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MEMORIE di LUNIGIANA

di

Adriana G. Hollett

COMANO,
TORSANA e CAMPORAGHENA

Fotografie di A. G. Hollett

a mio marito Reginald


che condivide lamore per la mia terra.

...Se novella vera


di Valdimagra, o di parte vicina sai,
dilla a me, che gia' grande la' era.
Dante - Purg. VIII

Cenni sulla storia della Lunigiana


Per riassumere brevemente la storia delle origini della Lunigiana sara
necessario, a causa della carente documentazione, ricorrere allopera di Eugenio
Branchi Storia della Lunigiana feudale, unica fonte autorevole assieme a quella
di Gioachino Volpe; ebbe a osservare questultimo che, per la storia della
Lunigiana, avanti il XII secolo, e poco meno che tenebre e tenuissima luce di alba
lontana.
Concordando con loro, possiamo partire da Oberto, conte di Luni, di
probabile origine longobarda e unico superstite della famiglia dei Marchesi di
Toscana.
Luni divenne colonia romana nel 177 a.C., prospero col nome di Provincia
Maritima Italorum, subi dapprima linvasione longobarda e in seguito, unita a
tutta la Lunigiana venne aggregata al ducato longobardo di Lucca. Con i Franchi
entro nella marca carolingia, Oberto ne fu il primo conte e, in seguito, quando i
Vescovi contrastarono il dominio obertengo ottenendo da Federico I di veder
sanciti i loro diritti su tutto il territorio, divenne sede vescovile.
Il Volpe, concordemente ad altri storici e genealogisti, individua in
Oberto (945), di origine longobarda, il primo ad essere nominato conte di Luni.
Lessere conte di Luni aveva una certa rilevanza poicheil paese, collocato tra
Liguria e Toscana, testimoniava attraverso i resti dellanfiteatro romano e quelli
di antichi insediamenti paleolitici il suo notevole passato. Costui dopo pochi anni
(951), oltre alla Lunigiana, entro in possesso della marca della Liguria orientale,
dei centri di Tortona e Genova e alla sua morte tutti i suoi possedimenti vennero da
lui lasciati ai due figli: Adalberto I e Oberto II.
Dal primo figlio, per successive diramazioni, ebbero origine i casati dei
marchesi di Massa, Corsica e Sardegna, quella dei Pelavicino e dei Cavalcabo di
Cremona. Dal secondo figlio Oberto I, quello che maggiormente interessa la
nostra storia, nacquero Alberto Azzo I e Oberto Obizzo I. Il primo dette origine alla
casa dEste ed il secondo a quella dei Malaspina.
Oberto Obizzo I si stabili sui gioghi dellAppennino
Ligure-Tortonese-Piacentino, nelle alte valli della Trebbia e dello Staffora e in
questultima valle, centro del suo dominio, pose la propria residenza nella rocca di
Oramala, unico castello fortificato della valle e quella venne poi da sempre
considerata la culla dei Malaspina.
Successivamente Oberto Obizzo I fece costruire una serie di castelli che
sarebbero divenuti formidabili punti di difesa e principalmente di controllo per il
traffico delle merci che costituiva con i pedaggi una grossa fonte di ricchezza.
I Malaspina facevano pagare molto cari questi pedaggi e talvolta arrivavano
ad assaltare essi stessi le carovane comportandosi come briganti da strada. Il loro

castello di Villafranca fu chiamato Malvido e poi Malnido (nel diploma conferito


dallimperatore Federico a Opizone nel 1164) per i pedaggi da rapina e per
leruberie poste direttamente in atto da loro a spese delle carovane che transitavano
dal passo della Cisa.
Poco si sa di suo figlio Alberto I e del nipote Obizzo II, ma sicuramente il
figlio di questultimo Alberto II divenne noto col nome di Malaspina. Cio appare
nellatto di pace di Luni stipulato nel 1124 tra il vescovo Andrea da una parte e il
marchese Alberto II detto il Malaspina dallaltra.
Nella divisione tra Corrado e Opizzino nel 1221, a Corrado l Antico
(1253) vennero assegnati i possedimenti alla destra della Magra, mentre Obizino
(1301) cambiando nellarme lo spino secco in spino fiorito ebbe parte dei
territori alla sinistra del fiume.
La divisione poi non fu solo dei beni ma araldica, in quanto venne
modificato lo stemma di famiglia. Quello dello spino secco portava uno spino con
sei rami, uno verticale e cinque orizzontali, tre dei quali voltati a sinistra e due a
destra, tutti con aculei.Quello dello spino fiorito portava uno spino verde con sei
rami, uno verticale e cinque orizzontali tre dei quali a destra e due a sinistra,
terminanti con tre piccoli globetti bianchi in croce alle estremita in modo da
formare un piccolo fiore. Lo stemma originario aveva uno spino secco nero in
campo doro con il motto ad medelam (mi offre rimedio).
I membri del casato si moltiplicarono e cosi lo stemma venne spesso
modificato; il piu conosciuto e pero quello che mostra un leone rampante
coronato affiancato dai rami alternativamente, dello spino secco o fiorito o
emtrambi. E da ricordare che il leone rampante bianco venne assegnato a
Corrado detto lAntico ( 1253) da Luigi IX re di Francia per laiuto ricevuto dal
Malaspina nella crociata dEgitto del 1248.
Opizzino o Opizzone (1301), secondogenito di Federico (1264) fu lo
stipite dei Marchesi e Signori di V illafranca. La sua vedova marchesana
Tobia Spinola, tutrice dei figli ancora in minor eta, merita di esser ricordata come
colei che compose, ordino e stabili gli STATUTI per Aulla e altre sue terre.
(Gli Statuti di Aulla del 1303 sono conservati dal Dott. Francesco Raffaelli e dal
Dott. Lorenzo Ferri di Bagnone).(1)
Importante precisare che fin da prima della divisione dei Malaspina del
1221esistevano nei loro feudi i MUNICIPI che erano composti da un Consolo,
quattro o sei Consiglieri e un Massaro. La MAGISTRATURA era costituita da un
Giudice dAppello che era il Marchese, di un Podesta eletto dal marchese, un
Vicario del Podesta, un Notaro, un Corriere e un Custode delle carceri. Ogni
terra aveva il proprio Municipio e tutti assieme quelli del feudo formavano il
General Consiglio.
Nel secondo Libro sono annotate norme e regole di diritto civile ma si deve
ritenere che dovea esistere precedentemente regole e norme da disposizioni
scritte o da consuetudini inveterate.

Alcune di queste norme erano: la donna se dotata non poteva succedere ai


genitori, il marito non poteva donare o lasciare per testamento alla moglie cosa
veruna; nella vendita dei fondi dovevano esser preferiti nella vendita i condomini,
i parenti fino al quarto grado, i confinanti; la prescrizione degli immobili
incorrevasi col lasso di venti anni ecc..
Nel terzo Libro si determinavano le trasgressioni e i delitti punibili con
pene corporali o pecuniarie o afflittive: la fustigazione per tutta la terra, il bando
perpetuo, il taglio della testa, la forca e la morte per mezzo del fuoco, la confisca
dei beni. Si puniva lomicidio col taglio della testa, ladulterio con lire venticinque
per luomo e la donna, lo stupro con la pena capitale, il furto, labigeato, il taglio
degli alberi e la rimozione dei termini con pene pecuniarie. Per la falsificazione
delle monete si era arsi vivi, la falsa testimonianza o lo spergiuro con la galera, e
nelle scritture con la forca. Il delitto di lesa maesta portava al taglio della testa.
Questi quattro Libri o Statuti furono adottati da tutti i discendenti di
Federico Malaspina per tutte le Terre e le Castella da tutti gli Uomini, Universita
e Comunita che a loro furono soggetti.
Di Comano ci parla per la prima volta un documento del 938, dal quale si
apprende che la corte di Verpiana constava di quaranta poderi ( mansi) e le corti di
Comano e di Cortonovo, oggi casale sul Civiglia, ma in comune di Villafranca, di
sessanta; che esse facevano parte del del patrimonio obertengo, insieme a molti
altri centri della valle, poi di quello estense, infinedi quello malaspiniano.
Dopo il mille al predominio obertengo succede in Val di Magra e, anche
nella valle del Taverone il predominio di una delle quattro stirpi discendenti,
quella estense, cui nel secolo XII subentrano i Malaspina.
Obizzo Malaspina ottenne questo privilegio nel 1164 da Federico I
Barbarossa.
Il potere dei Malaspina non fu totale e assoluto per tutta la valle, anche
perche' sotto gli Obertenghi prima e gli Estensi dopo, si erano determinate delle
subinfeudazioni; consorterie maggiori e minori e si erano costituite in centri
diversi, secondo il diritto e le consuetudini feudali possessi e prerogative che
erano state conservate. Ad esempio i Moregnano, originari della Val d'Enza in
Emilia, che sembravano aver avuto i loro punti di forza nei due piu' importanti
castelli, Panicale e Groppo S.Pietro, nel secolo XII, alleatisi coi vescovi -conti di
Luni, contrastarono a lungo le pretese malaspiniane anche quando , con la nota
divisione del 1221, a Obizzo Malaspina del capofeudo di Filattiera furono
attrribuiti i possessi e i diritti in riva sinistra della Magra, ovvero lo "spino
fiorito".Ed e' anche necessario sottolineare la persistenza di diritti almeno in
Groppo S.Pietro, Comano e Monti, di antichi toparchi e signori, come i
Moregnano e particolrmente in Comano, dei Dallo e dei Bosi, questi ultimi anche
a Pontebosio, di cui la storia e' oscura fino al '500.
In particolare trattando del territorio attuale di Comano, dopo brevi
interferenze dei lucchesi, chiamati in forza di accomandigia, almeno a Comano,

dalla declinante grande famiglia dei Dallo, che aveva permesso anche
l'occupazione militare delle borgate dell'arpa, Torsana e Camporaghena,
s'impose il dominio di Spinetta Malaspina il Grande, e in sostanza, dal secolo XIV
il comanese seguira' le sorti del capofeudo malaspiniano della Verrucola, gia' essa
terra dei Dallo dopo essere stata terra dei Bosi, e quindi fino all'unita' d'Italia, di
Fivizzano toscana.
I due rami del Taverone furono quindi, quello occidentale, fino ai confini
del bagnonese, estense e quello orientale, i territori di Comano, dei Malaspina
della Verrucola, a sud della confluenza dei due rami la valle era un possesso dei
marchesi di Villafranca.
Nel 1500 il comanese divenne possesso definitivo dei fiorentini e quando ,
nella seconda meta' del '700, il granduca Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena visito'
tutta laToscana a lui soggetta e ne lascio' relazioni, si sofferma a lungo e
minuziosamente sul territorio e sui problemi del vicariato fivizzanese, di Comano,
di Camporaghena, di Torsana, ecc. terre granducali, osservando: "Generalmente
parlando, la miglior gente e piu' quieta, si' del popolo che dei benestanti, e' nel
vicariato di Fivizzano...", e in questo popolo quieto, sembra doversi soprattutto
comprendere gli abitanti del comanese.(2)

Mappa planimetrica della Lunigiana ricordata da Almagia: Monumenta


Italiae Cartographica, pag. 60 Acquerello su carta - Piante antiche dei confini del
1643 - rappresentante i vari feudi lunigianesi.
n.b. I tre punti segnati sulla carta identificano le localita'di Comano, Torsana e
Camporaghena.

COMANO

Comano - Il castello.
Il paese di Comano risiede su un monte alla destra del torrente Taverone
sopra un poggio omonimo che fa parte dei contrafforti meridionali
dell'Appennino di Linari, propaggine dell'Alpe di Camporaghena.
A nord-est erge i granitici culmini del Monte Alto 1904 m., Punta
Buffanaro 1878 m.e Monte Acuto 1756 m. Il lato sud prende inizio dalla Torre del
Nocciolo, tocca il monte Bottignana 1142 m., giunge ai prati di Camporaghena e
al Passo dell'Ospedalaccio.Nella parte centrale del territorio si erge il monte
Giogo, dai fianchi incisi da profondi valloni rivestiti da faggete.Dalla cima di
questo monte, l'occhio spazia a nord sulla vasta distesa appenninica, a sud sul mar
Tirrenolibero ed aperto, mentre ad est lo stupendo bastione granitico delle Apuane
rosseggia al sole.
La parrocchia di Comano nel secolo scorso contava 709 abitanti.

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Comano - Paesaggio invernale.

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Comano - Il castello.
L'impianto del castello era costituito da un maschio centrale circondato da
un recinto di poderose mura castellane.

Comano viene ricordato per la prima volta in un atto di donazione dell'884


di Adalberto I marchese e duca di Toscana al monastero di Aulla.
Questo monastero era al centro di una vetusta corte ducale dell'alta Valle
del Taverone, che, nel 938, il re Ugo dono' a titolo di dote alla moglie Berta.
Nel secolo XI dove' appartenere agli Estensi quando si affermarono nella
regione confinante, cioe' l'Emilia, e successivamente occuparono tutti i valichi
appenninici della media Lunigiana. Essi furono investiti dell'ufficio e del titolo di
conti della Lunigiana; controllavano il passo di Linari come patroni dell'Abbazia
che ne portava il nome; quello del Cerreto, presso la corte di Naseta, oggetto di
lunghe dispute con i monaci di San Prospero di Reggio. Quest'ultimo venne
protetto con la fortezza della Verrucola di cui gli Estensi s'erano fatti riconoscere
da Arrigo IV sopra ai Bosi; quello dell'Ospedalaccio tra la valle del Secchia e
quella del Taverone che chiusero nel versante mare con il castello di Comano e di
Groppo San Piero.

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Comano -Il paese e' rinomato per l'allevamento e una fiera di cavalli.

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Comano - Passeggiata attorno al castello.

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Comano - Le mura castellane.

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Quando si voglia dare anche brevi cenni di storia su questo estremo lembo di
Lunigiana, non si puo' non esimersi dal risalire alle antiche popolazioni che l'abitarono.

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La cosa non e' agevole e le notizie non sono del tutto sicure; e' fuori dubbio
che i progenitori furono i Liguri Apuani e ad essi appartengono i moltissimi
esempi della statuaria megalitica costituita dalle statue-stele, appartenenti
all'ultimo eneolitico, all'eta' del bronzo e le piu' evolute all'eta' del ferro.Queste
stele arcaiche antropomorfe, ritenute da alcuni monumenti funerari, in verita'
ancora avvolte nel mistero,sono state ritrovate un po' ovunque in Lunigiana.

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Questa popolazione fiera e gelosa della propria liberta' e indipendenza


(Tito Livio, grande storico romano, ce ne tramanda le gesta, sempre pronta a
prendere le armi anche se vinta - durum in armis genus -) combatte' con indomito
valore e con lotte cruente contro i romani dove spesso riporto' vittoria e respinse
l'invasore. I Liguri Apuani erano stanziati nelle regioni che pressapoco
corrispondono all'attuale Lunigiana e Garfagnana.

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Anche se non ne conosciamo la provenienza, sappiamo che questo


antichissimo popolo, suddiviso in vari aggruppamenti etnici, stanzio'
prevalentemente sul litorale tirrenico e precisamente da Luni sino a Marsiglia.Li
troviamo a praticare il commercio sul mare con i Fenici. Tito Livio ci dice che nel
193 a.C.i Liguri Apuani invasero il territorio di Luni e quello di Pisa, dopodiche'
un console romano mise a ferro e fuoco i loro castellari e i loro villaggi.

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Combattuti dai romani senza tregua, finirono per trovare sull'Appennino le


loro difese naturali ed ancor piu'sicuri baluardi sulle Alpi Apuane. Divisi in tribu',
abilissimi alla guerriglia per la perfetta conoscenza dei luoghi e l'agilita' dei loro
corpi atti al combattimento ravvicinato, trovarono difesa e sicurezza nei cosidetti
castellari di cui rimangono larghe testimonianze in tutta la Lunigiana ed in
particolare nell'alto Tavarone.

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Lungo il corso dei due rami del Tavarone si conserva il nome di questi
castellari: castellaro del Castagneto, castellaro di Ropiccio, castellaro di
Montale, castellaro di Monte Sant'Antonio, castellaro di Prota, e, di piu' grande
interesse per la storia di quei nostri lontani progenitori, il castellaro della Torre
del Nocciolo, che, munito di un triplice vallo, come si puo' ancora osservare, fece
parte di successivi sistemi difensivi costituenti un potente baluardo.

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Piegati alfine da un impari lotta i Liguri Apuani dovettero dapprima cedere


le armi e molti vennero deportati nel Sannio ma, riconciliati con Roma, rivelarono
ancora il loro valore combattendo con i romani ed iniziando cosi' in queste terre,
una trasformazione fondiaria in cui da sempre i romani si rivelarono maestri.Da
semplici famiglie gentilizie o da comandanti militari o legionari qui stanziatisi
derivo' la denominazione dei piu' importanti paesi della vallata.

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Comano, Crespiano, Catognano, Varano, Tavernelle ecc.. Questa terra


conobbe pure la lunga dominazione dei Longobardi contrapposta a quella dei
Bizantini e divenne teatro di aspre lotte tra quelle genti cosi' diverse, le quali a loro
volta, lasciarono a paesi e localita', i segni del loro idioma e della loro cultura. E'
facile riconoscere nelle decorazioni di portali la "rosa camuna"che compare nella
monetazione longobarda es.Tremisse aurea di Astolfo- Lucca 749-756

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Di origine longobarda furono i Malaspina che dominarono nel medioevo


buona parte della Lunigiana. Frazionatasi questa casata sino all'inverosimile,
lascio', nello scorrere dei secoli, il ricordo di continue risse e discordie familiari.
Nell'alta valle del Taverone questa dinastia non governo' a lungo e lo dimostra il
fatto che nelle tre localita' successivamente illustrate non vi e' mai stato rinvenuto
il simbolo malaspiniano dello "spino secco" o " spino fiorito".

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Nel 1413 si ricorda l'eccidio di Varano, nel quale perdevano la vita ifratelli
Malaspina di Olivola. La causa furono i reiterati soprusi inflitti alle popolazioni
quali la richiesta di prestazioni d'opera onerose e gratuite, nonche' innumerevoli
tributi ( compreso lo ius primae noctis)di cui viene ancora tramandata e
documentata la memoria.Una fiera sollevazione di popolo chiedeva ed otteneva
che Varano, Tavernelle e ville adiacenti fossero annesse alla casa d' Este.

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Comano, Torsana e Camporaghena, nell'altra diramazione del Tavarone,


dopo un turbinoso periodo malaspiniano in cui erano state eliminate famiglie
appartenenti ad una feudalita' minore, ebbe ultimo protagonista il marchese
Spinetta Malaspina prima di passare sotto il governo della Signoria fiorentina
assieme al vicariato di Fivizzano di cui faceva parte con Groppo San Piero che gia'
dal 1377 si era dato in accomandigia alla citta' del giglio.

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Per la sua posizione geografica, dalla conquista di Roma, da cui trasse il


nome, Comano ebbe in ogni tempo, una intensa vita politica e militare e il suo
castello divenne un formidabile baluardo a guardia dei due passi appenninici:
dell'Ospedalaccio e del Cerreto. Nell'alto medio evo divenne corte longobarda dei
Duchi di Tuscia stanziati in lucchesia e quasi certamente conobbe le lunghe lotte e
la conseguente sconfitta dei Bizantini.

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Nella poderosa difesa bizantina questo castron era certamente importante.


Possente per il luogo in cui sorgeva e per le sue strutture ben definite, dal mastio
ben conservato alle torri d'angolo, questa fortezza continuo' per secoli a far buona
guardia ai valichi gia' citati, essendo anche in diretta comunicazione con l'altra
fortezza ancor piu' inaccessibile e certamente costruzione coeva, detta di Groppo
San Piero.

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I due castelli non vennero mai meno alle loro funzioni col passar dei
secoli, anzi sotto la signoria dei Malaspina vennero potenziati, come altrove, per
consolidare il loro dominio sulla feudalita' minore.
(Dopo un notevole numero di anni in cui la trascuratezza ha messo in
gioco la conservazione di queste due importanti costruzioni, recenti lavori di
recupero sono stati effettuali a salvaguardia del castello di Comano. )

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Il castello di Groppo San Piero, di cui rimangono poche rovine, venne


costruito sul culmine dei contrafforti dell'Alpe di Camporaghena, nell'alta valle
del Taverone e la sua costruzione potrebbe essere antecedente al secolo XI.
Furono costruiti entrambi in
posti strategici e per quanto nel secolo
XI non si abbia notizia alcuna del
castello di Groppo San Piero,
ciononostante, per il tipo di
costruzione, appare coevo a quello di
Comano.Lo testimoniano gli avanzi
dell'edificio avente un maschio
centrale quadrangolare isolato e,
come l'altro, resti di cinta muraria con
torri di fiancheggiamento.
Fu
probabilmente opera degli Estensi che
la collegarono strategicamente con le
altre fortezze poste a guardia dei passi
appenninici dell'Ospedalaccio e del
Cerreto.
Si conosce da un documento del 1119, l'esistenza di una linea di signori,
consanguinei dei Moregnano, che furono feudatari di Groppo San Piero e forse
una delle prime istituzioni gentilizie della Casa Estense, infatti venne confermata
a Ugo e Folco d'Este da Arrigo IV nel 1077; quando i Moregnano, altri feudatari
di derivazione estense, abbandonarono la Lunigiana nel secolo XII, i signori di
Groppo San Piero rimasero e si
resero indipendenti. I loro nomi
ricorrono in un atto del 1181, il
quale nomina un nobile Gerardo
di Groppo San Piero fedele alla
curia vescovile e in lotta continua
con l'Abbazia di San Salvatore di
Linari.
Questi signori, alleati del
vescovo Gualtieri contro i
Malaspina, furono chiamati a
giurare la pace di Aulla nel 1202.
Come risulta ignota la data
di costruzione del castello
altrettanto e' sconosciuto il
momento in cui i Malaspina ne
entrarono in possesso.

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Le frazioni di Comano, tutte in media a 600 m. di altitudine sul livello


del mare, sono denominate: La Chiesa, La Costa, Imocomano,
Sommocomano, Felegara, Il Piano,Scanderarola, Casa Pelati, La Croce e
Castello.Per ritrovare lo spirito e la suggestione di una Lunigiana storica e
dove le antiche case di pietra ci parlano del passato, verranno proposte
fotografie di Comano localita' Castello.

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Castello - Ca' d' Pini.

Certamente i Malaspina cominciano ad apparire in questo castello in


tragiche circostanze; nel 1226 il marchese Obizzo di Filattiera venne spogliato di
gran parte dei suoi possedimenti tranne di questo inespugnabile maniero che
divenne poi rifugio per Bernabo', figlio di Obizzo, quando re Enzo riapri' con le
sue truppe il transito nella Val di Magra.
I marchesi di Filattiera non avevano l'intero possesso del castello poiche'
una parte era rimasta agli antichi signori, fu solo nei primi delsecolo XIV che
Spinetta Malaspina lo occupo' contemporaneamente a Comano con le sue ville e
da lui , lasciati per testamento ai marchesi della Verrucola.
Tutti questi possedimenti passarono al governo fiorentino prima per
accomandigia nel 1377 e successivamente seguirono le sorti dei possedimenti dei
Bosi e la catastrofe di questa dinastia.
E' anche da sottolineare che Comanocon le sue ville, diversamente dal resto
dell'alta valle del Tavarone rimase da sempre legato alle sorti di Fivizzano.

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Castello - Portale d'ingresso alla corta d' Pini.

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Castello - Portale interno alla corta.

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Castello - ca' d'iSarti.

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Castello - Incisione sconosciuta agli abitanti ed ignoto il significato.


Nel territorio di Comano, entro i confini dell'antichissima pieve di
Crespiano, dovettero estendersi anche i territori e i vasti possedimenti della
famiglia longobardica che diede origine alle consorterie feudali degli Erberia, dei
Dallo, dei Bosi, uniti da vincoli politici e forse anche di consanguineita', con la
con la gran contessa Matilde di Canossa.
Inizialmente i territori del comanese appartennero ai Bosi fino alla
Verrucola e in seguito, per circostanze ignote ma forse per successioni legittime,
trattandosi di famiglie originate dal medesimo ceppo, alla consorteria dei Nobili o
conti di Dallo.
Questi erano proprietari di Comano e di buona parte delle sue terre, mentre
una piccola parte era stata assegnata al marchese Obizzo Malaspina per privilegio
da Federico Barbarossa nell'anno 1164.
Quando i Malaspina arrivarono alla divisione del 1221, queste terre
andarono al ramo di Filattiera e in seguito alla successiva ripartizione di questo
feudo nel 1275 passarono al marchesato di Olivola sotto il dominio di Francesco
figlio del marchese Bernabo' Malaspina.

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Castello - Madonna del Rosario.

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Castello - Iscrizione della casa dei Torra: MELIUS EST DARE QUEM
ACCIPERE D JOVANES MARIA TORRA (......) 1719.
Accanto alla casa dei Torra si affaccia, su una bella aia lastricata in piagne, una
seconda proprieta' che era stata sicuramente un oratorio. Una facciata in cui si aprono
finestre dagli architravi abilmente scolpiti, un ingresso che da' accesso a piu' porte dai
poderosi quarai decorati, e una vela sul lato della casa dove da poco tempo e' scomparsa la
campana documentano che nella proprieta' dei Torra era ubicato quello che un tempo era
stato l'oratorio di questo antico nucleo.

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Castello - fondi, stalle e cantine.

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Castello - Antichi vlti.

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Castello - Ca' d'Longobardi d'Sisto'.

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Castello - Architrave con croce


Quando i Dallo si resero conto della pericolosita' di quei potenti condomini
che erano i Malaspina, sulla fine del 1200, posero i loro feudi in accomandigia del
comune di Lucca, il quale occupo' militarmente Torsana e Camporaghena.
Nel frattempo molte lotte fratricide avevano fatto tramontare la grande
famiglia dei Dallo, poiche' tra varie ed agitate vicende, nelle zone tra Reggio,
Modena e Mantova, erano incorsi in omicidi perpetrati dagli stessi membri della
casata; un certo Moroello era stato assassinato da Bonaccorso e Baccarino, suoi
consanguinei
I Malaspina, nella persona del Marchese Spinetta il grande, dopo aver vinto
e allontanato le forze lucchesi e Castruccio Castracani dai suoi possedimenti,
assali' i due assassini, l'uno a Comano e l'altro a Scanderarola e li fece decapitare.
Successivamente tutti i castelli dell'alta valle del Taverone rimasero in
possesso di Spinetta e tutti dimenticarono che i diritti sul territorio appartenevano
invece al marchesato di Olivola.
Alla morte di Spinetta, Comano fu compreso nei territori assegnati ai
marchesi della Verrucola e segui' le vicende succedute alla catastrofe di questa
dinastia.

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Castello - ca' d'Domenico Galeazzi.

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Castello - Ca' d'Sante Domenichelli.

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Castello - La ca' d'i Pini.

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Castello - Ca' d' Conti.

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Castello - Salita alla montadella.


Fino ad oggi non risulta che nelle valle del Tavarone sia stata rinvenuta
traccia di insediamenti risalibili all'eta' della pietra, ma cio' significa soltano che
in questa ampia zona non vi sono state specifiche ricerche e l' affioramento di
questi reperti risulta
piuttosto difficile. Ciononstante vi siano molte
testimonianze che rientrano nella sfera dei culti legati alla pietra, materia tenace
ed incorruttibile che esprime il senso dell'eterno.
Le testimonianze piu' significative delle popolazioni che hanno abitato la
valle nel periodo preromano sono rappresentate dalle statue-stele e da alcuni
toponimi.Gli uni e le altre coincidono per darci informazioni da angolazioni
diverse. Le statue stele finora rinvenute in questa valle sono tre: Venelia,
Castagneta di Licciana e Taponecco, risalibili dall'eta' del bronzo ad alcuni
secoli a.C.
Trattando di toponomastica possiamo rilevare che nella valle del Tavarone
si e' conservato uno dei rarissimi nomina dell'antica mitologia ligure: quello di
Comano.

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Castello - Vicolo, volto e stalle.

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Castello - Ca' d' Sarti Antonio d'la Scola.


Il nome Comano deriva dal popolo dei Segobrigi che nel VI secolo a.C.
abitava la zona dell'attuale Marsiglia.
Figlio del re Nanno, Comano, una volta divenuto re, cerco' di espugnare

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Castello - Ca' d' Galeazzi Elisa.


Marsiglia penetrando nella cerchia difensiva della citta', ma una donna
della sua stessa famiglia reale lo tradi' rivelando il progetto dei liguri, per cui
l'ignaro Comano venne catturato e ucciso.

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Castello - Il gradile d' Bergardi.

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Castello - Gradile.
La castagna ha rappresentato nei tempi andati l'unica base sicura
dell'alimentazione per la popolazione lunigianese specialmente nelle zone di
montagna, nelle vallate magre e nelle localita' sperdute e lontane da centri abitati.
Norme precise e sanzioni severe proteggevano la coltivazione del castagno
e queste erano inserite in tutti gli Statuti delle varie comunita' da Rocca Sigillina a
Tresana, da Equi a Moncigoli, Da Gragnola a Pontremoli (Statuto dei 1391).
Per le popolazioni della Lunigiana il castagno era tutto: cibo, legname da
lavoro e riscaldamento,lettiera per il bestiame, riserva per funghi e prodotti del
sottobosco. Il legno era adoperato per pareti divisorie, travi per il tetto, serramenti,
pavimenti, telai di varo genere, solai, cassapanche, mastre, canterani, seggiole,
barili, doghe, vincigli e mazzaranghe. Le foglie piu' belle erano poi conservate per
cuocere le pattone e la crescente ( l'alva').
Al momento della raccolta delle castagne, fin dal mattino presto, le donne
partivano per la raccolta delle castagne prima sui confini, poi all'interno del
castagneto. Si facevano due passade, poi era possibile a chiunque accedere e
raccogliere le poche castagne rimaste.

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Castello - Stalle e cantine dei Bergardi.

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Castello - Stalla d'Giovanni Bargardi.

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Castello- ca' d' Malon.


Alla raccolta delle castagne si pagavano le decime.La decima parte del
raccolto andava a beneficio della Confraternita per le funzioni di suffragio ai
defunti, per le casse da morto dei poveri e l'escavazione della loro fossa nel
cimitero. I poveri erano veramente molti. Le castagne delle decime erano mandate
all'incanto da massari banditori.
Dopo la raccolta le castagne erano portate nel gradile della casa di
abitazione, che spesso corrispondeva alla cucina, e li' subivano l'essicazione.
Per la castagnatura spesso venivano assunte le donne che oltre al
mantenimento giornaliero erano pagate con 10 quartari di castagne secche ( 170
kg di farina) oppure un cavagno di castagne scelte ogni sera.
Verso dicembre si provvedeva alla sgusciatura delle castagne con la
mazzaranga ( un cerchio piatto di legno con un manico lungo al centro che veniva
calato dall'alto sulle castagne).
Si passava poi tutto al vaglio per separare la parte migliore del prodotto.
Pistadori e vandadore venivano pagati con quattro pasti al giorno piu' due
pezzi di pattona e uno di alva' d' castagn.

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Castello - Ca' d'Bergardi d' Giovanni d'France'.

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Comano - Ca' d' Musetti.

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Comano - Ca' Musetti - Madonna del Montenero.

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Comano -Il Cavaliere del lavoro, Michele Romiti, detto Badoglio.


Vive a Comano, ancora bello, ardito e forte, l'alpino di 84 anni,che e' riuscito a
rientrare dalla campagna di Russia. Nato a S.Paolo in Vendaso nel 1919 da Maria
Bocchi ed Eugenio Romiti.

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Cappello del 2 Reggimento Alpini Battaglione S. Dalmazzo-DivisioneCuneense.


Quando ancora frequentava la scuola d'obbligo venne mandato a lavorare
presso dei parenti. Per 5 lire al di' dai 14 ai 19 anni, con la Forestale, ando' a
piantar pini a Sassalbo. Quando venne di leva lo scartarono e fu messo in congedo
illimitato. Richiamato a 19 anni, fu assegnato al Battaglione Alpini- Borgo S.
Dalmazzo col grado di caporale e per 6 giorni ando' in guerra sul Col Maurin
contro la Francia. Nel 1940 era gia' in Albania e silurato sulla nave Firenze nel
porto di Vallona, nell'indifferenza della popolazione locale, si salvo' aggrappato
ad una zattera alla deriva.Passato al 22 Reggimento Salmerie - 9 Battaglione
Camicie Nere, passo' alcuni mesi a rifornire il fronte.Fu in Ucraina, in Siberia e in
Mongolia come prigioniero e nella battaglia della Nicolajewca ( di 150.000 si
salvarono 50.000) ebbe tibia e perone spaccati. Salvo' la sua gamba steccata alla
meglio e la sua vita dal tifo petecchiale.Rimpatriato traverso' il Kossovo e tra mille
difficolta' ( ponti e strade distrutti) arrivo' a Durazzo e venne imbarcato per Bari
dove rimase in quarantena prima di raggiungere Cuneo.Congedato si sposo' e
ando' in Maremma con le pecore di ca' Giannino per 14 anni. Decise in seguito di
andare a lavorare in Francia e per 7 anni lavoro' vicino a Grenoble, ed altri 2 anni
in Svizzera prima di trovare un tranquillo posto di lavoro in Italia.
E meno male che alla visita di leva venne riformato!

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Strada per Torsana.

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La Lunigiana subi' in tempi assai remoti forti influssi celtici ed etruschi i


quali sono documentati dalle statue stele rinvenute.E' probabile che il nome
Comano, cosi' ben documentato nella storia dei Segobrigi fosse presente anche
nella liguria orientale.
In una prima forma insediativa il nome di Comano, che nel nome collettivo
rappresento'piu' paesi sparsi e su un modello noto in varie altre parti, venne
definito una formazione pagense; un pago romano derivante dagli insediamenti
che avevano scolpito le statue stele.
Nelle decime bonifaciane del 1275 veniamo a conoscenza che la cappella di
Comano assieme a quella di Varano,Camporaghena e Cisigliana dipendeva dalla
pieve di Crespiano mentre quella di Torsana assieme a quelle di Gabbiana e
Taponecco dipendevano da San Caprasio di Aulla.
Sempre nell'ambito territoriale della pieve di Crespiano si trovava
l'Abbazia dei Santi Salvatore e Bartolomeo di Linari che controllava il passo
omonimo ed assolveva ad una importante funzione viaria , commerciale ed
economica ed orpedaliera.Ne abbiamo notizia dal 1034 ma e' probabile una data
anteriore.

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In cammino per Torsana. Canale di Tranci'.

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TORSANA

Torsana - Il piu' alto paese sull'Arpa.


Esistono documenti attestanti sicure vicende relative alla valle del
Tavarone sino dal secolo X e XI.
Senza elencarli ma utilizzare succinte indicazioni per questa valle diremo
che, dopo il mille succede in Val di Magra il periodo obertengo e, nella valle del
Tavarone, il predominio di una delle quattro stirpi discendenti, quella estense, cui
nel secolo XII subentrano i Malaspina ( privilegio di Federico I Barbarossa a
Obizzo Malaspina nel 1164).
Gia' sotto gli Obertenghi e, sicuramente con gli Estensi, si erano
determinate delle subinfeudazioni e consorterie; minori signori si erano costuituiti
in centri diversi, che , anche con l'avvento dei Malaspina, avevano mantenuto
possessi e prerogative secondo il diritto feudale.
Si tratta dei Moregnano, originari della val d'Enza, che avevano i loro punti
di forza nei due castelli piu' importanti nel secolo XII: Panicale e Groppo San
Piero.

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Torsana - La piazzetta della panchina.

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Torsana - La Madonna di ca' Giannarelli.


Questi feudatari, alleatisi coi vescovi, contrastarono a lungo le pretese
malaspiniane anche, quando con la nota divisione del 1221, a Obizzo Malaspina
del capofeudo di Filattiera furono attribuiti i possessi e i diritti in riva sinistra del
la Magra, definiti "spino fiorito".
Le lotte tra guelfi e ghibellini entrarono nella valle del Tavarone e
specificamente in Groppo San Piero, castello quasi inespugnabile, dove trovera'
rifugio Obizzo Malaspina quando re Enzo occupera' Filattiera nel 1226.
Nel 1275 fra i condomini di Filattiera, i borghi ed i castelli della valle, per
intero o per quote, passarono al marchese Francesco che pose Olivola al centro del
suo amplissimo dominio.
Dobbiamo comunque sottolineare la persistenza di diritti almeno in Groppo
San Piero e in Comano, di antichi toparchi e signori come i ricordati Moregnano,e
particolarmente in Comano e pertinenze, dei Dallo e dei Bosi.
Ai primi del 1400 continuarono a sottostare al feudo di Olivola solo
Varano, Ripola, Tavernelle, Apella e Taponecco mentre la bassa valle del
Tavarone passo' ai Marchesi di Villafranca.
.

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Torsana - - La pietra porta la data del 1899 e il monogramma di Leri Eugenio.

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Torsana - Vicolo d'ingresso al paese.

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Torsana - L'aia antistante ca' d' Leri.

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Torsana - Il portone di ca' d' Leri e' sempre aperto in ogni stagione.

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Torsana - cancello di ca' d' Asti.

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Torsana - Portale di ca'd' Asti.

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Torsana - La chiave di volta del portale d' ca' d' Asti reca la data del 1661.

Se la valle da sud fino alla confluenza dei due rami del Tavarone era un
possesso dei marchesi di Villafranca, a nord, il ramo occidentale sino ai confini
del bagnonese appartenne agli Estensi mentre il ramo orientale confinante con
Fivizzano, Comano con Camporaghena e Torsana, appartenne ai Malaspina della
Verrucola.
Sotto il dominio dei Malaspina entrarono in vigore degli Statuti, forse a
compendio di antichi patti e convenzioni di periodi piu' antichi.Il loro testo e'
ignoto perche' concessi gia' prima del 1250 alle terre soggette a Bernabo' e
Isnardo figli di Opizzino, mentre quelli del 1303, concessi dai discendenti di
Federico Malaspina ed emanati da Tobia Spinola entrarono in vigore su tutte le
terre malaspiniane prendendo il nome di " Statuti di Aulla".
Questi segnarono l'evoluzione della situazione economico-sociale e civile
poiche'i rapporti tra gli uomini e i ceti dovevano essere risolti solo con una
definizione di diritti e di doveri garantiti da leggi che fissavano norme cui far
riferimento o appellarsi.

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Torsana - Madonna di ca'd' Asti con la data del 1661.

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Torsana -Ingresso della


chiesa parrocchiale dedicata a San
Giacomo.
a lato - L'antico architrave
dell'ingresso usato come scalino.

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Torsana - Portale laterale della chiesa dal quale era usanza che, per assistere
alle funzioni religiose, entrassero solamente gli uomini.

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Torsana - Interno della chiesa parrocchiale. Le donne usavano entrare


dall'ingresso principale e sedevano nelle panche, gli uomini dietro l'altare.

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Architrave della porta sud; reca la data del 1744.

Torsana -La chiesa e' stata rifatta nei 1927 dopo il grande terremoto del 1920.

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Torsana - Ca' degli Asti.

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La
comunita'
di
Torsana
nel
secolo scorso
contava meno
di cento abitanti
e la proprieta'
terriera
era
molto
frazionata.
Quasi
tutti
erano
piccoli
proprietari
e
possedevano
greggi
che
transumavano
in
maremma
Torsana - La fontana del paese, il vecchio lavatoio e nell'inverno mentre
l'abbeveratoio per le bestie.
d'estate erano libere
nei pascoli montani
assieme ai bovini. La comunita' possedeva dal 1880 il dorsale dell'Appennino,
proprieta' indivisa di cui ogni capofamiglia possedeva un'azione. Per questi beni
sociali vengono tutt'oggi esborsati in tasse circa 300 euro l'anno.
Nel 1948 gli abitanti di Torsana chiesero al comune di poter avere l'acqua
nelle abitazioni e per ottenerla Nardini Alfredo ed il fratello, Giannarelli Nestore,
Mario, Cesare e Giovanni, Giubbani Paolo,Baldini Pietro, Renato, Amerigo,
Quinto e Nello, Asti Domenico ed altri si presero l'impegno di scendere avanti di'
( prima del lavoro nei campi) a Comano, prendere i tubi e portarli a spalla fino a
Torsana per costruire l'acquedotto. Si chiede Alfredo, unico abitante del paese e
della sua casa, perche' dopo aver contribuito con gran fatica alla costruzione
dell'opera, deve ora pagare un impegno fisso di 100 metri cubi fissi piu' quelli
effettivamente consumati.
Nel 1958 quando gli abitanti del paese chiesero invano al comune di poter
avere una strada carrozzabile che li allacciasse a valle decisero di realizzarsela
pagandone coi propri mezzi la costruzione e poiche' non tutte le famiglie
possedevano il denaro necessario ricorsero alla vendita di una parte dei loro beni
sociali. Profittando di una ditta che gia' in loco lavorava per un prolungamento
viario sino alla sede della Nato al Lagastrello decisero un tracciato, che
traversando i terreni di loro proprieta', allacciasse Torsana al paese di Comano.

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Torsana - Vicolo del paese.

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Torsana - Grossi monoliti negli architravi delle case in rovina.

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Torsana - Vicolo.

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Torsana - Vicolo.

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Torsana - Ca' d' Baldini Nello.

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Torsana - Ca' d'Giannarelli Mario.

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Torsana - Le "testine".

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Solo nella chiave di volta del


portale di casa Leri ritroviamo a Torsana il
simbolo longobardo di quella chiamata
comunemente "rosa camuna". Tale
simbolo, era usato nella monetazione
longobarda.
Sopra : tremisse longobarde di
Astolfo della zecca di Lucca 749 -756.

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Le "testine".
Queste due piccole sculture
sono state collocate in epoca
successiva alla costruzione della
casa Giannarelli.
Il portale della casa riporta
la data del 1734 ma le due sculture
sono sicuramente di epoca molto
anteriore.
Era usanza scolpire sulla
facciata delle case in Lunigiana,
angeli a protezione della casa e
demoni a difesa dai malviventi.
Questa collocazione sullo
spigolo prospiciente la via e la
scala aveva sicuramente lo scopo
sopraddetto.
Anche se non appartenenti a
casa Giannarelli queste sculture
non vengono da lontano.

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Torsana - " Le testine ".

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Torsana - La Madonna di Loreto - Sacro e profano a salvaguardia della casa.

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Torsana - Altra immagine della Madonna sulla facciata di una casa.

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Torsana - Ca'd' Baldini Nello.

T. B. A.D. 1600 VI JULI

Torsana - Ca' d' Giannarelli Mario.

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Torsana - uscita a sud del paese.

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Torsana - Arco d' quei d' Ja' (Jacopo).

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Torsana - neve sull'Appennino.

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Torsana - Prima neve nel vicolo.

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Torsana - scala dei Giannarelli.

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Torsana, la neve da ca' Leri.

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Alfredo Nardini sulla porta della casa di nonna Rosa Leri.

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Alfredo
Nardini e' nato a
Torsana
il
16
gennaio del 1922 da
Rosa
Leri
e
Bartolomeo.
Per
frequentare la scuola
d'obbligo
ogni
mattina si recava a
Camporaghena per il
sentiero che dalla
piazzetta, passando
sotto l'arpa, arrivava
all'oratorio
del
castello.A 13 anni
lavorava a 5 lire al
giorno per piantare
"Gatto " l'amico di Alfredo.
pini per conto della
Forestale e intanto lavorava i suoi campi e faceva anche il taglialegna. Nel 1941, a
21 anni, venne assunto nella polveriera di Valdilocchi e chiamato alle armi
raggiunse il 18 reggimento artiglieria all'Aquila destinazione Castoria - Grecia.
Nel 1942 e' a Roma e in seguito a Livorno al 26 battaglione come carabiniere.
L'otto settembre si ritrova a Firenze e disarmato ( il capitano ha consegnato le armi
ai tedeschi) viene portato a Bologna destinazione Germania. Riesce a scappare e
su un autotreno carico di scope ritorna a Parma e da li' con mezzi di fortuna e molte
traversie e' ad Aulla. Arrivare a piedi a Torsana attraverso i campi di notte era stato
faticoso ma Alfredo trovo' la forza perche' andava verso la sua casa e la sua
famiglia con la gioia in cuore. Dal 1945 al 48 fu ancora carabiniere e congedato,
rimase a lavorare i suoi campi a Torsana fino al 1956. Ando' in Svizzera a lavorare
in galleria per posizionare tubazioni d'acqua e dopo tre anni, nel 1958, rientro'
definitivamente a vivere col fratello a Torsana. Alterna il lavoro dei campi
all'allevamento dei bovini e al lavoro come muratore e la sua vita sarebbe scarsa
serena se non gli fosse mancato il fratello stroncato da un male incurabile.
Alfredo e' un bell'uomo alto, robusto, cordiale e da anni, e' l'unico abitante
di Torsana. Quando si arriva sulla piazzetta del paese piu' alto della Lunigiana,
incontri prima il suo Gatto che cammina verso di te sul muro che recinge l'aia di
ca' Leri, poi se Alfredo vuole e se gli piaci, potra' farsi intravvedere dentro la porta
della sua casa, che rimane sempre aperta anche d'inverno, mentre ripara una
grossa trappola per topi ( il suo Gatto, mentre e' spesso segnato da profonde ferite
riportate nel combattimento con gli animali selvatici,non ama assolutamente
rincorrere i topi per cui Alfredo, deve provvedere personalmente).

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I Groppi di Camporaghena

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CAMPORAGHENA

Camporaghena - panorama.
L' Alpe di Camporaghena e' la montagna piu' alta della catena centrale
dell'Appennino Toscano. La sua giogaia si collega a est con l'Alpe di Mommio e a
ponente col monte Orsaio dividendo la Toscana dall'Emilia. Dal suo dorso hanno
origine i fuimi Enza e Secchia che versano nell'Emilia, mentre verso la Toscana
scendono ilTavarone ed il Rosaro.
Dall'Alpe di Camporaghena e da quella contigua di Mommio si diramano
in Valdimagra vari contrafforti che si estendono sino all'alveo dell'Aulella. Dal
lato della Lunigiana i pendii dell'Alpe sono molto piu' erti rispetto all'opposto lato
della pianura padana.
L'Alpe di Camporaghena e' una montagna importante riguardo alle
presenze di molteplici esemplari di flora alpina ed altrettanto per la qualita' di
rocce e filoni metalliferi presenti nel terreno.

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Camporaghena - La fotografia evidenzia la frana che altera il manto


boscoso. Si puo' notare in alto a sinistra, sulla cima, il primo segno di degrado che
successivamente si allarga e circonda a tenaglia il nucleo delle case.

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Camporaghena - Questo e' il primo edificio del luogo chiamato Castello al


l' inizio della strada che raggiunge Torsana. La piccola finestrella lo potrebbe far
configurare un oratorio, che come in alte localita',erano posti all'inizio del paese.

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Camporaghena - Panorama della chiesa.

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Camporaghena - Salita al castello.

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Camporaghena - Portale dell'antico castello.

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Camporaghena - Un antico gradile.

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Camporaghena - vicolo del Paese; da notare il tipo di copertura del tetto.


Camporaghena, come quasi tutti i paesi di Lunigiana ha origini molto
antiche. Questi insediamenti, a notevoli altitudini, erano costituiti quasi
esclusivamente da popolazioni dedite alla pastorizia. Mentre a Torsana si
allevavano preferibilmente bovini, a Camporaghena nel secolo scorso si potevano
contare oltre venti greggi di cento centocinquanta capi.
Sotto il nome di beni sociali, il paese possedeva una certa superficie di
terreno e boschi i quali erano indivisibili e si possedevano a quote.I terreni
venivano coltivati a grano e patate mentre i boschi diventavano i pascoli degli
animali durante l'alpeggio.
E' bellissimo notare come, in tutto il borgo, ogni famiglia abbia arricchito il
proprio portale con bellissime chiavi di volta e artistiche Madonne scolpite quasi
sempre nel marmo.Una parte di questi portali sono stati ricostruiti dopo il grande
terremoto che colpi' tutta la Lunigiana nel 1920, altri, assieme alla casa (non si
notano i mattoni nel tessuto della costruzione) non hanno subito danni.
In tutto il paese sono stati reperiti soltanto in due portali i simboli della
"rosa camuna" e, diversamente da ogni altro paese della Lunigiana, non vi e'
traccia alcuna del simbolo malaspiniano " spino secco o fiorito".

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Camporaghena -La chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Pietro e Paolo.

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La chiesa parrocchiale, conservata e custodita con estrema cura, resta salda a


conforto e difesa del suo popolo.

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Camporaghena - L'antico cimitero sconvolto da eventi sismici.

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In questo contesto sconvolto dalla natura, lodiamo l'opera e la volonta' di


coloro che si adoperano per conservare i ricordi e gli affetti del passato nella
dignita' che essi ci hanno dimostrato.

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GLI SPOSI
Nardini Anna Maria
1851-924 Anima rara di buoni
costumi
Leri Isidoro 1849-923
Sposo e padre affettuoso
Il figlio Raimondo a
perenne ricordo pose.

I bambini che non


conobbero a lungo la gioia della
vita rimangono coi loro nomi nel
ricordo di noi tutti e sembrano
giocare per sempre sul prato.

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Questa casa ha murata nello spigolo in alto a destra, una pietra che potrebbe
significare l'indicazione di un fatto storico: l'indipendenza dagli Estensi.
Il 26 agosto 1458, tutti i castelli del marchesato di Fivizzano
(Camporaghena inclusa poiche' ne faceva parte) si diedero in accomandigia alla
repubblica Fiorentina, la prima volta per anni dieci con atto pubblico, alla data gia'
indicata, mediante la persona del marchese Bartolommeo Malaspina, cui allora
appartenevano.In seguito il 6 marzo 1477 gli abitanti di Fivizzano e del suo
distretto essendosi sottratti all'obbedienza dei Malaspina si dettero
spontaneamente al Comune di Firenze. I reggitori, nel 1480, assegnarono una
pensione mensuale a Giorgio e Antonio, fratelli, e figli dell'ucciso Spinetta di
Bartolommeo Malaspina.
Osservando bene la pietra non possiamo non accorgerci che il braccio con
la mano alza il simbolo del Comune di Firenze come per schiacciare, colpire o
sovrapporlo a quello della " rosa camuna", simbolo lombardo.
La storia della Lunigiana ci insegna che i Malaspina provenivano dalla
pianura padana, erano di origine longobarda ed un ramo della famiglia dette
origine agli Estensi, signori dei luoghi dell'alta Lunigiana di cui Camporaghena
faceva parte.

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Camporaghena - Il Giglio,simbolo della repubblica diFirenze, la rosa


camuna, simbolo longobardo e la data del 1484.

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Sopra: anno 1999; sotto anno 2002.

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Camporaghena - Cristo, estremo baluardo alla frana.

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sopra: Abbeveratoio a castello

sotto: Fontana delle tre cannelle.

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Camporaghena - Alfredo Nardini.

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Alfredo Nardini, l'ultimo pastore.


Nasce a Camporaghena il 21 marzo 1925 da Maddalena Rosa Chinca e da
Nicola, detto Lindo. A sette anni, dopo la scuola va gia' a pascolare le pecore e a
tredici e' gia' col padre in viaggio con il gregge verso la maremma.
Ricorda ancora la transumanza con le soste per gli animali durante la notte;
il grande ombrello verde che riparava dalla pioggia e dal sole, i cani ben addestrati
che recuperavano le pecore al primo fischio, la bisaccia per gli agnelli che appena
nati non sapendo ben camminare dovevano essere portati a spalla.
Adolfo lasciava Camporaghena col gregge a settembre, dopo la tosatura,
per Scarlino, Gavorrano o Follonica e a maggio, ritornato al paese,
accompagnava il gregge in Arpa al Pradaccio o all'Ospedalaccio vicino ai ruderi
del vecchio monastero e alle sorgenti del Secchia dove gli animali rimanevano in
alpeggio sino alla nuova partenza per la pianura.
Aveva presto imparato a mungere le pecore, fare il formaggio e la ricotta.
Sapeva tosare gli animali il cui vello era poi portato a Sassalbo dalle donne perche'
ne fossero fatte coperte e tessuti.
Oggi,come d'abitudine, Adolfo, passa l'inverno a Follonica dove, con
nostalgia, raggiunge ogni giorno i suoi amici: i pastori superstiti.

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NOTE DELL'AUTRICE
La Lunigiana e i suoi borghi sono sempre stati cari all'autrice che,
conservando nella memoria le semplici storie di quelle umili creature vissute in
quella terra, ha deciso di fermare nel tempo le ultime immagini di quei borghi
abbandonati.
Ecco quindi una sua collana di libri con migliaia di fotografie di piccoli
paesi e sperduti agglometrati di casolari che il progresso non ha mai raggiunto;
immagini di umili e semplici dimore costruite con la pietra accostate alle superbe
torri o agli orgogliosi castelli di cui e' ancora piena la Lunigiana.
All'autrice non interessano le vicende delle grandi famiglie che hanno
popolato fin dal primo medioevo quella terra, ma la storia di quegli esseri umani
che l'hanno abitata nella quotidianeita' della fatica e della fame e spesso soggetti
ai soprusi e soperchierie dell'ultimo signore.
Quando a causa di scorrerie piratesche nel litorale, intere comunita' si
radunarono sulla sommita' dei monti in Lunigiana asserragliandosi in piccoli
paesi murati, vennero raggiunti da altri invasori, bizantini e longobardi che
continuarono l' assalto, conquistando queste povere ma desiderabili terre.
Nei castelli e nelle case nobili rimangono scolpiti nella pietra gli stemmi
di coloro che furono i primi signori, cosi' come altre pietre testimoniano con altri
simboli il passaggio da un marchesato ad un granducato, dai francesi ai
gallo-ispani; le piccole case di pietra con i semplici focolari ci parlano invece di
una vita laboriosa e semplice dove alla grande storia si contrapponeva quella
semplice delle strie e dei buffardel raccontate sotto la grada.
Quando venti di guerra decimarono le popolazioni, coloro che
sopravvissero abbandonarono questi luoghi per inurbarsi in nome del progresso e
di una vita piu' agiata lasciando all'ingiuria del tempo un patrimonio inestimabile .
Oggi,nel percorrere questi antichi vicoli misconosciuti, ci sorprende spesso
l'offesa fatta alla agli edifici feriti da ripristini poco ortodossi.
Camporaghena, uno dei paesi piu' ammirati dall'autrice, una natura
maligna, forse invidiosa della sapiente arte che creo' la bellezza dei suoi portali e
delle sue maesta', tenta progressivamente di distruggerla con una frana che
nessuno puo' fermare.
Col passare del tempo, di questo capolavoro creato dagli scalpellini del
paese, i migliori del mondo, rimarra'solo il ricordo conservato da queste
fotografie.

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E L'OCCHIO SCORRE QUESTA DI CASTELLI


ERMI TURRITA NOBIL TERRA, IL MAGRA
PER UN GREMBO DI MONTI IN SINUOSO
ARCO SI ADIMA
E LA RISPECCHIA.
Ceccardo Roccatagliata Ceccardi

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BIBLIOGRAFIA
1)Eugeno Branchi - Storia della Lunigiana feudale
2)Igino Ricci - Comano e le sue frazioni. Guida storico-turistica Pontremoli 1973.

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