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agosto 2011 - numero unico - distribuzione gratuita

Soggiorni arpinati della Divina

la fescella

di Domenico Rea

Vittoria Colonna
Marchesa d'Avalos che si trov spesso a soggiornare ad Arpino SONETTO XLV. e da qui continuava la sua fitta corrispondenza e amministrava Argomento: le terre del suo feudo. Arpino, Si duole della morte dello sposo e dei pi illustri congiunti. "luogo tenuto segreto, era comunque frequentato dalle persone intime di famiglia", qui troSe 'l mio bel sol e l'altre chiare stelle, vava anche la tranquillit e sereChe 'l natio nido mio, l'almo paese nit discosta dalle eccessive Adornan s, che dell'antiche imprese mondanit e vi si rifugi quando Le moderne opre lor non fur men belle, volle evitare di incontrare ancora Galeazzo di Tarsia. Abituata a Mostrasse qui, come alcun tempo, quelle vivere tra le residenze di Marino, Vaghe luci d'onor, di gloria accese, Ischia e Aquino, Arpino le era Io vedrei nuovo ciel vr me cortese, cara anche per i richiami letterari; fra i suoi corrispondenti vi fu E in quest'altro disperse l'empie e felle. "Jacopo Sadoleto, l'altro segretaCol ricco stame loro, avara parca, rio papale legatosi al Bembo dai Ch'anzi tempo troncasti, erano avvolte tempi di Ferrara, che era noto come il pi grande dei ciceroniaLe mie speranze e di mille altri insieme! ni. L'essere Vittoria la nobile Pure al desio d'alzarmi a volo, scarca Signora di Arpino che aveva Del peso ond'or son s care alme sciolte, dato i natali all'illustre oratore, Viemmi ognor di lass pi fida speme. aveva provocato nel Sadoleto una sorta di identificazione tra Rime di tre gentildonne del secolo XVI, Vittoria Colonna; l'Arpinate, suo genio, la colta e dotta Signora e s stesso." Gaspara Stampa; Veronica Gambara - Milano - Edoardo Notizie di sue venute ad Arpino Sebastiano del Piombo - Ritratto di Vittoria Colonna Sonzogno, 1882. si hanno sempre dal carteggio, data da Arpino l'8 maggio 1523 la missiva al capitano generale del Papa, Federico Cos la Carbone ricostruisce il suo soggiorno notizie su Sora come quando fa riferimento Gonzaga marchese di Mantova, per ricordargli arpinate: "Olimpia cara, avremo qui prestissi- all'origine di un toponimo: "Sai che c' una il pagamento dei 4.000 ducati dovuti al mo, il padre fra Bernardino da Siena ! Mi ha nostra contrada, tu ci passi dinanzi scendendo Marchese di Pescara. Continua a soggiornare fatto annunciare una sua visita - comunicava o salendo per Arpino, che si chiama "le fra Marino ed Arpino, ma ad Ischia che viene entusiasta Vittoria all'amica - allora ho pensato Trecce"? Ebbene si racconta che, trascinando i raggiunta dalle notizie sulla salute del marito. di venire da te per concertare insieme almeno soldati la nostra Santa tirandola per i piedi, Nel 1526, dopo la morte del Marchese, da una predica-" "Finalmente potr udire anch'io siano rimaste sul suolo di pietra le impronte Marino sulla strada per raggiungere il Castello il famoso Ochino! Tutte le volte che fu a delle sue trecce." Oggi ad Arpino di questa di Ischia si ferma ad Arpino. Di nuovo torna Napoli non mi capit mai di esserci. Quale assiduit restano il nome di una strada e la colnel 1931 quando cerca scampo dalla peste che chiesa vogliamo scegliere per l'evento? Tu lana del toson d'oro che per tradizione si dice stava devastando Napoli. Vittoria intanto pre- forse preferirai Arpino alto o San Domenico a donata a S. Antonio la cui statua venerata sta sempre pi attenzione ad alcuni aspetti Valle con le spoglie mortali del Santo?" "Se per nella Chiesa adiacente al Convento francescadella vita spirituale e religiosa "Gi negli ulti- la sua grande fama, intervenissero uditori da no di S. Nicola. mi due anni, aveva sospeso il suo inquieto ogni paese, sarebbe opportuna una grande vagare da castello a castello. I suoi feudi aveva- chiesa. Cosa ne pensi della Cattedrale?" "E' no validi amministratori, i suoi vassalli non era maestosa, antichissima, ma fatiscente..." certo lei a comandarli, per cui quell'andare da "Meglio - dichiar decisa Vittoria - Bernardino Arpino ad Ischia dalla zia Costanza, da Ochino predica secondo la vecchia regola franAquino a Roccasecca, da Civita Lavinia a Pesco cescana. Egli che nasce come frate minore e Costanzo, era stato per lungo tempo, sintoma- vuol rinnovare l'Ordine per ricondurlo alla tico di irrequietezza. Non se ne rendeva conto, semplicit e alla austerit, sar ben felice che la ma gli interessi religiosi le avevano davvero chiesa non risplenda di ori e di pompe." Dalle dato consolazione, tranquillit ed edificazio- sue lettere si evince che alcuni soggiorni durane". In questo periodo si inserisce anche il suo rono anche alcuni mesi come risulta dalla misrapporto con Bernardino Ochino, che fu stret- siva a Ludovico Dolce, letterato veneziano, che to e continuo, ella lo segue a Ferrara, a Pisa, a le aveva inviato due sonetti per i quali, seconFirenze e a Lucca, l'Ochino da parte sua si do l'uso manieroso dell'epoca, ( datata 15 ferma a rendere visita alla Colonna in Arpino ( dicembre 1536) lei lo ringraziava e lo lodava. V. Colonna: Carteggio, "Essendo in Arpino Ricevette a sua volta, nell'aprile del 1537, una pass dell il padre fra Ber.no" lettera al Card. lettera del papa Paolo III, che la chiamava " Ercole Gonzaga del 22 aprile 1537) e Roma. Dilecta in Christo filia...". Diversi anche le
E' il cestello che i pastori usano per mettere il formaggio. Quelle usate fino a qualche anno fa erano fatte con le vermene ( vimini di ginestra). Le misure sono circa 7 cm. Di altezza e 10 cm. Di circonferenza. Le fescelle ripiene di formaggio fresco venivano messo ad asciugare e scolare sopra un attrezzo chiamato in dialetto caciaruole costituito da un piano rettangolare di varia grandezza,secondo le necessit, costituito da tanti legnetti a distanza l'uno e venivano appesi in luoghi ventilati affinch il formaggio asciugasse. In seguito il formaggio asciugato veniva tolto dalla fescella e posto su una tavola teveruozz'e per completare l'essiccazione. Le fescellette erano contenitori pi piccoli tronco conici dove veniva messa la ricotta. Il termine deriva dal latino fiscella, che diminutivo di ficula = canestrino. Secondo altra interpretazione potrebbe derivare da FESCINA derivante dal termine arabo FISCINA ( HFESH = paniere)..

Vittoria Colonna, (Marino, 1490- Roma 1547) era figlia di Fabrizio, nipote del Papa Martino V e di Agnese di Montefeltro, figlia del duca Federico di Urbino. Spos nel 1509 Ferrante d'Avalos, marchese di Pescara e nel 1525 rimase vedova. Trascorse la sua vedovanza quasi sempre nei monasteri, dapprima a Roma, poi in varie residenze del suo Marchesato (ma al termine della sua vita era di nuovo a Roma nel convento delle Benedettine). Per la devozione al marito, per la purezza dei costumi, per lo spirito di carit e il fervore religioso da cui era animata, fu una delle pi nobili figure del tempo. Michelangelo, che essa conobbe intorno al 1534, intrattenne con lei una lunga corrispondenza e le dedic non poche delle sue rime . Fu vicina ad alcuni esponenti dell'"evangelismo erasmiano" (in particolare Juan de Valds ), seguendo quella sua religiosit "tutta spirituale e interiore". Nelle Rime (1538, 1539, ecc.) e nelle Rime spirituali (1546, 1548, ecc.), rubricabili in "amorose", "sacre e morali", "epistolari", evoc, in moduli petrarcheschi, il suo amore per il marito, il dolore per la morte di lui e, con mirabile misura, l'intensit della fede dalla quale erano animati tutti i momenti della sua esistenza. Inaugur, con il suo Canzoniere, il petrarchismo femminile e spirituale del Cinquecento. Ricco di spunti intensa-

Frontespizio del volume Rime e lettere di Vittoria Colonna, ed. 1860

mente lirici, ma anche di notizie sul suo tempo il Carteggio. Recentemente Restituta Carbone ha curato una sua biografia: Vittoria Colonna d'Avalos - Marchesa di Pescara. Ed proprio partendo dall'esauriente studio che si cercher di fissare alcuni momenti della vita della

la fescella

Ai lettori
Questo numero unico nasce con la modesta intenzione di risvegliare nei concittadini lamore per le tradizioni, intese come ricordo e trsmissione di modi di dire, avvenimenti anche piccoli, narrazioni, canti e filastrocche che riempivano le lunghe sere invernali, al caldo del camino, o gli afosi pomeriggi estivi, al fresco dei pergolati; improvvisati narratori, ristorati il pi delle volte da abbondanti bicchieri di vino, freschi di cantina, con i ricordi delle esperienze di vita, dei racconti appresi dalla tradizione orale, in un continuo andare dal reale al fantastico, riempivano questi vuoti affascinando soprattutto i pi giovani. In un mondo dove estremamente pi semplice e facile tramandare quallo che si sa, avviene per assurdo la perdita del ricordo, tutto si consuma in fretta, e nulla sembra lasciare pi traccia. La nostra intenzione quella di seguire queste tracce con laiuto di tutti coloro che condividono ancora lorgoglio di conservare, non come un cimelio, ma come cosa viva i costumi e le tradizioni locali.

La fescella, per il formaggio e le fescellette per le ricottine

Antonio Errio Rea

la fescella

agosto 2011 - numero unico

Ing.FILIPPO GIORDANO
114 anniversario della morte - ricordso di un benefattore
Il 7 agosto 2011 ricorre il 114anniversario della morte del nostro concittadino Ingegner FILIPPO GIORDANO. Vogliamo ricordare la sua figura di uomo e di ingegnere che am cos tanto Arpino, suo paese natio, da lasciare tutti i suoi beni all'Ospedale Civile di Arpino e la sua biblioteca al Liceo-Ginnasio Tulliano di Arpino. Il cespite pi importante era la sua villa di Napoli, nel quartiere Vomero, con veduta sul golfo e che aveva un comprensorio di circa quattordicimila metri quadrati. La stessa era stata acquistata dal Giordano l'11 settembre 1879 per lire sessantamila. Tanto per dare qualche indicazione sulla consistenza del cespite rileviamo che sull'area si elevano due fabbribambino Giuseppe Giordano. Non sappiamo nulla dei suoi anni giovanili, dei suoi studi. Secondo il Mariani fu un garibaldino e poi ufficiale del genio nel regio esercito. Luigi Mariani riporta queste scarse notizie nel suo lavoro Gli illustri arpinati dato alle stampe nel 1904, per i tipi della Tipografia Giovanni Fraioli. Lo scritto del Mariani fu pubblicato per ricordare tutti gli illustri arpinati ai quali stata dedicata una strada o altro e tra gli altri figura Giordano al quale nel quartiere Civita, suo luogo di nascita, esiste Vicolo Giordano. Sarebbe interessante poter consultare Le mie memorie scritte da Filippo Giordano e pubblicate postume nel 1898 per i tipi della tipografia Angelo Trani (una copia si trova presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ed una presso la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma) onde appurare di prima mano quanto riportato da Mariani. Sulla tomba il giorno della data di nascita indicato nel 16 gennaio, ma effettivamente nacque il 15 gennaio come si evince dall'atto succitato. La tomba di Filippo Giordano, fu realizzata dall'Ing. arpinate Alberto Ciccodicola con progetto datato 4 febbraio 1905. Dal progetto di dettaglio della tomba da costruirsi in Ar pino per il defunto Ingegnere Filippo Giordano, in conformit del progetto di massima alligato al suo testamento si rileva che la disposizione testamentaria contiene, fra l'altro, norme precise per la costruzione sul Cimitero di Ar pino di una tomba,per racchiudere le sue spoglie mortali ed, a suo tempo, quelle della di lui Consorte Signora Raffaella Del Vicario Lo stesso Ing. Giordano si compiacque nominare me sottoscritto, perch avessi diretta la costruzione di tale ricordo funebre. La tomba dovr sorgere sul Cimitero di Ar pino sul suolo, da acquistarsi dalla Congrega, ed avr forma di piramide, a base quadrangolare. Dell'altezza, misurata secondo la verticale di m.5,00 e pogger su zoccolo, alto sul terreno circostante m.0,40. La piramide sar nella sua altezza completamente rivestita di pietra vesuviana, e nelle quattro facce avr lapidi di marmo bianco, fissate con borchie di bronzo,e su tali lapidi saranno incise le quattro epigrafi, gi dettate dal defunto Ingegnere. L'Ingegnere Giordano ebbe una prolifica attivit che, basandoci sui pochi testi da lui redatti e ancora oggi reperibili presso varie biblioteche, di seguito riportiamo : = Sulle condizioni di Napoli e dei mezzi pi adatti a migliorarle Napoli Stabilimento Tipografico dell'Unione Strada Nuova Pizzofalcone 3 1884 =Sulle bonifiche in Capitanata, appunti dell'Ingegnere Filippo Giordano Napoli Stabilimento Tipografico dell'Unione 1872 = Progetto degli edifici scolastici di Scafati Salerno Tipografia Fratelli Jovane -1913 (pubblicato postumo da De Angelis Michele ?) = La condotta delle acque potabili di Buccino: Progetto relazione Salerno Tipografia Fratelli Jovane 1891 = La condotta delle acque potabili per la citt di Maiori: Relazione al Sindaco ed ai Consiglieri comunali Salerno Stabilimento Tipografico dei Fratelli Jovane 1891 = Le mie memorie Napoli Tipografia Angelo Trani 1898 (pubblicato postumo) = Napoli il suo Golfo e le sue colline: Progetto tecnico-economico per il loro sollevamento in armonia degl'interessi generali d'Italia Napoli Tipografia Tramontano 1894 = Sulle bonificazioni nella Capitanata in ispecie delle opere eseguite e progettate Napoli Stabilimento dell'Unione = Sulle condizioni geologiche e termiche della grande galleria del S. Gottardo: nota dell'Ing. Filippo Giordano Roma Tipografia Barbera 1880 (?) = Sul sistema usato nel rilevamento della Carta geologica d'Italia: nota dell'Ing. Filippo Giordano non prima del 1878 - Estratto da: Memorie della Classe di scienze fisiche, matematiche e naturali della Reale Accademia dei Lincei, vol.2 = Sulle condizioni economiche della provincia di Capitanata e dei mezzi necessari per migliorarle: memoria presentata a S. E. il ministro dei Lavori Pubblici Luigi Zanardelli visitando la provincia| per Filippo Giordano Napoli Stabilimento dell'Unione 1876 = Delle condizioni d'Italia sociali economiche: cause e rimedi |Filippo Giordano Napoli Stabilimento dell'Unione 1892 Conchiudendo ricordiamo la progettazione e la realizzazione del Corso Tulliano di Arpino,la Via Nova, nell'anno 1884 Antonio Errico Rea

Arpino - S. Silvestro prope flumen - sec. X


Il monastero e la chiesa di San Silvestro dei quali si persa memoria della sua ubicazione furono importanti per le donazioni che ci fanno conoscere la vita agli inizi dell'anno mille e seguenti, attraverso documenti e pergamene, conservate per la maggior parte nellArchivio della Abbazia di Montecassino, in questi documenti sono citate localit del territorio con nomi ancora oggi in uso. Nel 1717 la chiesa e il monastero non erano pi esistente in quanto da un decreto vescovile del 24 maggio 1717 si evince che i Canonici di S. Silvestro, che allora risultavano aggiunti alla Collegiata di S. Michele Arcangelo, furono mantenuti nel possesso di ricevere la turificazione e la pace prima dei canonici di S. Maria, ma dopo quelli di S. Michele. E' bene tenere presente che all'inizio dell'anno mille quando si parlava di convento non bisogna pensare necessariamente al convento come oggi lo vediamo. Il pi delle volte era una cappellina con annessa una stanza per il monaco. Da una pergamena dell'Archivio di Montecassino dell'anno 1010, mese di febbraio, ind.VIII, a. III Pandolfo III- Erpino. Sappiamo che Pietro del fu Darralveri, nativo e abitante di Erpino, offre alla chiesa di s. Silvestro, dove abate Ponzo, in Erpino vicino al fiume, la quarta parte di un molino ad acqua, in localit chiamata Bagnara, che ha in comune con Giovanni Longo, giudice, e col fratello e con Meritone. Giudice e notaio dell'atto Gerardo. Pergamena dell'Archivio di Montecassino dell'anno 1011, gennaio, ind. IX a. IV Pandolfo III(Erpino). Ricco del fu Giovanni, abitante di Erpino, dona alla chiesa di s. Silvestro ed al monastero di cui abate e sacerdote d. Ponzo una pezza di terra che ha nel tenimento di Erpino, in localit Colle Sclavio Giudice dell'atto Giovanni, figlio di Gizzone, Notaio Giovanni. Pergamena dell'Archivio di Montecassino dell'anno 1016, mese di gennaio, ind. XIV, a. VIII Pandolfo II- Erpino Dodo di... e Silvio nipote di Dodone e figlio del fu Franco, Gerardo e Moino fratelli figli del fu Benedetto e . figlia di Gizzone offrono insieme tre pezze di terra alla chiesa di san Silvestro e al monastero prope flumen una sesta parte di terra che ha in Erpino entro i confini descritti. Il giudice Giraldo e il Notaio il giudice Giovanni Longo. Nell'anno 1023 abbiamo due pergamene dell'Archivio di Montecassino: anno 1023, mese di marzo, ind. IV a. VI Pandolfo IV Erpino Giovanni de fu Pietro Bitenti, abitante di Erpino, dona alla chiesa di s. Silvestro e al monastero prope flumen una sesta parte di terra che ha in Erpino entro i confini descritti. Il giudice Giraldo e il Notaio il giudice Giovanni Longo. L'altra pergamena sempre dell'anno 1023, anch'essa del mese di marzo, ind.IV, a.VI, Pandolfo IV Erpino - Adamadel fu Derisio e Giovanni di Francone abitanti in Erpino, offrono alla chiesa di s. Silvestro fondata prope flumen una pezza di terra in localit Valle destra. Il giudice Giovanni ed il Notaio il giudice Giovanni Longo, Nell'anno 1026, mese di marzo, ind. IX, a. XI, Pandolfo IV e VII, Pandolfo V Arpino Ildo del fu Maione offre tutti i suoi beni alla Chiesa e Monastero di s. Silvestro in Erpino propinque flumen - Giudice Sindo e Notaio Ingezo (nant). (?)Archivio di Montecassino - Regesta Paolo Diacono - Febbraio 1028 Pietro figlio del defunto Rainerio dona al Monastero di Montecassino una sua chiesa dedicata a s. Silvestro papa, posta nel territorio di Arpino, nel luogo ubi dicitur valle de flaxu vicino al fiume qui dicitur Carnello con tutte le sue pertinenze. Pergamena archivio di Montecassino, Aprile 1030 Giovanni e suo figlio Donello donano alla chiesa e monastero di s. Silvestro, posti in Arpino presso il fiume, un appezzamento di terra in Arpino nel luogo detto Rio de Corvo (o Corno?). Dalla pergamena dell'anno 1029, mese di gennaio, ind.XIII. a.XIII, Pandolfo IV ex Pandolfo V - Erpino - Il Diacono Giovanni del fu Aleperto, abitante in Erpino, offre alla casa di San Silvestro cella di S. Benedetto di Montecassino, edificata in actu Erpino, prope flumen e all'abate Teobaldo nonch al custode di essa Ponzio, sacerdote e monaco, tre pezze di terra nella localit Valle di Frasso, Monte di Cisterna e una terra, a vigna, nel medesimo territorio, delle quali per tre parti spettano ai fratelli. Pergamena dell'anno 1029, mese di aprile, ind. XIII, a.XIII, Pandolfo IV e IX (sic) Pandolfo- Erpino Pietro del fu....abitante di Erpino offre una terra nel tenimento di Erpino, in localit valle de Fraso propinque ipso pantano a Ponzo sacerdote e monaco, che sotto (Teo)baldo abate del moinastero di Montecassino ed inviato a reggere la Chiesa di San Silvestro que fundata est in acto Erpino in valle Frasso propinque flumen ed cella dello stesso monastero di Montecassino. Giudice Giovanni Longo e Notaio Ingezo. Pergamena del mese di aprile del 1029, ind. XIII, a.XIII, Pandolfo IV (Erpino) Il prete Giovanni del fu Benedetto, abitatore di Erpino, cambia con Ponzo monaco e sacerdote incaricato dell'abate t(e)obaldo di Montecassino come priore della cella di San Silvestro che dipende da Montecassino una terra presso il fiume a s. Paolo con altra detta Arzo. Giudice Indo e Notaio il giudice Giovanni Longo. Pergamena dell'anno 1029, mese di dicembre, ind. XIII, a. XIII, Pandolfo IV e X, Pandolfo V. -Erpino -Ponzo monaco e abate del monastero di San Silvestro, avendo con s Giovanni, permuta alcune terre del medesimo monastero con altre del prete Pietro e del niupote suo. Notaio Giovanni. Pergamena dell'anno 1033, mese di gennaio, ind. I, a. XV, Pandolfo IV e X, Pandolfo V Erpino Azzone del fu Rodone, nativo de pago Marsicano, ma abitante di Arpino, offre alla cella di San Benedetto nomine San Silvestri, qui edificata est in acto Erpino prope flumen e al suo abate Benedetto due pezze di terra, una in localit Rio e l'altra in localit Trio - Giudice Giovanni e Notaio il giudice Giovanni Longo. Pergamena dell'anno 1037, mese di gennaio, ind. V, a. XXI, pandolfo IV e XIX, Pandolfo V in acto Erpino - Franco figlio del fu Dodone e i fratelli Gualterio e Silvio figli del fu Franco offrono in ipsa ecclesia bocabulo S. Silvestri qui fundata est in acto Erpino in balle de Frasso propinque fluvio e al monaco Dodo rettore di essa e ai suoi successori due pezze di terra nella stessa valle di Frasso,presso la medesima Chiesa. Giudice: Giovanni Longo - Notaio: Ingezo. Pergamena del 1037, mese di marzo, ind.V,a: XXII, Pandolfo I (V e XIX, Pandolfo V Erpino Aldo del fu Sergio, abitante di Erpino, vende a d. Dodone monaco che governa il moanastero di s. Silvestro, cella di s. Benedetto di Montecassino una pezza di terra che ha in acto Erpino vicino al fiume ab ipso bado di Sancte Paulo per venti soldi. Giudice e scrittore: Giovanni Longo. Pergamena del 1039, mese di giugno, ind. VII,a. II, Guaimare, in actu Erpino - Gualterio del fu Francone, abitante di Erpino, offre due pezze di terra in ipsa ecclesia s. Silestri cella s. Benedicti monte Castro Casino, que fundata est in actu Erpino in balle di Frasso prope fluvio qui dicitur berde e di queste pezze la prima nella stessa valle de Frasso presso il fiume, la seconda presso la Chiesa - Giudice: Giovanni Longo - Notaio: Ingezo. Pergamena dell'anno 1039, mese di ottobre, ind. VI, a. II, Guaiamare(Erpino) Il prete Candolfo del fu Polla nativo e abitante di Erpino , avendo con s l'avvocato Consolino del fu Mainardo, con il consenso dei fratelli, offre alla chiesa di s. Silvestro, in Arpino, vicino al fiume, che ha per preposito d. Rainerio, cella di s. Benedetto, retto dall'abate d. Richerio, due pezze di terra. Giudice : Raineri Notaio: Benedetto. Pergamena dell'anno 1039, mese di ottobre, ind. VI, a. II, Guaiamaro Erpino - Il prete Candolfo del fu Polla nativo ed abitante in Erpino, avendo con s l'avvocato Giso del fu Orso Messano, offre al monastero di s. Silvestro in actu territorio di Erpino vicino al fiume, che ha per preposito d. Rainerio, una pezza di terra nel tenimento di Erpino, in localit Rio..... Giudice: Raineri Notaio: Benedetto. Pergamena dell'anno 1040, mese di aprile, ind. VIII, a. III, Guaimare in actu Erpino Gualterio del fu Francesco insieme con la moglie Ra.... abitanti di Erpino in balle di Frasso propinque fluvio offrono alla chiesa di sSilvestrodi cui preposito Raineri, ed cella di s. Benedetto di Montecassino, retto dall'abate Richerio, vigne, case, casale, orti e annessi. Giudice: Raineri - Notaio: Ingezo. Nel diploma del 5 giugno 1033 dato in Benevento dall'imperatore Corrado II, il salico, questi conferma ai cassinati le donazioni e le possessioni tra cui cellam s. Silvestri in Arpino (Cella significa Chiesa, piccolo Monastero dipendente) La chiesa di s. Silvestro obbedisce al monastero di s. Nazario di Atina. Con privilegio dato in Capua il 3 febbraio 1047 l'imperatore Enrico III, il Nero, conferm a Montecassino le possessioni e fra esse cellam s. Silvestri in Arpino. Con analogo privilegio dell'8 marzo 1059 il papa Nicol II conferm a Desiderio,abate di Nontecassino ... s. Silvestri et s. Luciae in Arpino Cos anche nel privilegio di papa Urbano II ad Oderisio, abate di Montecassino, il 27 marzo dell'anno 1097 s. Silvestri et s. Martini et s. Luciae in Arpino I germani Panzanello, Pietro e Giovanni figli di Grimoaldo, arpinati, donano alla chiesa di s. Silvestro, situata in Arpino, presso il fiume, un terreno posto vicino a detta chiesa. Appongono alla donazione una penale di 50 solidi (l'anno 1058 non esatto)- L'atto notarile fu redatto dal notaio Giovanni Longo. Gli stesi privilegi furono confermati nel secolo successivo e precisamente: papa Pasquale II allo stesso Oderisio in data 17 marzo 1105; papa Pasquale II a Gerardo, abate di Nontecassino, il 4 febbraio 1113; papa Callisto II a Gerado, abate di Montecassino, in data 16 settembre 1123; imperatore Lotario III a Montecassino apud Aquinum del 22 settembre 1137; papa Alessandro III a Rainaldi, abate di Montecassino, in data 7 novembre 1159. Antonio Errico Rea

Chiese, Celle e Monasteri

foto A. E. Rea
Tomba dellIng. Filippo Giordano nel Cimitero di Arpino

cati principali. Quello superiore ha il suo ingresso dalla strada Belvedere e comprende 104 vani, consta di un pianterreno, di un primo piano, un secondo, un terzo ed un quarto piano. Un secondo fabbricato il maggiore ed il pi importante della villa si eleva in fondo al viale della stessa e prospetta,da una parte, sul piazzale in cui termina il viale medesimo e, dal lato opposto, sull'ultima zona di terreno appartenente alla stessa villa Giordano, di fronte al Golfo e al limite della via Aniello Falcone. (Corte di Cassazione del Regno II Sezione Allegazione difensiva per la Congregazione di Carit di Arpino contro Vincenzo Ruocco, dell'Avv. Vincenzo Bonelli, Napoli 30 ottobre 1931) La villa fu venduta, dall'amministrazione dell'ospedale di Arpino, a trattativa privata, per la somma di lire 650.000, al banchiere Vincenzo Ruocco con atto del notaio Leonessa di Nola il 29 aprile 1922, al quale segu un lungo contenzioso giudiziario terminato nei primi anni del 1930. La tomba dell'Ingegner Giordano si trova nel cimitero di Arpino e fu realizzata dallIng. Alberto Ciccodicola su disegni del Giordano, allegati al suo testamento del 5 aprile 1896, con il quale lasciava erede universale l'Ospedale S. Croce di Arpino, e lui stesso stil le parole da incidere sulla sua tomba:
AMAI SEMPRE IL NATIVO PAESE VOLLE IL FATO CHE VIVESSI DA ESSO LONTANO VI RIPOSER MORTO LIETO CHE IL FRUTTO DEI MIEI LAVORI SIA CONSACRATO A SOLLEVARE GLI AFFLITTI

Angelo Cesare Filippo Giordano nacque in Arpino nel 1834 dal Registro dei nati del Comune di Arpino dell'anno 1834 al numero d'ordine 12 si evince: Il 16 gennaio dell'anno 1834 alle ore 17 davanti a noi Biagio Nobiloni, Sindaco di Arpino, distretto di Sora, Provincia di Terra di Lavoro, comparso Don Giuseppe Giordano di Don Leonardo di anni 36, di professione proprietario, domiciliato in Arpino al Quartiere di Civita, il quale ha dichiarato la nascita di un figlio maschio. Il bambino stato battezzato il 16 gennaio 1834 dal Parroco di S. Maria di Civita con il nome di Angelo Cesare Filippo Giordani (sic!), nato da Donna Domenica Macciocchi figlia di Don Giovanni Battista e nato il 15 gennaio 1834 alle ore 16 in casa del Giordano. Testimoni all'atto del Comune: Francesco Palermo di anni 39 di professione cardatore, domiciliato in Arpino al quartiere Civita; Onorio Macioce di anni 60 di professione fabbricatore, anche lui di Arpino. Ambedue i testimoni sono analfabeti e pertanto l'atto firmato dal Sindaco Biagio Nobiloni e dal padre del

la fescella
numero unico in distribuzione gratuita A r p i n o a g o s t o 2 0 11 a cura di Antonio Errico Rea Domenico Rea

agosto 2011 - numero unico

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i racconti del focolare


di Antonio Errico Rea
GIACOMINO NON PRENDE RESTO
Un certo Giacomino era un cavatore e trasportatore di creta per le fornaci che all'epoca del racconto erano in attivit in contrada Vallone. Scavando la creta per trasportarla alla fornace un giorno trov due casse piene di monete d'oro. Divenne perci ricco,ma non si inorgogli n cambio stile di vita. Trovando si per questioni sue a Roma pass davanti ad un elegante barbiere e pens di farsi tagliare i capelli e fare la barba. Una volta entrato si sedette ad aspettare il suo turno,ma i barbieri facevano passargli davanti le persone pi ben messe . Quando arriv finalmente il suo turno anche se malvolentieri lo dovettero servire. All'atto del pagamento Giacomino pag con una moneta d'oro:a quella vista i barbieri si trovarono in difficolt non avendo abbastanza denaro per dargli il resto:allora Giacomino disse : Giacomino non prende resto

LE ORME SANGUIGNE che si cantavano ad Arpino - da un testo del 1938


Il testo delle orme sanguigne, cos come era cantato, casa per casa durante la Settimana Santa, in Arpino negli anni trenta, nella versione pi comune, si rif alla stesura che ne diede San Leonardo da Porto Maurizio, nella sua Via Crucis. Lo stesso S. Leonardo legato tradizionalmente ad Arpino, come dimostra laffresco di Niccol Cassevano, dove si vede il Santo presso la Croce innalzata durante la sua Missione, dal 18 giugno al 13 luglio 1748. INTRODUZIONE Le orme sanguigne Del mio Signore, Tutto dolore Seguiter. E il cuore intanto Per gli occhi in pianto Sopra il calvario Distiller. STAZIONE I Cuor mio crudele Quando peccasti, Allor gridasti: Muoia Ges Mira chei langue. tutto sangue Morr, ti dice: Non peccar piu. STAZIONE II Ges mio caro, Ormai giunto lacerbo punto Del tuo morir. Stringi la croce Morte si atroce Gode il tuo cuore Per me soffrir. STAZIONE III Deh! voi sentite, Sassi pungenti, I miei lamenti: Piet, piet! Ges caduto Privo di aiuto pi straziato; Ahi! crudelt! STAZIONE IV Ahim! Che veggio! Langue Maria, Che per la via Vide il Signor. Di sangue intriso come ucciso; La Madre e il Figlio: Ahi! qual dolor. (Ha gran dolor) STAZIONE V Simon la croce sopra il mio dorso se dar soccorso or non vuoi tu, Porter io! Ahi ! muore (un) Dio! Sotto il gran peso; Ahi! muor Ges. STAZIONE VI O mio bel volto (Bel volto, o come) La tua bellezza, La tua dolcezza Come spar. Tutto ferito Impallidito, Su (in) Te chi mai Tanto infier? STAZIONE VII Turbe insolenti, Perch s fiere A schiere a schiere Contro il mio Ben. Incrudelite Con le ferite, Segli caduto E gi vien men? STAZIONE VIII Donne pietose, Oh! che bel vanto Se il vostro pianto Si mescol Con l'amoroso Sangue prezioso Che dalle piaghe Ges vers. STAZIONE IX Dal peso oppresso Del tuo peccato, Ges cascato: Non pi tardar! Indebolisce E tramortisce; Lascia il peccato Se il vuoi sgravar. (se vuoi salvar) STAZIONE X Angeli,voi dal ciel scendete lali stendete per ricoprir Ges () nudato, Ah! Tu sfacciato tanto rossore gli fai soffrir. STAZIONE XI A me ti volgi, mio Ben spirante; lo (tuo) sguardo amante concedi a me. Dal duolo assorto chio resti morto sotto la croce Ges con te! STAZIONE XII Il sol si oscura e infin la terra il sen disserra pel gran dolor. Morto il Signore! o peccatore, se tu non piangi sei senza cuor. STAZIONE XIII Deh! Madre pia con quanto affetto, piangendo, al petto stringi Ges. Io lho ferito, ma son pentito: non pi peccati, non pi,non pi! STAZIONE XIV Dal tuo sepolcro non v partire senza morire, ma qui star finch il dolore m' uccide il cuore: l' alma piangendo qui spirer.

IL NOME DEGLI ANIMALI


Dopo la creazione quando gli animali vivevano sulla terra tutti in fratellanza non avevano nome e siccome potevano parlare tra loro si chiedevano l'un l'altro : ma tu chi sei? Allora non sapendo come regolarsi si rivolsero al Signore e gli chiesero di dar loro un nome affinch si potessero distinguere tra loro. Il Signore disse: Volete distinguervi tra voi? Ebbene dar a ciascuno di voi un nome: Mettetevi in fila e presentatevi a me una alla volta. Gli animali si posero in fila e man mano che si presentavano al Signore questi diceva: Da oggi tu ti chiamerai leone, tu capra, tu lepre tu gatto.... e cos di seguito. Quando fu il turno di una animale con le

foto Luigi Olini

lunghe orecchie il Signore gli disse: Tu ti chiamerai asino L'asino rispose :Signore ti ringrazio del nome che mi hai dato. Ti posso rivolgere una preghiera? Certamente,rispose il Signore Dimmi pure:Signore disse l'asinellotu mi hai dato il nome di asino ed io ti ringrazio,per,ti prego, nella vita non mi mettere in mano agli altri asini.

la cora la cchi longa a scurtec


e splorazioni nel dialetto arpinate
Continuando nella riscoperta delle prime pagine documentate con passi in dialetto arpinate, dalla Rivista italiana di letteratura dialettale anno IV n.2 del secondo trimestre 1932, troviamo nell'esauriente saggio di Filippo Fichera sulla Poesia Dialettale Ciociara, anche un accenno alle opere in prosa in dialetto arpinate. Un primo documento di prosa dialettale arpinate si legge nella raccolta del Papanti del 1875, dove la nona novella della giornata I del Decamerone " voltata in quel maggior numero che..., si poteva di dialetti e vernacoli d'Italia per rendere onoranza al padre della nostra prosa nell'occasione del quinto suo centenario (I parlari italiani in Certaldo alla festa del V centenario di Messere Giovanni Boccaccio. Omaggio di Giovanni Papanti. In Livorno. Con i tipi di Francesco Vigo 1875) La versione della novella dovuta ad Antonio Sangermano. Eccola: E' ra sap ch'aje timp deje R re Cipre, ruppe j'acquichte fatte re la Trra Santa ra Guffr re Buijne succr che 'na segnra re Quascgna se ne j 'mpllgrenagge aje Sbulecre: radd remennne, appna mtt i pre a Cipre, fu tta a male parle ra cirte lazzarune: ssa re chta resgrazia ne 'nse sapva fa capace, pns re ji a recorre aje R; ma cierte je rcrne ch'era fatija sprcata, prcch chicht' ra n'me che se murva rnt'aje panne sie, puche se sapva fa le bene; re manra ch'isse ne 'nsule ne 'nce ne 'mpurtava re le ngnurie fatte a j' aute, ne 'nse 'ncarecava manche re chlle che j' aute facvano a isse: tante le vre chchte, che chiunca prezzna, che tnva c' anguchtia, se la facva pass a 'nzultreje 'mmarceje. Chlla fmmna p ddespitte, pp farse pass le 'nguchtie, se mett 'ncape re vul burl chije mammcce re i R, se ne j chiagnnne 'nnanze a isse je rec: "Segn i' ne nvinghe 'nnanz Assgneria per freme le ragiune m re le male parle che m'vene ritte, ma, schitte pe ne sfughe, vuoje sap comme fi Assgneria a ghittrete arrte le spalle le ngnurie, che te fave: accusc i' pure me le 'mpare, e che 'na santa pacinzia pozza rabbracciareme la crce mea, che, Di sule le sa, ca, se putsse, te la rarria che tutte i cre Assgneria, che la si pet accusc". I R , che 'nfi allora ne 'nse n'ra 'ncarcate m, cumme se se fusse reveijate allra prupia, rezze a chlla fmmna pe chichte fatte tutte je sfughe che vul, e ruoppe cumenz a perzecut a morte tutte chije che la pijavane che isse". Sempre continuando a privilegiare gli aspetti meno noti dei poeti dialettali, dallo stesso testo ricaviamo una poesia di Pasquale Rotondi, su di lui cos si esprime il Fichera: Arpinate invece la parlata del giovanetto Pasqualino Rotondi (Arpino 12 maggio 1909), un po' raggentilita dalle espressioni d'amore, comuni a tutti gli innamorati di ogni et, e ricalcante , in buona parte, le orme del maestro: il cav. Giuseppe Zumpetta. Ros, se ttu la notte te mitt' alla fenestra, i uierde l'aria bbl, cumme se 'scesse i sole le stelle se rammuorene! I allora 'ncima ai viente le parole m volene; te v vecine i core, se scorda re lle pene, i cchiane cchiane rice: "Ros, te vuoie bene!" Ros, sott'ai capije, 'n cima a ne tigne, ce ti ne ne marr. I' t'i wurria basci; ma tu, che ss'uocchie nire, me rice : Lassa s.t!... Ros, c'era na vota ne pas.tore, mmiese a nne campe, che sse la zappava, i ecche che, zappnne, ne tesore rente a una cassettella j'appar. I ppe la truoppa cunzulazione i pas.tore cuntiente se mur. I accusc se murra i core si cuntiente se, che ss'ucchiune nire, Ros, tu me recisse: Bacieme...; ma tu niente m'u fa bbasci, manche kije ne marr che tti sott'ai capijie, 'n cima a une tigne!

foto Antonio Merolle Chiesa della Madonna di Loreto al Castello - Affresco di Niccol Cassevano

Il galletto nero
C'era una volta un pulcino che era tutto nero. Calimero, si chiamava cos, pensava di essere nato nero perch il pap gallo e la mamma gallina litigavano sempre, ma aveva altri sei pulcini gialli come fratelli e i conti non gli tornavano. Pregava sempre Ges di non farlo crescere perch pensava che sarebbe divenuto litigioso come pap gallo e non voleva far dispiacere alla mamma. Per questo andava a rifugiarsi sotto il letto della padroncina che lo rassicurava e lo accarezzava sempre. A Pasqua quando le campane suonarono per la Resurrezione guard nell'acqua dello stagno e vide un pacifico gallo nero con la crestina rossa. Tutti gli abitanti dell'aia lo guardavano con rispetto : ringrazi il Signore e cap di essere diventato un bel gallo nero. P. S. Questa storia si svolta in Toscana nelle campagne del Chianti Paola Romeo Olini

la fescella

agosto 2011 - numero unico

AMBIENTE
P I A N T E D E L L A S A L U T E N E L T E R R I TO R I O D I A R P I N O
Alla scienza dobbiamo tanto per aver scoperto tutti i farmaci che ci hanno prolungato di molto la vita, ma gli enormi interessi economici alle spalle della medicina allopatica e dell'industria chimica hanno fatto s che in pochi decenni di industrializzazione dimenticassimo l'immenso beneficio che ci viene dalla farmacia della Natura. Gli animali da sempre attingono dal mondo vegetale ci che gli occorre per mantenersi in salute, guidati da un infallibile istinto. E anche l'Uomo, dalla preistoria all'inizio dell'era moderna, ha conosciuto e usato le virt risanatrici delle piante spontanee. I principi attivi isolati dalle piante e successivamente riprodotti per sintesi chimica, molto spesso non hanno la stessa efficacia curativa di tutta la pianta. Le ricerche pi recenti confermano quello che gli erboristi da sempre affermano: nella pianta, oltre al principio attivo, presente tutta una serie di altre sostanze "di contorno" che ne armonizzano l'effetto terapeutico, rendendolo pi equilibrato ed efficace. vero altres che la pianta intera non si presta ad un dosaggio esatto, di pi difficile conservazione, a volte ha controindicazioni eccessive, e la sua preparazione pu risultare poco pratica: di tutto questo occorre tener conto, ma quando ci possibile, usiamo le preparazioni erboristiche per curarci con la fitoterapia. Le piante possono giovarci senza intossicare l'organismo con tutti quegli eccipienti presenti nei farmaci: coloranti, stabilizzanti, addensanti, aromatizzanti, ecc.. Il territorio di Arpino, anche grazie alla sua particolare ubicazione e conformazione, "ospita" molte di queste piante che crescono allo stato spontaneo; segue un breve elenco di quelle piante pi frequenti e rappresentative che si possono trovare nel nostro paese: EQUISETO o CODA CAVALLINA (Equisetum arvense)Parti utilizzate: si utilizzano i fusti sterili, previa essiccazione al sole o al forno. Utilizzo: il fusto verde, ramificato e dotato di nodi, la parte utilizzata a scopo terapeutico. I principali costituenti dell'equiseto sono un principio amaro, l'acido salicilico, saponine e glucosidi. Esso dimostra spiccate qualit diuretiche, per questo viene impiegato per combattere i calcoli ai reni e i dolori alle articolazioni. La coda cavallina trova impiego anche nei disturbi epatici, Malva silvestris negli edemi e nelle emottisi. Le sue propriet astringenti ne fanno un valido rimedio per curare piaghe e ferite, il succo fresco ha una forte azione emostatica. Informazioni extra: in cucina la coda cavallina non trova particolari applicazioni, se non quella di essere aggiunta come ingrediente nei minestroni. In cosmesi si utilizza contro l'eccessiva traspirazione dei piedi. CALENDULA (Calendula officinalis)Parti utilizzate: si utilizzano i fiori che possono essere raccolti a seconda della variet dalla primavera all'autunno. L'essiccazione deve avvenire in maniera rapida per non perdere il potere medicinale. Utilizzo: le propriet medicinali della calendula sono molteplici: antisettiche, diuretiche, cicatrizzanti, sudorifere, depurative. Per combattere il catarro, la tosse, la febbre e le malattie influenzali si utilizza il decotto. Tra le molte propriet che gli studiosi attribuiscono alla calendula c' anche quella anticancerogena, in particolar modo per quanto concerne le cancerosi gastriche e uterine. La polvere ottenuta per triturazione dei suoi fiori essiccati un buon rimedio contro l'ulcera.Informazioni extra: volgarmente chiamata fioraccio, calta, garofano di Spagna, la calendula una pianta comune dei giardini, sovente infestante nel Meridione. Il profumo dei suoi fiori, gradevole all'inizio della fioritura, diventa per sgradevole con l'andar del tempo. I fiori, di un colore giallo aranciato assai appariscente, indicano ai contadini il tempo che far in giornata: se al mattino rimangono chiusi probabilmente piover. In cucina si utilizza per preparare insalate e minestre alle quali conferisce un sapore amarognolo. I fiori raccolti ancora in bocciolo, possono essere conservati come dei sottaceti e poi consumati come tali. In cosmesi l'infuso viene utilizzato per eliminare i punti neri e per tonificare la pelle. CAMOMILLA (Matricaria chamomilla) Parti utilizzate: si utilizzano i capolini fiorali raccolti in giornate asciutte e preferibilmente la sera a mano o mediante speciali pettini. I fiori vanno fatti essiccare in un luogo asciutto e ventilato onde evitare la formazione di muffe.Precauzioni: sconsigliato l'uso ai soggetti sofferenti di diarrea. Controindicata in gravidanza. Utilizzo: possiede qualit terapeutiche cos universali da essere servita anche nei bar. L'infuso dei fiori rappresenta un eccellente calmante da impiegarsi in caso di nevralgie, mestruazioni dolorose, coliche epatiche, languori di stomaco. Lo stesso infuso un ottimo rimedio contro l'insonnia e gli stati nervosi in genere. Per rinforzare la sua azione contro le coliche epatiche si consiglia di applicare sulla parte dolorante un sacchettino di garza contenente fiori di camomilla fatti leggermente sbollentare. Informazioni extra: dalla camomilla si ricava un olio impiegato dall'industria cosmetica e farmaceutica. In cucina con i fiori di camomilla si pu preparare un ottimo elisir mentre in campo estetico viene frequentemente utilizzata per schiarire il colore dei capelli. I fiori di camomilla venivano ogni tanto essiccati per sostituire il tabacco che nei tempi passati spesso era piuttosto raro e troppo costoso. MALVA (Malva silvestris) Parti utilizzate: si utilizzano soprattutto i fiori raccolti ad inizio fioritura e le foglie. L'essiccazione va fatta in luogo ombroso e ventilato. Utilizzo: oltre alle sue note propriet emollienti, la malva viene usata nelle irritazioni della cavit dei denti, dello stomaco, dell'intestino e delle vie urinarie. Inoltre l'elevato contenuto di mucillagini ne fa una pianta lassativa.Informazioni extra: la malva pu essere usata con successo anche in cucina come ingrediente nelle verdure rinfrescanti. Era una pianta talmente usata in passato che i nostri vecchi la consideravano la regina di tutte le piante medicinali. La fitoterapia una scienza antichissima e, probabilmente, stata l'unica terapia medica per molti secoli. Oggi per il bisogno di materie prime sane e naturali, di prodotti puri e semplici e di procedimenti e usi non dannosi alla salute hanno riportato in auge la medicina vegetale che viene riscoperta quale efficace mezzo per affrontare la vita stressante di tutti i giorni. Dott. Agron. Michele Rea

Gioacchino Conti - Gizziello


musico del secolo XVIII
Conteso dai sovrani -"L'usignolo e il canario" Una volta tornato dalla sua prima "trasferta" portoghese, Gioacchino riprende i suoi impegni canori nella terra natia. [] Nel 1747, Gioacchino torna a Napoli, dove canta al San Carlo la parte di Leonato nell'Eumene di Jommelli, nello stesso periodo, sempre al Teatro San Carlo impegnato un collega e amico di Gioacchino, Gaetano Majorano detto Caffarelli. Le stranezze e i capricci di Caffarelli, non meno della sua straordinaria voce, hanno fatto il giro d'Europa e Gizziello probabilmente ha sempre nutrito un inconscio timore (giustificatissimo, certo) per le imprevedibili reazioni del suo collega. Ora, se dobbiamo credere alle fonti, sembra che i due cantanti avessero un tempo fatto un tacito accordo: ovvero di non cantare mai nello stesso posto, onde evitare incresciose rivalit. Eventualit tutt'altro che remota questa, ma che eventualmente avrebbe potuto avere origine pi dall'indole del Majorano, che dal tranquillo carattere di Gizziello. In ogni modo, Gioacchino ha sempre evitato (o stata una coincidenza) di trovarsi sullo stesso palcoscenico di Caffarelli, ma forse quasi giunto il momento di cimentarsi con il vulcanico collega. Il Teatro di San Carlo voluto dal Re Carlo di Borbone il luogo d'elezione per la "sfida" canora. Nel Giugno del 1747 nato, infatti, il principe Filippo; in quest'occasione, il re intende ripetere, con anche maggior pompa, i fasti teatrali di dieci anni prima per l'inaugurazione del teatro. Gizziello cos chiamato dal monarca ad esibirsi al San Carlo assieme al suo amico e collega Caffarelli. L'arrivo di Majorano nella citt partenopea preceduto da tutta una serie di annunci e commenti, che il virtuoso lancia forse un po' per provocazione, un po' perch in cuor suo ne fermamente convinto. Gi verso la fine di Settembre, Caffarelli lancia la sua provocazione: Gizziello dovr temerlo, poich egli riuscir a confonderlo e a farlo andare fuori tempo! []. L'atteggiamenteo di Caffarelli ha il potere di far saltare i nervi a chiunque (ne sono esempio le missive di Metastasio al suo "caro gemello" Farinelli, dove il poeta non perde occasione per deprecare la "caffarelliana fragilitas"); ma Gioacchino da animo delicato qual , non perde le speranze e, nonostante l'innata insicurezza, prende un'iniziativa piuttosto coraggiosa considerando con chi ha a che fare. Finite le rappresentazioni fiorentine, Caffarelli parte ed arriva a Napoli e Gizziello decide di fare visita all'irascibile collega. E cos, forse "solo" per alterigia e tracotanza, forse perch in lui vede ancora un rivale, Caffarelli riceve Gizziello comodamente "sistemato" sulla toilette. La reazione di Gioacchino certamente d'interdetta sorpresa e forse per una volta Caffarelli riuscito a far irritare almeno un po' il dolce cantante. [] La faccenda viene quindi sistemata da "intermediari" e i due cantanti stringono finalmente un'amicizia destinata a non interrompersi. L'atteggiamento di Caffarelli nei confronti di Gizziello sempre stato ambivalente. Giovanissimo musico al suo debutto, Gioacchino incoraggiato dal cantante poco pi grande (se pure dobbiamo credere al debutto romano). Poi, il Majorano non perde occasione per confondere il tranquillo collega e sembra voler mettere alla prova la sua pazienza. Infine, pentito del suo gesto poco "urbano" e piccato dai commenti ironici che sono seguiti al "fattaccio" in tutta Napoli (tutti, in citt ridono della cosa). [...] "Incidenti" di percorso e buffonate a parte, tutto si svolge come si deve senza particolari intoppi. La rivalit, pi presunta che vera, oggetto delle chiacchiere dei napoletani e ha varcato i secoli non evitando il tramandarsi in notizie inesatte. Sembra, infatti, che Gizziello e Caffarelli si siano cimentati in un'inesistente Achille in Sciro di Pergolesi. In realt, Gizziello e Caffarelli non hanno mai cantato insieme in un Achille, n tantomeno durante il periodo della loro contemporanea permanenza a Napoli viene data un'opera con questo nome. Viceversa, i due cantano in un'ennesima rappresentazione del Siroe di Hasse il 4 Novembre 1747, e il 6 dello stesso mese va in scena (con repliche successive) la festa teatrale Il Sogno di Olimpia con musica di Giuseppe di Majo su testo di Ranieri de' Calzabigi. L'esecuzione ha luogo prima negli appartementi reali, poi viene ripetuta a teatro. Per l'occasione verr fatto stampare un preziosissimo volume rilegato con finiture in oro zecchino, Narrazione delle solenni reali feste fatte celebrare in Napoli da Sua Maest il re delle Due Sicilie Carlo Infante di Spagna ... per la nascita del suo primogenito Filippo Real Principe delle Due Sicilie . Il volume contiene le riproduzioni delle meravigliose scenografie di Vincenzo Re. L'irruente Caffarelli interpreta il tonante Giove, mentre Gizziello trentatreenne Apollo, dio delle arti. Alla rappresentazione partecipano anche il contralto Vittoria Tesi e il tenore Gregorio Babbi. Le scenografie di Re testimoniano splendidamente l'evento e mostrano i cantanti in scena. Insomma, il fasto portato ai massimi livelli per l'occasione e l'entusiasmo generale della popolazione non da meno. Infatti, un po' per le vanterie del Caffarelli, un po' perch effettivamente vengono riuniti sul palco dei cantanti di spicco, tutta Napoli veramente interessata a questa sorta di "tenzone" canora che si sviluppa in particolare tra Gizziello e Caffarelli. Pare addirittura che il salario di Gizziello (di 3818 ducati) sia pi alto di quello del Majorano! La tradizione vuole che sia stata effettivamente "imbastita" una vera e propria sfida canora tra i due, sfida che segue la leggenda dell'inesistente Achille in Sciro pergolesiano di cui sopra. Ora, il fatto che non si abbia traccia di un'opera di Pergolesi che porti questo nome, non esclude che effettivamente i due grandi cantanti si siano cimentati, almeno in una delle rappresentazioni che li ha visti insieme, in un "duello" a base di arie che mettessero ben in evidenza le loro rispettive peculiarit. Cos, si narra, nel momento in cui Gizziello e Caffarelli devono cantare l'attesa del pubblico e l'emozione sono veramente palpabili. Caffarelli esalta subito il pubblico con la sua splendente vocalit. L'aria che esegue ha un carattere brillante ed il cantante pu mostrare tutto il suo splendido virtuosismo. Com' prevedibile, egli riesce ad esaltare il pubblico, eccitato sicuramente anche dal carattere di quella tenzone musicale. La prima reazione potrebbe essere lo scoramento assoluto, ma non il momento. Sono passati i tempi di Londra, in cui un ventiduenne inesperto Gizziello rimane profondamente turbato dal canto di Farinelli. "Implorer l'assistenza del Cielo, mi armer di coraggio, e far il meglio che mi riuscir possibile". La prodigiosa precisione dell'intonazione, insieme con la naturale bellezza della voce di Gioacchino sorprendono non solo il pubblico, ma anche il monarca. Egli come rapito dalla perfezione del canto di Gizziello, che segue nota per nota, senza perdere la bench minima tenera inflessione che il giovane musico riesce ad insinuare nel suo canto. Il re rimane per un attimo come frastornato, ma l'entusiasmo ha subito il sopravvento: alzatosi in piedi inizia a battere le mani per poi accennare ai membri della famiglia reale di imitarlo. Gizziello per un momento stordito dalla reazione, ma si rende conto dell'ennesima grande prova superata. Il re non pu fare a meno, a questo punto, di dichiarare "vincitore" Gizziello nello stile patetico e Caffarelli in quello virtuosistico; l'impressione, a quanto pare, la stessa che Porpora ha ricavato nel sentire i due cantanti: "entrambi vanno al cuore per l'arte, e per l'espressione, ma con voci disuguali: ch Gizziello era un usignolo, Caffarelli un canario". Estratto da Gioacchino Conti detto Gizziello, musico del secolo XVIII di Veronica Fucci

IMMAGINE DELLA VERGINE COL BAMBINO la Madonnella


In Via Civita Falconara,di fronte al civico 20, palazzo Incagnoli, si trova l'immagine della Vergine con in braccio il Bambino. A quanto potei appurare, anticamente, dove ora collocata l'edicola, protetta da una cancellata in ferro, vi era un forno. Si tramanda che un giorno i fornai non riuscendo a cuocere il pane, in quanto una volta si bruci ed ancora un'altra volta il forno non si accendeva, ruppero l'apertura del forno, trovando l'immagine della Vergine cos come ancora oggi si vede. Fino ai primi anni del 1900, cos mi raccontarono, alla fine degli anni 1950 alcune persone anziane, (tra gli altri i fratelli Nicola e Rinaldo Cerasoli), le quali ricordavano, o per averlo appreso dai loro antenati o per averlo vissuto direttamente, che a settembre vi si faceva il mese con la recita del Santo Rosario e festeggiamenti. La denominazione Madonnella si ricava dal registro capitolare degli anni dal 1708 al 1801, documenti aggiunti, della Chiesa di Santa Maria di Civita dove si rileva che il 12 ottobre del 1773 avvenne la guarigione di Giovanni Antonangelo, abitante nello stesso quartiere di Civita Falconara: miracolo operato dalla Santa Vergine della Madonnella. Antonio Errico Rea

LA DELUSIONE DE L'ARPINATE All'antro monno, a n' tizzio ch' arrivato, se para 'nnanzi er zommo Cicerone: Ave romano, dimmi, a le perzone de l'Urbe eterna il fato mio ha giovato? Ah, Tujjo mio, te do na' delusione! A Roma mo' ce st 'r grande fratello; a scola, a ccasa, n' tutto c' n' bordello... si voi copi li antichi, sei n' fregnone! Pe' Roma, eppi, p' er popolo romano, Attijo ann a mor drento a na' botte!! rispose Marco, e je tocc 'na mano... Eh disse quello- l, chi se ne fotte? Esse precisi,gi, je pare strano: Roma sta' n' mano ai ladri e alle mignotte!!!
Luigi Olini
Tomba di Cicerone - Formia

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