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L’ESPERIENZA DELLA GUERRA

 Guerra immaginata
 Guerra vissuta
 I poeti di guerra
 G civile spagna
 Guernica
 Lungo Petalo di mare
 Tacito: il discorso di Calcago
 Demostene: II Olintica
 Filosofia: Hegel, Marx e Simone ,,,,
 Fisica e matematica

INTRO= La prima guerra mondiale rivelò il nuovo volto delle guerre totalitari del Novecento.
Segnò il naufragio della guerra patriottica, alimentata dal nazionalismo ottocentesco. La
sconsacrazione dei miti militari che ne seguì portò a delegittimare nell’immaginario e nel
diritto (si pensi alla nascita della Società delle Nazioni) ogni idea positiva della guerra.
Anche la guerra difensiva che si combattè durante il secondo conflitto mondiale per arginare
l’espansionismo aggressivo del regime hitleriano non è stata totalmente legittima. La guerra
tra gli stati si intrecciò nei paesi dominati del nazifascismo, con la guerra civile e popolare
della Resistenza. In questo duplice aspetto, coinvolgendo direttamente l’esperienza
quotidiana collettiva, la seconda guerra mondiale è l’evento novecentesco che ha
maggiormente inciso sull’immaginario dell’Occidente. L’esplosione della bomba atomica,
con la minaccia di annientamento dell’intera umanità, segna una svolta ulteriore nella
coscienza civile e l’approdo al rifiuto radicale e totale della guerra.

DALLA GUERRA IMMAGINATA ALLA GUERRA VISSUTA


Con l’espressione tradimento dei chierici il filosofo francese Julien Brenda, in un celebre
saggio del 1927 criticò il comportamento assunto da alcuni intellettuali nella politica e
nell’avventura bellica. La cultura europea quasi all’unisono si schierò a favore dell’intervento
nella prima guerra mondiale. Gli intellettuali italiani che pure erano un’esigua minoranza
rispetto alla maggioranza pacifista del Paese, anziché usare gli strumenti culturali per
demistificare le ragioni della guerra, scrittori e artisti ne proposero una gigantesca
mitizzazione. Da tempo varie riviste esaltavano l’energia giovanile e si saldarono con
l’impeto distruttivo e rigeneratore della violenza propugnato dai futuristi.
La guerra come farmaco per i mali personali e per quelli della nazione e il mito della guerra
come potente stabilizzatore dell’ordine sociale animano tutta la propaganda interventista.
Per i futuristi la guerra è igiene del mondo, selezione biologica dei più forti. In essa la
splendida belva umana si congiunge alla più raffinata tecnologia moderna. L’estremismo
futurista faceva appello ai contenuti non solo diffusi in Italia ma anche in Europa. Lo stesso
Thomas Mann, nei Pensieri di guerra (1914), esalta la guerra come espressione del fondo
autentico e selvaggio dell’animo umano e come mezzo per raggiungere l’essenza profonda
della propria identità etnica. La guerra è anche bella. Coniugando velocità e aggressività è il
più bel poema che sia mai stato scritto finora affermano i futuristi. L’affermazione degli
istinti del superuomo ispira il bellicismo di D’Annunzio. Il fenomeno dell’interventismo aveva
motivazioni complesse. Gli intellettuali erano frustrati di fronte all’impotenza a cui erano
relegati dai processi economici e politici, quindi si scatenò una corsa all’azione: era
l’occasione per recuperare ruoli perduti. A guerra scoppiata, molti miti caddero: la retorica
bellicista si scontrò con la realtà delle masse, dei contadini soldati totalmente estranee agli
ideali patriottici, con la durezza della vita di trincea. Nessuna motivazione ideologica
resistette a giustificare il macello, l’idea di guerra come bella avventura resistette solo in
pochi scrittori (D’Annunzio e Marinetti) che combatterono da privilegiati. Chi visse la guerra
in trincea sperimentò il divario tra illusione e realtà.

LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA


GUERNICA+ ISABELLE ALLANDE + FILOSOFIA HEGEL E MARX SIMONE WEIL ADORNO
STORIA=RESISTENZA

INGLESE= When the 1 world war broke out, thousand of young man voluntereed for military
service, most of them reguarded the conflict as an adventure undertaken for noble ends.
But this sense of pride was replaced by doubt e disillusionment. For the soldiers life in the
trenchs was hell because of the rain and mud, the repeated bombings and the use of poison
gas in warfare. From the beginning many soldiers improvised verses which did not reach the
literate people living at home. However there was a group of poet who actually experienced
the war and sometimes died in the conflict. They represent war in a realistic and
unconventional way, ( unconventional because the subject was not really common at the
time)
For Rupert Brooke the war was cleaning and in the conflict only thing that can suffer is the
body, even death is seen as a reward. His most famous poem is ‘The Soldier’. In this poem it
is possible to identify a strong sense of patriotism, this can be seen from the ripetition of the
words England and English which appear 6 times. The ideals expressed are those of Glory,
Sacrifice and Homland.
La guerra civile in Spagna
Negli anni tra il 1936 e il 1939, Germania e Italia consolidarono la loro intesa politica e
ideologica nel corso della guerra civile che si combatté in Spagna. Diversi storici considerano
questa guerra come un prologo del secondo conflitto mondiale. Lo scontro ideologico tra
democrazie e nazifascismo, le sue ripercussioni politiche ed emotive andarono ben oltre i
confini della penisola iberica. Agli inizi del 900 la Spagna si trova nella situazione economica
di arretratezza dovuta alla debolezza della monarchia infatti furono queste le premesse a
permettere l’instaurazione di diversi governi fino a quello franchista. Mussolini inviò un gran
numero di aerei, e navi cannoni e 50.000 uomini presentati come volontari anche se soldati
regolari. Hitler fece lo stesso mai misura minore, lui sfrutta l’occasione per saggiare le
possibilità di resistenza dell’Europa democratica e sperimentare con i propri aerei litigata di
metodi di combattimento ci saranno anche molto applicati durante la seconda guerra
mondiale (la legione Condor è responsabile dell’eccidio di Guernica).
GUERNICA
Il 26 aprile 1937 i caccia tedeschi della legione Condor sottoposero la cittadina basca di Gere
nica a un bombardamento aereo atteso: il centro abitato fu rasa al suolo e ci furono
centinaia di vittime. Poco prima il fronte Popolare aveva commissionato all’artista
comunista Pablo Picasso o pannello murale che doveva arrivare un padiglione spagnolo
destinato all’esposizione internazionale di Parigi fissata per il luglio dello stesso anno.
Picasso pensava di ispirarsi a un tema che trattasse la libertà dell’arte ma cambio progetto
quando viene a sapere del bombardamento. Nacque così Guernica una delle opere d’arte
più famose del XX secolo. Si tratta di un grande drammatico dipinto in cui ogni elemento
esprime l’orrore dell’artista di fronte all’assurdità della violenza: dal cavallo ferito con le
fauci dolorosamente spalancate fino alla madre urlante con il bambino morto fra le braccia
e al toro simbolo della Spagna. La scelta dei colori bianco e nero e grigio richiama le foto del
massacro. Ben presto divenne comune l’interpretazione di Guernica come grido di protesta
contro la brutalità del fascismo punto. Oggi si tende a leggere il dipinto come un'allegoria
(Picasso stesso la definì così) della sofferenza umana. Il punto è che non vi sono nel quadro
riferimenti specifici al luogo o al tempo della tragedia: nessuna città nessun aereo nessun
nemico nessun eroe. Guernica è una rappresentazione dell'angoscia, una mappa della
primitività del dolore e al tempo stesso un'allusione profetica all' impersonalità della guerra
moderna che concede alle sue vittime una sempre minore possibilità di conoscere loro
aggressore.
LUNGO PETALO DI MARE= Questo romanzo contiene una frase che si potrebbe ricollegare
al dipinto appena citato:
‘’Le volontarie inumidivano le labbra di feriti, parlavano loro a bassa voce e li cullavano
come fossero i propri figli, sapendo che da qualche parte c’era un’altra a confortare loro
figlio o il loro fratello’’.
Lungo petalo di mareӏ un libro di Isabel Allende, che racconta nel suo dispiegarsi storico
una vicenda drammatica ma colma di speranza, quella della nave “Winnipeg” che nel
settembre del 1939 portò oltre duemila spagnoli repubblicani dalla Francia a Valparaíso, in
Cile. Fu un passaggio umanitario organizzato su interessamento di Pablo Neruda, ai tempi
giovane diplomatico tra Spagna e Francia, futuro Premio Nobel per la letteratura, che
consentì l’accoglienza in Cile di profughi che fuggivano dal regime franchista e che si
sarebbero integrati nel nuovo Paese, arricchendone la cultura. Fino alla dittatura di Pinochet
che costrinse alcuni di loro alla prigionia, alla tortura e nuovamente all’esilio. La scrittura
della Allende è magistrale in questo romanzo che è emerso dalla penna della scrittrice
latinoamericana 40 anni dopo aver ascoltato il racconto di un testimone. Un tempo molto
lungo. Quello della storia del Cile, quello della scrittrice che ritorna al suo passato e quello
dell’elaborazione della vita del protagonista, nel romanzo Victor Dalmau, che è realmente
esistito nella persona di Victor Pey, morto a 103 anni nel 2018, pochi giorni prima dell’uscita
del libro. Come se avesse aspettato l’ultima pagina, per potersene andare in pace e lanciare
così il suo monito.
Una vita da medico sul campo nella guerra civile spagnola, giovanissimo e ancora senza
laurea, ma già in prima linea a salvare vite umane, ad alleviare la sofferenza, sempre dalla
parte degli ultimi, Victor nelle diverse circostanze che si presentano, negli incontri umani e
spirituali, non rinuncia a vivere quei frammenti di amore che gli consentono di opporsi al
male, di tenere lontani gli incubi fino a trasformarli in modo resiliente e trovare nuovamente
il coraggio di schierarsi e lottare, anche nella memoria , dalla parte della vita. E della vita in
abbondanza, persino quando tutto intorno è solo dolore e miseria.
La scrittrice cilena, che è stata esule in Venezuela, dove ha conosciuto Victor Pey, adesso
vive in California ma non ha mai smesso di avvertire il forte collegamento con le sue origini e
la scrittura di questo romanzo lo dimostra. “Lungo petalo di mare” è il Cile in un verso di
Pablo Neruda, che l’autrice conobbe e incontrò quando era una giovane giornalista. E se è
diventata scrittrice è anche grazie a quell’incontro che le rivelò il suo talento creativo che
poco si addiceva a una reporter. Il libro è un lungo ringraziamento, colmo di gratitudine, al
poeta.

LATINO= Il popolo tedesco non è stato il primo a progettare una grande opera di
espansione territoriale. Sappiamo che l’Impero romano è stato il più esteso del mondo
antico. E in questo contesto che si inserisce l’opera di Tacito autore romano vissuto sullo
scorcio del I secolo.
Nell’anno 84 d.C. avvenne la battaglia decisiva nei pressi del monte Graupio; (la campagna
inizia nell’83) Agricola ebbe la meglio, ma non riuscì, per l’avvicinarsi della stagione
autunnale, a organizzare l’occupazione dei territori dei Caledoni. Credeva di svolgere questo
compito l’anno successivo, ma non fece in tempo, perché Domiziano lo richiamò a Roma, o
per gelosia dei successi militari del valoroso generale o, come è più probabile, per la
necessità di utilizzare le legioni stanziate in Britannia sul fronte renano e su quello
danubiano Il carattere fittizio e retorico del discorso di Calgaco (capo dei Caledoni abitanti
dell’attuale Scozia) non inficia tuttavia le “verità” contenute in questa dura requisitoria
contro l’imperialismo romano. Tacito, fedele e leale funzionario dell’impero, è riuscito a dar
voce al punto di vista dei vinti, riportando con una lucidità sorprendente le ragioni ideali che
spingevano un popolo a opporsi alle legioni romane. Calgaco, dopo avere ricordato il bene
prezioso della libertà a uomini ignari della servitù, condanna la prepotenza e la rapacità dei
Romani, avidi di ricchezze, mossi dalla smania del dominio persino verso popoli poveri. Il
discorso di Calgaco non è la prima espressione nella storiografia latina del punto di vista dei
vinti. Già altri autori come Cesare e Sallustio, avevano fatto pronunciare veementi accuse
contro l’espansionismo romano e le brutalità a esso connesse. In Tacito però la forza della
denuncia s’accresce, egli non è mosso da un intento di denuncia ma vuole solo esporre il
punto di vista dei popoli vinti e di metterli in contrapposizione con quello romano. Di
particolare importanza è la sententia finale. Auferre, trucidare, rapere, falsis nominibus
imperium, atque, ubi solitudinem faciunt, pacem appellant, «rubano, massacrano,
rapinano e dove fanno il deserto dicono di portare la pace». Parole belle e nobili, che
demistificano le ragioni dei vincitori e nobilitano la lotta di chi si batte per la propria libertà.
Utilizzate anche per la propaganda pacifista (vedi G Vietnam)

GRECO= Atene, città in cui esercitava la sua professione Demostene, era minacciata dalla
costante avanzata di Filippo di Macedonia il cui intento era quello di conquistare tutte le
piccole città autonome e di unificarle sotto il proprio regno. Demostene sentiva un forte
desiderio di libertà e autonomia. Sarà proprio il suo eccessivo zelo a portarlo a comporre le
sue diverse opere politiche. Demostene compose la Prima Filippica in cui invita le città
greche a reagire alla minaccia macedone, rivolgendo il suo invito soprattutto al popolo
Ateniese. Gli Ateniesi non si mossero e Filippo attaccò Olinto, importante città greca della
penisola Calcidica. Demostene pronunciò allora le tre Olintiche, riecheggiando motivi già
presenti nella Prima Filippica ma resi più drammatici dall’aggravarsi della situazione, nelle
altre Filippiche. Demostene accusa apertamente Filippo di Macedonia di tentare di mettere
le mani su Tebe e le altre città del Peloponneso e di aver violato a piu’ riprese il trattato di
pace, inoltre sostiene che Atene ha il dovere di fermare i piani espansionistici del Macedone
e di incitare le altre citta’ ad unirsi in questa lotta.(paragone con la politica
dell’appeasment). Lo stile retorico di Demostene è fortemente condizionato dal suo
pensiero politico, è volutamente impetuoso e volto a suscitare emozione piuttosto che a
convincere razionalmente il suo interesse maggiore è quello instaurare un rapporto di
fiducia con il proprio pubblico anche mediante l'utilizzo dell'autocitazione, il cui scopo è
quello di ribadire il suo costante impegno a favore della polis e la coerenza che ha sempre
contraddistinto le sue parole
LA GUERRA= per Hegel non esiste alcuna autorità esterna in grado di dirimere le
controversie tra gli stati sovrani. Lo stato, infatti, è un individuo che si pone di fronte ad
altrettanti individui statali ciascuno autonomo e sovrano all’interno del suo territorio.
Hegel nega che esista un diritto pubblico internazionale. E dato che le nazioni si trovano tra
loro in una condizione di naturalità, ne consegue che la guerra rimane l’unico modo per
risolvere i contrasti. In altre parole, poiché nessuno può fungere da arbitro nelle dispute
tra stati, il solo giudice universale è il ricorso alla guerra.
Muovendosi in un’ottica diametralmente opposta al cosmopolitismo illuminista e pacifista di
Kant (che aveva sostenuto l’efficacia di una” Lega Mondiale degli Stati” per l’instaurazione di
una pace perpetua) Hegel non solo attribuisce alla guerra un carattere di necessità ed
inevitabilità ma anche addirittura un alto valore morale. Con un paragone famoso Hegel
afferma che come “il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, nella quale
sarebbe ridotto da una quiete durevole” così la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione
alla quale li ridurrebbe una pace durevole o perpetua. La guerra è necessaria alla salute
spirituale dei popoli, la cui compattezza si rafforza, definendosi, per contrasto, con un
nemico. Ogni stato è un individuo e nell’individualità è contenuta per dialettica la negazione
ed anche se un certo numero di stati si costituisce a famiglia essa deve crearsi un’antitesi, un
nemico. Dalle guerre, infatti, risultano rafforzati i popoli che “sono in discordia in sé
perché acquistano mediante guerre all’esterno, pace all’interno”.
MATE/FISICA= Nei primi decenni dell’ottocento l’idea di una forza agente a distanza era
comunemente accettata dalla comunità scientifica. Essa derivava dal grande successo della
fisica newtoniana che imponeva la validità del terzo principio della dinamica. Fu quindi
accettata, più o meno tranquillamente, fino a quando Faraday non iniziò a parlare di “linee o
curve di forza magnetica” e di effetti elettrici e magnetici che coinvolgevano lo spazio
attorno ai magneti o ai corpi carichi. Dopo Faraday, Maxwell riuscì a sintetizzare tutti i
fenomeni conosciuti dell’elettricità e del magnetismo in una teoria del “campo
elettromagnetico”, segnando definitivamente il passaggio da un’epoca dominata da una
filosofia dell’azione a distanza all’epoca attuale di teorie di campo. Dunque, fino a Faraday,
la teoria dominante era la “teoria dell’azione a distanza”. Si distingueva tra due tipi di forze:
le forze di contatto (ad esempio le forze di attrito) e le forze dovute all’azione istantanea tra
due corpi (ad esempio la forza gravitazionale e la forza di Coulomb).
Ma come si è giunti a sviluppare il concetto di campo?
Era il 1687 e Isaac Newton pubblicava i Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, in cui
propose per primo in modo compiuto e chiaro il concetto di forza. Da quel momento si
afferma l’idea che le forze modificano lo stato di moto di un corpo da lontano. Con Newton,
la forza non è più «nel» corpo e «nel» suo movimento ma è qualcosa di esterno che
modifica lo stato di moto. Così esterna che Newton stesso considera due tipi di forze: quelle
«di contatto» e quelle «a distanza». In realtà la distinzione non è così netta: per esempio,
ora sappiamo che la forza di attrito (che per Newton era senz’altro una forza di contatto) è
in realtà una forza elettrica a distanza tra cariche che si trovano all’interno di molecole
molto vicine tra loro. Successivamente oltre al concetto di azione a distanza fu introdotto
quello di «campo», che apre la strada a nuovi sviluppi prima inimmaginabili.
Negli anni Venti dell’Ottocento prendono piede le ricerche sui fenomeni elettrici e sul
magnetismo. Ed è Michael Faraday che durante la sua ricerca sul magnetismo capisce che il
campo elettrico e quello magnetico non sono solo campi di forza che influenzano il moto
delle particelle, ma concetti fisici analoghi al campo gravitazionale. Tre fenomeni
apparentemente distinti (magnetismo, elettricità e gravitazione) vengono ricondotti a una
stessa idea fisico-matematica: quella di «campo». Oggi il concetto di campo costituisce il
punto di partenza per lo studio di molti fenomeni fisica fondamentali e consente di evitare
l’errore di credere che la forza di attrazione o di repulsione sia generata da una sola delle
due cariche che interagiscono mentre l’altra ne subisce gli effetti. Il concetto di campo
consente inoltre di dare una spiegazione più rigorosa e convincente a un problema che ha
assillato gli scienziati sin dalla nascita della scienza moderna:
come si trasmettono le forze? Per contatto o per azione a distanza? 1)
Se si trasmettono per contatto non siamo in grado di spiegare, per esempio, l’attrazione che
lega fra loro Terra e Sole o Terra e Luna, attraverso gli spazi cosmici vuoti. 2)Se
accettiamo la seconda spiegazione, l’azione a distanza, non capiamo quale sia il mezzo, il
veicolo che possa fare da tramite. (per due secoli pensavano fosse l’etere, una sostanza
imponderabile e assimilabile al vuoto, la sua esistenza fu smentita solo nel 1900 da Albert
Einstein)
Per superare questa e altre difficoltà connesse all' azione a distanza si introduce una diversa
descrizione dell'interazione elettrostatica punto si può dire che una carica q uno generi un
campo elettrico che modifica lo spazio circostante il quale diventa cede di forze elettriche
quando la carica q due viene posizionata in un punto dello spazio sente una forza che
dipende dal fatto che qualcuno ha modificato le proprietà dello spazio in quel punto.
così q2 non interagisce direttamente con q1 ma con il campo elettrico che questa ha
generato in quel punto. Il campo gioca un ruolo intermedio nelle forze che si esercitano
tra cariche.
NON ESISTE UN’AZIONE DIRETTA: CARICA-CARICA
MA L’AZIONE E’ CARICA-CAMPO-CARICA
Il campo elettrico in un punto p è quella grandezza vettoriale direttamente proporzionale
alla carica q che lo genera e inversamente proporzionale al quadrato della distanza r del
punto p dalla carica. È possile disegnare il grafico di proporzionalità diretta e inversa(il primo
è una retta, il secondo è un ramo di iperbole) collegamento matematica= grafico di una
funzione e il concetto di funzione.
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