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A. A. 2019-2020 - Corso di Storia dell’Arte moderna - Prof. Valter Rosa


L’OPERA D’ARTE E LA SUA CORNICE
TERZA LEZIONE: Dall’Altare del Santo ... / mercoledì 18 marzo 2020 / Aula 10, ore 9,00
1449-1459
In copertina:
Donatello, Sant’Antonio da Padova, part.

A destra: Donatello, Altare del Santo


Padova, Basilica di Sant’Antonio.

DALL’ALTARE DEL SANTO ALLA PALA DI


SAN ZENO

Usciamo questa volta dalle tormentate vicende Cosmé Tura.


della questione bizantina (se ne riparlerà la pros- In questo contesto, l’evento artistico più impor-
sima lezione) e anche dalle preoccupazioni del tante, capace di modificare il corso della storia
presente, per proiettarci nella Padova della prima dell’arte ma anche le modalità di presentazione
metà del Quattrocento in un clima davvero esal- dell’opera stessa, a partire dalla cornice quale
tante. Dobbiamo immaginare una città già mol- interfaccia essenziale nella relazione fra opera e
to estesa, prospera e di grande vivacità artistica spettatore, è sicuramente l’insieme plastico del-
e culturale, ricca di chiese e conventi, oltre che l’Altare del Santo realizzato da Donatello e dai
di un’importante università, una delle più anti- suoi collaboratori.
che d’Europa. Una città in cui le antichità (non
solo romane) sono parte di un habitat quotidia- Non riesco a disgiungere quanto sto per scrive-
no, materialmente contemporanee ma poste allo- re dal ricordo ancora vivo che ho di Padova per
ra sotto una luce particolare, quella degli studi averci vissuto, poco meno di un anno, dopo la
e delle prime smanie antiquarie, coltivate, a due laurea. E poiché il mio lavoro era allora piutto-
passi dal Santo, nella bottega dello Squarcione, sto saltuario, ho avuto tutto il tempo di godermi
dopo il suo viaggio in Grecia (1426-1428), o da la città da un capo all’altro, apprezzare la genti-
quegli intellettuali umanisti ed epigrafisti come lezza degli abitanti, sostare lungo i portici di via
Ciriaco d’Ancona, Felice Feliciano e Giovanni S. Francesco che percorrevo ogni mattina. Ho
Marcanova, che tanta parte hanno poi avuto nel amato subito la Cappella degli Scrovegni, le due
fiancheggiare artisti come Mantegna. È così che piazze delle Erbe e della Frutta, il Battistero (che
su una solida tradizione locale antiquaria e filo- è sempre una delle mie tappe preferite ogni volta
logica s’innestano la cultura pittorica veneziana, che ritorno a Padova - ed è un peccato non poter
coi suoi retaggi bizantini, e le novità fiorentine tornare in città in questo momento in cui c’è , o
attraverso artisti di primo piano che transitano meglio ci sarebbe, una mostra molto importan-
e talvolta si fermano per qualche tempo a Pa- te sulla terracotta nel Rinascimento), Prato della
dova: Filippo Lippi nel 1434, lo scultore Nicolò Valle (un luogo per me mitico, per ragioni di stu-
Baroncelli dal 1434 al 1443, Paolo Uccello nel dio e di passione per il Settecento). Una sola cosa
1445-1446 e soprattutto Donatello che vi operò mi irritava di Padova, ovvero la mercificazione
dal 1444 al 1553, chiamato prima ad eseguire il del culto delle reliquie di Sant’Antonio, quel cul-
monumento equestre al condottiero Erasmo da to che ha sempre portato orde di turisti e fedeli
Narni detto il Gattamelata e subito dopo l’altare ad affollare la Basilica del Santo, costringendomi
maggiore nella Basilica di Sant’Antonio. In que- ogni volta ad estenuanti code per vedere le opere
st’ultimo decennio si forma qui una nuova lingua di Donatello. Così quel Donatello, di cui avevo
artistica che fa di Padova un centro di grandis- tanto amato sui libri i bassorilievi, non l’ho mai
sima attrazione per giovani artisti padani e del- apprezzato, finendo ogni volta, per sfinimento e
l’area lagunare-adriatica. Si è già detto dei pado- mancanza di spazio e luce adeguati alla visione,
vani Mantegna e Pizzolo (o Pizolo), protagonisti per restarne deluso. Al fondo della mia delusio-
dell’impresa della cappella Ovetari, ma occorre ne però c’era qualcosa di strettamente pertinente
almeno ricordare Marco Zoppo di Cento, Giorgio all’oggetto, ma che non riuscivo bene a capire.
Schiavone, dalla Dalmazia; Vincenzo Foppa, Be- Mi mancavano del resto gli strumenti per farlo,
nedetto Bembo e Giovanni Antonio Amadeo dal- poiché le mie conoscenze dell’arte di Donatello
la Lombardia; Michele Pannonio dall’Ungheria, erano allora limitate a quanto imparato al liceo.
presente poi a Ferrara e sempre da questa città Insomma l’Altare del Santo mi riusciva alla fin
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fine sgradevole e deconcentrante, fatto che con- Quanto sia stata in origine innovativa e rivolu-
trastava singolarmente con la sua fama di esse- zionaria quell’opera lo comprendiamo meglio
re uno dei più importanti complessi plastici del da realizzazioni coeve in buona parte conservate
Quattrocento. Il problema è che, così come si o ben documentate, come la pala plastica per la
presenta, quell’altare è il risultato di una ricom- cappella Ovetari, assegnata inizialmente a Pizzo-
posizione ottocentesca, come ho appreso qualche lo e Mantegna, ma eseguita con tutta probabilità
tempo dopo. da un allievo di Donatello, Giovanni da Pisa, e le
Come riuscire a riafferrare il senso di un’opera pitture padovane del Mantegna, sino alla pala di
per certi versi perduta? Non sempre le lancette San Zeno a Verona.
del tempo possono essere riportate indietro, ma, Queste dunque c’illuminano, accanto alle fonti
Donatello, Crocifisso, bronzo, h cm 179. se si tratta di un oggetto così importante, è quasi scritte, sul possibile assetto originario dell’altare
Padova, Basilica di Sant’Antonio, Altare del Santo. impossibile che non abbia lasciato memoria di sé del Santo. E sulla sua centralità di opera-guida
A destra: Donatello, Cristo in pietà tra due angeli, bronzo, e un qualche riflesso nell’arte contemporanea. nell’evoluzione dal polittico alla pala d’altare,
cm 58x56. un processo che, come è stato ben chiarito da-
Padova, Basilica di Sant’Antonio, Altare del Santo. gli studiosi, non si gioca solo nella monocoltura

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Donatello, Miracolo del neonato, bronzo, cm 57x123.
del linguaggio pittorico, ma entro una relazione quelle finiture decorative di cui sappiamo era or-
Padova, Basilica di Sant’Antonio, Altare del Santo. stringente fra pittura e scultura. Tale scambio nato l’altare del Santo.
fecondo poteva ben realizzarsi a Padova, centro Questo venne sciaguratamente modificato e ri-
Donatello, Miracolo della mula, bronzo, cm 57x123. di modellatura e fusione, ovvero di pratiche del- mosso, ovvero smontato, a partire dal 1579 per
Padova, Basilica di Sant’Antonio, Altare del Santo. la scultura che, come si vede bene nel caso di essere sostituito da un nuovo altare con reim-
A destra: Donatello, Madonna con il Bambino fra i santi
Donatello, reclamavano spesso l’intervento del piego di alcune sculture di Donatello. Occorrerà
Francesco e Antonio da Padova, bronzo, h cm 159. pittore-decoratore. Nicolò Pizzolo risulta infatti attendere il 1895 perché Camillo Boito, architet-
Padova, Basilica di Sant’Antonio, Altare del Santo. tra gli assistenti di Donatello probabilmente per to, teorico e professore all’Accademia di Brera,

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impegnato nei neonati organi di tutela, si facesse contrastava con la preziosità di una croce lignea
fautore di un intervento di restauro e ripristino, dipinta di azzurro e oro da Nicolò Pizzolo. Quel-
dentro un piano di riforma di altre parti della la croce, benché non fosse fissata all’altare, oc-
chiesa, fra molte discussioni sul possibile asset- cupava, come c’informano i documenti, una po-
to originario, optando però per una soluzione di sizione centrale in chiesa, ma nel corso del tempo
compromesso diversa da quella che stava emer- subì per esigenze liturgiche vari spostamenti.
gendo da una lettura attenta delle fonti (Marcan- Per quanto riguarda l’assetto dell’altare di Dona-
tonio Michiel, intorno al 1520) e della documen- tello, pare accertato che si elevasse con un’edi-
tazione archivistica dell’Arca del Santo. cola a forma di tempio retto da colonne e sor-
Nel nuovo assetto, il Crocifisso, in origine conce- montato da timpano arcuato. Sotto l’edicola al
pito separatamente (la prima opera realizzata nel centro era la figura della Vergine contornata da che vennero pagati di più della statua della Vergi-
1444 da Donatello al momento del suo trasferi- sei statue, tre per parte: San Ludovico da Tolo- ne), gli evangelisti, una Pietà, dei putti musican-
mento a Padova) veniva congiunto all’altare e is- sa, Santa Giustina e San Francesco, a sinistra; ti, un Seppellimento di Cristo in terracotta che è
sato dietro la scultura della Vergine. Bisogna qui Sant’Antonio, San Daniele e San Prosdocimo, a l’elemento più espressionista dell’insieme. A sinistra: Camillo Boito, Ipotesi ricostruttiva dell’altare
subito notare che la croce stessa su cui è issato maggiore di Sant’Antonio di Donatello, 1895, disegno.
destra. La predella in pietra – e questo è forse un Si può dire che ogni singola formella sia stata
il corpo di Cristo aveva un aspetto diverso dalla punto di relativa concordanza con l’assetto attua- una scuola per le giovani generazioni di artisti: Sopra: Giovanni da Pisa e Nicolò Pizolo (con l’aiuto pro-
semplicità attuale, dove il poderoso e sorpren- le – era ornata coi rilievi bronzei rappresentanti si pensi alle complesse e impeccabili architetture gettuale di Donatello?), La pala Ovetari (prima del 1944).
dentemente naturalistico modellato donatelliano i miracoli di Sant’Antonio (notiamo in margine prospettiche del rilievo del Miracolo della mula Padova, chiesa degli Eremitani, cappella Ovetari

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da cui Mantegna avrà imparato molto, o all’in- frontale della Vergine evoca con la sua minac- ni, forse per suggerire la saggezza divina i cui
tensamente patetica Pietà che di certo ha ispirato ciosa ieraticità le arcaiche figure ispirate dall’arte misteri non devono mai essere rivelati ... “Lo
le variazioni belliniane sul tema. Andrà poi nota- etrusca o meglio dal tipo della Nikopoia bizanti- strano aspetto d’idolo” (Chastel) della Vergine è
to nelle figure a tuttotondo la tensione interiore na, come la Madonna di Coppo di Marcovaldo, stato rilevato da numerosi storici fino a vedervi
La cappella Ovetari come si presenta oggi. che Donatello ha saputo costruire con le sue solu- in Santa Maria Maggiore a Firenze, sicuramente “un’evocazione di un sanguinario idolo del paga-
Padova, chiesa degli Eremitani. zioni plastiche, nonché soprattutto la soprenden- conosciuta da Donatello. Lo scultore ha inserito nesimo” (Jestaz)».
A destra: Giovanni da Pisa e Nicolò Pizolo (con l’aiuto te iconografia della Vergine col Bambino, così dei motivi sorprendenti che turbano l’iconogra- Ma, a prescindere dalle più suggestive e a volte
progettuale di Donatello?), La pala Ovetari (dopo il bom- commentata da Bernard Ceysson e Geneviève fia tradizionale: la corona merlata di cherubini, forzate interpretazioni, l’aspetto veramente inno-
bardamento). Padova, chiesa degli Eremitani, cappella Bresc-Bautier (1993): «La figura brutalmente le sfingi del trono al posto dei tradizionali leo- vativo dell’Altare del Santo consiste nell’essere

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concepito come una scena plastica unitaria dove bronzo pare frutto di una rilettura tarda, mentre
le figure sono disposte come in una sacra con- forse in origine era caratterizzata da una vivace
versazione, quindi la natura spaziale, architetto- e preziosa policromia. L’aspetto però che più in-
nico-prospettica, in cui sono scalate le singole teressa è la sua struttura unitaria, la disposizione
statue. Prima ancora che nei celebri compianti in delle figure che, se non compongono una vera e
terracotta della seconda metà del Quattrocento, è propria sacra conversazione, vivono nell’altori-
qui che si realizza modernamente quella relazio- lievo di una relazione spaziale molto precisa en-
ne fra opera e spettatore costruita su un sistema tro un’edicola che probabilmente non era mol-
ottico-percettivo e una griglia spaziale. to diversa dalla forma di quella dell’Altare del
Questa novità è simultaneamente, ma parzialmen- Santo. Sorprendente è la quasi simultaneità del-
te, recepita nella pala plastica (in terracotta) della l’esecuzione: il modello ligneo di Donatello vie-
Cappella Ovetari, per la quale non è stato anco- ne presentato il 13 giugno 1448, un mese dopo
ra ben definito il ruolo giocato rispettivamente quello di Pizzolo, mentre l’esecuzione definitiva
dagli artefici coinvolti nel contratto, inizialmente di quest’ultimo precederà la consacrazione del-
Mantegna e Pizzolo, poi, dopo la rottura fra i due, l’Altare del Santo, avvenuta il 13 giugno 1450,
il Pizzolo assieme a Giovanni da Pisa, allievo di festa di Sant’Antonio. A sinistra: Andrea Calore, Ipotesi ricostruttiva dell’Altare
Donatello, cui più credibilmente spettano le parti Quanto a Mantegna che al cantiere donatellia- del Santo di Donatello, disegno.
scultoree, limitandosi probabilmente al primo la mo aveva certamente potuto accedere, sia ini-
parte decorativa. Le posizioni degli studiosi non zialmente tramite il Pizzolo, sia perché ingag- Giovanni da Pisa e Nicolò Pizolo (con l’aiuto progettuale
di Donatello?), La pala Ovetari (prima del 1944). Padova,
sono concordi. Il giudizio è inoltre inficiato dal giato a sua volta dal santuario per l’esecuzione chiesa degli Eremitani, cappella Ovetari.
fatto che l’opera è stata notevolmente danneggia- dell’affresco della lunetta coi Santi Antonio da
ta dai citati bombardamenti del 1944. Va notato Padova e Bernardino da Siena (oggi al Museo Sopra: Andrea Mantegna, Pala di San Zeno (dopo il re-
inoltre che la sua colorazione ad imitazione del Antoniano), mentre stava terminando nel 1456 stauro del 2006). Verona, Basilica di San Zeno Maggiore.

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le storie di San Cristoforo agli Ovetari, veniva
contattato da Gregorio Correr per la realizzazio-
ne della Pala dell’altare maggiore della chiesa di Andrea Mantegna, Pala di San Zeno, 1456-1459.
San Zeno a Verona. È qui che Mantegna mette Verona, Basilica di San Zeno Maggiore.
a frutto, reinterpretandole in una chiave nuova,
A detra: interno della Basilica di San Zeno Maggiore a
le soluzioni più innovative delle opere padovane Verona.
di Donatello, assieme all’altissima competenza
antiquaria che spazia dalle antichità veronesi a Nelle pagine seguenti, da sinistra a destra:
quelle della Dalmazia, alla conoscenza delle mo- Andrea Mantegna, Pala di San Zeno, 1456-1459, part.
nete antiche, attuando un singolare sincretismo Verona, Basilica di San Zeno Maggiore.
Pannello sinistro coi santi Pietro, Paolo, Giovanni Evan-
che gli consente di accogliere elementi bizantini gelista e Zeno; Madonna col Bambino in trono, part.; i
accanto a motivi ornamentali dell’arte islamica santi Lorenzo e Gregorio, part. del pannello destro.

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Sopra, da sinistra a destra: (dal tappeto alle aureole-vassoi). elementi apparentemente divisori della corni-
Andrea Mantegna, Pala di San Zeno, 1456-1459, part. L’opera, consegnata nel 1459, poco prima del ce fortemente plastica. Anche qui la struttura a
Verona, Basilica di San Zeno Maggiore.
trasferimento di Mantegna a Mantova, ha subito tempietto della cornice, sicuramente progettata
Pannello sinistro coi santi Pietro, Paolo, Giovanni Evan-
gelista e Zeno; Madonna col Bambino in trono, part.; i le ingiurie del tempo e della storia non meno di da Mantegna ed esemplata certo sul modello do-
santi Lorenzo e Gregorio, part. del pannello destro. quelle sopra ricordate: nel 1797 è diventata parte natelliano, è basata su quattro eleganti colonne
del bottino napoleonico portato a Parigi. Qui, nel scanalate che trovano una continuità nella pro-
Musée Napoléon, è stata smontata e le tre tavole spettiva illusiva di un recinto sacro retto da pi-
che compongono la predella, mai più restituite lastri, nel quale sono scalati due gruppi di santi.
dopo il 1814, sono rimaste al Louvre e al Museo La cornice dunque diventa un reale elemento di
di Tours, così che la pala, ritornata nel frattempo connessione fra spazio reale dello spettatore e
mutila a Verona, ha dovuto essere integrata con spazio pittorico, profilandosi qui la matrice della
le copie realizzate da Paolino Caliari che alme- complessa soluzione ribaltata della Camera picta
no hanno consentito – scontata qualche perdita mantovana. La bellezza smagliante della pittura,
subita dalla cornice – di ricomporre l’aspetto ori- nella quale la definizione lenticolare non è di-
ginario. spersiva, ma retta da una salda costruzione com-
Di fianco: L’opera ha un’importanza capitale nell’evolu- positiva e spaziale, dove l’imitazione dei rilievi
Seggio di San Pietro, Xi-XII secolo.
Venezia, Basilica di S. Pietro in Castello.
zione della pala d’altare: costruita materialmente antichi e delle pietre dialoga con la vivificazione
Forse stele funeraria e seggio dell’apostolo ad Antiochia come un trittico, essa vede in realtà un princi- dei motivi classici (i festoni di frutta vera), non
(Siria). pio di connessione e di unitarietà proprio negli viene meno nelle originalissime scene della pre-
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della, nelle quali Mantegna ha modo di mettere a a sinistra: Andrea Mantegna, Preghiera nell’orto, tempera
punto la sua concezione della storia. Qui il tempo su tavola, cm 71x93,7. Dalla predella della Pala di San
Zeno.
degli uomini scorre parallelo al tempo geologico,
Tours, Musée des Beaux-Arts.
quale si legge nell’attenzione maniacale e mera-
vigliosa per le rocce, la loro disgregazione nella a destra: Andrea Mantegna, Crocifissione, tempera su
mulinazione del tempo. tavola, cm 76x96. Dalla predella della Pala di San Zeno.
Lo scomparto centrale, conservato al Louvre, che Parigi, Musée du Louvre.
tanto colpì Degas che lo copiò nel 1861, inscena
sotto: Andrea Mantegna, Resurrezione, tempera su tavola,
il momento più tragico della passione di Cristo cm 71x94. Dalla predella della Pala di San Zeno.
in una sorta di palcoscenico all’antica, una spe- Tours, Musée des Beaux-Arts.
cie di agorà circolare di una città che il tempo ha
cancellato, col lastricato dalla stereotomia fero-
cemente insistita, cui fa da sfondo l’arditissima
quinta di una roccia di cui un evento tellurico ha
ribaltato l’ordine sedimentario, a separare la città
degli uomini che è la città contemporanea.

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Andrea Mantegna, Resurrezione, tempera su tavola, particolare. Dalla predella della Pala di San Zeno.

Questo fascicolo è ad uso esclusivo degli studenti iscritti al corso di Storia dell’Arte moderna del prof. Valter Rosa.
Ogni altra diffusione è rigorosamente vietata.