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OBIETTIVI

PERCORSO 2 Conoscere grandi autori


di narrativa del Novecento
Analizzare alcune
forme della narrativa
del Novecento

L’esperienza
della guerra ¡ brani

Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore
arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della
neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette
russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. E quando
ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia,
per la prima volta, ci scaraventò addosso le sue settantadue bombarde.
Mario Rigoni Stern

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PERCORSO 2 ● L’esperienza della guerra

VOCI DI ITALIANI IN GUERRA


Dal 1915 al 1945 l’Europa ha vissuto in guerra: nel corso di soli trent’anni il vecchio con-
tinente è stato teatro di due conflitti mondiali che hanno portato alla morte milioni di
persone e devastato un enorme territorio. Tale disastro ha lasciato ferite profondissime
anche nelle coscienze, soprattutto in quelle di molti scrittori che hanno prodotto pagine
di dura e tormentata testimonianza.

◗ La Grande guerra
Agli inizi del Novecento l’Europa viveva un periodo di grande sviluppo ma
anche di grande instabilità: l’espandersi della produzione industriale su va-
sta scala spingeva le grandi potenze a cercare nuove colonie da cui trarre
materie prime; si diffondevano le ideologie nazionaliste e imperialiste che
giustificavano l’espansione dei propri territori a danno di altri paesi; continui
contrasti dividevano le diverse popolazioni che vivevano nel vastissimo Im-
pero austro-ungarico. L’insieme di queste tensioni provocò lo scoppio del-
la prima guerra mondiale (1914-1918), alla quale l’Italia partecipò con
l’obiettivo di riottenere alcuni territori ancora in mano all’Austria. Ma nono-
stante i 650 000 morti, non ottenne i risultati sperati.
◗ Le testimonianze La prima guerra mondiale fu un’esperienza tragica per coloro che vi parte-
dei reduci ciparono, sia per l’altissimo numero di soldati coinvolti sia per il modo estre-
mamente violento in cui si svolsero i combattimenti. Al termine del conflitto
alcuni ufficiali dell’esercito raccolsero i loro ricordi in memoriali nei quali ri-
portavano gli avvenimenti vissuti nel modo più fedele possibile. Le loro te-
stimonianze mettono in discussione l’idea della guerra come occasione di eroi-
smo: gli eserciti sono costituiti soprattutto da soldati umili e semianalfabe-
ti, costretti a combattere una guerra di cui non conoscono neanche le moti-
vazioni – come nel racconto Il soldato Somacal Luigi di Piero Jahier – agli
ordini di comandanti che spesso mettono a rischio la vita degli uomini loro
affidati – come in Gli austriaci in mezzo a noi! di Emilio Lussu.

◗ La crisi del dopoguerra e le dittature


Il periodo dopo la prima guerra mondiale in Italia fu caratterizzato da una pro-
fonda crisi politica e sociale: gli ex ufficiali che durante il conflitto avevano
avuto un ruolo importante non si adattavano alla mancanza di lavoro del perio-
do di pace, i contadini protestavano perché non erano state loro assegnate le
terre promesse quando erano al fronte, e gli operai dell’Italia settentrionale co-
minciarono un lungo periodo di scioperi. In questa difficile situazione, Benito
Mussolini fondò a Milano il movimento dei Fasci di combattimento, diventato
Partito nazionale fascista nel 1921. A partire dal 1925 Mussolini instaurò una
vera e propria dittatura: venne abolita la libertà di stampa e di riunione, cancel-
lato il diritto di voto e gli oppositori furono privati della libertà o eliminati.
Nel 1933 anche la Germania cadde sotto il dominio di una dittatura: quel-

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la del Partito nazionalsocialista guidato da Adolf Hitler il quale abolì la li-


bertà di stampa e di espressione, rese illegali gli altri partiti e promulgò le
leggi razziali che stabilivano la superiorità della razza tedesca (ariana) ri-
spetto alle altre, in particolare quella ebraica. Cominciò la deportazione
dei cittadini ebrei, catturati e inviati presso i numerosissimi campi di con-
centramento dove essi, insieme agli oppositori politici, furono prima costret-
ti a lavorare per le industrie tedesche, poi sterminati. La “soluzione finale”
immaginata da Hitler consisteva infatti nella cancellazione della razza ebrai-
ca (Shoah) e di tutte le componenti della società ritenute “inferiori”, come
zingari, malati di mente e antinazisti. Mussolini si alleò con Hitler e a parti-
re dal 1938 applicò le leggi razziali anche in Italia.
◗ Racconti dai lager I resoconti dei pochissimi sopravvissuti costituiscono una drammatica testi-
monianza della prigionia nei campi di concentramento. Questi autori han-
no usato la scrittura prima di tutto per tentare di liberarsi del ricordo osses-
sivo delle sofferenze e delle umiliazioni subite. I loro racconti hanno un im-
menso valore storico e morale, in quanto mettono a conoscenza i lettori di
ogni epoca di crimini terribili, e obbligano ciascuno a interrogarsi sulle cau-
se di questa tragedia, e ci spingono a vigilare per evitare che episodi simili
possano ripetersi. L’esempio più famoso di tale testimonianza è il romanzo
di Primo Levi, Se questo è un uomo.

◗ La seconda guerra mondiale


Nell’ambito del suo programma di aggressione e di dominio, Hitler invase in
diverse tappe l’Austria, la Cecoslovacchia e la Polonia, scatenando la secon-
da guerra mondiale (1939-1945). Nel 1940 anche l’Italia, che aveva sti-
pulato con Hitler un’alleanza militare, decise di entrare in guerra al fianco
dei nazisti, nella speranza di aumentare il proprio prestigio internazionale.
A causa della scarsa preparazione dell’esercito e delle limitate risorse eco-
nomiche del paese, questa scelta si rivelò una catastrofe. Particolarmente
tragica fu la sorte della spedizione italiana in Russia, dove quasi 300 000
soldati male equipaggiati furono inviati ad affiancare i nazisti contro l’eser-
cito sovietico. La terribile ritirata che seguì questa campagna militare è dram-
maticamente raccontata da Mario Rigoni Stern nell’opera autobiografica
Il sergente nella neve.
◗ I protagonisti Dopo numerose sconfitte, nel 1943 Benito Mussolini perse il potere e l’Ita-
della Resistenza lia si arrese; dal 1943 al 1945 alcune zone rimasero sotto il controllo te-
desco mentre altre erano occupate dagli alleati angloamericani. Nelle zone
del Nord si sviluppò la resistenza italiana, che diede vita a un vero e proprio
“esercito” di partigiani il cui obiettivo era liberare il Centro-Nord dall’occu-
pazione tedesca: la loro lotta si concluse vittoriosamente il 25 aprile del 1945.
Anche la lotta partigiana rappresentò uno spunto di riflessione per gli scrit-
tori e divenne il soggetto di molti racconti e romanzi. Molti episodi narrati
scaturiscono da esperienze personali degli autori, e spesso questi scritti so-
no un omaggio alle tante persone che hanno partecipato alla lotta di libe-
razione, come in L’Agnese va a morire di Renata Viganò.

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PERCORSO 2 ● L’esperienza della guerra


Percorso 1

PIERO JAHIER
La vita e le opere
Piero Jahier nasce a Genova nel 1884 e qui tra-
scorre i primi anni della vita. Nel 1897, in segui-
to al suicidio del padre, si trasferisce con la ma-
dre e i fratelli a Firenze. Dopo qualche anno, a cau-
sa delle ristrettezze economiche familiari, abban-
dona gli studi universitari e comincia a lavorare nel-
le Ferrovie dello Stato. Nel frattempo entra in con-
tatto con molti scrittori e intellettuali e collabora
con importanti riviste letterarie.
Nel 1915 si arruola volontario come tenente istrut-
tore degli alpini, esperienza che racconterà nel-
l’opera Con me e con gli alpini, pubblicata nel
1919 sul giornale “L’Astico”.
Durante la dittatura fascista viene perseguitato e
arrestato per la sua opposizione al regime. Ripren-
de a scrivere e a riordinare le sue opere solo do-
po la liberazione. Muore a Firenze nel 1966.
Oltre a Con me e con gli alpini, Jahier ha pubbli-
cato il volume Le resultanze in merito alla vita e
al carattere di Gino Bianchi (1915), l’autobiogra-
fia Ragazzo (1919) e la raccolta Poesie, uscita do-
po la sua morte.

I temi e lo stile
Con me e con gli alpini è un memoriale scritto
durante la prima guerra mondiale, quando Jahier
è tenente di un reparto di alpini. In questa circo-
stanza egli scopre che esiste un’Italia dei poveri,
trasformati in soldati senza essere mai stati citta-
dini, che non sanno nulla della patria ma sono pron-
ti a morire per l’affetto che li lega al loro coman-
dante.
Questa situazione genera in lui commozione e pro-
fonda solidarietà, ma anche la convinzione che la
guerra possa essere un’opportunità di riscatto per
questa umanità oppressa, che solo nella dura vita
di trincea riesce a sentirsi uguale agli altri italiani.

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Un soldato di scarto

Il soldato Somacal Luigi


Piero Jahier
L’esperienza della guerra diventa per Jahier l’oc- Un esempio è costituito dal rapporto che si sta-
casione per riflettere sulla società umana: le dif- bilisce tra l’autore e il soldato Somacal Luigi.
ficili condizioni di vita nel campo rendono ugua- Dopo aver trascorso una vita di oppressione e
li tutti i soldati e li spingono a dare il meglio di di abbrutimento, Somacal da soldato trova una
sé, superando le differenze sociali e sviluppando nuova identità poiché la stima e l’affetto del
una reciproca solidarietà che Jahier considera il tenente nei suoi confronti lo trasformano per la
punto di partenza per la nascita di una società prima volta in un uomo fiero e consapevole
più giusta. della sua condizione.

Il soldato SOMACAL Luigi da Castion – recluta dell’84, 3a categoria –1 era sta-


to cretino dalla nascita e manovale fino alla chiamata.2
Cretino vuol dir trascurato da piccolo, denutrito, inselvatichito.
Manovale vuol dir servo operaio, mestiere sprezzato.3 Il suo lavoro consi-
steva in nulla essere tutto fare.4
1 recluta dell’84, 3a Ne porta i segni il corpo presentato alla visita militare.
categoria: nel 1915 So- Somacal ha offerto alla patria un fardello di ossa tribolate5 in posizione di
macal ha più di 30 anni
e per questo, oltre che manovale.
per le sue malandate Sporge in fuori l’osso dell’anca che aiuta a camminare sciancati6 quando si
condizioni fisiche, viene
classificato come soldato deve equilibrare la secchia di calcina;7 gli ingranaggi dei suoi ginocchi pe-
di 3a categoria. Il tenen- santi, gonfi di nocciolini reumatici,8 empiono9 i pantaloni; il suo busto è
te Jahier è nato nello stes-
so anno e alla visita di le- una groppa che aspetta in eterno di ricevere pesi; la testa si rannicchia fra
va militare del 1904 vie- le spalle come cosa ingombrante, perché un uomo che porta, la testa gli dà
ne classificato soldato di
3a categoria: questa coin- noia;10 le sue mani di corame11 chiaro stringono sempre il badile; lo sguar-
cidenza contribuisce a do cerca terra: per non inciampare. – Questa è la posizione del manovale
creare un rapporo di af-
finità tra i due. in cui Somacal si è presentato.
2 manovale fino alla Somacal deve star sulla posizione di attenti, invece.
chiamata: aveva lavora-
to trasportando materia- La posizione d’attenti è la negazione della sua vita.
le per costruzioni fino al Somacal vorrebbe essere buon soldato, perché è un mestiere che consiste
momento in cui lo ave-
vano chiamato per com- nel passeggiar col fucile e vi passano la minestra, il pane e il vestito come
battere. gli altri tale e quale (lui che non gli toccava che resti12 quand’era in squa-
3 sprezzato: disprez-
zato. dra operaia), ma il suo corpo tutte queste cose non le può fare.
4 in nulla essere tut- Prova l’attenti; prova il saluto; ma quando gli pare di esser riuscito, la ma-
to fare: in non contare
nulla, ma essere pronto
no non resiste più a mantenersi tesa, le ginocchia comincian a tremare (vie-
a fare tutto. Questa ni presto, caporale, a verificare) e quando il caporale arriva a lui, tutto ha
espressione sintetizza la
condizione di inferiorità
ceduto.
in cui Somacal ha tra-
scorso tutta la vita.
5 tribolate: maltrattate. 8 gonfi di nocciolini 10 un uomo... la testa esprime i pensieri del sol- 12 lui... toccava che
6 sciancati: storti co- reumatici: pieni di nodu- gli dà noia: per chi tra- dato Somacal. resti: a lui cui non tocca-
me se si fosse zoppi. li provocati dai reumati- sporta pesi la testa è un fa- 11 corame: cuoio, per- vano che gli avanzi. An-
7 calcina: calce impa- smi. stidio. La costruzione del- ché la pelle delle mani che questa frase è co-
stata con sabbia e pietri- 9 empiono: riempio- la frase non è sintattica- del soldato è indurita dal struita imitando la sintas-
sco. no. mente corretta in quanto lavoro manuale. si scorretta di Somacal.
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PERCORSO 2 ● L’esperienza della guerra

È tornata la posizione di manovale. Somacal in uniforme è un burattino.


Ma appunto perché si sente burattino, diventare un soldato ammodo è la
gloria.
C’è speranza di riuscire.
Il suo tenente non ha riso quando l’ha guardato; anzi ha detto che un sol-
dato non conta per quel che l’han fatto i suoi parenti, ma per quello che sa
diventare.
È un tenente “che conosce”:13 «manovale – ha detto – è come la donna di
casa che anche se fa tutto non è riconosciuta, ma poi – quando si è solda-
ti – e oggi manca a bottone, e domani il fondo della mutanda è partito: ah!
– si dice – ghe voleva la femmena quà via».14
C’è speranza. Per due, per quattro15 sarà troppo difficile ancora. Ma ci son
delle cose, intanto, da poter imparare.
Somacal imparerà, intanto, a far bene quello che nessuno fa, perché tutti
lo sanno fare: correrà fuori tra i primi all’adunata; arronciglierà le cignoli-
ne;16 ramazzerà per levare il sudicio e non per farlo sparire.17
Poi imparerà gli esercizi – quando tutti li sanno fare e sbagliano perché tan-
to li sanno fare –; Somacal, che sta attento, li farà bene, allora. – Non sarà
più tirato fuori per marciare di fronte «guida destr»: «Ocio Somacal, vegni
13 che conosce: che ca- fora vù; no stè a far confusion»18 diceva il caporale. Ora: numero uno e nu-
pisce, è esperto. mero due Somacal su «sparire».
14 ghe voleva la fem- Forse il tenente “che conosce” si accorgerà che ha migliorato.
mena quà via: qui ci sa-
rebbe voluta una donna. Poi la marcia; ma per la marcia non ha da imparare: si tratta di andar sot-
15 Per due, per quat- to il peso: è una cosa di prima.19
tro: marciare per due e
per quattro. Poi imparerà a tener pulito il fucile; nessuna canna lustrerà come la sua:
16 arronciglierà le ci- fategli ispezionarm;20 ecco la luminosa spira delle quattro rigature.21 Soma-
gnoline: arrotolerà le
cinghiette dello zaino. cal è tranquillo: sul fucile non ci sarà osservazione. Lo sa lui che i granel-
17 ramazzerrà... spari- lini di polvere non possono entrare (tappato, in camerata, ma non lo dite;
re: spazzerà per pulire
davvero e non solo per
è proibito).
nascondere lo sporco. Ormai Somacal sta per riuscire soldato.
18 Ocio Somacal, vegni Ma invece, pervenuto a questo punto, ecco che non può più bastare. Ecco
fora vù... confusion: at-
tenzione, Somacal, vieni ancora qualcosa di nuovo. Ecco il Tiro. Il fucile non era fatto per crociatet22
fuori, non fate confusio- e ispezionarm, ma per tirare. E Somacal non può tirare.
ne.
19 è una cosa di pri- Somacal ha dovuto tener sempre aperti bene gli occhi in vita e invece al Ti-
ma: è quello che faceva ro di recluta bisogna chiuderne uno. Impossibile farlo stare.23
anche prima.
20 ispezionarm: l’ispe-
Se ci provi a tapparlo con una mano, come farai a “sparare”?
zione del fucile. E se rivolti il cappello e lo tappi colla tesa24 non basta ancora.
21 la luminosa spira... Quel cane di occhio seguita a vedere.
rigature: le scanalature
della spirale nella canna Bisogna bendarlo col fazzoletto. Unico rimedio.
del fucile. Dunque Somacal si avanza verso la stazione di tiro bendato, come a mosca
22 crociatet: comando
dato per far assumere al cieca.
fucile la posizione giusta Ah! se il tenente non lo vedesse! Ah! se lo lasciassero accomodar tranquil-
prima di sparare.
23 stare: rimanere chiu-
lo a suo modo.
so. E proprio lo hanno lasciato e ha fatto 30,25 Somacal Luigi.
24 tesa: parte sporgen- Ed è successa la cosa meravigliosa.
te del cappello.
25 ha fatto 30: ha fat- Che il suo tenente lo ha visto e si avvicina. Che non si è avvicinato per rim-
to centro. proverare; che lo ha chiamato Somacal Luigi; che viene per parlare a lui
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Un soldato di scarto

che vorrebbe esser sotterra invece: «Ocio, Somacal, la posizion d’atenti ora».
Che ha chiamato anche il capitano: «Ocio, Somacal, sguardo diretto avan-
ti» all’infinito.
«Ecco il mio amico Somacal che ha fatto trenta» dice il tenente.
Dice proprio amico.
Amico lo chiama anche dopo. Perché anche lui ha cercato come Somacal
di imparare la vita.

Rid. da Con me e con gli alpini, Vallecchi

OLTRE IL TESTO
L’arruolamento durante la prima guerra mondiale
Agli inizi del Novecento, il giovane che compie ven- menomazioni o malattie gravi viene riformato, cioè
t’anni ha l’obbligo di sottoporsi alla visita di leva che è esentato completamente dal servizio militare.
accerta se egli è adatto o meno a fare il soldato. Se Nel maggio 1915 l’Italia schiera sul confine con l’Im-
viene dichiarato abile di 1a categoria è arruolato pero austro-ungarico circa 900 000 soldati: sono
e subito inviato in caserma ad addestrarsi; se è abi- soprattutto abili di 1a categoria ma c’è anche una
le di 2a e 3a categoria passa nella riserva, cioè minima percentuale di richiamati, uomini tra i 29 e
torna a casa per essere utilizzato solo in caso di ne- i 32 anni che pur avendo già fatto il militare hanno
cessità; se è alto meno di 154 cm, è invalido, se ha dovuto continuare a esercitarsi periodicamente.
Subito dopo l’inizio della guerra
scatta l’ordine di mobilitazio-
ne generale: tutti gli uomini,
compresi i riservisti e i riformati
devono presentarsi in caserma
per una nuova visita militare.
La necessità di avere un eserci-
to numeroso spinge ad arruola-
re uomini di tutte le età, spesso
affetti da gravi malattie o con se-
ri handicap fisici e mentali, che
una volta giunti nei loro reparti
si rivelano incapaci di affrontare
la guerra.

◗ Soldati equipaggiati con fucili,


maschere antigas e bombe a mano
posano per una fotografia durante
la prima guerra mondiale.

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PERCORSO 2 ● L’esperienza della guerra

ATTIVITA
Comprensione
1 Per quali motivi Somacal è classificato soldato di 3a categoria?
2 Quale attività svolgeva Somacal prima di arruolarsi?
3 In quale esercitazione Somacal si sente completamente a suo agio e quale invece è veramente difficile
per lui?
4 In che modo Somacal riesce a centrare il bersaglio?
Analisi del testo
Un buon soldato
5 Per Somacal essere un buon soldato è importante perché:
A vuole dimostrare di essere coraggioso
B può mangiare e vestirsi come gli altri, a differenza di quanto accadeva prima della guerra
C ha un forte spirito patriottico

6 Tra questi aggettivi sottolinea quelli che descrivono meglio il carattere di Somacal.
testardo – ordinato – ribelle – irascibile – allegro – riflessivo – ingenuo

I punti di vista
7 Nel presentare il protagonista del brano, Jahier usa differenti punti di vista: uno è quello di un osservato-
re esterno che descrive l’aspetto fisico e il comportamento del soldato, un altro è quello di Somacal stes-
so che riflette sulla situazione che sta vivendo.
a. Sottolinea tre frasi in cui viene riportato fedelmente il punto di vista di Somacal.
b. Quale espediente usa Jahier per farci capire che è proprio il personaggio a pensare in questo modo?
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Il linguaggio
8 A quale scopo l’autore riporta tante espressioni dialettali?
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La scrittura e l’esperienza
Riflettere sulle esperienze
9 Spiega per iscritto che cosa significa, secondo te, la riflessione conclusiva «Perché anche lui ha cercato
come Somacal di imparare la vita».
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Percorso 1

EMILIO LUSSU
La vita e le opere
Emilio Lussu nasce nel 1890 ad Armungia in Sar-
degna, da una famiglia benestante. Nel 1914 si
laurea in Giurisprudenza e si schiera con gli inter-
ventisti democratici, favorevoli alla partecipazio-
ne dell’Italia alla prima guerra mondiale.
Partito per la guerra come ufficiale, nel 1916 gui-
da la Brigata Sassari, inviata sui monti intorno ad
Asiago per fermare l’avanzata austriaca.
Alla fine del conflitto Lussu fonda il Partito Sardo
d’Azione e viene eletto deputato, ma con l’avven- I temi e lo stile
to del fascismo viene condannato a cinque anni Un anno sull’Altipiano è un memoriale, scrit-
di confino (detenzione in un luogo isolato) a Lipa- to tra il 1936 e il 1937, in cui l’autore racconta
ri a causa delle sue posizioni politiche. Da qui scap- un anno di guerra trascorso sull’altipiano di Asia-
pa nel 1929 per raggiungere Parigi, dove fonda go con la Brigata Sassari: anche se molti degli epi-
il movimento antifascista Giustizia e Libertà; nel sodi narrati sono effettivamente avvenuti, l’auto-
1943 torna in Italia e prende parte alla Resisten- re attribuisce nomi inventati ai suoi personaggi.
za. Alla fine della guerra copre la carica di mini- Lussu mostra un atteggiamento critico nei confron-
stro nei primi governi repubblicani e anche dopo ti della guerra, di cui mette in rilievo l’aspetto in-
continua a partecipare alla vita politica. Muore a sensato. Egli descrive l’effettiva vita dei soldati in
Roma nel 1975. trincea, principalmente contadini analfabeti, sot-
Tra le opere di Lussu ricordiamo il memoriale di toposti a un’esasperata disciplina militare e costret-
guerra Un anno sull’Altipiano, pubblicato nel 1938 ti a eseguire gli ordini assurdi e spesso crudeli de-
a Parigi durante il suo esilio, Marcia su Roma e gli ufficiali superiori.
dintorni (1945) e il trattato politico Teoria della Al romanzo di Lussu è ispirato il film Uomini con-
insurrezione (1950). tro, girato nel 1970 dal regista Francesco Rosi.

◗ Le retrovie
del fronte,
dove affluiscono
i rinforzi
e i rifornimenti,
avvengono
i movimenti
di truppa
e si organizzano
i servizi.

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PERCORSO 2 ● L’esperienza della guerra

Gli austriaci in mezzo a noi!


Emilio Lussu
Il brano riporta uno dei momenti in cui la narra- Le parole di Lussu danno voce a ciò che in quel
zione di Lussu mostra con maggiore chiarezza l’as- momento tutti i soldati pensano ma non osano
surdità della guerra e la profonda distanza che se- dire, frenati dalla ferrea disciplina e dall’abitudi-
para i capi dell’esercito dai loro soldati. ne a sopportare con rassegnazione ogni prepo-
Il generale Leone prima esibisce il proprio corag- tenza: la brutalità della guerra diviene ancora
gio di fronte al nemico per vanagloria,1 poi mette più atroce quando il comando è nelle mani di
a rischio la vita di un caporale sottoponendolo a capi esaltati, mossi solo dal desiderio di potere e
un’inutile prova di eroismo. di conquista e accecati dall’ideale di patria.

Noi avevamo costruito una trincea solida, con sassi e grandi zolle. I sol-
dati la potevano percorrere, in piedi, senza esser visti. Le vedette2 osser-
vavano e sparavano dalle feritoie,3 al coperto. Il generale4 guardò alle fe-
ritoie, ma non fu soddisfatto. Fece raccogliere un mucchio di sassi ai pie-
di del parapetto, e vi montò sopra, il binoccolo5 agli occhi. Così dritto, egli
restava scoperto dal petto alla testa.
«Signor generale,» dissi io, «gli austriaci hanno degli ottimi tiratori ed è
pericoloso scoprirsi così.»
1 vanagloria: vanitosa
esibizione di qualità ine- Il generale non mi rispose. Dritto, continuava a guardare con il binocco-
sistenti per suscitare inte- lo. Dalle linee nemiche partirono due colpi di fucile. Le pallottole fischia-
resse, ammirazione o in-
vidia. rono attorno al generale. Egli rimase impassibile. Due altri colpi seguiro-
2 vedette: soldati ad- no ai primi, e una palla sfiorò la trincea. Solo allora, composto e lento, egli
detti all’avvistamento del
nemico.
discese. Io lo guardavo da vicino. Egli dimostrava un’indifferenza arrogan-
3 feritoie: piccole a- te. Solo i suoi occhi giravano vertiginosamente. Sembravano le ruote di
perture nella trincea per
sparare contro il nemico
un’automobile in corsa.
rimanendo protetti. La vedetta, che era di servizio a qualche passo da lui, continuava a guar-
4 Il generale: è il ge- dare alla feritoia, e non si occupava del generale. Ma dei soldati e un ca-
nerale Leone, il nuovo
comandante della divi- porale della 12a compagnia che era in linea, attratti dall’eccezionale spet-
sione. tacolo, s’erano fermati in crocchio,6 nella trincea, a fianco del generale, e
5 binoccolo: binoco- guardavano, più diffidenti che ammirati. Essi certamente trovavano in quel-
lo, strumento ottico for-
mato da due cannoc- l’atteggiamento troppo intrepido del comandante di divisione, ragioni suf-
chiali accoppiati..
6 in crocchio: in grup-
ficienti per considerare, con una certa quale apprensione,7 la loro stessa
po. sorte. Il generale contemplò i suoi spettatori con soddisfazione.
7 con una... appren- «Se non hai paura,» disse rivolto al caporale, «fa’ quello che ha fatto il tuo
sione: con una certa
preoccupazione. I solda- generale.»
ti pensano, a ragione, «Signor sì,» rispose il caporale. E, appoggiato il fucile alla trincea, montò
che se il generale tiene
così poco alla sua vita sul mucchio di sassi. Istintivamente, io presi il caporale per il braccio e l’ob-
baderà ancor meno a bligai a ridiscendere.
quella dei suoi uomini.
8 mi ricordò... da lui: «Gli austriaci, ora, sono avvertiti,» dissi io, «e non sbaglieranno certo il tiro.»
lo sguardo del generale Il generale, con uno sguardo terribile, mi ricordò la distanza gerarchica che
ricorda al tenente Lussu
la sua inferiorità nella ge-
mi separava da lui.8 Io abbandonai il braccio del caporale e non dissi più
rarchia militare. una parola.
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Soldati e capitani

«Ma non è niente,» disse il caporale, e risalì sul mucchio.


Si era appena affacciato che fu accolto da una salva di fucileria.9 Gli au-
striaci, richiamati dalla precedente apparizione, attendevano coi fucili pun-
tati. Il caporale rimase incolume.10 Impassibile, le braccia appoggiate sul
parapetto, il petto scoperto, continuava a guardare di fronte.
«Bravo!» gridò il generale. «Ora, puoi scendere.»
Dalla trincea nemica partì un colpo isolato. Il caporale si rovesciò indietro
e cadde su di noi. Io mi curvai su di lui. La palla lo aveva colpito alla som-
mità del petto, sotto la clavicola, traversandolo da parte a parte. Il sangue
usciva dalla bocca. Gli occhi socchiusi, il respiro affannoso, mormorava:
«Non è niente, signor tenente.»
Anche il generale si curvò. I soldati lo guardavano, con odio.
«È un eroe,» commentò il generale. «Un vero eroe.»
Quando egli si drizzò, i suoi occhi, nuovamente, si incontrarono con i miei.
Fu un attimo. In quell’istante, ricordai d’aver visto quegli stessi occhi, fred-
di e roteanti, al manicomio della mia città, durante una visita che ci ave-
va fatto fare il nostro professore di medicina legale.
«È un eroe autentico,» continuò il generale.
Egli cercò il borsellino e ne trasse una lira d’argento.11
«Tieni,» disse, «ti berrai un bicchiere di vino, alla prima occasione.»
Il ferito, con la testa, fece un gesto di rifiuto e nascose le mani. Il genera-
le rimase con la lira fra le dita, e, dopo un’esitazione, la lasciò cadere sul
caporale. Nessuno di noi la raccolse.
Il generale continuò l’ispezione sulla linea, e, arrivato al confine del mio
battaglione, mi dispensò dal seguirlo.12
Io rifeci il cammino per rientrare al comando di battaglione. Tutta la linea
9 da una salva di fu- era in subbuglio. La notizia di quanto era avvenuto aveva già fatto il giro
cileria: da una serie di
colpi di fucile. del settore. Dal canto loro, i portaferiti che avevano portato il caporale al
10 rimase incolume: posto di medicazione, avevano raccontato l’episodio a quanti avevano in-
non fu colpito.
11 una lira d’argento: contrato. Trovai il capitano Canevacci, eccitatissimo.
una moneta. «Quelli che comandano l’esercito italiano sono austriaci!» escla-
12 mi dispensò dal se- mò. «Austriaci di fronte, austriaci alle spalle, austriaci in mez-
guirlo: mi disse di non
seguirlo. zo a noi!»
Da Un anno sull’Altipiano, Einaudi

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PERCORSO 2 ● L’esperienza della guerra

ATTIVITA
Comprensione La scrittura e l’esperienza
1 Con quali criteri è stata costruita la trincea? Il nemico
........................................................................ 9 Spiega il significato della frase conclusiva pronun-
........................................................................ ciata dal capitano Canevacci: «Quelli che coman-
........................................................................ dano l’esercito italiano sono austriaci! Austriaci di
2 Che cosa succede al caporale che ubbidisce agli fronte, austriaci alle spalle, austriaci in mezzo a
ordini del suo superiore? noi!».
........................................................................ ........................................................................
........................................................................ ........................................................................
........................................................................ ........................................................................
........................................................................
3 In che modo il generale cerca di ricompensare ........................................................................
l’inutile sacrificio dell’uomo? ........................................................................
........................................................................ ........................................................................
........................................................................ ........................................................................
........................................................................ ........................................................................

Analisi del testo


Il generale Leone DAL TESTO ALLE IMMAGINI
4 L’intenzione del generale è di suscitare l’ammira-
zione dei suoi soldati. 10 In questo quadro puoi vedere come il pittore te-
a. Perché non ci riesce? desco Otto Dix descrive la guerra. Quali imma-
b. Quali sentimenti provano gli uomini nei suoi gini ti suggerisce questo dipinto? Descrivile.
confronti?
5 Che cosa intuisce il tenente Lussu guardando il
generale Leone negli occhi?
........................................................................
........................................................................
6 La frase Non è niente ripetuta due volte dal ca-
porale esprime:
A rassegnazione B coraggio C paura

Il coraggio
7 La storia ricorda sempre con ammirazione e ri-
spetto i personaggi che hanno compiuto azioni
eroiche: perché, invece, il coraggio del genera-
le Leone suscita in Lussu paura e disprezzo?
........................................................................
........................................................................
........................................................................
Il linguaggio
8 Cerca le espressioni con cui l’autore definisce l’at-
teggiamento di Leone mentre sfida gli austriaci:
che tipo di uomo ti sembra il generale?
........................................................................
........................................................................ ◗ Otto Dix, La guerra, 1914, olio su cartone,
........................................................................ Kunstmuseum, Düsseldorf.

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