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A. A. 2019-2020 - Corso di Storia dell’Arte moderna - Prof. Valter Rosa


L’OPERA D’ARTE E LA SUA CORNICE
QUINTA LEZIONE: Dalla Madonna della Vittoria a ... / mercoledì 25 marzo 2020 / ore 9,00
1495-1519
In copertina:
Andrea Mantegna, Madonna della Vittoria, 1495-1496, part.
Parigi, Musée du Louvre.
A destra: interno della Chiesa della Madonna della Vittoria
(nella ricostruzione digitale di Guido Bazzotti).
Sotto: Mantova, Chiesa della Madonna della Vittoria.
SOGNO DI UN RISARCIMENTO

Uno dei grandi paradossi dei musei napoleonici durati e, ahimé, perdurano da molti secoli, non
è legato al fatto che, a causa della loro ingordigia avrebbe senso abolirli oggi.
iniziale, si sono trovati ad accumulare una tale Uno degli aspetti più drammatici e sconvolgen-
quantità di opere da non essere in grado di espor- ti nei cambiamenti in atto nella società attuale è
le nei loro spazi e, in qualche caso, neppure di una seconda ondata di inurbamento e concentra-
custodirle nei loro depositi, trovandosi costretti, zione della popolazione nelle grandi città, con
in un certo senso, a disperderle di nuovo, creando conseguente svuotamento, perdita di risorse e di-
depositi esterni, affidandole ad uffici rappresen- struzione del territorio (quanto questo possa es-
tativi di istituzioni dello Stato, restituendole al sere drammatico lo misuriamo oggi in relazione
territorio (ciò è avvenuto solo nei primi decenni all’emergenza sanitaria). Occorre un cambio di
dell’Ottocento, ma quasi rotta su molti fronti a
mai ai luoghi di prove- partire dall’arte e dalla
nienza, bensì a chiese o cultura.
musei cosiddetti “poveri”) Il museo non è un’isti-
e in tempi recenti creando tuzione divina, ma una
addirittura succursali dei creazione storica rela-
musei in ambito naziona- tivamente recente, che
le ed internazionale, come è mutata nel corso del-
nel caso del Louvre. Tale la sua vita e non è detto
fenomeno non concer- sia destinata a durare
ne solo opere di seconda eternamente, ragione
scelta o qualità modesta, per cui l’opzione del-
ma anche opere di prima- la restituzione parzia-
ria importanza. le del suo patrimonio,
Questo paradosso, che fa laddove le circostanze,
venir meno il principio che nel rispetto della tutela,
era servito come giustificazione ideologica della rendano ciò possibile, può essere parte della sua
concentrazione dei beni, ovvero quello di met- evoluzione.
terli a disposizione di tutti, contiene inoltre una Restituire il maltolto non porterebbe poi necessa-
grande ingiustizia, perché non ha minimamente riamente a svuotare i musei che, fortunatamente,
tenuto conto che l’impoverimento arrecato alla posseggono collezioni legittimamente acquisite.
provincia italiana non è mai stato compensato in E pure la restituzione avrebbe senso e s’impor-
alcuna forma e che proprio la necessità di sfoltire rebbe laddove risaltasse ancora oggi la lacuna la-
le raccolte avrebbe dovuto dare la priorità al do- sciata, come una vera e propria ferita aperta.
vere del risarcimento, ovvero mettere in campo Questo era un discorso tabù sino a qualche tempo gli argomenti di Settis sono molto convincenti, si mo il caso che Brera volesse restituire il Polittico
l’opzione della restituzione ai luoghi di apparte- fa, ma in tempi recenti personalità e studiosi di può star certi che prevarranno altre ragioni meno di San Luca del Mantegna di cui abbiamo parlato
nenza. Qualcuno obietterà che sono passati più grande autorevolezza, come ad esempio Salva- nobili e che quella restituzione non avverrà mai. qualche lezione fa. La Chiesa di Santa Giustina
di duecento anni e che questo non ha più senso. tore Settis, si sono fatti paladini dell’idea che in Almeno una volta, però, Brera lo ha fatto, per a Padova, dove in origine si trovava, non è più
Ma di fronte alla storia di un popolo un’ingiusti- alcuni casi particolari ciò non è solo auspicabile, esempio restituendo opere alla Certosa di Ferra- quella di un tempo e non avrebbe nemmeno la
zia, in alcuni casi si tratta di crimini, resta tale, ma sarebbe un’azione di alto profilo culturale, ra, ma certamente quella privazione le è costata cappella adatta per accogliere quel polittico che,
non va in prescrizione: sarebbe come affermare come per esempio l’ipotesi da lui avanzata del- relativamente poco (uno dei dipinti era, tra l’al- così, finirebbe per trovare a Padova una nuova
che, poiché la supremazia dell’uomo sulla donna, la restituzione dei Tintoretto di Brera alla Scuola tro, di proprietà dell’Accademia di Brera). destinazione museale. Il gioco, in questo caso,
la schiavitù e il fenomeno del colonialismo sono Grande di San Marco di Venezia (Dossier 7). Se In altri casi sarebbe invece impraticabile: ponia- non varrebbe la candela.

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Restando in tema “Mantegna”, un luogo che si san al posto di Parmigianino, quasi si trattasse di come vuole una credenza diffusa, quella santissi- più comune, che stil mantegnesco e stil secco sia-
pensava perduto, quello della Chiesa della Ma- quella schifezza grattugiata che si vende in buste ma reliquia a Mantova, custodita proprio in San- no una stessa cosa. Vi è poi un impasto di colore,
donna della Vittoria, dove sino al 1797 era custo- di plastica nei supermercati francesi e tedeschi e t’Andrea, ovvero la chiesa che i Gonzaga aveva- una finezza di pennello e una grazia sua propria,
dita l’omonima pala del pittore, ora conservata al che viene spacciata come formaggio italiano. no riedificato proponendosi quindi come custodi che a me pare quasi l’ultimo passo dell’arte pri-
Louvre, è stato in tempi recenti restaurato nelle È come se noi scrivessimo Marcello Del Campo del sangue di Cristo. La lettura iconografica della ma di giugnere alla perfezione che acquistò da
sue decorazioni pittoriche, d’ambito mantegne- invece di Marcel Duchamp! tela potrebbe continuare a lungo (si noti, fra l’al- Lionardo. La tela lavorata a opera fa ricordare di
sco, e parzialmente restituito alla comunità, gra- Anche in questo ambito, invertire la rotta non sa- tro, il piedestallo istoriato su cui è posto il trono quello squisito gusto a cui lo abituò lo Squarcio-
zie all’encomiabile azione svolta dall’Associa- rebbe solo un atto formale, ma una battaglia di della Madonna), ma credo risulti chiaro il legame ne, facendogli venir quadri in tela da vari luoghi;
zione Amici di Palazzo Te (si può leggere una civiltà, tenetelo bene a mente. che tale opera intrattiene con la città di Mantova e tutto il resto della pittura lo scuopre un pitto-
dettagliata cronologia della storia di questo luo- e i suoi signori, legame che il luogo stesso della re che non risparmia né colore, né tempo per far
go nel relativo sito: https://sites.google.com/site/ chiesetta in cui era collocata, con i suoi ornamen- cosa che contenti prima il suo cuore, poi l’occhio
amicidipalazzote/santa-maria-della-vittoria-1). DALLA MADONNA DELLA VITTORIA ti, in parte oggi recuperati, rende transitivamente altrui» (Lanzi 1809, II, p. 188).
L’immagine qui a lato ce lo mostra virtualmente ALLA CAMERA DI SAN PAOLO palese, nonostante sia da tempo perduta la cor- L’intuizione di Lanzi ci consente quindi, con un
come potrebbe essere se venisse rimosso il soffit- nice originale dell’opera (ancona intagliata e di- balzo cronologico, di passare a un’opera giovani-
to ligneo ottocentesco che la divide su due livel- La commissione della pala della Madonna della pinta d’oro e di azzurro, oppure in pietra secondo le di Correggio, La Madonna con San Francesco
li, uno dei tanti interventi subiti dalla chiesa nel Vittoria ad Andrea Mantegna, che da poco aveva altre fonti). (Per altre informazioni circostanziate (un tempo a Correggio e ora a Dresda), eseguita
corso di usi ed abusi, sino ad essere utilizzata nel installato il suo studio nella casa appositamente si rimanda qui all’esauriente scheda di Giovanni tra il 1514 e il 1515, rilevando l’evidente dipen-
secolo scorso come officina al piano terra e come costruita (e tuttora esistente), su terreno donato Agosti nel catalogo della mostra dedicata a Man- denza dal dipinto mantegnesco nella soluzione
asilo (tuttora esistente) al piano superiore. Il re- dal Marchese Gonzaga, nei pressi della Chiesa di tegna dal Louvre nel 2008). iconografica della Madonna (ricordiamo che
cupero di questo luogo d’arte, tanto importante San Sebastiano, si deve a una precisa circostanza La parte più spettacolare dell’opera, destinata a il giovanissimo Correggio si forma a Mantova,
per la storia di Mantova, pone però in luce una storica: la battaglia di Fornovo combattuta il 6 una filiazione figurativa rilevante, è quella costi- nell’ultimo cantiere della scuola di Mantegna),
ferita aperta, ovvero quella della sottrazione da luglio 1495 tra l’esercito di Carlo VIII e la lega tuita dall’ambientazione: un’abside arborea tra- ma al contempo i richiami a una pluralità di mo-
parte dei francesi della Madonna della Vittoria antifrancese guidata da Francesco Gonzaga (fi- forata, che lascia intravedere il cielo, ovvero un tivi e suggestioni che il giovane pittore potreb-
di Andrea Mantegna, un dipinto della tarda ma- glio di Federico morto nel 1484, a sua volta figlio berceau di agrumi, con uccelli rari, da cui pendo- be aver derivato da varie fonti (Lorenzo Costa,
turità dell’artista che costituisce una pietra milia- di Ludovico morto nel 1478, quindi quarto mar- no un cespo di corallo rosso, delle perle e dei cri- Francesco Francia, Perugino, Raffaello, Bellini,
re nella storia dell’arte italiana in quanto snodo, chese di Mantova) che ne uscì vittorioso. La pala, stalli di rocca, che quasi nello spirito delle wun- Giorgione). L’atmosfera luminosa non è certa-
da una parte, dell’evoluzione della pala d’altare assieme al luogo appositamente edificato per cu- derkammern, di cui Mantegna può considerarsi mente più quella di Mantegna, né il chiaroscuro
e del tema della “sacra conversazione”, dall’al- stodirla (sul sito della casa di un ebreo, distrutta un anticipatore come collezionista di naturalia e la maggiore morbidezza delle forme, oltre al
tra della formazione e dell’attività giovanile del col pretesto della rimozione, ritenuta sacrilega, et mirabilia nel cortile della sua casa mantovana, paesaggio d’intonazione veneta che scorre die-
Correggio, almeno sino alla Camera della Bades- di un’immagine sacra), ovvero la piccola Chiesa assume qui il significato di una figurazione del tro la Madonna. La palpabile nebbia dorata, in
sa nel convento di San Paolo a Parma. della Madonna della Vittoria, fu quindi concepi- Paradiso intermediato dalla Vergine, attraverso la cui si intravede un mosaico di testine angeliche
Si può star certi che la Francia non restituirà mai ta come una sorta di ex-voto per ringraziare la quale può compiersi il sacrificio di Cristo (sotto- diafane alla luce, non può non ricordare la Ma-
questo capolavoro alla città di Mantova, né nes- Vergine della protezione accordata al signore di lineato dal corallo rosso). donna di San Sisto di Raffaello, giunto a Pia-
sun altro depredato all’Italia. Sarebbe invece un Mantova, qui rappresentato di profilo, parzial- L’opera fu vista nel 1793 da Luigi Lanzi, il primo cenza nel 1513 circa, che, in effetti, Correggio
grande risultato culturale che la Francia, i musei mente in armatura, inginocchiato e con le mani che fu in grado di intenderne – come sottolinea avrebbe potuto vedere. Ma la figura del Battista,
francesi e i loro storici dell’arte la smettessero giunte. Una tradizione antica vorrebbe ricono- l’Agosti – «la posizione storica alle soglie della nel dipinto di Correggio, pare in controparte mol-
almeno di tradurre e storpiare nella loro lingua i scere nella simmetrica figura di Santa Elisabetta “maniera moderna”», che così ne scrisse, nella to simile a quella che si vede nella Madonna di
nomi degli artisti italiani, segno evidente e dimo- le sembianze di Isabella d’Este, fatto che sembra sua Storia pittorica della Italia, una pagina me- Foligno di Raffaello, un dipinto che dal 1512 si
strazione che il loro senso di possesso, tipico di improbabile poiché all’epoca la marchesa ave- morabile: « Restano a Mantova alcune opere de- trovava nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli in
una mentalità profondamente sciovinista e ancora va solo 22 anni, mentre Elisabetta mostra qui il gli italiani degli ultimi suoi anni, e trionfa sopra Roma, un’evidenza che postulerebbe, fra l’altro,
maledettamente colonialista, si estende dalle ope- volto di una donna matura. Alle loro spalle sono tutti il quadro in tela della Vittoria. [...] Mantova il viaggio a Roma del Correggio, prima della rea-
re incamerate all’identità degli artisti medesimi. le figure monumentali di due intercessori, i santi non ne ha forse altra che sia visitata ugualmente lizzazione delle sue famose cupole, un viaggio
È davvero insopportabile che, arrivati al 2020, si guerrieri Michele Arcangelo e Giorgio, disposti e ammirata da’ forestieri. Fatta nel 1495, porta purtroppo non documentato, argomento, questo,
scriva ancora Léonard de Vinci (come nella re- ai lati della Madonna e in atto di tenere aperto, in egregiamente i tre secoli che ha già compiuti. È quanto mai controverso fra gli storici dell’arte.
cente mostra al Louvre – ed è mancata l’intelli- senso protettivo, il suo manto blu. Dietro di loro, una meraviglia a vedere carnagioni sì delicate, Ma, al di là delle evidenze o presunte tali, la te-
genza da parte del governo italiano di chiedere, scalati prospetticamente in profondità, secondo armature sì lucide, vesti sì ben cangianti, frutte sta del Battista rimanda a una possibile influenza
in cambio di prestiti, che si ristabilisse, col nome un coerente sotto in su che coinvolge tutta la co- aggiunte per ornamento freschissime e rugiado- leonardesca, peraltro particolarmente sensibile in
corretto, l’identità dell’artista, italiano di nascita struzione della pala, sono le teste di Sant’Andrea se. Ogni testa può servire di scuola per la vivacità altre opere giovanili di Correggio nelle quali egli
e appartenente, come genio, all’umanità intera, e del soldato romano Longino, colui che aveva e per carattere, e alcune anco per la imitazione sembra letteralmente fondere gli artisti che mag-
non alla sola Francia), così come ancora capita di raccolto il sangue di Cristo dopo averne trafitto dell’antico; il disegno tutto sì nel nudo, sì nel ve- giormente sembrano aver contato di più sulla sua
leggere Corrège, al posto di Correggio, o Parme- il costato e che si era poi convertito, portando, stito ha una pastosità che smentisce l’opinione formazione, ovvero appunto Mantegna e Leo-

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Sopra:
nardo. Alcuni studiosi, come per esempio Cecil
Andrea Mantegna, Madonna con il Bambino tra France-
sco Gonzaga, San Michele Arcangelo, Sant’Andrea, Lon- Gould, ipotizzano che Correggio possa aver in-
gino, San Giorgio, S. Giovanni Battista e Sant’Elisabetta contrato Leonardo a Milano prima del 1513, op-
(Madonna della Vittoria), 1495-1496, tela, cm 285x168. pure a Roma agli inizi del 1514.
Parigi, Musée du Louvre. Sempre dalla Madonna della Vittoria e dalla spe-
Di fianco: cifica invenzione dello sfondo architettonico-ve- a destra:
Correggio, Madonna di San Francesco, 1514-1515, olio getale discende un’altra genealogia di opere che Giorgione, Pala di Castelfranco, 1503-
su tavola, cm 299x245. Dresda, Gemäldegalerie (prove- incrociano l’attività giovanile del Correggio in- 1504, tempera su tavola, cm 200x152.
niente dalla chiesa di S.Francesco in Correggio; confi- Castelfranco, Duomo.
scata nel 1638 dal duca di Modena e venduta nel 1746 ad
fluenzandone la prima importante realizzazione
Augusto III di Sassonia). a Parma, ovvero la Camera di San Paolo.
Raffaello, Madonna Sistina, 1513, olio
Ci riferiamo in particolare alla decorazione pit- su tela, cm 265x196.
A destra:
Raffaello Sanzio, Madonna di Foligno, 1511-1512, olio torica della cappella funeraria di Mantegna nella Dresda, Gemäldegalerie (proveniente
su tela, cm 320x194. Roma, Pinacoteca Vaticana. chiesa di Sant’Andrea, nella quale è stato ricono- dalla chiesa di San Sisto a Piacenza).

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Correggio, Madonna di San Francesco,
1514-1515, olio su tavola, particolare della
testa del Battista. Dresda, Gemäldegalerie.

sotto:
Correggio, Testa di giovane, 1510 circa,
matuta nera e gesso bianco su carta, mm
180x150. Rennes, Musée des Beaux-Arts.
Correggio, Cristo giovane, Washington,
National Gallery of Art.

a destra, in alto:
Correggio, Madonna con il Bambino (Ma-
donna Barrymore), 1505-1508 circa, tavola
trasportata su tela, cm 56,2x41. Washington,
National Gallery of Art, Samuel H. Kress
Collection.
Correggio, Madonna con il Bambino e San
Giovannino, 1516, olio su tavola, cm 48x37.
Madrid, Museo del Prado.

a destra, sotto:
Andrea Mantegna, Madonna con il Bambi-
no, Berlino, Gemäldegalerie.
Leonardo da Vinci, La Vergine delle rocce,
1483-1486. Parigi, Musée du Louvre.

nelle pagine successive:


Leonardo da Vinci, La Sala delle Asse, 1498,
particolare. Milano, Castello Sforzesco.

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Andrea Mantegna, Madonna della Vittoria, 1495-1496,
Parigi, Musée du Louvre.

Francesco Mantegna e Correggio, Cupola della cappella


funeraria di Andrea Mantegna. Mantova, Chiesa di San-
t’Andrea.

Correggio, San Luca pittore, Cappella funeraria di Andrea


Mantegna, pennacchio. Mantova, Chiesa di Sant’Andrea.

nella pagina a fianco:


Correggio, La Camera di San Paolo verso sudovest.
Parma, Convento di San Paolo.

Pianta delle Camere della badessa Giovanna nel Convento


di San Paolo a Parma.

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sciuto, specie nelle figure dei pennacchi, la mano
di un giovanissimo Correggio, allora probabil-
mente inserito nella bottega di Mantegna e vero-
similmente in contatto col figlio di questi, ovvero
Francesco. L’affresco è giunto a noi alquanto am-
malorato, poiché a lungo coperto da scialbature
rimosse solo negli anni settanta dell’Ottocento.
Possiamo tuttavia apprezzare la soluzione della
cupola, col suo intreccio di giunchi e l’apertura
di oculi incorniciati da agrumi, nella quale l’in-
dubbio spunto iniziale della pala della Madonna
della Vittoria, si presta ad ulteriore invenzione.
Nel lento metabolismo della formazione di Cor-
reggio, queste soluzioni, apparentemente senza
effetto immediato, riaffioreranno a distanza di
Correggio, La Camera di San Paolo verso nordest
Parma, Convento di San Paolo.
molti anni negli affreschi realizzati nel 1519 da
Correggio nella stanza più intima della badessa
a destra: Correggio, Camera di San Paolo, la volta.
Giovanna da Piacenza nel convento di San Paolo.
sotto: Correggio, Camera di San Paolo, Lato sud, quarto L’approdo parmigiano di un artista appena tren-
ovato da sinistra con putti che scherzano con un cane. tenne, ma che recava evidentemente con sé una

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certa notorietà, non è legato alla committenza di tro per ogni parete, ospitanti sculture classiche Dossier 7
un signore, ma essenzialmente al potere in quella stranamente “vive” ed illuminate dal basso con SULLA RESTITUZIONE DELLE OPERE AI
città degli ordini benedettini e alla loro capacità luce radente e con effetto trompe-l’oeil, e infine LUOGHI DI APPARTENENZA
di attrazione degli artisti più aggiornati. È abba- una volta ad ombrello di sedici spicchi (l’archi-
stanza logico credere che l’artista vi fosse giunto tettura era stata modellata nel 1514 dall’architet- Si propone qui un interessante intervento di Sal- posizione del ciclo pittorico della Scuola Grande
dopo aver compiuto un viaggio a Roma, poiché to Giorgio da Erba) della quale il pittore si av- vatore Settis, notissimo archeologo e storico del- di San Marco di Venezia, i cui teleri sono dispersi
le maggiori sue esecuzioni parmigiane reclama- vale per fingere un pergolato vegetale tenuto da l’arte, pubblicato sull’inserto domenicale de «Il fra la Pinacoteca di Brera e le Gallerie dell’Acca-
no la conoscenza tanto di Raffaello quanto di Mi- canne elegantemente annodate in cima da nastri Sole 24ore» relativo a una sua proposta di ricom- demia di Venezia.
chelangelo. dai quali ricadono cesti di frutta; sotto di essi si
Nel caso poi della Camera di San Paolo, la com- aprono su un cielo turchino altrettanti oculi da
plessità e varietà dei motivi iconografici e del cui sbucano coppie di putti impegnati in giochi
programma iconologico che li sostiene (intorno con gli strumenti della caccia.
al quale hanno discusso e si sono accapigliati La magia di tutta la sala, che nella sua «sovrana
fior di studiosi, fra cui Roberto Longhi ed Erwin eleganza tra intellettuale ed arcadica, venatoria
Panofsky) denotano una committenza e un cli- e conviviale» non ha paragoni nel nostro Rina-
ma particolarmente colti quale l’elettivo circolo scimento, come osservava acutamente Longhi,
della badessa Giovanna, frequentato da umani- sta nell’equilibrio mirabilmente illusivo che Cor-
sti, letterati ed antiquari, un clima di liberalità ed reggio riesce ad ottenere, con un sensibile scar-
apertura al mondo che tanto disturbava il vescovo to rispetto agli originali motivi mantegneschi
di Parma dell’epoca da intimare più volte alla ba- ispiratori, tra spazi e luci interni ed esterni, un
dessa di chiudere il monastero, ovvero di imporre equilibrio teso a tenere su un solo registro, quello
la clausura, riuscendo questa intimidazione cen- della pittura, il luogo concreto della convivialità
soria solo a papa Clemente VII nel 1524, poco e quello immaginario della favola antica.
prima della morte di Giovanna da Piacenza.
Questo determinerà di fatto la censura, ovvero
l’occultamento del capolavoro correggesco per
quasi tre secoli, celato alla vista degli stessi cul-
tori (ignorato ad esempio dal Vasari) e dei pittori,
sino alla riscoperta tardosettecentesca, che avrà
l’effetto della deflagrazione di una bomba, di cui
si parlerà in una delle prossime lezioni.
A un primo livello di lettura, al quale ci ferme-
remo seguendo il consiglio e le parole di Longhi
(Il Correggio e la Camera di san Paolo, Genova
1956), il tema della sala è tipicamente venatorio,
in omaggio a Diana, dea della caccia, raffigura- MIRABILIA ITALIAE composizione del gran partito decorativo che ca-
ta nella cappa del camino sul carro trainato dalle ratterizzò per secoli la Scuola, proposta in questi
cerve che risale nell’Olimpo, dove Diana è da in- TINTORETTO TORNI A SAN MARCO volumi, rende ancor più evidenti e dolorose le
tendersi come emblema tanto della castità, quanto di Salvatore Settis lacune attuali. La facciata che - nonostante danni
della libertà e indipendenza di una donna forte ed minori risalta tuttavia nella sua originale partitu-
energica come era appunto Giovanna. Non a caso ra di esemplare eleganza - contrasta duramente
il mito di Diana è ricorrente nelle dimore delle Leggendo l’ultimo volume della collana «Mirabi- con le dispersioni e svuotamenti degli interni. La
più colte e influenti donne del Rinascimento. lia Italiae», ma anche solo sfogliandone l’Atlante Sala dell’Albergo, fotografata nel suo allestimen-
Tutto intorno alla saletta, all’altezza del fregio, fotografico, la Scuola Grande di San Marco di to presente secondo la formula di questa collana,
coppie di teste di arieti in funzione di capitelli Venezia mostra luminosamente l’unità della sua consente di ripercorrere il programma iconogra-
reggono dei drappi bianchi a mo’ di amache in concezione e della sua esecuzione. Unità che si fico d’origine, ma solo grazie alle riproduzioni
cui affondano, a causa del loro peso, patere e dispiegò attraverso più generazioni, come un fotografiche a colori in scala 1:1 collocate pochi
piatti di metallo, brocche e acquamanili, forman- canto corale nel quale le sculture della facciata, i anni fa al posto delle sette tele originali, delle
do uno dei più singolari ornamenti pittorici: ecco teleri delle due grandi sale, i soffitti e ogni altra quali due sono oggi nella Pinacoteca di Brera a
la batteria da cucina per un rito già consumato. decorazione interagivano fra loro, nonostante le Milano (il Battesimo di Aniano di Giovanni Man-
Al di sopra di questi sono sedici lunette, quat- differenze di data, di tecnica e di mano. La ri- sueti e la Predica di San Marco ad Alessandria di

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Gentile e Giovanni Bellini) e le altre cinque si dispersi, osservandoli uno per uno come fossero mento sufficiente. Chiediamoci piuttosto se l’op-
trovano nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia quadri da cavalletto? Tale domanda evoca due portunità di curare oggi le ferite al patrimonio
(la Burrasca di mare di Palma il Vecchio e Pa- temi importanti: quello della repatriation delle della Scuola sia opportuna e tempestiva in ter-
ris Bordon, la Guarigione di Aniano di Giovanni opere e quello della riproduzione di originali as- mini di politica culturale. La domanda è dunque:
Mansueti, le Tre storie di San Marco di Giovanni senti. Se non si vuole lasciare passivamente le in una città come la Venezia di questi anni, che
Mansueti e Vittore Belliniano, il Martirio di San cose come stanno, nel caso della Scuola Grande ha perso centoventimila abitanti in pochi decenni
Marco di Giovanni Bellini e Vittore Belliniano e di San Marco tre potrebberoo essere le alternati- e continua a perderne mille ogni anno, e che ri-
la Consegna dell’anello di Paris Bordon). ve. Prima alternativa: si può provare a rimettere schia di smarrire la sua memoria storica e il senso
in situ tutte le tele, anche quelle dell’Accademia del proprio destino, non sarebbe forse un gesto di
Un disorientamento ancor maggiore ci coglie e di Brera, visto che in questo caso tutte sono di speranza nel futuro restituire alla Scuola intito-
quando entriamo nella Sala Capitolare, dove proprietà pubblica, e nessuna si trova più fuori lata a San Marco (il Santo di Venezia) lo smalto
sull’altare della cappella troviamo - è vero - la dai confini nazionali. Seconda alternativa: si può e il prestigio che essa aveva saputo costruire per
pala originaria di Palma il Giovane, ma dei gran- immaginare una ricostruzione “mista” aggiun- se stessa e per la città? I forti principi di etica e
di teleri che erano tutto intorno ne vediamo solo gendo ai cinque quadri originali che già ora sono solidarietà sociale che, intrecciati con le pratiche
quattro originali, tutti di Domenico Tintoretto, nella Sala Capitolare la copia di tutti gli altri, e della pietà, formarono la vita della Scuola e ne
appesi però in un ordine del tutto arbitatrio. Gli realizzando le copie dei sette teleri della Sala generarono le espressioni artistiche non possono
altri teleri originali, dipinti da Jacopo Tintoretto, dell’Albergo (o portando qui le tele dell’Accade- forse valere, oggi e domani, come una riserva di
si trovano oggi anch’essi divisi tra Brera (i Mira- mia, e aggiungendovi in copia quelle di Brera). energia civile? Le tele che nelle sale per cui fu-
coli di San Marco) e l’Accademia di Venezia (il O ancora (terza alternativa), secondo una conce- rono dipinte potrebbero riannodare, fra loro e col
Miracolo dello schiavo, il Trafugamento del cor- zione purista che rifiutasse ogni mescolanza di pubblico, un dialogo che pareva spento, non sono
po di San Marco e San Marco salva un saraceno). originali e copie, si può pensare di museificare forse messaggeri sufficienti, da tanto passato, per
Il Sogno di San Marco di Domenico Tintoretto, le cinque tele originali ora nella Sala Capitolare, un futuro che ne sia degno?
infine, fu anch’esso collocato all’Accademia, ma ricostruendo poi quel ciclo e quello dell’Albergo
solo perché allora (1924) era attribuito al padre, esclusivamente con copie. Il Sole24ore, domenica 28 aprile 2017
Jacopo.
Dopo trattative iniziate nel 1936, il ministro Giu-
Come si vede, i vasti e coerenti cicli della Scuola, seppe Bottai e il direttore delle Gallerie dell’Ac-
alta testimonianza d’arte e di pietà, furono trattati cademia Vittorio Moschini avevano concordato
come articoli di magazzino da cui pescare libe- nel 1942 un progetto di riallestimento delle tele
ramente, prima per il Musée Napoéon (ma quei originali nelle due Sale della Scuola, e fu solo il
quadri poi rientrarono a Venezia), poi per Brera, precipitare degli eventi bellici che impedì di por-
e infine per l’Accademia. Alla Scuola sono tor- re in opera una ricostruzione da tanti auspicata.
nati finora solo la pala d’altare (che era finita in Uno studio accurato delle trattative allora con-
una chiesa del Bellunese) e i quattro Domenico dotte (comprese quelle con Brera e la Soprinten-
Tintoretto (che erano finiti in una chiesa di Mura- denza lombarda, che certo vi furono) e dei pro-
no). Le collocazioni museali a Brera e a Venezia getti allora compilati o iniziati sarebbe utile per
sono state considerate più prestigiose, mentre i valutare meglio quelle iniziative e le cause del
quadri lasciati nelle sale della Scuola finiscono loro fallimento. Ma un punto è chiaro comunque:
con l’essere non tanto segmenti del ciclo origina- se ripensiamo alle tre alternative sopra descritte
rio bensì un casuale salon des refusés. Il contesto (pieno ripristino degli originali, totale sostitu-
originario delle tele, quello per cui furono create zione con copie, allestimento misto di originali
e che ne dichiara la concezione unitaria custodita e copie), la prima, il totale risarcimento con gli
di generazione in generazione, e per così dire di originali dei due cicli-cardine della Scuola Gran-
pennello in pennello, è dunque diventato nel tem- de di San Marco, si presenta come perfettamente
po meno importante dei processi di musealizza- praticabile, come già lo era nel 1936.
zione e decontestualizzazione delle opere d’arte.
La pubblicazione del volume Panini sulla Scuola
Si pone dunque una domanda decisiva: dobbiamo Grande di San Marco può essere l’occasione per
continuare ad accontentarci di guardare i teleri riaprire su questo punto una seria discussione.
della Scuola Grande di San Marco divisi nelle La piena fattibilità tecnica e giuridica di questo
tre collocazioni e nelle due città in cui sono oggi tardivo risarcimento non è di per sé sola un argo-

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Correggio, Le Grazie, dalla Camera di San Paolo. Parma, Convento di San Paolo.

Questo fascicolo è ad uso esclusivo degli studenti iscritti al corso di Storia dell’Arte moderna del prof. Valter Rosa.
Ogni altra diffusione è rigorosamente vietata.

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