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ALBERTO DE' STEFANI

~NI. resa Jellib~ralismo



economICO

TREVES_TRECCANI-TUMMINELLI
El)WUONI FRATEllI TREVES - MILANO-ROMA
19 33 - X1
RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO
ALBERTO DE ' STEFANI

La resa delliberalismo

ecol1ofll1CO

TREVES ~ TRECCA NI -TUMMINELLI


F.DfZIONI FRATELLI TREVES - WLANO-ROIIIA
19 3 2 - X

N.ro INVENTARIO
PRE 1(,035
PROPRIETÀ LETTERARI~

Ogni esemplare di quest'opera reca il timbro


a secco della Società Italiana degli Autori.

(Prinlcd in Italy, 1933-XI.)

:Milano . Tip. Treves·Treccani-Tumminclli.


INTRODUZIONE

lo potrei dedicare questo libro 'di varie,


osservazioni ad un banchiere) a un uomo po-
litico) a un professore di economia e al sin-
dacato degli scettici. Non ci penso. È me-l
glio che il banchiere continui ad occuparsi
dei suoi affari) l'uomo politico dell'equilibrio
economico e sociale del suo popolo) il pro-
fessore di economia · della lTIilnifattura delle
sue ipotesi. Gli scettici hanno una materia
così abbondante che sarebbe superfluo ag-
giungerne altra.
C'è troppa gente intorno al timone della
. nave; l'uno tira di qua) l'altro tira di lèi~
marcia indietro) marcia avanti) a tutto va-
pore) avanti adagio. Per forluna la nave) per
le contra'ddizioni dei piloti e perché non ob-
bedisce del tutto al timone) va da sé dove
vuole la sintesi degli interessi. Questa è la
legge della sua propulsione e della sua rolla.
Non qui, ma nel mondo.
La setta degli economisti del secolo scorso
credeva di avere sterminato) almeno dialetti-
VIII INTRODUZ IONE

camente) i sofismi con cui si giustificano le


protezioni. La nostra atmosfera) dialellica c
pratica) è invece quella dei « piani »; non più
l"atmosfera dell'equilibrio economico natllra-
le) spontaneo) individualistico ) priva/istico) ma
l'atmosfera di Wl equilibrio prodotto da IIn
comando unitario politico) in cui tlllle lc /la -
riabili del sistema sono fissat e con un de-
creto reale o presidenziale.
È l'atmosfera) almeno tenden::ialmentc) dcl-
l'e quilibrio per deCI'eio.
Da principio l'economia politica si chia-
mava appunto economia politica; poi si disse,
per influssi liberistici) semplicem ente econo-
mia. Oggi riprende il suo antico nome. Forse
domani la si chiamerà senz'altro tecnica del -
l'amministrazione .
Il piano) perché fissa le variabili) risolv e
tutti i problemi ipot etici . Una scienza di m eno.
La scienza presuppone delle incognite; quan-
do esse diventano note) la scienza divenla tcc-
nica.
Negli Slati Uniti ha avuto forluna la sella
della tecnocrazia. È un sintomo . Non vicne
dalla Russia. Viene dall'occidente. È un pro-
dolto americano.
l sindacali tra produttori sono anch'essi
piani) e tentativi di piani) di forma z ione spon-
tanea, che per la loro vaslità non possono
essere ignorali dai Governi) i quali Wl tem-
po li combattevano ed ora li favoris cono, e
INTRODUZIONE IX

quasi ne invocano la formazione, perché ga-


rantiscano essi questo o quell'equilibrio eco-
nomico particolare.
Anche le leghe operaie hanno chiesto a un
decreto reale continuità di vita e potenza coat-
tiva. La procedura delle rive:n dicazioni prole-
tarie si è legalizzata e le loro questioni si ri-
solvono da un giudice in toga e tocco, con
avvocati e carta da bollo.
Il proletariato ha perduto la sua efficienza
riuolu:donaria o va perdendola.
In un certo senso anche le lolte politiche
interne si vuotano col risolversi in elementi
dati e conosciuti delle variabili economiche.
È la decadenza 'della lotta politica internD.
di fronte alla logica e al razionalismo del-
la meccanica amministrativa. Brucia ancora
qualche focolaio erratico.
Tulto ha l'aria di sboccare .nell' ammini-
stra:::ione. Non i fini dello Stato, qualcuno
tra essi. In essi si rifugiano gli imperativi
meta/isici della coscienza, i sentimenti, la re-
ligione, l'umanità, l'arte della vita e l'arte di
rappresentarsela, l'ignoto, l'irrazionale, l'ima-
ginazione di una strada che non c'è, che si
deve inventare; la poesia.
La lolta politica dal terreno dei mezzi e 'dei
lini si restringe al terreno dei fini: la balta-
glia degli Dei. Non c'è posto per simile bat-
taglia sul terreno dei mezzi. l mezzi non pos-
sono essere çhe razionali, tecnici, e, in un
x INTRODUZIONE

certo senso, apatici e neulri. E l'irrazionale


che ci divide, che ci appassiona, che ci esalla.
Le vecchie dispute sulla finan::a degli Stati,
e le teorie costruile per sunragare le posi-
zioni dei disputanti, sono per gran parte 01'-
mai vuole di ragione pratica. Anche la qlle-
stione della traslazione delle imposte, cavallo
da torneo dei nostri maestri, è travolla e som-
mersa dal protezionismo più. o meno cor-
porativo e dall' intervento degli Stati negli af-
fari privati.
La stessa lolla dei fini è spostata dall'in-
terno all'esterno, e quando essa si placherà
pure in quest'ultimo campo, comincierà il pe-
riodo senza storia delle genti. Il periodo uma-
nitario, intelleltualistico, tecnico, forse reli~
gioso, forse di un decadente estetismo, ultimo
rifugio spirituale della lolla tra i fini. Già
diversi popoli chiusi nei loro stati nClltrali
hanno rinunciato oltre che alla storia inter-
na, alla storia esterna. Dal castello di Il el-
singor, restaurato col cemento di un birraio,
esula perfino l'ombra di Amleto e le bocche
dei suoi cannoni guardano nel vuoto. Le pas-
sioni si raffreddano, le gelosie si quietano.
Legge della vita individuale, legge geologica
del raffreddamento del globo, forse legge della
storia e di una parabola della storia. Verso
il non sentire più.: Ginevra. Canoni dell'edu-
cazione : il parlar sommesso, la compostezza, il
muoversi in Wl cilindro di raggio minimo.
INTRODUZIONE XI

Anche gli ebrei ed i M ussulmani finiranno


per darsi la mano allraverso il muro del tem-
pio di Salomone) se avverrà che daU'unifica-
::.ione del diritto) dalla federazione degli Stati)
dal corporativismo eCO!1lOmico mondiale) si
passi all'unificazione degli Dei) dei loro aLlri-
buli) dei loro comandamenti) dei loro sistemi
di pene e di ricompense.
Si condanneranno) come sterili) le' lolte del
passato) ma anche si rimpiangeranno. La no-
stra romantica nostalgia) quella dei figli e
dei figli dei figli) non sarà sufficiente a riac-
cenderle. Il prezzo) espressione di lln rap-
porto fra domanda ed offerta di prodotti e di
servigi) e cioè di una lotta) si tÌ'asformerà in
un buono di lavoro) tipo russo) o in un buono
di energia) tipo americano. Sempre ammini-
strazione.
Il piccolo popolo ha visto e sofferto le
contraddi::.ioni del sistema economic.o. Ci sa-
rebbe pane per tulli) e) a cagione di esse) de-
cine di milioni di uomini ne sono privi o lo
hanno dalla carità del prossimo. Milioni di
fanciulli vagabondi.
La statistica agraria ha rivelato gli errori
del sistema. La statistica si è sostituita all'ecoi-
nomia e ha documentato i paradossi del si-
stema economico capitalistico e aprioristico.
Se non tulla la storia) per lo meno un va,-
sto settore di essa può p e.nsars i come svi-
luppo di un processo per ltl. .organizzazione
XlI INTRODUZIONE

amministrativa del mondo) di cui i popoli


stessi sono stati inconsapevoli allori. Ecatom-
bi di uomini) eroismi) spogliazioni) servi/lì,
leggi penali) conferenze interna::.ionali. La sto-
ria è la cronaca della lolla per la organiz::.a-
:zione: lo sono le sopraffa::.ioni) l'imperialismo)
il federalismo.
Il dissolvimento della famiglia) come islilllto
economico) dipende dal processo organi::.:a-
livo di cui la famiglia fu slromento e di cui
ora è vittima. Idenlifica::.ione dell'ordine col
disordine) l'ordine morale col disordine ma-
teriale. È sempre la macchina) il razionalismo
economico) che vince l'irra::.ionale) i senti-
menti) le dissipazioni) il disordine materiale.
L'assollllo va alla deriva) si disperde) si scio-
glie: viene sfibrato dal calcolo.
Quello che fu il patrimonio della noslra
giovinezza sembra aver perduto la ragione
del suo valore attuale) la possibililà della sua
conservazione) sembra divenulo assurdo) non
si può più impiegare) non dà più frutlo) non
si capisce a che cosa sia poluto servire) a clic
cosa possa servire.
Lo affideremo alle rispellose mani di qual-
che antiquario) se non sarà possibile salvare
l'ordine morale) nel quale siamo nali) ({all'in-
vadente perfezionamento dell'ordine economi-
co che lo trasforma. È il problema della
conciliazione fra l'allo ra:::.ionale e i motivi ir-
razionali/ tra il libero allo individuale e l'allo
INTI\ODUZIONÈ lrift

coordinato alle esigenze di un'economia di


massa.
Le competizioni fra i popoli si esauriran-
no sui campi sportivi. Intanto i rappresentanti
di tutti gli Stati civili del mOlJldo, riuniti a con-
gresso, hanno solennemente codificato le re-
gole ufficiali del bridge, succedaneo delle pri-
mitive e incomposte attività del cuore, incom-
patibili con il processo della universale razio-
nali::zazione.
LA RESA
DEL LIBERALISMO ECONOMICO
LA CONFERENZA DI LOSANNA

La nuova Conferenza delle riparazioni che


si riunisce a Losanna nella seconda metà di
gennaio , quantunque debba occuparsi di un
problema circoscritto e oramai noto nei suoi
elemenli costitutivi, sul quale anche gli esperti
di Basil ea hanno in questi giorni manlite-'
slalo le loro idee in modo non equivoco, si
annuncia d'jmportanza eccezionale per iJ mo-
m enlo in cui viene convocata.
L'attuale stato economico del mondo le dà
un p articolare rilievo storico, che potrebbe
senza esagerazione dirsi drammatico . Non
sembra, dunque, possibile che gli uomini che
hanno le r esponsabilità del governo dei popoli
non senlano che, dietro il tema ufficiale della
Conferenza, c' è tutta una situazione giunta a
uno stadio tale da richiedere l'acceleramento
delle necessarie provvidenze. Provvidenze vuoI
dire collaborazione internazionale non come
risultalo di un dibattito contrattualislico, non
come accorta dosatura di dare e di avere lr[l
Slato e Stato, ma come intima coscienza uni,...
taria e di effettiva solidarielà.
D E' S1'EFAN I .
2 LA RESA DEr. r.rBRRALISMO RCONO)OCO

Le procedure dialetliche fino a oggi adol -


tate hanno moslrato la loro insumcil'llZa l '
sono state esse medesime cause detcrminanti
delle tristi condizioni odicrne.
La parola d'ordine della prossimn Conl'(~­
renza, se venisse chiesta a lullele genti , l10n
potrebbe essere chc una: camhiare slrada .
La decadenza dei l'apporli commerciali tra
le Nazioni ne minaccia le funzioni vilali. Le'
limitazioni poste ai commerci e ai pagamenli
internazionali, se perduranti, non mancheran -
no di avere efIelli indubbiamenle gravi. Per-
ciò la sensibilità dei Governi e quella delle
persone che li rappresentano, debbono an -
dare oltre i termini finanziari del problema .
I popoli domandano ai loro Governi mollo
di più: liberlà cconomica 'O discipl ina eco-
nomica, non importa quale fra le due, ma
in ogni caso l'eliminazione dei fai tori che
hanno disturbalo l'economia generale per d -
fetto dell'iniziativa dei Governi stessi o della
loro suborc1inazione alle forze private che vi
conlraslano. Pur non volendo accellare il1 -
tegralmente la tesi germanica che fa risalire
lo sLalo generale di crisi alle riparazioni , oggi
l'opinione è concorde nel riconoscere le dan-
nose conseguenze che ne sono derivale.
Il Capo del Governo italiano le aveva tem-
pestivamente previste, anche quando, duranle
le fasi di preparazione del Piano Dawcs, gli
esperti che lo avevano elaboralo ne csalla-
..'

La Confe1'enut: di Los(wna 3

vano le virtù salutifer~. Allorché il signor


Kcllogg, nella seduta finale della Conferenza
di Londra del 1924, si compiaceva dei be-
nefici che sarebbero derivati alla pace econo-
mica e polilica del mondo dall'applicazione eli
quel piano, l'unico pensiero realisticamenle
dulJbioso che venne manifestato fu qnello
della Delegazione italiana.
Da allora a oggi il nostro atteggiamento e
il nost1"o punto di vista sono rimasti inalte-
rali, e purtroppo la storia degli avvenimenti
successivi ha dimostrato che quel pensiero
sanamente realistico era conforme agli inte-
ressi generali delle N azioni.
Le riparazioni sono state pagate con accen-
sioni di debiti, e avendo dovuto la Germania
coslruirsi un'attrezzatura produttrice che le
consentisse in prosi,eguo di tempo di farvi
fronte direttamente, essa dovette ricorrere ad
altri prestiti. Si è andato cos,ì creando, die-
tro lo scenario di vaste operazioni creditizie,
un equilibrio economico precado nei suoi
elementi originari, precario appunto in quanto
fondalo su una base creditizia di durata neces-
sariamente temporanea.
I debiti di guerra, in quanto sono coperti
dalle riparazioni, non hanno una sostanziale
importanza economica, perché si risolvono
in semplici operazioni di addebitamenti e di
accreditamenti. Ma la avrebbero il giorno in
cui alla moratoria che si concedesse ulterior-
4 I.A RF.SA 1lEt. LJllERAr.rSMO J:CONOMlcO

mente alla Germania non corrispondesse ana-


loga 111oraloria da parte dci Paesi creditori
dei debiti di guerra: Stati UniLi, IllghiHerra.
Anche se l'inscindibilità fra debiti e ripa-
razioni non venisse riconosciuta negli StaU
Uniti dal potere poliLico, essa si farebbe in-
nanzi nella realtà economica dei Paesi euro-
pei, che avrebbero davanti a 10'1'0 un dilemma :
o compromettere la loro valuta e la loro vila
economica interna per pagare i debiti cli guer -
ra , o rHiularvisi per il dovere cl elia propria
conservazione.
È da desiderare che l'azione del Presid onle
Hoover, il quale ha dalo prova cli lodevoli
diretlive, non venga frustrala o svalutala dal -
le correnti poliLiche del suo Paese. Gli StaLi
UniLi nella storia delle sislemazioni poslbel-
1ich e hanno sempre avulo un alleggi amen lo
prudenz.iale, ispirato dal criterio di non com-
promettere, soprattutto con l'accetlare il prin-
cipio della inscindibilità fra debili e ripara-
zioni, il loro diritto a riscuotere i credili di
guerra. Ma essi non si sono neppure disin-
leressati delle cose europee, soprattuLLo in
vista dell'opporlunità che poteva presenlare
l'Europa per i banchieri e per i produLLori
americani . Donde un equivoco, spiegabile
quando ci si limiti a guardare le cose da LUl
punto di vista- nazionale, che si è trascinalo
a tutt'oggi con danno degli stessi Slati Uniti
che l'avevano diligentemente coltivalo.
La Conferenza di Losanna 5

Non è ancora noto se essi parteciperanno,


e con quale vesle, alla Conferenza di Lo-
sanna. Ma vi partecipino, o non, il fatto della
crisi , nella sua unità mondiale, soverchierà
fatalmente qualunque tendenza monroistica.
O prima, o poi: meglio prima, che poi,
quando quesla realtà unitaria dovesse venire
imposla con altre forme, con quelle che i
popoli trovano da loro stessi se i Governi
sono sorili alla comprensione dei fatti.

1 ge nnaio 1932.
LE RIPARAZIONI AL OAsrrELLO DI OUOllY

I debiti della Germania, nei riguardi llc-


gli attuali dibattiti, si distinguono, come è
nolo, in debiti per riparazioni di guerra (de-
biti politici) e debiti privati a breve lermine
(debHi commerciali ). Il primo luglio di que-
st'anno scade la moraloria concessa alla Ger-
mania, per iniziativa del Presidente Hoover,
del pagamento delle riparazioni, e il 29 feb -
braio prossimo scade la pror·o ga del paga-
mento dei debiti a breve lermine. Due pro-
blemi di finanza inlernazioll1ale interferenl!i ;
non si può trattare dell'uno come se l'altro
non esistesse, anche se il primo sadl lral-
lato al Castello di Ouchy e il secondo viene
discusso a Berlino. L'obiezione, che nel pri-
mo caso si tratta di un rapporlo finanziario
cii caraltere politico e nel secondo cii un rap-
porto finanziario cii carattere privalo , ha un
semplice valore formale. Nel fallo gli oneri
si sommano relalivamenle alla capacilù di
pagamento e alla capacità di trasferimenlo.
Da tali interferenze e inseparabililà dip cn-
Le riparazioni al Castello di Onchy 7

dono le difficoltà di applicazione dei pialli


successivi escogiLati per sistemare le ripara-
zioni di guerra e anche i debiti di guerra.
Essi non resistono alla realtà,c si deve ri-
correre di volta in volta a successivi adatta-
menti.
La Germania si è caricata di debiti in parLe
per inconsideratezza, ma in parte anche per
pagare le riparazioni e per costruire una
produttività economica che la mettesse in gra-
do di pagarle successivamente con mezzi pro-
prì. Dunque al debito politico delle ripara-
zioni si è aggiunto un debito privato per in-
Leressi e ammortamenti.
L'insieme di queste partite p·assive, di va-
ria ma non separabile origine, ha imposto poi
alla Germania, proprio negli ultimi tempi,
una politica interna del credito, una mora-
toria interna, che non può non essere un
fattore di sfiducia e un impaccio a tutta l'e-
conomia del Paese. Vincolo ai depositi ban-
cari; diminuzione del saggio dell' interesse,
praticamente coattiva; riduzione del tasso dei
muLui ipotecari, ecc.
Basta enunciare tali provvedin1enti per ren-
dersi conto quanto il credito ne sia risul-
tato e ne risulti scosso e quanti danni de-
rivino anche ai prestatori esteri.
Un regime economico liberale non può vi-
vere quando se ne feriscono i fondamenti, e
cioè il dirilto di proprie Là nelle sue varie espIi-
8 LA RESA DEL LlBERALISMO ECONOMICO

cazioni e il rispetto ai contralli. Si può Ul:-


cordare che molti effetti non fossero comu-
nemente prevedibili. 1\1a ora che si sono ma-
nifestati in tutla la loro mnpiezza e che han-
no disturbalo nelle sue basi il si~lema slesso
economico\-liberale, il problema da porsi è
estremamente semplice.
È un problema di convenienza : si riduce a
porre su un piatto della bilancia i debili di
guerra e le riparazioni di guerra e sull' allro
piaLto i danni che essi producono alle Na-
zioni slesse creditrici. Danni che, pur non
potendo essere conlabilizzali., sono di impo-
nenti dimensioni. Basta pensare quello che
la Francia e l'Italia hanno perdulo con l'ab -
bassamento della sterlina, tanlo per fare un
esempio. E l'abbassamento della slerlina ('
stato anche conseguenza dei credili concessi
alla Germania.
Pensiamo un poco a quanlo perdono lulli
i giorni, Stati Uniti, Regno U nilo, Francia,
Italia, Germania, ecc. ) per gli oslacoli posti
al libero commercio , non solo delle merci,
ma dei mezzi di pagamenlo inlernazionali.
Pensiamo alla quotidiana incerlezza su quello
che sarà il domani , alla impossibililà delle
previsioni, al marasma dei prezzi, che lulli
questi vincoli tendono a l'al' durare . Da quale
parte penda la bilancia non c' è dubbio alcuno ,
almeno per chi valuti i falli senza pregiu-
dizi.
Le riparazioni al Castello di Ouchy

Le economie chiuse che si vanno formando,


per effetto della difesa artificiale delle sin-
gole valute e dei singoli mercati, contrastano
in modo impressionante con le linee del pro-
gresso tecnico che implicano il moltiplicars.i
dei rapporti fra i popoli, oltre che ideali,
finanziari e commerciali.
Il problema non lo si risolve se n011 lo
si sposta dal suo ristretto quadro di una con-
tabilità di dare e avere. Limiti analoghi a
quelli apposti al libero commercio delle va-
lute e delle merci si trovano sanzi·o nati nei
passaporti per il libero movimento degli uo-
mini da un Paese all'altro. È vero che gli
Stati Uniti ne hanno dato da tempo duro e
non equo esempio, ma certo non si può non
leggere con malinconia, accanto al visto sui
passaporti posto dalle autorità della libera
Inghilterra, la frase seguente: Lo sbarco è
(l

concesso alla condizione che il possessore del


passaporto non assuma impieghi pagati o non
pagati finché rimane nel !-legno Unito ,) . Si
l'i passa ] a Manica, si va in Francia, dove
accanto al visto si scrive: « Il possessore non
può occupare in Francia un impiego sala-
rialo » .
C'è la disoccupazione che giustifica que-
ste limitazioni. Però, guardando da un punto
di \'ista piLl vasto, a un lale insieme di faLti
che riguardano le persone, le cose, il de-
naro, i debiti, la fede pubblica e la fede p1'i-
10 LA IU;SA DEL L/UERALISMO E ONOlllCO

vata, si arriva a Ulla sola conclusione : cile


al Castello di Ouchy ci si deve l'adunare o
per un semplice rinvio oppure con un aILro
spirito piLl fresco, più sensibile, più totalilario,
più' umano, meno contabile di quello che Ila
dominato nelle precedenti conferenze.

9 gennaio 1932.
LA MOBILl'rAZIONE DEL OREDl'l'O
IL PROGETTO HOOVER

Il Senalo americano sta esanlinando con


molla attenzione le proposte del Presidenle
Hoover originariamente contenute nella sua
dichiarazione del 7 ottobre, che tendono ad
aumentare le disponiblità liquide dei ban-
chieri e dei produttori. In quelle dichiarazioni
il Presidente Hoover ha precisato il suo pun-
to di vista sui motivi di questa rarefazione
del credito (ritiri di depositi, moratorie e
insolvenze, difficoltà € perdite nelle opera-
zioni su titoli e su merci, ecc.).
N elle sue linee generali il çlisegno di 1egge
oggi in discussione, in quanto non implichi
una inflazione monetaria o più precisamenle
della circolazione bancaria, si risolve in una
offerta ai risparmiatori di obbligazioni o di
modi di investimento più tranquillanti, per
il cumulo delle garanzie, di quelli che pre~
senla in questo momento il mercato ame:~
ricano. Si profila dunque l'opportunità della
creazione legislativa di inlerventi di soste.-
12 LA RESA DEL r.JBERALIS~LO ECOl\OMlCO

gno o di garanzie straordinarie, quelle delle


Federai Reserve Banks e anche del Tesoro
dello Stato, oltre le garanzie che possono
derivare dai sindacati bancari.
f;: un abbandono elel lasciar fare pure iIl
materia di credito, è l'intervento della col-
lettività, attraverso la sua espressione statale,
nelle vicende sia pure straordinarie dell'e-
conomia del Paese; la assunzione in solido
dei suoi rischi, delle sue disavventure, delle
sue speranze, un fenomeno occasionale di cor-
porativismo del credito.
Dal punto di vista della tecnica economica
non si deve però trascurare il falto che ac-
canto alla incertezza delle garanzie e clella
conlrazione delle disponibilità liquide eia de-
stinarsi a operazioni di credito, esiste anche
una naturale conlraziolllc della domanda cii
credito per effetto del1e circoslanze ch e si
sono ricordate: la diminuzione dei prezzi delle
merci e dei valori, la diminuzione del volume
degli scambi e la stessa contrazione che ne
consegue nell'attività produllrice (industriale,
agricola, ferroviaria, marittima, ecc.) . L'equi-
librio che si vuole raggiungere a modil'ica~
zion e dello stato attuale, non vuoI dire, non
può \'oler dire una offerta di credito fuori di
proporzione con la sua domanda, fornita de-
gli occorrenti requisiti per il suo acrogl i-
mento.
Il progcllo Hoo\"cr devc dUfi(lLlC considc-
La 1IIobilitnziont del credito 13

rarsi più che un fattore concreto nato dal


nulla o per semplice disposizione di legge)
un elemento di tranquillità per i risparmia-
tori, un invito indiretto a risparmiare con
maggiore sicurezza di non perdere il frutto
della propria astinenza e dei propri sacrifici.
Molte banche locali, molle imprese, queU.e
specialmente che gestiscono pubblici servizi,
potranno anch'esse superare lo squilibrio fra
le necessilà e le disponibilità scontando in fun-
zione non della loro situazione deficitaria at-
Luale, ma in funzione della loro speranza di
ripresa. Si sconta il futuro, ma si salva l'at-
trezzatura attuale del Paese. Attraverso il tri-
plice intervento della Corporazione bancaria
(Credil Corporation), delle banche di emis-
sione e del Tesoro dello Stato, si prolunga
la vita delle aziende scontandQ, come si è
de.tto, il convincimento del loro immancabile
riequilibrarsi nel futuro .
Un punto sul quale il Senato e i tecnici
americani hanno fatto qualche riserva è quel-
lo del risconto delle obbligaz~oni emesse dal-
la Corporazione del credito presso le ban,-
che di emissione, perché si osserva che se
questo risconto fosse utilizzato, l'emissione di
tali obbligazioni si risolverebbe indirettamenle
in una creazione di carta monetata, sia pure
convertibile, e cioè in una inflazione della
circolazione bancaria. Nell'anno che ora si
è chiuso, si è già avuto un cospicuo aumento
14 LA RRSA DEI, I.rnr.RAI.ISMO ECONOMICO

dei biglieLLi delle Banche federali di circa


il 55 per cenlo e una diminuzione dal 74
per cento al 62 per cento del rapporto delle
riserve agli impegni a vista.
Le preoccupazioni del Senato americano
.non sono dunque di natura esclusivamente'
teorica, benché siano indebolite, come argo-
mento, dalla depressione dei prezzi evidente-
mente patologica. Indebolite però sollanlo ap-
parentemente perché l'inflazionc, non accom-
pagnata da un aumento dei prezzi e degli
affari, rispecchia uno stato di immobilizza-
zione tutt'altro che normale.
D' altro lato le garanzie che il Tesoro è
autorizzato a offrire, creeranno esse mcde-
sime un mercato favorevole alle obbligazioni
previste dal progetto Hoover riducendonc an-
che il carico degli interessi passivi, e cioè il
costo dell'operazione per coloro che VI ri-
corrono.
La discussione che si svolge davanti al Se-
nato americano, a malgrado la differenza del-
le condizioni, è molto importante anche per
noi che abbiamo creato, col Regio decreto-
legge del 13 novembre scorso, un Istituto con
fini analoghi a quelli che vuoI raggiungere
il disegno di legge americano. Coincidenza
nei fini pur essendo diversi la strultura elci
due Istituti e il loro modo d'azione.
Comunque il criterio direllivo, nell ' uno e
nell'altro cuso, non può essere che quello di
La mobilitazione del crelZito 1"

una estrema prudenza per evitare lIna pres-


sione direLLa o inclirella agli sportelli delle
Banche di emissione. Un'azione parallela e
ngevolatrice dei compiti che questi Istituti si
propongono non può essere che quella di far
convergere le disponibililà del risparmio del I n
N azione verso le sue altivilà produttrici eco-
nomico-1private, anche per quella parte di
risparmio che è gestita o controllata dallo
Slato medesimo. Le disponibilità di rispar-
mio sono quelle ehe sono; per avviarle verso
una zona inaridita debbono essere sapiente-
mente dosate nelle zone che ne dispongono.
Principio di mutualità e di eql,l.ilibrio, tanto
più agevolmente realizzabile in quanto i nuovi
Istituti prevedono l'appoggio e la garanzia
dello Stato.

10 gennaw 1.932.
LE DIOHIARAZIONI DI BRUNINU
IL PUNTO DI VISTA lrl'ALIANO

Il 25 oLlobre d ello scorso anno nel suo


discorso di Napoli il Capo d el Governo ila-
liano ricordava che sono passati oramai nove
anni da quando l'Italia fasci sta, a Londra,
aveva posto il problema d ell e riparazioni ('
dei debiti nei suoi termini a tLuali, e si doman-
dava: « Dovranno veramente passare sessanta
J unghissimi anni prima che si ponga I a pa-
rola fine alla tragica conlabilità del dare e
dell'avere, spuntata sul sangue di dieci milioni
di giov ani che non vedranno più il sole? »
La Francia invoca jJ rispetto ai lrallali,
la Germania l'impossibilità di rispetlarli, l'In-
ghilterra ha ancora fede nella Conferenza di
Ouchy, gli Stati Uniti dicono che non inlen-
dono transigere in materia di crediti di guer-
ra. Gli atteggiamenti d ei poleri responsabiil i
in questi" Paesi non superano le posizionJi
dialeLliche e i termini di tali problemi fissali
in una successione di Conferenze e di ac~
cardi.
Le dichiamzioni di Bn~ning 17

Sollanto l'Italia guarda a questi problemi


con assoluta libertà di spirito, trascendendo
le loro particolari determinazioni. Il suo pun-
to di vista non può dirsi di indifferenza: è
un punto che oltrepassa i termini contrattuali
ed è l'espressione di una realtà economica,
quella di cui tutti soffriamo. Va però al di
là di essa. La ragione di questo punto di
visLa non è soltanto economica. Può dirsi,
senza esagerazione, umana e spirituale. Senza
esagerazione e senza romanticismo. Non è
più il caso di fare il processo alla guerra, ai
suoi autori; né di rievocare i danni e le spese
che ne conseguirono; se ne possono riooI"-
dare, ed è bene che se ne ricol~dino, le sof-
ferenze e i dolori che essa ha seminato, e
quanto essa abbia devastato più che le case,
le anime dei popoli.
Da '13 anni la guerra è finita e una nuov:a
generazione viene alla soglia della maturità
anche civile. Perché deve ,e ssere vincolata a
posizioni psicologiche cristalizzate che vanno
svuotandosi di senso e che . rappresentano
anzi una sopravvivenza di concezioni politi-
che, di antagonismi, che tutti desideriamo ve-
dere superati?
In Francia si dice: ebbene, ripasseremo il
Reno.
Sulla bandiera italiana, nei suoi principi
politici, non ci sono quelli che la rivoluz'i one
dell' '89 ha distribuito per il mondo e di cui
DE' S'fEFAKT. 2
18 LA RESA DEL J.mERALISMO EC'ONmllCO

la Francia giustamenle si gloria come geni-


trice e divulgalrice. L'Italia fascisLa Lemie a
far coincidere, a far aderire i principi con
la realtà. È l'ora della collaborazione'? E col-
laborazione deve essere. Riparazioni di guer-
ra, debiti di guerra, prestiti per pagare le
une e gli altri, hanno dislurbalo il mondo .
Togliamo di mezzo quesLe circoslanze dislur-
batrici. Se un lrallato è dannoso a lullc le
parti contraenli, il traLta'to si muLa, anche
fino all'annullamento.
La Conferenza di Oucby può dirsi superaln
prima di aprirsi, perché essa è stala concepila
come una Conferenza per le riparazioni , esclu-
sivamente. Ma è evidente che nessuna sol Ur
zione di proroga, di riduzione, può essere
da noi accellala se non in l'apporlo a pro-
porzionate proroghe e riduzioni dei noslri
debiti di guerra. Quella connessione lra de-
biti e riparazioni che l'Italia fascisla aveva
già proclamala sulla fine del 1922, è ripresen-
lala dalla stessa realtà.
Alla dichiarazione di Bruning, che implica
per lo meno un rinvio del pagamenlo delk
riparazioni, se non anche una revisione lo-
lalilaria del problema, non può non fare ri-
sconlro un analogo alteggiamento dei Paesi
debilori lra i Paesi alleali. In InghilLerra la
questione è discussa e prospetta La senza vel i
in tale senso. Non si può non aderire al
punlo di vista inglese, dalo che noi l'ahbiamo
Le rlichiamzioni di Brii'ning 19

preceduto. Non si può non aderirvi per una


ragione pratica, come d'altronde non si può
non aderire alle aspirazioni del popolo te-
desco e del suo Governo, oltre che per una
ragione pratica, per quelle ragioni insieme
realistiche e sostanziate di umanità, cui ha
accennato il Capo del Governo italiano nel
suo discorso di Napoli.
In questa duplice, ma necessaria adesione
di massima (fatte le debite riserve sugli adat-
tamenti pratici), non si deve affatto vedere
un motivo politico. Non è il caso di sfrut-
tare una tale situazione per obbedire a delle
vedute di stretto ordine diplomatico. Questo
non c'entra. L 'Italia è convinta da dieci anni
elle si è smarrita la strada per ridare al mon-
do un periodo di pace e di prosperità. Si è
continuata la guerra in tempo di paoe con
altri mezzi, senza effusioni di sangue, ma
provocando distruzioni invece che ricostruzio-
ni e ulteriori sacrifici dopo quelli che si
erano sostenuti.
Da qual parte sia la giustizia, p.are non ci
debba essere dubbio. La Francia può ricor-
dare quanto le sia costata la guerra. Anche
a noi è costata. Le provincie italiane che
abbiamo liberate dal domini,o austriaco, sono
costate all'Italia enormi sacrifici senza che
essa avesse, come ebbe la Francia, altri com-
pensi. 1\la tutto questo è superato.
Siamo nel 19112. Se si continua per la stessa
20 T.A RE RA DEr. r.TRERALrSMO ECONOMrco

s trada , quella voluta dalla Francia c illlpo>-


sta dagli Stati Uniti, questi due Paes i si ta -
glieranno le mani. Se le S0110 già tagliate, se
le Laglieranno anche di più. Non è sollanLo
nostro il timore che il permanere in queste'
posizioni possa COl11lwomettere nei slloi fon -
damenti l'ordine economico e polilico di Ire'
civillà, quale che hanno guidalo da secoli il
desLino del mondo: le civilLà Ialina , germani-
ca e anglo-americana.
Può darsi che il conto non Lorni neppure
per la Francia e per gli Stati Uniti, che sono
rimasLi i Paesi crediLori elci con rtitlo mon-
diale e che il denaro che si vorrebb e ('sigere
costi anche a essi più di quello che vale. I
traltali devono rispeLlarsi , ma non conlro )'as-
soluto della l'l' alt?! e lo stesso proprio defi-
nitivo interesse.

l :J gennaio 1.9'12.
LE COLPE DELL' ORO

l\Ialgrado la cattiva fama che l'oro ha sem-


pre godulo tra i moralisti di tutte le epoche
e di tutti i Paesi, la sua innocenza nell'at~'
tuale cataclisma economico deve essere ri-
vendicata. Qualche giorno fa si è riunita a
Ginevra, per la quinta volta, la Delegazione
dell'oro, nominata nell'estate del 1929 dal Co-
mitato finanziario della Lega delle N azioni.
Le sue origini risalgono però alla primavera
del 1928, almeno come divisamento di appro-
fondire i problemi già delibati alle Confe-
renze internazionali di Bruxelles ( 1920) e di
Genova ( 1922). f: stata concepita e costituita
in un periodo di prezzi crescenti, e cioè di
svalutazione dell'oro. Ha poi dovuto svolgere
i propri lavori, riassunti in svariati rapporti,
monografie e fascicoli di documenti, pubblici
e confidenziali, in un periodo di prezzi scen~
denti, e cioè di rivalutazione dell'oro.
Non s1 può dire che quesla inversione delle
condizioni di fallo svuoli elel suo originario
contenuto il problema che la Delegazione del-
22 LA RESA DEL LIBER.\LISMO ECO!\OMICO

l'oro, costiluita di nove membri di indiscu-


tibile competenza, acquisila negli studi e nella
pratica, avrebbe dovuto risolvere. Le si era
affidato il compito di studiare le cause (i ell e
fluttuazioni del potere di acquisto dell 'o ro c
gli efIetti di tali fluttuazioni sulla vita econo-
mica del mondo. Dopo la sua prima con-
vocazione, che fu nell'agosto del 1929, e cioè
nel momento finale di un lungo periodo di
euforìa e alla vigilia di una insospeLtata de-
pressione, essa ba dovuto spostare il campo
della sua attenzione dall'incolpevole metallo
al credito e ai biglietti di banca.
Per ciò quel titolo di Delegazione dell 'o ro
ci pare oggi alquanto anacronistico, malgrado
gli sforzi che essa ha compiuto nei propri la-
vori per giustificarlo. Gli avvenimenti di tutti
i giorni le andavano abbondantemente dimo-
strando cbe le cause delle variazioni del po-
tere di acquisto dell'oro non potevano es-
sere cercate nell'orbita chiusa della sua pro-
duzione e nemmeno della sua domanda per
usi monetari o non monetari, o nel suo giro-
vagare da una banca centrale all'altra. Tra-
scinata dalla realtà, e per non perdere COll-
tatto con essa, la Delegazione ha dovuto oc-
cuparsi di quelle cause di fluttuazioni del
potere di acquisto dell'oro che implicano lo
studio di tutto il sistema economico, nrll n
sua attuale concretezza e nella sua putologiu
Le colpe dcll'01'O 23

generale. Il suo vesliLo originario era lroppo


strello, quello con cui era nala.
Circolava bensì, da qualche anno, la preoc-
cupazione di un contrarsi della produzione
dell'oro, scoraggiata pure dalla sua progres-
siva svalutazione. Ansielà ricorrenti non solo
per l'oro, ma altresì per il carbone, per il
petrolio e perfino per le calorie del sole. Poi
non ci si pensa più per qualche decennio fino
a che l'ansietà non ritorna a farsi viva.

*
Oggi, per eIIelto anche della ' rivalulazione
dell'oro, e cioè perché esso ha un potere di
acquisto maggiore di prima, la sua estrazione
è ridiventata un buon affare o non così cat-
tivo come lo era in alcune zone di sfrutta-
mento qualche anno ra.
Si sarebbe sospinti a concludere che la
stessa produzione annuale dell' oro, astraendo
dalla scoperta di nuovi giacimenti auriferi o
di piiI economici modi di sfruttamento, di-
pende dai prezzi di tutte le altre cose e sopra
lutto da quella vasta creazione di potere d'ac-
quisto cartaceo: da quella estensione del cre-
eli lo, ch e fanno una concorrenza insidiosa
all'incorulUbile metallo: biglietli di banca._
cambiali, assegni, addebitamenti e accredita-
menti, ecc.
24 LA. RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

Non sempre questi surrogali dell'oro rap-


presentano una ricchezza proporzionala al lo-
ro preteso valore: rappresentano anche lo
sconto di speranze non ancora realizzate, di
previsioni non confortale dai fatti, il finan -
ziamento di perdite che si spera di compen-
sare con favorevoli sopravvenienze avvenire,
se non anche con manovrati colpi di fortuna .
L'oro invece costa ad 'e ssere prodolto, ob -
bedisce alla legge comune di tutli i beni eco-
nomici. Non lo si può creare con un pugno di
cellulosa, con un po' d'inchiostro e con qual-
siasi torchio. Dietro al biglietto, dielro alla
cambiale ci può essere il crollo, un yalore
evanesoente, il nulla. L'oro ha tulto in se
stesso. Si svaluta e si rivaluta oggi piLl per ef-
fetto di una condotLa che gli è estranea, che
per ragioni intrinseche e proprie.
Il problema della Delegazione dell'oro si
può dunque dire capovollo: i fatli l'hanno
chiamata ad occuparsi più direltamente della
stabilità del potere di acquisto della carta e
più indirettamente della stabiiilà del potere
di acquisto dell'oro per quanto da esso di-
penda.
Pare che si debba dire: lasciamo lran~
quillo l'oro e ringraziamolo dei suoi servigl.
Nel primo decennio, dalla fine della guerra
europea, si erano immaginati molli congegni
per sottrarsi alla severa e prepotente legge
dell'oro che è quella del suo costo eli procll1-
Le colpe dell 'oro 25

zio ne. Si è immaginato di poter costruire una


unità di misura del prezzo, stabile nel suo
potere di acquisto. Ma non si andò al di là
di qualche programma astratto e di una As-
sociazione internazionale che non ha avuto
il successo di tradurlo in atto. Ma una diabo-
lica invenzione sorta dalle immaginazioni
postbelliche, cui non è rimasta estranea, senza
che l'addebito possa farsi al Paese che la
ospitava, la Conferenza di Genova del 1922,
si è chiamata: Gold exchange slandard. Essa
poteva, moderatamente usata, essere utile co-
me lo è stata, senza gli onori di una teoria
e di un sistema, caso per caso, prima della
guerra. Poi, magnificata, teoriizata, applica-
ta oltre ogni ragionevole limite, è riuscita a
costruire il livello internazionale dei prezzi su
una base di carta automoJtiplicantesi, per
cui la stessa quantità di oro era venuta a ser-
vire di garanzia a operazioni di credito co-
struite una sull'altra. I gestori della potenza
di lavoro del mondo, umana e strumentale,
i grandi dominatori della produzione mon-
diale, avevano a portata di mano, oltre ~lle
tariffe doganali per creare un livello fittizio
dei prezzi, questo congegno che serviva a
creare gratuitamente della moneta, e cioè al-
tri aumenti dei prezzi.
Una volla si pensava che il pregio del bi-
glietto di banca stava nel fatto che esso po-
teva sostituire le cambiali di più ristretta e
26 LA RESA DEL LlllERA L[S'1O ECONOlliCO

meno gradila circolazione. i\la col Gole! ex-


clzange siandard in luogo della cOl1vcrLibilWt
del biglielto in oro, si veniva ad ofTrirc cam-
biale contro cambiale, e cioè si poLcva rima-
nere indefinilamente in un circuiLo credili,-
zio. La qual cosa può essere uLile, come si
è deLta, entro certi limiLi. Ma ollre di essI,
c cioè quando non venga conLrollalo l'uso del
credito, non solLanLo nei riguardi delle sue
garanzie aLtuali ma prospetliche, non solLal1-
to in particolare ma in generale, e cioè in
rapporlo al suo ammonlare globale, c' è il
baratro. L;idea di una moneLa manovra La o
manovrabile, cara come un più vasto e ma-
scherato stromenLo di protezionismo, ba mo -
straLo, nei tentativi che se ne sono l'aLLi per
applicarla, che il mondo, coi suoi egoismi di
categorie e di gruppi , non è maluro per essa.
Ecco il terreno sul quale la Delegazione
dell'oro ha dovuto porLare le proprie mediLa-
zioni, sacrificando il nome alla cosa.

22 gennaio 1982.
LA RIPARTIZIONE DELL'ORO

Molla genle immagina che la ripartizione


dell'oro nel mondo possa essere modificata
quasi d'un tratto e definitivamente. E che
da questa modificazione possano venirnc
grande beneficio e sollievo. P.er associazione
di idee, si pensa ad un altro pl'oblema agi-
tato nei primi anni del dopo guerra, quello
della ripartizione delle materie prime. Anche
l'oro è una materia prima. Singolare fra tutte,
perché tutti l'accettano a preferenza di ogni
altra cosa in pagamento dei loro crediti. Da
tale sua qualità e funzione è nata l'idea che
una ripartizione più perequata dell'oro tra i
Paesi del mondo ne agevolerebbe i commerci,
ne garanlirebbe le valute, ne assicUl~erebbe
la desiderata prosperità. Se si fosse certi di
riuscire a quest'ultimo risultato, un piano di
ripartizione non troverebbe ostacoli perché
ogni Paese è in cerca di prosperità e lutti vi
sono in teressati.
Si parla della mobilitazione dell'oro come
lo si potesse mandare qua e là senza una
28 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

ragione inlrinseca, ma per semplice dispos i-


zione estrinseca, come si polesse olJlJligarlo
poi a rimanere dove lo si è mandalo a rimedio
dei mali attuali. Può essere un'idea filanlr o-
piea, ma non per questo è mell vero che è una
idea infantile. L'oro si dislribuisce in l'Ull-
zione di circostanze concrete e muleyoli del
sislema economico. Va dove i prezzi sono pro-
porzionatamente più bassi, val e a dire clov e gli
è riconosciulo maggior valorc . E quando lo
si presta, va, a parità di risch io, dove il suo
prezzo d' uso è maggiore. A parilù di rischio ,
condizione preminente in quesli lempi in cui
i rischi sono lanti e al solito non facilmcnl e
prevedibili. Sono dunque le correnli del cre-
dito e quelle commerciali che decidono di
quesli movimenli. Se si vuole che l'oro si ri-
partisca diversamente, si deve agire su qu e-
ste condizioni, perché, se non mulano, l' oro
non si muove. E se per ipoLesi si provasse
a l1luoverlo dalle sue presen Li posizioni con un
decrelo di un'autorilà supersLalalc, lasciato poi
libero, tornerebbe a redisLribuirsi secondo le
sue leggi ordinarie, che sono le leggi eco"
nomiche.
La ?'ipa1'tizione dell'm'o 29

:I:

L' aulomaLismo dell'oro, il suo libero mo-


vimento, è disLurbalo tutti i giorni eia situa-
ziolli artificiali create dal connubio della fan-
Lasia con la avidità. Il livello dei prezzi, in cia-
scun Paese, è una di tali creazioni che con-
Lroperano all'afflusso dell 'oro. Accanto a que-
sti motivi commerciali vi sono quelli derivanti
dall'incertezza dei cambi che induce talvolta
gli esportatori a lasciar all'estero i loro cre-
diLi aurei per timore di doverli ricomperare a
maggior prezzo. Anche qui si tralta di un
calcolo di convenienza, giusto o errato che
sia. Quando prevaleva la politica monetaria
del Gold exchange standard, molte banche
centrali usarono tenere, accanto alle riserve
in oro metallo, riserve in crediti su Paesi i
cui biglietti di banca fossero convertibili in
oro metallico . QuesLi crediti fruttavano inte-
ressi mentre l'oro in cassa non frutta diret-
tamente inLeresse alcuno. La ripartizione del-
l'oro si è anche uniformata a tale politica del
Gold exchange standard. Non dovrebbero la-
menlarne gli effetti coloro che se ne sono!
lasciaLi illudere. Il suo abbandono ha con-
corso a creare quella fame dell'oro di cui
si preoccupano molli Paesi del mondo e la
:30 LA RESA nF.r. J.l11ERAT.lS)1O Er ONmll ro

stessa Delegazione competcnte della Ll'g~l delle


~azioni.
Secondo gli ulLimi calcoli, nel Hl;) 1 la pro-
duzione mondiale dell'oro sarebbe urrivala
a quattrocentotrenla milioni di dollari e le
disponibilità auree lolali, alla fine dell'anno
scorso, venivano calcolate a venti miliardi c
centocinquantasetle milioil1i di dollari. Non ar-
rivayano a quindici miliardi di dollari quin-
dici anni fa. L'incremenlo annuo allualc, ri.-
spetLo alla massa d'oro disponibile, può valu-
larsi a circa il due e venli per cenlo. Il rilmo
di incremento della massa aurea è mollo su-
periore al ritmo di incremento della mass[I
umana!
Oltre il quaranlun per cenlo dell'oro esi -
slente è concenlralo in undici banche cenlnL-
li, secondo l'ordine seguenle d' importanza
delle giacenze: banche centrali degli Stati
Uniti; Banca di Francia; Banca d'Inghilterra ;
Banca N azionale Svizzera ; Banc.a Nazionale
del Belgio; Banca Neerlandese; Banca d'Italia ;
Banca del Giappone; Reic.hsbank; Banca di
Svezia; Banca di Norvegia. In quesl' ullimo
anno, mentre sono diminuile le riserve d'oro
della Banca d'Inghilterra, della Rcichsbank,
della Banca del Giappone, delle banche Scan-
dinave, sono aumentate quelle deJJa Banca
di Francia, della Banca N azionale Syizzcm,
della Banca N eerlandese, della Banca ~ nzio-
naIe del Belgio, e clelia Banca d'Italia . Le
T,a ripartizione dell'm'o 31

riserve d'oro delle banche centrali degli Stali


li niti sono rimasle presso che in alterale.
Questi movimenli dell'oro si connettono 0011
le circostanze economiche che hanno condotto
l'Inghilterra, il Giappone le i Paesi scandinavi
a clover abbandonare la convertibilità dei loro
biglietti di banca in oro alla pari, e la Ger-
mania a rinviare l'adempimento delle sue ob-
bligazioni verso l'estero. La sfiducia, confor-
lata dalle recenti esperienze, nei crediti pa-
gabili in biglietti di banca, ha consigliato alle
banche cli emissione, alle banche private e ai
creditori "erso l'eslero, di convertire in oro
metallo i loro crediti, e sopra tutto quell i
aventi per oggetto biglietti di banca svalutati.
D'altro lato, insieme con l'aumento della pro-
duzione aurea, sla verificandosi un trapasso
di oro da usi non monetari a usi monetari
per effetto della sua rivalutazione ,e della sva-
lutazione dell'argento che ha trasformato i
mercati orientali in esportatori di oro da
importatori che erano.
Come si vede, trattasi di movimenti deter-
minati sempre da ragioni economiche e in
funzione di esse, tra le quali non è estranea
quella politica dei prestiti internazionali, fl
breve e a lungo termine che, proseguitasi,
e sviluppatasi anzi, clopo la fipe della guerra,
ha dominato anche la ripartizione dell'oro
insieme con le correnti commerciali e con le
vicende tutte dell'economia del mondo. L'oro
32 LA RESA DEL I.IBERAlJSMO ECONOMICO

serve i capricci degli uomini e le loro inconsi-


del'alezze.
Se i prezzi sono crollali da quel che erano
prima dell'autunno del 1929, se questo crollo
ha trascinato i produttori, quale addebiLo può
farsi all'oro? Chi è il feticcio? L'oro O il
credilo, crealo su ipoLesi uniLalerali e senza
aderenza col corso inesorabile dci falli? Non
si può sperare che possa essere utile una rc-
distribuzione dell'oro, operata con presliLi da
banca a banca, dopo le paLile delusioni. Un~
collaborazione bancaria internazionale, clH'
giustamenle s'invoca, non polrebbe ragione-
volmenLe avere lale scopo, bensì quello di
una più razionale direzione ciel credilo , cii
cui gli errori americani, in quesla malerin,
fanno vedere la necessiLÌl.
Da qualunque parle si guardi al regime
economico liberale, affiorano da per lullo pia-
ni di produzione, piani di distribuzionc, nellc
forme più varie, consortili e sindacali, inLerne
e in.ternazionali, cbe moslrano come esso pu-
re, vulneralo l'aulomatismo su cui si rcggrvH ,
cerca eli rifarsi una sLaLica con modi che si
avvicinano sempre più alla sun piel nsso1ula
negazione.

25 gennaio 1982.
ORO, DEBl'l'I E RlP ARAZIONI
RIMBALZI DI RESPONSABlLIT A

Le divergenze di opinioni e di procedura


tra i membri della Delegazione dell'oro, ma-
llifestatesi nella loro ultima adunanza a Gi-
nevra e discretamente trapelate fuori di essa,
sono state seguite da un attacco giornalistioo,
senza esclusioni di colpi, sferrato da Carlo
Rist, già vice-governatore della Banca di Fran-
cia, contro Enrico Strakosch, membro inglese
di quella delegazione. L'attacco di Carlo Rist
non è puramente accademico; ma palleggia-
mento di responsabilità tra Francia e Inghil-
terra e difesa, dall'una e dall'altra parte, di
prestigio e di interessi. Esso ha avuto la sua
origine da un memorandum sulla crisi, pub-
blicato il 9 gennaio come supplemento del
settimanale The Economisl da Enrico Stra-
kosch, che riproduce la tesi da lui sostenuta
in seno alla Delegazione dell'oro.
Malgrado le riserve che si devono fare con-
tro una sua troppo rigida interpretazione, il
memorandum dello Stralwsch, pure non aven-
DE' STEFANI.
do il possente respiro dei due articoli con cui
il Popolo d'Italia ha fedelmenle interprelalo
il pensiero del Duce, porta un conlribulo lec-
nico non lrascurabile alla proposla ilallana
di cancellazione dei debiti e delle riparazioni
di guerra. Contribulo tardivo che deve però,
insieme con l'andamenlo dci fatti e con lr
loro più recenti e pitl aderenti inlerprelazioni ,
far ravvedere quanti Lra noi hanno sostiLuilo
alla fiducia nel proprio pensiero la fiducia
nella verità manovrata delle dollrine di im-
portazione. In materia eH credilo, di clebi I i
e di riparazioni di guerra, di sensibililà delle
inlerdipendenze economiche, possiamo riven-
dicare la preveggenza realistica del p ensiero
nazionale fascista in quesla ampia tragedia
economica dell'umanità.
Quando , nell'autunno del 1930, si slava pre-
parando a Ginevra il bilancio di previsione
dell'offerta e della domanda di oro per i pros-
sinD dieci anni, questo giornale dava noLizia
di quei lavori con il seguente commenLo: « Pa-
re che altro consiglio non si possa dare che il
ritorno a un prudentissimo uso del credilo
internazionale 'e a una revisione dci debiti
e delle riparazioni, che si sono dimoslrali più
dannosi che utili no.n solo all'eoonomia mon-
diale, ma anche a coloro che ne sembrano
i beneficiarii. Revisione che prima o poi si
imporrà, come è chiaro a chi abbia una vi-
sione concreta dei fenomeni economici, anche
01'0, debiti e ?"il'amzioni 35

se dovesse costare la vila alla Banca delle Hi-


parazioni. » I
Più di du e anni SOllO ancora passali invano.
Invano per il bene, perché errori lluovi si
sono aggiunti a quelli già fatti. Dall'esame dei
movimenti dell'oro il signor Strakosch giunge
alla conclusione che la sua sperequata distri-
buzione non deriya dagli ordinari rapporLi
economici fra i popoli, bensì dal pagamento
dei debiti e delle riparazioni che procura
agli Stati Uniti e alla Fran,cia, e soltanto il
essi, un considerevole incasso netLo. Non vi
aggiungiamo l'inflazione creditizia internazio-
nale e ogni sorta di impacci ai liberi movi-
menti delle merci, dei capitali e degli uo-
mini, su cui hanno agito anche i debiti e le
riparazioni di guerra.
Dal lo gennaio 1925 al 31 dicembre 1928
la Francia e gli Slati Uniti hanno riscosso
per riparazioni e debiti di gue.rra 1.364milioni
di dollari, mentre, nello stesso periodo, le
loro riserve di oro sono aumentate soltanto
di 200 milioni di dollari. Successivamente, e
cioè dal lo gennaio 1929 fino al 30 giugno
1931, le riscossioni per riparazioni 'e debiti di
guerra ammontarono, in questi due Paesi,
a 898 milioni di dollari e le riserve di oro
aumentarono di 1.805 milioni di dollari.
Se ne deduce che, nel primo periodo, le
riparazioni e i debiti di guerra sono stati
riscossi in merci, servizi e titoli di crediLo l
36 LA RESA DEr. r.rBJlRA!.lSMO EC'ONOMIC'O

meno che per duecento milioni di dollari; nel


secondo è stalo riscosso in oro lulto l'am-
montare delle riparazioni e dei debili di guer-
ra, e si è realizzala in oro una parle dci
presliti privati anlecedenlemenLe concessi al-
l'eslero.
La nuova produzione di oro e lr:L forma -
zione eli oro da usi non monetari a usi mone-
Lari non polrebbero spiegare che per una esi-
gua parte gli aumenli delle riserve rranco.-
americane. Il loro aumento dipende, ollrecllé
dai debiti e dalle riparazioni di guerra, dulia
naturale salurazione dell'Europa come mer-
cato di consumo dei presliLi americani; dal
versamento di grosse partile per inleressi e
ammorlamenti dovuli elai Paesi debitori per
debili privali; dal riscalto di Litoli JibellaLi
in dollari, consiglialo dalla loro sicurezza e
frultuosità; dall' a fIl uire di disponibil ilà ali n
Borsa di Nuova York per impieghi specula-
livi; dall'inasprirsi delle tariffe doganali sco-
raggianti i pagamenli in merci. Il processo
di concentrazione svolLosi in quesli ullimi lre
anni era prevedibile e, per la non avvenula
cancellazione dei debiti e delle riparazioll i ~
inevitabile.
Carlo Rist muove, con luLLa la sua auLorilà,
in difesa della Banca di Francia e clelia Ban-
ca Federale di riserva americana per scagio-
narle dall'accusa di avere delermillalo il ri -
basso dei prezzi e una calasLrofica dcl'lazione
Oro, debiti e /·ipamzioni 37

con la loro polilica accentratrice delle riserve


d'oro. Per riuscirvi deve negare al pagamento
dei debiti e delle riparazioni di guerra qual-
siasi imporlanza perturbatrice, e presentare
l' inflazione creditizia internazionale, provoca-
la e manovrata dagli Stati Uniti, come una
conseguenza automatica, fatale, della politica
monetaria seguita dall'Inghilterra da dieci
anni a oggi, che ha avuto la sua affermazione
legale nel Gold Standard Acl del 13 maggio
1925, seppellito, con la dichiarazione di incon-
vertibilità del biglietto della Banca d'Inghil-
lerra, il 21 settembre scorso. Veramente non
sembra che la politica monetaria inglese possa
essere considerata indipendentemente dalla
sua politica finanziaria generale: le due po-
litich e, ill\'ece di avere uno svolgimento coor-
dinato, hanno avuto uno svolgimento COl1-
traditlorio.
~Ia , astraendo da tale considerazione, come
si può accettare la tesi di Carlo Rist che po-
larizza tutta l'economia del mondo intorno
alla politica monetaria ingl ese? Il boom ame-
ricano aveva negli Stati Uniti le sue condizioni
di sviluppo potenziale dalla povertà europea
e dal pagamento dei debiti eli guerra. Come
prescindere da tutto quesLo? E come prescin-
c]ere dal fallo che la situ8Zione sfavorevole
in cui si trovava l'Inghilterra nei l'apporli
commerciali internazionali dipende anche dal-
Ia diffusione dell'induslrial.izzazione del 111011-
38 LA RESA DBL LIBER.ALISlIlO ECONOMICO

do e dall'esasperazione del nazionalismo eco-


nomico europeo, asiatico , americano, ccc. '!
Gli Stati UniU uscirono dalla guerra con
una forte siluazione creditizia verso gli Al-
leali. Il saldo dei loro credili non poteva farsi
che in merci , in servizi, in oro o essere ri\1 -
vialo con prestiti. Poslergando la riscossione
di questi credili e aggiungendovi quelli Sllcces-
sivamente concessi il conto cresceva. Non po-
teva crescere indefinitamenle ; a un cerIo
punto doveva arrestarsi. E arrestalosi , il saldo
non poteva effettuarsi che in merci , in servizi
e in oro. Contrastato l'afflusso negli Slati
Uniti delle merci e dei servizi europei , non
rimaneva che l'oro per assolvere la sua fun-
zione di saldo. L'oro dovuto per debiti di
guerra , l'oro dovuto per debiti privati, l'oro
dovuto per investimenti eli sicurezza e di con-
venienza, l'oro dovulo per inLeressi e pcr am-
mortamenti. Sembra temerario voler fare ri-
salire alla politica monetaria inglese questo
dramma dei saldi in oro, che è il frullo cii
una politica creditizia internazionale c, al di
là di essa, di una polilica economica generale,
di ipolesi non realizzalesi, di piani sbagliaLi ,
di ingorghi mercantili. Se l'Inghillerra avesse
deflazionato la sua finanza pubblica in rap-
porto alla sua deflazione monetaria, se i ban-
chieri inglesi avessero prestato alla Germa-
nia enlro limiti più prndenzialì, c, conces-
sale una moratoria, si fossero garanlili a loro
Oro) deb'i ti e j'iparazioni 39

volla di un eguale trattamenlo nei confronti


dei propri creditori, il bigl1etto della Banca
d'Inghilterra non avrebbe probabilmente su-
bìto le recenti svalutazioni.
N ella sua tesi monogenelica della crisi, il
Hist fa dipendere la bilancia dei pagamenti
dell'Inghilterra, e quindi il mancato afflusso
di oro nella sua Banca di emissione, dalla
politica monetaria. La bilancia dei pagamenti,
nelle presenti circostanze, non può rinchiu-
dersi nell'orbita di questa sola causale mone-
taria, mentre è l'effetto anche di altri fattori,
soltanto in parte interni e disciplinabili a vo-
lonlà: crediti politici e commerçiali, ecc, L'ar-
ditezza di questa teoria monogenetica non è
sostenuta da una proporzionata e persuasiva
prova di fatti.

26 gennaio 19.'32.
LA CASA DEL VICINO

Qualche organo, non dei meno diffusi, del-


la stampa finanziaria francese ci inviLa a
porre i punti sugli i. Essa se la piglia un
po' con tutti: ieri Carlo Rist se la prendeva
con l'Inghilterra, con la sua poliLica mone-
taria, che avrebbe scaLenato, a suo dire, gli
clementi della crisi; oggi è uno scrittore del-
l'Economiste Européen che se la piglia con
noi, con la nostra Banca d' emissi,o ne e con
certe applicazioni finanziarie elel prilldpio
corporativo.
Se l'Italia, nella ripartizione delle riparazioni
di guerra avesse potuto beneficiare, come ha
benefidato la Francia, di un saldo aLlivo Lra
debiti e riparazioni, avrebbe pure potuLo ac-
cumulare, automaticamente, delle forti riserve
di oro. Ognuno sa quale Lraltamenlo non
equo ci sia stato inflitto. Eppure, con le sole
nostre forze, senza un concorso apprezzahile
dei comuni nemici vinti, ne siamo usciti . Sia-
mo riusciti a vivere, ,senza appoggiarci alle
spalle di nessuno; senza apprezzabili conLri-
buzioni a fondo perdulo, senza ricorrere, in
misura .sproporzionatR alle nostre possihililù,
al capitale straniero,
La caBa del vicino 41

Potremmo pregare questi scriLtori politico-


finanziari di prendere in mano un qualsiasi
atlante geografico e di dare uno sguardo com-
parativo alla carta della Francia e dell'Italia,
ai loro monti e alle lo~o pianure, e di pen-
sare alla rispettiva densità della popolazione
in rapporto alla superficie utile e alle ric-
chezze geologiche. Forse non ci hanno pen-
sato abbastanza. Lasciamo andare, per buon
gusto, le sproporzioni fra il nostro caso e
il loro; ma che qui si po.ssa vivere, in tanti
come siamo, malgrado la perdita di capitali
che la guerra ci ha costato, è un fatto mi-
rabile che dovrebbe rendere esitante la critica
di questi scrittori.
Il benessere di cui gode la Francia e le va-
ste riserve d'oro che la inorgoglisoono sono
il frutto anche della solidari-e tà accordatale
dall'Italia, dall'Inghilterra, dagli Stati Uniti.
che le hanno evitato una disfatta e permesso
di conseguire la vittoria. Gli scrittori francesi ,
cui alludiamo, dovrebbero rendersi conto del-
la maggiore difficoltà dei problemi economici
ilaliani con più obbiettivo esame degli ele-
menti, pre-bellici e po-s t-bellici, delle recipro-
che posizioni.
Malgrado le nostre difficoltà, senza para-
gone maggiori di quelle della Francia, la bi-
lancia del nostro commercio oon l'eslero è
comparativamente migliore di quella della
Francia e degli altri maggiori Paesi del mon-
42 LA. RESA. DEL LIBERALISMO ECO]>mnCo

do come risulta dalle seguenti cifre pubbli-


cale recentemente dall'EcOilomisl e elle l'i-
gUèlrd ano le annate 1929, H)30, H)31:
BILANC[A DEL CO:r.IIlIERUJl)
(milioni)
----
ESrOR'f AZIONI

ID
...... ~­

-
C)

'"
gB;'
d

;; ~"to
~ ?~~
8 ~ ..
P-t :;;
~'RANCIA

Franchi 0: 0 Flunchi
Franchi 00 8.082
58.221 50.139
42.829 -14.6 9.!ilii
52.344 -10.1 - 11.778
42.199 - 19.4 30.421 -29.0
GER~{ANIA
% ~Ia.l'l'hi
i\!a.rr hi % Ma.rcbi
12.663 784
13.447
11.328 - ]0.5 + fJ3r1
10.393
6.721
- 22.7
- 35.3 9.205 -18.8 + 2.484
Il'ALlA
Lire % Lirn
Lire % ti.42fl
21.665 15.236
12.115 -20.5 u.210
17.325 -20.0 ] .Ci80
11.620 - 33.0 10.040 - 8.3
SVIZZERA
Frilnt'hi
Franchi Fr"nclli o 'o
O 'O
2.098 62(1
2.724 802
2.565 - 5.8 1.763 - 16.0
1.3Ml - 23.5 fl02
2.251 - 12.2
REONO UNITO
Storlino 0/ 0 Slrl'lino
Sl~rline O 'o 382
1.111 729
1\71 - 21.7 38Ci
957 - 13.9 40B
798 -16.6 389 -31.9
S'fATI UNI'N
0. 0 l)r.lIal'i
Dollari oo Dolla.ri
842
4.39~)
3.061 - 30.4-
5.241
3.843
2.424
- 26.7
- 36.9
t+ 782
334
2.090 - 31.8
La casa del vicino 43

La contrazione delle nostre esporlazioni è


stata minore che non in Francia, in Germania,
in Svizzera, nel Regno Unito e negli Stati
Uniti; e menlre lo sbilancio mercantile è cre-
sciulo nel triennio ' 29-'31 in Francia, in Sviz-
zera e nel Regno Unito, è diminuito in Italia.
Gli ultimi mesi dell'anno scors·o segnano, nel
nostro commercio estepo, una bilancia attiva.
La diminuzione delle esportazioni nel 1931
rispetto al 1930 è .stata, in cifra tonda, del
lrentasette per cento negli Stati Uniti, del
trentadue per cento nel Regno Unito, del ven-
tinove per cento in Francia, del ventitrè per
cento in Svizzera, del diciannove per cento
in Germania e soltanto dell'otto per cento in
Italia.
N on si vuole da parte nostra esagerare l'im-
portanza ·conclusiva di quesli confronti; ma,
pur mantenendosi entro i limiti di una inter-
pretazione prudenziale, si deve riconoscere
che l'Italia, malgrado la crisi, ha rinforzato
la sua bilancia dei pagamenti verso l'estero ,
come risulta anche dall'eccedenza dei nostri
crediti a vista sai nostri debiti a vista e dalla
massa dei titoli italiani originariamente col-
locati all'estero e oggi riscattati da compratori
italiani.
Qualunql1e confronto tra la politica c la
situazione clelIa Banca di Francia e quelle
clelIa Banca d' Italia non avrebbe un granele
valore. Però la sislematica riduzione della
44 LA RESA DEL LIMRALISMO ECONOMICO

circolazione bancaria effettuata nel nosLro


Paese ci ha garantilo una coperLura di oro
eff ettivo eli oltre il quaranta per cen Lo ri-
spetto ai biglieLli in circolazione e ha pcr-
messo di mantenere le riserv·e totali della Ban-
ca d'emissione a oltre il quaranLaseLlc per
cento rispetLo ai biglietti in circolazione e nel
ogni altro impegno a vista. QuesLa è una
situazione di tranquillilà . Cbe cosa accadreb -
be invece dell'equilibrio economico inLerno
della Francia se vi si iniziasse un movimen Lo
di conversione di biglieLti in oro, e cioè se si
capovolgesse quel movimenlo che ha porLaLo
alla sua concenLrazione'? Lo sb il ancio mer-
canLile frances e, senza lultavia avere un si-
gnificato univoco , è, col suo cos Lante :lccre-
scersi, un indice ammoniLore. Si compren-
de che la Francia difende le proprie posi -
zioni creditizie rispetLo alla Germania e non
intenda rinunciare a l cospicuo sa ld o allivo
tra riparazioni e debiLi.
La situazione francese è quindi tuLta fon -
data su certe premesse che poL.rcbbero ve-
nire a mancare: la premessa bancaria e la
premessa di una bilancia del dare e dell'avere
verso l'estero in pareggio. Il suo in casso d'oro
è di circa seltanta miliardi di franchi , ma
di fronte a esso la Banca cii Francia ha
una circolazione fidu ciari a di oltre ollanl:"\-
quattro miliardi c un Lolale cii imp egni a vi sta
çhe supera i centotredici miliardi. Qualunqlle
La casa del vicino

mutamenlo nelle ragioni e nello stato d'ani-


mo che ha consiglialo i possess'o ri di oro a
chiedere franchi, e cioè biglietti della Banca
di Francia, e i portatori di biglietti a depo-
sitarli presso di essa, scuoterebbe tutto l'edi-
ficio. La chiave della situazione è nell'inco-
gnila del movimento di capitali a vista da e
per la Francia.
Da queste considerazioni risulta che ognuno
ha delle preoccupazioni in casa propria che
non dovrebbero consigliarlo a deformare, co-
me accade di leggere nell'Eco nomiste Ellro-
péen, per scopi non chiari, le condizioni di
fallo della casa del vicino.

2 febbraio 1982.
IL DISGELO DEI CREDITI CONGELA 'l'I

La fraseologia del tilolo apparliene all ' im-


maginislica anglo-americana. In lcrmini 1l0-
strani e più schielli si dovrebbe parlare del
ricupero dci credili inesigLbili. Il problema
è all'ordine del giorno in tulli i Paesi e eia-
scuno si accinge a risolverlo. Vi sono dei
credili scaduti che si possono ricuperare, in
capitale ed interessi, concedendo al debilore
una dilazione al pagamento; ve ne sono allri
che non si ricupereranno mai o si ricupe-
reranno solo parzialmente. Nel primo caso
il creditore, che è costretlo a pazienlare~
deve ottenere una moratoria dai propri cre-
ditori perché è posto nella condizione di
non poter pagare i propri debiti per le
mancate riscossioni dei suoi credili. È una
catena che arriva fino alla Banca di emis-
sione. Le cambiali che essa possiede non v·en-
gana ritirate e i biglietti che essa ha dalo in
cambio di quelle non le sono restituiti, ma
conlinuano a rimanere in circolazion1e rap-
presentando la contropartita di una insolvenza
Il disgelo dei c?'editi congelati 47

sia pure temporanea. Nel secondo caso, e ClOe


quando l'insolvcllza è defulitiva, il biglietto
non lc viene più resLituito, non torna più alla
madre che lo ha generato. Quindi le insol-
venze temporanee e definitive riducono il po-
tere di conLrollo della Banca di emissione
sul mercato del credito, ne indeboliscono la
funzione regolatrice, funzione che essa escr-
cita quando ricupera il biglietto ogni tr1me-
slre od ogni semesh'e, in pagamento delle cam-
biali scontale. Non c'è più modo di sapere,
allorché una quota sensibile dei biglietti di
Banca non torna, per insolvcnza, all'Istituto di
emissione, se l'ammontare della circolazione
è proporzionato alle esigenze dep'equilibrio
monetario interno e internazionale. In rap-
porto a questa quota la cU'colaz10ne bancaria
manca di elasticità, sopratutto di contrazione,
e non si adatta alle vioende degli scambi e
dei prezzi.
Per risanare questa situazione non c'è che
il rioorso a operazioni di credito a lungo ter-
mine, nel mercato interno. Il ricavato in bi-
glietti di queste operazioni, giudiziosamente
predisposte e attuate, sia dal Tesoro dello
Stato, sia da Istituti creali a questo fine, può
servire utilmente a depurare la Banca di emis-
sione dai suoi crediti temporaneamente o de-
finitivamente inesigibili. A questo depura-
mento si è talora provveduto oon un con-
corso annuale del Tesoro dello Stato, tratto
48 t..A RESA DEI. J.JBERALISMO ECONOMICO

dalle sue entrate tributarie. Con questo si-


stema la Banca di emissione poteva essere
gradualmente liberala dai suoi credili inesi-
gibili o non pagati nei brevi termini slalu-
tari. Ma in tempi straordinari come quesLi,
in cui la massa dei crediti congelali è nole-
vole, può darsi che il rilmo di risanamenlo
consentito sia dal concorso del Tesoro si ,)
dalle liquidazioni condotte a buon fine, sia
troppo lento in rapport·o alle accresciule ne-
cessità. Se è lroppo lento per la esiguilà della
somma che il Tesoro h.a posto annualmenle
a disposizione della Banca di emissione, ci
sono due vie per accelerarlo: o si aumenla hl
modo cospicuo questa somma, oppllre, non
potendolo, si ricorrc ad ,e nlrate straord inarie,
accensioni di debiti a congruo lermine con
lo scopo preciso di risanare la circolazione
bancaria e creditizia del Paese. La Banca di
emissione non può e non deve sopportare ol-
tre gli stretti limiti delle sofferenze ordina-
rie il peso di insolvenze create da siluazioni
straordinarie e di entità sproporzionate ai
possibili accantonamenti destinati a coprirle.
Tanto è vero che la Banca di Francia si è
falta risarcire dal Tesoro franccse lc pcr-
dite subìte dalle sue riserve in divisc per
il crollo della sterlina. In tal caso vi può
essere stata anche una ragione giuridica in
appoggio alle pretese della Banca di Francia.
Però, indipendentemente da qualsiasi ru-
Il disgelo dei m'editi congelati 49

gione giuridica, il problema del buon funzi'O-


namento della Banca di ,e missione, che si
risolve nel riafflusso dei biglietti emessi alla
scadenza delle operazioni statutarie, non è solo
una questione di dare e di avere, o di slit-
tamento dalla Banca allo Stato, e d'acquisto
alla N azione, dell'onere deUe insolv.enze tem-
poranee o definitive. f: più di questo. Esso
non può non essere considerato, nella sua
reale ampiezza, come un problema nazionale,
in Lutti i Paesi in cui si verificano le eccezio-
nali circostanze che lo determinano . Si po-
trebbe lasciar fare al tempo, traendo dall'ar-
madio della farmaceutica finanziaria le con-
suete panacee per applicarle qua e là secondo
l'urgenza e le particolari necessità del caso.
Ma quale metodo costa di più? La N azione
paga con questo o con quell'O e la preferenza
non può essere data che al metodo che ri-
duce economicamente il costo del risanamen-
to. In sostanza, qui si profila uno dei oom-
pili più immediati e importanti delle varie
provvidenze ,e dei varì istituti che si vanno
adottando e creando in tutti i Paesi per mo-
bilitare i crediti, e cioè per creare delle pos-
sibilità di finanziamento dei debiti che, sia
per la loro natura, sia per le particolari cir-
costanze de1 momento, non possono essere
soddisfatti entro i termini pattuiti col credi-
tore. La prevista ,e missione di obbligazioni
a lungo termine ha appnto lo scopo di so-
DE' STEFANr. 4
,-,o

sLituire a finanziamenti a breve scadenza in-


soluti per ragione dello stessa brevitc\ del ter-
mine, finanziamenti a scadenza proporzionala
al tempo occorrente al debitore per aml11or-
tizzare il suo debito. Bisogna dunque C'l'l'are
delle contropartile a lungo termine destinate
a questo fine, con crileri,o organico e in rap-
porto alle direttive seguite nella scelta di
Ciu011e perdite che la Nazione, per ragiolll'
di pubblico interesse , è chiamata a soppor-
tare col lavoro di tutti e col risparmio cii.
tutti. Seguendo questa via, si possono avere
risultati notevoli di asseslamento economito :
primo di ogni altro, quello del risanamcnl'o
sostanziale del biglietto di Banca, dell ' elasti-
cità della circolazione e del governo unitario
del credilo nazionale. Il successo di. tali ope-
razioni di credito a lungo termine, che pos-
sono avere dei benefici eff<Clti anche sulla
consistenza delle divise estere e delle riserve
bancarie, può essere in questo momento as-
sicurato, oltre che dalla co.scienza del loro
scopo, anche da un calcolo di convenienza dci
risparmiatori. e dalla loro inclinazione a pre-
ferire , in periodo di crisi gli in\'estil11rnli n
reddito certo c più garantiti.

18 ( ebbmio 19.'J2.
LE IMPOSTE DIRETTE
OONST AT AZIONI AMMINISTRATI VE

La Direzione Generale delle Imposte Di-


rette Il a pubblicato una suggestiva Relazione
sull'opera svolla dallo luglio 1925 al 30 giu-
gno 1930. Cinque esercizi finanziari di parti-
colare importanza per le ripercussioni delle
vicende monetarie sull'economia del Paese e
sull'ordinamento e il gettito dei pubblici tri-
buti. Il principio di generalità nella ·loro ap-
plicazione, che, rispettato, apre la via alla
riduzione delle aliquote, ha dovuto anch'esso
soffrirne e adattarsi alle transazioni sugge-
rite dalle necessità. Lo stesso relatore avverte,
con lodevole fermezza di sWe, « che dovrà
anche assumersi un atteggiamento di più de-
cisa resistenza ad ogni nuo,v a richiesta di
concessioni fiscali, le quali, nel mentre dan-
neggiano la generalità dei contribuenti su cui
va fatalmente a riversarsi l'onere tributario
tolto ai privilegiati, si risolvono poi per que-
sti in un beneficio di portata o trascurabile
o indebitamente vantaggiosa, perché inversa-
'12 LA RESA D:ET, LIBERAI JSMO ECONOMICO

mente proporzionale all' intensità del biso-


gno Esenzioni ed immunilà che, insiemc
l) .

coi dazi doganali c con le svariate forme di


sussidi ai procluLlori , costiluiscono l'armamell-
t8rio del pro tezionismo stalale.
Il piano di riduzione delle aliquote delle
imposte dh'ette attende il suo ulleriore svi-
luppo, oltre che dal miglioramento delle con-
è1izioni economiche, dall'auspicato ritorno al
principio di generalità. L'esperienza che si
può trarre da quesli anni di finanza agitata
conduce a rafforzare il convincimento che
la progressiva moderazione delle aliquole
rende spesso e definilivaInenlc cii più de-
gli incauti inasprimenli, quando gl i orgall i
di accertamento e di controllo siano pro-
porzionati alla qualità e alla quantilù elel
lavoro da compiere. Il piano di riduzione
s\'oltosi dallo gennaio 1925 ha abbassato dal
ventiquattro al venti per cento le aliquote
sui redditi da capitali, dal dici,o lto al qual-
tordici per cento quelle sui redditi indust ri al i,
dal sedici al dodici quelle sui reùdili profes-
sionali, dal dodici a l dieci quelle sui recIdil i
del lavoro privato di carattere fisso, elal do-
dici al nove quelle sui reddili derivanti da
slipendi, pensioni ed assegni corrisposti da -
gli Enti pubblici. L 'aliquota di ricehezza mo-
bile sui redditi agrari è stala dimezzata, ('
cioè ridotta dal dieci al cinque per cento , e
cOSI quella sui coloni portata dal cinque al
Le imposte dirette - Constatazioni amministl'ative 53

due e mezzo per cento; quella sulle affit~


tanze agrarie venne pure ridotta dal diciotto
all 'otto per cento. Tale · processo si è potulo
svolgere mentre andava attenuandosi il ca-
rico delle imposte straorclinarie di guerra e
senza che si assottigliasse il gettito comples-
si\'o delle imposte dirette.
Jhrabil e risultato di una più diffusa obbe-
dienza alla legge e della maggiore generalità
altuata coi nuovi ordinamenti tributari. Sono
risultati che devono persuadere le rappre-
sentanze ufficiali degli interessi economici par-
ticolari che alla politica dei favori speciali è
preferibile, anche per la somma di quesli
interessi e per il loro equo trattamento, la po-
litica delle mitigazioni generali. Altrimenti si
corre il pericolo di trasformare l'ordinamento
tributario diretto in una casistica, di carattepe
protezionistico, analoga a quella che si è an-
data adottando, spesso nonostante la rilut-
tanza degli uffici, nelle tariffe doganali.
Dali a leltura di questa relazione si trae
pure il convincimento della opportunità di
una maggiore aderenza dell'imponibile fiscale
al redclito effettivo, perché le imposte dirette
sono, per definizione, imposte proporzional,i
al reddi to . Le esigenze degli uffici non per-
mettono un'aderenza annuale: ma ì termini
stabHiti dalla legge per la revisione dei red-
cliti sembrano, anche a non voler tener conto
della tumulluosa situazione alluale, troppo
54 LA RESA. DEL LlBERALISMO ECONOMICO

lunghi e non più rispondenti alla cresciut a


mobililà delle posizioni economiche parli -
colaI'i.
Mancanza di aderenza evidente nell'impu.-
sta sul reddiLo dci lerreni resa pitl spropor-
zionata dalle sovrimposte provinciali e 00ll1U-
nali , nell'imposta sui fabbricali e in qu ella
sui redditi di ricchezza mobile. La procedura
d egli accertamenti dei redditi p er la delermi-
nazione dell'imponibilc fiscale esige, nella sua
struttura attuale, in l'apporlo anche alle pos-
sihilità degli uffici, una certa stabilità ùci ri-
sultati degli accertamenti e una calcolala ve-
locità delle revisioni. Si va verso i dieci mi-
lioni di articoli di ruolo ncll'imposta sul red -
dito dei terreni ; si è giunti ai quaLLro m il ioni
di articoli di ruolo nell'imposta sui redditi dci
fabbricati ; si sono di gran lunga su peraLl
i due milioni di articoli di ruolo nell'imposta
sui reddHi di ricchezza mobile.
Accanto ai problemi di applicazione che
si sono accennati (principio di generai i tù ,
principio di aderenza, sufficienza degli uflici )
rimane aperto il problema dell'ordinamento
dell'imposta complmnentare alla quale potreb-
he, per semplicità, conglobarsi , in secle eli
applicazione, il trattam ento fiscale dei cci ihi ,
che appare, come avverte la relazjon ~, li Il
supplemento della stessa imposta , con la qua -
le potrebbe anche fondersi , se pure l'origine
Le imposte cli?'ette - Constatazioni amministrative 55

c lo scopo vadano ricercati nella necessità di


procurare i fondi per sopperire ai bisogn~
della malernilà e infanzia indigenti, nonché
in parlicolari finalità di ordine demogra-
fico ».
Un accertamenlo più tolalilario dei redditi,
che sono oggetto dell'imposta complementare,
in aggiunta a quelli accertati ai fini dell'im-
posta fondiaria, edilizia e di ricchezza mo-
bile, presenta delle difficoltà nei confronli
della imponibilità dei redditi dei titoli al
portatore. I contribuenti giuslificano l' ec-
cesso delle spese di famiglia sui redditi ac-
certali ai fini fiscali con i' elegap.le argomento
che quella differenza rappresenta consumo
di patrimonio e non reddito occultato ai fini
dell'imposta complementare. Non cessa però
di essere contradittoria la coesistenza dell'im-
posta di famiglia gestita dai COIDlUlÌ, di ca-
rattere indiziario , e dell'imposta complemen-
tare cui la lettera, se non lo spirito della legge,
e quell'elegante argomentazione che SI e ri-
cordata limitano considerevolmente e ingiu-
stamenle la base di applicazione.
Quando la finanza locale, che ha dato luo-
go, anche per la difficoltà dei tempi, a riforme
non definitive, verrà riesaminata nei suoi rap-
porti con la finanza dello Stato, ci ritrovere-
mo di fronte ad un problema che non si è
potuto superare: quello della coesistenza di
56 LA RESA DE.L LmERALISMO BCONOMICO

quesle due imposte, soslanzialmenle idenli-


che, l'una illimitatamente indagalrice e l'al-
tra costretta nei limiti della piLl rigida docu-
mentazione, anche se oppugnata nei suoi ri-
sultati dalle più evidenti e inconlrovertibili
siluazioni di fatto che la smentiscono.
Osserva infatti il relatore con sicura e in-
dipendente obbiettività che l'imposta comple-
mentare progressiva, « pur presentando vasle
possibilità di rapido incremento, non è an-
cora assurta, nel quadro della imposizione
diretta, a quel posto di primaria imporlanza
del quale la rendono degna e la funzione
che ne spiega e ne giustifica l'esistenza nel
riordinato nostro sistema tributar10 e la va-
stità della sua base di applicazione non limi-
tata, come per le altre imposte direllC', a
determinati gruppi di reddito né a circoscrille
cerchie di persone. Notevole influenza han-
no pure esercitato le forze di resistenza spie-
gate da quei ceti di contribuenti che, nell'a-
dozione del nuovo e più alto principio di giu-
stizia distributiva dell'adeguamenlo del carico
tributario alla reale capacità contributiva di
ciascuno e di tutti, hanno intravisto la possi-
bilità per loro di dovere in maggior misura
che per il passato concorrere all'onere della
pubblica spesa ». La Direzione Generale delle
Imposte Dirette non poleva fare diagnosi pi li
schietta e più precisa, ispirata d'altronde ad
Le il/lposte dirette - Consta/azioni alnlninistl-ative 57

uno dei principi fondamentali della finanza


del Regime: l'adempimento del dovere di tutti
verso lo Stato che contrasta oon le ingiustifi-
cate immunità, derivanti dalla perdurante la-
cuna formale delle leggi.

23 febbraio 1932.
DUE rrRA'l"rATI

I lrallati di commercio vanno perdendo in


quesli tempi alcune delle loro carallerislichc
soslanziali, e sopratulto quella di una durata
sufficiente perché se ne possano maLurare gli
effetti. L'instabiliLà dei costi e dei prezzi .im-
pedisce convenzioni doganali a lungo termine
e spinge le N azioni a mantenere la loro auLo-
nomia tariffaria. Quindi in molti casi il Lral-
lato sancisce non un vincolo, ma la liberlà da
.qualunque vinoolo, sia pure con qualche ecce-
zione per alcune voci. E cioè il trattaLo consa-
cra la negazione delle sue tradizionali finalità .
Siamo lontani dallo spirilo informalore delle
antiche convenzioni di stabilimenlo, di navi-
gazione e di commercio, con cui, dopo Roma ,
le nostre antiche repubbliche e signori e sLi-
molavano i traffici, Lulelando a un tempo i
loro particolari inleressi. Di convenzioni di
sLabilimento non è oggi il caso di parlnre,
perché si è giunli a un tale grado di civillù e
di fraLellanza inlernazionale che è raro si
possa andare da un Paese a un alLro per ri-
Due trattati 59

manervi e per svolgervi la propria atLività.


Quel mercanlilismo, quel separatismo econo-
mico , rigoroso, paradossale, che oggi è anoora
ricordato, anche dai rappresentanti delle Con-
federazioni, come esempio di oscurantisnllol,
era forse più misurato, meno assoluto del più
o meno mascherato mercantilismo di oggi.
I lraltati hanno anche perduto alquanto del
yalore politico di un tempo per ridursi sem-
pre più a pure convenzioni commerciali sle-
gate, o quasi, dalla politica estera delle N a-
zioni contraenti, senza che ne rappresentino
un necessario complemento. Gli stessi nego-
ziati si svolgono sempre più in un'orbita eco-
nomica, piuttosto che in un'orbita politica.
Per l'Italia la politica dei trattali ha consue-
tudini secolari. Vi siamo sempre rimasti fedeli
non soltanto nella forma , ma anche nello
spirito. Però per fare dei trattati durevoli,
reciprocamente impegnativi, bisogna essere in
due, e non si può certo addebitare a malvo-
lere nostro se la valutazione deUe circostanze
di fatto ha consigliato ai nostri contraenti
certe riserve e certi limiti. Così è accaduto
nei recenti accordi con la Francia e con la
Germania: libertà reciproca con la Francia,
accordi limilali nel tempo con la Gcrmania ,
soslanzialmente riproducenti le precedcnti
convenzioni , meno che per le uova, per il
pomodoro e per gli antipasti di pesce. Si se-
gna il passo in attesa d'una chiarificazione
60 LA RESA DEL LIBERA LISMO ECON01tlJCO

economica che permetta di vincolarsi in rap-


porto alle nuove condizioni di faUo. Per ora
l'alba del giorno in cui i rapporti economici
tra le N azioni potranno riavere una certa
stabilità non sembra ancora sorta.
Nelle nostre trattative con la Germania si
sono prevedute delle confenenze tra produttori
dell'uno e dell'altro Paese, che si richiamano
all'idea di rapporti tra produttori similari
appartenenti a Paesi diversi, già affacciata
alla Conferenza di Ginevra del 1927. Non si
può prevedere quali saranno gli sviluppi di
tali contatti tra produttori italiani e tedesch i
e come si riflelteranno sugli accordi futuri
tra i due Stati.
La politica oggi consigliabile è quella di
guadagnar tempo senza aggravare il separa-
tismo che ci fu regalato dalla discesa dci prez-
zi e dalla debolezza delle valute. Molti istituti
sorti per ovviare alle difficoltà po,ste ai oom-
merei dal contingentamento delle valute non
hanno neppur essi prodotto gli effetti sperati.
Il problema, dalle ginocchia degli uomini
d'affari, torna sulle ginocchia degli uomini
politici, che devono riprendere le loro prero-
gative tradizionali e superare, con una veduta
corporativa, i particolarismi economici. Gli
uomini c1'afTari non possono tener conto (;11('
dei risultati immediati , delle incidenze diretll'.
Questo è il loro mestiere e il loro doveroso
abito mentale. Le decisioni che riguardano le
Due trattati 61

conseguenze indirette, che esigono una valuta-


zione integrale, sono per loro natura decisioni
politiche. La slessa frammentarietà , la stessa
casistica delle moderne tariffe doganali in
cui si riflette la pressione d'un cumulo d'inte-
ressi affiorano e la procedura è tale che
agevole per i negoziati internazionali. Inoltre
accanto alle tariffe specifiche, in base alle
quali il dazio è applicato relativamente alla
quantità importata, si aggiungono dappertutto
dei sopradazi ad valorem) e cioè ralativi al
prezzo fatturato della merce importata. Un
altro coefficiente di maggiorazione aggiunto
a quello che già esisteva. Doppia trattativa:
l' una sui dazi per quantità e l'altra sui dazi
per valore. Un complicatissimo atomismo do-
ganale che esigerebbe trattative d'una invero-
simile complicazione e durata. Nessun cri-
terio sintetico possibile finché tutti gli inte-
ressi affiorano e la procedura è tale che
si debba tener conto di tutti. I quali poi,
nell'interno stesso del Paese, sono in antitesi
perché i dazi che proteggono un produttore
daneggiano l' altro, il quale adopera le merci
protette come materia prima o come prodotti
scmilavorati. È un puz.:le.
Comunque l'Italia ha dato prova di buona
volontà e non c'è che da altendere tempi mi.-
gliori.

5 marzo 19.12.
OONTINGENT AMEWl'I, OONSORZI, ecc.

In tutLi j paesi, clove più e clove meno ,


si procede nella via dei contingentamenti <lt-I -
la I produzione e delle .importazioni , non('hé
delle '"divise estere destinate a pagare le im -
portazioni. I contingentamenti della produ -
zione di questa o di quella merce esigono,
come loro apI)'arato strumentale, la forma-
zione di consorzi, coattivi o volontari, (Li di-
ritto pubblico o di cliritto privato, a rappre-
sentanza totalitaria o maggioritaria.
Assistiamo a una apparente reincarnazionc
della così detta bardatura di guerra, con que-
ste differenze che, mentre la bardatura cii
guerra ostacolava le esportazioni, noi osta -
coliamo le importazioni, e mentre i contin -
gentamenti di allora riguardavano sopratutto
i consumi, quelli di oggi riguardano la pro-
duzione.
L'attività regolalrice dello Stato e quella
provocata dalla libera iniziativa economica
si sono invertite nei loro obbiettivi sp ecifici
conservando soltanto presso che invariato il
Contingentamenti, conco?'si, ecc. 63

melodo per l'aggiungerli. Coloro che volessero


rinfrescare alla loro memoria uno dei termini
del paragone, non avrebbero che da dare uno
sguardo all'elenco degli organi dell'azione eco-
nomica costituiti in dipendenza della guerra
e alle provvidenze regolatrici del tempo. Iden-
Ulà di metodo, malgrado l'inversione degli ob-
bieUivi, che non indica povertà di fantasiai,
come potrebbe far sospettare la ripetizione
dell'identico, ma impossibilità prati'c a spiri-
tuale e politica di superare certe tradizionali
impostazioni degli stessi problemi. Impostazio-
ni logiche non aprioristiche, bensì prodotto
di interessi, di esigenze, più inoppugnabili
però in uno stato di guerra che in condizioni
di pace. Tutti vi sono trascinati: anche le
anime nostalgiche del liberalismo economico
sono costrette a sacrificarlo.
Il paragone però tra i contingentamenti e
i consorzi del tempo di guerra e dei tempi no-
std, qualunque sia l'estensione e la particolare
disciplina giuridica, non è esauriente; nOin
esaurisce tutti gli aspetti del fenomeno, non
varca i limiti del paragone formale. Se si
crede che tali bardature rappresentino una
terapia delle fasi critiche dell'economia uma-
na, dell'economia liberale, se si crede che
siano dei provvedimenti di fortuna di durata
temporanea, destinati a dissolversi con la pro-
sperità, il paragone è chiarificatore e soddi-
6-1 l,A RESA DEI, LTBERALISMO ECONOMICO

sfa le nostre nostalgie e giustifica, con la


ragione della necessità, la nostra coscienza.
Non si può tuttavia fare a meno di pensare,
tillche a malincuore, per iL contrasto della
realtà con le tradizioni del nostro pensiCl~o
che questo travaglio di autodisciplina della
produzione interna o eli disciplina coalliv3 ,e
gl i istituti che ne nascono, non sieno il pro-
dotto precario di una ordinaria crisi econo-
mica. Si tenta dovunque, e non solLanto in
Russia, di equilibrare con delle autolimita-
zioni o con delle limitazioni coattive La pro-
duzione dei beni economici e dei servigio l~
il grande problema che ogni paese si afl'aLica
di risolvere allontanandosi giorno per giorno
sempre di più da quell' automatismo libe-
rale che ha perduto le condizioni della sua
autoregolazione. C' è il senso che non si
torna indietro. E c'è anche il senso che la
tendenza alla standardizzazione e all a cl i
minuzione dei tipi e delle varietà, che il
trionfo della serie sull' individuo, siano gra-
dualmente fatali. La concorrenza, che era il
presupposto del tipo di economia del secolo
decimonono e dei primi anni di questo, è
praticamente limitata, e sempre più limita ta
sopra tutto nel campo industriale, eia lilla
concordata spedalizzazione delle singole in-
traprese, dalla determinazione dei tipi cile
il sindacato o il consorzio le consente di pro-
durre e dalle zone che le vengono riservate
Oontingen tamen l-i, cons01'zi, ecc. 65

oltre che dalle quantità di prodotto che non


possono essere superate. Si entra cioè sempre
di più in un tipo di economia a produzione
manovrata in cui le perdite delle singole in-
traprese vengono eliminate con rassicurare
loro un mercato a prezzi remunerativi in-
Lerni e, quando occorra, una conveniente di-
fesa dei prezzi interni dai prezzi esterni . Con
lale disciplina, chi paga le differenze fra i
costi reali e i minimi costi possibili, quelLi
che la libera concorrenza avrebbe ipotetica-
mente realizzaLo a beneficio del consumatore,
è il consumatore stesso, è la N azione. Il loro
concorso, talvolta occasionaI e e più o meno
fr equente e costoso nei salvataggi diretti o
indiretti, si trasforma in un concorso conti-
nuo in cui il consumatore e la N azione as-
sumono a loro carico la clifferenza fra il
prezzo e il minimo costo possibile. L'unifi~
cazione degli uffici-vendite delle intraprese
consorziate o sindacate, di cui si hanno -e sem-
pi crescenti, documenta essa pure che va
costruendosi un tipo di economia fuori del
presupposto energetico della libera concorren-
za e fondata su altre forze in formazione.
N on battezziamo queste forze, non diamo a
esse un nome. Non dobbiamo mancare di fi-
ducia verso l'umanità. Gli scopri tori e gLi
inventori non hanno mai avuto, mai o quasi,
propositi di guadagno. Le più grandi sco-
perte scienlifiche e tecniche sono state sem-
DE' STEF.ua .
66 I.A RESA DEL LIBERAT,ISMO E(,ONO~[J('O

pre disinteressate, come la poesia, come l'ar-


te. Il progresso umano potrebbe anche non
arrestarsi per il diminuire dello stimolo del
materiale interesse individuale e per la sua
soslituzione con lo stimolo dell'interesse della
N azione. C'è al fondo anche una rielabo~
razione etica dei nostri motivi di azione elll'
la crisi presente, che trascende ogni schcma-
tica interpretazione ciclica, va rielaborallelo
in tulto il mondo. Una rielaborazione elica e
perciò stesso politica, che il Fascismo ha
.precorso e che è la ragione dell'attenzione
del mondo sulle realizzazioni italiane e russe,
pur divergenti tra loro nei motivi e nel fine.
Ma ognuno cerca, ogni popolo, un tipo di
equilibrio diverso da quello automatico che
il protezionismo h a ucciso impedendogl i le
condizioni in cui può realizzarsi.
Può darsi che queste ip01esi sulla traiet-
toria dell'avvenire, l'avvenire stesso si inca-
richi di smentire e che sieno sollanto la
proiezione nel futuro di un movimento che
debba arrestarsi col ritorno della prosperitù .
Impalcalure precarie o frammenti eli costru-
zione di una nuova fase economica dell'lI-
manità?

10 11lm'zo 1982.
LA COPERTURA DELLE PERDITE

I casi del mondo hanno portato in primo


piano questo problema. Da un punto di vi-
sta generale dell'econom.ia delle Nazioni e
elcI mondo la copertura delle perdite è im-
possibile. Si può redistribuire, ripartire una
perdita modificandone la naturale incidenza:
farvi concorrere tutti i cittadini di un paes e
invece di lasciare che venga addossata sol-
tanto ai creditori di una banca o di un'indu-
stria dissestata. Perdita vuoI dire lavoro uma-
no e ricchezza sciupati: un impiego antieco-
nomico dei mezzi, un risultato che non sia il
migliore possibile in rapporto ad altri rislll-
tali che quegli stessi mezzi potevano dare.
Anche in tempi ordinarì, negli attuali regimi
protezionistici, è tutta la N azione che con-
corre a pareggiare sistematicamente i bilanci
delle aziende e a formare i loro utili.
Premessa questa necessaria constatazione
che la perdita economica è senza rimedio , il
problema della copertura delle perdite di
un'azienda è appunto quello della loro ri-
68 J.A RESA DEr, r,TREnArJSMO ECONOM1CO

partizione oUre la cerchia che dovrebbe di-


reLLamente sopporLarle a Lermini del diritLo
comune: i proprieLari (azionisLi), i crediLori
(prestaLorl di danaro, presLalori d'opera c
fornitori). Tale processo polrebbe clliamarsi,
nei casi in cui lo SLaLo provvede a coprire le
perdite di un'azienda, un processo di naziona-
lizzazione delle perdiLe, un'esL-ensione del prin-
cipio del risarcimento dei danni di guerra e
degli infortuni nalurali. Un caso speciale cii
muLua assicurazione. Molti se ne scandaliz-
zano perché questa solidarielà e la fiducia di
poter rovesciare su aUri le perdiLe proprie
indeboliscono la coscienza delle responsabi-
liLà e tolgono il timore delle sanzioni.
Quando si passa a debito della Nazione
una perdita e la si conLabilizza a credila
di chi l'ha determinaLa o di chi la doveva
subire, le si dà anche il nome di grande ope-
razione finanziaria. Paga la N azione. Grande
come dimensione, ma operazione finanziaria
concreLaLasi in un regime contratlualisLico
economico-privaLo, no. Non è il LiLolo che le'
si addice.
Lo Stato può concorrere a coprire le perdi-
le di una azienda, vale a dire a riparLirle su
LuLLa la popolazione, in due modi: o desUnan-
dovi una parte delle enLrate tribularie o fa -
cendo un prestiLo e Lraendo dalle imposle le
somme necessarie al pagamenLo degli inLeressi
e dell'ammorLamenlo. Se la perdiLa da riJlur-
La COpcl'tt(l'a delle perdite

tire è piccola rispelto al getlilo delle entrate


tribularie, non c'è ragione di ricorrere a un
presti lo ; ma quando si va oltre certi limi li, il
preslilo non si può evitare.
N on essendovi che i suddetli due modi per
depurare dalle perdite l'azienda che si vuole
risanare, ogni altra soluzione non può rappre-
sentare che una fase di transizione per giun-
gere allo sbocco definitivo. Vi si l)l'lovveda
col gettito dei tributi ordinari o col gettilo
di un prestito , la somma da destinarvisi è
quella che è; la ripartizione del pagamento di
Lale somma nel tempo implica una operazione
·di credilo o con l'azienda dissestata o oon
gli istituti credilpri di tale azienda. Qui è il
'f ulcro del problema.
Se l'azienda dissestata e gli istituti che van-
tano verso di essa crediti in esigibili hanno
bisogno di danaro liquido per l'esercizio della
loro gestione e perché non è nella loro in-
dole di poter rimanere scoperti per lungo
tempo , la copertura delle perdite da parte
dello Slato non può essere differita o ripar-
tita in una serie troppo lunga di anni.
In questi casi, allorché il bilancio dello
Stato non consenta di distrarre da esso som-
me sufficienti, non si può a meno eli baltere
un'alLra via: quella di un presLito inLerno ,
che abbia le caratteristiche adatte al suo fa-
cile collocamento e il cui termine di rimborso
70 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOl\[[CO

non sia così lontano da immobilizzare Iuor


di misura gli enti soltoscritlori.
Con un prestilo di queslo lipo , le iUUllObi-
lizzazioni che pesano sugli isliluli di credilo ,
sopra lulto su quelli elle lo conLrollano c
che devono perciò limitarsi ad operazioni a
breve termine, vengono spostate da essi ai
sotloscrittori elel preslilo.
Gli istituti riacquislano la loro litluidilà ,
la circolazione bancaria la propria elaslicilà
e cioè la possibililà di proporzionarsi auto-
malicamenle al livello dei prezzi e al movi-
mento degli affari.
Se lo Stalo invece paga un po' alla volla ,
siamo nel caso eli operazioni di finanz iamenI o
falle da istituti allo Slalo, e che sono conlra-
rie alla loro nalurale funzione . Le lJ [ll1che
di emissione e le banche ordinarie non <lo ~
vrebbero avere crediLi finanziari, ma preslare
la loro opera nello sconlo eli efTelli com-
merciali derivanti dall' esercizio dell' induslria
e del commercio, sincroni per la loro durala
col ciclo produttivo cui si riferiscono e che
si esauriscono col compimenLo di esso . Come
non devono finanziare gli impianti , non ele-
vono finanziare neppure la coperlura delle
perdite.
Da qualunque parle si guardi la siluflZione
in cui si trova la maggior parle dci paesi coin-
volti nella crisi , n ei q uali i po leri pu bI) Iici
hanno deciso di ripartire su lulla la popola-
La COlJe1'{nra clelle perdite 71

zione perdite di speciali aziende di notevole


importanza) la morale della favol,a è una sola:
la copertura delle perdite deve essere finan-
ziata anch'essa nei modi consueti.
La purificazione dei nostri maggiori isti-
tuti di credito dagli immobilizzi finanziari.,
svalutati ineluttabilmente dal corso della crisi)
dalla discesa delle quotazioni e dei prezzi) e
la creazione di istituti autonomi destinati ad
amministrare queste attiviLà erano il presup-
posto funzionale per arrivare al risanamento
degli istituti di credito col concorso neces-
sario e bene ispirato di tutte le forze econo-
miche nazionali.

16 marzo 1932.
LE LEGGI DELLA MONETA

I debitori di sterline h anno e\'idenlclllcnlc


approfittato delle buone occasi'oni oITcrle llcl
dicembre e nel gennaio dal corso della vu-
Iuta inglese per pagar e i loro debili. Svariale
circostanze facevano riten ere prOlHtbile un
arresto nella sua discesa e il rialzo del suo
prezzo in oro e in divise es ter e: la caduta del
Governo laburista, il raggiunlo eq uilib rio elel
bilancio dello Stalo, le migliorate prospellive
della bilancia del commercio, le incerlezza
del dollaro, la facilità con cui la Banca d'In-
ghilterra ha pagato i debiti contralti all'esLero
per la difesa della sterlina. Gli acq uisLi di
valuta inglese, consigliali da una fondaL a pre-
visione del suo rialzo , hanno ooncorso a farla
rialzare: alla ricerca di sterline faLta dai de-
bitori si è aggiunta quella degli spec ul a Lori a l
rialzo . Questa somma di forze concorren li ,
applicate a una valula già tend enzia lm en te
in ripresa, ne ha accelerato ed esagerato il
movimento che i freni consueLi non polerono
Le le!Jgi della moneta 73

agevolmente contenere. Oggi tale movimento


sembra esaurito.
!Pcrò i casi della sterlina, riassunti nelle
seguenti quotazioni:
28 luglio 1926 lire italiane 153.68
21 dicembre 1927 92.46
2 dicembre 1931 63.87
15 marzo 1932 " 70.30
"
dimostrano, in modo evidente, che qualun-
que produttore incurante dei probabili movi-
menti dei prezzi delle valute, sarebbe desti-
nato, In questi tempi, a essere sOlTunerso)
quasi come il produttore che si ispirasse a
previsioni sbagliate. Se perciò i produttori
han dovuto diventare anche speculatori sui
cambi non sarebbe giusto addossarne a loro
la maggior parte della colpa. Un produttore
più abile nel prevedere le vicende dei cambi,
e che sappia trarre profiLto da queste previ-
sioni, può facilmente r endere vana e inoffen-
siva la maggior competenza tecnica dei pro-
duLtori concorrenti e la loro migliore e piLl
economica attrezzatura industriale. L'impor-
Lanza del faLtore speculativo nella determina-
zione dei costi e dei prezzi pesa di più, spes-
so, dell'importanza del faLtore tecnico, e le
leggi della moneta più delle leggi fisiche e na-
Lurali e di quelle della organizzazione ra-
;donale di un'azienda.
Ogni giorno che passa segna una vittoria
74 LA RESA DEL LIBERALISMO ECO~OM[CO

morale, purtroppo quasi sempre sollanlo mo-


rale, delle constalazioni positive Lramanda-
leci dagli economisti classici anche in matcria
monetaria. Quale slabilità può avere una va-
lula a corso forzoso mentre varia da un Illese
all'altro il rapporlo dei debiti e dci ereclHi
verso l'estero da cui ne dipende il valore?
mentre i mutamenti della polilica doganale
modificano il dare e l'avere nascenti dagli
scambi commerciali? mentre la domanda e
l'offerta dei biglietti di banca, e, correlaLiva-
mente, l'offerta e la domanda di divise cstere
variano con l'afflusso o 001 dcflusso del ri-
sparmio errante per il mondo?
Quando la sera del venti seLLembre dcllo
scorso anno si seppe che la Banca d'Inghil-
lerra era autorizzata a non convcrlire in oro
i propri biglietti, sembrava che non solo l'o-
nore nazionale, ma anche l'interesse Il azio-
nale di quel grande popolo abituato a vin-
cere fossero stati durevolmente compromessi.
Chi avrebbe più creduto alla piazza di Londra
per affidarvi tranquillamente i propri rispar-
mi come vi avevano creduto fino allora i
correntisti di ogni Paese, d'ogni razza, d'ogni
religione, d'ogni condizione?
In queste ulLime sctlinulI1e le apprensioni
hanno avuto un motivo opposto: la rivaluLa-
zione e non la svalutazionc. Questa contraddi-
zione apparente vuoi dire che ciò che inte-
ressa di raggiungere non è un prezzo pitl allo
Le leggi della 71/Oneta, 75

o un prezzo piLl basso, ma semplicemente un


prezzo stabile in rapporto all'oro.
La legge che ripristina l'obbligo della con-
vertibilità dei biglietti di Banca in oro è un
atto formale, il riconoscimento, la consacra-
zione legislativa di una riacquistata possi ~
bilità. La sostanza è in questa possibilità di
fatto di una stabilità çhe può anche coesistere
con la inconvertibilità. Frazione più, frazione
meno, potrebbe farsi obbligo alla Banca d'In-
ghilterra eli convertire la sua sterlina carta
ad un prezzo che corrisponde a settanta lire
italiane, o ad altro prezzo qualsiasi che piLl
o meno se ne scosti , in un senso o nell'altro.
l\Iancano tuttavia ancora le condizioni neces-
sarie di una effettiva e durevole stabilità dei
cambi: i coefficienti d'incertezza aumentano
ogni giorno. Commmerc1o estero manovrato
con tariffe doganali, contingentamenti, impe-
dimenti e proibizioni di varia natura; controlli
e divieti nel commercio delle divise e nei
mezzi di pagamento; ribasso dei prezzi in
oro e delle quotazioni dei titoli; problema
delle riparazioni e dei debiti di guerra non
ancora definito ; fallimenti bancari e indu-
slriali di vasta ripercussione e che esigono
complicate sistemazioni; una àtmosfera psi-
cologica di incertezza, di diffidenza, che fa-
vorisce il vagabondaggio del risparmio in
cerca di quiete. Tutte condizioni che fanno
sembrare prematura e non consigliabile una
76 LA RESA DEL LmERALIS~LO ECONOMICO

slabilizzazione formale fondala su elementi


instabili,
I forti acquisti di divise falti dalla Banca
d'Inghilterra per conlo del Tesoro; il progres-
sivo ribasso del saggio dello sconlo e la COI1-
seguente diminuzione dei margini di pro fi tlo
speculativo; le dichiarazioni moderatrici del
Cancelliere dello Scacchiere; la salurazione
del fenomeno del rimpalrio di capitali che
hanno approfittato delle punle di minimo dei
mesi scorsi; il permanere di una bilancia
commerciale fortemente passiva e l'assotli-
gliarsi dei profilli di capilale investiti all'este-
ro, sono tutti clementi convergenti ch e lell-
deranno a ridonare una cerla tranquilliti'l al
cambio della valula inglese,
1Vla prima che essa ritorni al cambio fisso
per aUo di Governo ocoorrerebbe che queg li
elementi d'incert ezza, cui si è accennalo, fos-
sero anch'essi tolli di m ezzo, La più autore-
\'o le stampa tecnica in glese non ha lorto di
considerare, dal punlo di vbta economico-fi-
nanziario, prematuro un allo di slabilizz<J-
zionc,

18 lItal'ZO 1932.
RESURREZIONE

N on per confondere il significato religioso


di questa data con la rinascita e la pace
che oggi vengono invocate a sollievo dei po-
poli, ma per la sua stessa espressione umana
e per il senso che essa ha per -noi, plasmati
nella tradizione cristiana e cattolica, la parola
resurrezione ci raccoglie, più che negli altri
anni, intorno a sé.
Non dobbiamo dolerci dell'inquietudine in-
terna dei popoli nei, rapporli di categoria
e di classe o nei loro rapporti di subordi-
nazione verso i governanti. Anzi le antiche
antitesi politiche che hanno reso inquieto il
secolo scorso ed i primi anni del dopo guerra,
si sono attenuate e la difesa delle posizioni
si svolge prevalentemente con metodo paci-
fico nell'orbita dell'ordine pubblico e delle
pubbliche istituzioni. Mai come oggi i popoli
del mondo hanno dato prova di adattamento
alla tristezza dei tempi, a malgrado la dif-
fusa disoccupazione, a malgrado le costrizioni
all'ormai abituale tenore di vita. I governi
78 I.A RESA DEL I .JBERAI.IS~[Q FCONOlliCO

degli Stati pill potenti ebbero dai loro po-


poli libertà di operare per la comune ulil itù ,
circondati da fiduciosa aspettazione che la
loro opera valess e a trarli dall e presenti av-
versità economiche. Anche i detentori della
ricchezza e i datori di lavoro ) i gl'andi e j
piccoli capitani delle intrapres e economidw
d'ogni ordine) sono stati lasciati liberi ) essi e
i loro organi associativi, di operare per il loro
interesse. Il mandato non poteva essere pilL
ampio e più soddisfacente in rapporto ai tem-
pi. Mandato senza limiti di modo e di du-
rata) espressione di una coscienza c di U11a
attesa civile che non ha nella s toria così vas to
e durevole esempio. La crisi dura da du e
anni e mezzo) ampia così da comprendere
tutti i continenti. Da p er tullo gli stessi fe-
nomeni, senza che il tessuto dell e istituzi oni )
quali esse siano) abbia mos tr ato un sens il)il e
indebolimento. La crisi si è mantenuta n-
n'ora nei limiti di un fenomeno ecouom iro
senza dar luogo a r eazioni di carattere poli-
tico che in altri e non lontani periodi s i
sarebbero manifestate. Questa è la constata-
zione più singolare che scaturisce dall'esame
della realtà quotidiana. Venti milioni cii di-
soccupa ti) quanto la statistica n e conta ancora
oggi) non hanno tradotLo la loro naturale de-
pressione spirituale in forme di violenza né
collettiva né individual e) né sul terreno de'Ile
gerarchie economiche, n é su quello delle ge-
ReS'/lITezione 79

rarchie politiche. E ciò mentre si va svol-


gendo l'esperimento russo che) per la stessa
sua durala) per gli innegabili se pur parziali
risultali recenti, per le seduzioni astratte che
può presentare) costituisce un centro di at-
trazione proselitistico potenziato dalla uni-
yersale durezza del momento. Non si ha nep-
pure il senso di una tensione nell'orbita dei
regimi liberali. La superficie è da per tutto
sufficientemente tranquilla.
La stessa sorpresa che può suscitare questa
tranquillità negli osservatori obbiettivi) come
uno dei caratteri più singolari della crisi eco-
nomica che attraversiamo) non consiglia tut-
lavia di confidare passivamente in essa come
in una sua caratteristica essenziale) necessa-
riamente costitutiva del suo modo di svolgersi.
Non può negarsi che le gerarchie poliLiche
ed economiche si siano preoccupate di atte-
nuare gli effetti del corso della crisi e di
abbreviarlo con provvidenze d'ordine sociale
c d'ordine economico che hanno chiamato
a concorrere tutte le categorie dei cittadini
a un'opera di umanità e di solidarietà e non
hanno ) nei limiti di ciascun Stato) riscontro
nella storia. Si è anzi esagerato nel fron teg-
giare queste preoccup::,tzioni creando) come
è accaduto nel Regno Unito ed in Germa-
nia) l'industria dei sussidi e la coltura di
Stato della disoccupazione. Però tale solida-
rietà nei concorsi ) come anche l'attività te-
80 l.A RESA DEL LInERATJSMO ECONOMICO

rapeulica esercitata con criteri esclusivamente


nazionalislici, hanno caricalo sul risparmio
produllivo delle nazioni o11eri che, in lllo~o
eli accelerare il processo di ricostiluziollC ~I()
hanno indubbiamente ritardalo. Sopra luLlo
lo hanno ritardato quei separalismi econo-
mici che, invocali in ogni Slalo dalle confe-
derazioni degli inleressi , non escluse (lllCllc
dei lavoralori, ne hanno isolalo le singole eco -
nomie: proibizioni doganali, contingenlamenlo
alla importazione, divieti di immigrazione, li -
miti e conlingentamenli al commercio delle
valute, ecc. Le stesse confederazioni de g] i in -
teressi vivono in questa duplicità di coscienza
tra l'invocazione di tali limiti alla liberLà eco-
nomica e l'invocazione della liberlù economi (,~l
stessa, di cui si rendono interpreti non sol~
tanlo la Socielù delle Nazioni, ma i direlli
rappresentanti degli interessi medesimi in ogni
loro convegno. Eppure il disarmo socielario
economico ha fatlo ancora meno strada del
disarmo militare. I trattati di c0111mercio , co-
me è stato documentalo anche r ecenlem cntC',
in questo giornale, hanno durata effimera . La
clausola della nazione più favorila è dovun -
que vulnerala e limitala. Assistiamo ael una
ripresa esasperata dell' anlico mercanlilismo
non per generazione sponlanea ma per la
prepotenza delle calegorie sulle ra gioni (\ (' 1-
l'inleresse pubblico e universale .
Il perdurare e anzi rinlensific[lrsi dci 1110-
Resu?"1'ez'ione 81

tivi che indubbiamente tendono a ridurre l'ef-


ficienza economica dei popoli e del mondo
e ad ostacolare la formazione del risparm~o
e del capitale, rende molto pensosi sugli ef-
fetti di tale ori,e ntamento e sulla manifesta
impossibilità di un orientamento diverso meno
assurdo, più coerente, più razionale, meno
dissipatorio.
Conviene fermarsi su questo piano inclinato
sul quale l'egoismo particolaristico ha tra-
scinato popoli e governi, se non si vuole che
la tragedia abbia una soluzione violenta, se
si vuole che non sbocchi in fasi di un'acutezza
imprevedibile. Fermarsi. Non sarebbe neanche
necessario tornare indietro se non nelle mani-
festazioni più dure e più assolute di questo
separatismo. Fermarsi vuoI dire permettere
all'economia del mondo di assestarsi, sia pure
su di una base diversa di quella precedente
alla crisi. Fermarsi vuoI dire togliere l'incer-
tezza del domani ai produttori, nei prezzi,
nelle valute, nel volume degli scambi. Non
fermarsi vorrebbe dire camminare verso una
organizzazione preordinata, statale o consor-
tile, che stabilisca a priori un rapporto fisso
tra produzione e consumo. Non fermarsi vuoI
dire sostituire all'equilibrio economi:co, espres-
sione di infinite variabili fondate sulla vo-
lontà dei singoli, un equilibrio economico in
cui la legge dello Stato, dell'organizzazione
economica pubblica, risolva quelle variabili in
DE' STEFANI. 6
82 LA nESA DET. LIUF.nALISMO ECONOMTCO

un imperativo di diritto pubblico. Non reI'


marsi vuoI dire trasformare il regime econo-
mico, non rivoluzionariamente, ma nOll meno
fatalmente.
Se noi vogliamo rimanere fedeli all'inizia-
tiva economica privata, se noi le riconosciamo
delle insostituibili virtù che assicurano il pro-
gresso del mondo, meglio che qualsiasi inizin-
tiva pubblica, meglio che l'imperativo (\elln
legge, bisogna fermarsi per coerenza verso
questa confessata Hducia.
Sotto questo travaglio, che lievita nelle ror-
me piLl incoerenti ed esagerate, ci piace pen-
sare in questo giorno che vi siano delle forze
genetiche di resurrezioni, di cui non ci è dato
precis8rc la natura e la lraielloria, ma che
impediranno che il mondo proceda sulla "ia
della rivoluzione economica che govel'l18nli ('
manovra tori del risparmio riconosco n o in n LI o
senza avere il potere di opporvisi in misura
apprezzabile.

26 1II(l1"ZO 1.G82.
LA DIFESA DELLA STERLINA

Di solito, quando si parla di difesa di una


"alula, si pensa alla difesa conlro la sua
syalulazione, non contro" la sua rivalulazione.
Eppure accade da qualche lempo in Ingllil-
terra che si debba difendere la s.terlina-carta
dagli aumenti di prezzo , potenziandone e au-
menlandone la quantità offerta in vendiLa. In
quaLtro mesi la sterlina-carta ha riguada-
gnato , nei confronti della lira italiana, da otLo
a dieci punti. La Borsa di Londra ha chiuso
ieri a circa 73 lire italiane per una lira ster-
lina, mentre veniva quotata a sessantaquatLro
ai primi di dicembre dello scorso anno. Du-
rante le vacanze pasquali, menlre sostava l'a-
zione calmieratrice della Banca d'Inghil terra,
gli speculatori al rialzo della sterlina era-
no riusciti a portarla a oltre scLtanlaquat-
tro. Le quotazioni quotidiane della sterlina
oscillano inlorno a una curva tenacemente
ascendente che rappresenta il sopravvento clei
fattori del rialzo sull'azione posla in aUo
per raggiungere la stabililà del potere di ac-
84 LA RESA DEr, rJl3ERALrSMO ECONOMJCO

quisto della slerlina nei confronti dell'oro , il


quale rimane quel che era, la misura sovrana
e insostituibile del prezzo anche dci bigliclli
di Banca.
Si dice che l'attacco al rialzo, curioso al-
tacco, venga dalla Francia e che nasconda
molivi economici o polilici accanlo a quelli
del semplice interesse speculalivo. Il rialzo
dena sterlina danneggia i produttori-esporla-
lori inglesi perché lale rialzo si risolvc in
una perdita quando essi converlono i loro
credili esteri in valuta nazionale. Il movi-
mento al rialzo divora quel premio all 'cspor-
lazione, di derivazione monelaria, su cui COIl -
lavano i produLLori inglesi.
Intanto in Francia si comincia a preoccu -
parsi, c non senza fondamento, che l'oro con -
venulo a Parigi eia ogni parle del mondo se
ne vada allrove, consiglialo a muoversi qua
e là eia ragioni di convenienza e così pure,
anzi prima eli esso, se ne vadano le disponi-
bililà di credilo verso l'estero affidale alle
Banche francesi. Se lale movimento si intensi-
ficasse assisteremmo a una rapida conlrl1-
zione della circolazione bancaria francese, pa-
rallelamente a una diminuzione delle sue ri -
serve in crediti verso l'eslero e in oro. Parigi
è oggi la piazza più inleressanle in quesla
lragicommedia dci cambi. La ricerca clelia
sterlina potrebbe anche essere l'cIreLLo non di
manovre speculative o slrumentali, ma di lino
La difesa della sterlina 85

spostamento di fiducia dal franco e dal dol-


laro verso la valuta inglese, verso il popolo
inglese, verso il Governo inglese. Popolo e Go-
verno che hanno dimostrato di sapere riequi-
librare la loro situazione finanziaria, soste-
nendone il peso, e far dimenticare con un atto
di volontà la precedente politica del rinvio.,
delle provvidenze, che ha condotto !'Inghil-
terra al corso forzoso.
Dietro le riserve della sua Banca di emis-
sione c'erano le riserve auree e spirituali di
un Impero, che oggi reagiscono sulla crisi di
debolezza sboccata nell'atto di inconvertibilità
decretato il 20 settembre dell' anno passato.
Il fulcro della situazione britannica, la cir-
costanza che assicura all'Inghilterra la fidu-
cia del mondo, è il riconquistato pareggio del
bilancio. La stabilità monetaria si regge su
due colonne: l'equilibrio della bilancia dei
pagamenti verso l'estero e l'equilibrio dei pub-
blici bilanci. È superfluo dire per quali vie
la situazione finanziaria degli e·nti pubblici
influisca sul prezzo e sul credito del biglietto
di Banca in rapporto all'oro. Vi influisce
tecnicamente e spiritualmente, in modo tale
che non possiamo associarci a 00101'0 che
svalutano H problema dell'equilibrio del bi-
lancio e tendono, attenuandone l'importanza,
a rinviarne il risanamento. Le situazioni ame-
ricana c francese sono insidiate, sia pure
in misura diversa, da questo bisogno di cre-
Rti LA RESA DEL LIBERAWSMO ECONOMlCO

dito delle pubbliche amministrazioni, concor-


rente al bisogno di credito dell' economia
privata dci due Paesi. Come il disavanzo
peggiora il mercato del credito, 1'avanzo lo
migliora con benefici effelli sull a llqll idi tà
delle operazioni delle Banche di emissione
che deve essere salvaguardata, c quando man-
chi, ponderatamente ma energicamente ricon-
quistata.
L'esperienza anche elel mondo in crisi ri-
conferma la sostanza rcalislica, indomabilc
delle leggi economiche tradizionali elle asso-
ciano le fortune c1ella pubblica finanza a
quelle della valuta e del credito. Se gli eco-
nomisti non fossero soprafIalli dall'angoscia
c1egli efIelli del misconoscimenlo di queste
leggi della realLà, don'cbbero essere orgogl iosi
di averle conservate nelle loro tavole c di
averle difese. Le onde di fiducia e di sfidu-
cia che passano e ripassano la Manica e
l'Atlantico non sono il prodotto di fallori ill-
determinabili nella loro qualità e nella loro
potenza, ma del maturarsi eli situazioni COll-
crete, del loro permanere, della rilassalczza
nel provvedervi.
Oggi l'Inghilterra deve difendersi da una
vittoria, perché nel campo monetario stravin-
cere è pur pericoloso. Non è che essa stra-
vinca in via assoluta: stravince in via rclali"n,
per le preoccupazioni che suscita nei rispar-
miatori la condolla dci Governi americanu
La difesa della sterlina 87

e francese, non tanto per le loro direttive po-


liliche, quanto per il governo tecnico della
finanza dei due Paesi.
Per la Francia c'è, accanto al disavanzo del
bilancio, anche l'incognita assillante e rodi-
trice del disavanzo della bilancia del com-
mercio, non più compensato dagli altri fat-
tori attivi della bilancia dei pagamenti.
1\ on possiamo pertanto associarci nemmeno
agli incondizionati consensi verso la politica
finanziaria francese, anche se autorevolmente
espressi in qualche organo della stampa ita-
liana. Non si vuole svalutare l'importanza
della tecnica dell'emissione e dello sconto, ma
essa non va neanche esagerata. La tecnica
di una Banca di emissione è ormai consa-
crata da secolari esperienze, ed essa ha rag-
giunto una fissità di principì che la rende
quasi automatica e meccanica. Oltre di essa,
e dominanli il fatto stesso dell'emissione e il
valore del biglietto, vi sono i fattori econo-
mici e finanzlari. E quanto più i fattori eco-
nomici esigono cure profonde, tanto più deve
coordinarsi a questo fine la pubblica finanza
per impedire il deterioramento sostanziale
della valuta di un Paese. Ciò non hanno fatto,
a ciò non hanno provveduto, né gli Stati,
Uniti né la Francia. Ed è da tale terreno che
deriva l'atmosfera di sfiducia. L'energia rea-
lizzalrice pur nel campo finanziario non ha
perduto il suo valore di fattore ricostruttivo .
88 LÀ RESA DEL LillERALISMO ECOl'OMICO

Nel suo ultimo articolo ebdomadario ap-


parso su Le Temps {inancier, Frédéric J enny
richiamava l'attenzione sul legame che avvince
il bilancio e la moneta, specialmenle nel pe-
riodo attuale, così sensibile per tanle delu-
sioni subìte e per le disavvenlure palite dai
risparmiatori. I principi rimangono perché è
la realtà stessa che li genera: non c'è che
da obbedirvi.

31 marzo 1932.
PROBLEMI ECONOMICI
DEGLI STATI DANUBIANI

Capi di governi e ministri degli esteri dei


m aggiori Stati europei non danubiani si sono
riuniti a Londra per discutere i problemi eco-
nomici che assillano gli Stati danubiani. A
giudicare dalla formazione delle- delegazioni
dei quattro Stati convenuti a Londra, essi sa-
rebbero chiamati a discutere tre problemi:
10 il problema dell'assistenza finanziaria
straniera agli Stati danubiani;
20 il problema della politica doganale tra
gli Stati danubiani e tra essi e gli altri Stati
europei ;
3 0 il problema dell'equilibrio politico na-
scente dalle varie soluzioni che saranno pro-
spettate per i primi due problemi.
Tra le ipotesi che si possono fare in rap-
porto alla trasformazione della politica doga-
nale nell'orbita del sistema dei paesi danu-
biani, ci può essere quella di una unione do-
ganale preferenziale o di una unione do-
ganale fondata sul criterio del libero scam-
90 LA RESA DEL LIlIERALIS)lO ECONOMICO

bio rcciproco. Perché i paesi danubiani e la


loro politica dogan ale m eri lino e glns lirich i no
una separata considerazione dislinla da quella
della politica doganale degli allri Slali euro-
pei, non è economicmnente dim os lr abile . La
predicazione conlro il prolezionismo doga~
naI e è ormai divenula così generale lra gli
slessi colpevoli di lutto il mondo, ch e solln n lo
una ragion pratica può consigliare eli reslrin-
gerne gli effelti, sul terr eno polilico, ai paesi
siluati sulle rive del Danubio. C'è un a s lrana
coincidenza lra la conferenza ch e dovrà riu-
niI"si ad Ollawa al principio dell'eslale, con-
vocala per disculere i rapporli doganali lra
il Regno Unito, i suoi dominI e il rcslo del
mondo , e questa conferenza di Londra, pre-
liminare di altre in cui gli s lessi Stali danu-
biani saranno invitali. La somiglianza delle
difficoltà genera la somigli anza dclle itlce c
d elle proposte per ricoslruire le forlune com-
promesse in questa o in quella parle del
mondo.
Non ci si guadagnerebbe null a nella COlll-
prensione d ella linea madre dei fa lli, con lo
scendere ai particolari di quesla o di quella
'cconomia dei singoli pn esi clanubian i per lro-
varvi una soluzione elcI pro spe tta lo di sarmo
doganale. Non vi si può giungere ch e con
criteri e con metodi sinlelici. Con l'ingresso
d ell'Auslria in lale unione doganale cadrebbe'
naluralmenle il progello, che ha sollevalo l'au-
Problel/li economici degli Stati danubiani fll

no scorso tanto scalpore, dclla sua unione do-


ganale con la Germania, o per lo meno ne
risulterebbero moltiplicate le difficoltà tecni-
che e poliliche. Anche la Germania, dal punto
di vista geografico, è un paese danubiano ,:
in un certo senso più danubiano fra tutti per-
ché il Danubio vi trae la sua origine. Ma l'in-
gresso della Germania nella prospettata unio-
ne doganale dei piccoli paesi danubiani sca-
tenerebbe resistenze ed opposizioni in essi e
fuori di essi. Basta farne l'ipotesi per per-
suadersene. Da tale constatazione discende lo-
gicamente la conseguenza che o l'unione do -
ganale si estende oltre i paesi danubiani tanto
da comprendervi altri grandi paesi accanto
alla Germania, o essa sarà costretta, se pure
poLrà aver vita, nell'orbita del suo originario
disegno.
Però oggi non soltanto gli economisti, cni
capita spesso di predicare al deserto, ma an-
che gli uomini d'affari e gli uomini politici
sono convinti dei dannosi eccessi del prote-
zionismo doganale e dei pericoli economici e
sociali che nascondono le economie chiuse,
e cioè le esasperazioni del nazionalismo eco-
nomico.
Nessuna migliore occasione, anche per le
grandi potenze, per rinsavire senza eli che
esse che si danno da fare per il risanamen to
alLrui, dimenticherebbero, per impoLenza, il
risanamento proprio.
92 LA RESA DEL LlBERALISMO ECONOMICO

L'assistenza finanziaria delle grandi polenze


ai paesi danubiani, o a tal uni tra essi, è il
secondo problema che sarà discusso nel con-
vegno di Londra e che è stato già oggetto di
colloqui preliminari tra il capo del governo
francese e il capo del governo inglese. Nulla
di più legittimo che i paesi prestatorì e i
loro governi provvedano a tutelare i loro crc-
diti verso i paesi danubiani, a conservarne lc
garanzie, interessandosi del loro slato econo-
mico. La stampa ufficiosa parla tuttavia non
soltanto di una conservazione delle garanzie
e dei modi migliori per realizzarla, ma anche
di una estensione del credito. A malgrado
l'esperienza delle recenti disavventure, si len-
de a ricadere continuamente nello slesso er-
rore. Prestare ai paesi danubiani vuoI dire
importare nei paesi danubiani merei e ser-
vizi ed e.sportare da essi l'equivalente delle
quote di interesse di ammortamenlo. IL pre-
slito estero, manovrato sul terreno polilico
e non generato da una domanda economica
specifica che ne garantisca la riprodultivilù
anche nei confronti della bilancia dci paga-
menti, rinvia il problema del risanamento in-
terno e invece di alleggerirlo, lo aggrava. Le
quali cose si sono dette mollissime volle nei
riguardi della Germania e di allri paesi e
non c'è oramai nessuno che lo disconosca. Ep-
pure si ritorna sempre a questa fallace solu-
zione, quella del prestito. E quando i suoi
P.roblemi economici degli Sfati danubiani 93

effetti incominciano a farsi sentire, le cor-


renti di importazione si gonfiano in rapporto
ad esso e vi si oppongono le barriere doganali.
I fatti dimostrano che il risanamento non
può venire dal conservare il ritmo abituale
dello sforzo ecoh1'01nico di un popolo, ma:
dall 'inlensificarlo, da una maggiore economia
dell'organizzazione, da una sua maggiore effi-
cienza, stimolati da una volontà autogena di
ricostruzione con l'utilizzazione al massimo
dE'Ile proprie forze.
Ancora una "olta i popoli osservano se le
lezioni dei fatti sono servite a coloro che ne
decidono le sorti.

6 apr ile l.Q82.


L'IMPIEGO DEL PRESTrrO

X ella seduta del ç) corro il Gl'nn Consigl io


elcI Fascismo ha segnalato l'opportunitù che i
tre milarc1i sotloscriLLi in contanli siallo ('O St
ripartiti: un miliardo per opere pubbliche e
forniture industriali, un miliardo a diminu -
zione del disavanzo del bilancio , un miliarclo
a favore dell'Istituto eli liquidazioni per mel-
ledo in grado di ridurre di uguale somma il
S110 clebito verso la Banca d ' llalia.
11 quarto miliardo è stato solloscrillo C011
Buoni ciel Tesoro 110vennali l'imborsabili 11el
110\'embre di quest' nnno e non dà quindi luo -
go a una entrata slraordinnri.a dell'Erario,
ma ad una proroga novennale di pagamenlo
consentita dal creditore, che solle\' a la cassa
dello Stato dalle necessilù di provved ere i
corrispondenti fondi per il rimborso.
Il successo delln sottoscrizione, originnria -
mente destinata alla rinnovazione di un mi -
linrdo di Buoni novennali, è il risultato di
un calcolo di convenienza dci rispnrmi Htori
italiani, che non ha soltanto per slIoi elc-
L'impiego del jll'estito

menli l'altezza degli interessi e la speranza


di una vincila, ma, sopra tutto , la fiducia nella
solvibililà del debilore e nella sua volonlà e
capaci tà di adempiere agli impegni assunti.
Benché le somme sottoscritte eccedessero
i qualtro miliardi, di cui tr e, come si è d etto ,
in contanti, le circostanze hanno consigliato
eli limitare il pres tito a quatLro miliardi per
non comprome ttere le disponibililà di rispar-
mio affida te dai risparmiatori agli Istituti di
credito c non turb ar e eccessivamente le cor-
renti normali eli questi investimenti. Non è
in nosLro potere o arbi trio eli ottenere, entro
un breve periodo di tempo, l'accelerarsi del
ritmo d'i accumulazione del risp ùrmio , m en-
tre l'attuale sLato di depressione tende a ri-
durre quei margini di r edd ito che vi sono
des tin ati.
Le segnal azioni falte dal Gran Consiglio d el
Fascismo intorno all'impiego d el prestito, e
cioè dei tre miliardi in contanti, sono ispi-
raie dal cri Lerio di una proporzionaLa ripar-
tizione di questa entrata straordinaria tra le
varie necessità della finanza dello Stato: la
coper tur a del disavanzo del bilancio , la co-
per tura delle spese per la disoccupazione, la
copertu ra clel debito clello Stato verso l'IsLi-
l uto di liquidazioni.
Il disavanzo del bilancio dello Stato, in
quan to dia luogo a una differenza tra le som-
me da pagar e e le somm e d a riscuot ere, non
96 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

può essere coperto che con entrate straordina-


rie, e cioè normalmente con accensione di pre-
stiti o con entrate ordinarie, e quindi con un
awnento del geltito tributario. La que tione
della preferenza da darsi all'imposta o al
prestito per coprire i disavanzi dei pubblici
bilanci presuppone certe condizioni che per-
mettano di poter ricorrere all'uno o all'alLro
metodo, una libertà di manovra oggi non fu-
cile a essere realizzata, e che, comunque,
non servirebbe per saldare situazioni giù ma-
turate e a cui si deve inevitabilmente e ra-
p idamente provvedere.
Nei primi otto mesi dell'esercizio corrente
la situazione del bilancio indicava un disa-
vanzo di circa due miliardi, cui però l'a ri-
scontro un aumento del debito fluttuante sol-
tanto di 640 milioni circa verso la Cassa
depositi c prestiti e gli Istitu.ti di previdenza
da essa amministrali. Sembra pertanto chr
l'entrata straordinaria di un miliardo desti-
nata al bilancio possa essere largamente suffi-
ciente per i bisogni in corso e sollevare la
Cassa depositi e prestiti da ulteriori domande
del Tesoro che la prudenza consigliava eli
moderare e ridurre al minimo possibile.
Il miliardo destinato a opere pubbliche e
forniture industriali non è richiesto solLanto
da una situazione di emergenza che induce
lo Stato ad aumentare la sua domanda di
lavoro in rapporto alla diminuzione della do-
L'impiego del prestito 97

manda di lavoro economioo-privata, ma da


quella politica di attrezzaLura ,e conomica della
Nazione cui l'iniziativa privata non può prov-
vedere e che rientra nella politica del R,egi-
me. Le opere che esso ha compiute a sua
giustificazione e gloria e le altre in corso o
predisposte sono note a tulli gli Italiani. Il
nuovo miliardo permetterà un ponderato ac-
celeramento dei tempi che possa consentire
una più economica durata dell'esecuzione delle
opere, a evitare i rallentamenti che si risol-
\'ono in perdite economiche e finanziariCj.
Da questo e dal precedente miliardo, dalla
loro disponibilità nasce per il Tesoro il pro-
blema, secondario ma non trascurabile, elel
temporaneo investimento, che non è soltanto
un problema di interessi attivi o di dimi-
nuzione di interessi passivi, ma ancora di
politica delle giacenze presso la Banca eli
emissione, e non estraneo quindi al buon go-
verno supremo del credito:. La politica delle
giacenze, e cioè dei conti correnti del Te-
soro con la Banca d'Italia cui si richiama il
caso esaminato, meriterebbe infatti eli essere
meditata in rapporto alle nuove situaziont
Tutti gli Italiani solleciti del buon governo
del credito, fattore molto importante, se non
da solo decisivo della prosperità del Paese
e del modo con cui ,e sso può superare la
presente depressione, avranno appreso con
profonda soddisfazione che il terzo miliarclo
DE' STEFANI. 7
98 LA. RESA. DEL LmERALISMO E(,ONO~fJCO

in contanti del recente prest1Lo yerrà desti-


nato a favore dell'Islituto di liquidazioni pcr-
ché lo versi a diminuzione del proprio de-
bito alla Banca d'Italia. Il problema della
consistenza e della liquidilà delle parlite al-
tive della nostra Banca di emissione, che non
si era mai potuto decisamente affronlarc, o
soltanto con provvidenze inadeguale, nel do-
poguerra era andato aggravandosi: 10 in rnp-
porto alle decisioni che si erano dovute pren-
dere per trasferire su 1ulla la Nazione l'onere
delle perdite subìte dai nostri isliluli di cre-
dito privati e da organi dell'imluslria ila~
liana della cui sorte si è ritenulo che non C'i
si potesse disinteressare; 20 in l'apporlo al-
le vicende dei crediti della Banca d'Ita-
lia verso il Tesoro per l'oro deposilalo "
Londra e alla svalutazione delle riserve in-
vestite in valute carlacce o in Liloli inglesi .
Alla smobilitazione di lali operazioni al-
tive della Banca d'Italia, che avevano per-
duto la loro oonsistenza 'Ù liquidilà o cb e
non l'avevano, il Tesoro dello Slalo ha COll -
corso fino dal marzo 1925 con una somm a
annua porlata, con decreLo legge del 31 di-
cembre ultimo scorso, a 200 milioni. Quindi
al miliardo che dovrebbe essere destinalo a
questo scopo, secondo il suggerimenlo elcI
Gran Consiglio del Fascismo , devono aggiun-
gersi le annualità già stanziale, allo s Lesso
fine, nel bilancio dello Stalo. Con ciò si viene
L'imlJie,go del pl'estito 99

accelerando, compatibilmente con le nostre


possibilità, quel ritmo di smobilitazione delle
partite attive della Banca d'ItalLa di cui il
Tesoro ha garantito la consistenza o cui esso
dovrà comunque provvedere, come è acca-
duto per partite analoghe in altri Paesi.
La Banca d'Italia si avvia col cospicuo ap-
porto di un miliardo e con le previste an-
nualità a rientrare nell'orbita delle sue clas-
siche funzioni di fornitrice di credito a breve
termine e a riprendere il governo della fi-
nanza ilaliana economico-privata che non po-
leva esercitare nei confronti e per effetto,
dei suoi crediti non liquidi e non esigibili
entro le ordinarie scadenze, Con ciò anche
le effeliive necessità di biglietti del mercato
italiano verranno a essere chiarite nei loro
elementi quantitativi e qualitativi; la circola-
zione qancaria potrà risultarne più proporzio-
nata ed elastica e più effettivo il potere r e~
golatore del saggio dello soonto sulla domanda
dei biglietti, e non potranno mancare neppure
favorevoli conseguenze sulle nostre riserve li-
quide di valore internazionale,
La previdente iniziativa consacrata dal
Gran Consiglio del Fascismo risponde ai voti
manifestati negli ultimi tempi da quanti co-
noscono il meccanismo del credito, e in que-
slo medesimo giornale ne abbiamo illustrato
la necessità nei nostri articoli del 18 feb . .
braio e del 16 marzo, Più recentemente, e
100 LA RESA DEL LIBERALTSMO ECONO~ITCO

cioè il 29 marzo) si aveva occasione di scri-


vere a proposilo della predisposta cm issione
di Buoni novennali: « Da un altro aspetto i
Buoni novennali o pluriennali si raCCOlllan-
dano) come abbiamo avuLo occasione di scri-
vere e come ne ha fatto autorevole cenno
anche r-.lario Mazzucchelli nell'ultimo fascicolo
dclla Rivista Bancaria) alla considerazione de-
gli organi del Tesoro. Essi possono servire a
distendere nel tempo le sistemazioni cui si
è dovuto provvedere e insieme ad abbreviare
quel periodo di sistemazione ».
Dobbiamo pertanLo compiacerci coi rispar-
miatori italiani di aver consentito quesLa pos-
sibilità di accelerato risanamenLo e col Gran
Consiglio del Fascismo per averlo saggiamente
consigliato.

12 apl'ile 1.932.
LE EOONOMIE OHIUSE

Molla gente si domanda con sempre mag-


gior frequenza perché l'abolizione o la dimi-
nuzione dei dazi doganali e degli impedimenti
commerciali e migratori agevolerebbero la ri-
presa economica del mondo. La domanda non
è puerile perché dazi e divieti non hanno mai
avuLo una origine politica. Gli organi politici,
Governi e Parlamenti, hanno dato una con-
sacrazione legisI ativa alle insistenti richieste
delle confederazioni degli interessi. Così è
accaduto negli Stati Uniti e dovunque, in varia
misura.
La sfiducia verso la saggezza economica dei
Parlamenti e dei Governi parlamentari rispon-
de a un generale convincimento. Ma la gente
comune credeva di potersi fidare almeno delle
opinioni e delle richieste degli uomini d'af-
fari e dei loro organi rappresentativi. E poi-
ché la politica doganale è il risultato di que-
ste opinioni e proposte, si tendeva ragione-
volmente a concludere che essa concordasse
102 LA. RESA. DEL LlBERALISMO ECONOMlCO

con gli interessi economici non solo dei pro-


duttori, ma delle N azioni e del mondo.
Riconosciuta, nei confronti della politica
doganale, la funzione prevalentemente esecu-
Liva degli organi politici, era naLurale che
si dovesse risalire al mandalite: la persona
o il gruppo interessato. Se il mandante era
un uomo d'affari, come poteva esso sbagliare?
Il dazio doganale garantiva, e garanlisce, la
sua industria e la sua azienda dalla concor-
renza estera; gli permette di escludere i pro-
duttori esteri dal rifornimento del mercalo
interno, di estendere la propria domanda di
lavoro, di realizzare dei profitti, di ammortiz-
zare l'impianto, di distribuire dividendi e eli
beneficare il prossimo.
La somma di così brillanti risultali par-
ziali dovrebbe dare tm brillante risultato na-
zionale, assicurare la prosperità di tulle le
aziende protelte, incontestabilmerrte.
Vi è stata una setta, quella degli econo-
misti, che ha mosso delle obbiezioni a un
cotal modo di ragionare, ma non ha avulo
fortuna, se non di breve durata, e gli econo-
misti furono detti gente astratta, cervelli nelle
nuvole, teorici e secca tori. Accanto a tale pre-
giudiziale subbiettiva, si cominciò a dire, e si
continua a dire tultavia, che il problema del
libero scambio e del prolezionismo è superaLo.
Vedete? anche l'Inghilterra ....
Oggi però, senza che si voglia lultavia 1'1-
Le economie chit!se 103

conoscere che la setta degli economisti è stata


depositaria e tutrice di un principio econo-
mico utile, si diffonde il convincimento che
un moto verso la diminuzione della protezione
doganale, e cioè verso il libero scambio, 00-
sLituirebbe un fattore di ripresa, uno di quei
fattori che l'umanità si affanna a cercare
senza essere finora riuscita a trovarlo. Da
cinque anni serpeggia questa idea con cre-
scente insistenza. Si è parlato a Ginevra di
una tregua doganale come di una tregua de-
gli armamenti. Si può dire che quando due
uomini si trovano insieme fanno un ditirambo
della tregua doganale o anche del libero scam-
bio e non hanno parole che bastino per con-
dannare la protezione, i divieti al commercio
delle divise, i contingentamenti, gli ostacoli
alle migrazioni. Così che gli ,e conomisti hanno
talvolta l'aria di essere rimasti indietro ai
nuovi convertiti alla loro antica fede, quando
manifestano delle esiLazioni pratiche, l'oppor-
tunità di certi temperamenti o esprimono la
loro opinione sulla tattica da seguire per equi-
librare la bilancia del commercio aumentando
e non diminuendo gli scambi con l'estero.
Che una diminuzione delle tariffe doganali
e degli altri impedimenti al libero commercio
tra Stato e Stato e che la libertà di migrazione
siano cosa utile, è facile dimostrare. Lo scam-
bio è utile per le N azioni come è utile per
gli individui. È utile per me perché col mio
104 LA. RESA. DEL LlBEnALIS~lO ECONO~UCO

lavoro posso procuranni gli svariati prodotti


del lavoro alLrui. E così è utile alla N azione.
Se a un individuo venisse la balzana idea eli
l'are tutlo da sé quel che gli occorre per \'i-
vere, dovrebbe vivere, pur riuscendoci, l lli
e la sua famiglia, in uno slato economico 1)ri-
mitivo. Questa stessa cosa, in diversa misura,
si verifica per le N azioni, ma piLl per le N a-
zioni 'piccole che per le N azioni grandi. Le
N azioni grandi consentono vasi e possib ililù
nella divisione del lavoro; vi sono possib ili
graneli intraprese che producono a costi mi -
nimi. Questa è la ragione per cui le harriere
doganali degli Stati Uniti non ne hanno, fino
agli ultimi tempi, soffocato lo sviluppo. Iso-
landosi dal resto del mondo si l'iniscc per
dover produrre anche quello che sarebbe più
convenienle comperare con prodolli propri,
e cioè la potenza di rendimento della N a-
zione viene complessivamente ridotta dal do-
ver produrre quanto si polrebbe, con econo-
mia di lavoro, acquistare all'estero. Lo stesso
a"viene nello scambio tra uomo e uomo . La
popolazione poi si è sviluppata anche in rap-
porto al rendimento nazionale. Se con la pro-
gressiva adozione di un'economia chiusa si
diminuisce lale rendimento, ci troveremo di
fronte a una popolazione esuberante cui ven-
gono a mancare le possibilità di vita. I divieti
al libero movimento della mano d'opera tra
Paese e Paese contraslano poi con l'utilità
Le cco1to/llie chiuse 105

di un unico mercato mondiale della domanda


di lavoro che consenta il muoversi e il ri-
partirsi della popolazione lavoralrice e delle
loro famiglie secondo le diverse e mulevoli
esigenze economiche.
Tutlo questo è evidente. Però è anche evi-
dente che non si possono sovvertire d'ml
tratto posizioni artificiali, create e conser-
vale dalla protezione doganale. L'investimento
dei capitali e del lavoro umano qualificato
è quello che è in quanto vi sono certe ta-
riffe doganali. Se le riducessimo d'un tratto ,
tutte queste attività artificiali sarebbero po-
ste in una situazione di perdita, tanto più
grave in lill periodo di prezzi scendenti. È
facile alzare un dazio, ottenere del risparmio
di nuova formazione o del lavoro per metlere
in piedi o ampliare un'industria, ma non è al-
trettanto facile togliere il dazio quando lo si
è consentito. Togliere il dazio vuoI dire far
diminuire i prezzi probabilmente solto al co-
sto di produzione e compromettere l'equilibrio
finanziario delle intraprese.
Dunque. anche mettendosi per la via indi-
cata dal buon senso, che lo stesso Gran Con-
siglio del Fascismo ha invocato nella sua
ultima adunanza, noi ci troveremo di fronte
alla difficoltà della smobilitazione doganale
che deve essere ponderata, prudente, e al
pericolo di adoperare la medicina consigliata
in quantità superiori a quelle che hanno un
106 LA RESA DEL LIBERALIS~LO ECONOMICO

potere risanatore. Osservazione superflua, per-


ché certamente le considerazioni degli inte-
ressi impediranno l'uso di qualsiasi medicina
in eccesso.
Meglio era non produrre il male e ch e il
mondo degli affari non avesse prevalso sulle
decisioni dei Governi alla setta inoiIensiva
degli economisti.

24 a]J1'ilc 1982.
UNO SGUARDO FUORI DI CASA

Il caso Kreuger, che si dice abbia prodotto


ai cittadini degli Stati Uniti una perdita di
circa tre miliardi e mezzo di lire nostre, ci
invita a dare ancora una volta uno sguardo
fuori di casa. La capacità politica, morale
ed anche tecnica dei grandi finanzieri del
mondo è oggi da per tutto in oontestazione'.
Se ne scrive con libertà, oramai, in tutti i Pae-
si, da uomini politici che appartengono alla
storia di questo periodo, e la stampa interna-
zionale non è più bloccata, come era, da un
senso di ammirazione. I metodi spicciativi di
Kreuger, per i quali ha cercato !'immunità
nella morte, sono stati un tentativo di salva-
taggio , di auto-salvataggio, della sua impresa,
costruita con le dimensioni di una sinistra
fantasia epica. Ma, espedienti a parte, i suoi
metodi e i suoi errori sono un esempio di
quelli comuni alla grande finanza del tempo
nostro. Si dice che tra -le sue carte fu trovata
la prova di sovvenzioni a giornali comunisti.
E sono di questi giorni le rivelazioni fatte dal-
la stampa, non però giunte inattese, sui rap-
108 LA. RESA DEL r,IBER.ALISl\IO ECONOM1CO

porti tra l'alta banca e il comunismo rus ' o.


La bontà dell'affare diventa la misura d('lIu
sua utilità. Il metro poliLico e il meLro sociale
sono, su queslo terreno, strumenti di misura
fuori uso.
La posizione dei Govcrni economici liberali
nci confronti dci gruppi finanziari , più polcnli
di loro, durante e dopo la guerru, è oramai
precisata. Il processo all'inflazionc è in corso
negli Stali Uniti, in Inghilterra, in Germania ,
in Francia. Il potenziamento col denaro allrui
dcI compratorc insolvente è staLo il dramma
di cui i finanzieri furono gli autori. Il credilo
nelle loro mani, slrumcnlo de.licaLissil1lo, è
slato per essi lo strumcnLo facilc dci gua-
dagni di intermediazionc.
Da questa conslatazionc cm erge il dannoso
separalismo tra la funzione bancaria c i li -
mili che ad essa funzionc impongono le cau-
lele dell'avvenire e gli stessi profondi orien-
lamenti politici e sociali della vila dellc Na-
zioni.
Noi battiamo la nostra via in modo aulono-
mo in cui si cordinano lutle lc forzc vi-
tali del Paese subordinale a quella sola reall~l
assoluta che è la vila e la prosperiLà dclla
Nazione.
Qualche documentazione sulla voragine sca-
vata dall'inflazione creditizia e industrialc nel-
le fortune del popolo americano giustifica la
reazione della stampa internazionale indipen-
Uno sg~ta'/"(lo t~!O?'i di ca sa 109

dente e conferma che gli uomini politici han-


no una funzione da compiere cui i finanzieri
non possono sostituirsi e che non può e.ssere
loro abdicata né nella politica interna né 111
quella dei rapporti tra Stati.
Nome Gruppo Quotaz. ap·
della Societa prossimative
april e april e
1929 1932
New York Centra! Ferrovie 178 20
Union Pacific 214 55
Northern Pacific 101 11
Seaboard Air Line 20 1/4
Southern Pacific " 125 14
United States Steel Corpo Industrie 176 34
Genera! E!ectric 227 16
GeneraI Motors 80 12
Westinghouse Elect. 145 23
Anaconda 145 5
Chrysler Corpo 91 9
Fox Films " 85 2
Gill ette Safety R. Hl 18
Packard Mtrs 125 2
Pullman Co. 81 15
United States rubbe r " 53 3
American Te!. &. Tel. Serv o pubbl. 215 106
Inter Tel. &. Te!. 252 5
American Pow. Ii Lt. 94 9
Elec. Pow. & Lt. 61 7
Radio Corpo Am. 95 5
Atlantic Refin'g Olii minerali 56 9
Shell Union OiI 29 2
Texas Corpo 63 H
"
La fortuna azionaria dei cittadini americani
è discesa al Lrenta o al venti per cento di
110 LA RESA DEL LIBERAIJSMO ECONmUCO

quello che essa era nel 1929. La sLessa aLLlviLà


della borsa di Nuova York, in cui pareva
darsi convegno telefonico la manìa specula-
trice di tutto il mondo, si è sgonfiala da
diciasseLte milioni e mezzo di az~oni vendule
(13 aprile 1929) a seLte milioni e mezzo
(2 aprile 1932). Congelamento nelle vendilc,
in commerciabilità dei titoli accanto alle per-
dite efI,ettive e più ancora potenziali.
:M olta gente si consola col pensiero che
quello che oggi è accaduto e sLa accadendo,
non è che la ripetizione di falti analoghi che
si sono abbattuli sull'economia umana di Lem-
po in tempo·, come conseguenza di forze in-
controllate e incontrolJabili della naLura. Sem-
bra a noi però esagerato altribuire all'incolpe-
vole nalura ogni giganLesco errore eli calcolo ,
di previsione, ogni devastazione prodoLLa dal-
l'avidità umana di pochi. Quesla natura inl"la-
zionislica, così scatenata e imprevidenLe!
Quando si parla di controllo delle banche
e elei banchieri, le loro associazioni gridano
forle nei Paesi a regime capilalistico liberalc.
Ma quando la direttiva dell'azione, anche eco-
nomica, tragga il suo orienlamento dal pub-
blico interesse altuale e futuro , come inse-
gnano le tavole del Regime, il conlrollo è nella
sLessa obbedienza al fine colleLtivo social·e
dell'azione che subordina a se stesso l'inizia-
liva privata. Il controllo diventa un faLLo eli
collaborazione e cessa eli essere una forza
Uno sg1ianZo f1wri cl,i ca sa 111

antitetica. D'altronde il pensiero del Capo del


Governo italiano è stato, su questo tema, pre-
cisato il 22 giugno 1929 al Senato. Dopo 'a ver
abbandonato la nostra classica e tradizionale
etica degli affari per il materialismo storico
del così detto classismo capitalistico, noi, rifatti
uomini, riprenderemo a percorrere e a utiliz-
zare il filone della nostra saggia ed antica
filosofia: quello dell' armonia nelle attività
umane, che non ci ha mai precluso la po-
tenza e la gloria.

27 aprile 1932.
FARMAOOLOGIA FINANZIARIA

A Nuova York il processo di liquidazione


continua con un movimenlo che dà il senso
della insolubilità. Menlre i prezzi delle ob-
bligazioni dàlillO prova ancora di una resi-
slenza relativamente notevole, quelli dci Liloli
azionari sembrano convergere più o meno ve-
locemente verso il loro annullamenlo. Queslo
significa che i compratori di azioni giudicano
in pratica perduto e coperlo di debili o di -
speratamente compromesso dal ripelersi del-
le gestioni che si chiudono in perdila il ca-
pilale azionario. La forma socielaria eli il1-
yestimento del risparmio dovrà rinascere ('.1 '
l1ovo) dalle sue attuali rovine. Le sue sorli
non sono d'allronde che l'espressione sinle-
tica aritmetica, anche se esagerala, del COIl-
lrarsi del reddilo dei capilali mobiliari e im-
mobiliari. La maggiore elaslicilà consenliln
alla politica credilizia delle FederaI Heserve
Banks non ha avuto fino a oggi nessull ef-
felto nella tonificazione del mercalo. Si cerca
dovunque un modo di arrestare la discesa
lfa?'l1wcologia finanzia?'ia 113

dei prezzi dei titoli e delle merci, ma nean-


che la prospettiva e l'iniziativa pratica della
inflazione hanno avuto questo potere. È in
corso un processo di congelamento, e cioè di -
diminuzione di liquidità, nelle operazioni at-
live del FederaI Reserve Board, attraverso un
più vasto intervento come compratore di ob-
bligazioni sia pure garantite.
La crisi ha creato tutto un nuovo vocabo-
lario di una fraseologia fisica, meccanica,
idraulica, cui si aggiunge ora un nuovo ter-
mine, quello di « riElazione che non vuoI
j) ,

significare inflazione, ma tendenza e propo-


sito di ritornare verso un livello di prezzi
più alto dell'attuale. Si pensa con nostalgia
al li\'ello dei prezzi del 1929, cui si dovrebbe
ritornare con la tallica riflazionista, voca~
bolo che serve a riveslire di una maschera di
innocenza quello malfamato di inflazione. La
qual cosa mostra che gli uomini non sono
ancora usciti dalla loro fanciullezza storica
e che serve un nome per tranquillizzarli sulla
vera natura delle cose. Dunque politica di
riIlazione. Aumenlo di disponibilità liquide
per il commercio, per l'induslria, per ]a Bor-
sa, per il credito: illusione dietro la quale
si nascond e ]0 spostamento delle immobiliz-
zazioni, dei congelamenti da una parte al-
l'altra del corpo economico, il loro coagu-
larsi nel seno ospitale delle Banche di emis-
sione. Il nuovo edificio non manca di artifi-
DE' STEFANI. 8
114 LA RESA DEL LmERA.IJ MQ ECQNQ~I!CQ

ciosità, e risponde b enissimo sopra tlllLto allo


scopo di estendere la superficie di pres ione
della crisi, e di riparlire, come 11 a dello i I
vostro collaboratore finanziario, su luLla la
Nazione americana una parle nolevole di per-
dile che nessuna polenza e nessun genio pos-
sono eliminare dalla realLà concreLa dciI ' eco -
nomia contemporanea. Le difficolLà nasce!1 li
dalla mancanza di liquidiLà sono rovescia Le
sulla Reconstruction Finance CorporaLion, che
deve perciò avere delle disponibiliLà liq nid e
per comperare o sconlare le perdile immo-
bilizzate presso gli IsLituti di credilo.
Non si esce da questo dilellliua: o sposLa-
mento o creazione di mezzi liquidi. E in que-
sto secondo caso, innaz~one o, pi lL pudica -
mente, riflazione. Si patrocina, sell1.pre in rap-
porto a quesLa situazione, il pagmnenLo del-
l'ultima quoLa della polizza di assicurazione
spetlante ai combaUenli, che dovrebbe esser e
pagata con biglietti nuovi .fino all'imporLo di
2400 milioni di dollari, più di 45 miliardi di
lire nostre. Tali proposle vanno evidenlemenLe
oltre quello che sarebbe sLato il primitivo
proposito dei circoli « rHlaz~oni s Li » di mo-
bilitare le banche e di sostenere le quotazioni
dei titoli; esse investono luLLo il lwoblema el ei
prezzi, e il loro errore inLrinseco è più logi co
di quello dei semplici inflazionisLi del mercalo
dei titoli.
È stato presentato alla Camera un disegno
Faj·Jnacologia:'(inctnzial·ia
- 115

di legge che si propone di autorizzare il Fe-


deraI Reserve Board a predisporre, con una
provvidenza dittaloriale e draconiana, tutte
le misure che si ritengono opportune per au-
mentare il livello dei prezzi all'ingrosso, senza
rèmore ulteriori, e per portarli alla quota del
1929. N 011 Sl può dire quali sviluppi avrà
questo punto eli vista che si risolverebbe in
un processo di conservazione e di prolun-
gamento artificiale della crisi, mentre la sua
liquidazione esige incontrovertibilmenle lo
svuotamento degli organismi sproporzionati
al nuovo equilibrio economico del mondo. È
troppo recente il ricordo delle conseguenze
della politica del denaro a buon mercato per-
ché si possa credere al suo magico polere.
Che ne sarebbe della già compromessa bi-
lancia del commercio degli Stati Uniti se que-
ste fantasie di riconquistare la quota del '29
dovessero prevalere?
l~ una pura ipotesi. Logicamente l'inflazio-
ne dei prezzi dovrebbe trovare la sua contro-
parlita neHa svalutazione del dollaro , e cioè
nella unità monetaria, nel metro, in cui i
prezzi si misurano. Il ,giro vizioso riappare
con tutte le disavventure di cui è seminato
il suo percorso.
È naturale che si cerchino gli untori, i ri-
bassisti. Il Senato americano se ne preoccu-
pa. Una Commissione è incaricala di sco-
prirli. Il presidente della Borsa smentisce
116 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

l'esistenza di questa diabolica organizzazione.


Si vuole che ci sia a ogni costo. I ribas-
sisU ci sono, ma non sono organizzati. Sono
lutti risparmiatori che, assistendo alla COll-
tinuata e sistematica discesa di tutti i Liloli ,
tentano di venderli, di salvare quanto è sal-
vabile: i rollami della loro illusionistica for-
tuna. Negli Stati Uniti ogni cilladino qualche
anno fa aveva nella sua intimità il sogno elcI
miliardo. Quando, recentemente, il presiden-
te della Borsa signor Whitney venne interro-
gato disse ehe valutava a circa sei miliardi
di dollari le perdite conseguenti ai ribassi
dei titoli nell'ultima decade.
Il Corriere della Sera ha già opportuna-
mente pubblicato un elenco di dali. Bastano
quattro esempi per dare il senso della di-
sfatta:
Estate 1929 Primo 1932
New York Centrai 256 18
Atchison 298 39
Southern Pacific 157 11
Atlantic Coast Line 209 14

Le obbligazioni resislono anch e per il so-


stegno loro concesso dalle FederaI Rcserve
Banks. Esse costituiscono il rifugio dei ri-
sparmiatori impauriti. Come tre allni fa si
celebravano il rischio e lo spirito d'intrapres a,
oggi si disertano in cerca di certezza e di
tranquillità. È un rifugio che presuppone la
resistenza del dollaro, l a sua con vertibililù.
Fa1'lIlacologia fìnanziada 117

Quindi ogni misura inflazionista o riflazio-


nista destinata a comprometterla compromet-
te insieme la quotazione delle obbligazioni
senza avere la virtù di dare né alcuna consi-
stenza al capitale azionario, né un respiro al-
l'economia americana. La strada natw'ale di
liquidazione della crisi appare più breve, me-
no tragica di quella che si dovrebbe percor-
rere inserendovi, col fine di uscirne, un pro-
cesso di inflazione.
La mobilitazione delle forze economiche con
espedienti creditizi sarebbe in contraddizione
con quella smobilitazione delle intraprese su-
perflue, delle esagerate potenzialità di pro-
duzione che hanno determinato l'attuale stato
di cose.

3 maggio 1932
P ARTITE APERTE

Due documenli: la relazione del go\'crnalorc


della Banca d'Ilalia all'adunanza gencralc or-
dinaria degli azionisti e la rclaz iD nc del I<L
Giunta generale del bilancio sugli slali eli pre-
visione del Ministero delle Finanze, reel ali a
con la consueta diligenza e perspicuilà, e con
un diffuso senso del pubblico interesse, dal-
l'ono Mazzini. Essendo state pubblicale a un
mese di distanza l'una dall'alLra, e cioè la
prima il 31 di marzo e la seconda il 29 eli
aprile, il relalol'e della Giunta del bilancio
ha potuto trarre dalla relazione di Vincenzo
Azzolini dati di fallo ed elementi di opportune
osservazioni.
Il tema cenlrale o comunque piLl vivo di
questi documenli riguarda la qualilà e la
quantità dei valori di proprietà della Banca
d'Ilalia - beni mobili (oro ), beni immuhili"
credili - considerati nella loro funzione di
garanzia degli hnpegni assunti verso i sud,i
credilori, tra cui, sopra tuLli, i delcnlori dci
suoi biglietti. La garanzia di tali impegni non
Partite aperte 119

'"
è soltanto l'oro-metallo, ma, insieme con esso,
tutte le specie di attività che la Banca d'Italia
possiede, elencate nelle sue situazioni. La ga-
ranzia in oro-metallo ha però, fra tutte le
specie di garanzie, caratteristiche e funzioni.
particolari, perché essa pone la Banca d'e-
missione in grado di cambiare, in rapporto
alle ordinarie richieste, i propri biglietti in
oro, come gliene fa obbligo la nostra legge del
31 dicembre 1927, in_ ragione di un peso di
oro fino di grammi 7,919 per ogni cento lire
italiane.
È quindi giustificata la distinzione tra le
altre specie di attività della Banca d'emissione
e le sue attività auree o in vàlute auree, e
cioè trasformabili alla pari e a vista in oro-
metallo. La valutazione di queste attività, che
costituiscono, nella nomenclalura della Banca
d'Italia, la sua « riserva totale », non dà luogo
a difficoltà se non nel caso in cui certe valute
già auree abbiano perduto, come si è veri-
ficato per le valute pagabili in lire sterline, la
loro parità nominale con l'lo ro che esse rap-
presentavano. In rapporto a questi casi la
riserva tota] e deve essere depurata, e cioè
diminuita, della differenza fra il valore no-
minale delle valute perdenti e il loro valore
reale, di mercato.
La nostra legge bancaria, per criteri di
cameralismo finanziario internazionale, che
avevano trovato in Luigi Luzzatti il loro as-
120 LA RESA DEr, LIBERALrSMO ECONmuro

sertore più caldo , aulorizza la Banca d' emis-


sione a formare la propria risena, oUre che
con oro-metallo, anche, entro delerminali li-
miti quanlitativi, in cambiali sull'eslero, in
certificali di somme depositale all' eslero, in
Buoni del Tesoro britannico 'D di aUri SLaLi.
N on prevedeva, nel suo otLimismo fallo di buo-
na fede, quell'eminente staLisLa, né prevede-
vano gli altri che avevano consenLiLo a que-
sto criterio di formazione delle riserve, gli
attuali sconvolgimenti. Cosicché, quando, an-
che molto prima del seLtembre dell' anno scor-
so, si poteva presagire che il biglieLLo della
Banca d'Inghilterra si sarebbe avvialo al corso
forzoso, la noslra Banca d'emissi'0ne, come
altre banche consorelle, si Lrovò a doverlo
sostenere con rischio propri'0 c scnza che
vi fossero estranei, forse, amichevoli e aulo-
revoli interessamenli inglesi. Dunque una ra-
gione non streLlamente bancaria ci ha LraL-
tenuto dal vendere tempestivamenLe j nostri
crediti « libellaLi » in sterline facenli parle del-
le riserve totali della Banca d'!Lalia, come
noi avevamo consigliato già ài primi di feb -
braio del 1928. ( , L'oro fuori di casa » - Cor-
riere della Sera - 11 febbraio 1928).
N on vogliamo approfondire, per mancanza
di elementi, il quesito se questa conservazion e
di valuLe auree pericolanli sia avvenula per
espliciLo desiderio della Banca cl'InghilLcrra c
Partite aperte 121

del Tesoro inglese o per semplice liberalità


nostra. Nell'un caso come nell'altro, il Go-
yerno italiano, che non poteva essere all'o-
scuro di questa situazione, ha compiuto un
alto di amicizia (di cui la Banca d'Italia
deye essere comunque sollevata).
Più accurato esame richiederebbe un'altra
calegoria di attività della situazione della Ban-
ca d'Italia, che, pur non essendo compresa,
per criteri prudenziali, nella sua riserva au-
rea, avrebbe dovuto esservi gradualmente in-
clusa in una serie di anni. Si tratta dell'oro-
metallo esistente presso la B anca d'Inghil-
terra e ivi depositato nel 1915 a ' garanzia dei
prestiti di guerra contratti col Tesoro in~
glese: di proprietà della Banca d'Italia, per
un "alore di circa 1773 milioni di lire, e di
proprietà dello Stato, per un valore di 214
milioni di lire in cifra tonda. La restituzione
rateale prevista nell'accordo di Londra elel
27 gennaio 1926, con cui si provvide a si-
stemare i nostri debiti di guerra verso lo Stato
inglese, è stata sospesa in seguito alla mora-
toria di cui si è fatto iniziatore il Pjr'esi-
dente degli Stati Uniti. La moratoria dei
debiti e delle riparazioni di guerra, parti-
colarmente favorevole alla Germania e al-
l'Inghilterra, ha avuto per noi questa du-
plice conseguenza: ci ha fatto perdere la dif-
ferenza fra riparazioni e debili di guerra, e
122 L..I. RESA DEL LIBERALI MO EOONOMICO

ha fermato la restituzione del nostro oro. Si


tI'alta indubbiamente di una sospensione tem-
poranea perché, tanto nel caso in cui ycnga
ripreso il pagamento dei debili e delle ripa-
razioni quanto nel caso che vengano annul~
lati i debiti di guerra in seguito a conven-
zioni internazionali, il nostr-o oro ci de"e
essere restituito per il fallo che, annullandosi
il credito dell'Inghilterra verso di noi, la sua
garanzia mancherebbe di oggetto.
Non vogliamo indugiarci a risalire alle ori-
gini di questo deposito accordato dal mini-
stro Carcano e cui non fu eslranea la Banca
d'Italia, come avvertiva, in un discorso del
30 novembre 1925, il suo compianto governa-
lore Bonaldo Stringher. La storia di quel
deposito è ancora materia d'arch ivio: ma esso
è stato cerlo delerminalo non da un dubbio
sulla insol venza italiana, ben sì dal pro posilo
di rinforzare le riserve della Banca d'Inghil-
terra quando gli Stati Uniti non avevano an-
cora deciso di partecipare al conDillo euro-
peo e di soslenere la finanza di guerra degli
alleati.
È questa un'altra parlita aperLa nelle aL-
tività della Banca d'Italia messa chiaramenLe
in evidenza dai citati documenti, che allende
di essere regolata tra il Governo inglese e il
Governo italia no, il quale risul ta debilore per
la stessa cifra verso la Banca d'Italia.
~ndipend~ntemente da aUre considerazioni)
123

er a oggi opportuno richiamare ancora una


volta l' attenzione sui rapporti finanziari italo-
inglesi, n ei quali la Banca d'Italia ha:, diret-
tamente o indireltamente, e pm o !TIeno for-
m almente, una posizione creditoria.

10 maggio 1932.
MONET A, CREDITO E PROSPERI'l'À

Sono oramai nole le eifre ufficiali del com-


mercio estero briLannico elel primo qnadri-
meslre di quesl'anno. Da queste cifre non
appare che le speranze riposLe nella svalula-
zione della slerlina e nella nuova poliLica
doganale inglese si siano realizzaLe. In rap-
porto al primo quadrimestre del 1931 il va-
lore delle importazioni brilanniche è dimi-
nuilo dell' 11,8 per cenlo, ma quello delle
esportazioni è pure diminuito del 6,1 per
cento. Astraendo da qualche aumento nel-
la esporLazione del carbone e nelle vendite
di macchine e di navi, le cui ordinazioni <le-
vono evidentemente risaljre a prima ciel
20 settembre dello seorso anno - almeno
nella maggior parte dei casi - non si rin-
traccia nei dati del commercio estero ìnglese
nessun effetto vivificatore. N eppure le cifre
del volume del commercio estero conducono
a diverse conclusioni di quelle cui conduce
l'esame dei valori scambiati.
Anche i dali della disoccupazione, che do-
Moneta, c)'edit<> e p)·ospe·r ità 125

vrebbero rivelare i benefici effetti della sva-


lutazione e della protezione doganale, rive~
lano invece il persistere del medesimo stato.
Si può ammettere che la fiducia che si era
posta in quei due fattori di ripresa non pos-
sa essersi realizzata per circostanze eslerne.
Ma tale ammissione prova che la svaluta-
zione e la protezione non hanno il potere
che vi si attribuisce, se esse non hanno mutato
il corso degli avvenimenti nell'economia in-
glese.
La stessa politica di emergenza nella quale
si è posto il Governo americano, che lo porta
a contare sul credito e sulle varie forme eli
protezionismo statale, non sembra possa con-
durre a diversi o migliori risultati. Non si
vede a quali favorevoli risultati possa con-
durre l'emissione di gigantesche partite di ob-
bligazioni della Reconstruction Finance Cor-
poration. Il loro valore è puramente assisten-
ziale, e cioè di assistenza ai disoccupati, ca-
ritativa e lavorativa, di assistenza, agli espor-
talori e ai privati intraprenditori.
L'opportunità di tali emissioni dipende cl al
loro relativo ammontare. C'è un limite che
non può essere superato senza anemizzare
l'economia privata della N azione. Lo sposta-
mento del risparmio dall'economia privata al-
l'economia pubblica o semipubblica, dall'una
all'altra gestione, può permettere di raggiun-
gere dei risultati di manovra consigliati dalla
126 LA RllSA DEL LIBF.RALIS.tO ECONOMICO

pressione delle circostanze. Esso ha però due


aspetti che vanno tenuti simultaneamente pre-
senti per averne norma nei riguardi dei limiti
di assorbimento del risparmio privato.
Le leve della moneta, del credito, della pro -
tezione, si spezzano quasi sempre nelle man i
di chi le adopera confidando nel loro poterc
risan atore. Il credito , per esempio, così COlllC
è concepito clalla terapia corrente della crisi ,
può tenere in vita artil'icialmenle gli organ i-
smi dissestati. Questo è utile se hanno il
potere intrinseco eli riassestamento, ma è dan-
noso se non lo 11 anno.
Il problema cui si deve provveclere , e che
può dirsi una invocnzione mondiale, è~ quello
del danaro a buon mercalo, della diminn -<
zione del prezzo del danaro e del rispar-
mio, soprallutlo del risparmio a lungo ter-
mine. L'eccessivo onere degli interessi j)8S -
sivi schiaccia ogni possibilità di ripresa , la
comprometle e insinua ]a sfiducia in coloro
stessi che vi dovrebbero provvedere.
Davanti agli interessi passivi che rodono
qualunque margine di profitto s'incrociano le
braccia. Il loro alleggerimento non può venire
utilmente da provvidenze legislative, da alli
d'imperio, da calmieri, cla conversioni coat-
tive o da espedienti di consimile natura. Può
venire dall'abbondanza del risparmio in cercn
d'investimenti privati, nbbondanza clle porla
Moneta, c?'edito e pTospe?·ità. 127

alla diminuzione degli interessi nei prestiti a


breve, a medio e a lungo termine.
Quindi una grande cautela è consigliabile,
in tali circostanze, nella domanda di rispar-
mio proveniente dagli Enti pubblici perché
con essa viene fatta una concorrenza alla
domanda di risparmio privata con l'effetto
di manLenere alto l'interesse del danaro e
di impedirne la diminuzione. Il risparmia-
tore, posto nell'alternativa di prestare contro
garanzia dello Stato o senza garanzia dello
Stato, fa allo Stato e ai privati condizioni di-
verse ed esige dai privati un interesse supe-
riore a quello che è disposto .ad accettare
dallo SLato o da chi si giova della sua ga-
ranzia.
La vecchia legge della domanda e dell'of-
ferta vale pure nel campo del credito. La
quantità di risparmio è quella che è. La si
può dare all'uno e all'altro, ma non si mol-
tiplica per il fatto di darla allo Stato piut-
tosto che ai privati.
È la stessa rivalutazione dell'oro che sug-
gerisce di favorire con tutti i mezzi, esclusi
quelli imperativi, l'offerta del risparmio al-
l'economia privata, perché è appunto l'econo-
mia privata che si vuole risanare attraverso
una revisione dei costi monetari di produ-
zione in cui è compreso anche il costo del
capitale e del danaro presi a prestito.
Sono queste delle cose umili a dirsi per la
128 LA RESA DEL LIBERALISMO ECO~OMICO

loro stessa evidenza. Invece si vanno l'cr-


eando i modi di cura dovunque: nei gonfia-
menli del credito, nelle slatizzazioni dell' uso
del risparmio, nella mobilitazione delle ri-
serve d'oro. Rimedi a due tagli, mentr(' cc lH'
sono a portata di mano, fornili dall'espe -
rienza millenaria e dal buon senso, meno so-
lenni e che sono consigliali dalle leggi natu-
rali della macchina economica , quelle che gli
economisti hanno tante volle chiariLe.
Pochi giorni fa quesle lezioni di rcaltù ,
per quanto riguarda i pretesi beneficì dell 'in -
flazione, sono state con lapidaria incisione
messe a nudo in un articolo del Popolo cl'lIa-
Zia. Ma c'è da dubitare che quesle lezioni non
servano per mancanza di ricellivilà degli alull -
ni cui sono rivolte e anche perché, come di-
ceva un grande econom ista francese, nono -
stante apparlenesse alla così della scuola ot-
timistica, le lezioni inlorno alle leggi econo -
miche bisogna darle ai popoli ogni giortlo
perché se ne scordano il giorno dopo . Si
scaricano ogni ventiquattro ore come gli oro-
logi da tasca.

17 maggio 19/32.
LA REALTÀ DEL SISTEMA OORPORATIVO

Il Convegno degli studi corporativi tenuto


recentemente a F errara, dove la lotta di classe
ebb e in altri tempi alcune delle sue. più ca-
r atleristich e e ardenti manifestazioni, deve
aver convinto gli studiosi e i pr.atici del cor-
poraLivismo della insostituibile bontà e supe-
riorità di quel m etodo di osservazione ade-
renLe ai fatti, che il ministro ha rivendicato
come tradizionalmente nostro.
Gli studiosi anche non filosofi t endono a
fissare in principi generali e astratti il conte-
nuto concreto e mutevole dell'·o rdinamento
politico dell' attività economica. Il Convegno
di Ferrara, che ha giustamente suscitato l'at-
tenzione internazionale, si è giovato ed ha
soffer to nel tempo stesso del bisogno natu-
rale delle definizioni formali , statiche, logi-
camente precise. Questa tendenza a un pro-
cesso di astrazione ha condotto a voler rife-
rire il corporativismo come realtà logica a
schemi, a concetti e a tipi cui siamo spiritual-
mente legati per abitudine mentale. Ci si è
DE' S TEL\.N I. 9
130 LA RESA DEL rJBERATJS.IO EC'ONO~!ICO

così attardali a voler precisare il corporati-


vismo con un metodo che lo definisca allrn-
verso le dissomiglianze fra esso e il libera-
lismo e il socialismo.
Qualcuno ha contestato , con una eccezione
pregiudiziale, la comparabilità del corpornti-
vismo col liberalismo economico e col so-
cialismo, e cioè con le due posizioni-limite
in cui può essere pensata l'iniziativa econo-
mica. Il corporativismo infatti, come lo dice
la parola, è la realizzazione di un postulato
organico, nazionale, di collaborazionc in base
al quale un atto economico è legiltimo, qua-
lunque ne sia il soggetLo, - individuo, socielà
commerciale, ente pubblico o semi-pubblico,-
se la sua utilità per il soggetto stes.so concor-
da con l'utilità generale del corpo al quale
il soggetto appartiene. Il palleggiarsi accuse
di liberalismo o di socialismo, non infrequ ente
nelle opposte tendenze interpretativ e della
Carta del lavoro, può servire a confondere
l'avversario, ma confonde nello stesso tem-
po il nostro spirito rappresentando il cor-
porativismo come un pendol,o che si muovn
secondo i gusti e secondo le ciroostanze fra
le posizioni economiche estremc del liberali-
smo e del socialismo. Questa concezione pen-
dolare del corporativismo lo deforma c lo
impoverisce. Ne rappresenta una fnlsifica-
zione.
Non si può d'a ltronde negare che la co-
La naltà del sistema CO?·po?·ativo 131

scienza corporativa e gli ordinamenti in cui si


attua c che la disciplinano hanno trasformato
l'idea di una antitesi fra individuo e Stato
(Stato-Nazione) in un criterio unitario di r e-
ciproca complementarietà funzi,onalc, sempre
però rimanendo lo Stato-Nazione la mi sura
dell'opportunità e utilità dell'atlo economico
individuale. L'antitesi non può sorgere se si
disconoscc la legittimità, n ella nostra logica
politica, dei suoi t ermini o per lo meno della
loro opposizione. L'individuo e la classe, e
cioè gli aggregati degli int eressi omogeneJ,
due real tà concrete insopprimibili, non sono
rinnegati dalla logica corporativa, ma subordi-
nati ai fini corpor ativi.
Il principio della identificazione fra indivi-
duo e Stato interpretato r ealisticamente, e
ClOC senza impennarsi o scandalizzarsi per la
eccessività e assolutezza filosofica della sua
formu lazione, e senza d'altro lato vuotarlo
per salvarlo, non esce dalla ortodossia corpo-
rati\'a. Possono us cirne le proposte pratiche
in cui si è voluto incarnarlo e senza che esso
yi conduca necessariamente.
D'altronde le dispute, non sempre seren e e
d isinteressate, che si fanno per celebrare il
valore costruttivo dell'iniziativa privata o p er
negarlo, e per mostrare la sua parziale o to-
tale inconciliabilità con l'iniziativa pubblica,
dovrebbero essere precedute da un esame cou-
creto sul modo di manifestarsi nel tempo no-
132 LA RESA DEL TJBERAT.IS~ro ECOJ\mrrCo

stro, della iniziativa privata; sui suoi limiti;


sul suo concentrarsi nel dominio di pochi, in
molle zone almeno dell' aLlività economica;
sulla sua indissolubilità dall'iniziativa pubbli-
ca, che le consente di estrinsecarsi, di "i\'e1'e
e di sopravvivere.
La libertà e l'autosufficienza dell'iniziativa
privata, la sua effettiva autonomia sono l'l'asi
di alta risonanza. Ma ci si dovrebbe doman-
dare a che cosa si riduce nel l'allo questa
iniziativa privata, che cosa ne rimane an-
che nell'ordinamento economioo-liberalc, nelln
produzione, nell 'invest.imento del risparmio,
nei eonsumi. Il governo della ripartizione elcI
risparmio, e cioè delle forze produLlive elel
Paese, personali e reali, è in mano di pochi.
:\'"elle forme più avanzaLe dell'economia lH1Zio-
naIe e mondiale tale governo è concentraLis -
simo, anche se la ripartizione della ricchezza
lo è mo1Lo meno.
Un pugno di banchieri e di indusLriali con-
trolla, assorbe o spezza le iniziaLive sporadi -
che che siano in antitesi col loro gruppo. E
tuLtavia essi non riescono a reggersi , essi e
le Banche che li finanziano, se lo SLato non
infeuda a loro e ai loro pr,odoLLi il mercato
interno, se l'auLorità dello Stato non viene
adoperata per imporre ai citLadini i prezzi
che essi preLendono, come necessari per rimu-
nerare il cosLo di produzione.
:\fa chi può controllare il costo di produ-
La l'ealtà del sistema COl]Jol'ativo 133

zjone? Forse lo Stato? Eppure tutti i dazi


doganali sono determinati da un implicito
riferimento a costi di produzione medi e spes-
so massimi che lo Stato accetta per veri co-
me vengono prospettati. Si devono proteg-
gere i costi effettivi, anche se per molti mo-
tivi , arbitrariamente elevati, o soltanto i mi-
nimi costi ai quali in un Paese, o in un dato
momento o periodo, è possibile 'Ottenere quel
determinato prodotto? Che valore ha la frase
iniziativa privata » se lo Stato è chiamato a
colmare le perdite dei produttori, ad assicu-
rare i dividendi, gli interessi passivi e le stesse
situazioni dei dittatori della grande industria e
della Banca?
L'iniziativa privata, nella sua concreta real-
tà, e cioè una data iniziativa, c'è perché lo
Stato le permette di essere in quel modo.
E così anche la dimensione delle varie in-
traprese è il prodotto di una combinazione
in cui gli altari sono due: l'uomo d'affari
e lo Stato.
Ci si può chiedere se si vogliono cons i-
derare tutte le forme di protezionismo eco-
nomico come un'esplicazione dell' iniziativa
privata che rimane tale anche se lo Stato vi
si asservisce o la integra. Inlegrarla vuoI dire
permetterle di essere e di fare i propri bi-
lanci.
La maggior parte clelIa popolazione è in
uno stato di obbedienza impiegatizia: produce,
134 LA RESA DEL LIllERALISMO E COK01>UCO

e Lalvolta crea, prevalentemenLe come e ~e­


cutrice di un mandato o di un compilo in e-
rente a un rapporto di impiego .
Anche nell' ordine economico l'iniziaLivu a u-
tonoma è concentrata, e non ha nessun s igni -
ficaLo il parlare di una iniziativa diiTu~a c
liberamente operante come principio anima-
Lore e colleLtivo del sistema. on si giud ic a
se questo sia un bene o un mal e. È un a
realtà specialmente nei Paesi in cui è prati-
caLo il liberalismo economi co. L ' azionisLa h a
meno potere di un eleLLore.
Anehe l'iniziativa privaLa uei consumi ~ va­
uisce a guardarla da vicino o si ridu ce a b e])
poco. La serie uccide la varieLà : d alI e ca se
al mobilio, alle vesti, alle mille cose c h e ad o-
periamo ogni giorno. L'uomo-massa, di c ui
si parla, è, dal punto di visLa d ei con sumi,
una derivazione della produzione di m ass a .
Questa uniformiLà è un prodoLlo d ell a Lec-
nica moderna che plasma la uniformi Lù d elIa
viLa, delle abitudini, dei gusLi ; ehe fa d ella
popolazione un esercito e dei comandi eco-
nomici delle intendenze generali, c h e acce ll-
trano l\niziaLiva: è un processo che Lrascende
j limiti delle Nazioni ; i consorzi inLerni di-
ventano articolazioni dei consorzi inlern azio-
nali. Una tessiLura sempre più fitta , e verso
la quale l'uomo isolato è impoLenLe, cii sind a-
cati d 'interessi governati da limiLa liss im e ge-
rarchie.
La realtà del sistema cOI'lJorativo 135

Il baloccarsi intorno al fantasma di una


iniziativa atomistica, quasi vuolato di realtà,
meno che nelle forme più elementari e mar-
ginali dell' attività economica, - la piccola
agricoltura e l'artigianato e il negozietto del
riv enditore, - è un perditempo. Ma talvolta
ha l'aria di essere un'accorta invenzione di
coloro in cuì va accentrandosi cotale inizia-
tiva p erché gli altri, che più non l'hanno, di-
fendano ciò che hanno perduto, si facciano
apostoli e difensori, gratuiti e ingenui, delle
posizioni cui sono estranei e che si possono
conservare in quanto lo Stato le sorregge
con l' ausilio dei prezzi e dei concorsi politici.

19 maggio 1932.
UN'EOONOMIA MALATA

Anche la Grecia aveva lanci a lo, come l'Au-


s tri a, al mondo socielario il suo S.O.S., ma
non ha ottenuto da Ginevra accoglienze pro-
porzionate ai chiesti aiuti finanziari. Essa spe-
ra tuttavia n ella Conferenza di Losallna.
C'è una somiglianza di situazioni in quesli
Paesi minori: disavanzo nella bilancia cl ei pa-
gamenti e nel bil ancio dello Stato, invoca~
zioni di soccorso contro garanzie insufficienti,
anemizzate dalla crisi delle esportazioni, dal-
l'incertezza della valuta, dal risparmio im-
paurito e diffidente. Bisogno di credito i n
valuta interna p er pareggiare il bilancio dello
Slato e bisogno di credito in valule auree
per pareggiare la bilancia dei pagamenli.
Le riserve della Banca di Grecia si sono li-
quefatte parallelamente al riapparire(1931-'32)
del disavanzo n el bilancio dello Stato: supe-
ravano i quattro miliardi di dracme nel '28,
erano ancora inlorno ai due mili ardi verso la
fine del '3 1, sono oggi ~lquanlo al di so lto
del miliardo. Il 25 aprile di quest'anno il bi-
Un'economia malata 137

gHetto della Banca di Grecia ha perduto la


liua parità aurea ed è stato dichiarato incon-
vertibilc. L'aiuto inglese si era indebolito, le
rimesse degli emigranti sono andate inariden-
dosi, i prodotti tipici della Grecia, vino, uva
secca e ,tabacco, non trovano più nel mondo
le passate favorevoli accoglienze.
I piani per i servizi dei prestiti (ammorta-
menti e interessi), fatti su previsioni sconvolte
dalla discesa dei prezzi e dalla crisi agraria
e industriale, non hanno potuto essere man-
tenuti, venendone a mancare i fondamenti eco-
nomici. Lo sforzo della Grecia, tendente sopra
tutto alla sua trasformazione agraria, è stato
spezzato nella sua fase di maggiore tensione
perché non era forse proporzionato alle sue
possibilità interne, sulle quali si deve escl usi~
vamente contare nella realizzazione di piani
di questo genere.
Qualcuno addebita le attuali difficoltà della
Grecia alla impedita emigrazione e all'affluire
di elementi di nazionalità greca cercanti rico-
vero e protezione nella madre patria, e cioè
a un fenomeno di 'e ccessivo accrescimento.
naturale e artificiale della popolazione. Però
in analoghe difficoltà si trovano pure altri
Paesi senza che si sia verificato in essi uno
straordinario aumento della popolazione re-
sidente.
La Grecia è fra quegli Stati che sono sog-
geLLi a una vigilanza finanziaria internazio-
138 LA RESA DEL Ll.BERALISMO ECONO)IlCO

naIe. Un Paese moralmenle assistito , con molli


consigli e consiglieri, rappresenlanli di Paesi
creditori e del Consiglio del! a Lega delle N a-
zioni. Il Comitato finanziario della Lega dell e
Nazioni si è occupato del caso della Grecia a
Parigi il mese scorso nella sua ,15" sessioll e
e ha redalto un rapporto con una inleres-
sante appendice documentaria, che ci dà, pur
a traverso la nudità delle cifre, lo specchio
della siluazione.
Le dispule che si fanno sono inlorno al-
l'ammontare dci prestiti che la Grecia chiede ,
e al periodo eli moraloria dell' ammorlamenlo
di quelli già avuti. Con tali prestiti e 111 or a-
torie, insieme con le economie di bilancio e
con un'adeguala politica dei debiti interni, il
Governo greco si era proposto di riequilibrare
il bilancio, di continuare nel proprio pro J

gramma eli lavori pubblici, di ricostiluire le


riserve della Banca di emissione, che avreb-
bero trovato la loro fulura difesa n ella r e-
slrizione delle importazioni superflue o non
necessarie.
I Paesi crediLori non sono stali d'accor-
do con le proposle del Governo greco r ela-
tive all'ammonlare dei prestili accordabili e
aJla moratoria negli ammorlamenti. Come si
vede, tali piani e proposle non escono d al
quadro dell a piLl comune e corrente fanta sia
finanziaria. Essi presenlano il solilo incoll -
veniente, di voler risolvere una siluazione in-
Un'econolllia 1/lalata 139

terna con mezzi esterni che, oltreché aggra-


varla con l'onere degli interessi passivi, pre-
costituisce una servitù finanziaria che pesa
sulla bilancia dei pagamenti.
La resistenza degli organi competenti della
Lega delle N azioni e dei Paesi creditori ad
accogliere il punto di vista del Governo greco
ha fatto scivolare la questione dal suo terreno
finanziario a quello politico, e cioè sul terreno
in cui sono difficili, per qualsiasi osserva-
tore, previsioni attendibili.
Tullavia, anche di fronte a questa situa-
zione, il metodo lipico, e che potrebbe an-
che dirsi il metodo principe per il risana-
mento di tutte le situazioni finanziarie ed eco-
nomiche, è quello di uscirne con le proprie
forze, a traverso un lavoro ordinato, tenace,
intelligente. Una N azione per risanarsi non ha
altra strada che quella per cui si risanano le
situazioni individuali e familiari. Lo si dice
da moltissimi anni, ma tutti, Governi e popoli,
sono invasati, e continuano ad esserlo, dal
microbo palogeno del risanamento a debito
e a credito.

26 1Ila.r;,qio 1.9.12.
LA POLITICA DEL R.EGR.ESSO
UN ALTR.O AUrl'OBLOOOO

Fino a qualche hanno fa la protezione COll-


tro i prodotti stranieri aveva lo scopo econo-
mico di riservare il mercato interno ai pro-
duttori interni. Si sarebbe tentati di dire : lo
scopo antieconomioo, forse con maggiore ap-
prossimazione. Poi vi si è aggiunto lo scopo
monetario della conservazione, e possibil-
mente dell'aumento, deUe riserve d'oro e elci
credili in valuta aurea con una politica ostile
alle importazioni, e cioè ai debiti commerciali.
Non agli altri debiti, quelli che diremo finan-
ziari, perché i Governi e i popoli non vanno
tanto per il sottile nell'evitare incoerenze e
contraddizioni. Gli economisti sono persone
irritanti e guastafeste perché se ne accorgono
e perché le denunciano.
Anche la Germania tende a chiudersi alle
importazioni dall' estero. Pretenderebbe di
mantenere al livello attuale, e anche eli su-
perarlo, le sue esportazioni per godere di un
saldo attivo nella sua bilancia internazionale
La politica del reg?'esso . Un a,lf.ro mdoblocco 141

dei debiti e dei crediti, per provocare un af-


flusso di oro c poler disporre di crediti in
valuLe auree. Prelesa abbastanza ingenua ai
tempi che corrono, perché popoli e Governi,
dopo aver ricevuto uno schiaff.o sulla guan-
cia destra, sono tutt' altro che disposti a of-
frire la sinistra per averne analogo tratta-
mento.
Questa fratellanza umana nei commcrcit,
questo mercantilismo semplicistico e assurdo
sono gli strumenti correnti dei Governi demo-
socialisti, e non c'è da meravigliarsene,
Il labirinto si complica ogni giorno; ma
torniamo alla Germania. Prjm~ della guerra
la Germania non era superata da nessun Pae-
se nelle sue importazioni in Italia ( 16,7 per
cenLo nel quinquennio 1908-1912) e rappre-
senLaya per l'Italia il più notevole mercato
di collocamento dei suoi prodotti ( 14,4 per
cento nello stesso quinquennio ). Tutti ricor-
diamo anche i benefici effetti di quella co-
stante collaborazione, fondata sulle diversità
e complementarietà delle due economie. Ci
si doveva rimettere sulla buona strada de-
gli abbondanti traffici. Invece la Germania
vuole, sì, il mercato italiano , ma ci contende
il proprio.
Non possiamo trascurare la chiusura del
mercato tedesco, atluaLa con la limitazione
dei mezzi di pagamento e con le incertezze
inerenti a tale limitazione. Il mercato tedesco
142 LA RESA DEL J, TBEllAJ,JSMO ECOI\O?oIJCO

e con esso quelli frances e) inglese) llorc1ume-


ri cano) argentino e svizzero) che cilo alla rin-
fu sa) assorbono il grosso delle nostre esport~l­
zioni. Non p erò senza un largo margine di
tornaconto da parte loro) perché la nostra
bilancia del commercio era ecl è deficitaria
n ei riguardi dell a maggior parte di tali Paesi .
L' Italia dalla su a unità) meno che in C[unlche
hreve periodo) h a sempre comperato all' e-
stero più di qu ello che gli strani eri abbiano
comperato in Italia. f: un Paese anche com-
m ercialm ente creditore) come lo è negli incal-
colabili doni di civilLà) co me lo è nelle arti )
nelle scienze) nel pensi,ero.
La stessa bilancia commerciale it alo-tede-
sca è favor evole alla Germania: 317 milioni
di lire nel 1928 ; 898 n el 1n29; 627 nel H):~O ;
449 n el 1931. La diminuzion e dello sbi lancio
dipend e d al falLo che LuLLo n complesso del
commercio iL alo-Ledesco si è oon Lrall o nel-
l'ultimo bi ennio e quindi quella diminuzionr )
"era in senso assoluto) non esi.ste rela ti va-
mente al valore globale del nostro tr amco .
Sembrerebbe che) comprando noi dalla Ger-
m ania più di quello ch e la Germania compera
da noi, si dovesse essere in una situazione
di forza m erit evole di considerazione eia par-
te del Governo tedesco) nell 'interesse stesso
della Germania e della sua politica protezio-
nistica e monetari a. 1\[a questi sono tempi in
Lrt politica del "egresso • Un aUto anfobloccrI 143

cui si tira giù a sciabolate. E a chi tocca toc-


ca, anche se tocca a clIi le dà.
Noi importiamo dalla Germania una quan-
tilà di cose di cui si potrebbe fare a meno, e
che forse, a ben cercare, si potrebbero ot-
tenere allrove a migliori condizioni. Qual-
cuno dirà che se queste cose le comperiamo
in Germania ciò significa che non abbiamo
la cOlwenienza di comperarle in altri Paesi.
Astrattamente l'osservazione avrebbe un va-
lore ineccepibile, ma praticamente ne ha ben
poco. Tra le importazioni di cui si potrebbe
fare a meno senza grave danno, o che si po-
trebbero otlenere da altri Paesi, ce n'è una se-
rie che può essere interessante ricordare: sel-
yaggina, carni preparate, condimenti per brodi,
pesci, paLate, grassi, senza parlare dei filati e
dei lessuLi, dei metalli e dei prodotti metallur-
gici, elei minerali, delle maioliche, delle terra-
glie, delle porcellane, dei vetri, delle pelli, ecc.
Chi vuole farsene un'idea può consultare la
statistica del commercio speciale d'importa-
zione e di esportazione dell'Ufficio di staVi-
slica del Ministero delle Finanze, che è una
vera miniera per la conoscenza dei fatti e per
le meditazioni che essa suggerisce.
~el 1931 di solo carbon fossile abbiamo im-
porlalo dalla Germania, e non per ripara-
zioni, un milione e settecentoquarantun mila
tonnellate. Come ho detto altra volta, la ne-
cessità di rifornirci dall'estero di materie pri-
144 LA RESA D];L UB];RALISMO ECONOMICO

me (carboni fossili, olii minerali, melalli, fi-


bre tessili, ecc.) ci dà una buona carla in
mano nei negoziati. Ed è forse giunlo il mo-
mento, appunto perché ogni Paese concentra
la propria allenzione sulle espor tnzi·o ni , di
usarla in modo più decisivo che non si sia
fatto in passa lo.
Comunque il Governo Ledesco deve render-
si conto che non impunemenle, per le sue
esportazioni di materie prime e di prodotti
industriali, potrebbe svolgere una politica do-
ganale e monetaria ehe assottigliasse le noslre
già assottigliate esporLazioni in Germania. A
tull'oggi noi mandiamo dell'oro in Germania
per saldare il nosLro sbilando economico ver-
so di essa, o le procuriamo dci crediLi in va-
luta aurea, che le servono per saldare partite
passive nella sua bilancia dei pagamenti. Si
può anche aggiungere che l'Italia verso la
Germania ha avuto sempre un alleggiamenlo
di comprensione nei riguardi dei relilli spiri-
tuali e materiali della guerra; che fu l'Italia
fascista, per volontà del suo Duce, a richia -
mare gli Stati alleati a un criterio più mode-
l'alo e assennato; eh e essa fu il primo Paese
ad accettare incondizionatamenle la propo-
sta di moratoria delle riparazioni.
Non possiamo seguire la Germania in que-
sL'ordine di idee che ci porterebbe ad accr('-
scere, a nostro danno, lo sbilancio mercan-
tile.
La politica del 1'eg"esso • Un altro autoblocco 145

Qualche anno fa a un magnate della fi-


nanza tedesca, che, auspicando una politioa
di reslrizioni delle importazioni, citava a ti-
tolo di esempio gli agrumi, un interlocutorc
italiano rispondeva che non c'era proprio nes-
sun bisogno che noi comperassinlo il carbone
della Ruhr.
Si crede forse in Germania che noi colli-
"iamo i cedri e gli aranci perché i loro poeti
possano trarne motivo di poesia?

28 maggio 1932.

DE' STEFANI. lO
COOPERATIVE INTELLETTUALI

In nessuna epoca della storia l'idea e l'a-


postolato della cooperazione internazio nal e
hanno avuto a proprio servizio un'organiz-
zazione come quella che, nel dopo guerra, è
nata sul ceppo della Società dell e Nazioni.
A diffondere le antiche religioni bastavano
pochi proseliti: bastava un uomo a crearle.
Per la frat ellanza dei popoli e per la lib er tù
dei loro rapporti lavorano oggi tanti uffici e
istituzioni e tanti uomini che la loro elenca-
zione esigerebbe un volume. La voce di un
uomo, senza ferrovie, senza telegrafo, s·e nza
tel efono, senza giornal i, senza stampa, varcava
i continenti e i secoli e rendeva i popoli ob-
bedienti ai suoi comandamenti.
Non si è fatto molto cammino nel far pro-
gredire i mezzi di trasporto di questa merce
ideale. I pessimisti sono scusa ti se pensano
che le burocrazie intellettuali, politiche e
scientifiche abbiano, se non una funzione ne-
gati va, almeno una funzion e defatiga toriu, ste-
rilizzante dei palpiti più generosi dello sp irito
Conpemtive intellettuali 147

umano. Se non fosse il timore della disoccu-


pazione societaria, si potrebbe tentare la pro-
YH dello scioglimenlo della sua burocrazia,
permanente e occasionale, ricordando la leg-
genda mmnonitrice della torre di Babele cii
cui la cooperazione internazionale ha impe-
dilo, anche in quelle antiche epoche, la co-
struzione. Non pare che la conoscenza delle
lingue abbia attenuato la confusione dell'o-
perare.
A consimili medilazioni veniva fatto di in-
dugiarsi assistendo ai lavori della ({ Quinta
Conferenza internazionale delle istituzioni per
lo studio scientifico delle relazioni interna. .
zionali ", tenutasi a Milano tra il 23 e il 27 del
maggio scorso. Il primo argomento posto al-
l'ordine del giorno della Conferenza, convo-
cata per iniziativa dell' « Istituto internazionale
di cooperazione intellettuale », rampollo pa-
rigino della Società delle N azioni, aveva per
tema: « Lo Stato e la vita economica ».
La stessa segreteria di quell'Istituto deve
essersi convinta che il tema proposto esigeva
le precauzioni di un esplosivo ad alto poten-
ziale, al quale non dovesse farsi nemmeno
un'allusione diretta nelle letter,e di invito, rife-
rendovisi invece con la circospezione richie,-
sta dai singoli casi individuali.
N elIo svolg.imento dei lavori si è avuta su-
bilo la prova di questo spirito di circospezione
prudenziale, perché, se non fosse stato il tem-
148 LA RESA DET" T.IBERATJSMO ECONOMICO

pesliyo intervento del presidenle della con-


ferenza, Alfredo Rocco, la segreteria dell'I-
stituto aveva già deciso, per conto suo, che
i lavori avessero dovuto svolgersi a porle
chiuse ed aveva ill\'itato la stampa e gli ascol-
talori dilettanti ad andarsene, come se si trat-
tasse di un processo scandaloso o di non
onorevoli I conversazi,oni. Se il pubblico ha
potuto rimanere, sia pure con permessi nomi-
nativi, lo si deve all'intervento nostro, a quello
dei fascisti italiani, contro le affioranli pa\'i-
dità della democrazia internazim.1alc. Regi-
striamo anche questa contraddizione. Non si
voleva che eventuali intemperanze clelIa stam-
pa seminassero qualche preoccupazione di
più nel mondo per tale scambi·o di vedute fra
uomini di alta dottrina economica e sociale,
che andavano raccontandosi e documentando
quegli interventi economici degli Stati {) quell p
difficoltà dei rapporti economici internazionali
che sono noti oramai come il tempo che fa.
Però quando si maneggia un esplosivo ad
alto po tenziale, come quello che era oggello
della recente conferenza di Milano, le precau-
zioni si seguono, ed è in visla di questa op-
portunità di non trascuranle alcuna che è
stato deciso che la conferenza non dovesse
prendere nessuna risoluzione di merito, nean-
che sui punti in cui per avventura tutti gli in-
tervenuti si fossero trovati d'accordo. Quegli
uomini di alta dottrina e di incliscutibile spi-
Cooperative intellettuali 149

rito democratico temevano evidentemente che


le loro accademiche ri.soluzioni, favorevoli alla
libertà dei commerci e della inlraprendenza
privala, interferissero con la politica dei Go-
verni del loro rispettivo Paese, e ne potessero
disl urbare gli svolgimenti tattici. Quindi, per
deliberata volontà, non si è giunti a nessuna
conclusione, senza che però quella conferenza
sia stata, come potrebbe insinuare un iro-
nista, inconcludente.
Vi abbiamo anzi imparato molte cose, ol-
tre a quelle che si sono ricordate, e sopra
tutto che non si può pensare ad un ritorno
al liberismo internazionale, alla libertà eco-
nomica tra le N azioni, dopo averla abban-
donata da tanti anni e decennI, dopo averla
così profondamente compromessa che tutte le
singole economie nazionali si regg.ono sulle
impalcature della legislatura doganale e ca-
drebbero senza di esse. Per questo le ca-
tegorie che l'hanno voluta possono rinnegarla
a buon mercato. Esse sanno che è impossi'-
bile tornare indietro, almeno ollre un ccrto
punto.
Il protezionismo è uno dei mezzi di nazio-
nalizzazione delle perdi.te) il mezzo pilt siste-
malico e più aulomatico. Ma la conferenza
di Milano ha dato la sensazione che il prin-
cipio della nazionalizzazione, anzi della so-
cializzazione inlernazionale delle perditc, sia
oramai posto come rioonoscimento di un pro-
150 LA RESA DEL LDlERALlSMO E CONO lllCO

ccsso diffusivo e imponente. Il prolezionislll o


si dii ala, diventa supernaziollalc, dclcrmin a
prestiti, llloralorie, concordaLi, in cui i sog-
getti attivi e passivi non sono più soltanLo i
privati , ma gli Slati e le banche di emiss ione,
per loro stessi e per le ,e sigenze economi ch e
private che rappresentano e di cui hanno la
responsabilità politica. Fenomeni di con giun-
tura o acceleramenlo della trasformaz io ne
strutlurale del sisLema economi co del mon -
do, stimolato daUa pression e di avv enim enti
straordinari? D' allronde le stesse p erdil e <lei
portaLori di azioni e eli obbligaz1oni e quell e
che si verificano per le svalutazioni mon etari e
oltrepassano anch'esse più o m eno, dir e Ll~l ­
mente o indireLlamenLe, i limiLi delle Nazioni .
IntanLo qualcuno si diverl e ancora , in
lali conferenze, a canLare le lodi dell a dc-
mocrazia, come l'uccello di ri chiam o buon o
per qualunque slagione. È sopraLuLlo una mH-
laLlia francese, una specie di difesa di lIn a
paternilà reale o presunLa. La Francia, an -
che a Milano , ha mandalo a dire, p er b o<.:ca
di un sociologo , che la sua macchina poli-
tica, economica e sociale va a mera vi gl ia :
che essa è tirata da qualtro cavalli di sc i-
plinati: i contadini, la democrazia, i sind n-
cali, la cooperazione. Ch e è la dem ocr az ia
di freno in Francia allc form e piLl ava nz ale'
del capitalismo e ch e s i deve ael CSS <l propr jo
ad essa, se il Governo fran<.:c sc nOIl lIa cc
Cooperative intellett1tali 151

dnto al signor Kreuger il monopolio dei fiam-


miJeri , come se noi, antidemocratici, avessimo
fatto al signor Kreuger e agli svariati tenta-
ti\'i di disintegrazione o di cessione dei nostri
monopoli di SLato e dei consorzi che esso
ha concorso a formare diversa e più favore-
vole accoglienza.
Il principio della Francia è, in sostanza,
in tuLLe queste questiot:l.i, lo slalu qu,o, e quindi
anche il suo protezionismo agrario e indu-
sLriale, le sue tariffe autonome, i suoi con-
tingentamenti. Curiose queste democrazie del-
lo slalu qua!

2 giugno 1932.
LA ORISI DEL DIAMANTE

No n c' è da m eravi gliarsi ch e anche l' in-


dustria del diamanle sia in s la lo cii cr isi .
No noslanle i capitali che vi sono inveslili
e la mano d'opera che essa occupa, bianca
e di colore, non si sarebbe oggi inclolli a
farne una grossa questione. Ce ne sono allre
di mollo maggiori. Le sue cronache, che cu l-
minano nella lolla tra la piLl rappresenlaliv~l
delle società di amantifere, la De Beers, ch e
opera nel Sud Africa, e il Governo localC'i,
sono così caratteristiche e tipiche di queslo
momento economico da r end erle es lrem a-
mente significative e inter essanli. Volendo sil1-
lenlizzarle, sia pure in forma un poco pa-
radossale, si polrebbe dire che m en tre il (;0-
verno dell'Unione Sud Africana specula ~tl
ribasso sui diamanli, la De Beers specula
al rialzo. Non è ancora esclusa la sper anza
che Governo e Socielà si m ettano d'accordo
per una politica comune dell a produzione c
dei prezzi e che il Governo dell'Unione Sud
Africana entri esso m,edesimo a far parle di
La crisi del diamante 153

quella agenzia di manovra del mercato, in cui


la De Beers è preponderante, che va sotto il
nome di « Diamond Corporation ».
Esempi di casi in cui i Governi lottano
contro le società con lo scopo dichiarato di
favorire il consumatore, accordandosi poi con
loro a beneficio delle proprie finanze, non
mancano neanche nell'emisfero boreale.
N essuno sarebbe disposto, se ciò acca-
desse, a versare molte lacrime per compian-
gere la sorte dei compratori di diamanti e
se essi dovessero ottenerli a un prezzo di
monopolio invece che a un prezzo di con-
correnza.
Dal giorno in cui il Governo dell'Unione
Sud Africana si è dedicato allo sfruttamento
dei giacimenti diamantiferi del N amaqualand
e ha fatto convergere intorno a se l pic-
coli produttori locali, il potere di controllo
della produzione e dei prezzi della De Beers
è andalo indebolendosi, anche perché l'indu-
stria di Stalo della produzione dei diamanti
si è sviluppata in un periodo di discesa dei
prezzi, di contrazione delle vendite e di sco-
perte di nuovi e fecondi giacimenti.
N onostante il suo potere eli manovra, an-
cora slrumentalmente efficiente, benché dimi-
nuilo, la De Beers non è stata più in grado
el i resistere a tali contrarietà e eli vincer~
le, e col primo di aprile, come già aveva
falto nel 1908, nel 1914 e nel 1921, ha cre-
154 LA RESA DEL Ll1!ERALIS~IO ECOKO~!lCO

duto più conveniente arreslare la propria ~ll­


tivilà di produzione che conlinuarla in pcrdi-
ta, accumulando lo s lo ck della mcrce Ìln'CIl-
dula, svalulala altresì quale gara nzia co ll ale-
rale sul m ercalo del cred ito.
Le altre intraprese diamanlifere che op e-
rano denlro i confini dell'Unione Sud ,\\'ri-
cana - più o meno con lrollate dalla Dc Reers
o direttamente o aLlravcrso il sindaca lo di
vendi la, che h a la sua sede a Londra, .- c
quelle sparse per il mondo (Africa elel Sud-
ovest, Congo Belga, Angola, Cosla d'Oro,
Guayana Britannica, p .. asil e) non sono in mi -
gliori condizioni. La maggior parte è già ehi u-
sa o con geslioni perdenli.
Gli sforzi fatti dalla De Beers per con lrol-
lare l'industria dei cl i amanti, eme ttendo gros-
se partite eli obbligazioni per destinarne il
ricavato all'acquis to di azioni di socie là con-
correnti o ilwestendo le sue riserve nel sin.-
dacalo di vendita, hanno avu lo per effelto
di ind ebolire il suo organismo fin anziario sen-
za consentirle di superare le difficollù dcII a
situazione crealale da eosl avverse vicende.
Due cifre sinletizzano la velocità c 1',lln-
piezza del lraeollo : quella delle vendi te c
quella dci profilli n etli:
](l'L\) Hm
(li l ' ' ' , l pl'lill " l
Vendita di diamanti :1.:Z;:;;-;.790 fi7fUj,i()
l'roti tto netto ::!.047.0HJ r:3:~.740
La crisi del diamante 155

Esse SI riflettono sulla quoLazione delle


azioni che da 12 sterline e mezzo nell'au-
tunno del '29 è discesa a 2 sterline e mezzo
nella primavera corrente.
Anche nell' industria diamantifera, alla di-
scesa dei prezzi non ha potuto corrispondere
una proporzionata discesa nei cosLi di produ-
zione; i prezzi stessi sono ancora più elevati
di quelli che potrebbero assicurare la ven-
diLa e il collocamento degli stocks esistenti.
N ella sua cronaca, brevemente accennata,
questa potente Società è, come si diceva, rap-
presenLaliva dei metodi e degli scopi del ca-
pitalismo societario del nostro tempo. Rego-
lazione arLificiale della produzione, regola-
zione arLificiale dei prezzi, ricorso al credito
per assicurarsi e conservare . una situazione
monopolisLica continuamente minacciata, ten-
tativo di subordinazione dell'interesse pub-
blico al proprio particolare interesse, inci-
denza sui consumaLori di tutta quesLa costosa
impalcatura, costruita non per l'interesse col-
lettivo ma per quello di un gruppo parti-
colare.
Dispersioni di capitali e di ricchezze, inve-
stimenti di risparmio cui non corrisponde
una reale fecondità economica.
Passiamo dai diamanLi, la cui desliu8zione
volultuaria non ha l'apporLo necessario col
benessere, con la dignilà umana e con le esi-
genze ordinarie della vita, a tutti gli allri casi
156 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONO:u.rCO

che si svolgono con metodi e con scopi ana-


loghi ) ma che riguardano prodolli di prima
necessità o che sono conelizi'o ne elel progresso
Lecnico delle nazioni e elel mondo. L'equi-
librio economico d'inleresse collellivo non può
essere assicuraLo dalla somma clegli equilibri
parLicolari che i consorzi e i sindacali) nelle
loro varie forme) lendono a garanlire a loro
stessi.
C' è davvero qualche cosa cii rolto ) qualch e
cosa che non funziona pill nel vecchio mon-
do del liberalismo economi capitalistico. I
r

casi clella De Beers possono essere sfrullali


per analogia e facilmenle generalizzali .

.'J gùtgno 19.'32.


PRO MEMORIA

N elIo sta to di preVlslOne della spesa cl el


Ministero delle Comunicazioni per 1'esercizio
finanziario 1932-33, parte straordinaria, il ca-
pitolo « Lavoro di elettrificazione delle linee »
vi è inserito soltanto per memoria. È que-
sta una frase del gergo contabile che, mal-
grado il suo sapore sepolcrale, vuole alludere
ad una spesa che si differisce, ma alla quale
non si rinunzia. Significa ri.nvio ad esercizi
futuri, non abbandono di un programma. Lo
stesso ministro delle Comunicazioni vi ha da-
to, parlando alla Camera vitalizia, tale in-
terpretazione.
Nel problema dell'economia dei trasporti
si sono sensibilmente modificati i rapporti di
costo e di convenienza dei vari mezzi di tra-
sporto. Se si sopprimessero i dazi doganali e
le tasse di vendita degli olii minerali, sop~
pressione cui si era pensato in tempi migliori,
quelle modificazioni assumerebbero una por-
tata ancora più decisiva e rivoluzionaria . Ma
anche indipendentemente dal regime fiscale,
158 l,A RESA DEL IJllERALISMO EC'OXO~[ICO

tutte le gestioni ferroviarie dcI mondo S0l10


insidiate, per una parLe sempre più cospicua
del loro traffico, dai mezzi di Lrasporlo con-
correnti. Negli Stati Unili è oramai un luogo
comune il parlare della fine delle ferrovi'l\
con una cerLa anticipazione o esagerazione.
Esse vi hanno alimenLato nel secolo scorso
le più gigantesche iniziaLive e le più demo-
niache speculazioni. I capHoli più inLeressanLi
della storia di vVall Street sono quelJi relaLivi
alle società ferroviarie e ai loro Litoli azio-
nari.
N oi non porremo il problema ferroviario
italiano in termini così caLasLrofici ( posi lata
resurgo!); però non si può disconoscere che
la convenienza di usare, nella mi.sura aLtllale,
mezzi di lrasporto ferroviari è condizionala
agli oneri fiscali che gravano sugli aILri , e
cioè sugli olii minerali (benzina, moto il, ccc) ,
cui elevono aggiungersi le varie tasse di circo-
lazione sugli autotrasporti di diverso lipo e
le tasse di utenza sLradale.
È vero però che l'AmminisLrazione ferro-
viaria deve provvedere con i propri mezzi
alla manutenzione della linea e può quindi
parer giusto che i proprieLari o gesLori di
autotrasporti provvedano anch'essi con con-
tributi fiscali alla manutenzione delle sLrade
ordinarie e al servizio degli interessi passivi
che lo Stato si è addossato per la loro tra-
sformazione. Non si dovrebbe LuLLavia andare
159

al di là di questi limiti nell'applicazione di


tali tributi, anche volendo accettare il cri-
terio , per verità un poco medioevale, che le
strade debbano essere pagate da chi le ado-
pera.
Si poLrebbe dire che le modificazioni nei
l'apporLi di costo e di convenienza fra i tra-
sporti ferroviari e gli autotrasporti, terrestri
ed aerei, pongono all'Amministrazione ferro-
viaria un problema . di adattamento, oggi in
termini più difficili che alcuni anni fa. Essa
deve adattarsi alla concorrenza, perché a nes-
suno può venire in mente di persistere in
mezzi di trasporto più costosi, o meno con-
venienLi (quando questi siano i casi), in con-
siderazione dei grandi capitali che vi si sono
investiti e dei capitali necessari per dotare il
paese di nuovi mezzi di trasporto. Il progresso
tecnico non è mai gratuito: le cose nuove sva-
lutano le vecchie.
È però un problema che va considerato
dall' aspetto economico nazionale, di cui l'a-
spetto dell'interesse aziendale rappresenta un
elemento da non trascurarsi, ma non per sé
solo decisivo.
Anche l'elettrificazione e i suoi ulteriori svi-
luppi, la sua convenienza ed opportunità van-
no giudicati nel grande quadro economico e
politico della N azione, attuale e prospettico,
non in quello, più limitato ma unilaterale, dei
160 LA MSA DEI. tJllEtlAT.fsMO ECONmùèO

costi aziendali e dei rapporti d i concorrenza


fra costi.
Se ci si limitasse a questi punli di visLa del
tornaconto dirello e parlioolare, le pitl grandi
trasformazioni, su cui si reggono l'atlrezza-
tura agraria e anche quella industriale di un
Paese, il suo splendore e la sua potenzn.,
chiuderebbero in perdita nelle mani di un
contabile. In tali questioni, prevenlivi e con-
suntivi escono dalle colonne del puro conto
aritmetico di un anno, di un biennio, di llll
triennio o di un quinquennio.
Quali sono i vantaggi che può portare, e
che ha portato l'elettrificazione, aumentando
le possibilità di frequenza dei treni, le loro
velocità medie, diminuendo i trasporti eli car-
bone, il numero delle locomotive, realizzando
economie di tempo nel trasporlo di merci <:
di viaggiatori, specialmente in un Paese al-
lungato come l'Italia, paradisiaco perché ba-
gnato da tanto mare, ma antieconomico nei
riguardi dell'organizzazione e delle spese di
trasporto? Giganteschi depositi di carbone;
impiego di aree vastissime che riducono nelle
stazioni le possibilità di sm1stamento dci Ireni ,;
capitali morti, deperibili; fumo e residui clella
combustione che logora il materiale mobile
e il materiale fisso, che esigono spese straor-
dinarie di manutenzione e cii pulizia ; energia
perduta nella condotla delle macchine ; con-
Pro memo?'Ìa 161

sumi proporzionatamente più alti delle linee


e delle ruote.
La nostra politica idroelettrica, nei COll'-
fronti del fabbisogno ferroviario di energia a
basso costo, non può dirsi sia stata sempre
tempestiva, previdente, coerente, unitaria. Ma
non è ancora troppo lardi per assicurarsi
energia a basso costo specialmente nell'aliuale
contrazione dei consumi privati e date le lar-
ghe disponibilità non collocate, già prodotte o
producibili.
Non si può d' altro lato pensare che il car-
bone possa lungamente rimanere al prezzo at-
tuale, mentre va pigliando forma e_consist~'llza
il progetto di un sindacato internazionale tra
produttori. Inoltre, pur essendo cauti nelle
previsioni, si può ritenere che il momento
consenta trasformazioni a basso costo, per
il basso costo delle materie prime e del la-
voro, che non si potrebbero realizzare pro-
babilmente in avvenire.
Ma sopra tutto c'è da svincolare le ferrovie
ed anche gli autotrasporti, quando 1'uSG de-
gli accumulatori elettrici sia più conveniente
ed economico, dal carbone estero e dagli olii
minerali. Bisogna sottrarsi, per quanto è pos-
sibile, a questo dominio di malerie prime che
costituisce una servitù economica.
Nel paese di Volta e di Galvani, di Pac~­
notti e di Marconi, le materie puzzolenti degli
intestini del mondo , frullo della sua decom-
DE' STEFANI. 11
162 LA KESA DEL LIllERALISMO ECONOMICO

posizione geologica, deyono essere sostituile


dall'uso di quella forza eterea che il gcnio
italiano ha potentemente concorso u porre
a servizio dell'umanilà e che i fiumi nostri
tutti ora nostri fino alle 10r,0 esili sorgcnti ,
ci consentono di poter produrre senza do -
mandare.

9 giugno 1982.
IL OONSIGLIO DELLE OORPORAZIONI

Il Consiglio nazionale delle Corporazioni,


convocato per la terza voI ta in assemblea ge-
nerale nella sua austera e solenne sede prov-
visoria di Palazzo Venezia, ha dato prova di
una crescente maturità come organo struttu-
rale della costituzione fascista. Maturità che
deriva da una sempre maggiore consapevo-
lezza dei suoi fini e dei suoi mezzi di azione,
del peso che esso è destinato ad avere nella
vita economica e anche politica del nostro
Paese. Sarebbe una perdita di tempo il do-
mandarsi se esso sia un organo esclusiva-
menle economico o anche eoonomico-politico,
sia pure limitatamente alla sua competenza
specifica. Distinzioni superale, non confusioni
di competenze, con l'affinarsi e col realizzarsi
di quel criterio sintetico corporativo del Re-
gime che, come ha superato l'antitesi dei vec-
chi partiti, ha superato, concettualmente e
per gran parte praticamente, la tradizionale
antitesi degli interessi, componendola nella su-
periore unità del fine nazionale e utilizzUln-
164 LA RESA. DEL LmERAr.IS~rO ECO ' OMTCO

dola, come fatto e come esperienza, a vantag-


gio di questo medesimo fine.
Non è facile, nemmeno per noi che viviamo
nell' almosfera di lale graduale e melodica
trasformazione, e tanlo meno per chi vive
fuori di essa ed è costrello a farsene un con-
cetto dalle sue definizioni Jormali e legisla-
Live, senLire la nosLra realLà rivoluzionaria
non solo come istiLuto, ma come costwne, co-
me coscienza, come limite. Vorremmo dir e,
come abitudine biologica in formazione e cio è
come consuetudine dello spirilo, che non può
senza sforzo ricon oscere il nuovo ch e è iIl
lui e il vecchio cli cui si è liberalo.
I verbali dell' assemblea conlengono la pro-
va di quesla crescente maturilà spiriluah'.
della formazione dell'Italiano nuovo e fasci-
sta, di un moelo eli imposlazione clei problemi ,
di una dialellica proJondam enle div er si da
quelli delle anliehe assembl·ee. C'è anclle, nei
singoli, una progressiva aderenza al tullo, qua-
lunque sia la loro posizione parlicolare, una
compenetrazione delle esigenze d'insieme e
prospelliche, anche in uomini non più gio-
vani e che hanno lungamenle servito e })fll-
taglialo nei vecchi partili e che si erano do-
vuti adaltare al clima del tempo, alle slrale-
gie parlamenlaristiche e alle procedure di
corridoio.
Il corporativismo convince non p er le sue
ragioni astralle, ma per le sue ragioni COI1 -
Il Consiglio clelle Corpomzioni 165

crete, per l'essere nato e sempre più div e-


nuto uno strumento di coes10ne della vita
economica nazionale in un periodo in cu,i
l'atomismo individualistico dei regimi liberali
è stato travolto dagli interventi disordinati e
occasionati, oppure dalla sua violenta e istan-
tanea soppressione. Esso ha anche avuto, a
traverso una crisi durissima, un battesimo di
resistenza. L'Italia è divenuta, pure per opera
della sua struttura corporativa, un coefficiente
e, possiamo dire con orgoglio, un esemp~o di
ordine fra le N azioni. Lo si è potut'o ottenere
perché il Duce ha creato accanto all'unità del
comando politico, pers,o nificata nel Capo del
Governo e nel Gran Consiglio, l'unità del 00-
mando economico che si attua a traverso gli
istituti corporativi e che si riconduce alla
stessa suprema autorità governativa.
I nostalgici del liberismo economico, che
non è mai stato una realtà, devono ricono-
scere, almeno quelli che non sono per aprio-
rismo fuori fase, che il corporativismo ha
agevolato e sta agevolando potentemente con
i suoi istituti l'opera anche politica del Go-
verno fascista.
N aturalmente, accanto aUe valutazioni obiet-
tive, perché più indipendenti, vi sono le va-
lutazioni particolari che sboccano in affer-
mazioni di interessi di categoria. Anch' esse
portano il loro contributo atlivo e dimostra-
ti vo nella formazione della visione d'insieme,
166 LA RESA DEL LIBERALI MO ECONO}UCO

rappresentano un materiale di orientamento


e dànno il criterio delle possibilità di alLua-
zione e della tempestività dei provvcdimenti.
Qui il corporativismo è collaborazione in-
telletLuale e sperimentale. Le stesse divcrgenze
intorno alla migliore soluzione possono es-
sere utili e necessari,e anzi quale elemenlo
equilibratore, e suggerire importanti moclalitù
di attuazione.
Molte volte il Capo del Governo ha volulo
espressamenle ricordare e documenlare la
gradualità delle creazioni istituzionali del He-
gime e la funzione che in esse ha avulo l'espe-
rienza come prova «a posteriori » della bonlà
delle soluzioni intuite. Questo muoversi sp,e ri-
mentando per successivi adaHamenti c ap-
prossimazioni, può essere sembralo tal volla
incertezza. I più ansiosi possono anche aver
pensato che il nostro passo non era abba-
stanza veloce, ma esso era il metodo infalli -
bile delle sicure realizzazioni. Molli hanno
errato per aver anticipato sui fatti o per avere
coslrelto ]a realtà ad aderenze repugnanti
alla propria natura. Metodo sperimentale an-
che nel governo degli Stati che ricorda i pm
memorabili esempi italici come norma e ca-
none del pensiero.
Nella seduta del 21 aprile 1930, inaugu-
randosi in Campidoglio, nell'aula di Giulio
Cesare, il Consiglio nazionale dell e Corpora-
zioni, il Capo del Governo diceva che eSSO
n Consiglio delle C01'po1'azioni 167

è nell'economia italiana quello che lo Stato


Maggiore è negli eserciti: il cerv'ello pensante
che prepara e coordina, Sabato scorso, clliu-
dendo la sessione dei suoi lavori, dichiarò di
esserne stato contento.
Anche con questo giudizio il Capo del Go-
verno riassumeva la sensazione, la coscienza
che l'assemblea aveva potuto farsi di sé stessa
con l'esperienza del lavoro compiuto da al-
lora ad oggi. Da principio non è facile ren-
dersi conto della funzione che può avere un
organo politico e anche un semplice atto po-
litico. N on è cosa comune potersene rappre-
sentare le possibilità creative e gli effetti lon-
tani, La maggior parte di coloro che sono stati
i pionieri della Rivoluzione fascista, neppure
essi negli anni delta vigilia, o nei primi anni
della conquista, potevano rappresentarsi la
nostra creazione come essa è divenuta, così
grande e armoniosa e nutrita di una sua lo-
gica intrinseca, imbattibile, avendo una pro-
pria stabilità fondata su quell'equilibrio orga-
nico e istituzionale di forze che s'è andato
determinando in dieci anni di fantasia e di
lavoro .
Sembra, a volgersi indietro, che un pro-
gramma ci sia stato, definito nei propri par-
ticolari, nel proprio ritmo di svolgimento. Ep-
pure noi non sapevamo di averlo se non co-
me fede e passione, indistinte, fornite di una
volontà creativa, indeterminata o non sempre
168 LA RESA DEL LIDERALIS~lO ECONOAUrO

delerminata e che non poteva rappresenlarsi


il lontano avvenire. Bastò che ci fosse un
uomo a conoscerlo questo programma e che
avesse la capacità di svolgerlo, come fu fallo,
come si farà.

14. giugno 19.12.


I GIOVANI ALLE PORTE DELLO STATO

La cronache di questi giorni, int'e rne ed


esterne, criminali e politiche, non hanno per-
messo alla stampa quotidiana di rilevare e
di illustrare le norme dettate dal Capo del
Governo per disciplinare alcune importanti
modalità dei concorsi ai pubblichi impieghi.
Ne ha dato notizia un breve comunicato dal
quale si apprende: 10 che dovranno rendersi
noti, alla fine di ciascun anno, tutti i con-
corsi da espletarsi nell' anno successivo per
ammissione agli impieghi di Stato; 20 che
verrà resa obbligatoria la periodicità dei con-
corsi stessi, al fine di conseguire la migliore
selezione degli aspiranti agli impieghi statali.
Due principii che sono, a malgrado la loro
apparenza modesta e formale, profondamente
innovatori sopra tutto nel metodo del ricam-
bio del p ersonale delle pubbliche Ammini-
strazioni.
Il problema del ricambio è imposto dalla
slessa legge nalurale della vita umana, dai
limili temporali del suo - rendimento; non è
170 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

in arbitrio nostro di soltrarcene. Si pu~ far


questione di velocità e eli metodo. La ve-
locità del rinnovamento è regolala dal nu-
mero dei posti da ricoprire, lasciati vuoLi
per morLe, per raggiungimento dci limili eli
elà, per inabilità, per punizione, per dimi s-
sione. C'è una percentuale eli impiegati che
fatalmenle lascia ogni anno la pubblica Am-
minisLrazione o per volontà di Dio, o per vo-
lontà della legge, o per fatto o volontà loro
propria. Quale essa sia esallamente, non si
sa. Forse il cinque per cento , piLl o meno.
Se fosse il cinque per cento, il personale dci
pubblici uffici dovrebbe rinnovarsi , in via me-
dia, in venL'anni; se fosse il quallro, in ven-
ticinque anni; se fosse il sei, in meno eli di-
ciassclle anni.
Il decreto del Capo del Governo precisa il
metodo di sosti tuziolle cIle deve essere os-
servato da lutte le Amminislrazioni civili dello
Slato. l\1011e di esse non banno meLodo al-
cuno; non hanno un piano di rinnovamenlo,
fondalo sulla esperienza, che assicuri l'im-
missione nei pubblici uffici delle forze pi ù
fresche, più intelligenti, piLl volonlerose. Non
si sono rese conto che il melodo elei concorsi
periodici annuali, destinati a coprire pochi o
anche pochissimi posti, dà risullali migliori
del melodo dei concorsi salluari, a lunghi
intervalli, nei quali, per coprire i molli posli
vuoti, si deve finire per accontenlarsi di ele-
I giovani alle porte dello Stato 171

menli mediocri. f: mancata fino ad oggi una


meditala tecnica della selezione. Questo ha
porlato ad estendere il personale avventizio)
formato anche da ex-impiegati collocati a ri-
poso per limili di età, e a dover sistemare in
ruolo ) chiudendo un occlùo e talvolta tutti
e due, masse di avventizi assunti, caso per
caso, senza alcuna garanzia che essi siena
quanto di meglio può dare il mercato.
Una parte di colpa ce l'hanno le consue-
tudini mentali della Ragioneria Generale dello
Slalo e la tattica defatigatorila di rinviare i
concorsi, perché non si coprano i posti di
ruolo risultanti dagli organici, che essa mede-
sima ha contribuito a determinare. Tattica
che ha avulo perfino l' onore della consacra-
zione legislaliva col blocco dei pubblici con-
corsi, durato parecchi anni, il quale ha invec-
chiato l'Amministrazione, ha svuotato orga-
nici riconosciuti necessari, lasciando scoperli
seltemila posti, ricoperti però ad esuberanza
con personale avventizio assunto con criteri
non controllabili.
Ci voleva l'illuminato intervento del Capo
del Governo per ammonire che quell'arresto
e quella degenerazione del processo di rinno-
vamento del personale della pubblica Ammi-
nistrazione, che si sono avuti nel quinquen-
nio 1926-1931, non dovranno ripetersi. Se i
po sti di ruolo sono esuberanti, si riducano; se
sono deficienti, si aumentino; ma in oeni caso
172 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

non si devono lasciare scoperti se necessari


e non si devono coprire col sistema dell' av-
ventiziato, a meno che questo sistema non sia
circondato dalle stesse garanzie selcltiye ri-
chieste per concorrere ai posti di ruolo .
Tutti i conoscitori dei problemi della pub-
blica Almninistrazione hanno prospettato, in
tempi lontani e vicini, questo problema dclla
selezione iniziale nei termini in cui il Duce
lo ha posto. Si pensava concordemcnte che
« la mancanza di una legge, la quale, per co-
prire i posti vacanti, stal)ilisca l'obbligo della
periodicità dei concorsi, provoca il formarsi
di grandi masse di avventizi che finiscono
col far parte, a titolo permanente, dell'Ammi-
nistrazione dello Stato, e impedisce il nor-
male rinnovamento fisico e intellclluale dci
quadri organici, risolvendosi in un fatlore
della loro degradazione ».
Per rendersi conlo delle anomalie cui con-
duce il contrario criterio della intermillenza
prolungata dei concorsi, oltre che dal punto
di vista qualitativo della scelta del personal e,
anche dal punto di vista quanlitativo e qua-
li lativo insieme delle difficoHà in cui si di-
battono le singole Amministrazioni, basta
scorrere il bolleltino trimestrale della Silua-
zione numerica del personale dello Stalo che
si pubblica, con lodevole regolariLà, dall ' esLate
del 1923. Vi si possono leggere i daLi relaLivi
al numero dei posti non coperli da impiegali
1 giovani alle pO?·te clelia Stato 173

di ruolo, o non coperti affatto. Le situazioni


statistiche del personale di quasi tutti i Mi-
nisteri documentano, quale più quale meno',
l'imperfezione nei criteri di rinnovamento.
L'Amministrazione civile dello Stato italia-
no, compresi l'ordine giudiziario e l'istruzione
secondaria e superiore, conta circa sessantot-
tomila posti di ruolo soltanto. Non ne sono
occupati che sessantamila. Ed ogni anno al-
cune migliaia di impiegati lasciano vuoto jl
loro posto. E non si tien conto delle IAmmi-
nistrazioni autonome e del loro fabbisogno
annuale per le anal9ghe sostituzioni!

Pur non scendendo a particolari, le poche


cifre ricordate ci permettono di avere un'idea
approssimatiya della domanda annuale di per-
sonale necessario al rinnovamento fisiologico
della pubblica Amministrazione. Qui non si
tratta di aumento di spesa. La finanza n(}ln
può far vivere i morti né trattenere quelli
che se ne vanno o che devono andarsene per
disposizione di legge o per fatto e volontà
propri. Si può consolidare la spesa, ma non
si possono consolidare i funzionari. Noi ce
ne aneliamo. Lo Stato rimane. Esso non è una
174 LA RESA DEL LlllERALISilto ECONOMICO

manomorta degli uomini maturi o dei "cc-


chi. È una realtà organica in processo eli
continua trasmissione da coloro che se ne
vanno a coloro che veng'ollJo avanli.
Il Capo del Governo ha stabilito) anche in
questo campo) l'osservanza del metodo della
gradualità. Ogni anno le nostre Università,
i nostri Istituti superiori e medi formano le
nuove reclule potenziali deUo Stalo che ogni
anno lo Stato deve assorbire per quanlo oc-
corra al proprio annuale bisogno. Perché farli
attendere? Se ne avrebbe lo svantaggio di
immellere nelle pubbliche funzioni giovan,i
stanchi e sfiduciati dalle ingiuste e logoranti
altese) dalla disoccupazione forzala ) o quelli
che rimangono dopo che le privale ammini-
slrazioni hanno assicuralo a sé stesse la parle
migliore di loro. Anche l'organismo biolo-
gico si rinnova continuamente e) quando non
ne ha pill il potere) è vecchio o mal alo.
C'è già una nuova llalia che viene dor)O
di noi ) e cioè dopo coloro che hanno vissuto
od operato nei grandi avvenimenli della Pa-
tria e del mondo. La noslra grande guerra è
finita da quindici anni) la Rivoluzione fa-
scisla ha vinto ed è in allo da dieci anni Le
nuove reclute dello Slalo vengono necessaria-
mente dopo quei grandi falti e hanno l'ar-
mato il loro spirito nella nuova almosfera di
dignità) di giusto orgoglio nazionale e di pra-
I giovani alle pOI'le dello Stato 175

tica consapevolezza dei fini. I giovani sono'


alle porte dello Stato e lo Stato deve dire,
con un unico atto pubblico, quanti ne può
accogliere, secondo le varie specialità profes-
sionali. Non concorsi interni, che eludono, a
danno dello Stato e dei meritevoli, le nobili
competizioni, limitandone arbitrariamente il
campo; non concorsi semi-clandestÌ11i dispersi
nei bollettini ministerial1; non domande di
personale tumultuarie seguìte dal loro rare-
farsi per un numero indeterminato di anni.
Teniamo pure in onore l'iniziativa privata,
ma non limitiamola nel nostro ooncetto all'ini-
ziativa negli affari. C'è un'altra_iniziativa che
ha per lo meno la stessa dignità, anche se
non si voglia riconoscerle, oome noi le rico-
nosciamo, una dignità superiore nella gerar-
chia delle attività morali: quella dei giovani
che hanno saputo costruire, per virtù propria,
la loro personalità civile e intellettuale con
una severa disciplina della loro giovinezza e
spesso con ignorati ma duri sacrifici mate-
riali. Non temiamo di commettere ad essi il
destino del nostro Paese e il governo della
sua Amministrazione secondo il ritmo delle
leggi della vita.
La decisione del Capo del Governo offre ai
migliori tra i giovani questa periodica cer-
tezza di poter servire lo Stato, nelle sue cre-
scenti e nuove forme di attività, con l'anima
nuova che essi hanno potuto crearsi per in-
176 LA RESA DEL LIDERALISMO ECO::;'OllJ! o

segnamento dei tempi. Essa sancisce anche, a


van Laggio dello StaLo, il meLodo, fino ad oggi
trascurato e rinnegalo coi falli, del suo mi-
gliore rinnovamen to . Decreto che ha un grall-
de valore morale e poliLi.co.

19 giugno 1932. (
,
IL MONDO OONTRO LA PROSPERIT A

Ci "uole della temerarietà per scrivere, ai


tempi che corrono, un articolo ottimista. Ep-
pure non possiamo resistere alla voglia di
scriverlo, anche se esso dovesse rimanere~
come forse rimarrà, voce solitar·ia e stonata
nel coro delle universali lamentazioni. La do-
manda che ci facciamo è semplice e può pa-
rere paradossale, per la sua stessa singolarità.
N oi ci domandiamo se ci stiamo difendendo
dalla crisi oppure dalla prosperità, se lot-
tiamo contro la carestia o contro l'abbon-
danza. Ci si può rispondere che questo è un
modo sofistico di presentare la realtà co-
me essa dovesse aderire all'uno o all'altro
termine dell'alternativa. Non è un modo sofi-
stico. Noi ci difendiamo dalla prosperità.
Non sono i mezzi di esistenza che mancano
al fabbisogno dei popoli. Tutti sappiamo che
le scorle alimentari del mondo si accumulano,
che la sua potenza di produzione è sfruttata
in misura ridottissima, che miniere, pozzi di
petrolio, stabilimenti industriali, flotte mer-
DE ' STEF ANI. 12
178 LA RESA DEL LIDERALISMO ECONOMICO

cantili non sono utilizzati che per una fra-


zione talvolta trascurabile della loro possibile
efficienza.
Il rapporto che Mallhus aveva poslo a fon-
damento del suo lugubre materialismo selll-
bra essersi rovesciato: lo sviluppo della po-
polazione sembra in ritardo, mollo in rilar-
do, sullo sviluppo della produzione.

*
Siamo probabilmente alla vigilia, una vigilia
che potrà durare ancora degli anni, di un
periodo di benessere cosi largo e diffuso che
non avrà esempio nel passalo. Se la capacitù
di produzione del mondo, alluale, efl'etlivu,
potesse essere realizzata e, ins1eme con essa,
la ripartizione dei prodolli lra gli uomini ,
nessuna tavola rimarrebbe senza pane, nessun
uomo senza indumenti, neSSUlla famiglia sen -
za tetlo. Perché non può esserlo '! Perché si
chiudono le miniere? Perché si abbandona-
no i campi? Perché si dislruggono i pro-
dotti? Perché rimangono in disarmo le navi ·'
Perché deserte le officine? Ci sarebbe lavoro
e benessere per tutti, non per virtù di sco-
perte future o della tecnica dell' avvenire, ma
per quelle già acquisile al patrimonio scÌell -
tWco e tecnico dell'umanità .
n mondo contro la Pl'OS1Je?'ità 179

Il benessere e la prosperità sono realiz-


zabili quando si voglia. Siamo noi che li te-
niamo indietro abbassando la saracinesca de-
gli interessi particolari. Ci si difende dalla
prosperità riducendo la produzione; ci si di-
fende dai bassi prezzi con le tariffe doganali
e con l'inflazione creditizia; ci si preclude i
commerci per non 'e saurire le riserve delle
banche di emissione. È sempre una considera-
zione finanziaria o aziendale che tenta di aver
ragione della capacità di produzione- e che
s' affatica di contenerla. A che pro le scoperte
e le invenzioni, il progresso della tecnica, le
diminuzioni dei costi, se un interesse finan-
ziario o aziendale tenta di annu1larli in di-
fesa di E\quilibrii che stanno per essere tra-
volti? Così si protraggono le sofferenze della
trasformazione, si fa durare la crisi, si rin-
via l'avvento della pro.sperità.
N egli Stati Uniti le classi dirigenti credono
di ritrovarla col riprodurre artificialmente i
prezzi di cinque o dieci anni fa, gonfiati dalla
inflazione, e aggirandosi quindi nel labirinto
finanziario, creditizio o monetario, di cui quel
paese per primo ha fatto, e sembra invano,
la più dolorosa esperienza.
Il compito demandato al FederaI Reserve
Boarù di restaurare ,e mantenere, attraverso
il controllo del volume della moneta e del
credito, il livello medio dei prezzi prevalente
nel periodo 1921-1929, non è un facile com-
180 LA RSSA DEL LIBERALISMO ECONOMICU

pito. E anche riuscendo ad assolverlo, quali


ne sarebbero i risultali? Il rilorno a quei
prezzi, fermo rimanendo il capitale-salari, non
consentirebbe di sfrulLare in pieno la capa-
cità di rendimento dell'attrezzatura mondiale.
Prezzi maggiori e rimunerazione del lavoro
invariala, vuoI dire riduzione nella domanda
di prodolti e, quindi, conlrazione della pro-
duzione e un processo a ritroso dello svilup-
po dell'economia dei popoli. VuoI dire di-
minuzione del lenore di vi La della maggior
parle del genere umano.
Eppure quesla bizzarra idea ha lrovalo fa-
vorevole accoglienze presso i legislaLori ame-
ricani. Curioso che questa idea di Ull rHorno
all'antico sia venula proprio agli Americani
che ci consideravano dei passalisli nel giuslo
orgoglio delle loro fanlastich e cos lruzioni
lecniche ed economiche.

*
Quid agendum '! Il minor numero di scioc-
chezze non sollanlo nel fare ma anche Ilel
disfare quello che è slalo fallo. Eliminare
con gradualilà gli oslacoli, o anche sempliee-
mente non accrescerli. l:;'crmarsi . La prospt>-
rilà sfonda da sé, per "irlù proprie. Quan-
n mondo contro la prosperità 181

to più la si vuoI contenere, tanto più tra-


volge le opere di difesa che le si contrap-
pongono, e devasta invece di essere bene-
fica, anche immediatamente.
Ecco perché a leggere nei resoconti delle
Delegazioni , nei verbali delle conferenze, nei
memorandum della Società delle Nazioni, ne-
gli ordini del giorno degli organi economici
internazionali, tanti propositi di libertà -eco-
nomjca, mentre d'altro lato si vuoI manovrare
contro la discesa dei prezzi con l'inflazione
monetaria e creditizia. c'è da rimanere esI-
tanli. Ci accontenteremmo di un rinsavimen-
to per l'avvenire senza distruggere a fondo le
situazioni artificiali create dalle fome pas-
sate.
Bisogna lasciare che il mondo si ricostrui-
sca da sé: si parla del mondo economioo
capitalistico al cui equilibrio concorrono le
forze economiche private e i loro poteri au-
toregolatori. Il sistema, se ci si tiene, è ·a n-
cora salvabile, purché si plachi la lotta con-
tro la prosperità e si lasci che gli uomini e
i popoli godano il frutto del loro genio inven-
tivo, della loro capacità organizzatrice, della
loro virtù di risparmio, della naturale esten-
sibilità dei loro bisogni, delle realizzazioni
delle loro molteplici fantasie.
Le condizioni di una prosperità mai veduta
e mai goduta sono tutte realizzate, meno che
182 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

quella di saperla vivere, perché non so se


gli uomini di governo, o gli uomini d'affari,
hanno ridotto il mondo nelle condizioni del
vecchio avaro che muore d'inedia tra incal-
colabili ricchezze.

1 luglio 1932.
PUNTO E A OAPO

L' accordo di Losanna, che ha praticamen-


te risoluto, annullandolo, il pr,o blema delle
riparazioni, e che prelude a una corrispon-
dente soluzione del problema dei debiti di
guerra, elimina dal sist,e ma economico del
mondo un fattore che lo disturbava. I pa-
gamenti senza contropartita mercantile o cre-
ditizia sono impossibili in un'eoonomica fal-
limentare nella quale neanche gli impegni
ordinari possono essere facilmente assolti. I
delegati di Losanna hanno voluto riaffermare,
nei confronti della Germania, il loro buon.
diritto a riscuotere, ricono.soendo, nel tempo
stesso, l'impossibilità e le conseguenz,e di dan-
no della riscossione. In questa conciliaztone
del diritto col fatto le anime dei creditori
alleati hanno trovato il fondamento lo gioo
delle loro conoessioni e la pacificazione dia-
lettica. Il diritto è salvo, l'economica è salva.
Il credito non sarà più disturbato da queste
correnti unilaterali di pagamenti senza con.~
tropartita, né il commercio tra le N azioni da
184. LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMI O

esportazioni senza equivalenti importazioni


Ci sono voluti 10 affili per giungere a 'lale con-
ciliazione del diritto col fatto e sopraLLllLLo c'è
volula la potenza ammonitrice di una crisi
economica senza precedenti, che assumesse,
nel gioco delle forze, un peso preponderante
a quello delle posizioni politiche anlilelic.hc
e delle pm:e considerazioni di bilancio.
La Conferenza di Losanna ha tolto eli mez-
zo una formula di giuslificazione invocala
dalla Germania per farsi assoh'ere dall 'opi-
nione pubblica del mondo delle sue parti co-
lari responsabililà economjche e delle SllC gi-
gantesche inadempienze.
La cancellazione delle riparazioni C dei de-
bili di guerra, altesa ancora quest'ultima dal-
l'Europa, purifica i l'apporli polilici lra gli
Stati e le Nazioni europee dalle sopravvivenze
finanziarie che fatalmenle richiamavano il no-
stro spirito alle divisioni poliliche occasionate
dalla guerra.
Ora ci sentiamo più liberi, come avessimo
liquidato tutto il passato, come se esso avesse
finito di operare sopra di noi quale deLer-
minante di una pregiudiziale interiore. Germ u-
nia, Francia, Inghilterra hanno realizza lo, an-
che formalmente, il compimento della loro au-
tonomia dal recente e tragico passato. Anche
l'Italia, che l'aveva già perfezionata in se stes-
sa per l'esperienza politica del dopoguerra e
per la freschezza del suo spirito rinnovalo.
Punto c a capo 185

Quattro Stati, quattro N azioni, che hanno


in pugno il destino della civiltà europea, che
la riassumono e che, a seconda del loro peso
particolare, ne determinano l'aspetto. Civiltà
che nasce qui, che si forma qui e dalla quale
luLto il mondo, almeno per ora, dipende per-
ché nessun grande Paese o popolo ha saputo
crearsene una propria. Forse la Russia, forse
l'India, ci riusciranno . Il mondo non può
avere che una civiltà anglosassone o ger-
manica o latina, o una civiltà mista degli
elementi che da ciascuna di esse provengono.
Losanna ha liberato il passo alla Germania,
come Ottawa potrà servire a una ripresa im-
periale del Regno Unito. Losanna prevede
anche una collaborazione 'e conomica e finan-
ziaria europea, più sul tema mussoliniano che
su quello briandista. L'allegg,e rimento deUe
spese militari, o per lo meno la tregua degli
armamenti cui sboccherà la Conferenza di
Ginevra, permetterà di utilizzare, a beneficio
dell'economia europea e mondiale, una quota
maggiore della potenza economica. Bisogna
prepararsi alla prosperità. E quel Paese euro-
peo che la saprà sfruttare di più, per le sue
permanenti fortune e per trame alimento al
suo contributo mondiale, personificherà in se
stesso la civiltà del secolo, la civiltà della ri-
presa.
lo penso che coloro i quali hanno una re-
sponsabilità storica, o che hanno svolto parte
186 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONO~UCO

attiva nelle Conferenze di quest'ruillo, devono


aver sentito che da lali liberazioni e supera-
menti di posizioni nasceva una reallà nuova,
più veloce, più accogliente per il lavoro cor-
strullivo spiriluale o malerializzalo. I nostri
popoli lorneranno a correre dopo lagliale le
funi.
Non si può fare una politica di allesa, una
polilica di rinvio, in nessuna altivilà della vila,
né in quella sociale, nè in quella economica,
né in quella finanziaria. Non si deve fare
perché si perderebbe il gioco della sloria come
il giocatore di borsa che ritarda a vendere o
indugia a comperare.
Volendo sin tetizzare si clovrebbe c1il~c che i
Governi dei singoli Pa·esi devono sorvegliare
le quote dei rispettivi piani di corsa, le incl i-
nazioni, i traguardi: il risparmio che lo Stalo
soltrae alla N azione, senza riclonarglielo in
opere produttive, l'alto prezzo del danaro, le
irragionevoli e sfavorevoli incidenze sui oosti
di produzione, il rinnovamento della strullura
dello Stato e degli Enti pubblici, il costo ed il
rendimento della macchina. Sono questi gli
imperativi di tecnica politica 'ed economica
che la ripresa pone a lulti per non inlralciare
] a velocità dei popoli in corsa con la conser-
vazione degli impacci o per assenza eli. fanla -
sia liberatrice.
Ci siamo allontanali da Losanna per diri-
gere nel futuro ignoto le antenne della no,
Punto e a capo 187

stra sensibllità. C'è lavoro e gloria per tutti,


anche per noi che siamo stati i pionieri della
liberazione postbellica e che abbiano rlelle
necessità cui deve essere fatto largo e una
civiltà da riafIermare.

10 luglio 1932.
PUNTO ORITICO

La politica doganale europea precipita ver-


so le due eslreme conseguenze. Tlllli i Pacsl
contingenlano le importazioni e fanno mano-
vrare dai loro Governi le saracincsche com-
merciali. Ullima farsa: la lolla doganalc tra
la Gran Brelagna c l'Irlanda provocala nOll
da ragioni protettive ma finanziarie. La Gran
Bretagna b a adottalo questo modo pcr riscuo-
tere un suo credilo verso l'Irlanda. Comc si
vede, i casi si moltiplicano. La siluazione ha
anche i suoi aspetti comici, che sono come
le smorfie del drallUna di eui i popoli pagano
le spese. La Francia manovra per i suoi fini
politici la propria politica doganale. Sono ma-
novre che ci riportano col pensiero alla fine
dello scorso secolo.
Si profila una Conferenza economica pcr
regolare il caos. Inlanto la Francia e l'Ingbil-
terra hanno preso l'iniziativa di un accorcio,
cui anche gli altri Paesi possono aderirc,
e che prevede un trattato di commercio fran-
co-inglese e reciproche consultazioni prevcn-
PlInto c?'itlco 189

tive su ogni questione che interessi i due Paee.


si. Gli Stati Uniti mantengono la loro po-
litica tradizionale delle trattative separate. Gli
alleati di ieri non hanno potuto otlenere da-
gli Stati Uniti il riconoscimento d'una rappre-
sentanza unitaria. La società degli Stati euro-
pei non funziona, né fuori dell'E uropa né
dentro l'Europa. Se due Stati si mettono d'ac-
cordo, tale accordo fa rizzare gli orecchi e
mette giustamente in sospetto gli altri.
L'equilibrio politico è ancora in una fase
di formazione, di tentativi sperimentati. Tutti
i Paesi mantengono o riprendono la loro
autonomia, come prudente cautela verso l'in-
certezza altrui. La stessa convenzione di Lo-
sanna è una convenzione condizionata. Nul-
l a di definitivo, mai. La precarietà della sto-
ria si è acuita; le fasi di stabilità si sono ri-
dotte; nulla dura. I trattati di commercio non
durano. Sono modus uiuendi che valgono per
sei mesi o per un anno, e anche nel breve
periodo della loro vita effimera vengono in-
sidiati e svuotati con mille accorgimenti.
Si comprende in quale stato debbano tro-
"arsi i produttori che da un giorno all'al-
tro si vedono chiusi i mercati sui quali cre-
devano di poter contare. Rimangono a essi
soltanto i mercati interni. Ma poiché sono.
attrezzali in misura sproporzionata al con-
sumo interno, i produttori cercano di salvarsi
rialzando i prezzi. Cattiva politica. Essa ri-
190 LA RESA DEL LmERALISMO ECONOMICO

duce i consumi. Migliore politica sarebbe quel-


la di una smobiliLazione ponderata ma ener-
gica. Come affronLarla senza seminare di di-
soccupati le città e le campagne? Si rinvia,
addossando le perdite alla colletli vità nazio-
nale in uno dei molti modi in cui ciò è po s-
sibile. Soluzione temporanea, che può rapprc-
senlare un sollievo anch'esso temporaneo.
Le Confederazioni dell'industria e dell'agri -
coltura e quelle dei lavoraLori esigono rilor-
sioni e la difesa del mercato interno. Questa
situazione non è soltanto nostra, ma di tulli
i Paesi europei.
Quale sarà il contenuto economico dell'ac-
cordo franco-inglese? Quale la sua polenza
risanatrice? Per ora si limita a essere una
buona disposizione. Nulla più. I nodi vengono
al pettine. Il momento sarebbe risolulivo c
forse non c'è tempo per differire un muta-
mento di rotta. Il concetto della comunità.
europea, di liberali rapporti economici, eli
convivenza, si matura sulla realtà drammatica
dei fatti, come un',e sigenza che va oltre i
pallidi accordi bilaterali, facilmente sommcrsj
dalle pressioni degli interessi particolari. L'I-
talia, come nel problema dei debiti ,e delle ri-
parazioni, come nel problema del disarmo,
anche in questo obbedisce al suo spjrilo tra-
dizionale e classico del sentimento della co-
mitas gentium. Il suo gioco non può essere
che quello della libertà economica, non quello
Plinto cl'itico 191

d'un calcolato disegno di alleanze o di equi-


libri politici. Noi possiamo fare a meno di
molte importazioni senza toccare minimamen-
te il nostro tenore di vita e il ritmo del nostr,o
progresso tecnico e civile. Le statistiche delle
importazioni ne forniscono ampia e catego-
rica documentazione. Noi importiamo cose
necessarie, ma siamo anche grandi compra-
tori di cose vane e superflue. Si può eliminar-
le, quest'ultime, senza danno. E i grandi ri-
fornimenti si possono gettare sulla bilancia
delle trattative conunerciali, perché oggi il
venditore è più preoccupato del compratore.
Il regime corporativo ha i mezzi, in virtù
della sua stessa unità di comando, per gio-
care la partita, senza soffermarsi nelle este-
nuanti discussioni delle singole voci e di qual-
che tonnellata di più o di meno.
La penultima tornata del Consiglio nazio-
nale delle Corporazioni, pur attraverso la di-
vergenza delle opinioni, non ha disconosciuto
la necessità d'una tattica commerciale ,e ner-
gica e tempestiva e che utilizzi tutte le no-
stre possibilità. L'ordine del giorno che vi si
è votato lo riconosce. N e hanno parlato con
suadente convinzione l'ono Razza e l'ono Tas-
sin ari. Il gioco diventa serrato. Noi auspichia-
mo la libertà degli scambi fra gli Stati euro-
pei. Nessun uomo ha mostrato di essere più
europe·o del Duce. Però nelle negoziazioni
non è proprio il caso di trascurare le armi
192 LA-RESA DEL LIBERAl,ISilfO ECONOiIfICO

che si posseggono. Il fatto che l'llalia ha


una bilancia del commercio sfavorevole "erso
tulti i Paesi, è anch'esso uno slromel1lo po-
lente di negoziazione.
I delegali inglesi sono parlili per assislere
alla Conferenza di Oltawa; la Conferenza eco-
nomica e finanziaria illlernazi01wle va con-
cretandosi, e cioè ci avviamo verso il punlo
critico della sistemazione dell'Europa, che ci
deve rendere in modo particolare sensibili e
vigilanti.

16 ll/glia 1982.
IL RITORNO ALLA TERRA

N on si tratta di una frase suggerita da


uno stato d'animo poetioo o spirituale, di
una di quelle frasi che nascono nei momenti
di malinconia dei popoli, di una rigermina-
zione filosofica. Certo essa, il ritorno alla
terra, ha oggi un senso che non aveva. Si ·era
vuotata, nel periodo dci prezzi crescenti e
delle illusorie facilità create dall'abbondanza e
dalle inconsideratezze del credito, del suo va-
lore precettivo e della sua ragione economica.
Pareva il prodotto di un sentimentalismo,
una reazione alla stanchezza del vivere nelle
città, un consiglio di diserzione dalla vita
intensa, senza riposo. Pareva che tutto si
dovesse modellare, anche nell'intimo della no-
stra vita, sulle forme che hanno dato a essa
le metropoli più sbalorditive, più tumultuose,
iperboliche.
Se ci si pensa, se ci si confronta con noi
stessi di qualche anno fa, scopriamo che quel-
la seduzione, quei gusti, non li sentiamo più
come allora e ce ne siamo liberati. Chi po-
teva, proprietari di terre, coloni, braccianti,
prendeva la via della città: i proprietari e
DE' STEFAKI. 13
194 LA RESA DEL LTBERALISMO ECONOMICO

grandi fittavoli a consumarvi le rendite ac-


cresciute, gli abbondanti beneficì ; i coloni e
i braccianti a mutar mesLiere, tanLo era fa cilc
lasciare quello dei campi e Lrovarne un al-
tro uniforme, piLl triste ma più rimuneraLivo .
La diminuzione delle rendite e dci benr-
fiei agrari, la smobilitazione indusLriale fanno
ritornare alla terra gli incauti che l'av evano
tradita e abbandonata. Prima o poi la Lerra
si vendica maternamente delle infedeltà. Co-
loro che possono, prendono la via del ritorno .
È la vlLtoria del ciclo di produzione più lento,
quello agrario, sul ciclo di produz10ne più
rapido, quello industriale o commerciale. La
deflazione restituisce uomini e donne ai cam-
pi, come l'inflazione glieli sottrae. La terra li
riprende, li riassimila; ridà loro un grado
nella gerarchia economica: quello di conta-
dino.
Le industrie non soffrono p er mancanza di
credilo, soffrono per le passale ,e sagerazioni
di credito. La politica ruralc italiana è sLala
ed è il processo riequilibratore nclla ripar-
tizione del risparmio: dazio sul grano, Irggc
per la bonifica integrale, concorso dcHo Stato
nel credito agrario 'e di miglioram ento, aLlivit:'t
parastatale dell'Opera nazionale per i com-
battenti. Politica tempes'lÌva, che risale al lu-
glio del 1925 (dazio sul grano) e anche P ilI
in su nel tempo (riduzione dell'a liquoLa del-
l'imposta fondiaria , blocco dell e sovra i111-
Il ?·it01"nO alla term 195

poste, abolizione della imposta di successione


grayante sopratutto sulla ricchezza immobi-
liare, abolizione dell'imposta sul vino, esen-
zione dalla tassa di scambio deUe derrate ali-
mentari).
Il potere responsabile non si è mai illuso
e non hai mai illuso che potesse continuare
l'aumento dei prezzi o che essi potessero sta-
bilizzarsi sulle quote raggiunte. La preoccu-
pazione del crollo immancabile è stata la se-
greta e costante ispiratrice di un'opera di Go-
verno ch e ha, a giudicarlo anche da oggi, un
rilievo storico, che nessuno storiografo del
rinnovamento d'Italia potrà trascurare. A essa
si deve se il popolo italiano può passare at-
traverso la crisi, con minore difficoltà e con
maggiore compostezza di altri popoli.
La legge sulla .bonifica integrale, voluta dal
Duce contro eccezioni dilatorie e incompren-
gioni amministrative, ha creato le condizioni,
già all'indomani della stabilizzazione della li-
ra, a sua logica conseguenza come atto di
Governo, del rigurgito ver.so la terra, dopo
l'eso do verso le città.
Occorreva compensare artificialmente la de-
crescente domanda di lavoro che si profilava
all'orizzonte, non tanto quale effetlo della ri-
valutazione della lira quanto quale previdi-
bile effetto della general,e deflazione del cre-
dito. I Governi parlamentari e democratici
si studiano di fare ora, sospinti dalla neces-
196 LA RESA DEL LIBERALISllO ECONOMICO

sità, quello che l'Italia ha fatto per ocula.ta


previdenza di Governo: migliorare il rapporto
dellc uniLà umane per unità di superfidc agra-
ria; crearc, con l'intervento dello StaLo, la
convenienza economico-privata di questo mi-
glioramento; predisporre le condiz10ni tecni-
che di un aumento di produttività unitaria ('
di una diminuzione di cosLi unitari a com-
penso dei prezzi scendenti della liquidazione
internazionale; compensare con l'accresciuta
domanda di lavoro agrario e di prodolli de-
stinati all' agricoltura la diminuila domanda
di lavoro industriale e di prodotti induslriali
desLinati a scopi diversi. E sopra tullo com-
porre la tradizionale antitesi fra iniziativa
pubblica e iniziativa privala, in cui ancor oggi
si attardano nei convegni sindacali le soprav-
viventi dialelliche del passato , incapaci di su-
perare le antiche categorie per le nuove im-
postazioni date dal Fascismo ai problemi eco-
nomici nazionali.
Quando il 6 dicembre 1928 si discuteva alla
Camera il disegno di legge sulla bonifica inte-
grale, la politica rurale' imposta da Camillo
Cavour al Parlamenlo subalpino pareva an-
che a qualche deputato fascista una politica
socialista, una deprecabile polilica di socia-
lismo di Stato. Era invece la grande storia
della redenzione agraria che riprendeva il
proprio cammino, che si dilatava a traverso
una superiore unità lattica, che si chiama
il 1'ito1"1!O alla terra 197

Governo. IL problema tornava ad essere po-


sto nei suoi termini, fuori delle limitazioni
di categoria, oltre il dibattito sui meriti del-
l'uomo e dello Stato, dibattito superalo nel
falto dalla concessione di settantacinque lire
di dazio protettivo per quintale di grano.,
e cioè dal concorso dell'intera N az10ne per
quasi i tre quarti del prezzo del nostro mas-
simo prodotto agricolo.
È lo Slato, non l'iniziativa privata, intesa
nel senso tradizionale, che sta rapidamente
risolvendo i maggiori problemi di bonifica ri-
masti insoluli, con danno e vergogna nostra,
per secoli e secoli, alle porte di Roma. Dove
i Papi più volonterosi non sono riusciti ad
avere ragione delle clifficoltà tecniche e della
contra.stante iniziativa privata, l'Opera nazio-
nale per i combattenti si fa largo con gli
esplosivi, con squadre di vomeri potenti; fa
scolare le acque mortifere, crea migliaia di
poderi a mezzadria; offre alle popolaz10ni
esuberanti del Nord possibilità di colloca-
mento ; intensifica e accelera le trasmigrazioni
inlerne che sono deslinate a formare il nuovo
tipo itaHco. La popolazione nelle aziende
agrarie dell'Opera nazionale per i combattenti
cresce di giorno in giorno: è quadruplicata in
pochi anni, anche senza contare il travaglio
che si svolge, a ritmo accelerato, nelle Pa>-
lucli Pontine, riscattate dall'affarismo specu-
lativo, nato in grembo degli antichi partiti
198 LA. RESA. DEL LIBERALISMO ECONO)l1CO

politici e stroncato da uomini del Regime


e dalla Magistratura penale.
Il rilorno alla terra è incontraslabilmenle
re.so possibile, come assorbime.nto del rigur-
gito urbano, o grandemenle facilitalo pcr ve-
locità ed estensione, dalla pubblica inizialivn,
dallo Stato bonificatore, che prosciuga pa-
ludi, che costruisce strade, che scava canali ,
che edifica, che diciocca, che scassa, che ara 1
che conduce le acque, che le disciplina e le
ripartisce, che chiama i coloni, che li inse-
dia, che li dirige. Lo Stato, con le sue arti-
colazioni tecniche, con la sua articolazione di
uomini provati nelle 'trasformazioni fondia-
rie od agrarie. Lo Slato non burocralico,
non formalista; lo Slato azione, lo Stato Na-
zione, sintesi, lo Stato iniziativa e responsa-
bilità, non lo Stato indifferenza e in'csponsa-
'bilità; lo Stato motore, cerveUo e braccia, e
sopra tutto sentimento e passione. Lo Stato
fascista, che scrive la propria storia nel suolo
della Patria, più costruttivo e puro dci mag-
giori esempi di iniziativa privata, controllali
o sussidiati da esso.
La deflazione economica del mondo ha ri-
messo sulla via dei campi la gente che li aveva
lasciati: ma è lo Stato fascista che ha reso
ad essa agevole il passo e che ha allargalo
le vie del ritorno.

20 luglio 1.9.'32.
ORTOPEDIA IMPERIALE

Domenica tutto l'Impero inglese, Madre Pa-


tria e DominI, ha pregato per il successo della
Conferenza di Ottawa. I delegati britannici
e imperiali hanno assistito con particolare de-
vozione ai servizi divini. La stampa è con-
corde nel porre in evidenza questo rivol-
gersi a ma di un quarto dell'umanità per ispi-
razione e consiglio.
Poi i delegati si sono posti al lavoro per
'costruire l'economia imperiale, e cioè per
'e scludere dal mercato inglese i prodotti di
provenienza non imperiale ,e dai DominI i
prodotti di provenienza non inglese.
I DominI vogliono dividersi tra di loro la
clientela inglese e cioè il consumo inglese di
grano, di carne, di latticini, e rInghilterra
vuole riservare a sé la clientela e il consumo
'di prodotti industriali nei DominI. Le pre-
ghiere dei cittadini dell'Impero sono rivolte
alla riuscita di questo piano preferenziale, le-
gato alla memoria del grande Chamberlain,
che ne fu il biblico apostolo trent'anni fa.
200 LA RESA DEL LIllERALISMO ECONOMICO

Si stanno ora contrattando l'e stensione, la


concessione e la misura delle preferenze.
Qualche giornale parla già di crisi della Con-
ferenza, che dovrebbe servire di base, di in-
dicazione per la progettata Conferenza econo-
mica internazionale di Londra del prossimo
autunno. Come possa servire a quesLo il for-
marsi di una struttura preferenziale imperiale
non è chiaro. L 'Impero pare intenda presen-
tarsi alla Conferenza di Londra con un si-
stema doganale definitivo , non modificabile.
Un accordo, faticosamente raggiunto, non si
rimette subito in discussione.
Il successo della Conferenza di OtLawa, 01-
treché mettere in condizioni di inferiorità do-
ganale i Paesi che ne sono ,esclusi, tende a
fissare i compiti economici ai singoli melll-
bri dell'Impero . Al Regno Unito sarebbe ri-
servato il c6mpito industriale della Lrasfor-
Inazione dei prodotti del suolo e del so LLo-
suolo; a ciascun Dominio il c6mpito eli spe-
cializzarsi in un determinato ramo delle Ire
produzioni agrarie più importanti: latti cini,
carne, grano.
Quali saranno i rapporli doganali tra i Do-
mini non è ancora chiarito, perché ognuno ha
degli interessi propri che vorranno farsi 1'a-
talmen te valere.
La impostazione del problema è artificiosa,
perché tenderebbe a limi.tare ai Domini il
naturale sviluppo industria.le e a contrastarlo
Ortopedia ill/periale 201

a favore del Regno Unito. Quali che sieno


le delerminazioni e le risoluzioni della Con-
ferenza di Ottawa) la storia economica del
mondo seguirà il suo corso) ed essa non ser-
virà che a ritar,darne temporaneamenle il
passo.
Piano antieconomico perché nei Domini,
come in India) vanno formandosi le condi-
zioni per una rapi.da evoluzione ind ustriale
e per la trasformazione ·dei prodotti sul luo-
go della loro produzione. Rimarrà al Regno
Unito quella situazione preferenziale naturale
che gli potrà essere conservata dalla natura
e da particolari convenienze e capacità.
L'incertezza e la variabilità -del potere di
e
acquisto delle valute) dentro fuori l'Impero,
insidiano tutta l'opera della Conferenza di
Ottawa.
Una svalutazione o una rivalutazione val-
gono spesso ben più) almeno temporan~amen­
'te, di una ordinaria misura doganale. Quindi
la Conferenza è) da questo lato, intempestiva.,
perché prende le sue risoluzioni in un mo-
mento di instabilità monetaria) che può an-
nullarne o ridurne gli effetti sperati.
Ogni Dominio è destinato ad andarsene
per la propria strada. Il Canadà ha interessi
mollo maggiori con gli Stati Uniti che non
con l'Inghilterra, e non gli conviene subor-
dinare alla Madre Patria le sue relazioni con
la Repubblica federale.
202 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONmUCO

Le cautele procedurali adottate a O Llawa,


e che ricordano quelle di Ginevra, rivelano
il contrasto e la .delicatezza degli interessi
in gioco. I .delegati inglesi trattano coi rap-
presentanti dei singoli Domini le preferenze
da accordarsi alle proprie esporlazioni in-
dustriali, e i Domini si sono riservati di sot-
tomettere ai delegati inglesi le loro proposle
concordate per le preferenze da accordarsi a
ognuno dei tre gruppi dei loro prodotli agrari
(lalticini, carne, grano).
N ella pratica elaborazione del piano pre-
ferenziale la semplicità deUe sue linee gene-
rali si complica. Ogni prodotto dà luogo a
speciali trattative. La Conferenza svolge i pro-
pri lavori attraverso cinque Comitali e allri
Sottocomitati. Oltre agli esperti ufficiali (che
ora si chiamano advisers) ve ne sono sessanla
non ufficiali inviati a Ottawa a spese degli
industriali britannici.
I Domini rivendicano già il dirilto allo svi-
luppo per le loro industrie, primarie e secon-
darie. Il Governo sud-africano eslende le sue
pretese preferenziali sullo zucchero, gli agru-
mi, la frulta secca, il sugo di frulta, i vini e il
tabacco.
Sulla base delle loro pretese preferenziali
particolari, di cui quelle citate possono servire
di esempio, i singoli Domini stanno contrat-
tando con la Madre Patria le concessioni do-
ganali che essi sono disposli ad accordarle.
Ortopedia imperiale 203

La Conferenza di Ottawa si risolve dunque


in un grande trattato di commercio fra i
membri dell'Impero (Sud-Africa, Australia,
Nuova Zelanda, Canadà, Irlanda) e chiuso
agli estranei ad esso, fondato sul criterio
della reciproca e separata convenienza.
Quale ne sarà la durata, quali ne saranno
le clausole di ({ fl.essibilità » o di adattabilità
ai casi futuri dell'economia mondiale, sono
pure due punti molto interessanti per valu-
tare la portata storica o episodica della Con-
ferenza di Ottawa.
Forse soltanto episodica.

28 luglio 1932.
IL TORNAOON'l'O E L'IMPERO

La politica doganale del Regno Unilo sla


forse per avere, in connessione con le risolu-
zioni della Conferenza di Ottawa, ulleriori
sviluppi. Si profila probabile l'adozione di
una triplice lariffa: una tariffa generale, una
tariffa convenzionale, una tariffa preferen-
ziale. Il Regno Unilo verrebbe cosl a conci-
liare la politica dei trattali e della clausola
della Nazione piLl' favorita (tariffa convenzio -
nale) con il sistema preferenziale, o extracon-
venzionale, da adotlarsi nei rapporli coi Do-
mini, e soltanto a loro parlicolare beneficio.
Se il Regno Unito, lrascinalo dalle esigenze
dei DominI, si porrà per questa via, si può
prevedere che le importazioni agricole dai
Paesi non facenti parte dell'Impero verranno
contingentate. Quindi tariffa convenzionale su
importazioni contingentate.
Per compenso i DominI saranno porlali ad
applicare il contingentamento su prodotli in-
dustriali di provenienza extra-imperiale.
L'Impero inglese si slacca dal mondo . Se il
Il tO?'naconto e l' Impe1'o 205

programma giungesse alle sue estreme conse-


guenze i lavoratori e le merci e i capitali non
imperiali non potrebbero più varcare la so-
glia di un così strano Impero.
li mondo va sistemal1camente in pezzi.
Danno fastidio i cereali argentini, i prodotti
ortofrutlicoli dell'Europa meridionale, i latti-
cini della Danimarca: ma soprattutto dà fa-
sLidio la concorrenza dell'Unione delle Repub-
bliche Sovieliche.
La conferenza di Ottawa vorrebbe essere
un cannone puntato sulla nuova economia
russa e sulle possibili coalizioni economiche,
asiatiche o europee, che da essa potessero na-
scere. C'è al fondo il terrore della Russia e
dei suoi bassi costi di produzione. Noi cono-
sciamo, noi Italiani, questo argomento dei
bassi costi e dei bassi salari sfruttato contro
le nostre esportazioni di merci e di uomini.
Lo stesso accordo petrolifero oonchiuso in
questi giorni a Parigi, con l'adesione anche
della Romania, ha un obbiettivo antirusso.
I monopolizzatori del petrolio non disarmano
contro i produttori indipendenti. li petroli.o
russo disturba i loro piani e conlende a essi
il polere di fissare a loro arbitrio prezzi e
quantità prodotte.
Intanto il Canadà, che deve provvedere a
conciliare due situazioni inconciliabili, i buoni
rapporti doganali con gli Stati Uniti e il re-
gime preferenziale col Regno Unito, si man-
206 T.A RESA DEL LIBERALISMO ECONo~nco

tiene in un atteggiamento tattico di riserva-


tezza.
Di fronte alla politica preferenziale britan-
nica c'è il possibile, se non ancora probabile,
sviluppo di una politica preferenziale ame-
ricana, come fase ulteriore della doLtrina di
~lonroe.
Un sistema preferenziale ne provoca ragio-
nevolmente un altro. Quanti ne può con t e-
nere il mondo <I L'unione doganale austro-
tedesca, contro cui la Francia e mezza Eu-
ropa hanno protestato fino al suo abban-
dono, era pur essa un minuscolo tentativo
di adozione di un sistema preferenziale.
Altro quesito. Quale parte delle import a-
zioni agrarie del Regno Unilo toccherà a cia-
scuno de.i Domini? Accanto al probabile con-
tingentamento esterno delle derrate di prove-
nienza extra-imperiale, trattate con la tarifTa
differenziale, matura a Ottawa il problema
delle quote di rifornimento della Madre Pa-
tria spettanti ai singoli Domini.
Il tentativo di un piano economico che rea-
lizzi l'equilibrio produzione= consllmo, a prez-
zi rimunerati vi (quali?) è in atto in tu LLo j[
mondo. Sistemi preferenziali, sindacati indu-
striali, contingentamenti della produzione e
del consumo. La rivoluzione del regime capi-
talistico liberale, che trasforma se stesso nella
propria antitesi, è ormai nel suo pieno mani-
festarsi. Una rivoluzione materialista, vuotata
Il t01"1wconto e l'Impero 207

di quello spirito politico e ideologico che


avrebbe potuto avere trent' anni fa.
L'interpretazione materialistica della storia
cui l'anima latina si ribella, non avrebbe po-
tuto avere maggiore conferma. Gli idealisti
sono per ora battuti. Anche l'imperialismo di
Chamberlain aveva un contenuto ideale che
non è presente nell'atmosfera di Ottawa. Essa
si riduce a un conto profitti e perdite.
Forse questo materialismo comprometterà
le sorti della Conferenza, assediata da due
eserciti vigilanti, quello degli agricoltori e
quello degli industriali. La teoria della specia-
lizzazione territoriale dell'attività economica
non resisle alla prova dei fatti. Gli industriali
del Canadà orientale, dell'Africa, dell'Austra-
lia si difendono contro le ooncessioni prefe-
renziali al Regno Unito. Se la madre costasse
troppo la si chiuderebbe fuori di casa.
Comunque è certo che se la Conferenza di
OtLawa giungerà a qualche risultato, questo
non sarà disgiunto da un inasprimento tarif-
fario verso il resto del mondo, e cioè da un
rialzo delle tariffe doganali verso i Paesi non
preferiLi. Un maggiore, per quanto differen-
zialo, protezionismo.

1 agosto 1982.
CREDITO A MIGLIOR MERCATO

Con la conversione del prestito di gliel'l'n


inglese ( war loan ) il mondo entra pii:t dc-
cisamente in un periodo di basso costo dd
danaro a lungo termine. La maggior parte dei
portatori del war loan acceLta la riduzione
dell'interesse dal 5 al 3,50 per cento e rinun-
cia a chiedere al Tesoro il rimborso del ca-
pitale. Operazione gigantesca: due mili oni e
seicentomila portatori di cartelle per un am -
montare nominale cii oILre due miliardi di
sterline (cento e quaranta miliardi di lire
nostre ).
Benché sia stato mobilitato , per il hu on
esito della conversione, il fervor e patriotti co,
aLtraverso una campagna suaditrice, ch e va
da quella della stampa quoUdiana all e con -
suete forme della réclame commerciale, n Oll
può contestarsi che la riduzione dell 'inter esse,
offerta ai portatori corl'i,sponda all e condi -
zioni attuali del mercato dei prestiti.
Neppure il guadagno che l'operazi one assi-
cura ai banchieri sarebbe sufficiente a garan-
Cndito tt miglior 'I11M·cato 209

tirne il successo se ne mancassero le condi-


zioni finanziarie.
A quella parte di cuÌ si domanderà il rim-
borso, il Tesoro inglese provvederà con pre-
stiti a breve scadenza che potrà collocare
a convenienti condizioni. Aritmeticamente il
Tesoro restituirà al mercato, per la parte di
prestito non convertila, altrettanto danaro li-
quido quanto ne sottrae. Finanziariamente
non è però escluso che atlraverso il riflusso
di danaro versato per rimborsare la quota
non convertita si formi un'atmosfera di boom,
risolventesi in un aumento generale dei prezzi
e in una diminuzione del poter~ di acquisto
interno della sterlina.
Le ulteriori conversioni degli altri debiti del
Tesoro inglese, rese possibili dalla progressiva
diminuzione del costo del danaro e dell'inte-
resse, potranno concorrere ad alimentare la
speculazione rialzista. La tecnica del paga-
mento dei debiti è assai più difficile della
tecnica della contrazione di prestiti.
Perciò, in coincidenza con la Conferenza di
Ottawa, che si propone di creare condizioni
più favorevoli alla esportazione dei prodotti
del Regno Unito, tendono ad agire delle :l'orze,
di ragione creditizia e speculativa, sfavorevoli
alle esportazioni.
Questa è una {( progno si riservata » del pro-
babile avvenire, il cui realizzarsi dipenderà
dalla quota di debiti di cui si chiederà il rim-
DE' STEFANI. 14
210 LA RESA DEL T,mERA[JS~IO ECONOMTCO

borso al Tesoro e dal modo oon cui si ope-


rerà il rimborso medesimo. D'altro lato l'al-
leggerimento del bilancio inglese, appesantito
dall'onere degli interessi passivi, mentre COll-
soUderà l'atmosfera di fiducia, precorritrlce
delle fasi euforiche nelle econom~e nazionali,
rappresenta una circostanza favorevole alla
ripresa dell'attività produtLrice.
Circoslanze alcune contrastanti altre con-
correnti, tra le quali è difficile determinare il
senso e il valore della risultanle. La circo-
stanza travolgente è però la diminuzione del-
l'interesse del capitale nell'economia mondia-
le. Non si può, per una ipotetica speranza
di afflusso di divise estere, rimanere estranei
al movimento, senza mantenere la nostra al-
tività produttrice in una condizione di infe-
riorità relativamente ai cosli di produzione
degli altri Paesi. Esso è un movimenlo r1sa-
natore.
, Il debito pubblico del Regno Unito, in-
terno ed esterno, ammonta a sette miliardi
e mezzo di sterline, pari a circa cinquecento
e venticinque miliardi di lire nostre, cinque
volte il totale dei nostri debiti nazionali di
varja natura. La conversione in corso riguar-
da dunque tra il terzo e il quarto del lolale
del debito nazionale inglese, e circa un terzo
del suo debito interno (sei miliardi e mezzo di
sterline). Ma essa apre la via a tutta una se-
rie di conversioni anche fuori del campo dei
Cndito a miglio?' mercato 211

debiti nazionali, e cioè in quello dei debiti


municipali e delle private obbligazioni. È dun-
que in atto un processo di progressiva con-
trazione dei redditi fissi, come effetto del
ribasso dell'interesse e del prev,e dibile au-
mento dei prezzi.
Le classi che vivono di redditi fissi sono
destinate a scontare il peso di questa fase
ulteriore dello sviluppo della crisi. D'altro
lato la svalutazione del potere di acquisto in-
terno della sterlina renderà più lieve il carico
tributario e quello dei debiti in capitale e
interessi.
La situazione creatasi con la · rivalutazione
dell'oro tende a rovesciarsi in rapporto ai
prezzi espressi in biglietti dalla Banca d'In-
ghilterra. È questa un'altra conversione auto-
matica dei debiti che si aggiunge' a quelle
convenzionali di cui è esempio, senza prece-
denti per grandiosità, la conversione del pre-
stito di guerra.
Queste saranno probabilmente le linee mae-
stre dei prossimi avvenimenti economici in-
glesi, cui si uniformeranno, prima o poi,
quelle degli altri Paesi.

17 ago8to 19.'32.
LE SPERANZE DEI DEBITORl

Quella frazione dei partiti nazional i lecle-


schi che fa capo a Hugenberg ha raccollo ,
nelle recenti elezioni, le speranze dei debitori.
Benché l'equivalenza dei debiti e dei credili
non pare possa essere posta in dubbio da al -
cuno, i debitori sono polilicamente P ilI po-
tenti dei creditori. Anche i debitori insolvenli :
anzi, essi sopra lutti.
I creclitori non possono contare che su
qualche difesa intermittente e sporadica. La
storia delle valute e del credito documenla
in quanti casi e in quali modi i debitori - rc ,
banchieri, privati - siano riuscili a non pa-
gare quello che dovevano.
Dal punto di vista teorico, che è anchc na-
turalmente il punto di vista morale, si do-
vrebbe restituire una somma equivalente in
potere di acquisto a quella ricevuta, e pagare
un interesse equivalente in potere di acquislo
a quello che esso aveva quando il preslito
è stato contratto.
Invece generalmente ci si impegna di re-
Le speranze dei debitori ,213

stituire lo stesso valore nominale ricevuto, e


pure a un valore nominale ci si riferisce per
quanto riguard,a il pagamento degli interessi.
Alea per il debitore e per il creditore:
quando e quanto l'uno perde, l'altro guada-
gna: una probabilità di guadagno o di perdita
equamente ripartite, come nel giuoco di testa
e croce, ma più a favore del debitore che del
creditore. E anche se le probabilità fossero
equamente ripartite a favore dell'uno e del-
l'altro, esse non potrebbero adeguarsi che in
una lunga serie di casi, e quindi non certo
sulle stesse teste di interessati.
Ma il sistema economico privato favorisce
indubbiamente il debitore: l'altezza dell'inte-
resse, se tende a compensare il rischio dell'in-
solvenza, non compensa quello insidioso della
svalutazione di origine legislativa o bancaria.
Le intermittenti e brevi eccezioni di rivaluta-
zioni bancarie e monetarie non rappresentano
che deviazioni temporanee dalla legge sto-
rica della svalutazione monetaria e credi-
tizia. \
La rivalutazione dell'oro verificatasi dopo
un periodo di svalutazione e la rivalutazione
del potere di acquisto dei biglietti di banca,
dopo le loro svalutazi,o ni post-belliche, ben
piìl vaste e profonde, hanno creato il proble-
ma del pagamento dei debiti e dei relativi
interessi, e cioè il problema del concordalo
pubblicistico o privatistico, per così dire, tra
214 LA RESA DELLIBERALISMO ECONOMICO

debitore e creditore, per la riduzione degli in-


teressi dei prestiti privati medianle aUo le-
gislali vo o mediante accordi bilaterali fa vo-
riti da una politica dei Governi, non coerciti\'a
ma collaterale e simpatizzante.
Riassumendo:
10 stanno spontaneamente maturando le
condizioni di una discesa del saggio dell' inte-
resse e della rivalutazione automatica dci li-
toli a reddito fisso;
20 in Germania e in allri paesi a forle
disquilibrio aziendale economico-privato la di-
scesa del saggio dell'interesse tende ad essere
accelerata con accoDdi particolari , con i quali
il creditore, acconsentendo a un alleggeri ..
mento del tasso, aumenta le proprie proba-
hililà di riavere il capitale.
Non pare che il progetto estremisla di Ilu-
genberg, per quanto appoggiato da banchieri
e debitori, più colpevoli che sforlunati, di
una riduzione generale e coattiva, abbia per
sé le maggiori probabilità di adozione.
Il regime capitalistico, o economico-privato,
non può prescindere dalla fiducia nel rispetto
ai patti contrattuali e dalla libera inizialiva
privata anche nel campo delle transazioni tra
debitore e creditore.
La conversione coattiva consoliderebbe in
Germania, a favore delle correnti socialiste,
l'atluale incertezza dei rapporti economici pri-
vati e darebbe alimento ai programmi dci par-
Le speranze dei debitori 215

titi estremi miranti a por fine al regime eco-


nomico capitalistico e privatistico.
Nella reiezione del programma di Hugen-
b erg, che va al di là, per la serietà stessa del
suo proponente, di un semplice espediente
eletlorale, pare siano concordi e le persone
più aulorevoli della finanza hitleriana e queIle
della finanza centrista, destinate a fondersi
almeno nel principio del rispetto dello Stato
ai rapporti contrattuali di credito.
Il continuare in una politica finanziaria a
colpi di scure non può essere definitivamente
ulile, neanche alla stessa Germania, alla quale
nemmeno l'annullamento dei debiti, conse-
guenza della svalutazione totale del matco-
carta, ha potuto giovare. Si ritornerebbe, per
altra via, a riprodurre uno dei processi più
disgregatori della svalutazione monetaria.
Se poi andiamo al fondo di questo castello
creditizio, sorto nell'economia interna della
Germania, troviaÌno che le sue fondamenta e
molta parte dei suoi materiali di costruzione
sono venute di fuori, trasmesse da banchieri
a banchieri con lo scopo di realizzare profitli
di commissioni per le loro banche e per loro
stessi. E sono oggi i medesimi uomini, quelli
che hanno creato il b·oom del credito tede-
sco, che costituiscono la massa di forza di
Hugenberg, insidiata, per il suo passato, da
una insuperabile debolezza.
È tragico questo fare e disfare, proprio
216 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOllUCO

degli elementi meno coslrullivi e meno na-


zionali della Germania) e non di essa soltanlo.
Quando non si può più guadagnare suL far e)
si tenla di guadagnare suL disfare) con una
alternativa di fasi d'integrazione e di disin -
tegrazione che mantengono l'umanità in un o
stato di costose alternative.
Comunque) il periodo di ripresa sarà car al-
terizzato da un processo di riduzione degli
interessi) probabilmente sistematico e di lunga
durala.

18 agosto 1932.
18 AGOSTO 1926
LO STORICO DISOORSO DI PESARO

Il discorso di Pesaro, di cui il popolo ita-


liano rievoca l'anniversario, ha segnato nella
politica italiana una precisazione non sol~
tanto monetaria ma anche e sopra tutto eco-
nomica e sociale. Con quel discorso il Duce
ha dato al risparmio nazionale la giusta consi-
derazione mentre esso stava per ess.ere divo-
rato dall'inflazione. La vasta e profonda in-
sensibilità dei ceti industriali e bancari aveva
in più occasioni, e cioè nell'estate del 1925 e
del ' 26, compromesso, per un illusofi.o bene~
fido , il potere di acquisto della valuta italia-
na. Questa criminosa manovra, che provocò
i decreti sulle Borse rivolti contro la spe-
<.:ulazione al ribasso della lira, ha avuto la
sua definitiva sconfitta dalla parola del Ca-
po del Governo, interprete della dignità e de-
gli interessi, presenti e futuri , della N azione
italiana. La crisi del '29, che può essete sin-
tetizzata come una rivalutazione dell'oro, ha
indotto a confondere gli effetti della rivaluta-
218 LA RESA DEL LlBERALlSMO ECONOMICO

zione della lira e cioè del biglietto della Banca


d'Italia con l'accresciulo potere d'acquislo dci
metallo aureo. Benché gli inflazionisli ita-
liani sfruttassero questa confusione al1l:he po-
sleriormente al discorso di Pesaro in modo
più o meno insidioso, il popolo ilaliano ha
avuto il senso del dramma economico e poli-
tico che si svolgeva fra i difensori della lira
e coloro che potevano trarre beneficio elalla
sua ulteriore svalutazione.
Gli incitamenli a un cambiamenLo di l'olia
non sono mancati e deve dirsi pure che quegli
incitamenti erano avvalorali dalla difesa dci
prezzi sul mereato inLernazionale. Le direlLi\'e
del Capo del Governo, per fortuna del Paese
nostro, hanno resistito. Abbandonarle avreb-
be avuto molto probabilmente l'effetto di far
precipitare nel nulla la lira italiana con LuLLe
le conseguenze politiche, economiche c so-
ciali che si sono esperimenLate in altri Paesi
e che da noi avrebbero assunto, per evidenti
ragioni, una particolare gravità polilica. Non
sono neppure mancati gli alleltamcnli ai pre-
stiti esteri anche oltre quelli che furono ne-
cessari per ricostituire le nostre riserve auree
Se si fosse camminato per quesLa via gli
inflazionisli avrebbero otlenuto, oon altri mez-
zi taHiei, quella svaluLazione conlro la quale
il discorso di Pesaro aveva posto la propria
infrangibile muraglia.
Era una manovra d'aggiramenLo che non
18 agosto 1926: Lo storico disco"so di Pesaro 219

ha potuto neppur essa prevalere. Quando si


scriverà la storia di questo fortunoso periodo
potranno essere specificati i Ifatti e la condotla
degli uomini. Nessun altro dramma come que-
sto poteva meglio definire l'antitesi illcomponi-
bile fra interesse nazionale e interesse parti-
colare, fra le ragioni del presente e le ragioni
dell' avvenire, e può ben dirsi anche fra il
Regime e il non Regime.
f.: opportuno oggi ricordare la parte del
discorso di Pesaro in cui Mussolini afIer-
nava la sua volontà di restaurazione mone-
taria.
Non vi sembri strano - disse il Capo del
Governo - se in questo momento io vi faccio
una dichiarazione di ordine politico di una.
certa importanza.. Non è la prima .volta che
io ho scelto la pubblica piazza per dire cose
che avrei potuto dire i'n Parlamento o in al-
tri luoghi. Aggiungo che mi si deve credere,
soprattutto mi si deve credere quando parlo
dirello al cuore del popolo, guardando ne-
gli occhi il popolo che mi ascolta.
Voglio dirvi che .noi condurremo con la
più strenua decisione la battaglia economica
in difesa della lira, e da questa piazza a tlltto
il mondo civile dico che difenderò la lira
fino all'ultimo respiro, fino all'ultimo sanglle.
Non infliggerò mai a questo popolo mera-
viglioso d'Italia, che da quallro anni lavora
come un eroe e soffre come un santo, l'onla
220 LA !l.ESA DEL LmERALlSMO ECONOMICO

morale e la catastrofe economica del falli-


mento della lira. Il Regime fascista resisterà
con tutte le sue for::.e ai tentativi di jll[Jll-
ladone delle forze finanziarie avverse) de-
ciso a stroncarli quando siano individuali al-
l'interno.
Il Regime fascista è disposto) dal suo Capo
all'ultimo suo gregario) a imporsi tutti i sa-
crifici necessari; ma la nostra lira) che rap-
presenta il simbolo della Na.zimle) il segno
della nostra ricchezza) il frullo delle nostre
fatiche) dei nostri sforzi) dei nostri sacrifici)
delle nostre lacrime) del nostro sangue) va
difesa e sarà difesa.
Quando mi accade di scendere in mezzo al
popolo) al popolo che realmente lavora) io
sento che così parlando ne interpreto perfet-
tamente i sentimenti) le aspirazioni) la volontà.
Dopo il discorso di Pesaro anche l'Italia
ha dovuto subire, sia pure in misura piLl lieve
di altri Paesi, gli eITetti della crisi dei prezzi
e cioè gli effetti dello sgonfiamento della in-
flazione creditizia di origine americana.
La politica monetaria del Regime ha avuto
quattro fasi, benché sia stata precedula da
costanti dichiarazioni sulla indipendenza che
intendeva mantcncre l'Italia nei riguardi dcI
credilo in ternazional c. Queste quallro fasi
hanno avuto la loro manifestazione piLl tipica
c talvolta più clamorosa: lo coi decreti sui
giochi di Borsa; 20 col discorso di Pesaro;
18 agosto 1928,' Lo storico disco/'so di Pesal'o ~21

30 coi decreti di stabilizzazione, e cioè di


convertibilità del biglietto di banca; 40 con
la politica restrittiva nei confronti dei pre-
stiti esteri.
Sono quattro facce dello stesso prisma. Pe-
rò se la valuta italiana ha potuto conservare
la propria saldezza, malgrado le insidie in-
terne e le sfavorevoli circostanze internazio-
nali, lo si deve soprattutto ai faltori politici
del discorso di Pesaro che hanno operato
anche dopo di esso e dopo l'abolizione clel
corso forzoso. Questi fattori politici sono: la
compostezza del popolo italiano anche nelle
presenti difficoltà; il modo con· cui il Regime
ha risoluto l'angoscios·o problema clelIa di-
soccupazione; la tutela della sanità fisica e
morale della razza; la misurata ma ferma
difesa dei nostri diritti e dei. nostri interessi;
l'atteggiamento di pace e di saggezza di cui
abbiamo dato prova nei consessi internazio-
nali; l'autorità e l'unità del Governo e la
fiducia che tutti questi ·e lementi presi insi.e me
hanno saputo destare nell'opinione finanziaria
del mondo. Questi sono i veri presupposti del
discorso di Pesaro e della solidità della va-
luta italiana nei confronti deUe altre valute.
Quando nella domenica del 20 settembre
dello scorso anno il Governo inglese, oonvo-
cato con insolita urgenza, decretava la in-
convertibilità del biglietto della Banca d'In-
ghilterra, pareva ai pessimisti interni e agli
222 LÀ RESA DEr, LIBERALISMO ECONOMICO

speculatori sulle valute che anche la valuta


italiana dovesse seguire, per non si sa quale
motivo di mimetismo monetario, l'esempio del
biglietto della Banca d'Inghilterra. Le previ-
sioni dei pessimisti e degli speculatori al ri-
basso non hanno avuto il confort·o dei fatti.
La convertibilità del biglietto della Banca d'I-
talia non è legata né al franco francese, né
alla sterlina inglese, né al dollaro degli Stati
Uniti. Essa ha raggiunto una sua propria au-
tonomia che non ha mai avuto per il pas-
sato e che è fondata su quei fattori politici
che si sono ricordati.
In questo sesto anniversario della manife-
stazione di una incrollabile volontà può ben
sparire dal nostro listino ufficiale dei cambi
quella quotazione dell'oro in cui la lira ita-
'liana è ragguagliata all'antica parità del dol-
laro. Dobbiamo semplicemente dire quante
lire italiane si possono coniare alla Zecca
di Roma con un chilogrammo di oro fino .
Così si chiuderà la deprecabile tradizione di
riferire la valuta italiana, come a terminc
fisso, alle valute pregiate di altri Paesi, ed
essa diventerà, come deve essere, una unità
a sé, slegata anche da qualsiasi legame for-
male. La quotazione ufficiale dell'oro non può
essere che una sola: grammi 7,919 di oro fino
in ogni pezzo da cento lire italiane,

19 agosto 1982.
QUALCHE VERITÀ SULLA CONCORRENZA

Si patrebbe assaciarsi all'apalagia della


cancarrenza nei casi in cui favarisce la sa-
pravvivenza dei praduttari più capaci e la
eliminaziane dei mena capaci. Ma in questi
tempi le parti trappa spessa s'invertanO' e la
cancarrenza nan adempie alla sua funziane di
cernita dei migliari. QuandO' si parla di can-
carrenza nan vi si può premettere la qua-
lifica classica di « libera », perché la Stata
influisce in modi svariatissimi a renderla nan
libera. Nan è tuttavia l'argamenta che si vual
trattare. È un altra che nan rich,iede lunga
discarsa, ma sul quale richiamiamO' l'atten-
ziane dei supremi argani direttivi dell'ecO'--
namia nazianale.
Un autarevale scrittare palitica si è indu-
giala qualche giarna fa a descrivere le ca-
ralteristiche delle industrie sane. Ci ferme-
remO' saltanta sapra una di esse alla quale
tutte le altre necessariamente si ricanducano.
Industria sana è quella che nan divara il
prapria patrimania, che è in gradO' di ammor-
224 h.\ RESA Dllt LIllSRALtSMO llCONOMICO

tizzare o pagare i propri debiti e gli interessi


dei debiti stessi. Ora è facile dimostrare che
tra due industrie, l'una sana e l'aILra not,
nel senso che si è precisato, l'induslria non
sana può fare prezzi inferiori a quelli del-
l'industria sana, e batterla e rovinarla. Se
questo si verificasse in via del lullo ecce-
zionale, non avrebbe peso i ma ha peso, e
merita considerazione, quando i casi si mol-
tiplicano come accade nei periodi di crisi.
Il produltore che non paga i propri de-
biti, anche se riesce a mascherare giuridica-
mente e finanziariamente la propria insol-
venza, è il pi ù temibile concorrente del pro-
duttore che non ha debiti o che li paga. Così,
per esempio, può darsi che il produttore,
salvato direttamente o indirelta,m en le cl allo
Stato, e cioè col danaro pubblico, possa fare
delle offerte d'asta a prezzi inferiori appun-
to perché è riuscito a rovesciare, o diretta-
mente o a traverso un istituto di credito, le
proprie perdite sulla N azione. E se non vi
fosse ancora riuscito conta di potervi riuscire.
I prezzi sotto costo preparano le condizioni
patologiche degli interventi cosiddetli risana-
tori.
In tali casi lo Stato è complice di una sele-
zione a rovescio, complice in buona fede e
formalmente irreprensibile perché gli appalli
devono essere deliberati a favore di coloro
che offrono prezzi migliori. Le insolvenze si
Qualche ve1'ità sulla conC01Tenza 225

possono mascherare in mille modi, con rinno-


vazioni all'infinito, con la capitalizzazione de-
gli interessi, ecc.
Un altro esempio ce l'offre il concordato.
È naturale che chi si libera dei propri. d~
bili, pagandone il quaranta per cento, ottiene
di eliminare dalle sue passività dei pesi che
l'industria sana continua a sopportare.
Si giunge alla conclusione che le industrie
sane dovrebbero, perché il giuoco della con-
con'enza fosse equo a lor,o riguardo, porsi
nelle condizioni delle altre: divorare il pro-
prio capitale e rovesciare sullo Stato o sui
creditori i propri debiti.
Nessuno può desiderare che esse si condu-
cano in simile modo. Ma se non lo si desi-
dera, occorre ristabilire le condizioni dell' e-
qua concorrenza, continuamente offese dalla
diffusione di questi casi. Il poter vendere a
meno di altri non prova nulla, spesso prova il
contrario di quello che teoricamente ci si do-
vrebbe aspettare. E se così è, si deve vedere
perché si possono fare dei prezzi evidente-
mente inferiori ai costi, al costo della materia
prima, del capitale-salari e delle altre spese
di fabbrica e di collocamento dei prodotti.
Se si vogliono salvare le industrie sane, e ri-
sanare anche le altre, occorre passare dal1n
comparazione dei prezzi alla comparazione
dei costi.
Le confederazioni dei produttori sono sem-
DE' STEF A.NI. 15
226 r.A RESA DEr, LmERAr,rSMO ECONOMICO

pre partite in guerra contro i privilegi fi-


scali e d'altro ordine consentiti alle coopera-
tive di produzione e di vendita. Ma quale
maggiore privilegio di quello in cui si lrova,
rispetto ai concorrenli, il produtlore insol-
vente, salvato o concordatado?
Il caso che qui si prospetta, lale da meri-
tare la più diligente altenzione, se si vo-
gliono salvare le induslrie sane, ci richiama
a un caso più vasto: quello dci popoli che non
pagano i loro debiti verso l'eslero, pubblici
o privati che siano, che ollengono moralorie
o forzate riduzioni d'interessi. È inutile pre-
cisare quali siano quesli popoli. Se vi riescono
essi pongono in una situazione d'inferiorilà
i popoli che pagano: una siluazione d'inferi,o -
rità che si esplica nel campo della concor-
renza internazionale e dei prezzi mondiali. Il
fenomeno è simile a quello che si è rilevalo
nell'economia inlerna di un Paese.
La conclusione è evidenle: quando una mas-
sa di produttori è insolvenlc, la concorrenza
non agisce più in modo positivo e utile, ma
in modo negativo e dannoso . Noi forse siamo
in un periodo storico non abbastanza severo
contro i debilori insolventi. L'insolvcllza ri-
mane non solo praticamente impunita, nella
maggior parte dei casi, ma produce i van-
taggi che si sono clescrilli nella compelizione
interna ed internazionale. Un tempo i debilori
insolventi erano trattati assai meno delicala-
Qualche ve1'ità sulla conC01'renza 227

mente. Venivano squartati a beneficio dei cre-


ditori. Quella nostra antica legge era certa-
mente esagerata e inumana. Siamo però giunti
all'opposto: che chi non paga è in una posi-
zione di favore rispetto a chi paga.
Si riconosce che non è il momento più
adatto per squartare gli insolventi; però, mal-
grado tale riconoscimento, i fatti sussistono
insieme con le loro deprecabili conseguenze.
Queste osservazioni non hanno naturalmen-
te nulla a che vedere con l'auspicata cancella-
zione dei debiti di guerra e delle riparazioni
Idi guerra) che hanno ragioni ed effetti del
tutto diversi da quelli dei debiti ordinari pri-
vati e pubblici .

27 agosto 1932.
EQUIVOCI

Il corrispondente romano di un autorevole


quolidiano francese sembrava, qualche gior-
no fa, meravigliato perché il collaboratore
finanziario del Corriere della Sera ha posto
in evidenza l'importallza e il successo della
conversione del prestito di guerra inglese dal
cinque per cento al tre ·e mezzo per cento .
Che quella operazione fosse di gigantesche
proporzioni non lo si vorrà negare e neppure
che essa sia praticamente riuscita, se le do-
mande di conversione raggiungono quasi 1'ot-
tantanove per cento del valore nominale dcI
prestito da converlire. Potrebbe dirsi che il
Governo inglese ha utilizzato, a beneficio dci
Tesoro pubblico) la sfiducia nei privaLi in-
vestimenti e specialmenLe negli inv.csLimen:Li
a reddito variabile o non coperti da LranC[llil-
liz~anti garanzie.
Vi sono conversioni favorile dalla prospe-
rità, come ve ne sono alLre, di cui quella
inglese è il massimo esempio, favorite elal
malessere economico privato. Nel primo caso
Equivoci 229

le condizioni della conversione maturano a


traverso la diminuzione del saggio dell'inte-
resse, nel secondo caso a traverso l'aumento
del rischio degli investimenti economici pri-
vati o esterni. In ogni modo la oonvers~one
presuppone la diminuzione dell'interesse de-
purato dai rischi dell'investimento, e quindi
i due casi, che sono distinti in funzione del
rischio, non lo sono più quando venga elimi-
'n ata dal calcolo questa variabile.
, Quello scrittore avrebbe invece dovuto ri-
levare che il nostro apprezzamento della con-
versione inglese era dato in rapporto alla
libertà, in cui sono stati lasciati i portatori
del prestito, di chied~re il nuovo titol,o frut-
tante un interesse minore o il rimborso del
capitale. Questa è vera e propria conversione.
Le altre, anche se ne portano il nome, sono.
dei concordati o delle moratorie coattive in
cui non si misura e non si può misurare né
il credito dello Stato né il prezzo del capi-
tale. Perciò coloro che in Germania rappr,e-
sentano le opinioni più sane e disÌl1teressate
in materia di ricostruzione economica non
condividono il progran1illa della coazione le-
gislativa retro attiva nei contratti di credito
o nelle pubbliche obbligazioni.
Se si vuoI mantenere un regime economico
fondato sulla proprietà privata, sulla liber-
tà degli investimenti, sulla libertà dei con-
tratti, sul diritto al reddito della propria ini-
230 LA RESA DEL LIBiRALISMO ECONOMICO

ziativa e attività, lo Stato non può , senza


compromettere le basi di questo regime eco-
nomico, consacrare nell e sue leggi, a vantag-
gio proprio o di una massa di debilori, il
diritto alla inadempienza.
Non lo si dice per un puritanismo finan-
ziario formale, non per fedeltà a uno sche-
ma tradizionale, d'altronde rispetlabile, ma
,'per un calcolo delle conseguenze dissolventi
·d elle cosiddette conversioni coattive, che pos-
sono essere giustificate soltanto 'in cirooslanze
straordinarissime e spontaneamente ricono~
sclute e sentite come tali dalla N azione e dal
mondo.
Uomini rappresentativi della vecchia Gel'-
mania: finanziaria, travolti dalle più recenti
'r ovine bancarie, non 'e sitano a riconoscere
che il vantaggio del loro Paese, nei confronti
di altri, è quello di essere nella sua privala
economia, nelle sue Banche, in una confes-
sata situazione fallimentare. Situazione che
consente, a colui che vi si trova, una mag-
gior libertà di azione, quella di un legittim o
rifiuto di pagare, fondato sulle leggi ordi-
'n arie o su leggi ,eccezionali, che universa-
Uzzano il regime fallimentare con l'assolutoria
giuridica e politica dei falliti e col concorso
·assistenziale alle loro disavventure. Capitolo
di gigantesche beneficenze!
Per superare tale stato d'animo, contra-
stante con simili procedure, e per polcrvi
Eqtdvoci -- 231

aderire, occorre accettare quel criterio di dif-


fusi v,a autarchia dello Stato che non è, come si
esprimeva un grande scrittore italiano, che
un bolscevismo a rate.
È l'equivoco in cui ci dibattiamo: come sal-
vare i presupposti della proprietà privata e
della libertà del reddito economico privato,
'degli investimenti e dei profitti, del prezzo del
capitale e del denaro, a malgrado della con-
linua negazione delle medesime libertà, che
'toglie ogni sicurezza di prospettiva agli inve-
stimenti e la tranquillità d'azione alla quale
il regime economico privato deve le sue par-
ticolari condizioni di efficienza e la sua pro-
duttività. -
In quest'atmosfera di equivoci la conversio-
ne inglese merita particolare considerazione,
anche se essa non rappresenta un tentativo
totalitario di rinnovamento dell'ordine eco-
nomico. Il suo merito è appunto nel suo ri-
spetto della tradizione e delle· condizioni
del regime economico in cui si è attuata. È
nella sua coerenza con queste condizioni, per-
ché l'incoerenza è sempre dannosa, quando
non sia il prodotto d'una necessità spontanea-
mente ammessa. Il regime capitalistico oc-
cidentale non può salvarsi che col rispetto
delle sue leggi economiche, che hanno la for-
za, rispetto alI'equilibrio capitalistico, di vere
e proprie leggi fisiche.
I fenomeni politici che si svolgono in Ger-
232 Là. RESà. DEL LIBERllISMO ECONOMICO

mania, i contrasti tra i partiti hanno una ra-


gione nazionale e palriottica, ma essi sond
anche il frutto delle diver e posizioni degli
interessi e delle prefcflcnze rispello ai modi
di risolvere il grande equivoco d'una eCOlW-
lllia capitalistica assorbita dalla diffusiva au-
tarchia dello Stalo, e di uno Slalo che si
diclùara, ciò malgrado, rispettoso delle lcggi
'delLa stessa economia capilalistica. Un rispel-
to vuoto, fatto di forma, di nostalgia, for-
s'anche di vergogna della verità e alimenlalo
dalla riluttanza che hanno gli uomini a guar-
dare i fatli come essi sono c dalla loro lcn-
denza a rappresenlarseli come erano anche
quando sono mutali. La luce degli aslri spenli
continua a venire dalle lontananze sic1erali.
Equivoco: frattura o dislurbo funzionalc,
ai quali accennava il Duce nel suo memora-
bile discorso di Napoli. Rilassatezza nella di-
.f esa delle vecchie leggi economiche ed aecclla-
zione passiva di una forma incerta di gestione
pubblica della privata economia. Privala? vo-
cabolo in via di anemizzazione, involucro che
può diventare una reminiscenza.
Coloro che hanno oonoors·o a svuolarlo
avrebbero dovuto 'e sscrne i più lenaci difen-
sori, se non fosse prevalsa in loro slessi la
tendenza parassitaria che li ha porlati a
distruggere il corpo di cui vivevano.

fJO agosto 1932


-

IL PROGRAMMA DI VON P APEN

Von Papen ha parlato al popoLo tedesco.


La sua parola ha un poco rianimato le Bor-
se di Berlino e di Francolorle. Egli ha detto
di ayere rinunciaLo al proposito di un prestito
coattivo, di non condividere !'idea delle oon-
versioni forzose dei prestiLi privati, di volere
eviLare misure inflazionistiche, di non aver
Lenerezze per l'economia socializzata. QuatLro
opinioni che hanno fatto tirare il fiato ai ri-
sparmiatori, martellati e flagellati oramai per
innumerevoli anni dalle svalutazioni, dalle li-
quidazioni coattive, dalle espropriazioni. Essi
sono, per ora, sollevati da un incubo, e forse
lo devono all'opera suaditrice del governatore
della Reichsbank che conosce, per ragioni
professionali, le leggi naturali del risparmio e
del credito. Coloro che si aspettavano una
disinvolta cancellazione dei loro debiti o un
altro concordato a loro fav'o re nella serie dei
concordati, o un attenuamento, imperativo per
i creditori, del tasso dell'interesse, saranno
rimasLi delusi. Le Borse quando non siano
234 LA RESA DE L LIBERALISlIIO ECONOIDCO

manovrate riflettono fedelmente lo stalo d'a-


nimo dei risparmiatori e la misura delÌa loro
fiducia e del loro timore.
Il metodo di assorbimento dei disoccllpnli
immaginato dal Cancelliere germani co non
è altro che una variazione sul tema della rc-
distribuzione del danaro, e cioè del potere di
acquisto, consigliato da ragioni sociali. Si trat-
ta di un concorso dello Stato al fondo salari
dei singoli datori di lavoro perché possano
assorbire una quantità di lavo ro superiore
a quella che l'interesse economico del mo-
mento consiglia. Von Papen ha falto un cal-
colo semplicisUco del cost'O dei disoccupati
da un lato e del costo del co noorso dell'O
Stato per provocare artificialmente il loro
riassorbimento .
La via maestra nelle presenti circostanze
sarebbe un' altra: una riduzione generale ùei
salari proporzionata alla rivalutazione del-
l'oro, alla discesa dei prezzi e del coslo della
vita. E accanto ad essa una riduzione nor-
male, per quanto possibile, dei pesi pubblici
sulla privata economia. Quando l'oro si ri-
valuta, quando i prezzi scendono, l'equ ilibrio
si ristabilisce provvedendo a una con trazione
proporzionata di tutti i costi di produzione,
compresi i salari e le impos te. Non è facile
ottenere, a traverso l a razionalizzazione del-
la tecnica produttiva e commerciale, una di-
minuzione integrale del costo di produzione
Il programma di von Papen 235

senza toccare le due variabili: salari e impo-


ste. Se i prezzi sono liberi di scendere e i
salari non lo sono, e non scend-ono le im-
poste, l'equilibrio si rompe e nessuna misura
può, senza l'intervento di circostanze compen-
satrici, ristabilirlo.
Il sussidio dato ai disoccupati o ai datori di
lavoro perché assorbano i disoccupati è da-
naro redistribuito e appartiene al genere delle
redistribuzioni caritative. È una correzione
statale e imperfetta di un disequilibrio eco-
nomico. Non esce dall'artificio e dal tipo delle
economie manovrate. Le manca il carattere
della spontaneità proprio dellà domanda di
lavoro nei regimi economici liberali.
Non avendo potuto von Papen ottenere i
mezzi finanziari per le giuste esitazioni del
governatore della Reichsbank, ha bloccato per
un certo periodo, dandovi una destinazione
speciale, il gettito di alcune imposte, renden-
dolo scontabile, e cioè trasformabile in capi-
tale liquido attuale utilizzabile dai datori di
lavoro.
Si può ragionevolmente dubitare che la pra-
tica esecuzione di questo piano sia così sem-
plice e scevra di inconvenienti come parrebbe
a leggere il discorso del Cancelliere germa-
nico. Preferibile, malgrado le fondate ecce-
zioni di principio tutt' altro che teori:che, il
metodo dell'assorbimento della mano d'opera
libera in opere pubbliche e produttive, finan-
236 LA RESA DEL LIBERALlSMO ECONONICO

ziato con lo sconto di annualità garantile dal-


lo Stato. È il metodo italiano, melodo an-
che esso di eccezione, perché blocca i bi-
lanci futuri in proporzione del peso delle
annualità, ma che, contenuto entro certi li-
miti di tempo e di ammontare, può essere
utile quando la scelta delle opere sia, nel
quadro del programma della politica econo-
mica, confacente alla N azione.
Quale sarà il rendimenlo dei disoccupati as-
sorbiti col metodo di von Papen? Quale tra-
sformazione potranno essi arrecare alla po-
tenzialità produttiva della Germania? Con-
frontiamo invece l'Italia di dieci anni fa con
l'Italia di oggi e con quello chc essa sarà fra
dieci anni per virtù di un pr·o gramma gover-
nativo e statale delle opere da eseguire, an-
che se non possa aLLendersi da esse in ogni
caso un rendimento al cenlo per cento .
N é in economia né in finanza vi sono ricette
magiche. Se il danaro non c' è lo si deve
chiedere a prestito. Il prestito sposta la do-
manda di prodotti e la domanda di lavoro. Se
il danaro lo si vuoI creare col Lorcllio, il
potere di acquisto unitario si svaluta, la do-
manda di prodotti e di lavoro rimane deJ'ini-
tivamente invariata per effetto dell'aumento
dei prezzi. I fatti si riservano essi di vuo-
tare le illusioni. Il dopoguerra b a crealo il
professionismo politico finanziario, l'onorata
società degli alchimisti della finanza, più gio -
n pl·ogl·amma. di von Papen 237

coli eri che maghi, talvolta semplicemente


ignoranti, accreditati, spesso parassiti, per da-
naro, per ambizione. Tutto è così semplice.
Staremo a vedere quale topo partorirà la Con-
ferenza di Stresa, quale la Conferenza eco-
nomica mondiale!
Von Papen, ridotto all'impotenza dal dot-
tor Luther, ha ripiegato su una ricetta di cui
si è analizzato lo scarso contenuto. Una pic-
cola trovata, o meglio, oome si disse, dal pun-
to di vista finanziario, un espediente del tipo
di quelli già noti. Non poteva fare di più.
Non sarà mai detto abbastanza che le forze
rigeneralrici del regime capitalistico esigono
il rispetto delle sue leggi naturali.

2 settem/yre 1932.
IDEE OURIOSE

Ci sono in giro delle idee curiose. Ci sono


sul modo di uscire dalla crisi e sul signifi-
calo di quesla uscila. Molti s'immaginano c
sperano che uscire dalla crisi significhi lor-
nare ai facili guadagni di quallro o cinque
anni fa, quando ognun sa quanto poca ratica
costassero. Guadagni sicuri, anche a non vo-
lerli. Non vi si ritornerà ed è anzi deside.ra-
bile che a quella faciloneria viziala, che poi
si paga, non si ritorni. È desiderabile che il
guadagno sia in ogni caso il frullo di un la-
voro tenace e di abitudini economiche vir-
tuo.se.
N egli ultimi quindici anni si son visli salire
e disporre del risparmio e dell'avvenire eco-
nomico dei popoli uomini di tempra assai. di-
versa da quella dei veri capilani della indu-
stria e della Banca dell'epoca precedenle, l'e-
poca della concorrenza seletliva. Essi non pos-
sono avere il senso della fine della crisi c
della normalità degli affari; per essi la crisi
non finirà mai. Finirà per i costrl1llori mc-
Idee c1wiose
-
todici, economi, per quelli che hanno il senso
239

della proporzione dei giusti utili rispetto al


capitale investito. Gli altri uomini sono finiti.
Si vede ora di che materia fosse fatta la
loro grandezza prepotente. Si vedono tutti
lì, tutti insieme, appoggiati allo Stato, per
tenersi in piedi, per non cadere. Si potrebbero
sostituire senza danno, perché questi non sono
tempi per loro. La rigenerazione economica
del mondo è legata a tali sostituzioni. Ogni
uomo è efficiente nel proprio clima. Poi basta,
poi è un ingombro. Anche questo è un pro-
cesso di revisione forse più importante della
revisione dei valori materiali. .
Dalla crisi si uscirà dunque con un gra-
duale mutare di metodi e di uomini. ,Molti
produttori, che si erano abituati a possedere
una posizione presso che monopolistica, a im-
porre i prezzi che volevano, a non avere con-
correnze fastidiose, oggi sembrano stupefatti
e pieni di rancore per doverle subire e si adat-
tano mal e a una radicale trasformazione del
loro stato d' animo e del 101'0 modo di lavoro.
La crisi è una decantazione di elementi per-
turbatori, purché non sia contrastata e pur-
ché il processo selettivo non sia invertito dalla
conservazione in vita di coloro che dovreb-
bero precipitare.
Ci sono dei movimenti di rialzo in certi
prezzi, nei prezzi del cotone e del grano; e
così ve ne sono nei prezzi dei titoli. Buon
240 LA RESA DEL LIBERA.L1SMO ECONOMICO

segno se l'aumento dei prezzi delle merci è


l'effetto di una compiuta liquidazione di scor-
te esagerate e se l' aumento dei prezzi dci
titoli a reddito variabile è l'efIello di fon~
date prospettive di una ripresa di utili azien-
dali. Buon segno, senza che tuttavia si deb-
ba 'immaginarsi di rilornare a un ambien tc
speculativo. Ci sono ancora vasle perclile da
coprire nel mondo, vale a dire l'apporli fra
debilori e creditori che non polranl1o finire
col pagamento. Uscire dalla crisi significa
l'arresto di un peggioramenlo, non una mira-
colistica sistemazione eli parliLe perdenLi.
Le N azioni si riprenderanno tanlo meglio
quanto più vi provvederanno con mezzi ordi-
nari interni: lavoro, risparmio , vita atLiva e in-
dustriosa, sacrifici. Come le famiglie. I cre-
denti nella terapia clelia collaborazione in-
ternazionale, corollario della inlerclipcnclcnza
internazionale, sono su una falsa slra<1a. So-
no i credenti nelle Conferenze.
Le ricostruzioni economiche dei popoli han-
no basi vaste, atomislich c, sono espressioni
di un concorso di volontà e di dinamism,i
in cui ciascuno di noi porta il proprio COI1-
tribulo quotidiano. A Stresa si discuLe della
sislemazione dei Paesi danubiani, della loro
economia, del loro assetlo credilizio, delle
loro "alule. Sono essi che devono provvcder('
a loro stessi. Non caveranno gran che da un
sistema preferenziale doganale zoppo, clai COll-
Idee c~wiose 241

cordati verso i creditori, da riserve bancarie


ottenute a prestito, da stabilizzazioni mano-
vrate. Se tutto si limitasse a questo, saremmo
preslo da capo. Una Conferenza non può
sostituire l'azione di un popolo, la sua ri-
sultante economica interna. Non c'è propor-
zione lra le forze interne e le forze esterne,
e, anche se il mondo fosse fatto in modo che
alcune N azioni si mettessero d' accordo per
mantenernc alcune altre, sarebbe peggio che
mai; si manterrebbero i fooolai del paras-
sitismo e delle concorrenze sleali.
Sarebbe comodo, anche se non eroico, es-
sere aiulali nelle difficoltà o I?oterle risol-
vere semplicemente aprendo un poco più o
un poco meno il rubinetto del credito. Sareb-
be comodo assai e molto semplice. Ma la
stessa semplicità del metodo rivela l'impo-
tenza di questo procedimento esterno, carta-
ceo, fatto di rapporti formali tra dare e avere,
contabiìe, non costruito da una volontà col-
lettiva, storica e morale, bensì manipolato,
nel gabinetto dei governatori delle Banche
di emissione o, peggio, nei raduni interna-
zionali di finanzieri irresponsabili.
Un lempo, prima della guerra, si parlava
della Banca internazionale, frase che allu-
deva a rapporti di credito, di carattere ban-
cario, trascendenti i limiti nazionali; ma non
era d'uso comune la frase, che oggi ha corso,
anche troppo, di finanza internazionale. La
DE' STEFANI. 16
242 LA RESA DEL IJBERALlS)lO ECONOMTCO

finanza, una volta, era una faccenda inlerna


e le cose andavano meglio. Era più mode-
sta, più casalinga, ma i C'onli tornavano : ('
seminava meno scompigli che non semini ora
il suo galoppare di qua e di là olll'e i Paesi
e oltre gli oceani.
L'economia è divenlala finanza , e la fi -
nanza economia, e ai minislri delle Finanze
d'ogni Paese sono attribuili c6mpili invero-
simili. Dovrebbero sosliluirsi a tUlli, mnmi -
nistrare tuLto, prendere il danaro da chi se
lo guadagna per darlo a chi lo perde : fare
i metallurgici, i lessitori , i chim.ici, fare eli
lutto.
I fini dello Stato non 11:111110 più limile il1
quesla conservazione arliIiciale cii orgnn iz-
zazioni sproporzionale alle necessilà e 11 el
modificare, a danno delle aziende sane, le
posizioni nalurali della concorrenza, così dell c
intraprese come delle N azioni. È queslo es lejJ-
dersi pauroso dei fini finanziari che fa pen-
sare a una trasformazione profonda d el r e-
gime capitalistico. Se la crisi finisce senza
che tale regime sia trasformato radicalmenle,
si tornerà indietro, e i ministri delle Finanze
potranno allora fare a meno di governare au-
che l'industria e torneranno a fare il ll1esliere
di un tempo , a prelevare tasse ed imposle per
distribuirne il ricavato tra le singole ammini-
strazioni perché lo usino per i fini pubblici.
7 settembl'e 1932.
VA DA SÉ

Sul disarmo non c'è accordo. Gli Stati Uniti


dichiarano di non volerne sapere della can-
cellazione dei crediti di guerra, forse per ne-
goziarli. La sistemazione dei paesi danubiani
è oggetto di scettiche conversaz·ioni a Stresa.
La conferenza economica internazionale dà
la sensazione di essere superata già ora men-
tre si discute sulle sue modalità. La situa-
zione politica della Germania, il suo equilibrio
politico interno, non sono chiariti e stabili.
Non si sa ancora che fine faranno ingenti
credili privati, interni ed internazionali. Ep-
pure la domanda di molti prodotti è in au-
mento e quindi la loro produzione. Così do-
veva essere, prima o poi, per forza di cose.
Frase che non nasconde una interpretazione
mislica dell'economia umana, ma che vuoI
dire, nella sua forma ottimistica, che dopo
un periodo di contrazione della produzione e
delle scorte, esse devono naturalmente · ade-
guarsi ai bisogni delle crescenti popolazioni.
Questa ripresa di adeguamenlo non può es-
244 LA RESA DEL LmERALISMO ECONOMICO

sere simultanea né da per tutto né in tutte


le cosei né costante) ma piuLlosto a sbalzi e
a ritorni. Noi siamo dei semplificatori duali-
stici: o progresso o regresso. Invece si nasce
e si muore anche nel mondo economico eome
in quello demografico e le alternanze di mas-
simi e di minimi si seguono senza riposo .
Non facciamo profezie su questa ripresa eli
adeguamento. Non si può dire se essa sarà
tale da ridare vita e moto a tuUa la nostra
atlrezzatura tecnica) a tutLe le nosLre fah -
briche) a tutti i nostri cantieri) qualunque
sia la loro efficienza) la loro ubicazi,o nc) qua-
lunque . sia il loro costo di produzione. Se
noi immaginassimo una ripresa che avesse
questo sviluppo) tale che la selezione rima-
nesse inoperosa) si giungerebbe alla conclu-
sione paradossale di una economia fondata
sulla legge dei cosLi e dei prezzi massimi in-
vece che sulla legge dei costi e dei prezzi
minimi) con cui la selezione si attua. Non ci si
rinnoverebbe più. Un' economia sLaLica. Chi)
tra i produLLori) è senza peccato) scagli la
prima pietra.
L'aumento della produzione e delle vendite,
permettendo di distribuire su un maggior nLl-
mero di unità prodoLLe le spese generali) ren-
de remunerativi certi prezzi che non lo sa -
rebbero con produzioni e vendite più ridotte.
In moltissimi casi l'aumento dei prezzi non è
condizione indispensabile per realizzare un
Va da sè 245

equilibrio aziendale: basta poter lavorare in


pieno e tagliare le spese superflue e miglio-
rare l'organizzazione. Le quali cose un buon
industriale o agricoltore le deve fare sempre,
tutti i giorni, non soltanto oggi sotto la pres-
sione dei prezzi bassi. Ciò rientra nel deca-
logo dei suoi doveri in un regime capita-
listico di responsabilità e di iniziativa pri-
vala.
La ripresa va da sé, o può andare da sé
se i resti dell' economia liberale hanno una
polenza rigeneratrice sufficiente a compen-
sare l'irrigidimento del sistema prodotto dai
provocati o non pDovocali interventi dello
Stato. VuoI dire che c'è ancora qualche
facoltà di reazione, che tutto non è mor-
to o fissato nella ripetizione di atti irre-
sponsabili o nella creaz~one di una categoria
di mantenuti della colleltività. Se il processo
di ripresa continua, vuoI dire che i fattori
inconlrollati, dinamici, pacif1camente rivolu-
zionari dell' economia capitalistica, pur co-
stretti nei loro limiti altuali, hanno la forza
di trascinare, con la loro libertà d'azione, il
sistema appesantito dagli eccessi dell' econo-
mia manovrata. Il mondo occidentale dimo-
strerà se è suscettibile di ripresa mantenen- ,
dosi nell'orbita delle proprie leggi economi-
che tradizionali. È l'antitesi, l'urto tr.a due si-
stemi egualmente in atto ed egualmente illl
potenza. Soluz~one forse intermedia purché
246 LA RE SA DEL LIJ\ERALISMO ECONO~U CO

ognuno consenta la vita dell'altro con gra-


duali adattamenti e reciproche limilazioni.
Ma quel che si voleva conslatare è ques to
rideslarsi di attività) ch e va da sé, bench é
n essun fatlore esterno a chi senle il bisogn o
e a chi lo soddisfa sia inlerv enulo Cl slil11o-
larlo.
Tutlo si riconduce a una somma di Iluzta.-
tive individuali, a quella che si polrehb e dire
l'integrale economico pri vala n el senso cl as-
sico della parola. Ce n e eravamo dimenl i-
cati. Essa fa da sé, forse guarirà il llillo da
sé stessa. O piano autom a tico economi co pri-
vato o piano unitario eoonomioo pubbli co,
o una compatibile oonvivenza tra essi. Lib erlà
di iniziativa, libertà di prezzi, lib erlà cii pro-
fitti, libertà della lolla selelliva) lib erlà con-
lrattuale, in genere : ecco come il mond o 0<>
cidentale può rifarsi p er questa via. e p ar -
lava alcuni giorni fa in un lucido discor so il
ministro delle finanze di Fran cia Germ aLn-
Martin) che) per aver dello delle cose sem -
plici e di buon senso) ottenne ch e il SU QI
discorso avesse un valore di chiari ficazionc.
I prezzi, entro cerU limi li) hanno m en o im-
portanza indicativa e risolvente dell'aum ento
della domanda di prodotti e d ell' aum enlo di
produzione. Essi si muovono di con seg ue nz a,
a posteriori. Ed è b ene che sia cosÌ) ch e lll oro
movimento sia naturale, fond a to s u dOm all-
da) offerta) costi di produzione) con correnz a,
!
Va da sè 247

e che non siano manovrati dall'esterno, dalle


banche d'emissione, dai comitati per la stabi-
lità del potere di acquisto della moneta. Si
vol eva una moneta più stabile dell'oro. Ma
poi tutti hanno compreso che l'oro era il
minor male e si sono riiugiati in esso. E con
la ripresa di adeguamento che si delinea,
che potrà però avere delle fasi di arresto o di
regresso, l'oro tornerà a muoversi se non
sarà disturbato dai governi, dai banchieri.
La logica dei fatti, e cioè la logica come
prodoLLo della condotta degli individui, delle
collettività economiche private, inverte la lo-
gica dei manovratori dall'esterno. La logica
dei fatti trasforma in effetto quello che i de-
spoli dell'economia e della finanza avevano
classificato come causa, nella loro demenza
ambiziosa.

13 settembre 1.982 .
UN OASO DI OOSOIENZA

I ministri lib crali ingl esi hanno abbando-


nato, per un caso di coscienza, il Governo di
concentrazione, lasciando il polere ai. conser-
va tori e a MacDonald che, pcr l'abilo elcI J'ilo-
sofeggiare e per lo spirllo di adallamcnLo ai
casi del giorno, fa parLe da se sLesso.
La se cessione dei liberali, di slile rOI11 ~1I1 -
llco e inconsueto in q uesLo periodo di l'i I as-
salezza dei principI e di giu ochi a JlJOSCl-
cieca, polrebb e pr es larsi alle bcncvole ironic
dei maldicenli. Quei liberali hanno confinalo
il loro liberalismo nel do gma del libero scam-
bio, dopo di averlo sacrificalo nei mollissimi
casi di intervento dello SlaLo ncll'cconomia
privata per modificare coallivamenLe la na-
turale ripartizione delle ricchezze e dci red-
diti. L'ombra dell'an titesi tra PecI e Disracli
si proietta ancora sugli spirili degli uomini
politici della nuova In ghilterr a. L'anima so-
pravvivenle di Riccardo Cobden ha ancora
un potere di ammonimenlo e di divisione.
La Conferenza di Ollawa ha agevolalo il
Un caso di coscienza 249

processo di tale divisione. Singolare destino


delle Conferenze che, mettendo in evidenza
l'opposizione degli interessi e degli stati d' ani-
mo, servono a rivelare l'esistenza e l'ope-
rosi là dei dimenticati principI.
L'ironia di questa secessione è pure nel
fatto che mentre i liberali hanno dato aria
alla loro bandiera per battersi contro le pro-
tezioni doganali, non si erano fatti udire nel
drammatico inizio d'autunno dell'anno scorso,
quando l'Inghilterra perdeva la sua battaglia
e la sua tradizione monetaria. Anche tale
quasi volontaria sconfitta spostava le posi-
zioni dei debitori e dei creditoTi proteggendo
quelli contro questi. Nel fatto gli spostamenti
di posizioni economiche e dell'interesse co-
me effetto dell'intervento dello St~to sono ora-
mai così vasti, concordanti o contrastanti, che
quelli di semplice ragione doganale entrano
come una componente non decisiva della ri-
sultante.
Lo scrupolo dei liberali ingl,e si ha un sa-
pore storico, come di difesa dell'onore della
bandiera. Questi scrupoli dogmatici hanno un
loro valore morale. Servono a chiarire le
idee anche di quelli che li contestano e a
creare la teoria politica dell'empirismo pra-
tico contro quella del dogmatismo apriori-
stico.
I secessionisti h anno accusato la politica
dei conservatori di non aver oltenubo dalla
2iiO [..1. RESA. DEL LrBERAI,IS)lO ECONmUCO

protezione doganale né un aumenlo delle


esportazioni né una diminuzione della disoc-
cupazione. Si polrebbe rincalzare contro gli
stessi liberali che né l'uno né l'altro efTC'tto
si è oltenuto, come si sperava, dalla svaluta-
zione della sterlina.
C'è però un punto che discende come ('0-
rollario per l'Inghillerra dagli accordi di Ot-
ta"va, che non va trascura Lo nella politica
europea, ed è che, essendosi l'Inghillcrra le-
gala ad un sistema doganale preferenziale con
i Domini, ha p erdulo la sua libertà d'azione,
la sua autonomia d'iniziativa n ei l'apporLi do-
ganali, e cioè politici, con gli Stati europei.
La politica dell'Inghil terra dopo gli accordi
di Ottawa sarà in certa misura dominala tlui
suoi DominI. E non c'è da sperare ch e Ic
risoluzioni della Conferenza economica intcr-
nazionale possano, nei suoi rigu ardi, contra-
starvi.
Non a caso la Conferenza di Ollaw a ha
preceduto la Conferenza economica in lC'rna-
zionale. L'Inghilterra ha volulo foggiarsi il
suo parametro, fissare la sua posizione li-
mile, vincolare la sua ] iberlà di tralLare c
crearsi un aLibi in quella ondala lib eri sl ica
sprigionalasi dalle conversioni marinare dcll e
Confederazioni industriali.
Da queste aspirazioni lib ero-scambisLC', di-
ventate ancora una volla simbolo di d islin-
zione politica nella lerra classica del libero
Un caso di coscienza 251

scambio, sgorgano alcuni spunti di orienta-


mento che sono tuttavia nello stato informe
di sensazioni più che in quello di fondate
previsioni. C'è la sensazione che il metodo
delle tariffe doganali, congerie anarcoide di
inLeressi faLti prevalere, di compensazioni e
di elisioni richieste e concesse, sia superato.
Metodo troppo estrinseco, vulnerato nel suo
stesso presupposto di rigidità dal fluttuare
dei costi comparati della produzione inter-
nazionale.
Forse è in atto una trasformazione non
temporanea ed occasionale della stessa impo-
stazione basilare del problema della difesa
dell'economia interna. Accade sempre cosÌ, che
quel che sembra occasionale, precario, con-
tradditorio con le nostre tradizioni mentali e
istituzionali diventi poi il materiale da co-
struzione dei nuovi istituti 'e della nuova pras-
si. Si è visLo che il dazio generale o con-
venzionale, tanto per tonnellata, o per etto-
litro, o per unità, non ha senso; è spesso
assurdo; è troppo e troppo pooo; non è ade-
rente ai fatti per la sua astrattezza conta-
bile, e per la sua indipendenza dalle quan-
tità dei valori cui si applica. La tariffa do -
ganale è la più tipica espressione del libera-
lismo economico-privato e c' è il sospetto
che sia in antagonismo col processo natu-
rale della storia? quale esso va svolgendosi
252 LA RESA DEL LlDERALlSMO ECONmllCO

sotto i nostri occhi. Malatlia deprecabile o lra-


sformazione fisiologica?
Intanto in Inghilterra MacDonald, che viene
dai laburisti , presiede un Gabincllo di COII-
servalori e Lord Sno\Vden, lalmri sla, se Ile
è andato con i libera.li.

21 ottobre 193/!.
RISPARMIARE o OONSUMARE?

Gli economisti inglesi sono stati invitati a


dire la loro opinione sul miglior modo di
adoperare il reddito privato. Sei dei più auto-
revoli tra essi hanno precisato il loro pen-
siero collettivo in una lettera, pubblicata dal
Times, che vale la pena di commentare per
vari motivi.
Primo, perché essa è sottoscritta dai pm
accreditati rappresentanti della scienza eco-
nomica inglese, e cioè da J. M. Keynes, Walter
Layton, D. H. Macgregor, A. C. Pigou, Arthur
Salter, J. C. Stampo
Secondo, perché i firmatari di questa let-
tera hanno "oce autorevole nelle conferenze
internazionali, nelle direttive economiche e
finanziarie inglesi e perché la loro opinione
ha, per la sua autorità, un valore probatorio
mondiale.
Terzo, perché, come ha avvertito con scher-
zosa ironia il Cancelliere dello Scacchiere,
Neville Chamberlain, nel recente discorso di
Birmingham, un'altra schiera di economisti
254 LA RESA DEL LIBERALIS'IO ECONOMICO

ha sostenuto, nello stesso giornale, una lesi


nettamente opposta a quella degli eminenli
uomini che ho nominativamente ricordali.
Quarlo, perché noi prendiamo troppo spes-
so, come oro oolalo le opinioni di questi
eminenti uomini e le imporliamo in Il ali a
per nulrire il nostro cervello, se ne avesse
bisogno, o per appoggiare, con l'autorilà di
maes lri esolici, i noslri errori, forse per una
tendenza, tultavia sopravvivente, a dar valore,
per moda o per vanilà, anche nel campo spi-
rituale, al prodotto straniero, senza riguardo
al merito .
La questione dibaLtuta nel Times lra gli
economisti, ridolla al suo punlo cenlrale, è
soslanzialmente quesla, se sia ulile o dannoso,
per la azione, che i cilladini risparmino par-
te del loro reddito per depositarlo in Ban-
che o acquistare obbligazioni.
Gli economisti inglesi, pnr apparlenenclo n
un Paese di grande lradizione negli sludi
economici, non sono d'accordo: quelli che ho
nominati giudicano che, nelle presenli circo-
stanze, sia meglio consumare, e cioè spendere
comunque, senza guardare tanlo per il sot-
tile quel che la spesa renda; gli allri che
sia da preferirsi il risparmio anche nelle sue
forme bancarie e creditizie. La previdenzn è
dunque messa sotto processo.
L'uomo della strada si meraviglierà, e non
a torto, che gli economisti nOll si sinno all-
Rispan/lia?'e o cons7!?lwre? 255

cora messi d'accordo su questo problema così


elementare. Perciò il Canoelliel'e dello Scac-
chiere consiglia di non occuparsi della teo-
ria, e cioè dei teorici, e di decidere col pro-
prio senso comune.
Il signor Layton e i suoi amlCI pensano
che, nelle presenti circostanze, se un uomo
economizza nei consumi e deposita le pro-
prie economie in una Banca, o acquista dei
titoli, il danaro così economizzato non verrà
produttivamente investito per l'attuale man-
canza eli fiducia (lack 01 confidence). Che an-
zi - e appunto per questa mancanza di fidu-
cia - il privato che risparmia -nei SUOL con-
sumi riduce la domanda elei prodotLi e quindi
compie un atto che contrasta con la finalità
elegli stessi investimenti produttivi, che han-
no per scopo ultimo eli produrre beni di
consumo. E si appellano al patriottismo dei
loro concittadini, e degli enti locali, perché
spendano quanto possono in modo anche va-
no, superfluo o differibile.
Vi sarebbero dunque periodi in cui è con-
sigliabile il risparmio e altri in cui è consi-
gliabile la dilapidazione.
E perché, in questi ultimi, non rendere
grazie al dio della grandine se ci rompe te-
gole e vetri? Sono proprio degli economisti
che riabilitano oggi i sofismi che Federico
Bastiat aveva sepolti. Cotesti economisti han-
no però cura di avvertire che la condotta eco-
256 LA RESA DEL LIBERA LISMO ECONOllICO

nomico-privata è guidata da molti motivi, tra


i quali il timore dell'ayvenire che non può
essere teoricamente giudicato.
Se ne trae la conclusione che tutti i cit-
tadini inglesi dovrebbero spendere senz'altro
l a quota di reddito esuberante ai loro bisogni
consueti e non prestare ad alcuno. E percllé
non addirittura presentarsi agli sportelli del-
le Banche, dove abbiano dci deposili, per dir-
vi: «( Signor cassiere, mi restituisca i miei ri-
sparmi, perché, secondo l'opinione del signor
Layton c compagni, io devo paL60llicumente,
e in qualunque modo spenderli »? Non so che
cosa ne sarebbe di LuLte le Bancbe inglesi.
Ma limitiamoci pure al risparmio dell'uvVf'-
nire. Se la Banca mi offre un interesse per
disporne, o se lo investo in obbligazion i frn t-
tHere, il senso comune ci c.!.ice che la Bancn ,
per non perdere, deye prestarlo e che l'emit-
tente delle obbligazioni deve adoperarlo. Co-
munque, sia nell'uno sia nell'altro caso, il mio
denaro deve essere speso da coloro a cui
l'ho prestato o ai quali la Banca lo prt'~
sLa. E spenderlo vuoI dire domandare pro-
doLLi e domandare lavoro. Il danaro che si dù
ai presta tori di lavoro si converte a sua volla
in domanda di prodoLLi e in dOJTI[lnda <li la -
voro.
Il consiglio di quegli eminen Li econom isli
condurrebbe a sopprimere il crediLo e a so-
sti Luirvi l'uso diretto di Lullo il proprio recl-
Rispanniare o consumm'e?

dito. Questo ci porta fuori della realtà ca-


pitalistica che è tutta fondata sulle gestioni
fiduciarie, delegate, societarie. Si va a finire
nell'assurdo perché si sono sbagliati i termini
del problema, che non consiste nel dilemma,
troppo generico, spendere o prestare, ma nei
singoli modi in cui viene effetlivamente e
qualitativamente speso il reddito proprio o
altrui.
In un regime di economia liberale, l'equili-
brio è automaticamente realizzato dal movi-
mento dei prezzi e dei profitti, il quale de-
termina il naturale ripartirsi del risparmio
nelle direzioni in cui esso è p·iù redditizio.
L'automatismo è venuto meno perché il
movimento dei prezzi e dei profitti non è
più espressivo della domanda e dell' offer-
ta, né queste espressione di quelli. Anche
in Inghilterra le condizioni dell'automatismo
economico liberale non si realizzano più come
prima per cause interne ed ,esterne.
Rompere i vetri per rimediarvi sarebbe co-
me rompere la sedia in cui abbiamo inciam-
pato al buio. L'economia torna bambina, per-
ché deve adoperare, per spi,e garci le cose,
la logica di un sistema che non esiste più. E
perciò essendo al buio inciampa e se la pi-
glia con la sedia.
La teoria degli alti salari, i quali sono ef-
fetto e non causa della prosperità, licenziata
come illusoria negli Stati Uniti, dove era nata,
DE' STEFANI. 17
258 T"A RESA DEL LIBERAUSMO ECONOMICO

ha varcato l'Atlantico e si è trasformala nella


t~oria degli alti consumi. Inversioni singolari
di un rapporto tra causa ed eIIetto! Ha ra-
gione il Cancelliere dello Scacclùere di appel-
larsi al senso comune 'e di consigliare di n011
credere alle teori'e che vi conlraddicono.

6 novembl'e 1932,
LA POLITICA EOONOMICA
DEGLI STATI UNITI

Non ci si deve attendere che la vittoria del


partito democratico contro il partito repubbli-
cano modifichi radicalmente la pç>litica econo-
mica degli Stati Uniti nei rapporti interna-
zionali o nelle sue ripercussioni sull'economia
del mondo. Anche se la proibizione di ven-
dita delle bevande alcooliche verrà attenuata,
anche se verrà facilitata la via marittima dei
grandi laghi e sarà interpretato con larghezza
il criterio di {lessibilità dei dazi doganali,
le linee maestre della politica economica ame-
ricana rimarranno sostanzialmente inalterate.
Il nuovo Presidente non è però schiavo di
quei vincoli di coerenza programmatica che
impacciavano il suo avversario e lo legavano
alle pregiudiziali ultraprotezioniste e a quella
del pagamento dei debiti di guerra. Nei limiti
posti dalla situazione e dagli interessi dell'e-
conomia e della politica interna, il Presidente
Roosevelt ha dunque una maggiore libertà d'a-
zione nel particolare. Queste premesse e con-
260 LA ~RESA DEr,~ LmERALISMO ):CONOi\IICO

statazioni non escludono che, nella Confe-


renza economica internazionale e soprallulto
in quella per il disarmo, l'alteggiamento della
nuova politica americana possa avere delle
conseguenze utili per gli obiellivi anche da
noi perseguiti. N e potrà guadagnare, in esten-
sione e profonditù , l'atmosfera già creatasi fa -
vorevole al disarmo e alla cancellazione dei
debiti di guerra.
La politica economica americana intern a,
più che dana sostituzione di Hoover, sarà
determinata dana realtà economica, e cio è
sarà non aprioristica ma conseguenziale. L' as-
sestamento si realizzerà naturalmente con un
processo, in parte manovrato e in grande
parte automatico, vale a dire come risultato
di assestamenti individuali e aziendali.
Il partito repubblicano e il suo esponente
presidenziale, su cui hanno maggior presa i
gruppi industriali e bancari, è stato travollo
non da una fatalità ma da una responsabilit ~l
che oggi si sconta e si liquida: la responsabi-
lità di una gigantesca inflazione creditizia che
ha rovinato il mondo e trascinato gli stessi
Stati Uniti nella propria rovina. Pochi Paesi ,
tra i quali l'Italia, non ne sono rimasti pro-
fondamente colpiti per la loro preveggcnt E'
cautela, frutto di una scettica esperienza sto-
rica che li tiene lontani dalle allucinazioni col-
lettive.
Hoover, nella sua propaganda elettorale, e
La politica economica degli Stati Uniti 261

anche prima, ha voluto creare il milo della


fatalità della crisi per gli Stati Uniti, riversan-
done, se mai, la colpa sui Paesi dell'Europa
centrale, coi quali però gli Stati Uniti mede-
simi avevano avuto rapporti di credito spro-
porzionati alle possibilità di pagamento, in-
cauti per deficienza di garanzie e di adeguate
liquidità. La teoria della fatalità non resiste
alla prova dei fatti. Hoover, che si sappia, non
ha posto altre condizioni ai prestiti esteri falti
dalle banche americane se non quella di una
preventiva sistemazione dei debiti di guerra
verso gli Stati Uniti per i Paesi che tali ùe-
biti avevano.
Sappiamo tutti che gli emissari delle ban-
che americane in Europa promettevano pre-
stiti e operavano senza limiti politici, ma unica-
mente nei limiti delle facoltà di assorbimento
ùei titoli da parte del mercato che ora li rigur-
gita svalutati. l\h le provvigioni adescavano
le Banche e le Borse, e le plusval·e nze adesca-
vano i privati, e le commissioni i produttorr!
La norma di condotta, di stile perfettamente
liberistico, era il guadagno 4immediato. Hoover
fu la bandiera, il santone di questa fittizia
prosperità, cui portavano consensi di corti-
gianeria, non sempre disinteressata, anche
economisti ed esperti di ogni Paese. La teoria
della prosperità era una chimera. Essa non
può avere un contenuto, o, se può averlo, è
sempre quello modesto, ma che la storia 0011-
262 LA RESA DEL LlDERALISMO ECONOMICO

forta, della saggia amministrazione della ric-


chezza e del risparmio. Hoover è slalo villima
della sua stessa inconsistente leoria: una real-
tà fittizia trasformala in un programma po-
litico.
Roosevelt è in una siluazione di favore
perché potrà beneficiare del naturale assesta-
mento che da lui avrà nome e che in lui si
personificherà nella storia. Certe asperilà
egoistiche, malgrado le necessità del program-
ma repubblicano, potranno essere ridolte. Le
forze della ricostruz10ne sono però nella mas-
sima parte, come ho detto, indipendenti dai
programmi. Esse, in un regime economico
liberale, provengono dalla condolla dci sin-
goli e quindi divengono forze collettive, risol-
venti. Gli stessi economisti si sono schierali
nella maggioranza contro il Presidente repub-
blicano, per il maggior respiro di libertà com-
merciale contenuto nelle dichiarazioni di RooQ-
seveIt. Non se ne farà sostanzialmente nulla.
I pro tezionisti non disarmano. I Paesi e~ll'o­
pei non hanno nessuna voglia di lasciarsi in-
vadere dai prodotti agricoli degli Slali Uniti,
come fino a oggi non avevano nessuna vo-
glia, e lo hanno dimostralo, di lasciarsi inva-
dere dai loro prodotti industriali. La politica
contrattuale nei l'apporli commerciali tra Slati
Uniti e Stati europei è destinata all'insuc-
cesso. Dalla Conferenza economica mondiale
non si può certo, in questo campo, aspellarc
La lJolitica economica degli Stati Uniti 263

il successo, sia pure contrastato, della Con-


ferenza di Ottawa. Vi mancano le relazioni
imperiali e la conseguente limitazione degli
egoismi nazionali.
Anche il principio della difesa degli alti
salari non sembra possa subire profonde 001'-
rezioni e nemmeno quello, che ne costituisce
un corollario, della restrizione dell'immigra-
zione. Il partito repubblicano ha creato il si-
stema della quota per gli immigranti e lo ha
applicato, e domanda ancora oggi la oontinua-
zione e la stretta applicazione deUe sue leggi.
Invece, malgrado le scarse simpatie dimostrate
verso i nostri emigranti, il partito repubblir
cano si è proclamato, anche nelle presenti ele-
zioni, l'amico del negro americano. Espedien-
te elettorale? « Noi rivendichiamo, - dice il
programma repubblicano - per il cittadino
negro americano il diritto di godere appieno i
benefici della vita e della felicità ,) . Una poli-
tica di larghezza verso i negri è, e sempre più
sarà, per tutti i partiti una necessità eletto~
rale e di Governo.
Il programma del partito democratico non
s'intrattiene sui diritti dei negri e degli indi~­
ni: riduzione, invece, delle spese; -e quilibrio
del bilancio ; moneta sana; riabilitazione del-
l'argento ; tariffa doganale liberata dagli in-
terven ti del po tere esecutivo; facilitazione del
commercio estero; politica dei lavori pubblici
e delle assicurazioni sociali; estensione del
264 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONObUCO

credito ipotecario e del movimenlo coopera-


Livo agricolo; rigorosa applicazione della leg-
ge contro i monopoli; stallzzaziollc delle in-
dustrie idroeleltrkhe; dlfesa dcI consumalo re
e del risparmiatore; separazione delle fun-
zioni bancarie da quelle finanziaric; condanna
'd elle interferenze degli inleressi parLicoltu~i
nella condolta politica dello Stato.
Contro il falalismo di Hoover ha vinLo il
possibilismo fiducioso e ottimistico di Roose-
veH. E forse il moLto, in nome del quale il
parlito democratico ha combatlulo, non è sta-
to estraneo, nelle presenti condizioni dei cil-
tadini degli Stati Uniti, alla villoria: « Nes-
sun privilegio, diritli uguali per tutti ». Mollo
che non è di questo mondo. Perciò è demo-
cratico.
Quanto a noi, ci limitiamo a desiderare
che gli Americani non rovinino un'allra volla
l'economia europea. Nel campo della p01 ilica
del capitale il noslro desiderio è un rovescia-
mento della doLtrina di Monroe. Ci sarebbe
anche da desiderare che, insieme con l'esau-
rirsi dell'esportazione del capitale americano,
si esaurisse anche quella del callivo gusto
e dei costumi disintegratori clella migliore
tradizione europea.

18 novembre 1982.
L' EUROPA E I DEBITI DI GUERRA

Il clima politico non è troppo favorevole,


negli Slali Uniti, alla proroga della moratoria
Hoover e alla costituzione di una Commis-
sione che esamini le possibilità di pagamento
e di trasferimento dei debiti int~ralleati. Sono
favorevoli a una loro revisi,o ne i banchieri
e i conoscitori della macchina economica: i
banchieri perché sperano che la cancellazione
dei debiti di guerra metta in migliori condi-
zioni di solvibilità i debitori a titolo ordina-
rio, enLi pubblici e privati; i conoscitori della
macchina economica perché sanno le con se-
'g uenze dei grandi spostamenti di capitali sen-
za contropartita. Nell'attuale situazione di in-
certezza della sterlina la sottrazione di ri·
serve agirebbe sfavorevolmente, peggiorando
la siluazione della bilancia dei pagamenti del
Regno Unito, già delicata.
Il problema del pagamento dei debiti di
guerra all'America è duplice: è problema di
dilsponibilità interne, e di disponibilità di tra-
sferimento in moneta bene accetta al Paese
266 LA RESA DEL LIBERALISMO ECOJSOMICO

creditore. Ora lutti i Paesi debilori di Eu-


ropa hanno un bilancio più o meno in disa-
vanzo) e per pagare i debiti di guerra devono
ricorrere a prestiti perché la pressione tribu-
taria ha già toccato dappertuLLo limili diIfi-
cilmente superabili.
N uovi prestiti interni agirebbero sfavore...
volmente sull'economia europea) sulla sua ca-
pacità di acquisto) sulle condizioni della cir-
colazione bancaria) sull'assestamento del bi-
lancio delle aziende private. Nuovi prestili
esteri non potrebbero essere che conlraLti sul
mercato degli Stati Uniti) e cioè del Paese
creditore. Basta enunciare una simile ipotesi
per vederne tutta l'assurdità tecnica) econo-
mica e finanziaria in questo momento . Il
gioco) già riuscito alla Germania 1 è troppo
i'ecente perché lo possano rifare i Paesi de-
bitori per debiti di guerra. Non si Jmò cari-
care l'Europa di partite debitorie a liLolo di
ammortamenlo e di interesse dei prestiti e
bloccare i bilanci degli Stati europei) già chiu-
si nelle morse formidabili dei prestiti con-
tratti per finanziare la grande guerra c le
necessità derivanti dalla grande crisi.
Si dice che gli Stati Uniti vorrebbero ne-
goziare la remissione dci debiti con conces'-
sioni doganali o con la mano libera in Cina.
Chiacchiere. 1.essun Paese si presterebhe a
una rinunzia della propria assoluta sovranitù
doganale e la mercanteggerebbe contro una
L ' E1wopa e i debiti di guelTa 267

riduzione o cancellazione dei debiti. Anche


nella politica dell'Estremo Oriente un com-
penso per la cancellazione dei debiti è spro-
porzionato alla grandiosità del dramma sto-
rico che vi si svolge. La ripl'esa della po-
litica americana nell'Estremo Oriente cinese,
che ha subìto durante la crisi un arresto di
sviluppo, non sarebbe un fatture eli tranquil-
lità.
Noi non possiamo pagare che nei limiti
delle disponibilità delle somme versateci in
conto riparazioni. Non lo possiamo nell'in-
teresse nostro, europeo, che ooincide d'altron-
de con !'interesse economico degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti nulla hanno da- guadagnare e
tutto da perdere dal prolungarsi del disor-
dine economico europeo.
Anche la Francia ha due punti deboli: la
bilancia dei pagamenti e lo squilibrio del
bilancio dello Stato. Non occorre molto per
comprommettere una situazione costruita pa-
zientemente, utilizzando in modo accorto an-
che risorse che non giocano più, e cioè le
cospicue differenze tra le riscossioni in con-
to riparazioni e i pagamenti per debiti di
guerra. I Paesi debitori dunque per debiti
di guerra sarebbero ridotti a doverli pagare
con le loro esclusive risorse, oomprometten-
do ulteriormente i bilanci pubblici e le bilance
dei pagamenti.
In un documento della Società delle N a-
268 LA RESA DEL LlBERALlSMO ECONO~UCO

zlonl, « La sÌlualion économique mondiale


1931-32 », c'è un prospetto indicanle le ri-
percussioni finanziarie della moraloria IIoo-
ver, riprodotto da fun supplemento dell' Eco-
nomisl. Esso indica le somme che i diversi
Governi erano tenuli a pagare o avcvana
il diritto di ricevere nel periodo 1931-32, al
momento in cui la moraloria Hoovcr è ell-
trata in vigore ( lo luglio 1931):
lliscoss.
GOVERNI ogg. della Pagam. Pord. o
morat. sospesi guado
(in migliaia di sto rlin~)
Stati Uniti 53.600 - 53.600
Gran Bretagna 42.500 32.800 - 0.700
Francia 39.700 23.600 - 16.100
Italia 9.200 7.400 1.800
Belgio 5.100 2.700 2.400
Romania
Jugoslavia
700
3.900
750
600
+ 50
3.300
Portogallo 600 350 250
Giappone 600 600
Grecia 1.000 650 350
Canadà 900 900
Australia 800 3.900 + !3.100
Nuova Zelan(la
Africa del Sud
330
110
1.750
(340)
+ 1.420
110
Egitto 90 90
Germania 77.000 + 77.000
Ungheria - 350 + 350
Cecoslovacchia lO 1.190 + 1.180
Bulgaria 100 400 + 21j0
Austria 300 + 300

Non è questione cii prestigio il pagamento o


il non pagamento dei debili di guerra, come si
esprimeva il Dailv Telegraph qualche giorno
L'ElI'ropa e i debiti di g1ten'a 269

fa riferendosi all'Italia in una nota ripro-


dotta anche dall'/nformalion. Il prestigio non
c'entra affatto! La nostra politica è stata sem-
pre quella di mettere a disposizione dei Pae-
si creditori, per crediti di guerra, le disponi-
bilità in conto riparazioni. Non potevamo e
non possiamo fare di più. Siamo stati sempre
molto larghi nella nostra politica di remis-
sione, a beneficio dei Paesi vinti, delle ec-
cedenze nette attive a nostro favore, senza
dire che la percentuale di Spa non ci . è stata
neppur essa favorevole e che abbiamo ma-
nifestato tempestivamente, cioè già nel 1925,
la nostra leale e buona volontà di destinare
al pagamento dei debiti di guerra le somme
pagateci in conto riparazioni.
Il buon senso e l'interesse consigliano a
tutti un taglio netto, anche se questo non do-
vesse accontentare l'opinione di tutti gli Ame-
ricani .

24 novembu 1932.
STERLINA ERRATICA

L'opinione influisce anche sul valore dei


biglieLti di banca. Lo si riscontra ancora una
volta in questi giorni nelle quotazioni del
biglietto della Banca d'Inghilterra. Nessuna
ragione concreta attuale le giustifica. Sono il
frutto di un timore, di un evento che, anc.be
realizzandosi, non modificherebbe sostanzial-
mente la bilancia dei debiti e dei credili del-
l'InghilLerra verso l',e stero. La bilancia del
commercio inglese non è peggiorata nel '32
rispetto al '31, anzi è migliorata. Le espor-
tazioni inglesi sono diminuite molto meno
delle importazioni.
Gli Stati Uniti hanno fatto sapere che 110n
pretendono di esigere in dollari il pagamento
della quota di debiti di guerra scadente il
15 dicembre. Essi accettano un versamento
in conto bloccato di valuta inglese. Questa
possibilità dovrebbe tranquillizzare i detentori
di crediti in sterline. Non c'è, come si di-
Sfe1'lina e1Tatica 27i-

ceva, nessun fatto nuovo obbiettivo e reale


che giochi sulla bilancia dei pagamenti. Una
speranza delusa, un debito la cui trasforma-
zione in dollari può essere rinviata.
Eppure il biglietto della Banca d'Inghilter-
ra ha perduto più che nel 1920. La rivaluta-
zione che ha portato alla convertibilità della
sterlina è stata più che divorata. Fatica di
Sisifo. Nel settembre del 1931 per un drenag-
gio delle riserve d'oro, oggi per un timore
che può provocarlo.
Le monete non convertibili sono affidate
alle mutevoli vicende della fiducia, ma ope-
rano su di esse più i motivi ct{ panico che
i motivi di confidenza. Il terrore semina più
morti della speranza.
La stampa inglese chiama erratici questi
movimenti della sterlina come fossero egual-
mente suscettibili di più o di meno, mentre
il meno è più probabile del più. Lo è, pur-
ché non intervengano fatti straordinari a ro-
vesciare le posizioni speculative, come si è
verificato in Italia nella nostra recente sto~
ria monetaria. Nulla di simile è da attendersi,
per varie ragioni, in Inghilterra. La discesa
della sterlina si è manifestata appunto nel
momento in cui il Capo del Governo inglese
voleva forzare i tempi della Conferenza eco-
nomica mondiale. Senonché i Paesi a valuta
convertibile in oro ritengono che la stabilizza-
272 LA RES.ol l>llL t:JllERALISMO llCONOMlcO

zione del cambio inglese e la convertibilità


del biglietto della Banca d'Inghilterra deb-
bano essere un fatto compiuto prima ch e
si raduni la Conferenza economica mondi ale.

Il valore del biglietto dell a Banca d'Ingh i1-


terra ha un'importanza mondiale. Esso è 1'e-
spressione monetaria, la misura d ei prezzi
. di pressoché tutto l'Imp er,o inglese, il me-
tro di infinite contratLazioni. L'allungar si o
l'accorciarsi di questo m etro ha riper cu ssioni
cumulative gigantesche. Non ne abbiam o l'i-
dea perché ne abbiamo una sensibili Là fr azio-
nata e non una sensibilità d'insieme integr ale,
totalilaria.
Quindi la Conferenza economica intern a-
zionale si troverà sulle braccia anch e ques Lo
ammalato : le sterlina. Si parl av,a già di .risa-
namento. Ora chi ci può pens ar e?
Gli Stati Uniti, che giocano la p arte del
fanciullo terribile, fracassatore n ell a sua in-
cosciente spontaneità, hanno ancora una volta
prodotto un malanno mondial e in calcolabile.
Molti si consolano 001 dire ch e n e saranno
anch'essi puniti. Guardiamo innanzi. L'In ghil-
terra si è sempre mostrata riluttanle o al-
Ste1'lina e1"ratica 278

meno esitante ad accettare consigli di stabiliz-


zazione e di un ritorno alla convertibilità. I
falti di questi giorni non le danno tort-o, ma
favoriscono anche, insieme con le r,o vine che
provocano, la tesi di molti circoli ingles1 che
vogliono far diventare quella Conferenza eco-
nomica mondiale lo strumento e il materiale
di costruzione della propria stabilizzazione
monetaria. Sistemazione definitiva dei debiti
di guerra, redistribuzione artificiale delle ri-
serve d'oro, formazione di una riserva aurea
internazionale, riduzione dei limiti delle ri-
serve statutarie, organizzazione internazionale
della compensazione dei debiti . e dei crediti,
politica liberale nei trasferimenti delle divise
e nel commercio est~ro, stabilizzazione dei
prezzi. :È singolare che il Paese più tradizio-
nalmente imbevuto della potenza regolatrice
delle forze economiche private ponga la sua
fiducia nell'utilità della creazione di queste
sistemazioni artificiali, che non resisterebbero
un giorno all'impeto delle correnti naturali
economiche che vi si opponessero. La salute
dell'Inghilterra è hella sua ripresa economi-
ca, anche come fattore di ripresa del suo
credito bancario. E già da alcune settimane
questa ripresa va, sia pure in modo incerto,
delineandosi. Tutti riconoscono che andava
formandosi un'atmosfera di fiducia per l'ac-
cresciuto sfruttamento del potenziale indu-
striale inglese. Il nuovo evento monetario,
DE' STEFANI. 18
2i4 LA RESA DEL [JllERALISMO ECONOMICO

avulso da ogni circostanza economica pae-


sana, compromette molti rapporti e forse sca-
tenerà quell'aumento dei prezzi interni che
era stato finora tenacemenLe conLem.uLo. Il
contrasto fra il ribasso del cambio della sLer-
lina e una relativa stabilità ùei prezzi interni,
sulla cui opportunità definitiva si possono
fare molte riserve, non potrà facilmenLe es-
sere mantenuto. E se non lo potrà, l'Inghil-
terra sarà colpita nel suo commercio estero
proprio quando sperava, con qualche fonda-
mento, di averne assicurato lo sviluppo sia
con la svalutazione della sterlina-carla, sia
con la Conferenza di Ottawa.
Per ora dunque il mondo non poLrà ripren-
dere un'andatura normale. Si delineano sul-
l'orizzonte possibiliLà favorevoli e sfavorevoli
che chiedono la più preveggente vigilanza. An-
che favorevoli, sopratLutto per i Paesi a basso
cosLo di produzione, che potranno vedersi
avvantaggiati del danno altrui. Ma è un par-
ticolare, anche perché i vanLaggi sopravve-
nienti sarebbero subito annullati con tempe-
stiva disinvoltura dalle tariffe doganali. In
questi momenti una causa, che sembrerà agli
storici e agli economisti dell' avvenire spropor-
zionata, una scadenza di impegni contesLabili ,
cui l'Inghillerra poteva far fronte senza che
essa pesasse sulla bilancia moneLaria con l'e-
stero, forse produrrà, aLLraverso un movi-
mento di opinioni e di Limori , un effeLLo che
Stel'lina el'?'atica 275

non avrebbe avuto su un corpo sano e resi-


stente,
Noi Italiani possiamo parlare di tali argo-
menti con tranquilla obbiettività, perché la
scadenza in gioco del 15 dicembre è, per
quel che riguarda il nostro ammontare, di
importanza trascurabile,

1 dicembl'e 1932,
IL FETIOOIO

Le cronache finanziarie trasmettono la se-


guenle notizia: nel porto di .... una maeslosa
quantità di oro si è imbarcata sul transallan-
tico X della Società Y, direlta a .... Il prezioso
ospite, giunto con buona scorta, venne rice-
vuto a bordo dal comandante della nave in
persona.
Ironia dei tempi! E così i giornali ci noli-
ficano solennemente il nome delle navi che
fanno rotta dall'India e dal Sud-Africa avenli
a bordo dell'oro e quanto ne hanno. Così
sappiamo l'oro che parte e l'oro che arriva
e seguiamo le sue vicende marine e terreslri.
Esso è diventato il viaggiatore di gran lunga
più interessante dei giorni nostri. Le N azioni
donde parte mettono il lutto, quelle in cui
arriva l'atlendono come la grazia di Dio. Ma
dopo la partenza e dopo l'arrivo ogni cosa va
come prima, o presso a pooo.
Le manovre perché arrivi o perché non
parta affaticano tutli i cervelli pill eccelsi. An-
che per l'uomo di StaLo questa manovra è
Il tèticcio 277

diventata il massimo problema della sua men-


te. E poiché si fa così in tutti i Paesi, ai mo-
vimenti naturali si sostituiscono dei movi-'
menti forzati, drammatici, in vista dei quali
tutti gli interessati si mettono in apprensione
così che l'oro ne rimane prigioniero. Ci vo-
gliono note diplomatiche per discutere il suo
spostamento da un carcere all'altro. Si teme
per l'oro che se ne va, ma anche nei Paesì
dove esso si dirige c'è la nota stonata di coloro
che temono il suo arrivo. La ciroolazione
bancaria aumenterà, i prezzi saliranno, le
esportazioni diminuiranno e nell'altro Pae-
se, che se ne è privato, la cir:colazione do~
vrà diminuire, i prezzi dovranno scendere e
le esportazioni dovranno aumentare. Perché
tutta la nostra attenzione, in questa specie
di degenerazione dell'intelletto, è rivolta al
più o al meno che si potrà, con i nostri
artificì, esportare od importare, quasi che
l'economia interna, il benessere del popolo,
dovessero essere soltanto in dipendenza dei
movimenti dell'oro e del commerdo estero.
L'importanza dell'esportazione si è ingigantita
attraverso una proiezione deformatrice. In un
periodo sintetico del pensiero e dell'arte, nel-
l'economia non riusciamo a vedere che una
piccola faccia del policdro.
Che cosa ne farà l'America dell'oro se gliene
viene dato? Un ignoto lettore del Times ri-
sponde: non ne farà nulla. Quell'ignoto è,
278 LA RESA DEL LIBERAT..IS1>W ECONOMICO

relativamente) un grandc. Non ne farà anelli


o braccialetli o catcne da orol,ogi o alL!'i mo-
nili; lo seppellirà come nella parabola dci tre
talenLi. Non potrà usarlo perché temerà di
perderlo) perché temerà che la sua riserva
si assottigli. Non emeLterà biglietti di banca
per valore equipollente perché tuLLi gride-
rebbero all'inflazione) alla creazione artificiale
di una domanda di prodotti e eli lavoro che
poi in un nuovo equilibrio generale dei prez-
zi si sgonfierebbe e luLLo tornebbcrc C0111C
prima.
Queste cose non le sanno soltanto i debi-
tori per obbligazioni di guerra) le sanno pure
molti creditori) anche se l'opinione pubblica
dei loro Paesi li consiglia di tacere. Le N a-
zioni stanno disputandosi il vitello d'oro che
forse) adoperato come è) « sterilizzato ») non
vale un vitello in carne cd ossa) il quale
provoca meno fastidi e meno guai a tuLLe le
popolazioni del mondo.
Le tesorerie e le cancellerie documentano
l'impossibilità di pagare; il diritto di esigere;
affermano !'indipendenza o l'interdipendcnza
dei crediti e delle riparazioni; dibattono l'al-
teggiamento preso da Hoover nell'imporre ai
Paesi creditori della Germania la moraloria
dei loro crediti; tengono tulli i popoli avvinti
a questa incognita della risoluzione proba-
bile in una atmosfera curialesca di argomenta-
Il feticcio 279

zioni sottili, mentre una sola domanda do-


vrebbero farsi tuLti insieme: cui bono? a chi
giova? Non giova a nessuno. Anche se la
logica economica non lo dimostrasse, c'è
l'esperienza di un decennio che si è in-
caricata essa di dimostrarlo, mentre noi
subiamo le rovine determinate dalle cor-
ren ti unilaterali e senza contropartita dell' o-
ro e del credito. Non pensiamoci più. Tornia-
mo alle posizioni logiche tradizionali, al fatto
economico della produz~one, degli scambi or-
dinari, ad un più misurato e ponderato uso
del credito perché l'economia dei popoli è
molto meno nei segreti delle bl:!nche che nella
volontà costruttiva degli individui. L'oro vero
è attività, l'ingegno degli uomini. Che cosa
sono diventati anche i più fortunati cerca-
tori di oro della California e dell'Africa
del Sud? Furono quello che sarebbero stati
in funzione delle loro qualità personali. Così
anche delle N azioni. Nei secoli del mercanti-
lismo c'era la stessa illusione intorno ai be-
neficì dell'abbondanza dell' oro e la scienza
mercanLilisLica si proponeva di insegnare il
modo di far abbondare nel regno i metalli
preziosi come se essi fossero la oondizione
della prosperità e della grandezza, anzi la
prosperità e la grandezza stesse. Illusione ef-
fimera. Quando l'oro se ne va non resta
nulla.
Queste riflessioni pongono nella loro tra-
280 LA RESA DEL LlBERALISMO ECONOMICO

gica luce l'affaccendarsi dei Governi intorno


ad un problema mal posLo perché essi non
hanno il coraggio di porlo, come lo ha posto
il nosLro Duce, nei suoi termini realisLici',
impostazione che corrisponde al comune in-
teresse.

6 dicembre 1932.
STATO E IMPIEGATI

Col primo manifesto annuale che riassume


i dati dei concorsi a impieghi di Stato per
il 1033 è stata data esecuzione al criterio con-
tenuto nel decreto del 16 giugno 1032-anno X
promosso per iniziativa del Capo del Governo.
Crilerio profondamente innovatore su quelli
che hanno prevalso fino ad oggi. Le gerar-
chie dei pubblici funzionari di ruolo non si
rinnovavano più, 'o in misura estremamente
ridotta. L'età media dell'impiegato di ruolo
dello Stato è andata aumentando in rap-
porto al rarefarsi dei concorsi per l'assun-
zione di personale nuovo. Errati e unilaterali
concetti di economia, che sono costati assai
più di quello che apparentemente hanno fatto
risparmiare, avevano consigliato di bloccare le
regolari ammissioni ai pubblici uffici.
Eppure, nonostante le accresciute funzioni
dello Stato, il numero dei pubblici funzionari
era più volte stato riveduto e ridotto, e i po-
sti vacanti nei quadri erano andati via via
aumentando. Si è avuto un fenomeno inverso
tli quello in altri tempi deplorato, e che si
282 LA RESA DEL LlBERALISMO ECONOMICO

chiamava il fenomeno dcll'elefanliasi burocra-


tica: una deflazione eccessiva) con l'inevitabile
conseguenza di un progressivo invecchiamen-
to. Quindi lavori pubblici imperfcllumcnle
preparali e controllali; vasti ripieghi per col-
mare le lacune dell'insegnamenlo ordinario
e superiore; tribunali appesanlili e giuslizia
ritardataria; gestione finanziaria) sia per le
'e ntrale sia per le spese) arretrata e lUl11ul-
tuaria; crescenLe sproporzione tra i fini pub-
blici e i mezzi umani disponibil.i per il loro
raggiungimento; invasione di avvenlizi) as-
sunti senza garanzie) aspiranti ad entrare nei
ruoli dello Slalo con espedienti di privilegio
'e di eccezione; conservazione in servizio Hno
ad età illimitata) o riassunzione come av-
ventizi dei funzionari facoltaLivamente collo-
cati a riposo per limiti di clà. Un arresto elle
sembrerebbe implicare l'idea di uno Stalo che
eleve morire e non di uno SLalo che deve
vivere.
La cura dell'elefantiasi col metodo dci bloc-
chi dei pubblici concorsi era la sopravvivenza
di un melodo caro ai vecchi regimi c manle-
nuto) o ripreso) dalla burocrazia oome conli-
nuilà di quel criterio ereditario oscillanle fra
la condiscendente debolezza che conduce al-
l'inflazione burocratica e i resipiscenti richia-
mi alla resistenza e alla deflazione.
Nulla di più pericoloso) negli SLali) deUe
gerarchie che si chiudono e che divenlano
Stato e impiegati 283

casle; nulla di più dannoso per le Amministra-


zioni delle serrate che le invecchiano, della
casta dei vecchi. Il successo del Regime è
'ancora dovuto, nell'ordine p'Olitico e sociale,
al criterio del ricambio continuativo che, sen-
za svalutare il contributo della ponderata as-
scn natezza propria dell' età matura, l'associa
alle fresche iniziative della giovinezza e a
una non indebolita capacità di realizzazione.
Questa è la nostra insegna di fascisti e il Duce
l'ha sempre ammonito.
La nostra legge di automatico e continuo
rinnovamento è stata ora affermata anche nei
confronti delle gerarchie impiegatizie.
Si può ritenere, in via di larga approssima-
zione e come cifra media, che ogn,i anno il
cinque per cento dei funzionari lasci l'Am-
ministrazione per morte, dimissione, colloca-
mento a riposo . È questo cinque per cent'O
che deve ,e ssere chiesto annualmente ane for-
ze nuove della N azione, a tutte senza limi-
tazione, se non quella della capacità.
I concorsi limitati agli avventizi sono per
forluna tramontati e 10 Stato, attraverso que-
's ta periodicità annuale di richiesta di lavoro
qualificato, può assicurare a se stesso non gli
sbandati della vita ma i migllori prodotti delle
proprie scuole. Forse converrà dare mag-
gior peso, che non si sia dato in passato, ai
'titoli scolastici quando essi provino alto e
costante rendimento. Una prova durata da otLo
284 LA RESA. DEL LIDERALISMO ECONOMICO

a dodici e anche a quallordici anni ha mollo


maggior valore degli esami di concorso, dove
giocano altri fattori che non siano quelli di
una tenace e metodica capacità di lavoro e di
rendimento. Il risultato dei concorsi che si
sono banditi metterà certamente in evidenza
consigliabili modificazloni agl~ attuali cri teri
seletlivi.
Dallo luglio 1923, dala in cui si è iniziata
la pubblicazione trimestrale della statistica del
personale civile e militare cl elI o Stato, il nu-
mero dei suoi impiegati è rimasto pressoché
invariato, e i recenti aumenti che vi si rile-
'vano sono dovuti all'inclusione di calegorie
che erano state precedentemente escluse. Ep-
pure in questi nove o dicci anni non solo'
la popolazione del Regno è aumentata di cir-
ca due milioni, ma in rapporto ai nuovi or-
dinamenti, le funzioni am'm inistrativc, eco-
nomiche e sociali dello Stato si sono an-
ch'esse estese e hanno richiesto maggior la-
voro, oltreché in estensione, in profondità.
L'Italia è stata trasformata nella sua at-
trezzatura economica e sociale, nei suoi isti-
tuti, nella disciplina dei l'apporli privati e
"pubblici, nella sua finanza. Opera, a pen-
sarci, gigantesca e predisposta, controllata e
attuata da forze numeriche approssimativa-
mente invariate. II problema oggi è dunque
soltanto un problema di rinnovamento fisio-
logico ordinario da un lato e di trasforma-
Stato e impiegati 285

zione del metodo di lavoro negli uffici dal-


l'altro.
Allo luglio di quest'anno il personale in
servizio nell'Amministrazione dello Stato ri-
sultava-- di 638.329 impiegati di ruolo e non
di ruolo, così suddiviso.
Personali civili e militari di tutte le Am-
ministrazioni statali in genere, compres1 quelli
delle Provincie annesse e in Colonia: ci-
vili 227.633; militari 173.153.
:Personali delle Aziende autonome (Mono'-
poli di Stato, Azienda autonoma statale della
strada, Poste e Telegrafi, Azienda telefonica
di Stato, Ferrovie dello Stato ) : 'civili 231.779;
Milizia stradale, postelegrafica e ferroviaria
5.764. Totale generale 638.329.
Togliendo da questa cifra il personale in
servizio nei Ministeri delle Colonie (19.114),
della Guerra (104.665), della Marina (29.045 ),
dell'Aeronautica (9.292), nei servizi postele-
grafonici e ferroviari (205.953 ), rimane che
per tutti i servizi dipendenti dalla Presidenza
del Consiglio, dai Ministeri delle Finanze, del-
la Giustizia, degli Affari Esteri, dell'Educa-
zione nazionale, dell'Interno, dei Lavori Pub-
blici, delle Comunicazioni (Marina mercan-
tile), dell'Agricoltura e foreste, delle Corpo-
razioni, o da Enti mantenuti col concorso
dello Stato, il personale si limita a 270.260
unità . E in' questo personale il Ministero delle
Finanze è rappresentato da 50.384 unità, i
286 LA RESA DEL IJllERALISMO ECONOlilCO

Monopoll dello Stato da 2G.8 l3. Sollraendo c

quindi il personale dell'Amministrazione fi-


nanziaria destinalo pre\'alel1temenle alla pro-
duzione delle entrate fiscali, si rimane con
193.033 funzionari elle devono assicurare ' il
raggiungimenlo dei fini civili, economici c
sociali dello Stalo entro il terriLodo del Regno.
Il rinnovamento fisiologico, e cioè annuale
e a copertura dei posti vacanti, oITre dun-
que alla gioventLL italiana delle notevoli pos-
sibilità di collocamento e il vanlaggio di po-
ter scegliere e predisporre i propri sludi in
rapporto a una domanda di Slalo su cui essa
può approssimativamente contare. Le ragioni
che facevano preferire l'impiego privato al-
l'impiego pubblico vanno nei tempi nostri
diminuendo con l'estendersi e con !'ingran-
dirsi delle società anonime e col moltiplicarsi
degli Enti parastatali o comunque controllali
dano Stato. Anche nei pubblici impieghi, co-
me nei privati, ognuno può avere nel proprio
zaino il bastone di maresciallo. Le eccezio-
nali possibilità appartengono soltanto a co-
loro ch e dispongono di eccezionali capaci tà.
Ecco un altro pregiudizio che tramonla,
quello della minore dignità del pubblico nei
confronti del privato impiego. Era opporluno
che le posizioni si rovesciassero: perché nul-
la è più dignitoso del lavoro preslalo al ser-
vizio dello Stato.
23 dicemb?'l~ 1932.
LO STATO E LA VITA EOONOMIOA 1)

Eccellenze e Signori,
Noi abbiamo dato alla nostra relazione una
forma inconsueta. Abbiamo preferito manife-
stare il nostro pensiero in un nu~nero limitato
di proposizioni, non diluite in soluzioni ac-
quose.
Essa si allontana, anche nella sostanza, dalle
altre relazioni nelle quali gli eminenti uomini
che le hanno preparate, si sono soffermati
particolarmente sulla politica doganale.
Il mio amico Amoroso ed io non vogliamo
disconoscere che vi sono dei motivi che con-
sigliano la trattazione e la documentazione
di aspetti particolari del vasto tema che ci
è sLato proposto, ma crediamo anche utile
una sua visione totalitaria, sintetica che serva
di orientamento al nostro spirito.
Il manifesto che vi presentiamo presup-

l) Discorso tennto al Congresso internazionale per la Coo-


perazione Intellettnale in :Milano il 23 maggio 1932.
288 LA ru:SA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

pone nole le trasformazioni in oorso nella


struttura del sistema economico e quelle che
si compiono soUo i nostri occhi accelerale
dalla pressione di avvenimenti straordinari.
Non crediamo necessario invocare la vo-
stra pazienza per udirvele raccontare.
Noi anche dubitiamo che questa conferenza
si risolverebbe, come molte deUe consorelle
che la hanno preceduta, in un vaniloquio di
più se noi ci accontentassimo di aggiornare
una catalogazione di falti e di ripetere le con-
suete lamentazioni e proposte, senza impo-
stare il problema nei suoi termini pill gene-
rali, ma non per questo meno realistici e
concreti.
Catalogazioni aggiornate, lamentazioni, pro-
poste non mancano e abbiamo la persuasio,'l1e
che sarebbe superfluo aggiungerne altre, men-
tre può essere di maggior inLeresse guardnrc
all'orientamento delle trasformazioni in allo
per trarne i vantaggi che può darcene una
maggiore consapevolezza.
Se ognuna di tale moltitudine di conferenze
avesse avulo, con le proprie decisioni e con
i propri consigli, un potere anche in finiLc -
simo costruttivo o riooslrullivo, il paese di
Bengodì avrebbe est~so i suoi confini a tutto
il mondo e sarebbe una cuccagna per LL1tti.
Credo che neanche il più ottimistico e con-
genito spirito societario, neanche il prodotto
impeccabile delle sue deformazioni professio-
Lo Stato e la vita economica 289

nali, potrebbe assumersi una così difficile di-


mostrazione.
Gli Stati e le alte gerarchie economiche
del mondo, che forniscono a questi migranti
aeropaghi di saggezza i loro uomini più rap-
presentativi, sono gli stessi attori, insieme col-
laboranti in altra sede, di quella politica eco-
nomica che si è concordi di deplorare e che
è in assoluta antitesi con quella che essi rac-
comandano.
Contraddizione che deriva dal fatto di non
essersi formata in questi alquanto pallidi ae-
ropaghi e di non essersi da loro sprigionata
un'idea-forza, un'idea-motrice, apostolica, co-
me altre se ne ebbero nella storia del mondo,
prepotente e capace d'imporsi alle fughe tan-
genziali delle politiche particolari.
E neppure nessuna idea-forza, nel senso
di idea creatrice, si è consapevolmente spri-
gionata dall'anima profonda dei popoli rimasti
nell'orbita del demo-liberalismo economico e
politico; nessuna idea universale che, pene-
trando nella struttura degli organi e dei rap-
porLi economici, trasformi la ragione degli
atti e il criterio misuratore assoluto della
loro verace utilità.
Quel che è mancato in quest'orbita è una
revisione finalistica della ragione e degli sco-
pi delle forze economiche, agenti nella realtà
umana interna ed esterna. Ed è per questo
rivoltarsi in se stessi che noi rimaniamo nel-
19
290 LA RESA DEL LIB'ERALISMO ECONOMICO

l'intimo del nostro pensiero, non indifferenti


ma increduli verso le possibilità di una rigene-
razione a tipo economioo-liberale coi modi e
con quei reagenti tradizionali che se ci con-
vincono del loro poLere astraLto di riequilibra-
tori della meccanica del sisLema, hanno forse
perduto in concreLo quella potenza eli rea-
zione e di assestamento capace di imporsi e
di prevalere.
Non c'è dunque da attendere che i risulLaLi
immancabili, e prevedibili solLanto con larga
approssimazione, della intrinseca funzione
creatrice della crisi sL.rutturale e finalisLica
del sistema, cui hanno portato il loro invo-
lontario e abbondanLe conLributo gli Slati e le
alte gerarchie economiche.
lo spero che nessuno vorrà addehiLare a
quei vasti strati delle popolazioni, che hanno
una funzione prevalentemenLe esecutiva, l'at-
tuale disordine del mondo ,e conomico occiden-
tale. Essi non hanno disobbedito ai legislaLori.
Essi non hanno dato sensibili segni d'in-
quieLudine, essi non hanno manifesLaLo il loro
staLo d'animo con le abituali violenze d'al-
tri tempi. Il loro lavoro non è stalo né irre-
quieto né svogliato, le lOl~O dissipazioni si ri-
ducono alle calze di sela dell'operaia, che evi-
dentemente non baslano a spiegare la crisi .
Questi strati sLanno dando prova di una ela-
sLicità di adaLlamenlo nell' avversa forluna
Lo Stato e la vita economica 291

che non ha facile riscontro nei tempi mo-


derni.
Non possiamo nemmeno far risalire ad essi
la colpa degli alli salari, spesso illusionistici,
se la teoria e la pratica degli alti salari come
condizione necessaria ,e sufficiente di consumi
imponenti - teoria fallace, che non ha resi-
stito al saggio della realtà - è stata una far-
neticazione predicata e attuata dal supercapi-
talismo nord americano.
Dai fattori della crisi deve dunque esclu-
dersi la condotta di massa della popolazione
esecutrice. Ad essa è dovuto tale riconosci~
mento.
Eliminatoria necessaria, perché noi credia-
mo che per uscire dalle disquisizioni, alquanto
vaghe ed accademiche della crisi in sé, della
sua fenomenologia, essenziale e accidentale,
sia opportuno di passare dal metodo oggettiv'o,
aereo, immunizzante delle cause a quello sog-
gettivo, concreto, personale della oondotta del-
le categorie. Al metodo della patologia dell'a-
zione noi preferiamo il criterio della patolo-
gia dell' agente.
Anche il tema che voi ci av,e te proposto
« Lo Stato e la vita economica », pecca, nella
sua forma, di questa oggettivizzazione. Que-
sto binomio che, per tenerlo ancora più alto
nel limbo delle astrazioni 'e sradicato dalla sua
concretezza, noi abbiamo voluto designare col
genere singolare, è utile sia esaminato realisti-
282 LA RESA DEL LJBERALJSMO ECONmrrco

camente, naluralisticamente, fisicamenle lac e-


rando ogni lentazione di raIfigurarlo nella sua
maschera melafisica.
Il potere e la forza coaltiva delle grandi
formazioni monopolisliche e dei loro aggre-
gali sindacali non sono spesso meno vasli e
imperiosi della forza della legge.
Accanto alla volontà dell' organo politico
coesiste la volontà organizzata e clisciplinn-
trice dei gruppi capitalistici economÌtCo-pri-
vati e delle ristretle gerarch1e che li governano
e ne dispongono a low arbitdo.
La riparlizione del risparmio, e cioè del
lavoro e del capilale, non è più governala, nei
settori più avanzati dell'economia mondiale,
setlori in stato di progressiva dilatazione, dal-
la concorrenza atomistica di numerose vo-
lonlù aulonome. E menlre l'iniziali va tende,
in quesli settori diffusivi, a concentrarsi, si
vuola di concreLezza il riferirsi ad una inizia-
tiva illimitalamente molLeplice e in ogni caso,
liberamenteoperanlc, come principio anima-
tore e collettivo del sistema.
Il binomio « Stato e vita economica ", in
cui è implicilo se non un' an ti lesi od un a
opposizione, un rapporto fra due soggeLLi re-
laLivamenLe estranei l'uno all'allro, cammina
sempre di più verso una reallà unilaria che
ne riduce il dualismo.
Il dramma dell'economia liberale, e cioè l
rapporti fra gerarchie e funzioni poliliche
Lo Stato e la vit(t economica 293

e gerarchie e funzioni economiche, si rias-


sume nello sviluppo delle regolazioni legisla-
live e delle variabili economiche, più spesso
di presidio che di limite agli interessi dei
grandi aggregati industriali e bancari. Le
quantità prodotte, i prezzi, il numero dei pro-
dultori, la concorrenza interna ed estera, le
posizioni monopolisliche, la rendita, l'interes-
se, il salario, gli stessi profitti speculativi, vi- '
sti nella loro realtà, sono le risultanti com-
binate della volontà di due gerarchie tra cui
esiste, e non può non esistere, un implicito
ed esplicito patto di collaborazione.
Se noi concordiamo nel chiamare « natura-
le » l'equilibrio economico che · si forma nel-
l'ipotesi astratta di uno stato liberista, dob-
biamo dire « artificiale », e cioè fondato sul
feudalesimo capitalistico disciplinato e garan-
lito dalla protezione dello Stato, quello in
cui viviamo.
Noi però ci domandiamo se sia legittima cd
utile l'interprelazione corrente che tende a
considerare la realtà economica, quale è an-
dala maturandosi nell'ultimo cinquantennio,
accelerata sotto la pressione di avvenimenti
straordinari, come un fenomeno patologico
di cui sia possibile la cura nel senso di un
ri lorno all' antico.
Coloro che intravvedono la funzione crea-
trice dell'attuale travaglio, se lo rappre.sentano
come un travaglio di transizione tra l'auto-
294 LA RESA DEL LIBERAWSMO ECONOMICO

matismo economico liberale, che va sommcr-


gendosi per virlù propria, e un allro ordina-
mento in cui la ripartizione del lavoro c del
capitale e il sistema produtLivo siano rego-
lati prevenlivamente e unitariamente dalla co-
noscenza dei bisogni.
Se tale fosse la direzione della lraieLLoria,
effetto di un processo di trasformazione na-
turale, organica e tecnica, lutte le l'orze c
i sillogismi che noi volessimo adoperare per
tornare indietro, non servirebbero che a pro-
lungare uno stato di crisi e ad allonlanare
il nostro pensiero dal dedicarsi perché sieno
conseguiti i migliori risullaLi dallo sviluppo
della trasformazione <oggi in atto.
N oi vi stiamo, per quanto è in poter no-
stro, provvedendo, col regime corporalivo che,
concepito come un ordinamento flessibile c
adattabile alle fasi, organiche e tecniche, di
questo processo di trasformazione, riconosce
ed accetta come fenomeni fisiologici e non
palologici sia le gerarchie economiche e i
concentramenti cui danno luogo, sia la compe-
tenza dello Stato a disciplinarle e a sorreg-
gerle.
D'altronde il criterio di piani preordinali
unitari nelle singole produzioni che maggior-
mente interessano l'economia umana, resi ne-
nessari dall'indebolirsi delle sue facoltà au-
toregolatrici, affiora un po' da per tullo, an-
che nel mondo occidenlale.
Lo Stato e la vita economica 295

I suoi sviluppi saranno probabilmente di-


versi da quelli del mondo orientale e non ci
è daLo di poterli prevedere. Però piani in-
terni) piani internazionali) consorzi vo}ontari
o coattivi) organizzazioni bancarie e indu-
striali d'ogni genere) tutti 'e sprimono una ten~
denza) che va attuandosi) verso un criterio di
condotta unitario e preventivo nella valuta-
zione delle possibilità di conslill10) vers'o un
concentramento dei comandi tale da assicu-
rare la stabilità degli equilibrii ,e conomici ge-
nerali e particolari. La stessa iniziativa pri-
vata è riassunta e concentrata ogni giorno.
di più nelle somme gerarchie che ne regolano
gli sviluppi e che ne consentono o ne limi-
tano o ne disciplinano comunque le manife-
stazioni. Questo processo centralizzatore dei
comandi) e cioè dell'iniziativa privata) che può
essere e sopravvivere in quanto lo Stato glie-
lo consente con le più svariate forme di pro-
tezionismo, non minaccia né la libertà del
pensiero o dell'immaginazione) né i progressi
scientifici) che sono anch' essi resi possibili)
in molti campi) dal protezionismo statale e
che non sono comunque legati) per dignità no-
stra) a scopi di profitto materialistico.
Ho cercato di precisare il nostro punto di
visla sulla probabile natura della trasforma-
zione organica e tecnica) e quindi economica)
alla quale assistiamo. Questo punto di vista
ci porta a non condividere quell'idea) dispe-
296 LA RESA DEL LlBERALISMO ECONOMICO

ratamente palologica, che noi dovremmo far-


cene misurando gli avvenimenli col melro
astralto del liberismo economico.
Le leggi economiche non sono compromesse
perché i comandi unitari o accentrali risol-
vono preventivamente le incognite del sisLema
economico fissandone il valore e perché alla
loro determinazione aulomalica, dipendente
dalla volonlà e dagli interessi dci singol i,
operanti isolatamente, si sosliluisce una vo-
lontà unilaria a servizio della collellivilà.
Lo Stato e la vita economica sono due
realtà inserite l'una nell'altra. L'antica an-
titesi va componendosi. Il binomio perde la
sua essenza dualistica.
Queste considerazioni che ho brevemente
esposlo, ci hanno portato alle proposizioni
contenute nel nostro rappor~o:
1. - I fatti documentano che nel seno slesso
dell'automatismo economioo liberale si sono
formate delle forze che insidiano ogni giorno
più il contenuto realistico del principio libe-
rale. Il libero giuoco delle forze eoonomiche
non garantisce il miglior rendimento, imme-
diato e mediato, del sistema.
II. - I dirigenti dell'economia liberale, o
libera, incapaci di garantire, senza l'inler-
vento dello Stato, in ogni paese, l'equilibrio
delle loro aziende, hanno ammesso impliciLa-
mente l'impotenza di tale aulomatismo, e della
loro stessa funzione di dirigenti di un' econo-
Lo Stato e la vita econollt'ica 297

mia libera, col falto di rivolgersi ai singoli


Governi per oltenere, a lì'averso intervenLi
esterni e legislativi, la garanzia di equilibrii
aziendali e particolari, che l'economia libe-
rale, o essi medesimi, non avevano saputo
predisporre o conservare,
IIL - Non ha fondamento l'eccezione che
siffalte insufficienze e i disequilibrii che ne
derivano siano sostanzialmente la conseguen-
za della guerra europea, in quanto la storia
economica dell'ultimo cinquantennio dimostra
che il logoramento dei pi'ocessi automatici
di ricomposizione dell'equil,ibrio eoonomioo ha
la sua radice nel periodo prebellico.
IV. - Tale radice va ricercata nel fatto tec-
nico e 'finanziario della concentrazione delle
intraprese industriali e bancarie, che mentre
tendono a limitare la concorrenza, ne ridu-
cono insieme il potere regolatore ed equili-
bratore.
V. - A questa concentrazione delle intra-
prese produttrici fa riscontro la cristallizza-
zione sindacale delle offerte di lavoro, che
sorta e maturatasi a tutela dei venditori di
lavoro, ha portato nel salar10 una tendenza
di rigidità che in parte lo sottrae al gioco del-
la congiuntura. ,
VL - Dalla constatazione di questo pro-
cesso di formazione monopolistica, interna
e internazionale, si trae il convincimento che
è in corso di progressivo sviluppo un pro-
298 LA RESA DEL IJllERALISlIlO ECONOMICO

cesso di trasformazione nella composizione


delle forze autonome che operano nel seno
dell'economia privata. In funzione di questo
processo, che per la sua portata non ha pre-
cedenti nella storia, quelle forze tenLlono a
fondersi ed a concentrarsi progressivamentc,
venendo meno le funzioni auLorcgolatrici ope-
ranLi nella economia liberale.
VII. - Al processo di concenLrazione si
sottrae ancora il consumatore: la domanda
di prodotti finiti si esplica coi carallcri del-
l'antico atomismo individual,islico.
VIII. - L'elasticità dei prezzi e dclla pro-
duzione è quindi potentemente compromessa
dalla accresciuta forza di inerzia del sistema
economico, in cui si svolge il suddello pro-
cesso dì concentrazione delle 'forze che lo
compongono.
IX. - La potenzialità eli produzione delle
grandi intraprese produttrici è in funzione
della opportunità di sviluppare il processo
eli eliminazione e di assorbimento delle intra-
prese concorrenti nell'interno e fuori dello
Stato, e da tale opportunità parlicolarislica
derivano molte delle sproporz10ni tra la po-
tenzialità di produzione e la capacità di con-
sumo.
X. - Le tari:ITe doganali protettive rappro-
sentano in questo processo un fattore di di-
fesa della concentrazione esterna e di rea-
lizzazione della concentrazione interna, in
Lo Stato e la vita economica 299

quanto tendono a chiudere il mercato interno,


nel quale peraltro si riproduce in dimensioni
ridotte quel fenomeno che si è descritto e che
ha carattere universale.
XI. - Il potenziamento dei consumatori,
allo scopo di far assorbire un fluSSQ di pro-
duzione superiore alle loro reali possibilità,
viene fatto col sistema delle vendite a rate
e dei prestiti interni ed internazionali che
crea una domanda di prodotti artificiale e
precaria che si esaurisce e si atrofizza con
l'esaurirsi delle disponibiJità poste pro tem-
pare a disposizione dei compra bori.
XII. - L'ingorgo degli acquisti a credito su
vastissima scala, reso possibile dai prestiti,
modifica transitoriamente le correnti COlmner-
ciali, ne determina la instabilità, provoca pri-
ma nei paesi debitori ,e poi nei paesi creditori,
la necessità di inasprimenti protettivi per ri-
stabilire l'equilibrio degl'i scambi turbati in
primo tempo dai prestiti, in secondo tempo
dal pagamento delle quote di interessi e di
ammortamento.
XIII. - L'interesse dei banchieri, che si
esaurisce nella mediazione, rende per loro in-
differente l'esame degli effetti mediati e fu-
turi della loro attività.
XIV. - L'esperienza del dopo guerra do-
cumenta che la banca internazionale non ha
previsto o non ha scontato tempestivamente
gli effetti perturbatori della sua aLtività, con-
300 LA RESA DEL LUlERALISMO ECONO~UCO

siderata nel suo aspeLLo tOlalilario, sì che ha


concorso ad accelerare quel processo di de-
composizione dell'automalismo economico-li-
berale, che d'allronde era già in allo prece-
dentemente in tulli i Paesi.
XV. - Da quanto si è deLLo risulla che
l'alla banca e la grande induslria, non riu-
scendo a signoreggiare i falli della nuova eco-
nomia, devono trovare, al di fuori di esse, un
polere regolatore o coordinatore, superiore
alla loro volonlà e al l,o ro inleresse parlico-
lare. i i ' : r 1.:' !\I
XVI. - Esse stesse slanno cercando la
loro autoregolazione inlerna ed inlernazio-
nale, fuori dell'automalismo liberale, a lra-
verso consorzi e sindacati, che sboccano a
piani di produzione ed a standardizzazioni,
non espressioni di una concorrenza che lende
a conservarsi, ma di una concorrenza che
tende a sopprimersi.
XVII. - È in alto, sia pure in forma di-
sordinata, la formazione di piani economici,
sia nell'interno dei singoli paesi che nel mon-
do, con caratteri e con procedura diversa
da quella del piano russo, ma che rappre-
sentano pur essi un tentaLivo sponlanco e
storico di preordinare un equilibrio econo-
mico, in cui le variabili siano scmpre meno
funzione dell'aulomatismo del processo libe-
ristico e sempre più funzione di una cleler-
Lo Stato e la vita economica 301

minazione fondata sulla conoscenza delle ne-


cessilà del consumo e proporzionate ad esso.
XVIII. - Si va verso un' applicazione sem-
pre più es lesa di prevenlivi di produzione,
più aderenti alle possibilità di sbocco, sa-
crificando nell' interesse dell' uomo-massa la
dispendiosa varietà di prodotti richiesti dal-
l'economia individualislica.
XIX. - La stessa ripartizione del risparmio
tende ad essere dovunque ogni giorno più
manovrala, col criterio di distribuirlo in modi
e dentro limiti precisati non dalla possibilità
di una lotta economica tra intraprese conoor-
l'enti produttrici, ma delle effettive capacità
di assorbimento dei singoli prodotti.
XX. - Perciò mentre da un lato si deplora
l'intervento economico dello Stato, dall'altro
è lo stesso maturarsi del piano economico
nelle sue forme nazionali e mondiali che lo
provoca accanto ai consorzi e ai sindacati i
quali hanno una sostanza economica simile
a quella delle regolazioni governative.
XXI. - Nostro compito quindi non è di
ripetere argomenlazioni e documentazioni già
nole, bensì di contribuire a far consapevoli
i governi e i condottieri della banca e del-
l'industria del processo rivoluzionario sopra
delineato.
XXII. - In esso, mentre da un lato tende ad
indebolirsi l'aspetto economico individualisti-
co nell'uso del risparmio e del capitale, si
302 LA RESA DEL LIBERALISMO ECONOMICO

tende ad una loro migliore e più efficienle


utilizzazione. La lutela dell'inleresse di massa
non elimina l'inleresse individuale azionario
che risulla anzi meglio tulelalo dalla disci-
plina della previsione e della manovra specu-
laLiva. Frena l'opera della plutocrazia indu-
striale che i fatti dimostrano spesso in con-
trasto con !'interesse della nazione e della
stessa umanità.
Modulo di siffatto processo eli sviluppo, è il
sistema corporativo.
XXIII. - La crisi che si svolge è forse il
prezzo dì queslo riordinamento e di que-
sto spostamento di criterio, ed essa sarà tanto
più profittevole nei propri insegnamenti se
uomini e governi, consci della traielloria at-
tuale di trasformazione del sisLema econo~
mico, sapranno guidare le forze ,e conomiche
verso la nuova configurazione già in aLLo.
L'esperienza insegna, in modo univoco la
vanità di qualunque parlicolare disegno. Ci
auguriamo che questa Conferenza sia feconda
di illuminate proposte che servano a rompere
quelle economie chiuse i cui malanni si sono
rovesciati sul capo slesso eli col'0ro che le
hanno volute.
Però non poteva mancare da parle noslra
una valutazione l'caUstica, anLimetafisica , delle
trasformazioni in atto, suggeriLa e conforLala
dalla nostra particolare esperienza e sensi-
bilità di osservatori.
Appendice 303

Ci si può obbiettare che non abbiamo p-or-


tato un contributo specifico conclusivo. Ho
detto perché non l'abbiamo fatto. Chi è sen-
za peccato scagli la prima pieLra. Tuttavia an-
che il rendersi con Lo del cammino che si
percorre, non sembra inuLile fatica sia per
evitare i danni delle incomprensioni, sia per
non disperarsi per il possibile tramonto di
una tradizione e di una struttura.

APPENDICE
Il precedente Discorso, tenuto al· Congresso in-
ternazionale per la Cooperazione Intellettuale in.
Thlilano, il 23 maggio 1932, aveva avuto lo scopo
di illustrare la relazione presentata dall' Autore in
collaborazione con il prof. Luigi Amoroso, rela-
zione che si ritiene opportuno di riprodurre inte-
gralmente: ,
1. I soltoscritti relatori non ritengono che le
varie forme d'intervento economico dello Stato pos-
sano essere con profitto considerate separatamente;
ritengono invece utile la loro elencazione descrit-
tiva come materiale per una discussione sintetica.
2. Benché tale catalogazione descrittiva possa
dar luogo ad una sistematica d'interesse pratico,
essa non può acquistare un valore determinante
di nuove e diverse direttive.
3. La sistematica teorica delle varie forme d'in-
tervento economico dello Stato si è già perfezio-
nata, sia a traverso la elaborazione di esperienze
millenarie della società umana, sia a traverso la
elaborazione teorica della realtà contemporanea.
304 LA RESA DEL UBERALISMO ECONOMICO

4. L'inlerprelazione dollrillale dei fenomeni d'in-


lervenlo, considerati come variabili che agiscono
separalamente le une dalle allre, non presenla Hl'
inLeresse scientifico né inleresse pratico.
5. I solloscrilti 1'elalo1'i rilengono, per laulo,
la\'oro superfluo soHermarsi s u falli e inlerpre-
tazioni Uluvoche, che rienlrano nell'Ql'bila del-
l'ordinaria conoscenza e che hanno dalo luogo, in
aILre sedi e circostanze, a vasle e ripetute, bench{>
non concludenti, discussioni.
o. Le recenli riunioni avulesi per inizialiva, s ia
della Socielà delle N azioni, che delle Camere di
Commercio Inlernazionali, doeumenlano lo scarso
senso dell'inlerdipendenza dei fenomeni e la lCll-
denza a una ripelizione di dali, di dimostrazioni,
di conclusioni, di proposte, che fin'ora non hanno
avulo un eIlello pralico langibile sulle direlli \'e
dei governi e sulla comprensione sinlelica dei falli .
7. I sotloscrilli ritengono invece che, in luogo
di proporre ai Governi direllive particolal-isliche
di un valore pratico inefficace, sia più opportuno
agire sugli inleressi e sui fenom eni econol11i co-
privali e su coloro che, a loro proIiLLo e nei
limilÌ delle loro possibili là, li delerminano, e dalla
cui a ttività, contrastante con l'inleresse del mondo
c delle nazioni, derivano conseguenze dannose alla
generale prosperi là.
8. I fatli documenlano che nel seno slesso del-
l' auLomalismo economico liberale si sono formale
delle forze, che insidiano ogni giorno più il conle-
nuto realistico del principio liberale. Il libero
gioco delle forze economiche non garantisce il
miglior rendimenlo, immediato e mediato, del si-
slema.
9. I dirigenli dell'economia liberale, o libera,
incapaci di garantire senza l'inlervenlo dello Slato,
in ogni paese, l'equilibrio delle loro aziende, hanno
Appendice 305

confessalo l'impolenza di tale aulomaLismo, e della


loro sLessa funzione di dirigenti di un'economia
libera, col fallo di rivolgersi ai singoli Governi per
ollenere, a lraverso interventi esterni e legisla-'
li"i, la garanzia di equilibrii aziendali e partico-
lari, che l'economia liberale, o essi medesimi, non
avevano saputo predisporre o conservare.
10. Non ha fondamento l'eccezione che sifIaLLe
insufficienze e i disequilibrii che ne derivano siano
sostanzialmente la conseguenza della guerra euro-
p ea, in quanto la sloria economica dell' ultimo
cinquantennio dimostra che il logoramento dei
processi aulomalici di ricomposiziolle dell'equi-
librio economico ha la sua radice nel periodo
prebellico.
11. Tale radi ce va ricercaLa nel fallo tecnico
e finanziario della concenlrazione delle inlraprese
industriali c bancarie, che, mentre tendono a li-
mitare la concorrenza, ne riducono insieme il
potere regolatore ed equilibratore.
12. A questa concentrazione delle intraprese
produtlrici fa riscontro la cristallizzazione sinda-
cale delle offerte di lavoro, che, s'orta e matu-
ratasi a tutela dei venditori di lavoro, ha portalo
nel salario una lendenza di rigidità, che in parte
lo sottrae al gioco della congiuntura.
13, Dalla constalazione di questo processo di
formazione monopolistica, interna ed inlernazio~
nale, si trae il convincimento che è in corso di
progressivo sviluppo un processo di trasformazione
nella composizione delle forze autonome, che ope-
rano nel seno della economia privata. In funzione
di questo processo, che per la sua portata non
ha preceden ti nella storia, quelle forze tendono
a fondersi ed a concentrarsi progressivamenle, re-
stando alrofizzale le funzioni autoregolatrici ope-
ranti nella economia liberale,
DE' STE F ANI. 20
~()() LA RESA. DEL L[BERALISMO ECONOmC\\

1<1. Al processo di concenlrazione si sollrae an-


cora il consumalore: la domanda di proclolli fiui li
si esplica coi caraLleri dell 'anlico atomismo indi-
vidualistico.
15. L'elaslicilù dei prezzi c della produzione
è quindi potenlemente compromessa dalln. accre-
sciuta forza di inerzia del sistema economico, .il\
cui si svolge il suddeLlo processo di concentrazione
delle forze che lo compongono.
16. La potenzialilà di produzione delle grandi
intraprese produttrici è Ùl funzione della op-
porlunità di sYiluppare il processo di eliminazione
e di assorbimento delle intraprese concorrenli
nell'interno e fuori dello Stalo, e da tale oppor-
lunità partieolarislica derivano molle delle spro-
porzioni tra la potenziali là di produzione e la ca-
pacità di consumo.
17. Le lariffe doganali prolellive rappresenlano
in questo processo un faltore cii difesa dalla <':011-
centrazione esterna e di reaUzzazione della C011ee11-
trazione inLerna, in quanLo Lendono a ch iudere i I
mercato inlerno, nel quale peraltro si riproduce
in dimensioni ridolLe quel fenomeno che si è de-
seri lto e che ha caratlere universale.
18. Il poLenziamento dei cOllsumatori, allo scopo
di far assorbire un flusso di produzione superio['('
alla loro reale possibilità, viene faLLo col sisLema
delle vendi te a rale e dei prestiti inLerni ed i 11-
lernazionali, che crea una domanda eli prodotLi
artificiale e precaria, la quale si esaurisce e si
aLrofizza con l'esaurirsi delle disponibililà poste
pro tempore a disposizione dei compratori.
19. L'ingorgo degli acquisti a credito sn va-
stissima scala, reso possibile dai presliti, moclil'ica
lransitoriamente le correllti commerciali, ne' de-
lermina la instabilità, provoca prima nei paesi
debitori e poi nei paesi crNlilori la necessilù di
Appendice 307

inasprimenti prolettivi per rislabilire l'equilibrio


degli scambi turbati in primo tempo dai prestiti,
in secondo tempo dal pagamento delle quote di
interessi e di ammortamento.
20. L'interesse dei banchieri, che si esaurisce
nclla mediazione, rende per loro indifferenLe l'e-
same degli effetli mediati e fuluri della loro at-
tività.
21. L'esperienza del dopo guerra documenta
che la banca internazionale non ha previsto e
non ha scontato tempestivamente gli effetti pertur-
batori della sua altività, considerata nel suo aspetto
lolalitario, sì che ha concorso ad accelerare quel
processo di decomposizione dell'automatismo eco-
nomico-liberale, che d' altronde era già in allo
precedentemente in tutti i paesi.
22. Da quanto si è detto risulta che l' alla
banca e la grande indusLria, non riuscendo a si-
gnoreggiare i fatti della nuova economia, devono
Lrovare, al di fuori di esse, un potere regolatore
o coordinatore, superiore alla Loro volontà e al
loro interesse particolare.
23. Esse stesse stanno cercando la loro auto-
regolazione interna ed internazionale, fuori dell'au-
lomatismo liberale, a traverso consorzi e sindacati
che sboccano a piani di produzione ed a standar-
dizzazioni, non espressioni di W1a concorrenza che
tende a conservarsi, ma di una concorrenza ch e
tende a sopprimersi.
2 J. È in atlo, sia pure in forma disordinata,
la formazione di piani economici, sia nell'interno
dei singoli paesi che nel mondo, con caralleri
e con procedura diversi da quelli del piano russo,
ma che rappresentano pur essi un tentativo spon-
laneo e slorico di preordinare un equilibrio eco-
nomico, in cui le variabili siano sempre meno
fUllzione dell 'automatismo del processo liberistico
301'\ LA RE A DEL LIBE llAl.I SMO ECtll' O~nl'()

e sempre più lunzione di una delerminazione fon -


dala sulla conosoenza della necessità dcI COllsumo,
e proporzionale ad esso.
25. Si va verso una applicazione sempre ]liti
es lesa di prevenlivi di produzione, più aderenti
alle possibili là di sbocco, sacrìricando 11ell'inte-
resse dell'uomo-massa la dispendiosa varietà di
prodotti richiesli da l!' economia j ndividualistica.
26. La stessa riparlizione del risparm io lemle ad
essere dovunque ogni giorno più manovrata, col
cri lerio di dislribuirlo in modi e dentro lim ili pre-
cisati non dalla possibililà di una 10tLa economica
lra intraprese concorrenti produ li l'ici , ma dalle
efTetLive capacità di assorbimenlo dci singoli pro-
doUi.
27. Perciò, menlre da un Ialo si tleplora l' inler-
venlo economico dello Slalo, dall'alLro è lo stesso
maturarsi del piano economico nelle sue form e
nazionali e mondiali che lo provoca accanlo ai
consorzi e ai si ndacali, i quali hanno una so-
stanza economica simile a quella delle regolazioll i
governative.
28. Noslro compilo, quindi , non è di ripelere
argomenlazioni e documenlazioni già note, bensì di
conlribuire a far consapevoli i governi e i con-
doltieri della banca e dell'induslria del processo
rivoluzionario sopra delineato.
2D. In esso, menlre da un Ialo lende ad inde-
bolirsi l'aspello economico individualisli,co nell'uso
del risparmio e del capitale, si tende ad una loro
migliore e più efficienle ulilizzazione. La lulela
dell'interesse di massa non elimina l'inleresse in-
dividuale azionario, che risulla anzi meglio tute-
Ialo dalla disciplina della previsione e della ma-
novra speculativa. Frena l'opera della plulocrazia
industriale, che i falli dimoslrano spe. so in con -
Appendice 309

lrasto con l'interesse della nazione e della slessa


umanità.
Modulo di sifIatlo processo di sviluppo è il si-
stema corporativo.
30. La crisi che si svolge è forse il prezzo di
queslo riordinamenlo e di questo spostamenlo di
crilerio, ed essa sarà tanto più profitlcvole nei
propri insegnamenti se uomini e governi, consci
della lraielloria attuale di trasformazione del si-
slema economico, sapralIDo guidare le forzc cco-
nomiche verso la nuova configurazione, giù in
atlo.
In questo modo i sottoscri Lli relalori concepi-
scono la realtà di fatto e le funzioni degli uo-
mini responsabili, sopra tutto degli uomini poli-
lici disinleressati e che possono farsi un'idea rea-
listica e sintetica di questa fase s torica di liquida-
zionc e di ricostruzionc.

ALBERTO DE' STEF.\NI.


LUIGI AMOROSO.
INDICE

Pag
INTRODUZIONE . v
La Conferenza di Losallna
Le riparazioni al Castello di Ouchy. 6
La mobilitazione del credito. Il progetto Hoover Il
Le dichiarazioni di Brtining. Il punto di vi!)ta italiano. Ili
Le colpe dell'oro. 21
Le ripartizioni dell'oro '27
Oro, debiti e riparazioni. Rimbalzi di responsabilità. 33
La casa del vicino . 40
Il disgelo dei crediti congelati. 4.6
Le imposte dirette. Constatazioni amministrative. 51
Due Trattati . 58
Contingentamenti, consorsi, ecc. 62
La copertura delle perdite 67
Le leggi della moneta. 72
Resurrezione . 77
La difesa della sterlina 83
Problemi economici degli Stati danubiani. 8 !-l
L'impiego del prestito. 94
Le economie chiuse. 101
Uno sguardo fuori di casa 107
Farmacologia finanziaria. 112
Partite aperte. 118
Moneta, credito e prosperità 124
La realtà del sistema corporativo. 129
312

Un'economia malata . . 1:\li


La politica del regresso. Un allru antnbloel'o l.tn
Cooperative intellettuali I Ili
La crisi del diamante. tri~
Pro memoria . l i;7
Il Consiglio delle Oorporazioni. l(i ~

I giovani alle porte dello Stato Ifin


Il mondo contro la prosperiLil . Ji7
Punto e a capo . JRa
Punto critico. IRR
Il l'i torno alla terra IH~
Ortopedia imperiale. I!l!l
Il tornaconto e l' Impero. 204
Credito a miglior mercato 208
1"e speranze dei debi tori. 212
18 agosto 1926 : Lo sl;orico di sco rsu rli Pesaro 2 17
QUi1.lche verità sulla co ncorrenzi1. . 22:l
Equivoci . . . . . 2:.!H
11 programma di von Papeu 2:1:l
Idee curiose . 288
Va da sè . . . 24:1
Un caso di coscienza 248
Risparmiare o conSll mare? · 2i\:\
La politica economica degli ::itati Ullili · ?()! I
L'Europa e i debiti di guerra. · 2(jf)
Sterlina erratica. · 270
Il feticcio. . 276
Stato e impiegati 281
Lo Stato e la vita economi ca · 287
..
I

Prezzo del preden.le volume: Lire 20-