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ANO XIII - NUMERO 159

Aprile 2017
Editora Comunità
I corpi
di Pasolini
Rio de Janeiro - Brasil
www.comunitaitaliana.com
mosaico@comunitaitaliana.com.br
Direttore responsabile
Pietro Petraglia
Editori
Andrea Santurbano
Fabio Pierangeli
Patricia Peterle
Revisore
Negli ultimi tre anni di vita Michel Foucault aveva cominciato ad affron-
Cristina Falanga tare nei suoi scritti e nei suoi corsi, l’ultimo dei quali al Collège de France, il
Grafico
concetto greco di parresia. Ossia, il dire tutto, senza filtri, senza maschera, e
Wilson Rodrigues volerlo dire a chiunque; o in altre parole, secondo il titolo del succitato corso,
praticare il coraggio della verità. Quindi, non semplicemente libertà di espres-
COMITATO SCIENTIFICO sione, quanto piuttosto l’esprimere le proprie idee, in modo puro e sincero,
Andrea Gareffi (Univ. di Roma “Tor senza calcoli e compromessi con le convenzioni del potere, anche a costo di
Vergata”); Andrea Santurbano (UFSC); sacrificare, socraticamente, la propria vita.
Andrea Lombardi (UFRJ); Cecilia Casini
(USP); Cristiana Lardo (Univ. di Roma Impossibile trovare, secondo questa ipotesi, un esempio di parresia più
“Tor Vergata”); Daniele Fioretti (Univ.
Wisconsin-Madison); Elisabetta Santoro
eclatante, calzante e per tanti versi irripetibile di quello incarnato da Pier Pa-
(USP); Ernesto Livorni (Univ. Wisconsin- olo Pasolini sulla scena civile e culturale dell’Italia che risorge dalle ceneri del
Madison); Fabio Pierangeli (Univ. di dopoguerra. Al di là delle note teorie di suicidio, su quel “farsi ammazzare”,
Roma “Tor Vergata”); Giorgio De Marchis sostenute da Giuseppe Zigaina, c’è comunque ritagliato in tutta la vicenda-
(Univ. di Roma III); Lucia Wataghin (USP);
Pasolini una sorta di itinerario di passione cristica tragicamente votata ad un
Mauricio Santana Dias (USP); Maurizio
Babini (UNESP); Patricia Peterle (UFSC);
sacrificio finale. Quasi come fine ineluttabile e al contempo straordinariamen-
Paolo Torresan (Univ. Ca’ Foscari); Roberto te simbolica, in cui dietro alla mano del carnefice si nascondono idealmente
Francavilla (Univ. di Genova); Sergio le tante istanze conservatrici che volevano vedere questa figura, scomoda e
Romanelli (UFSC); Silvia La Regina (UFBA); irriverente, tacere per sempre. Ma soprattutto, quel che colpisce nell’impegno
Wander Melo Miranda (UFMG).
dell’artista e dell’intellettuale è il coinvolgimento totale del corpo sino al mar-
COMITATO EDITORIALE
tirio finale, a configurare un completo atto parresiastico, come un Diogene di
Sinope, per esempio. Certo Pasolini non era un cinico, in senso filosofico, mai
Affonso Romano de Sant’Anna; Alberto
Asor Rosa; Beatriz Resende; Dacia si era allontanato dai piaceri e dai beni fisici e materiali, anzi aveva capito in an-
Maraini; Elsa Savino (in memoriam); ticipo la performatività dell’immagine, ne aveva fatto un linguaggio. Immagine
Everardo Norões; Floriano Martins; curata, mostrata, esibita, anche in modo narcisistico, durante la vita. Da qui,
Francesco Alberoni; Giacomo Marramao; dunque, i tanti corpi pasoliniani.
Giovanni Meo Zilio; Giulia Lanciani; Leda
Papaleo Ruffo; Maria Helena Kühner;
Marina Colasanti; Pietro Petraglia;
Attorno a questo tema si concentrano gli straordinari contributi di questo
Rubens Piovano; Sergio Michele; Victor numero, arricchiti da tante immagini di Pasolini, alcune di queste tratte dalla
Mateus collezione privata di Giuseppe Garrera, esibite nel corso di un’esposizione a
Roma, a cura di Alessandro Dandini de Sylva.
ESEMPLARI ANTERIORI
Redazione e Amministrazione Per una malaugurata svista nell’impaginazione, sullo scorso numero di
Rua Marquês de Caxias, 31 gennaio (Poeti contemporanei 6) non è stata pubblicata, come da sommario,
Centro - Niterói - RJ - 24030-050 la poesia inedita che ci era stata gentilmente concessa da Fabio Franzin. La
Tel/Fax: (55+21) 2722-0181 / 2719-1468
Mosaico italiano è aperto ai contributi
presentiamo ora con le nostre più sentite scuse all’autore. Anzi, raddoppiamo
e alle ricerche di studiosi ed esperti e ne presentiamo anche un’altra.
brasiliani, italiani e stranieri. I
collaboratori esprimono, nella massima In chiusura, attraverso una recensione del suo ultimo lavoro, vogliamo se-
libertà, personali opinioni che non gnalare un’altra accurata e originale ricerca condotta da un amico, ancorché
riflettono necessariamente il pensiero
della direzione.
condirettore e instancabile animatore di questo foglio, Fabio Pierangeli.

SI RINGRAZIANO
Buona lettura,
“Tutte le istituzioni e i collaboratori
Andrea Santurbano e Patricia Peterle
che hanno contribuito in qualche modo
all’elaborazione del presente numero”

STAMPATORE
Editora Comunità Ltda.

ISSN 2175-9537

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Indice
Saggi

Il corpo di Pasolini. Considerazioni intorno ad un’esposizione pag. 04


Sebastiano Triulzi

I corpi di Pasolini pag. 12


Istvan Puskas

Pier Paolo Pasolini, poeta di vita pag. 16


Laura Pacelli

Pasolini e Nievo, un possibile dialogo interrotto troppo presto pag. 19


Fabio Pierangeli

Poesia

Il poeta all’incontro con l’altro: Fabio Franzin pag. 25


a cura di Patricia Peterle e Elena Santi

Poesie di Fabio Franzin

Recensioni

Ungaretti e il secondo mestiere: il poeta-giornalista sotto il fascismo pag. 27


Franco Zangrilli

Rubrica

Saper giudicare pag. 30


Francesco Alberoni

PASSATEMPO pag. 31

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Il corpo di Pasolini.
Considerazioni intorno ad
un’esposizione*
Sebastiano Triulzi

Fin dal giorno successivo alla sua morte, il vol-


to, la parola, le mani, i passi, il sorriso di Pier Pao-
lo Pasolini sono stati riprodotti ed evocati migliaia
e migliaia di volte, con una pervicacia e uno zelo
davvero unici, tanto che nel corso degli ultimi qua-
rant’anni abbiamo forse assistito ad una delle più
grandi incarnazioni del verbo letterario in un corpo.
Attingere ad un frasario evangelico può apparire
forse un po’ blasfemo perché, com’è noto, è il ver-
bo che si è incarnato in Cristo, eppure può aiutarci
a definire come e perché il corpo di Pasolini sia di-
ventato uno dei più grandi miti iconologici dei no-
stri tempi. Per certi versi è come se fosse emersa a
livello di immaginario o, ancor meglio, di inconscio
collettivo, l’urgenza, l’impellenza di far risorgere
l’immagine di Pasolini in un modo che fosse a volte
bellissima a volte seducente a volte attrattivamen-
te iconica. Lo potremmo definire come un bisogno
profondo della nostra società, avvezza alla spet-
tacolarizzazione e alle idiosincrasie legate al culto
dell’immagine, che però cela l’intento di ripristina-
re lo splendore della mente e del corpo del poeta,
dopo il trauma della visione del massacro all’idro-
scalo di Ostia. È un tipo di operazione desiderante
che ruota, dunque, attorno ad un tragico rimosso,
e che probabilmente, per le dimensioni che ha as-
sunto, coinvolgendo gran parte della popolazione
italiana, è andata evolvendosi, e ingigantendosi, di
pari passo con i cambiamenti culturali del paese.
Se volessimo gettare le basi di una storia «filo-
logica» intorno all’uso delle immagini di Pasolini,
dovremmo cominciare distinguendo un ante e un
post, un tempo prima della morte e un tempo dopo
la morte: nel primo caso, ad esempio in quanto re-
gista di successo, dunque interno al mondo dello
spettacolo, la sua è una immagine di normale ge-
stione, non distinguibile dalla sorte toccata ad altri
personaggi pubblici variamente paparazzati, di-
remmo oggi. Com’è normale in questi casi, l’atten-
zione costante dei media nei suoi confronti (e sua
personale, genialmente strumentale, per i media),

Ringraziamo sentitamente Giuseppe Garrera per averci concesso la pubblicazione delle foto, tratte dalla sua collezione privata, che accompagnano l’articolo.

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fa sì che venga trattato come una va tipici di ogni prima di copertina, procede, con costanza e impegno,
persona famosa del cinema, che la sua immagine: in un certo senso attraverso l’immagine, a riparare la
a volte fa scandalo, per cui viene questa scelta unanime e imprescin- catastrofe, a ricucire la tela lacera-
fotografato fondamentalmente o dibile, sembra voler corteggiare, ta, proprio partendo dal volto, fino
per denigrarlo o per dare una con- lusingare, ripristinare lo splendore a farlo assurgere ad icona. È come
notazione cronachistica di ciò che del suo corpo. se una comunità avesse avuto bi-
lo riguarda: è però sufficiente spul- L’esplosione di cui parliamo è sogno di esorcizzare o di correre
ciare copertine, cronache di gior- certamente progressiva, per cui ai ripari, dopo che ha provocato un
nale, articoli sulle riviste patinate, più procediamo cogli anni, più non sacrificio umano, e il senso di colpa
apparsi dopo la sua morte, per può mancare, come se fosse un perenne per questo sacrificio di Pa-
rendersi conto della mostruosa peccato gravissimo, come se non solini porta a sublimarlo attraverso
differenza se paragoniamo la sua ci si potesse esimere ogni qual- la costante riproduzione della sua
immagine a quella di altri giganti volta si fa un saggio, un interven- immagine. Diventa un divo nel sen-
della filmografia italiana, come ad to, una pubblicazione, il suo volto so etimologico latino, cioè diviniz-
esempio Fellini o Rossellini. Già stampato. Perfino la saggistica, zato, termine che ci riporta all’ucci-
nell’arco di qualche anno, quando che ha sempre avuto una veste un sione di Giulio Cesare, che s’innalza
iniziano a strutturarsi le celebrazio- po’ pretesca, da seminario, con le appunto a divus, divino.
ni e riprendono le ristampe delle copertine severe, dove non c’è mai La stessa dinamica della morte
sue opere, il cadavere di Pasolini una libertà tipografica, quando lo rende in questo senso cristolo-
assume una centralità profonda, affronta Pasolini lo porta in primo gico, perché lo abbiamo visto de-
sicuramente sconosciuta al piccolo piano: i suoi gesti, il suo sguardo, il posto, raccolto nella terra, con la
mondo della letteratura: ad esem- modo di porsi davanti all’occhio del macchina che gli è passata sopra:
pio, le ristampe dei suoi libri di poe- fotografo o della telecamera, tutto le immagini delle ferite inferte a
sia o dei suoi romanzi, cominciano ha una forza mediatica incredibile, quel corpo, la visione del suo mar-
ad avere tutte in primo piano la sua che aumenta prospettivamente tirio hanno lasciato evidentemen-
immagine «risorta»: sul piano dell’i- nel corso del tempo. Comincia così te un trauma iconologico e questo
conologia letteraria è facile osser- una vera e propria raccolta di sue trauma iconologico cerca di depu-
vare come poco dopo la sua tragi- sembianze iconiche, anche in quel- rarsi inconsciamente attraverso i
ca fine, appaia un elemento nuovo le sedi dove non ce lo saremmo rotocalchi e gli uffici stampa, la te-
in grado di sconvolgere consolida- aspettati; una civiltà italiana cul- levisione e le pubblicazioni, le mo-
te abitudini editoriali: l’uso costan- turale, di studiosi e non studiosi, stre e le commemorazioni di ogni
te del ritratto, del volto di Pasolini senza saperlo, gestisce un corpo tipo, che non a caso tendono fin
in primo piano sulle copertine dei morto, un corpo che è stato ferito da subito a riprodurre all’infinito la
libri e in tutte le tipologie di forma- profondamente in vita, e questa sua immagine. Si è stati spettatori
to cartaceo.
Nell’ambito della tradizione
tipografica italiana è davvero inu-
suale presentare in copertina l’im-
magine dell’autore: accadde, ad
esempio, negli anni Sessanta, per
una collana particolare quale «I
Narratori di Feltrinelli», dove era-
no comparse le facce di Giorgio
Manganelli1, Lawrence Durrell2 o
Ingeborg Bachmann3, tra gli altri:
una bella eccezione, molto affasci-
nante, si rivelò quella scelta, anche
perché sono pochi gli scrittori che
si prestano ad un’operazione del
genere; soprattutto è raro che
posseggano un volto o una espres-
sione tali da attirare l’occhio del
pubblico, che siano, in una parola,
fotogenici: il rischio è trovarsi di
fronte un volto non particolarmen-
te accattivante, o ancor peggio,
anonimo. Al contrario, in tutte le
ristampe dei libri di Pasolini, in tutti
gli articoli in collegamento diretto
o indiretto con lui, viene ripresa e
messa in primo piano, secondo i
dettami della strategia comunicati-

1 G. Manganelli, Hilarotragoedia, Milano, Feltrinelli 1964


2 L. Durrell, Mountolive, Milano, Feltrinelli, 1960
3 I. Bachmann, Il trentesimo anno, Milano, Feltrinelli, 1963

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tra noi, e che ci potesse sorridere to di mostrare le foto nelle quali il
come fece Virgilio con Dante, per poeta appare per lo più sorridente,
poi intraprendere insieme il viag- quando scherza con gli amici: da
gio: che insomma potessimo esse- questo punto di vista, l’esibizio-
re colti dalla stessa emozione che ne era anche un grande omaggio
provò Dante per il suo amatissimo poetico, privo, per stessa ammis-
Virgilio. sione del curatore, di ogni pretesa
In realtà il suo corpo ha sempre da ricostruzione filologica ed anzi
catalizzato l’attenzione, ha fatto aveva il carattere di testimoniare
sempre da faro trainante: durante in primo luogo il profondo amore
un primo periodo è stato conside- che il collezionista ha per Pasolini.
rato soltanto un poeta maledetto, Nella controfacciata della sala
poi è quasi trasceso oltre la sua (per un certo verso è un po’ come
stessa figura, è quasi andato oltre se fossimo entrati in una cappella),
se stesso assumendo un significa- si ergeva solitaria, su uno sfondo
partecipi dunque di un processo to laicamente cristologico. Carla nero, la foto di Pasolini nell’obi-
per altro tipico dell’età in cui vivia- Cerati, Mario Dondero, Dino Pe- torio. È una citazione, una doppia
mo, così simile a quello già capitato triali, Mario Turzi, Giuseppe Pino, devozione, abbastanza spudorata:
a Marylin Monroe o Che Guevara, Tazio Secchiaroli, sono solo alcuni al Cristo di Holbein (attraverso la
dove il trionfo dell’immagine dell’i- dei grandi fotografi che l’hanno lettura di Dostoevskij) morto e col-
cona morta, secondo il sistema di ritratto, e anche se allora non po- to di profilo, dunque con la stessa
funzionamento dei mass media, tevano avere questa stessa nostra inquadratura che ha questa foto
deve essere inquadrata o intesa consolidata percezione, erano tut- che però è priva del corpo marto-
come celebrazione liturgica ad ti furiosamente attratti dal corpo riato, tagliato da Garrera («perché
aeternum della morte. Coloro che di Pasolini. Possedeva qualcosa è nudo, non me lo avrebbero fatto
hanno contribuito a gettare nella di inestimabile valore nell’univer- passare – dice a chi scrive. E non è
polvere, a denigrare, a spergiurare so dei media, cioè il carisma della una bella stampa oltretutto»); e,
Pasolini, giungendo a desiderarne sua immagine, della sua persona, soprattutto, guarda al Cristo morto
in taluni casi, in moltissimi casi, per- come poeta e come uomo. Quan- del Mantegna, da Pasolini adora-
fino la morte violenta, hanno poi do si inscenava l’incontro tra gran- to, tanto che poi in Mamma Roma
esorcizzato la traduzione in atto di fotografi e il volto di Pasolini, il utilizzerà la stessa posa per la mor-
del loro impulso, cercando di divi- suo sorriso, il suo sguardo, le sue te del personaggio di Ettore in un
nizzarne l’immagine. Potremmo rughe divenivano come parte di letto di contenzione. Garrera sem-
forse considerarlo come un monu- una statua antica o come un esse- bra voler intenzionalmente ram-
mentale atto riparatorio: questo re vivente però rappresentativo di mentare al pubblico, con questa
tipo di restaurazione memoriale è un determinato momento storico; foto nella camera mortuaria che
il frutto di un senso di colpa incon- e quasi s’adombra, a ritroso, il so- sembra una deposizione, l’inter-
scio e represso: l’atto di ripristinare spetto che col tempo questo cor- pretazione di Dostoevskij, secon-
ciò che è stato perduto e rovinato po, pur infinite volte duplicato, ri- do cui davanti al Cristo di Holbein
dalla maledizione della massa degli tratto, fotografato, abbia acquisito si perde la fede: lo scandalo stava
uomini prende la forma di un biso- una sua dimensione tutta romana, appunto nel presentare il figlio di
gno di salvezza postuma. come se vi fosse inscritta sopra, Dio completamente morto, dun-
Quest’idea dell’incarnazione comparsa a poco a poco, la mappa que nella rappresentazione fero-
del verbo letterario in un corpo è stessa della città eterna. cissima dell’assenza, di un corpo
stata instillata in chi scrive da una Siccome il tema della XV edi- che si era spento, della morte in
meravigliosa mostra curata dallo zione del festival della fotografia sé e di una grandissima vita che se
scrittore e collezionista Giuseppe riguardava la stessa città eterna n’era andata; e si immaginava i di-
Garrera (con la collaborazione, («Roma, il Mondo») Garrera ha vo- scepoli dubbiosi, stupiti, chiedersi
nell’allestimento, di Alessandro luto rendere omaggio al poeta del- come era possibile che quel corpo
Dandini de Sylva), ospitata in una le Ceneri di Gramsci presentandolo inerte potesse risorgere. Questo è
sala del Macro di Roma all’interno in modo che potesse assurgere il corpo morto che poi resusciterà:
del festival della fotografia: «rara- quasi a monumento di Roma, con il passaggio tra le due parti, morte
mente si è dato, nell’ambito della la stessa tipologia d’aura che am- di Pasolini e sua resurrezione - che
letteratura, un caso più chiaro di manta il Colosseo, l’Arco di Trionfo in fondo era il sottotesto stesso
incarnazione del verbo in calore e o Fontana di Trevi. Non dunque Pa- della mostra di Garrera, dichiarato
prossimità», ha scritto Garrera nel solini a Roma, nella più superficiale anche nella didascalia di apertura
testo che accompagnava l’esposi- delle connotazioni, anche se certo, posta all’ingresso della sala, «Que-
zione di 140 foto vintage di Paso- secondo una coincidenza voluta sta esposizione nasce dall’augurio
lini. Tutto sembrava giostrare at- probabilmente dallo stesso colle- folle e dalla fede nella futura resur-
torno ad un paradosso: la mostra zionista, tutte gli scatti sono con- rezione dei corpi» - è parte di quel
nasceva dall’esplicito desiderio, tornati dalla città eterna, per cui il processo di sublimazione della col-
o dalla fede, che fosse possibile Pasolini fotografato viene ritratto pa attraverso la restituzione di una
una resurrezione del suo corpo e si mentre sta facendo una cammina- immagine eroica: morte e resurre-
presentava agli occhi dei visitatori, ta per Trastevere o mentre si trova zione ci appaiono come due moti
come una sorta di augurio, quel- in una borgata o nella casa di qual- perpetui in Pasolini, sottoposte
lo di rivedere Pasolini, di riaverlo che altro scrittore. Garrera ha scel- ad una oscillazione continua che

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contiene in sé qualcosa di tragico: nascosta di tanti benpensanti. passeggiate con Pasolini nel ’59 tra
far risorgere ogni volta l’immagine Proprio per dare sostanza a le baracche di Roma, nei luoghi dei
di Pasolini, presuppone che non questo discorso della resurrezio- suoi romanzi (in una, ad esempio,
smetta mai di morire, ed è proprio ne, la parete con il volto tumefatto Pasolini guarda due ragazzini che
questo che è terribile, perché se è è la prima che si nota appena en- fanno la lotta; in un’altra un uomo
ovvio che ogni resurrezione sanci- trati: paradossalmente ci sarebbe porta un secchio d’acqua con il po-
sca nuovamente la conseguenza stato bisogno di una quinta parete, eta che resta sullo sfondo: sono fa-
della morte, la sua futura inelutta- per rendere ancora più netta la di- cilmente visibili su Google). Finché
bilità, dall’altro nel momento in cui visione tra vita e morte: «Sì è vero; la fondazione non certifica la firma
fai risorgere e glorifichi il corpo di sai qual era il primo progetto? Ave- di queste fotografie inedite, rima-
Pasolini, cioè la luce della sua fisici- re una stanza a lato, prima della ne chiaramente un’ipotesi di chi
tà, in realtà poi ribadisci la tua col- grande sala, e che fosse dedicata scrive: ma anche se non fossero di
pa: ed è un cortocircuito da cui non solo alla morte, però non c’era lo Cartier-Bresson, chi ne è l’artefice
esci più fuori. spazio». Le foto appartengono resta un fotografo strepitoso: in
Avvicinandosi alla parete nera cronologicamente al nostro passa- fondo tutta la mostra sembrava in-
della sala, si notava una mensola to, ma dal momento che, entran- centrarsi su queste foto.
con il vetro contenente una deci- do, la prima parete che vedevamo Che cosa ci fa pensare che sia-
na di fotografie: sono scatti che era quella nera della morte, con il no attribuibili proprio alla mano di
ritraggono il sopralluogo di Pelo- cadavere deformato e insanguina- Cartier-Bresson? Innanzitutto, la
si sul luogo del delitto, la polizia to, per assurdo la prospettiva veni- luce, il taglio, la stampa, la bellezza
mentre delimita l’area o la scien- va ribaltata, ed era come se le foto delle foto, costituirebbero già un
tifica al lavoro, Ninetto Davoli che fossero foto del futuro, perché ve- indizio indiscutibile. Poi sarebbe
va a fare il riconoscimento all’obi- devi il suo volto, lui che sorride, la sufficiente una semplice compa-
torio, il lenzuolo bianco che copre sua vitalità, e questa proiezione del razione dei dettagli: Pasolini nelle
pietosamente il corpo e gli addetti tempo un po’ sbalestrava il visita- foto anonime indossa lo stesso im-
che caricano sull’ambulanza Paso- tore: la visuale era costruita voluta- permeabile, gli stessi pantaloni, le
lini senza vita, l’oltraggio al corpo mente al contrario, per cui se una stesse scarpe del Pasolini che com-
abbandonato con tutti i curiosi facciata voleva essere quella della paiono in quelle ufficialmente at-
intorno, tra i quali si riconosco- sacralizzazione della morte di Pa- tribuite a Cartier-Bresson; inoltre,
no facilmente alcuni componenti solini, le altre tre, poco più distanti, ha la stessa pettinatura di capelli
della Banda della Magliana (se ne dovevano raffigurare al contrario e anche la stessa età: l’unico or-
conosceva una sola, sempre ripro- la sua vita. namento mancante è la cravatta,
dotta per altro): sono immagini Si cominciava dunque dal mo- però tutte le fonti dicono che sono
che si riferiscono alla pratica della mento funebre e poi si proseguiva andati avanti per una settimana
morte, e al tempo successivo ad un leggendo prima le pareti di sinistra, con questo pezzo fotografico. An-
omicidio appena compiuto, e mo- come di solito accade in una chie- che a prima vista, dunque, Pasolini
strano chiaramente sia la volgarità sa o in un libro, non certo ad una appare lo stesso in entrambi i casi,
di noi esseri umani (i curiosi) sia la mostra, che inizia sempre verso edite e inedite: soprattutto, nelle
brutalità della realtà. Non volendo destra: qui campeggiavano dodi- foto anonime ritornano alcune ca-
rinunciare ad alcuni elementi di ci foto anonime di Pasolini in giro ratteristiche uniche di Cartier-Bres-
documentazione, è come se Gar- per le borgate romane frutto pro-
rera avesse sistemato queste fo- babilmente di un servizio fotogior-
tografie in modo che non fossero nalistico: dietro queste stampe sta
invasive, che non intralciassero il scritto, impresso con un timbro a
discorso poetico della sua espo- tampone, «Settimo Giorno», che
sizione, che è invece quello di ria- era una rivista, un «settimanale
verlo davanti ai nostri occhi vivo (e d’attualità, politica e varietà» pub-
felice): «L’ho messe lì sotto perché blicata da Gianni Mazzocchi, già
dovevo distinguere fortemente la editore sia dell’«Europeo» che del
vita dalla morte». L’aura di queste «Mondo». Per una società come
foto scattate quel 2 novembre del la nostra che ha visto Pasolini su
1975 (o nei giorni immediatamente Pasolini, che lo ha avuto costante-
successivi: ce n’è una del funera- mente negli occhi, è quasi un lusso
le, dove si riconoscono Bernardo trovarsi di fronte ad un gruppo di
Bertolucci, Ninetto Davoli, Ettore immagini inedite e spettacolari:
Garofalo che sorreggono la bara), la Roma che incornicia gli scatti è
si amplifica perché retrospettiva- quella del Mandrione, di periferie
mente, possono essere lette anche e di borgate, di sottoproletariato
come una sorta di premonizione, e proletariato, da datare probabil-
come fermo immagine comples- mente al 1959, due anni dopo l’usci-
sivo dell’inizio di questo rito litur- ta di Ragazzi di vita. Non ne cono-
gico, falsamente catartico, di cui sciamo l’autore, ma tutti gli indizi ci
stiamo parlando: un sacrificio si è portano ad ipotizzare che si tratti
compiuto e dovrà, appunto, essere di Cartier-Bresson, del quale sono
riparato. In questo modo una na- note almeno tre fotografie con il
zione si lava via l’infamia, l’infamia poeta, quando compì una serie di

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esce dall’abitazione e insieme ha simbolicamente in asse con quella
lo sguardo basso per controllare del cadavere, c’era un’immagine
che combinano i figli, Pasolini stes- un po’ angelica, tratta dal Vangelo
so che nel frattempo si ferma sulla secondo Matteo, di Alberto Duraz-
soglia a dire qualcosa al bambino, zi. In una somiglia invece a Berto-
tenendo la mano sinistra sul fian- lucci poeta (cui era, è cosa nota,
co: tutto è al contempo, questo molto legato), in realtà sta imper-
cattura l’occhio di Cartier-Bresson, sonificando Giotto per il film Deca-
ovvero la resa di una realtà molte- meron, si era travestito, indossan-
plice e tridimensionale in una ma- do un cappellone medievale, per
niera straordinaria. Spesso la foto interpretare il ruolo di un pittore
è un soggetto con scenografia e che venerava come Giotto, e a cui
fondali: invece negli scatti del na- era arrivato attraverso la lezione
tivo di Chanteloup-en-Brie tutto è di Longhi (così come era accaduto
son: ad esempio la matericità degli soggetto, tutto è in primo piano anche per la pittura del Mantegna
oggetti e delle figure ritratte, dagli allo stesso tempo come solo nel- o di Piero della Francesca): una
occhi dei protagonisti ai muri delle la pittura del Quattrocento, come istantanea fuori scena per così dire,
case, dalla polvere sulle scarpe alle solo in Piero della Francesca o in di Mario Tursi, in cui per un attimo
pieghe dei pantaloni. In Bresson la Masaccio. sembra felice, sorride e sorride
foto entra in ogni particolare, acca- In una seconda foto, Pasolini probabilmente anche del suo ma-
rezza tutte le forme, quelle in pri- sta dando uno schiaffetto ad un scheramento. In tutte le stampe di
mo piano come quelle in secondo ragazzo per gioco, e ha la lingua questa parete sembra contento, al-
piano, in coincidenza con la luce, in mezzo ai denti; dietro di lui, un legro, è chiaro che è una scelta del
come se la fotografia fosse capace po’ coperto dal braccio che si ten- collezionista, che le ha messe insie-
di fermare la meraviglia di qualsia- de, c’è un altro ragazzo di borgata me in maniera tale che non ci fosse
si cosa, senza distinzioni. Non noti che guarda qualcuno oltre la sce- una densità tragica e seria: «Nella
mai che lui dia più valore al perso- na, lateralmente, mentre un terzo penultima da destra, Pasolini si ac-
naggio principale rispetto ad uno osserva in macchina, stupito, pro- costa ad un muro dov’è raffigurato
secondario, che magari sta dietro o babilmente il fotografo. Ogni per- sant’Antonio, e questo rende bene
di lato: c’è sempre una sorta di uni- sonaggio ha una reazione diversa l’idea che ho di lui», afferma Garre-
formità meravigliosa del tutto: ha come accade nelle Storie della vera ra, che è quella di riaverlo davanti
la capacità di rendere le ombre, le Croce, ogni personaggio ha senso col sorriso. A questo si riferisce il
pietre, la luce della situazione che volumetrico, così come le cose ri- curatore quando, nel suo testo di
ferma in un attimo. tratte hanno la bellezza della forza presentazione, fa finta di credere
Una foto in particolare emo- di gravità. Anche dunque la porta nella resurrezione dei corpi, e si im-
ziona chi scrive, e ingrandendola più sgarrupata partecipa della bel- magina di poter riavere davanti a
al computer l’effetto è maggiore lezza del legno e della scenografia sé Pasolini sorridente. Questo sor-
(«non è strano - spiega Garrera - se e del volume e della scena in sé: riso è una anticipazione del futuro,
la vedi senza il vetro, dal vivo, se la per assurdo, biblicamente, tutte sa di palingenesi, e dunque le foto
prendi in mano fa veramente im- le cose sono sacre, tutte le cose non riguardano, secondo Garrera,
pressione: sono tutte così»): Paso- vengono salvate: e così tu salvi la il passato di Pasolini ma il suo in-
lini sta uscendo fuori da una casa, maniglia, i volti, l’abito sdrucito, il contro postumo con Pasolini, che
sull’uscio c’è una ragazza e sotto di graffito; oppure, osserviamo sbi- viene ricostruito smembrandolo in
lei due bambini, forse i figli anche gottiti come è riuscito a riprende- tante immagini in cui lui parla con
se sembra ancora una ragazzina: re lo splendore della luce del sole gli amici o li abbraccia, o ride o è
straordinariamente in evidenza, che colpisce le scarpe impolvera- serioso, cioè vivo; è come se lo ri-
risaltano la porta e ciascuno dei te: ecco perché sono bellissime vedesse in carne ed ossa, e seppur
piccoli fori o delle macchie che la queste immagini, perché sono più virata in una specie di immaginario
invecchiano, il chiavistello nuovo potenti delle bottiglie di Moran- un po’ fanciullesco, ancora una vol-
e il pezzetto di legno su cui è in- di, simbolo dell’umiltà delle cose: ta si partecipa a quell’operazione
chiodato, la carta accartocciata e sono foto che disorientano, su cui di ripristino, di riparare il sacrificio,
il terriccio intorno, la polvere sulle bisogna soffermarsi bene, altri- attraverso il suo corpo.
scarpe dei bambini. Non è solo lo menti vedi solo Pasolini nelle pe- Nella parete di destra erano
sguardo del soggetto o il sogget- riferie e ti sembra un già sentito. esposte una serie di fotografie
to stesso che ci colpisce, è la resa Se ci sono delle foto che vorresti scattate da Tazio Secchiaroli du-
della realtà: è talmente bella que- toccare perché ti sembra di poter rante le due scene di Accattone
sta foto che pensi sia una posa, e toccare in questo modo lo stesso che Pasolini girò come una sorta
non riesci a credere come facciano Pasolini, sono senza dubbio pro- di provino per Federico Fellini, che
ad essere vivi e presenti tutti gli prio queste. avrebbe dovuto finanziare il fim at-
elementi contemporaneamente: Di fronte alla «controfacciata» traverso la sua nuova casa di pro-
il bambino più grande che muove dell’ingresso, quella funebre, si duzione, la Federiz, di cui era socio
le sue mani, la ragazza colta nel stagliava la parete «abside», con anche Angelo Rizzoli. Fellini gli pre-
momento in cui sta scostando la nove4 grandi ritratti di Pasolini: stò la sua troupe: Carlo di Palma fu
tenda per far vedere Pasolini che

4 Questi ritratti sono a firma di: Giuseppe Pino, Mario Dondero, Carla Cerati, Mario Tursi, Ezio Vitale, Alain Dessalles, Robert Cohen, Alberto Durazzi, Dino Pedriali.

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il direttore della fotografia, Riccar- ripetizione degli scatti, 25 per un
do Fellini, il fratello, l’aiuto regista; semplice gesto, ad esempio, rende-
poi si aggiunge anche Secchiaroli, va quell’attimo mobile, come una
fotografo ufficiale dei film di Fellini. specie di fermentazione vitale di un
Pasolini girò due scene a via Fanful- frammento della sua esistenza.
la da Lodi, al Pigneto, quella del bar I cassetti invece bastava aprirli
e quella con la ragazza di Accatto- per avere davanti, squadernati, gli
ne: i due provini (nelle foto si vede amici e colleghi scrittori, i premi ri-
Pasolini che guarda dentro una te- cevuti, la madre Susanna, Ninetto
lecamera oppure che dà indicazio- Davoli e Franco Citti, Orson Welles
ni su come devono passeggiare o durante le riprese de La ricotta, nel
devono parlare i due ragazzi), ver- 1962, i momenti al campo da calcio
ranno rifiutati da Fellini, che non con la squadra degli attori: lì erano
era per niente convinto che quello custoditi i suoi affetti, e la casset-
fosse cinema. Il film verrà prodot- tiera aveva la funzione d’essere cando sempre di offrire a tutti le
to da Alfredo Bini, e lavoreranno uno scrigno di memorie preziose, chiavi per capire, sempre disponi-
con lui Tonino Delli Colli e Bernar- testimoniando la sua vita pubblica bile alla discussione, quasi fosse
do Bertolucci, non male come so- e quella privata trascorsa però nel una sorta di collaboratore e non un
stituti: in una citatissima lettera segno della compagnia affettuosa, imputato, ricordava che il mecca-
in cui ricorda questa bocciatura, passata con coloro che gli hanno nismo messo in atto contro di lui:
Pasolini scriveva: purtroppo mi ha voluto bene. Anche nelle foto delle «I processi alimentano la stampa,
detto che voleva essere sincero, udienze nei tanti tribunali cui do- la stampa, amplificando l’immagi-
e aggiunge tra parentesi, (ahia), vette suo malgrado presenziare, è ne di un Pasolini pericoloso e mo-
immaginandosi già, dopo che Fel- ritratto sempre con gli amici che gli struoso, alimenta le denunce, le
lini aveva messo le mani avanti in stanno vicini, che lo accompagna- denunce alimentavano nuovi pro-
quel modo, la risposta negativa: no, il suo gruppo che qui diventa cessi, magari per fatti mai accaduti.
gli dispiacque moltissimo, ovvia- invece bello perché sono coloro Un meccanismo perverso. Al culmi-
mente, e come poteva non essere che gli stanno vicino: subì tren- ne, c’è licenza di uccidere».
altrimenti? tatré processi, con capi d’accusa Le fotografie con la mamma
Al centro della sala era stata che spaziavano dall’oscenità alla fanno parte di questi suoi affetti
collocata una cassettiera piena rissa, dalla corruzione all’apologia profondi, intimi, così come un lega-
di scatti rari di Pasolini con i suoi di reato, dalla pornografia alla dif- me fortissimo emerge anche dalle
amici, come un grande omaggio. famazione: venne addirittura accu- foto con le sue donne: con Anna
Somigliava al mobile utilizzato per sato di aver tentato di rapinare un Magnani, mentre stanno girando
una mostra di Letizia Battaglia, qui benzinaio al Circeo con una pistola Mamma Roma, e che considerava
a Roma: «All’inizio – spiega Garrera in cui aveva caricato un proiettile troppo piccolo-borghese per im-
– avevo pensato di porre al centro d’oro. Fu sempre assolto, e, in una personare un personaggio del sot-
un grande catafalco nero dove in intervista5 di Daniele del Giudice, toproletariato; con Silvana Manga-
ogni cassetto ci si poteva imbatte- Stefano Rodotà, ricordando come no, scelta per il ruolo di Giocasta
re nella morte di Pasolini, mentre Pasolini affrontasse i processi cer- nell’Edipo Re, perché aveva «il pro-
tutto intorno la sala era illuminata
dalle sue foto mentre era in vita.
Ma non c’erano abbastanza soldi
per questa soluzione. Il budget a
disposizione era così esiguo, 1000
euro, che si potevano comprare
soltanto 40 cornici: a quel punto,
invece di rendere pesantissimo il
tutto, ho ribaltato la questione e
ogni volta che aprivi un cassetto
lo vedevi mentre sta ridendo con
Laura Betti, sta seduto accanto ad
Aberto Moravia o Sandro Penna o
Goffredo Parise o Giorgio Bassani,
mentre gioca a calcio su un cam-
petto o sta leggendo un libro».
Nel piano superiore, chiuso da un
vetro, senza didascalie, una serie
di provini a contratto, di fotogram-
mi delle fotografie, erano collocati
in modo che, scorrendole veloce-
mente, si aveva l’impressione di
guardare un brevissimo filmato: la

5 Imputato di diversità, in «Paese Sera», 21 ottobre del 1977.

9
caratteristiche di alcuni corpi intel-
ligenti e pieni di spirito è che sono
fotogenici, tanto che la fotogenia
è una forma di spiritualità. È come
se la fotografia captasse inconscia-
mente e indipendentemente dallo
scatto e dall’occhio del fotografo la
luce della persona. È come per dire
che non può esistere una fotografia
brutta di una grande mente». Que-
ste parole esemplificano bene come
il corpo di Pasolini, al di là del fatto
che possa essere considerato bello
o meno, susciti innamoramento.
Questa luce ci colpisce proprio
perché c’è stata la resurrezione, per-
ché è un corpo risorto il suo. Ogni
foto per noi non appartiene al passa-
to, ma al futuro, e quando lo scorgia-
fumo di primule di mia madre gio- naso, ed era immediatamente evi-
mo nella periferia romana del 1959,
vane»; e in particolar modo, gli dente che Pasolini suscitasse «im-
non lo pensiamo lì, lo pensiamo risor-
scatti con Maria Callas, che guar- menso odio e immenso amore»;
to. Questo è un discorso che proce-
da adorante Pasolini, o quando si nel senso che non puoi essere in-
de per paradossi, è vero, ma la luce
prepara ad inscenare Medea, dove differente davanti a lui, per cui pos-
della foto di Pasolini ha acquisito nel
mette letteralmente paura, per la siamo parlarne malissimo, e non a
tempo un alone mistico, qualità che
sua espressività da strega poten- caso è ancora oggi pieno di nemici,
spesso ogni foto contiene, perché in
te, donna consapevole e matura, oppure benissimo ed infatti è pie-
fondo la foto già di per sé è una re-
selvaggia e pericolosa6: la scelse no di ammiratori. La mostra stessa
surrezione, però del passato: questo
proprio perché rappresentava se- esprime chiaramente tutto questo,
processo classico, con Pasolini risulta
condo lui la più alta forma di imper- tanto che evita con cura ogni tra-
amplificato, è la proiezione in avanti
sonificazione del tragico. Ovvia- ma filologica in favore di una ado-
viene attivata da quel processo in-
mente, uno spazio adeguato era razione quasi totale.
conscio per cui la società l’ha voluto
stato lasciato alle istantanee con In ogni caso, tra prima della
far risorgere, ha avuto bisogno di far-
il suo circolo letterario e soprat- morte e dopo la morte, lo stacco
lo risorgere: il discorso non troppo
tutto con Laura Betti, che diventa è impressionante: certo, quando è
sotterraneo dell’esposizione di Gar-
la sua musa e, dopo la sua morte, ancora in vita viene costantemente
rera è nell’intreccio, non casuale ma
comincerà ad organizzare l’archi- fotografato, invitato a partecipare
profondissimo, tra foto e corpo di
vio Pasolini, raccogliendo foto, ar- a trasmissioni televisive, ospite alla
Pasolini, come un risarcimento dopo
ticoli, testimonianze, spendendosi radio, si mostra personaggio pub-
il sacrificio. Molte persone conosco-
ininterrottamente e dando di fatto blico al massimo livello, ma non c’è
no solo il volto di Pasolini, non han-
vita a questo mito, una cui data confronto con quello che accade
no mai letto neanche una riga, il che
fondamentale è forse la grande nell’immaginario collettivo dopo
potrebbe sicuramente configurarsi
mostra messa in piedi ai Mercati di la sua morte, quando diventa vera-
come un grande limite; in realtà l’ico-
Traiano, nell’inverno del 1985, cura- mente iconico. All’inizio taluni tenta-
nicità della sua figura proviene dalla
ta da Fabio Mauri con il manifesto no anche di ridicolizzare la sua figu-
di Mario Schifano che era una rie- ra, cercano di renderlo antipatico, lo
laborazione fotografica, ritoccata fotografano con il proposito di ren-
pittoricamente, di una immagine derlo assolutamente brutto, o catti-
catturata sulle dune di Sabaudia, vo (quando veniva coinvolto in un
con Pasolini che sta camminando processo, tante volte non si poteva
velocemente7: questo manifesto portare al caporedattore una bella
è forse il primo grande attraversa- immagine di Pasolini...), tuttavia la
mento nell’immaginario di cui stia- cosa divertente è che quelle foto,
mo parlando, che parte appunto invece, oggi ci piacciono da morire,
dalla fotografia: come se Schifano e quegli scatti presi per denigrarlo
avesse captato che ci fosse questa sono divenuti delle belle immagini.
forza iconica nella sua immagine e Ce ne erano alcune nei tiretti della
infatti non ha creato una sua ope- cassettiere di quando usciva spossa-
ra per questa occasione. In realtà, to o preoccupato dal tribunale, ed è
già i mass media di allora avevano strano, anche in questi casi non sem-
compreso che bucava in modo stu- bra mai venire male: è sempre, terri-
pefacente lo schermo; chiunque bilmente, meravigliosamente, foto-
fosse di quel mondo lo intuiva a genico. Secondo Garrera, «una delle

6 In questo caso le foto di scena sono di Mario Tursi: Pasolini e Maria Callas durante la lavorazione di Medea, 1969, tra Anzio, la Turchia e Roma.
7 Pier Paolo Pasolini, una vita futura: la forma dello sguardo, Roma, 15 ottobre-15 dicembre 1985, catalogo a cura di Fabio Mauri, grafica di Hilde Micheli, copertina di Mario Schifano,
Graf, Roma, 1985.

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potenza delle sue parole, c’è dietro il popolo tedesco che crea il führer perché purtroppo di molti grandi
quell’aura, altrimenti la foto tende- e non è il führer che crea dei fana- scrittori sono rimaste solamente le
rebbe a sbiadire davanti agli occhi tici tedeschi». È una lettura tutta parti scritte, le voci stampate, men-
dello spettatore, tornando a divenire tragica e rituale, che vede nell’idea tre di Pasolini possediamo l’intero
semplicemente testimonianza e la- di avvicinare Pasolini ad una figu- percorso fino al miracolo dell’in-
certo del passato, sottoposta a con- ra cristologica, nel considerarlo, carnazione, della santificazione
siderazioni puramente estetiche. come accade sempre in questi casi, laica, e possiamo comprendere in
Quando si guarda un’immagine un capro espiatorio, come uno su modo assolutamente chiaro come
di Pasolini si compie un gesto ripa- cui si sono addensati i rancori, il di- e perché vita e letteratura coincida-
ratore, e forse a questo tende la sprezzo, i livori di una maggioranza no in lui in modo complementare:
mostra di Garrera: ma nel cortocir- miserevole, per cui non si capisce la scrittura, le idee, la passione, la
cuito di morte e resurrezione, non perché ad un certo punto bisogna furia, l’ira, l’intervento politico, la
si riesce mai a sanare veramente la farlo fuori, perché lo si detesti a tal partecipazione al mondo, l’amo-
sua morte schiccante; non si riesce punto, e questo ci sgomenta, da re per la vita, la lotta, si incarnano
a colmare quello che è successo: odiarlo e l’odio provochi, metta in perfettamente nel suo corpo: non
non somiglia per niente, questo atto il fato, e il caso diventa fatali- si materializzano sulla pagina o su
processo di santificazione laico, ad tà, come se un popolo avesse fatto un fotogramma, sono al contrario
una corretta elaborazione del lutto, una fattura, un malocchio, che va emanazioni materiche, sono riflessi
sembra fatto anzi apposta per non bene come espressione perché è della luce della sua intelligenza, e
scavare nella coscienza di una na- come veniva visto Pasolini, con oc- non è qualcosa che emerge attra-
zione, per non compiere un’analisi chio malvagio, malevolo, e alla fine verso una foto o un video, ma è già
seria e profonda per comprendere dunque il desiderio comune trova in sé. In fondo Pasolini testimonia,
da quale dna malato nascessero l’o- la sua concretizzazione, e da allora con il suo stesso immaginario fo-
dio e il disprezzo che lui ha subito una comunità inconsciamente deve tografico, con la sua storia di icona
(curiosamente c’è chi, ancora oggi, risolvere, espiare le proprie colpe, del nostro tempo, quello in cui ave-
magari provenendo da un contesto ricreando continuamente l’icona. va sempre creduto, la sua percezio-
cattolico o di destra, ha interiorizza- Resta il fatto che tra noi e Paso- ne della vita come sacralità, della
to una idea negativissima di Pasolini lini il rapporto è sempre caldo, e di sacralità dell’esserci: per cui la san-
senza essere mai riuscito a metterla estrema prossimità: questo calore, tificazione in realtà non è lontana
in discussione, senza averla mai sot- se così possiamo dire, emana pro- dal suo modo di percepire l’altro,
toposta ad una indagine critica). prio dal suo corpo. Per molti scrit- dove anche un agnello, anche un
È questo uno dei casi di respon- tori e critici della mia generazione, bambino, anche un vecchio, anche
sabilità collettiva, dove una comuni- la speranza è stata sempre quella di un contadino e anche una intera ci-
tà civile si sente in colpa e cerca di averlo come maestro, con l’illusio- viltà nel suo tramonto, sono sacri.
lavare il cumulo di odio che rivesti- ne o l’augurio che un pomeriggio La sua posizione contro l’aborto
va Pasolini nel pensiero dei singoli. qualunque potesse suonare alla no- di cui resta memoria negli Scritti
Il continuo cerimoniale di resurre- stra porta e sedersi con noi a pren- corsari, nasceva sostanzialmente
zione e morte non riguarda solo le dere il caffè in cucina: ci mancano il da qui, dalla considerazione della
copertine o i film dedicati: per certi suo volto, la sua parola, la sua voce, nevralgicità di due punti in partico-
versi ha a che fare anche con la ne- credo ci manchino drammatica- lare, la sacralità della vita e il miste-
cessità di trovare dei colpevoli della mente, e questo accade solo con al- ro, cioè quella che lui percepiva da
sua morte che fossero gerarchica- cuni tipi di scrittori. È ritornata con laico come concezione e percezio-
mente forti, che avessero la dignità Pasolini la figura del poeta vate, ne religiosa della luce del mondo,
di assumersi l’omicidio: i politici, i come forse poteva esserlo Dante, in cui il mondo è un miracolo, in cui
neofascisti, i servizi segreti, crimina- ma non lo sappiamo veramente, l’esistere stesso è un miracolo.
li assoldati come quelli della Banda
della Magliana. Il delitto scaturisce
da questo odio secondo un cerimo-
niale da tragedia greca: l’accumulo
di rancore arma il coltello, porta alla
determinazione dell’omicidio, che
sia una colluttazione, un gruppo
di balordi fascistelli, un delitto su
commissione, sarebbe avvenuto lo
stesso, nell’ottica per cui una intera
comunità è riuscita a cristallizzare
i suoi desideri più profondi contro
il poeta, frocio e regista famoso.
«Hölderlin dice che un popolo ha
i suoi deliri – ricorda Garrera. C’è
un suo bellissimo inno in cui parla
dell’inconscio dei popoli, e sostiene
che i popoli determinano inconscia-
mente la propria storia, con il desi-
derio che una comunità nutre sia
le vipere che le colombe: per cui è

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Il corpo di Pasolini
Istvan Puskas

Il corpo di Pier Paolo Pasolini, o meglio dire l’im-


magine del suo corpo, é diventato un vero e pro-
prio luogo di memoria (lieux de mémoire) nell’Italia
contemporanea. Il suo sguardo pungente accom-
pagna dappertutto i cittadini italiani, lo si incontra
in librerie, in bar, in gallerie e – grazie alle numerose
opere streetart – anche sulle strade. Non sono solo
le sue parole a parlare agli italiani, a confrontrali
con il mondo in cui vivono, ma anche queste im-
magini tramandate via varie modalità di raffigura-
zione. La figura di Pasolini é affabulata, é presente
nella letteratura ma é molto piú presente il Pasoli-
ni visualizzato. É il corpo di Pasolini che raccoglie
e trasmette in questo modo le funzioni, i signficati
connessi al grande intellettuale ed artista morto or-
mai piú di quarant’anni fa.
Pasolini per la societá italiana rappresenta quel
passato che vive nei giorni di oggi, i traumi anco-
ra non digeriti, i tabú di allora e di adesso. Come
un vero luogo di memoria, non rappresenta solo il
passato ma parla anche del presente, aiuta a capi-
re, ad analizzare il mondo circostante; ed é anche
un modello di attitudine da seguire, é un punto di
riferimento, di come deve, di come dovrebbe agire
un’intellettuale nella societá.
Ma proprio in questo mondo inafferrabilmente
complicato l’immagine di Pasolini non manda solo
questi messaggi. Proprio le modalitá dell’uso, i con-
testi in cui viene riportato inevitabilmente fanno la
stessa critica che faceva Pasolini nelle proprie paro-
le e nei propri atti. Ció che sta succedendno ora con
il corpo suo sono anche rappresentazioni tragiche
delle sue analisi acutissimi sul mondo del neoca-
pitalismo (postmoderno, consumismo giusto per
mensionare qualche etichetta che potremmo met-
terci). Non sfugge neanche questo corpo il destino,
non si sottrae dai meccanismi culturali, economici-
commerciali e politici che irresisitibilmente si incor-
porano tutto ció che esiste, che viene prodotto in
questo mondo.
Se facciamo una passeggiata nelle borgate di
Roma tanto amate da Pasolini, nel Pigneto, nel Tor-
pignattara la sua presenza sulle strade é fortissima.
Camminando sotto le immagini che commemora-
no, che riportano la sua figura in un primo istante
possiamo sentirci commossi, anche felici che le co-
munitá locali lo usano come elemento fondamen-
tale dell’articolazione della propria identitá attuale.
Il poeta-regista friulano sin dai primi tempi romani
passava molto tempo in queste strade (che erano

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molto diverse), tra questa gente,
le ricreava nei suoi romanzi, e ci
tornava anche con i suoi set cine-
matografici. Gli abitanti possono
essere fieri di lui, che ha immorta-
lato la vita di questi quartieri. Ora,
quando le comunitá locali prova-
no a ridefinire la propria identitá
e provano a tirare sú se stessi da
uno stato depresso grazie anche
a quelle opere (immagini e parole)
che trasformavano queste strade,
queste case misere, questa gente
umile e povera in opere d’arte, ció
che prima magari poteva sembra-
re vergognoso (perché apriva le
porte davanti a sguardi esterni che
in questo modo avevano modo di
spiare la vita di un mondo finora
ignoto, sconosciuto) ora diventa
fonte di orgoglio. Prima era Paso-
lini di traformare in immagini que-
ste strade, ora sono le strade di
trasformare Pasolini in immagini. to alle comunitá, alle realtá locali. della vita) il popolo era ancora
Ma queste immagini, questi Tragicamente le immagini del corpo quasi completamente in pos-
monumenti eretti alla figura og- di Pasolini stanno subendo le stesse sesso della propria realtà fisica
getto della memoria, elemento trasformazioni di omologazione, di e del modello culturale a cui
dell’identitá prorpio nel contesto perditá di significati di cui lui parlava essa si configurava. …
odierno inevitabilmente diventa- nelle sue opere – e anche tramite i Dunque, riassumendo: alla fine
no protagonisti di quei fenomeni corpi, anzi prevalentemente dimo- degli anni Sessanta l’Italia è
contro cui Pasolini agiva con tutte strando tali cambiamenti via le tra- passata all’epoca del Consumi-
le sue forze durante la vita. La sua sformazioni dei corpi. smo e della Sottocultura, per-
lotta disperata ma incessante di dendo cosí ogni realtà, la quale
salvare, di salvaguardare le culture … mi è sembrato che la sola re- é sopravissuta quasi unicamen-
organiche di un mondo premoder- altà preservata fosse quella del te nei corpi e precisamente nei
no ancora esistenti nelle borgate corpo. Cioé, in pratica, la cultu- corpi delle classi popolari.1
degli anni cinquanta-settanta, agi- ra mi è sembrata ridursi a una
va contro l’invasione del neoca- cultura del passato popolare e Guardando avvenire questi
pitalismo omologatore, contro il umanistico – in cui, appunto, la cambiamenti per lui tragici in Ita-
consumismo – quel paradigma che realtà fisica era protagonista, in lia, Pasolini si mette a fare delle ri-
ora sta sfruttando la sua memoria, quanto del tutto appartenente cerche nel cosídetto terzo mondo
le sue immagini, il suo corpo che in ancora all’uomo. spinto dalla speranza di trovare
questo modo diventa merce o ele- Era in tale realtá fisica – il pro- spazi, comunitá che non sono an-
mento di merchandising con cui il prio corpo – che l’uomo viveva cora infulenzate dai meccanismi
commercio vende i propri prodot- la prorpia cultura. omolgatori del neocapitalismo,
ti. L’immagine di Pasolini in vari Ora, i borghesi, creatori di un peró arriva la delusione:
contesti perde i significati sopra- nuovo tipo di civiltà, non pote-
presentanti e diventa pura deco- vano che giungere a derealiz- Sull’Isfahan di una decina d’an-
razione, una pura superficie senza zare il corpo. Ci sono riusciti, ni fa – una delle più belle cittá
significato, quando funziona come infatti, e ne hanno fatto una del mondo, se non chissà la più
elemento decorativo dei bar, come maschera. I giovani altro non bella – è nata una Isfahan nuo-
gadget, spilla, cartolina ecc. sono oggi che delle mostruose va, moderna, bruttisima. Ma
Ma gli stessi murales delle maschere “primitive” di una per le sue strade, al lavoro, o a
strade funzionano anche come nuova specie di iniziazione – passeggio, verso sera, si vedo-
attrazioni turistiche, oggetti di fo- fintamente negativa – al rito no i ragazzi che si vedevano in
tografie, sottofondi delle selfie di consumistico. Italia una diecina di anni fa: figli
visitatori che vengono a sfruttare, a Il popolo è giunto con un po’ dignitosi ed umili, con le loro
consumare queste ambienti senza di ritardo alla perdità del pro- belle nuche, le belle facce lim-
l’intenzione di interagire, di vivere prio corpo. Fino a pochi anni fa pide sotto i fieri ciuffi innocenti.
in maniera approfondita, senza l’at- (quando io pensavo al Decame- Ed ecco che una sera, cammi-
titudine di empatia, di avvicinamen- ron e alla susseguente Trilogia nando per la strada principale,

1 Pasolini, Pier Paolo, Tetis, in Erotismo, eversione, merce, Bologna, Cappelli, 1973, ora in Tutte le opere, Saggi sulla politica e sulla societá, Milano, Mondadori, 1999, pp. 260-261.

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vidi tra tutti questi ragazzi an- di Asmara non si vede una sola che riesce ad assumere vari signi-
tichi, bellissimi e pieni dell’an- persona brutta. Non esiste gras- ficati, riesce a diventare portatore
tica dignità umana, due esseri sezza, diformità e, praticamen- di vari messaggi che proprio nel
mostruosi: non erano proprio te, calvizie: non ci sono corpi corpo si inreacciano e si integrano.
dei capelloni, ma i loro capelli fatti male, gamba corta ancora Pasolini non era unostudioso di
erano tagliati all’europea…2 storta, spalla curva. Tutti hanno sociologia, non era uno scienzia-
il loro bel corpo magro e asciut- to, le sue ricerche, le sue analisi, le
Il terzo mondo per lui era il rifu- to, leggero, aggraziato, come in- sue interpretazioni non venivano
gio, gli offriva la consolazione che saccato in un umile seta bruna.3 articolate e trasmesse in discorsi
nonstante tutte le tendenze nega- scientifici, lui non parlava mai il lin-
tive dell’Occidente, lá nello spazio É evidente che tale descrizione, guaggio astratto della scienza mo-
dell’altro per eccellenza soppravvi- interpretazione non é realistico, derna ma ragionava e si esprimeva
ve il mondo per lui era tanto caro. ha la funzione metaforica, perché da poeta, in maniera premoderna,
Questa sua relazione con le civiltá trasmette un messaggio: il mes- cioé creando immagini – che nella
non europee lo ha spinto di ripe- saggio dell’identitá culturale. La cultura scritta (e visiva) dell’era
tere la reazione di tanti compagni trasformazione del corpo non é premoderna avevano la comples-
europei che si sono serviti e si ser- altro che segno della trasforazio- sitá e le funzioni dell’allegoria.
vono finora dell’Altro come rifu- ne culturale. Il procedimento de- In stretta relazione con i cam-
gio, come luogo ideale in confron- scritto con la trasformazione del biamenti sociali e culturali seguiti
to con il proprio mondo valutato corpo, cioé l’omologazione ha la e studiati con grande attenzione,
in maniera critica a negativa. Per conseguenza che i corpi pieni di il corpo é considerato da Pasolini
Pasolini questa posizione dell’atro significati perdono questa loro ca- un campo di battaglia su cui il po-
non si manifesta nell’elogio, nell’i- pacitá, si svuotano. O meglio dire tere prova a creare e a stabilire l’e-
dealizzazione degli spazi, dei pae- anche questi cambiamenti hanno sercizio della propria dominanza,
saggi, ma tramite l’estetizzazione un forte significato, anche il vuoto della propria sovranitá sull’indivi-
del copro dell’Altro: ha un significato. duo. Perché Pasolini discepolo di
Ma per Pasolini il corpo é pre- Gramsci neli cambiamenti culturali
Bellissimi intanto. Dando uno sente come una metafora partico- trova sempre l’elemento della lot-
sguardo di insieme a una strada- lare, per lui il corpo é un’allegoria ta per il potere. L’omologazione

2 Pasolini, Pier Paolo, Discorso dei capelli (Corriere della Sera, 7 gennaio 1973), in Tutte le opere, Saggi sulla politica e sulla societá, Milano, Mondadori, 1999, pp. 271-277.
3 Pier Paolo Pasolini, La grazia dei Eritrei (1968), in Tutte le opere, Romanzi e racconti, vol II. 1962-1975, Milano, Mondadori, 1998, pp. 1867-1871.

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non é altra che la prassi con cui il Ma nonostante la materialitá dei scena „Carmelo” (gli appunti 58-64
dominio viene realizzato, in cui la corpi, Pasolini é lontano dal bio- in Pasolini, Petrolio, 281-334) che é
sottomissione avviene. Il control- logismo della modernitá, proprio la piú complessa di tutte, limitiamo-
lo totale sul corpo garantisce il perché per lui la carne é connessa ci di assumere la conclusione: le re-
controllo totale sull’individuo. In a cose non biologiche ma sociali, lazioni tra uomo e donna (uomo),
quest’interpretazione del carat- politiche a culturali. o meglio dire le relazioni tra corpi
tere del potere moderno Pasolini L’articolazione piú complessa, (che possono essere maschili e/o
arriva molto vicino a ció che viene piú dettagliata di questa visione femminili) non sono altro che un
etichettato e descritto da Michel sui rapporti tra corpi, ruoli sociali, gioco di potere continuo, un gio-
Foucault con il termine della bio- culture diverse, giochi di potere e co in cui si attivano i corpi come
politica anche se molto probabil- desideri é una scena di Petrolio4: carne ed anche come fenomeni,
mente (ne mancano le prove) non l’episodio dell’avventura del Carlo entitá ed identitá sociali, politiche
conosceva in maniera profonda I. borghese settentrionale, altro, e culturali – portatori e dagenti di
l’attivitá del filosofo francese, pallido biondo con il sottoproleta- vari tipi di desieri. Questa conclu-
quella non esercitava influenza sul- rio meridionale Carmelo, moro, piú sione nasce anche negli episodi so-
le visioni dell’intellettuale italiano. basso di statura. pracitati sottolineando uno o piú
E se si parla di potere e di cor- In Petrolio troviamo numerose aspetti del gioco, il grande valore
po, i corpi di Pasolini sono in con- pagine, scene dedicate al corpo, ai dell’episodio „Carmelo” é che in
tinua lotta anche tra di loro per vari usi allegorici in serviizo di vari queste pagine le varie esperienze, i
avvalersi uno sull’altro, spinti dai (e nello stesso tempo identici) mes- vari aspetti vengono tutti accumu-
desideri – dal desiderio di appro- saggi sulla trasformazione del mon- lati, presentanti in una complessitá
priarsi e dal desiderio sessuale. É il do, come la scena dell’acquisto di da cui non nasce ordine, non nasce
desiderio – come nei filosofi fran- una schiava, remixato da Carlo Lu- una struttura chiara, ordinata, ma
cesi contemporanei, radicati tutti carelli in Ottava vibrazione; un’exe- un’intreccio. Il messaggio di tale
(come anche Pasolini) nel pensie- plum meraviglioso e orribile sulla scena é che nella lotta tra culture,
ro di Freud – che collega tutti gli colonializzazione occidentale (de- tra ceti sociali, tra maschi e femmi-
elementi inseriti nell’allegoria del scritte ed analizzate da Edward Said ne, insomma tra corpi, non ci sono
corpo; é il desiderio l’elemento che poco dopo la nascita di tale pagine). posizioni stabili, non si sa mai, chi
integra e spienge ad agire tutto. O come la grande sfilata del lungo sia il dirigente e chi l’obbediente
Il corpo in Pasolini, per Pasolini percorso di Merda lungo la Via di (padrone e servo) non esiste mai
non é solo un’allegoria con cui si Torpignattara, in cui, come durante una posizione ferma, le relazioni
puó rendere visibili, percepibili va- una festa medievale, le varie scene umane (sia interpersonali che in-
rie tendenze sociali e culturali ma é articolano i vari fenomeni della tra- terculturali) sono in continua oscil-
anche un fenomeno molto concre- sformazione socio-culturale che Pa- lazione, in continuo mutamento
to e materiale. Lo sguardo di Paso- solini chiama omologazione. nonostenta il desiderio primordia-
lini penetra sotto i viestiiti, sotto la Adesso non abbiamo modo di le dell’uomo di arrivarci, di costru-
pelle ed arriva al carne, al sangue. dare un’analisi approfondita della irci punti fissi, stabili.

4 Pasolini, Pier Paolo, Petrolio, Milano Mondadori, 2005.

15
Pier Paolo Pasolini,
poeta di vita 1
Laura Pacelli

Nella prefazione all’intervista condotta da


Jean Duflot, Pier Paolo Pasolini scrive: «Faccio
notare che io non sono napoletano, e la mia mi-
mica è ridotta al minimo. Tuttavia ho un corpo,
o degli occhi, una fisicità mio malgrado molto
espressiva»2.
Innegabile il peso del corpo, condanna nel
mondo e influenza sul mondo, mezzo impre-
scindibile per la conoscenza della realtà, aspira-
zione assoluta dell’artista e uomo Pasolini. L’e-
clettismo creativo, la velocità di composizione,
l’indefesso movimento ricercatore definiscono
la sua opera e raccontano d’una necessaria mo-
dalità di vita che divora ogni esperienza per poi
scriverne3. L’acuta sensibilità e l’omosessualità,
difficilmente accettata4, gli permettono di ca-
pire ad un primo sguardo, dietro le scure lenti
da miope di diverse gradazioni, ciò e chi ha di
fronte.
«Gettare il mio povero corpo nella lotta»
dichiara in un verso ormai famoso del poemet-
to autobiografico del ’66 Poeta delle ceneri5,
quel corpo ‘straccio bagnato’ della recensione
al Mondo salvato dai ragazzini (continuazione e
fine)6. Non basta una poesia che sia pura mu-
sica, la scrittura è rovente come la vita, la vec-
chiaia va scacciata come un malanno e improv-
visamente col tempo passato si devono fare i
conti quando scompare l’amore. La solitudine
non appare più un bene agognato come nella
giovinezza, fa paura. Tutto questo nel postumo
L’hobby del sonetto, raccolta di sonetti compo-
sta tra il 1971 e il 1973 all’indomani della decisio-
ne dell’amato Ninetto Davoli di fidanzarsi con
Patrizia, sua futura moglie, chiudendo la relazio-
ne amorosa durata nove anni con Pasolini, che
non riesce a capacitarsene. I sonetti urlano di
dolore per un amore irrecuperabile cui si rivolge
con l’appellativo di ‘Signore’, l’idea del suicidio
viene accarezzata nel primo7, il poeta sente sva-
nire la speranza d’una felice vecchiaia. Nella let-

1 Testo già apparso in AA.VV., Attorno a questo mio corpo. Ritratti e autoritratti degli scrittori della letteratura italiana, a cura di Laura Pacelli, Maria Francesca Papi, Fabio Pierangeli,
Matelica (MC), Hacca Edizioni, 2010. Ringraziamo l’autrice e l’editore per aver acconsentito a questa riproduzione.
2 Pier Paolo Pasolini, Prefazione dell’intervistato (da leggersi assolutamente), in idem, Il sogno del centauro, a cura di Jean Duflot, prefazione di Gian Carlo Ferretti, Roma, Editori Riuniti,
1983, p. 16.
3 Cfr. Walter Siti, Tracce scritte di un’opera vivente, in Pier Paolo Pasolini, Romanzi e racconti, vol. I, Milano, Mondadori (collana I Meridiani), 1998, pp. IX-LXXXIX.
4 Scrive Naldini: «Pasolini non accettava la sua omosessualità come un fatto individuale. Non l’accettava, intanto, come fatto. Ma dovendolo subire, la considerava un fatto non indivi-
duale. […] Come un tarlo si era aperto una via nella sua storia anteriore arrivando a trovare questa causa iniziale in nostra nonna.» In Nico Naldini, “Un fatto privato”. Appunti di una
conversazione, in Stefano Casi (a cura di), Desiderio di Pasolini, Milano, Edizioni Sonda, 1990, p. 13.
5 Pier Paolo Pasolini, Poeta delle ceneri, in idem, Tutte le poesie, vol. II, Milano, Mondadori (collana I Meridiani), p. 1287.
6 «I nostri corpi, Elsa, stracci bagnati, malamente caldi», in Pier Paolo Pasolini, Trasumanar e organizzar, in idem, Tutte le poesie, vol. II, cit., p. 51.
7 Nel primo sonetto si legge: «[…] penso perfino / di procurarmi subito una corda, da custodire, fida / e rassicurante, qui, dentro un cassettino.» In Pier Paolo Pasolini, L’hobby del
sonetto, in idem, Tutte le poesie, cit., p. 1121.

16
tera mai spedita a Patrizia ribadisce dall’interno. L’ulcera esplode una voga: golf di lana dai colori sperico-
quello che già nel poemetto succi- sera di marzo del ’66 a cena con Al- lati, i pantaloni di pelle, i giubbetti
tato aveva espresso8: a parte sua berto Moravia e Dacia Maraini – dal di renna, i polacchetti ai piedi. Con
madre, che lo scorrere del tempo bagno avanza bocconi a terra mori- gli anni Settanta prese a scurirsi
tra non molto gli ruberà, egli non ha bondo, cinereo, in un pozza di san- i capelli»12. Capelli che iniziano a
nient’altro che Ninetto. Inammissi- gue9 – come un segnale doloroso diradarsi, il viso come una mappa
bile che gli venga portato via il ra- di tutte le pene represse, le accuse della vita sempre più solcato da ru-
gazzo – per eccellenza pasoliniano immotivate, i numerosi processi ghe profonde, il fisico resta asciut-
– dai ricci fitti e occhi a mezza luna dell’Italia perbenista che magari to, i muscoli tesi pronti a cogliere
che esprimono gioia e leggerezza, non hanno esito, ma nel frattempo l’evento sfuggente, la luce giusta
appartenente a quel sottoproleta- intaccano la salute dell’imputato10. nel cinema, la battuta verace dei
riato romano che vive nelle borgate Rimane all’incirca un mese a letto, suoi ragazzi di vita; il suo fasci-
e sembra sfuggire alle norme morti- pesa cinquanta chili, inizia una die- no non s’affievolisce e lo esercita
fere della società borghese, da cui ta ferrea e dopo qualche anno si anche su Maria Callas durante le
Pasolini pur infettato cerca invano ristabilisce ma la malattia lo segna riprese di Medea nel 1969, ma un
di sottrarsi, pagando caro il prezzo oltre che nel fisico nell’animo11. vero e proprio terrore del corpo
della sua abiura. Una Maserati 3500 GT per l’e- che sfiorisce, sintomo di un’inac-
Il suo corpo si fa sempre più ma- state del ’66, un abbigliamento cettabile giovinezza che scompa-
gro e asciutto procedendo nel tem- sempre più vistoso, «quasi per re, attanaglia profondamente Pa-
po, i pensieri pare che lo divorino adeguarsi alla moda “giovane” in solini che con Moravia si reca nel

8 Dalla lettera: «Perché voi siete giovani e innamorati, e io vecchio, solo e senza più niente dalla vita.» In Note e Notizie sui testi, in Pier Paolo Pasolini, Tutte le poesie, vol. II, cit., p. 1744.
Di L’hobby del sonetto si riportano alcuni frammenti: «Ecco qua la confusione del mio essere; / sono incredibilmente infantile, come vedete, ma del tutto privo di freschezza» (sonetto
40); «Mi avete per esempio insegnato che non si piange / (non ch’io piangessi, ché anch’io ero eroico!)» (59); «[…] Tutti lo sanno bene / che a ventitrè anni un ragazzo ha / diritto ad
amare una ragazza. Ma è questo che angoscia / chi non ha mai dato a una ragazza il suo seme.» (82)
9 Per il racconto di quella sera, cfr. Enzo Siciliano, Vita di Pasolini, [1° edizione 1978] Milano, Mondadori, 2005, p. 343. Ancora da Pier Paolo Pasolini, Poeta delle ceneri, cit., p. 1269:
«Anche la borghesia italiana può essere, dunque, razzista. / […] Ho provato quello che può provare un negro a Chicago, / il terrore. / Ma io dimentico presto, / e tutti i terrori / non sono
divenuti che una cosa / sopra e addosso a me, una cosa speciale, quella cosa, / e così l’ho accantonata e sofferta nelle viscere: / mi si è aperta un’ulcera, / di cui certamente prima o poi
morirò. / Brutto colpo per il sogno ininterrotto della mia giovinezza! / La borghesia italiana intorno a me è una torma di assassini.»
10 Trentatrè i processi che dovette subire Pasolini a partire dal ’49. Cfr. Laura Betti (a cura di), Pasolini. cronaca giudiziaria, persecuzione, morte, Milano, Garzanti, 1977.
11 Enzo Siciliano, Op. cit., p. 343.
12 Idem, p. 349.

17
1971 in Romania, nella clinica della fronte al pubblico, il corpo avvolto mi ben evidenti così come il men-
dottoressa Aslan, per intraprende- nel buio, sulla sua camicia bianca to, un naso simile a quello dei neri
re la cura del Gerovital contro l’in- scorrono immagini del film del Van- d’Africa sua ultima speranza, pur
vecchiamento13. gelo secondo Matteo. Alcune foto se minuto, scolpito nelle forme, il
La sua morte atroce ricostruita scattate da Antonio Masotti fissa- Pasolini dell’epoca da tutti i suoi
analiticamente dall’amico Siciliano no quell’evento e particolarmente amici viene ripensato con affetto.
difficilmente si può dimenticare, toccante risulta il fotogramma col Timido21, dolce, gentile, generoso,
allo stesso modo le foto sconvol- volto della madre di Pasolini nei sportivo come poi in tutta la sua
genti del suo cadavere ‘strana- panni della Madonna. Allora, du- vita, giocava a pallone per ore, ve-
mente’ senza vita, dove l’avverbio rante le riprese, perché riuscisse locissimo correva sull’ala22, prende-
sottolinea l’incredulità di fronte a immedesimarsi nella parte della va la bici e divorava chilometri per
all’immobilità di un artista che si madre che viene accompagnata andare sul greto del Tagliamento a
serviva dell’energia vitale del suo verso il figlio morente le disse di leggere, scrivere, divertirsi, nuota-
corpo in continua tensione e mo- ricordarsi del dolore provato alla re e alle feste dei paesi circostanti,
vimento per creare. Conviene allo- notizia della morte del suo secon- dove sfoggiava le sue doti di pro-
ra ribadire il legame che passa tra dogenito Guido, resistente del Par- vetto ballerino. Offriva cartate di
opera e vita e, procedendo a ritro- tito D’Azione ucciso dai comunisti mortadella e panini alla fine di que-
so, mostrarne la presenza fino a garibaldini alleati di Tito nel tragico ste serate; amava ridere e la com-
giungere alle sue origini. Si troverà attentato di Porzüs. Ancora inscin- pagnia23; sedeva sulla trebbiatrice
un Pasolini che nell’incompiuto Pe- dibilmente vita e arte. Pupi Avati parlando come un maestro capace
trolio progetta di «includere nel ro- ricorda che, mentre si sceneggiava di un forte potere d’attrazione ai
manzo una serie di foto del proprio l’opera di De Sade in casa di Paso- compagni d’avventura con la sua
corpo nudo» a testimoniare «il de- lini, dalla cucina, stanza adiacente voce indimenticabile – «la voce più
siderio di trasformare il testo nella alla loro, arrivavano i rumori di una bella che abbia mai sentito, la voce
celebrazione della propria immagi- rassicurante quotidianità16. di un angelo» sostiene Zeri24 – che
ne iconica di autore»14. Nell’otto- Con una bandana bianca in te- mai perderà le note di quella tene-
bre del ’75 Pasolini posa nudo per sta e un grembiule di cuoio come ra gioventù friulana, «le inflessioni
Dino Pedriali pensando di accom- il Vulcano di Velàzquez17, mentre della lingua, le sue vocali aperte, le
pagnare con quegli scatti l’uscita di rende omaggio alla pittura e alla sue sibilanti che sfioravano il sen-
Petrolio. La morte blocca il propo- “fulgurazione figurativa”18 deriva- so segreto, inesprimibile, celato in
nimento e solo dopo vent’anni le tagli dal suo maestro Roberto Lon- tutto quel mondo25.»
foto vengono pubblicate15. Le arti ghi nel Decameron dove interpreta
visive riescono a comunicare l’inci- la parte di un allievo di Giotto19,
sività di un corpo sulla realtà circo- rinvia a quel Friuli occidentale terra
stante: la pittura, antica passione, materna dove trascorse gli anni dal
praticata fino agli ultimi giorni e la ’43 al ’49 prima di fuggire a Roma
storia dell’arte studiata con accani- dopo i fatti di Ramuscello e la do-
mento negli anni universitari eser- lorosa espulsione dal partito co-
citano un’indiscussa influenza sul munista. Lì, a Versuta, in una chie-
suo cinema. setta trecentesca riportò alla luce,
La performance di Fabio Mau- sfregando cipolle sull’intonaco, un
ri presentata il 31 maggio del 1975 affresco attribuito a un allievo di
alla Galleria Comunale d’Arte Mo- Giotto20. Con le guance un po’ più
derna di Bologna coglie nel segno: piene, gli occhi vivacissimi non an-
Pasolini seduto su una sedia di cora incavati nelle orbite, gli zigo-

13 Moravia ricorda: «Tanto io che Pasolini volevamo farci visitare, ma ci mandarono via dicendo che non ne avevamo bisogno.» In Moravia/ Elkann, Vita di Moravia, [1° edizione 1990]
Milano, Bompiani, 2000, p. 208.
14 Antonio Tricomi, Pasolini: gesto e maniera, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005, pp. 34-35.
15 Cfr. Andrea Purgatori, Simonetta Dezi (testo di), Dino Pedriali (foto di), Pasolini nudo, nell’inserto Sette, in “Corriere della Sera”, 7 settembre 1995, pp. 80-85.
16 In Extra del DVD ideato e diretto da Matteo Cerami e Mario Sesti, La voce di Pasolini, Milano, BIM [distributore], 2006.
17 Ci si riferisce al quadro La fucina di Vulcano dipinto a Roma nel 1630 da Velàzquez.
18 Cfr. la dedica a Longhi del film Mamma Roma in Pier Paolo Pasolini, Per il cinema, vol. I, Milano, Mondadori (collana I Meridiani), 2001, p. 153.
19 Nella sceneggiatura del Decameron si trova Giotto (per tale ruolo aveva pensato all’amico Sandro Penna che nel 1970 rifiutò), mentre nel film tale personaggio diventa un
allievo di Giotto.
20 Cfr. Pier Paolo Pasolini, Poesie e pagine ritrovate, a cura di Andrea Zanzotto e Nico Naldini, Roma, Lato Side Editori, 1980, pp. 28-29.
21 Di «insieme di timidezza e ritrosia» parla Gian Carlo Ferretti in Sedici anni di ricordi, in Furio Colombo e Gian Carlo Ferretti, L’ultima intervista di Pasolini, Roma, Avagliano
Editore, 2005, p. 14. Cfr. anche Enzo Siciliano, Op. cit, p. 271. E Pasolini a proposito scrive: «In materia di poesia io ero la guida accettata; e mi era dolcissimo parlarne, perché mentre di
solito la mia timidezza (causata dalla mia malinconia) mi fa parlare male, pronunciare quasi balbettando soprattutto le frasi di valore poetico, quando invece sono allegro metto in atto
tutti gli elementi dell’eloquenza: divengo persino brillante.» In Pier Paolo Pasolini, Poesie e pagine ritrovate, cit., p. 47.
22 Sulla passione di Pasolini per il gioco del calcio e per la squadra del Bologna cfr. Valerio Piccioni, Quando giocava Pasolini, Limina, Arezzo, 1996 e Franco Citti, Claudio
Valentini, Vita di un ragazzo di vita, Carnago, SugarCo Edizioni, 1992. Qui Citti ricorda, p. 119: «L’avevo fatto entrare nella squadra degli Attori e Cantanti e questa storia per lui era meglio
che se un suo film avesse preso il Nastro d’Argento a Venezia. Pasolini, ala sinistra, maglietta numero 11: non gli pareva vero.»
23 Queste informazioni si ricavano dal libro di testimonianze dei ragazzi friulani che furono amici di Pasolini. Cfr. Giuseppe Mariuz, La meglio gioventù di Pasolini, Udine, Cam-
panotto Editore, 1993.
24 Dall’intervento del critico d’arte Federico Zeri per il programma televisivo Pasolini e noi trasmesso su Canale 5 nel 1995 che continua in questo modo: «accanto a questa
voce c’erano dei particolari repellenti, le mani per esempio, fredde, sudate, non so, mi faceva una grande impressione toccarle, poi aveva l’aspetto, io l’ho detto altre volte, di una
bellissima statua greca in bronzo caduta da un autotreno, sull’autostrada e ammaccata, aveva qualche cosa di ammaccato, di rovinato, però era un personaggio incredibilmente...
unico, io lo considererei. Io lo avvicino molto alla figura di Caravaggio, anche per la fine.» Già precedentemente Garboli aveva evidenziato l’analogia tra l’esperienza di Pasolini e quella
di Caravaggio. Cfr. Cesare Garboli, Ricordo di Longhi, in “Nuovi Argomenti”, aprile-giugno 1970, p. 39.
25 Pier Paolo Pasolini, Atti impuri, in idem, Romanzi e racconti, vol. I, cit., pp. 34-35.

18
Pasolini e Nievo,
un possibile dialogo interrotto troppo presto
Fabio Pierangeli

Nei sogni e nel comportamento quotidiano –


cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita
prenatale, la mia felice immersione nelle acque ma-
terne! So che la io ero esistente.

Pier Paolo Pasolini racconta di La citazione è tratta dal famoso Sei insostituibile, scriverà nei
un sogno ricorrente. Chiaro e as- articolo contro l’aborto uscito sul versi famosi della Supplica a mia ma-
soluto, come mai altri, scrive nell’e- “Corriere della sera” del 19 gen- dre. Ti prego di non voler morire.
sordio della recensione al romanzo naio del 1975, a pochi giorni dalla Anche qui una sorta di profe-
di Stanislao Nievo, Il prato in fondo recensione al capolavoro nieviano. zia di un punto di vista innaturale,
al mare. La vita appare come una ricerca capovolto: Susanna è destinata a
Di questa visione onirica parla di consolazione a questo distacco, sopravvivere ai suoi due figli, a vi-
più spesso con l’accelerazione dei con al centro la figura della madre, vere lo strazio moltiplicato di morti
tempi della fine, quando si avvici- il tramite di una condizione edenica: atroci per assassinio.
na, in un veloce scorrere capovol- impossibilitata a mantenerla, essen- Pier Paolo, dentro l’immagine
to, alfa e omega sullo stesso scran- do anche lei creatura sottoposta a del sogno, si rivela profeta anche
no, il suo giorno fatale. Sfida alla questa legge, ne rimane il segno, la nel caso del romanzo dedicato a
morte con il recupero degli istanti ferita, l’oggetto insostituibile della Ippolito Nievo, ad un’altra morte
precedenti alla nascita? nostalgia e dell’amore. atroce, avvolta nel mistero di un

19
La lunga recensione esce su nota ricorrente del «mai» e dove la
«Tempo» del 10 gennaio del 1975. pinza è il correlativo oggettivo di
L’incipit è folgorante 1: «Non c’è quella tormentata constatazione
sogno più chiaro e assoluto di que- filosofica sottolineata da De Mi-
sto: si tratta di un regresso all’ute- chelis nel raduno nieviano del 2016,
ro e alle sue acque, alla meraviglio- il mistero resta intangibile, non si
sa condizione prenatale marina (è fa conoscere3:
all’inizio di questo periodo di som-
ma felicità che l’aborto sopprime la Nell’ultima immersione, Stani-
creatura)». slao si imbatte, nelle profondità
Oltre lo stesso tempo iniziale, marine, in un indecifrabile pe-
nelle «profondità marine», il libro sce del fondo abissale: il pilota
per il poeta di Casarsa si rivela un del sottomarino aziona la pinza
pastiche in cui convergono, dentro e fa per prendere. Ma il Nievo
la ricerca della soluzione di un gial- gli urla, letteralmente gli urla, di
lo politico2, molti modi di costruire non farlo. È sconvolto, prova la
un romanzo, simbolico e iniziatico, stessa sensazione terribile che
d’inchiesta, perfino labirintico e ha provato nello choc del fran-
kafkiano. A livello concreto e sin- cobollo, e non sente altro da sé
cero della ricerca, spiega con pas- che «una voglia spasmodica di
sione e ricchezza di particolari Pa- esplodere». Ciò che lo sconvol-
solini, si sovrappone, in onore alla ge così sono la pinza e la luce,
psicanalisi, il libro coatto, il libro che in quel momento filtra in
del rimpianto dell’utero e della vita fondo al mare. «La luce mi ave-
del feto nel mondo marino prena- va portato fuori insieme a quel-
tale, attraverso, infatti, una ricerca la laida pinza» è scritto. E, poco
tra gli antenati del narratore che si più avanti «Una macchia nera
esprime in prima persona. appariva ad avvolgere tutta
Un’azione di scrittura in gran quella luce insopportabile, che
parte incosciente, e questo non non riuscivo a guardare. L’unico
gioverebbe al libro che, tutta- desiderio era che tutto sparis-
possibile complotto a pochi giorni via, ha dei passaggi magnifici: si se». Nostalgia della nascita e de-
del compimento di quell’aborto, leggono con il cuore in gola. La siderio di morte (oppure nostal-
come vedeva De Roberto il fatico- trasfigurazione di se stesso nella gia della morte e desiderio della
so parto dell’Unità d’Italia nella fe- narrazione è completa negli ultimi nascita) come un’unica cosa.
roce satira dei Viceré. capitoli, dove Nievo, nel naufra- Mai un’esperienza, finora sol-
Pasolini intravede nella prima gio, vedrebbe il trauma del parto, tanto scientificamente dedotta,
opera narrativa di Stanislao Nievo partendo, con i due sommergibili, è stata vissuta in concreto con
la ricerca, dentro gli abissi, dell’ar- secondo le indicazioni dei medium tanta drammatica vivezza.
chetipo materno, quello che sarà la (altra singolarità lodata da Pasoli-
Mater Matuta di due libri successi- ni, vincente dal punto di vista della Con tutta evidenza il romanzo
vi, Aurora e proprio Mater Matuta. sua lettura psicanalitica), trovando nieviano trascina Pasolini davanti
La rivelazione così autorevole se stesso come feto, per regredir- al suo specchio edipico e narcisi-
di un argomento nascosto nel fon- vi definitivamente (non c’è dubbio sta, dove, tra l’altro, conserva i
do del mare dell’inconscio ha il po- su questo, aggiunge il recensore!). motivi polemici sollevati in occa-
tere di indirizzare la futura attività Con altre immagini attinte alla sione della legge sull’aborto, con-
dello scrittore esordiente. psicologia dell’inconscio, Pasolini dannando chi vuole interrompere
Pasolini sbaglia, però, nel rite- ritrae quel fondo del mare quale l’unico stato beato dell’esistenza:
nere Il Prato in fondo al mare, un universo che preme per emergere, parla anche di se stesso, come ha
romanzo-vita, a cui non potranno un laboratorio di creature, a cui il svelato mettendo in testa alle sue
seguire altre narrazioni. Si tratta, ricordo ancestrale si appoggia, riflessioni il sogno rivelatore.
invece, di un esordio a cui segui- narrando le vicende di Ippolito di Riducendo tutto alla discesa
ranno altri libri, tutti ispirati, su cento anni prima. nell’utero materno, si è negato di
argomenti sempre diversi, fedeli Il lettore che ha rintracciato le intravedere gli altri miti che brivi-
sempre alla curiosità di conoscere, orme della psicanalisi, nelle ultime dano in fondo a quel mare, al qua-
in verticale (l’inconscio qui delinea- pagine troverà la strepitosa con- le ci conduce, effettivamente, una
to) e in orizzontale con il viaggiare ferma alle sue ipotesi. Ecco un bra- inchiesta giocata su vari livelli let-
vissuto come metodologia prima- no dal lungo articolo di Pasolini, in terari. Ma indubbiamente la recen-
ria di conoscenza dell’altro, cui da quella esplorazione affiora la sione accende una luce in quello

1 Pasolini, Descrizioni di descrizioni, in ID, Saggi sulla letteratura e sull’arte, Milano, Mondadori, vol.II, 1999, p. 2208.
2 Pasolini si mostra deciso nel delineare il movente politico, se attentato ci fu, del disastro dell’Ercole. La Destra cercava di gettare il discredito nella Sinistra garibaldina per liquidarla
e far rientrare, al solito, tutto nell’ordine, trasformando la liberazione del Sud in colonizzazione, come poi avvenne.
3 Ivi, pp. 2213-2214.

20
spazio in penombra, indirizza, in un scinavano me, molto di più di quel
certo qual senso nella sfera dell’in- che io trascinassi il racconto».
conscio, le future scelte nievia- Mi sembra di scorgere un piz-
ne, almeno per quel che riguarda zico di ironia quando Nievo si ri-
Aurora, Il sorriso degli dèi e Aldilà, volge a Pasolini, in definitiva suo
come avremo modo di verificare, coetaneo, da «psicanalizzato», da
passando brevemente in rassegna «caso clinico»: riconoscere queste
l’opera narrativa di Nievo. elementi è una questione di rileva-
Immediatamente letta la recen- zione di confini mentali dell’espe-
sione, forse ancora in bozze, il 7 rienza, alla nostra accettazione dei
gennaio di quel cruciale 1975, Sta- legami con il mondo prenatale e in-
nis scrive a Pasolini (in via Eufrate, conscio. Una frase ancora più espli-
7, l’ultima abitazione del poeta). La cita in questo senso viene espunta
lettera, recante nella bella copia l’8 e, dunque, non ricopiata nella let-
gennaio, viene spedita, con ogni tera inviata a Pasolini: «Che sia un
probabilità, il giorno seguente. La caso clinico o no, penso che ciò sia
minuta viene conservata nel Fondo una questione di riconoscibilità dei
Nievo dell’Università di Padova, la confini mentali dell’esperienza e
lettera nel Fondo Pasolini dell’Ar- della nostra accettazione nel rac-
chivio Bonsanti di Firenze4. Da essa contarli».
sappiamo che i due ancora non si Ecco il passaggio più interes-
conoscono personalmente, che il sante della lettera, in cui Nievo
tramite della lettura del romanzo è offre una chiave di interpretazione
stato il comune amico e cugino di primaria del suo romanzo d’esor-
Pasolini, lo scrittore friulano Nico dio e nello stesso tempo si mostra tacolo documentaristico [«di cro-
Naldini. in balia del mare in tempesta della naca, fotografia e documentari»
Nievo ringrazia Pasolini, (appel- narrazione creativa, da una parte nella “bella” ], credevo di esser-
landolo con un semplice «caro») ancorato al realismo del reportage mi formato attraverso modelli
in modo asciutto, senza enfasi o e della cronaca, dall’altra stanato simili, tutto sommato. Invece,
deferenza particolare. Non cura nella parte più oscura e creativa, forse, tutto ciò ha solo rinviato
molto neanche l’aspetto estetico: onirica e simbolica, dalla recensio- uno sviluppo, per tardi che sia,
la scrittura presenta qualche picco- ne di Pasolini. Si cita dalla minuta, onde farmi fare, adesso, questo
la cancellatura, in un foglio bianco segnalando i piccoli ritocchi della «tonfo».
senza intestazioni, scritto fino in versione finale tra parentesi: Ora sono un po’ incerto di quel
fondo, senza lasciare alcun margi- che sono, se devo essere sincero.
ne. Pertanto, la firma, in uno spazio Il rimpianto della vita «acquati-
angusto, in basso a destra chiude il ca», dove si agita il nostro mon- L’«incertezza» è in realtà la
foglio quasi mancasse la voglia di do perduto, è stato un richiamo forza originale della narrazione di
fare un salto dall’altra parte della molto forte, esteriormente ras- Nievo, la sua nascita di scrittore da
pagina. La firma si accompagna ad sicurato dal fatto che cercavo modelli diversi che pure tornano al
un Grazie Suo Stanislao Nievo che una storia sepolta fisicamente ceppo archetipico e simbolico indi-
non trasuda di affetto e di partico- nell’acqua. cato da Pasolini5.
lare riconoscenza. La tiepida lode Ma il fatto [«ma ciò» nella versio- Il ricorso alla mitologia nei ro-
di Nievo al suo recensore è per ne definitiva arrivata a Pasolini] manzi di Nievo, qui soprattutto
aver «osservato» nella recensione, che più mi ha colpito nella sua alle dodici fatiche di Ercole, vuole
uno dei piani più interni e profondi critica è la mia «nascita» attra- innanzitutto rammentare quan-
del romanzo «a me istintivamente verso questa ricerca immersa to energie potentissime non an-
congeniale», in una narrazione in [«attraverso questa esperienza» cora completamente conosciute
cui sono molte ed evidenti le carat- nel Fondo Pasolini]. Venendo da influenzino la storia degli uomini.
teristiche in questo senso «che tra- esperienze, di cronaca e di spet- Non importa, parafrasando un ce-

4 Il mio sentito ringraziamento per la disponibilità intelligente degli operatori dell’Archivio Bonsanti, in questi e in altri casi di ricerche da me effettuati. Ecco il testo integrale della
versione definitiva della lettera inviata da Nievo a Pasolini:
Sulla busta (senza mittente):
Pier Paolo Pasolini via Eufrate, 9 - Roma, 8 gennaio

Caro Pasolini,
ho letto il suo articolo sul mio libro il “Prato in fondo al mare” e La ringrazio. Ha osservato la vicenda in uno dei piani più interni e a me istintivamente più congeniali.
La ricerca della nave è iniziata come un viaggio sentimentale e l’odissea si è poi sviluppata perché esistevano caratteristiche in questo senso, che trascinavano me, molto più di quel
che io trascinassi il racconto.
Il materiale primario era ricco e attraversarlo è diventato un romanzo, come Lei dice. Il rimpianto della vita «acquatica», dove si agita il nostro mondo perduto, è stato un richiamo molto
forte, esteriormente rassicurato dal fatto che cercavo una storia sepolta fisicamente nell’acqua.
Ma ciò che più mi ha colpito nella sua critica è la mia «nascita» attraverso questa esperienza. Venendo da esperienze di cronaca, fotografia e documentari, credevo di essermi formato
attraverso modelli simili, tutto sommato. Invece, forse ciò ha solo rinviato uno sviluppo, per tardi che sia, onde farmi fare, adesso, questo «tonfo».
Ora sono un po’ incerto di quel che sono, così, anche un po’ per egoismo psicanalitico, mi farebbe piacere conoscerla e passare una sera insieme, magari con il comune amico Nico
Naldini. Grazie suo Stanislao Nievo..
5 Si veda il volume che raccoglie cinquanta scritti giornalistici, promosso, ancora in vita Stanìs, da Maria Rosa Santiloni e approvato dallo stesso scrittore che vi appone una significativa
introduzione. Il volume, Nievo, Storie di un viaggiatore, Cinquant’anni intorno al mondo, Gaspari, Udine 2014, indica molto chiaramente queste diverse matrici. Mi permetto rimandare
alla mia introduzione, pp.13-24.

21
figura che attraversa i libri di Sta-
nis, prendendo il nome dal castel-
lo savoiardo degli avi, una specie
di voce del tempo, ora saggia, ora
goffa e ingenua.
L’insistenza sull’imbestialimen-
to ci rende noti i meccanismi emo-
tivi che rifluiscono nel romanzo,
letti sullo sfondo della storia mitica
di Circe7. Sarebbe banale se fosse
una storia gialla inventata, sostie-
ne Nievo, ma diventata realtà la
storia si è fatta ancora più cupa,
tale da preoccupare chiunque ab-
bia a cuore i giovani (e con questo
Nievo illumina anche i motivi per i
quali anche a Pasolini la storia det-
ta prese di posizione memorabili).
Trascriviamo il finale dell’articolo,
tra i più netti e per certi versi di-
sillusi sull’evento del Circeo, con il
lebre titolo, se Nievo creda ai miti L’episodio di Punta Rossa ave- farne una questione di intelligen-
presentati. Il racconto, nel suo in- va destato, poco dopo il successo za contro la stupidità bestiale. Di
sieme, è persuasivo, il messaggio dell’esordio del Prato in fondo al fronte a questa evidenza, quella di
chiaro, fino al suo addentellato mare, in Nievo, come in tutti gli Pasolini appare una visione esteti-
nella cronaca dell’attualità. intellettuali costernazione e sgo- ca, urlata, angosciata, a partire da
Provenienti dalle costellazioni mento. presupposti simili, immessi in una
o dal centro della terra, tali forze Per le prese di posizione di Pa- visione apocalittica, secondo il suo
invisibili ma penetranti, si rivela- solini sui fatti del Circeo e per il di- stile luterano:
no misteriosamente come accade battito scatenato dalle sue parole
nel secondo romanzo di Nievo, luterane, tra gli ultimissimi inter- La mancanza di conoscenza
Aurora (nel mezzo un libro di rac- venti prima dell’assassinio di Ostia, e di stima nei valori essenziali
conti Il Padrone della Notte), con- rimando al mio volume, È finita l’e- ha spinto questi ragazzi ver-
taminando la realtà fino all’ecces- tà della Pietà. Pasolini, Calvino, Nie- so modelli alternativi, oscuri
so nel caso delle belve del Circeo vo e i mostri del Circeo, edito da Si- e primitivi. E così è tornata ad
del noto episodio di cronaca del nestesie nel 2015, riassumendo qui emergere la bestia, affamata
settembre-ottobre del 1975, con la brevemente, il pensiero di Stanis d’istinto e angosciata da una
atroce violenza sessuale da parte che il quattro di ottobre del 1975 profonda mancanza di qualco-
di tre ragazzi della Roma bene nei firma, su quell’episodio, in prima sa che valesse la pena di senti-
confronti di due giovanissime del- pagina, una riflessione con la quale re, per cui si potesse vivere. E
la periferia. Rosaria Lopez muore, inaugura la sua collaborazione al ha ucciso l’uomo, l’intelligenza,
Donatella Colasanti, fingendosi «Secolo XIX»: La violenza, un rifiuto mentre uccideva la sua vittima.
morta, riesce a salvarsi6. a capire. Così, essa si è incamminata ver-
Evento ancora oggi attuale, sia Nievo, distante da malforma- so l’orrore più stupido, gonfia
per gli strascichi giudiziari dei tre, zioni ideologiche e sociologiche, in di ideologie scimmiesche dove
con Andrea Ghira mai arrestato e parte ricalcando Pasolini, rileva in spunta una reazione sociale, as-
Angelo Izzo ancora assassino fem- un delitto cupo, i cui ragazzi ucci- surda, che passa dal fascismo e
minicida, sia per gli spunti letterari dono ragazzi, il trionfo della stupi- spinge in retroterre mentali an-
tra i quali il Premio Strega del 2016, dità più piena, «ottusa e selvaggia cora più oscure e balorde.
La scuola cattolica di Edoardo Albi- brutalità». Non possiamo ricorrere a misu-
nati che esamina l’ambiente scola- Questo è il nocciolo della tra- re di educazione e di repressio-
stico di origine dei violentatori, nel- gedia. Nessun alibi ai violentatori, ne dura né a fatalismo vile. Non
la storia di una generazione, quella come nella versione narrativa of- servirebbe. Possiamo soltanto
uscita dagli anni della grande omo- ferta da Nievo nel capitolo finale constatare che, senza nutrire
logazione descritta da Pasolini. di Aurora, nelle parole di Saint-Sixt, e difendere l’intelligenza in chi

6 Così la tragica sintesi del giornale di Roma, «Il Messaggero», in prima pagina, con le foto dei tre assassini e di Domatella, del 2 ottobre del 1975: «Una ragazza di 19 anni uccisa e un’altra
di 17 data per morta e rinchiusa per ora nel cofano di una macchina. Questa allucinante scoperta fatta dai carabinieri quando alle 2 di martedì notte, al quartiere Trieste, a Roma, hanno
aperto il portabagagli di una “127” dalla quale provenivano dei gemiti. Rosaria Lopez, la ragazza assassinata, e Donatella Colasanti, la sua amica ferita, avevano accettato l’invito a
trascorrere una serata in una villa di Lavinio insieme a due nuovi amici. Invece le avevano portate a San Felice Circeo e dopo aver inutilmente tentato di violentarle insieme ad un altro
le hanno tenute segregate in un bagno per più di 24 ore, seviziandole. Alla fine hanno deciso di ucciderle a colpi di spranga. Rosaria è stata ammazzata e Donatella si è finta morta.
Gli assassini pensavano di disfarsi più tardi dei cadaveri. Durante il tragitto Donatella, abbracciata all’amica morta, ascoltava dal baule dell’auto le conversazioni degli assassini che
progettavano il modo per liberarsi dei due corpi. Grazie ai documenti trovati a bordo della macchina e alla dichiarazione della ragazza scampata al massacro, è stato possibile risalire
rapidamente agli assassini, tutti ragazzi dell’ambiente di Piazza Euclide, ai Parioli. Ne sono stati arrestati due – Gianni Guido e Angelo Rizzo – e il terzo, Andrea Ghira, è ricercato». Nella
cronaca di Roma gli articoli di Mario Pandolfo e di Tommaso Ferrara, con l’intervista alla Colasanti.
7 Si veda M. Bettini-C. Franco. Il mito di Circe. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2010, per la duplice immagine di Circe, ambiguamente oscillante fra dea e maga,
femme fatale e dama soccorrevole.

22
cresce, non si può sperare in
nulla. È agghiacciante dirlo: ma,
ancor più che un crimine, il de-
litto di Roma è stato un immen-
so atto di bestiale stupidità. La
stupidità è la peggior nemica
dell’uomo. Sia che si nasconda
dietro forme di pensiero intimi-
datorio o dietro dittature gran-
di o piccole, o sia coperta dal
denaro, oppure imposta dalla
paura. La stupidità nasce da un
rifiuto a capire, a intendersi, ad
amare.
L’unica cosa da fare è combat-
terla, con civismo e cultura, pa-
zienza e umiltà. E col profondo
convincimento che nessuno,
per essere uomo, deve rinun-
ciare a cercare l’intelligenza
come il dono più essenziale
dell’esistenza.

L’intelligenza e il cuore, in un testimonianza archeologica di squallore inenarrabile, il principio


equilibrio capace di combattere una divinità quasi sconosciuta: dell’amore, il suo valore sociale,
quegli influssi maligni che Alessan- Mater Matuta, nascosta nell’A- sembra fallire miseramente, con-
dro l’agronomo, protagonista di gro Pontino, dalle parti del Cir- dannando, ancora una volta, alla
Aurora, sente di possedere anche ceo, e forse con un tempio nel solitudine: la donna perde tutto
lui. Sotto l’influsso di Circe, detto cuore della città di Roma. il suo fascino, si rivela una Circe
nei termini mitici, con la tensione a Mater Matuta, nel filo della an- di piccolo calibro, una tombarola
far emergere il lato giusto del fem- siosa inchiesta, diviene qualcosa nemmeno degna dei ladruncoli
minile in ognuno. come l’archetipo delle madri, o che si incontrano nel Palazzo del
Parlando del romanzo, lo stes- della donna in sé, da cui deriva silenzio. E in più, come le furenti
so Nievo, vent’anni dopo, pone a un richiamo ancestrale, che è ma ben più memorabili donne del
tema la centralità di Mater Matu- vivo in tutti noi e al quale Ales- mito, è mossa da propositi vendi-
ta, la figura di questa femminilità sandro non può sottrarsi. cativi, proprio nei confronti dell’in-
equilibratrice, antagonista rispetto Alessandro, il protagonista del colpevole Alessandro, figlio della
alle arti illusioniste e demoniache libro, per ragioni di lavoro si im- sorellastra.
della maga. Questo mito dovrebbe batte nella storia di Mater Matu- Se l’eterno femminino vi figu-
imporsi, non quelli sadici e violenti ta. La vicenda lo conduce a rovi- ra come portatore di valori diversi
dei giovani misogini. stare in vecchie carte, cercando che l’uomo ha scelto di castrare e
Una visione che si accorda con una donna scomparsa, compien- distruggere, attraverso il culto del
la meraviglia naturale del Parco del do indagini presso studiosi e potere, la ricerca, condotta da un
Circeo, così legato ai miti omerici. musei, finché lui stesso va nella uomo, si arrende di fronte alla astu-
Nievo giornalista e impegnato na- campagna pontina fino alle rovi- zia di un personaggio femminile, in-
turalista vi torna più volte successi- ne dell’antico tempio di Satrico. trufolato nella sua famiglia, a mac-
vamente ai due romanzi del fortu- chiare lo stesso volto della madre
nato esordio con diversi articoli e La donna misteriosa di cui Ales- reale, mentre sembrava all’inizio
vi fonda l’idea di Parco Letterario. sandro cerca le tracce sembrereb- che stesse dedicandosi ad una no-
L’armonia tra la cultura e la natura be una amante della archeologia, bile ricerca, collegata alla distruzio-
ha come obiettivo ultimo rifondare l’unica persona propensa a ricorda- ne del tempio e ai motivi profondi
la dignità umana e, dunque, rispon- re da dove veniamo, di cosa siamo di questo evento (del resto, pur se
dere con la bellezza alla violenza. fatti. Emerge invece, intorno alla la signora crea con questa storia un
Per comodità di chi non avesse donna scomparsa, una vile trama truffaldino depistaggio, Alessandro
ancora letto Aurora (se ne auspica di furti che lo riconduce al suo nu- viene realmente coinvolto nella
una nuova edizione) ne sintetizzo la cleo familiare «dentro una catena antica storia del tempio, sentita an-
trama, riportando le parole di Stanìs8: di volti femminili enigmatici»9. che quale ricerca del volto autenti-
L’ipotesi di ricostruire il tempio, co e nascosto della propria madre
Aurora narra le vicende di un di riportare tra gli uomini di oggi, ormai defunta. In qualche modo re-
agronomo imbattutosi nella in una terra mitica ridotta ad uno siduo, ambiguo, il mito sopravvive

8 Ivi, p. 76.
9 Si veda l’introduzione a Aurora di C. Marabini. Anche Carlo Sgorlon ha parole pertinenti per il terzo libro di Nievo, «un vorticare di idee, di miti, di echi e di visioni, una girandola di
sensazioni sconosciute, frustrate da venti cosmici, da flussi di ioni e campi magnetici», sostenuto da un ritmo narrativo estremamente incalzante, senza pause. Cfr, C. Sgorlon, Alla
ricerca del mito perduto, «Il Giornale», 15 giugno, 1979.

23
in quella storia di ritorsioni e piccoli risposta a quello che mettiamo in È l’opposto dinamico di quel che
furti, mostrando il volto ambiguo moto noi. vediamo. Chi lo trova è a cavallo.
della natura umana). L’unico antidoto a pessimi- Ma per arrivarci qualche rischio bi-
Nella visione romanzesca stiche constatazioni sulla natura sogna correrlo, come Ulisse».
dell’episodio del Circeo, Nievo umana lo dona ancora il mito, nel Come Ulisse, ancora una volta,
ci lascia immaginare le tre belve leggendario moly, l’erba magica incarnato nella coscienza di viag-
che dalla Roma alto borghese dei adatta a sconfiggere i poteri di Cir- giatore ultramoderno, curioso del
Parioli scendono nei territori del ce, quella violenta istintualità lega- mondo nuovo delle Rete, come
mito, letteralmente profanandone ta al predominio maschile, funesta dell’antichità13:
la femminilità di con una belluina origine delle guerre, come dello
violenza, all’apparenza spavalda. scatenamento barbaro di violenza Sono continuamente alla ricer-
Il contrasto con l’idea materna quali si è dovuto assistere nell’epi- ca di questa parte di noi [la cultura
del cosmo (coltivato perfino in una sodio del Circeo10. arcaica, il mito], la più antica, per
analogia con il ciclo femminile di Il moly è coltivato dai contadi- cercare di comprendere quel che
rottura e di rinascita) non poteva ni, è una specie di aglio nero, che Gauguin illustrò in un suo celebre
essere più completo. Il coraggio, la nessuno vuole più, sostituito dagli quadro dal titolo Chi siamo? Da
tenacia, la dedizione di Donatella alimenti trasformati dalla logica dove veniamo? dove andiamo? La
Colasanti, in nome dell’amica bar- consumistica. La pianta non serve ricerca delle proprie origini, delle
baramente trucidata, rappresenta a niente, forse dà delle allucina- prime convenzioni sociali per so-
l’emblema della giustizia della Ma- zioni (e difatti Alessandro si sente pravvivere in una certa armonia,
ter Matuta, ferita dalla cieca vio- male, dopo averne rabbiosamente sono alla base del mito e delle re-
lenza maschilista. ingerito tre bulbi). Bisogna tener ligioni, i pilastri su cui l’uomo ha
Nievo, come nell’articolo sul presente le regole della terra, per cercato di orizzontarsi nel meravi-
«Secolo XIX», centra la sua analisi usarlo a fin di bene. Va estratto glioso e tremendo panorama dove
ad un livello antropologico più ge- solo con la luna, afferma la conta- è venuto a camminare.
nerale, attraverso Saint-Sixt, voce dina dell’Agro Pontino, che ne è, di
dell’era della Pietà, appoggiato fatto, l’umile sacer. Cercatore delle origini per il fu-
all’archetipo mitico pienamente Se, dunque, Circe «era la forma turo, avendo presente le lucciole
utilizzato nel romanzo. Non c’è femminile dello stupro. Ulisse la della gratuità. Una immagine che
che un passo dall’atonia morale e vinse con un’erbetta, il moly. Il tuo ridesta il ricordo del mondo con-
dalla irresponsabilità sociale alla aglio»11. tadino del Sogno di una cosa, del-
pratica di seviziare e massacrare, Greci e latini si contesero il Cir- la tragica elegia contenuto, nella
che supera le definizioni «riduttive ceo, continua Saint-Sixt nelle pa- furia corsara, nel discorso delle
e ottimistiche» di criminalità politi- gine conclusive di Aurora, sembra lucciole. Come se Pasolini fosse
ca e sessuale, per cui viviamo in un l’asse geografico di continue, pro- sopravvissuto alla tremenda crisi
mondo in cui l’escalation nel mas- fonde contese12. personale di quegli anni e aves-
sacro e nella umiliazione della per- se guardato, senza perdere il suo
sona è uno dei segni più vistosi del Il moly è un calcolo felice su spirito violentemente indignato,
divenire storico. concetti enigmatici. Ulisse fece ad alcuni luoghi di sopravvivenza.
Non ammette attenuanti alla qualcosa di simile. E fregò Cir- Volti rinati nel lavoro e nel volonta-
coscienza individuale di chi ha com- ce. Aveva capito l’ingranaggio riato. Esempi da far emergere nelle
messo il crimine. Piuttosto bisogna delle parole. Il suo mito era sfa- chiacchiere della globalizzazione.
indagare su quello che anche gli in- sciare i miti. Da grande comme-
tellettuali e i giornali di sinistra han- diante, cioè da vero matema-
no definito l’attitudine alla violenza tico, trovava soluzioni usando
che si alimenta in gruppo (non per tempo e parole come elementi
questo specificatamente politici), di calcolo. Si travestiva parlan-
attingendo a quel fondale bellui- do. I sentimenti che provocava,
no presente in ogni uomo, pronto il successo che otteneva ne era-
a scatenarsi se non si possiedono no l’effetto. Usava il suo incan-
quei filtri che, nella lettura simbo- tesimo con tutti, Polifemo, Sire-
lica di Nievo, dona la parte fem- ne, Penelope facendoli cadere
minile della mediazione, la Mater nel suo fascino.
Matuta. Alessandro rimane cupo,
colpito dalla presenza incombente Bisogna ancora scavare sotto la
del male, anche quando Saint-Sixt polvere: «sotto le orrende costru-
conclude il discorso sui fatti del Cir- zioni, sotto quella voglia di fare, ti-
ceo decretando che il destino è la pica delle città giovani, c’è il moly!

10 Rimando ancora alle belle pagine sul moly, nella mitologia e nella realtà botanica, stessa famiglia di aglio (popolarmente, appunto, aglio nero) e cipolla, a Bettini- Franco, Il mito di
Circe…, cit., p. 36 e ss. A parte la breve introduzione di Bettini, il resto dell’interessantissimo volume si deve alla Franco.
11 Aurora, p. 154.
12 Ivi, p. 156.
13 Carlo Sgorlon, Intervista all’autore, in Stanislao Nievo, Il cavallo nero, cit., p. 13.

24
Il poeta all’incontro con
l’altro: Fabio Franzin
a cura di Patricia Peterle e Elena Santi

Fabio Franzin vive a Motta di Li- E così è la poesia di Fabio Fran- terra, con la sua pastosità, la sua
venza, nel trevigiano. Pur scrivendo zin, che racconta le cose per come solidità e concretezza.
anche in italiano, la maggior parte sono, racconta del lavoro in fabbrica Esordisce nel 2000 con la rac-
della sua opera è nel dialetto opiter- nel nord est, parla dei ragazzi al bar colta El coeor dee paròe. Le sue
gino-mottense. Una lingua, dunque, a bere uno spritz, del paesaggio, che raccolte hanno ricevuto diversi
la sua, che rivela l’importanza della non è solo scenario di ciò che acca- premi e riconoscimenti, come Fa-
propria provenienza geografica, de, ma interviene e partecipa delle brica che è stato definito da Stefa-
vissuta in modo viscerale, e forse, vicende di una terra che gli appartie- no Colangelo uno dei migliori libri
sentita più concreta e più fedele ad ne per filiazione, ma della quale vuo- di poesia del decennio. Successi-
un certo modo di vivere, che è poi le rendere gli altri partecipi. Il luogo vamente raccolte come Mus.cio e
quello che determina un certo modo in cui si crea una comunità, che tra- roe (Muschio e spine) e Siénzhio
di sentire il mondo. mite la poesia si apre al lettore. e orazhión (Silenzio e preghiera),
E il dialetto quindi non è la scel- La sua poesia è semplice e fran- sono state pubblicate con le pre-
ta di chi elegge un luogo come ba- ca, senza fronzoli e senza abbelli- fazioni di Edoardo Zuccato e Fran-
luardo di una sorta di individualità, menti, ma anche senza crudezza. ca Grisoni. Nel 2011 esce Co'e man
che elimina l’alterità e isola, ma Il suo lessico nasce da una pratica, monche (Con le mani mozzate),
piuttosto come mezzo di incon- dalle sfumature di una lingua che che prosegue la narrazione dell’e-
tro con l’altro, offrendo il proprio risponde a necessità pratiche di ve- sperienza di Fabrica, riportando al
metodo autentico di sentire e per- dere il mondo, di sentire un luogo, lettore l’inasprimento delle con-
cepire le cose, scegliendo una via con i suoi paesaggi, i suoi animali, i dizioni lavorative, in epoca di crisi
diretta e senza finzione. suoi abitanti. Una lingua che sa di economica e sociale.

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Inediti di Fabio Franzin

Mondo stort

Sì, lo so che son senpre del resto lù par primo l’à l’ass
stat un fià mona a pensar sbiègo, come un pal piantà stort
che ‘l mondo prima o dopo te ‘na inguria mèdha marzha.
el se desse ‘na indrezhàdha Za da bocia ‘vee provà a farlo:

che se podhésse starghe sora ò tirà el perno de un mapamondo


inparando un fià de sest, noàntri fin che ‘l se ‘à stacà dal pedestàl.
co’e piante, co’ l’aqua e ‘e bestie ‘A bàea cascàdha spacàndose in dó
tuti insieme, in amór e armonia fa un vòvo de pasqua senza sorpresa.

Mondo storto

Sì, lo sono che sono sempre / stato ingenuo a pensare / che il mondo prima o poi / si desse una raddrizzata // che si
potesse starci sopra / imparando un po’ di modo, noi / con le piante, con l’acqua e le bestie / tutti insieme, in amore
e armonia // del resto esso per primo ha l’asse / obliquo, come un palo piantato storto / in una anguria mezza marcia.
/ Già da piccolo avevo tentato il gesto: // tirai il perno di un mappamondo / finché si staccò dal piedestallo. / Il globo
cadde spaccandosi in due pezzi / come un uovo di pasqua senza sorpresa.

Senza ‘ver mai capìo qual che pese de pì

Senpre pì strenta se ‘à fat ‘a strada a trazhàr ‘a via, stando in caìbrio


da far pa’ continuàr el viàjo. Prima te ‘sto fil de verità senpre pì fin
prà vèrt, fiorìo, po’ scuro curidòio
serà fra i muri grisi e ‘dèss còrdoeo co’a sbìgoea de cascàr
de pièra, ‘ncora manco, corda co’a paura che ‘l se spache
tiràdha fra un ieri fiss de ricordi
e un chissà schinzhà dal calcagno cussì se va, strendhéndo tii pugni
duro de ‘na realtà che li strazha. un scartòzh de paròe e un vasòt de siénzhi

Se va a stin, senza pì nissùn timón senza ‘ver mai capìo qual che pese de pì.

Senza mai aver capito qualche pesi di più

Sempre più angusto si è fatto il sentiero / da percorrere per proseguire il viaggio. Prima / ampio prato, fiorito, poi
buio corridoio / chiuso fra grigie pareti, e ora cordolo / di pietra, ancora meno, corda / tirata fra un passato fitto di
ricordi / e un chissà calpestato dal tallone / duro di una realtà che li straccia. // Si va a tentoni, senza più alcuna guida /
che tracci la via, stando in equilibrio / su questo filo di verità sempre più liso // col timore di cadere / con la paura che
si spezzi // così si va, stringendo fra i pugni / un cartoccio di parole e un barattolo di silenzi // senza mai aver capito
qualche pesi di più.

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Recensione

Ungaretti e il secondo mestiere: il


poeta-giornalista sotto il fascismo

Franco Zangrilli

Molti scrittori dell’era moderna


e postmoderna, inglesi, america-
ni, francesi, russi, spagnoli, italia-
ni e di altre nazionalità, dedicano
un periodo della loro vita a fare i
giornalisti. Si dedicano al giorna-
lismo spesso con passione, consi-
derandolo un secondo mestiere e
partecipando a polemiche, a con-
troversie, a dibattiti su una vasta
gamma di argomenti culturali, so-
ciali, politici, religiosi; soprattutto
durante le guerre di diversi periodi
e, più recentemente, sui fenomeni
della globalizzazione, dell’ambien-
te, dell’abusivismo edilizio, dei
progetti stradali, della protezione
degli animali, dei problemi della
scuola, dei provvedimenti di legge,
del revisionismo storico, della nuo-
va Europa. Vi partecipano scrittori
e poeti di successo, compresi Poe
e D’Annunzio, Withman e Pirandel-
lo, Gatto e Pasolini, per non parlare
di Ferlinghetti per il quale “news is
poetry”.
Parecchi scrittori scrivono sui
giornali non solo per guadagnarsi
da vivere, ma anche per fare buo-
na letteratura, per dar vita alle loro
ispirazioni e fantasie, per dar sfogo
alla loro creatività, così come per
sfornare servizi su una varietà di
temi, sotto forma di interventi, di
articoli, di elzeviri, di cronache.
Con Ombre e Presenze Fabio
Pierangeli ci regala un bel libro su
Ungaretti che svolge l’attività di
giornalista mentre porta avanti
l’attività di poeta, in un periodo

27
infelice della storia novecentesca. viste, da testi di ogni campo; con Duce: “Nuovo Paese”, “Lo Spet-
Oltre a essere un inviato speciale, abbondanti note che interpreta- tatore Italiano”, “L’Idea Nazione”,
Ungaretti fa il critico d’arte, si in- no, spiegano ed elaborano tutta ecc., e già nei suoi pezzi fa trape-
teressa di giornalismo letterario e una serie di motivi storici, sociali e lare squarci di propaganda in cui
politico, di costume, di attualità, mediatici; ed è un’analisi diversa da si incorporano ricordi e dati auto-
di cronaca, di economia, ecc., col- quella campata in aria, fuorviante biografici, incluso quello di essere
laborando a quasi tutti i giornali e non priva di inesattezze di certi un figlio del popolo e di emigranti.
e alle riviste del fascismo, come studiosi e teorici dei mass media. Fa un grande sforzo, con il suo ca-
fanno altri intellettuali e scrittori, Lo studioso affronta, da pro- rattere caparbio e impulsivo, per
da Buzzati a Vittorini, da Papini a spettive diverse, il rapporto di Un- allacciare buoni rapporti con le
Landolfi. Anche Ungaretti, nell’ar- garetti con il giornalismo. Innanzi- persone in posizioni chiave in que-
co della sua vita, coltiva l’abitudine tutto mette in risalto le difficoltà sta e in quella redazione. Non solo
quotidiana di leggere giornali ita- incontrate dal poeta ad entrare comincia a corrispondere con il
liani e stranieri. nell’ambiente giornalistico e la Duce nella primavera del 1923, ma
Analizzando l’immagine gior- sua tenacia nel non mollare, come si mette a frequentare parecchie
nalistica di Ungaretti, Pierangeli evidenzia una epistola vergata altre attività fasciste, a scrivere
ne dipinge un ritratto vivo, un co- dall’amarezza all’amico Giuseppe servizi “sempre nel solco della or-
lorito dipinto biografico, e con un Prezzolini: “Ho scritto al diavolo e todossia al regime, ma pur originali
approccio revisionistico presenta ai santi […]. Mi sono raccomanda- e dettati, quasi tutti, da una auten-
un’interpretazione stimolante del- to a tutti; ho implorato, ho avuto tica pietas per il singolo individuo,
la storia, realizzata sotto il fasci- solo delle belle promesse; ma nes- specialmente per il popolo, non
smo, che è poi una lettura sostenu- suno crede che un poeta possa an- genericamente e strumentalmen-
ta anche da altri personaggi della che essere una persona attiva ed te inteso”. Anche nei suoi articoli
cultura di quel tempo. Pierangeli occuparsi delle faccende comuni più schierati dalla parte della pro-
svolge un’analisi seria e attenta, si come un mortale qualsiasi”. Nei paganda fascista, Ungaretti sotto-
documenta con citazioni calzanti, tristi primi anni Ungaretti cerca linea che l’intento dell’arte fascista
provenienti da missive, da inter- di collaborare ai giornali vicini al non è quello di essere astratta e

28
sibillina, è invece quello di arric-
chire il popolo; che la poesia deve
avere il ruolo di educare dal punto
di vista umanistico; che la cultura
italiana si deve esportare all’este-
ro attraverso la creazione di centri
culturali, biblioteche e cattedre.
Non mancano momenti in cui i
pezzi di Ungaretti fanno scatenare
accese polemiche, spesso affidate
al gusto di utilizzare un sistema di
metafore canoniche, tra redattori,
intellettuali e altri membri del regi-
me. Mentre il sogno di Ungaretti è
quello di dar vita ad una rivista che
“possa essere non il megafono dei
litigi della società letteraria, ma
uno strumento di comunicazione”
e quello di ricevere la nomina “ad
Accademico”.
Il critico ci racconta i particolari
della dura polemica che sfocia nel
diverbio con Bontempelli che dà
un “clamoroso schiaffo” a Unga-
retti al famoso “Caffè Aragno, a
cui segue la riappacificazione nel
cortile della casa di Luigi Pirandel-
lo”. Pierangeli ci rivela lo spirito
di Ungaretti invaso dalla gelosia e
dal disprezzo: per esempio, si nota
quando in una sua lettera si schiera
contro “quasi tutta” la letteratura
contemporanea italiana e contro
Pirandello.
Di volta in volta Pierangeli non
dimentica di mettere in risalto
come l’ambizioso Ungaretti coltivi
l’appoggio e l’aiuto di Mussolini,
anche inviandogli articoli firmati
con dediche di profonda fedeltà;
come nutra un “interesse oppor-
tunistico nel tenersi amico il Duce
[…]. L’impegno del poeta su que-
sta linea è notevole, egli vorreb-
be un ruolo più decisivo dentro il
mondo fascista, sentendo l’onore
e il dovere di riscattare la propria
condizione di emigrato salvato
dalla cultura”; come riveli un com-
portamento insolito, assetato di
“affermazione al movimento”
mussoliniano. quello del poeta impegnato “op- do fascista e la letteratura del pri-
Inoltre, la disamina del critico portunisticamente o per sbarcare mo Novecento sia una singolare
riproduce tanti ritratti di Ungaret- il lunario […] nel secondo mestie- ricostruzione della vita di Ungaret-
ti, uomo e artista, realizzati da im- re”; c’è quello di una creatura con ti dedicata al lavoro giornalistico,
portanti personaggi della cultura un carattere estroso e capriccioso aggiungendo così un significativo
del tempo. C’è quello di un uomo, che per strada urla e inveisce con- contributo alla storia del nostro
che “non è un uomo, è l’ombra di tro personaggi di cultura, come giornalismo.
un uomo. Meglio: la devastazione Ugo Ojetti.
di un uomo”; c’è quello di un indi- Redatto con uno stile nitido e Fabio Pierangeli, Ombre e pre-
viduo con “un caratteristico modo chiaro, questo saggio di Pierange- senze. Ungaretti e il secondo me-
di parlare socchiudendo gli occhi e li è pieno di soprese, espone con stiere (1919-1937), Napoli, Paolo
allungando le testa come una te- disinvoltura sia un ricco materiale Loffredo, 2017. Pp. 219.
stuggine ch’esce dal guscio”; c’è che non riguarda soltanto il mon-

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Saper giudicare

Nel corso della vita dobbiamo sempre giudicare gli altri, valutarli, decidere
se possiamo fidarci di loro. E’ un compito difficile, perché non conosciamo
bene nemmeno noi stessi e le circostanze cambiano in continuazione.

Ma ci sono alcuni criteri di buonsenso che possiamo seguire?

Uno è la prima impressione. La prima volta che incontriamo una persona


non abbiamo ancora nessuna idea preconcetta su di lei, registriamo tutti i
suoi messaggi verbali e non verbali come una pellicola vergine. E se lei non
sa nulla di noi, non sa come mascherarsi, come travestirsi Abbiamo così
l’opportunità di percepire qualcosa che poi svanirà perché, in seguito, ci
presenterà l’aspetto che ritiene più gradito e noi faremo intervenire l’intel-
letto, il ragionamento, sentiremo le opinioni degli altri, ci faremo influen-
zare. Certo la prima impressione può essere erronea. Ci sono persone che
si sono addestrate a presentarsi sempre in modo simpatico e nascondono
un animo malvagio.

Per questo occorre poi raccogliere informazioni. Prima di tutti facendola


parla re a lungo, ponendole le domande nei momenti più impensati, ascol-
tandola mentre parla con altri. Ma soprattutto studiando la sua storia pas-
sata. Cosa ha fatto nel corso della sua vita, cosa dicono di lei le persone con
cui ha avuto rapporti stretti? Si e comportata in modo onesto, sincero, o
ha ingannato, truffato ? Non abbiate paura di essere invadenti. E’ giusto,
doveroso, farci una idea oggettiva di chi è l’altro. Se ha agito bene potrete
scoprire qualità straordinarie che non avreste nemmeno sospettato. Se in-
vece è un poco di buono meglio saperlo subito che scoprirlo troppo tardi.

Alla fine c’e un terzo criterio. Quando dovete prendere una decisione im-
pegnativa domandatevi: “ Al mio posto lui si sarebbe comportato come
me ?“ e potranno venirvi dei dubbi. Vi accorgerete che ci sono molte cose
che vi dividono. Potrete scoprire che è più generoso o più avaro di voi, ma
anche più superficiale o più cinico.

Se infine dovete scegliere un manager o un collaboratore importante do-


mandatevi sempre : “ cosa farebbe questa persona se se fosse un dittatore
onnipotente? “ Allora vi accorgereste che certi uomini servili potrebbero
diventare vendicativi, che alcuni personaggi brillanti potrebbero diventare
dei despoti capricciosi, che alcuni moralisti potrebbero rivelarsi degli inqui-
sitori e certi comici essere crudeli. Dicono che il potere corrompe. Provia-
mo ad immaginare che lo abbiano e lo esercitino su di noi.

Francesco Alberoni

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PASSA
TEMPO
DIVERTIMENTO
SILLABICO

SOLUZIONI

CURIOSITÀ
AUTODEFINITI

I razzi più “intelligenti” sono considerati gli Shuttle: i loro voli infatti soni
controllati ad ogni secondo da computer molto sofisticati e guidati per
un lasso di tempo che va da nove minuti prima del decollo al momento
dell’arrivo deirequipag gio in orbita otto minuti dopo il lancio.

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