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ARCHIVIO
STORICO ITALIANO
FONDATO DA

G. P.

VIEUSSEUX

e continuato a cura della

R.

DEPUTAZIONE TOSCANA DI STORIA PATRIA

QUINTA SERIE

Tomo

XXXIX

Anno 1907

IN FIRENZE
PEESSO G.

P.

VIEUSSEUX

Tipografia Galileiana

1907

CASTELLO DELLA YALDELSA

LINAIII

-^-

:^Z>'^i^^i
^'fp^f:

Panorama

Lo
di

di Linari voiso mozzoiiioino.

studio presente ebbe principio dalla curiosit

conoscere a qual famiglia appartenne uno stemma

scolpito sulla j)ietra, e


Linari,

venuta

d'ereditaggio.

murato

in

una vecchia

in possesso dei miei

La

due

figli

torre di

a titolo

torre, gi ridotta a piccionaia,

venne

adesso restaurata, e fiancheggiata da ampio fabbricato


per alloggio dei padroni e per magazzini di derrate. Xel
cercare indarno d'identificare lo sconosciuto

(1)

Io

Porta un leone rampante con ramoscello fra

branche anteriori. Nella B. N. F.

iiale di

Firenze)

lOHselli),

tine,

codd. II.

cos ricchi di

ne contengono

I,

(^BihlioteGa Kaizlo-

125 e 126 {Sepoltuario

stemmi delle

sette simili a

difficolt d' identificarlo.

famisjjlic fioren-

questo. Quindi la

stemma

(1)

GIROLAMO MANCINI

allargai le ricerelie, e raccoltone discreto


sai d- illnstrare

manipolo pen-

vetnsto castello, fiorente e popoloso nel

il

medio evo, oggi quasi disabitato, e ridotto a residenza


di due fattorie agricole con poche ed insignificanti reliquie dei tempi prosperi. Le condizioni attuali di Linari
richiamano alla memoria i versi di Dante sulla caducit
delle cose umane, l dove ricorda come son ite Luni
ed TJrMsaglm, i)er trarne la triste conclusione:

Le
S

bell'alto

nostre cose tutte

come

hanno

medio evo Papice

Linari fu circondato

lor morte,

wi!

della collina

da muraglie

di

dove sorge

cinta del tutto

scomi^arse insieme alle due porte d'entrata e d'uscita


nel castello. Forse

meridionale

(1),

denominavano Porta

al

Perone quella

senza dubbio Porta a Salti

trionale rimpetto alle

colline

di

8.

la

Appiano

setten-

(2),

e la

ripidissima discesa o salita esistente innanzi ad essa ne


giustificava

castellane

il

vocabolo. Delle porte e delle muraglie

non restano

tracce: sopravvivono due torri

d'una terza diroccata o caduta. Anche con


fugace alla conformazione della collina,
alta m.' 225 sul livello del mare, si comprende per qual
motivo ricorsero all'arte e ne resero pi forte il culmine. Da levante, da tramontana, da ponente il colle
s'inalza formando un cono simile a pane di zucchero
troncato nella Aletta. Dai tre lati le ripe tufacee, quanto
mai scoscese, ne rendono difficoltoso l'accesso, abbastanza agevole da mezzogiorno, perch appena fuori dal
castello si prolunga uno stretto altipiano, che poi si
dirama e dolcemente declina fino alla base, circa m.' 120
e la base

un' occhiata

alta sul livello del mare.

Le

colline diramatesi dall'alti-

piano possono equipararsi alle nervature della foglia o


pagina d' una palma, disposte a raggiera, e l' altipiano al

(1)

M. 492

(1339).

(2)

F. 568

e 12.

VI. 1348

LIXARI CASTELLO DELLA VALDELSA

peduncolo o picciuolo della


dionale delle colline,

foo-lia.

Presso

dopo brevissimo tratto

in pianura, scorre FElsa. Xella direzione di


la

base meri-

la

di terreno

Poggibonsi

pianura s'allarga frastagliata dai torrenti Staggia,

Brove d'Amaiani, Drove di Oinciano e Bozzone, che congiungono le proprie acque prima di scaricarle sull'Elsa.
Allorch non usavano le artiglierie, e le fortezze
assediate opponevano difese piombanti agii assalitori,
questi potevano investire Linari soltanto da mezzogiorno,

essendo

il

assicurato negli

cavstello

altri

lati

dallo scoscendimento delle ripe, con grave rischio po-

tute superare dal nemico per approssimarsi alle

mura

Linaii verso tiainontaiia.

e dare la scalata.
le artiglierie

Dopo che

divenne arnese inservibile:


stitu

sulle

muraglie pi solide

principiarono ad aprire brecce,

un refugio opportuno

ma

il

fino al secolo

ai belligeranti

castello

XV

co-

quali vo-

levano offendere Poggibonsi, 8an (Tcmignano, ed anche


Colle. Dal basso, ovvero dai tetti della chiesa di s. Maria,
i

difensori

sorveoiiavano

il

nemico afforzatosi nelle

GIROLAMO MANCINI

prime due

terre,

spiavano

Colle, iiiudicavaiio del

soccorsi

i3roveiiienti

momento opportuno

da

per mole-

il nemico diretto a
Poggibonsi
ad allontanarsene. Fra questa terra e Firenze

stare ()^'ve^o attaccare

risoluto
la A ia

pi frequentata per l'erto Valcanoro conduceva a

Appiano, e a
transitando per Linari, il nemico da

Liliali, l'idiscendeA'a,
1

Barberino

(1).

Xon

quindi risaliva a

S.

Poggibonsi indirizzato a Firenze, oppure a Certaldo,

doveva costeggiare

dominate dal castello.


Coperti dalle boscaglie, sbucando nella pianura dalle
le

diverse insenature fra

colline

le colline,

difensori di Linari

potevano all'improvviso piombare sul nemico sorpreso


nella ristretta pianura )agnata dai quattro torrenti
menzionati, tutti colle ripe scoscese, talora a

i3cco. Il

nemico doveva retrocedere, o audacemente guadare i


torrenti aft'rontando sempre la ripidezza delle sponde,
e la piena quando l'acqua abbondaA a. X si dimentichi
come i quattro torrenti, adesso almeno in parte arginati,
erano nel medio evo privi d'arginature per regolare il
corso delle acque. Inoltre

il

vocabolo Staggia mortai

menzionato nei contratti dai notari Linaresi, lascia


di scaricare le acque nell'Elsa

congetturare che prima


i

(juattro torrenti impaludassero porzione della pianura,

ed anche vi formassero uno stagno.

La

situazione di

Linari,

tanto propizia

delle difese piombanti; forse trattenne

taccare

il

castello, e sar

questo

il

ai

nemici

tempi
dall' at-

motivo per cui man-

cano memorie d'aggressioni e d'assedi nell'alto medio


evo.

Una

risce

ad un esploratore nel 1252 inaiato a Linari causa

(1)

La

delle rare notizie di carattere militare

sosia in IJnari di

l'esaltazione di Pio
l'antica

strada tra

s.

si rife-

Carlo Borroiueo diretto a Konia, dopo

prova evidente del ijassaggio da Linari delFirenze e Poggibonsi. In s. Stefano presso Linari
e

una lapide. ri})rodotta da altra anteriore, attesta elie il santo celebr


messa in (jucsta eliiesa, quindi avr ])assata la notte nel castello.

la

LINARI CASTELLO DELLA VALDELSA

nova quando erat

ficiendi

mento Pisa

ibi exercitus (1).

e Siena con alterna fortuna

In quel mocombattevano

Firenze.

Nel 1260, mentre


di

Siena A^olevano reciprocamente annientarsi,

sarono di Linari

di

ai

maggio

la prima volta in campagna, gi

patriare ne vincitori, n vinti


la

ed

guelfi di Firenze

seconda impresa

lo strazio e

'1

s'

interes-

Fiorentini, ch'entrati
si

preparavano a rim-

per cui vollero effettuare

Montaperti

finita a

ghibellini

4 settembre con

il

grande scempio

die fece l'Arbia colorata in rosso.


Il

potest di Firenze,

suoi 4 consiglieri, ed

dell'esercito ordinarono a

capitani

Rogero d'Orciolino, castellano

in Linari, di ritenere nel castello venticinque degli abi-

tanti obbligati a militare, e fra questi quattro pedoni

concessi particolarmente al castellano

Quando

poi,

(2).

nell'autunno del 1312, l'imperatore

Arrigo VII, riconosciuta l'impossibilit d'assoggettare


Firenze, e sciolto
la citt
S.

il

blocco iniziato prima di cingere

con regolare assedio,

si

ritir colle

sue genti a

Casciano, poi sost a Poggibonsi, e tent invano

l'espugnazione di Castel Fiorentino, sar stato dagl'imperiali

gravemente danneggiato

ma non

guardato dai Fiorentini

(1)

il

territorio dei Linaresi,

A^ennero tentate fazioni contro

Comunicazione del

il

castello

ben

(3).

sig.

Davidsohx, V

illustre tedesco autore

della Storia di Firenze. Berlin, 1900, II, 87.


(2)

Il libro

(li

Montaperti, in Doeumenti di Storia italiana. Firenze, 1889,

p. 84. I registri editi in

questo volume ricordano

le

sonnuinistrazioni

di grano imi^oste dai Fiorentini ai rettori dei benefizi ecclesiastici jjer

Le stala 10
Andrea in Linari, i).

soccorrere Montalcino.
rettore di S.

di grano assegnate nel 4 agosto 1260 al

non si riferiscono ad una chiesa


come viene supposto nella M. S. V.

132,

esistente nel castello della Valdelsa,

^Miscellanea storica della Valdelsa), Castel Fiorentino, 1904,


alla parrocchia di Linari nel piviere di
(3)

M.

S. V., 1898,

VI, 103, 164.

II, 71,

Rubbiano della Valdema.

bens

GIROLAMO MANCINI

^el 1432 Bernardino della Carda, capitano

di

400

lance al soldo di Filij)po Visconti duca di Milano, de-

vast l'Aretino, espugn Marciano nella Yaldichiana ed


alcuni castelli della Yaldambra. Inseguito da Niccol di

Tolentino, condottiero dei Fiorentini, pass nella Yaldelsa. Quivi, per cattiva guardia, per segrete intelligenze,

o per insufficiente numero di difensori, ai 25 di maggio

occup Linari, e subito cavalc verso Pontedera. I Fiorentini gii stavano alle calcagna, e, secondo un cronista,

recuperato j>er/or5f-f Linari, inseguirono

principale
il l""

dell'armata

il

Eomano, congiuntosi

che, in prossimit di 8.

nemico,

al

corpo

Visconti, rimase sconftto

del

giugno, ed uno dei primi a fuggire fu Bernardino (1).

La j)erdita, il
mata ducale,

riacquisto d Linari,
fatti

la

rotta dell'ar-

avvenuti nel breve spazio

di

sei

due impiegati senza dubbio nel cavalcare dalla

giorni,

Valdelsa nella Valdera, lasciano supporre che


resi aprissero le i)orte ai Fiorentini,

oppure

prossimarsi costringessero ad arrendersi

Lina-

al loro ap-

gii

assoldati

dal Visconti. IS^onostante, nell' orazione recitata allorch


la

Signoria fiorentina consegn


IS^iccol

somma

di

celerit ne veniste

La

sanza homarde

mento da combactare
exj)ugn et vinse

solo con

medesima

et in-

sanza altro instrubattaglia manuale,

strepitosa vittoria

castello, ripreso colla

munito da

sommo ardire

et

Le rimbombanti

(2).

esaltano al pari di

terre,

castello

fornito di validissimi di-

vostra magnificenza con

credibile virt,

stato

bastone del comando

a Linari^

natura, fortificato da nemici,


fensori.

il

Tolentino, Leonardo aretino disse: Con

frasi
il

del

Bruni

recupero del

facilit colla quale era

perduto. Le guardie lasciate in Linari deposero

armi corrotte dai danari fiorentini, seppure non si


crederono impotenti a resistere, forsanco intimidite dai

le

(1)

D. E. T. {Deligie

(2)

B. N. F., cod. 45,

degli eruditi tosoani), Firoiize, 1785,


ci.

VI,

f/^ 51.

XIX,

99, 104.

LINARI CASTELLO DELLA YALDELSA

Linaresi sospettosi delle yeiidette di Firenze vicina,

poco o nnlla sperando dal lontano duca di Milano.

Liliali verso libeccio.

Descritta la posizione topografica del castello e

poche vicende
nari raccolte

militari,

qua e

l,

riassumer

le

sopra Li-

le notizie

ed alquanto pi m'estender

sulle condizioni nelle quali se

ne

sv^olse la vita, e sulle

costumanze degli abitanti, segnatamente nel sec. XI ^^,


avendo racimolate parecchie notizie in n.^ 16 protocolli
di sette notari che dal 1305 al 1362 rogarono nel castello (1). Ma troppo presto rimase esaurita la preziosa
(1) I x>rotocolli

lA.

S. F.

D.

dei notari Linaresi del secolo

fArohivh di Stato FiorentinoJ, hanno

Dogino di Conte

77,

F. 568. Francesco di

G.

.369,

I. 47,

Giovanni di

le

XIV

(1305-L316), filze n. 4.

Tomeo

(134<vl348), n. 1.

Biizzicliello (1334-1347), n. 3.

Iacopo del fu ser Giovanni (1326-1340). n.

L. 84. La])f> del fu

conservati nel-

segnatnre

Sinume

(1334-1339). n. 1.

2.

GIROLAMO MANCINI

10

fonte per lo smarrimento dei protocolli notarili anteriori e posteriori.

Per quanto io so, il nome di Linari incontrasi menzionato la prima volta in una pergamena del marzo 1072,
gi posseduta dall'abbazia di s. Michelangelo a Passignano nella Valdipesa, e la seconda volta in altra
membrana del medesimo monastero rogata dentro al cadelo, il 31 marzo 1074. Con la prima Guido di Gherardo,

presenza del giudice del sacro palazzo e

alla

d'alcuni bonuomini, permette alla moglie Guillia di Gi-

salberto

donare quattro aj^i^ezzamenti

di

alla chiesa e al

anime

delle

monastero

terreno

di essi coniugi e di Eanieri figlio defunto.

Colla seconda i}ergamena


figlia del

di

Passignano per rimedio

di

coniugi Giovanni e Gasdia

fu Pandolfo, insieme ad Adalasgia d'Ugo, au-

torizzata da Giovanni suo

mundualdo

20 soldi a Eolando del fu Eodolfo


ancelle Gerardo di Burzule,

i^er

propri servi ed

e le figlie di lui, di-

figli,

vendono

(1),

chiarando libero di farne cosa vorr

il

compratore

di-

venuto nuovo padrone dei maschi e delle femmine


il luogo della stipula-

vendutegli. Xella carta del 1072

zione indicato: Linare in territurio florentino: nella

seconda del 1074: Actum intus

M.

Linare, ter-

castello de

492, Micliele di Cainbiiizzo (1334-1317), iilze n. 4.

Tomaso

T. 174,

Citando

di Birrozzo (1361-1363), n.

contratti indico

1.

iniziale del notaro,

j^nato ai suoi i)rotocolli nei cataloghi

delFA.

S. F., e

il

numero

asse-

nel testo o nelle

note la data dello strumento allegato. Le membrane citate a^ipartennero


alla

Badia di Passignano e sono custodite in A.

erano defunti

il

i)adre o

il

marito, la legge voleva investito della loro

autorit di padri di famiglia


sistere la

un uomo delegato con

A Linari

dicendo

quale, secondo la

femmina. G.

369.

il

matrimonio o

nel 1337, per rendere pi solenne

un

la

atto

Giovanni di Buzzichello prese alla donna la mano


mundualdus
la i^ose in quelle delPuomo, il
legge, rai)presentava la superiorit del maschio sulla

di mundio, il notaro

atto notarile ad as-

donna che contraeva solenni impegni, quali

vendita di xjossedimenti.
destra,

S. F.

Sarebbe quasi sui)erliuo ricordare come nel medio evo quando

(1)

esto

11

LIXARI CASTELLO DELLA VALDELSA

riturio florentino (1).

che

Quindi riesce impossibile dubitare


da mu-

castello innanzi al 1074 fosse circondato

il

ra<;lie di cinta,

ed natm-ale di congetturarle costruite

dal potente feudatario,

quale esercitava signoria ed

il

era padrone della localit.

Quale famiglia avr fortificato e posseduto

La vicinanza

stello?

il

ca-

Semifonte, grossa terra espu-

di

gnata nel 1202, successivamente distrutta dai Fiorentini,


porterebbe a congetturare che Linari innanzi al secolo XIII avesse obbedito agli Alberti conti di Mangona signori nella Valdelsa di Semifonte, Tignano,

C;orbinaia e
estese

Colle

(2).

Questi conti possedevano tante

propriet vicine all'Elsa, che senza indicarlo a

nome

jjotrebbero aver compreso Linari nel patto

mato

il

12 febbraio 1200,

Mangona promisero

di

quando Alberto
ai

Fiorentini:

fir-

Maghinardo

non faciemus

aliquod castrum, vel incastellaimus, aiit incastellare fa-

ciemus aliquos homines in aliquo podio inter Yirginium


et

Elsam

(3).

Poich

al

da parecchi anni era

momento

ricettava famiglie soggette ad

accettato dai conti di

della

incastellato,

un

promessa Linari
nella

sua

feudatario,

Mangona non pu

cinta

patto

il

riferirsi

muraglie di fortificazione da costruire, essendo gi inalzate sull'apice della collina linarese lambita a mezzo-

giorno dall'Elsa, e a maggior distanza fra levante e

(1) 11 territorio
ili

una terza

del

3.

territurio Fiorentino.
.ietuni est hoe

Fiorentino ricordato nelle due ineiiibrane lo

VII. 1100 rogata prope

castello,

In una quarta, iJure di Passignano, del

in loco uhi dicitur Solo jnojye Linare iudiciaria florentina.

l)ochi

anni

VII. 1128:
II. 1127:

Invece una sesta

oomitatu fiorentino.

Nel corso di

notari dalPuso dei vocaboli territorio e giudicheria passarono

a contado. Il vocabolo giudicheria si riferisce al tenix>o


l)ose

18.

Linare ituUciaria florentina: cos nelPaltra del 28.

del 24. Vili. 1133 fu rogata ad Linare

pure

qui vocatur Linare, in

a Firenze

un conte

in

cui

l'

impero

affinch giudicasse.

(2)

D. E.

(3)

Santini, in Documenti

T., 1778, X, 90.

D. K. T., 1777, Vili, 126.

di storia italiana,

Firenze, 1895, X, 49.

GIROLAMO MANCINI

12

tramontana

corso

dal

del

Virginio,

impetuoso

rente tributario della Pesa, che formava

il

tor-

limite col

Chianti.

In un opuscolo sul culto di


dedicato a quel santo

compreso Linari, trovasi asserito che questo

fu signoreggiato

una volta

ed allegato un distico

nominare Lina ri,


tado Valdelsano
le

(1),

Aj^piano e sul tempio

s.

sede del piviere nel quale

il

di

castello

dai Gherardini di Firenze,

Michele Verino,

senza

in cui,

poeta allude alla potenza nel con-

dell'illustre famiglia fiorentina, gi fra

maggiorenti della citt:


Clara Glierardina doiniis est liaec: plurima

quondam

castella incoluit foecundibus collibus Elsae

(2).

godevano a Firenze l'onore

I Gherardini

solato nel 1197, e nel 1292

si

trovavano fra

del contredici

le

famiglie padrone di loggia dichiarate grandi.

M. Oece

sconsigli l'impresa finita colla sconfitta di Montaperti;

m. Lotteringo, A'ittima nel 1304 d'una zufta


in

defensione populi florentini

ohiif

Famiglia numerosis-

quando nel 1342 fece pace

sima, contava 85 maschi

Monter inaldi. Possed numerosi

nel piviere poi di

s.

Appiano

s.

Giorgio a Oinciano, questo a met col popolo, e

di

chiese curate di Poppiano, di

quelli delle

XVI

coi

patronati di parrocchie

nelle diocesi Fiesolana e Fiorentina

tanto nel secolo

me-

civile,

rit sulla pietra sepolcrale (3) l'onorato ricordo

per breve tempo elesse

il

sol-

priore

Stefano presso Linari(4). Molti Gherardini, pa-

s.

droni di case e di vasti terreni nel Linarese, a Pop-

(1)

Biadi, Della

(2)

Verini,

(3)

murata

presso

il

(4)

i^if^'^

di

Appiano

in ValdeUa. Firenze, 1855.

]>.

31.

J)e illustraUone Florentkw, Parisiis. 1790, II, 40.

sulla i^arete della chiesa nel chiostro di

s.

Stefano

Pontevecchio a Firenze.
A. S. F. Ms8. n. 531.

Fiorenza, 1671, II, 111.


Firenze, 1879, II, 268.

Gamukkini,

Istoria delle famiglie nobili.

Dino Compagni, Cranica, ediz.

Del Lungo.

LINARI CASTELLO DELLA YALDELSA

13

piano, a Vico, a Poggibousi, vissero, contrassero matri-

moni

(1),

morirono nella Vaklelsa

d'

un Glierarduceio,

defunto nel 1332, rimane Peffigie scolpita sulla pietra

Appiano

sepolcrale a S.
di feudi

da

(2)

peraltro

goduti a Linari.

essi

come

siano stati signori,

mancano memorie

Nemmeno sembra

furono del castello

lo

che ne

di

Mon-

tagliari nelle vicinanze di Greve, dai Fiorentini espu-

gnato e diroccato nel 1302


d'altre

rocche e del castello di

cui signori,

del 1184,

gli

il

nella

medesima guisa

Fogna

nella Vaklelsa,

Alberti di Mangona, nel novembre

dopo aver

e continuato

gare

(3),

rifiutato d'obbedire ai Fiorentini,

a taglieggiare

viandanti riottosi a

passaggio pel feudo, promisero dentro

ivd-

pros-

il

simo aprile d'avere destructum totum casteUum de Fogna,


exccpfo palai io

cum turri

(4).

molto gravi possono far cre-

Indizi, a parere mio,

un ramo

dere Linari dominato da

pi potente fra
l'

famiglie dei feudatari toscani. Xel-

le

aprile del 1150

Guidi, la

dei conti

Guido IV comes Tuscie don

l'ottava parte montis uni dicitur Bonizi

ai

Senesi

Mar-

siti valle

turi {\ posta a tergo dell'attuale Poggibonsi, rimpetto

a Linari. Xell' ottobre del 1220

uno

Ugo d'Uguccione

dia vallombrosana di Passignano, permise ad

(1)
(1.

X.

Guidi,

dei conti Cadolingi di Fucecchio, trombandosi alla ba-

Gemma

1329).

un proprio

di Piero Glierardiui ebbe in dote iioiini d'oro 400. I. 47

Cacciantino

del fu GlierartLino Gherardini lasci uguale

dote per testamento alla liglia Bonafdanza. F. 568 (1348).


(2)

Nella M. S. V., 1906, XIV, 170, V Uzielli, Leggenda dei

delmni conquistatori

dell'

Irlanda, i)roduce tratteggiato

il

tre Va-

disegno della

pietra tombale di Gherardueeio.


(3)

CoKAZZixi, / Gherardini

il

castello di Montagliari,

in Miscellanea

fiorentina d'erudizione e storia. Firenze, 1897, II, 80.


(4)

Santini, X,

25.

Il

Repetti, Dizionario

della

Toscana.

Fi-

renze, 1833, Supplemento, 195, dice che Fattuale terra di Marcialla sorge
sulla localit delFantica Fogna.
(5)

Ammirato,

1896, IV, 81-84.

Albero dei conti Guidi. Firenze, 1640, p.

5.

M.

S.

\.

'

GIROLAMO MANCINI

14

rinunziare in favore dei monaci

vassallo di Liiiari di

parte d'un manso a

la terza

Mandano

nella Valdelsa

(1).

Ruggero di
Marcovaldo, Guido d'Aghinolfo da Eomena, e Guido
Novello nel G maggio 1255 alienarono in Firenze il pacosa pi importa,

conti Gnidognerra e

tronato della chiesa di Linari ed alcuni terreni

(2).

I pa-

tronati delle prebende ecclesiastiche, segnatamente par-

hanno sempre

rocchiali,

per congetturare

cjio le

oppure avessero

sero,

costituito

un

fortissimo indizio

famiglie dei patroni esercitas-

esercitati diritti signorili, e pos-

seduti latifondi nei luoghi dove sorgono le chiese dotate

comodo pro-

colle loro elargizioni, o fatte edificare per

dei dipendenti. L'avere

prio e

vicino d'abitazione

il

parroco, vincolato a guisa di cliente, era nelF interesse


dei feudatari,

quali nominaA^ano rettore l'ecclesiastico

meglio gradito. Fra


dini,

di

ed

gli

Alberti di

Mangona,

Gherar-

Guidi, che plausibili supposizioni permettono

congetturare

al

possesso di ragioni feudali sopra Li-

nari, io darei la preferenza ai conti Guidi.

Sulla famiglia che signoreggi Linari nell'alto medio

evo sparirebbero
il

dubbiezze giungendo a determinare

le

cognome d'una donna padrona

di grandi tenimenti

nella Valdelsa ed altrove. Zabollina di Giovanni di Bottaccio, gi nel 1126

Oatignano

(3),

(1)

Repetti,

(2)

D. E.

vedova

II, 701.

ecclcHiae florentinae. Florentiae, 1758, p. 789,

seguitato dal Repetti, II, 351, dice

ramo

Bernardo da

T., Vili, 141.

Lami, Monumenta

(3) Il

di Eidolfino di

a motivo della vedovanza, propter velameli

conti di Catignano appartenuti al

Borgouuovo, che sembra estinto nel 1113. Za1>ollina rimasta vedova disponeva di grandi i)rox>riet senza dubbio ereditate dal padre. Il Repetti, I, 623, nota nella Valdelsa due localit denominate Catignano, una gi sede della parrocchia di s. Donato da lungo
dei Cadolingi di

tempo soppressa ed incorporata


Cadolingi e

minano

s.

all'altra di

s.

Stefano presso Linari

la

Martino a Gambassi, antico feudo dei conti


dei Mangona loro consorti. Invece i-notari Linaresi deno-

seconda nel piviere di

s.

Donato a Giugliano

la

parrocchia aggregata a

s.

Stefano, se-

UNA RI CASTELLO DELLA VALDELSA


.sui

capitis, dice

vescovo

il

documento,

Firenze

di

oft'r

castelli, le

15

don a Grotofredo

case e

terreni di sua

propriet esistenti nella Marca della Toscana, nelle corti


e nei castelli di Linari, Timignano, Uzano, Fogna, Our-

signano, di Nvole a S. Maria Novella, d'Aquilone,


8. Filippo, Colle,

Tregenta, Turri, Oinciano,


e quatuor residentias a

S.

Catignano,

Pancrazio nella Valdipesa

(1).

vescovo allog in enfiteusi gl'immobili donati da Za-

Il

una casa turrita, o cassero


simile a fortilizio (2). Un secondo documento prodotto
dal Lami (3) informa come Sincero, Amerigo e Baldovino
bollina, e

si

riserv in Linari

Mazzo

del fu

nel 10 febbraio 1127 refutaverunt domino

Gotifredo episcopo tres partes castri

Quindi resulta che

il

dono

et curie

de TAnari.

di Zabollina al

vescovado

avrebbe compreso quasi l'intero castello e

fiorentino

territorio (curia) Linarese.

Xel Bullettone, ovvero registro dei livelli dell'episcopio fiorentino, sono cos descritte l'enfiteusi concesse
<

Homagium, vassaUagium,

dal vescovo nella Taldelsa:

et

fldelitateSy atque dominium super fldeles, vassalos, homi-

nes et persona s de terra Catignani et Linari, distr ictus

cum poderi, quod est in territorio de Linari,


cum domo episcopatus, que est in cassero diete terre,
cum terris, domius, famiUis et honis, que in dictis locis

Florentie,
et
et

luibent, et

condo

il

tignano.

que tenent a dicto episcopatu

Lami,

Un

536,

(4).

detta di Garignano, o secondo

il

Repetti di Ca-

antico palazzo in parte ornato di merli, posseduto adesso

dai Vanni di Poggibonsi, e detto

il

Poggio,

lia

pure

denominazione

la

ed situato fra Giugnano e S. Appiano.


Lami, 720, 790.
B. N. F., cod. IL IV. 484,

di Catignano,
(1)

GiONi, Viaggi in Toscana,


(2)

(3)
(4)

Repetti,

Lami,
Lami,

Firenze, 1775, Vili, 124.

f. 105.

Repktti,

I,

Tak623.

II, 701.

720.
152.

B. N. F., cod.

IL IV.

484, p. 578.

Questo codice

contiene lo spoglio del Bullettone fatto nel 1697 dal canonico Lorenzo

Ghehakdixi, ai^partenente
Linarese.

alla

famiglia proprietaria d'innnobili nel

GIROLAMO MANCINI

10

Anche

vescovo lorentino,
Anello

furono censuari o livellari del


rimane incerto se presero a li-

Trlierardini

ma

beni donati da ZaboUina o in

duti dall'episcopio.

senza vincoli

Come

ma

servili,

a riconoscere

altri

luoghi posse-

censuari divennero vassalli


obbligati con

piccole offerte

domino, a guardarne e difenderne

il

beni, e ad onorarlo accomi^agnandolo per Firenze

Xel secolo duodecimo

la

brama d'evitare

(1).

im-

litigi coli'

pero, geloso della potenza dei comuni, faceva dai Fio-

rentini

permettere

al

loro vescovo d'acquistare terre

feudali con A^antaggio del

comune

e dell'episcopio.

Le

sottomissioni dei feudatari A^eniA^ano intestate al vescoA^o,

che giurava

mune.

Il

di

non

A'olgersi

mai contro

al co-

riconoscimento della giurisdizione municipale

procuraA a al a^cscoa^o una posizione prAlegiata in confronto ai feudatari del contado,

e,

secondo aAA enne nel

1138, gioA^aA a a Firenze, perch essa allarg

mentre pi aspre fervevano


periali (2).

Le sottomissioni

il

dominio

questioni coi messi im-

le

eniA^ano in apparenza con-

cluse coLA^escoA^o, in sostanza col comune.

tempo

del regime feudale la gran

maggioranza

dei Linaresi doA CA^a appartenere alla classe dei fedeli,

cio degli uomini

quali aA CA^ano riccA^uti immobili ad

enfiteusi, ossia in affitto perpetuo,

coli'

obbligo di sot-

tostare ai pi gravosi e Avariati oneri. Quali cose

erano colpite dai

diritti feudali

La pergamena

di

non
Pas-

signano del 5 noA^embre 1239 contiene una cessione pel


13rezzo di L. 25 fatta al monastero. BaldoA^inetto del fu

m. Acei)0 di Firenze, la moglie Contessa ed il loro figlio


Arnoldo trasferirono nell'abbate annnam lrestatioriem,
s('(

(afocm. sire

.siam, riccA lite

rcdditum,

ve!

petisionem, seu comandi-

da Contessa e dai suoi antenati, coumo-

(1)

Compagni,

(2)

Marohionne di Copjo Stefani, Cronaca fiorentina. Citt di Ca-

stello, 1903,

1)1).

II, 104.

XLVII, XLVIII.

LINARI CASTELLO DELLA YALDELSA

17

rum, seu colomharum, seu pijrionum a predicto monasterio,


a comnnii Podi ire nti, castri predicti monasterii, vel

vel

ah hominihus, seu colouis, vel censitis predicti monasterii

morantihus
iiuste,

dicto castro Podiiventi, vel alihi, iuste vel

in

vel reali iure.

dre suo,

gli

Da tempo immemorabile

antecessori ed

vano esercitato
L' enltuta

Contessa,

il

pa-

consorti della famiglia ave-

diritto ceduto.

il

non poteva senza

alienare le case o

il

consenso del signore

terreni concessigli,

guardia notturna sugli

fedeli,

provoc nel secolo XIII


per sottrarsi

la

al domino le preLa condizione della

annualmente

stazioni alle quali era obbligato

gran maggioranza dei

doveva fare

e alle porte del castello

si^alti

feudale, corrispondendo

pressi

per iniuria, personali,

vel ahusu, iure vel

casu

la

(1).

tanto servile e gravosa,

pi tenace lotta degli op-

oneri

agli

assnti

Anche

(2).

mezzi pi scorretti erano giudicati buoni, pure di svincolarsi. I monaci di Passignano nel 29 marzo 1244 intentarono

a certi loro fedeli accusandoli che de

lite

cartulario monasterii acceperunt et astulerunt duas car-

plures servitiorum, et pensionis, et affictus, et fidemonasterio dehendorum (3). [N^on volendo

tas, vel

litatis, eis dicto

sopportare
suari,

oneri personali e reali gravanti sui cen-

gli

fedeli

avevano infedelmente sottratte

donde resultavano

carte

le

pesi dai quali per legge o per con-

tratto erano aggravati.


A.

(1)

nota

Firenze, 1880, serie

S. I. ("Archivio storico italianoj.

La membrana

(2)

di Passignano del

V. 1233

14.

condizioni dei maschi esistenti nel piviere di


Fittaiuoli perpetui fedeli della badia,

indicare di chi fossero fedeli,

badia
n/' 1

n.*^

Figlio del milite, n. 1

Milite pel

Santini,

Aech. Stor.

58

n.*^

VI, 325,

e'

informa sulle

Pietro in Sillano.

Fittaiuoli

Militi pel

comune

s.

Coltaiuoli, n. 1

n.*^

Vidue date a consulihus, n. 4

liberi, n. 9, oltre le
(3)

10

n.*^

Pagatore di x>ensione,

Figli loro, n. 2

n. 1

4^,

4.

Uomo

della

Milite nobile con cavallo,

comune

di Firenze,

n. 4

fiorentino con casa nella citt,

Totale, fedeli,

n.*^

71

Uomini

quattro vedove rimaste a capo delle famiglie.

50.

It., 5."

Serie.

XXXIX.

perpetui, senza

GIROLAMO MANCINI

18

Diversi abitatori di Linari non appartenevano alla


classe

dei fedeli.

mune

di

Infatti

Firenze

cuni Campana, e

esili

nel 6 settembre i;ill il com. Alcampo (1), Bonaiuto, al-

loro consorti, tutti Linaresi

(2).

Il

due dalla sentenza dichiarati capi di


consorteria, ed i loro consorti, certamente nella societ
umana occupavano un gradino assai superiore ai fedeli
giureconsulto,

della classe agricola, che


ai miseri oppressi dal

dava

il

maggior contingente

giogo quasi servile.

Cos pure fra

i
prigionieri, fatti da Oastruccio siLucca il 23 settembre 1325 nella battaglia
combattuta alP Altopascio, trovasi un Mico, o piuttosto Meo, di Vicuzzo (3) da Linari, senza dubbio no-

gnore

di

tato nell'elenco perch creduto in grado di riscattarsi

pagando una taglia.


Le antiche carte raramente menzionano

Linari. L"n

lodo privo di data, pronunziato dai consoli di Firenze

intorno alla fine del vsecolo XII, ordina agli uomini di


Linari la restituzione alla badia di
tri,

gi esistita

piccola distanza dalla chiesa di

da

s.

s.

Lucchese, della terra

occupata in quantit maggiore

essi

ed impone loro

Michele a ]Mar-

poco sopra l'attuale Poggibonsi a

di star quieti

la cessazione delle cattive

possedute dalla badia,

la

di quella

nell'avvenire.

dovuta,

Prescrive

usanze introdotte nelle terre

riconsegna

ai

mobili acquistati dagli uomini di San

Linaresi degl'im-

Gemignano

nella

corte di Casale prossima all'Elsa, annulla le promesse

(1)

Lippo del fu m. Alcampo dot con L. 200

che impalm un notaro di Poggibonsi. D. 77


possedeva

cluas

domos eum

supra Cassaro. F. 568

orto, p<itea, et casolarihus sitas in

(2)

D. E. T., 1778, XI,

D. E.

XI,

eastro TAnari

65.

65. 1779,

XII, 284

Un cugino di Meo spos una


Dopo i)Ochi mesi aggiust le
Maluomo. D. 77 (30. X. 1314

Bellincioni di Firenze con dote di L. 550.


"questioni per l'eredit di Vicuzzo detto
17. II. 1316).

la sorella Melliiia,

La vedova di Lippo

(29, I, 1346).

(3)

T.,

(1314)

LIXARI CASTELLO DELLA VALDELSA

19

(laimo degli uomini di Martiri fatte da quelli di

in

Liuari

Sauoemigiianesi

ai

(1).

Dal lodo non resulta;

bens sembra che qualcuna delle divergenze volute

stemare traesse origine da questioni

si-

livellari di fedeli

negatisi a prestare servigi.

Quando allargava

dominio sottomettendo i feudatari, Firenze recava a contado i terreni compresi nei


feudi e dichiarava liberi da fitti perpetui gli uomini^ vale
a dire i fedeli. Per esempio nel 1348 i fedeli di Castel
8. Xiccol nel Casentino ribellatisi ai couti Guidi, e nel
1353 i Sangemignanesi, dilaniati dalle fazioni, si detil

tero ai Fiorentini. Il contado

e distretto

contado del comune di Firenze ^


agli altri contadini^ e tutti

furono fatti cittadini

Eomena

castelli di

fedeli della fedelt

Xon

si

datoli

suoi cittadini e terrazzani

impolani.

Comprati d Firenze

e della Cerbaia (1357 e 1361), tutti

furono

risulta in qua!

dalla fedelt

fu recato a
V estimo come

lierati e fatti contadini (2).

momento

Linaresi svincolati

costituirono in comune. L'avevano gi

formato nel 29 maggio 1270, secondo apparisce dal documento che gentilmente mi comunic l'illustre Davidsohn. In quel giorno
di

Fiorentini vietarono ai ribelli

Poggibonsi d'abitare nel vicariato di San Gemi-

gnano, e concessero agli abitanti dei comuni di Colle,

Gemignano, Linari, Cepparello, Vico e Semifonte


di vendere vettovaglie ai Poggibonsini, purch un sindaco speciale ne sorvegliasse la vendita (3). I Linaresi,
gi riunitisi in comune nel 1270, erano retti da consoli,
magistratura per eccellenza comunale. Probabilmente
il comune venne stabilito da modesti proprietari e dai
vSan

lavoratori della terra salariati a giornata, oroanizzatisi

(1)

Santini, 369.

(2)

Matteo Villani,

Ctr. pure
(3)

I.

73,

Cronache, X. 2,

VIII. 61, X. 13.

Davidsoiin.

II. 166.

I.

24, III. 73, ^'II1. 7,

X. 52.

GIROLAMO MANCINI

20

come

e disciplinatisi, ossia dai mediocri e dai minori,


li

dicevano nel secolo XIII. I maggiori dovevano

numero

in

sere

insignificante, seppure

es-

qualcuno sog-

giornava nel castello. Permettono di congetturare che

non

vi

si

trovassero

le disposizioni

testamentarie di Za-

bollina, vedova, priva di successori diretti, e per de-

ad istituire erede l'episcopato di Firenze. I vescovi,


dando a censo i terreni ricevuti in dono, favorirono

cisasi

Paccrescimento della prosperit fra


dustria e colla parsimonia

quasi servile della fedelt,

ed unitisi

tari,

ai

le

si

Linaresi. Coli' in-

censuari, scosso

giogo

il

trasformarono in proprie-

minori costituirono

Sui primi del secolo


casa per

XIV

il

comune.

Linari gi possedcA'a la

adunanze degli uomini deputati ad aver

cura degP interessi dei comunisti, e forse era residenza


d'un giusdicente. Xel marzo del 1307 vennero sistemate
certe divergenze cogli uomini di

s.

Appiano

in iwesentia

Bachi oim Dietiguardi consulis communis Linari


dicti

communis, uhi ius redditur

rendono

giustizia,

(1).

Soltanto

in curia
i

giudici

trovando menzione della curia

dov'essi l'amministravano, bisognerebbe concludere che

risedeva nel castello

l'officiale

incaricato di giudicare.

Le deliberazioni comunali allibrate


comune andarono perdute: ma fra gii

dall'attuario del
atti

dei notari

Linaresi ne ho rinvenuta qualcuna presa dai consigli


pubblici o dai loro delegati. Il 7 aprile 1307 due abitanti di Linari
del

come

comune presero

sindaci o deputati delF universit

in prestito per otto giorni L. 80 (2).

Xel 1312 venti consiglieri s'adunarono nella casa di


m. Giovanni di m. Pino Eossi presa a pigione per ordine di ser Dogino notaro e vicario di ser Pvero officiale del comune, e nominarono due sindaci affinch

(1)

D. 77

(2)

D.

77.

(14. III. 1307).

LIXARI CASTELLO DELLA YALDELSA

un

eoiu'liulessero

1330

consoli,

il

prestito di 2G0 lorini croro(l).

sindaci in

glieri

nome

da Gherarduccio Gherardini

(3).

tute consultare rinvenni altre


il

Due mesi dopo

(2).

proprio, e di 42 Linaresi fra consi-

ed aggiunti, riscossero 400

1327 ed

^e

17 aggiunti

rettore, 15 consiglieri e

deliberarono un prestito di L. 300


i

21

d'oro prestati

fiorini

Xelle poche carte posei,

deliberazioni fra

il

1345 prese dai consiglieri presenti in numero

variabile di 16 a 25, senza l'intervento d'aggiunti.

volte fatta menzione che

l'

Due

adunanza ebbe luogo nella

casa del comune.

Quando occorreva couA^ocare tutti gli uomini del


comune la riunione avveniva nella chiesa di s. Maria
per ordine dei consoli e del rettore
del notaro, eh' era officiale del

coli'

comune

l'

assentimento

adunanza,

se-

condo l'uso, veniva annunziata dal suono della campana e dalla voce del banditore (4). Kestano memorie
di due convocazioni degli uomini di Linari nella medesima chiesa, la parrocchiale del castello nella prima
un prestito di 600 fiorini d'oro venne deliberato col
voto di 249 intervenuti, compresi i due consoli ed
il rettore: nella seconda i presenti furono 277, e consentirono la vendita d'un molino comunale alle Drove(5).
Considerando che al consiglio generale venivano am:

messi

soli

capi di famiglia allibrati, vale a dire con-

tribuenti alle pubbliche tasse, e n'erano esclusi

pro-

letari o nullatenenti, sempre molto numerosi, si calcola


agevolmente il numero rilevante d'abitatori esistente
a quei tempi nel castello e nelle sue ville non minore
d'oltre un migliaio e mezzo.
:

(1)

D. 77

(23.

IV. 1312).

(2) I.

47 (19. X. 1330).

(3) I.

47 (30. XII. 1330).

(4)

D. 77

(5) I.

47

(23.
(3.

IV. 1312).

XI. 1327

7.

VII. 1333).

GIROLAMO MANCINI

Seppure mancassero

comune

l'esistenza del

in

documenti farebbe fede delLinari un frammento d'iscri-

zione murato all'esterno della vetusta cisterna pubblica,

sopra

la

quale una misera stanzuccia occupa adesso,

secondo affermano
del

vecchi, parte del sito dell'antica casa

comune, con piazzuola innanzi (platea comminiis),

sovente menzionata negli

notarili.

atti

Della vecchia

fabbrica, abbattuta nel 1844

(1), j^erch forse minacciava


sopravvive un pezzo di pietra rossastra col-

rovina,
l'

iscrizione

OCOCLXIX
.

.
II

OMUXE

||

IXAEI P-IOJI .0 APPIAX

.||...B6.C||.M.O. La

ci-

fra 1369, le parole comune,

Linari, inviero di
liano, si

,s.

Aj)-

leggono ed inte-

grano a prima

vista,

non

cos le rimanenti.
I

un

contratti

stipulati

comune menzionano

dal

solo console nel 1307,

un

due, con

1327

(2).

rettore, nel

Negli atti del 17

gennaio 1328 e del 5 giu-

gno 1329 trovasi ricordato


un rettore (3), del 15 dedel 1330 un rettore, ed altra

cembre 1329 un console (4),


volta il rettore con due consoli, del 1333, 1338, 1339,
1343 e 1345 un solo rettore (5). Altro strumento del 1328
conferma che pure i singoli popoli del contado avevano

(1)

Biadi,

(2)

D. 77

(3) I.

(24.

10.

(14. III. 1307)

5.

47 (17.

I.

1328

(4) I.

47 (15. XII. 1329).

(5) I.

47 (14.

VI. 133Sj. M.

I.

47

VI.

(9.

3.

XI. 1327).

VI. 1329).

IX

o 19.

\\V2

ai. IX. 13t3

X. 1330

7.

S.

VII, 1333

Vili. 1345).

11.

IV. 1339). G. 3G9

23

LIXARI CASTELLO DELLA VALDELSA

in quei

tempi mi proprio rettore

procuratore
nari e

t'oppiano e di
altro atto

in

comuni

rettori dei

Oepparello insieme

di

Filippo

S.

nominarono nn
debili uomini di Li-

infatti

a quelli dei popoli di

Ugualmente comparisce

(1).

rettore del popolo di Petrognano

il

(2).

Nel secolo XIV risedeva in Linari un notaro, quasi


sempre nato fuori del comune, durante un semestre
disimpegnava le funzioni d'officiale e di scrivano uuinicipale, ricevendo come salario L. 30 ed una quota
multe, forse limitata alle penali inflitte pei

tssa sulle

danni dati

Innanzi d'assumere

(3).

l'officio, egli stesso,

ovvero un suo mandatario, giurava in Firenze dinanzi

bene e

all'esecutore di giustizia d'esercitare la carica

legalmente

In caso

(4).

di

mancanze

sottoposto ad inquisizione. Xel 1334

mune,

coli' assenso

chiesa di

s.

dei consoli,

scrivano

lo

rettore del co-

il

convoc

era

il

consiglio nella

Maria, ed, intervenuti 23 consiglieri

con

nominato un procuratore affinch

pre-

17 aggiunti, fu

sentasse in Firenze

all'

si

esecutore di giustizia, e prestasse

mallevadoria che ser Vanni da Sambuco notaro e oftciale del

che

verrebbero

gli

per

comune

ai

multe

imputategli

Linaresi

il

(5).

In quei tempi

potest di S. Donato

Poggio, capoluogo d'una delle leghe costituite nel

in

contado dai Fiorentini


sussisteva nel 1327,
di

le

seguito al processo fatto

inflitte in

le i)revaricazioni

rendeva giustizia

avrebbe pagate

di Linari

'epparello

(G).

La lega

Donato gi
il
comune

pag a Gherarduccio Gherardini dimo-

(1) 1.

47 (17.

(2) I.

47 (13. XII. 1338).

I.

1327).

(3)

M. 492

(4)

T. 174 (27. II. 1362).

(5)

G. 369

(1.

(24.

I.

1339).

VI. 1338).

Le leghe del contado vennero stabilite nel 1292 per


riunire in Firenze gli uomini delle campagne obbligati

(6)

iiiente

di S.

poich in quest'anno

militari. G.

Villani.

Crortc7*r,

Vili,

1.

pili faeil-

ai servigi

GIROLAMO MANCINI

24

rante

Linari

in

quota del salario dovutogli per

la

essere stato capitano della lega di

tempo

trascorso molto

Donato

S.

I^on

(1).

capitani delle leghe vennero

denominati potest.

Lo

statuto fiorentino dei primi anni del secolo

XV

conserv l'antico ordinamento delle leghe del contado

formate da comuni, pivieri e popoli


della

lega

di

S.

Donato

comprese nei pivieri

di

s.

(2).

Facevano parte

popoli o parrocchie,

sedici

Donato

di

s.

Pietro in

Bossolo, la parrocchia di Barberino e quattro vicine,


le

parrocchie dei pivieri di

s.

Appiano,

s.

Pietro

Sillano e di

in

nove popoli ed i comuni di Linari, di


Vico, allora denominato Fiorentino (3).

altri

Oepparello e di

In ciascuno dei popoli della lega dovcA^ano trovarsi


brati, ossia

perch

il

paganti

alli-

gravezze, almeno dodici maschi,

le

popolo con minor numero d'allibrati veniva ag-

gregato a quello viciniore, ne poteva costituirsi in uni-

ed avere

versit,

rettore

il

Nel 1459

(4).

il

territorio

della lega era diviso nei terzieri di S. Donato, Barbe-

rino e Vico, al quale apparteneva Linari. Nel


terzieri,

da quattro

(1) I.
(2)

consiglieri,

47 (1327).

L'anno 1343 nel comune

d' allibrati

1448

un gonfaloniere e
prendevano il nome da S. Do-

rappresentati ciascuno da

per L.

18. 13. 8

di Linari

furono numerate 51 posto

in quello di Vico poste 44 per L. 18.

3. 3, o

neir altro di Cepparello poste 30 per L. 22. 8. 4. Nell'intero piviere


di s. Appiano poste 164 per L. 75. 4. 11. D. E. T., 1780, XIII, 254. Sottraendo la gravezza dei tre comuni in L.
era gravato sopra jioste 39 in L. 15. 19.
(3)

59. 5. 3, il

rimanente

x>iviero

8.

Nello Sta.uto per le compagnie militari, riordinato e tradotto

nel 1355, la lega di S. Donato riapparisce formata da 30 popoli e 3 comuni compresi nei pivieri di s. Donato, s. Piero in Bossolo, s. Piero
in Sillano, e

s.

Appiano. A. S.

I., 1851,

XV,

34.

All'opposto

in altro

documento del 1343 si trova il i)iviere di s. Piero in Sillano distratto


dalla lega di S. Donato in Poggio dipendente dal quartiere di s. Spirito,

ed annesso a diversa lega comi^resa nel quartiere di

s.

Croco,

D.

E. T., XIII, 225, 258.


4)

Statuta Florentiae

{aW 'cwwxo

1415). Friburgi. 1777, III, 701, 1. 405.

nato, S. Piero in Bossolo e S. Appiano, nel 1505 da


S.

Donato, Barberino e Linari

in

(1).

nno statuto

Esiste tnttora

Donato

della lega di S.

Poggio approvato nel 1406, legge municipale pei

Linaresi, e sicura scorta nel dar conto delP ordinamento

che regolava P associazione. Andarono

malora

in

gli

statuti della lega anteriori a questo del 20 settembre 1406,

riformato mentre era potest Zanobi dei Bardi: bens


la perdita

poco grave, poich allora nella revisione


venivano leggermente

statuti quelli precedenti

degli

modificati. Deliberarono

nuovo statuto

il

piviere di

del

Piero in Bossolo, tre per ciascuno dei pi-

Donato

Appiano, fra questi Matteo


Clone da Linari. S'adunarono innanzi al potest nella

vieri di

di

s.

riformatori

quattro

eletti j;er lo generale consiglio della lega,

s.

e di

s.

casa posseduta dalla lega e fornita di masserizie tenute

consegna dal camarlingo.


Il potest stava sei mesi in officio, doveva portare
seco due cavalli, e stipendiare cinque fanti, un donzello,
in

e quattro notari,
in S.

uno per tenerlo presso

di s, gli altri

Donato, Linari e Vico. Eiceveva L. 685

salario, notai et famiglia (2), oltre a


lira delle

soldi

penali inflitte nel condannare

bestemmie, di fare mali

pesi, di

j>er

suo

per ogni

colpevoli di

vendere con pesi e

misure non segnate, e d'ogni altra multa notata sui registri e riscossa dal
Il

camarlingo della lega.

consiglio generale rinnovato

componeva d'un gonfaloniere


quattordici del piviere di
di

di

s.

Donato, quindici

(1)

A. S. F.,

(2)

Nel 1441

^Statuti di S.
il

di

e di quaranta consiglieri,

Appiano, dei quali cinque

Donato

in Poggio, n. 754.

podest di Poggibonsi aveva pel semestre

L. 400 e doveva condurre seco

A. 8. F., Statuto di Foggihonsi, 625,

n.*^

si

Piero in Bossolo, undici

s.

s.

ogni semestre

un

notaro, tre fanti,

un

il

salario

cavallo.

nuovo. Per cui questa potesteria

era allora considerata di minore importanza della limitrofa di S. Donato.

GIROLAMO MANCINI

2(3

darebbe

li

il

comune

per ciascuno quelli

di Liiiari, tre

Cepparello e di Vico, due

il popolo di Petrognano,
Dei consiglieri quindici sarebbero pennonieri (1), ed uno per localit scelto fra i
rappresentanti di Linari, Cepparello, Vico e Petrognano.

di

due

rimanenti

i)opoli.

fluitato con soldi 10

l'adunanza

(2),

consigliere

il

o df scarpe. NelP assumere


i

non intervenuto

ovvero presentatosi privo


l'officio,

dere in consegna

gonfalone e

il

In questa occasione
10

il

il

potest a pren-

pennoni della

lega.

gonfaloniere percepiva soldi 20,

giorni nei quali

gonfaloniere ed

il

pennonieri dovevano recarsi presso

al-

di capi)uccio

si

recava ad esercitare P of-

Per ogni adunanza consiliare compensati i pre7, i consiglieri con soldi 6 a testa. Multato in soldi 40 il gonfaloniere e ciascun pennoniere
ficio.

posti con soldi

scaduto dalP officio non recatosi a restituire


lone ed

pennoni, e colpiti da pena uguale

gonfaloniere ed

prenderne

il

la

pennonieri assenti

consegna. Durante

del consiglio, ovvero rettore di

nuovo

momento di
nessun membro

al

l'officio

comune

il

gonfa-

e popolo,

poteva

essere comandato come pedone, balestriere, marraiuolo,

o in diversa guisa obbligato a prestare servigi personali,

ad allontanarsi dal territorio della lega.


Xella prima adunanza il Consiglio eleggeva camarlinghi per un semestre tre huomini de^ migliori uno per
piviere, retribuiti con L. 3, incaricati di riscuotere dai
e

rettori dei popoli

(1)

Furono

istituiti in

danari percetti, e consegnarli al

Firenze nell'agosto del 1323 per accelerare la

formazione militare dei cittadini cliiamati im^irovvisamente alle armi.


Ciascuna lega aveva il
D. E. T., XII, 22.
G. Villani, IX, 219.
lr()])ri<)

stennua,

del Bargello.

come

si

rileva dai sigilli conservati a Firenze nel

S. Giovanni. Ignoro (juale l'osse F imxjresa della lega di


Donato in Poggio, certamente effigiata anche sui xiennoni.
fissa la multa di soldi r>, nel
(2) Lo Statuto nel lib. I, rubr. 8,

Montevarclii e
S.

Museo

Vi tigurano quelli delle leghe di Cascia, Centoia, Empoli,

lil).

III. rul>r. 31, di soldi 10.

LINA RI CASTELLO DELLA VALDELSA

camarlingo generale, compensato con L.

27

da

6,

sce-

sempre fra gli abitanti del piviere di s. Piero


Ciascuna universit, sia comune, popolo o
villa, elegger nel maggio un rettore o sindaco da rimanere in carica per un anno con divieto nel succesgliere

in Bossolo.

dare esecuzione alle

sivo. Il rettore eletto giurer di

diverse fazioni prescritte dai Fiorentini, di non intro-

mettersi nelle cause civili o penali, ed insieme ai consiglieri

sogni

d'imporre

dazi necessari per sopperire ai bi-

Pagher poi

locali.

cinque giorni,

di denunziare, entro

nel

comune

multa

L. 50 di

se

ometter

malefizi

commessi

o nel popolo rappresentato. Nonostante la

pena, certamente comminata anche dagli statuti anteriori,

l'obbligo della denunzia veniva talvolta trascu-

rato, per cui nel 1335 ser Lotto, officiale e

comune

di Linari,

notaro del

denunzi ed intim a Perfettino del

fu Fuccio, rettore del castello, di notificare al potest


di

Firenze ed accusare l'autore d'un furto commesso

in

danno

vedova di ^ello (1). Oltre al rettore


avevano un massaro.
Ciascun piviere della lega avr due stimatori dei
della

tutte le universit

pegni, un paeiaro levatore

mozzatore

e fare le citazioni. Il consiglio della

<lesignare

Le cause

numero

fanti nel

fino a L.

50

debitore

il

dai Fiorentini.

dell'

il

messo notificasse

fare a ciascuno,

menti nella misura


non

si

fissata

jrolunghino,

nuti decidere, terminare,

(1)

G. 369

(28.

Vili. 1885).

al

udienza. Potest e notari

temjyi, d, et liore,

a hancho della ragione


il

quale dinanzi ad

overo alcuni d'essi adimandassi, percipendo gli

quistioni

le leggi

di danari sarebbero giudicate dal

giorno e P ora

.sedere, et giustitia

inimicizie

lega obbligato a

richiesto

potest, tenuto a provvedere che

dehhano a'deMti

delle

un me^so per bandire

discordie f et maglia volenze,

dallo
el

essi,

emolu-

statuto. Acci che

potest

notari siano

le

te-

spacciare ogni quistione civile

GIROLAMO MANCINI

28
e

criminae infra 30 d continui. Allora erano severa-

mente vietate
Proibiti

le

lungaggini giudiziarie!

giuochi ove denari, overo altre

overo perdino, permessa la tavola con 30 i)ecline,

cliino,

adesso denominata tavola reale,


aliossi, le
i

cose, si vin-

marelle

giocatori,

(1),

il

gli scacchi, la palla, gli

pene per

saettare. Sancite gravi

tenutari di giuoco, ed anche per

semplici

spettatori di quelli vietati.

Imposto a tutti i proprietari e alle persone, vale a


prebende ecclesiastiche, e simili enti, presentemente denominati mani morte, di racconciare nel
maggio le strade e i letti dei corsi d' acqua del proprio
dire ospizi,

comune o popolo. Nella

stessa guisa obbligati

padroni

dei terreni confinanti alle strade pubbliche di potare le


siepi nelPagosto.

Quando moriva un abitante

nel territorio della lega

era punita con 20 soldi per ogni assenza la famiglia

dimorante nel comune o nel j)opolo al quale era appartenuto il defunto, se non si faceva rappresentare da

un uomo obbligato a

trovarsi presso la casa del morto

innanzi che vi giungessero

accompagnare

il

preti, unirsi al corteo

cadavere nella chiesa, quindi

ed

alla tu-

mulazione.
Proibito di procedere a qualsiasi cattura di colpevoli nel venerd giorno del

mercato a

tato di gettare pietre sui tetti delle


la

pena a chiunque scagliasse

S.

Donato. Vie-

case, e duplicata

sassi, traesse

uscia overo

fenestra dall'abitazione di colui che conduceva moglie.

Per

penale di L.

simili reati stabilita la

(1)

Anche

ai nostri giorni

nome proviene dalFosso


o d'altri animali ad

fessa.

ed

il

giudice

ragazzi giuocano agli aliossi; ed

del tallone delle

ugna

2,

zampe

il

posteriori degli agnelli

Del vocabolo marelle nemmeno nel Divolevano scrivere murelle, o

zionario della Crusca fatta menzione. Forse


murielle, giuoco

Isidoro

comunemente detto

Del Luxao da me

piastrelle,

interpellato.

come crede

il

senatore

I.INARI

CASTELLO DELLA YALDELSA

29

prestasse fede all'asserzione del proprietario o del pigio-

nale della casa, senza escutere testimoni o cercar prove.

Secondo

regole in vigore anche questo statuto

le

1400 fu sottoposto all'esame dei Fiorentini, ed

del

magistrato degli approvatori, nel sancire

minate contro

gii

pene com-

le

estranei arbitratisi d'uccellare nel

territorio della lega, eccettu tutti


zati, ossia

il

cittadini prestan-

tenuti a pagare imposte in Firenze,

da lupi!
Xel comune o curia

quali

Vera

[Xhsshw uccellare come parr di loro piacere.

giu-

stizia

que

di Linari

ville: Capalle, Pieve, Selva,

una volta sede


riunita a

s.

erano comprese cin-

Vignano

della parrocchia di

s.

Giugnano,

Donato, in sguito

Stefano presso Linari. Sopravvivono

vo-

caboli delle ville di Capalle, Selva, Giugnano, gii altri

svanirono. Sono adesso incorporate al

comune

di

Pog-

gibonsi le localit da tempi remoti denominate Pancole,

Oampomaio

Campomaggio,

e pass al

comune

di Bar-

Martino ai Colle nel secolo XIV


appartenuta a Poggibonsi, mentre le coste occidentali
di S. Martino, dette Piagge o Pendici del Bozzone,
spettavano al comune di Linari. Altri siti conservano i

berino la

Afilla

di S.

vetustissimi vocaboli,
lare,

come Bozzone, Camperie,

Castel-

detto pure in antico Fonte Castellana, Chiano, Citille,

Cortebuona, Fontanina, Giuncheto, Monteghezzi, Montereggi, Sertofano, Solo

bra o Zambra, e Eipa


collina

fra le terre del

(1),

al

Valacchi, Valcanoro,

lago nell'insenatura della

podere detto Casanuova e

di S. Martino perch in antico


formavano uno stagno, o laghetto.

piagge
vi

Il

Sam-

comune possedeva

diversi

le

le

acque forse

terreni

seminativi.

Quelli affittati nel 1335 per l'annuo canone di stala di

grano 53

(1)

(ettolitri

12,91)

non possono

Alla carta gi citata di Passionano del

loco ubi (licitur iSoium

essere

28. II.

mede-

1128, rogata in

prope Linare, aggiungo l'atto in D. 77

(2.

XII. 1306).

GIROLAMO MANCINI

30

simi dai quali nel 1336 percep d' affitto stala di grano

44

(ettolitri 10,72),

moggia

tero

Mancano

oppure
20

stala

9,

che nel 1341 det-

gii altri

grano

di

(ettolitri

57^/^)(l).

indicazioni sopra^ altri immobili posseduti dal

comune, certamente proprietario d'un molino alle Drove,


poi venduto L. 270, come dei terreni che nel medesimo
luogo circondavano da ogni parte un secondo molino
dei Gherardini
diti,

(2).

comune

Il

e nel 1327 ordin

talora ebbe pure dei cre-

ritiro d'

il

un deposito

di L. 600(3).

I Linaresi, al pari di tutti gli abitanti del contado,

comitatim, pagavano in pro-

dai Fiorentini qualificati

porzione dell'estimo (ad extimum suarum possessionum)


l'imposta denominata

brazione del

sale,

per

le leghe,

dazi,

prestanze,

le

gii

Dai magistrati

sonali, le fazioni (4).


bilita

Zi/Yf,

sopportavano

l'alli-

oneri reali e perdi

Firenze era sta-

per ciascun comune, e pei singoli

popoli, la cifra dell'imposta distribuita poi fra

contribuenti dai repartitori

locali.

diversi

Cos nel 1330

po-

il

s. Appiano,
ad dividendas, partiendas, sortiendas,
distrihuendas libra s 40 dicto populo contingentes de

polo di

s.

Michele a Ponzano, nel piviere di

elesse gli arbitri


et

eommunis Fiorentini (5).


Linaresi restituirono ad un
danari 4, da esso anticipati per pa-

extimo nov iter facto per

officiales

Nel 1337, in Oei)parello,


tal Givello soldi 42,

gare la quota assegnata al comune di Linari dal rettore del piviere di

(1)

G. 369

(2) I.

s.

Appiano

Vili. 1335)

(14.

47 (14. VII. 1332

(3) I.

47

(9.

(4) I.

47

(15.

7.

I.

47

nel reparto dei 26 danari

(2.

IX. 1336)

G. 369 (1341).

VII. 1333).

VI. 1327).

XII. 1329)

Nel 1327 un Linarese,

M. 492

electus de

(9.

II. 1343)

T.

174 (XII. 1362)

numero peditum communis Linari,

sendo stato riconosciuto infermo non and in exeroitu domini ducis


)ri,

8ive Florentie. I.

47 (1327). Betto del fu Glierardino ed

Gherardini richiesero da Poppiano


j)er la

cavallata ed

I.

danaro ed

servigi x^restati nel

Paolo e Credi di Betto Gherardini.


(5)

il

47 (17. VI. 1330).

I.

1326.

il

il tglio

>

C'alu-

Paolo

grano dovuto loro

Ugual domanda fecero

47 (17. XI. 1327

4.

XI. 1329).

LIXARI CASTELLO DELLV YALDELSA

ol

per ciascun centinaio d'estimo imposti ai proprietari


di terre (1). Esisteva pure la gabella sul vino, perch
nel 1327

collettore di questo dazio ricev dal

il

Linarese L. 35. IG.


]N^

mancavano

8,

oltre a L. 2 pr pulitiis

comune

(mance)

(2).

balzelli indiretti. I calzolai del castello

pagarono una Aolta L. 14 all'arte dei calzolai di Firenze (3), la seconda fra le arti minori con la bandiera
a

liste

bianche e nere, detta pezza a gagliarda

Le case d'un podere presso

il

(4).

castello dal lato di

tramontana tuttora si denominano Arte. In antico vi sar


stata esercitata una industria speciale, che avr data
origine al vocabolo, senza dubbio non venutogli a caso.
Certo Bosso di Bartolo tenne aperta nel castello una
bottega praticandovi artem mersarie

Come
Tommaso del

et spetiarie.

famulo (garzone?) salari per un anno


fu Obese colla paga di L. 12

da Fedo

(5).

Un

venne rogato

(6).

Ohe l'amministrazione

del

comune

gran disordine permettono d'arguirlo


di

atto

Foedi senz'accennare all'industria esercitata

in bottega

somme

vistose, gi

fosse tenuta in
ripetuti prestiti

menzionati, non che l'obbliga-

zione di pagare per diversi anni ad uno di San Gemi-

gnano moggia di grano 30 e stala 8 (ettolitri 177, 36) (7),


ed un lodo del 1341 colla condanna del comune a soddisfare fiorini 300, dei quali ne sbors subito 137

V'2 i^)'

Xel medio evo vigeva un' usanza, poco comune

ai

nostri giorni, di terminare le questioni incaricando di


definirle

(1)

uno o pi

G. 369

(28.

dai contendenti, sia

IV. 1337).

XI. 1327.

(2) I.

47

(3) I.

47 (1327).

(6.

arbitri scelti

(4)

G. Villani, VII, 13

(5)

G. 369

(23. II. 1340).

(6)

D. 77

(7)

G. 369

(8)

G. 369 (1341).

(1315).
(29.

IX. 1337).

Compagni.

II, 24,

nota

13.

GIROLAMO MANCINI

32

che

fossero agitate fra cittadini o fra pubbliche

le liti

amministrazioni.

La sentenza

o lodo proferito aveva

pieno valore giuridico. I comuni di Linari e di Poggibonsi disputavano quale dei due avesse diritto di riscuotere le tasse dovute dagli eredi del fu Volta,

usuraio poggibonsino domiciliatosi in Linari, e

s'accordarono di rimettersi all'arbitrato

un

le parti

di Oaleffo

Ghe-

rardini potest di Poggibonsi. Egli decise che pei beni

gi da Volta posseduti nel Linarese fossero continuate

a pagare

le L.

9 per le quali erano tassati in Linari,

e cos rimanesse inalterata la cifra nella lira del

nuovo

estimo dei comitatini ordinato da Firenze. Quanto

ai

terreni acquistati dagli eredi di Volta fosse corrisposta la

medesima quota soddisfatta dagli antichi possessori (1).


Linari god giorni di floridezza, ed uno dei sicuri
indizi che l' accertano il numero dei notari quali vi
rogavano Panno 1336. Di cinque, compreso ser Dogino
i

due anni, restano diversi protocolli


fanno conoscere il nome
due atti (2). In quei tempi anche per ricevute di pochi
soldi ricorrevano al no taro ma la dimora contemporanea
nel castello d'otto ministri della fede pubblica prova che
sopravvissuto

nelPA.

altri

S. F., d'altri tre notari

popolazione del comune era sufficiente a dar loro

la

A^oro, e
.

La

che y veniA^ano concluse j)arecchie contrattazioni.


limitata estensione dell'area del castello, circo-

scritta dalle
le

la-

case vi

si

muraglie di cinta, lascia comprendere come

trovavano addossate

le

une

alle

altre,

quasi tutte occupavano ristrettissimo spazio. Dai prezzi


di

compra

e vendita notati nei contratti s'induce che

moltissime abitazioni dovevano rassomigliare a capanne,


o piuttosto a tugurii, detti allora casolari o casaUn.

Nel castello abitavano pochissime famiglie agiate, molte

(1) AI.

492

(2) I. 47.

di ser

(5.

IX. 1341).

Avevano nome

ser Gherardo, ser Iacopo del fu ser Nello

Tramontano, e ser Giovanni del fu ser Lotterin"[o.

UN ARI

CASTELLO DELLA YALDELSA

33

pi padrone di terre fatte fruttare col proprio sudore,

ma

gran maggioranza era costituita da nullatenenti


o proletari impiegati come giornalieri nelle faccende
agricole, e viventi giorno per giorno. Il prezzo delle case
la

contrattate nel castello manifesta

le

miserrime condi-

zioni delle abitazioni.

Trovai una casa A^enduta per L. 2; due per L. o;


otto per L. 10, tre mezze
quattro per L. 5, 6, 8 V,,
;

case per L.

25; due case per L. 16;

15, 17,

il

terzo di

due case per L. 40 e 50; sette case per L. 20, 22, 25,
36, 40, 90 e 100. Sei, contrattate in monete d'oro, per
fiorini 5, 6, 10, 16 e 20. Quattro case con cantina, o
f omini incavata sul tufo, Acnnero acquistate per L. 3,
10, 30, 35, e quattro tombe o cantine separate dalle
abitazioni per L.

In paragone

2,

10, fiorini 1.

6,

al a alore a

erano tanto pi care

enaie delle case d'abitazione

annue. In quattordici

le i)igioni

contratti ascendont) a soldi 20, 30, 50, 60 per otto case,


a soldi 40, 42, 70, 80, 100, e la pi elevata a L. 23, per
sei fabbricati.

La

Una

casa mobiliata frutt annue L.

3.

tradizione locale pretende esistiti in antico nu-

merosi casolari sulla pendice ricca

d'acqua i)otabile

proveniente dall'unica Aena che scaturisce copiosa a

Fonte Castellana o
Castellare. Dubito dell'esistenza d'un borgo in quel
luogo, i)oicli nel medio cA'O i casalini dei deboli Acnipiccola distanza dal castello, detta

A'ano costruiti dentro o presso

protezione dei

forti, ossia dei

castelli

a respingere gii assalti. Inoltre sulle


stellare, nei lavori i)rofondi

vigneti,

non tornano

A-ecchie

fabbriche.

per godere

la

feudatari sempre pronti


a

icinanze del Ca-

per piantagioni d'olivi o di

alla luce

macerie o fondamenti di

Infine la tradizione contradetta

dal fatto che nel 1343 la badia di Passignano possedeva

un podere con
(1)

M. 492

Akch. 8tor.

(3.
It.,

aia alla

Fonte Castellana

XII. 1343).
Serio

5.".

XXXIX.

(1),

dove da

34

31a\cim

(iinoL ,:un

strumenti del

(1).

cospicue di Firenze, padrone di

famio-lie

le

resultano venduti terreni

t.'J.'iS

da terre ugualmente seminative

aratorii confinati

Fra

!.'>'>')

terreni nel Linarese e nelh^ vicinanze, oltre ai Gherardini,

furono

Alberti

gli

(2),

Eossi, che in Firenze dettero

fianco alla chiesa di


rese

il

s.

Eossi ed

il

Felicita,

nome

Ciurianni. I

alla piazzuola di

possederono nel Lina-

podere vocabolo Solo, goderono nel castello me-

ritato credito, e varie volte vi furono designati arbitri

^Vi)partenne a questa famiglia

questioni.

definire

l^er

quel m. Pino, sottratto a quasi completo oblio dalla nota


epistola del P)OCcaccio per consolarlo dell'esilio inflittogli, dirigendogli consolazioni piuttosto rettoriche (3).

I Ciurianni, al pari dei Gherardini, dimoranti a Fi-

renze nel popolo di

Stefano

s.

presso Pontevecchio,

acquistate fino dal 1370 alcune terre sul Linarese, vi

due poderi, uno A^ocabolo Al Cassero,

comprarono

j^oi

con case ed

aia, del

Aalore di fiorini 577, l'altro hen

fornito di bestiami denomiuato Appi al Cassero, costato

quindi spesero fiorini 397 in

fiorini 450;

case del Linarese

impiegando pure

(4),

(1)

G. 369 (1333)

(2)

Col testamento del

vel

444 nel-

47 (1338).

I.

VI. 1374 m. Iacopo di Caroccio degli Al-

18.

berti leo' alle liglie jodvra sua,


stator iahet,

altri terreni e

fiorini

haheret in e uria

et

et

posscssiones atque domos,

communi

quo

de Linari ValUs Else.

idem

La

te-

fglia

Niccolosa tino dal 1365 ora moglie a Niccol di m. Giovanni Medici. Passerini, Gii Aheril di Firenze. Firenze, 1870, II, 152. 94.
(3)

uno

M. Pino nel

1347,

dopo cacciato da Firenze

il

dnca d'Atene, fu

dei 14 cittadini dex^iitati con piena bala a riformare la terra, e a

fare Ugg

e statuti.

sansa rituperevole

ri-

Venne nel 1360 insieme ad altri


condannato all'esilio. M. Villani, X, 28. L'Hou-

G. Villani, XII, 16.

titolo

Tis, Studii sulle ojere latine dei Boccaccio. Trieste, 1879, p. 145,

crede scritta

nel 1362 V Epistola a m. Fino.


(4)

Nel 1388 Valorino Ciurianni

eoinitro

ima

posta nel ehastello di Linari, con una tonha orer


rin^yetto alia detta torre, che

solare,

con

tutte

le

mura

da p>rimo

via,

torve e chasa di dietro,

chantina nella grotta di

a ij chiasso, a

iij cliase

over cha-

Ubere, expedite, senza ninno apjoggio di persona.

Nel 1395 ridusse la torre a colombaia. La facciata della cantina rovin

LIXARI CASTELLO DELLA YALDELSA

35

F acquisto d'alcune terre e case a Poppiano, a Vico e


nel Pog'oibonsino.

Sul valore delle terre nel Linarese notai due sole


indicazioni:

un terreno

A^ocabolo Alla strada pagato

annua

L. 25, ed affittato pattuendo la corrisposta


stala 5 di orano (ettolitri 1,22)

in

10 di terra

Staioli

(1).

aratoria alla Staggia morta furono valutati L. 150(2).

Quanto

4 di grano

al valort^ dei cereali, stala

vennero nel 1340 venduti per L.


prezzo 14 stala d'orzo

Xel Linarese

orzo

l'

lira

e per

97)

medesimo

il

Cos in quell'anno

(ett. 3,41).

grano fu pagato mezza


di soldi 3 a staio

2,

(litri

a staio

(litri

24),

il

meno

(3).

le terre

date a lavorare e

d'animali da riproduzione o da fatica

si

le

sccide

riscontrano

principalmente basate sulla divisione a met

dell' utile

e del danno in sedici contratti stipulati dal 1314 al


1347. Talora furono stabiliti patti speciali,

vorevoli ai locatori,

meno

due

in

drone concesse gratuitamente

conduttore l'uso della

al

un Gherardini prudentemente

casa: nel secondo

serv^ di verificare se

il

ri-

alla pattuita

quantit

In due locazioni di terre coltivate a vigna

padroni avrebbero divisa l'uva ed

rono

si

letame da spargere sul terreno,

e pagabile a met, corrispondeva


di 50 some.

casi, l^e

sempre faprimo il pa-

le frutta,

il

vino,

ed uno volle in pi L.

10.

ma

ripulire le fosse, mettere di suo

il

ricostruirla

A. S. F., Mss. n.o 77, f ." 29.

le

ritir

il

vigne,

seme, tenere due

coi porcellini, acquistare un'asina.

nei 1420, e Valorino nel

riserva-

si

Altra volta

conduttore s'obblig a lavorar bene, migliorare

jyovc

Pi onerosa sar cer-

indietro

il

muro

e Pareo.

Mi sembra di ravvisare descritte la vecchia

casa con torre, gi sede alla fattoria della mia Suocera, e la cantina posta
di rimpetto,

ambedue

situate a tramontana nel lato del castello opposto

Alla torre, verso mezzogiorno, posseduta e restaurata dai miei figliuoli.


(1)

F. 568

(2) I.
(3)

M.

(4. II.

47 (1327).
492.

1348).

GIROLAMO MANCINI

36

tameiite riuscita la locazione, nella quale oltre a mettere


il

seme, e dare la met dei prodotti,

conduttore doveva

il

comprare due bovi ed un'asina senza venderne

il

letame,

consegna,re quattro capponi, 96 uoA^a, e staia 11 di grano


(ett. 2,68) al

padrone, che comprerebbe due porci da

ingrassare e riceverebbe la met della carne.

duttore s'imi)egn ad acquistare


porco, e a spargere sul terreno

un bove, un
il

Un

asino,

somma ne pagherebbe

la

un

loro letame. Il loca-

tore anticiperebbe L. 20 pel porco, e se costasse


gior

con-

met.

Ad

mag-

altro agricol-

tore fu imposto soltanto P onere d'acquistare 50 salme


di

letame per ingrassare

glia di

il

terreno. I Rossi, della fami-

m. Pino amico al Boccaccio, nel 1329 concessero


un quadriennio il loro podere di Solo. Il

in lavorerio per

conduttore metterebbe

il

seme, pianterebbe ciascun anno

25 arboscelli fruttiferi, a Xatale consegnerebbe quattro


capponi, 144 uova, e libbre 140 (eh. 47,54) carne di porco

maschio.

Ma

un patto da

segnalarsi,

punto lesivo per

l' agricoltore, e che dimostra quanto anche in quei tempi

godesse credito, e per la sua bont fosse tenuto in pregio

vino proveniente dalle uve maturate nelle colline di


Linari, che i Rossi si riservarono tutto il vino proil

dotto dalle viti esistenti a Solo, pagandone la met colonica ai prezzi correnti

(1).

Nelle sccide d'animali erano quasi sempre divisi

per met il lucro ed il danno: bens s'incontrano alcune eccezioni. Di due bovi, d'un' asina, e di 22 f)ecore,
date a sccida per un triennio,
staia 15 di

grano

a rimborsare

met

D'un paio

(1) I.

il

di

sovventore pretese

met della lana, degli


Per 13 pecore ricevute in guar-

(ett. 3,65) e la

agnelli e del formaggio.


dia, oltre alla

il

dei frutti,

il

conduttore

s'

assoggett

prezzo degli animali che morirebbero.


bovi dato in guardia, sarebbe diviso

47 (18. III. 1329).

il

LIXARI CASTELLO DELLA VALDELSA

37

lucro proveniente dal prestarlo per lavorare la terra:

d'un solo bove

locatore riceverebbe a titolo di gio-

il

grano (litri 97).


avevano il pelo

gatico, nomie giogafionis, stala quattro di

Dei

bovi consegnati a sccida tre

uno bruniccio.

bianco, cinque rosso,

mali bovini varia in quindici


L.

quello

56;

valore degli ani-

asini oscilla fra le

degli

ronzino magagnato

La

Il

dalle

casi

cost fiorini

15 V2 ^^^
L. 6 e 81: un
L.

0.

terra veniva misurata a staioli, suddivisi in

mensuram corde usata

uora, e imgnora ad

in

})((-

Linari.

Denominavano Croccola la misura delFolio.


La chiesa parrocchiale del castello, dedicata alla
3Iadonna, venne probabilmente edificata sul vertice
della collina nel secolo XII, o

anche innanzi:

ma

pochi

avanzi della vetusta costruzione non danno elementi


sicuri

determinare

per

il

tempo

dell'edificazione

del

fabbricato.
Sull'altare a sinistra di chi entra nella chiesa trovasi

un' ancona quasi quadrata, opera di pittore fiorentino


del quattrocento.

La

graziosa Vergine, seduta su bene

ornato scanno, tiene nelle ginocchia diritto

nudo con

manuccia destra

la

sinistra attaccata allo scollo del A^estito.

sedile

il

Battista e

Francesco; a destra

s.

palma

il

Bambino

materna e

sulla spalla

manca

s.

la

del

Caterina,

ha da presso s. Verdiana, oblata vallombrosana avuta in gran venerazione


a Castel Fiorentino, terra non molto distante da Linari.
I due serpi, che pretendevano il cibo dalla santa, si

colla ruota e la

sono sollevati fino

delle martiri,

alla

sua

mano

destra, e ricevono

bocconi da essa presi nella ciotola tenuta colla sinistra.

Ben

dipinti

Aolti, stecchite le braccia, rigide le

pieghe

poche le dorature.
XelP altare di fronte sopra piccola tavola pure

delle vesti,

d'arte

senese,

Bimbo

fra le braccia

s.

Lucia.

assai

progredita,

ed

ai lati in

una Madonnina col


adorazione s. Dorotea

^^

GIROLAMO MAXCIN]

38

ISUl

IIOJCIUIIH)

Il

Sulla tela seicentistica, a tergo dell' altare maggiore,


diversi santi sono dipinti presso la Tergine in gloria.

Uno

porta

le

insegne episcopali,

ma nemmeno

il

ret-

tore della parrocchia sa dire qual santo rappresenta, e


lo straordinario

numero

di vescovi venerati dalla chiesa

un addebito. Probabilmente raffigura s. Apollinare j^rimo vescovo di Eavenna,


commemorato dai Latini il 23 luglio, gi protettore dei
Linaresi, al quale in Firenze era dedicata una chiesa
cattolica impedisce di fargliene

con nome stroppiato detta

s.

Pulinari.

del tutto spenta

negli abitanti del castello la ricordanza dell'antico protettore, tanto

onoratamente menzionato

in solenne atto

pubblico del 1510, come fra poco vedremo.


derivata simile dimenticanza?

Donde

sar

39

LINARI CASTELLO DELLA VALDELSA

Eesta memoria
chiesa del castello.
tiorini

che vollero adornata

la

Giovanni del fu Folluccio leg 5

per acquistare una croce, e dipingere sul muro

Tavola

di testatori

ti'

artista senese nella chiesa di

Mari

tavola, le ligure della Vergine, e

.sopra

dei

ss.

Cri-

stoforo ed Onofrio. Giovanni del fu Duccio ordin d'effigiare

il

larghi d'oro

(1)

spendendo 4 fiorini
Xon restano tracce delle due opere.

Salvatore ed
(1).

F. 568 (15. VI. 13i8)

il

Battista,

T. 174 (13. IV. 1363).

GIROLAMO MANCINI

40

La parrocchia possiede un

calice

medievale in rame

dorato con smalti, appartenuto in addietro ad altra prioria.

poi un

vero gioiello

la

Pace, bassorilievo in bronzo

41

LINARI CASTELLO DELLA VALDELSA

Prima

dell'

anuo 1813 nella chiesa di s. Maria ri(1), una padrona d'un ospizio

sedevano due fraternite

Aftiesco d'artista senese.

per ricoA^erarvi
veri

pellegrini,

Societ di
stelli)

spacciassaro

si

Maria

s.

tali.

Certamente la
s. Marie Ca-

(Societas

del Castello

era diversa dall'altra dei Disciplinati (Societas

discijdine ecclesie
atti

poveri di passaggio, sia che fossero

s.

Marie

d'ultima volont diversi testatori ordinarono obla-

zioni di danari, cera, e terreni

mentre

ad ambedue

al ricovero dei pellegrini,

non

le societ,

legati di letti, di lenzuoli, di coperte,

di danari per acquistare mobili o masserizie

zio,

medesimi

Castelli\ i^erch nei

ai Disciplinati,

lavano e pregavano

ovvero

da servire

sono sempre destinati


che cantavano laudi,

all'
si

(2). All' entusiasmo religioso

Ospi-

flagel-

nella

seconda met del secolo XIII, manifestatosi segnata-

ci)

D. 77

(2)

G. 369

Lo compagnie
si

(13.
(9.

V. 1313).
VII. 1339)

T. 174 (1362

13.

IV,

16.

VII. 1363).

di (Uscix)linati, princixnato nell'I Jiubria l'anno 1260, presto

diffusero nella

media

e nell'alta Italia.

sorta circa al 1270, ed i^^noro

quando

In Linari la fraternit sar

cessasse.

GIROLAMO MANCINI

42

mente
i

gP Italiani della classe sociale pi umile, fra


parteciparono anche i Linaresi istituendo la

fra

mior,

fraternit dei Disciplinati.

Xel castello esisteva un secondo ospizio, padrone


di terreni nel comune e dipendente dallo spedale s. MaGallum iiixta Florentia ordinis s, Au gu stini (1),
rie ad
.V.

Trovasi gi stabilito in Linari e possedere immobili nel

comune l'anno

1308. L'atto di vendita d'un terreno al

Valcanoro fu stipulato

in curia de Linari, in loco dicto

Sertofani, in area Berti, que est terra osjntalis

Lo

grano

nuo

s.

Galli

(2).

spedalingo, o rettore dell'ospizio, ricev nel 1337


stala 58 (ettolitri 14,13) dovuti

come canone andopo un

di terreni dallo spedale dati in affitto, e

triennio rincar alquanto la corrisposta elevandola a


stala 59 V2 (ettolitri 14 V,)

(3).

Oortebuona, sulle falde meridionali delle colline


linaresi, a breve distanza dalla via provinciale fra Poggibonsi e Oertaldo,

un

pellegrini troA^avano ricetto

terzo ospizio, detto Casa di

luogo pio erano

narono

lo

s.

in

Xiccol. Patroni del

Gherardini, e cinque di loro ne nomi-

spedalingo

nella chiesa di

s.

il

5 luglio 1338. Tre giorni dopo,

Stefano, presso al castello di Linari,

l'eletto inginocchiatosi innanzi al priore, o parroco, do-

mand

la

conferma

nell'officio, e

promise dictum hospitale

bene guhernare et eleemosinas facere pauperihns Cliristi,


et

pauperes liospitare

La formula

(4).

prestato dal nuovo spedalingo indica


simili ospizi,

del giuramento
gli

scopi avuti da

numerosi nel medio evo, e frequentatissimi

quando sorgCA^ano in vicinanza delle strade che portavano a Roma. Lo spedale di s. Xiccol possedeva almeno

(1)

RiCHA,

M. 492

(4.

XII,

1342)

Dello spedale di

Chiese Fiorentina, Firenze, 1757, V,

167,

ed

degli staUlimenti di heneficenza, Firenze, 1853, p. 659.


(2)

D. 77

(3)

G. 369

(12.

(4)

G. 369

(5 e 6.

(22.

VI. 1308).

IX. 1337)

M. 492

VII. 1338).

(1340).

il

s.

Gallo parlano

Passekixi.

il

Sfoi-ia

43

LINARI CASTELLO DELLA YALDELSA

una casa dentro il castello, e dava in affitto diversi


beni situati nel comnne. D'una parte di questi terreni
fu nel 13^^8 fissato l'annuo canone di grano da consegnare nella residenza dell'ospizio in moggia 6 e stala 12
(ettolitri 38,01) (1). Nel 1334 era spedalingo ser Martino
del fu

Bonamente

(2).

mezzogiorno, fuori della cinta murata di Linari,

sull'estremo lembo del territorio i^arrocchiale, sorgeva


e sorge la chiesa di s. Stefano divenuta in tempo assai
remoto sede della prioria traslatata da Chiani, dove

tuttora la vecchia chiesa tanto pi piccola di

esiste

quella sostituita, e circondata da estesi terreni spettanti

prebenda parrocchiale, i quali convalidano


che anticamente fosse a Chiani la resi-

alla

la tradizione

denza della
il

prioria. S'ignora in

ma un

trasferimento,

qual tempo avvenne

atto notarile del 1308 permette

che in quell'anno la nuova chiesa gi sor-

di ritenere

gesse nel sito adesso occupato. Certamente v'era stata


trasferita nel febbraio del 1327 (3),

rimanendo uno

mento actum Linari

s.

senza

di

pievano

di

rettore di

Appiano,

s.

di

m. Pietro del fu Ciante ca-

s.

Stefani

s.

di

Gheri

ser

Stefano di Linari. Per dipingere nella chiesa

una cappella due

fratelli

differenza della prebenda di

stello piuttosto povera, era

di

(4),

Donato a Giugnano, parrocchia non ancora

s.

s.

e costruirvi

Stefani alla pre-

m. Berto Gherardini vissuto lunghissimi anni

nonicuH (priore) ecclesie

riunita a

canonica

in

vStru-

legarono L. 20
s.

(5).

Maria del Ca-

ed ben provvista

l'altra

Stefano. In una colletta pontificia imposta nel

giugno del 1299

la prioria di

47

(5.

IV. 1338).

(2)

L. 84

(9.

X.

(3)

D. 77

(30.

(4)

Il

(1) I.

(5)

G. 369

I.

Stefano

si

trova tas-

1334).

XI. 1308)

parroco di

anclie negli atti

s.

s.

I.

47 (21. II. 1329

(5 e 9.

47 (II. 1327).

Stefano denominato

VII. 1338).

lrior

cunonice

s.

Stefani

25. VII. 1333, e 1338) M. 492 (1342)-

GIROLAMO MANCINI

44

sata in L.

soldi 10, e quella poi annessale di

9,

nato in sole L.
esercitava

soldi 10 (1). Il priore di

s.

Do-

KStefano

diritto decime, vel jyrimitie de possessioni-

il

hits et terris

2,

s.

commune Linari,

in

sue canonice de grano et hladis

sive in decimatione diete

(2), la

prioria

s'

estendeva

ampio e fertile, cos pi cospicue riuscidecime. Nel 1348 venne sistemata una lite ver-

in territorio

vano

le

tente fra

rettore di

il

uomini

degli

e delle

Stefano e tutta V universit

s.

persone del

comune Linarese secondo

lodo proferito da m. Pino del fu m. Giovanni dei

il

Eossi e da ser Giovanni Marignolli, che condannarono


i

comunisti a pagare 500

zione e disinteresse
di fiorini 200,

il

fiorini d'oro.

priore di

renunziando

s.

Con

Stefano

rara discresi

content

agli altri 300 (3).

due rettori di s. Maria e di s. Stefano pubblicavano i monitorii e le scomuniche lanciate dal loro
vescovo di Firenze, ma non gli obbedivano ciecamente,
e nel 1306 ser Lapo cappellano di s. Maria litigava
col vescovo Lotterio (4). In .quei tempi i semplici curati, offesi nei loro diritti, coraggiosamente chiamavano
I

in

giudizio

superiore ecclesiastico e tutelavano

il

le

proprie ragioni conculcate.

Agli studiosi della storia ecclesiastica pu interessare


la

conferma, proveniente da due atti dei notari Lina-

resi, circa l'autorit di

di

Appiano

s.

(5).

corepiscopo goduta dal i)ievano

Essendo vacata

parrocchiani presentarono

vano

di

s.

il

la prioria di Vico,

proprio candidato al pie-

Appiano, ad quem de anticha consuetudine,

vel de iure, institutio rectoris pertinere dignosctur.

Ap-

provata la scelta da m. Berto Gherardini, sorsero que-

(1)

Lami,

(2) I.

536.

47 (1338).

(3)

F. 568

(4)

D. 77

(.5)

Biadi,

(15.
(3.

VI. 1348).

XII. 1306).

14.

45

LINAKI CASTELLO DELLA YALDELSA


stioiii fra

popolani, ed essi

da impedire

riscaldarono talmente

medesimo candidato di prendere


M. Berto pievano nomin un

loro

al

si

possesso della prioria.

economo

(1).

Del pari nel 1338

lo stesso

pievano

asi-

animarnm

et

curam et amihonorum ecclesie s. Marie de

Linari in temioraihns,

et

spirituaUhus, donec eidem do-

gnavit presMtero Ohio


nistrationcm

fllio

LoU

de Linari

mino plehano placuerit (2).


Ed ora sooginnger altre notizie desunte dagli atti
notarili del secolo XIV, non potendole dare pei tempi
successivi, poich cessano

protocolli che riescono pre-

ziose miniere ai ricercatori di

memorie storiche

e delle

antiche costumanze dei popoli.

Era proporzionata

alla possibilit della famiglia la

dote delle spose, non lo era

per migliorare

il

dono del futuro coniuge

condizioni pecuniarie della moglie nel

le

Lo strumento nota-

caso che sopravvivesse al marito.


rile

stipulato al

momento

della celebrazione del matri-

monio determinava T ammontare della dote e del donativo sostituito nella Toscana al morgincap delle genti
germaniche, e dai Linaresi fissato in cifra assai modesta.

Kinvenni

dono

il

di L. 50 stabilito in quattordici con-

dote oscill fra

tratti, nei quali la

come per una sposa


al

marito di Linari

di
la

le L.

L. 40

alla

met

dote di 300

molto
donativo am-

fiorini d'oro,
il

presunto valore d'un campo ceduto

allo sposo, di

Tre volte

di L.

doti di L. 115, di 150, di fiorini 12; e di L. 29

sposa dotata con L. 508.

(1) I.
(2)

grano

(6.

Una

(ett. 2,44),

47 (18. IX. 1329).

G. 369

550,

della dote rispettivamente ricevuta, di

L. 50, di L. 67, e di fiorini d'oro 11.

stala 10 di

le

Poggibonsi che nel 1338 port

cospicua per quei tempi. In quattro casi

mont

110 e

V. 1338).

25 con

ad una

volta la dote consist in

una seconda

in

staioli

(>

GIROLAMO MANCINI

46

di terreno valutati L. 36,

ed in questi due casi non

parlato di donativo.

Quanto

al

dissolubilit del

consenso degli sposi, donde deriva F innodo matrimoniale, era prestato innanzi

al notaro. Il tabellione, dichiarata la

cifra della dote

e del donatiA^o, poi gli altri patti stabiliti, soggiungeva

che

gli sposi

avevano prestato l'assenso reciproco, dato

e ricevuto Panello, simbolo dell'avvenuto matrimonio.

Xon

sono

i)rive d'interesse

negli atti destinati a far fede

giurato

unire

d'

le loro

come

contraenti avevano

esistenze finch sarebbero vissuti.

punto adatto, una

1315, in luogo

IS^e

particolarit registrate

le

delle grotte

o cantine, dette tombe a Linari, fu rogato l'atto nuziale. Cecca orfana di padre, ricevutone il permesso dal
mundualdo, signific la volont di maritarsi a Bartalino,
il quale convenne di sposare Cecca, introdusse l'anello

mano

nel dito della giovane, e strettale la

proprie mise la fidanzata sotto

il

destra fra le

mundio o potest ma-

Xel 1334 Andrea permise alla figlia di congiungersi in matrimonio. Fina e lo sposo prestarono il

ritale (1).

consenso, e questi dette l'anello alla ragazza. Allora

Andrea, convenendone e volendolo

la figlia,

presane

la

mano

destra la pose fra quelle del giovane, cos trasfe-

rendo

la

con

femmina

tutti

rentigi

diritti

sotto

il

e la potest coniugale,

derivanti dalle leggi. Quindi per gua-

notaro ordin

il

mundio
al

novello coniuge di conser-

vare sulla moglie l'autorit maritale

mento
l'

il

anello la sposa disse al fidanzato

uomo mio
ticolarit

(2).

In altro stru-

medesimo notaro aggiunge che nel ricevere


e marito legittimo

(3).

Io A^oglio te j)er
Pi minute par-

contiene un atto del 1336. I contraenti

coniugano per verha de presenti

XI, 1315).

(1)

D. 77

(2)

G. 369

(3)

G. 369 (1335).

(1,
(1.

I.

1334).

(a viva voce).

si

Giovanna

LINARI CASTELLO DELLA VALDELSA

4/

ricevuto Panello nel dito anulare della destra, dice a

Voglio te per legittimo sposo ed uomo mio


Ed esso: Io voglio te per mia legittima sposa e moglie Quindi
mundualdo di Giovanna, per voBiagio:

il

lont di

mani

lei,

prese la

le

di Biagio,

mano

destra e postala fra le

mise P orfana sotto

test di lui investendolo di tutti


sposi,

come guarentigia

(1)

e in

che cosi vollero e fecero,

G. 369

M. 492

di

mantenere

il

mundio

diritti maritali.

le

promesse

(1).

Simili espressioni in G. 369 (12. 1337).


La membrana di Passionano dell'I. VII. 1071 nelle

XII. 1336)

(5.

(X, 1341)

Agli

notaro prescrisse

il

I.

formnle e nella i)restazione del consenso simile


di

e la po-

agjli

atti posteriori

pi che tre secoli. La trascriAo credendola inedita, n correggo gli

errori grammaticali del notaro.

In Xpi nomine. Breve securitatis pr futuris temporibus ad memoriam abendas vel retinendas, qualiter factum est in loco ubi dicitur

Campauli prope ecclesia et plebe s. Stepliani, in ptesentia Rainerii flio


bonememorie Petri, et Paghani ilio bonememorie lohannis, et Raimberto
flio bonememorie Corbizi, et Widi flio loculi, et Widi flio bonememorie Farolt, et reliquorum. In eorum presentia stante Petrus, qui et
Paghano vocatur, flio bonememorie item Petri, de loco Ormena, et sic
adxireliendit una filia et mundualda sua, nomine Berta, per manum
dextera, et sic dedit et tradit eam leitime ad uxorem Raimberto flio
Petri, qui et Rustico vocatus, de loco Casavecla et tunc ijse Raimberto
eam recej)it, et cum. anulo suo subbarra vit eam, et pr ipsa datio et traditio, et pr mundium de predicta Berta fecit eidem merito ad verso Petrus crosna una valentes solidos viginti, et tunc ipse Petrus eam recepit,
:

et pr ix)sa crosna valentes solidos viginti, et de ipsa crosna sic investi vit X)roi)rietario
grij), et

de

iure

iam dicto Raimberto de nmndium,

omnem legem

et actionem, et de cunctis

frea, et ane-

curtis,

et

ecclesi,

et sortis, et domnicatis, et terris, et vineis, et servis, et ancille,

omnibus

res

tam mobilem quam imobilem, que ad

et de

ipsa Berta erant per-

tenentes, vel in antea pertenere debet i)er quolil)et argumentis. Et tunc


ipse Raimbertus

eam

recex)it, et

pr

ix^sa

investitura, et

datio,

et

tra-

eidem launechildum ad iam dictus Petrus crosna de vulx>e


una. Factum est, et in presentia de iam dictis testibus, anni ab incarnatione domini nostri lesu Xsti septuagesimo x^rimo x>ost mille, et Kaditio fecit

lendis iulii, indictione nona, feliciter.

Signum

Signimi

($>

manu

de iam dicto Petrus qui une scrix)tus feri roga vit.


manibus de sux>rascrix>tis Rainerius, et Paghanus, Raim-

bertus ibi fuerunt.

Ego Rodolfo notarius

ibi fui, et

mie In(\f

sciiixi. feci.

GIROLAMO MANCINI

48

Xel 1334 fu

mune

dentro

fissato

il

castello

un quadriennio.

nio da celebrare dopo

un matrimo-

Un

amico co-

delle due famiglie determinerebbe la cifra della

da lui stabilita in L. 380. Il contraente, che mancherebbe alP impegno assunto d'effettuare il matrimonio,
dote,

come caparra per

promise,
l'altro

penale di

la

gii sponsali,

fiorini

200 d'oro.

di

pagare

Xon

al-

apparisce

sborsata la multa; bens dopo due anni fu stipulato

un nuovo contratto

e sconcluso

^N^emmeno Linari

si

il

maritaggio

(1).

conserv immune da una delle

cancrenose piaghe medievali, l'usura, esercitata dai Cri-

dove non l'avevano presa in appalto gli Ebrei, i quali pagavano gravose corrisposte
annuali ai comuni ovvero ai principi che loro ne concedevano il monopolio. Diversi Linaresi nel fare testamento disposero legati come compenso delle usure e
della roba male aMata. Con tale scopo nel 1313 un
stiani (2) nei luoghi

testatore lasci certi danari

fu Ildebrandino, Orco,

(3). !Nel

1314

il

figlio

del

nome bene appropriato ad uno

strozzino,
sendo dal mal

pag

cappellano di

al

di

morte travagliato,

Maria del Castello suo con-

s.

fessore L. 1000 j^ro usuris et male alatis certis et incertis,

Ser Goro consegnerebbe

(1) I.

(2)

danari a m. Antonio vescovo

47 (13. X. 1334).

Una

carta di Passignano dell'

1.

IX. 1170, fa conoscere le duris-

sime condizioni subite da un infelice che dov ricorrere per danaro ad


un imprestatore. Giovannuzzo riceve per un anno in causa mutui liras III

VI ad luorum III denariorum per singulos mensefi ex unaquaqne


Come garanzia consegna una vigna, e se non avr saldato il pre-

et solidos

libra.

stito alla

scadenza l'im prestatore iransaoto termino hdbeat ius vendendi

in possessionem ingrediendi sua auetoritote.

tendessero

i)ei

Non conosco

quali frutti

et

i)re-

danari prestati gli usurai Linaresi del secolo XIV. Sugli

Ebrei appaltatori dell'usura pubblicai molte notizie nella mia Cortona


nel medio evo. Firenze, 1897, p. 312-319.
(3)

D. 77

(12. V. 1313).

LINARI CASTELLO DELLA YALDELSA


<li

Firenze; Orco ed

il

Cecco non sarebbero tenuti

tglio

a nuoA'e restituzioni per nsiire reclamate

E osso

Xel 1334

49

del fu Volta

).

compens un conter-

quanto gli aveva estorto colle usure (2). Doi)o


un quinquennio Volta del fu Tancredi ordin nel testamento di restituire omuia habifa et accepfa per cnm
per u.surariam pravitatem rei alio illicito modo (3). La
mala i)ianta dell'usura prosperava nella famiglia doAC

raneo

di

rinnoA^avano

il

nome

Volta. Quelli strozzini ridotti in

tne di A ita vole\'ano rimediare alle ruberie


(li

mal

per far buon lavoro.

toilette

Tancredi del fu Volta infermato, quando imperversa\ a la terribile pestilenza magistralmente descritta

Boccaccio, ordin nel testamento di restituire

dal

danaro carpito

coli'

usura, aut alia

qu.acumque

il

ilieita,

aut indehita causa nsqiie ad integram satisfactionem, vin-

colando l'intera eredit all'obbligo della restituzione

(4).

La coscienza da qualche tempo angustiaA a Tancredi.


Alcuni mesi innanzi aA e^a ottenuto che certo Eigaccio

condonasse quanto

gli aA^CA^a

modum

rifatem, rei per cinemcnmque

ptura, vel sine scriptura. Il

Tancredi in quod ipse

animam
care
di

il

carpito per usurariam pra-

vel eius herede.s

ad corpus, e dato

vel

inlicitum,

buon Eigaccio

concesso perdono

si

il

cum

scri-

pepercit dicfo

non teneanfur ad

caso che volesse revo-

sottomise a pagare L. 25

(5). Uguale condono Tancredi ricev pochi


dopo da altro Linarese fino ad allora scorticato

penale

giorni

senza

y)ietA

((>).

Il

timore di cadere Aittima del morbo

(1)

D. 77

(2)

G. 369,

(3)

G. 369

(4)
(5)
(6)

F. 568 (21. V. 1347).

(L5. II. 1314).


1'.'^

13.

(9.

VII. 1339).

F. 568

(5.

A^I.

F: 568

(6.

IA^ 1347).

Arch.

.Stor.

It., 5."

1348).

Sorif.

XXXIX.

GIROLAMO MANCINI

50

spingeva

domandar perdono, ed

usurai a

gli

ispirava

verso gV inesorabili carnefici.


Xel medesimo anno della gran jjestilenza un secondo usuraio, Matteo del fu Mazzino, quanto il rivale e
collega Tancredi, spaventato dalla straordinaria mora,
alle vittime sensi di piet

consegn a ser Eanieri del fu Tanuzzo prete di s. Manota degl'infelici da lui strozzati con

ria nel Castello la

interessi usurari, affinch V inviasse al

di

promettendo

illeciti

La

la restituzione di tutti

volgeva
secolo

il

vescovo
guadagni

sicura scorta degli atti notarili,

misero di sollevare alquanto

sivi,

le

il

).

fittissimo velo che

av-

XIV, m'

del tutto

mancata pei tempi succes-

quindi poche altre cose posso aggiungere. Durante

secolo

XY,

procedevano

e molto pi sui primi del


le

XVI,

cose del

Ad

lionore,

lande

Madre sempre

et de^ beatissimi appostoli

misser san Paulo,

plieta, et

pi

elie

et del glorioso

singularissimo advocato, proptectore


gnifico et excelso

populo fiorentino,

et

oun-

Tir-

messer san Piero

patria rclia,

proplieta misser san

di

(2).

et riverentia delFopijhicie et

potente Iddio et della sua salutifera

Maria,

po-

la

comune

gran disordine, per cui fu creduto

in

rimediare al male deliberando uno statuto

et

mi per-

quali

vicende abbastanza prospere di Linari nel

polazione di Linari era diminuita, e

gin e

Firenze

et

pro-

Giovanni Batista
difensore del ma-

et del glorioso

misser

sani Pulinari, advocato, protectore e defensor e del comune,


luomini, et persone di Linari di Yaldesa, contado di Firense..., possa essere e sia

ancUora ad honore, mantenimento,

pace, unione et riposo delli luomini,

persone, et comune

del prefato Castel di Linari, a^ quali Iddio per sua infi-

nita misericordia conciedi gratia a ciasclieduno fruire la


beatitudine di sua infinita gloria.

(1)

F. 568 (13. VI. 1348).

(2)

A. S. F. statuto di

Liiari.

ii."

32().

Amen.

LINA RI CASTELLO DELLA VALDELSA

51

Lo statuto venne formato a tempo di Marco Bo(li San Donato in Poggio, et del li altri
luoghi sottoposti et connessi alia potesteria. L'ordinarono
na volti potest

Linaresi Bernardo di Fidenza Ciangelli, Martino

Francesco

l)iano,

di

Giovanni Pietro

d' Ap-

alias Cenlone, e

(riovanni di Santi alias Cartaio, nel 22 decembre 1509


designati a comporlo jer tutti gVhuomini et persone, e
dua terzi di loro e pi, del comune di Linari, viva voce,
secondo venne fatto resultare da strumento notarile.
(tI statutari premettono che dal 1470 in qua mai

fu tenuto ordine

di governo nel comune,

semestralmente nominati a voce

gii

essendone

officiali.

stati

Costoro,

d'emolumento, non intimiditi da pene legalmente


sancite, avevano vantaggiate soltanto le faccende proprie, donde ne risultava al comune molti inconvenienti et
privi

spese extraordinarie per non havere chi quello custodissi


et guhernassi.

le

Quale riparo a

borse per estrarne

sennio rinnovare

nomi

malanni stabilirono

simili

degli

officiali,

ed ogni

ses-

lo squittinio.

La prima borsa

sar del Consiglio, e v' introdurranno

dodici polizze, ciascuna con cinque

nomi

il

pi degno

di loro sar gonfaloniere, gli altri consiglieri.

La

pre-

senza del gonfaloniere indispensabile nel prendere deliberazioni.

Dalla seconda con venti polizze ed unico


verr estratto

il

nome

camarlingo generale.

Xella terza porranno a entiquattro polizze con unico


nome. Xe verranno tolte due polizze per ciascun semestre, e gli estratti saranno sindaci
ragionieri del

officiali

(ili

la carica

La

prime

delle

tre

(|uarta borsa dei sindichi

borse conserveranno

de^ malefici

nome d'un

diverse

ville

de'populi

allibrato nei singoli

populi, vocabolo che nel caso presente


le

camarlingo,

per un semestre.

avr dodici polizze col


ficare

del

comune.

dovrebbe signiche componevano il comune. Da

GIROLAMO MANCINI

52

questa borsa sar cavata una polizza. Ciascun sindaco

un anno.
Alla ({uinta borsa degli .vj^/ceio/f/^i sar ricorso quando
dalle precedenti borse sortiranno nomi di defunti o di

ricever 40 soldi e rester in carica per

allibrati divenuti incapaci di risedere. I riformatori v' im-

borseranno quante polizze loro piacer.


Nella sesta

.s^'

metta

huomini (ossia

il

nome

di

50

uomini), la quale se chiami borsa de'marraiuoli, accioc-

comune marraiuoli

ch bisognando al

a sorte

et

fortuna,

fussi di bisogno,
et

comanda mento

cavino

comune

tanti et quanti al detto

et

di

di quivi si

da' nostri magnifici

potenti signori Fiorentini, et nessuno possa detta sua

recusare sotto pena di L. 5 se non dessi scanbio.

tratta

ultimi giorni del sessennio, in presenza d'al-

^N^egli

meno due

terzi dei capi di famiglia,

sar da quattro

nuova imborsazione pagando L. 2


al cancelliere che scriver. Le borse staranno chiuse in
cassetta a due chiavi, una custodita dal gonfaloniere,
Linaresi proceduto a

la

seconda dal potest o dal suo notaro.


I cinque del Consiglio, tutti, o

dua

terzi di loro con-

cordanti, habbino piena auctorit, et poteri, et bala, quanto

hanno

tutti gli

imposta, data
et spese
et

huomini
et

ordinarie

et

persone d'esso comune, di porre

gravezze, et di potere fare stanziamenti


et

straordinarie come a

llhoro

parr

piacer a utile di decto comune, dell'assumere l'of-

ficio

consiglieri presteranno

giuramento

al cancelliere

faloniere

un

sei, il

gon-

piattello di stagno pesante libbre 3,

cia-

nel deporlo riceveranno per salario di mesi

scun consigliere di libbre

Multate con soldi 20

2.

le

assenze dalle adunanze.


II

camarlingo riscoter

condannagioni, e pagher

le

imposte,

le

danari delle

spese ordinate dal consiglio

registrando esattamente l'entrata e l'uscita del


in

apposito libro. Custodir

fatti nel

multe

comune, godr

intitte.

pegni ed

comune

gravamenti

L. 25 di salario, e i^arte delle

LIXARI CASTELLO DELLA VALDELSA

Dieliiararouo festivo
{((h'ocafo,

prof ecfore

O^

giorno saero a

il

Fidi u ri

.s.

comune. Multato in

vf (ifensore del

10 soldi ehiunqne nel 2^ luglio lavorer eon


o senza. I cinque del consiglio,
lingo

si

recheranno

una

offrir

notaro ed

il

alla chiesa di

far

lo squiftiiio.

Auctorit

pagata dal comune.

del corhsiglio,

Vimctorif del camarlingo generale.

be.sfem lasse Iddio.

pena de
negassi.

chi

in odo

de-

Del-

Della pena a chi

Della fesfivU di

Della pena di chi lavassi o

camar-

Maria, e ciascuno

s.

liaccola accesa d'once 3

Divisero lo statuto in nove vwhYQi^: Bel


re.si

bestie

le
il

mra classe

Fui in ari.

s.

le

fonti.

Della

adimandassi cosa che non fussi pagato echi


^

DelVauctorit del sindaco de'maleflcii. Che 1

messo hahhia hahifar a Linari.


19 gennaio 1510

Il

tuti

re^sori

fiorentini

degli

sta-

modificarono due delle disposizioni prese. Nella

borsa de'marraiuoli, ossia degli uomini talora richiesti

da Firenze per adoperarne

le

braccia fuori del respet-

tivo comune, vollero imborsati tutti

maschi dai 18
sorte

nomi

dei Linaresi

55 anni affinch ne fossero estratti a

polizzini in ogni richiesta di marraiuoli, prescri-

A'endo che
l^olizza

ai

uno

solo per famiglia prestasse servizio.

uscita sarebbe

La

pure stracciata, non dovendo

l'uomo estratto servire nuovamente nei

casi di

ripe-

marraiuoli. Quanto fu giusta questa


emenda, altrettanto ingiusto il privilegio accordato ai
cittadini fiorentini di non incorrere nelle i^ene sancite
contro gP imbrattatori delle fonti.
Il nuovo statuto riusc poco soddisfacente, ed i
cincpie del consiglio, recatisi il 14 novembre 1510 presso
il
potest di S. Donato, deliberarono la soppressione
dei piattelli, spesa ingorda, immo pi presto superflua,
e con danno gravissimo de^ poveri, e solo resultare in utitute requisizioni di

lit di

mili

qualche scioperato che attende a fare arte di

officii.

Attesa

la qualit del

sostituirono ai piattelli pei

comune

membri

si-

piccolo e povero,

del consiglio soldi 14,

GIROLAMO MANCINI

5-1:

e ciascuno provvedesse lo stagno a proprio piacere (1).

Considerata

la fatica e

perdimento di tempo che nel tempo

del loro nficio Hoportano

gliare sul

sindaci dei maletzi

buon custodimento

F indennit in L.

4.

Tolsero

al

per ve-

ne fissarono

delle strade,

messo V obbligo

di

dimo-

rare nel castello.

Queste modificazioni non quietarono


19 decembre 1510 a Linari

tori. Il
et

residentie

in

gii

domo

communis, seu consiliariorum

guhernato-

et

rnm communis furono solennemente convocati


mini,

cio

capi di casa,

come

esposto

vero

tutti lio-

uno per casa. Tenne

correzioni allo statuto erano

le

opposi-

liahitationis

iniusta-

mente hiasimate da qualche persona d'essa loro comunit,


la

quale per

i'oluto essere

sua

utilit

il

passato ha pi presto governato altri,

governata da

altri, e

cie

sempre pi presto ad

die d'essa loro comunit, quindi

il

gonfalo-

niere invit gli adunati a dichiarare se credevano le

correzioni proposte in pregiudicio puhlico o privato d'epsa


loro comunit.

Dopo

molti ragionamenti e 2)areri, le ysl-

approvate con 37 Aoti faAorevoli, 7


contrari. Messa in discussione la seconda proposta che

riazioni rimasero

le

spese straordinarie fossero Aotate dai

soli consiglieri

di decima, e pi, non da quelli che


con soldi
poco o nulla possedevano, e per facili ad approvare
gra\ ose sjjese con danno dei poAcri come pel passato,

tassati

A'enne accettata con 37 fsLve faAorcA

G contrarie.

oli,

Nonostante l'apparente concordia, gii armeggioni trionfarono, e dopo un quinquennio fecero sopprimere come
dannosi
Iella

gli statuti del 1510, e

lega con

a oti

nel secolo

XVI

degi' interAcnuti

prova all'cAidenza

la

(1)

A
i

igore

(pielli

alle

adunanze

diminuzione de-

abitanti nel comune, dove a trattare

sox)i)ro6S

47 favorevoli, 1 solo contrario.

L'esiguo numero

gli

rimisero in

g'

interessi di

Poggibonsi noi 1505, juukIo ritonnnrouo lo statuto, avevano


juattolli donati ai consitiliori. A. ^. V., Staluii, n.

nuovo

025.

(.'ASTKJ.LO

I.lNAin

OO

VA1J)ELSA

HKLI.A

erano ^i concorsi a deliberare persino 277 LinaDal secolo XVI ad ora la popolazione crebbe

tutti
resi.

comune Linarese, s'assottigli


nel castello, il (luale Panno decorso 11)00 contava solamente (iS abitanti fra maschi e femmine Pei tempi
successivi al 1515 mi mancano particolari notizie del
nell'antico territorio del

comune, nel

maggio 1774 soppresso dal granduca

2:^

Pietro Leopoldo, insieme a quelli di Vico e di Gepparello (1),

aggregati al

tutti tre

comune

divenuto sede della potesteria tolta da

di Barberino,
S.

Donato

in

Poggio (2).
In qual modo nel secolo XVIII buona parte dell'antico territorio comunale di Linari si trasformasse in
latifondo, i^ochissimo frastagliato da altri proprietari,
e divenisse

una

fattoria posseduta dai marchesi

poni di Firenze del ramo detto di

s.

Cap-

Frediano, ho cre-

duto inutile d'investigarlo. Nel 1853 quella branca

(apponi

si

trov ad un tratto finanziariamente rovi-

ma poi si riebbe, secondo ricorda iscrizione incisa


marmo posta dalla mia Suocera sopra la porta della

nata,
sul

di

l'

<*appellina dedicata a

dalla priora di

La

Stefano.

s.

fattoria recuperata dai

L"na delle due

madre

Carlo Borromeo, poco distante

s.

parti

Capponi

spetta ai miei

marchesa Amalia

adesso divisa.

figli,

eredi della

Lorenzo Caj)poni,
l'ottima ed impareggiabile donna che infior l'esistenza
mia fino al (> marzo 1000, giorno nefasto per me e per
la mia famiglia.
loro, la

(tTRolaaio ^Faxcini.

Flrt'ce.

(1) CejJpiirello

tico f-astoUo.
(2)

dotto

Rkpktti,

Rki'ktti,

I,

di

]iiro

Monmuto. vocabolo

III, 254.

2r>S.

IL

33.

rfrg5#S^S^

do] easalo presso l'an-

NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

GLI ANZIANI

Per una pi coiiipiuta trattazione avrei desiderato esaminare lo svolgimento della magistratura degli Anziani
ln dalla sua origine, ma per deficienza di opportuni documenti sono stato costretto ad abbandonare tale proposito,
limitando

Del

il

sec.

mio studio al sec. XIV.


XIII infatti abbiamo solamente poche provvi-

sioni relative alPultimo decennio, e quegli statuti che nel

ll^s()

furono assoggettati ad eguale e contemporanea riforma x>cr


opera del famoso duumvirato costituito da Ugolino, conte di
Donnoratico, e da Xino, giudice di Gallura. Invece le fonti
che ci fornisce il sec. XIY sono molto pi numerose e nello
stesso

tempo

di

tuti (Breve del

maggiore importanza; x>oic]i, oltre gii stae Breve del popolo e delle Compagne

Comune

di Pisa) pubblicati dal Bonaini,

abbiamo moltissimi docu-

menti, che alcune volte hanno servito a confermare e dichiarare le disposizioni statutarie, altre invece ad aggiungere nuove notizie che in quelle mancano. Tali documenti,

che

conservano nel K. Archivio di Stato in Pisa, sono:


1. Le Provvisioni ordinarie e straordinarie degli
Anziani (1300-1406), che formano in complesso pi di un
si

centinaio di registri;
2.
3.

Credenza

e della

4.

ciali del

Le Provvisioni dei Savi;


Le deliberazioni del Consiglio del Senato
I rogiti,

Comune

gli

istrumenti e

le

elezioni degli Uffi-

i)isano.

Servendomi di queste fonti inedite, nonch degli statuti citati, mi propongo di studiare la magistratura degli
Anziani, col fine di dare un semplice contributo alla storia
delle istituzioni

di

che Pisa fu ricca nelPet medioevale.

FERRUCCIO RIZZELLI, (iU ANZIANI NEL GOVERNO

L'

Giugno del

1*5

11

Anzianato nelle sue origini.


llSri si eoiieliiude

Costanza, nel quale

di

si

dal principio del sec.

italiani

il

celebre trattato

fondamento pili autorecon cui si reggono gli stati


XIII alla fine del sec. XV.

trova

vole delle diverse eostituzioni,

Ma

57

EC.

il

Pepoca della pace di Costanza quella


delPindipendenza dei Comuni italiani, da essa pure procede
la

se vero che

divisione moltiplicata di sovranit politiche, deboli troppo

])er

poter ciascuna da se sola resistere ai pericoli che

la

mi-

nacciano, non savie abbastanza per sapersi unire e poter


trarre dalle forze congiunte

sperare.

Ma

mezzi necessari a vivere e pro-

Genova, forti
quantunque non libere da in-

ci nonostante, Venezia, Pisa e

nelle loro istituzioni interne,

testine discordie e da continue lotte, datesi alla navigazione


e al

commercio, salgono in breve a tale potenza e civilt da


superiori alla maggior parte degli stati italiani.
Alcuni anni do])0 il trattato di Costanza si nota negli

ren<lersi

stati italiani

un cambiamento

di regime.

La

citt di Pisa

governava anticamente per mezzo dei consoli, il numero


dei quali, dice il Roncioni (1), non si conosce esattamente
sembra tuttavia che essi non siano mai stati x>i di dodici (li).
Pi tardi ai consoli subentrarono i podest, e ci forse si
fece, come nota lo Sclopis, per evitare nei primi tempi Pobbligo delle investiture imperiali, poich pi non esistendo

si

consoli, poteva dirsi cessata la necessit di ricorrere alPim-

Ma

pero.

i)odest

non diventarono magistratura ordinaria

che circa trent^mni dopo

(1)

j.ar.

la

pace di Costanza, perch tino a

tem])0 vi fu una fVe(|uente alternativa fra ])odest e

([uel

I.

KoNCioNi,
Breve

(2)

pimvi.

ffifo)-ie

pixftur (.irrhirio Storici) Italiano, sorio I, to.

\l,

p. 449).

I.

]>.

Coiisiiluiii

121).

i>i.saue

eivitatis,

MCLXIV

(Hoxaini. Statuti

FERfiUCCiO RIZZEl-LI

58

nel 1255, essendo

<'Oiisoli (1). Fiiialiiiente

afforzare mirabilmente

il

popolo giunto ad

suo stato cacciando dal governo

il

per identit di ragioni avvenne in Pisa quel

la nobilt,

civile interiore rivolgimento, che Firenze

aveva veduto com-

X)iersi nel 1250(2). Di qui la novella istituzione per cui la

citt accoglie nel suo seno la magistratura degli

con

quale non abbiamo

la

i)i

una persona

Anziani (3),

sola a cui spetti

intera la responsabilit del pubblico ufficio,

ma una

costi-

tuzione collegiale, la cui unit semplicemente amministra-

che le decisioni non si considerano come


emanazioni dei singoli membri, ma di tutto il collegio, il
quale resta sempre il medesimo, malgrado Peventuale mutamento dei membri che lo compongono.

tiva, nel senso

Se P incuria dei cronisti condusse a tacere


l)rimi Anziani,

non spignora

ma

costituito nel 1254(4);

Anziani

i^er

la notizia del

fossero istituiti a

nomi

dei

che questo ufficio fosse gi

Concioni

(5),

che gli

Pisa nel 1200, del tutto falsa,

perch gli Anziani solo nel 1228 si videro per la i)rima volta
in Italia e propriamente a Bologna, dove rapi^resentarono

dapprima

le arti e

divennero

soli alla testa della

nel

loro interessi presso del podest, poi

primi consiglieri del capitano, talora rimanendo


plebe senza bisogno di capitano, finch

1256 essi acquistarono

fosse

supremo potere

il

(6).

Ma

primitivo ufficio degli Anziani in Pisa, quali

il

qual
attri-

buzioni essi avessero nei primi tempi di loro governo, non


si

sa per deficienza di documenti. Il

mune

magistratura, se
1275,

primo Breve del Co-

pisano, che ci offra notizie esatte intorno a questa

dicemmo

quale fu

il

si

eccettua

esser quello

il

frammento

del

potere degli Anziani

1286.

di

un Breve del

dal 1255 al 1286

I registri delle loro prov-

visioni ordinarie e straordinarie incominciano solo nel 1298,

(1)

Pehtii.k, storia del diritto

(2)

Fraoiii. Hist. Pis. (Mui{ato];i,

(3)
(4)

/.'.

voi. II, par.


i.

.s".,

XXIV,

1.

]>.

X(>.

<U5).

BoNAiNi, Proemio tigli Statuti, aoI. I, p. xviii.


Hist, Fatriae Mon. edita iiissu Eeis Cahoi.i Alukimi, Au<iiistae

Taiirinorum, 1854, p. 1226.


(5)

itiiiiano,

RONCIONI,

(H) l'EltTILK,

o]>. cit.

Ol).

t'it.

il.l

ANZIANI NEI. (iUVKHNO

DKl,

evitando troppo estesi coufroiiti,

sicch,

rebbero accurato e paziente esame degli


anzianati, con cui

si

59

CU.MUXK PISANO

(inali richiede-

utlc dei singoli

ressero molte citt d^ Italia nel

Evo, dobbiamo limitare

il

nostro studio

XTV

al

Medio
secolo.

II.

Elezione degli Anziani e dei loro

Ufficiali.

a) Anziani.
l

Consiglio generale, costituito dagli Anziani in carica

e dagli altri Ufficiali dello Stato, riunito dal

Capitano del

popolo, per lo pi nella chiesa comunale di S. Sisto,

affi-

dava Pelezione degli Anziani ai Savi, detti dal loro ufficio


Elettori, i quali dovevano essere figli legittimi, nati in Pisa
o nel distretto, e da cinque mesi almeno non dovevano
aver partecipato ad alcuna elezione di Anziani. Secondo
semplici norme da loro stessi stabilite, i SaA i procedevano
alPelezione dei nuoA'i Anziani, che in tal

modo continu a

i)er la magnuova magistratura anda\^a sempre

compiersi sino al 1808(1); nel qual anno, sia


giore importanza che la
pili

acquistando,

(1)

Cl'r.

Breve

anche per evitare

pis. ijopiili et Conix>., 1286

gli

(Bonaini, op.

K. Archivio di Stato in Pisa, A. 81,

Antianoruni pisani populi et niaius etc...

luevis j)isani i)opuli

sia

76

e.

Cum

t.

abusi che

cit.,

si

voi. I, p. 573).

Consiliimi inimis

iutellexeritis

eapituhmi

loquens de electione Antianornni pisani populi

nune corani vobis legi et ex^ilanari, quo modo et i)er quos electio duoAntianorum i)isani populi pr mensibus septmbris et octubris

dee-ini

proxinii

venturi

fat et fieri

silii celebrati Pisis

et

voce preconuni, more solito, partito inde facto ad levandum et

populi et Bonaventure de Falgano notarli sui)rascrix)ti

Capitanei et Chianecti bannerii i)isani Comunis et aliorum i)lurium

t/'stium
sibus

ad hec, quod per Antianos pisani poloni i qui luerunt pio men-

mail et inni ])roximi preteriti et qui mine sunt in suprascripta

ecclesia elij^antur et elio-i

se-

denduni, in presentia mei Guidonis Turchii notarli scribe publiei An-

tianoruni pisani

debet eonsulite. Suninia supraseripti con-

in ecclesia Sancti Xisti per sonimi caniiianaruni

sunt in dieta ecclesia

ier

debeant quactuor sapientes viri de

unum quodcumque

homines

septembris et octubris jiroxjjni venturi,

Se])t. .

jier

illis

qui

quarterium, qui quactuor

quarterium eligant Antianos pisani populi pr mensibus

MCCXCVIII,

ind. X,

XII Kal.

FERRUCCIO RIZZELLI

(O

cominettevano dai candidati alPAnzianato,

ai)])rov dal

si

Consiglio maggiore una nuova costituzione, che regolava

norme da seguire in ogni elezione di Anziani (1).


La nuova costituzione ordinava che gli Anziani

le

ad invito

rica,

alla

in ca-

presenza del Capitano del popolo,

dovessero nominare dodici Savi Elettori,


volta, per scruptineum secretum^

quali alla loro

avrebbero proceduto

alla

scelta di centotto persone eleggibili alPAnzianato, ventisette

per quartiere. Poscia

su cui erano segnati

le polizze,

nomi

degli eleggibili, venivano ripartite ugualmente in dodici

borse

(2),

per gli

per

per quartiere, una delle quali era riserbata

tre

alle

iscritti

Paltra per

arti,

candidati al priorato

(3).

popolari e la terza

Inoltre tutte le borse, sigil-

popolo e dagli Anziani, erano ripomP altra borsa pi ampia che, sigillata come le prime,

late dal Ca^3tano del


ste in

chiudeva in una cassa a due chiavi

si

Al termine

degli Anziani.

chiesa

nella

riuniA'a

di

S.

di

differenti, affidate

Comune

alla custodia del Cancelliere del

e del Cancelliere

ogni bimestre,

Sisto

il

il

Capitano

Consiglio del popolo,

dove per mano dello stesso Capitano si estraeva una scheda


per borsa e i dodici Anziani cos eletti rimanevano in carica per tutto

del

bimestre successivo

Breve del pojwlo e delle Comp.,

(1)
<>1.

il

voi. II,

elt.,

sotto

1308,

i>.

il

Da questo

605).

la

1313-1323. ea]).

caiiitolo,

Calcitano del popolo

abbiamo desunto

In'iano,

qual procedi-

Il

(4).

CXIV

(Bonaixi.

che fu approvato nell'aprile

Tommaso

da Fal>-

de' Filismini

maggior parte delle notizie relative alla

ele-

zione degli Anziani,


(2)

Cfr.

(3) I

Du Gange,

Priori,

Glossarmm,

uno ^er

to.

Vili, p. 36.

quartiere, erano anch' essi Anziani,

ma

eser-

citaA'ano un'autorit relativamente superiore a quella degli altri colleghi,

quali, sotto

dienza, che ])tr

non

solo

un

pena di soldi cento, do Avevano

jirestar loro obbe-

certo risiietto era i)ur limitata, in quanto che

non potevano

i)rocedere ad alcuna deliberazione senza

senso della maggioranza del Collegio,

ma

Priori
il

con-

eziandio, sotto pena di lire

Acnticinque, erano costretti a mandare in esecuzione ci che da tutto


il

Consiglio degli Anziani fosse stato deliberato. Cfr. BrcA'e del po]>olo,

cap.

LXXI-LXXII.
(4) R. Archivio

cit.,

A.

47, ce. 42. 64, 74. 103, 107, 142. 161, 165, 172.

175 e 207; A. 52, ce. 1 e segg.; A. 99, ce. 17 e 18; A. 128,


e. 47:

A. 159,

e. 5S.

e.

62; A. 139,

ANZIANI NKL GUVEKNO DEL COMUNE PISANO

(ili

mento valeva

^51

a rendere pi eonservatriee questa nia^iistra-

un dato indirizzo non per due mesi


i)er un anno e anche oltre si
seji:uitasse; tanto i)ii che, essendo compresi tra i candidati
alPAnzianato gli stessi Savi, gli Anziani in carica venivano
ad eleggere una parte dei loro successori. Ma gli eleggibili
non furono semi)re in numero di ventisette per quartiere,
secondo il ]U'edisposto della nuova costituzione, perch in
tuia, e faceva

soltanto,

seguito

si

elie

eome prima, ma

ordin che

le

schede fossero valide per un tempo

da stabilirsi volta per volta dal Consiglio, al termine del


(|uale

quelle non estratte incontanente erano squarciate

(fittate

ria

E come
])ure

di nullo valore erano

et

il tempo della
numero dei Savi

variava

variava

il

validit delle polizze, cos

il che pu rileun accurato esame


che vanno dal 1342 al 13<S4.

Elettori,

varsi dal seguente prospetto, desunto da


sulle Prorisiones
:)a.ta

(leU'isc]

Antianorum

et

FERRUCCIO RIZZELIJ

62

Anziani

eletti

il

il

Cancelliere del Comune,

Xotaio degli Anziani,

Soprastante della gabella maggiore,


dei mercanti e delParte della lana,
delle sette arti,

il

il

il

d^Elba,

il

Console del mare,

Priore o

il

Doganiere del sale in Sarzana,

niere del ferro nelP Isola


di Lucca,

Cancelliere

il

Camerliugo del Comune,

il

Castellani e

Capitano
il Dogai

Rettori

fornitore delle sussistenze militari e intiiie

il

P operaio della Primaziale e di

Maria del Ponte

S.

Xuovod

).

Oltre a ciuesti erano dichiarati ineleggibili:

Coloro che dimoravano lontani da Pisa oltre

1.

sessanta miglia;
2.

Coloro che avevano, da diciassette mesi o meno,

deposto Pufticio di Anziani;


3. <lli

iscritti

ad una corporazione

Coloro che non erano iuratl

5.

parenti di un Anziano;

4. I

in

]^opulo e

amanti

del l^enessere dello stato;

stiero

6.

I figli illegittimi;

7.

I forestieri e quelli nati in Pisa

<S.

9.

Gli usurai ex publca fama

da padre fore-

10.

minorenni;
Quelli che gaUcam

fecerunt aliquo tempore ipm

vel eoriim patres;


11.

Coloro che avevano giurato fedelt a ])ersone

private di Pisa o del distretto;


12.

Gli artieri che non esercitavano

13.

Gli appartenenti al partito guelfo o

guelfi rebelles pisani

Comunis

14. I carcerati,
lo. I

loro gestione

loro arte;

la

figli

di

quacitmque de causa;

magistrati che dovevano render conto della


(2).

Compiuta Pelezione, secondo

le

norme su

esposte,

Capitano del popolo insieme coi Modulatores doveva

il

in-

quisitionem facere cantra Antianos, per accertarsi se gli eletti


si

trovassero nelle condizioni prescritte dallo Statuto; dopo

(1)

Cfr. Appendice, doe.

(2)

K. AifCiuviO

cit.,

2.

A. 99,

e.

12 r

ANZIANI NKl, (tOVKKNc DKL (tiMUNE PISANU

(rl.l

(li

che

Anziani <>iuravano, con la destra sugli Evangeli,


seni])re amanti del benessere della citt, e

mantenersi

(li

il

;1

()>

Notaio degli Anziani leggeva e dichiarava loro

del

])0])olo

PAnzianato

modo

])articolar

in

il

Breve

attinenti

capitoli

al-

(1).

Untlielo degli eletti durava

])er lo pii

due mesi;

sol-

tanto nel 1370, tratti di mezzo ai soci della comi^agnia di


S.

Michele, gli Anziani stettero in carica per un trimestre

maggio

(a])rile,

Kei

(juattro

titolo,

ma

e giugno),

assumendo

mesi successivi otto di

subito dopo

si

j)er

cui (juattro soli degli Anziani

grado (2).
Terminato

nome

di priori.

conservarono (juesto

si

distinguevano per un

Anziani, come tutti gii

gli

Eepubblica, dovevano render ragione

della

del loro operato.


modulatores,

loro uttcio,

il

essi

il

fece ritorno al primitivo sistema.

tal

altri ITlticiali

tutti

tal fine si

eleggevano quattro o cinque

quali esaminaAano le provAisioni degli An-

ziani, e, troA'ando

qualche atto (leriAante da abuso di auto-

o da trascuranza dei doACri inerenti al loro ufficio,

rit

con sentenza inappellabile

(3)

pevole pene a(ieguate al maleficio


il

dest

dal

Capitano del popolo,

allora questi

vano sotto giuramento procedere contro

colpeA'oli

doveentro

quindici giorni dal d in cui ne aA^essero avuto la facolt


Cos

anche

(1)

(2)

Capitano o

])opuli.

(Bonaini, op.

RoxcioNi, op.

p. S9H. n.
(3)

al

Breve pisani

lircrc legendo

al

Podest spettala

MCCLXXXVl,
cit.,

voi.

I,

i).

<l<-

610).

cit. (Arehirio Storico Italiano, serie I, to.

Breve del pop.

R. Archivio

e delle

VI, disp.

2'\

Coiup. nel eap. Di non appellare delie

(Bonaini, voi.

cit.,

MCCLXXXVl,

(Bonaini, voi.
(.5)

(5).

punire

in cap. j^osito sul luh.

II, p.

483) e nel

appellando a sententiis modulatorum (Bonaini, voi.


(4)

di

2'*^).

sentenzie condemnatorie

et Comi).,

col-

Gli Anziani per

(4).

Aantaggio di farsi giudicare, Aolendo, dal Po-

avcA-ano
o

alPAnziano

iiilliggeA^ano

Breve

I,

A. 81,

e.

I.

]>.

eap. De non

580).

55; A. 83, e. 53. Cfr. Breve pis. pop.

in eap. J)e inreniendo modulatores Antianorum

p. 622).

pis. Coni.,

MCCCXIII-MCCCXXXVII,

in eap. De arbitrio

Antianoi'um et eoi'uin notarioruni suheundi iurisdietioni Potestatis rei Cap lunei, quod mafiis voluerint

(Bonaini, voi,

II,

p, 375).

FERRI' e CIO RIZZELLI

64

^li Anziani, se questi inconsultamente spendevano il denaro pubblico, o giudicavano in presenza delP interessato,

o approvavano delle provvisioni che non potessero aver

tempo del loro anzianato, o annullavano, senza


motivo, decreti antecedentemente approvati, o sedevano a pranzo con altri cittadini nel palazzo di, loro resicorso nel
i^iusto

denza

o venivano in lite tra

loro o col Xotaio o col


Xel caso poi di corruzione per denaro il
Breve. del 1286 sanciva la pena di morte (3).
(1),

Cancelliere

(1)

(2).

K. ARCHIVIO

miniH Antianis et

A. 197, eap.

oit.,

eornm

CCVI

De

jmliiniwm' facta Ox-

caneellariis et notarti^ de comedendo et nhendo

(tlquo cir pisano vel alio in ])alato

eorum

vano noi palazzo doi Cavalieri di

8.

residentie . Gli

dove oggi

Stefano,

cum

Anziani abitalia

sede la

K. Scuola Normale Universitaria; su d'una facciata del quale fu apnel 1898 la .se<>uente iscrizione:

])o.sta

IN QUESTO PALAZZO

K n

15

1{

EGNA

T>

1)

AN/JAXI della pisana HEITHIJLIC'A

(li

LE VPrrUSTE MUKA
K r K

1{

< )

1{ A T E
DA G I O
NEL SECOLO XVI

A r

IMi

I <)

^'

A SA

12 I

E COSIMO de' MEDICI


L E

DESTIN AD

ACOOGLIEKE
MILITARE
DEI CAAALIEHI DI S. STEFANO
l' OJJDINP:

Archivio cit., Consilia et sauetiones senatus j>/*aM/. A. 197,


quod si quis Antianus pis. poi), iniuriose percussit
aliuni Antianuni vel cancellariuni aut notariuni Antianorum aut si
cancellarius aut notarius Antianorum percusserit aliquem.... ferro vel
baculo aut alia re cum sanguinis etfusione, puniatur et condemimetur
et puniri et condempnari debeat i^ise percutiens a Cai)itaneo pis. pop.
ultra penas comprehensas in brevibus pis. Comunis et populi in penis
(2)

e,

K.

CCXI.

Iteni

infrascriptis, videlicet si percussio fuit facta


eftusione

alia re

de ferro

cum

sanguinis

in libris quingentis denariorum pisanorum et si baculo vel

cum

sanguinis eifusione in libris duceutis den. pis. et

si

ma-

nibus A^acuis vel alia re sine eftusione sanguinis in libris centum den.

pis.

Et caintaneus

j^is.

pop.

i)unire contrafacientes et
clie

R. Archivio
(3)

cit.,

A.

ijossit et

74, e. 60

BrcA-e pis. poi), et Comp.,

tihns Jntianos

(Bonainl

debeat de predictis i>rocedere et

condempnare, ut supra

voi.

I,

dicitur,... . Cfr. an-

t.

MCCLXXX^'I,

]>.

584).

in cap.

De

offenden-

ANZIANI NEL (aiVKHNo DKL COMUNE PISANO

(JLl

Oo

Cancelliere e Xofaio de fili Anziani.

]))

Anziani avevano presso di loro nn Cancelliere, la


cui elezione, dapprima fatta dagli Anziani stessi, fu, dopo
la riforma del 1307, affidata ai Savi. Per cotesto Ufficiale
(ili

1312

lo statuto del

cui

lo

(1)

ordina che

Anziani... sieno tenuti,

li

per legame di "iuramento, eleggere uno eancillieri loro;


officio

duri per Panno tanto, et vachi da quello

per anni tre che allora prossimamente verranno

ufficio

maggiore di anni trentacinque (2); ma dal 131:(>


durata delPufficio varia da sei mesi ad un anno,
a seconda delle deliberazioni degli Anziani o dei Savi (3).
In ogni modo doveva restare in carica piii degli Anziani

et

sia

in poi la

stessi,

essendo ci necessario per

la cui

preparazione era sempre a

continuit degli affari,

la

lui affidata.

Questi era

tenuto alPassoluta obbedienza verso tutti gli Anziani ed


a risiedere nel palazzo

del popolo,

donde usciva

messo dei suoi immediati superiori,

che accordargli di pernottare fuori della

Comune n vero

col per-

quali potCA^ano ancitt,

evidente et necessaria cagione

per facti del

(4).

In quanto poi alle attribuzioni inerenti al suo


il

ufficio,

Cancelliere era obbligato a sigillare le lettere, le rela-

zioni di ambasciate

gistrare in

un

e in

provvisioni degli Anziani, a

le

un quaderno u vero

re-

Comune.
Comune dava

repertorio Pentrate del

altro apposito libro le

somme

alPoperaio della Tersana, nonch

che

il

gli stipendi del

Podest,

una gran parte degli impiedistretto pisano. Terminata la

del Capitano del popolo e di

gati addetti alla citt e al

sua gestione,
dulatio,

dopo

il

trascorsi

(1) Il

si

almeno

sottoponeva alla solita moal

medesimo

ufficio se

non

tre anni.

Cancelliere degli Anziani esiste anche prima del 1312.

solo in quest/
(2)

Cancelliere

ne poteva essere rieletto

anno

Breve del pop.

(BONAINI, voi.

e delle

Comp.

del 1313-1323 nel

cap.

CXLYII

II, p. 615).

(3)

R. Archivio

(4)

Ibid.

Ancn. Src=.

ma

sua elezione regolata da disposizioni statutarie.

la

cit.,

Ir., 5.*

A. 74,

Serio.

a. 1346.

XXXIX.

FERRU'CCIO RIZZELLI

Q6

Insieme col Cancelliere, gli Anziani avevano un Noche doveva registrare ed autenticare le i)rovvisioni

taio,

medesime norme con

era eletto con le

le

qaali venivano

Anziani stessi e restava in carica due mesi. Sudopo reiezione, giurava solennemente, con la destra sul
Vangelo e dinanzi agli Anziani, di mantenersi sempre feeletti gli

bito

comune

dele al
ufficio,

popolo di Pisa,

al

terminato

e,

il

suo

era ancli^esso sottoposto al sindacato e non poteva

non dopo trascorsi almeno diciotto mesi.


Anziani non s^attenessero a tutte queste
disposizioni, erano puniti dal Capitano del popolo con la

essere rieletto, se

Qualora poi
multa di

gli

lire

venticinque di denari pisani per ciascuno

e)

(1).

Consiglio dei Sari.

Sotto Punica denominazione di Consiglio dei Savi

si

comprendono due categorie di Savi: Savi Elettori e Sari


ComiUtori (2). Tanto degli uni, quanto degli altri la nomina
spettava agli Anziani, dopo quindici giorni dalPelezione
del Capitano del popolo, come si rileva dalla formula generale con cui cominciano tutte le provvisioni Proridernnt
:

infrascritti sapientes viri super


pul electi

etc. .

come

ferenziale,

Mis ab Antianis pisani po-

primi hanno un carattere proprio e

quelli ai quali spettano uffici di

dif-

maggiore

importanza, tra cui Pelezione degli Anziani stessi; i secondi


costituiscono un sussidio continuo e necessario del Collegio
degli Anziani.

Quando

questi dovevano trattare affari che

per P importanza loro richiedessero una certa maturit di


consiglio o che uscissero fuori del

nale competenza, allora


Consultori,

si

campo

rivolgevano

al

della loro perso-

Collegio dei Savi

quali illuminavano Popera degli Anziani, seJiza

per vincolarla o limitare in qualche

modo

la loro

respon-

sabilit.

(1)

Breve del pop. e dello Coinp.. nel oap. LXXA'I Jh' rclcctione
Jnsiani (BONAixi, voi. II, p. 511). Cfr. anche K. Ai{-

del notaio delli

CHivio
(2)

cit.,

A. 197, cap.

CCXXVI.

V. Rossi, Il Consiglio

dei

^Siivi

(negli studi Storici diretti dal pr<-

fossore A. Ckivkllucci, voi. V, Livorno. 1896, pp. 449-184).

ANZIANI NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

(il.I

Oltre

suddetti Utticiali,

dovevano

Anziani, sotto giuramento,

nel dicembre di ogni anno, i)er

elejijjere

servizi e anelie

jli

07

per guardia del

volte cinquanta marrabesi bene armati

guarnaccia di ferro

con altre armi convenienti.

loro

quaranta e altre
eon coretto u vero

i)oi)olo,

Xon

dovevano questi essere pisani o del distretto, ne parenti


marrabese, n minori

di

altro

di

(quaranta

Anziani

agli

(1).

di anni venti o

maggiori

marrabesi nominati giuravano fedelt

erano tenuti a riconoscere come loro capi

(2),

immediati due Capitani

dovevano mutarsi abito due

(3),

volte alPanno, ricevendo a tal fine

denaro necessario.

il

Se qualche volta un marrabese, avendo servito fedelmente


e

onestamente per molti anni, diveniva inabile

in seguito a

una pensione senza obbligo

ziani

personali

al servizio

malattia o per vecchiaia, riceveva dagli Andi ulteriori

prestazioni

(4).

Gli Anziani avevano, oltre

marrabesi, anche

fa-

muli; alcuni dei quali erano destinati ai servizi piti umili,

invece, in

altri

di

si)ecie

(1)

numero

guardia

di ventiquattro,

Anziani,

degli

costituivano una

che

Breve del pop. e delle Coiup., nel eap.


(BoXAixi, voi. II, p. 512).

si

mutava ogni

LXXVII

JJella electione

dei marrabesi

(2)

R. Akchivio

eit.,

A. 82,

e. 87.

(3)

R. Archivio

eit.,

A. 81,

e.

(4)

R. Akchivio

eit.,

A. 185,

98; A. 197, cap.


e.

37

t.

CCCLXXVII.

Anthiaiii pisani poj)uli....

providendo statiienint quod Francischus quondam Puccii marrabensis

etate et senio factus gravis et


servi visse tideliter et

oflfeio

male sanus, qui servivit

honeste dominis Antianis pis.

et repertus est

po}). in servitio et

marrabensium annis trigiuta duobuSj ultra ab hodie in antea

et esse possit et debeat franchus, liber,

sit

exentus et absolutus toto tem-

pore vite sue a servitiis custodiarum, ambasciatis, et honeribus marra-

bensium

et marrabensibus atributis.

tate concessa
recjuiri.

Et ghaudeat franchigia

et

immuni-

consueta marrabensibus emeritis et quod ad dieta servitia

gravari vel inquietari non possit per aliquos offitiales seu

ca]>itaneum

dictorum marrabensium. Et nichilominus liabeat

et

habere

donec vixerit, stipendium et tunichas a Comuni x>isano marral)ensibus franchie et immunibus ordinatas, sicut habent ceteri marra

benses franchi. Et propter defectum visus i])sius ad servitia i)ortarum

del)eat,

re(juiri vel molestari

non obstante

Cfr.

non

possit,

anche A.

vigore x)resentis provisionis aliquo

148, e. 70

t.

FERRUCCIO RIZZELLI

()8

anno

(1).

Diciotto di loro dovevano, giorno e notte, dimorare

nel palazzo degli Anziani e due soltanto restare di guardia


tutte le notti nelPaula
di notificare

sentissero nel

guardia

si

magna

immantinente

del palazzo medesimo, a fine

agli

Anziani tutte

paese. Pii tardi, verso

accrebbero sino a cento e

si

il

le

1356,

novit che

famuli di

organizzarono in vero

e proprio corpo armato, sottoposto al

comando

di quattro

Capitani (2).

Dipendeva

infine dagli

Anziani un cappellano,

al quale,

con uno stipendio annuo di lire venti, si affidava la cappella del Collegio. Vi era pure un massaio, alcuni domieelli
che accompagnavano

gli

Anziani

al

passeggio,

trombettieri con un nacherino che insieme cogli

avevano

il

cuochi e

nel palazzo stesso degli Anziani

a itto

due

servi

altri
(3).

III.

L'autorit degli Anziani.


Gli Anziani nel governo della Repubblica pisana sono
del popolo, e tutti hanno
medesima autorit e le medesime attribuzioni. Lealt
dignit di questo supremo Collegio salvaguardata da
leggi, che comminano severissime pene contro gli offeni

veri e propri rappresentanti

la

sori.

1286 dispongono che colui

del

Gli statuti

il

quale

offende o fa offendere nella citt di Pisa o nel distretto


o altrove, sia col detto che col fatto, sia nella persona

che negli averi,

gli

Anziani del popolo pisano

eletti

al

tempo del magnifico Ugolino, Podest pisano, sia che Poffesa venga fatta durante il tempo in cui gli Anziani sono
in ufficio, sia che venga fatta dopo deposto P ufficio, sar

(1) I

famuli dovevano essere ghibellini e delle parti del Casentino

e del Mugello. Cfr.

Breve del pop.

fanti che guardano

Ansiani

li

CLIV

(2)

R. Archivio

cit.,

A. 197, ordinamenta salariorum drl 13G.

(3)

R. Akchivio

cit.,

A. 74,

1356.

Il

massaio,

un semestre

soltanto.

del

e delle Conij., nel cap.

Dei

e.

domieelli e

215
i

t.

A. 197, ordinamenta salariorum

cuochi rimanevano al servizio per

69

NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

GLI ANZIANI

imnito V coiKlaniiato nelP avere e nella persona con ])ena

imposta alP offensore di un cittadino privato ; ma se il reo assente, sar messo in perpetuo
bando. Per neofli statuti posteriori del sec. XIV la pena
comminata ajli offensori degli Anziani estesa, in as-

do])i>ia di quella

senza del reo, anche ai parenti di costui. Questo

tenuto della nuova disposizione: se


dest non
})ersona
X'

])u

procedere contro

non pu avere

del delin(piente

figlio,

il

e,

il

deve punire

ecclesiastica,

il

tglio

il

Po-

perch

delinquente,

il

con-

il

Capitano o

costui,

di

deve procedere contro

in assenza del padre, contro

il

padre

fratelli

anche contro i nipoti. Mancando


poi tutti costoro, il Capitano deve disfare i beni del colpevole (1), come quando trattasi di punire Puccisore di un
Anziano, che per lo pii condannato a morte, sotto atroci
legittimi

torture (2

Ma

naturali

).

studiando la storia degli Anziani, possiamo

mente rilevare che non sempre fu

facit-

risi)ettata la loro auto-

rit o fu dato loro di serbare integra la propria

indipen-

denza e libert d'azione. Quando cittadini ambiziosi, in se


stessi

accentrando tutti

mani

loro

le

poteri, giunsero a prendere nelle

redini dello stato, tutte le magistrature, com-

preso PAnzianato, rimasero solo di nome, i)erch dovevano


esser ligie ai tiranni. Tra questi
figure

del Conte Ugolino

dice di Gallura,

di

campeggiano

Donnoratico

e di

famose
Xino giu-

le

quali, in se raccolta ogni autorit col-

P intitolarsi ad un tempo podest. Capitani del popolo. Rettori e

Governatori del Comune, fecero perdere agli statuti

la loro indole,

spensero

la

virt degli ordinamenti antichi e

di quei i>olitici ordinamenti che in altri

della grandezza

di

tempi furon causa

Pisa, e principalmente cercaron di

mitare o sopi)rimcre del tutto Pautorit delPAnzianato.

dopo

li-

dominio di Uguccione della Faggiola (1314:-131(j)


troviamo ancora Giovanni delPAgnello, che entra una notte

(1)
(ili

il

Breve del pop. e delle Comp., noi eap.

Anziani (Bona ini, voi.


(2)

IH quelli ohe ofendesseno

II, p. 637).

Breve del pop. e delle Comp., nel cap. Del


ucciile*i>e Anziano (Bonaini, voi.

giurato in populo ehe

nobile,

vero

II, p. 471).

non

FERRUCCIO RIZZELLI

70

della Signoria, si proclama doge e, spaventati


Anziani, fa che gli giurino obbedienza. Tiranneggia

nella sala
gli

cos

quattro anni, durante

quali

gli

Anziani perdono

ogni ingerenza nella cosa pubblica. In seguito essi

fermano

la

loro autorit,

nel

riaf-

1355 sono nominati

motu proprio di Carlo lY, suoi vicari perpetui nel

luccliese,

pietrasantino, lunigianese, sarzanese e nella Garfagnana

Dal 1369

al

^92

per

(1).

un certo periodo di Horidetto anno Giacomo d'Appiano,

corre per Pisa

dezza, finche al termine del

dopo d'aver a tradimento assassinato Pietro Gambacorti,


il suo pi grande benefattore, diventa signore
di Pisa, e domina la citt insieme col figlio Gherardo.
Questi alla sua volta sopprime temporaneamente il Colche era stato

legio degli Anziani, arrogandosi piena bala, in qualit di


Capitano del ])opolo (2).
Anche l'antagonismo tra i i)artiti esercit la sua azione
sulPAnzianato. Cos studiando quel periodo che va dal 1346
al 1369, quando una lotta accanita rovinava la citt divisa in due fazioni, dei BergoUni^ favorevoli ai Gherar-

desca, e dei Raspanti, capitanati da Ludovico e

Kocca, vediamo

Dino della
P uno o

che gli Anziani, secondo che

Paltro partito prevalse, furono nella nuiggioranza o J>ergolini o Raspanti

(3),

e nel Consiglio

non permisero mai

che prevalessero quelli della parte contraria,


invece a preferenza

ma

qui lotte acerbe nel seno delPAnzianato, lotte che

vano Pautorit

Comuni

scelsero

pi arditi sostenitori della loro. Di

e la dignit dei capi di

menoma-

uno dei pi

fiorenti

Ma

pur una volta gli Anziani, sebbene


di partiti opposti, si mostraron concordi e d'animo giusto
ed imparziale. Ci avvenne nel 1348, allorch furono eletti
otto Anziani del partito raspante e quattro del bergolino.

(1)

d'Italia.

BoHMKH-HrHEH, 11. 2114.


R. Archivio cit., BreAe Vetns Antianormii,

e. 251 t. Nota (juod


prima lueusis laniiarii supraseri])tiis maguilcn.s iiiilos
doininus Gerardus Leonardiis de Appiano Capitaneus ete. eleetiis et
assuiiiptus est in generaleiu dominnni pisaiioruiu. et Autiani ])iedieti
ili sero ad doinos proprias rediernnt licciitiati .
(2)

die vigesima

(3)

Cfr. Cronica di Pisa (Muijatoki,

7.'.

/. s.,

XV,

1017. 1018).

(,LI

ANZIANI NEL (U)YERNO DEL COMUNE PISANO

71

StMpejijiiarono vari rumori nel giorno delP elezione,

mattina seguente
sotto

sero,

Anziani

gli

ma

la

insieme col Podest impo-

delP avere e della persona, che ambedue

])eiia

ie parti dovessero (Mjmiwirire innanzi a loro, e i due partiti


giurarono di non offendersi ne in detti ne in fatti, promettendo di deporre le armi e di attendere soltanto al
bene e alPutile della repubblica (1). Cos lo Stato fu salvo

per

saggezza dei suoi governatori.

la

IV.

Adunanze

e deliberazioni.

Le adunanze degli Anziani, per quanto risulta dai documenti d^ archivio, si tenevano nel Palazzo del popolo,
o nella chiesa comunale di S. Sisto o anche nella Primaquasi ogni giorno.

ziale,

Anziani

Gli

adunavano ogniqualvolta sembrasse

si

oi)portuno totiens

loro

volterint (2)^

et

quotiens eis placuerit^

quocumque

ma, come poteva tornar loro incomodo

il

ra-

alPuopo dal proi)rio


seno una deputazione, riservandosi di convenire in pieno

<lunarsi tutti ogni giorno, sceglievano

soltanto per gli affari

scritto

pii gravi. Infatti

nel Breve del popolo

che nulla provisione faranno u fare faranno

senza volont di tutti

li

Anziani, u (Vocio di loro almeno,

odo discordante {3 ); altre volte per la deputazione poteva esser formata di sei e anche di quattro
Anziani^ secondo la volont del ])riore(4:).

mdlo

di quelli

Cos riunito
tura delPaffare,

Collegio degli Anziani, e intesa la na-

il

si

ai)riva la discussione, durante la quale

nessun Anziano poteva parlare senza

(1)

<lKp.

il

permesso degli

colleghi sine voluntate et licentia sociorum

altri

2'',

(2)

(3)

RONCIONI,
]).

o]). eit.

{Archivio Storico Italiano, serio

I, to.

suo-

VI, voL

I,

805).

Brovo

])is.

Coni., in ea}.

Breve del pop.

De

stattitis po2mli(ti)y.\iy:.

delle Coiiip.,

nel

ca]).

voi. II.

].

14).

LXXXVI (Bona ini,

voi. II, p. 527).


(4)

p. >27).

Breve del

]o]>.

e delle Conip., nel ea]).

CLXXI (Bonaim,

aoI. II,

FERRUCCIO RIZZELLI

72

rum

(1), e non vi poteva intervenire se nella deliberazione


da prendersi avesse implicati interessi propri o di i)arenti

e amici

(2).

Xelle sedute ordinarie

deliberava su affari

si

poca importanza, ai quali per si doveva jn^ovvedere


durante il tempo, in cui quegli Anziani rimanevano in
carica (3); se poi qualche membro del Collegio si opponesse
di

alla deliberazione presa

compagni,

dagli altri

il

N^otaio

era tenuto a scrivere nella provvisione di quel dato giorno


il

nome
I

parere contrario di costui

il

modi

di deliberare

erano

(4).

che non differiscono

tre,

da quelli messi in pratica tra noi: ad denarios alhos et


ad scruptineum secretmn; ad voces; de sedendo ad
levandum. Crediamo pertanto che il primo fosse riserbato,
non per esclusivamente, per gli affari di grave importanza,

glalloH sive

perch in tutte

le

riforme introdotte nelPAnzianato e nelle

altre magistrature, e

generalmente in tutte

attinenti agli statuti,

si

facto inter eos ad denarios alhos

dimento

le

provvisioni

legge la solita formula partitu


et giallos

al

qual proce-

Anziani erano tenuti sotto pena di lire cento


per ciascuno (5). Dobbiamo per notare che in questi casi,
di affari cio molto gravi, le deliberazioni degli Anziani si
gli

riferivano al Consiglio minore e poi da questo al Consiglio

maggiore
(1)

Consilio
(2)

((>),

Breve

qualora fossero approvate da entrambi

e,

i)is.

i>op. et Conip..

in

pr oonsulendo (Bonaixi, voi.

Cii]).

I,

De Antianis, ne surgant

in

p. 567).

Breve del pop. e delle Coinp., nel oap.

LXXXVII (Boxaim.

voi. II, p. 529).


(3)

Breve del pop.

proi'isione che

NAINI, voi.
(4)

non

si

e delle Coni])., nel

eap.

LXXXIX

Di non fare

possa spacciare al tempo di quelli che la fanno (Bo-

II, p. 529).

Breve del pop. e delle Conip., nel cap.

LXXXVI (Boxaim,

voi. II, p. 527).

l'

(5)

Breve del

(6)

Lo

\\o\).

altro Consiglio. Il

cede

e delle

Comp., nel eap.

CLV

(Box., voi. II, p.

H2^!).

statuto determina quali attribuzioni spettano all'uno e al-

minore per

lo

\Ah interviene in tutto ci che ec-

poteri del Podest; al maggiore

i^oi

son riservate tutt^ quelle

materie, che, sotto ai Consoli, erano devolute al consiglio o al parla-

mento, come la statuizione, revisione e interiietrazione delle feggi, il


iu8 vitae et necis, la ^acq, la guerra, i trattati internazionali; concedere
rappresaglie; disporre dei i)ubblici beni; assumere prestanze; rinnovar

l'estimo; mettere pedaggi o altre imposte, ec.

NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

GLI ANZIANI

,->

Consigli, passavano alla ratificazione del Senato (1) e del

Credenza

Consijrlio della
cos

j)itano,

dannato

alla

si

aftdavano al potere del Ca-

se

ne trascurava P esecuzione, era con-

multa

di cin(|uanta lire di lenari pisani (8).

(juale,

il

Le provvisioni degli Anziani

(2).

approvate e ratificate

V.

Governo degli Anziani.


degli

L'attivit

della parola,

Anziani, intesa

nel

largo

i)in

senso

determina innanzi tutto nei rapi)orti

si

col-

mantenimento delPordine giuridico alP interno,


e nei mezzi economici per PAmministrazione dello Stato.
Ma per ben determinare quale sia il contenuto e quali
limiti degli uffici agli Anziani affidati, occorrer fare un
esame molto accurato di tutte le loro attribuzioni, perch,
se da una parte PAnzianato abbraccia la parte pii grande
delPattivit dello Stato, dalPaltra il suo potere non sempre autonomo, ma coordinato alPazione di altri magistrati.
Pestero, nel

Intesa bene e chiarita questa parte del nostro

lavoro,

ci

sar dato di cogliere nella sua interezza quella che diremo

Pessenza di questa magistratura nel

(1)

Breve

i)is.

Coni.,

sapientos et legales viros,

I.

e.

Comune

55 Seiiatores quadrat^iiita. lioiios

et

por dominos siipraseriptos Potestates et Ca-

]itaiieos et Antianos, vel quibus conimiserint,


deceni

di Pisa.

elip;i

lacieiuus; videlieot

pr quolibet (luarterio civitatis; quoniiu offieium durot por tros

non

nienses et

Et non habeant nec

plus.

liabore

j)ossint

pr<ptorea

aliquod feuduni seu salariuni .


(2)

questo Consiglio particolare chiamato Credenza era riservato

l'ufficio di

provvedere sulle relazioni estere, sulla collazione dello ca-

richo e sulla regola dolio tinanzo.


(3)

Brovo dol

executione

le

j><)].

prrisioni

o dolio Conii>.. noi oap.

(Bonaixi, voi.

II,

\}.

XXXV

479).

Di maiKlure ad

Le provvisioni degli

Anziani erano registrate tutte bimestre per bimestre; ora

si

conservano

nel K. Archivio di Stato di Pisa in 117 registri che contengono le provvisioni ordinario e straordinario dall'anno 1298 al 1405. quasi sino alla

caduta della Repubblica por mano dei Fiorentini. Cfr. R. Ancinvio


dalla Dir. A.

Si

alla

Dir.

.1.

19S.

cit.,

FERRUCCIO RIZZELLI

Bapporti

a)

colVesUro.

Gli Anziani dovevano innanzi tntto dilijjenteniente e


scrnpolosamente occuparsi dei rapporti colPestero, in cui
si esplicava la loro maggiore attivit, i^oich dalla buona
trattazione degli affari diplomatici dipendeva in gran parte
il

prestigio della EepubbJica.

Essi ricevevano nel loro palazzo

le

ambasciate, alle

quali dietro loro immediata deliberazione o anche,

molto gravi, dopo d^aver inteso

davano

nerale,

1326

le risposte

ordina che

si

ab eis eligendis vel

mie

in.

eis,

una cum sapientibus riris


rispondano

aicut eis placnerit^

ambasciatori venuti da Firenze, e nel 1375 a

agli

comune

del

di

Pisa vengono in

chiedere un sussidio navale e


presa di Sicilia

il

di

(1).

ambasciatori pisani. La

gli

Xapoli, per

denaro promesso per Pim-

Agli Anziani inoltre spettava P altro


nare

nome

con Xiccol

ti*attative

mandato dai Reali

d^Alife, ambasciatore

fatti

parere del Consiglio ge-

dovute. Cosi nel 10 febbraio del

Anziani

gli

il

quale

nomi-

ufficio di

attribuzione,

ri-

masta comune agli Anziani, al Podest e al Calcitano del


popolo fino al 1313, fu da quest'anno in poi, dopo cio hi
compilazione del nuovo Breve del Comune pisano, conferita soltanto al Collegio degli

Anziani, la cui autorit ve-

niva sempre pi affermandosi colPaccentramento dei maggiori poteri dello Stato

(1)

Cfr. Ax)pendice, doe. 3.

(2)

Breve

p. 22).
le

(2).

Le

pis.

Di questo fatto

prova anche

Com., in eap. De amhasciatoribus (Bonaixi, voi.

II,

disposizioni principali clic riguardano gli ambasciatori sono

seguenti:
a) Gli

ambasciatori non del)bono ricevere dono alcun) exceptis

exculcntis et poculentis in fraudeni non reci]iendis

e se

li

ricevono,

A'anno incontro a gravi pene;


h)

Gli ambasciatori

non

i)ossono nella loro ambasciata

qualche cosa per utilit propria o di

altri,

u numifestare ad

lasciata loro conmiessa, senza licenza degli


e)

domandare
altri l'am-

Anziani;

Gli ambasciatori debl>ono lar registrare fra gli atti del

]>isau<) le risi)()ste

ottenute:

Comune

(litticilo

il

porre

ANZIANI XKL

>I.l

(oiiii)ito

KKNO

iiu\

che

Anziani era

a>li

ed

conti itti sorti tra Pisa

DKl. t'o.MLNK

i'i>AN()

Vo-

com-

attdato, di

altri Stati, nei (juali in-

tervenivano o direttamente o per mezzo di loro rappresentanti. Infatti nel lo4;i sorti alcuni dissidi tra Pisa e

Spinetto

Bene da Calci
anche avvenne nel 1379, nel

Malasi)ina, fu autorizzato da^li Anziani ser


a

comporre

pace

la

(1),

e cos

quale anno, durando

le inimicizie tra Pisa e il re di Tunisi,


Anziani insieme col Capitano Pietro Gambacorti, avendone avuta piena bala, mandarono un tal Kanieri di Pietro
j>li

Bullia de' Gualandi a trattare la pace

riputazione di elevata competenza

(2).

nei

tale era la

politica

di

fatti

Anziani godevano presso i Comuni vicini,


che alcune volte erano da questi nominati arbitri nelle
loro questioni; e furono appunto gli Anziani di Pisa che
nel 134<S composero nomine gestorio la pace tra Lucca e
Xerio da Montegarullio (3).
Molto importanti sono inoltre le provvisioni degli Anestera che

ili

ziani relative alle concessioni di cittadinanza. Cos, p. es.,

nel '20 settembre del 1342, per deliberazione degli Anziani,


si

accorda la cittadinanza pisana ai

laspina

(1),

Anziani

figli

Ma-

del marchese

anche pi tardi, nel 28 agosto del 1319, gli


per mezzo dei Savi, accordano ogni diritto

stessi,

di cittadinanza, salvo speciali condizioni, a tutti coloro che

fossero venuti ad abitare in Pisa, poich la popolazione e

con essa

mano

lo

stato economico del paese erano venuti

man

de])erendo per causa della terribile pestilenza del 1318.

mi salario, che

d) (ili iiiiibastiaToii haiiiu

vioiic

stabilito

dagli

Anziani.
Cfr.

anche K. Ahchivio

In altre provvisioni

si

A. 81,

oit.,

stabiliscono

ad ludicom Arboree; pr anibaxiatore


baxiatore itnvo Lombardian
e.

(2)

('Ir.

97

r.

t.;

A. 85,

e.

104 r.

Florentiani

itiiro

CiV. A.

81.

ce. 17 r.

21

pr
r,

ani-

A, 82,

r.

ARCHIVIO

cit.,

A. 31, ce. 119

R. Akciiivio

cit.,

Atti pubblici,

(1) li.

fatto

eo.

e.

salari pr anibaxiatore qui ivit

si

ripete nell'anno seguente sotto

t.

e sego-.

pergamena
il

(3)

Ahchivio cit., Atti pubblici, cart. XXI.


R. Archivio cit., A. .33, ce. 271 e segg.

(4)

R. Aiu'Hivio

K.

cit.,

A. 31,

e.

57

r.

"/,,

1379.

Lo

stesso

Capitano Giacojuo <rA]>iiano.

FERRUCCIO RIZZELU

76

deW ordine

b) Mantenimento

ffiuridico

aW interno.

Agli Anziimi era data facolt di presentare proposte


Consiglio del popolo per
essere approvate, o respinte, o modificate; ma quando non
di legge, le quali passavano al

si

trattasse di riforme statutarie, sia pure temporanee, essi,

a differenza degli altri Magistrati, potevano deliberare in

modo assoluto, senza che le emanazioni della loro autorit,


avvenute nel dominio della legge, avessero bisogno della
sanzione di altri Ufficiali. Cos pure nessun Consiglio poteva convocarsi senza
A^enisse, si

la

riserbavano

il

loro autorizzazione,

se ci ay-

e,

diritto di pubblica protesta con-

Capitano del popolo, che, pur avendo la facolt di


le adunanze, non poteva a ci devenire senza la
volont espressa degli Anziani questo ci prova la pro-

tro

il

convocare

delPAnziano Giuntino da Peccioli contro


del Popolo Simone degli Abati da Firenze (1

testa

il

Capitano

).

sotto questo rispetto soltanto

mazia degli Anziani,

cli

si

afferma Aa la supre-

anche in materia giuridica

il

loro

potere non era limitato che dalle disposizioni statutarie.

Quantunque

Pufficio

magistrato supremo fosse de-

di

stinato al Podest od al Capitano del popolo

(2),

pure que-

dovevano riconoscere la superiorit delPalto Consesso,


l>erch le sentenze emanate da loro, o dai giudici che desti

finivano ogni questione in loro assenza, AcniA^ano controllate dagli

(1)

pisani

Anziani per opera di un Notaio

K. Aiciiivio
i)opuli,

cit.,

A. 81,

e.

99

cum domiuus Symon

t.

Iiintinus

(3).

Questi poi

de Peccioli Antianiis

de Abbatibus de Florentia Caj)!-

taneus pisani i)oi)uli hodie die dominice

A'^III

kalendas Septenibris

maius populi ut congregaretur in malori ec desia civitatis pisane, dixit niilii Guidoni Turcliii notario quod ii)se
nolebat venire seu ire ad dictuni Consiliuni, cuni dictus Cai^itaneus
predictum consiliuni lacere non debet, quia non est de voluntate An fecerit banniri Consiliuin

A^el octo ex eis, secundum forniani Brevis pisani populi.


Anno millesimo ducentesimo nonagesimo oetavo, indictione decima,

oetavo kalendas Sejjtembris

tianorum

(2)

R. Aiu'Hivio

cit.,

A. 81, ce. 67 e 8.

(3)

R. AucHivio

cit.,

A. 85,

e.

132

t.

GLI ANZIANI

<luve\ a riferire agli

Anziani

si

77

quid illicitum vel mhonestum

commicterent in ipsin condcmpnationibus faciendis

iudices

ejiaminandis
])er

(iUVEKNO DEL COMUNE PISANO

Nl-:i.

(1),

colpa dei giudici,

condanne

le

si

et

mancare

e qualora tale revisione venisse a

annullavano ed

giu-

incorrevano in una grave multa per ciascuna Aolta

dici

che avessero trasgredito la legge.


Oltre a questa che chiameremo attribuzione di diritto

Anziani avevano anche altre atlribuzioni


potevano eleggere alcuni Savi per la condei beni appartenenti ai condannati; i^remiare, se lo

obbligatorio,

gli

facoltative. Essi
fisca

credessero oi)portuno, coloro che consegnassero

mani

dei magistrati pisani, con

lire dieci a lire

cento

(2);

il

reo nelle

una somma che andava da

concedere con una provisio extra-

ordinaria la grazia sovrana ai condannati

(3),

e liberare

per

anno (4).
Anziani ave-

misericordia dieci detenuti nel venerd santo di ogni

Ma

se in fatto di questioni criminali gli

vano importanti attribuzioni, nelle questioni

civili

esclusa dalle disposizioni statutarie qualsiasi

loro

renza,

pena

Sotto

di lire venticinque

licrch tal pena, fors^ anche per

il

era
inge-

denari pisani; e

di

rispetto che imjioneva

il

Consiglio supremo della Repubblica, non fosse trascurata,

Capitano del popolo che non esigeva la condanna era


punito alla sua volta con la multa di cinquanta denari
I)isani (5). Pure tra le provvisioni degli Anziani ci fu

il

Breve

(1)

pis. Coni., Ili, in cai).

(2)

R. Archivio

cit.,

A.

35, e. 438.

(3)

R. Archivio

cit.,

A.

64, e. Go t.;

A. 85,

r.

Providerunt Antiani

infraseriptis

ex

condempna-

pis.

A. 85,

e.

62;

l^.

A. 134,

359).

e.

58;

pop. etc. qiiod ex provvisione

domino

viro

jiacis facte inter infrascriptos

exbau-

de Palaria ex una parte et quosdam alios ghibellinos de Palaria

altera....

scriptis
(4)

in

exbannitis de Palaria a Magnifeo

Uguccione de Fagiola occasione

nitos

35

e.

facta

De modo servando

maleficiorum (Bonaini, voi. II,

tioitihus in officio indici^ eurie

debeant rebanniri pr Comuni et a Comuni

bannis

pis.

de infra-

et aliis, ut inferius continetur.... .

Breve del pop. e delle Comp., nel cap. JH relaxare

li

pregioni

per mizericordia (Bonaini, voi. II, pag. 492).

Breve del pop. e delle Comp., nel cap. Di non intromettersi nelle
(Bonaini, voi. II, p. 535). Questa disposizione era in Algore
fin dal 1286. Cfr. Breve pis. pop. et Comp., in cap. De non intromictendo de causis eirilihux (Bonaini. voi. J. ]>. 564).
(5)

cauze

civili

FERRUCCIO RIZZELLI

78

dato trovarne una, con

la quale si ordina a Ranieri di


Metula, Capitano del popolo, di concedere una dilazione

un

ai debitori di

tal

Roberto de Rocca, purch

sero quanto occorreva

detto Roberto

dote di Francesca,

alla

essi pacasfiglia del

(1).

Agli Anziani era data inoltre facolt di nominare


(2), le guardie che attendevano unicamente al
mantenimento delP ordine pubblico, con espresso divieto
per ciascuno alP ufficio di famiUus del Podest, o di andar
i

berrovieri

fuori di citt per richiesta di qualsiasi cittadino pisano.

Avevano

essi per loro superiori immediati un Conestabile


ed un Vice-Conestabile, eletti altres dagli Anziani (3). Cos

soltanto gii Anziani potevano concedere

il

qualora per

nelle

richiedenti

stabilite dallo statuto

nella Cancelleria del

e)

trovassero

si

porto d'armi,
condizioni

prestassero cauzione fideiussoria

Comune pisano

(4).

Amministrazione interna in ordine ai mezzi economici.

]S^ei registri delPArchivio pisano troviamo moltissime


provvisioni relative al commercio della fiorente Repubblica,
le quali bastano a iH'Ovarci con la massima evidenza che

anche questa parte delPamministrazione dello Stato spettava al Collegio degli Anziani. Alcune si riferiscono in
special modo agli ordinamenti per la vendita del frumento,
delle

carni e dei pesci sul mercato della citt, compilati

dagli Anziani stessi o dai Savi a tal fine eletti. Cos nel
capitolo I>e pissicariis
si

et rigatteriis

del Breve pisano

ordina che gli Anziani eleggano alcuni Savi

(1)

R. Archivio

(2)

Breve

cit.,

A. 113,

e.

23

(itper

pro-

t.

pis. Coni., lih. I, in eap. Ih' herrovaris (Boxain'i. voi. 11,

p. 23).
(3)

R. Archivio

cit.,

Bogta

cit.,

A.

et

instrumenta

et

eleetioneH ofiicialiiim.

A. 36, ce. 336 e segg.


(4)

R. Archivio

Mactliei de cappella Sancti

82,

Luce

ce.

88 e 89 Baccioni de Seta

quecumquc arnia defeusafiilia,


dunmiodo praestet ldeiiissoriani cautioneni in cancellarla jiisani Comiinis, ut consuetum est, secunduni formani Brevis pisani Coiniinis .
(5) Breve pis. Coni., lih. 111. in ca]>. De pi.ss}earii>i et rqatteriix

populi concessa est licentia deferendi

lilio

forisiiorte a doniinis Antliianis pisani

(BoNAixi. voi.

II. p. 327).

anziani nel (iOVERXO DEL COMUNE PISANO

(li

ni

mentre in una provvisione ordinaria del 1315


troviamo una disposizione deli Anziani sulla vendita delle
anjiuille delPArno, senza i)er() ohe la solita formula provideKnt infraseri2)ti mpkntcH viri saper Mis ab Anthianis pimni
rifleHclo

popui

etc.^

eecti ci attesti

visioni

ferro delPElba

raggio

(3),

P intervento dei Savi(l). Altre prov-

riferiseono invece alla vendita del

si

(1*),

e del

sale

all'importazione di frumento

fo-

o alPesi)ortazione di equini e bovini per uso del

Comune (4);

e, i)0ich i mari erano allora infestati dai piAnziani erano obbligati sotto giuramento ad armare ogni anno due galee (5), per garantire la sicurezza
dei trafficanti che univano in relazioni commerciali la provvida Repubblica con le maggiori isole del Mediterraneo e

rati, gli

con

lontane terre delP Oriente.

le pili

Tutti gii introiti, die da un cos attivo commercio per-

venivano alla Repubblica, erano aftdati alla Camera del


i
cui amministratori Camerarii pisani Comunis ,
dap])rima eletti dal solo Podest e poscia dagli Anziani,
regolavano tutto il bilancio dello Stato, riscuotevano im-

Comune,

mandavano

poste dirette e indirette (6) e


quelle provvisioni pecuniarie

(1)

R. Archivio

16

e.

t.

vendi tacere in

ih effetto tutte

che dopo opportuna deli-

Antiani pisani

derunt quod piscatores pisane civitatis i)ossint

(lere et

])oi)uli

provi-

et eis Jieeat x)osse ven-

de mensibus Madii, Innii, Inlii

ci vitate ])isana

Angusti et quolibet teniixne anguilias de tiuniine Arni tantum im-

et

x>une,

non obstante

(jnod jier forniani Brevis pisani

vendi faeere eas non jossint

vel

(2)

R. Archivio

eit.,

A. 3o,

e.

43

r.

R. Aiuiiivio

oit.,

A. 90.

e.

81

t.:

cit.,

A. 85,

e.

(4)

20

R. Archivio

dinee i)ossit

A. 85.

e.

16

t..

e.

17

r.

t..

r.

Ciolus Grassnlinus

(jiuid

Comunis vendere

(3)

e. li) t. e e.

A. 85,

cit.,

(7),

offieialis

r.

Gli Anziani di Pisa provvedono

pr comuni Pisarum in partibus Sai-

pr comuni Pisarum vendere et titulo venditionis dare et

concedere boves et vacehas trium annorum usque in quinque et boves

et

vacehas

sani

v'eteres pisani

Comunis

(5)

Comunis de

bestiis seu

armento J^estiarum

])i-

et iudicatus Gallure .

Breve del poxK)lo e delle Coni])., nella rubrica CXLVII Xuoi'i


anno Domini MCCCXII . (Bonaini, voi. II, j). 515).

eupittdi factl in
(6)

R. Archivio

cit.,

A. 93, ce. 2 e 24; A. 94. ce. 45 e 53.

(7)

R. Archivio

cit.,

A. 197, cap.

merariis pisani

Comunis

CCLXA^

in solutionihus per

De modo servando a Ca-

eos fiendis

de ^j^'cwwia pisani

Comunis de qua facte fuerint provisiones per dominos Antianos pisani popuU

FERRUCCIO KIZZELLI

80

berazione degli Anziani


e

registrate e

(1),

erano esaminate dai Revisori (2u


Cancelliere e dal Xotaio del

dal

sigillate

Comune, nonch dal Xotaio

stesso degli

Alla

qui pr tempore fuerint vel alter eorum

non possint, nec debeant dare seii solvere alieni persone vel loco ex
forma alienins provisionis dominornm Antianorum pisani poiinli ali-

qnanj

quantitatem pecunie, nisi in ipsa provisione

singolariter et

exprexa, quare dieta provisio

dieta solutio fieri debeat.


vel

(3).

Et quod Camerarii camere

et aiis de rerisionibus dictarum prorisionum.


pisani Coiiiimis i)resentes et

Anziani

Et quod

sit

sit sj)eciicata

causa

seu fuerit et quare

ipsi Camerarii nullo

modo

possint

debeant solvere seu dare alieni persone vel loco aliquam quanti-

tatem pecunie ex forma alicuius provisionis dominorum Antianorum

que sit et fuerit facta contra formam brevium statutorum


ordinamentorum et consiliarorum pisani Comunis et populi. Et quod
ii)si Camerarii non possint nec debeant dare seu solvere alieni persone
vel loco aliquam quantitatem pecunie i3ro expendendo et convertendo
eani in factis x)isani Comunis, nisi ei qui ad executionem factorum pisani Comunis in provisione contentorum seu continendorum esset per
electionem jjisani Comunis seu dominorum Antianorum x)isani j)opuli
electus seu deiJutatus ex forma alicuius provisionis dominorum Antianorum pisani populi.... Et quod dicti Camerari ex forma alicuius provisionis fiende a Kalendis May i>roxime venturi in antea nullam so-

lutionem facere

pisani popoli,
et

et api)robata

jiossint alieni

persone vel loco, nisi provisio

sit

revisa

per infrascrii)tos cives pisanos eligendo ad infrascriptum

quo in x>resentibus ordinamentis sit mentio et eorum siEt de predictis teneantur dicti Camerari ad penam dupli
totius eius quod solverint seu solvent contra dictam formam. Et quod
calculator et notarii Camere pisani Comunis non jjossit nec debeat aliquam provisionem contra dictam formam factam et non revisam, ap-

probatam

inde scribere ad dictam penam...

officium, de

gillo sigillata.

et sigillatam,

ut predieitur, admictere, nec solutionem ex

(1)

Cfr. Api>endice, doc.

(2)

K. Archivio

cit.,

4.

A. 197, cap.

CCLXYIIl

prorisionum pecunie do in inoi'um Antianorum

et

De

officio

lievisorum

notarii dictorum lievisoriim .

cit., A. 197, cap. CCLXVI Quod Cancellarius


Comunis et dominorum Antianorum pisani poimli et notarius
<lominorum Antianorum et Notarii Cancellarie pisani Comunis i>resentes et futuri non possint neque debeant scribere nec sigillare aliquam provisionem pecuniariam, que fieret contra suprascriptam formam
ad penam suprascriptam, in qua pena possint et debeant a Sindico et
Modulatore officialium pisani Conmnis condempnari et intantum dictus
(3)

E. Archivio

])isani

Modulator teneantur et debeant quemlibet contrafacientem


condempnare . Cfr. R. Archivio cit., A. 81, e. 2 r. e t., e. 3 t., e. 4 r.

Sindicus et

t.,

e.

e. 21 r.

5 r.; A. 82,

e.

t..

e.

10

r.;

A. 84.

e.

37

t.;

A. 85,

e.

31 1.; A. 72,

NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

GLI ANZIANI

ogni settimana erano obbligati a mostrare per aper-

tino di

tum ftcriptum agli Anziani totum


in

81

ebdomada

totum id quod in

et

ebdomada

dissent in ipsa

quicquid quod receperint

et

summa

expenderint^ vel expen-

il).

soltanto per questo risjetto

si

rileva

il

continuo

affermarsi del potere degli Anziani relativamente alP in-

terna amministrazione, poich anche sulle dogane di Pisa

esercitavano essi la loro autorit immediata. Gli statuti

dogane erano
eletti dal Podest, mentre documenti posteriori ci provano
che anche reiezione di questi ufficiali fu pi tardi affidata
agli Anziani, i quali alla loro volta potevano pel medesimo
del 1286 attestano infatti che gli ufficiali delle

ufficio autorizzare

Savi

(2).

E come

nella

Camera

eserci-

tavano continua personale vigilanza, cos delle dogane dovevano controllare gli introiti e gli esiti (3). Oltre a ci, gli
Anziani avevano facolt di riformarne gli statuti, quando lo
credessero opportuno (4:\ di esaminare per mezzo d^un notaio
tutti

contratti attinenti ad sse (5) e di concedere la loro

autorizzazione per Pappalto delle gabelle del Contado

(6).

Un'ultima importante attribuzione degli Anziani riguarda il conio delle monete. Gli Anziani erano tenuti a
stabilire e indicare la forma di qualsiasi moneta nigram

ad eleggere due caun provaiolo e un intagliatore di monete, al quale era anche affidata la custodia dei coni. Tutti costoro rimanevano in carica

rei

grossam

che dovesse coniarsi

(7),

pitani o sopraintendenti degli uffici della zecca,

Breve

(1)

Com.,

jiis.

lib. I, in

cap.

De

Catuerariis etc. (Bonaini,

voi. II, p. 95).


(2)

K. Archivio

(3)

Breve

lei

Breve

pis. Coni. lib. I, in cap.

eit.,

A. 82,

e.

57

t.

pop. e delle Conip., nel cap.

CXXIII (Bonaini,

voi. II,

p. 559).
(4)

Comunis
(5)

(Bonaini, voi.

Breve

pis. Coni., lib. I, in cap.

unum notarium ad
(6)

introitihus cabellarum pisani

Quod Antiani teneantur

eligere

per<juirendum omncs oontractus notariorum pisane

tatis, qui Jierent ah eis, pertinentes

cioli a

De

II, p. 39).

R. Archivio

cit.,,

A.

ad cahellam (Bonaini,

33, e. 270.

Si autorizza

a'oI. II,

civi-

p. 260).

Giacomo da Pec-

mettere in appalto le gabelle di Pietrasanta.

(7) Il

colui che

Podest aveva

non

1'

obbligo di punire nelP avere e nella persona

rispettasse questa disposizione?"

sani comunis, lib.


Arch. Stor.

I,

in cap.

It., 5." Sorif^.

De moneta
XXXIX.

vtutaria. Cfr.

(Bonaini, voi.

Breve

II, p. 229).
6

pi-

FERRUCCIO RIZZELLI

82

nn semestre: il capitano per nou poteva esser rieletto


medesimo ufficio se non dopo trascorso un anno, mentre

]}er

al

due potevano esservi subito riconfermati, perocch


loro uffici richiedevano una speciale competenza tecnica (1).

gli altri
i

COXCLUSIOXP].
Di varia natura erano quindi

le

attribuzioni

gii

scopi di questo Collegio supremo. In primo luogo rileveremo che per quanto libera fosse Fazione degli Anziani
nel proprio ufficio, ci
dello Stato

non toglieva che per tutta Pattivit

richiedesse una certa uniformit di scopi e

si

La direzione dello politica estera, affidata agii


non
poteva stare in disarmonia con i criteri ai
Anziani,
di vedute.

quali sospirava Pufficio militare del Capitano del popolo, e

questo aveva
ziaria, e

il

suo contraccolpo nelPamministrazione finan-

questa nello stato economico della Repubblica e cos

via. Perci nel

governo della Repubblica Pazione di ogni

Uffi-

ciale cospirala per Pattuazione di tutto un insieme di idee


organicamente connesse: e il discuterle e il determinarle

era appunto uno degli scopi del Collegio degli Anziani.

Sicch tutta la loro attivit si pu riassumere nel modo


seguente: essi adempiono principalmente ad una funzione
che potremmo chiamare integratrice, per la quale la grande
variet di pubblici

uffici, divisi e

suddivisi per la specialit

ad una grande unit,


che se da un lato formale, in quanto trasmette ai singoli uffici quelP autorit onde essi agiscono, dalP altro
anche effettiva, nel senso che PAnzianato elegge gli Uf-

delle incombenze, poi ricondotta

ordinari e straordinari, o direttamente o indiretta-

ficiali

impartendo loro quelle norme


e quei criteri, pei quali Pazione dei vari uffici pubblici
cospira armonicamente al raggiungimento dei fini che allo
Stato incombono.

mente per mezzo dei Savi

(1)

Breve

liatore monete
(2)

(2),

pis. coni., lib. I, in ca]).

(Bonaini, voi.

R. ARCHIVIO

cit.,

A.

e. 28;

A.

caintaneH. jrroruiolo. et

31, ce. 49 e 50;

ce. 386 e 388; A. 36. ce. 336 e segg.;

A. 47,

De

iiital-

II, p. 112).

A. 33, ce. 279 e 539; A. 34,

A. 38, ce. 35, 41, 42, 54, 537 e 539;

85, ce. 96, 97, 100, 102 e 107;

A. 93, ce. 56 e 64.

GLI ANZIANI

NKL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

S'

Anziani costituirono dunque nel Comune pisano il


niaji'istrato supremo ehe non riconobbe altra autorit die
([uclla degli Statuti (1); quantunque il loro potere fosse,
Crii

in certi casi, limitato dal

tutti gli altri Uftciali, ricono-

P obbligo di sottoporsi alla modiUatio^ terminato

scere

tempo
il i)ii

Capitimo dal i)opolo o dal Podest,

come

e dovessero ancli\ssi,

del loro

ulti ci.

Ma

il

questi magistrati che formavano

alto e solenne consesso, e che

poteri eran detti (/itberiatores

appunto per i loro sommi


administratores reipublicae

et

non avevano come gli antichi magistrati di Roma


il carattere eWhonor ; erano anch^essi considerati come veri e propri ofticiali dello Stato, che avevano
<iuindi diritto ad un fendum collettivo, il quale, dovendo
solo servire al loro mantenimento e a quello della loro
famlla^ ossia dei servi e degli impiegati ad essi immediatamente soggetti, variava da lire tredici a lire quindici
di denari pisani al giorno (2). I Camerari della Repubblica
erano autorizzati a tal pagamento absque casella (3).
pisanae

repubblicana

Ma (ili e

Te r r a

d' '

r a nto).

Ferruccio Rizzelli.
(1)

disi.

2\
(2)

Roxcioxi, op.

cit. {Arehirio Storico Italiano, serie I, to.

VI, voi.

I,

p. 805).

R. ARCHIVIO

cit.,

A. 197, cap.

CCCXXXVIII

Providerunt do-

mi ni Antiani pis. pop. coiisideraiites diligenter extreniitatem inaonaiu

diiodeeim per dieiu qnod habent. Eis concessum est a


Comuni pisano per.formam ordinamentorum pisani Com. pr vietu suo
et eorum Canellarii, notariorum et familie, qui sunt intcr omnes, ultra
bucelias triginta, de quo salario ipsi domini.... nullo modo vivere x)ossunt nisi ponerent de suo prox^rio, quod non esset conveniens nec honestum.... et maxime tempore .iemali, quo solum in lignis, que comburnntur ad usum sapientum i^isane civitatis su^er factis Comunis
singula lie consulentium, maxima i)ars ijsius salarii sux)rascrii)ti consumitur. Et liabito super ])redictis Consilio et deliberatione matura una
viee et pluril)us cum sa])ientibus viris.... ordina verunt quod ipsi do-

mini Antiani habeaut et habere x)otuerint et

salarii librariim

X)ossint et

debeant a kal.

anno de mensibus Novembris, Decembris et .Januarii et Febriiarii, quibus multa, ut dictum est, ligna comburnntur, singula die libras quindecim den. x)is. sine cabella et omni>us

Jan. x>resentis in antea singulo

aliis

mensibus totius anni singnla

<lie

libras

cal)ella .
(8)

R. Aitciivio

cit.,

A. 135, co. 7 e

sego;.

trcdeeim den. pis. sine

FERRUCCIO RIZZELLI

8-t

APPENDICE DI DOCUMENTI.
1358

1.
[K.

AicIino

licrisioue (Ielle bor^e

per ordine di Gualtiero

Doininice

(k.

p.).

Stato in Pisa. A. 197.

(li

(le(jl

Anziniii

IIoeltf<elilifc.

Incarnationis

e.

9o

e/e(/(iibili

et.].

fatta dai Sari

reario (jenerale di Carlo

IV,

anno millesimo tregentesimo quin-

<luagesimo octavo, indietione undecima, octaTO idus Martii. Pro-

domini Antiani

videriint
actributa,

])isani x)opuli, utentes in

data et concessa in niaiori

et

liiis

bailia eis

per niaius et generale

consilium pisani Comunis liodie celebratum in malori ecclesia pisana


et ratiflcatum x)er consilium pisani populi, die predicto, pr

bono
Comunis et i>ro conservatione boni et pacifici
status pisani Comunis et populi, x)artitu inde facto Inter eos ad
denarios albos et giallos secundum formam Brevis pisani populi,
cum (piam pluves ex intascbaris in tascliis nunc vigentibus de officio et regimine dominorum Antianorum pisani populi sint mortui
et ntilitate

et

quam

pisani

plures in eis positi sint pr artifcibus pr artibus, quas

non faciunt nec fecerunt ullo tem])ore


regimen non ])ossit debite reformari,

vt

ex

lioc

dictum ofiicium et

(piod
infias(ii])ri

sai)ientes viri

ab ipsis dominis Antianis super

electi revideant, calculent et

liiis

cernant in presentiis magnifici viri

domini Gualterii Hocbschlitz pisani etiani x>ro imperiali maiestate


\ icarii et locum tenentis et una cum ipso domino Gualterio omnes et singulos Antianos existentes in dictis tascliis et ex

generalis

inde extraliant et eiciant omnes et singulos mortuos nec non omnes


et singulos suspectos
si

quos in

Comuni

et

populo jiisano

eis esse invenerit et loco

spectorum extraliendorum

et

et presenti statui,

dictorum mortuorum

eiciendorum de

tascliis

etiam eorum qui deficerent apodixarum in dictis

et

su-

predictis ac

tascliis

nunc

exi-

stentium, alios devotos, tdeles et amatores pisani Comunis et populi


et status presentis cernant et in dictis tascliis

ponendo

et

mietendo in

eis priores

ponant

et

mictant

pr prioribus, mercatores

x)ro

mercatoribus, artifices pr artifcibus usque ad expedientem et sufficientem numeruni

])i()

vigentes facte fuerunt,


ultra

residuo tempori s pr quo diete tasche nunc

dummodo

in dictis tascliis esse

non possint

quindecim priores per singulum quarterium pisane

civitatis.

COMUNE PISANO

ULl ANZIANI NKL (.OVERNO DEL

cuniputatis in dicto imiiiero prioriim

novo
quod

illis

qui remanebimt in dictis

ex hiis qui in eis nunc simt pio prioribus et

tascliis

in dictis taseliis pr
i>ro niaiori

85

illis

qui de

prioribus mictentur seu ponentur, ita

tempore vel in mai ori numero Antianoruni in


non possint v^el debeant et eo8

dietis taschis ponere vel mietere


sic

ab

eis

nebunt ex

de novo mictendos et alios qui in dictis


liiis

et debeant eo
pieiitibus

tascliis renia-

qui in eis nunc sunt, apodixent et apodixare possint

modo

et sicut dicto

viris melius

et

utilius

domino Gualteio
videbitur.

et dictis sa-

Et durent

et

durare

debeant diete tasche eo tempore de quo in provisionibus factis de

nunc vigentibus continetur et non ultra, conputando in dicto tempore tempus preteritum dictarum tascharum.
Et quod nullus de novo addendus sive ponendus in dictis ta-

predictis taschis

schis vel aliqua

eanim pr priore

aliiua earuni extralii vel esse

possit vel debeat de eis vel

Antianus pisani populi pr priore,

donec omnes priores sui quarterii qui remanebunt pr prioribus in


suprascriptis taschis nunc vigentibus ex eis qui in dictis taschis

nunc sunt
ratus

tempore eoruni extra ctionis ad dictum officium prio-

et

habiles

ad dictum olhcium prioratus liabendum

fuerunt,

fuerint de dictis taschis extracti. Et

si (luis

ex predictis de novo

mictendis et ponendis in dictis taschis pr prioribus extraheretur

de dictis tascliis, ante quam predicti omnes qui in dictis tascliis


remanebunt pr prioribus ex eis (jui in dictis taschis pr prioribus nunc sunt, fuerint de dictis taschis extracti eo modo et
forma, de quibus supra dictum est, eius apodixa reponatur et
remictatur in tasclia priorum spicinatorum sui quarterii, et alius
habilis ad dictum officium ex hiis, qui nunc sunt in dictis tascliis,
et in eis pr prioribus remanebunt, extraliatur loco sui ad dictum
ottcium prioratus. Et idem per omnia fiat et observetur de mercatoribus et artilcibus in dictis taschis de novo mictendis et ponendis.
Et quia utile et necessarium est Comuni pisano officium Antianatus virtuosis et bonis liominibus reformari, statuerunt et ordi-

naverunt

et

disposuerunt pr utilitate x)isani Comunis et populi

quod pontonarius pontis


et ojM'rarius pontis de

de mari presens in

veteris i)isiane civitatis presens in officio

mari sive opere

officio

sacti Ranierii dicti pontis

possint esse Antiani

pisani

populi,

si

novo ponerentur, sive mictenon obstantibus predictis eorum officiis. De aliis vero va-

in dictis tascliis sunt, sive in eis de


rentur,

cationil)us dicti officii Antianatus et de sigillis dictarum tasclia-

rum

et cai)sa

earundem

et clavibus diete capse et aliis

omnibus

et

singulis serventur et servari debeant provisiones et ordinamenta

facte et facti de et super suprascriptis

taschis

nunc vigentibus.

^'>

FERRUCCIO RIZZELLI

1361, luglio 2H

2.
|K. Arcliivio

(s.

Stato in Pisa. A. 107.

(li

Prorrinioue fafld dai Sari sul/e


e

(lei

p.).

loro

SU

e.

h<>r.<i('

'atccieri e

t.

se-i-i.].

(leijl

A n ciani

Xofari.

CoiiKiliuiii sen;itu< et ciedeiitie (loiiiiiiornui Aiitlnanoruiii pisani

decem per

])oinili et eoriini consilii miiioris et

maioris. videlicet

qiiarteriuin et oeto

maris, eonsulum mercatoriini,

consulum

])()])iili

eoiisiiliini

artis lane, capitaneoruni et

dominio Antiani.s pisani

vitatis a

additormii secundnm
r<'nt<'

artiiim.

et

([uarterium pisane

ci-

pox)nli eleetornni et hnic Consilia

formam Brevis

pisani Coniunis a nobili et po-

domino Chino Marcinone de

ir

state snb

priorum septem

per (jiiodlilK

quiiuleeiiii sa}>ieiitiiiii viroruiii

pisanornni pote-

C'ivitella

sacramento petitum.

Cnm intellexeritis nnnc corani volis le.ui et explanari i)rovisionem dominoriim Antianonim pisani i)opnli snprascriptam lioc
anno et indictione, quarto kalendas Angusti, de et super ordinamentis tascliarum dominorum Antianonim pisani populi, cancella-

riorum pisani Comunis, cancellarioriim <lominorum Anthianornni


]>isani populi,

cancellariorum lucani Comunis

dominorum Antianorum
aliis et

super

et

notaiiorum ipsoriim

pisani ])opuli niiper coiiticiendarum et de

aliis in dieta

provisione et ordinamentis compreliensis;

cuius quideni ])roYsionis et ordinamentorum tenor talis est:

Dominice Incaniationis anno millesimo trecentesimo sexagesimo

primo, indictione tertia decima, quarto kalendas Augusti.

Providerunt domini Antiani pisani populi, partitu facto inter eos


ad <lenarios albos et giallos secundnm formam Brevis pisani populi,

providendo ratitcaverunt, conlirmaverunt

approbaverunt

in-

frascriptam provisionem sapientum virorum pisane civitatis ad

liec

et

et

dominis Antianis pisani populi electoriim t'actam suprascriptis

anno et indictione. ([uinto kalendas Augusti in omnibus et per


omnia i)rout et sicut in ea continetur et i)lenius. Cuius quidem
provisionis tenor talis est: Su^H'ascriptis anno et indictione, quinto
kal. Augusti.

Providerunt infrascripti sapientes

dominis Antianis pisani populi

Comunis

et

pr quiete, pace

viri

super biis a

electi ])ro e\ identi utilitate pisani

et eijiiitate

fico statii ])isane civitatis saliibiiter

civium pisanorum

et paci-

conservandis

(jiiod

ofHcium

regimen Antianatus pisani


mari possit et debeat ]n*o duolms annis
et

po])uli

leformetur et refor-

et sex

mensibus inci]iendis

ANZIANI NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

Gl.l

in kaleiulis Noveiiibiis

modo

et fonila,

de

proxime

([iiibus et

si ve

Un'iio

pioti

eleetioiies et taseie

p(pnli tant et tieii possint et

nonim Antianonnn pio

tribiis

tantnmniodo annis duobus


dietis kalendis

et

per nioduni tascliaium et eo

pront inferins deelarabitur, videlicet


(

veiitiiri

87

domiuorimi

Aiitliiaiioriini

pisani

debeant de prioribus ipsoruni doniiannis et durent et durare possint

mensibus sex tantum, incipiendis in

Xovembris proxime venturi.

)e

mercatoribus vero

er artitlcibus pr annis quattuor et durent et durare possint et de-

beant duobus annis et mensibus sex tantum, ut sujra dictum est


de prioribus,

incipiendis

in dictis kalendis

Xovembris proxime

venturi. Et tant, ut supra dicitur, videlicet

eligantiu- per

quod
dominos Antianos pisani populi, nunc

in officio exi-

stentes, sapientes (piadraginta poxmlares de melioribus et suificien-

tioribus civitatis pisane, videlicet

decem per quodlibet quarterium

civitatis i)isane, et octo sa^iientes eligantur et eligi possint per


ticujn

dominum dominum Gualterium imperialem vicarium

Magnietc.

de

melioribus et sufficientioribus diete civitatis, videlicet duo per quar-

terium in electores et pr electoribus dictorum dominorujn Antia-

norum eligendorum. De
a<l

minus

(juibus vero factis

et usqiie in tres

omnibus electoribus duo

ad voluntatem dominorum Antliianoruni

pr quolibet quarterio pisane civitatis sint et esse debeant artitces


et

de sei)tem artibus x>isane civitatis. Quibus

et

habeantur in presentia pretati magnifici domini domini Gualterii

et in eius palatio, ubi sint Cancellarius

cellarius

dominorum Antianorum

electis,

cohadunentur

maior pisani Comunis

pisani populi et

non

et

Can-

alius Ael alii.

Et sic cohjidunati nominent et nominare possint et tacere scribi

pr Antianis in priores et pr prioribus (pioscumque volent, vi<lelicet

usque in tres pr (piolibet eorum tantum. Et facta dieta nominarione, priores predicti

nominati scruj^tinentur per dictos quadra-

ginta octo sapientes ad scruptineum secretum ad denarios albos et


giallos, ut infra dicitur, videlicet (piod de quolibet et

nominato in priorem sive pr priore


}artitus

ad denarios albos

habuerint maiorem partem


vel quibus

et giallos.

Et

ille et illi

qui habuerit et
sive de <pio

maior pars dictormn electorum concordabit, scribatur


illi,

facti (]uani

et

non concorXicliilominus tamen

in quibus maior pars

scribantur et signentur pr non factis.

omnes tam

pr quolibet

scruptineum secretum et

vocum dictorum electorum

signetur pr facto priore. Et


<labit,

fiat

non facti signentur, quot voces habuerint in


quidem scruptineum recipiatur per prefa-

partitu de eis facto, cpio!

tum dominum Gualterium

et Cancellarios suprascriptos.

De quibus

FERRUCCIO RIZZELLI

88

vero prioribus eligantur et cernantur

tle

dictis scriiptinatis decein

octo priores in quolibet et de quolibet quarterio. Et facta dieta cerna


et electione, ut siipra dicitur,

num

et 8int priores

Et

illi

qui erunt creti per dictum domi-

Gualtei'ium pr factis prioribus,

contigerit

si

modo

predicto, intelligantur

pr dicto tempore duorum annorum et mensium sex.

quod

illi

ex dictis prioribus qui essent signati et

pr factis dicto modo, non essent ad suftcientiam sive nu-

scripti

mero necessario pr

dictis

decemocto antianatibus

rentur scripti et signati pr factis plures

quam

pr dictis decemocto antianatibus, per prefatum

rium reducantur ad decem

et

reperi-

si

dominum

Gualte-

octo tantum, dimictendo illos qui

et

pauciores voces liabuerint. Et

essent necessarii

si

in pluri rei minori quantitate eve-

numero vocum, fat per dictum dominum Gualterium et Cancellarios predictos inde ad sortem
scilicet per apodixas lioc modo, quod cui ex eis venerit apodixa

nerit casus

piena

aliciui

essent in pari

de illis in quibus numerus defceret. Et si


numerus excederet et sibi venerit apodixa
prior. Quod quidem scruptineum et partitus

sit prior, si erit

de

erit

quod

illis

in quibus

piena ad sortem,

sit

predictos predicti Cancellarii teneantur tenere in credentia et secreto et nemini di cere vel pandere sub iuramento. Et facta electione

predictorum iniorum, ut dictum


et

est, electores predicti in et

de suo

pr suo quarterio tantum nominent et nominare possint et fa-

cere scribi pr Antianis

in alios sex

tantum pr

artilices quoscumque
tantum pr mercatoribus et usque

in mercatores vel

volent, videlicet usque in sex

artificibus i^ro quolibet.

Et facta dieta no-

minatione dictorum mercatorum et artifcum, scruptinentur per


ctos quadraginta octo sapientes ad scruptineum

di-

secretum ad de-

narios albos et giallos, ut infra dicitur, videlicet quod de quolibet


et pr quolibet nominato per mercatorem vel artiflcem fiat scruptineum secretum et partitus ad denarios albos et giallos. Et ille
et illi qui habuerit et liabuerint maiorem partem vocum dictorum
electorum sive de quo vel quibus maior pars dictorum electorum

concordabit scribantur et signentur pr factis Antianis pr mercatoribus et artificibus. Et

illi,

dabit, scribantur et signentur

tam
de

facti

in quibus

non

factis,

maior pars non concor-

nichilominus tamen omnes

quam non facti signentur ({uot voces liabuerint in partita


Quod quidem scruptineum recipiatur i)er prefatum do-

eis facto.

minum Gualterium
est de prioribus.

gantur

et

et cancellarios

supradictos, ut supra dictum

De quibus vero mercatoribus

cernantur per prefatum dominuui

et

artificibus

eli-

Gualterium de dictis

scruptinatis viginti quactuor mercatores et viginti quactuor artifices in (piolibet et

de quolibet (piarterio pisane civitatis. Et facta

anziani

(li

XKl.

iliota cernii et electione,

I.UVEHXO DEL COMUNE PISANO

ut siipia (licitar,

illi

89

qui erunt creti per

predictum doiuinuni Gualteriuni pr factis Antianis, pr mercatoribus vel artitcibus. modo predicto, iutelligantur et sint Antiani
pr niercatoribus et artitcibus pr dicto tempore duorum annorum
et

mensium

sex.

Et servetur

et fiat In eis et

de

eis

modus

et forma,

qui et pie servari debet in jivioribus ipsorum Antianorum, de qui-

bus supra

tt

mentio.

Et facta electione dictorum Antianorum tam priorum quam


mer*atorum et (piani artiticum eo modo, ut dictuni est, Antiani

omnes

predirti, sicut

et scribantur

dictum

sive

est,

eorum nomina apodixentur

per suprascriptos cailcellarios in presentia prefati do-

mini Gualterii in apodixis siniplioibus sive spicinatis tantum, dumsoribatur unus Antianus

modo in (jualiliet npodixa ponatur sive


sive nomen unius Antiani tantum. Et si
proliibitus vel proliibiti esse

(piis

vel

si

(pii

ex toto

Antianus vel Antiani secundum pre-

sentia ordinamenta, electus vel electi fuerit vel fuerint Antianus

non ponatur vel ponantur in dictis tascbis vel aliqua


si electi non essent. Et Cancellarii predicti sub
iuramento teneantur talem vel tales sic electuni vel electos non
ponere vel mietere in dictis taschis vel ali(pm earum. Et (piod fiant
(juactuor tascbe priorum, videlicet una pr quolibet quarterie, in
quarum (pialibet ponantur et mictantur priores decem octo illius
(piarterii. Et similiter fiant quactuor tasche mercatorum et quactuor
artifirum, videlicet una pr quolibet (piarterio dictorum mercatorum et similiter artificum. In (piarum (^ualibet dictorum mercatorum
vel Antiani,

earum, sed sint ac

ponantur

et

mictantur viginti tpiattuor mercatores et in qualibet

artificum ponantur viginti (piattuor mercatores et in qualibet artificum i)onantur viginti (piattuor artifices. Et

predictorum Antianorum sigillentur

et

omnes predicte tasche

aperiantur prout et sicut in

cai>itulo Brevis pisani populi lotpiente de taschis

incipit qiioniam

ad rem sacram

lathis

stent in ca])sa solita, cuius claves

Antianorum
est.

et

Antianorum, quod

conUnetur^ et ponantur et

unam

teneat prior

dominorum

aliam Cancellarius maior pisani Comunis, ut moris

Et postea singulis duobus mensibus videlicet per dies decem

ante exitum Antianorum,

norum

neum

in (jua erunt diete

(jui

tunc fuerint, de dieta tascha Antia-

apodixe spici nate per dominum

i>isani i)<)piili Ael eiui^

cajjita-

viearium in sala palatii pisani populi

in presentia Consilii, ut moris est, extrahantur et extrahi debeant


ad fatum (piactuor priores, (piatuor mercatores et quatuor artifices
dictarum tascharum, scilicet unus prior, unus mercator et unus artifex cuiustpie (piarterii pisane civitatis, ita tamen quod in extractione artificum infrascriptus modus servetur, videlicet (piod prima

FERRUCCIO RIZZELLI

90

vice qua extralieiitiir Antiani de dictis taschis, extraliatur et extraii


(lebeat

primo

miiis artifex de tasclia artifcum qiiartevii pont8,

cuiida vero vice extraliatur

primo

vero vice extraliatur primo uiius artifex de

qua.rt<erii H\e<lii, t-ertia

tasclia artiiicum quarterii forisporte et (]uarta vice extraliatur

uuus artifex

tasclia artifcum (piarterii Kintlnce.

<le

.se-

uiius ai-tifex le ta*cha artifcum

Et

primo

sic fat

con-

tinuo per circuluni in quolibet quarterio pisane civitatis durante


dieta, tasclia

temj)ore

primo prioribus

et

extractionis ipsorum Antianorum, extractis

mercatoribus. Et

illi,

qui sic extracti erunt,

duobus mensibus tunc


proxime venturis. Veruni si aliquis vel aliqui extractus vel extracti
fuerit vel fuerint i)ro Antiano vel Antianis, qui secundum presentia
sint et esse intelligantur Antiani pr illis

ordinamenta esse non possit vel possint


liabilis vel habiles

X)ro illa A'ice, alius

vel alii

extrahatur vel extraliantur loco eius vel eorum

de tascha vel taschis, de qua vel quibus extractus vel extracti fuerit
vel fuerint. Et

si

in dictis taschis vel aliqua

earum non

reperire-

tur aliquis qui illa vice posset esse Antianus tempore extractionis,

tunc et in dicto casu Antiani presentialiter extracti de dictis taschis, qui


fceret vel

comode

liaberi poterunt, eligant illuni vel illos qui de-

defcerent in dicto Antianatii, eligendo pei-sonam vel

personas habilem vel habiles ad dictum oficium habendum, secun-

dum

presentia ordinamenta.

Et prior dominorum Antianorum tunc in

oficio

existentium

teneatur sub iuramento ipsa die extractionis predictorum

norum

Antia-

facere ipsos Antianos coliadunari in palatio ipsorum An-

tianorum in aliquo convenienti loco illos qui comode liaberi ])oterunt ad faciendum et teri facere i)er eos electionem dicti talis
Antiani vel Antianorum, qui in eorum Antianatu defceret vel defcerent, ut dietimi est.

Et dictus

talis

Antianus, vel Antiani extra-

non valens vel valentes esse illa vice Antianus


vel Antiani reponatur et reponantur in tascham vel taschas nude
ctus vel extracti

extractus vel extracti fuerit vel fuerint. Cui electioni et electoribiis


intersint Cancellarius inaior pisani

comunis

et Cancellarius dojui-

noruni Antianorum pisani populi vel salteni unus eorum,


esset impeditus et

non

si

alter

alius vel alii.

Et quod infrascripti per hec ordinamenta prohibeantur


ad dictum olfcium Antianatus, (luando extra lierentur de taschis
dictis sive eligerentur et loco eorum debeant extrahi et esse

e.sse

i)re-

alii

habiles, videlicet:

Operariiis pisane maioris ecclesie. Operarius sancte Marie de

ponte novo. Ultra

unum

de foriiitoribus castrorum et roccharum

pisani Comunis, eis existentibus in dictis


esse Antianus ille

oficiis.

Possit

tamen

ex eis qui ftniret ofcium suum tempore

<iiio

NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

GLI ANZIANI

91

atl Uictiuii oticiuin Antianatus taiitiiin. Et eo exiAntiano modulali non debeat de officio quod habuisget.
C'aneellarius ad lioteras tam ille <iui tempore extractonis esset
in officio qnam ille i\m esset intraturus ad officium tempore quo

haberet iiitraiv

sreiite

ad officium Antianatus. Cancellarius pisani comunis ad Consilia et provisiones et cancellarius dominorum Antianoium pisani populi, et similiter notarius Antianorum existentes
in officio et ille qui esset intraturus ad officium, ut supra. Doaintrare deberet

neriiis

loane salis in Plumbino. Doanerius doane salis in Casti-

lione ])iscliarie. Doanerius <loane salis in 8arzana. Doanerius vene


t'eiii

de liba, eis existenribus in dictis

et (juilibet alius qui

officiis.

Et etiam Castel-

tempore quo intiare deberet ad officium An-

tianatus, esset in alitino officio pisani

Comunis

in civitate vel di-

strictu lucano eis existentibus in officiis et etiam ex

quo

sent ad ea et illa officia iurassent et acceptassent seu

Luca

fornitor eastiorum et Roccliarum de

lani et Rectores Luce,

electi es-

illa

iurare

acceptare conpelli possent.


Potestas, Capitaneus, Index et Castellanns cuiusque terre pisani

Comunis seu que distringantur per Comune pisanum


in officiis iJiedictis, et etiam ille qui

eis existentibus

ad aliquod
dictorum officiorum tempore quo intrare deberet ad officium Antianatus.

esset intraturus

Et idem intelligatur de potestate Suvereti

et

de potestate

Scherlini et de vicariis pisani et lucani comitatuum. Possit

tamen

esse Antianus, (luando extralieretur vel eligeretur, quilibet predi-

ctoiiim officialium qui lniret officium

suum tempore quo

intrare

deberet ad officium Antianatus, tamen eo existente Antiano de ofiicio,

quod

liabuisset,

modulari non possit vel debeat.

Absens a civitate pisana per miliariji sexaginta a civitate pisana numeranda, dum tamen non intelligatur de absentibus a dieta
civitate, cpii essent in

comitatu vel districtu

i)isano,

licet essent

absentes a dieta civitate per miliaria sexaginta.

non vacasset a dicto officio per mensem decem et


de eadem domo sive patrimonio.
de una et eadem arte.
Ultra
In uno et eodem Antianatu esse non possit tiliiis, frater
Ille

qui

Ultra

octo.

unum
unum

car-

nalis vel uterinus, nepos carnalis, patruus, avnnculus, frater pri-

mocosinus, socer et gener.

non essent in populo pisano et non diligentes


Comunis et popiili.
Et qui nati non essent de legiptimo matrimonio, intascliari et

Et qui

iurati

bouum statum
esse possit

Dummodo

pisani

unus pr quolibet

(luarterio

sint et esse debeat {sic)

pisane civitatis tantum.

non nati de legitimo matrimonio


legiptimati tempore quo extraberetur ad

ipsi tales intascliandi

FERRUCCIO RIZZELLI

92

dietimi officium Antiaiiatus.

Antianatus

debeant

J^t 8i

tempore quo ad dictum

non

extralierentiir, legiptiinati

ipsi vel aliquis

eorum

esse

esseht,

ortciuiu

non possint vel

Antianus vel Antiani

donec

et

legiptimatus vel legiptimati non fuerit vel fnerint, durante dieta

Et

tasclia.

norum

lieeat eancellariis pisani Coniunis et

unum

pisani populi

de non natis de legiptimo matrimonio in

norum

intasehare. Et

si

dominorum Antia-

per quarterium pisane eivitatis tantum


tascliis

ipsorum Antia-

aliqui essent in paribus vocibus, de

eis

servetur forma supra tradita.

Et qui nati non essent

eorum

ipsi vel

in

eiA^tate

pisana vel eius distri e tu

patres.

Et minores annis viginti quinque.


Et usurarli qui ex publica'fama liaberentur publici usurarii.
Et qui aliquo tempore in eivitate Pisarum vel eius distrietu
feeerint galicam ipsi vel

Et qui

eorum

patres.

fideles essent alieuius

de patrimonio vel alieuius alte-

rius persone layce pisane eivitatis vel distrietus, de

qua

fdelitate

publicum instrumentum.
Et omnes de septem artibus pr arte aliqua qui artem suam

esset

prineipaliter et direete eontinue

bus non exereeant

tamquam magister de

et exereuerint a die

ipsis

arti-

qua extraetus fuerit An-

tianus iwY triennium ad minus, et qui fuissent rebelles pisani Co-

munis pr guelts vel descendentes.


Et <iui tempore extractionis esset in eareeribus pisani Comunis, quacumque de causa, non x)ossit vel debeat esse Antianus
pr

illa

viee ullo

Aliqua vero alia


debeat

ijisis

vel ad OS,

modo

et sic servetur et fiat

durante dieta

taselia,

exceptio vel contrarietas non obstet nec obstare

Antianis extrahendis vel eligendis de dictis

taseiis

sed debeant ad ipsum officium iurandum et exercendum

cogi, nulla alia exceptione obstante.

Et (luod Antiani predicti vel aliquis eorum non possint a el


ire pr potestate vel eapitaneo pisani populi quando ve-

debeant

nirent ad palatium vel ad ecclesiam

maiorem

vel ad alium locum,

nec eos vel aliquem eorum somare quando recederent a palatio vel
ab ec^clesia vel alio loco. Et de lioc teneantur iuramento et pena
arbitrio

modulatorum eorum.

quis artifex de septem artibus de dictis tascliis extraetus


Antianus vel electus ad os pr priore vel mercatore et talis
extraetus sive electus si fuerit notarius, ipse notarius ab inde in

Et

si

fuerit

antea eligi vel esse non possit ad aliquod officium notarie pisani

Comunis nec

eius artem ullo

modo dictam artem

modo

exereere. Et

si

exerceret ullo

vel aliquod officium notarie pisani Comunis,

non valeat nec teneat

illud

quod faeeret vel gereret

in dieto of-

ANZIANI NEL (tUVEHNO DEL COMUNE PISANO

'il.l

modo

lirio aliqiio

et
iiis

eondemimari

vel iure. Et iiiciiloiiiiims ])08sit et debeat pniiiri

Sindieo et Modulatore ofticialium pisani Comii-

centum denariorum pisaseptem artibiig;,


non })OS8t ad aliquod offieium sue

totieiis quotieiis lioc fecerit in libri

noriim. FA

ai

fuerit alius artifex vel de alia arte de

ab inde in antea

Et etiam

artis.
A el

93

si

eligi vel esse

dictus talis artifex sic electus Antianus pr priore

mercatore acceptaverit

sue artis exercuerit,

modo

aliquo

et exercuerit et postea

numquam

aliquod offieium

esse possit Antianus pisani populi

vel iure, et nichilominus

si

dictam eius artem exer-

cuerit vel aliquod offieium sue artis acceptaverit et exercuerit in


libris

centum denariorum pisanorum. Et quod predicti domini Ca-

pitaneus pisani poi)uli et Sindicus et ]\lodulator officialium pisani

Comunis teneantur et (^uilibet eorum teneatur sub iuramento et


lena librarum centum denariorum pisanorum pr quolibet eorum
quotiens contrafecerint vel remissi fuerint vel contrafecerit vel re-

missus fuerit ab eorum et cuiusque eorum modulatoribus auferenda.

Et quod nullus de eligendis

dictum

et intaschandis pr

Antianis, ut

possit Antianus, durante dieta tasclia, nisi semel

est, esse

tantum.

Et quod in quolibet Antianatu, durantilnis dictis taschis,


et esse

sit

debeat unus notarius pr Antiano de intascLatis in dictis

taschis.

Et

si

tianorum vel

nullus notarius reperiretur esse in dictis taschis Anin eis nullus reperiretur habilis

si

habendum, tunc

et in eo casu eligatur

et eligi

alios Antianos, qui tunc de dictis taschis

tianatus electi sive extracti fuerint, vel

ad dictum offieium
possit ad os

x^^i'

ad dictum offieium An-

maiorem partem eoruni

immediate post eorum electioneni sive extractionem ad dictum

of-

fieium de dictis taschis unus bonus et sufficiens notarius de collegio notariorum

Antianum
proxime

et

pisane civitatis habilis ad dictum offieium in

pr Antiano pisani populi pr duobus mensibus tunc

secuturis.

Cui electioni

sic fende intersint et interesse de-

beant Cancellarius maior pisani Comunis ad provisiones et Consilia


et

Cancellarius

unus ex

eis, si

dominorum Antianorum pisani populi vel saltem


alter impeditus esset et non alius vel alii.

Et quicumque nominatus

minorum Anthianorum

et scruptinatus fuerit

pr priore do-

pisani j)opuli non possit vel debeat nomi-

nari vel scruptinari pr mercatore vel artifice. Et

idem

fiat

et

servetur de mercatoribus et artificibus. Et quicumque fuerit no-

minatus vel scruptinatus pr Antiano pisani populi, non possit


vel debeat nominari pr Cancellario pisani
lario

dominorum Antianorum

ijisani

Comunis vel Cancel-

populi aut Cancellario lucani

Comunis, nec etiam pr notario dominorum Anthianorum pisani


Et quicunupie nominatus vel scruptinatus fuerit pr Can-

j)opuli.

FERRUCCIO RIZZET>Lr

94

pisani Comniiis,

ct'llurio

non

possit ve! debeat noniinari vc4 scrii-

ptinari pr Cancellario (loniinonini Antianoriim pisani ])opuli

Comunis. Kt

Canci'llario lucani

(juicniiKiiic fiicvif

aiit

noniinatus voi

scniptinatus pr Cancellario dominovuni Antianoruni i)isani j)opuli,

non

debeat noniinari vel

i)ossit ypl

lucani Conninis

idem

liat et

populi. Et

iiiuiiis

et

teneantiir

formam

Cancellario

non valeat nec teneat ullo modo


Et quod Cancellarli pisani Co-

dominorum Antianorum

pisani populi vinculo iuramenti

sciuptinatio

nullum

de

nominatis vel scru[)tinatis contra dictam

intascltaie in ali(iiiam lictarum tascliarum ad

si

pisani

ipsorum vel alicuius

et inanis.

<'t

sit irrita

et cuius(iue eoruni a

munis.

pr

i)isani populi. P]t

dominorum Antianorum

noniiiniti vel scru])tinati forent,

iure

i])so

sciuptinari

Antliianorum

seivetur de notavi i;^

8i

eorum nominatio
set

doniinormn

vel

Siudico

(^t

penam

eis

Modulatoi'e ofticialium pisani Co-

contrafec-erint, eius arbitrio

auferendam.

Et (]uicum<pie non fuerit Antianus pisani populi. non possit


A'el debeat iilb modo nominar! vel
norum Antianorum pisani i>opuli, et

fuerit,

di(^ta

scruptinari
si

i)r<)

])riore

domi-

nominatus vel scruptinatus

nominatio vel scruptinatio non valeat nec teneat,

set ii^so iure sit irrita et inanis.

Et quod Cancellarii pisani Co-

dominoium Antianorum pisani populi vinculo iuramenti


teneantur nullum nominatum vel scruptinatum contra dictam formam intascliare in ali([uam tasdiam dictorum priorum ad penam
eis <'t cuicjue eorum a Sindico et Modulatore oftcialium pisani
munis

et

Couunis,

si

contrafecerit, eius arbitrio auferendam. Et

etiones et tasclie

dominorum Antianorum

]isani ])opuli

quod

ele-

pr futuro

tempore incipiendo fnitis taschis nuper conticiendis, liaiit et lieri


possint et debeant tempore penultimi Antianatus extraliendi de
su])rascri]>tis tascliis. Et domini Antiani pisani populi vinculo
iuramenti et i)ena librarum centum denariorum pisanorum eis et
cuique eorum a Sindico et Modulatore officialium pisani Comunis
modo ante predictum tem])us possint vel debeant

auferenda nullo

bailiam vel provisionem facere de faciendo aliquas taschas


vel electiones dominorum Anthianorum pisani populi vel taschas
facere vel iieri facere per se vel alios de dominis Antianis pisani
jjetere

dominorum Antianorum pisani populi, CanComunis vel Cancellariis lucani Comunis aut Notariis ipsorum dominorum Anthianorum vel de corrigendo, proviilendo A-el ordinando directe vel per obliquum aliciuid super dictis
tascliis vel alicjua earum nu])er contici endis, addendo vel minuendo,
et, si fieret, non valeat nec teneat ullo modo. Et quod Cancellarii
populi, Cancellariis

cellariis pisani

pisani

Comunis

iuramenti

et

dominorum Antianorum

teneantur nullam

s<'ripturam

pisani populi vinculo

facere

vel scribere. nec

NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

GLI ANZIANI

1>5

provisioneni si^illair coutia piedistalli fovinam ad

ali(|uaiii

centuni

librariiHi

Siiidico et

pisaiiorinn

denarioiuii

Modulatore

ofteialiiim pisani

eis

et

peiiaiii

eonim

eui([ue

Coinunis aiifereiidaiu.

Et (piod tempore dicti penultimi Antiaiiatus in faeiendo seu

dominorum Antianornm
Comunis et dominorum Antianornm pisani populi et lucani Comunis ac etiam notarioruni
ipsorum dominorum Antliianoruni talis modus et forma servetur:
Qiioil per ipsos dominos Antianos in i^rincipio eorum oftcii vel
quando inde j^lacuerit, liabeatur eonsilium quadrauinta sapientum
virorum ad minus de melioribus et suttcientiori])Us pisane civitatis
et presentis status, in quo quidam Consilio interesse debeant vigiliti quattuor de i^roximioribus prioribus Antianorum Antianatu
tieii

faeiendo de novo tascias et eleetione^

pisani populi. Caneellarioiiim pisani

predi cto ad minus. Et in dicto Consilio proponatur de tunc novis

(juani

tam dominorum Antianorum pisani po^mli

eonleiendis

tasoliis

etiam Cancellariorum et notarioruin predictorum et de

liiis

niodis et aliis tenendis et observaiidis in confciendo ipsas tasclias


et

piambibet earuin. Et prout tune in dicto Consilio providebitiir,

ordinabitur et deliberabitur, ita et taliter


narie mandetur et sic in

posterum

fat

successive

et

executioni ple-

servetur et fat de

tempore in tempus.
Et quod
et

fat tasclia

Cancellariorum pisani Comunis ad Consilia

annorum incipiendorum

provisiones in termino trium

leiidis

Martii proxime venturi

j)er illos sai)ientes A'iros,

in ka-

quos nia-

dominus dominus Gualterius ad liec duxerit eligendiim


ad scruptineum secretum, ad denarios albos et giallos et in eius
preseiitia, quod quidem scrui)tiiieuin per dictuin dominum Gualterium recipiatur et cancellarios suprascriptos. In ([ua quidem
fascila ponantur et intasclientur notarii tres sive nomina notarioi^iiifcus

rum trium

plures voces liabentium per prefatum

Gualterium. Et
fat et

dominum dominum

aliqui concordarent in paribus vocibus, de eis

si

sequatur, prout supra dictum

est,

de Antianis pisani poi)uli.

Et inde extrabatur notarius unus ad fatum habilis ad dictum


olfciuin
l)isani

liabendum secundum formam brevi uni

Comunis

et

et

ordinamentorum

populi tempore quo ipsum ofticium reformari

de])ebit ante per dies

decem ad

extracti sive extraliendi

possit vel debeat nisi

de

miiuis, ita

dieta

quod otcium cuiuscine

tascha non

uno anno tantum. Et

duret

ille cpii

seu

sic

fuerit Cancellarius, sit et esse debeat Cancellarius pisani

ad Consilia
otHcio

et provisiones

salario

et

aliis

durare

extractus

Comunis

pr uno anno tunc proxime venturo

consuetis.

Et (juod

cum

Hat fascila de offcio

Cancellariorum dominorum Antianorum pisani populi pr (piactuor


annis incipiendis in kalendis Decembris proxime venturi per su-

FERRUCCIO RIZZELLI

96

prascriptos sapientes. Et de eis

supra

(le

tiat et seqiiatiir,

prout (lictuiu est

Cancellariis pisani Comunis, et durent et durare debeant

aimis tribus tantum et non ultra. In qua quideni tasclia niictantur


notarii octo sive

nomina notariorum octo

et inde

extrahatur no-

unus ad fatum habilis ad dietuni ofleium habendum secundum formani brevium et ordinamentorum pisani Comunis, tempore

tarius

quo dictum oftieium reformari debebit antea j^er decem die.s ad


minus, ita quod officium ouiusque extracti sive extrahendi de dictis
taschis duret et durare debeat mensibus sex tantum et non ultra.

Et

qui sic extractus fuerit

ille

Cancellarius,

sit

et

del)eat

esse

dominorum Antliianorum pisani i)opuli pr mensibus


sex tunc proxime venturis cum officio, salario et aliis consuetis.
Et quod fat tasclia Cancellariorum lucani Comunis in termino
quactuor annorum incipiendorum in kalendis Aprelis proxime venCancellarius

turi per suprascriptos sapientes et de eis fiat et sequatur, prout

dictum

est supra de Cancellariis pisani

Comunis,

et

duret et du-

tantum et non ultra, in qua quidem tascba


mictantur octo notarii sive nomina notariorum octo. Et inde extrahatur notarius unus ad fatum liabilis ad dictum officium habendum
secundum formam brevium et ordinamentorum pisani Comunis et
populi, tempore quo dictum officium reformari debebit antea per
decenj dies ad minus, ita quod officium cuiusque extracti sive
extrahendi de dictis taschis duret et durare debeat mensibus sex
tantum et non ultra. Et ille, qui sic extractus fuerit, Cancelbirias
sit et esse debeat Cancellarius lucani Comunis j)ro sex niensi])us
tantum tunc proxime venturis cum officio, salario et aliis consuetis.
Et quilibet suprascriptorum omnium Cancellariorum tani pisani Comunis quam dominorum Antianorum pisani populi et quam
lucani Comunis a dictis eorum et cuiusque eorum Cancellariatus
officiis vacet et vacare debeat a die depositi eorum et cuiusciue
eorum officii ad unum annum tunc proxime venturum.
Et quod nullus dictorum Cancellariorum pisani Comunis dominorum Antianorum pisani populi et lucaii Comunis possit vel
debeat in dictis officiis vel aliquo eorum confirmari vel de novo
rare debeat annis tribus

eligi vel eius officium prorogari seu

vel aliquo

eorum

esse ultra

Et qui intaschatus

puli et Cancellariorum lucani

habuerit,

non

officiis

'

dominorum Antianorum pisani poComunis et extractus fuerit de dictis^

earum ad aliquod dictorum

officioruni

et

illud

possit vel debeat postea de ipsis taschis vel ali (pia

earum aliquod

modo

aliquo in dictis

fuerit in dictis taschis Cancellariorum pi-

sani Comunis, Cancellariorum

taschis vel aliqua

modo

tempora suprascripta.

vel iure.

officium

liabere.

durantibiis dictis taschis, ali(iuo

.N(

Et qnoi
pisani

niiii

taselia et electioiies

populi

notarioium

Antianos pisani populi iiunc presentes in


t'iiipovibiis et

et (juihiiK et

termino et de

modo

eo

officio

j)er

Antiano(loininos

pr eo tempore et

notariis X)isane civitatis, de

illis

forma

et

(loiiiinoruni

debeant

et teri possiiit et

taiit

et

prout et

siciit

(^iio

prefatis dominio

Antianis vel octo ex eis videbitiir et placebit.

Et qiie qiiidem provisio et ordinamenta et compreliensa in eis


examinata et aiiprobata fnerunt a Consilio et in Consilio triginta
quiniiue sapientum virorum pisane civitatis secundum formam
ordinamentoium pisani Comunis inde loqiientium. Et expediat
lictam provisionem et ordinamenta ratificali etc.

Quod ([uidem Consilium senatus

celebra tum fuit dominice In-

carnationis anno millesimo trecentesimo sexagesimo primo, indictione tertiadecima, tertio kalendas Augusti.

3.

1357,
[R.

JRisj9osta degli

leali di

il

Ser
nes,

gennaio

5.

Archivio di Stato in Pisa. A.

27].

Anziani di Pisa a Xiecol d^Alife, amhasciatore dei

Xapoli al Comune pisano^ per

denaro promesso per

Vannes Scaccerius

l^

cliiedere

impresa della

prior,

il

sussidio navale

Sicilia.

Bonaiunta Spanus, Lemnus Vail-

Xicolaus Assopardus, Johannes Lambertucci, Pierus dictus

Castrone vinarius, dominus Filippus Cleri cus, Pellarins Grippes,


Bartliolomeus de Calci notarius, Andreoctus
Pieri

Rau

et

de Vada, Uguccione
Bindus Nocchi tabellarius Anthiani pisani populi

nomine pisani Comunis residentes, dictis


Comuni et ipsi Comuni factis per
nobilem et prudentem virum dominum Nicolaum de Alifia militem
magne curie Regis et reginalis magistrum ractionalem, procuratorem et nuntium spetialem, ut asserit, Serenissimorum dominorum Ludovici et Johanne dei gi-atia Jerusalem et Sicilie
regis et regine et licteris pr parte dominorum, Regis et Regine, Capitaneo, Anthianis, Regiminibus, Consilio et Comuni civieorum

officio et

vice et

et requisitionibus eis pr dicto

tatis pisane directis datis Neocastri die

decima indictione

et ipsis

vigesimoquinto Novembris,

dominis Anthianis per suprascriptum

dominum Nicolaum presentatis; per quas ambaxiatas et licteras


iidem domini Rex et Regina requirunt a comuni Pisarum subsidium quinque galearum pr mensibus tribus seu florenos septem
milia (juingentos secundum (luod comune Pisarum eisdem dare
Akch. Stob.

It., 5.

Serie.

XXXIX.

FERRUCCIO RIZZELLI

98
teneri as.seruiit ex

forma revereiulariim conventionum olim em

serenissimo principe domino Kege Eoberto initarum, cimi ipsi asserant se armasse et

rando residuo insule

continuare intendant armatam pr recupecorani

Sicilie,

me

infrascripto notario etc.

dixerunt et responderunt et dicunt et respondent ipsi domino


Xicolaio, presenti, audienti et intelligenti:

semper observavit

Quod comune Pisarum

et observare intendit predictas reverendas con-

cum olim Serenissimo

principe domino Rege


tamen comuni Pisarum per narrata et obstensa sibi seu per ea, que comune Pisarum sciat vel
scire potuerit, non constat taliter prefatam armatam procedere
vel jrocessisse, quod ius subsidii in dictis reverendis conventionibus contenti et quod petitur a dicto domino Nicolaio a dicto
Comuni pr parte dictorum dominorum Regis et Regine ipsi^ dominis Regi et Regine iuridice debeatur. Xichilominus tamen in
casu quo armata in ambaxiata dicti domini Nicolay et in prefatis
licteris regiis exposita, narrata et comprehensa fat et procedat
aut facta erit modo et forma, quibus dietimi comune Pisarum ex
forma dictarum reverendarum conventionum ad dietimi subsidiuni

Tenctiones initas

Roberto lerusalem et

Sicilie rege,

teneatur.

Et aliam conciiirant que del>ent concurrere ex forma dictarum


reverendaTimi conventionum, comune Pisarum intendit dietimi su-

bsidium in quantum ad
est, in

subsidium teneatur, ut supra dietimi

ipsuiii

pecunia impendere

et sic eligit in casu

quo predicta armata

procedat et aliam concurrant, ut supra dictuin

mam

est,

secimdum

for-

dictarum conventionum.

1404.

4.

|R. Archivio di Stato in Pisa, A. 197 e. 224

r.

t.].

Capitoli relativi alle attrihuziom degli Ai:)iani.

Primo quod

infrascriptis

omnibus agendis per Antianos debeat

modo nichil fat per


quem dominus disposuerit

interesse vicarius domini et aliter vel alio


eos.

Et intelligatur vicarius domini

debere esse

cum

ille

Antliianis predictis imiis vel plures.

Item in omnibus provisionibus flendis per dietimi vicarium domini et Antianos apponatur titulus in forma infrascripta, videlicet
primo lonatur dies cum annis domini et indictione deinde dicaturj

Mandato

et voluntate Illustris principis et excellentissimi do-

mini domini Gabrielis Marie Vicecomitis Pisarum

etc.

domini

NEL GOVERNO DEL COMUNE PISANO

GLI ANZIANI

provideruut
poimli

pisani

facto inter eos ad deiiarios albos et giallcs seoiinduiii

Brevis

foiiiiaiii

vicarius pretati doiuiiii et Anthiani

(loiiiiuus

i>aititii

i)isaiii

populi. Et

in

sic

omnibns provisionibus

<bxervetur.

Et liabeant predicti doniinus vicarius et Antiani providere onines provisiones ordinarias qiiorunicumque salariorum solvendoruni
otti'ialibns

pisane civitatis tam civibus quani forensibus sicut

offici a-

libus Curie cabelle niaioris, Curie cabelle vini, Curie gl'asse et doliane salis portaruni pisane civitatis,

Campanariorum, banneriorum,

Exactorum, Curiaruni nunptiorum, recercatorum, notariorum, Camerarii Cak-ulatoruni, et alioruni

omnium

recipientium sabirium vigore

suarum electionum sive vigore ordinamentorum pisani Comunis.


Iteni habeant facere provisiones domini potestatis executoris
stipendiiirorum ab equo et pede posteriorum Castellanorum de eorum
soldis. dummodo ipse provisiones sint primo ascultate ad bancum
stipendiariorum predictorum.

Item provisiones militis exbannitorum, potestatuum terrarum


pisani comitatus et Capitaneorum recipientium salaria de pecunia

condepnationum

in

forma consueta

et

alias

omnes provvisiones

ordinarias.

Item babeant facere provvisiones extraordinari as expensarum


sicut

ambaxiatorum, qui mitterentur, expensarum massarii pisani

Comunis pr

biboreriisfiendis,

dummodo primo revideantur rationess

per calcubitores pisani Comunis.

Item habeant facere j)rovisione8 vini vendendi in grossum per

dummodo non sit vinum venale ad minutum et petictiones


quam providentur, sint subscripte per officialem curie ca-

vinarios,

primo,

belle vini

quod

sic sit.

Item habeant facere provisiones elimosine

salis

quod

<hiobus mensibus erogatur conventibus, monasteriis et


locis et liospitalibus in

singiilis

aliis

piis

forma consueta.

Item liabeant facere provisiones extraordinarias comitatus pr


laboreriis ibi fendis

tam vianim quara aggerura

et

aliorum expe-

dientium reaptari et commissiones sive electiones necessarias pr


predi et is.

Item habeant facere provisiones comitativorum maiorum annis


septuaginta qui volunt se eximi facere de partitu pisani comitatus

pr oneribus personalibus et alias provisiones similes pr comitativis

non respicientes

in aliquo statum domini.

Item faciant electiones quorumcumque modulatorum offlcialium,


reservata semper bailia
recjuireret.

domino addendi unum

vel

plures,

si

res

100

FERRUCCIO RIZZELLI, GLI ANZIANI NEL GOVERNO


Item

si

EC.

expediret aliqiiando requirere cives ad Consilia, faciant

dictam electionem reservato semper arbitrio domino addendi vel


minuendi.

Item faciant electiones


vicibus,

una

testo sancte

anno duabus
Domini et alia in

illoriim civium, qui singulo

videlicet in paschate resurrexionis

Marie mensis augusti, eligantur super relaxationem car-

ceratorum et facere inde j^rovisiones opportunas, reservato semper


arbitrio domini, ut supra.

Item facere alias provisiones occurrentes, non tangentes

tum domini

in aliquo,

dummodo

brevia et statuta pisane civitatis et non

Item facere

sta-

ipse provisiones fant secunduni

que

alias provisiones,

aliter.

eis

imponerentur per do-

minum.
Item quod omnes provisiones, quas
nantur in

libro, notifcentur

domino

fecerint,

primo quam poEt si appro-

et eius Consilio.

bate fuerint, tunc scribantur et dentur requirentibus.

Item quod provisiones subscribantur per vicarium domini

et

sigillentur sigillo.

Item conveniant Antiani simul singula ebdomada terrarum.


videlicet die lune et die mercurii ad j^rovidendum et die veneri
in palatio
si

domini ad referendum

et pluries

ad voluntatem domini,

requirentur.

Item faciant incantus cabellarum more consueto

et provisiones

necessarias in predictis et in dictis incantibus intersit

cum

eis.

Item electiones oftciorum fiendorum tam ad os quam per


sclias scribantur

more consueto

solvatur cabella et post

modum

et detiu* electio unicuique.

ta-

Demum

accipiantur fdeiuxiones idonee per

notarios cancellarle pisani Comunis more solito. Et litera ultima


officii fiat

per cancellarium domini et non alio modo.

Item quod per eorum provisiones non possit derogari


potestatis in offlciis curie maris et mercatorum.

-^

officio

-^-

Postilla.

Amedeo

Grivellucci, che da tanti anni si occupa


ha voluto portare il suo esame sull' opuscoletto De ter min ai ione Provinciarum Italiae, che io pubblicai dal codice Ambrosiano A. 226. inf. del sec. XIV (1).
Il

prof.

di Paolo Diacono,

Nel pubblicarlo io posi

nostro codice?

quesito

il

Le

risposi:

che cosa

lo scritto del

possono essere due:

ipotesi

o uno scrittore ha preso la descrizione di Paolo, vi ha

un

adattato

l,

ha

principio ed

fatto

un

fine proprio,

ha mutato qua

qualche aggiunta etimologica e qualche sop-

pressione di nomi di citt e ha composto quest'operetta

oppure Paolo ha trovato una operetta De

vinciarum Italiae

di

peso nel

II

libro

T ha

ter minat ione

pro-

usufruita, trasportandola quasi

della sua storia

Nel corso della

due ipotesi ed addussi


le ragioni che potrebbero avvalorare l' una o l' altra e conclusi col ritenere pi probabile la seconda ipotesi, pur senza
professarne assoluta certezza. Le mie espressioni anzi erano
piene di riserve sicch dopo aver compulsato le prove dall' una parte e dall'altra io concludevo
Tutti questi indizi

trattazione io esaminai partitamente le

paiono avvalorare la seconda delle due ipotesi dette.

Ed

dunque che si abbia qui una operetta del sec. VII,


usufruita da Paolo e per la maggior parte da lui rifusa nel-

possibile

l'opera

dendo da

sua

Ad

ogni

modo

siffatta questione,

io

speravo che, pur prescin-

per la quale io stesso non pro-

fessavo certezza, gli studiosi di Paolo Diacono avrebbero


gradito la conoscenza del testo antico che io loro presentavo. Di quella parte del libro II di Paolo si

hanno alcuni

excerpta e gli storici hanno creduto opportuno di

(1) Cfr.

pp. 115 wegg.


2.a

Crivkllugci, nel

periodico Stiul Storici, voi.

La mia pubblicazione

dispensa del

19()6.

farli

XV,

co-

fase.

I,

yvqW Archivio Storico Italiano,

CARLO PASCAL

102

noscere agli studiosi, bench spesso

le

variazioni del testo fos-

sero del tutto insignificanti perch avrebbe dovuto essere poco


:

gradita la conoscenza di questo testo, che presentava varianti

ed aggiunte di qualche

ed organismo di opera com-

rilievo,

piuta e titolo speciale ed attribuzione ad autore diverso?

Queste ragioni non hanno ottenuto grazia presso

il

pro-

fessore Grivellucci. Tutti gli altri testi di quella descrizione


egli gradisce di conoscerli e
il

mio no;

blicazione

anzi,

secondo

li

122), e cos, egli

(p.

a lui la sua recensione, di cui


fatto quasi

un

cita e se

lui, io

ne giova

(p.

potevo risparmiarne

121);

la

pub-

soggiunge, avrei risparmiato


i

dovere. V^ediamo

suoi studi su Paolo gli han

dunque che cosa

dice que-

sto provetto studioso di Paolo.

Quei termini cos discreti che

io

avevo

fssati, circa

T ac-

una ipotesi o dell' altra, egli li varca risolutamente. Secondo lui io, per risolvere la questione nel senso
che a me piace, ricorro ad argomenti ingegnosi e sottili,, ma
che non reggono alla critica. Vediamo perch. La prima
ragione da me addotta che la descrizione d' Italia, col
dov' in Paolo, ci si presenta quasi come una intrusione,
mentre nel nostro testo ha l' aspetto di opera compiuta ed
organica. una impressione, s'intende, ne io avevo dato a
cettazione dell'

cotal ragione valore che eccedesse tali

limiti

avevo anzi

ha insomma l'impressione che l'autore (Paolo)


avendo nominato in quel punto la Venetia abbia voluto illustrarla geograficamente e sia ricorso a un trattato ecc. Questa impressione non ha trovato favorevole accoglimento presso

scritto: Si

il

Grivellucci. Si noti tuttavia, egli dice (p. 117), che quella

una storia dei Longobardi


momento in cui essi penetrano
anzi onore a Paolo come storico l'aver

descrizione opportunissima in

in Italia, e proprio
nella penisola e fa

sentita V opportunit

nonch

l,

al

di premettere

cpiella

la descrizione d' Italia abbraccia

gi gi, e

si

descrizione.

Se-

tutte le regioni, fin

estende alla Sicilia, alla Corsica, alla Sardegna

e finisce con le favole circa

primitivi abitanti d' Italia, e

con un accenno circa l'origine dei suoi nomi: si pu proprio


sostenere che tutto questo abbia a che fare con l'entrata
dei Longobardi in Italia? Ad ogni modo, pu osservarsi,

anche ammesso che

in quel

punto

la descrizione d'Italia sia

SLl/OPERA DE TEKMIXATIONE PROVINCIARUM ITALIAE

lOo

una intrusione, e che Paolo abbia tolto di peso da un

trat-

che questo trattato sia quello del codice

tato, chi ci dice

Ambrosiano non
sia un excerptmn di Paolo? Giustissimo: dol)biamo dunque
esaminare, l'uno di fronte all'altro, i due testi: quello di
Paolo e quello del codice Ambrosiano quale dei due ha inAmbrosiano'^? Chi

dice invece che

ci

il

testo

seriorit rispetto all'altro?

di

dizi

tica quella del codice

sta

non

me

Per

Ambrosiano, per

il

l'opera pi anGrivellucci que-

che un excerptnm di Paolo. Ma che cosa ha

mie il chiaro critico? Il nostro ms. nomina la citt di Ticimis; Paolo dice Ticinits quae alio nomine Papia appellatur queste parole non hanno tutta l'aria

opposto

alle ragioni

di un'aggiunta, fatta per

della citt ?

(1).

Ma pu

cerptor Ambrosiano
rato;

si

menzionare anche

pensarsi ad

nome

recente
dell'e^c-

Sicuro, ed anch' io avevo ci dichia-

dovrebbe anzi pensare a

questo unico indizio

il

una omissione

ma

ci, se

non avessimo che

se invece tutti gli altri indizi co-

spirano a questa unica conclusione, a farci ritenere cio


seriore

testo di

il

Paolo, dobbiamo crederli casuali tutti

La Terminano ha
Paolo ha

Roma

totius

mundi caput urbem Bomam.

quae olim totius mundi caput

extitit.

Roma

continu certamente ad esser chiamata caput mundi, per


tradizione, anche
frasi,

dopo Paolo

ma

io

domando

tra le

due

quale rivela uno studio di esattezza e di precisione

maggiore? quale dunque si manifesta dovuta al desiderio


di emendar l'altra? Certamente quella di Paolo, che dice:
quae olim... extitit. Oppure si dovr ricorrere anche qui alla
ipotesi della omissione?

Andiamo

avanti: la Terminatio, avevo detto io, contiene


non contraddizioni. Ma Paolo, per ripetere macchinalmente quegli errori, cade in parecchie contraddizioni con
le notizie che egli d in altre parti dell'opera o della descrizione
stessa d'Italia. Apportiamo un esempio. Bohium si trova presso
errori,

(li

ma

lui nella

quinta provincia e nella nona. La verit che

doveva porsi appunto nella quinta,


in

Paolo stesso

infatti

TV. 41 l'attribuisce alle Alpes Cottiae (quinta pi'ovincia).

(1) ]j'('xr('rj)for del

epoca nella quale

il

1)65, del sec. XIV, vivendo in


aveva ormai assoluta prevalenza, cambia

cod. Vatic. Palat. Lat.

nome

/^fipla

risolutamente cos: Papia

(/tic

oliiii

vacata rsf Tijciuh a fUivUt Ticino.

CARLO PASCAL

104

Ora la Terminatio noi pone nella quinta, e nella nona


pone invece Bohinium. Si tratter anche qui di una omissione nella quinta provincia? Non si pu escludere, perch
nel 15 della Terminatio par che il testo sia bruscamente
interrotto dopo Gallortim ; ma d'altra parte sembra pure
ovvia r idea che Paolo sia stato indotto da quel Bobiniuni
a porre erroneamente un Bohum nella nona provincia. Ed
il

che

fatto

nell'

ambito della Terminatio non

sono con-

vi

traddizioni e incongruenze, e nella descrizione di Paolo vi

sono

il

dunque

preteso excerptor avrebbe

un lavoro

fatto

pu supnon
piuttosto che Paolo, riproducendo macchinalmente la Terminatio, non si sia accorto delle contraddizioni in cui ve-

critico sull'opera di

porre,

ma

Paolo per eliminarle? Tutto

proprio questa

l'

si

ipotesi pi probabile? o

niva a cadere con s stesso?

Ma

chiaro critico aggiunge le presunte prove della

il

E sono prove

linguistiche.

La

Terminatio, ad esempio, sostituisce in occiduiim a in

eii-

della

seriorit

mm

dicitur a perhihetur

( 1),

ferax

Terminatio.

sint

( 12),

a consistunt

( 9),

fertilissima a satis

( 13),

Umbria... habet a in

consistunt ( 18): insomma rivela la tendenza a


semplificare ed abbreviare i testi. Il guaio che in occiduum,

Umbria...

come avvertimmo,

lezione dubbia (1) e che ad ogni

modo nep-

pure la parola enriim pu dirsi sicuramente estranea alla Terminatio, giacch forse da riporre al 15

pure la Terminatio ha

rax

est;

stituito

nota); e cosi

(v. ivi

56

al 42 consistit, al

quorum

fe-

perch in questi passi V excerptor non avrebbe soparole pi comuni? Nel

le

la

Terminatio ha

tyrrheni aut hadriatici maris, Paolo ha sire.

L' aut pi

vicino all'uso classico, sire in tal senso medioevale; dove

dunque

indizio di seriorit ? Nel 30 la Terminatio

l'

Poenis, Paolo ha: a Punicis hoc est Annibale

Non

citii.

si

et

ha a

eius exer-

ravvisano qui evidenti segni di un'aggiunta,

fatta per dichiarare e spiegare

meglio? Gli esemp addotti

dal Grivellucci non provano quindi, pare a me, la sua


Infine aggiunger qualche parola

(1)

Come

gi

originale aveva

strettamente

notammo,
In

affine.

eonin.

il

codice

come ha

ha
il

circa

ned Uni. Piol)al)ilmente

Vat. Lat.

i:361,

tesi.

codice Vati-

il

f.

8.,

che

il

suo

gli

sull'opera DE TERMINATIONE PROVIXCL^RUM ITALIAE


1361, del sec. Xll, su cui richiama

(ano Liit.

prof. Grivellucci

che

(1).

attenzione

tra le lezioni di quel codice e quelle del nostro.

medesimi

come

ma m,

non ha

(n. l23)

ah urbe

Roma
Di pi

il nome pi remundi caput urhem Ro-

TerminaUo, non ha

la

la

es.

Per

nell' altro

che in questo codice ha l'etimolo-

Roma

cente Papia, di

ad

uno

nell'

a regione per a reginae, ecc.

(n. i25)

la descrizione d' Italia

gia di Capua,

che

dir

errori grafici;

per ah iiherrima,

il

Egli giustamente notii la grande affinit

apportare qualche prova,

sono

1^

105

dice totius

menzione del monasterium Bohitim.


TerminaUo solo perch quest' ultima

Differisce quindi dalla

aggiunge l'etimologia del nome Sicilia a


fine \)o\ il primo miracolo. Evidentemente
tra di loro stretto rapporto.

dice Vaticano? Esso

Ma che

anonimo

novellamente verificato sul codice


del cod.) ad

un catalogo

un catalogo

d' imperatori

tore aggiunse a
tro

scritto

di

e
;

oleo

ficii et
i

due

scritti

ed

in

hanno

cosa lo scritto del co-

senza
e

titolo,

come ho

seguito (foglio

fa

di papi sino a Innocenzo II e

sino a Lotario III

il

8.'^

ad

raccogli-

quelle notizie storiche d' Italia quest' al-

indole

Dato quindi che

storico -geografica.

una operetta De terminatione provinciarum


anieriore a Paolo semhri la pi probabile, noi non avremmo
nel codice Vaticano, se non una copia del sec. XII di tale
operetta. Ad ogni modo, confesso di non comprendere come
ipotesi

la

il

di

riscontro di tal codice abbia potuto sembrare decisivo per

fare respingere

l'

La quale ipotesi io ripresento


non perch io professi per essa

ipotesi mia.

ora con rinnovata fiducia,

un'assoluta certezza, o stimi dovere abbandonare


di cui gi la circondai,

minate

le

ma

ragioni tutte, la pi piobabile.

Catania.

(1)

Clii

da

II

le riserve

perch mi pare tuttora, riesa-

Crivellucei

Carlo Pascal.
enumera cinque

codici della

descrizione

d'Italia,

vuol notizie pi particolari sui detti codici potr ricorrere ai lavori

me

mio primo studio (p. 4 dell' estr.), ove per


XXXI, 1, da correggere XXXII, 1. Altre
quella descrizione cita il Graf, Homo nela nunnurla ec, I, p. 68,
tre copie dar prossimamente notizia. neW Archivio storico per

citati in principio del

l'indicazione: Xoticea et extr.,

copie di

Di altre

hi SicHi(f (ti'it'nldlo

Aneddoti e Variet

Galileo Galilei e
Tra

voglia limitarsi

motivi per

de' Medici.

rimasti oscuri nella biografia di Galileo, e che for-

fatti

tunatamente sono ormai

non

Don Giovanni

ridotti

a ripetere

quali egli

si

ad assai pochi, oscurissimo per chi


le

affermazioni quello dei

altrui

indusse ad abbandonare dopo un triennio

di lettura lo Studio di Pisa.

Ch'

egli avesse gi

pensato a lasciarlo

appena insediatovi, abbiamo indubbiamente da una


tagli

da Guidobaldo del Monte sotto

altrimenti

non potrebbero
perch

trattata, secondo

li

intavolate a Venezia, con


al

ma

vorrei veder

la

io

non

la

il

Mi

poich

som-

resto compita-

pi contenta e meglio

Marchese

del

il

rimanente

Monte aveva

mira di Padova, ed a Bologna per

suo giovane amico pi onorevole od almeno pi pro-

ficuo collocamento.

miche, gi poco
si

lei

lettera scrit-

1590,

meriti suoi (i), mentre tutto

della lettera tratta di pratiche che

procurare

aprile

interpretarsi quelle parole

mamente caro di haver nuova di


mente satisfatto,

io

il

Ma

perch Galileo,

rinunziare a quel pane,

decidesse a

le

cui condizioni

econo-

s'erano aggravate per la morte del padre,

liete,

per quanto scarso ed in-

grato, dovettero certamente intervenire altre circostanze oltre alle

opposizioni che per parte della maggioranza dei suoi colleghi ave-

vano incontrato

le

idee novatrici da lui enunciate e sostenute; e

ci tanto pi perch

anche

le

condizioni che da principio gli fu-

rono fatte a Padova non erano per verit tanto laute da

giusti-

ficare la deliberazione di espatriare.

Ora, se noi dovessimo prestare piena fede

furono testimoni degli

(i)

di

Le Opere

Sua Maest

il

ai

due

biografi

ultimi anni della sua vita e che

di

Gauleo

Re

d'Italia,

contempo-

Galilei, Edizione Nazionale sotto


voi.

X, Firenze,

tip.

che

gli auspici

G. Barbra, 1900, p. 42.

ANTONIO FAVARO, GALILEO GALILEI EC.


rancamente

(t)

ne tesserono

mancherebbe ogni ragione

la biografia,

rimangono e

di incertezza e di oscurit, le quali invece

pi gravi e pi dense per

il

fatto

che

107

loro asserzioni

le

fanno

si

non erano

ed anco indiretto documento.

finora confortate dal pi lieve

Dell'insegnamento tenuto da GaHleo in Pisa, e delle ragioni


per

quali

le

indusse a lasciarlo, scrive infatti Vincenzio Viviani:

si

Sostenne perci questa cattedra con tanta fama


appresso

g'

intendenti di

mente ben

reputazione

affetta e sincera,

filosofastri suoi emuli, fomentati da invidia, se


tro

gli

che molti

eccitarono con-

e servendosi di strumento per atterrarlo, del giudizio dato

da esso sopra una

macchina, d'invenzione d'un eminente

tal

soggetto, proposta per votar la darsina di Livorno, alla quale

il

Galileo con fondamenti meccanici e con libert filosofica aveva

mal evento (come

fatto pronostico di
'<

in

ef'etto

con maligne impressioni provocargli l'odio

segu),

seppero

di quel gran

perso-

naggio: ond'egli, rivolgendo l'animo suo all'offerte che pi volte

g'

erano state fatte della cattedra di Padova, che per morte di

Gioseppe

stette gran

INIoleti

r indirizzo del Signor

tempo vacante, per consiglio e con

Marchese Guidubaldo

Gran Duca,

grazia del Ser."^

di

s'elesse

av\'ersar avessero a godere del suo precipizio


il

Viviani non fa

il

nome

un eminente soggetto
dini,

che

ripete,

dell'inventore, e dice

ma

si

come vedremo

comprende

(2).

suoi

Qui dunque

soltanto

ch'era

poich Monsignore Niccol Gherarsubito, in termini analoghi la

desima narrazione, dice chiaramente che


siedici,

con buona

mutar clima, avanti che

senz'altro

come

il

me-

trattava d'uno di casa

si

Viviani, che scriveva per

commissione del Principe Leopoldo, l'abbia taciuto.


11

Gherardini

infatti,

soggiunge

lileo in Pisa,

detto dell' insegnaipento impartito da Ga-

ma

per accidente occorso, non stim

bene di continuare in quella lettura.


sta causa.

Pisa

(l)

Fa VARO

si

facesse

Sene

\).

606.

una certa

fabbrica,

deciviasettima di

{Aiti e

Padova, Nuova
(2;

La

In quei giorni have proposto

Memorie
serie,

Le Opere

di

voi.

resoluzzione ebbe queil

S.''

non so gi

Scampoli Galileiani,

della R.

XXIII,

Accademia di

D. Giovanni ch'in

se di fortificazzione

raccolti

scienze,

pag. il), Padova,

tip,.

da ANTONIO

lettere

ed arti in

G. B. Randi, 1907.

Galileo Galilei, Edizione Nazionale ec,

voi.

XIX,

ANTONIO FAVARO

108
o

Per l'effettuazzione del disegno

d'altro edifizio.

di metter

opra alcune macchine, quali, con

in

erano giudicate molto a proposito: solo

il

si

era concluso

parere de' periti,

il

Galileo s'oppose,

S.^"

e con ragioni forse troppo vive procur impedirne l'esecuzzione.


Quello che seguisse,
non fu grata

al

S.''

non

io

lo so; so

D. Giovanni,

ne mostr risentimento

di

il

che

bene che

la contradizione

quale con parole di molto sdegno

si

intimori

il

S/

Galileo di

ma-

niera, che stim bene non dopo molto tempo domandar licenza

da quella condotta, con disgusto grande di quel

dal Monte,

S.J*

quale procur di distorlo dal pensiero, offerendosi per ogni buono

offizio

appresso di chiunque fosse bisognato;

nere, perch

fortuna

S/

il

(i).

noi pot otte-

Galileo havea stabilito di voler tentare altra

qual

Il

ma

quale poche linee pi

S.""

sopra

D. Giovanni appunto quello del


scrive

il

Gherardini che

la

grande

reputazione di cui incominci a godere Galileo poco pi che adolescente arriv all'orecchie dell' Ecc.'"^ S. D. Giovanni de' Medici,

signor di gran qualit et esperienza

guerra, se

di

considera

si

principalmente l'intelligenza che hebbe singolarissima delle


tificazioni e delle macchine d'ogni sorte
del quale

il

Viviani

Ed

for-

ancora lo stesso

Galileo gratissimo

scrive ch'ebbe

citato

che gliene aveva

motivo dei grandi elogi

famigliare a

fatti

e
il

Marchese Guidobaldo del Monte, lasciando comprendere che non


senza qualche

dini esplicitamente
sia
Il

partecipazione ebbe

sua

Studio di Pisa (2)

luogo

la

condotta

partecipazione la quale invece

affermata, cosi anzi da far credere che ad essa

andato esclusivamente debitore Galileo della sua elezione

Don Giovanni

ad entrare

de' Medici,

che viene

nella vita di Galileo, era

(4),

e che

figlio

modo

(3).

tanto significativo

naturale che

il

Granduca

maggio del

venne subito legittimato con grande

solennit e

(1)

Op.

cit.,

voi.

(2)

Op.

cit.,

voi.

(3)

Op.

cit.,

voi.

(4)

libri

il

in

degli Albizzi add 13

Cosimo aveva avuto da Leonora


1567

allo

dal Gherar-

XIX,
XIX,
XIX,

p.

638.

p.

605.

p.

638.

battesimali dell'Opera di Santa

ne serbano questa memoria:

Maria

del Fiore di Firenze

1567, gioved, add 15 maggio; don Giovanni

Duca Cosimo

de' Medici,

duca

di Firenze et

dello ill.mo Sig.

polo di Santa Felicita. Nato addi 13, hore 20^/^. Compari

tonio da Montalvo e

il

Siena,

po-

signor

An-

madonna Margherita Filopetra de'Bertini

(i.M.ILKn GALILEI E

riccamente dotato

mentre poco dopo,

(i),

mai provetto Cosimo arrideva


la Martelli, faceva sposare la

ciatichi (2).

a capo

Bartolomeo Pan-

a Carlo di
al

anche

padre ed

mandava, dodicenne appena^

quale anzi lo

il

all'or-

nuovi amori con

famosa ambasceria che doveva ringraziare

quella

di

anco perch

fors'

la prospettiva dei

madre

109

DE' MEDICI

Crebbe Don Giovanni carissimo

Francesco,

fratello

al

DON GIOVANNI

la

Serenissima Repubblica Veneta per aver dichiarata la Bianca Cappello vera e particolar figliuola di

San Marco,

in

fanno di ogni gran fortuna

Don Giovanni

considerazione

che dignissima

preclarissime e singolarissime doti

di quelle

Repubblica non

Firenze fu colpito a Padova dal vainolo, e

la

sparmi premure e diligenze

assistito e

perch fosse

Rettori della citt e dai due pi famosi medici,


il

Capodivacca

ci

ri-

curato

dai

Mercuriale ed

il

(3).

partire dall'anno

Medici

de'

la

anzi nel ritornare a

1582

intorno ai

di

fatti

Don Giovanni

informa una narrazione che ne lasci Cosimo Ba-

roncelli (4), patrizio fiorentino, entrato al suo servizio in qualit di

paggio appunto in quest'anno e che

compagno

(i)

Tra

le

costantemente

Perga?nene Medicee del Diplomatico; e nei

presso V Atiditore delle

legi,

quasi

gli fu

nella brillante carriera militare che incominci nel 1585

Rifor^nagioni (1567-70), sono

donazione che Cosimo fece a questo suo

Privi-

dei

libri
i

diversi

atti

di

naturale e che gli costitui-

figlio

vano un cospicuo patrimonio.


(2)

Tragedie medicee do7nestiche

Cfr.

(i55'J-8'j),

narrate

di

Cosimo
(3)

dici, to.
(4)

I,

Firenze, G. Barbra editore,

Firenze,

MDCCLXXXI,

Discorso istorico del

della vita e morte di

sig.

Duca Cosimo Primo, con

la

della

figlia del

de'

l ASsmcKLLi,

i favoriti

Signora Livia Vernazzi moglie del


stid.<^ e

stid.o

del

fase.

un esemplare
224.

se

e della

Dianora Bosi

Re Enrico

4" e della

de' Medici, con gli accidenti

Don Giovanni

sopra

con altri notabili accidenti.

gliabechiano della Biblioteca Nazionale di Firenze,

370

fatto a' stcoi figliuoli

Medici, figlio ftaturale del Gran

Gran Duca Francesco

validit del matrimonio della

governo della Casa Me-

morte di Concino Concini

sua moglie seguita a Parigi, essendo

Regina Alaria,

il

per Gaetano Cambiagi, p. 316.

Cosimo

Don Giovanni

governo

sul

1898, pp, 178-227.

Istoria del Granducato di Toscana sotto


II,

documenti

su

da Guglielmo Enrico Saltini, premessavi una introduzione

ne ha pure nella

Biblioteca

segnato

AIs.

Classe

Marucelliana,

in-

Ma-

XXV,.

scaff.

A,.

ANTONIO FAVxVRO

110
recandosi

Spagna

della

al servizio

Fiandra, dov'era la miglior

in

scuola di guerra di quei tempi.

Senonch, morto

Granduca Francesco,

il

ascensione di Ferdinando

al

mutato con

anche

trono di Toscana,

la

in conse-

guejiza del suo matrimonio con Cristina di Lorena, l'indirizzo posotto pretesto che

litico,

Don Giovanni

conto,

appena ventenne,
nelle

tenuti nel debito

convien dire che, sebbene

godesse gi di

una singolare riputazione

egli

dopo

perch, poco

cose militari,

mand

non erano

suoi servizi

fu richiamato; e

per tutto lo Stato a rivedere

ripatriato,

il

Granduca

lo

luoghi fortificati e suggerire

quali altri avrebbero dovuto essere muniti.

Don Giovanni
forme riferiscono
la

era adunque in Toscana al

Toscana pare

elezione alla Cattedra di Pisa, ed in

(tranne

Roma

frequenti viaggi a

del Granduca,

quattro Papi che

il

lileo,

sia rimasto

per inchinarvi, di commissione

si

succedettero a cosi breve di-

dunque anche

e Clemente VIII) fino al 1594: vi era

ed

in cui, con-

Urbano VII, Gregorio XIV, Innocenzio IX

stanza l'uno dall'altro:

quale, conforme pi o

tempo

ne avrebbe favorita

Galileo,

citati biografi di

meno

al

esplicitamente afi'ermano

Gherardini, avrebbe avuto luogo

tempo nel
Viviani

il

Ga-

screzio fra di lui e

lo

a motivo del parere dato da questo intorno alla invenzione

proposta da

Don

Giovanni, per la darsena di Livorno secondo

primo, per certa costruzione in Pisa conforme

Ora

il

galileiane,

Dott.

EmiUo Wohlwill,

not di recente

(i) la

acutissimo fra

il

il

secondo.

gli studiosi di

cose

soverchia facilit con la quale la

narrazione dell'episodio era stata accolta sulla fede delle due asserzioni

quanto

citate,
il

che evidentemente tanto

Nelli (3), se

anche non

le

il

Targioni - Tozzetti

citarono n l'uno n

(2)

l'altro, si

tennero a ripetere senza sottoporle a controllo; e mentre, come


egli

giustamente osserva,

(1)

(Schluss).

Galilri-Studien, von

Emil Wohlwill.

18,

Band,

n.

II,

servire

Der Abschied von Pisa

Geschichte der Medizi

ziir

und

n.

ad

3,

1906,

pp.

439

ri.nd

segg.

Notizie degli aggrandimeiiti delle 'scienze fisiche accaduti in Toscana

nel corso di

anni

TozzETTi, tom.
(3)

un apparato che doveva

Separatabdruck aus Mitteiluiigen

Natttr'wisseJischaften. n,
(2)

di

I,

LX

del secolo

in Firenze,

XVII,

raccolte

MDCCLXXX,

pp.

dal

Gio.

dr.

Targioni-

529-30.

Vita e cofiimercio letterario di Galileo Galilei ecc., scritta da Gio.

Battista Clemexte de' Nelli,

voi. I,

Losanna, 1793,

p.

47.

GALILEO GALILEI E DON GIOVANNI DE

MI

USO pubblico, cos del disegno come del parere

competenti

dei

materia, e tanto del successo quanto dell'insuccesso

in

dovuto serbare qualche

fiorentini avrebbero

non ostante

affatto,

essere

ripetutamente

state

ben

indagini che,

le

istituite,

nulla

traccia,

nulla

comprende, devono

si

rinvenuto di relativo a

si

archivi

gli

questo argomento, indotto a sollevare pi che ragionevoli dubbi

ed a cercare con

sulla verit del fatto,


i

due

suo consueto acume, se

il

biografi o avessero asserita cosa destituita di qualsiasi fon-

damento, o quanto meno fossero caduti

un equivoco.

in

se)bene noi siamo ben lungi dal portare completa luce sul-

l'argomento in questione, confidiamo di farne travedere almeno un


bagliore e di

porgere con esso un

tutta intera la verit

che guidi

filo

alla scoperta di

dimostrando ancora una volta che, per quanto

non possa

tutto ci che vien riferito dal Viviani e dal Gherardini

come oro

prendersi

di coppella, pur tuttavia, particolarmente per

quelle circostanze della vita di Galileo che presumibile abbiano

potuto attingere dalle sue labbra istesse e


si

che generalmente

di quello

Sta anzitutto

Ferdinando volse
di

riferire poi,

quanto pur

voglia alterate, le loro narrazioni sono assai pi degne di fede

il

fatto

creda

si

Casa Medici, secondo

il

privilegi e

1590

questo fine

il

di

traffici,

porto,

(i)

mio

egregio amico, dr.

le

ed

arti,

C. Ferrari,

to.

motivi

LXV,
p.

per

quali

U episodio

Vita di Galileo

1906 ed a

lato

con

persone pi speri-

poi,

dissento a tale

Emilio Wohlwtcll, mi richiamo a

a scriverne nella nota intitolata

lettere

Repubblica

e curata dall'altro la congiunzione di Pisa con

Senza ripetere qui

nei racconti della

raccogliendo

marittime dell'antica

Livorno mediante un canale navigabile: Ferdinando

dal

Granduca

il

Granduca Cosimo aveva da un

comodi d'ogni specie ricniamate

mentate nei

(2)

quale Pisa avrebbe dovuto essere l'em-

e Livorno servirle

cos le tradizioni commerciali e

al

tutte le sue cure a colorire quell'antico disegno

porio della mercatura,

Pisana.

(x).

che intorno

par.

II,

{Atti del

pp.

conve-

proposito

ci ch'ebbi

di Giistccvo

Adolfo di Svezia

R.

veneto

Istituto

di scienze,

17-39), Venezia, officine grafiche

6-12 della mia

di

Serie decimasettima di Scampoli

Galileiani {Atti e Meviorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in

Padova, voi. XXIII), Padova,

dici,

tip.

G. B. Randi, 1907.

(2)

Istoria del Granducato di Toscana sotto

to.

III, Firenze,

MDCCLXXXI,

il

governo della Casa .!/-

per Gaetano Cambiagi, pp. 34-35.

ANTONIO F AVARO

112

nuto con alcuni dei principali mercanti genovesi che a Pisa


Besanzone,

sferissero le celebri fiere di

port, scrive

si

tra-

si

Galluzzi,

il

egli stesso a Livorno per dar principio ad un porto, ad una citt

Don Giovanni

e ad una nuova fortezza. Seco era

de' Medici suo

fratello gi istruito nell'architettura militare e Fra Antonio Mar

Cavaliere Gerosolimitano destinato a dirigere l'escavazione

telli

Fu

del porto.
tatori

citt

stabilito

che

riempisse di case e di abi-

si

circondario eretto da Francesco, e che a questa nuova

il

si

quivi

aggiungesse una cittadella che

communicazione di terra

ferma

gli facilitasse la difesa

de' Medici ne avevano gi concertate


naio [1590]

gettarono

si

G. Duca assist con

la

(i).
il

Fra

le

pi gravi difficolt

porto non pot mai con-

servarsi netto dall'aliga e dalle immondezze che

mare

il

positava e che insidiavano la salubrit del Paese

Di qui adunque
struzioni in Pisa

de-

vi

(2).

assodato che a provvedimenti e co-

risulta

ed in Livorno era stato posto mano nel 1590 e

che tra coloro che erano


pure

e col consiglio era


riet

dei particolari

Pisa,

secondo

gata.

Che

poi

il

sua presenza per dar vigore in quel prin-

opponevano era che

si

Li dieci di Gen-

fondamenti della fortezza nuova e

cipio a un'opera cosi importante


tuttavia che

le piante.

e la

Don Giovanni

Bontalenti e

il

stati

chiamati a contribuire con l'opera

Don Giovanni

Medici: quindi

de'

concernenti Livorno, secondo

la va-

Viviani,

il

Gherardini, rimarrebbe fino ad un certo punto spie-

il

Don Giovanni

abbia prestata effettivamente l'opera

sua e che nel 1591 o nel 1592 attendesse in Livorno ad un modello che, secondo ogni probabilit, aveva relazione con

che

ci

venne conservata

Cosimo

legate dal Conte

con facolt

(i)

Op.

cit, p. 36.

Op.

cit.,

lendo

V:
il

degli

Don

Alessandri

depositarle in quell'istituto

(2)

del voi.

di

di

tra le carte di

p.

37.

Addi ix

Giovanni ultimamente

al

Comune

scientifico

Firenze

di

della

Nel Diario ben noto del Settimanni, a

di febbr.

1590

(s.

f.)

si

lavori

Granduca

del porto, risulta indubbiamente da una sua lettera al

parla di lavori

e.

fatti

citt

228

r.

vo-

Ser.mo Granduca votare e fabbricare una nuova darsina, congiunta

verso mezzo giorno al Porto Vecchio di Livorno

medesimo volume:

incominciato a votare

Addi vni
il

Porto

di febbraio

Nuovo

1591

a Livorno.

(s.

f.),

a
si

e.

281

narra

r.

che

del

fu

GALILEI E DON LilUVAXNI DE'MEDICI

'i.VLlLEO

ci^^>.-^c

.iv

<

meglio opportuno, che negli Alessandri erano

.stimato

pervenute dai Baroncelli nei quali erano rimaste con

Cosimo che abbiamo gi avuta occasione

c|uel

Ilo

la eredit di

che

di ricordare, e

presentemente sono nell'Archivio di Stato di Firenze. Questa lettera


a car.
17

173 d'una busta oggid segnata col

marzo 1591 e quindi non pu escludersi

A Incarnai ione

Il

modello

5154, in data

n.

che

la possibiht

sia

cio del 1592, ed in essa testualmente leggiamo:

va finendo tuttavia et Maestro Raffaello venuto

si

molto a proposito, che mi d aiuto grande dopo le sue faccende

Non

del misurare.

sono ancora n mattoni n

ci

sono condurre con questi mali tempi, tuttavia

et facendo quel che


sciato

il

modello

si

pos-

va spianando

pu, n partir di qua senza bavere la-

si

punto. Et con questo di nuovo

finito di tutto

fo reverenza humilmente a
Di Livorno,

sassi,
si

\'.

17 di

li

A.

Marzo 1591.
Di V. A. Ser.ma

Humiliss.nfio et Obligat.^o Ser.^e

La
vano

le

1591 o 1592, in relazione con

maggiori preoccupazioni per

ma

posta fuor di dubbio,

abbiamo rinvenuta

in

intomo

al

argomento

Galileo,

ma

modo

modello

che,

le

forse di suo

dal

che fuori di luogo

tutt'altro

tamente, abbia espresso

le

conseguenze che

si

Dell'insuccesso della invenzione

che troverebbero

mal 'animo che

con

le

ipotesi

appoggio in

Don Giovanni

de'

sia stato riferito

si

ha ad ogni modo
riferito,

It., 5."

Serie.

la

che ciascuno pu fare da

alcune presunzioni

Medici conserv, o

XXXIX.

n vogliamo

si

di

certo

credette

che conservasse, verso Galileo.


Arch. Stor.

di

pur priva-

possono agevolmente sup-

quasi certezza da quanto di sopra abbiamo

s e

Nelli,

suo parere contrario alla effettuazione

il

Don

spingerci ulteriormente

il

parere

il

ch'egli, sia

che da alcuni suoi malevoli

porre.

ora,

Noi non

aggiunge

Granduca

di quel disegno, e

Giovanni, con

almeno per

ulteriori schiarimenti.

come

Me-

trovammo alcuna

relativa, sicch,

sia stato chiesto

de'

che desta-

minute granducali non

a questa lettera, n

grado d'aggiungere

crediamo ad ogni

lavori

porto di Livorno, quindi

il

purtroppo tra

la risposta

altra notizia a questo

non siamo

un modello ideato da Don Giovani

esistenza di

dici intorno al

Don Giovanni Medici

ANTONIO FAYARO

114

Quando
dal Sidereus

contro

infatti

Nuncms

si

le

scoperte celesti partecipate al

e dei peggio avvisati, Francesco

non trov

Sizzi,

di meglio a cui indirizzarla

siccome recava

dici, e

imbastita

Don

che a

consuetudine che

la

dedicatorie fossero

le

non
i

vi

sia

si

lui

intendimenti
ti-

Giovanni, in-

meno

lo

Sizzi

il

verso Galileo e fors'anco le opinioni

scoperte annunziate,, e fosse

intorno

alle

non

sarebbe tornata sgradita.

gli

che per

rifiutato,

sentimenti di

g'

Don

tolo stesso dell'opera (i), convien credere che


terpellato,

sua Dianoia,

la

erano anche troppo palesi dal

dell'autore verso Galileo

conoscesse

mondo

tra essi,

Giovanni de' Me-

preventivamente accettate, e nel caso in questione


ostili

uno

lev la turba degli oppositori,

indotto

pensare che

pu

se nulla di ci

rilevarsi

dai termini nei quali la dedicatoria concepita, ben diversamente

passarono

un caso analogo, quando

le cose, in

Colombe, antico avversario


Stella del 1604, prese

Galileo a

di

ad impugnarne

muovono, imperciocch, dedicando

egli

il

dedicar questa mia disputa.... quale


(2);

Don Giovanni

del Discorso, lo stesso

ella si

come

e,

che in quella

si

sia

(3).

Le

quali

dispute;

ben nota stampa

come

si

imperocch.... la

da

altro

si

161

1,

e provocata

112, avevano per avuto prinrileva

da un frammento cancel-

lato degli studi di Galileo a quell'argomento relativi e

si

ricorda,

(1)

abbiamo

letto

come quattro anni

fa

Io so che

mi occorse

Aiavoia astronomica, optica, physica,

qitatttor planetis

qjia

1'

che abbiamo
infatti,

A. V. benissimo

alla

Syderei

presenza

Nnntn

sua

7-wnor de

a Galilaeo Galilaei rnaihenatico celeberrimo, recens per-

spicilU cuiusdam ope conspectis, vamcs reddittir, Auctore


fiorentino, Venetiis,
(2)

Le Opere

(3)

Op.

cit.,

luogo

aveva dato argo-

per la prima volta restituito alla luce e pubblicato. Col


sotto le cancellature,

doveva

anche avevano condotto a con-

se

di Galileo nel

cipio alcuni anni innanzi,

Lei

si

era presente almeno ad alcune

clusioni soltanto nel secondo semestre dell'anno


la

rileva

tra le dispute alle quali la controversa questione

mento

conclu-

suo Discorso apologetico

Giovanni de' Medici, espressamente scrive:

risolvette in favor mio

le

delle

Nuova

della

ragionamenti e

cose che stanno su l'acqua

sioni intorno alle

Don

Lodovico

cio

proposito

161

di
voi.

1,

FRANCrsco SiTlO

apud Petrum Mariani Bertanum.

GALILEO GALILEI, Ediz. Nazionale ec,


IV,

p.

319.

voi,

IV,

\).

315.

(.Al. ILEI

(iAl.ll,K(>

contradire

parere

al

nella profession

in aqqua,

l'aiuto,

115

per altro

eccellenti

il

modo

di contessere

da gran moltitudine di

e pieni d'aria, sopra

pur

vasi,

di

quali, gi sottopostigli

detta spianata riposasse, facevano gran capitale del-

la

quale

il

DE' MEDICI

di legnami, la quale, aiutata dalla pro-

pria leggerezza del legno e

legno ma concavi

ingegneri,

quali, nel divisare

li

una larghissima spianata

DON UlOVANXI

alcuni

di

loro,

si

promettevano dall'ampiezza della

superficie, la

quale, distesa sopra larghissimo campo di aqqua, speravano che

fusse per dovere e poter sostenere, senza sommergersi,

o'

che

pi di peso,

triplo,

raccolto separatamente da
strava

loro.

far capitale

il

computo minuto e

io dissi,

di

quello

parti disgiunte e separate,

in

volesse

concludendo

altra forma,

la figura

non dimo-

che non bisognava

che quella macchina, ancor che spaziosissima, fusse

per sostenere niente di pi

particolare,

detti vasi tavole e travi,

Sopra della qual credenza

doppio

il

riunite;

non poteva

che sosterrebbero
macchina,

altra

io

al

si

generalmente, che

essere di aiuto o disaiuto a

nell'andare o non andare

sue

le

qual

di

fondo nell'aqqiia

corpi solidi

(i).

adunque ricorda qui una discussione seguita quattro

Galileo

anni prima, e sebbene


del trattato

si

gli

studi preparatori alla definitiva stesura

debbano benissimo supporre

intrapresi nel 1611, e

quindi possa intendersi che egli voglia risalire al 1607,

fermamente che

dibattito qui ricordato abbia avuto

il

1608, e precisamente

nell'estate di

Galileo

non

fu,

mentre

vi si

trattenne durante tutte

almeno per quanto

anzi ed

a lungo

Artimino

(2).

La

ospite

della

Altezza, alla

quest'anno, poich
finora ci risulta,
le

io

credo

luogo nel
nel

in

107

Toscana,

vacanze del 108, essendo

Corte nella Villa Ferdinanda ad

quale Galileo

si

rivolge nel suo discorso,

Cosimo II Granduca, che nel 1608 era ancora Granprincipe di

Toscana.
Si
dici,

il

potrebbe ora desiderare di sapere se

Don Giovanni

quale condusse cos gran parte della sua vita fuori

patria, sia stato presente alla disputa a cui in termini

ed

de'

espliciti

cosi

accenna Galileo, e per questo converr che,

per sommi capi,

lo

andiamo seguendo con

narrazione citata del Baroncelli.

(i)

Op.

cit.,

voi.

IV,

(2)

Op. cit,

voi.

X,

p.

32, nota 3.

pp. 217-23.

Me-

della
chiari

sia

pur

la scorta principale della

ANTONIO FATAR

116
Fino

rendo

1594 adunque

al

tempo

il

raccogliendo

gli

negli

egli

studi di architettura

mente trattenendoli e qui e


sandri

sue

le

civile (i) e militare e

suo palazzo in Parione e splendida-

studiosi nel

quentemente date

trattenne in Toscana trascor-

si

dalle quali troviamo fre-

nelle ville

conservateci

lettere

nelle

carte

bench giovanissimo ancora, non disdegnava

conversazioni

severi e le

con

pi

gravi

filosofi

Ales-

gli studi

pi

e in Firenze

che fornisce indiretta testimonianza anche Iacopo Maz-

in Pisa, di

zoni che lo dice

omni scientiarum genere cumulatissime ornatus

nell'opera (2) che

diede occasione alla ben nota lettera


(3). Ma

da Galileo

zatagli

Rodolfo
Turco,

II a

Generale

e l'Italia

campagna contro

nella

dell' artiglieria

Toscana

lasciava la

indiriz-

appunto nel 1594, eletto dall'Imperatore

avendo

al

suo

il

comando ben

duemila fanti e quattrocento cavalli armati e mantenuti a tutte


spese del Granduca in quella guerra nella
diresse fra altro la espugnazione

di

quale

grado, bench la infelice perdita di Giavarino

campagna

quella

si

Don Giovanni

Strigonia e l'assalto di Vis-

raccogliessero tutti

frutti

impedisse che da

che se ne erano

sperati.

Di ritorno dalla guerra, come comandante


lere toscane

prese parte nel

1597
dove pare abbia avuto il torto

JMarsiglia,

non saper poi raggiungere


i

Marsigliesi

Fra

(i)

alla

non erano

le

il

in

capo delle ga-

ben nota spedizione

famoso corsaro Amurat Rais, dal quale

rifuggiti dall' invocare aiuto.

pi cospicue opere d'arte alle quali

Don Giovanni de'Me-

DICI attese nel corso della sua vita, vogliamo qui in particolar
dare le Cappelle IMedicee in San Lorenzo {Delle tre sorduose
dicee situate nelV

del canonico

Domenico AIoreni

Bernardo Buontalenti,

letterario di Galileo Galilei qc, scritta

Losanna, 1793,

stotelis

ec,

{3)

p.

e cojnt?iercio

in

almo Gymnasio Pisano Aristotelem


profitentis.

In

tiniver sarti

Platonis

Philosophiatn praeludia, sive de cotnparatione Platonis et Ari-

lib.

I,

Le Opere

pp. 197-202.

che vuoisi sia

Maria del Fiore {Vita

826).

Platonem vero extra ordinem

et Aristotelis

vie-

da Gio. BATTISTA Clemente de' Nelli,

Jacobi Mazzonii Caesenatis,

ordinarie,

ricor-

ec, Firenze, presso Carli e Comp., 1813,

stato suo maestro, e la facciata di Santa

(2)

modo

cappelle

Imp. Basilica di San Lorenzo, Descrizione istorico-critica

pp. 200, 301-45), in concorso con

voi. I,

di

di lasciarsi sfuggire e di

Venetiis,
di

M.D.XCVII, apud Ioannem Guerilium,

Galileo Galilei, Edizione Nazionale ec,

p. 195.

voi.

II,

GALILEO GALILEI E DON GIOVANNI DE' MEDICI


Nel

lo

1599

troviamo in Ispagna a capo della Ambasceria

mandata a Re Filippo
non

gine,

dove, causa la macchia della sua ori-

III,

pot, nonostante

conseguire

il

117

Grandato

grandi servigi

in Fiandra,

gi

resi

quale aspirava.

al

Nel 1600 comandava

galere che. con inaudita e

diciotto

le

accompagnarono a Marsiglia

pi che regale magnificenza,

Regina Maria de' Medici, e dopo aver nuovamente militato


dra, fallitogli

terra, fu assunto

pendio e con
intrighi di

Re Giacomo

tentativo d' accomodarsi con

il

ai servigi

straordinarie

in

Fian-

d' Inghil-

IV con ragguardevole

Enrico

di

nuova

la

ma

distinzioni;

coinvolto

sti-

famosi

nei

quella Corte e poco gradito alla Regina, la quale anzi

ripetutamente ebbe a lagnarsene col Granduca, con grande ram-

marico del Re se ne licenzi.

Don Giovanni

Preceduto dal fido Baroncelli,


Italia nell'aprile del

1608 e confidando, per

dall'Ambasciatore Veneto a Parigi

Serenissima,

dotto agli stipendi della


sent

in

(i), di

addi 17 maggio

Collegio

ebbe

le

seguenti

parole

La

fece ritorno

venne a Venezia e

domande ed

esibi-

proferta poi di V. S.

della

alle

sue

principal deposito ne' nostri cuori, et per farne


si

deve.

La

pre-

si

Doge con ogni

dal

sua persona sar conservata da noi et da questi

quella molta stima che

in

promesse fattegliene

poter essere subito con-

ricevuto

dimostrazione d'onore ed in risposta


zioni

le

sia

Sig.""'

alle

per un

occasioni

dunque, diremo

cosi,

la

benvenuta, con sicurezza di essere et amata et benissimo veduta


da

tutti,

et

si

altro luogo che

merita

la

prometta di dover o in questa


si

o Padoa, o

che

sua persona, et la sua particolar buona dispositione

verso questo Dominio

perch

citt,

fermer, ricever tutte quelle sodisfattioni,

Don Giovanni

(2).

Nulla dunque era stato predisposto

venisse condotto, conforme gli era stato fatto

sperare a Parigi, sicch egli

si

trattenne in attesa,

come

dove

risulta da quest'altro documento in data 21 maggio 1608: Venuto

(i)

Pietro Friuli

e forse anche

Antoxio Foscarixi, perch

dispaccio del primo del 19 aprile 1608 ed


il

del

il

primo del secondo

26 dicembre 1607. Ved. a questo proposito

Baroncelli, a
(2)

c.

il

citato Discorso istorico

58.

Archivio di Stato di Venezia, Esposizioni

PP. 33-35-

l'ultimo
sta sotto

Principi,

reg.

20,

ANTONIO FAVARO

118

neirEcc. Collegio

SgJ Geronimo Capello

111."^

1'

rill. SgJ Vincenzo, disse che essendo andato


vanni de' Medici per visitarlo, Sua Signoria
tione di non poter ricever la visita per

Ma

che ricercata licenza

tare, et passati

disse che

le

li

le

Gio-

leggi della Ser.'"^ Rep.'^^

Ecc,^ Sig/ Capi di andarlo a visi-

alli

esser

Don

lU.'"^ fece far la iscusa-

debiti ufficii di complimento, esso

voleva

(i) fu del-

SgJ

il

non

servitor

Sig.^

di parole

ma

Don

Gio.

di fatti

questa Ser.""^ Rep.^^ et per ci haveva preso casa in Padoa et

la

voleva prender anco in questa

non dimandava

Stato et che

accomodato

qualche iscusatione presso a

al resto si

sarebbe

a questa Ser.""^ Rep.^^.

Il

Principi di fermarsi pi in

gli altri

animo quando fusse

di

per fermarsi in questo

quanto

volont di Sua Ser.*^, pur che potesse ha ver

alla

questo Stato che in altro luoco;

quiete

citt,

titolo, et

che potria far con maggior

il

fatto

degno

di servir

che tutto haveva voluto

con

Sua Ser.t^ restasse conscia di quanto haveva inteso

lileo

Padova e

e poich

non

alcun

risulta in

stabile

quindi contemporaneamente a Ga-

vi si trov

tale occasione, lecito

loro in
essi

in

acci

(2).

Nel maggio 1608 aveva dunque Don Giovanni presa

dimora

effetti

rifferire,

modo

di relazioni passate tra

argomentare non corressero

amichevoli rapporti, contribuendovi fors'anco certi

tra di

attriti tra

Giovanni de' Medici e Giovanni Battista del Monte, generale delle


fanterie della Repubblica, residente in

leo
si

protrasse tuttavia a lungo

dova, poich
brare

Padova

e col quale

Gali-

trovava ormai da tanti anni in amichevole relazione.

si

le

Don Giovanni

soggiorno di

Non

in

Pa-

dovendosi nell'autunno di quello stesso anno cele-

nozze del Granprincipe Cosimo con l'Arciduchessa Maria

Maddalena
e quindi

d' Austria, vi fu invitato egli

pu benissimo

pure e

essersi trovato alla

si

rec a Firenze,

Corte nella occasione

Cosimo ebbero luogo

in cui alla presenza di

(t)

il

le

accennate prime

Ci sembra di dover notare die questo illustre Patrizio,

gi coperte varie cariche nel


zioni con la Casa

Medici,

Governo della Serenissima, era

e di queste si era anzi giovato

che aveva

in ottime rela-

Galileo per vedere

esaudite dal Senato Veneto alcune sue domande. Cfr. Galileo Galilei e lo Studio

di Padova, per

ANTONIO Favaro,

voi. IT, Firenze, successori

Le Mounier,

1883, pp. 130-31.


(2)

AR(.:hivio di

Stato

di Venezia, Esposizioni Principi, reg, 20,

p. 36.

119

GALILEO GALILEI E DON GIOVANNI DE'MEDICI

abbiamo

avvisaglie delle dispute sulle Galleggianti delle quali


i:ato,

sebbene

vanni fra

il

diario

persone che furono

le

toc-

ben noto del Tinghi (i)non menzioni Don GioFerdinanda ad

ospiti della Villa

Artimino, la quale fermamente noi teniamo sia stata la scena di


discussioni: sebbene d'altra parte

i[uelle

non crediamo che queste

siano state appunto a dar motivo agli stridori fra

come presumerebbe

Galileo,

caduti in equivoco

anni

a tanti

lire

quali Galileo

il

Viviani ed

innanzi e

tivando

il

Don Giovanni

quale stima siano

Gherardini che

riconoscono anzi

vi

Don Giovanni

nozze granducali, e mentre

venne a morte

il

citato,

fanno

li

risa-

cause per

le

le

indusse a lasciare lo Studio di Pisa.

si

Si trattenne
le

Wohlwill

il

il

in Firenze

si

anche dopo celebrate

disponeva a far ritorno a Padova

Granduca Ferdinando,

sempre

sicch, pur

col-

idea di entrare ai servigi della Serenissima, fu costretto

la

a trattenersi per allora in Toscana.

opponessero

difficolt si

r ottobre 109 mandava a Venezia

tomandato da

lui,

Vedendo pertanto come

gravi

conseguimento del suo desiderio, nel-

al

il

fido Baroncelli,

il

quale, rac-

veniva condotto come capitano d'armi agli

stipendi della Serenissima

(2),

riuscendo

maneggi

ai suoi abili

di

ottenere che circa un anno dopo fosse condotto a condizioni onorevolissime anche

Don

Giovanni. Questa condotta veniva delibe-

rata add 24 settembre 1610 (3), e quindi allorch egli

si

Venezia per assumerla, Galileo aveva gi abbandonata

recava a

la

lettura

nello Studio di Padova.

Come

Don Giovanni

poi abbia potuto

de' Medici trovarsi pre-

sente alla disputa ricordata da Lodovico delle


col fatto

nato

che addi 11 febbraio

una prima

nel quale

(i)

ce.

il

di altri

9 luglio e fino al 27 dicembre,

fu concessa la sanatoria per

(4);

si

spiega

l'assenza

due

il

giorno

durata oltre

mentre sappiamo d'altra parte che durante tutto

Biblioteca Nazionale di Firenze, mss.

Gixo Capponi,

261, voi.

I,

213t.-2l8t.
(2)

1)

gU

permesso

il

due mesi, prorogata

licenza di

22 aprile e nuovamente

Colombe

lii egli aveva ottenuta dal Se-

Archivio di Stato di Venezia, Senato,

razione 20 febbraio 1609 m.


(3)

Ibid.,

(4) Ibid.,

Senato, Secreti,

Secreti,

filza

80.

Deli-

v.
filza

81.

Senato, Secreti, filza 81; Senato Terra,

filze

197-98-99, 201.

ANTONIO FAYARO

120
questo tempo egli

Le

porto di Livorno

(i).

Don Giovanni

successive vicende della vita di

non presentano per


tanto

che,

senza

le

di

Toscana per soprintendere

era trattenuto in

si

ai lavori ripresi nel

Io

de'

Medici

scopo nostro alcun interesse: diremo

scaduto dalla condotta della Repubblica per

debite licenze abbandonata

(2),

sol-

averla

disgustato poi della Corte

Toscana per conto della quale aveva ancora abilmente con-

dotti negoziati delicatissimi senza averne riconoscimento pari alle

sue benemerenze, e per

clamorose

motivi che provocarono cause

altri intimi

non entrano nel quadro

le quali

procur ed ottenne d'essere ricondotto

mente

negli

e ritiratosi definitiva-

(3),

manc

della Serenissima,

Stati

della nostra narrazione,

Murano

in

vivi

ai

add 19 luglio 162 1.

Nessuna traccia

di relazioni dirette tra

Don Giovanni

dici e Galileo conservata nei Manoscritti Galileiani

compiutamente

cos

sfuggita. In quelle

nel 1885 fra

studiati

da dover escludere che potesse

buste per

resti della

ch'ebbimo

ventura di

la

Bibhoteca Palatina

(4), e

Me-

de'

da noi ormai
esserci

scoprire

che sono pre-

sentemente nella Nazionale di Firenze in appendice alla Collezione Galileiana propriamente detta, abbiamo
nella quale

caso,

Le

il

(i)

riferirci

scana
P.

nome

carte

infatti

trovansi
di

insieme

riuniti,

Don Giovanni

Potremmo

di

ci

a quanto ne narra

sotto il

Galluzzi

una carta

col

di Galileo.

9 (5) contengono

n*'

D. Giovanni Medici e nel

Sisf.

documenti,

addurre molti
il

mano

de' Medici e la

313-314 della busta segnata

una canzone AH' Ecc.'"

trovata

non sapremmo per quale

ma

nella Istoria del

governo nella Casa Medici, tom.

ci

limiteremo a

Gramhicato di To-

Ili, Firenze,

MDCCLXXXI,

313.
(2)

altri

Archivio di Stato di Venezia,

documenti, reggasi quello sotto


(3)

Senato,

Secreti,

7 agosto 161

Ibid., Senato, filza 93. Deliberazione

documenti ad essa
(4)

il

degli

li

filza

Fra

86,

3.

novembre

161 6

allegati.

Intorno ad alcuni Documenti Galileiani recentemente scoperti nella

Biblioteca Nazionale di Firenze, per

Antonio Fa varo

(estratto dal Bullet-

tino di Bibliografia e di Storia delle Scienze tnatematiche e fisiche, tom.

gennaio, 1886),

Roma,

(5) Intitolata

sul

Galileo, raccolti dal

tip.

delle Scienze

dorso:

ViVlANi

/.

Galileo.

e dal

matematiche e

fisiche,

XIX,

1886.

Lavori per servire alla vita di

Xelli.

GALILEO GALILEI E DON GIOVANNI DE' MEDICI


314 leggiamo

tergo della

del

Chiabrera

S.

Chiabrera col

titolo:

Medici.

vanni

Da

di Galileo:

stampata

all'Illus.

la

Canzone

fra le

ed Eccel.

alcune poesie sopra

opere del

D. Gio-

Sig.

morte del Principe

quale Chiabrera poi dovette essere

(i). Il

relazioni

strette

mano

la stessa

Canzone

D. Francesco Medici
in assai

scritto di

Questa

121

con Don Giovanni, poich molte

altre

volte indirizz sue composizioni poetiche al valoroso bastardo

diceo

(2),

D. Giovanni Medici fu condotto da' Veneziani

Don Giovanni

noteremo che

data da Venezia sotto


car.

4 della busta

Poema

a mio

il

2^ del

stesso in

una

d 5 settembre

nome

lo ringrazi e

legge a

si

Hebbi

io

me

l'amo

Roma

pp.

MDCCXXX,
cit.,

ec,

morali e

le

in

Venezia, presso

le

An-

1-2.

Gabbriello Chiabrera,

un corpo novellamente

eroiche, le lugubri, le

Op.

affettuosamente sic-

gli offerisca

Gabbriello Chiabrera., tom. IV, contenente

MDCCXXXI,

Delle Opere di

sione tutte in

il

S.

Antonio Favaro.

Delle Opere di

giolo Geremia,

(3)

e finalmente

legato Alessandri, scriveva:

poesie liriche omesse nella edizione di

Geremia,

115, e che

Padova.

{2)

(3)

lettera al Baroncelli

del S. Chiabrera, et con questa sar la risposta: V.

come cordialmente

(i)

Me-

ed una anche Al Signor Cosimo Baroncelli, quando

unite, tom.

sagre

pp. 33-47, 303-04,

pp. 443-44-

^^

ec, in

in questa
I,

Venezia,

427-29.

ultima

contenente

le

presso

impres-

canzoni

Angiolo

Rassegna Bibliografica

Sebastiano Salomone, Storia di Augusta.

Il

signor

S.

Salomone ha pubblicato

sua Storia di Augusta, uscita

la

II ed.,

Augusta, 1905.

seconda edizione della

prima volta nel 1876. Questo lavoro,

la

ora pi completo e pi organico, non ha grandi pretese,

ma

con-

Qua
ma ci

dotto con grande amore, con giusta misura e in forma popolare.


e l forse

sarebbe stato meglio approfondire certe questioni,

non toglie niente

al

merito del lavoro.

3Iegaresi, che, oltre a fondare Selinunte,

Megara

temendo

questa

che

nuova

abi-

andarono a popolare

dei

la citt

di Marcello, delle

non potere ricostruire Megara, se

di

ne vennero in Xifonia imponendole


naria,

primi

megaresi. Continua dicendo che

e delle istituzioni

cittadini profughi,

dei

Iblea, delT espansione

Megara per opera

di Xifonia; della distruzione di

reliquie di

S. tratta

Il

Megara

tatori di quella contrada, poi di

nome

il

della loro

terra

origi-

venne distrutta da Sesto Pompeo

citt

nella guerra civile coi Triumviri, essendo quei cittadini partigiani


d

Augusto,

la citt

che questi sulle rovine ancora fumanti fece ricostruire

dandole

il

nome

Augusta

di

(42

a.

C). Essa ebbe poche vi-

cende importanti sino al principio del secolo XIII, quando venne in


quel posto Federico II per ripararsi dai furori di una tempesta, e

vedendo

la bellezza del sito, la sicurezza della rada, la posizione

strategica della rocca normanna, concep

nuova

citt e d'ingrandire

il

il

disegno di fondarvi una

castello.

L'Imperatore concesse alla citt di poter mandare due Deputati


al

Parlamento

di

Foggia (1240)

il

Parlamenti del* regno. Augusta, per

diritto di partecipare a tutti


la

sua fedelt agli Svevi, fu pu-

nita terribilmente dagli Angioini che vi commisero stragi nefande.

Dopo

il

Vespro sostenne un lungo assedio,

potere degli Aragonesi


di Castiglia

e allora

dopo concedettero

in

il

re

ma

finalmente cadde in

Federico prima

feudo

la citt che,

intervallo, rimase citt feudale sino al 1575. Nel 1641

tutta l'Isola,

una gravissima carestia;

sina ed essendosi accordati

Ferdinando

salvo un breve
soffri,

come

nel 1675, essendo insorta Mes-

Messinesi con Luigi

XIV

per cedergli

SALOMONE, STORIA
Sicilia, questi

la

AUGUSTA

123

spedi un'armata che riusc ad impadronirsi di

uiista e che fu poi sconftta dal

l'Olanda

(^essendo

DI

alleata

Au-

famoso ammiraglio olandese liuyter

allora

della

Spagna) (22 aprile

1676).

Luigi XIV, dopo quasi tre anni di inutile lotta, abbandon l'Isola
e

lasci

suoi partigiani e specialmente

Spagnuoli che

Seguono
secolo
sul
e

si

altre notizie sulla casa di Savoia in Sicilia, su

XIX

grave

ma

specialmente sui Carbonari nel 1820, sul colera del 1837,

si

accenna anche

S.

Il

agli

uomini

illustri di

Au-

dilunga troppo sulla citt d'oggi, sui nomi antichi delle

vie, sulle chiese, sui conventi, sulle

folMore augustano,

opere pubbliche,

condi-

sulle

marina da cabotaggio, sulla demopsicologia

zioni economiche, sulla


()

ribelli.

Augusta nel

terremoto del 1848, sulla rivoluzione dello stesso anno

su quella del 1860.

gusta,

Messinesi in balla degli

vendicarono barbaramente dei loro sudditi

ec. ec.

Quest'ultima parte del lavoro molto

prolissa e sarebbe riuscita pi confacente all'indole di esso, se fosse

stata pi riassunta.

Insomma

il

lavoro del

S.

merita di essere lodato

abbastanza.

Massa.

G. Bianco.

Pio Pecchiai, L'Opera della Frimaziale Pisana. Notizie storiche


documenti. Elenco degli Operai. Begesto di diplomi a tutto
dicesimo secolo.

Con

documenti

di autentici

portando un con-

tributo alla storia dell'Opera della Primaziale Pisana,

ha

provato

chiaramente

una istituzione

do-

Pisa, Mariotti, 1906.

guida sicura

la

il

di Stato,

non esser quella

dalle

fino

come taluno ha preteso

Quest'Opera cominciata ecclesiastica

il

Pecchiai

sue

origini

di addimostrare.

addivenuta istituzione

civile,

senza per esser mai istituzione di Stato. Difatti, salvo rarissime


eccezioni, sopra di essa nessun atto d'imperio,
e tutela,

in

Pisa

hanno esercitato

si

ma

solo di protezione

governi, che, nello svolgere dei

secoli,

son succeduti. Che se talora questa tutela apparve e fu

soverchiamente grave, non fu mai

tale,

che potesse dirsi esser quel-

l'Opera addivenuta istituzione di Stato.

Del resto essa, come tutte

nomi diversi

si

a questa, che con

le istituzioni simili

trovano allato alle antichissime chiese, specialmente

cattedrali, sono state costituite per la necessit di

provvedere

al-

l'amministrazione dei beni, che la pietosa magnificenza dei principi


o la devozione dei popoli

sovente
ziose,

donavano

alle chiese.

ricchissime per larghe possessioni,

doveano servire

al

culto delle

chiese,

Queste donazioni di

per danari e cose preal

sostentamento del

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

124
vescovo

ed al mantenimento delle fabbriche sacre,

e del clero

e per-

ch fatte alla chiesa, erano dai sacri canoni e dai vescovi nominati

prima fra

nomini

gli

anche nel laicato coloro che

di chiesa, e poi

per la chiesa dovevano conservare ed amministrare


il

Circa

tali beni.

secolo XIII le civili autorit pretesero, togliendolo ai vescovi ed

al clero,

il

diritto di

delle chiese,

ma non

come funzione

nominare
si

amministratori del patrimonio

gli

fecero mai lecito di esercitare tale ufficio,

di governo,

ma

solo per tutela e difesa delle chiese

medesime. Come questo sia avvenuto nella chiesa Pisana ha mostrato


il

Pecchiai, narrando sempre con l'aiuto delle antiche carte lo svol-

gimento storico dell'Opera della Primaziale Pisana, contro chi per


suoi

fini

leggendo a suo

modo

documenti avea

di

quest'Opera

preteso falsarne la natura col farla una istituzione di Stato.

Dobbiamo

poi esser grati all'autore

di

questa monografia per

averci dato completo l'elenco degli operai con esattissima diligenza

copiato dagli autentici documenti


valido aiuto che

porgono

Che

agli

se

tali

dei

ricchi

archivi Pisani, per

il

compilazioni, quando son condotte a dovere,

studiosi delle

meritevole

cose avvenute nei

di lode

si

reso

il

tempi che

furono.

pubblicando

Pecchiai

l'elenco degli operai, di tanta maggiore importanza avrebbe dotato


il

suo studio, se

Duomo

regesto dei documenti riguardanti

il

di Pisa fosse stato fatto di

tegrit, senza trascurare quelle indicazioni, che


lo

l'Opera del

pubblica ragione nella sua in-

rendendolo completo

avrebbero fatto tanto pi utile agli studiosi della storia Pisana

per

le

persone ed

Del

luoghi nominati in quelle carte.

resto, lo studio del Pecchiai

prova quanto sieno

gesti delle carte specialmente delle chiese e monasteri,

avuto

loro principi nella pi

re-

G. B. Ristori.

G. Volpe, Per la Storia giuridica ed economica del


(Estr. dagli Studi Storici, voi.

XIV,

Dall'esame di tre recenti

d'indole storica

hanno

hanno

remota antichit.

Firenze.

fatto fare

utili

che

libri

un passo importante

Medio Ero.

fase. TI. Pisa, 1905).

giuridica, che

agli studf economici e sociali,

Volpe coglie occasione per porre in termini

netti

e precisi

il

prof.

le

questioni che concernono la propriet fondiaria nel M. E.,

patti

agrari, la condizione personale e lo stato giuridico degli agricoltori

nella vita curtense, le origini nell'alto M. E. del


lo

lavoro industriale,

sviluppo dei commerci nell'Italia superiore, ecc.

VOLPE, STORIA (tIVRIDICA ED ECONOMICA DEL MEDIO EVO

Le opere prese ad esame sono:

Un volume

1."

iANX contenente sei monografie, raccolte


!<chaftsgeschchte

Italiens in

Geldwirtscliaft

loid

2.'^

Hart-

L. M.

di

titolo

il

Zur Wirt-

/ contratti agrari

1904), di S. PiVANO.

Bistun\

3.''

Schneider, in Quelen und Forschungen

dello

Roma,

dell'Istituto Prussiano in

primo scrittore rivolge

Il

M. E.

frhen

nelVaUo M. E. (Torino,

in Italia

sotto

125

Vili, 1905.

suoi studi ad alcune fra le maggiori

propriet ecclesiastiche, alle corporazioni d'arte nell'Italia bizantina,


;il

commercio nella valle del Po,

ai

di mercato, agli oneri

diritti

dei cittadini per le opere pubbliche. Sostiene la

mento fondiario del M. E.

sformazione dell'ordinamento romano. Esaminando


clesiastiche,

Chiesa

si

tra-

propriet ec-

le

prova del fatto riesce pi evidente, perch nella

la

conserv pi intatta la tradizione antica.

dotto tedesco considera

Il

che l'ordina-

tesi

una continuazione o

in sostanza

il

come due

livello e Fenfiteusi

veri

contratti agrari, distinti fra loro per la durata, la entit della concessione, la persona del concessionario, ecc.

una teoria nuova

convincente, divide

categorie: contratti formali, cio


contratti reali, cio l'enfiteusi,

Questa distinzione

perch non vi

Pivano. con

in

due grandi

pastinato, la porzionaria, la

Ionia, la masseria, l'usufrutto vitalizio,

parziaria.

il

livello, la precaria e la prestarla;

il
il

Invece

contratti

sembra

la
al

co-

locazione a tempo e la

nostro A. troppo

rgida,

considerata in giusta misura l'importanza delle ra-

dicali modificazioni che la natura dei contratti agrari ebbe a subire

Lo

nei diversi tempi.

coll'andar del

formale

e si

tempo

stesso
il

confuse con

l'aver dato poco

Pivano

costretto a

riconoscere che

livello perdette la sua natura


l'enfiteusi.

Ad

contratto

di

ogni modo, osserva

il

Volpe^

peso allo svolgimento storico non toglie merito

giuridicamente

alla concezione del Pivano, perch

la

teoria rimane

intatta.

Una monografia dell'Hartmann


Bobbio

offre al

Volpe l'opportunit

svolgimento storico

e di

sulla
di

economia del monastero

studiare

il

considerare alcuni aspetti

livello

meno

di

nel suo
noti del-

l'ordinamento agrario in Italia nell'alto M. E. Egli propone la se-

guente classificazione delle plebi


terra

rurali,

non proprietari: da una parte

il

cio

dei

lavoratori

da servi rustici, domestici e artigiani curtensi; dall'altra


coltori

che hanno un

o massari,
siastici,

aldi

manzo

coloni,

in cultura

livellari o

della

personale dominico, costituito

autonoma, siano

gli agri-

essi servi

commendati. Nei fondi eccle-

a differenza di quel che avviene nei

laici,

la

prima cate-

goria di uomini scarseggia, la seconda invece numerosa.

Il

nostro

A. continua col considerare la condizione dei coloni, dei massari e

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

126
dei livellari,

Quanto
si

quali

dopo

tutti

il

sec.

Vili tendono a conglobarsi

una massa unica.

in

lavoro industriale,

al

provvedeva

Volpe enumera

il

lavoro era compiuto in economia dai

parte del

modi

bisogno dei prodotti dell'industria nelle

al

Una

dipendenti della

vendevano

corte; un'altra parte dai liberi lavoratori, che

coi quali

corti.

loro pro-

dotti nei mercati. I liberi artigiani crebbero dall' Vili secolo in poi,

l'Hartmann vede,

e si raccolsero in corporazioni o scolae, nelle quali

come nell'ordinamento

agrario,

continuit della tradizione ro-

la

mana. Questo scrittore tratta dell'argomento, prendendo ad esame


documenti dell'Italia bizantina, nella monografia intitolata Zur
i

GescMchte der Ziinfte in friihen M. E.


per

Roma

bizantine, quaJi

le citt

ma nega

tina ebbe salde radici:

Volpe ammette

Il

Ravenna, ove

fatto

il

la tradizione la-

che lo stesso principio

possa

si

estendere alle regioni dell'Italia non bizantina. In queste la ten-

denza corporativa
e

non fu

svilupp pi tardi, non prima forse del sec. XI

si

una nuova creazione


vita alla pi
Gli

Handel

storica,

coeva o posteriore a quella che dette

ampia corporazione del Comune.


due studi dell'Hartmann: ComaccMo iind der Po-

ultimi

Marktrecht iind Mimer trattano del commercio italiano

M. E. Prime forme di scambi sono

nell'alto

Fu invece

di origine curtense, n derivazione dall'antico.

trasporto dei prodotti

il

agricoli dalle corti lontane alla centrale e quello degli stessi dalle

campagne
tento
fondi,

alla citt, per la vendita sul mercato.

grandi proprietari, e specialmente

hanno casa o corte nella

residenza

fra

vrastanno all'azienda commerciale

su navicelli propri

vanno

commerciale
tante

il

il

prodotti, che

lavoro dei

commercio

le citt,

in

La via

loro dipendenti,

trasportano per

di

le

so-

vie fluviali

mercato. Altro cespite

al

artigiani.

interregionale

dalla classe dei mercatores.


nell'alta Italia per

liberi

quest' ultimo in-

pi vicina al luogo di loro

citt

impiegati, scelti

speciali

Chiese pi ricche di

le

Ma

assai

pi

impor-

esercitato

internazionale,

comunicazione pi comoda

mercanti di professione

il

corso del

Po:

che presto acquistarono maggiore importanza commerciale

questa zona territoriale, furono Venezia

mann esamina

analizza

trattati che

re

Comacchio. L'Hart-

Liutprando stipul con

queste due citt; e mostra come la maggior parte dei diritti

por-

tuali, di ripatico ed altre rendite e privilegi commerciali passarono

a po' per volta nelle mani degli ecclesiastici. Similmente avvenne


dei mercati (anche

essi,

secondo l'Hartmann

distinti fra settimanali e annuali, .cio urbani

di

romana

origine

e rurali)

delle re-

lative rendite. Coi diritti di mercato le chiese acquistarono, mediante

VOLPE, STORIA GIURIDICA ED ECONOMICA DEL MEDIO EVO


diplomi
il

luogo, ove

iincho aree di territorio e edifici attig'ui al

reg'i,

mercato era aperto. Conseguenza

che coir andar del

fu

ci

di

127

tempo molti vescovadi diventarono proprietart della maggior parte


del suolo, deg-li edifici e delle piazze nelle citt e nei territori cir-

costanti

avviamento questo

alla conquista del potere temporale per

parte dei vescovi, con l'autorit di conti.

l'Hartmann ad occuparsi an-

L'affinit dell'argomento trasporta

che dei beni comuni nelle

fondo questa materia

mente

citt.

idee che svolger nella trattazione.

le

romana,

far

che

e quelli

risalire

pascne

le terre

riconnettere con un simile istituto


se

pon mente

si

s,

gi

per

altre,

il

comuni del M. E. costituiscono un

E veniamo

perch, se

consi-

si

possono

si

comuni (trasformazione

tramite

della

Chiesa),

beni

fatto nuovo.

all'ultimo, lavoro, che

il

Volpe sottopone ad esame

Studiando

questa citt nel tempo in cui ebbero

la storia di

Pan-

autorit di vescovi-conti pi personaggi della nobil casa dei


nocchieschi, lo Schneider rileva
politica fatta alla grande,

il

dopo una

fatto che in pochi anni,

il

vescovado

si

ingolf nei debiti e giunse

alla bancarotta. Qual' la ragion vera del disastro finanziario?

suo

il

A parer

conseguenza diretta della lotta economica fra

fatto

ma

esistente nell'antichit:

monografia dello Schneider sul Vescovado di Vol-

critico, cio la

terra.

beni collettivi

dell'uso secolare di detti beni in propriet

avvenuta, come tante

che,

beni comuni

godimento, cio alla trasformazione

del

al titolo

dei

considerano un fatto di formazione

lo

boschive per

coloro

Egli, fra

l'istituto

nuova, crede doversi seguire una via di mezzo

derano

studiare a

di

un suo lavoro. Per ora espone sommaria-

in

come l'Hartmann, vogliono


all'et

Volpe promette

Il

la pro-

priet fondiaria e la propriet mobiliare, cio fra la ricchezza agricola


e fabbricativa

monetaria

da una parte

dall'altra.

e la ricchezza

commerciale, industriale

Quest'ultima riusci vittoriosa,

Ve-

di fondi e di stabili furono travolti nella sconfitta e fallirono.

scovi e signori, per

il

prezzate ad un tratto

barazzo

col

porsi

crescere della ricchezza mobiliare, videro deloro

le

alla

testa

propriet; non

seppero trarsi d'im-

nuovo movimento industriale

del

commerciale; e non trovarono altro mezzo, per far fronte


d'ogni

proprietari

giorno, se non quello di

usure assorbirono in breve tempo

dare in pegno
i

ai

propri

bisogni

beni.

Le

capitali rappresentati dalle pro-

priet oberate dai debiti: d'onde la bancarotta.

Ma, osserva

da un

sol

il

Volpe, in questo

punto di vista

modo

si

considera la questione

invece di trarre dai fatti storici

seguenze che naturalmente ne scaturiscono,

si

pongono

documenti a servigio d'una idea preconcetta. Se

la

le

con-

fatti e

teoria

dello

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

128

Schneider fosse sicura ed assoluta,

le stesse

vicende che

si

riscon-

trano a Volterra sarebbero avvenute ovunque. Invece molte altre


Chiese vescovili

si

adattarono bene alla nuova condizione di cose,

superarono la crise del deprezzamento dei beni immobili

varono a lungo ricchezza, autorit


cercare anche in altre cause

vescovado

Tra

di Volterra.

geografica della citt, che


i

e forza materiale.

quali

il

mancava

di

rapporti di Volterra con

Volpe enumera

la

la posizione

un comodo sbocco

quale

al

mare:

della Toscana, specie con

le altre citt

Pisa, vicina temibile, contro

conser-

repentino decadimento della contea-

il

le

Dunque bisogna

il

vescovo volterrano ebbe

a lottare per la propria indipendenza spirituale e per gravi controversie di giurisdizione territoriale: la lunga lotta fra

aspiravano a togliere
in

comune

libero, e

voleva conservati

il

il

cittadini, che

potere temporale al vescovo e a costituirsi

vescovo conte, che contrastava

appieno

diritti

dagli

pretese e

tali

imperatori

con ripetuti

diplomi concessi; la vittoria finale della cittadinanza che riusci a


stabilire

una amministrazione

laica

autonoma,

via dicendo.

Insomma

le ^particolari condizioni dello stato volterrano, assai pi che ragioni

economiche d'indole generale, determinarono l'abbassamento repentino della potenza dei vescovi-conti di Volterra di casa Pannocchiesea.

Firenze.

Pietro Santini.

Armando Tallone,

Begesto

dei

Marchesi di Saluzzo {1091-1340).

(Bibl. della Societ storica subalpina,

Chiantore-Mascarelli, 1906.

Gabotto

F. e G. B. Barberis,

In
Le

S"*,

XVI

Reg.

Pinerolo,

I).

pp. 14, xviii, 547.

archivio

carte dello

arcivescovile

Torino fino al 1310. Indice compilato da G. M. Sartore.


(Bibl. della Societ storica subalpina, XXXVI, Corpus chart.
di

Italiae,

XXIV).

Pinerolo, Chiantore-Mascarelli, 1906. In

8.-,

pp. viii-449.

Le due opere sopra enunciate hanno importanza per


storica, poich

contengono

la scienza

pi antichi documenti di due istituzioni,

che, ciascuna nella sua sfera, estesero la loro influenza

dominio su gran parte delle terre subalpine. In verit,

ed

il

loro

cosi dell'una

come dell'altra, storici ed eruditi si erano gi occupati ex-professo


ed avevano anche pubblicate parecchie carte ma la raccolta e l'edizione sistematica di queste erano da un pezzo desiderate, perch
;

speravasi,

come

si

verifica ora, che recassero luce pi viva sull'ori-

gine, sullo svolgimento e sull'estensione della potenza dei Marchesi

STUDI DI STORIA SUBALPINA

129

Saluzzo, e un contributo notevole alla storia cosi di

(li

come

essi,

vescovado torinese.

del

In una profonda ed interessante introduzione al Corpus dei do-

cumenti saluzzesi,

prof.

il

Gabotto tratta rapidamente dell'origine

della casa marchionale di Saluzzo, secondo gli ultimi studi e segna-

tamente secondo

suoi propri e quelli del Bandi di Vesme.

della quale casa, gli antichissimi Marchesi


chesi di Monferrato,
di

Savoia ed

grande

del Vasto,

membri

come

Mar-

Capetingi, gli Arduinici di Torino, la R. Casa

Duchi

Borgogna,

di

derivano, per

ec.

lui,

da quel

ed unico stipite che fu Aetelberto, re di Kent (563-612).

sommi

Quindi, per

capi

il

Gabotto ricorda

rami della famiglia

e degli altri

le

di Saluzzo,

vicende dei Marchesi


per giungere fino agli

attuali Saluzzo di Paesana.


al

Tallone;

Cosi aperta la strada, lascia la penna


due parti distinte pubblica fonti notevostoria del Marchesato di Saluzzo, da Bonifacio del

quale in

il

lissime per la

Vasto a Manfredo IV,

e in generale per la storia

prima parte raccoglie 1016 regesti precisi


di tutti

subalpina. Nella

sufficientemente ampi

documenti che vennero a sua conoscenza

nei quali pazientemente attese a questa

nei lunghi anni

lodevole fatica. Nella se-

conda, pubblica integralmente 162 carte e diplomi inediti concernenti


quei Marchesi e quello Stato.

Basterebbe gi questa ultima parte per richiamare sull'opera


l'attenzione degli studiosi, poich contiene diplomi imperiali, bolle
pontificie, convenzioni, donazioni, vendite d terre e paesi, investi-

ture ec. degne

menti

mezzo

a'

essere

di

riferisce

si

la

studiate.

stesse

alle

copiosa serie degli

specie di

interessanti

docu-

regesti;

per

quali gli eruditi seguono tutto lo svolgimento della potenza

saluzzese nel periodo suo pi glorioso ed hanno tutto l'agio di considerare

il

metodo severamente

condotta; quantunque v'abbia

scientifico, col

chi,

quale la raccolta

a ragione, potrebbe domandare

che vi fosse aggiunto un indice dei nomi.

Minore importanza politica ha certamente


citati,

ma

scovado

di Torino,

secondo dei volumi


al ve-

che fu nell'alto medio evo potente feudatario del

Piemonte centrale ed estese lontano dalla


e la

il

uguale interesse sociale ed economico. Si riferisce

citt la sua giurisdizione

sua influenza. Gli egregi Autori ne hanno raccolto e pubblicato

integralmente

le carte

pi antiche dal 981 al 1310, vale a dire nel

periodo pi oscuro ed intricato della sua storia. Questo corpo do-

cumentario contiene anch'esso, in 336 pergamene, diplomi imperiali


e bolle pontificie,

donazioni, vendite,

affitti,-

investiture, albergarle,

sentenze, ec. che illustrano la storia politica e civile di tutto


ritorio della diocesi; ed oltre a
Akch, Stor.

It.,

Serie

5.".

il

ter-

recare un notevole contributo alla

XXXIX.

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

130

conoscenza delle vicende delle terre e dei comuni compresivi o vicini, oltre a meglio determinare le condizioni economiche e sociali
nelle qnali giacevano

quei

danno una idea sufficientemente

paesi,

precisa di un feudo ecclesiastico fra


trionale.

La

pi notevoli dell'Italia setten-

storia della Chiesa torinese vi trova dillucidazioni im-

portanti, che permettono di seguirne tutti

passi e le fasi in quel

lungo periodo e di formarsi anche un concetto dei suoi vescovi

come signori temporali. Non

dunque questo volume meno

cedente importante; e pertanto tutti siamo grati

agli

del pre-

editori

di

avere assicurato alla scienza, con metodo rigorosissimo e con intenso

amore, la conservazione di quei preziosi documenti.

Torino.

E. Casanova.

Pietro Santini, Quesiti

ricerche di Storiografia fiorentina.

Fi-

renze, Seeber, 1903; 8^ pp. 146.

Il

nuove ricerche

Santini, in questo dotto e ricco volumetto, fa

intorno alle pi antiche fonti della storia e della leggenda fiorentina,

riuscendo ad aggiungere nuovi indizi e nuovi dati sicuri a

quelli che gi

possedevano. Gli storici di Firenze fermarono

si

e si studiarono di ricostituire

lomeo Lucense,
sta

prima

rifacimenti di essa, a noi pervenuti, che

la

il

contenuto di que-

cronache, confrontando fra loro quei

fonte delle antiche

vato pi fedelmente

sembrano averne conser-

sembianze. L'Hartwig, come

le

la

Gesta florentinoriim^ menzionati da To-

loro attenzione sui perduti

dette

noto,

preferenza a una cronachetta anonima, contenuta in un codice

napoletano;

ma

ora

il

S.

mostra che, assai pi

e alteratissima compilazione,

tra cronachetta, conservataci nelle carte

zionale fiorentina,

il

gi Magliab.

primo trentennio, anche

di

questa gi tarda

deve credersi prossima

XXV

1^-21'"

ai

Gesta un'al-

d'un codice della Na-

XIV.

505, appartenente al sec.

se la trascrizione sia

alquanto pi tarda. Non

gi che fra Tolomeo e la cronachetta vi sia perfetto accordo: alcune


notizie sono in questa che
ci

mancano nell'Annalista lucchese

sono fornite dal Lucchese che la

cronachetta non contiene

e altre
;

ma

le

somiglianze sono cos grandi che inducono a non tener conto delle

non grandi

differenze. Forse

il

S.

non

ci

spiega in

modo

del tutto

persuasivo come maiala cronachetta taccia dell'incoronazione di Federico II (1220), che

Tolomeo:

egli

si

trovava descritta nei Gesta, come appare da

attribuisce l'omissione

facitore, guelfo arrabbiato;

ai

sentimenti politici del

ma sembra un

ri-

po' singolare che (luesti

SANTINI, gUESITI E RICERCHE DI STORIOGRAFIA FIORENTINA 181

giungesse nella sua passione politica al punto da voler sopprimere,


(luasi

per distruggerli col silenzio,

come

fa altrove, ricordarli

Ciononostante, poich

tanto un rifacimento pi fedele o

non possiamo sapere

meno

quale stato

in

il

testo dei Gesta pervenisse al

autografa, sarebbe un pretendere troppo

modo

sciogliesse in

ci

?^.

sodisfacente tutte

dubbii.

La cronachetta

volume

(pp. 91-144), coi riscontri d

La cronachetta

da

della

non

Chromca de

che

difficolt e tutti

Tolomeo.

resti

che una parte, essendo

il

codice

il

cosiddetto Libro fesolano, tratta

contengono, ora a parte, ora fuse o contaminate con altre

le

suo secondo capitolo, soffermandosi di preferenza sui codici

S. nel

ture.

le

pubblicata nella seconda parte del

origine civitatis, e insieme di quella sua

redazione volgare, eh' appunto


il

ne abbiamo,

se chiedessimo che

del Santini comincia col solito leggendario Libro

fesolano; bench di esso

acefalo.

lui

sol-

infedele degli altri, e poich

rifacitore, e l'opera stessa di questo, nel manoscritto che

il

ma

sua cronachetta una riproduzione esatta" dei Gesta,

nella

non

Poteva,

storici.

medesimo non vuole riconoscere

Santini

il

avvenimenti

gli

aggiungendovi un rabbioso commento.

Trovo accennato dal

S.

scrit-

che l'episodio romanzesco degli amori

di Catlina e di Eclissa, di Tiverina e del Centurione, raccolto dal

trova trascritto la prima volta

in un codice del
XIX, contenente V Avventuroso Siciliano di Bo sone da Gubbio . Quel XIX, sfuggito nella stampa, sar forse
da leggere XIV, poich si suole attribuire tal data al cod. Laurenziano del romanzo; e cosi s'intende quel trascritto la prima volta.
Ma. in tal caso, anche il S. s' lasciato trarre in un errore, che non

Malespini

si

principio del sec.

meno un

errore perch sia stato accolto da tutti a occhi chiusi.

II

codice deV Avventuroso CiciUano sicuramente del secolo

il

romanzo stesso

XV

secolo

pei suoi caratteri

o di poco anteriore

si

XV

manifesta opera tarda, o del

cosicch non da prestare alcuna

fede r\V expUcit, che lo dice composto da Bosone nel 1311.

Parlando delle fortune del Libro fesolano,

il

S.

rammenta

turalmente ch'esso fu in alcuni manoscritti accodato


Cesare,

come gi

manzo che

si

era detto anche in

ben poca importanza:

di

amore

alla sua ricerca,

pendice (pp. 61-79)

ai

s'

ma

il

S.,

si

sul ro-

tratta d'

prendendo

na-

Fatti di

un mio vecchio lavoro

conosce sotto questo nome. Veramente

fatto

ai

un

un grande

induce perfino a dedicare una speciale Ap-

Manoscritti fiorentini dei Fatti di Cesare^ ben-

ch solo cinque di essi (che fra tutti sono quasi una quarantina) mostrino la detta coda posticcia.

d'opera; e inoltre

senza dubbio nel libro del

S.

un fuor

codici erano stati indicati e descritti tutti, tranne

uno o due brevi frammenti, o dal Banchi o da me: ciononostante, non

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

132
c'

da farne un grave rimprovero

guarda

al S., perch a cavai donato non i


pu ben essere che ad alcuno giovi trovar codesti

in bocca, e

manoscritti catalogati qui tutti insieme.


Il

La

terzo capitolo,

dove

(pp. 81-87),

cronaca di 3Iartino di Troppau

codici fiorentini, che contengono

suo

e il

anch'esso del vantaggio di una Appendice

volgarizzamento^ gode

testo origi-

il

nale della cronaca; e rimasero ignoti al Weiland, sono enumerati e

secondo

classificati

le

conclusioni

dell'editore

La tradu-

tedesco.

zione volgare, finora inedita (a non tener conto del frammento pub-

secondo

blicato dal Ciampi), sarebbe,


del

sec.

XIII, perch

anteriore al tempo in cui


di Martino

, C.

S.,

il

da attribuire alla fine

appartiene alla redazione B,


fu

vale a dire

divulgata la pi ampia recensione

E un argomento

probabilit,

di

che lascierebbe

sempre qualche luogo alla possibilit contraria, che

volgarizza-

il

mento, per un caso qualunque, venisse compiuto secondo un codice

un tempo in cui la redaz. C era gi nota e difdunque stato opportuno, dal punto di vista della chiarezza e della buona composizione del libro, che il S. accennasse qui
subito a un altro argomento, assai pi sicuro, che sta in favore della
della redaz. B, in
fusa. Sarebbe

sua datazione

al fatto cio che la cronachetta

a Brunetto Latini

(la

compiuta, avanti la

fine del sec.

XIII)

fonda in gran parte sulla

si

cronaca pi malamente ancora attribuita


si

malamente attribuita

quale fu per lo meno cominciata, se non anche

al Petrarca, che a

Ma

fonda sul volgarizzamento di Martino.

sua volta

anche vero che

le re-

lazioni cronologiche fra lo Pseudo-Petrarca e lo Pseudo-Brunetto

non

sono esposte con sufficiente chiarezza.

Le scarse

nude notizie

patrimonio dei secoli XII

d storia fiorentina, eh'

e XIII,

erano tutto

il

poterono dunque, all'apparire della

cronaca martiniana, venir associate coi maggiori avvenimenti del


papato e dell' impero
rivolti

Uno

de' primi

'

ancora incerti

tentativi,^

a questo scopo, la detta cronaca, attribuita al Petrarca.

Di essa

specialmente de' codici che

la

contengono tratta

il

S. nel

quarto capitolo; passando poi via via ne' capitoli seguenti alle composizioni

pi progredite. Anzitutto,

La Cronaca Napoletana-Gad-

diana^ cio contenuta in un codice di Napoli e in uno fiorentino^

Laur.-Gaddiano, la quale ha per suo elemento principale


Petrarca e fonde con esso

il

lo

Pseudo-

materiale offertole dai Gesta, e

s'

in-

grossa pure d'altre notizie, che almeno in parte dovettero esser

dapprima glosse marginali. Essa fu adoperata dal commentatore


Dante, che

si

suol chiamare

l'

Ottimo. Poi,

La Cronaca

di

del codice luc-

chese Orsucci, cominciata nel 1290, e condotta innanzi fino al 1341

specie di lavoro preparatorio, in cui l'autore raccoglie

il

materiale

SANTINI, QUESITI E RICERCHE DI STORIOGRAFIA FIORENTINA 133

Toscana

latino e volg-are, a lui noto, per la storia della

intenzione, una cronaca ordinata, in latino. Infine,

huita a Britnetto Latini, che fu, come


e

il

si

sa,

La Cronaca

cui abbozzo autografo, mutilo per di tutta la parte pi antica,

XXV,

Magliab.

Essa

565.

si

IV, 323, gi

II,

fonda sullo Pseudo-Petrarca

Gesta fiorenti norum, continuati

fin

e inoltre

ma

quasi alla fine del sec. XIII,

fornisce pure notizie, che non conosciamo da nessun' altra fonte.

Lo studio

del codice Magliabechiano importante soprattutto perch

modo

ci offre

recchiava

attri-

pubblicata dal Villari,

trovasi nel cod. miscellaneo della Biblioteca nazionale

ci

e di Firenze,

come era sua

in relazione colla storia generale, per trarne poi fuori,

il

di sorprendere

suo lavoro;

ci

il

compilatore nel momento che appa-

ammaestra cio

neralmente dai cronisti dei secoli XIII

opere

sul metodo, seguito ge-

XIV, nel comporre

Nella lucida conclusione

S.

il

riassume

completa

di

risultati del

8UO diligente e utilissimo studio, che sar d'ora innanzi

punto

le loro

il

necessario

partenza per ulteriori ricerche sui fonti della primitiva

storia fiorentina e sulle loro vicendevoli e complicate relazioni.

Firenze.

E. G. Parodi.

Enrico Sieveking, Studio

sulle finanze Genovesi del

particolare sulla Casa di S. Giorgio, voi.

Ligure di Storia patria, voi.

Ogni promessa

medio evo

in

[Atti della Societ

XXXV).

debito ed tempo che V Archivio storico italiano

mantenga una vecchia promessa (1901


viene alla luce la traduzione

italiana

214

II 331),

almeno quando

dell'opera a cui

quella

si

riferisce. Negli anni 1898-99 Enrico Sieveking pubblic nelle VolT^-

Ahhandlungen der Badischen Hochscmle un'opera in


Finanzwesen mit hesonderer Berilcksiclitigung der Casa di S. Giorgio il primo volume tratta dell'amministrazione finanziaria del comune di Genova sino al sec. XV, il secondo comprende la storia del celebre Banco dalla fondazione sino
H'irthschaftliche

due volumi

col titolo Genueser

Ora

la Societ ligure di storia patria accolse ne' suoi Atti

al

1815.

la

traduzione del primo volume fatta dal

veduta dall'autore

del secondo: l'opera

diffusione di cui

teche nazionali
loghi nostri

si

sig.

Onorio Soardi

speriamo vi far seguir presto

Sieveking avr

del

degna

in tal

la

modo

e ri-

traduzione
in Italia la

che non ebbe finora, dacch nelle biblio-

essa piuttosto rara ed a giudicare da certi cata-

troverebbe solo a Genova e Firenze.

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

134
Il

primo volume comprende tutta

Genova, con grande ricchezza

di

comune

la storia finanziaria del

di particolari sulle varie specie d'im-

poste e tasse, sui prestiti pubblici, sui bilanci dello Stato e sui molti
uffici,

che

cui tale gestione era affidata. Assai gran copia di notizie e di

viene aggiunta a quelle, non molte

fatti

ci

offerse

ma

molto ordinate

Handeisrechts; frequenti sono

confronti

con altre citt italiane,

Firenze, Venezia, Pisa, ed altri con Siena ne aggiunse

sua ampia recensione nella

Monumenta

bozze parte del voi. XVIII dei

largamente dei materiali


del

notarili

sec.

IV,

Historiae

ma

specialmente dei

inediti,

XIII:

Solmi nella
1,

485.

gi editi e vide anche

pubblicato pi tardi col titolo Leges Genuenses,

atti

il

di diritto comvterciale,

Jiv.

L'autore us non solo molti documenti


in

e precise,

Goldschmidt nella sua nota UniversalgescMchte des

il

si

x^(^^^'^^^y

valse pure

numerosissimi

lavoro di ricerca tra questi assai

il

agevolato dal Foliatium Biclierii che ne contiene

il

regesto, parte

per materie, parte per notai, ed ha un indice proprio, e dalla raccolta

completa degli
Ligure. Nel sec.

XIV

Wolf

formata dal prof.

estratti

economici e finanziari

e
le

per molti argomenti

conservata nell'Archivio della stessa Societ


fonti principali sono

il

codice delle regule

comperarum capitui [ora stampato nel suddetto voi. XVIII] ed il liher


magnus contractnum Sancti Georgii, oltre agli statuti, ai libri dei
conti ed ai libri delle

compere minori.

Colla maggior riverenza per chi ha contribuito largamente alla

conoscenza della storia economica italiana con lavori molteplici di


varia mole, sia lecito notare che
nel

miglior ordine

materiali non sono sempre disposti

talvolta non

qualche anello di collegamento,

evitano

si

tal'

manca

ripetizioni

le

non

altra

pienamente escluso

ogni dubbio che certe affermazioni generali siano fondate sopra una
citazione

sola

od anche sopra un solo regesto altrui di

atti

non

veduti dallo stesso Sieveking.

Le prime notizie
novese risalgono

sulle condizioni

all'alto

riscosse dai Marchesi

finanziarie del territorio ge-

medio evo, quando

per diritto

feudale

le tasse

parte per infeudazione od usurpazione ai Visconti


tanti,

specialmente dopo

le

Obertenga, che impedivano


ritti

entro Genova.

erano fissate

passarono poi in gran


loro

rappresen-

suddivisioni della famiglia marchionale


ai

singoli

membri

d'esercitare

loro di-

Visconti, che secondo un'opinione assai fondata

(malgrado qualche lacuna genealogica) discendevano da uno stipite


unico, vissuto intorno alla

met del

come un possesso comune

consortile.

ai

Marchesi

si

accentrarono intorno

sec.

al

X, esercitarono quei

Le resistenze
Vescovo,

il

diritti

e le opposizioni

quale, poich ebbe

acquistato estesa potenza territoriale e larga influenza politica, ap-

SIEYEKING, LE FINANZE GENOVESI DEL MEDIO EVO

supremazia ecclesiastica

])rofittan(lo della

nome

rificiiotere in

135

decime che poteva

e delle

impose a sua volta altre tasse alla bor-

di essa,

^Hiesia.

Ricordiamo brevemente che questa dapprincipio consider

il

Vescovo (divenuto arcivescovo nel 1133) come suo rappresentante

Compagna,

nei rapporti esterni, e fattasi pi forte si esplic nella

associazione d'uomini atti alle armi, stretti dapprima a solo scopo di


difesa locale, pi tardi

per garantire la sicurezza della citt e del

commercio anche

spedizioni

nelle

lontane, in fine

coli'

intento di

spingere la penetrazione politica e mercantile e quindi anche con

mezzi d'oifesa

dapprima temporanea per determinate occasioni,

poi rinnovata regolarmente e resa


nitenti

obbligatoria

coli'

escludere

re-

da ogni profitto delle spedizioni comuni. La Compagna, che

sceglie dapprincipio

suoi capi nelle famiglie viscontili e nobiliari,

s'identifica per gradi

Comune accogliendo

col

comunisti sotto la

sua protezione, stringe relazioni colle aggregazioni


luoghi, tende ad acquistare

in altri

insieme

finanziaria,

giudizio

col

Comune

il

diritto

entra

affini

esistenti

la sovranit nella parte

chiamare

lotta

in

Visconti, coir Arcivescovo, sia

di

anche

alle

armi

e citare in

XII) coi Marchesi, coi

(sec.

per assicurare

la

indipen-

propria

denza, sia per impadronirsi delle tasse ed imposte, vince molto pi


presto contro
ascritti alla

primi

e l'ultimo,

nella seconda met del


litica fu

mentre

Compagna) conservarono
sec. XIII. Qui,

Visconti (appunto perch

loro ragioni

come

conseguita prima della economica, perch

pago dapprincipio

far

di

diritti

ancora

altrove, la vittoria poil

riconoscere la sua sovranit

Comune
(p. es.

fu
sui

pesi e misure, p. 30), lasciando pi a lungo a beneficio de' suoi av-

versari parte dei profitti che ritraevano dai redditi stessi: cosi esso

pot ottenere

nel 1162

da Federico Barbarossa precisa conferma

delle regalie che gi possedeva, in

compenso

dell'aiuto

promesso per

conquista della Sicilia.

la

Vari furono nei tempi

diritti riscossi nei territori

genovesi e

crebbero secondo l'importanza dei commerci che ne furono la base


essenziale.

Non parr

colle tasse esistenti


|cfr.
i

strano che essi presentino parecchie analogie

nel

Solmi nella recens.

tempo romano
cit.j,

medesimi ed appartenevano

e sotto

tanto pi che

popoli

germanidi

beni imponibili erano

tutti alla ricchezza mobiliare, mentre,

la signoria sugli

immobili ebbe nell'alto medio evo ed

in parte nei secoli successivi

un carattere essenzialmente patrimo-

com' noto,
niale,

pel

quale

dava luogo piuttosto

alla riscossione di frutti e

rendite, che all'esazione d'imposte. Parte principale di quei redditi,


^lic

pass dall'uno all'altro possessore della Sovranit nel Comune,

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

136
i

computavano

si

merci

d'entrata delle

furono
che

dazi

talora

citt e quelli

in

peso

sul

merci,

delle

transito,

di

tal' altra

sulla

distanza del luogo d'origine da Genova: distinguevansi per lo pi

secondocb l'ingresso avveniva per via


introitus ripe,

quantunque pi tardi ne

distinzione,

tale

senso.

Marchesi possedevano

giudiziarie,

mercato,

di

mare o

di

di terra, e

nomi

porte corrispondono senza dubbio in origine a

intr.

di

fodro

il

Visconti vi aggiunsero una

modificato

stato

sia

feudali di bannalit, di tasse

diritti

Genova

tassa sui contratti ed acquisti fatti in

nome

col

({''introitus

vicecomitatus (e pi tardi con quello d ripa) e la tassa sui banchi


de' macellai

oltre alla

che tennero pi a lungo per s: l'Arcivescovo ebbe,

decima

pagava a forma

da cui ritornava:

Comune

il

zione del porto ed

Le condizioni

una decima

sui frutti delle terre,

di testatico

mare che

di

da ogni navigante secondo

si

viaggio

il

introdusse una tassa per la manuten-

lucroso monopolio del sale.

il

una grandis-

finanziarie ebbero secondo l'Autore

dissima importanza nella storia di Genova. Causa principale della


rivoluzione del 1256, che condusse

all'

istituzione del Capitano del

popolo, fu, insieme colla oppressione esercitata dai nobili guelfi, anche
cattivo stato delle finanze: Guglielmo Boccanegra,

il

mato

al

nuovo

ufficio, die

mano

di reddito in

del

il

primo chia-

opera attiva a raccogliere tutti

Comune, riducendo

cespiti

quelli spettanti ai

Mar-

chesi ed all'Arcivescovo, proteggendo invece quelli dei Visconti, e vi

aggiunse nuovi prestiti forzosi per pagare

esistenti. Altre

debiti

agitazioni nel 1270 ebbero per effetto l'equa ripartizione degli


e del

carico

imposte fra nobili

delle

uffici

popolani, tra cui esse

si

suddivisero o per alberghi, gruppi di famiglie nobili riunite secondo


i

vincoli

sangue

del

e la

prossimit dei

popolari e conestagi o secondo

La

rivolta del 1339

le

palazzi,

per quartieri

associazioni e corporazioni operaie.

fu ancora provocata dal

terzo

mercanti ne abbiano dapprincipio goduto


violenti,

come

nei

mutamenti

creditori del comune,

l'

loro,

utile alle finanze cittadine.

scoprire la ragione in ci, che

la

rivali,

ordinamenti
dei numerosi
i

prov-

Del qual fatto

assai

agevole

repubblica Genovese, sempre

in-

europeo, a lottare

a preparare o compiere o far fruttare numerose ed

importanti spedizioni militari,


dei prestiti,

non quelli che avrebbero dato

tenta a mantenere la supremazia nel commercio

contro

negli

interesse

che riuscirono spesso a far accettare

vedimenti pi vantaggiosi per

maggior

soltanto

vantaggi. In questi moti

introdotti

pacifici

comunali, fu sempre tenuto in gran conto

gravato

stato,

dalla mala amministrazione delle finanze, quantunque

aumentando

oltre

si

valse in proporzione assai

misura

il

numero

de'

suoi

larga

creditori

SIEVEKIXG, LE FINANZE GENOVESI DEL MEDIO EVO


ed attribuendo quindi ad una parte de' cittadini,

137

pi ricchi e

ai

potenti, un'azione positiva nel riscuotere molto pi forte di quella

che avrebbero avuto, se gravati

imposte avessero potuto esercitare

d'

soltanto un'azione negativa di resistenza nel pagare.


in

modo incompleto;

ordinavano alfabeticamente secondo

si

gati del

Comune,

distinguevano

si

incassi ordinari, dalle

conto generale

si

alle quali

provvedeva con

si

raccoglievano mai entrate ed uscite in un

compiuto. Si fissava spesso un limite di

ma

spese ordinarie,

le

nomi degli impie-

spese ordinarie, pagate cogli

le

straordinarie,

ma non

leggi speciali,

le

tempo tenuto

bilancio fu per lungo

Il

partite

somma

per

era poi necessario allargarlo rapidamente pel

frequente mutare dei bisogni.

primi registri, che giunsero sino a noi,

dell'anno 1340, sono tenuti a partita doppia,


diversi pel dare e per l'avere,

un altro foglio:

e col trasporto dei residui in

uso di due fogli

coli'

quali devono pareggiarsi nei saldi,

nome dato a questo

il

ad modum banchi, prova che esso fu adoperato


dapprima dai banchieri privati ed un passo delle citate Leges Ge-

modo

di registrazione,

nuenses

modo

101) dimostra in

(col.

certo (non solo probabilmente.

104) ch'esso consiste appunto nella partita doppia

p.

pensa che

Genovesi ne siano

stati gli inventori,

(1). Il

ma

Sieveking

se ne trovano

tracce anche nel Constituto Senese del 1310 (Solmi, recens.

Tra

le

varie

forme, che

cit.).

potevano usare per raccogliere

si

il

danaro bisognevole allo Stato, quella del prestito volontario o pi

Comune ed ai cittadini Genovesi,


somme necessarie senza aspettare

spesso forzoso fu pi gradita al


al
la

primo che otteneva pi presto

le

imposte, ai secondi che preferivano anticipar

riscossione delle

somme maggiori ed averne

l'interesse, invece di

d'imposta senza rimborso,

loro discendenti

nuovi mutui

pagare

per

Tali

formati per

pegno

le

le tasse

debiti e restituire

imprestiti

forzosi

imposte dirette:

si

ai

capitali

ricevuti

ripartivano

mutuanti

il

secondo

di

catasti

Comune assegnava

in

per un certo numero di anni, ^mticamente coll'inca-

pagandole somme

assegn loro tutti

(1)

od

od imposte assumeva forma

delle coUecte

rico di riscuoterle direttamente, pi tardi

l'esazione e

essi stessi

avrebber pur dovuto sottostare a nuovi carichi o

la stessa riscossione
prestiti.

pagar quote minori

non consideravano che

Legg. Gen.,

redditi

col.

dello Stato,

101, cap.

174:

beant omnes introytus Comunis et


debent solntiones

curando esso medesimo

stabilite ai creditori. Nel 1339

in

<

riservata al

Cartularinni

eodem

in

il

Comune

doge
sol-

quo scribi de-

cartulario /J?r contra scribi

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

138

somma annua

tanto una

di ventimila lire, che l'ufficio delle

doveva pagargli. Dapprincipio

fissava

si

mantener

del capitale, poi vi si rinuncia per la difficolt di

messa

prestiti

e tali

dapprincipio

comune

il

ma

rate trimestrali,

trasformano cosi di fatto

si

obbligava a pagare un

si

compere

un termine pel rimborso


la pro-

in consolidati

interesse

fisso

non era mai abbastanza provveduto per

l'erario

soddisfarvi integralmente, l'ultima rata era proporzionale al gettito


delle imposte e talora

si

pagavano acconti, accreditando

residui nelle annate successive.

compone

Singolare

non possunt integras payas

et officia

ut ptossunt (Leges Genuens,

voliiit vel

cit.

solvere et solvuvf ut

col. 62)].

Tali prestiti furono chiamati qualche volta mutui,


compiere, perch

del

nome

allontanavano sospetti

si

e v' perfino

pereta magistri Pauli di otto luoghi [ibid. 224), ottocento


sarie per pagare

magister

il

cartulari speciali, ne' quali

si

ed una

al

Comune

in ordine alfabetico

registrate

faceva fede del possesso.

Il

creditori vi

collo-

si

nome di battesimo, come


cognomi mancavano od erano poco

secondo

(1),

diffusi [cfr. p. es. Legg. Gennenses,

somme

cre-

suoi pagamenti e gli interessi a

per quella parte del prestito che non

soleva farsi in antico quando

gittimo delle

neces-

assegnava una colonna ad ogni

si

potesse raccogliere rispetto alle previsioni:

cavano

una comlire

intorno al 1262 s'introdusse l'uso di

ditore, per iscrivervi regolarmente


lui pagati,

pi spesso

e coll'aiuto

di violazione dei divieti canonici.

una compera per ogni impresa,

Si istituiva

ma

consideravano compere delle imposte

si

versamenti

frase degli statuti che

la

il

il

coL 125]: unico proprietario

creditore iscritto

solo

le-

libro

il

capitale era diviso in quote, alle quali fu

presto assegnato un valore fisso uniforme di cento

lire,

quantunque

se

ne ammettesse la suddivisione, cosicch taluno poteva anche averne

un numero frazionario:

le

quote

si

dissero loca, con

nome dato

ne' pi

antichi tempi alle parti spettanti agli armatori sulla propriet d'una

nave ed agli appaltatori d'imposte

sui redditi di queste, parti le quali

successivamente ebbero nome

di

karati.

pareggiamento

ai

beni immobili pel pagamento delle

mobili, salvo

imposte

(cfr.

il

(1)

104)

delle

La
non

anche in caso

citazione del cap.


opportuna,

compere

loca

si

consideravano cose

Legg. Gen., 525), e con legge speciale del 1303 furono

dichiarati fungibili

(p.

De

di

bando politico

ma

delle parti a cui

si

si

a a quelli in cui

cessuali e sentenze civili e criminali, pei quali

dinati alfabeticamente,

loca erano

alphaheto in cartulariis preponendo

perch quel capitolo non

e degli appalti,

prout moris

est,

si

riferisce ai cartulari

si

scrivevano atti pro-

prescrive che siano or-

per ritrovare prestamente

riferiscono. Legg. Gen., 637.

nomi

esenti dalla conlisca ed


interessi {Legg.

Comune poteva impadronirsi

il

139

DEL MEDIO EVO

SIEVEKIX*;, LE FINANZE GENOVESI

soltanto degli

215). Carattere essenziale la cedibilit di essi,

cit., col.

trasmissibili fra cittadini senza limiti, tra forestieri coli' obbligo d'ot-

tenere particolare licenza e di sottostare alle imposte, con un diritto


di prelazione se

il

Comune

volesse acquistarli: accettavansi in paga-

mento nelle casse pubbliche


tati
t'

come impiego sicuro

d'altra parte

e per cauzioni

di capitali

potevano per

erano ricer-

d' ufficiali,

anche per donne

minorenni,

la facilit delle trasmissioni esser og-

getto di speculazioni, di vendite con patto di ricupero, di convenzioni

uguali ai moderni

contratti a termine

ed agli affari

differenziali,

riconosciuti dagli stessi tribunali (1404, p. 208).

compere nei momenti pi

Queste

riunivano a gruppi,

passaggio
si

il

difficili

si

operava una conversione

e si

riordinavano,

valore del locus: altre volte per pagarne gli interessi

ricorreva a compere nuove ed a nuovi mutui. Nel 1350

dusse un

si

col diminuire nel

modo

s'

intro-

speciale di provvedere all'estinzione, formando colle

code un fondo per l'ammortamento:

il

Comune

si

dei loca, riscuoteva sopra questi gli interessi e

riservava una parte


li

metteva

in serbo

finche ne avesse raccolto quantit sufficiente per comperare altri loca,

acquisti

finch coi frutti e cogli

Anche

fossero

assorbiti ed estinti.

tutti

taluni privati, pel primo Francesco Vivaldi nel 1371,

rono alle

compere un numero determinato

ugualmente destinati a

di loca^ perch

donafossero

tale scopo, e l'acquisto successivo di altri loca

cogli interessi per via di moltiplico:

novanta loca assegnati dal

Vivaldi alla compera pacis fruttarono quanto bast per estinguerla


nel 1454.

Nel 1323

si

aggiunsero agli

altri

uffici

del

Comune, cui era

particolarmente affidata la vigilanza sui mutui e sulle compere, sulle


riscossioni e sui pagamenti,

rappresentavano

tutti

protectorefi

creditori delle

comperarum capituli che

compere

esistenti

eletti pro-

babilmente dapprima per volont dei partecipi, a vigilare che


rendite loro assegnate non fossero spese altrimenti,

un

ufficio

pubblico permanente, superiore agli

ispettori che

colla

erano

pi ampia

il

stessi visitatores o

Comune,

principale ufficio finanziario del

facolt

di

le

divennero poi

richieder conti e veder

libri:

furono

loro
prima volta dai partecipi stessi ed elessero poi
forma
una
(con
comperisti
fra
sempre
in
anno,
anno
successori d'
d'elezione usata anche per altre cariche del Comune): essi ebbero

nominati

la

pure la giurisdizione per tutte

le

cause fra contrtbuenti, appaltatori

d'imposte e loro fideiussori.

Qualche volta

il

concorso pecuniario dei cittadini

una forma speciale, col nome

di

maona, per

le

si

imprese

presenta in

di

guadagno

RASSEGNA BIBLIOGR.iFICA

140
sicuro e rilevante:

la

le

nominato dal Comune


terre conquistate e

neva

il

impero.

monopolio dei

cambio

in

mentre

traffici,

un capo

sotto

governo delle

il

Comune

il

mero

il

rite-

misto

Goldschmidt ricorda come pi antica quella del 1149

Il

ricupero di Tortosa [ma

da

stesso

lui

maona

non provano che essa

Ceuta nel 1235;

di

pel

documenti contenuti nei Libri lurium

d'una compera uguale alle altre]; secondo


fu la

Comune, ma

al

esecuzione

all'

conseguivano

sovranit su quelle, l'alta giurisdizione,

la

citati

danaro

il

navi, assoldavano l'equigaggio, preparavano

provvedevano

poi

spedizione, di

davano

privati non

direttamente armavano

uscita

sia

Sieveking

il

dai limiti

pi antica

la

la pi importante, per la quale ab-

biamo gran copia di documenti dove si legge per la prima volta il


nome di maona, fu quella di Chio e Focea nel 1347, ed egli aggiunse
una quantit di notizie particolari specialmente economiche a quanto
gi dissero su di essa I'Hopf (nella Allgemeine Encicopddie di Ersch
e

Gruber,

voi. 68

Comune

Il

ed

v. Giustiniani)

s.

Goldschmidt.

il

Genova, pel crescente aumento

di

di bisogni, dovette

usare largamente anche l'altro modo, a cui uno Stato pu volgersi per

Le imposte indirette ebbero un carattere speciale, poich


sempre associato l'intento di politica mercantile

far danaro.

allo scopo fiscale fu

ed industriale, favorire
dotti

consumo

di

invece

l'

importazione di materie greggie e di pro-

e l'esportazione

Mediterraneo

ogni

bacino a nord ovest

il

condizioni di mare chiuso a beneficio

in

Tali imposte crebbero sempre pi di

anche

merci lavorate, impedire

delle

mantenere

le correnti contrarie,

cosa

e di

mentre

le

peso

del

Genova.

colpivano

necessit

erano

capacit finanziaria di comporre con un assetto

grandi,

mancava

stabile

un largo sistema

la

numero

perch,

tassabile,

di

di tributi.

L'imposta diretta fu per lungo tempo straordinaria, aveva nome


di coUecta terre e

immobile,

sugli

e.

l'iscrizione dei fondi

mobile, sopra

maris, e

stabili

si

secondo

distingueva la coUecta terre su^er


catasto,

il

ad ogni mutamento

bestiami e

le

di

in

cui era obbligal^oria

propriet, in

mercanzie tassate secondo

base delle dichiarazioni giurate, la

e.

il

riscossione

super

maris pei capitali impiegati nelle

spedizioni marittime, tanto nelle navi quanto nel carico.

nario di

e. t.

valore sulla

l'appalto annuale:

per formato

Modo

il

ordi-

ruolo dei

contribuenti coli' annotazione delle loro sostanze, stimate da alcuni


ufficiali del

comune, conforme

alle dichiarazioni delle persone ed alle

imposte dirette

in

misura costante n periodicamente n per intero, ma, determinata

la

informazioni date

somma
si

flai vicini,

non

si

esigevano

necessaria pel bisogno presente,

si

divideva fra tutti in proporzione della

le

riscuoteva questa soltanto,

somma

totale iscritta e

si

SIEVEKIXG, LK FINANZE GENOVESI DEL MEDIO EVO


riservava

141

soprappi per altre necessit. Vi erano esenzioni pei

il

patrimoni minimi, pei magistrati e cavalieri, pei giudici

medici

contribuenti minori potevano ottenere una specie d'abbonamento a

somma

per un certo numero d'anni. Tali imposte dirette, a cui

fissa

s'aggiunsero poi altre pagate da tutte


e

da

tutti

le

persone residenti in Genova

liguri abitanti fuori di essa, s'indicarono pi tardi

con

nomi, focagium, cotumum, spendium, avaria, stalia, tutti di

altri

generale e non applicabili ad una speciale imposta dei

carattere

potrebbe esser utile ricercare V etimologia. [Spendium, o

quali

di-

spendium forse appunto perch s'imponeva una somma uguale a quella

nome

che era necessario spendere: cotumum forse per analogia col


cottimo della tassa che

consoli della repubblica Veneta all'estero

riscuotevano sui loro mercanti,


stor.

s.

quanto ^Wavaria

V.:

cfr.

Rezasco, Dizion. del

e stalia,

ling. ital.

gioverebbe sapere se

sorse prima nel commercio marittimo, dove ora

si

nome

il

applica, o pass

a quello in particolare dagli ordini finanziari generali].

L'opera del Sieveking

pur molto rilevante per

diritto italiano sotto parecchi

luogo in evidenza con tutto


le

Genova,

e le

della

il

trasformazioni d'un

sime fra

suo contenuto

Comune

relazioni

le

strettis-

passaggi successivi

parte della vita cittadina, e quelli che

questa

in

del

tanto importante, quanto fu

condizioni delle sue finanze, fra

sovranitc

la storia

punti di vista. Essa mette in primo

avvenivano non sempre contemporaneamente, nella vita

civile e

politica.

noto in secondo luogo che l'esistenza di giudici speciali per

cause commerciali

in

Genova fu negata

le

dal LASTiG(Entwickelungsivege

und Quellen des Handelsrechts) e validamente dimostrata con buone


Bensa {Archivio Giuridico XXVII): il nostro A. nota che

ragioni dal

sino dal 1286 [senza alcuna indicazione di fonti]

tractatores mercantie

furono chiamati a decidere sulla concessione di lettere di rappresaglia


Genovesi. [Possiamo qui aggiungere che nelle pi volte

ai cittadini

citate Leges Genuenses


di

Mercanzia

e di

si

legge un capitolo che mantiene agli

Gazaria tutta

la giurisdizione

della creazione della dignit ducale (col. 343), ed

537) secondo

il

quale

l'ufficio di

uffici

che avevano prima

un

altro (col. 536,

Mercanzia, gi investito della piena

giurisdizione tra mercanti per causa mercantile, doveva esser com-

posto di guelfi
posteriore

(col.

fazioni civili;

e ghibellini

540)

numero uguale, mentre

in

non vi

in

un capitolo

pi traccia di quella distinzione

l'uno ricorda quindi

un tempo anteriore

al

di

1339 e

Taltro non pu appartenere se non ai primi anni del sec. XIV].

Sieveking interviene pure nella discussione intorno all'origine


della societ per azioni. Secondo il Goldschmidt questa forma di soIl

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

142

d'et deve da una parte esser collegata ai loca,

come quote

d parteci-

pazione a prestiti pubblici, di valore sempre uguale, or nominale, or


reale, dall'altra parte alle

maone,

in cui

concorrenti alla formazione

del capitale partecipano anche all'amministrazione di esso.

Lehmann

Il

{Die geschichtUche Entwiclxelung des Actienrechts) ritiene invece che

nessuna delle societ antiche


considera
variabile,

medievali presenti quello che egli

carattere essenziale della societ per azioni,

il dividendo
prima della Compagnia olandese delle Indie orientali fonil

data nel 1602, e che questa non abbia alcun

non abbia imitato alcun modello,

italiane,

rapporto colle forme

e sia derivata esclusiva-

mente dalla speculazione pel commercio marittimo.

nega che

S.

Il

quelle societ possano esser derivate dalle maone, accettando l'opi-

nione del GoLDscHMiDT per

due autori

diversi.

pi

Il

compere.

le

esaminarono

Goldschmidt espose

affini ai vari

che purtroppo
al

istituti

la

materia da due punti di vista

che nel Medioevo s'incontrano

fatti

dell'odierno diritto commerciale ed anche

per azioni: soprattutto necessario

alle societ

storiche

citati

la

morte

qua

di

gli

imped di continuare

quel periodo di tempo

di

delle societ per azioni nella sua Zeitsclir.

XXX,

72).

Invece

il

Lehmann

risali

fiir

le

(cfr.

non dimenticare
preziose ricerche

sopra la storia

gesammte Handeisr.

dal Code de commerce, che primo

diede norme precise a quello speciale contratto, alle forme precedenti che pi direttamente vi rassomigliano e che ebbero sul Code

una pi immediata
tutte

in

principio

le

pi certa influenza;

non

mentre

in

considera come elementi essenziali del concetto di tale

societ tutti quelli che sono

uno solo come

accetta

inoltre quest'ultimo

pagine del suo scritto sempre coerente,

comunemente ammessi, pi innanzi ne

utile

per

la

distinzione

secondo

tempi,

l'azione a dividendo variabile.

parer mio giova ricordare che la ricerca delle

istituto

odierno deve estendersi a tutte

fondamentali

sono per

di esso, e tali

le

origini

d'un

elementi

tracce degli

le

societ per azioni la ripar-

tizione del capitale in quote di valor numerico uguale e liberamente


trasmissibili,

variabile,

la

la

responsabilit

limitata

alle

quote,

persone e dal patrimonio dei

soci, la

partecipazione di questi all'am-

ministrazione almeno colla nomina dei gerenti. Invece


cui

il

dividendo

il

separazione della societ e del suo patrimonio dalle

Lehmann

attribuisce

lo

una grandissima importanza,

scopo, a
la

specu-

lazione commerciale intrapresa coi capitali dell'associazione,

sembra essere tanto importante per

la

non

natura della societ per azioni,

che senza quello non potrebbe giuridicamente esistere

Quantunque n compere ne maone genovesi siano


coir intento diretto d'assicurare un lucro

mantenersi.

state

costituite

ai capitali in esse investiti.

143

SIEVEKIXG, LE FINANZE UKNUVESl DEL MEDIO EVO

possiamo sempre considerarle come

che contengono

istituti

primi

elementi per la nuova forma di societ, destinata all'immenso svol-

gimento moderno, qualora noi troviamo

requisiti suaccennati.

a valor numerico costante e sempre trasmissibili

di luoghi

per

le

in esse tracce di quegli altri

che questi esistano nessuno pu contestare

compere

per

le

maone, ed anche

earati e quote minori, esse

dove

sono sempre ragguagliate

pi antica origine (fatta eccezione per la


l'interesse, fissato in principio in

di Chio);

era sempre inferiore

bile,

punto perch

all'

promesse non

le

Sieveking mise

il

loro:

l'unico

poich

la responsabilit

interesse promesso e fu accettato apsi

potevano mantenere:

nomina

e delle

capitalisti

imposte loro

gerenti, eletti in parte fra

dei

apparisce sempre limitata, ne

testo citato dal S. (p. 219) bastano a provare

le

il

parole e

contrario,

riferiscono alla responsabilit pel versamento della quota

si

promessa

os-

1'

simile dividendo, per quanto varia-

partecipano all'amministrazione del capitale


assegnate, od almeno alla

misura percentuale, divenne pur

questo fatto in piena luce, quantunque non sia fuor di luogo

Lehmaxn che un

di

ai luoghi di

maona nuova

variabile in proporzione ai frutti delle imposte, ed

servazione del

parla

menzione

fa

si

si

non pagata,

non ad una domanda


per soddisfare

la quale

di

debiti

deve manifestamente essere illimitata,

nuove somme da aggiungersi


dell'impresa.

sia

quota stessa

alla

come afferma

pure,

il

Lehmann, che nelle grosse societ mercantili olandesi, precorritrici


dirette delle odierne societ per azioni, non si usi mai la voce italiana
luogo, n si accenni agli ordinamenti del Banco di S. Giorgio come
assunti a modello, n le analogie tra quegli ordini e le regole fissate,
octroyes per quelle societ siano grandi e rilev^anti

penso che

io

Banco tanto conosciuto ed ammirato anche


fuori d'Italia (che sono filiazione degli antichi capitoli delle compere
e maone in esso riunite e fuse), non siano state senza qualche inle

costituzioni di un

fluenza sugli ordini nuovi, per quanto la

diversit degli scopi

im-

mediati e del carattere nazionale stesso abbiano potuto diminuire


estrinseche rassomiglianze.

d' assai le

Qualche minima osservazione prima


mercantile, a cui

si

accenna a

p.

76,

di finire. Gli statuti del ceto

come compilati

pervenuti a noi in una copia del 1743, sono

gli stessi

che

statuti dell'arte della seta pei setaiuoli e mereiai che

nel

1432 e

particolari

il

Sieveking

illustr altrove (^Schmoller's Jahrhucli fiir Gesetzgehung etc. 1897, pag.

103) e pei quali indica le stesse date? In caso negativo,

cultori della

storia del diritto genovese vogliano darcene qualche maggiore notizia,


percli a

Genova

di tali statuti de'

mercanti non

si

ebbe finora co-

noscenza.

La

tassa sull'industria della seta ragguagliata a quattro denari

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

144

natorum

2)ro libra

et

nascitorum

nasciturorumP) non sar piut-

(corr.

tosto sui filugelli che sui panni (p. 177 not. 1)?

Non credo che


come dazio

tare

Vintroitus rose et murte

possa interpre-

(p. 83) si

sulle rose e sui mirti, che sarebbero stati introdotti

uso di chiesa. La voce niurta veramente tradotta per

in citt* per

mirto in parecchi glossari, sia in quello generale del Ducange-Fabre,


quello speciale del Rossi, Gloss. mediev. ligure {Mise, di

in

sia

ma

ital, Ser. ITI, voi. IV, p. 85),

allo statuto di Porto Maurizio (cit. a p. 88) che tutela

della

compra vendita della murta

genovesi, in cui

si

cuoi in

Albenga

di

murta seu in

ap. Rossi op.

come

il

monopolio
altri testi

fimo ed

il

sacchi od invogli chiusi e di bruciarla

fuori di luoghi coperti {Leges Gen.


i

il

n ad alcuni

vel ebreaca^

vieta di trasportar la murta,

letame, allo scoperto senza

di tenere

st.

questo significato non conviene ne

cit.

p.

31

ordina

col. 435, 436, 600) e si

cit.

affaito per dieci mesi

almeno

v. callegarius): la

s.

(Stat.

voce murta

deve dunque indicare una materia conciaria con un odore acuto


poco gradevole. 'Infatti

Casaccia nel suo Dizionario del dialetto

il

genovese registra quella voce col significato di foglie di corbezzolo


(albatro o rosella, arbutus unedo) ed aggiunge che
conciatori. Probabilmente ajiche

documento pubblicato a

nel

234

p.

legge roxi

si

Leges Genuenses sopracitate, allo stesso luogo boxi


234), e perci la

prima voce

cui foglie sono pur ricche di

1902,

302).

I,

Oggid
:

ma

et

nelle

(col. 230,

Rossi, p. 85 e Arch. stor.

Il sistema della costituzione economica

di

murte

affine

it.,

Alessandro Lattes.

nella et dei Comuni.

scienza

murte

et

si

Torino.

Gino Arias,

adoperano dai

pu interpretare bosso, le
tannino, o sommacco, se invece la giusta
se boxi,

roxi (v. per altri esempi

lezione

si

voce rose ha un senso

la

moda

di questo

il

Roux

Torino,

sociale italiana

Viarengo, 1905.

contestare che la storia sia veramente una

avviso non

potr veramente divenire

se,

l'Arias,

dopo

le

il

quale pensa che scienza

incertezze o

tentennamenti

dell'ora presente, s'incamminer decisa per la giusta via cercando,

traverso

lo

studio

dei

legge unica regolatrice di

fenomeni
essi.

e del

loro

coordinamento,

la

per conto suo la giusta via do-

vrebbe essere additata da una comprensione teorica ch'ei distingue


col

nome

di

naturalismo storico

per differenziarla dal materia-

lismo storico col quale ha molti lati


postulati

indeclinabili

consistenti

comuni: movendo dai due

neiraff"ermazioue

dell'intima e

ARIAS, COSTITUZIONE KCt.\OMiCA DEI COMUNI


indissolubile colleganza tra

145

vari fenomeni sociali e della dispoun ordine gerarchico in rapporto alla


genesi e airefficienza sociale, lo storico, che, armato del presidio d'una
ben intesa sociologia, dovr esser non solo un descrittore, ma un

sizione

questi secondo

di

interprete, potr e dovr spingersi

ben oltre l'umile compito

cogliere

potr dar

catalogare dei

fatti e

risalendo a grado a grado a traverso

raggiungere

ragione

la

di

fenomeni subordinati

di rac-

questi
fino

fenomeno superiore da cui tutti gli altri come secondari promanano o dipendono. Allora il subbiettivismo, dominante
il

campo artistico, ceder necessariamente il campo ad un sereno


obbiettivismo suggerito e imposto dalla natura stessa delle cose e
nel pensiero e nella esposizione dello scrittore si rifletteranno fenel

delmente

coordinamento

il

questi campeggi

ai

primogenii ben

fattore economico

il

si

vedr come

gli altri fattori,

il

tra

morale,

il

giuridico non sarebbero in ultima analisi che


simboli plasmantisi variamente secondo la necessit della

religioso,
<lei

gerarchia esistenti nella realt. Pro-

e la

cedendo dai fenomeni derivati

il

politico,

il

costituzione economica.

Questi

concetti che, presentati al termine del libro a

conclusione, costituiscono in realt

le

mo'
premesse cui fu inspirata

sua condotta; ed io ho preferito riportarli

lettore ha gi capito che l'Arias pi che

occupa del loro spirito

criteri informatori.

degli

istituti

in

collaterali

con la vita ond' erano circondati

si

cio della loro funzione in rapporto al

vario giuoco delle forze sociali e delle loro attinenze con gli
tuti

la

al vestibolo della ricostru-

appunto perch subito ne risultassero

zione
Il

di

isti-

pi che de-

scrivere esplica; pi che della storia fa, direi, della filosofia della
storia.

il

che tratta materia ben degna di studio, industre-

libro,

armonicamente svolto

raente piantato e

sui criterii di base ponendoci

anzi tutto sott' occhi la costituzione economica dell'et dei comuni

per poi indagare la sua azione sulla costituzione sociale e risalire


in fine a

una visione sintetica del sistema.

Eccone

le linee principali.

All' assetto
riera,

subentr

basato sul predominio

feudale,
nell'

dell'

economia

ter-

epoca comunale un assetto quasi borghese che

poggiava invece sulla iniziata prevalenza delle energie mobiliari:

ma pur dif'erendo profondamente

per quelle intime note,

avevano per carattere comune

particolarismo esclusivista dei vari

eentri

economici.

il

gi eccedevano talvolta

attivit loro,

non ancora v'erano


Arch. Stoe.

It.,

due periodi

Se pur nel periodo pi recente, sempre pi cre-

scendo l'importanza dell'economia locale, alcune


delle

5.''

gli

citt, nell'esercizio

limiti della nazione,

estremi d'una economia nazionale e ogni

Seri.

XXXIX.

It

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

146

citt cercava tuttavia entro se stessa lo sviluppo delle pi disparate

energie e nella tutela di queste s'informava al pi rigido egoismo.

aveva

In seno ad esse la produzione

corporazioni artigiane e mercantili: o


si

propose risguard appunto

suoi organi precipui nelle

primo quesito che l'Arias

il

funzionamento

il

di quegli

organismi

corporativi e tocc anzitutto della loro genesi per venire alla con-

clusione

r affermata incompatibilit tra

clie

e la costituzione

vero

richiedevano

bizantini

vincolo associativo per

il

provvedere adeguatamente alla produzione


sorvegliarlo e dirigerlo,

tra

lusso

al

romane

associazioni

le

al

longobardi quelle stesse necessit

e che, esistendo nei territori

che nei territori

regime associativo

il

medioevo non risponde

del

sociale e politica

cittadino e

comunali

e le

fu possibile un legame di continuit formale e sostanziale. Poi anche


nelle arti cerc
il

sagacemente

bisogno di proteggere

gavano

nelle

citt

dopo

le

stigmate dell'esclusivismo cittadino:

assodare

creazione di ferme barriere

le

fresche energie, che

lungo torpore

il

limitandone

le quali,

ne intensificassero l'efficacia e costituissero


salvaguardia contro

punto

concorrenze estranee

all'esercizio

proibivano

comprare

modo

d'

un
le

la

d'azione,

insieme la pi

vigile

e di qui ei deriva ap-

che pur ai lavoranti in-

dell'arte e le altre

esercitar

l'

fuori della citt, di ricevere

arte

vendere per conto

al forestiero di sottrarsi

con cui

campo

il

direttamente commissioni dal di fuori, di esportare


di

spie-

misure che vietavano o difficultavano l'ammissione dello

le

straniero

digeni

le

si

medioevale, esigeva

le citt

di forestieri.

mercato cittadino

al

regolavano

singole

facile arricchimento di pochi a

un pericoloso predominio

regime

esclusivista

cittadini

di tutti,

sul

mercato

e si

vietando

sempre pi

avrebbe mutato

voleva scansare un

quelle stesse cause s'inspir e agli

ad essa attinenti

norme

avrebbe prodotto

le industrie,

danno

offerto

e alle

lavoro, avrebbe consentito ad estranei

condizioni dell'offerta di

rischio.

materiali primi,

Ci avrebbe

stessi

mir

scopi

tal
il

che da ultimo s'impose anche in rapporto ai


ai

non

iscritti

per vincere

la

nell'arte

di

compiere

lavori

concorrenza occorreva affermare

la solidariet delle cooperazioni

mentre sorsero norme

che tendevano a intensificare la coesione con banchetti comuni, con

mutua

doveri

di

tivi in

morte o ad eliminare

assistenza

in vita e di
le

cause

accompagnamenti

dissolventi

che

collet-

derivavano

dal soverchiare di alcuni soci sugli altri, col vietare l'incetta delle

merci o con l'imporre la comune partizione di queste, col proibire


di

sottrarre

chi fosse
la

contraenti dalle

botteghe altrui o di

venuto meno agli impegni verso

compera

di merci

da

altri

comprate o

altri

soci,

di rincarar

contrarre con
coli'
la

impedire

bottega ad

ARIAS, COSTUI

o di tirare a s

;ilrri artittata

KIUNOMICA DEI COMUNI

/J().\K

il

lavoro ad altri accaparrato; di

sopratutto abbisognavano

iiii;iure

unione fraterna

mente non avrebbero potuto reggere

del

rischi

ai

scepolato stesso alla funzione tecnica

di

aggiungeva quella

all'esercizio dell'arte

(iiieste

minori per cementare in

arti

le

dei piccoli imprenditori che isolata-

forze tenui

le

147

mercato.

addestrare

di-

Il

inesperti

gli

di assicurare ai maestri

il

lavoro a un prezzo relativamente moderato col sostituire la mercede


in
ili

natura a quella in denaro

dipendenza rinsaldava

con

osava

fra chi

contro

il

poteva

noso alla concorrenza


rarono

ricorrervi e chi se ne asteneva e avrebbe

prezzo per trovar nell'aumento di questo una assicurazione

rischi del prestito

base della costituzione

sarebbe risultato uno spareggio

dell'arte. Dalla libert del credito

cresciuto

creazione di uno stato mite

la

la gerarchia ch'era a

ma ad

impedire

ad impedire

lo

il

rialzo dei prezzi dan-

spareggio fra

soci

mi-

divieti di cercar credito fuori dell'arte o d'associarsi con

membri d'arte

diversa. L'esclusivismo artigiano fu cosi

inarmonica

corrispondenza con l'esclusivismo cittadino: come ogni citt cos


ogni gruppo tendeva

al

proprio vantaggio senza riguardo al discapito

Ma

dei gruppi collaterali.


fiuo

lo

scopo di raggruppare

dirigerle e coadiuvarle:
i

l'antagonismo apparente aveva pure

nesso col sistema generale.

singole attivit individuali

le

essa,

col

disciplinarle e

doveva adattarle a

contini della citt,

il

l'organizzazione corporativa ebbe

per meglio

moderarle entro

lottare vittoriosamente sui

mercati esteriori impedendo un eccessivo rincaro dei prezzi per via


di limitazioni legali supplenti alla deficienza dell'azione depressiva

che

in altro

regime avrebbe esercitata


regolando

non eccedesse

la potenzialit del

il

la

concorrenza fra produzioni

complesso della produzione locale perch

di vari luoghi,

mercato, tenendo soggetti

lavo-

ratori agli imprenditori per agevolare lo svolgersi del capitalismo.

La pressione
con cui

si

ben

di questo

si

rivela nell'intreccio de'congegni

coerciva la libert dei sudditi dell'arte: l'Arias

in diretti e indiretti.

tra

primi rassegna

il

<lienza cui era subordinato l'ingresso nell'arte,

o d'associarsi per

conto

fini

e tutto l'altro

li

distingue

giuramento

il

di obbe-

divieto di far ressa

economici e politici o di lavorare per proprio

complesso di norme che tendevano ad assicu-

rare l'imprenditore contro l'operaio ed a deprimer questo nei rapporti

con quello aifermando

il

principio della responsabilit solidale della

famiglia, proibendo l'assunzione di operai debitori verso altri padroni

o concedendo diritto di retenzione a favore di quelli, privilegiando


la

posizione giudiziaria del

obl)ligazioni

.soverchia

dell'operaio,

richiesta

di

maestro

in

rapporto

alla

prova delle

ostacolando che l'imprenditore con una

mano d'opera

o con una troppo larga con-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

148

cessione di materie greggie compromettesse la mitezza dei eomi)ensi


del lavoratore e contrastasse al sistema domestico di certe indnstrie,

limitando

quantit del lavoro e

la

legalmente

Tra

salari.

termine dell'esecuzione, tassando

il

gli indiretti

enumera invece

divieto del

il

lavoro nei giorni festivi mirante ad impedire, in momenti di difficile


collocazione,

lavoro in

sovrabbondare dei prodotti o a frenare

il

momento

scarseggiava l'offerta,

in cui

la richiesta di

posti alla

limiti

concessione di credito da parte del padrone nei riguardi dell'operaio


e la rigorosa tutela delle ragioni di credito che quello avesse even-

tualmente contratto verso questo,


dislivello fra lo stato
difficultare

l'artificioso

mantenimento

economico dei vari lavoratori

l'unione delle

contro

forze lavoratrici

il

un

di

allo scopo di

capitale e la

creazione di una classe di discepoli privilegiati che con la speranza


di

un sicuro miglioramento fosse interessata

alla conservazione dello

statu quo, lo sfruttamento monetario ottenuto col porre una

moneta

aurea privilegiata accanto a una moneta d'argento scadente

e di vii

l'accumulazione del capitale improduttivo che minorando la

l)rezzo,

concorrenza tra

le

deprimeva

frazioni del produttivo

una relativa riduzione della domanda

di

il

salario con

lavoro, la voluta conser-

vazione dell'industria domestica a integramento di quella svolgentesi

ad

nei laboratori dell'imprenditore, le pubbliche distribuzioni intese

addormentare
classe

ribelli e a

gli istinti

promuovere

1'

esistenza di una

disagiata costituente una riserva acquistabile a bassissimo

prezzo ad ogni

occasione e infine la artificiosa depressione nella

condizione economica dei lavoratori del contado.

se in rapporto alla

produzione l'Arias credette avvertire una

perfetta corrisj^ondenza tra l'organizzazione e la funzione della cor-

porazione, artigiana

il

sottosuolo, non

meno

chiara gli parve di

scoprirla rispetto alle istituzioni dello scambio. Gi la


dell'oro

sembra a

e la ravvisa

coniazione^

lui tutta legata alle speciali condizioni di

come un congegno per vincere

le difficolt

che

Firenze
le

nuove

energie capitalistiche incontravano nella situazione politica, nell'assetto politico e nei detriti d'un ordinamento giuridico

vantaggiosa da principio come elaterio del credito

omai antiquato:

all'

estero e con-

seguentemente come uno spediente per agevolare l'acquisto delle


materie prime
rivel poi

per guadagnar

terreno al commercio bancario,

dannosa per l'emigrazione dell'oro anzitutto

e poi

si

per

quella dell'argento, indarno ostacolata con leggi che tendevano ad

un

artificiale

rialzo

del

suo prezzo

progressivamente degradante.

Codesti fenomeni derivarono dal particolarismo che caratterizzava

l'economia medioevale e pur la politica monetaria che da essi fu suggerita s'inspir all'egoismo gretto che in quel particolarismo s'era

ARIAS, COSTITUZIONE ECONOMICA DEI COMUNI

Ben ne scorgiamo l'impronta nei


moneta cittadina oltre i confini dello stato

149

tatto dominante.

divieti del trasporto

<l('Ila

e nell'esclusione del

corso della moneta straniera concorrente:

moneta, che
lo

scopo di far cadere

plice

mossa

l'alterazione della

altri

monetari

dei sistemi

per vane

ma anche

come uno stratagemma fiscale, ebbe


pesi sullo straniero. La variet molte-

suol riguardare

si

e le gare fra i singoli stati rendevano


misure prese contro l'adulterazione delle monete proeccedenza del valore di corso sul valore di costo e

le

dall'

contro la riproduzione dei tipi locali per vantaggi rilevanti che da


essa traevano

coniatori e la sregolata coniazione di monete simili


una confusione enorme per la difficolt di stabilire il
rapporto delle monete stesse attraverso le loro rapide oscillazioni
i

ingenerava

ma

appunto

di qui trasse

le

sue basi

il

grande sviluppo della in-

dustria bancaria. Le barriere frapposte fra stato e stato e


del trasporto del denaro imposero infatti la formazione di
len retribuita

pericoli

una classe

che a quelle pratiche attendesse: e la diticolt degli

impieghi produttivi allett volentieri

il

capitale a quelle

imprese

r incauto volgersi del capitale improduttivo a sempre

tncli

pi

azzardate speculazioni per l'eccessiva fiducia generata dal monopolio

addusse agli strepitosi fallimenti delle ditte per esse gi fatte opulente.

coi

Largo campo fu aperto

romani

all'attivit dai banchieri nei rapporti

sopratutto col papa per la accolta e la trasmissione

dei tributi, per anticipazioni e prestiti: e lauto ne fu

mentre

la

mancanza generale

di fiducia

nerale di scissioni e antagonismi rendeva alto


coll'elevare

il

Ma anche

premio d'assicurazione

il

guadagno

sgorgante dal sistema geil

saggio dell'interesse

in esso incluso.

nel contado la trasformazione oude l'economia agricola

ui fondamentale divent solo integratrice della economia mobiliare

dominante nella

citt

gener perturbazioni profonde. La cresciuta

richiesta dei prodotti import anzitutto

una intensificazione della

coltura e poi l'aumentata oterta e la attiva concorrenza ne svilirono


i

prezzi

e,

attenuando

valore della
energie

terra:

umane per

lent allora

al

il

impiego delle

supplire alle nuove funzioni dell'agricoltura ral-

il

contrasto deUa condizione sua con

agiata del lavoratore urbano. Quindi la servit fece

villanaticodove prima, dove dopo, secondo la varia intensit

fenomeno urbano: solo

einancipativo impedi

le

scemarono anche

necessit di un pi proficuo

operava anche

sit d'equilibrio,

luogo

benefici dei proprietari,

freni del lavoratore della terra a cui favore, per neces-

quella pi libera

del

la

il

la

lentezza e la gradualit del processo

trasmodare delle pretese dell'agricoltore.

Non possedendo che una sola forma di ricchezza, l'immobiliare,


campagne non avevano potere di resistere alle forze invadenti

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

150
(lei

centri maggiori ove alla ricchezza immobiliare

la mobiliare

dovevano fatalmente asservire a

era aggiunta

si

quelli

proprie

le

energie. L'estensione, la durata, l'intensit di questa politica sotto-

naturalmente

fu

mettitrice

varia

proporzione alla

in

all'entit delle forze operanti nel centro

congegni che ne aiutavano


si

giuoco,

il

ma

urbano

e alla

vivacit e

perfezione dei

dappertutto alla sottomissione

giunse poich al comune rurale fu pur causa generale di debolezza

un governo

l'assenza di

ferma

di classe e

conseguentemente d'una politica


vennero presto scontati

e costante. Gli allettamenti al credito

con l'asprezza dei mezzi con cui quello


rono presto alla merc dei^creditori:
la politica.

Ma

non

le citt

si

la

si

tutelava

debitori fu-

dipendenza economica gener

spinsero fino a sopprimere del tutto

le

organizzazioni gi formatesi nelle campagne: la conservazione della


personalit dell'ente parve anzi necessaria per sorreggere

gazioni e

prestazioni ad esso addossate.

le

quel grado di
le

sottomissione

industrie della

E non

le obbli-

cercarono se non

impedire che

che era spediente per

campagna acquistassero una fisonomia propria

stabilendo dei propri mercati, danneggiassero

le

e,

industrie cittadine

nella produzione e nello spaccio: la depressione del lavoratore rurale

era anche richiesta per impedire un soverchio rialzo nelle condizioni


del lavoratore urbano.

Prodotto della vita sociale,

lo stato

dovette a questa adattarsi

conseguenza l'esecutore delle imperiose volont imposte dalla

e fu di

costituzione economica generale sia che la sua azione

negativamente col frenare

miche

sia che

si

esplicasse

si

svolse

specialmente nel senso d ridurr

le

determinate categorie di lavoranti o imprenditori per

di

moderare

si

spontanei delle energie econo-

esplicasse positivamente coll'assumerne la direzione.

L'azione negativa
pretese

gli impulsi

prezzi de' loro prodotti o nel senso di limitare

il

cara

dell'annona minacciata sempre dalla irregolarit delle culture e dalla


difficolt
il

dell'approvvigionamento dall'estero

mirava a mantenere

necessario equilibrio fra lo stato dei lavoratori delle citt e delle

campagne

e tra

il

lavoro domestico e quello di laboratorio, imponendo

dazi d'entrata o d'uscita per certe merci e per


la

maggior

le

altre

mevasi che

la rendita fondiaria

non s'elevasse troppo a danno del

profitto: l'azione positiva si esplic invece soprattutto nel


e le

lasciando

libert d'ingresso come^ pei cereali rispetto ai quali te-

monopolio

tendenze monopolizzatrici dello stato per riguardo alle compere

e allo

ficate

spaccio di certi generi come

cereali e

appunto per ci che rispetto ad

il

vino, furono giusti-

essi la speculazione, senza ec-

cessivo rialzo de' prezzi, non consentiva al privato

compensasse

le

spese e

rischi del trasporto

un lucro che

mentre invece all'ente

151

ARIAS, COSTIJIZIONE I-XONOMIGA DEI G(JMIM


collettivo la larghezza deiracquisto consentiva che

condizioni migliori e la
l)oi

maggior

facilit e sicurezza di smercio.

Secondo

la

rono anche

e si

comuni

rappresentanti della ricchezza

mobiliare non ancora sicura di s poterono vivere

immobiliare

e della

a fianco

un relativo accordo, poscia

rinconciliabilit

organizza-

si

Se in un primo periodo

le classi sociali.

interessi

dava

di lucro

direzione presa dalle energie produttive

contrapposero

sotto la pressione di

in

avveratir^e in

si

indipendenza da nno scopo

gli

attriti

fece manifesta: la borghesia

si

si

acuirono e

slanci contro

si

feudalismo sforzandosi di conseguire la forma gi tipica

di

il

ric-

chezza per togliere agli avversari l'arme pi grave n s'arrest se

non quando ebbe soppressa l'autonoma esistenza

di quelli. Allora

possessori della ricchezza mobiliare raggiunsero

colmo della loro

ma

parabola ascendente:

a questo punto, per

tra le varie frazioni della borghesia, ne

le

il

discordie insorgenti

cominci

decadenza

la

col

volgersi del salariato contro gli imprenditori.

In mezzo all'urto tra le classi feudali e la borghesia s'afferm


il

comune,

l'Arias vede

in cui

vecchie energie feudali e

le

frutto

il

di

un compromesso

tra le

borghesi per la creazione di un organo

che ne permettesse la consistenza e ne educasse


a funzioni coordinatrici dovette

il

progresso: quindi

aggiungere delle funzioni

di tutela

a favore dei singoli centri economici suscettibili di vita autonoma.

traverso

ziativa

variet dei procedimenti storici locali per cui l'ini-

la

organizzatrice qua venne dall'aristocrazia feudale, l dalla

borghesia

ravvisa tuttavia in essi

egli

l'espressione

di

necessit

generali ed uniformi.

Se all'ombra del comune


ai

feudatari

desta vittoria
l)ile

strapp
si

non solo possibile

ma
il

e nel l'atteggiarsi delle


le

trionfo della borghesia che

politico e

privilegio

il

il

la

co-

giurisdizione,

appunto alla prevalenza del capitale moall'avverarsi di condizioni tali che la rendevano

riamente egoista per

gener

matur

confece

sul terriero e

teressi

si

necessaria.

l'azione comunale fu necessa-

particolarismo dominante nell'aggruppamento


energie economiche: l'antagonismo degli in-

differenziazioni politiche. Del resto pur all'interno

dal giuoco delle forze economiche trasse la sua forma

la costitu-

zione politica: ove s'ebbe una classe economicamente poderosa, una

grassa

borghesia o un' aristocrazia marinaresca,

governo

il

fu

di

preferenza repubblicano: ove questo dovette poggiare su una massa


di

popolo minuto inadatto all'esercizio delle funzioni politiche

esse incuranti fu signorile: fu monarchico in fine dove

propriet terriera e

il

reddito

si

e di

predomin

la

raccolse nelle mani di pochi privi-

legiati sollevantisi su la folla quietista dei rustici.

il

sorgere stesso

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

152
e

foggiarsi

il

all'Arias
il

delle

sembra che

singole magistrature fu a quelle subordinato:


il

podest sia nato appunto quando

ruppe

si

primitivo accordo fra la ricchezza mobiliare e l'immobiliare e che

pur

sua scelta all'interno

la

abbia realmente corrisposto

e all'estero

a due momenti diversi nella evoluzione economica dei due comuni.

Uno strumento per

conciliare

il

particolarismo di mestiere con quello

di citt egli scopre poi nella costituzione

societ delle armi

delle

che richiamavano ad unit giusta un criterio topografico


categorie del popolo differenziate gi secondo

che

economico attribuisce pure

e ragioni di carattere

delle milizie mercenarie in

feudale,

la

un momento

in cui,

borghese era all'armi disadatta

necessit di non distrarre dall'opera loro

diverse

le

vocazioni economi-

le

all'

adozione

scomparsa

la classe

compresa dalle

e tutta

lavoratori manuali. Tanto

pi ritrov evidente l'attinenza col sottosuolo economico nelle

isti-

tuzioni politico-mercantili del tipo della mercanzia fiorentina ch'ei

vuole sorta per dirimere

conflitti tra le frazioni

preponderanti del

capitalismo locale.

Da

conflitti

economici erompevano per

pi

lo

le

guerre,

cui

il

successo dipendeva in gran parte dalla potenzialit economica rive-

lando nelle vittorie o nelle sconftte l'ascensione o


quella: e ad essi

mitigare

secondo

informarono anche

pacificamente
la

gli

le

condizioni del

depressione di

che tendevano a
vario
e

aspetto

vario conte-

momento non consentivano che

raggiungimento d'uno scopo negativo qual'era l'eliminazione

lit positiva

la

trattati

antagonismi assumendo

qualche ostacolo o permettevano invece

il

varia combinazione dei fattori economici

nuto secondo che


il

si

tornaconto

il

conseguimento d'una

di

uti-

per mezzo di privilegi. Quindi nelle alleanze domin


e cos

per esempio l'accordo quasi costante fra Napoli

Firenze fu determinato dalla necessit di trovare uno sfogo alle

derrate meridionali e ai capitali fiorentini e suppl dall' un lato al


difetto del capitale, dall'altro a quello dei prodotti agricoli. Infine

pur

il

carattere mercantile delle colonie medioevali s'impront alla

costituzione economica del


di

tire
la

tempo derivando non gi da necessit

occupare una popolazione sovrabbondante,


i

sua esplicazione precipua

ciate

ammantate

sotto

il

quella di smal-

lo slancio

con cui

si

sarebbe esplicata

azione della autorit laica

economica

e civile:

seguirono

le

cro-

la

in

fondo all'azione della

appunto come un' integrazione del-

in

essa avrebbe

modificando a quest'uopo

si

velo della piet.

Moventi economici l'Arias ricerca anche


chiesa che
l'

ma da

prodotti delle industrie locali: e pur in questo bisogno trova

armonia

allo svolgersi

cercato di

dominarla

sua stessa costituzione

della vita
e dirigerla

rendendola pi

ARIAS, COSTITUZIONE ECONOMICA DEI COMUNI

complessa con
dell'autorit

creazione di nuovi organi. Cosi T accentramento

la

suprema nel pontefice a traverso

torit vescovile sarebbe derivata

la corruzione dell'au-

dalle necessit di rafforzare l'or-

dinamento gerarchico per intensificare


t'

153

propria azione assorbente

la

dirigente e la costituzione delle parrocchie avrebbe dovuto favorire

incubazione delle energie locali nel loro risorgere e quella delle

la

corporazioni religiose con un lavoro privilegiato avrebbe contribuito

validamente all'acquisto del mercato


lavoro

libero

l'anapiezza

stessa

sfarebbe stata lo specchio della

tempi non certo propizi

in

al

della legislazione ecclesiastica

progressiva invasione delle norme

ecclesiastiche nei rapporti della vita civile.

Pi tacile fu naturalmente
generale dell'economia e

il

rivelare

striale e mercantile fatto sicuro cerc


la

pressione tributaria ostacolante

pitalismo fu in

fiore,

prevalse

ben presto

capitale indu-

di riversare altrove

suo cammino e cosi, ove

il

il

ca-

sistema dell'estimo mentre quello del

il

domin dove quello era

catasto

nesso tra la costituzione

il

le istituzioni finanziarie.il

un sistema com-

fiacco o decadente: l

plesso di congegni tendeva per vie indirette a colpire le classi che

non partecipavano

forme

alle

qua un sistema

di reddito capitalistico,

pi semplice e arretrato tendeva ad avvantaggiare la propriet fon-

Come mezzo

diaria.

concorrenti esteriori

di vivere e
si

d'entrata e d'uscita proteggenti


terno
le

il

classi

danno

prosperare a

presentano

dazi di transito

dei

possibili

in parte, quelli

deboli industrie interne; e all'in-

!e

predominio delle imposte indirette fu poi

mezzo con cui

il

dominanti premettero sulle lavoratrici per diminuire

lore reale delle

mercedi

e assicurarsi

profitto.

il

impossibilit sopra

limiti delle

di sicurezza per

prestiti pubblici all'estero e

prestiti

vadel

non

lavoratrici ur-

le classi

bane. Leva e strumento d'espansione politica e commerciale


lesano

il

Anche l'aggravio

contado a vantaggio delle citt fu una valvola


eccedere

e,

si

pa-

dei cittadini al co-

mune appariscono come uno sfogo all'eccesso del capitale e insieme


come un mezzo per rinsaldare al governo la classe detentrice di esso.

Ma

l'ingiustizia e la oppressivit del regime finanziario causava

incertezza enorme nelle riscossioni e quindi

che

ad essa ovviassero

contro quei rischi,

denza

la

e poi le leggi

o rendevano coattivo

di

come un mezzo

di assicurazione

che moltiplicavano
il

ricorso agli atti

numero

il

colpiti

regime finanziario,

una persona giuridica a

s e

il

dei responsabili

da tasse
la

ecclesiastiche

come

le

e di qui

repugnanza a

suo appoggiarsi alla

persona del sovrano. Potrebbe dopo ci parer strana


verso imposizioni

una

bisogno di congegni

generale adozione dell' appalto a breve sca-

anche, per la irregolarit del


far dell'erario

qui,

il

la tolleranza

decime che per l'iniqua

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

154

distribuzione e pel loro valore intrinseco e pei privilegi ond' erano


assicurate dovevano essere gravissime: ma, secondo l'Arias, s'esplica

per

gli infiniti vincoli

un aiuto

ricchezze

di

che legarono

sua fermezza,

alla

erano

v'

Stato alla Chiesa, da cui traeva

lo

perch da quell'enorme movimento

ed erano appunto

classi,

dominanti, che

le

traevano non poco benefizio.

Nel dominio del diritto privato

economica
stica,

il

riverbero della costituzione

quindi ricercato da lui nella rafforzata coesione dome-

neir atteggiarsi della patria podest, nel regime patrimoniale

fra coniugi, nelle limitazioni alla propriet privata, nella esclusione

dello straniero dalla propriet, nella distinzione fra la propriet e


il

possesso, nelle garanzie delle obbligazioni, nelle successioni, nelle

tutele, nel diritto all'azione e nelle

l'alto

medioevo

il

modalit del suo esercizio: nel-

fulcro della vita economica era la famiglia e pa-

reva giusto che da questa non fossero distratti


individuale fosse sottratta all'utile collettivo,

beni e che la libert

ma

col succedere d'una

economia, ove precipua fonte di ricchezza divent

viduo

si

emancip dai vincoli troppo impaccianti


cedendo

di riforme familiari. Per,

neva sempre

1'

impedi

sistema delle

lavoro, l'indi-

qui la necessit

esclusivismo domestico, rima-

1'

esclusivismo locale avverso agli spostamenti di

chezza da luogo a luogo


cittadino

il

e di

continu

sorgere

il

obbligazioni

della

causare

fiducia

il

necessaria perch

svolgesse senza ceppi

si

ric-

privilegio del
il

sostanziali e

formali e senza necessit d'una ferrea tutela.

L'esclusivismo di classe unendosi a quello diede poi

al

diritto

commerciale quell'aspetto subiettivo che oggi cede dinanzi all'obbiettivit consentita e imposta dal

minor rigidismo nella contrapposi-

zione delle classi sociali e dalla internazionalit del commercio, del

quale divenuto anima

il

commerciali
lit

e nel loro

si

tutte

le

forze

con

movimento verso l'acquisto


rischi
la

la

para-

riflett sullo svolgersi delle societ

giuridica che da prima non

per la necessit che

risparmio reciproco dei costi.

bola ascendente del capitale

del

persona-

della

sarebbe stata possibile appunto

commercio fossero sostenuti con

piena responsabilit di tutte

persone

le

commercianti. Secondo l'Arias la prisca forma sociale sarebbe stata la

commenda,

risultato della

prima costituzione del capitale

in

maniera

disgregata e sporadica e utile strumento alla sua espansione con

l'as-

sicurare al lavoratore un beneficio proporzionale che alla sua volta


gli

avrebbe permesso di

farsi

centro

economica; quindi sarebbe sorta

la

d'una particolare

efficienza

societ collettiva che, model-

lata sulla famiglia, avrebbe risposto alla necessit di contrapjjorre

a rischi maggiori una maggiore resistenza

di afforzare le

garan-

155

ARIAS, COSTITUZIONE ECONOMICA DEI COMMUNI


zie verso

terzi

rebber giunte

le

con una illimitata responsabilit

mala sicurezza dei


per

mancanza

la

sviluppo dei

lo

la clausola

Come

recenti.

tnalmente sa-

di fiducia.

Sono

elementi stessi che tardarono

gli

di credito:

titoli

e l'Arias ritiene

correttivo

compenso

permettevano agli stranieri

quando

alle difficolt risultanti dal-

economie separate

le

di

che

le fiere

sfuggire di quando

meno appunto quando il riavvicinamento


e chiuse resero men vivo il bisogno di

sparvero

Cos

quell'antidoto.
istituti che,

e ai lavoratori

sistemi abituali di sfruttamento e alle coercizioni usate

ai

contro di loro: e vennero


tra

pur

infatti che

innanzi solo in tempi

l'esclusivismo di luogo e di corpo egli considera infine

in

la

trasporti, per le barriere dividenti classi e terre,

portatore abbia potuto farsi

al

medioevo impossibili per

societ anonime, nel

altres

rappresaglie e molti altri

le

rampollati dall'esclusivismo mediovaie, erano destinati

a mitigarne le asprezze.

Nel dominio del diritto penale l'evoluzione economica port


all'abolizione della ragione privata, sostitu al principio della ven-

detta quello della difesa dell'aggregato sociale, tolse e


figure di reati e

pene secondo

le

scem
il

ne influenz
loro

la

la

cre varie

valutazione inducendo a graduar

frequenza

loro

la

capacit di danno,

rigori contro lo straniero e ne rafforz la tutela, modific

sistema delle prove con l'eliminazione di ogni involucro super-

stizioso.

Secondo l'Arias

le

stesse idee sociali

come una reazione o una giustificazione


ecclesiastica contro il mutuo fruttifero p.
prima nella necessit
cui

il

di frenare

capitale circolante era

il

si

sarebbero manifestate

dei moti economici.


es.

avrebbe avuto

le

La

lotta

sue basi

prestito del denaro in tempi in

scarso, poi,

bondare, nella necessit di coercirne

le

quando cominci ad abtendenze

baldan-

troppo

zose e per ovviare al rischio che un soverchio accrescimento delle

vecchie energie economiche soffocasse


per impedire
del

capitale

il

produttivo: e cos

dosi in periodi

le altre in

via di formazione e

volgersi del capitale a impieghi improduttivi a scapito

economicamente

sua ragione nelle condizioni

l'opposizione cattolica, mantenendiversi,

reali, a

avrebbe sempre avuto

queste inspirando

le

non

la

lievi

modificazioni che permisero in fine di ammettere, accanto ad un com-

penso pel danno emergente, un compenso pel lucro cessante. Fin la

Kiforma appare all'Arias sospinta da moventi economici;

egli la con-

come un grande sforzo per svincolarsi da Roma e dal Mezzod, per promuovere una pi feconda incubazione dei germi di
risorgimento che gi si manifestavano in Germania; e cosi esplica la
cepisce

preferenza data all'agricoltura sul commercio, la lotta contro

il

coni-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

156

mercio di lusso alimentato dalle regioni meridionali

condanna

e la

monopolio. Al disgregarsi dell'economia capitalistica

del

l)ravvt?nto della

umanisti,

terriera

ridestarsi del cesa-

il

sorgere delle teorie mercantilistiche al riavvi-

il

varie economie

delle

e al so-

pensiero economico degli

il

sistema politico del Savonarola,

il

rismo: e connette
cinarsi

rannoda pure

locali,

preludiante al sorgere d'una

economia nazionale.

La chiave

della vita sociale

da

cos

lui ricercata nel neces-

assecondamento delle nuove energie capitalistiche integranti

sario

prima

e soverchianti poi l'economia agraria

dioevo

la

ademp

loro

alla funzione

forti in

trasmessa dall'alto me-

educazione avrebbe richiesto

modo da

di differenziare

consentire

in

il

economiche supplendo
commercio internazionale.

Ho

economie

un periodo successivo

delle speciali attitudini


col

particolarismo che

tra le varie

alle

riassunto con la maggior fedelt, usando

le

pi

l'esplicarsi

loro deficienze

spesso

parole

le

stesse dell'Autore, le precipue conclusioni del suo libro: e da questo

riassunto ne emergono
il

rilevarlo:

in

pregi e

difetti.

Che pregi

vi sieno grato

ogni parte del libro s'incontrano infatti raffronti

arguti e argomentazioni sottili e gi da un punto di vista generale


le

dell'Arias s'avvantaggiano sulle precedenti combat-

costruzioni

tendo

le

teorie di coloro che escludevano per l'et

stenza di un vero capitalismo e del salariato.

sono dar luogo a dubbi

Ma

e a critiche e la struttura

sistematica del lavoro e

lo

comunale

l'esi-

d'altro lato pos-

troppo rigidamente

sforzo perenne verso deduzioni artata-

mente uniformi.
Se nell'ammettere la colleganza intima dei fenomeni sociali parecchi saranno d'accordo con l'Arias, molti dissentiranno invece da lui

rispetto all'ordinamento gerarchico ch'egli afferma in essi esistente


e,

pur consentendo che l'azione

strette proporzioni

fare

le

di leggi superiori riduca in

influenze arbitrarie,

una parte pi larga

agli elementi

potranno esser

volitivi

ben

ri-

tratti a

casuali. Inteso a

cogliere e ad illustrare l'azione dell'economia sulle altre categorie


dei fenomeni sociali, l'Autore ha

forse trascurato

un

po' troppo la

possibilit di reazione da parte di esso e ha rivelato meglio le ar-

monie che non


nomiche

che,

le

antinomie: con ci

secondo

il

il

giuoco delle energie eco-

suo avviso, dovrebbe avvenire in

assolutamente indipendente dagli accorgimenti dei singoli


collettivit,

non esistano

sembra spesso svolgersi


gli attriti della realt. L'

in

un mondo astratto dove

interdipendenza dei fenomeni

fu non di rado violentemente ridotta a un

zione

ii'en

etica.

modo

e della

rapporto di

subordina-

ARIAS, COSTITUZIONE ECONOMICA DEI COMUNI

Del pari, se pu esser lodevole

andar oltre

fatto

il

costante dell'Arias ad

lo sforzo

per ricercarne

157

cause, a molti parr poi che

le

la tendenza verso una causa unica lo abbia spinto non di rado a


un semplicismo troppo poco persuasivo. E in realt s ha spesso

l'impressione che l'Autore abbia posto uno schermo ai suoi occhi

modo da non vedere che da un

in

sproporzionata

ai fatti e

Qua

lato.

nasce anche

conclusione

e l poi la

dubbio che

il

non

fatti

sieno stati debitamente accertati: l'Autore dogmatizza pi che non

dimostri e nell' accogliere


stato in realt

le

pretese constatazioni degli altri spesso

troppo fiducioso. Almeno ogni capitolo avesse avuto

corredo di documenti che fu annesso

([uel

Quindi in parecchi punti

la ratio

ai

primi due

dubtandi s'impone ancora im-

periosamente. Nel primo capitolo, per esempio, l'Autore pu aver

dimostrato che anche nell'alto medioevo vi era un ambiente adatto

ma non

all'esistenza e allo sviluppo di forme associative,

vato affatto che tra

le

una continuit formale

associazioni

romane

e le

Gi l'osservazione che

e sostanziale.

traddicente ai dettami della logica storica

il

ha pro-

comunali vi sia stata


sia con-

concepire una forma

singolare d'associazione come la tipica e l'unica degna di para-

gone

indurre l'esistenza dell'istituto in tempi diversi

equivoco:

osservare

che

ferenti

in

l'equivoco

si

fa

l'associazione doveva

armonia

alla

genere

e quelli

eh' ei

Egli ha guardato

combatt badarono invece alla specie, n

l'obbiezione sua ha tenuto giusto conto della diversit tra

la

due punti

mentre nel differenziamento del genere in specie distinte

di vista

sta

dif-

sue funzioni e dei suoi

fatti collaterali.

un

cela

vede l'Autore

si

presentarsi in strutture

variabilit delle

rapporti con gli istituti e con


al

manifesto quando

appunto

la

ragione metodica cui

quale, individuati

certi

si

attiene la scuola giuridica

d'istituti

tipi

note peculiari, dove queste non

base

in

determinate

trovano constata che manca

si

la

figura precisamente intesa sotto quel dato punto tecnico e procede


a differenziare le figure

Ma

non ancora caratterizzate.

contro la scuola giuridica l'Arias non risparmia

suoi strali.

Egli la considera infetta da soverchio formalismo e in qualche caso


la critica
la piglia

pu essere non del tutto infondata come quando

vedere nulla pi che una lotta in superne regioni tra

mano

il

egli se

con coloro che nella storia giuridica nostra s'ostinano a

germanico senza ricercare

o dell'acclimatazione dell'uno

il

dell'altro

diritto,

alla sola constatazione delle analogie esteriori:

non aver apprezzato a dovere

le

basi

il

diritto

ro-

perch delle sopravvivenze

ma

scientifiche

fermandosi

dimostra poi di
di

essa.

Il

com-

pito descrittivo e sistematizzatore dello storico-giurista tutt'altra

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

158
esaurito

clie

a trattare

affacciandosi

chi,

dei singoli istituti giuridici, dimentichi

le

nella fissazione e sistemazione di essi,

risica

il

problema genetico

lacune che ancor

hanno

si

confondere quello

di

che vorrebbe chiarire.

Questo potrebbe essere accaduto qualche volta anche all'Arias:

ma

non star a segnare pedantescamente

io

punti in cui ci ac-

cadde. Con un giovane che pu ancora, volendo, correggersi delle qui

amo atteggiarmi

lamentate deficienze non

a troppo rigido censore.

Palermo.

P.

Enrico Besta.

Girolamo Golubovich 0. F. M., Biblioteca Bio-Bibliografica della


Terra Santa e dell'Oriente Francescano.
Quaracchi, 1906, in

esclusiva vendita presso l'editore Otto Harrassowitz, Lipsia.

Questa biblioteca non


dei

di

antichi

Terra Santa,

ma un

testi

ne un arido catalogo, n una ristampa

scrittori

intorno alle missioni francescane in

insieme di accurate monografie sulle fonti pi

importanti della storia dell'ordine. Cosi


in cui

fin

dai primi numeri: dal 5,

tratta delle due vite del Celano, al

si

6,

dove

si

cenno

fa

della vita versificata per la prima volta, pubblicata e tradotta dal

Cristofani

al 9,

dove

si

discorre delle due vite scritte per ordine del

capitolo da S. Bonaventura

naca delle tribolazioni


in

un codice

e di

al

dove

14,

si

d ampio conto della Cro-

una nuova traduzione

di essa

contenuta

di Siena, l'intendimento dell'Autore di mostrare, clie

se tutte le altre vite

avvantaggiano su quella del Celanese per nuovi

si

particolari intorno ai viaggi di S. Francesco in Oriente,

non

da

credere che queste aggiunte sieno dovute alla fantasia dei nuovi
biografi,

ma ben

piuttosto a nuove

attingere. Cos, p.

fonti

a cui essi avran potuto

se l'A. della vita versificata

e.,

il

frate Enrico.'

comprende bene che per questo lato ne potesse sapere pi del Celano. S. Bonaventura non fu mai in Oriente,
ma bene avr potuto attingere le sue informazioni da frate Illumiche and in Oriente,

nato,

il

compagno

di viaggio

di

S.

Francesco, per ben due volte

Il

Clareno infine esplicitamente dichiara che dai

stessi di S.

Francesco, sopravissuti al tempo suo, ebbe

citato dal Serafico.

compagni

si

parecchie informazioni. Se quindi queste biografie pi recenti


lano della licenza concessa dal Soldano e della gita di
in Siria e ai luoghi santi,

proponesse
tura.

Ben

non

prove pi rigorose,

ci, fino a

al

altri

Soldano

la

v'

ha ragione

io esito

S.

di dubitarne.

a credere che

S.

prova del fuoco, come racconta

argomenti avr saputo trovare

il

S.

ci

par-

Francesco

Con

tutto

Francesco

Bonaven-

Santo d'Assisi per

IKKHA SANTA

lHLUr.OVK:ii.

159

cuore del temuto monarca, se pure vero, come

la via al

apriitsi

UHIKMK FHANC ESCANO

tutte le fonti narrano concordi, che, non ostante l'aperta guerra tra

Cristiani e Saraceni, a S. Francesco

tata la libert di predicazione. Al


l)iografca che

n.

non fu torto un capello, n vie13 discute il G. la nuova fonte

Minocchi trasse dal codice Capponiano 207 della

il

Vaticana, e prova che


sarebbe altri che

compilatore della leggenda Capponiana non

il

troppo noto frate Angelo Clareno, l'autore stesso

il

Ad una

dell' ormai celebre cronaca delle tribolazioni .

simile con-

clusione ero venuto anch'io da una esatta collazione dei primi ventisei capitoli del testo

Minocchi, che,

infuori

all'

catura od aggiunta (come ad esempio tutto

non un volgarizzamento del testo


capitolo 27

di frate

il

la

forma dell'abito
fine della

non

non

se

8),

Angelo dal

come Sancto Francesco dichiarava

la

qualche

di

cap.

fol.

come ha dimostrato

della quarta tribolazione, e nel capitolo seguente 29

52

fol.

come

die saltuariamente non vi

onore se

tare troppo
il

quale non

l'opera

Specuhim

faccia ritorno,

la si

il

una contraddictio

di S.

come

escluso

nel cap. 43, che

pu chiamare

malme-

Bonaventura;
alla

nuova

in

alcun

modo

fin

dalle

prime

il

e,

che vorrebbe

che

al n. 31

Cenni

lo stesso,

biografici su frate

quale io consento prossoch

nella

giudizio, che vi

si

in tutto,

tranne

porta sulla monografia del Lempp, parmi

molto severo. Poich non v'ha dubbio che meglio dell'Aflo


lia

in adjecto.

Un'altra piccola monografia


Elia d'Assisi

ma non

e gli Actus.

Minocchi; poich,

una leggenda antica posteriore

il

37'

salta al

sa bene a quale scopo avrebbe cosi

Ma non

Legenda nova

linee, si cita la

che

fol.
si

questa farraginosa compilazione sarebbe

Legenda antiqua, come vuole


dire

traduce dal

attribuisse col Golubovich al Clareno me-

si

si

propria.

lo
si

uguale alla cronaca 13^.

nata

si

della quinta. Col cap. 30 s'esce fuori dalla cronaca per at-

<i

tingere ad altre fonti,

desimo,

Golubovich, vi

72 presso

torna indietro, poi-

si

41

il

11

voleva che fosse

ch,
'i

se

18 v.

fol. 1 al

traduzione del

la

VII tribolazione. Dal capitolo 28

stron-

non sono

il

Lempp

ben vista l'importanza del documento riportato nello Specnhtm


possa essere sempre d'accordo con

ritae,

anche

modo

d'interpretarlo. In fine dell'articolo

se

non

si

il

noscritto autografo del P. Mariano da Firenze riproduce

secondo

la

lui

una

notizia,

quale frate Elia era non solo cultore dell'alchimia,

benanche dell'architettura

nel

Golubovich da un ma-

per incarico di Federico

II

ma

intendeva

alla costruzione di rocche e fortilizi nel regno di Sicilia.

Importante

il

n.

33 Cenni critici sulla vita del

b.

F. Pietro

dove l'Autore a differenza dei suoi predecessori stabilisce


che (\\xG^io juris peritns et dominus egum fu secondo discepolo (1209)

Catani

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

160
e

primo vicario

intorno

di S.

Francesco (intorno

al

J210,

o al

dopo

la

1212); primo generale dell'ordine

al

pi

tardi

rinunzia del

santo nel 1217. Quest'audace ricostruzione, che tra due vicariati


intercala addirittura un generalato, mi lascia molto perplesso; n
il

linguaggio dei biograti


Se dovessi citare

qualche errore

Mi contenter

cosi preciso

da vincere

le

dubbiezze.

numeri, dove qualche nuova dilucidazione o

corregge, dovrei citarli tutti dal primo all'ultimo.

di

addurne alcuni

come esempi

soli,

modo tenuta

del

dall'Autore nel rifare a novo una vecchia materia. Nel

n.

55

si

hanno

importanti note ed osservazioni per una nuova edizione critica della


relazione sui Tartari di fra Giovanni di Pian Carpino, e dal cod. E.

V. 8 della Nazionale di Torino

rorum, che secondo


diifusa

come

pubblica

si

Liber de factis Tcirtha-

il

nostro A. la prima redazione, non ancora cos

il

nel testo pubblicato dal D'Avezac (Relation des

ou Tartares par

le frre

Anche questo

trand, 1838).

perch vi mancano

le

testo al Golubovich

lettere che

il

Kan

non par completo;

scrisse al Papa, le quali

trovano e nel breve compendio dell'itinerario che


Piancarpino,
n. 56) e nel

fr.

d fra

Salmbene, che

le

Nel

n.

65 riportato da un codice della

1,

III, 28)

il

molto pi corretto

fr.

copi fedelmente dal

grande

di quello

che

il

Nazionale di Torino

Baluzio trascrve dal Parigino

5510. Se questo libro secondo

il

Golubovich non appartiene

una nuova versione

81 data

n.

mero intorno

agli sforzi durati dal fra

Costantinopoli

re-

testo del de constructione castri SapJiet, die

imbene, certo fu lui l'ispiratore o dettatore di chi per

di

la

Benedetto da Alignano, vescovo di Marsiglia, ben noto

Nel

si

del

(DXCV,
n''.

compagno

Benedetto di Polonia, dett a quelli di Colonia (vedi

Chronicon

lazione del Piancarpino

il

grande libro autografo che conteneva esse lettere con

lat.

Mongols

Jean du Pian de Carpin. Paris, Arthus-Ber-

lu

al Sa-

scriveva

latina del testo del Pachi-

Giovanni Parastron, Minorit

legato dell'imperatore greco, per compiere la

desiderata unione delle due Chiese al tempo di Gregorio X.


Infine nel n. Ili sono riferiti estesi cenni biocronologici e bibliografici intorno al B.

cescano e

come

tomba. Del Lullo

ascritto al terzo ordine Fran-

Raimondo Lullo

tale

coli'

abito

fervido

corda figurato sulla sua

colla

ammiratore

il

Golubovich, ne sa perdo-

nare all'Haurau gl'ingiusti giudzi che ne ha portato nel

deW Histoire

littraire de la

XXIX

France, dove all'ottimo materinle

voi.
bi-

bliografico fornitogli dal Littr aggiunse d suo la parte biografica e

polemica.

Ma

sulle dottrine filosofiche e teologiche del Lullo

Autore sorvola,
l'apostolo, che

e quello solo che

non

s'

il

nostro

mette in evidenza l'ardore del-

mai stancato

di

proporre a Papi, a Re, a

(iOLUBOVICH, TERRA SANTA E ORIENTE FRANCESCANO


coiiciir

101

pi opportune misure per scongiurare

le

Saraceni guadagnassero
divenissero

il pericolo,
che i
Tartari e che uniti insieme questi popoli

padroni definitivi dell'Oriente, come pur troppo av-

venne. Alcune di queste

insegnare

misure, come la fondazione di collegi per


lingue orientali e la fusione degli ordini militari in un

le

furono di nuovo proposte dal

solo,

certo che

Lullo

Du

Bois a Filippo

il

Bello,

ma

aveva bandite sino dal 1275, epoca della


fondazione del collegio arabo di Miramar.
Un'opera, come questa del Golubovich, a cosi vasto disegno,
non si pu dire mai compiuta, e gi in questo stesso volume,
dopo
il

le

aver dato

al numero 119 un sommario cronologico delle


principali
apostoliche che riguardano specialmente l'apostolato fran-

lettere

cescano nella Terra Santa... entro

altri

nove

articoli ed altri

susseguente

non solo

volume.

se ne

quest'opera sar indispensabile


pi ancora a tutti gli studiosi di cose
la consultazione ne resa facile cosi dal severo

ma

ordine serbato nella trattazione, come dai tre copiosi


in fine:

Index chronologicus, IL Indice

I.

aggiungono

, si

aggiungeranno nel

Certo che

ai Palestinologi,

francescane.

secolo XIII

il

non dubitiamo

di cose e di

indici

posti

nomi, Index

analyticus, III. Indice di autori e di codici.

Firenze.

Felice Tocco.

Luigi Rossi, Venera

Nuovo Ardi.
Lega

tra

di Napoli. Firenze e Francesco Sforza dal

e il re

novembre del 1450

al

giugno del 1451.

Veneto, nuova serie, X,

il

Buca

di Milano,

Francia {21 febbraio

Lombardo, XXXIII,

1452).

medesimo

Toscana, 1447 -48\

Venezia
(juindi

e
si

Milano,

pp. 124 (estr. dal

I-II).

Fiorentini

1906, pp.

Carlo

VII

re

di

55 (estr. dall'.4rc/<. Stor.

X).

Le monografie presenti
blicato dal

1905,

si

storico

collegano intimamente col libro pubin

Firenze nel 1903 {La Guerra in

promettono un nuovo lavoro sulla Guerra fra

e fra re

Alfonso di Napoli

scorge chiaro, che l'A.

si

e i

Fiorentini del 1452

propone un pi largo disegno

storico, e cio d'illustrare quel periodo

di

storia

che va

italiana,

dalla morte di Filippo Maria Visconti alla pace di Lodi (1447-53)

periodo doloroso per la storia del nostro paese,

ma degno

di studio.

perch oscuro ed intricato quanto altro mai.


In queste due monografie vengono esposte
goziazioni, le
Arch. 8tor.

lucidamente

le

ne-

trattative, che precedettero la guerra del 1452: e la


It.,

5." Serie.

XXXIX.

11

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

162

trattazione supera, per ricchezza di contenuto e di materiale storico,


le

precedenti. Nella prima monog-rafia sono illustrati

esposizioni

maneggi adoperati da Venezia contro


legare a s

documenti

Venezia;

il

le

trattative dei Fioi-en-

Francia, per indurlo ad entrare nella lega contro

Serenissima ed
di

seconda

re di Napoli; nella

il

tini col re di

Alfonso.

re

il

primo studio contiene

Il

Fiorentini e Io Sforza, e per

la

appendici

tre

inediti, tratti dagli arcliivi di Milano, di Firenze, e di

secondo comprende pure ricca messe di documenti, quasi

tutti inediti,

degli

archivi

Milano,

di

di

Firenze,

Siena,

di

di

Venezia.

La

trattazione procede ordinata, lucida, e corroborata da ma-

non

teriale storico nuovo, e criticamente elaborato. Ci che

colo merito, essendo questo

quale erano in giuoco


gli stati

vano

periodo storico

mire, le cupidigie,

le

le arti segrete,

si

cercava

si

tendeva alla guerra. Oltre

contrappone-

suoi rappresentanti. A])-

ai principali contendenti, quali

re

il

Alfonso di Napoli,

Francia, rendevano complessa la situazione

Genova,

si

la pace, e l'equilibrio degli stati, e dai pi

cato di Milano, Venezia, Firenze,

di

ambizioni di tutti

raggiri, le arti occulte della diplomazia pi

esperta, e pi raffinata per la cultura dei

parentemente

le

apparente

italiani; nel quale alla politica

pic-

molto complesso, nel

le

mire

il

re

il

dudi

di Pisa, di Siena,

Bologna, del marchese di Ferrara, del duca di Man-

di

tova, del duca di Savoia, e del marchese di Monferrato.

Pistoia.

P.

MoLMENTi,

Luigi Chiappei.li.

La

Storia di Venezia nella vita privata, voi. II:

Bergamo, Istituto

Splendore.

Lo

d'Arti Grafiche, 1906; pp. 656,

con moltissime illustrazioni.

Al periodo

in

dello Splendore

cui
e

matur

la

civilt veneziana successe

berante della vita, viene dal Molmenti fatta argomento

riccamente illustrato, che qui


del contenuto

come per

si

annuncia,

la bellezza

e che,

mente piacere parlare

una

di

volume,

al

per l'importanza

sua veste esteriore, cor-

della

risponde alla natura del periodo storico, cui

dinanzi.

l'et

questa et, attraente per la magnificenza esu-

un'opera quale

si

riferisce.

quella

che

Fa vera-

ci

sta ora

fortuna che non tocca cos di sovente a chi ha l'uso

di far recensioni.
Il

M., colla erudizione desunta

col soccorso di riproduzioni


ci

fa rivivere in

mezzo

da molte fonti edite

e inedite, e

non mene felicemente scelte che eseguite,

alla societ

nel

pi bel fiore

della

Kina-

MOLMENTl. LA SKJKIA

par proprio di

j^cenza, co^i che ci

anche, come

(juasi

VENEZIA NELEA VEIA l'IUVATA

DI

trovarci

mezzo

in

antichi, dimenticliiamo

f!rli

Kh)

patrizi, o

ai

pericoli cui lo Stato

andava effettivamente incontro.

creare l'atmosfera veneziana di

tempo molte correnti

quel

contribuirono, venute dairOronte, iriunto dall'Italia, ori^-inate dalle

condizioni locali.

Sino dalle prime pagine

come T esordio

M. a\\eiU'

il

di (luesto

periodo, che tutto una festa di tinte e un scintillo di lumi, coin-

XV

sec.

care

sua ricchezza.

distoglievano

la

Cambray

;illa

la

costitu per

ricchezze gi accumulate

le

decadenza

da impedirle

fiero,

presenta appena,

si

imprese marit-

e difficili

Venezia una

La battaglia

a prezzi gravissimi.

Repubblica un colpo

Tuttavia

crisi,

di

da cui salv

Agnadello fu per

mai

di rialzarsi

pi.

vive invece in mezzo

e si

grandiosit, nella esuberanza della vita.

Se

imprese militari, politiche, commerciali diminuiscono di

le

numero
si

quale avvert che

il

di

ma

l'esistenza,

principali della

le fonti

Veneziani da nuove ardite

La lega

da cui traeva

orientale,

M. cita l'osservazione di un contemporaneo, Cristo-

Il

foro da Canale,

time.

tra la fine del

cominciamento del XVI, che a Venezia venne a man-

il

commercio

il

appunto

della decadenza. Poich fu

cide cogli inizi

e di

importanza,

vita

la

effonde

si

nell'arte e negli studi,

manifesta nei festeggiamenti d'ogni genere,

M. intende

Il

tosto le mosse

che egli

ci

discorre della

marina,

cura che

il

esaurisce nel lusso.

della

politici,

famigliare. Meglio

diritto

pene e

dice intorno alle

si

prende

fa

accostano

legisla-

caso

al

no-

Quando

carceri.

alle

governo aveva per l'esercito

che meglio

le notizie

si

in senso largo, giacch

parlando degli ordinamenti

zione ecclesiastica, del


stro

Venezia

la vita di

per la

suo argomento sono

al

quelle riflettenti gli abbigliamenti dei soldati, che sono qui rappre-

con bellissime riproduzioni,

sentati
strati.
il

vestito di

della

ne costituiscono

XVI,

buon

dei

si

citt cambia.

La piazza

due centri principali,

rizzano nuovi

diritto

magi-

dei

vestiti

, p. e.,

un medico, indossato per preservarsi dal contagio.

L'aspetto

il

pari

al

proposito delle malattie, e dei medici, curiosissimo

edifici,

Marco

di S.

col, tra

splendidi

il

e Rialto
sec.

XV

imponenti, cos che a

forestieri che visitavano Venezia,

da

(jualsiasi part'

venissero, ne rimanevano ammirati ed entusiasti.

Nelle

feste pubbliche

si

che ne avevano determinato


sostituisce la magnificenza

abbandonano
lo

ed

il

spirito
lusso.

acciuistano sempre pi d'importanza.

Il

dure prove dell'armi,

le

per

l'

Quanto

pi alto, vuol essere circondato dal lusso.

ad esse

addietro:

carnevale e
la

le

si

maschere

repubblica ha di

mantenere

la

vita sfar-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

1(34

dogaressa, non basta lo stipendio di cui Io

del doge e della

zosa

Stato pu disporre: perci

il

dev'essere molto ricco, e deve

dog-e

spendere largailfente del suo. Le visite dei signori stranieri olirono


frequenti occasioni di festeggiamenti. Rimasero celebri nella storia
i

viaggi a Venezia di Girolamo Eiario con Caterina Sforza, di Bea-

trice d'Este-Sforza, di

Enrico

ste straordinarie occasioni,

III di Francia.

Ma anche

senza di que-

Veneziani sanno trovar continui motivi

per rinnovare feste e divertimenti.

Intorno

all'

origine e

progresso di

al

tali

tendenze,

non dimentichi

insiste molto, ancorch giustamente

avvertire

l'influsso del classicismo umanistico, che si esercita fino dalla

met del

sec.

XVI, ne

come, in conseguenza di

di notare

sublime mestizia del Cristianesimo


dosi. L'allegria invade tutto.

terario,

si

Gian

Il

seconda
ci, la

trasformasse paganeggian-

si

tenendosi nel campo let-

(1),

tempo prima occupato

era alcun

M. non

il

di

nel ritracciare in Ve-

nezia l'eco dell'umanismo italiano, e (se non mi

inganno) nel suo

discorso, cos ricco di fatti importanti e di belle osservazioni, aveva

un tantino esagerato.

Il

problema

meno largamente,

l'altro

storica,

si

materiali

possa dare finalmente una soluzione precisa

competenza particolare, delle


manifestazione

la

Speriamo che

il

M., con

la

si

in

arti belle,

sentimento

del

vera e propria storia dell'arte

del M.

Ma

in appresso

in

completa.

quanto esse sono

l'ef-

popolare. Forse l'argoe

con rigidezza

in quella

modo

che dovrebbe essere sol-

questa osservazione, che mi permetto

non diminuisce l'interesse

Farmi che

sfuggisse del tutto al pericolo di far penetrare

tanto la storia della vita.


di fare,

ac-

larghissime cognizioni e

mento poteva essere svolto con maggiore ampiezza,


maggiore, cos che

si

problema, cos ricco di conseguenza

al

Discorre susseguentemente

fetto

dobbiamo, come

Molmenti. per averne l'uno pi.

trattato.

crescano a poco a poco e che

bellissimo,

al Gian, cos essere riconoscenti al

il

valore

pi rigidamente severo

dove discorre delle

arti

di
il

queste

M.

minori, ossia delle

si

pagine

comporti
arti

nella

loro relazione coli' industria.

proposito delle arti maggiori,

il

M. (pp. 142-3) asserisce che,

a differenza di quanto avviene a Firenze,

gli artisti

veneziani non

assumono per protagonista un personaggio, ma lo Stato. E


vazione, assai arguta e importante, ferma l'attenzione del
destando

(1)

La

in lui

il

cultura

Zanichelli, 1905.

l'osserlettore,

desiderio che la dimostrazione sia data in

modo

Vitalianit di Venezia nei Binascimento, Bologna,,

MOLMENTI, LA STORIA

VENEZIA XELLA VITA PRIVATA

DI

rincora pi largo di quanto pot fare


lair

argomento, complicato
Belle cose scrive

che

lavori

gliosi

il

M. intorno

il

M., stretto dai limiti impostigli

complesso, ch'egli imprese ad esporre.

ai

agli altri meravi-

tessuti, e

Veneziani sapevano eseguire

spola. Egli avverte (p. 176), a tale proposito, che

segni orientali

mescolano

si

come vedemmo,

dietro,

artistiche

ago

tessuti

colla

di-

parla d' influenza classica. Queste os-

egli

Venezia

il

M. spieghi con maggiore

combatt fra

si

varie tendenze

le

provenienti dall'Oriente, come dall'Occidente, dalle tra-

<lizion antiche,

come

dai bisogni moderni.

di Venezia, posta fra

mondo

il

Cristiano e

friva opportunit alle varie correnti


iV incontrarsi

La situazione geografica
il mondo Musulmano, of-

del sentimento e del pensiero

sulle lagune. Oltre a ci,

vava distaccata
<lirizzo

coli'

nei

fiamminghi e coi francesi. Pi ad-

coi

servazioni sparse fanno desiderare che


aini)iezza la lotta che in

1(35

dall'Italia continentale,

il

fatto che

Venezia

dovea favorire

tro-

si

in essa l'in-

conservatore delle sue caratteristiche antiche, opponendo, per

alcun tempo, un riparo all'ingresso delle nuove tendenze. Sono problemi questi che

presentano sopra tutto nella storia politica,

si

che pure interessano grandemente la storia dell'arte

pure dei costumi.

e quella

squilibrio, che la geografia


e
ili

il

resto di Europa,

la

ma

e delle lettere,

parer mio sta propriamente in questo

e la

causn

storia

avevano posto

principale e profonda

tra

della

Venezia
guerra

Cambray.
fiamminghi recarono (1422) l'arte degli arazzi a Venezia, ma

I
t's:>:i

non

Un

vi attecch.

capitolo (VII), interessantissimo nella sua novit, dedicato

allo studio dell'arte nella vita degli artisti. In esso avrei desiderato

che

si

discorresse con maggiore larghezza intorno al

modo con

cui

gli artisti intesero e

rappresentarono la vita veneziana. Senza dubbio

a questo argomento

si

la

accenna pi volte, come

licenziosit di Paris Bordone, e

maschi ritraggono

Sviluppando

le

la

soave intimit della casa

quando

p. e.

l'amore con cui

si

nota

pittori berga-

(1).

attinenze fra gli studi e la vita, accenna alle

varie tendenze letterarie e scientifiche vive in Venezia. Assai bre-

vemente tocca del valore dei Diari di Marin Sanudo per la conoprimi rudimenti
scenza dei costumi veneziani. Il Sanudo ricevette
i

delle lettere a Sangui neto nel Verouese.

Il)

\).

197 parla della parola

tciulo di notare che se

nuziale.

mammola

e dei suoi significati,

ne occup anche C. .Salvioni,

in

omet-

un raro opuscolo

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

166
governo

Il

occupava con impegno delle scuole.

si

vano biblioteche,

minore larghezza
senza

neziane,

questa

parte

aprivano tipografie.

si

tutto ci, e tocca delle celebri tipografie ve-

di

volume

pi curiose

belle, delle

neppure

trascurare
del

fonda-

Si

M. discorre con maggiore

Il

rilegature

le

dei

Anche

libri.

M. va rilevata come una delle pi

del

per novit

di

argomenti

per ampiezza

di dati.

Le rappresentazioni drammatiche
conducono nella parte pi viva

concerti musicali

ci

ri-

pi vera della vita veneziana.

Il

pennello di Paolo Veronese e di altri grandi pittori non isdegnava


di dipingere le porte

scene che meglio

organi.

degli

Spesso sono particolari che

ma

rappresentazione,

il

al

pittore servirono

nostro storico

come riproduzioni

innanzi

si

Lo

le

uno sfarzo nel quale

lizzato dal gusto


soffitti,

mirazione.

rappresentare

come

ricordare le ville,
1

che

nei suoi

parti-

Le

porte, le stanze, le scale,

mobili, ogni cosa offre motivo ad

vivo tutto questo,

al

Accanto

tuttod.

alla

mette

concerti musicali, quali

stretto a limitarsi allo studio dei quadri antichi,

rimangono

e ce le

sfoggio della ricchezza idea-

lo

squisito dell'arte.

cortili, gli arredi,

l,

famiglie patrizie e ricche.

sfarzo trionfa nell'insieme della casa,

ed

come sfondo

questa fonte inesauribile di no-

anche per farci conoscere

usavano largamente presso

colari,

trae di

le

schiette, vere, parlanti della vita vene-

ziana, nei suoi minuti particolari.


tizie egli ricorre

M. desume da quadri quelle

Il

confanno alla illustrazione dei suoi argomenti.

si

ai palazzi,

ricchi patrizi

il

M. non

ma

am-

pi co-

molti esempi ne

decoro di Venezia,

si

devono

possedevano sulla Terraferma,

piaceri della villa attrassero le doviziose famiglie veneziane sino

dal sec.

XV, dopoch

la

Terraferma fu sottoposta

Serenissima. Talune di queste

ville,

Paolo Veronese, esistono ancora,

al

dominio della

decorate perfino dal pennello di


il

M. ne deriv rappresentazioni

assai belle, associandole a quanto ci fanno

conoscere quadri e di-

segni dell'et della Rinascenza, ed elegantemente

traendo da una

fonte l'interpretazione dell'altra.

Ricchezze
le

si

profondevano negli abbigliamenti femminili,

mirabili stoffe, sia per le gioie, di

vano

le belle patrizie (1). Il lusso,

cui,

a profusione,

si

sia

per

carica-

specialmente nella dogaressa, rag-

giungeva l'esagerazione. Le leggi suntuarie non riuscivano a frenare


la vanit femminile-, che anzi, in alcune circostanze solenni, le stesse

(1)

la

Gli orecchini

prima volta nel

si

1525.

introdussero assai in

ritardo.

Sono ricordati per

MOLMENTI, LA STORIA

DI

VENEZIA NELLA VITA PRIVATA

le^^i suntuario venivano sospese.


la ricchezza

Anche

sori.

La grandiosit

gli

ai busti e ag-li

maschili costavano niolto, ed erano

al)l)igliamenti

notizie

raccoglie

speciali

il

intorno

iM.

zoccoli delle matrone, intorno al belletto ecc. Nelle

foggie dei vestiti, estremamente scollati, gi

sensi.

balli,

della mensa, la studiata ghiottoneria, assorbivano te-

sfarzosi assai. Interessanti

come

dei festini,

107

al culto della bellezza artistica e

La corruzione

si

infiltra

pura

vede chiaramente

si

mescola

si

culto dei

il

a poco poco dilaga, specialmente

nelle classi pi elevate e pi ricche.

La leggerezza
tempo

pu scorgersi

della vita

circoli

serali,

cui

in

il

impiegava nel gioco. La cultura delle donne non era del

si

tutto trascurata,,

ma

in

generale era alquanto scarsa.

Tuttavia non per questo


colse,

radunanze

nelle

matrone tenevano, radunanze

nei circoli che le

la

famiglia

dissolveva.

si

con giusto amore, parecchi dati sulla vita

secondo

lo

lustrare

le

scopo del suo

libro, egli si

cerimonie solenni, che

si

di

M. rac-

Il

ma,

famiglia;

ferma particolarmente ad
riferiscono alla

il-

famiglia, in

occasione di matrimoni, di nascite, di morti.


Il

commercio

delle schiave orientali

cagiono all'aggravarsi

fu

della corruzione. Si era formata a Venezia utia vera easta di donne,


che, sotto

savano

il

nome

di cortigiane,

loro giorni

in

conducevano mala

palazzi dorati, fra

vita: esse pas-

lusso e lo sfarzo.

il

Le

cortigiane eranvi numerosissime, ed aveano raggiunta tanta impor-

tanza in Venezia, che, se

le

leggi erano severe con esse, invece di-

venivano a loro riguardo indulgenti

Come dicemmo,

magistrati.

l'opera del M. illustrata da riproduzioni d'ogni

genere, e tutte bellissime, tali veramente da far onore all'Autore del


libro per la scelta fattane, e all'Istituto

bergamasco

d'arti gratche,

per la ben riuscita esecuzione. Le tavole a colori soddisfano l'occhio.


Il

M. non volle raccogliere nel suo libro tutto quanto

riguardo ai
del

XVI. Ma

costumi veneziani tra


la variet degli

la fine

del sec.

argomenti trattati

ministrare ampia materia all'Autore. Forse

le

XV

noto

e l'esordio

pur tale da som-

cerimonie religiose

avrebbero potuto trovar qui uno svolgimento pi largo, ancorch

neppure esse vengano trascurate, come


alle processioni, e in particolar

si

vede ad esempio rispetto

modo riguardo ad alcuno

festivit

speciali.

Nell'appendice
alcuni

il

M. raccoglie documenti editi e inediti, fra cui

inventari, e varie interessanti

note di spese; non

mancano

contratti nuziali, sia di patrizi, sia di semplici cittadini, e contratti

per compera di schiavi.

Il

M. infatti non tralasci di fare indagini

nello fonti ms.. sia di Venezia, sia d Milano.

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

1(38

Pi volte

M. paragona

il

costumi di Venezia con quelli delle

altre terre italiane. Cos a proposito dell'uso dei profumi, egli nota

che in tutta Italia, e non soltanto nella citt della Laguna c'era per
esso una passione, che toccava

Tuttavia un pi ampio

delirio.

il

pi sistematico confronto tra la vita veneziana

la vita italiana in

e"

generale avrebbe potuto riuscire proficuo, e svelarci nuovi aspetti


della

veneziana. Bello quanto arduo problema quello di

storia

determinare fino a qual segno Venezia mantenesse

sua autonomia

la

artistica ed intellettuale, e fino a qual segno le sue sorti politiche

si

collegassero a questa speciale condizione della Serenissima. Cosi a

me
di

pare; peraltro nell'atto stesso che scrivo queste parole, m'accorgo

una buona risposta che mi

si

pu

avrebbe ampliato troppo gravemente


com'essa

cosi

fnre:

un lavoro

raffronti

anche

presentasi imponente.

Firenze.

P. L.

di

limiti di un'opera, che,

Carlo Cipolla.

Rambaldi, Intorno ad Antonio Vinciguerra ed ai principi della

satira regolare italiana.

Veneto, N.

Venezia 1905. Estr. dal Nuovo Archivio

voi. X, parte I: di pp. 35.

S.,

Questo articolo non doveva essere,

in origine, se

non una recen-

sione del libro di Arnaldo Della Torre intorno al Vinciguerra (Rocca


S.

da

Casciano, 1902);
lui

posta nel

ma

la dottrina e

ristudiare

il

recenti pubblicazioni attinenti

hanno fatto un lavoro che sta

l'acume del Rambaldi e la cura

mettendo a profitto altre

soggetto,
al

Vinciguerra

di per s e

e alle

sue opere, ne

merita d'essere segnalato

per qualche novit di ragguagli e per l'aggiustatezza delle ragionate

Un

conclusioni.

chiaro regesto di documenti,

quali gi noti per

le

ricerche del Della Torre e quali rintracciati dal R. stesso (pp. 5-14),
ci

presenta

come

il

legato,

quadro dell'operosit del Vinciguerra, come segretario,

come testimonio

di pubblici atti,

da quando nel 1458

fu assunto, giovinetto, all'ufficio di donzello salariato del


Consiglio, sino alla sua morte, che fu
villa di

Zovon

il

sugli Euganei. L'incarico

Maggior

dicembre del 1503 nella


ch'egli

ebbe dal Senato,

nell'ottobre del 1486, d'intimare l'ordine segreto del ritorno in patria


all'orator veneto a

Roma Antonio

la reggenza, protrattasi oltre

forse

il

Loredan, accusato

un anno,

di

sodomia, e

di quell'ambasciata,

punto culminante della sua carriera.

Ma

segnano

osserva

il

R.

colla sua esperienza degli ui del governo veneto nel Quattrocento

ne per codesta

Bembo,

al

rilievo fra

difficile

missione di fiducia, n per l'amicizia col

savio ed operoso segretario spetta un luogo di singolare


i

suoi numerosi colleghi, che furono anch'essi bene spesso

RAMBALDI. ANTONIO VINCIGUERRA


adoperati

Andati perduti
il

degne

missioni

in

uomini

veri

di

non sdegnarono l'amicizia

patrizi

1(39

politici e dei quali

Liheus de Principe e quasi tutto

il

e la collaborazione.
il

Canzoniere,

Vinciguerra pu essere giudicato solo come autore delle satire, che

sono

compresa

dieci,

Consolatoria a Giovanni Caldiera, tutte in

la

terza rima. Gloria di poeta esse non gli conferiscono certamente

un

servazioni acute, talvolta anzi

po'

austero, di

cui

l'

opera appare materiata,

os-

del R. intorno alle

sottili,

satire stesse e al testamento del verseggiatore

Le

del loro signitcato psicologico ben ragionevole dubitare.

provano che l'ascetismo

piuttosto

modelli

dei

tenuti presenti dal Vinciguerra e additati dal Della Torre, che non
di quell'anima, sensibile agli allettamenti del

troppo

devota,

nella

D'importanza storica
l)ur

pratica,

le satire

mondan romore, non


virt che

cristiane

alle

del Segretario veneziano

non ne hanno tanta quanta

credette fino a poco

si

predicava.

non mancano;
temi in

fa. I

esse trattati avevano gi avuto largo svolgimento nella letteratura

medievale

poesia volgare del Quattrocento:

e nella stessa

etici cristiani

onde traggono ispirazione, erano

la terza rima, che

aveva disputato

dominio della poesia moraleggiante,


prestando

Sommariva

suoi servigi al

messa a stampa nel 1475, quando


posto

mano

tutto era pronto;

composizioni,

e,

il

e alla frottola

ormi assicurata

nella traduzione di Giovenale

Vinciguerra non ancora aveva

Temi, concetti, forma metrica, esempi clas-

senza sapere di
quella

ricordarlo - dal

le

sue

un noto rimatore padovano,

lui,

che fu pubblicata

Safi/ra,

mio Vittorio Gian.

mi

come dimostra

il

modulo giovenalesco

il

R. riprendendo e svolgendo

un'osservazione del Cian, di continuatori


italiana dentro al

qual dei due spetti

la priorit cronologica impossibile, n forse importa, stabilire;

merito d'entrambi

il

la vittoria

Vinciguerra ne congegn goffamente

il

Niccol Lelio Cosmico,


dolce

il

concetti

poich anteriore a quell'anno soltanto la

alle satire,

(^o)isolatoria al Caldiera.
sici,

canzone

alla
s'era

stati ripetuti a saziet:

della tradizione

di recente

satirica

messo a nuovo dal

Sommariva. La chiara manifestazione della propria personalit,

la

coscienza del proprio ufficio di poeta moraleggiante, l'universalit


satirica ed al^ri meriti che
gli contesta a

buon

dritto

il
il

Della Torre riconosce al Vinciguerra,


R.,

mettendo

in

evidenza con arguta

analisi l'inanit degli argomenti giustificativi di codeste lodi. Ond'

ormai palese quanto

resti

sminuita

e a

che

si

restringa la gloria di

primo poeta satirico italiano altre volte attribuita


gretario della Serenissima;

n dopo

il

al

valoroso Se-

lavoretto riassuntivo e con-

clusivo del Rambaldi giover pi tornare a discuterne.

Pavia.

V. Rossi.

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

170

Max Fkeiherk vox Wolff, Untcrsuchumjen zar Venezianer Fo itile


Kaiser Maximilians I tclirend (lev Liga ron Camhray mit hesonderer BenicJisichtigung Verona^. Innsbruck, Wao-ner. 1905,
pp. V, 181.

L'ultimo tentativo fatto dall'impero g'ennaiiico per ristabilire


il

suo antico dominio nel territorio Veneto appartiene a Massimi-

liano

I,

che a

il

quale vi

Il

barone de Wolff

si

applic

stampa,

riale e

applic con animo deciso, e con quel corag:^io

si

lasci sedurre da

a trattarlo, giovandosi

sia

Innsbruek

citt.

si

veniva dalla sua natura eminentemente cavalleresca

lui-

e di

dei Diarii di

lui

libri

libri

pubblicati,

Verona
il

si

di

e dei

il

(1).

tal fatta, e

documenti a

dagli

fornito

Verona. Infatti la corrispondenza fra

suoi rappresentanti in

Fra

sia dei

materiale inedito,

del

un soggetto

archivi di

governo impe-

trova divisa fra Tuna e l'altra

Wolff giovossi

in

modo

particolare

Marin Sanudo, che sono davvero una fonte inesausta

preziosissima per la conoscenza della storia nostra nella prima met


del sec.

XVI. Siccome

lianea

costituito

il

punto centrico della occupazione Massimi-

da Verona (poich se l'imperatore ebbe sotto

il

suo dominio anche qualche altra citt del Veneto, ci avvenne soltanto in via precaria), cos alla storia di Verona dal 2 giugno 1508
al

15 gennaio 1517

Wolff.

La prima

si

modo l'attenzione
momento in cui

del

quale alla seconda data

ri-

rivolta in particolar

di queste

due date segna

imperiali conquistano quella

citt,

la

il

gli

torna a Venezia.

Per certo

egli

non considera

fargli dimenticare gli eventi che

si

cosi esclusivamente

Verona, da

svolsero anche nelle altre citt

del Veneto. L' eroica resistenza opposta da

Padova contro Massimi-

liano rientra nell'orizzonte del nostro storico, ancorch ne parli la-

conicamente
la

e senza ricorrere ai cronisti locali, fattici conoscere

prima volta da A. Gloria,

poi

da

altri

pi tardi

per

largamente

illustrati.

Lo sfondo

della

politica

generale

tracciato

([uando in quando, a seconda che egli ne sente

il

dall'Autore di

bisogno per po-

di Contemporaneamente, o quasi, alla pubblicazione del Wolff. un'altra


monografia usc sopra un argomento che con questo ha relazione
sima. Alludo agli scritti di Bergee,

llO, JaJtresher.

I. hischofl.

strettis-

Der Krieg Maximiiians mit Venedicf

Privat-Gi/nanasiions ani Kolegiii Fe-

triniim in Urfahr, 19U4 e 1905, p.

7,

e p.

l:^.

WOLFF, POLITICA VENEZIANA


od interpretare

ter narrare

Le

interessano.

Leone

e di

XII

compariscono

guerra

Francesco

di

I,

suoi raggi luminosi.

lo

Giulio TI

di

momento opportuno, ma non

al

che egli vuole concentrare

di esse

171

avvenimenti che particolarmente

^li

di Luigi

figure

MASSIMILIANO

DI

sopra

fatti di

stanno a cuore. L'assedio di Verona, che costitu T ul-

gli

tima fase di questo episodio storico, quando Massimiliano spiegava


tutta la sua energia per conservare

quella citt all'Impero,

si

cresce per opera del Woll" di notizie nuove e importanti. Cosi p


fra

documenti

e.

insieme con estratti dal carteggio

alla fine,

editi

ac-

imperiale, troviamo l'elenco delle forze imperiali, che militavano in

Verona addi

giugno 1516.

Gli argomenti politici, in


trattati dal Wolff.

Anche

meno largamente sono

senso stretto,

famosa controversia sulla pretesa esen-

la

zione dal giuramento di fedelt, che Venezia avrebbe permessa ai


suoi sudditi, non

alcun passo. Cosi

fa qui

civile della citt sotto Massimiliano


bens che

l'amministrazione

scabroso a trattarsi, poich nell'Archi-

sono

gli atti

riguardo deficienti. Ne d'altra parte pu negarsi che talvolta

in tale

questo argomento

Verso

la

fine

il

Wolff

di

Verona.

Veneziana,

Ma

rispetto

occupa, secondo l'opportunit.

si

l'Autore inseri un capitolo intorno

del volume,

Veneziano

alla organizzazione dello Stato


tuti

pure

abbastanza chiarita. Vero

Verona (come so per mia esperienza personale)

vio di

di

questo punto

non

alla

Wolff quasi affatto

il

Terraferma

di

e gli Sta-

organizzazione della Terraferma


si

limita a

notizie

generale. Riguardo poi agli Statuti di Verona, egli

si

carattere

occupa della

riforma fattane nel 1450, che cita secondo una tarda edizione (Venezia, 1727), riassumendoli

fermandosi sopratutto a

in parte, e

cavarne uno schema del governo cittadino a mezzo

il

sec.

ri-

XV.

Della vita religiosa, artistica, letteraria di Verona, dei costumi,


dei partiti politici, al

parla

o tace,

in

tempo della dominazione Massimilianea il Wolff


succinto, e seguendo l'invito che

modo alquanto

qualche occasione gliene

fa.

Per desta interesse ci ch'egli riferisce

sulle disposizioni imperialistiche dell'aristocrazia

ancorch tutto quello ch'egli

Veronese (pp.

14-15),

comunica non riesca nuovo. Pietro

ci

Sgulmero, di indimenticabile memoria,

di ci

si

era

occupato con

profitto.

Utili sono, in calce

bracciano

mero sono

al

libro,

alcuni documenti. Sono

periodo che va dal 1509

il

documenti

che

al

l'Autore

soltanto. Nel materiale inedito consiste


libro,

10

e ab-

1516. In assai uaggior nu-

usufruisce, e

che egli cita

uno dei pregi migliori del

che riceve vnlore anche dalla chiarezza della esposizione e

della precisione con cn

fatti

vengono messi

in

vista.

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

172

Wolff non pare che sempre abbia potuto scliivare qualche ma-

Il

linteso.

p.

65 egli cita M. Sanudo,

quando

Matteo

a proposito di

Schinner, dice che gli parl in Venezia da buon italiano licet sia
nasuto barbaro

Al Wolff sfugg che nasuto equivale a nato

e traduce langnasiger Barbar,


il

vescovo

di

Gurk aveva

come

se

naso lungo.

il

Sanudo volesse

il

p. 79,

citando

rec ad assumere

si

Die verlassene Italia

non corrisponde

tolo

che

in ci

al

il

und

governo

Verona,

di

ne d

Brutigam Maximilian

ihr

contenuto della commedia,

Gurk viene messo innanzi quale

il

il

Sanudo,

il

accenna ad una commedia recitata in onore del vescovo

quando

dire che

di

Gurk,

il

titolo:

Questo

ti-

cui nucleo sta

paraninfo inviato

il

dallo sposo, cio dall'imperatore. Senza questa spiegazione lo scopo


della recitazione fallisce.

Nel libro del Wolff non troveremo tutto quanto potremmo desiderare, se da esso chiediamo di conoscere sotto ogni rispetto quel-

Ma

r importante episodio della nostra storia.

libro

non toglie che

ci

N bisogna dimenticare che

libro sia utile e ricco di pregi.

dobbiamo cercare soltanto quello che

suo Autore

il

il

in ogni

propose

si

di darci.

Firenze.

Caklo Cipolla.

Venocchio Maffei, Dal

titolo di

Duca

di Firenze

di Siena a

duca di Toscana (Contributo alla storia della politica


simo

de' Medici).

dissima d dominare su tutto e su


rante
fu,

il

suo principato,

tutti,

brama gran-

dimostrata da Cosimo du-

ferma specialmente sopra un

si

che

fatto,

per cosi dire, come la sintesi di tutta la sua politica.

Questo
valore,

fu

Granduca

fatto, di cui forse

finora

trapasso dal ttolo di

il

fra di loro,

Toscana. In generale

confondono

giudicando in

tal

non fu mai osservato

Duca

di

il

volentieri

gli storici, ripetendosi

Duchi

modo, dice

d
il

Firenze e quelli d

sig.

M.,

'si

vero

Firenze a quello d

questione del titolo colla vecchia

la

precedenza, dibattuta tra

Ma

Co-

Firenze, Seeber, 1905.

Maffei, rilevando la particolare sagacia e la

Il sig.

Grandi

lascia da

lite d

Ferrara.

parte e

si

trascura l'elemento pi essenziale della questione stessa; giacche lo

scopo di Cosimo nel cercare


vincere quella

il

nuovo

ttolo

non fu solamente

di

lite.

Infatti, se

vero che con l'elevazione del titolo

guente passaggio da Firenze a Toscana


grazia alla causa di precedenza, non

si

si

venne a dare

pu per dire che

la

col
il

conse-

colpo di

questione

cosmo

MAFFEI,
ne

titolo

(lei

esce in gran

mira pi

proprio l'ultima fase. Per l'autore questo fatto

sia

parte dalla sfera degl'interessi

in l, e in sostanza,

tere l'influenza e la

ma

ci

Tale

nuovo

il

de' principi

italiani:

riduce ad un tentativo di scuo-

si

dominazione straniera.

non pu togliere

l'aspetto

173

E IL TITOLO DI (4RANDUCA

Il

tentativo non riusc;

merito dovuto a chi

e interessante, sotto cui

lo
il

ide e lo fece.

sig.

M. ha esami-

nato e studiato questo episodio, che riescirebbe certo a rialzare la


figura di

Cosimo davanti

Ma

alla storia.

diremo subito che, sebbene

questo asserto abbia molta apparenza di verit e sia anche confor-

da molti

tato

indizi di fatti e documenti,

provato da avere

il

non

ci

sembra ancora cosi

valore di legittima supposizione. Anzi nello stato

presente de' documenti

pi naturale l'ammettere che Cosimo, nei

vari tentativi fatti per raggiungere quel suo intento, fosse guidato
dalla sua solita, innata ambizione personale, e non dal nobile senti-

mento che l'autore suppone. Tuttavia


allargando

giunga a raccogliere nuove prove


lettori

le

ci

auguriamo vivamente

suoi studi oltre l'Archivio di Stato di Firenze,


in

favore della sua

che,

il

sig. 31.

tesi.

Perch

possano pi facilmente giudicarne, riepilogheremo

in

breve

principali argomentazioni del libro.

L'idea di ottenere un aumento, o maggiore riconoscimento di


potere, coli' accrescersi

principato di Cosimo
lui

dopo l'acquisto

egli,

il

I.

di

titolo, s'incontra

Fu

Siena.

Era

dopo avere tanto lavorato

concedergli l'investitura di

posto.

infatti giusto, dice

speso per indurre

il

l'autore,

che

re Filippo

quella citt, e dopo averla finalmente

ottenuta, agognasse di invertire


diritto,

pi volte nella storia del

anzi una delle principali aspirazioni di

la

condizione di fatto in quella di

indcendo a riconoscerla proprio chi aveva un interesse op-

Era naturale che quella condizione

di possesso precario e

la

clausola delle fortezze, che, conforme ai patti, dovevano restare agli

spagnuoli, gli facessero


e desiderasse

l'eflt'etto

di

una

i^pina conficcata nel

l'indipendenza assoluta della Toscana.

cuore^

Ma come

po-

teva egli raggiungere quest'ultimo scopo, data specialmente l'inferiorit sua di fronte a Filippo II?

Fu per

costretto a seguire

politica di astuzie e di infingimenti, traendo

partito da

combinazione politica, o preparata o spontanea, che


mentre da un lato mostrava

la

si

una

qualunque

parasse: cos

sua servit verso Spagna, desiderava

dall'altro di vedere quel re in continua guerra coi francesi, coi fiam-

minghi, coi mori, perch fosse distolto dal pensare seriamente agli
affari d'Italia, e

per renderglisi infine necessario per via degli aiuti di

gente e denari, che spesso era chiamato a somministrare. Ora rientra

appunto nei piani

di questa politica

tempo dal Duca

un matrimonio

di

il

fra

disegno vagheggiato lungo


il

suo primogenito e

la so-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

171:

Re

rclla del

di Portogallo.

Cosimo aveva fondato grandi speranze

su quella donna, pel cui mezzo sperava di ottenere

un ampliamento del

pertanto di queste trattative sorse l'idea di


titolo, d farsi cio

di

Ite

Toscana. Per raggiungere tale intento

molto

Cosimo, dovette anche


del

Papa Pio IV. Per

reintegra-

la

porti dello Stato di Siena. Neiroccasione

e dei

zione delle fortezze

confidare

nell'aiuto

cooperazione

sopra una

l'Autore, basandosi specialmente

Relazione dell'Ambasciator Fedeli al Senato veneto

sopra certe

molto importanti del Cardinale Dolfin, nunzio apostolico a

lettere

Vienna, che
per cui

concludere

si

Roma

rec a

per

pratiche

le

uno degli scopi

riportano in appendice, crede che

si

Duca

il

nel 1560

appunto quello

fosse

di

passaggio da Firenze a Toscana,

il

certo merito del sig. Maffei di aver portato luce sopra questo viaggio
di

Cosimo, che secondo

il

speciale dell'opposizione
del suo consenso,
torizzati

al

sarebbe

Galluzzi

zelo religioso, e di avere anche


fatta

da Filippo

cambiamento

stato

del

rava era quella

della

indipendenza

fu ricercato

Ma siamo

a vedere in tutto ci uno spostamento

medesima questione?, a dedurre che

significato

il

quando

II,

titolo.

au-

noi

centro della

del

cui

l'idea

Duca

il

si

ispi-

straniera?

soggezione

dalla

per

solo

fatto

determinato

meglio

o non sarebbe piuttosto vero, per dirla colle stesse parole usate da

un

altro ambasciatore

veneto,

Andrea Bold, nella sua Relazione


Cosimo di farsi Re di ToDuca di Savoia il primo principe

della Corte di Savoia, ch'era pensiero di

scana, parendogli che dove esso

in Italia, gli converr allora essere

secondo? Inoltre anche l'Au-

il

tore stima necessario di osservare a questo punto che

intendere

il

era ben lungi dagli intenti

concetto
infine
titolo,

si

di

libert e

di

e dalle

aspirazioni di Cosimo

indipendenza

lui

accennato un po' troppo

di

il

vero

senso moderno; ed

nel

soggiunge che intorno a questo primo momento

da

deve bene

vero significato di questa parola indipendenza, perch

dell'aflfare del

sarebbe necessaria

volo,

una pi minuziosa ricerca nelle carte del tempo.

Procedendo nel nostro esame rileveremo che quando Cosimo

dov deporre l'idea


anche

la

di

un parentado

col Portogallo o con la

questione del titolo parve per allora sopita.

levata quando nel 1565

si

cominci a trattare

principe Francesco de' Medici e

la

figliuola

il

Ma

Spagna,
fu risol-

matrimonio tra

nando. Parve questo a Cosimo un momento opportuno. Infatti


peratore non poteva rifiutarsi di cooperare

sua famiglia. Fu anche


il

in quella

all'

il

l'

im-

ingrandimento della

occasione che

il

Duca annunzi

suo proposito di cedere al medesimo suo figliuolo

suoi Stati. Ora, secondo

il

dell'imperatore Ferdi-

il

governo dei

Galluzzi, questa deliberazione di Cosimo,

MAFFEI, COSIMO

che empi di meravif>iia tutta

dopo 28 anni

motivata dal desiderio

l'Italia, fu

dar maggiore dignit a Francesco


p* di riposo

175

E IL TITOLO DI OK.VXDUC.V

Ma

di governo.

di

procurare a se stesso un

di

insiste nel

sig. MafiFei

il

credere che a questa renuiizia non sia stato estraneo l'affare del
Perch, quando Cosimo per

tolo

ridea, ebbe agio di

tastare

il

disposizione che v'era contro di

prima volta mise fuori

la

vedere tutta

terreno e di
lui.

ti-

luel-

mala

la

Ora, allontanandosi dal governo,

oltre a dimostrare l'insussistenza delle accuse che gli

eran

mosse,

doveva necessariamente cambiare d'aspetto; che Francesco

la cosa

non era uomo da destare timori. L'ipotesi poi che la renunzia sia
in relazione colle mire di un aumento di titolo acquista maggior
che gi nel

fiducia sapendosi

1560

blica scena per

Con
tra

il

di

Cosimo dalla pub-

un identico scopo.

finissima critica

invertire

ambasciatore Fedeli

stesso

lo

aveva considerato possibile l'allontanamento

il

nostro Autore dimostra pure che

si

deve

racconto del Galluzzi a proposito delle pratiche corse

il

Papa

il

Duca per trasformare

Ducato

il

di

Firenze

Ar-

in

ciducato di Toscana; inquantoch l'iniziativa delle stesse pratiche

non sarebbe gi venuta da Pio IV, ma da Cosimo, che


intanto

era gi guadagnato

si

ministri.

se ne

col suo oro

l'imperatore Massimiliano

possono vedere

suoi

prove negli interessanti docu-

le

menti riportati nell'appendice. Quando adunque parve giunto

il

mo-

Duca si dispose a riferire all'imperatore le


Papa circa 1' aumento del titolo e delle sue prerogative,

mento opportuno,
offerte del

il

scrivendogli la lettera riferita dal Galluzzi. Massimiliano, che non


si

aspettava certo quest'imbarazzo

continuare

temeva

che da un lato desiderava di

Duca

suoi buoni rapporti col

piati del

Duca

di

Ferrara

ricorse al solito espediente di

il

e col

una risposta ambigua

<iuale lasciando le cose sospese, lo liberasse

e dall'altra

fu ardito

un nuovo

Cosimo doveva subito levare ogni sospetto all'impe-

tranello. Cio

rispondendogli che quanto a s aveva preso a cuore

segno del Papa, solo per deferenza

verso

rispondesse ad un suo intimo desiderio.

di

lui,

il

stesso

Difatti volentieri

tempo per doveva cercare che

il

di-

non perch
rinun-

ziava a questa idea se doveva portare con s complicazioni.


nello

II,

e artificiosa, la

da qualunque respon-

sabilit. Allora col consiglio del Card. Dolfin

ratore

Papa,

disgusto di Ferdinando

Papa prendesse

Ma
la

cosa su di s e ne facesse questione, per cosi dire, personale, insistendo sul

fatto del

sunto ver.30

il

Duca

non poter
di

pontefice ammettere che, se


chie aufitriaclie,

si

egli

venir

meno all'impegno asil medesimo

Firenze. Tutt'al pi poteva


il

titolo di

adottasse ([uello di

Arciduca offendeva

le

Granduca. Con

ripiego

tal

orec-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

176

creando della Toscnna un Granducato come

infatti, cio

Lituania,

Moscovia,

eludevano

({uelli

di

gelosie degli

Arci-

duchi; ed era infine naturale che Cosimo, riunite sotto di s

le re-

Con

tutto

Slesia

pubbliche
ci,

d Firenze,

Pisa

si

Siena,

seguita a dire l'Autore, non

ficolt.

Ben

stamento politico

dicesse Granduca.

si

erano ancor vinte tutte

si

sapeva come Filippo

si

le

II,

siccome

non avrebbe certo inteso volentieri quel

in Italia e

minime proporzioni

alle

diritti. Bi-

disegno stesso:

il

calcolava snl'itervenlo di Cesare, circondare

si

dif-

ad ogni spo-

fosse contrario

trapasso da Firenze a Toscana, sulla quale vantava de'

sognava perci ridurre

le

il

piano

stesso di tali garanzie nell'interesse de' terzi, che l'imperatore, scor-

gendolo affatto innocuo, senz'altro


Cos soltanto

si

lo accettasse.

spiegherebbe per

sig. Maffei la clausola a cui

il

nomina Salvis tamen jurihiis S. imperii e S. Regis CathoUci super civitate et statu Senarum, savis etiam jurihvs
S. imperii ad quaecumque alia loca aut civitates in provincia Tnsi

volle sottoposta la

item salvis juribus regis Hispaniorum in Portu Hercule

siciae sitaSy

item salva liberiate reipublicae Lucensis, salrisgue tan-

et Orhetello,

dem unicuique

suis legitimis juribus et immunitatibus.

Arrivato a questo punto confessa anche

spontanea
sto

domanda:

la

si

il

che viene

valore d quetentativi di

risolvono piuttosto in una vuota e spagnolesca am-

domande

Tali

sig. Maffei

tanto agognato? Posta cos la questione,

titolo

Cosimo non
bizione

il

che consisteva dunque

e in

per, seguita a dire l'aut.,

trovano

la

loro

risposta nella lettera sopraccitata del Card. Dolfn. Quell'astuto ec-

insinuava

clesiastico

Re

Cosimo che non era tanto

l'imperatore,

Spagna che bisognava temere. Per stando le cose


in questo modo.... siccome finora non solo fatato aborrito il nome
della dignit, come a dire re ed arciduca, ma il nome del principato
quanto

il

di

.,

cio voler passare

da Firenze a
odiose ad

non bisognava mettere


ma tentare una sola, la pi.

Toscana...,

un tempo

innanzi due cose

essenziale, cio

passare ed ascendere da Firenze a Toscana...; fatto

il

il

detto transito ed ascensione, io predico,

che Elia avr presto ogni grado

Ma
cumento

mato

a qualunque deduzione
si

so

di

non ingannarmi,

dignit che vorr avere.

che

si

possa trarre da questo do-

potr sempre obiettare che se Cosimo fosse stato ani-

in quest'affare dallo spirito che l'Autore

contentato di ottenere

il

nuovo

suppone,

si

sarebbe

titolo con tante restrizioni e

con

adattava in ultimo? Non avrebbe

tante limitazioni di dominio,

come

dovuto cercar piuttosto

emanciparsi da quelle odiose condizioni,

anche a scapito

di

di

si

qualche ttolo pi o meno, cercando piuttosto

MAFFEI, COSIMO

177

E IL TITOLO DI C4RANDUCA

sostanza che l'apparenza e non questa a danno dell'altra?

la

La

vecchia volpe sarebbe stata in questo easo inferiore alla sua fama

Del resto,

sua ambizione personale

la

dimostra anche pi chiara

si

nella soluzione di questo episodio.

morte improvvisa del Papa fu una vera rovina per

Si sa che la

Cosimo

per

Ma

disparte.

suo disegno, che per la seconda volta fu messo in

il

esperienza di due volte non era stata inutile. Cosimo

1'

aveva omai inteso che per raggiungere

il

suo scopo doveva pi con-

tare sull'appoggio del Papa, che su quello di Cesare

Per la qual cosa chiam subito da Vienna

lippo.

il

o di

Re

Fi-

Concini perch,

da vecchio conoscitore, com'era, dell'ambiente cardinalizio, guidasse


suoi desideri.
come meglio si poteva la nuova elezione secondo
i

Riusc eletto Michele Ghisleri, detto comunemente


drino,

che,

Pio V. Era

mondo
e

gratitudine

per

uomo austero

onde

la

al

il

Card. Alessan-

suo predecessore, prese

il

negligente per

le

e religioso,

sua scelta non fu

di certo la

nome

di

cose del

pi gradita a Cosimo

bisogn che questi scandagliasse dapprima l'animo del nuovo Pon-

tefice,

fra

cercando di guadagnarselo a poco a poco. Infatti

due principi non furono da allora

le relazioni

una

serie conti-

d'attenzioni, di proteste di servit e d'obbedienza,

che tende-

nua
vano a fondere insieme

in poi che

gl'interessi Medicei e quelli della S.

Sede.

Una prova di questa politica l'autore la trova nel modo con cui il
Duca tratt Pietro Carnesecchi. La vera ragione infatti, nota l'autore, che spinse Cosimo a dare il Carnesecchi in mano all'Inquisizione

non sta gi nel fervore religioso o nel convincimento della

sua eresia:

il

tradimento di Cosimo fu determinato da cause estra-

nee alla religione: fu un atto dei pi meditati che mir a gettar


basi di quella alleanza col

Papa

di

cui

Cosimo gi aveva

le

stabilito

qual ricompensa doveva chiedere.

Da
nali

di

molti anni la

Roma

di

lite di

precedenza

Vienna, senza che

trascinava per

si

si

definitiva per l'uno o l'altro dei contendenti.

coir aiuto del Papa.


e protetto di

si

tribu-

Il

Duca sper

finirla

siccome Monsig. Onofrio Camajani, vassallo

Casa Medici, copriva allora a

sidente de' Brevi,

venisse ad una sentenza

Roma

incominci collo svelargli

il

la carica di Pre-

progetto del Car-

dinale Dolfin, perch fosse riferito e proposto al nuovo Pontefice.


Anche questa volta pertanto l'autore invertirebbe, e non a torto, il
racconto del Galluzzi, che, non dando alcuna importanza alla parte
avuta da Cosimo nella preparazione di questo affare, scrive avere
il Duca accettato lietamente e di buon animo il nuovo titolo offertogli dal Papa. Su questo punto il nostro autore ha trovato de'doAkch, Stor.

It,, 5.* .Serie.

XXXIX.

VI

RASSEGNA BIBIJOGRAFICA

178

cuinenti assai importanti: nonostante, dice che le sue ricerche nel-

l'Archivio di Stato di Firenze non gli dettero


diritto

Ma

aspettava.

si

meraviglia

buon

resultati che a

questa mancanza di notizie non deve far

voluta a bella posta perch, trattandosi di cosa assai

e fu

delicata, fu stimato pi opportuno definirla a viva voce. Senza di-

lungarci di troppo nel raccontare tutti

nuovo Granduca,
e

minuti particolari con cui

condusse quest'affare, ricorderemo come

si

come

dipoi Cosimo, col pretesto di recarsi a

questo atto

di

dogli le noje e

il

Papa

il

Papa;

per ringraziare

dissuadesse da quest'atto, mostran-

lo

Ma Cosimo

pensando che

insist

l'

gnava ancora pi strettamente a mantenere


sig. Maffei fa qui

rilevare

e far rispettare la

come

fosse savia

di fatto,

incorona-

confermava pubblicamente l'operato del Papa,

zione, mentre

Il

Roma

potevano venire, come vennero

pericoli che

da una tale provocazione.

torit.

che creava

Pontefice, volle da lui ricevere la corona grandu-

il

nonostante che

cale,

la Bolla,

fu portata a Firenze dal nipote stesso del

lo

impe-

sua auper

politica,

parte del Duca, l'aver condotto la cosa a complicazioni di tal genere; e l'aver fuso cosi la sua causa con quella del Pontefice.

neghiamo che

al semplice fatto del

saggio

il

ha ragione

l'autore

far questa

di

conseguimento del

titolo;

Non

deduzione rispetto

ma non diremo pur

procedere di Cosimo quando veramente avesse avuto

il

nobile pensiero per cui meriterebbe la nostra lode.


Il

voi.

I,

prof. Luigi
fase.

Ili,

Carcereri, parlando appunto di questo libro nel

(eWAteneo veneto, mostra

di accordarsi

nella

so-

stanza col concetto del Maffei, e porta anche dei nuovi documenti,

che in parte rettificano e in

Ma
tori

completano questo racconto.

parte

anch'egli dice infine che, ricercando ne' carteggi degli ambascia-

od agenti segreti dei vari principi

biblioteche di

Roma,

si

italiani,

potrebbero rintracciare

negli

altri

archivi

schiarissero meglio tale argomento. Per citare un esempio,

ricorda

che nel volume secondo dei NunUaturberichte aus Deutschand


legge che la copiosa corrispondenza del Card. Dolfin,
fu estratta tutta la parte che

si

in generale si

come pure
occupavano

vi

si

dalla quale

riferiva alle trattative della dieta

e agli altri affari dell'impero, si trova

dice vaticano,

documenti che

stanno

in quel

ancora inesplorata in un corapporti di altri agenti,

tempo della

lite

di

ciie

precedenza.

Per noi termineremo questi cenni incoraggiando l'egregio autore a riprendere

nuovamente

in

mano

il

suo lavoro, cercando con

l'acume, di cui ha ben dato prova, di risolvere quei dubbi che ancora
ci

rimangono.

Firenze.

A. Gioruetti.

DEL VECCHIO, SU LA TEORIA DEL CONTRATTO SOCIALE

fiouGio

Del Vecchio,

Bologna^

a teoria del contratto .sociale.

aSV

179

Zaniclielli, 1906.

Questo lavoro

che

attesta nel suo Autore una bella e geniale

t'ontinuit nella ricerca scientifica (1)


il

ha per oggetto

di chiarire

senso proprio della dottrina del Contrai social del Rousseau, con

r intendimento di mostrare, da un
4ul essa

debba ricongiungersi

luzione francese

e ci in

la

punto

di

vista filosofico,

come

diritti nella

Rivo-

Dichiarazione dei

contraddizione con la tesi del Jellinek,

che ritiene la Dichiarazione derivata esclusivamente dai bilh of rights


americani, e sorta in opposizione con

il

contratto, perch questo ne-

gherebbe ogni libert individuale nello Stato.

da
si

avvertire, prima di tutto, che nella sua opera

propose di adempiere una analisi deontologica

ciet
lui,

umana

per determinare

e poich,

da ricercarsi

la originaria e

in

dover essere,

il

secondo

fondamentale natura dell'essere, cos

fece a rintracciare la storia degli ordinamenti sociali.

si

Rousseau

il

rapporto alla so-

quali gli

apparvero come l'antitesi del primitivo stato di libert e d'uguaglianza goduto dagli uomini: di guisa che

problema della politica

il

attuale veniva naturalmente a consistere nelT istituire tali ordini, che

anche nella societ civile riescano a tutelare

le

prerogative giuridi-

che dello stato naturale. Ora, l'idea secondo la quale pu e deve avvenire la coordinazione civile dei diritti naturali degli individui
nel pensiero del Rousseau,

il

La concezione ideologica

contratto sociale.
del

contratto sociale, professata dal

Rousseau, va dunque intanto nettamente distinta dalla concezione


realistica di esso, propria dei precedenti scrittori politici. Principal-

mente neir opera del Grozio il contratto sociale presentato come


un atto empirico, che ha la sua base in una qualsiasi opportunit
del

momento, non nella natura propria dell'uomo.

tratto sociale, assimilato


sta dottrina ha

Inoltre,

il

con-

ad ogni altro contratto particolare,

in

que-

valore e deve essere rispettato solo perch ed in

quanto rientra nella categoria generica dei contratti. Cosi inteso,


il

contratto sociale non ha, n pu avere, alcuna funzione valuta-

tiva rispetto alle costituzioni vigenti: ogni governo frutto di un


contratto, che

sudditi

hanno obbligo

vale a dire, la legittimit del governo

(1)

Si ricordi, fra gli altri,

dei diritti

nova. 1908.

delV uomo

il

di

si.

osservare per se stesso

saggio dello stesso,

del cittadino

deduce dalla sua esistenza.

nella

La Dichiarazione

Bivolmione francese, Ge-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

180

presciiideiulo

Ora,

dall'ordine di obbiezioni

storiche,

giuridi-

pu muoversi al pensiero del Grozio e che il


Del Vecchio fa oggetto di una efficace e valida discussione, deve
dirsi che gi prima del Kousseau altri scrittori eran venuti accoche e razionali, che

gliendo qualche elemento razionale e speculativo nella elaborazione

come

del principio contrattuale,

attesta la storia interna di questa

dottrina. Cos nel sistema contrattualista dispotico dell' Hobbes, per

quanto

contratto sia ancora adibito qual formola generica a con-

il

sacrare la legittimit di tutti

come

governi, esso per gi concepito

prodotto di una esigenza della ragione rivolta ad assicu-

il

Ma

rare l'ordine e la sicurezza dello Stato.

Locke

pi specialmente per

il

una creazione della volont degli individui a gadeterminate prerogative individuali, onde s'inferisce l'ob-

lo Stato

ranzia di

bligazione perpetua dei governanti di rispettare queste prerogative.

Nel concetto del Rousseau

lo Stato

deve invece supporsi aver

avuto origine da contratto, perch questo

muovere
glianza.
il

il

solo

mezzo per pro-

riconoscimento del diritto naturale di libert e d'ugua-

il

punto

11

empirico

di vista

come

contratto sociale,

superato in questa concezione:

bene l'Autore (pp.

illustra assai

85-98), nel

sistema del Rousseau, non pi un fatto, n dipende dal placito

dall'arbitrio di alcuno,

mento

ma

per s stesso

il

necessario risulta-

di termini dati obbiettivamente, e fissi per

natura

cose:

di

l'interferenza ideale dei diritti connaturati degl'individui.

a dire,

contratto

il

si

determinerebbe fra

niti di diritti naturali, a soluzione del

Vale

lo Stato e gli individui, for-

problema politico fondamen-

tale consistente in questi termini: trouver

une forme d'association,

par laquelle chacun, s'unissant tous n'obisse pourtant qu' lui

mme

qu'auparavant

et reste aussi libre

idealmente

propri diritti allo Stato,

goli e con ci viene

il

Gli individui alienano

quale

li

riconferma

ai sin-

ad essere assicurata una libert uguale per

tutti

nel raggiungimento del quale intento sta la ragione suprema dell'or-

dinamento

politico. Ciascuno,

unendosi a tutti in virt di questo con-

tratto ideale, obbedisce in ultima istanza soltanto a s stesso, in quanto

ogni atto d'impero dello Stato

si

risolve in

una estrinsecazione della

volont stessa di coloro che vi devono sottostare:

come per

l'

e resta cos libero

innanzi, essendo generale questa alienazione. L'alination

totale de chaque associ avec tous ses droits tonte la


,

secondo

Vecchio

(p.

il

Rousseau,
94)

solo

cessario per dimostrare

dice
un atto

come

scindibili dalla sua natura,

communaut

con espressione sempre esatta


fittizio,

il

Del

o un canone costruttivo ne-

diritti dell'individuo,

debbano formalmente

pur essendo

in-

essere conferiti a lui

dallo Stato, da che e in quanto egli ne fa parte.


Si

vede pertanto che

il

sistema del contratto sociale ha, contra-

DEL VECCHIO, SU LA TEORIA DEL CONTRATTO SOCIALE


riamente a quanto pensa
^i[uesto

diritti

suppone

si

(pp. 101-2)

riconoscimento giuridico della persona-

Non

gi che nella dottrina del Rousseau

un atto, per

nuovo sopra

di

^ieguenza

di

medesimo processo

il

in

quale

al

suggestiva

contrario,
il

diritti originari di tutti

l'es-

Del Vecchio
singoli

un centro comune, dal quale irraggino


individui, che acquistano,

stessi

gli

frase

qualit giuridica di

la

ci,

questa costituiscono,

di

scrive con

convergano idealmente
poi

il

fondamentali degli individui sian messi in contraddizione con

l'autorit dello Stato:

senza:

Jellinek, con la Dichiarazione dei diritti

il

intento in comune:

lit dei singoli nello Stato.

181

previsto

per con-

cittadini. Orbene, questo

dalla Dichiarazione,

la

quale pone,

pure essa, a fondamento, non a negazione, dell'autorit dello Stato


i

degli

essenziali

diritti

zione

politica.

Lo Stato

i<intesi dei diritti del

individui
si

gruppo,

restano liberi e uguali in diritti

iliritti

il

tratto sociale e la Dichiarazione

biettivamente entro
individui,

mente
gli

l'

si

idea

detto

organizza-

quanto

in

che gli uomini nascono

nella conservazione di questi

, e

ogni associazione politica

fine di

alla

come persona,

quali esso chiamato a riconoscere

non a creare. Nella Dichiarazione

preesistenti

afferma

Se pertanto

hanno per intento

termini dello Stato

di

con-

il

comporre ob-

essenziali degli

diritti

vede gi da queste correnti dottrinali balzare nitida-

moderna

dello Stato giuridico o costituzionale, in cui

organi dello Stato nell'esercizio delle loro funzioni sono sottoposti

ad un complesso

norme imperative,

delle quali

cittadini, a ga-

ranzia dei propri diritti, possono esigere l'osservanza.

Queste stesse conclusioni, oltre


siero e di

forma che

al lavoro del prof.

lo

gli

ammirevoli pregi

di

pen-

adornano, conferiscono speciale importanza

Del Vecchio. Piace veder ripreso l'esame

di dot-

trine, dalle quali l'indagine scientifica, in questi ultimi tempi, a torto

rasi in parte allontanata; mentre

una

critica poderosa e illuminata

pu lumeggiarne limpidamente l'intimo senso


pi moderni indirizzi.

Il

e la

connessione coi

movimento speculativo, che ha

il

proprio

riassunto nella Dichiarazione dei diritti, mostrasi, per vero, non solo
<nntesignano della concezione giuridica nella vita dello Stato, ma,

esaminato adeguatamente, potrebbe anche corroborare, con valido iml)ulso, la tesi

che designa nel contemperamento delle esigenze indivi-

duali con quelle della societ

il

fine specifico del diritto

Modena.
(1)

moderno

(1).

Benvenuto Donati.

Contro r interpretazione esclusivamente individualista della Dichia-

razione, vedi le belle considerazioni gi esposte del

ciiaraioue dei diritti

cit.,

pp. 70-76.

Del Vecchio,

La

Di-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

182

Ignaz Philipp Dengel, Die

und

poitisclie

Monsignor Josef Garampi

kirchliche

in Deiitscldand.

Tdtigl-cit des

1761-1763.

Eoin,

Loeseher, 1905. In 12", di pp. xi-196.

L'A., che gi in altri lavori aveva illustrato la vita del dotta

investigatore degli Archivi Vaticani e dell'abile diplomatico, tratta


in

questo suo studio della missione affidata

nel 1761-63, durante

Era sorta allora

Garampi

Germania

in

speranza che la Guerra dei Sett'anni volgesse

la

diplomatiche erano corse tra

trattative

al fine;

al

pontificato di Clemente XIII.

il

le

potenze per la

riunione di un congresso che dovesse preparare la conclusione della

pace

bench con molti ostacoli

e,

religiosi

partecipare

politici

avuto pi nunzi

messi pontifici erano stati esposti a grandi

pace di Nimega in poi

ma

ufficiali,

momento

grave

era cos

il

papa non

risposta, decise di inviare col

di

il

Il

Garampi

condizioni dei cattolici in

le

e,

il

un agente privato
di

il

una

e scelse a

visita al

questo

Monastero

suo invio.
per la sua missione, te-

stesso scrisse le istruzioni

nendo presenti quelle che

ammettesse un

non avendo ottenuta favorevole

Garampi, affidandogli l'incarico

Salem, per giustificare

potevano uscire

congresso

e dal

esit a chiedere che si

suo delegato a quell'assemblea

ufficio

papato non aveva

il

soltanto ministri senza carattere. Tut-

deliberazioni di tanta importanza per

Germania, che

il

troppi interessi

Germania per non tentare ogni mezzo di


ma da tempo la sua influenza era

in

umiliazioni, e dalla

il

Romana aveva

quel convegno;

andata scemando;

tavia

dopo molte tergiversazioni,

congresso pareva deciso. La Curia

papa aveva gi segretamente mandate

nel 1758 ai nunzi di Parigi e di Vienna, nelle quali erano espresse


le

idee di Clemente e le sue

intenzioni,

pace di Vestfalia, nella quale, secondo


male,

non venissero interpretati

difficile la

in

lui,

perch
era

il

deliberati

della

fondamento d'ogni

modo da rendere ancora

pi

condizione della Chiesa cattolica in Germania.

Nell'agosto del 1761

il

Garampi

parti per la Germania,

gnato dall'abate Callisto Marini; ma, mentre


per la visita a Salem,

ritardava poi

il

egli

ritorno,

Svizzera, nel Belgio, nell'Olanda, in Francia,

si

accompa-

tratteneva col

viaggiando nella

s'allontanava l'idea

del congresso, mentre prendeva maggiore consistenza la fiducia nella

conclusione della pace per la morte della zarina Elisabetta e per la

Ma

in ogni

luogo svolgeva

mutazione del ministero

in Inghilterra.

egli la sua attivit, ora

conversando coi dotti dei paesi da

sitati,

ora raccogliendo o copiando documenti, ora

lui vi-

contribuendo a

DEXGEL, MONSIGNOR GARAMPI IN CtERMANIA

come quella riguardante

risolvere delicate questioni,

cardinale vescovo di Liegi, Giovanni

Baviera, o la causa contro

che

bilitasi la pace,

peggio per

di

il

suoi

183

condotta del

la

Teodoro, zio dell'Elettore di

canonico d'Augusta, G, B. Bassi. Sta-

il

papa trov foUerabile^ perch poteva temersene


interessi,

il

Garampi torn

renza senza avere espletata l'opera sua, perch

in Italia, in
il

appa-

congresso non

si

era raccolto; in realt, secondo l'A., appunto per questo, con ottimi
frutti per la Chiesa.

congresso avrebbe eccitato nuove ed inefficaci proteste del

11

papa,

le

quali avrebbero avuto per conseguenza soltanto

consolidamento della Unione evangelica

le

il

Garampi ebbe modo

azione politica

Curia romana

e religiosa in

di

condizioni della Germania, lo spirito

delle corti, lo stato delle coscienze, e pot con

dimostrare alla

maggiore

il

quindi avrebbero inacerbito

Invece

la lotta tra cattolici e protestanti.

conoscere pi intimamente

la

animo sereno

Germania ed

sicuro

della sua

detcenza e la fallacia

esserle di guida nella sua

condotta ulteriore.

La seconda parte
larmente

visita

la

dello studio del Dengel

Garampi

del

al

pi partico-

riflette

Monastero

di

Salem.

abazia potentissima era preposto gi dal 1746 Anselmo

quella

Schwab,

II

principe splendido, geloso della sua dignit, rigido con s e coi suoi

Contro

dipendenti.

di

lui

era mossa

si

intriganti e di impiegati lesi nei loro

una coalizione

interessi,

di

monaci

secondati in parte

dagli altri monaci, malcontenti della eccessiva severit dell'abate,


e dal

vescovo

Costanza, cardinale di Rodt, nemico di

di

questioni di giurisdizione.
ziosit

ma

inviati

come

con

colla sospensione di

portato un grande

dal

ufficio.

Questa condanna aveva

scompiglio, perch parve lesiva ai diritti della

Chiesa romana, che aveva Salem in particolar protezione


Cosi

reclami, di difese

per

generale dei Cistercensi, era terminata

Anselmo dal suo

dell'Impero, dal quale, per

dipendeva.

lui

inchiesta, condotta con molta minu-

modi molto strani da due abati tedeschi

criteri e

visitatori

Una

era

le

a quelli

cose temporali, l'abazia direttamente

seguita una

serie

da parte della Corte

di
di

proteste, di appelli, di

Vienna,

della

Curia di

Roma,

del Cardinale di Costanza, dell'Abate di Citeaux, dei visita-

tori, di

Anselmo, dei monaci pi direttamente interessati

maggiore

esca aveva gettato sul fuoco un decreto della Nunziatura di Lucerna,

che aveva annullata la sospensione dell'abate e iniziata una nuova


inchiesta.

vincere

le

Ardua dunque

sentimento di
e

il

la missione affidata al Garampi e tale da


non avesse avuto, come lui, oltre a un vivo
giustizia, anche una grande equanimit e la pazienza

forze di chi

tatto necessari per vincere gli intrighi e condurre in salvo

la

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

184

causa della verit attraverso tanti


tra loro. L'A. espone con molti

rampi che finirono con

sua carica

e cosi svariati interessi in conflitto

particolari

procedimenti del Ga-

la reintegrazione definitiva dell'

abate nella

con una generale pacificazione.

L'interessante lavoro termina con un elenco delle fonti vaticane

per la storia dei congressi per la pace, dalla pace di


di Aquisgrana (1748): con

XIII del 20 marzo 1763

lettera d

Nimega a quella

Maria Teresa a Clemente

questo all'Imperatrice del 20

e un'altra di

riguardanti la pace di Hubertsburg e la perdita della

aprile 1763,
Slesia

una

con una nota delle spese fatte dal Garampi per

il

suo viaggio,

dall'agosto 1761 al giugno 1762.

Napoli.

J.

G. Papaleoni.

LucHAiRE, Essai sur Vvohitio'n inteUectuele de V Italie de 1815


1830.

La

Paris, Hachette, 1906.

storia del nostro

notevoli: di uno,
ci

Risorgimento

Le Origini

occuperemo quanto prima;

scritto

da uno straniero,

J.

si

arricchita di

due lavori

dei Itisor()ime)ito Italiano di F.

del quale ora

l'altro,

Lemmi,

discorriamo,

Luchaire, che studia l'evoluzione intel-

lettuale dell'Italia dal 1815 al 1830.

Questo libro presenta caratteri affatto diversi da quelli comuni


alla quasi totalit delle odierne pubblicazioni sul Risorgimento. Gli

uomini che cooperarono


tati dall'eroica

al nostro

animazione dei

tromba poteva tentare

di

erano rimasti cosi esal-

riscatto

d della lotta,

tramandare

ai

che per essi solo l'epica

posteri

memoria

la

della

guerra santa della patria, delle gesta immortali del popolo italiano.

il

loro entusiasmo ebbe tanta purezza, e generosit, e imponenza,

da trasfondersi, bench meno

viv^ce,

anche nei

figli

pei quali ogni

storia d tentativo liberale divenne perci un'apologia, ogni biografia


d patriotta.

un

elogio. Tale glorificazione sistematica produsse na-

turalmente una reazione in senso opposto, cosicch noi abbiam visto


aftermarsi la tendenza ad esaltare

a scoprire le colpe e

le

benemerenze dell'antico regime,

difetti del patriottismo e dei patriotti.

questa

corrente iconoclasta, spesso animata da puro spirito di contraddizione


e

da smania

di novit,

1'

anima

tica demolitrice oggi trionfante,

nostra, per quanto abituata alla cri-

ha trovato

la forza di

reagire.

Ep-

per fra una lusinghiera apologia che tradisce una evidente inesattezza, e

una dolorosa verit che repugna

al

fondo pi antico e pi

caro del nostro patrimonio intellettuale, molti han preferito di cercare

la verit,

e si

son dati a una indefessa indagine degli avanzi

[RE,
iterici

pur

di

la

presto sono cominciate anche qui

metter fuori documenti inediti,

quel materiale che

stampa.

Ma

quell'et.

(li

razioni

aveva gi esaminato

altri

in siffatta ricerca analitica,

si

e ritenuto

Ai lavori sintetici

se

egli dichiara

(1).

richiama opportunamente con l'esempio d

ci

questa bella pubblicazione

indegno d

da smarrire

insistito cos,

si

esage-

le

pubblicato anclie

prospettiva storica e perdere la veduta dell' insieme

qui

185

l'evoluzione INTELLETTUALE DELL'ITALIA

dell'Italia contemporanea.

il

signor Luchaire. Io non ho voluto dare

non indicazioni

Ho

sulle

origini intellettuali

tentato di far conoscere

il

fondo co-

mune del pensiero di questa nazione, lo spirito pubblico in un dato


momento ho presentato degli individui esclusivamente a titolo di
:

esempio

proposito, confessiamolo, ardito, poich per compiere

Il

anche con mediocre successo un lavoro


altra

somma

di attitudini e di

un'ottima stampa

documenti

di

dentemente ha dato

inediti.

suo studio

al

questo genere,

di

ci

vuole ben

conoscenze che non per apparecchiare

il

Ma

il

Luchaire

titolo di saggio

che
si

pru-

accinto

all'opera con una preparazione vasta e abbastanza completa: pochi


libri sul

nostro Risorgimento rivelano una maggiore conoscenza dei

vari indirizzi del

movimento

intellettuale europeo nei primi decenni

dell'ottocento, e una pi serena concezione delle vicende e dei principi che agitarono quei primi fortunosi anni del secolo

Nell'introduzione

nimenti dal 179H

il

Luchaire discorre

dell' elcacia

che occorre rilevare, perch spesso


e lo

che gli avve-

1814 esercitarono sullo spirito pubblico in To-

al

scana; sono poche pagine sobrie e schematiche,

vivacit

XIX.

le

ma

sufficienti: pregio

pubblicazioni francesi sotto la

splendore della forma nascondono incertezza

incom-

piutezza di pensiero.

primo capitolo tratta delle condizioni della vita intellettuale

Il

dopo

la restaurazione.

addormentare

L'opera soporifera del governo, che cercava

gli spiriti col triplice

narcotico della censura, della po-

lizia e del clero,

messa in luce con lodevole chiarezza. Assai pi

in breve

l'atteggiamento delle varie classi e dei diversi

esposto

centri, di fronte a tale politica:

(1)

eppure non sarebbe proprio questo

>Sono queste le conclusioni di

uno scritto intorno allo svolgimento

degli studi sulla storia del nostro Risorgimento, che fa parte del

Epimdl, tendenze
di stampa.

e figure

volume

della Storia del nostro Risorgimento, in corso

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

180
il

passo pi interessante per ehi volesse conoscere

le

condizioni della

vita intellettuale?
11

secondo capitolo

dedicato alle tendenze e alle opere che agi-

rono pi efficacemente sullo spirito pubblico. Esso

si

apre con l'esame

ma

del patrimonio intellettuale italiano in quell'epoca;

riescono forse

i>ine

delle menti del '700

le

meno pregevoli

queste pa-

di tutta l'opera. Nell'attivit

Luchaire scorge una generale inanit

il

debo-

lezza: idea poco esatta, che da pi decenni stata ripudiata dalle

persone colte

e dalle scuole.

pu chiamare, come
sterilizzatrice

Meno che mai

poi l'opera del Monti si

Luchaire piace definirla con una sola parola,

al

Pel L.

poeta romagnolo non se non

il

il

proto-

tipo dei letterati di professione, oziosi ricercatori di parolette, vacui


cesellatori di versi e di periodi (p. 64 segg.). Invece nell' opera del

Monti

e'

innegabilmente qualcosa

di pi e di meglio, tanto

che essa sopravvive gloriosa alla gi obliata caterva degli


mestieranti delle lettere; ne

il

vero

scritti dei

magistero della forma basterebbe da

solo ad assicurare la vitalit di un'opera d'arte, e

meno che mai

di

tutta la produzione di un autore. Certo l'uomo fu eccessivamente debole,

come dimostra,
sul

esterni,

ch

assai meglio del Luchaire,

Conciliatore

il

il).

Clerici nel suo bel lavoro

aveva bisogno

di sentirsi carezzato dal favore dei potenti, per-

suo spirito potesse con piena tranquillit attendere alla crea-

zione artistica. Eppoi

quegli anni

zione cordiale

per

giovinezza
gli agi di

variet

la

ma sempre

onde non

discontinuit di sentimenti in

pubblico, e

nello spirito

fletterla nell'opera sua,

versi

il

Indole timida, incapace di reagire agli impulsi

Monti ebbe l'energia

il

che

egi

Luchaire

abbia scritta

(p. 65).

Certo in

casa Braschi, per correre ad un ignoto avvenire. Cos da

Conciliatore contro

le

di

lusinghe dell'Austria

fronte agli

amici

del

queste pagine difettose, seguono altre assai pregevoli sul-

r efficacia gi declinante del filosofismo francese,

machia; ed anche

in

questo argomento

il

e sulla

romantico-

Luchaire ha tenuto d'occhio

pi la manifestazione esteriore dei sentimenti, che


rali

ri-

di sacrificare ai sentimenti liberali

vecchio avesse mantenuta la sua fierezza

poeta non fa se non

asserire

lecito

commissione, come atferma


il

il

spontaneamente, con partecipa-

le

condizioni mo-

onde questi traevano alimento.


Suir Alfierismo

prevalenza per

(1)

di

si

alternano pagine mediocri e ottime, con

quest' ultime.

Il

Luchaire non intende

E. Clerici, l Conciliatore, Pisa, Nistri. 1908,

pj).

la

52 sogg.

ra-

187
del Misogallo

;^ione d' essere

gallofoba.

e di tutta

Francesi come per pretesto

conseguente letteratura

la

hanno, come

il

Leopardi, parlato dei

e figura (1), in

luogo degli Austriaci,

molti

parte che

ancora troppo recente

nel i)rimo quarto del secolo era

ricordo delle

il

ruberie e delle vessazioni dei commissari della repubblica, diffama-

nome

tori del

francese: negli Italiani erano tanto educati alla vita

l)ubblica da apprezzare

come

vantaggi politici della invasione francese

superiori ai gravi danni economici da essa prodotti. Inoltre le

Campofor-

classi pi colte erano rimaste disgustate dal trattato di

mio,

quale aveva fatto una impressione straordinaria, veramente

il

inesplicabile
la

l)ubblico

(2),

fine della
Il

dei

opera grande non agi efficacemente sullo

Kepubblica

cataloghi
fra

spirito

bisogna arrivare al Balbo per sentire affermare che la


di

Venezia era stata

di

capitolo III studia, sulla scorta dei

Toscana

Cuoco, un

nostri; e a. tacere di Vincenzo

occhi

agli

cui

solitario

dei
il

librai,

'15 e

il

quello che

stampava

si

Sono dati

'30.

pochissimo danno

leggeva in

si

osservazioni

(3).

censura e

registri della

un pregio

di

eccezionale per originalit e per valore intrinseco: l'evoluzione del

gusto letterario vi seguita minuziosamente, e ricollegata in

modo

veramente egregio agli avvenimenti contemporanei. Queste pagine


rimarranno certo a lungo un elemento basilare per

gli

studi sul

nostro Risorgimento.

Nel IV capitolo viene esaminata l'idea

italiana nella sua tra-

dizione secolare; e sono lieto di constatare che

pienamente con

risultati di

avevo gi pubblicato

uno studio

in estratto dal citato

Segue una analisi minuta,

e figure.

ma

il

Luchaire concorda

a lui ignoto

che io

volume Episodi, tendenze

geniale, e se non esauriente,

certo assai larga, degli elementi costitutivi dello spirito di italianit;

che questo prese nel Giordani, nel

e infine studiata l'espressione

Leopardi, nel Niccolini


11

capitolo

alla restaurazione.

e nei

dedicato

Questo

si

propositi dei Carbonari.


liberalismo,

al

inteso

come reazione

esprime da un lato come preparazione di

un rinnovamento intellettuale, morale ed economico,- per opera del

gruppo

(\e\V Antologa e dei

Georgofili; dall'altro lato

come educa-

zione insurrezionale, che a Firenze trova due vigorosi campioni nel

(1)

G. Lkopardi. EiJstolario,

(2)

Il

zione di quella vecchia imbecille

l'Italia

oligarchia

fiorentino, la distru-

veneta,

sar

sempre per

un gran bene. V. Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione d

Napoli, Milano,
(3)

P. Brighenti, 21 aprile 1820.

compimento della profezia del Segretario

1801, p.

Balbo. Delle

:]1.

Speranze d'Italia, cap. VII.

RASSEGNA BIBLIUGRAFICA

188

Lo

Niccoliiii e nel Colletta.

del quale

storico napoletano forse l'unico autore

Per intendere bene questo


adoprata

senza una adeguata preparazione.

L. discorra a lung'o

il

la

prima della penna aveva

scrittore, che

spada, ed era stato

uomo

bisogna metterlo nel suo ambiente

proprio in questo

che

il

germoglia

1'

mondo tempestoso

L. rileva nel

lazzaroni,

buio quelle

Cosi pure bisogna osservare, contro

Napoli ebbe scarsa

efficacia,

contraddizioni

e a lui attribuisce.

L. (p. 201), che la colla-

il

Giordani alla Storia del Reame di

del

accanto

abbiezione e l'infamia: sono

quadro fattone dal Colletta,

borazione del Niccolini

diplomatico,

laggi a Napoli, dove vivono

a fianco senza conoscersi Vincenzo Russo


al gentile fiore dell'eroismo

governo

di

strettamente formale, e che l'imitazione

di Tacito anch'essa puramente- esteriore, e di sola ispirazione.


Il

VI capitolo studia

il

moralismo

rifiorente fra

il

che assume l'aspetto a volte di stoicismo, a volte di

'15 e

il

'30,

misticismo

religioso e politico, a volte di neocattolicismo. Quest'ultima tendenza

rappresentata nella sua astrazione pi fine e aristocratica dal

Manzoni, nell'espressione volgare dal Pellico, nella teoria


dal Rosmini giovane.

argomenti molto delicati sono esaminati

mente

filosofica

questo un capitolo denso di idee, nel quale

definitivo, senza uscire

mai dai

mente un italiano avrebbe saputo

e chiariti in

modo

vera-

limiti della serenit; difficil-

far tacere cos

completamente

le

sue passioni.
Il

penultimo capitolo tratta un argomento pi noto

meglio studiato,

il

pessimismo.

Il

Guerrazzi ne

e assai

l'espressione vio-

lenta e rivoluzionaria: un giornalista lo chiamerebbe un anarchico


del sentimento;

il

Leopardi, basandosi sulla ragione, d del pessi-

mismo l'espressione filosofica, logicamente salda. L'uno


per mantengono fiso lo sguardo all'avvenire; il loro non

l'altro

dunque

scetticismo, sdegno del male e aspirazione al bene; in fondo perde

molto della sua natura


L'ultimo capitolo

di

pessimismo.

infine

studia

marsi delle correnti pi attive,

Un uomo

l'

le

avvisaglie del 1830,

viene ad assommare in se tutti

esaminati, per comporli

in

unit

organica

vari indirizzi, fin qui

problema patriottico: Giuseppe Mazzini. Con


chiude

il

rilevano

nettamente

il

un'ottima sintesi

si

porre

volume, nel quale, ad onta delle mende che qua

(1),

il

lettore

l'affer-

accentuarsi del carattere pratico.

e l si

deve ammirare l'abbondanza delle notizie,

Mazzini
il
(1) Stupisce in un'opera cosi scu-ia e ponderata vedere
posto nella schiera di quei politici che gettano a mare l'eredit del passato, per fare ricominciare la storia dal momento prc^sente, ond' essa si

LUCHAIKE, i/evoluzione INTELLETTUALE DELLTALIA


sicurezza

la

del

metodo,

la

giudizio,

del

serenit

eleganza della forma. Qual elogio migliore


libro di questo

Appunti

sobriet ed

la

potrebbe fare ad un

si

genere?

sui particolari,

V ho

pi volte,

ripetuto

sono fare parecchi, come naturale in un lavoro di


885 pagine:

ma due

Anzitutto

titolo

il

189

ne

se

pos-

lungo

sintesi,

generali mi sembrano necessarie.

osservazioni

pecca di eccessiva estensione, perch questo studio,

eccellente per la storia della Toscana, non pu assolutamente servire

per dare un' idea della evoluzione intellettuale di tutta la penisola.


Francesi sono abituati a trovare in Parigi

ove affluiscono tutte

accentramento non
di

traccia in Italia,

dove dobbiamo contentarci

vedere vari centri di cultura che sono in contatto tra loro,

spesso battono vie diverse. Ora nell'epoca della quale


il

mente

cervello e la

il

energie pensanti della nazione. Di un tale

le

si

ma

occupato

Luchaire, una simile uniformit di condizioni e di tendenze man-

cava assolutamente, perch aifatto diversa era


delle varie regioni

dopo

il

'700, e

la tradizione letteraria

oltremodo vario

lo stato

economico,

politico e morale che costituiva l'ambiente nativo delle opere d'arte.

Astraendo da questa differenza,


in cui

il

si

finisce col cadere in quegli errori

nostro Autore, proprio per questa ragione, incorso nel

discorrere del Colletta.

Certo nella Toscana, dove

meglio che altrove


si

possono scorgere

caratteri del

neanche, in una luce

allargando

gli studi

le

erano pi coltivati,

movimento

rivelano

si

intellettuale

ma non

diverse tendenze del lavorio delle menti,

riflessa.

Quantunque

fin

dal 1822 VAntologia,

riprendendo con onest d'intenti

il

proposito della

Biblioteca Italiana, proclami la sua aspirazione a divenire l'anello


di

unione fra tutti

pensatori

italiani,

non

centro intellettuale della penisola prima del

si

pu parlare

di

un

'48.

Un'altra osservazione bisogna fare sull'insieme del lavoro, che


cio nelle opere dei maggiori autori non sempre
esatte per tracciare

il

si

scorgono

le linee

quadro completo delle condizioni intellettuali

sviluppi nel senso da loro concepito

(p.

332).

noto invece

il

recente

volume postumo del Bovio sul Mazzini ha ribadito questo concetto


che
l'austero Genovese deriv i suoi principi da una lunga assidua meditazione della storia patria.
idee

il

appunto per questo

egli,

attribuendo alle sue

valore di logiche deduzioni, le stim incrollabili: onde la sua tanto

rimproverata intransigenza.

lOO
di

RA^^^SEGXA BlJiLlUtilLVFlCA

un popolo.

Forma vigorosa

maestri imprimono

grandi

propria personalit sulle loro creazioni,

le

della

quali perci non sempre

riescono uno specchio fedele del tempo; nell'opera dei minori invece e
negli altri documenti in genere, V elemento soggettivo suole essere

pi debole, e quindi pi esatta la rappresentazione dei fatti storici.

Una prova

di ci

L.

il

pu trarre dalle stesse sue pagine, osservando

espressione che

la differente

che costituiscono per noi

lieve che

somma

stessa

la

ragione

scrittori, e nei rapporti di polizia,

documenti pi attendibili, quando sono

esaminati con criterio, come

Per

prende nella

sentimento pubblico

il

produzione letteraria dei maggiori

L.

il

mostra di saper

L. sfuggita

al

fare.

affatto

non

l'efficacia

l'opera delle stte, delle congiure, delle sollevazioni, in-

la vita dell'azione, allora attivissima, esercit sulla vita del

pensiero; ed egli arriva alla asserzione, non sostenibile, che la for-

mazione dello Stato italiano

dovuta

alla

potenza di un'idea pi

che a circostanze favorevoli e all'azione delle forze materiali


Oli

apostoli

del

materialismo storico

ne inorridiranno

(p. xi).

questa

volta bisogna dar loro ragione.

Roma.

J.

E.

S.

Driault, Napoon

1906.

en

Italie

{1800-1812).

Nu'Astko.

Paris,

Alcan,

ln-8, di pp. 687.

Discorrendo in questo medesimo periodico del libro di

DELIN sulla

Boma

di Napoleone,

abbiamo gi notato

Ma-

L.

mirabile

il

ri-

corso storico, pel quale la caduta del potere temporale nel 1808
svolse presso a poco nello stesso ordine che tenne dipoi nel

Non

pi soltanto per

tutta r Italia, poich

Roma dobbiamo
il

fare quell'osservazione,

concetto della nostra unit

ma

per

costituzione

tempi nostri, collo stesso ordine quasi, con cui

si svolse, ai

si

1870.

si

ma-

XIX. La differenza essenziale dei due


essere stato quello, che ci diede una pa-

nifest a principio del secolo

volgimenti consiste
tria

grande

liani,

solo,

mentre
il

nell'

indipendente, opera esclusiva del popolo e degli Itail

primo fu unicamente parto

ambizione

di

un uomo

quale se ne servi non a vantaggio dei nostri padri,

ma ad

esclusiva utilit sua propria, ad affermazione della sua idea imperiale,

a conclusione del sogno portentoso che

in

se e per se nutr e

pei suoi discendenti.

Questa verit per noi risulta dal poderoso lavoro del prof. Driault,
condotto con vastissima dottrina ed erudizione, con alta mente filosofica su infinite serie di documenti inediti, che per lui hanno sve-

DRIAILT, NAI'ULKUNE IX ITALIA


lato

che contenevano.

se;reti.

Napoleone

litica di

cinque

in

P^gli

libri,

studia

1'

11>1

evoluzione della

della epopea imperiale in Italia, poich in Italia

tamente l'opera

il

sistenza la sua ambizione di ricostituire

la

segna-

svol:e

si

pensiero di lui; in Italia prende origine e con-

<iualunque altro, che tutto abbracci

membra, respinga

po-

che intitola dalle g-randi tappe

il

un impero pi vasto

Mediterraneo colle sue

Russia nelle steppe

ghiacci,

nei

di

enormi

imponga

s'

vittorioso ad ogni popolo. Dell' Italia pertanto Napoleone ha biso-

gno per r esecuzione

dell'

immane disegno

lare d quello straordinario edifzio, che in


al figlio

fiamme

di

fatica, la

che

crede

Mosca

lo

Italia

procura

egli

base ango-

bi

sogno accarezza

inalzato appunto

avere

di

l'

formarne

di costituire, di ridurre alle sue voglie per

d lasciare

quando

allora

le

svegliano di soprassalto e tutta la spietata sua

mostruosa sua concezione riducono in fumo.

Checch

sia detto e scritto,

si

non ebbe mai

in

mente

checch

costituire

di

si

sa pensato,

Napoleone
indipen-

un'Italia libera ed

dente. Nella nostra contrada, da lui due volte conquistata, due volte

non pens mai

a lui cara, egli

se

non

di esercitare

mero

il

diritto

della conquista, di smungerla e formarla ai suoi intenti, senza preoc-

cuparsi n dell' idea nazionale, n della libert, n del futuro. Tut-

fondamenti

tavia, l'opera sua, innovatrice e potente, sconvolse dai


lo stato della penisola

tizzare

il

ceneri,

di

ed ebbe per conseguenza la fortuna di at-

fuoco, che, latente, covava da circa

farne

divampare

mente quel santo incendio,


Tutta quest'opera

con

la

fiamme

le

mezzo secolo sotto

le

provocare inconscia-

di

quale dobbiamo

al

svolge

si

patria nostra.

la

dunque gradatamente

dapprima,

costituzione della Repubblica cisalpina, l'annessione del Pie-

monte (1800-1802) quindi, colla consolidazione della conquista per


mezzo dell'incoronazione di Napoleone ad imperatore e re d'Italia
(1802-1805). Prosegue colla conquista della penisola (1805-1808) e la
sua costituzione in tanti stati vassalli, donde il princpio delle dif:

ficolt col papato.

Dal 1808-1809

cupazione di Roma, con

prigionia del papa, consegue


periale per eccellenza;

la politica

napoleonica, colla oc-

la distruzione del potere


1'

intento

di

colla nascita del

e,

temporale

con la

stabilirsi nella citt im-

Re

Roma, Napoleone

di

pensa a dare una costituzione alla sua conquista. Egli procura di


assodarla, di ordinarla

respngerne lontan lontano

la minacciano. Questo desiderio, vero anelito

la nascita di

sua possanza

Napoleone
s'

II,

lo

della

scaraventa contro

la

percoli che

sua vita dopo

Russia

dove

la

infrange, insieme coi suoi ideali, sulle rive inospitali

della Moscova, appi di

quel

tere iiiipinioniente calpestare.

Kremlino, eh' egli

ha creduto di po-

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

192

riandando quell'epopea

noi,

memoria

e la

pre pi late di quell'assorbente e terribile


vivacit colla quale tutte

ne sono

fasi

le

delle cerehia sem-

osservando

politica,

esposte

studiate

la

dal

Driault, restiamo compresi di maraviglia; mentre riconosciamo che

una delle

l'opera dell'egregio Autore non

ma

leoniche,

tutto

lenocinlo della forma, nel quale

il

rendono

solite

declamazioni napo-

frutto di osservazioni e di studi profondi, che, unito con

il

nostri fratelli sono maestri,

suo lavoro pregevolissimo e veramente degno d'encomio.

il

Torino.

Le

E. Casanova.

Attualit Sociali delV Istituto di Sociologia di Bruxelles.

consacrata allo studio imparziale dei fenomeni so-

Istituzione
ciali,

V Istituto di Sociologia degli

Institiits Solraif di

BruxeUes non

poteva limitare l'attivit sua alla pura investigazione scientifica;


essendo

dominio delle

il

sociali troppo

ricerche

umano perch

si

percorrendolo, disinteressarsi delle applicazioni pratiche di

possa,

esse al miglioramento sociale, od anche solo tenere al buio

il

pubblico delle persone colte, intelligenti,

problemi

e coscienti dei

grande

pi gravi del momento, sui risultati raggiunti dall'esigua minoranza


dei ricercatori o degli iniziati d'un istituto scientifico. Accanto cos
alla pubblicazione Notes et Mmoires.,

originali

gruppo

di

rassegne

sante lavoro del

De Leener

ha pensato

una nuova

all' altra,

tudes

scientifico, dal titolo

l'Istituto

ed

specialisti,

contenente studi sociologici

redatte

critiche,

con

la collaborazione

d'un

pure di carattere rigidamente

sociales., iniziatasi

nel 1904 coli' interes-

sui sindacati industriali nel Belgio (1),

di pubblicare, col titolo di Actualits sociales,

serie di volumi,

avente per oggetto

la

volgarizzazione

delle questioni sociali correnti.

Ispirata per ad

economico
del

un

fine

e sociale, tale serie

essenzialmente pratico di progresso

non

si

limita a volgarizzare

problemi

momento, ma tende anche a render popolare una data soluzione

di essi, fra le tante escogitabili.

Questa soluzione, per usare


dal fondatore stesso

Solvay,

umana

la

il

deW Istituto

produttivista,

neologismo espressivo inventato

di /Soao/o^m di Bruxelles, Ernesto

cio

quella

che

assicura

all'attivit

in tutte le sue manifestazioni, fisiche, intellettuali, economiche,

morali,

il

(1)

G.

maximum

di

rendimento.

De Leener, Les syndicats

Misch et Thron,

1904.

L'utilizzazione migliore degli

iudustriels en Belgigue, Bruxelles,

193

LE ATTUALIT SOCIALI DELL'ISTITUTO DI S0CI0L0C4IA

miglioramento della costituzione

sforzi individuali e collettivi dal

perfezionamento incessante della tecnica, dalla riforma d^lla

tsica al

morale

ricuoia in senso pi utile alla vita a quella dell'educazione


dell'

uomo

a seconda dell' ambiente in cui vive e dell' opera, eh'

chiamato a dare

ecco

mira questa propaganda produtti-

fine cui

il

aliena da ogni formula di scuola, da ogni esclusivismo di

vistica,

classe o di partito, intesa solo

per la societ tutta e per


sana, tale sar, dice

applicata

massima

il

alla politica

ad un graduale elevamento

individuo.

l'

Un

Waxweiler

nella prefazione alla collezione,

sociale

forma produttivista

la

di rigenerazione individuale.

dell'

antica

Farla conoscere, amare

e pra-

quanto pu avere

ticare, sovratutto in

di vita

cittaclmo sano nella citt

fecondo per

di

la

grandezza

il programma delle Attualit Sociali .


N a questo programma sono venuti meno
volumi di esse,

della patria belga, tale sar

pubblicati, nel corso del 1904 e 1905 dagli editori Misch e

Thron

di

Bruxelles e Lipsia coi titoli:


Trincipes (V Or'ientation sociales, rsum des tudes de M. Ernest

Solvay sur

Que

Le
Gr.

Productvisme et

le

Comptabilisme,

le

2^ dition, 1904.

faut-il faire de nos industries domicile?, par M.

cliarhon dans

De Leener. Le

le

Nord

de vue juridique, L.

point

Ansiaux, 1904.

de la Belgique. Le point de vue technique,

Wodon. Le point

de vue conomique et social, C. Waxweilee, 1904.

Le procs de lihre-change en Angleterre, par D. Crick,


Entrahiement
teyko,

et

fatigue

au point de vue

1904.

par

militaire,

J.

Jo-

190.5.

IJ augmentation

du

reudement

de

machine liumaine, par

la

L. Quertou, 1905.

Assirance
le

mme.

assistance mutuelles

et

au

ptoint de vue

Di questi

l'unico,

come

facile

arguire dai

abbia un interesse storico, oltrech sociologico,


il

compendiando

quale,

ticamente
tesi

da

gli

argomenti

principi

e le cifre

il

come

in

scambio, cui assistettero

libero

stessi,

fondamentali ed esaminando

liberisti e protezionisti, fissa

contro

titoli

che

quello del Crick,


cri-

addotte in appoggio della propria

a vantaggio dei cultori di storia economica


e

medicai, par

1905.

una

il

lastra fotografica

grande dibattito pr

l'Inghilterra e

le

sue

colonie all'alba del secolo XX", dibattito terminato, per ora almeno,

secondo

le

idee

del

Crick,

cio colla vittoria del liberismo, nelle

ultime elezioni politiche inglesi.


Svolto nelle linee generalissime pi che nei particolari,

tendenza pi che programma dettagliato


Balfour,

il

di trattati

quale

si

di politica

limitava a sostenere la necessit per l'highilterra

commerciali protettivi delle sue industrie,

Akch. Stor.

It.,

come

commerciale dal

Serie

5.*.

XXXIX.

il

principio
13

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA,

194

protezionista avea trovato, com' noto,

Chamberlain, che ad esso innestava

il

EC.

suo apostolo fervente nel

il

principio unionista, volendo,

a fine politico pi ancora che economico, esonerate

colonie inglesi

le

da quel dazio d'importazione sulle derrate alimentari, il quale insieme con un dazio d'importazione del 10 "j^ in media sui manufatti

doveva costituire la base del nuovo sistema doganale inglese a ci


dall'esame del movimento commerciale
il Chamberlain era spinto
:

periodo dal

nel

dell'Inghilterra

esportazioni non erano

mentre

sterline (da 256 a 278),

1872

1902,

al

durante

aumentate che d'una ventina


le

il

quale

le

di milioni d

importazioni dei manufatti dell'estero

erano salite da 63 a 149 milioni di sterline, squilibrio proporzionale


che sarebbe stato avvertito ben pi dolorosamente, secondo
berlain, dalla nazione

inglese, se le colonie,

il

Cham-

V esportazione per

le

quali aument nello stesso periodo da 60 a 107 milioni di sterline,

non avessero esse assorbito


locamento nei mercati

le

merci inglesi non suscettibili di col-

stranieri.

Al

rispondevano col far notare anzitutto

Chamberlain

nologici da lui scelti per far risaltare la sua tesi

un anno eccezionalmente favorevole

al

per

liberisti

l'artificiosit dei limiti cro(il

1872 infatti fu

commercio inglese

in seguito

alla guerra franco-prussiana), col metter quindi in rilievo le lacune


esistenti nell'esame fatto dal

ciale

Chamberlain del movimento commer-

1872-1902 e col

periodo

inglese nel

contestarne

l'esattezza

d'alcuni dati fondamentali, col mettere in dubbio per molte colonie


il

preteso vantaggio derivante dal trattamento preferenziale, spacciato

dagli unionisti

come

il

tocca-sana economico, ed

il

legame politico

indissolubile, col sostenere infine e sovratutto gli interessi dei con-

sumatori inglesi, cio delle masse,

il

rincarimento di vita delle quali

in seguito al dazio sui generi alimentari, sul

pensare che

^/^

del frumento

portazione estera),

consumato

avrebbe costituito

grano

in ispecie (basti

nel 1900-1902 erano d'im-

un danno economico ed un

pericolo sociale ben pi grave per la nazione

inglese che non una

diminuzione relativa dell'esportazione.

Una splendida bibliografia


in Inghilterra chiude
e l'utilit di

il

volume

del

Warnotte sulla questione doganale

del Crick,

aumentando

questa interessante documentazione

grande lotta pr

e contro

il

cos

il

pregio

riassuntiva della

libero scambio, pubblicata nelle Actua-

lifs Sociales.

Pavia.

Gennako Mondaixi.

Necrologa

GIOSU CARDUCCI.
La rande ora che Egli aspett immutato e imierturhato venne per il Poeta il 16 febbraio 1907. Fu ora di
(j

lutto nazionale

ma

Bologna,

ma

P Italia, presente tutta

accomjiagnando la salma di Giosu Oardi compiere non un rito funebre, s


una glorificazione. E fu un silenzio sacro, rotto pi da
acclamazioni che da gemiti, intorno al feretro che dalla
casa divenuta storica moveva alle Manche e tacite case
(le i morti; e Bologna era quale nel canto di Lui

con

lo spirito,

ducei, sentivano

....nel cliiaro

colle sopra bianco di

l'ora

le torri e

inverno la fosca turrita Bologna

il

soave che

su

sol

neve

ride.

morituro saluta

tempio, divo Petronio,

'1

da' colli toscani

l)ennino,

il

P aure

parve

di

tuo....

salire verso

precoce

il

nevoso Ap-

primavera,

il

saluto

della patria.

Grande nostro dinanzi agii


non nelP atteggiamento del vinto

e dev' essere questo

occhi degli Italiani

dalla morte che spense quello sguardo vampeggiante, e


ferm quel nobile cuore; non nei ricordi indiscreti de'suoi
tardi infermi giorni non nelle picciole e non sempre j)ie
esumate memorie , e dev' essere, dinanzi a noi, forte,
animoso nella sua maschia persona. E tutta deve ve;

dersi e guardarsi quella semplice e gagliarda figura.


Dalla cintola in su tutto

COS

eroe
<^

il

vedrai

Dante insegn come si crea e si contempla un


e noi vediamo Farinata ergersi, ancora, col petto

colla fronte

NECROLOGIA

196

Ohi tale ripensa e sente Giosu Carducci non


alle lodi facili e vane, e alle sentenze: ma, nel

corre

compianto dell' Italia e del mondo civile, quale proanzi maggiore, per la rinnovata coscienza
ruppe
alla morte di Alessandro Manzoni, vede
di nazione

come

il

suggello delP immortalit. Sa, altres,

il

Carducci un verso aspro di suoni' dentali

quel primo

d'

un canto
Dio

ti

di

Giovanni Prati

salvi dal d della lode

Perci, registrando nelle pagine


rico Italiano (del quale Egli

ben

si

fosse per

e di verit

^WArcMvio

ricord nel cenno

all'opera degli studiosi che parvero accomiagnare

coronare

in-

avvenimenti onde stava per uscir rifatta la

gli

patria: Opere^

XYI,

128) la data della morte di Giosu

Carducci, e adempiendo, cos,


di studiosi,

Sto-

un dovere

di Italiani e

vogliamo, pi che lodare e giudicare, ram-

memorare ed esporre: sono

lodi

che su-

fatti, e tali

perano ogni misero giudizio schematico e tale la vita


e l'opera di Lui, che n' annullato subito ogni tentativo
;

di sciogliere

specialmente,

il

Diremo

misterioso nodo dell'anima sua.

come

s'

addice a questo Periodico, quanto

Egli oper negli studi della storia,

il

che non porta se

non a ritrovare intera, anche per questa parte, la sua


alta mente di storico e d'artista: maestro di verit,
artefice di bellezza.

Fu
anche

designato quale

dirsi

il

maestro della

poeta della storia


storia.

usasse dai puri letterati del suo

dovr

Anzi, pi che non

tempo

si

giovanile, egli

fond e inquadr risolutamente nella storia


di letteratura e filologia. Cos si

suoi studi

maturava negli anni

questo poeta animatore magnifico della storia, che


fato storico {Opere, IV, 440; A^II, 18;

il

XII, 40) sen-

GIOSU CARDUCCI

tiva ispirazione a splendidi carmi


di Xapoh'Oe Eugenio,

dino

Pone l'ardente Clio su

'1

Agile e canta, ed apre

l'ali

Fra

le

letture che,

monte

de' secoli

superbe al

scolaro

cerc nella Magiiabechiana

agli altri poeti antichi e

L'amoroso e
ciane

fido

il

moderni,

Per

la

morte

si

ricor-

il

piede

cielo.

d'umanit e retorica,
il primo autore che
4 dicembre 1849
e

il

Muratori,

il

Balbo.

memorie carducuna
accompagn per tutta

raccoglitore delle

attesta: lo studio della storia fu in lui

ci

passione che dai primi anni lo

la

ira.

guerra.,..

faceva, troviamo vicino all'Ariosto


ei

Cu

Miramar^ La

che possono parere l'epigrafe della sua

versi,

l^oesia

197

La conoscenza

vita.

piena, minuta, sicura che per

tale studio appassionato e non mai intervenne acquistando degli avvenimenti umani
presso tutti popoli in tutti i tempi, form il substrato

effetto di

rotto,

della

mata

sua vasta coltura, e

si

era, direi quasi,

immedesi-

coi suoi sentimenti e coi suoi pensieri

(Chia-

Kixi, Memorie, p. 396; cfr. Opere, XII, 450, 482, ec).

Chiarixi

il

pp. 50 sgg.) ci d notizia di una delle


lezioni fatte dal Carducci per ottenere il magistero,
(ibid.,

nella quale

rampognava

il

Botta

di giudizi

avventati sul

medioevo il Botta che ebbe, peraltro, influsso durevole,


se non m'inganno, nelP atteggiarsi pur delle mature
concezioni storiche carducciane. Del 1894 {Opere^ X, 325)
:

questa confessione del Carducci stesso


verit sia la

....

io

credo

la

migliore eloquenza e la storia superiore

molto all'invenzione e anche pi dilettevole della

li

poesia

Col cuore, poich non pot col braccio, partecip


alla gesta patriottica che, adolescente e giovane, vide

svolgersi dal '48-' 49 al


pitale

'(30

e di poi, sino a

Eoma

ca-

e poi ancora, nella pienezza degli anni e della

gloria, fu

sempre

vigile e idealmente partecipe a tutte

NECROLOGIA

198
le

vicende dell'agitata vita

dell' Italia

moderna

Egli

minore
Toscana.
Onde,
pensiero
della
pnr sedel
della vita e
guendone il progresso e cogliendone i frutti, quando
si

form nella tradizione ghibellina,

la corrente

ritorn a Firenze, conseguita la laurea a Pisa, rimase


e

come

tenuto

fu

disparte

in

nelP opera

rigogliosa

rinnovamento storico che si compiva intorno al


Vieusseux, a Gino Capponi, a Niccol Tommaseo
e
massime con questo Archivio Storico Italiano; opera
di

cui parteciparono spiriti pi fraterni al Carducci, quali

non

solo A.

Xiccolini.
si

La

Vannucci

e A. Eabretti,

ma

continuavano tradizionalmente e

miglioravano di

si

tanto in Toscana, fu scuola, eccitamento

che

si

G. B

lo stesso

seriet degli studi filologici e storici, che

Carducci,

al

volse ben presto alle indagini letterarie, e

sandro D'Ancona, che divisero poi con


staurare

cattedra

dalla

lui

universitaria

storia delle lettere nostre, ne' tempi

vanto

il

di in-

studio della

lo

davvero avventu-

rati nei quali all' instaurazione della cultura storica

filologica

provvedevano con non minore ardore P.

lari,

D. Comparetti, E. Teza, e

ebbero subito maestri insigni nei loro

si

studi,

si

tempr pure

non ascesero

demie

la

l'

Ali-

altri in altre discipline:

queir oticina toscana, anzi fiorentina, di


o

ad

volenterosi e valorosi quali Adolfo Bartoli, Ales-

altri

ingegno

di

scolari.

buoni

belli e

non pochi

In

altri

che

cattedra universitaria o nelle Acca-

e negli Archivi, o diversamente,

della cultura nazionale

benemeritarono

giovi ricordare, almeno,

nomi

del Bonaini, del Capei, del Tabarrini, di C. e G. Milanesi,


di Cesare Guasti, soprattutto, dal Carducci estimatissimo

(Opere, XII,

e altrove).

Che il Carducci consentisse meno con le idee che col


metodo di studi di quei valentuomini toscani di circa
il '()0,

pi o

men

giovani che essi fossero;

torbido e solo, nei suoi lavori tenacissimi che


s

alimentarono

la

fiamma

si

rinserrasse,

non spensero,

della sua arte, e

nella fida

199

GIOSU CARDUCCI

schiera degli amiei ledanti e di pochi altri intimi; che

IV,

a compafiieuti e dispreszi {Opere^

sa e

s'

Iella

intende.

compagnia

cos

s'

o7) rimanes-

o(),

Bime che diventaron poi

sero esposte le

JuveniUa;

si

intende com'egli trovasse, fuor

dei troppo neognelfi, e

nn

po' acca-

lemici, toscani, nella seconda e lunga et della sua


vita, temperie pi conforme all' animo, anzi una se-

onda

patria, in Bologna. Disdegni, questi, contro la

-<

beghineria non pur religiosa,

cennio innanzi

al 'OO,

<^

diera che graA^ava con tutto

su

'1

paese.... (Opere,

dettate le

Bime

IV,

principiante ardito, al libero spirito

al

Ma

ricordo.

in

attetti cor-

se fu disdegnoso,

non fu ingrato

Firenze aveva trovato

Gaspero Barbra, e nella Nazione un giornale nel

(piale
si

solitudine

Toscana non i)oteva essere immemore


il suo editore primo

e della sua dolce

poeta.

maremmana

molto studiare. I Eaccoglimenti ce ne traman-

diali e di

il

vanit sua

che avevano appunto

che egli consolava di pochi

(juasi austera,

il

intellettuale del de-

i)eso della

il

54),

l)ieno della sua rubesta vigoria

dano

ma

contro quella nullaggine faccen-

pot

scrA ere schietto e franco,

permetterla.

Toscana

(p.

sua terra, e della sua vita in

della

nella

es.

come altrove non

Fref,

ai

Levia Gravia,

che

del 1881) torna a parlare, a giudicare rimbrottando

ma rendendo

s,

da bene. Meravigliosamente, e non solo serenamente, giudicato Gino Capgiustizia alla gente

poni (Opere, IV,

25).

Tutti quei ricordi

349) son fatti d'amore

e,

(cfr.,

V, 502; VII,

insieme, di disdegno, al quale

per sempre vicino l'amore.

Anche per

la scelta delle

Prose (1859-190;|) l'animo

dell'autore fu di preferire gli scritti che potessero

si-

gniflcare qualche cosa nella storia lettei^aria o politica

mentre pi benigno

dell'editore

lui A'ivente, delle

l'

procedeva

e i)i largo

ultimo volume,

il

il

criterio

XA^I, pubblicatosi,

Opere (che non avremo molto a desi<le-

rare complete in altri pochi volumi)

ha

il

titolo riassun-

NECROLOGIA

200

tivo quasi di tutta l'oi^era carducciana: Poesia

storia;

mentre la materia dantesca, muratoriana, del Eisorgimento italiano, leopardiana, metrica, riabbraccia e ricollega quasi ogni cosa a lui diletta pi caramente e dalle
ultime pagine della prefazione alla Primavera e flore della
lirica italiana (Pultima, credo, delle sue prose composte
;

ex uovo) ci viene innanzi, al ricordo dell' inno fatidico

Fratelli d'Italia, F
il
e

ammonimento

Leviamoci in inedi:

quarantotto. Cos l'ultimo dei suoi libri poetici

ritmi

si

congedava con

di tre colori

come

lo stornello

bandiera

la

Rime

invocante un fiore

d' Italia

Fior tricolore,

Tramontano

si

le stelle in

spengono

Dalle Opere, che


dinare e difendere

gii

mezzo

canti entro

il

al mare,

mio

core.

fu concesso di disegnare, preor-

dalla

fortuna

del

tempo

e da' ca-

pricci de' critici futuri, e gli fu dato di assicurar quasi

compiute dagli altri non molti scritti che vi troveranno presto il loro luogo, quanta ricchezza e variet
;

di argomenti, di dottrina, di arte ci si rivela e ci con-

quista

Ohi

si

metta a disporre per soggetti in un

in-

dice metodico e ragionato tutta quella grande mole di


nobili studi

ha sempre nuova sorpresa dalla moltipli-

cit delle cose

che

il

Carducci pens, studi, scrisse

(1 ).

prima di dir altro, che ricercare


in quei volumi, ricostruiti secondo un concetto organico e cronologico insieme, i documenti del pensiero.
Xulla

(1)

un

di meglio,

unMmi)ressione personale che ho avuto nel vedere appunto

fondamento a un saggio sulla critica letteraria


compiuto molto lodevolmente l'anno scorso, e spero presto

cosiffatto lavoro

del Carducci
inil)l)licato,

da una mia scolara,

la

signovina Tral>audl-Foscarini.

201

GIOSU CARDUCCI

metodo, del lavoro storico del grande

del

scrittore.

Compariscono nel primo, coi celebri Discorsi sulla letteratura nazionale, e con altri cui torneremo, le Reazioni lette nelle adunanse generali (1866-1873) della
R. Dej)utazione su gli studi di storia patria per le Pro-

Eomagna. Pi avanti nella Serici (voli. V,


XI) si hanno i Bendieonti fatti alla Deputazione
medesima: molte e varie scritture di argomento anche
vincie di
A^II,

archeologico (seguendo

autori e le opere di che

gli

feriscono) percorrenti per lungo e per largo

della storia romagnuola.

deve ben onorarsi


ducci

la

di avere

un riassunto

il

ri-

campo

Deputazione romagnuola
in

una

scrittura del Car-

della propria storia per

dodicen-

il

nio 1860-1872: scrittura veramente esemplare di diligenza

ed eleganza, che
esser

chiude cos (Opere, VII, 91)

si

vero che in Italia

si

faccia poco,

ma

pu

pur troppo

che pi accalorato a lamentare e gridare che

certo

nulla si faccia chi fa

ozio faticoso
glio, disfarsi.

meno

o solo affaccendasi in

a far quello che dovr poi, per

La Deputazione romagnuola per

il

me-

la storia

dei suoi studi, per questi

dodici

anni cos pieni di fatti strepitosi e di quelle

fortu-

uose vicende che sogliono togliere a simili

patria,

nelP ordine

studi la

quiete, l'attenzione, l'incoraggiamento, ha seguitato


in

modesto

ne teme

il

silenzio a fare ci che

giudicio

degli

doveva

dei suoi Rendiconti disse (Opere, V, Avv. II)

tarlo.

miei dolci nemici d'allora dicevano esser

passabili

mie e che

Ai giudizi

debita osservanza

Di questi

le sole

facevo bene soltanto

io

dei

e poteva;

intendenti e discreti

il

cose

segre-

nemici vuoisi avere sempre

la

Egli ben mostr la sua stima e la sua riconoscenza


ai colleghi,

che

dopo il Gozzadini, e onorarono


Deputazione (Opere, XII, pp. 577 sg.);

lo vollero,

Presidente della

bene addit il valore delle industri fatiche collegiali


onde la storia della regione si nobilita e si allarga

NECROLOGIA

2U2

ammi-

nella storia della patria (ibid., e cfr. V, 382): noi

riamo

il

sua dottrina,

tesoro della

decoro e

il

la co-

scienza del suo lavorare, che gii faceva respingere


chieste e occasioni di improvvisare

per l'arte o meglio per


esser^ venuto mai

di

v'

m' olfenda del sentirmi schiaffar su

come queste: Qualunque

Ah, signori miei

cosa,

'1

ri-

tale rispetto

l'officio dello scrivere,

meno

non

so

cosa che pi

viso proposizioni

pur che

sia,

basta.

ci

non basta a me

se basta a voi,

(Opere, IV, 43).

Comunque

dovunque

venne mai meno,


netta

scrisse o lesse o parl,

Comune, nel Senato, a


preciso, sicuro, quasi minuto

nello Studio, nel

dotti o di popolo

nel ricercare, raccogliere e preparare

erudito de'

rosissimo,

sue scritture
se,
si.

ci

i^ii

non

sua dignitosa coscienza

infatti, alla

uditori
talora,

bibliografo

amo-

severi, sicch certi tratti di

farebbero forse

con qualche scatto e volo,

dimenticare
il

lui j^oeta,

poeta non balzasse e

levasse su nelle alte regioni note alla sua ala, pur

tra un' indagine e una discussione, una variante e


una data
Al saggio Di alcune condizioni della presente lette!

ratura, che riproduceva in parte


de' primi del

'51),

al

ristamparlo nelle Opere (voi.

X ho

discorso proemiale,

il

periodico II FolizianOj pone, nel


II),

la

seguente postilla:

cosa da emendare per ora, salvo che, ove ai

dotti della

scuola romantica data

introdotto

primi

zioni dei popoli,

idea d'un

nella

avere

rinnovamento

storico

che,

non manc
o non

vogliasi

uno dei padri della filosofa della storia,


scriveva al march. D'Argenton (26 janv. 1740): " On
vogliasi,

n'a fait

fait celle

dell'

vuoisi dire per giustizia che cotesta

fatto

nel secolo passato. Il Voltaire,


<^

lode

storia lo studio delle condi-

que
de

l'histoire

des

la nation.

Il

forze cents ans,

il

n'y ait

rois,

mais on n'a point

semble que, pendant (juaeu dans les Gaules (|ue

203

(UUSUE CARDUCCI
(les rois,

moeurs, nos

nos coutumes, notre

lois,

rien? (II, 509).

ils (Ione

gnraux

des

(le8 miiiistres, et

^<

mais nos

es^n-it

ne sont-

discorrendo nel saggio

due scuole che tenevano il campo delle lettere,


scriveva (pp. 488 sg.): .... la prima precede di i)OCO e
s'accompagn e segu poi alla rivoluzione delP89 e
delle

Niccolini

tra l'Altieri che cant Parigi sbastigliata, e

il

che in Xabucco adombr Napoleone,

ebbe poeti

il

Giordani, filologo

ed

Parini

Monti

il

Eomagnosi,

il

rilevava,

non

sent

Foscolo

Perticar i,

storici
il

il

il

Leopardi, oratore

filosofi e statisti

Botta e

Ma,

Colletta.... .

il

il

Gioia

il

popolo che tanto grande cosa

di temperamento artistico,
movimento del pensiero e nerA^osa
e netta l'espressione, che raccoglie e condensa in un
raggio vigoroso la luce dell'idea, non la oscura n

pur ebbe essa

il

il

ella

gran segno

spedito e sicuro

la

il

dissipandola e rifrangendola

illanguidisce

da

in lui, di gi, sin

(luei

Tale

giovani anni (vien fatto di

osservare), pensoso erudito e poeta!

scuola cos giudicava

dell' altra

rinnovamento

scuola del

Alessandro Manzoni a cui seguono

lieo, della

Contro

alla

scuola della quale poeta maggiore

romantica.... la

insorse la scuola

classico....

quale critico pure

il

il

Grossi ed

Manzoni

vivente (A. Tommaseo), sono storici

il

Balbo,

il

Pel-

un illustre
il Troya e

anche un A'ivente illustre (G. Capponi), filosofi il Gioil Kosmini . E detto degli altri suoi pregi, soggiungeva: ed anche nella storia, avvezza da lungo

berti e

tempo

a registrare solo

trionfi e le

catastrofi

dei

potenti furono le condizioni del popolo nei vari secoli

messe

in chiaro e sottilmente disaminate dagli eruditi di

(juesta

non

scuola

il

l'attribuirle

tica storica,

che forse

le

torna a maggior lode che

intieramente

il

risorgimento della

che non sarebbe, parmi, vero

cri-

all'in tutto .

Sperava in una restaurazione dell'arte e della poesia


che non poteva esser per fatta da conservatori gretti

NECROLOaiA

204

o da novatori sconsigliati, e

dimandava: quando?

si

Voler determinare il momento sarebbe andacia. Ma


forse non prima che, ricostituite le nazioni nei loro
confini e definita la questione politica, un'altra sia per

inaugurarsene non

ed umana.

poeta

udire

nelPordine sociale. " Incipit

incipit vita

dava gridando
direbbe)

Muratori

si

ai giornali

Nazione,

onde

noi non

le

sar dato
:

oh almeno

vie (II, 495

sg.).

fa per II secondo centenario di L. A.

Pamore

grande figura

giovani e de' tardi anni.

dei

di storico,

suo, questa

democratici, l'antico collaboratore della

piacque molto di concedere

si

'1

battezzatore nel deserto an-

il

Preparate

(voi. Ili):

di studioso

le

co

(un bellissimo resocontista ^ come oggi

Giornalista
altri

nova

diciamo

solenni concenti della futura poesia

ci resti la fede,

necessaria e ben pi ampia

A cotesta arte, forte come il diritto, severa


come la libert, raggiante come la ragione, lasciati da
una banda gP ideali del mondo che fu, sar materia

la realt

meno

scritti,

necessit delle molte battaglie impegnate e

di aperte confessioni gli fecero sentire

il

il

quando
bisogno

valore che an-

dava sempre pi acquistando l'articolo di giornale. Ed


egli che s'era trovato a dover difendere se e Popera pro]3ria

nella contrastata

(fu tutto
ritirata,

un

ma

vittoriosa ascensione trionfale

salire faticoso

s,

ma un salire senza mai una

verso la vetta del diruimto monte della gloria),

ben trov e colse l'anima dell'uomo nelPopera di tanti


scrittori. Da quel III volume si ripresentano a noi,
con Goffredo Mameli, Emilio Littr e Augusto Barbier.
Fervente gli dur sempre, e la profess con atto di
viva fede

civile,

tori del nostro


cini

ad

essi

l'ammirazione di quanti furono

Risorgimento

Mameli (X,

fat-

Garibaldi, Mazzini, e vi-

43), Saft (IV, 350;

XII, 411),

Alberto e Jessie Mario (XI, 305; XII, 171 sg. ec),


Bertani (IV, 469; XII, 552), Mamiani (Froemio agli
Scritti 2>oL di A. Mario, e altrove),

Giuseppe Montanelli,

205

GIOSU CARDUCCI

Cesare Albicini (X, 314). Scriveva di


questa gentildonna alla
aviaria Teresa (rozzadini:
quale il derivale dal sangue di Giovanni di Schio e

Crispi (XII,

44(1),

una famiglia che


nel principio del secolo decimoquinto neg dar tiranni
a Bologna non imped essere ci che oggi dicesi una

personalit ella

di

Dante Alighieri

il

far parte di

stessa: esempio notevole in questo


continuo smontare della nobilt storica e sormontare

d' una pettegola democrazia titolata (IH, 387).


come volentieri nelPalta epica popolana romanesca

Cesare Pascarella lodava (III, 442)

V idealit eroica

di

senso storico del-

il

degli Italia li!

Xelle polemiche, urtando piccoli e grandi (o creduti


grandi), scorge, penetra

il

\\o degli uomini e delle cose,

con una percezione intensa, vorrei


storico

per cui passa

sempre pi

in su

accarezzando,

mini che

ei

ed

egli

la storia d' Italia

ma non

mai a

restio

dire, del

momento

vorrebbe sospingerla
pi frustando che

omaggio ad uo-

far

stimasse, pur d'altro partito e d'altra fede:

Cant (XI,
di
quelli
che sanno
compiacimento
376)
il loro nome, comunque sia rammentato,
nelle pagine

basti

il

ricordo di ci che scrisse a Cesare

e ora, i^erfno,

il

del meraviglioso polemista.

Eiferendosi alle prefazioni che aveva dato alle raccoltine di Poesia melica e Lirica classica, e al

Cantilene

ballate

arte e di critica), scriveva (IV, 48)

anni 18()8-1870,

Chiedo

il

tempo per me

giustizia. Ero, parmi,

sereno nella critica storica.

politica

dovevo combattere

dei

furono degli

GiamM

ed epodi.

calmo assai nel lavoro


Per V opera artistica e

mia, un altro conto:

non

solo volevo

ma

Xello stesso volume, nella famosa Critica

e arte,

ha da sapere un

critico

tra le molte e serie cose che

degno, non dimentica


e

di

(un libro che apriva tutt'un orizzonte

d'

volume

di additargli la storia del suo paese;

rivendica poi al poeta

il

diritto alla lotta politica

NECROLOGIA

206

che

(ibid., 323), egli

il

paese suo e nostro

iiiA

oe replica-

tamente (I, 187 IV, 330) cara e santa patria. Il suo pensiero e sentimento su questioni di politica, e anche su
;

cose di storia,

ci

serbato quasi giorno per giorno nei

vclumi (Y, VII, XI) Ceneri e faville (lS9-mi), dove


veramente e sar ancora da cercare molto dell'ardore
tre

che raggi da quell'anima e che non coperto, come

non sar spento mai,

dalla cenere dell'oblio.

La pubbli-

stampano delle stupende e importantissime) integrer la conoscenza dell'anima di questo grande, che non ha, del resto, avuto
gli avvolgimenti e spasimi interiori di anime doloranti o morbose, e ha confessato se stesso come il suo
Dante
cazione delle lettere (gi se ne

ed

per confessar corretto e certo

io,

me

stesso, tanto

quanto

convenne

si

levai lo capo a proferer pi erto.

Ohi esamini
conquiste negli

lo svolgersi delle

danteschi

studi

sue dottrine, e

(voli. I,

accorge subito quanto solido fondamento


cognizioni e meditazioni storiche

ed eloquente su L' opera


codice

di

le

sue

Vili, X),

ei vi

si

ponesse di

dalla sintesi gagliarda

Dante

pagine su un

alle

diplomatico dantesco; dallo scritto rivelatore e

fecondatore Della varia fortuna di Dante all'ultimo suo

commento, solenne e nervoso a un tempo, sulla canzone Tre donne intorno al cor mi son venute.
Dopo aver presentato, con uno scritto de' suoi pi
belli, un buon libro di U. Pesci sulla presa di Eoma,
conchiude (X, 392):
nella

fummo

generazione nuova;

volume medesimo
d'

Leggendolo, a noi parve rivivere

nostra giovinezza: della quale non siamo al tutto

scontenti, se

Emilia per

la storia,

ma

il

si

degnati a veder tanto. Legga


sia

ha

il

degna dell'avvenire

ma

nel

breve discorso detto a Keggio

centenario del tricolore

la fede,

la

la

ed non solo

poesia meravigliosamente

20?

GIOSU CARDUCCI

ertusa

Vicino, lo scritto che

bandiera d'Italia.

della

di Giacomo Leopardi deinitato. Xon


nome,
come il Carducci ci narra, non senza
pi che
aver prima esclamato xVnche lui anche lui Nessuno

narra P episodio
di

de'

grandi ingegni di questo secolo sfugg dunque

dovere di partecipare pur con V opera

italiana

alla rA^oluzione

per concludere, a proposito

al

d'

un decreto
re dal Com-

Ancona in nome del


Marca per un monumento al
Leopardi: Come eravamo degni del gran nome d'Ita lia e che forza d' idealit avevamo in que' giorni

del

emanato

18(>()

in

missario generale della

gloriosi

Alla sua profonda coscienza di storico e d'italiano

sembrava, perci, compiere opera patriottica non solo

benaugurando all'impresa degnissima della Dante Alighieri, ma assumendo in Senato la difesa delle scuole
medie classiche. Agii adunati nel Convegno fiorentino
del 1905 telegrafava Sono d'accordo con voi nel di fendere con la Scuola Classica la ragion d'essere della
:

coltura italiana nella civilt

E
che

per guardare anche ad un altro volume, notiamo

ci si

quale lo animer

immortali
e Guglielmo Oberdan (XII,

profilano innanzi e Garibaldi

poi in pagine

Giuseppe Montanelli, nel cui elogio si


leggono queste memorabili parole: bisogna cavar di
testa all'Europa che l'Italia sia un mercato di ciancie,
che l'italiano sia un popolo il quale non crede in nulla,
11^3;

235

non

sg.),

non

in se,

IHitt'altro

nelle sue forze,

In Italia

non nel suo avvenire.

grandi caratteri che sono

Dei termini della storia nazionale sono

gii

tutti caratteri

chiama
Dante Alighieri
la fede dell' avventura si chiama
Cristoforo Colombo; la fede dell'arte si chiama Mi chelangelo Buonarroti
la fede della scienza si chiama
Galileo Galilei; la fede della politica si chiama Giu-

di fede.

Per noi

la

fede

della

seppe Mazzini

(ibid., 393).

religione

si

NECROLOGIA

208

Quanto sapesse poi mettere a

profitto la sua cul-

tura storica a intendere nel Einascimento in fiore e

declinante

mostrano

l'
i

opera e P arte dell'Ariosto e del Tasso,


saggi accolti nel decimoquinto

Ben aveva

ci

olume.

letto nel Foscolo le parole ammonitrici:

pi di voi pu mostrare ne pi calamit da compiangere, ne pi errori da CAitare, n pi virt che vi


facciano rispettare, n pi grandi anime degne di
essere liberate dalla obblivione da chiunque sa che si
deve amare e difendere ed onorare la terra che fu

nutrice ai nostri padri ed a noi, e che dar pace e

perch niun popolo

Italiani, io vi esorto alle storie,

memoria alle nostre ceneri . E pur dal Foscolo procedeva non solo qualche atteggiamento della critica e

dell'arte del Carducci,

della

quale appunto

tanto

ci

sembrano

ma
le

anche

la

sua civile eloquenza,

prose foscoliane e mazziniane

sfjesso sorelle.

Con pi minuta

degli elementi costitutivi de' suoi lavori storici,

rebbe, credo, ad accorgersi, che

appropri

il

Carducci molto

analisi
si

Ter-

meno

caratteri della critica storica straniera,

si

come

non

si volse troppo alla considerazione filosofica o, diciamo pure, sociologica delle vicende umane, sicch pi
vasto deve sembrare l'orizzonte apertosi, e prima e dopo,
ad altri storici e filosofi. Il fondo della sua cultura una

larga e industre e sincera erudizione, su cui lo scrittore, e


spesso

il

poeta, inalzano

degna veramente

il

di questo

ficialit bibliografica,

proprio

edifizio.

nome; non

Erudizione

volubilit e super-

da ostentarsi dalla cattedra o dalle

coacervate note di un libro

(di

tuosa cultura egli mostr tutto

il

questa facile e presun-

suo dispregio); mirabile

lavoro d'una vita tutta piena di pensiero e di lavoro:

da meravigliare che

il

tempo

gli sia

bastato per produr

tanto, per insegnar tanto, ed essere sempre fra

disce-

non

poli suoi fatti maestri


(Iella

209

CARDUCCI

(4I0SU

solo

]VIaestro dell'arte

il

ma

dottrina letteraria. Dalla buona tradizione toscana,

dunque, degli studi storici, dalla migliore eloquenza civile, egli viene svolgendosi, e l si impernia, quasi direi,
con la sua anima lera e veggente di democratico e di
poeta. Coloro che dell'oi3era sua di storico volessero giudicar troppo presto che fu opera di poeta,

non hanno che

deve ricordare che

egli storico,

a riflettere

quanto

e quanto saper

si

di storia,

per volere intendere

poetica, ben vero, sent, e fu fortuna

Con anima

dell'arte storica, le ragioni

della

ideali

vendo dalla tradizione per


cpiel

storia; e,

metodo, spinse

il

fantasia ai sogni dell'avvenire. 80I0

per possedere

poeta

lui

mo-

l'ala della

un poeta

A^oleva

ci

senso sacro delle origini della nostra

gente e della nostra storia per circonfondere di tanta


luce la veneranda imagine di Eoma; dell'antica Eoma
;

Eoma

e di

mendo

rivendicata

all'Italia.

Da

che Dante, riassu-

venerazione che

quasi tutta la

il

medioevo pur

continu a nutrire per P Urbe, avea scritto

ferma opinione che

siano degne di reverentia; e

sia
e

le pietre

anime del Petrarca,


nelle giornate di

della nazione

sono di

uomini predicato
fremiti devoti avevan pervaso le

altri

suolo dov' ella siede

'1

degno, oltre quello che per

provato

che nelle mura sue stanno

gli

dell'Alfieri, del

Roma

che

(A comm.

Mazzini,

veramente furono

di G.

Mameli,

Eoma

sono

la religione e la

poesia di

profondi, tra le

pii alte ispirazioni, di

Salve, dea

Roma! Chinato

Oi).

tra'

de^ caduti
la genesi

X, 45

sg.); e

sentimenti pi

Enotrio romano
ruderi

del Fro, io seguo con dolci lacrime


e adoro

tuoi sparsi vestigi,

patria, diva, santa genitrice.

Son cittadino per

te d'Italia,

per te poeta, madre de


clie desti il
eli e

Arch. Stoe.

popoli,

tuo spirito al mondo,

Italia improntasti di tua gloria.

Ir., 5.'

Serie.

XXXIX.

14

NECROLOGIA

210

E
zioni'

il

medesimo

alto

Q,dii\to

Nell'annuale della fonda-

di lioma proclama:
e tutto clje al inondo civile,

grande, augusto, egli romano ancora.

Coiigiimto poi all'avanzamento della cultura sto-

rica quello delP arte della sua prosa.

gi

un maturo

scrittore l'autore dei Discorsi sulla letteratura nazionale


(1 808-7 1);

la

ma, a grado a grado, pi varia e vigorosa

parola del prosatore

il

quale, sul felice

idiomatico, la nativit , com'ei

sua prosa (lY,

fa

diceva parlando della


miglior tradizione

45), sullo strato della

classica creer le pagine ora solenni, ora


agili e solide

si

fondamento

commosse,

ma

sempre, dei discorsi, delle dissertazioni,

guadagnando allo stile storico, per dir


solo di questo, una ricchezza e una novit di linguaggio
imaginoso, che diventano subito un pericolo per i grami
imitatori, come sono state una conquista lodevole e
delle polemiche,

largamente diffusa

di colore e calore, d'anima,

nelle trattazioni della materia erudita.

insomma,

nulla di pi

lontano e di pi ripugnante dalla maniera accademica,


vecchia e nuova, che

il

devoto della storia e


bilmente fedele, tra

lavoro e l'arte di questo grande


allo studio della storia

il

giare de' fantasmi che sommossero

Cos

il

cuor del poeta.

il

Carducci storico stato di quelli che fan progre-

dire la storia ed entrano trionfanti nel


critico,

immuta-

fluttuare dei sentimenti e l'aleg-

dominio

dell'arte:

che fa insieme opera di dottrina e di creazione.

Circa poi alle sintesi, ossia vedute e ricostruzioni

organiche, che abbondano nelF opera carducciana, dobbiamo avvertire che esse hanno molti dei pregi onde
singolare

la

letteraria

critica

del

De

Sanctis (cui

il

Carducci non mostr sempre tutta l'estimazione che

pur dovette averne)

e la somiglianza

si

potrebbe forse

spiegare, oltre che per la potenza dei due ingegni critici,

per

la

derivazione

stessa

che

per vie diverse

211

CARDUCCI

(41USUE

Foscolo. In ogni modo, avvenuto (come

aA'e^'alK) dal

fu ben osservato) che dal lievito artistico della critica

carducciana, che riesce per la frza suggestiva

{Storica

dell'eloquenza e della fantasia a preparar la temperie


ove- meglio

contempla e

si

preparato e quasi creato


a noi, pi che
del Carducci,

si
il

sente l'opera dell'arte, fosse

momento

storico- nel

quale

ai contemporanei veri del De 8anctis o


doveva rifulgere di tutta la sua luminosa

formula estetica desanctisiana.

Atvrit la

La vigoria del lavoro costruttivo, sintetico, animato dall' affiato della poesia, si pu additare in pi
saggi storici e storico-letterari del Carducci,

non

ha dato un grande org^anico libro

ci

il

di

quale, se

prosa,

da porre vicino al gran libro delle


ha dati e pi libri e pi scritti stupe^idi.

di dottrina, o d'arte,

sue Foesicy

Anzi

ci

delle diverse

membra

crea

si

un corpo vigoroso

bello di opere sapienti e geniali, armonizzate nell'unit

dei sentimenti, degli intenti, de'

modi

come

o,

disse

il

Carducci, degli spiriti e delle forme.

frutto

il

della

al

V, Opere; segnato

gennaio 1891): affermo non essermi mai contrad-

detto.

un uomo che

laboriosa vita di

pot scrivere veracemente (Avvert.

In

politica,

poesia classica su tutto

la

forza su tutto

su tutto: in estetica, la

l'Italia
:

in pratica, la

schiettezza e

Tale e tanto scrittore

ci

avvince e domina, perci,

come per un fascino

di armoniose parole e di altissimo


poche volte come con lui sentiamo di essere
contatto con un'anima superiore e sincera.

sapere
in

Senza dire

di scritti a

carattere letterario

buon

ma con

dritto celebri, che

felice

e considerazioni e teorie storiche, quali

Stance Orfeo

lime del Poliziano

han

mistura di notizie

(18()3),

il
i

Proemio

alle

discorsi Dello

NECROLOGIA

212

svolgimento della letteratura nazionale (1868-71), del lin-

novamento letterario in Italia (1874), dei discorsi (e chi


ne sa qualche pagina?) sul
li ricorda, o, anche,

non

Petrarca (1874), sul Boccaccio (1875), su Virgilio (1884),


su L^ Oliera di Dante; pi speciale ricordo vogliono, e
sono documento insigne d'arte e

di dottrina nella storia

medievale e moderna, quelli Fer

morte di Giuseipe

la

Garibaldi (1882), Fer V ottavo centenario dello Studio di

Bologna (1888), Fer la lihert perpetua di S. Marino


(1894); lo studio proemiale alle Letture del lUmrgimento

nuova edizione

dei

Carducci accord,

ma

italiano, e la j^refazione (1900) alla

Rerum

italicarum scrijdores, cui

non pot poi dare nel


la

il

fatto, la sua

direzione

alta

raccolta rest affidata alle cure del prof. Vittorio

Fiorini.

Del mirabile discorso

una
pu dimandare

in

morte

di Garibaldi,

che

delle prose pi eloquenti della letteratura italiana,

si

non

di poeta, sicch, salvo

manchi

del

Forse, tra

ritmo
il

dell'

secolo

esso opera pi che di storico,


il

disegno delle strofe, nulla

gii

epos, o della lirica pindarica

vigesimo quinto e

il

vigesimo

Eicordate? Certo chi pens e disse quella leg-

sesto... .

genda garibaldina un grande poeta ma classica anima


di storico ebbe anche chi tratteggi nelle prime j)agine
onde il poeta
la figura storica ed eroica del Generale
;

sent subito fiorire vicino

alla storia, cos A^era e cos

il germe della canzone di gesta.


Ben degno oratore, in lresensa del re, nella solenne commemorazione ottocentenaria dello Studio di

magnifica,

Bologna,

il

Carducci, alla sua Universit fino all'estremo

affezionatamente devoto. Gli piacque, anzi, con quel


discorso aprire la raccolta delle Opere, nel
delle quali

sono

altri scritti sulle

volume XI

vicende dell'Universit

bolognese. L' orazione carducciana tutta fondata sulla


notizia e comprensione sicura della cultura e della storia
italiana del secolo decimoprimo,

quando

nostri

mag-

213

GIOSU CARDUCCI
<^

<^

o^iori furono degni di ritrovare nella conciliazione del


sangue antico e del nuovo la vigoria italica ed il senso
romano . Anche dopo gli studi pi recenti ed egregi

sulla storia letteraria e giuridica di quei secoli

non

memorabile, (luel discorso,

grandiosa, ora commossa,

XI-XII,

solo per la prosa, ora

ma i)er la

sintesi, tutta

carduc-

ciana, della pi antica storia dello Studio e della vita di


(luelP

ultimo nostro medioevo con

denze pi

significative.

all'eredit di
d' Italia

Roma

verso

il

ger bene ci che

si

le

ricordi

il

sue forme e ten-

belPaccenno finale

giuridica, al fatai corso della storia

suo capo,

Roma

ei vi scrisse,

e vi tornino a leg-

anzi conferm della so-

vranit regale, quanti voglian giudicare

le

cosiddette

mutazioni del pensiero politico del Carducci.

Da uno

studio paziente

(fraudi e iriecoli,

vecclii e

ed assiduo

di molti lhri

nuovi, che egli indica con

consueta coscienza bibliografica {Opere,

X,

la
gli

325),

nacque il discorso per la libert perpetua di San Marino ma, pi ancora, dalla visione di quel Titano che
domina il pian di Romagna e il mare, dal ricordo
<lelPoperosit sicura che vi avea trovato Bartolommeo
:

Borghesi, dall'aspirazione antica e repubblicana al con-

dove per sollecita cooperazione del genio di razza con le circostanze della natura e le condizioni dei tempi, minata la mole romana,
Dio A'oUe si rifacesse da povera gente latina ci che
anima e forma primordiale nel reggimento del popolo
italiano, il aco e il pago, il castello e il comune,

liberi .

sorzio di libera gente, lass

<^

<

La

di ((uesta
<'

fisionomia, diciam pure, e la significazione

comunit della nova piede italiana, credente

lavoratrice, dagli inizi al giorno

che vi trov pane

e riposo (xiuseppe Garibaldi, egli tratteggia, rileva


stile

possente.

dell' idea

renzti

dii'ina

tornino a leggere ci che vi

si

con
dice

quanti lian A'oluto ricordare a prefe-

senza intendere ci che siano la sincerit e

cocM'enza d'un poeta e del Carducci

la

Vlnuo a Satana,

NECROLOGIA

214

L'ignoranza della storia del Risorgimento il Car<lueci rimproverava agli Italiani (cfr. Opere, XII, 484 sg.);
e

pensando

Risorgimento

pre, apprest le Letture del


le quali

sua nobile cnra sem-

ai giovani, alle scuole,

(1741)-1876),

potrebbero, dovrebbero, essere anche pi dif-

fuse e studiate per


terari, di

esempi

il

tesoro

trascelti a

disegno che

il

formato con tante meditazioni

lo storico e poeta s'era

e letture e indagini accuratissipie

preparazione

di riforme, di

concetti storici e let-

di

lumeggiare

quarant'anni di pace,

(174)-17(SJ));

di contrasto, di confusione, di

quarant'anni

aspettazione

(1781)- 18*^0);

quarant'anni di ravviamento, di svolgimento, di

vimento (1830-1870).
il

risol-

onore della scuola italiana, che

Carducci pensasse anche una volta a

lei,

lasciandole

cos pratico libro e ricordo.

All'estate del 1899 rimonta la prefazione

stampa del Muratori,


tore S. Lapi

iniziata

animosamente

e su quelle pagine

per non ritrovar pi mai

sempre pronto e

vigile

la

cadde

potenza

intelletto. Il

la

di

alla

ri-

dall'edi-

stanca mano,

secondare

il

Carducci attese

all'arduo lavoro pietra angolare d'un edifzio di regal


mole con l'antico amore alla storia italiana, per la

quale

Aoleva,

compiuta

augurava

scrittori

che

la

dessero pi

e progredita d'arte e sapienza {Opere, VI, 195;

Vi racconta come dei Berum italicarum scriptores nascesse il disegno fra lo Zeno e il Muratori come
XII,

484).

questi ritrovasse

il

senso dell'importanza storica del

medioevo, che avevan posseduto primi


scimento, e pi

d'

nostri nel Rina-

ogni altro Carlo Sigonio e Vincenzio

Borghini; vi discorre della preparazione e cooijerazione

che ebbe l'eroica fatica muratoriana, dopo aver toccato


della sorte degli studi sull'et medievale in

Inghilterra, in Francia

vi

Germania,

espone con lucida

sintesi

in
il

contenuto della grande raccolta dei Rerum, e narra delle


sue vicende e della sua fortuna^ con ricordevoli giudizi
sulla storiografia italiana cinquecentista

e postiMore,

provvida creazione dell'Istituto storico itadi Giosu Carducci raccomanda

sino alla
liano. Il

215

CARDUCCI

C4I0SU

nome augurale

e protegge ancora l'impresa di questa

nuova edizione

del

tesoro scavato dall'infaticabile Vignolese, la quale con-

tinuata e sar compita con perseverante amore.

Se all'opera

di

tanto Maestro,

si

aggiunga

il

merito

incontrastato di aver nutrito lo spirito patriottico (pa-

mai moda che


Italia), e di aver voluto fortemente creare uno
coscienza degno della nazione risorta se si

rola e cosa che


passi, in

stato

di

non potranno

essere pi

pensi che egli e con l'esempio d'una vita sana ed integra,

rampognando, sino all'invettiva di forte


(((ji'ume dantesco, don tutte le migliori energie sue alla
la sua poesia
Patria, e le don il fiore dell'anima
e

insegnando

nome le pagine di questo


nome glorioso gi scritto

segnando, reverenti, del suo

AnMvio, sentiamo che quel

nei fasti della storia d' Italia.

dopo

Lui,

virtuale suprema onoranza del


Santa Croce, decretatagli dal AOto

la

tempio italiano

di

unanime

Camera

data
a

all'

della

Koma, acuo

cant

degli

alle

si

il

nuovi

eroi,

cos

un

scritti

2.

il

del Carducci sulla storia

strettamente attinenti
1.

il

monumento.

affetto

di

Fi-

sorella,

(1859): Prefazione

altro

grande Toscano.

Orazio Bacci.

Ci sembrato opportuno dare

Opere^ V.

valore della nuova asserzione di italianit che

Firenze.

pii\

grandi memorie e imagini che Ei

antichi

compiva glorificando

degli

affi-

della sua seconda i^atria

renze sent dignitosamente, e con


tutto

tomba

deputati, la

dei

amorosa custodia

seguente elenco cronokjgico


civile e politica, o

ad essa

al

canto

La Croce

di

Savoia

in

(1861

pubblicata nel 1867)

predente letteratura^ in Opere

li.

Di alcune condizioni

della

Questa i^rolusione riproduce parte

NECROLOGIA

216
di

introduttivo

discorso

altro

al

Periodico tiorentino

II

Po-

siano^ 1859.
3.

(1861)

in Opere^
4.

Roma

Fra Girolamo Savonarola

Sulla Storia di Grecia dello Smiti

Santa Caterina de^Ricci^

II.

(1864)

romano del Gibbon, compendiata dallo Smith,


5.

tria

sulla Storia di

del Liddel; sulla Storia della decadenza e rovina delV impero

(1865-1870)

in Opere^ V.

Rendiconti per la Deputazione

storia pa-

di

per le provincie di Romagna, in Opere^ V.


6.

(1866-1867): Della varia fortuna di Dante^ in Opere^ Vili.

7.

(1866 a tutto

il

1873)

patria per le provincie di


8.

(1868-1871):

Relazioni alla Deputazione di storia

Romagna,

in Opere,

I.

pubblicati nel 1873: Dello svolrfimento della

letteratura nazionale, Discorsi, in Opere,

I.

[Alcune idee e germi

si

trovano nel discorso d'introduzione al periodico II Poliziano, 1859:

un comi)endio

di

questi

cincpie

scienze, ec. 16 ottobre 1865.


toloffia,
9.

discorsi

Parziali

in Rivista

italiana

di

pubblicazioni in Nuova. An-

aprile 1870, gennaio 1872].


(1868-1875)

Rendiconti per la Deputazione di storia

i)atria

per le provincie di Romagna, in Opere, VII.


10. (1872)

11. (1872)

12. (1872)

Goffredo Mameli, in Opere,

III.

Un anno dopo (Digione), in Opere, VII.


La r. deputazione di storia patria per le provincie

di Roma(fna, dal

1860 al 10 marzo 1872, in Opere, VII.

Un anno dopo

(Mazzini), in Opere, VII.

13. (1873)

14. (1873)

Napoleone III, in Opere, VII.

15. (1873)

Re Gal ant nomi ni,

in Opere, VII.

16. (1874)

Del rinnovamento

letterario in Italia,

17. (1876)

18. (1876)

in Opere,

I.

commemorazione di Goffredo Mameli, in Opere, X.


Per la poesia e per la libert
discorso agli elet:

Lugo, in Opere, TV.

tori del collegio di


19. (1876-1880)

Rendiconti alla Deputazione di storia patria

per le provincie di Romagna, in Opere, XI.


20. (1877)

Leone Gorelli, Cronache

forlivesi pubblicate

da

G. Carducci, L. Frati e F. Guakini, Bologna, Tip. Regia.


21. (1879-1882-1883):
22. (1881):

Giuseppe Garibaldi, in Opere. XII.

Levia Gravia

(pref.), in

23. (1881-1883-1884-1887-1889):
24. (1882):
25. (1882

Giambi ed Epodi

(pref.), in

Decennale dalla

marzo):

Opere, IV.

Per Alberto Mario, in Opere, XII.


Opere, IV.

morte

di

G. Mazzini, in

Opere, XI.
26. (1882

giugno)

Per la morte di G. Garibaldi, in Opere,

I.

217

GIOSU CARDUCCI
27. (1882-1883-188H)
28. (1888):

(hKjlielmo Oberdau, in Opere, XII.

Fopauti - Cnvallotii - Veniurini,

Caididatnre

in

(fpere, XII.
29. (1888): Gli

Alcramic'u nella

81. (1886

maggio):

Atolo(/ia,

Affli elettori del colle<iio di Pisa.

82. (1888)

Giuseppe Pacchioni, in Opere, XII.

83. (1888)

Affostino Bertani, in Opere, XII.

81. (1888
?>.

dicembre 1888.
Lettera e

in Opere, IV.

<li.<i'orso,

gennaio)

(1888 giugno)

IJopera di Dante, in Opere,

86. (1888-1897-1899)

Lo Studio

87. (1890)

Aurelio

I.

di Bologna, in Opere,

I.

Vicende dello Studio bolognese durante

governo delle Romagne e

nelli,

Xuora

Opere, IV.

80. (1884): Ca-ira, in

il

il

regno d'Italia, in Opere, XI.


in 02?ere, XII.

*SV/.^',

commemorazione di Cesare Albi ci ni, in Opere, X.

'^^.

(1891): In

89.

(1892 luglio)

.4

Fucecchio,

un banchetto per G. Monta-

in

in Opere, XII.
40. (1892-1896 e 1899)
41. (1894

settembre):

Franeesco Crispi, in Opere, XII.

La

libert

perpetua

di

S.

Marino, in

Opere, X.
42. (1895)

48. (1895)

44. (1896)

45. (1896)

46. (1896)

47. (1897)

Giuseppe Avezzana, in Opere, XII.

XX

Settembre, in Opere, X.

Letture del Bisorgimento, in Opere, XII.

Del Bisorgimento

italiano, in Opere, XVI.


Giacomo Leopardi deputato, in Opere, X.
Ber il tricolore, in Opere, X.

48. (1897):

Ludovico Berti, in

49. (1897):

Programma

Oj)er^, XII.

argomento

])er letture di

]>atriottic<>. in

Opere. XI.

di G.

50. (1897)

Ber Candia,

51. (1899)

Scritti politici di A.

al Senato, in Opere, XI.

Mario

a cura

con proemio

Carducci, Bologna, Zanichelli.


52. (1900):

Di Lodovico Antonio Muratori e della sua


500 al 1500, in Opere, XVI.

raccolta

di sforici italiani dal

Pu giovare
alla

anclie (e sia pur questo un segno di riverenza


grande memoria) la notizia dei volumi deW Archivio nei quali

menzione

Ser. IV,

di opere e cose carducciane

tomo

1.

])ag.

146: C. Cant,

Cenno bibliografico

sulle Cro-

nache Forlivesi di Leone Cobelli, i)ubblicate da

Carducci, Frati e Guarini

(Bologna, 1877).

NECROLOGIA

218
Ser. IV,

tomo

VII, pag. 292:

Cenno

snlle lettere del Guerrazzi, pubbli-

cate dal Carducci (Livorno. 1880).


Ser.

V,

tomo

I,

p.ag.

139: Menzione della

nomina

Presid. della

del

Dep. di

Carducci a
St.

Patria

per le prov. di Romagna.


Ser. V,

tomo

II,

pag. 408: A.

Del Vecchio, Cenno

bibliogratco

sul discorso del Carducci,

Lo

Stu-

dio Bolognese.
Ser. V.

tomo XXVI, pag. 335: Cenno

sull'7/ror7y/c/oe alla

ristampa

dei Iterimi itaUcarum scripiores.


Ser. V,

tomo XXVII, pag. 422: Ricordo delle onoranze rese

al Car-

ducci pel 40." anniversario del suo

insegnamento universitario,
tzia del

No-

fascicolo a lui dedicato

dalla Trsia (Vita Ha (maggio 1901).

NOTIZIE
Teodoro von Sickel.
Teodoro von Sickel,

Nella vita di

Germania,

scienziati di tutta la

rono l'ottantesimo anno

tempo che

periodi di

Vienna (1856-1890)

Roma

caratteristico

Parigi (1850-55), a

(1890-1902). Gli anni trascorsi in Austria

furono fecondamente operosi

e in Italia

modo

distinguono in

pass a Berlino

egli

e a

si

(1),

del (^iiale gli scolari e gli

18 decenibre del 1906, festeggia-

il

erano stati anni di studio

indefesso quelli trascorsi in Germania e in Francia.

prolungato

Il

ed intimo contatto che ebbe collo spirito latino, insieme colla severa

(1)

Intorno alle feste che

fecero in questa occasione

si

l'opuscolo intitolato: Festeggiamenti

per

(Stampato come manoscritto). In appendice vi


scolari

deir

presentato

allo

pu vedere

recano

si

Sickel

r.

V indirizzo degli

Sickel dall' attuale presidente

stesso

Istituto per le ricerche sulla storia austriaca prof. E. v. Ottenthal

Monumenta Germaniae

Vienna, della Direzione centrale

della Facolt filosofica di

o^r indirizzi

dei

Merano

in

si

anno di Teodoro

V80'^

dell'Accademia

Vienna, nonch

di

(piello,

splendido per la forma, della Commissione storica dell'Accademia Bavarese, di cui

il

Sickel ha la presidenza

non soltanto dal catalogo


stanza, fra le quali

loma,

ma anche

dal 1902. L'opuscolo formato

fin

di tutte le lettere

pervenute

trova pure rappresentata

si

dal discorso solenne con cui

in

F Accademia

(piella

circo-

de' Lincei di

Oswald Redlich,

il

18 di

decembre, rilev l'importanza del Sickel come erudito e come maestro;


(?

dalle parole che pronunziarono

delle scienze giuridiche,

rappres'Mitanti dei rami pi svariati

politiche ed -archivistiche, per rendere

air operosit feconda spiegata in tutti

Giuntaci troppo tardi


occasione dell' 80 suo
insigne

le

si

di

tributq,te al Sickel in

\j

Archivio Storico Italiano,

il

Sickel fra

suoi Soci, e della Scuola

Diplomatica di Firenze, che prosegue con ogni cura

via da Lui tracciata,

stima e

onoranze

non potemmo inviare allo storico

sentimenti della E. Deputazione Toscana di Storia

gloria di annoverare

di Paleografia e

di

notizia delle

anniversario,

omaggio

campi dal Sickel.

espressioni del nostro ossequio.

interpretando anche
Patria, clie

si

associa ora, con tutto

il

la

cuore, alle manifestazioni

riconoscenza al grande Maestro, cni porge fervidissimi auguri.

Li DlREZIONK.

220

NOTIZIE

disciplina propria delle universit tedesche, infiui proficuamente nel

formarne

la educazione.

La sua

cipalmente a Vienna, tanto agli


si

riannoda

doveva svolgersi prin-

attivit, che
inizi

quanto nella sua

fine gloriosa,

all'Italia.

Le sue prime grandi ricerche archivistiche, intraprese per conto


proprio, e poi per commissione del

governo francese, intorno

relazioni tra la Francia e l'Italia,

estesero agli archivi dell'Italia

superiore. Tra

si

frutti di quelle ricerche

ricorderemo qui solo

voro sul Vicariato dei Visconti. Presso l'archivio di Milano


frequenti)

corso di paleografa che vi

il

retta dal Cossa e dal Ferrarlo.

la-

il

Sickel

faceva alla scuola di-

si

X parola

il

alle

maestro pot trovar

di

mai terreno pi adatto.


Il Sickel cerc pi tardi di mostrare la sua gratitudine, promovendo ed aiutando anche colla propria attivit la pubblicazione dei
facsimili (ile' Diplomi reali ed imperiali delle Cancellerie d'Italia,

opera grandiosa rimasta purtroppo incompiuta. Ci fu

al

tempo

del

suo nuovo ritorno in Italia; quando, dopo l'apertura degli Archivi


Vaticani, alla quale, com' noto, ebbe pure la sua parte, cambi la

direzione iV Istituto fondato in Vienna p)er

cooperando

ricerche sulla storia

le

austriaca con quella deV Istituto austriaco di

sttidi storici

in

Boma,

ormai possibili dall'apertura di

ai lavori grandiosi resi

quell'insigne archivio, che miniera inesauribile per la storia di tutte


le

nazioni.

Ma

anche nel frattempo

Sickel era stato

il

in

continui

rapporti colla storia e cogli storici d'Italia, se non altro colla pub-

blicazione de' Diplomi degli Ottoni per

Non tenendo conto


mente

Papato con

alla storia del

del Liber diurnus,

Documenti 2ir

tre

egli contribu

efficace-

grandi pubblicazioni: l'edizione

Privilegio di Ottone

il

Monumenta Germaniae.

de' lavori minori (1),

I per la Chiesa romana e i


Su quest'ultimo campo

la storia del Concilio di Trento.

torn poi a lavorare quando fu Direttore dell' Istituto romano.

Ma

non voglio qui diffondermi

io

sulle relazioni del Sickel col-

r Italia; giacch per questa parte non potrei forse dir cose nuove

deW Archivio

lettori

su

tutti

suoi

storico italiano.

lavori,

successi che riport,

governi

de' vari

Ci)

Ad

della Soc.
(2)

Mi

es.,

in

onorificenze

che

enumerando

pervennero da parte

gli

mi proporr

(2) di ri-

L'Itinerario di Ottone II nelVanno 9S2 (Estr. dnUArcli.

Bom.

di St. Patria, voi. XI).

Roma,

1876.

servir qui. per la maggior parte, delle

Vienna.

ai

giudizio completo

partitamente,

analizzandoli

e corpi scientifici. Piuttosto

neir occasione della


rici

le

N dar un

])arole

che pronunziai

festa in onoro del Sickel fatta al Circolo degli Sto-

221

NOTIZIE
spondere alla domanda

(love sta

segreto di questi successi? e in

il

che cosa consiste questa forte personalit?

Secondo
piate in

il

mio giudizio,

due qualit singo-

in lui si riunirono

rare per s stesse, tanto pi raramente

lari, che,

uno stesso erudito.

trovano accop-

si

Sickel appartiene a quegli uomini

Il

che non solo forniscono alla scienza nuove cognizioni e nuovi me-

ma sanno

todi,

anche, da creatori ed organizzatori che sono, in-

trodurre nella pratica scientifica

le

nuove conquiste ottenute.

caratteristico, a mo' d'esempio, quello che egli fece

La causa prima

della Paleografa.

negli ultimi cinquant'anni

ebbe certo nella fotografia

si

processi di riproduzione che

meda

grande misurai Fu

e in

aevi cominciati gi nel 1859.

come nuovo era pure

moderna

tutto

il

Ma

de'

la

cosa

negli altri
il

primo
siste-

Monumenta graphica

si

rende anche pi evi-

fondamentali su cui

I criteri

il

diplomi regi erano affatto nuovi,

modo

suo

campo

poteva dare in modo

ci

Sickel coi suoi

il

dente nel campo della Diplomatica.


Sickel bas la dottrina

e*

basano su quella. Ora chi fu

si

a trarre dalla fotografia tutto ci che essa

matico

iiel

del progresso di questa disciplina

di usare le scienze ausiliarie

della storia; ci che fece dell'Istituto di

Vienna una scuola speciale

ed unica nel suo genere per l'insegnamento di quelle discipline. Dal

tempo

dei PP. Maurini in poi ben

si

conoscevano

e si

usavano

in

Francia, in Italia e in Germania la Paleografia, la Cronologia e la

Diplomatica;
vi port la

ma

la loro pratica si

massima della

Acta Carolinorum,

si

perdeva

specializzazione.

restrinse

ad una sola parte

vastissimo che offre la Diplomatica;

Per

tal

modo

gli

riusci di

lungo tempo cercati, che

ci

in generalit. Il Sickel

La sua vasta opera,

ma

rintracciare

di

quella parte
i

caratteri

gli

campo

quel

la esauri.

ei

gi

critici,

permettono di proferire un vero

da

e sicuro

giudizio sulla autenticit o falsit dei documenti imperiali. Cominci


dal confrontare tutte le scritture originali che
cosi

in

della

ci

restano, mettendo

sodo la grafia individuale de' vari addetti, noti ed ignoti,

Cancelleria,

ed

ottenendo un criterio sicuro per giudicare

l'originalit degli scritti medesimi. Perch quando,

vano

tre

Diplomi

di

un

re Carolingio,

per

tre

ad

es.,

si

tro-

monasteri, uno in

Aquitania, un altro in Italia, un altro in Baviera, che mostrano la


stessa mano,

non possono essere

stati compilati altro che nella Cannon pu cader dubbio sulla loro originalit.
Sarebbe un portar nottole ad Atene se volessimo mostrare come

celleria stessa; quindi

dalla originalit dei diplomi, determinata in

modo

si

esatto,

venir desunta tutta la dottrina de' caratteri estrinseci, tutto

dimento della documentazione

il

modo con

Cancelleria; come dai medesimi documenti

si

il

pot

proce-

cui era organizzata la

ricavarono

formulari

222

NOTIZIE

usati nelle Cancellerie, le particolarit de' singoli notari,

stessi fu possibile distinguere e separare

ed in caso di interpolazione,

diplomi genuini dai

le

relazioni coi diversi docu-

menti che servirono di modello: in una parola mostrar


lo

falsi,

brani autentici ed originali da quelli

che non lo sono, addentrarsi a studiare

la

genesi e

sviluppo degli atti medesimi.

Ma

il

Sickel non

limit a scoprire nuovi fatti: fu anche un

si

organizzatore della scienza: non

si

content di gettare

nuova dottrina della Diplomatica, ma

il

Monumenta

nuovo metodo; tantoch sono rimasti modelli

Diplomatica medievale

Neues

Arcliiv,

il

il

modo con

l'opera dei Diplomi imperiali

metodo

vasto, ed apparsa un

Il

aiuto

Sickel, pertanto,

in

facsimili

cos

materiale,

il

sua pubblicazione.

alla

del Sickel in

eccellente,

pu chiamarsi
egli

N qui termina

suo.

Due sono
mente

perfetti per

pubblicata

un campo pi

per l'insegnamento,

ricerche scientifiche.

le

tica moderna. Tale onore

luogo

elabor

ed

raccolse

cui

col Sybel, un'applicazione del

come per

Ger-

disegno del suo lavoro, pubblicato nel

forma che seppe dare

la disposizione e la

Ed anche

basi della

insieme cogli scolari che aveva gi educati, approfond

egli,

e affin

le

accinse anche a costruirla.

si

Nell'edizione de' Diplomi dal 911 al 1003 pei

maniae
la

loro stile,

il

contesto de' foro atti; e come, finalmente, dal paragone de' testi

il

modi

siste nel creare

coi quali

fondatore della Diploma-

ma

Ficker,

il

primo

importanza dell'opera sua.

la
i

grandi uomini influiscono efficace-

storiche: l'uno

scienze

sulle

il

condivide col

concerne

nuove vedute intorno

ai

la

narrazione e con-

personaggi

e alle

vicende

storiche; l'altro fa capo al metodo, e concreta nuovi principi metodici


e nuovi sussidi alla storia.

due modi ce

lo offre

il

col Corpus Inscriptlonum

meravigliosa,
il

Patriziato,

ma
il

Un buon esempio

Mommsen,

se

si

confronta

per distinguere questi


la

sua Storia

Latinarum. La Storia Romana

pur sempre un'opera scritta dopo

il

Principato sono giudicati attraverso

1848.
il

Romana

certo

La

opera
Plebe,

prisma delle

opinioni politiche e personali dell'autore. Verranno certo altri tempi,

romana sar veduta con occhi diversi. Invece \\C. I. L.


un monumentum aere perennius. Tutta la molteplice quantit di
iscrizioni romane che ci restano vi elaborata in modo uniforme
e completo. Chiunque oggi scriva di storia antica deve ben conoscere la materia e il metodo dell'Epigrafia. E la stretta connessione
che v'ha tra la Storia e l'Epigrafia soltanto un anello di quella
reciproca catena di discipline affini, s filologiche come storiche, da
e la storia

come scienza complessa della classica antiLa scienza medievale ancor lungi dall' esser cos avanzata,

cui scatur l'Archeologia


chit.

22o

NOTIZIE

ma

tende allo stesso seopo.

Si tratta

anche qui

rendere

di

tempo

discipline indipendenti tra di loro e nello stesso

insieme con unit di lavoro. Anche qui dunque

e integrare.

se

nome

il

deve distinguere

si

vuol rappresentare con un nome questa parti-

si

mondo

colare tendenza, nel

che

singole

le

di riunirle

non

scientifico tedesco,

si

trover altro

del Sickel.

Le scienze storiche avanzano sempre di un nuovo grado nel loro


si dischiude una nuova specie di fonti, o, per esser
pi esatti, quando si trae sistematicamente tutto il profitto da una

sviluppo quando

fonte che

XIX

secolo

nomi

qui era stata sfruttata in

fin

Per ci

todo.

che
rese

ci

alla

riferisce

si

padroni

delle

modo incompleto
Germania,

narrative

fonti

me-

e senza

prima met del

la

basta

citare

ultimi, colla

stampa degli Scriptores,

si

form un nuovo metodo

tico che viene caratterizzato dalle indagini intorno

sistematico.

Prima

si

queste indagini

si

cri-

alla cosiddetta

non erano mai state eseguite

tradizione dei testi, che

due

del Niebuhr, del Pertz e del Waitz. Sotto la direzione dei

in

estendevano su due punti

modo

cosi

differenti.

cominci a dare una raccolta completa de' manoscritti, che


scopersero nuove fonti e

contenevano

le

testi migliori

per quelle gi conosciute. In secondo luogo, per ciascuna

narrazioni stesse; e cos

notizia tramandata

si

indagarono

quelle derivate, e venendo in tal

dipendenza che esiste tra

si

vari autori.

prima volta possibile

salendo su su da

fonti prime,

le

modo a

scoprire

tutta la rete di

Questa analisi delle fonti

ci

rese per la

ci

permise di scoprire dietro alle singole fonti quell'unit di spirito

che ha

la

storiografia e ci die

come ha

storia,

Le

fatto

altre fonti che

il

il

modo

retto uso delle singole notizie,

di tesserne

anche una propria

Wattenbach.

non appartengono

al

genere letterario ebbero

uno svolgimento simile nell'ultimo trentennio

XIX

del

secolo.

3Io-

numenta Germaniae accolsero nel 1874 due nuove divisioni: i Diplomata e le Epistoae. Del pari caratteristico il numero sempre
crescente di Codici diplomatici e di Regesti, di Protocolli e di Imbreviature, di registri, di fittuart e feudatari, di atti riguardanti le
diete
di

dell'impero e delle Provincie o la pubblica amministrazione,

Rapporti di Nunzi, di Corrispondenze, di Relazioni sugli Archivi,

d'Inventari,

ec.

Tutte queste fonti, se

si

paragonano con quelle

propriamente dette descrittive, formano una serie a parte; per


loro origine

diploma; per

risalgono
il

sempre a due radici: cio

modo con

cui furono a noi

trasmesse

tono strettamente colle sorti degli Archivi, come

con

(pielle delle Biblioteche, e

finalmente per

la

la

alla lettera e al
si

le fonti

loro

riconnet-

descrittive

uguaglianza

intrinseca, che viene determinata dai rapporti colla vita pratica gior-

224

NOTIZIE

devono essere trattate

naliera,

sovente

sfugge

ci

un dato genere
Ora

nulla.

medesimo metodo. Ma questo

col

perch quando

la

prima volta

di fonti, quel che vale per noi

il

interessiamo di

ci

contenuto; la forma

che abbiamo sopra nominate sono naturalmente

le fonti

del tutto diverse per

loro contenuto. Chi voglia

il

imparare

bens

come questa forma, che spesso ci permette d far la critica del


contenuto, debba esser trattata con certe regole ntimamente affini
tra loro,

addentri nello

si

prenda a far

egli

cui questo

composto

fu

studio degli

storia

la

adoperato

delle lettere di Alenino, o

il

scritti

del Sickel. Sia che

Liher diurnus durante

del

sia

che

indaghi

secoli in

raccolte

le

privilegio da molti contestato di Ottone

per la Chiesa romana, mettendolo in connessione con altri privilegi


di simil natura; sia

Ottoni

in

volendo pubblicare alcuni diplomi degli

che,

favore di un monastero,

faccia

si

ad esaminare

precedenti diplomi imperiali per lo stesso monastero:

sempre

ogni

in

troppo piccolo,
pi

sa

penetrare fino al

materiali per la storia

suoi Rapporti
stessa

metodo acuto, per cui nulla


fondo della genesi

Questo stesso metodo fu pure usato da Lui quando

a raccogliere

e su

stesso

Io

guisa

Romani

modo con

singoli atti

spedivano

cui

si

poste, ec. ec.

analizza

de' manoscritti

altri, caratteri

si

del Concilio di

volumi

medievali.

rimettevano

un

di

accinse

Trento. Nei

di atti conciliari nella

Basandosi

sulla

scrittura

ne determina l'origine; lumeggia

estrinseci,

allora

conducevano

gli

affari,

conservavano negli archivi, come

si

tutti

Sickel porta

per mezzo dei caratteri esterni apparentemente

e che,

insignificanti,

testo.

il

indagine

il

destinatari,

ai

si

spiega come

registravano,

come funzionavano

si

le

Solo col mettere insieme tutte queste osservazioni,

che potevano sembrare d tenue importanza, riusci a fare una raccolta razionale e ad elaborare in

Faccio appunto rilevare

il

modo profondo

tutta la materia.

valore di quest'ultime ricerche con-

cernenti la storia moderna, perch non mi sembrano ancora abbastanza

riconosciute ed apprezzate. Esse

ci

insegnano che

il

metodo inau-

ma anche

gurato dal Sickei non solamente giova alla Diplomatica,

a un numero pi largo d studi intorno fonti. Certo, l'essenza del metodo stesso

ma

si

apprender nel modo migliore nel diploma medievale;

pu usare nelle lettere, negli atti, nelle scritvi deve essere usato. Anche per
documenti bisogner riconoscere che il testo, come si

per similitudine

si

ture d'affari d ogni tempo; anzi

questo genere

di

trova, non qualche cosa d gi fatto e compiuto in s stesso:

ma

divenuto tale a poco a poco; e che perci

si

pu crticamente inten-

dere solo dal lato di questo suo divenire.

tale scopo, seguitando

l'esempio del Sickel,

si

prenderanno a esaminare

tutti

caratteri

225

NOTIZIE
penetrarne lo storico svolgimento

intrinseci ed estrinseci per

prattutto non

considereranno separatamente

si

ferteci dalle fonti,

indagandone

completa, come

ma

ridurremo

loro

la

fa

si

prendendo per base

appunto per

documenti. Per

sue scienze ausiliarie,

le

so-

testimonianze of-

gruppi quelle che sono consimili,

in

specialit,

moderna avr

la storia

le

raccolta

la

modo anche

tal

come non

e,

c'

oggi nessuno storico che non abbia ben imparato e compreso la

metodica delle fonti narrative, cosi pure verr

critica

cui

metodo

il

letterario former parte essenziale della

cultura di questo genere

del Sickel in questo senso

Ma

una scuola.

a questa

collaborarono alle sue grandi

Vienna.

resultati

nuovo indirizzo

da

lui

il

un intero programma. Ancora slam

molto lontani dalla sua attuazione: bene, pertanto, che


fatto

tempo in
non

Sotto tale aspetto resta ancor molto da fare, e perci

di studi.

nome

il

critico fondato dal Sickel sulle fonti di carattere

Sickel abbia

il

non appartengono solo quelli che

imprese e

scolari dell'Istituto di

gli

ottenuti non sarebbero quel che sono, se

non avesse trovato

il

in

ogni

luogo rappresentanti forniti anch'essi di rara intelligenza anche

al di

delle scienze ausiliarie

fuori della cerchia dei suoi scolari. Gi alcuni di questi onorano coi

loro

nomi

la scienza storica tedesca.

Come

poi gli impulsi dati dalle

opere del Sickel siano divenuti patrimonio comune di tutte


e siano

dappertutto messi in atto

e sviluppati

dimostra

talento, meglio di ogni altra cosa


de'

Diplomi

parelli.

la

nazioni

magistrale edizione

Lamberto curata da Luigi Schia-

Nessuna cosa poi serve a caratterizzarci l'importanza del

Sickel quanto
deschi

Guido

di Berengario,

le

da studiosi di molto

il

fatto che tutti questi diplomatisti

uniscono

si

di

cuore per venerarlo come

italiani e
il

te-

Grande Mae-

stro della loro scienza.

Vienna.

Harold Steinacker.

Societ

istituti

Scientifici.

Congresso Internazionale di Scienze Storielle.

uscito ora, pe' tipi della R.

Accademia de' Lincei (Roma,


il volume I degli Atti

Salviucci, 1907), ultimo in ordine di tempo,


del Congresso

dal

1''

Internazionale

al 9 aprile 1903.

un cenno

di

un ampio
12 volumi

non mancher

Eoma

(ser.

V,

to,

XXXIV,

di offrire ai suoi lettori

particolareggiato ragguaglio del contenuto di tutti

ond' essa composta.

dar breve notizia di


Arch.

iniziata,

tenuto in

come gi promettemmo facendo

questa grandiosa pubblicazione

appena

pp. 508-509)

di Scienze Storiche,

U Archivio,

questo

Stor. It., 5.* Serie.

Ma

riteniamo opportuno intanto

primo, che chiude la serie de'prece-

XXXIX.

15

226

NOTIZIE

denti, e riassume con ordinata sintesi

resultati morali e materiali

del Congresso.

lari,

Precede una breve prefazione del Presidente sen. Pasquale Viiil quale
dopo aver reso il meritato tributo d'encomio ai vo-'

lenterosi che Io coadiuvarono nell'ardua e lunga fatica dell'organiz-

zazione (primo fra questi

comm. Giacomo

Segretario generale,

il

Gorrini, che cur anche tutta l'edizione degli Atti)

tunamente come

il

principio

attuazione.

di

economici del Congresso,

Fa

un rapido riassunto

poi

avanzo netto

malgrado

0[uale,

il

chiesta dalla stampa degli Atti,

si

Ministero che

vrebbero poter concorrere


questa felice

pu

farsi,

ri-

accrescimenti ulteriori che prover-

cogli

si

Presidenza

la

intende

costituisca un fondo speciale per l'isti-

un premio a vantaggio degli studi

d'

enorme

chiude {mirahile dictu!) con un

ranno dalla vendita de' volumi degli Atti,


al

de' risultati

la spesa

di pi che 3200 lire.

Con questa somma

tuzione

efficacia

tantoch alcune delle proposte in esso fatte gi ebbero

d'effetti,

proporre

rileva oppor-

Congresso abbia, anche subito, avuto

studiosi

gli

veramente

e geniale proposta, cui

quale do-

storici, al

tutte

di

le

Nazioni

nuUum par

con

eogiuvi

Yillari dichiara giunta al suo termine l'opera del Con-

il

gresso.
Il

cap.

del presente

volume d conto dell'origine

zazione del Congresso, e porta


gati,

aderenti ed

programma

iscritti,

de' lavori e

argomenti delle molte


son riportati

nazionali ed esteri.
titoli

di tutti

e organiz-

completi di tutti

gli elenchi

Il

interessantissime Comunicazioni. Nel III

Forma

incisa allegata al volume.

si

fa quindi

Il

cenno

Urbis, di cui la pianta nitidamente

capp. IV e

ricordano brevemente la

Giostra di topografa romana, V Esposizione di manoscritti

nostra

il

gli

verbali delle adunanze generali e alcuni de' pi no-

della inaugurazione della

Dele-

temi di discussione e

tevoli discorsi pronunziati in quell'occasione; vi

stampa, e

cap. II espone

e libri

festeggiamenti che l'ospitalit tradizionale della gente

offr agli

capitolo

storici

convenuti nella capitale d'Italia.

consacrato alle belle e interessanti gite fatte

da' Congressisti, e nitide incisioni intercalate nel testo

avvivano

il

ricordo di quelle simpatiche e geniali escursioni. Gli ultimi quattro


capitoli son dedicati agli

omaggi

di pubblicazioni al

Congresso, ai

voti in quello espressi, ad alcune giunte e rettifiche agli Atti, e al

rendiconto finanziario.

Segue un'appendice che porta


chivi degli Stati

Uniti, sulla

tre

stampa

brevi

de' fonti

monografie sugli Arstorici

in

sulle pubblicazioni svedesi interessanti la storia d'Italia.

Svezia, e

227

NOTIZIE
Cogl' indici

generali

particolari

si

chiude questo primo ed

ultimo volume della splendida raccolta, che rimarr degno e dure-

monumento

vole

del grande e solenne

piutosi per la prima volta nel 1903 in

che

voti

avvenimento

Roma

ed da far

secondo Congresso internazionale, che avr luogo

il

Berlino nell'agosto del 1908, riesca come questo fecondo di


e

a vantaggio della scienza e a decoro della dotta

luminosa traccia

lasci

cui

in

effetti,

Germania

una pubblicazione, come questa


veramente monumentale.

in

se

di

occupiamo, preziosa e

ci

com-

scientifico

Italiana

di

G. D. A.

Conerresso Storico del Risoreriineiito Italiano.

Nei giorni 6-9 del novembre

stello Sforzesco,

il

u. s. si

tenne in Milano,

coir intervento del generale Majnoni, rappresentante di

che ne aveva accettato


zione parlarono

il

M.

S.

Re,

il

alto patronato. Nella seduta d' inaugura-

1'

Sindaco di Milano, sen. Ponti

e l'assessore

per la

Bassano Gabba. Quest'ultimo, che gi aveva diretto

P. L, on.

Ca-

al

primo Congresso storico del Risorgimento Italiano,

la-

vori preparatori del Congresso, fu dall' Assemblea chiamato con voto

unanime a presidente
di Presidenza,
rario

il

Per

effettivo.

la costituzione

barone Antonio Manno, Commissario del Re per

Araldica

vicepresidenti

della Rivista Storica Italiana,

tano Capasso

segretari

prof.

il

Alessandro

cav.

il

R. Archivio di Stato di Mantova,


il

il

prof.

Degli Azzi-Vitelleschi e

Tra

il

seguenti

prof. V. Fiorini

Nazionale per

conte Nani Mocenigo e

Giuseppe

Lfsio,

Gae-

il

dott. Giustiniano

al

Congresso

Della convenienza che sia fondata una So-

la Storia del Risorgimento Italiano,

QuiNTAVALLE

prof. F.

prof.

il

dott. Ettore Verga,

il

conte Uberto Govone.

vista Storica del Risorg. Ital.,

mare

del

Costanzo Rinaudo, Direttore

pi importanti temi di discussione svolti

ricordiamo

Consulta

la

Luzio, Direttore

Direttore dell'Archivio storico civico di Milano,

ciet

poi dell' Ufficio

furono nominati per acclamazione: Presidente ono-

una Ri-

organo della Societ stessa

Della convenienza e dei mezzi di for-

dei regesti degli opuscoli e degli articoli di giornali, periodici

riviste

nazionali ed estere, che riguardino la Storia italiana fra

il

1796 e

il

1871:

prof. A.
sui criteri e
di

Della necessit di accordi

metodi da seguirsi nella compilazione

una Bibliografia generale


prof. Fr.

in

MicHiELi

Bertolini

libero Stato

del Risorgimento

fra gli
e

studiosi

pubblicazione

Della formula cavouriana Libera Chiesa

NOTIZIE

228
dott. G.

scientifico e

prof. E.

Museo

Gallavresi ed A. Bertarelli: Intorno all'ordinamento


metodico dei Musei del Risorgimento:

Michel

Dei modi di promuovere

l'

istituzione

un

di

del Risorgimento in ogni capoluogo di provincia per evitare

documenti;

la dispersione di preziosi cimeli e

CoEio

dott. L.

Dei mezzi coi quali

il

Governo pu favorire,

e savie precauzioni, le ricerche negli

con acconcie

Archivi di Stato

atte al necessario integramento di talune serie di documenti che

si

conservano negli archivi dei Musei del Risorgimento;


Clerici: Dei

dott. C.

criteri

Medaglieri del Risorgimento

da seguirsi nell'ordinamento dei

A. MiCHiELi e G. Lisio: Dei modi opportuni per rendere

proff.

r insegnamento della Storia del Risorgimento, nelle Scuole primarie


e secondarie, in tutto

rispondente all'alto fine educativo e nazionale

che in esse scuole dovrebbe proporsi

prof. G. Lisio: Se per lo sviluppo degli studi scientifici intorno

alla
le

Storia del Risorgimento non sia necessario promuovere presso

Universit nostre un insegnamento speciale di Storia Contempo-

ranea Italiana

gliere,

Michel ed A. Michieli

proff. E.

mediante appositi questionari,

Della opportunit di racco-

testimonianze orali dei Re-

le

duci e Veterani del Risorgimento, invitandoli a precisare tutti quei


particolari che potessero essere ignorati o mal noti.

Molte furono
cui

gresso, di
ria del

le

comunicazioni

accenniamo

Risorgimento

(S.

memorie storiche

pi notevoli

le

Ricci):

Il

lette al

La medaglia

Con-

nella Sto-

tricolore italiano dal 1796 al 1814

(E. Ghisi); Cavour e Bismarck (W. R. Thayer); Les vues du Dire-

La prima parola

ctoire sur l'Italie en 1796 (R. Guyot);

di resistenza

all'Austria pronunciata in Piemonte nel 1846 eolla Societ d'espor-

tazione dei

vini

nazionali (A. Arno);

(A. Michieli); L'entreprise de

Un quaderno

di

Tito Sper

Murat (Weil); Edgard Quinet

tentativi per far evadere L.

et l'Italie

Settembrini dall'ergastolo

(I.

Gay);

di

S.Stefano negli anni 1855-56 (G. Capasso); Relazioni fra

e gli Stati Uniti (H.

volontari per

Tra

Nelson Gay); La

Monza nell'agosto 1848

ritirata

di

l'Italia

Garibaldi e

dei

(G. Riva).

risultati pratici pi notevoli del

Congresso da ricordare

quello della costituzione, su proposta del Fiorini, della Societ

Na-

zionale per la Storia del Risorgimento Italiano^ che conta gi un

ragguardevole numero di soci

e,

dal Congresso, ha energicamente


la

conoscenza

mento.

la

a norma dello Statuto approvato


iniziata l'opera sua

per favorire

divulgazione della Storia del nostro Risorgi-

quest'intento la Societ, oltre al ricercare e procurar che

229

NOTIZIE
siano opportuiiamento tutelati e conservati

promuover

patrio riscatto,

del

biblioteche popolari, curer

stematicamente

il

o favorir

ricordi
e

pubblicazioni

di

pub-

Risorgimento, raccoglier

Storia del

di

Risorgimento,

Storia del

riodico, colla collaborazione di tutti

retta

stampa

la

appositi musei

si-

Bepertorio bibliografico, cronologico, iopografico,

politico, ecc. della

La Societ

liani e stranieri.

di

conferenze, commemorazioni, letture

patriottiche, organizzer

bliche e corsi popolari

documenti

l'istituzione

pubblicher un pe-

pi autorevoli studiosi ita-

da Comitati regionali, ed

costituita

da un Consiglio Centrale avente sede in Milano, del quale

furono chiamati a far parte pel primo quadriennio

Antonio Manno, presidente onorario


etfettivo

prof. Vittorio Ferrari, dott. G. Gal-

lavresi, prof. Ferruccio Quintavalle, prof.

Francesco Novati

tore

Verga

lini

Giovanni Oberziner, prof.

Michele Scherillo. segretari

prof.

e a

Govone {Piemonte),

signori: conte Uberto

Abba (Lombardia),

e prof. G. C.

prof.

Dele-

dott. Et-

Francesco Berto-

Giovanni Livi [Bomagna), prof, Alessandro D'Ancona

cav.

(Toscana),

barone

Alessandro Luzio, conte Nani-Mocenigo, prof. Co-

cav.

stanzo Rinaudo, vicepresidenti

gati regionali

sigg.

Bassano Gabba, presidente

on.

dott.

(Umbria), prof. Vittorio

Azzi

Giustiniano Degli

Fiorini (Lazio) e prof. Benedetto Croce (Italia meridionale).


In occasione del Congresso fu pure
stello Sforzesco

aperta nelle Sale del Ca-

una Mostra storica del Risorgimento, con prezioso

materiale iconografico ed archivistico, ordinata dal Comitato pro-

motore, ed integrata da ricche collezioni speciali, tra cui notevoli


quelle delle citt di Perugia, Ancona, Terni, Citt di Castello, ecc.,
e

da alcune

di

privati,

come quelle

del conte

Camozzi

e dell' ing.

G. D. A.

Clerici.
Must'o di Etnografa italiana.

Salutiamo con viva simpatia


liana, da pochi mesi

tutto quanto
ristici

delle

si

agli usi

riferisce

varie nostre

regioni,

profonde differenze di vita


Il

Museo

si

nuovo Museo

il

sorto in Firenze, con

propone

quali ancor oggi

mezzi di trasporto

gli

e di

esprimere graficamente

e caratte-

presentano

e di abitudini.

di raccogliere

vestiari

gli

strumenti della caccia

locomozione,
le idee, le

rapporti economici e sociali,

ornamenti

mobili pi rozzi e singo-

modelli delle abitazioni di foggia caratteristica,

camini di forma locale,

di

di etnografa ita-

scopo di raccogliere

costumi tradizionali

le

personali, gli utensili di uso domestico,


lari,

lo

modi popolari

focolari e

della

pesca,

di fissare e

usanze tradizionali relative

ai

giuochi dei fanciulli e degli adulti,

NOTIZIE

230
tutto ci che

si

superstizioni e

suoi pregiudizi.

lare; anzi, gi possiede di canti

alle

sue

trascurer la letteratura popo-

poemetti del popolo una insigne

Accanto a queste collezioni

raccolta.

danze del popolo,

riferisce alle feste e alle


a'

di oggetti e di documenti,

non

manca una biblioteca, che va accrescendosi ogni giorno di pi.


Non occorre insistere sui vantaggi che da questa nuova istituzione deriveranno agli

studi

etnografici

alla sociologia e alla demopsicologia

antropologici,

quelli

dell' Italia.

noi

preme

prattutto di rilevare che anche pei cultori di storia questo

potr subito offrire un notevole aiuto, dacch


accoglier sveleranno spesso rapporti

uso

in

in

tempi remoti (ricordiamo,

trasmessaci

di usi e di

costumi

forma della lampada

p. es., la

le

oggetti che esso

somiglianze con quelli gi

immutata dai tempi etruschi)

sopravvivenze

gli

so-

Museo

dimostreranno secolari

leggende

che

e le tradizioni,

corrono anch' oggi sulla bocca del popolo, diranno talvolta come
questo popolo giudichi uomini ed avvenimenti, come alteri
della storia antica
sti

fatti
si

In questo breve cenno non


sui molteplici aiuti che

che

fatti

colpiscano con maggiore efiicacia la sua fantasia e pi

imprimano nella sua mente; quale


della maggioranza del popolo.
naci

pi spesso, quelli della recente, quali di que-

e,

cultori delle

il

ci

essi riescono a

le fonti

te-

senso storico

agli studi storici: certo

nostre discipline sentono ogni

comprendere

il

concesso di insistere pi oltre

Museo potr dare

necessit di ricorrere a scienze

meno disdegnano

sia, infine,

e discipline

giorno pi la

ausiliarie, e tanto pi

passato nella sua interezza, quanto

il

pi disparate e pi varie.

Per questo V Archivio Storico Italiano fa auguri di lunga

e pro-

sperosa vita al nuovo Istituto. Gli scopi del quale sono egregiamente
esposti in

un breve opuscolo edito a cura

dei suoi

due Direttori.

Storia generale e studi sussidiari.

Avemmo

con cui

si

gi occasione di rilevare la rapidit e la precisione,

susseguono

volumi del Meyers Grosses Konversations-

Lexikon, edito dal benemerito Bibliographisches Institut di Lipsia


e di

questo e degli altri pregi dell'importante pubblicazione gi da

nuova concomprendono le voci

noi segnalati anche recentemente (disp. 2* del 1906) sono

ferma

due tomi

XIV

XV

test usciti, che

da Mitteicald a Plakatschriften.

Anche
mente

in questi, molti sono

nominativi, quasi sempre egregia-

svolti e tenuti al corrente colla produzione scientifica odierna,

che interessano

la storia

politica e geografica

e la

cultura italiana.

Cos per

del nostro paese sono notevoli le

la

voci

storia
:

Mo-

231

NOTIZIE

Montanelli Giuseppe^ Montecuccoli Baimondo, Montefeltro,

klena,

Morelli Giovanni, Muratori Lodovico Antonio, Napoli, Negri Cristoforo, Nicotera Giovanili,

Orsini Felice,

Nigra Costantino, Ochino Bernardino,


Palermo, Parma, Pavia, Pepe Gu-

Ostia, Otranto,

Pepoli Gioacchino Napoleone, Perugia, Pesaro, Piacenza,

glielmo,

Pisa, e la serie de' pontefici di


raria, artistica e della

nome

Pio, ecc. Per la storia lette-

cultura nazionale vanno ricordate

le

voci

Molza Francesco Maria, Montagna Bartolomeo, Monteverde Giulio,


Monti Vincenzo, Morelli Domenico, Moretto da Brescia, Mosso Angelo, Negri Ada, Niccol di Liberatore, Orcagna, 7)' Ovidio Francesco, Paisiello Giovanni, Paganini Niccol, Palestrina, Palladio Andrea,

Palma Iacopo

(Il

Vecchio ed

Pellico J^ilvio, Pergolesi

il

Giovane), Panzacchi Enrico,

Gio. Battista, Perugino,

Petrarca, Piccini

Niccol, Pindemonte Ippolito, Pisano Andrea, Nicola e Vittore, ecc.

Una

lieve

menda, che dobbiamo anche

in questi

volumi onesta-

rilevare, la considerazione data talvolta a biografie d'uomini

mente

che forse non meriterebbero tanto onore, in confronto del silenzio


itssoluto

dello

scarso sviluppo concesso alle biografie d'altri in-

signi nostri, cui spetterebbe

un pi ampio

completo ricordo;

cosi,

mentre avremmo volentieri veduto un cenno su quel forte artista


drammatico e patriota e scrittore che fu Gustavo Modena, e una pi
ricca notizia sullo statista

Antonio Mordini, che tanta

parte ebbe nella storia del


d'altro canto molto

uomo

nostro riscatto politico,

volentieri

meno

della biografia

non spetta altro merito

politico del giorno, cui

cospicua

e si

avremmo
di

se

fatto

qualche

non d'aver

atterrato un portafoglio ministeriale, quando pure, come nel caso


di

Nunzio Nasi,

il

cenno biografico non vada a terminare col poco

edificante ricordo del processo e


di natura....

non

della relativa

condanna per

reati

politica.

Difetto questo, d'altronde,

comune ad opere

consimili, e che ge-

neralmente dipende dai poco sicuri o non sempre sinceri ragguagli


che della vita e delle cose nostre giungono a quelli d'oltr'Alpe.

Ottima sarebbe stata l'idea del

sig.

Pietro Taddei

di dare

un Manuale teorico-pratico delV Archivista (Milano, Hoepli, 1906),

ma

stata

mata

la

troppo infelicemente attuata perch possa ritenersi col-

lacuna gi da gran tempo avvertita da quanti

s'

interes-

sano delle discipline archivistiche.

E
le

basterebbe vedere l'elenco delle opere da cui

notizie che riassume nella

il

T. ha attinto

prima parte, per convincersi come ne-

cessariamente manchevole e difettosa debba esser riuscita la sua trattazione. Generalmente non sa seguire altra traccia per le sue divagazioni erudite che quella della Storia Diplomatica del 3Iaffei e delle

NOTIZIE

232

Istituzioni Diplomatiche del Fumagalli: ottimi libri


s'

ma

intende,

loro tempi,

}De'

che la crtica odierna, specialmente dopo

magnifi-

le

che pubblicazioni tedesche in materia, ha ornai relegato tra

le

opere

mera consultazione.

di

Opportuno consiglio poi sarebbe stato per


pure

difficolt

le

sempre gravi d'una

l'A.

non tentar nep-

storica in argomenti

sintesi

che costituiscono ornai una scienza a parte e che esigono una cultura molto superiore a quella di cui egli

dimostra fornito quando

si

costantemente scambia scrivia per scrinia, ritenendolo un singolare

femminile

anzich un plurale neutro; e quando sull'autorit

{sic!)

dell'Enciclopedia Italiana

cura tahuarium puhlicarun, o

scrive

(!)

prelude ad un ameno pistolotto apologetico per

bolognesi

gli archivi

con un Bonomia docet^ commentato da una volata retorica- in lode


di quella

Repubblica perch concedeva

la libera

consultazione dei

pubblici documenti, come precisamente facevano tutti gli altri Co-

muni

dell'et di mezzo."

E
altri

questi umoristici rilievi grammaticali


pili

seri circa

dispensano dal farne

ci

alla parte sostanziale e di concetto, per cui ci

limitiamo ad augurare che in una seconda edizione del suo lavoro


T. lasci addirittura questa

il

prima parte, tutta d'erudizione

contenuto storico che non fa per

e di

riveda ed amplii e cor-

lui, e

regga, soprattutto corregga, la parte seconda, che per l'indole sua pi

pratica che teorica potr meglio riuscirgli


del pi

modesto disegno saremo grati

veramente

a coloro che

utile

archivio o

v'

si

ma

dia

lui nell'attuazione

al

una fatica

riordinamento

Ed anche

in

d'

un

questo compito

fermi a semplici ed assai vaghe, e non sempre

opportune, notizie sui pubblici


Stato,

ed a

aver compiuta

accingono

si

intraprendan ricerche.

pi limitato non

d'

uffici

norme ed esempi

pratici

sulle amministrazioni dello


e

concreti

per la sistema-

zione de' vari archivi, ministeriali, provinciali, comunali, ecc., rias-

sumendo organicamente
e

le

disposizioni legislative e regolamentari,

dimostrandone l'applicabilit

appagarsi di riferir nudi

alle esigenze

della pratica, anzich

e crudi gli articoli de'

regolamenti, come

a proposito degli Archivi delle Provincie, per cui riproduce

fa

le

Istruzioni ministeriali del i giugno '66, o per gli Archivi degli uffici

di P. S. cui

gran lusso
il

dedica tutto

il

tipo dello scaffale d' archivio

capitolo VI, corredato per giunta da

di tabelle illustrative,

Ad un

dove non

dimenticato neppure
G. D. A.

!...

bisogno da lungo tempo ed universalmente sentito

dagli studiosi risponde

il

Manuale

di Cronologia e

Calendario per-

petuo (Hoepli, Milano, 1906) compilato da A. Cappelli e che, con-

forme

al desiderio delTA., riuscir utilissimo in particolar

modo

agli

233

NOTIZIE

Premesse brevi ed assai op-

archivisti e ai frequentatori d'archivi.

modi

l)ortune notizie sui vari


al

riguardo adottarono

anni

gli

e de' sistemi

che

principali Stati d'Italia e d'Europa, ed al-

Calendario,

cenni storici sul

cuni

computar

di

l'A. ci

presenta con ottimo me-

todo e grande diligenza la serie cronologica dei Consoli Romani, quelle


degl'imperatori romani d'Oriente e d'Occidente, degl'imperatori di

Germania

dei

d'Italia sino

re

di nostri, cui

ai

fanno riscontro

quelle de' Papi ed Antipapi da S. Pietro a Pio X.

quindi, in altrettante tavole egregiamente disposte e di fa-

cilissima consultazione,
lerpetuo Giuliano

il

Calendario romano antico,

Gregoriano

un

a far risparmiare agli studiosi

il

Calendario

ricco glossario di date^ inteso

calcoli che rendonsi

necessari

in-

contrando documenti datati con nomi di feste religiose. Nelle tavole


cronografche poi son posti a riscontro gli anni dell'Era Cristiana

con quelli dell'Era Bizantina, di Spagna, dell'Egira, della Repubblica Francese e colle indizioni.

Santi

cipali

de' Sovrani

avremmo

Segue un elenco alfabetico dei prin-

chiudono

Beati, e

de' principali

Stati

volume

il

tavole cronologiche

le

d'Europa. In appendice a queste

volentieri vedute le serie cronologiche de' Podest e Capi-

tani del popolo delle pi importanti citt italiane nel

munale, che sarebbero infinitamente preziose per

periodo codatazione di

la

molti documenti di quell'epoca; mentre invece lo scarso

incom-

pleto tentativo che l'A, ce ne offre, scegliendo ad arbitrio solo al-

cune

citt e

non sempre delle pi importanti,

cessariamente

signori de' singoli luoghi, non fa che accrescere


d'

un lavoro organico

trebbe farlo

il

amalgamando

C,

il

veramente completo

nostro desiderio

il

in proposito.

l'esattezza del

metodo

di compilazione,

Gi altra volta

demmo

in

questo periodico

(ser.

V,

to.

prof.

pp. 401-

lieti

ora di

ViTELLEscHi del uostro Archivio


l'editore Licinio Cappelli di

Rocca

conterr, oltre

che

il

condotto sino

apprendere che l'opera, rimasta

sar ripresa e continuata a cura del

voi. V, che

e de' particolari,

benemerito erudito

per la morte del

in-

archivistici pi

Giuseppe Mazzatinti aveva iniziato

IV volume. Siamo

interrotta

XXX,

notizia degli Archivi della Storia d'Italia, utile ed

ragguardevoli dello Stato, degli enti minori

compianto

la-

G. D. A.

teressante pubblicazione degl'inventari de' depositi

il

po-

una speciale attitudine a

vori siffatti.

al

E ben

quale in questo eccellente saggio ha dimostrato,

per la vasta conoscenza del materiale bibliografico come per

cosi

404

no-

magistrati delle libere democrazie co'tirannelli e

dr.

di
S.

l'indice

studioso umbro,

Giustiniano Degli Azzi-

Stato,

(sempre pe'

tipi del-

Casciano) ne uscir in breve


generale della prima serie.

NOTIZIE

284

inventari di Archivi di Stato(Lucca) e di Archivi

comunali

e par-

Firenze, Faenza, Colle Val d'Elsa,

ticolari (Arezzo, Sal, Perugia,

Gubbio, Grosseto, ec).

L'importanza delle cronache, ingiustamente valutata da

lenni

e XII.

Iesi,

Croniche^
coop.

tip.

estr.

1905;

edit.,

molta dottrina dimostra qual tesoro

con
di

XI

{Le

studio

lodevole

suo
fase.

8^

p.

19);

quale

nel

verit, di

di

notizie

sentimenti sia contenuto nella cronaca, per quanto rozza

sadorna ne sia

so-

Albano Sorbelli in un
dalla Romagna, an. II,

fatta rilevare dal prof.

letterati,

e
di-

forma. Nello svolgimento di questo genere egli

la

ravvisa due periodi: uno, anteriore, che chiama romanico, l'altro,


posteriore,

da

lui

denominato nazionale;

primo dei quali

il

si

ri-

connette al concetto romano, sogna l'antica gloria, vuole l'impero;


il

secondo non rammenta pi

nimenti del giorno


di

felicit e di progresso. Il primo, pieno dei


il

romanesimo

lotta

memoranda

tra

sali allora esistenti,

di

passato, segue da vicino gli avve-

il

sembra mirare dinanzi a

alla

assistere

lente, e la

in cui

ad un avvenire

cristianesimo, ci permette

il

il

condizione nuova delle cose,

gendario anno mille,

due principi univer-

passato romano, preva-

e cessa intorno a

quel leg-

l'anima italiana comincia a scuotersi,

a riconoscersi, a rivendicare s stessa coll'affermazione del suo diritto,

potenza economica, col reggimento autonomo. Al-

della sua

lora comincia

il

vero dominio della cronaca, rozza

modesta,

ma

piena di vita, d'interesse, di verit, non offuscata dalla tabe rettoquindi fonte preziosa ed importantissima per la storia, degna

rica, e

di

essere

altamente apprezzata

derni esteti.

ferenza

La cronaca
francese

della

che

nastica, della russa che

maggior pregio ancora

checch dicano

studiata,

italiana

mo-

essenzialmente popolare, a dif-

della

erudita,

religiosa

da

agli occhi nostri

spagnuola che

tale
di

di-

carattere acquista

quanti vogliono se-

guire lo svolgimento della vera storia dell'umanit nelle sue varie


manifestazioni.

Corno

ciale Opizzi,

billa

E. C.

In un volumetto intitolato

si

ciali, del

C, 1906;

Studj

123)

16", p.

Discorsi (Milano,
il

sig.

tii3.

occupa, accanto ad argomenti prettamente economici

modo

di Stato nei

col quale

tempi antichi

era tenuta la
e di

mezzo

della

Mennher de Kempten,
nei Paesi Bassi
in

Guascogna

contabilit
forse

il

di

a principio

dell'epoca mo-

Stato

in

Atene; di

XIV;

A^'ilentin

pi antico scrittore di cose di ragioneria

Montauban
Ambrogio; della Conta-

dei libri di conti dei fratelli Bonis di

(sec.

o so-

contabilit commerciale e

derna. Tratta cosi della contabilit comunale d Pisa nel secolo


di Aristotile

so-

Giuseppe Bram-

XIV); del Banco

di

S.

235

NOTIZIE
ulit

di

Stato presso

Longobardi. Nulla di nuovo vien da

jposto, poich spigola le sue notizie nelle opere altrui. Si limita

jporre quello che gli

danno

lui

ad

sue letture, senza aggiungervi con-

le

derazioni n conclusioni, che valgano agli studiosi di tale disciE. C.

dina.
P.

Roma,

Kehr, Regesta Pontificiim Romanorum.


(Berolini, 1906).

Da

ben dieci anni

Italia Pontifcia. Voi.


prof.

il

I,

Kehr attende con

lavoro indefesso alla raccolta e allo studio delle bolle pontificie anteriori al 1198, per l'edizione critica affidatagli dalla R.

delle Scienze

di

Accademia

Gottinga. Delle ricerche compiute in Italia e d

quelle iniziate in Germania, in Svizzera e in Francia egli venuto

man mano pubblicando


documenti

rosi

varii rendiconti,

fanno ora di questi rendiconti un'ottima guida per


si

nume-

quali contengono

pontificii inediti e preziose notizie archivistiche, che


lo

studioso che

accinga a ricerche su documenti medioevali negli archivi

e nelle

biblioteche visitate dal K. o da' suoi collaboratori,- inoltre colle Di-

plomatische Miszellen {Nachrichten der

le.

Gesellschaft der Wiss. zu

Gttingen. Phil. Klasse, 1898, 1900) e collo studio Scrinium

latium {Mittlieilungen des Instituts fr

sterr.

und Pa-

Geschichtsforschung,

Ergilnzungsband VI) ha portato notevolissimi contributi alla diplomatica pontificia del secolo XI
chten der
e

k.

e cogli

Otia diplomatica {Nachri-

con altre pubblicazioni comunic parecchi diplomi inediti rintrac-

casualmente nelle sue ricerche, mostrando cosi quale msse di

ciati

materiale
tiche,

si

possa pur raccogliere, con ricerche ampie

anche in questo campo, sebbene

tanto lavoro e dopo


aspettati

il

come prossima

la

si

Dopo

saranno

comparsa del primo volume dell'opera.

di Regesta., ancora un'altra

di Regesta

mentre mira allo scopo precipuo

pubblicazione
inizia con esso

materiale preparatorio. per l'edizione crtica. Si

una nuova pubblicazione

sistema-

pi esplorato di tutti.

numerose pubblicazioni non pochi

Ecco invece un volume


di

Gesellschaft der Wiss. zu Gttingen, Phil. Klasse, 1903)

Pontificum Romanorum., la quale,

di affrettare l'edizione critica delle

pi antiche bolle pontificie, sar alla sua volta,

come l'opera grande

del Jaff, di base e d fonte a studi e a pubblicazioni varie.

Dell'intento della sua opera e del metodo

ampiamente

nelle

seguito

Gttingische gelehrte Anzeigen,

K. tratta

il

1906, N.

8.

gesti furono distribuiti per gruppi, a seconda dei destinatari,

vescovati,

chiese, monasteri,

istituzioni

varie, citt

re-

come

singole per-

sone; precede ad ogni titolo o gruppo l'elenco delle pubblicazioni

che servirono per


rato,

il

lavoro, e questo elenco

cosi

ricco

ed accu-

da formare una vera bibliografia dell'argomento; segue poi un

sommario storico della chiesa

o del monastero, ecc., per

modo che

236

NOTIZIE

studioso ha in un (juadro storico

lo

gruppo; tengono dietro

le

il

regesto

delle fonti manoscritte, e in questo lavoro raccolto

ampie

lunghe ricerche fatte negli archivi

ultimo sono dati

regesti con

documenti

estratto, o

non

di cui

ci

anche solo notizia

frutto delle

il

e nelle biblioteche; in

indicazione sommaria delle singole

fonti manoscritte e delle edizioni. Si tiene conto


rosi

di ogni

regesti

notizie archivistiche coir elenco generale

pervenuto
in

il

anche dei nume-

ma

testo,

conferme posteriori,

soltanto un

in

documenti

e atti varii, in cataloghi o spogli d'archivio, in pubblicazioni.

lavoro del K., pur completando l'opera del Jaff, sta a s

Il

poco pi del soggetto e del titolo; diverso


vario

materiale

il

nuovo. Coi Refjesta del Jaff ha di comune ben

l)u dirsi del tutto

quale

cogliere nella sua opera;

il

il

il

metodo seguito,

non pens certo

Jaff

di poter

K. pone a base de' suoi regesti

ac-

fonti

le

dirette e sicure, originali e copie, gi in gran parte vagliate, sicch


il

suo un regesto critico. Inoltre

tipo finora

Jlegesti del

K.

si

buzione dei singoli regesti secondo

la

distri-

destinatari, anzich in ordine

cronologico per pontefice o sovrano,

m^ ben anche

per la raccolta

materiale vario e disparato, che alcuni potranno

di

scostano dal

seguito in pubblicazioni simili, non solo per

forse trovare

superfluo o non a suo posto in una pubblicazione di regesti. Dal me-

todo seguito deriva all'opera del K. una importanza tutta particolare per la storia regionale.

non soltanto contiene

Questa nuova opera, poderosa davveVo,

regesti,

ma

una miniera

di notizie

bibliografiche e archivistiche, raccolte ed esposte con

plare

potrebbe intitolarsi Orbis christamis.

A. Hessel und H. Wibel,

11. Jahrhnndertf^.

sellschaft

Gli

II

A'm Turiner Urkundenfdhcher

vescovato

il

di Tolla,

III

Modena, Stumpf Reg. 2120)

di

(1041

e 1047 (?)

tre ultimi ci

aprile 5

per

marzo 15 per

il

nel vescovato di Piacenza, e di

giunsero in originale,

il

primo soltanto

monasteri di
S.

Costanzo

in

copia.

In

loro caratteri intrinseci ed estrinseci risulta ch'essi furono

composti

e scritti

dalla

medesima persona.

Gli

AA. dopo un'accu-

ratissima analisi giungono alla conclusione che sono tutti


e identificano

Adamo.

vescovato di

Torino, Stumpf Reg. 2315).

(Villar S. Costanzo) nella diocesi di

falsi,

esame quattro diplomi, due dell'imperatore Cor(1038 marzo 15 per il vescovato di Torino, Stumpf Reg. 2119

Salvatore

ai

clef<

in

1038 marzo 16 per

base

S.

(Sonder-Abdruck aus dem Neuen Archir der Ge-

due dell'imperatore P^nrico


Bergamo, Stumpf Reg. 2208
S.

L.

altere deiitsche Gescliichtsl;unde, 1906, pp. 321-376).

AA. prendono

rado
e

f'ilr

storiche,

metodo esem-

la

quattro

persona del falsificatore nel prete torinese

237

NOTIZIE

L'importanza

di

questo lavoro

non tanto per

notevole,

mostrata specifica falsit dei quattro diplomi, quanto per

le

la di-

conse-

juenze generali, interessanti la diplomatica, che ne derivano. Viene

ad ammettersi

infatti

la possibilit di eccezioni alla regola

temente formulata dal Bresslau, secondo

la

recen-

quale quando due o pi

diplomi originali dello stesso autore per diversi destinatari sieno


scritti dalla stessa

mano, debbono

ritenersi autentici.

C. B.

(;.

H. JSiMONSFELD, U'kunden Friedrich Rotbarts in Italien {Sit-

zungshricite der philos.-philol. iind der histor. Klasse der kgl. Bayer.

Akademie der Wissenschaften,

Heft V).

1905,

Weitere Urlcunden

Friedrich Rotbarts in Italien (ibidem, 1906, Heft

III). -

Sono rendi-

conti di ricerche fatte negli archivi e nelle biblioteche di citt delItalia settentrionale e di

l'

Toscana, coll'intento di prendere in esame

diretto originali e copie dei diplomi di Federico

poter giudicare

non a

con cognizione della loro autenticit o

falsit,

rare un' edizione di questi diplomi ne

per uno studio diplomatico,

ma

per la storia di Federico

che

I,

scopo della ricerca, tuttavia


principali dei

rianti

testi

(li

va-

e per certi archivi

hist.,

rendiconti anteriori

nuovi

1.

In appendice l'A.

documenti, notevoli per

(ifMiovn. di Imola, di ^Milano e di

presen-

possono giovare anche allo

studioso dei diplomi e della storia di Federico


illustra e pubblica alcuni

colle

Mon. Germ.

un interesse generale,

quindi

offre,

un contributo alla

per alcune provenienze completano

tano

Per quanto cosi determinato

notizie che egli

collazionati, portano

futura edizione dei diplomi nei


V

le

prepa-

prof. Simonsfeld pubblicher

il

nei Jahrbiicher der deiitschen Geschichte.


lo

fine di

la

storia

Pavia nel XII secolo.


L. S.

dico,

Gi noto favorevolmente anche

il

dott.

ai

di

lettori

Dino Muratore ha accresciuto

questo Perio-

sue benemerenze

le

verso gli studi storici colla pubblicazione di un notevole

sopra
di

Una

Savoia,

principessa sabauda sul trono di Bisanzio


imperatrice

Anna

Paleologitia

generale savoisienne, 1906; 8^ pp. 254, con


zienti

ed accurate indagini da

torinesi

lavoro

Giovanna

(Chambry, Imprimerle
1

tav.

lui istituite negfi

segnatamente in quelli Camerali,

la

geneal.).

Le pa-

Archivi di Stato

conoscenza, se non

perfetta, abbastanza larga, delle fonti della storia bizantina, la critica sapiente delle narrazioni di

Gregra

Giovanni Cantacuzeno,

e dell'opera del Parisot sul

primo dei due,

gli

di

Niceforo

hanno som-

ministrato la materia di questo diligentissimo studio; nel quale ha


ritessuto la vita della forte e disgraziata figlia di
di Savoia, dalla

nascita (1306) e dai placidi

Amedeo

V, conte

fortunati anni tra-

NOTIZIE

238
scorsi alla Corte

con Andronico
dronico

II e (quindi

tenne

che

pel

fratello

del

III

Edoardo,

nozze

alle

Paleologo, associato

all'

di

imperatore (1332-1341), alla reggenza dolorosa

figlio

Giovanni, durante la quale

le lotte intestine,

l'ambizione dei ministri e l'usurpazione di Giovanni


la

pi

posero

(1325-26)

lei

Impero del nonno An-

volte

al

rischio

perdere

di

Cantacuzeno

trono ed ogni bene,

il

che pure seppe difendere contro la mala fede che la circondava.

Quando suo

figlio,

Giovanni V, trionf

dell'

-ambiziosi, che lo insidiavano, e fu in grado

regnare, ella,

ofi'ese e di

cidamente

afl:'ranta dall'

di

usurpatore

l'altrui

angoscie sofferte, chiuse pla-

occhi (1359), che mai non rimirarono

gli

degli

respingere

scene di san-

le

gue, di crudelt e di perfidia, che l'animosit del Parisot volle af-

Questa verit vien dimostrata dal Muratore;

fibbiarle.

quale, nella

il

scarsit degli studiosi di storia bizantina ha saputo compiere (a parte

alcune inesattezze) opera lodevole ed onorevole per

scuola

la

liana.

ita-

E. C.

Henry Charles Lea, A history of the

four volumes.

New

Inquisition of Span, in

Jork - London, Macmillan, 1906.

L'autore,

ormai celebre, della storia dell'Inquisizione nel Medio Evo, pubblica

un nuovo

poderoso lavoro, nel quale entra in pieno evo moderno.

Poich l'inquisizione nella Spagna

si stabilisce e si rassoda quando


Europa era sul declinare, vale a dire nel mezzo
del secolo XV. Le ragioni di questo fatto strano, che nel fervore
della rinascenza sorga un tribunale,
cui metodi e le cui pene sono

in gran

parte

d'

pi atroci delle medioevali, l'autore

cerca

di

scoprire.

Ed

base

in

ad un ricchissimo materiale, in gran parte inedito, scrive un' opera


disegno

che, per arditezza e vastit di

non

zioni,

non

la

per scrupolosit

volumi; aspettiamo con viva impazienza

tre

diifusamente e come

lare

d'

indu-

cede alla precedente. Finora non sono pubblicati

si

il

se

quarto per par-

conviene dell'opera intera. Alla storia

dell'inquisizione Spagnola aveva gi accennato l'illustre storico in

due precedenti lavori

I Moriscos

Capitoli

storia

della

religiosa

di Spagna^ loro conversione ed espulsione.

vivo dell'argomento, e nessun angolo, per riposto che

sia,

ne lascia

Pierre Champion, Cronique Martiniane, Paris, Honor Cham-

pion, 1907

8^,

pp. LXXix-126.

ebbero voga nel medio

evo

Fra

le

cronache universali che pi

occupa uno dei primi posti

pilazione di Martino di Troppau.

Il

il

si

com-

moltiplicarono attorno.

1503 Antonio Vrard ne pubblic col

Martiniane una traduzione francese

la

suo ristretto nucleo primitivo

fu ben tosto ampliato e le continuazioni vi

Verso

F. T.

inesplorato.

Spagna

di

Ora entra nel

in

nome

due volumi.

di
Il

Cronique

primo

di

239

NOTIZIE

Troppau nella ver-

questi contiene intatti la Cronaca di Martino di

Sebastiano Mamerot.

sione di

3[a)'tiniane.

secondo invece usurpa

Il

non essendo che una raccolta

tutti alla storia di Francia, scritti

mente

Fra

in francese.

essi trovasi

brani

di

titolo di

il

quasi

relativi

con ogni probabilit originaria-

un racconto del regno

di Carlo

VII

sotto forma di interpolazione delle cronache di Monstrelet e di Chartier,

redatto evidentemente nell'interesse della casa di Chabannes.

questa interpolazione che

buendola a Jean Le Clerc,

Champion d oggi

il

corredandone

note e di un'ampia e lucida introduzione.

non solo ha grande importanza per


Francia,

ma

Il

alla luce, attri-

testo

il

abbondanti

di

racconto del Le Clerc

conoscenza del

la

sec.

interessa altres la storia di Casa Savoia sotto

il

XV

in

ducato

di

Ludovico. Per questa pubblicazione non va quindi risparmiata

la

lode al giovane A., gi conosciuto per

suoi studi su Guillaume

de Flavy, contributo preziosissimo alla storia

di

Giovanna d'Arco.

La Cronique Martiniane forma il secondo volume della Bibltothque


du XV' siede; e all'intrinseco valore dell'opera accresce pregio
l'eleganza dell'edizione, dovuta alle cure del padre dell'A.,
editore parigino, cui

P.

il

lavoro

dedicato.

grafia inedita di

XV siede.

XV,

Bernardino

S.

Rome,

si

XV.

bio-

un cod. miscellaneo

esistente nella biblioteca nazionale di Parigi.

Le

altre

brevemente illustrate

dal

attengono tutte a questioni, che agitavano l'animo dei


specialmente di quelli dell'Osservanza, verso

frati minori,

del sec.

Questa

1906.

trascritta in

scritture contenute nel libro, descritte e

nostro A.,

noto

il

G. C. B.

Ferdinand-Marie D'Araules, Vie de saint Bernardin de

Sienne. Texte latin indit du

del sec.

Si

pu perci supporre che

il

la

fine

ms. fosse un manuale di

qualche francescano.

La
di

vita opera

anonima

interessanti

il

un frate contemporaneo ed amico

D'Araules menziona

Fiesole, la predicazione di

del santuario della

noviziato di

il

Bergamo, l'incontro

boccamento con Martino V,


di

di

Bernardino, probabilmente di famiglia senese. Fra

Madonna

l'

gli

S.

episodi pi

Bernardino a

coi Viterbesi, l'ab-

inchiesta del duca di Milano, l'origine

delle Grazie

ad Arezzo,

la

conversione

due usurai. In confronto delle altre biografie del santo, questa

storicamente pi

esatta, e contiene la narrazione di fatti

tantissimi, cui gli altri storici

Uno

di questi

il

impor-

appena accennano o non conoscono.

cominciaraento dell'Osservanza francescana, della

quale Bernardino fu Vicario generale.

Hanno grande valore

il

rac-

conto del soggiorno, affatto sconosciuto, del santo frate a Bergamo,


e le

vicende della lunga e dolorosa lotta che

affrontare per la causa del S.

Nome

di Ges.

S.

Bernardino dovette

L'adorazione del

tri-

NOTIZIE

240

gamma

Ges, da

di

lui

predicata alle moltitudini, gli procur

la

taccia di ignorante, idolatra ed eretico. Tanto fu l'accanimento dei


suoi denunciatori, che chiesero persino fosse condannato alla pena

Chiamato a comparire a Roma, obbed ma per sua


V lo ammise in sua presenza e udite le difese

del rogo.

tuna Martino

scagion d'ogni colpa, anzi ne ammir

frate, lo

for-

la salda fede.

Eu-

del

genio IV annull un nuovo processo, imbastito a sua insaputa contro

Ma

Bernardino.

rono dinanzi

suoi nemici non

si

dettero per vinti, e lo accusa-

ai Padri, raccolti a concilio in Basilea.

Questi intima-

rono a Filippo Maria Visconti l'atto di comparizione, lanciato contro


Bernardino, che era allora negli stati viscontei.

riconobbe la innocenza del frate

duca

Il

ne prese apertamente

Milano

di

le difese.

biografo, dopo aver parlato dello sventato intrigo di Basilea,

Il

tace del seguito degli avvenimenti.

per noto che

del santo, per la questione della devozione del

tinuarono a combatterlo, non solo inch visse,

gli

nome

oppositori

di Ges, con-

ma anche dopo

morte, tentando di impedirne la canonizzazione.

Il

fondo gesuitico della Vittorio Emanuele

la

sua

P. S.

Roma

di

contiene

poche carte che abbiano qualche interesse storico: tuttavia

loro

il

numero non cosi scarso da rendere superflua la fatica di esaminarle.


Ben dimostra questa verit il sig. Giokgio Bourgin (Inventaire analytique et extraits des maniiscrits du Fondo gesuitico de la Biblioteca
nazionale Vittorio Emanuele de Home concernant Viistoire de France
(XVP-XIX siede). Paris, Champoin, 1906; 8", pp. 77); il quale ne
indica

ed

estrae

tutto

quanto

si

riferisce

alla storia di Francia

in senso lato. Parecchie sono le citazioni relative al giansenismo,

alla soppressione dei Gesuiti, ai frammassoni, al clero francese del

XVIII
S.

secolo,

al

principe Eugenio di Savoia, alle relazioni della

Sede colla Francia dal 1793

in poi, ec.

Onde pu

dirsi

interes-

sante anche per la storia italiana la consultazione di questo inventario

nel quale per

zione di tutti

avremmo desiderato pi accurata

brani riportati in lingua nostra.

Gino Bandixi, Carboneria

la trascri-

E. C.

Guefsmo nei costituti dei Car-

bonari del Polesine (estratto dalla Bivista d'Italia, fascicolo di set-

tembre
il

1906). Il processo contro

Carbonari del Polesine, che dopo

diligente studio d A. Luzio ben noto in tutte le sue fasi,

fonda principalmente sulle deposizioni

di

si

quattro degli accusati

Antonio Villa, Felice Foresti, Costantino Munari


Nei loro costituti, ora nuovamente esaminati,

e
si

Antonio Soler.
trovano

le

pi

importanti notizie sulle societ segrete.


Il

Munari ed

il

Foresti, assolutamente spregevoli,

fanno

tali

tante rivelazioni, che rendono chiaramente delineate la trasforma-

241

NOTIZIE
zioiie della

Carboneria nel Guelfismo e

nome

nata riforma che conosciuta col


I

costituti del

la

tentata e poi abbando-

di Latinismo.

Soler sono degni di nota, specialmente per la

luce che recano sul progetto di Federazione ideato da

quale ha dato ampie notizie

al

il

vole per la filosofia della storia quel progetto,


si

dava

la

intorno

lui, e

padre Rinieri, che ritenne notePontefice

in cui al

presidenza di una. Federazione di Stati italiani.

Merita poi di essere rilevato che, mentre

Cant asserisce che

il

non alVunit

l'azione dei Carbonari m/raz;a solo alla indipendenza

o repuhhUcana o regia, dai costituti resulta chiaramente che

leva non soltanto indipendenza,

ma anche

si

vo-

unit, e che esistevano

gi ben distinte la tendenza federativa di fronte a quella unitaria,

e la democratica di fronte a quella aristocratica.

domestico, disse
il

E. M.

Brevi ed efficaci parole, rese simpatiche da un dolce ricordo

LVII

il

prof.

Giorgio Bolognini

14

(il

maggio 1905) Per

anniversario della battaglia di Santa ii<cm (Verona, Fran-

monumento dei caduti in quella batCon ottimo intendimento il Bolognini non ripet particolari
della memoranda giornata, ma prefer insistere sul ravvivarsi della
fiamma del patriottismo, che al soffio della critica storica si come
chini, 1906, pp. 9) davanti al
taglia.

purificata.

Ora non. pi

demolitrice degli

altri,

le

iperboli generose degli uni, ne

l'opera

per la quale la storia del Risorgimento ap-

pariva tutto un tessuto di errori,

ma

indagini pi serene

pi

equi giudizi.
Ci piace di riconoscere che in queste

ma

d'altra parte

idee

e'

molto di vero

dobbiam rilevare che ancora troppo pochi sono

:-

libri e le

pubblicazioni che trattino scientificamente, con rigore di

metodo

con profondit di ricerche,

la

nostra storia pi recente e

pi cara all'animo di ogni italiano.

F. B.

Ferdinando Gregorovius, Passeggiate per V Italia. Versione


8", pp. vi-363.
Ferdinando

dal tedesco. - Roma, Carboni, 1906;

Gregorovius fu uno dei tanti stranieri che provarono vivo


delle

tempi diversi

del

una buona parte

il

fascino

nostro paese.

dell'Italia

cen-

monti Volsci agli Ernici, da Subiaco alle sponde del

Liri,

Egli trascorse
trale, dai

memorie storiche

naturali e delle

bellezze

da Bracciano

in

al Circeo, e raccolse in diverse relazioni

il

sue peregrinazioni e dei suoi studi nelle varie terre e citt

jahre in Italien, come suona

il

titolo

della

anche vere Passeggiate per V Italia, come dice

frutto delle
...

Wander-

edizione tedesca,
il

ma

titolo della recente

edizione italiana, finalmente comparsa a sostituire la primitiva

monca

raccolta del senatore Cossilla.


Arch. 8tor.

It..

Serie

.5..

XXXIX.

1(3

NOTIZIE

242

Gregorovius viaggiando non muta la sua natura di storico;

Il

anche

un'opera di personali impressioni non

in

suo

spoglia del

si

abito di ricercatore e ricostruttore di epoche trascorse: e in queste

pagine, infatti, tutto

Evo ;

scritti.

Ma non

le

rovine e tra

commuovere

lascia

si

presentano

si

Cosi quando descrive le infiorate rovine di


le

e l poi

sincer amico
Garibaldi,
liani

il

der nostro

che

si

abbandona

Ninfa,

quando

trat-

limpido Tirreno.

al

mostra

e liberale, si

paese, nutre la pi viva ammirazione per

nostro eroe popolare

il

pesante

dolcemente poetiche.

Gregorovius, sempre franco

il

Medio

nel

vecchi mano-

selvagge solitudini dei monti Ernici e Yolsci

pauroso squallore di Astura dinanzi

Qua

occhi e alla sua mente, e

ai suoi

teggia mirabilmente
il

maravigliose visioni,

dalle

volentieri a vivaci riflessioni e a descrizioni

Roma

Gregorovius della Storia di

per questo la sua narrazione seria

anzi spesso egli

che

il

Gregorovius che fruga tra

il

(p. 290),

diritto di conquistare la propria

riconosce agli ita-

indipendenza

(p. 335).

E. M.

Intorno a I nuovi orizzonti del Foick-ore (Estr. dalla Rivista

di Psicologia,

anno

II, n. 4,

Bologna, 1906, pp. 31) Dino Peovenzal

discorre con acutezza di indagine e novit di osservazioni. Eilevato

dapprima

il

rapido progredire degli studi folck-loristici tra noi,

ad oggi

P. osserva che fino

dagli studiosi la gente di


solo

ramo

tra

al

popolo della citt

campagna

se

vari e molteplici che

faccia eccezione

si

lo studio di

of"re

il

stata preferita
di

un

questo po-

polo cittadino, quello cio offerto dai delinquenti, pochissimo di

quanto riguarda
e quel

poco

folck-lore delle citt stato oggetto di indagine

il

stato scelto fra

costumi

mento infimo della popolazione,

affinit col volgo

non

di persone, che
coglie,

campagnuolo

giudizi

Eppure

vi tutta un'altra folla

concetti e le parole del

modificare se non lievemente

ultimi ritrovati della scienza, gli

tempo

e vi si

pre-

le

senza essere abbastanza preparata ad accoglierli, sicch

cano nella mente

in cui

le idee e

nuove teoriche, gli


avvenimenti quotidiani apprende

patrimonio tradizionale

del suo

dell'ele-

analfabeta, che legge, e scrive talvolta, e ac-

sempre a modo suo,

vive, senza tuttavia

tradizioni

e le

quale per natura sua ha molta

il

confondono

e vi si

golare miscela, ai pregiudizi e alle credenze antiche.

meno dato dall'urbanismo bisogna

le si

sovrappongono,

accalin sin-

Questo feno-

studiare, fidenti di comprendere

per esso e con esso la coscienza collettiva di tutto un popolo. Anche


gli studi storici

osserva molto giustamente

ranno incremento da queste indagini

mente

fra la

noi

il

Provenzal

trar-

non troveremo

certa-

gente vissuta per generazioni e generazioni in citt

NOTIZIE

243

formano la delizia dei folk-locompenso una memoria assai pi lucida


avvenimenti storici non molto antichi e ci sana nota una

quelle tradizioni vetustissime che

ma scopriremo

risti,

deirli

in

suppellettile di leggende,

vaccio

fili

il

fantasia ha

la

colore

quali la storia ha fornito

alle

donato,

per di pi, osservando la vita,

costumi della semi-plebe cittadina (cosi la chiama

scondendosi

la inesattezza della espressione)

catena che

della

pur non na-

l'A.,

prepareremo un anello

Detto cosi delle nuove vie, alle quali pu aprirsi


P. parla di quelli,

il

che, secondo lui,

dovrebbero essere

che cos^ leggeva venti o trenta anni addietro


gioni per cui

gusti sono mutati

come sono apprese


pubblico?

e assimilate

qual'

princi-

Le

Quali sono

considera

gran massa del

modo

il

fenomeni storici? In

le ra-

recenti conquiste della scienza

e modificate dalla

senso storico della semi-plebe,

il

con cui essa intende

folk-lore,

il

elementi della ricerca. Che cosa legge tutta questa gente?

pali

linguaggio,

il

continueranno a intrecciare

storici futuri

gli

cane-

il

maggiore o minor misura,

in

cio

citt....

hanno vissuto e dormono


monumenti d'arte,
nomi delle

gli autori dei rivolgimenti d'ogni genere

oggi l'ultimo sonno:


strade, le

avvenimenti remoti

numerose
facile

pi vive

immaginare

le
:

modo,

ricordi sono

memorie

mento politico

elementi

pi

rari

ma

pi

alterate cosi

Per

vaghi

pi

come non

ancora e derivati sempre dalla

pi numerosi

e sociale

passato.

monumenti

tradizioni storiche

le

recenti,

imperfetta conoscenza della storia,

Altri

ricordo del

il

delle cozzanti vite che passa all'ombra dei

secolari ha conservato, a suo


gli

numerose epigrafi tengono vivo

marea

la

in citt

pregiudizi

intorno

al

movi-

contemporaneo.

indispensabili

sono:

ricerca

di

novellistico, ricchissimo tra la semi-plebe,

il

il

patrimonio

gergo, in quanto

patrimonio di un'intera classe di persone e pi e meglio dei vo-

scolpisce la fisonomia di questa

caboli tecnici

classe (marinai,

soldati, sartine ec).

L'opuscolo del Provenzal dovrebbe esser letto anche dai cultori


di storia, ai quali

non pu sfuggire l'opportunit

gine della vita contemporanea, che saranno

di raccogliere pa-

documenti

straordinario valore.

storici

di

F. B.

Storia Regionale.
Toscana.

stoia. Regesti di

XIV.

Q. Sntoli, Il Liber

Fascicolo

di segnalare

l'

Censuum

del

Comune

documenti inediti sulla storia della Toscana nei


I

(dal 1097 al 1224), Pistoia 1906. -

importanza

di ([uesta

Non

di Pi-

sec.
il

XIcaso

pubblicazione intrapresa dalla

244

NOTIZIE

Societ Pistoiese di Storia patria;


la

il

1"

fascicolo fa desiderare che

continuazione sia sollecita, che presto sia dato allo studioso d

poter consultar l'opera intiera.

Il

dr. Sntoli si

accinto al lavoro

con grande amore e diligenza, e in questo Archivio (serie V, XXXVI)


pubblic un breve studio preparatorio per l'edizione dei regesti del

Liber Censuum. Questo

1" fascicolo

vertenza che rischiari

lettore sul

il

non

preceduto da alcuna av-

metodo seguito.

pare alle volte troppo lungo e affaticato

regesto ap-

Il

ricorrono vocaboli e for-

mule per un regesto talora superflue; non sempre l'uso delle virgolette
sembra opportuno. Ma, poich
regesti possono essere compilati con
i

metodi

meno

e tanto

all'utilit del lavoro.

L. S.

Conte Antonio Mastai-Ferretti, I

illustri della

1906;

queste osservazioni nulla tolgono alla bont

e intenti vari,

8,

famiglia Falconieri.

pp. 24.

La

Roma,

fatti

le

persone pit

Eomana,

Tip. Coop. Operaia

famiglia Falconieri trasse origine da Fiesole

Falconiera proles

Fesulis deduxit avos antiqua propago.

Si trapiant nel secolo

a
si

Roma

un

e in Sicilia,

XII

un ramo pass

in Firenze; pi tardi

altro, di parte guelfa,

rimase in Firenze e

estinse nel 1812 colla morte dei due fratelli Francesco e Roberto

campagna na-

Falconieri, che perirono miseramente nella sciagurata

poleonica nella Russia.


I

pi illustri personaggi di questa nobile famiglia sono

Chia-

rissimo, rimasto celebre per aver fatto costruire a sue spese in Fi-

renze la Chiesa della SS. Annunziata, Cambio, figlio di Guido, che


nel 1354,

come uno

lega fra Firenze e

degli Anziani, prese parte alla conclusione della


i

Guelfi di Arezzo, Paolo, figlio di Francesco, che

suprema del gonfalonierato.

nel 1498 sali alla carica

La famiglia

Falconieri ebbe anche tre cardinali illustri e due

santi insigni: S. Alessio e S. Giuliana, fondatori dei Servi di Maria.

E. M.

Liguria.

Ambrogio

Pesce,

Un

episodio del costume in Genova.

La fanciulla

Il ratto d'una fanciulla (1451). Genova, Carlini, 1906.

rapita, o lasciatasi rapire, era la figlia di Nicol di Negro;

Martinetto Fregoso, cugino del doge Pietro Fregoso,

impedire che

non volle saperne,


tre

il

la

e noi

documenti, che

l'A.

faccenda con un matrimonio.

ignoriamo come terminasse

Ma

avrebbe

Martinetto

l'aifare,

pubblica in appendice, non ce

rapitore

quale, ad

l'offesa privata riaccendesse le lotte intestine,

accomodato volentieri

il

lo

giacche
dicono.

F. L.

245

NOTIZIE

L()Mi5AKDiA.

ma pu

forestiere,
t'

la

Un

lavoro, che non serve soltanto

Carta topografica di Milano

al

dintorni, con Profilo storico delle


e

moderna, edita da Giuseppe

geografico militare, gi ben noto per con-

dell'Istituto

Crivellari,

romana, medievale

et preromana,

come guida

essere consultato con profitto da ogni persona colta,

simili pubblicazioni.

La Carta

stata costruita alla scala da

fotozincografia alla scala di

in

a 18000.

a 15000, e ridotta

Il

riprodotto

disegno,

nitidamente in molteplici colori, mostra a colpo d'occhio


cerchie

della

citt

successivi

varie

le

ingrandimenti dai tempi remoti

nostri giorni.

ai

Quanto

ha

ai dintorni, si

ad

di S. Siro

0.,

Salvanesco

circuito compreso fra l'Ippodromo

il

Chiaravalle

al S.,

Rogoredo

Lam-

brase ad E., Gorla, Segnano e Villapizzone al N. Tanto nella citt


(|uanto nel contado risaltano benissimo
derni, che sono descritti

noscritte Q a stampa, del

XVI

ad oggi

fino

mo-

antichi e

nelle varie epoche. L'A.

consultato un numero considerevole di

!>ec.

monumenti

ad uno ad uno

ha

ma-

carte, rilievi e piante,

tempo che corre dalla seconda met

del

confronto di tutte ha ricavato la pla-

e dal

nimetria. Le mappe, rilevate dal 1720 in poi, gli hanno servito per
la

toponomastica.

doveroso

storica sono

incorse alcune

mende, derivate principalmente dalla

comporre

avvertire

fretta con cui l'opuscolo stato composto,

volendo

che nella parte

l'A.

farne coin-

cidere la pubblicazione con l'apertura della Esposizione milanese.

La lontananza da Milano ha impedito


timi

riscontri

stessa

ha

ragione

bozze di stampa.

auguro prossima, vorr tener conto

compiaceranno

Veneto.

di

eruditi cultori

delle

di tutte le

della storia milaP. S.

di fargli e suggerirgli.

Interessantissimo

ZORNO, pubblicato nel


p. I, estr.

di fare gli ul-

sono sicuro che l'egregio A., in una ristampa

osservazioni e correzioni, che gli


si

Crivellari

potuto curare con esattezza la revisione

Ma

del libretto, che gli

nese

al

correggere alcune sviste od errori; ne per la

e di

l'argomento di uno studio di B. Pit-

Nuovo Archivio Veneto (Nuova

serie, Voi.

XI,

Venezia, Fontana, 1906) sui Consoli Veneziani di Sardegna

Maiorca

diramazione, per cos dire, di un soggetto

d'

impor-

tanza capitale gi studiato dal Belgrano, dal Manfroni, dal Salles,


dal

Morel

dallo

Schaube

istituzioni

le

Nella sua Proxnie au moyen-dge


sules missi

ultimi, sudditi

da

essi protetti,

mente

consules

dello Stato
si

electi

lo
i

consolari

medioevali.

Schaube distinse

consules

hospites

con-

quali

straniero in cui s'insediavano mercanti

avvicinavano giuridicamente oltre che formal-

ai prosseni dell'antichit

classica.

quest'ultima categoria

246

NOTIZIE

sembrano meglio

riferirsi

quali appunto

occupa ora

si

consoli

P.

il

veneti

in

lume dalle notizie raccolte intorno

in Cagliari ricevono

lato di Venezia in Maiorca; e la istituzione del


in

catalane, dei

terre

Le funzioni del console veneto

Sardegna sembra a sua volta accennare maggiore

finora

sia creduto

si

Il

A. A. B,

Giulio Jung, professore di storia antica nel-

dr.

XX

l'Universit imperiale tedesca di Praga, stamp nel voi.

Mittheilungen des Institnts


l'interessante scritto
e

(\q\V Archivio storico

di quella R.

Napoli.
teressanti

edifici

sterreichische

Bobbio, Veleia

Antonio Boselli ed

giunge

filr

le

Deputazione

studi

fino

per

al

Il

Provincie Parmensi, che

serie,

pubblica a cura

di Storia Patria.

G.

S.

un volume

in

in-

Napoli che dalla Porta reale

su quella parte di

Palazzo degli studi {Memorie storiche di strade

Napoli dalla Porta reale

di

si

Fausto Nicolini raccoglie

dr.

generale

dal

italiano

in

a pp. 57-91 del voi. IV, nuova

inserito

delle

Geschichtsforschiing

Bardi, escursione topografica

Questo scritto stato voltato

storica.

quel che

di

concorso e l'importanza degli elementi Ve-

il

neti nella storia della Sardegna.

Emilia.

Conso-

al

consolato veneto

poli, R. Ricciardi, 1907

al Palazzo degli studi.

Non

16^ pp. vi-172).

chiarire la parte topografica di quel rione,

ma

contenta per di

si
si

Na-

ferma a narrare

storia di ogni largo, di ogni chiesa, di ogni palazzo o

la

costruzione

che veda sorgere in quel tratto della citt, e ad illustrarla ancora


col ricordo degli avvenimenti, degli aneddoti che vi ebbero

Comincia collo spiegare che cosa fosse


svolse poi una

buona parte della via Toledo,

la costruzione della

si

estendeva dal-

e si

Porta Reale per opera di don Pietro


Mercatello, oggi

largo del

il

S.

Michele, Port'Alba

di

Caravaggio, dell'Avvocata,

la Galleria

quella di

S.

Puglie.

und

le

Giovanni

de'

Piazza Dante,

chiese e conventi di S.
le

Principe di Napoli,

Nudi,

di

Toledo:

chiesa

di

Teatro Bellini,

il

chiesa e convento di

S.

Potito,

E. C.

ec.

staufische

und Forschungen aus


Heft
IX,
2). Roma, 1906.

Quellen

Bibliothelcen,

la

Domenico Soriano,

Fosse del Grano,


la

H. Niese, Normannische und

Apulien. Erster Teil.


chiven

luogo.

Limpiano, sul quale

Piazza Dante almeno fino ad Antignano. Ricorda quindi

l'attuale

illustra

il

Urkunden ans

italianischen Ar-

Il dr.

Niese, che

nell'autunno del 1905 lavor negli archivi di Puglia per la raccolta,


intrapresa dal R. Istituto storico Prussiano in
re

Normanni-Svevi, inizia ora

che

si

pu considerar

presenta

il

tale,

la

da

Roma,

dei Diplomi dei

pubblicazione del materiale inedito, o

lui rintracciato. In

questa prima parte

frutto delle ricerche negli archivi d Troia e di Foggia.

247

NOTIZIE

nove docunienti nuovi;

cio

rico II ricavati

aggiunge due documenti

vi

da una pergamena,

grafica, presso l'archivio civico di


e

buona

Altamura. Precede

al testo

illustrazione.

Sardegna.

Fede-

di

ebbe riproduzione foto-

cui

di

un'ampia
L. S.

Rannodando con geniale evocazione alla storia delle

antiche corporazioni d'arti e mestieri della Sardegna


ciet Operaia di Cagliari per

questo pi evoluto

moderno

fatti della So-

50" anniversario della fondazione di

il

sodalizio, Silvio Lippi (Cagliari, Tip.

Unione Sarda, 1906) ha raccolto brevi

e preziose notizie sugli Statuti

delle

Corporazioni artigiane sarde, alcuni de' quali rimasero in vigore

sino

alla

scopi,

legge generale di soppressione del 29 maggio 1864. Gli

sistemi d'amministrazione e di reclutamento di

sociazioni operaie, che in Sardegna ebber


lo

pi

simili

a quelli

delle

tutta Italia nel medio evo

istituzioni

ma

le

nome

queste as-

di gremi,

sono per

congeneri che fiorirono in

peculiarit caratteristiche che vi

si

rilevano, in confronto degli altri che vigevano nel continente, e

la

redazione di alcuni di essi nell'antico dialetto isolano, rendono

assai interessante

la

lettura

di

quei

testi

die

statutari

L.

il

ha

pubblicato, e che appartengono ai grem de' Muratori (147o), dei Barcaiuoli (1547), degli Argentari ed Orefici (16B1), dei Conciatori (1673),

Falegnami (1676)

dei

Se,

come

l'A.

si

e dei Pescatori (1747).

augura, l'esempio egregiamente da

dato

lui

fosse seguito e potesse aversi un'edizione critica e ben condotta al

pari di cfuesta (che lascia solo a desiderare per la esattezza tipografica) di tutti gli statuti delle maestranze sarde, ne resulterebbe

un notevole vantaggio

agli studi storico-sociali dell'isola, e ne sa-

rebbe di molto agevolata la compilazione di una storia artigiana che


ci

riveli la vita operaia de' secoli scorsi ne' riguardi

vili,

ed anche in quelli politici, poich

le

economici

e ci-

maestranze sarde, siccome

associazioni politiche riconosciute, raccoglievano e coordinavano

le

moltitudini, ed avevano considerevole parte negli avvenimenti.

G. D. A.

Storia giuridica.

Nei Rendiconti del R.


voi.

XXXIX,

1906,

Ist.

Lombardo

una monografia del

di Scienze e Lettere, ser.


prof.

II,

Del Giudice, Sulla

questione della unit o dualit del diritto in Italia sotto la domi-

nazione ostrogota. L'A., prendendo come punto di partenza

il

noto

lavoro dell' Halban {Das rmische Rechi in den gerrnanischen Vollsstaaten, Breslau, 1899), cerca di determinare

limiti,

entro

quali

deve accettarsi l'opinione intermedia tra quella che ammette l'unit


del diritto, cio l'assoluto ed esclusivo

dominio della legge romana

NOTIZIE

248
anche sui Goti, e

che ne sostiene

l'.altra

materie contenute negli editti regi,

meno che

la dualit,

da Teodorico

vincitori e sui vinti. Nella general tendenza iniziata

ad assicurare

al

zionale barbarico

romanesimo un incontrastato potere,


si

privati fra

non controversi, ma non per intenzione

che ne avessero avuto Teodorico ed

suoi successori, bens per ne-

cessit di fatti e di tradizioni, che ancora


fetta unificazione del diritto, la
lo

diritto na-

il

applic ancora in alcuni rapporti

Goti, specialmente in quelli

opponevano

si

quale fu sempre,

dimostra assai chiaramente, l'ultimo ed

il

alla per-

Del Giudice

il

solo scopo della legis-

lazione dei re Goti in Italia.

Q. Se.

L' ellenismo nei documenti napolitani del medio evo

mento

di

una nota, che

il

prof. N.

2^ L'A. ha voluto rimettere

argo-

Tamassia ha pubblicato negli Atti

del Beale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, 1906-7, to.


par.

sulle

quali avevan piena autorit sui

in

onore

la dottrina

l'ellenismo medievale del mezzogiorno d'Italia un

LXIV,

che considera

pallido

riflesso

dell'antichissima civilt greca, piuttosto che un effetto della pi


recente conquista bizantina; egli limita

il

suo studio

ai

documenti

paternopei, fermandosi particolarmente sopra alcune parole di ori-

gine greca che in essi s'incontrano e che hanno particolare atti-

nenza

col diritto; e sostiene

validamente l'opinione che

linguaggio curialistico non tragga

la

r impero orientale e dal dominio bizantino,

non

si

ma

sia

lo speciale

sua origine dai rapporti colil

quale d'altra parte

afferm mai su Napoli con un eccessivo potere assorbente,

una vera sopravvivenza dell'ellenismo antico, che forse

tanto in quelle formule tradizionali

si

mantenne attraverso

sol-

secoli.

Q. Se.

Il

prof. A.

Solmi ha recentemente esposto

negli Studi in onore di C.

Fadda alcune

in

una nota uscita

notizie Sulla carta de logu

cagliaritana (Napoli, 1905), ch'egli ha tratto da documenti sardi inediti, interessanti

vicarii

perch danno nuova luce sopra

regni Kallari,

il

il

breve pisano dei

quale dopo la conquista aragonese rest

ancora in vigore come legge territoriale, carta de logu, riconosciuta


dal

nuovo governo, essendo quella che meglio rispondeva ai bisogni


non avevano una costituzione propria.

delle popolazioni rurali, che

La carta de

logu cagliaritana andata perduta, principalmente

perch, redatta in latino, non pot reggere


in

Sardegna ebbe nel secolo

non pu
con essa,

dirsi

XV

contro la

quella di Arborea;

con sicurezza la fonte, mancando

il

e,

fortuna che
se di questa

testo, certo

almeno nella parte indirettamente conosciuta,

di contatto, che l'A. tratto a

ha

tanti punti

pensare che ambe<lue siano un pro-

dotto della legislazione pisana in Sardegna.

Q. Se.

249.

NOTIZIE

Ottimi contributi

graditissimi sempre agli studiosi di storia

giuridica e di diplomatica son quelli che intendono a gettar luce

non ancor ben conosciuta materia del documento e del notariato


italiano nell'epoca medievale. Tale il breve studio di Melchiorre

sulla

Roberti intorno
del sec.

ai

frnmmenti di un formulario notarile del principio

XIV appartenuto

Curia del Vescovo di Padova (Padova,

alla

Randi, 1906).

tenue manoscritto consta

Il

sei

formule

complete

notula doctrinalis;

di

due frammenti

il

secondo porta invece formule

il

carattere letterario; taluno di questi

dovana, ed uno ricorda

primo contiene

documenti giuridici con una brevissima

di

di

documenti

di

riferisce all'Universit pa-

si

famoso consultore della Repubblica veneta,

il

Riccardo Malombra, gi dottamente illustrato da Enrico Besta.

da

che del prezioso codice

deplorare

scarsi frammenti, perch

cipio del sec. XIII avea ancora conservata

rami

stessa del

rimasti cosi

sien

lo studio sulla giurisdizione assai larga

molto agevolato

molti

ci

conoscenza del testo intero

la

i)rivato e pubblico

diritto

del

Vescovo

il

ci

avrebbe

che al prin-

di

Padova

in

nell'amministrazione

G. D. A.

Comune.

Storia letteraria e artistica.

Coir intento di fornire a tutti gli studiosi di cose vinciane


una raccolta completa del materiale che si riferisce al grande italiano, di cui fra pochi anni si celebrer degnamente il quarto
centenario della
sen.

morte,

Milano, ad iniziativa del

in

iniziata

si

Luca Beltrami, presso l'Archivio Storico

colta

Vinciana, la quale
le

si

propone

pubblicazioni che illustrano

del

vita

la

di

artistica di lui e della sua scuola, le molteplici

suo ingegno in tutti

temporanei, la
della sua

fama

campi dello

sua influenza
vari

nei

le

pubblicazioni

d'

scibile,

sulle arti

comunque

Leonardo, l'opera
manifestazioni del

suoi rapporti con con-

sulle

tempi, la vita e

pensatori che a Leonardo siansi

Comune, una Rac-

di riunire:

le

scienze, la

fortuna

opere di artisti e di

inspirati

indole strica che, pur trattando in gene-

rale le diverse manifestazioni dell' arte o del pensiero nel Rinasci-

mento, a Leonardo

in

qualche parte

dole artistica che da lui


le

agli studiosi offrendo


le

riferiscano; e quelle d'in;

opere di contemporanei che accennino a Leonardo o che,

pur non facendo menzione di

mente

si

abbiano tratto argomento o ispirazione

lui,

risultino

di

utile

consultazione

materia per deduzini e raffronti;

pubblicazioni antiche e moderne, che riproducono integral-

e illustrano

manoscritti vinciani

250

NOTIZIE
le

incisioni,

anche antiche,

centi disegni e dipinti

indirettamente a

fotografie ed eliotipie riprodu-

le

Leonardo,

di

documenti che direttamente

medaglie, ecc.

lui si riferiscano, le

Per comodo degli studiosi poi, a cura del Direttore dell'Archivio Civico di Milano, dott. Ettore Verga,

un

si

pubblica annualmente

che s'intitola appunto Raccolta

bullettino,

Allegretti, 1905 e 1906), in cui, oltre

Vinciana (Milano,

un' accurata bibliografia vin-

ciana e una cospicua serie di regesti di tutti

a Leonardo

articoli originali,

qui editi,

contengono anche

si

da splendide incisioni. Nel

lustrati

del

fin

Verga su

e del

Leonardo fatta

Beltrami su

sioni e vocaboli lombardi nel Codice Atlantico


i

contributi di Corrado Ricci, A. Favaro, E.

Verga

de' ricordati

e Beltrami.

De

La Baccolta

si

relativi
il-

ricordiamo quello

1 fascicolo

la donazione dei codici di

conati all'Ambrosiana di Milano

documenti

Ar-

dall'

le espres-

e nel 2" fascicolo

Marinis, G. Bonelli

propone anche

di

pubblicare separatamente, non appena l'intero lavoro sar compiuto,


il

materiale bibliografico dal sec.


Quest'istituzione, che

zione scientifica e

clie

ofi're

XVI

tutti

come un

vinciane, non impone ai suoi aderenti

tende tutti quei contributi di studi


illustrare

del grande

lumeggiar degnamente

1900.

ha reso gi grandi servigi agli studiosi di

cose leonardesche funzionando

di

al

vantaggi d'una vera associa-

utile ufificio d' informazioni

alcun peso,
di

ma

la nobile e

Gustavo Uzielli, Lodovico Ariosto

(per nozze Uzielli-Franchetti

).

permettano

simpatica figura

"

da Vinci.

ne at-

solo

ricerche, che

G. D. A.
e i

suoi amori in Firenze

Firenze, Lapi,

1905

p.

25.

Il

chiaro Autore in questo opuscolo ripubblica con qualche aggiunta

alcune pagine della illustrazione con cui accompagn nel


sua edizione della Vita di Amerigo Vespucci del Bandini
ottimo consiglio, perch non troppo facilmente
che

ci

fossero notizie sull'Ariosto

nelle

spucci; mentre d'altra parte Fargomento


speciale

interesse,

perch

degli amori dell'Ariosto

e,

si

si

1898

la

ed stato

sarebbe pensato

note ad una vita del Ve di quelli

che offrono uno

tratta di questioni irresolute: quella

quindi, dell'ordinamento delle sue rime

amorose. L'U. d anzitutto alquante notzie su Nicol Vespucci (nella


casa del quale a Firenze Lodovico
nucci), nato nel 1474

s'innamor

da Simone Vespucci

Gualtierotti, e morto verso

il

di

Alessandra Be-

da Lucrezia

di Niccol

1535. Riportate indi le parole del noto

biografo dell'Ariosto, Simone Fornari da Reggio Calabria, sugli amori


fiorentini del cantor dell'Orlando, senza per darne la dimostrazione,

ne trae

la

conclusione che

l'Ariosto ebbe

figli

la

donna, cognata del Vespucci, da cui

Giambattista

e Virginio,

non

l'Alessandra

Be-

251

NOTIZIE

micci; chi sia questa cognata TU. non sa dire per ora, e promette
di chiarire

questo oscuro punto in un prossimo studio.

questo studio

ma

intanto

E ben venga

affrettiamo a notare, che, chiunque sia

ci

questa cognata, non potranno essere

figli

avuti da Lodovico con

lei,

conosciuta da lui nel 1513, n Virginio, n Giambattista, dei quali

hanno notizie rispettivamente del 1509

si

assai invece quello che

TU.

ci

scolo, che cio l'Ariosto fu a Firenze

non soltanto, com'era noto, nel

giugno 1513, quando fu ospite del Vespucci,


avanti, dunque, che

coronazione di Leone

1503. Importante

del

fa sapere a pp. 21-22 del suo opu-

ma

anche

marzo

(11

12 febbraio,

il

Roma

D'Este pensassero a mandarlo

per

l'in-

primo soggiorno

1513). In questo

fiorentino noi troviamo Lodovico incaricato di fare pignoramenti ed


altre operazioni consimili,

spucci, in

nome

insieme a Giovanni di Guidantonio Ve-

del suo cugino Rinaldo degli Ariosti, per denari

da

questo prestati al banco di Pier Francesco de'Medici. Notizia, questa,


tanto importante, anche come prova positiva delle sue relazioni coi

Vespucci, che
e

non

si

avremmo

desiderato che

pubblicasse

l'IT,

contentasse di darcene un breve cenno.

il

documento,

L'opuscolo

si

chiude col dar notizia delle due case abitate in Firenze dall'Ariosto,
e del costui ritratto dipinto dal Tiziano, assicurato or

alla Galleria

Il

Nazionale

di

Londra.

BuUettino Senese di Storia Patria (XII,

pubblica una piacevole ed erudita illustrazione del


sur

non

molto

A. D. T.

una curiosa Novella amorosa Senese

2-3,

dr.

pp.

308-317)

Ludovico Frati

del Cinquecento, autografa ed

anonima, dedicata a Messer Barbiano Arrighi nel 1553, esistente con


altre scritture nel voi. 39 dei mss. di Ulisse Aldobraudi, conservati

nella Universitaria di Bologna.

preceduta da un Proemio agli acca-

demici bolognesi, ed divisa in sette parti, o Trattati, ciascuno dei


quali ha in fine un capitolo in terza rima.

un Tiberio dell'Aquila,

tore,

cod. Aldobrandino,

mano

della Novella.

in
Il

fiorentino,

il

Il

nostro scrittore pone

si

il

monastero delle monache

il

Da

si

desume che alcuni


Inoltre sono ben

esistiti.

di S. Stefano,

ove

si

Foligno, Campi, 1906.

giustizia a un suo concittadino, che

quasi, dal Morsolin e dal Belloni e

sarebbero svolti

Maria Maddalena,
P. S.

Adolfo Simonetti, Bartolomeo Beverini

XVII.

stessa

accenni storici, non

pure ricordato nella Novella.

chese del secolo

dalla

quesito se v'ha nel

gli episodi raccontati dal novelliere, e l'altro di S.

fatto in altro

scritta

trovano nel Proemio,

personaggi nominati in essa sono veramente


noti

nome

una Satira autografa,

contenuto di essa un substrato di vero.


privi di importanza, che

Frati ne scuopre l'au-

cui

storico e poeta

luc-

L'A. vuol rendere

crede a torto

dimenticato, o

mal giudicato dal Carducci. Ne

252

NOTIZIE

narra quindi la vita e ne ricorda

mandosi specialmente
scritti in

buon

latino,

ma

le

opere edite ed inedite, soffer-

due principali:

sulle

annali

gli

di scarso valore storico, e la

in ottave della Eneide, che

ebbe

Lucca,

di

traduzione

edizioni sino al 1829 e fu lar-

sei

gamente ammirata dai contemporanei.

lavoro, che ci sembrato

Il

assai superficiale, avrebbe potuto essere considerevolmente pi breve.


F. L.

In una monografia intitolata Paol Francesco Carli

ditirambica (Venezia, Tip. Emiliana, 1906),

il

prof.

e la

Poesia

Torello Fanciul-

LACCi studia da un punto di vista puramente letterario l'opera tra

rediana e satirica del Carli, poeta valdinievolese del XVII-XVIII sela Svinatura,

colo,

bici del tempo,

con digressioni

richiami ad altri poeti ditiram-

accennando anche a certa sua, sebben lontana,

con quella che fu poi

la

maniera del Giusti.

afiinit

A. A. B.

Concorsi.

dazione
col

festeggiar degnamente

la Societ

premio

50*^

il

anniversario

della sua fon-

Ligure di Storia Patria ha bandito un concorso,

di lire mille, per

un

libro che, in

forma

com-

di sobrio

pendio, destinato alle scuole e condotto sulle fonti criticamente pi


accreditate, esponga

la

Storia

di

Genova

dalle origini fino

all'

an-

nessione al Piemonte.
lavori,

anonimi

e contraddistinti

solo da

un motto o da un

numero, dovranno essere consegnati alla Segreteria della Societ non


pi tardi del 31 gennaio 1908. La Commissione esaminatrice riferir
nel termine di tre mesi dal giorno della chiusura del concorso.

L'opera prescelta sar stampata a spese della Societ,


se ne riserva

tore

la

la

quale

propriet letteraria, salvo a corrispondere all'au-

una percentuale non inferiore

al 30

"/,,

sugi' introiti

netti

da

ogni spesa.

Con vivo compiacimento annunziamo che il dr. Giustiniano


Degli Azzi Vitelleschi, aiuto del Direttore di questa Rivista, stato
proclamato vincitore del premio Tenore nel concorso indetto dall'Accademia Pontaniana per una monografia documentati? sul tema: La
dimora di Carlo f,glio di Boherto di Napoli a Firenze nel 1326-27.
All'egregio collaboratore giungano
vio Storico, insieme con l'augurio di
e

le

congratulazioni

sempre migliore.

(.

1*.

Vieusseux

(\e\V Archi-

un avvenire sempre pi operoso

responsabile.

/'

ATTI DELLA

E.

DEPUTAZIONE

(1907)

Adunanza generale

del

13 aprile.

vocata, a forma degli articoli

'25

seguente ordine del giorno

col

L' adunanza

e 2(i

del

con-

Regolamento,

1.

Kiuiiovamento del Consiglio Direttivo.

2,

Elezione del Delegato della Regia Deputazione presso

1"

Istituto

Storico Italiano.

4.

Nomina
Nomine

5.

Comunicazioni della Presidenza.

di

un

s