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Il coraggio di Mischke

Ho scritto “Il coraggio di Mischke” 16 anni fa per ricordare la Shoah. E’ dedicato a tutte le vittime
dell’Olocausto, ed è liberamente ispirato al libro “Sopravvivere coi lupi” di Misha De Fonseca (ed. Ponte alle
Grazie, 1998). Il libretto è di Rossella Ramunni e in piccola parte delle maestre e della dirigente scolastica,
dott.ssa Giuseppina Bocassile, della scuola elementare G. Mazzini di Bari. Per questa scuola scrissi questo
lavoro.

E’ stato pensato come forma di teatro musicale con una rappresentazione scenica. In questa esecuzione è
proposto in un adattamento in forma di concerto nel quale è stato rivisto appositamente il ruolo del
narratore.

Dato l’argomento ho scelto una forma narrativa e un linguaggio tradizionale perché potesse essere inteso da
tutti, specialmente dai bambini e dai ragazzi per i quali inizialmente era stato concepito.

Ma la storia di Mischke non è una storia vera, è la storia inventata da Misha De Fonseca (il cui vero nome
era Monique De Wael), inizialmente data per autobiografica.

All’epoca della seconda guerra mondiale Misha De Fonseca era una bambina. Suo padre, Robert De Wael,
funzionario comunale, diviene partigiano e organizza la resistenza ai nazisti. In breve diviene capo di una
brigata di partigiani, di cui fa parte anche sua moglie, la madre di Monique De Wael.

Il 23 settembre 1941 i genitori di Misha De Fonseca sono arrestati dai nazisti per resistenza contro
l’occupazione e dopo giorni di violenze e sotto la minaccia che la loro figlia Monique venga uccisa, fanno i
nomi di tutti i loro compagni che in conseguenza di ciò vengono catturati e sterminati. Anche i genitori di
Misha De Fonseca moriranno di stenti nei campi di concentramento.

Dopo l'arresto dei genitori, la piccola Monique è accolta dal nonno e poi da uno zio. È chiamata la "figlia del
traditore", vive una terribile situazione di discriminazione.

Quale poteva essere la vita di una bambina senza più genitori, mandata da un parente a un altro, senza più
nulla, chiamata “la figlia dei traditori”, scansata da tutti?

Non è strano che Monique De Wael abbia desiderato di essere un’altra persona, non è strano che abbia
cambiato il suo nome in Misha De Fonseca, non è strano che la famiglia "cattiva" della sua storia si chiami
proprio De Wael come si chiamava la sua famiglia d’origine, non è strano che si immaginata allora la storia
di Mischke, immedesimandosi con la protagonista, confondendosi con la protagonista, per sopravvivere ad
una realtà insopportabile.

Ed è questa la storia che racconta la mia fiaba: un giorno Mischke, bambina ebrea, all’uscita di scuola
rimane sola, nessuno viene a prenderla, né suo padre né sua madre. Dopo un po’ di tempo viene a
prenderla una sconosciuta e la porta con se. Cosa è accaduto? I suoi genitori sono stati presi e deportati nei
campi di concentramento.
Come molte famiglie ebree facevano realmente ai tempi della seconda guerra mondiale, i suoi genitori,
temendo la deportazione, avevano lasciato una cospicua somma a una famiglia non ebrea perché, in caso di
necessità, prendessero la piccola e la salvassero dall’Olocausto.

In questa famiglia De Wael Mischke subisce ogni sorta di sopruso, l’unico conforto sono le visite alla fattoria
del nonno dove viene mandata a prendere frutta e ortaggi. Il nonno, che ha perso un figlio, si affeziona
moltissimo a Mischke e intuisce il suo desiderio di fuggire. Le chiede perciò di rimanere con lui ma al tempo
stesso le dona una bussola perché, come dice lui “potrebbe servire”.

Ma Mischke si rende conto che non può andare aventi così, si fa animo e trova il il coraggio di fuggire per
raggiungere ad est i suoi genitori, perché non è l'amore del nonno a poter dare senso alla sua vita ma il
cercare di riprendersi ciò che è suo: i suoi genitori. Da qui il titolo dell’opera. E’ questo il suo primo atto di
coraggio. In questa fuga vive ai margini della società, ma assiste a tutti gli scempi della follia nazista.
Mischke è un’ebrea che soffre ma è anche un’ebrea che lotta. Si rifugia nei boschi e vive coi lupi. Conosce il
ghetto di Varsavia, vive per un periodo con dei soldati russi, senza mai smettere di cercare i propri genitori.
Ma questi genitori non li troverà mai, troverà invece, alla fine della guerra una speranza di vita migliore
assieme ai suoi simili, gli uomini, da cui era fuggita. E questo è il suo secondo, e ancora più grande, atto di
coraggio.

A Mischke tolgono tutto, vogliono togliere anche le sue origini, la sua gente, provano a sterminare tutto il
suo popolo. E’ solo una bambina, ma comprende che deve farsi animo e avere coraggio, rifiuta dapprima
l’intero genere umano ma sa tornare sui suoi passi e cerca di tornare a vivere con gli uomini e sa guardare
avanti, spera in una vita diversa, dignitosa, possibile.

E’ questa speranza a dare senso alla sua vita, nonostante tutto, ed è questo il messaggio più bello della
storia: sopravvivere alla guerra e allo sterminio e grazie anche all’adozione che di lei fanno i lupi, ritrovare il
senso della vita, ritrovare la speranza di vivere e di avere una famiglia e trovare nella pace la vittoria e la
ricompensa della sua lotta.

“Cammino, cammino nel bosco” esprime le emozioni di Mischke che, fuggita alla ricerca dei genitori, si
ritrova sperduta in un bosco sconosciuto-

Lecce, 12 gennaio 2020

Giuseppe Gigante