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I MONASTERI MEDIEVALI DEL MONTE PISANO (SECOLI X-XII)

1. IL

chio. Esisteva poi una viabilit minore che si dipartiva da Pisa e Lucca e in alcuni casi attraversava le vallate interne 3.
La via Pedemontana, corrispondente pi o meno
allattuale viabilit sotto monte che da Vicopisano
arriva a Lucca, era lunico passaggio, via terra, che
permetteva di raggiungere lArno e il Valdarno da
Lucca evitando il tratto pi problematico di Ripafratta. Il tracciato, che correva lungo la sponda sinistra del lago di Sesto, poteva anche essere sfruttato come asse viario alternativo alla via Francigena. Il segmento locale della Francigena prevedeva
infatti il passaggio da Lucca ad Altopascio fino a
Fucecchio, passando per le Cerbaie 4. Il collegamento quindi tra il tracciato pedemontano e la Francigena era assicurato dal collegamento da un porto
allaltro sulle due sponde del lago. Partendo da
Lucca, per, poteva essere utilizzato un percorso
alternativo: Lucca-San Leonardo in Treponzio (dove
si trovava un ospedale)-strada lungo il Monte Pisano fino alle propaggini meridionali del lago di Sesto e allansa dellArno (in questo tratto si poteva

CONTESTO TERRITORIALE

Il Monte Pisano ha da sempre occupato una posizione non marginale, trovandosi in unarea di confine tra i territori delle citt di Pisa e Lucca e delle
rispettive diocesi e dunque al centro di un continuo processo di espansione e contrazione dei due
comitati. Limportanza strategica del rilievo, che
raggiunge una altezza di 910 m s.l.m. al Monte
Serra, derivava anche da una efficace azione di
controllo della viabilit, non solo terrestre ma
anche fluviale e lacuale.
Il Monte Pisano era infatti circondato da vie dacqua navigabili che facilitavano il trasporto di persone e di merci lungo il suo perimetro, attraverso i
fiumi principali e i canali che mettevano in collegamento laghi e paludi, anchesse in buona parte usate
per la navigazione locale. I fiumi che scorrevano, e
che scorrono ancora pur con qualche variazione, alle
pendici del rilievo collinare erano lArno e lAuser,
questultimo con almeno due rami secondari nel Val
di Serchio pisano: il Tubra e lAuserclus. Nella piana
lucchese lAuser era limmissario principale del lago
di Sesto. I porti e gli approdi erano numerosi non
solo lungo i principali fiumi della zona ma anche
sulle sponde del lago, che si estendeva ad est del
Monte Pisano, nellattuale depressione del padule
di Bientina 1. Lesistenza di canali intorno al lago facilitava poi il collegamento tra il Valdarno e la piana
lucchese. Il lago di Sesto era infatti unito verso sud
allArno grazie al canale navigabile del Cilecchio,
che sboccava a Bientina, mentre a nord con lAuser
si rendeva raggiungibile Lucca per via dacqua 2.
Le principali vie di terra che tracciavano un percorso tra Pisa e Lucca con il medio e basso Valdarno, con Firenze e con la Francigena, e che in pratica circondavano il Monte Pisano lungo le sue
pendici, erano la Strata Vallis Arni, sulla sinistra
dArno, la via Pedemontana lungo il lago di Sesto
e la strada lungo monte attraverso la valle di Ser-

3. Il percorso stradale pi importante era per quello della


Strata Vallis Arni, che correva lungo la sponda sinistra dellArno e metteva principalmente in collegamento Pisa con
larea fiorentina. Il tracciato attuale della SS Tosco-Romagnola
solo in parte ricalca il tracciato medievale, oggi ricostruibile
solo attraverso i toponimi miliari: Quarto tra Visignano e S.
Lorenzo alle Corti; Quinto presso Casciavola; Sesto vicino a
S. Casciano; Settimo corrispondente allattuale S. Benedetto
a Settimo; Ottavo ad ovest di Cascina; Nono tra Cascina e
Fornacette e Tredici, allincirca tra Vicopisano e Calcinaia. La
strada in sinistra dArno seguiva infatti, pi o meno precisamente, il corso del fiume e quindi tracciava il suo percorso
anche nella grande ansa che fino alla met del Cinquecento
lambiva Vicopisano e Bientina, per poi ridiscendere fino a
Calcinaia dove proseguiva per Pontedera e per il medio Valdarno e dove incrociava la via Francigena tra S. Miniato e
Fucecchio. Il collegamento di questa strada con la viabilit
sotto monte, lungo il lago di Sesto, documentata dallincontro avvenuto nel 1133 tra Lotario III e Innocenzo III proprio
a Calcinaia, nel luogo dove una antica strada romana proveniente da Lucca, dopo aver attraversato lArno, raggiungeva
la strada in sinistra dArno; da quel luogo il sovrano prosegu
per Roma per stratam publicam, cio attraverso la Francigena (CECCARELLI LEMUT 1998, pp. 27, 31, 39).
4. Larea delle Cerbaie, fra il lago di Sesto e quello di Fucecchio, comprendeva molte localit dipendenti dal monastero
di S. Salvatore di Sesto, tra cui il castello di Orentano, i porti
sul lago, oltre ad ampie propriet nei dintorni di Galleno. La
pertinenza del monastero di Sesto su met borgo di Galleno
documentata a partire dal 1020 con il diploma di Enrico II,
mentre il diploma di Corrado II del 1027 conferma propriet
terriere e di peschiere sulla via per Galleno, ma anche per un
poio de Galleno qui dicitur Uado alto; Heinrici II, Diplomata, MGH, III, 425; Conradi II, Diplomata, MGH, IV, 80.

1. La documentazione medievale e postmedievale riguardante il monastero di S. Salvatore di Sesto ricorda numerosi porti
sulle due sponde del lago, dove la navigazione era il motore
necessario per lo sfruttamento ad esempio della pesca, ma
anche per il trasporto di merci e persone. Qui le carte cinquecentesche mostrano alcuni porti sulla sponda orientale (Grugno, Pianora, Vaiano) e su quella occidentale (Palaiola, Colle,
Querciola, Castagno, Tiglio). ONORI 1984, pp. 76-77.
2. BERNARDI 1986, pp. 17-18; CECCARELLI LEMUT 2001, p. 37.

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scarsit del numero e la breve vita dei castelli fondati in questo arco di secoli 9.
I castelli documentati nella fascia meridionale alle
pendici del Monte Pisano sono almeno sette. Tre
sarebbero attestati nella sola area di Calci: il castello del Vescovo, attestato per la prima volta nel
1059, era con molta probabilit la semplice dimora fortificata del vescovo di Pisa; un castello
de Ripabranuli attestato in loco et finibus Calci
nel 1046 senza maggiori specificazioni, mentre il
castello dei Visconti ricordato nel 1147 e ubicabile nellattuale localit di Castelmaggiore, allimbocco della Val Graziosa, potrebbe corrispondere
ad un castello calcesano gi ricordato nel 1085 10.
Un altro castello era nelle mani dei Visconti: si
tratta di Agnano ricordato nella seconda met del
XII secolo. Sia il castellum de Vicecomes, sia quello di Agnano si posizionavano in luoghi strategici
per il controllo della viabilit interna al Monte
Pisano e di collegamento tra i comitati di Pisa e
Lucca; la documentazione piuttosto tarda dei due
centri fortificati potrebbe fotografare una situazione di fatto creatasi gi nel secolo precedente e
che si legherebbe ad una tradizionale funzione
pubblica, con specifiche prerogative militari, esercitata dal casato dei Visconti 11. Anche in questo
caso la funzione strategica del castello, come anche di quello di Asciano, documentato per la prima volta negli stessi anni, interess ben presto il
comune pisano che gi nel 1165 ne impose il controllo. Alla confluenza del fiume Zambra con lArno, sorgeva il castello di Caprona, attestato per la

trovare ospitalit in 4 abbazie: Cantignano, Guamo,


Sesto, Cintoia); sullArno, che arrivava a lambire
Vicopisano e Bientina, esisteva un ponte che permetteva il passaggio del fiume 5. Una volta attraversato il fiume si raggiungeva la Strata Vallis Arni
presso Calcinaia per poi proseguire verso Pontedera dove documentato il ponte sullEra a partire
dal 1099; da Pontedera si raggiungeva la Val dElsa
passando per S. Miniato.
Laltra strada che collegava Pisa con Lucca era
quella che attraversava la Val di Serchio, costeggiando il pedemonte. su questo tracciato che i
Da Ripafratta costruiscono prima un castello e poi
fondano un monastero 6 per rafforzare anche il
controllo sulla viabilit della valle.
Le vie minori tra i due terminali tracciavano percorsi direttamente attraverso il Monte Pisano 7:
ad esempio dalla Val Graziosa, attraverso Calci,
passando per Castelmaggiore, dove viene fondato un castello dalla famiglia pisana dei Visconti,
oppure il percorso che attraversava Asciano, dove
anche in questo caso viene fondato un castello
negli anni 60 del XII secolo.

2. I CENTRI INCASTELLATI
MONTE PISANO

NELLAREA DEL

Il processo di incastellamento nellarea del Monte Pisano si sviluppa tra XI e XII secolo, come
altrove in Toscana, attraverso la promozione di
famiglie laiche del territorio, del vescovo, di funzionari regi e in alcuni casi di un monastero.
In questo contesto la vicinanza di due citt importanti come Pisa e Lucca ha posto dei vincoli
allo sviluppo di un insediamento accentrato e allaffermazione del potere signorile nel contado 8.
La forte politica di controllo territoriale delle due
citt ebbe infatti come risultato pi evidente la

9. Per un quadro del fenomeno dellincastellamento intorno


a Pisa si veda: CECCARELLI LEMUT 1994; CECCARELLI LEMUT
1998; GARZELLA 1994; CORTESE 2000. Nella porzione nordovest del territorio pisano, larea cio posizionata allimbocco
della valle del Serchio, attraverso la quale si sviluppava la
pi importante viabilit verso Lucca ma anche verso il nord
Italia, furono fondati in quei secoli i castelli di Avane (1026),
Pappiana (1103), Vecchiano (1120) e Rosaiolo (1175). Nel
caso di Avane, Pappiana e Vecchiano si trattava della fortificazione di preesistenti centri curtensi. Per Avane e Pappiana, antiche curtis regie e poi marchionali, si trattava di fondazioni promosse dai titolari della Marca di Tuscia, nel caso
di Rosaiolo di fondazione vescovile a controllo del ponte
sul Serchio, mentre Vecchiano era stato fondato probabilmente entro la fine dellXI secolo da un consorzio di famiglie pisane: le famiglie dei Gualandi, da Caprona, Orlandi,
Matti, da S. Casciano, Verchionesi e Visconti. Nel Valdarno
la prima attestazione del castello di S. Casciano del 17
settembre 1061, quando una vendita tra privati fu rogata
loco et finibus S. Cassiano prope ipso castello. Un castello
in localit Settimo poi documentato nel 1098 in riferimento
a rappresentanti della famiglia Della Gherardesca, mentre
gi nel 1178 Settimo indicato nei documenti come villa
e non pi come castello. Un castello quod dicitur de la Plebe ricordato in un documento del 4 ottobre 1071 in loco
Cascina. Si trattava di un castello di fondazione vescovile,
ubicato nei pressi della pieve, anchesso con la principale
funzione di dimora del proprietario e del suo amministratore. Lultima attestazione del castello del 1085.
10. GARZELLA 1994, p. 242.
11. EADEM, pp. 242-243.

5. MORELLI 1998, pp. 67-68.


6. CECCARELLI LEMUT 1994, p. 237.
7. GARZELLA 1994, p. 249.
8. Per larea lucchese possediamo una documentazione esplicita riguardante la politica cittadina e i rapporti col territorio
circostante: nel 1081 un privilegio di Enrico IV ai Lucchesi
stabiliva uno spazio libero da fondazioni castrensi per un raggio di almeno sei miglia intorno alla citt. Tale privilegio venne poi riconfermato in un diploma di Enrico VI con il quale,
nel 1186, si stabiliva con esattezza lo spazio controllato direttamente dal governo cittadino; viene di fatto sancito il fallimento di una politica signorile nei dintorni di Lucca, che potesse competere con legemonia della citt nel controllo politico, economico e sociale del comitato. WICKHAM 1995, pp.
26-27. Per Pisa non esiste una documentazione cos esplicita,
ma lassenza di castelli nellimmediato territorio circostante e
la breve vita delle strutture castrensi, nate lungo la valle dellArno e alle pendici del Monte Pisano, sono comunque una
testimonianza esauriente per interpretare il peso della politica pisana sul contado della stessa citt.

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cenobio riceve nel 996 18 il diploma imperiale di


Ottone III attraverso il quale possibile delineare
il quadro degli ampi possessi dellabbazia che divennero la principale base politica ed economica
dello sviluppo della signoria territoriale. La protezione imperiale port in seguito alla concessione
di altri tre diplomi di conferma e di privilegio da
parte di Enrico II (25 aprile 1020) 19, Corrado II (6
aprile 1027) 20, Enrico III (4 luglio 1053) 21.
Lacquisita autonomia e lindipendenza dalla gerarchia locale fecero di Sesto lunico monastero nellarea del Monte Pisano protagonista diretto nella
fondazione di alcuni castelli della zona: dei sette
castelli documentati nella fascia orientale pedemontana del Monte Pisano ben cinque sono documentati per la prima volta in diplomi imperiali che ne
specificano lappartenenza al monastero di Sesto.
La rocca della Verruca attestata per la prima volta
nel diploma di Ottone III del 996 nel quale si specifica che il marchese Ugo dona il castello al monastero pro rimedio anime sue; la detenzione della rocca confermata nel successivo diploma imperiale
firmato da Enrico II nel 1020. Nei successivi diplomi la propriet della Verruca non confermata.
Se per la Verruca si tratta di una donazione esplicita di un fortilizio strategicamente posizionato,
per i successivi centri fortificati ancora attestati
attraverso i diplomi imperiali, potrebbe trattarsi
della conferma di diritti acquisiti sul territorio attraverso la fondazione diretta dei castelli da parte
del monastero.
Compito attestato per la prima volta nel diploma
imperiale di Enrico II del 1020, in cui si specifica
che il monastero detiene partem unam in ipso castro quod est Competum, oltre alle chiese di S.
Colombano, S. Pietro e S. Andrea in loco Competo. Il castello oggi scomparso sarebbe situato nellarea dellattuale Pieve di Compito, dove il toponimo Castellaccio, sulla collina sovrastante il centro abitato, corrisponderebbe al sito del castello.
Nel diploma di Corrado II del 1027 si documentano altri tre castelli dellarea legati al cenobio
(Castrovetero, Castello novo in loco Sexto, castello in loco Insula) e si conferma il legame di dipendenza del castello di Compito.
Castelvecchio, attuale piccolo centro abitato che ricalca la planimetria dellantico castello, gi ricordato tra le dipendenze di Sesto nella Bolla di Adriano II dell869 22. Di Castelnuovo rimane il borgo di
Colle di Compito, verosimilmente sviluppatosi intorno al castello ormai scomparso e localizzabile sulle

prima volta nel 1051 e appartenente alla famiglia


dei Da Caprona; forse solo residenza fortificata
della famiglia aristocratica, allinterno della quale
vivevano i rappresentanti della casata e dove
documentata una chiesa dedicata a S. Biagio 12.
Sul versante lucchese la maggiore attestazione di
castelli si registra tra la met dellXI e la met del
XII secolo. Nella fascia settentrionale del Monte
Pisano, intorno al 1040 viene fondato il castello
di Vaccoli dai cosiddetti longobardi di Vaccoli13.
Il castello, oggi scomparso ma con probabilit ubicabile sul monte Cotrozzi, dominava la valle del
Guappero e la viabilit di fondo valle che collegava, e collega ancora, Lucca con Pisa. Nel 1085 la
famiglia dei Da Ripafratta fonda, in un area di
confine tra i contadi delle due principali citt, il
castello omonimo 14, anchesso in posizione sopraelevata a difesa e controllo di una strettoia della
bassa Val di Serchio. Nella prima met del XII secolo i Leone sono i detentori del castello di
Vorno15, caposaldo del controllo territoriale della
famiglia aristocratica in una delle pi importanti
vallate interne del Monte Pisano.
Pochi altri furono i castelli nati intorno a Lucca 16
e nessuno sul versante del Monte Pisano svolse un
ruolo demografico significativo come probabilmente fu invece per Vorno e Ripafratta.

3. IL RUOLO DEL MONASTERO


S. SALVATORE DI SESTO

DI

Il monastero di S. Salvatore di Sesto fu lente monastico pi importante del nostro territorio ed almeno
fino alla fine dellXI secolo condizion lassetto insediativo della fascia orientale del Monte Pisano.
Sesto acquisisce lo status di monastero imperiale a
partire dalla fine del X secolo. In questa fase le
sorti di Sesto si legano alla politica del marchese
Ugo di Toscana che in quegli stessi anni fu promotore della fondazione di altre importanti abbazie,
funzionanti anche come organi amministrativi e di
controllo dei beni fiscali che rientravano nellamministrazione del marchese 17. grazie a Ugo che il
12. GARZELLA 1994, p. 243.
13. CORTESE 1990, p. 209.
14. REDI 1990a, pp. 260-263; REDI 1990b, pp. 9-24; CEC CARELLI 1994, p. 231.
15. CORTESE 2000, pp. 210, 213.
16. Oltre ai castelli nella fascia pedemontana del Monte
Pisano, gi ricordati nel testo, tra il X e il XII secolo sono
attestati i seguenti castelli: Moriano, fondato dal vescovo
(915), Segromigno (988), Marlia fondato dagli Aldobrandeschi nel 996, Moriano novo (1014), Porcari (1039), Mammoli (1072), Montuolo (1080), Montecatino (1080), Castagnori (1081), Aquileia (1118), Casteldurante (1188),
Maggiano (1189): CORTESE 2000, pp. 209-210.
17. KURZE 1989, p. 308.

18.
19.
20.
21.
22.

81

Ottonis III, MGH, II, 219.


Heinrici II, MGH, III, 425.
Conradi II, MGH, IV, 80.
Heinrici III, MGH, V, 307.
KEHR , III, p. 459.

la costruzione del loro castello solo qualche anno


prima. Un altro esempio relativo alla fondazione
del monastero di S. Stefano di Cintoia. Anchesso
probabilmente fondato da una famiglia aristocratica locale, gli Upezzinghi, con forti interessi anche
nel vicino castello di Buti. Sotto questo aspetto la
fondazione di monasteri pu essere intesa come fenomeno parallelo allincastellamento.
Le fonti scritte disponibili, almeno quelle edite, non
permettono ancora di delineare un convincente
quadro storico relativo alla nascita e ai rapporti politici, sociali ed economici di molti dei monasteri
fondati in quei secoli nella nostra zona. Spesso si
tratta di notizie sparse relative ad acquisizione di
diritti su beni di varia natura, pi di frequente di
semplici accenni alla propriet dellente attraverso
confinazioni con propriet di altri soggetti. Quasi
per tutti abbiamo a disposizione le bolle papali o
alcuni diplomi imperiali che fotografano per di
fatto una situazione gi determinata. Proprio per i
monasteri pi importanti come Sesto, S. Michele,
S. Stefano di Cintoia e Cantignano, manca una dettagliata ricerca che copra i secoli centrali del medioevo, quelli in cui i cenobi, come organismi non
solo religiosi, ma di controllo e di organizzazione
delle risorse del territorio a loro sottoposto, divengono complementari alle deboli signorie locali che
avevano nel castello il loro simbolo pi evidente.
Le fonti archeologiche sono anchesse di non facile
leggibilit. A parte lesperienza pluriennale di S.
Michele alla Verruca, pochi altri siti di interesse storico sul Monte Pisano sono stati oggetto di indagine
archeologica estensiva 26. Tra questi nessuno ha riguardato un monastero o un qualsiasi altro edificio
religioso; solo S. Salvatore di Cantignano stato
oggetto negli anni Sessanta di interventi di emergenza che hanno documentato fasi di frequentazione compresi tra il tardoantico e il medioevo 27.
In questa sede si voluto determinare un sintetico
quadro dei dati a disposizione, integrando con i preliminari risultati di un lungo lavoro di documentazione delle strutture superstiti, in modo da evidenziare le principali linee di ricerca perseguibili.
Di seguito sono presentate brevi schede con le
notizie essenziali riguardanti i monasteri medievali del Monte Pisano che ci interessano ai fini
della ricerca (Fig. 1):

alture di Monte Castello. Il castello di Isola, con la


chiesa di S. Benedetto, era stato fondato su un isolotto al centro del lago di Sesto. Molto probabilmente pi che di un vero e proprio castello doveva
trattarsi di una fortificazione a controllo dei traffici
via lago, anchessi gestiti dal monastero. Attualmente il toponimo isola indica un palazzotto al centro
del padule bonificato di Bientina.
I castelli di Sesto si trovavano allinterno delle cosiddette sei miglia lucchesi, anche se in posizione piuttosto periferica, nellestrema porzione sud-orientale. certo comunque che lo sviluppo del controllo
politico di Lucca sul territorio, sempre pi serrato
almeno dallinizio del XII secolo, abbia causato un
allentamento da parte dellabbazia del controllo del
territorio. I centri fortificati decadono piuttosto precocemente; Compito ad esempio documentato
come castrum per lultima volta nel 1080 23.

4. I

MONASTERI DEL

MONTE PISANO

I monasteri benedettini sorti sul Monte Pisano tra


il X e il XII secolo rientrano nel quadro della grande fioritura di fondazioni monastiche avvenuta in
quei secoli, durante la quale si registrano in Toscana circa 170 fondazioni di cenobi ispirati alla
regola benedettina 24.
Limpulso a questa enorme rinascita di monasteri
fu senzaltro dato dalla politica del marchese Ugo
di Toscana e da sua madre Willa, i quali, tra gli
altri, fondarono la Badia Fiorentina, ricostruirono S. Ponziano a Lucca e rifondarono S. Salvatore
di Sesto 25.
Nella promozione di queste fondazioni furono presenti reali e forti motivazioni di carattere religioso.
Ai monasteri era per anche affidato il compito di
promuovere laffermazione sociale e politica della
casata fondatrice. Per Ugo i cenobi assumevano la
funzione di centri organizzativi dei beni fiscali, e la
rifondazione di Sesto va inquadrata in questa ottica;
per le altre casate laiche si trattava di monasteri privati, nucleo di coordinazione di un ambito territoriale, in grado di favorire il radicamento signorile
dei fondatori, soprattutto per coloro che tendevano a rendere dinastici i loro poteri di origine pubblica, come ad esempio i casati comitali. Nel nostro
campione esplicativo il caso della fondazione di S.
Paolo di Pugnano ad opera dei Da Ripafratta, che
attraverso il cenobio femminile di cui controllano
lelezione della badessa, tentano di rafforzare quel
controllo sul territorio che gi avevano imposto con

Nome: S. Salvatore di Sesto (1)


Localit: Villa Ravano, La Badia-Colle di CompitoPorcari (LU)
26. Gli unici scavi di cui possibile reperire qualche notizia edita sono quelli di Ripafratta (REDI 1990b) e della localit Spuntone di Calci (TADDEI 1997, pp. 87-98), mentre
saggi esplorativi sono stati condotti nella primavera 2002
dalla Soprintendenza Archeologica in localit Serre di Sotto nel comune di Buti, seguiti sul campo da chi scrive.
27. CIAMPOLTRINI 1995, pp. 557-568.

23. CORTESE 2000, p. 214.


24. CECCARELLI LEMUT c.s.
25. KURZE 1989.

82

Fig. 1 Carta del Monte Pisano con la localizzazione dei monasteri ricordati nel testo (il numero corrisponde
alla scheda relativa).
Nome: San Michele alla Verruca (2)
Localit: Badia di S. Michele-Vicopisano (PI)
Diocesi antica/attuale: Lucca/Pisa
Prima attestazione o data di fondazione: 4 maggio 996
Ente o famiglia fondatrice: Cappella privata attestata
nell861 probabilmente legata alla famiglia Aldobrandeschi
Documenti principali: Il primo documento che riguarda
San Michele risale all861 e si riferisce ad una cappella
oggetto di un negozio giuridico tra due membri appartenenti alla famiglia Aldobrandeschi; ancora nel 913 si
attesta la sola cappella mentre la prima attestazione del
monastero risale al 996, anno in cui S. Michele concesso dal vescovo di Lucca al monastero di Sesto; la dipendenza da Sesto continuer almeno fino al 1097, anno
in cui documentato per la prima volta un abate di S.
Michele. Il passaggio del monastero dai Benedettini ai
Cistercensi avviene intorno al 1260
Visibilit: Campagna di scavo archeologico in corso dal
1996 che ha riportato in luce lintero sito occupato
dallabbazia e dal monastero

Diocesi antica/attuale: Lucca/Lucca


Prima attestazione o data di fondazione: 796
Ente o famiglia fondatrice: Rifondazione da parte del
marchese Ugo di Toscana nel 996
Documenti principali: Il pi antico documento che ricorda labbazia di Sesto data al 796: in quellanno Amico,
prete, concede ad un certo Domenico una casa e un uliveto appartenenti allabbazia di Sesto; nel 937 Sesto fu concesso dal re Ugo ad Adelaide, sposa del figlio Lotario,
insieme ai monasteri di S. Antimo e S. Salvatore al Monte Amiata; alla fine del X secolo ad opera del marchese
Ugo labbazia ricevette notevoli beni e privilegi (diploma di Ottone III del 21 luglio 996); altri diplomi imperiali di conferma e di concessione di ulteriori privilegi:
Enrico II, 25 aprile 1020; Corrado II, 6 aprile 1027; Enrico III, 4 luglio 1053. Il cenobio passa ai Camaldolesi nel
1120 e in seguito ai Polironiani di S. Benedetto Po (1134)
Visibilit: Delle strutture medievali inglobate nella villa sono visibili i prospetti nord della torre campanaria
e della sagrestia
Bibliografia: ONORI 1984

83

Documenti principali: Lanno 1099 Bernardo del fu


Gherardo da Travalda, un esponente della famiglia
Upezzinghi, lasci per testamento al cenobio di S. Stefano di Cintoia tutto quello che possedeva a Calcinaia,
Bientina e infra curia Buiti, tam intus castro quam et
foris, et similiter Cintoria; nel corso del XII secolo il
monastero passa ai Camaldolesi ed abbandonato nel
XVI secolo
Visibilit: Nessuna traccia della fabbrica medievale
Bibliografia: CARRATORI SCOLARO 1994, pp. 266-267

Bibliografia: NOFERINI 1995; ALBERTI, GELICHI 1998,


pp. 117-126; GELICHI 2000, pp. 336-356
Nome: S. Salvatore di Cantignano (3)
Localit: Badia di Cantignano-Guamo-Capannori (LU)
Diocesi antica/attuale: Lucca/Lucca
Prima attestazione o data di fondazione: 1064
Ente o famiglia fondatrice: Rifondazione da parte di
alcuni Longobardi di Vaccoli
Documenti principali: Nel 1064 con pi atti rogati tutti
in tre giorni tra il 28 e il 30 marzo, Ubaldo del fu
Sigifredo, Uguccione e Roberto fratelli e figli della fu
Willa e i fratelli Eldebrando, Enrico e Sigifredo, figli del
fu Lamberto, tutti dei Longobardi di Vaccoli, accentrarono nelle loro mani, acquistandolo anche dai consorti,
il possesso di varie terre e della chiesa e monastero, che
sembra per abbandonato, di S. Salvatore del luogo Cantignano, decidendo di andarvi a vivere secondo i precetti della Chiesa. Questa congrega si avvier ben presto a
forme pi propriamente monastiche; dovrebbe passare
ai Camaldolesi dal 1121. Nel 1440 la badia di Cantignano veniva soppressa e il patrimonio unito, insieme a
quello di S. Pantaleone, ai benefiziati della cattedrale.
Visibilit: Chiesa abbaziale modificata in facciata ma
ancora nella facies romanica nellabside e nel perimetrale nord, compreso il transetto. Tre bacini ceramici
sono ancora presenti nei prospetti nord e ovest del transetto settentrionale.
Bibliografia: COTURRI 1989, pp. 169-170; CIAMPOLTRINI 1995, pp. 557-568; QUIRS CASTILLO 2002, pp. 6469.

Nome: S. Cerbone (6)


Localit: S. Cerbone-S. Maria del Giudice (LU)
Diocesi antica/attuale: Lucca/Lucca
Prima attestazione o data di fondazione: 1140
Ente o famiglia fondatrice:
Documenti principali: Il monastero femminile ricordato per la prima volta nel 1140 mentre la sola chiesa
documentata a partire dal 1059; con bolla di Gregorio
IX del 3 gennaio 1232, il monastero viene aggregato,
insieme a quello di S. Pantaleone, al monastero di Citeaux
Visibilit: Monastero ancora esistente anche se restaurato
Bibliografia: COTURRI 1998, pp. 173-174.
Nome: S. Mamiliano (7)
Localit: S. Iacopo in Lupeta-Vicopisano (PI)
Diocesi antica/attuale: Pisa/Pisa
Prima attestazione o data di fondazione: Una chiesa di
S. Mamiliano con annesso monastero forse menzionata in una carta del 757
Ente o famiglia fondatrice:
Documenti principali: La prima notizia riguardante la
prioria di S. Mamiliano risale alla prima met del XII
secolo
Visibilit: Chiesa conservata con pianta a forma di tau,
in parte restaurata nel 1971; i ruderi delladiacente
monastero delimitano il giardino della villa padronale.
Bibliografia: CRISTIANI TESTI 1982, pp. 363-368; CARRATORI 1994, p. 259; DEL CHIARO , RENZONI, T ROMBI
2000, pp. 107-113; FANUCCI LOVICH 2000, pp. 155-179

Nome: S. Paolo di Pugnano (4)


Localit: Pugnano-S. Giuliano Terme (PI)
Diocesi antica/attuale: Lucca/Pisa
Prima attestazione o data di fondazione: 1086
Ente o famiglia fondatrice: Da Ripafratta
Documenti principali: Nel 1086 la famiglia dei Da Ripafratta dona alla chiesa di S. Paolo e S. Stefano terre e
mulino perch fosse istituito un monastero. Il monastero femminile oggetto di alcune bolle papali in cui
si confermano diritti acquisiti: 21 maggio 1141 privilegio di Innocenzo II (diritto di sepoltura dei nobili di
Ripafratta nel monastero); 12 febbraio 1157 bolla di
Adriano IV; 5 aprile 1188 bolla di Clemente III
Visibilit: Del monastero rimane la chiesa a navata unica in cui si documenta un intervento di ricostruzione in
facciata databile entro il XII secolo e la ridefinizione di
aperture sul prospetto sud. Labside stata distrutta e
larco interno tamponato.
Bibliografia: REDI 1990a, p. 221; CRISTIANI TESTI 1990,
pp. 558-560; CECCARELLI LEMUT 1994, p. 239; FRIZZI 1992-1993

Nome: S. Andrea in Silva (8)


Localit: S. Andrea in Lupeta-Vicopisano (PI)
Diocesi antica/attuale: Lucca (?)/Pisa
Prima attestazione o data di fondazione: 16 marzo 1194
Ente o famiglia fondatrice:
Documenti principali: La prima attestazione della chiesa
risale al 1147; il monastero nominato per la prima
volta nel 1194, anno nel quale viene redatto un atto di
vendita nel chiostro del monastero; a quellepoca ne
era badessa Donna Eufrasia e con lei vivevano dieci
monache
Visibilit: conservata la chiesa croce e una porzione
del monastero, appoggiata allabside, attualmente usata come abitazione privata
Bibliografia: CRISTIANI TESTI 1990, p. 546; CARRATORI
SCOLARO 1994, p. 264; DEL CHIARO, RENZONI, TROMBI
2000, pp. 115-117

Nome: S. Stefano di Cintoia (5)


Localit: La Badia-Buti (PI)
Diocesi antica/attuale: Pisa/Pisa
Prima attestazione o data di fondazione: 1099
Ente o famiglia fondatrice: Upezzinghi

84

antico, a quella data abbandonato, che sembrerebbe testimoniato in un documento del 914 29. Del
complesso abbaziale attestato dalla seconda met
dellXI secolo rimane solo la chiesa, pur con pesanti interventi in facciata.
Ledificio ha una pianta a croce latina, con abside
semicircolare. La facciata originale fu demolita nel
700, causando laccorciamento della navata di circa 7 m, e in seguito ricostruita in muratura mista
anche con materiale di reimpiego, alla quale oggi
addossato un portico. Il lato nord della chiesa
lunico almeno parzialmente leggibile, in quanto
sul perimetrale sud si appoggiata in tempi recenti
la canonica, oggi in uso come abitazione privata.
La muratura esterna della navata ampiamente rimaneggiata nella porzione superiore, dove sono
state ricavate due ampie finestre strombate, a sesto
ribassato, collegabili con gli interventi settecenteschi gi accennati per la ricostruzione della facciata. Nel transetto nord si apre una porta sul lato
occidentale, caratterizzata da una archeggiatura a
tutto sesto costruita con regolari cunei in pietra. Al
di sopra di essa una grande finestra rettangolare,
strombata, ancora relativa agli interventi settecenteschi se non addirittura posteriori. Il prospetto
absidale, al quale si appoggia una porzione della
villa padronale settecentesca edificata sul retro dellabbazia, quello meglio conservato nella sua facies medievale. Labside semicircolare presenta
ampie archeggiature cieche impostate su lesene
pensili con basi a mensole modanate (Fig. 2).
Dalla fabbrica possibile determinare almeno due
principali fasi di intervento, correlabili con le pur
esigue informazioni derivanti dalla fonte scritta.
La presenza residua di un edificio pi antico della
chiesa come la vediamo oggi nel suo complesso
testimoniato dalla porzione di muratura ancora presente nella parte inferiore del prospetto absidale,
costituita da piccole bozzette irregolari e ciottoli di
fiume, poste in opera a filari orizzontali, con abbondanza di malta; in alcuni tratti lapparecchiatura a
spina pesce. Questa tecnica muraria da mettere in
relazione con la documentata presenza di un edificio religioso dedicato al Salvatore attestato nel X
secolo, ma forse costruito in epoca precedente 30.
Murature simili anche nel resto della Toscana si trovano associate in edifici ecclesiastici con fasi evidenti di fondazione di IX-X secolo 31, mentre sul Monte
Pisano il confronto possibile con le murature di S.
Michele riconducibili alla fase precedente alla rico-

Nome: S. Maria di Mirteto (9)


Localit: Mirteto-Asciano-S. Giuliano Terme (PI)
Diocesi antica/attuale: Pisa/Pisa
Prima attestazione o data di fondazione: 1227
Ente o famiglia fondatrice:
Documenti principali: La prima menzione del monastero si trova in una bolla di Gregorio IX del maggio
1227, in cui si conferma lavvenuto passaggio del complesso allordine cistercense che vi rimase fino allabbandono avvenuto entro il XV secolo. In queste ultime
fasi il monastero dovrebbe essere diventato una dipendenza di S. Michele alla Verruca.
Visibilit: Sito abbandonato dove sono ancora documentabili la chiesa a navata unica e parte delle strutture del monastero medievale. Le tecniche murarie documentabili fanno risalire ledificio ecclesiastico indicativamente al XII secolo.
Bibliografia: REDI 1990a, pp. 234-236; CRISTIANI TESTI
1990, pp. 251-272; FASCETTI 1997, p. 55

5. LA

RICERCA ARCHEOLOGICA

Lindagine archeologica nel sito del monastero di


S. Michele ha permesso di determinare una sequenza stratigrafica valida, non solo per i depositi sepolti ma anche per le evidenze architettoniche superstiti, che stata la base di partenza per una ricerca pi approfondita riguardante i numerosi centri monastici medievali presenti sul Monte Pisano,
anche se spesso trasformati da interventi susseguitesi nei secoli oppure ridotti a rudere perch abbandonati 28. Tutti questi siti sono stati oggetto di
una ricognizione archeologica di superficie estensiva e/o ristretta ai dintorni del monumento, oltre
che ad una analisi e campionatura delle murature
medievali ancora esistenti e visibili.
Linterpretazione sintetica del fenomeno parte
dalla constatazione di una effettiva fase di fervore
costruttivo collocabile grosso modo tra la fine
dellXI secolo e la prima met del XII. In questo
periodo buona parte dei centri monastici, ma anche delle pievi del territorio, sono costruiti o subiscono ampie ristrutturazioni se non ricostruzioni complete.
In questo quadro sembrerebbe piuttosto precoce
il cantiere di S. Salvatore di Cantignano, monastero fondato nel 1064 sul luogo di un cenobio pi
28. Il progetto di ricerca nellambito del XVI Ciclo di Dottorato in Archeologia Medievale dellUniversit di Siena in
questi anni ha portato a termine lanalisi stratigrafica di
tutte le emergenze murarie leggibili relative ai monasteri,
alle pievi e alle chiese medievali del Monte Pisano, nonch
di un campione ristretto di castelli, per la creazione di una
tipologia delle murature databile in base alle notizie documentarie, alle relazioni stratigrafiche e ai confronti con
edifici simili del territorio pisano.

29. FILIERI 1993, p. 46.


30. Per confronti con ledilizia altomedievale della piana
lucchese si veda da ultimo QUIRS CASTILLO 2002.
31. Per una interpretazione simile di questa prima fase di
costruzione di Cantignano si veda anche FILIERI 1993, p.
45; per confronti con edifici con simile muratura nel resto
della Toscana cfr. GABBRIELLI 1990, pp. 44-47.

85

Fig. 2 Prospetto absidale della chiesa abbaziale di S. Salvatore di Cantignano.

In appoggio alla muratura pi antica sopra descritta, labside di Cantignano presenta una prospetto
a filari regolari e paralleli di conci di medie e piccole dimensioni, squadrati e lisciati in superficie;
su di essa vi una decorazione ad ampie archeggiature doppie costituite da conci accostati, tagliati
a spigoli vivi, impostate su lesene pensili con base
e mensole modanate. Le mensole delle lesene sembrano appoggiarsi direttamente sulla linea di rasatura della porzione di muratura pi antica. La
stessa tecnica muraria, con conci di simili dimensioni, si ritrova omogeneamente sul transetto e sul
lato settentrionale delledificio, a testimonianza di
una fase unitaria di ricostruzione della chiesa abbaziale avvenuta, in base alla documentazione scritta, posteriormente al 1064 33.
Alla seconda met dellXI secolo rimanda anche
la cronologia dei bacini ceramici inseriti nei pro-

struzione della prima met del XII secolo, anche in


questo caso con apparecchiatura muraria a spina pesce e luso di bozzette non regolari, spaccate e spianate occasionalmente (Fig. 3). Un ulteriore dato di
confronto ci viene dalla Rocca della Verruca; il prospetto occidentale interno, leggibile, della fortificazione presenta due distinte murature: la porzione
inferiore costituita da pietre e bozzette non regolari,
probabilmente di raccolta dalla numerose sassaie dei
dintorni, apparecchiate in modo irregolare ma con
la tendenza alla orizzontalit dei filari, con malta a
base terrosa, abbondante allinterno dei giunti; la
porzione superiore che fa ricorso a pietre non lavorate, di dimensioni diverse, a filari non regolari con
continue zeppature di lastre di ardesia e numerosi
laterizi, spesso spezzati, che creano parti degli angolari dei merli e delle zeppe della muratura (Fig. 4).
Potrebbe trattarsi delle due fasi di intervento costruttivo della fortificazione: la porzione inferiore, residuo della muratura di X secolo, come documentato
dalle fonti; la porzione superiore ricostruita nel basso medioevo per la rifortificazione della Rocca 32.

33. A questo proposito la Filieri propone una datazione


alla prima met dellXI secolo sulla base del confronto dellarcheggiatura dellabside di Cantignano con esempi simili in ambito pisano, come S. Pietro in Vincoli, databili a
quellepoca. Stranamente invece non prende in considerazione i documenti di fondazione del monastero avvenuta
nel 1064. I fondatori, in base allinterpretazione degli storici, acquisiscono una chiesa e un monastero preesistenti
ma in stato di abbandono e quindi non mi pare proponibile una riedificazione generale delledificio 30 o 40 anni
prima della sua rifondazione. Cfr. FILIERI 1993, pp. 45-46.

32. Ringrazio Giovanna Bianchi e Fabio Gabbrielli per la conferma della datazione indicativa, sulla base delle foto e dei
rilievi da me sottoposti. Per confronto si veda il campione di
muratura Tipo 1 di S. Silvestro, datato tra X e fine XI secolo:
BIANCHI 1995, fig. 2, p. 368.

86

Fig. 3 S. Michele alla Verruca. Prospetto nord del muro di divisione degli ambienti 1 e 4 di area 2000. Si notino
le due fasi di costruzione: la porzione inferiore caratterizzata da una apparecchiatura a spina pesce relativa alla
fase precedente la ricostruzione di XII secolo del monastero; la porzione superiore, con porta tamponata al
centro, invece in relazione al contesto di prima met XII secolo, con successive modifiche.

Fig. 4 Porzione del prospetto occidentale interno del castello della Verruca.

87

spetti nord e ovest del transetto settentrionale. Si


tratta di due bacini invetriati provenienti dalla Sicilia orientale e di un lustro metallico, forse di
provenienza egiziana, genericamente databile entro lXI secolo 34; tre cavit tamponate sono ancora visibili al coronamento del tetto del transetto.
La presenza, verosimilmente nella seconda met
dellXI secolo, di una muratura con tali caratteristiche di posa in opera e di finitura del materiale
risulta piuttosto precoce in area lucchese ma non
in quella di ambito pisano. Il confronto con il gruppo di edifici religiosi pisani databili sulla base delle fonti scritte ad una fase precedente alla costruzione della cattedrale buschettiana determinante. In S. Piero in Vincoli e in S. Michele in borgo,
documentate nei primi decenni dellXI secolo, la
fase originale di costruzione documenta ladozione di una simile tecnica muraria, che si svilupper
in forme pi codificate durante e dopo la costruzione della cattedrale di Buschetto (1064-1118) 35.
Nelle pievi del territorio intorno al Monte Pisano
(S. Maria di Pugnano, S. Pietro di Rigoli) come nelle
chiese suffraganee (S. Maria di Panicale presso Buti)
con persistenze murarie riferibili alla loro fase di
fondazione, per confronto materiale e/o per dato
storico, della met-seconda met dellXI secolo, la
tecnica muraria sembra essere piuttosto omogenea,
del tipo a bozzette sufficientemente regolari, anche
allungate, a filari pseudoorizzontali; la stessa tecnica documentata nelle porzioni originali di fine XI
secolo della chiesa abbaziale di S. Paolo di Pugnano
(Fig. 5). In queste fabbriche ladozione di una tecnica simile a quella di Cantignano documentabile
sempre negli interventi di XII secolo o nei cantieri
di ricostruzione della prima met dello stesso secolo
come in S. Michele alla Verruca o in S. Savino, nella
piana pisana 36 (Fig. 6). Ladozione a Cantignano, in
un orizzonte cronologico coevo, di una tecnica muraria pseudoisodoma, simile in quel momento ad
alcune delle pi importanti chiese pisane, pone il
cantiere di ricostruzione del S. Salvatore a livelli no-

Fig. 5 Porzione del prospetto di facciata della chiesa


abbaziale di S. Paolo di Pugnano. In esso sono evidenti
due fasi costruttive: quella originale di fine XI secolo e
la ricostruzione di XII secolo della porzione superiore.

tevoli dal punto di vista della committenza richiedente 37 e delle maestranze esecutrici.
Riguardo alle maestranze presenti nello stesso ambito territoriale stato forse sottovalutato il ruolo
dellabbazia di Sesto come protagonista e committente privilegiato di questa rinascita. Da questo punto
di vista interessante, anche se solo come ipotesi di
lavoro, correlare la ricostruzione di Sesto, dopo le
dotazione della fine del X secolo e degli inizi dellXI,
con un grande cantiere organizzato entro quello stesso secolo e che senza dubbio richiam maestranze
specializzate, forse le stesse che in quello stesso periodo lavoravano nei numerosi cantieri pisani. Purtroppo il grado di leggibilit delle strutture dellantico monastero che si affacciava sullomonimo lago
sono ridotte al prospetto settentrionale, solo parziale, della torre campanaria che ipotesi ricostruttive
collocherebbero sullangolo nord-ovest di facciata
della chiesa abbaziale 38. Anche in questo caso il ricorso ad una tecnica muraria simile a quella gi documentata per Cantignano, con la stessa caratteri-

34. Cfr. BERTI 1990, pp. 99-114.


35. Per questo cfr. REDI 1991, pp. 348-352.
36. S. Savino, nel Valdarno pisano fu fondato il 30 aprile
780 dai fratelli Gumperto, Ildeperto, Gumprando figli del
fu Auricausi, in una chiesa di loro propriet in loco qui
vocatur Cerasiolo, territorio pisano, vicino a Visignano. I
tre personaggi costituirono il primo nucleo della comunit
con Gumperto abate e Ildeperto e Gumprando chierici. Dopo
la distruzione dellabbazia a causa di una rovinosa piena dellArno, avvenuta pochi anni dopo il passaggio del cenobio ai
camaldolesi, il monastero di S. Savino fu ricostruito in luogo pi sicuro, non lontano da quel Cerasiolo indicato nel
documento di attestazione, a Montione in unarea rilevata e
ulteriormente rafforzata artificialmente. La ricostruzione del
monastero, cos come lo percepiamo adesso, pur con le modifiche apportate nel sei-settecento, inizi con labate Guido (1115-1128) e fin con il successore, Martino, quando la
chiesa abbaziale fu consacrata da Innocenzo II il 29 aprile
1134 (GARZELLA 1986, pp. 99-100).

37. Si tratta dei cosiddetti Longobardi di Vaccoli, i quali potrebbero appartenere alla stessa consorteria che nello stesso
periodo fonda lEremo di S. Pantaleone, poi monastero cistercense dalla met del XIII secolo, pi o meno al centro del
rilievo del monte: cfr. per questo COTURRI 1998, pp. 167-168.
38. CACIAGLI 1984.

88

Fig. 6 Porzione del prospetto meridionale del transetto della chiesa abbaziale di S. Savino (prima met XII secolo).

mirto, delle felci, del carbone e delle pietre 39. Labate quindi controllava direttamente lestrazione della
pietra. La cava, nel luogo detto Serra de Plaia, era
organizzata con magistros e secantes lapides che avevano a disposizione locali (capanna), con un sistema di trasporto (asinarii) che permetteva di trasportare le pietre gi lavorate dalla cava fino allArno. Il
toponimo Serra de Plaia, non indicativo di un
luogo specifico doveva comunque trovarsi tra
Montemagno e Calci.
probabile che limpulso ad organizzare questa
nuova attivit sia derivato dalla necessit di impiantare il nuovo cantiere per la ricostruzione del monastero, ma che in seguito essa sia diventata una
delle risorse economiche maggiori per il cenobio,
visto lo sviluppo del costruire in pietra verrucana
che si registra in quegli anni a Pisa e nel territorio
circostante. Il riferimento allesistenza di questa risorsa per il monastero dai primi decenni del XII
secolo si deduce ancora dal documento sopra indicato; i testimoni giurano infatti di aver visto fatti
descritti gi trenta o quaranta anni prima 40.
Non solo i monaci di S. Michele possedevano cave

stica presenza di una lesena pensile su mensola modanata, ricollocherebbero la fabbrica entro lXI secolo (Fig. 7). Forse fu proprio il cantiere di Sesto
che influenz le scelte dei committenti della vicina
S. Salvatore di Cantignano, prendendo a modello la
realizzazione del monastero pi importante di tutto
il territorio.
La documentazione scritta non chiaramente
esplicita sulle motivazione di questa indubbia fase
di rinascita legata sicuramente ad una favorevole
congiuntura economica le cui cause sono solo ipotizzabili. comunque importante sottolineare linteresse nello sfruttamento delle cave di verrucano
documentato per i tre maggiori monasteri dellarea: S. Michele, Sesto e Cantignano, che pose i
monasteri proprietari della materia prima a diretto contatto con le maestranze itineranti nel territorio pisano e lucchese.
Lattestazione della propriet di cave di pietra per S.
Michele alla Verruca desumibile da una serie di
testimonianze prodotte in seguito ad una controversia avvenuta tra larcivescovo di Pisa e labate del
monastero della Verruca, in data non specificata, ma
che si fa risalire agli anni 50 del XII secolo in base
allabate presente alla stesura dellatto, Ildebrando.
La controversia riguarda la gestione di parte del territorio e delle sue risorse, pi specificatamente del

39. Reg. Pis, 421, pp. 283-289; lanalisi del documento


presentata da Andreazzoli in questo volume.
40. IDEM .

89

Fig. 7 Porzione residua della torre campanaria di S. Salvatore di Sesto inglobata nel complesso di Villa Ravano-Gabin.

Brunicardo hanno in concessione la pietraia delle


Valli di propriet dellabbazia di Cantignano 42.
Pur nella scarsit di fonti disponibili comunque
indubbio come laccresciuta importanza del monastero di S. Michele, almeno dal punto di vista economico, si manifesti in quegli stessi anni con laumento delle propriet in Pisa. Sono della seconda
met del XII secolo la maggior parte degli atti che
ci rivelano la propriet del nostro monastero della
chiesa e cenobio di S. Nicola, presso le mura cittadine, se non di tutta una serie di altri beni, terre e
strutture, anche produttive, ancora concentrate
nella porzione occidentale della citt 43.

di pietra. La documentazione bassomedievale ci ricorda dellesistenza di diritti di propriet su cave di


verrucano sul Monte Pisano anche da parte degli
abati di Sesto e di Cantignano. del 1256 una nomina procuratoria con la quale un certo Vincenzo,
converso di Altopascio, veniva incaricato di riscuotere la parte dei proventi dovuti al signore sestese
dai cavatori che lavoravano nelle cave dellabbazia.
Il luogo di dislocazione delle cave in localit detta
S. Marco de Submonte. In documenti della fine XIIIprimi XIV secolo le cave erano tutte situate nellarea
di Buti; ciascuna cava era contraddistinta da un toponimo: Malagonella, Tedalgari, Bocha Nova, Valle
Petrosa, Mogognone 41. Ancora nel 1284 i lapicidi
Nicolao fu Ranieri, Giovanni di Bonaventura,
Belluccio fu Mercadante, Lucchese, Orlando e

ANTONIO ALBERTI

42. CONCIONI , FERRI, GHILARDUCCI 1994, pp. 116, 197.


43. LUCCHETTI 1966-1967, pp. 56-63.

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