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Indice

Premessa....... …………………………………………………………………………………………………………..………..pag.. 3

I. La Francia in Breve
1. Quadro macroeconomico........................................................................................................ 4
2. La struttura delle imprese …………........................................................................................… 7
3. Le principali forme societarie francesi...................................................................................... 11

II. Il movimento cooperativo in Francia


1. La storia del movimento cooperativo francese.......................................................................… 14
2. La legislazione sulle imprese cooperative................................................................................. 17
3. Il peso del movimento cooperativo francese.........................................................................…. 20

III. I maggiori settori cooperativi


1. Le cooperative agroindustriali
1.1 La cooperazione agricola nell’ordinamento giuridico francese.................................................. 24
1.2 Il peso economico delle cooperative agricole francesi............................................................. 26
1.3 Il Gruppo Terrena................................................................................................................ 28
2. Le cooperative di dettaglianti
2.1 Le cooperative di dettaglianti: forma predominante del commercio associato........................... 32
2.2 Il peso delle cooperative di dettaglianti................................................................................. 33
2.3 Il gruppo E. Leclerc............................................................................................................. 35
2.3.1 Le strategie di sviluppo del gruppo E. Leclerc.................................................................. 37
3. Le cooperative di consumo
3.1 Storia e sviluppo delle cooperative di consumo...................................................................... 39
3.2 Coop Atlantique.................................................................................................................. 42
4. Le cooperative di produzione (Scop)
4.1 Le principali caratteristiche delle Scop………………………………………………………………………………. 44
4.2 Il peso economico e i settori delle Scop……………………………………………………………………………. 45
4.3 La cooperativa Acome e le Chèque Déjeuner ……………………………………………………………………. 48

2
Premessa

In questa ricerca viene condotta un’analisi sul movimento cooperativo francese, che si pone
come obiettivo principale quello di fornire informazioni ed elementi di riflessione riguardanti lo
sviluppo della cooperazione francese.

Questo lavoro cerca di riunire tutti gli aspetti caratteristici della cooperazione francese,
evidenziandone successivamente alcuni elementi significativi e distintivi.
La ricerca risulta essenzialmente strutturata in tre parti.
Nella prima, dopo aver presentato molto sinteticamente il quadro macroeconomico
francese, viene dato spazio alle caratteristiche principali della struttura produttiva francese.

Con la seconda parte si entra nel cuore della ricerca. Viene descritto il movimento
cooperativo francese del quale, dopo una breve descrizione storica e della legislazione di
riferimento, vengono forniti i principali dati economici.

Chiude il lavoro un’analisi sulle principali tipologie di cooperative francesi analizzate per
settore: le cooperative agroindustriali, le cooperative di dettaglianti, le cooperative di consumo e le
cooperative di produzione (Scop).
Per questi comparti vengono proposti dei singoli casi, che rappresentano le più importanti
cooperative del settore. Le informazioni riguardanti queste cooperative non sono omogenee,
poiché non è stato possibile trovare per tutte la stessa ricchezza di dati e di notizie.

Occorre precisare che, sebbene costituisca una componente rilevante dell’intero movimento
cooperativo francese, il settore bancario non viene approfondito come gli altri settori, in quanto il
lavoro si è basato come fonte primaria sulla banca dati Amadeus di Bureau van Dijk, che non
comprende le banche e le società assicurative.

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1. Quadro macroeconomico
La Francia è la sesta economia mondiale in termini di Prodotto Interno Lordo dopo gli Stati Uniti, il
Giappone, la Germania, il Regno Unito e la Cina.
Nel 2007, il PIL (pari al 16% del prodotto interno lordo dell’Unione europea) ha registrato un
incremento dell’1,9%, (in leggero regresso rispetto alla crescita del 2% registrata nel 2006) attestandosi su
1.861 miliardi di euro, corrispondenti, in termini pro capite, a circa 29 mila euro per abitante.
In termini di reddito pro-capite la Francia si colloca al quattordicesimo posto mondiale, al di sopra
della media dell’UE e dell’Italia, ma al di sotto del dato tedesco e inglese.

La Francia è il quinto paese al mondo per l'esportazione nell'industria manifatturiera, (principalmente


beni strumentali) il quarto per i servizi ed il terzo per i prodotti agricoli ed agroalimentari (primo produttore
ed esportatore agricolo europeo e seconda potenza agricola a livello mondiale dopo gli USA).
In linea con la struttura tipica delle economie più avanzate, la ripartizione del valore aggiunto è così
distribuita: settore dei servizi 77,2%, settore industriale 20,6 (Germania 29,3%, Italia 26,6% e Inghilterra
23,2%) e agricoltura 2,2% (tab. 1).

Secondo gli ultimi dati OMC, nel 2007, nonostante la crescita delle proprie esportazioni e pur
rimanendo il quinto esportatore mondiale con una quota del 4,1% ed il sesto importatore con una quota del
4,3%, la Francia assiste ad un progressivo calo della propria quota di mercato nel commercio mondiale
(4,9% nel 2004; 4,4% nel 2005, 4,2% nel 2006 e 4,1% nel 2007).

La Francia continua ad essere una delle principali destinazioni degli investimenti diretti esteri (IDE), il
cui flusso, secondo i dati del FMI, è stato pari a 107,9 miliardi di Euro nel 2007.
Oggi quasi 2 milioni di persone, ossia il 16% degli effettivi del settore commerciale, è assunto da
società straniere ed il 47% del capitale delle imprese del CAC 40, il principale indice della borsa di Parigi, è
controllato da operatori stranieri.
In termini di flussi di IDE, la Francia si posiziona al 4° posto dopo Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la
Cina. Si posiziona invece al 2° posto per i flussi di IDE in uscita che raggiungono i 159 miliardi di USD,
seconda solo ai Paesi Bassi.

Dopo un periodo di crescita a ritmi più intensi (tra il 1997 e il 2001 con una media del 3%), la
crescita del PIL francese ha subito un forte rallentamento nel 2002 (+1,2%) e nel 2003 (+1,1), da attribuirsi
in buona misura a vari fattori esogeni.
L’economia francese ha dato comunque prova nell’ultimo triennio di una certa capacità di tenuta: nel
2004 il PIL ha registrato un aumento del 2,5%, sceso nel 2005 all’1,7 per risalire nel 2006 al 2%.

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Tabella 1: Produzione e Valore aggiunto per settori- 2007 (valori in miliardi di euro)

Fonte: Insee, comptes nationaux - base 2000.

I dati del 2007, pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INSEE), indicano un tasso di crescita
pari all’1,9%, un dato che si pone leggermente al di sotto della forchetta di crescita stimata dal governo
(compresa fra il 2% ed il 2,5%). Per il 2008, il governo punta ad una crescita prevista fra l’1,7% ed il 2%
anche se le previsioni di alcuni economisti e del FMI indicano una crescita stimata intorno all’1,5%. Nel 2009,
la crescita stimata dal governo si posiziona fra l’1,75% e il 2,25%.
La crescita del PIL 2007 rappresenta un risultato modesto, inferiore alla media UE ed ottenuto in un
contesto di ripresa dell’economia tedesca, primo mercato di sbocco dell’export francese.

Anche se in costante diminuzione, il livello di disoccupazione (7,8% a dicembre 2007) rimane


comunque elevato se comparato alla media europea pari al 6,8%.
La Legge per la fusione operativa fra l’ANPE (Agence Nationale Pour l’Emploi) e l’UNEDIC (Union
nationale interprofessionnelle pour l'emploi dans l'industrie et le commerce), votata nel gennaio 2007 dal
Parlamento, riforma in profondità il servizio pubblico d’impiego e favorisce l’incontro tra le domande dei
disoccupati e le offerte di occupazione.

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Il mercato del lavoro rimane caratterizzato da forti rigidità che il governo sta affrontando sia in
termini di flessibilità che in termini di valorizzazione delle ore supplementari lavorative, sia in termini di
abolizione dei regimi pensionistici speciali per alcune categorie lavorative che di contrasto alla Legge sulle 35
ore tutt’oggi in vigore.

Altro elemento congiunturale di rilievo è il controllo della spesa pubblica, con un deficit che ha
toccato i 50,6 miliardi di euro nel 2007, in aumento rispetto ai 39 miliardi del 2006. Tale risultato porta il
rapporto deficit/Pil al 2,7%, in lieve aumento rispetto al 2,5% registrato nel 2006.
Il rapporto debito pubblico1/Pil è in diminuzione essendo passato dal 66,8% nel 2005 al 64,6% nel
2006 ed al 64,7% nel 2007, con l’obiettivo di riportarlo al 60% entro il 2010 o, come appare più probabile,
entro il 2012.
Desta qualche preoccupazione la ripresa del fenomeno inflativo con un tasso del 2,6% nel dicembre
2007, (1,6% nel 2006) che, sommato alla scarsa crescita dei salari, incide negativamente sul potere
d’acquisto dei cittadini francesi

L’economia francese registra qualche difficoltà dal punto di vista industriale. Il dato di crescita, pari
all’1,5% dell’indice della produzione industriale, non è esaltante.
A tirare sono il terziario e le grandi imprese, mentre le piccole e medie imprese presentano una
scarsa propensione all’export e di conseguenza una scarsa competitività nel contesto internazionale. Tali
difficoltà vengono evidenziate dai risultati negativi del commercio estero.
La continua debolezza del dollaro, la fattura energetica negativa per 42 miliardi di euro, le difficoltà
nel settore dei beni intermedi che presenta un disavanzo di 12,4 miliardi di €, e la scarsa competitività delle
PMI sono le cause di un disavanzo commerciale record pari a 39,17 miliardi di € per il 2007 (28,23 mld nel
2006).

L’attuale governo ha messo in opera un vasto cantiere di riforme quinquennali teso alla
modernizzazione ed alla liberalizzazione dell’economia, mirata a valorizzare il lavoro e ad eliminare gli
ostacoli che frenano la crescita e limitano il potere d’acquisto.
Numerose leggi sono state già approvate (riforma e fusione fra l’Anp e Unedic per ciò che concerne il
mercato del lavoro, quasi totale abolizione della tassa di successione, valorizzazione e detassazione delle ore
supplementari di lavoro, detassazione sui mutui prima casa, abolizione dei regimi pensionistici speciali,
riforma dell’Università e della giustizia) ed altre sono in corso di studio, anche ispirandosi alle proposte
innovative contenute nel rapporto presentato da J. Attali2 al Presidente della Repubblica.

1
pari a 1.209 Mld di €.
2
Jacques Attali, economista e scrittore francese, ha presieduto la "Commissione per la liberazione della crescita" insediata da Sarkozy il
30 giugno 2007, composta da 42 membri fra loro eterogenei per formazione, esperienza professionale e convinzioni politiche. Fra di essi
vi sono economisti, analisti, storici, demografi, politici, imprenditori, dirigenti pubblici, giornalisti, ma anche scrittori e medici. Fra i
componenti anche membri stranieri, tra cui gli italiani Franco Bassanini e Mario Monti. La Commissione ha concluso i suoi lavori il 23
gennaio 2008 con la presentazione di un Rapporto finale “per liberare la crescita francese” comprendente 316 proposte formulate
consensualmente dai componenti della commissione. Non si tratta “né di una relazione né di uno studio, ma di un manuale d’uso per
riforme urgenti e radicali”. Partendo da una diagnosi sullo stato del mondo e della Francia, il rapporto fissa gli obiettivi primari per
realizzare una profonda innovazione del paese.

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2. La struttura delle imprese
Nel 2006 2,8 milioni di imprese3 attive nel territorio francese hanno impiegato 14,7 milioni di
lavoratori dipendenti4, con un fatturato di 3.182 miliardi di euro, ed un valore aggiunto di 830 miliardi di
euro (tab. 2). Di queste imprese oltre il 52% è rappresentato da imprese individuali.
Quattro settori concentrano più del 67% del fatturato prodotto oltre confine: il commercio (22%),
l’industria dei beni intermedi (19%), l’industria dei beni strumentali (14%) e l'industria automobilistica
(12%).

Analizzando le imprese francesi per classe dimensionale emerge come la concentrazione delle quasi
5.000 imprese di grandi dimensioni (oltre 250 addetti) sia maggiore nel settore industriale (35%) seguito dal
settore dei servizi alle imprese (20%) e dal commercio (18%) (tab. 3).

Un tratto assolutamente caratteristico della struttura economica francese è rappresentato

dall’'organizzazione in gruppo5 dei grandi soggetti economici francesi.


Nel 2006 i gruppi occupano un posto centrale nell'economia: se ne contano 38.998 con quasi 8
milioni di occupati (il 54% della forza lavoro totale), e con 2.357 mld di € di fatturato, che rappresenta il
74% dell’intero volume d’affari delle imprese francesi (tab. 4).
Con l'energia, l'industria automobilistica è il settore nel quale si registra la più alta presenza di
gruppi, presenti in maniera considerevole anche nelle attività industriali "pesanti" (beni strumentali e beni
intermedi), mentre nel commercio e negli altri servizi la ripartizione tra filiali di gruppi e imprese indipendenti
è più equilibrata.
Una parte dei gruppi che opera in Francia è controllata da capitali stranieri. Questi gruppi impiegano
quasi due milioni di lavoratori dipendenti (tab. 5), di cui più di tre quarti lavorano in quattro grandi settori:
industria di beni intermedi e strumentali, il commercio e i servizi alle imprese.
I gruppi americani sono i gruppi stranieri più presenti in Francia (23% degli occupati in gruppi
stranieri), seguiti dalle filiali dei gruppi tedeschi (15%), e da quelle inglesi (14%).

Un altro elemento significativo della struttura produttiva francese è il declino, sempre più netto nel
corso degli ultimi anni, dell’intervento pubblico nell’economia.
A fine 2006 lo Stato controlla quasi 850 società in Francia, che impiegano poco più di 800.000
lavoratori dipendenti (il 4% dell'occupazione dipendente totale6) (tab. 6).

3
Sono escluse le imprese agricole, banche ed assicurazioni.
4
Si fa riferimento agli occupati delle imprese private nei settori considerati. L’intera forza lavoro in Francia a fine 2006 ammonta a
22.952.000 addetti. La più alta concentrazione si ha nei seguenti settori:
- sanità, istruzione e assistenza sociale, (4.085.000 occupati);
- servizi alle imprese (3.355.000);
- commercio (3.046.000);
- amministrazione pubblica (2.870.000).
5
Un gruppo di società è un insieme di società controllate in maggioranza, direttamente o indirettamente, da una stessa società,
holding, non controllata, direttamente o indirettamente, in maggioranza da un'altra società.
6
Rispetto al 2005, si registrano 300 società in meno a controllo statale in seguito alla privatizzazione di cinque gruppi nei trasporti ed
alla ristrutturazione della cassa dei depositi e prestiti.

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A causa di queste continue dismissioni statali, nel 2006 solo nove imprese fra le prime cinquanta
dell'industria e dei servizi appartengono al settore pubblico: EDF occupa il quarto posto con un fatturato che
supera i 51 miliardi di euro, appena dinanzi a France Télécom. Seguono rispettivamente Gaz de France,
SNCF, La Poste, Safran, Thales, Areva e La Francaise des jeux (tab. 7).

Tab. 2: Principali indicatori delle imprese francesi per settore di attività (2006)

(1) esclusa l'industria del tabacco;


* non vengono considerate le attività finanziarie e l'agricoltura;
Fonte: Insee, Suse (Système unifié de statistiques d'entreprises)

Tab. 3: Imprese per classe di addetti e settori di attività (2006)

(1) imprese da 10 a 249 addetti;


* Non vengono considerate le imprese agricole e finanziarie;
Fonte: Insee, REE (Répertoire des Entreprises et des Établissements - Sirène)

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Tab. 4: Principali risultati dei gruppi d’impresa per classe di addetti -2006

(1) Vengono considerati i gruppi francesi e stranieri di cui gli occupati lavorano effettivamente in Francia.
Non sono considerati le imprese e i gruppi finanziari, agricoli, e quelli pubblici.
Fonte: Insee

Tab. 5: Principali risultati dei gruppi d’impresa attivi in Francia -2006

Vengono considerati i gruppi francesi e stranieri di cui gli occupati lavorano effettivamente in Francia.
(1)
(2)Gruppi di cui la Holding è straniera
Non sono considerati le imprese e i gruppi finanziari, agricoli, e quelli pubblici
Fonte: Insee

Tab. 6: Imprese a controllo pubblico 1985-2006

Fonte: Insee

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Tab. 7: I principali gruppi francesi dell’industria e servizi -2006

(1) dati consolidati delle imprese private e pubbliche dell’industria e dei servizi, eccetto le banche e le assicurazioni
(2) fatturato non consolidato
Fonte : L'Expansion.

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3. Le principali forme societarie francesi.
Nella tabella seguente vengono riportate le principali forme societarie francesi ad eccezione delle
imprese cooperative ampiamente trattate successivamente. Seguono le principali caratteristiche delle
tipologie societarie elencate.

Tab. 8: Le principali forme societarie francesi

Société Anonyme (S.A.)


E' la forma giuridica che più si avvicina alla S.p.A. italiana. Il capitale minimo richiesto è di 37.000
euro. Gli azionisti devono essere almeno 7. E’ obbligatoria la revisione contabile dei bilanci. Solo la metà del
capitale deve essere immediatamente versata: il versamento totale avviene in una o più soluzioni nell'arco di
5 anni a partire dalla data di registrazione.
Gli azionisti devono riunirsi almeno una volta l'anno per approvare i bilanci e decidere la distribuzione
degli utili.
La gestione ordinaria é deputata al Consiglio d'Amministrazione (Conseil d'Administration), che
elegge il Presidente – che può essere anche il Direttore Generale (PDG) - oppure al Consiglio di Controllo
(Conseil de Surveillance) che nomina un Comitato di gestione (Directoire).
Le decisioni dell'Assemblea Generale sono prese a maggioranza dei voti. Per alcune decisioni
importanti (fusioni, modifiche dello statuto sociale) é obbligatoria la convocazione di un'Assemblea generale
straordinaria che decida a maggioranza dei 2/3.

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Société par Action Semplifiée (S.A.S.), Société par Action Semplifiée Unipersonelle (S.A.S.U.)
La S.A.S. è una forma societaria creata recentemente per attirare gli investitori interessati ad
operazioni di partnership o di joint venture.
La S.A.S. presenta tutte le caratteristiche della S.A. sia per quanto riguarda la responsabilità degli
azionisti, limitata al conferimento del capitale, che per il regime fiscale (è soggetta all’Impôt sur les Sociétées
- IS, Imposta sulle persone giuridiche).
Se ne distingue invece per l’ampia libertà di cui i soci godono nell’amministrazione dell’impresa e
nella determinazione delle modalità di funzionamento interno. Deve essere nominato un Presidente che
disponga di poteri di rappresentanza verso terzi; solo un numero limitato di decisioni (aumento di capitale,
fusione, approvazione dei bilanci) richiede il consenso dell’assemblea generale; le modalità relative alle altre
decisioni sono liberamente stabilite nello statuto.
Il capitale minimo richiesto è di 37.000 euro e deve essere interamente versato alla costituzione.
Una S.A.S. deve avere come azionisti almeno due società con un capitale minimo di 230.000 euro
ciascuna.
Le S.A.S. non possono fare ricorso al pubblico risparmio. Una S.A.S. può avere un azionista unico, in
tal caso è una società per azioni semplificata unipersonale (S.A.S.U).

Société à Resposabilité Limitée (S.A.R.L.)


E’ la forma societaria più vicina alla S.R.L. italiana. Il capitale minimo è di 7.500 euro, da versare
interamente al momento della costituzione. Gli azionisti devono essere almeno 2. Il modo di funzionamento
è analogo a quello della S.A., ma la gestione è affidata ad un amministratore unico (o più di uno se i soci lo
desiderano). Le decisioni dell’Assemblea generale ordinaria sono prese a maggioranza dei voti.
Le modifiche allo statuto della società richiedono la maggioranza di almeno i 3/4 del capitale.

Entreprise Unipersonelle à Responsabilité Limitée (E.U.R.L.)


Nel caso in cui esista un solo socio, la S.A.R.L. assume la denominazione d'Impresa Unipersonale a
Responsabilità Limitata (E.U.R.L.), mantenendo le caratteristiche cui si è precedentemente fatto cenno.

Société en Nom Collectif (S.N.C.)


Questa forma societaria ricalca la corrispondente S.N.C. italiana. L’inconveniente maggiore è
l’illimitata responsabilità dei soci: essi rispondono in solido e indefinitamente degli obblighi sociali.
I vantaggi di questa struttura sono la sua flessibilità (non sono richiesti requisiti particolari per il
capitale minimo, per il Consiglio d'Amministrazione, per la ripartizione dei profitti e per i diritti di voto) ed il
suo statuto fiscale (sono i soci ad essere soggetti all’imposta sugli utili, in proporzione ai loro diritti nella
S.N.C.). Questo tipo di società deve avere come minimo due azionisti/partners.

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ALTRE FORME D'ORGANIZZAZIONE ECONOMICA

Groupe d’interet Economique (G.I.E.)


Le regole di funzionamento del G.I.E., la sua gestione ordinaria, il controllo e l’assegnazione dei
profitti e delle perdite sono stabiliti in base ad un contratto sottoscritto dai membri. Il G.I.E. ha personalità
giuridica propria, ma la sua attività deve avere carattere accessorio rispetto a quella dei suoi membri. I
G.I.E. sono spesso costituiti per realizzare operazioni di ricerca e sviluppo, di vendita ed esportazione,
d'acquisti in comune per conto dei membri.
Nel caso del G.E.I.E. - Gruppo Europeo d’Interesse Economico - solitamente prescelto per operazioni
internazionali, i membri sono di nazionalità differente. I detentori delle azioni o partners devono essere
almeno due.

Bureaux de Liaison
L'ufficio di collegamento non é un'entità giuridica distinta dalla società estera di cui é emanazione. La
sua funzione é quella di raccogliere informazioni sul mercato e di promuovere l'attività della società madre;
nello svolgimento di tale attività, l’ufficio di collegamento non é soggetto all'imposizione vigente in Francia
per le società. L'unica formalità da adempiere é l'iscrizione dell’ufficio al Registro del Commercio e delle
Società (R.C.S.), dove, di fatto, è la società estera a trovarsi iscritta. I direttori della società devono essere in
possesso di un permesso di lavoro.

Succursales – Succursali/FILIALI
Diversamente dagli uffici di collegamento, le succursali possono esercitare tutte le attività proprie
dell'azienda. Gli obblighi legali richiesti sono poco restrittivi (un direttore, nessun capitale minimo, nessuno
statuto, nessun revisore). La costituzione di una succursale richiede la traduzione in francese dello statuto; la
filiale necessita, invece, di uno statuto conforme alla legislazione francese. La succursale, inoltre, rende
possibile, in determinati casi, una detrazione fiscale nel paese di residenza se l'attività francese genera
perdite nel corso dei primi esercizi.
L'inconveniente maggiore per questo genere di società risiede nell'indefinita responsabilità estera dei
debiti contratti dalla succursale francese (poiché non si tratta di due enti separati), e nella possibilità
dell'Amministrazione fiscale francese di svolgere indagini sui bilanci della sede se quest'ultima verifica i
bilanci della succursale. Le succursali sono utilizzate soprattutto nel settore bancario.

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1. La storia del movimento cooperativo francese
La nascita del movimento cooperativo francese si può far risalire al 1750, quando le prime forme di
società cooperative del settore caseario cominciarono a stabilirsi nella regione Franche-Comté.
A parte i primi importanti teorizzatori del principio cooperativo, quali Charles Fourier, Philippe
Buchez e Louise Blanc, “l’organizzazione cooperativa” ebbe inizio negli anni 30 dell’800, quando si
svilupparono le varie sfaccettature del movimento e furono fondate le prime cooperative agricole, di
consumatori e di produzione, che, sotto la guida di Bouchez e Blanc, furono le più importanti e numerose
negli anni a seguire.
In Francia, in quel periodo paese poco industrializzato e con un’elevata disoccupazione, le prime
cooperative cercarono proprio una risposta a questo grave problema. Esse si ispirarono agli ateliers
nationaux, vere e proprie officine statali, nate dalle idee socialiste di Louise Blanc, in cui trovavano impiego
i lavoratori urbani disoccupati per svolgere opere di pubblica utilità. Grazie agli incentivi concessi con i
decreti legge del luglio 1848, vennero fondate molte cooperative, fra le quali l’Atelier social di Cliché,
creato da un gruppo di operai parigini per produrre indumenti per la guardia nazionale, sulla base del
principio di un salario uguale per tutti e di guadagni equamente distribuiti.
Pionieri e teorici della cooperazione come Bouchez e Blanc, diffusero l'idea di statuti societari che
prevedevano la destinazione dell'utile di esercizio, per l'80% alla remunerazione del lavoro dei soci e per il
restante 20% ad accumulazione indivisibile al fine di costituire ed accrescere il patrimonio della
cooperativa.
Tali esperienze, pur non producendo nell’immediato i risultati sperati, diedero comunque luogo ad
un “fermento” che, a partire dal 1864 vide la rinascita ed il successivo sviluppo su vasta scala della
cooperazione di produzione e lavoro.

Il modello cooperativo francese si caratterizza in questa fase per la presenza forte e autonoma
della cooperazione di produzione, finalizzata alla garanzia dell’occupazione dei soci-operai e spesso
sostenuta da politiche pubbliche. Nel 1864 fu creata la Camera Consultiva delle Cooperative. Nel 1893
nacque la Banca Cooperativa delle Società Operaie di Produzione. Lo stesso Napoleone III emise un
provvedimento di sostegno alle cooperative di produzione.
L’importanza della cooperazione di produzione a base lavorativa prevalentemente operaia non
impedì tuttavia lo sviluppo di quella di consumo, e più tardi della cooperazione agricola e del credito
agrario.
La prima cooperativa di consumatori, nata nel 1863, focalizzò la sua attività sull’assistenza ai
gruppi di lavoratori e nel 1884 la Confederazione Generale della produzione dei lavoratori divenne una

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realtà. Nel 1865 fu avanzata la prima proposta di una legislazione cooperativa e due anni dopo fu messa in
atto.
In questo periodo si svilupparono particolarmente i contatti con le cooperative del Regno Unito e di
altri paesi Europei, ed i soci delle cooperative francesi proposero la preparazione di un Congresso
Internazionale di Cooperative in concomitanza con la Esibizione Universale di Parigi del 1867. Il progetto,
però, non ebbe seguito a causa dell’opposizione del governo Francese.
Il movimento continuò a crescere producendo nuove organizzazioni ed una nuova generazione di
teorizzatori del principio cooperativo, tra i quali si ricordano: Edouard de Boyve, Auguste Fabre, Charles
Gide. Essi produssero anche una serie di scritti sulla cooperazione, molti dei quali furono pubblicati da case
editrici cooperative di proprietà degli operai.
Gli anni ’90 del 1800 furono il decennio di maggiore attività per le cooperative di credito. Sorse una
Banca Cooperativa di società di produzione-lavoro, fu emanata una legge sulle cooperative di credito
agricolo e le nuove cooperative di credito nel settore dell’agricoltura si organizzarono in federazioni
regionali che poi divennero il Crèdit agricole.

Il nuovo secolo vide una crescita vigorosa del movimento cooperativo in Francia ed una
partecipazione attiva all’ICA, che era stata appena fondata e che tenne il suo secondo e quarto Congresso
a Parigi rispettivamente nel 1896 e nel 1900.
Le cooperative scolastiche divennero materia di discussione e nacquero anche le prime società di
assicurazione mutualistiche. Le varie organizzazioni andarono pian piano unendosi in federazioni regionali e
poi nazionali, in particolar modo per quanto riguarda le cooperative di consumatori, di credito, agricole ed
immobiliari. Fu fondata anche una Società Cooperativa di Vendita all’Ingrosso e, nel 1917, nacque una
Banca Cooperativa Centrale a Parigi.

Dopo una rapida ripresa dagli effetti della prima guerra mondiale, le cooperative francesi si
mossero verso un nuovo periodo di crescita. Gli anni tra le due guerre furono un periodo di continua
crescita in dimensioni, complessità e qualità delle cooperative.
La seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca crearono scompiglio e furono spesso fatali per
molte infrastrutture e organizzazioni cooperative. Con la fine della guerra questo momento fu presto
superato ed il movimento cooperativo ebbe la possibilità di riattivarsi.

Dal 1945 al 1948 le cooperative agricole si riconfigurarono in 15 nuove federazioni nazionali, a


preannunciare la potente ristrutturazione dell’agricoltura francese ed europea e delle cooperative agricole
che caratterizzò il secondo dopoguerra.
Il 10 settembre 1947 viene introdotta la legge che introduce lo statuto della cooperazione e nel
1968 viene fondato il Il Groupement national de la cooperation (GNC)7, l’associazione nazionale di

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I suoi associati sono le organizzazioni nazionali rappresentative delle diverse tipologie cooperative.
- l’Association Nationale de la Copropriété et des Copropriétaires (ANCC), www.copropriete-cooperative.com
- la Banque Fédérale des Banques Populaires (BFBP), www.banquepopulaire.fr
- le Groupe Crédit Coopératif, www.credit-cooperatif.coop

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riferimento per il movimento cooperativo francese, con il compito di rappresentare, promuovere e
riconoscere la forma cooperativa.

Le cooperative di consumo organizzarono, negli anni a seguire, le loro attività in strutture più
ampie e complesse per fornire una gamma più vasta di servizi agli utenti. Negli anni ’80 questa struttura
pesante andò quasi a sopraffare le cooperative di consumo, portando talora al fallimento forzato o
comunque ad una ristrutturazione radicale del movimento in una struttura più leggera e decentralizzata.
La proposta di nazionalizzare tutte le banche francesi nel 1980 ebbe presto un decisivo impatto
sulle strutture cooperative di credito ma poi non venne portata a compimento. Così queste strutture hanno
mantenuto e incrementato sempre più una rilevante forza cooperativa non solo in Francia, ma anche in
Europa e su scala mondiale.

- le Groupe Caisse d’Epargne, www.caisse-epargne.fr


- le Comité de Coordination des OEuvres Mutualistes et Coopératives de l’Education Nationale (CCOMCEN), www.ccomcen.org
- la Confédération Générale des Sociétés Coopératives de Production (CG Scop), www.scop.coop
- la Confédération de la Coopération, de la Mutualité et du Crédit Maritimes (CMCM), www.cmcm.org
- la Confédération Nationale du Crédit Mutuel (CNCM),www.creditmutuel.com
- la Confédération Nationale de la Mutualité, de la Coopération et du Crédit Agricoles (CNMCCA),
- La Fédération des enseignes du Commerce Associé (FCA), www.commerce-associe.fr
- la Fédération Française des Coopératives et Groupements d’Artisans (FFCGA), www.ffcga.coop
- la Fédération Nationale des Coopératives de Consommateurs (FNCC), www.fncc.coop
- la Fédération Nationale des Sociétés Coopératives d’HLM (FNSCHLM), www.hlm.coop
- l’Office Central de la Coopération à l’École (OCCE), www.occe.coop
- la Fédération Nationale des Coopératives et Groupements du Transport (Unicooptrans),

16
2. La legislazione sulle imprese cooperative

La legge del 10 settembre 19478 introduce lo statuto della cooperazione. Questo testo è la base
giuridica comune a tutte le cooperative in Francia, che ha portato alle cooperative un quadro giuridico
coerente, ben adattato alla grande varietà del movimento cooperativo francese.
Dopo il titolo III della legge del 24 luglio 1867 dedicato alle cooperative come società a capitale
variabile, la legge del 1947 segna un progresso importante con l'adozione di uno statuto generale della
cooperazione ed il riconoscimento della loro identità.
Oltre ai loro settori d'attività specifici, questa legge ha dato al modello cooperativo una legittimità
comune ed un'identità singolare nel diritto francese. Definisce le cooperative per la loro natura, di società, e
non di associazioni o di organismi senza scopo lucrativo, e per il loro oggetto, di risposta alle necessità
economiche e sociali dei loro soci.

La legge del 10 settembre 1947 enuncia tutti i principi propri dell'organizzazione di una impresa
cooperativa: democrazia basata sul principio "una testa un voto9", doppia qualità d'utente e di
socio10, libertà d'adesione11, indivisibilità delle riserve12, remunerazione limitata del capitale13 e
ristorno cooperativo14.

La legge recante lo statuto della cooperazione è stata regolarmente completata ed adattata per
creare nuovi strumenti al servizio delle cooperative.
Nuove leggi speciali, circa venti, sono venute ad aggiungersi alla legge generale del 1947, dotando
più tipi di cooperative di statuti specifici adeguati alle loro diverse attività. Quest'insieme di leggi costituisce
un vero e proprio "diritto cooperativo", in cui il principio è che le leggi speciali derogano alla legge generale.
Di conseguenza di questo stesso principio, la legge del 1947 si applica soltanto in mancanza di norme
particolari per ogni categoria di cooperative. Quindi nel caso di conflitti tra diverse fonti legislative applicabili
alle imprese cooperative vale la seguente gerarchia:
1) le leggi speciali che disciplinano le singole categorie di cooperative (ad esempio, la legge del 1 luglio
1978 recante lo statuto delle cooperative di produzione e lavoro (SCOP), o la legge del 7 maggio
1917 relativa alle cooperative di consumo, ecc....);

8
Questa legge permette la creazione di strutture sottoposte al suo solo regime: cooperative, consorzi di cooperative ed “unioni
dell'economia sociale - U.E.S - (quest'ultimi dispongono di alcuni sgravi e di un azionariato particolare formato per lo più da organismi
detti "dell'economia sociale").
9
« Chaque associé dispose d’une voix à l’assemblée générale ». Article 9 (extrait), loi du 10 septembre 1947
10
Les coopératives sont des sociétés dont les objets essentiels sont : 1. De réduire, au bénéfice de leurs membres et par l’effort
commun de ceux-ci, le prix de revient et, le cas échéant, le prix de vente de certains produits ou de certains services. (…) Article 1er
(extrait) loi du 10 septembre 1947.
11
Les coopératives « sont tenues de recevoir pour associés ceux qu’elles admettent à bénéficier de leur activité ou dont elles utilisent le
travail et qui satisfont aux conditions fixées par leurs statuts. » Article 3 (extrait), loi du 10 septembre 1947 ;
12 « (…) les sommes disponibles après imputation sur les excédents d’exploitation des versements aux réserves légales ainsi que des
distributions effectuées conformément aux articles (…) sont mises en réserve ou attribuées sous forme de subvention soit à d’autres
coopératives, ou unions de coopératives, soit à des oeuvres d’intérêt général ou professionnel. » Article 16, loi du 10 septembre 1947 ;
13 « Les coopératives ne peuvent servir à leur capital qu’un intérêt dont le taux, déterminé par leurs statuts, est au plus égal au taux
moyen de rendement des obligations des sociétés privées publié par le ministre chargé de l’économie. », Article 14, loi du 10 septembre
1947
14
« Nulle répartition ne peut être opérée entre les associés si ce n’est au prorata des opérations traitées avec chacun d’eux ou le travail
fourni par lui. » Article 15, 1er paragraphe, loi du 10 septembre 1947.

17
2) la legge del 10 settembre 1947 recante lo statuto della cooperazione;
3) il titolo III della legge del 24 luglio 1867 relativa alle società a capitale variabile;
4) la legge del 24 luglio 1966 relativa alle società commerciali, visto che un’impresa cooperativa deve
anche conformarsi alle norme del codice civile che fissano il quadro giuridico generale delle società
indipendentemente dalla sua forma cooperativa. Se ha adottato lo statuto di una società per azioni
(société anonime, S.A) o a responsabilità limitata (S.A.R.L), una cooperativa deve seguire le
disposizioni della legge che disciplinano queste società.

In Francia, le cooperative godono di alcuni privilegi fiscali. In particolare le agevolazioni


riguardano la tassa professionale e l’imposta sulle società.
Per quanto attiene alla tassa professionale, che costituisce la prima imposta locale,15valgono le
seguenti disposizioni:
le Scop (società cooperative di produzione), le cooperative marittime, di artigiani e di trasportatori
sono esonerate dalla tassa professionale;
le cooperative agricole sono assoggettate a metà base (imponibile) della tassa professionale. Ciò
vale per le cooperative che hanno più di 3 lavoratori dipendenti. D'altra parte alcune attività delle
cooperative agricole, che possono anche essere svolte dagli agricoltori sono esonerate dalla tassa
professionale: vinificazione, magazzinaggio e confezionamento di frutta e verdura, attività delle
cooperative d'utilizzo in comune di materiale agricolo CUMA, ecc.
Per l’imposta sulle società le agevolazioni concesse alle cooperative sono le seguenti:
le SCIC (società cooperative di interesse collettivo)16 e le cooperative agricole vedono gli utili
accantonati a riserva indivisibile esonerati dall'imposta sulle società.
le cooperative di artigiani, di trasportatori, marittime beneficiano di un regime di "trasparenza
fiscale": le somme ridistribuite dalla cooperativa ai soci sono tassate al livello del socio, e non della
cooperativa. Inoltre gli utili portati a riserva indivisibile sono esonerati dall'imposta sulle società.

Analizzando le norme riguardanti i principi caratteristici del modello cooperativo, sopra elencati, è
interessante soffermarsi in particolare su due di questi: l’indivisibilità delle riserve e la remunerazione limitata
del capitale.

15
La tassa professionale (TP) è una delle quattro imposte dirette locali riscosse dagli enti territoriali francesi. Riguarda soltanto le
imprese, mentre le tre altre sono imposte sopportate dalle famiglie. Rappresenta il 50% delle entrate fiscali degli enti territoriali. Nel
2005 ha superato i 25 miliardi di euro, poco più della metà dell’imposta sulle società (50 miliardi di euro).
16
La società cooperativa d'interesse collettivo (SCIC) è una nuova forma d'impresa cooperativa, creata nel 2001, che
- permette di associare attorno allo stesso progetto attori multipli: lavoratori, volontari, utenti, comunità pubbliche, imprese,
associazioni, privati, tutti i tipi di beneficiari e di persone interessate a titolo diverso;
- produce dei beni o servizi che soddisfanno le necessità collettive di un territorio con la migliore mobilizzazione possibile delle
sue risorse economiche e sociali;
- si iscrive in una logica di sviluppo locale e duraturo, è ancorato in un territorio, e favorisce l'azione di prossimità e la la
strutturazione a rete degli attori di uno stesso bacino d'impiego;
- presenta un interesse collettivo ed un carattere d'utilità sociale garantito dalla sua vocazione intrinseca di organizzare, tra
attori di qualsiasi orizzonte, una pratica di dialogo, di dibattito democratico, di formazione alla cittadinanza, di presa di
decisione collettiva... e con la sua vocazione d'organismo senza scopo lucrativo. Al 30 giugno 2007,. 97 SCIC erano in attività.

18
In Francia, per quanto attiene alla parte dei profitti che deve essere accantonata a riserva
indivisibile, la percentuale varia in funzione delle diverse tipologie di cooperative. Il caso più frequente è
quello della riserva legale, tra il 5% ed il 15% degli utili secondo i tipi di cooperative.
Nel caso di scioglimento della cooperativa la legge del 10 settembre 1947 prevede che "l'attivo netto
sussistente dopo l’estinzione del passivo e il rimborso del capitale effettivamente versato è devoluto, con
decisione dell'assemblea generale, sia ad altre cooperative o unioni di cooperative, sia a delle opere di
interesse generale o professionale.

Il tasso di remunerazione delle quote sociali è limitato al tasso medio di rendimento delle
obbligazioni fissato dal ministero dell'economia (4,65% attualmente).
Nel 1992, modificando la legge del 1947, il legislatore ha creato nuove categorie di azioni per
patrimonializzare maggiormente le cooperative. Di conseguenza esistono, nell’attuale panorama di strumenti
finanziari, molte possibilità, che permettono di rendere più alta la remunerazione dei capitali apportati dai
soci. Si fa riferimento, ad esempio, alla possibilità di ammettere nella compagine sociale soci finanziatori o a
tipi particolari di azioni (ad interesse prioritario senza diritto di voto, certificati cooperativi di soci, ecc.).
Se da un lato, in materia di strumenti finanziari a disposizione delle cooperative francesi ci sono delle
analogie con la legislazione italiana, dall’altro una grande differenza è data dal fatto che in Francia non c’è
un equivalente del "prestito sociale" italiano.

Per quanto attiene più propriamente agli aspetti riguardanti la governance, una cooperativa francese
può creare filiali di diritto comune per rafforzare la sua partnership o la sua posizione sul mercato, dal
momento che quest'operazione contribuisce alla realizzazione del suo oggetto sociale.
Non ci sono dunque incompatibilità tra la qualità di società cooperativa e di società holding a capo di
un gruppo cooperativo, che, come si vedrà nei paragrafi successivi, rappresenta la soluzione organizzativa
operata dalle maggiori cooperative nei diversi settori.

19
3. Il peso del movimento cooperativo francese
Le imprese cooperative costituiscono una parte importante del paesaggio socio-economico francese,
visto che, da quasi un secolo per alcune e da oltre cinquanta anni per molte, contribuiscono alla crescita
economica della Francia. Le cooperative francesi sono presenti nella maggior parte dei settori d'attività:
agricoltura, produzione industriale, commercio, abitazione, finanza, servizi, ecc.
Oggi il movimento cooperativo francese consiste sinteticamente in:
21.000 imprese cooperative con più di 900.000 lavoratori dipendenti;
535.000 imprese associate;
il 75% degli agricoltori aderisce almeno ad una cooperativa;
il 60% dei depositi bancari;
il 25% del commercio al dettaglio.

Questi dati sintetici trovano riscontro nelle tabelle seguenti (9 e 10) dove vengono rispettivamente
rappresentate le principali variabili economiche sia delle imprese cooperative, considerate per settore di
attività e per tipologia, sia delle banche cooperative.
I valori totali delle strutture cooperative e dell’occupazione riportati nella prima tabella non
coincidono con quelli sopra menzionati poiché non si dispone di una completa informazione17 per tutti i
settori di attività e anche perché alcune tipologie di cooperative non sono state considerate (le cooperative
scolastiche e le SCIC, società cooperative d’interesse collettivo).
Dall’analisi dei dati riportati risulta evidente quanto segue:
la cooperazione francese si caratterizza fortemente per essere, per il tipo di rapporto
mutualistico che intercorre tra la cooperativa e il socio, una cooperazione di conferimento
e di supporto, prevalentemente nei due settori del commercio al dettaglio e dell’agro-
industria;
le banche cooperative hanno un ruolo centrale nel sistema bancario francese, con oltre 19
milioni di soci e 78 milioni di clienti.

Risulta fin troppo evidente come per volume d’affari prodotto (il 96% del totale) e per occupazione
(72%) le cooperative agro-industriali e le cooperative di imprenditori, operanti nel commercio al dettaglio,
rappresentino, assieme ai quattro grandi gruppi bancari cooperativi, la struttura portante dell’intero sistema
cooperativo francese.
Per maggiore precisione occorre sottolineare come questa struttura è costituita da poche imprese,
poiché i due settori maggiori sono caratterizzati da una crescente concentrazione, in cui si distinguono grandi
eccellenze. Basti pensare come nell’agro-industria il 10% dei gruppi cooperativi realizzi il 75% del volume
d’affari globale della cooperazione agro-industriale. Nel commercio al dettaglio due sole cooperative
(ACDLEC- E. Leclerc e SYSTEME U) sono rappresentative del 41% del fatturato totale di tutte le cooperative
del settore con oltre 46 miliardi di euro.

17
Si fa riferimento ai dati della numerosità e dell’occupazione delle imprese controllate dalle cooperative non disponibili per tutti i
settori.

20
Tab. 9: Il movimento cooperativo francese per tipologia e attività (dati 2006)

** dati al 2007.
(1) sono compresi gli addetti delle società controllate;
(2) sono compresi gli addetti delle imprese socie; il dato degli occupati nelle centrali cooperative è di quasi 30.000
addetti;
(3) sono compresi gli addetti delle imprese socie; il dato degli occupati nelle cooperative è di 2.600 addetti;
(4) sono compresi gli addetti delle imprese socie; il dato degli occupati nelle cooperative è di 1.200 addetti.

Tab. 10: I gruppi bancari cooperatvi francesi (dati 2006)

*PNB: Il prodotto netto bancario è la differenza tra i proventi e gli oneri di gestione bancari, esclusi gli interessi su crediti di dubbia
esigibilità. Misura il contributo specifico delle banche all’aumento della ricchezza nazionale e può essere confrontato con il valore aggiunto
prodotto dalle imprese non finanziarie.

21
Tuttavia ci sono degli aspetti meno noti della cooperazione francese che meritano di essere
evidenziati:
la cooperazione di supporto francese, oltre a raggiungere performance economiche invidiabili,
permette ad oltre 536.000 imprese, piccole, medie, ed artigiane di rimanere indipendenti, e ne
favorisce lo sviluppo anche in settori altamente concentrati;
nella cooperazione di utenza, due tra le più grandi cooperative di consumo, Coop Atlantique e Coop
Alsace, nelle due regioni Poitou-Charentes e Alsace, rappresentano i principali datori di lavoro
privati, con rispettivamente 4.374 occupati ed oltre 4.000 addetti. Sempre, in questa tipologia di
cooperative, si segnalano le cooperative d’abitazione, che rivolte ai ceti sociali meno abbienti, hanno
realizzato in Francia più di 400.000 alloggi, e le cooperative scolastiche, molto numerose, che con
oltre 4 milioni di soci (gli studenti) contribuiscono al miglioramento della scuola e a rendere più
dinamico l'insegnamento;
le Scop, società cooperative di produzione hanno visto aumentare negli ultimi 10 anni il numero dei
propri addetti di oltre 7.000 unità, e rappresentano la principale rete di imprese partecipative in
Francia. Infatti, mentre solo l’1% delle PMI francesi con meno di 50 lavoratori dipendenti hanno
sottoscritto un accordo di compartecipazione agli utili, il 98% delle Scop lo ha fatto. Ogni anno, le
Scop trasferiscono più del 45% del loro risultato ai dipendenti sotto forma di partecipazione agli utili.
Le Scop sono, inoltre, le sole imprese in Francia che associano l’83% dei propri occupati al capitale
dopo 2 anni di presenza.
il prodotto netto bancario (Pnb) delle banche cooperative, capeggiate da Crédit Agricole (primo
gruppo bancario in Europa per clientela retailing, e secondo a livello europeo e sesto a livello
mondiale per patrimonio), non riflette il loro sostegno alle piccolissime (TPE) e piccole-medie
imprese (PME). Analizzando, infatti, la ripartizione degli impegni creditizi bancari presso le TPE/PME
emerge come il 79% di questi viene concesso dalle banche cooperative, con un impegno al 30
giugno 2007 di 222 miliardi di euro.

Questo breve elenco mostra sfaccettature diverse della cooperazione francese, meno note delle
performance delle grandi cooperative, ma non per questo meno importanti. Le cooperative, infatti,
contribuiscono allo sviluppo occupazionale nei vari settori di attività, alla crescita locale dei territori in cui
sono radicate e rappresentano un fattore di coesione sociale e di redistribuzione di ricchezza.

Da segnalare, inoltre, come il panorama dell’economia sociale francese sia arricchito oltre dalle
imprese cooperative anche dalle mutue, dalle fondazioni e dalle associazioni. Nella previdenza e
nell’assistenza sanitaria la mutualità francese, che raccoglie oltre 2.000 mutue, con un livello di copertura
che raggiunge quota 38 milioni di persone in Francia, con più di 25.000 addetti, rappresenta la prima rete
sanitaria e sociale della Francia con oltre 2.200 servizi offerti18.

18
Fédération nationale de la mutualité française

22
Le mutue francesi raggiungono risultati ragguardevoli anche nella fornitura di servizi assicurativi,
dove si hanno meno imprese (circa 35 che coprono 16,5 milioni di associati) ma di dimensioni molto più
grandi (le prime 9 mutue assicurative francesi19 realizzano un fatturato di quasi 36 mld. di €).
E’ il caso, soprattutto, di Groupama (14,2 Mld € di volume d’affari, 11 milioni tra clienti e soci e
30.500 addetti) gruppo francese ed internazionale20, leader del settore mutualistico in Francia. Questo
gruppo, fortemente radicato nel tessuto economico e sociale francese, dispiega le proprie attività in ogni
settore dei servizi assicurativi, finanziari e bancari, con un'attenzione particolare rivolta agli agricoltori (è il
primo assicuratore del comparto agricolo in Francia).
E’ difficile quantificare il peso economico totale prodotto dall’intera economia sociale, ma per avere
un’idea di massima si stima che il volume d’affari prodotto dall’economia sociale francese si attesta intorno al
10% del P.I.L. con oltre 1,8 milioni di dipendenti (esclusi i volontari)21.

19
Groupama, la Mondiale Groupe, MMA, MAAF, MAIF Groupe, Azur GMF, SMABTP, Groupe MACSF, Groupe MGEN
20
E’ presente in ben 11 paesi tra cui l’Italia da oltre 125 anni.
21
Fonte: Le Groupe Chèque Déjeuner (www.groupe-cheque-dejeuner.com/economie/economie.html)

23
1.1 La cooperazione agricola nell’ordinamento giuridico francese:
Le cooperative agricole hanno per oggetto "l'utilizzo in comune da parte degli agricoltori di ogni
mezzo necessario a facilitare e a sviluppare la loro attività economica. Contribuiscono, inoltre, a migliorare e
ad aumentare i risultati di quest'attività" (articolo L.521.1 del codice rurale).
Queste imprese svolgono le funzioni complementari all’attività dei propri soci: approvvigionamento,
raccolta, trasformazione e vendita dei prodotti e servizi.

La società cooperativa agricola è una società giuridicamente specifica, disciplinata dalla legge del 27
giugno 1972. Questa specificità si traduce nello statuto giuridico delle società cooperative agricole22, che
oltre ad essere unitario, "autonomo", e anche "sui generis", risulta accompagnato da una serie di opzioni
facoltative ed indipendenti le une dalle altre.
La normativa precedente alla legge del 1972 (l'ordinanza del 26 settembre 1967) distingueva due tipi
di cooperative: le piccole cooperative che conservavano la forma di società cooperativa tradizionale, e le
grandi che avrebbero adottato l'altra forma (di società) commerciale.
Tale disposizione rompeva l'unità del movimento cooperativo, e andava ad integrare una parte delle
cooperative agricole fra le imprese industriali e commerciali con tutte le conseguenze fiscali (le cooperative
agricole beneficiano di alcune agevolazioni fiscali come si è visto precedentemente).

La legge del 27 giugno 1972 ha avuto così il merito di ristabilire l'unità giuridica dello statuto della
cooperazione agricola. Il dualismo società semplice-società commerciale non si concepisce più: possiedono,
tutte, lo stesso statuto giuridico. Come anticipato prima, questa legge ha introdotto per le cooperative
agricole una serie di deroghe alla disciplina generale della cooperazione23, di seguito elencate:

1) la deroga all’attività esclusiva con i soci, in base alla quale viene concessa alle cooperative
agricole la possibilità di svolgere operazioni anche con soggetti che non sono soci24. Questo per
attenuare un'eventuale insufficienza - qualitativa o quantitativa - di prodotti, e anche per

22
"Le società cooperative agricole e i loro consorzi formano una categoria speciale di società, distinte dalle società civili e dalle società
commerciali." Hanno la personalità morale e la piena capacità."
23
Si fa riferimento ai seguenti principi introdotti dalla legge del 1947: doppia qualità del socio, attività della cooperativa rivolta ai soli
soci, ristorno, interesse limitato al capitale, indivisibilità delle riserve, rimborso delle azioni al loro valore nominale, una testa - un voto,
radicamento territoriale.
24
La definizione di terzo non cooperatore è un concetto molto ampio che include ogni persona fisica o giuridica, anche non
appartenente al mondo agricolo e alla zona della cooperativa ed avente bisogno dei servizi della società

24
armonizzare la disciplina francese con quella degli altri paesi, visto che la Francia era il paese che
applicava l’esclusivismo nel modo più rigoroso.
Questa deroga ha dei limiti:
il limite del 20% del fatturato annuale (limite massimo) svolto con terzi;
è subordinata ad una deliberazione dell’assemblea straordinaria;
deve essere predisposto statutariamente che tale deroga deve essere sottoposta ad
aggiornamento periodico.
Sono ammesse tutte le operazioni che possono essere effettuate con i soci cooperatori nel quadro
dell'oggetto statutario, e anche delle operazioni complementari che possono aumentare la redditività
di investimenti che non trovano il loro pieno impiego nel quadro della cooperativa agricola.
Per quanto attiene alla parte di utili prodotti con soggetti terzi, che sono assoggettati alla normale
tassazione delle altre società, vi è la necessità di tenere una contabilità speciale per determinarne
l’ammontare.

2) la possibilità di avere soci non cooperatori per rendere più capitalizzate le cooperative.
Possono chiedere di far parte della compagine sociale come soci non cooperatori:
a) vecchi soci cooperatori;
b) addetti della cooperativa, delle sue filiali e degli organismi cooperativi agricoli ai quali aderisce;
c) associazioni, federazioni o sindacati agricoli;
d) istituti di credito;
e) cooperative assicurative di credito agricolo;
f) camere regionali o dipartimentali d'agricoltura;
g) enti di diritto privato che intervengono nelle produzioni agricole ed autorizzate dal loro statuto
ad acquisire partecipazioni;
h) gruppi d'interesse economico professionali o interprofessionali a vocazione agricola;
I soci non cooperatori sono responsabili dei debiti sociali fino all'importo delle loro quote, e
non del doppio come per i soci cooperatori. Non possono beneficiare del ristorno, ma di un tasso di
interesse che può essere superiore di due punti rispetto a quello concesso ai soci cooperatori ed
hanno diritto ad essere remunerati prima di quest’ultimi.
In assemblea generale non possono detenere insieme più del 20% dei voti, individualmente più del
10%.
Infine devono essere rappresentati nel consiglio d'amministrazione nel limite di un terzo dei posti, ed
il presidente del cda può essere scelto fra di loro.

3) la ponderazione dei voti. Per quanto attiene alla gestione interna delle cooperative è ammessa
una ponderazione dei voti, che consiste nel dare un diritto di voto più o meno “esteso” ai soci
cooperatori in funzione di criteri quantitativi e/o qualitativi. Questa ponderazione non può denaturare
troppo uno dei principi cardine della cooperazione: "una testa un voto". Infatti un socio cooperatore
non può detenere un numero di voti superiore al 5% del numero totale.

25
1.2 Il peso economico delle cooperative agricole francesi:
Le cooperative agro-industriali hanno un peso economico determinante nel paesaggio agricolo ed
alimentare francese, visto che il 75% degli agricoltori francesi sono soci almeno di una cooperativa, e che le
cooperative del settore rappresentano oltre il 40% dell’industria agro-alimentare per fatturato prodotto.
Nel 2006, come visto precedentemente (tab. 9) sono 15.900 le strutture cooperative operanti nella
agro-industria, così ripartite:
3.200 imprese, tra cooperative, consorzi e società d'interesse collettivo agricolo (SICA)25;
12.700 cooperative d'utilizzo in comune di materiale agricolo (CUMA)26
A queste si aggiungono oltre 1.500 filiali di diritto comune, soprattutto nella forma di società per
azioni (Société Anonyme S.A.). L’alto numero di società controllate e partecipate si spiega con il frequente
ricorso, soprattutto da parte delle grandi cooperative del settore, al gruppo societario come modello
organizzativo.
L’occupazione generata dall’insieme delle strutture cooperative e dalle filiali ammonta a 150.000
addetti, mentre il fatturato prodotto ad oltre 78 miliardi di euro di fatturato (46 mld. per le sole strutture
cooperative).

Per importanza, il primo comparto d'attività è quello dei cereali/mangimistica con il 36% del
fatturato, seguito dalla carne (21%) e dai prodotti lattiero-caseari (18%).
Come numerosità, il comparto del vino occupa la prima posizione con una quota del 38%, con più di
800 cantine e consorzi. Questo settore è caratterizzato da alcune importanti imprese cooperative e da una
moltitudine di piccole cantine. Seguono le cooperative del lattiero-caseario e dei cereali.

IL settore agroindustriale è interessato da un elevato processo di concentrazione iniziato da molti


anni. Si stima, infatti, che il 10% dei gruppi cooperativi realizzi il 75% del volume d’affari globale della
cooperazione agricola. Ad avvalorare ciò i dati, riportati in tabella 11, del fatturato realizzato dai primi 20
gruppi cooperativi francesi, che con oltre 27 Mld rappresentano il 35% del totale.

Le cooperative del settore sono sempre più caratterizzate da processi di ristrutturazione e di


diversificazione delle attività con la costituzione di gruppi cooperativi multi-attività. Si susseguono, inoltre,
partnership tra diverse cooperative ed operazioni con altre imprese.
All'origine, principalmente specializzate nell'approvvigionamento, nella raccolta e nella distribuzione
di prodotti agricoli, le cooperative si sono rapidamente indirizzate verso la trasformazione.

25
Le società d'interesse collettivo agricolo (SICA) sono società composte da due collegi che hanno per oggetto di creare o gestire
impianti ed attrezzature, o garantire servizi sia nell'interesse degli agricoltori, sia in modo più generale nell'interesse degli abitanti delle
zone rurali senza distinzione professionale.
26
Le cooperative d'utilizzo in comune di materiale agricolo (CUMA) hanno per oggetto di fornire ai propri soci ogni servizio necessario
alle loro attività, in particolare mettendo a loro disposizione materiale, macchine agricole, mezzi di manutenzione, di riparazione, di
perfezionamento tecnico, e di formazione. Le 12.700 CUMA raggruppano 240.000 soci e impiegano più di 3.000 occupati, intervenendo
in tutti i settori della meccanizzazione delle attività e nel drenaggio

26
Oggi, quasi il 45% delle cooperative ha come core business un'attività industriale, generalmente
trasferita alle imprese controllate. Parallelamente allo sviluppo dei loro mezzi industriali, le cooperative hanno
sviluppato marchi di fama nazionale ed internazionale ai quali hanno dedicato investimenti consistenti.

Le cooperative agroindustriali francesi aderiscono a Coop de France, associazione di riferimento del


settore.
Coop de France, nata nel 2003 dalla Confederazione francese della cooperazione agricola creata nel
1966, si propone i seguenti obiettivi:
promuovere e valorizzare le specificità delle cooperative e dei gruppi cooperativi nell'ambito
del mondo agricolo, agro-alimentare ed agro-industriale, a livello regionale, nazionale, europeo
e mondiale;
sostenere e difendere gli interessi dei suoi associati;
aumentare la forza d'espressione e d'influenza della cooperazione agricola francese
Gli associati di Coop de France sono 14 federazioni nazionali specializzate, 15 federazioni regionali e
le 18 imprese del gruppo “Promocoop”27.
Tab. 11: I principali gruppi cooperativi agricoli francesi

27
Sono 18 grandi imprese cooperative, associate alle federazione nazionali, che partecipano direttamente all'azione di Coop
de France.

27
1.3 Il Gruppo Terrena
Il gruppo Terrena rappresenta il più importante operatore dell’agricoltura e dell’industria alimentare
del movimento cooperativo francese.
Con 25.000 soci, distribuiti nella parte occidentale della Francia, nel cuore di uno dei principali bacini
agricoli europei, il gruppo ha realizzato nel 2006 oltre 3,1 Mld di € di fatturato con un’occupazione
complessiva di 10.200 lavoratori dipendenti.
Il gruppo è composto dalla cooperativa Terrena (1.022 mil di fatturato, 1.066 occupati e 18.000
soci), presente pressoché in tutti i livelli della produzione agricola, e dalle società controllate,
prevalentemente spa di trasformazione e di commercializzazione.

Come è illustrato dal grafico seguente tutte le attività del gruppo sono suddivise in tre poli:
Polo allevamento animali e grandi colture28;
Polo filiere vegetali e distribuzioni specializzate29;
Polo agroalimentare30.

28
Il polo allevamento animali e grandi colture riunisce oltre le attività di allevamento quelle inerenti la coltivazione soprattutto di cereali
e l’agricoltura biologica.
29
Il polo filiere vegetali e distribuzioni specializzate (1.350 occupati), comprende: le coltivazioni agricole, l’orticoltura, le colture viticole,
la distribuzione specializzata, attrezzature, macchine e vendita al pubblico (bricolage, giardinaggio, ecc.
30
Il polo agro-alimentare, con oltre 7.000 lavoratori dipendenti, raccoglie i prodotti lattiero-caseari e del comparto della carne (carni
bovine/suine, pollame, conigli ed la lavorazione delle granaglie.

28
La cooperativa Terrena ha costituito C2 Developpement (SA) come holding di partecipazioni, che
detiene direttamente il controllo delle società principali, che a loro volta, nei singoli comparti di attività,
possono svolgere le funzioni di holding verso le società controllate (v. grafico seguente).
Ciò avviene soprattutto nel polo agro-alimentare. E’ il caso, ad esempio, di Terrena Viande sas,
attiva nel comparto della produzione di carne, che è controllata al 100% da C2 Developpement, ma
rappresenta la holding delle sue imprese controllate:
1) le società di trasformazione Soviba Villers Bocage anc. Idea Industries (189 mil di fatturato e
644 addetti), Soviba Chambalud sas (41 mil di fatturato e 119 addetti), Soviba le lion sas (277
mil di fatturato e 757 addetti);
2) le società di commercializzazione Soviba Hazebrouck sas (24 mil e 38 addetti), Scabev sas (49
mil e 66 addetti), JBO (16 addetti e 94 mil di fatturato);
3) la società di servizi Soviba services snc (6 mil e 49 addetti).
Seguono la stessa organizzazione di Terrena Viande sas anche altre società del gruppo, fra le quali
le più importanti sono:
Gastronome, attiva sempre nel comparto della produzione di carne (697 mil di euro e 5.141
addetti);
Terrena Meunerie sas, presente nella lavorazione del grano;
Eurl Hortival sarl, specializzata nella produzioni di vivai ed nell’ortocoltura;
St-Cyr Participation, produttrice di vini, non presente tra le società consolidate del gruppo
visto che la quota di partecipazione di C2 Developpement è del 35%.

29
Da segnalare come in alcuni comparti, le società controllate direttamente dalla capogruppo C2
Developpement, hanno partecipazioni molto numerose con altre grandi cooperative francesi del settore, che
non sono pero così rilevanti da rientrare nell’area di consolidamento del Gruppo. E’ il caso di Laiterie du Val
d’Ancenis sa (191 mil e 490 addetti), nell’industria del latte, e di Terrena Grand Pubblic sas (40 mil di
fatturato e 203 addetti), società di commercializzazione di prodotti per il giardinaggio, bricolage, e di prodotti
agricoli, e delle altre società controllate.

A livello gestionale il gruppo Terrena è diretto da un consiglio di amministrazione composto da


ventotto membri di cui uno scelto fra i soci non cooperatori.
Nove consiglieri, rispettivamente a capo dei tre poli di attività e delle maggiori società controllate
(Terrena Viande, Gastronome, Arca, Laiterie du Val d’Ancenis, Multilap, Terrena, Evelia), costituiscono
“l'ufficio del consiglio d'amministrazione”, il centro strategico del gruppo.
E’ previsto un comitato di direzione composto da sette membri: il direttore generale del gruppo, i tre
direttori dei poli di attività, il direttore amministrativo e finanziario, il direttore delle risorse umane ed infine il
direttore della comunicazione.

Nel piano di programmazione e di sviluppo del gruppo figurano importanti accordi e progetti di
partnership con altre cooperative del settore.
La ristrutturazione che sta interessando il mondo cooperativo agro-industriale dell'Europa del Nord,31
assieme ai progetti di instaurazione sul mercato europeo di gruppi stranieri ed in particolare brasiliani,
stanno spingendo l’intera cooperazione agricola francese a cambiamenti strategici radicali.
Dopo 50 anni di uno sviluppo basato sulla crescita dei volumi ed una politica agricola protettiva, le
cooperative agricole francesi stanno intensificando i rapporti infra-cooperativi con fusioni, alleanze ed
investimenti comuni tali da fronteggiare la concorrenza dei grandi gruppi di dimensione mondiale.
La piena condivisione e consapevolezza della necessità di modernizzare ed accrescere la propria
struttura economica hanno guidato il Gruppo Terrena a concludere recentemente con grandi cooperative del
settore operazioni rilevanti, che meritano di essere menzionate.
Il gruppo Unicopa (ottavo gruppo cooperativo francese, con 1,4 mld € di fatturato, 4.100 occupati ed
oltre 10.000 soci produttori) ha deciso di cedere a Terrena la parte principale delle sue attività nel comparto
delle carni (pollame), che verrà a consolidarsi con quelle di Gastronome, filiale di Terrena, che rafforza così
la sua posizione di secondo operatore sul mercato francese del pollame. Al termine di quest'operazione,
Gastronome dovrebbe arrivare da sola a sviluppare una cifra d’affari di oltre 800 milioni di euro entro la fine
del 2008.
Terrena si associa con le cooperative Cavac, Cea (Loulay), Eolys Groupe Unicopa, (Guingamp), Even
(Ploudaniel) per creare il consorzio CATELYS, una nuova centrale d'acquisto di forniture agricole, operativa
da metà 2008.

31
Si fa riferimento alla fusione in corso delle due importanti cooperative olandesi, Campina e Royal Friesland, da cui nascerà il
terzo operatore mondiale del settore lattiero-caseario, un gigante da 9 miliardi di euro di fatturato. Questa operazione segue quella
avvenuta pochi anni fa che ha visto nascere nel comparto della carne, il gruppo Vion, derivato dal mondo agricolo tedesco ed olandese.
Questo gruppo è divenuto, con quasi 8 miliardi di euro di fatturato, il primo operatore in Europa delle carni bovine e suine, dinanzi a
Danish Crown, cooperativa danese.

30
Questa nuova struttura, il cui perimetro copre le regioni Bretagna, Pays de la Loire e Poitou-
Charentes, costituisce una delle prime centrali d'acquisto in forniture agricole, con un volume d’affari di oltre
300 milioni di euro.
Inoltre Terrena lavora in partnership stretta con altre cooperative radicate nel suo stesso territorio.
E’ il caso ad esempio di Laïta sas (oltre 365 mil € di fatturato), società del comparto lattiero-caseario, che è
controllata al 35% da Laiterie du Val d’Ancenis, società del gruppo, in partenariato con Coopagri Bretagna
(65%), settimo gruppo agricolo francese.

31
2.1 Le cooperative di dettaglianti: forma predominante del commercio associato
Il commercio associato è una delle forme organizzative delle reti di punti vendita (negozi,
supermercati, ipermercati, agenzie, hotel…) che costituisce, prevalentemente assieme al franchising, il
commercio indipendente organizzato.
Al commercio associato non corrisponde uno statuto giuridico specifico. Corrisponde ad un modo di
funzionamento di una rete di punti di vendita nella quale gli imprenditori, proprietari dei punti di vendita, si
sono associati in un gruppo per sviluppare politiche e strumenti comuni: centrale d'acquisto, logistica,
marketing, insegne, prodotti, marchi propri, operazioni commerciali, campagne di pubblicità nazionali e
locali, scuole di formazione, tessere fedeltà, mezzi informatici, strumenti finanziari.
Associati al capitale del loro gruppo, i commercianti associati partecipano interamente alle decisioni e
perseguono lo stesso obiettivo: mettere in comune i loro mezzi e il proprio "know-how" allo scopo di
accrescere le loro performance e la loro competitività.

Nell'ambito del commercio associato, nella maggior parte dei casi, viene utilizzato lo statuto
cooperativo per rendere più efficiente e più democratica la gestione di questo modello organizzativo.
Quasi il 90 per cento, infatti, dei gruppi di imprenditori indipendenti francesi sono organizzati attorno
ad una società per azioni (SA) cooperativa di commercianti a capitale variabile.
Si tratta di uno specifico statuto giuridico d'impresa disciplinato dalla legge del 11 luglio 1972, che
introduce lo statuto delle cooperative di commercianti.
I gruppi associati in forma cooperativa sono governati secondo un principio democratico.
Nell'assemblea dei soci viene applicato il principio cardine della cooperazione “una testa = un voto”. Ogni
socio, indipendentemente dal numero di quote sociali e di punti vendita posseduti, dispone dello stesso
diritto di voto.
Nel corso dell'assemblea generale, i soci adottano i grandi orientamenti strategici, la messa in atto di
nuovi progetti, e le risoluzioni relative al funzionamento del loro gruppo. È anche l'assemblea che elegge i
suoi rappresentanti in seno al Consiglio d'amministrazione (o comitato) e nel Consiglio di sorveglianza).

Come accennato, in alcuni casi i commercianti indipendenti possono utilizzare anche altri statuti
giuridici, che, sovente, “prendono in prestito” le caratteristiche di funzionamento cooperativo (gruppo
d'interesse economico, unione di cooperative, SA, SARL a capitale variabile...)32.

32
In particolare l'articolo L124-15 del codice di commercio prevede la possibilità di organizzare un gruppo di commercianti con molti
statuti giuridici:
Società per azioni cooperativa di commercianti a capitale variabile
Società per azioni di diritto comune a capitale fisso (SA)
Società a responsabilità limitata a capitale variabile
Società a responsabilità limitata (SARL) di diritto comune
Gruppo d'interesse economico (GIE) o Gruppo europeo d'interesse economico (GEIE).

32
Va sottolineato come a questi gruppi di commercianti non organizzati in forma cooperativa viene
concesso di aderire all’associazione di riferimento per le cooperative di commercianti indipendenti
organizzati: la Fédération des enseignes du commerce associé (FCA). Questa associazione, che raccoglie
pressoché tutti i gruppi di dettaglianti presenti in Francia, ha accolto negli ultimi cinque anni 14 nuovi gruppi
fra i quali due giganti della distribuzione: E. Leclerc e Mousquetaires (non organizzato in cooperativa),
interessati a difendere il commercio indipendente associato.

La struttura centrale del gruppo, sia che risulti organizzata in forma cooperativa o secondo un’altra
tipologia societaria, svolge, quasi sempre, le funzioni di una vera e propria holding. Le società controllate
sono organizzate, generalmente in spa di diritto comune, e risultano dedicate ad attività precise: sviluppo,
importazioni-esportazioni, vendita a distanza, formazione, ecc.

2.2 Il peso delle cooperative di dettaglianti:


Il commercio associato costituisce la più antica forma di commercio indipendente organizzato. I primi
gruppi, sorti alla fine del XIX secolo, hanno conosciuto uno sviluppo importante negli anni 60, al momento
dell’arrivo della grande distribuzione e delle grandi catene di commercio specializzato, che hanno spinto i
dettaglianti a raccogliersi e a consolidare le basi del loro gruppo.
Rappresentando meno del 10% del commercio al dettaglio francese negli anni 60, i gruppi di
commercianti hanno oggi una quota di mercato superiore al 25%. Un aumento arduo, che ha permesso alla
più antica forma di commercio indipendente organizzato di svilupparsi nei decenni e di crescere
professionalmente.
I gruppi, che erano al loro inizio solamente delle centrali d'acquisto, sono oggi diventati delle reti
d'insegne che portano a migliaia d' imprenditori indipendenti modernità e competitività.

Al 1 gennaio 2008 si contano 63 gruppi di dettaglianti con oltre 116 insegne nazionali. I punti
vendita sono 36.780 appartenenti a 28.100 imprenditori associati, mentre il fatturato e l’occupazione
ammontano rispettivamente a 112 mld di euro33 e 429.625 addetti34 (tab. 9).
Questi dati comprendono l’intero universo dei commercianti organizzati francesi, che, come visto
precedentemente, comprendono in minima parte (10%) anche forme societarie diverse dall’impresa
cooperativa. Dalla tabella 12, in cui vengono riportati i principali gruppi cooperativi di dettaglianti per
fatturato, risultano evidenti le dimensioni raggiunte dai due più importanti operatori del movimento presenti
nella grande distribuzione organizzata: Leclerc e Systeme U.

Da notare, infine, come il commercio associato, storicamente caratterizzato da una forte presenza
nel commercio al dettaglio, si stia rafforzando in questi ultimi anni anche nel settore dei servizi commerciali:
settore alberghiero, turismo, settore immobiliare, servizi per le imprese, ecc. Di conseguenza la rete dei
punti vendita dei commercianti associati copre, oggi, più di 14 settori, come mostrato nella tabella 13.

33
Il dato comprende anche le imprese controllate.
34
Si fa riferimento all’occupazione delle centrali e dei punti vendita.

33
Tab. 12: I principali gruppi cooperativi di dettaglianti per fatturato (2006)

*Il fatturato della rete comprende anche il fatturato delle imprese socie della cooperativa
** fatturato consolidato delle cooperative

Tab. 13: Settori del commercio associato-2007


.

* La presenza di alcuni gruppi in più settori determina che il totale n. gruppi sia in realtà superiore a 63

34
2.3 Il gruppo E. Leclerc:
Il movimento E.Leclerc, così definito in Francia, rappresenta il più importante gruppo francese di
commercianti indipendenti organizzati in forma cooperativa, con una quota di mercato nella GDO del 17,1%
(Tab. 14).
Il gruppo è un’associazione di commercianti indipendenti riuniti nell’ACDLec (Associazione dei Centri
di distribuzione E. Leclerc) (v. fig. 1).
Questa associazione, fondata nel 1964, rappresenta l’organo strategico del movimento ed è lo
strumento di raccordo dell’intero sistema e di salvaguardia dei principi che ne stanno alla base.
Il suo funzionamento avviene tramite il consiglio d’amministrazione (7 consiglieri), il comitato
strategico (19 componenti, fra cui i 16 presidenti delle centrali d’acquisto regionali), e grazie all’attività di
supporto di apposite commissioni su specifiche tematiche (internazionale, commerciale, finanza, prezzi,
autorizzazioni, comunicazione, qualità e sviluppo durevole, ecc.).
L’ACDLec è finanziata dalle quote annuali dei soci e ha anche la facoltà di concedere ai nuovi soci del
gruppo l’utilizzo dell’insegna.
Lo statuto prevede che la base sociale dell’Associazione, composta da persone fisiche, oltre alla
presenza di due soci fondatori e di alcuni soci onorari designati dal cda, si compone di:
1) soci attivi35, che contribuiscono al finanziamento dell’associazione;
2) soci “sostenitori”36.

Fa parte dell’organizzazione del movimento la GALEC (Gruppo d’acquisto E. Leclerc), società


cooperativa per azioni, che è stata creata nel 1970 e rappresenta il centro nazionale di referenziamento del
movimento. Struttura al servizio di tutti i soci, questo strumento commerciale del gruppo non è dotato di una
struttura dirigenziale propria, ma è articolato in gruppi di lavoro specializzati per settori di attività e in una
serie di funzioni trasversali (marketing operativo, ricerche, ecc). Il ruolo dei gruppi è la negoziazione per
conto dei centri E. Leclerc delle condizioni e delle modalità di commercializzazione dei prodotti nei punti
vendita.
La Galec si avvale anche di una serie di società specializzate, società per azioni controllate in parte
direttamente e in parte attraverso le cooperative regionali di acquisto, fra cui le più importanti sono:

35
Per diventare soci attivi occorre essere patrocinati da almeno due soci dell’associazione. La domanda di adesione è esaminata dal cda
di ACDLec, che delibera a conclusione di una procedura denominata il “Parrainage”. Il parrainage, che è l’istituzione fondamentale del
gruppo, è un sistema di affiliazione che opera a livello regionale/distrettuale attraverso la definizione di un progetto commerciale che il
socio entrante (postulante) deve realizzare sotto la supervisione di un comitato di patrocinanti presieduto dal patrocinante principale.
Per diventare soci attivi dell’associazione occorre essere:
proprietario di un centro di distribuzione E. Leclerc, oppure congiunto o figlio di un proprietario che lavori effettivamente nel
punto vendita;
rappresentante legale di una società proprietaria di un punto vendita, oppure congiunto o figlio che lavora effettivamente nel
centro di distribuzione.
36
Possono essere ammessi, dietro presentazione motivata del cda, soci che pur non avendo le caratteristiche per diventare soci attivi,
possono comunque esercitare un ruolo importante nella vita dell’associazione e contribuire allo sviluppo del gruppo. Questi soci,
nominati “sostenitori”, devono comunque condividere almeno in parte gli scopi ed i valori dell’associazione e portano, con ruolo
consultivo, senza partecipare all’amministrazione, il loro sostegno all’attività sociale.

35
Fig. 1: Dati generali e struttura organizzativa del gruppo 2006

STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI

ACDlec
ASSOCIAZIONE DEI CENTRI DI DISTRIBUZIONE
E.LECLERC

L'ELABORAZIONE DELLA STRATEGIA

. Consiglio d'amministrazione, co-presieduto da


Edouard e Michel-Edouard Leclerc;

. Comitato strategico che opera attraverso 6


commissioni specializzate (selezione nuovi soci,
politica dei prezzi, rapporti internazionali, politiche
commerciali, comunicazione, finanza)

GALEC
IL GRUPPO D'ACQUISTO
16 COOPERATIVE REGIONALI COOPERNIC
NAZIONALE
Società cooperativa per azioni

IL BRACCIO OPERATIVO
. Centri di approvigg. dei pdv;
La Centrale d'acquisto di
E.Leclerc (Francia)
. Consiglio di amministrazione; Colruyt (Belgio)
Coop Suisse (Svizzera)
. Gruppi di lavoro specializzati
. Gruppi di lavoro (prodotti, ricerche, Rewe (Germania)
per gamma di prodotto Conad (Italia)
MKT);

. Società specializzate:
- SIPLEC (carburanti, prodotti
d'importazione)
- SCAMARK (prodotti marca
commerciale)
- KERMENE, DEVINLEC, E.
LECLERC VOYAGES, BANQUE EDEL,
SCAPAUTO, UNILEC, SOFILEC, 36
EUROLEC, LOGILEC
KERMENE: (556 milioni di € di fatturato e 2.466 addetti) attiva nella preparazione e
trasformazione di prodotti a base di carne;
DEVINLEC: nel commercio di articoli di gioielleria;
E. LECLERC VOYAGES: centrali d’acquisto create nel 1988 per selezionare prodotti di
turismo e venderli attraverso 139 agenzie di viaggio con il marchio E.Leclerc;
SCAPAUTO: responsabile dello sviluppo dei centri auto di E. Leclerc, che offrono servizi
di manutenzione e riparazione rapida e vendono accessori per le automobili;
BANQUE EDEL: offre servizi bancari agli esercizi commerciali e particolari offerte per i
clienti;
SIPLEC: (oltre 6 miliardi di € di fatturato) creata nel 1979 per l’importazione dei prodotti
di provenienza non europea e l’approvvigionamento dei carburanti;
SCAPMAREE: centrale acquisto per i prodotti alimentari ittici;
SCAMARK: responsabile della gestione e dello sviluppo dei marchi commerciali di E.
Leclerc;
LOGILEC: per la gestione dei servizi logistici.

Alla GALEC si aggiungono le 16 cooperative regionali, che sono centrali di acquisto locali, a
completamento dell’offerta nazionale di GALEC. Queste centrali, che tengono conto delle specificità locali e
dei bisogni dei clienti, assicurano in media il 60% degli approvvigionamenti dei punti di vendita.

L’organizzazione di Leclerc si completa con Coopernic, società cooperativa di diritto europeo (SCE),
fondata dal gruppo assieme a Conad (Italia), Colruyt (Belgio), Coop Suisse (Svizzera), e Rewe (Germania).
Coopernic ha per mission lo scambio tra gli associati know how, la riduzione dei costi logistici, l’ampliamento
dell’offerta commerciale e l’incremento delle opportunità di sviluppo, così da offrire ai consumatori migliori
condizioni di acquisto e di accesso ai prodotti.37

2..3.1 Le strategie di sviluppo del gruppo Leclerc


Nei quasi 60 anni di attività del gruppo, che hanno visto il piccolo magazzino di Landerneau
diventare un gigante della distribuzione, si possono individuare due caratteristiche fondamentali della politica
e della vicenda imprenditoriale di Leclerc:
1) una condotta imprenditoriale basata sul contenimento dei prezzi. “Acheter le moins cher
possible pour vendre le moins cher possible“ è la formula d' Edouard Leclerc, principio fondante del
movimento. Un principio di base sempre in vigore e che si sostiene su due regole fondamentali:
la negoziazione delle condizioni d'acquisto a livello nazionale da parte dei soci per conto
dell’insieme dei punti vendita;

37
Tratto da “il socio imprenditore nella gdo europea”, a cura di Ancd Cres.

37
Il monitoraggio continuo del livello dei prezzi praticato nei punti vendita per permettere
all'insegna del gruppo di rimanere la meno costosa.
2) le numerose battaglie commerciali e politiche sostenute, che alla fine hanno portato alla
liberalizzazione del mercato in settori caratterizzati da monopoli pubblici e privati. Queste battaglie
furono necessarie negli anni 70 quando si decise di allargare il raggio d’azione oltre il comparto
alimentare, verso quello dell’abbigliamento, degli elettrodomestici e del carburante. Grazie a questa
politica di diversificazione e ai successi ottenuti il movimento E. Leclerc è riuscito ad aumentare la
concorrenza a vantaggio dei consumatori, e ad essere competitivo otre che nei comparti citati,
anche in quello della vendita di libri, di prodotti di profumeria, di gioielli, di prodotti turistici, e di
prodotti parafarmaceutici.

Dopo essersi largamente sviluppato in Francia, Il gruppo E.Leclerc ha iniziato a partire dagli anni 90
un processo di espansione oltre i confini nazionali.
L’idea di fondo non era quella d'installare delle filiali all’estero con una politica di riacquisti, ma di
aiutare imprenditori indipendenti a costituire una rete di distribuzione che si basasse su un progetto comune
e di valori condivisi.
Al 1° luglio 2007, il movimento E.Leclerc conta 69 punti vendita internazionali: 8 in Spagna, 27 in
Italia, 18 in Polonia, 15 in Portogallo e 1 in Slovenia (fig.1).
Lo sviluppo internazionale del gruppo prosegue oggi sempre più secondo due modelli di sviluppo
complementari: l'esportazione del modello Leclerc e la strategia d'alleanza con altri distributori indipendenti
europei. Nei due casi, l'obiettivo è lo stesso: portare oltre i confini nazionali la forza del modello Leclerc con i
suoi valori fondanti.
In Spagna, Polonia, Slovenia ed il Portogallo, lo sviluppo di Leclerc avviene con un aiuto attivo agli
imprenditori individuali indipendenti per la costituzione di una rete efficiente di distribuzione ("know-how"
tecnico, organizzazione commerciale e potere d' acquisto).
In Italia il movimento E.Leclerc e il CONAD hanno firmato nel 2002 un accordo di cooperazione
commerciale. Il Conad apporta la sua organizzazione nazionale e la sua conoscenza del mercato italiano;
l’insegna E.Leclerc il suo "know-how” soprattutto nella gestione di ipermercati e di politiche commerciali.
Infine, come già anticipato, in risposta ai movimenti di concentrazione nella gdo Leclerc si allea nel
2006 con altri grandi gruppi europei del commercio indipendente creando Coopernic, società cooperativa di
diritto europeo.

38
3.1 Storia e sviluppo delle cooperative di consumo
Le quattro cooperative di consumo, Coop Alsace, Coop Atlantique, Coop Normandie-Picardie
e Cooperateurs de Champagne, attive nel commercio alimentare e nella grande distribuzione,
costituiscono con quasi due milioni di soci, i pilastri storici della rete delle cooperative di consumatori in
Francia (tab. 14).
Completa il gruppo delle grandi cooperative di consumo la cooperativa Camif, terza impresa
francese nella vendita per corrispondenza. Cooperativa di consumatori creata nel 1947, il gruppo CAMIF
(640 mil. di € di fatturato e 1.745 occupati) è un’impresa della distribuzione multi-prodotto (prodotti per la
casa e per la persona, prodotti alimentari, servizi finanziari, ecc), che ha una base sociale di 1.420.000 soci
consumatori.

La rete delle cooperative di consumo non si limita solamente a queste grandi cooperative.
Comprende, infatti, molte altre strutture in settori molto diversi come, per esempio, la panificazione, le poste
e telecomunicazioni, le cooperative d'acquisto, le cooperative attive nell’editoria, nel restauro, ecc.
Pur tuttavia, anche se presenti in molti altri comparti, come peso economico per volume d’affari e
occupazione prodotta, le cinque cooperative sopra menzionate sono rappresentative pressoché della totalità
delle cooperative di consumo francesi.
Complessivamente considerate queste cinque imprese rappresentano al 1 gennaio 2006:
3.327.935 soci;
960 punti vendita;
14.204 lavoratori dipendenti;
3.564 milioni di euro di fatturato .

I principali testi legislativi e regolamentari che disciplinano le cooperative di consumo in Francia


sono:
la legge speciale del 7 maggio 191738 avente per oggetto l'organizzazione del credito alle società
cooperative di consumo, modificata da ultimo dalla legge n° 93-121 del 27 gennaio 1993;
il decreto del 12 novembre 1938 che tende a trasformare i gruppi di consumatori in società
cooperative;
il decreto del 10 gennaio 1939 relativo alla trasformazione dei gruppi di consumatori in società
cooperative;
l’articolo L412-1 del codice del consumo.

38
L’articolo 1 della legge del 7 maggio 1917 prevede che: "« les sociétés coopératives de consommation sont des sociétés à capital et
de personnes variables, constituées dans le but :
de vendre à leurs adhérents les objets de consommation qu’elles achètent ou fabriquent soit elles-mêmes, soit en
s’unissant entre elles ;
de distribuer leurs bénéfices entre leurs associés au prorata de la consommation de chacun et d’en affecter tout ou
partie à des oeuvres de solidarité sociale dans les conditions déterminées par leurs statuts…

39
Tab. 14: Dati economici relativi alle 4 principali cooperative di consumo presenti nella
distribuzione alimentare

Le cooperative di consumatori francesi da oltre un secolo sono fortemente radicate nei loro territori.
Assieme ai gestori di piccoli negozi (“les succursalistes”) hanno iniziato a svilupparsi alla fine del XIX secolo.
Organizzate in società regionali, le cooperative gestivano reti dense di piccole strutture: ad esempio, la
Ruche Picarde contava 732 punti vendita negli anni che precedevano la prima guerra mondiale. Il loro
funzionamento era quello di grossisti, poiché la difficoltà maggiore della distribuzione dell'epoca risiedeva
nell'approvvigionamento e non nello smaltimento delle merci.
Queste società sono state le prime a creare supermercati in Francia. Docks de France ha così aperto
il primo supermercato di Francia (insegna Suma) a Bagneux nel 1959. Le cooperative, con i loro quindici
stabilimenti industriali ed i loro laboratori costituivano un attore di peso ed un insieme originale della
distribuzione.
La cooperazione di consumo entra in crisi con l’entrata in scena di altri operatori che porteranno alla
nascita della grande distribuzione francese.
In particolare la nascita degli ipermercati con Gérard Mulliez (Auchan), Dennis Defforey (Carrefour),
Philippe Bouriez (Cora), così come la rapida espansione dei commercianti associati (soprattutto Leclerc)
spingeranno tra gli anni 80 e 90 le cooperative di consumo in una grave crisi.
La grande debolezza dei cooperatori (e dei “succursalistes”) era rappresentata dalla inefficienza
gestionale dei punti vendita, che funzionavano ancora come grossisti (il sistema poggiava sui depositi,
poiché i punti vendita non erano riforniti direttamente, al contrario di quanto avveniva negli ipermercati).
Questa inefficiente organizzazione ha avuto come conseguenza più marcata quella di far aumentare di oltre il
20% il prezzo dei propri prodotti rispetto ai concorrenti, che tra l’altro vanno sempre più concentrandosi.
Le cooperative cercano in questo periodo di raggiungere dimensioni critiche, ma era difficile
improvvisare delle nuove strutture (ipermercati) verso le quali c’era sempre stata molta diffidenza.
Un altro elemento di inefficienza era inoltre rappresentato da uno storico attaccamento alle unità di
produzione industriali dedicate alle cooperative e dunque gradualmente meno competitive in termini di
prezzo, di fronte alla concentrazione dei grandi industriali dell'agro-alimentare.
Questi fattori di insuccesso hanno determinato per molte cooperative di consumo perdite di mercato
e gravi crisi fino alla scioglimento.

40
In questo contesto le cinque cooperative di consumo, menzionate all’inizio, sono quelle che sono
riuscite negli ultimi trent’anni a dare delle risposte concrete e vincenti a problematiche altamente complesse.
Due sono state fondamentalmente le linee guida delle politiche di sviluppo e, in molti casi, di
sopravvivenza di queste cooperative:
1) lo sviluppo di discount;
2) il forte radicamento territoriale.

Per quanto attiene al primo punto c’è da sottolineare come lo sviluppo del “hard discount” sia stato
molto forte in Francia, dopo la sua comparsa a metà anni 80, e lo è tuttora, visto che anche le grandi catene
di iper vanno sempre più dedicando grandi superfici dei loro punti vendita a discount.
La cooperativa Normandie Picardie, seguita successivamente dalle altre, è stata il primo operatore a
portare sotto l’insegna “LE MUTANT” negozi discount nel territorio francese, cercando cosi di porre rimedio
ad un fattore storico di criticità delle cooperative: la competitività sui prezzi.

Passando al secondo aspetto, c’è da sottolineare come il forte radicamento territoriale abbia
permesso alle cooperative di costruire dei forti legami con i territori e un rapporto di fidelizzazione con i
propri consumatori.
Ciò è avvenuto attraverso vari tipi d'azione: l’informazione, la sensibilizzazione e la difesa dei
consumatori, il coinvolgimento dei consumatori nell’introduzione e nella valutazione dei nuovi prodotti, lo
sviluppo di attività culturali e ricreative. Questa solidarietà si è espressa anche con il mantenimento di un
grande numero di negozi di prossimità nei quartieri dei grandi agglomerati urbani, dei comuni di dimensione
modesta o in ambienti rurali, e anche con il sostegno a molte associazioni sportive, culturali o umanitarie che
animano la vita locale.
Le cooperative di consumo hanno sempre favorito i produttori e i fornitori regionali, privilegiando
l’investimento locale.
Questa politica ha rappresentato un fattore di successo nel momento in cui ha permesso alle attuali
strutture di superare la crisi degli anni ottanta del movimento cooperativo e del succursalismo e in alcuni casi
di rappresentare nelle proprie regioni delle eccellenze.
Infatti sia Coop Atlantique che Coop Alsace rappresentano i principali datori di lavoro privati nelle
rispettive regioni Poitou-Charentes e Alsace, e Coop Alsace è anche leader nella distribuzione della propria
regione con oltre il 25% della quota di mercato.

Le cooperative di consumo aderiscono alla struttura nazionale di riferimento: la Federazione


nazionale delle cooperative di consumatori (FNCC), nata nel 1912 ed organizzata in associazione (legge
1901). Quest’associazione, è l'espressione dell'unità del movimento cooperativo di consumo di cui è
l'organizzazione centrale. La FNCC ha essenzialmente un ruolo di rappresentanza e di difesa degli interessi
comuni delle cooperative.

41
3.2 Coop Atlantique

Coop Atlantique è la prima impresa cooperativa di consumo


francese presente nella distribuzione, il cui territorio si estende su 13
dipartimenti del Centro-Ovest del Paese. È una società per azioni
cooperativa a capitale variabile, che ha adottato il modello di
governance duale. E’ infatti diretta dal consiglio di gestione,
nominato dal consiglio di sorveglianza. Quest’ultimo è composto da
persone nominate dall’assemblea dei soci cooperatori, ed ha per
compito quello di controllare le azioni compiute dal consiglio di
gestione (fig. 2)
Figura 2: Organigramma sociale
Coop Atlantique nasce dall’unione
di numerose cooperative locali
che decidono di confluire in
un’unica struttura. Nel 1881 viene
creata “l’Union de Limoges”. Nel
1912 nasce la Saintaise, che
diventa nel 1920 la “Cooperative
Regionale des Charentes et du
Poitou”. Nel ventennio 1953-1973
la “Cooperative Regionale” si
raggruppa con oltre cinquanta
cooperative locali e nel 1972 con
“l’Union de Limoges”, assumendo
la denominazione di «Cooperative
Regionale”. Nel quinquennio
1986-1990 avviene l’acquisizione
a parità con il Gruppo Carrefour
del controllo della società
Carcoop. Nel 1994 la
“Cooperative Regionale” diventa Coop Atlantique, e nel 1998 viene realizzata un’ importante partnership con
il Gruppo Carrefour riguardo gli acquisti e le insegne degli ipermercati e dei supermercati. Nel 2004 avviene il
trasferimento all’interno del Gruppo Coop Atlantique dell’insegna Toquenelle, e viene conclusa una nuova
partnership con l’insegna discount Ed del Gruppo Carrefour.

La cooperativa Coop Atlantique è la holding del Gruppo Coop Atlantique di cui rappresenta il 95%
del fatturato consolidato. Le società consolidate, prevalentemente società immobiliari, sono totalmente
controllate dalla cooperativa madre, ad eccezione della filiale Carcoop, controllata sia da Coop Atlantique che

42
da Carrefour al 50% (Figura 3).Questa società, di cui la presidenza è rappresentata dalla cooperativa,
mentre la gestione da Carrefour, possiede gli ipermercati ad insegna Carrefour che sono gestiti direttamente
da Coop Atlantique.
Figura 3: Organigramma economico

L’alleanza con il primo gruppo distributivo francese riguarda anche la gestione dei supermercati sia
tradizionali (40) che discount (7), entrambi con insegne (Champion e Ed) del gruppo Carrefour.
Questa partnership si sostanzia prevalentemente in un accordo commerciale che riguarda la
negoziazione degli acquisti fatti in nome di Coop Atlantique da parte di Carrefour come l’utilizzo anche delle
insegne di quest’ultimo.
Coop Atlantique gestisce direttamente anche 14 piccoli supermercati e 12 punti ristoro con insegne
proprie (ECOFRAIS e Toquenelle) oltre 188 negozi di prossimità urbani e rurali con la storica insegna COOP.
Il Gruppo Coop Atlantique ha chiuso il 2007 con un fatturato consolidato di 889,9 milioni di €, nel quale non
è compreso la parte attribuibile alla società Carcoop a causa di un contenzioso in atto tra il Gruppo e
Carrefour. L’occupazione ammonta a 4.434 addetti, che come anticipato, ne fanno il primo datore di lavoro
ragionale.

43
4.1 Principali caratteristiche delle Scop
Le società cooperative di produzione (Scop) sono delle società a capitale variabile costituite sotto
forma di SARL (società a responsabilità limitata) o di SA (società per azioni). Si basano sulla legge specifica
delle Scop, la legge n.78-763 del 19 luglio 1978, che ha definito uno statuto unico della società cooperativa
di produzione, e che rappresenta la conclusione di una lunga serie di leggi riguardanti questo settore. A
questa base giuridica si aggiungono i principi del diritto cooperativo ed il diritto comune delle società.

Le SCOP, che coprono ormai tutte le attività professionali e considerano tutte categorie di
lavoratori39, sono essenzialmente caratterizzate da:
il controllo dell'impresa da parte dei suoi lavoratori dipendenti: i soci dipendenti (chiamati anche
cooperatori) detengono almeno il 51% del capitale sociale e rappresentano almeno il 65% dei
diritti di voto. I lavoratori associati all’interno della loro compagine i membri degli organi di
direzione e gestione dell’impresa;
la valorizzazione del lavoro e la prevalenza del principio della continuità dell'impresa rispetto alla
remunerazione del capitale: gli utili vengono distribuititi ai lavoratori dipendenti ed alimentano
riserve che restano di proprietà della Scop;
la variabilità del capitale: i nuovi lavoratori dipendenti conferiscono progressivamente la loro
quota di capitale all'impresa, mentre quelli che escono dall’impresa si fanno rimborsare la loro
quota;
un peso uguale per ogni socio: i voti in assemblea seguono il principio "una testa un voto",
indipendentemente dall'importo del capitale detenuto.

Una recente riforma della legge cooperativa permette alle Scop di ammettere al capitale sociale
investitori o organismi finanziari; la loro quota deve essere comunque inferiore al 50% del capitale sociale
che deve restare per lo più in possesso dei soci lavoratori. Questi soci esterni possono detenere insieme fino
al 35% dei diritti di voto, o fino al 49% se il socio esterno è una società cooperativa, al fine di aumentare le
possibilità di partnership con altre imprese.
La cooperativa può così consolidare la propria struttura patrimoniale prevalentemente con:
apporti di capitale dei nuovi soci lavoratori;
prelevamenti sui salari (dall'1% al 5%) volontariamente acconsentiti dai soci-lavoratori;
trasformazione in capitale sociale della quota degli utili ricevuti dai soci-lavoratori, a titolo di
ristorno o di dividendo.

39
Selon la loi du 19 juillet 1978, "les Sociétés Coopératives Ouvrières de Production sont formées par des travailleurs de toutes
catégories ou qualifications professionnelles, associés pour exercer en commun leurs professions dans une entreprise qu'ils gèrent
directement ou par l'intermédiaire de mandataires désignés par eux et en leur sein".

44
Nelle Scop gli utili sono distribuiti in tre parti:
una parte all’impresa: le riserve (almeno 16%);
una parte ai lavoratori: la partecipazione, che costituisce il ristorno (almeno il 25% fino alla
massima quota dell’84%);
una parte al capitale: i dividendi (al massimo il 33%).

La Scop è sottoposta all’imposta sulle società (IS) come le altre società di diritto comune. Tuttavia,
versando molto più delle imprese classiche ai lavoratori per la loro partecipazione sotto forma di ristorno
riduce in eguale misura l'importo dell’utile imponibile alla IS, visto che vede aumentare la quota dei propri
costi deducibili. Come visto precedentemente le scoop sono esonerate della tassa professionale a condizione
che vengano rispettate le norme di riferimento.

4.2 il Peso economico e i settori delle Scop


A fine 2007 si contano in Francia 1.826 Scoop con più di 50.000 occupati considerando anche le
società controllate. Gli occupati delle sole cooperative di produzione, che hanno una dimensione media di 21
addetti, sono 38.156 di cui il 58,8% è socio (i soci cooperatori sono 22.436). Queste imprese hanno
sviluppato un fatturato di oltre 3,5 miliardi di € di cui il 9,5% prodotto con attività all’estero, un valore
aggiunto di oltre 1,5 miliardi di € e un utile lordo di 151 milioni di €.

Nel biennio 2006-2007 c’è stato un


forte aumento del numero delle scop
(+12,6%), con oltre 203 nuove cooperative di
produzione, a cui ha corrisposto un
incremento del 3,9% degli occupati (+1.427
addetti). L’aumento più marcato da un punto
di vista occupazionale si è avuto nello storico
settore dell’edilizia e dei lavori pubblici (v. fig
seguente).

Da un punto di vista dimensionale le


18 cooperative con oltre 200 addetti pesano
l’1,2% sul numero totale di scop, ma per una
quota prossima al 22% per gli addetti (v. fig
seguente).

Il settore dell’edilizia e di lavori


pubblici (BTP), con 11.801 occupati resta il

45
primo settore della
cooperazione di produzione
in Francia .
Il settore è
composto da cooperative
relativamente importanti
poiché vede la propria base
occupazionale concentrata
in 481 cooperative, mentre
nei servizi intellettuali e culturali, si contano un maggior numero di cooperative (577), ma soltanto 8.313
addetti.
La dimensione media delle Scop delle costruzioni è dunque a fine 2007 di 25 addetti mentre è
soltanto di 14 nei servizi intellettuali e culturali.
I servizi materiali (pulizia, taxi, restauro, ecc.) formano il terzo grande settore d'attività delle Scop
con 6.821 lavoratori dipendenti, il 18% del totale, con una dimensione media di 27 occupati.
Il settore della metallurgia, con 159 cooperative e 5.498 addetti, raccoglie le cooperative con la
dimensione media maggiore: 35 addetti
Mentre il tasso di sopravvivenza medio
delle imprese a 5 anni secondo l'INSEE40 è pari
al 50,8%, con variazioni da 50 a 55% per le
imprese con più di 2 occupati, il tasso di
sopravvivenza delle cooperative di produzione
nate nel 2002 è pari in media al 55% in media.
Il tasso d'occupazione, cioè la percentuale di
addetti che prestano ancora la propria attività sempre 5 anni dopo la nascita della cooperativa è molto più
alta visto che è del 72%.
L'analisi per origine di creazione dimostra come il 77% delle imprese derivate da trasformazioni
esista sempre 5 anni, percentuale che scende al 45% delle cooperative derivate da società recuperate (v.
fig).

Nel periodo 2002-2006, la quota di


export delle scop è passata dal 6,6% al 9,5%
del fatturato.(v fig.). Questa progressione è
ancora più significativa se si considera che le
Scop hanno ormai superato la quota media di
export delle PMI francesi stimata al 7%
dall'INSEE. E’ l'industria il settore in cui le
Scop esportano maggiormente con una quota

40
L’istituto nazionale di statistica francese

46
del 26% del loro fatturato, mentre per le PMI francesi tale quota scende all’11% (10% nelle piccole imprese,
15% nelle imprese medie).

Allargando l’orizzonte temporale al


decennio 1996-2006 emerge chiaramente come il
settore dei servizi sia quello in cui le Scop hanno
avuto l’incremento maggiore sia nel numero di
imprese che negli addetti. Su tutti i servizi, si
contano 279 Scop in più rispetto al 1996,
specialmente nei servizi intellettuali e culturali
(+179).
La progressione nei servizi è ancora più
marcata considerando l’incremento occupazionale,
poiché concentra 6.000 dei 7.000 posti di lavoro
guadagnati in dieci anni. È in particolare nei servizi intellettuali e culturali (istruzione, formazione,
consulenza, spettacolo...) che si registra l’aumento maggiore delle forze di lavoro con occupati più che
raddoppiati: da 3.651 posti di lavoro nel 1996 si passa ad oltre quota 8.000.
Questo grande sviluppo dei servizi nel decennio considerato risulta molto significativo anche se come
abbiamo visto il settore dell’edilizia e dei lavori pubblici (BTP) conferma la sua posizione di primo settore
occupazionale d'attività con oltre il 30% della forza lavoro.

L’attuale struttura nazionale di riferimento per le Scop è la Confederazione generale delle società
cooperative di produzione (CG Scop), nata nel 1937. La CG Scoop è portavoce delle cooperative di
produzione presso i pubblici poteri a livello nazionale, ma anche europeo vista l’adesione al CECOP.
Le Scop sono anche rappresentate da tre federazioni attive nei seguenti settori: edilizia (BTP),
comunicazione ed industria grafica, telecomunicazioni/industria/informatica/metallurgia.

Nelle tabelle 15 e 16 vengono infine presentati rispettivamente i principali indicatori per occupato
delle scop e le più importanti cooperative di produzione per fatturato.

Tab. 15: Principali indicatori per occupato

47
Tab.16 Le principali Scop per fatturato (2006)

4.3 La cooperativa Acome e le Chèque Déjeuner


La cooperativa ACOME, fondata nel 1932, si è regolarmente affermata come prima SCOP (società
cooperativa di produzione) della Francia e come impresa leader nello sviluppo tecnologico dell’impiantistica
nelle reti delle telecomunicazioni, dell’industria automobilistica, delle reti di trasporto e delle reti dell’industria
edile.
Più precisamente l’attività di Acome è ripartita in tre settori:
reti di telecomunicazione: ACOME è presente e innova in modo continuo nella fabbricazione
di prodotti e sistemi destinati ai mercati delle telecomunicazioni fisse, delle trasmissioni di dati,
della telefonia mobile e delle reti cablate;
industria automobilistica e reti di trasporto: nell’industria automobilistica, nell’industria
edile, nella rete ferroviaria e nel trasporto e distribuzione di energia, ACOME fabbrica per i suoi
clienti fili e cavi che rispondono alle esigenze delle norme nazionali ed internazionali, nel rispetto
dell'ambiente;
reti nelle costruzioni: la cooperativa da oltre 25 anni interviene nella realizzazione di superfici
(pavimenti) radianti idrauliche ed elettriche, nella distribuzione idraulica e nell’allestimento di
cavi e conduttori elettrici (cablaggio) negli edifici.

48
Fatturato 2007 per ramo di attività
Nel 2007 la cooperativa Acome ha visto
la propria base occupazionale raggiungere oltre reti di telecomunicazione industria automobilistica
reti di trasporto reti dell'industria edile
1.450 occupati ed il proprio fatturato quota 359 10%
6%
mld di euro.
Come è possibile vedere dai grafici
riportati la maggior parte del fatturato viene
50%
prodotta nella realizzazione delle reti di
34%
telecomunicazione e il 45% del volume d’affari è
realizzato oltre i confini nazionali. Export 2007

Francia Export
Una caratteristica essenziale della
cooperativa Acome è il suo radicamento
45%
territoriale nella bassa Normandia, nei pressi
della città di Mortain nella Manica, in cui più di 55%
1.000 lavoratori dipendenti sono riuniti.
Questo radicamento in un mercato interamente
esposto alla mondializzazione scaturisce dal proprio statuto cooperativo. Una volontà di dare la precedenza
al progetto dell'impresa ed ai suoi lavoratori dipendenti che non impedisce però lo sviluppo e la risposta alla
domanda mondiale.
Nel 1998 infatti Acome crea in Brasile Iracome, la sua prima filiale industriale, per seguire Renault
nell'instaurazione di una nuova fabbrica. Nel 1999, nasce questa volta una filiale commerciale in Germania
per allargare la sua presenza europea. Nel 2000 viene creata una nuova fabbrica in Cina, a cui se ne
aggiungerà un’altra nel 2003. Ad oggi la struttura produttiva della cooperativa è composta da 8 stabilimenti,
di cui 5 in Francia, 2 in Cina e 1 in Brasile.
L'impresa sviluppa inoltre uffici commerciali in tutto il mondo (oltre alla Germania, la cooperativa
instaura delle filiali commerciali anche in Gran Bretagna, Spagna, Italia, Cina e Brasile).

La cooperativa Acome si è affermata e continua la sua espansione riuscendo perfettamente a


coniugare lo sviluppo locale con la conquista di nuovi di mercati in un’ottica di lungo periodo, la creazione di
nuove filiali ed uffici commerciali, una rete di distributori maggiore, una logistica internazionale e una
assidua ricerca tecnologica a livello mondiale.

Merita di essere menzionata per le dimensioni raggiunte su scala mondiale un’altra cooperativa scop:
le Chèque Déjeuner. Fondata nel 1964 grazie all’introduzione dei buoni pasto in Francia, la cooperativa è
cresciuta a dismisura andando a costituire un gruppo di dimensioni mondiali: le Groupe Chèque Déjeuner.
Questo gruppo è rappresentativo nel 2007 di:
2,9 miliardi di € di fatturato (+20,8% rispetto al 2006) di cui 950 mln è fatturato export;
120.000 clienti;
1.452 collaboratori;

49
15 milioni di utenti dei buoni del Gruppo;
una presenza in 9 paesi (Spagna, Italia41, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania,
Bulgaria, Slovacchia);
n. 3 mondiale sul mercato dei buoni pasto.

Questo sviluppo del gruppo è avvenuto grazie alla creazione di nuovi prodotti e servizi adeguati ai
suoi utenti e clienti, creando per ciascuno di loro una filiale specifica. Ogni filiale (31 prevalentemente spa)
del gruppo emettono buoni a carattere sociale e culturale, che rispondono a necessità complementari.
Il Gruppo Chèque Déjeuner è oggi strutturato in due poli di attività:
1) Polo Titoli: carte e chèque socio-culturali, che comprendono buoni pasto tradizionali,
chèque che consentono l'accesso a tutti ai servizi alla persona grazie a vantaggi economici e
finanziari, prodotti specializzati che danno accesso a tutti gli intrattenimenti: cd, libri, dvd, CD-
ROM, giochi video, abbonamenti a giornali, cinema, esposizioni, musei, teatri, commedie
musicali, fino arrivare a mezzi di pagamento a tutela dei più svantaggiati per l'acquisizione di
beni e di servizi essenziali alla vita quotidiana.
2) Polo Servizi: è organizzato attorno a 3 rami di lavoro specializzati allo scopo di dare soluzioni
concrete ed innovatrici alle problematiche delle imprese, organismi sociali, e alla collettività.
Sono comprese le attività di:
assistenza informatica per le associazioni ed imprese di servizi alla persona, con una gamma
completa d'applicazioni interamente dedicate alle loro attività (aiuto a domicilio, cure a domicilio,
gestione)
centri di formazione professionale continua, che accompagna i responsabili e il personale di
associazioni e imprese per aumentare le loro conoscenze e le loro competenze;
telegestione dei servizi alla persona.
soluzioni Internet a destinazione di professionisti: sito web, extranet, intranet, webservice…
servizi alla persone con interventi di carattere sociale con corsi individuali, corsi collettivi, tirocini
di vacanze;
servizi alle imprese con relativi studi, formazione, assunzioni, servizi di trasporto protetto di
prodotti e documenti sensibili, ecc.

Da segnalare come il gruppo si è prefissato nel quadro di un piano strategico con scadenza 2014 una
crescita annuale media del 20% per raggiungere un fatturato di 7 mld di euro, senza per questo diminuire la
propria redditività. Per realizzare questo piano, definito anche “prudente” dal suo presidente Jacques
Landriot42, il gruppo dovrà in primo luogo amplificare la sua internazionalizzazione, arrivando a realizzare più
della metà del proprio volume d’affari la sua attività (54%) fuori dalla Francia. Sono previste infatti nuove
filiali in Marocco, in Gran Bretagna, in Portogallo, in Germania, nei Paesi Bassi, come pure, nell’Africa del
nord, in Algeria e Tunisia. Ma ciò senza rinunciare alle forti ambizioni sul suo mercato interno.

41
In Italia Chèque Déjeuner detiene il 30% del capitale della società Day Ristoservice, mentre il restante 70% è detenuto dal gruppo
Camst.
42
Fonte: Les Echos, 16/04/2008

50