , la quale solo ha sguardo r
per penetrare la caligine dell'auuenire : le opere miraco -
lofe altresì fecondo sè , e malsimamente la conuersione
del mondo fono, comesi è mostrato , forte argomento
della verità della medesima Fede. Se si congiungono
dunque questi due argomenti , cioè miracoli fatti, e pre
dizzione de'medesimi miracoli prima di farsi , in tal caso
si vni-
xii LIBRO SECONDO.
si vnifcono a prouar la verità di questa Fede , e l' infiniti
Sapienza , che sola poteua predirli > c l'infinita Potenza »
che sola poteua operarli . Che se a queste pruoue si ag
giunge l'immensa vtilità,che hanno recato al mondo que
sti miracoli , marinamente la conuersione del mondo $ si
congiunge alla sapienza 5 alla potenza la bontà diuina»
a render inuitto testimonio alla verità della Fede,e si for
mafuniculus triplex non possibile a rompersi giamai .
2. Or che i Profeti .predicessero i miracoli di Cristo »
Isaia* 3 j. è manifesto : Aperientur ( dice Isaia parlando di lui ) ocu-
li cacorum-, & auressurdorum patebunt : saliet Jicut ceruus
claudur, & aperta erit lingua mutorum . Quindi il Reden
tore a'Discepoli del Battista per mostrarsi il vero Messia
diè a rincontrare i miracoli , che operaua co' già profetati
da Isaia, per mostrare; ch'egli era quel deslbj che '1 Profe-
Matuw. ta haueua preueduto, e descritto : Euntes (disse Cristo)
renunciate Ieanni^qua audijtis^ vidi/its: caci videnty Clau
di ambulant-, laproji mundantur ,/urdi audiunt , mortui re-
Jurgunt . Che Cristo poi predicesse i miracoli degli Apo
stoli » e de'Martiri , e d'altri Fedeli , si èVrenduto aperto
dalla considerazione di quella predizzione : Opera , qua
egofacio , ipjè facies . Che sosse predetta da Cristo la-»
conuersione del mondo > altresì si e dimostrato : che fosse
predetta da'Profeti, e massimamente da Isaia, è verità no
ta: adunque a dimostrarla verità della Fede si vnifcono
la diuina Sapienza, Potenza, e Bontà nel congiungimen
to delle predizzioni , e de'miracoli, che furono obbietto
delle predizzioni, e dc'miracoli vtilissimi a'mortali, come
íi e detto. k
3. Questa viiione altresì di profezie predicenti i mi-. '
racoli, e di miracoli predetti, vale a dissoluere quella pre
cipua opposizione, chefaceuanoi Farisei a' miracoli di
Cristo, i Tiranni a que' de'Martiri . Opponeuano quelli»
e questi,che Cristo era Mago, che Maghi furono gli Apo-
Tr«<7. jf. in sloli , i Martiri , e tutti gli operatori de'miracoli : Praui-
uan. 4ens Dominus lesus ( dice Sant'Agostino ) impios. quofdam
futu-
CAPO V L T T M Ôí 129
futuros , qui miracuiif eius calumniarentur magicis artibus
ea tribuendo , Prophetas anteà prœmifit , che gli predicefle-
ro: Prophetas audi (soggiunge) Prophetas lege^qui ante Do-
minum venerunt; numquidji magus erat, & magcis artibus
fccitsvt coleretur dum viueret,magus erat antequam status f
Se operò que' miracoli per arte magica,quando visse, con
qual arte gli predirle prima di viuere? Forse all'essere pre
cedette in lui l'essere mago?Gli era nota la serie della sua
vita venti,trenta, quaranta secoli prima di viuere? Sapcua
lo stesso Cristo,che i Pagani haurehbono attribuiti ad arte
magica i miracoli de'suoi Apostol;,e Martiri, e lo predisse
dicendo , che se haueuano calunniato lui , quasi inuasato
da Belzebù j per più sorte ragione haurehbono opposto
ciòa'suoi. Che fece- NellVltimo Capo di San Marco
volle egli essere il Profeta , che predicesse i miracoli de'
su oi : Signa eus-) qui crediderint , hœcfequentur . In nomine
meo damoma e'ycient , super œgros manus imponent &c. E
notisi, che '1 primo miracolo , che premise, fu la cacciata
de'demonij da'eorpi , a dimostrare , che gli altri miracoli
non sarebbonsi operati,per intendersela co'demonij,men-
tre il primo fra que'miracoli sarebbe , far guerra a'demo-
nij, ed egli haueua già detto : omne regnum inse diusunu*
desolabitur . Pertanto i miracoli degli Apostoli , de'Mar-
tiri , furono predetti da Cristo prima di farsi, dunque egli
ne fu l'autore , non il demonio , che non poteua predirli ,
auuengache fìngasi , che pousse farli . Se a que' miracoli
precedette la cacciata de'demonij da'eorpi, e dagli oraco
li, come dunque essi furono operazioni de'demonij ? Cer.
to, che que'miracoli hanno conuerrito il mondo a Cristo,
e per conseguenza sterminato dal mondo il culto de'de
monij : il che pur significano quelle parole: Innovine^,
meo damonia eycient : cioè eyetem da'eorpi , dagli oracoli,
da'Tempij, dal mondo tutto . Come dunque può finger
si, che da'demonij sosterò operati que'miracoli, che dagli
Apostoli , e da'Martiri ordinauansi a distruggere il lor re
gno, onde di fatto fu sterminato il loro culto .
R LIBRO
LIBRO III*

CAPO PRIMO.

lasantità-* e bellezza della tegge Suina , massimamente


euangelica descritta da Dauid, recar inuitti
argomenti alla verità della Reli*.
gion Cattolica*.

\+ %^^g^'OR DINE dell'Vniuerso, e segna-


tamentela bellezza del Sole, del
Cielo, delle Stelle , e ['volita , che
recano al mondo materiale , ren
dono aperto,, che ci ha vn Dio
creatore , e prouido curatore delle
cose create, come si è per noi mostrato. Per simil modo
la bellezza della legge diuina , massimamente dell'euan-
gelìca,. e l'vtilità , che reca al mondo morale , conuinco-
no, che l'autor di vna tal legge è Dio creatore , e che-»
quegli, il quale l'ha promulgata al mondo, è Dio Reden
tore, e per conseguenza che la Religion Cattolica, laj.
quale in nulla contradice a questa legge,e la verace Reli
gione di Dio. E' la legge euangelica iòllcuata sopra le
altre nella bellezza , e nell'altezza eziandio inuerso se , c
toltane la sertilità,ch'èin està di sommobenerondeauuie..
ne a lei come al Sole* a'Cieli , e alle stelle fonti di tutta la
mondana generazione , che ancora non consideratane T
vtilità ,. rimangono i più vistosi , i più riguardeuoli di tut
ti i Corpi .. Ma perche per verità il bello, e IVtilc al fine*
come acutamente notò Tullio, e dopò lui Sant'Agostino,,
non. sono mai dilgiunti ; da ciò è , che noi» ci ha corpi , i
quali fieno congiuntamente e più belli, e più vtili almon-
do, che i Celesti: e a proporzione non ci ha legge , ne più:
bella inuerso se , ne più prositteuole a noi , che l'euange-
ipm*i$» lica; onàO-ComaC^lsaiarrantgloriam Dei: le stelle al
tresì
capo primo: ut
tresì & opera manuum eius annunciaisirmamentuni\ così
la legge euangelica»
2. La bellezza de'Cieli e del Sole enarrai gloriam
Dei con voce incesa da rutti i Popoli , non già con quella
musica sognata da Pitagora^ ascoltata da lui solo . Que
sta narrazione è perpetua , perche Dies Àtei eruclat ver*
bum: c vniuersale, perche in omnem terram exiuitsonus eo-
rum » & species eorum voces eorum . Dal Sole, come dal
più vistoso de'Corpi celesti , maggiormente si palesa la
gloria diuina , per quel modo che nella tenda del Repiìi
apparisce la sua grandezza , che nelle altre minori , però
si dice : In Soleposuit tabernaculum fuum : Tabernaculum
dice, non Regiam : perche a noi pellegrini in terra non si
dimostra in quella maestà con cui beatifica i Celesti mi
rato facie adfaciem : ma si fa vedereperspéculum , & in-*
enigmate , quasi vn Monarca dal sotti! velo della sua ten
da reale . Tutto a simile . La bellezza della legge euan-
gelica enarrat gloriam Chrisli con voce intesa da chiun
que la contempla non solo con occhi di fede , ma ezian
dio col semplice lume di natura . Di San Grisanto si nar
ra , che leggendo il Codice de' Vangelij rimase sì preso
della lor bellezza, che si rendette Cristiano : lo stesso au- .
uenne alle Sante Eugenia , e Domma , che nella lettura^ vìiJ$jeÌ£*
dell'Epistole di San Paolo scopersero le follìe <lel Genti-
lesimo. Questa predicazione della legge euangelica è per- ,n de~
cent ,
petua , e di essa si verifica altresì Dies diei eruclat vcrbum-,
perche durerà,sinche dura il mondo . E' vniuersale, con-
ciosiache le parole : In omnem terram exiuitJ'onus eorum-,
si applicano in senso inteso dallo Spirito Santo alla pre
dicazione euangelica . Nel precetto della carità , ch'è il
Sole di questa legge, Iddio incerto modo posuit taber
naculum suum, perche in esso, e da esso si diicuopre la sua
sapienza , e la sua bontà-, quanto è visibile da noi quagiù
in terra . Io pertanto a dimostrare la verità della Reli
gion Cattolica j prenderò le pruoue dalla contemplazio
ne della legge euangelica } che da essa s'insegna , che in-»
K 2 'essa
l i b r o r ê r z o:
essa si professa : e ad imitazione del Regio Profeta farò
qualche nuoua osseajctzione circa la proporzione » che ci
ha fra '1 Sole, i Cieli , le Stelle nella bellezza materiale »
nel profitto, che recano al mondo naturale , e la bellezza
intelligibile della legge cuangclica, e i commodi j cho
partorisce nel mondo morale .

CAPO SECONDO.

Lex Domini immaculata.

i. TT L Sole è bellissimcson belli altresì i Cieli, bel-


X le le Stelle , ma dal telescopio si sono scoperte
nel Sole le macchie . All'incontro : Lex Domini tmmacu-
iata : la sua purità , e il candido fondo de'più preziosi la-
uori , e ricami . I più sauij Legislarori della Terra fra_i
molte leggi buone in quanto conformi alla legge natu-?
rale, ediuina, framischiano altre cartiue contrarie a tal
legge . Platone (dice Grisostomo) Rempublicam commen-
tus efli in qua ieges condidit omni turpitudine refertas . Ari
stotile approuò l'aborto, e per opinione di molti l'vso de*
maschi . Seneca commènda l'vccisione di sè medesimo .
Licurgo die leggi anzi di Tiranno disamorato , che di
padre de'sudditi . Generalmente nessun Legislatore re
gola gli atti dell'animo , e pure in esso è riposta la reggia
della virtù,e del vizio . Deil'vmiltà,della verginità, dell'
amor verso Dio i Legislatori creati appena hebber leg-
gier sentore. Che dirò dell'Alcorano, il quale dal me
desimo Auerroe maestro in quella Setta si chiama Lex
porcoruml Che del Talmud , che tutto e in singer cose
indegne di Dio , come dimostrano il Granata , e altri au
tori , tutto è in narrare sogni d'infermi , e fauole di Ro
manzi ? Che dirò altresì degli Eretici ? Da' moderni
traggasi argomento a gli antichi : e de'moderni basti di
re , che '1 loro Antesignano Lutero scriueua a Melan-
tone : Crede firmiter , & pecca fortiter : e diceua a sç
stesso:
C A P 0 S E C 0 N 2> 0. 133
flesso : Sì non potest vxor , veniat anelila .
2. All'incontro Lex Domini immaculata . E' stata per
diciasette secoli mirata col telescopio della passione da_-
tutti i Sauij del mondo,ne fi è mai in questo Sole, in que
sto Ciclo scoperto neo: non ci ha vizio, ch'essa non con
danni: ne atto virtuoso, di cui non rechi, o comandamen
to, o consiglio: faucllando degli atti , si esterni , come in
terni deirhuomo, c'intima il douer render conto ezian*
dio de omni verbo ottcso : ci obbliga a farci tributari; a_;
Dio con la fede, a collocare in lui la nostra fiducia con la
speranza, il nostro amore con la carità . C impone amar
Dio per sè stesso, l'amico, e '1 consanguineo in lui, lo stra
niero, e '1 nemico per lui : per solleuarci da' beni caduchi
a'sempiterni ci prescriue la temperanza , e la castità , e ci
consiglia la verginità : con beatificare i poueri ci separa
dall'amore delle ricchezze, che anche i Poeti affermaro
no essere , irritamenta malorum . Come il Sole inalza i
vapori del loto al Cielo : così la legge euangelica trae a
sè i cuori , e dalle cose terrene gli solleua alle celesti : e
gli ossertiatori di essi , quanto fon più esatti in vbbidirla ,
tanto hanno più del diuino . Che vna tal legge non sia
dettatura deli'huomo per sua natura sì inclinato al basso,
al vile, al terreno , è verità nota per lume di natura : che
non sia lauoro diabolico, si mostra per Pinduzzione delle
leggi date da'demoni; a 'Pagani dell'antico,c nuouo mon-
do:leggi ripiene di fuperbia,di lasciuia, di crudeltà . Nes
sun Filosofo ha conosciuto il vero sine deli'huomo , ch'è
veder eternalmente Dio: nessuno ha conosciuta l'econo
mia dell'vmana salute ordinata da Dio per Cristo . Quin
di e stato ciascun terreno Legislatore costretto a fallire
nelle leggi, che sono mezzi ordinati alfine deH'huomO)e
conformi a quella economia, con cui Iddio ha indirizza
to l'huomo al suo sine nel sistema delle cose presenti .
3. A ragione Geremia ssida tutti i Legislatori della Cap. 1
Terra a proporre le lor leggi rincontro alla dittimi Prope
sa, qui babetsomniurrh narret /omnium; & qui babetsermo-
nem
T34 Z T S R 0 TERZO,
■nem veruni ) loquatursermonemverum vere . Quid palets
ad trïtìcum dtcit Bominus ? Nonne verba meafunt qua/ï
ignis dtcit Bominus , ^ quasi malleus conterens petram /
Questo è appunto vn ìnuiare cartello di disfida a tutti i
Filosofi , e Legislatori , che furono , sono } e saranno mai
nel mondo, c poste le loro dottrine , le loro leggi rincon
tro alPEuangelica farsi a conuincere, che in comparazio
ne di esta sono a guisa di paglia in paragon del grano .
Qnidpaleis ad trtticunr. fono come deliri; dc'sognanti posti
rimpetto alle vigilie erudite de' più sapienti : Qui habet
Jòmnium , narret/omnium . Breuemente, vna tale disfida
è , quale appunto la farebbe il Sole, se prouocasse a con
tendere seco in grandezza di luce , in eccesso di calore
piccole facelle, tizzoni fumanti : o se il mare prouocasse a
far seco lite soprala vastità tutti i torrentijtuttii fiumi .

CAPO TER ZO.


Lex Domini conuertens animas .

i. 9mïï^ R E ammirabili effetti opera la legge diui-


JL na espressi in quelle parole Conuertens ani-
mas . Vno è , trarre le anime a se 5 innamorandole del
suo bello: l'altro, solleuarle a Dio autor di està ; e quindi
innamorarle di Dio : il terzo è , trasformarle di laide in
formose, perche l'amor di Dio , come parla Sant'Agosti
no : Pulchrumfacit amantem . Il Sole, i Cieli , le Stelle ,
innamorano bensì i mortali del lor bello : ma la lor bel
lezza non ha efficacia pari a quella,che ha la legge euan-
gelica, ad eccitare l'amore verso Dio: non è per egual
modo conuertens animas dal peccato alla grazia : anzi la
lor bellezza per la malizia de' mortali è diuenuta talora
traditrice del suo artefice , vsurpando per se a nostro mo
do di parlare l'amore, e '1 culto debito ad esso: concio/ìa-
che,cd c stata nell'antico,ed e nel nuouo mondo commu
ne a molti l'Idolatria , per cui adorare il Sole, i Cieli,
Je Stelle .
2. Che
CAPOTERZOl 135
2» Che la legge euangelicaJìt conuertens animas , in-
namorandole deïla sua beliezza , il dimostra la ragione >
10 conferma l'csperienza . Si vniscono in esta il bcne one-
stoj perche Lex Domini immaculata : Pvtile , perche Elo-
quia. Domini de/tderabilìasuper aurum ■> ò" Ixpidem pretio-
sum-, de'quali si fabbrica la moneta, a cui vbediant omnia :
11 giocondo, perche íonodulciora super mel-, &sauum ■>
sol tanto che sicno posti in opérai onde soggiunge Dauid:
Etenimseruus tuus custodit Ma . Quindi la legge euange
lica per l'vtilità è aíïòmigliata da Cristo Thesauro abscon-
dito in agro : e per la dolcezza ad vn Real conuito>ad vna
cena nuzziale : S/mile eji regnum Cçlorum homìni Rcgi^qui
fecit canam magnam . Or nel bene onesto , vcile , c gio
condo, si contiene tutto l'amabile per bellczza , l'appeti-
bile per bontà, e quindi la fonte di tutti gli amori.Quan-
to all'esperienza rendono testimonio a questa verità i
millioni de'Martiri morti con atroci strazij , anzi che vio-
lare la legge euangelica: le Vergini, i Religion* d'ogni or-
dine, che per amor di lei posero in non cale quanto ci ha
di piíi giocondo, e amabile nel mondo i Incomparabiliter
( dice Sant'Agostino ) pulcbriar est veritas Christianorum->
quàm Helena QrAcorum , quiasortiùi pro illa nostri Marty
res apud ìstam. Sodomam , quàm pro illa Grdtci apud Troiam
dimicarunt * Fra gli antichî Legislatorî oíTerua Teodo-^. dtaftiì.
reto, che ncslunoha potuto persuadereToíseruanza del- cr^corum..
le sue leggia molti Popoli . La legge euangelica è sìbel-
Ia,vtile,soauc, che l'hanno abbracciata Nazioni per mol-
titudine innumerabili, per natura barbare, scnza che hab-
bia potuto preualere ad esta niuna diuturnità de' tempi ,
confuetudine, prescrizzione . Di ciò cresce l'ammirazio-
ne, perche moite akreleggi inuitauano aile dclizie a gli
onori: militaua a lor fauore la potcnza de'Re : l'euangeli-
ca inuita a gli obbrobri; , aile mortifîcazioni la potenza.
de'Monarchi ha comhattuto contra esTa : e pure il mou-
do ha dato maggior fede circa la verità di queíU legge a
gl'Idioti , a' Pcìcatoi i a che circa k akre a' Filosofí , i gi*
136 L T B R 0 T È R Z 0i
Impcradori . Chi potrà trar conto degl* innumerabîll
mòrtali, i quali tutti fiífi a contemplas il suo bello, di altro
obbietto non inuaghirono i pcníieri, non cibarono gli af-
fctti, e non vergarono le carte .
3. La legge euangelica innamorando di sè i mortali
id.de vereL-- gjj trae ad amar Dio autor di císa . Sant'Agostino indu
is içionc . cc pjatone t a coníìgliarc i fuoi Disccpoli di staccare i lor

animi dall'araorc délie cosc corporee, pcr inuaghirsi dél


ia virtù , e de' beni intelligibili . II medesimo afferma 3
egli hauer fatto Socrate , ma fenza profìtto , senza tras-
formare ne pur vn indiuiduo di maluagio in giusto . Non
così la legge euangelica: intima a' Superbi : Quise exal
tât bumiliabitur-. a' Lafciui : Quiseminat m carne , de car-
tie & metet: a' Vendicatiui : Diligite inimicos vcstros , pr<e-
bete alteram maxillam: e pur quelli , i quali si sono sposati
ad vna virtù si malageuole, qual'c l'imposta, e consiglia-
ta da esta , si contanoa ccntinaia di miJlioni : i superbi
vmiliati, i luísuriosi trasformati in custi , i vendicatiui in
amatori de'nemici .
4. E'continuoil vedere negli hnomini di qualsisia
Sctta, Idolatri, Giudei , Maccomettani , Eretici , eíser vn
medesimo, l'abbracciar la legge euangelica , e diuenire
di superbi vmili , d'impudichi casti : l'opposto auuenire in
coloro , che abbandonando la Fede Cattolica si rendono
Iníedeli, Eretici, il diuenirt di casti impuri: atizi sra'Cat-
tolici mcdeíìmi , quanto più altri con Topera , e con l'af-
fetto si vnisce a questa legge, canto eíser mighore , e peg-
giore, quanto da císa si disgiunge: chiaco argomento dél
ia bontà di vna tal legge , e délia verità délia Religione ,
chcrinsegna . Non nego, fra'Cattolici molti eísere em-
pij: ma son tali, in quanto viola no la legge , onde la loro
empiéta dimostra , la legge eíser buona , e peíïìma h sua
violazione: così Sant'Agostino dimostra, la natura crea-
ta ester buona 5 perche si oppone ad esta il peccato , per
cuisiam cattiui. Nonèvn medesimo l'ester oíseruanto
del Talmud, dell'Alcorano , délia Setta Luterana , e l'es-
ser buo-
C A f 0 TERZO. ti?
ser buono : anzi assai volte auuiene , che i più zelanti os-
seruatori di tai Sette fieno i più cattiui . Plinio fatto squi
sito scrutinio sopra la vita de* Cristiani per ordine di
Traiano risponde ad esso in vna sua lettera, hauerli tro-
tiato; qtiod ab omniscclere abftmerent : e ante Lucano: quos-
dam Hymnos Chrijto canerent Dea . »
5. Per fine osseruisi, che in punto di morte , in cui lo
verità scorgonsi più limpide j niun giamai recasi a co
scienza morir Cattolico , o si reputa tenuto ad abbracciar
altra Setta, toltone Ebrei talora,e Mori, che si erano sititi
Cristiani, senza cslèrlo:airincontro,che moki di altra Set
ta in morte vdendosi predicare la Fede Cattolica > si ren
dano ad essa, non è caso raro , come dissi , e l'habbiam ve
duto pochi anni sono in Carlo Secondo Re d'Inghilterra >
e si scorge tutto dì in molti Eretici , e Mori .

CA PO Q^VARTO.

Dallasantità della vita di chi ojserua la legge euangelica , fi


raccoglie la verità della Tede Cattolica -

I. T)Osto, che coloro, i quali più esattamente os-


semano il Vangelo , fieno fra' Cristiani i mi
gliori, e ottimi coloro , i quali si conformano a' consigli ,
ch'esso ci dà, ne siegue, che sia santa la legge euangelica ,
verace la Fede Cattolica . E come potrebbe cagionare
effetti oltre ogni comparazione migliori la Religione, e
la legge Cristiana , che le altre Sette , che le altre leggi ,
se non foste migliore di tutte le altre , e per conseguenza
l'ottima >. Più . Se non fosse ottima questa fede , questa
legge, farebbe pessima, perche saria maligna, condannan
do tutte le altre per ree : sarebbe superba non solo prefe
rendosi a tutte le altre , ma spacciandosi per l'vnica , non
pur buona , ma ottima . Quindi altresì fai ia stato pessimo
l'autor di tal fede, l'autore di tal legge: e segnatamente
saria stato superbo , predicando sè stesso per Dio , la sua
S legge
118 LIBRO TERZO.
legge per diuìna . Or chi può intendere , che vna fede »
vna legge pessima, Jauoro di vn pessimo legislatore > hab-
bia partorito effetti ottimi, e fieno quel superbo Legisla
tore j quella legge stati maestri dell'vmiltà a tutti i mor
tali . Sicome non può senza miracolo accadere > che da
vn contrario nasca l'altro , per cagion di esempio , che '1
fuoco raffreddi , così non sarebbe potuto auuenire senza
miracolo} che vna legge superba, che vna fede rea, ricm-
pifle il mondo di santità, di vmiltà: ed essendo, che Iddio
solo è l'autor dc'miracoli, seguirebbe da ciò , ch'egli fos
se concorso ad accreditare co' miracoli vna fede faJià >
vna legge rea . Qui cadono in acconcio a dimostrare la_»
verità della Fede Cristiana argomenti proporzionali a
quelli , co'quali si è da noi dimostrata nel primo libro , F
esistenza di Dio , la sua prouidenza , l'immortalità degli
animi vmani.
2. Da ciò altresì s'inserisce la santità della vita di
Cristo, la purità della diuina Scrittura , l'efficacia dc'Sa-
gramenti, perche l'vso di questi , quanto è più continuo »
tanto ci rende migliori, effetto, che altresì prouiene dall'
assidua meditazione della vita di Cristo , della sua passio
ne , e morte , tanto più , quanto e più diuturna , e intensa
questa meditazione . Non così auuiene a chi è assiduo
nella lezzionc di Seneca , di Platone, e nella vita degli
antichi Dei , e nella lettura dell'Alcorano , del Talmud ,
delle istituzioni di Calumo , de'libri di Lutero , e di altri
Eresiarchi, perche la lettura de'Filofofi non ci rende buo-
ni:lo stesso vale della lettura de'Poeti,e di que'Storici,chc
scrissero le vite degli Dei,e di tutti que'libri,che tuttauia
fi leggono,c furono scritti dagli Eiesiarchi,c massimamen
te da'Nouatori , che ci rendonmali : adunque la dottri
na de' Filosofi , quantunque in molti morali documenti
non rea, non era diuina , ma vmana: i libri , che trattaua-
no degli Dei, non solo erano dottrina vmana, ma diabo
lica , e tal dottrina altresì contengono i libri degli anti
chi, e moderni Seduttori . E chi vorrà credere, chea.»
Macco-
CAPO ARTO. i39
Maccometto, a Lutero Iddio habbia riuciato , che l'huo-
mo non è libero , che le opere buone non fon neceslarìe
alla salute , dottrine , le quali non solo non trasformano
rhuomo di cattiuo in buono,ma di buono in cattiuo, anzi
di ottimo in pessimo ? O l'autor della legge euangelica è
stato Dio, o gli huoinini , o il caso > o il demonio . Se af
fermano , che il demonio : dunque i nostri demoni; fono
migliori de'Filofofi antichi , la cui dottrina non rendeua
gli huomini buoni . I nostri demoni; fono migliori de'
loro Dei , la cui dottrina, la meditazione della cuivit;u
gli rendeua cattiui : fon migliori di Maccometto , di Lu
tero, di Caluino per proporzionale ragione . Se afferma
no 5 autor di questa legge il caso, si rifiuta ciò con que'
medesimi argomenti, co'quali si mostra , che '1 caso noru
fu l'architetto di vn mondo sì bello, sì ordinato , in cui si
producono tanti parti salubri , ammirabili . E qui vuolo
ridursi a memoria la comparazione fatta più addietro fra
la bellezza della legge euangelica, e i Cieli , e la fabbri
ca mondana . Se affermano,che questa legge è cosa vma-
na , fon conuinti con l'induzzione distesa a tutti i Filoso
fi, a tutti i Sauij Legislatori vmani, niunde'quali colla
sua dottrina colle sue leggi, quantunque armate della po
tenza de'Monarchi, ha potuto migliorar punto il mondo,
il quale mal grado di tutta la potenza terrena,e diabolica
è stato santificato dalla legge euangelica, dalla Fede Cri
stiana : non da quella , che profeíïono gli Er etici , ma da
quella di cui è maestra la Religion Cattolica : è dunquo
cosa diuina vna tal fede, vna tal legge .
3. Oppongono i Maccomettani, che la legge Cristia
na è vn giogo non tollerabile all'vraana infermità . Que
sta opposizione la fanno altresì , quantunque sotto voce
molti tiepidi fra i Gattolici, e con suono più alto i Noua-
tori :per tacere di qualche Poeta , che mettendo in bocca
a finto personaggio la sua lingua insegna elTer troppo im
perfetta la natura , ch'è sì inchineuolc al reo piacere , o
sroppo dura la legge , che ripugna alla natura . Falso
S 2 fai-
14» libro terzo:
falsissimo : la legge è santa» la natura inucrso sè è buona »
ma inferma per le colpe . Stante ciò . O affermano que
sti , che vna tal legge non può osseruarsi , ne pure con gli
aiuti sopranaturali della grazia: e oltre che l'affermar ciò
è proferir bestemmia contro la diuina Onnipotenza , ol
tre ciò, dico , sono smentiti da tanti millioni di huomini >
che non pure hanno osscruata la legge, ma si sono con
formati a'consigli di essa; e questi, Ke, Prencipi, Vergini »
Vecchi,Fanciulli di ogni età, di ogni condizione, di ogni
sesso : e non solo si sono conformati a tal legge , ma sono
morti per conformaruisi . O pure intendono , che vna tal
legge non può osseruarsi con le pure forze della natura»,
senza i vigorosi aiuti della grazia, e affermando ciò, ven
gono a dimostrare, che questa legge è diuina, perche ha-
uendola oiseruata innumerabili mortali , effetto non pos
sibile alle forze della natura, com'essi sostengono, è con
scguente , che l'habbiano osscruata con gli aiuti soprana
turali della grazia miracolosamente infusi da Dio , e che
per conseguenza questa legge , questa fede sia cosa diui
na , altrimente Iddio non haurebbe operato miracoli a_i
concorrere co'mortali all'osseruanza di vna legge rea3em-
pia , e diabolica .

CAPO Q_V I N T O.

Testamentum Domini sidelc sapientiam


prarstans paruulis .

i. T A legge diuina , specialmente Teuangelica si


J ; chìamaTeflamentum Domini , perche ci pa
lesa il diuin volere , la mercede de'Giusti , i supplizijde'
Cattiui . Si chiama Fidèle, per la sua indubitabile certez
za . Di questa afferma Dauid,che Sapientiam ynejtatpar
uulis . Doppia è la sapienza, di cui parla il Profeta ; la_.
prattica , che c'insegna la via del Cielo , la specolatiua ,
che ci palesa i misteri; altissimi ascosi à conjlituùone mun
di.
C A P 0 I N T 0. 14T'
ài . Sotto il nome di Paruulid contengono gli huomi-
ni carnali , che a guisa di putti hanno gusto fanciullesco ,
e son priui del senso degli obbietti ípirituali, e sempitcr-
ni : o pure s'intendono gli huomini rozzi > e idioti , o fan-
ciulli di età tenera, le vergini } le donne appena capaci d*
imparare .
2. Parlando délia sapienza specolatiua, n'c ítata_.
maestro la legge euangelica a tutre e tre le specie com-
prese sotto quel nome Paruulis . La contezza di Dio ,
délia sua prouidenza 9 délia liberrà , délia crcazione del
mondo , deil'immortalità degli animi vmani > circa lo
quali verità si agitauano liti continue fra gli Academici j
gli Stoici, gli Platonici,sono di présente , mercè alla pro-
mulgazionc del Vangelo verità note aile Nazioni più
barbare^ c carnali dcU'Arnerica, dcl Giappone, dclla Ci-
na : a'bisolchi, a'fanciulii aile donnicciuole . Quis nunc E/M.ad w-
( dicc Sant'Agostino ) extraneus idiota , vel qua abiecla-* lus.
muliercttla non crédit anima immortalitatem, vitamque poji
morternfuturam ì £faod apud Gracos olim primus Pbaraci-
dasJyrus cìtm disputasses Pytagoram Samium illius d'sputa-
tioms veritate permotum , ex athleta in Philosopbum vertit .
Nunc verò quod ait Maro , vulgò nascitur amomum . Con
qualarte, interroga qui Basilio di Sclcucia, impresse ro
gli Apostoli qucsta verità ne'pctti, fuorche con l'cfficacia
del Vangelo.: qua vfi hngua , quo orattonis orna tu audito- Ora. j.
res irretierunt-ì an vocabulis nauticis3 regum animos trafta-
ucrunt ì
3. Ma più arduainchiesta fu , imprimerc negli animi
vmani la dottrina prattica , perche contro essa combatto-
no oltre la natura, e Tincapacità, le paíïìoni, e i vizij vma
ni . Lemassimeprattichedell'Euangelio sono, per ca-
gion di esempio : quid prodeji homini , fi vniuersum mun-
dum lucretur, anima veròsua detrimentuut patiaturí Vade^
•vende vniuersa , qua babes &c. Queste due maíîïme im
presse l'Euangclio sì altamente a gli huomini rozzi, o
idioti , per cagion di esempio , a gli Apostoli , che ne di-
uenne-
T42 &ÏBROTERZO.
ucnnero maestri al mondo ; onde i primi conuertìti da eflî
portauano i loro patrimonij ad pedes Apostolorum . Que*-
fto quasi miracolo 5 ficome massimo 5 e riferito da Cristo
ncH'vItimo luogo 5 perche dopò di hauer detto a' Disce-
poli dcl Battista : Caci vident,surdi audiunt , conchiude,
pauperes euangelizantur . Queste stesse maflîme impresse
giàinNazioniindomitc, efíerej qualieranogliantichi
Britannij i Scoti, i Lcstregoni 5 si promulgano ancor ora_»
a Nazioni più feroci dcirAmerica , al Canada» al Brasile >
aile Isole dcl Moro . Rifuonano in quelle contrade poco
dianzi bagnate di sangue vmano5 di Ospiti trucidati: si
odono in quelle case , in cui si mirauano per trofei délia
crudeltà le oísa spolpate degli huomini diuorati , si odo
no altresì quelle maífime diligite ínimicos^nolite thesauriza^
re &c. E íì odono , c pratticamente si pongono in opéra .
Le medesime maífime sono ítate si profondamentc im
presse a'putti, averginelle, intesi altresì per Paruuli , chc
in grazia di esse hanno tollerate stentatislîme morti. Quel
Seneca sauijssimo , e potentissimo in Roma con tanti libri
scrirti con somma eloquenza circa il disprezzo délia glo-
ria» e délie ricchezze , non ha potuto imprimere prattica
mente tai massime in veruna Matrona , in verun Senato: e
Romanoj e la legge euangelica le ha impresse ne' Senato-
rij ne'Consoli, nelle Cecilie, nelle Agnesi, nelle Paole , e
cento altre : ed ora le imprimono i sagri Ministri nc'petti
d'insiniti huomini in due mondi.
4. Chi enrra in vna reale armeria,ode mostrarsi queí-
ia lpada,queH'asta > quella bombarda: ode dirsi, coru
<juell'asta su trasitto quel samoso Guerricro nella tal pu-
gna j con quesia bombarda fu fatta breccia , per cui en-
trando i nostri s'insignorirono di tal Piazza , e cosc simili
ode narrarlì: così io , se introducessi , per cagion di escm-
pio vn Pagano nclla lettura de'sagri Vangeli , che sono V
armeria délia Chiesaj gli darei a leggere quel Testo j va
de, vende omnia-, quá babes: e direi , quesla fu l'asta , a cui
si rendette vinto il grande Antonio , e diuenne idea délia
santi-
Cjí pò sesto: 14?
santità , e primo padre del Monacismo : gli darei a legger
quell'altra: quidprodeji bomini-, e direi , Ignazio di Loiola
dopò di hauer tentato lungamente di espugnar il petto
del Saucrio , e farlo suo , cioè tutto di Cristo , in fine col
colpo di questa bombarda si aprì la via d' insinuarli nel
suo animo , e fattosene , per così dire , Signore , trasfor
marlo in vn Apostolo , in vna idea degli huomini Apo
stolici .

CAPO SESTO.

Dal congiungimento della santità^ esapienza , fideduce la^


'verità della Religion Cattolica .

; '■:>.' TP\Ifli > la legge euangelica ester quella, eh' è


I J fonte della santità conuertens animas^ e del
la sapienza : fipientiam prastans paruulis , nel che imita il
Sole , i Cieli, che illustrano il mondo con la luce, lo fe
condano con le influenze, lo riscaldano con gli ardori.
Intorno a ciò , oltre il già detto, si dimostra da Tommaso
P>ofllo,che per ciascun secolo, dall'Apostolico sino al pre
sente , sempre nella Chiesa Cattolica fiorirono huomini
eminenti per virtù, e sapere: che nell'Affrica, e nelle altre
desolate contrade della Terra , fu vn medesimo far getto
della Fede Cattolica, e perdere ad vn'ora la santità , e la
dottrina . Ciò di presente scorgesi ad euidenza ne' Giu
dei, ne'Maccomettani, negli Scismatici Orientali .
2. Or che l'accoppiamento della sapienza, e delia-
virtù sia forte argomento della vera Fede , il dimostro .
L'ignoranza , la passione , i vizij , maflìmamenre l'impuri
tà , e la superbia , sono per auuiso eziandio de' Filosofi
Gentili le precipue fonti dell'errore , e dell'inganno . JLa
sapienza esclude l'ignoranza , la santità vecide i vizij , o
riduce a temperie le passioni : fon dunque eziandio se
condo il naturai discorso i più acconci mezzi a scoprire
la verità > massimamente circa le cose pratckhe » intorno
alle
144 LIBRO TERZO.
alle quali più domina il vizio , e la passione 5 i quali per
conseguenza seducendo il nostro appetito con le lusinghe
in censis. spargono nebbia , da cui obnubilatur lux , & non cermtur
verità* , come parla Sant'Agostino , qualora exhalantur
ncbulcc de limosa concupiscetitia carnis .
5. La sapienza, elavhtù fon le due più prezioso
gemme , che habbia la Terra : le due doti , che rendon l'
huomo più simile a Dio : quelle j in cui Aristotile costituì
l'vmana felicità j di cui eziandio col lume infoscato dal
Gentilesimo } conobbe egli , che non poteuano ottenersi ,
saluo che per ispccial dono di Dio . Stante ciò : chi vor
rà credere , che Dio sia liberale di questi doni a quella
Comunanza , che non l'adora col suo vero culto } ma è
immersa nelle superstizioni, anzi che a quella, che l'ama,
e l'onora con quel culto , che a lui è in grado > E' legge
di prudenza seguir il consiglio, e imitare l'elezzione de'
più sapienti, de' più virtuosi , anzi che quella degl'Idio
ti, de'men saggi, dc'men virtuosi . Pertanto, se ad appro-
uaie vna Setta salsa si vn.ùTero i suffragij de'più saggi , de'
più virtuosi, e sotto la vera militaflero i mensauij , i men
buoni , non potrebbe Iddio nelPestremo Giudizio con
dannar per rei i seguaci della Setta falsa : anzi dourebbo
condannare i seguaci della vera , perche contro ciò , che
# detta la diritta ragione nel negozio rileuantissimo del
culto diuino , si sono appigliati anzi all'esempio , e al pa
rere dc'men sauij, de'men buoni , che al contrario esem
pio de'più saui;,de'migliori . Ciascuno faccia giudizio,se
ciò sia conforme, opiù veramente contrario alle leggi
della diuina Prouidenza, c della diritta ragione.

■CAPO SETTIMO.

Iustitia» Domini recto» hetisicantes corda.

1. T"L Sole nel comparire che fa nel nostro cmis-


X fero , empie di giubilo la Terra , e per la bel
lezza,
CAPÒ S E T T I M Ô. 145:
lezza, con cui rallegra chi lo contempla , e per i salubri
effetti j che partorisce al mondo . Perciò è somma miser
ria il non vederlo : onde Tobia qualegaudium ( diceua )
est mih'h qui lumen Cçli non 'video : così la legge evangeli
ca rallegra, e con la sua bellezza chi la contempla, per
che Lex Domìni immaculata ; e molto più chi se ne vaio
pratticamente nell'opera , perche Lex Domini conuertit
animami sapientiam prastàt paruulis . Quanto al contem
plarla auuiene ad esta, come al Sole: non gode del suo
bello chi è cieco, perche non può vederlo ; chiè distrat
to, perche volge altroue lo sguardo ; chi patisce d'itteriz-
zia, perche la luce , la quale è soaue all'occhio sanp , è
odiosa all'infermo : così la bellezza del Vangelo non ral
legra il Giudeo per la volontaria cecità , onde non h£ oc
chi a vederla ; non rallegra lo Statista , perche distratto
nelle facende politiche non fissa l'occhio a contemplarla;
non l'empio, perche ha l'occhio infermo per l'ittetizzia
di passione, onde la luce > quanto è più luminosa , tanto
gli c più ingrata , lo ferisce non lo consola . Pertanto ri
mane solo a dimostrare , quanto inteniì diletti rechi la»,
legge euangelica a chi la mira con occhio sano, e purga
to : quali fieno le fonti , onde sgorga vn tal diletto : quai
mezzi debbano porsi in opera per conseguirlo .
2. Sant'Agostino de'Martiri afferma , che per l'inef
fabile piacere, che sentiuano nel contemplare la gloria
celeste , rapiti suora di se , suos non agnoscebant , non vxor In verb.pfa'.
rem-) nonfiliosflentes\ ma come a' nozze, ad tormenta prò- ™*"f™r
perabanti hoc calice inebriati, ch'era il contemplare il bel- domus fu/.
lo del Paradiso. Ciò vale a proporzione in tante centi
naia di migliaia di Romiti, che popolarono l'Egitto , e la
Nitria , di tanti Religiosi di ogni ordine , che riempiono
i Ghiostri,di tanti egregi) Dottori, che scrissero commenti
sopra vna tal legge. Se non era bello il Saluatore : quo- %
modo illum ( dice il medesimo Agostino ) Virgines ama
reni , qua maritos in terris non quafiuerunt . Lo stesso af
fermo della legge euangelica . Se non sgorgassero daj
T essa
T4& L I B R 0 r E R Z O.
esta riuidipiacere a rallegrarc i contemplatori > corne sa-
ria stato possibile , chc canrí miíliont di huomini di nulla.
più vaghi , che del piacere si foísera distaccati da tutti gli
obbietti più diletteuoli alla guasta natura % si fossero ban-
diti dalmondo,.chiusinelle: grotte, fatti prigioni perpetui
ne'Chiostrij per contemplare vna tal bellezza >
3. Due sono le fonti délia doícezza , che sgorga da
questa contemplazione*. Vna è lo stcíso bello délia leg-
ge euangelica, l'altezza del sine, che ci propone, lapro-
porzione de'mezzi:tutto ciò è simile al bello délia macchi-
na mondana , de'corpi celesti già più addietro considera-
to . L'altra è la grandezza délia mercede » che promette,
di cui parlerassi più auanti nella dichiarazione di quelle
parole: In cust'udiendis illis rétribution multa »
4. Délia bellezza dcir Vniuerso fauellando Dauid
disse : deletfajh me Domine infaftura tua . In simil modo
vuol dirsit deleífajli me Domine inlege tua .. Non disse: de-
leftauit mefaftura tua , ma tu Domine infafíura tua , per
che le Créature col lor bello ci formano vna scala di ac-
conci gradini per salire a Dio. In pari modo non solo
délestât nos lex Domini, ma Dominus in legeJua , perche il
bello di questa legge ci íòlleua altresì a contemplare la.
bellezza deli'auror délia legge *
5. Quanta aile manière di prouar qucsto diletto , so
no altresì proporzionali aile manière , che vogliono te-
nersi a trar diletto dalla contemplazione del Cielo, del
Sole, cioèpcrsézzionarrocchio, e sanarlo dalla sua in-
fermità . lujiitia Domini recia . Ilretto se si congiunge
altorto, non reca gioia, ma tormento, perche corne scris-
se Bernardo : Refto & prauc\ nunquam conuenit. Anzi que
sta è la miseria de'Condannati In essi Timmobile praui-
tà,in Dio l'indeclinabileequicàjpercuiíe in cui Tmpingen.
Kvi^decon-tes ( dice il Santo) , ne potendolarompere,wír^ç/?, vt
fdtr* eonquajjentur .. Le paslïoni, e i vizi; círend'ono torti, e ré
pugnant! alla diuina equità . Le paísieni turbano l'oc-
chia délia mente per quel modo , chc ritterizia turba la.
vedu-
capo S E T T 1 M O. 147
-veduta del corpo : quindi è mestieri nettar l'animo dalle
passioni, per iscorger il belio della legge euangelica. Pla
tone, egli altri Filosofi conobbero ,e insegnarono, che a
-discernereil bello della virtù > faceua mestieri nettar V
anima dalle passioni, che impediscono il vederlo. Ciò
vale per più forte ragione riipetto alla bellezza del Van
gelo, eh' è sopranaturale, e diuina . Quanto a'vizi/ : dissi,
chela speranza della mercede promessaci nella leggo
euangelica Utistcat corda. . Ora vna tale speranza è tenue
ne'Catriuhquindiadauuiuarla è mestieri mondar l'animo
.da' vizij . Per vltimo osseruisi , che la legge euangelica »
oltre la beatitudine , che promette nella vita auuenire , è
legge digrazia,e di amore, che infonde la carità nella vi
ta presente ; e la carità dilata.il cuore , e per mezzo deli'
.amore, che produce, infonde il diletto .

C AP O O TT A V O.

Praxeptum Domini lucidum iliuminans oculos.

I. ~T L Sole illumina VVniuerso; nec est Quise abscon-


X dat à calore eius , à lucegius . Entra sin nello
•carceri, e nelle cauerne, a diffonder per tutto i tesori del
la sua luce. Ma non illumina per sè stesso, ma per mezzo
de' raggi, che produce, e diffonde per ogni lato . Il Ver
bo eterno è Sole di Giustizia , e Lux mera iliuminans »«»
nem hominem venientem in hunc mundum : non perciò il
lumina per la sua sostanza , ma per mezzo de'suoi raggi :
questi da principio furono le Creature dell'Vniuerso, che
erano a guisa di raggi, per cui in mundo erat. Ma che ? Il
mondo accecato dalle superstizioni, e da'vizij, quantun
que per ipsumfacJus est , eumnon cognouit . Che ha egli
fatto ? Ha diffuso raggi più luminolì , formando , e pro
mulgando perl'Vniuerso il suo Vangelo : Praceptum lu*
ctdum iliuminans oculos. In ciò è differente dal Sole mate
riale, che questo illustra bensì gli occhi nostri , manife-
T z stando
t+S LIBRO TERZO.
stando gli obbietti , ma solo a chi ha gli occhi . II Solo
mistico procede più oltre,e da la veduta a chi è cieco . In
questo senso : Illuminant omnem hominem-, è staro portato
peri dodici Apostoli» quali per i dodici segni del Zodiaco
in omnem Terram-, per le selue, per le spelonche, per le re
gioni più inospite, ne ci hebbe , quise abfionderet da' suoi
raggi, da'suoi ardori . ■•
2. Le leggi del mondo , e del demonio sono oscure *
e fumose , si che accecano gli occhi . Il Saluatore , cho
venne nel mondo , ut dijsolueret opera diaboli , recò seco
vna legge luminosissima, che illustra le vmane menti. E*
auuenuto al mondo a proporzione ciò, che auuenne a gì*
Indiani prima, che aprodafle a' lor lidi il Cortese, si serui-
uano di tizzoni neri, e fumanti a far lume; il Cortese in
segnò loro a valersi del lauoro delle pecchie candido 3 o
luminoso, così Cristo al mondo . Tre specie di cecità re-
gnauano nel mondo. La prima consisteua nell'ignoran
za dell'huomo circa Dio : la seconda circa sè steslò , e '1
proprio sine : la terza circa i mezzi- di conseguirlo . Dalla
prima procedette l'Ateismo , e l'Idolatria : dalla seconda
nacquero gli errori circa l'immortalità degli animi , e '1
proprio sinedell'huomo, e per questa segnatamente com-
paratus est iumentis in/ìptentibus.La. terza fu cagione di er
rare circa le virtù mezzi conducenti al fine . La prima ce
cità procedette da i vizij, che furono radici dell'Ateismos
e dell'Idolatria,accecando la mente,e peruertendo l'appe
tito. Dall'ignoranza di Dio fu conseguente l'ignoranza
del proprio fine , sì permettendola Dio in pena di quella
colpeuolc cecità, sì perche la cecità circa Dio, ch'è il su
premo fine dell'huomo , cagiona in esso l'ignoranza circa
il proprio fine : a questa è compagna l'ignoranza circa-»
sè stesso : conciosiache, sicome la quiddità , e l'essenza di
vno stromento è occulta a colui, a cui è ascoso il fine di
tale stromentoj così la natura dell'huomo è occulta su
que', a' quali non è noto il fine dell'huomo. Dall'igno
ranza di Dio, e del proprio fine deirhuomo, è proceduta
Tigno-
CAPO OTTAVO. 149
l'ignoranza circa ie virtù , che sono i mezzi j con cui si
peruiene al sine , e specialmente l'ignoranza di quel vero
culto, ch'è in grado a Dio, e con cui si onora Dio , da cui
vincamente può sperarsi il conseguimento di vn tal fine .
I Filosofi eziandio sommi del Gentilesimo per questa.»
ignoranza, dicentes bonum malum , adorauano sassi » tron
chi . Collocauano il suo sine gli Epicurei nel piacere :
gli Stoici nella virtù superba: altri nell'onore, aljtri nella
potenzamessun di essi conosceua sè stesso: altri riputauansi
puri animali destinati a morire eziandio ne' loro animi :
altri con Pitagora sognauano la trasmigrazione delle lor
anime : altri superbamente adorauano sè stessi , quasi par
ticelle di diuinità . Intorno alle virtù , quot erant capita ,
tot sententìœ . • ,v j . » ..
3. Ora la luce del Vangelo illuminans oculox, ha in-,
parte sbandire dal mondo tutte e tre queste specie di rea
cecità. Ha palesata l'altezza dell'esser diuino, delle sue
sourane dori, la sua eternità, immensità, i misterij altissi
mi delle increate Persone. Ha manifestato i'eccellenza_j
dell'anima vmana , la sua immortalità , il fine altissimo , a
cui e da Dio ordinata , il sistema dcll'vmana redenzione :
con ciò ha scoperto, per così parlare vna via lattea , spar
sa di virtù dianzi incognite alla Filososia , perla qual via
reale l'huomo peruiene al suo sine, al Cielo, a Dio. Sir
come la notte precede al giorno,arfinche la memoria del
la passata oscurità notturna ci renda più amabile la luco
del Sole, e del giorno: così è preceduta nel mondo vna
notte di quaranta secoli , prima che '1 Sole di Giustizia si
desse a vedere nell'emisfero del nostro mondo,diffonden-
do dal suo volto i raggi , cioè i precerti euangelici . Ciò
si e fatto , a renderci più amabile il giorno conseguente a
quelle tenebre . E' dottrina dell'Apostolo il chiamare.»
notte i secoli precedenti alla venuta di Cristo, giorno i
susseguenti : Nox pr<sve(Jtt-> dies appropinquauìt .

CAPO
LIBRO TERZO.

CAPO NO N O.

In custodiendis illis , cioè iprecetti del V angelo ,


recributio multa .

I. T A sapienza > cprouidenza di vn sourano Le-


I i gislatore > e Monarca consiste in disporre si
fattamente le sue leggi) che habbiano i sudditi sorti al
lettamentialla virtù i e motiui ritraenti dal vizio . Or ar
disco dire» che non solo nessuna legge già satta, ma nessu
na possibile a sai si, contiene in più copia , e più validi in
citamenti) ad asser virtuoso , e a sfuggire qualunque om
bra di vizioj cheseiiangelica. E' piena questa legge degli
esempij di vn Dio satto huomo > per formare l'idea della
più sublime santità alPhuomo : e quindi gli esempi datici
da esso, e scritti nel suo Vangelo, sono oltre numero . Di
più ci ha in esso vn pelago di miracoli ordinari a santifi
carci: ci hannopromcisedi grazia sanatiua delle nostro
infermità, existoratrice delle nostre forze : l'orazione tie
ne ) per così dire , le chiaui ad aprirli la tesoreria dell'on
nipotenza: l'Euangclio c'impone i precetti ) e c'insegna 1'
arte di farla. Ciò per tacere degli Atti Apostolici •> dell'
Epistole di San Paolo, della diuina Apocalisse . Ponganfi
a rincontro a questi , torno ad inculcare ciò } che dissi più
addietro il Talmud ) l'Alcorano pieni d'indegne fauole»
i libri di Platone , la morale di Aristotile) di Seneca ) di
Plutarco) e trouerassi con euidenza , che la sola leggo
euangelica (pira santità, sparge santità) e trasforma i mor
tali non solo di bestie in huominijtna di huomini, per così
parlare, gli fa Dei -
2. I più validi motiui alla virtù si traggono dalle pro
messe delle mercedi fatte alla virtù , e delle minacce di
suppliziovche si sanno al vizio. Io qui parlerò delle pro
messe insinuateci da Dauid in quelle parole .• In custo
diendis illis retributio multa ) perche quanto alle minacce
tasta
C A P 0 N 0 N 01 I5T
basta dire» che hanno per materia priuazione di ogni be
ne, inondazione di tutti t mali, fuoco eterno , verme im
mortale» cose si strepi tose, che fora indarno il parlarne .
Quanto a i beni quattro sono i premij, con che alletta gli
huomini alla virtù, la legge diuina, massimamente l'euan-
gelica: la pace della coscienza; lo sperimento della virtù:
la speranza dell'eterna mercede, la possessione di esta .
3. Pax multa ddigentibus legemtuam (diceua Dauid)
Se hauessi oíseruati i miei comandamenti r Fuijset quasi
fiumenpax /addice Dio per Esaia alla rea Sinagoga. Con
quelle parole . Vade in pace , accomiatò il Redentore la
Maddalena . Tre sorti di guerra rendono infelice il gene
re vmano . La guerra, che gli fa Dio per i peccati: la pu
gna, che ha l'huomo seco stestò per le passioni : la nimici-
zia,le liti, per cui combatte col suo prossimo ► A queste si
oppongono tre paci: pace con Dio , col Prossimo, con sè
stesso ► Parlando della prima guerra con Dio : quii resti-
ti/ ei\& pacem babuity dice il Profeta Giob. Il semplice sa
pere di hauer l'Onnipotente per nemico,, rende l'huomo
misero» quanto più lo sperimentar i tremendi effetti di
questa nimicizia . Quindi la pace con Dio, la qual'è ef
fetto della grazia promeffaci , e conferitaci conia legge
cuangelica,mentre toglie il peccato,c ci riconcilia a Dio,
è madre della tranquillità dell'animo , della serena co
scienza » che rendeua i Santi lieti eziandio fra le estreme
angosce de'martori ► Che dirò della guerra* che ha l'em
pio seco stesso dato in preda alle passioni, a gir affetti, che
lo lacerano » che lo diuidono , come gli auoltoi il cuore
d'i Tizio . La pace altresì contraria a questa guerra è ef
fetto della legge euangelica, che modera le passioni , e le
riduce alla douuta temperie . Quante miserie)stragi,e ro-
uine deriuino al mondo dalla guerra, con cui gli huomi
ni si vecidono» si distruggono, empiendo di sangue , e di
cadaueri la Terra , è" coíknota . A questa altresì reca ac
concio rimedio l'Euangelio, con obbligarci alfa scambie-
lioJe carità , distesa anche a'nemici : e sol tanto non estin
gue
t$2 LIBRO TERZO.
gue affatto queste miserie 3 in quanto vna tal legge è vio
lata da molti.
4. La legge Euangelica non solo estingue i vizij , ma
fa, che fioriscano nel Mondo le virtù tanto maggiori e in
copia tanto maggiore, quanto è maggiore l'osseruanza di
essa: e '1 cacciare i vizij dal suggetto è vna cosa medesima>
che l'introdurci le virtù opposte , ciò che fa la menziona
ta legge . Lo sperimento della virtù è sì dolce, che rende
soaui ìe stesse lagrime de'penitenti sopra i piaceri de'Tea-
tri, come parla S. Agostino: Quel diletto, per cui ci è dol
ce il contristare noi stessi nell'vdirele tragedie , l'attribui
sce Aristotile allo sperimento , che habbiamo della virtù
propria nel compatire afflitta la virtù in altrui . La carità
inculcataci aflài volte dall' Euangelio è la reina delle vir
tù: per essa amiamo Dio: e questo amore ci è pegno di es
ser riamati da lui . Che s'è dolce l'amore di vna forma
terrena, el'auuisarsi di esser riamato dall'amato, chi po
trà spiegare la dolcezza , che sgorga dall'amore dell'in
finita bellezza diuina amata da noi, riamante di noi. Leg-
gansi il capo vltimo di Esaia, e i libri della Cantica,e tro^
ueransi in essi espressi con formole sì viue gli affetti del no
stro amor verso Dio , e del diuino verso noi , che ci terrà
estatici la dolcezza del contemplarli . Sò che vna tal dol
cezza Iddio la tiene nascosta Timentibusse-i come afferma
Dauid; ma questo e stato vn suo amoroso artifizio . Sico-
me ragion chiedeua, che non fosse euidente la verità delr
la Religion Cattolica , per non leuarci il merito di sotto
porre tutto il nostro intelletto a Dio, così ragion chiede
ua , che non fosse euidente,, ma arcana la giocondità del
la virtù Cristiana,per non torre il merito di collocare tut
to il nostro amore in Dio .
. 5. Per quel modo , che all'vscire i vizi/ da nostri ani
mi succedono le virtù, così a queste è conseguente la spe
ranza della beatitudine, fonte altresì d'ineffabil dolcez
za . I godimenti de'mortali quasi tutti fon fiori di speran
za 5 non frutti di possedimento : e pure rendono soaui
ezian-
C A P Ô N 0 N 0. 15;
eziandio le tempeste del mare a' Nauiganti , quelle del'
fuoco a'Combattenti,auuengache fieno speranze incerte»
speranze di beniinsimi,e caduchi. Chi potrà dunque es
primere , quanta dolcezza sgorghi ne' petti vmani dalla
speranza di possedere vn Dio , in cui si contiene tutto l'a
mabile ? La grandezza di questi godimenti si raccoglie.»
dagli effetti. Il primo fra essi è , rendere insipidi tutti i
beni terreni , effetto comune a'Santi . Il fecondo è, tener
rapitij e quasi vbbriachi di dolcezza gli huomini nel seno
della contemplazione giorni intieri senza cibo . Ciò
che narra Filone esser' auuenuto a' primi Fedeli, che si
conuertiuano dal Giudaismo a Cristo, ed è stato continuo
negli Antoni; , ne' Macarij , negP Uarioni : e più recente
mente si scorie in quella famosa estasi di S.Ignazio, conti
nuata più giorni . Il terzo effetto è il sant'odio de' propri;
corpi ; il tedio della vita presente , il tollerarla , non l'a
marla ; le brame della morte , per vnirsi a Dio . Ma il più
ammirabile effetto di essa è l'allegrezza de' Martiri fra
l'estreme agonie . La speranza è quasi vn' odore del bene
amato , che ricrea prima del possedimento . La fragran
za della sperata beatitudine , quasi messaggiera di essa, ri-
creaua si i Martiri, che quasi vbbriachi di essa, ad tormen
taproper.abant , come parla S.Agostino . A questa speran
za seguirà il possedimento , cioè la beatitudine. La dol
cezza di questa chi può esprimerla?Chiara veduta di quel
l'infinito bello,appo cui è insipido,e deforme tutto il crea
to , pace senza alcun' affanno , amore , giubilo immensoi
e questo dureuolc , quant'è lunga l'eternità , e la vita di
urna . Se la speranza , ch'è il solo odore di queir ambro
sia , dilcttaua sì i Martiri, che giubilauano fra le pene, che
farà il possedimento ? Qualis erit cum corporis incorruptione
fons vita,Jîros eius inter tormenta tàm dulcìs eflìdice il me
desimo Agostino . Quanto sia quel piacere , se questo è
tanto ? Della gloria del corpo ornato d'immortalità ,
di bellezza, di luce supcriore a quella del Sole , di sotti
gliezza 5 che gareggia con gli Angioli , con ali di agilità,
V con
i54 LIBRO TERZO.
con scettro di potenza , di questa gloria dico non voglia
farne parola : perche la gloria del corpo , quantunquo
maíïîma , sarà vn picciol ruscello sgorgante dal mare del
la beatitudine , in cui saranno astòrti > e soauemcnte an
negati gli animi nostri.

CAPO DECIMO.

Timor Domini Sanctus permanens in feculum fèrculi.

x. I ha tre specie di timori. Vno è quello , per


V^i cui temiamo di separarci da Dio con la col
pa , e ciò in quanto Dio è buono inuersosè . Il secondo
è , per cui temiamo di perder peccando la mercede> cioè
il medesimo Dio, in quanto è buono a noi. Col terzo te
miamo di esterne separati con l'eterna pena . Il primo è
timordi figliuolo, il secondo di mercenario , il terzo di
seruo , ma non perciò ci vien vietato : altrimenti Iddio
non ci ecciterebbe ad esso con le minacce >e molto me
no ce l'imporrebbe direttamente : Timete eumyqui po-
test animami & corpus yerderè in gehennam . Chi batte la
via della virtù eccitato dal primo timore,corre con i spro
ni di oro ; chi dal fecondo , con que* di argento ; chi dal
terzo, con qtie'di ferro: ma tutti e tre son vtili a condurci
al Cielo .
2. Ora nessuna specie di timore distinta dalle tre an
tidette , ch'eccita in noi la soia legge diuina , ci distacca
stabilmente dall'empietà : anzi gli altri timori assai volte
ci spingono all'empietà. Il maggior nemico, che abbiala
virtù,eil più forte guerriero»che habbia il vizio,è l'amore
de'beni temporali , e per conseguenza il timore di perder
que'beni . L'amor della gloria terrena rende l'huomo su
perbo , e amatore della vendetta : l'amor delle ricchezze
lo rende auaro , inumano , e crudele: e nessun timore di
perder sì fatti beni può renderlo , ne semplicemente , ne
stabilmente buono : noa semplicemente , perche la reg
gi»
CAPO Z> E C I M 0 . 155
già della_virtù , è riposta negli atti interni dell' animo , a
cui non peruiene il mondano timore: anzi ne pure secon
do quella lama di virtù j che consiste nell'esterna forma,
lo rende buono stabilmente , ma solo secondo l'apparen
za , qual' ora teme la perdita di altri beni amati, per ca-
gìon di esempio , della vita , della fama , e delle ricchez
ze : ma perche affai volte occorre , che '1 vizio sia mezzo
a conseruare la vita , la fama, la robba , in tal caso pecca
per timore di perdere tai beni , cui dianzi per mantene
re , o acquistare si asteneua dal peccare : non così auuie-
ne nelle tre specie commemorate di timore, che in noi ec
cita il Vangelo . Il peccare non e mai mezzo acconcio a
piacere a Dio , a conseguir l'eterna mercede , a schifar
l'Inferno : ma il non peccare è l'vnico mezzo adatto a
questi beni . Da ciò è, che Timor Domini SanéJus, perche
ci fa Santi, Permanens infaculumseculi^ perche stabilmen
te ci fa Santi : e però Tuncsolhm (dice Agostino) vista vi
sita deputando.sunt cum Dei amore 'uincuntur , potrebbe al
tresì dirsi, cum Dei umore vincuntur. I tre prenominati ti
mori fono stati nel Mondo , fono , e saranno fonti perenni
dell'eroica santità de'Martiri , delle Vergini, de'Monaci:
or dall'vna,or dall'altra di quelle tre specie di timore so
no state sbandite innumerabili maluagità, procedenti ora
dal timore de' demonij ne' Pagani , ora dal timore di per
dere il lor sozzo paradiso nc'Maccomettani, ora dal timo-
re di perdere altri beni temporali , di cui eran iìtibondi>
ne'Giudei. .
3. Ma io voglio qui trasmettere ciò , che per euiden-
za è falso , che altri timori distinti da predetti fieno stati
vtili a sfuggire i vizij negli antichi Gentili , e fertili di
qualche virtù . E che hanno a fare queste virtù con quel
le , che ha prodotto nel Mondo Timor Domini Sanììus f
Da Platone è commendato Socrate , perche non vollo
abusarsi di Alcibiade, che glicl consentiua . Egregia con
tinenza in vero è questa, astenersi da vn vizio , che si op
pone a' principi; impressi dalla natura alle medesime be-
V 2 stie .
156 LIBRO TERZO
ftic . Si gloriaua Roma delle sue Vergini consegrate a Ve
sta Tralascio , che la loro verginità non cscludeua i so-
lazzi impuri de'pensieri , anzi ne pure i toccamenti impu
ri delle proprie maniache quella verginità non era perpe
tua . Oltre ciò, che ha a far questo con tante centinaia di
migliaia di Vergini nobilisllmc,chc per amor della vergi
nità posero in non caie le nozze eziandio reali y e tollera
rono morti atrocissime > Habbia hauuto Roma Pagana-,
qualche huomo sorte : perde vna tal fortezza ogni appa
renza, ogni nome , se si mette rincontro a millionide'no-
stri fortissimi Martiri . Vi hebbe qualche Filosofo , cho
disprez zò le ricchezze : io oppongo a ciascun di essi cen
tinai a di migliaia di Santissimi Monaci, che non solo lo
ricchezze , ma le delizie > ma la gloria hebber per nulla.»
in grazia della virtù . Non nego in molti Sauij Gentili la
temperanza nel vitto, ene'diletti più intensi della carne»
ciò per motiuo di esser più abili alla Filosofia : ma queste
virtù di que' pochissimi Filosofi si dileguano a guisa di
ombre, se si paragonano con millioni di Santissimi Mona
ci , e Anacoreti , che allogati» altri ne' gioghi aspri de'
monti , altri nelle Isole deserte del mare , si dissetauano
con l'acque talora salmastre, si pasceuano di radiche ama
re j e giorni , e notti viueuano astratti a contemplare la_»
Diuina bellezza. Di questi racconti fon piene le nostre
Storie, e fon tcstimonij gli occhi nostri. Or ardisca ne
gare, chi può, che la legge Euangclica madre di questo ti
more , fertile di si sublimi virtù , differisca da tutte le aL-
tre, quasi corpo dalle ombre, grano dalla paglia j Solo
da minute facelle.

CAPO VNDECIMO.
Si confermano iprecedenti discorsi con vna notabile
comparazionefra Susanna-) e Lucrezia .

!• ON voglio qui comparare con Lucrezia^»


X\ ch'eia più illustre sémina dell' Antichità i
millio-
CAPO VNDT.C1M0. 157
millioni di ptirìiTìmc Vergini, fiori nati nell'orto della.,
Sagra Sposa per la benigna guardatura del diuin Sole, e
per l'influenza del Santo timore, accagionato dalla legge
Euangelica. Voglio dall'antico Testamento scegliere vna
semina non vergine , cioè Susanna, e metterla a rincontro
a quella tanto da Roma , e celebrata , e ammirata Lucre
zia . La virtù , che vantano i Romani in Lucrezia , fu ef
fetto dell' vmano ; la virtù di Susanna del diuin timore ,
che cccitauasi ne' petti dell'antica legge , in quanto era-
Vmbrafuturorum , e massimamente della legge Euangeli
ca . Or dalla differenza , che vi ha fra le virtù apparenti
di Lucrezia , e le vere di Susanna si scorgerà aperta la di-
ueriìtà , che ci hà fra '1 timore, che si eccita ne'cuori vma-
ni dalle leggi mondane , e quello , chederiua in noi dalle
leggi diuinc, e massimamente dalla legge Euangelica.
2. Lucrezia,cheche affermino di està i lusinghieri Sto
rici di Roma commendandone la castità, ammirandone
la fortezza , perche fu spinta alle azzioni , che fece , dall'
amor della gloria , e dal mondano timore , non fu ne ca
sta , ne forte , ma debole, e impura . All'incontro Susan
na, che pose in non cale l'vmana gloria, e col diuino vin
se il mondano timore , non solo fu vmile , ma forte ,
casta . Fu oppresla Lucrezia con violenza da Tarqui-
nio figliuolo del Re , ed ella non tollerante dell' oltrag
gio vecise se slesta. La sua grand' anima ( parlo con la lin
gua dell'Antichità ) ricusando il consorzio delle proprie
membra, perch'erano, quantunque per altrui colpa,mac-
chiate , ne vscì disdegnosa, e vendicò con la propria mor
te il delitto di Tarquinio , non il proprio : si tenera della
castità fu Lucrezia , esclamano quegli Storici , ma folle
mente. Se amaua la castità , perche consentire all'adulte
ro? Consenti (dicono) per non parere adultcra,ciò,ch'cra
infallibile ad auuenirlc , se Tarquinio, come minacciaua,
l'vccidcua, quasi colta in adulterio con vn vii senio ? Ma
io interrogo . Che più si oppone alla castità, l'estere adul
tero , 0 parerlo ? Certamente più le si oppone l'esserlo >
per-
l S8 LIBRO' TERZO.
perche il parerlo non si oppone ad essa , se non in quanto
si oppone l'esserlo: adultera dunque fu Lucrezia, mentre
per non parere adultera commise l'adulterio . All'incon
tro Susanna , minacciandola coloro di farla credere adul
tera 3 c vccidere , come adultera , se non consentiua all'
adulterio j non solo consenti di parerlo , per non esserloj
sagrisicando alla castità , e la vita , e la fama di casta ; ma
consenti di apparir morta in pena dell'adulterio , mentre
elcggeua di morire , per non commetter l'adulterio.
5. Venghiamo alla fortezza . Affermano, che Lucre
zia fu forte j perche eleslè anzi morire , che soprauiuere
all'adulterio . Ma se Lucrezia era forte , perche temette
più la falsa infamia, che la vera colpa ? Più : impaziente
dell'oltraggio vecise se medesima . Forse , perche non_»
paresse di hauer commesso per elezzione l'adulterio , vol
le mostrare di hauerlo patito per violenza col morire.
Questa fu doppia debolezza in Lucrezia, consentìrctill'-
adulterio , per ischifare l'infamia di adultera , vccidere se
steflà per non soggiacere all' oltraggio patito dall' adulte
ro . Se è fortezza lo sprezzare la vita, quando è circon
data da beni , è infermità non poterla tollerare , quando
è afflitta da mali: ond'è massima di Tiranno crudele quel
la: Miserum veto.perire^ selicem tube : talché Lucrezia non
fu , ne forte, ne casta . All'incontro in Susanna fu pari al
la castità la fortezza,perche per amore della Castità si es
pose a due sommi mali, infamia, e morte . Ma per auuen-
tura preferirà taluno Lucrezia a Susanna , perche Susanna
consentì a tollerare la morte dalle mani altrui , Lucrezia
vecise se stessa : ma anzi ciò dimostra , non la fortezza di
Lucrezia , ma l'empietà : fingiamo , che fosse innocente:
non era meglio morire per colpa altrui, che per vizio pro
prio? Se Lucrezia fu innocente , mentre visse, dunque fu
rea nel morire , perche vecise l'innocente : e su tanto più
rea in morte, quanto fu più innocente in vita, perche tan
to è maggiore la maluagità dell'vccisore , quanto è mag
giore l'innocenza dell'vcciso . Non potrà mai dissoluersi
que-
CÀPO rNDECTMO. 159
questo nodo . Se fu innocente Lucrezia , perche si veci-
de ? Se rea , perche si loda ? Chi loda la sua morte , con
danna la sua vita > chi assolue la vita , condanna la sua
morte . Per verità dee condannarsi , e la sua vita , e la_.
sua morte : la morte , perche Lucrezia non fu vecisa dalla
publica autorità , ma dalla propria impazienza : la vita». ,
perche fu conseruata da elsa , quando era mestieri perder
la per mantenere la castità , e volle perderla , quando era
buono conseruarla , per tollerare con fortezza l'infamia .
Ma la vita di Susanna fu casta , fu innocente : la morte sa
ria stata gloriosa 5 perche l'haurcbbe patita dall'empietà
altrui , e non ad euitare la falsa infamia , ma la vera im
pudicizia .
4. Due furon le cagioni della diuersità fra Susanna, e
Lucrezia . La prima > perche Susanna fu vmilc , superba
Lucrezia . La seconda* perche Susanna temette Dio, Lu
crezia gli huomini : per queste due cagioni Susinna fu e
casta , e forte , Lucrezia e debole , e impura . Dimostro
la prima cagione della disuguaglianza fra Lucrezia, e Su
sanna . Lucrezia preferiua la castità al piacer carnale ,
perciò da principio non consenti all'adultero ; questi mi-
nacciolle la morte , ne pur si rendette , perche preseriu.i_i
la castità alla vita . In sine , perche non era vmile, ma su
perba, si rendette vinta alla minaccia dell'infamia, perche
riputaua minor male esser'adultera, che il parerlo: follia»,
simile a quella di colui,che scegliefie essere anzi arso egli
viuo, che arsa la sua imagine . La superbia le tolse di ca
po due coroncquella di casta,quella di sorre,essendo me
stieri non solo che la castità sia forte , ma che non sia su
perba , e sia altresì vmile la fortezza : ma Susanna., >
perche era casta, sprezzò il piacere j perch'era forte, non-»
pauentò la morte, perche era vmile non curò la falsa infa
mia, quindi mantenne la castità, esercitò la fortezza, vir
tù, delle quali sarebbe rimasta priua , s'era superba .
5. Procediamo alla seconda cagione di questa disu
guaglianza. Susanna temeua di lunga più Dio > che gli
huo-
i6o l I * Ë. O T È R-Z O .
huoraini . Odansi le sue parole : Angustiasunt mìhivndi*
que , nàmfi hoc egero , mors mibi est-,fi' autèm non egero-> non
effugiam manus vestras,sed melius est incidere in manus ve~
stras , quàm peccare in conspetlu Domini . Ciò detto : Ex-
clamauit voce magna Susanna. Solleuò ella l'occhiointcl-
lettuale al Cielo, contemplando présente il vero Dio
amatore de'casti ,appo cui sarcbbe gloriosa , s'era casttu>
infâme, s'era adultéra: quindi nulla curante la morte, c la
falsa infamia in paragoncdcllo spiacimento àìuino: Melius
est ( disse) incidere in manus vestras , quàm peccare : e per-
ciòcongiuntamcntcsu forte, nontemendola morte, vmi-
le, disprczzandoTinfamia, casta, non consentendo a gli
adulteri amadori . AU' incontro Lucrezia ail' vdirsi mi-
nacciare l'infamia non osò resistere , perche adoran-
do i saisi Dei non potè solleuare la mente al vero Dio
amator délia purità , c contemplandolo présente diro :
Melius est incidere in manus vestras , quàm pecsare in con-
speclu Domini : nulFaltro gli occorse alla memoria , chc '1
Tribunale del Popolo Romano, che il Senato, che i Con-
sangirinei , da'quali sarebbe stimata adultéra , se ricusaua
di esserloj e però cupida dell' vmana Iode , timorosa dell'-
vmana infamia , elesse l'esser più tosto veramente adulte-
ra nel Tribunale de' suoi Dei , che l'essere falsamente ri-
putata adultéra nel Tribunale degl' huomini . Che se per
auuentura contemplò présente il suo Gioue , la sua Vénè
re , il suo Marte , non temette , per Padulterio diuenir o
rea, o infâme appresso que'Dei , che adoraua , famosi per
gli adulterij : onde più temette la falsa infamia appresso i
rigidi Scnatori , il gelofo Conforte , e le caste Matrone
dclla sua patria , che l'essere punita per il vero adulterio
da vn Gioue libidinoso , da vna Venere , da vn Marte , e
dall'altra vil plèbe délie impudiche Deità,che Roma ado
raua . Da tutto ciò si conchiude per euidenza , che'l solo
timoré del verace Dio, di cui ci è maestra la legge Euan-
gelica , non il timoré degli huomini , o de'falsi Dei , ci fa
Santi : e però Timw Dimini Sanùlus : stabile : Permanens
in
CAPO DUODECIMO. 161
in fieculumfault santa la legge Euangelica productrice
di vn tal timore .

CAPO DVODECIMO.

Si fauella dell'altezza delfine , à cuisono ordinati gli


huomini dalla legge Euangelica .

1. TL fine di ciascun saggio legislatore si è , render


X beati con le sue leggi i Sudditi , ordinandoli
ad vn fine ottimo , e perfettissimo : e quanto il legislatore
è più saggio , poflente , e migliore ; tanto e più sublime il
fine, e la beatitudine , a cui gli tiene ordinati : che se il
legiGatore è ottimo , sapientissimo , e potentissimo, qual'è
Iddio per confessione eziandio de'miscredenti , è forza ,
che '1 sine , a cui induce con le sue leggi la Republ ica ra
zionale , sia il migliore, che sappia diuisare il pensiero ,
Che tal sia il sine , a cui Cristo con la legge euangelica ha
ordinati tutti i mortali , il dimostrerò breuemente, pro-
uandolo prima circa la beatitudine de'nostri animi, ap
presso circa quella de'nostri corpi : in sine renderò aperto,
che ciò è stato proprio di Cristo,e della legge euangelica,
e non commune ad altro Legislatore, ad altra legge .
2. E' ordinato l'appetito intellettuale di qualunque
Creatura al possedimento del bene vniucrsale ; insegnan
doci l'esperienza , che in niun bene particolare ritroua^
quiete : è ordinato a poslèderlo con le sue più perfette
operazioni , e a possederlo per esse nella più perfetta ma-
niera.Quindi l'indirizzare la creatura intellettuale a que
sto sine è conueniente alla bontà, sapienza, e onnipotenza
del Cre atore. Il bene vniuersale non e altro, che lo stesso
Dio , eh' è la tesoreria contenente ciascun bene . Le più
perfette operazioni dell'animo nostro sono , l'intendere ,
c l'amare: la più perfetta maniera d'intendere è quella-,
che chiamano intuitiua , per cui si contempla la bellezza
deli'obbietto in se stesso, non per enimma, o per imagine,
X massi-
162 LIBRO TERZO.
massimamente se vna tal cognizione sia stabile , e perpe
tua . La più perfetta specie di amore è quella, che si chia
ma godimento , perche suppone la presenza dell'obbiet-
to amato. Or questo appunto è il sine, a cui Cristo per
la legge euangelica ha ordinata l'vmana Republica : Id
dio, ch'è il bene vniuersale , è sine di essa : la cognizione »
e l'amore , che sono le più perfette operazioni dell' huo-
mo , fon quelle , per cui Iddio si possiede dall' huomo :
Hœc est vita <eterna-> vi cognoscant te Deum verum : e sotto
la cognizione si comprende l' amore, che per necessità
sgorga da essa: la cognizione , per cui l'Euangclio ci pro
mette, che '1 possederemo nel Ciclo , è quella , che chia
mano intuitiua , per cui lo contempleremo facie ad fa-
eiem , non per spéculum , & iti enigmate-, . La visione sarà
perpetua , e però si chiama vita eterna . Sarà ad essa pro
porzionale l'amore , che presupposta la presenza dell'ob-
bietto vagheggiato in se stesso sarà altresì godimento .
Adunque il sine, a cui ci ha indirizzati Iddio per la legge
euangelica, quanto all'obbictta, quanto all'atto , e alla
maniera dell'atto , è il più perfetto ,. che possa diuifare il
pensiero .
3. Questo sine e altresì il più adattato all' intelletto-
vmano, e all'appetito , quantunque questi perla sua al
tezza non habbiano ali per raggiungerlo; per la sua gran
dezza non habbiano merito di acquistarlo , ond'è mestie
ri, che l'onnipotenza quasi ci prenda in braccio, e ci sol-
leui a meritarlo. Che sia il più adattato all'intelletto, e
all'appetito, il dimostro . Per quel modo, che la materia*
e potenza proporzionata a dar alloggio nel suo seno a_*
tutte le forme, cosi V intelletto est qu&dammodò omnia y
come parla Aristotile, cioè potenza abile a riceuere tutte
le forme intelligibili , cioè i simolacri di tutte le cose , la
cognizione di tutte le cose . Da questa vniuersale poten
za della materia prouicne, ch'ella non sia affatto paga di
veruna forma particolare, onde sia sempre in moto facen
do passaggio da vruia altra forma : per simil modo du
questa
cavò tí y 6 Jb n c i m o: te$
«juesta vniuersalità di potenza,ch'è nel nostro intelletto, e
neH'appctito,prouiene, che queste potenze sono in conti*
iiuo moto di vno in altro vero,di vno in altro buono . Se
fingessimo vna forma , che contenesse in sè in grado emi
nente tutte le forme,ciò,che taluno è di auuiso conuenire
alle forme celestina materia sarebbe perfetta , e contenta
nel congiungersi ad està. Per egual modo vnendosi l'intel
letto nostro ad vn vero contenente ciascun veroja volon
tà ad vn bene contenente ciascun bene,con vnione perfet
ta^ stabile , perfettamente l'huomo è pago , ne altro più
bramale bramare altro lice.Breuemente,rinteIletto e po
tenza a tutto l'intelligibile : Iddio è vn atto contenente
tutto l'intelligibile: quindi niun adattamento può fingersi
migliore di quello, che ha l'intelletto rispetto a Dio . Es
sendo dunque Iddio sapientissimo , potentissimo , e otti
mo , niente poteua essergli più diceuolc, che mentre ow-
niaper semetipsum operatus est , ordinare a questo imme
diato possedimento di sè tutte le creature intellettuali»
e le inferiori incapaci di questo fine altissimo ordinar
le ad essere agiutatrici alle creature intellettuali,per con
seguire vn tal fine . Questo è appunto il sine, a cui la leg
ge euangelica ordina la Republica vmana quanto a' no
stri animi .
4. Ora fauellando della beatitudine de'corpi : questa
consiste ncll'escludere dalle membra quattro difetti , per
cui riescono di grauame all'anima congiunta . Ciò sono,
la passibilità , e la mortalità, che recano all'anima vna
schiera di patimenti; la grossezza, per cui gli si rende ma-
lageuolc il mouimento; l'oscurità, ch'è contraria alla bel
lezza; l'impenetrabilità, per la quale il corpo non può su
perare gli ostacoli de'corpi oppostigli . La sua persezzio-
ne consiste nella perfetta soggezzione all'anima , di cui
è stromento , conciosiache la massima perfezzione degli
stromenti si c , vbbidire a gli artefici . Or tutte le per-
fezzioni opposte a gli antidetti difetti la Fede Cristiana
promette a'nostri corpi . L'immortalità, e l'impassibilità,
X 2 sur-
164- L í B R 0 TERZO.
t.adcbo.tj. surget inincorruptione ; l'agilità , e la penetrabilità , semi-
natur corpus animale-) surgetspirituale: la luce> la bellezza,
seminatur in ignobil'itate , surget in gloria . E queste doti
scaturiranno al corpo dalla beatitudine dell'anima. Dall'
esser questa fìlsa col vedere,ed amar immobilmente Iddio»
e però esente dal peccare, sgorgherà nel corpo l'immorta-
lità,el'impassibilità:dalla perfetta soggezzione dell'anima
a Dio prouerrà al medesimo la perfetta soggezziono
all'anima con l'agilità , e la spiritualità : dalla bellezza
dell'anima deiforme ridonderà la bellezza , e la luce alle
membra glorificate : per l'vnione con Dio l'anima si
trasformerà in qualche modo in diuina : per l'vnione con
lo spirito beato il corpo diuenterà in alcun modo spiri
tuale. Alla trasformazione dell'anima sarà proporzionale
quella del corpo secondo la sua capacità : Hac est rvita->
œterna-, %it cognoscant te Deum verum : questa e la beatitu
dine dell'anima : Et quem mi/îsti Iesum Christum , perche
l'vmanità del Redentore vagheggiata íàrà 1' obbietto
beatificante i Corpi : e perche in Cristo è vnita all'vma- .
nità ladiuinità, sarà egli l'obbietto adeguato della bea
titudine j perche secondo la diuinità renderà beata l'ani
ma, secondo l'vmanità beatificherà il corpo.
5. Or diuifi l'intelletto , se può , fine più sublime di
questo da statuire alla più nobil creatura , ch'è l'huomo>
più diceuole a costituirseli da vn artefice sapientissimo y
potentissimo, ottimo, qual'è Dio . Tragganiì atlanti tut
te le altre Sette. I Filosofi furon sì varij nel costituire il
fine a gli animi vmani , che le loro opinioni si annoucra-
no a centinaia da M. Varrone. Aristotile lo costituì nel
la cognizione imperfetta di Dio > Platone nella congiun
zione con l'idea : ma la maniera della contemplazione , e
della congiunzione fu ad essi ignota > e la diuisarono im
perfetta : gli Stoici confondendo il meritocol premio lo
costituirono nella virtù di vn sauio , quantunque ardeste
nel toro di Perillo ► Del risorgimento de'corpi i più non
fecero parola, Aristotile la negò 3 Pitagora 3 e Platone I2
CAPO DEClMOT ERZO. 165
poscronella trasmigrazione délie anime di vno in altro
corpo . I Pagani, o negarono l'immortalità degli animi,
o nulla scppero del loro stato dopò morte . Nel Talmud
de'Giudcifì colloca il fine degli huomini nella viltà de'
beni caduchi: da' Maccomettani si concède il risorgimen-
to de'corpi sì , ma all'anime riunite aile metnbra si pro
mette vna beatitudine brutale commune a buoij e ad altri
immondi animali .

CAPO DECIMOTERZO.

Quanto Jìa adatta la dottrina deiï Euangelio alfine d'uòsato


intorno alla beatitudine deWanima .

r. T" A dottrina speculariua dell' Euangelio reche-


1 i rà ampia materia al libro scguente . Qmí vo-
glio breuementeparlarc délia dottrina pratica > coníide-
rando nel Capo présente > quanto sieno acconci i mczzi ,
ch'ella preícriues a conseguirc la beatitudine dell'anima :
nel Capo scguente mostrerò vin pari attitudine ne' mez-
zi, ch'ella prescriue , per conseguirc la gloria del Corpo .
2. Sapientemente San Tommaso olserua > chc per cs-
scr la contemplazione délia verità il natural fine dell'
vmanavitaS tutti gli vffizij deil'vmana vita scruono per
ordinazione délia natura a' contemplatori délia verità:
Ad perfeclionem enim contemplationis ( son sue parole ) re- ?. Can. Gen.
quiritur incolumitas corporis , ad quam ordinantur artifi- c' 37*
cialia omnia-i quœ sunt necejjaria ad vitam: requiritur quies
à paffìonibus , ad quam peruenitur per virilités morales > &
prudentia , & quies ab exterìoribus pajfiombus , ad quam or-
dinattir totum regimen vita ciuilis ; così discorrc egli . Per
simil modo 5 perche la visionc beata , l'amore , il giubilo ,
che scaturiscono da esïa,costituiscono il sine délia vita so-
pranaturale5c diuinajtutti i prccettbtutte le virtù per ordi
nazione diuina son mezzi ordinati a vn tal sine . La Fede
è fonte del mcritOj per cui conseguiamo il sine . Per quel
modo,
166 LIBRO TERZO.
modo ì che dìscipulum (come parla Aristotile) oportet cre
dere al maestro, per acquistare la perfetta scienza; oportet
così credere a Dio, per giungere a possedere perfetta.»
scienza di Dio , che consiste nel veder Dio : Accedentem
ad Beton oportet credere , quod Deus est , remunerator est
(dice Paolo ) e ci viene intimato da Dio : nifi credideri-
tisi non intellìgetis . Come la virtù della Fede, ch'è fonda
mento, così la carità, ch'c fine della legge euangelica , ci
dispone a veder Dio , a goder di Dio : sì perche ella in
formando gli atti di tutte le virtù diuine , gli rende meri
tori/ della beatitudine , si perche col nodo amicheuole5
con cui ci vnisccci rende debita l'intima communicazio-
ne dc'beni , e specialmente degli arcani diuini , essendo
ciò proprio dell'amicizia : e'1 massimo arcano diuino e la
sua essenza, in cui contengon/ì tutti gli altri arcani: sì per
che l'amore ci rende abili a godere della felicità dell'
amato, il qual godimento è l'vltimo frutto del viuer bea
to : e sicome l'amore ci dispone alla visione , al godimen
to, così l'amor più perfetto ci diipone alla visione più per
fetta , al godimento più intenso . La speranza diipono
alla carità , inducendosi ciascuno di buon grado ad amar
la persona , da cui spera vn gran bene : la stessa speranza è
frutto della carità , perche ageuolmente si spera vn gran
bene dalla persona intensamente amata ; onde altresì la
speranza dispone a veder Dio , mentre dispone alia pros
sima abilità di veder Dio, cioè alia carità , e la carità per-
fezziona la speranza, di cui è madre, e figliuola .
3. Ora considerisi la mirabile economia de' precetti
euangelici, e delle sopranaturali virtù, che sono stromen-
ti della carità , e della fede , a conseguire il fine . La vi
sione beatificante fra tutte le operazioni possibili , è la
più astratta, non solo da tutti gli obbietti sensibili , ma da
5>.ce«/.c.5i. tutti gli enimmi creati, come dichiara Sant'Agostino nel
*' 3" 1 colloquio, ch'hebbe con la madre circa il regno del Cie
lo . La più acconcia disposizione a questa operazione si è
la purità del nostro a.nimo , per cui ci solleua sopra il sen
sibile;,
CAPO D EC I MOTERZO . 167
sibile, sopra il creato . Quindi i Filosofi fauellancTo ezian
dio della contemplazione naturale degli obbietti altissi
mi, affermarono, niente esserle di maggior ostacolo , che
la vita impura sema della fantasia, e del senso. Ora la
carità, o per sè stessa con istaccar l'animo vmano dal sen
sìbile , e dal creato , e con vnirlo a Dio fonte di purità >
lo rende puro, e però attissimo a vederlo ; o pure essa.,
per mezzo delle virtù sue ancelle dispone l'animo a quel
la sublime operazione . Consideriamolo nelle sette bea
titudini , le quali contengono il fiore de'precetti , de'con-
iìgli, delle virtù euangcliche, e tutte sono ordinate a con
seguir la perfezzionc della carità , la quale più prossima
mente ci dispone a veder Dio. Beatipauserei Jpiriticnolite
thesaurizare: perche le ricchezze (dice il Saluatorc) fono
spine : come le spine traendo a sè parte dell'alimento do
mito alla pianta la rendono sterile ; così le ricchezze^
traendo a sè l'amore debito a Dio, e alla virtù , ci rendo
no malageuole l'esercizio della carità , e delle virtù , che
ci dispongono a veder Dio: quindi lo spogliarcene ci
dispone a quella beata visione, e al beatifico amore : Bea
ti mitei: disate â me-) quia mitiisum : in patientia veftra pof~
Jìdebiùi animai veflrai (fon parole di Cristo) . La quiete
dell'animo, per cui cesia il tumulto delle interne passio
ni, dispone altresì all'altezza della contemplazione. Que
sta quiete si ottiene da'manfueti , i quali non fon turbati
dall'ira, dagli vmili, perche non riputandosi debita l'ono
ranza non fi contristano, perche non si reputano obbictto
del disprezzo per la priuazionc di essa . La patienza ci
libera dal perturbamento , che partoriscono i disastri : 1'
impaziente non è signore de'suoi affetti,ma è feruo di essi>
e però è anzi posseduto dall'animo proprio , che possedi
tore dell'animo proprio . Beati, quilugent-, perche il pian
to di penitenza distrugge le colpe , che sono gli ostacoli
fra Dio, e noi, e però ci dispone a congiungerci beata
mente con Dio con quella suprema operazione, la quale
sola absterga omnem lachrymam . Beati, qui esuriunt-, &sì
tiunt
I

} 168 LIBROTERZO.
tiunt iustitiam : per giustizia può intendersi , o Tincreata ■>
ch'è Dio,o la creata> ch'è la virtù . Or queslasete, e famé
proucngono dall'amar Dio , e la virtù j e però perfetta-
mcnte dispongono a conscguir Dio con vederlo, e la pie-
nezza délia virtù con amarlo . Beati m'sericordes^quoniam
ipfi misericordiam consequentur . La somma misericordia
è quella , ch'estingue qualunquc possibile miseria j il che
conuiene vnicamente alla vision beata : e V vfar miseri-
cordia con altrui 5 ci rende degni a riceuerla da Dio col
sommo eccesso . Beati mundo corde : Beati pacifici : que-
sta mondezza 3 equesta pace sono precipuo efsetto délia
caritàj che vnendoci a Dio ci rende puri , e conciliandoci
con Dio5 c col prossimo partoriscc in noi somma pace dis-
ponente aU'altiíTìma pace , alla purissima mondezza 5 ch'è
propriadichi vede Dio . Alla mondezza di cuore con-
corre il conseglio , che Cristo ci diè délia verginità; con-
corrono i precetti délia castità , i quali xiettano i nostri
cuori dagli alfetti immondi, e carnali : alla pace concorre
la mortisicazione délie paísioni, che ci è intimata altresì
dalla dottrina del VangeIo5Conciosiache il tumulto di esse
turba Tinteras pace . A questa mortisicazione fa mestie-
ri superaria guerra délie persecuzioni S perciò Iddio bea-
tisica coloro } i quali persecutionem patiuntur propter iu
stitiam.
4. La più adatta diíposizionc ad vna forma è quella 1
che i Filososi chiamano incboamentumforma , quaí'è per
cagion di esempio , il bozzo délia dipintura 5 e l'embrio-
ne delTanimale . Or l'osseruanza dclla legge euangelica
puòchiamarsi inchoamentum beatitudinis : la violazione
VeverjtRti. di eíTa inchoamentum miseria , corne discorre Sant'Agosti-
tnfine. no % Orain noi si perfezzionerà nella vita auuenire ciò j
che amammo nella présente: inchiamò Dio, giungeià
al sommo la perfezzione deiramore , di deíìderio si tras-
formerà in godimento j di merito in beatitudine : fi per
fezzionerà la cognizione , e di fede trasformerassi in vi-
íìone delTobbietto: si perfezzionerà la mondezza di cuo
re con
CAPÒ JbnCÏ MOTERZO. 169
re con Pimpeccabilità : lo stesso a proporzione vuole af
fermarsi delle altre virtù : all'incontro ne'cattiui > allor
ché giungerà alla sua ( siami lecito così chiamarla ) per-
fezzione,il vizio si trasformerà in miseria . Perciò a quel-
\'h che amarono-magii tenebrai quàm lucerti (le seguen
ti fon parole di Sant'Agostino ) dabuntur interiora tene
bra , harum quippe initium ejiprudentia carmi , &senjuum
corporeorum-, imbecillttai , & qui certaminibui delefìantur >
alienabuntur dpace: e a quelli, i quali Jitire->& esurire vo-
lunt-, ò" in libidinibui inardescere^ vt libentiùi edantt bibant,
& concumbant-i perche amant indigentiam , qua est initium
summorum dolorum , perficietur in ijs , quod amant , vt ibi
Jìnt-> vbi eii fit ploratui , &Jiridor dentium . Dal sin qui
detto si deduce per euidenza , che PoíTeruare i precetti
del Vangelo è vn continuo disporsi ad esser beati , il vio
larli a diuenir miseri . A questa sì eleuata dottrina circa
il fine delFhuomo , e circa i mezzi di ottenerlo , mettansi
a rincontro le dottrine de'Filosofi, i precetti di tutti i Le
gislatori, i consulti di qualsisia Areopago, o Senato , che
fu, ch'è, farà mai nel mondo, tutto è paglia , tutto e stra
me , e fieno , a paragone di esta : nessuna di queste leggi
impone mezzi atti a conseguir la mondezza di cuore: la
pace dell'animo , l'amore amieheuok verso a Dio . I più
rinomati Filosofi, i Legislatori Gentili, gli Eresiarchi ap
pena ne fan motto . Brcuemente : proporzionale alla de
bole^ incerta cognizione, che hanno intorno alfine dell'
huomo è la lor dottrina intorno a i mezzi .

CAPO DECIMOQVARTO.

Quanto accconciamente ci disponga la dottrina del Vangelo


alla beatitudine prornes]a a'nojlri corpi,

x* T A gloria de'corpi , come si è detto , consisto


1, f nella perfetta soggezz ione alle anime nella
somiglianza con le anime, per quel modo, che la beatitu
Y dine
170 LIBRO TERZO.
dine dell'anima consiste nella perfetta soggezzione !u
Dio) e nella somiglianza con Dio , che si conseguisce nel
,t fiJ, vederlo ; Similes ei erimus^ quoniam videbimus eum yjìcuti
est . Or sicomc l'economia della legge euangelica è or
dinata a preparare i nostri animi alla perfetta soggezzio
ne, e somiglianza con Dio : così è indirizzata a disporre i
nostri corpi alla piena soggezzione alle anime » e a quella,
spiritualità, per cui si assomigliano alle anime »
2. Dissi, che la disposizione alla beatitudine , e mise
ria dell'anima è in qualche modo principio di quella bea
titudine, di quella miseria; lo stesso auuiene a proporzio
ne nella disposizione alla gloria de' corpi» l{ corpo col
corrompersi ripugna all'anima , e quasi l'abbandona:. con
le passioni le si ribella , e le fa guerra » Da ciò è > che le
libidini, per cui si corrompe , lo dispongono alla miseria *
la purità , e la verginità , per cui si mantiene intatto , fon
disposizioni acconce alla sua gloria . Or la castità ci è
imposta dalla legge euangelica, consegliata la verginità .
La mortificazione è vna guerra giusta , che muoue lo. spi
rito al corpo , per renderselo vbbidiente : onde per essi
si dispone a quella perfetta soggezzione all'anima > in cui
consiste la sua gloria. Questa medesima virtù l'assomi
glia all'anima, rendendolo più astratto dalla materia 5 più.
fpirituale,più. puro: conciosiache la castità sottomette alla
ragione il talento , eie passioni animalesche.. A questa.
purità,e alla mortificazione de'nostri corpi, fono Ordinati
i precetti, i Consegli Euangelici , i Sagramenti , massima
mente l'Eucaristico , il quale da Zaccaria si chiama :. VU
num germìnans virgines ,
3. Si leggono altresì in Seneca e in PI utarco molti
precetti circa la temperanza rispetto a'eibi , e a gl'impuri
solazzi della carne: mail sine di questi precetti si è, man
tenere la sanità del corpo , e quella naturai quiete , cho
richiedesi alla Filosofia:, di verginità non si fa motto > ne di
temperanza afflittiua ordinata a render il corpo piena
mente soggetto all'anima. U maestro di questa perfetta
tempe-
CAPO DEC I MO gJ'ARTOi i7t
temperanza ordinata ad vn sine superiore al filosofico » c
della verginitàj come dissi > è il solo Vangelo . Da ciò è >
che la dottrina de' Filosofi circa i mezzi c imperfetta , si-
come proporzionata al fine imperfetto conosciuto da essi,
la dottrina di Cristo circa i mezzi è tanto più perfetta, che
la Filosofia, quanto è più sublime il fine, a cui sì fatti
mezzi sono ordinati .
4. Il Saluatore del mondo , sicome nel suo risorgi
mento fu la perfetta idea della gloria de' nostri corpi iru
tutte e quattro le doti gloriose : così nella sua vita è stato
perfetta idea della disposizione alla medesima gloria, e
però si dice , che : Si compatimur , & conglorificabimur ; e
che a misura del nostro patire sarà il nostro gioire ezian
dio ne' corpi . Il formarci questa idea costituisce princi
palmente quella necessità , di cui affermò il Redentore .
Oportuit Christ um pati-, & ita intrare m gloriar» suam , oue
fauellasi della gloria del suo corpo , perche l'anima di lui
fu sempre beata . Il Redentore per formarci questa idea 5
non solo si astenne da tutti i beni giocondi , ma altresì si
sottopose a tutti i mali terribili, alla passione, alla morte,
e morte di Croce . Di ciò non hebbe mestieri , per sotto
porre il suo corpo all'anima, a cui non fu giamai ribelle
ma a formar a noi l'idea di domare, i nostri corpi, e di ri
belli renderli ossequiosi a'nostri animi ,

CAPO DECIMOQVINTO.

Mirabil arte dell'Evangelio compendiar tutti i precetti in-*


quello di amor di Dio*

1. T\ Eatus (dice Sant'Agostino parlando con Dio)


J3 qui ama/ /f, & amicum in te , & inimicum pro-
pter te . Il precetto di amar Dio , il prossimo in Dio , il
nemico per Dio, sono tre fonti di temporale , e di eterna
beatitudine aperti dalla legge euangclica a'mortali. Nes
suna legge distinta da questa ( sotto està comprendo
r Y 2 la
17* LIBRO TERZO.
la legge Mosaica, e l'antico Testamento , ne'quali conte-
ncuasi in figura il Vangelo ) ha promulgate al mondo si
fatte leggi. Io pertanto a fondar con nuoue pruouc la_
verità della Fede Cristiana, e Cattolica , mi ristringerò a
ragionar di questi tre precetti , che per verità sono vru
solo , perche nell'amor verso Dio si contiene l'amor ver
so il prossimo 3 e questi due amori contengono l'amoro
verso il nemico : mi ristringerò dico a fauellare di questi
tre , sì perche il discorrere di tutte le dottrine del Vange
lo farebbe materia d'interi, e vasti volumi, sì perche il
precetto di amar Dio non solo esine della legge euangc-
lica, ma pienezza : Plemtudo legis est dileclio, perche con
tiene in virtù tutti i precetti del Vangelo, onde il discor
rere di esso sarà vn discorrere per cquiualenza di tutti.
Iddio sicome fecit i/erbum abbreuiatum nell' vnirsi all'
vmanità del Redentore , in cui quasi in epitome preziosa-
sono omnes thesauri , così fecit pr£ceptum abbreuìatum con
im porci di amarlo: Prœceptum , in quo sunt omnia prece
ssa . Nel Capo presente parlerò del comandamento- di
amar Dio: ne'segucnti dell'amor del proflìmo disteso an
che a'nemici. In sine dimostrerò , che sicome nella sola
Religion Cristiana si promulgano questi precetti ,. così
nella fola Cattolica fiorisce Fosseruanza di essi .
2. Hoc ejt mandatum mzgnum in lege : diliges Dami-
num Deum tuum . Primieramente in questo precetto si
palesa , il nostro Iddio essa* la stessa bontà , conciosiache
se fingiamo , che la bontà promulghi leggi , la prima fra
esse farebbe il precetto di amarla : quindi Aristotile , che
negò a Dio la possibilità dell'amicizia con noi , conside
rò bensì la diuina grandezza , ma non penetrò la natura
della bontà. Questo precetto altresì ci rende apesto >
che '1 nostro Dio ci ama , altrimenti non curerebbe il no
stro amore , il quale non potendo essergli grato, perche
ne habbia bisogno > solo gli è grato , perche ci ama . Di
mostra altresì , ch'egli ci ama intensamente , altrimenti
saria stato contento di concederci la licenza » o al più re-
_ \ card.
CAPO DÏCIMOgyiKTÔ. 173
Carri consiglio di amarlo: ma oltre ciò ci obbliga ad
amarlo , che vuol dire ci minaccia eterna pena , se ricu
siamo di amarlo : Quis egosum Domine) %>t amari te iubeas t.c«tf.c.j.
à me, (dice Sant'Agostino) &nijtidfaciam->minerisin-
gentes miseria* ì Ci minacciala sua nimicizia, e ci diuicn
nemico , se ricusiamo di amarlo : siche nello stesio diue-
nirci nemico si scuopre la grandezza del suo amore .
Questo è tanto, chela sola grandezza di quell'amore,
per cui c'impone, che l'amiamo , è l'vnica cagione dell'
odiarci , odiandoci , percheron vbbidiamo al precetto
imposto di amarlo : qui non diligit me , manet in morte , ci
ha intimato . E' tanta la bontà del suo amore , che s'egli
sotto pena di morte ce l'hauesse vietato , douremmo anzi
morire , che non amarlo : e noi forsennati hauendoci egli
sotto pena di eterna moite obbligati ad amarlo ; eleggia
mo anzi la morte eterna , la somma miseria , che amarlo .
Nessuno fra gli antichi Filosofi ha espresso ne' suoi libri
questo ammirabile precetto ; nessun terreno Legislatore
l'ha impresso nell'Antichità : nessuna folle deità ha mo
strato cura di esser amata da' suoi adoratori. I demo-
nij venerati dalla Gentilità fra molti precetti rei hanno
posti alcuni non rei , e per velare la malizia hanno impo
sto qualche azzione virtuosa, benché macchiata da molti
vizi; portasse della virtù la sola apparenza , la fola ombra-
ma dell'amore verso la Diuinità non hanno mai dato ne
pur leggier cenno , sì perche la virtù della carità non può
ageuolmente falsarsi,come le altre virtù,sì perche i demo
ni; odiauano con tanta rabbia il vero Dio , che dell'amo
re verso lui spiaceua loro la stessa ombra, la stessa pittura,
per quel modo che quegli , il qual odia intensamente al
trui, suol dire, noi vorrei veder ne pur dipinto.
3. I moderni Eretici non potendo negare, che Dio
ci habbia imposto precetto di amarlo, noi curano , ma
antipongono alla carità la Fede , affermando , che quel
la ci rende giusti . Il vero però è , che la giustificazione è
pregio della carità; Remittuvtur ci peccata multa, quoniam
dils-
174 LIBRO TERZO,
Jilexit multum , disse Cristo della Maddalena , non disse
quia credidit . Iddio è la stessa purità, quindi l'amarlo ci
rende puri , perche ci fa moralmente vna cosa slessa con
l'essenza della purità . Non solo ci fa puri5 e belli , ma ci
trasforma d'impuri in puri , di laidi in formosi : ciò ranto
più , quanto è più intenso l'amore , perche più ci vniscc
col sommo bello, ch'c Dio . Chi l'ama è casto, chi l'ama
più intensamente è vergine , perche più intimamente iì
vnisce seco: fi amauero->cafta sum ( diceua Agnese di Cri
sto ) , fi tetigero-tvirgosum. Tutto in opposto gli amori ne'
falsi Dei , e veri demoni) finti dalla Gentilità , e suggeriti
da'medesimi demonij a'iasciui Poeti , i quali erano iloro
Profeti,rendeuano impure le persone amate: e oue l'amor
di-Cristo trasforma , per cosi parlare , le meretrici in ver
gini, così que' fauolosi amori trasformauano le vergini in
meretrici.L'amor di Cristo ha popolato di donne caste,di
donzelle vergini il Paradiso: quegli amori hanno trasfor
mato in vna stalla di giumente i cieli , gli hanno infama
ti con gli adulteri; con gli stupri .
4. Virtus ( dice Sant'Agostino ) non c altro , cho
ordoamoris, onde la (posa innamorata della virtù escla
mando ; Fulcite mefloribus-istipate memalis : tutte le chie-
deua in compendio condire; ordinate in me chantatem .
Or l'amore ordinatissimo è quello , che ha per obbietto
Dio , cioè il sommo amabile , la miniera di tutti i beni .
Quindi l'amor verso Dio, che si chiama, Dominus %>ir-
tutum , contiene in grado eminente tutte le virtù , e con_«
ciò non solo rende perfettamente l'huomo virtuoso , ma
lo trasforma di federato in santo : qualis amor ( dice di
esso Sant'Agostino ) , quipulchrumfacit amantem . Nes
suna creatura amata rende bello l'amante : ciò conuiene
a Dio solo, perche non solo e bello, ma la slessa bellezza:
l'amor verso le creature diuide l'anima, e per così dire, la
dissipa in varij obbietti, secondo la moltipJicità dello
idem iiag. cieature amate : quindi l'anima da tali amori riman fcri-
muit. m loc. tajinfermaj diuisa: di£ìpatur> cum à Deo in multa guanescit .
Con
CAPO D EC I MO J N T 0. 175
Con amar Dio diuien fana, perche si vniscono i suoi amo-
ri in vn solo obbietto contenente il buono , e '1 bello di
tutto : Et reformantur-, & constringunturstuxa eius ( dice
il Santo ) , e per la stessa cagione l'amor délie créature la
rende misera , la diuide , la lacera ; onde confiijsa est , o
infelice perche può. togliersi ad esta Tobbietto amato,
Ó essa ail1 amato : Aut Jubtrahetur illa , aut subtraheris
tu;aut amator-i aut quod amaturpérit: ( ion parole del me-
desimo Agostino) . Tutto in opposto nell'amar Dio si vni
scono tutti i puri afserti , corne le linee rette nel centro :
non può sottraríì a noi Dio amato , perche è per eíscnza
òttimo, niuno può sottrarre noi a Dio , perche è onnipo-
rente : onde il Saluatore diíse de'suoi Eletti : nemo rapitde
manu mea, .
5. Non solo l'amor verso Dio contiene in grado
éminente tutte Je virtù con qualche proporzionc alla_.
continenza délie créature in Dio , ma di più ciascuna vir
tù è vna participazione dcU'amor verso Dio , sicome cias
cuna creatura c vna participazione deU'esïerdiuino.Sant'
Agostino, Temperantia (dice) est amor integrumj'eprç- ^e(l,"°[tlui
bens et ,. quod amatur : Fortitudo est amor factlè tolérant
omnia propter id-, quod amatur : Iustitia est amorsoli ama
toseruiens:\z. steíïh Iustitia est ( dice il Santo ) , quœsua—,
çuique tributt , qua igitur iustitia est huminis , qui bominem
Deo verò tollit .f Lo steíso vale délia Rcligione: Iddio c
bontà, e però quis cultus eius, nifí amor eius .1 Argomenta
Sant'Agostino : Prudentsa est amor eus , à quo adiuuatur de c,u,u
ab eis-, quibus impeditursagaciterseligens . E appresso con-
chiude: Si Deus estsummum bonum , quoniam summum bo- ^s\\l'
num appetere , est benè viuere ; siegue che bene viuere nuli'
altro sia,che amar Dio » La ragione più alta di questa ve
nta siè> perche il benèviuere -, corne parla il medeíïmo
Santo, consiste ncl conformarsi Incommutabilibus regulit , £'^^^1
qu& ml aliudì quam Deus sunt : e aggiunge in earum amo-
re continerì arnnes z/irtutes. e conchiude: Homines fieri pru
dentes , fortes j aptando animum illis incommutabilibus re-
gults ::
i76 LÏBRorBRZÓ.
gulìs: e ne'líbri délia Trinità afferma : Quoddam daribo*
num (cioè Dio) » cui fi creatura seper amorem aptetur-y fit
bona-, cum illud appétit ;fit poslea beata-, cum acquirit 5 à quo
fise auertit,fit non bona } &fiperseclè auertìt , fit misera : e
perche quella bontà riraane intera : conuertendo di nuouo
se ad ipsamfit bona,fit beata: così il corpo viue per l'vnio-
ne all'anima > viue vita perfetta per la perfetta vnione , e
íbggezzione all'anima : onde conchiude esscre obbietto
di marauiglia : Cum alia nun amantur-, nfi quia bona sunt*
non amare bonum ipsum-, quobonasunt. D'auancaggio la
principal virtù consiste in eíTcr costante nella stelïa virtù :
questa costanza altresì c contenuta neiramor verso Dio :
Non enim aliquis vincitur(dice Agostino)«//í" cum et ab ad-
uersario eripitur quod amat-, qui vero amat solum Deum-, il
lud amat-, quod eripi nonpotesl-, quod per hoc ipsum posfìdetur-t
quod amatur . Da ciò prouiene la costanza nell' amore»
e nella virtù : Quts nos separabit à ebaritate Chrijlì ( di-
ceua Paolo ) : non mors &c. ì sfídando tu ttc le créature»
toltone sè steflò, però non diííe , neque Paulus , perche a
lui solo era libero l'esercizio délia virtù . Per questa ra-
gione non su vera ( dice il Santo ) la fortezza de'Genti-
li, quia eam mundana cupiditas-, non Dei amor effecit .
6. E' stato altresì ammirabile l'artisizio tenuto da_-
Dio a renderci virtuosi per mezzo di questo precetto 5
perche a'validi motiui, che ci reca ad amarlo la sua ama-
bilità inuerso sè , ha congiunti i benefízij immenfí fattici
nel crearci , nel redimerci , l'ampia mercede promelTa a*
suoi amadori . II motiuo délia bontà diuina secondo sè »
la sua benefìcenza verso noi 5 la speranza délia mercede
promessa a noi costituiscono quel triplicato legame ; Fu-
niculum triplicem-,\\ qualc difficile rumpitur-,ç. ci lega in vin-
culis ebaritatis . Conhauer renduto, non pur ageuole *
ma quasi nécessita l'amarlo: eappreíso compendiati tutti
isuoiprccetti neU'amore ha cagionati tre effetti affatto
ammirabili . II principale è stato far sì , che oue al me-
rito si ricerca Tarduità délia virtù , e a proporzionc délia
ma la-
CAPO DECIMO.^TT NTO. Ì77
malageuolezzacresceua il merito, il precetto dell'amo
re , con iscemare la difficoltà accresca il merito . La ra
gione è aperta: la principal radice del merito è l'inten
zione della carità : questa ci rende ageuole l'opera vir
tuosa tanto più , quanto è più intenso l'amore , di cui è
proprio render dolci le stesse pene tollerate in grazia.,
dell'amato: crescendo dunque l'amore cresce il merito,
ceíîa, o scema in gran parte l'arduità dell'opera virtuosa .
In Adamo collocato nello stato dell'innocenza la facili
tà , che haueua a non peccare , non accresceua , corno
in noi 5 il suo merito 3 perche non solo procedeua dalia-
grandezza dell'amore , ma dalla temperie delle passio
ni, che soggiacendo all'huomo non faceuano guerra alla
virtù dell' huomo : ma il merito in singoiar modo cresce
in noi , perche rimanendo in se malageuole l'obbietto ,
ce '1 rende dolce la carità : e quanto più cresce l'amore >
tanto è minore la malageuolezza: e ciò non ostante tanto
è maggiore il merito . Il secondo effetto di questo pre
cetto è stato far sì, che noi con amar Dio sopra noi stessi ;
anzi con lasciar di amar noi per impiegare tutto il nostro
amore in Dio , assai più amiamo noi stessi , che se amassi
mo noi stessi . Voglio dichiarare questo mirabile antiteto
con le parole del grande Agostino : Nescio quo inex-Traa.\%%.in
plicabilt modo quisquisse ipsum S non Deum amat , non Jk__, Ioan'
amat : & quisquis Deum , non se ipsum amat , ipse se amat :
qui enim nonpotesl viuere de se-> morìtur vtique amando se :
non ergose amat->qui ne %riuat,se amat . Cùm vero Me diligi-
tur , de quo viuitur , nonse diligendo magis diligit , qui pro-
pterca nonse diligit-wt eum diligat->de quo viuit . Iddio solo
viue amando sè stesso , e tutto per amor di sè , perche in_i
lui è tutto il bene: la creatura è beata lasciando di amar
sè per amar Dio , perche tutto il suo bene è in Dio , non
in essa: quindi l'amor disc è principio del suo bisogno,
perche non troua il bene bramato in sè: l'amar Dio è
fonte delle sue ricchezze, perche le troua in Dio amato .
D'auantaggio, non solo perfettamente ama sè , chi lascia
Z di
178 LIBRO TERZO.
di amarsi per amar Dio, ma si ama quegli» che odia se
stesso per amor di lui , ossèruando il diuin precetto di
odiar l'anima propria in grazia di lui > perche qui amat
animantsuam perdei eam , & qui perdiderit per amor di
Cristo , imtenìet . Chi perde sè stesso per amar Dio troua
Iddio 5 e in esso contenente tutte le cose troua sè stesso:
e per egual ragione chi per amor di sè stesso lascia Dio >
perde Dio, e sè stesso . Si male amauerisjunc odisii ( dice
il medesimo Agostino ) fi bene oderis, tunc amasti . Mira
bile efficacia dell'amor nostro verso Dio è questa , non_>
solo renderci dolce l'odio di noi steisi > ma trasformarlo
nel più sino amor di noi stessi. Questo è stato il sommo ec
cesso della diuina bontà (dice Agostino) farci precetto dì
amarlo 5 perche per dilecJionem copulareJtbi voluit rationa-
lem creaturam> vt etsemper inbarendo-, ipjùm* quo perficien-
frhdtsuís. da-> & pqstea beatificanda erat? bonum ex ipso quodam modo
per affècJumsugeret > &de ipso per dejìdtrium biberet > & in
ipsoseper gaudiumposfiderei . In sine è sourana prerogati
va dell'esser diuino, che tutte le coiè ieruanoalla sua glo
ria, eziandio le osscsc, che gli fanno gli huomini, i demo-
nij » Di questo ha renduto partecipe la carità , perche,/
diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum; l'infermità,
la morte, i disastri, i peccati medesimi ; in somma tutte le
cose dalla Camera del Cielo sono costituite tributarie di
rileuati vantaggi a gli amatori di Dio* Chi dtuisò gia-
mai per possibile alchimia simile,che possa trasmutare,non
dirò il piombo in oro , il vetro in gemme» ma i maliia>
beni, gl'empi in fanti.
7. Presupposto il sin qui detto pongansi da vn Iato
tutte le dottrine, le leggi * í precetti di ben viuere, che^
diedero gli antichi Dei dagli oracoli , che fecero risuo
nare I Filosoff, gli Oratori dalle Caedrc, che intimarono
alle loro Republichei Legislatori de7 Regni, degl'Impe
ri; . Pongasi draItro Iato questo solo precetto : dilige•* Z?o-
?ninum Deumtuum , E considerinsi in esso gli artifici; con
tenuti a fauor della virtù > e das noi divisati nel Capo pre
sente»
CAPO Z> EC í MOgJ I N T 0 . 179
sente, le attitudini, che chiude in sè, i motiui, gli alletta
menti , per viuer beato nella vita presente : per disporci
alla perfetta beatitudine nella vita auuenire: e trouerassi ,
che tutte quelle leggi, e dottrine in paragone a questo,
non possono paragonarsi più, che le tenebre alla luce, 1*
ombra alla verità, il cadauere all'huomo . Quindi rende-
rassi per euidenza palese , che la sola legge euangelica , i
cui precetti si contengono per equiualenza in questo pre
cetto , e sono mezzi ordinati , come à lor sine , all'osser-
uanza di questo precetto , è inuenzione diuina : è leggo
degna di esser stata intimata a vna si degna creaturajqual'
è l'huomo da vn si buono, e sapiente Legislatore 3 qual*
c Dio.
CAPO DECIMOSESTO.

Si confermano le veritàstabilite dalla considerazione del fe


condo precetto : Diliges proximum tuum
sicut te ipsum ,

1. T A virtù connsisle nell'ordinamento dell'amo-


I i re, come ossèruai . Quattro sono gli obbiet
ti de'nostri amori : Iddio, noi stessi, il prossimo , le cose
inferiori a noi . Quindi , affinchè l'amore sia ordinato , è
mestieri amar Dio ex toso corde, ex tota mente , perche ira
Dio è tutto l'amabile per bellezza , tutto l'appetibile per
bontà . Sotto Dio dobbiamo amar noi stessi per la massi
ma vnitàjch'c l'identità di noi con noi . Quanto all'amar
noi stessi, noncihebbe mestiere di precetto , perche all'
amore di noi stessi ci spinge immutabilmente la natura.
Quanto al modo di amarci virtuosamente , quest'amore
si contiene nell'amor verso Dio, cui amando sopra noi,
anzi per amor di cui odiando noi slessi amiamo virtuosa
mente noi stessi, perche Dio è il sommo amabile, e in sè
stesso , e in rispetto a noi . Ad ordinare il nostro amoro
verso il prossimo si è aggiunto l'altro precetto simile al
primo, per cui ci è imposto di amarlo come noi stessi, cioè
Z 2 aman-
180 LIBRO TERZO.
amando ad esso que' beni , che ci obbliga la carità , e ci
consiglia la virtù ad amare a noi . Chi ama Iddio, sè stes
so, e il profilino con amore ordinato , è rettamente dispo
sto all'amore ordinato delle cose inferiori, c rispetto a_<
Dio , e rispetto al profilino , e a sè stesso : onde tiene iru
compendio la regola , e la misura di qualunque ordinato
amore. Pertanto dopò di hauer considerato il precetto,
diliges Dominum &c. ; procedo a considerare il precetto ,
diligesproximum tuumJìcut teipsum , e circa questo dimo
strerò lei rilcuantifiìme verità . Ciò sono, la conformità
di questo precetto all'intento della natura . Il promoui-
niento, con cui la legge cuangelica perfezziona questo
intendimento . Quanti beni prouengano dall' osseruanza
di questo precetto . Che l'osseruanza del medesimo è ac
concia disposizione alla perfetta beatitudine . Che 1' ha-
ucrcclo sì frequentemente , e in tante guise inculcato il
Saluator del mondo, è argomento del suo intenso amo-
re verso il genere vmano . Per fine > che l'osseruanza di
vn tal precetto gioua in singoiar modo a dimostrar la di-
uinità del Redentore, e per conseguenza alla conuersione
de' miscredenti .
2. Il fondamento dello scambievole amore fra gli
huomini è Pvnità, che hanno fra loro , e lo scambieuol
bisogno, che ha vn huomo dell'altro . Quindi l'hauer la
natura intesa fra nóivna somma vnità , l'hauerci dato vn:
vicendeuole bisogno , e argomento , ch'ella intese , che
pasïaísc fia noi intimo , e vicendeuole amore . Per amor
di questa vnità , oltre la similitudine in natura, tutti ci ha
propagati da vn solo, che fu Adamo , per vnirci col lega
me di vicendeuole fratellanza: ha voluto , chei mortali
iì propagassero per la carnale generazione > la quale è ra
dice dell'vnità della cagione con l'effetto > dc'genitori co'
figliuoli j dell'vnibne de'genitori tra loro stefli, del con
giungimento , che hanno fra loro i fratelli , come effetti
procedenti dalle medesirnecagioni , oltre altri vincoli di
consangulaità conseguenti â; questi . A distendere quest^
vnità
CAPO DECI MOSESTÓ: ISI
vnità fra più persone ha vietate le nozze fra* consangui
nei, e al congiungimento carnale fra essi ha posto ostaco
lo col freno della naturai verecondia . Ciò perche i con
sanguinei già congiunti col legame della parentela per
amarsi scambieuolmente non haueuan bisogno di questa
nuoua congiunzione: ond'era buono , che l'amore si sten
deste a gli stranieri per mezzo de'matrimonij . Ciò altre
sì ha ordinato , a por fine con questi nuoui legami alle
nemicizie . Ne contenta di ciò , l'indigenza , ch'è fra gli
huomini , è stata ordinata dalla natura a vnirli fra loro
col vincolo della società , per cui gli vni souuengono al
bisogno degli altri . Di più , affinchè quest'vnità si sten
desse a congiungere gli abitatori di remote Regioni, ha
vn Paese arricchito di vna merce, l'altro dell'altra , affin
chè tutti gli huomini haucsser commercio fra loro , a cui
ageuolare altresì ha formato mare , e fiumi per tragitto
delle merci . Il mondo nuouo per vnirlo all' antico 1' ha
arricchito di douiziofe miniere, che allettassero vn mon
do al commercio con l'altro . Oltre ciò ha fatto la distin
zione de'poueri, c dc'ricchi, facendo, che i Ricchi haues-
scro bisogno dell'opera de'poueri , e questi del contante
de'ricchi, per conciliare con l'vnione l'amore fra elfi.
Da ciò s'inferisce, che niuna legge è più conforme alla
ragion naturale, che l'euangelica , perche ninna più di
esià promoue la scambieuole vnità, il vicendcuole amo
re, come dimostreraflì da noi .
3. Primieramente, inculcandoci essa l'amor verso
Dio tutti ci vnisce in vn terzo , cioè in Dio , e perche V
vnità è principio dell'amore, perciò ha indotte varie spe
cie d'intima vnità fra gli huomini . Ha voluto, che a tutti
sia commune il fine sopranaturale : che tutti siamo abita
tori di vn Regno : Feafli nns Deo nq/lro Regmim : e a più
intimamente vnirci ci ha congiunti in vna Città : Tjlis
Ciues Sati&oritm . Ne solo ciò, ma ci ha vniti in vna casa:
Et domestici Dei , Più ancora : ha disposto , che siam fra
telli per la commune-adòzzione : Vos omnesfratres eftts
ç guin-
182 LIBRO TERZO.
e quindi eredi, e coeredi : Hœredes Dei-, coharedes Cbriftt,
Più ancora , ci ha costituiti membra di vn medesimo cor
po» di cui Capo è Cristo , e noi membra de membro . Tra
lascio altre maniere di congiunzione per l'vnità de' Sa
gramene, che ci santificano, della fede, che congiunge
le nostre menti, delFEuearistia, che in Cristo vnisce i no
stri corpi, di vno fleflò Capo inuisibile in Cielo Cristo,
e '1 suo Vicario Capo visibile in Terra . Ha istituita la-,
generazione spirituale col battesimo, il commercio con
Jacommunicazione de' Santi inuisibile, e con la visibile
de' Sagramenti fra noi , a cui ha indirizzato altresì il vi-
cendeuol bisogno in ciò, che spetta allo spirito . A que
sto fine altresì ha inteso , che la fede si propaghi ex audi-
tu : la qual maniera di propagazione trae somma vnità
eziandio fra que' di remota Nazione , perche la fede si è
propagata di Nazione in Nazione vsque ad terminos Or-
bis ferrarum . E' sì perfetta l'vnione da Cristo intesa fra'
suoijch'egli l'aiTomiglia alla perfetta vnità,cioè all'iden-
tità,che hanno fra loro le increate Persone ; Hi, quos de
diti mihi, 'volo Pater , -ut nobiscum vnumJtnt , Jicut ego , &
tu vnumsumus, vtJtnt consumati in vnum .
4. A dichiarare la più alta cagione di questo intento
diuino circa l'vnità , e scambieuole amore fra noi vuole
osseruarsi,che in Dio si vniscono tutte le perfezzioni per
l'vnità dell'essenza diuina . Nella creazione , come dall'
eternità diuina vscì il tempo , così dall'vnità diuina vscì
il numero: perche non potendo le creature imitare la_»
perfetta continenza di tutti i tempi nell'eternità , l' han
no participata colla successione de'tempi : così non po
tendo le creature posseder vietamente le diuine doti , le
partecipano diuise con la moltiplicazione del numero.
Or perche Iddio intende assomigliar à se tutte le forme
secondo la lor capacità , e ouuiare a que'difetti , i quali
prouengono dalla lor limitazione, sicome ha congiunte
fra loro le creature non dotate di ragione col legame di
quelle inclinazionj,che si chiamano innate; così per mez
zo di
CAPO &ECIMOSESTO. lis
20 di varie specie di vnità , e col precetto dell'amore , a
cui conuienefar communi le cose proprie , ha congiunte
fra loro le creature dotate d'intelletto ; affinchè l'identi
tà afTettuosa,rendendo in qualche modo commune a cias
cuno le doti di tutti gl'altri, supplisse al difetto dell'iden
tità reale di tante, e varie doti non possibili a medesitnarlì
con ciascuno .
5. Sono oltre numero i beni > di cui è fonte questo
scambieuole amore. Questo amore, quantunque lìa fra
noi imperfetto per nostra colpa, è fertile di tutti que*
beni , che ciascuno potrà da sè diuifare , senza che io
spenda parole a dcscriuerli . Che se vn tal precetto non-,
si violasse frequentemente da molti , qual felicità potreb
be fingersi eguale alla nostra "e Se tutti i ricchi sorsero mi
sericordiosi , pochi fra noi sarebbono i miserabili : a chi
mancherebbe il neceiTàrio , se tutti fossero liberali del
superfluo ? Non molte le liti , non più nemicizie , poche
le guerre, se ciascuno amasse proximumsuumJìcut se ip-
sum . I beni di tutti sarebbono- ad vn certo modo di cias
cuno , que' di ciascuno sarebbono communi a tutti . Id
dio dal suo lato con imporre questo precetto non solo ci
ha fatto ricchi de'beni propri; , ma in caso di necessità ci
ha assegnati i beni di ciascuno . Questa felicità de' mor
tali fu conosciuta da Platone in idea , ma fu sì infelice a
preferiuere i mezzi per ottenerla in quella Republica ,
ch'egli diuisò , chele riduceuasi allaprattica non saria_>
stata vna Uepublica di huomini , ma vna mandra di Bru
ti : per opposto fiorirebbe vna tal Republica in terra sol
tanto che si osseruasse il precetto diuino: diliges proxìmum
tuumjtcutte ipsum* inculcatoci sì strettamente da Cristo ,
che alla violazione di esso ha congiunta la sentenza fina
le, discedite à me maledissi : e all'osseruanza del medesimo
la contraria sentenza, few/f benedici.
6. Che la legge della carità verso Dio sia la più ac
concia ciiiposizione alla beatitudine , si è più addietro di
mostrato . Lo steste» conuieae alla carica vesso il prossi
mo.
IS4 LIBRO TERZO.
mo. Narra Platone vna fauolctta , di cui voglio valer-
piat. in sym. mi a semplice spiegazione . Afferma egli , che Vulcano
indou inando, che la più accesa brama di due intimi ami
ci sarebbe , che gli mettesse a struggere nella sua arden-
rissima fornace, insinché liquefacendosi, di due, se ne for
maste vni"olo;lo fece in grazia di tali amici.USaluator del
mondo per verità con quella preghiera , con cui chiedes
te al Padre , che i suoi eletti Jìnt consummati in vnum , ha
ottenuto, che Iddio gli ponga , per così parlare , a strug
gersi, a liquefarsi nella infinita fornace del beatifico amo
re , onde si verifichi : Tu in me, & ego in eis , %>tJìnt con
summati in unum : cioè a dire , che per opera di vn talo
amore Iddio farà omnia in omnibus , perche si trasforme
ranno tutti gli eletti in lui , e quindi essendo esso in tutti,
e medesimandoli affettuosamente seco, ciascuno sarà pro
porzionalmente nell'altro per affettuosa vnione, perche
ciascuno con la perfetta osseruanza del diuin comanda
mento amerà ciascuno Jìcut se ipsum: goderà altresì del
bene altrui , come del proprio , e quindi si accrescerà il
godimento di ciascuno secondo la copia de' compagni
del godimento . Di tanti riui si formerà in ciascuno vii*
mare, e moltiplicandosi altresì questo mare in que' , che
goderanno del godimento,e diretto, e riflesso di ciascuno,
lì sormeranno innumerabili mari di piacere in ciascuno.
Or a questa felicità qual più acconcia disposizione può
diuisarsi, che '1 dar principio alla medesima con P osser
uanza del precetto: diliges proximum tuumficut te ipsum /
Per opposto , sicome la trasgressione del precetto di amar
Dio, e Todio di Dio , così la trasgressione del precetto di
amar il profluvio, e per più forte ragione l'odio del prof-
lìmo è disposizione alla miseria sempiterna , perche gli
odij , le guerre , le liti procedenti da tale trasgressione fon
principio degli odij eterni , delle liti , e nenneizie altresì
eterne detip'rouati .
7. Questo comandamento dell'amore scambieuolo
ce l'ha il baluatose inculcato assai volte? massimamente
neir
CAPO &ECÎM0SE5T0. 185.
neli'estremo sermone délia cena , chefu quasi suo tcsta-
mentocsprimentcla sua vltima volontà: Hoc est prace-
ptum meum ( quasi suo pcr antonomasia ) , vt diligatis in-
uicem . Questo ha voluto > che sia la diuisa de'suoi Discc-
poli : In hoc cognoscent omnes, quod discipuli met estis . Pcr
vnirci con questo ha istituito l'ammirabilc Sagramento
Eucaristico : per imperrarci quest'amore ha indirizzata 1*
estrema preghiera al Padre . II diletro Discepolo niente
più c'inculca, che questo precctto : Filìoli diligite alteru-
trum. e fattagli interrogazione , perche il ripcteíse sì spes-
íb j rispose , quia prœceptum Domini est , &fifiat , sufficit .
In niunprecetto siscorgecon più limpida euidenza l'ar-
rîente amor di Cristo verso noi>pcrche quanrunquc gli sia
cosi grato il nostro a more > non Phauercbbe in grado > sc
non amaíïìmo il prolTìmo . Non accetta ne pure il culto
délia Religionc, se prima non ci riconciliamo col fratel-
lo : Si offers munus tuum ad aitare &c. , vade reconciliare
fratri tuo . E' si amante di ciascun di noi, che obbliga_>
con questo precetto qualunque altro ad amarci sotto pe-
na délia sua indignazione : c perche non poslìamo amarci
perfettamente se non in Dio , sicome ci obbliga ad amar
Dio a noi > così ci obbliga ad amarlo al prossimo , aman-
do ciascuno ficut se ipsum. Fingasi vn padre moribon-
do tenero de'suoi sigliuoli , quai maggior pegno porreb-
be lasciar loro del suo intenso amore, che questo coman-
damento : vt diligant inuicem : che dire a ciafcuno di esiì :
quod vni fecistis , mihifecijìis : che maledire i disamorati
deJ sratello , e intimar a ciascuno di essi : qui non diligit
manet in morte l Turto ciò ha fatto il Saluatore .
8. Per vltimo . Questo amore contienc valida pruo-
ua délia diuinità del Saluatore : In hoc cognoscent omnes , Uar- '7-
quod discipuli mei estis , fi dileclionem habueritis ( disto
cgli ) . E nel principio délia Chiesa si conuertiuano mol-
ti a Cristo , come narrano le Storie Ecclesiastiche , e ne
habbiamo l'esperienza nelle Cristianità , che si fondano
nel nuouo mondo , pcr iscorgere l'amore , che vicende-
; A a uol-
186 LIBRO TERZO.
uolmcnte si portano i Cristiani. Che se questo amoro
fosse perfetto) e commune a'Fedeli , appena ci haurebbe
nel mondo Setta nemica a Cristo. A più chiara intelli
genza di questa verità vuole considerarsi l'arte tenuta da
Dio nell'architettura del mondo naturale, sì vno, sì bel
lo, sì ordinato , che rende palese a qualunque non ottuso
sguardo la bellezza , e l'vnità del suo Architetto.. Indi
procederò a dimostrare l'arte proporzionale tenuta da_»
Cristo con questo precetto a formarsi vna, sì bella la sua
Chiesa, che manifesti la sua diuinità . Ci ha nelI'Vni-
uerso tre mondi , il puro intellettuale, che contiene gli
Angioli, il razionale, in cui sono gli huomini , de'qualiè
composta la Chiesa visibile , il naturale , in cui sono lo
creature inferiori, e soggette all'huomo. Fauellando
dell'angelico , e dell'inferiore , per cui poscia discendere
alla Chiesa ; ha Iddio impresso a tutte le creature due ap
petiti . Vno è l'amore innato verso lui , e la conseguente
brama d'imitarlo, il secondo conseguente a questo è l'in
nata brama di spargere la sua perfezzionc in altrui . Il
supremo fra gli Angioli riccue immediatamente la suau
luce da Dio. Quindi per forza d'innato amore vago d'
imitare la diuina bontà diffonde il suo lume all'Angelo
inferiore, da questo si propaga all'altro: e con ciò succes-
lìuamente diffondendosi rimane illustrata dal lume intel
lettuale della sapienza l'intera Natura Angelica. In ciò
si fonda Pvnione,C l'ordine, che hanno fra loro que' beati
spiriti. Di più; vna fra le celesti intelligenze vaga d'imitar
Dio , con muouer i Cieli concorre a quanto di buono , e
di bello si genera nel mondo inferiore, all'vnirà, alla bel
lezza , all'ordinamento di esib . L'ordine inferiore altresì
si mantiene florido, e bello con l'impreflìone di questi
due innati appetiti: brama di assomigliar la diuina bontà,
inclinazione a diffondere la propria perfezzione in altrui.
Da ciò è,che niuna forma inferiore ritiene per sè il super
fluo , ma lo tramanda ad altra forma più bisognosa . Lo
nuuolc grauidc di acqua la versano sopra la terra , questa
dopò
CAPO DE £ I M 0 5 ES T 0. i%j
dopò di essersene dissetata, e allattate le sue piante la tra
manda ad altre . Il mare trouandosi pieno di acque le dif
fonde soprala terra a formarne fonti, e fiumi , che altresì
diffondonsi per ogni lato a irrigare la faccia della terra .
Ora sicome Iddio Prœceptum posuity & nonprateribit , cioè
l'affetto j e amore innato verso la prima cagione , e inna
ta brama d'imitarla , e quindi l'inclinazione a communi-
care ad altrui il suo buono , il suo bello , eh' e quasi vna
naturale carità, onde si vniscono tutte le creature, ezian
dio non capaci di carità razionale; cosi per il doppio pre
cetto della carità razionale , con cui ci viene imposto di
amar Dio, e il prossimo per Dio , rende bella , vna , e or
dinata la sua Chiesa: la rende vna con Dio col primo pre
cetto , e vnendo le membra di essa fra sè , la rende vna_»
nelle sue membra col secondo precetto . La rende bella >
sì perche l'vnifce al sommo bello, sì perche la rende atta
al suo sine, nella quai attitudine consiste la bellezza ; sì
perche l'vnità contiene l'ordine , e seco costituisce il bel
ìo,* e sicome a conseruare quest'ordine, questo bello nella
natura , ha disposto , che vna forma non habbia da sè stes
sa ciò, che le fa mestieri al suo sine , ma che '1 riceua dalla
beneficenza dell'altra, affinchè ciascuna imiti la diuina
bontà nelPesscr liberale all'altra , e tutte fieno conneslè
fra loro col vicendeuole legame di naturale amistà, che
fondasi neli'eíîer vna liberale all'altra: per simil modo ha
dispostola Republica razionale in modo , che ad vn huo-
mo manchi il necessario , l'altro abondi del superfluo , af
finchè l'vno doni, l'altro riceua : e quindi sì fondi fra tut
te le razionali creature l'amistà , e la perfetta somiglianza
alla diuina bontà. \
9. Dal sin qui detto si coglie la conclusione propo
sta, che l'vnità, bellezza , ordine della Chiesa viene a di
mostrare la diuinità di Cristo con vna proporzionale at
titudine a quella» che ha l'vnità del mondo a dimostra
re la diuinità del suo autore. Se fingessimo più mondi
con Democrito , e ci foste noto vn solo di essi hauer Dio
Aa 2 per
m LIBRO TERZO.
per artefice, quello senza dubbio dourebbe credersi ia-
uoro di Dioiche fosse più vno,c nelle sue parti ordinato.il
mondo naturale è vn solo,ma i mondi morali,cioè le Set
te, sono molti (Timi : la sola Cristiana inculca .1* amoro
scambicuole, ed è tutta ordinata a far di tutti i Fedeli vno
in Dio per il precetto di amar Dìoì vno fra loro per il pre
cetto di amar il prossimo : essa dunque è il véro mondo
morale lauoro di Dio .

CAPO DECIMGSETTIMO.

Sistabiliscono le antidette verità con la confederazione del


precetto di amare i nemici .

i. PE tutti i Fedeli osseruassero il diuin comanda-


x3 mento : diligesproximum tuumfecut te ipsum >
non saria stato mestieri , che appresso si aggiungesse il ter
zo precetto: diligite inimicos vestros: ma perche dalla vio
lazione di quello si guasta il bello dell'vnità, e dell'ordi
ne nella Rcpublica Cristiana, e procedono le nemicizie
priuate con rouina delle famiglie , le guerre con scom
piglio dell'Vniuerso ; il Redentore per supplire al difetto
della violazione di quel precetto: diligesproximum tuum>
ha soggiunto l'altro : diligite inimicos vestros , per cui si
reca acconcia medicina a quegli sconci , che auuengono
dalla violazione dell'altro: diliges proximum tuum . Neil'
ordine superiore delle cose celesti non ci ha sconcio, ne
disoidinamcnto veruno, e con ciò quell'ordine dimostra
la sapienza dell'autore : nella Republica delle cose infe
riori non ci ha quei bello, che consiste nel conseruarsi in-
uiolato il lor'ordine, perche talora si guasta . Perciò Id
dio a rendersi palese nel gouerno delle cose inferiori ha
rinuenuto vn altro modo : ed è , far sì , che '1 difetto delF
ordine, chesiegue dall'operazione diyna forma s si com
pensi, si ristori , o con l'operazione dell'altra , o con nuo-
ua operazione della medesima forma . Nella Republica
CAP^O DECI MOSETTI MO. 189
celeste tutto è ordinamento di amore. Ciascuno ams_»
Dio sopra sè stesso , il prossimo come se stesso : non così
nella Chiesa militante , in cui per esser soggetta a pecca
re nascono le liti , e le guerre. Quindi la diuina sapien-
za,come notai,a porger acconcio a questo disordinamen
to, ha intimato il precetto: diligite inimicos .
2. Vn tale precetto non solo gioua a compensare i
difetti , che prouengono dalla violazione dell'altro pre
cetto : diliges proximum tuum : ma aggiunge vna nuoua ,
e ammirabile perfezzione alla carità cristiana . Che Iaj
fiamma raffreddi la materia disposta alla forma del fuo
co, e prossima all'agente, non è argomento di straordina
ria attiuità ; bensi il sarebbe , se si stendesse ad accendere
forme lontanissime , indisposte , anzi contrarie al fuoco ,
per figura la neue . In egual modo non è argomento di
somma attiuità Cristiana amare il prossimo disposto , c>
propinquo alla forma dell'amore, bensì l'amare il nemico
e remoto, e indisposto a riceuere vna tal forma .
3. Questa dilezzionc quanto si oppone alle propen
sioni della deprauata vmana natura , tanto è conformo
alla bontà di Dio , il quale Solemsuumfacit oririsuper bo-
tios, & malos . E perciò il Saluatore per allettarci a que
sto amore ci propone per motiuo l'aflòmigliarci al suo
Padre celeste . Se considerinsi i corpi celesti , partecipa
no di due mouimenti : vno è il mouimento proprio , ch'ò
conforme alla naturale inclinazione ; l'altro si appella il
moto del rapimento , per cui vn corpo celeste seguita l'
impressione del primo mobile, di cui tanto più parteci
pano i corpi superiori , quanto più sono al supremo , e si
mili per natura, e propinqui per sito: lo stesso auuienc nel
le creature razionali : oltre quel mouimento di affetti, a
cui le inclina la natura , eh' è l'amare il simile , il propin
quo Proximumsuum : per impressione della grazia , eh', è
vna natura supcriore , e per diuino precetto rinouato da
Cristo conia dottrina, auualorato con ^esempio, ageuo-
lato con la grazia , partecipano vn altro mouimento , per
i9o LIBRO TERZO,
cui si assomigliano alla prima cagione , la quale , cqmeJ
diísi, Solemsuumsacit oririsuper bonos , & malos , col cjual
mouimento di affetti tende l'huomo eziandio nel remo
to, nel contrario , cioè ama il nemico . Questo è il priui-
Icgio , che ha la Religion Cristiana sopra le altre Sette ,
proporzionale a quello , che godono i Cicli sopra la na
tura inferiore: come i Cieli han doppio moto» cioè il pro
prio , e quello , onde sono tratti dal primo mouente : ne
gli elementi si scorge vn solo mouimento, per cui i corpi
grani tendono al basso , i leggieri volano all' alto . Cosi
auuiene nell'ordine morale . Le Sette ree» Ebrei , Mori ,
Pagani seguono col moto de'loro affetti il solo naturale
istinto , amano il prossimo , odiano il contrario , e fra cfli
l'amor dc'nemici si ha in conto di miracolo . Ne'Cristia-
ni , oltre il mouimento della natura persezzionato dalla
grazia , per cui tendono nel simile , nel propinquo , dili-
gunt proximum suum -, ci ha vn altro mouimento impres
so loro da Dio per opera della grazia» per cui diligunt
inimico*suos . Da ciò si scorge, che come la Religione
Cristiana sopra le altre imita Dio, così è da Dio .
4. A maggior dimostrazione di ciò considerinsi lo
immense schiere de'beni,che prouengono, e de'mali, che
si schiuano, col conformarsi a questo diuino precetto : dì~
ligitc inimico* . Questo precetto rimouendo da' cuori gli
odi/ , che acciecano la ragione , conserua l'huomo ben_i
composto, e ordinato in sè stesso quanto alla prudenza
monastica . Togliendo le discordie , le quali souuertono
le case, e confondono, e turbano l'ordine del gouerno
domestico , mantiene le Famiglie secondo le regole dell'
economica . Con tagliar le radici delle guerre distruggi-
trici delle Città, e degl'Imperi) , e mantenendo gli animi
pacifici nella prattica del commercio ciuile , ierue mira
bilmente al sine della politica . Intrecciando insieme con
la-carità Cristiana la Gerarchia secolare, ed ecclesiastica ,
e distruggendo le fazzioni , che si accagionano dal reggi
mento misto di Democratico î Aristocratico» e Monar
chico,
CAPO DECIMOSETTIMO. 191
chico, ordina in terravn Regno quasi celeste, e ritratto
del celeste . Che se talora è mestieri valersi della milita
re in guerra giusta, questo precerto ritraendo i soldati
dalle rapine , e ritenendo le loro spade , che non corrano
senza ragione al sangue, e alle offese, conserua gli Eser
citi ordinati ,ficut choros Cajìrorum , e con l'ordinamento
gli rende inuitti . Vn precetto sì proprio della leggo
euangelica , sì fertile di bene , e stirpatore di tanti mali ,
il quale costituisce gli huomini somiglianti a Dio , chi al
tri poteua promulgarld,inrimarlo,ageuolarlo con l'esem
pio, con l'infusione delia grazia celestiale» fuorché il me
desimo Dio ?
5. Dirà taluno , il precetto di amar i nemici esser op
posto alla natura , che tende all'amor del simile , all'odio
del contrario.Ciò è falsorneH'huomo ci ha la naturai ch'c
il soggetto j ci ha altresì la forma , ch'c la nemicizia , per
quel modo, che nel fuoco ci ha la materia , e la forma del
fuocoj che ne caccia l'acqua non per odio, ma per amore
del soggctto,in cui vuol introdurre la forma propria: così
Cristo ci obbliga ad amare l'huomo, ch'ò il soggetto del
la nemicizia, ma non la nemicizia, anzi ci spinge ad odiar
questa per amor del soggettò . E questo amor del sogget
to è appunto quello, che '1 muta di nemico in amico, per
quel modo, che l'amor dell'acqua alla materia del fuoco
fa la trasmutazione del fuoco in acqua. E -per verità 1'
amore verso i nemici , che ardeua negli Apostoli , e ne'
Martiri , e negli Huomini Apostolici , ha conuertito il
mondo , trasformandolo di nemico in amico di Cristo , e
de'Cristiani . Quest'amore è quel seme, per cui la sagra
Sposa , la Chiesa Cattolica partorisce sempre mai nuoua
figliolanza a Cristo: e perche le Sette Eretiche sono pri-
ue di questo diuin seme, perciò sono sterili : e non fu mai ,
che gli Ebrei conuertissero i Gentili , perche gli. odiava
no , non solo quanto alla nemicizia , ma quanto alla per
sona . Da ciò si forma nuouo argomento a fauor della.»
Chiesa Cattolica . Iddio ha promessa la fecondità a quel
i92 LIBRO TERZO.
la Chiesa,che sarebbe vera sposa di Cristo, quella ad imi
tazione del suo sposo , fiposuerit per i nemici animami
suam-,videbit semen longduum . Or questo è priuilegio del
la sola Religion Cattolica , che per mezzo dell'amore de*
nemici gli trasmuta in amici : essa dunque sola è la sposa
di Cristo . Per mezzo dell'amore , cioè per opera dello
Spirito Santo su generato Cristo in seno a Maria:per ope
ra altresì dell'amore formatur Christus non solo in nobis ,
ma altresì ne'nostri nemici di qualsisia Setta .

CAPO VLTIMO.

Che l'ojfseruanza de1tre prenominati precetti non è pregio


commune alle Sette Eretiche , ma proprio
della Chiesa Cattolica Romana .

1. "T N hoc cognoscent omnes , quod d'tftipuli mei ejlis ,


fidileclionem habueritis ad inuicem (disse il Re
dentore in persona degli Apostoli a tutti i Cristiani ) .
Quest'amore scambieuole, che si distende eziandio a' ne
mici, o suppone, o chiude in sè l'amor verso Dio , in gra
zia di cui si ama il prossimo, il nemico . Da ciò è , cho
questi tre amori sono la diuisa de'veri discepoli di Cristo,
e della vera Chiesa . Pertanto io dopo di hauere ne'Capi
precedenti dimostrata la verità della Religion Cristia
na1 contro gì' Infedeli , dall'abbracciar essa sola la diui-
na istituzione , e inuenzione di questi tre comandamen
ti : a conuincer la verità della Fede Cattolica contro gli
Eretici , che consentono con noi nell'abbracciata come
cola diuina , prenderò a mostrare , che nella sola Chiesa
Cattolica è perfetto l'esercizio di tutti e tre questi amori,
di Dio,del prossimo,de'nemici, e perciò essi sola è la vera
Chiesa, giusta il diuin'Oracolo : In hoc cognoscent omnes ,
quod discipuli mei estis^fidileclionem habueritis , di Dio per
se stesso, del prossimo in Dio, del nemico per Dio .
2. Il più sino atto di amore j che possa esercitare la»,
crea-
CAPOVLTÎMO. 193
creatura verso Dio , è quello , per cui tollera > incontra >
abbraccia con. giubilo il sommo de' terribiIi,cioc vna mor
te egualmente obbrobriosa, e dolorosa . Di questi Eroi,
che chiamami Marciri, la Chiesa Cattolica ne conta mil-
lioni, come si è detto, ed essa sola eccede il numero di
tutti i Seudomartiri delle Sette Eretiche . Dopo la vitto
ria del mal terribile siegue la vittoria del ben giocondo »
di cui priuarsi in grazia dell'amato, è sommo atto di amo
re . Questo disprezzo del ben giocondo si scorge in gra
do eminente ne'Vergini . Di questi altresì ne conta mil-
iioni la Chiesa Romana, fra'quali moiri mantennero que
sto giglio illibato anche nel Talamo . E pur tutte le altre
Sette prese congiuntamente , o pochissimi Vergini han
no, o niuno . Che dirò di tanti Anacoreti , penircntissitni
Monaci , di tanti Apostolici Operai , che alla priuazione
del ben giocondo vnirono vna vita sì aspra fra la squal
lidezza della mortificazione , che '1 lor viuere tu simile a
vn continuo morire ? Più . E' grande argomento di amo
re l'intensa brama di contemplare l'amato , di conuersar
seco, e per trattar più intimamente con lui priuarsi del
compagneuole consorzio delle persone più congiunte, e
più amate ; dilettarsi delle sue imagini , scriuer di lui , fa-
ttellarae,lodarlo5amare9 e venerare i suoi più intimi, e più
cari, condolersi delle sue pene , delle sue offese , offerirsi
pronto a soffrir ogni male per impedirle , e giungere all'
eccesso di amar la morte o qualora ciò faccia mestieri a_>
più intimamente vnirsi seco . Or sono oltre numero nella
Chiesa Romana que'feruenti araadori di Dio,che di nuli'
altro fon vaghi, che di contemplare il Uello diuino, onde
per impiegar l'intera vita in questa a lor sì grata opcra-
zione,elcggono di viuere sequestrati dal mondo: per trat
tar strettamente con Dio si separano dalle persone più
care , e quasi vscendo da sè stessi si follcuano estatici itu
aria, per tirare seco i-corpi, ad vnirsi a quel caro oggetto,
a cui sono intimamente congiunti i lor animi . Questi
amando Dio incomparabilmente più di quanto amò mai ,
B b o sposa
I94 LIBROTERZO.
o sposa lo sposo , opadreilsigliuoloj o amico l'amicoy
o verun huomo sè steíïò , gli troua in soaui colloquij con
Dio>in doìcì lagriine j in amorosi sfìnimcnti il Sole , che
nafce » il Sole , che muore : e di qucsti sì ardenti amadori
la Chiefa Carrolica è fol quella , che ne può mostrare vn
numcro senza numéro . Chedirò délie imagini rappre-
Tcnrann le cose diuine, che da'Maccomettani,.da'Giudei>
dagli EretH deccstate , sono nella Chieía Cattolica il più
bello ornamento •> non pur dc'Tempij , ma délie case pri-
uate ? Infinité nel numero , ammirabili neireíquisitezza
del laiioro, pongono in lite la palma aile tauole di Fidia >
c di Apcllc . Può con verità afscrmarsi délia Chiesa Cat
tolica rispetto a Dio ciò j che colui aflfermò > auuengache
per iperbole, di colei :
Curasque fatigaty
Artificumjnque omni te qu<erit amore métallo
Ciò chediíïï dellc imagini , vale a proporzione circa i
Tempij dedicati a Dio5 per numero infîniti 5 per magnirT-
cenza superiori aile Reggie de'Monarchi, per lafrequen-
za sempre pieni a ricolmo di Popolo . Delle preci voca-
li >dcl sagrifîzio S ch'è l'atto supremo , con cui i morrali
onorano Dio , basti il dire , che sono sì frequenti nella.,
Chieíâ Cattolica î che corne altri oííèruò, in ciafcun ora
del giorno>e délia nortein qualche Regionedclla Tena
si cantano le lodi diuine, e inadempimcnto deJI'oracolo
Dauidico : Dies dieieru&at verbum , & nnx noéli indicaf
scientiam : e Laudis eius plena eft terra : e Laus eiussemper
in ore meo.Dì più in auucramento délia predizzione di Ma.
laçhia; offertur al nome dii"'no hojlia munda. Sono infîni
ti li scritti de'Cattolici a lodedi Dio , ad eccitare in sè ,
c in altrui il suo amore , a difïorider la sua Fede > a porger
pascolo alîa comcmplazione de'súoi misterij, massima-
mente délia passionc , e morte . Considcrisi vn sol' Ordi-
ne di San Domenico , o il Scrafìco , o di Sant'Ignazio , o
di altro Santo, e sostengo, che da ciafcun di eflì solo sono
impressipiù volumi a gloriadi Dio:che da tutte in/ìcmele
Secte
CAPO ULTIMO. 195
Sette aliene da noj.Quanto al culto, coti cui onoransi nel
la Chiesa Cattolica i Santi ; in niun' altra Setta si verifica
l'oracolo di Dauid : Nimis bonorati funi amici tui Deus :
perche l'amore verso Dio , che arde nc'petti de' Cattoli
ci 5 quasi vn mare si diffonde in tanti fiumi , e riui verso la
sua gran madre , verso i suoi eletti , e diletti. Chi potrà
ridire le lagrime di dolore mescolate di amore , che si
spargono per tutta la Chiesa Cattolica nel giorno, o nell'
annouale settimana, in cui si celebra la memoria della.,
morte del Saluatore, auuerandosi di essa fola la prediz-
zione di Zaccaria, che si farà planffus magnus fìcut irLJ
morte primogeniti J II dolore, che altri sente per le offese »
che si fanno a Dio da molti Empij, e Infedeli , è peruenu-
to a grado si sublime in molte Vergini , che si offeriuano
alle pene infernali, purché il diuin nome nell'Inferno non
fosse bestemmiato, nel mondo non fosse oltraggiato. Quel
cupio dijsolui y & effe cum Chrijìo , linguaggio incognito a
gli Eieiici-, è stato , ed è commune a moltissimi fra'Catto-
Jici,a'quali è, come parla Sant'Agostino, vita in patientia>
mors in desiderio . Fermato tutto ciò. Se Dio diligentes
se diligiti se all'amato communica i suoi arcani ; se la vera
sposa di Cristo è quella , che più intensamente l'ama , che
con dolcezza lo contempla in sè stesso , o nelle sue ima-
•gini,o ne'suoi dilettijo ne'Tempij;quella,chescriuedilui,
che meditatur inlege eius die , ac notte , che ferisce il cuo
re dello Sposo celeste,^/ in 'vnovrine coltisui; a qual altra
Chiesa può conuenire il nome di Sposa di Cristo, che alla
Cattolica Romana, a qual altra hauerà egli palesato i suoi
arcani misterij fuor che a questa ?
3. Dissi, che l'amor del prossimo è quasi vn riuo , che
sgorga dall'amore verso Dio , onde a proporzione dell'
amor verso Dio arde ne'nostri petti l'amore verso il pros
simo. Consideriamojcome ciò si verifichi nella Chiesa Cat
tolica. Qui sotto nome di Chiesa Cattolica si compren
de quella, che milita in terra, quella , che trionfa in Cie
lo, quella, che nelle fiamme purgatrici si affina, diiponen
z dosi
196 LIBRO TERZO.
dosi al trionfo, alla gloria . Fra queste tre ci ha vna am
mirabile vnità , e communicazione di bene : la militante
per mezzo delle preghiere , e del rendimento di grazie »
ha perpetuo commercio con la trionfante : questa per i
miracoli, che opera a prò della militante, per le preghie
re , con le quali le impetra le grazie da Dio , risponde a i
voti di quella, e al rendimento di grazie: la trionfante al
tresì è congiunta per amore > e per beneficenza con la_<
Chiesa, che purgata dourà regnar seco , ottenendole con
le preghiere, ora la mitigazione, ora la cessazione dello
pene : e questa a nulla più aspira con la brama , nulla più
chiede co'voti , che l'vnirsi a quella : la militante altresì
è sempre intesa co' suoi suffragi; a recar aiuto alla sorella,
e questa come diletta a Dio, ma incapace di meritare per
sè stessa nuoui gradi di gloria, e di sodisfare per le colpe ,
tutta riuolge le sue preghiere al prò dell'altra sorella , e
sono oltre numero i benefizi)) che da essa riceue la Chiesa
militante . Ma perche delle due Chiese inuisibili i Noua-
tori, o poco credono, o nulla, parliamo dell'amor verso il
prossimo,e deH'vnità,che palla sia le membra della Chie
si Cattolica, visibile, e militante .
4. In questa sono vaiti gl'intelletti con la commun
fede, perche tutti sono concordi a riconoscere nella Sede
Romana la regola del credere , e per conformarsi a que
sta regola eziandio le intere scuole fon pronte a ricre
dersi dalle sentenze insegnate , e difese : onde le scuoio
de'Cattolici fon congiunte nella stessa diuisione , Ciò ,
che dissi intorno alle sentenze , vale intorno alle leggi ,
perche ciascun Cattolico è pronto a sottomettersi allo
leggi de'Concilij , e della Chiesa Romana , e con ciò fra
tutti i Cattolici ci ha vnità , non solo d'intelletto, ma di
affetto , e non solo fra que' > che vi sono , ma altresì fra
que' , che furono , e saranno per l'identità della ragione
commune a tutti . Ciò non conuicne ad altre Sette , per
che niuna riconosce regola commune, e perciò quvt capi
ta , UtseptentU . E' somma la communicazione delle di
gnità
CAVO V L T I M O. 197
gnirà ecclesiastiche communi a tutti i Cattolici: ci ha ris
petto ad esfi vna patria communes cioè Roma , in cui tutti
poflòno aspirare a'sommi gradi, eziandio al supremo del
la Chiesa . Il debito , che hanno tutti gli Ecclesiastici di
conferire a' bisognosi, o in altre opere pie il superfluo
delle rendite de'loro benefizi;, congiungc i poueri co' fa
coltosi . E' massima l'vnità di tanti Ordini religiosi , in-i
cui si mantiene perfetta quella comunanza di beni >
che appena Platone seppe diuisare in idea. Da questa-,
vnità sono sì lontani gli Eretici , che detestano i voti mo
nastici , mettono a rubai beni della Chiesi, chiamano
Roma Babilonia di Europa , il Pontificato regno dell' An
ticristo . Si aggiunge a ciò l'vnità de' Stranienti ; dell*
Eucaristia, per cui tutti i Cattolici si accostano ad vna_i
mensa ; del foro penitenziale , per cui eziandio i Monar
chi si sottomettono non meno, che i Bifolchi , ad vn sem
plice Sacerdote. Che dirò dell' vnità del matrimonio,
che si mantiene inuiolabilc , eziandio qualora il diuorzio
promette temporale felicità a gl'Imperij per la successio
ne sperata da nuoue nozze , oue il diuorzio è frequente
fra gli Eretici, e continuo fra gl'Infedeli ì
5. Gli effetti di questa vnità a chi non sono palesi ?
E' immenso il contante, che ne'paesi Cattolici si diffonde
a prò de'bisognosi . Diasi vn'occhiata alla sola Roma .
In essa si scorgono ricchi Spedali per Infermi , Seminari;
per Giouani di varie Nazioni,Case per Orfani, per Neo
fiti , per Pellegrini , per Donne mal maritate , per Mere
trici pentite. Ci hanno Monisteri > Confraternite, sono
aíïegnate doti di Zitelle pouere , tante rendite applicate
a redimere Schiaui, a souuenire a'Carccrati , per missioni
alle Galee , a istruir gl'Idioti nelle foreste , per souueni-
mento a tutti i bisognosi . Breuernente: nella sola Roma
si spande più argento a salute , o temporale , o spirituale
del prossimo , che in molte vaste contrade dell'Oriento
Maccomettano , dello Scismatico , e dell'Eretico Setten
trione : e pur questo argento è assai minore di quello >
i93 LIBRO TERZO.
che si spende in tante Prouincie d' Italia , delle Galliei
delle Spagne , massimamente per la salute spirituale de*
Popoli delle due Indie, Occidentali» e Orientali . Trala
scio il zelo , con cui in tempo di pestilenza molti sagrisi-
cano le lor vite per assistere a' tocchi dal contagio} 1'
eroica carità , non di poche persone » ma d'interi Ordini
religiosi , che si sono obbligati per vojo a far la loro vita
negli Spedali per temporale , e spirituale aiuto degl' In
fermi; di altri , che si obbligano a nauigar in paesi barba
ri , e lasciar sè stessi in pegno a gl'Infedeli , per redimere
gli Schiaui . Ci hanno migliaia di huomini, che spoglia
no sè stessi per vestire i nudi , che dopò di hauer diffuso
tutto il loro patrimonio per souuenire a'poueri , o con le
fatiche delle lor mani , o con vmiliarsi a'ricchi , cercano
nuoua maniera di recar loro souuenimento . E se consi-
derinsi le interne brame di molte Vergini ,c noto , che a
sodisfare per i peccati altrui, dopò di essersi straziate con
volontarie penitcnze,hanno donato ad esse il frutto della
loro sodisfazionc , consentendo di arder esse nelle fiam
me purgatrici in lor vece . Non mancherebbono molti,
che ad imitazione di SanPaulino , se fosse loro permesso,
si venderebbono Schiaui , per comperare al prossimo la_>
libertà ; Traggansi qui tutti gli Eretici , tutti gli Scisma
tica e mettendo in vn fascio quanto operano a fauor del
prossimo , lo pongano in paragone della minor parte di
quanto, come ho sin qui narrato, operano i figliuoli della
Chiesa Romana.
<5, Dalla grandezza dell'amore verso Dio , e il pros
simo, ch'òsì feruoroso ne'Cattolici , prouiene altresì 1'
amore verso i nemici , affatto incognito a gl'Infedeli , e a
gli Eretici noto solo per nome. E' continuo a vederli
nelle nostre missioni il riconciliarsi le nimicizie inuetera-
te, non solo fra le persone , ma fra le famiglie , Le madri
dar pace a gli vecisori de'sigliuoli, non solo dilettissimi ,
ma vnici , e talora dar ricetto nelle proprie case a' mede-
lìmi vecisori, per difenderli dalle armi della Giustizia.
E' con-
CAPO V L T I M O. ic>9
E' continuo all'vdire delle íàgre Concioni correre ad ab
bracciarsi , e imprimersi in fronte il bacio di pace ezian
dio i mortalissimi nemici . A ristringere il molto in poco,
io qui non voglio far parola degli antichi Eroi della Chie
sa , fauellerò solo de'moderni , di cui ci fono più noti i
fatti. I maggiori nemici de'CattoIici sonostati nel seco
lo preterito, e nel presente i Gentili Giapponesi, i Pagani
del Canada. Il metter vn piè in que' Regni i sagri Ope
rai, era vn medesimo, che l'esser condotti a marcire nelle
carceri , e straziati con atroci carneficine . Or qui cias
cun faccia ragione,fe può fingersi odio maggiore di nemi-
cizia verso i Cattolici: e pure all'odio de'miscredenti ver
so i Cattolici è stato pari l'intenso amore di questi verso
i miscredenti . Sono stati oltre numero i Ministri Euangc-
lici Italiani, Francesi, Spagnuoli, Tedeschi , Inglesi , Por
toghesi, che per abissi di naufragi; fono iti in quelle in
cognite Regioni per l'amore dèlia salute eterna di sì bar
bari nemici , offerendosi pronti a tollerare , e tollerando
con giubilo carnisicine sì atroci,cheper poco dalla barba
rie vmana haurebbe potuto imparare nuoua maniera di
straziare i condannati lTnferno,fe quelle medesime inuen-
zioninon lehauesse imparate dall'Inferno la barbano
vmana . Io qui sfido tutti gli Eretici antichi, e moderni ,
e tutti gl'Infedeli: narrino essi ne' lor Sacerdoti , ne'loro
Ministri , ne'loro Bonzi vn esempio di carità verso a' ne
mici simile a'riferiti: e se per auucntura ne recheranno vn
solo , io opporrò a questo le centinaia di migliaia de' no
stri Operai . Ma non farà mai , che possino essi narrarlo :
nessun Bonzo è mai venuto dal Giappone a Roma a in
contrare la morte per amor della sua Setta, e di noi , che
hanno in conto di lor nemici. Nessuno fra' Protestanti
Luterani è ito al Giappone , al Canadà , per tirare con 1'
efficacia di vna vita , e predicazione Apostolica que' Bar
bari alla Fede Cristiana : fono bensì iti colà per amor
dell'oro, ma non delle anime : non hanno speso vna stilla
di sudore, non che di-sangue, per conuertire que' Bar
bari.
2CO L 1 S R 0 T P. R Z 0.
bari . Bensì per ritirar i Pagani dall'abbracciar la Fede
Cristiana applaudendo a' nostri strazij , per adulare que'
Principi hanno infamata la Fede Cristiana colle loro
maluagità, la Cattolica colle loro calunnie: e questi sono
i Successori degli Apostoli, de'Martiri, e noi per detto
loro siamo precursori dell'Anticristo . E non esclamerò} o
tempi, o costumi ?
7. Poco inseriore all'odio delle riferite Nazioni con
tro i Cattolici è stata la nemicizia , e l' odio de' Greci
Orientali contro i Latini , e contro i Romani Pontefici.
E' stato sì intenso quest'odio , che hanno più tosto voluto
perder la libertà , l'imperio , la Religione , viuere schiaui
de'Maccomettanij che mantenere con l'aiuto de' nostri la
libertà, l'Imperio» e la Fede . Co' loro tradimenti hanno
trucidati i nostri Eserciti iti colà per liberarli dal giogo
dc'Barbari . Ciò han fatto assai volte > infettando le vit-
touaglie con la calce , e negando a questi il passaggio per
le vie a tutti communi, e collegandoii più volte co' Mac-
comettani contro noi . Chi vide mai odio simile ne' Cri
stiani , voler anzi soggiacere al giogo degl'Infedeli , che
accettar la potenza j e la libertà per dono di altri Cristia
ni ? A quest'odio è stato pari l'amore de' Romani Ponte
fici , dc'Potentati Cattolici verso i Greci . Ciò si rende
aperto dalle tante spedizioni satte dagli Occidentali a_>
persuasione de'Romani Pontifici in Oriente , spendendo
in quelle guerre i sudori , il sangue , non pur i volgat i sol
dati, ma gli Eroi , i Cesari , i Monarchi . Ciò , che dissi
dell'amore de'Cattolici verso i Pagani , può applicarsi in
pari modo all'amore de'medesimi verso gli Eretici > e i
Maccomettfmi •

LIBRO
LIBRO IV-

C A P 0 u.» R I MO.

§uaï*rt*vogli* ttnersiarmgÍQnare de'pià prosondi mistt-


rjfi che e'insegna la Religion Criftisn* .

1. JftSjflÉÉÌ) NTRIAMO ora dal chiaro giorno


dell'euidcnza in vna caJigine ado-
rata di mistcrij altiflfîmi » ma pcr V
cccellenza délia lor luce oscurissi-
mi : Trinità > Incarnazione , Ordi-
nc sopranaturale deJla grazîa } Eu-
caristia5Sistema ammirabile dellVmana redcnzionc, sono
vcrità , quanto necessarie a sapcrsi > altreftanco malagc-
uoli a intcndersi dal fosco barlumc délia nostra imper-
fecra ragione . Quindi prendendo noi a ragionarne è fbr-
za imitare coloro 5 che fanno viaggio dalP Europa allo
Indie Orientali . Questi dopo di esserfi gouernati colle
stellc dcl nostro Seccentrionc , declinando al baíîo 5 doue
la costiera deirAffrica li conduce a circuire il Capo ,
giungono a quell'imaginario cerchio , e linea » che chia-
xnano equinozzialcj perche diuide il mondo in due mon-
di vguali, è forza > che '1 Piloto volti la faccia verso doue
ceneua le spaJJe, vedendoíî innanzi altro CieJo , alcre co-
stellazioni: e quindi dee prender nuoua rcgola, onde go-
uernare da lì innanzi la Naue . Non altrimenti noi nclP
entrarein questo mondo nuouo dell'ordine sopranatura
le, quasi vedendoci innanzi nuoui délit nuoui aftri; dob-
biam prendere nuoua regola de'nostri discorsi . Ne' libri
precedenri ci è staca quasi sempre maestra la Filososiíu
con l'euidenza:quì sara maestra la Fede, illustrandoci con
la sua medesima oscuiità , e la Filososia diuentcià disce-
pola dclla Fede. > •■■
2. Ma sarà discepola nobile ) onde pcr quel modo,
C c che
202 LIBRO J^V ARTO.
che gli scolàri perspicaci» dopo di hauer data credenza^
alle verità insegnate dal maestro » fidandosi della sua au
toritàri suo iàpere»non omettono d'imprimere vie più a
sè stessi, o di persuadere a gli altri le verità imparate, con
farci sopra varie osleruazioni di proprio ingegno » mo
strandone laconuenienza»la bellezza, trouando maniera
a dissoluere i nodi , che contra esse si formano ; così io , a
rendere più stabile la credenza de* prenominati misterij ,
intendo mostrare, che quantunque fieno superiori alla ra
gione» non solo non sono ad essa contrai ij, ma postane la
verità creduta per fede, quantunque non possibile a di-
mostrariì per ragione; si scorgono in essi cai fattezze, e ca
ratteri di verità > che l'intelletto gode di hauerli creduti ,
per modo che vnendo le ragioni» che gli dimostrano cre
dibili» e le conuenienze» che gli prouano veri » Ìjierimtn-
ra impossibilità di saggiamente dubitarne» quantunque la
ragione di crederli con inuitta fermezza ria Vipji dix.it
del venerato maestro r e tutte le altre connessioni » e pro
porzioni» che intendo proporre, fieno ordinate come per
corteggio alla fede, quasi ancelle a reina, e quasi guardia
armata , che tiene più da lungi i suoi auuersarij » cioè lo
perplessità, i dubbi; » le tentazióni» cheprouengonodak-
la sua oscurità., o . ...;_.«.'.•; \\ .*.«.;■'.:.
-:..> ■ ■ '■ :! . il ,Ì • r3.'" ) -i <>
- :».Lm»-.-.. CAPO SECOND O. i.. i'

Che non è contrario , ma conforme alla ragione > che la vera


fede insegni verità superiori ulla ragione •
.i->ii .; • a; : o'.n: i c / ' ;'i . :
U - «T A ritrosia de'Teisti > de* Maecometrani » e di
; 1 i altri a credere la Trinità:» e l'incarnazione»
esimili misterij » si fonda nel trascendere que* misterij V
vmana ragione: all'incontro le lor Sette ( esclamano essi )
nulla insegnare»che superi la naturai capacità .dell Vmana
ragione : da ciò inferiscono la verità -della lor Setta.
Stabilito ciò» negano fede a' nostri ixtiààifì perche gli
repu-
CAPO î£COAfôô; 20j
reputano , o impossibili, o sconuenéuoli > o prouario l'im
potenza a dissolucre i sofismi , che fàbbrica contro effi V
empietà , e l'ignoranza : ma io fon di auuiso, che quanto
alla superiorità de'nostri misterij ali'vmana ragione, il di
scorso degli auuersarij ritorcasi contro essi : ciò perche
non è contrario, ma conforme alla diritta ragione, che la
vera Religione insegni, e circa l'essere, e circa il modo di
operare diuino,verità superiori all'vmana ragione.
2. C insegna la ragione due verità . Vna è, che l'es
ser diuino è infinito , non possibile a comprendersi da vc-
run creato intelletto , massimamente dall'vmano , che fra
tutti non solo è l'infimo , ma di più è infoscato dall'igno
ranza in pena dell'antica colpa . La stcstà ragione dunque
c'insegna, hauerui in Dio arcane doti , cui essa non giun
ge a discuoprire , onde il crederle al magistero diuino è
conforme alla ragione . Se fingefluno , che i Bruti diui-
sassero fra loro, niente douersi credere intorno all'anima
vmana fuor di ciò , che ne discuoprc la fantasia , e '1 senr
so, farebbe questo vn discorso da'Broti : conciosiache es
fendo l'anima vmana superiore al senso , la ragion detta,
chel'eiserdi lei superi il conoscimento brutale: e cho
habbia molte doti , al cui conoscimento non giunge l'ot
tuso sguardo de'sensi. Per iìmil ragione nel filosofare di
Dio vuole trascendersi ciò , che le creature diuisano in
torno a lui » perche esse non rappresentano il bello diui
no, ma sono vn velo, che cuopre quel bello , e non giun
gono a palesarci circa Dio, saluo che vn poco più di nul
la trasparente da vn tal velo. Ciò che dissi dell'essere di
uino , vale altresì del modo di operare , che imita il
modo dell'estere . Laonde ragion chiede, che sì circa il
modo dell'eflère, come dell'operar diuino prediamo cose
trascendenti ila sfera della nostra ragione .
3. Siegue da ciò,che'l non insegnare i Teisti, iMac-
comettani, ed altri intorno all'essere , e all'operare di
Dio cosa, che sormonti la ragione, e l'insegnarlo la Fede
Cattolica è argomento di falsità ne'primi , di verità neila
■ . ; . Ce 2 secon-
204 LIBRO ARTO.
seconda . Traggansi due libri, vno di essi niente insegni ,
che superi la capacità de'bifolchi , l'altro contenga veri
tà superiori a tal capacità : qual de' due libri dourà cre
derli dettatura di Aristotilco di altro gran Filosofo? Cer
tamente il secondo . Ma la diuina sapienza supera con in
finito eccelso la capacità di qualsisia creato intelletto so
pra quello , che la sapienza di Aristotile eccede vn vii bi
folco. Facendosi dunque lite fra noi , se sia dettatura di
Dio il Talmud , l'Alcorano , ed altri simili libri , di cui
niun dogma, o l'Euangelio, di cui molti fon superiori all'
vmana capacità j ciascun saggio dourà decider la lite a so-
uor deli'Euangelio ;
4. Ci ha questa differenza fra la Cattolica Religio
ne , e le false Sette j che quella insegna mistcrij superiori
• alla ragione , ma non insegna cose contrarie alia ragio
ne . Tutte le false per opposto insegnano molte coso
contrarie alla ragione , benché taluna fra eslè niente inse
gni, che trascendala ragione. Questa differenza in amen-
due le sue parti proua la verità della Religion Cattolica ,
e la falsità delle altre Sette rconciosiache Iddio, eh' è 1'
autor di essa;come,perche è superiore alla ragione, e ncll'
essere , e nell'operare , molte cose insegna superiori alla-,
ragione; così, perche è autore della ragione, niente inse
gna, che sia contrario alla ragione : mirabile artifizio dì
Dio, affinchè qualche rea Setta non si gloriasse di hauer
dal suo lato la ragione , perche nulla insegna, che tra
scenda il suo lume , l'ha infamata , con permettere , che
insegni molte cose contrarie a quel lume: all' incontro,
perche l'insegnare verità superiori a questo lume non re
casse pregiudizio alla sua Religione, non ha consentito ,
che insegnasse cose contrarie ad essa . Maccomctto , a ca-
gion di esempio per adulare la superbia dell' vmano in
telletto, non l'obbliga a credere cose , che superino la sua
capacità ; ma il medesimo per adulare il deprauato appe
tito gli concede licenza opposta alla diritta ragione: all'
incontro Cristo per vmiliare la superbia delle nostre men
CAPO TERZO. «OS
ti , le ha obbligate a credere cose superiori alla lor capa
cità ; per sanare il nostro guasto appetito gli ha negato il
dolce gradcuole , ma nociuo , e l'ha obbligato a prender
talora medicine spiacenti, ma salubri .

CAPO TERZO.

Con qual'arte voglia vincersila ritrosia degl'Infedeli a


crederei misterij oscuri .

i. "TTNA tal ritrosia, come dissi, sondasi nel ripu-


V care impossibili que'mislerij , o in crederli
sconueneuolijO nell'impotenza di sciogliere gli argomen-
tijche l'ignoranza,e l'empierà fabbrica contro essi . Intor
no aH'impossibilità e dottrina di S. Tomaso > che i miste-
rij oscuri di nostra Fede non debbono prouarsi possibili, o
esistenti per opera di ragioni intrinscchevsandone a con-
uincere i miscredenti : altrimenti scorgendo essi da viti
lato , che sì fatte ragioni mai non peruengono a limpida
euidenza, dall'altro auuifandosi , che noi e' induciamo a
credere que'misterij per la forza di tali ragioni , ci scher
niranno , come semplici , o di non acuto intelletto . Per
tanto a vincere la loro ritrosia conuiene ridurre loro iii_.
mente, che il corto intelletto vmano non ha canna baste-
uole a misurare la sfera finita del possibile alla natura ,
non che l'infinita del possibile all'onnipotenza; ond'è
gran follìa prender per regola del possibile a Dio ciò che
può diuisare l'imperfetto discorso nostro , quasi l'vmana
scienza non giunga a terminarsi , fuorché nc'eonfini dell'
imponìbile . Vuole dunque prendersene per regola la di
urna Parola, e all'interrogazione , che ci sarà il nostro in-
tellctto-.quamodofiet iftudì Conuien rispondere con le pa
role dell'Angelo : Non erit impojstbile apud Deus» omne^,
•verhum . A' scolari di Pitagora per credere vna verità,
bastaua F Ipsedixit del Maestro: ma ciò era degno di bias-
010 , perche l'intelletto di Pitagora non era regola della
yeri-
2o6 LIBRO QUARTO.
verità, ma soggetto a fallire, bensì dee bastare a noi , per
dare ferma credenza ad vn articolo Ylpsedixit di Dio»
che non solo è regola della verità, ma la stessa verità .
2. A torre la malageuolczza , che ritrae molti da_»
credere questi misterij, perche gli reputano seonueneuoli
a Dio, due fono le arti a conuincerli: vna si è , mostrare i
che ne pure la misura del conueneuole , e del disconuc-
ncuole ad vn essere con infinito eccesso superiore al no
stro intelletto , dee prendersi da ciò > che pare alla nostra
mente , cui ad infoscare oltre la natia ignoranza si ag
giungono le passioni , in riguardo alle quali disse Aristo
tile , che qualis vnusquifque est-> talisfinis cividetur: onde
secondo la diuersa disposizione ora sembrale conuene
uole, ora disconueneuole la medesima cosa . Così all'oc
chio nostro la luce del Sole ora si confa , ora impasta ca
ligine. Sapientemente ferisse l'Apostolo , che quodJiuU
tum est Deisapientiùs est b ominibus . Ciò fu quanto dire,
esser piìi luminosa quella stessa caligine » che forma all'
occhio infermo il Sole , che la luce di vna picciola can
dela, la quale gli rende visibili gli obbietti: conciosiache
Poscurità della prima prouiene dalla grandezza,e la chia-
rezza della seconda dalla picciolezza del lume . Vmilia-
to perciò, e i enduro più docile l'intelletto , vuol proce
dersi alla seconda arte, a renderli ageuole la fede de
gli arcani misteri; . Ciò è rinuenirein essi varie maniere
di conuenienza . La principal radice di queste suol' esse
re il concetto della diuina Bontà: per esso a cagion di
esempio si dichiara la conuenienza intorno al misterio
della Trinità, il quale consiste nell'infinita comunicazio
ne diuina per entro a sèi e del misterio dell'Incarnazione,
Eucaristia , e simili articoli , che contengono vna comu
nicazione ineffabile dell'essere diuino suora di sè . Qui
farà buono il notare , che come alcuni obbietti eziandio
materiali fono inuisibili a molti per la grandezza? per fi
gura il Sole nel meriggio , altri per la picciolezza , come
il puntoicosì nella sfera intelligibile fono obbietti oscuri
11_
C A P 0 r E R Z O. 207
alla nostra mente la materia j c la quantità per l'imper-
fczzipnc , e quasi picciolezza del lor essere : altri per la_>
grandezza del medesimo estere, per figura le doti arca
ne , e i profondi consigli diuini . Quindi j come sarebbo
follia negare, che ci habbiano linee» e punti, perche l'oc
chio non peruiene a scorgerli} così è follìa il negare la
conueneuolezza della passioncjdella morte di Cristo,per-
che il nostro intelletto non peruiene a rauuisàrla .
3. Per fine a persuadere la credenza di molti mirte
ti;, contro cui combattono sofismi, che noi non sappiamo
dissoluere, si consideri, che alla certezza, anzi ne pur all'
cuidenza di vna sentenza , non è necessario , che tutte le
opposizioni contro di lei si dissoluano apertamente, ba
stando , che sieno aperte le pruoue della sua verità , o del
merito, che tiene aveller creduta vera: essendo noto, eh'
eziandio il mouiruento locale noto per l'eipcrienza del
senso fu impugnato da Zenone con sofismi sì importuni ,
che a fatica potè sbrigarsene il sublime intelletto di Ari
statile. Disposto in tal modo l'intelletto, farà buono,
procedere a recare qualche ragioneuole scioglimento a'
sofismi fabricati contro quel mistero, alla cui credenza
vogliono indursi gl'Infedeli . Vn tale scioglimentcquan-
tunque non euidente , e però non atto a dissipare affatto ,
varrà a disgombrare in parte la nebbia delle apparenti
contrarie ragioni .
4. Per vltimo,perche molti s'inducono a negar a Dio
qualche dote dallo scorgersene la ripugnanza nelle crea-
ture;notisi, che quanto al filosofare intorno a Dio non dee
procedersi per la via della parità , ma della disuguaglian
za fra esso, e le creature . La ragione è> perche la creatura
norvè simile a Dio , saluo che in poche dori , e gli è diflì-
mile in pregi infiniti: chiede dunque ragione , che proce
dasi a discorrerne fecondo la via della dissirnilitudine, eh'
è infinita, non secondo la via della somiglianza, ch'è im-
pierfetta pc sinica . Se intorno all'essere delle forme spiri-
cnati non vuole discorrersi secondo la parità delle mate
ria'.' riali
20S LIBRO gjr ARTO»
riali per la distanza finita , che hanno fra se > altrimenti
dourebbe affermarsi , che come le forme materiali , così
le spirituali non possono contenersi tutte in ciascuna par
te del luogo : ciò vale per più forte ragione in Dio ris
petto alle creature per l'infinita distanza di lui da esse .
Ciò , che dissi della regola del discorrere intorno all'esser
diuino, vale altresì del filosofare intorno al modo di ope
rare diuino , che si conforma all'essere . Fermata questa^
regola, dall'ignoranza di cui fon nati errori oltre numero
circale sentenze filosofiche > darò principio a ragionarci
de'quattro più alti , c oscuri misteri; di nostra Fede : Tri
nità, Incarnazione, Eucaristia > inalzamento dell'vmana_*
natura alla figliolanza adottiua diuina . Non potendo
questi misteri; prouarsi con dimostrazione diretta > ver
rò quasi a fermarli indirettamente» con mostrarli con
formi alle verità note, e promouenti le verità note per
lume di natura: non hauendoci, come discorre Aristotile »
più forte argomento della verità di vna dottrina, che l'es
ser tale, a cui le altre verità si confacciano, e da cui le al
tre verità si promouano , perche in somma auuiene nelle
sentenze, come nelle persone, che le buone non sogliono
hauer amicizia, se non con le buone .

CAPO QJ/ ARTO.

Per quai ragioni il misterio della Trinità ecceda la sfera dì


qualsifia treato intelletto, esembri al primo ajpet-
to imponìbile al nostro intelletto •

ï. HT^ R E sono le vie » per le quali dalle creature-»


JL fabbrichiamo, per così parlare, le ruote, per
solleuarci alla cognizione di Dio . Vna si chiama da San
Dionisio Via causalitatisy &similitudinis-, l'altra Remoti**
nis, la terza Excellcnti* . Per la via della somiglianza co
nosciamo in Dio quelle doti , per cui le creature gli si as
somigliano quasi effetti allalor cagione : perla seconda**
CAPO .^V A R T 0. 209
via, sapendo , che Dio è perfettissimo » nettiamo Iddio da
que* difetti , che scorgiamo ne'suoi effetti, togliendo, per
così parlare , dalle voci » che applichiamo ad esso , la pol-
ucre » che hanno contratta nel porsi al doflo delle crea-
turerper la terza via conoscendo Iddio esser perfettissimo»
gli applichiamo con infinito vantaggio le doti de' suoi
effetti .
z. Ora per niuna di queste vie possiamo giungere au
conoscere il misterio della Trinità . Non per la via » che
chiamasi causalitatis , &Jimìlitudinis , percioche il mede-
simarsi in vna natura tre persone e del suo infinito diuino
essere singolarissimo > e vnico pregio . Non l'assomiglia
no in questa dote i suoi effetti » perche non concorre ad
essi in quanto trino» ma solo in quanto vno, e le doti, che
trasfonde in essi» fono contenute nella sua natura, iru
quanto a nostro modo d'intendere la concepiamo in al
cun modo distinta dalle persone , onde non possiamo per
tal via rauuisar questo misterio : ne pure possiamo cono
scerlo per quella via, che chiamano remotionis , escluden
do da lui i difetti » conciosiache contenendo Dio tutte le
perfezzioni nell'essenza esclude per essa qualunque di-
fetto,quantunque non si concepisca come trino. Ne pure
possiamo conoscere vn tal misterio per la via dell'eccel
lenza i conciosiache è bensì euidente , contenersi in Dio
ciascun pregio possibile a diuisarsi dal nostro intelletto •
ma questo non può con euidenza diuisar per dote pofll-
bile l'vnità di vn essere indiuiduo congiunta alla molti-
^liciti de'posseditori di vn tal'esscre .
3. Ne solo ciò, ma questo misterio ha forte apparen
za d'impossibile al nostro corto intelletto , perche la sua
possibilità , e conseguentemente la sua esistenza si fonda.»
vincamente in quella infinita eminenza di bontà , per cui
l'essere diuino è distinto da qualunque forma creata .
Dall'essere infinita l'essenza diuina ne prouiene,che possa
medesimarsi con più persone, perfezzionando infinita
mente ciascuna di esse senza moltiplicarsi,senza diuidersi;
D d tir
210 L l S R 0 g_V A K T 0.
all'incontro V essenza creataj se interamente si communi-
ca ad vn supposto , persezzionandolo al par di se > e però
medesimandosi seco > rimane esausta con tale communi-
cazione, onde non può senza moltiplicarsi) medeiimarsi
per egual modo nell'altre persone . Da ciò e > che fon
dandosi vn tal misterio in que'pregij onde Dio distingue-
si da ciascuna forma creataj non apparisce possibile j ma si
rappresenta sotto aspetto d'impossibile al lume creato.
Siegue da ciò j che ne Trimcgisto , ne Platone » che cho
altri affermino , hebber ne pur leggicr sentore di questo
misterio: e qualora attribuirono a Dio qualche produ
zione interna non intesero affermare identità fra l'esien-
za del producirore, e del prodotto: e però dalla scuola di
Platone sono deriuati gli errori di Filone S degli Arriani ,
e de'Macedoniani . In quest'argomento leggasi il nostro
Cap. i. Pctauio nel primo libro della Trinità . Da tutto ciò con
chiudo, che quegli , il quale non troucrà ragioni di que
sto misterio nell'esser diuino, abassi gl'occhi a contempla
re la distanza > che hanno da Dio le creature , per cui co
nosce Dio j e consideri la sua natia rozzezza ■> e in questi
due obbietti trouerà la cagione, perche non la troui .

CAPO QJV I N T O.

Quanto fieno inutrso sè conueneuoìi , e proporzionate all'in


finita bontà dell'essere diuino quelle verità^ che
^insegna la Vede circa l'augusto mi
sterio della Trinità.

i. T A Fede Cattolica c'insegna î che ci habbiano


I i in Dio interne produzzioni : che questo
procedano per operazione intellettiua, e affettiua : che ci
sieno tre Persone: la prima productrice non prodotta > la
seconda producitrice5 e prodotta » la terza prodotta noru
producitricexhe l'essenza diuina sia vna, commune a tut
te e trek Persone : che la seconda fra esse sia Verbo,
Veri-
capo r n t o. 2u
Verità, Imagine sostanziale del suo principio, Idea, c pri
mo esemplare di tutto il possibile, Art , come la chiama..
Sant'Agostino , piena omnium rcttionum viuentium , atin- 6- de Trwit.
commutabilium: Figliuolo vnico, coererno , eguale al Pa- c' l0'

dre , da cui esce con parto virginale , e rimane in esso , c


con esso produce lo Spirito Santo : c'insegna, che questo
Spirito non è figliuolo , ma amore soilistente , eguale alle
due diuine Persone, amoroso legame di amendue , termi
no delle diuine produzzioni , e centro dell'infinita incli
nazione , che ha la natura diuina, a communicarsi per en
tro a sè stessa. Contro queste verità hanno combattuto,
c combattono le Sette più ree , Pagani , Giudei , Macco-
mettani, Teisti, Sabelliani,Arriani,Macedoniani , Scis
matici Orientali, contro i quali discorro cosi .
2. La fecondità interna non dee negarsi ad vn bene
infinito, quarèDio, quando il communicar se stesso è
proprietà di ciascun bene , come discorre San Dionisio : caP. 4. du
ed è la grandezza della communicazione in ciascun bene *«• ——*•
proporzionale alla grandezza del bene, onde siegue, che
ad vn bene infinito debbasi altresì vna infinita commu
nicazione di se medesimo. Debbasi , diranno , se fosso
possibile . A ciò si risponde , affermando , che in Dio la^
ragion del bene è altresì radice del possibile, onde vna
dote diuina non si dimostra buona , perch'è possibile , ma
possibile , perch'è buona . Verità conosciuta dal medesi
mo Aristotile, il quale, quantunque hauessc gli occhi ben
dati dal Gentilesimo, conobbe , che la bontà era la prima
radice di tuttp le doti diuine , e fra queste annoueratenc
varie.Conchiuse, che la ragione vnica di esse in Dio era la
bontà : H*c omnia, disse Aristotile, gli conuengono; quia
benese babet . Replicheranno , che gli argomenti contro
questa fertilità ibno irrepugnabili : ma oltre che nello
icuole si dimostra la fallacia di tali argomenti , e s'inse
gnano le vie a dissoluerli eziandio secondo le regole più
seuere della Dialettica ; oltre ciò, dico, si e da noi ouuia-
co a questa replica > considerando , che contro l'euidenza
D d 2 degli
212 LIBRO J^T A R T 0.
áegli obbietti più infimi , che sono la quantità , c '1 tem
po, combattono gagliardi sofismi, che non sappiamo dis-
solucrc, ne perciò l'intelletto iì rimane da prestar loro as
senso : quanto più douersi credere , che nell'altiiTìmo , e
arcaniflìmo essere diuino si contengano doti impenetra
bili al nostro sguardo, contro cui altresì si formino nodi*
cui a dissoluere debba ricorrersi alla celestial macchina-
delia Fede ?
3. Che lediuine produzioni fieno per operazioni
intellettuali,ed affettiue in Dio, è verità conforme ezian
dio a' principi) della Filosofia. Conobbe il medesimo
Aristotile , che Dio era per essenza intelletto , e volontà ,
anzi cognizione, e amore di se medesimo . Da ciò è, che
la sua communicazione voglia procedere dall' intelletto
per maniera di operazione intelligibile, e quindi che ge
neri entro a sè il Verbo , ch'è termino dell'azzionc intei-
lettuale : e altresì debba procedere dalla volontà , e per
maniera di amore soffistcnte, e prodotto , che si appella-.
Spirito Santo procedente dal Padre, e dal Verbo . Tutto
ciò con proporzione al procedimento del nostro Verbo
dalla mente, e dell'amore dalla volontà , e dalla cogni
zione prodotta , la qual'è prole, e Verbo della mente .
E qui è da csseruare , che come Iddio col suo intendere ,
e volere ha creato tutto ciò , eh' è suora di se ; così col
suo intendere , e amore ha prodotto tutto ciò, eh' è ser
enino delle produzzioni per entro a sè . Da ciò siegue ,
che in Dio fieno tre Persone : vna, che habbia ragione di
prima sonte delle diuine produzzioni: e perche il nume
ro comincia dall'vno, sia principio delle altre produzzio
ni, e però productrice , e non prodotta , che chiamiamo
Padre : la seconda sia procedente per la prima operazio
ne della natura intellettuale, ch'è cognizione, e Verbo;
e perche di effenza del Verbo è concorrere all'amore,
sia prodotta , e producitrice , prodotta dal Padre , e pi o-
<iucitrice dell'amore: e perche questo amore tende in ob-
bictto prcscnre,ed intimoa sè, cioè nel Padre, nei Verbo
ia sè
CAPO gjr I N T 0. us
in sè stesso 5 c nell'essenza commune al Padre > al Verbo ,
e a sèi vntaramore ha ragion di godimento per la sua
perfetta congiunzione con l'obbietro amato : e perche il
godimento perfetto è l'vltimo quasi rifiorimento di tut
to il bene , di tutto il bello , e quindi il centro di tutte le
inclinazioni; prouien da ciò j che nello Spirito Santo ter
mini, e per così parlare, si posi la diuina fecondità, onde ,
come al Padre si attribuisce la potenza , perch'è il primo
fonte di tutto l'esser diuino ; al Verbo la sapienza , perei/
è perfetto termino dell'operazione intellettuale diuina,-
così allo Spirito Santo iì appropria la bontà, perche in lui
perfettamente si termina quella infinita inclinazione a»,
dilfondersi per entro a se , ch'è propria del bene infinito .
4. Che l'essenza diuina sia commune per identità al
Padre, e al Verbo, e per conseguenza allo Spinto Santo ,
per essere l'amor prodotto di eguale perfezzionc al Ver
bo ; è verità àltislìma sì , ma di cui dopò che ce l'ha inse
gnata la Fede , ci reca qualche non irragioneuole indizio
anco l'induzzionc delle cosecreate,indizio atto ad ageuo.
larcene la fede. Ci mostra questa induzzione, che quanto
le forme producitrici fon più perfette, tanto è più intimo,
e intrinseco ad esse il parto loro : alle forme elementari »
che sono le infime , e affatto estrinseco il lor parto , per
figura, al fuoco producitore il fuoco prodotto. Nello
piante, che fon più nobili , il fiore , e '1 frutto si generano
dall'vmore interno » ma questo vmore prouiene ab es
trinseco , perche la radice lo trasse dal terreno . Il fiore ,
e '1 frutto rimangono qualche tempo vniti all'arbore , ma
in fine si disgiungono da essa : all'incontro il parto delle
potenze sensiriue, che fon più nobili, per cagion di esem
pio, rvdire, e'I sentire» non disgiungesi mai da esse : gli
atti de sensi interni » come più nobili 5 fono più intrinseci
alle lor potenze 5 che gli atti degli esterni •> perche questi
traggono orìgine dalla specie tramandata loro dagli ob
bietti esterni : quelli immediatamente procedono dalla
specie inuiata loro «U'sensi esterni congiunti: la vita dell'
iatri-
ai4 LIBRO QVARTO.
intelletto supera la sensitiua, e la vegetabile, perciò sono
più intimi all'intelletto i suoi atti, come spirituali, o
non prodotti dagli obbietti esterni , ma dal medesimo in
telletto : oltre che l'intelletto intende sè stestb , e l'atto
proprio , onde a lui solo può esser intrinseco , non pur i'
atto , ma l'obbietto dell'atto . In fine , perche l'intelletto
Angelico trascende l'vraano , il suo atto è più intrinseco
alla sua mente , che il nostro alla nostra , perche gli atti
nostri lun mestieri di qualche eccitamento esteriore del
la fantasia, e del senso ; gli Angelici prouengono da'simo-
lacri innati , senza che habbian mestieri di eccitatore^
esterno a formarli : ma perche l'intelletto Angelico cede
di perfezzione al diuino , perciò all'Angelico non è per
fettamente vnito il suo atto, perche non è vna còsa mede
sima seco, come a Dio , in cui l'intendere è lo stesso , che
Teffere . Pertanto se in Dio ci ha Verbo , e amore pro
dotto, come insegna la Fede, e conscguente alla stessa na
turale induzzionc , che ci habbia in Dio fra il produciro-
re , e '1 prodotto vnità tanto superiore all'vnità , che han
no con le creature i lor parti , quanto è superiore l'esser
diuino al creato . Questa vnità dunque dee essere la mas
sima fra le possibili, cioè l'identità dell'essenza .
?. Il Verbo , che noi produciamo conoscendo noi
stessi , è nostra imagine , perche procede da noi , e rappre
senta noi , ma non è figliuolo nostro , perche non e conso
stanziale a noi, anzi il nostro Verbo c accidente, e noi sia-
Ad coi»/, i. mo sostanza: il Verbo diuino » perche procede dal Padre»
jdtotèr. i. c far/presenta U Padre , è imagine del Padre : Imago in-
uisibtlis Dei : ma non solo procede da esso , e rappresenta
esso, ma riccue da esso la stessa sostanza di lui : Figura-,
AdH*br. i. foty***** eius '• e perciò è Figliuolo di Dio : Dominus di-
xit ad me-, Filius meus es tu: e perche è parto intellettuale
consustanziale a Dio, è altresì verità, sapienza , idea , per
cui omniafaclafuni . E' vnica imagine , vnico Verbo di
Dio, e vnico suo Figliuolo : in noi si moltiplicano le ima-
gini, o perche mancando l' vna si sostituisce l'altra, o per
che
CAPO s N T 0. 215
che l'vna supplisce a qualche difetto di rappresentazio
ne) ch'c nell'altra: per pari ragione le nostre parole si mol
tiplicano , perche sono transitorie , e l'vna succede all'al
tra , e niuna esprime perfettamente tutti i concetti della
mente nostra : ma l'imagine , e la parola interna di Dio
non soggiacciono a muramento; esprimono, quanto è , e
quanto intende Dio, perche fon Dio : quindi non si mol
tiplicano: e perche il Figliuolo di Dio è Verbo, e Imagi-
re di Dio 5 non moltiplicandosi quello , e questa , ne pur
fi moltiplica, ma è vnico il Figliuolo : il che altresì gli
conuiene in quanto perfettiifimojonde siegue, chesia vni
co obbietto di tutti gli amori paterni 5 cioè vnico Figli
uolo: VnigenituS) qui estinsinuPatris .
6. Questo Figliuolo è eterno. I nostri figliuoli noru
fono contemporanei a'ior Padri, perche questi non gene
rano, se non quando sono perfetti, cioè dopò molti anni ,
c generano per elezzione di volontà , non per necessità
di natura , la qual'elezzione nell'huomo richiede tempo :
ma Dio fu perfettissimo ab aterno : generò per necessità ,
c però sempre, onde il Figliuolo è sempiterno . E' altresì
eguale al Padre : in noi parimente la generazione aspira
a generare vn parto eguale al generante , ma non sempre
l'ottiene per l'infermità, oper debolezza del seme, o per
difetto della cagion passiua > ch'è la madre . Iddio , per-
ch'c dotato d'infinita virtù , ottiene quanto intende di
conseguire, e però e perfettissimo il suo parto . Non con
corre ad esso il seme, o altra cagion passiua, ma nel Padre
è la pienezza di tutto l'essere,e però non ci è,onde limitar
si la perfezzione del Figliuolo . Ne osta alla perfezzione
di questo il non poter' ester Padre , basta , che riceua i*
essenza paterna , in cui è tutta la perfezzione , per cui
il Padre è Padre , non Figliuolo ; il Figliuolo è figliuo
lo î e non Padre: Vniuerja plenitudo , & integrità* dei- *-deTrimt.
tatis est Pater ■> vt pater: Vniuersa plenitudo deitatis ejic"t'10'
Filius , vt jflius : perche come acutamente nota Sant*
Agostino : Singulafuni insingulis , omnia in fingulis ,
■ *- &Jtn-
ai<S LIBRO g^V ARTO.
& singula in omnibus ì & omnia in omnibus , & vnuttL*
omnia .
7. Esce il Verbo dal sen paterno co* produzione >
che dal Nazianzeno si chiama virginale . Alla produ
zione degli huomini , e degli animali concorre il doppio
sesso > perche vn solo non basta : perciò per natura sono
cose incompatibili paternità^ maternità) e verginità . In
Dio ci ha infinita virtù , onde il Figliuolo è generato dal
Padre con produzione virginale» perche lo genera senza
sintf. hem.ì. commercio di madre . Tu Pater ( dice Sincsio del diuin
Padre ) Tu Mater , In noi la mente non produce il Ver
bo per sè fola senza la specie » ch'è il seme > trassuso dall'
obbietro, quasi da padre in seno alla potenza , eh' è quasi
madre : ciò per Pimperfezzione della nostra mente ) cho
non contiene perfettamente il Verbo. Or come in noi si
vniscono la potenza , e l'obbietto al parto intenzionale ;
così per pari ragione è forza > che si vniscano il Padre , e
la Madre a produr il parto reale . Per opposta ragione in
Dio si congiungono l'opera di Padre , e di Madre , a pro
dur la feconda persona in quanto Figliuolo j si vniscono
gli vffizij di potenza , di specie , di obbietto , a produr lav
stessa persona in quanto Verbo . Questo virgineo parto
del Padre esce da esso per la distinzione , e rimane in seno
ad esso per l'eternale congiunzione .
8, Tre altre differenze ci hanno fra i figliuoli degli
huomini , e '1 Figliuolo di Dio : vna è , che la madre pri
ma concepisce il parto, e appresto dopò qualche tempo
lo partorisce : ciò perche nel concepirlo il parto è imper
fetto) ond'è mestieri , che lo perfezzioni , indi lo partori
sca ; ma Iddio non solo ab aterno concepì , ma ah aterm
partorì il Verbo: anzi fu lo stesso, concepirlo , e partorir-
frou.fi. lo: Nondumcrant abyjji ( dice la Sapienza di sè medesi
ma) & ego iam concepta tram : ma perche non si credes
se , che 'i Verbo conceputo ab «eterno , fosse partorito nel
tempo, subito aggiunge: ante omnes colles ego parturiebar :
c iò perche il parto diuino fu perfetto, onde conceputo
non
CAPO gjr 1 N'T'OZ zi?
non hebbe mestieri di esser prima perfezzionaro , e poi
partorito . La seconda differenza è , che '1 figliuolo in-»
noi nel partorirsi si separa dal sen materno : conciosiachc
essendo già perfetto , il più rimanerui sarebbe alla madre
di peso , al figliuolo di tormento . Di più il figliuolo c
nella madre , perche questa lo sostenta , ma la madre non
è nel figliuolo, perche questo non sostenta la madre . Per
opposto , rispetto a Dio il Figliuolo fu ab aterno , e sarà
sempre mai in seno al Padre : Verbum erat apud Deum .
Quandopraparabat Cçlns, aderam ; perciòche il Figliuolo
diuino non può hauere albergo più giocondo, che il seno
di vn Padre Dio» ne questo cosi più soaue, che hauer iru
seno vn Dio Figliuolo . Da ciò prouiene altresì, che'l
Figliuolo sia nel Padre, per quella, che chiamano cir-
cumfessione , e che per la stessa il Padre sia net Figliuolo :
Pater in me manet* & ego in eo-> disse Cristo: ciò per l'iden
tità dell'essenza . La terza differenza è, che la madre,
quando tiene in seno il parto , è più perfetta di lui , onde
per mezzo del parto niente opera , perche il parto è de
bole, priuo di attiuità, ma solo essi sostenta il parto: non
cosi auuicnein Dio, perche l'eterno Verbo fu sempre on
nipotente parola di Dio . Da ciò è , che insieme col Pa
dre creò l'Vniuerso , onde l'Euangelista dopo di hauer
detto : Verhum erat apud Deum* dimostrando la sua eter
nità, incontanente lo mostra onnipotente dicendo: omnia
per ipsumfacla sunt . E Salomone per egual ragione dopo
di hauer detto in persona della sapienza: quando prapara-
bat Cçlos-, aderam , subito aggiunge : cum eo eram cunclo—*
camptnens . Perche il modo di procedere intenzionale è
più perfetto , che il reale ; da ciò è , che fieno più simili
alla seconda Persona , in quanto Verbo > i parti della no
stra mente , che alla medesima, in quanto Figliuolo, que'
parti , che sono figliuoli de'nostri corpi . Nel Verbo del
la nostra mente , come nell'eterno Verbo è vna cosa me
desima concepirsi, e partorirsi , onde il medesimo parto si
chiama concetto : non può diuidersi dalla nostra mente ,
E e come
118 L ï B R 0 .9 V ARTO.
come ne pur l'eterna Verbo dal Padre : non acquista suc-
cessiuamente la sua perfezzionc , ma l'ha intiera da prin
cipio 5 come altresì da principio concorre a produrre Y
amore. In niuna di queste doti si assomigliano al Figli
uolo di Dio i nostri veri figliuoli > che fono generati dal
la nostra carne . Ciononostante ci hanno infinite disu
guaglianze fra il nostro , e '1 diuin Verbo . Tutte si fon
dano nel communicarsi al diuin Verbo l'essenza del Pa
dre, ma non al nostro l'eslenza della mente, che '1 produ
ce: ondeprouiene , che sia men perfetto il nostro concet
to, che la nostra mente : che alberghi in essa , ma non està
in lui : che la mente lo preceda nel tempo , e duri dopo
esso , operi senza esso > niun dc'quali difetti conuiene al
diuin Verbo.
9. Il sin qui detto si applica alla terza Persona,quan-
to alla sua eternità,e alle altre infinite sue perfezzioni:ma
ci ha vna massima differenza tra essa , e'1 Verbo, perche-»
questo procede per via di generazione} ed è Figliuolo :
Io Spirito Santo non è figliuolo , perche non è generato,
ma spirato . In tre caratteri ci ammaestra la Fede distin
guersi la seconda dalla tprza Persona . Vno è , che la se
conda procede come termino della prima operazione di
urna producitrice,cioc per operazione intellettuale. L'al
tro carattere di differenza conseguente si è , che secondo
la maniera del suo procedere il Verbo procede inquanto
simile al Padre, percioche Fazzione intellettuale è per la.
sua generica natura similitudine dell' obbietto : onde so
ha per obbietto il principio , da cui prouiene , è per sua_i
natura similitudine di vn tal principio . Il terzo carattere
del Verbo consiste nell'cflère producitene della terza Per
sona, ch'è l'amore ipirato : questo all'incontro per ra
gion della sua processione è termino della seconda ope
razione della natura intellettuale, e per conseguenza non
procede a maniera di cognizione , ma di amore . L'amo
re non è similitudine delï'obbietto, e però Io Spirito San
to in quanto tale non procede a maniera di simile : di più
essen-
CAVO I N T O . 219
«ssendo amore perfetto , cioè godimento , non è secondo
di altra persona prodotta , ma centro , e quiete della di
urna fertilità terminata in eflò.Dissi che e godimento,per-
clie così appunto è chiamato da S.Agostino: Spiritus San-
Elus in Trinitate est genitori* genitiquesuauitas . Da tutte
e tre queste differenze , massime se prendansi congiunta
mente , rendcsi apertala ragione dell' estere la feconda.,
Persona Figliuolo) non la terza : l'esser termino della pri
ma operazione fa che proceda a maniera di simile, il pro
cedere a maniera di simile lo costituisce generato : per-
ciòchein quanto procedente si assomiglia al producitore,
essendo di generica essenza della cognizione assomigliarsi
all'obbietto , da cui procede . Dall' esser termino della-,
prima operazione, e però Verbo,eioè termino dell'intel
lettuale produzzione ; è conseguente , che concorra alla
produzzione dell'amore , perche in ciò non si oppone al
Padre, e'1 Figliuolo perfettissimo dee assomigliarsi al Pa
dre in qualunque dote , fuorché nell' esser Padre , nella
qual dote ha col Padre quella maniera di oppoirziono ,
che nelle scuole siappella relatiua.Questa perfètta conue-
nienza costituisce l'essenza di perfetto Figliuolo . All'in
contro allo Spirito Santo non conuiene l'esier generato,
ma spirato, perche non è termine della prima operazione
productrice diuina , ma della seconda , perche non pro
cede a maniera di simile : conciosiache , quantunque iru
quanto Dio sia perfettamente vno con le Persone produ-
citrici , non è lor simile per la sua indiuiduale maniera di
procedere, cioè in quanto amore. Altresì gli manca la
conuenienza col Figliouolo in quel carattere , ch'è l cfle-
re producitore di altra persona . Diranno , che ne pur il
Figliuolo è simile al Padre nell'essere Padre di altro fi
gliuolo . E' vero, ma ciò non richiedesi alla sigliuolan-
2a diuina , la quale perche è perfettissima, vuol esser'vni-
ca : onde la perfetta conuenienza del diuin Figliuolo iru
quanto figliuolo col Padre, richiede bensì, che l'aflomi-
Ee 2 gli
220 L I B R 0 ,$^r A R T 0.
gli nella fecondità di altra persona , ma non di altro fi
gliuolo .
io. In sine, che la terza Persona proceda non solo dal
Padrcma dal Figliuoloisi raccoglie dalla natura del Ver
bo , ch'è l'esser principio dell'amore , dulia natura dell'
amore, ch'c proceder dal Verbo, dalla perfezzione dell'-
azzione productrice del Verbo,à cui in quanto generati-
ua conuiene assomigliare il termino generato al generan
te in tutte quelle doti , in cui non si oppone ;id esso ; vna
delle quali doti è , produrre lo Spirito Santo . Si racco
glie ciò altresì dalla bellezza dell'ordine , che vuol'esse-
rc perfetto fra le Diuine Persone , ne sarebbe tale , se la
terza Persona non procedesse dalla seconda , perche fra il
Verbo , e lo Spinto Santo non si darebbe vcrun' ordine,
ne legame . Ciò e manifesto , perche l'ordine fra le Per
sone Diuine consiste neii essere vna productrice, e l'al
tra prodotta, c il Verbo non sarebbe ne producitore dello
Spirito Santo , ne prodotto da lui , talché la distinzione
fra il Verbo , e lo Spirito Santo, quantunque, singessimo
con Scoto , ed altri Autori, che si desse in tal caso, non sa
rebbe ordinata, ma casuale . Non sarebbe nel Padre infi-
nita,e necessaria liberalità,cioè tale, che non potesse dall'
intelletto diuisarsi maggiore nella produzzione del Ver-
bo,percheil Padre non sarebbe liberale al Verbo di tutte
le doti , in cui non gli è opposto , ma riterrebbe per se la
virtù fpiratricc dell'amore , in cui non ha seco opposizio
ne, e quindi potrebbe diuisare il pensiero vn' amicizia,
vna vnità , e congiunzione più perfetta di quella, che sa
rebbe in tal caso fra il Padre , e'1 Verbo , cioè quella , in
cui il Padre trasfondesse tutte le sue doti nel Verbo , on
de potesse dirgli : Omnia, mea tua fiunt , non solo per ra
gione della Diuinità>ma delle doti personali fra loro non
opposte." quindi altresì potrebbe fingersi maggior vnione
di quella , che passa fra il Verbo , e l'amore, e per conse
guenza maggior comunicazioni : e per conseguenza più
per-
CAPO .Q_V N I T 0. 221
perfetta amicizia . Dal sin qui detto non è stato mio in
tento di mostrar la verità del misterio, ma supposta la Fe
de, che'l rende indubitabile , ageuolarne la credenza con
la maniera diuisata nel principio di questo libro .

CAPO SESTO.

Che'l misterio della Trinità promoue tutte quelle


notizie j che circa leperfezzioni diuine ci reca
il lume della Filosofia .

1. T A dottrina del capo presente , e del seguente,


\ i sarà per mio credere sommamente adatta a
disporre tutti gl'intelletti alquanto eleuati dalla materia
alla credenza di quanto c'insegnala Fede circa l'augusta
Trinità , e però vna tal dottrina i quantunque altissima,
sarà altresì chiarissima . La natura ci dimostra, che Dio è
bontà,e bellezza, a cui superiore non può diuisa re il pen
siero : e questa bontà s'intende, e inuerso se, e rispetto a
noi . Che altresì perfettissima è la sua vita , la sua beati
tudine , la sua indepcndenza , la sua potenza , la sua vni-
tà , la verità, e le altre infinite sue doti fon pure perfet
tissime .
2. Incomincio dalla bontà, per esser questa rispet
to a Dio la prima dote, onde s'inferiscono tutte le al
tre, come si e detto . E auuenuto alla Chiesa ciò,cho
auuenne a gli abitatori del nostro Mondo prima dello
scuoprimento dei nuouo Mondo , e di quella vasta parte
dell'antico , la quale quasi a par del nuouo ci era ignota.
Tutti credeuano, che'l Mondo antico fosse l'intiero Mon
do . Ora a tutti è palese, che oltre il già noto v'hanno due
gran Mondi . Per simil modo con la contezza dataci da
Cristo circa il misterio della Trinità,oltre quel Mondo di
bontà,checi palesaua in Dio la natura, habbiamo acqui
stata contezza di duenuoui gran Mondi,che si contengo
no in queU'vnica bontà dianzi nota, in quanto essa si tras-
fon-
222 LIBRO ARTO.
fonde dal Padre nel Verbo,e dal Padre, e dal Verbo nel
la terza Persona . Che vna semplice bontà senza molti
plicarsi habbia la perfezzione equiualente a tre bontà in
finités nel rendere infinitamente buone tre Persone , è yn*
eccellenza di bontà incognita alla Filosofia , della quale
ci è vnica maestra la Fede di quello misterio. Chesiaw
buona l'vnità in Dio , ce l'insegna la natura : altresì c'in
segna essa , che sia buono l'essere liberale delle proprie
doti con vna comunicazione proporzionale alla grandez
za del bene, e per conseguenza , che sia infinita nel bene
infinito . A diuisare , come ciò auenga in Dio, non giun
ge la Filosofia , però questa a mantenergli la dore delP-
vnitàgli haueua tolta la perfetta comunicazione ,ch'è
dote della bontà . La Fede Cattolica ci ha insegnato il
modo, con cui si vnifeono questi due eccelsi pregi nell'es-
serDiuino. Ciò è stato propagarsi l'esser Diuino,non_
già con produrre vn'altra bontà, perche ciò si opporreb
be alla sua vnità ; ma con esser fertile di nuoui poslèdito-
ri della medesima bontà.
2. Non solo promoue la notizia di questo mistcrio il
concetto della diuina bontà in rispetto a sè , ma altresì in
rispetto a noi . La misura delle operazioni libere si pren
de dalle naturali , che sono necessarie , perche il libero si
sonda sopra il necessario : le Creature fico me imperfette
non operano , saluo che o per bisogno a mondarsi da di
fetti,© per interesse, ad accrescere la lor perfezzione ,
come dimostra l'induzzione : da ciò è, che fieno natu
ralmente auare , e intereflàte nelle libere donazioni, che
fanno ad altrui. Per contrario l'Eterno Padre non per
istimolo del bisogno , perche contiene in sè la pienezza^
di tutto il bene, ma per soprabbondanza di bontà comu
nica tutti i suoi beni al Verbo , ed egli , e'1 Verbo li tras
fondono allo Spirito Santo. Or quel diuin Padre, che
senza punto ritenere della sua bontà , la rende comune al
Verbo ,e'l Verbo , che seco la trasfonde nella terza Pcr-
sona,e questa» che riceuendo l'esser diuino, riceue altresì
Per
CAPO S E s r' 0. 223
per identità tutte queste benefiche inclinazioni . queste
tre diuine Persone > per natura ,\ e per innata necessità sì
benefiche» che hanno lo stesso godimento in possedere il
bene,e in donarlcanzi in esse è lg stesso il possederlo,edo-
narlo,quanto è forza (stami lecito così parlare) , che con
formandosi alla naturale propensione la libera elczzio-
ne, fieno benefiche verso noi . Qual'argine potrà Tratte
nere la bontà infinita di quella eslènza , la quale si tras
fonde in tre infiniti mari per entro sè , che non esca suo
ra di sè a versar sopra noi qualche stilla della sua bontà :
maggiormente , che lo Spirito Santo > in cui si termina 1*
interna communicazione dell'eslènza, è ptr estenza amo
re , a cui si attribuisce l'esterna communicazione nella.,
produzzione delle creature* -. >
3. D'auantaggio : questo misterio non solo ci ren
de verisimilt gli eccelsi della diuina bontà verso noi,
ma amplifica in singoiar modo l'estimazione di quella Ii-
bcralità,che di fatto Dio vià con noi.Se vn Padre orbo di
eredi adottasse vn ièruo per figliuolo, vserebbe séco som
ma liberalità; ma di lunga maggiore Pvsercbbe, sè hauen-
do vn figliuolo amatissimo, quem constituit haredem %>ni-
uersorum adottando i serui gli chiamasse a parte dell'ere
dità : vn tal Padre senza dubbio sarebbe con eccesso am
mirabile liberale. Ciò ha fatto Dio con noi: ne, come se
guirebbe fra noi , il figliuolo naturale si è recato ad onta
l'adozzione de' serui, ma egli stesso e stato fonte dell'
adozzione : deditpotejiatemfilios Deifieri hit , qui credunt ioa*. r.
in nomine eius: Se vn Ricco facesse grosse limoline, si di
rebbe, ch'è liberale : quanto più se sapessimo , che non_»
ostante la liberalità vsata di tutto il. suo hauere , formasse
egli di sua mano Iauori artifiziosi , a fine di sostentare col
prezzo di essi l'altrui pouertà . Iddio è stato liberale di
quanto egli ha > e di quanto égli è nelle sue interne pro-
duzzioni: e pur ciò non gli è bastato : norì trouando egli
suora di sè soggetto di nuoui doni ha prodotte inmime-
rabiii creature , e le ha prodotte vhicamentc a fine di es-
224 LIBRO ARTO.
sere con esse liberale di nuoui doni . Se dobbiamo amar
Dio sopra ogni bene per la bontà , che di lui ci palesa la
natura , e sperar in esso per l'indole sua benefica palesata
ci dalla medesima natura; siamo tenuti incomparabilmen
te più ad amarlo per quello di sopra più j che della sua.»
bontà inuerso sè > e rispetto a noi , ci fa noto la fede di
questo misterio: e ci spinge non solo a sperare , ma a so
prasperare in lui per il sopra più j che ci palesa della sua-,
bontà rispetto a noi.
4. L'vnità , che in noi è la prima dote dell'eÌTère , in
Dio siegue alla bontà per le ragioni già dette . Or queif
augusto misterio promoue il concetto di ciò * che circa 1*
vnità dell'esser diuino c'insegna la Filososia . Se singes-
simo , che ci háuesse vn fuoco possente a render calda la
stessa essenza del freddo , sarebbe con incomparabile ec
cesso grande il suo caldo . Ciò auuiene a proporzione in
Dio : non solo egli e perfettamente vnoj ma la sua natura
rende vno essenzialmente lostesso numero di tre persone 5
che sono vn solo Dio . Le doti diuine sono sì grandi >
che per l'eccesso della bontà appaiono opposte . Noru
sappiamo intendere , che fieno vna cosa medesima vnità ,
enumero. Che '1 Verbo tutto riceua dal Padre, e ciò
lenza haucr bisogno di esso , ne dipendenza da esso : che
non sia miglior dote in Dio il donare, che 'i riceuere, per
che quegli, che riceue, nel dono riceuc tutta la bontà del
donatore: in somma qual cosa più incomprensibile , che
Orst. dt_j l'e^cre> come parla il Nazianzeno ; Tria b&cvnum-» fidi-
Tn». uìnitatemspeffaf-, & <vnum triafiproprietàtes ,
5. Voglio ammollire le arduità, che pruoua l'vmano
discorso a dar fede a queste verità con l'induzzione pale
se allo stesso naturale discorso . Ci mostra l'induzzione,
che quanto vn essere è più perfetto , tanto più si vniscono
in eflb quelle doti , che si escludono nel men perfetto ,
La materia per esser infima non dà nel suo seno albergo a
forme contrarie: le contiene per equiualenza il misto , eh*
è più perfetto : la bianchezza i e la negrezza , crjie si esclu
dono
CAPO SESTO.' % 22$
dono da. vn soggetto materiale , albergano concordi inJ
quell'essere intenzionale, che godono nell'occhio : e per
che l'intelletto > come parlano le scuole > ha qualche sor
te d"infinità,pcrciò, come nota Aristotile, egli è in poten
za quodammodo omnia , in quanto è possente a riceucro
ncll'esser più puro del suo intendere le forme di tutte le
cose , che nell'essere delle sostanze men perfette si fanno
guerra . Or l'essere diuino è con infinito eccesso più ara-»
pio, più puro , che l'intellettuale creato . Da ciò si rende
più ageuole l' inrendere , che quella opposizione , per
cui le cose si escludono scambieuolmente da tutto l'esse
re creato, non habbia luogo in Dio: il libero , e l' im
mutabile, il preterito, e l'auuenirc , non sono compatibili
ad vn ora in sorma creata : in Dio sì , dettandoci la steda
natura, eh e immutabile , ma libero, esegue dalla im
mutabilità , che non habbia luogo in esso fu , sarà-, n'era ,
ma la sola eternità accolta intiera . Stante ciò, spetta alla
perfezzione di vn essere l'vnità , il numero altresì impor
ta perfezzione , perche si richiede alla communicazione,
ch'è dote del bene:quindi, essendo l'esser diuino infinito,
è conforme ad cgui ragione il credere , che ci habbia in_>
eflò vn modo ineffabile di congiungere al numero l' vni-
tà . Vn tal modo ci viene insegnato dalla Fede in questo
misterio , per cui senza moltiplicare l'essenza della bontà
pofleduta , si moltiplica il numero dc'posseditori di vna-
tale bontà . Nel ragionar di Dio nota acutamente Sant*
Agostino , che ci ha apparente contradizzione nelle stesse
parole : Fit quidam quafipugna verborum , quoniamfi il- pj-a!
lud est ineffabile-, quod dici non poteJt\ nan ejl ineffabile-, quod
vel ineffabile dìcipotejl .
6. Alla bontà , all'vnità e conseguente la verità , cj
quindi la bellezza , eh' è specie nobilissima di verità . Il
bello creato consiste nell'hauer termino, che '1 compisca :
il bello diuino consiste nell'csser senza termino . La ra
gione di ciò è , perche la creatura perla sua natia limita
zione ha il difetto di confinare col nulla , ond'è buono
Ff indo-
226 LIBRO g^V A R T 0 .
indorare vn tal diserto in que' suoi confini con qualche
fregio » e quasi ricamo : cosila natura abbellisce le ipe-
cie , e i generi con le differenze ; Tarte i quadri terminan
doli con le cornici} Je vesti co' ricami: ma la perfetta bel
lezza , eh' è l'increata , consiste nel contener tutte le bel
lezze, e per ester queste infinite, la perfetta bellezza con
siste neli'csser senza termino : di questa bellezza è fregia
ta l'essenza diuina > il cui bello e senza termino : ma per
che altresì l'ordine , la proporzione , importano qualche
maniera di bello, e per conseguenza qualche distinzione ,
e questa importa termino i e buono , che non manchi a_>
Dio questo bello , che chiude in scordine , e proporzio
ne » e per conseguenza termino . Quindi il misterio della
Trinità ci ha palesato in Dio , oltre il bello dell' intermi
nato ,. eh'è la bellezza dell'essere commune alle tre Per
sone, il bello della proporzione, e dell'ordine, che pos
siede Iddio per mezzo delle Persone , e pe '1 termino di
esse, ch'c lo Spirito Santo: il quale essendo, come si è mo
strato, perfetto in ragione di amore , cioè infinito godi
mento, e altresì perfetto in ragione di termino : e con ciò
si vnifeono nel diuin bello quelle due doti incompatibili:
l'esser intcrminato,e l'hauer termino nel suo bcllo,ma ter
mino nel personale, senza termino nell'essenziale .
7. Questo diuin misterio ci palesa altresì vna iiuoua
maniera di viuerc competente a Dio , e incognita al na
turale discorso . Questo ne dimostra , che Dio è vita per
essenza , in quanto è cognizione , e amore non prodotto
da principio esteriore , ma esistente da sè medesimo : ma
oltre questa vita, che consiste neil'aslcità; a Dio in quan
to trino , conuiene la vita altresì fecondo quel concetto
di vita , che tutti formiamo delle creature ; cioè l'essere
gli atti vitali prodotti da quel principio, che viue per essi,
perche la cognizione , e l'amor diuino sono per verità
prodotti , quello nella generazione del Verbo , questo
nel procedere dalla terza persona : e perauuenturafa di
mestieri , che queste produzzioni fieno in Dio eziandio,
perche
CAPÒ S E S T ó. 227
perche ad ogni conoscimento, e ad ogni affetto conuien ,
che sia operazione vitale , e che ogni operazione vitalo
fia prodotta da principio interiore . Io perciò auucduta-
mente per non legare vna verità palese per natura ad es
plicazione dipendente da misterio ineffabile, ho afferma
to, esser in Dio, eziandio considerato in quanto vno, per
fetta la prima ragion di vita, che consiste nel non haucr
altronde, ma da se stesso Je sueperfezzioni. Or che quel
la nuoua ragion di vita , che in Dio ci palesa il misterio
della Trinità , sia perfettisfima , l'habbiamo più addietro
mostrato per ragion della somma congiunzione, che han
no le persone prodotte con le producitrici .
8. Procediamo più oltre . Due maniere di vita ci ha
nelle creature: Fintenzionale, o scnsitiua,o intellettuale,
e la naturale , eh 'e commune alle piante : la prima è più
perfetta per la maggior vnioncdeLparto con la potenza-,
estèndo il termino di essa intrinseco all'operante , cioè la
sensazione , e la cognizione * La seconda è più perfetta
per cagion del termino prodotto, che -quantunque estrin
seco all'operante , è sostanziale , simile al producitore ,
come Hiuomo all'huomo , la pianta alla pianta , oue gli
atti del senso , e della mente fori puri accidenti . Non_»
possono congiungersi queste due vite nell' esser creato:
perche nella vita intenzionale il parto è puro accidente
non consostanziale al suo producitore; nella naturale è
di vna medesima sostanza , ma non intrinseco al produci
tore . Nell'csser diuino si vniscono queste dae vite , per
che essendo in Dio vna cosa medesima l'essere , l'inten
dere, l'amare; il Verbo prodotto con l'intelletto, ed è in
trinseco al producitore, ed ha non vna iòstanza simile,
ma la stessa sostanza del suo producitore . E lo steslo vale
nella terza Persona in rispetto al Padre , e al Verbo , da'
quali procede, ■ , ....
9. Questa vitadiuina è beatissima, anzi è la stcssa_>
beatitudine : ciò è noto per lume di natura : ella è cogni-
2Ìone del sommo bello , cognizione , che insieme è l;ob*-
Ff 2 bictto
5ït ' " LIBRO A R T 0.
bictto conosciuto, amore ch'c lo stesso obbietto amato>e<i
c insieme godimento , perche non solo ella è di obbietta
presente , intimo , ma altresì medesimato con elsa . Oltre
questa vena d'ineffabile piacere vna nuoua ce ne palesa il
diuino misterio . Il produrre vn eguale a se, è vna opera
zione sì eccellente , che la natura a limitarne la perfez-
zionc l'ha ristretta fra le creature all'infimo genere di
vita> ch'c la vegetabile: ne il senso, ne l'intelletto Ange
lico , o vmano , son poflenti a sì fatta produzzione . Che
in Dio ci haueflc questa fecondità di produrre col suo
intelletto vn parto pari alla sua mente , e che innamora
to il Padre di questo gran parto, e questo di lui , concor
ressero al producimelo di vn amore pari adamendue,non
sarebbe mai caduto in pensiero all'vmano discorso, solo
ce l'ha discoperto la Fede . A far ragione, quanto sia_>
ineffabile il godimento , che il trac da queste produzzio-
ni , considerisi , che nel produrre vn parto ci ha doppio
godimento: il godimento ài attualmente produrlo, il
compiacimento di hauei lo prodotto. Acutamente Pli
nio prepone la prima alla seconda specie di dilettazio
ne, e si vale dell'esempio de'dipintori, i quali esperimen
tano maggior diletto nel dipingere l'imagine, che ne II*
hauerla dipinta , perche ncll' haucrla dipinta : Fruuntur
artisfruftu , ipsafruebantur arte cùmpingerent . Ncfluna
creatura nel produrre i suoi parti gode vnitaraente il pia
cere di produrli, e di hauerli prodotti . Iddio solo nel ge
nerare l'increato parto della sua mente fruitur , per così
dire» artisfrutlu-, & ipsafruitur arte-, dumpingit , perche è
lo stesso in lui il generarlo, cioè il fruì arteyïc'û fruì artis
fruûuj cioè l'hauerlo generato: anzi è in lui vna cosa me
desima l'arte , e '1 frutto dell'arte , e quindi il fruire dell'
arte è lo stesso , che godere del frutto dell'arte > perche il
Verbo eterno , ch'c il frutto dell'arte paterna > possieda
per identità l'essenza , ch'è vna cosa medesima con l'arte
paterna . Pingit egli , cioè sorma la sua imagine in quell'
eterne suo oggi , in cui tot nostra hodìerna travsthunt ? &
z tran-
CAPO S E S T V. 21g
tfansieruntt come scrisse Sant'Agostino; e '1 suo affermare
al Verbo ; Hodiè geniti te , congiungendo l'hodierno , e'I
preterito , è lo stesso , che affermare , chefruitur non solo
artissruclu nell'hauer formata l'imagine > ma ipsx artz_>
dum pitìgit , cioè nel formarla . Da ciò prouiene , che in
noi laproduzzione di vn parto reca piacere imperfetto,
sì nell'attual produrlo , si nell'hauerlo prodotto , perche
nel produrlo siam priui di scorgere in lui quella perfez-
zione, ch'è propria del parto già perfetto; e nell'hauerlo
già prodotto siam priui del diletto di attualmente pro
durlo : oue in Dio , ed è perfetto il piacere d'hauer gene
rato il suo parto, perche non è disgiunto dal piacere di
generarlo , e ciò , che non può interuenire in noi j il suo
parto è sempre antico, e sempre nuouo: onde l'antichità,
perche è sempre nuoua , non rende in lui ottuso il piace
re della nouità , anzi l'accresce , escludendo da Dio il di
fetto di essere stato priuo di vn tal piacere, e la nouità per
esser eterna vnisce nel suo fiore il frutto di perfetta anti
chità . Di più noi» dopo di hauer prodotto il nostro par
to , siam priui del diletto di hauerlo congiunto. Iddio
nò, perche sempre l'ha vnito seco: perche è vna cosa me
desima rhauerlo prodotto , e produrlo . Di più i nostri
parti ci recano minor diletto, perche non sono vnicamen-
te nostri , concorrendo ad essi altre cause distinte da noi :
il piacer diuino è perfettissimo , perche il parto diuino è
interamente del producitore , anzi secondo l'essenza è lo
stesso producitore .
io. A ristringere il molto in poco in materia sì vasta,
dimostro, che il misterio della Trinità promoue il con
cetto della diuina potenza , sapienza , eloquenza , im
mensità, assoluta independenza. Quanto alla potenza-»
( prendo questo nome nella più larga significazione ,
cioè in quanto significa in genere la virtù producitrice )
se Dio non fosse fenile per entro a sè , il suo poterò
si ristringerebbe alla sfera del possibile , che rispetto a
lui è poco più di' vd puro nulla : e fra le possibili formo
2jo L1BR0 J^VAKTO.
infinité rimarrebbono scmprc ad eflêr prodotte da eíìb »
onde ne sarebbe sempre grauida la sua potenza , non po-
tendo ridursi interamente ad atto risperto a tutte vnita-
mente: e perche vna potenza , quando non può ridursi
all'atto intero dclsuo vnico termino patisce qualche vio-
Icnza , lo steíso succederebbe , per così parlare , all'onni-
potente potere . Non così auuiene, poste le interne pro-
duzzioni, il cui termino, essendo insinito, è proporziona-
to alla virtù producitrice , onde ella riman íazia , como
interamente ridotta al íuo atto , e però compitamente li
béra in rispetto alla produzzione délie créature . D'au-
uanraggio si ammira l'onnipotenza , perche ouele créa
ture con la lor parola, e col semplice lor volcre, sono im-
potenti a produr cosa veruna , Iddio con vna sola parola
ha creato l'Vniucrso , e l'ha creato col semplice volerlo :
Jpse mandauit , & creata sunt . Ma che marauiglia , che
con vna parola, e con vn semplice atto di volerc , Iddio
producesse nel tempo il mondo ; quando con vna sola pa
rola produise ab dterno vn Dio Figliuolo : e con vn atto
di volontà altresì nel tempo producesse il mondo , quan
do il Padre , c '1 Verbo col semplice atto dclPamarsi han
prodotto ab aterno vn Dio spirato . Che dirò délia sa-
pienza, che ci vien palesata da questo misterio ? Chi non
ammircrebbe colui , che sapesse con vna semplice parola
dichiarare tutti i libri di Aristotile, di Sant'Agostino &c.
esprimere con vn solo carattere, e con vna semplice cife-
ia tutti gl'interi pensamenti degli Angioli , c degli Huo-
mini ? O Sapicnza diuina , che hai potuto con vna paro
la dichiarare, con vn carattere , con vna cifera descriuere
ncllacartaadamantina délia Diuinità i pensicri iníìniti
délia stcísa Diuinirà ! Acutamente il Nazianzeno afser-
Or.4. Exûro. ma : Breuts , & çomçendiosa natura paterna définitio estfi
lms, cioè il Verbo: la desinizione vuol'esler chîara, breue,
contenente tutte le doti délia cosa defïnita. II Verbo è
desinizione del Padre : chiariflìma , perche fìi generato in
splendoribus Sanftorum: breuislìma , perche vnico , çonte-
nente
CAPO SESTO. 23 r
nente tutte le doti diuine , pèrche hi ipso sunt omnes the-
sauri &c. Che dirò della diurna eloquenza , per cui Dio
con vna sola parola ha detto quanto di vero contieni!
nell'infinita sfera dell'cslci e , e ciò con formola sì splen
dida, sì sublime , che il solo leggerla scritta , e leggerla»,
eziandio con sguardo imperfetto , basta a render in eter
no attoniti) e beati tutti gl'intelletti creati? Ma corno
promouesi (dirà taluno) da questo misterio il concetto
della diuina immensità ? Eccone il modo : la Filosofìa ci
palesa> che Iddio occupa qualunque spazio creato, e pos
sibile a crearsi: ciò promouesi dal diuino misterio . Quan
to immenso è forza , che sia il seno paterno , ond'esce vn
Dio , e in cui rimane vn Dio : e '1 seno del Figliuolo , c
del Padre, da'quali esce lo Spirito Santo, ma si che rima
ne in eíïì i quanto immensa è la capacità di tutte e tre le
increate Persone , in ciascuna delle quali alberga l'altra»,
per quella ammirabile proprietà , che i Teologi chiama
no circumsessione. Intorno all'independenza diuina, ol
tre quella, che ci palesa la Filososia, il misterio della Tri
nità ce ne palesa vna nuoua affatto ammirabile : questa fi
è, che '1 Verbo tutto riceue dal Padre , e dal Padre , e dui
Figliuolo tutto riceue lo Spirito Santo : e pur le persone ,
che riceuono , niente dipendono da quelle , da cui tutto
riceuono : non dal Padre il Figliuolo , ne da amendue lo
Spirito Santo : e la ragione dell'independcnza si è, lav
grandezza del dono , che riceuono , che contenendo tut
ti i beni contiene la sleíïa independenza . Per sine , dal
la cognizione di questo misterio si fabbrica vn nuouo
enimma a formar più viuoil concetto della diuina eter
nità . In noi è per natura eterna la sostanza degli ani
mi : gli Angioli sono vna semplice sostanza altresì eter
na nella durazione ( fauello dell'eternità auuenire) : ma
sì negli Angioli, come in noi fono fugaci le parole , tran
sitoria la cognizione , e l'amore. Non così in Dio. E'
sempiterna la sua paiola , il suo Verbo, eternala cogni
zione con cui genera il Verbo , eterna non meno la sa
pien-
2j2 LIBRO £J' ARTO.
pienza prodotta, che la produttrice . Lo stesïb vale dell'
amor produccnte , c dell'amore prodotto .
i
CAPO SETTIMO.

Con la contezza del m'tsterio della Trinità recataci da Crisio


fi correggono iprecipui errori degli antichi Gen
tili, e de' più rinomati Filosofi'.

ï. T Giudei , i Maccomettani, e gli Arriani oppon-


X gono a i Cartolici vizio d' Idolatria , percho
adorano più persone . Ciò è sì falso , che anzi questo mi-
flerio corregge gli sconci del Gentilesimo . I Gentili nel
la moltiplicità degli Dei moltiplicauano la natura . Da
ciò procedeuano le credute contese fra gli Dei: questa
moltiplicazione si faceua fra i lor Dei senz'ordine , e per
conseguenza era casuale. Il mistcrio della Trinità cor
regge tutti e tre questi sconci . Emenda il primo , perche
per la medesimezza dell'essènza nelle persone contieno
non solo vnità, ma identità di voleri, questa impossibilita
Je discordie . Le persone le moltiplica con ordine, come
si è dimostrato . Onde-la moltiplicazione non e casua
le, perche prouiene dall'intelletto nella produzzion del
Verbo, da vna volontà , che altresì è intelletto , in quella
dello Spirito Santo , e sì la produzzione intellettuale ,
comel'asfcttiua si oppone alla casuale.
2. Platone scorgendo da vn lato, che non era buono
a Dio l'esser solo, ne Tesser sterile; d'altro lato non inten
dendo possibile la moltiplicazione de' posseditori dell'es
ser diuino senza moltiplicar gli Dei , affermò , Dio esser
padre di vna mente minore di se, e congiuntamente con
essa produrre vna terza cosa , ch'egli chiama anima del
mondo,minore di amendue i suoi produciteli . Con que
sti errori aprì la fonte dell'Arrianismo, e dell'Eresia Ma-
cedoniana . La Fede corregge questi errori , e confor
mandosi all'induzzionc di tutti i viuenti fra noi , che fon
fecon-
e A P o s- Z T T T M Ô[. 23*
fecondi di vn eguale a ss, attribuisce questa seconditi al*
fresi a Dio, ma togliendo da Dia quei difetta , ch'è prò*
prio de'viuenti creati , di communicare: alla persona prò*
dotta vna essenza distinta dal producitele , senza molti-,
plicar gli Dei colloca in Dio la feconditi) e '1 consorziò
compagneuole in maniera perfetti/lima, col moltiplicare»
non la Diuinità , ma i posseditori di vna stessa Diuinità «
Disfi in maniera perfettisltma , perche la fecondità > cho
Platone concedette a Dio , fu difettuosa > non costituen
dolo ptoducitore di persona eguale, ma infinitamente in
feriore, e per conseguenza fu altresì imperfetto il compa-
gneuol consorzio , che non può esser perfetto fra le spe
cie infinitamente disuguali nella perfezzionc » Se fosse
stato palesato a Platone vn tal arcano misterio dell'Augu
sta Trinità; questo, haurebbe egli detto , è quello , che se?
l'hauefsi penetrato , l'haurci riputato degno dell'altissimo
esser diuino : ma non mi cadde ne pure in pensiero : onde
per saluar in Dio la fecondità, gli negai la virtù produc
trice di persona eguale, e il compagneuole consorzio con
persona eguale : e per toglierli la sterilità , e la solitudi
ne, sognai in esso vna fecondità , e compagnia non de
gna di lui. ...
3. Fu contrario Platone ad Aristotile , costituendo la
principal bellezza nelle forme semplici , perche in esso
sole è perfetta l'vnità, ch'è principal dote della bellezza :
oltreché la distinzione importa difetto, perche vna par
te non possiede per identità i pregi dell'altra . Aristotile
per contrario considerando, che nel semplice non ci ha la
proporzione , e l'ordine , che sono altresì doti del bello ;
fu di auuiso , che la bellezza fosse anzi pregio delie cose
composte , che delle semplici . Il misterio della Trinità
vnisce il buono, esclude il disetto di amendue queste con
trarie opinioni . Per esso è in Dio il bello delle formo
semplici per l'vnità deH'essenza , e il bello de' composti
per l'ordine, che ci ha fra le persone . Il bello fra noi im
porta distinzione fra l'astratto, c'I concreto, fralabel-
Gg lezza,
234- LIBRO gjrARTO.
lezza, c'I bello : in Dio le Persone, che sono il bello»
sono lo stesso con la bellezza , ch'è l'essenza : onde in noi
la bellezza è imperfetta, perche non è lo stesso bello , il
bello e imperfetto > perche non è la stessa bellezza: iru.
Dio la bellezza si communjca al bello , ma per identità ,
ond'c lo stesso bello, e questo e la stessa bellezza, che con
cgual perfèzzione si communica a lui » e a sè stessi . 111.»
noi l'vnità di cose simili reca la confusione , ch'è contra
ria alla bellezza , perche le cose simili non possono distin
guersi fra loro: onde la bellezza è propria degli misti, del
le piante, e degli animali , che sono composti di parti dis
simili, non conuiene a gli elementi, alla Terra, all'Acqua
per la similitudine delle lor parti : per egual ragione fra
le cose simili non ci ha proporzione , ne ordine . Nello
tre Persone ci ha tutto il buono della somiglianza per la
forma, che in tutte e tre non è simile, ma vna stessa . Que
sta vnità non esclude, ma trae la somma perfèzzione dell'
ordine, che consiste nel principio, mezzo, e sine frasè or
dinati. II Padre è principio, il Figliuolo è mezzo, la ter
za Persona è termino . Non è macchiato quest'ordine da
veruna confusione, perche ciascuna persona ha il carat
tere , ond'è distinta dall'altra . Il carattere del Padre è
donar tutto , non riceuer nulla , del Figliuolo è riceuer
tutto, e coi Padre trasfonderlo tutto nella terza Persona,
il cui carattere è riceuer tutto da amendue . In somma ci
ha il commodo dell' vnità senza i difetti della distinzio
ne , ci hanno i pregi della distinzione congiunti a' pregi
dell'vnità . Aristotile non intese,che '1 perfetto bello po
tesse crollarsi senza qualche termino , e finimento , e però
richiedeste la composizione alla bellezza : Platone fu di
auuiso, che '1 vero bello fosse interminato, e però lo col
locò nelle forme astratte . La Fede ci ha palesito , che
Iddio in quanto vno contiene quell' infinito pelago di
bellezza, ch'è l'esiènza interminata, in quanto trino con
tiene il bello del termino.
4. Di piìz Aristotile negò a Dio la libertà > perche
cono-
CAPO SETTIMO. 2Si
conoscendolo ottimo lo riputò per neceíïït à liberale , G
quindi ab aterno creator del mondo . A que sto errore û
confanno i deliri; de'Giudei nel Talmud, i quali» affinchè
Iddio non fosses eterno ozioso, affermano, che s'impie
gasse nel fare» e distruggere mondi . Questi errori s'im
pugnano col semplice lume di natura ; pure non può ne
garsi, che a renderne più aperta la falsità, concorra in sin
goiar modo la contezza di questo misterio. E qual mag
gior atto contradicente all'oziosità , quai maggior eser
cizio di necessaria liberalità , chela communicazione d*
infinito bene insegnataci dalla Fede in questo misterio?
Non è costretto , per esercitar la liberalità » a produrre vn
ben finito suora di sè quegli , che entro a sè è liberale di
bene infinito : onde rimane con piena indifferenza a prò- "
durre , o no , suora di sè il ben finito : anzi da ciò rendesi
acconcia ragione del non hauer Dio prodotto il mondo
ab Mémo, ma differitane per infiniti secoli la sua creazio
ne . Ciò ha fatto , a mostrare , che noi crcaua per biso
gno j a fine di beatificare la sua Monarchia , ma solo per
eccesso di liberalità, a diffonder la sua bontà .
5. Non è marauiglia î che Aristotile, il quale attri
buì a Dio la non curanza delle cose vmane, gli negasso
per eguale, anzi per più sorte ragione la poflibilità dell*
amicizia con le creature: sì perche la riputò indegna del
la diuina grandezza ; sì perche fondando egli vincamen
te nel bisogno l'amore amicheuole di vna all'altra crea
tura, riputò, che Iddio, quanto era lontano dal biso
gno, altrettanto il fosse dall'amicizia: maggiormente che
l'amicizia è principalmente fra gli eguali: e Iddio non ha
eguale . E' auuenuto a'Filosofi ciò, che auuerrebbe a co
lui, che non hauefle mai veduto acqua pura, ma solo tor
bida, il quale sarebbe di auuiso-, l'acqua per essenza esser
torbida , eziandio nella sua surgente . Il misterio della..
Trinità palesatoci dalla Fede ci ha discoperta in Dio vna
vena di acqua pura , cioè di amore disinteressato fondato
non già nel bisogno di alcun bene , ma nella pienezza di
Gg 2 tutti
236 LIBRO g^V ARTO.
tutti i beni . Qjesto amore è quello > che passa fra le in
create Persene , fra le quali il Padre , non per bisogno y
ma per pura abbondanza di bontà communica la pienez
za del bene al Figliuolo , e seco alla terza Persona . Irò
ciò si fonda il perfetto amore , e quello, che a ragione
può chiamarsi increata amicizia fra le diuine Persone.
Da questa benefica indole del sommo bene iì persuado
non solo per possibile , ma per verisimile ,' che Iddio riab
bia contratta vera amistà con le sue creature ; anzi in_>
quella increata amicizia , ch'è in Dio , si contiene la per
fetta idea di qualunque possibile amicizia . All'amicizia
concorrono quattro cose . Vnità , perche congiunge fra
loro gli amici , ma vnità congiunta con distinzione fra gli
amici; communicazione nc'beni, massimamente negli ar
cani più intimi ; scambieuole esercizio di amore; perma
nenza , e stabilità di amore . L'vnità fra le diuine Perso
ne è la maggiorenne posta diuisarc il pensiero per l'iden
tità dell'eslenzarla distinzione e minima, e sol quanto ba
sta a costituire distinta persona, ciò che richiedesi all'ami
cizia . In noi l'amico est alter ego : in Dio est idem , & al
ter : Idem nell'essenza , Alter nel supposto . La commu
nicazione altresì dc'beni, e degli arcani , non può fingersi
maggiore di quella , che ci ha fra le Persone increate:
perche l'essenza contenente tutti gli arcani , e il cumulo
di tutti i beni e commune a tutte e tre le Persone . Fra le
creature l'amico ritiene a sè per necessità qualche bene ,
almeno l'onestà dell'atto virtuoso , per cui è liberale all'
amico con quell'atto , ch'è bene onesto , cioè bene mag
gior di qualunque altro bene : in Dio ci ha fra le Perso
ne la communicazione di qualunque bene eziandio one
sto , perche la persona , che communica l'eslenza , com
munica altresì il bene , e la virtù del donare , che non e
distinta dall'essenza . E' proporzionale all'vnità, eallaj
communicazione la grandezza dell'amore , con cui sì
amano, il qual amore non è accidente, com'è fra noi , ma
c la stefla sostanza , e l'essenza commune a tutte e tre le
Perso-
C A P Ó $ E T T I te 0. £37
Persone . Non solo è Dio la Persona amante e l'amata
riamata , ma è Dio lo flesso amore , con cui le persone si
amano . L'amicizia fra noi opera , che l'amante sia nell'
amato, e questo in lui, giusta il volgar detto : Anima ma
gis est vbi ama^ quàm •uhi animai : ma ciò in noi si affer
ma per metaforaj e per iperbole . In Dio per verità cias
cuna persona è nell'altre per quella mirabile dote , che i
Teologi chiamano circumsessione . Quanto alla stabilità,
questa non può diuisarsi maggiore , perche l'amor , coii_>
cui si amano le tre increate Persone , non solo è eterno ,
ma la stessa eternità .
6. Non seppe diuisare il medesimo Aristotile , qual
fosse lobbietto del diuino intelletto : Quid igitur con- Maen.m<>rai.
templabitur (dice questo Filosofo) fi quidquam aliud l,ùt*- c'li'
contemplabitur , id erit melius . Hoc vero absurdum est , vt
je quicquam melius habeat Deus . Ipse igitur sese contem
plabitur : at hoc absurdum est; nam hominem-) quise contem-
platur , increpamus , <vtpotè insensatum : lo stesso discorso
poteua applicare Aristotile all'amore . Ma vii tal discorso
mostra la debolezza dell'vmano ingegno , maisimamen-
te, qualora discorre di Dio , con proporzione al filoso
fare , che fa intorno alle creature . La cognizione creata
none obbietto di sè medesima , perch'è ordinata all'ob-
bietto, come a fine, e niuna creatura ha per fine sè stessa .
Non così l'increata , la qual'è sostanza , ed ha per fine sè
stessa , onde può altresì hauer sè stessa per obbietto spet
tatrice , e spettacolo di sè medesima : massimamente che
in sè aduna tutta la sfera dell' intelligibile , e del vero .
Altresì l'amor creato non può fermarsi in sè stesso, e nell'
amante, perche in sè non ha la pienezza di tutto il bene ,
ma suora di sè : onde eziandio per lume di natura appa
risce hauer fallito Aristotile nel discorso ìiferito.Oltre ciò
la Fede col misterio della Trinità ha tolta qualunque ap
parenza all'errore di quei Filosofo . Ci manifesta questo
misterio,che ciascuno dc'trc supposti diuini è perfetto có-
prensore dell'altro, pari spettacolo all'altro, e proporzio
nato
. 233 LIBRO A R T O.
nato spettatore dell'altro . Il Padre con la comprensio
ne di se generando il Verbo ha il godimento di conoscer
se stesso, non solo in sè , ma nell'imagine prodotta di sè ,
imagine viua eguale all'originale » anzi di vna stessa es
senza col suo originale : e il Figliuolo ha proporzionale
godimento di comprender il Padre , e sè stesso in sè stes
so) e nel Padre. Lo Spirito Santo altresì conosce» e sè
stesso , e '1 diuin Padre , e '1 Verbo in sè stesso , e nel Pa
dre , e nel Verbo, ed è compreso da'medesimi , e in loro
stcssi,e in lui. La cognizione per cui siam conosciuti, cioè
quella,che chiamano gloria,è fuor di noi. Ma fauellando
di Dio, la cognizione, per cui conosce sè stesso, non solo
è in lui , ma è lui : l'infinita gloria , per cui è conosciuta-,
vna persona dall'altra , è in essa per essenza , e nelle altre
per l'identità dell'essenza. Talché, quantunque Dio
fosse ignoto a tutte le creature, sarebbe egualmente glo
rioso : e ciò non solo , in quanto e infinita cognizione , e
per conseguenza infinita gloria di sè stesso ; ma altresì in
quanto è infinita gloria di ciascuna persona l'esser con in
finita comprensione conosciuta dalle altre . Questa glo
ria l'hebbc prima di produrre il mondo, di cui per con
seguenza fu producitore, per diffonder in noi la sua glo
ria, non per acquistar da noi aumento di gloria.
7. Persine Aristotile negò la possibilità della crea
zione, non sapendo diuisare col suo intelletto , che ci ha-
uesse vn essere sì possente, che dal nulla facesse vscire l'es
sere . Quindi pose eterna, e increata la materia , increate
le intelligenze, e cadde in altri errori . Se hauessehauuta
contezza di questo misterio -, dal più haurebbe diuisato il
meno. Se Iddio è sì possente, che dal seno del Padro
esce vn parto, ch'c Dio: se dal Padre, e dal Verbo esce vn
frutto d'infinita bontà , che altresì è Dio ; qual maraui-
gìia , se vna essenza sì possente possa dal niente estrarre ,
non vn sol mondo, ma infiniti mondi ?

CAPO
CAPO OTTAVO.

Che dal diu sfato intorno al misterio della Trinità si ageuola


la credenza de'piu arcani misteriche costituiscono
ilsistema della Religion Cattolica .

i. /"""XVattro sono i più profondi arcani della Rc-


ligion Cattolica . Il primo è la Trinità, il
secondo l'incarnazione, il terzo l'Euca
ristia, il quarto è l'inalzamelo degli huomini all'ordine
sopranaturale , per cui potestatem habent Fili/ Dei sieri . I
tre primi sono mysteria ah/condita à constitutione mundi , e
con distinta chiarezza palesatici solo dal Verbo eterno
vestito di carne . Il quarto su noto solo imperfettamente
a gli huomini eletti dal seme di Abramo . Di presento
tutti e quattro sono contradetti da'Pagani,da'Giudci, da'
Maccomettani . I tre primi sono stati lo scopo , cui a fe
rire si sono congiunti varij Eretici antichi, e moderni .
2. Circa questi mistcrij conuien notare, chela mas
sima inclinazione esistente in Dio si è, communicar se
stesso , non essendoui liberalità degna di lui , fuorcho
quella, la qual ha per obbietto il grande, e non vi hauen-
do rispetto a lui altro grande fuorché l'insinito , cioè lui
steslb . Prouien da ciò la somma propensione, che Dio
ha di communicare perfettamente sè stesso . Ora quattro
fono le maniere di questa perfetta communicazione pos
sibili a diuisarsi dall'intelletto . Vna è infinita, cioè com
municar la sua natura per identità , e questa costituisce il
mistcrio di Dio vno , e trino , come si è detto . L'altra è
communicarsi per sostanziale vnione con la natura crea
ta , e in questa è riposto il misterio dell'Incarnazione . La
terza è , congiungersi accidentalmente alla creatura per
mezzo della grazia , ch'è vna natura diuina participata ,
e intenzionalmente per mezzo della beatitudine , per cui
l'anima si congiunge perfettamente a Dio con le due su
preme potenze , con l'intelletto } contemplandolo faeie
240 LIBRO £JT ARTO.
adfaciem-it con la volontà, vnendosi seco con immediato
vincolo di amore affettuoso . L'vltima specie di commu-
nicazione è ordinata a render diuini eziandio i nostri cor
pi secondo la lor capacità , e questa e riposta nell'augusto
misterio dell'Eucaristia .
3. La difficoltà , che l'huomo sperimenta a prestar
fede a questi misteri; , prouiene dall'altezza di essi , dalla
considerazione della viltà , e baslèzza propria : onde na
scerne l'huomo malageuolmente s'induca a credere, che
Iddio vnendosi alla sua natura possa diuenirli nella carne
fratello, nell'Eucaristia cibo, e renderselo nella beatitu
dine consorte . Quanto al misterio della Trinità già si c
detto , che la malageuolczza di crederlo prouiene dall'
impossibilità d'intenderlo, dalla quale , come pur si è no
tato , dourebbe rendersi a noi non incredibile , ma anzi
degnissimo di esser creduto . Quanto a gli altri tre miste-
rij, la stefla viltà, e natia bassezza nostra , che ci ritrae dal
crederli, dee spingerci a crederli: sì perche considerando
l'imperfezzione del nostro intelletto , non dobbiamo
prendere la misura del credere dal nostro discorso, ma-,
dalle regole certissime della rivelazione diuina ; si perche
non ci hauendo cosa più diceuole al vero grande,chc sol-
leuare l'infimo , la nostra viltà medesima posta l'infinita.,
grandezza di Dio ci rende non incredibile , ma verisimile
il nostro inalzamento .
4. Ma oltre queste considerazioni ho notato5 che fra
i prenominati arcani di nostra fede passa vna connessione
affatto ammirabile , per cui la luce dell'vno si diffonde a
render credibili gli altri : onde sieguc a questo intiero si
stema degli articoli della nostra Religione vna nuoua , e
inuersosè massima specie di apparenza, che'l rende per
evidenza credibile . E' grande argomento di verità in vii
sistema Filolofico , o Astrologico la corrispondenza , che
hanno, fra sè tutrele proposizioni , che si formano circa.,
la costituzione di eslo : conciosiache al vero non si confà
se non il vero , ne dal vero è mai , che segua il falso , maj
solo
CAPO X ô N O. 2*1
solo il vero 5 onde vn sistema composto di varie proposi
zioni vere confacentisi fra loro , non è mai , che sia falso.
Presupposto ciò; e mio intento ageuolarc la fede de'quat-
tro antidetti misteri;, con dar a vedere la corrispondenza»
e connessione , che hanno fra loro > la forza , ch'è in vno
a render credibile la verità degli altri, onde auuicne, che
di tutti si formi vn sistema sommamente credibile da noi.

CAPO NONO.

Dal mìjierio della Trinità diffonder^ luce , che illustra , e_»


rende credibile il misterio dell'Imarnazione .

i. T L misterio dell'Incarnazione chiude in sè due


X. incomprensibili eccelli dell'infinita bontà , e
beneficenza diuina . Vno è, congiunger (èco vna natu
ra creata con sì stretto legame , che giunge a deificarla >
s'altro è fra le nature create scegliere a sì sublime spon-
salizio l'infima fra le intellettuali, ch'è l'vmana, cosa che
recandosi ad onta gli Angioli ribelli, fu verisimilmente
['indoratura, che diedero alla perfidia: così sarebbe som
mo ecccíTb di beneficenza in vn sublime Monarca pren
dere per isposa vna suddita , e preferire in sì eccelso ta
lamo la figliuola di vn bifolco a molte vergini , e di for
ma più bella, e d'illustre sangue . Ciò con indignazione
di molti Grandi, che recandoselo ad oltraggio , e negan
do di riconoscerla sposa per Reina, inalzassero stendar
do di fellonìa contro il Monarca. Ma questi medesimi
eccessi , la cui grandezza gli rende incredibili fra no: , la
stessa grandezza gli rende credibilissimi rispetto a Dio .
2. Si deduce questa verità dal diuisato più addietro
intorno al misterio della Trinità . L'eflènza della forma *
e la qualità delle sue naturali operazioni , che scaturisco
no per heceffità dall'essenza della forma, sono , come si è
più auanti osseruato, la regola, e la misura , onde indaga
re* quali operaiioni sieno verisimilmente per pronenire
H h dalla
24.2 z r b s ô a n r ó.
dalla volontà, c libera elezzione della medesima forma.
Pertanto se l'essenza diuina è dotata di vna tal manie
ra di bontà , che l'intimo operare naturale , e necessaria
di essa , è il propagarsi infinitamente per entro a sè mede-
fimi per puro eccesso di bontà , communicando ogni suo
bene non istimolata a ciò da verun bisogno , ma spinta^
dalla natura del suo genio infinitamente benefico : seJ
dico, ciò è vero, perche non dourà credersi , che propor
zionali aile sue necessarie iieno sfate le sue libere opera
zioni , quali certamente fon quelle , checontengonsi nel
misieiio dell Incarnazione? E' ammirabile senza dub
bio il misterio dell Incarnazione, ma oltre ogni compa
razione più ammirabile il misterio della Trinità. Que
llo misterio accresce all'altro sani mira bilica apparente,
ma scema, e quasi che non dissi coglie la vera . Accresce
l'apparente, sembrando a noi miracolo , che vn essere > il
quale si diffonde con eccesso infinito per entro a sè curi
l' esterna finita communicazione suora di sè : l' appa
renza di questa ammirabilità , si fonda in ciò , che scor
giamo nelle creature , le quali non si diffondono per
eccesso di bontà , ma per bisogno : onde rispetto a Dio
non è obbietto di marauiglia vera, che mentre per ecces
so di pura bontà si diffonde infinitamente per entro a se»
per eccesso altresì di bontà si communichi suora di sè »
quantunque pago della sua interna communicazione.
Dissi , che '1 misterio della Trinità scema in gran parte la
vera ammirabilità circa il misterio dell' Incarnazione >
perche lo rende in qualche modo verisimile. Il dimostro .
E' in singoiar modo verisimile, che da vna cagione am
mirabile seguitino effetti altresì ammirabili nello stesso
genere di bontà. Disse acutamente Aristotile, che all'
Idiota pare incredibile, e fi stupisce , qualora ode , che '1
Matematico afferma , non potersi rinueoire vna misura-,
commune al diametro , e alla costa : ma che al sapiente
all'incontro recherebbe marauiglia lVdire , essersi rinue-
maa vna tal misura . I veri sapi enti sono i celesti , i quali
CAPO NON t>. '**3
specchiandosi nell'essenza diuina conoscono in essa come
jn altissima cagione tutti gli effetti . Or sicome a noi, che
in rispetto ad essi parte per oscurità di conoscenza, parte
per deprauazion di talento siamo rozzi , e idioti , riesce
ammirabile , e malageuol mente credibile > che siasi d<u
Dio operato il grande eccesso di prenderla nostri car
ne , cosi a'cclcsti , che contemplano la stessa essenza del
sommo bene, e la natura delle sue interne necessarie ope
razioni , e da este arguiscono la sua libera clczzione; sa
rebbe ammirabile , e secondo il nostro modo d'intendere
malageuolmente credibile > che questo eccesso non fosse
/laro operato da Dio •
3.. Procedendo più oltre . Nel mistcrio dejl' Incar
nazione si è oiseruato contenersi due ammirabili ecce/si
di bontà: vno c> vnirsi Dio alla creatura: il iècondo) vnir-
si all'infima frale intellettuali, eh 'è l'huomo . In questi
eccessi si contiene la massima communicazionc possibile
a Dio suora di se, sì per parte del legame, ch'c il più per
fetto i rendendo commune ripostasi diuina alla naturo
creataci per parte del termino, a cui lì vniscc, ch'essendo
il più remoto da Dio fra le forme intellettuali» viene ad
amplificare il benefizio di tal vnione, sicome non solo
massima secondo se , ma conferita per eccesso di bontà a -
chi era più remoto da essa . Or questo stesso, cioè essere
vna tal communicazionc la più benefica fra le possibili
suora di Dio, la rende più credibile, e più verisimile : es
sendo vcrisimilcchc quell'essere sìbcnefico>il quale ope
rando secondo natura si communica per entro a sè nel
più perfetto modo assolutamente possibile, qualora esce
fuori di se, elegga altresì communicarsi colla più perfet
ta com m unicazione fra le possibili suora di sè, confor
mando con ciò il suo operar libero al necessario , l'elctti-
uo al naturale .
4. L'ineffabile misterio dell'Incarnazione può a ra
gione chiamarsi vna estensione estcr.u dell'interno mitre-
rio della Trinità? e perciò in esso conticnsi vna quasi pro-
<. ■> . Hh z por-
244 LIBRO A R T 0.
porzionaleammirabilirà . Nel misterio della Trinici ci
badi ammirabile, il communicarsi la natura, non la-,
persona , e in quello dell'Incarnazione il communicarsi
la persona, e pei elsa la natura : onde siegue, che di suora
di sè Dio rimanga communicato eziandio fecondo il per
sonale , che per entro a sè è incòmmunicabile . E' altresì
ammirabile nella Trinità , che vna fola natura sossisla ìjlj
più persone:in quello dell'Incarnazione ci ha vna propor
zionale ammirabilità,ciocche in vna sola persona sostista.
no due nature . Dall'infinita persezzione dell'essere nel
la diuina natura prouienc, come insegnano le scuole, che
essendo vnica, può medefimarfi con tre persone . Altresì
( come insegnano le medesime ) dall' infinita persezzio
ne dell'increata persona procede, ch'essendo vnica, posta
render in sè sossistenti due nature, per identità la diuina ,
e per vnionc la creata . In somma nel misterio dell'Incar
nazione si scorgono, per così dire, espressi al viuo i carat
teri delle tre increate Persone, l'onnipotenza, che si ap
propria al Padre, la sapienza, che si attribuis ce al Verbo,
e la bontà, ch'c dote dell'increato Amore, essendo vn tale
misterio sì grande , che non può l'onnipotenza operare »
o diuisare la sapienza , o volere la bonrà cosa maggiore.
Qual marauiglia adunque , se Dio operando conformo
alla sua natura , alla sua inclinazione , e per così dire > al
suo genioj habbia operato vn tale misterio ?

CAPO DECIMO.

Che i due antidetti mistery 'vagliano a render sommamente^,


credibile il terzo eccejso della diuina bontà , nelsolleuare V
huxtmo allasua adottiuafigliualanza , e gli altri eccessi di
bontà , che la Fede c'insegna > ejserestati esercitati da Di»
verso gli buomini .

J. TL congiungimento sostanziale della diaina^


X persona nell'vmana natura costituisce vn Huo-
: aio
CAPO DECT M O. 24s
mo Dio , e per conseguenza sourano Signore di tutte le
creature . Da cioè, che non sia buono , che questa vnio-
ne si distenda ad altra creata natura j conciosiache , come
parla Aristotile"": Non est bona pluralità* principatuum :
onde , come vnus Deus , cosi ragion chiede , che sia vnus
Chrstus , quello per eíïènza , questo per priuilegio della
sostanziale vnione con Dio Capo , e Monarca del Cielo ,
delia Terra 5 e dell'Inferno. Or che ha fatto la diuina
bontà per vie più communicarsi alle forme create : sico-
me dall'interna communicazioneper l'identità dell'eflen-
za -j è proceduta all'estema ,che consiste nell'identità del
supposto, ch'èvn medesimo delle due nature, diuina, e
vmana ; cosi dopo di essersi communicata , e quasi sposa
ta all' vmana natura con quello ineffabile nodo, quale
non conueniua accumunarsi a molti indiuidui , a supplire
al difetto dell'intensione con la maggior' estensione , ha
renduti communi per grazia a ciascun huomo que' doni ,
che sono propri; della natura creata mestata per ipostasi
al diuin Verboxiò sono quelle forme,chechiamano grazia
abituale , la quale ci reca diritto agli abiti delle virtù in
fuse solleuanti la nostra natura a queir essere, che chia
mano fopranaturalc , e massimamente all'abito della ca
rità, con cui amando Dio con amor filiale clamamus Abba
Pater , e acquistiamo ragione alla visione , e all'amoro
beatificante di Dio . Da ciò è , che Fii§ Dei nominemur ,
&stmus, perche possediamo per la grazia quelle doti,
le quali scaturiscono per natura dal Verbo congiunto all'
vmanità: e quindi sicome Cristo è figliuolo naturale, per
che per cagion della sua sostanza ha diritto all'eredità di-
uina;così noi siamo costituiti per la grazia figliuoli adotti»
ui , perche ottenghiamo altresì per essa vn simile diritto
alla diuina eredità . Questi eccessi considerati inuerso se
dal nostro corto intelletto hanno l'aspetto d' incredibili *
Sapientemente Grisostomo : qu* nunquam bumanus ani
mus aut cogitare , autsperare potuit , ea nobis cunfta largi
titi est : vtfermè Apostoli vtplurimum laborauerint , vt no
146 LIBRÒ A K T Ò:
bit persuadèrent credere don* à Dea nobìs illata ; ma consi-
denti in rispetto a'due prenominati misterij si scoprono
non solo credibili, ma veritìmili .
a. L'Incarnazione è > come dissi, esterna estensione
del misterio della Trinità , perche > come il mistcrio della
Trinità contiene la communicazione dell'esser diuino per
identità, ch'è la somma congiunzione fra le possibili asso
lutamente ; così il misterio dell'Incarnazione contiene la
communicazione dell'esser diuino per vnità di supposto »
ch'è la somma fra le possibili suora di Dio . L'inalzamen-
to della natura creata è quasi vna distesa amplificazione
del misterio dell' Incarnazione , perche quell'innesto so
stanziale della natura di Cristo con que' diritti , che reca
all'eterna eredità , si diffonde con qualche /non irragio-
neuole proporzione da Cristo a noi , cioè da vn figliuolo
naturale a innumerabili figliuoli adottiui » i quali s'inne
stano in Cristo per la grazia in maniera simile a quella,
per cui l'vmana natura s'innestò nel Verbo per l' vnità
della sossiflenza . Ora sicome il misterio della Trinità ci
rende verisimile l'Incarnazione per le ragioni dette , così
amendue questi mistenj si vniscono a renderci verisimile»
che Iddio ci habbia adottati per figliuoli, che Cristo ci
habbia amati per fratelli , e per coeredi . L'amore , che
Dio porta a se stesso , l'amor, che '1 Verbo porta al Pa
dre, c lo Spirito Santo al Padre, e al Verbo , e l'amore al
tresì , che '1 Padre porta alle increate Persone , sono state
l'altissima cagione di vnirsi il Verbo all' vinaria natura.
Il Verbo per l'infinito amore » che porta al Padre > da cui
riceuc l'essenza» ha voluto deificare Pimagine del Padre ,
quasi a renderli a nostro modo di parlare ncll' imagine
sua la diuinità » che riceue da esso . Il Padre per l'amore,
che porta al Verbo , ha voluto altresì , che si formasse in
Cristo di esso, e dell'eterna generazione la più bella ima
gine fra le possibili suora di esio ; onde alla Natiuità di
Cristo si applicano in senso eziandio littérale quelle pa
role: Ego badie genui te . All'opera dello Spirito Santo
si attri-
/C -A P O DECI MO. 247
si attribuisce altresì l'Incarnazione del Verbo» e la dote
di que' doni, ond'è arricchita la deificata vmanità . Que
sta vedendosi solleuata all'altissimo esser dittino , nulla_»
più brama, che dilatar la gloria del Padre, e perche que
sta gloria consiste neli'csltr conosciuto, e amato, e per
che solo con la chiara visione perfettamente si conosce , e
con l'amor beatifico perfettamente si ama , da ciò è » che
niente fosse più conforme all'inclinazione dell' Huomo
Dio 1 che concedere potejìatem filìos Deifieri bis , qui cre-
dunt in nomine eius , nienre.più conforme all' inclinazione
di Dio » che formare al suo figliuolo naturale vna vasta
Monarchia di figliuoli adottiui , che fieno al medesimo , e
scrui, e fratelli, e coeredi : con ciò amplificare il misterio
dell'Incarnazione, moltiplicare le sue viueimagini, ren
der gloriosa la sua bontà nella chiara visione , e nel bea
tifico amore d'innUmerabili Eletti .
3. L'adozzione fra gli huomini è supplemento della
naturale sterilità , in Dio è stata effetto della naturale fe
condità : perche noi all'adottar figliuoli siamo spinti dal.
bisogno, Iddio dall'eccesso della bontà . Vn figliuolo na
turale, come di/fi, si recherebbe ad onta, che '1 Padre gli
facesse compagni altri adottiui . Tutto in opposto, l'eter
no Verbo si e vnito all' vmana natura per propagare la
diuina figliolanza , e Cristo per hauerci fratelli ha spar
so il sangue . Ciò perche fra gli huomini il bene col com-
municaisi, l'eredità col di uidersi icema : in Dio nò. L*
eterno Padre donando il suo estere al Verbo non lo sce
ma 1 ma ritenendolo tutto per sè tutto lo fa commune ad
vna persona , che ama a par di se , il che fra noi sarebbe
vn raddoppiarlo . Ciò auuiene con proporzione al Ver-p
bo nell'vnirsi all'vmana natura : ciò altresì accade a Cri
sto nel render commune a'fratelli adottiui la diuina ere
dità , la quale non fi scema rispetto a lui , ma si moltipli
ca, diffondendosi a noi . Quegli , che hauendo vn tesoro»
potesse donarlo senza perderlo , sarebbe , quasi che non»,
disti , per necessità liberale . Tal'è Iddio» tal'è a propor
zione
•4« LIBRO J^y ARTO.
zione Cristo a imitazione di Dio . Per l'ammirabile con»
nessione , che hanno fra loro questi tre misterij San Gio-
uanni gli congiunge tutti e tre nel suo diuino Euangc-
Ho. Incomincia dalla generazione del Verbo : In prin
cipio erat Verbum : procede all'Incarnazione dalle parolo
In ipso vita erat sino alle parole Verbum caro faèlum est*
e dichiara il misterio dell'adozzione con le parole : dedit
eis potest.itemfilios Deifieri.
4. Il sin qui detto rende aperta la credibilità di tut
ti gli altri più eccelsi , e arcani misterij , onde ci è maestra
la Fede Cattolica , per cagion di esempio dell'Eucaristiaj
della redenzione dell'vman genere per mezzo della pas
sione , e morte di vn Dio . Lo dichiaro con vn esempio .
Si narra che Alessandro , fu liberale con ral'eccesso verso
vn Filosofo , che questo appena credeualo a sè stesio .
Alcslandroa torgli l'ammirazione dislègli , nel donare
hauer hauuro riguardo : non quid tllum deceret accipere^
fed quid ipsum deceret dare . La malageuolezza , che pro-
uiene in dar fede alle riuelazioni fatteci degli eccelli an
tidetti , tutta si fonda in considerare la nostra viltà : quid
nos deceat accipere . Pertanto a variare il listema della no
stra Filososia si solleui lo sguardo dalla consideraziono
della nostra viltà alla diurna grandezza. Si consideri:
non quid nos deceat accpere » fed quid Deum deceat dare :
e cesieià la malageuolezza di credere . Considerisi > che
a niun creato intelletto poteua cadere in pensiero, che
non solo in Dio albergasse la pienezza di tutti i beni , ma
che si diffonde ile di vna ad altra personarsi procedanomi
insegna la Filososia , ad argomentare dalla maniera dell'
essere la maniera dell'operare , e haurà aspetto di credi
bile il misterio dell'Incarnazione . Si congiungano que
sti due misteri; , vn de'quali ci ha mostrata la liberalità
infinita eterna di Dio per entro a sè,e l'altro la esercitata
nel tempo, con prender carne j e congiungendo il neces
sario al libero» si scorgerà; che tutti quegli eccelsi) i quali
paiono incredibili » perche consideriamo vincamente :
CAPO V N b E C I M &. 249
quid nos deceat accipere. Sono sommamenre degni di esser
creduti» oue fi consideri quid ipfum deccat dare .

CAPO VNDECIMO.

Si promoue con acconciasimilitudine il diuisato intorno alla


diurna Incarnazione-, e alla nostra adozione .

t. T7 N A tal similitudine è stata dianzi insinuata »


y e si trae dall'innesto: q ucsto è stato doppio .
Vno si è fatto con l'Incarnazione, innestandosi per essai'
vmanità di Cristo al Verbo , ed è descritto da San Gio-
uanni con le parole : Verbum carosatlum est . L'altro con
l'adozzione, per cui si è innestata in Cristo la natura di
quelli 1 qui ex Deo natisunt : la similitudine» quantunque
difettuosa, come suole accadere rispetto alle cose diuine,
è però più di qualsiiìa altra atta a spiegare il misterio, e se
ne vagliono rispetto a Cristo i Padri, massimamente Sant'
Efrem ; Instruit ( dice il Santo ) natura nostra diuinita- str.dtMdt-
tem , ac tanquam in rimam quandam , acfisturamsuum in-garit.
clusitfilium , fJt qual'ttatem participant naturar»suam red-
deret communem in ajsumptìone hominis . Dichiariamo il
primo innesto .
2. E' ammirabile l'arte dell'innestare : per essa duo
differenti nature si fanno vn solo albero, si nudriscono
col medesimo alimento, e ciascuna l'adopera a diuersi ef
fetti , i quali palesano la diuersità della natura con l'vni-
tà , per così parlare , del supposto . Il tronco dello spino
serue quasi di terreno al surculo del melo, che vi si pianta
sopra , onde con iscambieuole communicazione s'incaiv
nano, e di due diuengono vno , quasi fossero vna sempli
ce pianta : vna medesima vita si fa commune ad amen-
due per modo, che non può l'vna pianta diuidersi dall'
altra , perche hauendo fatta presa insieme fon diuenute
vna sola : ciò non ostante non se ne confondono le pro
prietà , non se ne perdono le nature . Il tronco dello
Ii spino
250 LIBRO J^V ARTO.
spino (pcrcagion di esempio) sopra cui si fa il nesto
senza il nesto nulla produrrebbe fuorché le spine delia
sua rea origine. Il nesto senza lo spino non farebbe mol
te operazioni , che fa pe '1 congiungimento con lo spino .
11 nesto fruttifero diuien quella pianta» che veramente
non è ; l'infruttifero produce que'srutti , che veramente
non ha: e in vedersene adorno , se hauefse sentimento,
goderebbe quasi non riconoscendo scin sè , tanto si tro
ua miglior di se , e producendo i frutti non suoi pur dà
del suo , perche il nesto se '1 fa quasi naturai figliuolo , si
che lo spino diuien Padre fecondo de'frutti , che sono in
sieme suoi, e del nesto .
3. Tutto a simile : l'eterno Verbo fu innestato nell'
vmanità di Cristo , per modo, che di due nature si formò
quasi vn sol albero , cioè vn solo supposto : Instruit il di-
uin Padre natura nostra diu'mitatem . L'vnione fu sì sta
bile che quodsemel ajsumpfit , nunquam dimijtt , come di-
ducesi dalle sagre Scritture. Nella doppia natura furo-
Serm. i. <*e-> no distinte le proprietà , perche Verbum ( dice San Leo-
Katw. ne ^ vtramque naturarti conseruit-, vt neque inferiorem con-
fumerei glorìficatio , necsuperiorem minueret ajjumptio .'sal
ua tgitur proprietate vtriusquesubjìant't<e-)ò' W» vnam coeun-
te personamsuscipitur à maiefìate humilitas , à virtute in-
firmitas , ab eeternitate mortalitas &c. Si scorgeuano in_>
Cristo le operazioni della doppia natura , per cagion di
esempio , della diuina ne'miracoli , che operaua , e della
vmana nelle passioni, che patiua: e a dimostrare la verità
dell'vna natura, e dell'altra , la sua vita fu vna continua
tessitura di cose ammirabili , che operò, di atroci pene,
che sofferse . Qiundi come dalle operazioni del nesto,
per cagion di eiempio del melo innestato allo spino, può
con verità affermarsi , ch'è vno spino , e vn melo ; così di
Cristo dalle operazioni diuine si raccoglie , eh' è vera
mente Dio, dalle vmane, ch'è veramente Huomo . Il
frutto dello spino innestato al melo riceue il valore dal
nesto, perche vn tal frutto è altresì del nesto : così le ope
razio-
capo y n d e c r m o. 251
frazioni vmanedi Cristo riccueuano valore dal Verbo iti-
nestato,perch'erano operazioni altresì del Verbo . Quin
di Cristo col suo merito , colla sua sodisfazionc ci fciebi-
taua , perche da vn lato faceua il pagamento del nostro ,
ma del nostro solleuato per Tvnione col Verbo ad esser
cosa diuina, e perciò di sodisfazione non solamente vgua-
le all'offesa > ma traboccante con eccesiò , perche di va
lore infinito . Il Verbo senza l'vmanità non potrcbbo
fare operazioni vmane diuine , e però sodisfattone ; V
vmanità senza il Verbo non potrebbe farle di sodisfazio
ne vguale all'offefa,onde a sodisfare fi richiedono opera
zioni vmane diuine> che si appellano teandriche : così lo
spino senza il nesto, ne questo senza lo spino sarebbe abi
le a quella specie di operazioni , che dimostrano la natu
ra, e partecipano la qualità di amendue .
4. Il nello del Verbo nell vmanità di Cristo è ammi- „
rabile perla grandezza deirvnionc, eh' è sostanziale : il
secondo nesto di Cristo in noi è accidentale , e si fa per
mezzo della grazia, della fede , della carità , perche Cri
sto è in noi infitum Verbum , come lo chiama San Giaco- iac. 1.
mo , per la cui virtù > per i cui meriti fatti nostri il diuin_»
Padre conuiwficauit nos Cbrflo , ( come parla l'Apostolo ) Bj>. i.
& conresuscitauit . Questa è stata l'arte di saluare il ge
nere vmano ( dice Anastasio Sinaita ) se ipsum totum ioti W.j. de rea.
permscuit : Adamo se vitam inseruit mortificato , -vt eum de£m'
•viwjìcaret , cui erat insertai , se ipsum totum permiscens ,
pertnde ac anima infusa corport , cique impertiens vitam , ò*
sensum . L'vmanità di Cristo poreua dire a tutto rigore ,
•vtuo ego iam non ego , •uiuit vero in me Verbum , che per il
nesto fatto di essa in lui era sua sostanza, suo supposto: con
qualche non irragioncuole proporzione può dire ciascun
giusto, vitto ego iam non ego , uiwt vero in me Christus , per
il nesto fatto di Cristo in esso . Or quantunque il nesto
del Verbo all'vmanità, per esser sostanziale sia più ammi
rabile di quello di Cristo a noi , ch'è* accidentale , questo
però ci diuiene stimabilissimo , perch'è vn nesto fatto a'
I i 2 tronchi
251 LIBRO JÇjr A R T 0 .
tronchi già destinati al fuoco , sicome morti nel vecchio
Adamo, e però inabili ad ogni salutifera operazione : oue
l'vmanità, a cui fu innestato il Verbo, era purissima .
5. Da questo nesto di Cristo in noi deriua principal
mente il valore , e '1 gran peso , che hanno su le bilancie
di Dio queste nostre opericciuole : le opere dell'vmanità
deificata dall'vnione col Verbo acquistano valore infini
to : le opere nostre per l'vnione , che habbiamo con Cri
sto, acquistano valore bensì inferiore, ma grande , e pro
porzionato al valore della gloria, che comprano, perche
fono quasi allegate col preziosissimo oro de' meriti di
Cristo,onde fatte in lui tengono del suo fatto nostro, cioè
del diuino . Quindi da quel primo nesto , per cui fi vnì il
Verbo alla nostra natura , è prouenuto il secondo nesto
di Cristo in noi , e per conseguenza la liberazione de'no-
strimali, e la participazione de'stioi beni . L'vnione del
Verbo con Pvmanità fu quasi vnione di oro con l'argen
to , perche il Verbo perfettissimo si vni ad vna vmanità
perfetta, quantunque infinitamente sotto lui . Da cioè»
che Cristo da Ezechiele si aslòmiglia all'elettro , il quale
non è altro, che oro , e argento impastato , e composto in
in Er-echuh vn corpo : Eleffrum (dice San Gregorio) ex auro, ar-
iib. 1 . Lem. 1 • gentique meiallo mi/cetur, in quapermixtione argentum cla-
rius redditur-ised tamenfulgor auri temperatur . Quid ergo
in eleClroi nifì mediator hominum-, & Dei demonjlratur, qui
dumsemetipsum mbis ex diuina , humana natura compo
stoti & humanam per deitatem clariorem reddidit , & diui-
nam per bumanam nojlris aspctlibus temperami ì II nesto>
di Cristo a noi e simile al congiungimento dell'argento >
e dell'oro con vn vii metallo, per figura col piombo: per
che come il piombo vile riceue prezzo dall'oro , così noi
riccuiamo, e le opere nostre ilriceuono dal congiungi
mento con Cristo , e co'suoi meriti 5 e con la sua sodjsfa-
zione. '■ x

CAPO
2S3
-CAPO D V O D E C I M O.

Sipropongono quattro altìssimifini , a1 quali è stato da Dio


ordinato ti Sacramento Eucaristico .

• T A Trinità>l'Incarnazione, la nostra Adozzio-


I i ne, eTHucariftia sono que'misterij più con
tradetti da'miseredenti in riguardo a'quali la legge Cri
stiana fu da Auerroe chiamata lex impojfibilium. E per ve
rità Tono da yn lato sì sublimi , e strani in sembiante , che
se non fosser veri,niun huomo si sarebbe attentato di fin
gerli con speranza di persuaderli: d'altro lato sono sì
mirabilmente connessi sia loro ; contengono vii eccesso di
bontà sì proporzionato a vn Dio , eh' è la stessi essenza-,
del bene i contengono vntale adattamento al sine dell'
huomo, vn magistero di sì profonda sapienza circa le doti
diuine;che il fìngerli, troppo trascenderebbe l'ingegno di
creato inuentore . Il Demonio, il Mondo ( dice Dauid
3 Dio ) narrant fabulationes, sed nonJtcut lex tua . Con
siderisi la diuersità fra le diuine, e le vmanc , o diaboliche
inuenzioni. I maestri dell'idolatria non sepper diuisare
consorzio compagneuole nella Diuinità lenza la molti
plicazione di più Dei , cioè con distruggere la Diuinità :
Iddio c'insegna , che in esso l'vnità perfetta non si oppo
ne al consorzio compagneuole. I demonij , se presero
vmana forma, la vestirono a rouina degli huomini per in
durli a peccare : il Verbo vestì la nostra carne per nostra
saluezza , e per recarci esempij sensibili di virtù . I sedut
tori, huomini , e demonij dissero , che alla sigliuolanza_,
de' loro Dei perueniuano i Monarchi con la potenza, i
Guerrieri con le stragi: lo íponíàlizio co'medefimi conse-
guiuanlo le Vergini con gli stupri » le Maritate con gli
adulteri;; il vero Dio adotta per suoi figliuoli i Giusti,
con le sue nozze non macchia , ma conserua i gigli allo
Vergini . Giunsero i seduttori a persuadere cose incredi
bili} ma con adulare, ora la superbia} orala violenza, ora
Li-li-
254 II B RO Q? A R r Ô.
la libidine. Iddioal contrario con promulgar dogmí COrì-
trarij al scnso , e distruggitori dcl fa st o hebbe potere > per
foríi credcre al Mondo .
2. Queste vcrità si sono da noi rcndutc paltsi intor*
no alla Trinità > Incarnazione , Adozzione : rimane ora a
prouárlc rispetto ail Eucaristia . Ciò intendo di fare con
la considerazione di quattro altissimi fini } a cuiè ordina-
to qucsto diuin Sagramento . Ciò sono î ìecarci diritro a
liíòrgere gloriosi ne'nostri corpi , e partorire nc'medesimi
corpi acconcie disposizioni a qucsto risorgimento ; co-
stituirc fra'Fcdeli vna perfetta vnità in Terra > e diípoilt
ad alrra perfettissimadestinata loro in Cielo; lasciar alla
Chicsa pegno dell'immenso araore di Cristo;lasciar a'Fc-
dcli pcgno altresi délia gloria>che Dio tiene loroprepara-
ta. In riguardo al primo fine l'Eucaristia è chiamata dal
Concilio Niceno Symbolum resurretlionis , e attesa la dis-
poíìzione, che produce in noi a questo risorgimentOs Zac-
caria la chiama Vinum germinans njirgines . In rispetto al
secondo sine si appellaua da'primi FeddirTV^r* unionis .
In riguardo a gli altri due fini è intolata Symbolum amoris
da'Padrij e Pignussutura gloria dalla Chiesa .

CAPO DECIMOTERZO.

Quantojta conueneuole VEucaristico Sagramento in ri


guardo al nostro risorgimento, e aile dspojt-
zioni acconcie ad ejso .

i. T L Saluatore promette con ifpecialità il risorgi-


JL mento a chiunque si pasce dcl Cibo Eucari-
i»an. 6. stico : manducat hunepanem; vtuet in aternum: & ego
rejuscitabo eum in ttouijfimo die : Esaia » Viuent ( dice )
ces. zé. mortuì tui , intersecli mei résurgent ; e ne rende per ragio-
nc: quia ros lucis rus tuus . Per ros lucis s'intende da molti
Spositori l'Eucaristia j a differenza délia manna , ch'era-»
rosnocJis , vmbra futurorum : e forse alludendo a ciò il
mede-
CAPO DECIMOT ERZO. 255
medesimo Isaia dà al Saluatore il nome di rugiada : Ro
tate Cçli desuper . Il Concilia Niceno ( come dissi ) lo
chiama Symbolum resurrezionis . Sant'Ignazio Martire lo *P'
chiama Pbarmacum immortalitatis . San Cirillo , e Ter- l,y\ 4J, refurm
tulliano attribuiscono a questo cibo il nostro risorgimen- rea**m.
co . Ireneo nega possibile alla carne; non percipere vitame ^f*}*!'**"
perche corpore Domini^ &sanguine alitur . Sant'Agostino
dall'esser questo Sagramento cibo, e beuanda j ne inferi- .
sce, eoSy a quibusJumitur^ immortulesfieri , ioan>
2. Sò , che la diuina grazia col conferire diritto alla
beatitudine dell'anima, lo conferisce altresì alla gloria
dc'eorpi , che sgorga dall'anima ; ma oltre questo il cibo
Eucaristico reca a questa gloria vn nuouo , e speciale di
ritto. Dimostrasi la conuenienza di ciò . E' istituito que
sto Sagramento a maniera di beuanda , e di cibo , e spiri
tuale, che nudrisce l'anima per la diuisiità, che contiene ;
e corporeo per l'vmanità gloriosa del Redentore, che per
lui si vnisce a i nostri corpi . La beuanda , e l'alimento
sono ordinati a conseruare la vita più , o meno diuturna
secondo la maggiore, o minor perfezzione del cibo . I no
stri alimenti sicome imperfetti, e corrottibili la conserua-
noabreue tempo: il frutto dell'albero della vita , come
perfetto la conseruaua a lunga età , e replicato la mante-
neua sempre. Ora il cibo Eucaristico c alimento viuo 3
e non morto, non si trasmuta in noi, perch'c incorrottibi-
le , ma trasmuta noi in sè moralmente , come parla Ago- 7-0*/. s.I0.
stino più addietro riferito . Da ciò è, che in quanto con^
tiene il Verbo , ch'è la stessa eternità , la stessa vita , reca
moralmente all'anima il diritto alla gloria sostanziale ,
ch'è la beata vita dell'anima: e in quanto contiene l'vma
nità fonte d'immensa gloria eziandio alle membra reca-,
speciale , e nuouo diritto alla gloria accidentale , cioè al
futuro risorgimento 5 in cui 1' huomo farà trasformato
perfettamente in Dio da questo cibo, cioè congiunto alla
diuinità con la visione beatificante , e farà configurato
alla gloriosa vnaanità > e quasi trasformato in essa do secon-
il
2<i6 LIBRO A RT 0.
do il corpo > a differenza di que' , i quali mxnducauerunt
manna-> & mortitisunt .
3. Sicome questo Sagramento reca speciale diritto)
al risorgimento de'corpi , cosi partorisce acconcie dispo
sizioni a tal risorgimento . Dissi più addietro, che le più
adatte disposizioni al glorioso risorgimento sono , la_#
castità , per cui si raffrenano le nostre concupiscenze , la
verginità , per cui affatto si vincano . Ora dimostro , che
questo Sagramento ci dispone acconciamente a frenare
la concupiscenza , e viuere o vergini , o almeno casti .
iib.+inioan. San Cirillo parlando di esso afferma , che franai stuicn-
e',r' tem membrorum nqstrorum legem . E San Bernardo .• Gra
fia* ( dice ) agamia Corpori-, & Sanguini Domini , perche
sperimentiamo meno intensi luxur'u motus . I moti delia
concupiscenza sregolata sono stimoli della naturai che
per esser condannata a perire ncll'indiuiduo tende con in
tensi ardori a mantenersi nella specie . Quindi nello stato
dell'innocenza, in cui l'arbore della vita ci preseruaua-,
dalla morte, non si speri mentauano sì fatti stimoli , c solo
dopo il peccato i nostri progenitori conobbero la loro
nudità, ch'era rimprouero della colpa , e indizio della
morte soprastante . Or il cibo Eucaristico ci porge di
ritto ad immortalità più perfetta di quella , che godeuasi
in Paradiso . E' dunque ragione , che ci rechi que' soc
corsi della grazia celestiale , che raffrenano i moti della
carne incitanti a perpetuarci nella prole . Ciò rendesi più
aperto da quattro effetti, che partorisce questo Sagra
mento . Vno è j accendere il feruore della carità , ch'es
sendo contrario alla concupiscenza la raffrena . Il secon
do è , rimetter le colpe veniali , che sono principalmen
te effetto della concupiscenza , per le quali ragioni al
tresì scema i moti di esià . Il terzo e , perdonare le col
pe, o moderare le pene debite al peccato, fra le quali
la concupiscenza è la prima. Il quarto e, l'eccitare iru
noi la memoria della passione del Saluatore : e quindi»
perche per tifa furon vinti i demoni; > cacciarli da noi >
e con
CAPO DECI MOTEKZO. 2$r
t con ciò moderar la concupiscenza, di cui essi sono ecci
tatori in noi .
4. Ma non solo conserua la castità il Sagramento Eu
caristico 5 ma per esso fiorisce nella Chiesa la verginità >
che più prossimamente dispone al glorioso risorgimento.
Ciò asseriscono i Padri ï e segnatamente San Girolamo
spiegando quel Testo di Zaccaria , in cui chiama questo
Sagramento Frumentum elettorum , il che gli conuienc in
quanto produce la grazia , la qual dispone gli Eletti alia
gloria: Et vìnum germìnans vtrgines , il che gli conuie-
ne, in quanto fa fiorire la verginità , per cui sola si vinco
no perfettamente imouimcnti della concupiscenza car— y
naie . Il Saiuarore del Mondo è a guisa di vn seme con
tenente in se qualità acconce a germogliar Vergini j es
sendo egli nato di Padre Vergine in Cielo , in quanto
Dio, di Madre Vergine in Terra, in quanto Huomo, ond'
egli è quasi fiore, germoglio, quinta eflènza di verginità :
quindi vnendosi a noi germoglia Vergini. La maniera >
con cui ci ageuola la verginità , consiste nel togliere gli
ostacoli , per cui ci è malageuole . Il primo fra questi è ,
come dissi, l'innato impeto di perpetuarsi nella progenie»
che si mitiga, come pur si è detto , con questo cibo . Il
secondo ostacolo procede dalPeflère i nostri corpi com
posti di seme virile , e femineo , semi impuri , e misti di
qualità libidinose , onde i nostri corpi sono a guiià di
esca , che si accende ageuolmente , e concepisce ardori
impuri . Il Corpo di Cristo tiene qualità contrarie,!
perche fu conceputo senza seme virile dal virginal sangue
di Maria , quasi succo spremuto da'gigli , e perciò si op
pone alla concupiscenza carnale : quindi mescolandosi
per l'Eucaristia con la nostra carne le communica le sue
virginee qualità ; maggiormente che si prende per ma
niera di cibo , di cui è proprio communicar le sue qualità
alle membra,che nudrisce . Quegli animali, che si pasco
no di carname , sono immondi , per figura i cani : dello
api, che sipascon di fiori, Ci narra , che viuon vergini . A
K k queste
25S LIBRO g^VARTO.
queste fi assomigliano i Fedeli , a cui il fior Nazareno fér
ue di alimento : a quelli sono per sopposta cagione limili
i Pagani , i Maccomettani . Il nostro corpo è corpus pec
cati-i perche fu aslegnato per albergo proporzionato ad
vn'anima peccatrice, onde, come quella e ribelle a Dio,
cosi questo all'anima . All'incontro , come l'Anima di
Cristo è deificata, così il suo Corpo è diuino . Nel Sa
gramelo Eucaristico si fa vno quasi fponfalizio dell'
Huomo con Dio per l'vnione fagramentale : da ciò ri
sulta al corpo nostro vna participazione delle doti del
Corpo di Cristo , e di quella soggezzione all'anima , ch'è
perfetta nel Corpo di Cristo , imperfetta nel nostro . E
perche di queste qualità più partecipano le vergini, che
le maritate» quantunque caste, quelle e non queste si
chiamano per antonomasia spose di Cristo . L'immedia
ta cagione producitrice de'nostri corpi è l'amor carnale ,
che congiungc i due fessi a generarli ex voltoliate viri y
ex voluntate carnìs . Da ciò traggono i nostri corpi sim
patica inclinazione all'amor carnale contraria a quell*
amore di origine celeste , che produce Vergini . All' in
contro la generazione di Cristo si attribuisce allo Spirito
Santo, ch'è amore sossistente fonte di purità : per sua par
te lo generò la Vergine,^» voluntate carnis,vcix obedientia
mentis , onde tutte le inclinazioni di Cristo fono propor
zionali all'amor celeste, all'vbbidienza deliamente, Ixj
quale consiste nella soggezzione al superiore: quindi me
scolandosi quella carne purissima alle nostre membra , le
imprime le inclinazioni proprie spirituali , e pure , e tras
muta in esse le nostre materiali, e impure, e le inclina alla
spirituale generazione , onde i Vergini si chiamano casta
generato cum claritate-.c di se dice l'Amor celeste, cioè lo
Spirito Santo , che i Vergini à generationibusfuis adimplc-
buntur: e questo è quel nome meliìts à fîliabus,&Jì/ys,chc
in domo Dei^ìoh nella Chiefa,promife Dio per Esaia a gli
mistici Eunuchi , cioè a i Vergini , e in riguardo a cui fu
da Salomone chiamata felice Jterilis , & incoinquinata ,
■ i perche
CAPO &ECI M OT ERZ 0. 259
perche habebit frutlum in respeclione animarumsancla* Sél« ^
m rum s cioè nella f'econdità dello Spirito .
5. Dalsin qui ragionato si deducono varie conse-
guenze , che rendono aperto5 quanto ammirabiie íìa slata
l'inucnzione di questo Sagramcnto . La prima è, che a
ragionc si chiama da Zaccaria questo Sagramcnto : Vi-
num germinans <virgines . II vino matcriale è si contrario
alla purità , che da' medesimi Gentili si chiama Lac Venc- £,£.Ia.
ris 5 corne parla Aristofane cicato da Sant' Atanasio . E
San Girolamo afferma del vino 5 ch* c Seminarium itbidi- Li!>- »• ««•
nis. E l'Apostolo di esso dice: In quo est luxuria . Pcr
opposto. Questo Sagramento può chiamarsi Lac virgi-
nitatis-, castitatis Seminarium : e corne parla la Chiesa: Se-
minator casti confiljj : in quo est -virginitas . Dal vino ma
tcriale ci ritrae l'Apostolo dicendo : Nolite inebriari -vin»
in quo est luxuria . Air incontro di questo vino parlando
Dauid j corn' espone San Cipriano » esclama ; Calix tuus
inebrians quàm praclarus est , Odasi il Santo : ficut ebrie-
tas hominem àse-, & à mente aliénât , &facit plané alium ,
fie Eucbaristia fidèlem àse aliénât j é* e* terrestrifacit c£-
lestem . L'vbbriachezza , che s'inducc dal vino materialc
astrae l'anima dalle cose celesti S c la déprime aile terre-
ne , onde con vn breue impazzamento trasmuta l'huomo
in bestia 5 e però è Lac Venerii 3 Seminarium hbidinis . Per
opposto l'vbbriachezza spirituale , che prouien da questo
vino germinatorc di vergini astrae dalle cose terrene la_.
mente , e la solleua aile celesti , e la trasmuta in Angelo ,
e la trasforma quasi che non diíïï in Dio : Caro enìm ( son lib.it.refutr.
parole di Tertulliano) Corpore , & Sanguine Chrìsti ve-
scitur 5 vt anima de Deo saginetur : e però è Lac virginum*
cuiaformare è concorso il puriíîîmo sangue } a nudrirlo
il virginal latte di Maria.
6. S' inferisce da ciò l'arte diuina tenuta dalloSpiri-
to Santo a propagare la generazione de' Santi , de' Casti>
de' Vergini . Si corne l'amor carnale slacca dall' huomo
vna particelU dclla sua sostanza spiritosa , ed attiua , cho
K k a siap-
26o L I B R 0 g^V A R T O .
si appclla feme , c si valc di esta alla carnale gencrazione
deU'huomo ; così V arr.or dinino valendosi di vna par-
ticella purissima deH'vmana specic, qual'era il fanguo
di Maria, forinò di esta il Corpo del Redcntore, quaíï
semc di tutta la ípiritualc gencrazione» e mafíìmamen-
te délia casta progcnic de' Vergini . Da cià nasce , che
Cristo Figliuolo di vna Vcrgine Sposo di tutte le Ver
gini appcna nato auueiò la predizzione : Pascitur inter
lili* j pascendosi fra Giuscppe, e Maria amendue Ver
gini. Coneísi vilse , c conucrsò per lunga età, infincho
diè principio alla predieazione ; ed allora fra tutti gli
Apoltoli amò più teneramentc San Giouanni,perchc ver-
gine : e ad eslo solo permise di posargli nel seno il Capo .
In Croce voile , com'era nato , così moi ire fra' gigli stan-
do in mezzo di Maria, e di Giouanni. Ne questa simpati-
ca inclinazione, cheticne co' Vergini , l'ha deposta ncl
Cielo ; anzi iui specialmente gode , e godera in eterno il
corteggio de' Vergini} -e a questi farà coirceduto, ccanta-
re canticum nouurrt, e scgutrel'Agneflo , quocumque ierit*
7. Per fine dcriuan da ciò le speciali defortnità , che
hanno nc' Cristiani , i q'uali si pascoho di queíto cibo , i
vizij opposti alla purità . Sapientemente dimostra' il Sua-
T1ew??'*.:*rez coîte'st'toonio dt* Padri, che per questo Sagramcntò
fíct'.j. S si' costituisce vnrone non solo morale, nia mistica>e co'rpo-
rca fra noi,e Gristo,o!idc sicome rvnionernarita/e précé
dente dal viccndeuole amore di due corpí, ne" fa vn solo,
così auuiene per questo Sagramento , il qual'c l'cfFetto
d* intenso amore fra Cristo , e noi : sono in qualche modo
duo in came vna l'Huomo, e Dio : onde corne il Confor
te deetrattar la Spoíà quasi sua carne, così Cristo la^
Chiefa , corne difcorre-l'Apostolo : e aggiunge , che tutti
ifenfl. .'c ï no* FCt^c^ fiímio vnum in Chrijîo , perche de vnopane par-
crriLLioJniicipamus . Leggansi Ircnco, Girilìo, e Grisostomo , Nis-
feno yC Xcofi'lato , che intendono di questo cibo i Testi
riscriti . Da ciò è , che sicoule c con ispecialità déforme,
c oltraggiosa al Conforte l'itnpurità dclla-Sposa , perche
diui-
CAPO DECIMOTERZO. 26Ì
diuide la sua carne di vna facendone due , contro 1* inten-
to dcU'amore , che di due fa vno : così per questo Sagra-
menco diuien più déforme , c oltraggiosa a Cristo l'impu-
rità ne' Fedeli ■> quasi ingiuriosi ad vría carne già fatta sua
per eíso : ondequella,chene'miscredenti è quasi vna.»
semplice fprnicazionc, ne' Fedeli è somigliante alla ma-
liziadeiradulterio.
8. IlDcmonio, il quale veiisimilmente afpirò alla
fponfalizio délia sua natura col Verbo 5 eísendoli stata-i
preposta in questa sublime vnionel'vmana natura^ha sem-
pre afpiraco ad infamarla > speciaimente con incitarla aile
libidini , per quel modo che quegli, ilqualc aípiraua a
sublime talamo , vedendosi alrri preposto niehte più vor-
rebbe 5 che vendicarfene , con iníàmare lá fposa , qualo
bramerebbe , che fosse adultera> c impura. In fín dal priri-
cipio del Mondo il Demonio accesc sì gli ardori libidi-
riosi nell'vmana specie? , che appena bastò vn diluuio vni-
uersale acs estinguerli . Dopo il diluuio introduise l'Ido-
latria 3 per cui eglî mèdesimoâdorato dagli huomirii si fe
loro maestro di oscdnitàincognite aile stesse bestie: onde
oostrinse Dio a pioaer siamme sopra le infami Città . Di
più conduise IVmana fpecie a rai' empiéta 5 che adorò fii
gli altári i due più immondi Deij Venere , e Priapo : e as-
segnòfíale stellesedea Vençrc Deadeirimpudicizia 3 e
non a Pallade stimata Déa délia sapienza . Tuttò ciò in-
tesero i Demonij , per sar oltraggio5 e quasi insulto a Dio>
che si douea fposare all'vmana natura 5 besterhmiando la
sua prouidenza , c quasi dicendoli , or và j imparéntati
con la carne , che comparata est iumentis in/fpieUtibus : ail7
incontroil Verbo cterno5 di cui eproprio, dijsolnere opéra
diabuli non contento di deifìcare in sèstèíïb là Carne no-
ítra 3 a renderla più pura nacque diVergine} diede ail'
vman generc il consiglio délia virgioità , chiamò suc ípa-
sc le Vetgini : sotto graui pene victò cziandio qualunque
sguardo men puro: a sine di rafsrenare nel matrimonia
llmpeto délia concupiscenza l'ingeramò con la grazia sa-
gramen-
262 LIBRO g^V A R T O .
gramentale . In sine a render pural'vmaoa carne ordinò
l'ammirabile istituzione dell' Eucaristico Sagramento»
che Concorre in tante guise qui da noi diuisate a renderci
puri j e a renderci più illccira , che auanti non era, qualsi-
fi a carnale sozzura .

CAPO DECIMOQVARTO.

Che nelP istituzione del Sagramento Eucaristico il Sal-


uatore ci ha formata P idea di amar Dio ,
ti projjimo , il nemico .

i. T" A vita del Saluatorc fu vn perpetuo esercizio


I j di que' piccettï.Diliges Dominum Deum tuum
ex foto corde: Proximum tuumficut te ipsum. Diligite inimi-
cos vestros . In quello istante in cui fu conceputo Pro
positofibi gaudio Crucemsustinuit, cioè l'accettò» confusione
contempta-,0 ciò per amor del Padre, che glie l'imponeua,
del suo proifimo ( così piacemi chiamare gli Eletti ) de'
riprouati, chesapeuagli sarebbono, e ingrati, e nemici
per tutta l'eternità . Questo amore di Dio , del prossimo ,
de' nemici , lo spinse a nascere in vna stalla , a viuer tanti
anni in vna bottega , a morire dopo acerbi strazi/ fra duo
ladri in vna Croce . E' consueto de i dipintori , quando
si scorgono giunti al fine del suo lauoro primo di colorir
lo , abbellirlo co' ricami , terminarlo con qualche linea_i
sottilissima, e artisizioiìssi ma . Così appunto il Saluatorc
giunto all'estremo della sua mortai vita : Cùm dilexijsct
suos infinem dilexit eos . Ciò fu quasi vn terminare la ma-
rauigliosa dipintura della sua vita diuina con vna linea-,
artisiziosissima, e sottilissima tirata dall'amore di esso ver
so Dio , verso il prossimo , verso i nemici, conche hauen-
do posto confine all'arte , e termino al lauoro , nulla più
gli rimase fuorché il dare a quella dipintura il colorito
col suo sangue, l'vltimaperfezzionc de' ricamije de' fregi
con la sua passione} con la sua morte .
2. Di-
CAPO DEC I MO ARTO. '263
2. Dimostro'} che in questa estrema linea giungendo
ilSaluatore, per così parlare , all'estremo del possibile^
nell'amore verso Dio, il prossimo, i nemici, lasciò forma
ta a noi la perfetta idea di tutti e tre questi virtuoiì amo
ri . Quanto all'amor verso Dio : disse il Saluatorc a San_.
Pietro : Si diligis me , pasce oues meas , pasce agnos meos ,
dando con ciò a vedercene l'effetto principale dell'amo
re verso Dio è , pascere agnossuos ^ouesJ'uas . Stante ciò,
qual'eccesso maggiore di amore in Cristo verso Dio po
lena diuisare il pçnsiero, che pascere oues , abbeucrandole
col proprio sangue , nudrendole con le proprie carni . E
perche questo pascere oues carnesua è ordinato al prò de'
mortali , Tistitiizione dcU'Eucaristico Sagramento fu pa
rimente ccccslò dell'amor di Cristo verso il prossimo.
Questo eccesso di amor diuino verso il prossimo vuole più
profondamente stabilirsi .
3. Per nostro prò faceua mestieri, che '1 Saluatore si
dilungaste da noi : ora è costume degli amanti nel dipar
tirsi dairamato , lasciare loro in pegno dell'amore l' ima
gine propria impressa , o in vna tauola , o in vn anello . Il
Redentore conoscendo , che omnia dedit ei Pater inma-
nus , volle valersene a prò nostro , con lasciarci sè stesso ,
non nella sua imagine, ma in se steiso, perche doueua to
glierci la sua presenza : NeceJJe erat ( dice Eusebio Emis-
seno ) ift in die ceena Sacramentum Corporìs , & Sanguini*
fui consecraret nobis , %/t coleresur iugiter per mjflerium,
quod semel offerebatur in pretium • Questa presenza sup-
pfiua con ammirabil maniera i danni, che ci proueniuano
dalla sua assenza: conciosiache stando lontano da noi con
la presenza visibile , rimane drlunga più congiunto a noi ,
che non era allora , mentre fu visibile a noi: conciosiache
per maniera di alimcnto,edi cibo è dentro noi,oue prima
era fuori di noi , e talora in quanto huomo dimoraua lun
gi da noi . D'auantaggio era presente a noi in vn sol luo
go ; ora ci è presente in tutto il giro terrestre , oue si cele
bra il diuin sagrisizio, siche la presenza S che ha con noi , è
mag-
264 LIBRÒ g^VAZTÓ.
maggiore, e secondo l'intensione , e secondo resteníîonêî
ne resterei inuisibile scema il benefizio, ma l'accresee^
perche V inuisibilità della sua presenza essendo obbietta
della fede accresce il nostro merito . Iddio, ciò ch'c con
sueto a gli amanti , sempre più auuicinossi a noi . Nella
legge di natura non fi addimesticò con noi per quel mo
do , che fece poscia nella scritta > in cui parlaua faccia a_.
faccia con Moisè , diede la legge , assisteua a i fagrifizij,
per modo che Moisc hebbe a dire nel Deuteronomio :
Non est alia Natio, qua babeat Deos suos appropinquantes
fibiysicut Deus nojter adest nobis . Nella pienezza de' seco
li con più intima presenza si vnì a noi congiungendosi all'
vmana natura, e con ciò diuentandoci nella carne fratel
lo» nella pellegrinazione compagno > acquistando quell'
ammirabil nome Emmanuel, il quale significa nobiscum^»
Deus. In fine per rimaner con noi vsque ad consumationem
/acuii ritmarne questa nuoua specie di presenza per ma
niera di bcuanda, e di cibo.
4. Che dirò dell'esercizio dell'amor di Cristo verso
i nemici , che spiccò nell'istituzione di questo diuin Sa
gramelo . Prima volle istituirlo : in qua notte trade-
batur , per esercitare il sommo eccesso dell' amore , e
della beneficenza verso l'huomo in quel medesimo tempo»
che questi esercitaua il sommo eccesso della nimicizia»
c dell'odio verso lui . Il sommo eccesso della nimicizia
verso Cristo fu quello, a cui peruenne Giuda : e pure Cri
sto in quel tempo, ch'egli ordiua il più enorme tradimen
to, fece verso luì due sommi benefici eccessi , vno di cari-
tateuole amistà, pascendolo del suo Corpo, e Sangue, e 1'
çltro di profonda vmiliazione, prostrandosi a suoi pie , e
lauandoli con quelle mani, a cuisàpeua, che omnia dé
dit Pater . Questo eccesso non fu valeuole a penetrarlo
ne pure il supremo fra gli Apostoli, onde il Saluatore:
Quodfacio ( gli disse ) nescis modo,scies autem postea: cioè
allorché scenderà dal Cielo il mio diuino Spirito a pale
sartelo. Insomma i doni conferitici da Cristo sono sì
eccesfi-
CAPO I>EC I MO EVINTO. 16$
eccelsiui » che non solo si richiede l'onnipotenza di vna^
Persona diuina a farceli , ma altresì l'onnipotenza di vna
Persona diuina a renderceli credibili j e quasi che noru
dissi, a semplicemente palesarceli .

CAPO DECIMOQVINTO.

NelYEucaristico Sagramentoformar/i quell'unità, ch'i


fondamento dell'amorefcambieuole de' Cri-
Jiianifra loro, e con Crisio»

1. TT^Islì, che l'Eucaristico Sagramento è Symbo-


I J lum refurreclionis , perche vnendoci con_»
Cristo nostro Capo ci dà diritto alla gloriosa somiglian
za con esso , affinchè nel corpo mistico ci habbia perfetta
proporzione fra '1 capo,e le membra. Aggiungesi , che si-
come è pegno j e argomento dell'amor di Cristo verso
noi, così è idea dell'amore, che dobbiamo portare a Cri
sto , e hauer fcambieuole fra noi : Vere poculum amato-
rium-i come altri Io chiama . Ora perche il fondamento
del nostro risorgimento , e dell'amore verso Cristo , è l'
vnità, che acquistiamo seco per mezzo di questo Sagra
mento; e '1 fondamento dell'amore fcambieuole fra noi è
l'vnità,che per esso acquistiamo fra noi i vuole qui breuc-
mente ragionarsi di questa vnità .
2. Il Redentore chiama il precetto dell'amore : Prt-
ceptum meum-, comandamento suo, e nuouo : Afandatum
nouum dovobis.Ma come nuouo se nell'antica legge ci era
comandato l'amore verso Dio, verso il Pro limo , versj i
Nemicic'Più,e non era tutta la legge euangelica impostaci
da Cristo indirizzata a moucrci a questo amore ? Perche
dunque di questo comandamento afferma segnatamente :
Hoc ejlpr£ceptum meum : mandatum nouum do %>ob is . La
vera, e soda risposta a queste due opposizioni si fond.u
nell'istituzione di questo Sagramento. D isi più addie-
tro3 che l'amore è proporzionale aH'vnicàj che hanno fra
L1 loro
266 L T B R 0 J^V A R T 0.
loro le persone , che scambieuolmente si amano . Posto
ciòj vuole oslcruarsi , cheCristo nell'estremo sermono
niente piùci haueua inculcato, chcl'amorc yerso Dio,
verso sè, e fcambicuole fra noi . A confeguire questo sine
Jean. ií. P0^*e m °pcra il Saluatore tre mezzi . Vno su , inculcar-
cclo in quella sua estrema dipartenza da noi: sapendo che
a'sigliuoli sogliono rimaner alcamente imprelïi i coman-
damenti, che lor lasciano i Padri posti in punto di morte :
quindi premise : Filioli adhùc modicum vobiscum sum , a
dimostrare, che il comandamento> che dopo queste paro
le surebbe dicendo : Mandatum nouumdò vobis , vtdili-
gacis inuicem , sarebbe suo testamento > c sua estrema vo-
lontà. Appressodiè quest'amore per argomento , e ca-
lean. 17. ratterc di Cristiani > aggiungcndo : In hoc cognofeent om~
ms, quod dìscipuli mei ejiis . E ciò che vsa farsi nelle cose>
che alramence ci premono , ripete più volte questo co-
mandamento : Hoc ejiprtceptum msum, vt diligatis inui
cem: e apprefïb : H <ec mando vobis , vt diligatis inuicem :
di più vsò gli scongiuri dcl suo amore, per ottener l'vb-
bidienza a questo precetto : predisle le persecuzioni > che
patirebbonoi suoiì perche sapeua> che'l timoré dello
guerre esterne vnisce più strettamente fra loro i domesti-
ci,e gli amici. Okre ciò essendoli noto5che l'vnità è fonte
dell'amore, e che l'intima vnità, e il perfetto amore íbno
dono spéciale del Padre céleste ; indirizzò le preghierc
al Padre , per ottener sì fatto dono a'suoi , c ciò fece più
volte : PaterJancle ( diste ) serua eos in nomine tuo , vt
Jint vnumJîcut, cb* nos : e distendendo la preghiera a tutti
i Fcdelij soggiunse : Non pro eis rogo tantum > sedpro eis ,
qui creditur sunt per verbum eorum in me, vt omnesvnum
Jint : e in sine dichiarando la perfezzionc deUVnità j che
chiedeua, disse: Sicut tupater in me, & ego in te ,vt& tpji
in nobif vnumJint : e conchiude : Ego in eis , & tu in me ,
vtJint consumati invnum.ln sine: non contento d'inculca-
re a' íuoi Disccpoli 3 di chieder per eísi al Padre la perfet-
ta dilezzione, poselcmani all'opera : Et sciens , quia-»
omnia
CAPO DE C I MO J%V I NTO. 267
}i omnia dedit ei Pater in manus , istituì l'Eucaristia , per cui
K congiunse seco i Fedeli, inuiicerandosiin elfi con la sua
Di vmanità, e per l'vnionedi questa con la Diuinità facen
ti do sì 5 che la Diuinità con ispcciale maniera albergasse in
loro secondo ciò, ch'egli disse al Padre : Tu in me, & ego
in eis . Da ciò proueniua vna speciale vnità di tutti i Fe
deli fra loro, espressa per quelle parole : VtJint consuma
ti in vnum .
>t 3. Mirabile vnità . Il Verbo fi congiunse all' vmana
natura : ma questa vnionc massima fra tutte le possibili
nell'intimità dell'intensione , fu minima nell'estensione ,
perche fu ristretta ad vn solo indiuiduo . Che fece Cri
sto ? dilatò in certo modo il misterio dell' Incarnazione ,
5 con istituire l'Eucaristia , per cui si congiunge all'huomo
con vnione meno intima sì , ma più distesa > che l'iposta-
tica, perche comune a ciascun Fedele . Non può negarsi,
che se vn cibo medesimo fosse comune a tutti gli huomi-
ni , sarebbe fra loro massima l'vnità : ma se vn cibo nudri-
ì sce l'vno , non può all'altro scruire di alimento : non così
il cibo diuino, che vnico nudrifee tutti i Fedeli : ond' elfi
sicome per l'alimento fono vna cosa medesima col cibo ,
che gli nudriscc, così acquistano vnità fra loro per l'iden
tità del diuin cibo, di cui lì nudriscono . Quindi il Con
cilio di Trento ( conformandosi alle formole di parlare ,
che vsaronogli antichi Padri, Methodio, Cirillo, Agosti
no )> anzi alla dottrina dell'Apostolo, che parlando a'
Corinti) dice : Vos ejìis Corpus Cbristi, & membra de mem- se/.i^. c.««
bro : Hoc Sacramentum ( dice ) estjignum unitati* , •uincu-
lum charitatis,pacis, & concordiasymbolum.
4. Dal sin qui detto si raccoglie , per qual ragione il
Saluatore chiami questo precetto della dilezzione : Prœ-
ceptum meumymandcitumnouum\ lo chiama comandamen
to suo , perche fondandosi la dilezzione impostaci neir
vnità, che acquistiamo con Cristo , e fra noi per mezzo di
questo Sagramento ; non poteua vn tal Sagramento isti
tuirsi , fuorché da vn. Dio in carne , cioè da Cristo , coa-
L1 2 eiosia-
26$ l i b r o j^r A R r 0.
ciosiachcsolo Dio vestito di carne può ester cibo comu-
in Tsat. 3$. o*> cne vnisce con Dio> e fra loro tutti i Fedeli : Nrfibu-
mil'ts ejset (dice acutanocnte Saur'Agostino) Dominus Ic-
sus > fí/w mauducare , bioere potuijsemus : Quanda
enìm inprincipio erat Verbttm , cibus eratsempiternus ,
integer Angeïorum-> fìcut nunc est .sd quis homo pojsct adci-
bum illum peruenire i Oportebat ergo, vt laftrsceret, & ad
paruulos pet ueniret , ut nos quoqueparticipes eius eJJ'epojse-
mus : & quia cibus conuertitur priùs per matris mamillas ,
& mater illum incarnat > fieque per humiditatem mamillde >
& lucJissuccum de ipso pane pascit infantcm i qui minìts
ìdoneus erat, njt penè uescatur; fie ìpsum Verbum panis An-
gelorum Caros.'flum esi , & habitauit in nobis 5 %>t panem
Angelorum manducaret borna. Si chiama altresì questo
precetto délia ài\ç.zzionc Mandatum nouum-, perche fon-
daodosi sopra la predetta vnità, ch'era nuoua fra' Fedeli;
non poteua per l'addietro farsi da Dio , o da Gisto il pre
cetto di vna tal ctilezzione 5 perche dipendeua dall'istitu-
zione di queslo Sagramento riserbata da Cristo a quell*
ora estrema . Ci ha fra'Padri, chi afferma, che vn de'fini
precipuijche indussero il Verbo a veítir carnet fu Tistitu-
c. udtEtd. zlonc di qnesto Sagramento : Ad hoc vi nos Corpus eius
hier. simus y corne parla Pascasio > e San Gregorio afferma , chc
Sintazeos Sacramentum ad Monademfuam (cioc ad•vnita-
tem ) colligit ■> d?» contrabit ■> atque ita in vnum redigit eos >
qui adse ducuntur . E questa vnità è dichiarata dalì* Apo-
stolo con quelle diuine parole : Vt crescamus in illo per
omnia , qui esi caput Cbr/s/us , ex quo totum Corpus compac-
tum-i & connexum per omnem iuntluramsubminijirationis,
secundum operationemin mersuram cuinsquemembri augu-
mentum corpvrisfiât in ddficatiotiemsin inCbriJlo. Quin-
di la Chiesa Cattolica non solo per l'vnione degli animi,
ma altresi per quella de'Coipi , che si fa neil Eucaristîa >
si chiama Spoíadi Cristo , corne dalla dottrina di Paolo
nç didusse acutamente San ívkthodio Martire .

CAPO
26p
CAPO DECIMOSESTO.

In qual modofi verifichi il detto della Chiesa , che P Eucari


stiafia Pignus futura; gloria; .

x. f~> HE l'Eucaristia sia seme della futura gloria


secondo l'anima} e secondo il corpo, si è di
mostrato più addietro. : conciosiache essendo riposta la_>
nostra beatitudine nel congiungimento con Cristo , c in
quanto Dio secondoj'animo , e in quanto huomo nella
gloria delle membra configurata corpori claritatis eiusy
ragion chiedeua, che Cristo , il quale sarebbe Pobbietto
della nostra beatitudine secondo quell'oracolo: H<ec est
vita aterna-, vt cogn<scant te Deum verum , & quem mifistì
lesum Christum ; solfe altresì l'adequata cagione santifi
cante noi per. la grazia, ch'egli medesimo ci haueua meri
tata vnendosi alle nostre anime, e per l'Eucaristia, che ha
ueua istituita congiungendosi a'nostri corpi: ma oltre ciò »
questo Sagramento,ch è semente, è altresì pegno dell'im
mensa gloria,che Dio ci ha promesta per Cristo . A pruo-
ua di ciò dimostrerò prima , che conueniua a Cristo la
sciarci qualche pegno della gloria promessa . Secondo :
che non era diceuole, che vn tal premio fosse cosa creata.
Terzoxhe fu conuenientisfimo al!a diuina bontà,e al no
stro profitto, che Cristo ci lasciasse per pegno della gloria
promessa se medesimo in quella maniera, che ha fatto»
Istituendo l Eucaristico Sagramento.
2. J II Saluatore con le ampie promesse , che fece nell'
estremo sermone alla sua Chiesa, sostituì sè stesso debito
re , e noi creditori della gloria sempiterna : questa gloria
è promessa alla Chiesa per maniera di dote , come a Spo
sa , e a noi per maniera di eredità j come a figliuoli . L'
Apostolo parlando a gli Efesij chiama la Chiesa Sposa di Ad Ephef.j*
Cristo, e scriuendo a'Galati la chiama Madre nostra : Illa AdcaUt.^
( dice ) quasursùm est Hierusalem-> Ubera est , qu<e est Ala-*
ter nostra , Non è la Chiesa Cristiana ( bpo»s<* defuturo)
come
27o LIBRO A R T Ó.
come già era la Sinagoga, la quale per conseguenza potè
ripudiarsi in pena del Deicidio : ma è Sponsa de presenti
congiunta con legame perpetuo , e non solubile con Cri
sto : non c però di presente introdotta nel diuin talamo a
godere in compagnia di Cristo i frutti di questo diuino
Iponsalizio; ma le viene differita a breue ora questa beata
sorte giusta il detto di Cristo : Modicum, & non videbitis
metter um modicum-, & -videbitis me. Ora mentre la Chie
sa non gode la presenza visibile di Cristo, c l'intimo ab
bracciamento della sua Diuinità , eh e il fine del medesi
mo sponsalizio , c frutto della diuina dote , ragion chie-
deua,che '1 Saluatore le lasciaste qualche pegno, che fos
se insieme argomento del suo amore verso esta, e supplis
se alla dilazione della dote,recandolc per maniera di frut
ti quelle rendite , onde potesse viuere vna vita diuina de
gna dell'alta condizione di sì sublime Sposa .
3. Or non era diceuole, che Cristo per pegno del suo
amore , per fondo delle rendite , di cui viuere in assenza^
dello Sposo, lasciasse alla Chiesa qualche cosa creata : sì
perche qualunque ben creato sicome ecceduto con infi
nito eccesso dalla dote promessa alla Chiesa, non è per
fetto in ragion di pegno a vna sì eccessiua dote: sì perche
qualunque ben creato è dono inferiore alla liberalità in
finita di quel magnifico donatore , ch'era Cristo : sì final
mente perche le creature, benché da vn lato ci solleuino
a Dio , dall'altro ci staccano da Dio , traendoci a sè .
Nota acutamente Sant'Agostino , che hauendo Dio iiu
pegno del suo amore fatto all'huomo magnifico dono
del Mondo inferiore, Phuomo si era abusato del mede
simo dono ad onta del donatore , adorando le creature-»
in vece di Dio : e osserua , che l'huomo ha fatto coru
Dio ciò > che farebbe vna sposa, che hauendo riceuuto 1'
anello dallo sposo : Vt ipsam oppigneraret ; essa per amor
dell'anello paga del dono si scordasse del donatore , e di
cesse : Sufficit mihi anulus iste , iam Jponjum nolo •viderc :
Nonnè ( conchiude il Santo ) in ipso sporsi dono adultera-,
deprA"
CAPO B ECÎ MOS ESTO. 271
deprahenderetur i Pertanto il Saluatore ha rinucnuta ma
niera di rimaner egli medesimo alla sua Sposa nel Sagra-
mentoper pegno di sè stesso promessogli nella gloriai per
pegno della dote altresì promcssajch'è il possedimento del
medesimo Sposò nel talamo della beatitudine celestiale .
4. Quanto sia questo Sagramcnto atto in ragion di
pegno: ii dimostro . Il pegno è ordinato a tre sini . A ren
der sicura la Sposa del pagamento futuro delia dote: a far
Ch'essa viua de' frutti del pegno nel tempo , che le vien_>
disserica la dote ; affinchè dalla grandezza del pegno fac
cia ragione della grandezza della dote . A tutti e tre que
sti sini non poteua diuisarsi pegno più acconcio, che 1 Eu
caristico Sagraniento . E qual dubbio può hauer la Chie
sa* che Cristo debba donarsele per dote , mentre ne dà il
maggior pegno, che posta fingersi, cioè sè medesimo neir
Eucaristia? Le rendite, di cui viue la Chiesa pellegrina
in terra , sono il continuo aumento della grazia santifi
cante , e gli atti delle virtù sòpranaturali, segnatamento
delie tre Teologiche . Or questo pegno moltiplica que
ste virtù con continuati eccessi, producendole , come par
lali le scuole ex opere operato . Di più è principale obbiet-
to delle tre diuine virtù : della Fede: perche in singoiar
modo , accresce il merito la fede di vn sì alto , e arcano
misterio : della Carità , perche di continuo Pardor della
Carità si accende intenso in noi dall'vnirci intimamente
con Cristo in questo Sagramento : e delia Speranza , laj
quale eccitandosi dalla Fede , si rende perfetta con l'eser
cizio della carità , e questa è proporzionata all'intimo
congiungimento , con cui ci vniamo a Cristo nel diuin-
Sagramento . Per fine questo diuino Sagramcnto fa fede
fra noi dell'infinito bene , che Dio ci tien preparato nel
Cielo . Chi potrà ridire, quanto sia il bene preparatoci
da Dio nel Paradiso? se MflCO e il pegno ? che di esso ci ha
dato in Terra?

CAPO
272 l I B & O '^V A RT 0.

CAPO DECIMOSETTIMO,

Si aprono nuouefanti di conuenienza per l'istituzione .


di questa Sagra/nento .

i. PTp Vtte le cose , che Dio ha create > sono indi-


X rizzate alla sua gloria j che consiste in pale
sare le sue diuincdoti , e al profìtto dell' huomo, i cui
sommi beni sono la virtù , e la beatitudine . Or fra tut
te le opere diuinc niuna può fingersi più acconcia al con
seguimento di amendue gli antidetti fini , che l'istituzio
ne di questo Sagramento, onde iìegue> ch'ella sia somma
mente adatta a'fini intesi da Dio> e per conseguenza con-
uenientissima al medesimo Dio . Quanto al primo fine di
glorificar Dio con palesar le sue diuine doti , è vn tal Sa
gramento conueniente alladiuina bontà secondo tutte e
tre le doti del bene , cioè diffondersi a molti , vnirsi , ren-'
dersi amabile . Sicomc a Dio, ch'è sommo bene , fu con-
ueneuolc vestirsi di carne , così a Cristo , il quale ìhj
quanto Huomo è l'ottimo sotto Dio , era proporzionata^
questa maniera di diffondersi > vnirsi , e rendersi amabile
con questa vnione , ch'è somma sotto il misterio dell' In
carnazione . E' sì eccesfiua la potenza» che si dimostra in
questo Sagramento , che in risguai do a ciò molti Eretici
10 riputano impossibile, ma follemente, quasi a quel Dio,
che creò il Mondo dal nulla con vna parola, si contradica
11 trasmutare altresì con la sua parola vna in altra sostan
za, inchiesta men mal igeuole, che l' estrarle tutte dal
nulla. In questo misterio si palesa altresì la diuina Sa
pienza, onde come l'Euangelista prima di narrarlo pre
mise , che Cristo : Cùm dilex'JJetsuos , in finem dilexit*
a dinotare l'eccesso dell'amore , per cui si dimostra la di
uina bontà in questo Sagramento; così premise le parole:
Scienst quìa à Dea cxiuit, cioè in quanto Verbo, e Sapien
za del Padre , a dinotare , che sarebbe vn tal Sagramento
effetto
CAPO DEC ï MOS ETT I MO. 273
effetto d'infinita Sapicnzaredè per verità mirabile effetto
di sapienza, congiunger cose, che appaiono fra lor repu
gnanti, per cagion di esempio, che Cristo si parta da noi ,
e rimanga con noi , che sia nostro cibo , e non trasmuti sè
in noi, ma noi in sè , ed altre simili . Quindi le stesse con-
tradizzioni apparenti , che in esso figurano gli Eretici , i
quali, qu<enon intelligunt, blasphémant, mostrano, quanto
mirabile opera di sapienza sia stata Pinuenzione di esso .
Riiplende altresì in esso la diuina potenza , perche con
tiene miracoli oltre numero . Che dirò dell' immensità
diuina, di cui non poteua diuifarsi enirama più nobile,
stante che per esso il Redentore , ed è ad vn ora in luoghi
oltre numero , e se fosse possibile l'insinito , potrebbe re
plicarsi in luoghi infiniti ? Laonde il medesimo Vange
lista a dimostrare , che questo Sagramcnto oltre l'csser'ef-
fetto di somma bontà , di somma sapienza sarebbe altresì
effetto di somma potenza; premise, che Cristo prima d'
istituirlo sapeua, quìa omnia dedit et Pater in manus.
2. Quanto conferisca questo medesimo Sagramento
alla virtù, e alla beatitudine dcU'huomo, oltre il già det
to si coglie dagli effetti , che si esperimentano in esso , o
pcreflò. I Giusti, che si accostano al sagro altare con_»
perfetta disposizione , prouano mirabili eccessi di amore
verso Dio congiunti talora ad estasi , a deliqui; , a sfini
menti, come narrasi di Santa Caterina Senese , e di altri
illustri Eroi . Accendesi in essi la carità per modo, che
questo cibo fu l'ordinario mezzo, per cui gli antichi Mar
tiri si disponeuano a far a Dio il gran iìigrifizio della lor
vita, come osserua San Cipriano . La verginità , la puri
tà , come già dissi , sono effetto di questo Sagramento , e
lo sperimentano que' , i quali souente lo frequentano .
Oltre ciò, eziandio i tiepidi , che vi si accostano con im
perfetta disposizione, ne riceuono salubri effetti ; orrore
al peccato, soauità nell'esercizio della virtù ; accresci
mento di Fede , scemamento degli abiti rei : cose dello
quali è maestra l'esperienza , per modo che i sagri Mi-
Mm nistri
274 LIBRO A R T 0.
nistri impongono a stài volte a'Penitenti per salubre me»
dicina de'ior mali la frequenza di eflò . Or chi altro >
che il Dio delle virtù potè essere inuentore di vn Sagra-
mento si profitteuole? Non il demonio» ch'c nemico del
la virtù: non gli huomini , a' quali riesce sommamente
malageuole il crederlo possibile : onde niuno si sarebbe
fidato d'inucntarlocon speranza di persuaderlo .
5. Diranno, che questi effetti sì. vtili alla virtù na
scono da vna falsa imaginazione, e persuasione, che han
no i Fedeli di prender in questo Sagramento il Corpo » e
Sangue di Cristo . Kitorcesi la replica . Se ciò è : qual
più diuina inuenzione può fingersi di questa, mentre i
suoi stessi con trad istori confessano , che 'Isolo imaginar-
sela , e crederla è fonte di eccelse virtù ì Se tali effetti
produce il semplice imaginarscla per vera , quali effetti è
da credersi, che produca in noi il suo esser vero ? Pertan
to chi potrà negare, che sia stato sommamente diceuole
airimmenso amore, che Cristo porta al Padre , e alla vir
tù, l'istituirlo, e con ciò renderlo vero ? Questa , torno a
ridire, non è stata senza dubbio inuenzione diabolica»
anzi inuenzione in tutto opposta a quella prima , per cui
il demonio introdusse il peccato nel Mondo . Promise
egli falsamente all'Huoino, che foste ascosta la diuinità
in vn pomo , onde egli diuorandolo contro il diuino di-
uieto trasformerebbe!! in Dio , diuerrebbe immortale :
Eritis fìcutDif-, nequaquàm morie mìni . U Huomo die
maggior fede al tentatore, chea Dio, ecibossi di quel
pomo . Da questo vfeirono tutti i mali dell' Huomo : d'
immortale diuenne mortale, di simile, ch'era a Dio»
comparatus est inmentis injìpientihus . Quindi quel pomo
partorì al Mondo le nemicizie, ch'hebber principio dall'
ingiustizia di Caino : le libidini , che costrinsero il Cielo
ad inondare la Terra : V Idolatria , permettendo Iddio ,
che l'Huomo in pena di hauer data maggior sede al Ser-
pente,che a lui,adorasle poscia i serpenti, e altri immondi
animategli arbori in pena di hauer follemente creduto.
CAPO D E C I MOS ETTI MO. 275
che nel frutto di vno di essi si chiudesse la diuinitàii demo-
nij in pena di hauer vbbidito ad vn di essi: finalmente che
attribuisse a gli altri huomini la falsa diuinità in pena di
hauer creduto, che con disubbidire al vcroDio, diuorc-
rebbe in vn pomo la vera . Tutto in opposto è auuenuto
con l'istituzione di questo Sagramento. Ha Dio palesa
to alFHuomo , che in questo cibo si chiude la diuinità : e
per conseguenza egli pascendosene di mortale diuenterà
immortale, di Huomo si trasformerà per participazionc
in Dio: perche PHuomo farà in Dio, e Dio ncll'Huomo :
Qui manducai meam carnem in me manet , ego in eo .
Quindi dal pascersi di questo cibo fon deriuati beni oltre
numero aH'Huomo , l'immortalità, la partecipata diuini
tà, l'immensa beatitudine . Con questo cibo si e fabbri
cata Fvnità , e la pace . Dal pascersi di esso si è formata.,
la purità, e la verginità : si sono temperati gli ardori della
carne: da questo cibo sono stati rinuigoriti i Martiri , che
morendo per la Fede hanno concorso in singoiar modo ,
a sterminar l'Idolatria . Breuemente : il cibarsi di questo
cibo, per vbbidire a Cristo, è fonte di tutti que' beni, che
sono opposti a que'mali, ne'quali è incorso l'Huomo , per
essersi pasciuto del funesto pomo con disubbidire a Dio.

CAPO VLTIMO.

Conclujìone del Libro presente .

t. qui facciasi chiunque ha letto il Libro


\^_J presente, a considerare la sublimità dell'
esser diuino, e quell'abisso di bontà incomprensibile , eh'
e Dio : e apprestò contempli le tante si varie , sì ammira
bili perfezzioni del bene in quanto bene , che si fono da
noi diuisatc nel misterio dell'adorata Trinità ; e certa
mente sarà di auuiso , che la contezza di questo misterio
e deriuata dal medesimo Dio , perche da niun creato in
telletto poteuano diuisarsi sì fatte doti , che da vn lato
M m 2 hanno
276 LIBRO A RT O.
hanno aspetto di contraddenti, dall'altro sono si confor
mi a quel concetto , che tutti formano del bene infinito >
in quanto bene infinito , che ciascuno fecondo la diritta
ragione dee riputarle possibili , e necessarie nel sommo
bene , e dee riputar sofistiche tutte le opposizioni , cho
sotto aspetto di contraddenti fi offeriscono al fosco lume
del nostro intelletto vmano intorno a quelmisterio.
2. Proceda più oltre chi legge , e osseruando , che il
modo di operare in ciascuna forma è proporzionale al
modo dell'essere , scorgerà con limpida chiarezza , che
all'altezza di quel sommo, e incsiabil bene , e alla manie
ra del suo operare per entro a sè, niuna inuenzione po-
teua fingersi più proporzionata , che la deificazione dell'
vmana natura , e a questa niun fine più diceuole , che vi-
uer con noi , e morire, ad effetto di dare patefiatem filial
Deifieri bis-, qui credunt in nomine eias . . • -i
3. Non si fermi qui con la considerazione intellet
tuale,, ma considerando vn Dio fatto Huomo , per solle-
narl'Huomo all'adornila figliolanza di Dio, riputerà
verisimile, che questo Huomo onnipotente in quanto
Dio fosse per rinuenire qualche inuenzione ammirabile
atta a palesare la grandezza della diuinità , a prom ou ere-
la virtù , e '1 merito della beatitudine ncll'Huomo . For
mato questo giudizio, dia vn'òcchiata alt' infinita icsorc-
ria dell'Onnipotenza, e pensi quanto ei vuole, non troue
ra inuenzione meglio adattata a quésti fini, che l'istitu
zione dell'Eucaristia . Tutto ciò gli diucrtà , quasi cho
non dissi, euidente , se sarà profonda osseruazione sopra
le considerazioni fatte da noi nel progresso di questo Li
bro . Pure ciò non ostante , non e staro mio intento di
persuadere quasi euidente la verità di questi misteri}, ma
solo di ageuolarne la Fede, e di perfezzionarla > confer
marla, e renderla soauc a chi crede . Il fondamento della
credenza di tai mistcrij vuol'eflcre la diuina riuelazione.
I motiui, che rendono credibile vna tal riuelazione esser
<leriuata da Dio,si sono dimostrati ne'JLibri precedenti .
LIBRO*
27/

LIBRO V*

c. a p o p a i m o.„ . . ..

Esser debito della vera Religione il palesarci la grandezza


diuina-i la nobiltà dell'esser nostro, le nostre miserie,
la cagione-ili rimedio di es'eJCiòfarsiunica
mente dalla Religion Cristiana , ;

i A vera Religione è vna seuola , in_»


cui è Maestro Iddio : Ego Domìnus jsa
Deus tuus docens te vtilia : afferma
egli di sè stesso per Isaia» Or lo
cose non solo vrili , ma neceflàrie
a sapersi da noi sono , la fourana
eccellenza dell'esser diuino » k nobiltà dell'esser nostro ,
le nostre miserie, la lor cagione, il rimedio di esse . Quin
di in quella scuola, di cui è Maestro Dio, cioè nella vera
Chiesa, è forza, che ci fieno palesate si fatte verità: laon
de scio dimostrerò , che nella sola Chiesa di Cristo sia
mo ammaestrati intorno adesse. , renderò aperto , che la
sola Religion Cristiana costituisce la vera ChieCt di Dio :
c perche fra tutte le Chiese Ciistiane,nclla Cattolica que
ste verità s'insegnano con più pèrfezzione , e si professano
per opera; la sola Religion Cattolica costituisce la vera_»
Chiesa di Cristo. Quanto all'eccellenza dell'esser diui
no 6 la contezza di està e fondamento non solo della vera
Religione, ma di ogni Religione, come si è dimostrato.
Quest'eccellenza consiste nella bontà di Dio inuerso sò ■»
e nella sua bontà inquanto benefica a noi. Quanto su
blimi concetti di questa bontà forminsi da gli articoli
della Fede Cristiana, si c più addietro mostrato: all'incon
tro fra le altre Sette i Pagani negano a Dio l'vnità j i
Manichei la bontà, Aristotile la prouidenza.
2- Circa l'eccellenza dell' esser aoslro errano gli
Stoici
^78 LIBRO I N r 0.
Stoici negando l' immcfrtalicà degli animi : errano altri
sognando i deliri; di Pitagora circa la trasmigraziono
delle anime . Gli Ebrei , i Maccomettani auuiiiscono 1'
huomo, assegnandoli per fine vna felicità brutale. Da
cioè nato l'Epicureismo , per cui l' huomo confonden
dosi co'Bruti a null'altro aspira , cfte a viuere da vn beato
animale . Per opposto la Religion Cristiana mette per
base de' suoi dogmi l'immortalità degli animi vmani ; la
nobiltà della nostra natura, non isdegnata per isposa dall'
eterno Verbo; l'altezza del suo fine, che è il goder Dio,
regnar con Dio ; la nobiltà de'mezzi , per cui giungere a
questo fine, cioè le diuinc virtù, e i Sagramenti .
3. Il considerare l'eccellenza dell'esser nostro senza
volger lo sguardo alla miseria, e alla bassezza altresì no
stra} è radice della superbia, e della presunzione; sicome
il riflettere alle nostre miserie senza sòlleuar la mente all'
altezza dell'esser nostro , è radice della viltà , e della di
sperazione . Quindi dalla prima considerazione senza la
seconda è nato lo Stoicismo ; sicome dalla seconda senza
la prima e nato 1' Epicureismo. Gli Stoici sollcuauano
col fasto ITiuomo sopra sè steflò, costituendolo quasi Dio
di sè stesso contenente in se la miniera della sua felicità ,
ch'è la virtù . Gli Epicurei lo deprimeuano sotto sè sles
so, pascendolo di ghiande brutali. Ciascuna di questo
due sette negaua a Dio la cura delle vmane cose . Gli
Stoici per superbia, perche costituiuano l'huomo suffi
ciente a se stesso , e perciò non bisognoso di Dio: gli
Epicurei per viltà , perche considerando nel!' huomo la
sola bassezza noi riputauano degno della cura diuina.
Queste due Sette sono state fonti di Eresie oltre numero .
Da gli Stoici sono nate le più superbe Sette, massima
mente i Pelagiani: da gli Epicurei le più vili, come per fi
gura, fra gli antichi i Gnostici , fra'moderni gli Anabat
tisti , e i Libertini : e dalla mistura di amendue quello
Sette fon nate le Sette vili insieme, e superbe, per ca-
gion di esempio il Caluinismo puro , che è ribelle non-»
C A P Ù P R I M 0\ "
solo a Dio> alla Chiesa , ma altresi a'Principi Laici per ìz .
superbia : il raedesimo a gran superbia congiungé pari
vilrà, del che rendono testimonio segnatamente gl'impu-
ri amori di Teodoro Bezza Capo dc'Puritani 3 amori dé-
fcritti da lui medesimo ncllcfucimpudiche canzoni. Or
la sola Religion Cristiana accoppia mirabilmente la con-
tezza > che ci reca circa la nobilcà del nostro eísere 5 e la
contezza, che ci dà délia nostra miseria di colpa 5 e di
pena : la notizia de'nostri pregi rimoue da noi la dispera-
zione, la contezza de'nostri difetti la presunzione . L*
euidenza dcH'vmana miseria congiunta ail' ignoranza>»
délia sua cagione c stata radice di famosi erroii . Huius ^
euidentia miseri<t ( dice Sant'Agostino ) Gentium Philo- t.viù "
sophas nìhil de peccatoprimi hominis,Jìuescientes,Jìue cre-
dentes , compulitdicere , ob aliqua scelera suscepta in vitœ
super tore pœnarum luendarum causa nos ejje natos > & ani-
mos nqflros corruptibilibus corporibus eosupplicio j quo H<£-
trufiiprœdones afficere confueuerant 'uiuos cum mortuis ejje
coni'unclos . Queslo fu rerroreprêfo da Platone, da Ori- Q . [{i
gene , e da molti famosi Rabbini : all'incontro gli Epieu- pnnt'tp.c.-j.
rei per questa ignoranza caddero in errori peggiori > af- Is"J°^'Rabb'
fernando > che le vmane calamirà procedono dalla non
curanza , che Dio tiene délie cose vmane . Altri peggio
errando furon di auuiso5 la diuinità ester cattiua , e corne
inuidioía afsliggere l'vmangenere. A questi consentendo
i Manichei posero > che vn Dio carciuo fosse l'autoie del
Mondo . Costoro confentiuano iri questa proposizione :
se Dio è piouido > eottimo, ela natura vmana innocente;
non su possi bile , che l'huomo nascesle in quelle miserie >
in cui lo scorgiamo inuolto : ma Dio è prouido 5 ed otti-
mo ( foggiungeuaPlatone ) : adunquegli huominihan
peccato > non nel corpo > dunqueprimaj che gli animi si
vnissero aile membraralFincontrosoggiungeuano gli Epi.
curei,& i Manicheijranima non fu5e per conseguenza non
su rca prima di vnirsi aile membra : dunque Dio non cura
le cose nQ.stre> non è buono > ma catciuo , perche affligge
gi'in-
«o z 13 Ré Q_v r n r o.
. grinnacenti . Da ciò s'inferiíce , quanto faccia mestíeii »
che la veraReligione a giustificare la diuina prouidenza>e
la diuina bontà , assegni acconcia ragione di queste mise-
rie » e questa ragione lia distinra dal delirio di Platone
affermante, che Te anime vmane peccarono prima di ípo-
sarsi aile membra . Ciò non fa veruna Setta j fuorche la
Religion Cristiana , dandoci contezza délia colpa origi
nale, dunque eíìà fola c verace, e diuina .
4. Se ci fosse nota la noslra antica colpa; fe sperimen-
tando le prefenti raiferie nulla, o sapessimo , o credessimo
intorno al rimedio preparatoci da Dio a liberarcene; tai
contezze farebbono in noi radici di quella rabbiosa di-
sperazione, la qualeS corne insegna l'Apostolo , è fonte d'
innumerabili maluagità . E' dunque mestieri, che la ve-
race Rcligione ci palesi , qualmcnte aile nostre miferie è
preparata da Dio quakhe acconcia medicina . Ciò vni-
caroente conuiene alla Religion Cristiana : dunque elfa
sola c vera , e a tutte le Sette Cristiane preuale la Catto-
lica y che più di qualunque altra ci dà dislinta contezza ,
non solo de'nostri mali, ma del rimedio preparato da Dio
a'nostri mali . Siegue dal sin qui detto, che con pari pro-
w
lnho.de sec- fondità,
.... e fapienza
r. *proferi Sant'Agostino
O , lc feguenti
» me-
cat.Orig.cn. morabili parole : In causa duorum homtnum , quorum per
(sr i-cont.iu-unumveíiundatisumusjub peccato-i per altcrum redimi-
mur àpeccato-, propriè Fides Cristiana conjìjlit . Da ciò in
sensée : Qujsquis in Chrìjliana Fide vult labefaèlare >
quod scriptum est ; per bominçm mors* & per komincmre-
surreclio mortuorum; &/ìcut in Adam omnes moriunturjtà
in Christo omnes •viuificabuntur; totum , quodin Cbristo cre-
dimusy auferre molitur .

CAPO
231
CAPO SECONDO.

Quantosieno sortile ragioni-i che rendono credibile ciò,


eòe la Fede Cristiana insegna circa il
peccato originale .

1. IT) Erche ? come notai nel Capo precedente : In


1 causa duorum hominum , quorum per 'vnurn^*
venundati sumus sub peccato, per alterum redìmimur à
peccata, proprìè Fides Christiana consìstisi reputo, che porti
il pregio il mostrare-, quanto sia conforme alla ragione il
prestar immobile credenza a que' due articoli , ne'quali
propriè Fides Christiana confíjiit . Vno è j che Dio creauit
hominem recium con la soggezione della porzione infe
riore alla superiore j Signore degli animali) esente dalle
ragioni della Morte , e dell'Inferno : ma perche il primo
huomo si ribellò col peccato da Dio , e noi peccammo in
eflbj sì egli, come noi siamo venundatisub peccato , e sot
toposti a quelle miserie , delle quali ci e infelice maestra
l'esperienza . L'altro articolo e , che come per vnum ho-
minemvenundatisumussub peccato : così per alterum re
dimirne à peccato : nel quale articolo si contiene noru
solo l'essenza , ma la maniera della Redenzione . A pro-
uare la ragioncuolezza di queste rileuantissimc verità ,
dò principio con mostrarla nel primo degli antidetti ar
ticoli .
2. Che l'huomo habbia vna volta posseduto vn feli
ce stato j onde poscia sia decaduto per sua colpa , è verità
* dal Popolo eletto diffusa alla Gentilità;e che poscia vesti
ta di varie fauole fu decantata da'Poeti ne' loro racconti
del tanto celebrato secolo dell'oro^ in cui rcgnaua Astrca
nel Mondo , da cui poscia schiua delle vmane maluagità
volò al Cielo . Da quel secolo cantano , che sosterò lun
gi le frodi, le guerre, le nimicizie : affermano , che non vi
haueua mestieri di commercio fra le genti , perche omnis
ferebat omnia tellus : ne questa haueua mestieri dell'ope-
N n rosa
282 LIBRO J^V I N r Ò.
rosa fatica de'cokiuatori, per esserci liberale de'suoi par
ti , ma per sè stessa gli creaua . Leggasi la famosa Ecloga
di Virgilio , il cui principio è : Sicelides musa &c. e scor-
gerassi dipinto in essa quel felice stato: In quo
Pevdebant sentibus •vuiS ■>
Et dura quercussudubant viscida mella .
I varij secoli susseguenti a quello d'oro , cioè di argento,
di piombo 5 di ferro , son fauole per mio auuiso , le quali
hebbero il fondamento nella confusa notizia delle varie
età del Mondo: notizia parimenti deriuatada'Giudei alle
genti . Altresì in qualche rozza contezza ingombrata da
fauole i eh' hebbero i Poeti Pagani del famoso pomo di
Adamo (che su per verità il pomo della discordia) si fab
bricarono da' Greci i lor deliri; poetici circa il pomo get
tato in Ida eccitatore di quella sì cantata guerra fra 1'
Asiaj e l'Europa .
j. Ma oltre questi semplici indizi;, ci hanno alrre
più forti ragioni , che persuadono il decadimento della
natura vmana da felice stato a misero . Se profondamen
te si considera lo stato presente > auuiene a noi a propor
zione ciò > che auuiene a gran Re per infortunio , o per
colpa sua spogliato dell'Imperio : ciò che auuiene a' No
bili decaduti dall'antico lor splendore : ciò che auuiene
ad huomo già sano , e robusto , compreso da gagliarda-
infermità : ciò per sine accade ora a noi , che auuerreb-
bc ad vn Caualiere , a cui fosse posta sossopra con dime
stiche discordie la Casa5 in cui dominaua pacifico , e stes
se in continue liti con la consorte> e con la prole, che pri
ma gli era concorde,e ossequiosa . Vn Ke escluso dal na— *
tìo Regno non troua quiete nella sorte priuata : se non_>
può signoreggiare i Grandi, almeno si argomenta di sou-
rastare a'piccoli , come già il Re Dionisio per ritener
qualche ombra di dominio nel suo esilio si se maestro di
grammatica a'fanciulli : così l'huomo quasi ritenendo in
sè il carattere Reale impressoli dal Creatore con le paro
le : Dominaminì , non troua quiete nella forte priuata a
onde
CAPO SECONDO. 28J
onde non contento di domare il volgo delle bestie 5 aspi
ra a sourastare a gli eguali in natura . Da ciò nascono le
litis le guerre, i desolamenti del Mondo . I Nobili deca
duti ricordeuoli dell'antica eccellenza vanno mendican
do i titoli , e gli onori eziandio da' suffragij dell'infima.,
plebe > per risarcir in qualche modo le loro perdite, e
compensare le loro rouine . L' huomo nello stato dell'
innocenza consapeuolc dell'innata nobiltà godendo dell'
interna gloria, non si sarebbe auuilito a cercare i giudizi;
delle menti altrui con quella idropica ambizione , che
ora sperimenta in se , la qual lo spinge a medicare il vero
disprezzo , a cui lo condanna la colpa appresso Dio , e
gli Angioli , con la falsa fama , che acquista nel foro de'
mortali , dal qual foro essendone stato da Dio creato
fianco , egli con quella viltà , che chiamano superbia , vi
si sottomette. Haueual'huomo nel Paradiso per entro a
sè vn fonte di dilettoso piacere dallo scorgersi sano di
corpo , di mente , e quindi sazio di que'diletti , che pro
duce la sanità , non curaua quell'ignobil piacere , che si
trae dalla medicina carnale, ed è proprio dell'infermi
tà : ma diuenuto infermo per la colpa , trafitto dalla feri
ta dell'ignoranza nell'anima , dallo stemperamento de
gli vmori nel corpo ( ciò che afferma Aristotile de' ma
lati ) è diuenuto intemperante, elasciuo, per medicare
co'più intensi piaceri le angosce della malattia: Male va-
lebat anima mea ( dice Sant'Agostino ) e però 'ulcerosa^»
pruyeiebat se foras scalpi auida contatili sensìbilium—t .
Quindi si è accesa in lui quella sete di veleno , per cui gli
piace ciò che nuoce, gli è dolce il peccare, gli è altrettan
to malageuole, quanto necessario il non peccare ; onde si
lagna della sua condizione, attribuisce alla durezza della
legge ciò, ch'è essetto dell'infermità contratta per la col
pa . Non solo è infermo, ma farnetico, onde chiama cru
dele il medico , spietata la cura , perche gode di quelli
obbietti, de'quali dourebbe dolersi , perche sono nociui :
si duoie di que' , de'quali dourebbe godere , perche fon
N n 2 salu-
284 LIBRO g^V I N T 0.
salubri . E qual più chiaro argomento d' infermità può
fingersi , che questo ?
4. Ma sopra tutto è argomento della preterita feli
cità, e della presente miseria dcIl'huomo,rimmenso orro
re, che ha di habitat seco stesso : nello stato dell'innocen
za non haueua in sè , fuorché materia di godimento L*
anima vmana: serena la coscienza, ossequiosa la porzione
inferiore allo scettro della ragione , e questa al suo Supe
riore , ch'è Dio . Tutto era tranquillità , tutto in lui era
pace: quindi l'anima habitaua di buongrado in sè me
desima col pensamento quasi in amena reggia di piaceri 5
per quel modo che vn Padre di famiglia dimora con di
letto nella propria Casa , quando iui ha per compagna
vna Sposa amata , vna prole , vna famiglia ossequiosa .
Ma dopo il peccato l'animo fatlus est Jìbimetipfi grauis
per i latrati della rea coscienza, per la cattiua compagnia
della carne ribelle , de' sensi contumaci , figliuoli , e serui
insolenti. Vn Nobile altresì dimora senza tedio in caia
propria, ma se auuiene , che hauendo egli oltraggiato il
Principigli venga da questo assegnata per carcere la pro
pria casa , sperimentando , che in esta non è più vbbidito
come Signore, ma trattenuto come reo da'suoi medesimi
serui,stima libertà vscirne . Il corpo,che prima era reggia
deH'anima,gli fu da Dio assegnato in certo modo per pri
gione dopo la colpa: quindi l'Apostolo esclamaua: Sentio
in membris meis,in casa>ma vn seruo contumace levem re-
in (pisi, ad pugnantem legi mentis me* : e bramando vscirne esclama
le/», ua: Quis me liberahit de carcere mortis huius .
5. Facciasi osseruazione , che i più ordinari; diletti
bramati da mortali consistono nel liberarsi dal tedio di
habitar seco stesso . Il diletto del compagneuole con
sorzio è si grande, perche esclude il tormento della soli
tudine , che consiste nell'habitat* seco solo . Cosa mirabi
le : ciascuno habita con piacere con le persone amate , e
pure Phuomo amando sè sopra ogn'altro con niuno ha
bita con più tedio 3 che seco < La ragione si è lo stesso
- ... ; amo-
CAPÒ S E C Ó N 2>Ô: 235
amore, che porta a sè, onde non isperimentando sè , qual
vorrebbe estere, e non sà essere, per amor di sè , si dilun
ga da sè . A liberarlo da questo tedio , fono ordinati i
viaggi, i giochi, gli spettacoli , che si chiamano passatem-
ps, perche per essi quasi vscendo l'huomo da sè stesso,
non ispcrimenta quel dolore di habitar seco, per cui gli
par lungo il tempo; anzi nulla pensando a sè oblia la pro
pria miseria per quel tempo , che col pensiero esce suora
di se . Tutte le occupazioni , che V huomo prende per
amor del diletto, la nauigazione, la guerra, e simili, sono
ordinate , a far , che l'animo , per così dire , fugga da sè .
Da ciò altresì è,che si bramino i bagordai tumulti,talora
il sonnoja stessa vbbriachezza, perche toglie noi da noi .
6. Non nego, che possa Thuorno habitar seco coru
diletto , se dimora con l'affetto in Dio , e col pensiero nel
Cielo : ma non pcruiene a ciò , saluo che facendosi vio
lenza secondo i dettati dell' Euangelio , che ci ha recata
acconcia medicina a'residui dell'antica colpa . Nel rima
nente goda l'huomo tutte le prosperità possibili alla vita
mortale , non compensaranno esse il tedio , che proua-i
dall'habitat- seco solo , onde bramerà diuertimenti , per
cui si diffonda suora di se . E' noto ad vn Monarca, che 'l
Mondoladora , che i suoi cenni fon legge a'Popoli: cj
pure questi , e simili giocondi pensieri non bastano a trat
tenerlo seco,si che non habbia in orrore la folitudineranzi
perciò si stima vn Re più felice, che vn huomo volgare,
perche al Remai non mancano diuertimenti, che gli
tolgono il tedio della solitudine, cioè il dolore di star
seco . Vn Ministro Regio si chiama felice , perch'è sem
pre inuolto in affari , che lo tolgono dal pensare a sè stes
so: si reputa misero, se cade di grazia, perche riman solo ,
• quasi lasciato a sè stesso . Da ciò s' inferisce , esser nell'
huomo due istinti contrari; : vno nasce dall'esperimento
della miseria presente, e gli fa credere., cheviuerà con-
tenro ne' diuertimenti , che'l separano da sè . L'altro
istinto è residuo dell'antico stato,il quale gl'insegna5che la
con-
286 LIBRO g^V I N T O.
contentezza si trae dalla quiete, non dal mouimento: cdi
questi due istinti se ne forma vn misto> che Io spinge a cer
car la quiete sì, ma a cercarla doue non è, cioè nel moui-
mento . Il consiglio , che diè Cinca a Pirro di goder la
quiete senza cercarla con la guerra > saria stato ottimo >
se Pirro fosse slato capace di goder la vera quiete in sè :
ma essendo incapace di trouar quiete fuorché lungi da
sè 3 per viuer contento cercaua nuoue conquiste, quasi a
dilungarsi da sè per spazio più ampio, che non era la va
stità del suo Regno . Breucmente : è l'huomo simile iu
quegl'infermi, che in vece di cercar medicina a'ioro ma
lori , cercano piaceri, che gli consolino nell'infermità, e
piaceri di tal fatta , che souente accrescano l'infermità ,
quantunque taluolta ne adormentinoa breuehora il sen
timento} e'1 dolore. Tutte queste son proue della cor-
rozzione delHiuomo , a cui certamente non può esser na
turale vn tale stato, onde suppone la preterita sanità per
duta per qualche disordinamento: vn tale disordinamen
to non è stato commesso dall'anime prima di vnirsi allo
membra : non dall'Huomo, dopo che nacque : non riu
nendo dunque commesso da se stesso per se stesso, rimane
che Thabbia commesso in altrui per colpa moralmente
sua , fisicamente di altrui : questo è l'articolo della colpa-i
orijginale ,
7. Iddio , che indirizza le sue pene a sanar le nostro
colpe, e per conseguenza le nostre miserie, conle stesse
miserie ci ammonisce dell'antica colpa . Dicono , che il
misterio del peccato originale ha l'aspetto d'incredibile :
ma questa apparente incredibilità ce'l rende credibile ,
altrimenti niunol'hauercbbe inuentato, se fosse falso.
Oltre ciò, la ripugnanza, che prouiamo a crederlo, si co
me è penale ignoranza^ così è indizio di preceduto delit
to . Iddio per indurci a crederlo ha vsato quell'arte, che
fi chiama nelle scuole argomento per redufcìonem ad im-
po/ibile^oncnàoci in necessità di crederlo, o di creder co
sa di lunga più incredibile . Il dimostro. Ciceuidente3
la
CAPO SECONDÒ. 2S7
la bontà >la prouidenza diuina da vn lato : la corrozzio-
ne j la miseria , l'infermità nostra dall'altro . Non poten
do dunque negarsi in Dio la prouidenza,e la bontà,in noi
l'infermità , bisogna rinuenir modo di congiungere que
ste due euidenze . A ciò fa mestieri ricorrere a qualcho
colpa, per cui Iddio habbia permeilo questa miseria, que
sta infermità . La colpa non puotè esser attuale > percho
l'huomo nasce alla miseria , e l'Huomo non potè peccare
in se stesto prima di nascere ; adunque la più verisimil ca
gione , che posta diuisarsi delle cose presenti , si è la colpa
commessa in altrui , che chiamasi originale .
8. Se tal'vno , a cui sosse per euidenza nota la bontà »
e giustizia di vn Principe, icorgesse nella Città di esso op
primersi per suo comando vna famiglia illustre , e non rea
di colpa personale commessa, e vedesse punirla con priua-
zione de' beni, e altre grauezze3 dalle quali altri sudditi
d'inferior condizione viueslèro esenti 3 senza dubbio sa
rebbe di auuiso > che ciò seguisse in pena di qualche col
pa preceduta ne gli antenati , e degna di esser punita ne*
posteri . Vn simile auuiso dee fare chi entra nel mondo,
scorgendo , che a ciascun'animale sono gioconde le natu
rali operazioni e disgustose le contrarie : e solo all'Huo-
mo è dolce il veleno, cioè il vizio, ingrata la virtù ; onde
gli animali inferiori di dignità all'Huomo appaiono me
glio constituiti al sine loro, che l'Huomo . Dee dico ciak
cuno far seco ragione, che ciò prouiene da qualche vina
ria colpa, ed essendogli notequesta non esser colpa com
messa per atto fisicamente proprio , dee rendersi a crede
re il misterio> che la Fede ci palesa circa la colpa origi
nale.

CAPO
288
CAPO TERZO. ;

Sì propongono le opposizioni di molti contro il misterio


dilla colpa originale »

l. Ts L sin qui detto circa il misterio della colpa ori-


X. ginale, (dirà tal'vno) renderebbesi credibile,
quando il medesimo misterio non contradicesie alia diui-
na prouidenza, e bontà . Il figliuolo ( dicela Scrittura^ )
Non portabit iniquìtatempatris , e pur la porta . Niuno ,
dice il Filosofo , e degno di pena per azzione , che non sia
posta nella sua libera elezzione : perche dunque punir noi
per vn'operazione» che non fu libera in noi ? Più. Se le
nozze fon buone , buoni i genitori , come può intendersi,
che proceda da essi vn frutto reo? Questo essere vn dar
l'armi a' Manichei , che affermano , la natura esser catti-
ua , e maluagio l'autore di essa . Pjù : per qual'apcrtura^
entra la colpa originale nell'Huomo ? Entra il demonio
a prender possesso dell'Huomo, onde sia mestieri cacciar
lo nel battesimo ? Per qual cagione tutti que'i quali muo
iono prima di nascere, sono esclusi dal Ciclo ? Più : per
che bastando la colpa di Adamo a renderci rei , non ba
stano i meriti di Cristo a renderci giusti prima che nati :
massimamente. Che copiosafìt apud Deum redemptio . E -ubi
abundauit delicium ,/uperabundauit & grafia ?
Ne vale il dire , che Iddio legò la volontà nostra in.»
Adamo per modo che il suo peccato , e la sua ignoranza
fossero moralmente cosa nostra : conciosiache se Dio ci
amaua , e preuedeua , che Adamo peccherebbe, perche
legare in esso le nostre volontà ? Ciò non hauer fatto con
gli Angioli, la cui innocenza non rendette dipendento
dall'altrui volere: perche dunque renderci la nostra > Di
ranno con S. Bernardo , ciò essersi fatto Iusto ìudicio Dei ,
sed occulto . Ma ciò non basta a sodisfare à miscredenti , i
quali negano esseisi fatto da Dio questo legamento , per
che lo reputano contrario alla ragione, a cui cosa contra
CAPÒ A R T 9. 2Ì9
ria non può farsi da Dio , per esser egli la stessa ragione 2
Per conuincerli dunque è mestieri mostrare, che questo
legamento della nostra volontà in Adamo non è stato
contrario alla diritta ragione.

CAPO Q_V ARTO.

Che non è contrario , ma conforme alla diuina sapienza , e


bontà, e appetibile all'huomo ilfistema insegna"
foci dalla Tede Cattolica circa il
peccato originale.

x. "|)ER fondamento delle pruoue della verità


± proposta notisi , chea far ragione, se vn de
creto diuino ci sia benefico, o nò , vuol'hauersi risguardo
vnicamente a quella scienza diuina , che i Teologi chia
mano antecedente , perche considera l'obbietto intierso
sè-, non a quella, che chiamano conseguente , che suppo
ne , ed ha per obbietto la libera elezzione della creatu
ra. Per figura, Thauerci Iddio darà libertà , e col suo
precetto l'occasione del merito, è benefizio , perche con
tiene cosa inuerso sè buona , e appetibile ; quantunque
per accidente , e per nostra colpa abusando i reprobi del
diuin benefizio, saria stato buono ad eifi, non esser liberi ,
anzi ne pure esser creati : ma perche ciò siegue alla nostra
libertà, e contiene l'abuso del diuin benefizio , non può
toglier al diuin dono la ragion di benefizio , mentre anzi
la suppone . Stante ciò, mostro, che fu sommamente ap
petibile , e per conseguenza conforme alla diuina bontà,
il legamento della nostra volontà in Adamo .
2. La giustizia originale, e i doni conseguenti ad
essa, non era diceuole, che si conferissero all'huomo sen
za qualche dipendenza dalla sua libera elezzione: sì per
che a gli Angioli più perfetti dcll'huomo erano stati con
feriti con vna tal dipendenza ; sì perche la grazia contie
ne vn quasi contratto , e sponiàlizio dell'anima con Dio ,
Oo che
2ço LIBRO j^r T N T o.
che richiede il libero nostro consentimento ; si perche si
acquista per essa il diritto alla gloria eterna, cui ragion
chiede, che sia effetto dei merito , e per conseguenza del
la libertà vittoriosa nella pugna dell'arduo . Ciò poteua
farsi in due maniere; cioè, o esponendo ciascun indiuiduo
della specie vmana al cimento j e alia pugna, che richic-
donsi alla vittoria, e quindi esponendolo al rischio di
peccare , e con ciò rendersi indegno della giustizia ori
ginale : o pure non esponendo ciascun indiuiduo vmano a
questo cimento, ma scegliendo fra tutti gli huomini il più
saggio , il più perfetto, e quasi il meglio armato , ed es
porlo al cimento , come già fu esposto Dauid, affinchè x
s'egli restasse vincitore , tutti gli huomini si hauesser in_»
conto di vittoriosi, e conseguissero con la grazia origina
le regno, pace, e sicurezza . Se fosse vinto, tutti s'inten
dessero in lui caduti , e priui di quella beata forte . Or
chi potrà dubitare , che di queste due maniere , vna delle
quali voleua scegliersi da Dio > secondo la diritta ragio
ne, la seconda fosse più appetibile all'huomo , che la pri
ma; onde Dio, come amoreuole autore, e curatore dell'
huomo, douesse preferirla alla prima: maggiormente che
cadendo l'huomOì haueua in disegno di iòlleuarlo col
benefizio della Redenzione .
3. Sapientemente Aristotile insegna , che le leggi
obbliganti vn intiero popolo vogliono statuirsi da viij
solo sapientissimo , e ottimo, e che questo dee stendersi,
quanto è possibile alla determinazione delle cose indiui-
duali , per lasciar quanto men può alla determinazione
della moltitudine, ch'è men saggia > e più appassionata:
quindi conueniua, che Adamo > come sapientissimo fra-,
tutti, e amadore di tutti gli huomini , de'quali era proge
nitore, statuisse le leggi obbliganti l'vmana specie. Per
simil ragione era buono , che al senno , e all'arbitrio di
esto si commetteste quella elezione , da cui dipende
rebbe la felicità , o miseria delia sua specie» Il demonio
sfidaua a duello tutti gli huomini : Adamo fra tutti era
CAPO J^V ARTO. 291
il più forte, il più amante di tutti gli huomini: dunque
conueniua per nostro prò , che in lui si depositasse la spe
ranza di tutti i e ciascuno de' suoi posteri a saggiamente
operare haurebbc bramato , che da Adamo più tosto che
da sè dipendesse il suo buono , o reo stato : per quel mo
do , che ciascun bramerebbe di esporre , anzi che se , vn*
amico più valoroso di sè, al cimento di vna pugna, da cui
pendesse il suo buono , o reo stato. Siegue da ciò, che
fosse giustissimo, che per quel legamento della volontà
in Adamo tutti rimanessimo obbligatigli quel modo, che
i posteri rimangono obbligati a' contratti satti a loro prò
dagli antenati , i pupilli dal tutore 5 perche ciò è confor
me alla volontà presunta di tutti : onde ad obbligar noi
secondo il legamento della nostra volontà > concorrono
l'vtilità del contratto fatto rispetto a noi : la volontà di
Dio , eh' è il tutore, e '1 Padre nostro: la presunta-
nostra,che siam figliuoli, e pupilli . Da ciò siegue altresì,
che sìa giusta la seruitù, che per l'antica colpa contrasse
col demonio l'vman genere: per quel modo , che fu giu
sto, che i Filistei seruisiero agl'Israeliti, mercè alla vitto
ria di Dauid contro il Gigante , e l'equità del patto fer^
mato, chè la Nazione di quel Campione, che fosse vinto*
nel duello , seruisse alla Nazione dell'altro , che fosso
vincitore .
4. Questo legamento sì conforme alla bontà , ed
equità diuina,su altresì conforme alla sapienza. Il dimo
stro . Ogn'altra maniera di propagar la giustizia origi
nale sarebbe stata men conforme all'eterna Sapienza . O
Dio haurebbe conferita a'posteri di Adamo la grazia, e "1
diritto alla gloria senza veruna dipendenza della libertà ,
e senza esporla a veruna contingenza . O Dio ad infon
dere questa grazia haurebbe aspettato il consentimento
libero di ciascun huomo : e ciascun di questi due modi
sarebbe stato poco adatto alle leggi della sapienza. Il pri
mo sarebbe stato contrario alla natura della grazia , e di
quello quasi sponsalizio dell'anima con Dio , il quale è
O o 2 effetto
292 LIBRO J%JT I x X o.
effetto della grazia, perche , come dissi , questo contratto
richiede per sua natura il consentimento di ambe le par-
ti:sarebbe stato opposto alla natura della bearitudine,a cui
conuiene qualche libera disposizione dcll'huomo , affin
chè vn tanto bene non sia puramente fortuito , e casua
le: sarebbe stato men conforme all'ordine di natura, a cui
è debito , che le cagioni inferiori fieno esposte a maggior
contingenza di non conseguire la somma persezzione>
che le superióri : conciosiache l'huomo non sarebbe stato
esposto alla, contingenza di non conseguir la grazia, a cui
furono esposti gli Angioli , che ad esta si disposero per lor
libera operazione . Che se affermisi il secondo, cioè, che
Iddio ad infonder la giustizia originale richiedeste il li
bero consentimento di ciascun huomo , sarebbono gli
huomini stati esposti a maggior rischio di non conseguir
la, come si. è notato : oltre che viuendo gli huomini più
anni senza l'vso della ragione, in quel tempo sarebbono
piiui della giustizia originale, e morendo prima di acqui
star vn tal vso>sarebbono morti senza essa . Più:molti pec
cando non hauiebbono conseguito questo dono , altri sì *
onde farebbe seguito vn perpetuo miracolo sensibile j
pregiudiziale alla Fede , perche in altri sarebbe stata la_>
carne ribelle, in altri soggetta allo spirito . Più: nel tem
po dell'infanzia sarebbe stato mestieri , che hauestèr tutti
gli huomini vna tal temperie di vmori , la quale foste in
differente a costituire il fomite ,ono> dipendendo ciò
dall'innocenza , o maluagità loro incerta . Rimane dun
que il terzo modo vnico fra' possibili a diuisai si , in cui si
schiuano gli antidetti sconci , cioè il legamento della no
stra volontà in Adamo . Questo è conseguente all'vnicà ,
per cui Pvmana natura è superiore a' Bruti, e all' insuffi
cienza, per cui è inseriore a gli Angioli , vn de'quali non
ha, come shuomo , il legame del vicendeuol bisogno
con l'altro . Qiundi ha Dio propagata l'vmana specie da
vn comun Padre, affinchè rutti gli huomini hauefler l'vni-
tàdi fratelli . Di più , a dilatamento di questa vnLà neir
ordì-
C A P 0 J$jr A R T O. 293
ordine sopranaturale ha stabilito, che come la naturale ,
cosi la so pranaturale propagazione , che si fa. con la gra
zia santificante , si facesse per opera di vn sol principio »
che sarebbe stato Adamo , se non falliua a Dio . Ciò al
tresì ha voluto nell'ordine della redenzione , in cui la spi
rituale regenerazione a tutti si applica col battesimo, e
dipende da Cristo, ch'è il secondo Adamo Capo di taFor-
dine . Da questo legamento seguiua bensì, che tutti fos
simo esposti a qualche risico di perder la beatitudine , ma
risico compensato dalla maggiore speranza di assicurarla .
Seguiua, che non la conseguissimo a caso, perche il con
sentimento di Adamo sarebbe moralmente nostro : per
quel modo,che'l consentimento de'tutori,e de'genitori,si
reputa moralmente del pupillo,e figliuolo. Ci sarebbe sta
ta imputabile la grazia, e la beatitudine , per quel modo ,
che ora ci è imputabile la colpa , e la miseria . Con que
sto legamento cessano gli sconci , che sarebbono seguiti
dal differire l'acquisto della giustizia originale sino allo
stato di adulto . Cesta la deformità, che sarebbe seguita
fra gli huomini , mentre altri sarebbono stati mortali , al
tri immortali , in altri saria stata ribelle, in altri soggetta
allo spirito la, carne : molti sariano stati notoriamente fi
gliuoli di Dio, non pochi di Satana .

CAP O Q_ V I N T O.

Si dijsoluotio le contrarie oppojìzioni .

i. T""\ AL sin qui detto è ageuole il dissoluere le


JLy contrarie opposizioni . Non è vero, che '1
figliuolo portet iniquìtatem patris-, perche la colpa di
Adamo su di lui fisicamente, ma moralmente nostra : Ora
nespillo non ieiunante^ non ieiunauimus (dice Griiostomo) :
e quantunque vna tal colpa non sia per auuentura degna
di rimprouero a noi, e però non sia , ( come sapientemen
te afferma San Tommaso ) punita da Dio con pena di
retta
29+ L r b r o jv_r I N r 0.
retta di senso , è però giustamente punita col sottrarci i
doni graziosi , cioè con pena di danno . Non sicgue d-u,
ciò, che le nozze sicno ree : perche il parto non è reo , in
quanto è frutto delle nozze, ma in quanto contrae la col
pa di Adamo . Cosi non sarebbe cattiua vna pianta , da
cui vscisse vn frutto cattiuo , non in quanto prouien da
essa,ma in quanto è guasto da qualche pestilenziale ester
na impressione . Da ciò è j che la natura secondo se non
è cattiua» come bestemmiaua il Manicheo, perche in tan
to è diuenuta mala , in quanto in Adamo si è separata da
Dio; il che dimostra congiuntamente la bontà della na
tura , e dell'autore di elsa: della natura , per quel modo,
che la cecità dimostra la bontà dell'occhio, per eflèrgli
debita la veduta del Sole , e per conseguenza mala la pri-
uazione della potéza a vederlo,il che non è malo ad altro
senso, perche non è buono a par dell'occhio : così Tesser
diuenuta cattiua Tvmana natura,mercè all'essersi separata
da Dio, rende apcrto,ch'ella inuerso sè fu sì buona,che le
si doueua viucr congiunta a Dio:dimostra altresì labontà
dell'autor di essa, perche il difgiungimcnro da esso in_
tanto solo è sommo ma!c,in quanto esso è sommo bene.
2. All'interrogazione, che fanno, per qual rima en
tri il peccato nel Mondo . Rispondo con Sant'Agostino,
a che cercare latentem rimam , mentre la Scrittura ci
ícuopre patentent ianuaml ci entra per cagione della mo
rale continenza della nostra volontà in Adamo, in cui
peccammo ; del diuino decreto , che nega la grazia all'
anima , perche la demeritò in Adamo : e perche ad vru
soggetto , il quale è corpus peccati , non deesi vn'anima_»
sposa, e figliuola di Dio , saluo che per i meriti di Cristo ,
i quali non si applicano a i nati , se pe'l battesimo non_>
sono rinati . Da ciò è altresì , che faccia mestieri cacciar
il demonio da i nati , col rinascimento , e che , non rina
scendo essi, sialor chiusa la porta del Cielo . La cagione
del non rimaner tutti liberi dal peccato peri menti di
Cristo , come tutti fon rimasti macchiati perla colpa di
Ada-
CAPO \Q VINTO. 295
Adamo» è, perche non a tutti si applicano que* meriti»
come tutti han peccato in Adamo . Che se cerchisi la ra
gione del non applicarsi a tutti gli huomini que' meriti .
Rispondo con Sant'Agostino} che sicome il rimaner libe
ri dal peccato i rinati, commenda la diuina misericordia ,
cosi il non rimanerne liberi tutti» commenda la giustizia >
rende aperto quanto sia gratuito, e grande il benefizio
della Redenzione ; conserua Tvmiltà ; e vale per eccita
mento della gratitudine verso Dio» e Cristo in que' » che
fon liberi da quel giogo , a cui soggiacciono tanti , e sa
rebbe comune a tutti senza il benefizio della Redenzio
ne, e la grazia del Redentore . Questa redenzione si chia
ma copiosa da Dauid,e l'Apostolo afferma, che vbi abun-
dauit delifium , sourabondò la grazia. Prima, perche il
peccato, che noi commettemmo in Adamo, fu vn solo , i
peccati, cui a rimettere si stende la redenzione, fono oltre
numero: oltre ciò, la grazia meritata da Cristo a gli Elet
ti è fòura ogni comparazione più intensa , che la perduta
in Adamo . Lo dimostrano gli effetti, perche, oue cadde
Adamo , e la Consorte , quando era loro sommamente*
ageuole il non cadere : armati della grazia da Cristo in
numerabili Martiri, e Vergini, non hanno peccato, quan
do era loro sommamente malageuole il non peccare.Che
Pantiucdei e il peccato non escluda la ragione del bene
fizio nel legamento della nostra volontà in Adamo , si è
dimostrato , non potendo escludere il benefizio l'abusò
di esso, che '1 suppone; cosìlapreueduta ingratitudino
della Persona beneficata non toglie, ma accresce la gran
dezza del benefizio , e l'obbligo al benefattore. Quanto
a gli Angioli, perche tutti fon creati nello stato perfetto»
tutti doueuano per propria clczzione cooperare alla gra
zia . Il contrario vale rispetto a gli huomini, a'quali non
c conceduto 1 vso di ragione,saIuo che dopo gli anni deli*
infanzia» come si è considerato -

CAPO
206
capo sesto:

Che lasola Religion Cristiana ci ha palesato il rimedio


delle umane miserie .

1. TT"\ AL sin qui detto si è renduto aperto , che li


t V cagione di quelle infinite sciagure, che af-
fliggon l'vmana specie, è l'antica colpa . Tutto ciò hn_,
palesato la Fede Cristiana . Ma a che sapere le nostre mi
serie , se non ci hauesse medicina , e medico per else ? E
a chchauerci medicina, e medico, se ci foste ignoto qual
fia > Non l'ha consentito Iddio , ma per mezzo della sua
Religion Cristiana ci ha palesato , chi sia il destinato dal
Cielo per curatore delle nostre miserie, a cui dobbiamo
ricorrere , e quali fieno le medicine recateci per elfo dal
Cielo, delie quali dobbiamo valerci per curarle.
2. Questo Medico vniucrsale curatore della nostra
infermità è il Mcssia,promesso al Mondo infin da princi
pio de' secoli . Appena fu aperta dalla colpa di Adamo
quella infinita fonte di miserie di pena,e di colpa, le qua
li hanno inondato la Terra , che Iddio in quelle parole ,
con le quali intimò al Serpente , che '1 seme della donna
gli schiaccierebbe il capo, fece la grande promesta del fu
turo liberatore , e Messia , e ne fece prouare a'nostn* pro
genitori quel mirabil' effetto , che fu , giustificarli per
mezzo della fede, per cui credettero, che verrebbe, della
speranza, ch'hebbero della sua venura, e dell'amore, che
concepirono verso esso . Fu sì efficace la medicina spera
ta , che '1 semplice ricorso , ch'hebbero al diuin Medico ,
bastò a sanare i primi autori della loro , e nostra infermi
tà . Il deposito della diuina promessi , e dcll'vmana spe
ranza , fu tramandato d i Adamo a' posteri . In virtù di
estò fiorì la santità in Seth , in Enos , e in molti posteri
loro: e perche la progenie di Gain si dilungò dalla viua
fede di questa promessa, inuiò Iddio al Mondo Noe , che
per esta li mantenne giusto , e fu degno di estere prescr-
uato
CAPO SESTO. 297
uaro con la sua progenie a rinouamento del Mondo di
strutto con l'vniuersale diluuio, in pena delle vmane mal-
uagità . Dopo il diluuio nacque l'Idolatria , e si diffuse
per la Terra . Iddio rinouò la sua promessa ad Àbramo ,
e alla sua famiglia , ch'elesse per suo popolo , massima
mente a Giacob, in cui fu sì viua questa fede, questa spe
ranza , che fu degno di haucr argomenti del tempo pre
ciso , in cui sarebbonsi auuerate le diuinc predizzioni :
onde morendo lo prédisse con quelle parole : Non aufe-
returfieptrum de Iuda , & dux defemore cius , donec ve
ntai qui mittendus est : e morì festoso in questa speranza
esclamando : Expeiìabosalutare tuum Domine . Appres
so Iddio costituendo nel suo Popolo per opera di Moisè
vna forma di Rcpublica , in quella depositò le sue scrittu
re , che contengono la notizia di queste rivelazioni , di
questa promessa : e perche se ne mantenesse sempre viua
la memoria, rinouò questa promessa a Dauid, palesando
gli, che dal suo seme nascerebbe il Messia. Mandò ap-
prcsTò di tempo in tempo altri Proseti, che ne faceflero
nuoue predizzioni, e descriucssero più a minuto le circo
stanze della venuta del Messia , i suoi misterij , la sua na
scitela sua vita, la sua morte ; insinché Daniele, quasi di-
uino Cronologo , descrisse a puntino il tempo di essa., .
Di più a render credibili queste predizzioni, riuclò a'
Profeti la notizia di altri futuri auuenimenti , cui veden
do auuerati gli Ebrei si confermasicro nella Fede circa T
auucramento delle predizzioni fatte intorno al Messia:
maggiormente che le principali cose , che auucniuano , e
tutta l'economia dell'antica legge contcncua ciferc, fi
gure, quasi altrettante nuoue promesse del venturo Mes-
iìa, per modo, che da Sant'Agostino tutto l'antico Testa
mento si chiama vna gran Profezia del nuouo , e '1 nuouo
vn aperto compimento del vecchio.
3. Fusi acuto l'odore del Fior Nazareno, che si se
sentire migliaia di anni lontano, da tutti i Patriarchi, e
Profeti } ond'erano continue le loro proteste : Curremus
Pp in

9
:9S LIBRO 4>_F I K T O.
tn odorem vnguentorum . Tutti lo bramauano con accefì
voti j dicendo con Ifaia : Rorate Cali desuper : Nubcs
pluant Iujium . E la Sinagoga,per accélérai- la sua venuca,
giunsc a prometter poco men chc l'impoflîbile > cioc che
Aqu* ardèrent igni: chc sol quanto appariíse la sua fac-
cia visibile sopra la Terra 5 seguirebbono a palesarlo al
Mondo prodigij pari a qtiello, che sarebbe,se le acque ar-
defíero } e se fi liquefaccflèro i monti : linguaggio isquisi-
tamente profetico , che su quanto prédire , che venendo
Dio afarsi Huomo, cdhabicar con gliHuoinini, i più duri
petti\e saldi a par dellcsclci,íî ammollirebbono,i cuori più
rrcddi, c restij a douer niai sentir caldo diamordiuino*
ne auuampercbbono .
4. Non è per auuentura gran marauiglía > che i Pa-
r „ .„ triarchi , c i Profeti , dc'quali afferma San Bernardo > ch'
cwt. erano : Odoratu /agaces , senrislerosi dalungil'odor del
Meslta . E' ben oggetto di alto ílupore, che la Gentilirà »
ileuiodorato rendeuano ottuso le feccie délia carne,
che fiutauaj sentisse inch'eû'a vn tal'odorc, onde ardente-
A t 2 g mente lo bramasse > per modo che da Aggeo il Meífia si
chiama: Dejideratns cuncììs genùbus; e da Giacob: Ex»
çtn.49. peclatio gentium: anzi perche Salomone era figura del
Messia> stà setitto , che Vnìuersa Terra dejiderabat vulturri
Salomonis : e la Regina Saba figura délia Gentilità Ab vl-
timisfimbus Terrte venue a vedcrlo . Lo deíìderaua Ia_»
Gentilità eziandio nol sapendo , perche trouandosi mise
ra^ inserma, per naturale istinto bramaua la venuta di vn
céleste medico, a sunarla 5 per quel modo che la Terra
inaridita brama la pioggia: roaggiormente che nulla gio-
uauano a sanare i suoi malori i medicamenti, che appli-
cauano i legislatori, e i Filososi : anzi maggiormente cre-
sceua l'inscrmità . Non solo lo bramauano tutte le genti»
ma altrcsi Paspetrauanoj e lo ípcrauano : e però non solo
fi chiama Defíderatus cuntlis genúbus , ma expecJatïo gen
tium : ond'c m-stieri il dire 3 che di lui hauesser qualche
contezza tutte le senti .
5- E
CAPO SESTO. 299
y. E l'hcbbero per verità , perche Iddio , affinchè il
Messia foste Expeslatio gentium , ne infuse parecchi secoK
prima lo spirito della prescienza nelle Sibille , e ne fece
sentire nella lor lingua natia gli oracoli, che ne saudia
no con sensi limpidi » e chiari . Era celebre eziandio fra'
Poeti l'antico secolo di oro, sotto cui si adombraua lo
stato dell'innocenza. Ragionauano di Astrea sbandita 5
cioè dell'innocenza perduta per colpa di Adamo : sapea-
no douersi rinouareil secolo di oro, scendendo dal Cielo
l'eccelsa progenie ri storatrice del Mondo . E notisi , che
appunto in quel tempo , in cui venne , prima che fosso
nome di Cristianità nel Mondo, onde potesse dirsi inuen-
zionc de'Cristiani, Iddio dispose, che cantasse Virgilio .
Vltima Cum&i -venti jam carmini* £tas
Jam noua progenies Calo demittitur alto
Jam redit & Virgo , redeunt Saturnia Regna .
E in quella intera Ecloga descrisse il Regno del Messi.u
con quelle forinole stesse, onde leggeasi espresso da Isaia.
Le contezze del Messia per tutto si eran diuolgate, e di
età in età , di mano in mano tramandate da' Maggiori a'
Posteri come promessioni durine . Abramo, Giacob,Giu-
seppe, ne recarono contezza a gliEgjzzij, Giobbe a' Cal
dei, l'empio Balaam per istinto diuino lo promise a'Moa-
biti: e dispose Iddio a tal fine le tante cattiuità del Popo
lo d'Israele in Affrica , in Asia , e seco le sue profezie , i
suoi Profeti . Oltre che il famoso Tempio, il quale trae-
ua a se la curiosità di tutte le genti , era vna perpetua > e
immobile profezia piena di emblemi, di figure, Jc quali
ícopriuano a tutti i Popoli la venuta del fucino liberato
re, per quel modo che ora i medesimi Giudei sparsi per
tuttala Terra loro malgrado rendono aperto, che già
venne .

Pp 2 CAPO
300 L I B R O g^V I N T O.

CAPO SETTIMO.

Cbe 7 rijloratore délie nostre rouine era diceuole , che fosse .


il Verbo col vejlir/í di carne .

x. "f N varie manière potcua Iddio ristorare le ro-


_|_ uine incorse in Adamo dalla nostra suenturata
natura,prima rea, che nata: vna era, come assoluto Signo-
rc rimetterci gratuitamcnte la colpa , e per conseguenza
lapcna: Tibisoli peccaux ( diceua a Dio ilProfeta) per
argomento , che a lui solo , ch'cra l'offeso , spettaua la_>
conccfïìonc del pcrdono . Che se voleua esigcre qual-
che sodisfazione , e merito imperferto , bastaua darci per
médiatore vn Angelo , ovn'Huomo di éminente virtù :
e le richiedeua sodissazzione , e meiito condegno per
concedcrci la remissione, ci liaueua due modi , cioè vniríï
alla Natura Angelica , e costituire nostro malleuadore»
e mediatore vn Angelo vnito per ipostafi alla diuina Per
sonal qucsta poteua esserc qualíìsia dclle tre increate,o il
Padre, o il Verbo» o il diuino Spirito : in sine poteua vnire
all'vmana carne ( ciò che per verirà ha fatto ) l'cternale
Pcrsona dcl diuin Figliuolo, il quale fosse nostro Reden-
tore, Lcgislatorc, Maestro, Idea dclla virtù : Deussortis*
& confîliarius > pater futurì fœculi , princeps facis. Che'
qucsta fosse la più acconcia maniera, la più dcgna di Dio,
Ja più adatta a noi , íarà mia cura il qui dimostrarlo . In
jnimoluogodaròavedere, quanto adatto slrcmiento a
ristorare le rouine delPhuomo fofíè rVmanità deifícata
del Verbo . Apprefiò farò comparazione con tutte le
diuisatc manière poslìbili a porsi in opéra da Dio , a libe-
rarci da'nostri mali, dimostrando, cheniunafra eísecra
per egual modo acconcia al sine nostro, come quella,che
di fatto , adopcrò l'eterno Verbo , vestendo la nostrav
carne . • •
2. Fra le operazioni diurne le più perfetteson quelle,
che
CAPO S E f T I M O'. 301
che ci palesano con più squisita maniera la bontà , la po
tenza , la sapienza , la misericordia , la giustizia diuina .
Quanto alla bontà si è mostrato nel Libro precedente > D 0H,c.u(r
ch'eííendo proprio di essa comunicarsi, e non ci hàuendo^ff^K.M*».
suora di Dio maggior comunicazione, che l' ipostatica»
niuna più conueniente opera,e più gloriosa della sua bon
tà potea farsi,che vnirsi per essa Dio alla Creatura.Questa
fu altresì opera d'infinita sapienza , che sola potè sommi
nistrar a Dio l'inuenzione di questo ammirabile magi
stero 5 che fu Fvnire per via d'ipostasi due estremi infini
tamente lontani , quanto il sono fra loro la diuina natu
ra , e l'vmana: Descendit Deus (dice Ambrosio) ^j.Amiro.in?U
scese sì al basso, che più non potcua) Ascendit AomaytlS-
c sì alto, che più non poteua, perche V er bum carofaèlum,
esi » <vt caro fibi Verbi solium in Dei dextera vindicaret «j
Ciò c stato trasportare da vn estremo all'altro, per così
dire, i centri delle cose. Quello, ch'è stato lauoro dis
quisito sapere, è stato altresì opera d'infinito potere , per
cui Iddiofecit potentiamtn brachiosuo , vnendo cose re
motissime con tal legame , che , trattane l'vnione della
beatissima Trinità , non ve n'e altra con più intrinseco le
gamento fatta: non quella della materia con la forma ,
del corpo con l'anima > non delle parti in qualunque ma
niera si vniscano a comporre il tutto . Oltre l'eternità di
questa indissolubile vnione : In tantum -vnitatem ( dice
San Leone ) Dei , bominisque natura conuenit , vt necsup- Se*' "'e-'
pìiciu patuerit diaidi , nec morte dijjolui . Glie dirò della i''^'c'

comparsa, che fa in questo misterio la giustizia ? A que


sta c mestieri , per ristorare vn ingiuria , che fra l'offenso
re, e l'offeso, ci habbia qualche proporzionata corrispon-.
denza di grado , perche dalla qualità delle persone fi
prende la misura, e il peso, così dell'onta, come della so-
disfazzione . Stante ciò: ogni fodisfazzionc creata fareb
be infinitamente disuguale all'offesa, perche essendo que
sta fatta a Dio infinito dalla creatura infima , e a suo para
gone vilisiima , niuno > che lia men di Dio , può contea-
302 z i b r o g^r i n r o.
farla J Quindi , perche hauendo l'huomo fallito , conue-
niua, che questo sodisfacesse ; qual'espcdiente > per man
tenere i suoi doueri alla giustizia , potcua fingersi miglior
di questo , che vn medesimo fosse nella Persona > e Huo-
mo , e Dio , e come Huomo si offerisse in vn medesimo
tempo debitore, e pagatore , e come Dio recasse vna sor
disfazzione di valor pari alla dignità dell'offeso ? Que
sta offerta da Cristo alla giustizia fa eziandio soprabon-
dante al debito , fi che la giustizia se ne chiamò paga più
che a sufficienza . D'auaataggio : qual maggìor'ecccsso
di misericordia,che questo,potcua congiunteli! alla giu-
stizia?Si verificò conciò la proTiefsione fatti per Dauid »
che la giustizia, e la pace, cioè la misericordia , diuenute
amicheuoli si abbracciarebbono scambieuolmcnte , per-
che di fatto si abbracciarono in Cri(ro:conciosiache qual
più sostenuto rigore, che non accettare sodisfazzione,
che non fosse pari all'ingiuria: a izi perche niuna sareb
be pari , che non foste infinitamente supcriore , esigerla
infinitamente superiore ? Altresì qual maggior' eccesso
di misericordia, che, perhaucr vna tale sodisfàzzione, in
cui fi vnisse alla somma gloria di Dio il sommo vtilc dell'
huomo, formar tutto d inuenzione vn tal nuouo compo
sto, che per dignità , e pc '1 valore de'suoi meriti fosse più
che sufficiente al bisogna e con esser'esso noi nella nostra
natura , e noi esso nella comunicazione de'suoi meriti ,
nel pagar suo noi rimaneslimosdebitati?Ne solo si vnisco-
no la giustizia, e la misericordia, che sembrano contrarie,
ma oue suole accadere, che l'eccesso di vna scemi la gran
dezza dell'altra , qui l'accresce : conciosiache quanto è
maggiore il prezzo, che si paga dal debitore, tanto rima
ne più paga la giustizia, e altresì tanto è maggiore la mi
sericordia di chi si adossa i debiti altrui » quanto più dee
pagare per estinguerli . Fu dunque incomprensibile l'ec
cesso della misericordia diuina in addossarsi inostri debi
ti , per cui douette sborsare prezzo infinito , non trouan-
dosi prezzo pari al debito } che non fosse infinitamente
mag-
C A X O SETTIMO. 303
maggiore del debito , onde questo eccesso di misericor
dia ha soprapagata la giustizia, dando il prezzo infinita
mente maggiore del debito . Con ciò la misericordia di
urna venne a rendere ageuolc sì a noi l'acquisto delh-u
beatitudine , che sol in quanto si gitta vna lagrima , vru
sospiro del cuor contrito , e si pronuncia vn Peccauiy ci
sono aperte le porte del Cielo in riguardo al merito di
quell'Huomo Dio applicato a noi? mercè al quale si ve
rifica il detto di Dauid : Pro nihilosaluos facies eos; ( cor InPsaUjS'
me interpreta .Sant'Agostino ) senza il qual merito è in
dubitato che tutto il nostro possibile non varrebbo
niente. . ;
3. Facciasi comparazione di questo mezzo > che Dio
ha tenuto a ristorare i nostri mali, con tutti gli altri mezzi
possibili a diuisarsi. S'egli ci liberaua da essi con l'asso
luto suo volere , non risplendeua in questo atto la giusti
zia , ma solo la misericordia , non la sapienza , ma solo la
potenza . Di più noi non formaremmo adeguato con
cetto della malignità della colpa , se ci foste rimessa con
si leggier rimedio. Quanto airHuomo, e all'Angelo
puro , niuno lor merito , niuna sodissazzione possibile si
adeguaua al debito , onde non si sarebbe compitamente
sodisfatto per essi a i doucri della giustizia . Sola la so
dissazzione , e '1 merito di vna :creatura deificata era_.
eguale a tanto peso . Vna tal creatura poteuá esser An-
giolo:ma s'era l'Angiolo, rimaneuameno onorata l'vma-
11 a natura, a cui preponcuasi l'Angelica ». Oltre ciò ra
gion chiedeua , che la sodissazzione si desse per parto
deli'huomo, che haueua commessa la colpa . Più . Con-
ueniua , che '1 nostro liberatore offerisse opere penali per
sodissazzione, e d'altro lato doueuasi alla creatura deifi
cata la beatitudine dell'anima , che consiste nel veder
Dio , e goder Dio . Or nell' huomo possono congiun
gersi le opere penali con la beatitudine sostanziale , per
che ad vn ora può goder di Dio con la porzione superio
re , patire struzij con l'inferiore . Ci© non può ageuol-
mente
504 LIBRO EVINTO.
mente intendersi rispetto all'Angelo , in cui non ci ha-r
questa distinzione di parti . Pia; finalmente ragion chic-
deua , che '1 nostro liberatore non solo sodisfacesse per la
nostra colpa, ma ci formasse idea della virtù . Ciò riusci-
uamalageuole all'Angelo, perche l'Angelica Natura ,
sicomediuersa di specie dall'vmana , è soggetto di virtù
diucrse . Sarebbe vn'idea astratta , e inuisibile , men atta
amuouerci, chela visibile formataci da Cristo . Breue-
mente . E' vero , che la Natura Angelica sourasta all'
vmaria : ma per questo stestò l'vmana fu preferita all'An
gelica nello sponsalizio eoi Verbo ; si perche essendo,
quantunque beata, passibile, potè essere atto stromento di
più eroiche operazioni ; sì perche essendo infima fra lo
passibili ad vnirsi per ipostasi a Dio , nell'esser'essa prefe
rita all'Angelica più si palesò la diuina degnazione , e Ci
rendette più aperto , che in questo ammirabile eccesso
della diuina bontà, faceua Iddio le sue parti, senza che vi
concorresse veruna ragione per parte dell'eccellenza del
la natura congiunta a lui. !
4. Ci hebbe altra nuoua, e profonda ragione di que
sto preferimento della natura vmana . Ciò fu , a render
più copiosa la redenzione nel suo vltimo essetto, ch'è la
beatitudine: conciosiache vestendo la nostra Carne il
Verbo per redimerci , più tosto, chela Natura Angeli
ca, non solo ci rendette abili a poter' esser beati ncll'
anima con la visione di Dio , ma d'auantaggio vi aggiun
se vna seconda, beatitudine a gli occhi del corpo, for
mando loro quel diuino obbietto , eh' e l'vmanità deifi
cata: perciòche essendo l'huomo composto di anima , e di
corpo , con hauer obbietto dell'anima la diuinità , del
corpo l'vmanità congiunta alla diuinità , veniua ad esser
MMua.c.16. più perfettamente beato : Deus propter homivesfaftus est
homo ( dice Sant'Agostino ) •vtuterquesensus hominis in
ipso beatificaretur , reficeretur oculus carnis in eius diui-
nitate , & oculus corporis in eius bumanitate . In questo
senso spiegano San Basilio , e Teodoreto il sentimento
«. • ' di
CAPO OTTAVO. jos
di Dauid : Cormeum > &caromea exultauerunt in Deum I*Ps*l.ti.
viuum : cioè oculus cordis nella diuinità > oculus corporis
nell'vmanità di Cristo . La congruenza dell' vnirsi alla-,
nostra carne» anzi il Verbo , che altra diuina Persona > si
fonda nell'appropriarsi ad esso la creazione> come ad arte
onnipotente, per cui omnia, facla sunt: onde ci haueua
qualche maggior conueneuolezza» che per opera dell'
vmanità assunta da esiò» omnia reformataJìnt .

CAPO OTTAVO.

Che conueniua altresì , che 'l rimedio de'nojtri mali


fojse l'ottimo » Si dichiara, quai condizioni
a ciò Ji richiede]}ero .

i. T A Religione Cristiana, sicome c'insegna » che


I i il Redentore de'nostri mali fu l'ottimo fra
quanti potesse diuisarne il pensiero , come si è dimostra
to ; così c'insegna » che '1 sistema dell'vmana redenzione
fu pur ottimo fra quanti sapeua diuisarne il pensiero . La
perfezzione della Redenzione consiste nel liberarci da
que'mali » nel sanarci da quella infermità , in cui eraua-
mo incorsi per l'antica colpa» e colmarci di que' beni , de'
quali erauamo rimasti priui . I mali erano il peccato : lo
itempcramento delle passioni » attossicate radici di conti
nui peccati , la concupiscenza , l'ignoranza » le miserio
temporali, la morte, a cui erauamo soggetti , le sempi
terne, a cui erauamo destinati . I beni eran la grazia san
tificante: que' diuini sussidi; , che rendono ageuole la vir
tù: la virtù stessa: la beatitudine sempiterna , eh' e premio
della virtù , e consiste nella felicità dell'anima , e della.»
gloria, che dall'anima beata risulta ne'corpi congiunti.
Sarà dunque ottima quella maniera di redenzione , che
tutta sarà indirizzata a liberarci da questi mali , a col
marci di questi beni . Tal'è la maniera della Redenzio
ne» di cui secondo il magistero della Religione Orto-
Qji dosso,
506 LIBRO ^FINTO.
dossa, è stato Autore Cristo: onde vale il didurne, che vn
tal modo di recar acconcio rimedio a' nostri mali fu som
mamente conucncuole a Dio, ch'è ottimo, alia sapienza,
alla bontà,potenzadel Redentore.-e che per conseguenza
verace e diuina si è la Religione, che l'insegna; false, c
diaboliche le Serre, che l'impugnano : massimamente la
Giudaica,della cui empierà darò nel Capo seguente qual
che leggier saggio , riserbandomi a riprouada per profes-
lìonc in jlrra opcra,che tengo preparata alle stampe .
2. Solo conuieneosseruare, che l'Economia tenuta
da Cristo in liberarci da'mali, in arricchirci di beni, è
stara questa . Quanto a'mali , essendo i nostri mali : aut
pcccatum-, autpana peccati , come parla Sant'Agostino ,* il
peccaro l'ha distrutto dal suo lato, dandocene Ja remissio
ne nel batteíïmo,offerendocela con la penitenza, e recan
doci vigorosi soccorsi a schifarlo ncll'auuenire : ma per
lasciarci intiera la libertà , ch'è radice del merito , ha rin
venuta inuenzione acconcia a trar sommi beni da'mede-
fimi peccati , che si commetterebbono , e sono i sommi
mali . Quanto a'mali di pena ce ne ha liberati , non to
gliendoli affatto, ma trasformandoli in beni : per cagion
di esempio, non ci ha liberati dalle infermità , dalla mor
te, dalle persecuzioni de'maluagi, male ha trasformate
in materia di eccelso merito , in semi d' immensi gloria;
non ha estinto il fomite, non ha vietato al demonio di
tentarci, ma guernendocidi arme inuittea frenar quello,
a vincer questo , ha voluto , che l'ererna gloria non solo
ci sia preparara per maniera di eredità a' figliuoli , ma di
corona a' vincitori . Con queste arri ha rinuenuro a prò
deJJ'vmana specie , e a gloria del Padre vn nuouo Mon
do intelligibile di virtù , non solo incognito alla Filoso
fia, ma ne pure comune all'antico slato dell'innocenza.
In esso la carità sarebbe regnata pacifica, ma non trion-
fatricc de'Tiranni, come si ammira nc'Martiri ; la castità ,
la verginità , sarebbe bensì coronata di gigli per la puri
tà , ma non di lauri per le vittorie riportate contro il fo
mite,
CAPO NONO. 307
mite, e contro il senso . Questo sistema dell'vmana reden
zione è senza dubbio il più adatto> che fi potesse fingere a
si eccelso fine. Il dimostrare , che tale sia stata l'vmana
redenzione sarà l'argomento de'Capi seguenti.

CAPO NONO.

Quanto sia folle Vauu'so degli Ebrei , che aspettano f«—>


MeJJta carnale apportatore di beni terreni .

1. Vesta verità , che sieguc dal detto nel Capo


\ì precedente vuole qui dimostrarsi pio am-
^^«^ .piamente con la dottrina delle Scrittu
re j con la forza delle ragioni , massimamente di quelle ;
che si sondano nella grandezza di Dio3 e del Messia} e nel
fine > a cui è ordinata l'vmana redenzione . Da ciò ren-
derassi aperto , distendersi generalmente a tutti i Giudei
quella riprensione , che Cristo fece a'Saducei , dicendo :
Erratis nescìentcs Scriptural, & •uirtutem Dei : non si sol-
leuauano i Giudei ad intendere , altre rouine esserui da
ristorare con la venuta del Messia , che la lor libertà ca
duta in seruitù , ne altra felicità , che questi beni di loto ,
gloria , ricchezze , potenza : così tutto alla materiale in-
tei pretauano le promesse fatte da Dio a' Patriarchi ; così
alla carnale intendeuano le predizzioni fatte da' Profeti .
Ma odansi in contradittorio i Patriarchi, i Profeti .
2. Non senza misterio per mio credere disse Dio ad
Abramo, che moltiplicharebbc il suo seme , come le stel
le del Cielo , e le arene del mare : conciosiache Àbramo
hebbe doppio seme , quello degl'Israeliti secondo la car
ne, cioè degli huomini carnali, che vscirono da'suoi lom
bi, e quello degl'Ismaeliti secondo lo spirito, che imitaro
no la sua fede, e seguirono il suo esempio: l'vno , e l'altro
si è moltiplicato in infinito , per quel modo , che sono ol
tre numero le stelle del Cielo, le arene del mare. GÌ'
Israeliti secondo lo spirito si assomigliano alle stelle, per-
Qjj 2 che
303 1 1 j x o 'j^r ì ìt r o:
che come queste sono illustrate dal Sole, sono cortigiane
del Sole,e sue vicarie ad illuminare laTcrrarcosì i Patriar
chi î i Profeti , illustrati dal lume del Messia venturo , fu
rono stelle , che lo promisero , e lo predissero al Mondo ,
e precedendolo , per così dire, gli formarono la corte:
gli Apostoli , gli Huomini Apostolici illuminati dalla sua
dottrina illustrarono la notte della Gentilità, e i Popoli
oltre numero , che hanno prestato sede alla sua diuinità >
sono quelle stelle minute , qua numerari non pujsunt ; del
le quali afferma San Giouanni , che formeranno eterno
corteggio all'Agnello : Ex omni Lingua , Tribu , <£* Po
pulo : all'incontro i Giudei secondo la carne, che spera
no , ed aspettano vn Messia tutto alla terrena , sono al
tresì innumerabili , ma vili a guisa di arena , battuti dalle
onde di vna perpetua cattiuità, conculcati da tutte lo
Nazioni della Terra . Ora tornando ad Abramo . Il gior
no , in cui verrebbe il Messia , fu l'oggetto delle sue pre
ghiere ; e l'affermò il Saluatore in faccia degli Ebrei me
sa-»» 8 definii, * quali non osarono contradirgli : Abraham pater
•vester exultauit vt videret diem meum : non vuole qui in
tendersi , che Abramo desiderasse di vedere diem bo-
minis-i cioè vn giorno di carnali prosperità , perche vii.»
giorno sì fosco non fu oggetto alle brame de' santissimi
Patriarchi, e Profeti: anzi Geremia espressamente l'escili-
tre. i7. 16. £ dicendo: Diem hominis non dcfiderauijuscis .
<7bif.44.1S. 3. Salutare tuum expeclabo Domine (diceuaGiacob)
e ciò diceua moribondo : adunque non intendeua aspet
tar vn Meiììa dator di que' beni , che si godono in questa
vita, temporali, e carnali, mentre dichiarauasi di aspettar
lo dopo la vita . Rorate Cali desuper > & nubes pluant Iu-
Jlum, apcriatur terra^ &germinct Saluatorem : fon parole
d'Isaia, a cui conformanti le brame di tutti i Profeti , che
fanno echo a queste, e a quelle sue voci : Vtinam disrum-
peres Calas , & descenderes . Che se il Messia douea reca
re al Mondo le ricchezze , e delizie , che sono il veleno
della virtù j e irritamenti alla colpa j douca dire a quel
Messia:
à A P 0 N 0 N 0. 309
Me/Ha : Vtìnam disrumperes abyfíum i & asccnderes . In
vcce d'inuiare le sue preghiere al Cielo dicendo : Rorate
Cceli desuper , douea inuiarle a qualche deità infernale»
già che la diuina Prouidenza ha sepolto l'oro, e l'argen-
to presto PInferno . Dc'medesimibeni 5 che recherebbe
il
, Messia î dice Iíaia , : AJfieculo
. ,.non, audierunt
~ , neque1 auri- . 4.
„. Isa. 64.
bus perceperunt-i oculus non vidtt abjque te , qu<t praparajri
expecJantibus te . Non sono questi senza dubbio beni
terreni j de'quali pur troppo haueuan contezza i Giudei >
e gl'inuidiauano a gli Assirij, a i Medi, a'Caldei , & ad al-
tre Nazioni nemiche ál Cielo* aile quali Dio , a mostrare
al suo Popolo la viltà di tai beni , ne haueua compartita
copia . Fauella dunque il Profeta , o dc'beni délia gra-.
zia> c délia virtù> o di que' délia gloria j di cui sono seme
la grazia » e la virtù . E gli fa echo l'Apostòlo con quelle
parole : Oculus non vidit , nec auris audiuit-, nec in cor ho- „ ...
mims ascendit } qu<* prapurant Deus ys-, qui diligunt
illum. .• » •
4. E per ristrîngermi in si ampia materia , che dirò di
Dauid) chedi Daniele» i quali con limpida chiarezza-
predicarono ■> che verrebbe il Messia a rimcttere i peccati
del Mondo ? Scrisse Dauid : Copiofa apudeum redemptio. pfaim, Ji9,
Qutndiia dichiararne l,efFetto5chefeguirebbe;£//£/î? (di»
ce) redimet ls>ael ex omnibus iniquitatibus eius: c al troue:
Ex -vfuris j & iniquitate redimet animas eorum : e appres-
so : §lui propitiatur ( afferma ) omnibus iniquitatibus ,
parlando délia liberazione da'mali: ìndi rroítrando la co
pia de'beni , dice : Qui replet in bonis dejtderium tuum s
fauellando délia gloria dell'anima, cvniramente di quel-
la de' corpi soggiunge : Renouabttur •vt 'aquila iuuentus
tua . Con pari chiarezza Daniele dopodi hauer predet-
to il tempo , in cui verrebbe il Messia > íbggiunge il fine ,
per cui verrebbe : Vt consumatur prauaricatio , & fiwm Da„. ^ t4
accipiat peccatum . In ciò contiensi laliberazione da'no-
stri mali . Appreflso dopo di hauer detto ; vtfineniaccipe-
retpeccatum, & deleretur iniquitasj soggiunge: Vtaddu-
cere-
jio LIBRO turo.
ce retar iustitiasempiterna ; nel che consiste il fondamen
to d'ogni bene : perche si come tutto il nostro male è
peccatum , & pana peccati : così ogni nostro bene è vir
tù* y &premium virtutis , cioè la beatitudine . Il mede
simo Daniele a dinotare » che'l Messia sarebbe fonte di
Santità , dice di lui : Donec vngatur Sanftus Santiorum .
Ciò bastimi haucr insinuato circa le promesse , e prediz-
zioni diuine intorno alle qualità del Messia , perche vru
tale argomento mi tornerà di nuouo sotto la penna .
5. Ma fingiamo, che nulla ci hauesler palesato lo
scritture circa il Messia , saluo che la sua futura venuta a
gloria di Dio , a prò del Mondo.. Stante ciò : facciasi ra
gione s'era più conforme alla diuina grandezza , e alla.,
felicità del genere vmano , eh' egli veniste apportator di
solazzi , di delizie ,' e di ricchezze temporali , o pure de*
tesori della grazia , della virtù , e de' pegni , e promesse
della gloria sempiterna . La potenza è vn bene , che non
puoi' esser comune a molti) perche la Monarchia di vn
solo indiuiduo si fonda nella seruitù d'innumerabili mor
tali : E' vn bene 5 che non si ottiene senza stragi , e rouine
de' Popoli, onde molti Rabbini spiegando quel verso di
Dauid : De torrente in via bibett e intendendolo del Mes
sia , affermano , che farà correre torrenti di sangue vma-»
no, a poterne spegner la sete : le ricchezze sono radici di
tutti i mali, non solo per la dottrina di Paolo : Hadix om
nium malorum est cupiditas ; ma per V opinione de' Sauj
Legiflatori, che le bandirono dalle loro. Rèpubliche:
alle ricchezze attribuiscono gli Storici la rouina di Ate
ne, e di Sparta: eSalustio nel principio della sua Storia
attribuisce ad esse il corrompimento della disciplina, c_
la rouina della Republica Romana. I Poeti medesimi le
chiamano, Irritamenta malorum , e le attribuiscono a
Plutone Nume tartareo. Che dirò delle delizie carnali,
che sono le ghiande , nelle quali è riposta la cotidiana^
felicità delle bestie, che sono le fatali nemiche de' due
supretni beai deH'huomòj sapienza, e virtù ? Se il Messia
veni-
C A -F - O" N ro N O: m
veniua ncl Mondo carico di queste merci appCÛatç, sa»
rebbe venuto a distruggerlo > non a riformarlo : sarebbe
stato íùniJe ad vn Medico destinato cura tore ad vno Spe-
dale d'Infermi, chc in vece di recar copia di antidoti tutti
salubri 5 quantunque foslero amari >venisse carico dicibi
dolci al deprauato palato de gl'infcrmi j ,,che lusingan-
doli gli vecidessero j saziando in eflî quella sete di toslïci
soaui i di cui aflai volte è la radice la grauezza deir in-
fermità.
6. Torniamo aile promesse 5 aile predizzioni del
Mcssia fatre da Dio al Mondo. E fia dunque verisimilej
che venisse ad vn fine sì vile } cioè a pascercì di terrena_»
gloria quel Messia amore de' Colli eterni : quello deside-
ráto cunèìis gentibus : quello promésso da Dio a' Giudéi »
e per essi a tutti i secoli ■> di cui profetarono eziandio le
Sibille : quello , nella cui venuta promise Iddio per Ag-
geo, che commouerebbe il Cielo, e la Terra 5 quello che
su l'oggerto délia gioia di Abramo , sperando 5 nel quale
morì festoso Giacobbe , il cui bacio pieno di amore sospi-
raua la Sinagoga ne' Cantici } dicendo: Ofculetur me os-
çulooris fui » la cui venuta attendeuada Dio il Mondo
per rimedio dc'íùoi mali : Quello > la cui speranza con-
solaua Giobbe ne'suoi aflsanni , allorche diccua : Scio >
quòdRedemptor meus viuit . Quello Germen Domini in—> jrat
magniscentia 5 di cui fauellaua Esaia 5 e per cui omnis, qui
relicius fuerit in Sion , re/ìduus in Jérusalem , Sanclus
vocabitur , & gloria > & exaltatio bis , qui saluâtifuerint
ex Israël . Quel Rej la cui veduta in décorefuobeatifica-
rebbe iJ Mondo , corne parla il mcdeíìmo Esaia? Che se
gliEbrei dicòno 3 che in que'Testi parla il Profeta di
Ezechia, di Ciro 5 o di altro Re ; corne difendono 5 che il
Ptoseta non contradicesse a sè stesso » inentre disse V chc
àsxculonor.audierunt-) quœ prœparauit expeûantibus se $
Come non audierunt ì Era forsc ignora a' Giudei la ma-
gnifice.nza di Menfí , di Niniue , di Babiionia , la poten-
za, Je ricchezze3 Jedelizie di quelle CittacapitalidelP.
Asia>
jt* z 7 H X ô gjr i N r o.
Asia» e de' loro Monarchi? Qnel secolo di oro , che i
Giudei aspettano , non haurà altro , che le ghiande dell*
antico: perche come le vere ghiande sono il cibo proprio
del più sozzo gregge; così i beni carnali , che sperano gii
Ebrei dal suturo Media , sono vn cibo vile a par delk_>
ghiande) a cui anelano i forsennati Giudei , che costitui-
seono ora più veramente vna greggia di huomini bruta
li che vn Popolo eletto da Dio ) venerato dal Mondo,
quale costituiuano nc'secoli precedenti alla venuta del
Messia.
t 1 *
CAPO DECIMO.

Arte diuina tenuta dal Redentore , ad estrarre a prò dell'


huomo , e a gloria del Padre immensi beni
dalla colpa originale .

r. "f) E R quel modo che l' vnità , e bellezza del


_[ Mondo dimostra la diuinità del Creatore-»
del Mondo ; cosìl'vnità, e bellezza della Chiesa rende
per euidenza credibile la diuinità del suo autore. Ciò
dimostrerassi per opera in altri libri . Qui solo vo
glio considerare , che Iddio Creatore , il quale per la sua
bontà odiaua in estremo il male , e per la sua onnipoten
za poteua impedirlo , pure 5 come parla Sant'Agostino :
ludicauit melius de malis bonafacere , quàm mala non ejfe
in Encbi. ptrmittere . Per simil modo Iddio Redentor del Mondo
col merito infinito del Ino sangue poteua liberarci da tut^
ti que' mali, che sono vsciti dall'attossicata radice della
prima colpa : ma altresì ludicauit meliùs , 4i questi mali
bonafacere^ quàm non ejfe permiturc : e ad estrarre eccelsi
beni da molti fra questi mali , a trasformarne altri islj
bene, ha ordinato il diuino Sistema della nostra reden
zione. Il peccato originale è massimo fra' peccati per
opinione di San Tomasso , perche hebbe forza di appe
stare Tvinana specie» e per conseguenza huomini infiniti,
CAPO D E C T M Qr 313
fc 'l Mondo durasse sempre . Iddio "da questo sommo
in al e estraise il sommo bene, cioè l'Incarnazione del Ver
bo , per cui hauendoci donato il suo Vnigenito : Omnia
çum ipso nobis donauit 7 come argomenta l'Apostolo . Il
Redentore ad imitazione del Padre, che haiieua estratto
questo immenso bene dalla colpa originale, ha ordinata
la serie della sua redenzione, ad estrarle sommi beni da'
rei effetti della colpa originale . Questi effetti riduconsì
a quattro . Ciò sono i peccati attuali oltre numero, che
lì commettono , la cecità , l'ignoranza , gli errori incorsi
in pena di elfo dall'intelletto . Il fomite, la ritrosia alla
virtù, e quelle passioni dell'appetito sensitiuo , che tiran
neggiano la volontà; le infermità del corpo , i trauagli,
la morte , sorto i quali si comprendono tutti i nostri mali,
perche, come dianzi notai: Hoc cjl totutn, quod dicitur ma-
lum-> pcccatum-, & pana peccati .
2. Incominciando dalle colpe, queste essendo per es
senza male , non era possibile a trasformarle in beni : che
ha fatto il Redcntore.rifpetto ad effe ? Ha rinuenuto mo
do di estrarne beni : ciò per mezzo della penitenza , a cui
c'inuita la sua legge , cui ci rende ageuole la sua grazia ,
c l'istituzione del diuin Sagramento . Mi ricorda di ha-
uer letto, che Sant'Ambrosio , e altri chiamai* la peni
tenza giardiniera di Cristo, perche appunto come il Giar
diniere con scpelire vn vii seme , vn pò di poluere , vna_>
negletta radice , infonderui l'acqua, esporla a'raggi del
Sole, ne fa germogliare fiori belli, odorosi , e vscire frutti
di squisito sapore : così la penitenza del peccato , che si
chiama ra/dicc maledetta, Radix Canaam , poluere insta
bile, quam proijcìt ventus àfacie terra^ con fcpellirla acll'
orto della Chiesa , sì che si putrefaccia nel Sagramento ,
col bagnarla col pianto , ed esporla a gli ardori del Sole ,
ch'è la carità ; fa sì , che non solo rifiorisca in noi la gra
zia santificante estinta dalla colpa , ma che rifiorisca più
copiosa, che dianzi non era : che non solo terga le mac
chie, ma le indori, e vi faccia sopra ricami , imporporan
te dolc
3I4 LIBRO £l_V I N T 0.
dolc col sangue del Redentore, ingemmandole colle sue
piaghe ; fa vscire da quella radice fiori , e frutti di sì pel
legrine virtù, di cui amando abbellirsi , e pascersene la sa-
Cantic. ». gra Sposa grida : Fulcitemefloribus: ( ciò per amore dello
5poso)tf«/* amore langueo:c più iuanti: FrucJus eius dukes
gutturi meo . Di ciò ne riabbiamo mirabile esempio nella
trasformazione fatta dalla penitenza nella Maddalena ,
ch'erTèndo mulier in ciurtate peccatrix : e come parla l'Ec-
gcdt. 9.10. ciesiastjco della donna fornicaria quasiJlercus-, si trasfor
mò sì , che doue per l'addietro era ricettacolo de'demo-
nij , sopra cui era scritto : Pojsidebunt illam Onoccntaurus ,
& Erious ; diuenne orto di delizie al Redentore, in cui
P/4/.131. i4.poteua scriuere: Hte habttabo-, quoniam elegi eam.
3. Venghiamo all'ignoranza, alla cecità , a gli erro
ri, che non solo nascono dal peccato, ma generano nuoui
peccati . Sopra questa ignoranza , e cecità, che sono ra
dice degli errori , ha fondati Dio tre massimi beni . Vno
è stato , degnarsi il medesimo Dio di venir visibilmente
nostro maestro , e con la legge, con la dottrina 5 con V
esempio, imprimerci due rileuantissime verità, cioè, che'l
solo peccato è vero male, e la sola virtù il vero bene:
perciòche egli vnicamente venne in terra a distruggere
il peccato , e a fondare il regno alla virtù ; e che i nostri
beni, e mali non hanno il merito di essere punto da noi
apprezzati ; mentre egli , eh' è dotato d' incomprensibile
sapienza , non hebbe orrore a sottoporsi a que' tempora
nei mali , che più intensamente abborrisce, e priuarsi di
que' beni, che più intensamente brama il nostro corrotto
appetito . L'altro bene, che ha fondato il Redentore sopra
l'ignoranza, è stato l'aumento del nostro merito . Se Dio
ci rimunerasse, valutando, qual'è, il prezzo di que' beni,
di cui ci prilliamo , e di que' mali , che tolleriamo per suo
amore, sarebbe scarsa la mercede per la tenuità, che han
no que' beni, e que' mali inuerso sè . Che ha egli fatto ì
Ha voluto, che la nostra stima , la quale per l'ignoranza ,
e cecità nostra forma alto concetto di tai beni, e mali,
sia
CAPO DECIMO. iiS
sia quella , che tassi il prezzo a' medesimi beni lasciati , e
a'mali tollerati in grazia di elfo; per modo che noi facen
done alta stima per l'ignoranza nostra , venghiamo a tas
sar a cj uè' beni, e mali il prezzo , e per conseguenza a noi
il guiderdone : valendo la nostra ignoranza , e miseria^
quasi di alchimia, a trasformare a nostro prò il piombo in
oro, il vetro in diamante . Per sine sopra la nostra igno
ranza, e cecità ha fondato vii maggior merito alla nostra
fede: conciosiachc da questa ignoranza , e cecità prouie-
ne la maggiore oscurità di quella fede, per cui crediamo
le cose inuisibili , e quindi la maggior malageuolezza a
crederle , e per conseguenza il maggior merito nel cre
derle . Rachele fu più bella, ma men feconda di Lia men
bella, e men veggente: così la Fede nello stato dell' inno
cenza sarebbe stata men'oscura , la nostra è più fertile di
merito . Insinuò questa verità il Saluatore a San Tom
maso dicendo : Quiavidifli me Thoma credidistii Beati ,
qui non<viderunt ■> & credideruni . La fede di Tommaso
non fu euidente, perche aliud vìdit, aliud credidit , come
afferma San Gregorio; ma perche fu men'oscura,fu secon
do qualche considerazione men meritoria, chela nostra.
4. Che dirò dc'beni, che Dio raccoglie da quella
malageuolezza, che sperimentiamo ad abbracciare la vir
tù per la violenza del fomite , e delle altre nostre ree pas-
sioni?A sanar questi languori il Redentore ci ha meritata
vna grazia, che per esser ordinata a curare i nostri malori,
si chiama medicinale, e vincitrice pe'l vigore , che ci dà a
vincer la pugna . Quanto sia vna tal grazia più robusta
della conceduta ad Adamo, il dimostrano , come si è più
addietro considerato, le vittorie conseguite da' Martiri , e
da' Vergini In tanta non peccandi d[fficultate , comparate
alla caduta di Adamo in tanta non peccandi facilitate : ha
Cristo col suo merito , col suo esempio, ristoiata la nostra
infermità, e debolezza, per modo che l'Apostolo potò af
fermare di sè : Cum infirmo tunepotenssum-, e che nel lan- t, adcbe.u.
guor della malattia fi perfezziona la robustezza della sani- ibtd.
R r 2 tà :
j ló LIBRO I N T 0.
tà : Virtus in mfirmitate perficitur . Ë' vero,che nella sor
nace della concupiscenza si lauorano gli stupragli adulte
ri; per colui,che non sà valerli della grazia vincitrice, me
ritataci da Cristo . E per simil modo nella fornace dell'
irascibile col mantice dell'ira, e della superbia, si lauo
rano gli odijj le nimicizie, le stragi: ma per opera di quel
la grazia fi sono lauorati di tutta persezzione i simolacri
de' Vergini ; si è renduta più bella ne'Santi la tolleranza,
l'vmiltà, la mansuetudine, la beneficenza, distesa ezian
dio a'nemici : e ciò non in pochissimi huomini, ma iru
centinaia di migliaia .
5. Il peccato, l'ignoranza, le passioni, non furono
prese da Cristo: bensì furono presele angosce le ignomi
nie, la morte, pene debite alla colpa. Che se da que'
mali , che non assunti in Cristo non furono deificati , per
così parlare , in Cristo , si è raccolta meste sì ampia di ber
ni; quanto maggior trasformazione dee credersi, cho
farà seguita ne'rormenti, negli obbrobri;, nella morte , e
altri ciretri della passibilità presi da Cristo , e però deifi
cati in Cristo > I tormenti , c gli obbrobri) erano a guisa
di piante selvaggie , e sterili di ogni frutto : Iddio fece
con elfi ciò, Che vsano gli a'gricoltori con lè piante steri
li, vnirle colnestoad vna fertile, siche traendo la sterile
da està il sugo diuiene fruttifera : così Iddio ha innestato
prima nel Verbo l'vmanità , appresso in questa le nostre
naturali miserie, le nostre ignominie, le nostre pene, onde
traendone il viuisico sugo hanno virtù quasi seminale a_>
germogliar virtù, e beatitudine . Questa fu ignota a'ear-
fiali Giudei, fu nota a'Santi, che conofceuano in quelle
j. Par. ir. pene il nesto diuino : Scrutantes eas , quA in Oirifto funi
pajjìones ( come parla San Pietro ) & pojieriores gloria* :
quindi a'Giudei increduli fembraua vile , e ignominiosa
la morte di Cristo, e in persona di essi scrisse Isaia, cho
Ascenditficus 'virgultum de terra finenti , e che non eroi
s\ tispecies : per contrario in persona degli Apostoli , a cui
cra'nota la virtù diuitia seminale impressa a quelle pene,
. T è chia,-
CAPO DECIMO. 317
è chiamato il Messia da Dauid ; Speciosusforma pr a sil'ys
bominum .
6, Fra tutti r mali del corpo la morte è Periremo ter
ribile : or Iddio ha fatto con la morte ciò , che talora íï
è vsato di fare con qualche frutto , che nel natio paese è
nociuo , e velenoso , cioè trasferirlo a straniero terreno >
in cui deposta la malignità diuenta salubre , il che narrasi
esser auuenuto alla pianta del persico , nel che il fonda il
celebre motto .
Posuit translata 'venenum .
La morte,come figliuola dell'antica colpn,haper suo na
tio paese la natura peccatrice: iui era maligna , e veleno
sa . Il Saluatorc si c contentato , che si collocasse nella
sua vtnanità , in cui nasce l'immortalità , alberga la vita :
onde in essa : Pofuit translata venenum : e però rispetto a'
Giusti ha mutato il nome di morte in quello di natale , di
sonno, di principio di eterna vita . Ne solo la morte è di-
uenuta di nociua salubre, ma si è trasformata di amara in
dolce : sicome le acque amare si purificano , e si addolci
scono per mezzo di vn quasi lambicco nel panare cho
fanno per le vene della Terra , così la morte nel passag
gio , che ha fatto (siami lecito così parlare) per le vene
della deificata vmanità, è diuenuta foaue . Il medesimo
Cristo col fuoco della sua carità traendone a se tutto 1'
amaro, l'ha raddolcita a prò nostro. Breuementc: ridu
cendosi tutti i nostri mali al peccato, e alla pena del pec
cato, come si è detto , il Redentore con la fodisfazzione ,
col merito, con l'esempio, dalla radice del peccato, di
struggendolo , ha fatto vscire copia di beui : le nostre pas-:
fioni, che son pena del peccato, di nemiche le ha fatte
ancelle della virtù: le pene, le ignominie, la morte , le ha
trasmutate di nociue in salubri, di amare in foaui , di ob
brobriose in gloriose . E perfine osseruisi, che nello stato
dell' innocenza sarebbe stato priuo di tutte quelle subli
mi virtù , che sondansi dalle nostre passioni nella tolleran
za delle nostre miserie 5 nella scainbieuole carità , per cui
vna
31$ LIBRÒ I N T 0.
vno reca sussidio all'altro , ahcrius onera portando . Di
chiariamolo con gli esempi:la verginità ora sì lodcuolc,sì
gloriofa> non saria forse stata lodeuole ne'posteri di Ada
mo , ora è lodeuole , perche non potendosi propagare la
nostra specie senza il perturbamento della ragione,il qual
perturbamento è contrario al più perfetto esercizio della
sapienza , e della virtù, è buono l'astenersi dalle nozze,
per impiegarsi più intensamente in quella più nobile, c
più virtuosa operazione : ma nello stato dell'innocenza si
saria propagata l'vmana specie senza la concupiscenza
perturbatrice del discorso : quindi saria stato il matrimo
nio migliore della verginità , perche per esso si sariano in
più numero propagati i figliuoli adottiui di Dio senza gli
sconci,che trae la deformità della concupiscenza. Il mar
tirio, l'amor del nemico , i caritatcuoli vfïizij verso i bi
sognosi, l'vso della mortificazione, e della penitenza, e
altre simili virtù sariano state o incognite, orare in quel
lo stato . Quindi il benefizio della redenzione , la legge»
gli esempi del Redentore , ci hanno discoperto vn Mon
do nuouo di virtù intelligibili , e ci hanno insegnato l*
arte , e recati i mezzi per conseguirlo: senza che le mede
sime virtù comuni allo stato dell'innocenza, e al presente
hanno acquistato nuoua luce, nuoua bellezza, perche per
esse ci conformiamo all'idea lasciataci di esse dal Reden
tore, e quindi vmiliandoci , priuandoci de'piaceri , tolle
rando le angosee , acquistiamo vna nobile imitazione-»
con Dio , che vestito di carne ha in essa esercitata questa
specie di virtù . Ciò non sarebbe auuenuto nello stato
dell'innocenza.

CAPO
319
CAPO VNDECIMO.

Quantofujse conueniente alfine della Redenzione > che 'l


Verboprendesse carne di Madre Vergine .

I. Iffinisce l'Euangelista , che tutto ciò, eh' è


I J nel Mondo, è concupiscentia carnisy concupì-
Jccntia oculofum,superbia vit<e ; che sono le tre attossicate
sorgenti di tutte le maluagicà, e per conseguenza di tutti
i veri mali dell'huomo : quindi conueniua alla grandez
za di Dio , al bisogno dell'huomo , che il promesso libe
ratore del Mondo veniste a far seccare tutte e tre queste
appestate radici . Ciò poteua ridursi ad effetto in tre ma
niere . Vna era costringere l'huomo con immutabil ne
cessità al bene : ma ciò era vn distruggere la natura, non
riformarla) spogliandola della sua più nobil dote , ch'era
la libertà : ciò era vn seccare la fonte del merito , che si
fonda nella libertà: ciò era in fine, torre alla nostra beati
tudine quel suo eccelso pregio , ch'è , l'esserci debita per
corona del merito. La seconda maniera si era, costrin
gerci al bene con quella necessità, che appellano morale,
da cui prouieue, che niun pecchi , quantunque possa fisi
camente peccare: ma questa necessità , che fu negata a gli
Angioli, non era ragione , che si concedesse a vna natura
inferiore: oltreché toglieua la possibilità di molte virtù
eroiche, le quali consistono nella vittoria dell'arduo , per
cagion di esempio , l'amor de' nemici, la pazienza de'
Martiri, la gloria di mantener l'innocenza In medioNa-
tionis praute . Pertanto piacque a Dio di scegliere la ter
za maniera di liberarci da' nostri mali: ciò fu, lasciarci
intatta da vn lato la libertà , non solo naturale , ma mo
rale , dall'altro recarci fortissimi aiuti di grazia, di sagra-
menti, ad inuigorire la nostra fìeuolezza ; porgerci esèm
pi , e motiui validissimi , a ritraici dal vizio , a inuaghirci
della virtù : e perche le radici di tutti i vizij sono le tro
concupiscenze antidette, a stirpare queste radici , e pian
tare
j:o L T P, R 0 T N T 0 .
tare in noi le contrarie radici delle virtù , e de' beni op
posti , ordinò il Sistema della sua redenzione, la sua con
ce zzioncj nascita , vita , c morte , risorgimento , i suoi sa-
gr amenti, la sua legge : e perche secondo l'arte : Contra
ria contrari]s curantur , contraria opposuit medicamento-,
peccatis : e perche la concupiscenza della carne , se non e
la più rea, è quella, che più vniuersalmente disfonde il
suo veleno , e la virtù più opposta a questa concupiscen
za , è la verginità ; pose grande studio a metterla in alta
estimazione fra gli h uomini : maggiormente che il de
monio sorse anti u edendo i sublimi priuilegij, che'l Mesfia
concederebbe ad està , de' quali fauella segnatamente»
Isaia, fiera ingegnato d'infamarla appresto gli Ebrei,
come sterile ; appresso i Filosofi , come contraria alla na
tura , ç non posta jicl mezzo delle virtù ; apprestò il vol
go, come imposfibile . Non disferi punto il sublimarla ad
eccelsa dignità: ma volendo esser conceputo, e nascere di
Madre Vergincfu vn medesimo il suo vestir carne, e darà
a veder al Mondo, e l'onorarla altamente .
2. La verginità , se considerisi nella sua più astratta^
maniera , e secondo questa considerazione cerchisi la sua
prima origine, questa non solo e in Cielo: ma nel seno in
finito della AugustaTrinitàjiuiè la sua patria :Pr/«7^irrias
•virgo ejì-y feriste il Nazianzeno: in quegli abissi di luce in
finita , in que' splendori de'Santi , ne'quali è generato il
dcj> Verbo, iuièla sua prima Reggia: laonde non è la vergi
nità per sua natura sterile, perche la natura delle cose si
raccoglie dalla dote, che hanno, dal paese, oue nascono ,
perciò a cagion di esempio le acque fon pure , perche tai
ibno nelle, lor sorgenti , quantunque vscitene per viag
gio diuengan torbide : quindi la verginità, che nella ssera
dell'esser diuino,ch'è sua patria, è fertile di vn Dio; dee
astolutamentechiamarsimon sterile,ma fecondare bensì di
sua natura sterile nelle creature, nelle quali e/sendo quasi
confinata nella materia, o nelle angustie dell'esser limi-
iato, contrac questa imperfezzionc proporzionale a quel
torbi-
CAPO V N D E C I m o. 32Ì
torbidume , che macchia l'acqua vergine suor della fon
te . E' sterile la verginità negli Angioli , perche a propa
garsi nella specie non gli spinge il bisogno , hauendo si
cura l'immortalità neli'indiuiduo: è sterile fra gli huomi-
ni, perche alla generazione carnale secondo natura pre
cede la corrozzionc , e la verginità è incorrotta . In Dio
all'incontro , in cui la propagazione si sa , non per biso
gno , ma per eccesso di bontà : e per esser propagazione
intelligibile non è capace di corrompimcnto: anzi per es
ser diuina, ne pur è capace di mutamento , la verginità ,
come disfi, è feconda con vna fertilità infinita, perche con
parto virginale si produce Dio da Dio : Deus de Deo , lu
men de lamine: Deus verus de Deo vero .
. 3. Ma perche quella verginità, ch'è in Dio astratta ,
puro spirito, e per maniera d'idea, innamotaua bensì gli
Angioli beati , de'quali è continuo lo specchiarsi in essa ,
e mirarsi faccia a faccia la mente , e la verità , ma non in-
uaghiua i mortali, che sono carne, e non concepiscono 1'
astratto , e l'idea saluo che per nuuole , e percnimmi ; Id
dio ha voluto da quel diuino esempio,prototipo , e origi
nale di verginità feconda , che in esso è per natura arcano
a tutti gli sguardi creati , estrarne nella pienezza de'tcm-
pi la più bella copia» che possa diuisare il pensiero coiu
prendere il medesimo Dio vmana carne , ed esser con-
ceputo , e nascer virginalmente da Maria. Ragioru
chiedala , che'l Verbo , che nasce Dio di Padre vergine
in Cielo , nascesse Huomo , e Dio di Madre Vergine in_»
Terra, affinchè I'incorruzzione del temporal concepi
mento, e nascimento rispondesse in qualche modo all'in
finita purità dell'eterno: Matris expers /7/.r, Patris bìc Or.i.Tbto*
(dice il Nazianzeno) vtrumque borum diuinitatis ejt1 :
e Sant'Ambrosio : / deh ejlfteunda natiuìtas per immacu*- Ser. 18.
latam Mariam , quia prima per diuinitatem conjiiterat il-
libata-i vt quemadmodum virgo diuinitas edideratt ita eum
& Virgo Maria generaret . La Trinità è il primo Vergi
ne : Prima Trias virgo : fu , e sarà sempre vergine l'cter-
5 s * uo Pa-
322 LIBRO £ V I N T 0 .
no Padre , e l'vnico , che sia Padre , e vergine : per esser
egli prima idea , e verginità , è fertile di vn Dio, ch'c al
tresì prima idea , e verginità astratta : con maniera infe
riore sì , ma proporzionale Maria fu la prima Vergine di
verginità stabile fermata con voto : fu sempre Vergine,
innanzi il parto, nel parto, e di poi: e l'vntca , che iìa con
giuntamente Madre , e Vergine : nec Jtmilcm •visa est , nec
haberesequentem : la verginità , perche in lei non e astrat
ta , ma in carne , è feconda di vn Dio non astratto , ma_»
in carne.
4. Disti, chele idee malageuolmente rapiscono a sè
i nostri amori , bensì e' innamora la virtù ne' Personaggi
reali, perche fon simili a noi . Se la penitenza ci vienej
rappresentata a maniera di forma astratta , non ci alletta
gran fitto a diuenir penitenti , bensì ci alletta , se compa
risce in personaggio reale , come nella Maddalena > nel
Battista: quindi Iddio a innamorarci delle virtù, ch'era
no astratte , le ha vestite di carne , e le ha fatte comparire
nel personaggio reale di vn'huomo , per modo che vidit
omnis carosalutare Dei. Così ha fatto rispetto alla vergi
nità, collocandola nella carne in carne, e rendendola per
essa feconda di vn'Huomo Dio e vergine , eh' è Cristo.
Da ciò è proceduto, che come le altre virtù , così la ver
ginità ha innamorati innumerabili mortali del suo bello ;
si sono riempite di penitenti, e di Angioli in carne le soli
tudini, e popolati i Chiostri .
5. In quel primo ingresso, che ha fatto il Redentore
nel Mondo, conceputo, e poscia partorito da Madre Ver
gine, ha dato principio alla grande impresa, per cui ve-
niua nel Mondo , cioè a distoluere Opera diaboli . 11 de
monio , come dissi, si era ingegnato d'infamare la vergi
nità come sterile. Il Saluatorc nella sua , conce? zione ,
nella sua nascita, e appresso con la sua dottrina ha tras
mutata questa falsa infamia in vera gloria, rendendola più
feconda che le nozze , perche quantunque queste mol
tiplichinogli huomini in numero oltre numero, queir
vnico
C A P 0 V N D E C I M 0. 32ì
vnico parto, ond'è seconda la verginità astratta di vn Dio
astratto in CieJo , quell'vnico parto altresì , ond'è la me
desima verginità nella carne fertile di vn Dio in carne in
Terra , più vagliono , che tutti i parti possibili : e l'esser i
parti virginei vnici, non toglie loro , ma accresce in im
menso l'amabilità, e per conseguenza la bontà ■> e '1 prez
zo. Altresì il demonio a far, che inondasse nel Mondo
l'impurità ha ispirato a' suoi Poeti di scriuere, al volgo
de'Gentili di credere, che dalle nozze, anzi dagli adulte
ri;, dagli stupri , e incesti degli Dei , si generassero i figli
uoli di Dio, e si formassero le spose degli Dei : all'incon
tro il Verbo eterno : Vtdissolueret opera diaboli ■> ha vo
luto nascer di Vergine , e con questa nascita ha partorita
lavera diuina figliolanza nel Mondo , perche dedit po-
tejtaiemfiiios Dei fieri bis-, qui credunt in nomine eius , qui
non exsanguinibus , neque ex voluntate carnis , sed ex Dea
nati sint.
6. Non contento di essere Virgìnis Tilius , ha volu
to essere Virginum Sponsus con vna tal sorte di nozze >"
che non rende secco , ma sempre mai verde il fior vergi
nale , eie vergini ha inalzate a regnar nel Cielo in pre
mio della purità mantenuta , per opporsi alle menzogne
diaboliche , che fingeuano trasferite a regnar in Cielo le
donzelle in premio della verginità violata . Il demonio»
come per mezzo della poesia, ch'èvna pittura loquace ,
così per mezzo della pittura , eh? è vna poesia muta , es
primendo a gli sguardi de'morrali espresse , e oscenamen
te atteggiate le impudicizie degli Dei , ha di lasciuia am
morbata la Terra. Il Saluatore per opposto ispirando
alla Chiesa di sostituire a quelle impure rappresentazio
ni , contrarie pitture esprimenti le doti della verginità , e
de' vergini; e «/panegirici formati , e con le promesso
fatte per mezzo del Discepolo vergine alle Vergini di se
guirlo in Cielo quocunque ierit , e di proferire in eterno
vn cantico soauissimo non possibile ad tsprimersi da altre
lingue , che da'Vergini , ha riempito il Mondo di purità >
Ss a ha
324 LIBRO g^r T N T 6.
ha popolato il Gelo altresì di Vergini . Per sine , di sè
slelso vergine purissimo ha formata vna beuanda > vna_»
quinta essenza di fior verginale nell'Eucaristico Sagra
rne tuo .
7. Quattro cose, come altroue notai, ci rendono ma-
lageuole la verginità. L'esser conceputi per forza di
amor carnale : il deriuare da seme impuro : l'essere impa
stati col fomite : l'esser condannati a morire nell'indiui-
duo , e però cupidi di eternarci nella specie . Il Reden
tore all'incontro fu conceputo per forza di amor purissi
mo diuino: da sangue verginale e purissimo : impastato
senza l'ardore del fomite: contiene in sè la diuinità, e per
conseguenza l'immortalità : quindi vnitosi a noi ci comu
nica le quattro proprietà contrarie a quelle , che > c'incli
nano a non ester puri : si vnisce a noi per forza di amoro
purissimo : ci congiunge alla sua carne purissima : quindij
se non estingue , scema in gran parte l'ardore del fomite :
ci reca diritto a risorgere gloriosi, e immortali , comò
più auanti si è notato. Per tutte queste ragioni l'Euca
ristico Sagramcnto è, come notai) Seminator casti confili}*
propagatore di purità , di verginità . Cosa mirabile. La
Diuinità si propaga in tre maniere : si diffonde per essen
za dal. Padre nei Verbo : da amendue nella terza Perso
na: si congiunge con vnione d'ipostasi, cioè sostanzialo
nel Verbo all'vmanità ; si comunica per vnione acciden
tale a noi nell'Eucaristia . Tutte e tre que ste comunica
zioni procedono dalla Verginità , tendono a propagar la
Verginità , sono fra loro mirabilmente connesse > come si
è più auanti mostrato .

CAPO
3JÎ
CAPO DVODECIMO.

Quartto fojje conueniente aljìne délia Rcdenzione lanascita


di Criflopouera > eseconda Fapparenta
sprtggicuole .

1. TT^Vlssi , che la rotiina del Mondo prouiene dalle


ft J treconcupiscenze jfonti di tutre le colpo»
radici appestate ditutte lepene. Ho di m ostrato } corne
fu conueniente la concezzioneî enascita virginale, per
opporsi alla concupiscenza délia carne . Siegue ora a di-
moítrarsi •> che la sua nafeita pouera > e secorido il primo
aspecto fpreggieuole, fu coniicnientiflìma alsinedelloj
Redenzione , in quanto si oppone alla concupiscenza do
gli occhi icioè a quel reo afteteo > che si chiama Amorsce-
leratus habendi , aurisacra famés 5 cioè auarizia 5 e íuper-
bia délia vita .
2. L'Ecerno Padre non fu conrento » che'l suo Fi-
gliuolo entrasse nel Mondo con quella pouertà > con cui
sarebbe nato nella pouera caía di Nazarct > oueTarebbo
stata ptonta a ricourarlo vna culla pouera sì , ma agiat l,:
é vna stanza ben chiufa per dífenderlo da glioltraggi dél
ia stagione. Ha consenticO) che la superbia di Augusto
mettefle fossopra la Terra , comandando : Vt dsenbere-
tur Vniuersus Orbis . Ciò , affiuche vbbidendo Giuseppe,
e la Vergine a gli editti dí Cesare > al fuo diuin Figliuolo
noncjjei locus m diuerforio,e quindi nafceíse nel più vil
luogo , che habbia la Terra } nel più disagiato : e ciò iru
tempo délia più cruda stagione, e quandohanno volu~
cres C<elt nidos ben for mari , chîusi > lauorati di piumo ,
per dar albergo , allor ch'escono i lor teneri parti , aífín-
che non isperimentino il tenen duro,e Paria fredd.i_>»
l'Eterno Padre ad va Dio Figliuolo , hadisposto con ma
niera strepitosa , c fuor dcUVsaro , che nascendb mendi-
caíse Palbergo da'giumenti,la culla dal senile,il caîdo dal
fiato de gU animali . Gli huomini fuggono > corne scrisle
3í6 LIBRO g^V I N T 0.
il Poeta» Pauperiem per tela , per ignes / pongono soiTòpra
la Terra, per acquistar ricchezze, onde i loro figliuoli
traggano in culla clorata i lor primi sonni , fieno coperte
di ostro molle le lor membra infantili : auri sacra fames,
cioè, cupiditas ejlradix omnium malorum , come li è det
to. Stante ciò : Qjjal più acconcio mezzo poteua recare
l'Eterno Padre,ad estinguere questa rame federata, que
sta sete velenosa , che spinge gli huomini a mettere in ri-
uolta il Mondo , che disporre le cose sì fattamente, e con
Voi di nazione , e con la permissione , che si sconuolgesso
l'Vniuerso , a trarne questo massimo vantaggio di far na
scere in somma mendicità il suo Figliuolo .
3. Le creature tutte ( dice l'Apostolo ) patiscono, per
così dire, violenza , e dolori di parto, perche seruono a
gli empij , e nemici del loro Creatore : vna maggior vio
lenza senza dubbio patiuano quanto all' inclinaz one pre
cipua innata , in concorrere a tormentare il loro Creato
re , le paglie a rrafigerlo , la terra a premerlo, l'aria a raf
freddarlo , conciosiachc affai più , che al fuoco il caldo,
alla neue il freddo , doueasi a Diohuomo,che le crea
ture cambiassero l'arduità per non offenderlo: doueua^
egli col suo sguardo indorar di luce quell'antro oscuro :
col tocco delle sue mani conuertir in molli rose le dure
paglie : il respiro delle sue fauci douea arricchire di odo
ri con vna temperie di Paradiso quella fredd'aria : e pure
egli con vn portento inaudito alla Piilosofìa , e incognito
alla natura , dispensò gli elementi dal debito di seruirjo,
e dal palesare con l'ossequio loro la sua diuinità : anzi die
forza al vento , perche, l'affliggesse, e violentòjpcr così
dire,le creature a perdergli rispetto: e questo fuperauué-
tura il maggior miracolo , che fece , perche dispensò a
quel debito , che haucuanole creature a feruirlo , il qua!
debito era massimo, perche si fondaua nell'esistenza del
la diuinità vnita alla carne. Tutto ciò fu ordinato a far
gli prouaregli effetti della pouertà. Questa è sì abborrita
da noi , che a/fai volte chiediamo a Dio i miracoli a per
' non
CAPO DFODJSCsMO. 327
non prouarne gli effetti , e da questo abbonimento na
scono le ingiustizie , i ladronecci , e altri vari; mali oltro
numero . Or fìnga > quanto sà l'vmano discorso , non_»
trouerà giamai > che a questi mali potesse vsarsi più ac
concia medicina di questa > ch'è l'apprezzare sì altamen
te vn Dio ( la cui stima è regola del bene , c del male ) la_,
pouertà , e gli erfetti di essa , che per prouarli facesse mi-
p^iìlLje questi nel suo genere massimi .
4. Non sólo la Fede , mala vera Filosofìa , c'insegna,
chela felicità dell'huomo consiste nella contemplazione
del sommo vero, e nell'esercizio della virtù : che a que
sta recano gagliardi intoppi i beni sensibili, e l'amor del
le ricchezze, per cui si acquistanotai beni : onde Socra-*
te giunse ad affermare , che l'huomo per diuenir felice"
dee separarsi dall'amor di questi beni , e quasi morire af
fatto ad essi , il qual detto fu commendato altamente da'
sommi Filosofi, come afferma S.Girolamo . Ora, se con
giungasi al lume della Filosofìa il magistero della Fede ,
la quale , oltre q uesta felicità misera , e mancheuole, che
può sperarsi nella vita presente , promette alla virtù vna_,
felicità immensa , eterna nella vita auuenirc , chi potrà
negare , che sia grandemente benemerito dell' vmano ge
nere quegli , il quale ha rinuenuto maniera di ageuolar
sì fattamente il disprezzo delle ricchezze, che doue dian
zi appena ci hebbe fra' sommi Filosofi chi giungerle ad
hauerl ,dopo di hauer Cristo onorata, santificata, e deifi
cata in se la pouertà, ci ebbe fra noi numero quasi infi
nito di coloro , che disprezzarono non solo l'oro , e l'ar
gento , ma i Principati , ma i Regni ,,per viuere ad imita
zione di Cristo , e morire in seno alla pouertà , con cho
giunsero ad acquistare quella morte,che per auuiso ezian
dio di Socrate vale allo studio della sapienza , all' eserci
zio della virtù .
5. lo qui non posso non deplorare la cecità de' for
sennati Giudei , che aspettano vn Messia daròr di copiose
ricchezze , e appunto si dispongono a riceucrlo coniti
vsure,
SU LIBRO gJT I N T 0.
vsure,co'ladronecci ,con le trufferie , che commettono,
per diuenir ricchi . Fingiamo , che Cristo sia venuto in_>
tal guisa , che in vece di dire : Beati pauperes con l'esem
pio ì e con la predicazione, hauesse detto : Beati d-uites->
va pauperibus . In tal caso come potrebbono imitarlo i
poueri , saluo , che ponendo ogni studio per diuc-nir ric
chi : e da ciò quai mali non piouerrebbono al Mondo?
Se quantunque il Messia habbia beatificato i poueri, riab
bia fulminati orrendi -vee sopra i ricchi ; sia nato , viuuto,
e morto fra disagi di estrema miseria, pure non si è estinta,
ne'mortali la sacrilega fame dell'oro , ma que' medesimi,
che profetano dar fede al suo Vangelo , che adorano
Cristo mendico in vna stalla , nudo in vna Croce , ciò
non ostante per l'immensa forza, che hà l'amor proprio,
gridano pratticamente Beati i ricchi: V<t pauperibus; e tan
to operano , e tollerano , e si orrendi misfatti commet
tono per amor delle ricchezze; chefarebbono , se vn_>
Dio le haucste canonizzate col suo esempio , co'/iioi ora
coli , dicendo , Beati diuites , quoniarn ipsorum eJìWegnum
Calorumx quanto sarebbe cresciuta aunsaera f ,mes ne'
mortali : e se anche adesso è vero , che nil non mortalia-»
petlora cugit : che sarebbe auuenuto in tal caso ? Il Mon
do sarebbesi trasformato in vna sentina di empietà , in-»
vna officina di ingiustizie : ardisco dire , che di vn tal
Mondo sarebbe poco peggiore l'Inferno . Ciò , che hò
detto circa la pouertà 5 vale a proporzione circa le altre
vmiliazioni di Cristo appena nato,c circa la mcdicina,che
recano all'vmana superbia. Solo noto, che ouefra noi
i Grandi , i ricchi, qualora nasce ad essi vn figliuolo, spe
discono messi a darne parte a gran Signori , e si rechereb-
bono a disonore il farne giungere le nouellc, o a'Bifolchi
nrl Campo, o a' Pastori nelle Selue, l'Eterno Padro
per opposto natogli il Figliuolo in Bctelemme nè spedì
dal Cielo ambasciadori a'Pastori nel Campo , non ad
Augusto in Koma , o ad Erode in Gerusamme : e ad imi
tazione del Padre il Redentore douendo fauejlare divo
ricco
CAP OA B V p 2> jffrJ MO. 329
*fíCCoàifíé. Homo qùìddm erat diues-> e fauellando del
pouero lo chiamò per nome , Mendicus nomine Lazaras.
Ciò per oppoiíî a i raondani , i quai; fauellando del po
uero dicono : Homo quidam , quasi rêcandosi a vcrgogna,
eziandio sapcrne il nome ; e fauellando delricco lo chia-
man per nome, rccandosi a vergogna l'ignorarlo . Tut-
to ciò è sapientemente stato ordinato da Dio > e da Gristo
al sine antidetto deìrVmana Iledcnzione .

C A PO D E CIM OTE R Z O.

Quant0 acconcio mezzo al fine délia- Redenzione fojjera


l'asprezza délia vira » le ignominie , e i dolori,
. ■ délia pajjìone ,. e morte dtl diuino
Meffìa. - u. .

x. T)ER esercizio délia perfetta virtù- si ricercano


J7 più cose . Formar alto concecto dell'Eterno:
foauer in alto disprezzo il temporale > e cadueo : concio-
siache dalla contraria stima grande rispetto al temporale,
tenue rispetto aU'Eterno , nascono tutti i vizij , e la ma-
lageuoiezza dcllavirtù. Si richiedealtrcsì a questo ef-
fetto , couccpirgrande.orrore al peccato : per ifchifarlo
non temcre il mal tcrribile , sia di dolori , sia d'ignomi
nie : ea commctterlo nón lasciarsi séduire da gli alletta-
menti del benè,elusinghiero, e giocondo. Daciòse-
gue , che se il Messia veniua neLMondo a distruggere il
regno del peccato , corne si c detto , e a formar l'Idea^
perfetta délia virtù , ragio n chiedeua ,che menasse vna-,
vita , che tolleraslê vna. morte , cJbéiasegnasse vna dottri-
na , per cui ci reeásse fortifitmi aititi , motiíii , esempi , a
formare i prenomïnati concetti , a superare i prenominati
intoppi , a fuggirc il vizio , ad esercitare le virtù , maflì-
mamente la Carità , reina di cíle . Or che taie fosse la vi
ta aspra , la morte per egual modotormentosa , e igno-
miniosa di Cristo , è qui mio debito il renderlo aperto.
T t 2. Quan-
• '■ Qujinto all'eftimazione dell'eternô in rîïpettaà{
temporale , vuole considerarsi , chc vu obbietto »
chc ci dílcttafíc per vn solo batter di ciglio, e ci fasse inu
tile per centinaia dimillioni di secoli , non si dourebbo
chiamar vtilo, ne comperarsi danoi, ma disprezzar/ì»
Or' il temporale, quantunque lunghiísimo c infínita-
mente meno rispettoair ererno chc'l piacere momenta*
neo 5 rispetto a .qualstsia lunga età * non eterna » percho
vn batter di ciglio ha pure qualche proporzione con talo
età > concioíîachc il tempo di quéllo per moltiplicatt
raddoppiamenri può gíungere ail' eguagîianza di questa,
ma niuna proporëione ha qualunque lunghissimo tempo
cop l'eternità, perche quantunque più volte iterato non
solo non Fadegua , ma ne pure d'insinito spazio mai so
le accosta . Quindi è, che tutto il temporale sia diíprez-
zcuoIe,sc noninquantopuòlaíciare qualche effetto suo
sempiterno > perche sicome dgni gioia , & ogni gran ror-
mento ,chefoíïe per durar.solo vna battuta di mu/ïca_»
senzalasciarpoi-disè vastigioi íhria drlprez^enole in .ri-
guardo alla gioia , c al íarmenrodi vnmillioncdi secoli,
così per chi dilata il penfíero per tutta l'eternità , molco
meno venin piacere, o martoìro ,\ quantunque durasto
mille míllioni di secoli, rimane in pregio . Ma noi fac-
ciamo grande stima del-craníìtorio , quantunque nol me-
rki ròggtrtoV&Josacciamaper debolezza délia noûra_>
ìmaginazfonerla quale sicome non può dilataríx in infí-
nito >così victa ail' intelletto opérante con dipendenza_>
da cíïà,che ne formi il concerto vero, e fa, che.il prcíênte
liconcepiíbaîfenza il sutoro, c pcjrò senza iLfìne , corner
Voce hio pe* 'l iè fbjg pkttoiacvirtù wodendèJl shar c sema il
€ieloíilj'bóí^era>'quàsìinrTrar<i>i fâal ri&èichéaidiaggiuQti-'
*ei nostriconcetticirca l'estimazionede;'benj*e'de'nìaliia
veramisura cTeternità ,pbsta la quale terremo in grá pre
gio tiitta il perpetub, c in dispreggio tutto il caduco :
ma perchetqotftiì discorsi auengache euidenti non al-
bergando sa5iî6>ohe ■ ia pochi huouiini j.poco vagliono-
- '.np .í 2 ï a~ge-
CAVO JySClMOtERZO. 331
.a generare il disprezzo dc'beni caduchi , e Ja debita esti
mazione de gli eterni : massimamente» che i caduchi han
no a lor fauore quel valente Auuocato, ch'è il senso » che
come conosce , così pregia solo il presente , ragion chie
der che quel diuino Messia, il quale veniua per rifor
ma del Mondo, rinuenisse qualche efficace maniera.a for
mar in noi il debito concetto della viltà del temporale da
vn lato, della grandezza dell'eterno dall' altro: perche
la debita stima di questo è anima della virtù., la souer-
chia stima di quello è suo veleno. Vna tal'arte il Reden
tore l'ha rinuenuta efficace , sensibile, sttiepitosa . Se ci
fosse noto, che vn huomo fosse perfetta Idea dell'arte
delia Scultura, o Pittura , ci recherebbe sensibile , e irre
pugnabile argomento del valor di vna statua ■> di vna di
pintura , se per comperarla vi spendesse tutto il suo ha-
ueie, e della viltà dell'altra, se ne pur degnasse di rice-
uerlain dono. Ora sapendo noi da vn lato , che il Sal-
uator del Mondo è dotato d'incomprensibil Sapienza..»
ed è vnica , e vera Idea del bene , e del male , e sapendo
d'altro lato > ch'egli per amor del bene sempiterno noru
proprio , ma di altrui , si contentò non pure di cedere per
crcntarre anni a tutti i temporanei piaceri ^ ma di sopperi
re il sommo de' temporanei. tormenti , venghiamo a rac
cogliere, che sigli vni-, come gli altri hanno valor di
nulla in rilpetto al bene sempiterno: che s'egli riputò,
che portasse il pregio priuarsi per trenrarre anni di quell'
immenso diletto , che reca all'anima il consorzio del
Corpo glorioso guernito delle quattro doti , di agilità »
sottigliezza , chiarezza , impassibilità, posseduti in quell'
eminente grado, che fon debite ad vn figliuolo naturale
di Dio : ne solo ciò , ma consentì di tollerare ignominie,
C strazi; 'usque ad murtem-, mortcm autem Crucis , senza^
trarne altro profìtto , che l'onestà , e'1 piacere di hauer
beatificatele creature inferiori, qual giudizio douremo
far noi , i quali con la priuazione de' beni infimi , cadu
chi j e vili, con la tolleranza di patimenti aliai men gra-
Tt 2 uosij
332 l 1 B È 0 3jr ÎHrO.
uosi , assicuriamo la sostanza della gloria sempiterna-/ ,
acquistiamo ad ogn'ora preziosi augumenti digrazia3c
meritiamo nuoui gradi di gloria nel Paradiso?
3. Intorno all' orrore del peccato , non bastauano a
farcelo concepire sensibilmente , nè le minacce delle pe
nò infernali , nè le promesse della gloria eterna j nè la*»
grandezza della diuinità, da cui fu mestieri, che pren
dessero le azzioni di Cristo valore bastcuole a sodisfare
per il peccato , e a impetrarcene la remissione : non ba
stauano le minacce delle pene infernali , per non essere
queste sensibili a noi : oltre che il timore dell'Inferno è
vn'affetto imperfetto , quantunque buono: ladiuinità di
Cristo è altresì cosa astratta, e conoscibile solo per enim-
mi da noi : quindi se Cristo ci hauesse redenti , come po-
teua , con vn sol sospiro , o con vna lagrimuccia» noi che
siam consueti 3 prender misura della maggiore , o mi
nor grandezza del male dalla qualità dei medicamento a
noi sensibile , e noto , saremmo stati di auuiso, che il pec
cato non fosse per verità quel male , ch'c incomprensibi
le, è immenso : Fu dunque conueniente ad imprimerce
ne profondo orrore , che la Sapienza incarnata Io curasse
con vna medicina sì acerba , qualfulasua passione, e
morte : medicamenti, e a noi sensibili, e in se stessi sì
atroci , che creduti con ferma fede bastano a farci forma
re giusto concetto della malignità di quel velencal quale
è bisognata sì atroce cura .-bastano altresì ad imprimerci
la debita estimazione di quel sommo benefizio , ch'è sta
to , il sommergersi il Figliuolo di Dio in vn diluuio di
pene ,per liberarci dal male della colpa . Da ciò il ecci
tano in noi assetti d'immensa gratitudine , d'inten
so amore verso vn sì gran benefattore . Breuemente r
tutti quegli affetti di orrore alla colpa, di pentimento, di
lagrime, di amore a Dio, di gratitudine a Cristo ,di de
siderio d'imitarlo , che fono stati , e saranno eccitati sino
al fine del Mondo in fedeli oltre numero , all'vdire nar
rarsi >o leggere, o contemplare la passione í e morte del
Sai-
CAPÒ 'b'MCtMOTÈtZÓ. 333
Saluatore » sono frutti di està» che dimostrano» quanto
«ssa sia stata acconcia al fine delia redenzione > è però
conueniente al Redentore .
4. Il ben giocondo » c'I mal terribile » sono i due più
poderosi guerrieri} che militano a sauordel vizio nella.,
nostra corrotta natura /perche chiunque oltraggia Dio
peccando , lo sa per amore di qualche ben giocondo» che
teme perdere , o brama acquistale > o per timor di qual
che intenso male/ quindi è, che sopra ogni altra cosa-,
conferisse al fine della redenzione togliere al vizio questi
due gran Paladini »e assoldarli per la virtù . Or che ha_.
fatto il Redentore. I beni più stimati dal Mondo gli ha
renduti spregieuolicoJ rifiutarli: a'mali più terribili haj
tolto l'orrore con abbracciarli : per cagion di esempio
gli huomini auùelenari da quel primo dardo aucntato
lor contro dal Serpente con quella promessa : Eritis ficut
Di/ ->(i viueuano sitibondi degli onori » il Rcdentoro
a chiudere questa gran fonte di maluagità , ch'è la Su
perbia 3 scelse per madre la Sposa di vn Legnaiuolo »
nacque in vna stalla» visse molt' anni in vna bottega^.
Gli huomini esiliati dalle delizie del Paradiso » diuenuti
infermi viueuan famelici delle delizie carnali» niento
- più bramauano » che perpetuarsi nella progenie : il Re
dentore a chiuder quest'altra fonte di male» elesse vita.,
celibe : cercauano gli huomini auidamente le ricchezze:
il Redentore volle nascer pouero » viuer pouero » morir
nudo . Con ciò disarmò il vizio del ben giocondo » ren
dendolo vile col ricusarlo » Con arte contraria lo disar
mò dell' altro guerriero , ch'è il mal terribile : le igno
minie , i dolori» la morte» e morte di Croce» erano
quegli oggetti » il cui timore traeua i mortali a grandi
scelcratezze : il Redentore prese sopra sè le ignominie » i
dolori , la morte » e morte di Croce , e consecrando que
sti mali » e quasi deificandoli in se » gli rendette di tei ri
bili appetibili, qualora faceua mestieri tolerarli per amor
della virtù . Con ciò la sua vita fu Idea perfetta di virtù :
Di/ci-
m t r s r o r x r o.
Disciplina morumfuit , come park S. Agostino, concíosiat*
che niun huomo può peccare , saluo che per amore di v»
di que'beni, di cui il Redentore rendette aperta la vanità}
rifiutandolo : o per terrore di alcun di que' mali , ch'egli
onorò , consecrò , deificò sostenendolo , ad effetto di di
struggere il regno del peccato .

CAPO DECIMOQVARTO.

Che posta la verità d'i ciò, che insegna la Fede circa ilfine_,->
a cuifurono ordinate le pajjìoni , e la morte di Crstoy
nonfurono queste cosa obbrobriosa , ma gloriosa ,
eziandiosecondo il lume di natura .

1. X Giudei, i Romani confiderauano la passione, la


X morte di Cristo inuerso se , e quale appariuaj
a'fensi esterni, ignominiosa . e dolorosa : nonsapeuano la
. cagione di esta , nonpreuedeuano gli effetti , che segui-
rebbono dalla medesima . Da ciò era , che il Saluatore
crocififlo fostescandalum Iudœis , Gentibusstultitia: cho
la sua passione , e morte sembrassero per verità obbro
briose , sicome erano dolorose : Fœdus(àicc S. Agostino)
In j .117. perjeqUeniji}US apparuit , non enim h^bebant oculos , quibus
pulchervideretuncosì in persona della Sinagoga può ap
plicarseli il detto d'Isaia : Vìdimus eum , & non erat ei af-
peclus : all'incontro alla gran Verginee fauellando degli
Apostoli , e de'Martiri , a cui era nota la cagione , eran_»
palesi gli effetti della medesima passione , non mai appar
ue più bello alla loro fede, che quando agonizante iru
Croce sembraua a' sensi più deforme : anzi la sua più ap
parente deformità era la sua maggior bellezza, la iua_*
ignominia, la maggior gloria: quel titolo, che gli diè
Dauid : Speciosusforma pra filijs hominum , postogli su la
Croce non gli farebbe men adatto del postogli da Pilato:
Jesus Nazarenus Rex ludœorum .
2. 11 bello di vna cosa consiste per opinione di Tullio
neir-

*
c àv$ $> t c T'y 0'^v"A viro. 3*5
bell'attitudine al suo fine : quindi il tetto rende bella la
■casa 5 perche la rende atta a ripararci dalle ingiurie de*
tempi : per opposta cagione è deforme senza tetto : La_»
passione, la morte sono ora gloriose, ora ignominioso ,
fecondo che prouengono da talc o tal altra cagione : per
figura la moi te patita per delitto di fellonia è obbrobrio
sa , per salute della patria e gloriosa : e quanto più dolo-
rosai è accompagnata da gli oltraggi fatti all'ucciso* tan-
*to è più gloriosa. Platone afferma, che coloro » i quali of
feriscono la vira per salute della patria non debbono es
ser annouerati fra gli huomini , ma fra gli Eroi ; ond'ò ce
lebre l'esempio di vna Donna Spartana , che vdita la
morte del suo Vnigenito fu per morirne di dolore, ma
hauura Houclla , ch'era morto combattendo in scruigio
della patria, mutò il dolore in tal eccesso di giubilo, che
gloriandosi di esserne madre , fu per morire per alle
grezza.
3. Stabilito ciò, ne viene in conseguenza , che la
p aslìone , e moi te del Saluaroic ,e quella esterna defor
mità delle liuidezze, e delle piaghe, eia compagnia de'
ladri , e le beffa dc'Farisei , furono obbietto , e bellissimo
inverso se , e gloriosissimo al Saluatore , e cosa degna di
lui : conciosiache , se annoueransi dalle Città fra gli Eroi,
e veneransi da molti fra gli Dei gli Attili; , i Curtij , ed
áltri estinti pér amor della virtù , per saluczza della pa
tria, qual passione più appetibile , qual morte più glo
riosa poteua fingersi , che quella di Cristo morto per glo
ria del diuin Padre ,' per liberare il Mondo dalla cattiuità
dell'Inferno,con la suasodisfazzione, col suo merito, per
riempire di virtù eroiche la Terra col suo esempio .• e ciò*
ch'è stato conscguente 9 per popolare di Eroi le Stelle ?
Che1 diròdell'atritudine, ch'hebbe a questo sublime fine
vna tal passione rvna tal morte > La dimostra oltre, il già
detto il mutamento fatto nel Mondo, rispetto a quelle
nazioni , le quali hanno abbracciata la Fede , e legge di
Cristo , delle ouali si è sopra ragionato . Per tanto se la
bellez-
336 ir^XO gJÎXTÔ.
bcllczza àcìlc rose consiste ncll'attitudine, che hanno al
lor sine » mussimamentea vn sine eccelso diuino, non po-
tendosi singcre sine più eccelso , e diuino di quello » a cui
fu indirizzata la morte di Cristo : non potendosi diuiíârc
maggior attitudine a vn tal sine di quella 5 ch'hebbe vna
tal morte ,e in quanto sodisfece per le nostre colpe>ein
quanto c'impctiò validi soccorsi délia grazia per eserci-
zio délia virtù , e in quanto ci formò perfetta Idea délie
medesime virtù , dimostrandoci la vanità del temporale ,
la grandezzadell'eterno ,imprimendoci l'orrore al pec-
caco , disarmando dc'suoi âllcttamenti il ben giocondo»
e dc'suoi terrori il maie terribile , in quanto militanoa
sauordel vizio ; ne seguc, che corne niente poteua diui-
sarsipiù acconcio al sinealtissimo diuino, che la pastîone,
€ morte di Cristo ; così niente può singersi,che siapiù
conforme alla ragione , e che íìa per conseguenza più
degnodi Diojch'èpcr eíscnza la steflà ragione.

CAPO DECIMO^INTO.

Dalfin qui dettofi rìtorce l'argometito di colora , /' qnali


oppongono a'Cr/fiianiper osasconuencuole l'ado-
rar per Dio un Huomo Crocifijjo ,

i. I Y Sì forte l'apparcnza 9 per eu' l'iniaginazio-


ne , eU senso seduccndo l'intelletto gli ren-
dono malageuole l'adorare per Dio vn Huomo crocisislb
fra'ladri , che alcuni fra' Disccpoli , i quali haueuano
prestatafede alla diuinità del Redentore per i miracoli
da eflì veduti da Cristo operati in testimonio délia sua
diuinità, quando il viddero morire fra' ladri vacillarono
in taie credenza . I Giudei indi si confermarono nell'in-
fedeltà vedcndo!omorire,quantunquesi offerissero pron-
ti a crederlo per Dio, se scendeua dalla Croce : i Pagani
altrcsì non sapeuano indursi a credercche foslelddio
vn Huomo crocisislb . Io in contrario affermo 3 che poste
le
C A* 4 P 'î ? { & ï K T 0. s 37
le autenriche pruouc de' miracoli , co' quali ii Saluatorc
haueua renduta credibilc la sua diuinità , la sua paíïìo-
ne.jja sua morte, non iscemò l'efficacia, ma anzi ingran
modo l'accrebbe.
Si raccoglic ciò dal íàrj . qui detço , perche niuna
azzione può fíngeríì più conueneuoJe a vnHuomo Dio,
che mettcrc mezzi sommaraente acconci alla gloiïa di-
uiua ,£ alla félicita vmana , ciò che fece il Saluatore coa
Jasua paíïîonc » e.morte, cqrae si è dimostrato . II lumc
steslo di natura ci dimostra , ch'c diuina opcrazionc , tol-
lerare l'arduo per benefízio del Mondo : gli Antichi abu-
sando di questo lume infoscato dal Gentilcsimo adoraro-
nopcr Dci gl'inuentori délie arti, i domatori de'mostri,
corne benefattori del Mondo , e íègnatamente quelTEr-
qçtejCui siauisarono,ofinsero,checo'suoi íudori l'haueua
purgato da huomini sanguinarij,da Cacco,da Antco, e di
bestie fero ci, Leoni Orsi, e Draghi : quai ragion dunque
potranno recare i Giudei di non riconoscer Cristo per
Dio , mentre taie il dimostrauano i miracoli : corne po
tranno negar ciò, perche negò di operare quel miraco
lo, che richiedeuano di liberarsi dalla Croce ? Anzi il
non hauer operato vn tal miracolo è vna più forte pruo-
ua délia sua diuinità. Fu egli scmpre pronto ad opciar
miracoli a fauór de gli Huomini , qualora l'operaili riu-
sciua mezzo acconcio a saluar la vita temporale de gli
Huomini.Questeconsentono eflî císere operazioni diuine.
Io per contrario affermo , più diuina operazione ciïerc
stata negare di liberar sè co'miracoli ,per liberare altrui :
conciosiache se H líbetare altri dalle infermità , e dalla
morte , conferiua al piò temporale di qualche indiui-
duo j il negare di scenderc con miracolo dalla Croce or-
dinauasi aU'etcrna salute ddl' vman génère . Or inrerro-
go , quai sia più virtuosà , più ammirabiie , e diuina ope
razione, operarVn miracolo, per liberar se solo dalla.,
morte temporale , o pure negare di operarlo, per libe
rar tutto l'yman génère dalla morte cterna ?
•'.'.( Vu 3. Cosa
3. Cosa mirabile : 'fî©ni8co^ /rPagaito, haft r/p'u-
tato Cristòindegnod^glî'bhòi'i'fíiijihi, perch'è rnortío r
e pureessendo egli morto pcr lor saîtrczza doueuanoán-
zi riputarlo dcgno dcgli onori diuini, perch'è mortò .
QM.ilmaggiòr íngiustizía PHiífKr^W^aliîitárfî glíhuomi-
nì di• qucllir morté,t^rtì"pó*Sleí-c1i*ëgIi: ha tb!lerara> per li-
bcrarefîî dalla níorteet'èHtì?5é:Gfìft6x>peraua miracóli ,
nia non sofseriûk rorfnêntP,r fi; 'Fárcbfrò'rto gli huomini
ageuolmenteiridotei acf adérrnslo-^er Dio . Dunque gíi
sarebbonostati piìi grati , s'e^ir foïïe stjto loro men be-
nesicO î <jucsto è iF^nrfm^né^P^gifiàtíwdîne : dicono ,
ch'eracoía indegna-dï DitfWnî^fre':1 ío ho dimostrata
lafalsità* di questó dette): Iran ré1 ^yWFo: quanta più in-
dcgni ol'raggi egli hà' sóflferd'^r édi ì tanto piìr c dc-
giiodi csscradorato per'Dwda noi re porrEbreo ren
de ci òperragjonedi negarglr pribri diuini ..

- . ::') :. t. 1 Uij.:

■-» ■ • -îO.'í

E.IBRO
.«:• T ?. '\ X C. ?. ,7 3 39

L I B R O VI*
i* . ■i í ■ - • > ii^w "j.- ■."■»• 'j li . ..; ' í
íÇ A P O. P H I M 0.

Quanto fìa necessàrio il ragionare delle verità pa


lesateci dalla Fede intorno alla seconda ve
nuta del Redenterei

i. %^^^^f^? ^ principal obbietto -della Reli-


.. fép<i* §'on Cristiana sono le due venute
r e^ Messia nel Mondo. Vna in_»
■ Hi&^è ^y%l qualità di Redentore , l'altra di
fó^i S^^^ Giudice : sì l'vna» come l'altra so-
<2rax:^33r5É?i^ no ordinate a distruggere il regno
elei peccato : la prima per mezzo della misericordia , la
quale distruggendo la colpa salua il colpeuole col per
dono: la seconda per opera della giustizia , conia pu
nizione , per cui con la colpa si stermina eziandio il sug-
getto j cioè il colpeuole , riordinando lo sconcio del de
litto con la miseria del delinquente . Nel primo modo
distrusse Dio Niniue peccatrice , rendendola di rea peni
tente : nel secondo distrusse \e. Città infami , sterminan
dole dalla faccia dellaTerra . La prima maniera di ster
minare il peccato iì fa con dipendenza dell' vmana liber
tà , onde talora non sortisce l'effetto per colpa dell' huo-.
mo . Qnindi ha Iddio istituita la seconda maniera di ster
minarla mal grado della creata libertà, e ciò farà il
Saluatorc ne lla seconda venuta . I Santi dell'antico Te
stamento vissero nella Fede , e speranza della prima ve
nuta -j aspettando , e chiedendo con ansij voti il Dio Re
dentore expédiantes repromissiones■> i Santi del nuouo vi-
uono nella speranza j e fede della seconda , chiedendo
con ansij votila venuta di Dio glorificatore : Expetlantes
beatam spem , & aduentum gloria magni Dei .'<
2- Quanto sia rilegante l'hauer contezza di questa
Vu 2 dop-
340 LIBRÓSESTO.
doppia vcnuta , si raccoglic da ciò , che Y hauer'errato , c
Pcrrarc intorno ad esse , e confonderle 5 è stata , cd è ne*
Giudci la principal cagionc dell' infedeltà > e pertinaciaj
nell' infedeltà : Non intelligere -uolentes ( sono paroi e di S.
Tren. M. 4. jreneo^ Judjj quoniam duos aduentus Chrijti omnes an-
nuntiarunt Prophète , <vnum quidcm 5 in quo bomo in plaga
faclus est ,fcitnsferre imbecillitatem , inpullo afinifedens-,
&■ reprobatus lapis adificantibus , &Jîcufiouis ad oca/ionem
duclus 3 secundum autèm , in quo super nubes %/eniet perçu»
tiens terram verbo orìsfui > &fpiritu per labiasua inttrfi-
ciens impios &c. Che Mienne da ciò ? negar eíïì ■> corne af-
1$ru W.j. ferma Tcrtulliano ; In hodìernum ven'Jfe CLristum fuum>
ítmt. Macu. quia non infublimitate venerit , dum ignorant etiam in bu-
tnilitate fuijse venturum .
^. II dimostrare per profeíïìone la verità di questa se
conda vcnuta spetta ail' Opéra , che tengogià composta >
e destinata à conuincere 1* empiéta délia Setta Giudaica »
Qui voglio supporre per vero il dogma Cattolico recica-
to nel Simbolo con le parole r Inde-venturus est iuâicare^,
*uiuos -, & mortuos : suppostadunque la verkà di vn talo
arricolo, e di tutto ciò , checirca li seconda vcnuta del
Kcdentore c' infegna la Chiefa ; si corne nel libro précé
dente siè da noi prouata la conuenienza di quanto ci pa-
lefa la Fede intorno al Sistcma dell* vmana redenziono
, spettante alla prima venuta di Cristo à saluareil Mondo y
eosì intendo nel libro présente, e nel seguente dimostrare
la conuenienza di quanto infegna la medesima Fede in
torno al Sistcma dell' estremo Giudicio » c di tutto ciò ,
ehe spetta alla seconda vcnuta di Cristo à giudicare ií
Mondo . Nel libro présente ragionerò délie cose precc-
denti aH'cstremo Giudicio indirizzate à preparare i mor-
tali à quclJacstrema 5 e grangtoroata de*secoIi : nel se
guente parlciò dclla forma del Giudicio 5 e di quelle eir-
coustanze , che l'accompagnaranno 5 e'I feguiranno .

- CAPq
341
CAPO SECOND O.

Quanto fia conueneuole , che fi faccia da Cristo l'vni-


uerfale Giudicio del Mondo -

z. T A costituzionejecreazionedelMondo natu-
I j raie , che tutta su lauoro di onnipotenza > fù
terminara in sei giorni . In ciascun di essi il Creatore pro-
nunciòScntcnzacirca'quellaspeciedi cosc >che haiieua-»
in quel Mondo prodotta 5 approuandone la bontà : Vidit
quod ejfent bona : nel fine di tutta Topera pronunciò Sen-
tenza circa Tintero Vniuerfo jdicendo : Vidit cunfta qu<t
fecerat 3 & trant -valde bena : soggiunse Valde » perche il
tutto c miglior délie parti. Se tal'vno haueslè fonnato
giudiciointorno a quest'opcra in vnde' giorni precedenti
al suo compimento » si sarebbe per auuentura , benche te-
merariamente scandalizzato dell'Artesicejvedendo chc_>
copriua la Terra di acquar e corne ciò haurebbe dette, se
dee eíser albergo di animali terrestri ? E perche produr
senza luce il Firmamenro 5 che vuol eífere teatro vifìbile
a* terreni Spettatori ? Per tanto chiedeua ragione , che à
pronunciar sentenza ciascuno aspettaflè il sinimento dell'
opéra de' sei giorni : così eziandio a forma? giudicio de
lauori délia dipintura , délia statuaria , vuolc afpcttarfene
il sinimento -, e non giudicarsene 5 quando iìranno fui for-
marli , maflîmamente à notte oscura » ma differire il giu
dicio al nascer del Sole . Per simil modo opéra Dio, men-
tre slà formandoíì nel corso de' Secoli Tordine délie cofe
mondane, à cui non concorre esso solo 3 ma congiunta-
mentecon le Créature. Iddio nella morte di ciascun_»
Huomo forma délia vita di eíTb quel sindicato 5 che chia-
mano giudicio particolare : nel sine de' Secoli terminnto
interamente Tordine moraledi tutte le operazioni vmane>
sot merà quel giudicio , che chiamano vniuerfale : non es-
sendo diceuolc } che vn sommo Artesice fia contento di
proferir giudicio intorno aile parti del suo lauoro,e omet
u di
342 LIBROSÉSTO.
îa di proferislo rispctto al tutto, ch'è più nobile délie par
ti . Da ciòscgue, che non dobbiamo formar giudicio
délie cose morali prima di vcderc terminato il lauoro :
maggiormente ch'cssendo noi parte di questo lauorO) tutti
sìamo in efib interessati , c però insoscati dalla passione:
*, Cor. 4. Nulite ante tempus iudicare ( dice l'Apostolo ) quoadusque
ventât Dominus S qui illuminabit alscodita tenebrarnm &c.
A formar retto giudicio si richiede Popportunità del tem
po , però dicc : Nolite ante tempus : si richiede luce diui-
na,cui ildirìonderc neUenoslre menti siriserba alla ve-
nuta del Sole mistico.» ch.'è Cristo : però soggiunge, Quo
adusque veniat Dominus 5 qui illuminabit abscondita .
2. II giorno estremo si chiaina giorno del Signorej,
perche in eslb il Signorc più che in altro giorno de' Scco-
li renderà fcnsibilmente note le sue diuinedoti : la poten-
za , mentre armera in quel teatro délia gran Valle tutte le
créature ad vltianem injmicorum , libcrasidole dalla serui-
tù , che prestano a' peccatori , e facendo , che concorrano
seco ad esterminio del peccato. Narra S.Clemente, che
l'Apostolo Pietro era solirodirc, çhe in quel giorno si fa-
rà vn gênerai combattimento di tutte le pene contro tut
te le cplpe. Che dirò délia Sapienza ? Fingiamo vn'artc-
sice5 il quale hauendo formate dipinture» c statue di squi-
sito valorc, le quali foflero state deformate , lacerate da
gP inuidiosi aìla sua gloria , che sapienza , e porenza mo-
strebbe egli » se con vn sol tiro di pennello, q di scajpelloj
non che tornarle ali'antica bellczza, le rendeíse più belle,
che dianzi non crano ? L'ordine dell' Vniucrso , ch' è il
lupremo lauoro dclPArtcsice diuino , permettendolo egli
per arcani giudicij , sarà stato per pjù migliara d'anni dé
formât© dall'empietà vmana , c diabolica . Or quai mag-
gior mostra di Sapienza , e potenza ? che riabcljirlo , e ri-
íbmiarlo ( ciò che farà Cristo ) quasi con vn tirp di scal-
pello , c di pennello con le due sinali Sentenze : Venitc^
benedicli : difcedìte âme maledicli ! Quelle, .che appaiono
al Scnfo negligenze, persigura le pioíperità de' Cattiuij
le ca-
\

c a p o tecb arzro. 343


lecalamità de'Buohí, sono artifizi; délia díuína Sapien-
za* e bontà : ciò ora è occuko : venga dunque vn gior
no 5 in cui nel teatro di tutte le créature intellettuali ren-
dasi aperto, che quantoDio hà operatoj e permesso nel
gouerno del Mondo > tutto c slraco sapicntemente ordi-
natOj edisposto : e che quanto appariua di sconcio nel-
le parti , «-utto era ordinato à perfczzione, e bellczza_>
del tutto .
j. Confîderiamo la diuína equità , e giustizia . Nel
primo giorno de' Secoli terminarono la loro via gli An
gioli : -nt'll'eírremo la terminaranno gli H uomi ni. N eí pri
mo giorno sc comparsa l i diuina equità nella mercedo
degii Angioli buoni , nello sterminio de' cattiui : e con_>
ciò rimaíe giuítifícara la diuina Prouidcnza nel cospetto
di tutta la natura Angeíica:incirestremo farà comparsa_>
proporzionale riípetto a gli Huomirri , e con ciò Vincet ,
cutta iudicarit , e rimarrà giustifTcata nel cospetto di tutta_>
la narura intcllettuale Angioli, e Huominí» Mirabile ar-
tc dr equità diuina : chiuderla via alFempretàj armando a
custodia dclla virtù nel primo giorno de' Secoli il terrorc
per la pena degli Angioli ^ nell'estremo altresì il terroro
nella punizione degli Huomini rei . Per quel modo , che
vn'ortimo Pnncipc poncdo armari presidij a i capij e con
fins dirtitte le vie deTuoi stati chiude tutte le íkáde a'
malfatrori ; così ha fatto Iddío rispctto al primo , e yltimo
giorno de* Secoli , che sono il capo , c il sine délie nostro
Vie : Confidercmus ( dice Ruperto ) admirabilerri Dei dispo- L-p
Jiiiimerri -f qui qiïafi &dituum íerribtlemposuit timorem 5 ad
eujìodiíndum introitufn , & exitutn operum suorum .
'4.. - Vidì { dice l Ecclcsiastico) /'» locotudicìj impietatem-, cttf.
& irì loco iustitìd,' iniquitatem : e poco apprelso : Coueupi- .
scentia Spadonis deuirginauit tuuenculam , Jic qui facip per
•vint iudicium iniquum: la consegucnzaj che né didus-
íc fu : fí dixi in corde meoyiujium 3 & impium iudicabit
Deas s & tempus omnïs rei tùric erit : spiega S. Giroldmo >
nK Erittempus omnis rei-, quia omnia in/uo loco collocabun-
, ' tur -
544 Z '/ ï ï 8 S I S f 6 .: "
tur. La giustìzia è stata consegnata da Dio in guardia a'
Giudici per quel modo , che le Vergini si comctteuano z
gli Eunuchi : onde , com'era deforme eccesso , che i cu
stodi delle Vergini le violassero , così è atroce delitto la
violazione della giustizia fatta da' Giudici : e perche i
Giudici fono so urani in Terra , è mestieri , che a farnçj
giudicio scenda Dio dal Cielo: e che, come scrisse Da-
uid , set in Sinagoga Dcorum , cioè de' Sourani » e Deos
diudìca , Et tempus omnis rei tunc erity perche tunc omnia
insuo loco collocabuntur. Considerifoquáto ciò sia diceuo-
le alla diuina equità . Non solo in questa vita molti empij
visser felici,e i giusti oppressi da essi:ma altresì dopo mor
te foprauissero i maluagi nella fama, nella progenie, nella,
gloriale' sepolcri preziosi,ne' libri che scrisserOjnelie Cit
tà, che hanno fondato: all'incontro di Huomini santissimi,
o non ci ha memoria , o per ingiustizia de' mortali è infa
me, i loro cadaueri sono, o insepolti, o vilmente sepolti ;
vuol dunque ragione,che venga vn giorno,il quale rispet-
e. Peiri 3. t,o a gli empij si chiama Fur , perche verrà improuiso come
'aû. 3. 1 1. ^ ladro : e rispetto a' Giusti si chiama giorno restitutionis .
Nel corso de' secoli sono stati commessi infiniti ladronec
ci , rubando gli prnpij a Dio il culto» a' Giusti l'onore ,
alla virtù il premio , al pouero , al debole le mercedi do-
uute, l'estimazione alla Prouidenza , quasi, o habbia per
messi questi eccessi per impotenza , o lasciati impuniti per
trascuranza : ma si farà in quel giorno la restituzione de
bita per fanti ladronecci : si restituirà a Dio la gloria per
la vendetta , ond'egli per così parlare , si consolari j co-
me disse per Isaia : Consolaborsuper bqstihus meis , & vi»'
ja. 1. 14. jfafo . ^ restituirà a' Giusti la prosperità , e 'l regno ,
s*p. i. 8- perche Dominabuntur populis : e gli Empij saranno Quasi
siti*. 4. 3. cinissubpianta pedum eorum : e per la breue , e falsa in
famia renderassi a' buoni eterna gloria dilatata per tutto il
giro , celeste , terrestre , e infernale : e perche datanti la
dronecci fatti 3 Dio, e permessi da Dio, seguì il massimo
ladroneccio , cioè il concetto sinistro circa la diuina Pro-
denza ,
v CAPO SECONDO. 345
uidcnza , si farà la perfetta restituzione di esso : Quia tunc
omnia in suo collocabuntur ordine .
5. La massima restituzione dourà farsi sotto Dio çu
Cristo j a cui fu fatto il massimo ladroneccio da tante «e
Sette , che gli negarono la diuinità , da' perfidi Giudei ,
che l'infamarono , e Y vecifero . In ciò segnatamente si
fondano le conuenienze dell' esser egli destinato Giudice
del Cielo , e della Terra : concioiìache con niente minor
restituzione possono compensargli i furti fattigli , gli ol
traggi patiti . Per tre ragioni segnatamente si rendo
aperta la conuenienza di ciò : Prima , perche essendo
l' Huomo creatura sensibile, non bastaua quel giudicio
astratto , che si fà in morte della sua anima , ma conueni-
ua 5 che se ne facesse sensibile giudicio, nel qual sosto
congiuntamente giudicata l'anima, e '1 corpo, già elio»
furono compagni nel merito , e nella colpa : e il giudizio
sensibile eonueniua , che si facesse da vn Huomo Dio, on
nipotente inquanto Dio , sensibile in quanto Huomo. La
seconda ragione si coglie da meriti di Cristo, quale espo
nendosi , per vbbidire al Padre , al giudicio degli Huo-
mini, acquistò diritto , di essere vniuersale Giudice de'
medesimi Huomini . Per fine ciò eonueniua, a render pa
lese la diuina equità , e l' inescusabilità dell' vmana mali
zia, conciosiache qual maggior equità, che assegnare al
reo per giudice lo stesso auuocato,c auuocatosì amate di
lui , che senza iperbole morì di voglia della sua suluezza?
Qupl maggior inescusabilità dell' Huomo,che l'esser con
dannato dal suo stesso auuocato ?
6. Spiccherà per vltimo la diuina bontà, perciòcho
qual maggior bontà, che riserbarealla vendetta vniuer
sale di tutto l'huomo per le offese fatte a Dio vn sol gior
no, lasciarne innumerabili al pentimento di chi l'offese?
Che minacciare sempre quel giorno per ritirarci dallo
colpe , e scoccar l'arco vna sol volta per ferirci ? Che sof
ferire per migliaia di anni i nostri oltraggi , e riserbarscne
la vendetta a vn sol giorno?
X x CAPO
546 LIBRO SESTO.

CAPO TERZO.

Ristretto dì quelle verità più rileuanti , che cy insegna


la Fede circa laseconda -venuta del Mejfìa .

1. *T T Arie , c ammirabili saranno le scene di quel


y grande estremo atto della tragedia monda
na , che terminerai!! con la venuta di Dio , a sciorre con_>
le due finali Sentenze tutti que' nodi , che contro la di-
uina Prouidenza haueua fabbricatila temerità , e l'igno
ranza vmana . Queste varie scene ci vengono descritte da
S. Giouanni nell 'Apocalisse , & è qui mio debito il rife
rirle , per didurne poi la conuenienza , e conformità 5 che
•tiene con la diritta ragione tutto ciò , di cui in tal argo
mento ci e maestra la Religion Cristiana .
2. Farà la prima comparsa nel teatro del Mòdo l'An
ticristo , il quale con l'acerba persecuzione , che mouerà
alla Chiesa , reciterà per così parlare la sua parte a fauor
dell'Inferno. La conuersione del Giudaismo ri serbata a
quel tempo sarà tanto più ammirabile , quanto meno as
pettata . Si iconuolgerà il Mondo politico con le guerre,
il naturale con gli orribili segni, che precederanno il fina
le giudicio . Verrà l'incendio vniuersale , che sterminan
do rutti i viuenti dalla faccia della Terra , preparerà vru
nudo teatro a queir estrema scena, in cui tutti gli attori
saranno immortali . Appresso al suono della tromba An
gelica seguirà Pv niuersale risorgimento di tutti gli Huo-
mini : indi, perche saranno confusi, buoni, e cattiui :
Exibunt Angeli^separabunt malos de medio iustorunr.do-
po che saranno tutti adunati nella famosa Valle al colpet
to del Sourano Giudice , si apriranno i libri delle coscien
ze., si porranno ad esame leazzionivmane, e si scopri
ranno arcane verità.Terminati gli esami proferirà il Som
mo Giudice le due estreme Sentenze : Venite , difeedite.
Qneste appena proferite si esseguiranno , quando Jbunt h'h
CAPO TERZO. 547
cioè i cattiui 5 insuplicittm tttemum , lusti vero in visante
aternam .
3. ' Queste verità ci sono palesate nelle Scritture conJ
tanta copia di Testile si noti, che il qui riferirli saria a pó-
pa, non a necessità. Basti a dircene sino alla prima età del
Mondo ne fauellò Enos : appresso ne ragionarono tutti Í
Profeti ; indi il Saluarore ,e 1' Euangdista nella sua diui-
na Apocalisse . Il dimostrare la conuenienza , la confor
mità alla diritta ragione, che ci ha in qoesto ammirabi
le Sistema delle cose estreme , sarà l'argomento del libro
prcsentej e del seguente.
» .* tr
\ CAPO Q_V A R T O.

Quantosìa conforme alla diritta ragione ciò , che ci è
palesato circa l 'Anticristo , e la persecuzione ,
che mouerà alla Chiesa .

l* Ontra malum honum , contra mortem vita, con- £Ccles.


tra iustumpeccator ( dice la Scrittura) . Con
ciò dichiarasi l'arte , ond' e composto l' Vniuerso di con-
trarij , si nell'ordine naturale , in cui contra mortem vita ,
sì nel morale , in cui contra iustumpeccator . Ciò vale per
più -forte ragione rispetto all' ordine sopranaturale , cho
riceue somma bellezza dalla contrapo/izione de' cattiui
a' buoni : e per conseguenza dall'ottimo in quest'ordine , :
ch'è Cristo , e dal pessimo fra gli Huomini, che sarà i'An-
ticristo . In Cristo abita plemtudo diainitatis : nell'Anti
cristo sarà plenitudo iniquitatis : si chiama Uomo peccati,
il quale si iblleucrà s<pra omne quod dicitur Deus . Breue-
mente : oue J'vmanita del Redentore è vnita per ipostasi
al Verbo , stromenro , e organo congiunto dal Verbo , da
cui è mossi alle dittine virtù, l'Anticristo saràinuasato dal
Demonio , sarà organo, e ih omento morale di esso allo
diaboliche operazioni . Tutti i giusti formano vn corpo
mistico , di cui Cristo è capo : e perche le sue membra,
cioè i giusti hebbero principio col Mondo , egli si chiana
X x 2 Agnus
I

348 LIBRO SESTO.


Agnus occisus ab origine Mundi , in Abele , e in altre sue
membra. Per quel modo , che l'Huomo comincia a na
siere , quando escono dal sen materno le sue membra»
quantunque non sia per anco vscitoil capo : così il nascer
di Cristo nel suo corpo mistico fu ab origine Mundi , au-
uengache il capo vscisse dopo quaranta secoli. Tutto a
simile 1*Anticristo cominciò a nascere nelle sue mébra al
principio della Chiesa, in Nerone, in Ebione , in Cherin-
to ; e di essi dice S. Giouanni : Antichristi multifafti suntx
fl'lt ' ' e però in sin d'allora dice l'Apostolo , che cominciò ad

operare mìjlcrium iniquitatis . Ed in ciò ammirisi vn pro


fondo tratto della diuina Prouidenza. Il Santo de' Santi
fu Cristo : il peggiore fra tutti i mortali farà l'Anticristo :
e pure Cristo viste mendico di tutti i beni terreni , afflitto
da tutti i mali : all' incontro nell'Anticristo verserà la sor
te tutte le terrene prosperità , delizie, gloria, domina
zione, e lo terrà lungi dalla pouertà, dalla seruitù , da
tutte le terrene calamità: e con qual arte poteua la diuina
Prouidenza render più aperta la viltà di tutte le terrene
prosperità i che col negarle al più diletto fra le Creature,
in quanto Huomo, a Cristo, e versarle in seno al suo più
nemico fra' mortali , all'Anticristo ? Qnanto a' dolori, a*
tormenti, gli ha Iddio , come dissi più addietro, tolto
l'orrore, consegrandoli in Cristo> e mostrerà, quanto leg-
gier bene sia 1 esserne priuo, tenendoli lungi dall'Anti-
cnsto .
2. Se le persecuzioni de' Tirannia degli Eresiarchi,ch'
eran pure figure , e membra dell'Anticristo , furon sì fiere
controia Chiesa di Cristo, qual vorrà credersi, che sia
per esser quella persecuzione , che contro elsa mouerà il
Capo , l'Antagonista di Cristo , l'Anticristo ? Veniet tem-
ctf.it. pus ( dice Daniele ) quale nonfait ab eo , ex quo gentes ejfe
Matt.14.11. caperunt : E il Salmtore : Ent fune tribulatio magna, qua-,
lis nonfuit abinitio Mundi . Per tre ragioni farà massima
questa persecuzione , per lVniuersalità , per la ferocia,
per qualche sensibile apparcza di prodigi; ne' persecutori.
Et
1

C A P O A R T 0. 349
£t afcenderunt ( dice S. Giouanni de'GuerriendeU'Anti- 20. s.
Cl'isto ) super terrœ latitudinem 5 circumierunt castra—,
S*ncJorum-> & dileàJam Quitatem : spiega S. Agostino,che
si stenderà , là persccuzione Vbicunque tune erit ( la Chie-
sa ) qu<e in omnibus gentibus erit . Intorno alla ferocia3 sarà
proporzionale aU'ernpietà dell'Anticristo ; alla crudcltà
del Demonio , ilquale allora Soluetur , corne insegna la
Fcde . Se si atroci furono le persecuzioni 5 che moíl'e il
Demonio alla Chiesa, quantunque legato, chefarà sciol-
to ? Ad Hlos ( dice S. Agostino )sanclos , &fidèles tantus \^%Ae ciuiu
soluetur inìmicus , cum quo nos ligato tantispericulis dimica-
mus . Quantoall'apparenzade'prodigij, basti dire» ch* ad Timtt
egli vertàsecundum operationem Satana in omni uirtute > i-s».
&fignis ' C i suoi ministri Dabuntsigna magna, &prodigia,
disse Cristo . Nelle persecuzioni de' Tiranni i Carnefícì
straziauano i Martiri, questi operauan miracoli aconfon-
dere i Carnefici . Nella persecuzione dcU'Ariticfisto ( di
ce S. Gregorio ) Et tortor Martyre/» cruciabit , &simtd
por tenta exhibebit : e conchiude : g)u<e erit illa magna ten- Jî-wer.cn.
tatío i quando Martyr , & corpus tor mentissubycietiò' ta-
men ante oculos eius tortor miraculasaciet » Che maraui-
glia> se resriges et allora charitas multorum \ se di que',
che riusciranno vittoriosi in que'cimenti ûà scritto : Ve-
nerunt ex tribulat.one magna i In somma lddio accorcerà
que' giorni propter eleclos , altrimenti non ficret salua om~
nis caro .
5. Ciò nonostante: la permissione diuina di sì atro
ce persccuzione laià conuenicntiíïìma -, e conforme alla
diritta ragione : si per i compensì , che Dio recherà alla
sua Chiesa : sì per la gloria , che ne risokcrà a Cristo , a i
perseguitati datTAncicristo : e perche per essa prima di
entrare ncl talarno délia gloria riceucrà Tvltimo ricamo ,
abbellimento, e sinimento la Sposa di Cristo . Faucllando
de' compenlì , è vero , che l'Anticristo Veniet insignis , &
portentis-, ma mendacibus , a' quali Enos > 8c Elia chia-
mati a soccorfb dclla Chiesa da vn'alrroMondo, oppor-
ranno
Ì50 LIBROSËSTD^
ranno i vcri miracoli . Oltrc a chc toglie la sorza aJj' ap-
parenza di questi miracoli l'cflère stati predetti eflì> la lo-
ro falsità j il reo fine , in cui terminera il loro autore : c
vcro > che innumerabili morrali cederanno alla persecu-
zione 5 ma molti altresì staran saldi , e saran que' Marcirij
e quelle Vcrgini vcduti da S.Giouanni trionfanri nel Cie-
Jo con l'Agncllo . Sarà atrocissima la persecuzione , ma
breuissima . II maflîmo compensodi essa sarà la conuer-
sione de'Giudei , chc sospirata da tutti i secoli 5 e dj/Feri-
ta aU'estrcmo secolo riempirà di giubilo la Chiesa > e fer
mera con nuoue inuitte pruoue la diuinità del Redento-
re j dalla cui Sapienza fu predetta , e dalla potenza esse-
guita. >
4. Che dirò délia gloria 3 che risulterà da quelia per
secuzione al Redentoie ? E' slata gloria del suo sangue
legare il Demonio , che prima era sciolto 5 econ ciò ren-
derci agcuole il supcrarlo : ma affinche non poísa quel
reoSpirito gloriarsi » che solo perche era legato fu vinto
da'Giusti ) fcatcnisi , dirà Dio ■> affinche scorgasi-,che que-
1. Cor.n.ic. gli > il quale potè incatenarlo , può armare di si sorti aiu-
ti i suoi guerrieri , che '1 debellino 5 quantunque sciolto :
c '1 debellino per modo, chc si verisichi délia Chiesa:
c.ji.4. Cum infirmor ■> tunepotenssuum : Draco ( dice S. Giouan-
ui) Stetit antè mulierem (cioè la Chiesa) qua erat paritu-
ra , i>t cum yeperijsetfilìum eius deuoraret . Chi non sisa-
rebbe creduto , che la Chiesa, o non si sconcia/Tè atterii-
ta da quel mostro, o almeno partoriíse progenie debole,
feminea : nò nò 1 il Redentore dabit cum tentatione pro-
uentum , e sarà si , che > cum ìnfirmatur 3 tune potens fit:
onde siegue : Et peperit filìum suum mafeulum, qui*
Up 1 u rtffurus erat gentes -iCioc v n popolo di Mai tirij di Eroi
sorti recluri gentes , perche /usti domìnabunturpopulis . Le
spofe terrene partoriscono proie maschile 5 quando sono
nel fior dell'età, fane , robuste. La Chiesa per opposto
sarà inuigorita per modo da Cristo , che decrepita, in-
ferm a j afrlitta 5 allora appunto pariet filìum mafeulum
E'si
c a p o j^r a r r o: }$t
•fi* si grande la gloria , che risulta a Dio , c a Cristo daliè
virtù eroiche di pochi/finii » che Iddio oppose la virtù
eroica di vn solo Giob, il quale bonus inter malosfuit^W-
Idolatria di vn Mondo , perche 'gloriandosi tacitamente
il demonio , che teneua domìnio sopri la Terra tutta per
poco Idolatra , allor che dislè Circuiui terrami& per am
bulata eam; Iddio subito gli oppose l'eroica santità di
-Giob , dicendo : Numquid considerastiseruum mtum lab Jf
Ed è certo j che come vn valente Pittore più stima vna
tauola di Apelle, che cento di "voi gar pennello ; così Id
dio oltre ogni comparazione più apprezza le virtù eroi
che di pochi , chele innumerabili volgari di molti : e pe
rò permette le persecuzioni, perche 5 se la pace è più fe
conda di salui , la guerra è più ricca di Santi . Or alla fe
rocia della persecuzione dell' Anticristo risponderà con-i
proporzione la virtù eroica de'trionfatori di elsa .
5. E' conueniente altresì la permissione di quella fe
roce estrema persecuzione a gloria de' Martiri persegui
tati. Nelle persecuzioni della Chiesa, e ne' martori de*
Cristiani, si sono osseruate dalla diuina Prouidenza quel
le leggi ,che sogliono tenersi da vnSourano Duce nell'-
ordinatd disposizione di vn esercito . Ciò è , collocar il
fior della milizia, e i Guerrieri più prodi alla fronte dell'
Esercito in quella, che chiamano Vanguardia , per rin
tuzzare i primi impeti dell'Auuersario>e dar principio alla
vittoria: e costume altresì collocare i più prodi Guerrieri
in quella,che chiamano retroguardia, per dar compimen
to poi alla vittoria : le milizie meno robuste si collocano
nel mezzo , perche fieno auualorate, e difese da que*
Guerrieri , che le precedono, e da que' , che vengono
lor dietro . Or in quella Cajlrorum acie ordinata , ch'è
la Chiesa militante , sono stati posti nella fronte , e
quasi vanguardia dell'Esercito , gli Apostoli , e i primi
Martiri , Gens rcbustijfima , quantunque conuuìsa , e dila-isai. 18. 1».
cerata , come la chiama Isaia : nel sine dell' Esercito saran
posti nuoui Apostoli , vn Enos , & Elia , e altri Martiri ,
che
3$í Z I B R 0 SESTO:
che daranno l'estrema sconfìtta all'Inferno . NoiguerrieC
ri men£orti siam collocaci nel mezzo , onde auuieno.,
che siamo rincoraci dall' esempio de' primi , e consolati
con la speranza de gli estremi . Stante ciò: come fu con-
uenience , che si j^r mettessero nel principio della Chie
sa le più furiose persecuzioni e le più vniuersali > le motte
da Cesari , eh'eran Monarchi del Mondo , il che cad
de in acconcio a render sommamente gloriosi gli Apo
stoli, ci primi Martiri : così è ragione , che si permetta
nel sine de'secoli la persecuzione dell' Anticristo vniuer-
ialissima,e ferocissima per gloria di quegli Eroi, che
chiuderanno l'Eièrcito della Chiesa . Vn de' peggiori
fra'mortali, Nerone , mosse la prima persecuzione alla
Chiesa : Anticristo peggior di lui mouerà l'vltima.- e co
me l'empietà del primo valse a consegrare i suoi princi
pi; , l'empietà del secondo varrà a consegrare il suo fine.
6. Per yltimo , quella persecuzione sopra, ogn' altra
renderà immortalmente gloriosa la Chiesa. Questa iru
tI# riguardo a quel secolo fu veduta da S. Giouanni arnifla
Sole , Lunasub pedibus eius , in capite eius corina fiel-
larum duodecim . Il Sole , che l'ornerà , farà Cristo > che
la circonderà con ia sua protezzione, e l'armerà col suo
lume contro le tenebre dell'infedeltà, e della colpa_» .
Per Luna ( dice S. Gregorio ) mutabilità: temporunu*
accipitur . E però la Chiesa allora quia cimila tempora-
lia defpiciet , Lunamsub pedibus premei . Le Stelle , che
le coroneranno il capo, faranno le Vergini, i Martiri,
le virtù eroiche . Di questo gran portento dice l'Euan-
gelista : Signum magnum apparuit in Ccelo : non dice , ap-
paruit in terra: perche,comela Luna, quando si mira per
la parte , che riguarda la terra ci sembra pallida > oscura ,
e moribonda , allora è , che dalla parte , che mira il Cie
lo , e più che mai illustrata dal Sole : così la Chiesa , che
.mirata quasi per parte della Terra» cioè con l'occhio car-
nale,in quel tempo sembrerà a'cattiui pallida , esàngue-,
mirata per parte del Cielo3 cioè contemplata con occhio
di
capo j^r a r r ó: 3-53
di fede da'Giusti , sembrerà più che mai bella S e lumino-
fa : e terrà sotto i piedi la Luna , simbolo della potenza
carnale de'fuoi persecutori .
7. La Chiesa si chiama nelle Scritture : Ciuitas Dei', uìs.
Vocabitur Ciuitas iufl'i Vrbs fidelìs ( dice Isaia.) Tempio
dell'Altissimo mirabile in aquitate-, la chiama Dauid -
Sposa di Cristo è'1 suo nome ne' Sagri Cantici . Nell'vl- c<,»M.
timo secolo dourà terminarsi il lauoro di questa fabbrica,
di questa Città , di questo Tempio: quindi conuiene, che
Fiat tribulatio maona : che concorrano al lauoro i crudeli
operai col martello , con lo scalpello , più che mai tor
mentando le pietre viue : di più in vece della scultura.,
che fa il lauoro a poco a poco, breuiabuntur dies ////,cioè
dourà porsi in opera l'arte più fina , che fa maggiormen
te stridere l'oro , liqucfacendolo col fuoco, ma in breue
ora ne fa vscire più bello il simolacro . Ne'primi secoli si
gittarono ne'fondamenti di questa Città , di questo Tem
pio , argento , oro , gemme laúorate nella^persecuziono
di dieci Imperadori del Mondo : nell' vltima verserà nel
suo seno la Prouidcnza, valendosi dell' opera dell' Anti
cristo, argento , oro , e gemme non men preziose, cioè
virtù non meno eroiche.
8. Or considerisi la Chiesa in quanto Sposa di Cri
sto . E' consueto , che si ornino , si abbelliseano , si arric
chiscano di gioiellile Spose , quando debbono estere in
trodotte nel Rcal talamo : onde allora è , che i Serui, che
le Ancelle diansi fretta ad ornarle dì vaghezze , di fregi,
di collane. Or perche al tempo dell'Anticristo farà pro
pinquo il tempo destinato a introdurre la Chiesa nel ta
lamo della gloria , ragion chiede , che gli elementi , che
i misti , che le altre cagioni inferiori stimolate dal furore
dcU'Anticristo, quasi ancelle s'impieghino , ad abbellir
la , ornarla . 11 fuoco tormenterà que' Martiri in atroci
maniere , la Terra si aprirà in cento fosse, l'aria , l'acqua
feruiranno a varij tormentosi ordigni, le fiere steste di
menticate de gli ossequij fatti loro per l'addietro diuen-
Yy tcran-
154 LÎBRÒSESTO.
tcranno ferociíïìme contro i Martin . Tutte le créature
saranno stroinenti >che seruiranno aH'abbe]Iimento dél
ia Chicsa , che dourà presentarsi Jicutsponsa ornata •viro
suo. Salira ella sopra quel carro digloria descritto da_»
Dauidj tiraro da scrocissimi mostri : Super aspidem , & ba-
Jìliscum ambulabìt SC&" conculcabit Leonem 5 & draconem >
cioè à dire : Ambulabìtsuper aspidem , pcr cui s'intende la
persecuzione de' Giudei > che a guisa di aspide son sordi
alla predicazione5e per più secoli hanno insultato a i piè
délia Chiesa 5 callora saran vinti : ambulabìt super bafî-
lìscum-i conculcabit Leonem y& Draconem: per basilisco.
s'intende la persecuzione degli Eretici 5 che auuelcnaua-
no con lo sguardo : conculcabit Leonem i & Draconem >
cioè i persecutori Idolarri 5 e rAnticristo medesimo, iru
cui a guisa di dragone íì vniràl'astuzia dell'aípide , ilve-
leno dcl basilisco , la forza del Leone , perche in eslo fiet
recapitulatio totius iniquitatis. Qiiesto carro, cui a fabbri-
cai«rhauranconcorío il sudoredi tutti i secoli,Cieli3 Ele-
inenti, Terri) Huominiî Demoni|5 perche omnïa propter
eletlos y in questa persecuzione satà compitOj e saràric-
co con ogni maniera di ornamenti di virtù , di grazia, di
gloria 5 e sopra esso entrera nel Cielo a regnarein ererno
con lo Sposo céleste, corne già su descritta daDauid :•
Jfiitit Regina à dextris. tuis in vejlitu deaurat'a cìrcundata
varietate .-

C A P O Q_ V I N T O.

Sîconjìderanoleprosnde ragïoni , pereuiha Dio riserbata


all'vltimosscolo la conuerfione del Giuda/smo ..

T^X^' Giudei afferma Dauid , che conuerten-


JLy tur ad vesperam->e Osea : Reuertuntur fily
Israël (dice) ad Dominum Deumsuum in nouijsimo dìerum
e l'ApostoIo aíscrisce, che G differirà la loro conuersione»
donecpknitudo dierum inlret. E il Saluatore : LLelias (dice)
(um
.'CAVO J^V 7 N T 0. ?55
■cùm uenerit primo restituet omnia. . Ciò vale a spiega
re la predizzione di Malachia: Ecce ego misto uobis He- Molaci,
liam Prophetam-, antequam uèniut dies Do nini magnus, &-
horribilis , & conuertet cor patrum ad filiot , &• corJt'io-
rum ad patres .
2. La principal ragione di questa dilazione vuoldi-
dursi dal fine di essa , che altrsue dinost -crassi per opera»
qui basti insinuarlo . La ce:kà de' Giudei è permessa daj
Dio non solo in pena della lor colpa , ma a prò de gli
Eletti , cioè ad ageuolarc la conuersione delle Genti . Il
più valido argomento per eonuincere i Pagani fi trao
d iH'auucrameuto delle predizzioni profetiche . Questo
auueramento è sì palese al Pagano , che solo puòrimaner
dubbioso , se fieno fatte , o finte le profezie , che si rife
riscono •> essendo sì chiare, che sembrano istoria dell'-
auuenuto, non predizzio li dell'auiienire: or che fa il Cri
stiano a persuadere al Pagano,chei libri contenenti que
ste profezie furono fatti prima della venuta di Cristo ? si
vale del testimonio de'Giudei, ch'è irrepugnabile per due
ragioni. Vna è , perche sono nostri giurati nemici : è il
testimonio di vn nemico a fauor dell' altro è sempre in-
uitto : l'altra ragione è , perche i Giudei sono sì ciechi ,
che non vedono quelFauueramento delle profezie , ch'è
manifèsto a' Gentili, e appunto in queste profezie si con
tiene altresì la predizzione di questa a'Gentili sì notoria
mente palese cecità de'Giudei : onde i Pagani rimangono
doppiamene conuinti circa il fatto,cioc circa l'essere ili-
bri profetici stati scritti prima della venuta di Cristo, per
che i nostri più fieri nemici lo confessano : e perche essi
medesimi noi sapendo , o non volendo , le verificano con
questa sì straordinaria, e quasi portentosa, ad essi solo na
scosta , al Pagano , e al Mondo tutto palese cecità . Che
se i Giudei si sosterò conuertiti prima , che plenitudo Gen-
t'ium intraret nell'ouile della Chiesa , ceiserebbe l'inuitta
forza di questo argomento , conciosiache diuencndo essi
non solo amici ? ma vna cosa stesti con noi , non sarebbe
Yy 2 in-
356 L ï t R 0 SESTO.
inuitto a fauor nostro il loro testimonio , come di ne mici,
ma sarebbe sospetto , come d'intercisati , e di amici.
3. Per intelligenza della seconda ragione di questa-,
dilazione vuole osseruarsi, che Cristo , che ama tenera
mente come sua Sposa la Chiesa , qualora per suo beno
permette i che patisca qualche graue persecuzione , e af-
flizzioncglie la compensa con qualche insigne fauore, e .
straordinaria consolazione. Or niente riesce di maggior
godimento alla Chiesa 5 che l'esercizio della fecondità,
per cui genera a Cristo numerosa fìgliuolanza , conuer-
tcndo al suo culto le Genti. Da cioè, che Iddio inj
que'fecoli, ne'quali è stata più afflitta dalle persecuzio
ni , l'ha consolata con renderla più fertile di conuersionij
dimostrando in ciò e la sua onnipotenza in fecondarla^ >
quando l'infermità con la debolezza parca douesse ren
derla sterile , e la sua bontà , maggiormente consolando
la , allorché per sua giusta permissione viueua più afflitta .
Nella prima persecuzione , che le mossero concio i Giu
dei» cacciando gli Apostoli dalla Palestina, e da Gerusa
lemme , si valse Iddio di questo disastro a condurla a di
latarsi in Roma Capitale del Mondo , e in vece della pic-
ciola Giudea dar principio al po stesso della dote promes
sale, ch'era il Mondo intero. Operò Dio con Cristo, e
con la Chiesa in modo simile a quello y, che adoperò a
compensare l'oltraggio satto a Giuseppe da'sratelli : eon-
cioiìache in vece della casa natia » da cui Io cacciarono, e
di quella porzione, che gli tocca ua del retaggio pater
no , di cui lo spogliarono , lo solleuò a vasto imperio , e
gli diè Thesauros Aegjptiorum . In quel secolo , che l'Ar-
rianismo minacciò di ridurr' a niente la Chiesa, oltre la
itffimt m. + conuersione del Magno Costantino , si rendettero cristia-
deSipiu* .ne rrio]te Nazioni,. Indiani, Armeni, Scozzesi , Sarac i-
ni , Battriani, Franchi, Inglesi , Borgognoni , Spagnuoli. r
Lo stcfloauuenne nc'secoli più funesti per le suoliate ere
sìe, come dimostra con lunga induzione Tommaso Bos-
fio 3 e segnatamente ne' nostri secoli, ne' quali l'Inferno -
per
CAVO .%_V 1 X 7\ff. 5S7
per mefczo di Lutero , e di Caluino ha riuomrtato in seno
alla Chiesa la peste di tutte le antiche eresie , Iddio ha ri-
serbato il renderle tributario vn nuouo , e gran mondo .
Stante ciò , perche la persecuzione dell' Anticristo larà
grauissima, e la Chiesa afflitta dirà al iùo Sposo le paro
le di Rachele a Giacob : Da mibi Ubero* , alioquin mortori
Iddio le presenterà il più prezioso dono lungamente bra
mato , e sperato, cioè la conuersione del Giudaismo .
.4 La conuersione della Gentilità su il massima fra'
miracoli, come si è più addietro mostrato . La conuersio»
ne de'Giudei sarà secondo molte considerazioni maggio
re : e però questa conuersione è stata più lungamente so
spirata, e vi hauran concorso le preghiere di tutti i seco
li . I Gentili non erano crocisiíïòri di quel Dio, di cui
diuennero adoratori, tali saranno i Giudei . I Gentili non
haueuanol'impegno di più secoli a riprouar per falsa la-
Religion Cristiana, il Giudeo hauerà a questo riprou a-
mento l'impegno di secoli Dio sà quanti. Più. Il Giudeo
è si auido de' beni temporali , che ricusa riconoscer Cri
sto per Messia , perche non venne apportatore di tai beni.
Ciò non ostante, è sì ostinato, che contradicendo a sè
flesso , e alle sue brame, nega di entrare nella Chiesaj
Cristiana abbondante di tai beni, e vuole anzi rimanerne
priuo , che goderne in essa . Questa è pertinacia simile a
miracolo. Or posta questa ostinazione, e queste bramo
de'Giudci , chi poteua ne pur fingersi possibile quel mi
racolo, che auuerrà di fatto a tempo dell'Anticristo, cioè
adire, che i Giudei, i quali , quantunque bramino in
tensamente i beni temporali , pure sarano stati pertinaci
nella lor Setta , quando la Chiesa ne abbondaua , ed essi,
n'erano priui ,e poteuano acquistarli , con abbracciar la
legge Cristiana, si trasmunno per modo, che allora ap
punto l'abbraccino, quando la Chiesa Cristiana ne sai à
spogliata perla peisec".mone,essi ne saran riechhc potran
no accrescerli a dismisura con seguir rAntier stocHauran-
ooi Gentili per tanti secoli bramato va Messia carnale
car-
35$ 1 I S HÓ S t S f 0 ,
carnalmente potente: come dunque , quando l'Anticri
sto si professerà loro Messia , e verrà col corteggio della_»
potenza armata , vittorioso , dominator del Mondo , ap
punto qual' essi l'aspettano j e Io bramano , allora lo di-
sprezzaranno, e si soggettaranno a Cristo, e alla sua Chie
sa ? Questa conuersione sarà tanto più ammirabilo,
quanto che si farà nello spazio minore di quattr'anni, oue
a conuertirela Gentilità hauran sudato tutti i secoli .
4. Le più mirabili agnizioni si riserbano al sine del
componimento tragico , quando già n'era perdurala spe-
ranza. Ciò seguirà nella conuersione del Giudaismo,
perche Rcuertenturfili} Israel come dice Ofed)ad Domini*
Deumsuum-, riconoscendolo per Signore; Et adDauid Be-
gemsuum-i conoscédolo padre comune a se nella camene a'
Cristiani secondo lo spirito , e quindi abbracceranno per.
fratelli i Cristiani sèmpre hauuti in conto di nemici . La_»
più bella agnizione , che narrisi nelle Scritture , e quella,
che fecesi fra Giuseppe , e i fratelli . I fratelli vendettero
Giuseppe , perche lo videro fauorito dal padre , e per te
ma di mirarselo costituito Signore , come egli haueua lo
ro predetto . Iddio si scruì di questa vendita , a far, cho
Giuseppe regnasse in Egitto , e i fratelli , che l'haueuano
venduto per non adorarlo Signore, fossero costretti ad
adorarlo,perche l'haueuano venduto: quindi si fece quel
la tenera agnizione , per cui ad vn ora , e l abbracciarono
come fratello, e l'adorarono come Signore: Et gawsus est
Pharao , & omnisfamilia eius . Così appunto i Giudei ve
dendo, che il diuin Padre fauoriua Cristo co' prodigi;,
temendo, ch'egli sarebbe lor Signore, si consigliarono
di venderlo a'Romani, per non adorarlo.' e Dio fece, che
l'adorassero perche lo vendettero :sì seruì di questa ven
dita a fabbricare a Cristo l'imperio , a' Giudei la seruitù ,
infinch'essi forzati dalla fame conuertentur ad •ve/peram—r,
perche famem patientur vt canes : e allora si farà l'agni
zione , per cui lo riconosceranno fratello , e Signore , e
dominatore dell' Vniuerso, e dirasS Venerunt fratres so-
c à p o i n t o: 3S9
fephìò' non già G au ifus est Pbarao i&famìlia eius,mz
ia Chiesa Criítiana .
j. Queíra conuersione de* Gíudci sarà fertile alla
Chieía di eccelsi beni . §>uod ys ( dicc l'Aposlolo ) deli- r» Epijì. ai
fîum eorum diuitiœsunt gentium , imnìinutio eorum diuitì&Kcm'11' 8>
gentium , quanta magis cum intrauerit plenitudo eoruni^, t
Ciò è quanto il dire > se la bontà onnipotente dalP infe-
deltà de' Giudei ha faputOj e voluto estrarne immeníì be
ni a pro délia Gentiiità, è da credere, che gli estranà non
minori dalla conuersione de'medesimi Giudei, Se que'
pochi Huomini , che dal Giudaismo íì diedero discepoli
a Cristo i hanno conuertito vn Mondointicro , chedourà
aspertarsi dalla fedcltà, dalzelo dell'intera nazione Ebrea
conuertita a Crifìo ? Iddio per Isaia promette alla Chiesa
straordinarie prosperità a compenfarle i trauagli : Pro eo , c ío_ r
qttodfuìjli derelicJa(dicc) Pana, te insuperbïamsdculorum\
Pro &re afferam aurum ypro ferro argentum . &c. Ciò si è
auuerato nella conuersione de' Gcntili , e si auuererà
niente ineno in quella de' Giudei: si corne a' Giudei
carnali , che rimascio neU'insedeltà , furon sostituiti dal
Gcntilesimo seruentiíïìmi Martin* ; così a'eaduti nella..
persecuzione dell'Anticristo si sostituiranno feruentissi-
mi Cristiani dal Giudaismo couuertitq3 i quali saranno>
quasiargento , ed oro comparato a vn vil métallo : Pro
are afferam aurum , Segue Isaia : Et œdificabunt filij pe~
regrinorum murosfuos . Tali erano i Gentili nel principio>