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Gabriele Adinolfi

In fase di golpe
Documento politico
I nuovi scenari italiani ed europei, politici e sociali, e le possibilit che ne conseguono: tra sottomissione totale e sintesi peronista
autunno 2012

La crisi finanziaria esplosa nel 2008, le decisioni politiche e militari di Obama, l'offensiva di Goldman Sachs, l'iniziativa pressante della Commissione Trilaterale, lo sconvolgimento del Mediterraneo, il commissariamento, il saccheggio e la devastazione dell'Italia. In pochi anni cambiato tutto. Con il trascorrere del tempo sono stati travolti gli scenari scaturiti dai risvegli nazionalisti e popolari sopravvenuti con la fine della guerra fredda e la casta dlite li ha messi nuovamente in scacco: benvenuti dunque nel futuro, ovvero nel 1992. Si chiusa una parentesi di eccezionale normalit e quelli che hanno la pretesa di decidere dei comuni destini riprendono esattamente da dove avevano lasciato. Dall'arrogante e pervasiva mondializzazione di Clinton, emblematicamente ripresa dalla megera sua consorte in sovraesposizione mediatica; dalla liquidazione delle sovranit, dei demani, degli asset strategici, del risparmio, della libera iniziativa e della libert collettiva e individuale, impostaci dagli stessi che l'avevano varata il 2 giugno 1992 dal Britannia: dai Draghi dagli Amato e compagnia bella. La sospensione berlusconiana della normalit liberticida L'evoluzione globale dipende da un insieme di fattori. Da ragioni materiali; da leggi metafisiche; da interventi programmati di minoranze dirigenti. Le quali ultime sono composite ed eterogenee e non rappresentano ununit monolitica e indivisibile. Tuttavia per procedere devono rispondere tutte, in un modo o nell'altro, alle necessit fisiche e metafisiche dell'epoca in cui vivono e devono far prevalere l'interesse d'insieme del sistema (dunque globale e cosmopolita; dunque speculativo e usuraio; dunque ipnotico e liberticida) su quelli delle parti. E quanto pi certe centrali corrispondano coscientemente e ideologicamente a tale interesse, tanto pi queste sopravanzano le altre assumendo un ruolo preminente. Ciononostante avviene che nel fluire degli eventi alcune parti riescano ad emergere e a costringere gli amministratori dell'intero insieme a mediazioni, cedimenti, accomodamenti, revisioni e talvolta addirittura a conflitti.
La storia del XX secolo e del primo decennio del XXI fatta di tutto ci e quindi di vere e proprie guerre mosse dai campioni dell'apparato cosmopolita a ogni avversario. Senza parlare di quella mondiale 39-45 con lesito della quale la Criminalit Organizzata si assicurata mano libera a livello planetario, la lista delle teste da far cadere e degli incidenti di percorso incontrati successivamente dagli Amministratori che ne sono venuti a capo con rivolgimenti, assassinii o veri e propri conflitti, nutrita. Da Mossadeq a Mattei, da De Gaulle a Lin Piao,da Saddam ad Assad, da Peron a Guevara, da Chavez a Putin, eccetera.

A seconda dei mutamenti psicologici di massa, della modifica dei rapporti di forza e, in particolar modo, delle avanzate diplomatico-economiche tedesche, sempre indici di scosse significative, l'Amministrazione ha dovuto via via adeguarsi senza perdere comunque mai il filo del suo tracciato n lostinazione a tornare a saltare ogni ostacolo di al quale il cavallo abbia opposto un scarto. Daltronde lo squilibrio di forze e di relazioni tra i portatori del progetto di governance globale e chi ad esso faccia attrito o resistenza tale che, quando il secondo elemento si dimostra forte, di pause o rallentamenti che si deve parlare, quasi mai di modifiche e mai di autentiche alternative strategiche. Per gli architetti della governance, almeno dal 45 in poi, pi che altro di incidenti di percorso che si deve parlare. Tra i vari incidenti di percorso, noi abbiamo goduto di quasi vent'anni di eccezionale normalit che in Italia si manifestata nel berlusconismo, ovvero nellespressione del populismo liberale nella sua difesa dal totalitarismo degli apparati, nel pieno di una specie di lotta di classe intra/borghese. So trattato dellunica epoca, oltre alla brevissima parentesi craxiana, in cui, dalla messa in moto della strategia trilateraliana in poi (1973) si avuta la percezione della democrazia quale essa viene comunemente ed erroneamente creduta. Perch nella percezione comune ma infondata

storicamente la democrazia garantirebbe libert d'opinione, d'espressione e d'organizzazione. Possibilit, queste che nella normalit eccezionale dell'Italia gappista e postgappista non sono mai state rispettate e da ora lo saranno sempre meno, con restringimenti sempre pi soffocanti di quanto era stato finora concesso ai cittadini/sudditi. Quasi vent'anni di sospensione berlusconiana della pena hanno per diseducato troppo la gente, ivi compresi coloro che per cultura politica ed esperienza personale avrebbero dovuto rivelarsi immuni al rischio dincorrere in tali deliri, inducendoli a credere invece che quanto appartiene alla retorica democratica sia vero e illudendoli di avere diritto di parola, di equo trattamento rispetto ad ogni controparte e, persino, facendo mirabolare l'insana e bislacca idea attraverso la quale il parlare in pubblico e il convincere la gente non per organizzarla in sacche autonome di libert ma per spingerla a cambiare le cose nazionali nella dialettica democratica, sia cosa possibile. Insomma un ventennio scarso di sospensione della pena non stato capitalizzato come si sarebbe dovuto; ha invece prodotto nei pi una diseducazione e un'involuzione psicoconcettuale che prossimamente comporteranno traumi fortissimi, oltre a inevitabili esperimenti fallimentari, nella normalit eccezionale infine ritrovata; ovvero dopo la sospensione della pena e il ritorno all'ergastolo. Balzo in avanti dell iper-oligarchia A gestire oggi le normali misure eccezionali tornate in auge di colpo sono i poteri fortissimi in prima persona, a iniziare dalla Goldman Sachs il cui peso dominante nello sterminazionismo sociale risale al ruolo svolto in preparazione di, in occasione di e in conseguenza de, la Grande Depressione del 1929. O della Commissione Trilaterale, salda composizione cosmopolita laica ma rigorosamente veterotestamentaria, che ha ottenuto la totale fusione bancario/comunista. Commissione responsabile en passant della supervisione e di gran parte della gestione del terrorismo e dello stragismo degli Anni di Piombo.
Un argomento, questo, tuttora oggetto di contenzioso, che va trattato a parte. Ad esso ho dedicato pi di una ricostruzione. Si possono rintracciare gi in Quel domani che ci appartenne, edizioni Barbarossa, Milano 2004, ma gli aggiornamenti si ritrovano nel quotidiano online che dirigo www.noreporter.org e nei dibattiti su www.fascinazione.info In pratica si ravvisa nelle strutture di supervisione della Trilaterale la copertura di quei servizi stranieri alleati (Francia, Israele e inizialmente Inghilterra), o nemici (strutture sovietiche e dellest) che operarono da noi contro di noi. Sia per interessi specifici, rapportabili alle singole componenti (la Francia e lInghilterra ci osteggiavano sul Mediterraneo, Israele perseguiva la destabilizzazione di qualsiasi altro alleato americano nellarea, lUrss e i suoi satelliti erano impegnati nella scalata del governo italiano, incoraggiati in questo tanto dalla Trilaterale quanto dalla Cia, in disaccordo con altri centri americani, e osteggiavano qualsiasi nostra posizione contraria a Mosca sul mare, dove fondamentale si rivel probabilmente Malta). Tutti i loro tentativi, in una nazione a sovranit limitata come la nostra, perseguivano obiettivi particolari e separati ma, di sfondo, sinanellavano per lavanzata della strategia di ristrutturazione promossa dalla Commissione Trilaterale che garant appoggi istituzionali, logistici e strutturali non solo ai servizi impegnati nelle offensive ma agli stessi gruppi terroristici e/o guerriglieri, generalmente dellultrasinistra, irreggimentati dietro strutture spionistiche tedesco orientali ed israeliane, godendo di una serie di santuari anche al di qua della cortina di ferro (Austria, Svizzera, Francia e persino Belgio). Un ruolo chiave ebbe a Parigi la sedicente scuola di lingue Hyprion gestita dallelitaria ultrasinistra bombarola e rivoluzionaria denominata Superclan. Lo stesso Partito Comunista Italiano ebbe sinistre implicazioni di primo piano in quella strategia e in sopraggiunta fu addirittura decisivo nel produrre e nel propagandare la cortina fumogena che ha consentito che tutto ci restasse celato e che al suo posto venisse affermata una grande falsificazione.

Per attenerci agli ultimi interventi, ecco i links:

http://www.fascinazione.info/2012/08/adinolfi-la-strage-alla-stazione-non-fu.html http://www.fascinazione.info/2012/08/strage-di-bologna-adinolfi-insiste.html
http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=17907:bologna-sempre-piuda-vicino&catid=7:alterview&Itemid=13

Goldman Sachs e Trilaletrale dicevamo. Monti, uomo di entrambe, presidente europeo della seconda, carica che ha mantenuto durante i primi cinque mesi del suo governo, non un semplice tecnico. E' un supercommissario, alla testa di una banda di commissari incaricati dai loro referenti e signori di liquidare l'Italia, di sgretolarne la struttura ossea della libera iniziativa, di trasformarla in espressione geografica. E, contemporaneamente, di contribuire ad affossare la periferia europea (quel PIIGS fatto di economie individuali ed anarchiche) per poi rallentare e neutralizzare il vero motore continentale, la Germania, che il principale obiettivo della banda, la quale sta dando una seria mano all'indebolimento (se non alla messa a morte) dell'Euro, ma nel rafforzamento della BCE. Ovverosia l'esatto opposto di quanto andrebbe fatto se si avessero a cuore gli interessi italiani ed europei. Europa che si appresta a subire una rivoluzione istituzionale dall'alto mediante una nuova governance impostale dalla Trilaterale dal suo summit finlandese (novembre 2012) che dar seguito alla sottomissione sociale, economica e politiche alle banche (fiscal compact e varo dellESM). A latere, dal Mediterraneo, preme il redivivo scontro di civilt con le brigate internazionali wahabite armate e finanziate da Arabia Saudita e Usa (Al Qaeda), da Qatar e Israele (Salafiti) e con l'aggiunta delle milizie sunnite armate e foraggiate da Gran Bretagna e Usa (Fratelli Musulmani). Queste formazioni fondamentaliste e terroriste sono impegnate nella liquidazione di ogni regime disposto culturalmente ed economicamente a cooperare con questa sponda del mare e, contemporaneamente, in lizze intestine per l'affermazione o la salvaguardia d'interessi non sempre convergenti che riguardano Usa, Israele, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e che si allargano a Russia, Cina, Iran, India. Un vero e proprio balzo in avanti della strategia varata nel 2001 con il pretesto delle Twin Towers.

TUTTO E CAMBIATO
Tutto cambiato irrimediabilmente ma si fatica a prenderne atto In questo piano di ristrutturazione globale, in questo scenario di rivoluzione dall'alto che fa implodere le imprese, la societ, l'economia, la cultura, la politica e che impone con arroganza e servilismo la dittatura dei commissari e l'impero degli usurai, tutto il quadro, politico, sociale, legislativo e di fatto - perfino costituzionale, in Italia cambiato al punto che il 2011 ormai lontano un'intera epoca. I riflessi condizionati, specie se non illuminati dalla capacit (o dalla volont) di leggere gli eventi, le loro cause e le loro conseguenze, inducono a continuare a ragionare come se non fosse cambiato radicalmente e irrimediabilmente tutto. Ed per questo che le risposte partitiche e sindacali sono cos ridicole e vuote. In un'Italia dipietristicamente ridotta gi da ventanni alla guida dei portaborse, solo pochi dei personaggi politici attuali hanno capito cosa succede,e chi di loro lo ha capito in genere perch servilmente integrato ai poteri forti. Quasi tutti gli altri non hanno compreso assolutamente nulla. Cos come non lo ha fatto la gente comune che s'illude che, finito il diluvio, possa tornare il sereno. Viceversa andr sempre peggio perch cos si vuole che vada. E' questo il progetto per un'Italia destinata a perdere ogni ruolo e a farsi periferia della periferia. La gente non si rende neppur conto del disastro sociale ed economico alla quale avviata, di come tutto quello a cui stata abituata per decenni non esista pi n verr riesumato, a iniziare dai diritti sociali per proseguire con quelli politici e civili. N pensabile sperare di uscirne con una svolta governativa; non solo perch, stanti i rapporti di forza mondiali, essa non avr luogo se non per ordine della Trilaterale o della Goldman Sachs, ma anche perch non esiste pi sovranit nazionale. Quel che sussisteva come puro simulacro stata ceduta ufficialmente da Monti alle banche internazionali con il fiscal compact. E non c' modo di cambiare le cose, neppure dal governo e con una solida maggioranza, se da un lato il quadro internazionale e, soprattutto, supernazionale non muta e se dall'altro non si articola una dinamica di sovranit a domino, dal locale fino al vertice europeo, con l'affermazione di una governance opposta - nel segno e nel senso - a quella che sta delineando la Trilaterale. Una governance immaginata in una logica confederata e non federale, con la propriet della Banca Centrale e della valuta da parte delle componenti nazionali, con la frenata e la revisione, in Italia, della regionalizzazione e il rilancio invece delle provincie, in modo da esprimere realt radicate, organiche, coordinate e con partecipazione popolare diretta. La politica non ha capito niente Le forze politiche, ivi comprese le aree che un tempo si definivano antagoniste sembrano non aver colto la portata esatta di quello che avvenuto e di quanto si prospetta. Sicch alcuni (nel Pdl come nel Pd) sperano che Monti tolga le castagne dal fuoco, sistemi in qualche modo le cose, si tolga di mezzo e li lasci rientrare. Non hanno capito nulla. Altri, pi arguti, nel Pdl e nel Pd, ma soprattutto nell'assise dei proci del centro, sperano di essere cooptati come lustrascarpe dall'oligarchia tecnocratica dominante fin dalla prossima legislatura. Altri ancora, Renzi in prima fila, alla quale autocandidatura presto si aggiungeranno quelle di esponenti di svariate provenienze, si propongono come rappresentanti di una sorta di sindacato civile tra sudditi e potere, insomma come maniscalchi portaordini. I rimanenti infine, dalla Lega alla Destra, per andare all'ultrasinistra e a gran parte dell'ultradestra, si abbarbicano a temi demagogici e sostanzialmente irrilevanti oltre che fuori bersaglio (articolo 18, uscita dall'Euro ecc). O si mettono a strillare per reclamare la sovranit nazionale o la giustizia sociale come se si trattasse di formule dialettiche e non di un intero mosaico da comporre ex novo, quasi ex nihilo e comunque in modo del tutto inedito.

E quasi che il successo di una rivendicazione di tal fatta potesse essere il frutto di un dibattito elettorale e non l'effetto di una vera e propria lotta interminabile, articolatissima, da combattere in rapporti di forza impari e improponibili e dunque da concepire solo come una sfida pluriennale, anzi pluridecennale, fatta di maniche rimboccate e non di slogan astratti. Frattanto Monti ha annunciato dagli Stati Uniti, da un ristorante newyorkese dove si trovavano Soros, Kissinger e i rappresentanti di tutta la speculazione usuraia, che potrebbe rendersi disponibile per un Monti-bis. Non candidandosi presso gli elettori ma presso le forze politiche che dovrebbero impegnarsi a confermarlo qualunque sia lesito della contesa interna. Interessante limmagine scelta per annunciare la scelta dello Sceriffo. Il Grigiocrate si fatto immortalare con la scritta Council of Foreign Realations (CFR) sullo sfondo. E un messaggio inequivocabile.
Il Council of Foreign Relations (CFR) il think tank privato pi potente degli Stati Uniti. Dal 1933 oper ostentatamente per scatenare la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la denuncia unilaterale della Casa Bianca, nel 1971, degli accordi di Bretton Woods, tramite la quale gli americani svincolarono il Dollaro dalla convertibilit in oro e ne fecero unit di misura finanziaria autonoma e arbitraria, il CFR prese possesso delle Aministrazioni presidenziali americane senza pi soluzione di continuit applicandovi la strategia della Trilateral Commission nelle sue varianti. Il CFR rappresenta in pratica il Ministero degli Esteri dellamministrazione mondialista. La scelta operata da Monti di veicolare la sua immagine con quello sfondo non d adito a dubbi: un messaggio per tutti quelli che sono in grado di coglierlo e che fanno parte delle lites. Non diversamente si era comportato Gianfranco Fini quando nel febbraio 1995 scelse di abiurare Mussolini. Lo fece dalluscio della Chatham House di Londra, sede storica del Royal Institute of International Affairs (RIIA) che la matrice del CFR, nonch sede ufficiale delle pi esclusive logge britanniche. Sono a vostra disposizione, fratelli annunciava allora lo Scrofocrate: e si sempre attenuto a quellannuncio. Va notato che Fini stato tra i primissimi ad accogliere festoso la ricandidatura dello Sceriffo di Montingham. Unico dato confortante che, insieme a lui, si precipitato a sostenerla anche Montezemolo. I due sono famosi per linconcludenza e per la collana di fallimenti di cui costellato il loro ambizioso velleitarismo. Ma baster la presenza di questi rovinosi alleati per neutralizzare la macchina formidabile che sostiene Monti?

Oltre il golpe o contro il golpe, niente. Di fatto nessuno si candida per fare politica e men che meno per provare a cambiare effettivamente qualcosa, ma sempre e solo per raccogliere voti in modo da ottenere deleghe per provare a continuare a galleggiare, ancora e sempre inutili. L'unico dato interessante, nell'implosione dell'intero apparato secondorepubblicano che non sta risparmiando nessuno dell'arco parlamentare come di quello extraparlamentare, la continua presa d'atto di intere fasce sociali della mancata rappresentanza da parte dei loro delegati. Ci delinea potenziali crocevia di una trasversalit plurale che potremmo definire peronista e che a me pare l'unico scenario degno di attenzione, per il quale e nel quale operare nella logica dell'autonomia organizzata, della partecipazione diretta, della sconfessione della delega e, quindi, dell'organizzazione di spazi anche finanziari ed economici di libert. Fluido il quadro in cui si va a condensare e a esprimere questo fermento al quale si rivolgono schegge di populismo di sinistra e di destra, popolo della rete, indignados e grillini in modo tuttora confuso, nel quale si nota come coloro che si provano ad esprimere le comuni istanze sono ancora troppo legati a concetti superati, mentalmente ancorati a scenari di sovranit democratica e nazionale e nostalgici dellidea della delega.
Ciononostante indicano i sondaggi il posizionamento duro li dovrebbe premiare comunque (anche perch i pi ignorano le implicazioni che in certi movimenti spontanei hanno Murdoch, Soros, i Rothschild), senza che ci possa per consentir loro di offrire unalternativa molto al di l dello sfogo o al di

sopra della fiction per realizzare la quale alternativa necessario operare: in quel contesto come in tutti gli altri.

Tabula rasa per uno spazio peronista E' tempo dunque di fare tabula rasa dei concetti un po' troppo orientati alla democrazia delegata e allo scenario esclusivamente italico, limiti in cui si sono impigliate le menti. E' ora di recuperare i canoni critici propositivi ai quali mi sono dedicato sia in Sorpasso Neuronico che in Tortuga e di mutuarne soprattutto gli aspetti analitici e metodologici. E' tempo di voltar pagina e di dimenticare del tutto quello che avevamo preso labitudine di fare e di pensare nella normalit eccezionale del berlusconismo che per i pi anzich come una potenzialit politica stata vissuta come una ricreazione. Bisogna rigettare la politica intesa come riempitivo della bacheca di un social network. Il mettersi in mostra non mai stato cos importante come i pi hanno creduto. La confusione di dimensione tra il reale e il virtuale, quella che fa s che per molti dalla vita si debbano solo saccheggiare le immagini che arricchiscono la propria pagina di facebook, ha finito con l'aggravare le disfunzioni politiche e con l'alimentare una serie di demenze consce o, peggio ancora, in quanto pi difficili da correggere, inconsce. Non esiste democrazia, almeno cos come la s'intende. Non c' via d'uscita nella delega. Non possibile fare opinione pubblica con la semplice dialettica e men che meno con l'esibizionismo. Non esprimendo il dissenso che si va da nessuna parte. Bisogna partire o ripartire dalla costruzione costante, silente e senza trombette, senza marchi di copy right, senza esibizionismo e, soprattutto, senza impazienza. In quanto quello che potr formarsi, ovvero un crocevia peronista, sar per sua natura plurale, trasversale e convergente. Non potr essere in nessun caso un movimento monolitico, aggregato dietro una componente. Bisogner comprendere alla svelta che quanto si verificato, con il golpe Monti-Napolitano, ha comportato un cambio di scenario ma anche una trasformazione dei margini politici.

CE STATA UNA RIVOLUZIONE


La nuova linea di demarcazione Prima esisteva una linea di demarcazione verticale che suddivideva il quadro in (centro)destra e (centro)sinistra opponendo queste due compagini aggregative in una concorrenza bipolare per l'amministrazione. Fino a ieri in ogni area composita, o in ogni caso ai suoi margini se parliamo delle opposizioni che non riuscirono mai a sottrarsi allo schema, le singole componenti convivevano e dovevano assolvere il compito di mantenere autonomia e specificit pur nella collaborazione con le altre componenti. Collaborazione in cui i pi, per la verit, finirono col confondersi, da veri incapaci, abbandonando la propria specificit. In seguito al golpe Monti-Napolitano la linea di confine ha subito una vera e propria rotazione dell'asse ritrovandosi cos di colpo fissata in orizzontale ed ora delineata a fungere da divisione anche plastica tra oligarchia e societ; precisamente in questa nuova e ben pi trasversale contrapposizione (fatta di diverse convergenze di ogni tipo e natura) che si deve operare. Si devono adattare le maturate capacit di convivere e di collaborare, trasponendole dai posizionamenti bipartiti preconfezionati ad un ambito inedito tutto da colorare. Ambito nel quale, esattamente come avveniva nello scenario precedente, si pu e si deve essere una componente che deve mantenere autonomia e specificit, possibilmente da capitalizzare per assumere funzioni d'avanguardia. Un ambito in cui si deve cooperare e convivere, non diluendosi e appannandosi, bens affermandosi chiaramente, con orgoglio storico, culturale, ideale, simbolico. Forti e non deboli, neri e non grigi, chiari e non sfumati nel definirsi, nel proclamarsi, ma cos e solo cos disponibili a confronto e a sintesi con ogni componente del peronismo possibile. Un ambito che non dobbiamo n possiamo assolutamente intendere come una nuova chiesa, come una nuova setta e neppure come un ulteriore partito: non dobbiamo nemmeno pensare di metterci su il cappello ma dobbiamo ragionare in fieri, in divenire, dinamicamente, in movimento, nella logica del dare e del darsi. E, contemporaneamente, dobbiamo avere la cura e l'imperativo di riscattare, rivendicandola senza alcuna remora, eccezione o concessione, la nostra storia e la nostra immagine da tutti gli avvilimenti culturali, politici, etici, storici e psicologici cui stata sottoposta dalla vigliaccheria e/o dalla debolezza e/o dall'imperdonabile supponenza di tutti coloro che, dalle istituzioni fino alle aree antagoniste, hanno pensato bene di rileggerla come pi piace al grande fratello e ai buoni perbenisti. Emettendo sentenze, prendendo distanze o facendo concessioni che non avrebbero mai dovuto sognarsi di fare. Un brusco risveglio Paradossalmente questa brusca offensiva oligarchica, con relativo scompaginamento della pace berlusconiana, salutare in quanto risveglia dal torpore e riporta al reale, crudo e nudo. Il bilancio di come stata vissuta questa pausa di eccezionale normalit comunque drammaticamente in rosso. Dalle componenti istituzionali e trasformiste a quelle radicali e persino a quelle sclerotiche, ben poco si salva; non intendiamo qui in termini etici, morali, estetici o ideali, ma nella meno aulica e pi stringente dimensione del politico tout court. Megalomani, cortigiani e portaborse hanno mitigato il loro sonnambulismo politico con uno spirito di appartenenza pi da comitiva che da legione, spirito nel quale si sono limitati al tentativo di riscattare la memoria militante della loro giovent, senza mai andare oltre e senza alcuna remora nello scaricare i padri. Politicamente per, che si siano comportati onestamente o in modo inverecondo, hanno offerto mera amministrazione senza riuscire a proporre mai alcuna linea precisa e qualificante. Qualcuno saprebbe indicare in quali parole dordine o progetto si differenzi o qualific An dapprima o, in seguito, le sue componenti nel Pdl? Impossibile, lo so, impossibile.

Chi, per qualit eccelse o, pi spesso, per incapacit proprie, non sia invece entrato a far parte dellammucchiata istituzionale, spesso si incagliato nel pittoresco, nellesibizionistico e nel grottesco. Ululando improperi, in molti si sono sentiti grandi, salvo poi andare a trattare pidocchiosamente proprio con coloro che ingiuriavano e sovente con il piattino in bocca. Invero qualcheduno, qualche formazione, qualche pulsione, andata nel senso e nella direzione giusta, pur dovendo fare i conti come purtroppo inevitabile che accada con la realt quotidiana e con le deformazioni cui un po tutti sono soggetti nellera del unipensiero. La fine della pausa berlusconiana ha comunque colpito tutti perch se ha impaludato i colonnelli inchiodandoli allevidente responsabilit di non aver fatto mai veramente politica e privandoli di promettenti prospettive future, ha tolto agli ululanti vagabondi lalibi per non fare niente e, scoprendo le carte, ne ha attestato impietosamente linutilit. Anche chi si mosso, pur faticosamente, in senso costruttivo, deve aggiornare il modo di pensare e di proporsi, in quanto siamo stati traghettati in un frangente nel quale ci sar antagonismo s, ma in una sola direzione (la casta di potere contro ogni forma di libert); non vi sar pi possibilit di unopposizione che cresca dolcemente, in software, con tranquilla possibilit dintercambio mediatico e culturale. Solo quanto di concreto, di solido, di duraturo, sia stato costruito potr essere messo a frutto. A patto di non continuare a ragionare come se si godesse ancora della normalit eccezionale e di non regredire neppure nellinfantilismo antagonista, che sia esso inteso come esibizionismo movimentista o come chimera elettorale.

IL TERRENO DOPO IL GOLPE


Combattere un destino Siamo in guerra. Non labbiamo dichiarata noi, non lhanno dichiarata gli imprenditori e i produttori, non lhanno dichiarata i salariati e i pensionati, non lhanno dichiarata i risparmiatori e gli esodati; non lhanno dichiarata i disoccupati e i privati di assistenza. A loro, a noi, a tutti (uomini, cittadini, fasce sociali, popolo e nazione) lha dichiarata e mossa o meglio lha mossa e dichiarata loligarchia per mezzo della sua squadra di tecnocrati dotata di poteri eccezionali. Per fare la pace bisogna essere in due, per litigare ne basta uno solo che tiri pugni. Questi tirano randellate e le appioppano a tutti. Chiunque, per qualsiasi motivo (sindacale, politico, sociale), abbia contiguit con le fasce che vengono aggredite, sente la necessit - o ha lobbligo carrierista - di sostenerne le rivendicazioni. Quello che nessuno ha capito, sindacati in testa, che ci non serve a nulla. Infatti la normalit eccezionale del berlusconismo, che fece mordere il freno e battere il tempo alla rivoluzione dallalto mossa ventanni fa dal Britannia con cornice di stragi mafiose, ha ormai ceduto il passo alla normale eccezionalit. Non c legge, non c testo, non c Parlamento, non c Costituzione che tenga. Nella pura e semplice dialettica non c soluzione perch tra il ricattatore e il ricattato non si pu discutere: o paghi, e sempre di pi, o trovi il modo di sottrarti a quel nodo intorno al collo. N lantagonismo stile Notav ha altro senso o esito che non quello di marginalizzare e criminalizzare la protesta, indebolendone il fronte e a caro prezzo per chi vi si sia inutilmente impegnato e che prima o poi finir con lo scontare penalmente e molto pesantemente il suo impegno controproducente. Serve altro, ben altro. Serve localismo organizzato autonomamente, dal produttore al consumatore, bisogna realizzare organicit socioeconomica, fare rete sensibile e reale, fare lobby (lobby di popolo). Si deve essere nello scontro sociale con una mentalit mutuata dal pi lucido leninismo. Consapevoli che se da un lato non si pu ottenere soddisfazione democratica e se dallaltro la sconfitta certa e cocente nella stretta ottica antagonistica, bisogna imparare a modulare le azioni, a stimare in anticipo quali rivendicazioni sono destinate a sconfitta e apprendere a non mentirsi sulle prospettive al fine dilludersi, bens a vincere anche perdendo, utilizzando le controversie per costituire capisaldi duraturi in una prospettiva progressiva. Una prospettiva costruttiva del tutto aperta. Non si devono intendere quella rete e quella lobby, quella localizzazione e quel crocevia, come lespansione di un movimento o di un partito, come una riserva indiana esclusiva ed esclusivista. E necessario introdurre una logica per cerchi concentrici in cui ci che di specifico, di autonomo, di riservato, corrisponde ad un soggetto coeso, si allarghi, per altri anelli, e in modi diversi sia pur connessi, ad un insieme popolare, sociale, comune e collettivo. Il cui comun denominatore sar fornito da tre elementi. Il ritrovarsi insieme, al di qua della linea di demarcazione orizzontale, a difesa di quanto minacciato e attaccato (ovvero tutto); la riaffermazione dellautonomia fronte alleteronomia; e, considerato lo spiccato aspetto sociale dello scontro, la realizzazione di un collante tramite lattualizzazione del sindacalismo rivoluzionario. Lalveo peronista Ogni minuto che passa, lo scenario precedente al golpe Monti-Napolitano si sfalda un po di pi e lattendismo di quasi tutti gli esponenti politici e sindacali ne evidenzia le difficolt. Sempre maggiori saranno le spinte centrifughe (rispetto alle classificazioni secondo repubblicane) e centripete (gli esasperati, i tartassati, i minacciati, gli sdegnati, provenienti da ovunque).

Forze del lavoro senza rappresentanza sicura, categorie sindacali di ogni estrazione, artigiani, produttori, diseredati di ogni genere, provincie allo sfascio, localit al disarmo: ce n abbastanza per una nuova alchimia. Cui perverranno in ordine sparso correnti, partitelli, gruppi, componenti di ogni estrazione: socialisti, comunisti, popolari, missini, perfino liberali non liberisti, ed extraparlamentari.
Non unastrazione o un miraggio. Bench in Italia si sia poco abituati a simili eventi che hanno cos assunto la veste delleccezionalit (emblematico in questo Valle Giulia del 1 marzo 1968), altrove ci avvenuto, o tuttora accade, sia in fase prerivoluzionaria (come lArgentina peronista), che in quella di ristrutturazione trasformista (come la Francia gollista), sia in fase di quotidianit, com il caso in Venezuela e soprattutto in Siria dove convivono nel medesimo impegno forze di tutte le confessioni e di tutte le espressioni politiche e ideologiche, dai nazionalsocialisti ai comunisti. Perfino in Spagna ultimamente si verificato qualcosa del genere anche se molto pi episodico e casuale. Tutto indica che, se questa possibilit non pu darsi per inevitabile, essa appare come ben possibile.

Bisogna imparare ad esserci senza perdervisi (fusi ma non confusi avrebbe detto Meister Eckart), a dare il proprio contributo essenziale e davanguardia, senza la pretesa puerile dirreggimentare, di arruolare, di dominare e soprattutto di strumentalizzare la gente. Non necessario procedere con simboli, nomi, sigle, ma, nella normale concorrenza allinterno dellambito nuovo, ci concesso. Non avr alcun valore strategico, essendo proprio la nuova alchimia movimentista peronista il fenomeno essenziale in s, ma ne avr uno identitario, contribuendo a mantenere ancorati al duplice impegno dinnovazione e di rivendicazione che ci spetta. Fare fascismo, farlo nel movimento, farlo esprimendo nuove sintesi che partano dai suoi parametri, offrendo esempi organizzativi e chiavi di lettura politica e culturale, fare dunque fascismo innovato nella dinamica unitaria di tutte le verghe, sar laspetto politico dellimpegno. Rivendicare il fascismo storico, politico, culturale e perpetrarlo nella componente senza pretendere dimporne le forme ma pretendendo che nessuno di quelli che le hanno si metta ad abbandonarle, ne sar limperativo etico. Che ci sincontri con tutti nel corso del primo impegno, purch noi si sia solidi e si sia riconosciuti e rispettati nel secondo. N ci si pu limitare a questo duplice e pur snervante compito: necessario apportare la propria esperienza e la propria lucidit sia per la lettura dei conflitti sia per darvi uno spessore strategico. Altrimenti non solo si fraintenderanno i margini di manovra andando a rovinose sconfitte ma si continuer ad offrire risposte rabberciate, di taglio restauratore e totalmente sterili e innocue (ritorno alla Lira, ritorno al governo nazionale, ritorno allarticolo 18 ecc). Quando, invece, solo in una composizione in avanti che consentito porre concretamente la sfida. Indispensabile la lucidit Serve la lucidit di pochi per poter definire i rapporti di forza, le logiche, le dinamiche, le evoluzioni dellavanzata oligarchica, i loro effetti a ricasco; e poi quali settori sociali, culturali, geografici, politici, nazionali e internazionali sono degni dinteresse per poter tracciare una linea che sia al contempo localista, libertaria, sociale, nazionale, europea, indipendentista, eurasiatica e mediterranea. Bisogna avere chiaro il senso e la portata della cessazione di sovranit e non contrapporvi ci che fu e che non pu essere, bens ci che pu costruirsi e che pu essere. Non a caso che abbiamo parlato, e torniamo a farlo, di una dinamica di una nuova sovranit a domino, dal locale fino al vertice europeo, con l'affermazione di una governance opposta - nel segno e nel senso - a quella che sta delineando la Trilaterale. O che abbiamo parlato di frenata e revisione in Italia della regionalizzazione e rilancio delle provincie, in modo da esprimere realt radicate, organiche, coordinate e con partecipazione popolare diretta. La linea di difesa nella controffensiva sempre avanti, mai indietro.

Qualsiasi tentativo di ritorno a uno scenario precedente storicamente fallito. Come rettifiche hanno funzionato soltanto delle rivoluzioni che sispirassero parzialmente al passato ma che fossero progressive e futuribili nel loro compito di ristrutturazione. Che si parli di Augusto, di Ottone, di Federico II o pi recentemente del Bonapartismo o delle Rivoluzioni Nazionali del secolo breve, solo andando avanti che si riaffermato e potenziato quanto di meglio si coglieva guardandosi indietro. Le restaurazioni hanno invece sempre fallito miserevolmente. Ragion per cui oggi si deve contrapporre al globalismo finanziario un sistema di forze che non sia solo reazionario ma anche progressivo, orientato a potenza, e quindi a rettificata Europa. Non vagheggiando le virt della Lira o di un provincialismo italiano che si uscir dalla subordinazione e dalla centrifuga; affermando invece una nuova sovranit, organica nella potenza, si esprime una linea di azione che punta avanti. Cos si pu proporre ad esempio una subordinazione politica della Bce allEuropa che la eserciterebbe per quote confederate, attribuite per nazioni, o per insieme di nazioni affini (tipo Benelux ma anche Paesi Baltici o Paesi Scandinavi) tenendo conto di pi fattori (produzione, pil, stabilit finanziaria, demografia, equit sociale, politica ambientale, salvaguardia delle culture e delle tradizioni). La partecipazione al direttivo, assegnata pro quota, dovrebbe essere affidata alle diverse forze e categorie produttive delle nazioni europee esprimendo cos una propriet confederata e una gestione corporativa della Banca Centrale, sottomessa alla politica e alla sovranit pubblica. Ogni sei o dodici mesi si potrebbe eleggere un governatore con ampi poteri decisionali ma chiamato a tener conto del direttivo confederato e corporativo e a rispondere alla sovranit popolare della valuta.

Avanti nello spazio e nel tempo. Importantissimo esprimere un sistema di soluzioni in vista di una nuova sintesi futuribile, ma non basta; se non si avesse la percezione precisa del reale tutto questo sarebbe pura e semplice ideologizzazione. Non con le formule e con i disegni, per belli che siano, che si cambiano le cose; bisogna tener conto delle possibilit e dei momenti. Oggi fuor di discussione che una minoranza organizzata allinterno delloligarchia, coesa e coperta da tutti i macrointeressi, sia rabbiosamente alloffensiva. Al di fuori si resiste, magari con strappi coraggiosi (Islanda, Ungheria, Argentina, Venzuela) o con il sangue (Siria) oppure con tentativi di ammortamento (Russia e parte della SCO). Ma per il resto, finch dinamiche improvvise non tornino a modificare il quadro, chi muove contro i popoli, gli uomini e le libert, in possesso di tutto quanto fa peso e pu tutto: da scatenare guerre a uccidere, da ripulire menti a imporre menzogne, da produrre golpe a incastrare chi non sia ligio. Non pi di uno squilibrio pesantissimo che si parla ma di un vero abisso, e solo sottraendosi allimpazienza e alla chimera, solo ragionando per realizzazioni, per costanza e per riattivazioni possibile provare a giocare la partita senza uscirne spennati alla prima mano.

PRENDIAMO ATTO DEGLI SQUILIBRI DI FORZA


Pi un progetto che non un complotto Chi sostiene che in questo c dietrologia, che le cose non stanno cos, che non possono stare cos, che la realt va avanti da s, che nessuno pu incidere cos tanto e cos a fondo, o completamente ignorante di storia, economia, sociologia e perfino dellattualit, oppure ha bisogno di mentirsi per tranquillizzarsi, come fanno i positivisti con il sacro di cui hanno giustamente cos tanta paura da rimuoverlo forzatamente. Le cose stanno ben peggio di come io stesso le presenti. E vero che, nella verticalit dellassetto odierno, loligarchia dominante non tutta composta da uomini della medesima appartenenza e obbedienza; vero che costoro sono chiamati comunque a confrontarsi con le evoluzioni storico-politiche. E pur vero per che allinterno delloligarchia dominante prevale chi abbia un progetto comune, spesso fanatico. Se si va a verificare si scopre poi che si tratta spesso di magnati che si passano il testimone di padre in figlio. Peraltro se vero che non sempre costoro determinino, quantomeno con precisione, le evoluzioni storiche e politiche con cui devono comunque confrontarsi, lattuale frangente quello che forse pi di tutti dal dopoguerra in poi mostra una coesione di vertice, unidentificazione nel medesimo piano e una debolezza estrema di ogni alternativa. Daltronde Goldman Sachs, tramite la Trilaterale, si appropriata letteralmente dellEuropa subito dopo aver sgominato la sua concorrenza diretta in Usa. E ogni garanzia democratica stata sospesa senza alcuna opposizione. I vertici di questoligarchia usuraia e insana possono tutto e non hanno freni, men che meno morali, dunque sono temibili quanto forse non lo sono stati mai. Se non si parte da questa constatazione non si va davvero da nessuna parte. E un complotto? No, un chiaro e limpido progetto. Fatto anche di complotti, quali lo sono state le speculazioni concertate sulla borsa greca e sui titoli italiani, nonch le operazioni con cui sono stati tolti di mezzo Berlusconi e Strauss-Kahn. Ma non si tratta di complotto, si tratta di progetto. Casomai il complotto c intorno ad un golpe (le Twin Towers o le primavere arabe per esempio) o, piuttosto, nella realizzazione degli schemi e degli ologrammi utilizzati per la manipolazione dellopinione pubblica. E qui gli esempi si sprecano dalle Twin Towers alla Libia, dallIraq alla Siria. E improprio dunque parlare di complotto altrimenti da come lo interpretavo in Nuovo ordine Mondiale tra imperialismo e Impero, edizioni Barbarossa, Milano 2002, che mi accorgo essere quanto mai di attualit.
La democrazia essendo eternamente incompiuta e presentandosi sempre come una Fata Morgana dicevo in sostanza si dota di un apparato superficiale e inincidente, che corrisponde al suo cerimoniale democratico, ma si lascia guidare da unoligarchia molto potente che determina quello che i luoghi reputati sovrani non decidono, bens sanciscono ed applicano. Il complotto, dunque, intrinseco alla democrazia e inscindibile da essa in quanto questultima non potrebbe esistere e men che meno sopravvivere senza menzogna, senza maschera e senza una comune e diffusa schizofrenia.

Quanto pi loligarchia si dota di strumenti di persuasione capillari, invasivi e controllati, quanto pi la quotidianit conduce gli individui-massa in stato dipnosi continuativa (tra internet, i-phone, digitale, ecc, si sempre altrove in un presente-assente che sfuma fin quasi a cancellarle le dimensioni di spazio e tempo), tanto pi i centri decisionali accelerano nellarrogazione di poteri sempre meno mediati e abbisognano, per invasellinare la sodomia, dinventare favole irreali e incredibili ma rese credibili e reali dalla loro portata globale, dallo stato dipnotismo generale e, soprattutto, dal desiderio costante, da parte dei sudditi, di dar credito a chi si arrogata, sempre pi arbitrariamente, la facolt di rappresentarli.

Un po per paura di restare sgomenti davanti a una realt che nessuno vuol davvero vedere nuda, un po nella smania di non assumersi responsabilit, la base di massa complice attiva nella menzogna e nel perpetuarsi di un sistema fondato sulla doppiezza a qualunque livello. Complotto dunque c in imminenza di un golpe e, soprattutto, nella manipolazione delle favole mediatiche, c nellanima stessa della democrazia, ma non propriamente nel piano di azione che invece palese e dichiarato. E lo al punto non solo di liquidare tutta una serie di garanzie politiche ma di metterne addirittura in discussione lutilit e il fondamento, dunque la stessa sopravvivenza formale.. E quindi improprio parlare di complotto ma si deve parlare di progetto e rendersi conto che questo imbattibile nella logica del muro contro muro. Bisogna entrare in unaltra. Tre livelli di potere Se non si pu ottenere assolutamente nulla nella dialettica democratica cos come comunemente la si conosce e neppure pensabile lantagonismo del muro contro muro, allora non si pu far nulla? Al contrario ci si pu muovere in tre modi: capitalizzando lo scontento per darsi visibilit e far carriera se si candidati, o per trovare una rappresentativit scenica se si tifosi (ed il pi diffuso dei riflessi condizionati riemersi dal subconscio fin dalla crisi berlusconiana). Ci si pu muovere prediligendo la sostanza e il radicamento (ed quello che pi mi preme). Si pu infine provare una miscela delle due. Ma si deve partire da almeno due postulati. Il primo che non si pu pensare neanche lontanamente di muovere alla conquista del potere, neanche sotto forma di partecipazione ad esso, non solo perch il potere non si conquista, semmai lo si crea, ma perch oramai non corrisponde ai livelli nazionali e nemmeno a quelli istituzionali, sicch tanto la sua composizione, quanto lo scenario mondiale sono tali da far apparire pittoresco e paleolitico ogni tentativo fatto nellimmaginario di sessantanni fa. Senza contare i rapporti di forza intercorrenti tra una balena e una sogliola, o pi propriamente tra uno squalo e un pesce rosso. Il secondo che se si va invece alla costituzione di potere rigorosamente autonomo e lobbistico si deve ragionare in termini ben diversi, essendo in grado di sposare linterventismo urgente, a gatto selvaggio, e gli eventuali successi movimentisti e sociali con avanzate e consolidamenti di lungo respiro e di poco chiasso. Per acquisire una dimensione strategica eterna assente in questi lidi si deve partire da una presa datto dello scenario in cui ci si trova. Il potere, quello con cui si ha da competere non per rovesciarlo quanto per limitarne gli effetti disgreganti da un lato e per costituire, dallaltro, una propria versione autonoma, stratificato in tre livelli tra i quali vige spesso una crisi di corrispondenza; crisi che, quando emerge, d lerronea e illusoria impressione di una crisi sistemica. Nel 2008 in Sorpasso Neuronico due mesi prima della pagina europea pi fulgida del dopo-Muro (il sostegno a Putin contro la Georgia difesa da Usa e Israele) e pochi mesi prima che la crisi finanziaria americana rilanciasse, anzich frenare come in molti invece pretendevano, loffensiva dei vertici oligarchici, scrivevo quel che segue. Una strategia che preveda la costruzione di un contropotere attivo e non sia schiava quindi del finto antagonismo di palcoscenico deve promuovere un'azione rivolta verso i tre livelli in cui si articola il potere. Deve investire culturalmente e simbolicamente le lites; costruire strutture lobbistiche e quindi politiche, che consentano di mantenere aperti i luoghi d'incarnazione di un'Idea del mondo e di garantire spazi di libert e socialit comuni; realizzare localizzazioni che salvaguardando tradizioni etniche e culturali, favoriscano produzione e autonomia, in chiara prospettiva imperiale. Lo confermo. Proponevo allora una mentalit corsara che concedesse alla Tortuga di farsi isola e repubblica ma, al tempo stesso, portatrice di continue incursioni sui mari e sulle coste. Da allora la Compagnia delle Indie ha soppiantato praticamente ogni nazione e bandiera sovrana e dunque, cosa cambiato? Quali prospettive in pi e quali in meno sono da tenere in conto?

COSA SPETTA AI CORSARI NERI


La Tortuga dopo il maremoto Sostanzialmente quanto prospettavo ieri oggi vale ancora di pi. Il cambiamento significativo, al quale sar bene adeguarsi in fretta, fornito da quella rotazione dellasse di limitazione consequenziale al golpe Monti-Napolitano di cui ho precedentemente parlato. Se la suddivisione dei luoghi di raccolta dei cittadini-sudditi non pi il frutto di una separazione verticale tra (centro)destra e (centro)sinistra (che erano cos poste sullo stesso piano) bens di una orizzontale tra oligarchia e fasce popolari (che si ritrovano dunque poste su due piani diversi), in questo nuovo contenitore composito che ci si deve identificare, collocandosi nel crocevia trasversale del piano di sotto. E sar il caso di non fallire come si generalmente fallito durante lintera seconda repubblica, ma di sapersi inserire in modo colloquiale, sinergico, convergente pur nel competitivo. Non solo necessaria bens fondamentale ritengo sia allinterno del crocevia laffermazione identitaria e la continuit anche plastica del proprio passato. I corsari devono onorare e potenziare la Tortuga ma devono, al tempo stesso, essere in grado di contribuire alla nascita di figurate repubbliche autonome dalla Compagnia delle Indie, realizzate da tante componenti pur diverse nei riferimenti e nelle tradizioni politiche. Essere minoranza specifica, organizzata, qualificata e identificata allinterno di un insieme di cui si fa parte come componente, in cui si agisce come pungolo e, se qualcuno ne ha la capacit, come traino. Riuscire insomma ad assumere un ruolo storico, come si sarebbe gi dovuto fare negli ultimi diciotto anni nei quali invece il raccolto, quando non sia pietoso e grottesco, solitamente arido e amaro. Che cosa possono realmente trasporre i corsari in questo mare e su queste terre allindomani del maremoto? Lo abbiamo gi detto.
Fare fascismo, farlo nel movimento, farlo esprimendo nuove sintesi che partano dai suoi parametri, offrendo esempi organizzativi e chiavi di lettura politica e culturale, fare dunque fascismo innovato nella dinamica unitaria di tutte le verghe. Indicare quali settori sociali, culturali, geografici, politici, nazionali e internazionali sono degni dinteresse per poter tracciare una linea che sia al contempo localista, libertaria, sociale, nazionale, europea, indipendentista, eurasiatica e mediterranea. Esprimere realt radicate, organiche, coordinate e con partecipazione popolare diretta.

Perch ci non sia solo ideologizzazione per necessario vincere, o anche perdere bene, delle battaglie sociopolitiche aperte, dunque non di parte, fondate su di un attualizzato sindacalismo rivoluzionario. Non dimentichiamoci gli anticorpi C poi un aspetto fondamentale da non sottovalutare: la funzione dellanticorpo. Si deve mettere laccento e cointeressare la gente sulla campagna di denazionalizzazione in corso assumendo come imperativo assoluto la difesa del concetto di nazione e di nazioni dunque impegnandosi a che nessuna concessione, neppure inconscia o intellettuale, sia fatta sullo Ius Sanguinis. La cooperazione internazionale con i popoli colonizzati devessere intesa come rispetto delle loro nazionalit e non come confusione plurimortifera di ci che bello in quanto tale ma diventa osceno nel brassage globale americanizzato che si accompagna al buonismo e al falso universalismo imperante. Su questa linea di difesa bisogna fare quadrato senza lasciarsi condizionare dai luoghi comuni che la

presentano come oscurantista e truce. Qualora lo fosse, e non lo , sarebbe pur sempre preferibile alla debolezza spirituale, mentale e perfino ideologica dei neofascisti cosmopoliti provenienti da tutte le deviazioni pi insulse e sottomesse degli anni settanta e ottanta e mai guariti nel profondo. Per inciso, attenendoci ai sentimenti comuni e alle tendenze socioculturali, proprio chi tenga propositi truci e oscurantisti avrebbe oggi successi e consensi, elettorali e di massa, a non finire. Cosa, questa, che mi limito a registrare. Perch se da un lato sarebbe positiva e aprirebbe notevoli crediti laffermazione di un Front National vecchio stile, di un vecchio Vlaams Block o di unAlba Dorata de noantri, dallaltro essa sarebbe anche leffetto di ricasco reazionario del fallimento dellopzione governativa. Ragion per cui, politicamente, rappresenterebbe un passo indietro a meno che i vertici di questo eventuale partito miracolato non avessero gi o comunque non acquisissero con fulminea rapidit una consapevolezza rivoluzionaria tale da ragionare non come competitors della Compagnia delle Indie o come una nazione sovrana, bens come una componente formidabile di un insieme di forze peroniste (dunque non come IL peronismo). Offrendo al movimento nel senso dinsieme di persone in moto - quellapporto che intorno al 68 qualche partito seppe offrire (per esempio il Psiup). Possibili ritorni di fiamme Paradossalmente il rischio maggiore che venga sprecata questoccasione dato dallipotesi di un successo improvviso, frutto non di particolare merito bens della reazione di molti delusi della seconda repubblica. Buone sono infatti le possibilit che da destra si vada a cercare un contenitore apparentemente forte, il pi intollerante possibile, e da sinistra si torni a inseguire il simulacro dello scontro di classe, ferale e senza mediazione. Il pericolo, se ci avvenisse, non sta tanto nel portato ideologico e programmatico delluno o dellaltro soggetto. Non vero quello che si soliti attribuire a coloro che ne veicolano il pensiero facendone degli incolti trinariciuti privi di qualunque empatia. E vero, piuttosto, che gli schemi di cui sono portatori sono spesso viziati e avviati a un vicolo cieco; ed questo che si deve scongiurare. Viceversa le accuse perbeniste agli xenofobi e ai comunisti non vanno condivise e neppure incoraggiate. Perch, fatta eccezione di qualche individualit caricaturale, nel populismo identitario dei primi e in quello social rivoluzionario dei secondi non c nulla di moralmente condannabile, tuttaltro. La lotta di classe va superata nella collaborazione di tutte le classi? Certo, ma non nella resa al classismo. Il fascismo, erede in questo del tribunato augusteo, ha introiettato il conflitto sociale offrendogli costante possibilit di sintesi e di soluzione ma non ha teso a cloroformizzarlo. Peraltro la collaborazione tra le classi possibile esclusivamente in ambito nazionale; dunque bisogna impedire che si realizzi linternazionalizzazione delle forze produttive. Contro la pialla del grande fratello necessaria la collaborazione di tutte le culture, di tutte le etnie, di tutte le nazioni, e va rigettato il progetto avviato dalla Casa Bianca dello scontro di civilt. Secondo la tradizione romana e italica, necessario che ci avvenga con umanit, con empatia e senza disprezzo verso nessuno. Ma non perch ce lo richiede qualcuno, bens perch naturale, congenito. Con questo spirito si deve per muovere per la difesa di tutte le tradizioni, di tutte le etnie, di tutte le culture, di tutte le specificit, di tutte le nazioni, nessuna esclusa, cos come per quella di tutte le libert individuali. Questo presuppone tre cose. Una politica inter/nazionale molto diversa dallatlantismo e dalloccidentalismo; una linea volta tanto allo sviluppo delle nazioni da cui partono i migranti quanto al rallentamento e al progressivo freno delle ondate migratorie; la difesa e laffermazione della nazionalit da contrapporre allinternazionalismo maciullante che viene imposto dai meccanismi e dai diktat culturali del big brother.

Ancora a proposito dello Ius Sanguinis e del pregiudizio antirazzista Ecco perch lo Ius Sanguinis va identificato come perno e come frontiera invalicabile. Di pi: come una linea di fronte sulla quale vietato capitolare. Consiglio, a destra, (la sinistra, essendo internazionalista, in ci meno coinvolta) di allontanare chiunque lo mettesse in discussione anche solo teorica. Allontanarlo, dico, perch per il compito arduo che incombe servono minoranze chiare e coese, magari pi snelle che nutrite, ma compatte e dal passo sicuro, e gli zoppi le farebbero zoppicare. Poco importa che chi va a praticare questa zoppia lo faccia per ignoranza, per superficiale presunzione, per incapacit politica o per un pi sottile desiderio di non sfuggire al facile consenso borghese oppure ancora nellintento di evitare la mannaia dei censori. Chi nutre anche soltanto un dubbio riguardo alla centralit dello Ius Sanguinis dalla parte del grande fratello. Probabilmente crede di ragionare cos mentre pi verosimilmente ragionato da ipnotizzato in nome di una dignit morale, per combattere il becero razzismo. Che in questo vezzo cos diffuso e banale egli si smarrisca perch mosso da scarsa capacit critica o da una vera e propria mendicanza psicologica il risultato non cambia. Si tradisce perch di questo si tratta lidea stessa di nazione trasformandola da unit perenne, sacra e indissolubile di stirpe patria a luogo di residenza delezione per chi decide di stabilirvisi come se si trattasse di una localit di villeggiatura. Il che trasforma la nazione in un espressione geografica che si caratterizza solo per la lingua. Cosa particolarmente paradossale quando la lingua, come linglese o lo spagnolo, diffusa in nazioni diverse e situate in pi continenti. E nel giustificare questo tradimento in nome di un presunto antirazzismo, rafforza un luogo comune mendace che si nutre della confusione tra concetti diversi e si fa al contempo portatore dellunico razzismo oggi dominante: quello che vuol distruggere ogni modello, ogni entit, ogni identit, per imporre la tipologia unica: quella intollerante, acida e rabbiosa del mutante. Se si vuol difendere e affermare la nazione e se si pretende di partecipare ad un largo movimento sociale offrendogli una direzione e un marchio, non si pu che partire di l, a meno di volersi globali e internazionalisti, dunque superflui e inutili sia per lattualit sia per la storia. Si tratta, infatti di nazionalizzare le masse e non di massificare la nazione. E una differenza mica da niente e sulla quale non lecito far confusione.
Ai complessati e ai disorientati bene ricordare che il senso di questo dogma antirazzista di un razzismo senza pari. Si ritiene infatti che italianizzare un ghanese, un libico, un marocchino, un filippino, lo nobiliti e lo faccia accogliere da un consesso progredito. Se ne deduce automaticamente che il consesso precedente considerato primitivo e che la sua nazionalit di origine percepita come inferiore a quella cui approda. Questo razzismo socioculturale agghiacciante. Nessuno progredisce cambiando nazionalit, quale che sia la sua nazionalit e quale che sia quella nuova che richiede: compie solo un atto senza logica e contro natura. Falso poi lassioma per il quale chi venga nazionalizzato godrebbe di pari diritti rispetto a un italiano dai quali sarebbe invece escluso in quanto straniero. Semmai, vista la prassi quotidiana nella politica sanitaria, assistenzialistica e abitativa, nazionalizzandosi perderebbe privilegi e non li acquisterebbe. Tutta la violenza buonista scatenata contro il logico e il naturale nella pretesa di cambiare il codice(!) di nazionalit, quello che realmente vuole imporre lideologia cosmopolita dello sterminazionismo culturale poich mira a internazionalizzare le masse.

Sarebbe opportuno recuperare lucidit, quella che generalmente si smarrisce molto in fretta, per capire che si tratta di un tuttuno. La dittatura bancaria e usuraia passa per labolizione delle frontiere, per la standardizzazione dei mercati, delle culture e degli individui appartenenti alla gleba global, per la rimozione delle memorie, per la mutazione del dna, per la sottomissione completa e complice dei sudditi, trasformati in commissari politici di se stessi. Alla base di tutto c la devastazione della nazione, delle nazioni, con lo stravolgimento dellidea stessa di nazione. Non possibile liberarsi dalle imposizioni autoritarie e dalle destrutturazioni continue di Goldman Sachs, di Soros, di Wall Street e compagnia andante se non si fa quadrato sullo Ius Sanguinis. Si liberi di convincersi di quel che si vuole ma la realt non cambia: non lo si pu.

UNAMPIA TRASVERSALITA
Rossi, neri e liberi pensieri Il confronto tra i due poli, il rosso e il nero, non riassume lintera questione perch, al di qua della linea di demarcazione oligarchica, sincontreranno ambienti, elementi e componenti delle culture pi disparate e soprattutto ci si trover tanta gente comune che non risponde, n intende farlo, ad alcuna scuderia. La concorrenza tra rossi e neri non pu quindi assumere unimportanza centrale, bench i riferimenti storico-culturali di entrambi possano far oscillare la bilancia e imprimere direzioni differenti al movimento, inteso qui come un insieme che si muove. Limpegno nero devessere incentrato nel proporre una nuova sovranit (e non il ritorno alla precedente), nelloffrire una prospettiva di sviluppo assolutamente organica e nellintento di nazionalizzare le masse.
La differenza con i rossi appare evidente ma nello specifico, nellattuale congiuntura, sono nettamente maggiori le convergenze delle divergenze che potrebbero benissimo essere in buona parte superate e per il resto rimandate. Del che nessuno silluda. Le avversit antropologiche e soprattutto il permanere dellottusit preistorica di cui impregnato il dogmatismo antifa non permetteranno mai un atteggiamento lineare e costringeranno a rapporti intermittenti e contrastanti, alternando le sinergie ai contenziosi che rischiano puntualmente di degenerare. Simpone una saldezza di nervi e una maturit gestionale fuor dal comune per affrontare limpresa. Aggiungo, a scanso di equivoci, che non ho alcuna intenzione di proporre lutopia estetistica e irrealistica dellunit delle due estreme, alla quale mai ho creduto, bens di concentrare le attenzioni e le energie sul crocevia trasversale, sul laboratorio di nuove sintesi, che non formato dalle due estreme e neppure da minoranze particolarmente intelligenti fuoriuscite da esse, ma un po da tutti e da nessuno; sostanzialmente da popolo, da persone, da fasce, da categorie.

A prescindere dai rapporti tra rossi e neri quel che conta la trasversalit dellalveo peronista. Il principale errore che si pu commettere in merito quello di pretendere di convertire, dinquadrare, dirreggimentare tutti dietro la propria bandiera. Se ci si continua a comportare con la superficiale presunzione abituale non ci si potr che ritagliare un rettangolino di spazio e, dopo una prima crescita eventuale, comunque circoscritta a priori, si entrer immancabilmente in parabola declinante; in quanto le avanzate volontaristiche sono commisurate alla portata delle energie che si posseggono; la crescita poi impone che anche le energie necessarie crescano, il che, in mancanza di alternative comporta il ricorso a energie di riserva da richiedere ai seguaci, solitamente non allaltezza dei battistrada, e pian piano ci si arrende allevidenza dellimpossibilit di far fronte al dispendio energetico. Questo, unito alla cessazione della disponibilit di apertura agli altri (e alluguale e contraria chiusura da parte degli altri) conduce la nave in secca. Azioni nella trasversalit Comunque simmagini o si concretizzi la propria partecipazione allalveo peronista, che si tratti di azioni di minoranze fluide e snelle che quanto personalmente prediligo o di forme partitiche o movimentistiche (intese in questo caso come organizzazioni), quali che siano insomma gli obiettivi che ci si prepone, e i tempi che si vuol dare al proprio operato, non si pu assolutamente aggirare una triplice necessit. Si deve corrispondere allesigenza di trasversalit. Si deve agire concretamente, costituendo forme aggregative di potere, di economia, di lavoro. Si deve agire a prescindere dal potere e non sognarsi di offrire alternative di governo, perch la politica fiction e talk show una cosa, creare alternativa solida, radicata e continuativa ne unaltra.

Allora, agire concretamente comporta una serie di cose che vanno ben al di l delle risposte teoriche e programmatiche. Significa essere presenti nel conflitto sociale e sindacale per attualizzare ci che di attualizzabile vi nel sindacalismo rivoluzionario. Che non vuol dire fare un sindacato tra i sindacati o un sindacato contro i sindacati, ma fare rivoluzione culturale e poi operativa che attraversi i sindacati dallinterno e che si colleghi dentro e fuori di loro. Significa realizzare convergenze e iniziative che producano non solo cooperative legate al territorio, alle categorie, alle fasce sociali, ma anche casse di risparmio, banche sociali e di mutuo soccorso. Pazzesco se lo sintende come prodotto velleitario di una minoranza improvvisatrice, dilettantesca e scalcagnata, realizzabilissimo invece come prodotto comune, dinsieme, nella trasversalit della gente comune, delle categorie produttive non protette. E vuol dire rafforzare quelle categorie, contribuire a immaginare e a realizzare impianti solidali dimpresa, dimpiego, di produzione e di distribuzione, in controtendenza rispetto ai diktat dello Sceriffato di Montingham. Significa, in altre parole, creare contropotere sociale, politico e civile. Linee guida per una classe dirigente Gi, ma come? Innanzitutto, bench siamo consapevoli che non abbiamo possibilit dimporre a breve una svolta decisiva ma che inizialmente si tratta di battersi per sopravvivere, necessario che si riesca a dimostrare che questa svolta comunque possibile. Va quindi spiegata e proposta. Come unire localizzazione e socialit, ad esempio ispirandosi ai Lnder tedeschi nei quali i cittadini sono partecipi delle propriet delle aziende locali; come sviluppare una finanziaria di segno opposto alla politica dragomontiana che consenta di assicurare la continuit degli asset strategici, del demanio, la difesa del risparmio, il rilancio della produzione; questo ed altro si ritrova gi ampiamente sviluppato nella pubblicistica del Centro Studi Polaris, di cui segnaliamo i 18 punti contro la crisi che una ben diversa finanziaria stilano, orientata al riacquisto del debito pubblico e al risanamento della politica e dellamministrazione, il tutto congiunto al rilancio economico e produttivo; e non solo quelli ma anche gli studi sulla partecipazione e sul sindacalismo nel secolo XXI. www.centrostudipolaris.org Parimenti una politica ed unarchitettura europea contrastanti con quelle trilateraliste vi sono proposte ed esposte, tanto nel sito quanto nellomonima rivista trimestrale. Non un puro esercizio dialettico. Pur consapevoli che si delinea una soluzione che non realizzabile nellimmediato, ma solo perch vi si oppongono imperiosamente i poteri forti e non perch sia tecnicamente, economicamente o sociologicamente irreale, landare a offrire una linea guida alle potenziali classi dirigenti del futuro, da ovunque esse emergano, rappresenta un fatto sensibilmente innovatore ed efficace. I luoghi comuni con i quali lo Sceriffato di Montingham ci sta rimbambendo sono in pratica due. Ci raccontano che la spoliazione socioeconomica e la subordinazione di sovranit che la banda dei commissari ci sta imponendo sarebbero inevitabili e che questo avverrebbe perch LEuropa (e chi sarebbe poi?) ce lo chiede. Dimostrare che si tratta di altrettante menzogne importante per restituire convinzione e orientamenti per il futuro. Il Centro Studi gi ora dimostra inequivocabilmente che tuttaltre politiche sono fattivamente praticabili. E sottolineo fattivamente perch di ipotesi astratte, utopiche o nostalgiche ne sono state espresse tante che sono, per, non corrispondenti con il reale e con le dinamiche epocali. Dimostrare che linee non utopiche, non nostalgiche, non astratte, ma contrapposte alla spoliazione sociale e nazionale siano tracciabili e giudicate praticabili da docenti, economisti, socioloi, esperti di ogni matrice politica, com accaduto per le proposte di Polaris, ha gi in s un valore rivoluzionario.

E lEuropa che ce lo chiede? Pure su quel refrain E lEuropa che ce lo chiede necessario fare chiarezza. Non propriamente cos, anche se dopo il varo del fiscal compact e nellimminente svolta di governance che ci annuncia la Trilaterale, questo pretesto mendace potrebbe finire con laderire ben presto paurosamente al reale. Non propriamente cos, dicevo, in quanto lEuropa ancora un equivoco incompiuto in cui sincontrano, si accomodano e talvolta si scontrano interessi particolari. Il problema dellEuropa sta nel non esercitare sovranit sulla valuta ma, al contrario, di avere accettato la subordinazione alla banca, una subordinazione addirittura superiore a quella che vige in Usa e contraria al quadro di qualsiasi nazione in salute. Come la Cina. LEuropa, come potenzialit, e lEuro stesso, come allargamento dinfluenze commerciali e diplomatiche, hanno comunque avuto in un recentissimo passato delle opportunit notevoli sul piano internazionale che hanno scatenato reazioni rabbiose dal gotha del Dollaro. A prescindere da questo, va rilevato che i diktat tecnocratici delle commissioni, opera di funzionari legati a filo doppio con linternazionalismo usuraio, non vengono rispettati sempre e comunque e che le stesse componenti principali della Ue, ovvero Francia e Germania, li hanno applicati spesso a modo loro quando non li hanno pienamente disattesi. Senza contare che la stessa Europa carolingia di cui si blatera oggi attribuendole le colpe di tutto, quella immaginata da Kohl e Mitterrand, dunque unEuropa in qualche modo gelosa di una vocazione politica e sociale e non precisamente quella che i gruppi finanziari sovranazionali, in gran parte americani, e i funzionari di loggia stanno imponendo. LItalia vi brilla per la sua assenza. La terza economia dellUe anche il primo contribuente dellUnione in quanto ogni anno restituisce quasi per intero i finanziamenti che le sono destinati, e lo fa perch la classe politica italiana, che ha scambiato Strasburgo e Bruxelles per un cimitero degli elefanti o per un parcheggio delle amanti, non neppure in grado di amministrarli! Litalietta disintegrata da Mani Pulite fa seguito allitalietta subalterna dei potenti e furbescamente voltagabbana. Ed oggi questitalietta di sciusci incapaci che si ritrova amministrata da commissari stranieri cui nulla cale della nazione surclassata a paese e che si sperticano nel realizzare i desiderata dei loro signori e padroni senza neppure pensare ad adattarli alle esigenze anche minimali dei loro concittadini, intesi come sudditi e servi della gleba. Ragion per cui nella grande ristrutturazione globale oggi in atto ovunque, mentre altri soggetti, come Francia, Germania e Gran Bretagna, cercano comunque di garantirsi un posizionamento nello scenario che si delinea dalle trasformazioni mondiali dovute alle economie emergenti, allespansione cinese e alla controffensiva americana, lItalia fa solo la parte della noce nello schiaccianoci. E colpa anche dellEuropa, intesa come questa Europa, ma soprattutto colpa dellItalia.
E colpa di chi ha totalmente abdicato. Tedeschi e giapponesi per esempio, quando aderirono alla Trilateral Commission, lo fecero perseguendo anche interessi nazionali. La Germania fin addirittura con il riunificarsi. Gli italiani fecero e fanno solo da commis e da sciusci. Ed oggi lo Sceriffato sta operando scientemente e cinicamente per distruggere la nostra societ, la nostra economia e il nostro stesso commercio. A vantaggio terzi. In altri tempi e in presenza di etica e di senso del reale si parlerebbe di tradimento. Le lites italiane, a differenza di molte altre, non stanno soltanto rivoluzionando la cultura e la societ in senso calvinista e classista ma tradiscono letteralmente e spudoratamente.

Giorno dopo giorno qui e subito Restituire lidea della possibilit, dellattuabilit e della fattibilit di unalternativa compito essenziale e di altissimo valore. Va per accompagnato con la consapevolezza dei tempi, dei modi, dei rapporti di forza di cui abbiamo ampiamente parlato.

Ragion per cui necessario che un orientamento chiaro e consapevole, che un programma politico ben definito sia presente e condiviso; ma non basta. Perch la si deve smettere di ragionare sbandierando programmi che si presume saranno attuati una volta al governo. In primis perch non esiste pi lipotesi di un esecutivo che abbia o anche che possa avere in futuro dei margini di governo in Italia. In secundis perch si tratta di un programma di ristrutturazione capillare che sottende una rivoluzione, sia pure dolce e non drammatica, che si svolge quindi progressivamente e nel quotidiano. In tertiis perch, trattandosi di un programma obbligatoriamente inconciliabile con quello dellodierno golpe tecno global, attualmente non avrebbe la forza per imporsi. Viceversa nel quotidiano che questo programma va attuato con autonomia, chiarendo dapprima gli obiettivi e poi centrandoli con lorganizzazione locale, sociale e lobbistica, come si spiegava pi sopra trattando di localizzazioni, di costituzione a rete, a cooperativa, di categoria e di costituzione di casse di risparmio o banche sociali e di mutuo soccorso.
E un po come fare Impero nel Comune e partendo dal Comune e farlo contemporaneamente nel Monachesimo, nella Cavalleria, nelle Corporazioni, operando nellautonomia piena dai missi dominici dellusurpatore imperialista e dallautorit dei suoi valvassori. Consapevole e manifesto devessere il quadro di ricomposizione imperiale nelle autonomie, autonomie che si devono costituire in barba agli Sceriffi per imporle come fatti compiuti. E restando a questa suggestione imperiale non disdegniamo uneventualit che la potenzierebbe. Non dobbiamo escludere che le realt locali trovino modo dinteragire con soggetti economici, turistici, commerciali, identificati nel novero delle relazioni internazionali intrattenute dalla minoranza pi cosciente sulle direttrici eurasiatica ed euro mediterranea sulle quali, come detto in precedenza, necessario fare supplenza dal basso alla politica estera italiana ed europea oggi azzerate.

Dove e come agire per questopzione peronista? Iniziamo dal come. Sbagliato e sterile, pur nella relativa e limitata fertilit iniziale, sarebbe porsi come gli arruolatori, i trombettieri o i portabandiera di questa trasversalit. Non indicendo manifestazioni, convegni, confronti o appelli politici che si muover verso quellalchimia. N pensabile che un pugno di persone, per intelligenti e capaci che siano, possano essere sufficienti a un simile compito. E importante che questa potenzialit non venga interpretata come unopportunit che si offre a una tribu urbana o a una cultura antropologica. Dobbiamo intenderla come unopportunit nazionale e popolare alla quale bisogna partecipare, aderire, contribuire. Pi che come pifferai dobbiamo concepirci come il lievito che fa s che lacqua, la farina, lo zucchero, si trasformino in pane, in pizza, in torta. Il pane, la pizza e la torta non sono il lievito e non nominandolo diversamente che questultimo baster a se stesso. Senza lievito per non vi sar torta n pane n pizza. Immaginiamoci dunque come lievito e cominciamo ad esserlo. Partecipando quindi, con o senza bandiere, a tutto quanto vada o possa andare nella giusta direzione e soprattutto senza la presunzione, la smania e lurgenza di metterci sopra il cappello. Lesibizionismo e lansia da prestazione vanno abbandonati; la soddisfazione di avere seguaci o il piacere di stare tra noi, vanno riservati allinterno della Tortuga, la quale crescer immancabilmente nella crescita generale del movimento peronista che sar, comunque, altra cosa, di diversa dimensione. Per la quale i corsari sono chiamati a dare un contributo decisivo. Contributo. Decisivo.

Dove intervenire dunque? Con spirito partecipativo, offrendo il contributo del lievito, ovunque ci sia fermento sociale positivo, di categoria, di sindacato, dimpresa, diniziativa. Ovunque ci sia fermento di aggregazione o di riflessione, o si manifesti la protesta non fine a se stessa, ove si abbia una mobilitazione trasversale per cause che condividono in molti, anche internazionali, come lo per esempio la difesa della Siria aggredita dalle bande degli sceiccati e delle multinazionali. La causa di Damasco attivamente difesa dal Comitato Italia Siria, trasversale come si deve e che ci pu fornire uno dei modelli operativi. Ogni occasione di crocevia va identificata e capitalizzata per avviare delle dinamiche che portino a sintesi. Ogni possibilit di organizzazione locale e sociale va colta per la costituzione di autonomie, autosufficienti, e ci a prescindere dagli equilibri politici maggiori ma sempre nel rispetto di quella lucida linea futuribile che abbiamo tracciato. Nessun velleitarismo Agire per il bene comune, per lallargamento delle autonomie e al contempo per il consolidamento della Tortuga, implica che si acquisisca la capacit di operare su pi piani, su obiettivi diversificati cui corrispondono anche tempistiche differenti. E necessario essere contemporaneamente coinvolti e distaccati, se si vuol essere strategici e non semplicemente vissuti nel movimentismo. Parimenti, la maturazione di questottica particolare, indispensabile per modulare lazione tra i delusi, i tartassati e gli arrabbiati. La tensione consequenziale alla distruzione socioeconomica attuata dalloligarchia non pu avere alcuno sbocco costruttivo da parte degli aggrediti e dei rapinati perch la loro causa non pu ottenere soddisfazione per mediazione e rappresentativit politica, il golpe non permettendolo, n ha alcuna possibilit di vincere in un muro contro muro continuato che ne disintegrerebbe le forze. Intermittenza e irregolarit nellazione e nellemozione forniscono lunica possibilit per ottenere vittorie episodiche e sconfitte non troppo cocenti. Ma al caldo della passione e della rabbia si deve accompagnare il freddo della costruzione e della progettualit. Bisogna intervenire nei momenti pi emotivi e tesi, oltre che per provare ovviamente a cogliere vittorie nei contenziosi, non certo per proporre un chiassoso velleitarismo ultr ma per offrire modelli e soluzioni, soprattutto sul piano organizzativo e pratico, per creare economia, realt solidali e, quindi, potere autonomo, e per costituire reti. Radicali non estremisti, concreti non esibizionisti, costruttivi non fanfaroni. Mi rendo conto che per molti si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione che, nella presunzione superficiale, nel vivere tutto sommato quieto da guerrieri della notte, difficilmente sono disposti a intraprendere. Si tratta di non accontentarsi di se stessi, dei propri luoghi di ritrovo, dei propri social network, della propria visibilit, dei propri tatuaggi e perfino della propria scuderia e del proprio marchio. A ciascuno rammento quello che ripeto da sempre: il primo nemico sei tu. Il resto sempre battibile, il problema che il quotidiano ci condiziona e ci vampirizza; ed proprio questo decondizionamento ovvero la capacit di essere in grado di vedersi e di sentirsi dal di fuori, con oggettivit e di modificarsi, di strumentalizzarsi che faccio fatico a scorgere. Anzi, da quando lo scenario italiano bruscamente cambiato, mi sembra di notare che si sia regrediti proprio su questo. Un lusso che non ci concesso. Per agire, dunque, bisogna iniziare da qui.

RIFLESSIONI SULLESSENZIALE
In qualche modo anarchia Movendo dalle analisi esposte sul golpe Monti-Napolitano, sul conseguente scenario, e sulla coesione attuale del potere, si converr che nessuna risposta possibile se non nettamente al di fuori dagli schemi abituali. Lipertrofia delle istituzioni, lesagerazione delle pressioni psichiche, culturali, fiscali, va di pari passo con la cessazione verso altrove della sovranit. Lo Stato non pi, non sussiste se non come quellidolo immondo preconizzato da Nietzsche, se non come un meccanismo senza volto e senzanima. Non la conquista dello Stato dunque, ma la costituzione di una sovranit nuova possibile in prospettiva. Ma nellimmediato ci che praticabile la costruzione delle autonomie e, perci, della sovranit allinterno di esse. Quando lo Stato si trasformato in Antistato, in Superstato che sfrutta, schiaccia e spreme i sudditi e che non ha dimensione n vocazione nazionale, la risposta una forma di anarchia. Sia pure con qualche sfumatura svizzera, perch orientata ad unestraneit convivente e non ad unillegalit avventuristica. Anarchia organizzata, anarchia organica. Unanarchia che dovrebbe essere intesa jngerianamente secondo la figura dellAnarca che si contrappone a quella dellAnarchista. Che ha in s, di proprio, di chiaro, una verticalit esistenziale e lidea stessa dello Stato. LAnarca far sopravvivere lo Stato allorch chi ne ha usurpato le funzioni e le istituzioni ne avr ucciso lanima e il destino. LAnarca ha dentro di s lidea del Monarca, non inteso ovviamente in senso dinastico ma, al tempo stesso, principiale e cesaristico. In ultimo, ma non ultimo, affrontiamo dunque un aspetto essenziale. Il taglio delle mie analisi solitamente tracciate sulle dinamiche, sulle meccaniche, fenomenologiche e strutturali, incentrato sul piano materiale e tuttal pi su quello psichico. Lessenziale non che manchi, sottinteso, di sottofondo e non viene dimenticato: e di l che muovono le mie considerazioni. E qui, stavolta, vi ritornano. Da un punto di vista metastorico e metafisico, ovvero da un punto di vista essenziale, dobbiamo tener conto del fatto che le forze dissolutrici si pongono, caricaturalmente e ingannevolmente, come forze consolidanti. E nellordine, nel nuovo ordine che ha oggi poteri assoluti, che esse muovono. Il Nuovo Ordine si propone come un Nouvel Ancien Rgime, riallacciandosi alla prima Restaurazione, a quella che intorno alla Santa Alleanza, che io ho labitudine di definire Santa Finanza, impose laristocrazia bancaria raccolta attorno alla dominazione dinastica dellEuropa da parte della famiglia Rothschild. Nella contraffazione e nellinganno tale restaurazione veicol la propria affermazione sovvertitrice presentandola come difesa di equilibri e tradizioni che, viceversa, andava ad essiccare per poi recidere pi facilmente. La risposta vitale e sintetica che saldava passato e futuro in un tentativo storico bene ordinato, il bonapartismo, fu invece additata come disgregante e sovversiva. Nel bonapartismo, o in ogni caso nello spirito che lo animava, cera tradizione nel rinnovamento, mentre nella restaurazione cerano inversione e degenerescenza mascherate da tradizione. Nel Nuovo Ordine oligarchico, costituito intorno a dinastie finanziarie, nella sua pretesa normalizzatrice, decisionista e verticale, c contraffazione, mistificazione, inversione e sovvertimento. Nella risposta autonoma, perfino anarchica, c invece ordine, norma e legittimit. In quanto ai corsari In quanto ai corsari, che posseggano o meno sentimento metafisico e coscienza dellessenziale, essi non possono non trovarsi bene nellimpegno duplice, e congeniale di rafforzare la Tortuga e di

contribuire alla costruzione di repubbliche politiche autonome e plurali. Devono avere per ben chiaro sia il quadro sia il compito. Che il quadro sia cambiato del tutto rispetto a solo pochi mesi fa e che il compito, di conseguenza, debba mutare giocoforza in misura considerevole e in forma significativa, non si deve tardare ad assumerlo. I riflessi umani sono lenti a cambiare e, forzatamente, sono pi veloci in coloro che lanciano le offensive che in quelli che devono farvi fronte. Sopravvivere, in tutti i sensi, materiale, fisico, spirituale, esistenziale, significa per metabolizzare appieno e in fretta quello che accade. E significa saper passare alla controffensiva nel modo corretto. Ci riusciremo?

Per contattare lautore: ga@gabrieleadinolfi.it