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Ghiandola pineale: stress e sistema immunitario

di G. Francesetti e A. Meluzzi

La pineale non è semplicemente una ghiandola, ma, come la


midollare del surrene, un trasduttore neuroendocrino: converte
infatti un input nervoso, (un neurotrasmettitore), in un output
ormonale che va in circolo. L'input nervoso è la NA,
(Noradrenalina) l'output ormonale è la melatonina. La sintesi della
Melatonina dalla serotonina è catalizzata dalla pineale che la
sintetizza essa stessa dal triptofano, aminoacido essenziale. La
sintesi e la secrezione di melatonina sono regolate dalla
percezione della luce: è interessante osservare che la pineale
deriva da un organo fotorecettoriale, funzionalmente "un terzo occhio", presente in alcune specie di
rettili ed anfibi. La pineale dei mammiferi non risponde però direttamente alla luce, ma all'impulso
luminoso, raccolto dalla retina. La secrezione della melatonina è massima di notte e minima di giorno (il
picco massimo si situa intorno alle 02,00 di notte).

Esistono dei recettori specifici per la melatonina nel SNC, in particolare nel nucleo soprachiasmatico
ipotalamico che rappresenta un centro di primaria importanza cronobiologica. Oltre alla luce, anche i
campi elettromagnetici influenzano l'attività della pineale, la quale sembra essere il mediatore principale
degli effetti di questi campi sui sistemi biologici. La pineale si presenta quindi come un fondamentale
detector di alcune variabili ambientali, in grado di trasferire le informazioni dall'ecosistema esterno a
quello interno, permettendo così la sincronizzazione fra ritmi ambientali e ritmi biologici dell'organismo.
Quest'organo ricopre infatti un ruolo centrale nell'organizzazione cronobiologica del nostro organismo
consentendo ad esso di adattarsi in modo ottimale alle variazioni temporali ambientali.
L'azione dei secreti pineali, in gran parte ancora ignota (infatti a tutt'oggi è stata isolata solo la
melatonina), si esplica innanzitutto sul sistema endocrino e immunitario in modo estremamente
complesso. Soffermiamoci ad analizzare le influenze su quest'ultimo, riportando alcune delle numerose
osservazioni effettuate in tal senso:

- nel topo il blocco dell'attività della pineale (con somministrazione serale di propanololo) sopprime la risposta
anticorpale primaria contro le emazie di pecora. Tale soppressione non si manifesta se si somministra
contemporaneamente la melatonina.

- nel topo la somministrazione di melatonina aumenta la risposta anticorpale primaria in vivo contro le emazie di
pecora.

- la melatonina contrasta gli effetti immunosoppressori dello stress da immobilizzare (un tipica situazione di
"inibizione dell'azione") sulla risposta anticorpale primaria e sul peso del timo nel topo.

- in topi che hanno ricevuto una dose subletale di virus encefalomiocarditico, lo stress causa una mortalità del 90%
circa degli animali. La contemporanea somministrazione di melatonina riduce la mortalità al 10% circa.

- l'effetto immunostimolante della melatonina segue un ritmo circadiano con un effetto massimo per la
somministrazione serale.

- la melatonina interferisce con il ritmo circadiano dell'attività delle cellule NK (Natural Killer) producendo un
aumento di attività fino al 20% dopo due ore dalla somministrazione e una diminuzione dopo 6 ore.

- la melatonina aumenta l'attività interferon-dipendente delle cellule NK.


Queste osservazioni depongono per un ruolo della pineale stimolante sul sistema immunitario e
antagonista nei confronti dello stress. Quindi la pineale sembra essere un fondamentale centro di
sincronizzazione dei ritmi dell'organismo ai ritmi ambientali, tramite un'azione su diversi sistemi, fra cui
come abbiamo detto, quello immunitario.
La regolare cadenza dei singoli bioritmi e il loro sincronismo rappresentano una delle condizioni essenziali
per un adeguato funzionamento dell'essere vivente. Infatti, la caratteristica essenziale dei ritmi biologici
di alternare periodi di riposo a periodi di attività funzionale permette di mantenere i vari distretti a un
livello ottimale di funzionamento.

È dunque evidente che ogni fattore che interferisce col normale svolgersi dei complessi cicli bioritmi
dell'organismo, non solo altera una normale sequenza adattativa e difensiva, ma favorisce la formazione
dei precursori della malattia somatica. È un dato di fatto che vari bioritmi fondamentali risultano alterati
in numerose malattie considerate come psicosomatiche quali l'asma bronchiale, l'ipertensione essenziale,
l'ulcera gastroduodenale, le malattie coronariche ed altre. Inoltre, alcuni importanti bioritmi
psiconeuroendocrini, fra cui lo stesso ritmo della melatonina, sono profondamente modificati nei disturbi
dell'umore (per intenderci nelle sindromi depressive).

In queste situazioni l'alterazione del ritmo cronobiologico sembra essere qualcosa di più di un mero
effetto secondario, sembra cioè rivestire un ruolo causale nell'insorgenza del quadro psicopatologico; a
conferma di ciò stanno le recenti acquisizioni terapeutiche che svolgono la loro azione proprio agendo sui
bioritmi (la fototerapia). Inoltre, anche molti farmaci antidepressivi, dal litio alla clorofilla e imipramina,
hanno dei rilevanti effetti sull'andamento dei bioritmi. È quindi evidente come la modificazione della
normale oscillazione ritmica dei diversi parametri fisiologici si associ all'insorgenza di situazioni
patologiche. Ma quali sono le principali cause di disorganizzazione bioritmica?

In primo luogo la causa della desincronizzazione può essere endogena, e sembra essere il caso, ad
esempio, di alcuni disturbi psichiatrici come la depressione endogena. In secondo luogo, possono essere
causa di alterazioni cronobiologiche gli eventi psicosociali, lo stress, le alterazioni di parametri ambientali.
Mentre nelle società contadine ad economia agricola i ritmi del lavoro, dell'alimentazione e del riposo -
attività tendevano ad essere sincroni con i ritmi biologici e con il variare periodico degli eventi naturali, la
rivoluzione industriale ha progressivamente modificato questa situazione.
La moderna società urbana industriale ha infatti sempre più imposto i propri ritmi, legati a esigenze di
tipo economico - tecnologico, sui ritmi biologici individuali e di gruppo. Così, il progressivo aumento di
attività lavorative legati ai turni notturni, i rapidi spostamenti attraverso i fusi orari che avvengono nei
viaggi aerei, ma soprattutto l'induzione di ritmi comportamentali uguali per tutti i vincolati a necessità
produttive ha portato a sincronismi artificiali con serie conseguenze sul piano psicosomatico. Infatti i ritmi
comportamentali e i ritmi biologici sono fra loro armonicamente collegati per un migliore adattamento
dell'individuo alle richieste dell'ambiente. La situazione ottimale di minor rischio psicosomatico viene
dunque raggiunta quando due serie di ritmi sono in fase perfetta fra di loro e il comportamento riceve
esattamente il supporto biologico di cui ha bisogno in quel momento.

Però, quando per l'azione di determinanti psicosociali, i bioritmi comportamentali-emozionali vengono


forzati in direzioni diverse da quelle dei loro ritmi biologici di supporto, si crea una dissociazione fra
programmi biologici e comportamenti che è una delle principali condizioni per la formazione dei
precursori della malattia. Nella attuale organizzazione sociale urbano-industriale i ritmi comportamentali
dell'attività, della sessualità e riproduzione, dell'alimentazione sono scarsamente sincronizzati con i ritmi
biologici che ad essi sottendono e sono per lo più fissi nel tempo in contrasto col variare ciclico delle
determinanti fisiche ambientali quali il variare delle stagioni. È come se vivessimo, a livello emozionale-
comportamentale, in un limbo metacronologico, dissociato dai ritmi ambientali.
Per quanto riguarda lo stress, il ritmo cronobiologico sembra essere molto protetto da alterazioni indotte
dallo stress. Ciò conferma come lo stress inizialmente sia una reazione biologico-comportamentale utile e
necessaria per la vita e, dall'altra parte, come la stabilità e la regolarità dei bioritmi sia importante per la
sopravvivenza dell'individuo e della specie. Tuttavia le situazioni di stress acuto estremamente intenso
oppure cronico producono nell'individuo delle alterazioni cronobiologiche associate all'insorgenza di
disturbi psicopatologici e psicosomatici. Quale ruolo ha la pineale in questo processo di insorgenza della
malattia da desincronizzazione? La ricerca in questo settore è tutt'altro che conclusa, tuttavia se
pensiamo da un lato alla funzione cronobiologica della pineale e dall'altro all'attività che la melatonina
svolge sul sistema neuroendocrino e sul sistema immunitario, la pineale diventa in modo evidente un
possibile mediatore degli effetti patologici della desincronizzazione.

A questo proposito si sta aprendo strada il concetto che la pineale possa svolgere un ruolo di "regolatore
dei regolatori" nell'organismo animale, venendo a configurarsi come mediatore ambiente-individuo e
come modulatore teso a mantenere l'omeostasi contrastando tutto ciò che minaccia di comprometterla.
Non solo, quindi, un "ormone antistress", ma più generalmente un modulatore omeostatico che
antagonizza gli effetti dello stresso quando questo si presenta come una "inibizione dell'azione" in senso
Laboritiano ed è quindi pericoloso per la sopravvivenza dell'individuo. Vorremmo concludere
riassumendo l'ipotesi che abbiamo tentato di delineare in questo intervento. Si tratta di una affascinante
ipotesi di lavoro e d'interpretazione dei dati esistenti e non ancora di una conclusiva e organica teoria,
anche se è possibile fin d'ora intravedere in tal senso delle applicazioni terapeutiche. In sostanza l'ipotesi
è questa: l'azione di fattori endogeni e esogeni (fattori psicosociali, stress, fattori fisici ambientali)
causano, tramite l'azione sui detectors (recettori sensoriali) l'alterazione dei sistemi cronobiologici,
neuroendocrino-immunitari, determinando così l'insorgere della malattia. Il principale candidato
mediatore di questo gioco sembra essere la ghiandola pineale. Quindi, uno dei meccanismi attraverso cui
il dato psicologico-sociale-ambientale può, quanto meno, preparare il terreno alla insorgenza, della
malattia, è proprio un meccanismo cronobiologico mediato dalla pineale.

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