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CORSO DI IMMUNOLOGIA

per il corso di Laurea in Biologia


a.a. 2006-2007 I semestre
DOCENTE:
Dott.ssa Antonella Muscella
TESTI CONSIGLIATI:
A. K. ABBAS, A.H. LICHTMAN
Fondamenti di Immunologia.
Ed. PICCIN Nuova Libraria S.p.A.
ROITT, BROSTOFF, MALE
Immunology, sixth edition. 2002
IMMUNOLOGIA
LIMMUNOLOGIA studia i meccanismi messi in atto dal
sistema immunitario nella protezione dell'organismo.
L'IMMUNOPATOLOGIA analizza i casi in cui il sistema
immunitario non funziona correttamente:
reazioni di ipersensibilit (risposta immunitaria inappropriata,
es. allergie, o contro componenti propri, es. autoimmunit)
Sistema
Sistema
immunitario
immunitario
difesa contro le infezioni
difesa contro i tumori
riconoscimento dei tessuti trapiantati
e di proteine estranee
difesa contro le
infezioni
riconoscimento dei
tessuti trapiantati e
di proteine estranee
difesa contro i tumori
1. un deficit immunitario
determina un'aumentata
suscettibilit alle infezioni;
2. la vaccinazione
stimolando specificamente
le difese immuntarie
protegge contro le
infezioni
la risposta immuntaria
rappresenta un ostacolo
per il trapianto e la terapia
genica
possibile effettuare
un'immunoterapia contro i
tumori
CD34
Sca1
CFU,
colony-
forming
unit
LE LE CELLULE CELLULE DEL DEL
SISTEMA SISTEMA
IMMUNITARIO IMMUNITARIO
Tutte originano nel midollo osseo da una
cellula staminale pluripotente che
dividendosi d origine a due linee cellulari:
un progenitore linfoide comune (da cui
derivano i
linfociti T, B e
NK) e un
progenitore
mieloide comune
(da cui derivano
gli altri
leucociti, gli
eritrociti e i
megacariociti)
Normalmente gli elementi immaturi di
qualunque serie sono localizzati nel midollo
osseo, quando giungono a maturazione sono
liberati nel sangue.
Se elementi immaturi vengono rinvenuti nel
sangue periferico vuol dire che il soggetto
presenta una malattia del sangue che prender
il nome dallelemento caratterizzante lo
striscio.
I globuli bianchi o leucociti sono
cellule capaci di movimenti
ameboidi che consentono loro di
fuoriuscire e rientrare nel circolo
sanguigno attraverso un
meccanismo detto diapedesi, in
seguito a processi infiammatori, in
presenza di elementi estranei e
nelle risposte immunitarie.
Svolgono una parte fondamentale nella difesa da agenti estranei
o patogeni, fagocitandoli e digerendoli o aggredendoli mediante
rilascio di citotossine.
I leucociti si dividono in due categorie: granulociti e
cellule linfoidi (o agranulociti).
Ciascun tipo di leucocita
presente nel sangue in
proporzioni diverse:
50 - 70 % 0,1 - 1 % 2 - 4 %
3 8 %
20 40 %
I linfociti sono cellule che, oltre a essere presenti del sangue, popolano gli
organi e i tessuti linfoidi, nonch la linfa che circola nei vasi linfatici. Gli organi
linfoidi comprendono il timo, il midollo osseo (negli uccelli la bursa), la milza, i
linfonodi, le tonsille palatine, le placche di Peyer e il tessuto linfoide dei tratti
respiratorio e digerente.
I linfociti hanno una dimensione
leggermente superiore a quella dei
globuli rossi.
La maggior parte dei linfociti
circolanti nel sangue si trova allo
stato di riposo.
I linfociti degli organi e dei tessuti
linfoidi possono invece essere
attivati in varia misura a seguito
della stimolazione antigenica.
Come distinguiamo le popolazioni
linfocitarie?
Le popolazioni linfocitarie si differenziano
grazie ai marcatori di superficie (CD),
Le possiamo vedere grazie ad anticorpi
monoclonali specifici per le proteine di
superficie
LINEA LINFATICA
Questa linea ha il compito di portare a termine le principali funzioni
che caratterizzano il sistema immune; i linfociti reagiscono alle
molecole estranee in modo specifico, e se ne ricordano in una
eventuale invasione futura (memoria). Da questa linea derivano:
Linfocita T
citotossico
CD8+
Linfocita B Linfocita T
helper CD4+
Espansione dei linfociti
Linfociti T 50000
Linfociti B 5000
LINFOCITI
I LINFOCITI B, prodotti nel midollo osseo e responsabili della
produzione degli anticorpi. Immunit umorale.
I diversi tipi di LINFOCITI T, che derivano dal
timo e sono i responsabili della collaborazione per la
produzione d'anticorpi e dei meccanismi della
risposta dell'Immunit cellulare.
Dimensioni dei linfociti
Nave: 8-10 um di diametro
Attivati 10-12 um di diametro
Le cellule T si dividono in tre categorie: Tc (citotossici),
Th (helpers), Ts (soppressori).
I linfociti citotossici, attivati, si riproducono intensamente, uccidono
le cellule rilasciando perforine, sostanze che producono lesioni sulla
membrana della cellula bersaglio e ne provocano la morte (risposta
cellulo-mediata).
I linfociti helper sono necessari per attivare sia i linfociti B che quelli
Tc i quali, pur avendo riconosciuto agenti estranei, generalmente non
entrano in azione.
I linfociti soppressori riducono l'intensit della risposta immunitaria.
Il 97% dei linfociti del sangue periferico sono piccoli linfociti dal
diametro di 8-10 m, dallelevato rapporto nucleo/citoplasma; il
rimanente 3% rappresentano i grandi linfociti o linfoblasti (10-12
m), forme attivate nella fase G1 del ciclo cellulare.
I grandi linfociti o linfoblasti (10-12 m), forme attivate nella
fase G1 del ciclo cellulare. Hanno citoplasma pi abbondante con
numerosi mitocondri, apparato di Golgi esteso e centrioli evidenti,
alcuni presentano numerosi granuli azzurrofili (contenenti idrolisi
acide lisosomiali) e sono detti perci linfociti granulari o LGL (Large
Granular Lymphocytes).
Morfologia di linfociti.
Morphology of plasma cells. A. Light micrograph of a plasma cell in tissue. B. Electron micrograph of
a plasma cell.
i linfociti T e B sono poi distinguibili in base al loro sito di maturazione
e in base a dei marcatori di superficie. I linfociti T e B maturi si
trovano nel sangue e negli organo linfoidi periferici-secondari.
Una volta maturi, i linfociti entrano negli organi linfoidi periferici, dove
rispondono agli antigeni, e quindi ricircolano attraverso il sangue e la linfa.
Midollo osseo
Organi linfoidi
primari
Cellula
staminale
del midollo
osseo
Timo
Stipite
linfocitario T
Stipite linfocitario B
linfocita B
linfocita T
Organi linfoidi
periferici
linfonodi
Milza
Tessuti associa
alla cute o alle
mucose
Ricircolazione
Ricircolazione
sangue
sangue
linfa
CLASSI DI LINFOCITI
LINFOCITA
B
Neutralizzazione dei
microbi, fagocitosi,
attivazione del
complemento
RICONOSCIMENTO
DELLANTIGENE
FUNZIONI EFFETTRICI
microbo
+
anticorpi
U
Attivazione dei
macrofagi
LINFOCITA
T helper
Antigene microbico
presentato da una
cellula APC
+
citochine
Infiammzione
Attivazione
(proliferazione
differenziazione
dei linfociti T e B
Uccisione della
cellula infettata
LINFOCITA
T citotossico
(CTL)
+
M
M
Cellula infettata che esprime
antigeni microbici
Le cellule NK, Natural Killer.
Oltre alle cellule T e B, nel sangue periferico e negli organi linfoidi, si
trova una terza popolazione di linfociti che non presenta recettori
per l'antigene e che svolge funzioni difensive di tipo non specifico.
Queste cellule rappresentano la componente filogeneticamente pi
antica del sistema immunitario e si caratterizzano principalmente per
la loro attivit citotossica.
Oltre a uccidere virus, batteri, cellule infettate e cellule
neoplastiche, questi linfociti regolano anche la produzione di altre
cellule ematiche quali eritrociti e granulociti.
CLASSI DI LINFOCITI
RICONOSCIMENTO
DELLANTIGENE
FUNZIONI EFFETTRICI
CELLULA
NK
Cellula bersaglio Uccisione della
cellula infettata
CD34
Sca1
CFU,
colony-
forming
unit
Derivano dalla LINEA MIELOIDE:
MONOCITI
MACROFAGI
GRANULOCITI:
9EOSINOFILI
9NEUTROFILI
9BASOFILI.
CELLULE DENDRITICHE
Piastrine sono frammenti citoplasmatici derivati dal
megacariocita che localizzato nel midollo osseo.
Il termine di
granulociti dovuto
alla presenza di
granuli nel citoplasma
di queste cellule.
Questi granuli sono differenti nei vari tipi di granulocita e ci aiutano
a distinguerli.
Infatti, questi granuli hanno una differente affinit verso i coloranti
neutri, acidi o basici e fanno assumere al citoplasma un colore
differente.
I granulociti si distinguono dunque in neutrofili, eosinofili (o acidofili),
basofili.
Anche la forma del nucleo ci aiuta nel riconoscimento dei leucociti.
I neutrofili sono molto attivi nel fagocitare
batteri e sono presenti in grandi quantit nelle
ferite. Purtroppo, queste cellule non sono capaci
di rinnovare i lisosomi utilizzati nel digerire i
microbi e muoiono dopo averne fagocitati alcuni.
I neutrofili sono i leucociti pi comuni. Hanno un diametro di 12-15
m. Si riconoscono per il nucleo suddiviso in 2-5 lobi, collegati da un
sottile filamento di materiale nucleico.
Il citoplasma trasparente perch ha granuli piccoli e debolmente
colorati di rosa. I neutrofili immaturi hanno un nucleo nastriforme o a
ferro di cavallo. Nel nucleo dei neutrofili delle femmine, visibile
un'appendice a forma di piccola mazza (corpuscolo di Barr). E' il secondo
cromosoma X, inattivato.
Gli eosinofili sono abbastanza rari nel sangue. La loro dimensione la stessa
dei neutrofili. Il nucleo generalmente bilobato, ma sono stati osservati anche
nuclei con 3 o 4 lobi. Il citoplasma pieno di granuli che assumono un colore
rosa-arancione caratteristico. Il nucleo risulta ancora ben visibile.
Gli eosinofili aggrediscono parassiti e fagocitano i complessi antigene-
anticorpo.
I basofili sono i leucociti pi rari. Sono relativamente piccoli: 9-10 m di
diametro. Il citoplasma molto ricco di granuli che prendono una colorazione
porpora scuro. Nei basofili, la quantit di granuli tale da nascondere il
nucleo, generalmente bi-trilobato, che quindi difficilmente visibile al
microscopio.
I basofili secernono sostanze anticoagulanti,
vasodilatatrici come l'istamina e la serotonina.
Anche se possiedono capacit fagocitaria, la loro
funzione principale quella di secernere sostanze
che mediano la reazione di ipersensibilit
Cellule Accessorie o presentatrici
dantigeni
Derivano dalla LINEA MIELOIDE che fanno parte dell'immunit naturale o innata, e
giocano un ruolo esenziale nella iniziazione dell'immunit acquisita.
Le cellule accessorie possono agire anche come cellule effettrici in alcuni
meccanismi immunitari.
Non presentano un recettore specifico ma
cooperano allavvio delle risposte immunitarie
specifiche
1) Fagociti mononucleati
2) Cellule dendritiche
3) Cellule follicolari dendritiche
Maturation of mononuclear phagocytes. Mononuclear phagocytes develop in the bone
marrow, circulate in the blood as monocytes, and are resident in all tissues of the body as
macrophages. They may differentiate into specialized forms in particular tissues. CNS,
central nervous system.
A. e B. monocita in vaso sanguigno periferico. C. Macrografo in un tessuto mostra vacuoli e
organelli citoplasmatici
I monociti sono i leucociti pi grossi: 16-20 m.
Hanno un grosso nucleo a ferro di cavallo, in
certi casi anche bilobato. Il citoplasma
trasparente, ma con aspetto di "vetro
smerigliato" .
I monociti sono precursori dei macrofagi.
Raggiungono la maturit nel midollo osseo, vengono
immessi nella circolazione sanguigna dove
permangono per 24-36 ore. Migrano nel tessuto
connettivo, dove diventano macrofagi.
In presenza di un focolaio infiammatorio, i
monociti migrano attivamente dai vasi sanguigni e
iniziano una intensa attivit fagocitaria. Mostrano
anche un'intensa attivit di secrezione di
sostanze che hanno funzioni difensive (lisozima,
interferoni e sostanze che modulano la
funzionalit di altre cellule).
I macrofagi
Sono specializzati per fagocitare I microbi
Si possono trovare in aggregati
plurinucleari
Hanno funzioni effettrici in immunita
innata e sono in stretta collaborazione con
limmunita acquisita:
- fagocitano microbi opsonizzati,
- secernono citochine per attivare i T
- presentano lantigene ai linfociti T
I macrofagi sono in grado di catturare, per mezzo delle loro estroflessioni,
tutti i batteri ad eccezione dei batteri della polmonite (pneumococchi) che
sono protetti dalla loro capsula.
Gli anticorpi per gli pneumococchi si legano ad essi attivando il sistema del
complemento rendendo visibile il microrganismo al macrofago (meccanismo di
opsonizzazione).
Nel processo della fagocitosi, nonostante sia un processo continuo, si
possono differenziare quattro tappe diverse. Queste tappe sono:
Chemiotassi o attrazione.
Aderenza ed opsonizzazione.
Ingestione e vacuolizzazione.
Digestione o distruzione.
possono legarsi allantigene tramite
recettori per i frammenti di
complemento.
Le cellule dendritiche - diffuse ovunque nellorganismo la
cellula che presenta lantigene per la risposta secondaria,
Essendo le funzioni principali di queste cellule:
Fagocitosi
Presentazione di antigeni
Produzione di linfochine
Le cellule dendritiche sono globuli bianchi che attivano il sistema
immunitario catturando gli antigeni ed esponendoli ai linfociti T.
Queste cellule risiedono principalmente a livello di quei tessuti che
fungono da barriera con l'ambiente esterno e quindi sono pi
facilmente raggiungibili da agenti patogeni (mucosa nasale, polmonare,
intestinale, gastrica e cute), dove ricoprono il ruolo di vere e proprie
'sentinelle'.
sembrano cellule
stellate
Le cellule dendritiche
captano gli antigeni
in periferia, alle porte
dentrata dellorga-
nismo e li portano agli
organi linfoidi
secondari, affinch
siano visti dai linfociti
CELLULE DENDRITICHE FOLLICOLARI(FDC)
Non deriva da precursori midollari
Captano antigeni legati ad anticorpi o fattori del complemento
Li tengno sulla superficie e fanno si che i linfociti B li riconoscano
(intervengono nella maturazione, per affinit dei linfociti B)
Sono presenti solo nel centro germinativo di linfonodi, milza e tessuto
linfoide associato alle mucose
FUNZIONI DELLE PRINCIPALI CELLULE DEL FUNZIONI DELLE PRINCIPALI CELLULE DEL
SISTEMA IMMUNITARIO SISTEMA IMMUNITARIO
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
CARATTERISTICHE GENERALI DEGLI ANTIGENI
Il nome "Antigene" deriva dal greco e significa: "qualcosa che
genera una sostanza contro.".
Possiamo definire come antigene qualsiasi molecola che
reagisce con gli elementi del sistema immunitario, sia esogena
che endogena (nel caso di patologie autoimmuni).
DEFINIZIONE DI ANTIGENE
DEFINIZIONE DI ANTIGENE
ANTIGENI ANTIGENI: tutte quelle sostanze che il sistema
immunitario riconosce come ESTRANEE ESTRANEE.
Alcuni antigeni sono patogeni, altri no
TIPI DI PATOGENI
TIPI DI PATOGENI
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
Qualunque sostanza in grado di suscitare una risposta
immune si definisce IMMUNOGENO.
Bisogna quindi fare una netta distinzione tra ANTIGENE
e IMMUNOGENO:
l'antigene quella sostanza in grado di legarsi ad uno
specifico anticorpo (oppure a un linfocita T):
solo alcuni antigeni sono IMMUNOGENI cio in grado
di stimolare la produzione di anticorpi specifici,
la maggior parte si comportano da APTENI, ovvero ci
riescono solo se legati ad una molecola (CARRIER) che li
fa diventare immunogeni.
Quindi: "TUTTI GLI IMMUNOGENI SONO ANTIGENI,
MA NON TUTTI GLI ANTIGENI SONO
IMMUNOGENI".
EPITOPO o DETERMINANTE ANTIGENICO: parte di un
antigene che entra in contatto con il sito di legame di un Ab
o col recettore per lAntigene delle cellule T ed capace di
evocare la risposta immunitaria.
APTENE: molecola di piccole dimensioni in grado di agire
come epitopo ma che di per s non in grado di evocare una
risposta anticorpale.
Laptene quindi una molecola antigenica ma non
immunogena, a meno che non sia legata ad un CARRIER;
induce una risposta immunitaria solo nel caso in cui il S.I. sia
venuto precedentemente a contatto col complesso aptene
carrier.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
CARATTERISTICHE CHE DEVE AVERE UNA PROTEINA AFFINCHE
FUNZIONI DA ANTIGENE:
Peso molecolare (superiore a 5.000 Da). Infatti, pi una
proteina grande e complessa, pi verr spezzettata e frammentata
(le molecole MHC hanno preferenza a legare e presentare frammenti
peptidici, e non proteine intere).
Complessit chimica
Solubilit (necessaria per il trasporto)
Estraneit ( infatti lAntigene deve differenziarsi il pi
possibile dalla forma delle proteine self, altrimenti si ha linstaurarsi
di patologie autoimmuni )
Dose di somministrazione: sotto certe dosi, molte proteine non
sono in grado di provocare una risposta immune. A dosi molto alte la
risposta immunitaria inibita.
Si possono indurre stati irresponsivi noti come "Tolleranza acquisita
da bassa o alta dose".
Le Risposte Secondarie in genere necessitano di una dose pi bassa di
Ag, come conseguenza dellinstaurarsi della Memoria Immunologica.
Via di somministrazione: di solito la Via Sottocutanea la pi
potente.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
CARATTERISTICHE degli EPITOPI:
1. I determinanti antigenici devono essere
accessibili agli anticorpi
se il determinante antigenico inaccessibile agli
Ab non si ha risposta immunitaria, risposta che
compare in seguito allo smascheramento degli
epitopi
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
2. I determinanti antigenici possono essere continui o discontinui
Determinanti antigenici sono detti continui (o lineari) poich dati da a.a.
disposti in modo lineare nella sequenza primaria della proteina.
Esistono altri tipi di determinanti, detti discontinui (o conformazionali)
formati da a.a che sono discontinui nella sequenza primaria, ma che
diventano contigui nella struttura terziaria, perch sono portati ad unirsi
grazie al ripiegamento tridimensionale della proteina. (ad es. 2 regioni legate
da ponti disolfuro).
Gli epitopi lineari sono riconosciuti sia dai linfociti T che dai linfociti B
mentre quelli conformazionali solo dai linfociti B.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
3. I Determinanti Antigeni possiedono alcuni residui pi
importanti di altri (EPITOPI IMMUNO-DOMINANTI).
Gli Ab ad affinit maggiore sono quelli diretti contro epitopi dominanti
(epitopi immunodominanti) mentre quelli meno affini contro epitopi pi
nascosti.
Nel corso di una risposta immunitaria si ha quindi una sorta di "Selezione
Darwiniana" tra gli epitopi pi importanti, verso i quali vengono prodotti
Ab pi "forti".
Gli epitopi immuno dominanti si trovano su porzioni idrofiliche degli
antigeni (perch piu facilmente raggiungibili dagli Ab) piuttosto che
idrofobiche.
Essendo questi epitopi quelli contro cui, con maggiore probabilit,
reagiranno gli Ac, anche in individui diversi, sono solitamente utilizzati
per la preparazione di vaccini
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
4. Mobilit del sito antigenico:
Lantigene dotato di una certa mobilit strutturale in modo da
permettere allanticorpo di "incastrarsi" bene (ricordando un po un
meccanismo chiave-serratura, in cui per la chiave fatta di gomma!).
Le forze in gioco nel legame Ag-Ac (non covalente):
Ponti idrogeno
Interazioni elettrostatiche
Forze di Van der Waals
Interazioni idrofobiche
CENNI DI ANATOMIA DEL
SISTEMA IMMUNITARIO
GLI ORGANI DEL
GLI ORGANI DEL
SISTEMA
SISTEMA
IMMUNITARIO
IMMUNITARIO
Organi linfoidi primari
o generativii
Organi linfoidi secondari
o periferici
Maturazione dei linfociti.
VASI LINFATICI E ORGANI LINFOIDI
cuore
timo
vasi sanguigni che si
dipartono dal cuore
vasi linfatici
dotto toracico
linfonodi
milza
IL SISTEMA LINFATICO
The lymphatic system. The major lymphatic vessels and collections of lymph nodes are
illustrated on the right. The left panels show where antigens are captured from a site of infection,
and the draining lymph node to which these antigens are transported, and where the immune
response is initiated
Gli organi del sistema immunitario si distinguono in primari e
secondari:
1) quelli primari sono la sede di origine delle cellule del sistema
immunitario (negli uccelli sono Borsa di Fabrizio e timo, nelluomo
midollo osseo e timo). Negli organi primari si trovano i veri
precursori delle cellule T e B, ovvero quelle cellule in cui il DNA si
trova in configurazione germinale non sono ancora avvenuti i
riarrangiamenti dei geni delle immunoglobuline o del recettore dei
linfociti T).
2) quelli secondari sono linfonodi, milza, placche del Peyer e anello di
Waldeyer (tonsille adenoidi e tessuto linfatico palatino).
ORGANI LINFOIDI
midollo
osseo
timo
anello di Waldeyer
(tonsille, adenoidi)
linfonodi
milza
placche
di Peyer
tessuto linfoide
associato ai bronchi
IL MIDOLLO OSSEO
Citochine stromali guidano lemopoiesi
(es: CFS)
CD34
Sca1
Funzione: Ematopoiesi
Cellule staminali ematopoietiche
Hanno la capacit di
autorinnovarsi e di
proliferare ad un ritmo molto
intenso differenziandosi in
elementi cellulari maturi del
sangue circolante: leucociti,
eritrociti, piastrine
Dove si trovano?
Nelle cavit delle ossa.
In particolare quelle brevi
Bacino, coste, sterno, etc
SCHEMA DEL MIDOLLO OSSEO
EMOPOIETICO
TIMO:
SUA LOCALIZZAZIONE ANATOMICA
E un organo lifoepiteliale
formato da 2 lobi,
posto nella cavit toracica
nella parte alta del
mediastino, alla base del
collo.
E un organo linfatico centrale, nel quale compaiono i primi
linfociti che qui proliferano e sono poi distribuiti agli altri
organi linfopoietici.
Il timo un organo
riccamente vascolarizzato.
SEZIONE DI TIMO
Cellule dendritiche linfoidi
Ciascun lobo
avvolto da una
capsula fibrosa che
si addentra
separandone dei
setti connettivali i
lobuli in cui si
riconoscono una
parte esterna,
corteccia e una
parte interna,
midollare
La differenza di colorabilit fra corteccia e midollare
dovuta alla maggiore cellularit della corteccia, in entrambe
le aree presente una rete costituita di cellule epiteliali
dove vengono prodotti, accolti e protetti da eventuali antigeni
i linfociti T, che saranno poi distribuiti agli organi periferici.
Morfologia del timo. A. Light micrograph of a lobe of the thymus showing the cortex
and medulla. The blue-stained cells are developing T cells called thymocytes.
B. Schematic diagram of the thymus illustrating a portion of a lobe divided into multiple
lobules by fibrous trabeculae.
+ linfociti meno maturi
- Linfociti + maturii
Il timo un organo transitorio, molto sviluppato nel
bambino, ma regredisce dopo la pubert andando incontro
ad atrofia. Pertanto la sua morfologia varia con let.
Linvoluzione del timo segnata da una progressiva
infiltrazione di grasso dalla corticale alla midollare che
tende a sostituire il parenchima ricco prima ricco di
linfociti.
Linfonodi
Aggregati nodulari di tessuto linfoide
dove ha origine la risposta immunitaria specifica
ad antigeni proteici veicolati per via linfatica
Il linfonodo svolge due importanti funzioni:
Produzione di linfociti B e T
Filtrazione della linfa
E il luogo dove linfociti vergini vengono a contatto con
eventuali antigeni che ne stimolano la
immunocompetenza.
Linfonodi
Hanno una forma di fagiolo, con grandezza di alcuni mm e situati lungo
il percorso dei vasi linfatici, per lo pi disposti in gruppi.
I linfonodi sono rivestiti da una capsula fibrosa che penetra formando
le trabecole .
Il parenchima del linfonodo si pu suddividere in tre zone:
1) Corticale o corteccia (t-indipendente,
dove sono presenti i linfociti B, a livello
dei follicoli)
2) Paracorticale, dove si trovano le cellule
T
3) Midollare, situata a livello centrale,
dove si trovano linfociti T attivati e
plasmacellule
Nella corteccia sono presenti i follicoli o noduli linfatici,
provvisti di un centro germinativo, principale sede di
formazione dei linfociti B.
Le zone paracorticali sono invece sede di produzione di
linfociti T.
nella zona midollare si organizzano cordoni e seni
midollari dove si ha prevalentemente la trasformazione in
plasmacellule che sintetizzano le immunoglobuline.
Il parenchima formato anche da una complessa rete di
fibre reticolari e fibroblasti.
Sezione di un linfonodo
I linfociti B, localizzati nei follicoli, appaiono verdi, mentre i linfociti T,
situati nellarea parafollicolare sono rossi. Il metodo usato per individuare i
due diversi tipi cellulari denominato immunofluorescenza
Funzioni del linfonodo:
concentrazione dellantigene
produzione di chemochine specifiche
B/T
ricircolazione dei linfociti vergini
interazioni c. dentritiche-T
interazioni c. dendritiche follicolari-B
interazioni T-B
differenziamento cellule effettrici T
differenziamento cellule effettrici B
produzione di anticorpi
i linfociti B e T naive migrano a zone
differenti di un linfonodo.
I linfociti entrano attraverso venule
un endotelio alto (indicato nella
sezione trasversale),
sono richiamati alle zone differenti
del linfonodo da chemochine prodotte
in queste zone e si legano
selettivamente ad il uno o ad un altro
tipo di cellule.
Segregazione delle cellule
di B e delle cellule di T in
un linfonodo.
Inoltre indicata la migrazione delle cellule dendritiche, che prendono gli
antigeni dai luoghi dentrata, entrano tramite i vasi linfatici afferenti del
nodo e migrano alle zone ricche di cellule T
La milza
posta nella cavit addominale, a sinistra, dietro lo stomaco.
Pesa alcune centinaia di grammi;
E di forma ovale, appiattita, e in corrispondenza della faccia
mediale, concava si osserva lilo, dove passano vasi e nervi.
E rivestita da una capsula che si addentra formando delle
trabecole.
LA MILZA
Risposta ad antigeni presenti nel circolo
generale
Sopratutto luogo di fagocitosi di organismi
opsonizzati (nella polpa rossa)
Il parenchima costituito da sostanza rossa e sostanza
bianca: la prima formata da un ammassi di globuli rossi
che nella milza vanno incontro a eliminazione da parte di
macrofagi splenici, mentre la seconda sede di
riconoscimento dellantigene.
PB
PR
Le due zone del parenchima splenico, sono in rapporto
alle due principali funzioni che svolge la milza quale
organo linfopoietico perch nella polpa bianca vengono
prodotti linfociti B e T,
organo emocateretico perch la polpa rossa grazie alla
presenza di macrofagi costituise un luogo di distruzione
di cellule del sangue, principalmente eritrociti vengono
distrutti.
La milza rappresenta anche un importante serbatorio di
sangue per la presenza di una complessa rete di vasi e
seni vascolari.
STRUTTURA DELLA MILZA
Situata nel quadrante
superiore sinistro delladdome
Cuffie di linfociti (per lo + Th)
Linfociti B, Th e macrofagi
(linfociti B)
Non ci sono HEV,
gli Ag entrano
per I sinusoidi vascolari
MILZA AL MICROSCOPIO OTTICO
Morfologia
della milza
Un arteria splenica
circondata da un
manicotto linfoide
periarteriolare che
costituiscono la polpa
bianca; circondata
dalla polpa rossa,
formata da sinusoidi
vascolari e cellule
disseminate
Immunoistochimica delle aree T e B allinterno della milza. Le zone T del
manicotto linfatico periarteriolare sono colorate in marrone, mentre le
zone B del follicolo prendono una colorazione blu
Una fitta rete di fibre reticolari forma il parenchima.
Qui presente unarteria trabecolare dalla quale origina larteriola
centrale (ai cui lati ci sono i tessuti linfoidi periarteriolari, composti da
linfociti T).
Dallarteriola centrale si forma il seno venoso e infine la vena.
I linfociti B, con centri germinativi, formano una corona intorno allarea
periarteriolare detta PALS.
Una differenza tra linfonodi e milza che in questultima
gli antigeni arrivano direttamente tramite il sangue e sono
presentati una volta usciti dal sistema arteriolare, mentre
nei linfonodi arrivano dai vasi linfatici.
SISTEMA IMMUNITARO ASSOCIATO
ALLE MUCOSE:
Sistema gastroenterico e respiratorio
Esistono altre regioni di tessuto
linfoide, che citiamo solo
brevemente:
Il GALT il tessuto linfoide
associato allintestino
Il MALT il tessuto linfoide
aasociato alle mucose mentre il
BALT il tessuto linfoide associato
ai bronchi.
In tutti questi casi la struttura del
tessuto simile: abbiamo una
corticale in cui sono localizzati i
linfociti T e una midollare in cui si
dispongono i linfociti B.
Il sistema immunitario associato alle mucose
Tessuto linfoide presente
nellappendice cecale. Aggregati di
tessuto linfoide del tutto simili sono
disseminati per tutto il tratto
gastrointestinale e respiratorio
Nella mucosa del tratto
gastrenterico
I linfociti sono:
Nello strato epiteliale (per lo piu CD8)
Nella lamina propria (T CD4 attivati,
plasmacellule, DC, eosinofili, mastociti)
Nellintestino tenue le placche del peyer,
nuclei organizzati allinterno della lamina
propria: al centro ce un centro
germinativo per i B con pochi T CD4.
Placche di Peyer
FAE= Epitelio
Associato
al Follicolo
(FAE)
Le placche del Peyer si
trovano tra i villi
dellintestino tenue.
Lepitelio che sta
sopra le placche
presenta cellule M,
cellule epiteliali
specializzate nel
consentire il passaggio
di alcune cellule e non
di altre.
Lume intestinale-placche del Peyer
La placca data da un centro germinativo di linfociti B circondato da
linfociti T che si trovano nella sottomucosa dellintestino tenue.
Una peculiarit di questo tessuto linfoide che gli antigeni che vi
giungono non vengono processati ma passano fra le cellule M, che si
aprono in modo graduale: questo un fenomeno singolare per il sistema
immunitario (che di solito prevede una processazione).
Come passare attraverso lepitelio intestinale ?
1. Attraverso le cellule M, che trasportano
particelle, ma anche virus e batteri nel
tessuto linfoide sottostante.
2. Attraverso lazione delle DC, che riescono ad
insinuarsi tra una cellula epiteliale e laltra,
distruggendo e ricostruendo le tight
junctions.
STRUTTURA DELLE CELLULE M E
INTERAZIONE CON LESTERNO
Le DC sono in grado di passare attraverso
lepitelio intestinale e di far protrudere dei
prolungamenti nel lume, captando cos gli Ag
SISTEMA LINFATICO BRONCHIALE
SISTEMA LINFATICO DIFFUSO NELLA
MEMBRANA MUCOSA DELLA TRACHEA
TONSILLE E ADENOIDI
Componenti cellulari del sistema immunitario associato
alla cute
Attivazione dei linfociti
I linfociti T e B vergini giungono
al linfonodo tramite la venula ad
endotelio alto, e si vanno a
collocare nellarea paracorticale
e nei follicoli, rispettivamente.
I linfociti riconoscono il proprio
antigene (spesso trasportato da
cellule APC quali le dendritiche,
si fermano, vengono attivati, e
proliferano; dopo alcuni giorni
lasciano il linfonodo come cellule
effettrici. I linfociti che invece
non incontrano il proprio antigene
ritornano in circolo tramite il
vaso linfatico efferente.
I microrganismi
penetrano attraverso gli
epiteli e vengono
catturate dalle cellule
dendritiche immature;
esse migrano nei
linfonodi drenanti,
essendo attratte da
chemochine prodotte in
essi.
Nel corso della migrazione vanno incontro a maturazione, e a livello
linfonodale sono capaci di presentare lantigene ai linfociti T.
Le cellule dendritiche possono esprimere proteine di membrana diverse:
quelle immature esprimono recettori in grado di legare antigeni
microbici, quelle mature esprimono molecole MHC e costimolatori.
I linfociti T vergini migrano dal sangue attraverso le venule ad endotelio
alto (HEV) nellarea T dei linfonodi, dove vengono attivati. Quindi escono
dal linfonodo, entrano nel torrente sanguigno, e migrano nei tessuti
periferici (preferibilmente ai focolai di infezione e di infiammazione )
Le cellule linfoidi, che sono
state stimolate da un
antigene a livello delle
placche del Peyer (ma
anche a livello dei bronchi e
di altre mucose), migrano
attraverso i linfonoidi
regionali e il dotto toracico
nel circolo generale e da
qui alla lamina propria (LP)
dellintestino e,
probabilmente, di altre
mucose che possono essere
prossime o distanti dal sito
della prima stimolazione
antigene.
In questo modo, i linfociti stimolati a livello di una mucosa possono essere
distribuiti selettivamente attraverso il sistema MALT. Ci viene favorito da
specifiche molecole di adesione presenti sui linfociti e le venule ad
endotelio alto (HEV) mucosali.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA
IMMUNITA
IMMUNITA INNATA
O NATURALE
IMMUNITA ACQUISITA
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - -NATURALE NATURALE
Organizzazione delle difese: la prima linea di difesa formata da
cute/membrane mucose. Le seconde linee sono formate da meccanismi
di difesa aspecifici e specifici.
I meccanismi di difesa aspecifici: costituiscono la reazione di difesa
piu rapida dellorganismo contro uninfezione o un danno.
I meccanismi di difesa specifici (risposta umorale e cellulo-
mediata): le cellule B e T determinano le caratteristiche della risposta
immunitaria: specificit, diversit, memoria e autotolleranza.
Immunit naturale: barriera che l'organismo eredita dai
genitori e protegge da molti agenti patogeni
Fattori coinvolti: razza, sesso, stato di nutrizione,
resistenza individuale correlata agli ormoni e et
Immunit acquisita: immunit che una persona sviluppa
durante la vita fetale e adulta
Attiva: L'organismo produce Ab e cellule T, per esempio
ogni volta che guarisce da uninfezione o esposto a un
vaccino
Passiva: Ab acquisiti da fonte esterna:
Passaggio di IgG dalla madre al feto attraverso la
placenta
Passaggio di IgA e IgM mediante il colostro
Iniezione di sieri e globuline
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - -NATURALE NATURALE
ORE
0 6 12
intervallo dopo linfezione
GIORNI
1 3 5
IMMUNITA SPECIFICA (acquisita)
Linfociti B
ANTICORPI
Linfociti T
IMMUNITA INNATA
Barriere epiteliali
Fagociti
Cellule NK
Complemento
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA
MECCANISMI DI DIFESA
BARRIERE FISICHE E CHIMICHE
- CUTE
- SECREZIONI
- pH DELLO STOMACO
- ENZIMI
RISPOSTA NATURALE O INNATA (RISPOSTA IMMUNITARIA NON SPECIFICA)
(FATTORI UMORALI E CELLULARI):
- COMPLEMENTO VIA ALTERNATIVA
- FAGOCITOSI
- ATTIVAZIONE DELLE CELLULE NK
- CITOCHINE
RISPOSTA ACQUISITA (RISPOSTA IMMUNITARIA SPECIFICA)
(FATTORI UMORALI E CELLULARI)
- ANTICORPI
- COMPLEMENTO VIA CLASSICA
- CITOCHINE
- CITOTOSSICITA': CD 8+
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA
DIFESE INNATE
Barriere e trappole
cute, mucose, muco,
Flussi
saliva, urina, lacrime, epitelio ciliato,
peristalsi
Omeostasi
pH, temp, pO
2
, nutrienti,
Fattori solubili
C, lisozima,
Fattori cellulari
fagociti, NK, mastociti, basofili
Fattori biologici flora associata
Le barriere fisiche che separano il corpo dal suo ambiente esterno:
Le barriere pi resistenti nei confronti delle infezioni sono cute, capelli, unghie;
quelle pi vulnerabili le mucose
Funzioni degli epiteli nell'immunit innata.
Le barriere fisiche (cute, secrezioni delle mucose, enzimi proteolitici,
pH dello stomaco, ecc.), permettono di respingere un gran numero di
agenti estranei.
Barriera fisica
allinfezione
Peptidi ad azione
antibiotica
Uccisione dei microbi
da parte di antibiotici
prodotti localmente
Linfocita
intraepiteliale
Uccisione dei microbi
e delle cellule
infettate da parte dei
linfociti intraepiteliali
Immunologia Immunologia - - DIFESE INNATE INNATE
1) BARRIERE CUTANEE, MUCOSE, MICROBIOLOGICHE
Barriera fisica (cute integra)
Barriera meccanica (la desquamazione allontana i microbi)
Barriera chimica (sudore, sebo)
CUTE
Muco (invischia i microrganismi)
Movimento ciliare (dirige verso lesterno i materiali
estranei)
MUCOSE
FLORA
INDIGENA
Microrganismi residenti in un certo distretto che, di
solito, non causano malattia e che per competizione
impediscono la colonizzazione da parte di germi pi
patogeni
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA INNATA INNATA
2) MEDIATORI SOLUBILI PRESENTI NEI LIQUIDI BIOLOGICI
Alcuni esempi:
LISOZIMA: pu scompaginare la parete cellulare dei batteri;
PROTEINE CHELANTI DEL SIERO (lattoferrina, transferrina):
legano il ferro, elemento indispensabile del metabolismo batterico,
rendendolo indisponibile;
COMPLEMENTO: insieme di proteine del siero che, una volta attivate,
possono portare alla lisi di cellule batteriche o favorire la loro
fagocitosi;
DEFENSINE: peptidi cationici prodotti da una variet di cellule e
tessuti con spiccata attivit antibatterica, antifungina e/o antivirale.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA INNATA INNATA
3) FATTORI CELLULARI
CELLULE AD ATTIVIT FAGOCITARIA
MEDIATORI SOLUBILI PRESENTI NEI LIQUIDI BIOLOGICI
appartenenti alla categoria dei globuli bianchi, sono in grado di
inglobare e distruggere microrganismi e sostanze estranee:
Granulociti
Monociti/macrofagi
Cellule dendritiche
CELLULE NATURAL KILLER (NK): particolare classe di globuli
bianchi in grado di lisare cellule infettate dai virus
o di produrre fattori solubili (citochine) che aiutano le cellule ad
attivit fagocitaria ad eliminare i microrganismi.
La risposta naturale o innata.
La risposta naturale o innata NON SPECIFICA, ed
mediata da una serie di meccanismi umorali (attivazione del
complemento ed alcune citochine) e cellulari (attivazione di
macrofagi e cellule NK) che, a seconda della loro attuazione,
possono essere raggruppati in:
A. Attuazione rapida (dai 4 minuti alle 4 ore) mediata da:
1. Attivazione del complemento per via alternativa.
2. Attivazione dei macrofagi.
B. Attuazione media e lenta (dalle 4 ore ai 4 giorni) mediata da:
1. L'infiammazione.
2. L'attivazione delle cellule NK.
3. La produzione e liberazione dell'Interferone.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1.Attivazione del complemento.
Il sistema del complemento uno dei meccanismi di
difesa pi importanti del sistema immunitario, sia nella
risposta naturale sia in quella acquisita.
E' costituito da circa 26 proteine plasmatiche diverse: pi
altre 10 circa proteine di controllo.
A.1.Attivazione del complemento.
Via classica.
Via alternativa.
Via delle lectine.
Lattivazione del complemento pu realizzarsi attraverso
le seguenti vie:
C1 lega Fc (soprattutto di
IgM ed IgG IgG1, IgG2, o
IgG3); C1 complesso di 3
subunit; C1q, C1r, Cs. C1q
la porzione di
riconoscimento (una
glicoproteina che
assomiglia ad un fiore di
tulipano.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Via classica
Legato C1q, si attiva C1r in una proteasi
che fende Cs che attiva (fende) sia C2
(C2a/b) che C4 (C4a/b).
C2b e C4b si uniscono per produrre
lenzima C3 convertasi.
Nella via classica C4b2b convertasi fende
C3 in C3a/b.
Dei virus provocano la formazione della C4b2b, ovvero della C3 convertasi
classica .
C1s
C2 C2a + C2b
C1s
C4 C4a + C4b
C1
inattivo
attivo
attivo
inattivo attivo attivo
inattivo attivo attivo
C4b e C2b si combinano per formare
C4b2b
C3 C3a + C3b
C4b2b
inattivo attivo attivo
C4b2b una C3 convertasi
Componenti proteolici
attivit Enzimatica
Componenti assemblati
C3a una potente anafilotossina.
C3b si unisce con C4b2b per formare il complesso C5 convertasi.
C3b pu anche legarsi direttamente alle cellule (opsonizzazione) per la
fagoc.
C5 convertito dalla convertasi C4b2b3b in C5a/b.
C5a ha attivit infiammatoria e chemotattica.
Via classica
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
La via delle lectine
Si attiva da una lectina denominata MBL "Lectina che lega il Mannosio.
E presente in basse concentrazioni nel plasma normale di molti individui,
prodotto dal fegato e aumenta durante la reazione della fase acuta
della risposta immune.
Lega specificatamente il residuo mannosio, e altri zuccheri, presenti
in alcuni batteri capsulati Gram + o Gram -
Similmente al C1q, la MBL possiede 6 estremit che formano un
complesso con due proteasi, la MASP-1 e la MASP-2: sono omologhi
rispettivamente del C1r e del C1s.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Il deficit di MBL porta ad un
incremento di infezioni durante la
prima infanzia, indicando limportanza
anche di questa via per le difese nei
bambini che non hanno molti anticorpi.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Via delle lectine
Quando lMBL lega la superficie del
patogeno, la MASP-1 e la MASP-2 sono
attivate e portano al clivaggio del C4 e
del C2 con la successiva formazione della
C3 convertasi, come nella via classica.
Una piccola quantit
di C3b sempre in
circolo come
conseguenza di
proteolisi spontanea
di C3.
C3b inattivato
rapidamente in
soluzione ma
stabilizzato
quando lega la
superficie
batteriche
Via alternativa Inizia con C3, attraverso mezzi immunologici (IgA o
IgE) o non-immunologici (LPS). Inizia soprattutto da molti batteri Gram+
o Gram-, come il tripanosoma, le leismanie, e funghi anche eritrociti
eterologhi
C3bBb una C3 convertasi
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Il C3b si lega in
presenza di ioni Mg al
fattore B.
Il fattore B, diventa
suscettibile alla
proteolisi da parte di un
altro fattore della via
alternativa, il fattore D
Esso cliva il fattore B in
una frammento Ba,
lasciando l'altro
frammento Bb
complessato al C3b. C3bBb una C3 convertasi che
forma pi C3b che un opsonina
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Via
alternativa
C4b2b3b e C3b
2
Bb sono C5 convertasi
C5 C5a + C5b
C5
convertasi
Il complesso C3b,Bb, stabilizzato
dalla properdina, costituisce la C3
convertasi alternativa, capace di
formare gradi quantit di C3b.
La C3b lega covalentemente le molecole
della superficie patogena, altrimenti viene
inattivato dallidrolisi.
Il passo successivo nella cascata
complementare la generazione di C5
convertasi.
C5a unanafilotossina cio una molecola di notevole importanza nel provocare
uninfiammazione acuta.
C5a ha attivit infiammatoria e chemotattica.
C5b funziona come ancoraggio sulla superficie delle cellule a cui il
complesso di attacco alla membrana (MAC).
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
MAC include C5b, C6, C7, C8 e C9
Immunologia Immunologia - - A.1 Attivazione del complemento.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Una volta che C9 si polimerizza per formare un foro nella parete
delle cellule, si ha la lisi:
REGOLAZIONE DEL COMPLEMENTO
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Poich sia la via classiche che alternativa dipendono da
C3b, la regolazione della cascata del complemento
mediata via 3 proteine che regolano i livelli e lattivit di
esso.
9 L'inibitore C1 inibisce la produzione di C3b legando
ed inattivando C1r e Cs. Ci impedisce la formazione del
convertasi di C3, C4b2b.
9La proteina H o fattore P inibisce la produzione di C3b
inibendo il legame del fattore B a C3b.
9 Il fattore I inibisce la produzione di C3b
proteolizzando C3b in C3c ed in C3d, che sono inattivi.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Regolazione del complemento.
Decadiment
accelerating factor
Anaphylotoxins
C A B
A
B
C
Opsonizzazione e fagocitosi
C3b
CR1
I recettori per il complemento possiedono
fondamentalmente due funzioni:
1. Rimuovere i componenti del complemento dal circolo
2. Rinforzano la risposta immunitaria specifica, oltre a
quella aspecifica.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Recettori del complemento.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Recettori del complemento.
Rimuovere i componenti del complemento dal circolo:
CR1: Lega C3b e C4b, e ne promuove il decadimento, permettendo
cio lattivit del fattore I.
Tale recettore importante nella rimozione degli
immunocomplessi, perch dannosi nel plasma, la superficie
delleritrocita esprime il CR1, in tal modo leritrocita ricopre
limmunocomplesso, che attaccati alla membrana di una cellula non
sono dannosi.
CR2 o CD21: Presente sui linfociti B, lega il C3b attiva tali
linfociti B.
CR3 e CR4: sono integrine in grado di stimolare la fagocitosi
Tali recettori, poi, possono legare anche i componenti derivanti
dallinattivazione del C3b:
iC3b, C3d, vengono legati da CR2. Il CR3 lega iC3b.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Recettori del complemento.
Rinforzano la risposta immunitaria specifica
Quando una IgM si lega ad un antigene presente sulla cellula
batterica, partono una serie di segnali che permettono la
produzione di anticorpi, e questo costituisce il primo segnale.
E necessario per che arrivi anche un secondo segnale ai
linfociti B, e ci reso pi facile dalla presenza di CR2. CR2,
infatti, fisicamente associato alla proteina CD19, che ha
come proteina trasduttoria CD81. La messa in moto di tale
complesso tri-molecolare CD21-CD19-CD81, fa partire un
segnale co-stimolatorio che aumenta di circa 100 volte il
primo segnale.
Anafilotossine
(C3a, C4a,
C5a)
anafilottossine
causano la
degranulazione
delle
mastcellule
istamina
istamina
Shock Anafilattico pu
essere causato dalla
distribuzione sistemica di
anafilottossine e dalla
degranulazione delle
mastcellule
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
I recettori per le anafilotossine C3a e C5a, hanno 7 domini
transmembrana; sono collocati su: mastcellule, basofili, neutrofili,
eosinofili, monociti, macrofagi, endoteli, muscolatura liscia, e
linfociti
C5a ha le seguenti funzioni:
Attiva il neutrofilo
Aumenta laderenza del neutrofilo allendotelio,
Favorisce la chemotassi, ossia la migrazione del neutrofilo
dal plasma ai tessuti
Attiva il monocito
Degranula le mastcellule, vengono cos rilasciate ammine
vasoattive, che contraggono la muscolatra liscia vasale,
aumentando la permeabilit.
Il risultato di tutto ci una consistente infiammazione a
livello locale, dove il complemento stato attivato
Anafilotossine
Avvio
dellattivazione
complementare
Tappe
precoci
Tappe
tardive
Funzioni
effettrici
C3a:
infiammazione
C3b:
opsonizzazione
e fagocitosi
Lisi del
microbo
C5a:
infiammazione
Schema riassuntivo sulle funzioni del complemento
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - A.1 Attivazione del complemento.
Evasione dellimmunit innata
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA INNATA INNATA
A. Attuazione rapida (dai 4 minuti alle
4 ore) mediata da:
1. Attivazione del complemento per via
alternativa.
2. Attivazione dei macrofagi
IMMUNITA INNATA
Barriere epiteliali
Fagociti
Cellule NK
Complemento
Fagocitosi
Principali effetti positivi dovuti
allaccumulo di leucociti nella sede
dellinfezione:
fagocitosi
rilascio di enzimi da neutrofili e
macrofagi
Luccisione dei batteri si deve in gran
parte a meccanismi dipendenti
dallossigeno.
Il sistema alogenuro-MPO-H2O2 il
sistema battericida pi efficiente dei
neutrofili.
Luccisione pu avere luogo anche
attraverso meccanismi indipendenti
dallossigeno: Lisozima, interferoni
Proteina basica maggiore, Lattoferrina.
Attivazione dei macrofagi
Il sistema dei fagociti mononucleati (MFS) comprende
tutti gli organi in cui sono presenti macrofagi (dal greco:
grandi mangiatori) e altre cellule fagocitanti.
I macrofagi realizzano funzioni di fagocitosi sia in modo
diretto (immunit naturale o innata) sia attraverso i loro
recettori per il complemento (C3b) oppure nella risposta
acquisita mediante i loro recettori per la frazione Fc delle
immunoglobuline.
L'attivazione dei macrofagi pu essere favorita dalla
liberazione di diverse citochine, come ad esempio
l'interferone, i macrofagi attivandosi produrranno pi
citochine che indurranno infiammazione, passando alla
seconda fase della risposta naturale.
Cellula
staminale
del midollo
osseo
Monocita
circolante
Macrofago
tissutale
Microglia (SNC)
Cellule di Kupffer
(fegato)
Macrofagi
alveolari
(polmone)
Osteoclasti (osso)
Differenziazione
Macrofago
attivato
Attivazione
Nucleo del
macrofago
Stadi della maturazione dei fagociti mononucleati
2) I batteri legandosi ai recettori
dei macrofagi attivano il rilascio di
citochine e piccoli lipidi mediatori
dellinfiammazione.
Toll-like receptor
1)
I macrofagi esprimono recettori
per molti costituenti batterici
3) I macrofagi fagocitano e
digeriscono i batteri che
hanno legato e rilasciano
molecole tossiche
Fagocitosi
I leucociti con attivit fagocitaria esprimono in membrana
recettori per :
PAMPs (pathogen-associated molecular patterns)
lipopolisaccaride, peptidoglicani
PRRs (pattern recognition receptors)
polisaccaridi batterici (scavenger receptor)
Toll-like receptors (TLR) differenti per i prodotti di differenti classi di
microbi
recettori per polisaccaridi (CD36)
Proteine del complemento CR3
La porzione Fc degli anticorpi (IgG)
Adesione dei fagociti ai microrganismi
IMPORTANTE: il riconoscimento
dei microbi pu coinvolgere pi
di un recettore es. LPS lega CD14
e TLR-4
Adesione dei fagociti ai microrganismi
10 human and 11
mouse TLRs
PRRs
I recettori dellimmunit innata riconoscono patterns di molecole
comuni a molti patogeni (pathogen-recognition receptors)
Mannose-binding lectin (MBL)
MB lectina lega con alta
affinit residui di mannosio
e fucosio con corretta
spaziatura
binding no binding
anche scavenger receptor
Scavenger receptor lega
certain charged particles
(polimeri anionici)
Co-stimolatori CD80 e
CD86 anche noti come
B7.1 e B7.2
Come i macrofagi,
anche le cellule
dendritiche immature
hanno recettori
dellimmunit innata
che le attivano
Adiuvanti sono composti
che aumentano la risposta
immune quando mischiati
con antigeni.
Funzionano inducendo
lespressione di co-
stimulatori quali
CD80/CD86
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - Attivazione dei macrofagi.
Il legame opsonine/Recettore induce la fagocitosi: la
membrana del fagocita si avvolge attorno al microbo
Fagocitosi
Esposione ossidativa
Lesplosione del consumo dellossigeno e la glicogenolisi genera i
metaboliti reattivi dellossigeno:
Anione superossido, perossido di idrogeno (acqua ossigenata), radicali
liberi che hanno attivit battericida:
La Mieloperossidasi (MPO) in presenza di Cloro trasforma H2O2 in
HOCl che uccide i batteri per reazioni di alogenazione
Fagocitosi
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - Attivazione dei macrofagi.
NO = ossido nitrico;
ROI = intermedi
reattivi dellossigeno
I microbi vengono uccisi da enzimi e sostanze tossiche
prodotte nei fagolisosomi.
Queste possono essere liberate dai fagociti e uccidere i
microbi nellambiente extracellulare.
Globulo bianco che ingloba batteri
Globulo bianco e, in prossimit
di esso, un piccolo gruppo di
batteri
Il globulo bianco si avvicinato al
gruppo di batteri, che nel
frattempo si sono moltiplicati
notevolmente.
Il globulo bianco sta assumendo una
forma diversa per la fagocitosi.
Il globulo bianco ha realizzato la fagocitosi,
inglobando il gruppo di batteri e distruggendoli.
Pagher questa azione di difesa con la propria
morte (distruzione del globulo bianco stesso).
I chemiotattici inducono lattivazione dei leucociti che
comprende:
1) aumento dellespressione e affinit delle molecole di
adesione
2) produzione dei metaboliti dellacido arachidonico
(med. chim.)
3) degranulazione e secrezione degli enzimi lisosomiali
4) esplosione ossidativa
Danno tissutale indotto dai prodotti dei Leucociti
distruz. matrice extracell.
per inattivazione degli
inibitori delle proteasi) Rilascio esterno di
- contenuto dei lisosomi
- metaboliti attivi dellossigeno
- metaboliti dellacido arachidonico
Danno endoteliale e
tissutale
Amplificazione dello
stimolo infiammatorio
Aumennto della
permeabilit vascolare
Le citochine secrete
dai macrofagi in
risposta al
lipopolissaccaride
batterico (LPS)
Mediatori dellinfiammazione prodotte dai
macrofagi
Pro-infiammatorie
o Tumor Necrosis Factor D
o Interleuchina-1, Interleuchina-6
o Lisozima e specie reattive dellossigeno
o Prostaglandine
o Interferoni
Anti-infiammatorie
o antagonista del recettore IL-1,
o IL-6
o IL-10
o Trasforming Growth Factor E
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - Infiammazione
reazione nei tessuti connettivi vascolarizzati
INFIAMMAZIONE
accumulo di liquidi e leucociti nei tessuti extravascolari
rimozione stimolo lesivo
TIPI DI INFIAMMAZIONE
infiammazione attiva, distruzione tissutale e tentativi di
riparo procedono simultaneamente
durata pi lunga (settimane, mesi)
presenza di linfociti e macrofagi
proliferazione vasi sanguigni
fibrosi e necrosi tissutale
CRONICA
risposta immediata e precoce ad uno stimolo lesivo
durata breve (minuti, ore, qualche giorno)
formazione di essudato composto da liquidi e proteine
plasmatiche (edema)
migrazione di leucociti
ACUTA
ACUTA ore o giorni (ANGIOFLOGOSI)
CRONICA settimane o mesi (ISTOFLOGOSI)
Segni cardinali dellinfiammazione acuta:
- rossore (rubor)
- rigonfiamento (tumor)
- calore (calor)
- dolore (dolor)
- perdita della funzione (functio lesa)
Fasi principali dellinfiammazione acuta
- Dilatazione dei vasi sanguigni nella zona lesa iperemia
- Aumento della permeabilit della parete dei vasi alle proteine essudato infiammatorio
- Migrazione dei leucociti dai vasi nellessudato
IMMUNITA INNATA ED INFIAMMAZIONE
Segni clinici
dolore
eritema
edema
cute
danno tessutale
mediatori
dellinfiammazione
mediatori del
dolore
proteine della
coagulazione
batteri
..
..

detriti
rottura del capillare
neutrofili
monociti/
macrofagi
% %
% %
%
%
%
%
%
%
%
%
%
Fagocitosi
Digestione batterica
ATTIVAZIONE
Produzione di citochine
..
.
Infiammazione
Attivazione del
complemento
Immunoglobuline
(anticorpi)
batteri
detriti
% %
%

%
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - Infiammazione
Cellule circolanti e componenti cellulari ed extracellulari
del tessuto connettivo implicati nella risposta infiammatoria
Cellule
del tessuto
connettivo
Vasi sanguigni
Matrice
del tessuto
connettivo
FASI PRINCIPALI DELLINFIAMMAZIONE ACUTA
SCHEMA RIASSUNTIVO
I FENOMENI VASCOLARI SONO CARATTERIZZATI DA UN
AUMENTATO FLUSSO SANGUIGNO NELLAREA DANNEGGIATA,
DERIVANTE PRINCIPALMENTE DA UNA VASODILATAZIONE
ARTERIOLARE E DALLAPERTURA DEI CAPILLARI.
LAUMENTO DELLA PERMEABILIT VASCOLARE PORTA ALLACCUMULO
EXTRACELLULARE DI UN FLUIDO RICCO DI PROTEINE, DETTO ESSUDATO.
PROTEINE PLASMATICHE ESCONO DAI VASI, GENERALMENTE
ATTRAVERSO UN ALLARGAMENTO DELLE GIUNZIONI INTERENDOTELIALI
A LIVELLO VENULARE O COME CONSEGUENZA DI UN DANNO
ENDOTELIALE DIRETTO.
Meccanismi di aumento della permeabilit vascolare
durante linfiammazione
Formazione di aperture:
contrazione delle cellule
endoteliali
mediatori vasoattivi
(istamina, leucotrieni..)
Formazione di aperture:
riorganizzazione citoscheletro
principalmente venule,capillari
citochine (IL-1, TNF)
ipossia
Danno diretto
arteriole, capillari e venule
tossine, ustioni, agenti chimici
Danno mediato dai leucociti
principalmente venule
capillari polmonari
risposta tardiva
Molecole implicate nellinterazione endotelio-leucociti
A
t
t
i
v
a
z
i
o
n
e

e
n
d
o
t
e
l
i
a
l
e
A
d
e
s
i
o
n
e
D
i
a
p
e
d
e
s
i
Glicoproteine)
E-selectina Ligando
della
L-selectina
P-selectina
L-selectina
R
o
t
o
l
a
m
e
n
t
o
Citochine
e altri segnali
attivanti
L-selectina
Ligando
della
L-selectina
E-selectina P-selectina
Integrine (LFA-1 o
Mac-1) (non attivate)
Glicoproteine con
sialil Lewis X (PSGL-1)
Integrine attivate
PECAM-1
(CD31)
ICAM-1
Ligando
della
L-selectina
E-selectina P-selectina
PECAM-1
(CD31)
Chemiotassi
indotta da sostanze
chemiotattiche
Modulazione delle molecole di adesione
Ridistribuzione delle P-
selectine:
-Dai corpi Weibel-Palade alla
superficie cellulare delle cellule
endoteliali
-Legame con i recettori
espressi dai leucociti
Trombina,
Istamina
Attivazione endoteliale:
1
P-selectin
L-selectine
Attivazione endoteliale:
IL-1 e TNF
E-selectine
2
L-selectine
Induzione delle E-
selectine sulle cellule
endoteliali
Pi lenta perch richiede sintesi
proteica
-Legame con i recettori
espressi dai leucociti
Adesione:
Aumento dellavidit di legame delle integrine ai
ligandi endoteliali
3
Integrine non
attivate
Integrine:
Glicoproteine di adesione espresse
sulla membrana dei leucociti, a
struttura eterodimerica
Cambiamento
conformazionale e pertanto
aumento di affinit per
le ICAM-1 e V-CAM
espresse sulle cellule
endoteliali
Agenti chemiotattici
Diapedesi
4
La trans-migrazione dei
leucociti avviene solo in
risposta allazione di
chemiotattici secreti dalle
cellule endoteliali in
conseguenza della loro
attivazione
Molecole di adesione:
PECAM-1 (CD31)
Chemiotassi
Chemiotattici esogeni:
Prodotti batterici come i
peptidi contenenti N-
formyl metionina
terminale
Lipidi provenienti da
membrane danneggiate
Chemiotattici endogeni
Prot. del complemento (C5a)
Chemochine ( IL-8)
Leucotreni (LTB
4
)
Rotolamento Adesione
stabile
Migrazione attraverso
lendotelio
Leucocita
Attivazione
endoteliale
Integrina (stato
di bassa affinit)
Ligando della selectina
Proteoglicano
chemochina
Ligando
dellintegrina
E-selectina
Integrina (stato
di alta affinit)
Macrofago
contenente microbi
Citochine
(TNF, IL-1)
ATTIVITA DELLE CHEMOCHINE
Le citochine hanno un ruolo fondamentale nella risposta naturale
ADESIONE MIGRAZIONE RILASCIO
Aumento delladesione
Modificazioni del citoscheletro e chemiotassi
Rilascio di enzimi e mediatori
Produzione di lipidi bioattivi
Rilascio di ioni superossido
DEFINIZIONI
Monochine
Linfochine
Fattori di crescita Chemochine
Interleuchine
Nome generico che comprende diverse famiglie di (glico) proteine
solubili, che agiscono a concentrazioni nano-pico molari.
Modulano lattivit funzionale di cellule e tessuti, mediante legame a
specifici recettori
Differiscono dagli ormoni perch non sono prodotte da cellule
specializzate e non sono prodotte in un organo singolo.
CITOCHINE
CITOCHINE
Cosa fanno?
Influenzano la sopravvivenza cellulare (anti-apoptosi)
Stimolano la proliferazione cellulare
Stimolano il differenziamento cellulare
Stimolano la migrazione cellulare
Su quali cellule agiscono?
sulle cellule che le producono (autocrina)
sulle cellule vicine (paracrina/iustacrina)
sulle cellule distanti (endocrina)
CITOCHINE
La stessa citochina pu avere molti effetti:
Esempio, lInterleuchina 4 stimola le risposte allergiche:
inducendo la proliferazione di mastociti
contribuendo alla produzione di IgE
stimolando la produzione di altre citochine che attraggono gli
eosinofili
inducendo molecole di adesione sulle cellule endoteliali che
facilitano lentrata di linfociti, eosinofili nella zona infiammatoria
stimolando i linfociti T a produrre altre citochine che
contribuiscono alla flogosi allergica.
CITOCHINE (2004)
Interferoni Fattori di crescita
IL-1

IL-27
TNFD
TNFE
LTD
LTE
CD27 ligando
CD30 ligando
CD40 ligando
CD95 ligando
CD95 ligando
OX40 ligando
OX40 ligando
Trail
IFNJ
IFNE
IFNG
IFNJ
IFNN
IFNZ
IFNW
angiogenesi(VEC)
FGF, ANF, angiogenina,
angiostatina, angiomodulina,
angiotropina, AtT20-ECGF,
B61, bFGF, ChDI, CLAF,
ECGF, endostatin, ECI,
EDMF, EGF, EMAP-2,
Neurotelina (EMMPRIN),
Inibitore della crescita
endoteliale
Fattore di mantenimento
della vitalit endoteliale
FGF-5, IGF-2, HBNF,
HUAF, K-FGF,
LIF, MD-ECI, MECIF, .
Interleuchine Superfamiglia
del TNF
AMPLIFICAZIONE DELLE RISPOSTE ALLE INFEZIONI
Effetti sistemici Effetti locali
IL-1
Attiva endotelio vascolare
Attiva linfociti
Distruzione locale tessuto
n ingresso cellule effettrici
Febbre
Produzione di IL-6
IL-8
Fattore chemiotattico per i leucociti
n ingresso cellule effettrici
Macrofago
attivato
TNF-D
Attiva endotelio ed aumenta
permeabilit vascolare provocando
un aumentato ingresso di IgG,
complemento e cellule ed aumentando
il drenaggio di fluidi verso i linfonodi
Febbre
Mobilizzazione
di metaboliti
Shock
Febbre
Induzione di proteine
della fase acuta
IL-6
IL-12
Attiva linfociti
Aumenta produzione di anticorpi
Prodotti batterici, Immunocomplessi, Tossine,
Agenti fisici, Altre citochine
ATTIVAZIONE DI MACROFAGI
E ALTRE CELLULE
IL-1/IL-6/TNF
REAZIONI DELLA FASE ACUTA
EFFETTI SULLENDOTELIO
EFFETTI SUI FIBROBLASTI
EFFETTI SUI LEUCOCITI
PRINCIPALI EFFETTI DI IL-1, IL-6, TNF
ALTRI EFFETTI DELLIL-1 E DEL TNF
EFFETTI SUI FIBROBLASTI
n proliferazione
n sintesi del collageno
n collagenasi
n proteasi
n sintesi di PGE
EFFETTI SULLENDOTELIO
n adesione dei leucociti
n attivit pro-coagulante
p attivit anti-coagulante
n IL-1, IL-6, IL-8, PDGF
EFFETTI SUI LEUCOCITI
n secrezione citochine
priming
CLASSIFICAZIONE DEI RECETTORI DI MEMBRANA DELLE CITOCHINE
1.Recettori di fattori di crescita ematopoietici. Appartengono alla famiglia di
recettori D, Ee J. Sono state riconosciute in questo gruppo le seguenti citochine:
IL 2, IL 3, IL 4, IL 5, IL 6, IL7, IL 9, IL 13, IL 15, GM-CSF (Fattore stimolatore di
colonie: Granulocito Macrofago) e G-CSF (Fattore stimolatore di colonie di
granulociti).
2.Recettori di Interferone. Hanno recettori D e E Appartengono a questa famiglia:
IFN
D
, IFN
E
, IFN
J
.
3.Recettori di fattori della crescita trasformante (TGF). Appartengono a questa
famiglia: TGF
D
e TGF
E
4.Recettori del fattore di Necrosi tumorale (TNF). Appartengono: (TNF
D
) e (TNF
E
).
5.Recettori della superfamiglia delle immunoglobuline. Appartengono a questa
famiglia: IL 1
D
, IL 1
E
, IL 16.
6.Recettori di chemiochine (recettori con sette tratti intramembrana): IL 8, Fattore
attivante delle piastrine (PAF).
IL SISTEMA DELLE CHEMOCHINE
Sono lunghe da 70 a 90 aminoacidi and pesano approssimativamente da 8 a 10 kDa
CXC CXC C C C C
C C C C
CC CC
C C C C C C
CX3C CX3C C C C C
Costituisce la pi ampia famiglia di citochine
50 chemochine suddivise in 4 famiglie
18 recettori
IL SISTEMA DELLE CHEMOCHINE
La maggior parte appartengono a 2 subfamiglie hanno 4 residui di cisteina:
Le chemochine CC attraggono monociti, linfociti, basofili, e eosinofili.
Vi sono 2 piccoli sottogruppi.
Il gruppo con una C ha un membro (linfotactina). Manca di una cisteina al suo
carbossi-terminale, ed specifica per i linfociti.
Il quarto il sottogruppo C-X3-C, (fractaline/neurotactin) ha tre aminoacidi
fra le 2 cisteine. Induce sia ladesione che la migrazione dei leucociti.
CXC CXC
CC CC
C C
C C
C C
C C
C C C C C C
CX3C CX3C C C C C
RECETTORI DELLE CHEMOCHINE
Recettori con 7 domini trans-membrana, associati alle G-protein
1O recettori della famiglia CC (CCR 1-CCR 10)
5 recettori della famiglia CXC (CXCR 1-CXCR
1 recettore della famiglia C (XCR 1)
1 recettore della famiglia CX3C (CX3C 1)
RIDONDANZA
Espressione costitutiva o inducibile
MCP-1
MCP-2
MCP-3
MCP-4
RANTES
MIP-1a
MIP-1b
MDC
SDF-1
CCR2
CCR1
CCR5
CCR4
CCR8
Reclutamento Reclutamento
CXCR4
Monocita Monocita
Monociti/
Macrofagi
Fibroblasti
Cellule
endoteliali
Microrganismi
Infiammazione/trombosi
Risposta immunitaria
Neutrofilo
Infiammazione
Vaso sanguigno
Cellule NK
IL-12
Microbi
TNF, IL-1,
chemochine
IFN-J
Citochine dellimmunit innata
In risposta ai microbi, i macrofagi producono citochine che stimolano i
fenomeni infiammatori (reclutamento leucocitario) e attivano le cellule
NK a produrre la citochina attivante i macrofagi, INF-J
TNF una citochina indotta dallLPS batterico era in grado di uccidere i
tumori murini. Questo effetto mediato dalla trombosi dei vasi tumorali
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA B. B. 2 Attivazione delle cellule NK.
CARATTERISTICHE DELLE CELLULE NK
Recettore per la frazione Fc delle Immunoglobuline
Liberazione di Citochine: TNF e IF g
Non esprime TcR (recettore per lantigene)
CD per NK: CD 16
due classi di recettori, attivatori ed inibitori
I recettori inibitori sono rappresentati da una famiglia di molecole Ig-
like definita killer cell inhibitory receptor (KIR) in grado di inibire la
citotossicit delle cellule NK dopo il riconoscimento e il legame con gli
antigeni HLA di classe I espressi dal target
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA B. B. 2 Attivazione delle cellule NK.
Funzioni delle cellule NK - 1
IFN-J
IL-12
Macrofago che ha
fagocitato microbi
Uccisione dei
microbi fagocitati
Le NK rispondono allIL-12 prodotta dai macrofagi e
secernono INF-J, che a sua volta attiva i macrofagi a
uccidere i microbi fagocitati
Cellula infettata
da virus
Uccisione della
cellula infettata
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA B. B. 2 Attivazione delle cellule NK.
Le cellule NK uccidono cellule autologhe
infettate da microbi intracellulari,
eliminando cos i serbatoi dellinfezione
Le cellule NK presentano un'attivit citotossica per cellule infette da
virus e cellule tumorali, anche se non le riconoscono per uno stimolo
antigenico specifico (le NK non esprimono TcR).
Lattivazione delle cellule NK regolata dal bilanciamento dei segnali
dai recettori ad azione attivante e dei segnali dai recettori ad azione
inibenti
Funzioni delle cellule NK - 2
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA B. B. 2 Attivazione delle cellule NK.
Riconoscimento delle cellule bersaglio da parte delle cellule NK
Legame della
cellula NK alla
bersaglio
rivestita di
anticorpi
Legame della
cellula NK alle
molecole di
adesione
espresse dalle
cellule bersaglio
CD 16
Molecole
di
adesione
Attivazione della
cellula NK
indotta
dallassenza di
molecole MHC di
classe I
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA B. B. 2 Attivazione delle cellule NK.
Complesso
peptide self-MHC
di classe I self
Recettore
inibitore
Recettore
attivante
Ligando della
cellula NK
Impegno del recettore inibitore
Cellula autologa
normale
Mancata
attivazione della
cellula NK: la
cellula normale
non viene uccisa
I recettori inibitori delle cellule NK riconoscono molecole
self-MHC di classe I contene nella loro tasca peptidi
autologhi.
Le NK vengono sboccate: garantisce che esse non vengano
attivate dalle cellule normali.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA B. B. 2 Attivazione delle cellule NK.
Mancato impegno del recettore inibitore
Il virus inibisce
lespressione di
MHC di classe I
Attivazione della
cellula NK: la
cellula infettata
viene uccisa
Recettore
inibitore non
impegnato
Studi recenti hanno dimostrato che la capacit degli antigeni MCH di
classe I di sopprimere l'attivit delle cellule NK non assoluta ma
dipende dalla contemporanea espressione di segnali stimolatori.
In particolari condizioni (processi infiammatori) l'espressione di queste
molecole "costimolatorie" sembra essere non solo necessaria ma
sufficiente ad indurre la morte delle cellule infette per apoptosi.
In caso di infezione virale si ha, da parte delle cellule
infette, una liberazione di interferone.
Il nome deriva dalla capacit di qeste citochine di inerferire
con linfezione virale.
E' una molecola di segnalazione che viene liberata da
leucociti infettati da virus e da cellule connettivali per
proteggere le cellule non ancora infette.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA B B. .3 La produzione e liberazione dell'Interferone.
L'interferone (IFN) che presenta 3 i tipi: D, E e J
IFN D e E, sono prodotti fondamentalmente da monociti-macrofagi
ed in minor proporzione da fibroblasti, induce, nelle cellule a rischio
di infezione dal virus, uno stato di resistenza transitoria contro
l'infezione di una grande gamma di agenti virali. Questo effetto,
anti-virale, non ha bisogno di grandi quantit di interferone e
costituisce uno dei meccanismi principali nella risposta naturale.
Resistenza transitoria
Questa strategia consiste in un abbassamento drastico, anche se
temporaneo, all'interno delle cellule, della neosintesi di proteine proprie o
estranee all'organismo; in tal modo viene rallentata anche la proliferazione
dei virus.
oligoadenilatosintetasi,
interferisce sulla
replicazione del DNA e
RNA
IFN D e E attivano diversi geni che esprimono proteine antivirali.
In questo meccanismo, le cellule infette sono capaci di secernere
interferone che protegge le cellule vicine, non-infette, all'infezione.
Questi interferoni aumentano l'espressione del MCH I nelle cellule
infette, favorendo il riconoscimento delle stesse dai linfociti CD 8+
e cellule NK con il conseguente aumento dell'attivit citotossica.
Attivazione dei geni che
esprimono proteine
antivirali
L'IFN J prodotto dai linfociti T CD4+ e CD8+ e dalle
cellule NK. L'IFN Jha attivit antivirale inoltre:
aumenta l'espressione del MHC di classe I (favorisce la
citotossicit) e di classe II (favorisce la collaborazione
cellulare per la presentazione degli antigeni e la produzione
di anticorpi)
Incremento
dell'espressione del MHC
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA INNATA
Altre proteine plasmatiche dellimmunit innata
La lectina del mannosio (MBL) una proteina plasmatica
capace di riconoscere carboidrati espressi dai microbi: essa
pu rivestire i microbi favorendone la fagocitosi, o attivare la
cascata del complemento per la via lectinica.
Recettore per il
mannosio
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA INNATA
Altre proteine plasmatiche dellimmunit innata
Il lisosoma, un enzima presente anche nella saliva, attacca
direttamente la parete cellulare di alcuni batteri che costituita da
carboidrati, a meno che questa sia protetta da una capsula
glicoproteica.
Esso impedisce ai batteri di penetrare all'interno del corpo.
La proteina C-reattiva (CRP) si lega a molecole di fosforilcolina
espresse sulla parete microbica: essa riveste i microbi e ne
favorisce la fagocitosi da parte dei macrofagi, che esprimono il
recettore per CRP
Evasione dellimmunit innata
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - -
Se, nonostante l'attivazione di questi
meccanismi della risposta naturale,
l'infezione continua a progredire, il sistema
immunitario metter in moto i meccanismi
della risposta acquisita.
Immunologia Immunologia - -IMMUNITA
Attraverso
la placenta
Immunit
acquisita
X Naturale
X artificiale
Passiva
Passiva ( globuline)
Nel colostro
Attiva (per infezioni
pregresse)
Attiva (vaccini)
Immunologia Immunologia - - Immunit acquisita- artificiale
Immunit
attiva
Immunit
passiva
Memoria Specificit
Vaccinazione
O infezione
Giorni o
settimane
infezione
Guarigione
immunit
SI SI
SI NO
Anticorpi o linfociti T
da animali immunizzati
Guarigione
immunit
Trasferinento ad
un animale non immunizzato
Quando si parla di difesa immunitaria spesso si fa riferimento
all'immunit acquisita attraverso meccanismi specifici, ovvero
sistemi specializzati in risposta a un agente patogeno ben
determinato.
L'immunit acquisita o adottata si compone di:
X Linfociti
X cellule della "memoria
X Immunoglobine
X antigeni
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - acquisita
La risposta acquisita
Immunit umorale e immunit cellulare
Lintervento di cellule e molecole differenti e sono
deputate alla difese rispettivamente, verso microbi
extracellulari e microbi intracellulari
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - acquisita
Le principali caratteristiche del sistema
immunitario sono:
Capacit di distinguere
il proprio dallestraneo
Specificit
Memoria
Specializzazione
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - acquisita
La specificit del sistema immunitario si deve al fatto che
sia gli anticorpi che i linfociti riconoscono un solo epitopo o
determinante antigenico.
Il sistema immunitario pu riconoscere migliaia di milioni di
antigeni diversi, ma per ciascun determinante si indurr un
linfocita specifico..
Esistono tanti linfociti stimolati, quanti sono i
determinanti che formano l'antigene
Selezione clonale
La stimolazione antigenica seleziona i linfociti specifici per lantigene
(selezione positiva) e ne induce la proliferazione e la maturazione.
Si generano sia linfociti effettori (E) che linfociti della memoria (M)
in grado di sopravvivere pi a lungo e responsabili della risposta
secondaria. I linfociti non selezionati (X) vanno incontro a morte per
apoptosi (selezione negativa) o ad anergia
linfocita
naive
Espansione
clonale
Linfocita T
memory
Delezione
clonale
Ag
APC
PRODUZION
E ANTICORPI.
EFFETTO
CITOTOSSICO
RICONOSCIMENTO ATTIVAZIONE FASE EFFETTRICE
Anergia clonale
Segnale costimolatorio
In mancanza di segnale
costimolatorio il linfocita T
va in apoptosi
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - acquisita
La memoria
Quando un antigene, si presenta per la prima volta, il
sistema immunitario produce una risposta primaria,
lasciando un linfocito memoria per ciascuno degli epitopi
dell'antigene.
Quando lo stesso tipo di antigene verr nuovamente in
contatto con il sistema immunitario (risposta secondaria), il
linfocito memoria si stimoler per produrre tanti quanti
cloni di linfociti specifici sarano necessari, (contro un
determinato epitopo) in un modo molto pi rapido e
efficiente che nella risposta primaria.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - acquisita
Specializzazione
La risposta immunitaria acquisita una risposta
SPECIFICA, indotta da un antigene che genera una
risposta per quell'antigene.
Inizia la sua azione dopo la risposta naturale. Le prime
azioni si osservano tra le 96 e le 120 ore post-infezione.
Gli agenti estranei o antigeni, non eliminati durante la
risposta naturale, vengono portati dai macrofagi agli
organi linfatici secondari (gangli linfatici) dove le cellule
presentatrici inizieranno la loro elaborazione dell'antigene
per attivare la presentazione ai linfociti T CD 4+
La capacit di distinguere il proprio dall'estraneo
Il sistema immunitario capace di discriminare tra il
self ed il non-self. E sviluppato un meccanismo di
tolleranza immunologica capace di bloccare le
reazioni immunitarie verso gli antigeni self
In dipendenza dalla dose di antigene a cui
sottoposto lindividuo, la tolleranza immunologica si
pu stabilire anche verso antigeni non-self
Tolleranza Tolleranza Immunologica Immunologica
Tolleranza Tolleranza centrale centrale: : si si stabilisce stabilisce per per delezione delezione clonale clonale dei dei
linfociti linfociti T ( T (nel nel timo timo) e ) e dei dei linfociti linfociti B ( B (nel nel midollo midollo) ) autoreattivi autoreattivi, ,
cio cio che che interagiscono interagiscono con con autoantigeni autoantigeni (self). Il clone (self). Il clone di di
linfocita linfocita T T esprimente esprimente il il TCR TCR che che riconosce riconosce l l autoantigene autoantigene, o , o il il
clone clone di di linfocita linfocita B B che che esprime esprime l l IgM IgM specifico specifico per per
l l autoantigene autoantigene vengono vengono eliminati eliminati per per apoptosi apoptosi. .
Viene Viene detta detta Tolleranza Tolleranza centrale centrale, in , in quanto quanto i i linfociti linfociti T e B T e B
autoreattivi autoreattivi sono sono eliminati eliminati negli negli organi organi linfoidi linfoidi primari primari ( (timo timo e e
midollo midollo osseo osseo) ) durante durante la la maturazione maturazione dei dei linfociti linfociti
Tolleranza periferica
Tolleranza centrale
Antigeni self
presenti negli
organi linfoidi
primari
Morte per
apoptosi,
negli organi
linfoidi
primari
Maturazione
di cloni non
reattivi agli
autoantigeni
presenti negli
organi linfoidi
primari
I linfociti che riconoscono
lautoantigene negli organi
periferici (organi linfoidi
secondari) vanno incontro a:
- Apoptosi
-Anergia (mancanza di
attivazione)
-Immunosoppressione
mediata da linfociti T
(tramite citochine)
La capacit di distinguere il proprio dall'estraneo.
In questa selezione giocano un ruolo molto importante gli antigeni di
istocompatibilit.
A volte possono verificarsi errori nel sistema immunitario:
Se il sistema immunitario non risponde a nessuna particella estranea si
chiama tolleranza.
Se il sistema immunitario reagisce contro le sue stesse strutture si
definisce autoimmunit.
CD28
Linfocita T
vergine
B7
Produzione
di citochine
Espressione del
costimolatore (B7)
Recettore per
citochine
Proliferazione e
differenziazione
dei linfociti T
(immunit cellulare)
Immunit
innata
Immunit
acquisita
Macrofago,
cellula
dendritica
Microbo
fagocitato
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
CARATTERISTICHE GENERALI DEGLI ANTIGENI
Il nome "Antigene" deriva dal greco e significa: "qualcosa che
genera una sostanza contro.".
Possiamo definire come antigene qualsiasi molecola che
reagisce con gli elementi del sistema immunitario, sia esogena
che endogena (nel caso di patologie autoimmuni).
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
Qualunque sostanza in grado di suscitare una risposta
immune si definisce IMMUNOGENO.
Bisogna quindi fare una netta distinzione operativa tra
ANTIGENE e IMMUNOGENO:
l'antigene quella sostanza in grado di legarsi ad uno
specifico anticorpo (oppure a un linfocita T): tutti sono
potenzialmente in grado di stimolare la produzione di
anticorpi specifici, ma solo alcuni sono in grado di farlo
realmente, perch la maggior parte si comportano da
APTENI, ovvero ci riescono solo se legati ad una molecola
(CARRIER) che li fa diventare immunogeni.
Quindi: "TUTTI GLI IMMUNOGENI SONO ANTIGENI,
MA NON TUTTI GLI ANTIGENI SONO
IMMUNOGENI".
EPITOPO o DETERMINANTE ANTIGENICO: parte di un
antigene che entra in contatto con il sito di legame di un Ab
o col recettore per lAntigene delle cellule T ed capace di
evocare la risposta immunitaria.
APTENE: molecola di piccole dimensioni in grado di agire
come epitopo ma che di per s non in grado di evocare una
risposta anticorpale.
Laptene quindi una molecola antigenica ma non
immunogena, a meno che non sia legata ad un CARRIER;
induce una risposta immunitaria solo nel caso in cui il S.I. sia
venuto precedentemente a contatto col complesso aptene
carrier.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
CARATTERISTICHE CHE DEVE AVERE UNA PROTEINA AFFINCHE
FUNZIONI DA ANTIGENE:
Peso molecolare (superiore a 5.000 Da). Infatti, pi una
proteina grande e complessa, pi verr spezzettata e frammentata
(le molecole MHC hanno preferenza a legare e presentare frammenti
peptidici, e non proteine intere).
Complessit chimica
Solubilit (necessaria per il trasporto)
Estraneit ( infatti lAntigene deve differenziarsi il pi
possibile dalla forma delle proteine self, altrimenti si ha linstaurarsi
di patologie autoimmuni )
Dose di somministrazione: sotto certe dosi, molte proteine non
sono in grado di provocare una risposta immune. A dosi molto alte la
risposta immunitaria inibita.
Si possono indurre stati irresponsivi noti come "Tolleranza acquisita
da bassa o alta dose".
Le Risposte Secondarie in genere necessitano di una dose pi bassa di
Ag, come conseguenza dellinstaurarsi della Memoria Immunologica.
Via di somministrazione: di solito la Via Sottocutanea la pi
potente.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
CARATTERISTICHE degli EPITOPI:
1. I determinanti antigenici devono essere accessibili agli
anticorpi
Nel 1960 SELA studi limmunogenicit di diverse catene laterali
aminoacidiche legate ad uno scheletro polilisinico (il S.I. non reagisce
contro polimeri di molecole identiche ripetute): se il determinante
antigenico inaccessibile agli Ab non si ha risposta immunitaria,
risposta che compare in seguito allo smascheramento degli epitopi
(aumentando ad esempio la distanza fra catene)
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
2. I determinanti antigenici possono essere continui o discontinui
Negli anni 60 A. Tassi fece degli studi su mioglobina di balena e trov che in
questa molecola di 153 a.a. erano presenti 5 regioni in grado di provocare una
risposta anche dopo la frammentazione della molecola e che tali regioni
risultavano essere su zone esposte e flessibili.
Questi determinanti antigenici sono detti continui (o lineari) poich dati da
a.a. disposti in modo lineare nella sequenza primaria della proteina.
Esistono altri tipi di determinanti, detti discontinui (o conformazionali)
formati da a.a che sono discontinui nella sequenza primaria, ma che
diventano contigui nella struttura terziaria, perch sono portati ad unirsi
grazie al ripiegamento tridimensionale della proteina. (ad es. 2 regioni legate
da ponti disolfuro).
Gli epitopi lineari sono riconosciuti sia dai linfociti T che dai linfociti B
mentre quelli conformazionali solo dai linfociti B.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
3. I Determinanti Antigeni possiedono alcuni residui pi
importanti di altri (EPITOPI IMMUNO-DOMINANTI).
Gli Ab ad affinit maggiore sono quelli diretti contro epitopi dominanti
(epitopi immunodominanti) mentre quelli meno affini contro epitopi pi
nascosti.
Nel corso di una risposta immunitaria si ha quindi una sorta di "Selezione
Darwiniana" tra gli epitopi pi importanti, verso i quali vengono prodotti
Ab pi "forti".
Gli epitopi immuno dominanti si trovano su porzioni idrofiliche degli
antigeni (perch piu facilmente raggiungibili dagli Ab) piuttosto che
idrofobiche.
Essendo questi epitopi quelli contro cui, con maggiore probabilit,
reagiranno gli Ac, anche in individui diversi, sono solitamente utilizzati
per la preparazione di vaccini
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA - - antigeni
4. Mobilit del sito antigenico:
Lantigene dotato di una certa mobilit strutturale in modo da
permettere allanticorpo di "incastrarsi" bene (ricordando un po un
meccanismo chiave-serratura, in cui per la chiave fatta di gomma!).
Le forze in gioco nel legame Ag-Ac (non covalente):
Ponti idrogeno
Interazioni elettrostatiche
Forze di Van der Waals
Interazioni idrofobiche
Come riescono pochi i linfociti specifici per un antigene
microbico a localizzare il microbo?
Come riesce il sistema immunitario a produrre le cellule
effettrici e le molecole pi adatte a debellare un tipo di
infezione?
Il sistema immunitario ha sviluppato un
sistema altamente specializzato per la
cattura degli antigeni e per la loro
presentazione ai linfociti.
MHC
Compesso Maggiore di
Istocompatibilit
ANTIGENI DI ISTOCOMPATIBILITA'
In tutti i mammiferi esiste un gruppo di geni, che seguendo le leggi di
Mendel, codificano per proteine che si esprimono sulle membrane
delle cellule ed il loro polimorfismo determina l'accettazione o il
rifiuto di un innesto. Questi geni aiutano il sistema immunitario a
riconoscere i propri componenti da quelli estranei.
Il gruppo di questi geni viene denominato: Complesso di
istocompatibilit principale, dalla traduzione dei termini inglesi:
Mayor Histocopatibility Complex (MHC). Questi geni giocano un
ruolo fondamentale, non soltanto nella risposta immune verso gli
innesti o trapianti, ma anche sul controllo della presentazione
antigenica e sullo sviluppo della risposta immunitaria.
I prodotti di questi geni infatti forniscono il sistema per rendere
riconoscibili peptidi antigenici ai linfociti T. In altre parole, servono per
presentare lantigene al linfocita T.
Caratteristiche:
Esistono due tipi di geni MHC (I e II) polimorfi, che codificano due
gruppi di proteine strutturalmente distinte ma omologhe fra loro.
Lassociazione dellantigene con il tipo di MHC (classe I o II)
determina il tipo di linfocita T coinvolto nella risposta immunitaria
(CD8 o CD4, rispettivamente).
I geni MHC sono i geni pi POLIMORFI del genoma di tutte le specie
Esistono molte varianti alleliche della stessa molecola.
Poich sia la catena D che la E sono polimorfe, esistono molte varianti
alleliche della stessa molecola
I geni MHC sono espressi in ogni individuo in maniera codominante
Ogni individuo possiede un "patrimonio" di molecole MHC che sono derivate
met dal padre, met dalla madre e espressi su una stessa cellula.
L'insieme di tutte queste molecole definito APLOTIPO.
Nomenclatura
Nelluomo i prodotti dei loci genici dellMHC prendono il nome di HLA
(human leukocyte antigens).
Concetto di POLIGENISMO:
Esistono tre geni polimorfi codificanti le catene D delle MHC di classe I,
chiamati HLA-A, HLA-B, HLA-C e ciascuno eredita una serie di questi geni
da ogniuno dei due genitori, ogni cellula pu eprimere sei diverse molecole
di classe
Esistono 3 geni polimorfi codificanti le catene D delle di MHC di classe II.
Sono: HLA-DP (catene a e b) HLA DQ (a e b) HLA DR (a e b).
Modello di ricoscimento di un complesso MHC-peptide da
parte del TCR
Le molecole MHC sono espresse sulle APC, e la loro funzione quella di
esporre peptidi derivanti da antigeni proteici.
I peptidi si legano alle molecole MHC mediante residui che li ancorano
alle nicchie presenti nella tasca della molecola. Il TCR del linfocita T
riconosce alcuni residui del peptide ed alcuni residui polimorfi della
molecola MHC stessa.
Captazione e presentazione degli antigeni microbici
I microrganismi penetrano
attraverso lepitelio, e sono
catturati da APC o entrano
nei vasi linfatici o sanguigni.
I microbi e gli antigeni
vengono quindi trasportati
agli organi linfoidi periferici
(linfonodi e milza), dove gli
antigeni proteici vengono
presentati al riconoscimento
dei linfociti T.
APC
I Leucociti Polimorfonucleati
Basofili, Neutrofili ed Eosinofili
I Leucociti Mononucleati
Monociti, Macrofagi, Cellule di Langerhans e
cellule dendritiche
Cellule dendridiche
Le cellule dendridiche immature risiedono negli epiteli,
quale quello cutaneo, e grazie ai loro prolungamenti
citoplasmatici formano una vera e propria rete;
Le cellule dendritiche mature
risiedono nelle aree T dei
linfonodi (e della milza), (rosse)
VERDE linfociti B nei follicoli
Cellule dendridiche
Le cellule dendridiche immature
nellepitelio catturano gli antigeni
microbici e migrano nei linfonodi
drenanti, dove sono attirate dalle
chemochine prodotte in quella sede.
Nel corso della loro
migrazione, le
dendritiche vanno
incontro a
maturazione, e a livello
linfonodale sono capaci
di presentare
lantigene ai linfociti T.
Le cellule infettate vengono fagocitate da APC; gli antigeni del patogeno
vengono degradati e presentati in associazione alle molecole MHC
dellAPC, e si attivano. I linfociti T CD8+ riconoscono gli antigeni associati
a molecole MCH di classe I; mediante il cross-priming le APC possono
presentare gli antigeni microbici anche in associazione con molecole MHC
di classe II, innescando il riconoscimento da parte di linfociti T CD4+.
Presentazione di antigeni microbici di una cellula infettata da parte di
APC professionali (cross-priming)
Entrambe contengono una tasca di legame per il peptide, e una
regione non polimorfa che lega CD8 (corrispondente al dominio D3
delle molecole di classe I) o CD4 (corrispondente al dominio E2 delle
molecole di classe II)
Gli antigeni di classe I
e II sono proteine
integrate nella
membrana cellulare. La
loro struttura
formata da: una regione
extracellulare, un
segmento che
attraversa la membrana
ed una piccola parte che
penetra nel citoplasma
LMHC di classe I formato da due catene
polipeptidiche, ambedue appartenenti alla
supefamiglia delle Ig.
La prima, nota come E2 microglobulina,
costituita da da circa 100 aa, monomorfica, e ha
un ruolo nel mantenimento della struttura
tridimensionale del complesso dellMHC, ma non
partecipa al processo di presentazione
dellantigene. La seconda, detta catena D,
quella che lega lAg e prende contatto con TCR e
CD8. La catena a formata da tre domini
extracitoplasmatici Ig-like, detti D1 D2 ed D3,
ognuno formati da circa 90 aa, da un dominio
transmembrana di circa 25 aa e da un dominio
intracitoplasmatico di circa 30 aa;
Il peptide legato dai domini D1 e D2.
LMHC I come pure lMHC II lega brevi peptidi derivati dalla processazione
dellantigene.
LMHC II formato anchesso da due catene
polipeptidiche ( e ), ambedue appartenenti
alla superfamiglia delle Ig, che per sono simili
nella struttura e partecipano in egual modo al
legame del peptide.
La catena D formata da due domini
estracellulari, D1 e D2 di circa 90 aa ognuno,
da un dominio transmembrana di 25 aa e da un
dominio intracellulare. La catena E ha anchessa
due domini extracellulari E1 e E2 di 90 aa
circa, un dominio transmembrana e uno
intracellulare.
Il peptide legato nella tasca formata dai due
domini D1 e E1.
Va notato che il polimorfismo sostanzialmente concentrato nella regione che
lega il peptide, per garantire la massima variabilit di questa regione e quindi la
possibilit di legare in maniera ottimale il maggior numero di peptidi diversi.
La tasca di legame ha una
struttura abbastanza simile
nei due tipi di MHC,
malgrado sia formata in un
caso da una sola proteina e
nellaltro da due.
MHC I
MHC II
La base della tasca formata da un foglietto E.
Sopra di esso sono poste due D eliche che formano le pareti della
tasca. Le due eliche si avvicinano molto alle due estremit
nellMHC I, chiudendo cos la tasca stessa.
Nel caso di MHC II le due eliche si mantengono distanti, lasciando
cos aperta la tasca stessa.
Perci, MHC I lega solo peptidi di lunghezza molto precisa, circa
8-11 aa, mentre nel caso di MHC II il peptide di lunghezza pi
variabile, compresa tra i 10 e i 30 aa: in questultimo caso al
peptide permesso di debordare ai due lati della tasca.
Gli antigeni di classe I si esprimono sulla superficie di tutte le cellule
con nucleo, con l'unica eccezione dei neuroni e dei trofoblasti.
E inducibile dallIFN-J, prodotto in caso di infezione virale.
In questo modo favorita la presentazione dellantigene e la
conseguente morte della cellula infetta, formando un complesso con
lantigene (proteine virali) che si esprime sulla membrana della cellula
infetta. Questo complesso sar riconosciuto da un linfocita T, CD 8+ o
linfocita T citotossico, che distrugger la cellula infetta.
I globuli rossi, in quanto cellule non nucleate, non esprimono MHC di
classe I e presentano molto male antigeni di ospiti intracellulari quali,
ad esempio, il Plasmodium falciparum, agente causale della malaria.
Le molecole MHC di classe II sono espresse principalmrnte
su APC professionali: cellule dendritiche, macrofagi, cellule
endoteliali e linfociti B.
Le proteine extracellulari (tossine) internalizzate dalle APC
in vescicole vengono processate ed esposte sulla superficie
delle cellule da molecole MHC II.
I linfociti B legano lantigene, lo processano, e lo
presentano a linfociti CD4 + che hanno una funzione di
Helper.
Questi producono citochine che stimolano lo stesso
linfocita B a maturare, quindi a produrre anticorpi che,
entrati in circolo, legano lantigene che poi verr eliminato.
Si ha cos un meccanismo di eliminazione "a distanza
dellantigene.
La via di classe II trasforma gli antigeni proteici endocitati dalle APC negli
endosomi in peptidi che vanno a legarsi a molecole MHC di classe II, per essere
poi riconosciuti dai linfociti T CD4+.
La via di classe I trasforma le proteine presenti nel citoplasma in peptidi che
vanno a legarsi a molecole MHC di classe I, per essere quindi riconosciuti dai
linfociti T CD8+.
Vie di
processazione
degli antigeni
proteici
Le APC possono internalizzare microbi o proteine microbiche
attraverso numerosi meccanismi:
I microrganismi possono legarsi
a recettori di superficie specifici
a recettori in grado di legare anticorpi
prodotti dellattivazione del complemento che rivestono i
microbi stessi.
Alcune APC possono fagocitare microrganismi o pinocitare
proteine senza bisogno di riconoscimento specifico.
I linfociti B internalizzano proteine che si legano
specificamente al loro recettore per lantigene.
Caratteristiche delle vie di presentazione dellantigene
La via di classe II processazione degli
antigeni internalizzati
Le APC sintetizzano continuamente nel loro ER
molecole MHC di classe II, ciascuna delle quali
associata a una proteina chiamata catena invariante,
che contiene una sequenza (denominata CLIP) legata
fortemente alla tasca di legame per il peptide: la
tasca delle molecole di classe II, neosintetizzate
quindi fisicamente occupata.
Una molecola DM, presente nelle vescicole
endosomiali, ha la funzione di rimuovere il peptide
CLIP dalla tasca delle molecole di classe II, per
renderla accessibile ad accoglire peptidi nella
migrazione verso la membrana cellulare.
Un antigene proteico pu dare origine a moltissimi
peptidi, solo pochi dei quali (1 o 2) possono legarsi
alle molecole MHC di classe II
I peptidi antigenici capaci di legarsi alle molecole
MHC di un soggetto sono definiti epitopi
immunodominanti.
Via di classe I di processazione degli antigeni
citoplasmatici
Le proteine citoplasmatiche derivate
dalla virus fagocitati o sintetizzate dai
virus nella cellula infetta, vengono
dispiegate, ubiquitinate e degradate nei
proteasomi. I peptidi che ne derivano
vengono trasportati dalla TAP nel ER;
se una molecola di classe I
neosintetizzata trova un peptide adatto
alla sua tasca, il complesso si stabilizza.
Se non trova il peptide adatto viene
degradata.
Nel ER i peptidi non possono associarsi
a molecole di classe II, poich la loro
tasca occupata dalla catena
invariante.
I complessi MHC-peptide sulla MP sono
riconosciuti da linfociti T CD8+.
MP
Ruolo della presentazione dellantigene in associazione allMHC nel
riconoscimento dei microrganismi da parte dei linfociti CD4+.
Gli antigeni proteici dei microbi extracellulari internalizzati da
macrofagi e legati a linfociti B entrano nella via di processazione
dellantigene di classe II. Di conseguenza, queste proteine vengono
riconosciute da linfociti T helper CD4+, la cui funzione quella di
attivare i macrofagi a distruggere i microbi e i linfociti B a produrre
anticorpi diretti contro i microrganismi extracellulari e le tossine.
Ruolo della presentazione dellantigene in associazione
allMHC nel riconoscimento dei microrganismi da parte dei
linfociti CD8+.
Gli antigeni proteici dei microbi nel citoplasma delle cellule
infettate entrano nella via di processazione dellantigene di classe
I; di conseguenza, queste proteine vengono riconosciute da CTL
CD8+.
I linfociti B riconoscono antigeni proteici e non proteici (polissaccaridi,
lipidi, piccoli composti chimici), nella loro conformazione nativa, che possono
essere espressi sulla superficie dei microbi o in forma solubile
Le cellule follicolari dendritiche, nei follicoli linfoidi della milza e dei
linfonodi, presentano antigeni ai linfociti B, selezionando nel corso delle
risposte immunitarie quelli dotati di affinit maggiore.
Il Il sistema sistema immunitario immunitario aspecifico aspecifico indirizza indirizza quello quello
specifico specifico nella nella risposta risposta ad ad infezioni infezioni microbiche microbiche
La La decisione decisione di di rispondere rispondere o o meno meno ad un ad un particolare particolare
antigene antigene presa presa da da recettori recettori codificati codificati a a livello livello
genomico genomico del del sistema sistema immunitario immunitario aspecifico aspecifico
Il riconoscimento specifico dellantigene determinante per
lattivazione linfocitaria.
affidato a due glicoproteine espresse dai linfociti
strutturalmente simili: gli anticorpi espressi sulla membrana per i
linfociti B e il recettore per lantigene dei linfociti T.
Il recettore per lantigene e le proteine ad esso associate
formano il complesso BCR (B Cell Receptor) e il complesso TCR.
Recettori per lantigene in Linfociti B e T
Zap 70
fyn
lck
c

V| Vo
C| Co
C
H1
C
H2
C
H3
C
H2
C
H3
C
H1
C
L
C
L
V
L
V
L
V
H
V
H
c o

Igo/Ig|
Igo/Ig|
Blk, Fyn or Lyn
2 2 catene catene leggere leggere ( ( o o k k) )
2 2 catene catene pesanti pesanti (5 (5 isotipi isotipi: IgG, M, : IgG, M,
A, D, E) A, D, E)
2 2 siti siti di di legame legame ( (Divalente Divalente) )
Secrete in Secrete in circolo circolo
Legano Legano l l antigene antigene solubile solubile
2 2 catene catene o o/ /| | (95%) (95%) o o / /o o (10%) (10%)
1 1 sito sito di di legame legame ( (Monovalente Monovalente) )
espresso sulla membrana, non secreto
Lega l Lega l antigene complessato con MHC antigene complessato con MHC
Caratteristiche degli
anticorpi e del recettore
per lantigene dei linfociti
T (TCR)
La trasmissione di un segnale
richiede che due o pi recettori
vengano aggregati dal legame a
molecole di antigeni adiacenti
(cross-liking)
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Recettore dei linfociti T-
Recettore dei linfociti T per i complessi MHC (TCR)
eterodimerico formato da una catena o e una |, ciascuna dotata
di una regione variabile (V) e una costante (C).
La regione V di ciascuna catena contiene tre regioni ipervariabili,
CDR1, CDR2, CDR3
TCR TCR- -MHC MHC- -Peptide Binding Peptide Binding
Sia la catena o che la catena | partecipano al
riconoscimento del complesso MHC-peptide
Il 10% dei linfociti T (negli epiteli) esprime un TCR
formato da una catenea e una : la sua specificit
diversa dal TCR o Riconosce antigeni non peptidici (lipidi)
presentati da molecole MHC diverse.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Recettore dei linfociti T-
Un complesso proteico formato da
molecole CD3 e catena , trasmettono
allinterno della cellula i segnali innescati
dallinterazione TCR-antigene.
Inoltre lattivazione T richiede
limpiego di corecettori CD4/CD8,
che riconoscono regioni non
polimorfe di MHC.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Recettore dei linfociti T-
Immunoglobuline
Immunoglobuline
-
-
Anticorpi
Anticorpi
Catena Catena
pesante pesante
Catena Catena
leggera leggera
Regione Costante
M, D, G, A, E
-S-S-
-S-S-
-
S
-
S
-
-
S
-
S
-
Regione variabile VHDJH
Frammento cristallizabile Fc
Sito di legame cellulare
aspecifico
Frammento anticorpale (Fab)
Unite alla membrana dei linfociti B
Il BcR formato da diverse catene; alcune variabili, formate da
immunoglobuline, nelle quali ogni linfocita B presenta variazioni secondo
l'isotipo di immunoglobulina (IgM e IgG, IgA e IgE) o secondo il tipo
d'antigene induttore.
Le altre due catene sono invariabili (formate da due catene o e |), e
comuni a tutti i linfociti B.
Le catene variabili, che sono immunoglobuline, reagiscono con l'antigene
specifico, mentre le catene invariabili servono per trasmettere il
segnale all'interno della cellula per l'inizio della produzione di
anticorpi. Questo sistema permette ai linfociti B di agire come efficaci
cellule presentatrici di antigeni nella forma nativa.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Immunoglobuline libere nei fluidi
La specificit di una immunoglobulina dipende dalla regione variabile
di entrambe le catene,
Ma hanno altre funzioni che dipendono dalle regioni costanti (funzioni
effettrici).
Le principali funzioni biologiche delle immunoglobuline sono:
Attivazione del complemento Attivazione del complemento
Agglutinazione Agglutinazione
Citotossicit Citotossicit cellulare dipendente da anticorpi cellulare dipendente da anticorpi
Neutralizzazione Neutralizzazione
Opsonizzazione Opsonizzazione
Protezione delle mucose Protezione delle mucose
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Catena Catena
Pesante Pesante (H) (H)
Catena Catena
Leggera Leggera (L) (L)
Regione Costante
M, D, G, A, E
-S-S-
-S-S-
-
S
-
S
- -
S
-
S
-
Regione variabile VHDJH
Frammento cristallizabile Fc
Frammento anticorpale (Fab)
Una molecole di anticorpo formata da due catene pesanti identiche tra
loro (catene H) e da due catene leggere anchesse identiche tra loro
(catene L); ciascuna catena contiene una regione variabile e una o pi
regioni costanti
Sito di legame cellulare
aspecifico
Struttura cristallina di una
molecola di anticorpo: catene
pesanti (ROSSE) e le catene
leggere (GIALLE).
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Il dominio variabile delle immunoglobuline (Ig) ha una struttura secondaria
di tipo |, formata da due foglietti contrapposti.
Ogni regione V della catena pesante (V
H
) o della
catena leggera (V
L
) contiene tre regioni
ipervariabili, chiamate CDR1, CDR2, CDR3 (da
Complementary Determining Region), che
prendono contatto con lantigene.
La variabilit maggiore concentrata nella regione
CDR3 , situata in corrispondenza della giunzione
delle regioni V e C.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Regione Fab
Fragment antigen binding
Frammento cristallizzabile
Regione
cerniera
Regione Fc
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Esistono 2 tipi di catena leggera, chiamati e diversi per la regione C
Esistono 5 tipi di catene pesanti, chiamate: , , , , , anchesse diverse
per la regione C.
Ogniuno dei 2 tipi di catena leggera pu assemblarsi con uno dei 5 tipi di
catena pesante.
Gli anticorpi che contengono catene pesanti differenti appartengono a
un diverso isotipo o classe;
Sono stati descritti cinque tipi di immunoglobuline, denominate:
IgG, IgM, IgD, IgA ed IgE.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Il recettore per lantigene del linfociti B
vergini IgM e IgD di membrana; a seguito
della stimolazione da parte dellantigene e dei
linfociti Th, il clone di linfociti B antigene
specifici pu espandersi e differenziarsi in una
progenie di cellule secernenti, anche anticorpi
di classe diversa.
Questa modificazione dellisotipo prodotto
detta scambio della catena pesante (o
scambio isotipico)
La parte variabile di Fab differisce nei
diversi anticorpi
La struttura molecolare degli epitopi (o
determinanti) si adatta al sito di legame
nella parte Fab dellanticorpo come la
chiave nella serratura
Il riconoscimento degli epitopi pu
dipendere dalla loro sequenza (epitopi
lineari) o dalla loro conformazione
(epitopi conformazionali)
Alcuni epitoti sono nascosti nella
molecola antigenica, e vengono esposti
dopo modificazione fisico-chimica, neo-
determinanti
La specificit deriva da diversi legami
deboli (van der Waals) fra sito di legame
e antigene
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Immunoglobuline-
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione linfocitaria-
Tappe della
maturazione dei
linfociti
Il processo di
maturazione dei linfociti
dalle cellule staminali del
modollo osseo comprende
tre fenomeni:
1. Proliferazione delle cellule immature
2. Espressione dei geni del recettore per lantigene
3. Selezione dei linfociti che esprimono un recettore antigenico utile.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione linfocitaria-
1. Proliferazione delle cellule immature
Nel corso della loro maturazione i linfociti vanno incontro a cicli di
intensa proliferazione.
La citochina IL-7, un fattore di crescita prodotto da cellule
stromali del timo e del midollo csseo stimola la proliferazione dei
progenitori B e T
2. Espressione dei geni del recettore per lantigene
L'espressione dei diversi recettori antigenici rappresenta levento
centrale del processo di maturazione linfocitaria
I recettori per l'antigene sono prodotti da segmenti genici separati
nella linea germinativa, che si ricombinano tra loro nel corso della
maturazione linfocitaria.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione linfocitaria-
3. Selezione dei linfociti che esprimono un recettore
antigenico utile.
I linfociti in via di maturazione vanno incontro a cicli di selezione che
si basa sullespressione di recettori funzionali e sul riconoscimento di
particolari ligandi
I linfociti pre-B e pre-T che non riescono ad esprimere un recettore
antigenico muoiono per apoptosi.
La selezione positiva si basa sul fatto che i recettori per l'antigene
espressi dai linfociti T immaturi riconoscono le molecole MHC
espresse a livello timico, ricevendone un segnale per la sopravvivenza e
l'ulteriore proliferazione.
La selezione negativa, elimina linfociti B e T immaturi che riconoscono
ad alta avidit antigeni autologhi presenti a livello del midollo osseo e
del timo, in quanto capaci di reagire contro antigeni self presenti in
periferia, e quindi potenzialmente pericolosi.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione linfocitaria-
Generazione della Diversificazione Recettoriale
Lespressione dei recettori per l'antigene dei linfociti B e T
inizia con la ricombinazione somatica (riarrangiamento) dei
segmenti genici che codificano le regioni variabili dei recettori,
e la diversificazione si genera nel corso di questo processo.
ORGANIZZAZIONE DEI GENI DELLE IMMUNOGLOBULINE
catene leggere: e
catene pesanti: , , , , .
I geni per le immunoglobuline sono organizzati in tre loci separati:
uno per la catena leggera , uno per la catena leggera , e uno per
tutte le catene pesanti.
Il locus per la catena posto sul cromosoma 2, ed composto da tre
diversi segmenti genici, denominati V, J e C.
GENI V Denominati cos GENI V Denominati cos perch perch codificano la variabilit codificano la variabilit . .
GENI C Costante. GENI C Costante.
GENI J Unione GENI J Unione. .
Catena leggera
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Ricombinazione VDJ-
Il locus per la catena localizzato sul cromosoma 22, e differisce da
quello dellaltra catena leggera, perch contiene quattro segmenti genici C.
Nel locus delle catene pesanti, posto sul cromosoma 14 tra i segmenti
genici V e J ci sono una serie di segmenti D, che aumentano ulteriormente
la variabilit;
Ogni regione C delle catene pesanti delle Ig e del TCR comprende pi di un
esone; mostrato come esempio l'organizzazione dell'esone C
Una sequenza nucleotidica altamente conservata (peptide leader) si trova
allestremit 5 di ciascun esone della regione variabile V; questa codifica
per 20-30 aminoacidi N-terminali che servono da segnale per il
trasferimento della catena polipeptidica, tradotta a livello ribosomiale, nel
lume del reticolo endoplasmatico.
RICOMBINAZIONE V(D)J
L'intero processo maturativo dei linfociti B si svolge nel midollo osseo.
Durante la maturazione dei linfociti B i segmenti genici delle Ig vanno incontro ad
un processo di ricombinazione somatica del DNA secondo un ordine ben preciso
Allo stadio pro-B e pre-B, l'incapacit di esprimere un recettore antigenico
funzionale (catena pesante e catena leggera, rispettivamente) comporta
l'eliminazione della cellula per apoptosi.
RICOMBINAZIONE V(D)J
Lespressione di una catena
pesante Ig richiede due eventi di
ricombinazione: giunzione D-J,
seguita dal congiungimento di un
segmento V al complesso DJ, con
eliminazione del tratto di DNA
intercalato.
Il gene riarrangiato VDJ
separato dalla regione C dal
tratto di DNA.
Nei loci privi di segmenti D (quali la catena leggera delleIg e la catena a del TCR),
un gene V si ricombina direttamente con un segmento genico J.
La successiva processazione porta alleliminazione mediante splicing delle
sequenze di RNA intervallate tra il complesso VDJ e il primo segmento della
regione C, dando origine ad un RNA per la catena ; che viene infine tradotto con
produzione della proteina.
Il gene riarrangiato VDJ separato
dalla regione C dal tratto di DNA.
Tutto questo tratto di DNA viene
trascritto in un pre-mRNA (o RNA
primario-immaturo).
RICOMBINAZIONE V(D)J
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Ricombinazione VDJ-
Il riarrangiamento del DNA mediato dallattivit
coordinata di numerosi enzimi alcuni dei quali espressi
esclusivamente nei linfoidi, altri presenti in tutte le
linee cellulari. Nellinsieme questi enzimi sono detti
ricombinasi V(D)J.
Il prodotto di due geni chiamati RAG1 e RAG2
(Recombination Activating Gene) sono la componente
enzimatica specificatamente espressa nei linfociti
immaturi.
Questi enzimi riconoscono particolari sequenze di
DNA, chiamate sequenze di riconoscimento della
ricombinazione, che fiancheggiano i segmenti genici
V,D e J, e porta i segmenti in stretta vicinanza tra
loro;
Alcune esonucleasi recidono poi il DNA all'estremit dei segmenti, e le
rotture vengono infine riparate da ligasi, generando cos un gene completo V-
J o V-D-J.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Ricombinazione VDJ-
Durante il processo maturativo dei linfociti, il locus
delle catene leggere si riarrangia per primo e la
produzione della catena blocca il riarrangiamento a
livello del locus .
Ogni linfocita B produce solo un tipo di catena
leggera (esclusione isotipica)
RICOMBINAZIONE V(D)J
La traduzione dellmRNA maturo porta alla produzione di una catena
funzionante (nello stadio del linfocita pre-B), e blocca il riarrangiamento
del locus della catena pesante sullaltro cromosoma: esclusione allelica.
Se non si produce una catena pesante funzionante, si attua il
riarrangiamento sullaltro allellele; se anche questo porta ad una catena
pesante abortiva, si ha la morte della cellula per apoptosi, evento non
raro.
ancora di pi grazie all'eliminazione o l'aggiunta di nucleotidi che si verificano nei
punti in cui i segmenti genici V e J (ed eventualmente D) si ricombinano
("diversificazione giunzionale"). Ci rappresenta un meccanismo di
diversificazione pressoch illimitato.
Questo fenomeno di "saldatura imprecisa" viene anche denominato "flessibilit
della ricombinazione"
La diversificazione dei recettori antigenici
si produce grazie alle
moltissime combinazioni
possibili tra i segmenti
genici V,D e J che
casualmente si verificano
nei diversi cloni di linfociti
("diversificazione
combinatoria"), ma
Diversit giunzionale
La delezione di qualche nucleotide si verifica grazie ad una nucleasi, mentre
laggiunta di nuove sequenze nucleotidiche mediata dallenzima transferasi
Lo stesso complesso enzimatico RAG,
nel momento in cui taglia e ripara il
DNA interrotto, pu aggiungere delle
sequenze di nucleotidi.
Il repertorio delle Ig consta di circa 1011 anticorpi con specificit
differente; tre meccanismi fondamentali sono alla base della
variabilit:
1. Diversit combinatoria,
2. Diversit giunzionale
3. Ipermutazione somatica
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Ricombinazione VDJ-
1.Diversit combinatoria: ci sono molte copie dei segmenti genici V, D, J.
Il massimo numero di combinazioni possibili per ogni locus dato dal
prodotto del numero dei segmenti V, J e D (se presenti).
La variabilit dovuta a questi meccanismi si esplica al massimo grado
nelle regioni CDR3 delle proteine recettoriali
Un contributo alla diversificazione viene anche dalla differente
associazione delle diverse catene leggere e pesanti delle Ig (e delle
diverse catene a e | del TCR) tra loro nelle differenti cellule, formando
recettori diversi.
Sebbene il numero massimo di proteine Ig e TCR che possono essere
prodotte sia almeno teoricamente illimitato solo una parte del
potenziale repertorio pu veramente essere espresso
Ogni soggetto possiede un numero di cloni B o T di diversa specificit
nell'ordine di 10
7
;.
Ipermutazione somatica:
Qusti meccanismi avvengono durante la maturazione delle cellule B allinterno
del midollo osseo; esiste tuttavia un ulteriore processo che si verifica nei
linfociti maturi allinterno degli organi linfoidi periferici,
questo fenomeno noto come maturazione dellaffinit e si verifica nel corso
delle risposte anticorpali ad antigeni proteici,
consiste nella generazione di mutazioni puntiformi in particolari regioni dei geni V.
Alcune di queste mutazioni aumentano laffinit dellanticorpo generato per
lantigene; i linfociti B che secernono queste Ig vengono selezionate positivamente.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione e Selezione dei Linfociti T
I linfociti T subiscono due tipi di fenomeni differenziativi e maturativi:
1) differenziamento e maturazione INTRATIMICA durante la quale il
progenitore linfoide entra nel timo a livello corticale, matura fino ad
uscire per andare a colonizzare gli organi linfoidi secondari;
2) maturazione EXTRATIMICA data dallincontro del linfocita T con
lantigene, maturazione tale da dare una risposta pi efficace al
secondo incontro con lo stesso Ag.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione e Selezione dei Linfociti T
DIFFERENZAZIONE INTRATIMICA:
caratterizzata da proliferazione cellulare con formazione di cloni, e
vanno processi di selezione;
vengono espressi in modo coordinato marcatori fenotipici e funzionali
che ci permettono di riconoscere la cellula e lo stadio in cui si trova.
Si ottengono cos linfociti T che, in periferia, sono in grado di
riconoscere il "self" dal "non self".
I protagonisti di tali processi a livello del microambiente timico sono vari:
TCR
CD3
CD4/CD8
MHC 1 e MHC 2
Ag self e non self
altri recettori (es:CD25,CD44) e marcatori di attivazione
CATENA : I geni V sono circa 20, i D sono 2, i J sono 14, e i C sono 2
CATENA o: "incassato" tra i geni V e J dell'o, costituito da 5 geni V, 2 geni D,
6 geni J.
CATENA o: L'assetto del gene a ricorda quello del gene k.
CATENA : ha un assetto che somiglia a quello delle catene leggere delle IG, i
geni non sono raggruppati, ma cos disposti 8 geni V, 3 geni J con il Cb1, 2 geni J
con il Cb2
Maturazione e Selezione dei Linfociti T
Il processo di maturazione dei linfociti T presenta alcune caratteristiche
uniche, correlate alla specificit delle due diverse sottopopolazioni di
linfociti T per le due classi di molecole MHC.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione e Selezione dei Linfociti T
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione e Selezione dei Linfociti T
Le tappe della maturazione dei linfociti T sono definite in base
all'espressione dei corecettori CD4 e CD8.
La catena | del TCR la prima ad essere espressa nello stadio pre-T.
La maturazione culmina nello sviluppo di linfociti T singolo-positivi (CD4+ o
CD8+ ) Come per i linfociti B,la mancata espressione del recettore
antigenico porta alla morte apoptotica
I progenitori T migrano dal midollo osseo al timo, dove si verifica
l'intero processo di maturazione.
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione e Selezione dei Linfociti T
pre-T
I progenitori pi immaturi "pre-T" o "linfociti T doppio-negativi", non
esprimono n CD4 n CD8, non proliferano sotto l'influsso dell'IL-7
prodotta a livello timico.
Parte, vanno incontro a riarrangiamento del gene della catena del
TCR, mediato dalla ricombinasi V-D-J.
Se viene sintetizzata una catena |, e espressa sulla superficie
cellulare in associazione a una catena pre-To, formando il complesso
pre-TCR;
le cellule che non riescono a produrre tale complesso muoiono per
apoptosi
Immunologia Immunologia - - IMMUNITA ACQUISITA Maturazione e Selezione dei Linfociti T
I linfociti esprimenti contemporaneamente i corecettori CD4 e CD8,
sono definiti timociti "doppio-positivi".
I linfociti T il cui TCR riconosce complessi peptide-MHC classe 1
mantengono l'espressione di CD8 (il corecettore che lega le molecole
MHC di classe I) perdendo l'espressione di CD4 (il corecettore
specifico per le molecole MHC di classe II).
Al contrario, se un linfocita T riconosce complessi peptide-MHC di
classe II, mantiene l'espressione di CD4 e perde quella di CD8.
IgM:
Primi a comparire nel sangue in risposta ad antigeni, ed
l'isotipo predominante nella risposta primaria.
Potere agglutinante a causa dei molteplici siti disponibili
Attivatori del Complemento
Non attraversano la placenta
particolarmente attiva contro un gran
numero di batteri gram negativi e pu
neutralizzare agenti virali. A causa
delle sue dimensioni si trova
fondamentalmente nel siero.
L'IgM la seconda immunoglobulina per concentrazione nel siero, dopo l'IgG,
rappresentando tra il 10 ed il 12% del totale delle immunoglobuline. La sua
concentrazione nel siero tra 1 e 5 mg/mL, nel latte materno tra 0,3 e 0,9 e
nel colostro tra 2,5 e 3,2 mg/mL.
Come tutte le immunoglobuline, si pu presentare come parte del BcR
dei linfociti B; in questo caso, come un monomero di 180 kDa, oppure in
forma di anticorpo secreto nei fluidi corporali, in questo caso si
presenta come un polimero da cinque monomeri.
I diversi monomeri sono legati tra s,
formando un pentamero, mediante un
piccolo polipeptide molto ricco in cisteina,
denominato catena J.
L'IgM non presenta zona cerniera,
anche se dispone di un frammento CH4
nelle catene pesanti da dove si pu
avere l'attivazione del complemento
Schema della struttura dell'
IgM. In verde la catena J
IgG:
Coinvolte nella risposta umorale
70% delle Ig sieriche
Azioni:
Opsonizzazione
Neutralizzazione di microbi e
tossine
Attivazione del complemento
per via classica
Attraversare la placenta
Il ruolo di questa immunoglobulina nella
risposta umorale vitale.
La sua struttura uguale sia quando forma parte
del BcR sia quando in forma di anticorpo. In
entrambi i casi, forma un monomero di 180 kDa. con
due catene pesanti gamma (g) identiche e due
catene leggere, anch'esse identiche, del tipo
kappa (k) o lambda (l). Presenta zona cerniera.
L'IgG, a causa delle sue piccole dimensioni, pu facilmente
lasciare il torrente circolatorio ed istallarsi a livello tissutale
dove svolge un importante ruolo di difesa. Presenta un elevato
indice di affinit agli antigeni, potendo ottimizzarli per facilitare
la fagocitosi, agglutinarli o precipitarli.
L'IgG presenta la capacit di neutralizzazione virale, importante
nell'attivit antibatterica e pu attivare il complemento.
La sua concentrazione nel siero tra 17- 29 mg/mL, nel latte materno tra 1-
3 e nel colostro tra 30 - 70 mg/mL. Sono state descritte, almeno, 4 sottoclassi
di IgG: IgG1, IgG2, IgG3 ed IgG4.
IgA:
Ig dimeriche
Sintetizzate da linfociti B dei tessuti linfoidi associati
alle mucose
Presenti nelle secrezioni, latte, saliva, lacrime, etc.
Impediscono laderenza di microrganismi.
Scarsa attivit opsonizzante
Attivazione del complemento per via alternativa
Schema dell'IgA
monomerica
La struttura dell'IgA base un
monomero di 150 kDa, anche se
normalmente secreta in forma di
dimero mediante una catena J. Si pu
anche osservare in forma di trimero e
come polimeri maggiori..
Sono state descritte due sottoclassi: IgA1 e IgA2.
L'attivit dell'IgA relazionata essenzialmente con l'immunit delle
mucose dove pu agire a tre livelli diversi evitando la penetrazione
degli antigeni nella parete dell'intestino, neutralizzando l'attivit di
alcuni virus, sia all'interno che all'esterno delle cellule epiteliali.
L'IgA non attiva la cascata del complemento n pu agire come
opsonina.
Schema dei diversi livelli a cui agisce l'IgA. (1) nel Lume, (2) enterociti
e (3) liquido extracellulare
IgE:
Reazioni di ipersensibilit di Tipo I (asma, febbre da
fieno) provocando il rilascio di citochine e mediatori
infiammatori.
Attivi nelle infezioni da parassiti favorendo lattivit
citotossica degli eosinofili.
L'IgE un monomero di peso molecolare 190 KDa e quindi superiore
a quello dell'IgG. La frazione Fc dell'IgE presenta un frammento
con grande affinit per la membrana dei basofili, dove reagisce
con l'antigene permettendo la liberazione dei diversi prodotti
infiammatori contenuti nei granuli di queste cellule.
Funzione
Funzione
degli
degli
Anticorpi
Anticorpi
IgD:
Ig di membrana espresse sulla superficie dei linfociti.
Ruolo non chiarito, ma sono importanti durante la
differenziazione dei linfociti B.
GAMMAGLOBULINE O IMMUNOGLOBULINE ( GAMMAGLOBULINE O IMMUNOGLOBULINE (Ig Ig) )

Sono considerati valori Sono considerati valori
normali quelli compresi tra normali quelli compresi tra
600 600 - - 2300/dl; 2300/dl;
Per ognuna delle 5 classi i Per ognuna delle 5 classi i
valori normali sono: valori normali sono:
- - IgG IgG 800 800- -1800 mg/dl; 1800 mg/dl;
- - IgA IgA 9 9- -450 mg/dl; 450 mg/dl;
- - IgM IgM 60 60- -28 mg/dl; 28 mg/dl;
- - IgD IgD inferiore a15 mg/dl; inferiore a15 mg/dl;
- - IgE IgE inferiore a 150 inferiore a 150 I.U I.U./l ./l
Valori superiori da cirrosi, Valori superiori da cirrosi, collagenopatie collagenopatie, epatite acute, ittero, , epatite acute, ittero,
mononucleosi mononucleosi, morbo di , morbo di Hodking Hodking, neoplasie maligne, , neoplasie maligne, plasmocitosi plasmocitosi, ,
sepsi croniche, sepsi croniche, tiroidite tiroidite di di Hashimoto Hashimoto. .
Valori inferiori da AIDS, insufficienza renale cronica, sepsi ac Valori inferiori da AIDS, insufficienza renale cronica, sepsi acute, ute,
sindrome di sindrome di Cushing Cushing, farmaci , farmaci steroidei steroidei. .
Risposte Immunitarie
Cellulo-Mediate
Attivazione dei Linfociti T da Parte dei Microbi
Quali segnali sono necessari per attivare i linfociti T, e quali
recettori sono utilizzati per cogliere tali segnali e rispondere ad
essi?
Come si espandono i linfociti T vergini specifici per un dato
antigene?
Quali molecole prodotte dai linfociti T mediano le comunicazioni con
altre cellule, come i macrofagi e i linfociti B?
Tipi di microbi intracellulari combattuti dall'immunit
mediata dai linfociti T
I microbi possono essere inglobati
da fagociti e sopravvivere nel
compartimento vescicolare
(fagolisosomi), o sfuggire nel
citoplasma della cellula, dove non
sono pi sensibili all'azione
microbicida dei fagociti.
I virus possono legarsi a
recettori espressi su molti tipi
cellulari, comprese cellule
prive di attivit fagocitica, e
replicarsi all'interno del loro
citoplasma.
Alcuni virus sviluppano un'infezione latente, caratterizzata dalla sola
produzione di proteine virali da parte delle cellule infettate
I linfociti T vergini devono essere stimolati a differenziarsi in
cellule effettrici: tale processo inizia col riconoscimento antigenico.
I linfociti T vergini incontrano gli antigeni proteici, presentati da
molecole MHC espresse sulla membrana di APC professionali,
all'interno degli organi linfoidi secondari.
Ricevono ulteriori segnali dai microbi o da prodotti della risposta
innata: i linfociti T antigene-specifici iniziano a secernere l'IL-2.
Rispondono con un processo di proliferazione autocrina
Ne consegue l'espansione clonale delle cellule T (cellule effettrici e
cellule della memoria).
Tappe dell'attivazione dei linfociti T
CD4
+
Th
CD4 CD4
+ +
Th Th
Peptide
LPS
TLR4
APC APC
MHC II
Segnale 1
Segnale 2
Segnale 3
IL-1
IL-6
IL-12
CD28
B7
IL-12
Recettore
Signale 1: Specificit
Signale 2: Attivazione
Signale 3: Differenziamento
Attivazione di Cellule T da APC attivato
LFA-1 ICAM-1
Integrine: stabilizzazione del legame
To
Th1 Th2
M
B cell
Tc
PMN
granulociti
polimorfonucleati
I NF-
I L-4
I L-10
I L-5
I L-6
I L-13
I L-2
TNF-
I L-8
Risposta Immunitaria
Frammenti di antigeni proteici del Patogeno vengolo legati al
MHC aulla membrana dei Macrofagi
Ingesione patogeni (Macrofagi)
Cellule T sensibilizzate si dividono
Cellule T citotossiche
I Macrofagi presentano lantigene ai Linfociti T
Cellule T con recettori per lantigene vengono sensibilizzate
Cellule T Suppressor
Cellule T helper
Stimolano le cellule
T esprimenti lo
stesso recettore
Inibiscono le Cellule B
con lo stesso recettore
antigenico
Distruggono
lantigene
Digestione Patogeni
Cellule T suppressor
Cellule T helper
Inibiscono le Cellule B
aventi lo stesso recettore
Divisione Cellule B
Cellule B producono Ab
Anticorpi legano lantigene
Attivano il Complemento
Plasmacellule
Aiutano i fagociti a trovare gli antigeni
Cellule B di Memoria
Termine della
risposta
immunitaria
Distruggono lantigene
Flow Chart della Risposta Immunitaria
Stimolano le cellule
T esprimenti lo
stesso recettore
Meccanismi Ef f et t ori dell' I mmunit
Cellulo- Mediat a:
Eliminazione dei Microbi I nt racellulari
Come riescono i linf ocit i T ef f et t ori a localizzare i microbi
int racellulari present i nell' organismo?
At t raverso quali meccanismi eliminano t ali microbi?
Carat t erist iche generali dei f enomeni di cit ot ossicit
E ridondant e: ci sono pi t ipi di cellule cit ot ossiche: i linf ocit i T
CD8+, una piccola part e di CD4+ e le cellule Nat ural Killer (NK);
Un ef f et t o pat ologico dellazione cit ot ossica leliminazione di
parenchimi inf et t at i, con conseguenze anche molt o gravi.
Ad esempio, cont ro un f egat o inf et t o dal virus della epat it e B, si
pu scat enare una azione cit ot ossica che elimina le cellule inf et t e o
che present ano ant igeni virali. Per azione diret t a, o per i mediat ori
cit ot ossici liberat i in loco, pu essere eliminat o lint ero f egat o.
Capacit delle cellule cit ot ossiche di non essere danneggiat e dal
cont enut o dei propri granuli (il condroit insolf at o A prot egge la cellula
ef f et t rice).
La cit ot ossicit un f enomeno est remament e conservat o
nellevoluzione, ed present e f in dai primi organismi vivent i.
Gli agent i inf et t ivi possono provocare una diversa azione
cit ot ossica, a seconda dei diversi casi:
Pat ogeno esogeno-si ha pr esent azione dellant igene in associazione a MHC
di classe I I , e conseguent e at t ivazione dei CD4+ e linf ocit i B.
Gli ant icor pi at t ivano il complement o ed, t r amit e il legame t r a il lor o Fc ed
il CD16 (r ecet t or e per Fc di I gG) inducono lazione cit ot ossica delle NK sul
pat ogeno opsonizzat o. Si ha anche at t ivazione di monocit i/ macr of agi
t r amit e il legame CD16-Fc.
Pat ogeni int ravescicolari- (di solit o cont enut i nei macr of agi). La
pr esent azione avviene su MHC I I ; si ha at t ivazione di CD4 e quindi delle
cellule inf et t e (i macr of agi st essi) t r amit e cit ochine pr odot t e dai CD4.
Pat ogeni int racellulari- la pr esent azione avviene su MHC di classe I .
I linf ocit i CD8+ r iconoscono t r amit e il TCR la cellula inf et t a e la uccidono.
Cellula neoplast ica- si ha di solit o modif icazione dellespr essione di MHC
da par t e di quest ult ima. Le cellule NK non "vedono" pi lMHC e non
essendo pi inibit e nella lor o azione cit ot ossica, uccidono la cellula.
Tipi di I mmunit Cellula- Mediat a
Esist ono due t ipi di reazioni cellulo- mediat e deput at e a eliminare
i diversi t ipi di microbi int racellulari: i linf ocit i T CD4+ at t ivano
i f agocit i in modo che essi dist ruggano i microbi cont enut i nelle
loro vescicole, dall' alt ro i linf ocit i T CD8+ uccidono le cellule che
cont engono microrganismi nel loro cit oplasma, eliminando cos il
serbat oio dell' inf ezione
MECCANI SMI DI EFFEZI ONE DEI LI NFOCI TI T CD8 CI TOTOSSI CI
La cit ot ossicit dei T CD8
mediat a dallinduzione
dellapopt osi; che
at t ivat a dal riconosciment o
E poi dal complesso MHC-
pept ide present e sulla
cellula bersaglio.
La polarizzazione dei CD8
cit ot ossici f a s che il
rilascio delle cit ochine e
delle molecole ef f et t rici sia
f ocalizzat o sulle t ali cellule
bersaglio
Granuli di granzima (A verde) raggruppat i int orno al MTOC rosso
MECCANI SMI DI EFFEZI ONE DEI LI NFOCI TI T CD8 CI TOTOSSI CI
I gr anuli cit oplasmat ici cont engono diver se cat egor ie di pr ot eine le
cit ot ossine che compr endono:
le perf orine;
le pr ot easi granzimi o f ramment ine che agiscono sullaminoacido ser ina.
Una volt a r ilasciat a, la per f or ina polimer izza e f or ma, nel doppio st r at o lipidico
delle cellule ber saglio, un por o (del diamt r o di 160 ) lipof ilo allest er no e
idr of ilo ver so il cent r o, che per met t e il passaggio di sali ed acqua nella cellula
MECCANI SMI DI EFFEZI ONE DEI LI NFOCI TI T CD8 CI TOTOSSI CI
Car at t er ist iche dell Apot osi: condensazione della cr omat ina, la f or mazione di
vescicole cit oplasmat iche con la membr ana cellular e che r imane ancor a int egr a,
nucleo molt o condensat o, non sono pi mit ocondr i e la cellula per de la membr ana e il
cit oplasma a causa della liber azione delle vescicole o cor pi apopt ot ici. La cellula
dist r ugge se st essa con meccanismi endogeni che la diger iscono
MECCANI SMI DI EFFEZI ONE DEI LI NFOCI TI T CD8 CI TOTOSSI CI
La secr ezione delle cit ot ossine non lunico
meccanismo di ef f ezione dei CD8 cit ot ossici; essi,
inf at t i, secer nono anche int er f er one y (I FN y), TNF a
Quindi i CD8 cit ot ossici agiscono in modi diver si per
limit ar e il dif f onder si dei micr or ganismi endocellular i
Olt re all' uccisione dei microbi, i macrof agi at t ivat i assolvono a
numerose f unzioni nelle reazioni di immunit cellulo- mediat a.
Essi secer nono cit ochine quali:
TNF,
I L-1,
il "f at t or e di cr escit a di der ivazione piast r inica", che st imolano la cr escit a e
l' at t ivit dei f ibr oblast i e delle cellule endot eliali, per la r ipar azione
dei t essut i danneggiat i,
chemochine per il r eclut ament o dei neut r of ili, dei monocit i e dei linf ocit i T
ef f et t or i nei f ocolai f logist ici.
Ruolo delle Cellule T
H
2 nell' I mmunit Cellulo- Mediat a
I linf ocit i TH2 f avoriscono un t ipo di inf iammazione che coinvolge gli
eosinof ili, e adempie anche alla f unzione di limit are le conseguenze
dannose dell' at t ivazione macrof agica.
I linf ocit i T
H
2 producono:
I L- 4 che st imola la pr oduzione di ant icor pi I gE
I L- 5 at t iva gli eosinof ili,
I L- 13
I L- 10.
Gli eosinof ili si legano ai par assit i elmint i r ivest it i da I gE e li uccidono
liber ando le sost anze cont enut e nei lor o gr anuli.
I L-4, I L-10 e I L-13, inibiscono l' at t ivazione macr of agica; r egolando le
r eazioni di iper sensibilit , limit ando cos il danno t issut ale che spesso
accompagna le r ispost e mediat e dai linf ocit i T
H
1.
Resist enza degli Agent i
Pat ogeni all' I mmunit
Cellulo- Mediat a
I micr obi hanno sviluppat o nel
cor so dell' evoluzione t ut t a una
ser ie di meccanismi che li
r endono capaci di r esist er e alle
dif ese dell' ospit e mediat e dai
linf ocit i T
Risposte Immunitarie Umorali:
Attivazione dei Linfociti B e Produzione di
Anticorpi
Limmunit umorale mediata dagli anticorpi, e rappresenta l'immunit
acquisita deputata ad eliminare i microbi extracellulari e le tossine
microbiche.
Come si attivano i linfociti B vergini, e come si trasformano in cellule
effettrici secernenti anticorpi?
Come regolato il processo di attivazione dei linfociti B, e di produzione
degli anticorpi pi adatti a combattere i diversi tipi di microbo?
Il CICLO VITALE del linfocita B avviene in 4 fasi:
1) la prima fase avviene a livello del midollo osseo (M.O.) con il riarrangiamento
delle Ig (vedi lezione apposita) che vengono esposte in superficie
ottenendo il linfocita B immaturo.
2) la seconda fase avviene anchessa nel M.O. e consiste nellinstaurazione
della tolleranza, cio nella selezione del linfocita in modo che non
riconosca Ag self.
3) nella terza fase i linfociti B lasciano il M.O. vanno in periferia; il
contatto con lantigene non self avviene negli organi linfoidi (linfonodi e
milza) (fase di attivazione).
4) nella quarta fase il linfocita B attivato, che ha incontrato lantigene, si
differenzia in plasmacellula che non pi in grado di rispondere
allantigene estraneo ma secerne attivamente anticorpi. La plasmacellula
pu migrare nel M.O. dove secerne gli anticorpi.
I linfociti, attraverso il sangue, arrivano ai linfonodi dove possono avvenire 2
fenomeni:
il linfocita B non incontra nessun antigene; attraverso i vasi linfatici efferenti e
il dotto toracico esce e continua la sua perlustrazione;
il linfocita B incontra un antigene specifico, si lega e si porta al follicolo primario
dove genera follicoli secondari con un centro germinativo, fino a divenire
plasmacellula; questa pu rimanere nel linfonodo o attraverso i linfatici efferenti
portarsi nel M.O. dove si localizza e inizia a secernere Ig.
possono rimanere linfociti B di memoria per risposte secondarie.
FASE 3
Aspetti Generali delle Risposte Immunitarie
Umorali
I linfociti B
vergini esprimono
simultaneamente
sulla loro
membrana due
diversi isotipi
anticorpali, ossia
IgM e IgD, che
fungono da
recettore per
l'antigene; essi
sono attivati
dagli antigeni e
dai cosiddetti
"secondi segnali".
L'attivazione B si traduce nella proliferazione ("espansione clonale") delle
cellule antigene specifiche e nella loro differenziazione in cellule
effettrici che producono anticorpi
Il co-recettore dei linfociti B
formato da tre molecole di superficie:
CD19, CR2 e CD81. La molecola CR2 ha
come ligando il frammento C3b del
complemento, in questo modo gli
antigeni che attivano il complemento
portano al cross-linking del BCR con il
co-recettore con potenziamento delle
vie di trasduzione del segnale.
Il BCR ha due ruoli nellattivazione dei
linfociti B: primo, trasmette il segnale
allinterno della cellula una volta che
avvenuto il legame con lantigene;
secondo, internalizza lantigene in
vescicole endocitotiche, lo processa per
poi ripresentarlo in superficie legato a
molecole MHC di II classe.
Il segnale trasmesso dal BCR amplificato dal legame del cosiddetto complesso co-
recettoriale dei linfociti B con i rispettivi ligandi.
Le risposte anticorpali sono classificate come "T-dipendenti o
"T-indipendenti", a seconda che sia necessaria o meno la
cooperazione da parte dei linfociti T helper.
Lipidi, polisaccaridi e altri antigeni di natura non proteica stimolano
la produzione di anticorpi anche senza il coinvolgimento dei linfociti
T helper: questi antigeni, e le risposte da essi evocate, si
definiscono perci "T indipendenti".
La produzione di anticorpi in risposta agli antigeni T-indipendenti
mostra in misura molto ridotta fenomeni di scambio isotipico e di
maturazione dell'affinit.
I linfociti B maturi vergini sono difficili da attivare con il solo
legame dellantigene e del complemento, richiedono unulteriore
segnale di co-stimolazione.
Durante la terza fase si ha lattivazione dei linfociti B, a
livello dei follicoli, attraverso la cooperazione con i
linfociti T helper (Th).
Il Th esprime sulla superficie il CD40
ligando che si lega al CD40 espresso dal
linfocita B: questo legame permette
linnesco dellattivazione del linfocita B
che prosegue solo se il Th si lega al
linfocita B attraverso il TCR.
Le risposte anticorpali "T-dipendenti
Lattivazione dei linfociti B da parte
dell'antigene avvia a livello degli organi
linfoidi il processo di proliferazione e
la secrezione di IgM,
predisponendo le cellule B ad attivare i
linfocitiT helper e ad essere a loro
volta stimolate da questi ultimi.
Le conseguenze della cooperazione tra
linfociti T e B consistono in un
aumento dell'espressione di
costimolatori e di recettori per
citochine di derivazione T, nonch
nella migrazione dei linfociti B verso le
aree T degli organi linfoidi.
Conseguenze Funzionali dell'Attivazione B da Parte
dell'Antigene
I linfociti T helper CD4+ riconoscono antigeni proteici processati e presentati da
APC professionali, e si attivano proliferando e differenziandosi in cellule
effettrici, che cominciano a migrare verso i follicoli linfoidi. l linfociti B vergini,
che risiedono nei follicoli linfoidi, riconoscono l'antigene in questa sede, e vengono
indotti a migrare a loro volta all'esterno dei follicoli. Le due popolazioni cellulari si
incontrano al limitare dei follicoli e possono cos interagire tra loro.
Interazione tra linfociti T helper e linfociti B nei tessuti linfoidi.
I linfociti B e i linfociti T sono
specifici per lo stesso antigene, ma i
linfociti B riconoscono determinanti
della molecola nativa (epitopi
conformazionali), mentre i linfociti T
helper riconoscono frammenti
peptidici della molecola processata
(epitopi lineari).
I linfociti B esprimono costimolatori,
quali le molecole B7, che svolgono un
ruolo importante nell'attivazione
Presentazione dell'Antigene
da Parte dei Linfociti B ai
Linfociti T Helper
I linfociti B legano lantigene proteico
con il loro recettore Ig lo endocitano, lo
processano nel compartimento
endosomiale, e ne presentano i peptidi ai
linfociti T nel contesto di molecole MHC
di classe II
I linfociti T helper riconoscono i peptidi antigenici presentati dai linfociti B
e i costimolatori (quali le molecole B7) da essi espressi. I linfociti T helper
vengono quindi indotti a esprimere CD40L e a secernere citochine, che
interagiscono con i recettori espressi dalla stessa cellula B, attivandola.
Meccanismi di Attivazione B Mediati dai
Linfociti T helper
Il linfocita B specifico per lantigene presenta
MHC di classe II che espone il peptide
proveniente dallantigene che riconosciuto
dal TCR del Th
Th produce citochine quali IL-4, IL-5, IL-6
che inducono lattivazione del linfocita B.
Le citochine prodotte dai Th inducono lo
scambio di classe e la proliferazione
(ipermutazione somatica) del linfocita B che
pu diventare:
plasmacellula che produce attivamente
anticorpi progressivamente pi affini per
lantigene (maturazione dellaffinit);
cellula B di memoria che permane per lungo
tempo in circolo e si attiva ogni volta che
incontra lo stesso antigene (risposta
secondaria).
Lipermutazione somatica un processo casuale
che pu generare anche anticorpi con affinit
inferiore:
Se la mutazione ha originato una Ig con minore
affinit questultima legher con difficolt
lantigene e il linfocita B non verr pi stimolato.
Se si origina un anticorpo con
elevata affinit si avranno molte
interazione antigene-anticorpo e
CD23 - CD19 tra linfocita B e
cellula dendritica (Th). Quindi
sono indotti alla trasduzione di
proteine ad attivit anti-
apoptotica
La maturazione dell'affinit si
verifica nei centri germinativi
dei follicoli linfoidi, ed il
risultato dell'ipermutazione
somatica dei geni Ig nei
linfociti B in fase di
proliferazione, seguita dalla
selezione delle cellule ad
affinit maggiore ad opera
delle cellule follicolari
dendritiche
Selezione dei linfociti B ad alta affinit nei centri
germinativi dei follicoli linfoidi
Anatomia delle risposte immunitarie umorali
Lattivazione dei linfociti B e dei linfociti T inizia in comportamenti anatomici diversi
degli organi linfoidi periferici. I linfociti B vergini riconoscono lantigene a livello dei
follicoli, mentre i linfociti T helper li riconoscono nelle aree T esterne ai follicoli. I
due tipi cellulare interagiscono al limitare dei follicoli
Le cellule della memoria si sviluppano nei centri germinativi, per poi entrare nel
circolo generale.
La maturazione
dellaffinit avviene nei
centri germinativi,
mentre lo scambio
isotipico si verifica
probabilmente sia fuori
dei follicoli che nel
centro germinativo.
La differenziazione dei
linfociti B in cellule
secernenti anticorpi si
verifica principalmente
al di fuori dei follicoli
linfoidi.
B che incontrano lantigene
formano i foci primari da cui
cellule proliferanti migrano al
follicolo primario, formando un
secondo follicolo con un
centro germinativo
B maturi arrivano ai linfonodi
attraverso il sangue e escono
via linfatici efferenti
Cellule si sviluppano nel midollo
osseo
Plasmacellule migrano nella
midollare ed escono
attraverso i vasi linfatici
efferenti
Plasmacellule migrano nel
midollo osseo
FASE 4
Le plasmacellule differenziatesi negli organi linfoidi, si recano al M.O. dove
danno inizio ad una massiccia produzione di anticorpi; la sopravvivenza di tali
cellule limitata ed legata alla permanenza dello stimolo antigenico ed alla
presenza di fattori di crescita prodotti dalle cellule stromali del midollo.
Le plasmacellule non esprimono MHC di classe II, non sono in grado di dividersi,
non danno ipermutazione somatica n scambio di classe.
Scambio di Classe della Catena Pesante (o dellisotipo)
I linfociti T helper stimolano la progenie dei linfociti B esprimenti IgM e
IgD a produrre anticorpi di classe (isotipo) diversa
Le citochine prodotte dai linfociti T helper condizionano il tipo di catena
pesante prodotta, determinando quale regione C della catena pesante debba
partecipare alla ricombinazione per scambio
Il principale meccanismo dello scambio di classe, noto come ricombinazione per
scambio, fa s che il tratto di DNA interposto tra il complesso VDJ e il segmento
genico C
H
interessato venga eliminato
Vi sono alcune cellule B
in grado di sintetizzare
pi classi di Ig, in
questo caso la
ricombinazione non
riguarda il DNA ma
viene trascritto un
mRNA immaturo
comprendente molti o
tutti i segmenti genici
C
H
che poi tramite
splicing alternativo
viene processato in un
mRNA maturo delle
diverse classi.
Se vengono deleti i segmenti
genici C e C, il complesso VDJ
verr accostato al segmento C3
e la Ig prodotta sar unIgG3.
Scambio di Classe della Catena Pesante (o dellisotipo)
La figura elenca le principali funzioni effettrici di alcune di queste classi; tutti gli
isotipi possono comunque svolgere la funzione di neutralizzare i microbi e le
tossine
Le risposte anticorpali alla prima e alla seconda
esposizione a uno stesso antigene (chiamate risposta
primaria e risposta secondaria) differiscono sia in
termini quantitativi che qualitativi
Caratteristiche delle risposte anticorpali primarie e
secondarie.
Regolazione delle Risposte Umorali: Feedback Anticorpale
Grazie al suo BCR, un linfocita B
specifico per quell'antigene pu
legare tali complessi; al contempo,
la "coda" Fc dell'anticorpo pu
interagire con i recettori Fc
espressi dallo stesso linfocita, che
trasmettono all'interno della
cellula un segnale negativo in grado
di spengere i segnali innescati dal
riconoscimento antigenico e quindi
la risposta della cellula. Il
fenomeno per cui l'anticorpo
legato all'antigene inibisce
Funzioni effettrici degli anticorpi
Neutralizzazione dei microbi e tossine da parte degli anticorpi
Opsonizzazione e fagocitosi dei microbi
mediate da anticorpi
Citotossicit cellulare dipendente da
anticorpi
Ipersensibilit
Risposta immunitaria capace:
danneggiare il tessuto dellospite.
Provocare patologie specifiche da ipersensibilit
Ipersensibilit
Tipo I
Ipersensibilit Immediata o Anafilassi
Tipo II
Ipersensibilit mediata da anticorpi citotossici
Tipo III
Ipersensibilit mediata da immunocomplessi
Tipo IV
Ipersensibilit di tipo ritardato o cellulo-mediata
Tipo V
stimolatoria
Le prime 3 sono mediate da anticorpi (Th2), la quarta da cellule T (Th1).
Quattro tipi di
ipersensibilit
Allergie ed
Ipersensibilit
LIpersensibilit una reazione immunitaria
verso un antigene innocuo che provoca un danno
cellulare
Un antigene che causa allergia detto allergene
E causata dalle IgE che possono
legarsi alle superfici cellulari dei
Mastociti e dei Basofili
mediante la porzione Fc
Quali sono le caratteristiche degli antigeni?
Questi antigeni sono in grado di stimolare il
rilascio di IL-4;
La produzione di IL-4 porta al rilascio di ulteriore
IL-4 favorendo lo switching verso le IgE
Ipersensibilit di tipo I o
anafilassi
Le IgE sono prodotte dal tessuto
linfoide al primo contatto con un
allergene
Quando interviene una seconda
esposizione lantigene si combina
con le IgE precedentemente
prodotte e legate ai mastociti
tramite la regione Fc, provocando il
rilascio dei mediatori chimici
contenuti.
Si legano con affinit elevata a
recettori specifici per lFc della
catena espressi sulla membrana
dei mastociti.
Attivazione dei
mastociti
I Mastociti si trovano in prossimit
dei vasi sanguigni e contengono
granuli lisosomiali ricchi di
ISTAMINA, EPARINA, enzimi
proteolitici, fattori chemiotattici
ed attivanti, leucotrieni e
prostaglandine.
Il rilascio di tali sostanze
determina una contrazione della
muscolatura liscia delle pareti
bronchiali e delle cellule endoteliali
dei vasi. Si sviluppa una reazione
infiammatoria.
Eventi biochimici
nellattivazione
dei mastociti
La reazione antigene-anticorpo
provoca un rapido rilascio di
potenti mediatori vasoattivi e
infiammatori (istamina, triptasi).
Dopo poche ore, i mastociti e i
basofili rilasciano anche
citochine proinfiammatorie
(come l'interleuchina 4 e
l'interleuchina 13), in grado di
causare dilatazione dei vasi
sanguigni, aumento della
permeabilit capillare,
ipersecrezione ghiandolare e
contrazione della muscolatura
liscia.
Ipersensibilit di tipo I o
anafilassi
Reazione immediata che avviene in soggetti
geneticamente predisposti pochi minuti dopo la seconda
esposizione ad un antigene (allergene) e coinvolge le IgE
Patologie:
Asma
Rinite allergica
Eczema
Orticaria
Anafilassi
Allergie: Ipersensibilit di tipo I mediata da IgE sui
mastociti
Lereditariet e importante per lo sviluppo delle
allergie
Geni suscettibili per lasma (alcuni alleli rendono pi suscettibili alle allergie)
Sostanze
rilasciate dagli
Eosinofili
Anche gli
Eosinofili
hanno recettori
Fc
Meccanismi effettori della
malattia mediata da anticorpi
Gli anticorpi causano danni ai
tessuti inducendo fenomeni
flogistici nella sede in cui si
depositano
Opsonizzando le cellule e
favorendone la fagocitosi
Ipersensibilit di tipo II
Anticorpi (IgG) causano danni ai tessuti legandosi a un antigene
espresso sulla membrana cellulare o nella matrice extracellulare o
formando immunocomplessi con antigeni circolanti, che vanno a
depositarsi nella parete vasale
Risposta immunitaria verso alcuni farmaci (penicillina) dove i farmaci si
legano alle membrane cellulari, normalmente dei macrofagi, e gli
anticorpi provocano la rimozione di queste cellule.
Derivata da:
-Anticorpi specifici (IgM o IgG) che legano antigeni su cellule o
tessuti.
Immunit cellulo mediata anticorpo-dipendente contro
batteri e parassiti
Autoimmunit
-Attivazione del complemento per via classica o
dei macrofagi
Trasfusioni incompatibili IgM
Malattia emolitaca del neonato: IgG
Ipersensibilit di tipo II o Citotossica
Risposta immunitaria verso alcuni farmaci
(penicillina): i farmaci si legano alle membrane
cellulari, e gli anticorpi provocano la rimozione
di queste cellule.
Malattia mediata da anticorpi
Patologie:
Febbre reumatica cross-reattivit tra proteine
streptococciche e del miocardio.
Anemia perniciosa anticorpi contro il fattore fattore
intrinseco una proteina necessaria all'assorbimento della
vitamina B12) prodotto dalle cellule della parete gastrica.
Ipersensibilit di tipo II
Leucopenia (diminuzione del numero di leucociti presenti nel
sangue circolante; pu interessare tutte le cellule della linea
leucocitaria anche un tipo soltanto),
Sindrome di Goodpasture- anticorpi contro i glomeruli, le
strutture funzionali pi importanti del tessuto renale).
Nei pazienti che ricevono trasfusioni incompatibili, nella
malattia emolitica del neonato e nella trombocitopenia
neonatale:
Bersagli sono i Globuli Rossi e le Piastrine.
Lanticorpo complessato allantigene si lega sulla superficie
cellulare fissando ed attivando il complemento.
Lattivazione del complemento porta alla lisi cellulare con
conseguente anemia emolitica nel caso dei globuli rossi ed
emorragia nel caso delle piastrine.
Ipersensibilit di tipo II
o Citotossica
Gli immunocomplessi sono costituiti da antigene, IgG o IgM
e complemento.
Ipersensibilit di tipo III o da
immunocomplessi
sono reazioni che
derivano dal deposito di
complessi circolanti
solubili antigene-
anticorpo all'interno o a
livello delle membrane
basali dei vasi.
o nei tessuti.
Il contatto con l'antigene provoca una eccessiva produzione di
anticorpi, i cui complessi in eccedenza tendono a precipitare
rapidamente vicino alla sede di ingresso dell'antigene.
Le tre situazioni in cui si pu avere la formazione di un immunocomplesso, a
causa della persistenza dellantigene sono:
INFEZIONE CRONICA: persistente non eccessivamente severa.
Es. la lebbra, la malaria, la febbre emorragica, lepatite virale e
lendocardite da stafilococco.
PATOLOGIE AUTOIMMUNI: quando il sistema immunitario riconosce
degli agenti self come estranei. In questa situazione si formano
immunocomplessi che vanno in circolo, vengono rimossi dagli eritrociti o
dai fagociti mononucleati, ma quando la formazione di immunocomplessi
supera la capacit di rimozione, gli immunocomplessi si depositano nei
tessuti. Es. LES, artrite reumatoide.
INALAZIONE DI AGENTI ANTIGENICI: Ci sono due situazioni tipiche:
malattia dellallevatore di piccioni
polmone del contadino
Ipersensibilit da immunocomplessi
La malattia da immunocomplessi pu verificarsi ovunque come
conseguenza della deposizione di immunocomplessi in varie sedi.
Ad esempio, quando si depositano nel sistema vascolare, si ha
una vasculite, che pu colpire ogni distretto del nostro
organismo.
Lartrite reumatoide: si formano anticorpi anti-IgG, che si
depositano nella capsule articolari, e provocano danno.
Il lupus eritematoso sistemico una patologia importante in cui
tipica la deposizione di immunocomplessi nella cute o nelle
articolazioni, ma soprattutto nei reni, e nelle membrane sierose,
come pleure, pericardio ecc..
La poliarterite, caratterizzata dalla deposizione nel distretto
vascolare, ma anche in altri organi, come lapparato
muscolare, il sistema nervoso, il parenchima epatico ecc..
Ipersensibilit da immunocomplessi
Patologie:una patologia sperimentale studiata per anni, la
malattia da siero.
Malattia da siero segue allinoculazione di siero
contenente antitossina difterica o tetanica. Con
lantitossina il paziente riceve una elevata dose antigenica
di Ig di cavallo, producendo Ab contro di essi. Se le Ig di
cavallo non vengono eliminate tempestivamente, si
legheranno alle IgG ed IgM circolanti che, se non eliminati
in tempo, si depositano a livello dei vasi dei glomeruli renali
e membrane sinoviali delle articolazioni.
Ipersensibilit di tipo
III o da
immunocomplessi
Rientrano in questo tipo di ipersensibilit le reazioni trasfusionali e l'eritroblastosi
fetale o malattia emolitica del neonato.
1) Reazione trasfusionale: avviene a seguito di trasfusione di sangue tra soggetti
no appartenenti a gruppi sanguigni non compatibili. In questo caso gli isoanticorpi
del ricevente attaccheranno gli antigeni cosiddetti "di gruppo" presenti sui globuli
rossi del donatore. A seguito del legame antigene-anticorpo ci sar l'attivazione
del complemento con lisi dei globuli rossi.
2) Malattia emolitica del nenonato: dovuta al fattore Rh. Questo fenomeno si
verifica quando il prodotto del concepimento possieda Rh+ e provenga da un
padre con Rh+ e madre Rh- . Se gli eritrociti Rh+ del feto riescono ad attraversare
la placenta possono immunizzare la madre la quale produrr isoanticorpi diretti
contro il fattore Rh+ del feto. In caso di una seconda gravidanza con feto Rh+ si
corre il rischio di emoagglutinazione degli eritrociti fetali.
L'ipersensibilit di tipo IV una reazione cellulo-mediata che si verifica a
distanza di 24-72 ore dal contatto con l'antigene. Nel fenomeno sono coinvolti i
linfociti T che siano stati precedentemente sensibilizzati dall'incontro con
l'antigene. In occasione di un re-incontro si avr il rilascio di linfochine con
alterazione della permeabilit capillare e vasodilatazione con richiamo, in loco, di
fagociti (macrofagi).
Richiede la presenza di Linfociti T
sensibilizzati (da qui il cellulo-mediata)
ed un antigene.
Ci che differenzia le reazioni di tipo
IV dalle altre che il meccanismo di
ipersensibilit non dipende dagli
anticorpi, bens dai linfociti
sensibilizzati.
Si manifesta dopo 24-48 ore dalla
stimolazione (da qui il ritardata).
Ipersensibilit di tipo IV ritardata
o cellulo-mediata
Meccanismi di danno tissutale
mediato da linfociti T
Reazioni di ipersensibilit
ritardata innescate da
linfociti CD4+ e CD8+, in
cui il danno ai tessuti
causato da macrafogi
attivati e dalla produzione
di citochine che:
Richiamano monociti e
macrofagi e li attivano.
I linfociti T provocano danno tissutale e malattia attraverso:
Uccisione diretta delle
cellule bersaglio mediata
da linfociti CD8+
I Macrofagi attivati, rilasciano enzimi lisosomiali
e monochine (citochine) che causano:
la distruzione del tessuto,
infiammazione
ulteriore richiamo di Macrofagi.
Ipersensibilit di tipo IV
Esempi di malattie in cui intervengono reazioni di questo
tipo sono:
dermatiti da contatto,
rigetto degli allotrapianti (trapianti di organi),
granulomi dovuti ad organismi intracellulari,
alcune ipersensibilit a farmaci,
tiroidite (infiammazione della ghiandola tiroide)
encefalomielite (infiammazione del cervello) da
vaccinazione antirabbica.
Ipersensibilit di tipo IV
*Un agente sensibilizzante normalmente una piccola
molecola (aptene) che penetra attraverso la pelle, lega
proteine self, trasformandole in antigeni.
Pu essere causata da alcuni
metalli rari (zirconio) o sostanze
vegetali (linfa di mango)
Dermatite da
contatto
Ipersensibilit di tipo ritardata
Una classe particolare di reazione di ipersensibilit di
tipo II si verifica quando gli autoanticorpi si legano a
molecole di recettori sulla superficie cellulare. Il legame
dellanticorpo pu o stimolare o bloccare il recettore
Anticorpi stimolanti (LATS)
Anticorpi anti-recettori dellacetilcolina (ACR)
Anticorpi anti-recettori dellinsulina
Ipersensibilit di tipo V
Anticorpi che
interferiscono
con le normali
funzioni cellulari,
quale la
trasduzione di
segnali da parte
di recettori
ormonali
Nella malattia di Graves gli
autoanticorpi contro il
recettore per lormone
tireotropo sulle cellule
tiroidee stimolano la
produzione in eccesso di
ormone tiroideo
Myasthenia gravis
(anti-acetylcholine
receptors)
Nella miastenia gravis
autoanticorpi contro il
recettore per lacetilcolina nelle
giunzioni neuromuscolari
bloccano la trasmissione
neuromuscolare
Sindromi ipoglicemiche da anticorpi
stimolanti il recettore periferico
dellinsulina.
Ipersensibilit di tipo V
Le manifestazioni autoimmuni possono essere legate ad alterazioni
primarie a carico dei linfociti T, B o entrambi.
Errori di tolleranza centrale.
Ignoranza del self. Cellule epiteliali,e non solo, (tiroide e
pancreas), in seguito ad infezione virale, in presenza di IFN J,
possono esprimere molecole di MHC di II classe presentanti
antigeni di superfice a cloni T reattivi.
Mimetismo molecolare. Anticorpi o cellule T prodotte nella risposta
ad un agente infettante possono dare reazione crociata con
antigeni self che sono molto simili a frammenti peptidici degli
agenti infettivi
Neo-self determinants. Mutazione di geni che codificano per Ag
self portano alla formazione di Ag che self non sono. La comparsa
di nuovi idiotipi di Ig andrebbero a stimolare cloni di T linfociti
con specificit anti-idiotipo. ( fattore reumatoide).
Fattori genetici
GRUPPI SANGUIGNI: antigeni che
rendono incompatibili diversi tipi di
sangue;
i sistemi principali sono: AB0, fattore
Rh.
I gruppi sanguigni
I gruppi sanguigni vengono distinti in
base alla presenza o meno, sul
globulo rosso, di determinate
sostanze dette antigeni, e di
determinate agglutinine plasmatiche
Le agglutinine
Le agglutinine sono anticorpi capaci di
distruggere in vitro e in vivo i globuli
rossi contenenti antigeni di gruppo
diverso tramite una reazione di
aggregazione detta agglutinazione
Gruppi AB0
I primi gruppi sanguigni identificati sono quelli del
sistema noto come sistema AB0 (A, B, Zero).
Nel 1900 Landsteiner dimostr che i globuli rossi
umani contengono due antigeni che indic con A e B.
Ciascun globulo rosso pu contenere:
l'antigene A (gruppo A)
oppure quello B (gruppo B)
oppure entrambi (gruppo AB)
oppure nessuno (chiamato per questo gruppo Zero)
Gruppi AB0
Inoltre il plasma sanguigno degli individui di:
gruppo A contiene l'agglutinina beta (anti-B) capace
di distruggere i globuli rossi del sangue dei gruppi B
e AB;
gruppo B contiene l'agglutinina alfa (anti-A) capace
di distruggere i globuli rossi dei gruppi A e AB;
gruppo 0 sono presenti entrambe le agglutinine;
gruppo AB nessuna.
Antigeni eritrocitari Gruppo 0 Anticorpi naturali nel siero di
Gruppo 0
Antigeni eritrocitari Gruppo A Anticorpi naturali nel siero di
Gruppo A
Antigeni eritrocitari Gruppo B Anticorpi naturali nel siero di
Gruppo B
Antigeni eritrocitari Gruppo AB
Anticorpi naturali nel siero di
Gruppo AB
Gruppo Gruppo Rh Rh
Nel 1941 Karl Landsteiner e A.S. Wiener misero in
evidenza nei globuli rossi di una scimmia, Macacus Rhesus,
e successivamente in quelli umani, un nuovo antigene
Che chiamarono il fattore agglutinogeno presente sulle
emazie umane "Rh", dall'abbreviazione del nome della
scimmia.
Il gruppo Rh Capace di determinare la comparsa di
agglutinine specifiche nel sangue di altri individui.
Gruppo Rh
Come per gli antigeni del sistema AB0, la
presenza o l'assenza del fattore Rh
ereditaria ed in base ad essa la popolazione
viene suddivisa in due gruppi:
Rh+ in cui presente
Rh- in cui manca
Gruppo Rh
Gli antigeni che vengono genericamente
denominati in questo modo sono, in realt, circa
trenta
Tra questi, il pi importante risulta quello
indicato come antigene D
z in base alla sua presenza o assenza, permette di
distinguere il sangue rispettivamente in Rh-positivo
e Rh-negativo;
z un antigene formato da una molecola di natura
proteica.
Incompatibilit Rh: MEN
Il fattore Rh ha importanti riflessi in medicina. Un eventuale feto
Rh+ avente madre Rh- e padre Rh+, provoca nel sangue della
madre la comparsa di anticorpi capaci di agglutinare le emazie Rh+.
Si parla di incompatibilit materno-fetale che si verifica in genere
al secondo parto o nei successivi.
Questa incompatibilit provoca la malattia emolitica del neonato
(MEN) che nel passato aveva gravissime conseguenze. Le attuali
terapie, consentono di evitare ai neonati ogni rischio.
I gravidanza I gravidanza
Post gravidanza
II gravidanza
Incompatibilit Rh:
trasfusioni
Infine, nel caso di eventuale trasfusione
sanguigna, la compatibilit del fattore Rh segue
un andamento analogo a quello del sistema AB0
poich il ricevente non deve sviluppare
anticorpi contro il donatore.
Nei limiti del possibile, nella pratica clinica, al
ricevente viene trasfuso sangue di gruppo
identico al suo.
Gruppi AB0
IMMUNOLOGIA A.A. 2006-2007
I fattori della comunicazione
cellulare
IMMUNOLOGIA A.A. 2006-2007
Segnali autocrini e paracrini
Segnali ormonali
IMMUNOLOGIA A.A. 2006-2007
neuroormone
neurotrasmettitore
IMMUNOLOGIA A.A. 2006-2007
mediatore
chimico
NEURONE
neurotrasmettitore
elemento
CONTROLLATO
recettore e
trasduzione
Messaggio
intracellulare
RISPOSTA
TARGET
recettore e
trasduzione
Cellula
Endocrina/immunitaria
secrezione
Messaggio
intracellulare
IMMUNOLOGIA A.A. 2006-2007
Fattori di comunicazione:
Agenti modificatori capaci di veicolare informazioni tra
organi e/o cellule
traduzione
Proteina inattiva
trascrizione
mRNA
iniziazione
DNA
Aminoacidi
degradazione
Post-traduzione
Proteina attiva
(Enzima)
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Sistema
Nervoso
neurotrasmettitori
neuroormoni
Sistema
Endocrino
ormoni
Asse ipotalamo-ipofisario
Midollare surrene
prostanoidi
citochine
fattori di crescita
chemiochine
Sistema Immunitario
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Proteine o glicoproteine di piccole o medie dimensioni che
agiscono su cellule vicine (azione paracrina) o sulla stessa
cellula (azione autocrina) che li produce
Fattori di comunicazione Fattori di comunicazione: : citochine citochine propriamente dette propriamente dette
Alcuni ormoni e fattori di crescita dei sistemi immunitario ed
ematopoietico
Per la maggior parte secrete, ma anche espresse sulla superficie
cellulare o legate come riserva funzionale alla matrice
extracellulare
Le citochine possono avere
due siti di legame per i recettori
(p. es. GH, EPO, IL-4)
oppure 3 siti di legame
(p. es. CNTF, IL-6, IL-11, IL-15)
IL-6
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Alcune delle pi note citochine:
nomenclatura
Interleuchine (IL da IL1 a IL15)
Interferoni (IF D, E, J)
Colony stimulating factors (CSF)
Granulocyte macrophage colony stimulating factor (GM-CSF)
Ciliary neurotrophic factor (CNTF)
Cardiotrophin-1 (CT-1)
Cardiotrophin-1 like cytokine (CLC)
Leukemia inhibitory factor (LIF)
Oncostatin M (OSM)
Eritropoietina (EPO)
Prolattina (PRL)
Ormone della crescita (GH)
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EGF, epidermal growth factor
INS, insulin
PDGF, platelet-derived growth factor
VEGF, vascular endothelial growth factor
FGF, fibroblast growth factor
NGF, nerve growth factor
HGF, hepatocyte growth factor
Eph, ephrin
MuSK, muscle-specific kinase
LMR, Lemur
GDNF, Glial cell line-derived neurotrophic factor
NTN, neurturin
ART, artemin
PSP, persephin
TGFE
BMP (bone morphogenetic factors)
GDF, Growth and Differentiation Factor)
Fattori di comunicazione: fattori di crescita Fattori di comunicazione: fattori di crescita
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- - Fattori di comunicazione: Fattori di comunicazione: chemiochine chemiochine
CHEMIOCHINE (termine coniato nel 1992 come
contrazione di chemotactic cytokines)
Cira 50 proteine che costituiscono una grande famiglia di
mediatori dellinfiammazione e dellimmunit con alcune
similitudini con le citochine, ma anche con chiare differenze.
Come le citokine, le chemiokine sono secrete dai leucociti e dai
tessuti sia in modo costituitivo che inducibile ed hanno azione
autocrina e paracrina. Le Chemiokine, sono molecole molto pi
piccole delle citokine e agiscono tramite recettori a 7TM, mentre
le citokine agiscono con recettori a 1TM
Ora noto che le chemiochine svolgono anche altri ruoli quali
quelli di regolazione della crescita e dellangiogenesi, e nello
sviluppo del sistema immunitario, nervoso e circolatorio
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Le due principali
sottofamiglie sono CXC
and CC (chiamate anche D
e E chemokines) vengono
distinte sulla base della
posizione delle prime 2
cisteine, separate da un
aminoacido (CXC) oppure
adiacenti (CC).
Le cisteine formano 2 ponti
disolfuro che
conferiscono un
caratterisco folding
funzionale
Fattori di comunicazione: Fattori di comunicazione: chemiochine chemiochine
S S
S S
S S
S S
Le Chemokines sono costituite da 70-130 aminoacidi
con 4 cisteine conservate
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I PROSTANOIDI (molecole correlate allacido
eicosanoico: Eicosanoidi)
acidi grassi a 20 atomi di C modificati (eikosi, 20)
contenenti un anello aperto a 5 o 6 atomi di C
I prostanoidi comprendono:
prostaglandine
trombossani
prostacicline
leucotrieni
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5-lipossigenasi
Acido
Arachidonico
Fosfolipasi A2
5-HPETE
5 HydroPeroxy-EicosaTetraEnoic
Acid
LEUCOTRIENI
LTA
4
LTB
4
LTC
4
LTD
4
15-HPETE
15 HydroPeroxy-EicosaTetraEnoic
Acid
15-lipossigenasi
LIPOSSINE
LPA
LPB
Prostaglandine
sintetasi
Ciclossigenasi
PGG
2
PGH
2
Prostaciclina
PGI
2
PGD
2
PGE
2
PGF
2
TXA
2
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I recettori
I recettori
per i fattori della
per i fattori della
comunicazione
comunicazione
e la
e la
trasduzione
trasduzione
del segnale
del segnale
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Una cellula che esprime un dato recettore un bersaglio (target) target)
I SISTEMI DI CONTROLLO I SISTEMI DI CONTROLLO
CHIMICO: CHIMICO:
i recettori i recettori
canali
Recettore Recettore
di membrana di membrana
N N
Acetilcolina (nicotinici)
ATP/UTP (P2X)
Glutammico/Aspartico
(NMDAR, Kainato,AMPAR)
Glicina
Serotonina (5HT3)
1TM
CITOCHINE
FATTORI di CRESCITA
Insulina, GH, PRL, EPO
Attivina, AMH
7TM
CHEMIOCHINE
PROSTAGLANDINE
LEUCOTRIENI, TROMBOSSANI
ORMONI PEPTIDICI
(ACTH, ADH, Angiotensina,
Bradichinina, adrenalina, calcitonina,
glucagone, ossitocina, paratormone,
TSH.
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N N
Recettore Recettore
nucleare nucleare
STEROIDEI
aldosterone, cortisolo, estradiolo,
progesterone, testosterone
1,25-diOH-colecalciferolo
15-deoxy'
12,14
-prostaglandina J
2
9-cis-acido retinoico
all-trans-acido retinoico
(7D-) (20-) (22-) (24-) (27-)-OH-colesterolo
T3, T4
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Controllo di variabili: modulazione di sistemi citoplasmatici a breve termine
Controllo di variabili:
modulazione nucleare
a lungo termine
Recettore
Trasduttore Trasduttore
effettore effettore
Interazione tra le vie di
trasduzione (Cross-talk)
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OLIGOMERIZZAZIONE FUNZIONALE dei RECETTORI a 1TM OLIGOMERIZZAZIONE FUNZIONALE dei RECETTORI a 1TM
U
U
U
U
U
U
U
U
U
U
U
U
U
U
U
U
Proteine
della
Trasduzione
U
U
U
U
p85
PLCJ
DOCKING
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GHR family:
GHR, EPOR, PRLR, GCSFR
omodimeri
- - Classificazione dei recettori 1TM per le Classificazione dei recettori 1TM per le citochine citochine
IL3R family:
IL3R, IL5R, GM-CSFR
Ec complessi
gp130 complessi
IL6R family:
IL6R, IL11R, LIFR, CNTFR, OSMR
Leukemia inhibitory factor (LIF)
Ciliary neurotrophic factor (CNTF)
Oncostatin M (OSM)
IL2R family:
IL2R, IL4R, IL7R, IL9R, IL13, IL15
IFNR family:
IFNDER, IFNJRD, IFNJRE, IL10R
IL2RJ IL4R
complessi
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STAT = Signal Transducers and
Activators of Transcription
Stat 1
Stat 2
Stat 3
Stat 4
Stat 5a/b
Stat 6
JAK1
JAK2
JAK3
TYK2
JAK = Janus Kinase
+ GH
GH
I recettori per le I recettori per le citochine citochine: la via JAK/ : la via JAK/STATs STATs
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GH
Funzionamento dei recettori Funzionamento dei recettori
1TM per le 1TM per le citochine citochine
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Struttura del recettore per gli antigeni (T cell receptor)
sulla membrana dei linfociti
Ricorda le immunoglobuline in quanto un tetramero di catene pesanti (D) e
leggere (E) con domini variabili (giallo) e costanti (grigio). Al tetramero si
associano altre 4 proteine CD3 (JG H, ]), e (in base al tipo di cellula T) proteine
CD8 o CD4
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Struttura del recettore per gli antigeni (T cell receptor)
sulla membrana dei linfociti
Ricorda le immunoglobuline in quanto un tetramero di catene pesanti (D) e
leggere (E) con domini variabili (giallo) e costanti (grigio). Al tetramero si
associano altre 4 proteine CD3 (JG H, ]), e (in base al tipo di cellula T) proteine
CD8 o CD4
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Lck
Fyn
Le catene accessorie vengono fosforilate da proteine tirosin-chinasiche tipo src (Lck e Fyn)
Le catene fosforilate vengono legate da proteine tirosin-chinasiche tipo PTKs, ZAP-70, Syk
ZAP-70
Syk
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ZAP-70
Syk
I substrati delle PTKs attivate includono effettori tipo PLCJ e Vav,
PLCJ PI3K
Vav