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MONOLOGO MAY - PAZZO D’AMORE - SAM SHEPARD

May: sui 30 anni, americana


Ambientazione: stanza di uno squallido motel americano, ‘80.

Vuoi che te la finisca io la storia, Eddie? Eh? Vuoi che te la finisca io? (​Pausa. martin
si risiede).​ Vedi, mia madre -la bella donna- quella con i capelli rossi nella casa
bianca col tendone rosso, era innamorata pazza del vecchio. O no, Eddie? Si
vedeva benissimo. Glielo si vedeva negli occhi. Era una specie di ossessione, al
punto che non poteva stare senza di lui neanche un secondo. Continuava a cercarlo,
di città in città. Seguiva tutte le tracce che lui si lasciava dietro: una cartolina, o il
nome di un motel, su una scatola di fiammiferi. (​A Martin) L ​ ui non le lasciò mai un
numero di telefono, un indirizzo, niente, perché mia madre era il suo segreto,
capisci. Gli corse dietro per anni, ma lui cercò sempre di tenerla a distanza: più le
sue due vite si avvicinavano, le sue due donne, i suoi due figli, più in lui cresceva
l’angoscia. Era terrorizzato al pensiero che le sue due vite venissero a conoscenza
l’una dell’altra e lo divorassero. Che il suo segreto lo prendesse alla gola e lo
divorasse. Poi finalmente lui lo raggiunse. Lo scovò attraverso un processo di
eliminazione. Mi ricordo il giorno in cui trovammo la città. Era sulle spine. “E’ questo”
continuava a dire, “questo è il posto”. Tremava, mentre camminavamo per le strade
in cerca della sua casa mi stringeva la mano così forte che avevo paura mi
stritolasse la vita. Era atterrita all’idea di poterlo incontrare casualmente per strada.
Sapeva che aveva invaso il suo territorio. Sapeva che stava attraversando una zona
proibita, ma non poteva fare altrimenti. Camminammo tutto il giorno per quella
cittadina schifosa, un intero giorno attraversammo ogni quartiere, spiando ogni
finestra, osservando ogni famigliola, finché non lo trovammo.
(​Pausa).​
Era proprio l’ora di cena e stavamo tutti seduti a tavola mangiando pollo fritto.
Eravamo così vicini alla finestra che riuscivamo a vedere quello che mangiavano.
Sentivamo persino le voci, ma senza capire cosa stessero dicendo. Eddie e sua
madre parlavano, ma il vecchio non apriva bocca, vero Eddie? Era seduto lì in
silenzio che mangiava il suo pollo.

[Vecchio: (A Eddie). Senti questa. E’ proprio impazzita. Ti prego, dì qualcosa tu]*.

La cosa buffa è che subito dopo averlo trovato, scomparve di nuovo. Passarono
insieme appena due settimane, e poi lui svanì. Nessuno l’ha più visto, dopo. Mai più.
E mia madre impazzì di dolore. Io non riuscivo a capire: Continuavo a vederla
angosciata come se fosse morto qualcuno. Si rannicchiava tutta e fissava il
pavimento. Per me era impossibile capire, visto che mi sentivo in tutt’altro modo. Ero
innamorata, capisci? Tornavo a casa dopo essere stato con Eddie, ero felice, e
invece eccola lì, in piedi in mezzo alla cucina, a fissare il lavandino. Gli occhi tristi
come un funerale.Non sapevo cosa dire. Non mi faceva neanche pena, riuscivo solo
a pensare a lui

[Vecchio (a Eddie). Sta proprio straparlando, adesso]*.

E anche lui riusciva a pensare solo a me. Non è vero Eddie? Non potevamo
neanche respirare, senza pensare l’uno all’altra. Non riuscivamo a mangiare se non
eravamo insieme. Non riuscivamo a dormire. La notte ci sentivamo male perché
eravamo lontani. Ci ammalammo sul serio. Mia madre mi portò perfino da un
dottore. La madre di Eddie lo portò dallo stesso dottore, ma il dottore non capiva
cosa avessimo. Pensava che fosse un’influenza. Neanche la madre di Eddie capiva.
Mia madre - mia madre - lo sapeva benissimo cos’è che non andava. Lo sentiva
dentro. Riconosceva ogni sintomo. Mi scongiurò di non vederlo più. Ma io non volevo
darle retta. Poi scongiurò Eddie di lasciarmi perdere, ma lui non la volle ascoltare.
Poi andò dalla madre di Eddie, e scongiurò anche lei. E la madre di Eddie… (​Pausa.
Guarda Eddie).​ La madre di Eddie si fece saltare le cervella. Vero Eddie? Si è fatta
schizzare le cervella.