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LOVENO (in dial. Loè o Luè, in lat. Loveni)

Piccola borgata sul fianco di sinistra della valle dell'Allione, tributario di destra dell'Oglio sotto Malonno a
m. 1270 s.l.m. a 18 km da Edolo. E divisa in parecchie contrade: Laveno, Prati, Grumello, Case del Lago e
Tezole e anticamente Caseradom, Volte, Grumellini e Sarese. Loveno e le sue contrade si stendono sugli
ultimi contrafforti della valle ai confini con la Val di Scalve e la Valtellina. La posizione è stupenda, di
fronte infatti, al di là della valle, si stende la magnifica cerniera delle cime dell'intero gruppo dell'Adamello
fra le rustiche case del paese c'è anche il rifugio della sezione di Brescia dell'Uoei (Unione operaia
escursionisti italiani), dedicato a Gianni Capponi, che ne fu presidente dalla rinascita (1946) sino alla sua
immatura scomparsa (1975). Il territorio è attraversato dal torrente Allione che riceve a sua volta le acque
del Largone, del Sellero, ed altri, che discendono dai monti omonimi. Abitanti (Lovenesi): 267 nel 1844,
288 nel 1859, 320 nel 1870, 400 nel 1892, 500 nel 1915, 595 nel 1928, 359 nel 1960, 290 nel 1970, 139 nel
1984. Qualcuno pensa che il nome derivi dal supposto nome etrusco Luve. Ma più probabilmente da loa =
lupa, lupo ecc. C'è anche chi lo derivò da Lò - vene, Locus - venae, cioè località di miniere; o ancora da Lò
venno, perchè deriva, secondo qualcun altro, da vanniesi cioè dagli abitanti di Vannia, scomparsa
nell'antichità. Gabriele Rosa ha raccolto la tradizione che il paese sia nato da parecchi condannati fuggiti al
tempo delle conquiste romane e rifugiati sui monti che separano la valle di Paisco-Loveno dalla valle di
Scalve, dedicandosi a scavare miniere per cavare ferro. A parte l'ipotesi del Rosa forse solo la frazione di
Tezole, sulla via che frequentatissima congiungeva la Valcamonica e la Val di Scalve e dove vennero trovate
monete romane, vivevano minatori. Da Tezole ebbero origine alcune famiglie della zona come i Moreschini,
Moreschetti e i Contenti. La località Prati ora disseminata di cascine e praterie, fino agli inizi del sec. XIV
era soltanto un alpeggio. Così era la località dove ora si trova Loveno, mentre la contrada che si chiama
Barech (chiusa dalle pecore) non era che un rifugio di animali, mentre ai Zappelli vi erano solo fienili, come
indica il nome dei Tabladini ivi originari (da tablàt = fienile), Caseradam, oggi semplice cascina, fu fino al
XVIII sec., una piccola frazione raccolta intorno ad una casera (donde il nome) appartenente forse alla
famiglia Almidani o agli Adami di Edolo che nel 1300-1400 possedevano beni in quasi ogni comune della
Valcamonica da Cedegolo a Edolo. Grumello stesso fu luogo di pascoli.

Loveno ebbe in verità origine probabilmente nei sec. XII e XIII quando vi salirono i minatori escavatori di
ferro addetti alle miniere di Gaviera, Traversagna, Meden ed altre. Loveno fece fino al sec. XVI comunità
unica assieme a Paisco. Separatosi insorsero dispute, controversie e liti con Paisco con altri comuni e con i
nob. Federici per la determinazione dei confini. Fra le famiglie di Loveno sono da ricordare i Calvetti, i
Mansini, gli Omassoli, i Palazzi, Mattia, i Moreschini. Fu feudo vescovile ed assieme collegato al monastero
di S. Faustino. Appartenne alla pieve di Cemmo, dove fino al 1300 i pochi abitanti confluivano per
l'amministrazione dei Sacramenti. Gravitò poi su Paisco fino a quando, sulla fine del sec. XIV od ai primi
del sec. XV, venne eretta in Loveno, poco distante da Grumello, da un Teoldo q. Giovannino delle Tezole la
chiesetta di S. Antonio intorno alla quale venne eretto il cimitero. Lo stesso Teoldo dispose che venissero
celebrate messe nella chiesetta. Legato confermato nel 1471 dai nipoti, con dono di piò di terra. Per i
battesimi e per gli altri sacramenti fino al 1639 i Lovenesi gravitarono su Paisco. La chiesetta di S. Antonio
non si trovava all'epoca della visita di S. Carlo in buone condizioni. Il convisitatore infatti ordinava che
venisse ricostruito il presbiterio, rifatti il soffitto e il pavimento ed abbellita. Tali ordini rinnovati nel 1539
vennero eseguiti entro il 1603. La realizzazione dell'autonomia parrocchiale di Loveno, venne posta dal
parroco di Paisco don Domenico Ferrari, dal 1624. La peste del 1630 che secondo una tradizione locale
lasciò viva solo una persona o due ma che sicuramente decimò la popolazione, affrettò, attraverso testamenti
che disposero beni per la chiesa, la realizzazione del progetto. Dopo che nel 1632 vennero compiuti tentativi
di avere un sacerdote, il 12 settembre 1638 la "vicinanza" di Loveno e contrade, convocata dal console
Andreolo q. Giovanni Antonio Degani, decise di inoltrare, consenziente il parroco di Paisco, domanda al

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vescovo perchè venisse eretta la parrocchia, offrendo 90 e più scudi per il mantenimento del parroco. Il 14
gennaio 1639 il vescovo eleggeva come "giudice della causa" mons. Giorgio Serina, vicario generale. Questi
il 16 marzo incaricava l'arciprete di Edolo a compiere un'inchiesta a Loveno circa la distanza da Paisco, la
dotazione di paramenti ecc. Letta la relazione dell'arciprete del 3 aprile 1639, del tutto favorevole alla
creazione della nuova parrocchia e una nuova relazione del notaio Gismondi che aveva accompagnato
l'arciprete e un'altra ancora di alcune rispettabili persone di Malonno, preso atto che l'autorità civile era
disposta a coprire con le entrate comunali quanto sarebbe mancato al mantenimento del parroco, mons.
Serina il 9 giugno 1639 emetteva il decreto di erezione della nuova parrocchia a patto che al parroco
venissero "assegnati 100 scudi immuni da qualsiasi onere e gravame". La chiesa di S. Antonio venne poi
ampliata nel 1700 e di nuovo sulla fine dell'800 dotata del coro e allungata di alcuni metri verso la porta
maggiore dal parroco don Rocco Boldini. La chiesa venne decorata, mediocremente nel 1711 da un Uberto
Alberti. Ha due tele di un certo pregio una del Volpi di Lovere e un'altra del prof. Emilio Pasini di Brescia.
Loveno ebbe un suo momento di relativa floridezza economica nei sec. XIV-XVI. Nel 1698 p. Gregorio di
Valcamonica rimarcava che vi si conservava ancora "un pezzo di torre, che fu della Nobile famiglia dei
Cavernoni come propriamente le reliquie in un eminente Dosso vicino di un'altra Torre, detta Botarche,che è
stata dei conti di Cemo (Cemmo), la quale scopriva assai di lontano e servì per guardia del paese in
contingenza di guerre civili, singolarmente tra Guelfi e Ghibellini; ma gli abitanti presenti dediti alla pietà
non cercano altra diffesa, chi in seno alla protettione del glorioso S. Antonio di Padova al quale hanno
dedicato la loro chiesa dove il santo dipinto al vivo nel nicchio dell'ancona, tra fregi d'oro diffonde gemme
preziose di gratie a suo devoti».

Di una certa vitalità fu a Loveno il movimento sociale cattolico favorito soprattutto dalla presenza come
parroco di don Alessandro Sina. Nell'ottobre 1907 infatti veniva costituito il Circolo S. Antonio, federato
alla Società Operaia Agricola - Cattolica di Mutuo Soccorso della Valcamonica. Congiunto alla strada
nazionale da sentieri erti e difficili, nel 1865 il governo dichiarò di pubblica utilità la costruzione di una
strada che solo con la I guerra mondiale venne realizzata per uso militare, migliorata poi in seguito. Con
R.D. del 28 settembre 1928 il comune di Loveno-Grumello veniva unito a Paisco, dando vita ad un solo
comune che venne chiamato Paisco-Loveno. A Loveno-Grumello è vivo il ricordo della alluvione che il 16
settembre 1960 seppellì 12 persone. Al loro ricordo venne eretta nel settembre 1973 una chiesetta.

L'agricoltura si è sempre basata su prati, pascoli e boschi. Buono anche se non abbondante il raccolto di
segale, patate, orzo, rape; piccola la quantità di lino e canapa. Ottimo, ma scarso il miele. Verso gli anni
Ottanta del sec. XIX sorse una latteria sociale. Le risorse principali, anche se relative, Loveno le ebbe dalle
miniere di ferro e dal forno fusorio che per secoli impiegò quasi tutta la popolazione. Agli inizi dell'800 a
Gaviera e Traversagna vi erano ben 14 miniere di ferro, ritenuto ottimo. Altre miniere erano al Giogo, al
Dosso, al Dossino. Il deprezzamento del ferro e il costo della manodopera portarono fin dalla metà dell'800
ad una intensa emigrazione verso le miniere della Sardegna e in seguito verso altre località. Il forno ancora
attivo nel 1853 era già spento nel 1858. Le 14 miniere esistenti a metà del sec. XIX e nelle quali era
occupata la maggior parte degli abitanti continuarono ad essere sfruttate dal Gregorini di Castro a prezzo di
gravi sacrifici e di durissimo lavoro specie nelle miniere di Erligno che continuò ad alimentare il forno di
Allione. Chiuse via via le miniere, la popolazione dovette cercare la via dell'emigrazione. Alla fine dell'800
Loveno con Paisco era considerato uno dei paesi più poveri della Valcamonica, tanto da provocare un
proverbio che diceva che se in loco si voleva mangiare bisognava portarsi il cibo da fuori.

Parroci: Rocco Castelli di Niardo (24 maggio 1639 - rin. 25 settembre 1651 per passare a Paisco); Giulio
Vescovi di Vione (1 ottobre 1651 - rin. nel novembre 1651); Domenico Cominetti di Paisco (fraz.
Ardinghelli) (24 novembre 1651 - m. 2 febbraio 1688); Bartolomeo Contenti di Paisco (7 maggio 1688 - m.
febbraio 1689); Omobono Tantera di Temù (20 aprile 1689 - rin. 1703); Pietro Giacomo Ravizza di

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Pontedilegno (12 luglio 1703 - rin. 1728); Carlo Antonio Baccanelli di Berzo Demo (7 marzo 1729 rin. 17
novembre 1731); Pietro Pasina di Temù (11 marzo 1632 - m. 11 ottobre 1768); Domenico Furli di Berzo
Demo (30 gennaio 1769 - m. 17 febbraio 1790); Pierino Tosini di Grevo (10 agosto 1790 - m. 23 dicembre
1792); Pietro Maria Biondi di Cevo (10 febbraio 1793 - m. 23 aprile 1793); Giacomo Poetini di Sellero (22
gennaio 1794 - rin. 19 novembre 1800); Giacomo Manenti di Incudine (10 dicembre 1804 - m. 4 aprile
1830); Giovanni Ceresetti di Gratacasolo (15 dicembre 1830 - rin. 1837); Simone Rizza di Pescarzo di
Cemmo (25 luglio 1838 - rin. 1852); Bortolo Stefanini di Corteno (5 settembre 1853 - rin. 1857); Lorenzo
Berardi di Zone (25 gennaio 1857 - rin. 1863); Carlo Tognatti di Incudine (1857 - rin. 1867); Fausto
Monticelli di Botticino Sera (3 aprile 1868 - rin. 1881); Antonio Bianchini di Darfo (5 agosto 1882 - rin.
ottobre 1890); Rocco Boldini di Saviore (1 aprile 1891 - rin. 1904); Alessandro Sina (1904-1911); Bernardo
Marioni di Loritto (24 novembre 1911 - 12 febbraio 1922); Simone Maggiori (29 ottobre 1923 - 1 ottobre
1932); Gian Maria Botticchio (24 febbraio 1933 - 11 novembre 1937); Luca Pescarzolo (3 maggio 1938 - 1
ottobre 1947); Santo Ruggeri di Paspardo (14 dicembre 1950 - 30 settembre 1952); Francesco Turelli di Sale
M. (5 dicembre 1952 - 5 settembre 1959); Giovanni Bazzana (8 febbraio 1960 - 1 maggio 1964); Battista
Polonioli (1 luglio 1972-1979), Mario Guerini (1979); Giacomo Ercoli.

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