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10 dicembre 2019 - 19:13 > Versione online

Aumenta ancora lo scioglimento dei ghiacchi


della Groenlandia
Studio di 89 scienziati polari su Nature: la fusione è 7 volte più veloce del 1990. "A fine secolo
40 milioni di persone in più a rischio inondazioni costiere". In 27 anni il livello globale dei mari è
cresciuto di un centimetro. La collaborazione dell'università di Urbino I GHIACCI della
Groenlandia stanno fondendo molto più rapidamente del previsto. L'allarme si ripete, . L'articolo
"Mass balance of the Greenland ice sheet from 1992 to 2018", contributo di 89 scienziati polari di
cinquanta associazioni diverse pubblicato oggi su Nature , rivela che lo scioglimento dei ghiacci
della grande isola danese sta avvenendo a una velocità sette volte superiore a quello del 1990.
Siamo al limite estremo, dice il testo, delle proiezioni dell' , l'Intergovernmental panel on climate
change (punto di riferimento per tutti gli studi scientifici sul riscaldamento globale). Significa che
per la fine del secolo 40 milioni di persone in più saranno esposte al rischio di inondazioni
costiere.
Lo studio mostra che dal 1992 ad oggi la Groenlandia ha perso 3.800 miliardi di tonnellate di
ghiaccio, sufficienti a far innalzare il livello globale dei mari di un centimetro. Inoltre, i dati
indicano un aumento impressionante della velocità di fusione: dai 33 miliardi di tonnellate del
1990 ai 254 miliardi l'anno dell'ultimo decennio, corrispondenti, questi, a una crescita di oltre
sette volte in trent'anni.
La massima velocità di variazione, pari a 335 miliardi di tonnellate in una stagione, si è registrata
nel 2011: dieci volte in più del 1990. Nell'intero ultimo decennio, tuttavia, il livello di fusione è
rimasto alto e sta producendo un aumento del livello marino globale - - che si aggiungerà a quello
causato dalla fusione dei ghiacci antartici e alpini e dal riscaldamento degli oceani. "Questo
multifenomeno causerà un aggravamento delle erosioni mettendo progressivamente a rischio un
numero sempre crescente di popolazioni costiere", afferma Giorgio Spada , docente di Fisica della
Terra al Dipartimento di Scienze pure e applicate dell'Università di Urbino, ateneo che ha
collaborato al dossier globale. La sessione di Fisica del Dispea ha fornito competenze sulla
modellazione matematica dei processi geodinamici globali. In particolare, lo studio si è avvalso di
modelli numerici sviluppati in collaborazione con l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia
utili alla valutazione delle deformazioni prodotte dai ghiacci sulla crosta terrestre ll risultato del
lavoro è stato ottenuto utilizzando dati raccolti con tecniche geodetiche e geofisiche, nell'ambito
di una cooperazione internazionale sostenuta dall'European Space Agency e dalla Nasa.
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