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https://www.msdmanuals.

com/it-it/casa/disturbi-immunitari/biologia-del-
sistema-immunitario/panoramica-sul-sistema-immunitario

Il sistema immunitario ha il compito di proteggere l’organismo


dall’invasione di sostanze estranee o pericolose. Tali sostanze invasive
includono
• Microrganismi (comunemente denominati germi, come i batteri, i virus e i miceti)

• Parassiti (come i vermi)

• Cellule cancerogene

• Perfino organi e tessuti trapiantati ( Panoramica sul sistema immunitario : Piano di azione)

Per difendere il corpo da questi invasori, il sistema immunitario deve essere in grado di distinguere
tra
• Ciò che gli appartiene (self)

• Ciò che non gli appartiene (non-self o esogeno)

Qualsiasi sostanza identificata come esogena, in particolare se ritenuta dannosa (ad esempio,
patogena), stimola una risposta immunitaria. Tali sostanze sono chiamate antigeni.
Gli antigeni possono essere contenuti all’interno o all’esterno di batteri, virus, altri microrganismi o
cellule tumorali. Gli antigeni possono esistere anche come sostanze indipendenti, ad esempio come
molecole alimentari o pollini. Una normale risposta immunitaria dell’organismo consiste nel
riconoscimento di un antigene estraneo e pericoloso e nella mobilitazione di forze per difendersi e
attaccarlo. In caso di malfunzionamento e scambio di self con non-self, il sistema immunitario può
attaccare i tessuti stessi del corpo, causando una patologia autoimmune, come l’artrite reumatoide,
la tiroidite o il lupus eritematoso sistemico (lupus).

Comprendere il sistema immunitario


Anticorpo (immunoglobulina): proteina prodotta dai linfociti B che lega strettamente l’antigene
di un organismo invasore, etichettandolo per riconoscerlo e attaccarlo o neutralizzandolo
direttamente.

Antigene: qualsiasi sostanza riconoscibile da parte del sistema immunitario, che può quindi
stimolare una risposta immunitaria.

Cellula B (linfocita B): globulo bianco che produce anticorpi specifici per l’antigene che ne ha
stimolato la produzione.

Basofilo: globulo bianco che libera istamina (sostanza implicata nelle reazioni allergiche) e che
produce sostanze in grado di attrarre i globuli bianchi (neutrofili ed eosinofili) in una zona
problematica.

Cellula: l’unità più piccola di un essere vivente, costituita da un nucleo e da un citoplasma,


circondati da una membrana.

Chemiotassi: il processo di utilizzo di una sostanza chimica per attrarre cellule in una sede in
particolare.

Sistema del complemento: gruppo di proteine coinvolte in una serie di reazioni (la cosiddetta
cascata del complemento) progettate per difendere l’organismo, ad esempio uccidendo i batteri e
altre cellule estranee, rendendo l’identificazione e l’ingestione delle cellule estranee più facile per i
macrofagi e attraendo i macrofagi e i neutrofili in un'area problematica.

Citochine: proteine secrete dalle cellule del sistema immunitario e da altri tipi di cellule che
fungono da messaggeri del sistema immunitario, contribuendo alla regolazione della risposta
immunitaria.

Cellule dendritiche: cellule derivate dai globuli bianchi che si trovano nei tessuti e che aiutano le
cellule T a riconoscere gli antigeni estranei.

Eosinofilo: globulo bianco che uccide i batteri e altre cellule estranee troppo grandi da ingerire,
che può contribuire a immobilizzare e uccidere i parassiti, che partecipa alle reazioni allergiche e
che contribuisce a distruggere le cellule cancerose.

Cellula T helper: tipo di globulo bianco che aiuta i linfociti B a produrre anticorpi diretti contro
gli antigeni estranei, aiuta i linfociti T killer ad attivarsi e stimola i macrofagi.

Istocompatibilità: letteralmente, compatibilità dei tessuti. Determinata dagli antigeni leucocitari


umani (vedere sotto) e usata per stabilire la compatibilità di un tessuto od organo trapiantato con un
ricevente.

Antigeni leucocitari umani (human leukocyte antigens, HLA): gruppo di molecole


identificatrici che si trova sulla superficie di tutte le cellule in una combinazione pressoché unica
per ciascun individuo, consentendo così all’organismo di distinguere l’endogeno dall’esogeno.
Noto anche come complesso maggiore di istocompatibilità.

Complesso immunitario: anticorpo attaccato a un antigene.

Risposta immunitaria: reazione del sistema immunitario a un antigene.

Immunoglobulina: anticorpo.

Interleuchina: tipo di citochina secreta da alcuni globuli bianchi per influenzare altri globuli
bianchi.

Linfocita T killer (citotossico): linfocita T che si lega alle cellule infette e cancerose e le uccide.

Leucocita: globulo bianco, quale un monocita, un neutrofilo, un eosinofilo, un basofilo o un


linfocita (B o T).

Linfocita: globulo bianco responsabile dell’immunità acquisita (specifica), comprese la


produzione di anticorpi (da parte dei linfociti B), la distinzione tra “self” e “non-self” (da parte dei
linfociti T) e l'eliminazione delle cellule infette e tumorali (da parte dei linfociti T killer).

Macrofago: grande cellula che deriva da un globulo bianco detto monocita, che ingerisce i batteri e
le altre cellule estranee e aiuta i linfociti T a identificare i microrganismi e le altre sostanze estranee
e che è normalmente presente nei polmoni, sulla pelle, nel fegato e in altri tessuti.

Complesso maggiore di istocompatibilità (major histocompatibility complex, MHC): sinonimo


di antigeni leucocitari umani.

Mastocita: cellula presente nei tessuti che libera istamina e altre sostanze implicate nelle reazioni
allergiche.

Molecola: gruppo di atomi associati chimicamente tanto da formare una sostanza chimica unica.

Cellula Natural Killer: tipo di globulo bianco che è in grado di riconoscere e uccidere le cellule
patologiche, ad esempio alcune cellule infette e le cellule tumorali, senza dover imparare prima che
quelle cellule sono anomale.

Neutrofilo: globulo bianco che ingerisce e distrugge i batteri e le altre cellule estranee.

Fagocita: tipo di cellula (come un neutrofilo o macrofago) che ingerisce e distrugge i


microrganismi invasori, altre cellule e frammenti cellulari.

Fagocitosi: processo in cui una cellula ingerisce un microrganismo invasore, un’altra cellula o un
frammento di cellula.

Recettore: molecola presente sulla superficie di una cellula o al suo interno che è in grado di
identificare molecole specifiche, adattandosi perfettamente a queste, come una chiave nella sua
serratura.

Linfocita T regolatore (soppressore): globulo bianco che aiuta ad arrestare una risposta
immunitaria.

Linfocita T: globulo bianco coinvolto nell’immunità acquisita e che può essere di tre tipi: helper,
killer (citotossico) o soppressore.

Le malattie del sistema immunitario insorgono quando:


• Il corpo produce una risposta immunitaria diretta contro se stesso (patologia autoimmune,
Malattie autoimmuni).
• L’organismo non è in grado di generare una risposta immunitaria adeguata contro i
microrganismi invasori (malattia da immunodeficienza, Panoramica sui disturbi da
immunodeficienza).
• Una risposta immunitaria eccessiva ad antigeni estranei spesso innocui danneggia i tessuti
normali (reazione allergica, Panoramica sulle reazioni allergiche).

Linee di difesa
Il corpo mette in atto una serie di azioni difensive che prevedono barriere fisiche, globuli bianchi e
molecole, come gli anticorpi e le proteine del complemento.
Barriere fisiche
La difesa di prima linea contro gli invasori è rappresentata da barriere meccaniche o fisiche:
• La pelle

• La cornea degli occhi

• Le membrane che ricoprono le pareti dell’apparato respiratorio, digerente, urinario e


riproduttivo
Finché queste barriere rimangono integre, molti invasori non possono entrare nell’organismo. Se
una di queste barriere viene interrotta, ad esempio, se ustioni diffuse danneggiano gran parte del
tessuto cutaneo, il rischio di infezione aumenta.
Inoltre, le barriere sono protette da secrezioni che contengono enzimi capaci di distruggere i batteri.
Esempi sono dati dalle lacrime presenti negli occhi, dal muco dell’apparato respiratorio e
dall’apparato digerente e dalle secrezioni della vagina.

Globuli bianchi
Il meccanismo di difesa successivo implica l’azione dei globuli bianchi (leucociti) che si spostano
nel flusso sanguigno e nei tessuti, alla ricerca di microrganismi e altri invasori da attaccare.
Questo meccanismo si svolge in due fasi:
• Immunità innata

• Immunità acquisita

L’immunità innata (naturale) ( Immunità innata) non richiede che avvenga un previo incontro con
un microrganismo o altro invasore per poter funzionare in modo efficace. La risposta agli invasori è
immediata, senza che vi sia il bisogno di imparare a riconoscerli. Sono coinvolti numerosi tipi di
globuli bianchi:
• Fagociti che ingeriscono gli invasori. I fagociti includono i macrofagi, i neutrofili, i monociti
e le cellule dendritiche.
• Le cellule natural killer sono prodotte già pronte a riconoscere e distruggere le cellule
tumorali e quelle infettate da alcuni virus.
• Alcuni globuli bianchi rilasciano sostanze coinvolte nell’infiammazione e nelle reazioni
allergiche, come l’istamina. Alcune di queste cellule spesso agiscono da sole per distruggere
i microrganismi invasori.
Nell’immunità (adattiva o specifica) acquisita ( Immunità acquisita), i linfociti B e T che
incontrano un invasore imparano ad attaccarlo e ricordano quello specifico microrganismo, in modo
da poterlo riattaccare in modo ancora più efficace la volta successiva. Ci vuole tempo perché si
sviluppi l’immunità acquisita dopo il primo incontro con un nuovo microrganismo, perché i linfociti
devono adattarvisi. Dopo, tuttavia, la risposta arriva velocemente. I linfociti B e T collaborano per
distruggere gli invasori. Per essere in grado di riconoscere gli invasori, i linfociti T devono avvalersi
di cellule note come cellule che presentano l’antigene (come le cellule dendritiche, In che modo i
linfociti T riconoscono gli antigeni). Queste cellule ingeriscono l’agente estraneo e lo scindono in
frammenti.
Molecole
L’immunità innata e quella acquisita interagiscono, influenzandosi reciprocamente, direttamente o
attraverso molecole che attraggono o attivano altre cellule del sistema immunitario nell'ambito della
fase di mobilitazione per la difesa dell’organismo ( Attivazione e mobilitazione). Queste molecole
includono
• Citochine (che sono i messaggeri del sistema immunitario, Immunità innata : Citochine)

• Anticorpi ( Immunità acquisita : Anticorpi)

• Proteine del complemento (che formano il sistema del complemento, Immunità innata :
Sistema del complemento)
Queste sostanze non sono contenute nelle cellule ma disciolte in liquidi corporei, come il plasma (la
parte liquida del sangue).
Alcune di queste molecole, comprese alcune citochine, promuovono il processo infiammatorio.
L’infiammazione avviene perché queste molecole attraggono cellule del sistema immunitario verso
il tessuto interessato. Per far sì che queste cellule possano arrivare al tessuto, il corpo invia una
quantità maggiore di sangue nella sede interessata. Per portare più sangue al tessuto, i vasi
sanguigni devono espandersi e diventare più porosi, consentendo a più liquidi e cellule di
abbandonare i vasi sanguigni e di entrare nel tessuto. Ecco perché l’infiammazione tende a causare
arrossamento, sensazione di calore e gonfiore. Lo scopo dell’infiammazione è contenere l’infezione
in modo che non si diffonda. Successivamente, altre sostanze prodotte dal sistema immunitario
contribuiscono alla risoluzione dell’infiammazione e aiutano il tessuto danneggiato a guarire.
Sebbene sia fastidiosa, l’infiammazione indica che il sistema immunitario sta svolgendo i suoi
compiti. Un’infiammazione eccessiva o protratta nel tempo (cronica) può tuttavia essere pericolosa.

Organi
Il sistema immunitario comprende diversi organi, oltre alle cellule sparse in tutto l’organismo. Tali
organi vengono classificati in organi linfoidi primari o secondari.
Gli organi linfoidi primari sono le sedi in cui i globuli bianchi vengono prodotti e/o si
moltiplicano:
• Il midollo osseo produce tutti i tipi diversi di globuli bianchi, quali neutrofili, eosinofili,
basofili, monociti, linfociti B e cellule che diventano linfociti T (precursori dei linfociti T).
• Nel timo, i linfociti T si moltiplicano e imparano a riconoscere gli antigeni estranei e a
ignorare quelli propri del corpo. I linfociti T sono cruciali per l’immunità acquisita.
Quando è necessario, i globuli bianchi vengono mobilitati per difendere l’organismo,
principalmente dal midollo osseo, quindi si spostano verso il flusso sanguigno per raggiungere le
sedi in cui sono necessari.

Sistema linfatico: contribuisce a difendere l’organismo dalle infezioni


Il sistema linfatico è una componente essenziale del sistema immunitario, insieme a
timo, midollo osseo, milza, tonsille, appendice e placche di Peyer presenti
nell’intestino tenue.

Il sistema linfatico è composto da una rete di linfonodi connessi dai vasi linfatici e
funge da trasportatore del flusso linfatico in tutto l’organismo.

Il flusso linfatico è composto da liquidi che trasudano attraverso le sottili pareti dei
capillari nei tessuti corporei. Questo liquido contiene ossigeno, proteine e altre
sostanze nutrienti utili per sostentare i tessuti. Una parte di questo liquido entra
nuovamente nei capillari e una parte entra nei vasi linfatici (diventando flusso
linfatico). I piccoli vasi linfatici si collegano a quelli più grandi e, infine, formano il
dotto toracico. Il dotto toracico è il vaso linfatico più grande in assoluto. Si collega
alla vena succlavia, per poi restituire la linfa al flusso sanguigno.

La linfa trasporta le sostanze estranee (come i batteri), le cellule tumorali e le cellule


morte o danneggiate eventualmente presenti nei tessuti nei vasi linfatici e agli organi
linfatici per lo smaltimento. La linfa contiene anche molti globuli bianchi.

Tutte le sostanze trasportate dalla linfa passano almeno in un linfonodo, dove i corpi
estranei possono essere filtrati e distrutti, prima che la linfa confluisca nel flusso
sanguigno. Nei linfonodi, i globuli bianchi si accumulano, interagiscono
reciprocamente e con gli antigeni e generano le risposte immunitarie verso le sostanze
estranee. I linfonodi contengono una rete di tessuti densamente popolata di linfociti B,
T, cellule dendritiche e macrofagi. I microrganismi dannosi vengono filtrati attraverso
questa maglia, quindi identificati e attaccati dai linfociti B e T.

I linfonodi spesso si raggruppano nelle aree da cui si diramano i vasi linfatici come
collo, ascelle e inguine.

Gli organi linfoidi secondari includono


• Milza

• Linfonodi

• Tonsille

• Appendice

• Placche di Peyer nell’intestino tenue

Questi organi intrappolano i microrganismi e le altre sostanze estranee e forniscono una sede in cui
le cellule mature del sistema immunitario si possono raggruppare, possono interagire tra loro e con
le sostanze estranee e possono generare una risposta immunitaria specifica.
I linfonodi sono disposti nell’organismo in posizioni strategiche e sono connessi da un ampio
reticolato di vasi linfatici, che agiscono come sistema circolatorio del sistema immunitario. Il
sistema linfatico trasporta i microrganismi, le sostanze estranee, le cellule tumorali e le cellule
morte o danneggiate, dai tessuti ai linfonodi, dove la linfa viene filtrata per eliminarli.
Successivamente, la linfa filtrata viene reimmessa nel flusso sanguigno.
I linfonodi rappresentano una delle prime sedi dove le cellule tumorali si possono diffondere. Di
conseguenza, i medici spesso valutano lo stato dei linfonodi per determinare la diffusione di un
tumore. La presenza di cellule tumorali in un linfonodo può indurre un suo aumento di volume. I
linfonodi possono aumentare di volume anche in seguito a un‘infezione in quanto anche le risposte
immunitarie alle infezioni avvengono nei linfonodi. Talvolta i linfonodi si ingrossano perché i
batteri che li raggiungono non vengono distrutti e causano un’infezione (linfadenite).

Piano di azione
Una risposta immunitaria efficace contro gli invasori necessita di
• Riconoscimento

• Attivazione e mobilitazione

• Regolazione

• Risoluzione

Riconoscimento
Per distruggere gli invasori, il sistema immunitario li deve per prima cosa riconoscere. Questo
significa che il sistema immunitario deve essere in grado di distinguere ciò che è non-self (estraneo)
da ciò che gli appartiene. Il sistema immunitario è in grado di fare questa distinzione, perché tutte le
cellule hanno molecole di identificazione sulla loro superficie. I microrganismi possono essere
identificati perché presentano in superficie delle molecole di identificazione estranee.
Nell’uomo, le più importanti molecole di auto-identificazione vengono dette
• antigeni leucocitari umani (HLA) o complesso maggiore d’istocompatibilità (MHC).

Le molecole HLA sono dette antigeni perché se trapiantate, ad esempio in un trapianto di rene o di
pelle, possono generare una risposta immunitaria in un altro soggetto (normalmente, non generano
alcuna risposta immunitaria nel soggetto che le possiede). Ciascun individuo possiede una
combinazione di HLA quasi unica. Il sistema immunitario di ciascun soggetto normalmente
riconosce questa combinazione unica come qualcosa di endogeno (self). Una cellula che presenta
molecole di superficie diverse da quelle presenti sulle altre cellule dello stesso organismo viene
identificata come estranea e attaccata dal sistema immunitario. Questa cellula può essere un
microrganismo, una cellula di tessuto trapiantato o una cellula dello stesso organismo che è stata
infettata da un microrganismo invasore o alterata da un tumore (le molecole di HLA sono quelle che
i medici cercano di far corrispondere quando è necessario un trapianto d’organo).

In che modo i linfociti T riconoscono gli antigeni


Alcuni globuli bianchi, i linfociti B, riconoscono direttamente gli invasori, ma altri, i linfociti T,
necessitano del supporto di cellule dette cellule di presentazione dell’antigene:
• queste cellule ingeriscono l’agente estraneo e lo scindono in frammenti.
• La cellula di presentazione dell’antigene combina i frammenti antigenici dell’invasore con le
molecole di HLA della cellula stessa.
• La combinazione di frammenti antigenici e molecole di HLA viene spostata sulla superficie
della cellula.
• Un linfocita T con un recettore corrispondente sulla propria superficie può attaccarsi a parte
della molecola di HLA che presenta il frammento antigenico, come una chiave entra nella
sua serratura.
• Il linfocita T viene quindi attivato e comincia a combattere gli invasori che possiedono tale
antigene.

In che modo i linfociti T riconoscono gli antigeni


I linfociti T fanno parte del sistema di sorveglianza immunologica. Si spostano attraverso il flusso
sanguigno e il sistema linfatico. Una volta raggiunti i linfonodi o un altro organo linfatico
secondario, cercano le sostanze estranee (antigeni) nell’organismo. Prima di riconoscere con
sicurezza e rispondere a un antigene estraneo, tuttavia, questo deve essere processato e presentato
al linfocita T da un altro globulo bianco, chiamato cellula di presentazione dell’antigene. Le cellule
presentanti l’antigene sono le cellule dendritiche (le più efficaci), dai macrofagi e dai linfociti B.

Attivazione e mobilitazione
I globuli bianchi si attivano non appena riconoscono un invasore. Ad esempio, quando la cellula di
presentazione dell’antigene presenta frammenti antigenici legati a molecole HLA o a un linfocita T,
questo attacca i frammenti e viene attivato. I linfociti B possono essere attivati direttamente dagli
invasori. Dopo l’attivazione, i globuli bianchi ingeriscono o eliminano l’invasore oppure fanno
entrambe le cose. Generalmente è necessario più di un tipo di globulo bianco per distruggere un
invasore.
Le cellule del sistema immunitario, come i macrofagi e i linfociti T attivati, rilasciano sostanze che
attraggono altre cellule immunitarie nella sede del problema, mobilitando in questo modo le difese.
Lo stesso microrganismo invasore può rilasciare sostanze che attraggono le cellule immunitarie.

Regolazione
La risposta immunitaria deve essere regolata per prevenire un danno esteso all’organismo, come
avviene nelle patologie autoimmuni. I linfociti T regolatori (soppressori) aiutano a controllare la
risposta secernendo citochine (messaggeri chimici del sistema immunitario), che inibiscono le
risposte immunitarie. Queste cellule evitano che la risposta immunitaria continui all’infinito.

Risoluzione
Nella risoluzione, l’invasore viene confinato ed eliminato dall’organismo. Dopo avere eliminato
l’invasore, la maggior parte dei globuli bianchi si auto-distrugge e viene ingerita. Quelli che
sopravvivono vengono chiamati cellule di memoria. Il corpo conserva delle cellule di memoria, che
fanno parte dell’immunità acquisita, al fine di ricordare specifici invasori e rispondere in maniera
più vigorosa all’incontro successivo.

Panoramica sulla funzione dei linfociti B e T


Last full review/revision October 2014 by Peter J. Delves, PhD

Risorse
• Animazione 1
In che modo i linfociti T riconoscono gli antigeni
• Animazione 2
Panoramica sulla funzione dei linfociti B e T
• Barra laterale 1
Comprendere il sistema immunitario
• Figura 1
Sistema linfatico: contribuisce a difendere l’organismo dalle infezioni
• Figura 2
In che modo i linfociti T riconoscono gli antigeni
• Sapevi Che 1
Sapevate che...
• Video 1
Panoramica sul sistema immunitario
http://www.giovannichetta.it/sistemaimmunitario.html

In ogni momento il nostro organismo è sottoposto ad attacchi da parte


di agenti patogeni (definiti "antigeni" quando in grado di indurre la
produzione di anticorpi specifici) quali:
- Parassiti (ascaridi, nematelminti, tenie), i più volumionosi ma non i
più temibili, assunti perlopiù tramite cibi contaminati;
- Protozoi (trichomonosa, tovoplasmi), organismi unicellulari, sono gli
agenti patogeni della malaria, della dissenteria amebica e della
malattia del sonno;
- Funghi e miceti (Candida albicans, l'Aspergillus), in grado di
svilupparsi su epitelio e mucose (micosi) coinvolgendo nei soggetti
ummunodeficienti anche gli organi interni
- Batteri, procarioti che misurano micrometri, di cui alcuni vivono nel
ns. organismo con vantaggi reciproci (ad es. la flora intestinnale) altri
sono cause di infezioni acute localizzate ma che possono estendersi al
circolo sanguineo (sepsi) e quindi a tutto il corpo;
- Virus, agenti patogeni maggiormente nocivi (provocano la maggior
parte delle infezioni) data la loro dimensione di pochi nanometri che li
rende poco aggredibili, non sono organismi autonomi ma complessi
molecolari (costituiti da una catena di DNA o RNA impacchettata in
un involucro proteico o capsula glicoproteica) che si replicano
all'interno di una cellula ospite programmandola a tal fine, il sistema
immunitario deve necessariamente distruggere le cellule infettate per
neutralizzarli, spesso le infezioni virali si manifestano dopo un lungo
periodo di latenza asintomatico, talvolta si riscontrano sintomatologie
acute (raffreddore, influenza),
Tossine, molecole nocive di grandi dimensioni (es. tossina difterica,
botulinica, tetanica, batterica ecc.),
- Agenti fisici e chimici (es. raggi UV, particelle estranee, sbalzi di
temperatura ambientale) possono provocare danni nel DNA
trasformando cellule normali in neoplastiche.
- Agenti psichici (stress) in grado di attivare la reazione da stress
Da qui l'importanza della difesa immunitaria verso tutti questi agenti
patogeni
Nonostante i progressi scientifici, l'immunologia (scienza che studia i
meccanismi di difesa dell'rganismo nei riguardi di un agente nocivo)
risulta a tutt'oggi una scienza giovanissima con molte lacune e passi
ancora da compiere.
Il sistema immunitario rappresenta il complesso sistema di difesa
dell'organismo.
Il sistema di difesa immunitario risulta costituito da due componenti:
1. Immunità aspecifica o innata, già presente alla nascita, di cui fanno
parte le barriere di difesa meccaniche (cute, mucose e loro secreti), le
cellule fagocitiche, ossia in grado di “digerire” agenti patogeni e corpi
estranei (granulociti neutrofili, macrofagi, monociti), i linfociti NK e
il sistema del complemento, che perforano le membrane cellulari degli
"aggressori".
Le macromolecole del sistema immunitario con azione non specifica
presenti nel sangue, costituiscono il sistema evolutivo di difesa più
antico e rappresenta un prerequisito indispensabile per i meccanismi
di difesa specifici.
2. Immunità specifica o acquisita, sistema più complesso del primo
ma estremamente più efficace. E’ costituito da una serie di cellule e di
molecole che hanno la capacità di riconoscere uno specifico agente
patogeno e di creare una risposta che si amplifica e di cui resta
“memoria” nell’organismo (memoria immunologica). In questo modo,
un secondo contatto con “l’invasore” (antigene), attiva una risposta
immunitaria più rapida e amplificata e quindi più efficace. Di questa
immunità fanno parte i linfociti T, B. Essi rappresentano i nostri veri
occhi interni che riconoscono gli antigeni e sorvegliano l’ambiente
interno.
Alcuni grossi antigeni agiscono direttamente con linfociti B per essi
specifici promuovendone la profilerazione e la differenziazione in
plasmacellule. Ciò costituisce un'eccezione in quanto normalmente i
linfociti B e soprattutto i linfociti T si attivano se l'antigene viene
presentato da una cellula accessoria (principalmente macrofagi ma
anche linfociti B, cellule epiteliali e dell'endotelio vascolare);
l'antigene viene parzialmente digerito dalla cellula presentante e
montato su un determinato sito della propria membrana cellulare. Ciò
rende più efficace il riconoscimento dei micorganismi che cercano di
nascondersi ai linfociti. Inoltre ciò impedisce che i linfociti attacchino
cellule proprie dell'organismo.

E’ ormai certo che il sistema immunitario sia il terzo grande sistema,


network, insieme a quello nervoso e a quello endocrino, di
regolazione generale dell’organismo, specializzato
nell’organizzazione delle sue difese sia interne che esterne. Nel 1984,
lo scienziato danese Niels Kaj Jerne ricevette il premio Nobel per la
medicina in virtù della sua teoria sul “network immunitario”. Egli
mise in risalto le straordinarie analogie tra sistema immunitario e
nervoso. Le cellule di entrambi i sistemi sono infatti in grado di
ricevere e trasmettere segnali sia di natura eccitatoria che inibitoria,
rispondendo in maniera adeguata a una enorme varietà di segnali.
I linfociti sono cento volte più numerosi dei neuroni e, diversamente
da loro, sono anche liberi di muoversi. Anch’essi reagiscono sia
mediante incontri diretti che attraverso molecole che producono
anticorpi. Possono riconoscere ed essere riconosciuti formando così
un network. Entrambi i sistemi apprendono in base all’esperienza e si
costruiscono una memoria (adattandosi al mondo esterno) e
penetrano, in massima parte, nei tessuti corporei. Inoltre, non solo il
sistema nervoso ha un contatto diretto col sistema immunitario, nel
momento in cui penetra negli organi linfoidi, ma le cellule
immunitarie, a loro volta, grazie alla loro spettacolare capacità di
produrre svariate molecole in grado di superare la barriera
ematoencefalica, entrano in comunicazione direttamente col cervello.
Infatti, una grande famiglia di sostanze proteiche, le citochine, assume
un ruolo fondamentale nel determinare il tipo di reazione immunitaria.
Non solo, le citochine sono anche i messaggeri della comunicazione
tra i tre grandi sistemi (immunitario, endocrino e nervoso). Esse
vengono prodotte, oltre che dalle cellule immunitarie, dalle cellule
cerebrali (cellule gliali) e da molte altre cellule (l’interleuchina-1, IL-
1, ha un ruolo fondamentale nel dialogo tra sistema immunitario,
cervello e ghiandole endocrine).
Non solo, il linfocita oltre a produrre citochine è fonte di ormoni e
neurotrasmettitori. La produzione di peptidi ormonali, al pari della
produzione delle citochine serve a modulare la risposta immunitaria
(ad esempio, così come l’ACTH - ormone adrenocorticotropo -
ipofisario stimola la produzione di cortisolo da parte delle ghiandole
surrenali, l’ACTH linfocitario serve a bloccare la produzione di
anticorpi) e ha un ruolo centrale nella comunicazione tra i grandi
sistemi. In realtà, la distinzione tra neurotrasmettitori, neuropeptidi e
ormoni è assolutamente artificiosa. Pertanto, le cellule immunitarie,
oltre che all’antigene, reagiscono agli stimoli che provengono dal
cervello e dal sistema endocrino. Alla luce delle conoscenze attuali, si
può affermare che la risposta immunitaria all’antigene è fortemente
condizionata dal sistema neuroendocrino. Il linfocita, infatti, presenta
recettori per i più importanti neurotrasmettitori (adrenalina,
noradrenalina e acetilcolina).
Possiamo concludere che la ricognizione di stimoli non cognitivi (per
distinguerli da quelli “cognitivi” riconosciuti dal sistema nervoso),
esterni e interni (virus, batteri, tossine, tumori ecc.) da parte delle
cellule immunitarie, viene convertita in messaggi che prendono la
forma di peptidi ormonali, neurotrasmettitori e citochine che arrivano
a contatto con il sistema neuroendocrino. Come avviene per uno stress
psichico, così un’infezione o un’infiammazione producono una
reazione immunitaria che, col rilascio di IL-1, è in grado di
comunicare, in forma diretta o mediata, col cervello. La
comunicazione assume la forma dell’attivazione dell’asse HPA
(Hypotalamus-Pituitary-Adrenal), tramite la sollecitazione del
principale neuropeptide dello stress, il CRH (corticotropin realising
hormone). L’attivazione di quest’asse ha come conseguenza la
sovrapproduzione di cortisolo che è in relazione inversa con le cellule
immunitarie: così come avviene durante il ritmo giornaliero, quando il
cortisolo è al massimo, i linfociti sono al minimo; è ciò che avviene
anche naturalmente, come dimostrano i cronobiologi, durante il ciclo
circadiano (20-28 ore), in cui la produzione di cortisolo ha un picco al
mattino (preparandoci per l’attività fisica) e i linfociti sono al minimo
mentre, viceversa, alle ore 20:00 il cortisolo è al minimo
(preparandoci per andare a dormire) e le cellule immunitarie sono al
massimo .
In questa prospettiva generale il sistema immunitario può essere visto
come un sistema biologico in grado di reagire e modificare la sua
reattività non solo sulla base di meccanismi automatici interni
geneticamente programmati, ma anche sulla base di stimoli esterni
fisici, emozionali e psicosociali. Nello stesso tempo, il sistema
immunitario è in grado di innescare, tramite l'individuazione di
stressor interni (non cognitivi), la reazione di stress (schema reazione
di stress).

Di seguito un video esplicativo del funzionamento del sistema


immunitario
Object 1

Il sistema del complemento è l'elemento più importante del sistema


di difesa umorale aspecifico o innato. Esso è costituito da una serie di
proteine (C1-C11 più altre 10 di controllo) e viene attivato sia
attraverso il legame di anticorpi specifici a un agente patogeno
estraneo o cellula dell'organismo infettata da virus (via classica) sia
direttamente dai carboidrati presenti sulla parete cellulare dei batteri
(via alternativa). L'attivazione del sistema del complemento innesca
una complessa cascata di reazioni enzimatiche che si concludono con
la formazione di una serie di fori sulla membrana cellulare dell'
"aggressore" formando dei tunnel (CAM complesso di attacco alla
membrana) che portano, per osmosi, alla lisi per esplosione e quindi
morte della cellula bersaglio. Sempre il sistema del complemento
inoltre attiva i mastociti, che rendono permeabili i vasi sanguinei alle
proteine e ai granulociti neutrofili, con conseguente comparizione di
edema arrossato caldo e dolente (reazione infiammatoria acuta). Il
sistema del complemento è normalmente coadiuvato dalle cellule
(linfociti) natural killer (NK).

Cellule fagocitarie (dal greco, phago, 'mangiare' e kytos, 'cellula'):

• Monociti, i globuli bianchi più voluminosi e ne rappresentano


il 3-10% in quantità. Fatta eccezione per la maggior quantità di
citoplasma e per il nucleo reniforme, essi assomigliano molto
ai linfociti. Quando migrano nei tessuti divengono macrofagi
particolarmente voraci
• Macrofagi, derivano dai monociti da cui si distinguono per la
capacità di fagocitosi (ingestione cellulare di sostanze estranee
tramite l'emissione di prolungamenti citoplasmatici) e
pinocitosi (assunzione di piccole quantità liquide e di sostanze
sciolte dal liquido infracellulare all'interno di una cellula
tramite invaginazioni dalle quali originano vescicole
citoplasmatiche), piuttosto che per le sue caratteristiche
morfologiche che si modificano in base alla sua localizzazione
e funzione. I macrofagi sono fissi (detti istiociti, sono
fusiformi o stellati) o vaganti per movimento ameboide tramite
pseudopodi corti e tozzi (con maggior capacità fagocitica).
Queste cellule sono provviste di speciali organelli (vescicole)
contenenti enzimi digestivi, chiamati lisosomi, che riversano il
loro contenuto nei vacuoli in cui si trova il materiale
fagocitario dando origine ai lisosomi secondari detti fagosomi,
in cui si realizza la digestione del materiale assunto per
fagocitosi. I macrofagi fissi e quelli mobili sono fasi diverse e
reversibili della stessa cellula.
I macrofagi sono cellule mononucleate tissutali che
appartengono al sistema di difesa innata assieme ai granulociti
neutrofili e i monociti. La loro funzione principale è quella di
difesa dell’organismo, essi ingeriscono residui cellulari,
sostanze intercellulari alterate, microrganismi e particelle inerti
che penetrano nell’organismo. Secernono inoltre citochine ad
attività proinfiammatoria e presentano l’antigene ai linfociti T-
CD4 contribuendo alla difesa immunitaria acquisita. Quando
incontrano grandi corpi estranei, i macrofagi si fondono tra
loro formando grandi cellule con 100 e più nuclei chiamate
cellule giganti da corpo estraneo. I macrofagi sono molto
importanti nella lotta contro i processi infettivi cronici. I
macrofagi sono assai numerosi sulla pelle, nel tessuto
connettivo e nelle membrane mucose dell'apparato digestivo,
respiratorio e genito-urinario. Va notato che assumono un
nome diverso a secondo dell'area ove sono localizzati (cellule
di Langerhans sulla pelle, macrofagi nei nodi linfatici, cellule
di Kupfer nel fegato, ecc.).
• Granulociti neutrofili, costituiscono la frazione più numerosa
dei globuli bianchi (45-70%). Sono cellule di dimensioni
inferiori ai macrofagi anch'esse in grado di fagocitare e
demolire agenti patogeni. Essi sono particolarmente attivi in
caso di infiammazioni batteriche dove migrano in maniera
massiccia dal sangue ai tessuti interessati (il pus è composto
essenzialmente da batteri vivi e morti, frammenti cellulari e
granulociti neutrofili morti). Hanno una vita media di 4-8 gg. I
granulociti eosinofili e basofili con scarsa o assente attività
fagocitica.

I linfociti sono gli effettivi responsabili della difesa immunitaria


specifica. Si tratta di piccoli leucociti (globuli bianchi) derivanti dal
midollo osseo tramite un complesso sviluppo (linea linfoide)
differenziandosi dagli altri leucociti (linea mieloide). I linfociti
rappresentano il 20-40% dei globuli bianchi.

• I linfociti T, di gran lunga il tipo più presente, maturano dai


precursori prodotti nel midollo osseo e vengono selezionati nel
timo (da cui il nome "T") . Il timo rappresenta per essi un vero
e proprio "campo di allenamento". I linfociti che usciranno dal
timo, infatti, avranno imparato a distinguere le strutture proprie
dell'organismo, da non attaccare, da quelle estranee, da
distruggere. A questo punto essi vagheranno, come guardiani,
nel sangue, nella linfa e in particolari regioni della milza e dei
linfonodi. Essi per agire devono legarsi all'antigene,
all'"invasore", (sono i responsabili dell'immunità cellulo-
mediata specifica) che deve essere presentato, tramite delle
specifiche proteine di membrana, il "complesso maggiore di
istocompatibilità" (MHC, Maior histocompatibility complex),
da una cellula nota, macrofago o linfocita B (APC, Antigen
Presenting Cells). La vita media dei linfociti T è di alcuni
mesi.
Se ne possono distinguere tre diverse sottopopolazioni:
1. linfociti (cellule) T helper che producono citochine
(interleuchine e linfochine) mediando il processo
infiammatorio, sostenendo l'azione dei macrofagi e
contribuendo all'attivazione dei linfociti B.
2. linfociti (cellule) T suppressor interrompono l'azione
immunitaria non appena avuta la meglio sull'infezione.
3. linfociti T citotossici (cellule T citotossiche) che, come
il linfociti (cellule) natural killer (NK), uccidono per
diretto contatto la cellula "anomala" ma, a differenza
delle NK, utilizzando meccanismi specifici di
riconoscimento. .
• I linfociti B sono cellule immunitarie presenti nel sangue, nella
linfa, nel midollo osseo e negli organi linfoidi secondari;
vengono prodotti e maturano nel midollo osseo. In seguito a
stimoli adeguati si trasformano in plasmacellule che sono
grosse cellule responsabili dell'immunità umorale specifica. Le
plasmacellule sono in grado di secernere anticorpi
(immunoglobuline) specifici in grandi quantità. Tali anticorpi
hanno la possibilità di essere attivati direttamente dall'antigene
formando i complessi antigene-anticorpo (immunocomplessi).
I linfociti B hanno normalmente una vita di 4-5 gg.
• I Linfociti (cellule) natural killer NK sono un'importante classe
di grossi linfociti (20-25% dei linfociti circolanti nel sangue),
facenti parte dell'immunità innata, che coadiuvano il sistema
del complemento in particolare nella distruzione di cellule
infettate da virus e cellule tumorali. Questi linfociti perforano
la membrana della cellula "nemica", tramite una speciale
proteina (perforina) simile al complesso di attacco del
complemento, e inoculano in essa enzimi che ne distruggono il
DNA provocando una morte lenta e irreversibile della cellula
"bersaglio" (apoptosi). Rispetto alle cellule T citotossiche
presentano minor specificità e precisione.
• Le cellule della memoria T e B permangono, una volta
superata l'infezione primaria, per molto tempo e talvolta per
sempre, negli organi linfoidi periferici. Se queste cellule
vengono attivate dal medesimo agente patogeno, la risposta
immunitaria, in questo caso, si sviluppa molto più rapidamente
ed efficacemente. Il sistema immunitario quindi apprende a
comportarsi in maniera adeguata in presenza di un determinato
agente patogeno (immunizzazione). E' da rilevare che i
meccanismi che portano alla formazione delle cellule
"memoria" non sono ancora stati chiariti del tutto. E' certo che
alcune cellule situate nei centri germinativi dei follicoli linfoidi
secondari (cellule follicolari dendritiche) presentano l'antigene
per lungo tempo dopo che è stato eliminato nel sangue,
sostenendo così la formazione di nuove cellule memoria. E'
inoltre evidente che la formazione delle cellule "memoria" è il
vero meccanismo fondamentale su cui si basa ciascun vaccino
attivo (inoculazionedi agenti patogeni uccisi o attenuati che
scatenano la reazione primaria). Nel caso dei vaccini passivi
vengono invece inoculati gli anticorpi (sostituendosi così
all'azione del sistema immunitario) e l'immunizzazione dura
finchè tali anticorpi sono nel sangue (1-3 mesi); non si
producono, in questo caso, cellule della "memoria".

I linfociti T e B sono per il 98% all'interno degli organi linfoidi


secondari da cui passano nel circolo sanguineo allo scopo di
"pattugliare" l'organismo. Nel caso di incontro con patogeni, i linfociti
degli organi linfoidi secondari si attivano innescando risposte
immunitarie umorali e/o cellulo-mediate.

Il mastocita è una cellula, numerosa in molti tipi di tessuto


connettivo, grande e ovoidale il cui citoplasma è pieno di granuli
basofili. I granuli dei mastociti, circondati da una membrana unitaria,
consistono principalmente di mucopolissacaridi associati a proteine. I
mucopolissaccaridi più conosciuti all’interno di questi granuli sono
l’eparina e l’istamina. L’eparina è anticoagulante (rallenta i processi di
coagulazione del sangue), l’istamina provoca la contrazione del
muscolo liscio (in particolare quello dei bronchi) e vasodilata
aumentando la permeabilità dei capillari scatenando una reazione
infiammatoria acuta. I mastociti liberano eparina e istamina (oltre a
altri mediatori chimici dei processi infiammatori quali prostaglandine,
leucotrieni ecc.) nel corso dello shock anafilattico, condizione che
sopravviene quando un organismo viene a contatto con un antigene
rispetto al quale è stato precedentemente sensibilizzato.
Il ruolo dei mastociti nella fisiologia umana rimane a oggi ancora in
molte parti oscuro. I mastociti sono cellule immunitarie note
soprattutto per i loro effetti indesiderati: causano infatti allergie, asma,
eczemi, febbre e, in alcuni casi, letali shock anafilattici. Il loro
meccanismo d'azione è in buona parte simile a quello dei granulociti
basofili.

I granulociti eosinofili, rappresentano 1-5% dei globuli bianchi, così


chiamate per il fatto che all'interno del citoplasma presentano delle
granulazioni che si colorano con un colorante particolare chiamato
eosina (che li fa apparire di un colore rosato). Vengono prodotti dal
midollo osseo e sono importanti nella risposta immunitaria soprattutto
nei confronti dei parassiti (sono gli unici in grado di contrastare gli
elminti grazie alla proteina basica principale dei loro granuli). Nella
loro membrana possiedono un recettore verso le immunoglobuline E
(IgE coinvolte nelle reazioni allergiche) e nei granuli contengono
l'istaminasi, che è un enzima che idrolizza l'istamina con conseguente
azione antiinfiammatoria. Hanno scarsa attività fagocitaria e una vita
media di 8-10gg.

I granulociti basofili rappresentano solo lo 0,5-1% dei globuli


bianchi. I loro sono basofili e contengono numerosi mediatori chimici
dei processi infiammatori (eparina, istamina, perossidasi, fosfatasi
acida ecc.). Essi possiedono inoltre sulla loro superficie recettori
specifici per le immunoglubiline E (IgE), caratteristica essenziale per
la loro attività. Infatti, la funzione dei granulociti basofili riguarda la
genesi delle reazioni allergiche e di tutti i fenomeni di ipersensibilità,
con meccanismi molto simili a quelli dei mastociti. Inoltre, come i
mastociti, essi liberano anche leucotrieni, sostanze coinvolte nello
spasmo della muscolatura liscia, come ad es. avviene nella crisi
asmatica. Sono poco mobili, hanno una vita media di 12-15 gg e non
hanno attività fagocitaria.

Le immunoglobuline
(Ig), dette anche
anticorpi, sono globuline
implicate nel sistema
immunitario. Le
globuline sono proteine
semplici di origine
animale e vegetale che,
assieme alle albumine,
sono presenti nel sangue,
nel plasma, nel latte e
nelle uova. A seconda
della grandezza delle loro
molecole sono
classificate in alfa, beta e
gamma globuline o
immunoglobuline. Le prime favoriscono il trasporto di grassi e ferro,
mentre le immunoglobuline sono glicoprotein prodotte da linfociti B
attivati durante la risposta immunitaria ossia quando il sistema
immunitario entra in contatto con sostanze estranee (antigeni)
appartenenti per esempio a batteri e virus. I linfociti B, nel loro stadio
di differenziazione terminale o di plasmacellule, producono
immunoglobuline (anticorpi) specifiche per quell’antigene e sono in
grado di legarsi con esso, facilitandone l’uccisione e l’eliminazione.
Le immunoglobuline sono gli organi di senso del sistema immunitario
essendo in grado di distinguere le sostanze proprie dell'organismo da
quelle ad esso estranee. Esse fungono da recettori localizzati sulla
superficie dei linfociti B o vengono secrete, quali anticorpi, nel
plasma sanguineo.
Strutturalmente le immunoglobuline sono glicoproteine costituite da
due catene pesanti (H, dall'inglese "heavy"), di circa 400 aminoacidi, e
da due leggere (L, dall'inglese "light"), di circa 200 aminoacidi, tenute
insieme da legami chimici. Esse hanno un composizione base a forma
di Y, ogni braccio corto si lega a un antigene come un pinza di
gambero mentre la coda si legano cellule (macrofagi, linfocit T
"suppressor") ed elementi del sistema del complemento attivandolo.
Sono individuabili cinque classi di immunoglobuline: IgA, IgD, IgE,
IgG e IgM, ognuna delle quali possiede una specifica classe di catene
H, che sono rispettivamente alfa, delta, epsilon, gamma e mu.

• Le IgG o gamma-globuline sono gli anticorpi più piccoli e


abbondanti (70-80% di tutte le immunoglobuline libere nel
sangue). Le IgG svolgono un ruolo importante nella difesa
dalle infezioni: si legano ai macrofagi e ai leucociti
polimorfonucleati, permettendo loro di individuare
efficacemente il bersaglio da fagocitare, e al sistema del
complemento attivandolo. Inoltre, le IgG sono l’unica classe
anticorpale efficace contro le tossine batteriche. Possiedono la
peculiarità di poter attraversare la placenta raggiungendo così
il feto potenziando l'immunità naturale del neonato (a 6 mesi di
vita post-natale il sistema immunitario è già in grado di
produrre un numero sufficiente di anticorpi).
Il periodo di protezione delle IgG è di circa di 3 mesi (tempo
di dimezzamento 30gg).
• Le IgM rappresentano il 6-10% delle immunoglobuline del
sangue e sono costituite dall’aggregazione di cinque monomeri
(unità identiche). La loro produzione determina l'avvio alla
risposta immunitaria primaria agli organismi infettivi. È
sufficiente una sola molecola di IgM legata all’antigene per
attivare la cascata di reazione del sistema del complemento ma
le loro reali funzioni sono l'attacco e l'agglutinazione di
particelle contenenti l'antigene. Gli anticorpi del gruppo
sanguineo ABO appartengono alle IgM.
• Le IgA (ca. il 13% delle immunoglobuline del sangue) esistono
sia in singola unità (monomeri), sia aggregate in coppia
(dimeri) e sono gli anticorpi più rappresentati nelle secrezioni
quali saliva, latte, lacrime, secrezioni respiratorie, digerenti e
genitourinarie. Pertanto le IgA costituiscono un vero e proprio
sistema difensivo nelle mucose, rappresentando la prima
barriera specifica che si oppone alla penetrazione del materiale
antigenico nell’organismo. Tramite il latte materno, il neonato
assume le IgA che lo proteggono il tratto gastrointestinale (per
tale ragione i bimbi allattati al seno soffrono più raramente di
infezioni intestinali).
• Le IgD rappresentano meno dell’1% delle immunoglobuline
totali del plasma ma sono presenti in grande quantità sulla
membrana di molti linfociti B circolanti dove sembrerebbero
svolgere un importante ruolo di recettori. E' certo che, insieme
alle IgM, compaiono in grandi quantità sui linfociti vergini
svolgendo un importante ruolo di differenziazione di tali
cellule.
• Le IgE pur essendo quello meno presenti nel plasma sanguineo
(0,02%), sono presenti sulla superficie dei mastociti del tessuto
connettivo dell'epidermide e delle vie respiratorie e dei
granulociti basofili agendo come recettori per gli antigeni.
L’avvenuto legame con l'antigene (allergene, patogeno)
stimola nei mastociti la degranulazione con conseguente
liberazione nei tessuti di istamina, eparina e altri mediatori,che
provocano le manifestazioni cliniche tipiche delle reazioni
allergiche (asma, orticaria, febbre da fieno). Le IgE sono
inoltre presenti sulle membrane dei granulociti eosinofili
svolgendo un importante ruolo nella difesa dai parassiti, in
particolar modo dai vermi (ad es. elminti).

Le citochine sono una classe eterogenea di piccole proteine prodotte


da vari tipi di cellule e secrete nel mezzo circostante, di solito in
risposta ad uno stimolo, in grado di modificare il comportamento di
altre cellule-specifiche verso cui sono indirizzate inducendo nuove
attività (spesso in base al loro dosaggio) come crescita,
differenziamento e morte. Si comportano quindi da "mediatori" tra le
diverse cellule agendo da segnali inter-cellulari sia a livello locale che
globale. Esse infatti possono avere un effetto autocrino (modificano il
comportamento della stessa cellula che l'ha secreta), paracrino
(modificano il comportamento di cellule adiacenti) o endocrino
(modificano il comportamento di cellule molto distanti da loro usando
il sangue come mezzo di trasporto). Rappresentano un linguaggio
comune di comunicazione tra i tre grandi sistemi (immunitario,
endocrino e nervoso).
Le citochine presentano le seguenti ulteriori caratteristiche generali:

• Sono prodotte essenzialmente durante la fase di attivazione e


durante la fase effettrice sia dell'immunità naturale che di
quella specifica.
• La loro secrezione è in genere un fenomeno di breve durata ed
autolimitato (in generale non vengono mai accumulate nella
cellula come molecole preformate ma rimosse rapidamente
tramite meccanismi di endocitosi o dall’interazione con
recettori solubili).
• Numerose citochine sono prodotte da tipi cellulari diversi ed
agiscono su tipi cellulari diversi (pleiotropismo).
• Possono avere effetti diversi (anche antagonisti) sulla stessa
cellula bersaglio e attività ridondante (citochine diverse
possono avere la stessa azione biologica).
• Influenzano spesso la sintesi di altre citochine e/o la loro
attività e possono operare in modo sinergico e cooperativo.
• Come accade per tutti gli ormoni polipeptidici, anche le citochine
devono legarsi a recettori specifici (di solito tirosin chinasi) presenti
sulle cellule bersaglio per svolgere il loro ruolo e il grado di affinità,
regolata da segnali specifici, di un recettore per la propria citochina
è estremamente alto
• La maggior parte delle risposte cellulari alle citochine non è
immediata, ma richiede neosintesi di mRNA e di proteine. Le
citochine prodotte da cellule del sistema immunitario vengono
denominate linfochine (prodotte dai linfociti), monochine
(prodotte dai monociti) o interleuchine (prodotte da leucociti,
come si pensava erroneamente un tempo, solo per leucociti).
La prima linfochina (migration inhibitory factor, MIF) venne
identificata negli anni Sessanta da John David e Barry Bloom.
Dal punto di vista funzionale, le citochine possono essere
suddivise in quattro famiglie principali:

1. Ematopoietine che includono diversi fattori di crescita(GF), tra


cui l'eritropoietina (Epo) e varie interleuchine.
2. Interferoni (IFN), tra cui IFN-gamma, importanti per la
resistenza a infezioni virali. Gli interferoni sono infatti
molecole di segnalazione liberate da leucociti infettati da virus
per proteggere le cellule non ancora infette tramite un
temporaneo drastico abbassamento della neosintesi proteica
così da rallentare la proliferazione virale.
3. Chemochine, tra cui MIP-1a e RANTES importanti nel
controllo del virus dell'HIV, considerate fra le "citochine
infiammatorie", prodotte principalmente da fagociti per
potenziare o inibire le reazioni infiammatorie (iimunità innata).
4. Tumor Necrosis Factor (TNF), tra cui il TNF-a (detto anche
cachessina o cachectina), con ruolo principale la mediazione
delle cellule del sistema immunitario e i cui difetti di
regolazione, in particolare la sovrapproduzione di TNF, sono
implicati in numerose malattie umane, come il cancro.

In piena conformità col principio di Ruffini "la forma deriva dalla


funzione", gli organi linfoidi non presentano un struttura anatomica
rigida.
In relazione allo sviluppo evolutivo si distinguono organi linfoidi
primari (midollo osseo e timo) e secondari (linfonodi, milza e MALT:
tessuto linfoide associato alle mucose). Questi organi svolgono il
ruolo fondamentale di accogliere i linfociti che sono venuti a contatto
con l’antigene, consentirne la replicazione e la differenziazione in
cellule pronte a tornare “sul luogo del delitto” dove hanno incontrato
l’antigene.
Il follicolo linfatico rappresenta la struttura di base degli organi
linfatici (linfonodi, tonsille, milza, appendice, placche di Payer),
costituita da tessuto connettivale reticolare e da cellule libere
(linfociti, istiociti, plasmacellule), con forma rotondeggiante, di
diametro da decimi di mm a qualche mm, delimitata rispetto al tessuto
circostante. Follicoli linfatici sono anche presenti in maniera isolata
come noduli o aggregati all'interno di tessuti quali le mucose.

• Timo, organo
linfoide
primario
(assieme al
midollo
osseo),
ghiandola,
composta da
due lobi, posta
nel mediastino
anteriore dietro lo sterno e davanti ai grossi vasi, appoggiato al
pericardio. E' l'organo centrale che presiede allo sviluppo
dell'immunità cellulo-mediata tramite la differenziazione e
maturazione dei linfociti T. Il timo raggiunge il suo massimo
sviluppo all'età di 10-15 anni. Durante e dopo la pubertà
subisce un'involuzione in cui il tessuto ricco di linfociti si
trasforma in tessuto adiposo (corpo adiposo del timo); l'atrofia
è dovuta alla circolazione degli ormoni sessuali (in un adulto
castrato fisicamente o chimicamente) si ha un ingrossamento
del timo. Permangono tuttavia alcune isole linfoidi intatte che,
di norma, garantiscono la regolarità della risposta immunitaria
cellulo-mediata. Malattie importanti, carenze alimentari e
stress sono in grado di affrettare il processo di involuzione.
Non si può escludere la relazione tra involuzione del timo e
aumento di tumori maligni in età adulta. Il timo è infatti
particolarmente importante per difendere l'organismo dalle
malattie combattute dai linfociti T ossia infezioni virali e
tumori.
Infine, il timo è anche una ghiandola endocrina in quanto
produce ormoni (timosina, timopoietina, timostimulina, fattore
timico sierico) che stimolano la produzione e la crescita dei
linfociti T e sostengono il trofismo e la specializzazione
funzionale degli organi linfatici periferici coadiuvando la
risposta immunitaria dell'organismo.
• I linfonodi sono
organi linfoidi
secondari che
fungono da vera e
propria zona di
frontiera e stazione
periferica del
sistema
immunitario. Qui i
linfociti dei
linfonodi
combattono
infezioni e cellule
tumorali a livello
locale evitando che
la malattia si
propaghi per tutto l'organismo; è quindi in questa sede che
iniziano le risposte immunitaria. Qui i macrofagi presentano
gli antigeni ai linfociti T (qui si svolge, ad esempio, la battaglia
mortale tra l'HIV, virus dell'AIDS, e i linfociti T). I linfonodi
non vanno confusi con delle ghiandole, poiché non producono
nessun tipo di secreto.
I Linfonodi si presentano come strutture a forma di fagiolo che
misurano da 1 mm a 20 mm di diametro. Essi si trovano nel
tessuto connettivo, sotto il primo rivestimento (epitelio) delle
mucose (specialmente quelle che rivestono la parte superiore
del tratto respiratorio, nell'intestino e nell'apparato genito-
urinario) alla confluenza di più vasi linfatici afferenti. La linfa
fuoriesce dal linfonodo, dopo aver subito modifiche
biochimiche tramite un unico vaso efferente, a livello dell'ilo,
insieme a vasi sanguinei e nervi.
Il linfonodo è rivestito da una capsula di tessuto connettivale
che si continua all'interno quale tessuto connettivo reticolare
dividendolo in setti o seni. La zona corticale contiene, fra i
seni, abbondante tessuto linfoide (noduli o follicoli linfatici)
dove sono presenti i linfociti B, con al di sotto (zona
paracorticale) uno strato omogeneo di linfociti T. Nella regione
midollare invece all'interno dei seni sono localizzati cordoni
cellulari composti da macrofagi e plasmacellule.
Nessuna parte di linfa entra nel sangue se prima non ha
attraversato uno o più Linfonodi. Nei vari linfonodi circolano
in media 25 miliardi di Linfociti nel corso delle 24 ore.
I linfonodi quindi filtrano e ripuliscono la linfa da cellule
morte, microbi uccisi, particelle estranee, ecc. I macrofagi
fagocitano batteri, cellule infettate da virus e cellule tumorali.
Gli agenti patogeni (ad es. corpi estranei penetrati nei tessuti)
scatenano di norma una reazione infiammatoria a livello locale
e del linfonodo più vicino con conseguente proliferazione
linfocitaria; il linfonodo si ingrossa e diviene caldo e dolente
alla palpazione. Solo se l'agente patogeno avrà la meglio potrà
passare nella linfa che abbandona il linfonodo o nel sangue.
La maggior parte dei tumori si manifesta con metastasi a
livello linfonodale. Ciò che indica che le cellule tumorali sono
inizialmente immerse nella linfa e non nel sangue. Il linfonodo
più prossimo a tali cellule si occupa di loro. Qualora le cellule
tumorali avessero il sopravvento, formando una metastasi
linfonodale, il linfonodo si ingrossa, come per un processo
infettivo ma, a differenza di quest'ultimo, non è nè caldo nè
dolente alla pressione nè mobile rispetto ai piani circostanti.
I linfonodi superficiali più importanti si trovano nella regione
laterale del collo, nel cavo ascellare,e nella regione inguinale.
• MALT (Mucose Associated Lymphoid Tissue) è il tessuto linfoide
associato alle mucose. Il sistema immunitario delle mucose è un vero
e proprio sistema a sé che unifica tutte le mucose dell'organismo
(dello stomaco, dell'intestino, genitale, urinaria, respiratoria, occhi,
pelle, tiroide ed anche vasi sanguigni) nel più grande organo
linfoide. Queste formazioni, infatti, organizzate perlopiù come
noduli linfatici, sono distribuiti sulla superficie delle mucose ed
arrivano a coprire un'area di circa 400 mq.
Le tonsille, le Placche di Peyer nella membrana dell'intestino Ileo, e
l'appendice ileo-cecale, sono tutti luoghi ove il Malt è presente.
Poiché esse funzionano come un unico reparto, non bisogna stupirsi
se, anche se raramente, una cistite si associa a un forte mal di gola.
Considerata l'enorme quantità di antigeni che entra in contatto con
tali mucose, si comprende quanto sia importante la loro azione di
difesa immunitaria. Il ruolo del MALT è quindi di assicurare una
risposta immunitaria completa sia umorale (mediante linfociti B-
anticorpi) che cellulare (mediante linfociti T) in seguito a stimoli
antigenici locali. Qui si concentrano soprattutto linfociti B e
plasmacellule che producono immunoglobuline di tipo A. Inotre,
questo tessuto contiene diverse popolazioni di cellule dell'immunità
innata quali i macrofagi. Nell'ambito dell'apparato gastrointestinale
si possono trovare particolari cellule, dette cellule M, che sembrano
internalizzare gli antigeni provenienti dalla digestione degli alimenti
per portarli in contatto con le cellule immunitarie.
Il MALT può essere sito di sviluppo per linfomi (gruppo molto vasto
di neoplasie che originano dai progenitori linfocitari o da linfociti
maturi), tra cui lo specifico linfoma MALT. Inoltre, è questa la più
probabile via di diffusione generale che prendono malattie
autoimmuni che, apparentemente, hanno una localizzazione
specifica.
In base alla localizzazione, i tessuti MALT vengono comunemente
classificati in:
* GALT (gut-associated lymphoid tissue), tessuto linfoide associato
all'intestino (appendice ileo-cecale e placche di Peyer);
- BALT (bronchial-associated lymphoid tissue), tessuto linfoide delle
mucose bronchiali;
- NALT (nose-associated lymphoid tissue), tessuto linfoide del naso;
- SALT (skin-associated lymphoid tissue), tessuto linfoide presente
sotto la pelle;
- VALT (vascular-associated lymphoid tissue), tessuto linfoide
associato ai vasi sanguigni.
• La milza sappiamo
oggi che è un
organo linfoide
secondario
complesso (le cui
funzioni non sono
ancora del tutto
chiarite) che svolge
un'essenziale opera
di filtrazione e
quindi purificazione
del sangue. Anche
se non è non è
indispensabile per
la vita, in quanto in
sua assenza altri
organi si fanno
carico di buona
parte delle sue
mansioni (in
particolare il
midollo osseo e il
fegato), pur
tuttavia, se
quest'organo si
danneggia o viene
rimosso, si diventa più soggetti alle infezioni.
La milza è un organo pieno a una forma di fagiolo appiattito (in
condizioni fisiologiche ha spessore ca. 4 cm, larghezza 7 cm,
lunghezza 11 cm) situato nella cavità addominale, tra stomaco (a cui
è connessa tramite il legamento gastro-splenico) e rene sinistro,
appena sotto il diaframma (a cui la connette il legamento freno-
splenico), con l'asse longitudinale che segue il profilo della decima
costa sinistra. E' rivestita da una capsula fibrosa (connettivale) che si
fonde col peritoneo che l'avvolge completamente eccezion fatta
dell'ilo. Il suo peso medio è di circa 200 g. E' di colore rosso scuro e
ha consistenza molto lassa, quasi semifluida, così da essere
facilmente soggetta a rottura in seguito a traumi addominali. Può
variare notevolmente il suo peso e il suo volume in rapporto alla
quantità di sangue (soprattutto nella componente figurata).
Linfonodi e milza formano assieme il tessuto linforeticolare (cellule
di sostegno formate solo da tessuto connettivo reticolare) ma
contrariamente ai linfonodi, che controllano i fluidi extracellulari, la
milza filtra il sangue del grande circolo.
Dalla capsula fibrosa si dipartono setti fibroelastici ramificati
(trabecole spleniche) che circoscrivono spazi irregolari di
parenchima. Quest'tultimo è composto da un reticolo spugnoso
fortemente vascolarizzato, polpa rossa (ca. 80% del peso totale della
milza), costituito da seni vascolari, delimitati da endotelio e dotati di
attività contrattile, con interposti cordoni reticolari di macrofagi,
plasmacellule ed elementi ematici. All'interno della polpa rossa si
trova tessuto linfoide diffuso e nodulare, di colore grigiastro (polpa
bianca), costituito da manicotti periarteriosi (corpuscoli di Malpighi)
quasi interamente formati da linfociti T e da migliaia di follicoli
linfatici, della grandezza di una capocchia di spillo (follicoli di
Malpighi), di linfociti B a vari stati di maturazione.
I rami dell'arteria splenica o lienale (primo tratto del tronco celiaco))
danno origine alle arteriole trabecolariche che penetrano nel
parenchima circondate dai manicotti di linfociti T. Queste arteriole
danno origine a una fitta rete di capillari che abbandona il tessuto
linfoide, presentano per un breve tratto una guaina di macrofagi
reticolari (guaina di Schweigger-Seidel) e terminano nella polpa
rossa fra i cordoni o fra i seni; il sangue viene quindi a contatto con
macrofagi a livello delle guaine, dei cordoni e dei seni. I seni venosi
confluiscono nelle vene della polpa che si riuniscono a formare le
vene delle trabecole che raggiungono l'ilo per dare origine alla vena
splenica (o lienale) tributaria della vena porta. La milza quindi
contrariamente a tutti gli altri organi possiede un circolo aperto.
Le funzioni più importanti della milza, atualmente conosciute sono:
1) Difesa dell'organismo tramite filtrazione e rimozione dal sangue di
elementi non desiderati attraverso la fagocitosi dei macrofagi,
intrappolamento di antigeni messi a contatto con i linfociti, al suo
interno vengono sequestrati e poi distrutti i globuli rossi invecchiati
e/o danneggiati (eritrocateresi), oltre agli anticorpi produce
opsonine (macromolecole che rivestono un microrganismo
aumentando enormemente l'efficienza della fagocitosi rendendolo
maggiormente riconoscibile dai fagociti) e properdina (enzima
plasmatico capace di attivare il sistema del complemento); 2)
emopoiesi (produzione degli elementi del sangue), che avviene
normalmente prima della nascita, ma che può riattivarsi in casi di
emergenza (ad es. gravi emmoragie, sindrome mielodisplastica e le
emoglobinopatie). Successivamente invece normalmente si verifica
una notevole linfopoiesi con produzione di macrofagi (che qui si
sviluppano dai monociti del torrente sanguineo) e linfociti; 3) Pool di
riserva: contiene il 30-40% degli eritrociti circolanti e delle piastrine,
può intrappolare, in condizioni patologiche, notevole quantità di
leucociti, è il distretto di maggior immagazzinamento di ferro
derivante dalla lisi dei globuli rossi e sembra che contribuisca alla
regolazione del tasso ematico del fibrinogeno (proteina che prende
parte al processo di coagulazione del sangue). Regola la pressione
sanguinea trattenendo o immettendo in circolo sangue in stati di
iper o ipotensione. Svolge quindi funzioni nella regolazione
qualitativa e quantitativa del sangue;
Difficilmente la milza è preda di malattie infettive o neoplastiche e
suoi aumenti di volume anche significativi (splenomegalie) si devono
a patologie del fegato, soprattutto la cirrosi epatica. che causano
difficoltà di flusso nel sistema della vena porta (sindrome di
ipertensione portale), in cui confluisce la vena lienale o splenica.