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A. A. 2019-2020 - Corso di Storia dell’Arte moderna - Prof. Valter Rosa


L’OPERA D’ARTE E LA SUA CORNICE
UNDECIMA LEZIONE: Rubens in Italia / venerdì 17 aprile 2020, aula 10, ore 14
1600-1608
in copertina:
Mantova, Palazzo degli Studi, ex chiesa della Santissima
Trinità, stato attuale (al 1991) dell’abside ove un tempo
era collocato il trittico di Rubens.

a destra:
RUBENS E IL “MUSEO ITALIA” Milano, Casa di Leone Leoni, detta degli Omenoni.

“Quando sono preso dallo sconforto rispetto al brano relativo al rapporto tra l’artista e il museo.
mio lavoro vado al Louvre e lì trovo di che rin- Ci sono stati naturalmente dei precedenti per
cuorarmi, c’è tutto quello che mi serve per ri- quanto riguarda l’interesse di artisti per raccol-
prendere a lavorare”. La citazione non è testuale, te di tipo museale, di cui sarebbe utile ed inte-
ma traduce il senso di un pensiero di un grande ressante discutere; viene subito in mente il caso
pittore francese come Paul Cézanne. di uno scultore del Cinquecento che ha lavorato
Secondo la testimonianza raccolta dallo scrittore molto per la corte spagnola, ovvero Leone Leo-
Joachim Gasquet (1873-1921), Cézanne, in visi- ni, l’autore del monumento bronzeo a Vespasiano
ta al Louvre, avrebbe affermato, tra l’altro, quan- Gonzaga che ho riprodotto in quarta di copertina
to segue: “E’ grottesco immaginare di spuntare nel pdf della nona lezione.
come un fungo, quando si hanno tante generazio- Nella sua casa milanese, detta degli Omenoni,
ni alle spalle. Perché non approfittare di tutto que- nella metà del ‘500 aveva formato una importan-
sto lavoro, perché trascurare questa formidabile tissima raccolta di opere di arte. Comprendeva,
risorsa? Sì, il Louvre è il libro dove impariamo tra l’altro, calchi di sculture antiche, come ad
a leggere. Non dobbiamo tuttavia accontentarci esempio i rilievi della colonna Traiana o il Mar-
di mandare a mente le belle formule dei nostri il- co Aurelio, ed anche degli originali, tra cui un
lustri predecessori. Abbiamo visto un dizionario, modelletto in cera di Leonardo da Vinci, oltre ad
come diceva Delacroix, dove troveremo tutte le opere pittoriche di grande pregio del Correggio e
parole che ci servono. Usciamo. Studiamo la bel- di altri autori. Questo è l’esempio di una raccolta
la natura, cerchiamo di sprigionarne l’anima, cer- privata realizzata da un artista nella propria dimo-
chiamo di esprimerci secondo il nostro personale ra, con l’intento di mettere insieme dei capolavo-
temperamento. Tempo e riflessione, d’altronde, ri che possano essere dei modelli di studio. Nella
modificano a poco a poco la nostra visione e, alla scultura di Leone Leoni lo studio dell’antico ha
fine, in noi sopraggiunge la comprensione”. un’importanza enorme: i suoi busti di condottieri
Mentre dice queste cose il pittore si trova di fron- e di principi sono modellati sulla statuaria e sulla
te alle Nozze di Cana di Veronese, artista da lui ritrattistica romana, mediata naturalmente da Mi-
stimatissimo, assieme ai grandi veneziani e a chelangelo. La raccolta è andata dispersa dopo
Rubens. “E dire – dice sempre Cézanne – che la morte degli eredi, però è possibile ricostruirla
c’è stato un tempo in cui volevo bruciare tutto perchè sappiamo, in parte, come è avvenuta la
questo. Per mania di originalità, di inventare… dispersione. Per esempio i calchi della colonna
Quando non sappiamo, crediamo che siano quel- Traiana si trovano oggi alla Biblioteca Ambro-
li che sanno a bloccarci… Al contrario, se li si siana (all’ingresso), dove erano confluiti come
frequenta, invece di ostacolarvi vi prendono per modelli per l’accademia seicentesca fondata dal
mano e gentilmente, al loro fianco, vi fanno bal- cardinale Federico Borromeo.
bettare la vostra piccola storia. Ah! Fare degli Questo atteggiamento nei confronti dell’arte si Nel 1589 la madre Marie Pypelinckx (figlia di in qualità di maestro nella gilda di San Luca di
studi seguendo i grandi maestri decorativi come esprime in forma più compiuta – e non limita- un mercante di arazzi), dichiarandosi di religione Anversa.
Veronese e Rubens, ma come se si facessero stu- tamente all’antichità greco-romana o a qualche cattolica, può tornare coi 7 figli ad Anversa, città Ma Rubens non sarebbe mai diventato l’artista
diando natura…”. altra idea di rinascita – solo nel Seicento e princi- che nel frattempo (1585) era stata riconquistata che conosciamo senza il soggiorno in Italia
Concepire il museo come una sorta di diziona- palmente in Rubens. da Alessandro Farnese. Lì Pieter Paul Rubens dove si trasferisce nel maggio del 1600, ovvero
rio, come una riserva a cui attingere praticamen- Pieter Paul Rubens era nato nel 1577 a Siegen, compie i primi studi e frequenta la bottega di un a 23 anni, chiamato dal duca Gonzaga, restando
te tutto, e studiare l’opera dei grandi maestri del in Vestfalia, perché la sua famiglia, originaria di pittore di paesaggi. Il suo apprendistato come al suo servizio per ben otto anni. Trovandosi tra
passato come se fosse la natura stessa, non sono Anversa e di fede protestante, durante la guerra pittore si completa attraverso altri due maestri, il 15 e il 22 luglio a Venezia, viene notato da un
idee del tutto nuove. Esse rimandano almeno a un di religione era fuggita in Germania. Il padre Jan uno dei quali, Otto van Veen, era stato allievo in gentiluomo della corte di Mantova che lo intro-
pittore come Rubens, del resto citato proprio nel Rubens, giurista, muore nel 1587 a Colonia. Italia di Federico Zuccari. Nel 1599 è ammesso duce presso i Gonzaga. I suoi modi signorili, la

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sua conoscenza delle lingue, prima ancora che Louvre).
il riconoscimento delle sue qualità di pittore, gli Il viaggio in Italia di Rubens si compie dunque su
consentono di entrare a servizio del duca Vin- questo duplice binario: arte e diplomazia, ma con
cenzo I Gonzaga che in effetti si servirà di lui ampia libertà di movimento, che il pittore impie-
anche per missioni diplomatiche, impiegandolo ga per conoscere tutto quello che può dell’arte
per condurre trattative piuttosto delicate con la italiana. Rubens utilizza queste missioni diplo-
Spagna. Questa è una vicenda di grandissimo in- matiche anche per conquistare la propria libertà
teresse sulla quale, solo dopo gli studi di Michael di artista.
Jaffé, è stata fatta piena luce, perché in preceden- Il suo non è un viaggio che si snoda esclusiva-
za si è data scarsa importanza ai suoi legami con mente secondo le tappe che saranno proprie del
la corte gonzaghesca. “Grand Tour” (Firenze, Roma, Napoli, …), ma
L’abilità diplomatica è una qualità di Rubens in realtà un viaggio più curioso, quasi onnivoro.
da non sottovalutare, perché sarà costantemente A Rubens non interessa solamente visitare Roma
presente lungo tutta la sua carriera. Accanto ad per copiare l’antico o Raffaello, ma poter vede-
incarichi e a commissioni di tipo artistico, il pit- re e comprendere tutto ciò che c’è da assimilare
tore riceverà spesso incarichi di tipo politico. dell’arte italiana.
La si potrebbe paragonare, in questo senso, alla Le sue principali tappe, oltre a Firenze e a Roma,
figura di Baldassarre Castiglione, vissuto un se- sono Mantova, Parma, Genova,Venezia, ma non
colo prima, uno straordinario letterato umanista manca di visitare molti centri minori. Ovunque si
che ebbe pure incarichi di tipo diplomatico nei trovi, copia dipinti, disegni, cartoni, sculture, in
rapporti tra il Papato e la Spagna. modo da costituirsi una sorta di dizionario, direi
Il 5 ottobre 1600 lo troviamo già, al seguito del quasi enciclopedico, dell’arte italiana. Occorre
duca di Mantova, a Firenze a presenziare al ma- dire, però, che Rubens non ha mai fatto di que-
trimonio del secolo, quello avvenuto per procura sta attività di copista un’operazione puramente
tra Maria de’ Medici ed Enrico IV, come attestato meccanica, riproduttiva. Fra gli scritti conosciuti
da un illustre testimone: «Ho visto volentieri che di Rubens (alcuni sono andati dispersi, altri sono
V.S. fosse presente nello sposalitio della Regina giudicati apocrifi) ve n’è uno dedicato proprio
Madre in Santa Maria del Fiore e nella sala del alla questione dell’imitazione della scultura, il
banchetto e m’è chiarissimo che V. S. m’habbia De imitatione antiquarum statuarum, in cui tro-
rimesso in memoria l’Iride che compare su la viamo il precetto secondo cui bisogna cercare di
tavola, con quella victoria romana in habito di guardare la statuaria con un occhio da pittore e
Minerva che cantò con tanta dolcezza». Chi scri- quindi renderla pittorica, e nel copiare le statue
ve, ricordando l’episodio a posteriori (27 ottobre dell’antichità, occorre cercare di renderle vive, di
1622) è Nicolas-Claude Fabri de Peiresc (Belgen- interpretarle con questa sensibilità, trasformando
tier, 1580 – Aix-en-Provence, 1637), intellettuale il marmo inerte in carne viva. e che dieci anni più tardi i Gonzaga sarebbero
francese di vastissima cultura letteraria, artistica In quel periodo lui non è il solo pittore straniero a stati costretti, per mancanza di denaro, a vendere
e scientifica, formatosi presso i gesuiti, figura Mantova; vi sono infatti altri artisti fiamminghi, tutto all’Inghilterra. Come confiderà molti anni
centrale della cultura del Seicento in quanto fau- tra cui Pourbus. Il collezionismo di arte fiam- dopo (1628) ad un amico, Rubens guardava a
tore, grazie ai suoi costanti contatti epistolari coi minga si era già diffuso nel secolo precedente: tutto questo scialacquo di denaro con un occhio
maggiori artisti, cultori, collezionisti e intellet- negli archivi gonzagheschi sotto la data 1535 critico: «...Et di poi il Duca don Vincenzo et gli
tuali europei, di quella “repubblica delle lettere”, risulta registrato un acquisto di 120 opere “alla suoi figliuoli gran spenditori e liberali ansi pro-
ovvero di quel sogno universalista dell’Umane- maniera di Hieronymus Bosch”: raffigurazioni di digi della robba degli lor sudditi hanno vessato
simo in cui Rubens ancora si riconosce. Con lui notturni, scene fantastiche; ma sappiamo anche sempre quel stato con essationi et imposte gra-
infatti Rubens resterà in contatto di amicizia sino che, in seguito, si collezionavano paesaggi sulla vissime».
alla morte di Peiresc nel 1637. falsariga di Bruegel e di Brill, autori molto amati Un celebre suo dipinto dei primi anni italiani è
Ma quell’incontro a Firenze con Maria de’ Me- dai collezionisti italiani, tra i quali ad esempio quello noto come Gli amici mantovani (1602) P. P. Rubens, Autoritratto con amici a Mantova (detto
dici si rivelerà poi foriero di una delle più im- Federico Borromeo. (olio su tela, Colonia, Wallraf-Richartz Mu- anche Gli amici mantovani), 1602 c., olio su tela, cm
portanti imprese pittoriche di Rubens, appunto il Teniamo presente che in quel momento Vincenzo seum): si tratta di una sorta di conversation piece 77,5x161.Colonia, Wallraf- Richartz Museum.
ciclo dedicato alla sovrana di Francia, una serie Gonzaga stava dissipando tutte le sue sostanze in cui i personaggi ritratti non sono propriamen- Dipinto appartenuto forse a Lord Byron, giunse nel museo
di 24 pannelli commissionati nel 1621 per la sua anche in opere d’arte, commissionate ai mag- te mantovani, ma figure che potevano trovarsi a di Colonia nel 1961, dopo essere stato acquistato da
residenza al Palazzo del Lussemburgo (oggi al giori pittori del momento (Reni, Albani, ecc.), Mantova all’inizio del ’600. Dietro a Rubens si Adolf Hitler per il Museo di Linz.

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vede il fratello Philipp, il quale lo introduce in
diversi ambienti a Padova e a Roma (qui il fratel-
lo fu bibliotecario del cardinale Ascanio Colon-
na, protettore di Fiandra). La cerchia di persone
che frequenta è composta in parte da intellettua-
li, prima ancora che da politici. La persona che
gli sta di fronte è stata erroneamente identificata
con Galileo Galilei, ma riconosciuta come Frans
Pourbus, altro pittore stipendiato dai Gonzaga. Vi
è poi una figura molto importante, quella del fi-
losofo neostoico Justus Lipsius (1547-1606) che,
non presente a Mantova, viene comunque evoca-
to (nell’estrema destra del quadro) poiché tanto
Rubens quanto il fratello Philipp si riconoscono
come suoi seguaci. Si tratta dunque di un cena-
colo fiammingo ambientato idealmente presso la
corte mantovana.
Ma quali sono state le opere d’arte italiana che
più hanno colpito Rubens e sulle quali ha realiz-
zato i propri studi? La dispersione dei suoi dise-
gni non consente di poter mappare con precisione
tutto quello che è caduto sotto la sua attenzione
e, talvolta, è più facile dedurlo dalla produzione
pittorica matura, ovvero ormai libera da un’esi-
genza di riproduzione o documentazione. Quello
che però si è conservato ci consente di affermare
che in lui non vi erano preclusioni di scuole, di
periodi o di generi. Nel disegno che raffigura i
Prigionieri, (1605 ca., Boston, Isabella Stewart
Gardner Museum), tratto dai Trionfi di Cesare di
Andrea Mantegna, allora ancora presenti a Man-
tova, possiamo notare cosa interessasse a Rubens
in questi primi anni del ’600 in Italia. Il suo modo
di guardare sembra caotico, senza scelte, ma poi,
esaminando attentamente gli esiti, comprendia-
mo che di scelte ne sono state fatte. È necessario P. P. Rubens, I Santi Bendetto e Paolo (da Giovanni Belli-
che noi fissiamo l’attenzione sul modo di dise- ni), 1605 c., disegno. Londra, British Museum.
gnare che di volta in volta cambia a seconda del
soggetto, proprio perché anche attraverso il se-
gno traspare ciò che a lui interessa di un determi-
nato autore. Nel caso del Mantegna non si tratta
del colore, perché Rubens si limita a un semplice
contorno con pochi tratteggi che accennano al
chiaroscuro; è invece interessato all’iconografia
di queste figure, che lui riutilizzerà in altre opere, a destra, in alto:
componendo una sorta di collage. Il reimpiego P. P. Rubens, La battaglia per lo stendardo (da Leonardo
di motivi iconografici, con esplicite citazioni in da Vinci), 1605 c., olio su tela. Vienna, Gemäldegalerie der
Akademie der Bildenden Künste.
al molti casi, non sembra creare particolari pro-
blemi a Rubens o muovere degli scrupoli, perché a destra, sotto:
poi quello che conta per lui è il colore che spes- P. P. Rubens, La Notte (da Michelngelo), 1603, disegno.
so tramuta quei prestiti così espliciti in creazioni Parigi, Fondation Custodia.

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originali. Il disegno della Trasfigurazione (inizio P. P. Rubens, Studio di Guerrieri dalla Colonna Traiana,
del ’600), da Raffaello, (Parigi, Musée du Lou- 1600-1608, matita nera su carta bianca, mm 255x158.
vre) è evidentemente da mettere in relazione col Toronto, Kekko Gallery.
grande dipinto sullo stesso tema realizzato nel
1605 per il duca Vincenzo Gonzaga nella chie-
sa gesuitica della Santissima Trinità di Manto- a destra:
P. P. Rubens, Studio di testa da un busto antico (Pseudo
va. Eloquente pure, in tal senso, Battaglia per lo Vitellio), 1601-1602, Sanguigna su carta bianca, mm
stendardo (1605) (Vienna, Gemäldegalerie der 390x257. Toronto, Kekko Gallery.
Akademie der Bildenden Künste), in questo caso
una copia dipinta da intendersi ovviamente come
interpretazione pittorica della perduta Battaglia
di Anghiari di Leonardo da Vinci, ricostruita sul-
la base di testimonianze grafiche o copie antiche.
A Leonardo appartiene l’invenzione del tema,
non certamente il colorismo acceso che Rubens
gli conferisce e che sarà poi qualificante la sua
pittura. a pag. 10:
Nel disegno del Sacrificio di Isacco, da Tiziano, P. P. Rubens, Ritratto di Eleonora Gonzaga all’età di due
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina): Ru- anni, 1600-1601, olio su tela, cm 76x48,5. Vienna, Kun-
bens si serve di lumeggiature, di una carta tinta, sthistorisches Museum.
insomma ci troviamo di fronte a un disegno “pit- a pag. 11:
torico”. Lo stesso dicasi per lo Studio di apostolo P. P. Rubens, Ritratto di Vincenzo II Gonzaga (frammento
in piedi, da Correggio, (1605) (sanguigna, Pari- della pala della Trinità), 1605. Olio su tela, cm 67x51,5.
gi, Musée du Louvre): il foglio presuppone la Vienna, Kunsthistorisches Museum.

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P. P. Rubens, La Famiglia Gonzaga in adorazione della
Santissima Trinità (Tempio della Trinità), 1605, olio su
tela, cm 195x465 ca.; 185x465 ca.. Mantova, Palazzo
Ducale.

a sinistra, sotto:
P. P. Rubens, Battesimo di Gesù, 1605, olio su tela, cm
411x675. Anversa, Koninklijk Museum voor Schone
Kunsten.

sotto:
P. P. Rubens, La Trasfigurazione, 1605, olio su tela, cm
407x670. Nancy, Musée des Beaux-Arts.

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a p. 18-19: P. P. Rubens, Francesco IV Gonzaga, Manto-
P. P. Rubens, La Famiglia Gonzaga in adorazione della a p. 17: va, Collezione Freddi.
Santissima Trinità (Tempio della Trinità), 1605, olio su tela, Ipotesi ricostrutiva sulla base dei frammenti superstiti e in Leone e Pompeo Leoni (Martin Pardo doratore), Filippo P. P. Rubens, Il cagnolino di Eleonora Gonzaga, 1605,
cm 195x465 ca.; 185x465 ca. Mantova, Palazzo Ducale. parte dispersi in collezioni pubbliche e private. II e suoi familiari, 1591-1598. Monastero dell’Escorial. olio su tela, cm 67x34. Mantova, Palazzo Ducale.

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visione diretta, perché il punto di ripresa è alto, Museum): il primo preciso, descrittivo in senso
quindi Rubens deve essere salito sulla cupola del lenticolare, algido pur nelle sue note cromatiche
Duomo di Parma. Correggio è un altro riferimen- accese; il secondo, ormai liberato dalla tirannia
to importante per Rubens: in questo caso l’uso del contorno e improntato a un colorismo tona-
della sanguigna traduce l’idea di un disegno più le di marca veneziana. Si capisce a questo punto
morbido. che cosa abbia determinato questa svolta: il co-
Naturalmente Rubens è interessato anche alla lore delle pale del Veronese, l’uso della luce sul
scultura, come dimostrano i Quattro studi del ca- panneggio e sugli incarnati della ritrattistica di
vallo del monumento a Cosimo I de’ Medici, ope- Tiziano.
ra del Giambologna (1600-03) (bistro a penna, Va notato che il secondo ritratto è il frammento di
Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto Disegni un ritratto di famiglia, parte di un grande dipinto
e Stampe): qui il segno è più secco, quasi simi- per la chiesa della Trinità di Mantova, una delle
le all’incisione. Noto qui in margine che Rubens più importanti opere del periodo mantovano di
praticava anche l’arte dell’incisione e se ne ser- cui subito diremo. Impegnato dai Gonzaga per
viva, facendola eseguire ad altri, sotto suo stretto lo più per noiosi ritratti e copie di autori famosi,
controllo, rinnovando il modo di tradurre la pittu- Rubens ricevette le più importanti commissioni
ra in incisione, perché era in grado di comprende- gonzaghesche non per il Palazzo Ducale, ma per
re quale tipo di segno inciso fosse necessario per la chiesa gesuitica della Trinità, realizzando tre
rendere il colore originale di un dipinto. Quanto grandi tele, inaugurate 28 maggio 1605 (festa
all’arte a lui contemporanea, sappiamo che in un della Santissima Trinità), il cui rocambolesco e
primo tempo prestò grande attenzione alle opere in parte disastroso destino (dispersione di due e
di Caravaggio, subendone l’influenza, come di- smembramento della terza) ebbe origine con la
mostra lo Studio per testa di giovane (1601-02) soppressione della Compagnia di Gesù (1773),
(olio su carta, montato su tavola, New York, Coll. subendo il colpo decisivo nel periodo napoleo-
Suida-Manning). È una testa che Rubens ha riuti- nico e oltre. La vicenda è esemplare, in senso
lizzato in più dipinti, anche in opere realizzate al negativo, della fragilità del patrimonio artistico
ritorno ad Anversa. quando non è tutelato. Ripercorrerla, sia pure nei
Grande rilievo poi occupa in questa fase italia- passaggi più significativi (ne ha fatto una pun-
na, l’imitazione della scultura antica, sempre tualissima ricostruzione Stefano l’Occaso nel ca-
attraverso una diversificazione del segno e del talogo del Museo di Palazzo Ducale di Mantova,
medium grafico, come dimostrano ad esempio 2011) risponde non solo alla necessità di com-
il Gruppo del Laocoonte (1601-02) (Milano, Bi- prendere meglio l’opera di Rubens, ma anche a
blioteca Ambrosiana, Disegni dall’antico dal Pic- un imperativo morale.
colo Codice Resta), il Vecchio, cosiddetto Seneca A Mantova, la chiesa della Santissima Trinità era
morente Borghese, tema poi ripreso frontalmen- stata voluta dai Gonzaga, in particolare dalla mo-
te ed utilizzato nel dipinto la Morte di Seneca glie del duca Guglielmo, Eleonora d’Austria, che
(Monaco, Pinacoteca), il Busto dello “Pseudo aveva introdotto i gesuiti in città. L’impresa, por-
Vitellio” (1601-02) (sanguigna, Toronto, Kekko tata a compimento dal duca Vincenzo I, veniva
Gallery), una testa di espressione, particolarmen- così coronata dall’esecuzione da parte di Rubens
te apprezzata da pittori e scultori di tutti i tempi, di tre grandi tele da collocarsi nel presbiterio: al
come abbiamo già avuto modo di rimarcare in centro La famiglia Gonzaga in adorazione della
altra lezione. Anche qui trionfa la maniera pitto- Santissima Trinità (Tempio della Trinità); a sini-
rica del disegno rubensiano, che quasi rende viva stra il Battesimo di Cristo; a destra la Trasfigu-
la testa antica. razione. Da notare il fatto che ai piedi dell’altare
Ma ora, per tirare le somme di questo tirocinio si trova la tomba di Eleonora d’Austria (madre
formativo e registrare il cambiamento fra il Ru- del duca Vincenzo, morta nel 1594) e che quindi
bens fiammingo e il Rubens italiano, ci basti il la decorazione del presbiterio va vista anche in
confronto fra il Ritratto di Eleonora Gonzaga funzione celebrativa di questa figura.
all’età di due anni (1600-1601) (olio, Vienna, Le tre tele non subirono spostamenti quando la
Kunsthistorisches Museum) e Ritratto di Vincen- chiesa, dopo la soppressione dei Gesuiti, venne
zo II Gonzaga (1605) (Vienna, Kunsthistorisches affidata nel 1775 agli agostiniani, ma nel 1797
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con ritratti dei Gonzaga. Intanto per tutto l’Otto-
cento e oltre la parte superiore del dipinto, con
la rappresentazione della Trinità sopra un arazzo
tenuto dagli angeli, e quella inferiore, coi ritratti
dei Gonzaga, restano a lungo separate, utilizzate
come sovraporte nella prima sala della Bibliote-
ca. Finalmente, nel ‘900, le due parti sono ricom-
poste e vengono intavolate trattative sia con pri-
vati sia con istituzioni museali (dove alcuni ritagli
erano finiti) per poter ricomporre il dipinto nella
sua integrità, ma questa eventualità si realizza in
un solo caso con la restituzione del frammento
dell’Alabardiere. Con tutte le incongruenze e la-
cune che denunciano questa travagliata vicenda,
il dipinto si può oggi ammirare in una delle sale
del Palazzo Ducale di Mantova.
Ciò che rimane comunque denota quanto il pit-
tore abbia fatto tesoro della pittura di Tiziano
e di Veronese, mentre nella composizione del-
la famiglia dei Gonzaga pare essersi ispirato al
gruppo scultoreo realizzato da Leone e Pompeo
Leoni nella Capilla Mayor dell’Escorial, visto da
Rubens nel corso della sua missione diplomatica
in Spagna nel 1603.
Il Battesimo di Cristo (1604-1605), oggi conser-
vato ad Anversa, dei tre dipinti appare a me quel-
lo più interessante e moderno, pur negli evidenti
richiami a Tiziano e Tintoretto, e per il gruppo
degli ignudi, alla Battaglia di Cascina di Miche-
langelo, di cui tre cartoni si trovavano allora a
Mantova presso la famiglia Strozzi. L’assimila-
zione dell’arte italiana produce qui risultati an-
che più stupefacenti che nell’Adorazione della
Trinità. Non c’è riproduzione che valga la visio-
i francesi prelevano la Trasfigurazione, proba- ne diretta del dipinto: la fresca e larga pennellata
bilmente giudicata più appetibile per i rimandi – una libertà che il pittore si concede in relazione
raffaelleschi, che verrà poi destinata a Nancy alla visione distante dell’opera – gli consente di
(Musée des Beaux-Arts, dove ancora si trova). ottenere degli effetti magistrali, tanto nelle figu-
Intanto l’Accademia locale, interessata a preser- re, quanto nella resa della vegetazione e dell’ac-
vare le altre due tele, non è dotata di mezzi e del qua. Mi piace pensare, guardando a questi detta-
sostegno politico per poterle acquisire. Così nel gli, che questo dipinto possa essere stato visto e,
1801 il Battesimo viene trafugato da un milita- per ragioni diverse, assimilato dai giovani Monet
re francese, finendo poi ad Anversa (Koninklijk e Manet.
Museum voor Schone Kunsten). La Trasfigurazione (Nancy, Musée des Beaux-
Nello stesso momento il grande pannello della Arts) è dipinto di grande effetto, inconcepibile
Trinità viene tagliato in molti pezzi da un co- senza l’omonimo capolavoro di Raffaello, ben-
lonnello francese, al fine di poterlo esportare ché a ben guardare vi si trovi di tutto, persino un
e vendere con maggiore facilità. Il tentativo di volto caravaggesco. In tal senso è forse l’opera
esportazione viene sventato, i pezzi ricuciti in più spettacolare, ma anche la più acerba per il
modo approssimativo, ma questo non impedisce modo in cui le figure risultano affastellate, per
la contemporanea dispersione di molti frammenti certe evidenti forzature nei moti e nelle espres-
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P. P. Rubens, Battesimo di Bastiano da Sangallo, Bat-
Gesù, 1604, disegno. taglia di Cascina (copia del
Parigi, Louvre cartone di Michelangelo,
1505-1506), 1542, disegno.
Norfolk, Holkham Hall.

P. P. Rubens, Battesimo di Gesù,


1605, olio su tela, cm 411x675.
Anversa, Koninklijk Museum
voor Schone Kunsten.
P. P. Rubens, La Trasfigurazione, 1605, olio su tela, cm 407x670. Nancy, Musée des Beaux-Arts.

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sioni delle figure. È il linguaggio di un potere che P. P. Rubens, Ritratto di Gio. Carlo Doria a cavallo,
vuole imporsi, che vuole sfondare, ma che per la 1606, olio su tela, cm 265x188.
troppa fretta, forse, non riesce a dominare appieno Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spi-
nola.
la materia che ha in mano. Tuttavia nell’elabora-
zione dei panneggi dei due apostoli sulla sinistra, P. P. Rubens, Ritratto di Brigida Spinola Doria, 1606, olio
vediamo già il linguaggio tipico del Rubens ma- su tela, cm 152,5x98,7. Washington, National Gallery of
turo, nell’adozione di una larga pennellata, nel- Art.
lo sdoppiamento dei contorni in funzione di una
visione distante che non è più quella monoculare
prospettica del Quattrocento. Il colorista qui si
fa anche studioso di ottica, e se non risulta che
abbia eleborato nulla di teorico sull’argomento,
non bisogna dimenticare, tra l’altro, che Rubens a destra:
P. P. Rubens, San Gregorio Magno in estasi, coi Santi
ha illustrato un importante trattato di ottica di un Papia, Mauro, Nereo, Achilleo e Domitilla, 1507, olio
matematico del suo tempo, l’Aghilonius. su tela cm 474x286. Grenoble, Musée de Peinture et de
Concluso questo impegno, Rubens è di nuovo Sculpture. Si tratta della prima versione della pala della
ingaggiato dai gesuiti, questa volta però a Geno- Madonna della Vallicella.

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P. P. Rubens, Madonna della Vallicella, 1608, olio su a pag. 29:
ardesia, cm 425x250. Roma, Chiesa Nuova (Santa Maria P. P. Rubens, L’adorazione dei pastori, olio su tela, cm
in Vallicella). 300x192. Fermo, Chiera di S. Spirito, ora nella Pinacoteca
Civica.

sotto: sotto:
P. P. Rubens, San Gregorio Magno tra i Santi Mauro e P. P. Rubens, Santa Domitilla tra i Santi Nereo e Achilleo,
Papia, Roma, Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella). Roma, Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella).

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va dove dipinge nel 1606 la Circoncisione, pala razione dei pastori (1608), per la chiesa di San
dell’altare maggiore della loro chiesa. E, sempre Filippo Neri a Fermo. Nel documento relativo
a Genova – qui si aprirebbe un altro importante al contratto, Flaminio Ricci scrive: “Non ho vo-
capitolo della sua storia – Rubens realizza note- luto prescriver forma ne altro particolar circa le
voli ritratti di gusto spagnoleggiante per la poten- figure et altra qualità del quadro perché così sono
te famiglia Doria. stato consigliato per la qualità del pittor che sia
Ma intanto, ottenuto dai Gonzaga il permesso di meglio lassarlo nella sua libertà essendo hora in
trasferirsi a Roma, il 25 settembre 1606 firma il punto di acquistar gran credito e non di quelli che
contratto con i Padri Oratoriani per la pala del- l’ ano acquistato e lavorano a la straccha come
l’altare maggiore della Chiesa Nuova dedicata si suol dire”. Il primo acconto è del 17 maggio,
a Santa Maria in Vallicella. Si tratta della pri- l’opera è terminata in tempi record prima del 7
ma commissione importante che Rubens riceve giugno.
a Roma. Nella chiesa degli Oratoriani (congre- Si tratta di un dipinto importantissimo, che rivela
gazione fondata da Filippo Neri) egli si deve un pittore ormai maturo, e insieme la profonda
confrontare con opere fondamentali presenti sul assimilazione della pittura italiana, con un abilis-
luogo: ad esempio la Visitazione del Barrocci, la simo uso del “lume di notte” in questo caso debi-
Crocifissione di Scipione Pulzone, ma soprattutto tore tanto del Correggio quanto del Caravaggio.
la Deposizione del Caravaggio (Rubens eseguirà Il 28 ottobre 1608, alla notizia che le condizioni
una copia di quest’ultimo dipinto). Rubens lavo- di salute della madre si sono aggravate, decide di
ra al suo dipinto per ben due anni e produce una rientrare ad Anversa, non in tempo per rivederla:
pala di grande suggestione per il suo luminismo a era già deceduta il 19 ottobre.
forti contrasti e la raffinatezza cromatica dove la
figura dominante è quella di S. Gregorio, mentre BIBLIOGRAFIA
l’icona raffigurante la Madonna della Vallicella è
posta nella parte superiore in cima a una sorta di Michael Doran, Cézanne. Documenti e interpretazio-
arco trionfale, quasi come un elemento decorati- ni, trad. di N. Zandegiacomi, Roma, Donzelli Editore,
vo. Quest’opera viene respinta dal committente 1995, pp.137-156.
(ora si trova a Grenoble). Rubens non si dà per
vinto e, dopo aver cercato inutilmente di vendere Jacob Burckhardt, Rubens (1896), trad. di A. Bovero,
l’opera scartata ai Gonzaga, modifica il progetto Torino, Einaudi, 1967.
originario realizzando tre dipinti per la cappella Michael Jaffé, Rubens e l’Italia, trad.di M. Tascone,
maggiore, spostando le figure dei santi sulle pale Roma, Fratelli Palombi Editori, 1984.
Pietro Paolo Rubens (1577-1640), catalogo a cura di
laterali, e conferendo maggior importanza al di-
Didier Bodart, Roma, De Luca, 1990.
pinto centrale, dove acquista grande rilievo l’ico-
Il Palazzo degli Studi. Appunti per una storia del-
na della Madonna sostenuta da una gloria di an- l’istruzione superiore a Mantova. Luoghi e vicende
gioletti molto carnali, incorniciata da un’ulteriore dal Collegio dei Gesuiti al Liceo Ginnasio “Virgilio”,
corona angelica affondata nelle nubi e inondata a cura di Ugo Bazzotti e Daniela Ferrari, Mantova,
di una luce che si riverbera nelle figure angeli- Publi Paolini, 1991.
che inginocchiate, sontuosamente drappeggiate a Caterina Limentani Virdis, Pietro Paolo Rubens e al-
vivaci colori, con lo sguardo rivolto al cielo. Il tri fiamminghi, in Manierismo a Mantova. La pittu-
dipinto, che inaugura a Roma il linguaggio della ra da Giulio Romano all’età di Rubens, a cura di S.
pittura barocca, è realizzato su ardesia per risol- Marinelli, Milano, Silvana Editoriale, 1998, pp.249-
vere il problema dei riflessi fastidiosi causati dal 257.
Stefano L’Occaso, Museo di Palazzo Ducale di Man-
tipo di illuminazione della chiesa.
tova. Catalogo generale delle collezioni inventariate.
A mo’ di risarcimento, per il notevole esbor-
Dipinti fino al XIX secolo, Mantova, Publi Paolini,
so sostenuto dall’artista per il rifacimento della 2011, pp. 255-262.
pala della Vallicella, il suo committente Flaminio
Ricci, rettore della congregazione dell’Oratorio a Non si dimentichi, nella Pinacoteca di Brera, Il Ce-
Roma ed esponente di una nobile famiglia di Fer- nacolo (olio su tavola, cm304x250) di Pieter Paul
mo nelle Marche, gli affiderà un nuovo incarico, Rubens, la cui provenienza e storia conservativa me-
quello della realizzazione della pala dell’Ado- riterebbe un altro capitolo.
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Questo fascicolo è ad uso esclusivo degli studenti iscritti al corso di Storia dell’Arte moderna del prof. Valter Rosa.
Ogni altra diffusione è rigorosamente vietata.

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