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MEMORIE DI LUNIGIANA

ADRIANA G:HOLLETT

Pontremoli
Le sue chiese e i suoi palazzi

Fotografie di A. G. Hollett

...Se novella vera


di Lunigiana o di parte vicina sai,
dillo a me che gia' grande la' era.
Dante Purgatorio canto VIII

Cenni sulla storia della Lunigiana


Per riassumere brevemente la storia delle origini della Lunigiana sara
necessario, a causa della carente documentazione, ricorrere allopera di Eugenio
Branchi Storia della Lunigiana feudale, unica fonte autorevole assieme a quella
di Gioachino Volpe; ebbe a osservare questultimo che, per la storia della
Lunigiana, avanti il XII secolo, e poco meno che tenebre e tenuissima luce di alba
lontana.
Concordando con loro, possiamo partire da Oberto, conte di Luni, di
probabile origine longobarda e unico superstite della famiglia dei Marchesi di
Toscana.
Luni divenne colonia romana nel 177 a.C., prospero col nome di Provincia
Maritima Italorum, subi dapprima linvasione longobarda e in seguito, unita a
tutta la Lunigiana venne aggregata al ducato longobardo di Lucca. Con i Franchi
entro nella marca carolingia, Oberto ne fu il primo conte e, in seguito, quando i
Vescovi contrastarono il dominio obertengo ottenendo da Federico I di veder
sanciti i loro diritti su tutto il territorio, divenne sede vescovile.
Il Volpe, concordemente ad altri storici e genealogisti, individua in
Oberto (945), di origine longobarda, il primo ad essere nominato conte di Luni.
Lessere conte di Luni aveva una certa rilevanza poicheil paese, collocato tra
Liguria e Toscana, testimoniava attraverso i resti dellanfiteatro romano e quelli
di antichi insediamenti paleolitici il suo notevole passato. Costui dopo pochi anni
(951), oltre alla Lunigiana, entro in possesso della marca della Liguria orientale,
dei centri di Tortona e Genova e alla sua morte tutti i suoi possedimenti vennero da
lui lasciati ai due figli: Adalberto I e Oberto II.
Dal primo figlio, per successive diramazioni, ebbero origine i casati dei
marchesi di Massa, Corsica e Sardegna, quella dei Pelavicino e dei Cavalcabo di
Cremona. Dal secondo figlio Oberto II, quello che maggiormente interessa la
nostra storia, nacquero Alberto Azzo I e Oberto Obizzo I. Il primo dette origine alla
casa dEste ed il secondo a quella dei Malaspina.

Oberto Obizzo I si stabili sui gioghi dellAppennino


Ligure-Tortonese-Piacentino, nelle alte valli della Trebbia e dello Staffora e in
questultima valle, centro del suo dominio, pose la propria residenza nella rocca di
Oramala, unico castello fortificato della valle e quella venne poi da sempre
considerata la culla dei Malaspina.
Successivamente Oberto Obizzo I fece costruire una serie di castelli che
sarebbero divenuti formidabili punti di difesa e principalmente di controllo per il
traffico delle merci che costituiva con i pedaggi una grossa fonte di ricchezza.
I Malaspina facevano pagare molto cari questi pedaggi e talvolta arrivavano
ad assaltare essi stessi le carovane comportandosi come briganti da strada. Il loro
castello di Villafranca fu chiamato Malvido e poi Malnido (nel diploma conferito
dallimperatore Federico a Opizone nel 1164) per i pedaggi da rapina e per le
ruberie poste direttamente in atto da loro a spese delle carovane che transitavano
dal passo della Cisa.
Poco si sa di suo figlio Alberto I e del nipote Obizzo II, ma sicuramente il
figlio di questultimo Alberto II divenne noto col nome di Malaspina. Cio appare
nellatto di pace di Luni stipulato nel 1124 tra il vescovo Andrea da una parte e il
marchese Alberto II detto il Malaspina dallaltra.
Nella divisione tra Corrado e Opizzino nel 1221, a Corrado l Antico
(1253) vennero assegnati i possedimenti alla destra della Magra, mentre Obizino
(1301) cambiando nellarme lo spino secco in spino fiorito ebbe parte dei
territori alla sinistra del fiume.
La divisione poi non fu solo dei beni ma araldica, in quanto venne
modificato lo stemma di famiglia. Quello dello spino secco portava uno spino con
sei rami, uno verticale e cinque orizzontali, tre dei quali voltati a sinistra e due a
destra, tutti con aculei.Quello dello spino fiorito portava uno spino verde con sei
rami, uno verticale e cinque orizzontali tre dei quali a destra e due a sinistra,
terminanti con tre piccoli globetti bianchi in croce alle estremita in modo da
formare un piccolo fiore. Lo stemma originario aveva uno spino secco nero in
campo doro con il motto ad medelam (mi offre rimedio).
I membri del casato si moltiplicarono e cosi lo stemma venne spesso
modificato; il piu conosciuto e pero quello che mostra un leone rampante
coronato affiancato dai rami alternativamente, dello spino secco o fiorito o
emtrambi. E da ricordare che il leone rampante bianco venne assegnato a
Corrado detto lAntico ( 1253) da Luigi IX re di Francia per laiuto ricevuto dal
Malaspina nella crociata dEgitto del 1248.
Opizzino o Opizzone (1301), secondogenito di Federico (1264) fu lo
stipite dei Marchesi e Signori di Villafranca. La sua vedova marchesana Tobia
Spinola, tutrice dei figli ancora in minor eta, merita di esser ricordata come colei
che compose, ordino e stabili gli STATUTI per Aulla e altre sue terre. (Gli
Statuti di Aulla del 1303 sono conservati dal Dott. Francesco Raffaelli e dal Dott.
Lorenzo Ferri di Bagnone).

Importante precisare che fin da prima della divisione dei Malaspina del
1221esistevano nei loro feudi i MUNICIPI che erano composti da un Consolo,
quattro o sei Consiglieri e un Massaro. La MAGISTRATURA era costituita da un
Giudice dAppello che era il Marchese, di un Podesta eletto dal marchese, un
Vicario del Podesta, un Notaro, un Corriere e un Custode delle carceri. Ogni
terra aveva il proprio Municipio e tutti assieme quelli del feudo formavano il
General Consiglio.
Nel secondo Libro sono annotate norme e regole di diritto civile ma si deve
ritenere che dovea esistere precedentemente regole e norme da disposizioni
scritte o da consuetudini inveterate.
Alcune di queste norme erano: la donna se dotata non poteva succedere ai
genitori, il marito non poteva donare o lasciare per testamento alla moglie cosa
veruna; nella vendita dei fondi dovevano esser preferiti nella vendita i condomini,
i parenti fino al quarto grado, i confinanti; la prescrizione degli immobili
incorrevasi col lasso di venti anni ecc..
Nel terzo Libro si determinavano le trasgressioni e i delitti punibili con
pene corporali o pecuniarie o afflittive: la fustigazione per tutta la terra, il bando
perpetuo, il taglio della testa, la forca e la morte per mezzo del fuoco, la confisca
dei beni. Si puniva lomicidio col taglio della testa, ladulterio con lire venticinque
per luomo e la donna, lo stupro con la pena capitale, il furto, labigeato, il taglio
degli alberi e la rimozione dei termini con pene pecuniarie. Per la falsificazione
delle monete si era arsi vivi, la falsa testimonianza o lo spergiuro con la galera, e
nelle scritture con la forca. Il delitto di lesa maesta portava al taglio della testa.
Questi quattro Libri o Statuti furono adottati da tutti i discendenti di
Federico per tutte le Terre e le Castella da tutti gli Uomini, Universita e
Comunita che a loro furono soggetti.

An outline of the history of the Lunigiana


Region
In order to summarize briefly the history of the origins of the Lunigiana
Region, it is necessary, due to scarce documentation, to resort to the work of
Eugenio Branchi Storia della Lunigiana feudale (History of the Lunigiana
Region in feudal times), the only authoritative source together with the work of
Gioachino Volpe; in this regard, it was Volpe who observed, the history of the
Lunigiana Region, before the twelfth century, is little more than shadows and
tenuous light of a distant dawn.
In accordance with these authors, we begin with Oberto, count of Luni,
probably of Lombardic descent and the only surviving member of the family of
the marquis of Tuscany.
Luni became a Roman colony in 177 B.C., prospered with the name of
Provincia Maritima Italorum (Italian Maritime Province), at first, subjected to
Lombardic invasion, then, with all of the Lunigiana Region, was aggregated to the
Lombardic dukedom of Lucca. With the Franks, Luni entered into the Carolingian
march (borderland), Oberto was its first count and, later, when the Bishops
opposed the dominion of the Obertenghi family, obtaining from Federico I,
sanction of their rights on all of the territory, it became a bishops see.
Volpe, in agreement with other historians and genealogists, singles out in
Oberto (945), the first historical figure to be nominated count of Luni. To be count
of Luni had a certain importance, as the town, located between Liguria and
Tuscany, bore witness through the remains of its Roman amphitheatre and ancient
Palaeolithic settlements, to its remarkable past. Oberto, a few years later (951), as
well as the Lunigiana Region, entered into possession of the march of eastern
Liguria, of the centres of Tortona and Genoa and, upon his death, all of his
possessions were passed by him to his two sons: Adalberto I and Oberto II.
The first son, by successive ramifications, gave rise to the lineages of the
marquis of Massa, Corsica and Sardinia, of the Pelavicino and of the Cavalcabo`
of Cremona. The second son Oberto II, the one of greater interest to Lunigianas
7

history, fathered Alberto Azzo I and Oberto Obizzo I. The first of these two gave
rise to the house of Este and the second to that of the Malaspina.
Oberto Obizzo I established himself on the passes of the
Liguria-Tortona-Piacenza Apennines, in the high valleys of the Trebbia and
Staffora, and in this last valley, the centre of his dominion, he founded his
residence in the rock of Oramala, the only fortified castle in the valley, later
considered the cradle of the Malaspina family.
Subsequently, Oberto Obizzo I had a series of castles built that were to
become formidable points of defence and particularly of control of trade routes
that constituted, in terms of tolls, a large source of riches.
The Malaspina made these tolls very expensive and at times went as far as
to besiege, by themselves, the passing caravans, behaving like highway brigands.
Their castle at Villafranca became known as Malvido and later Malnido (in the
diploma conferred by the emperor Federico to Opizone in 1164), due to
plunderous tolls and thefts perpetrated by them at the expense of the caravans that
passed by in the Cisa pass.
Little is known of Oberto Obizzos son Alberto I and of his grandson
Obizzo II; what is known is that the son of Obizzo II, Alberto II became known by
the name of Malaspina. This appears in the peace treaty of Luni stipulated in 1124
between the bishop Andrea, on the one hand, and the marquis Alberto II known as
Malaspina, on the other hand.
In the division between Corrado and Opizzino in 1221, to Corrado lAntico
(1253), were assigned the possessions to the right of the river Magra, while
Obizino (1301), who changed the coat of arms from the spino secco (bare
thorn bush), to the spino fiorito (blossomed thorn bush), had the part of the
territories to the left of the river.
The division, therefore, was not only in terms of possessions, it was also
heraldic in that the family blazon was modified. That of the spino secco
presented a bush with six branches, one vertical and five horizontal, three of
which set to the left and two to the right, all with prickles. That of the spino
fiorito presented a green bush with six branches, one vertical and five horizontal,
two to the left and three to the right, terminated with three tiny white globes in a
cross at the extremities so as to form little flowers. The original blazon had a black
thorn bush on a gold background with the motto ad medelam (to me, it offers a
remedy).
The members of the family multiplied and, as a consequence, the blazon
was often modified; the best known, however, is that which depicts a rampant
crowned lion, side by side with branches, alternatively of bare or blossomed
thorns or both. It is noted that the rampant lion was assigned to Corrado detto
lAntico (1253), by Luigi IX, king of France, for the help received from Malaspina
in the crusade in Egypt in 1248.

Opizzino or Opizzone (1301), the second son of Federico (1264), was the
ancestor of the Marquis and Masters of Villafranca. His widow, Tobia
Spinola, guardian of his infant offspring, is worthy of mention as she who
composed, ordered and established the STATUES for Aulla and other
territories of hers. (The Statutes of Aulla of 1303 are preserved by Dott. Francesco
Raffaelli and by Dott. Lorenzo Ferri of Bagnone (1)).
It is important to note that even before the division of the Malaspina
territories of 1221, there were already in existence in their territories, the
MUNICIPALITIES that were composed of a Consul, four or six Counsellors and a
Massaro (farm overseer). The MAGISTRACY was made up of an Appeal Court
Judge who was the Marquis, of a Podesta (high official), elected by the marquis, a
Podestas Assistant, a Public Notary, a Courier and a Prison Custodian. Each
territory had its own Town Hall and all those of the territory formed the General
Council.
In the second Statue or Book, were annotated rules and regulations of civil
rights; however, it is believed that there had to exist rules and regulations prior
to these, available in written form or in inveterate use.
Some of these regulations were: a woman in possession of a dowry was not
allowed to inherit from her parents; a husband was not allowed to donate or leave
anything at all in his will to his wife; in the sale of real estate, joint owners, distant
relatives, neighbours were to have precedence; the loss of unexercised rights to
real estate after twenty years, etc..
In the third Book, were defined the transgressions and crimes punishable by
corporal punishment or fines: flogging throughout the territory, banishment for
life, decapitation, hanging and burning at the stake, the confiscation of
possessions. Murder was punished by decapitation, adultery by a fine of twenty
five liras for both men and women, rape by capital punishment, theft, rustling,
felling of trees and removal of boundary stones by fines. Counterfeiting was
punishable by being burnt alive, perjury by imprisonment and forgery by hanging.
The crime of treason led to decapitation.
These Books (four in all), were adopted by all the descendents of Federico
Malaspina throughout all of their Territories and Castles by all of the Men,
Universities and Communities under their rule.

Pontremoli

Valdimagra

carta di Lunigiana

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PONTREMOLI
Si pensa che i primi insediamenti in Pontremoli risalgano almeno a mille
anni a. C. In epoca romana era conosciuta come Apua da cui il nome di diocesi
"Apuana".
Nell'alto medio evo fu soggetta all'abbazia di San Colombano e la Via
Francigena, che attraversava tutta la Lunigiana, transitando per Pons Tremulus,
oggi Pontremoli, raggiungeva il Passo della Cisa e proseguiva nell'itinerario di
Sigerico di Canterbury.
Nel XII e XIII secolo divenne un Comune indipendente ed anche porta
d'ingresso per la Toscana.
Fu l'obiettivo di diversi Signori italiani e stranieri; passo' sotto il dominio
prima dei Malaspina nel 1319, poi degli Antelminelli nel 1322. Alla fine del
secolo XIII tra le rivalita' dei Guelfi e dei Ghibellini, Pontremoli venne divisa in
due campi e due piazze da una cortina a fianco al grande campanile.
Nel 1331 fu sottoposta a Mastino della Scala, successivamente ai Visconti.
Nel 1404 dopo un breve periodo sotto i Fieschi torno' ai Viscontidi Milano.
Nel 1495 venne saccheggiata da Carlo VIII prima della battaglia di
Fornovo; nel 1526 divenne territorio francese sotto Carlo V fino al 1647 quando
passo' sotto la Spagna; venne acquistata dalla Repubblica di Genova fin quando
entro' a far parte del Granducato di Toscana.
Rimase in questa condizione fino all'unificazione del Regno d'Italia.
Nel 1778 divenne ufficialmente dichiarata Citta' di Pontremoli.
E' assai fondata l'ipotesi che Pontremoli corrisponda all'antica Apua,
capitale del Liguri Apuani i quali, sconfitti dai romani, per la loro aggressivita'
furono deportati nel Sannio. Una parte riusci' a sfuggire e rimase nascosta tra i
folti boschi. I resti dell'antica Apua sarebbero stati riconosciuti nei pressi della
frazione di Saliceto Belvedere lungo il corso della Magra poco distante dalla citta'.

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Pontremoli e'al centro di una vasta conca che abbraccia il territorio delle
valli del fiume Magra e dei torrenti Verde e Gordana. Si collega alle regioni
confinanti tramite i passi Appenninici della Cisa, del Bratello, del Cirone e del
Rastrello.
Venne menzionata per la prima volta da Sigerico, arcivescovo di
Canterbury, che attorno all'anno 990 si era recato a Roma seguendo la via Romea
o Francigena.
Fu libero Comune e venne riconosciuto da Federico Barbarossa e Federico
II. Fu sempre in lotta coi Malaspina che mai riuscirono a conquistare il pieno
governo del Borgo.
Verso la meta' del seicento il borgo si arricchisce di palazzi signorili,
chiese, il teatro della Rosa e innumerevoli ville di campagna.
Le linee morbide del barocco si accostano gradevolmente a quelle piu'
rigide mediovali creando quello che venne definito il " barocco pontremolese" e
che fece definire nel 1778 dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena, Pontremoli
"citta' nobile".
Qualche anno piu' tardi, nel 1787, la citta' venne innalzata a sede episcopale
da Pio VI.
L'arrivo delle truppe napoleoniche all'inizio del'800 sanci' la fine del primo
periodo granducale. Dopo la restaurazione Pontremoli torno' sotto il Granducato
di Toscana e quindi annessa al ducato di Parma al quale rimase fino all'Unita'
d'Italia.
Prima del 1859 Pontremoli divenne capoluogo di una provincia degli Stati
Parmensi, e comprendendo sei Comuni dell'alta Val di Magra: Pontremoli. Zeri,
Mulazzo, Villafranca, Bagnone e Filattiera venne chiamata "Lunigiana
Parmense".

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Pianta prospettica della citta' di Pontremoli, sec.XVII


Archivio di Stato-Firenze

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ELENCO DELLE CHIESE ED ORATORI DI PONTREMOLI


A Chiesa della Santissima Annunziata
B Chiesa dei Cappuccini
C Chiesa di Santa Cristina
D Duomo di Pontremoli
E Chiesa di San Francesco
F Chiesa di San Gemignano
G Chiesa di San Giacomo al Campo
H Chiesa di San Giacomo d'Altopascio
I Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo
L Chiesa di San Giorgio
M Chiesa di Sant'Ilario
N Chiesa di san Martino e Lazzaro
O Chiesa di San Pietro
P Chiesa di san Nicolo'
Q Oratorio di Nostra Donna

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Pianta della citta' di Pontremoli


( la zona tra il torrente Verde e il fiume Magra)
Sono numerati i siti piu' interessanti.

n. 1 Castello
n 2 Salita al castello
n 3 Ponte della Cresa
n. 4 Piazza del Duomo
n. 5 Piazza della Repubblica
n. 6 Palazzo Ruschi
n. 7 Torre dei Seratti
n 8 Ponte dello Stemma
n 9 Porta Parma
n 10 Via Garibaldi
n 11 Il Campanone
n 12 Via Ricci Armani
n 13 Palazzo Dosi Magnavacca
n 14 Via Cavour
n 15 Torre di Castelnuovo
n 16 Ponte del Giubileo
n 17 Via Mazzini
X Cortina dei Cacciaguerra
Y Sul lato sinistro, sul Verde, oggi troviamo il ponte
Zambeccari
sul lato destro, sulla Magra, l'attuale Ponte dei Quattro Santi

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Pianta della citta' di Pontremoli alla sinistra della Magra


n
n
n
n
n
n
n
n

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Teatro della Rosa


Ponte del Giubileo
Torre di Castelnuovo
Via Mazzini
Via P.Cocchi e Palazzo Petrucci
Via Malaspina
Porta Fiorentina
Nella chiesa di san Pietro il famoso Labirinto.

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La S.S.Annunziata.
Collocato in un'antica edicola sul ciglio della via Francigena l'affresco
dedicato alla S S Annunziata, si puo' ora ammirare, nella grande chiesa, da un foro
sotto l'altare nel tempietto del Sansovino.

Di fronte all'edicola, dall'altro lato della strada, si apriva il portale


della piccola chiesa dedicata alla S S Annunziata.

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Questa era all'origine la prima chiesa dedicata alla S.S. Annunziata fatta
costruire alla fine del XV sec. per accogliere i fedeli che confluivano per assistere
alle apparizioni della Vergine Maria.
La primitiva costruzione venne inglobata nell'edificio attuale, annesso ad
un monastero degli Agostiniani, e consacrata nel 1524.

21

La facciata risale al 1558 e l'opera e' attribuita a Biagio da Firenze ( portatore


di nuove idee rinascimentali) e Martino da Lugano ( di tradizione tardo gotica)

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Il portale inizialmente si apriva sulla via Francigena di fronte all'edicola;


successivamente venne collocato sulla parete laterale della nuova costruzione.

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Da un' unica grande navata si accede all'abside, incorniciato da costoloni di


arenaria; una scalinata in pietra conduce alla zona presbiteriale, al coro e all'organo.

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Il tempietto marmoreo realizzato nella meta' del 1526, contiene l'affresco di cui
sopra, e' attribuito a Jacopo Sansovino e agli artisti della sua scuola.

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Nella nicchia posteriore del tempietto e' collocata una pregevole statua di
Sant' Agostino,

26

Le due figure affrescate


che
rappresentano Sant'
Ambrogio (sopra) e San
Gerolamo (a lato) sono opere di
Luca Cambiaso.

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Nel tempietto sopra l'altare una tela di Luca Cambiaso rappresenta


"l'Adorazione dei magi"

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Le pareti della sacrestia sono state realizzate da mobili intagliati da frate


Francesco Battaglia nel 1656 in otto anni di paziente lavoro.

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Annesso alla chiesa e' il Convento costruito nella meta' del XV sec. assieme al
grande santuario; consta di due chiostri affiancati.
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Le colonne sono in arenaria con capitelli differenti; porte e finestre


mostrano stipiti scolpiti.

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Entriamo in Pontremoli dal Ponte dei Quattro Santi.


sopra: san Francesco.

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San Gemignano, il Santo Patrono di Pontremoli.


Le altre due statue sono Santa Rosa da Lima e Sant'Orsola
Sullo sfondo la cupola della Concattedrale.

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Dal Ponte dei Quattro Santi il fiume Magra e il Ponte del Giubileo.

34

Sulla destra la Magra, alcune torri e in alto il castello detto del Piagnaro.

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Via Pietro Bologna.


Unisce il Ponte dei Quattro Santi al Ponte Zambeccari.

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Via Cavour.

37

Portali di Via Cavour

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Costruito per volere di Luigi Malaspina marchese di Mulazzo


Palazzo Malaspina ( doppia cornice con faccion)
Iscrizione "non dir di me se di te non sai, pensa di te che di me dirai 1707

39

Palazzo Cavalli ( decorato con anfore e conchiglie)

40

Eleganti palazzi di via Cavour .

41

Via Cavour

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Il quattrocentesco palazzo Noceti

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Via Cavour - Sul fondo la torre dei Seratti

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fregio

sotto: nel fregio una Crocifissione, un vescovo (Gemignano?) sul ponte,


una piccola edicola? e il ponte - lo stemma di Pontremoli.

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Palazzo Pizzati di via Cavour

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Portali di via Cavour

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Torre dei Seratti

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Torre dei Seratti e


passaggio per il Ponte
dello Stemma o del
Casotto

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Torre dei Seratti


Uscita sul Ponte del
Casotto o dell Stemma.
Il ponte, costruito in
prossimita' di Porta Fiorentina
( oggi scomparsa), alla fine di
Via Cavour, inizialmente
venne costruito in legno, nel
1391venne rinforzato con
strutture in muratura.
Nel
1568
venne
gravemente danneggiato da
una piena.

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Giardini sulla sponda della Magra alla base della torre.


Splendide verande oltre la Magra.

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Torre dei Seratti

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Ponte Stemma sul torrente Verde.

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Torre di Castelnuovo oltre il Ponte del Giubileo.

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L'arco a sesto acuto sotto la torre immette in via Mazzini.

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Il teatro della Rosa sulla Magra visto dal ponte del Giubileo

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Chiesa di Nostra Donna, sulla Magra vista dal ponte del Giubileo.
La chiesa risale al XVI sec.dapprima oratorio sede della "Compagnia di Nostra
Donna del Castel di Pontremoli",poi della "Societa' dei Disciplinati", quindi della
"Confraternita della Concezione di Nostra Donna".Venne edificato tra il 1732 e il
1738 per volere delle famiglie piu' in vista dlla citta'.La chiesa di pianta ellittica e' un
vero gioiello del barocco pontremolese. L'interno e' rimasto completamente
inalterato dall'epoca in cui venne edificato.

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Prospetto anteriore della chiesa di Nostra Donna


Danneggiata con l'alluvione del 1732 venne ricostruita e affidata all'arch.
Natali che la caratterizzo'di un buon stile barocco. All'interno opere pittoriche e
preziosi paramenti.

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Via Mazzini

59

Via Mazzini

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Portali di Via Cocchi

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Questa era anticamente la via Francigena.

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Palazzo Petrucci in Via Pietro Cocchi

64

Nella
parte
piu'
meridionale del centro storico
attraverso il Ponte, dapprima
Cesare Battisti e in seguito del
Giubileo, si accede a via Mazzini
col bel settecentesco oratorio di
Nostra Donna; troviamo anche il
settecentesco Teatro della Rosa e
seguendo quello che fu il
tracciato della via Francigena,
quasi nascoste tra le case, si
possono notare la Chiesa di Santa
Cristina,
Palazzo
Petrucci,
Palazzo Negri, Palazzo Damiani,
la Chiesa di San Giacomo del
Campo, la Chiesa di San
Giacomo D'Altopascio, la Chiesa
di San Pietro.

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Uno degli ingressi di Palazzo Petrucci

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Da notare il selciato in arenaria e le colonne ottagonali in pietra.

67

Altro portale di Palazzo Petrucci ( le statue sugli architravi ricordano figure


michelangiolesche).

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L'atrio e la corte interna

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Interni
di
Palazzo Petrucci

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Eleganti
Malaspina

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portali

di

Via

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Via Pietro Bologna da Ponte Quattro Santi a Ponte Zambeccari

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Palazzo Trincadini

Ponte Zambeccari

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Panorama nord sul Verde

Ponte della Cresa

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Panorama a sud sul Verde

Ponte dei Seratti

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Ponte dei Seratti o del Casotto

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Ponte della Cresa ( della Croce)

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Chiesa di San Francesco:edificata nel 1219 conserva le lapidi delle sepolture


delle famiglie nobili pontremolesi dal 1300 al 1600.Fu ingrandita nel 1400 e ancora
nel 1700 quando l'arch. Natali vi aggiunse il porticato d'ingresso.
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Antica chiesa di San Francesco,


dedicata poi a San Colombano.
Le due ardesie raffiguranti gli
antichi ponti pontremolesi sono
collocate rispettivamente a destra e
sinistra in alto sulla facciata della chiesa.

Imoborgo - Stemma della citta'


di Pontremoli raffigurante Torre e
ponte dei Seratti.
a lato - Sommoborgo- Porta
Parma e il Ponte Pompeo Spagnoli

81

Nell'ingresso della chiesa di San Francesco sono state collocate sulle pareti le
antiche lapidi sepolcrali un tempo situate sul pavimento del tempio.

82

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Marmo sepolcrale
della famiglia Damiani
" lorentio damiano
benedino de damianis 1425
die decembris"

Stemma nobiliare della famiglia Orsi;


reca al centro un orso che tiene
tra le zampe un albero in cui e'
conficcata una scure
" hic est sepultura egregi viri
simonis de ursis de pontremulo et
suorum descendentium qui obiit anno
millesimo quadringentesimo nono die
decimo secundo octobris"

84

" lorenzo bocapizola de


verona habitator sepultum fuit
MCCCCLXXV
die
XXIII
novembris"
La famiglia " de
Beccapizzollis ex Verona ditta
del Barbero".

sopra
Coperchio marmoreo che
reca lo stemma del Cumune di
Pontremoli.
" comunis pontremuli pro
magnificis MCCCCLIII die
XXIII"

85

" hic est sepultura venerabilis viri


fratris lodovici de gandulfis de
vilafrancha ordinis fratrum minorum et
episcopi brugnatensis qui obiit anno
domini MCCCLXXXX die primo
maycuius anima"
In caratteri gotici tra due pastorali
sormontati da una mitra notiamo lo
stemma del vescovo ( quattro pali d'oro
con banda azzurra) frate ludovico
Gandolfi, dell'Ordine dei Minori,
vescovo di Brugnato dal 1363 al 1390.

" hoc est sepulcrum egregi


viri domini marci poliaska de
spedia et heredum annao domini
millesimo quadrigentesimo II die
XXI maii "
Iscrizione
in
caratteri
gotici, su un marmo che reca al
centro un grande drago coronato,
della famiglia Poliaska della
Spezia trapiantata e presto estinta
a Pontremoli.

86

"anno domini MCCCC de mense augusti hanc capellam construi fecit sub
vocabulo annunciationis virginis mariae dominus antonius de la fosa de regio in iure
civili licentiatus" Questo marmo completa con il sottostante la lapide della famiglia
Della Fossa, giurista chiamato nel 1388a compilare i capitoli della matricola dei Notai

"MCCCCLXII die XXVIII mensis martii hoc opus fecit fieri ser iullianus
quondam ser andree de parasachis". Lapide alla memoria della famiglia Del Fossa.

87

" fieri f. antonii pelati et fratrum et suorum de campo 1488"


Lapide di una cappella non piu' esistente della famiglia Campi.

a lato:
Francesco
Galbiati,
pontremolese morto
nel 1573, fu vescovo
di
Ventimiglia..
Fece
dono
al
Comune
di
Pontremoli
della
reliquia della testa di
una delle undicimila
compagne di S.
Orsola.
"fraciscus galbiatus episcopus intimiliensis motus pia animi significatione
et ad augendum christi domini nostri cultum necnon pietate qua persequitur
patriam suam caput unum undecim millium virginum et martirum ex comitatus
ursule dono gratuito dedit eidem patriae suae reponendum in sacello isto sub
titulo sanctae trinitatis iamdudum per magnificum dominum iulium fratrem
suum iuris utriusque doctorem adscripto domui ac familiae suae legi rogato per
dominum ioannem antonium costa notarium contentis colucente in primis iugiter
lampade sumptibus magnificae comunitatis anno domini MDLXXXX".

88

" hoc seraptus equees iacet


sepulcro clarus militia pius benignus
mortuus MDXXIII vixit an LXXXVI"
Seratto
Seratti,
cavaliere
gerosolimitano e uomo d'armi, fu
sepolto davanti all'altare di patronato
della sua famiglia. L'iscrizione che lo
riguarda si legge su di un grande
marmo sepolcrale che reca lo stemma
e il motto dei Seratti - NOSCE TE
IPSUM-

" deo sancto ac divo


francisco
reverendissimus
opizinus de gallis sive verius de
pellezzariis episcopus guardiensis
hanc consacravit ecclesiam anno
salutis MDIII kal XII decembris"
Lo stemma e' scalpellinato
ma si tratta della famiglia di
Opicino Galli, eletto vescovo di
Guardalfiera
nel
1501probabilmente dal pontefice
Alessandro IV.

89

La cappella
dei Notai e' la prima a
destra dell' altar
maggiore dove si
vede ancora l' antico
stemma dei notai.In
questa
cappella
furono trasferite le
confraternite della
Concezione e della
Morte.

" societates conceptionis beatae mariae virginis et mortis traslatae fuerunt


in capellam istam iuris d.d. notariorum collegii pontremuli eorum permissu et
citra preiuditium eorum iurium sub annoMDCXIII die s. agusti ut in instrumento
rogato per ser iulium ferarium notarium pontremuli"

"domino
francisco protectori
zacharias
seraptus
regiae
celsitudinis
cosmi III magni ducis
hetruriae
fiscalis
camerae
auditor
generalis &c posuit
anno MDCCII"
E'
posto
sull'altare
della
cappella
della
famiglia Seratti.

90

Pietre tombali di famiglie illustri

91

a destra.
lastra
tombale
Francisco Serapto (1819)

di

a sinistra . lastra tombale


della famiglia Laurenti

92

" augustinus caballus


quia singulari integritate
spectantibus
urbino
fiorentia senis astream de
coedo devexit in terram ipse
in coelum e terra evectus est
anno 1637 cuius ossa sub
hoc lapide quiescunt quem
angela
modestissima
coniuxexemplum artemisiae
secuta cui preivit amando
posuit"
L'iscrizione si legge
in una grande lastra tombale
in marmo che reca anche
l'arme della famiglia Cavalli
Come si nota anche
nell'altare, (gli uccelli), la
cappella stessa doveva essere
della famiglia Cavalli

sotto:
il
loro
stemma e' riportato anche
nella torre del castello di
Malgrate

sopra:
lo stesso stemma, molto grande, e'
collocato nel castello del Piagnaro all'ingresso
del museo. Il lopo palazzo e' forse in Via
Cavour.

93

Opera marmorea rinascimentale raffigurante la Madonna col Bambino: e'


attribuita ad Agostino di Duccio. Una copia e' conservata nella cattedrale di Santa
Maria Assunta di Sarzana.
94

sotto:
Il
portale
del
Seminario
Vescovile
collegato
alla
chiesa.
A fianco:
un
simbolo
francescano nella
chiesa simile a
quello del portale.

95

Via Ricci Armani - sullo sfondo il Campanone.

96

Palazzo Dosi Magnavacca

97

Il grande portale di Palazzo Dosi Magnavacca.


Niccolo' Dosi giunse a Pontremoli nel 1498, oggi il palazzo e' proprieta'
della famiglia Magnavacca.
98

Il palazzo Dosi Magnavacca, progettato dall'arch. Natali nel 1749 venne


realizzato per l'importante famiglia Dosi, mercanti padani, stabilitisi a
Pontremoli e divenuti marchesi. Il palazzo, un grandioso esempio del
rinnovamento edilizio della Pontremoli sei-settecentesca testimonia il gusto e lo
stile dell'epoca barocca diffuso nelle chiese e nelle dimore private della citta'.

99

Introdotto da un enorme portale in arenaria, l'atrio porticato del palazzo che


sul fondo si affaccia direttamente sul fiume e permette cosi' dalla strada
principale del borgo di vedere la Magra, da' accesso a due scale, una di
rappresentanza e l'altra di servizio.
Il piano nobile e' completamente affrescato da scene mitologiche.

100

nel soffitto del salone di


rappresentanza " il trionfo degli
dei" di Giuseppe Galeotti

Nello scalone di
rappresentanza una veduta
prospettica di Antonio
Contestabili, " un trompe
l'oeil", che simula una serie
di ambienti immaginari.

101

Via Ricci Armani

102

103

Piazza della Repubblica-Il Campanone e' il simbolo dei Pontremolesi nel mondo.
Per impedire i frequenti violenti conflitti tra le fazioni guelfe e ghibelline,il
Castracani nel 1322 fece edificare una "cortina" detta poi dei Cacciaguerra, fortificata
da tre torri, che sbarrava l'abitato dal Magra al Verde.

104

Il Campanone e' stato costruito nella seconda meta' del cinquecento


rialzando la torre medioevale dei Cacciaguerra voluta da Castruccio Castracani
degli Antelminelli nel nel 1322 per " cacciare" la guerra tra i guelfi ei ghibellini di
Pontremoli.

105

Il Palazzo del
Tribunale in Piazza della
Repubblica.

106

Alighieri, Dante ( testo) e Amos


Nattini (illustrazioni);LaDivina Commedia,
Milano, 1931-1941.3volumi in folio grande
(84+69 cm). Inferno.volume in carta bianca
73 fogli di testo+ 34 tavole a colori;
magnifica legatura in pelle editoriale con
bassorilievo colorato di Nattini al primo e
basso piatto, cinque nervetti sul dorso,
chiusura monastica in metallo e pelle,
cinque viti ornate per rolegare i fogli, interni
copertine foderate in seta....

107

Codice Giustiniano;
Lugduni;1548-1550;
Hugonem Porta; 5 tomi in
folio (40+28) rilegati in
pergamena d'epoca con
titolo ms sul dorso; marca
tipografica incisa ai 5
frontes, molti capilettera
ornati e figurati...
...qualche
leggera
macchia d'acqua, varie
sottolineture
in
penna
d'epoca,
varie
carte
ingiallite,
restaurati
i
margini dei frontes...

( Biologia vegetale Botanica) De


Candolle, Aug.-Pyr; OTGANOGRAPHIE
VEGETALE ou Descripttion raisonne des
Organes des planres. Paris - 1827.
... in pelle con titoli in oro; 60 tavole
incise f.t. ( di cui 3 ripiegate)
...alcune leggere fioriture ed alcune
carte leggermente arrossate...

108

Il Palazzo Comunale.

109

Via Ricci Armani - Palazzo Ruschi Pavesi

110

Su piazza della Repubblica si apre una delle tre facciate di palazzo Pavesi,
oggi di proprieta' della famiglia Ruschi Noceti, il piu' grande e ricco dei palazzi
barocchi di Pontremoli.
111

Ingresso del palazzo.


Il palazzo che possiede tre facciate ha piu' di cento stanze, due cortili con scale
di rappresentanza e un giardino limonaia sul fiume Verde.

112

Uno dei due


cortili
interni
del
palazzo.
Le colonne sono
in pietra arenaria e cosi'
pure la splendida vera
da pozzo appoggiata
alla parete.

Il
palazzo
conserva
tutt'ora arredi e decorazioni
settecentesche.
Gli appartamenti interni
sono completamente affrescati
con architetture dipinte, "trompe
l'oeil" opera della bottega
dell'arch. Natali.
La grande struttura del
palazzo e la distribuzione degli
ambienti rimasti inalterati nel
tempo ci illustrano uno spaccato
della societa' e del gusto
settecentesco.

113

Drogheria e Pasticceria
FRATELLI AICHTA &C
Pontremoli
Su
piazza
della
Repubblica si apre un locale
rimasto inalterato nel tempo che
appartiene ancora agli eredi
della famiglia Steckli.
Chiamato anche "caffe'
degli svizzeri".
Nell'ottocento pasticceri e
cioccolatai svizzeri e austriaci
scesero in Italia,i Rivoire, gli
Odin, i Kingluti, i quali ci
lasciarono dolci come la famosa
spongata e i divini Amor.
L'arredamento
liberty
della pasticceria e del bar e'
datato 1905.

114

Questa fattura dell'ottocento testimonia una data piu' antica di quella dichiarata
ufficiamente dalla pasticceria. Il 2 febbr. 1899 viene indirizzata al sig. Enrico
Mazzini, di antica nobile famiglia di Castiglione del Terziere,per richiedere il
pagamento di vari generi di pasticceria,savoiardi, rosolio e cognac, degli anni 1896 97- 98.Nel convento degli Olivetani, che divenne nel '700 "casa Mazzini",si celebrava
in settembre una grande festa e il paese dopo la processione era invitato nel palazzo.
115

Il primo nucleo del borgo sorse intorno al castello del Piagnaro sul monte
Molinatico. In epoca medioevale era cinto di mura e difeso da tre fortezze:del
Piagnaro, del Cacciaguerra e Castelnuovo, nonche' da sei torri.
Le porte di accesso erano sette delle quali ne rimangono quattro: Porta
Parma nella parte superiore, Porta Verde verso Borgallo o Porta San Francesco di
sopra, porta di Castelnuovo a est, Porta di Imoborgo con la torre dei Seratti.
Contrariamente al resto della Lunigiana Pontremoli si libero' del dominio
dei Malaspina e per difendenere da costoro i propri territori fece costruire tre
grandi fortezze sulla linea del Caprio davanti a Filattiera: il castello di Imocaprio,
il castello di Sant'Anna e quello di Muceto sopra Serravalle, di proprieta' degli
Alfieri ( oggi scomparsi)
Nel 1300 le profonde discordie tra le fazione dei guelfi e dei ghibellini
costrinse il signore della citta', Castruccio Castracani, a dividere in due il borgo
di Pontremoli facendo costruire la fortezza dei Cacciaguerra, una linea initerrotta
chiamata anche cortina dei cacciaguerra, della quale faceva parte la torre che
divenne poi il campanone, che divise il borgo in due parti, con due piazze, a sud
l'attuale piazza della Repubblica e a nord Piazza del Duomo.
Nel borgo superiore si trovavano i guelfi fedeli al Papa, mentre nel borgo
inferiore o Imoborgo i Ghibellini sostenitori dell'imperatore e dei Malaspina.

116

Nella foto soprastante sono visibili due delle torri che assieme alla terza sulla
sponda del Verde, oggi demolita (a fianco del tribunale) costituivano la cortina dei
Cacciaguerra, quella che era stata fatta costruire da Castruccio Castracani nel 1300
per dididere le fazioni cittadine.
A sinistra vediamo la cupola del Duomo e a destra, dietro ,allineata al
Campanone, una delle tre torri posta sulla sponda della Magra.
Si nota anche bene dove nel 1500 la primitiva torre venne rialzarta a formare
una torre campanaria; quello che oggi chiamiamo il Campanone simbolo dei
Pontremolesi nel mondo.

117

PREMIO BANCARELLA

La nascita del Premio Bancarella e' dovuta alla tradizione dei librai
Pontremolesi che dall'Alta Lunigiana, terra di emigrazione, dai paesi di
Monteregio, Parana, Pozzo, Mulazzo, Busatica, Filattiera e Bratto, si davano
appuntamento in primavera al passo della Cisa, sulla via Francigena, per
dividersi le zone di vendita, chiedere informazioni sull'acquisto dei libri e le
nuove pubblicazioni.
Era la loro una vita piena di grandi sacrifici ma anche di soddisfazioni.
Nella gerla portata a spalla oltre agli almanacchi utili per la conduzione
dei campi vendevano libri sui cavalieri antichi: il Guerrin Meschino, i Tre
Moschettieri, Bertoldo Bertoldino e Cacasenno, la Genoveffa, l'Orlando
Furioso, la Gerusalemme Liberata, le Tragedie del Manzoni e le Poesie del
Giusti.
Nella gerla avevano anche pietre da limare ed altra merce.
Molti di loro non sapevano leggere ma avevano imparato a declamare a
memoria le ottave che avevano sentito da altri aprendo una pagina qualsiasi e
giurando che tutto quanto recitavano era scritto in quel libro.
La Fondazione Citta' del Libro, l'Unione Librai Pontremolesi e l'Unione
Librai delle Bancarelle organizzano ogni anno il Premio Bancarella da
assegnarsi a quell'opera che a giudizio dei librai, interpreti sensibili ed attenti
del vasto pubblico dei lettori, abbia conseguito un chiaro successo di merito e
di vendita.
Il Premio Bancarella e' nato nel 1953 e viene consegnato nella citta' di
Pontremoli l'ultimo sabato o domenica di Luglio.
Quest'anno e' alla sua 60 edizione.

118

Premio Selezione
Bancarella
dell'anno
2009.
nella foto il prof.
Benelli a Paola Gassman.

119

Sorpassata la "cortina dei Cacciaguerra " ci troviamo in piazza del Duono.


sopra:il Palazzo Vescovile; tra le due scale il Museo Diocesano.

120

Il museo diocesano di Pontremoli e' allestito nei locali del palazzo


vescovile in Piazza Duomo. Raccoglie opere presenti in chiese e oratori del
territorio spesso non adeguatamente protette.

121

La pietra misura cm. 83x60

122

Il Museo Diocesano illustra attraverso interessanti ricostruzioni gli


elementi della via Francigena in Lunigiana.
Il Labirinto, uno dei pezzi piu' significativi della via Francigena in
Lunigiana e' conservato all'interno della chiesa di San Pietro in via Malaspina.
Nei pressi della porta sud o fiorentina, ( oggi scomparsa), troviamo la
chiesa di San Giacomo di Altopascio, anticamente collegata con un ospitale per
pellegrini gestito dall'Ordine Cavalleresco del Tau e la chiesa di San Pietro
all'interno della quale e' conservato il Labirinto.
Si tratta di una lastra scolpita nel XII secolo che raffigura un Labirinto di
undici cerchi concentrici sovrastato da due cavalieri e numerose iscrizioni
medioevali che i pellegrini potevano osservare, allora, sulla facciata della chiesa.

Il Labirinto come forma consapevole di espressione nasce a Creta nel


secondo millennio a.C. Il mito greco ci ha tramndato molte versioni su
Minosse che, fatto costruire il Labirinto da Dedalo, vi imprigiono' l'eroe
Teseo assieme al Minotauro. Il Minotauro non ne pote' uscire perche' in lui
prevaleva la natura animale mentre Teseo si salvo' perche' si era precostituito
una via di fuga. Molte opere tragiche e comiche, oggi perdute, trattarono del
mito cretese.
E' da ricordare che quasi al centro della via Francigena possiamo
trovare almeno altri cinque labirinti:
Il labirinto a San Michele di Pavia
San Savino di Piacenza
San Caprasio di Aulla
Cattedrale di san Martino a Lucca
San Pietro di Pontremoli
poi San Miniato e Ravenna-Basilica di SanVitale
Nel labirinto di Pontremoli sono presenti diversi elementi: due
cavalieri che si combattono, quello di destra mostra un panneggio sotto la
pancia del cavallo e un'immagine alata dietro le spalle, l'altro appare come
figura normale ed entranbi sovrastano il Labirinto. A sinistra vicino alla
cornice vediamo un Ouroboro , un serpente che si morde la coda serpente
dell'eterno ritorno; a destra una forma ormai illeggibile. In basso: "SIC
CURRITE UT COMPREHENDATIS" correte per far vostro il premio"
(lettera di san Paolo ai Corinzi), al centro il segno JHS.

123

Questa pietra, attribuita


al
vescovo
longobardo
Leodegar, rinvenuta nella
Pieve di Sorano e' ora affissa
nella chiesa di San Giorgio
nel vicino paese di Filattiera.

124

Statua stele rinvenuta assieme ad


un'altra nella Pieve di Sorano

125

126

Questa serie di cartelloni fotografici ci raccontano la storia della


cristianizzazione della Lunigiana e del rinvenimento delle Statue Stele.
I primi ritrovamenti si ebbero nel 1924 durante lavori di restauro e
recupero della Pieve di Sorano.
Questi reperti giacevano alla profondita' di oltre due metri; sono stati
numerati ecatalogati

Nella fotografia sovrastante notiamo in basso a destra i famosi PIPIN,


piccole figure che sono un'esclusiva del paese di Vignola.
I Pipin sono piccoli pupazzi di legno rappresentanti idoli pagani.
Nell'antichita', per la festa del 2 maggio,i Pipin venivano bruciati in un
piccolo fuoco acceso all'interno della Pieve di San Pancrazio per celebrare la
conversione al cristianesimo degli ultimi pagani.

127

Sopra sono stati riprodotti numerosi capitelli scolpiti in pietra di molte


Pievi di Lunigiana antecedenti o relative all'anno mille. Li accomuna una serie
di figure fitomorfe e antropomorfe usate in varie zone della Lunigiana e
dell'intera Europa.

La Madonna Nera e' una statua lignea esposta all'adorazione dei fedeli in una
nicchia dietro l'altare maggiore della Concattedrale dedicata a Santa Maria del
Popolo di Pontremoli.

128

Il tracciato luminoso rappresenta la via Francigena che da Roma pare


seguire il corso della Magra per proseguire attraverso la pianura padana verso il
nord, Canterbury e Compostela.

129

Le bacheche conservano antiche pianete e oggetti per uso liturgico

130

131

132

Una Madonna lignea e il suo abbigliamento

133

OLIO SU PIETRA

Una serie di dipinti ad olio esposti


nel museo.

134

Statua lignea di San Domenico di Guzman

135

In Piazza del Duomo - Palazzo Maracchi

136

Il mascherone e' stato scalpellinato ma fortunatamente hanno risparmiato il


Putto

137

La chiesa Cattedrale di Santa Maria Assunta e' stata edificata a partire dal
1636 sul precedente oratorio di Santa Maria di Piazza che dal medioevo conservava
la veneratissima immagine della Madonna Nera detta "Madonna del Popolo"

138

La costruzione di questa imponente cattedrale e' il frutto di due eventi


miracolosi legati alla storia di questa citta' che secondo la tradizione venne liberata
dalla peste per intercessione della Vergine nel 1622 e nel 1630

139

La costruzione di questa concattedrale su progetto dell'arch.A. Capra venne


decretata dal Consiglio Generale di Pontremoli nel 1630. Questo stabiliva che
fosse eretta nel luogo della chiesa di Santa Maria di Piazza.

140

Questo edificio significativo per l'ampiezza ed esemplare nelle strutture


consta in una vasta navata con cappelle laterali, breve transetto e cupola
altissima all'incrocio dei bracci.

141

La facciata in stile rinascimentale e' recente e fu costruita nel 1926.

142

Tutto l'altare e la successiva mensa sono scolpiti in argento massiccio.

143

Gli affreschi della volta della navata e del transetto eseguiti dall'arch. Natali
nel '600 furono sostituiti da stucchi nell'ottocento.

144

Le grandi tele illustrano episodi della vita della Madonna.

145

In un trionfo di putti d'oro e di stucchi la piccola immagine della


veneratissima Madonna Nera.

146

La facciata della chiesa in stile neoclassico venne eseguita nell'ottocento su


disegno del fiorentino Vincenzo Micheli dagli architetti Giovanni Pacini e
Pasquale Poccianti.

147

Le due navate laterali.

148

149

La chiesa possiede un ricco arredo pittorico.

150

La tela riproduce il miracolo della cessazione dell'epidemia di pestilenza per


intercessione della Madonna.

151

Ogni altare e' dedicato ad


una corporazione di artigiani

152

153

Il Fonte Battesimale

154

L'ottocentesca cappella del S.S.Sacramento.

uno dei sette diversi e bellissimi confessionali

155

Lo splendido coro ligneo

La " mensa" una scultura in argento massiccio.

156

San Gemignano, il patrono di Pontremoli.

157

Il convento dei Padri Cappuccini sorge sul colle prospiciente il Ponte dei
Quattro Santi che introduce verso il centro di Pontremoli.
E' risalente al XVII secolo.
Al suo interno e' custodito un altare in legno con una tela raffigurante " la
Vergine e il Bambino, i santi Francesco e Lorenzo" del veronese Jacopo Ligozzi,
mentre su un altare laterale si conserva la " Concezione", tela di O. Ferrari.
Troviamo infine un grande quadro del sarzanase Domenico Fiasella raffigurante
i Santi Domenico e Felice.

158

Interno della chiesa.

159

Inizio del vicolo per il castello

160

Il lastricato in pietra ci conduce tra antiche case...

161

...mentre poderosi ed eleganti portali sbarrati ci accompagnano...

162

...su per la salita tra muri di pietra che si sostengono l'un l'altro.

163

Gli archivolti e le gallerie ci suscitano memorie di armigeri...

164

165

... di guerre e paura.

166

Ma l vicolo che sale, oltrepassa le mura di pietra, entra nel verde e ci rasserena
mentre ci accompagna alla chiesa di San Ilario per proseguire al castello.

167

Veduta del castello del Piagnaro nel suo insieme.

Il castello medioevale sorge sullo sperone del monte Molinatico alla


sommita' del Borgo di Sopra o Sommoborgo; assieme alle torri di Castelnuovo,
Cacciaguerra e Seratti faceva parte del sistema difensivo di Pontremoli.
Venne edificato attorno all'anno mille, piu' volte distrutto e sempre
ricostruito; la parte piu' antica e' il torrione semicircolare del 1400 a nord.
La parte mediana e quella inferiore sono rifacimenti operati nei secoli
XVII e XVIII.
L'imperatore Enrico V, durante la sua discesa a Roma nel 1110,dovette
espugnare il castello che gli sbarrava la strada. Stessa cosa per Carlo VIII che
alla fine del 1400 transitando con le sue truppe per Pontremoli arrivo' a
devastare borgo e castello.
In seguito assieme al borgo il castello passo'di signoria in signoria fin
quando divenne proprieta' degli Spagnoli ( 1556-1647) per poi esser ceduto
alla Repubblica di Genova ( 1647) ed infine al Granducato di Toscana (1650).

168

Il castello del Piagnaro.

169

Entriamo nel castello...

170

171

Attraversiamo diverse porte e cancelli.

172

Imponenti portali dovevano sbarrare un tempo il passaggio.

173

Nella garritta vigilava un soldato.

174

175

176

A nord la torre
semicircolare
del
1400.

177

Gli spalti e i cortili di uno dei piu' grandi castelli della Lunigiana

178

179

Camminamenti verso gli spalti.

180

Il cortile col pozzo.

181

182

183

184

Lo stemma mediceo sugli architravi


ricorda l'egemonia del Granducato di
Toscana nel 1650

185

Grandi archivolti e stanza delle guardie.

186

Porta d'ingresso al museo.

187

Arme della famiglia Cavalli nell'ingresso del museo.

sotto:
arme della famiglia Cavalli
collocato tra gli stemmi nobiliari
nella torre del castello di Malgrate.

Lastra tombale nella chiesa di S. Francesco

188

Esposizione di antiche armi

Sala dell'esposizione delle statue-stele

Le statue stele sono monumenti in pietra, generalmente


arenaria e solitamente di tipo antropomorfo. Gran parte dei
ritrovamenti di questi megaliti e' avvenuta nella zona centrale
dellEuropa tra le Alpi e il Mediterraneo.

189

La prima statua stele e' stata rinvenuta nel 1827nel comune di Zignago; nel 1886 due
piccole statue stele vennero ritrovate nel Golfo della Spezia 12 m.sotto il livello del mare
(sono andate perdute.)

190

Nel 1902 nel comune di


Fivizzano ne rinvennero nove
tutte in fila per ordine di altezza
e rivolte a est, forse verso il
monte Sagro.
Esse si collocano tra la
tarda preistoria e l'arrivo dei
romani. Le ultime vennero
rinvenute a Mulazzo nel 2005.
La maggior parte venne
scoperta nella confluenza del
fiume Magra con l'Aulella e il
Taverone. Altre ne sono state
rinveute a Filetto, Filattiera e
Reusa.

191

Via Garibaldi verso Porta Parma.

192

La chiesa di San Gimignano patrono di Pontremoli.


In questa piazza antistante l'antica chiesa dedicata al santo Patrono di
Pontremoli, l'Imperatore Federico II, nel marzo del 1249, faceva accecare
Pier Delle Vigne, consigliere imperiale e poeta, accusandolo di tradimento
("in terra de Puntremolo in platea Ecclesiae Sancti Geminiani iussu
imperatoris bacinatus fuit", cod. Laurenziano, Plut.90 sup,114) Dante rende
giustizia a colui che tenne" ambo le chiavi del cor di Federigo" nel canto XIII

193

via Garibaldi

194

Sontuosi portali di ricchi palazzi

195

196

Via Garibaldi - si intravvede la chiesa di San Nicolo'.


Anticamente dedicata a sant'Alessandro venne menzionata per la prima volta
nel 1126 ma e' di origine piu' antica, forse benedettina..

197

E' la chiesa parrocchiale piu' antica di Pontremoli. Fondata ai piedi del castello
del Piagnaro con l'abside rivolta ad oriente e la facciata che si apriva nella via interna al
contrario di oggi. La chiesa venne quasi totalmente ricostruita nel tardo medioevo
cambiando l'orientamento della facciata e del presbiterio. Quando nel 1664 apparve la
Madonna nella chiesa ricominciarono nuovi lavori di ristrutturazione.

198

Gli ultimi interventi sono del 1960 con la costruzione della nuova facciata e la
monumentale porta di bronzo. All'nterno si conserva la scultura lignea del Cristo Nero
del XVI secolo.

199

Palazzi di Via Garibaldi


Palazzo Zucchi Castellini

200

Via Garibaldi - Palazzo di Sforzino Sforza ( a bugnato liscio con colonne)

201

Nella via lastricata in pietra si aprono eleganti ed aristocratici porton.i.

202

i portali coi faccion

203

Lungo via Garibaldi troviamo i grandi palazzi Camisani, Caimi, Zucchi


Castellini e Sforzino Sforza.

204

205

Sdrucciolo del castello.

206

L'uscita di Porta Parma.

207

Cartiglio

PHILIPPUS III HISPANIARUM ET MAXIMARUM


PROVINCIARUM REX ET DOMINUS
NOSTER PONTREMULI CATHOLICAE
FIDEI DEFENSOR POTENS
IUSTUS ET CLEMENS
MDCVII
Il cartiglio del 1607sopra Porta Parma chiamata anche " porta del fossato di
Sommoborgo"o anche di SanGiorgio ( per la vicina omonima chiesa)

208

Durante il regno di Filippo III di Spagna (1598-1621) la porta subi' l'ultimo


dei rifacimenti.

209

210

L'antico
stemma di Pontremoli.
La torre dei
Seratti e il Ponte del
Casotto.

PONTEM ANNO MDCCXXXII IUNDANTIUMAQUARUM IMPETU


ABRUPTUM VIAM ANNOMDCCLV PROXIMO FATISCENTE COLLE
EVERSAM PORTAM NIMIA IAM VETUSTATE HAUD DECORAM MIRA
PROVIDENTIA EQUITIS PHILIPPI BORBONII EX MARCHIONIBUS DE
MONTE THORACATHORUM EQUITUM MAGISTRI PRO FRANCISCO
PRIMO ROMANORUM IMPERATORE SEMPER AUGUSTO MAGNO
AETRURIAE DUCE ECC. ECC. ECC.LUNENSEM PROVINTIAM
MODERANTIS ANNO MDCCLV IN NOVAM HANCE AMPLIOREM
ELEGANTIIOREMQUE FACIEM RESTITUENDA CURAVIT AEDILIBUS
IURESCONSULTUS GASPARE FORMAINI NICOLAO CASTELLINO
IOHANNES SIMONE CAMISANI JOANNE LEONARDO FALASCHI.

211

L'abside della chiesa di san Giorgio fuori Porta Parma.

212

sopra:
ingresso su via
della Cisa.

213

Per il Ponte della Cresa.

214

La Porta di san Francesco di Sopra

215

Uscita sul Ponte della Cresa ( Croce)

216

217

In epoca medioevale le porte del borgo erano sette, oggi ne rimangono quattro:
Porta Parma nella Parte superiore, Porta Verde verso il Borgallo vicino al
ponte romanico a schiena d'asino di san Francesco di sopra, Porta di Castelnuovo a
est, Porta di Imoborgo con la torre dei Seratti.

218

L'antica porta di san Francesco di Sopra verso il Borgallo

219

Davanti al ponte della Cresa, ogni anno, si svolge la sfida dei falo', quello
di san Gemignano e quello di san Niccolo'. Due parrocchie e due patroni. Il
falo'piu' riuscito vince la sfida e porta fortuna alla fazione. Lo spettacolo e'
visibile dal ponte Zambeccari.

220

Ponte della Cresa o di san Francesco di sopra. Si trova lungo il Verde


all'altezza di Porta San Francesco. Sotto il suo arco si svolge il 31 gennaio il
caratteristico falo' di San Gemignano. Costruito nei primi del '300 dapprima in
legno, venne subito dopo adeguato nella struttura in pietra che ammiriamo.
Nei secoli ha sempre resistito alle ripetute piene del Verde.

I
falo'
raggiungono anche
l'altezza di trenta
metri

Ponte Zanbeccari
Zago Ferruccio Zambeccari, di antica famiglia pontremolese
(1655-1728)maestro di anatomia, medicina e scienze, scrisse molti trattati di
coltivazione e produzione di prodotti agricoli.

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Stemma del Comune di Pontremoli

Di rosso, alla torre di argento, murata di nero, merlata alla


ghibellina di quattro, munita di barbacani, posta a destra, chiusa di nero,
finestrata di tre,dello stesso, poste una, due, essa torre unita al ponte di tre
archi, di argento, murato di nero,unito al fianco sinistro, con l'impalcato
in banda abbassata, l'arco a destra, di maggiore ampiezza. quello a
sinistra, quello di mezzo di misura intermedia, torre e ponte fondati sulla
campagna di azzurro, fluttuosa d'argento, il ponte sormontato dalla
corona all'antica di sette punte visibili, d'oro, la torre sormontata dalla
stella a cinque raggi, dello stesso.
Le acque fanno riferimanto alla particolare posizione della citta'
bagnata dal torrente Verde che a valle si congiunge con la Magra.
LaTorre fa riferimento a una delle molte torri, forse il Campanone.
La scoperta di una stella ( pianetino) il 25 agosto del 2000 ha
consentito a Pontremoli dichiedere al Minor Placet Center degli U S A
che prendesse il nome dalla citta' e che fosse inserita nel proprio stemma.

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