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K. K. H O F B | B L | O T H E K
º OSTERR. NATIONALBIBLIOTHEK

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CREMONAFEDELISSIMA CITAETNOBILISSIMA
COLONIA DE ROMANI RAPPRESENTATAIN DISEGNO COL
Svo coNTAT0.ETILIVSTRATA DvNA BREVE HISTORIA
DELLE cosE PIV NoTABILI APPARTENENTI AD EssA,
ETDEI RITRATTI NATvRALI DE DvcHLETIveHEssE
TI MILANO. E COMPENDIO DELLELOR VITE
DA ANTONIO CAMPO PITTORE E CAVALIER CREMONESE
AL POTENTISSIMO. E FELICISSIMO
RE DI SPAGNA
FILIPPO IIII.DAVSTRIA
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4 IN MILANO IN ASA DI GIo EATTIST


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SACRA CATHOLICA.
E R E AL
i D E LMA
R EE STA

D FILIPPO IV.
NOSTRO SIGNORE
#:34
$/ Rai. A preſente Iſtoria (SACRA
º i CATHoLICA MAESTA)
| adorna deglorioſiſsimi geſti di
" ºi due Eroi incomparabili Aui
º ºff della M. V. con altra impreſ.
PS S ſione eſce di nuouo alla luce.
Non è contenta di quel primoi 2 ſplendore;
aſpira
aſpira ambitioſa ad accreſcimento di luce,
onde dalla oſcurità dell'oblio ſicura, goda vna
eterna chiarezza. Ricorre però alla M. V.
Sole della Catholica Monarchia, dal cui pieniſ.
ſimo lume ſpera la perennità , che deſidera.
Si degni la M. V. benignamente mirarla, Sc
in eſſa gradire con l'animo ſuo Reale vn mi
nimo oſsequio di chi in ſegno di fedeliſsima
ſeruitù ardiſce preſentarlo, e con diuotiſsimo
cuore la prega lungamente felice noſtro Mo
narca. Milano il primo di Genaro 1645.
D. V. S. C. R. M.

Fedel." Suddito, & hu milº ſeriº,


Gio. Buſa Bidelli.
A LL A SA CR A MA E STA
DE D FILIPPO SECONDO
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R E C A T H O L I C O.
è 6 SN Auendo io, per la Diogratia, con quanta più diligenza ho
potuto ſotto breue compendio ſcritta l'Hiſtoria della città
Mº) di Cremona mia Patria, o per darle quella maggior va
ghezza, che da meſi poteua, adornatala della figura del
ſito di eſſa,ci del ſuo contado inſieme, con le naturali effi
gie de'Duchi, o delle Ducheſe di Milano, da me con
ogni diligenza poſſibile poſte in diſegno, ſi come è queſta
| mia fatica mi moſse prima vn'intenſo deſiderio di preſen
tarla d V. M. coſi hora à queſto inuecchiato, ci ardente ,
º Agusºn
- - -- 4 e , affetto mio, quaſi a voto ſolenne ſodisfacendo, ho voluto
as

º N. 92 S ci ella eſca ſotto il feliciſſimo nome della M. V. sì perche


illuſtrata da lucidiſſimi raggi di così chiaro Sole poſſa comparere tale nel ſuo Real
coſpetto prima, e poſcia degli altri, ch'ella ne rimanga in quel preggio, nel quale
da ſe non potrebbe giamai rimanere ſenza il glorioſo ſplendore di tanta luce: sì
anco per moſtrare è V. M. con quel miglior modo, che la baſſezza dello ſtato mio mi
concede, qualche ſegno della diuotione, con la quale io fedeliſſimo ſuo ſuddito hu
milmente la riueriſco, ci ardentemente l'oſſeruo. Le voglio anche aggiognere, ch'io
non poteua dar maggior ſatisfattione à miei cittadini, che conſacrare questo quaſi
viuo ſimulacro della Patria noſtra, è quel gran Re c'hoggidì è ſtato eletto dal cielo
per vnico protettore, e fermiſſimo ſoſtegno della Rep. e Fede Chriſtiana, ſotto il cui
feliciſſimo imperto godendo eſsi dºvna longa,ci tranquilliſſima pace, con fauſti augu
rj le inchinano i cuori ripieni d'incorrotta, 3 iuuiolabil fede. E benche io non ſia
ne Zeuſine Apelle, che poſſa rendere immortale l'effigie della M. V. non ſdegniperò
ch'io le offeriſca di que pochi frutti, che l'infecondo campo del mio ſterile ingegno
può produrre, o non riguardando all'alte qualità ſue, ma alla mia buona,ci ſincera
intentione: ſi degni, la ſupplico, accettare queſta mia fatica con quella naturale
benignità,e clemenza, che nel ſuo Catolico, ci altiſſimo animo regna. Così piaccia
a Dio Ottimo Maſi mo, liberaliſſimo retributore di tutte l'opere buone, di moltiplicare
alla M. V. c alla Reale ſua poſterità, le ſue gratte, è gloria del ſuo ſantiſsimo no
me, del quale ella è principale, ci potentiſſimo defenſore. Di Cremona adi II. Gen
naro. M. D. LXXXV .

D. V.S. R. C. M.
Humiliſſimo Seruo

Antonio Campo Cremoneſe.


A GLI SIGNORI CONSIGLIERI
D E LL A ILL vsTº CITTA
D 1 c R E M o N A.
-
- -- -
-

'AMORE, ch'io porte ogn'hera, & l'obligo ch'io tengo alla Patria mia,
hanno nutrito del continuo in me vn'ardente deſiderio d'operar coſa, col
mezo della quale io mi faceſſi conoſcere per cordial Cittadino, cosi già
diſpoſi di far di Bronzo vina Statua d'Ercole in forma di Coloſſo, la quale
ſi doueſſe riporre nel mezo della Piazza ſepra vn Piediſtallo di marmo
bianco, ornato dai lati di quattro tauole di Bronzo, fatte di mano mia,
d'iſtorie di baſſorilieuo, pertinenti a fatti illuſtri di molti antichi Heroi
Cremoneſi, 8 già ne moſtrai nel voſtro Conſiglio il modello adi . I v.
d'Agoſto dell'anno M D. LXXIV. come di quel famoſo Heroe, da cui ſi
" la Città noſtra di eſſere ſtata già tanti ſecoli ſono, valoroſamente
iberata, 8 magnificamente riſtorata; Ma vedendo poi per moltiſſimi
eſſempi, che nè fabriche, nè ſtatue, nè opera alcuna d'incudine, è di mar
tello, è d'altra manual arte per grande,S magnifica, che ſi ſia poſſono dal
l'ingordo tempo ſaluarſi, onde in tutto ne viene eſtinta la memoria, ſe da varii,& diuerſi Libri,quaſi da coſa
ſacra,nonvien conſeruata,8 mantenuta, non hò voluto contentarmi dell'arte mia,del mettere in diſegno che
hò preſo ancor fatica,la quale inuero auanzale deboli forze del mio ingegno a ſcrivere, 8 a trattare dell'an
tichità,8 nobiltà di queſta Città noſtra di Cremona, delle guerre, 8 calamità patite da lei, così ſotto diuerſi
Imperadori,8 altri, come nelle diſcordie, 8 ſeditioni ciuili, & finalmente dello ſtato, in che hora per parti
colar beneficio d'Iddio, ſotto il Catolico, Inuitto, & feliciſſimo Rè di Spagna F I LI PP O d'AVSTRIA
l I. ella ſi troua. Etaccio che l'opera rieſca più grata, 8 di maggior vaghezza, l'hò abbellita col diſegno
della ſua propria pianta, del ſuo contado, de confini, 8 di tutta la Dioceſi, ornandola di natutali Ritratti de'
ſuoi Principi cittadini,3 de'Duchi,8 Ducheſſe di Milano che dopòloro a quella dominarono, ordinatamen
se di tempo in tempo ſin'aldi d'hoggi, con vn breue compendio delle lor vite; Vihò etiandio poſii Ritratti
d'alcuni illuſtriſſimi Prelati, i quali hanno reſo,8 rendono tuttauia chiariſſima la fama di queſta loro Patria.
Nehò voluto tralaſciare il diſegno di molti altri luoghi, per più chiara intelligenza di quell'opera, ne menº
di quel Carroccio più volte di me,8 da molti altri scrittori nominato, & a quei tempi tenuto per così
neceſſario negli eſerciti, che ſenza eſſo non erano ſoliti d'vſcire quaſi mai in campagna in tempi di guer
ra; &tutte le ſudette coſe ho io fatto intagliare in ame, fenza riſparmio alcuno di fatica, è di ſpeſa, dandole
alle Stampe con ordine tale, che quaſi con vi girar d'occhi potrà da ciaſcuno, 8 eſſer letta l'Hiſtoria, 8 ve
duta la forma del ſito della Citta, 8 di tutte le parti più notabili d'eſſa, & ſi come nello ſcriuere dell Hiſtoria
hò cercato di non mi ſcoſtar ponto dalla verità, così nel far de'diſegni ho poſto ogni diligenza poſſibile per
appreſentare il vero, facendo nella pianta della Città, vedere non ſolo tutte le contrade, 8 i nomi loro, ma
anche, per quanto m'è ſtato lecito in così picciolo ſpatio,le Chieſe,i Monatteri, il Caſtello,il Palazzo publico,
& quaſi tutte le caſe rappreſentate da i nomi, 8 cognomi de'Citadini che le poſſiedono, si come poi nel di
ſegno del Cremoneſe ſi veggono tutte le Ville,le Terre Feudali, ſeparate, 8 non ſeparate, 8 i Nauigli delle
cuilarghe, 3 feconde acque tutto queſto paeſes'adacqua, 8 diuiene fertile,S ameniſſimo. Tutte le predere
coſe, con le molte altre, che qui taccio per breuità, riſerbandomi però di farle vedere al luogo lor proprio,
ſi come ſaranno (s'io non prendo errore) dolciſſimo oggetto della voſtra viſta, così ſpero, ch apporteranno
nonmen vtile,che diletto,nontanto a quelli, che hora i godono di queſto noſtro fauoreuole Cielo, quanto
anche à coloro, che dopò noi verranno, R parimente ſpero, c'hauuto riguardo alla molta fatica noia, & a tal
mia opera, 8 inſieme al pronto deſiderio,8 ſuiſcerata carità, la vi debba eſſer più grata,S più accetta & tan
to maggiormente,ciò cosi attendo per hauerlaio conſecrata al voſtro gran Re, a cui con ſingolar tede,S di
uotione,8 con l'ottimo reggimento. Voi, 8 felicemente conſeruate queſta Città,8 imponete efficaciſſima
obligatone alla ſua Real gratitudine d'hauerla tra tutte l'altre Patrie per ſingularmente fedele, 8 cariſſima;
inſomma preſentando io queſta mia fatica alla Maeſtà ſua, quaſi vn raccolto di tutto quello, che contiene la
Città noſtra vengo i preſentarle principalmente Voi nobiliſſimi Cittadini ſuoi in particolare, ne'quali come
in figliuoli diletti,viue,& ſi và generoſamente propagando queſta antica pietoſa, 8 tenera Madre; Cosi Dio
inſieme con lei vi feliciti ſempre. Di Cremona il di 1 1. Qennaro. M D. LXXXV. -

Di VV.SS molto Illuſtre,


Affettionatiſſimo
Antonio Campo e
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O giudiioſi Lettori, m'imagino quanta, 8 quale ſia la diuerſità del guſto, 8 del giuditio de gli huomini
d'intorno alle Opere altrui. Ma,confidando che coloro i quali per bontà di natura anano le coſe prodot
e da buona cauſa, loderanno queſta mia farica almeno come fatta da me per ºrnamentº della mia Patria e,
poiche ogni viuente è da Naturaobligatº ad honorarla ſua contrada quanto più egli può gli altri che peral
tezza d'ingegno deſiderano di vedere coſe ſublimi,º: perfette prego che con animohumano miſurino le coſe
humane; le quali radevolte, è non mai giungonº al debito ſegno della perfettiole. A coloro poi, che non
ſapendo fare opera alcuna d'ingegno,ſi paſconº di mordete chi ardiſce di virtuoſa néte tentarleinò m'eleggo
io di dime altro, parendomi più facile coſa il tolerar lalor cosi fatta natura, che di ammendarla. State ſani.
s o N E T T o
DI ROMANo B o RGO CREMONESE.
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- RA prro cAM po, che trappoſti il ſºgno


- G. Di quanto inſieme ponno Arte, e Natura
Tanti tuoi frutti bei fuor di miſura -

Moſtran gli honor del tuo fecondo ingegno.


Mirabil gratia del celeſte regno
. Dona lor lieta eità, che ſempre dura,
onde ogn'hor gli occhi humani hauran ventura,
Di trar diletto inuſitato, e degno.
Ben hai vinto è ragion l'inuitto Apelle
Poi che ritrar doueui vn Rè maggiore
D'ogni Rè per virtù, fama, di impero,
cremona fra città più antiche, e belle
Per te ſuo figlio pellegrin Pittore
2 ien nell'arte tua ancor grido primiero.

stº

D'ALEssANDRO LAMI CREMONESE.


e . 2 ,º a

IT 7 o R felice, che co' viui inchioſtri i


Non men rapite, che co' bei colori -

A la "; Tempo, ci è gl'Errori


L'alte memorie dei gran Padri noſtri.
Et de l'Eternità ne'ſacri chioſtri s

Ergendo Archi, e Trofei del loro honori,


colmo di gratie, c d'immortai teſori, , ,
Inuaghite ogni cor de'pregi voſtri. - ,

MeKo il Pò fuor de l'onde à voi s'inchina .


Humil non men, ch'al forte Hercole, e tanti
Cigni è voi quanti à lui conſacra, ci dona.
Ch'alvate al Ciel con doppia arte diuina
Voi, vinti gl'anni, la fedel Cremona,
S'egli l'edificò vinti i Giganti. a

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D E L L H I S T O RIA
D I C R E M O N A
D' A N T O N I O C A M P O
C A v A L I E R O, PI T T O R E,
ET ARCHITETTO CREMONESE.

IL I B R O P R I M O.

4 Sºgºs Sº Aves do io deliberato di voler deſcriuere la Città di


5 rºſURS ief Cremona, 8 di fare vn breue compendio delle coſe
ºil Nº a quella appartenenti; parmi che non ſi diſconuenga
fºſ l'incominciare dall'origine, e dal ſito d'eſſa. Etauuen
S ga che il non trouarſi certezza del ſuo principio (ſi
º, come auuiene anco di molte altre nobiliſſime, e prin
º cipali Città d'Italia)à me parrà argomento chiariſſimo
" della ſua antichità, non reſtarò perciò di addurre alcu
º, !
ne opinioni de Scrittori, frà quali (ſi come affermano
Giacomo Redenaſco Cremoneſe nella ſua raccolta
N il - r
ºi è º"
-
2e Nº
d'Hiſtorie diuerſe, 3 Pietro da Pighine Frate di S.
Franceſco nell'Oratione che publicamente recitò in Cremona nel Capitolo
generale del ſuo Ordine l'anno M. cccc. Lxxxv 111.) Alcuni ve ne ſono,i quali
tengono ch'ella foſſe primieramente edificata da quel famoſo Hercole, figliuolo
di Gioue,8 di Alcmena,il quale venuto in queſte parti, oue erano ſelue habitate
da huomini di fieriſſima natura, che co ladronecci gli habitatori di queſta regio
ne infeſtauano, & vcciſone il capo loro, il quale di grandiſſima ſtatura, & robu
ſtiſſimo era tutti gli ſcacciò, 8 fabbricatoui poivn Caſtello lungo la riua del Pò,
dal nome della Madre Alcmeno lo nominò riducendoui i Paeſani che diſperſi
A Cl al 1Q
2 - L I B R O

erano per le riue del Pò,dell'Adda, 8 dell'Olio, laonde eſſi in memoria di tanto
benneficio gli edificarono vn Tempio douehora è la Chieſa Maggiore, ergen
dolivna ſtatua di marmo,la quale vogliono alcuni, che ſia quella che hora ſi dice
di Giannino, 8 ( come atteſta il predetto Frate Pietro ) l'anno di noſtra ſalute
M. cccc. xv11. fù eſtratta diſotto terra, eſſendo ſtata ſepolta per infinito
tempo, ritrouandoſi all'hora Podeſtà di queſta Città Antonio Barattiero Pia
centino, 8 fu ripoſta là doue anche à tempi noſtri ſi vede, nella facciata del
Duomo, nel mezzo d'vn Leone, 8 d'vn Toro, che ha vn ſol corno, ſegni di due
fatiche d'Hercole, cioè quando egli ammazzò il Leone, 8 vinſe Acheloo. Vo
gliono poi che per l'incendio ſeguitoui foſſe in proceſſo di tempo queſto Caſtel
lo chiamato Cremona. Sicardo Caſalenſe già Veſcouo di eſſa Città, 8 Bentio
Aleſſandrino auttori grauiſſimi, e degni di fede, vogliono che nel tépo che Del
bora era Giudice del Popolo Hebreo (il che fù ſecondo alcuni M. ccc. Xxix. anni
inanzi la natiuità di CHRIsro) ella foſſe edificata da Brimonio Troiano, 8 dal ſuo
nome detta Brimonia, ma poſciamutate alcune lettere nominata Cremona.
Scriuono altri che ella haueſſe il ſuo principio dai Galli Senoneſi, detti hora -
della Pomerania, è Marchia di Brandeburg: Crede nondimeno Aſconio Pe
diano ſcrittore antico, 8 dottiſſimo, ch'eſſa foſſe più toſto rifatta, 8 accreſciuta,
che edificata dai detti Galli. Sono anche alcuni i quali affermano, che foſſe,
queſta Città primieramente edificata da Cremone Troiano compagno di Paris
venuto in queſte parti dopò il grande eccidio di Troia, alla cui opinione allude
l'Illuſtriſs. Cardinale " Sfondrato nel ſuo grauiſſimo, 8 vaghiſſimo
poema heroico della rapita d'Helena. Ma troppo longo ſarei ſe tutte le opinio
ni addur voleſſe che dell'antichità, del nome, 8 de'conditori di queſta Città ſi
ritrouano; oltre che alcune ne ſono, che è troppo affettatione moſtrar potreb
bono, è dà alcuni fauoloſe eſſere tenute. Affermerò adunque anch'io quello
ſolamente, che da niuno di ſano giudicio può eſſer negato, Cremona eſſere,
vna delle nobili, 8 antiche Città d'Italia, ſoggiugnendo ch'ella da Romani fà
principalmente illuſtrata, i quali liberandola da que barbari che oppreſſa late
neuano, & ſua nobil Colonia facendola (il che in quei tempi ſi recaua à grandiſ
ſimo honore, & riputatione ) per accreſcerla d'habitatori vi mandarono due
volte gran numero de'lor propri Cittadini. Fù ella fatta Colonia la prima vol
tainanzi la venuta d'Annibale in Italia, cozv 1. anni prima che naſceſſe CHRIsro
noſtro Redentore,eſſendo Conſoli (come dice Tito Liuio) Lucio Emilio Paolo,
& Marco Liuio. Ma ſecondo Aſconio Pediano, 8 Cornelio Tacito, ciò fà eſ
ſendo Conſoli P. Cornelio Scipione, 8 T. Sempronio Longo, 8 vi furon man
dati ſei mila Cittadini Romani, fra quali (come afferma il medeſimo Aſconio)
fù di miſtieri che vi foſſero molti dell'ordine Equeſtre, i quali col loro valore,
faceſſero contraſto è i Galli,che habitauano in queſta parte d'Italia. Ne fà man
data queſta Colonia per ſciemare la moltitudine della plebe in Roma, s" alle
- - VOltC
P R I M O, 3
volte erano ſoliti di fare; ma, perche Cremona da queſta parte del Pò, & Pia.
cenza che fù dedotta Colonia nell'iſteſſo tempo dall'altra parte, ſoſſero (come
dice Tito Liuio) à guiſa di due fortiſſime Rocche in difeſa del loro Imperio,
contra l'impeto, 8 ferocia de'Galli, 8 d'altre ſtraniere nationi,8 perciò amplian
dola la cinſero anco di foſſe, 8 di mura; Etfù queſta la prima Colonia che man
daſſero i Romani oltra il Pò. Non laſcierò di dire, ch'alcuni, bramoſi di farſi
chiari più toſto col contendere, che col ſapere, oſtinatamente affermano, Cre
mona hauer hauuto in queſto tempo il ſuo principio, indutti forſi dalle parole di
Polibio, o di Cornelio Tacito,il quale parlando della ruina di queſta Città,dice.
Hic cxitus Cremonam habuit, anno colksxvi. à primordio ſui conditam.T. Sempro
mio, c Cornelio Coſs. & Polibio, parlando d'amendue le dette Colonie, (ſecondo
la traduttione del dottiſſimo Veſcouo Sipontino)coſi dice. 2ge citra Padi edif.
cata Placentia, que vltra Cremona appellata. Le quali voci condita, 8 edificata,
non ſignificano in queſto luogo altro che la voce deducia,ne vogliono altro dire,
ſe non, che queſte due Città furono all'hora fatte Colonie; Percioche molto
prima erano edificate, 8 fondate, come facilmente ſi ſcorgerà da qualunque,
perſona leggerà attentamente, 8 con diritto occhio Liuio nel primo della terza
Deca, le cui parole tralaſcio per meno faſtidire i Lettori. E' poſta queſta Città
in ſito ameniſſimo, tutto piano, fertiliſſimo, S. per natura, 8 per la copia dell'ac
que che lo irrigano, ma molto più per l'induſtria degli habitatori il Pò fiume fa
moſiſſimo che anticaméte le paſſaua raſente le mura,ma peraltro letto di quello
che à giorni noſtri habbiamo viſto, grandiſſimo commodo, &non poco vtile gli
apporta per la nauigatione; percioche ſcendendo egli ncl mare Adriatico, vi ſi
conducono alloinsù groſſiſſime naui cariche di mercatantie, ne poco giouamen
tole recano anche l'Ollio, l'Adda,S il Serio fiumi non ignobili. Scopriuaſi ella
altre volte à guiſa di Reina nel mezo del ſuo territorio, eſſendoui ſottopoſti ol
tre il Pò quarantaquattro luoghi, frà Caſtella, 8 Terre groſſe, che ſono poſſedu
ti hora per la maggior parte da Signori Pallauicini; Quiui l'aria è ſalubre, e
temperata, 8 il Cielo benigniſſimo,atto à produrre (come fà di continuo) inge
gni nobili nelle lettere, nell'arme, 8 in ogni altra egregia, 8 eccellente virtù, di
che certiſſimo inditio è il numero grande degli huomini famoſi, 8 illuſtri in
ogni ſcienza, che ne'tempi paſſati ne ſono vſciti, &tuttauia vſcire ſi veggono.
Hà queſta Città publiche, 8 priuate fabriche ſontuoſiſſime, 8 fatte con belliſſi
ma architettura; riguardeuoli ſono principalmente i ſacri Tempij, i venerabili
Monaſteri, gli Hoſpitali, 8 gli altri luoghi pij, ne' quali, con grandiſsima ſoddiſ
fattione de poueri ſi eſercitano aſsiduamente l'opere di carità: ha le ſtrade am
pie, & ſpatioſe: & già di belliſsime mura era cinta, le quali per il tempo, 8 per
le guerre ſono quaſi del tutto cadute à terra: Sono anche ruinati i borghi i quali
à tempi de noſtri Padri erano fuori delle mura, 8 con la grandezza, 8 vagliczza
loro raſſembrauano quaſi vn'altra Città: La onde Benedetto Lampridio leg
A 2 giadriſsimo
4 L I B R O

giadriſsimo Poeta Cremoneſe non indegnamente già cantò inva'Ode di queſta


ſua Patria que belliſsimi verſi.
Nota viram ingenjs Cremona, cº
Armis, profuſa argenti, auara laudis,
Formoſiſſima, ci intra
Mania, ci extra.
Fù veramente florida Cremona ſotto il Dominio della Repub. Romana, ma
hora fioriſce ella più che mai ſotto l'Imperio feliciſsimo delCatolico Rè Fmipro,
godendoſi già molti anni ſono d'un ſtato tranquillo, 8 pacifico, ſimile à cui per
molti Secoli prima non hà giamai hauuto. E perciò non è merauiglia, ch'ella di
frequenza di Popolo auanzi molte altre nobili, e famoſe Città d'Italia, & ſe vi
ſono molte magnifiche, 8 honorate caſe de Nobili, le quali ſono ricetto conti
nuo à tutti i foraſtieri che vi paſſano, 8 ſe vi abbondano mercatanti honoreuoli,
& artefici d'ogni ſorte molto induſtrioſi. Paſſano per queſta Città due fiumicelli
l'vno detto la Marcheſana, e l'altro (che quaſi in due parti la diuide) ſi chiama la
Cremonella; e poche ſono quelle contrade oue non ſiano condotti ſotterranei,
che le tengono nette dall'immonditie, &lordure. Haueua anticamente ſe non
quattro porte, l'Vna delle quali Porta di S. Lorenzo ſi dimandaua, l'altra Natale,
la terza Pertuſa, 8 Ariberta, la quarta, ma hora ve n'hà cinque, di S. Luca per la
quale ſi và a Lodi, a Milano, a Pauia, à Bergamo, 8 è Crema, d'Ogni Santi la
quale c'incamina ver Breſcia; la Noua che già fu di S. Michele per la quale ſi và
à Mantoua; la Moſa che verſo Parma;& quella di Pò che à Piacenza c'indirizza.
Le Città con cui confinale fanno quaſi corona intorno, imperoche da Greco
verſo Leuante hà Mantoua diſcoſtazxxx. miglia;da Leuante verſo Sirocco Sab
bioneta lontana Xxv 11 miglia; da Garbino verſo Ponente Pauia diſcoſta xr.
miglia; & da Ponente verſo Maeſtro Xxx. miglia Lodi; Et Crema xx11 11. Da
Maeſtroverſo Tramontanax L. miglia Bergamo; & da Tramontana verſo Greco
xxx. miglia Breſcia. Qualſia la figura del ſito d'eſſa Città, poi che potrà ogn'vno
facilmente vederlo dal mio diſegno che ſarà poſto nel preſente libro, non ne
ſtarò à dire altro.
Apportò queſta Città gran corº modo è Romani nella guerra, chebbero con
tra Annibale, percioche dopò l'eſſer ſtati ſconfitti due Eſſerciti Conſolari; Sci
ione vno de'Confoli,laſciando le reſiduie de Soldati del ſuo collega in Piacen
za, ſi riduſſe col reſtante delle ſue genti in Cremona, oue ſtando in guarnigione,
vi ſi riſtorò.
'anno privim. dalla fondatione di Roma che fù il ccsxrmi. inanzi la Natiuità
del Saluatore, i Cremoneſi, 8 i Piacentini mandarono Ambaſciatori a Roma,
querelandoſi, che dai Galli erano talmente ſtati guaſti, 8 diſtrutti i loro campi,
che quaſi tutti i nuoui Coloni ſe n'erano rifuggiti alle vicine Città ; perciò fà da
i Conſoli commandato à Manlio Pretore, che doueſſe difendere le Colonie
- SICIAliC1 e
da
P R I M O. 5

nemici. In oltre fù dal Senato mandato vin bando, che tutti quelli, ch'erano
Cittadini Piacentini, o Cremoneſi, frà certo termine ſe ne doueſſero ritornare
alle lor Colonie, il che fù eſſeguito.
Moſtrò il Senato Romano quanta ſtima faceſſe di queſta ſua Colonia, quando
eſſendoſi l'anno D l1111. dalla fondatione di Roma ribellati di nuouoi Galli In
ſubri, i Boi,8 i Cenomani, 8 ſolleuatiſi con loro i Selini,gli Iluati,8 altri Popoli
della Liguria, fecero loro Capitano Amilcare Cartagineſe, aſſalendo all'impro
uiſo Piacenza, 8 ſaccheggiatala, la diedero a fuoco, e fiamma, e credendoſi far
il ſimile di Cremona paſſarono il Pò con incredibile preſtezza, ma andò lor falli
to il penſiero, percioche, reſiſtendo i Cremoneſianimoſamente ſoſtennero l'im
peto di coſi grande Eſercito,Schauendo inteſo il Senato l'Vna delle due Colonie
eſſer preſa, e ruinata, 8 l'altra ritrouarſi attorniata da numeroſiſſimo Eſercito,
ordinò incontanente à Lucio Furio Purpurione Pretore di Rimini, che vi andaſ
ſe in ſoccorſo coll'Eſercito di Gneo Cornelio Conſole, il che eſſeguì egli facen
dolo marchiare con grandiſſima preſtezza,e dato auiſo à gli aſſediati del ſuo arri
uo, alloggiò la notte preſſo l'Eſercito inimico, & il giorno ſeguente attaccò la
battaglia, eſſendoſi ſeco inſieme vniti i Cremoneſi vſciti con gran cuore dell'aſe
ſedio; & combattendo tutti valoroſamente, coſtrinſero finalmente gli inimicià
voltar le ſpalle, vecidendone più di trenta mila, frà quali reſtò anche morto
Amilcare contrèaltri Capitani principali de' Galli,8 ne fecero prigioni da cin
quemila; Guadagnarono anco da ſettanta inſegne militari, e più di ducento
carriaggi carichi d'ineſtimabile preda. Liberarono intorno due mila prigioni
Piacentini rimandandoli alla loro Colonia: Vedeſi ancora è tempi noſtri il luo
go doue ſeguì queſto gran conflitto preſſo San Sigiſmondo, sù la ſtrada che va i
Caſalmaggiore, diſcoſtovn miglio dalla Città, 8 chiamaſi ſino al dì d'hoggi il
Battaglione. Sentì il Popolo Romano tanta allegrezza della nuoua di queſta
così gran vittoria, & della liberatione di così fidele Colonia, che ſubito per De
creto del Senato ſi fecero per trè giorni continui le ſupplicationi in Roma. Ne
ſi moſtrarono ingrati i Cremoneſi al ſuo liberatore, atteſo, che due anni dopò :
eſſendo per publico conſenſo ſtato conceduto il Trionfo a Gneo Cornelio (ſi
come riferiſce Liuio ) & eſſendo condotti inanzi al carro Trionfale molti nobili
Galli Inſubri, & infinite ſpoglie, quello che più inuitò gli occhi de riguardanti
fù il vederui grandiſſima moltitudine de Cremoneſi, 8 de Piacentini,i quali tut
ti allegrico'capelli in teſta in ſegno della lor liberatione) ſeguiuano il Trionfa
tore. Ma grata, e fedele ſi moſtrò all'hora Cremona al Popolo Romano tutto,
quando eſſendoſi ribellate dodici Colonie alla Repub. & dubitando (non ſenza
ragione ) il Senato, che l'altre non faceſſero il ſimile, ſi mantennero in fedei
Cremoneſi, oſferendo alla Repub. non ſolo i ſoliti aiuti: ma anche molto mag
i" ; e perciò ne meritorno, 8 dal Senato, & dal Popolo eſſer publicamente
QCidt.1 . . - -

Non
6 L I B R O

Non fù minor ſegno del gran conto che teneuano i Romani, & di Cremona,
& di Piacenza, quando l'anno D Lx 111, dopò Roma edificata, eſſendo venuti
meno, quaſi tutti gli habitatori per le continue guerre, 8 per la peſtilenza, non ,
hebbe coſì toſto cio inteſo il Senato dagli Ambaſciatori dell'wna, e l'altra Colo
nia, i quali (ſi come atteſta Liuio nel terzo lib. della quarta Deca) furono da Lu
cioAurunculeio Pretore introdotti in Senato, il quale diede ſubito ordine à Gaio
I.elio Conſole, che di nuouo deſcriueſſe ſeimila famiglie Romane, le quali s'ha
ueſſero è compartire egualmente frà amendue le Colonie, 8 al detto Auruncu
leio fù dato carico di creare i Triumuiri, per condur la ſeconda volta i nuoui
Coloni, e furono queſti Marco Attilio Glabrione, Lucio Valerio figliuolo di
Publio Flacco, 8 Lucio Valerio Tappo. -

. Stette felicemente Cremona ſotto il Dominio de Romani, da queſto tempo,


fino che Giulio Ceſare nel ſuo ſecondo Conſolato ( che fù l'anno o cc v1. dall'
origine di Roma) ſotto nome di perpetuo Dittatore, diede principio all'oppreſ
ſione della Repub. Romana, nel cui Imperio (che pur di publica libertà alcuna
apparenza teneua) non ſentì ella " moleſtia alcuna; anzi ſotto il gouerno di
M. Bruto, il quale, nel partirſi, che fece Giulio Ceſare per Africa, fù mandato
Pretore di queſta Prouincia, ſe ne godè anch'ella d'wna lieta, e tranquilla pace,
con tutte l'altre Città della Lombardia, che all'hora Gallia Citeriore chiama
uano. - -

º Fà memoria Giulio Ceſare ne'ſuoi Comentari di Gneo Maggio Capo, 8: Pre


fetto in Cremona, degli Architetti, è Ingegnieri del Magno Pompeo,al quale
fuggendoſene nel principio della guerra ciuile nata frà eſſo Ceſare, 8 Pompeo
(dopo che quelli di Pentima, detta anticamente Corfinio, ſi diedero volontaria
mente à Ceſare) fù preſo per via, 8 condotto a Ceſare, da cui hauute alcune,
ſecrete commiſſioni da trattare con Pompeo, libero gli fu rimandato. Da que
ſto Gneo Maggio ha forſe hauuto origine la famiglia de'Maggi in Cremona, la
e ſino al di d'hoggi nobile ſi conſerua. - -

Hebbe poi Cremona di molti trauagli per le guerre ciuili, dopò che da con
giurati fu ammazzato Giulio Ceſare, il quale tenne l'Imperio (ſecondo il Pane
uini ne' ſuoi Faſti)anni quattro,meſi due, 8 giorni quindeci; ma poſcia che Otta
uiano l'anno D cc x11. dal principio di Roma, hebbe vinto Caſſio, 8 Bruto, 8.
che ſi conuenne con Lepido, S. Marc'Antonio al Ponte à Laino, frà Modena,
e Bologna, oue ſotto nome del Triumuirato, ſtabilirono l'oppreſſione della Re
ublica Romana, con quella abomineuole, & non mai è baſtanza deteſtata pro
i" ; ſentì anch'eſſa da così gran caduta grauiſsima percoſſa; Percioche,
hauendo i Cremoneſi dato ricetto ai Soldati di Caſſioè Bruto,è di M.Antonio
Conſole, che con eſſi all'hora teneua la difeſa della Repub. ſentirono l'ira del
vittorioſo Ottauiano, il quale dicde in preda, 8 la Città, 8 il Contado di Cre
mona à ſuoi Soldati, i quali, fatti inſolenti per le vittorie, 8 per la licenza con
cella
P R 1 M o. 7
ceſſa loro dal ſuo Generale non laſciarono parte alcuna di queſto Paeſe,che non
ſentiſſe la loro furioſa violenza, la quale apportò anche non poco danno è iPo
poli vicini, 8 particolarmente à Mantouani; La onde il Principe de'Poeti Vir
glio, dolendoſi (come afferma Seruio ſuo Commentatore) non meno delle ſcia
gure di quella Città, nella quale egli poco dianzi haueua dato opera alle lettere,
& preſaui la toga virile, che delle miſerie della propria Patria; hebbe occaſione
di dire, Mantua va miſere nimium vicina Cremone. Durò queſto Triumuirato
in continue guerre, 8 ciuili, & ſtraniere per vndici anni, 8 noue meſi. Final
mente l'anno o cc, x1111. dalla fondatione di Roma, peruenne il Dominio del
la Repub. ad Ottauiano ſolo, nell'anno xv. del cui Imperiola Glorioſiſſima Verº
gine Ma R1A Madre di Dio nacque di Ioachino, 8 di Anna (come riferiſce il
Paneuini) nella Città di Nazarette in Galilea; Et l'anno xxv 1111 del detto
Imperio, eſſendo tutto l'Vniuerſo in pace, nacque dell'iſteſſa Vergine MARIA il
Saluatore del Mondo N.S. GIEsv CHRisro. Dalla cui ſantiſſima Natiuità com
puteremo da quìinanzi gli anni. - •
Hebbe Cremona in queſti tempi Marco Furio Bibaculo Poeta celebre, e
Quintilio Caualiere, e Poeta nobile, 8 molto famigliare di Virgilio, 8 di Hora
tio, al cui giudicio ſottoponeuano le loro compoſitioni. Fanne honoratiſſima
mentione il medeſimo Horatio nella ſua Poetica in que verſi. -

2gintilio ſi quid recitares corrige ſodes, Hoc aiebat,ò hoc. Et il reſto che ſegue
L'anno Terzo dalla Natiuità di N.S. Pub. Alfeno Varro Cremoneſe ottimo
Giureconſulto, Auditore già di Seruio Sulpitio, fù creato Conſole di Roma, in
ſieme con Pub. Vincio,ei in molta ſtima preſſo ad Ottauiano,il quale gli diede
il carico principale della guerra contra Germani. Morì egli l'anno V. di noſtra
ſalute, e gli furono fatte dal Senato, e Popolo Romano del publico ſolenniſſime
eſſequie. -

ie l'Imperio Ottauiano Auguſto ſolo dopò il Triumuirato anni x l'11


meſi x 1 & giorni sv III. e gli ſucceſſe Tiberio Ceſare ſotto il quale, eſſendo
ſtato crocifiſſo N. S. G1 E sv CH RIsro l'anno xxx11 I della ſua Natiuità, fù
dagli Apoſtoli, 8 Diſcepoli dato principio è predicare la Fede Chriſtiana, º è
commune opinione, che la Città di Cremona riceueſſe il lume di queſta ſanta
Fede dalle predicationi di S. Barnabà Diſcepolo di CH RIsro, & compagno
di S. Paolo: nondimeno io non hò che poterne affermare, è ben vero, che Tri
ſtano Calco nella ſua Hiſtoria Milaneſe con molti altri afferma queſto S.Diſce
polo, 8 Apoſtolo Barnabà eſſer ſtato il primo che predicaſſe il nome di CHRisro
in queſta Prouincia della Lombardia. - -

Paſſarono le coſe de Cremoneſi aſſai pacificamente per alquanti anni, ſotto


gli Imperatori; ma eſſendo poi per tradimento di Ottone ſtato ammazzato Gal
ba, che fù il v11. Imperatore di Roma, s'acceſe in queſte parti fieriſſima guerra»
la quale l'anno 1xx di CH RIsro apportò a Cremona graue, e mi" ec
- - C1C11O
8 L I B R O

cidio: Percioche, hauendoſi Qttone malamente vſurpato l'Imperio, fu dall'Eſ.


ſercito Romano, che quì d'intorno era nelle guarnigioni (adoperandoſi in ciò
particolarmente i Soldati della Legione Sillana) eletto Imperatore Vitellio, già
ſtato Proconſole in Africa con l'iſteſſo Eſercito, a cui, come à vero Imperatore
aderirono (come atteſta Cornelio Tacito) Milano, Cremona, Nouara, Vercelli,
Inurea, & inſomma tutto quel Paeſe d'Italia oltre il Pò, che frà il detto fiume,
&l'Alpi ſi contiene. Inteſo ciò Ottone,gli venne adoſſo con numeroſo Eſerci
to, & attaccate alquante battaglie, ſemprehebbe la peggiore; Vltimamente,
alli xx. d'Aprile dell'iſteſſo anno la x. venuto alle mani alla Bina (luogo sù il
Cremoneſe, detto da Latini Bebriacum)3 reſtando il ſuo Eſſercito tutto sbara
gliato, 8: rotto, egli ſe ne fuggìà Berſello, oue diſperato sammazzò. Morto
Ottone, Tito Flauio Veſpaſiano, il quale con potentiſſimo Eſercito ſi ritrouaua
nella Dalmatia, aſpirando anch'egli ardentiſſimamente all'Imperio, già s'era ri
uolto con tutte le forze ſue contra Vitellio, il quale, andandogli arditamente,
incontra, haueua ridotto in ſua poteſtà Verona, Vicenza, Hoſtilia, & il Foro
d'Alieno, il qualvogliono alcuni, c'hora ſia Ferrara: ma eſſendoſegli poi ribella
to Cecinna di natione Vicentino ſuo Capitano Generale, ſi riduſſe tutto lo sfor ---

zo della guerra intorno a Cremona, oue Lucio Antonio Capitano Generale di


Veſpaſiano, ſe ne venne con potentiſſimo Eſercito di più di quaranta mila Sol
dati, & d'altretanti guaſtatori per eſpugnarla; Neſitoſto vi hebbe poſto l'aſſe
dio, che cominciò a ſtringerla fieramente con l'armi, 8 con ogni ſorte di machi
ne, & forze militari, dandoli continui aſſalti; Et ancor che i Cremoneſi difen
dendoſi animoſamente, moſtraſſero col conſueto valore l'ardire de cuori loro,
a più fiate ne ributtaſſero con grandiſſima veciſione gli aſſalitori; nondimeno
preualendo la gran moltitudine, al ſupremo valore di que pochi ch'erano reſtati
alla difeſa, entrarono finalmente i Flauianià viua forza per le ruinate mura, Se
quiui sfogando la conceputa rabbia, vſarono le più nefande crudeltà, 8 i mag
giori ſtrati, che cader poſſano in mente humana, non perdonandone à ſeſſo, ne
a età, ne è grado alcuno. Stracchi al fine da tanta ſtrage, 8 indiferente veciſio
ne, ſi diedero è ſaccheggiare le caſe, S&tanta fù la copia delle robbe che vi tro
uarono, che per quattro giorni continui ad altro non atteſero che al rubare .
Ne quì reſtando ancor ſatia la fiera voglia di quei crudeli, perche non rimaneſ
fero pur le veſtigia di coſi fedel Colonia, la quale per tanti anni adietro era ſtata
ſempre l'antimuro della Repub. Romana, la diedero a fuoco, e fiamma, e tale fà
l'incendio, che di coſi grande, 8 nobile Città non reſtò ſalua purvna caſa. So
lamente il Tempio di Menfite, che à canto alle mura fuori della Città era poſto,
reſtò ſaluo, difeſo forſi, dalla qualità del ſito, ancorche all'hora foſſe creduto
miracolo. Di modo, che queſta Città (cosìà punto riferiſce l'iſteſſo Cornelio
Tacito)tanto accreſciuta d'habitatori, 8 che per la commodità de'fiumi, & per
la fertilità del Paeſe, è anche per l'affinità, 8 congiuntione, che teneua co'
- - -- Popoli
pº R I : M ; O; 9

popoli vicini, sì felicemente fioriua, & che per l'adietro dall'arme ſtraniere era
ſtata ſerbata intatta; fù poi nelle guerre ciuili miſerabilmente oppreſſa, è ruina
ta,l'anno ce l . «xv 1. da che era ſtata eretta Colonia. Tanto diſpiacere appor
tò la ruina di coſi nobile, 8 ricca Città a tutte l'altre d'Italia, che ſi conuennero
di non comperare coſa alcuna da Soldati d'Antonio, il quale, ſentendoſi biaſima
re da ogni vno per la crudeltà vſata, fece mandare via bando, che tutti i prigioni
foſſero laſciati liberi, 8 che la Città foſſe riedificata, al che fare non badarono
que miſeri Cittadini, ch'erano auanzati alleſpade, 3 al fuoco, aiutati non poco
dai Popoli circonuicini. Ne ſtette ella guarià ritornare alla ſua primiera gran
-,

dezza, & riputatione. - - e i -

Dall'Imperio di Veſpaſiano inſino a tempi d'Honorio,3 di Valentiniano,che


à lui ſucceſſe, non ritrouo coſa notabile di Cremona. Sotto queſti due Impera
tori fù celebre Euſebio nobile Cremoneſe, venerabile per la dottrina, 8 per la
ſantità della vita; il quale eſſendo andato per diuotione in Gieruſalemme, 8 ha
uendoui trouato quel grande eſempio di penitenza Girolamo Santo, che poco
dianzi hauea edificato vin Monaſtero de Santi Religioſi, ſi fece anch'egli Mona
co, & diſcepolo di quel Santiſſimo Padre, a cui per la ſanta conuerſatione fù tan
to caro, che ritrouandoſi egli horamai vecchio, auanti, che rendeſſe lo ſpirito al
Signore, lo fece Abbate, 8 gli raccomandò con molto affetto il Monaſtero, 8 la
ſua libraria copioſiſſima delibri, principalmente di quelli, ch'eſſo haueua com
oſto, i quali infiniti erano; Fù Euſebio, 8 nelle orationi, & nelle penitenze di
igentiſſimo imitatore del ſuo Macſtro, e perciò non è merauiglia, ſe meritò,che
dall'iſteſſo ſuo Precettore,e Padre,gli foſſe per volontà di Dio:iuelato il giorno,
ch'egli doueua andarſene al Cielo, 8 d'eſſer (dopò l'hauer reſo lo ſpirito al ſuo
Creatore) annouerato,8 ſcritto fra Santi Confeſſori. Il Sacro ſuo Corpo fà ri
poſto nell'iſteſſo Sepolcro del ſuo difetto Maeſtro, operò il Signore per ſuo
mezzo di molti miracoli; Frà quali narra Pietro Natale Veſcouo Equilino, che
fù reſa la viſta avn Monaco, che molto prima l'haueua perduta, nel baſciar quel
Sacro Corpo, dopò che fù poſto nella ſepoltura, Celebraſi dalla Chieſa Santa
la ſua feſta alli x1 i 11. d'Agoſto, 8 in Cremona alli v. di Marzo, il che forſe fù
ordinato per eſſer quel giorno d'Agoſto la vigilia dell'Aſſontione della Beatiſſi
ma Vergine, la quale è la feſta principale di Cremona ; ſcriſſe egli latinamente
vn volume aſſai lungo del tranſito di S. Girolamo, 8 l'indrizzò a Damaſo Veſco
uo Portuenſe, 8 a Theodoſio Senatore Rom. ſe n'andò queſto Santo al Cielo
l'anno ccccxx1x. di noſtra ſalute. - , -

Faſſi memoria nel Martirologio Romano il dì , v11. di Febraro di S. Siluino


Veſcouo Cremoneſe; ma, ſe foſſe Veſcouo di Cremona, 8 a quali tempi ei vi
ueſſe non hò io potuto ſin'hora trouare, nondimeno ne hò voluto quì far memo
ria, con l'occaſione di Santo Euſebio.
L'anno cccc L. Attila Re degli Vnni, detto per ſopranome flagello di Dio,
- - - B ſaccheggiò
1o L I B R O
ſaccheggiò Cremona con infinitaveciſione de' Cittadini, & quaſi del tutto la
diſtruſſe. Vsò queſto empio non minor crudeltà a Mantoua, Verona, Padoua,
Vicenza, 8 infinite altre Città d'Italia. - -

Nell'anno ce e ci avvr l'Imperio Romano occidentale venne meno, eſſen


doſi impadroniti dell'Italia i Rè Gothi, de'quali fù il primo Flauio Odoacro Eru
lo, il quale alli xxvirt. d'Agoſto coſtrinſe il giouanetto Flauio Momello Au
guſtolo a deporre l'Imperio, veciſogli prima nella Città di Piacenza il Zio Orc
ſte, che lo gouernaua; Fù poſcia anch'egli xvi anni dopò vcciſo da Theodo
rico Amalo, " compagno nel Regno, che da lui ſolo fù poi tenuto. Stette
Cremona, 8 l'Italia tutta ſotto l'aſpra ſeruitùde'Gothi da 1xxv1 anni, e fu tra
uagliata per ſpatio de «L11 anni da continue guerre; percioche Giuſtiniano
Imperatore nell'Oriente, tratto davn deſiderio intenſo di acquiſtarſi l'Imperio
Romano, mandò in Italia Flauio Belliſario, huomo nella diſciplina militare ec
cellentiſſimo congroſſo Eſercito, dal quale furono i Gothi più volte poſti in rot
ta, e dopò lui vi fu inuiato Narſete Capitano non men valoroſo, che prudente,
il quale venuto alle mani prima con Totila, & poi con Theia nono, 8 vltimo Rè
Gotho, gli roppe, vinſe, 8 vcciſe ambidue, e li tanto formidabile à que'barbari
la virtù di Narſete, che hebbero per fauore ſingolare, l'hauer ottenuto di poterſi
partire ſalui d'Italia. Dopò queſta memorabile vittoria ſi riduſſe Cremona con
tutte le altre Città d'Italia ſotto l'Imperio Orientale, il che fù intorno l'anno
D L II le -

Se ne paſsò Cremona molto felicemente ſotto l'Imperio,mentre che Narſete


à nome dell'Imperatore Giuſtiniano hebbe il gouerno d'Italia; ma fù poi molto
trauagliata dopò la morte di quel prudentiſſimo Imperatore; Percioche Giuſti
no, che nell'Imperio gli ſucceſſe, dando troppo fede à gli emuli di Narſete,i qua
li dall'Imperatrice erano inſtigati, lo riuocò d'Italia, inuiandogli ſucceſſore nel
gouerno Flauio Longino con titolo d'Eſarcho. Fù grande lo idegno che preſe
Narſete per eſſergli ſenza occaſione ſtato leuato il gouerno; ma ſi fece molto
maggiore per le parole mandategli à dire dalla poco ſaggia Imperatrice,la quale
per ſchernirlo (percioche Eunuco era) gli fece intendere, che s'affrettaſſe di ri
tornare in Coſtantinopoli, perche fi voleua ſeruire di lui a filare in compagnia
delle ſue damigelle, di che riſentitoſi egli fuor di modo, gli fece riſpondere, che
le haurebbe ordita vna tela di coſi fatto filo, che ne ella, ne il marito l'hauereb
bono giamai potuta finire di teſſere; E coſi non molto dopò,ritrouandoſi in Ro
ma, & inteſo l'arriuo di Longino è Rauenna, che fù in que tempi il ſeggio, 8 il
luogo della reſidenza degli Eſarchi, egli ſe n'andò a Napoli, oue per li molti
amici ſicuro ſi teneua; Quiui fatto vn ceſto di frutti delicatiſſimi, de'quali quella
nobiliſſima Città è abbondantiſſima, iſpedì con diligenza vn ſuo fidato con let
tcre in Vngheria, oue habitauano all'hora i Longobardi Popoli ferociſſimi, inui
tandegli à venirſene in Italia, e goderſi della fertilità, 8 abbondanza di "e
CO
P R I M : O, 1 r.

coſi graſſo, laſciando illoro ſterile, 8 infruttuoſo, promettendo loro anche ogni
ſuo aiuto, &induſtria, perche ſe ne faceſſero patroni. Perſuaſi dunque coſtoro
dalle parole di così famoſo Capitano l'anno ol» v111 ſotto la ſcorta d'Alboino
primóRè loro in Italia, ſi partirono di quei Paeſi più di ducento mila huomini,
con le mogli, e figliuoli; & hauendo nel primo arriuo preſa,S: diſtrutta Aquileia,
in breuiſſimo ſpatio di tempo ſoggiogarono quaſi tutta l'Italia, trauagliando con
uerre continue quelle poche Città, che ſotto l'Imperio ſi mantennero; obeden
oà gli Eſarchi, frà le quali fù Cremona, che à viua forza per ziz anni diuota
all'Imperio ſi mantenne,
Regnando in Italia il ſopradetto Alboino,fù portata in Cremona(come narra
Giacomo Redenaſco eſſer affermato da Sicardo Veſcouo) quella Tauola, che fù
poi ripoſta nella Chieſa di Sant'Agata, oue anche hora ſi ſerba, 8 con ſomma
veneratione ſi portane grandi incendi, contra i quali ſi è trouata ſouente eſſer
ſingolarrimedio; Portaſi anche queſta Tauola è tempi noſtri proceſſionalmente
ogni anno intorno la Città alli v. di Febraro giorno ſolenne per la feſta di Sant'
Agata. - -

º" poteuano ſopportare i Longobardi, che eſſendoſi già impadroniti della


maggior parte d'Italia, Cremona, e Mantoua ſole in queſte parti di quà dal Pò,
ſteſſero ſalde alla diuotione dell'Imperio; La onde l'anno o ci1. Agilulfo Rè
loro, ragunato vm groſſiſſimo Eſercito in Milano, ſe ne venne à Cremona, 8.
poſtoui l'aſſedio, fieriſſimamente la combattè per molti giorni, ſoſtenendo intre
pidamente i Cremoncſi l'impeto di coſi grande Eſercito. Ma eſſendo final
mente ruinate le mura, é entrando da ogni parte la moltitudine de'nemici, reſtò
per forza preſa alli xx1 d'Agoſto, e fà per commandamento del ſuperbovin
citore del tutto diſtrutta, ne reſtando ancor ſatia la fiera rabbia di quell'empio
barbaro, fece publicare vn Editto, proponendo pena capitale à chi haueſſear
dire di venirui ad habitare, è parlaſſe di riſtorarla; Mà fù ella nondimeno non
molto dopò rifatta, 8 ampliata. Vsò Agilulfo pochi giorni dopò la preſa di
Cremona l'iſteſſa crudeltà contra Mantouani.
Era ſtata infeliciſſimamente Cremona ſotto l'aſpro, e duro giogo de I ongo,
bardi da clxx11 anni. Quando Carlo Magno Rè di Francia, è prieghi del
Sommo Pontefice venutoſene in Italia, vinto che hebbe nell'anno DccixxIIII.
Deſiderio vltimo Rè de Longobardi preſſo a Pauia, ſeggio all'hora di quei Rè,
liberò da coſi crudele tirannide l'Italia tutta facendola membro del Regno di
Francia; e fù perciò l'anno Dccc. alli xxv. di Decembre, da Leone III. Som
mo Pontefice, ornato del titolo d'Imperatore Romano, e coſi l'Imperio Roma
no Occidentale fu reſtituito in Occidente cocsxv. anni dopò,che era mancato,
ſotto il quale Cremona ſe ne ſtette pacificamente per molti anni.
L'anno Dccisov. Stefano fù da Adriano primo Sommo Pontefice ad inſtanza
di Carlo Magno fatto Veſcouo di Cremona, e vogliono alcuni che cneſto foſſe
B 2 il primo
I2 L ' I B R O i
il primo Veſcouo di queſta Città; Affermano altri, che molto prima vi foſſero
ſtati Veſcoui,& che ſin del ccc c1 1. vi foſſe Veſcouo Giouanni,e dopò lui Eu
ſtachio; Et che anche inanzi queſto tempo vi foſſero Veſcoui,Siluino Santo, di
cui diſopra ſi è fatto memoria, Felice, Criſoſtomo, Siſto, Euſebio, Bernardo,
Zenone, 8 Creato, dai quali vogliono anche, che foſſero denominate le Chie
ſe da loro edificate ne'borghi di Cremona; nondimeno ſin'hora io non hò che
. poterne affermare; Tuttauia è poſſibile, che molto prima vi foſſero Veſcoui;
ma che per le guerre; & infiniti trauagli, che già ſoſtenne queſta Città, ſe ne ſteſ
ſero abſenti, e perciò non ſe ne troui memoria. Furono da Carlo Magno fatte
di molte conceſſioni alla Chieſa Cremoneſe, le quali furono poi confirmate da
ſuoi ſucceſſori,come à ſuo luogo ſi dirà;e tenne Stefano il Veſcouatoxxxvm.anni.
Nell'anno D cocxv 11. Bernardo Rè,Zio di Lodouico Pio Imperatore, 8 che
per lui teneua il gouerno d'Italia, ſi folleuò contra il detto Lodouico, e furono
partecipi della congiura, l'Arciueſeoup di Milano, 8 alcuni altri Veſcoui, frà
quali, fu anche Volfoldo di patria Modoneſe, Veſcouo di Cremona, il quale
perciò fu depoſto, 8 relegato in vn Monaſtero; e gli fu ſurrogato Athone, à cui
ſucceſſe Puricardo,al quale dall'iſteſſo Lodouico fù donato il porto di Luparolo,
che hoggi ſi chiama di Cremona, c gli furono fatte di molte altre conceſſioni.
L'anno pcccixv. Lando Veſcouo di Cremona ottenne da Papa Martino II.
il Corpo di S. Archelao martire, & portatolo da Roma a Cremona, vi fece fa
bricare
dite pervin'arca
tenerui nella
i lumiChieſa
acceſi.maggiore, oue lo ripoſe aſſegnandogli alcune ren
i

Carlo II. Imperatore, detto Caluo,confirmò è Benedetto Veſcouo di Crc


monatutti i priuilegi, c le conceſſioni fatte altre volte alla Chieſa di Cremona
da Carlo Magno ſuo Auolo,da Lodouico Pio ſuo Padre, da Lothario ſuo fratel
lo, & da Lodouico II. ſuo Nipote, tutti Imperatori ſuoi predeceſſori. Il che
eſpreſſamente ſi vede nel priuilegio dato in Pauia à Santa Sofia, il di Xxv 11 di
Febraro dell'anno p ccc L xxxv 1. - -

Dopò, che l'anno occclxxxviii fù da Berengario Duca di Forlì occupato il


Regno d'Italia, patì Cremona infiniti trauagli dagli Vngheri, i quali ſcorſero
depredando quaſi tutta l'Italia; e fù particolarmente afflitta da coſtoro la Chieſa
Cremoneſe, e perciò l'iſteſſo Berengario, per riſtorarla in parte di tanti danni,
fece di molte conceſſioni al Veſcouo di eſſa Giouanni ſuo Cancelliero, 8 Conſi
gliero ſecreto, aſſegnandoli con titolo di Conte tutto quel Paeſe, che ſi contie
ne per cinque miglia intorno a Cremona, come ampiamente appare nel priui
legio dato in Pauia il primo giorno di Settembre dell'anno pccccsvi. che fù
come ei dice il Xx1x. del ſuo Regno, è il primo dell'Imperio. Regnò egli
anni xxxv 1. -

Rodolfo Rè d'Italia fece anch'egli di molte conceſſioni all'iſteſſo Giouanni


Veſcouo, &alla Chieſa Cremoneſe, deſolata, come egli afferma da Pagani, S&
- - -- - - - - - - da peſſimi
-
- -

P R I M O. - 13

da peſſimi Chriſtiani; Euui il priuilegio dato alli xxv 1 1. di Settembre l'anno


p ccccxx 1 v. che fù l'anno IIII del ſuo Regno. -
L'anno occcc x 11 1 1 1. riferiſce il P. Frate Omberto Locato nella ſua Cro
mica di Piacenza, che Berengario II. mentre era Imperatore, poſe i termini,
& ſeparò i confini del territorio Cremoneſe, 8 Piacentino; il che non sò io,
come poſſa ſtare, atteſo, che ſecondo il calcolo di F. Onofrio Paneuino diligen
tiſſimo Cronologo; Queſto Berengario giouane non hebbe il Regno d'Italia
ſe non l'anno D cccc L. dopò la morte di Lothario,& lo tenne inſieme con ſuo
figliuolo anni quattro. - - - -

Dopò che Ottone il Magno fù l'anno D cc cc 111. coronato in Roma dellº


Imperial diadema da Papa Giouanni xr 1. venne Cremona ſotto l'Imperio, il
quale dalla natione Franceſe s'era trasferito negli Alemani difenſori all'hora di
i" Chieſa, e ſtettero i Cremoneſi ſotto queſto Imperatore in aſſai pacifico
atO - - -

Ottone mandò Luitprando Veſcouo di Cremona, Ambaſciatore à Papa Gio.


uanni XII. l'anno D ccc clx1 1 1. ſecondo che atteſta Carlo Sigonio nel ſuo
libro del Regno d'Italia. - -

pccccixv. Linzone Veſcouo di Cremona fù dal ſudetto Ottone mandato a


Roma per creare il nuouo Pontefice,eſſendo morto Leone VIII. di Marzo, in
luogo di cui fà creato Giouanni XIII. Portò queſto Reuerendiſs. Veſcouo nel
ſuo ritorno a Cremona il Corpo di Santo Imerio Veſcouo nell'Emilia, &lori
poſe nella Chieſa maggiore. - - - -

L'anno D ccccxc. Olderico, è Arderico di natione Franceſe Veſcouo di


Cremona, ritrouandoſi vna picciola Capelletta fuori delle mura della Città, vi
edificò vna belliſſima Chieſa dedicandola a S. Lorenzo martire, e vi fabricò an
covn ſolenne Monaſtero di Monachi, i quali veſtiuanovn'habito, come quello
de'Frati Humiliati, ma tutto negro, e lo dotò molto largamente del ſuo proprio
patrimonio, ſenza ponto ſminuire l'entrate del Veſcouato. Prepoſe à queſti
Monachi vn certo Greſone, che fù il primo Abbate loro. Traſportò anche a
queſto venerabile Veſcouo il Corpo di S. Gregorio martire da Spoleto è Cre
mona, e fece fabricare vin'arca, oue ripoſe il Corpo di S. Imerio, eſſendo Pon
tefice Giouanni XV. & tenendo l'Imperio Ottone III. il dopò, che da "
Gregorio V. fù coronato in Roma della corona Imperiale, ſe ne venne à Cre
mona l'anno o ccc cx cv 1 1 1 del meſe di Febraro, oue fù riceutito con ſolen
niſſima pompa. - - -

Scriue Giacomo Redenaſco, che Ariberto (altri lo chiamano Eriberto) Ar


ciueſcouo di Milano l'anno saxx1. ottenne Cremona, 8 ne diede il i"
aNº Douara Cittadini Cremoneſi ſuoi aderenti, 8 che dal nome di queſto Arci
ue ſc ouo fù denominata vna delle porte di Cremona Ariberta. Reſta ſino al dì
d'hoggi nella Parochia maggiore il nome di canton Ariberto; º" i la
famigli?
I4 L I B R o
famiglia Ariberta la quale di qui forſehebbe principio. Scrinono altri Cremo
nal'anno uxv. eſſervenuta in poteſtà dell'Arciueſcouo di Milano, il quale, ha
ucndo ſcoperto i Cremoneſi eſſer ſuoi nemici, 8 fauorire il Rè Ardoino, gli co
ſtrinſe à giurargli fedeltà; & che all'hora cominciò la grandezza della famiglia
Douara. Nondimeno ſe Ardoino fù da Arrigo primo Imperatore ſuperato, &
vinto l'anno M v. come afferma Donato Boſſio, rſon sò come poſſa eſſerciò
ſeguito a queſto tempo;oltre,che Eriberto non fù eletto Arciueſcouo di Milano
fſe pur crediamo al Paneuini diligentiſſimo oſſeruatore de'tempi) ſe non l'anno
M XIX,

Corrado Imperatore, detto per ſopranome Saliquo,dopò l'hauer fatto incar


ccrare il ſopradetto Eriberto Arciueſcouo di Milano, ritenne anco prigioni
Landolfo Veſcouo di Cremona già Capellano d'Arrigo primo detto da alcuni
II. il Veſcouo di Piacenza, 8 quello di Vercelli in Pauia l'anno Mxxx11 1.
inon per altro, ſe non perche amici erano al detto Arciueſcouo.
Il ſudetto Landolfo l'anno Mxxxv. diede occaſione di molti diſturbi in Cre
mona, percioche perſeguitando egli molto agramente l'Abbate di S. Lorenzo,
fù dal Popolo ſcacciato della Città, 8 vi fù gettato a terra il Palagio oue habi
taua. In queſto tempo eſſendoſi ſollcuate tutte le Città di Lombardia contra
Corrado Imperatore, i Cremoneſi (ſecondo che riferiſce il dottiſſimo Sigonio)
ſpiantata la vecchia Città, ne riedificaronovna nuoua molto più ampia. Il ſu
i; eracquiſtarſi la beneuolenza del Popolo,non molto dopò con
cedette con " di Priorato all'Abbate di S. Lorenzo la Chieſa di S. Vittore
martire, col Monaſtero da lui edificato, la quale Chieſa inſieme con eſſo Mo
naſtero era in quei tempi fuori della Città.
Succeſſe à Landolfo Vbaldo, il quale, percioche anch'eſſo all'Abbate di S.
1.orenzo inimico ſi moſtraua, non vollero i Cremoneſi laſciargli pigliare il poſ.
ſeſſo de'beni del Veſcouato, e perciò da Arrigo III delli eletti,S III. frà li
coronati Imperatori,fù loro intimato vn precetto del tenore ſeguente. Henri
eus , Diuina fauente clementia, Rom. Imp. Auguſtus, cunlto Populo Cremonenſi
ſalutem, ci gratian, omnibus vobis ceterisſi noſtri sfidelibus notumfieri volumus,
quoniam Vbaldus eiuſdem Vrbis Epiſcopus noſtrani humiliter poſtulauit clemen
siam, quatenas diſtritum ſue Ciuitatis intra, ci extra per quinque miliariorum
ſpatia, ac omnia parti publice quondam pertinentia, que per anteceſſorum noſtro
rum precepta, ſu alia ſcripta ſua Eccleſie ſunt conceſſa, de quibusſe multa, per
turbationes, c damna pati conqueritur, noitra Imperiali autoritate pacificè, ae
omnium remota inquietudine valeat detinere; cuius petitionem fore inſtam cogno
ſeentes, atti tllius ſupplicationibus acclinati, quod rogauit, denegare molumus.
.92apropter predictum diſtritum, ci aquam, ac ripam Padi cum omni telomeo,ſcu
ruratura, atti ripatico è Fulpariolo vſquè ad caput Addu e, candfasi piſeationes,
cum Molendinoram molitura, ci nauium debito cenſi, c omnes reatitudines, cº
-

- -
redibitiones
-
P R I M O. 15

redibitiones, c forum,ſeu ceteras conſuetudines, d vias publicas, & cetera que


in preseptis, et notitis anteceſſorum noſtrorum, maximè bona memorie genitoris
noſtri precepto continentur, et quecung ſibi iuſtè inibi pertinere videntur omnium
hominum contraditione: ac moleſtatione ſemota, eundem Epiſcopum tenere ve
lumus, ac precipimus. Si quis verò hoc paruipendens non obſeruauerie noſtram
Imperialem Maieſtatem ſe offendere ſine dubio cognoſeat. Queſto iſteſſo Arrigo
à prieghi dell'Imperatrice Agneſa ſua madre confermò al ſudetto Vbaldo tutti
i priuilegi conceduti per adietro dagli Imperatori alla Chieſa di Cremona, e
articolarmente da Berengario, da Rodolfo, da gli Ottoni (che trè furono) da
Arrigo, 8 da Corrado. Ritrouaſi il priuilegio con molti altri in alcune ſcritture
antiche della famiglia de Sommi, le quali ſono preſſo a Gio. Battiſta Sommo,
da cui mi ſono ſtate ſeruite gratioſiſſimamente, è dato ſotto il dì rv. di Giugno
dell'anno Mlv1 1 1. Scriuono alcuni Vbaldo eſſere ſtato depoſto da Gregorio
VII. percioche egli ſeguiua il ſudetto Arrigo perſecutore di Santa Chieſa, e
erciò dichiarato ſcommunicato, 8 priuo dell'Imperio, ma ritrouando io in cer
ti fragmenti di Croniche, che mi ſono ſtati ſeruiti da Aleſſandro Schinchinello
Dottor di legge, 8 Canonico nel Duomo di Cremona, che ad Vbaldo ſucceſſe
nel Veſcouato Arnolfo l'anno a 1 x1 1 1. non sò vedere, che ciò poſſa eſſer
vero, atteſo, che Gregorio VII, fu creato l'anno Mixx 1 1 1.
M L xx 1. furono queſt'anno traſportati da Roma a Cremona i Corpi di S.
NMario, & di S. Marta martiri, 8 alquante reliquie di S. Vrbano Papa, 8 di S.
quirino martire, da Lamperto, che fù il quinto Abbate di S. Lorenzo, oue quei
Sacri Corpi, 3 ſante reliquie furono ripoſte. -

M 1xx v1 1 1. Arnolfo Veſcouo di Cremona fu depoſto del Veſcouato, co


me narra il Sigonio, da Gregorio VII. nel Concilio primo Lateranenſe, per
cioche era ſciſmatico, e ſeguiuale parti d'Arrigo Imp. ſcommunicato. Furono
anche queſt'anno traſportati di Roma a Cremona i Corpi di Marcellino Prete,
& di Pietro Eſſorciſta, amendue Santi martiri, e furono collocati in S. Tomaſo,
doue ſino al di d'hoggi ſi ſerbano; ma perche queſta Chieſa ſtà per ruinare, de
già n'è caduta la torre, intendo, che ſi deono trasferire nella Chieſa Cathedrale.
S'hanno queſti Santi in gran veneratione da Cremoneſi, e ſi tengono per parti
colari Protettori di queſta Città, hauendola il Signor Dio molte volte liberata
da imminenti pericoli per interceſſione (come ſi crede ) d'eſſi Santi, come à
ſuoi luoghi ſi dirà.
Nell'iſteſſo tempo la Chieſa di S. Agata di Cremona fù da alcune perſone
deuote, che l'haueuano fatta fabricare offerta a S. Pietro, e da Gregorio VII.
riccuuta primieramente ſotto la protettione della Santa Sede Apoſtolica. At
teſta ciò vn Breue di quel Santiſſimo Pontefice regiſtrato in via Bolla di Vrba
no II, data in Roma il primo di Nouembre l'anno primo del ſuo Pontificato,
che fu l'anno Mixxxvi 11. il cui tenore è tale. Gregorius Epiſcopus ſeruus
ſeruorum
16 L I B R O

Jeraorum Dei. Clero, et Populo Cremonenſi iuſtitiam diligenti ſalutem, et Apoſto.


ſicam benedictionem. Eccleſiam beate Agathe, quam religioſi viri, et mulieres
apeo, et beato Petro obtulere, moſtra manuſuſcepimus, nostra 4 autoritateprecipi
mus: vt non liceat alicui perſone magne, vel parue de hoc, quod nunc habet, velin
antea, Deo tuuante,habebit, inquietare quouis ingenio, quatenus illic commoran
tes Clerici,etſecurius Deoſerutant et pauperibus debita obſequiaprebeant. con
stituimus etiam, vt quarta pars redituum, tàm quod nunc habet, quàm quod Deo
iuuante habebit in ſus pauperam expendatur, cenodochio in poteſtate Eccleſie
permanente. Et ſi qua magna, velparua perſona hanc noſtram cenſuramfrangere
temptaueritpost ſecundam, et tertiam admonitionem niſi reſcipuerit, è luminibus
a f"
2ccleſe ſequeſtramus,et
Eccleſia nonommer adiatores
diſos, Eccleſie,
gratia beati paruo, quàm
tàmetinperpetua
Petri, in maximo.
benedidione ,
oltaamas.
, MLxxx. Giberto da Correggio Parmegiano Arciueſcouo di Rauenna,fù per
opra del ſudetto Arrigo Imp. nimico di Santa Chieſa, creato Antipapa, contra
Gregorio VII. vero, 8 legitimo Pontefice. Fù Giberto coronato, come Pon
tefice del Veſcouo di Bologna, di Cremona, S. di Modena, ſeguaci di Arrigo,
& fù chiamato Clemente III. Durò queſto ſciſma da xxv 1. anni.
L'anno MLxxx1. il beato Arrigo Cremoneſe, Monaco Cluniacenſe,ſucceſſe
nell'Abbatia di S. Giacomo di Pontida, nel territorio di Bergamo, a S. Alberto
Cittadino Bergamaſco, ſuo compagno, primo Abbate, 8. Fondatore di quel
Monaſtero, nel qualſofficio viſſe egli ſantamente per ſpatio di xx 1 v. anni;
finalmente hauendo reſo lo ſpirito al Signore fù il ſuo corpo ſepolto nell'iſteſſa
Chieſa. Nel medeſimo anno fù da Cremoneſi inſtituito il Carroccio, e perche'
per mezo di Berta Imperatrice, 3 l'vſo d'eſſo, & la libertà haueuano ottenuto,
da Arrigo Imp. Berta, è Bertacciola lo chiamarono. Era il Carroccio vm carro,
eminente, 8 molto maggiore di quelli, che communemente svſano. Fù ritro
uato da Lombardi, 3 primieramente poſto in vſo ſecondo affermano alcuni da
Milaneſi. Copriuaſi queſto carro di panno da chi roſſo, da chi bianco, 8 da chi,
roſſo, e bianco, come faceuano i Cremoneſi, 8 in ſomma del colore che dalle
Città, s'vſaua per inſegna, lo tirauano trè para di buoi coperti di panno dell'i-
ſteſſo colore; Eraui nel mezovn'antenna da cui pendeua vh Stendardo,ò Gon
falone bianco con la croce roſſa, nella guiſa, che s'vſano anche al dì d'hoggi di
portarſi da alcuni nelle proceſſioni, e pendeuano da queſta antenna alcune
corde tenute d'alcuni giouani robuſti, 8 nella ſommità haueua vna campana, la
uale chiamauano Nola. Non ſi conduceua fuori, ſe non per publico Decreto
" Conſiglio generale, è di Credenza; Viſtauano per guardia più di mille, e
cinquecento valoroſi Soldati, armati da capo i piedi, con alabarde beniſſimo
uarnite; Viſtauano anco appreſſo tutti i Capitani, 8 officiali maggiori dell'-
ſercito;lo ſeguiuano ottoº Trombetti,S di molti Sacerdoti per
- a
celebrar Meſſa,
& amminiſtrare
lè.

-
| ||
-
Il

"

|
-

l
P R I M O, 17

&amminiſtrare i Santiſſimi Sacramenti; Era data la cura di queſto carro è vnº


huomo prode, & di grand'eſperienza nelle coſe militari, 8 nel luogo oue ſi fer,
maua, s'amminiſtraua la giuſtitia, 8 vi ſi faceuanoli conſulti della guerra. Quiui
ſiricourauano anco i feriti, 8 vi rifuggiuano quei Soldati, che è ſtanchi dal lun
go combattere, è ſuperati dalla moltitudine, e valore del nemici erano sforzati
à ritirarſi. Hò io voluto porre in diſegno queſto Carroccio, 8 inſerirlo nel prc.
ſente volume per compiacere anche in queſta parte à chi ſe ne diletta.
E L M c. la Conteſſa Mathilde edificò nel Cremoneſe di molte Chieſe,
le quali chiamò Pieui. Gilberto de Fois gran Barone di Guaſcogna, ri
tornando dalla guerra di Terra Santa,alla qual s'era trouato,venne in Cremona,
& infermatoſi vi morì,fatto prima teſtamento, 8 riceuuti i Santiſſimi Sacramenti
della Chieſa. Fù ſepolto in Santo Egidio, che hora S. Huomobono chiamia
mo. E vi ſi vede ancora la ſua ſepoltura con l'iſcrittione.
Ritrouo anco che in queſti tempi i Cremoneſi hebbero che fare co Cre
maſchi, per occaſione de'confini del Territorio di Fieſco,e Saluirola,e fù queſta
la prima occaſione di guerra frà di loro,la quale finalmente dopò molte conteſe,
&vcciſioni dall'Vna, e l'altra parte, ſi terminò, conchiudendoſi la pace con le
ſeguenti conditioni; che i fiume, che paſſa per mezo Saluirola, foſſe il termine
de'confini;di modo,che diverſo Cremona foſſe de' Cremoneſi, 8 dall'altra par
te de Cremaſchi, 8 che la via la qualvà à Mozzanica, foſſe del tutto de Crc
moneſi.
Di già quaſi tutte le Città di Lombardia, ſcoſſeſi il giogo dal collo, s'erano
leuate dall'obedienza dell'Imperatore Arrigo, il quale era ſtato dichiarato ru
bello di Santa Chieſa,ſcommunicato, 8 ricaduto dall'Imperio,da Gregorio VII.
& da Vrbano II. Sommi Pontefici, le ſentenze, e Decreti de quali furono an
che approbati dal Concilio Generale celebrato, a Guaſtalla ſotto Paſchale II.
l'anno Mcvi. nel qual anno il detto Arrigo miſeramenre ſe ne morì a Liege.
Con queſta occaſione i Cremoneſi leuarono anch'eſſi il Gonfalone della libertà,
e cominciarono a gouernarſi a Conſoli da loro eletti. Fù queſta mutatione di
ſtato poco gioucuole all'Italia, & particolarmente alla Lombardia; percioche,
cercando tutte le Città d'ampliare i loro confini, vennero a conteſe, 8 guerre
tali, che quaſi le apportarono la total ruina. Ne ſentirono principalmente gra
ue trauaglio i Cremoneſi percioche cſſendo nata controuerſia frà loro,e Breſcia
nipcri confini, l'anno Mc Ix. ſecondo il Sigonio, 8 ſecondo altri del M cv 11.
non potendo per altra via ottenere le loro ragioni, meſſo all'ordine i ſuoi Sol
ºati, è chiamati anche in aiuto i Lodegiani, paſſato l'Olio dietro il guaſto al
territorio Breſciano, e poſero etiandio l'aſſedio alla Città, 8 ſecondo alcuni
l'ottennero; ma poco felicemente, percioche, venendo i Milaneſi in ſoccorſo
de' ºrºſciani, furono sforzati i Cremoneſi con molto lor danno a ritirarſi di quà
dal'Olio. C Nell'
18 L I B R O

Nell'iſteſſo tempo fù da Breſciani, e Milaneſi preſa la Città di Lodi,ma i Gre


moncſi, raccolto aſſai grande Eſercito, vi corſero in aiuto, & il v1. di Giugno
ricuperatola, à Lodegiani la reſero. Sdegnati perciò fieramente i Milaneſi,rac
colſero vn'Eſercito molto maggiore, 8 accompagnati da Tortoneſi,e Breſciani,
ſe ne vennero a Cremona, e quiui attaccata la zuffa alli x d'Agoſto, i Cremo
neſi hebbero la peggiore, entrando i Milaneſi nella Città,8 attaccando il fuoco
nelle caſe, 8 ne ſacri Tempij,che fece grandiſſimo danno.
M cx alli xvi di Giugno, Arrigo IIII. Imperatore, fù à Cremona, oue fù
riceuuto con grandiſſimo trionfo.
M cx111. alli x111. d'Agoſto, Auenne à Cremona vn graue accidente; per
cioche eſſendo caduto il fulmine nella Chieſa di S. Lorenzo, vi appiccò il fuo
co,il quale andò talmente creſcendo, che abbrucciò gran parte della Città. Non
vò i" di dire, che Giacomo Redenaſco ſcriue,Cremona queſto iſteſſo gior
no, & anno, eſſere ſtata preſa da Andrea Viſconte per le diſcordie de Cremo
neſi, &eſſere ſtata molto ruinata co l'incedio,e dice,che fù in giorno di Mercor
di; & al mio giudicio queſta opinione è più vera,che la prima, percioche mi pare
impoſſibile, che pervn fuoco accidentale ſi foſſe abbruſciata così gran parte e
della Città, "che trouo eſſere ſtate conſumate da queſto incendio xx1x.
Chieſe, cioè S. Lorenzo, S. Andrea, S. Michele, S. Nazaro, S. Mauritio, S. Se
polcro, S. Antonio, S. Martino, S. Mattheo, S. Vito, S. Geruaſio, S. Eraſmo,
S.Pantaleone, S.Donato, S. Vitale, S. Coſmo,e Damiano, S.Giorgio, S.Pietro,
S. Maria Egittiaca, S. Proſpero, S. Tomaſo, S. Ippolito, S. Barnabà, S. Am
broſio, Sant'Agneſa, S. Martio, S. Aleſſandro, S. Romano, e S. Saluatore. Le
qual Chieſe, ſendo così lontane l'una dall'altra, come ſono hora quelle, che an
corvi reſtano, biſognarebbe dire, che foſſe arſa la maggior parte della Città,
il che, dobene tutte le habitationi foſſero ſtate di legname, non hà punto
del veriſimile. Et per dirne liberamente il mio parere,io tengo che l'incendio,
che narrano alcuni(frà quali è il dottiſſimo Sigonio)eſſerauenuto allix.d'Agoſto
del Mc1x. fia queſto ſteſſo dato da Andrea Viſconte Capitano de'Milaneſi.
M cx1v. Hauendo alcuni Cittadini Piacentini poco Catholici, ſcacciato
fuori di Piacenza BonizolorVeſcouo; cauatogli prima gli occhi, egli ſi fece -
condurre à Cremona, oue ſantamente reſe lo ſpirito a Dio, e fù ſepolto in S.
Lorenzo, 8 ſopra il ſuo ſepolcro furono intagliati i ſeguenti verſi.
Mobile depoſitum tibi clara Placentia geſſiº,
Antiſtes Bonizo Chriſti pre nomine martyr,
Septimabis Iuli lux banc collegit io vrna.
M cxv1. venne in Cremona vin terremoto grandiſſimo, per il quale ruinò la
Chieſa maggiore, 8 il Corpo di S. Imerio reſtò ſepolto ſotto quelle ruine per
molti anni. L'iſteſſo anno Arrigo IIII. " riceuè ſotto la ſua tutela la
Chieſa di Gurada, come appare per vin ſuo Priuilegio, che è nelle ſcritture del
Sommis
P R I M O. I9

Sommi, il quale, percioche in eſſo ſi fà memoria di Mathilde, la quale affermano


alcuni eſſer morta l'anno auanti, io non hò voluto laſciare di regiſtrarlo qui.
Henricas Diuina, famente elementia IIII. Rom. Imp. Auguſtus; omnibusſanate
Dei Eccleſie, ci mostris fidelibus, tàm futuris, quàm preſentibus, Notumfieri ve
lumus, qualiter nos interuenta noſtra dilectae conteſtaldis Mathildis Regina ,ci
Epiſcoporum. Religioſiran Bernardi Parmenſis Epiſcopi, Landulphi Aſtenſi, Epi.
ſcopi, Vittoriº Bolonienſis Epiſcopi, Sigilfredi Vercellenſis Epiſcopi, Epponis Noua.
rienſis Epiſcopi, mecnon Ven. Pontj Cluniacenſis Abbatis, atº Dedonis Monaci
fidelis moſtri, di proremedio anima noſtra, noſtrorum i parentum, Eccleſiam de
Virada in honorem Sancti Petri conſtructan, ſitam in Epiſcopatu cremonenſi ſub
moſtra tutela, e Mundiburdio ſuſceptmus cum omnibus bonis ſuis adquiſitis, vel
adquirendis poſſeſſionibus mobilibus, e immobilibus, e vtriuſque ſexus familia,
mecnon alodjs, ei precarijs libellaris, et cum omnivtilitate qua de his exire, vel
provenire ſolent, ea vz. Conditione vt nullus dehine Archiepiſcopus, Fpiſcopus,
Marchio, Comes, Vicecomes, Gaſtaldio, Scultator, Abbas,ſeu aliqua magna, vel
parua perſona preditan Eccleſiam, vel fratres inibi Deo famulantes, deſapra
ſcriptis bonis audeas inquietare, moleſtare, vel diſaeſtire. Si quis verò,quod,abſit,
aliquo temerario auſa contra hoc ire tentauerit, auri optimi libras centum compo
nat: medietatem camera noſtra, et medietatemſupradici e Eccleſiae, velfratribus
ibidem Deo militantibus, quod vt verius credaturab omnibus, Inuiolatum, et in
comuulſum permaneat,hane cartam inde conſeriptam,et manu propria corroboratam
impreſsione neitri Sigilli inſigniri iuſsimus. Burcardus Cankellarius,et Epiſcopus
Moneſterienſis recognouit 1 1 1 1. kal. Iunj. Indiſtione nona,Anno Dominica, In
carnationis Mc xv1. Regnante Henrico IIII. Rege Rom. Anno XI. Imperio vero
illius VI. Altum eſt Fontana in Chriſtofeliciter. Amen.
Mcxx. Nacque conteſa frà Cremoneſi, e Parmegiani, e ſeguì frà loro vna
gran battaglia nella giara di S. Giouanni sù il Parmegiano, con gran danno
d'amendue le parti, e quiui conchiuſero anche la pace. Andarono poi i Cre
moneſi sù'l Breſciano, e preſero Aquanegra.
M cxx1. Seguì lega frà Milaneſi, e Cremoneſi contra Comaſchi, e fù da loro
preſa la Città di Como.
Mcxxv 1. fu vn freddo aſpriſſimo nel principio dell'anno, per il quale il Po
s'agghiacciò, e morirono infiniti huomini, 8 animali, e ne patirono gli arbori
fruttiferi, e le viti danno ineſtimabile.
L'anno Mexx1x. eſſendo Pontefice Innocentio II. il Corpo di S. Imerio
ſtato per molti anni ſepolto nelle ruine del Duomo, fu ritrouato, & da Oberto
Veſcouo di Cremona ripoſto in vn'arca di ferro, 8 ciò fù nel meſe di Maggio.
Diedero a Cremoneſi noua occaſione di guerra i Cremaſchi, i quali, eſſendo
ſottopoſti alla Chieſa di Cremona, ſenza occaſione alcuna ribellandoſi, ſi con
federarono co Milaneſinimici all'hora de Cremoneſi, i quali ſdegnati "º
- - 2 llOf
l
2o - L I B R o
fuor di modo, poſte inſieme buon numero di genti, eſſendo Conſoli Ribaldo, 8.
Anſelmo, ſe n'andarono il primo giorno di Giugno dell'anno M cxxx. ſotto
Crema, e malamente la ſtringeuano; Ma venutogli i Milaneſi all'ingroſſo in
ſoccorſo, furono sforzati i Cremoneſi alcuarſi dall'impreſa con non pocolor
danno. - -

M cxxx1. Nacquero di nuouo occaſioni di guerra contra Parmegiani,e però


eſſendo andati i Cremoneſi poco felicemente ſotto Berſello , vi furon rotti
da Parmegiani, 8 Modoneſi ſuoi confederati, con molta veciſione loro. E fu
ciò del meſe di Giugno. - - ,

Nell'anno M cxxx111, approſſimandoſi la feſta di S. Michele, fù da Cremo


neſi dato principio al Caſtello di Picighitone ſopra l'Adda, lontano dodecimi
glia dalla Città, 8 ciò fecero, perche queſta fortezza ſeruiſſe loro pcr frontiera
contra l'impeto de Milaneſi, i quali di continuo gli moleſtauano. a

Creſcendo tuttauia i ſemi della guerra frà Cremoneſi, e Milaneſi, il che era
cagione di tenere in continua diſcordia tutta la Lombardia, eſſendo confederati
alcune Città a Cremona,accoſtandoſialtre Città a Milano, perciò l'anno MGxxxIv.
fù da Lothario Imp. mandato S. Bernardo Abbate per acquetari tumulti, ma
non pote egli però giamai piegare alla pace gli animi de Cremoneſi, di che ſi
duole quel venerabile, e ſant'huomo in vna ſua Epiſtola dicendo. I Cremoneſi
ſono indurati,e ſi perdono nella lorfelicità,ſpreºAano i Milaneſi,e ſi laſciano ſedurre
dalla propria confidenza. Hanno questi ingannata la mia ſperanza hauendo poſta
tutta la loro nelle Torri, e ne Caualli, et la mia fatica hanno fatta diuenire vana.
Non poteuano ſopportare i Cremoneſi, che Crema la quale, come di ſopra
dicemmo, eſſendo nella giuridittione, e Dioceſi di Cremona, alienandoſene ſi
cra data à Milaneſi, ſe ne paſſaſſe ſenza caſtigo; e perciò, ritornando Lothario
Imp. di Roma,ouehaueua preſo la Corona Imperiale, ſeppero tanto fare, che
l'induſſero a citare, 8 condannare i Cremaſchi, S&à moucre loro guerra; E così
l'anno M cxxxv 11, inſieme co Cremoneſi poſe l'aſſedio a Crema; Ma,inten
dendo poi il grand'apparecchio, che facceuano i Milaneſi, 8 i Breſciani per
ſoccorrerla, ſe ne parti ſenza hauer fatto nulla, venendoſene à Cremona, 8 po
co dopò(che che ſe ne foſſe la cagione)ſdegnato ſe n'andò alla volta di Soncino,
& di S. Baſſiano caſtella del Cremoneſe, 8 inſieme con alcuni altri luoghi gli
ſpianò, ritornandoſene poſcia in Alemagna.
Partito l'Imperatore, ritornarono i Cremoneſi ſopra Crema l'anno Mczxxvm.
ma gli ſucceſſe queſta fattione poco felicemente, percioche da Milaneſi, 8 altri
ſuoi confederati non ſolamente furono sforzati a retirarſi; marotti anco preſſo
Riuolta, infiniti ne reſtarono morti, 8 molti prigioni.
Oberto Veſcouo di Cremona l'anno M cx L I. conſacrò l'Altare di S.Stefano,
riponendoui di molte reliquie ſante, frà le quali ſono dei veſtimenti di Maria -
Vergine, del legno della Croce, del ſepolcro di noſtro Signore, della "a
Clla
- gp R I MI O. 2i

della quale fu veſtito N.S. & altre infinite, le quali per breuità tralaſcio.
Seguì l'anno Mc x L v11. vna peſtilenza grandiſſima per tutta l'Italia, & igi
Cremona fece grandiſſimo progreſſo, morendo infiniti huomini, &animali.
Eſſendo andati i Piacentini a danni de'Parmegiani ſopra Tabiano, i Cremo.
neſi prontamente vi corſero l'anno M cx L1x. in ſoccorſo de'Parmegiani, che
ſuoi confederati erano, 8 attaccataſi la battaglia, i Piacentini hebbero la peg
giore, eſſendone condotti da ſeicento prigioni à Cremona. I
McL. Ritrouandoſi i Cremoneſi accampati intorno a Caſtelnouo bocca,
d'Adda, contra i Piacentini, i Milaneſi vennero per dar loro ſoccorſo, 8 ve
nuti alle mani alli v. di Luglio i Cremoneſi reſtarono ſuperiori, e i Milaneſi
rimanendone più di mille, e cinquecento prigioni furono coſtretti laſciare il lor
Carroccio di dietro, come ſcriue il Redenaſco; & ritrouo anche in vna Cronica
ſcritta è penna ſenza nome, ancor che altri ſcriuano queſto fatto altramente..
Vedendo i Piacentini poter far poco profitto contra i Parmegiani, mentre ha.
ueuano contra i Cremoneſi, cercarono d'accordarſi reſtituendo loro Caſtelno,
uo bocca d'Adda, ſecondo che afferma Frate Omberto Locate Piacentino, ma
er quello, che ſe ne vede per contratti, che ſi ſerbano nel noſtro "
blico, fù queſto caſtello comperato da Cremoneſi, del meſe di Decembre, eſi
ſendone però ſeguito prima l'accordio.
Fatta la confederatione frà Cremoneſi, e Piacentini andaronovnitamente
contra Parmegiani, e preſero la Medeſana, 8 altri luoghi, l'anno Mcl 11 del
meſe di Luglio. . , i
Mc 11v, eſſendo andati i Lodigiani in Germania è Federigo Imp. à dolerſi
delle ingiurie riceuute da Milaneſi, furono non poco aiutati dagli Ambaſcia
tori di Cremona, 8 di Pauia, i quali preſa occaſione cercarono d'inimicar loro
quanto più foſſe poſſibile l'Imperatore, narrando anch'eſſi l'inſolentie, & cru
deltà de Milaneſi, 8 i danni da loro riceuuti.
Venuto che fù in Italia l'Imperatore Federigo Primo, conceſſe à Cremoneſi
facoltà di far battere moneta, priuandone i Milaneſi. Serbaſi nel publico Ar
chiuio il priuilegio, di cui metteremo ſolamente quella parte, che à queſto pro
poſito ſcrue,laſciando il reſtante, che poco,ò nulla rilieua. Et quia Cremonenſis
Ciuitas pre candtis Italia Vrbtbusfide, et probitate, omniq; honeſtate ſemper flo
rentiſsima, et in rebus militaribus expertiſsima nobis, ct preceſſoribus noſtris Di
uis Imperatoribus, ac Regibus fide, deuotione, et indefeſſa probitate ſeruiueriteorii
merita dignè remunerare volentes, Ius facienda monete, quo Mediolanenſes pri
uauimus, Cremonenſibus donauimus, Hoc quoqi noſtra eis Imperiali audtoritate in
perpetuum confirmamus. Vt ergo hac noſtra donatio omni euo rata, et inconcuſa
remaneat, hanc paginam indeſcribi, et noſtre imaginis claritate tuſsimus inſigni
ri, etc. Altum in territorio Veronenſi apad Inſulam Acemenſem. Anno Dom. Incar
nazioni Mcl v. Inditione tertia. Regnantez, Imperat. Federico, Anno Regni
ſui I I I I. Imperiverò primo. M ci v1.
2 è L I E R O

Melvi ſe n'andarono i Cremoneſi a danni de Cremaſchi, dando il guaſto


allor territorio, e conduſſero di molti prigioni à Cremona.
Aunennerino Meivi ai ſoldati Cremoneſivncaſo, quaſi ſimile à quel
lo,che in Nizza di Prouenza occorſe nel tempo, che l'Imperatore Carlo V. vi ſi
strouò con Paolo III. Sommo Pontefice, 3. Franceſco Rè di Franza. Percioehe,
eſſendo chiamati in ſoccorſo da Paueſ contra i Milaneſi, arriuati, che furno
all'Adda, videro vna grandiſſima poluere, la qual paſſandovn gran branco di
i" inimici,che all'improuiſo
buoi, s'eraleuata in aria, e dubitando, che non
i
gli veniſſero addoſſo, ſe ne tornaro pauroſi a caſa nel meſe d'Agoſto.
McLv111. i Cremoneſi co'Lodegiani diedero vna rotta è Milaneſi appreſſo
Cauacurta, Schauendo queſt'iſteſſo anno Federigo poſto l'aſſedio a Milano, i
Cremoneſi, 8 i Paueſi diedero il guaſto al territorio d'eſa Città, e recarono
grande aiuto al detto Imperatore, il quale perciò concedette à Cremoneſi,che
poteſſero creare i Conſoli de ſuoi propri Cittadini. Venne il medeſimo Impe
ratore à Cremona dopò che hebbe finita la Dieta in Roncalia, luogo frà Pia
cenza, e Cremona. Si fece anche in Cremona d'ordine di Rinaldo Cane
celliero dell'Imperatore, 3 di Ottone Palatinovna molto celebre Dieta, nella
quale interuennero l'Arciueſcouo di Milano, e l'Arciueſcouo di Rauenna, con
tutti i Veſcoui loro ſuffraganei, 3 infiniti Conti, S. Marcheſico Conſoli delle
Città.
M e L1x. I Breſciani hebbero da Cremoneſi vna gran rotta; erano eſſi paſſati
di quà dal'Olio per dar il guaſto à queſto Paeſe,º i Cremoneſi " nelli
aguati, fecero ſegno di ritirarſi, e poi che videro i nemici preſſo al luogo depu.
tato diedero loro adoſſo mandandogli quaſi tutti à fil di ſpada. Eſſendoſi l'Im
peratore Federigo deliberato di porre l'aſſedio à Crema, i Cremoneſi furono
primi à preſentaruiſi ſotto percioche vi ſi trouarono è 1x di Luglio, 8 l'Impe
ratore col reſtante dell'Eſercito intorno alli xv. dell'iſteſſo meſe; Durò queſto
aſſedio da v11 meſi, ſtando in tutto queſto tempo l'Imperatrice à S. Baſſiano
ful Cremoneſe,luogo non molto diſtante da Crema. Fabricarono i Cremoneſi
in queſt'aſſediovna Torre di traui, alta ſeſſanta braccia, & larga trenta, con cui
fecero di gran danno a Cremaſchi.
tAclx. Nel principio di queſt'anno allixvr.di Genaro,fù dopò così longo aſſe
dio preſa Crema,e miſeraméte diſtrutta. Oberto Veſcouo di Cremona transferì
i Corpo di S. Gregorio nella Chieſa di S. Michel vecchio. Vberto di Vecchi
Cremoneſe Capitano di Federigo, nel voler paſſar l'Adda s'affogò. Volendo
i Ledesiani cinger la Città di mura,ne fù data la cura àTinto Muſa detto per ſo
ra non e Gatto Cremoneſe, nobile, 3 eccellente Architetto in quei tempi.
A 'eare ſquadre di Soldati Cremoneſi furono rotte appreſſo Acquanegra nel
Crtroreſe. " venuto a Cremona diede in feudo alla Famiglia d
è42 eii novili Milaneſi il Caſtello di Mandello e le ne fece quiui ilMpriuilegio
v. e 1 x1.
P R I M O, 23
McLX 1. Federigo di nuouo venne à Cremona con Beatrice ſua conſorte, di
infiniti Prencipi e Baroni, 8 viſtette in guarnigione coll'Eſercito.
M clx 11. Hauendo l'Imperatore nel meſe di Marzo preſo Milano, i Cres
moneſi, i quali mentre durò l'aſſedio erano ſempre ſtati in aiuto di Federigo co'
ſuoi Soldati, tolſero ſopra di ſedi ruinare la fortezza, e tutti gli edifici di Porta
Romana; e perche fecero la parte ſua con molto valore, e fedeltà, gli fauorì Fee
derigo d'vn belliſſimo priuilegio,facendo è quelli libero dono, 8 ſottoponendo
loro del tutto Crema col ſuo territorio, 8 promettendo di non i giamai
riedificare ſenza il loro conſenſo. Concedette loro anco, &li confirmò, che a
poteſſero creare i Magiſtrati ſecondo la loro volontà. L'iſteſſo Federigo ritira
toſi dopò l'hauuta vittoria à Pauia con l'Imperatrice; fece nel ſacro giorno di
Paſcavn ſolenniſſimo conuito,al quale frà molti Prencipi,e Baroni interuenne,
roanco due nobiliſſimi Cittadini Cremoneſi,Gillio Douara, 8 Ottone Perſico.
M e Lx1v. Federigo il quale l'anno inanzi era tornato in Italia la terza volta,
temendo di qualche riuolutione nella Lombardia; fece chiamare è ſei Magiſtra
ti, & principali Cittadini di Cremona, di Pauia, di Lodi, 8 di Nouara, Città le
quali ſapeua ch'erano alla ſua diuotione, 3 piaceuolmente gli eſortò a mante
nerſegli in fede; & che ſe da ſuoi miniſtri, o altri loro foſſe fatto qualche aggra
uio, gliè lo faceſſero ſapere. Queſt'iſteſſo anno Vittore IIII. Pontefice ſciſma
tico, & Antipapafù in Cremona.
Mel xvii. Non poteuano i Cremoneſi ſopportare più le graui ingiurie,che
tuttauiale veneuano fatte da Miniſtri Imperiali, tanto più, vedendo, che dall'.
Imperatore non poteuano hauerne prouigione alcuna; La onde,ſollecitati dal
l'altre Città di Lombardia, le quali di già inſieme co Milaneſi haueuano coſpira
to contra Federigo, diedero finalmente orecchie alle loro dimande, entrando
anch'eſſi nella lega. Et reſtando i Lodegiani ſoli alla diuotione dell'Imperatore,
ne volendo effià prieghi de Cremoneſi che ſuoi amiciſſimi erano, acconſentire,
gli coſtrinſero per forza è entrare nella confederatione, la quale nell'anno ſe
guente fù ſtabilita, e confirmata nell'iſteſſa Città di Lodi, oue fi trouorono tutti
i legati delle Città confederate. L'iſteſs'anno Me 1 xvi 1. Diedero principio
i Cremoneſi nel meſe di Marzo alla belliſſima fabrica del Battiſterio del quale
non ſtarò qui è dirne altro, poichehauendolo poſto in diſegno, ne tratterò doue
del Duomo ſi parla.
Di già i Milaneſi haueano dato principio a riedificare Milano, aiutati non
poco da Cremoneſi, quando l'anno Mc1 xvi 11. eſſendoſi ridotti in Piacenza
gli Ambaſciatori delle Città de confederati, oue di nuouoſi ratificò la confe
deratione; s'obligarono i Cremoneſi, i Piacentini, 8 i Breſciani a fare anco la
maggior parte delle foſſe della detta Città, 8 di ſtarà buon conto de danni, ſe
da Federigo le ne foſſero dati.
M e lxix. Dubitando i Cremoneſi, che Federigo non veniſſe à ii" 2
1CC1CIO
£4 IL I B R O.

dicdero principio alli ix. di Marzo à fortificare la Città, e cominciarono à fàf


il mercato frà la Porta della Mofa, & di S.Michele, come in luogo più ficuro pcr
ogni accidente, che loro fofíe potuto auuenire, - -

' TM c I. xxrv. Ritornarono i Cremonefi alla diuotione dell'Imperatore,il qua


le eratornato in Italia, e furono queft'anno terremoti grandiffimi ; feguirono
anco grandiffimi prodigi, e l'acqua del Pò diuenne negra, prefagio forfe di
uei mali, che non molto dopò auuennero à Cremona ; operò anche il Signore
$; molti miracoli al Corpo di Santo Imerio. -

M c lxx v. Il fulmine diede nella Chiefa maggiore di Cremona. Segui con§


cordia frà Federigo Imperatore, & le Città di Lombardia, per le qualii Cre
monefi furono malleuadori. Fù quefta pace ftabilita,e fermata alli xv 1. d'Apri
le. L'accettarono Anfclmo Douara Padre di Bofio Cremonefe, & Ezelino da
Romano Padre dcl crudcle Ezelino, i qualiâ ciò fare erano ftati eletti da tutte
le Città di Lombardia. . . .; …- ; - - - ' ' '
M c lxx v 1. L'Imperatore Federigo promettè à Cremonef di difendergli
in ogni occorrenza la forma della promeffa ; 1'autentico della quale.fi ferba nel
noftro Archiuio publico, è tale. Ipfe Imperator die quodam Domimico, qua fui?
duodecimus imtramte mem/e Decembris , & im quodam ca/amemto de Ecclefia
beatæ Agathæ de burgo Cremomae. Iurauit per Samêa Dei Euamgelia per Com
radum de Bellaluce , cui ad hæc ommia parabolam dedit ; guod mom erit in_»
comfilio , mec im faâo , quod Ciuitas Cremomæ, vel Epißopatus , vel loca, que
per Cremomam diffrimgumtur, de fruantur, vel Cremom.e auferamtur. Et, ß qui*
comtra eam facere voluerit, boma fide prohibebit, et ffme fraude Cremomam ,
adiuuabit. Item /? comtigerit eum , et per loca iam diéta, et Epiféopatum tram
/ìre , fraudolemter dammum , mec moram mom dcbeat facere. /m/aper iurauit,
quod boma fide , et ffwe fraude Cremomam de /ais guerrt* aaiuuabit, poffquam
fibi requi/itum fuerit , miß remam/erit parabola Co//a/um Cremom.e data im com
ciome, vel im credemtia palam , mec pacem, mee guerram reue dutam faciet cum
imimicis Cremom.e /ime parabola Com/alum data , vt legitur /upra . Et, quòd
mom exibit de Italia, mi/? parabola /apra/criptorum Com/ulum , vt lcgitur / pra ,
domec Cremoma ad pacem, cum Lomgobardi* vemerit , vel , mt/% tοt , et tamtor
adiutores habuerit, qui poffimt fùfficere ad adiutorium , et defe//iomem Cremo
mae , et Fpifcopatus /îme fraude, quod dißermatur /acramemto Co//u/uae Cremom.c.
Et fa{7a pace , /? comtigerit quocumq; tempore , qaòd Ciuitates Lomgobardiæ vma ,
vel plures eam /?/* adiutoribus Cremom.e guerram faceremt, ita quod Cremoma
auxilio Imperatoris /?ae frauae, et ia¥a, ac probabili caußa imaigeat / quòd
Cremoma cum /αο adiatorio mom videatur /όi /afficere fime fraude po//e, quòd,
et /imiliter debeat dt/éermi iam diüforum Com/ulum /acramemto, imtra /ex mem
fes , ex quo Imperator fuerit requi/itur , debeat vemire. tdem Imp. cum mille
amilitibus vltramomtamj* ia auxilium Cremomæ, meo imde de beat recedere fine
. - - - Q om /άlum,
-
p R I M O. 25

comfilum iam aliâorum parabola vt fpra legitur data. Et, fi hoc imfra pr«.
aliófum tempus fex menßum facere mom potuerit , debeat mittere filiam /aam ,
vel aliquem de Primcipibus cum trecemtis militibus vltramoatamis imfra iam ,
diâum terminum fime fraude im adiutorium Cremom.e, exceptis his Lomgobar.
dis, qui /umt ex parte, et im adiutoruum Cremom.e. Et poffea imtra ammi /ja
tium 2 tempore requifitiomi* , aut idem Imp. ve! filium /aam mittere debeat.
pa aliquem de Priscipibus cum /eptimgemtis militibms ab/jue iam diáis preceat.
£is im adiutorium, mec imde recedere , wec praemomivaeo * militer dimittere ade
beat, fime parabola iam ali&orum Com/ìlum vt /^pra data ; Item, /3 Lomgobara;
ad pacem cum Imp. mom vemerimf v/g; ad kal. Iumj proximas mille milites vt
£ramentanos exceptis Longobardis im adiutorium Cremomæ facia* vemire, ß Lom
gobardi cum Cremoma in dißordia, vel gwerra permam/erime. Ef, /? ante kal.
/&praferipta r Iwmj Lomgobardi exercitum comtra Cremomam cellegerimt, vel eidem •,

jierram fecerint, boma fide, et fine fraude , quàm citius poterie eam iuuare
debebit. Item, quòd faciet filium /um Regem Henricum iurare infra ammum,
à fempore, quo fibi requifitum ex parte Coafulum, Cremoma fuerit, ex quo ammoa
quattuordecim idem filius habuerit , /erware, et attemdere ommia prædiz7a.
quæ legwmtur /apra, vt comtimemtur im praediäis iuramemtis, et hoc fime
fraude. Et quòd faciet iurare idem Imp. im/ per vigimti de /ùis Prim
cipibus , quales elegerimt, vel dixerimt Com/àles Cremomae , fcilicee
ßoma fide, et fime fraude operam dare , vt praediâa ommia , que
«omtimemtur im Imp. /acramemto , quæ legumtur /pra firmiter
eb/eruemtur, et attemdamtur, /icut /criptum e/%/%pra •.
Aάum e/? hoc ammo D. N. M c lxx v 1. etc.

II fine del Primo Libro.

í
D DELL*.
:
D E L LH I ST O R 1 A
D I C R E M O N A
D A N T O N I C C A M P O
C A v A LI E R O, PI TT o R E,
E T A R C H IT E TT o C R E M o N E SE.
L I B R o S E c o N D o.

gºes IA era perſeuerata la Città di Cremona ſotto il go


S ) uerno de Conſoli intorno a ſettantaquattro anni,
quando ella dell'anno Mc L xxx. (imitando forſe in
ciò qualche altra Città d'Italia) mutò la forma del go
- uerno, riducendoſi l'auttorità dei Conſoli advn ſolo,
il quale dalla ſuprema poteſtà, che data gli era, Po
deſtà fù nomato. E ſi come alla dignità Conſolare
erano eletti ſe non Cittadini dell'iſteſſa Città, così è
S queſta non ſi eleggeuano ſe non Foraſtieri, 8 Citta
Si 1 S ) dini di quelle Città, che più al Conſiglio piaceua-,
ºsciº Alºsº mentre che non foſſero congionti di parentela adal
cuno de i" Elettori, ne haueſſero beni ſtabili nella Città, è Contado, 8 arri
uaſſero almeno alla età di trentaſei anni, & ſopra il tutto ſi ricercauario huomini
di prudentia, & di riputatione molto eminenti, a i quali ſubito che erano eletti,
ſimandauano per publico Decreto lettere, pregandogli ad accettare la dignità
offertagli, 8 nel giorno, che faceuano l'entrata nella Città con publico concor
fo, & plauſo, erano da tutto il Popolo ſolennemente incontrati, 8 riceuuti.
Vſauano queſti di portare in ſegno della loro poteſtà, il Capello, Szil Stocco,
&la Verga,ò Scettro. E perche per lo più erano huomini anzi militari, che pe
riti delle leggi, perciò conduceuano ſeco Giudici nella ſcienza legale eſperti,
perſo cui mezo trattauano le cauſe Ciuili, & Criminali, 8 ragunauino, quando
faceua meſtieri, il Conſiglio; Dopò queſto mutamento de Magiſtrati, che fù
però poco ſtabile, creandoſi hora il Podeſtà, hora i Conſoli, 8 tall’hora, & gli
vni, & l'altro, occorſero allo Stato della Repub. Cremoneſe turbationi molte,
& grandi, le quali io anderò deſcriuendo ordinatamente in queſto libro,ſecondo
che d'anno in anno auuennero; procedendo alquanto più amplamente i per
aCilCtIO
S E C O N D O. 27

adietro non hò fatto, aiutato in ciò non ſolo da maggior copia de'Scrittori,
i quali le coſe di quei tempi deſcriſſero, ma anche da molti priuilegi, & altre,
ſcritture, parte de'quali hò cauato dagli originali iſteſſi, che nello Archiuio di
eſſa Città con diligente cuſtodia ſi ſerbano; Ma ſeguendo hora il mio inſtituto
darò principio è queſta narratione.
Fù Gerardo Carpaneta il primo à cui nella Città di Cremona foſſe dato il ti
tolo di Podeſtà, ma ſoprauiſſe in queſto ſupremo grado di dignità ſe non ſet
te meſi, atteſo che oppreſſo da graue infirmità ſe ne morìalli 111r. d'Agoſto
del ſudetto anno McLxxx. e fù honoreuolmente ſepolto in vn'auello di mar
mo,nel veſtibulo della Chieſa Maggiore, in luogo di cui fù eletto Podeſtà Man
fredo figliuolo d'wn'altro Manfredo nobile Modoneſe, il quale ſupplì non ſola
mente al tempo di Gerardo, ma perſeuerò anche nel gouerno l'anno ſeguente,
m clxxx1. Edificò queſti ſul Cremoneſe non molto lontano da Cremona vn
nobile Caſtello, chiamandolo dal ſuo nome Manfredo, il quale, come poco ap
preſſo diremmo, fù poſcia da Federigo diſtrutto, 8 ruinato.
McLxxx11. Dopò Manfredo fù diuiſo queſto Magiſtrato, & dato à due con
l'iſteſſa auttorità, i quali percioche nobili, 8 potenti Cittadini Cremoneſi erano,
credo io che non col nome di Podeſtà, ma de' Conſoli foſſero nominati. Furo
queſti Guazzo figliuolo di Albrigone de Guazzoni, & Gerardo Douara, ma eſ
ſendo queſto vltimo ſtato ammazzato davn Scudiere dell'Imp. reſtò a Guazzo
ſolo tutta l'amminiſtratione: venuto poi anch'egli poco dopò à conteſa con al
cuni miniſtri Imperiali, che Cercatori ſi nomauano, fù depoſto dell'officio; ma
eſſendoſi poco dopò pacificati per mezo del Cancelliero dell'Imperatore, fà
con alcuni altri creato Conſole. Scriuono alcuni ( frà quali è Donato Boſſio
Milaneſe) Crema queſt'anno eſſere ſtata riedificata da Federigo in diſpreggio
de Cremoneſi, perche eſſi per inuidia (come egli dice) che'l detto Federigo, 8
Arrigo ſuo figliuolo faceſſero di molti fauori à Milaneſi, non vollero mandare
i ſuoi Ambaſciatori a Milano à congratularſi della nuoua Spoſa, la quale Arrigo
ſopradetto haueua preſo: vuole anco l'iſteſſo Boſſio,che i Cremoneſi foſſero rot
ti,&fracaſſati dal medeſimo Federigo ſotto Crema, reſtandone infiniti prigioni,
eſſendo nondimeno liberati, 8 riceuuti in gratia per opera di Sicardolor Veſco
uo, il che non poter eſſer vero poco di ſotto euidentemente moſtraremmo.
Mc L xxx 111. Eſſendoſi pacificati (come dicemmo) gli miniſtri Imperiali
con Guazzo, fù egli creato Conſole inſieme con Alberto Fodri, Pagano Me
dollato, 8 Ottone Armarico. Mandarono i Cremoneſi i ſuoi Ambaſciatori è
Piacenza, doue ſiragunarono tutti gli Ambaſciatori dell'altre Città della Lom
bardia, della Marca, 8 della Romagna, inſieme con gli Ambaſciatori dell'Ini
peratore, 8 del Rè Arrigo ſuo figliuolo nelle calende di Maggio. Fù conchiuſo
in queſta ragunanza, che tutte le dette Città doueſſero mandare i ſuoi Amba
ſciatori alla Dieta in Coſtanza Città principale dell'Alemagna per ſtabilire la
2 pace
28 L I B R O

pace trattata frà eſſo Imperatore, e le fudette Città, il che poco dopò fù eſegui
to, e così fu nella detta Dieta alli xxv. di Giugno ſtabilita, 8 fermata queſta
ace tanto ſolenne, e celebre, la quale dal nome della Città,la pace di Coſtanza
fin'hora ſi denomina; non ſarebbe forſe fuor di propoſito, ch'io quì regiſtraſſi il
tenore di detta pace, nondimeno poi che ella ſi troua regiſtrata nel libro de'feu
di, &il dottiſſimo Sigonio molto più correttamente la recita nel fine del quarto
decimo libro delle ſue Hiſtorie del Regno d'Italia; non ne farò per hora altro
motto; dirò ſolamente che Cremona nella detta pace è nel numero di quelle,
Città, le quali come amiche, e fedeli allo Imperio teneuano la parte di Federi
go. Furo anche nella ſudetta Dieta di Coſtanza accordate alcune differenze
irà Cremoneſi, Piacentini, & Pontremoleſi. - -

McLxxxIII. Stando quietatutta la Lombardia per la pace fatta, non ritrouo;


che in Cremona ſeguiſſe coſa notabile, nc ſi troua il nome, ſe non d'vn ſolo Con
ſole, che fù Odone Corteſe: L'imperatore Federigo venne in Italia, &all'vlti
mo di Luglio ſi fermò in Verona, doue Lucio III. Sommo Pontefice haueua
conuocato il Concilio,nel quale(coſa che di rado, 8 quaſi non mai auuenir ſuole)
interuennero perſonalmente il Sommo Pontefice, 8 l'Imperatore iſteſſo. Ve
nutoſene poi il detto Federigo a Milano del meſe di Nouembre fece, ſecondo,
che riferiſce il Sigonio Auttorgrauiſſimo nel xv. libro delle ſopra allegate Hi
ſtorie, coronare Rè d'Italia Arrigo ſuo figliolo, da Lamberto Arciueſcouo di
detta Città. -

Mc L xxxv. Eſſendo ſtati eletti Conſoli Alberto Boccaditorcolo, Lanfranco


Peſcarolo, Ambroſio Oldoino, & Palpante Aceruo, con altri, i nomi de quali
non hò trouato; Federigo Imperatore partitoſi da Milano ſe n'andò à Piacenza
del meſe di Febraro, & d'india Parma, e poià Reggio, doue trouaronſigli Am
baſciatori Milaneſi, ai quali fece alcune conceſſioni reintegrandogli di tutto
quel territorio, che frà il Ticino, 8 l'Adda ſi conteneua, & anche di quà dall'.
Adda delle Caſtella, che dall'Adda ſino all'Ollio ſi ſtendeuano, il che forſe diede
occaſione à Cremoneſi di alienarſi dall'Imperatore,percioche incerto fragmen
to di Cronica à penna, ritrouo che queſt'anno Federigo a onta di eſſiCremo
meſi fece riedeficare il Caſtelle di Crema, il che anche afferma Alemanio Fino
nel ſecondo libro dell'Hiſtoria di Crema, e nelle ſue Seriane nella prima, doue
egli regiſtra i ſeguenti verſi trouati (come ei dice) in certo marmo nel ſpianare
il Caſtello della Porta d'Ombriano. Centum mille noto pro Chriſti tempore toto,
ºffaginta dati ſuper his, & quinque peraâtis: Sub menſe May Federico Ceſare
ſtante. Septima lux menſis preerat faifa gerendis, Cum releuata fuit Crema,
ſtatum 4 reſumpſit. Per Placentinos grates meruere diuinas, Vnde Cremonenſes
doleant,ci ſine modoflentes, E quorum fleta letetur quiſq, virorum. Da che ſi ve
de euidentemente l'errore il Donato Boſſio, che afferma,ciò eſſer ſeguito l'anno
Mc LXXXII Masinganna etiandio il Fino(à mio giuditio)non meno del i" 9
l'1C
S E C O N D O. 29

forfe da lui in parte ſeguito, quando dice. L'anno McLXxxm. fatta la pace in cs.
sianza trà Federico,e le Città Lombarde,ù perſuaſione di Henrico Rè di Germania
ſuo figliuolo, il quale deſideraua coronarſi, fu da Federico ordinato, che ſi riedificaſ.
fe Crema. Et ciò fece egli in diſpregio di Cremoneſi,eſſendo ſdegnato contra di loro,
per non hauer eſsi mandati Ambaſciadori (come hauenano fatto l'altre Città di
Lombardia) à Milano ad allegrarſi della coronatione, ci delle nozze di Henrico ſuo
figliuolo. Et perche ſapena l'Imperatore non poter fare maggior diſpetto a Cremo.
meſi, che riſtorar Crema; la qualhaueua diſtrutta è perſuaſion loro, volle che ella
ſi chiamaſſe Friſſora de Cremoneſi, Ma non hebbero così toſto Cremaſchi dato prin
cipio alla Rocca, che vi gionſero adeſſo Cremoneſi con molta gente, e gettarono è
terra laprincipiata fortezza: Entrato però l'Imperatore con Milaneſi, di Cre
maſchi nel Cremoneſe gli fece grande ruina. Fà all'hora abbruſciato Soncino, di
ſpianato Caſtel Manfredo, c erano Cremoneſi per farla male, ſe non ſi foſſero nel
fine inchinati è Federico, chiedendole perdono per mezo di Sicardo lor Veſcouo.
Benche partitoſi poi l'Imper. ritornaſſero è trauagliarci di maniera, che fù meſtie.
2 0"i, dalla fabrica ſino all'anno Mcl Xxxv. Tutto queſto riferiſce il Fino nel
ſecondo libro della ſudetta Hiſtoria. Hora (laſciato da parte, ch'egli à ſe ſteſſo
pare contrario, percioche non può ſtare, che Federigo è perſuaſione di Arrigo
ſuo figliuolo, il quale deſideraua coronarſi,ordinaſſe, che foſſe riedificata Crema
in diſpregio de Cremoneſi, perche non haueſſero mandato gli Ambaſciatori è
rallegrarſi della coronatione, che ancora non era ſeguita, ma ſolamente deſide
rata; dico anche ciò eſſere euidentemente falſo, atteſo che non del Mc1 xxx111.
fù coronato Arrigo, ma ſi bene del McLyxxiv. Si come di ſopra habbiamo mo
ſtrato col teſtimonio grauiſſimo del Sigonio. Ne meno può ſtare, che "
s'adiraſſe, perche non ſi rallegraſſero delle nozze del ſudetto Arrigo, atteſo che
(come hor hora diremmo) non erano ancora ſeguite; Inoltre io non veggo che
dell'anno McLXxxIII. Federigo veniſſe in Italia, talmente che non sò vedere co
me poſſi eſſer vero quanto egli riferiſce della rotta de Cremoneſi, 8 della ruina
di Soncino, 8 di Caſtel Manfredo. - .

McLxxxvi. Di donde procedeſſe lo ſdegno dello Imperatore Federigo con


tra Cremoneſi tanto ſuoi partegiani, ſi può più toſto al mio giuditio congettu
rare, che con verità affermare, ancora che molti ſiano i quali affermano ciò eſſe
reauuenuto, perche gli Ambaſciatori Cremoneſi non ſi foſſero trouatià Milano
ad allegrarſi della nouella Spoſa, la quale cgli preſe queſt'anno, ſi come riferiſce
il dottiſſimo Sigonio nel XV. delle Hiſtorie del Regno d'Italia, allegando il
teſtimonio di Gottifredo da Viterbo, il quale fiorìapunto in quei tempi, 8. ſcriſ
ſe vn gran volume d'Hiſtorie latinamente con titolo di Pasineos, le quali de
dicò a Vrbano III. e ſcriſſe anche all'iſteſſo Arrigo, nel qual finì le dette Hi
ſtorie, le cui parole ſono le ſeguenti. De Domino Rege Henrico filio d. Federici
Aagºſéiadhuc adoleſcentegeſta non tenemus, vidimus autem eia elesi
grºatº,
36 IL . I B R O

formam, laudabilem militiam, audaciam, & largitatem, bemeuolemtiam, pietatem,


iwjtitiam», atâ omme* regias virtutes, quar ex aetate adole/éemtumpo/emus optare;
Ammo ab Imzarwatione Domimi, Mille/imo cemtefimo, •&#uagefimo/exto ; Imaiäione
quarta, fexto kal. Februarj. Rex Hemricus Sextus cum Regina com/amtia filia
Ârogerij Regis Siciliae muptias glorio/as celebrauit apud S. Ambro/wm, ammo atatis
fuá vigefimo primo, ammo autem Regmi/ai decimo /eptimo. Diceadunquc Gotti
fredo, che fù teftimonio diveduta, che dell'anno MCLxxxvI. dalla Incarnatione
del Signore, nella quarta Indittione alli xxv 1 1. di Genaro il Rè ArrigoSefto
celebrò à S. Ambrofiole nozze con Conftanza figliuola di Ruggiero Rè di Sici
lia, da che fivede effer falfa 1'opinione dicoloro, che fcriuonóquefte nozze ef
fere feguitc del MclxxxIII. ò d'altro tempo. Io direi dunque più tofto, che Fe
derigo foffe iftigato da gli emuli de' Cremonefi, à riedificare Crema, e che per
ciò fdegnati effi Cremonefi non mandaffcro gli Ambafciatori à Milano à ralle
grarfi;TComunque fifia, chiara cofa è che $ furono riceuuti in gratia
çla Federigo, & dal Rè Arrigo, come per le fcritture dell'vno,& Taltro appare,
ella di Federigo fatta à Caftel Manfredo, alli v1 1 1. di Giugno, & quella di
ÄÈÉ, alli v 1. di Luglio mentre era à campo à Oruicto. L'originale de' quali
fi ferba nell'Archiuio della Città, &io quifottone metterò le copie cofilatina
mente fcritte, come fi trouano. fm momtme Domimt mo/?ri Iefè âÄ;. Ammo à
matiuitate eius Millefimo cemtefimo oäaagefimo /exto. Imaliêiome quarta, die Do
mimico oâauo memfis Iumj. Domimus Federicus Dei gratia Romanorum Imwiâiffi
mus Imperator Augußus recepit Ottonem Corte/e, c* Ottomem de Comite Com/ùler
.
sommumis Cremomae. Albertum Muffum, Homobomem de Trigo, Pomtium de Girol
dis, Bermardum Picimum , Surdum de Wallaryr, Gerardum Fabrum , Ioammem de
i
comrado, Ntcolaum de Moro , Petrum de Saffiro, Ottomem de Calmoramo â parte, &•
momime totius commumis Cremomæ, pre Commumi , & pro diui/o, im plewutuaume» »
Gratiæ /ìae ; & remißt eis ommes offemßomes , et damwa, et maleficia, et imaigmatio
.
aes, quod idem facere debet Seremißimus Rex Hemricus etus filius, et ibi loci ip/e
I). Imperator fecit iurare vmum fuum miffum per/ùam datam parabolam aa Samifa
Dei Euangelia, eo modo, quod ip/è propter hoc, quod olim comtimgit imter ip/àm D.
Imperatorem, et Cremomem/es, mom imcarret comtr.t eos Cremomem/es im hi r qw.e po/
fidemt, meqae im loci * , meqve in aljs , et qaòd mom mouebit eis comtroueráama de ma
/eficjs , vel offenfiomibws, vel iniurjr, vel da;mmus ab eis comtra eum commißis à
commume, ve! diuiß. Adfam/abtus Temptorium D. Imperatoris, quamdo erat im
obfiaiome Caßri Mamfredi. Præfatus D. Imperator hoc imárumemtum fieri præce
pit. Imterfueramt D. Gottifredus Dei gratia Imperiales Curiæ Camcellarius, Fe
dericas Prepo/itus S. Thom.e. Ioamme* Serpitem/is Præpo/îtus, Rodulphus Com. Co
me * Cajfellamus de Nomo et alj qaam plures teßer, Ego A/bertus /àári Palatj Not.
etc. Jm momime Domimi mo/?rt Iefu Cbri/fi . Ammo ab i//carmatioae Domimi mo/iri
Iefu Chri/?i Mi/le/imo, cemte/émo adfaage/?mo/e.xto, Imaiúiome quarta,die Domi/tce
q4,
S E C o N D o. 3I

qui fait ſextus intrante menſe Iuly. Henricus Dei gratia Romanorum Rex Inui
diſsimus Auguſtus recepit Odonem de Comite, et Diaconum de Perſico è parte, et
nomine totius communis Cremone, et prodiuſo,ſeu vice ſingularum perſonarum in
plenitudinem gratiae ſue, et remiſit eis nomine communis, et diviſim omnes offen
Iſiones, et damna, et maleficia, et indignationes, et ibi loci predictus Rex Henricui
fecit iurare Vgellinum........... et ſuper ſuam animam quod apud ſe cauſa hu.
ius Cremon. de offenſionibus, damnis, maleficiis, Imperio, vel Federico Patriſuo,
vel ſibi è parte communis Cremone, vel diuiſin illatis, et quod propter hoc, quod
olim contigit interd. Imperatorem, et Cremonenſes, vel interſe, et Cremonenſes,
non inquiret contraeos Cremonenſes in his, quepoſsident, neque in locis, neque in
in aljs. Actumſub temptorio Regis Henrici feliciter, quando erat in obſidione e
Vrbis veteris. Interfuerunt ibi testerrogati ab ipſo Rege, Philippus de Bolanda,
Golferamus de Petra, otto Frangeſpanem Prefectus Rome, Gulielmus de Barce
filius Salienbene, Valla de Pallatio, Ido de Derthona, Vrcellinus Valbus, Ruffinus
Tortus, Bertoldus de Camio. Ego Albertus ſacri Palati predictis interfui, etro
gatus ab ipſo D. Regeſcribere ſcripſi. Vedeſi dunque per la ſcrittura fatta da Fe
derigo, che Caſtel Manfredo non era per ancor diſtrutto, come afferma il Fino,
il Boſſio, 8 alcuni altri, poiche vi era à campo. E' ben vero, che fù per com
mandamento di eſſo Federigo diſtrutto queſt'anno ſino da fondamenti. Mu
toſſi in queſto tempo il gouerno della Città, ritornandoſi di nuouo alla ellettio
ne del Podeſtà, il qual Magiſtrato, ſi come peradietro ſi incominciaua nelle ca
lende di Genaro, all'hora ſi cominciò a calende di Luglio, eſſendo eletto a tal
grado Alberico Sala nobile Breſciano, che perfeuerò in quel Magiſtrato ſino al
Luglio dell'anno ſeguente McLXxxv 1. Cinſe queſti mentre durò il ſuo go
uerno la Città di mura; riduſſe le Porte in miglior forma che prima non erano,
fece eſcauare le foſſe, 8 edificò alla deſtra ſponda del fiume Ollio il Caſtello di
Robecco, che ancora ritiene il nome, benche ſia ſmantellato. Furono anche
del ſudetto anno Mc1 xxxv 11. confirmati i priuilegi à Sicardo Veſcouo di
Cremona da Gregorio VIII. Sommo Pontefice, che lo riceuèanco ſotto la
protettione della Santa Sede Apoſtolica alli i 1. diNouembre. -

M c1 xxxv 1 1 1. Fù creato Podeſtà Gerardo Conte di Camiſano Cremaſco,


ſotto il cui Regimento fu da Cremoneſi in luogo di Caſtel Manfredo edificato
Caſtellione, non molto lontano da Crema; Andò il detto Conte Gerardo co'
Soldati Cremoneſi à fauore di Parmegiani, contra Piacentini, 8 preſe Caſtelno
uo, il Seno, 8 Caſaltalbino. -

M clx xxv 1 1 1 1. Fù Podeſtà Gaifero Iſembardo Paueſe; gouernò queſti la


Città molto pacificamente; ſi diede fine queſt'anno ad vn groſſo nauiglio, che
Buza chiamarono, il quale l'anno auanti era ſtato principiato da Cremoneſi, i
quali fecero anche fabricarevna Galera nel luogo di " , per man
dare con eſſa, 8 col ſudetto nauiglio i ſuoi Soldati con Federico Iºriº
Oltre
32 L I B R O

oltre il mare, contra Saladino Prencipe de Saraceni,il quale del Mc1 xxxvi r.
inaueua tolto a Chriſtiani la ſanta Città di Gieruſalem. Lothario Cremoneſe,
Dottore Eccellentiſſimo de Leggi, fù da Bologneſi condotto a leggere publica
mente nel ſtudio. Atteſta ciò il dotiſſimo Sigonio ne' ſuoi libri delle Hiſtorie
d'Italia, il quale mette anche la forma dell'elettione, cauata dall'originale che
ſi ſerba nell'Archiuio di Bologna.
M cxc. Di nuouo (tanta era la inſtabilità del gouerno di quei tempi) ſi ri
duſſe la Città a Conſoli, i quali furono Odone de' Conti, Gerardo Sommi,Prete
de Vecchi, Petratio Mannara, 8 Ottone Borghi. Sotto il gouerno di coſtoro
ſi fece confederatione frà Cremoneſi, 8 Bergamaſchi. Arrigo Rè figliuolo del
l'Imperatore Federigo, venne la prima volta a Cremona inſieme con la Regina
Coſtanza ſua moglie, mentre andauano a Roma, per eſſere coronati dell'Impe
piale Diadema da Celeſtino Sommo Poatefice; & da Cremoneſi furono riceuuti
con realiſſime pompe. -

M cxci. Fù eletto Podeſtà Vgocione Boſſio Mantoano, il quale andò con


groſſe ſchiere di Soldati in fauore del Bergamaſchi contra Breſciani, ma fà infe
lice queſta gita per Cremoneſi, percioche nel paſſare del fiume Ollio preſſo a
Ciuidale Caſtello de Bergamaſchi, furono da Breſciani col fauore del Milaneſi
ſconfitti, reſtandone infiniti morti,8 il reſtante prigioni, i quali però nel ritorno
di Roma dell'Imperatore Arrigo furono rilaſciati, facendoſi anche per com
mandamento dell'iſteſſo Imperatore pace frà eſſi Cremoneſi, 8 Bergamaſchi
ſuoi confederati davna parte, 8 Breſciani dall'altra, di che ſe ne ſerba nell'Ar
chiuio della Città di Cremona ſcrittura autentica fatta nel Palagio Archiepiſco
pale di Milano, alla preſenza dell'iſteſſo Imperatore, ſotto il di 1x. di Decem
bre. In queſto medeſimo tempo per mezo dell'Imperatore Arrigo ſi confede
rarono i Cremoneſi co' Lodegiani, con li Comaſchi,col Marcheſe di Monferra
to, co' Paueſi, & co Bergamaſchi, ſi come atteſtano le publiche ſcritture ſoura
ciò trattate, che ſi ſerbano nell'Archiuio.
M cx c1 1. Eſſendo creati Conſoli Guglielmo Belotto,Giberto de Moltide
nari, che hora Mondinari, ſi chiamano, il Conte Gerardo Camiſano, 8 Rug
giero Biacchi. I Cremoneſi co Paueſi, Lodegiani, 8 Comaſchi andarono a
danno de Milaneſi, abbruſciando loro molti luoghi. Queſt'iſteſſo anno l'Im
eratore Arrigo fece dono a Cremoneſi di Crema, 3 dell'Iſola Folcheria con .
i" loro pertinentie,come ſi vede" vn ſuo belliſſimo priuilegio col bollo d'oro.
M cx c1 1 1. Erano i Milaneſi entrati nel Lodegiano, dando il guaſto, 8 de
predando tutto il Paeſe;la onde i Cremoneſi richieſti di ſoccorſo da Lodegiani,
viandarono ſubito con le loro genti, ma poco felicemente, percioche venuti è
battaglia vi furono rotti, reſtando molti di loro prigioni; ritrouo eſſer ſtati all'
hora Conſoli in Cremona Albetro Sommo, Pagano Borgo, 8 Leonardo Babbo.
Mcxe 1 1 1 1. Seguirono alli ſudetti Conſoli Ruggiero Auogadro Furi 'i
endo
S E C O N D O, '33

ſendo Geroldi; Fù queſt'anno grandiſſima inondatione del Pò, & altri fiumi, la
uale causò grandiſſimi danni al territorio Cremoneſe. Andando l'Imperatore
i nella Puglia fece rilaſciare tutti i Soldati Cremoneſi, 8. Lodegiani, che
da Milaneſi erano tenuti prigioni. Seguì frà Cremoneſi, 8 Breſcianialli x1,
d'Aprilevna concordia di reſtituirſi vicendeuolmente quanto s'haueſſero occu.
pato ne'tempi di guerra.
M cx cv. Fù eletto Podeſtà Pocobello de Vigolo Cittadino Comaſco, ma,
eſſendo egli poco dopò morto, furono creati Conſoli, Gerardo Zanebono, Ta
lamaccioGaidoldo, Odone di Medollati Cremoſano Oldoino, & Adamo di
Careghini; Si riduſſe ſotto coſtoro il principio del Regimento à calende di Ge.
naro. Queſt'anno anche l'Imperatore inueſtii Cremoneſi di tutto quello, che
per adietro gli haueua conceduto: Ne mi par fuor di propoſito mettere in que
"
ſto luogo la forma di tal inueſtitura, l'originale della ritrouaſi nell'Archi
uio della Città. Anno Dominica incarnationis Milleſimo, centeſimo, nonageſimo
quinto, die Martis, quifuit ſextus dies entrante menſe Iuny, Indifione tertiade
cima, in maltorum hominum preſentia, nomina quorundam inferius deſcribentaº
D. Henricus Dei gratia Rom. Inuitiſ. Imperator, et ſemper Augustus, et Rex,
Sicilia, cum lancea, et confaneno, quam in ſua manutenebat, inuestiuit honorifieè
Gerardum de Zanebonis, et Talamatium de Gadolais, et Odonem de Medollate
Coſi'. Communis Ciuitatis Cremone, nomine ipſius Communis, de hoc quod ipſi
Communi de derat, et de hoc, quod in priuilegio ipſius communis cremona contine
tur. Et hanc inueitituram fecit ipſe D. Imperator in platea, que eſ ante portanº
Cuman e Ciuitatis, que vocatur porta Teris. Confanonus verò, cum quo eos in
meſtiuit erat rubeus habens crucem albam intus. Huic inuetiture interfuerunt D.
Bonifacius Marchio Monti sferrati; et de Cumis, D. Jordanus Vicedominus, et D.
Arealdus frater eius, Albertus de Carcano, Marchiſius de Madrixto, Iacobus de Ter
ri, Aliprandus filius quondam D. Pocobelli de Vico, Ioannes de Papa, Arealdns de
Deriuo, Vallus Ficca, Lotterius Ruſca, Gerardus Belenzonus, Guido de Bulgare de
Laude, Durus de Cauazzo, et Presbyter de Seloriano de Papia, Gaiferrus ſembar
di, et Bucca de Oſſa, Galfredas de Turricella, de Cremona,Comes Albericus, Bello
tus Bonſerius, Anzilerius de Burgo, Petraccius Mannaria, Presbyter Vegius, Al
bertus Struſſus, Leonardus de Babo, Comes Egidius, Ioannes de Perengo, de Ber
gamo, Brunolus Aduocatus,Guglielmus de Maſello,multi alj Longobardi,et Theu
tonici,ci D. Sirus Salimbenus de Papia ſimiliter interfuit. Ego Oſpinellus Iudex,
qui decor de Lematio interfui. Fgo Guido Iudex.ſcriba Conſulum Cumi interfui,
c ſcripſi. Queſto iſteſs'anno il Beato Alberto nato ſu'l Bergamaſco nella Villa
Ogna,ma venuto ad habitare nella Città di Cremona,reſe lo ſpirito al ſuo Crea
tore, e fù alli v11. di Maggio ſepolto nella Chieſa di S. Matthia, oue ſino al di
d'hoggi ſi conſerua con molta veneratione il ſuo corpo;interuenne alle ſue eſſe
quie (come afferma Bartolomeo Peregrino nella ſua vigna ſacra di "
- CIitta
34 L I B R O
ſcritta latinamente) S. Huomobono il quale poco dopò come appreſſo direm
mo, reſe anche egli lo ſpirito al Signore, affermano molti che'l Beato Alberto
eſſerciſſe l'arte di portarvino, e perciò anche à noſtri tempi quelli, che tale arte
eſſercitano, i quali noi chiamiamo Brentatori, oſſeruano con molta ſolennità la
feſta. Si leggono di queſto Beato huomo alcuni miracoli, che ſono deſcritti
nella ſua leggenda, la quale mi ha fatto vedere il Reuer.Sacerdote Bono Lamo,
Rettore della ſudetta Chieſa di Santo Matthia. -

M cx cv1. Perſeuerorno li ſudetti nel Magiſtrato, ne occorſe queſt'anno co


ſa notabile, ſe non che frà Milaneſi, 8 Cremoneſi, con altri fuoi confederati
ſeguì vn conflitto,nel quale eſſendo per tradimento abbandonati i Soldati Cre
moneſi, ne reſtarono prigioni alcuni pochi. -

M cx cv 11. Eſſendo ſtati creati Conſoli Anzelerio Borgo, Baiamonte Otto


ne, Muſſo de Medollati; il Vener. Sicardo Veſcouo di Cremona fece la trasla
tione dei ſacri corpi di S.Imerio, & di S. Archelao, riponendoli nella Chieſa
maggiore in va'Arca di marmo, 8 ſi fece feſta ſolenniſſima; furono anche per
commandamento dell'Imperatore rilaſciati quei pochi ſoldati,che l'anno auan
ti erano ſtati preſi da Milaneſi. - -

M cx cv 111. Succeſſero nel Conſolato Giouanni Struſſi,Huomobono Terzi,


Roggiero Biacco, Arrigo Fodri, & Giouanni Corrado. Morì in queſto tempo
l'Imperatore Arrigo nella Puglia. Nacque nella Città di Cremona grandiſſi
ma diſcordia, la quale hebbe principio dalla eſcauatione d'un certo condotto
d'acqua, che Murmura ſi chiamaua, per il mormorare del Popolo a cui ſpeſe fù
fatto, ſolleuatoſi perciò il Popolo, creò Podeſtà Cremoſino Oldoino, il quale
fino all'anno ſeguente amminiſtrò inſieme con detti Conſoli il gouerno. Man
darono i Cremoneſi queſt'anno Ambaſciatori à Roma a Papa Innocenzo III.
per la canonizatione di S. Huomobono, il quale l'anno inanzi alli x11. di No
uembre orando nella Chieſa di S. Egidio con grandiſſimo feruore haueua reſo
lo ſpirito al Signore. Capo dell'Ambaſciaria fu il Reuerendiſs. Veſcouo Sicar
do. Nacque S. Huomobono in Cremona della famiglia Ticcenga; operò in
vita, 8 dopò morte di queſto Santo il Signor Dio di grandiſſimi miracoli, mul
tiplicò il pane, mutò l'acqua in vino, illuminò i ciechi, refe la fauella a muti,
l'vdito à ſordi, 8 la diſperata ſanità à gli infermi, 8 liberò molti oppreſſi dal
Demonio. Serbaſi la Bolla della canonizatione di queſto noſtro Santo Citta
dino, nel publico Archiuio. Data in Roma l'ultimo di Decembre di queſto
iſteſſo anno, che fù il primo del Pontificato d'Innocenzo; Da che ſi vede l'er
rore eſpreſſo di coloro, che ſcriuono queſto Vener. Santo eſſere morto l'anno
MC I C.

Mcxc1x. Il ſudetto Cremoſano perſeuerò nella Podeſtaria, eſſendo queſt'


anno nel meſe di Maggio i Milaneſi co Piacentini lor confederati, andati è
campo è Borgo San Donino, all'hora ſottopoſto à Cremona, vi corſero ſubito
i Cremoneſi,
S E C O N D O. 35

i Cremoneſi, 8 Paueſi con altri ſuoi confederati, 8 venuti alle mani reſtarono
vinti i Milaneſi, 8 Piacentini. Fù anche più volte combattuto frà Cremoneſi,
& Piacentini con vario ſucceſſo. Seguì etiandio dopò la feſta di San Michele
vn'altro conflitto frà Cremoneſi, 8 Milaneſi a Caſtelnuouo bocca d'Adda, ne
vi fù molto auantaggio frà gli vni, & gli altri. Fù queſt'anno ſciſma nell'Impe
rio,eſſendo dopò la morte d'Arrigo VI. ſtati eletti Filippo, 3 Ottone IIII. le
parti di cui ſeguirono i Cremoneſi.
Mcc. Eſſendo ſtati creati Podeſtà Lanfranco de Ruggieri, 8 Belbano Ric
cola, amendui Cittadini Bergamaſchi, i Milaneſi co Breſciani lor confederati,
oſero l'aſſedio è Soncino, ma non vi ſtettero più che otto giorni, percioche
fi i Cremoneſi mandato le lorgenti col Carroccio, non furono coſi
toſto à Giouenalta, che i Milaneſi leuarono il Campo; &i Cremoneſi, da Gio
uenalta ſe n'andarono contra Piacentini, i quali ſi trouarono a S. Andrea, 8 è
Buſſeto, terre all'hora ſottopoſte à Cremona, 8 eſſendo fra loro ſeguito conflit
to, reſtaronvinti i Piacentini, 8 furono per la maggior parte fatti prigioni quaſi
in vn medeſimo tempo diedero i Cremoneſi à fuoco, e fiamma molti luoghi de'
Breſciani; & alli xvi. di Settembre (giorno ſolenne per la feſta di S. Cornelio,
& Cipriano) gli diedero vna rotta preſſo a Quinzano, facendone prigioni ſet
tantaſette de principali Nobili Breſciani, 8 d'indià quattro giorni andaro i Sol
dati Cremoneſi ſul Piacentino, a S. Lorenzo, 8 Caſtello Arquà in ſoccorſo de'
Parmegiani, i quali eſſendo ſtati ſuperati nella zuffa ſeguita frà di loro, & Pia
centini, furono con queſto ſoccorſo recuperati, reſtando vinti quelli, che poco
prima erano vittorioſi. Seguì fra eſſi Cremoneſi, 8 Mantoani vna confedera
tione per venticinque anni, ſerbaſi nell'Archiuio della Città publica ſcrittura di
queſto accordio, che fu giurato da mille huomini di credenza, coſi chiamauano
all'hora quelli del Conſiglio generale, che dalla Città teneuano cura, la forma
della concordia (per ſodisfare anche in queſto à chi è curioſo di ſimile lettione,
è tale. Egoiuro ad Sanita Dei Euangelia, quod bona fide guardabo, ci ſaluabe
homines Cremona, ci Epiſcopatus Cremona, ci qui per Cremonam diſtinguntur in
auere, ci perſonis, in mea Ciuitate, c Epiſcopatu, di diſtrictu, o aqua, nec in ſua
terra, vel aqua, vel aliena, mec in aliena eos ſtudiosè offendam, ci de guerra ,
aam commune Cremona habet, vel hahiturum eſt cum Placentia, ci Brixia, cº
Mediolano, di Crema, vel Ferraria adiunabo Cremonam meis expenſis, c meis
perditis ſecundum hoc, quod determinatum fuerit infra, & de predictis guerris
non faciam pacem, nec treguam, nec guerram reuedutam abs4 parabola data è
communi Cremone, in credentia ſonata per campanam, aut in concione, et hoc ſine
fraude, ci hoc attendam ſecundum predidi e Ciaitates, vel aliqua illarum mouerit
guerramaduerſus Cremonenſes,ſiue Cremonenſes contra preaidian Ciuitatem, cº
koe attendam quotieſ ungue petitum fuerit per Reciores Cremona, ſcilicet Poteita
tem, vel Communis, vel Iustitia ſecundum corum voluntatem, ci meam poſſibili
E 2 dai 4 fº
36 L I B R O
tatem ſinefraude, e bona fide operam dabo, vt cremonenſes habeant gratiam Sè.
reniſſimi Philippi Regis, 6 aſta, quod pro hoc ſacramento Mantuani non ſint di
ſtriti contra Reginos,et Rauennates,et omni anno debent iurare Rectores vtrius di
Ciuitatis hanc concordiam, ci ſocietatem firmamtenere, ci obſeruare, ci hanc ſo
cietatem, concordiam tenebo, vs4 adviginti quinque annos, c ſingulis decem »
annis debeat renouari, ſi requiſitum fuerit per Redfores, ci ſi aliquod additum, vel
diminutum fuerit in concordia Relforum ſupraſcriptarum Ciuitatum habita cum
Conſilio, vel Credentia Communis Ciuitatis, ita tenear obſeruare, ci hac totum
debeat obſeruari, ſaluo honore, di fidelitate Imperatoris,ſeu Impery, vel Regis.
Aétum eſt hoc in Epiſcopata Mantua iuxta Sandtun Veverium. Anno Dominica
incarnationis Mcc. Indiſtione tertia die Mercuri ſecundo intrante Auguſto cre.
Per gli Mantouani giurorno Quiliano Viſdomini, Ottone di Vguccione, 8c
Prete Sacca, tutti trè Conſoli. E per gli Cremoneſi il ſudetto Beltramo di
Riuola Podeſtà. Fù celebre in queſti tempi Giouanni Boſſiano noſtro Citta
dino, famoſiſſimo interprete delle Leggi, 8 (fecondo che afferma l'Abbate,
Trittemio) precettore di quel gran lume della ſcienza legale Azzone Bologne
ſe; Ne giouò ſolamente il Boſſiano coi leggere publicamente ne' più famoſi
Studijd'Italia, ma fece anche il nome ſuo immortale col dare in luce vna Som
ma ſopra le Pandette, 8 vna Lettura fopra il Codice, diuiſa in noue libri, 8 al
cune altre opere preclare. Non fù di minore ſplendore alla noſtra Città nell'.
iſteſſo tempo Martino della medeſima famiglia Boſſiana, Lettore anch'egli pu
blico della profeſſione Legale nella Città di Bologna. Queſt'iſteſſo anno Huo
mobono Moriſio, il quale publicamente nella noſtra Città leggella la ragione
Ciuile, ſe ne paſsò a miglior vita, e fu con honoreuole pompa ſepolto nella ,
Chieſa di S. Gulielmo fuori della Città.
M ce 1. Perſeuerarono nel Magiſtrato gli ſudetti Lanfranco, 8 Beltramo, ſi
vnirono queſt'anno i fuoruſciti di Breſcia, co Cremoneſi, contra la propria Pa
tria; I Milaneſi prefero Oſcafale terra del Cremoneſe, 8 la diſtruſſero; I Bre
ſciani furon rotti da Cremoneſi l'ultimo di Luglio a Gauardo, &la vigilia di S.
Lorenzo a Calcinato, doue perdettero anche il Carroccio, che fù condotto è
Cremona con infiniti prigioni. Andarono i Cremoneſi con la loro Caualleria
in ſeruitio de Mantouani, contra Veroneſi appreſſo a Marmirolo, 8 ne ſeguì la
pace frà detti Mantouani, & Veroneſi, giurando i Veroneſi di ſtar à quanto
gli foſſe impoſto da Cremoneſi, i quali queſt'iſteſſo anno ſtettero pervn meſe à
“Campo a Firenzola ſul Piacentino, ne la potero però hauere.
Mcc 1, Fù ſtabilita tregua per cinque anni da Cremoneſi, 8 Parmegiani
lorconfederati davna parte, 8 Piacentini dall'altra; Interuennero per Cre
moneſi, Giacomo Sordolor Podeſtà, Alberto Sommo, Alberto Struſio, 8 Pietro
Tinto,tutti trè Ambaſciatori. Per i Parmegiani, Guido Lupo Marcheſe di So
ragna &lor Podeſtà, inſieme con altri; & per Piacentini Azzo º "e 1Cialtº,
er S E C O N D O. 37
Vidalta, & Carneuafe Fontana, Conſoli della lor Communità; Si conchiuſe
queſta tregua appreſſo al Seno nel territorio Piacentino allix. di Giugno, 8 alli
x 1. fù giurata dai Magiſtrati, 8 da quelli di Credenza nella Città di Piacenza,
Furono in eſſa tregua compreſi anche i Bergamaſchi, 8 gli huomini di Borgo S.
Donino, confederati de Cremoneſi. Nell'iſteſſo tempo fecero anche tregua
i Cremoneſi, 8 Bergamaſchilorconfederati co Milaneſi. Ritrouanſi nel pu
blico Archiuio di Cremona le ſcritture autentiche de' ſudetti accordi. Non ,
laſciarò di dire, che l'Auttore, che ha ſcritto latinamente la Cronica di Cremo.
na, mette queſt'anno eſſere ſtati Conſoli Oddo de Conti, Guariſco de Micara,
Giacomo Sordo, 8 ImerigoDodemo;nondimeno nella ſcrittura della Tregua coi
Piacentini, il detto Giacomo Sordo vien nominato Podeſtà, 8 può eſſere che
foſſe, 8 l'vno, & l'altro, per le tante mutationi che faceuano in que tempi infe
lici per le ſeditioni, & diſcordie Ciuili. Queſto iſteſſo anno alli xxv. di Giu
gno fù trasferito con grandiſſima ſolennità, 8 diuotione il ſacro corpo di S.
Huomobono di donde prima era ripoſto, &in luogo più honoreuole collocato,
pur nell'iſteſſa Chieſa, intrauenendoui il Vener. Veſcouo Sicardo. Fù laſciato
ſopra l'Altare per otto giorni continui, con boniſſima cuſtodia, concorrendoui
grandiſſimo numero di perſone, non ſolo di Cremona, ma anco di altre Città,
e luoghi circonuicini, operando il Signore di molti miracoli per mezo di queſto
ſuo Santo.
Mc ci 11 Ottone de Vidali Bergamaſco, fù Podeſtà, il quale fece fare la
foſſa della Città, che è trà porta Noua, &la porta della Moſa, e perche fù fatta
à ſpeſe de Religioſi Secolari della Città,8 del Contado, i quali Preti ſinomi
nano, perciò fà detta la foſſa de'Preti.
M cerv. Eſſendo Conſoli, Ognibene Orſolario, 8 Mareſcotto Borgo,fù nel
giorno del Giouedì Santo alli x 1 1. di Aprile da Chriſtiani, 8 per principal
opera di Venetiani preſo Coſtantinopoli, doue erano andati in ſuſſidio più di
mille Soldati Cremoneſi. -

Mc cv. Nicolò Gadio, Pontio Amati, Ilario Ermenzone, furono Conſoli,


non hebbero guerre i Cremoneſi, ne occorſe loro coſa notabile,ma fù ben coſa
notanda, & ſalutifera non ſolo a Cremona, ma è tutto l'Vniuerſo mondo, che
queſto anno diede principio al ſacro Ordine de Predicatori il Santo Patriarca
Dominico, di natione Spagnuolo, della Nob. Famiglia de Guſmani, & di Pae
tria Calagoreſe. - -

Mccvi. Giacomo Bernardi Bologneſe eletto in Podeſtà; fece fabricare il


Palagio detto della Communità, che è poſtoinanzi alla Chieſa maggiore, Per.
ſeuerò queſto anche l'anno ſeguente, ma venuto a morte in capo dei primi ſei
meſi,fù con honoreuoliſſima pompa ſepolto invn'auello di marmo, appreſſo la
Chieſa
Conſoli,principale entrando
i quali furono al gouerno
Frigerio della Gerardo
Boccaccio, Città perSommo,
gli altri ſei meſi quattro
Oddofredo Ar
denghi, S. Alberto Qouara. Mc cv ( o
38 L I B R O v.)

º
Mcc vrri. Fù eletto Podeſtà Aſſagito Sannazaro Paueſe. Fece queſto
erraà Breſciani, e preſe Ponteuico, il quale fù però poco dopò recuperato
da detti Breſciani; edificò anche a ſpeſe de Cremoneſi ſopra il fiume Ollio vn
ponte à Grimone, &vn'altro alla Binanoua. Eſſendo queſt'anno ſtato vcciſo
.
filippo, reſtò l'Imperio è Ottone ſolo: -

Mcc 1x. Fù queſto anno infeliciſſimo alla Città di Cremona, percioche


eſſendo fatti Conſoli, Barocio Borgo, Iſaco Douara, Giouanni Amati,e Pontio
Piceno, nacquero diſcordie, 8 ſeditioni ciuili, che la conduſſero quaſi in eſtre
ma ruina; Imperocheſi come la Città in due parti dal fiumicello Cremonella
;
vien diuiſa, così ſi diuiſero anche i Cittadini, chiamandoſi quelli che dalla de
ſtra ſponda del fiumicello habitavano diverſo Settentrione,doue è S. Agata, Se
il Caſtello con nuouo nome Cittanouani, per eſſere quella parte della Città
nuoua, co'quali però teneuano anche quaſi tutti i popolari della Città vecchia,
& particolarmente quelli della Parochia di S. Pantaleone, ſi ſolleuarono dun
que queſti della Città nuoua, facendo anche eſſi nuoui Magiſtrati, 8 nuoui go
uerni, & congregandoſi à far il ſuo Conſiglio generale à Sant'Agata. Venne
ueſt'anno l'Imperatore Ottone in Italia, è andatoſene à Roma, fù dal Ponte
i" III. coronato ſolennemente della Corona Imperiale. -

Mc cx. Matteo di Coreggio Parmegiano fu fatto Podeſtà della Città Vec


chia, & Gulielmo Maſcalia Cremoneſe di Città Nuoua; Seguirono molte -
zuffe, & guerre ciuili, & crebbe di molto l'odio, che non come nati tutti in vna
medeſima Città, ma come fieriſſimi inimici ſi trattauano, riempiendo la lor cô
mune madre di ſangue, ne perdonando alle caſe, 8 facoltà, le quali col fuoco
conſumauano. Era allhora Veſcouo della Città Sicardo Caſellano,huomo ce
lebre per dottrina, ma molto più per la ſantita della vita, 8 Paſtore ſopra tutto
zelantiſſimo della ſalute del ſuo grege; Eglia dunque come padre commune ſi
interpoſe frà l'vna, &l'altra parte; & talmente ſi adoprò, che fù conchiuſa la
pace, ſottoponendoſi il Maſcalia Podeſta de Cittanouani, al Coreggio, 8 giu
randogli publicamente obedienza, con queſto però, che egli haueſſe à reſtar
Podeſtà del Popolo; Venne in queſto tempo l'Imperatore Ottone ncl ritor
nar da Roma in Cremona, doue fù ſolcariſſimamente riceuuto.
M ccx1. Eſſendo fatto Podeſtà Gandolfino Caſtelnuouo Veroneſe, di nuo
uo per opera del Maſcalia Podeſtà di quelli di Città Nuoua, ſi ſuſcitò guerra ci
uile, e vennero alle mani i Cittanouani con quelli della Città Vecchia, appreſ
ſo al Baſolaro contrada della Parochia di S. Pantaleone,che cra fauoreuole alla
fattione di Città Nuoua,doue fecero vin'aſpro coflitto, 8 dopò l'hauer ammaz
zati infiniti Cittadini, attaccorno anche quelli della Città Vecchia il fuoco nel
le caſe delli vicini di S. Pantaleone, ogni coſa del tutto conſumando, 8 ciò fù
alli xv. di Decembre. Era l'anno auanti ſtato ſcommunicato, 8 priuato dell'
Imperio Ottone dal ſudetto Innocentio, 8 in ſuo luogo era ſtato eletto Fede
rigo
s E C o N D o. 39
rigo Rogerio, e perciò andarono queſt'anno i Cremoneſi in fauore del Mar.
cheſe da Eſte, 8 ſcacciarono di Ferrara Vguccione de Guarneſi,che vi era Po
deſtà a nome del detto Ottone. -

Mcc x 1 1. Racchettate alquanto le ciuili diſcordie furono eletti Conſoli


Leonardo Capellino, Riboldo Borgo, Rauano Belotto, 8. Belingero Maſcalia;
Venne à Cremona Federigo eletto Imperatore in luogo di Ottone, il quale fà
di nuouo có ſolenne cerimonia ſottopoſto alle cenſure Eccleſiaſtiche dal Som
mo Pontefice; Andauaſene il detto Federigo in Alemagna, 8 fà da Cremo
neſi con pompe reali riceuuto, & alloggiato; Si fece anche frà Cremoneſi, e
Mantouani lega, 8 confederatione alli 6. di Febraro di detto anno, come nel
la ſcrittura autentica, che ſi ſerba nel publico Archiuio appare.
Mccx1 1 1. Eſſendo fatti Conſoli Lanfranco Oldoino, Guglielmo Perſi
chello, 8 Arrigo Auogadro, etcnendo i Cremoneſi la parte di Federigo Im
peratore, 8 i Milaneſi di Ottone ſcommunicato, 8 priuato dell'Imperio, ven
nero i Milaneſi con l'aiuto di vmdeci Città lor confederate a danni de Cremo
neſi, i quali ſe gli fecero incontro preſſo a Caſtellione col ſuo eſſercito: Fù
queſt'anno la feſta della Pentecoſte nell'iſteſſo giorno, che ſi celebra la feſta di
San Pietro, 8. San Marcellino, cioè alli 1 1. di Maggio, queſti Santi, i ſacri cor
pide quali, come dicemmo altroue ſi ſerbano nella Chieſa di San Thomaſo,
ſono in particolar veneratione à Cremoneſi; Horaſtando gli Eſercitià fron
te l'wn dell'altro, i Milaneſi mandarono in queſto ſacro giorno a sfidar alla bat
taglia i Cremoneſi, i quali gli riſpoſero, che per riuerenza di quel Santiſſimo
giorno della Pentecoſte, 8 di quei Santi Protettori della lor Città non voleua
no perallhora venire alla battaglia. Fù queſta riſpoſta beffata da Milaneſi, 3
aſcritta non à riuerenza, ma è viltà d'animo, e furono alcuni di loro tanto em
pij, chehebbero ardire, di dire, Iddio, 8 i Santi ſiano dalla parte voſtra, le ſpa
de, &le lancie ſiano dalla noſtra, e perciò li preſentarono la battaglia, aſſaltan
doli con grandiſſimo furore, laonde aſtretti i Cremoneſi a venir à battaglia, fe
cero del ſuo eſſercito quattro parti, ſecondo che quattro erano le porte della
città (percioche l'uſo di quei tempi era, che i popoli ſi diuideuano intate parti,
quante erano le porte delle loroittà aſſegnando a ciaſcuna porta tate parochie,
& il loro capo.) Hora mentre, che eſſi ſi preparauano al combattere le Donne,
& il rºſtante del popolo Cremoneſe ſi erano ridotti nella Chieſa di S. Thomaſo
pregando con deuotione que Santi, che con le loro pie interceſſioni voleſſero
impetrare dal Sign. Iddio la vittoria a Cremoneſi, Et ecco, che entrata nella
battaglia la prima ſquadra, che era di porta San Lorenzo, ella fù ſconfitta, 3.
sbaragliata del tutto,3 allhora nella ſudetta Chieſa di San Thomaſo,ſi eſtinſe la
quarta parte delle Lampadi, che all'Arca, doue ſono rinchiuſi quei ſacri corpi,
s'erano acceſe. Sottentrò la ſeconda ſquadra, la quale era di porta Natale, S&
auenne di queſta, come della prima, eſtinguendoſi parimente le larsi"
aè 1. I E R O.

di ſopra; Il ſimile accadè della terza ſquadra di porta Pertuſe. Reſtauafo


lamente à combattere la ſquadra di porta Ariberta, ch'era la minore di tutte, 8e
reſtaua anche acceſa ſolamente la quarta parte delle Lampadi, quando ſi vid
dero miracoloſamente vſcire due candidiſſime colombe dall'Arca di quei due
Santi, che per la porta di detta chieſa ſe ne volarono verſo l'eſercito de Cre
moneſi, 8 non molto dopò ritornarono, rientrando nella medeſima Arca, 32
allhora ſi riacceſero per ſe ſteſſe tutte le Lampadi, che prima s'erano eſtinte,
&nello iſteſſo tempo ſi viddero nel campo de Cremoneſi due Soldati a cauallo
con candide ſopraueſte, i quali andarono inanzi all'Vltima ſquadra, che eſſendo
entrata con coſì forte ſcorta nella zuffa, poſe in rotta i nemici, ſenza ſpargimen
to di ſangue, facendone più di ſei mila prigioni, i quali furono condotti à Cre
mona inſieme con il carroccio de Milaneſi, che ſino al dì d'hoggi ſi ſerba,(ben
che fracaſſato per la vecchiaia), ſopra le volte del Duomo, oue mi ricordo io
inauerne veduto anche vin'altro. Apportò queſta coſi ſignalata vittoria à Cre
moneſi grandiſſima reputatione appreſſo è tutte le città d'Italia,e fù particolar
mente grata all'Imperatore Federigo,l'eſaltatione del quale eſſi i brama
pano, contro Ottone, e ſuoi aderenti.
Mccx1111. Perſeuerando nella guerra i Cremoneſi, con Milaneſi, 8 con
ICremaſchi, Vberto Ghiſalba vno de Conſoli di Cremona andò a Parma per
dimandare aiuto a quel popolo conforme alle conuentioni, e confederationi
fra loro altre volte ſtabilite; Andorno anche à Mantoua Gerardo de Ho, &
4Giouanni del Corno Ambaſciatori, con Guglielmo Perſico Conſole della città,
i quali in nome del Popolo Cremoneſe, ricercarono quella Communità è man
dargli quanto prima i Soldati,col Carroccio in aiuto, il che fù nel fine di Aprile,
& principio di Maggio, 8 ritrouaſene memoria nell'Archiuio di Cremona, è
perche non ſarà forſi diſcaro a chi ſi diletta dell'Hiſtoria, ſaper il modo, che te
neuano in que tempi nel ricercarſi le Città confederate l'Vna l'altra di aiuto, 8
ſoccorſo contra ſuoi nemici,nò laſciarò di regiſtrarne quì l'eſempio. Anno Dam.
Incarnat. McKiſs. Indifione prima in Palatto Comunis Mantua, in pleno conſilioſo
anato, ci colleſto ad campana conuocatis Conſultbus viciniari, paraticora, ci ca
pitibus paraticorum, ci crethenderjs, D.Gerardus de obe Ambaſciator Communis
Cremone voluntate, 6 parabola D.Guglielmi de Perſico Conſalis tunc eiuſd; com
munis concionando in eodem conſilio dixit, ci regauit illos de conſilio, di D. 7 ha
lamatium, c Iacobum Vicarios Aldroandini Marchioni, Eſtenſis Poteſtatis Man
tu e, pro Communi Mantua,vt ipſi debeant adiauare Commune Cremona de guerra,
quam habet eun Mediolano, c Crema, recitando ſerutia qua adinuicem faita ,
erant inter Cremonenſes, e Mantuanos, et vt Carrocciun forts extrabant, cº
eum eorum forcia eoſdem Cremonenſes de prediſfi, guerris adiuuent; Poſtea di
ſtus Guglielmus de Perſico Conſul tunc communis Cremone concionando in eodem
conſilio,et recitando qualiter commune Cremona habebat guerram cum Mediolano,
&
S E C O N D O. 4t

ci Crema, di qualiter ipſiMantuani erant ſoci, di amici Cremonenſium, ci ſerui


tua, que adunuicem interſe fecerant, c leſto in eodem conſilio inſtrumento ſocieta
tis ipſarum Ciuitatum, di qualiter tenebantur adiunare commune Cremona de
predictis precepit per ſacramentum dictis Vicarys ſcilicet Thalamacio, et Iacobo
de Maroſtica, et dictis de conſilio, ſicuti pro communi Cremona precipere poterat,
vt ipſa die ſuum foras extraherent Carrocium, et omnes milites, qui ſunt parati
craſtina die debeant mouere, etire in ſeruitio ipſius communis, et poitea alj mili
tes, et pedites Ciuitatis, et Epiſcopatus debeantſepreparare, et vſq; adproximum
dié Iouis moueant cum eorum forcia, et ad ſeruiti,Cremona veniant. Ai fum eſt
hoc die Martis oifauo exeunte Aprili. Ibi fuerunt testes Bernardus de Malſerui
sio, et Obertus Pecerarius, et Petrus Romanus, et Tiratus, et Arreulphus de Boſo,
et alj plures teſtes. Ego Bonhomus Gabb. Notarius Sacri Palati interfui, et
ſhanc chartam iuſupreditti Conſulis ſcripſi. Queſto iſteſſo anno i Cremoneſi
diedero il guaſto a molte Terre de Piacentini, & de Cremaſchi.
M cc xv. Poco felicemente ſucceſſero le coſe a Cremoneſi queſto anno,
percioche i Milaneſi (ſe pur crediamo à Donato Boſſio Milaneſe) vennero è
danni de Cremoneſi, 8 preſero Romanengo, Giouenalta, con molti altri luo
ghi, fecero di molti prigioni, & gli tolſero anche il carroccio; Fù etiandio
grandiſſima perdita a Cremoneſi la morte del Venerabile Sicardolor Veſcouo,
il quale dopò l'eſſer ſtato Paſtore di Cremona d'intorno a dieciotto anni ren
dette l'anima al Signore. Scriſſe queſtivna belliſſima Cronica delle città d'.
Italia, di qui fanno ſouente mentione Fra Leandro nella deſcrittione d'Italia, 8:
F.Giacomo Filippo da Bergamo nel ſuo ſopplemento delle Croniche. Scriſſe
anche vin'altro belliſſimo libro intitolato Mitrale dal quale il Durando cauò
molte coſe, 8 le regiſtrò in quel ſuo lodato volume iſcritto Rationale Diuinorfi
Officiorum, queſti libri, è per la malignità de tempi, è per negligenza delli
Auoli noſtri ſi ſono perduti, e forſe da qualch'vno ſi tengono ". Feceſi
in Roma queſto iſteſſo anno ſotto Innocentio Tertio quel gran Concilio Late
ranenſe, al quale interuennero il Patriarca Gieroſolimitano, 3 il Conſtantino
politano, ſettanta Metropolitani, è più di quattrocento Veſcoui. Andorno i
Cremoneſi a danni de Piacentini, & gli abbruſciarono di molti luoghi, aſſedia
rono anche Caſtelnuouo per dieci giorni, ritrouandoſi allora Conſoli Tala
matio di Gaidoldi, Morino Bellotto, Negro Mariani, Bernero Maſtallio, Re
dotto Ardengo, 8 Amico Caimo. - - -

M c cxv 1. Arrigo Conte di Roueſcala cittadino Paueſe, eletto Podeſtà di


Cremona, andò coll'eſercito Cremoneſe contra a Milaneſi, 8 nel territorio di
Crema, prendendo di molte terre, coſi de Milaneſi, come de Cremaſchi, S&
ritornandoſene d caſa con trionfo, 3 con grandiſſima preda. Andarono anche
del meſe d'Agoſto i Cremoneſi con Parmegiani lor confederati nel territorio
di Piacenza dandogli il guaſto, 8 abbruſciandogli di molte terre, frà º" fù il
F airo,
42 L I E R O

Cairo, S. Geruaſio, Carpaneto, Pozzo Pagano, il Borgo della Preue, Taua


zano, il Borgo di Salari, 8 Ponte Nuro, doue vennero alle mani co Piacentini,
&li ruppero, facendone molti di loro prigioni, i quali furono condotti à Cre
mona; & mentre, che vittorioſi ſe ne ritornauano à Cremona, i Piacentini coº
Milaneſi, i quali gli erano frettoloſamente venuti in aiuto, aſſalirono la coda
dell'Eſercito Cremonefe, mà con poco lorauantaggio, e manco riputatione,
percioche riuoltatiſi i Cremoneſi, 8 i Parmegiani, 8 coraggioſamente combat
tendo, ſino che dal buio della notte furono sforzati e gli vni, & gli altri è reti
rarſi, con doppia allegrezza ſe ne vennero in Cremona. Fù queſto annovn .
feddo notabile, per il quale il Pò di modo s'aggiacciò, che vi paſſauano i carri
carichi, 8 le viti ſentirono per il gelo danno grandiſſimo, ne vo tacere quello,
che in vn frammento di Cronica ſcritta a mano ho letto, ancor che paia quaſi
incredibile, che tale, 8 tanto aſpro fà il freddo, che eſſendo per caſo acceſo il
fuoco in vna caſetta nella Regona del Pò, & ritrouandouiſivna botte di vino,
abbruſciò la botte col reſtante delle robbe, reſtando nondimeno ſaluo il vino
tutto aggiacciato. - -

Mccx v11. Nel principio di queſto anno s'acceſero in Cremona diſcordie


ciulli, 8 ſedittioni, non ſi accordando il Popolo nel creare de Magiſtrati, la
onde Honorio III. Sommo Pontefice gli ſcriſſe vn breue pieno di paterna ca
rità, il tenore del quale nella noſtra volgar lingua è tale.
Honorio Veſcouo Seruo deſerui di DIoalli diletti figliuoli il Popolo di Cremona,
ſalute, o Apoſtolica benedittione. Amandoui Noi con ſincera carità nel Signore,
come figliuoli deuoti, e fedeli di Santa Chieſa, non poſſiamo fare, cheſi come ſi ralle
griamo, ſuccedendoui le coſe proſpere, coſi non ſentiamo anche moleſtia, ſe vediamo
ſopraſtarui qualche aumerſa fortuna percioche ſe l'allegrezza de figliuoli raſſerena,
e rende lieta la faccia del padre, coſi ella diuiene meſta, e turbata, ſe qualche triſto
auenimento gli accade; e perciò ci hà veramente apportato non poco dolore l'hauer
inteſo, che quel primo autore della diſcordia, ci procuratore della ruina Angelica,
coſi ricercando i voſtri peccati, ha potuto frà di voi ſeminare tante diſcordie, cº
ſcandali, che vi ſiete diuiſi inpiù parti, ci vi hauete laſciata ridurre à guerre inte
itine, di più che ciuili, di modo, che non ha egli più biſogno d'inſtigare alla voſtra -
ruina (la qual IDDIO non permetti) le ſquadre armate de voſtri nemici, poiche
per voſtro mezo mette in opera contra di voi ſteſſi ciò, che è di ſua intentione, fa
cendoui anche deſiderare, quanto egli ſommamente brama, accioche dopò l'hauerui
ingannati, ſi faccia di voi beffe, e ſcherno; e perche ei paſſi più di leggieri compire
l'intentoſuo, non ceſſa diprocurare, che ſiate priui della conſolatione del ſolito go
aerno, ſapendo molto bene, she (ſecondo dice il Sauio) il Popolo, che ſi troua ſenza
Gouernatore, ſe ne và inprecipitio, º che leuato il Paſtore, incontamente le pecore,
ſe ne vanno diſperſe; Doue dunque è la pruden a humana, la quale ſin hora ha
ſempre tenuto in voi il principato ? Chi è colui, che vi ha coſi º,
i? chi vi
A fa il 9
S E C O N D o. 43

hà fatto divenire tanto pazzi, che ſenza vera na occaſione vogliate darallegrezza
di voi è voſtri nemici ? A queſto modo sì; che ſenKa lorfatica riportaranno di voi
il deſiato trionfo, ci ſenzapunto ſudare hora colle voſtre proprie armi, come ſe de'
nemici foſſero, conſeguiranno ciò, che giamai per adietro con ſpargimento di molte
ſangue loro non hanno potuto ottenere. Non dormono ſiate certi coloro, che la vo.
itraruina tramano, anzi, che per meglio sbranarui aggiongeranno anche alle ve
re mani le lorforze, e forſe, che quando hauerete aperti gli occhi, non potrete coſe
di facile diſtricar le voſtre mani congionte, ci intricate con le loro; Ma forſe vi
vien à noia il godere lietamente molto tipofà della bramata proſperità,la quale per
fauore, e preghi di Santa Chieſa, a cui ſete ſtati obedienti, hauete ottenuta, e vole
se dar il luogo alli voſtri auerſari, perche ſi publichi poi ad ogn'vno, che quanto ha
nete ſin hora fatto, tutto è ſtato per opera d'altri, di la gloria della voſtra ruina -
(dalla quale Nostro Signor DIo vi guardi)ſia attribuita falſamente à voſtri ne
mici. Ripigliate dunque figliuoli cariſſimi il ſolito cuore, e laſciate le diſcordie,
ci gli odg fraterni, i quali il Demonio frà di voi ha procurato; Epsiche non può ſe
non eſſere la ſalute, doue è molto conſiglio, penſate dunque con miglior conſiglio ſo
pra i caſi voſtri, perche nell'auuenire non ſiate ogn'hor ſcherno,fauola, e canzone
ad ogn'vno; Vi preghiamo dunque tutti vniuerſalmente conferuore, vi ammonia
mo, ci eſortiamo, commandandouianco per queste lettere Apoſtoliche, che ſe vi è
caro l'honor voſtro, o ſe vi è a cuore la gratia del Signore, d la noſtra, dobbiate
incontamente proporre al governo di questa voſtra Città vn Podeſtà, è Conſoli, è
Rettore, il quale poſſa dar fine ad ogni lite, e gara frà di voi nata; Dimoſtrando
con queſto effetto di quanta ſtima ſiano ſtati i noſtri preghiappò voi,c che bramate
di trouar Noi così pronti nelle voſtre occoren Ke,come voi prontamente farete, quan
to per la voſtra ſalute vi preghiamo. E ſe per caſo vi teneſte obligati per qualche
giuramento, frà di voi poco auedutamente fatto potrete ſopra di ciò in tempo debitº
ricercarne il parere, e conſiglio Noſtro, che ci trouarete pronti a dare medicinaſa
lutare alle voſtre ſpirituali infirmità, si è procurare con ogni itudio la pace, dº
ſalute voſtra. -

Dat. nel Laterano alli xv111. di Febraro l'anno primo del Noſtro Pontificato.
Potero tanto appò i Cremoneſi l'eſortatione, e preghi di queſto Santiſs. Pon
tefice, che laſciati incontamente gli odij, &le diſcordie, crearono Podeſtà Rai
mondo Vgoni Cittadino Breſciano, il quale vedendo che i Milaneſi col ſuo Eſ
ſercito, 8 Carroccio (che contra la conſuetudine d'Italia haucuano rifatto,
dopo l'hauerlo perſo) ſe ne erano entrati nel territorio Cremoneſe accompa
gnati da Piacentini, Lodegiani, Nouareſi, Aleſſandrini, Tortoneſi, 8 co Sol
dati del Conte di Saluzzo, 8 Marcheſi Maleſpine tutti ſuoi confederati, 3 ha
neuano abbruſciato Trigolo, Soreſina, Grontardo, il Borgo di Caſalmorano,
S. Vito, il Borgo di Giouenalta, Azzanello, Zignone, Bordolano, 8: molte al
prc Terre,ſi poſe, anch'eſſo all'ordine coll'Eſercito de Cremoneſi, Parmegiani,
- F 2 Reggiani,
44 L I B R O

Reggiani, e Modoneſi ſuoi confederati del meſe di Luglio, andandogli incon


tro,& trouatigli ad Azzanello gli poſe in fuga, dandogli la carica da Azzanello
ſino a Soncino, 8 ciò fù all'hora coſa nuoua, che vn Carroccio toglieſſe fuga da
altro Carroccio. Conchiuſero anche i Cremoneſi confederatione con Vero
neſi. La ſomma della confederatione fù, che promiſero con giuramento i Ve
roneſi è Pontio Amato Ambaſciatore di Cremona,che per cinque anni da prin
cipiarſi dopò l'ottaua della feſta d'ogni Santi proſſima, tutte le volte, che da'
Cremoneſi foſſero ſtati ricercati gli hauerebbono mandato in aiuto la lor Ca
ualleria, Fanteria, & Arcieri col Carroccio, 8 parimente hauerebbono man
dati Ambaſciatori per ſeruitio loro douunque foſſe ſtato il biſogno, e partico
larmente à Milaneſi, e Piacentini per fargli intendere, che non veniſſero con
tra Cremoneſi, perche quando vi foſſero venuti, eſſi àtutte lor forze gli haue
rebbono difeſi. Serbanſi, &la bolla del Pontefice autentica, &queſta confe
deratione nel noſtro Archiuio publico.
Mccxv 11r. I Milaneſi col lor Eſercito, nel quale erano anche i Piacentini,
Vercelleſi, i Nouareſi, gli Aleſſandrini, i Comaſchi, i Lodegiani, & molti altri
ſuoi aderenti, e confederati à inſtanza del Piacentini, andarono è campo a Bor
go San Donino, promettendoſi di douerlo facilmente hauere nelle mani, ma
reſtarono ingannati, percioche vi andarono in ſoccorſo i Cremoneſi con Par
megiani, Modoneſi, 8 Reggiani, & gli sforzarono a leuarſi ſenza hauer fatto
coſa veruna di buono. Sdegnati perciò i Milaneſi ſe ne andarono con l'Eſſer
cito, & Carroccià Gibello Caſtello della Dioceſi Cremoneſe, hauendo però
prima ruinato la Torre di Buſſeto, 8 di Santa Croce;Quiui corſero anche ſubito
i Cremoneſi,S&alli v1. di Giugno ſi affrontarono, 8 appicarono la battaglia co'
nimici, & eſſendoſi con ſomma virtù, e valore da ogni parte combattuto da .
mezogiorno ſin'al tramontar del Sole, finalmente l'Eſercito Milaneſe ſi meſſe
in fuga. Furono in queſto conflitto veciſi molti Milaneſi, 8 molti reſtarono
prigioni, 8 è fatica faluarono il lor Carroccio, 8 quello de Piacentini: Hauuta
queſta vittoria i Cremoneſi,e Parmegiani co'ſuoi confederati ſe ne ritornarono
à caſa trionfanti. Si preparauano di nuouoi Milaneſi contra Cremoneſi,e Par
megiani con groſſo Eſercito, il che ſentendo il Santiſs.Pontefice Honorio III.
alli xx1. di Luglio publicò contro di loro vma bolla horribile, commandando
alli Veſcoui di Ferrara, di Bologna, 8 di Verona, che ogni giorno di Domeni
ca, & altri giorni feſtiuià ſuono di campane, e candele acceſe gli doueſſero de
nuntiare per ſcommunicati inſieme con tutti li Rettori, e Conſiglieri delle altre
Città, che andaſſero a lor fauore contra i Cremoneſi, e Parmegiani, è qualun
che altra perſona, che in ciò gli deſſe aiuto, e fauore, vietando anche ſotto la
medeſima pena,che niuno oſaſſe riceuere il gouerno della lor Città, ne haueſſe
ro commercio con loro, 8 dando libertà a ciaſcuno di poter prendere le lor
facoltà douunque ſi foſſero ; Fatto queſto il Santiſſimo Pontefice mandò è
Cremona
S E C O N D O. 4y

Cremona Monſignore Vgolino Cardinale Veſcouo Oſtienſe, 8 Legato della


Santa Sede Apoſtolica,che fù poi dopò Vrbano eletto Pontefice, 8 chiamato
Gregorio Nono, accioche faceſſe ogni opera per pacificare i Cremoneſi,e Par
megiani, co Milaneſi, e Piacentini, e coſi col mezo del detto Rcuerendiſſimo
Cardinale, finalmente in Lodi del meſe di Decembre fu conchiuſa la pace, ri
trouandoſi all'hora Podeſtà in Cremona Bernardo Cornazzano da Parma; e
erche i Cremoneſi ſi moſtrarono pronti advbbidire al Sommo Pont &al ſu
detto ſuo Legato, perciò ne furono lodati, & anche ſommamente ringratiati da
eſſo Pontefice, il che eſpreſſamente ſi vede in vn ſuo breue dato nel Laterano
alli xx1x. di Genaro del ſeguente anno, 8 è l'autentico nello Archiuio. Morì
queſt'anno nella Città di Breſcia Ottone Imperatore ſcommunicato, 8 priuato
dell'Imperio. - -

Mccx1x. Federigo Secondo Imperatore nel principio di queſt'anno,eſſen


do Podeſtà di Cremona Teutorio Manegoldi Breſciano con ampliſſimo priui
legio confirmò a Cremoneſi tutte le conceſſioni per adietro fattegli da Federi
go ſuo auolo, & da Arrigo ſuo padre, &in particolare gli confirmò, erinouò i
priuilegi, e le conceſſioni di Crema, dell'Iſola Folcheria, & delle Terre dietro
l'Adda, inueſtendone a nome della Città gli Ambaſciatori mandatigli, i quali -
furono Coſſa di Fabri, Oſpinello de Sommi, Lantelmo Platina, 8 Sordo Auo
gadro; Ritrouaſi queſto priuilegio munito del ſigillo Imperiale d'oro nell'Ar
chiuio, & è dato in Spira del meſe di Febraro; ſcriſſe oltre di ciò l'iſteſſo Impe
ratore per ſue delli x11. di Marzo a Breſciani, Veroneſi, 8 Bergamaſchi, che
tutto quello foſſe ſtato trattato, & ſtabilito con loro da Cremoneſi inſeruitio,
& honor ſuo, egli l'hauerebbe hauuto perrato, & fermo. Fecero fare i Cre
moneſivnatagliata frà Guaſtalla, e Luzzara per diuertire il Pò, & ritrouandoſi
grauati de debiti venderono la Moſa poſſeſſione della Communità contigua al
la Città, 8 al Pò. -

Mccxx. Andarono i Cremoneſi con Pagano de Alberto d'Egidio Parme


giano lorPodeſtà in ſeruitio de Reggiani all'aſſedio di Gonzaga, oue ſtettero
alquanti giorni, non ſeguì però coſa notabile. Federigo II., figliuolo di Arri
go,ſe ne venne in Italia, 8 negandogli i Milaneſi la corona ſolita darſi à gli altri
Imperatori, ſe ne andò a Roma, oue da Vgolino Cardinale Veſcouo Oſtienſe
Legato d'Honorio III. Fù ſolennemente coronato dell'Imperial corona alli
xx11. di Nouembre. -

Mccxxi. Queſt'anno eſſendo grandiſſima diſcordia frà i Popolari, 8 i No


bili di Piacenza, finalmente traponendouiſi Rodolfo Noce Bergamaſco Pode
ſtà di Cremona a nome de Cremoneſi, fù frà di loro all'ultimo di Decembre
conchiuſa la pace nella Piazza di Piacenza, ritrouandouiſi oltre il ſudetto Ro
dolfo Podeſtà, preſenti ancoAlbrico Talamaccio, Lanfranco Perſico, Albrico
Peſcarolo, Imerio Dodoni, Anſelmo Douara, Alberto Marabotto, Bernardo
- - Mannara,
t6 e L I B R O

Mannara, 8 Mottaro di Mottari tutti Nobili Cremoneſi la ſomma della pace fà


che l'Vna parte all'altra laſciate le diſcordie, 3 contentioni rimetteua l'ingiurie,
danni,e malefici vicendeuolmente dati, e fatti, facendoſi pace perpetua co giu
tamento,8 pena di trè milla marche d'argento è chi haueſſe contrauenuto; con
patto eſpreſſo,che in ogni caſo foſſero a tutti i modi ſalui i precetti del comune
di Cremona, 8 del Podeſtà di detto c5mune, che all'hora era nell'auuenire foſſe
ſtato, è quali precetti eſſi tutti ſi ſottoponeuano,& di queſta pace ſe ne veggono
publiche ſcritture nell'Archiuio di Cremona, il che mi è parſo di ricordare,
tanto più volontieri, vedendo, che il R. P. Omberto Locati nella ſua Cronica
dell'origine di Piacenza, facendo mentione ſotto queſt'anno della diſcordia
ſeguita i" Nobili, 8 Popolari di Piacenza dice, che ſi pacificarono per mezo
di Sutini Coglioni, Podeſtà di Cremona, il qual Coglioni fu Podeſtà l'anno ſe
uente, come hor hora dirò: Ne poſſo fra tanto laſciare di dire (ancora, che
paia fuori del noſtro propoſito) che queſto iſteſſo anno il P. S. Domenico nella
Città di Bologna reſe lo ſpirito al Signore.
M ccxx11. Sozzo,ò Socino Coglioni, (8 non Sutino, come lo chiama l'Om
berto) Bergamaſco fu fatto Podeſtà di Cremona: del meſe di Settembre appar
uela cometa, che per alquanti giorni ſi vide anco nel giorno della Natiuità di
N. Signore: fù etiando vn terremoto grandiſſimo, per il quale ruinarono molte
7'orri, &edifici di grandiſſima importanza, 8 causò danno grandiſſimo, non
ſolo in Cremona, ma anche per tutta l'Italia, & particolarmente in Breſcia;
Furono anche queſt'anno due Nobili Cittadini Cremoneſi vno dopò l'altro
fatti Podeſtà di Piacenza, l'Vno fù Gerardo Douara, & l'altro Giacomo Borgo
M ccxx111. Fù queſt'anno notabile per vin'altro ſpauenteuole terremorto,
che cominciò alli xx I. di Aprile circa la mezanotte, per il quale tutti gli habi
tatori vſcirono con grandiſs. ſpauento fuori delle lor caſe,e viſtettero in tanto
che fù ceſſato, ritrouandoſi all'hora Podeſtà di Cremona Gerardo Terzo de
Cornazzano Parmegiano. Negro Mariani Nobile Cittadino Cremoncſe, fù
queſt'anno medeſimo eletto Podeſtà de Piacentini. -

Mccxx1111. Orlando de Vgoni Roſſi Parmegiano fu Podeſtà di Cremona,


ſotto il cui goucrno ſtette in pace, ma fu careſtia grandiſſima nella Città, 8 nel
territorio.
i Mcc xxv. Ritrouandoſi queſt'anno cſſer ſtati due Podeſtà in Cremona,cioè
Oſſa de Canouati, 8 Robaldo Cane amendue Cittadini Paueſi, il che forſe,
auuenne per la morte d'un di loro. Federigo II. Imperatore, il quale cercaua
per ogni via d'hauer l'Imperio di tutta la Lombardia, ſe ne venne di Puglia a
Cremona, doue conuocata la Dieta, cercò mitigare, gli animi de Milaneſi, 8:
d'altri, che rubelli gli erano: ma non puote far coſa buona, reſtando i Milaneſi,
& gli altri ſuoi aderenti oſtinati nella ſua opinione. Lombardo Guazzoni Cit
sadino Cremoneſe fà Podeſtà di Piacenza.
- M cc xxv L
S E C O N D O. 47
Mccxx v1. Hebbero i Cremoneſi per Podeſtà Guglielmo Lerſdenara Ve
roneſe; L'Imp. Federigo II. ritrouandoſi à Borgo S. Donino ſpontaneamente
confirmò alli xxv 1. di Luglio ci amplo priuilegio tutte le donationi,còceſſioni,
e priuilegi per l'adietro conceſſi à Cremoneſi da altri Imperatori, ouero Rède
Romani, 8 particolarmente da Federigo ſuo auolo, & da Arrigo ſuo padre,
commandando ſotto la pena della ſua indignatione, 8 di centomarche d'oro,
puro, che niuno foſſe tanto temerario,che oſaſſe opporfi, 8 contrauenire alla
detta ſua conceſſione, 8 precetto Imperiale, 8 vi ſi trouarono preſenti Alberto
Arciueſcouo di Mildeburgo, Arrigo Arciueſcouo di Milano, 8 molti altri Ve
ſcoui, Prencipi, & Prelati, 8 è da notare, che queſto priuilegio è dato l'anno
VI. del ſuo Imperio, e nondimeno Honofrio Paneuino diligentiſſimo Crono
grafo mette queſt'anno per il X v1.peril che è da auertire, che Federigo fù
eletto Imperatore allix 111. di Decembre del Mc cx. eſſendo ſtato ſcommu
nicato, & priuato dell'Imperio Ottone; E coſi dice bene il Paneuino: mà fù
poi il detto Federigo coronato in Roma della corona Imperiale il primo gior
no di Decembte dell'anno Mccxx. già morto Ottone, come poco fà di li -

dicemmo: dal qual tempo incominciò Federigo a darſi il titolo d'Imperatore,


e coſi vien à punto queſto ad eſſer l'anno feſto, il che (ſe ben forſe ad alcuni
non parerà a propoſito) io ho voluto ricordare per leuare il dubio,che ad altri
poteſſe portare tal varietà. Queſt'iſteſſo anno i Cremoneſi,e Parmegiani fecero
compromeſſo in Bonifacio Baioario,8 Guidone de Guidoni Ambaſciatori del
la Città di Modona,e Camuſino Gonzaga, e Teſta de Cauallieri Ambaſciatori.
della Communità di Reggio per le controuerſie, che frà di loro erano nate per
occaſion de confini, e coſi allivi, d'Agoſto per detti arbitri fù pronuntiata la
ſentenza arbitramétale, per la quale ſi vede,che i confini del Cremoneſe arriua
uano inſino alTarro,era allhora Podeſtà di Cremona Bernardo Pio Modoneſe.
M cc xxv 1 1. Huomobono Veſcouo di Cremona tentò di leuarſi dall'obe
dienza de l'Arciueſcouo di Milano,che allhora era Arrigo Settale, e perciò fà :
da lui, come contumace condennato, eſſendoſi nondimeno egli poco dopò ra
uiſto, andatoſene à Milano fu benignamente riceuuto in gratia. -

Mcc xxv 111. I Cremoneſi ſotto Egidio di Donna Agneſe Parmegiano


Ior Podeſtà, andando in ſeruitio de Modoneſi, contra Bologneſi, che haueuano
poſto l'aſſedio a Balzano caſtello de Modoneſi, dal quale incontamente ſe ne
leuarono, 8 i Cremoneſi andando inanzi preſero Piumaco caſtello ſul Bolo
gneſe, 8 di qui andarono abbruſciando tutto il paeſe ſino preſſo al Reno, 3 nel
ritornarſene verſo Modona incontratiſi coll'eſſercito de Bologneſi,e Fiorentini,
attaccata la battaglia, che durò ſino alla notte lo ruppero, & vittorioſi a Cre
mona ſe ne ritornarono, conducendoui molti prigioni; I Padri Predicatori
queſt'iſteſſo anno, che fù il ſettimo dopò la morte del Glorioſo P. S. Domenico.
lor inſtitutore, vennero ad habitare a Cremona è quali fà aſſignataai chieſa
- - - - Cat è
48 L I B R O.

dedicata a S. Guglielmo fuori della città, contigua però alla porta, che ſi
chiamaua porta de'Tintori, doue ſi fabricarono vn Monaſtero, ſendoui ſtati
mandati due Vener. Padri amendue Cremoneſi, l'Vno Orlando, 8 l'altro Mo
neta nominati, de quali altroue con miglior occaſione parleremo.
M ccxx 1x. Furono nel principio di queſt'anno forſe per qualche diſcor
dia, creati Conſoli per ſei meſi, Giacomo Borgo, Vgone Arrigagnola, Ottone
Diuitiolo, & Alberto di Marabotti, 8 nel principio di Luglio fù fatto Podeſtà
Vgone Lupo Marcheſe di Soragna, il quale andò coll'eſercito Cremoneſe,
in ſoccorſo de Modoneſi, contra Bologneſi, che erano all'aſſedio di caſtello
Ceſareo, il quale non potero però ottenere, anzi appiccataſi la battaglia reſta
rono ſuperati i Bologneſi. Sopportauano mal volontieri i Milaneſi, che tutta
uia ſe andaſſero aumentando le forze de Cremoneſi; e perciò, congregata vna
Dieta de ſuoi confederati a Verona, fecerovnione, elega contradetti Cremo
neſi, co quali erano confederati i Modoneſi, 8 Parmegiani.
Mccxxx. Eſſendoſi ridotto il principio del Magiſtrato a calende di Luglio
r la creatione de Cóſoli perſeuerò il ſudetto Marcheſe di Soragna nel gouer
no della città, 8 à calende di Luglio in ſuo luogo fu eletto Bernardo de Orlado
Roſſo Parmegiano, il quale nelli vltimi meſi del ſuo gouerno diede principio è
cingere la città di mura, cominciando dalla porta di San Guglielmo verſo la
porta d'ogni Santi, douehora ſi dice il mercato de Buoi, il che ſi vede in vna
tauola di marmo, nella quale è la ſeguente iſcrittione. In nomine Domini
Amen. Anno Domini MccKxx1. Tempore Domini Bernardi Rolandi Rubei Po
teſtatis Cremona hic murus ſpacio xL. dierum in menſibus Madi, ci Iungfuit
inceptus, atti finitus ccccixx 1. brachia longus,pretio Dcccc. librarum Imper.
Si ſcoperſe queſto marmo l'anno MDLxxx1. eſſendo del meſe di Fcbraro caduto
à terravn pezzo di mura. -

Mccxxxi. Hauendo Federigo Imperatore nel fine del ſudetto anno chia
mata vna Dieta in Puglia, i Cremoneſi vi mandorono Ferrato Cane Paueſe,
eletto Podeſtà con ſedeci Nobili, 8 principali lor cittadini, il ſimile fecero
anche l'altre città di Lombardia al detto Federigo deuote, mandandoui Par
megiani, Guglielmo Amato Nobile Cremoneſe i, Podeſtà con otto de ſuoi
cittadini; Paueſi, Quaglia Coazzano con ſei Nobili; Modoneſi, Gerardo, Al
bino con otto Cittadini; Tortoneſi quattro, 3 Genoueſ Vgolino Roſſi Parme
f" lor Podeſtà con ſei de ſuoi principali Cittadini,Si rinouò in queſta Dieta
a lega fra l'Imperatore, 8 le Città, 8 volſe Federigo, che niuna d'eſſe Città
poteſſe elegere Podeſtà delle Città nemiche; Il detto Ferraro de Cani entra
to, che fù al poſſeſſo del ſuo regimento nelle calende di Luglio, ſecondo la con
ſuetudine, fece fare la porta della Città, che andaua ſopra la ſtrada di Pauia, &
credo foſſe quella, che già ſi chiamaua di S. Croce, doue hora è il caſtello.
Mcc xxx 1 1. Nacquero nella Città di Cremona ſeditioni, e ciuili "
CliCIlCO
/
S E C O N D O, 45

ºſſendo Podeſtà Guglielmo da Foiano Parmegiano: mì acquetate poco dopº,


le gare inteſtine, andarono i Cremoneſi col loro eſercito in " de Vero
neſi contrai Mantuani, e diedero il guaſto a molte lor terre appicandoui il fuo
co ſecondo l'uſo di quei poco felici tempi, diſtruſſero anche vi ponte, che eli
ſopra il Pò haueuano, in oltre eſſendo venuti a battaglia reſtarono vinti i Man
touani, de quali furono condotti a Verona infiniti prigioni. Grandiſſimi ſegni
di beneuolentia dimoſtrarono i Veroneſi per il ſeruigio riceuuto à Cremoneſi
offerendo loro, 8 le perſone, 8 l'hauere; Laonde eſſi gli chieſero in gratia il
Beato Facio Cittadino Veroneſe,il quale alquanti meſi prima eſſendoſi partito
da Cremona, oue habitata, fù per ſoſpetto incarcerato da ſuoi Cittadini, non
mancarono i Veroneſi di far loro ſubito queſta gratia, poſto dunque il Beato
Facio in libertà, è Cremona ſe ne ritornò, oue ſantamente viuendo, rendette
finalmente l'anima al ſuo Creatore, ne mancò il Sign. di moſtrare quanto gli
foſſe caro queſto ſuo ſeruo,operando al ſuo ſepolcro di molti miracoli, che nella
vita di queſto Beato ſi leggono; è ripoſto il ſuo ſacro corpo nel Duomo in
vn'arca ſotto confeſſione.
M cc.Xxx1 11. Hauendo procurato Federigo in Germania, che foſſe eletto
Rè de Romani il giouanetto Arrigo ſuo figliuolo legitimo (percioche vn'altro
n'haueua illegitimo de l'iſteſſo nome) mandò in Italia Anſelmo Inſtigenſe
Mareſcial Regio, 8 Valcherio Tanuembro Archidiacono d'Herbipoli, perche
ne riceueſſero a nome del nuouo Ceſare Arrigo dalle Città di Lombardia il
ſacramento di fedeltà: mà coſtoro poco fedeli al ſuo Sign. ſubornati, (come ſi
crede) da alcuni ſeditioſi, ragunaro à nome d'Arrigo vna Dieta nella Città di
- Milano allixix. di Decembre,nella quale interucnnero i Milaneſi, il Marcheſe
di Monferrato, i Breſciani, i Bologneſi, i Lodegiani, 3 i Nouareſi, conſpirando
tutti contra di Federigo, 8 di Cremona, e Pauia à lui fedeli; la ſomma di quan
to conchiuſero in detta Dieta fù, che ſarebbono ſtati tutti fedeli al Rè Arrigo,
ne hauerebbono giamai conſentito adalcuna fraude, è maligno conſiglio con
tra di lui, anzi, che venendone in cognitione l'hauerebbono paleſato, 8 a tutto
lor potere diſturbato: Non foſſero tenuti a pagare tributo alcuno al detto Rè
Arrigo ne tampoco a mandare contra lor voglia Soldati fuori di Lombardia, ne
meno haueſſero à dare oſtagio, è promeſſe alcune, foſſe ſalua la lega, che ſi chia
maua della Lombardia, della Marca, 8 della Romagna;All'incótro Arrigo foſſe
tenuto difender loro, 8 ciaſcun'altro, che entrato foſſe in queſta lega, da qua
lunque offendere gli voleſſe, 3 particolarméte da Cremoneſi, 8 Paucſi,co quali
egli non poteſſe fare ne pace, ne tregua, ſenza ſaputa, S conſenſo de' Milaneſi.
Queſt'anno anche per mezzo di Tomaſo Conte di Cerra, il quale à richieſta de
Cremoneſi da Federigo era ſtato dato loro per Podeſtà, e tenne il gouerno
della Città di Cremona da calende di Luglio, ſino al Nouembre ſeguente i ſi
congionſero in amicitiai Cremoneſi co'popolari di Piacenza,in fauore de quali
ando
se L I B R C)

andò Vberto Pallauicino con cento valoroſi caualli leggieri Cremoneſi,contra


i Nobili fuoruſciti. Nella medeſima Città di Piacenza predicando ſopra la
piazza del Duomo per la fede Cattolica il Beato Fra Rolando Dominicano
Cremoneſe, di cui poco di ſopra s'è fatta mentione, fù da alcuni Heretici con
ingiurie, e villania gettato del pulpito e feriti anche molti Catholici, che lo
voleuano difendere, furono perciò molti di detti perfidi Heretici il giorno ſe
guente preſi d'ordine del Veſcouo di detta Città, 8 mandati prigioni à Roma
al Sommo Pontefice. - -

Mccxxx1 1 1 1. Fù nel principio di queſt'iſteſſo anno vn freddo notabile, il


quale cominciò allivi. di Genaro, e perſeuerò ſempre aumentandoſi ſino alla
feſta di S. Agata, 8 il Pò s'aggiacciò di modo, che andauano le carrette cariche
di mercatantie ſopra il giaccio, da Cremona è Venetia, ne vi era huomo viuéte,
che ſi ricordaſſe d'hauer mai ſentito così horribile freddo, 8 fù comune a tutta
Italia, morirono le viti, gli vliui, & altri arbori fruttiferi in modo, che ne ſeguì
vna careſtia grandiſſima,8 infinito numero de poueri morì per la fame, 8 per il
frcddo, & ne ſeguirono poi ſeditioni, & guerre grandiſſime in tutta la lombar
dia, & ne ſenti la parte ſua la Città di Cremona; percioche i Milaneſi hauendo
gli animi tutti riuolti, & infiamati alla guerra, ſe ne vennero col lor Carroccio,
& con groſſo eſſercito, nel quale erano anche i Breſciani, & i fuoruſciti Piacen
tini ſul Cremoneſe, mandando tutto il paeſe à ſangue, 8 à foco, laonde i Cre
moneſi poſto inſieme buon numero degeti,8 chiamati i Paueſ,8 i Parmegiani
ſuoi confederati, ſe gli fecero incontro col lor Carroccio, 8 affrontatiſi à Gio
uemalta amendue gli eſerciti con pari ardore d'animo attaccarono vna molto
ſanguinoſa battaglia, ne fù fra l'Vna,& l'altra parte vantaggio alcuno,finalméte
dopò coſi ſanguinoſo conflitto ritiratiſi glivni, & gli altri dentro de ripari, co
mincioſſi per mezo d'alcuni venerabili Padri dell'ordine di S. Dominico, e di
San Franceſco è trattare di pace, 8 coſi incontanente conchiuſa vna ſoſpen
ſione d'armi, ſe ne tornarono tutti a caſa, il che ſeguì alli due di Luglio; Eſſen
do diſcordia gradiſſima fra i popolari, 8 i Nobili fuoruſciti di Piacenza, i Cre
moneſi ricercati dai popolari, viandarono, guidati da Guglielmo dell'Andito
Piacentino Podeſtà di Cremona,con vna banda de caualli, & cinqueceto fanti,
º affrontatiſi nella valle di Tarro fecero vn grandiſſimo conflitto reſtando ſco
fitti, 8 rotti i Nobili fuoruſciti, molti de quali furono ammazzati, 8 reſtandone
alquanti de principali prigioni. Ritrouo anche in alcuni annali ſcritti a mano,
che queſt'iſteſſo anno i Cremoneſi andarono ſul Breſciano, dando il guaſto al
Paeſe, abbruſciando fra gl'altri luoghi, la torre del Coruione, nella quale mo
rirono molti Soldati, che non ſi volſero arrendere.
Mccxxxv. Fù da Cremoneſi eletto Podeſtà Arrigo Granone Tortoneſe, il
quale nel ſuo gouerno moſſe guerra a Breſciani, fece fare vna tagliata à Scan
dolera ripa d'Ollio per voltare altroueil detto fiume, e venuti più volte alle
IO2Ill
S E C O N D O. 5

mani i Cremoneſi co Breſciani appreſſo Ponteuigo, & gli Orzi, gli ruppero, S.
mandarono in fuga sammazzandone molti, 8 facendo prigioni molti de prin
cipali di Ponteuigo, &alquanti altri di quelli degli Orzi. Mandarono anche
gli iſteſſi Cremoneſi cinquecento Soldati in fauore de'Modoneſi contro Bolo
gneſi, 8 fecero di molto male, dando il guaſto al territorio Bologneſe, doue
mentre erano col detto Arrigo lor Podeſtà, i Breſciani meſſo inſieme vn'eſſer
cito, nel quale anche erano cinquecento Milaneſi, fatta la maſſa a Moſo, ſe ne
vennero ſu'l Cremoneſe, 8 abbruſciarono Riuarolo di fuori, 8 alcune altre
terre; laonde i Cremoneſi ragunata anch'eſſi la lor militia ſe gli fecero incótra,
& attacata la zuffa fra Riuarolo,& Bozolo alli xx 1 1. di Maggio in Mercordi,
gli poſero in fuga, 8 gli ſeguitarono ſino a Moſo; ammazzandone infiniti, 8.
reſtandone prigioni più de ducento de più nobili, 8 potenti. L'Imperatore
Federigo andandoſene di Puglia in Alemagna,mandò a Cremona vn'Elefante,
& due Cameli. -

Mc cxxxvi. Del meſe di Febraio l'Imperator Federigo ſe ne venne per


la via di Trento in Italia, 8 arriuato che fu à Verona alloggiò con le genti ſopra
l'Adige fra Verona, e Mantoua, contra del quale i Mantouani mandarono via
groſſo Eſercito, co Milaneſi, Breſciani, Bologneſi, 8 Faentini, il che inten
dendo i Cremoneſi, chiamati i Paueſi, i Parmegiani, i Modoneſi, 8 i Reggiani,
tutti fedeli all'Imperio, poſero inſiemevn forte Eſercito,e paſſarono per forza
d'arme nel territorio di Breſcia, eſſendoſi fermati appreſſo a Montechiaro, in
certa Iſola del fiume Cleſia, che ſi chiama la Mezana;i Breſciani, i Milaneſi, i
Mantouani, & gli altri nemici dell'Imperatore ſe ne andarono alla volta di det
to luogo, fermandoſi anch'eſſi col loro Eſercito appreſſo a Montechiaro, Se
eraſi per attaccare il conflitto, ſe intendendo i Breſciani, 8 gli altri ſuoi aderen
ti, che l'Imperatore colle ſue genti veniua in ſoccorſo de Cremoneſi, non ſi
foſſero fuggendo dileguati; laonde l'Imperatore vnite le ſue genti con le genti
Cremoneſe; & delle altre Città confederate, ſe ne andò ſu'l Mantouano, rui
nando tutto il Paeſe, 8 menando ogni coſa è ſangue, 8 foco; furono ſolamen
te ſcruati Marcaria, e Gazzolo,i quali luoghi fece munire per guardia de'Ponti,
Andatoſene poi contra Milaneſi, 8 ſuperatili (ſecondo che riferiſce Triſtano
Calco nel libro «111. dclle ſue Hiſtori) nel territorio di Bergamo, ſe ne venne
vittorioſo, 8 trionfante à Cremona, oue ſtette ſino all'Autunno, ritrouandoſi
all'hora Podeſtà in eſſa Città Simone Conte di Pogetto. Chiamato poi il ſu
detto Federigo da Ezelino da Romano contra Vicentini,vi andò incontamente,
& nel giorno ſolenne di tutt'i Santi preſa la Città di Vicenza, 8 ſaccheggiatala
ſe ne tornò in Germania, douehaueua inteſo trattarſi coſe nuoue, per la ribel:
lione d'Arrigo ſuo figliuolo legitimo, 8 in Italia laſciò ſuoi Luogotenenti il
Conte Geuardo di Saſſonia, &il Conte Simone Teatino, quali haueſſero cura
delle coſe pertinenti all'Imperio. - - - - -

G 2 McCKXxvII.
52 1. I B R O

Mccxxxv tr. L'Imperatore Federigo dopò l'hauer acquetati i romori di


Germania, col priuar il figliuolo Arrigo, 8 confinarlo in Puglia,ò come voglio
no alcuni col farlo ſecretamente morire, ſe ne ritornò in Italia, & venendoſene
alla volta di Mantoua; riceuè i Mantouani in gratia è Goito; andoſene poi è
Montechiaro, lo preſe per forza, 8 lo diſtruſſe; riuoltoſi poſcia con l'animo
ad occupare Breſcia; i Milaneſi chiamati i Piacentini, 8: gli altri ſuoi confede
rati ſe gli fecero incontra con numeroſiſſimo Eſercito a Cortenuoua,non mol
to lontano dal fiume Ollio, 8 hauendo l'Imperatore nel fine del meſe di No
uembre preſentata loro la battaglia,ne hauendola eſſi ricuſata, ſe attaccò vn'at
troce, 3 ſanguinoſiſſimo conflitto,nel quale i Cremoneſi, 8 i Paueſi fatti anche
animoſi per la preſenza di Ceſare, & per la memoria degli odijinucterati,com
batteuano molto gagliardamente, quando l'Imperatore eſſendo per buona -
pezza ſopraſtato a vedere l'animoſità de ſuoi, cntrò col reſtante dell'Eſercito
nella battaglia, contra del quale entro dall'altra parte Arrigo da Monza Capi
tano di que Soldati, che per il valore ſi chiamauano la compagnia de gagliardi,
con cui era anche Pietro Tiepolo figliuolo di Giacomo Doge di Venetia, il
quale all'hora era Podeſtà di Milano, ſoſtennero coſtoro per vn pezzo l'impeto
di Federigo, 8 de' ſuoi Alemani, i quali ancorche preualeſſero a Milaneſi, non
ºra però per finirſi coſì preſto la battaglia, ſe non foſſe ſoprauenuta vna grandiſ
fiº Pioggia, che gli sforzò è ritirarſi negli alloggiamenti, fuggendoſene i
Milaneſi, º gli altri ſuoi confederati alla ſpiegata, il giorno ſeguente hauendo
Federigo fatta la raſſegna del ſuo Eſercito vi trouò ſeimilla Milaneſi prigioni
inſieme col loro Carroccio, ancora che ſcrivano alcuni, frà quali è Donato
foſſio, che detto Carroccio gli venne nelle mani tutto fracaſſato, hauendogli
il ſudetto Arrigo da Monza, prima che fugſelcuati tutti gli ornamenti, 8 por
tatigli ſeco è Milano, il che però pare poco credibile, ſia nondimeno come ſi
voglia, è rotto, è intiero lo perdettero, 8 fù dall'Imperatore mandato per tro
feo è Roma, come l'iſteſſo Boſſio afferma, e (ſecondo che riferiſce il Calco, il
quale molto più fedelmente narra il ſucceſſo di queſto fatto d'arme ) fu diuiſo è
tutte le Città amiche di detto Federigo. Reſtò anche prigione frà gli altri Pie
troTiepolo lor Podeſtà, il quale condotto a Cremona lo fece Federigo porre
ſºpravn'Elefante, menandolo per tutta la Città accompagnato davna infinità
di prigioni, lo fece anche condurre à Lodi, e poi che ne hebbe fatto ſpettacolo,
lo mandò in Puglia, oue poſto in ſtrettiſſima prigione vi morì di dolore; gli altri
prigioni furono confinati parte in Puglia, e parte in Germania. Non vò tace
re, che queſt'anno, ſi come ſcriue Frate Omberto Locate,in Piacenza, nelcam
po della Fiera,ſeguì vn'abbattimento frà vn Cremoneſe chiamato Carcaſſone,
& Vº Mantouano detto Cerdone,S reſtò perditore il Mátouano;Fù l'iſteſo an
no Podeſtà di Cremona Vgolino figliuolo di Vgone Roſsi nobile Parmegiano:
Mccºyu. Eſſendo Podeſtà di Cremona Federigo Riuello, Arrigo Rè di
Sardegna
S E C O N D O. 53

Sardegna figliuolo naturale dell'Imperatore Federigo dopò l'eſſer ſtato peral


quanti meſi nelle guarnigioni col ſuo Eſercito in Cremona, ſe n'andò col fuo,
& coll'Eſercito Cremoneſe ad aſſediare la Città di Breſcia, ma ſenza hauer fat
to coſa alcuna notabile non molto dopò ſe nelcuò. -

M coxxx1x. Ritrouandoſi Federigo Imperatore in Cremona fà eletto Po


deſtà Anſaldo di MariNobile Genoueſe,et Almirante del detto Federigo. Fù
queſt'anno alli 111 del meſe di Giugno vin grandiſsimo Eccliſſe del Sole, che
durò per ſpatio di due hore. Nel meſe d'Ottobre andò l'Imperatore coll'Eſſer
cito de Cremoneſi, 8 de'Paueſi, ſu'l Milaneſe, e preſe Landriano, 8 ruinò
molti altri luoghi, dandogli il fuoco; eſſendoſi poi ritirato colle genti lungo la
ripa del Pò, fù in pericolo di laſciarui la vita, percioche eſſendo per molti gior
ni cadute groſsiſsime pioggie, crebbe di modo queſto groſſiſſimo fiume, che,
vſcito delle ſponde allagò talmente gli alloggiamenti, che Federigo laſciate
tutte le bagaglie, appena hebbe tempo di vſcire del padiglione, è di poterſi ri
tirare ſaluoà Cremona, di donde poco dopò partì per Lodi.
M ccx L. Guglielmo lſembardo Paueſe fù Podeſtà di Cremona; apparue
nel fine di queſt'anno vna terribile, e ſpauentoſa Cometa verſo Occidente, il
che fù forſe ſegno delle future calamità. Et nell'anno ſeguente non ritrouo
che ſeguiſſe coſa alcuna notabile in Cremona, ſe non che vi fù Podeſtà Ri
naldo d'Acquauiuahuomo di gran valore. -

Mc cxxxx11. Quinzano terra groſſa ſul Breſciano fù eſpugnata da Cremo


neſi, eſſendo lor Podeſtà " Lanza. Afferma Triſtano Calco, che in
queſti tempi cominciarono è prender forza in queſte parti, quelle abomineuoli,
& pernicioſe fattioni de' Guelfi, 8 Ghibellini, le quali infettarono di modo
l'Italia, &in particolare la Città di Cremona, che è peruenuta queſta peſte ſino
à tempi de noſtri Padri, con infinito ſpargimento di ſangue de Cittadini, per
dita ineſtimabile delle facoltà, ruina indicibile delle famiglie, 8 con grauiſſimo,
& miſerabile eccidio della propria Patria.
Mccxxxx111. Hauendo i Milaneſi moſſo guerra è Lodegiani, i Cremoneſi
de quali era Podeſtà il Conte Lantelmo Caſſina Lodegiano, vi mandarono le
ſue genti, 8 il Carroccio ſotto Arrigo Rè di Sardegna, figliuolo di Federigo
Imperatore; ma eſſendoſi poco dopò partito dal campo il Rè, ſi ritirarono i
Cremoneſi, è anco i Milaneſi è caſa, ſenza hauer fatto coſa alcuna; Eſſendo
i Turineſi ſtretti con aſſedio da Bonifacio Marcheſe di Monferrato: Federigo
nipote dell'Imperatore poſto inſiemevn groſſo Eſercito de'Cremoneſi, Paueſ,
Aleſſandrini, 8 Aſtegiani, i quali erano tutti confederati co Turineſi, vi andò
in ſoccorſo, ne appena vi era arriuato, che eſſendo attaccata la zuffa, il Marche
ſe ſi diede a fuggire, reſtando infiniti de' ſuoi Soldati prigioni. Edificarono i
Cremoneſi Caſtelfranco in ripa d'Ollio; & andati ſul Breſciano preſero Brem
bio - Confirmò nel principio di queſt'iſteſſo anno l'Imperatore Federigola -
conceſſione
conceſſione di Roncarolo fatta da Arrigo ſuo figliuolo a Cremoneſi, come ap
pare per vin ſuo priuilegio, dato in Groſſetto del meſe di Genaro, il tenore del
quale nella noſtra volgarfauella è tale. Federigo per gratia di Dio Imperatore
fomano, Fà di Gieruſalemme, ci di Sicilia e c. Riſulta è gloria dell'Altezza Im
periale il remunerare con fauori degni, di ampliare con doni di liberalità gratioſa
la diuctione dei fedeli, ci all'hora con maggior gloria vien eſaltata la liberalità
Auguſta, quando non per prieghi ſupplichevoli, ma per proprio moto ſi ricompenſano
i ſeruigi, ci l'obedienza de ſuoi fedeli. Noi dunque che tenemo nelle mani e freni
del Romano Imperio, meſſº da queſta conſiderattone, mentre vediamo la Citta de'
Cremoneſi noſtri fedeli, capo, e fondamento dell'Imperio Romano in Italia, di fede,
e di obedienza eſſer la principale frà tutte l'altrefedeli dell'Imperio, tenendo per
fermo, che quanto loro liberalmente doniamo, tutto ceda è nostro profitto, ratifichta
mo, o per ſpecial gratta della nostra liberalità confermiamo la conceſſione della
Terra di Roncarolo fatta alli già detti noſtri fedeli Cremoneſi dal diletto nostro
figliuolo Arrigo Illuitre Rè di Saraegna, c Legato generale del ſacro Imperio in
Italia, come più amplamente appare nella ſcrittura à loro fatta dall'iteſo Rè no
ſtrofigliuolo; Et per memoria,c ferme za perpetua di queſta noſtra ratificattone,
o confirmatione habbiamo fatto fare le preſenti, o fattole ſºgnare col Sigillo della
Maestà Noſtra.
Mcc.Xxxiv. Fù Podeſtà di Cremona Manfredo de Cornazzani Parmegiano,
ſotto il cui gouerno nò ritrouo che auueniſſe in Cremona coſa alcuna notabile.
Mcc.xxxv. Hebbe il ſopremo Magiſtrato in Cremona, Roberto Caſtiglione
Milaneſe, il quale fece fare le porte del Palagio publico di Bronzo, che ſino al
dì d'hoggi viſiveggono; fece anche fabricare parte del detto Palagio,atteſtan
do ciò vina iſcrittione in marmo che è poſta in vina delle muraglie, che riſguar
dano il cortile di dentro, che è tale. McCxIv. I N D 1 cr 1 o N E III. T E M P o R E
D. F E D E R1c1 RoM. IMP. SEcvNDI D. RoBERrvs DE CASTELLIoNE Hoc Opvs
FIERI FEcrr. Mandarono i Cremoneſi mille fanti con Federigo Imperatore, il
quale andò contra Milaneſi, 8 diede il guaſto a molti luoghi. Et nell'iſteſſo
tempo Arrigo Rè di Sardegna col reſtante dell'Eſercito Cremoneſe, hauendo
paſſata l'Adda a Caſſano, preſe Gorgonzola, doue appena ſi era fermato, che
vi arriuò Simon de Locarno coll'Eſercito Milaneſe, 8 vna groſſa banda deba
leſtrieri Genoueſi, &attaccata la battaglia fà fatto prigione il Rè Arrigo, non
ſi perdendo perciò d'animo i Cremoneſi, anzi diſpreggiando quaſi la vita dopò
l'hauer perſo il Rè loro Capitano, entrarono con maggior ferocità nella batta
glia, & con grandiſſima audacia, 8. ſommo valore combattendo,non ſenza gran
diffimavcciſione de Milaneſi preſero il Locarno, 8: il Capitano de'baleſtreri
Genoueſi, per la preſa de quali parendo le coſe ridotte quaſi al pari, ſonarono
à raccolta, 8 ceſſata la battaglia, fu frà l'Vno, e l'altro Eſercito ſtabilito accor.
dio, per il quale fù da Milaneſi laſciato in libertà il Rè Arrigo, i Cremoneſi gli
reſtituirono
S E C O N D O. 55

- reſtituirono il Locarno con tutti gli altri prigioni Milaneſi. Solii Genoueſi fu
rono maltrattati, percioche furono condotti à Lodi, oue ſi trouò l'Imperatore,
t il quale fece crudelmente cauarvn'occhio, 8 troncare la man deſtra è molti di
- loro. Venne dopò queſto ſucceſſo Federigo è Cremona, oue intendendo che
t à Parma ſi trattaua mouimento contra di lui, colà volando coll'Eſercito Cre
moneſe ſe n'andò. Et Arrigo raccolti anch'egli nel Cremoneſe nuoui ſoldati,
ſe n'andò contra Piacentini dando il guaſto al loro Paeſe.
M ccxxxxv 1. Già era diuiſa la Città di Cremona per le fattioni, 8 perciò
diſcordando i Cittadini, & preualendo la parte Ghibellina, fù dall'Imperatore
l Federigo fatto Podeſtà Rinaldo de Machilone. L'iſteſſo Federigo perſeueran
| do in eſſer contumace, 8 rubello di Santa Chieſa, fù dal Sommo Pontefice nel
. la Città di Lione in Francia, doue ſi era ritirato, 8 haueua congregato il Con
l cilio, ſcommunicato, 3 priuato dell'Imperio, e perciò gli Elettori in ſuo luogo
i eleſſero Arrigo Duca di Turingia detta da Latini Caſuarij Populi.
Mccxxxxv 1r. Creſcendo tuttauia le fattioni ſi diuiſe di nuouola Città in
due parti, tenendoſi la Città vecchia dai Ghibellini fauoriti, & aderenti di Fe
derigo Imperatore ſciſmatico, 8 la Città nuoua della parte Guelfa, che teneua
l con Santa Chieſa; e perciò furono queſti da Innocentio IIII. Sommo Ponte
fice riceuuti ſotto la protettione della Sede Apoſtolica, come appare in vna ſua
Bolla, l'originale della quale ſi ſerbanell'Archiuio de Monaci Oliuetani in S.
Lorenzo, il cui tenore nella noſtra lingua è tale. Is No ce N 1 o Veſcouoſeruo
di ſerai di Dio, alli diletti figliuoli i Nobili Corrado de Caualcaboui, c Amato de
gli Amati, ſalue, c Apostolica benedittione. Perche (come habbiamo inteſo) voi
con tutti quelli de voiri Parentadi,c colle famiglie de Guazzoni, de Sommi, dei
Conti, d'oldoini, di Caſanoua, di Perſicani, d'oldroandi,de Mannari,de Piperari,
vs. de' Pinicioli, de Citroni, de'Capellani, de' Bottaci, cº alcuni de' Borghi, acceſi di
fi telo della fede, ci di diuotione, vi ſete deliberati di congiongerui, ci vmuru cer
pio affetto alla Santa Madre Chieſa, laſciata del tutto la Tirannide di Federigo già
Imperatore, nimico di Dio; c di Santa Chieſa, ci volendo noiperciò con ſpecial
gratia fauorir voi, ci li ſopranominati, con gli altri vostri aderenti; Per tenore di
queſte noſtre riceuiamo ſotto particolarprotettione della Santa Sede Apostolica, ci
noſtra, le vostre, ci le loro perſone con tutti quei beni che di preſente vi trouate, ci
nell'areuenire ragioneuolmente poſſedereti, ordinando, che perſempre tutte le pre
dette coſe reſtino integre, di quiete ſotto la protettione dell'iſteſa Santa Sede.
Non ſia per tanto lecito ad alcuno di opporſi con temerario ardire, è queſte noſtre
Lettere di protettione, cº- quelli che ciò tenteranno, ſiano certi, che ancorrerannº
nella indignatione dell'onnipotente Dio, c de ſuoi Santi Apoſtoli Pietro, 6 Paolo
Dae. in Lione alli x 1 1. di Genaro l'anno IIII. del noſtro Pontificato. Il Rè Arrigo
chiamato dalli fuoruſciti di Breſcia andò coll'Eſercito de Cremoneſi è Quin
zano ; e vi poſe l'aſſedio, ma inteſa la ribellione de'Parmegiani, ſe ne ritornº
incontamente
56 L I B R O

incontamente à Cremona oue era aſpettato dal Padre; Quiui conſultato il mo)
do di ricuperare quella Città, ſe ne andarono con l'Eſercito, é Carroccio de'
Cremoneſi à porui l'aſſedio, 8 per meglio ſtringerla fece Federigo nel luogo
ſteſſo degli alloggiamenti edificare vina Città, chiamandola vanaméteVittoria.
Mc cxxxxvi 1 1. Perſeuerando Federigo co Cremoneſi nell'aſſedio di
Parma, auucnnevn giorno (ſi come afferma Riccobaldo Hiſtorico Ferrareſe)
che eſſendo andato Federigo alla caccia d'vccelli, reſtò egli l'Vccellato, percio
che Gregorio di Montelongo Ferrareſe Veſcouo Tripolitano, 8 Legato Apoſ
tolico, il quale era entrato in Parma con groſſo ſoccorſo de Milaneſi, de quali
era Captano il Baſalupo, hauendo inteſo dalle ſpie l'abſenza di Federigo, 8 la
poca guardia che nella nuoua Città Vittoria ſi trouaua, riſpetto che gli Alema
ni vſcitiſine erano itidepredando ſin ſotto le mura di Parma, valendoſi dell'oc
caſione, fatte più ſquadre delle ſue genti vſcì di Parma, 8 attaccata la battaglia
con gli Alemani, i quali aſſaliti all'improuiſo, &(arriuando ancomolto per tem
ſoccorſo a Parmegiani da Colorni) tolti in mezo furono quaſi tutti veciſi,
fuggendoſene alcuni pochi, i quali cercando di ſaluarſi nella nuoua Città, furo
no ſeguiti da Parmegiani, che entrarono anch'eſſi dentro gli alloggiamenti, S&
quiuirinouando l'Vcciſione, fecero ſtrage grandiſſima degli Imperiali. Era
nella vanguardia dell'Eſercito Parmegiano, il Legato, e Filippo Vicedomini
Piacentino Podeſtà di Parma, con vna groſſa banda de'Genoueſi, queſti pene
trando ſino al padiglione di Federigo, veciſero Taddeo da Seſſa, che vi era alla
cuſtodia con vna Compagnia de Soldati, 8 ſacchegiarono la guardarobbalm
periale, piena di prccioſiſſimi arneſi, 8 nella quale era la Corona con gli altri
ornamenti Imperiali. Venne per ſorte la Corona nelle mani d'wn ſoldato Par
megiano, che per eſſere piccolo di ſtatura Curtopaſſo ſi chiamaua. Queſti i
ſuoi Cittadini la donò, da quali fu tenuta per molti anni. Furono fatti prigioni
più di due milla Cremoneſi. Reſtò anche il Carroccio in poteſtà de'nemici,
che à Parma lo conduſſero, e per memoria di queſta vittoria, vi fu tenuto mol:
to tempo. Rimaſonor:utti i carriaggi in preda ai vincitori, e fù attaccato il
fuoco alla nuoua Città Vittoria; La onde eſſendo viſto di lontano il gran fumo
da Federigo, s'auisò di quello era auuenuto, & arriuatogli poco dopo vn meſſo,
con la certezza di così gran rotta, ſe ne fuggì con gran fretta è Cremona, oue
raccolto in ſe ſteſſo, s'auisò che frà l'altre coſe hauea perſo anco il proprio ſu
gello, e perciò ne diede di ſubito auiſo à tutti gli amici, e ſuoi confederati, per
che non foſſe fatto loro qualche inganno. Ragunò anche di nuouo ſoldati Cre
moneſi appreſſo a quelli che erano auanzati nel conflitto, co quali a Parma ſe
ne ritornò, & ritrouato che i Parmegiani haueano poſto buon preſidio nella
4Città di Vittoria, gli diede l'aſſalto, & per forza la preſe, con veciſione grande
de'nimici; ne reſtarono anche molti prigioni, frà quali fà Bernardo de Roſſi,
Nobile, 8 potente Cittadino Parmegiano, già ſtato Podeſtà in Cremona -
E percioche
S E C O N D O. 57

E percioche egli era parente di Papa Innocentio, & era ſtato vino de principali
auttori della ribellione di Parma, gli fece Federigo tagliar la teſta, 8 gli altri è
Cremona furono condotti. Hebbero queſt'anno i Cremoneſi per Podeſtà Pace
Peſanigola nobile Bergamaſco; Gio. Buono Geroldi Archidiacono della Chie
ſa Maggiore di Cremona, eletto Veſcouo di detta Città fece fabricare è ſue,
ſpeſe la Chieſa del SS. dodeci Apoſtoli fuori della Città, dotandola d'aſſai buo,
na rendita. Habitano hora in eſſa i Frati Capuccini. -

Mccxxxx1x. Partiſſi Federigo Imperatore di Cremona per andarſene i


nella Puglia, laſciato ſuo Luogotenente nella Lombardia Arrigo ſuo figliuolo,
il quale eſſendo andato collegenti Cremoneſe in aiuto de'Modoneſi, moleſtati
dalli Bologneſi, attorniato dall'Eſercito nimico, che nelli aguati l'haueuano at
teſo, fù fatto prigione, ancor che molto valoroſamente combatteſſe, 8 condot
toà Bologna fà poſto in vna gabbia di ferro, oue finì miſeramente la vita; re
ſtarono anche feriti molti Cremoneſi, ma molto più ne furonovcciſi. Queſta
vittoria, oltre che apportò gran nome à Bologneſi, diede anche animo alla fat
tione de'Guelfi di ſolleuarſi, &inſoltare per tutta Italia è Ghibellini, 8 partico
larméte nella noſtra Città,ouc eſſendo ſtato creato Podeſtà da Ghibellini Zaua
tario Strada Paueſe,i Guelfi ridotti in quella parte della Città, che Città nuoua
chiamauaſi,fecero Podeſtà d'eſſa Ottolino de Sommi.EtInnocétio Papa dichia
rando nulla l'elettione di Gio. Buono Geroldi, che di ſopra dicemmo eſſer ſtato
eletto Veſcouo di Cremona, creò Veſcouo d'eſſa Bernerio Sommo Canonico
del Duomo, fratello del ſudetto Ottolino, ſcriuendo ſopra ciò è Gregorio di
Montelongo ſuo Legato in Italia, lettere del ſeguente tenore. Innocentius
Epiſcopusſeruusſeruorum D E 1. Dileſto figlio Gregorio de Montelongo eletto Tri
politano, Apoſtolicae Sedis Legato, ſalutem, c Apostolicam benedictonem.Etſi non
nunquam opera ſtudioſa ſintvbilibet adhibenda, quodilli preficiantur vacantibus
Ecclesys in Paſtores, quorum ſolertia grex Dominicus ad animarum ſalutem in
fale conſeruanda Catholica, ci Eccleſiaſt. libertate tuenda principaliter foueatur.
In tempore tamen hoc ipſo quod iſtat, ſuper his tanto validioribus ſe preſidis inſi
Aenduta quanto ipſius malitia temporis requirit illud magis ſolito peccatis exigen
tibus opportunum. Sanè tua tanquam ſuper hoc experta diutius diſcretio non
ignorae, qualiter ad premiſa potiſſimum interceteras locum habeat ſtatus, at .
conditio vacantis Eccleſie Cremonenſis, cui prefici talem conuenit in Paſtorem ;
quem paneum onus deceat, e honorem, d Romane non dubitetur Eccleſie bene
placitis in herere. Cum ita4 ad prouiſionem eidenfaciendam Eccleſie de Berne
rio ipſius Canonico, germano nobilis viri oétolini de Summo ex parte diledforum
filtorum Amadini de Amatis, C aliorum intus Cremonam commorantium,cº extra
ſuorum con ciuium cohorentium parti, Sedis Apoſtolice deuotorum ſupplici ſit nobis
inſinuareoze ſuggeſtum,6 expoſitum abeiſdem, quod cum prefatur Octolinuº gran
dem in p/a Ciutate obtineai potentatum, ibidem in ipſius parte non modica qua
Città noua
58 L I B R O
Città noua vulgariter diciturgerens officium Poteſtatis, alias 4 ſie " ad
commune quod agitur negotium feliciter dirigendum. Preſentium tibi auctoritate
committimus quatenus qui per loci vicinitatem, ci rerum experientiam quam ,
dtutius habuiti, plenius ſuper his circunſtantias noſtri,c adhucſcire poterisvni
uerſas; ſi ordinationem huiuſmodi deprefato Canonico celebrandam, germanum
ipſius, ci alios de parte ipſorum manifeſtis indicis ad negotium predictum per
ſpexeris profuturam, di tam prefati Foranei, quam ſequaces eorum intus Ciuita
tem morantes eandem, poſtulauerint id inſtanter, ſuper hoc prouideas, c diſponas
quicquid ipſe videris negotio expedire. Non obſtante de ipſius Eccleſie Archidia
cono ubi dicitur electio attemptata, quam, cum de iure celebrari nequiuerit,nullius
denuncies eſſe momenti. Contraditores ſi qui fuerint, vel rebelles, per cenſuram
Eccleſiaſticam appellatione poſtpoſita compeſcendo. Dat. Lugauni 1v. kal. Augu
ſii Pontificatus noſtri AnnoSeptimo. Scriſſe non molto dopò il Legato Apoſto
lico à Bernerio vna lettera piena delodi, la quale tralaſcio per non eſſere più
longo, che ſi ricerchi in queſto luogo il biſogno.
M cc L. Lo ſdegno, che haueuano conceputo i Cremoneſi per la perdita del
lor Carroccio, nella rotta riceuuta ſotto Parma, haueua loro talmente infiam
mati gli animi contra i Parmegiani, che altro non bramauano, ſe non di poter
ne faraſpra vendetta, la onde chiamarono al gouerno di Cremona, con titolo
di Podeſtà Vbertino, è (come lo chiamano altri) Vberto Pallauicino Marche
ſe, huomo in quei tempi potentiſſimo, 8 di grandiſſima riputatione, 8 quello,
che di noti poca importanza era, fauorito ſopramodo da Federigo Imperatore.
Ne fù ſi toſto il Pallauicinoaſſonto à queſto " grado,che ragunate le gen
ti da guerra de Cremoneſi, meſſe inſieme vn potente Eſercito, col quale in
contanente ſotto Parma ſe n'andò,ſperando che per eſſerui grandiſſima careſtia
di viuere, foſſe il Popolo per tumultuare, & dargliela nelle mani; Mai Parme
giani poſte da parte le diſcordie, che frà di loro per le fattioni contrarie ſi tro
uauano, & preſe l'armi di commune concordia, l ne vſcirono col loro Carroc
cio animoſamcnte contra i nemici. Non furono però corriſpondenti le forze
al loro ardire, percioche attaccataſi la battaglia, dopòl'hauer ſoſtenuto per ſpa
tio di più di cinque hore il valore de'nemici; finalmente non potendo più reſi
ſtere, diedero a Cremoneſi tanto più honorata vittoria, con quanto maggior
ſudore eſſi ſe l'acquiſtarono. Furono condotti à Cremona meglio di due milla
de'nimici prigioni, inſieme col loro Carroccio, il quale perche tutto di panno
bianco era coperto Biancarda era chiamato; Fù il Carroccio tenuto per trofeo
per molti anni da Cremoneſi, 8 i prigioni ſpogliati con troppo vendicheuole
ſchermo delle brache, a caſa vergognoſamente furono rimandati; Sono reſtate
queſte brache ſino a giorni noſtri ſopra le volte del Duomo, appeſe à i muri.
Non tacerò quello che affermano alcuni, l'Vſanza di far correre il Toro ogn'an
no nel giorno dell'Aſſuntione di MARIA Vergine, hauerhauuto o" in
qucito
S E C O N D O. 59

queſto tempo, per memoria della ſopradetta vittoria, per eſſer quell'animale
inſegna del Parmegiani. E' durata queſta vſanza, è più toſto abuſo, ſino all'an
no M. p. L xxv, nel qual anno eſſendo venuto in Cremona Carlo Borromeo
Cardinale di Santa Chieſa, Arciueſcouo di Milano, e Viſitator Apoſtolico, per
far la viſita della Chieſa Cremoneſe, fù per riuerenza(mi credo) di tant'huomo
intermeſſa, 8 laſciata del tutto. Andò anche il Pallauicino co'Cremoneſi àRiuer
garo infauore del Popolo di Piacenza,il quale era ſolleuato contra i Nobili,che
in quel luogo s'erano ritirati.Queſto medeſimo anno Amato degli Amati, Gu
glielmo dell'iſteſſa famiglia,Oldroando degli Oldroandi, & Raimondo Perſico
con molti altri Nobili de Guazzoni, & de Ponzoni, furono reſtituiti nella ,
Patria, di donde s'erano partiti per eſſere della fattione Guelfa, che all'hora
nella Città era meno potente della Ghibellina, e giurarono fedeltà nelle mani
del Pallauicino à nome di Federigo Imperatore, il quale nel fine di queſt'anno
alli x 111. di Decembre ſe ne morì in vn Caſtello nella Puglia, detto Fiorenti
no, mentre da Foggia a Nocera (detta dai Latini Luceria) ſi trasferiua. Scri
uono alcuni che egli moriſſe impenitente, afferma nondimeno il Calco nella
ſua Hiſtoria di Milano, che veggendoſi Federigo preſſo al fine della vita,
fece chiamare a ſe l'Arciueſcouo Panormitano, 8 molti altri Prelati,
alla cui preſentia deteſtò publicamente i ſuoi errori, dando
grandiſſimi ſegni di vera penitenza, e comandò nel ſuo
teſtamento, che foſſe reſtituito a Santa Chieſa tutto
ciò ch'egli per adietro violentemente gli
haueua vſurpato.

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sº se mi - - - - - l i - se nulla. -

IL FINE DEL SECONDO LIBRO, º

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6o

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D E LL H I ST O R I A
DI CREMONA
D A N T O N I O C A M P O
- CAVALIERO, PITT o RE,
E T A Rc H IT E TT o cK E M o N E s E.
L I B R o T E R z o.
E ss1Ma coſa è veramente nelle Città la diſunione
de Cittadini, percioche qual mortifera peſtilenza
A può loro apportare maggior danno della diſcordia è
t/, Queſta non ſolamente le nobili, é illuſtri famiglie
ſi manda in ruina, ma eſterminando anche le potenti,
7" & famoſe Città, ad eſtrema perditione le conduce.
i Nevi è Principato, o Regno, tanto ſtabile, è tanto
i ben fondato, che ella non lo poſſa iſcrollare, 8 ſuel
i lere. Concioſia, che ſi come tutte le coſe ſi manten
i gono,8 accreſcono mediante la concordia, coſi tutte
- ancora mediante la diſcordia vanno in precipitio.
E perciò eſſendo interrogato Tireſia di Normandia da Africano, di donde pro
cedeſſe, che la Città di Soria (detta da Latini Numantia) la quale da principio
ineſpugnabile ſi moſtraua, foſſe ſtata dopò coſi facilmente preſa, e disfatta, gli
riſpoſe prudentemente, che l'Vnione apporta la vittoria, &la diſcordia parto
iſce la ruina. E Liguro che diede le leggi à Lacedemoni, ricercatovna ie
-d
T E R Z O, 6I

da ſuoi Cittadini del modo col quale haueſſero potuto reſiſtere a ſuoi nimici; fe
frà voi non ſarete diſcordi, gli diſſe. Da che ſi può facilmente conchiudere,
che poco gioua alle Città l'eſſere piene di Popolo, non vi ſi trouando l'unione,
ſenza la quale egli è impoſſibile che ſi poſſano conſeruare. Imperoche non può
eſſer più corpo quello da cui ſono diſgiunte le membra; E le membra diſunite
dal corpo non ſolo perdono le forze, ma reſtano ancopriuate della loro natura
le bellezza. Di che ci può ſeruire per eſſempio, quello che ſi legge di Ciro Rè
di Perſia, il quale ſdegnatoſi fuor di modo, perchevn ſuo Paggio ſi foſſe affoga
to nel paſſare dell'Eufrate,fece partir eſſo fiume in poco meno di trecento rami,
di modo che quel gran Torrente, il quale, mentre haueua l'acquevnite, ſi ren
deua formidabile à chiunque di valicarlo faceua meſtiere, dopò l'eſſer diuiſo in
tante parti, diuenne tale, che anco i piccioli fanciulli giuocando per ſcherzo lo
paſſauano. Ma ſenza andare cercando eſempi altroue, purtroppo chiara teſti
monianza ce ne fà la noſtra Italia, la quale di Donna,e Reina di tutto il Mondo,
dopò infiniti incendi, ſacchi, ſtragi, ſuuerſioni, e ruine, finalmente per la diſcor
dia de ſuoi figliuoli è diuenuta ſerua, &ancella. La Città di Cremona anch'eſſa
(per venire alla noſtra particolare intentione) per la diſunione, e difcordia patì
danni intolerabili, 8 vltimamente perdè la libertà, venendo in potere di Vber
to Pallauicino, il quale preſa cecaſione dalle controuerſie, le quali ogni dì più
s'andauano aumentando ne Cittadini diſuniti, e diuiſi in diuerſe fattioni de
Guelfi, de Ghibellini, de Capelletti, de Barbaraſi, & de Maltrauerſi, l'anno
Mcc 11, di Podeſtà ſe ne fece aſſoluto Signore, e Patrone, aiutandolo in ciò
i Ghibellini, i quali nella Città vecchia erano molto potenti.
L'anno ſopradetto Sozzo Viſtarino, Nobile, 8 de principali della Città di
Lodi, tenne alla guardia della ſua perſona vna Compagnia de Soldati Cremo
neſi, & eſſendo poi ſtata cacciata tutta la famiglia Viſtarina dal Popolo Lo
degiano, cercò Papa Innocentio di rimetterla, ma non volendo i Lodegianiac
cettare conditione alcuna di pace, ancorche molto loro foſſero offerte, dopò
l'eſſer ſtati interdetti, furono anche sforzati da Milaneſi, e Cremoneſi, i quali
vnitamente gli fecero guerra, ad accettare i Viſtarini nella Città. Nel fine
dell'iſteſſo anno il Marcheſe Pallauicino dimandato dal popolo di Piacenza
contra i Nobili fuoruſciti, andò con molti Cremoneſi all'aſſedio di Riuergaro,
doue i detti Nobili s'erano ritirati. Corrado IIII. eletto Imperatore, eſſendo
venuto in Italia, ſe ne venne à Cremona, oue fù con folenne pompa riceutito
Ancora che Vberto Pallauicino non ſia ſtato legitimo Signore di Cremona-,
nondimeno hauend'io da Sforza Marcheſe Pallauicino al preſente Generale
della Signoria di Venetia, hauuto la ſua effigie cauata davn ritrato,qual ſi ritro
ua dipinto è freſco nella Rocca di Cortemaggiore ſottovna loggia, non hò vo
luto laſciare di porla in queſto luogo. -

- i
-
- -

M cc 1 1 1.
Mcci 11. I Cremoneſi ch'erano intorno a Riuergaro, coſtrinſero i Nobili
Piacentini a renderſi,e fù quel Caſtello diſtrutto inſieme con alcune altre Terre
groſſe. Il Pallauicino non contento d'eſſerſi impatronito di Cremona,aſpiraua
anco à farſi patrone di Piacenza, e perciò diede aſſai che fare a Franceſco Pa
ueſe Podeſta di quella Città. Scriuono alcuni, frà quali è il Redenaſco, che
Boſſio Douara, & Azzolino dell'iſteſſa famiglia, hebbero il dominio di Cremo
na; e può eſſere che haueſſero tenuto il dominio di Città noua.
M cc L1 11. Vberto Pallauicino fù da Piacentini creato Podeſtà,ma º".
Q
r T E R Z o, 63
do le coſe di Cremona, laſciato in Piacenza ſuo Vice Podeſtà Guidone Scarſo,
Paueſe, quà ſe ne venne per accommodarle.
Mcc L 1v. Il Marcheſe Pallauicino dopò l'hauerraſſettate le coſe à modo
ſuo in Cremona, ſe ne ritornò è Piacenza, e fà per fauore de Ghibellini creato
perpetuo Gouernatore, 8 Signore di quella Città. - -

M cc Lv 1. Vberto Pallauicino co' Ghibellini di Cremona, 8 di Piacenza,


andò in aiuto di Ezelino da Romano crudeliſſimo Tiranno, con cui s'era confe
derato, contrai Mantouani, ruinando, 3 mandando a fuoco, e fiamma tutto il
Territorio, 8 ponendo l'aſſedio alla Città, che durò per trè ſettimane, 8 erano
i Mantouani per farla male, ſe non veniua loro ſoccorſo dal Marcheſe da Eſte,
& da Bologneſi. I Cremoneſi della fattione Guelfa, che habitauamo la Città
Noua, queſt'anno edificarono il palagio che è dirimpetto alla Chieſa di Sant'
Agata, come appare per la ſeguéte iſcrittione,che ſin'hora ſi vede in vn marmo.
IN NoMINE DoMINI AMRN. Hoc PALACIvM FAcrvM Esr AD HoNoREM DEI,
Er BEATAE VIRGINIs, Er PopvLI CITANovAE TEMPORE DD. LANFRANCI DE BEN
zoNis, GIRARDI DE ALEGRIs, NicoLINI DE FRAGANEsco, Er IvLIANI DE Zovr
NoirA, CoNsvLvM PopvLI, Er SvPERSTANTEs DICTI OPERIs FvERE D. MICHAEL
DE BoNrEMPIs, Er GABRIEL DE PIsroRE. Mcclv1. INDICTIoNR XV.
Mc ci v11. I Piacentini, &i Paueſi ſi ſcoſſero dal collo il giogo della Tiran
nide del Pallauicino, mentre ch'egli con Ezelino attendeua à volere ſoggiogare
la Città di Breſcia, la quale à prieghi di Frate Euuerardo dell'Ordine di S. Do
menico, s'era data al Legato Apoſtolico. -

M cc Lv1 1 1. Scriue il Calco che'l Pallauicino a cui era reſtata ſe non Cre
mona, ricuperò queſt'anno il dominio di Piacenza, 8 di Pauia. Crema anch'eſ
ſa venne in potere del Pallauicino, e de Cremoneſi, per mezzo d'alcuni princi
pali Cremaſchi, i quali hauendo chiamati in aiuto i ſudetti Cremoneſi, ſi ſotto
poſero loro volontariamente, dopò l'hauer ſcacciati quelli della fattione con
traria. Leggeſi ciò in certa Cronica Latina de'fatti notabili ſeguiti nella Marca, -
& nella Lombardia, ſcritta à mano, & ſenza nome dell'Auttore, il quale credo
io però che ſia Orlandino da Padoua. Il Fino nondimeno nella ſua Hiſtoria di
Crema dice, ritrouarſi ne'libri vecchi del Monaſtero di S. Benedetto,che guer--
regiando i Cremoneſi co Milaneſi, Vbcrto Pallauicino per il mezzo di Boſſio
Douara, entrò nel meſe di Luglio in Crema con le genti Cremoneſe, 8: cinque
cento fanti della Marca, 8 pigliate le torri, e fortezze, coſtrinſe il Popolo
Cremaſco è giurargli vbbidienza, ma ciò poco importa; baſta che in queſto
tempo ella venne in poteſtà de'Cremoneſi. Aſpirauano Ezelino da Romano,
Vberto Pallauicino, & Boſſio Douara potente, 8 nobiliſſimo Cittadino Cremo
neſe, alla occupatione di tutta la Lombardia; E perciò haueuano fra di loro
ſtabilito quaſi vn nuouo Triumuirato. Et perche penſauano, che potendo oc
cupare la Città di Breſcia, foſſe loro poi ſtato ageuole ºsses" "
- - i queſti
64 L I B R O

di queſta Prouincia, perciò riuolſero tutti i ſuoi penſieri contra quella Città.
Il Pallauicino dunque, 8 il Douara, hauendo poſto inſieme del meſe d'Agoſto
vn potente Eſercito, ſe ne paſſarono incontanente l'Ollio, e preſero alcune ca
ſtella. Se gli fecero incontra animoſamente da principio i Breſciani, con cui
erano i Mantouani, & i fuoruſciti di Verona; ma non ſi toſto hebbero veduto
l'Eſercito Cremoneſe, congionto con quello di Ezelino, che ſpauentati per il
numero grande denimici, voltando le ſpalle ſenza pur trar l'arme, ſi poſero in
fuga. Fù il numero de prigioni infinito, frà quali reſtarono anco preſi, Filippo
Fontana Nobile Ferrareſe, Arciueſcouo di Rauenna, & Legato Apoſtolico,
Beaquino Cumino Eletto di Verona,3 il Podeſtà di Mantoua,i quali furono ci
dottià Cremona.Dopò queſta vittoria la Città di Breſcia venne di ſubito nelle
mani d'Ezelino,del Pallauicino, & del Douara, i quali métre che ſenza alcun ſoſ
petto ſe ne ſtauano in quella Città, il perfidiſſimo Ezelino, a cui né piaceua l'ha
uer compagni nella Signoria, ſapendo molto bene, il Pallauicino per le gradiſſi
me ricchezze,eſſere aſſai più potente delPouara,tiratolo vn giorno di diſparte,
& d'vno in altro ragionaméto entrando finalmente gli diſſe:Se forſe in Cremo
aà foſſe ſtato alcuno, che à ſuoi diſegni ſi foſſe potuto oppore, à cui il Pallauici
no accennando al Douara,non alcun'altro gli riſpoſe che coſtui; E perche dun
que(gli replicò il ſcelerato) non cerchi di aſſicurarti nella Signoria, leuandoti
dauanti coſi grand'Emulo? Ma ſoggiongendo il Marcheſe Vberto, non eſſerne
all'hora il tempo, egli che pieno di mal talento era, e per ogni modo volcuare
ſtare ſolo nel Dominio di quella Città, tentò ſe forſe ſotto coperta di volere
lonorare Boſſio, le foſſe venuto fatto, di leuarſelo d'appreſſo: La onde comin
ciando a fargli carezze ſtraordinarie, vn giorno con parole humaniſſime lo pre
gò à volere accettare il gouerno di Verona, con titolo di Podeſtà. Ma il Do
uara che huomo accorto era, 8 già non poca ſoſpitione haueua preſo, per le
;arezze inuſitate, rifiutò quella dignità, ancora che honoreuoliſſima foſſe, 8 da
di in poi le comparue ſempre dauanti armato, è accompagnato da vna ſchie
ra di valoroſi giouani Cremoneſi. Inoltre fece con bel modo conoſcere al Pal
lauicino il pericolo grande in che ſi trouauano amendue, e replicando ſouente,
uel verſo, che già diſſe Polidoro al Troiano Enea, Heufuge crudeles terras,
age littusauarum. Lo conſigliò a volerſi ritirare ſeco inſieme à Cremona.
Accettò il Pallauicino il concilio fidele dell'amico; Si partirono dunque di
Breſcia laſciandola alla ſola poteſtà dell'empio Ezelino, e poſcia che furono ar
riuati à Cremona, riandando nell'animo le offeſe riceuute, & gli inganni, e fro
di tramate loro contra da quel ribaldo, s'acceſero contra di lui d'odio immorta
le, non penſando ad altro ſe non à farne giuſta vendetta,
Mcc 11x. Hormai il crudeliſſimo Ezelino, a Dio, 8 à gli huomini per la ſua
fiera maluagità,era fatto odioſo.Il Sommo Pontefice che all'hora eraAleſsadro
lIII, di queſto nome, con gli interdetti, 8 Eccleſiaſtiche cenſure, l'haueua
ſeparato
T E R Z O. 65
feparato dal grege de fideli,nominandolo anche particolarmente come empio,
e ſcelerato, in quella ſacroſanta Bolla della Cena del Signore, che ogni anno ſo.
gliono publicare i Sommi Pontefici nel Giouedì Santo. In oltre mandò quel
Santo Ponteficevn nuouoLegato in queſte parti. Finalmente tutte le Città della
Lombardia,3 della Marca Triuigiana fecero lega inſieme contra quel fiero mo
ſtro di Natura. Si conchiuſe anco principalmente per opera del Douara pace frà
Milaneſi, e Cremoneſi. Serbaſi nel noſtro Archiuio publico il contratto della
confederatione fatta frà Vberto Marcheſe Pallauicino, Boſſio Douara, &la.
Communità di Cremona davna parte, 8 Azzone Marcheſe di Eſte, 8 d'An
cona, Lodouico Conte di Verona, 8 le Città di Mantoua, di Ferrara, 8 di Pa
doua dall'altra parte. Il contenuto di queſta Lega haueua io ridotto in breue
Sommario volgare, percioche parendomi la ſcrittura de Capitolivn poco lon
ga, mi era nato dubio, ch'ella forſe haut.ſſe potuto apportare qualche noia è i
Lettori. Nondimeno conſiderando poi meglio che in eſſa molte coſe ſono, le
quali apportaranno (mi credo) non poco piacere à chi dell'antichità ſi diletta,
non hò voluto laſciare di regiſtrarla in queſto luogo, è dunque tale. Hac eſº
forma ſocietatis, amicitia, ci vnionisfaciende, e firmande, ci ineunale inter Ill.
virum D. Vbertum Marchionem Palauicinum, Dominum, e Poteſtatem Cremone,
c Egregium virum D. Boſium de Douaria,c Commune Cremona,ſcilicet parten
Barbaraſorum que modo eit Commune Cremone, ci regit Cremonam, proſe, ci om
nibus amicis eorum, ci diafi Communis Cremone, ex vna parte, e Ill virum D.
ARomem Dei, c Apestolica gratia Eſtenſem, c Ancona Marchionem, di Mag. vi
rum D. Ludouicum Comitem Verone, c Communia Mantua, Ferrariae, c Padua,
ſcilicet partem ipſorum DD. Marchionis, c Comitis, c que nunc regunt ipſas Ci
uitates, c Communia, proſe, ci omnibus eorum D.D. c di forum Communium
amicis ex altera: ad honorem, ci reuerentiam Omnipotentis Dei, o glorioſe Virgi
mis Marie, ci ad honorem, ci augmentum, ci exaltationem predtéforum DD. ci
Communium di farum,Ciuitatum, ci defenſionem, c bonum itatum omnium ami
corum predictorum DD. & Communium Ciuitatum predicfarum. In primis vi
delicet quod DD. Marchio Eſtenſis, c Comes Verona, & Communia Mantua, Fer
rarie, o Padua habeant ſemper, teneant, c foueant Excellentiſſimum D. Man
fredum Regem Sicilie, in amicum, ci dent operam quod dictus D. Rex ad concor
diam reducatur cum Eccleſia. Item quod parentela fant, interpredictum D.Mar
chionum Estenſem,ci D. Marchionem Pelauicinum, predictum, c D. Boſium de
Douaria, ci etiam inter Ciuitates Mantua, di Cremona, ci alios qui fu rint in
concordia, ſuper quibus parentelisfaciendis itatim, ci continuo procedatur; Item
quod inter ipſum D. Vbertum Marchionem Pelauicinum, ci dictum D Boſi um, cº
Commune Cremone ex vna parte, ci D. Marchionem Eſtenſem, Ludouicia Coni
tem Verone, c Communia Ferrari e, Mantua, ci Padue, ex altera, proſe, ci alus
amici veri ſque parti, in Lombardia, Tuſcia, c Marchia Triuixiana l ci ſpe
ci Altl tr ,
66 L I B R O

cialiter, pro amicis, di propinquis D. Marchionis Pelauicini ſcilicet Vbaldino,


Com. Oldroandino de Maritima, Com. Guidone Nouello, ci Simone eiusfratre, dr
Com, Guidone de Romena, eodem modo proamicis de Tuſcia, D. Marchioni, Eſten
ſis firme tur, c iuretur quod omnia eorum iura pereorum anteceſſorum habita, cr
poſſeſſa integrè defendantur, e reſtituantur, ci ſi reſtituta non fuerint, quod pre
ditta DD. Marchio Eſtenſir, Comes Verona, c Communta Mantua, Ferrari e, cº
Padue, proſe, ci omnibus eorum amicis toto poſſº teneantur eos offendere, ci ſhabe
re, & tenere, protnimicis, di eos inimicari,qui eos reſtituere noluerint & turetur,
c firmetur ad honorem Dei,vera, ci pura ſocietas communis,ſ", a qualts,
adiuuandum, ci defendendum interſe viciſsim omnibus ſuis viribus, di poſſe, ab
omnibus volentibus off ndere predictos ſeu aliquospreditorum: & ſe in bono ſfata
conſeruandum, ci ad offendendum, ci guerram faciendum omnibus inimicis pre
dićtorum, et cuiuslibet eorum, et eorum fautoribus, ad ignem, et ſanguinema, et
maximè EXerino de Romano, et Alberico, et ſuis filijs, et algs ſuisſequacibus, et
fautoribus de Verona, Brixia, et Marchia Triuixiana. Saluo ſi quis amicorum »
predictorum D. Marchionis Pelauicini, Boſsi de Douaria, et Communis Cremona,
et DD. Marchionis Eſtenſis, Comitis Verona, et Communtà Mantua, Ferrariae, et
Padua, noluerint venire, et eſſe ad di fam ſocietatem ipſi DD. et Communia pre
didta teneantur eos habere pro non amicis, et contra illos vmus alium teneatur de
fendere, et iuuare, nec eis aliquo ingenio auxilium exibere. Saluo quod mercato
res de Tuſcia ſemper ſecurè poſsintire, redire, fare, et conuerſari cum perſonis, et
mercibus per ciuitates, et Territoria Mantua, Ferrarie, Padue, et Cremone,dito
capitulo amicorum de Tuſcia non obſtante. Item quod DD. Marchio Eſtenſis, Co
mes Verone, et Communia Mantue, Ferrari e, et Padua in quantum poſſunt dent
operam, quod Commune, et homines Placentia conſeruent Dominium, et priuile
gium honoris, et iuriſdictionis collate ipſi D. Marchioni Pelauicino: quod ſi facere
moluerint, teneantur ipſi D D. Marchio Eſtenſi, Comes Verona, et Communia pra
dicia Mantu e, Ferrari e, et Padue; eos habere, tenere, et traciare pro inimicis, et
ipſis guerram facere, ſicut dictus D. Marchio Pelauicinus, et Commune Cremone
facient. Item quod victa,ſea quoquo modo, vel caſº excepta Ciuitate Brixie, DD.
Marchio Estenſis, et Comes Verona, cum ditis Conmunibus Mantua, Ferrari e, et
Padua teneantur ſeruare D. Marchioni Pelauicino, et D. Boſsio, et communi Cre
mone quicquid pars extrinſeca Brixia ipſis concederet Domini, et honoris, ſic
quod ipſi DD. Marchio Pelauicinus, Boſitus,et commune Cremone de ipſa Ciuitate
Brixia, et distridiu poſiint facere quicquid velint. Ita quod DD. Marchio Eſten
ſis , Comes Verona, et communia Mantua, Ferrari e, et Padua, teneanturcumſuo
sforcio dare operano ad recuperandum, et eximendum de Dominio, et poteſtate, ct
forcia perfidi Ezerini ciuitatem Brixie, et omnia loca ipſius Epiſcopatus, et diſtri
stus Brixia, et ea omnia defendere, et manutenere omni ſuo poſi in forcia, et Do
minio pradito D. Marchionis Pelauicini, et D. Boſsi, et communis Cremone, esſe
fºgA2
T E R Z o! º7
non intromittere vllo modo de Dominio,et Signoria ditte cinitatisſea Epiſcopatas,
vel diſtrictu Brixie. Item quod Parmenſes de vtra4 parte ſi voluerint venire ad
hane ſocietatem, quod recipiantur, et pro amicis teneantur, tam ab ipſo D. Mar
chione Pelauicino, et D. Boſsio Douaria, et communi Cremona, quam a ditts D.
Marchione Eſtenſe, Comite Verona, et communibus Mantua, Ferrari e, et Padua,
et ſi qui venire voluerint adhane ſocietatem, quod recipiantur, et pre amicis te
neantur, et tradientur; ſaluo quod ditus Marchio Estenſis, ct comes Verona, et
communia Mantua, Ferrariae, et Padua teneantur, quod ſi qui de Parmenſibusſe
rebelles facerent in offenſionem ipſius D. Marchioni, Pelauicini, vet communis
Cremone aduuuare, et defendere, dictum D. Marchionem Pelauicinum, et D. Boſe
fium, et commune Cremone, totis viribus, atºpoſe, et rebelles, et offendentes hu
iuſnodi pro inimicis habere, et tenere, ſaluo verbo ſecreto. Item quod dictis Cia
tatibus Verona, Vincenti e, et Triuisi, Feltri, et Belumi, et omnibus terris, et lo
cis que tenentur per EXerinum, et Albericum de Romano, ſiue ſua ſint fine altena
in Verona, et Veronenſi, et districtu, et Marchia Triuixiana, ſolum capiendo, et
Dominium dicfo D. Marchioni Eſtenſi, et comiti Verone roſeruentur in eis, in
quibus in habendo aliquod Dominium ſe voluerint intromittere,vllo modo;diati D.
Marchio Pelauicinus, et D. Boſsius, et commune Cremone teneantur omni ſao ex
forcio dare operam adrecuperandum, et eximendum de Dominioperfidi Ezerini, et
Alberici, et filtorum, etſuorum fautorum difas ciuitates, terras, et loca, et ea de
fendenda, et manutencnda diciis domints, et omnia alia loca, ciuitates, et terras
que tenenturpro dictis D.D. in Marchia, vel Verona, vet Veronenſi, et in Feltro,et
Belluno. Item quod pro morte, et offenſione Ezerini de Romano, etſuorum fauto
rum aſſoldentur pro communibus Cremona, Mantua, Ferrarie, et Padue, et com
munitatum Rodigy, et Lendemarie, mille ducenti inter milites, et Equitatores, in
quibus ſint ducenti Baleitreri Equestres, de quibus militibus, et Equitatoribus
eligendis dicti Marchio Eſtenſis, et Comes Verone eligant medietatem, et D. Mar
chio Pelauicunus aliam medietatem. Et inſuper ducentorum Baleſtreriorum qui
ſtent ſuper riperia oli principaliter ad offenſionem eiuſdem Ezerini,et ire debeant,
etſe trahere alià vbi etiam foret vttle, ci opportunun; pro offenſione Ezerint, et
ſuorum fautorum, et ſalute, et defenſione amicorum, et aſſoldari debeant ditti mili
tes de extraneis perſonis, ſi haberi potuerint; que non teneanturfacere pro aliquo'
ex dictus communibus, et ſolut debeant à dictis communibus, ſecundum magni
tudinem facultatum cuiuslibet dictarum ciuitatum, et locorum, in hunc modum,
quod commune Cremone debeat ſoluere quartam partem di forum militum,etEqui
tatorum, et Balestreriorum : Et communia Mantue, Ferrarie, et Padue reliquas
tres partes, euntibus nuntijs di forum DD. et Communium, adeos aſſoldandum,
et ſoluendum dittis militibus, et Equitatoribus, de quibus, diſtus D. Marchio Pe
lauicina, eſſe debeat Dominus,et Capitaneus donee Ezerinus,velgens ſua teterit
in Brixia, vel diſtrifu, et debeant dicti milites aſſoldari quous 4 guerra preſens
es ' L '1 .B R O

durabit, et vi&us fuerit E2}yimus, et debeat effe Capitameus D. Marchio Pelaui.


cimus diéforum mulitum, et Equitatorum, ct Baleffreriorum, im totaterra,et diffri
&#u Brixie, et Brixiame , Cremom.e , et Cremomemfi, et ommibus aljspartibus , â
flumime ollj citra ; 2 flumime vero olj vltra extra diffri&#um Brixiæ, fimt DD. et
capitamei prædiêi DD. Marchio Ejfenffs , et comes Kerone ; et/ prediái DD. ef.
/èm, im aliquo exercitu, vel caualcata Commumi : Quodvnufquis% fit Dominus,
at capitaneus fue eleâionis ; Item fùper Capelletti* bammitis Cremone, vel qui
habentur, et tememtur pro bammitis Cremome ; quod D. AMarcbio E#em/ís, et Comes
Verome, et diófa commumia Mamtue, Ferrarie, et Paduae, mom debeamt dare ipfís
Capellettis , aliquod comfilium, auxilium,ac adiatorium, vel fauorem comtra diäfos
DD. Marchiomem Pelauicimum, et D. Bojtum , et commwme Cremome, et partem_»
Barbara/orum. Eodem modo D. Marchio Pe/auicimur, Boffus,et comp//?////e Crem0
2e , tc meamtur etiam mom dare aliquod com/?lium, auxiliam, vel fauorem comtra D.
Marchiomem Effem/em,Comitem Verome,et communia Mantue, Ferrarte,et Padug,
ham mitis diéforum D D. vel Commumtum, et eis imimicari ad volumtatem, et beme
placitum DD. Marchiomis E/?em ffr, Comitis }'erom.e, et communium Mamtue, Fer
Yarie , et P tdue , /aluis, et exceptis Ferrartem/%us, et Mamtuaai r, im hac compo/í-
tiomc,et ßcietate motatis. Item quod omme* bam miti pro faäo Marchartæ,et omnes
aorum homimes, et eius occafiome, et homines } baldumi de Campedello, et Mozolini
Aammiti occafiome Marchariæ, vel occaßome diäorum DD. et quod Comradus de Ca
Jaroßs, et mepotes filij fratris habeamtfruges/ìas, re#itutis eis emmtbur, et earum
//omimibas, poffeffionibus quas habebamt tempore quo exierant de Mamtua,exceptis
gua/is ipfis faéîis , et vemditionibus , ß quas fecerumt, de quibus mulla fiat reffitu
tio, et quodipfi omme* poffimtfatim firmata/écietate muttere vxorer, et familia*,
•t mumtio</aos ad «elligendum fruges/gas, et/are/ perpoffejiomibus /ais, et po^
fimt,et debeamt habitare im ciuitate, et diffruéìa Mamtue ab vno ammo proximè ven
puro vltra, cam /ecwritate paremtelæ, et iuramentorum, ad hoc, vt / mt fideles ami
ei DD. Marchiamis E£/fem/ * , et Comiti* , et commumis Mamtuæ. Item quod locus
•de Wrcj*, et lacus Kffiami, et omme* alig terre de Brixiama que vemerumi ad jfam
potejiatem quomodocumque eaemta, vel modo debeamt defemäi, mumiri, et gaar»ari
vs % ad medium mem/em Iulij proximè vemturam communibus expem/ * aiéforum
JDD.&Communiä,videlicet im humc modum quòd commune Cremowe debeat facere
yuartam partem ipfarwm expenfarum tamtam; et commumia Mamtue, Ferrarie, ct
1'adue reliqua* tres partes, et etiam fecurari debeamt per diéfor DD. et commzmia
circa Ezerimum de Romamo, et commwwme Brixie, et fúos fautores,/ Ezerimus, ve!
zommune Brixiæ ad obfidioyem alicuius prediëïorum temptaverit vemire, ve! mit
fere /?camdum facultatem , et magnitudinem cuiw rlibet ex diáis commumibus.
Item 4wòd diäi DD.et quilibet ex diáis commuumibw*, et /ubje£#i, et amici/ùi ,/?
alebeam* mumire equis, et armis, et baleßri* , tàm im militibus, quàm im populo.
-Item quod prgfafi D D. Marchio Effen/îr , Comes }'eronæ, et communia Atam tuae ,
- JFerrariae,
—-—---—-=-===== -------------------------—---------------------------------- -------

T E R Z O. 69
Ferrarie , et Paduæ, demt operam totis viribus, bomaffae, effimefraude per/?, es
faos Numtio*, et Amba/éiatores eorum,cum requifitifuerimt per ip/ùm D. Marchio.
mem Pelauicimum, et commune Cremomæ, quod ipß, et commume Cremome, et om.
mes, et finguli ciuitatis , et Epiféopatus Cremom.e, tàm Laici, quàm Clerici, cuiu/
cumque eomditiomis, et digmitatis, exhumamtur, extrahamtur, et ab/oluamtur ab
ommibus, et fingulis excommunicatiomibus, et imterdiáis, et depofitiombur, et ir
regularitatibus, etfemtemtjs comtra eos faâis, vel latis, feu illatis per Sedem Apo
folicam, feu per Legatos gemeralcs , vel/petiales Sedis Apoßolicæ;/?aper aliquam
Ecclefiajitcam perfomam,e? quod im tffum ßatum reffituamtur ex integro per Scdem
Apoííolicam, et im gratiam ipfius Sedis Apoßolice reducamtur, et quod ommes immu
rie, et offemfomes, et excommumicatiomes faife, et damma illata pcr ipßs DD. Mar
chiomem Pelauicimum, Bojium de Douaria, et commume Cremom e,/eu per aliquam
fingularem per/omam ciuitatis , vel diffrtáfus Cremom.e , alicui Eccle/ie, vel Ecclc
faffice perfòme , vel alicui alj occafiome prgfemti* guerre per Sedem Apoßolicam ,
mulio dato, liberè remittamtur: Et quod ele&iome.r , /eu promiffiomes /uper ele£fio
mibus faéìis per Capitulum Cremomæ, et alias Eccl. /?a/?tca ;per/ìmas, feu Capitula
comfirmätur per Sedem Apoßolicam; et quod littere impetrate à Sede Apoßolica,/?*
eius Legatis fuper aliqua Eccle/ìa , /eu bemefitio Cremovem/* Diæce/ r caffemtur,
et irritemtur, ad volumtatem diéfi D. Marcbiomis pelauicimi , et D. Boßj, et com
m umis Cremowg, et partis Barbara/orum. Item quod Ezerimus de Romamo, et Al
£ericus, et fui hæredes, et/aifautores excludamtür quod mumquam poffint recipi ad
hame /ocietatem. Item quod ommibus amicis prediãforum Did.et commumium,qui
recipiemtur ad hanc/ocietatem qui voluerimt dicere /e habere ia* im aliquibus po^
feffìomibur.feu iuribus per aliquos alicuius partis detewtis, quod fiat ratio per arbi
tros communiter eleäos. Item quodfruges dimittamtur per D.Marchiomem Effen
fém, et commume Ferrarie, DD. Henrico, et Swximello de Rambertis, et Iacobo de
Gomtardi r, et aljs de domibus eorum, et/uis homjmibus, et Vaffallis, ipßs valenti
bus ;tare im Cremoma, et Cremomeae/î, et mem vemiemdo im Mamtuam, vel Mawtw4
mam, vel im Ferrariam, vel di#riéfum himc advmum ammum, et ab iwde recipiam
uurim ciuitate Ferrarie/per/uis poffeffiomibus,cum/ecuritate paremtele,et iura
mátorä:ad hoc vt ßmt amici,et fideles D.Marchiomis Efex/îs,et cómmemis Ferrariæ,
habemdo Numtior/wor/àcietate iurata im Ferraria, et diffriôfae, qui colligant fra
ge* /ua*, et procuremt eorum megotia, Item quod prgdiâa/ocietas, et omnia, e*
Jimgwla qug im ea commimemtur perpetuo rata, et firmìa permameamt, et inuiolabiliter
debeamt obferuarj ; Et quod mom petatur, mec accipiatur aliqua abßlutio/ea licem
tia/ per prediêfis, vel aliqua eorum, à D. Papa, vel Imperatore , fèu aliqua ali4
per/oma , qae comceffionemj, vel ab/olutiomenw poffe, facere / per pradiät* ; Et %
comceßa, vel data fuerit ; rom valeat, wec recepiatur ; Et ctiam ß datafuerit, mi.
hilomimus atäe partes adprediáa omnia, et fimgula temeamtur, et/e teneantgi
ajfriêfe per hoc /acramemtäm , pro quibus omnibus prediáis attemdendi*, 7, fèr*
- ·4 #4?415,
7o L I B R O

uandis,ù dićtis DD.et Communibus preſtentur bone ſecuritates, et promiſiones et


ſpecialiter Excellentiſ. D.Manfredus Rex Sicilie deturpro fideiuſſione ab vtraque
parte, ſi eſſe poterit, et etiam preitentur, etfiant ſecuritates vbi melius haberi po
terunt, ſiue in Ciuitate Venetiarum, vel Bergomi, aut Parma, vel Regj, et ettame
de ciuibus Cremone, Mantua, Ferraria, et Padua prout vtri 4 partiplacuerit: et
intelligatur commune Cremone pars Barbaraſorum que eſt in ciuitate modo, et re
git ipſam ciuitatem, et nunc eſt commune Cremona; eteodem modo intelligatur in
ciuitatibus Mantua, Ferrarie, et Padue, partes di forum DD. Marchionis Eſten
fis, et Comitts Verona, que nunc regunt ipſas ciuitates eſſe Communia. Fù queſta
Lega trattata in Berſello, e conchiuſa in Cremona alli xr di Giugno in Mer
cordi del ſudetto anno,e fù giurata l'oſſeruatione d'eſa per la parte di Cremona
dal Marcheſe Vberto Pallauicino perpetuo Signore, e Podeſtà d'eſſa Città, da
Boſſio Douara, & da Petrobono PiſtoreSindico, 8 Procuratore del Commune
di Cremona; Era Ruffino di Zanacaualli, Bonifacio Arlotti, Petrecino Vice
domini, e Pictro della Torre per il Marcheſe d'Eſte: Giurò anche il ſudetto
Ruffino Zanacaualli à nome del Conte di Verona, 8 del Commune di Manto
ua; E per la Città di Padoua interuennero Gabriele di Guido Negro, 8 Erri
ghetto Capreuale; E per la Città di Ferrara li ſopradetti Petrecino Vicedomi
ni, e Pietro della Torre. Non ſi ſgomento punto il furioſo Ezelino ſentendo
farſi contra di lui coſi grandi apparecchi, anzi riempiendoſi ogn'hora più di ve
leno,ragunòvn potente Eſercito,e venutoſene à gli Orci caſtello del Breſciano
poſſeduto all'hora da Cremoneſi, vi poſe l'aſſedio, hauendo prima col ferro, 8.
col fuoco ruinato tutto il territorio. Non tardarono molto i Cremoneſi ad in
uiargli contra il loro Eſercito condotto dal Pallauicino, & dal Douara, ne man
carono il Marcheſe d'Eſte, 8 il Conte di Verona con le altre Città confedera
te, di mandare le ſue genti, le quali ſi congionſero co Cremoneſi à Soncino.
La doue anco Martino della Torre Signore di Milano s'era inuiato in fauore de'
Cremoneſi, col fiore de Soldati Milaneſi. Ma non era egli à pena vſcito di Mi
lano, che i fuoruſciti Milaneſi nimici di Martino, i quali n'hebbero ſubito auiſo
da quei Cittadini, che alla fattione Torriana erano contrarij, fecero ciò inten
dere ad Ezelino, eſortandolo ad occupare quella non meno potente, che ricca
Città, moſtrandogli con efficaci ragioni douergli ciò ſuccedere facilmente, pro
mettendoglianco ogni loro opera, 8 aiuto: Etegli che niente altro più bra
maua, leuato à tempo di notte il campo dagli Orci, ſe ne paſsò ſenza dimora
l'Ollio per il ponte di Palazzuolo; paſsò etiandio l'Adda a Vaueri, con preſtez
za mirabile. Inteſero i Bergamaſchi l'andata d'Ezelino verſo Milano, e ne die
dero incontamente auiſo à Martino, il quale ſe ne ritornò volando a Milano, al
cui arriuo reſtarono vane le ſperanze de' ſuoi nimici, pigliando l'arme tutto il
Popolo, 8 preparandoſi alla difeſa. La onde Ezelino vedendo non gli poter
riuſcire i ſuoi diſegni, ſi voltò pieno di rabbia verſo Moncia, º" Cli QCIACQ
T E R Z O, 7t

! difendendoſi valoroſamente i Monciaſchi non la potè ottennere. Tentò anco


ſu invano di occupare il caſtello d'Incino, & di Trezzo; ma non potendo hauerli,
º abbrucciando i borghi,sfogò in parte la ſua rabbioſa ſtizza;finalméte tutto cruc
cioſo ſi riduſſe à Vilmercato, oue ſi fermò coſtretto dalla neceſſità; percioche i
il
Cremoneſi inteſa c'hebbero l'improuiſa ſua partita, ſeguendo con incredibile
flt,
celerità la traccia, all'Adda s'erano fermati, 8 poſte a tutti i paſſi buoniſſime
ri uardie gli haueuano chiuſa la ſtrada di poter tornare adietro. l Milaneſi anch'
it. eſſi dall'altra parte haueuano ſerrate tutte le vie. Di modo che ritrouandoſi
egli attorniato da nimici, che (à guiſa che fanno i cacciatori fiero cinghiale) lo
attendeuano animoſamente al varco, ne perdendo perciò la ſolita ſua fierezza,
ſe ne venne da Vilmercato a Caſſano, oue eravn ponte ſopra l'Adda; quiui fa
cendo animo a ſuoi Soldati, 8 eſortandogli à farſi la via per mezzo gli inimici
col valore delle deſtre loro, tentò di paſſare per forza, ma reſiſtendogli COIla
grandiſſimo valore i Cremoneſi co ſuoi confederati, 8 eſſendo per caſo Ezeli
no ſtato ferito d'una ſaetta in vn piede, ancor che da principio non moſtraſſe
", ſegno alcuno di dolore, nondimeno ſentendoſi al fine molto debile, fù sforzato
far ſonarà raccolta, e ritirarſi dentro la terra di Caſſano, oue fattoſi medicare,
lº & fatti anco curare i Soldati feriti, attendeuaà trouare modo di poter fuggire;
Maribellandoſegli primieramente i Breſciani ai quali diſſe, che haueuano la fe
de nelle falde delle veſtimenta, 8 vltimamente reſtando abbandonato da tutti,
venne miſeramente in poteſtà de ſuoi nimici. Scriue Triſtano Calco, che ve
dendoſi Ezelino ridotto a tanta infelicità, con voci lamenteuoli andaua dicen
do, ahi Caſſano, Aſſano, Baſſano, il che diceua egli percioche da ſuoi Aſtrolo
ghi, & Indouini, gli era ſtato predetto che ſi guardaſſe da quei luoghi che in
cotale ſono finiuano. Grandiſſima fà l'allegrezza che ſi fece nell'Eſercito de
confederati per queſta vittoria ſeguita alli xxvii di Settembre in giorno di Sabe
bato ſolenne per la Feſta di S.C" S. Damiano. Afferma nondimeno Pie
tro Gerardo Padouano nella vita d'Ezelino ciò eſſer ſeguito alli xx1x, di detto
| meſe, il qual deſcriue anco queſto fatto in alcune coſe diuerſamente da quello
che ſcriuono il Calco, 3 l'Auttore della Cronica delle coſe memorabili,ſeguite
nella Marca, 8 nella Lombardia, al tempo che l'iſteſſo Auttore viueua, che fù
dell'anno ucc. II. per tutto l'anno Mcclxx, i quali ſcrittori mi è parſo di ſeguire -
Concorreuatutta la moltitudine à vederlo, ne ſi poteua ſatiare di ſchernirlo con
parole piene d'ingiurie, 8 vn Villano advn fratello di cui egli altre volte haue
ua fatto tagliare vn piede, gli diede d'wna Falce ſul capo; la onde fà per ordi
ne del Pallauicino a cui egli s'era arrenduto menato al padiglione di Boſſio Do
uara, & la notte condotto poi à Soncino nobiliſſimo Caſtello Cremoneſe, oue
li fù aſſegnato magnifico alloggiamento, & prouedutogli de Medici; ma egli
prezzando le medecine, 8 vltimamente anco il cibo, l'Vndecimo giorno dopò
ch'era ſtato preſo ſe ne morì diſperato, eſſendo peſſimamente viuuto poco me
- no di
72 L I B R O

no di ſettanta anni. Et ancora che foſſe ſcommunicato come peſſimo heretico,


gli furono nondimeno fatte eſſequie Reali, e fù ſepolto il ſuo corpo come dico
no, nella Torre del Commune di Soncino. Hora per ſodisfare a tutto mio po
tere à i curioſi, hauendo mentre ſi ſtampaua queſto libro cauata l'effigie del
ſudetto Ezelino dal Muſeo di Monſig.Giouio à Como, non hò voluto mancare
di farla porre in queſto luogo, ancora che non hauendo hauuto il commodo di
farla intagliare in rame, ſia fatta con ſtampa di legno,

.
è
T E R Z O, 73
Noniſtette guari dopò queſta vittoria la Città di Breſcia a venire nelle mani
di Vberto Pallauicino, il quale non sì toſto l'hebbe, che incominciò anch'egli è
perſeguitare quelli che con Santa Chieſa erano confederati, e perciò ancora
che dal Sommo Pontefice foſſe più volte ricercato è voler rilaſciare il Legato
Apoſtolico,non vollevbbidire, e perciò fa con le cenſure Eccleſiaſtiche di nuo
uo interdetto. Et il Legato corrotte le guardie finalmente ſe ne fuggi. Il Beato
Rolando Cremoneſe Frate dell'Ordine di S. Domenico queſt'anno eſſendo nel
la Città di Bologna carco d'anni, e di meriti, ſe n'andò à miglior vita. Scriue il
P. F. Serafino Razzi, che eſſendo il Beato Rolando ammalato dell'wltima ſua in
firmità, il Lettore del Contenuto vidde in viſione il P. S. Domenico, che in vn
libretto ſcriueua à lettere d'oro queſti trè caratteri R. R. L & gli pareua oltre
ciò d'eſſere inſieme con Frate Rolando in vna camera ornatiſſima:S: pochi gior
ni dopò morirono il Beato Rolando ſopradetto, col Bcato Ridolfo da Faenza,
3 il Beato Lamberto Bologneſe, da che egli inteſe quello che le trè lettere d'o-
rovoleuano ſignificare. - - -

Mcci, Mentre che le Città d'Italia da ſeditioſe fattioni erano trauaglia


te, ſileuò vn nuouo modo di penitenti nella Città di Perugia, andauano queſti
à due, a due proceſſionalmente, con le ſpalle ignude, le quali conflagelli aſpra
mente ſi batteuano, e gridando per le Chieſe, 8 per le contrade ad alta voce,
chiedeuano à Dio miſericordia; Crebbe fuor di modo il numero di queſti pe.
nitenti, 8 andò allargandoſi per tutte le Città della Romagna, 8 della Toſca
na, &anco in alcune di Lombardia; le quali perciò laſciate le diſcordie richia
marono i ſuoi fuoruſciti,8 ſi pacificarono. Fù dal Pallauicino ſotto graue pena
vietato a Cremoneſi, 8 a Breſciani queſto modo di far penitenza, percioche du
bitaua non ſi haueſſero anch'eſſi per queſta via è riunire, & à laſciare le ſeditio
ni, & diſcordie, per le quali egli ſi manteneua nella Signoria d'eſſe Città. Di
uenne anco il ſudettoPallauicino ſuperbo in modo chehebbe ardire di vſurparſi
i beni di Chieſa, 8 di ſcacciare il Veſcouo di Cremona fuori della Città,priuan
dolo delle rendite; La onde ritrouandoſi egli con tutti i ſuoi parenti,8 aderen
ti fuoruſcito, ne hauendo con che poter viuere, ottenne da Papa Aleſſandro
IIII. la diſpenſa di poter pigliare in preſtanza ſino alla ſomma di cento marche
d'argento, 8 di potere perciò obligare i beni del Veſcouato; il tenore delle Let
tere Apoſtoliche ſopra ciò è tale. -

Alexander Epiſcopusſeruusſeruorum Dei. Ven. Fratri Bernerio Epiſcopo cre


menaeſalutem, c Apoſtolicam benedictionem. Cum ſicut ex parte tua fuit propo
ſitum ceram nobis, pro deuotione quam erga mos, & Apostolicam Sedem geris, per
Marchionem Pelauicinum inimicum Dei, o Eccleſie, vma cum conſanguineis, cº
familiaribus tuiseiectis per eundem perfidum de Ciuitate Cremona, exulare extra
Sedena propriam fueri, coadius, ci ſpoliatus ab ipſo bonis Epiſcopalibus, non habeas
aliter vnde valeas ſuitentari; Nostui, ſapplicationibus inclinati, contrahendi
- fºgº fattº º
74 L I I R O.

mutuum propter hoc vs 4 adſummam centum marcharum argenti, e te, ci ſucceſ:


ſore titos, ac Epiſcopatus tui bona, difum 4 Epiſcopum propterea creditoribus ob
ligandi, mecnon, e renuntiandi conſtitutions de duabus dietis, edite in Concilio
generali, di beneficio reſtitutionis in integrum, acetiam conuentioni Iudicum, ſi
creditoribus ipſorum nomine Apoſtolicas Litteras cuiaſcunque tenores in poſterum
impetrari contigerit plenam audtoritate preſentium concedimus facultatem. Ita
tamen quod tu, ae ſucceſſores tui creditoribus ipſis huiuſmodi pecuniamſoluerete
neamini,necnon,c damna, c expenſas,ci intereſſe ſi in termino è teſtatuendo pe
cunia non ſolueris memorata. Et creditoribus pretextu alicuius Conſtitutionis da.
monica, velciuitis aut cuiuſcunque Priuilegi,vel Indulgenti e pecunia ipsa in viti
litatem ipſiur Epiſcopatas verſanfore probandi neceſſitas non incumbat. Dat.crc.
Gli ſeruì delle cento marche d'argento Riboldo de Gioſani, & è da notare
che la marcha d'argento valeua lire quattro, e ſoldi due di moneta di Milano, ſi
come appare nel contratto che nelle ſcritture della nobile famiglia de Sommi
ſi troua regiſtrato. -

iM cc 1 x1. I Frati Eremitani di S. Agoſtino vennero ad habitare in Cremona,


e fù loro aſſegnata la Chieſa di S. Giacomo in Breda, che hora di S. Agoſtino ſi
chiama. Il Pallauicino haucndo ricuperata la Città di Piacenza per mczo de'
Ghibellini, vi andò con vna nobile compagnia de Cremoneſi, 8 ſtabili il gouer
no col farui Podeſtà Viſconte Pallauicino figliuolo d'wn ſuo fratello.
Mcc lx111. Gandione Douaranobile Cremoneſe, fù in nome del Pallaui
cino Podeſtà di Piacenza, ma ſolleuandoſi i Guelfi fuoruſciti, fù ſcacciato col
preſidio, che ſi trouaua in quella Città a nome del ſopradetto Pallauicino, il
quale incominciò in queſto tempo ad hauer molto ſoſpetto Boſſio Douara.
Mcc Lx1v. Vberto Pallauicino venne in controuerſia con Filippo della .
Torre, e perciò fece ritenere in Cremona tutti i Mercatanti Milaneſi, inſieme
con le loro mercatantie ; pretendendoſi creditore di molte paghe da Filippo,
perhauergli preſtato aiuto coi ſuoi Soldati Cremoneſi è ricuperare il Caſtello
d'Arona, ſtatogli occupato da Ottone Viſconte Arciueſcouo di Milano. Ap
parue nel meſe di I uglio vina grandiſſima Cometa, che durò ſino al principio
d'Ottobre; era il ſuo corſo dall'Oriente verſo l'Occidente, 8 affermano alcuni,
che quella notte medeſima nella quale ſpa rì, Vrbano Pontefice di tal nome,
IIII paſsò a miglior vita. Carlo d'Angiò, che di già dal ſudetto Vrbano era
ſtato dichiarato Rè di Sicilia, contra Manfredo, il quale haueua occupato quel
Regno, queſt'anno aiutato da Lodouico Rè di Francia ſuo fratello, che fù San
to, ragunovn groſſiſſimo Eſercito, º al Conte di Fiandra ſiuo Cognato lo con
ſegnò, accioche lo conduceſſe verſo Napoli per la Lombardia, oue dalla fattio
nè Guelfa era con ſommo deſiderio aſpettatº, il che preſentendo il Palauicino
amiciſſimo di Manfredo,incominciò anch'egli à prepararſi per vietargli il paſſo.
Mcclxv. Haueua paſſato l'Alpi l'Eſercito Angioino, 8 di già era arriuato
- à Milano,
T , E' R ZI O. 75
à Milano, & ſe ne veniua auanti alla volta di Breſcia, quando il Pallauicino vſci
to di Breſcia, ſe gli fece incontra a Capriolo nobiliſſimo Caſtello del Breſciano,
& eſſendo venuti alle mani, reſtò vinto il Pallauicino, per il che ſe gli ribellaro
no di ſubito i Breſciani, i quali chiamarono in aiuto loro Filippo della Torre Si
ore di Milano. Ritrouo in queſti anni eſſere ſtato Podeſtà di Cremona Ca
ſtellano Strada Paueſe, ma eſſendo egli morto, gli ſucceſſe Rocco Strada ſuo
fratello. Fù ſepolto Caſtellano in vno auello di marmo auanti la porta della -

Chieſa Maggiore, diverſo la Piazza. - -

Mcc 1 xvi. Ritrouauaſi la noſtra Città ſottopoſta alle cenſure, &all'inter


detto Eccleſiaſtico, per le molte ingiurie fatte alla Sede Apoſtolica dal Pallaui
cino, 8 dai Cittadini della fattione de'Barbaraſi, e Ghibellini, i quali non con
tenti d'hauer diſcacciati, 8 priuati de'lor beni quei Cittadini, che teneuano con
Santa Chieſa, haueuanoanco ſpogliati i Sacerdoti delle ſacre rendite, 8 vſur
pata la libertà,8 giuridittione Eccleſiaſtica; La onde Clemente IIII. Sommo
Pontefice, deſiderando con paterno affetto, di ridurre à ſtato quieto, e pacifico
queſta Prouincia della Lombardia, & particolarmente (ſi come egli atteſta nella
ſua Bolla) la Città di Cremona, mandò in queſte parti maeſtro Bernardo Caſta
gnetto Canonico di Orliens, & Bartolomeo Abbate della Chieſa di San Theo
doro di Treuo, ſuoi Capellani, 8 Nunti, i quali venuti che furono in Cremona,
s'adoperarono in maniera, che al Pallauicino fu leuata la Signoria della noſtra
Città, 3 i Cittadini che all'hora ne teneuano il gouerno rauuedutiſi del loro er
rore, ricercarono ſupplicheuolmente il Pontefice del perdono, 8 dell'aſſolutio
ne,offerendoſi prontamente divbbidire à quanto foſſe loro ſtato impoſto da ſua
Beatitudine,ò da ſuoi Nuntij, & promettendo di rimetterei fuoruſciti nella Pa
tria, & il ſantiſſimo Paſtore, che niuna altra coſa più deſideraua, che di riunire
queſto ſuo gregge; Benigniſſimamente concedette loro l'aſſolutione, e così alli
x 111. di Nouembre fù dalli ſudetti Nuntij ribenedctta la Città,8 leuato l'inter
detto con ſolennità grande; Si riduſſero nella Piazza che è auanti il Duomo il
Podeſtà che era all'hora Rocco Strada, con tutti quelli del Conſiglio generale,
&vna moltitudine infinita de'Cittadini, i quali di già haueuano giurato di oſſer
uare i commandamenti del Pontefice; quiui vennero anche i Nunti Apoſtolici
accompagnati dal Vicario del Veſcouo, da Canonici della Chieſa Maggiore,
& da molti Prelati, 8 Religioſi,oue furono lette le Lettere Apoſtoliche, in virtù
delle quali i Nunti diedero l'aſſolutione, con alcune conditioni, nelle quali ſi
contenne ſommariamente, che i Cremoneſi i quali erano nella Città, è la tene
uano ſotto il loro gouerno, foſſero tenuti ſotto la pena di vinti milla marehe .
d'argento a rilaſciare tutti i beni Eccleſiaſtichi ai Sacerdoti che n'erano patro
ni, ouero à i loro Procuratori, laſciaſſero eſſequire il loro officio alli inquiſitori
dell'heretica prauità ad ogni richieſta, de quali foſſero anco tenuti di porre pri
gioni tutti gli heretici manifeſti, c è dare aiuto, e fauore ad cſſi Inquiſitori; -
-- - - K 2 Prometteſſero
76 L I B, R O

Prometteſſero che tutti quelli che andaſſero, è tornaſſero da Roma, haueſſero il


tranſito libero; Foſſe frà quelli che erano nella Città, 8 i fuoruſciti tregua, la
quale s'haueſſe da oſſeruare ſotto la medeſima pena, 8 haueſſero à difendere
la libertà Eccleſiaſtica. Stabilite in queſto modo le coſe di Cremona, ritorna
rono i fuoruſciti nella Città. Scriue il Calco, che hauendo i Milaneſi inteſo
Cremona, 8 Piacenza eſſerſi leuate dall'Vbbidienza del Pallauicino, mandaro
no di ſubito il loro Eſercito ſul Cremoneſe, e preſo Couo caſtello già fabricato
da Boiſio Douara, lo ſpianarono, & ſacchegiarono il territorio di Soncino. Ma
Frate Filippo da Bergamo, dice che l'anno Mcclxviii, i Bergamaſchi preſero il
ſudetto caſtello di Couo con moltavcciſione deCremoneſi, 8 poſtolo è ſacco lo
ruinarono ſino a fondamenti. Si che non sò è chi di loro ſi debba credere. Era in
queſti tempi Veſcouo di Cremona Cacciamonte de Sommi, il quale era ſuccedu
to à Bernerio ſuo paréte, che ſopra dicemmo eſſer ſtato ſcacciato fuor della Pa
tria. E perche ſcrivono alcuni queſto Veſcouo,che chiamano anco Cacciaconte
eſſere ſtato eletto molto dopò mi pare di regiſtrare quì il principio delTraſonto
di quattro Bolle Apoſtoliche ſcritte dal ſudetto Clemente Pontefice à ſuoi Nii
tij per l'aſſolutione de Cremoneſi,date in Viterbo del meſe di Giugno, 8 è tale.
Anno ab Incarnatione D. N. Ieſu Chriſti. M cc 1 xvi. Indiſtione decima,die
Sabbati, tertiodecimo Nouembris, in Camera Palatinoui Epiſcopi Cremona, pre
ſentia D. Antoni de Petacijs, et Marchisis de Bontempis, et Maze de Sozuris, Ia
comi de Aſinellis, et Gilboni de Dinaſio, et Maxe de Piſcina,ibi teſtium vocatorum.
D.Bonueſimus de Vida Conſal Populi cremone, nomine communis cremone acceſit
coram DD. Bernardo de Caiianeto Canonico Aurelienſi, Bartholomeo Abbate Secu
laris Eccleſia S. Theodori de Trebis Legatis D. Clementis IIII. Pape exiſtentis
in Eccleſia S. Arealdi, Cremone, ac Vicario Venerab. Patris D. Cazzamontis Cre
mone Epiſcopi, et Ioannebello de Sanito Pantaleone maioris Eccleſie Cremong Ar
chipresbytero, et Gulielmo de Aduocatis, Comite Bonapace, Magiſtro Sturiono,
Florio de Douaria, Henrico de Aduocatis,oldroando de Piz o Ioannebono de Girol
dis Canonicis,etfratribus didie maioris Eccleſie Capituli,et qui ibi eranº pro capi
tulo,et nomine Capituli dicta maioris Eccleſie, Et coram DD. Don Roanne Abbate
Monaſteri S. Sigiſmundi, et D. Cataldo Priore Eccleſie Fratrum, ct Sororum S. Pe
lagie, et D. Pre Gulielmo Prepoſito Eccleſie S. Michaelus Noui omnium Cremone.
Et coram DD. Guberto de Multiſainarijs, Bernardo de S. Vito, Geroldo Piceno, et
Andrea de Setegnanis omnibus Conſalibus Iuſtitia Cremona occaſione autenti
eandi quattuor reſcripta audientica, et originalia D. Papa Clementis IIII. etc
Mcc 1xv 11. Dopo il Pallauicino occupò il Dominio di Cremona Boſſio
Douara, ma non lo tenne molto, percioche hauendo i Legati Apoſtolici richia
mato nella Città Amatino degli Amati, capo della fattione contraria,fù diſcac
ciato eſſo Douara con i ſuoi ſeguaci; Ritrouo etiandio che l detto Boſſio hebbe
il Dominio di Piacenza, e vi poſe al gouerno con titolo di Podeſtà
- - - -
g"º
Qllala
T E R Z O. 77
Douara Cremoneſe, 8 ſuo parente, che vi ſtette ſe non quattro meſi ſucceden
dogli Guidotto Artezaga ance egli Cremoneſe. Ritrouandoſi in Piacenza gli
Ambaſciatori di Cremona, 8 di Pauia, Vbertino Lando gli tentò di voler far
lega contra il Papa, ma eſſendo ſtata ſcoperta la coſa al Nontio Caſtagnetto,
egli ſe n'andò incontanente à Piacenza, 8 il Lando ſe ne fuggì. Fù poſto queſt'
anno al gouerno di Cremona Gualtero della Roza Prouenzale, il quale credo io
foſſe fatto Poſteſtà in gratia del Rè Carlo d'Angiò, che de quei divenne in Ita
lia, e ſe n'andò nel Regno di Napoli contra il Rè Manfredo. Non ho voluto
laſciare di mettere qui l'effigie di Boſſio Douara per eſſeregli ſtato nei ſuoi tem
pihuomo di molto valore, 8 Cittadino principale della noſtra Città, della quale
hcbbe anco il Dominio come habbiamo detto, 8 di cui faremmo anche memo
fia in altri luoghi. Et queſta effigie è fedelmente cauata davn ritratto dal detto
Boſſio, qual ſi ritrouanel mio ſtudi
- -
- - -

-
78 L I B R O.
Mcclx v1 1 1. Corradino Sueuo Nipote di Corrado Imperatore eſſendo
chiamato da Ghibellini contra i Guelfi, andando da Verona a Pauia paſsò per
il Cremoneſe con grandiſſimo Eſercito de Tedeſchi, accompagnandoſi ſeco
vna moltitudine infinita de Ghibellini. Fù Podeſtà della noſtra Città per ſei
meſi Rocco della Torre Milaneſe. . . . . . si -
, Mcc L xix Vberto Pallauicino hauendo perſo la Signoria delle principali
Città della Lombardia, infelicemente morì in Siſaligo ſuo caſtello, nel quale era
aſſediato da Parmegiani,e Piacentini. Hebbe la Podeſtaria di Cremona per ſei
meſi Guglielmo Riuola nobile Bergamaſco, ſotto il cui Reggimento la Rocca
di Boffio da Douara venne in poteſtà de Cremoneſi Guelfi, i quali all'hora do
minauano nella Città, 3 ciò fù alli xxiv. di Luglio. Succedette al Riuola
Adengerio degli Enzoli di Parma per gli altri ſei meſi, è ſotto il gouerno di
queſto i Cremoneſi vnitico Milaneſi diedero il guaſto al Lodegiano, 8 è d'au,
uertire che incominciauano l'anno del meſe di Marzo. Fùanco queſt'anno ſpia
nato il caſtello di Mozzanica, che è ne confini frà Cremoneſi, e Bargamaſchi,
er eſſer ſtati condennati gli habitatori dal ſanto Officio, come heretici pertina
ci; Et Egidio Conte di Cortenoua, e Signore di detto caſtello, humiliandoſi,
& promettendo di vbbidire à quanto gli foſſe ſtato impoſto per penitenza, fu
riceuuto in gratia,
Mccl xx. Boſsio Douara co'Ghibellini Cremoneſi fuoruſciti, andò in fauo
re di Napoleone della Torre, da altri chiamato Napo, contra i Lodegiani ſuoi
nimici; ma eſſendo poi ſeguita fra di loro pace, fù commandato al Douara, 8 è
ſuoi ſeguaci, che frà il termine di ſei giorni s'haueſſero a partire del territorio di
Lodi. Fù Podeſtà di Cremona Giouanni Confaloniero nobile Piacentino, ſotto
il cui Reggimento fù da Guelfi poſto l'aſſedio alla Mancaſturma caſtello lonta
no otto miglia da Cremona, oue fù fatta veciſione grandiſsima de Cremoneſi,
coſi di quelli che vi erano dentro, come di quelli di fuori. Liguro Sommo Cit
tadino nobiliſsimo noſtro, fù Podeſtà di Piacenza. Incominciarono i Cremo
neſi queſt'anno del meſe di Nouembre à creare i Capitani del Popolo. -

Mccl xxi. Eſſendo Podeſtà della noſtra Città Iacopino Rangone nobiliſ
ſimo Cittadino Modoneſe, alli xxiv. di Maggio fu preſa, e diſtrutta la Manca
ſturma. Filippo Rè di Francia figliuolo di Lodouico Santo, in queſto tempo
eſſendogli morto il Padre in Africa, doue ſi trouò anch'eſſo, ritornando d'Afri
ca venne à Cremona, e viſtette molti giorni;e fu anco incontrato quiui da Fran
ceſco della Torre accompagnato da vintiquattro gentil'huomini de principali
di Milano. Eſſendoſi fabricato certo portico dirimpetto della Chieſa di Sant'
Agata, contra la volontà del Preuoſto, e Canonici d'eſſa Chieſa,il Legato Apo
ſtolico che era in Piacenza, ſcriſſe à i Conſoli, e vicini di quella Parochia alcune
Lettere del ſeguente tenore. Vicedominusſola Dei miſeratione Aquenſis Archie
piſcopus, Apºſtolicae Sedis Legatas. Nobilibus, c diſcretis Viris Conſalibas, c
- - “L'i C1/2 l J'

v
T E R : Z O. 79
vicinis vniverſi, Paroehie Eccleſie S. Agath e ad Romanam Eccleſiam nullo media
pertinenti, ſalutem in Domino. Ex parte Religioſorum, o diſcretorum virorum
Prepoſiti,c Canonicorum Eccleſie S. Agatha Parochie vetra nobis eſt conqueren,
domonſtratem quodvos in ſolo ipſius Eccleſie eis renitentibus, o per denuntiatio,
nem noui operis reclamantibus quandam porticum erexiſts,in eorum preiaditium,
ci gravamen; Cum ita4 ex offici noſtri debito teneamur Eccleſias, d iura Eccles
ſiaſtica, totis conattbus defenſare. Diſcretioni veſtre quafungimur auctoritate
mandamus quatenus porticum ipſam totaliteramouentes ab inferendis ipſi Eccleº
ſe, ae perſonis iniurijs, di moleſti/s adeò pacificè deſtatis, quod non oporteat, quod
contravos propterea procedamus, qui predittis Eccleſie, di perſonis in ſua deeſe
iuſtitia ſalua conſcientia non poſſemus. Dat. Placentie x. kal. Decembris, Pon
tificatus D. Gregorij Pape X. annoprimo. Queſte Lettere non operarono però
coſa alcuna,anzi queſto portico viſtette ſino all'anno MD vir, nel quale anno fà
poi lcuato d'ordine di Paolo Emiliano Podeſtà,8 di Paolo Capello Capitano,
i quali all'hora gouernauauo la noſtra Città a nome della Signoria di Venetia a
Tutto ciò ho io cauato dalle ſcritture, che nell'Archiuio di detta Chieſa ſi ſere
bano. Teneuano Crema(ſecondo che riferiſce Triſtano Calco)in queſti iſteſsi
tempi, alcuni noſtri Cittadini i quali haueuano certi oblighi verſo la Patria, ma
non volendo oſſeruargli, fu loro moſſo guerra dalla noſtra Città, preſtandogli
aiuto Franceſco della Torre co Milaneſi, 8 i Mantouani, i Veroneſi, i Piacene
tini, &i Breſciani; gli mandò anche Carlo d'Angiò ſettecento caualli. Con
queſti aiuti dunque i Cremoneſi poſero l'aſſedio a Crema, che durò dal meſe di
Giugno ſino al Settembre, ſeguendo dopò l'eſſerſi reſi quelli che dentro Crema
erano, vna tranquilla pace, che fù con diuerſe parentele confirmata. i

M cc L xx1 1. Altro non ritrouo ſe non che Matteo da Correggio fu Podeſtà


di Cremona, a cui ſuccedette l'anno ſeguente Iacopino Rangone, al quale l'ane
no Mcclxxiv. ſuccedette Manfredo da Saſſolo Modoneſe, per ſei meſi, 8 per gli
altri ſei meſi Arrighetto Confanonero Breſciano. Fù celebre in queſti tempi
Imerio Guardalupo Cremoneſe, Frate dell'Ordine di S. Franceſco, il quale do
pò molte Legationi fatte per ſeruitio di S. Chieſa, fù creato Veſcouo Accienſe,
da Gregorio X. Trouoſsi queſto Padre con molto honore al Concilio di Lione,
doue fù in perſona il ſudetto Papa Gregorio inſieme con Michele Paleologo
Imperatore di Coſtantinopoli. Finalmente pieno d'anni, e di ſante virtù, ſe
n'ando al Signore nella Citta di Parigi,e fù ſepolto il ſuo corpo nella Chieſa de'
Frati del ſuo Ordine. -

M cc L xxv 11, Pontio Amato noſtro Cittadino,eſſendo ſtato eletto Podeſtà


di Milano, fu ammazzato a Decimo sù'l Milaneſe, combattendo valoroſamen
te, in vna battaglia ſeguita frà i Torriani, & Ottone Viſconte Arciueſcouo di
Milano. - -

M cc L xX v1 1 1. I Torriani hauendo preſa Crema gli appiciarono il fuoco.


I Cremoneſi
3o L I B R O

I Cremoneſi della fattione Guelfa diedero aiuto è quelli della Torre contra Ot
tone,8 gli altri Viſconti, co quali era poi Boſsio Douara della fattione Ghibel
lina,il quale diede aſſai che fare ai detti Torriani. Il Beato Faccio Veroneſe di
cui auanti s'è fatta mentione,reſe queſt'anno lo ſpirito al Signore alli xv 1, 1 di
Cenaro, nel qual giorno ſi celebra nella noſtra Città la ſua feſta, 8 l'iſteſſo diſi
predica in ſua memoria nella Chieſa Maggiore, doue è ſepolto il ſuo corpo,
doperò il Signore di molti miracoli per mezo di queſto Beato, i quali longo ſa
rebbe à volergli narrare in queſto luogo, potrebbeſi forſivn giorno publicare la
ſua vita, e coſi ſodisfare è chi è deſideroſo di ſaper le ſante operationi fatte dal
detto Beato, mentre che viſſe, 8 i miracoli ſeguiti dopò la ſua glorioſa morte.
Mcc1 xxx1. I Cremoneſi, 8 i Parmegiani, volendo ſcancellare la memo
ria delle ingiurie fattiſi ne'tempi paſſati, ſi reſtituirono i Carrocci, che già s'ha
ueuano tolti; E così conduſſero i Cremoneſi a caſa con grandiſſimo giubilo, e
trionfo il loro Carroccio con lo ſtendardo; ne minor feſta fecero i Parmegiani
nel condurre il loro a Parma. Stabilirono ancotrà eſſivna ſtrettiſſima confede
ratione, nella quale entrarono ancoi Modoneſi, 8 i Reggiani, 8 il Marcheſe
d'Eſte; Fù principalmente conchiuſo in queſta lega, che s'haueſſero d'aiutare
i Lodegiani ch'erano moleſtati da Milaneſi, che fauoriuano le parte de Viſcon
ti, de'quali era Capitano il Marcheſe di Monferrato. E così poſto all'ordine
aſſai potente Efſercito ſi riduſſero è Picighitone; ma ritrouandoſi il Marcheſe di
Monferrato a Milano, anche i Cremoneſi co'ſuoi confederati ſe ne ritornarono
à caſa. Boſſio Douara, & Gabrino di Monza, i quali erano anch'eſſi della fat
tione del Viſconte, entrarono in Crema con quattrocento Soldati a cauallo, &
altretantià piedi, eſſendo fuggiti i Guelfi. - -

i M cc Lxxx1 1. Eſſendo ſtati ſcacciati i Torriani fuori di Lodi, ſi riduſſero in


Cremona, 8 nell'iſteſſo tempo Boſsio Douara vſcitoſene di Crema, preſe per
trattato Soncino, e Romancngo caſtelli della giuridittione di Cremona; Inteſa
chehebbero queſta nuouaiCremoneſi della i" Guelfa, temendo che le
coſe non andaſſero peggiorando, ragunarono anch'eſſi incontamente il loro Eſ
ſercito, & per procedere contra gli inimici con maggior forze, & conſultare ſo
pra il modo che s'inaueua à tenere nel difenderſi, chiamarono vna Dieta delle
Città loro confederate. Vennero dunque à Cremona gli Ambaſciatori di Pia º
cenza, di Reggio, di Parma, di Modona, di Breſcia, di Bologna, 8 di Ferrara.
Et il Marcheſe d'Eſte ſcriſſe, che ſarebbe venuto in perſona a queſta impreſa.
Fiorenza, 8 l'altre Città di Toſcana ſi offerirono pronte à mandar loro ſoccorſo,
il ſimile fece Giouanni Appiano Procuratore della Romagna. Mandarono
etiandio vna nobile Ambaſciaria à Papa Martino IIII. Facendogli intendere
in che termine ſi trouauano le coſe di Lombardia, & in quanto pericolo foſſero
le Città affettionate à ſua Santità, 8 a S. Chieſa. Sentendo Ottone Viſconte
queſti mouimenti ſi riſtrinſe anch'egli in Lega col Marcheſe di Monferrato, &
ragunate
T E R Z O. 8i

ragunate quante genti d'arme ei puotehauere, vſcì col Carroccio di Milano, 8


ſi congionſe con Boſſio Douara.Conduſſero anche i Cremoneſi il loro Eſercito
molto potéte per gli aiuti de'còfederati, parte a Caſtellione, e parte a Paderno,
caſtelli del Cremoneſe. E mentre che ſtauano queſti Eſercitià fronte, s'inco
minciò a trattare di pace, la quale finalmente fù conchiuſa per mezo degli Am
baſciatori di Piacenza, e di Breſcia; Le conditioni di queſta pace furono, che
tutte le Città ſcacciaſſero i fuoruſciti l'Vna dell'altra, i quali ſe non foſſero vſciti
de'confini fra il termine di quindeci giorni, foſſe ſtato lecito a prendergli, 8 ſc
per caſo haueſſero machinato di far guerra, s'haueſſe a procedere loro contra
con l'arme, 8 ſpeſe communi. Si piegò facilmente Ottone alle conditioni di
ueſta concordia, percioche di già haueua preſo non poco ſoſpetto del Marche
º di Monferrato, & haueua anche conceputo odio grandiſſimo contra di Boſſio
Douara, il quale eſſendo ſtato eſcluſo da queſta confederatione, 8 pace, e con
fidando troppo di ſe ſteſſo ricusò di voler rilaſciar Soncino, e Romanengo. La
onde i Cremoneſi congregata vn'altra Dieta, gli mandarono contra l'Eſercito,
da cui fù ſcacciato non ſolamente da quei due caſtelli, ma anche di Crema;il che
forti molto più preſto à Cremoneſi di quello hauerebbe fatto, per gli aiuti de'
Parmegiani ſuoi confederati, i quali eſſendo ſtati per l'adietro anch'eſſi veſſati
da ciuili diſcordie, s'erano di quei di ricongiunti, 8 vniti inſieme; Percioche,
hauendo Guglielmo, 8 Vgolino Roſſi nobiliſſimi, e potentiſſimi Cittadini di
Parma, contratto matrimonio il primo con Donella Carrara de Signori di Pa
doua, & l'altro con Elena Caualcabò de Marcheſi di Viadana, s'erano pacifica
tico ſuoi nimici, & haueuano anche con loro contratte diuerſe parentele per
via di maritaggi, di modo che quella Città era ripiena di publica allegria, giubi
lando tutti per l'Vnione ſeguita frà di loro. -

M cc L xxx1v. Guidotto della famiglia Archidiacona (hora Artezaga) huo


|
movaloroſo, 8 di molto conſiglio nelle coſe di guerra, fù eletto Capitano del
a
- Popolo di Milano. L'altiſſima, e belliſſima Torre del Duomo, detta commu
nemente il Torraccio, fù queſt'anno ſecondo alcuni principiata da Guelfi , & in
due anni finita, altri (il che pare più veriſimile) vogliono che foſſe edificata la
parte quadra molto prima, e che in queſto tempo foſſe poi fatta dalla quadra in
sù; nondimeno non vi eſſendo ſcrittura autentica per cui ſi poſſa ciò affermare,
ſarà libero ad ogn'vno l'appigliarſi a quella opinione, che più gli gradirà. E
perche altroue ſi parla di queſta Torre più in longo, non ne dirò qui altro. Scri
uono anche alcuni eſſer ſtata edificata queſt'anno la Chieſa Maggiore, il che non
può ſtare, percioche fù edificata molto prima, ſe forſe non vogliono dire, che -

foſſe riedificata queſt'anno. -

MI cc 1 x xxv Hauendo Guglielmo Marcheſe di Monferrato moſſo guerra


à Ottone Arciueſcouo di Milano, i Cremoneſi gli mandarono alcune compa
gnie de ſoldati in ſoccorſo. Se incominciò in queſto tempo è diſuſare il Car
l'OCC1O»
82 L I B R O

roccio, come coſa di molto impedimento nelle battaglie, 8 ſi ritenne ſola


mente l'Vſo di portar il Stendardo generale di color bianco, con la croce roſſa,
al quale il ſudetto Ottone, che fù il primo è non l'Vſare, aggionſe l'imagine di
Sant'Ambroſio. - - - -

M cc L xxxv 1. Frà l'Arciueſcouo Viſconte, 8 i fuoruſciti di Milano, ſi con


chiuſe la pace per mezo di Lantelmo Benzone Cremaſco, S di Gaſparo Garba
gnano Milaneſe. E fu ſtabilita in Barlaſſina luogo del Ducato di Milano, con
l'interuento degli Ambaſciatori di Cremona, 8 delle altre Città confederate
alli v 11. di Marzo. -

M cc L xxxv 11. A inſtanza di Giouanni, Vgone, Raimondo, 8 Giacopino,


tutti della famiglia de Sommi, furono autenticati alcuni priuilegi de conceſſio
ni fatte alla detta famiglia, frà quali vno ve n'era, che fù conceduto loro ſino
dell'anno Mc xc 1. da Sicardo Veſcouo della noſtra Città,nel quale alla preſen
za di Roggiero Auogadro, di Nicolò Oſcaſale, 8 di Corrado de Zaneboni ſuoi
pari, & vaſſalli, confirmò è Alberto, è Maladobato, è Gerardo, è Guglielmo, è
Corrado, 8 è Giouanni, tutti de Sommi, quei Feudi ch'eſſi, 8 gli loro anteceſ
ſori haueuano per adietro ottenuti dalli Veſcoui di Cremona. Ve n'era anche
vn'altro di Cacciaconte Sommo (coſi vien chiamato in queſta ſcrittura) Vcſco
uo della ſudetta Città, nel quale del Mcc Lxxx1 11. alli xv 11 di Marzo, in .
preſenza, 8 col conſenſo di Copaduſio de Copaduſi, di Gerardo Gadio, & di
Giacomino de Zancboni ſuoi vaſſalli, confirmò,8& dinuouo inueſtì Giouanni,
Bernarde, Vberto, Vgone, Oddofredo, Eislero, Bonacorſo, Raimondo gioua
ne, Guglielmo, Giacopo, Dognino, Luigi, Mezolombardo, Giuliano, Boſſello,
Armanno, Gottofredo, e Bruno tutti de Sommi, del Feudo anticamente con
ceſſo dai Veſcoui ſuoi predeceſſori alla famiglia Somma. -

M cc L xxxv 1 11. Fù ſtabilita nuoua confederatione frà Ottone Viſconte


Arciueſcouo di Milano, 8 le Città di Cremona, Pauia, Piacenza, Breſcia, Ge
noua, & Aſto, contra il Marcheſe di Monferrato. Ma eſſendoſi poi eſſo Mar
cheſe inſignorito di Pauia, ſi fece à Cremona vna Dieta, e ſi ſtabili di nuouovn'
altra confederatione. Vgone dei Sommi fù inueſtito in feudo di certe terre ol
tra Pò nella Pieue d'Altauilla, da Bonzanino de Sommi. -

M cc x c. I Cremoneſivnitico Piacentini andarono contra Paueſi, ma arri


elati alla Bardonezza fiumicello, che parte il territorio Piacentino dal Paueſe
(ciò che ſe ne foſſe la cagione non ſi sà) ſe ne ritornarono adietro ſenza hauer
fatto nulla. -

Mc cx c 1, Melech Aſach gran Soldano preſe queſt'anno la Città di Tripoli,


oue era Veſcouo Frate Guiſcardo de Guiſcardi Cremoneſe dell'Ordine di S.
Franceſco, il quale dopò l'eſſere ſtati vcciſi infiniti migliaia de Chriſtiani, fù an
che egli per ordine di quell'empio Tiranno crudeliſſimamente iſquartato in
quattro parti, e coſi con ſomma coſtanza ſopportando il martirio reſe queſto
- - - -- Beato
T E R Z O. 83
Beato l'anima al Signore. Fù egli ornato di ſingolare dottrina, 8 di vita molto
eſemplare, e perciò hebbe nella ſua religione gradi honoreuoliſſimi, 8 a Nicolò
IIII. Sommo Pontefice fà cariſſimo, da cui fù creato Veſcouo della ſudetta Cit
tà di Tripoli in Soria.
M cc xc 1 11. Nicolò Cornificio Cremoneſe, fù Podeſtà di Piacenza.
M ccxc 1v. Matteo Viſconte il quale da Adolfo Rè de Romani, era ſtato di
chiarato Vicario Imperiale della Città di Milano, conuocò vna Dieta in detta
Città, nella quale fu deliberato di far guerra contra i Torriani; Vi ſi trouarono
li Ambaſciatori Cremoneſi, i quali promiſero di mandare le ſue gentià fauore
del detto Viſconte, ma non fecero poi i Torriani per all'hora altro mouimento.
Non iſtette guari il" co Cremoneſi, 8 co Lodegiani, per
cioche cercando egli di far ricchi i ſuoi ſeguaci, incominciò a volere imporre
grauezze alla noſtra Città, 8 a Lodi; La onde richiamaro eſſe i Torriani, che
erano ſoſtentati dal Patriarca d'Aquileia; Vennero tantoſto i Torrianià Cre
mona, oue incominciarono a prepararſi contra di Matteo. - - ,

M cc x cv. Si trasferirono i Torriani da Cremona è Lodi, oue vennero a


trouargli Franco Cardano, i Bregnani, &i Caſtiglioni, & mentre che iuiſtaua
novenne loro nuoua, che Matteo haueua preſo Caſtellione ſul Cremoneſe; vi
andarono ſubito i Torriani co Soldati Cremoneſi, e Lodegiani,8 convna groſ
ſa ſchiera de'fuoruſciti Milaneſi ſuoi aderenti, ma incontrati dal Viſconte, 8.
attaccata la battaglia furono ſuperati, e rotti.
. Mcc x crx. Si congregarono a Pauia gli Oratori di Cremona, del Marcheſe
di Monferrato, del Marcheſe d'Eſte, di Nouara, di Caſale, di Bergamo, e di
Vercelli, e fù frà di loro fatta lega contra Matteo Viſconte, ancora che ſi publi
caſſe eſſerſi conchiuſa confederatione, ſe non à commune difeſa. I Cremoneſi
non molto dopò col Marcheſe d'Eſte furono rotti dal Viſconte,appreſſo Ghiara
d'Adda, detta anticamente Iſola Folcheria. Tutto ciò riferiſcono il Calco, S&
il Boſſio Hiſtorici Milaneſi. Ritrouoio etiandio (il che eſſi hanno tacciuto)che
queſt'anno all'ultimo d'Agoſto fù publicata in Milano la pace frà Cremoneſi, e
Milaneſi, nella quale non ſi fà mentione alcuna di Matteo Viſconte. Serbaſi
ſcrittura autentica di queſta pace nel noſtro Archiuio publico, il cui tenore,
è tale. - -

In nomine Domini, Amen. Anno è natiuitate, eiuſdem Mc cx crx. die Lunae


vltimo Auguſti, Inditione x1 1. Maronus de Caſate publicus Preco comme is Me
diolani alta voce preconizauit in Palatio mouo communis Mediolani,in pleno,ci pu
flico conſilio generali communis Mediolani ibidem congregato, in hunc modum.
Notum ſie omnibus,ci ſingulis de Ciuitate, ci comitatu Mediolant quod bona pax,
ci concordia fatta eſ inter commune, ci homines Ciuitatis, ci diſtridius Mediola
mi, & eorum amtcorum ex vna parte, ci commune, ci homines Cisitatts, ci diſºri
ctus Cremona,c eorum amicorum ex altera;de omnibus inturgs, di diſcordis inter
L 2 pſas
84 L I B R O
ipſas partes vertentibus: Vnde quilibet de Ciuitate, ci diſtrictu Cremone poſit
ſiberè, & impunè cum perſona, ci rebus venire, ci ſtare, ci morari, ad Ciuitatem,
ci Comitatum Mediolani; Ft non ſi aliqua perſona de Ciuitate, ci diſtricfu Me.
diolani, que de cetero audeat , velpreſummat offendere in perſona, nec rebus, ali.
quem de Ciuitate, ci diſtritu Cremona, ſub paena, c banno, in perſona, c rebus
ad voluntatem D. Poteſtatis Mediolani. Adum in Talatio nono communis Medio
tani vi ſapra; Interfuerunt ibi teſtes D. Girardus de Mariliano Iurisperitus, e
D. Antonius de Madjs, & Princiuallus de Meſtrino omnes Ciuitatis Mediolani
moti, e c.
M ccc. Da Bonifacio VIII. Sommo Pontefice, fà inſtituito l'anno Santo
del Giubileo, 8 fù perciò concorſo mirabile degenti in Roma. Si ſentì anco
queſt'anno per tutta Italia vin grandiſſimo terremotto.
M ccc 11. Fecero Lega inſieme i Cremoneſi, i Piacentini, e Paueſi, & eleſſe
ro per loro Capitano generale Alberto Scotto all'hora Signore di Piacenza.
Queſti hauendo aſſoldato buon numero degenti, 8 vnitoſi co Torriani, ſe n'an
dò ſotto le mura di Milano, per il che Matteo Viſconte vedendoſi eſſere odiato
da ſuoi Cittadini, ſe n'vſcì di Milano, rinonciando ogni ſua auttorità al Scotto;
& mentre che ſi trattaua di pace,i Torriani entrati in Milano ſcacciarono Mat
teo inſieme co' ſuoi partegiani. Dopo l'eſſer ſtati cacciati i Viſconti di Milano,
ſi riduſſero di nuouo in Piacenza gli Ambaſciatori di Cremona, di Milano, di
Pauia, di Lodi, di Como, di Nouara, di Vercelli, di Tortona, di Crema, di Ca
ſale, 8 di Bergamo, e fattavna Dieta conchiuſero, che s'haucſſero d'aſſoldare
à ſpeſe communi, & per difeſa commune, mille caualli, & mille fanti.
M cc c1 1 1. Pino de Vernazzi nobile Cremoneſe,fu del meſe di Luglio elet
to Podeſtà di Milano, eſſendo ſtato Podeſtà vin'altro gli ſei primi meſi di queſt'
anno, percioche ſi era ridotto queſto Magiſtrato a ſei meſi ſolamente. Sigom
baldo Borgo noſtro Cittadino, fù anche egli per ſei meſi Podeſta in Piacenza:
Eſſendo nato tumulto in Parma, percioche Giberto di Correggio voleua rimet
tere nella Città i Parmegiani fuoruſciti. Giacopo Caualcabo Signore di Via
dana, Sopramonte Amato, Gillio Perſico, 8 Armannino Sommo, tutti nobili
«Cittadini Cremoneſi, 8 amici vecchi del Correggio, colà tantoſto ſi trasferiro
no;&eſſendo eletti Arbitri di quella controuerſia, l'acquetarono, ſententiando
à fauore del Correggio. Nacque anco queſt'anno controuerſia, e mimiſta frà i
Cremoseſi, & Alberto Scotto Signore di Piacenza.
M cc c1. Giuliano de'Mariani nobile Cremeneſe,S huomo di valore gran
de nella diſciplina militare, fù queſt'anno creato Capitano del Popolo di Mila
no. Nella noſtra Citta ſi fece vna Dicta di tutte le Città confederate contra
Alberto Scotto. Si ragunò ſu'l Paueſe vn potentiſsimo Eſercito, di cui furo
creati Capitani il Marcheſe di Monferrato, 8 il Marcheſe di Saluzzo, 8 hauen
do paſſato il Pò, dopò l'hauer preſe molte caſtella del Piacentino, hauelano
- poſto
iT E R Z o. 85

poſto l'aſſedio a Piacenza, e malamente la ſtringeuano; ma conſiderando poi i


Cremoneſi, 8 i Lodegiani, quanto danno haucſſe loro potuto portare, quando
quella nobiliſſima, e potente Città foſſe venuta nelle mani del Marcheſe di
Monferrato, e ſpiacendogli anco, che foſſe ruinata, incominciarono a retirare
le ſue genti, il che ſeguendo i Paueſi, & gli altri, ſi disfece l'Eſercito, e fu libe
rata Piacenza i . Fù fatta di nuouo Lega contra il Scotto, da Milaneſi,
Cremoneſi, Paueſi, Lodegiani, Vercelleſi, Bergamaſchi, Nouareſi, e quelli di
Monferrato; Capi principali di queſta Lega furono Filippo Langoſco, & Viſ
conte Pallauicino, i quali hauendo paſſato il Pò con potente Eſercito, preſero
Bobio, Riuergaro, 8 la Rocca di Bardi, 8 l'anno ſeguente i Torriani s'impatro
nirono di Piaeenza. -

Mcc cv. Nel meſe di Maggio, fù da Cremoneſi poſtovn Leone di bronzo


dorato nella cima del Torraccio. Queſto Leone, ſecondo che afferma Frates
Pietro da Fighine, del quale nel principio di queſta opera ſi è fatta mentione,
fu poi disfatto, e fondato,e ne fù fatta vna imagine di MA R1a Vergine, 8 po
ſta ſopra la porta del Duomo che guarda verſo la Piazza grande, nondimeno a
noſtri di non ſi vede. Fu vn freddo grandiſſimo per il quale s'agghiacciò il Pò,
&per il ghiaccio ſi ruppero molti ponti ch'erano ſopra il detto fiume: Papa
Clemente V. trasferì queſt'anno la Sede Apoſtolica di Roma in Auignone,con
grandiſſimo danno di tutta la chriſtianità, ma particolarmente della noſtra Italia.
Mcc cv 1. Pino Vernazzo, il quale come poco di ſopra s'è detto, fu Podeſtà
di Milano, queſt'anno fù Podeſtà per ſei meſi in Piacenza.
M eccv 11. Giacobo Caualcabò nobiliſſimo Cittadino Cremoneſe, 8 Signo
re di Viadana, huomo d'ingegno, 8 di ſpirito eleuato, fù creato Podeſtà di Mi
lano. I Fulgoſi, i Scotti, 3 i Palaſtrelli nobili Piacentini, con l'aiuto di Gugliel
mo Caualcabò, & de Cremoneſi, ſcacciarono il Lando, 8 Viſconte Pallauicino
di Piacenza. I Cremoneſi co Paueſi, Lodegiani, e Piacentini poſero l'aſſedio
à Borgo S. Donino; ſi disfece nondimeno in poco tempo il detto aſſedio. Se
guirono anche fra Cremoneſi, Parmegiani, e Breſciani di molte ſcaramuccie. :
M cc cv 111. Guido della Torre Signore di Milano, fece Podeſtà di quella
Città Armannino Perſico nobile Cremoneſe, di cui egli s'era ſcruito altre volte
per Vicario. Eſſendo queſto medeſimo anno nata controuerſia frà i Parmegia
ni, e Giberto di Correggio, furono richiamati da Parmegiani i Roſſi, i Lupi,3
gli altri nobili fuoruſciti, che ſi trouauano in Cremona, i quali incontamente ſe
n'andarono a Parma, eſſendo in aiuto loro Tignaca Pallauicino, che all'hora era
Podeſtà della noſtra Citta co Soldati Cremoneſi;& hauendo ſcacciato di Parma
il Correggio, fu creato Podeſtà di detta Città Giacobo Caualcabò. Fùanco
fatta confederatione frà Guido della Torre, 8 la Città di Cremona;interuenne
ro anche in queſta Lega i Lodegiani,i Bergamaſchi,i Piacentini, 8 i Cremaſchi.
Fù l'iſteſſo anno ammazzato al Lagoſcuro Gerardo Abbate di San Lorenzo,
- dalli
86 – L I B R O

dalli Scherani di Gregorio Sommo, e fù in ſuo luogo eletto Abbate Abramino


Bezani.
Mecci, Giuliano Sommo nobile Cremoneſe fù queſt'anno Podeſtà, 8:
Capitano del commune, & popolo di Piacenza per ſei meſi, ſecondo il coſtume
di quei tempi; E perche il P. Omberto non ne fa mentione alcuna, mi piace di
regiſtrare qui la memoria, che ſe ne troua nelle ſcritture della famiglia Somma,
che è tale. r

In Libro Prouiſionum factarum tempore D. Iuliani de Summo potestatis, e Ca


pitanei Ciuitatis Placentia talis prouiſio reperitur Mcc ci». Indictione nona, die
xxv 111. menſis Madj . Prouiderunt Domini Iulianus de Summo Poteſtas, o Ca
pitaneus communis, di populi Placentia,ci Sapientes Preſidentes negotijs commu
nts, quodnegottum D. Sommini de Summe, ſiue heredi reius pro quo Ambaxiatores
communis Cremone venerunt Placentiam differatur vsſ adaduentumnoni Pote
ſtatis futuri, ci interhac vſque ad otto dies habeantur, di eliganturper D. Pote
itatem, ci capitaneum, ci dictos Sapientes duo viri prouidi per quamlibet portame
qui prouidere, di deliberare debeant ſuper ipſo negotio. Dietro alla quale proui
gione ne ſegue vn'altra fatta alli xv 1. di Giugno, ſotto il Reggimento di
Giulio Manfredo, che gli ſuccedette nel Magiſtrato per gli altri ſei meſi. Sono
amendue queſte f" ſottoſcritte da Raimondo della Stradella Notaio.
Mcc cx. Nel fine di queſt'anno Arrigo VII. Imperatore venne in Italia
per coronarſi a cui fecero ricorſo tutti i Ghibellini di Lombardia,frà quali Mat
teo Viſconte teneua il primo luogo. Era all'hora l'auttorità di Guglielmo Ca
ualcabò fratello di Giacopo, tanto grande nella noſtra Città, che tutte le coſe
publiche ſecondo il ſuo volere s'amminiſtrauano. Ma per eſſere queſti fratelli
capi della fattione Guelfa,poco erano amici all'Imperatore. Fù celebre in queſti
tempi Ricardo Malombra Cremoneſe, eccellentiſſimo nelle Leggi, 8 nella Fi
loſofia. Fù egli diſcepolo di Giacopo d'Arena Parmegiano. Leſſe publicamen
te molti anni nel Studio di Bologna (come afferma il Trittemio) oue s'acquiſtò
nome immortale. Scriuono altri ch'egli leggeſſe anche in altri Studi, Chia
mato poi a Venetia ſcriſſe à quella Republica le Leggi di cui ſi ſerue ſino al di
d'hoggi. Compoſe egli noue libri ſopra il Codice. Scriſſe etiandio ſopra li
Digieſti,8 ſopra l'Inſtituta volumi grandiſſimi. Diede anche in luce vn libro di
varie queſtioni, morendo finalmente nella ſudetta Città di Venetia, fù honore
liſſimamente ſepolto nella Chieſa di S. Giouanni, e Paolo,e furono al ſuo ſepol
cro poſti i ſeguenti verſi. - -

Vas Iuris Legum 4 iubar ſine compare Dottor,


Militis, di Comitis merita ratione cathedra
Dotatus titulis Ricardas prole Malumbre.
Malleus ens vmbra Patria decus atf Cremona,
A2ui gratus Venetis iacet hic ſed nuntia laudis
Vuet fama viri nullum perutura per euum. MCCCXI.
T E R Z O. - 87
Mcc cx1. La noſtra Città guſtò queſt'anno, più che giamai per adietro i frut
ti delle fattioni,e diſcordie ciuili,dalle quali per molti anni era ſtata veſſata;poi
che oltre l'infinite proſcrittioni de'beni, & vcciſioni de Cittadini; ella fu quaſi
per eſſer del tutto ruinata da Arrigo Imperatore, il quale ſdegnato, percioche
da Guelfi, che all'hora in Cremona dominauano, era ſtato rifiutato, S ſcacciato
Fachetto Marcheſe di Canoſſa, mandato qui con titolo di Vicario Imperiale,
Diede ordine à Matteo Viſconte, che paſſata l'Adda, aſſaliſſe Cremona coll'.
Eſſercito de Ghibellini, i quali concorrendo da ogni banda, erano creſciuti in
grandiſſimo numero. E l'Imperatore iſteſſo con l'Imperatrice ſua Conſorte,
partitoſi da Milano ſe ne venne à Lodi. Hora Guglielmo Caualcabò à cui da'
Guelfi era ſtato dato il Dominio aſſoluto della noſtra Città, ſentendo così gran
de apparecchio di guerra & confidando poco nella ſua fattione, ſe ne vſci della
Città, 8 ſe n'andò a Viadana, ſeguitandolo i Picenardi, i Sommi, 8 i Perſichi,
con molti altri nobili, 8 popolari ſuoi aderenti. Et era pervotarſi affatto la
Città, ſe non foſſero i Cittadini ſtati diſſuaſi da Sopramonte Amato, il quale en
trato nel mezo della moltitudine, gli eſortò a fermarſi, 8 à porſi in arbitrio del
l'Imperatore, dipingendolo loro pio, e clemente, 8 offerendo ſe ſteſſo pervno
de principali interceſſori. Acquetato per le coſtui parole il Popolo, fù ordina
to, che ducento de principali andaſſero ad incontrare Arrigo, il quale inteſa la
fuga del Caualcabo, & degli altri ſuoi aderenti, ſe ne veniua verſo Cremona, e
di già era arriuato à Paderno lontano otto miglia dalla detta Città. Quiuilo.
trouarono i Cremoneſi che gli erano andati incontra col ſudetto Sopramonte,
i quali in habito miſerabile, col capo ſcoperto, co piedi ſcalci, & con corde al
collo, arriuati che furono al coſpetto dell'Imperatore, poſte le ginocchia è ter
ra, gridando ad alta voce più volte miſericordia, non ceſſauano con lagrime, &
con lamenti, di raccomandare ſe ſteſſi, 8 la Patria loro alla clementia del vinci
tore. Poteua ſpettacolo sì miſerabile mouere à pietà anco l'iſteſſa crudeltà,
nondimeno non hebbe forza di piegare pur vn poco alla miſericordia l'animo
inhumaniſſimo di Arrigo, il quale con crudeltà più che barbara, riuolgendo gli
occhi altroue, per non vedergli, comandò con voce piena di ferocia, che foſſe
ro tutti poſti prigioni; il che fù tantoſto da crudeli miniſtri eſeguito. Furono \
dunque condotti parte a Caſtellione, frà quali fù anco l'Amato, parte a Roma
nengo, 8 altri nell'iſteſſo luogo di Paderno imprigionati, 3 in poco tempo fu
è rono quaſi tutti miſerabilmente fatti morire. Se ne venne poi Arrigo con l'Im
peratrice à Cremona,alli xxv 1. d'Aprile in Lunedì,8 andatoſene ad alloggiare
nel Monaſtero di S. Lorenzo, ragunato il Conſiglio, ordinò che le mura d'eſſa
Città foſſero gettate à terra, e coſi all'Vltimo del ſudetto meſe in Venerdì, fu da
Soldati dato principio a ſpianarle. Voleua Arrigo che ſi faceſſe il ſimile anco,
delle caſe, nondimeno pregato da diuerſi Signori, e Baroni, ſi rimoſſe da così
crudele deliberatione: non puote però fare,che no ne foſſero abbruſciate molte
da
38 L I B R O

dagl'iſteſſi noſtri Cittadini, i quali cſſendo ſtati fuoruſciti, per eſſer della fattio
ne Ghibellina, cercauano con ogni crudele maniera di vendicarſi delle riceuute
ingiurie; Era dunque la noſtta Città piena di miſerie, rubauano egualmente i
Tedeſchi, e gli Italiani, non ſi vdiua altro che violenze, veciſioni, rapine, 8:
eſtorſioni, 8 i più ricchi erano fatti rei, e gli veniuano confiſcati i beni. Vlti
mamente l'Imperatore alli x. di Maggio ſe ne venne la mattina nel Palagio pu
blico, & poſtoſi à ſedere ſopra il poggiolo che riſponde verſo la Piazza grande,
fece publicarevna ſeueriſſima ſentenza, nella quale condannò i Cremoneſia pa
gare centomila fiorini d'oro, confiſcò le rendite del publico,ordino che le mu
ra, & i borghi della Città foſſero del tutto ruinate, e foſſero ſpianate le foſſe.
Purono accettate sì dure conditioni, & giurata l'oſſeruatione d'eſſe da Federigo
Artezaga, Sindico del commune di Cremona, di cui reſtò il gouerno alla fattio
ne de Ghibellini, fauorita,3 eſaltata dall'Imperatore, il quale laſciato quiuivn
ſuo Vicario ſe ne partì. All'hora i Guelfi vedendoſi si malamente trattare, fe.
cero anch'eſſivna confederatione, 8 chiamarono in loro aiuto Roberto Rè di
Puglia; Entrarono in queſta Lega tutte le Città di Romagna, 8 di Toſcana, e
furono delle principali, Fiorenza, Luca, e Siena, e di quelle di Lombardia, Bo
logna, Reggio, 8 Parma, ſignoreggiata all'hora da Giberto di Correggio,vien
trarono anche i Torriani, 8 i Caualcabò col reſtante de'fuoruſciti Milaneſi, 8
Cremoneſi. Queſtivniti tutti inſieme dopò l'eſſerſi impadroniti del ponte di
Doſſolo ſopra il Pò, preſero anche Caſalmaggiore, ſcacciatine i Ghibellini.
Mcc cx 1 1. Hauendo inteſo Guglielmo Caualcabò, che Giouanni Caſti
glione Podeſtà di Cremona a nome dell'Imperatore, ſe n'era andato con la mi
f" Pozzobaronzo, luogo ſul Cremoneſe, nel quale erano i Guelfi, valendoſi
dell'occaſione ſe ne venne con preſtezza mirabile à Cremona, 8 entrato nella
4Città per la Porta della Moſa, arriuò ſenza contraſto ſino alla Piazza, oue ſe gli
fecero incontra Galeazzo Viſconte, 8 Manfredino Pallauicino, ma non poten
do ſoſtenere l'impeto de Soldati del Caualcabò, non ſenza molta veciſione de'
Ghibellini, fra quali fu ammazzato Giacomo Redcnaſco, ſi poſero in fuga, e ſi
ſaluò Galeazzo in Crema. Non molto dopò dubitandoſi in Cremona di ſolle
uamento, Giberto di Correggio ſe ne venne da Parma quiui, oue fù riceuuto
con ſegni di grandiſſima allegrezza, 8 dopò l'haueracquetate con molta pru
dentiale controuerſie, ſtabilì il Caualcabò nella Signoria d'eſſa Città, facendo
ne Podeſtà Quirico Sanuitale ſuo genero. Non andò molto che i Soncinaſchi
hauendo anch'eſſi ſcacciato il Gouernatore Imperiale, ſi diedero al Caualcabò,
il quale temendo che vi ſi accampaſſero inimici, colà ſe n'andò ſubito con Ven
turino Benzonc capo de' Guelfi Cremaſchi, 8 con Venturino Fondulo de prin
cipali di Soncino. Ma hauendo i Barbuoi anch'eſſi Soncinaſchi di fattione con
traria, fatto ſapere ciò all'Imperatore; egli donò Soncino al Conte Guarnero
d'Ombergo, è d'Iſpruch ( come lo chiamano altri) ſuo Generale in tutta -
- - Lombardia;
-
T E R Z O. 89

Lombardia, andatoſene perciò il Conte al detto luogo vi poſe l'aſſedio. Erano


in Soncino oltre i Terrazzani, i Guelfi di Cremona, di Crema, 8 di Bergamo,
& col Conte Guarnero oltre i Tcdcſchi erano i Ghibellini Cremoneſi, Ber
gamaſchi, 8 Crcmaſchi. Si difeſero ne' primi aſſalti i Soncinaſchi molto ga
gliardamente, col valore del Caualcabò, del Benzone, 8 del Fondulo. Iſpa
uentati poi per eſſer ſtati poſti in rotta da Galeazzo Viſconte i ſoldati, che da
Cremona veniuano loro in ſoccorſo, abbandonarono vilmente la difeſa, riti
randoſi nelle caſe; La onde il Caualcabò viſta tanta codardia, deliberò col
Benzone d'wſcirſene quanto prima di quella Terra, e così riſtretti inſieme i loro
ſoldati, entrarono nel mezo de'nimici, combattendo con grandiſſimo valore,
ma eſſendo finalmente ſtato veciſo il Caualcabò, & il Benzone, e Venturino
Fondulo con dnoi figliuoli fatti prigioni, reſtarono vittorioſi i Ghibellini. Il
Benzone venuto " de Ghibellini Cremaſchi fu miſerabilmente am
mazzato, 8 il Fondulo con amendue i figliuoli, per commiſſione di Guarnero
furono impiccati auanti la Porta di Soncino. Inteſa la nuoua di queſta rotta ſi
riempì la noſtra Città di timore, e di confuſione; ma venendo quiui Giberto
Correggio con vna compagnia de Parmegiani, ceſsò di ſubito il ſpauento, & i
nimici hauuta notitia del ſoccorſo non hebbero ardire d'approſſimarſi alle ,
mura. Fù da Cremoneſi per ricompenſa del beneficio riceuuto dato al Cor
reggio il Dominio della Città per cinque anni. Preſero i Guelfi Caſtellione,
nel quale era Manfredino Pallauicino, che fù fatto prigione, 8 da Ghibellini
fù tolto Caſtelnouo bocca d'Addaa i Guelfi. Hauendo Guglielmo Caualcabò
hauuto il Dominio di Cremona non hò voluto laſciare di mettere in queſto luo
go il ſuo ritratto dal naturale. - - -

M ccc x 111. Paſſarino della Torre hebbe il gouerno di Cremona con titolo
di Vicario di Roberto Rè di Puglia. Arrigo VII. nimiciſſimo della fattione ,
Guelfa ſe ne morì alli xxiv. d'Agoſto a Buonconucnto luogo diſcoſto da Siena
dodeci miglia. E perche in alcune Croniche della noſtra Città ſcritte a penna,
ſi ritroua che egli morì di veleno datogli da vn Padre dell'Ordine di S. Dome
nico. Io non voglio tacere, che ciò eſſer falſo dimoſtra con argomenti chiari
Frate Serafino Razzi, nel Libro delle vite de Santi, e Beati dell'Ordlne de'Pre
dicatori, doue deſcriue la vita del Beato Giacopo Venetiano. -

M cc cxv. Giacopo Caualcabò Marcheſe di Viadana,fù queſt'anno di com


mune conſenſo del Popolo cletto al Dominio della noſtra Città, ſdegnandoſi di
ciò fuor di modo Ponzino de Ponzoni ſuo cognato, per il cui mezo ſi ſolleuaro
no contra il Caualcabò molti altri nobili de Ponzoni,de'Guazoni, degli Amati,
& de' Picenardi, i quali perciò ſe n'vſcirono di Cremona, 8 fatta Lega co Vi
ſconti, furono poi cagione di molti danni, & ruine alla Patria loro, contra di cui
preſero l'armi.
M Mi c . c : VI.
9o L I 13 R O

Mcc cxv 1. Ponzino Ponzone, e tutti gli aderenti ſuoi, hauendo fatto Lega
con Cane della Scala Signore di Verona, 8 con Paſſarino Buonacoſſi Signore
di Mantoua, ſe ne vennero a Cremona, e del meſe d'Agoſto gli poſero l'aſſedio,
ma furono dal valore di quelli di dentro ributtati; fecero nondimeno di molti
danni nel territorio. Seguì non molto dopò la pace, è più toſto apparenza di
pace, fra quelli ch'erano nella Città, 8 i fuoruſciti, e fu di commune conſenſo
deputato al gouerno della Città Egidiolo Piperaro,con titolo d'Abbate del Po
polo, e così ritornò nella Città il Ponzone con tutti i ſuoi partegiani.
M c cc xv I 1 -
T E R Z O. 9I

M cc cxv 11. Alli xv1. di Maggio ſileuò tutta la Città in arme, per opera
di Giacopo, & di Luigi ci , & di Gregorio Sommo, & altri ſuoi parte
giani della fattione Guelfa, co quali erano anco i Bruſati Signori di Breſcia,con
tutti i loro ſeguaci; queſti entrati nella Piazza grande di Cremona ammazzaro
no Egidiolo Piperaro, il quale era aſceſo ſopra l'arengherio per acquetare il tu
multo, furono etiandio ammazzati Lionardo, e Baldaſſare detto Baccanino,
amendue di Picenardi, nonoſtante che Lionardo foſſe cognato di Luigi Caual
cabò; vcciſero anco Gritio di Pedecani, Giouanni Malombra, & Egidiolo de
li Alemanni, con infiniti altri nobili, 8 popolari della fattione Ghibellina, la
quale fù ſcacciata affatto della Città, fuggendoſene il Ponzone, con alcuni altri
de principali Cittadini, che con lui teneuano. Fù il ſudetto Ponzone riceuuto
in Soncino da Filippone Barbuò, & ottenne anche poco dopò Caſtellione, e
furono ſcacciati di quei luoghi tutti i Guelfi. Haueua il Ponzone (che prima
teneua la parte Guelfa) ſuſcitato vna nuoua fattione, che ſi chiamaua de'Mal
trauerſi, di cui egli era capo, 3 in poco tempo s'impadronì di quaſi tutto il Cre
moneſe, hauendo preſo oltre li ſudetti dui caſtelli, anco Bordolano,Giouenalta,
Caſtelnouo bocca d'Adda, Piadena, Gazzo, con molti altri luoghi. Finalmen
vete eſſendoſi vniti inſieme i Ghibellini, 8 i Maltrauerſi, è fatto lor capo il ſudet
to Ponzino, ſi riſtrinſero di nuouo in Lega con Cane della Scala Signore di
Verona, con Paſſarino Buonacoſſi Signor di Mantoua, e con Matteo Viſconte
Vicario generale di Milano; Vennero dunque in aiuto de Ghibellini, e Mal
trauerſi, contra i Guelfi che nella noſtra Città erano; Cane, e Paſſarino con le
loro genti, 8 Matteo gli mandò Luchino ſuo figliuolo con la caualleria, 8 fan
teria Milaneſe, con cui erano alcune compagnie de'Paueſi, de Piacentini, de'
Parmegiani, de Bergamaſchi, de Comaſchi, de Nouareſi, de Vercelleſi, de'
Cremaſchi, 8 del Monferrato; vniteſi inſieme queſte genti s'accamparono alli
xxv 1 1 r. di Settembre in Mercordi attorno a Cremona, piantando i loro allog
giamenti in diuerſi luoghi; I Mantouani, i Veroneſi, 8 i Parmegiani ſi poſero
dietro la Moſa, 8 nel Borgo di S. Creato. Luchino co Milaneſi, Bergamaſchi,
& quelli di Crema, di Lodi, di Nouara, di Vercelli, e Monferrato ſi fermarono
dietro il Nauiglio, diſtendendoſi a S. Cataldo, a S. Stefano, a S. Zeno, 8 a S.
Franceſco. I Paueſi, &i Piacentini, erano longo la ripa del Pò diuerſo la Ga
bella del ponte di detto fiume; & i fuoruſciti Cremoneſi s'accomodarono ap
reſſo la Pupia ne'caſamenti della Reſurrettione, & del Ceppo. Stettero que
ſte genti all'aſſedio di Cremona per ſpatio di xxv 11. giorni ſenza far coſa al
cuna di momento, ſe non che andauano depredando il territorio, 8 ruinando i
luoghi de Guelfi. Fù all'hora abbruſciata la Terra di Longardore, da Ghilino
Diuiciolo, & Morino, e fratelli di Natali; Haueuano quelli di dentro, cinque,
ò ſei giorni prima che arriuaſſe l'Eſercito nimico ruinati i Borghi di S. Ambro
ſio, di S. Guglielmo, 8 della Moſetta; Haueuano oltre di ciò auclenati tutti i
pozzi de Borghi della Città. M 2 Mcccxviu.
92 L I B R O
M cc cxvi 11. Alli 1x. d'Aprile, nel far del giorno il Ponzone hauendo rot
tele mura dirimpetto alla Chieſa di S. Baſſiano,ſe n'entrò co Ghibellini,e Mal |
trauerſi in eſſa Città, 8 arriuarono ſino alla Piazza ſenza eſſere punto ſentiti;
La onde i Guelfi sbigottiti ſe ne fuggirono, 8 con loro Giacopo Caualcabo, &
Gregorio Sommo. Haueua Giacopo il ſuo Palagio appreſſo la Chieſa di S.
Ilario, oue fece anche fabricare vina Capella di cui a ſuo luogo ſi dirà. Vedeſi
in detto luogo dipinta a freſco l'effigie naturale del detto Giacopo, poſto in gi
nocchione, Szio haucua diſegnato di porla in queſto luogo, ma non l'hò potuta
hauere à tempo dal macſtro che l'haueua da intagliare in rame. Il Ponzone,
queſt'iſteſs'anno alli x1 1 1. di Luglio in Giouedì fù gridato Signor di Cremona
da i Ghibellini, e Maltrauerſi, e la Domenica ſeguente fù di nuouo gridato Si
gnore, & condotto nelle caſe della Mercantia di eſſa Città. Nell'iſteſſo tempo
i partegiani de'Caualcabò preſero Robecco; Andarono etiandio è Olmeneta
luogo diſtante da Cremona otto miglia, & ruinarono certa Torre de Zucchelli
nella quale era Nicolò Borgo con alcuni altri della fattione del Ponzone,il qua
le inteſa la perdita de' ſuoi amici ſe n'andò con molti ſoldati in detto luogo, e
fece molta ſtrage delle genti del Caualcabò.
Mc ccx1x. Alli xx1 1 1. di Nouembre, Giberto Correggio Capitano gene
rale della Lega Guelfa, che ſi chiamaua di Toſcana, inſieme co Caualcabò, e
tutti quelli della loro fattione rotte le mura della Città doue già era vna porta
che ſi chiamaua di S. Croce, 8 hora vi è il Caſtello, entrarono di naſcoſto in eſſa
Città, e per forza d'armi ſcacciarono i Ghibellini, 8 Ponzino Ponzone con la
Lega de'Guelfi Maltrauerſi.
M cc cxx1. Il Ponzone, 8 Galeazzo Viſconte figliuolo di Matteo,S.Signor
di Piacenza, con la fattione Ghibellina entrarono per forza d'arme in Cremo
na, e ne ſcacciarono i Caualcabò con tutti i Guelfi loro partegiani. Fù poſcia in
nome del ſudetto Galeazzo mandato vin bando, che foſſe lecito ad ogn'vno di
qual ſi voleſſe fattione, habitare nella Città di Cremona, eccettuati però i Ca
ualcabò,3 certi altri Cittadini ſoſpetti d'hauer tenuto vn trattato contra del ſu
detto Galeazzo, e ſuoi partegiani.
M cc cxx1v. Alberto Scotto Piacentino capo de' Guelfi, preſe il caſtello di
Malamorte, che era longola riua del Pò dirimpetto alla Città di Cremona, e
furonovcciſi meglio di trecento Ghibellini, che vi erano dentro. Queſt'Iſteſſo
anno Raimondo Cardona, il quale da Papa Giouanni XXII. era ſtato mandato
in Italia con potente Eſercito in aiuto de Guelfi,che teneuano con Santa Chic
fa, hauendo ragunati i Guelfi di Milano, di Cremona, & di tutte l'altre Città di
Lombardia, andò contra Galeazzo Viſconte, 8 lo rinchiuſe in Milano ponen
doui l'aſſedio.
M cc cxxv 11. Lodouico IIII. Bauaro Imperatore adiratoſi contra Giouan
ni Sommo Pontefice, fece creare Papa, è per dir meglio Antipapa, vn certo
Pietro
A
T E R Z O. 93

Pietro Remalutio da CoruaraFrate dell'Ordine di S. Franceſco, il quale fu ſe


guitato, 8 adorato da tutti i partegiani del detto Lodouico come vero Pontefi
ce, frà quali furono anche i Cremoneſi, che perciò da Giouanni vero, e legitimo
Pontefice furono inſieme col detto Imperatore interdetti, 8 ſcommunicati.
M cc cxx1x. Alli xx1. di Giugno, furono dal ſudetto Lodouico Impera
tore confirmati a Cremoneſi tutti i priuilegi conceduti loro da gli Imperatori
paſſati, è il priuilegio da cui pendevn ſigillo, è bollo Imperiale d'oro, ſi ſerba
nel publico Archiuio.
M cc cxxx. Hebbe il gouerno della Città di Cremona Guido de Camilla
; Vicario Imperiale, e fù ſtabilita tregua frà la communità di Cremona, e Gre
gorio de Sommi, 8 ne fù da Pietrecino Bergondio fatta publica ſcrittura, il te.
nore di cui non voglio laſciare di regiſtrare in queſto luogo, 8 è tale.
Anno ab Incarnatione D. N. Ieſu Chriſti Mcc cxx1x. Indizione tertiadecima,
. die xv menſis Marty, ſuper Pallatio veteri Communis Cremone, preſentibus Do
minis Ponzino de Ponzonibus milite, oldofredo de Piperarijs, di Maphine de Cle
raſe his, ac pluribus algs teſtibus ibi rogatis. Congregato Conſilio centum haben
tium bayliam ſuper negotis communis Cremona ſuper Pallatio veteri communis
ſono campane, ci voce preconia, vt eſt moris, demandato nobilis militis D. Guido
mis de Camilla, pro Imperatoria Maiestate Vicari ciuitatis, cº- diſtrictus Cremona.
In quo conſilio erant DD. Proconſ ac Sapientes, d quinquaginta Conſiliari ſe
candum formam Statutornm predictus D.Vicarius cum predict.Proconſ Sapientib.
c Conſiliaris, c ipſi Proconſ. Sapientes, o Conſiliari, cum eoſibiadinutcem pre
ſtantes conſenſum, nomine, ci vice communis Cremona,c omni modo, iure, o for
zza quibus melius potuerunt, fecerunt, c firmauerunt, cum nob. ci potenti viro

D. Gregorio de Summo, treguam bonam, ci legalem,ſecundum capttula infraſcrip


ta. Primo quod aliqua perſone alicuius conditions, ſtantescº habutantes in ciui
tate Cremona, vel Terris diſtritus Cremona, obedientes communi Cremona, vel
indeſe mouentes, non poſint, nec debeant dare damnum vltra Padum, in diſtrictu
Cremone, ſeu Territorio, intra flumina Tarri, c Larda, aliquibus personis, in
personi, nec rebus; Et è conuerso quodalique persone cuiuscunº, conditionis exi
ſiane, ſºantes, of inhabitantes, in Plebe Altisuillarum, ſeu ibi ſe reducente, vel in
aliquibas algs locis, vel Terris exiſtentibus vltra Padum, in Territorio Cremo
mae, in era flumina Tarri, di Larde, velandeſe mouentes, non polent tranſre citra
Padum, nec dare aliquoddamnum aliquibus personis, in personis, nec rebus, in ci
mitate Cremone, nec Epiſcopatu, nec in diſtrifu Cremone. Item quod liceat li
berè, ci impnnè omnibus, cº-ſingults personisſtantibus, c habitantibus, ſeuſe re
ducentibus in Plebe Altisuillarun, vel Terris, seu locispoſitts in Territorio Cre
mone vltra Padum,intra ditta flumina 7arri, di Larde,naugare per flumen Padi
eam perronis, 6 rebus, intrapredicta flumina, dummodo non poſſint, nee debeant
darcendere nec exire denauibus citra Fadum in aliqua parte. Et è conuerso quod
liceat

.:
94 L I B R O

liceat omnibus, & ßngulis perfònis liberè, &/ecurè famtibus, & habitamtibus,/ew
(e reducemtibus im ciuitate Cremomae, vel Terris obedtemtibws commuwi Cremomæ,
vel imde /e mouemtibus , mauigare per flumem Padi cum per/omis, & rebus ad eorum
liberam volumtatem, dummodo mom pojimt, nec debeamt defeemdere, meo exire de
mauibus vltra padum im aliqua parte intra pradiéfa flumima Tarri, & Larde ; Ee
faluo quod aliqua perfoma mom audeat mauigare àpratis de Malumbris imfra, mec â
&acca Tarri/ùpra perflumem Padi fine lizemtia diâi D. Gregorj /aluo,et adduto di
άo capitulo. Quod ommes,& fiagule per/om e/?amtes,& habitamtes,& reducemtes
fe im ciuitate Cremom.e, & obedientes diáo communi Cremom.e poffìmt , & eis lici
tum fit mauigare, ire,& redire per Padum,imtra diäaflumuma Tarri, c* Larae cum,
perfòmis , ab r% eo quod temeamtur habere lucemtiam mawigamdi à di&o D. Grcgorio
Jecumalum quod im diéfis capitulus comtinetur ; dum tamem ex ipfis mauubus cum_»
quibus ita mauigaremt mom fìmt, mec comducamtur aliquæ res, de quibu*/olui debeat
aliqua Gabella; F4ciemdo promißiomem D. Pomzimo de Pomzomibus, cum quattuor
de melioribus ciuitatis Cremomem. prout ei videbitur comaemire, quod per ip/o*
exiffemter im ipfis maaibus mom fiet, mec comducetur aliquid comtra capitula diéfe
Treguae. Item quod Terra Sablometæ, & homines ibi habutamter , & Cafali/maio
ris , & Martigmamae , & aliarum Terrarum extffemtium â Sablometa citrapejumt,.
& eis liceat effe ad di&#am Treguam. Et quod diäas D. Gregorias po/sit habere,
& temere homtme *, qui fimt laboratores terrarum im Terra Sablometæ, qui poßint
laborare Terras quas habet ib, duäus D. Gregorius /îme aliquo impedimemto com
amatmis Cremomæ, meafùbieéforum diéft commumis, aec homim/um Sablometæ .. Item
quod hamime* /?amtes , & /è reducem:es im Caítro Plebts , /eu Terris obedientibus
ipß D. Gregorio vltra Padum im Territorio Cremomae, poß}»t, & et s liceat afeemde
re, et de/èendere, jtare, et habitare , et laborare AMeXamiho* /ìros im flumime Padi,
ad eorum liberam volumtatem. Et quod aliqui//amtes,habitamtes,/ea/e reducem
tes im ciuitate ,/eu di$triâfu Cremom.e, mom auaeamt diâos MeXamimos afeemdere.
Item ß accuderet aliqua damma im perßmis, et rebus dart, vel inferri comtra capi
twla diéfe Tregae,quod pars que dederit diäum dammum,/eu damma,/eu pro cuius
parte data fuerimt ip/a damma , temeatur umfra decem dies mumeramdor â die moti
ficationis faife de ip/ì dammis, emendare, & reßituere im totum ip/a damma, parti
que paffa fuerit, ip/a, /eu illis perfamis quae /a/?imuerimt,vel receperimt ip/a damna,
vel malefaäores qui dederimt ipfa damma dare in fortiam parti paffe damma prae
diâa, & mibilominus damtes damma hinc imde pojimt licitè,& tmpmwè offendi rea
Jiter, & per/0maliter per illum,/eu illos de illa parte cui daremtar ip/à damma. Item
quod diófa Tregua duret, et durare habeat v/jue ad /ex ammos proximè vemturos.
Saluo femperprecepto D. Romani Imperatoris, /éa eius Vicarj im Lombardia, quod
præceptum mortffcari debeat per vmum mea/em amte, diáo /5. Gregorio amtequam
rumpatur ip/a Tregua. Et è conuerfò per ip/ùm D. Gregorium communi Cremom.e,
motuficari debeat. Item quod diafur D. Gregorius poßit mamdare boues /aos , ct
- - - - homimes
T E R Z O. 95

homines admemora Columb e ad/aam liberam voluntatem ſºmel, et pluries ſinepe


riculo aueris, et perſo earum pro accipiendo ligraminaſibi neceſſaria,et opportuna,
Et quod homines siantes, et habitante in Terra Plebis, vel in Terris que ſunt
inter Lardam, et Tarrum, obedientes ipſ D. Gregorio, poſsint cum perſonis, et re
bus ipſorum propri ſine aliquibus mercatoribus conduétis per Padum, ire liberè,
et ſecurè adeorum liberam voluntatem ad Caſtrum Florenzole, et de dicio Caſtro
redire ad Caſtrum Plebis, adeorum liberam voluntatem,ſemel, etpluries, taliter
quod offendi non poſsint, ncc debeant per homines Cremone, nec obedientes com
muni Cremone, nec habitantes, necſe reducentes in Cremona, dummodo non dent, -

nec faciant aliquod damnum in memoribus hominum ciuitatis, et diſtrictus Cre


non e exiſtentibus ad mandata ipſius communis. Item quod per commune, et di
ſfum D. Gregorium fant promiſiones, ct ſecuritates de predictis omnibus, etſin
gulis pactis, et capitulis attendendis, et obſeruandts. Vedeſi eſpreſſamente per
la ſudetta ſcrittura, eſſer falſo quello che ſcrivono alcuni, cioè Cremona eſſer
ſtata ſottopoſta ai Viſconti in queſto tempo. Era la noſtra Città dominata da
Ghibellini, e Gregorio Sommo era vino de Capi principali della parte Guelfa,
M cc cxxx1. Giouanni Rè di Boemia, e di Polonia, & Signore della Città
di Breſcia, il quale era venuto in Italia per leuarla dall'vbbidienza di Lodouico
di Bauiera Imperatore, concedette in feudo la Terra, 8 Caſtello d'Altauilla al
l'hora del territorio Cremoneſe, 8 hora del Parmegiano oltre il Pò, à Giouanni
detto per ſopranome Naſo,S&advn'altro Giouanni amendue fratelli de Sommi,
figliuoli del ſopranominato Gregorio, che poco prima era morto. Ritrouaſi il
priuilegio di queſta conceſſione regiſtrato nelle ſcritture della famiglia Somma,
dato in Breſcia il dì penultimo di Genaro.
Mcc cxxx11. Fù eletto Veſcouo di Cremona Frate Vgolino Ardigero dell'-
Ordine di S. Domenico, Cittadino Parmegiano, il quale conſtituì ſuo Vicario
generale Anſelmo Preuoſto di S. Agata, Canonico Regolare.
M ccc xxxv. Azzo Viſconte figliuolo di Galeazzo,eſſendoſi pacificato co'
Cremoneſi, diede loro il Dominio di Crema, la qual dopò la morte di Giouanni
Sommo Pontefice, ſi era ſottopoſta al detto Viſconte, 8 da Cremoneſi vi fù fa
bricata vina Rocchetta, è fortezza appreſſo la Porta del Serio. Queſt'iſteſſo
anno (ſecondo che afferma il noſtro Redcnaſco) fù da Cremoneſi data la Signo
ria di Cremona al medeſimo Azzo del meſe di Luglio, ancora che il Fino nella
ſua Hiſtoria di Crema, 8 il Boſſio Milaneſe ſeguitato dall'iſteſſo Fino, ſcriuano
ciò eſſer ſeguito dell'anno Mcccxxxviii ma non eſſer vera queſta loro opinione,
appare per publica, 8 autentica ſcrittura, la quale quì appreſſo ſi regiſtrarà.
M cc cxxxv 11. Fù Podeſtà di Cremona a nome di Azzo Viſconte Giouan
ni Beſozzo, il quale hcbbe per Vicario, 8. Aſſeſſore Ruggiero de San Michele
Parmegiano; & nell'iſteſſo tempo furono Conſoli di Giuſtitia Alariolo di Mal
fiaſtri,S. Franceſchino di Maccari,come ſi vede nel regiſtro delle ſcritture della
famiglia
96 L I B R O

famiglia de Sommi, nelle quali ſi leggono le ſottonotate parole. Die ſexto


menſis Maj. Diſcretus vir D. Marcheſinus de Perſico ciuis Cremone Procurator,
di Procuratorio nomine vt ibi di fum fuit nobiltum virorum omnium, c ſingulo
rum Dominorum de Summo de Cremona, conſtitutus in preſentia nobilis viri D.
Ioannis de Beſo ero honorabilis Potestatis Cremone pro Magn. & excelſo D. D.
Azone Vicecomite Ciuitatis Mediolani, Cremona & c. Domino Generali. Et in vna
fede fatta da Tiboldino Boſco, Notaro publico, il di Xxr. di Giugno dell'iſtcſſo
anno fileggono le ſuſſeguenti parole. In quodam libro petitionum preceptorum,
ci-aliarum diuerſarum ſcripturarum faétarum, ci ſcriptarum, ci datarum ad off
cium, di Bancum D. Poteitatis Cremone, tempore nob. vtri D. Ioannis de Beſo a
ro Poteſtatis Cremone, pro Mag. D. D. Azone Vicecomite Ciuitatis Mediolani, Per
gami, Cremona, & c. D. Generali. Da che ſi vede chiaramente l'errore del Boſ
fio, & del Fino, i quali come poco di ſopra habbiamo detto, ſcrittono Azzo eſ
ſerſi inſignorito di Cremona l'anno ſeguente à queſto. Et è da auuertire che in
eſti tempi l'Vfficio del Podeſta non era più di quella ſuprema autorità come
" era ſtato,auanti che Vberto Pallauicino vſurpaſſe il Dominio della noſtra
Città; ma erano i Podeſtà Dottori de Leggi, come ſono anche à noſtri tempi,
ueſta ſola differenza vi è che hora in Cremona non viene mandato alcuno Po
deſtà dal Rè noſtro Signore, è ſuo Luogotenente, ſe non del numero de Sena
tori di Milano. Durauano frà i Pallanicini, 8 i Sommi diuerſe liti, e gare per
occaſione di S. Croce, Zibello, 8 Regazzola, Terre della Dioceſi di Cremona
oltre il Pò, le quali furono accommodate da Azzo Viſconti, in cui fu fatto com
promeſſo da Vbcrto Marcheſe Pallauicino à ſuo nome, 8 di tutta la famiglia
pallauicina, & da Matteo Sommo per ſe, 8 per tutto il ſuo parentado. Diede
li la ſentenza alli xx11. di Giugno di queſto medeſimo anno, nella quale col
conſiglio di Frate Aicardo Arciueſcouo di Milano, 3 delli Ven. Zanfredo Ca
ſtano, & Pietro Mora, 8 di Martino Aliprando, 8 Leone Drugnano, Dottori
de Leggi Milaneſi pronontiè che i Sommi col conſenſo del Veſcouo di Cremo
na doueſſero inueſtire vin confidente delli Pallauicini delle ſudette Terre, e luo
ghi di Santa Croce, Zibello, e Regazzola, con certe conditioni, che per breuità
tralaſcio. -

M cc cxxx1x. Azzo Viſconte Signor di Cremona morì ſenza figliuoli a cui


ſuccedette nel Dominio di Milano, 8 della noſtra Città Luchino Viſconte, 8.
Giouanni ſuo fratello, il quale di Veſcouo di Nouara poco dopò fù fatto Arci
ueſcouo di Milano, di modo che fù in quella Città Signore del Spirituale, 8 del
Temporale. Stette la Città di Cremona in aſſai pacifico ſtato ſotto di Luchino,
& dell'Arciueſcouo Giouanni. Che l'Arciucſcouo Giouanni, & Luchino teneſ
ſero di compagnia il Dominio di Cremona, leggeſi in vna ſcrittura autentica
fatta del Mcc cxxxx. il penultimo di Marzo, da Antoniolo Rcſtallo, Notaro
publico, nella quale ſono le ſeguenti parole. In quodam libro preceptorum ,
-
prouſionam,
T E R Z O. 97

prouiſionum, commiſſionum,licentiarum, relationum, c aliarum diuerſarum ſcrip.


turarum factorum, ci factarum ad officium Gabella Magne predito tempore ſa
pientis, di diſcreti viri D. Ioannis de Sillo I. V. periti, officialis addictum officium
Gabelle, Deputati, pro Mag. c Excelſis Dominis, Dominis Ioanne Epiſcopo Noua
rienſi,di Comite, di Luchino fratribus Vicecomitibas, Ciuitatis Mediolani, Perga
mi, Cremona, di c. Dominis generalibus, currentibus annis Domini, ab Incarna
ſi tione eiuſdem M cocxxx1x. Nella iſteſſa ſcrittura vengono nominati alcuni Cit
tadini Cremoneſi, eletti à riformare le prouigioni de'Dacij, i nomi de quali ſo
no li ſeguenti, cioè. Di Porta San Lorenzo Franceſchino Dodone, 8 Gabrino
Perſichello. Di Porta Pertuſa Gaſpino Antognati, 8 Raffaino de Caſtellione.
Di Porta Ariberta Paſino di Sordi, e Filippo degli Alegri. Et di Porta Natale
Preuedo Alghiſio, & Leonardo Azabò. Ritrouo queſto iſteſſo anno eſſer ſtato
Podeſtà di Cremona Gaſparino Viſconte, 8 Petruccio Manfilio ſuo Vicario.
Ritrouo parimente gli ſottonotati ſedeciSapienti Deputati ſopra i negoti del
la Città, cioè. Filippino de Ronca, Lombardino degli Aimengardi, Zanino
de Rouere, Franceſchino de'Porcelli, Iacomino Anſoldo, Ottolino Alamano,
Andreolo Chiaraſco, Andreolo Drizzona, Albertino Coſta, Iacomino Cauuc
cio, Nicolò Bombeccaro, Vbertino detto Gnica de Correggi, Otto Moſcardo,
Giouannino Fogliata, Marcheſino Bocaccio, 8 Antonio del Miglio.
Mcc cxxxxi. I Cremoneſi che (come dicemmo di ſopra) erano ſtati in
terdetti da Papa Giouanni XXII. Furono ribenedetti da Papa Benedetto XII.
con le ſottonotate conditioni. Faceſſe il Popolo di Cremona edificare vina -
Capella, è Altare nella Chieſa Maggiore, ſotto il titolo di S. Benedetto;vi foſſe
prouiſto d'wn Sacerdote, il quale vi celebraſſe Meſſa ogni giorno, con la debita
penſione; Nel giorno della feſta di S. Benedetto ſi vniſſe tutto il Popolo nella
ſudetta Chieſa Maggiore è vdire Meſſa, e ſi faceſſe davn Predicatore publicare
la gratia riceuuta dalla Santa Sede Apoſtolica. E ſi diſpenſaſſero a mille poue
rivn pane di formento buono, e bianco, per ciaſcuno pouero, il qual pane foſſe
d'vna libra d'onze x1 1. l'wno. E poi ſtata ampliata queſta gratia da altri Som
mi Pontefici, perciochehora baſta che ſolamente li Deputati del meſe vadino
alla Meſſa, 8 ſi trouino alla Predica. - - -

M cc cxxxx11. Il Pò, crebbe, 8 allagò queſto Paeſe più che ſi faceſſe gia
mai per memoria d'huomini, per il che s'affogarono infiniti huomini, è incredi
bile moltitudine di beſtiame, 8 ruinò molti edifici.
M cc cxxxxv. Fù in tutta queſta Prouincia della Lombardia vna crudele
peſtilenza, per la quale perirono in particolare infinite donne grauide, fù etian
dio grandiſſima careſtia di viuere. -

M cc c» xxxv1 11. Luchino Viſconte morì queſt'anno, e per le ſue cocel


lenti & rare qualità fu communemente pianto da tutti i Popoli ſuoi ſudditi non
laſciò dopò ſe figliuoli,e perciò l'Arciueſcouo Giouanni ottene ſolo la se"
- - - N
98. L I IB RI O

di Milano, & Cremona, & di molte altre Città acquiftate per virtù delfudet.
to Luchino. Haueuano, & Giouanni, & Luchino ottenuto da Benedetto XII.
Sommo Pontcfice, titolo de Vicarij dellaSanta Sede Apoftolica.
M ccc L. Bernabò,& Galeazzo fratelli dc' Vifcontinipoti diGiouanni Arci
uefcouo, & Signor di Milano, & di Cremona,prefero ambidue moglie,il primo
fposò Regina dclla Scala figliuola di Maftino Signore di Verona,& di Vicenza,
& Galeazzo vna Sorella del Duca di Sauoia, chiamata Bianca.
M ccc l 1 v. Giouanni Vifconte Arciuefcouo, & Signore di Milano, dopò
hauer moltoampliato il fuo ftato morialli v. d'Agofto in Dominica,lafciati he
redi Matteo, Bernabò, & Galeazzo figliuoli di Stefano fratel del detto Arciue
fcouo. Fù egli fepolto nel Duomo diMilano, oue fi vede fino al dìd'hoggiil
fuo fcpolcro di marmo, pel quale fono intagliatii feguentiverfi.
V A M faßus, quam pompa leuis, quam gloria mundi
Sit breuis, & fragulis humamapotentia quam fit,
Collige ab exemplo qui tramfir, perlege, differ,
.2gi/?m, qui fuerim, licet qui marmore claudor
Samguime clarus eram Vicecomes /?irpe Ioammes,
*: Præ/al eram Pa/forófui baccalum % gerebam
Ἀomiae, mullus opes pojidebat latius orbe,
Imperio, titulo % meo, mihi M E D 1 ol A N 1 s.
Vrbs fubieófafuit, L av d e, & P l ac s N r 1 a grata
Aurea P A R M a, boma B o N o N 1 a, pulcra C Re M o N a,
Β Ε R G a M a magma/atis, lapidofis momtubus altis
E R 1 x 1 a magmipotem *, B ob I E N s 1 s terra, tribus %
Æximj* dotata bomi* T E R D o N a vocata,
C v M A R v M tellus, moaa£ A I. ex a N D R 1 A, pimguis
£t V Ε R c E L la R v M tellus, fimul atg, N ov A R 1 A, & A l • A,
A s τ quoque cam Caffris pedemomtijiuffa fùbibant, -

I a N v a ff ab amtiquo quomdam iam comdita Iane


Dicitur, & va/?i marratur Iamua mumdi,
Et Say o N E N s I s arx, & loca plurima, quæ munc
difficile eß marrare mihi, mea iuffa/ubibant.
Trijfia tota meum metuebamt languida momem ,
Per me ob/e//a fuit Populo Floremtia plaema,
bella%/ffimuit tellus Perufimafaperba,
E* Pj/e, & Sema tumudum reueremter homorem
Praeffabamt; me mc metuebat Marchia tota ,
Italiae parte * ommer timuere Ioammem ,
Ἀumc me Petra temet,/âxog imcludor im ijfo, -

£t laceramt vermes, lamiant mihi demique corpus , • . -

42si
T E R z o. 99

2uidmihi diuiti e, quid alta palatia proſant,


Cummihiſafficiatparuo quod marmore tegor.
Dopò la morte dell'Arciueſcouo Giouanni i ſudettitrè ſuoi nipoti ſi diuiſero
lo Stato. Toccò a Matteo Piacenza, Lodi, Bologna, Maſſa, Lugo, Bobio,
Pontremolo, & Borgo San Donino, è Galeazzo le Città di Como, di Nouara,
di Vercelli, d'Aſti,d'Alba, d'Aleſſandria,3 di Tortona, 8 Caſtelnouo di Scriuia,
Baſſignana, Vigeuano, S. Angelo, Montebuono, e Mairano. Et Bernabò heb
be Cremona, Bergamo, Breſcia, Crema, Valcamonica, Lonato con tutta la ri
uiera dal Lago di Garda, 8 altri luoghi; la Signoria di Milano, 3 di Genoua ri
maſe loro vinitamente.
Mcc civ. Eſſendo venuto Carlo IIII. Imperatore in Italia per riceuerela
corona Imperiale, fù coronato della corona di ferro in Milano, da Roberto Vi
ſconte Arciueſcouo di detta Città,8 iui creò Caualieri Gio. Galeazzo fanciullo
di due anni, che poi fù il primo Duca di Milano, 8 Marco che non haueua ſe
non due meſi, ambidue figliuoli di Galeazzo Viſconte. Diede anche titolo de
VicarijImperiali in Italia al detto Galeazzo, 8 aMatteo,e Bernabò ſuoi fratelli.
M ccc lv 1. Paſsò all'altra vita Matteo Viſconte, reſtando il Dominio dello
Stato à Galeazzo, e Bernabò ſuoi fratelli, i quali non potendo ſopportare di Si
gnoreggiare inſieme la Città di Milano, ſi diuiſero la Città, 8 il contado. Reſtò
tuttauia il Dominio di Cremona a Bernabò.
s MccclxI. Patì molto la noſtra Città per la peſtilenza, la quale queſt'anno fà
commune quaſi à tutta Italia,e perirono infinite migliaia d'huomini,e d'animali.
Mcc clx 111. Bernabò hebbe vna graue percoſſa, combattendo col ſuo Eſe
ſercito contra l'Eſercito Eccleſiaſtico appreſſo la Stellata,e Figaruolo,ma ſeguì
poi poco dopò la pace con tutti i ſuoi nimici.
Mc cc L x 1v. Venne in Italia dalle parti d'Vngariavna notabile & ſtupen
da moltitudine di Cauallette, le quali ſi viddero particolarmente nel territorio
Cremoneſe, oue vennero in tanta quantità, che per ſpatio de più di cinque mi
glia per ogni banda, non ſi vedeua altro che di quegli animali, eſſendone CO
perta la terra, 8 l'aere talmente ripieno, che pareuaſi foſſe oſcurato il Sole, Se
ciò fà del meſe d'Agoſto. -

M c cc 1 xv. Bernabò maritò Verde ſua figliuola,à Lupoldo fratello dell'Ar


ciduca d'Auſtria, e ſi fecero le nozze in Milano, concorrendoui gli Ambaſciato
ri di tutte le Città a lui ſoggette, frà le quali fà anche Cremona; E gli diede
per dote cento milla fiorini di Reno.
M cc c L xvi 11. La Violante figliuola di Galeazzo fù maritata à Lionello
figliuolo del Re d'Inghiltera (altri dicono è vn figliuolo del Rè di Francia) con
dote di centomila fiorini, 3 gli aſſegnò altri vintiquattro milla fiorini di entra
tal'anno, ſopra alcune Città del Piemonte. -

N. 2 Mccclxx.
I OO L I B R O

Mc cc L xx. Bernabò fece fabricare la fortezza, è caſtello di Cremona nell'


iſteſſo luogo, ouehora ſi vede, ma è però ſtato ampliato come è ſuoi luoghi ſi
dirà; Fece anche fabricare la fortezza di Caſtelnuouo bocca d'Adda, di Pici
ghitone,8 di Crema, con molte altre, frà le quali fu il caſtello di Breſcia,quello
di Trezzo, di Pontremolo, di Bergamo, di Lodi, e di S. Columbano. -

Mc cc 1xx11. Iſabella prima moglie di Gio. Galeazzo Conte di Virtù, pri


mogenito di Galeazzo Viſconte ſudetto, ſe ne paſsò a miglior vita, laſciata di ſe
vna ſola figliuola, chiamata per nome Valentina. Non voglio laſciare di dire
(ſe bene non parerà forſi à propoſito noſtro) che in queſti tempi Bernabò diede
grandiſſimi ſegni della ſua inhumana, & crudele natura, percioche egli punicon
grandiſſimi ſupplici, tutti quei poueri contadini, che per quattro anni adietro
haueuano preſi, è veciſi porchi ſeluaggi, & vsò infinite crudeltà, per le quali eſ
ſendo ripreſo da alcuni Religioſi di San Franceſco, egli gli fece crudelmente e
2II) IT13.22a rC » - - -

Mcc clxxv 11. La Verde figliuola di Galeazzo fù maritata nel figliuolo del
Marcheſe di Monferrato,il quale eſſendo giouane di coſtumi ferigni, fu da ſuoi
ſudditi ammazzato; la onde ella di nuouo, con diſpenſa del Sommo Pontefice,
fù dal Padre maritata la terza volta in vn figliuolo di Bernabò. Gregorio XI.
ritornò la Sede Apoſtolica di Francia à Roma, nel principio dell'iſteſſo anno.
M cc c1 xxviii. Galeazzo venne à morte, laſciati dopò ſe dui figliuoli,Gio.
Galeazzo Conte di Virtù, 8 Azzo; il quale Gio. Galeazzo, che era il primoge
" d'età, d'anni vintiquattro in circa, ſuccedette al Padre nel Dominio dello
t3tO -

M cc clxxx. Caterina Viſconte figliuola di Bernabò,fù dal Padre maritata


à Gio.Galeazzo Conte di Virtù ſuo cugino, con diſpenſa del Sommo Pontefice.
Mcc clxxx1. Venne à morte Azzo fratello di Gio. Galeazzo a cui ſolo
reſtò tutto lo Stato paterno. -

Mcc ci xxx 1v. Regina della Scala moglie di Bernabò Signore di Cremo
na, venne à morte del meſe di Giugno, e fu ſepolta in S. Maria detta della Sca
la, per hauerla ella fatta edificare,S dotata; Fece queſta Regina di molte con
ceſſioni alla nobile famiglia de'Barbuò della noſtra Città, 8 è gli habitatori
della Calzana. - -

Mccc 1 xxxv. Cremona ſi diede volontariamente à Gio. Galeazzo Vi


ſconte Conte di Virtù, ſotto il cui Dominio vennero anco tutte l'altre Città, e
luoghi ſottopoſti à Bernabò ſuo Zio,e Suocero, eſſendo cſfo Bernabò ſtato fatto
prigione alli v11 del ſudetto meſe, inſieme con Lodouico, e Rodolfo ſuoi figli
uoli, dal detto Gio. Galeazzo, il quale hauendo inteſo da Caterina ſua moglie,
& figliuola di Bernabò, che'l Padre più fiate haueua tentato di farlo morire per
dominare ſolo, ſi riſoluè di leuarſi di ſoſpetto, e coſi ſtandoſene egli in Pauia, e
moſtrando di far vita retirata, finſe di voler andare per voto a S. Maria del
Monte,
T E R Z O. 1oi

Monte, 8 eſſendogli andato incontra Bernabò co detti ſuoi figliuoli, gli fece
prendere tutti trè da ſuoi ſoldati, e fù mandato Bernabò nel caſtello di Trezzo,
oue poco dopò del meſe di Decembre dell'iſteſs'anno ſe ne morì,come ſi tenne,
di veleno mandatogli dal nipote. Fù Gio. Galeazzo ſubito accettato da Mila
neſi per Signore, 8 i Cremoneſi anch'eſſi alli x1 1 1. di Maggio ſpontaneamen
te ſi diedero è Giacopo Virino Capitano, e Conſigliero d'eſſo Gio. Galeazzo, e
poco dopò mandarono a Milano ſedeci Ambaſciatori co' Capitoli, i quali da
eſſo furono confirmati d'uno in vno,con alcune limitationi.Conteneua il primo
Capitolo la noſtra Città eſſerſigli data volontariamente, e di commune concor
dia di tutto il Popolo. A ciò fu riſpoſto eſſer ſtata conoſciuta la buona, e pron
tavolontà, 8 rendergliene gratia. Tralaſcie gli altri Capitoli perche troppo,
longo ſarei a volergli porre tutti in queſto luogo. 7.

- Mcc c1 xxxv1. Haueua Gio. Galeazzo poco dopò c'hebbe hauuta la Si-.
gnoria di Cremona, fatto publicarevn Decreto gratioſo per i banditi d'eſſa
Città,8 ſtatuitogli termine di trèmeſi à poterſi liberare, ottenuta prima la pace,
da ſuoi auuerſari. Hora eſſendo paſſato detto termine, gli prorogò altri due
meſi di tempo, frà quali haueſſero di procurare la liberatione loro.
M ccc L xxxvi 1. Hauendo i Cremoneſi ottenuto di riformare i Statuti, e
farne de noui, & ridurli in vn volume, furono è ciò fare eletti dal Conſiglio ge
nerale,coll'interuento d'Aron Doria Genoueſe,Podeſtà di Cremona,li ſottono
minati Sapienti, e Statutari, cioè. Chriſtoforo Stanga, Bartolomeo Pozzo,
Guglielmo Mozzanica, Giouanino Sordi, e Gratiolo Stauolo, tutti cinque Dot
tori di Legge, 8 Nicolino Foſſa, Antoniolo Gambino, Tomaſino de'Trepini,
e Zucchellino de Zucchi nobili, 8 honorati Cittadini.
Mccc LXxxv 1 1 1. Bianca madre di Gio.Galeazzo venne à morte, 3 la Va
lentina figliuola d'eſſo Gio. Galeazzo, 8 d'Iſabella ſua prima moglie, fu marita
ta à Lodouico Duca d'Orliens fratello di Carlo VI. Rè di Francia. Eſſendo riti
rato Gio. Galeazzo con Caterina ſua Conſorte à Abiagraſſo, per la peſte. »
che in Pauia faceua di gran male, gli nacque della ſudetta ſua Conſorte vn
figliuolo nel meſe di Settembre, e gli fu poſto nome Gio. Maria. Fù da Gio.
Galeazzo fatto vn Decreto, che li Capellari di Cremona foſſero obligati ogni
anno mandargli dodeci Capelli di paglia, nella feſta della Reſurrettione di N.S.
& ſcriſſe al Podeſtà di eſſa Città, che faceſſe regiſtrare cotale Decreto nel volu
me degli Statuti. Fece inoltre publicare vn'altro Decreto contra i pazzi, i
quali andauano per la Città facendo di molto male, e comando a ſuoi Oificiali
ne faceſſero diligente inquiſitione, coſtrigendo i loro parenti ad hauerne cura,
& caſo, che non haueſſero beni propri da potergli nutrire, foſſero poſti in pri
gione, e gli foſſero fatte le ſpeſe d'elemoſine, imponendo anco pena di cento
fiorini a chi ne aſpettaua la cura, caſo che detti pazzi haueſſero offeſo alcuno:
Ordinò etiandio che niuno poteſſe hauere Vfficio di Podeſtà, di " , di
- 1lCil CC
I C2 L I B R O

Giudice del Criminale, ouero d'Aſſeſſore in quelle Città in cui quel tale ha
ueſſe parenti. Fù Podeſtà in Cremona Copino Suardo, &hebbe per Vicario
Guglielmo Ingegneri, -

M cc c L xxxix. Perche la Città di Cremona s'aumentaſſe d'habitatori,fe


ce il Signore Gio. Galeazzo publicare vn bando, per il quale è qualunque per
ſona vi foſſe venuta ad habitare, concedeua l'immunità da tutti i carichi reali, e
erſonali, foſſero di che ſorte ſi voleſſero, eccettuati i Dacij, & ciò per anni cin
que, i quali cominciaſſero nel giorno della loro venuta, Donò etiandio l'ita
munità da tutti i carichi reali, e perſonali ſtraordinari, a quelli c'haueſſero do
deci figliuoli, ordinando al Referendario, che nell'incanto de'Daci di Cremo
na lo metteſſe per Capitolo,come ſi vede per vna ſua lettera, data in Milano alli
xxv. di Nouembre. Nicolò Zanaſio Cittadino Cremoneſe, huomo per le ſue
rare qualità, 8 eccellentivirtù, creato prima Veſcouo di Breſcia, e poi di Bene
uento, &vltimamente Arciueſcouo di Napoli,reſe lo ſpirito al Signore allixxv.
d'Agoſto, il che dimoſtrano i ſeguenti verſi, che ſono nella Capella del Santiſſi
mo Sacramento della Chieſa Maggiore, ancora che hora per l'ornamento fatto
à quell'Altare non ſi poſſano vedere.
V e M cernis, N 1co L A vs erat de Zanaſiorum
Stirpe ſatus, Doctor Canonis egregius.
Iuſtitia ſpeculum, decus, ci lux ampla C RE M o NAE
Corde humilis, patiens, offittoſa laus.
Seruyt Eccleſie Romane tempore longo,
Preſulibus gratus, Cardinibus 4 ſais.
Aunc tres pontificem dignisſacceſibus vrbes
Promeruere ſuum, mirificum 4 Patrem .
- BR1x1A prima, ſequens B EN E v E Nr v M, tertia Regni,
- Et caput, ci ſedes inclrta PA Rr H E N o p e.
Cum 4 vocante Deo meratis maturus, o annis,
optaret iungi cattbus Angelicis,
Annis odiaginta nouem cum mille trecentis
Prateritis ex quo virgo Deum genuit.
Auguſti quina vicena luceſepulcro
Depoſuit corpus, regna ſaperna petens.
M ccc xc. Hauendo il Conte rotto guerra co Fiorentini, &co Padouani,
che ſe gli erano ribellati, ſi faceuano molte ſcorrerie da ſoldati nimici, nel ter
ritorio di Cremona oltra il Pò, e perciò fù ordinato da Iacopo Vertua Cremo
neſe, Capitano per detto Conte nella Città di Parma, che gli habitatori nel
territorio Cremoneſe oltra Pò, ſe ne paſſaſſero di quà, con tutte le loro beſtie,
perche
T E R Z O. 1e3

perche non foſſero preda degli inimici, ma volendo i Daciari fargli pagare per
cotali beſtie, ſcriſſe il Principe al Podeſtà, 8 al Referendario di Cremona, che
non laſciaſſe dar loro moleſtia. S'incominciarono ad oſſeruare i Statuti della
noſtra Città,riformati,8 approbati dal Conte noſtro Signore. Alli 1 1. di De
cembre di queſt'anno iſteſſo,Vgolotto Biancardo Cremoneſe Capitano ſtrenuo,
fù dal Conte mandato con buon numero de ſoldati contra Veroneſi, che ſe gli
erano ribellati, da cui fù ricuperata la detta Città, e data a ſacco.
Mcc cxci. Frate Guglielmo Centuaria noſtro Cittadino dell'Ordine di S.
Franceſco, Theologo celebre, e ſingolare, fù da Bonifacio IX. Sommo Ponte
fice, fatto Veſcouo di Piacenza, 8 hauendolo con ſomma vigilanza gouernato
otto anni, fà dal medeſimo Pontefice aſſonto al Veſcouato di Pauia. Scriſſe a
" venerabile Padre alcune preclare opere di Theologia, & in particolare
opra i quattro libri delle ſentenze, non ſono però queſti libri vſciti in luce, ma
ſe ne trouano alcuni ſcritti à penna in cartapecora, appreſſo a Frate Aurelio
Nouarino Cremoneſe, a cui ſono peruenuti i libri di Frate Paolo Faerno pari
mente Cremoneſe, che è morto mentre io ſcriueua queſte coſe della noſtra e
Città ; e veramente mi ſpiace, che ſimili libri i quali apporterebbono è gli Aut
tori eterna memoria, &alla noſtra Città ſarebbono di non poca lode,ſi tengano
ſepolti nelle tenebre. Vedeſi nella Chieſa di S.Franceſco di Cremona l'effigie
di queſto Reuerendiſſimo Veſcouo ſcolpita in marmo nel monumento, che per
opera di ſuo fratello gli fù eretto.
Mcc cx c1 1. Filippo Maria ſecondogenito di Gio. Galeazzo, nacque in
Milano è Xx1 1 1. di Settembre. Fù publicato vn bando in Cremona, che non
ſi poteſſero fare Fortezze alcune, ne riedificare le già ſmantellate.
M cc cx c1 11. Oltre alle molte angarie, e carichi, che pagauano i Cremo
neſi al Conte di Virtù loro Signore, egli viaggionſe anco il Dacio de'contratti,
ordinando che tutti quei contratti per cui non foſſe ſtato pagato il Dacio foſſero
nulli, 3 di niſſuno valore imponendo anco pena alli Notari, i quali non haueſſe
ro notificato i contratti da loro ſtipulati. Fece etiandio il detto Conte publi
carevn Decreto, che gli Vificiali delle Città è lui ſottopoſte, mentre erano in
vfficio non poteſſero fare alcuno contratto, ne contrahere matrimoni con quel
li, che foſſero ſtati ſottopoſti al loro viſicio. - -

M cc ex cv. Gio. Galeazzo ottene titolo di Duca di Milano, da Vencislao.


Imperatore, per mezo d'Antonio de Marcheſi di Saluzzo Arciucſcouo di detta
Città, mandato da Gio.Galeazzo in Alemagna per queſto cffetto. Riccue egli
dall'iſteſſo Arciueſcouo in Milano nel principio del meſe di Settembre la beret
ta Ducale, 8 tutte l'altre inſegne è tale dignità conſuete darſi, 8 ciò con pompa
mirabile, concorrendoui gli Ambaſciatori di tutte le Città a lui ſuddite,fra quali
furono anche i Cremoneſi. Vi concorſero etiandio gli Ambaſciatori della .
Republica Venetiana, e di Fiorenza; vi ſi trouarono anche il Marcheſe di
Monferrato,
1e4 L I B R O
Monferrato, &i Signori di Forlì, 8 d'Vrbino, & i figliuoli del Sig. di Padoua,
con infiniti altri, che longo ſarebbe a volergli annoucrare tutti. Pagò Gio.Ga
leazzo cento milla ducati all'Imperatore, per ottenere la dignità Ducale, 3 do
pò che l'hebbehauuta incominciò a vſare nell'arme, è inſegne Ducali l'Aquila,
M ccc X cv 1. Fù vn concorſo grandiſſimo de fedeli, non ſolo di Cremona,
ma anche delle Città circonuicine, alla ſepoltura di Santo Huomobuono, oue
moſtrò il Signore Iddio per mezo di quel Santo molti miracoli.
Mcc cx cv, 1. Mandò il Ducavn groſſiſſimo Eſercito ſul Mantouano,con
tra Franceſco Gonzaga Signore di Mantoua, col quale erano in Lega i Mala
teſti Signori di Rimini, che gli vennero in ſoccorſo, 8 venuti alle mani colle
genti Ducali, reſtarono vittorioſi; Ma ritornati vn'altra volta a battaglia furo
no del tutto rotti, e mandati in fuga; Erano Capitani principali del Duca in
ueſta guerra, Giacomo del Verme, 8 Vgolotto Biancardo ſopranominato, dal
uale fù preſa Marcaria,e fù anche fatto prigione il Conte Vgo Capitano prin
cipale del Gonzaga, per il cui mezo, poco dopò fù poi conchiuſa la pace, fra il
Duca, 8 il Gonzaga. -

Mcccxcv1 1 1. Del meſe d'Agoſto allivi 1 1. ſileuò vn tempo ſpauentoſo con


vento, &acqua, tuoni, lampi, e ſaette, in modo che pareuaſi voleſſe abbiſſare
la Città. Caddero a terra per la furia del vento infiniti camini delle caſe, 8 i
tetti intieri, e furono ſterpati arbori di ſmiſurata grandezza; ne paſsò queſta rui
ma la Città co Borghi. - -

M cc cx crx. Hebbe il Duca la Città di Piſa del meſe di Febraro,per mezo


di Giacomo d'Appiano, che gliela vendè per prezzo di ducento milla Fiorini,
di che ne diede eſſo Duca nuoua à Cremoneſi per ſue lettere. Venne anco ſotto,
il ſuo Dominio la Città di Siena poco dopò, e perciò cominciò egli à ſcriuerſi
ne'titoli,nel modo ſeguente. Ioannes Galeaz Dux Mediolani, ci c. Papie, An
glerie, Virtutum 4 Comes, ac Piſarum,g Senarum Dominus. Del meſe d'Aprile
venne vna brina che fù di grandiſſimo danno alle viti, 8 anche alle biade. Ven
ne à Cremona la Compagnia detta de Bianchi; erano queſti vna moltitudine
infinita d'huomini, e donne d'ogni qualità, che ſi copriuano tutti, inſino anco la
faccia; andauano proceſſionalmente viſitando tutte le Chieſe campeſtri, gridan
do ad alta voce miſericordia; In ogni capo di via ſi proſtrauano in terra, e la
baſciauano, e nell'andare loro, cantauano ad alta voce, hora la Salutatione An
gelica, horale Litanie, hora il Pianto della Glorioſiſſima Vergine Maria, che
incomincia. Stabat Mater doloroſa. Et hora altre diuote.Orationi. Andauano,
con ordine mirabile, ſeruando i gradi, ſecondo le dignità, 8 l'età. Faceuano
molti digiuni, ogni giorno vdiuano Meſſa, 3 nell'eleuare il Sacratiſſimo Corpo
di noſtro Signore Gicsù Chriſto, chiedeuano trè volte miſericordia; Haucuano
quattordeci Gonfaloni, con le Croci, portauano alcuni l'Imagine del Saluatore
pendente in croce, 8 altri l'Imagine di Maria Vergine. Si commoſſe molto il
- - Popolo
eT E R :Z O. 1 o5

Popolo di Cremona per queſte genti, e molti facendo penitenza degli errori
commeſſi svnirono con coſtoro, i quali ſe n'andarono verſo Roma, ma arriuati
appreſſo a Viterbo, ſi disfece queſta Congregatione, per eſſer ſtato preſo d'or
dine di Papa Bonifaciovn Sacerdote capo, 8 auttore d'eſſa, il quale condotto è
Roma, & conuinto per propria confeſſione, di ſuperſtitione, 8 hereſia,fù publi
camente fatto morire. Nell'iſteſſo anno ſi ſcoperſe nella noſtra Città la peſte, la
quale poſcia aumentandoſi durò più di due anni.
M cccc. La Città di Perugia venne in potere del Duca, e ſe ne fece feſta in
Cremona, ancor che perſeueraſſe la peſte. Hauendo il medeſimo Duca con,
ceduto a Piacentini di riſtorare lo Studio publico, intermeſſo per la peſte. Scriſ,
ſe al Podeſtà di Cremona, che faceſſe publicare vn'Editto, che niuno ſuddito
poteſſe andare ad altro Studio fuor che à quello di Piacenza, al quale ſi doueua
dar principio à calende d'Aprile; & è queſta lettera data in Pauia alli x v1 1 1. di
Marzo. Diede l'iſteſſo Duca l'auttorità di conferire il Dottorato al Reueren
diſſimo Frate Guglielmo Centuaria Cremoneſe Veſcouo di quella Città, di cui
poco di ſopra hauemmo parlato. Ritrouo che furono Lettori in quel Studio.
vn Bettino alla Lettura ſtraordinaria della Prattica, 8 vn Giouanni alla Lettura
delli Auttori, amendue Cremoneſi. Credo foſſero anche Cremoneſi Ambro
gio Boccolo, e Raffaello Raimondo, amendue Lettori ſtraordinari dell'Infor
tiato, & Antonio Reſta Lettore della Fiſica.
M ccc c1. Fù in nome del Duca publicato vn Decreto, per cui s'annullaua
no tutte le promeſſe, che per publiche ſcritture erano ſtate fatte da alcuni, di
ſeguire ſempre la fattione Ghibellina, dando libertà ad ogn'vno di ſeguir qual
fattione più gli piaceſſe, o Guelfa, è Ghibellina, il che dicde occaſione di molti
| trauagli alla noſtra Città, riſuegliandoſi di nuouo quelle maledette partialità, le
quali pareuano del tutto ſopite, 8 eſtinte.
M c cc c1 1. Hauendo il Duca ottenuta la Città di Bologna,ne diede la nuo
ua a Cremoneſi, ſcriuendoal Podeſtà, al Capitano, al Referendario, S&alli De
putati al gouerno della Città, che ſi faceſſero per trè giorni continui ſegni d'al
legrezza,e riuocò perciò il Dacio de contratti, ſi come nella lettera ſi contiene,
che è del tenote ſeguente. -

Ioannes Galeaz Dux Mediolani, dire. Papia, ci Virtutum Comes, ac Piſarum,


Senarum, 6 Perusi Dominus. Benedictus Deus, cuius exuberans gratia proſpe
º
º riores proſperis noiris addens ſacceſſibus, ciues Bononi e adeo fecit vnanimes,
quod poſt triumphalem victoriam, contra gentes loſtiles, per gente noſtras obten
tam, quam vobis per alias litteras noſtras nuntiauimus, omnium ipſorum ciuium
accedente consensu, ipſius Ciutatis Bononi e Dominium nobis liberè tradiderunt,
que vobiscum adſolatium, ci letitiam participare decreuimus; Volentes quod, ad
laudem altiſſimi Creatoris, a quo omnis principatus,cº Dominatio peruenire digno
- scitur,proceſſione ſolennes,co luminosa Falodia, ci ferias, in tla noſtra Ciuitate,
- O ci districi e
1 o6 - L I B R O
c diſtrictu tribus ſuccelſiuis diebus ferifaciatis. ceterum pro huiuſnodifeliciſſi
minoui ſuſceptione, ſubditos noſtros leuiare capientes, Datium Inſtrumentorum
omnibus ciuibus, ci ſabaitis nostris remittimus, ci harum ſerie, è die Dat. pre
ſentium totaliter reuocamus; Volentes inſuper,ac vobis mandamus,quod quoſcun
què carceratos ex cauſa pecuniaria, ad inſtantiam ſingularis, vel ſingularium
perſonarum, necmon condemnatospecuniariè, in Communi, vel Camere noſtra,vs i
ad quantitatem librarum centum Imper. & ab inde infra, in bono omine liberère
laxari, iuribus pruatarum perfonarum, Communium, c Camere noſtre ſemper
ſaluis; De quibus publicas proclamationes in locis consuetis illius noſtra Ciuitatis,
ci distritus, in Dei nomine fieri faciatis, reſeribendo nobis de receptione presen
tium, ci prout finisſabsequetur. Dat. Papia Die 1 1. Iulij. - -

E'cauata queſta lettera dai Commentari delle coſe di Cremona, ſcritti lati
namente da Gio. Franceſco Mariani mio amiciſſimo, che mi ha fidato il libro
ſcritto à penna, e datomi licentia di ſeruirmene in tutto quello pareſſe à mene
ceſſario nel ſcriuere di queſta mia opera. Auanti che la ſudetta Città di Bolo
aſi deſſe al Duca, apparuevna terribile Cometa, che ſi vedeua giorno,e not
te, e durò quaſi per tutto il meſe di Maggio, e di Giugno, il che ſi credette eſſer
ſtato preſagio della morte dell'iſteſſo Duca, il quale, queſto medeſimo anno alli
1 1 1. di Settembre venne a morte, ancor che Donato Boſſio Hiſtorico Milane
ſe ſcriua eſſer morto il Duca alli 1 1 1. di Maggio, percioche, ciò eſſer falſo di
moſtrano le lettere di Gio. Maria Anglo figliuolo del Duca Gio. Galeazzo, è
cui egli ſucceſſe nel Ducato, ſcritte alla noſtra Città, da Milano alli x. di Set
tembre, le quali ſono regiſtrate ne' ſudetti Commentari, oltre che vi è vn De
creto fatto dall'iſteſſo Duca Gio. Galeazzoalli xv 1. d'Agoſto, dato in Mele
gnano,oue egli poco dopo venne à morte nel qual decreto cgli concedette licè
zaà tutti i ſuoi ſudditi che habitauano oltre il Pò, di poter andar al Studio gene
rale di Bologna, non oſtante la prohibitione fatta, che niſſuno ſuddito poteſſe
andare ſe non allo Studio già ſolito farſi a Pauia, & che all'hora ſi faceuain Pia
cenza. Apportò la morte di Gio. Galeazzo grandiſſimo trauaglio all'Italia, 8 in
articolare alla noſtra Città, come nel progreſſo di queſto libro ſi dirà. Del
meſe di Nouembre appreſſo il fine, ſi leuò di notte vn tempo ſpauentoſo, con .
tuoni, lampi, folgori, e ſaette, e venne latempeſta groſſiſſima, che fece molto
danno; & nel principio di Decembre ſi publicò nella noſtra Città la pace frà
Gio. Maria Anglo Duca di Milano, 8 il Signor di Padoua. Non vò laſciare
di dire, che lo Stato del Duca Gio. Galeazzo,fù diuiſo frà il ſudetto Gio. Maria,
che hebbe il titolo di Duca, & Filippo Maria ſuo fratello, a cui toccò ſolamen
te la Città di Pauia, & la Città di Verona, e perciò ſi chiamaua Conte di Pauia,
e Signor di Verona.
Mcc cc1 11. Sorſero di nuouo le fattioni in queſta Prouincia, per le quali
ne nacquero ſeditioni, diſcordie ciuili, & rebellioni,
-
dietrºcagione
che
io. Maria
Gio. Maria Duca Secondo di Milano perdeſſe lo Stato così amplo, che dal Pa
dre egli era ſtato laſciato. Percioche eſſendo nata ſeditione fra Milaneſi del
meſe di Giugno, ſcacciarono Franceſco Barbauara Luogotenente Ducale, il che
inteſo dall'altre Città, tutte ſi ſolleuarono, ſcacciando gli Vfficiali del Duca; era
all'hora in Cremona Giouanni Caſtiglione Milaneſe, con titolo di Vicario Du
cale,il quale fu ſcacciato è furore di Popolo;8 nell'iſteſſo tempo Giouanni Pon
zone, 8 Vgolino Caualcabò Marcheſe di Viadana, nobiliſſimi, 8 potentiſſimi
Cittadini, & i della fattione Guelfa, e Maltrauerſa, ſcacciarono i Ghibellini
della Città, è ſe ne fecero eſſi patroni. Seguirono in queſti tempi infiniti ho
micidij, & incendij,così nella Città, come nel contado, non vi eſſendo Villa al
cuna, in cui non foſſero le parti, onde i contadini iniſcambio di coltiuare i cam
fi & adoperare gli aratri, le vanghe, e le zappe, adoperauano ſpiedi, picche,
aleſtre. Del meſe di Luglioli Guelfi di Caſtellione furono ſcacciati da Ghi
bellini; Hebbero anche i Guelfi, e Maltrauerſi di Cremona vna rotta ſotto
l'Iſola de'Douareſi, doue erano andati a campo. Et del meſe d'Agoſto i Ghi
bellini Breſciani congiontico Ghibellini di Cremona,eſſendo capo loro Pietro
Gambara, preſero Gazzo, terra del Cremoneſe, e gli diedero il fuogo,ammaz
zando molte perſone. Venne l'iſteſſo Gambara con quattro mila perſone ſot
to Cremona, e fece forza d'entrare nel Caſtello di S. Croce, ma da Giorgio
Criuello Milaneſe, che à nome del Duca vi era Caſtellano, fu ributtato. S'ar
rendè nondimeno poco dopò il detto Criuello, a Vgolino Caualcabò, il quale
fece attorniare detto Caſtello dalle ſue genti, de'quali era Capitano Cabrino
Fondulo, huomo valoroſo, 8 nella diſciplina militare molto prudente, per il cui
º mezo preſe ancola Rocca di S. Luca, 8 il caſtello di S.Michele, che fù poi dall'
iſteſſo Caualcabò fatto gettarà terra.Hebbe etiandio il Caualcabò il caſtello di
Picighittone per mezo del ſudetto Fondulo, che vi andò co ſoldati Guelfi, e
vi ammazzarono meglio di quattrocento perſone della fattione Ghibellina.
Del meſe di Nouembre ſi fece vna Congregatione del Popolo nel Duomo, oue
orando con molta vehemenza Leonardo Sommo Cittadino nobile, e potente,
perſuaſe al Popolo che voleſſe accettare per Signore, e patrone Vgolino Caº
ualcabò, e così fu di commune conſenſo accettato,contentandoſene anche Gio
Ponzone, il quale poco dopò venne à morte,e ſi credette foſſe velenato ; Si che
reſtò il º", aſſoluto Signore di Cremona, 8 delle ſottonotate Terre, e
caſtella, ne quali era la fattione Guelfa, e Maltrauerſa, cioè. Picighitone, Ca
ſtellione, la Mancaſtorma, la Bina, San Gio. in Croce, il Caſtelletto, Bozzolo,
Riuarolo, Viadana, Tezole, Pozzobaronzi, la Capella, Vedeſeto, e la Guſſola,
Il reſtante delle Terre, e Caſtella del Cremoneſe teneuano col Duca. Hauen
do i Guelfi di Crema fatto ricorſo ad Vgolino, per eſſer ſoccorſi contra i Ghi
bellini,egli gli mandò Cabrino Fondulo con parecchi fanti,8 quattro ſpingarde
(così chiamauano all'hora certipezzi d'Artiglieria) & ſi adoprò in modo il
s
-
. O 2 Fondulo,
E o8 L I B R O
Fondalo, che furono ſcacciati tutti i Ghibellini, con la morte di Gentilino So
ardo da Bergamo capo loro, Franceſco Cremoneſe della nobile famiglia de
Regazzi, Frate dell'Ordine di S. Franceſco, Theologo, e Predicatore eccellen
tiſſimo, e peritiſimo delle trè più famoſe lingue, latina, greca, 8 hebraica, fù
queſt'anno del meſe di Febraro affonto al Veſcouato di Bergamo, e ſantiſſima
mente lo reſe per ſpatio di trentaquattro anni, 8 alcuni meſi. Hcbbe queſto
illuſtre Padre in particolare diuotione la Beatiſſima Vergine Maria,è cui dedicò
anco alcune Chieſe, frà quali fu la Chieſa di S. Maria delle Gratie nella detta
Città di Bergamo, 8 ciò ad inſtanza del Beato Bernardino da Siena, riformato
re, & inſtitutore dell'Ordine di S. Franceſco detto d'Oſſeruanza.
M ccc civ. Vgolino Caualcabò hauendo occupato il Dominio di Cremo
na, entrato in ſoſpetto d'alcuni Cittadini principali, gli fece del meſe di Giugno,
decapitare, come colpeuoli di hauer tenuto va trattato contra di lui, e d'hauer,
voluto reſtituire la Città al Duca i nomi de'Cittadini fatti morire ſono i ſeguen
ti. Giouanni,e Bartolomeo amendue della famiglia San Pietra, Giorgio,e Ma
fenino Oldoini; Giouanni, e Marchino Sfondrati; Pietro Cauuccio; Giouanni
Pauaro;Antonio Lachè, & Bettino Mola. Il Duca Gio. Maria diuentando ogni
di più crudele,fece incarcerare la propria madre Caterina Viſconte,nel caſtello
di Monza, e del meſe d'Ottobre la fece ſtrangolare nella prigione. Fù careſtia
nella noſtra Città, valendo il formento ſoldi trentacinque lo ſtaio, che prima ſi
daua per otto; Venne anche la peſte per la quale peri più del terzo de'Citta
dini, & degli habitatori del contado. Vgolino ſudetto eſſendo venuto è batta
glia con Eſtore Viſconte à Manerbio ſul Breſciano alli x1 1 1. di Decembre fù
preſo, inſieme con Marſilio, e Ceſare Caualcabò, & con molti altri Cittadini
della fattione Guelfa; Fù il detto Vgolino condotto a Soncino, e poſcia è Mi
lano, oue ſtette molti meſi prigione. E Cabrino Fondulo ſuo Capitano ſi ſaluò
in quel conflitto, fuggendoſene à Cremona. Inteſa la prigionia d'Vgolino,
Carlo dell'iſteſſa famiglia de Caualcabò, occupò il Dominio della noſtra Città.
Mccecv. Del meſe di Genaro Franceſco Gaſoni Caualiere, già Podeſtà di
Cremona per Vgolino, e poi da Carlo ſuo ſucceſſore fatto Capitano generale
nell'iſteſſa Città,fù decapitato per eſſergli ſtata data imputatione di hauer tenu
to trattato con EſtorcWiſconte.Del meſe di Maggio fu publicata inCremona la
lega fatta frà Carlo Caualcabò, Pandolfo Malateſta,il Vignati Signor di Lodi,
e Bartolomeo, e Paolo Benzoni Signori di Crema. Alli xxviii di Nouembre
i" Caualcabò preſe Piadena, 8 da Guglielmo Picenardo gli fu conſegnato
la Rocca. - - - - -

M cccc v1. Caſtel Viſconte nel Cremoneſe, fu fortificato da Carlo Caual


cabò, & Vgolino fugitoſene di prigione andò alla Mancaſtorma à ritrouare Ca
brino Fondulo, il quale venne con eſſo lui è Cremona, per entrare nel Caſtello
in cui era il ſudetto Carlo, che haueua intendimento col Fondulo; s" "s
- - golino
T E R z O. - 1 o9

Vigolino riceuuto nel Caſtello, ma non sì toſto hebbe il piede dentro la porta,
che fù fatto prigione. Poco dopò Cabrino hauendo fraudolcntemente riceuu
toſeco à cena nel Caſtello della Mancaſtorma Carlo, 8 Andreaſo Caualcabò,
li fece amendue prigioni, e come vogliono alcuni li fece crudelmente ammaz
zare; & venutoſene poſcia a Cremona con molta gente armata, di cui era capo
vn certo detto per ſopranome Sparapane, entrò nel caſtello di S.Croce allixxvi.
di Luglio, 8 hauute anco le altre fortezze s'impatronì della Città, 8 di tutte le
Terre, e caſtella poſſedute da Caualcabò, fuorche di Viadana, che non ſe gli
volle ſottomettere. Fece Cabrino, poco grato a quella famiglia da cui era ſtato
inalzato è gradi honoreuoli, guaſtare tutte l'Arme de Caualcabò, ch'erano in
publico, 8 in oltre fece ancomorire miſeramente Vgolino, di cui egli era già
ſtato Capitano. Nel fine di queſto iſteſs'anno fù tolto il caſtello della Manca
ſtorma al Fondulo da Giouanni Vignati Signore de Lodi, pervn trattato tenu
to per mezo d'vn Belino Bergamaſco, e perciò diuenneronimici Cabrino, 8 il
Signor di Lodi. - i
M c cc cv 1 1. Del meſe di Genaro apparuevna Cometa, che durò alquanti
giorni. Del meſe di Giugno il Fondulo fece decapitare due figliuoli di Brocar
do Picenardo, nella Piazza di Cremona; &alli xxIII. di N" fece crudel
mente gittare viui giù del Torrazzo due della famiglia de'Barbuò, e furono
gittati di verſo la Piazza maggiore,oue apunto ſtanno i Fruttaruoli. Alli xr 11.
di Decembre nacquevn figliuolo al detto Cabrino à cui fù poſto nome Pandol
fo. Fece il detto Cabrino fabricare queſt'anno il caſtello di S. Giouanni in s
Croce. La Tregua fatta trà il Duca di Milano, 8 eſſo Cabrino Signor di Cre
mona, ſin del meſe d'Agoſto, fù nel finire di queſt'anno rinouata peraltro quat
tro meſi.
M e ccc v111. Gio. Maria Duca di Milano ſposò nella Città di Breſcia An
tonia Malateſta, figliuola di Malateſta il giouane, Signor di Rimini. Del meſe
di Settembre Cabrino fece arderevn Giouanni da Seſto, & fece ſepelire viuo
vn Giouanni Lantero, l'vno per hauer fabricato monete falſe, e l'altro per ha
uer ſparlato d'eſſo Cabrino. Fcce anco poco dopò impiccare Lorenzo Guaz
zoni, &à Rubertino dell'iſteſſa famiglia fece tagliare la teſta, percioche s'erano
trouati nella Terra di Gazzo, che ſe gli era ribellata. -

M ccccrx. Nacque vn'altro figliuolo a Cabrino Fondulo Signore di Cre


mona; Hebbe egli per forza Gazzo, che come dicemmo,ſe gli era ribellato, e lo
diſtruſſe à fatto. I Venetiani del meſe di Luglio s'impatronirono di Berſello, e
di Caſalmaggiore. Fù eſſo Cabrino queſt'anno fatto Caualiere nella Città di
Milano, da Bucicaldo Franceſe Gouernatore di Genoua per il Rè di Francia.
M ccc cxi. Giouannino da Terſo Signor di Soncino, fù preſo, 8 aminzzato
dalle genti di Cabrino, ſul Breſciano, 8 il detto Cabrino ottenne da Soncinaſ
chi la Terra con la Rocca. - : - . .

- M cc cc.X1 t.
1 Ie L I B R O

Mcce cx11. Gio. Maria Viſconte Duca di Milano, fù alli xvi di Maggio,
mentre vdiua Meſſa veciſo da Ambruogio Triuulcio, Guerrino, e Baruchino
amendue de'Maini, & alcuni altri congiurati, degli Aliprandi, de Badaggi, 8:
de'Mantegazzi,e fù dalli detti congiurati gridato Signore Eſtore Viſconti,figli
uolo di Barnabà Auo materno di Gio. Maria; ma fù egli ſcacciato da Filippo
MariaSignor di Pauia, fratello del Duca morto, che entrò in Milano con le gen
ti di Facino Cane, 8 eſſendo il detto Eſtore fugito à Monza,fù da Filippo ſegui
tato, &aſſediato, in quella terra, 8 poco dopò ferito in battaglia, venne à mor
te; la onde Filippo Maria fù publicato Duca di Milano, ſposò egli alli xx1v. di
Luglio Beatrice moglie già di Facino Cane, valendoſi de'danari che ella gli
diede in dote, e delle genti che già haueuano militato ſotto il detto Facino,che
gli furono di grandiſſimo giouamento in recuperare lo Stato dalle mani de'Ti
ranni che dopò la morte del padre l'haucuano occupato. Nel fine di queſt'anno
fù fatto Tregua frà il Duca Filippo Maria, e Cabrino Fondulo, & nell'iſteſſo an
no Coſtanzo Fondulo parente di Cabrino fù fatto Veſcouo della noſtra Città.
Mccccx1 11. Pandolfo Malateſta Signor di Breſcia venne con le ſue genti
armate ſul Cremoneſe,e preſe Robecco con molti altri luoghi. Cabrino Fon
dulo Signor di Cremona hebbe titolo di Vicario Imperiale della ſudetta Cit
tà, da Sigiſmondo eletto Imperatore, il quale è inſtanza dell'iſteſſo Cabrino
concedette anche alla noſtra Città la facoltà di rinouare, & rimettere lo Studio
generale, come per il priuilegio che nel noſtro Archiuio publicoſi ſerba, appa
re; dato in Vdene nel Friuli, alli v1 1 1. di Maggio di queſto medeſimo anno, &
è regiſtrato ne'ſopranominati Commentari di Gio. Franceſco Mariani, di donde
hò cauato l'eſempio ſeguente. -

S1G1 smoN D vs Dei gratia Romanorum Rex ſemper Auguſtus & c. Sanè pro
parte Magnifici Cabrini de Fondulis Marchioni, Caſtellionis, di Comitis Soncini,
Noſtri, di Imperi Sacri Cremona Vicari, ac Nobilium, ci honorabilium ciuium ,
ciuitatis Cremona, noſtrorum, di Imperij Sacrifidelium dilectorum, oblata noſtre
Maieſtati ſupplex petitio continebat, quatenus in eadem ciuitate Cremonen. ad
inſtar aliarum vrbium,de inſtaurando generale itudii in facultatibus quibuſeung,
gratiam, o priuilegium de benignitate Romana Regia concedere dignaremur. No,
attendente multiplicia di fi Cabrini faelitatum, d obſequiorum genera, mecnon
raclara di forum Ciutum, acpredeceſſorum ſuorumpreheminentem deuotionem,
refulgentem i conſtantie virtutem, quibus ipſpre ceteris Italia nationibus Diuos
Romanorum Imperatores, d Reges noſtro pradeceſſores à longis retroactis tempo
ribus exquiſite diligenti e ſtudio honorarunt; Nosſ & Imperium honorant, ac in
futurum honorare ſatagent, poterant, c debebant; Animo deliberato, di non per
errorem, aut improvide,ſedſano Principum, Eccleſiaſticorum, ci ſecularium, co
mitum, Baronun, Procerum, Nobilium, aliorum 4 noſtrorum, ci Impery Sacri fide
lsum dilectorum accedente conſilio; Auctoritate Romana Regia, ac de certa noſtra
- - - - -- - ſcientia,
T E R Z O. I I

ſeientia , ipſi Ciuitati cremonen, ciuibus, hominibus , ci populo ibidem, eerumſº


beredibus, o ſucceſſoribus infraſcriptam gratiam duximus faciendam : Vt in
eadem ciuitate Cremonen. Studium generale Sacre Theologie, vtrius 4 Iurir, vi
delicet tàm Canonici, quàm Cinilis, mecnon Medicine, Philoſophie naturalis, ci
moralis, ae artium liberalium, erigatur, c ex nunc in anteaperpetuis temporibus
obſeruetur: Quodquidem Studium, eius 4 Preſidente, necmon Redfores, Dottores,
Baccalarios, Officiales,atg; miniſtros,famulos, ci familias eorum, ac cuiuslibet illa
rum, quocanº nomine cenſeantur, quifuerint per tempora, cuiuſcun 4 dignitatis,
ſtatus, ordinis,ſeu conditionis predicfi eorum omnes extiterint, atºſ ſinguli, omni
eo primilegio, libertate, immunitate, indulto, ci gratia, quibus Pariſien. Bononien
. ſe, Aurelianen. ac Montis Peſulan. ſtudia generalia gaudere noſeuntur, ci potium
tur, huius noſtre conceſſionisgratia perfruiſemper volumus, potiri, cº- gaudere, ac
ſi privilegia, libertas, immunitas, ci indultum, acgratia huiuſmodi preſentibus
de verbo ad verbum eſent inſerta; Decernentes,c hac noſtra conceſſione RoºAA 4
Regia perpetuis valitura temporibus, ex certa ſcientia,ac Roman e Regie poteſtatis
plenitudineſancientes, vt predita ciuitas Cremone preſenti noſtra Romana Regia
". felcita, ci protetta generalts ſtudy gratioſo premio, c ſingulari brauio,
gaudeat, & vtatur: Poſitº, Epiſcopus Cremonen. qui nunc eſº, aut qui pro tempo
re erit, perſe, veleius Vicarium,aut eiuſdem Fpiſcopi Locumtenentem,vel Eccleſia
Cremonenſi vacante, aut Pastore carente, Vicarius, ſea officialis Capituli Eccleſie
Cremonen. cum conſilio, ci conſenſu Dodforum, di Magistrorum ſtudy memorati,
ſeruatts modo, forma, di ordine, qui in talibus, in predictis generalibus ſtudys, di
aljs conſueuerunt laudabiliter obſeruart, illos quos ad hoc idoneos, & dignos inue
nerint legendi licentiam indulgere, ci ſtudioſo, ſe u digmo premiſo examine licen
tiare, ci ad Doctoratus, ſeu Magiſtratus apicemprouehere, ci promouere, honorem
cathedre, & Docforatus, ſeu Magiſtratus, ae aliorum graduum inſignia rite con
ferrecº de hijsſolemniter inueſaire. Ceterum vt Scholares, ci studentes,ac eorum
quilibet ſtudi prediti, tanto vberius valeant litterarum ſtudis inſudare, quanto
a moleſtiarum, ci turbationum impetu, ac incurſionibus vberius liberati, ampliori
fuerint libertate de Romana Regia benignitate fulciti. De innata itaf nobis cle
mentia Reſtores, Dottores, Scolares, ſeu ſtudentes vniuerſitatis eiuſdem ſtudj,
vninerſos quo 4 d ſingulos eorum, di cuiuslibet pſorum familiares, famulos, é
miniſtros: Necmon ſcholas, c eorum habitacula,ſiue hospitia in examen noſtrum,
ac Sacrº Romani Imperiprotectionem tutelam, ac defenſionem, ſuſcepimus, ci ſa
ſciptmus per preſentes. Inſuper, ex certa noſtra ſcientia decernentes, volumus
qued omnes, c ſinguli Doctores, ac Scholares cuiuſeunº ſcienti e, acfacultatis, ac
Bidelli diti ſtudi Cremonen. ſeu addictum ſtudium Cremonen, accedente, causa
ibidem legendi, aut ſtudendipoſint,o valeant cum eorumfamilia, equis,et armis,
arnes ys, libris, rebus, et bonis, ac mercimonjsſibi neceſſarijs quibuscun 4 liberè,
ºrè, recurè, c impunè accedere addictam ſtudium, et tranſire, morari, i inde
- - réatres
I I 2 L I B R O

redire, per quecun 4 loca, d in quibuſeun 4 locis absq:ſumptione, e ſolutione Te


lomei, Daci, tributi pedagi, gabelle, coſtume, di alterius cuiuſcuni oneris,/eu
impoſitionis genere indefatte, ſen fende i polſini 4 extrahere libros cuiaſcunº fa.
cultatis,et res alias à quibuſcun f ciuitatibus, locis, et diſtrictibus vbifuerint ſtu
dia generalia , velettam vbi non fuerint. Non obſtantibus aliquibus priuileggs,
ſtatutis, ſeu ordinationibus, capitulis,ſeu conſuetudinibus,franchisis, et liberta
tibus, ac represalys,ſeu impignorationibus, et contracambis, quibuſats,cuiuſeun i
Prouincie, Patria, Ciutatis, atq; loci quacunº aučforttate ettam Imperiali valla
tis, aut aliter emanatis, ac roboratis, etiamſ de his eſſet fienda in huiasmodi in
dulto mentio ſpecialis. Nulli ergo omnino hominum liceat, hanc nostram gratia,
conceſſionis, et indulti paginam infringere, auteis asſa temerario contraire. Si
quis autem contrarium attentare preſumpſerit, bannum Imperiale, et penam cen
tum Marcharum auri puri, totiens quotiens contrafactum fuerit, ſe noucrit incur
ſurum. Et il reſtante che ſegue, che per attendere alla breuità ſi tralaſcia. Del
meſe di Decembre il ſudetto Sigiſmondo Rè de Romani, 8 Papa Giouanni
-XXIII. s'abboccarono in Lodi.
Mccccx1v. Eſſendo la Chriſtianità in grandiſſimo trauaglio per lo ſciſma,
che già per " di xxxv. anni perſe ucrauain S. Chieſa, 8 all'hora più c'ha
ueſſe ancor fatto per adietro s'andaua aumentando,cfſendo tre che contendeua
no del Pontificato, 8 che affermauano sè eſſere veri,e legitimi Pontefici, cioè
.Gregorio XII. Benedetto XIII. 8. Giouanni XXIII. Sigiſmondo eletto Im
peratore degno veramente d'eterna memoria, deſiderando con tutto il cuore di
rimediare è così gran male, ſe ne venne a Cremona col ſudetto Papa Giouanni,
dopò l'eſſerſi abboccati inſieme in Lodi, per conſultare ſopra di ciò con Cabri
no, la fama della cui prudentia era ſparſa per tutta Italia, e cosi per conſiglio
d'eſo Cabrino fu conchiuſo che ſi ragunaſſe il Concilio generale a Coſtanza, e
fù queſto Conſiglio mandato in eſecutione poco dopo. Entrarono in Cremo
nail Pontefice con tredeci Cardinali per la porta del Pò, &l'Imperatore per
quella di S. Lucaalli x III di Genaro, 8 da Cabrino furono con grandiſſimi ap
parati riceuuti, & honorati con pompa, & ſplendidezza reale, 8 quale ſi conue
nina à i due capi principali di tutto il Chriſtianeſimo; e ſtettero quiui alquanti
giorni,eſsédo in loro copagnia Giouini Picinino Viſconte,il i" di Mon
i" & infiniti altri Signori, e Baroni d'Alemagna, e d'Wngheria. Pandolfo
Malateſta del meſe d'Aprile venne ſotto Cremona con buon numero de genti,
& trentaquattro Bombarde, con cui tirò groſſiſſime palle di marmo nella Città,
facendo di molto danno; la onde vſcirono i Cremoneſi, 8 aſſalendo animoſa
mente inimici inchiodarono loro le Bombarde, 8 eſſi la mattina ſeguente per
tempo ſe ne tornarono a caſa. Papa Giouanni andando al Concilio di Coſtan
za, paſsò di nuouo per Cremona il primo giorno di Settembre, e fu da Cabrino
riccuuto con ſolenniſſima pompa, 8 poi anco accompagnato ſino a Lodi, oue ſi
fermò il detto Pontefice ſino a mezo Ottobre. accccsv.
T E R Z O. i 13

Mcc eczv. Gio.Franceſco Gonzaga Marcheſe di Mantoua per forza d'ar.


metolſe Viadana, e Riuarolo à i Caualcabò, e ne ſcacciò tutti gli habitatori, ris
mettendouene denuoui. Del meſe d'Ottobre fù publicata la pace in Cremona
" gio
IC1C13 a
Fondulo Signore d'eſſa Città, 8 Pandolfo Malateſta Signor di
Mccccxv1.Fù fatta vina confederatione frà Cabrino Fondulo,Pandolfo Mas
lateſta, il Marcheſe di Ferrara, 8 Filippo Arcelli Signore di Piacenza, davna
parte, 8 Filippo Maria Duca di Milano co' ſuoi aderenti dall'altra parte, erano
gli amici del Duca, il Vignati Signore di Lodi,il Ruſca Signor di Como, il Bena
zoneSignor di Crema,S: Orlando Marcheſe Pallauicino. Non durò però mol
to queſto accordio, ancora che foſſe fatto per due anni.
Mcc cc xv 11. Il Duca Filippo Maria i; rotta la Tregua, e confede.
ratione fatta poco auanti mandò le ſue genti de quali era Capitano generale il
Conte Franceſco Carmagnuola, il quale alli x1 1. di Luglio incominciò a dar il
guaſto al Cremoneſe; eſſendo poi egli andato a Piacenza con parte delle genti,
vſcì di Cremona il Signor Cabrino co Cremoneſi, 8 con parecchi fanti man
datigli da Pandolfo Malateſta, 8 venuto alle mani con la caualleria del Duca,
di cui era Capitano vn Giorgio di Valperga, la meſſe in fuga, facendo prigioni
più di trecento caualli. -

Mcc e cxv1 11. Alli x1 11. di Settembre Filippo Maria Duca di Milano fece
tagliare la teſta à Beatrice Tenda ſua moglie, non per altro,ſe non perche eſſen
dovechia l'era venuta è noia, ancora che egli gli deſſe imputatione d'adulterio.
M ccccx1x. Il Conte Carmagnuola ritornò ſul Cremoneſe coll'Eſercito
Ducale, e preſe Caſtellione, e quaſi tutte le caſtella del Territorio Cremoneſe;
Diede anco il guaſto alle vigne, 8 alle biade, venendoſene infino ſotto Cremo
na; la onde Cabrino Fondulo vedendo non poter reſiſtere alle forze del Duca,
tentò di voler vendere la Città di Cremona a Pandolfo Malateſta, e ne reſtò
anche d'accordio con eſſo lui, e perciò il Duca mandò il medeſimo Carmagnuo
la ſul Breſciano, 8 in poco tempo hebbe tutte le fortezze del Breſciano in ſuo
potere. Vedendoſi dunque Cabrino mancare l'aiuto del Malateſta, incomin
ciò per mezo del Carmagnuola a trattare d'accordio con Filippo Maria,il quale
conoſcendo quanto difficile foſſe illeuare queſta Città al Fondulo,che potente,
i ſagaciſſimo era, ſi conuenne finalmente con eſſo lui nel principio dell'anno
C9UlC'IltC . . -

Meccezz. Si conuenne Cabrino col Duca di dargli Cremona con tutto il


contado, riſerbatoſi ſolamente Caſtellione, di cui fu inueſtito in feudo, con tito
lo di Marcheſe dall'iſteſſo Duca, il quale gli pagò anche quaranta mila ducati
in contanti. Venne dunque la noſtra Città ſotto Filippo Maria Duca di Mi
lano, eſſendogli conſegnata primieramente alli 1v. di Febraro la Rocca di S.
Luca, S&alli xix dell'iſteſſo meſe il caſtello di S. Croce, nel qual giorno hebbe
P il libero,
I 14 L I B R O

il libero, 8 aſſoluto poſſeſſo di eſſa Città. Etalli xxv 1. del medeſimo meſe fà
gridata la pace frà eſſo Duca, 8 la Repub. Fiorentina. San Bernardino capo,
e riformatore de Frati Minori detti Zoccolanti, predicò queſt'anno in Cremo.
no per ſpatio di cinquanta giorni continui, concorrendo alle ſue predicationi
tutta la Città, ri prendeua egli iviti e peccati con tanto feruore di ſpirito, 8 con
tanta vehemenza, che infiniti peccatori ſi riduſſero dalla rea alla buona, e ſalu
tare via. Nell'iſteſſo anno ſi fece allegrezza ſolenne nella noſtra Città per ha
uere il Duca ricuperata la Città di Parma.
M cccc xx1. I Cremoneſi fecero queſt'anno ſolenni proceſſioni,Scaltri ſe
gni d'allegrezza per le vittorie acquiſtate dal Duca, da cui fu ricuperata Geno
ua, Albenga, Sauona, e Breſcia. -

M cc cc: xiv. Fù nella noſtra Città, e nel contado grandiſſima abondanza


de grani, dandoſi diciotto, e vinti ſtaia di formento per vin ducato. Cabrino
Fondulo deſideroſo di tornare a dominare, s'accordo co Fiorentini contra il
Duca, a cui fu ſcoperto il trattato da Venturino Fondulo nipote di Cabrino, 8.
da Matteo di Mori dell'iſteſſo Fondulo amiciſſimo. Cercando dunque il Duca
d'hauerlo nelle mani, diede di ciò la cura à Oldrado Lampugnano Milaneſe, è
cui egli haueua donato il caſtello di Nicco nel Cremoneſe; La onde il Lampu
gnano conuitò ſcco à deſinare nel detto luogo di Nicco Cabrino,che compadre
gli era, 3 eſſendogli egli andato ſenza alcun ſoſpetto, fu dopo il deſinare fatto
prigione, e mandato incontanente à Milano, vſandogli il Lampugnano, tradi
dimento ſimile à quello che da Cabrino già era ſtato fatto à i Caualcabò ſuoi
benefattori. - º -

Mccccxxv. Alli x1 1. di Febraro, hauendo il Duca condannato a morte Ca


brinoFondulo,lo fece condurre nel Broletto,ò Piazza de'Mercanti,oue fù miſe
ramente decapitato. Scriuono alcuni ch'egli arriuato che fù al luogo del fuppli
cio, diſſe la ſeguente ſentenza, chi malamente opera, non deuchauere, è aſpet
tare altro che male; & che ſoggionſe, eſſer malcontento d'una coſa ſola, cioè di
non hauer fatti morire il Pontefice, 8 l'Imperatore, mentre erano alloggiati
con lui in Cremona. Hauendo Cabrino tenuto il Dominio della noſtra Città
con titolo di Vicario Imperiale, S hauendola anche più longamente poſſeduta
che alcuno di quelli i quali auanti di lui ne occuparono la Signoria, non hò vo
luto laſciare di far intagliare in rame la ſua effigie naturale, e porla in queſto
luogo. - - -

La Bianca Maria figliuola del Duca, 8 di Agneſe del Maino nobile Milane
ſe, nacque l'iſteſſo anno a ccc cxxv. à Settimo ſu' Paueſe. -

M cc cc: X v1. Hebbe la noſtra Città di molti trauagli da Venetiani,i quali


mandarono il loro Eſſercito ſul Cremoneſe, facendo di molto male, mandarono
etiandio quarantaſei galere,e molti altri nauigli armati sù per il Pò,infino ſotto
Cremona. Non mancò il Duca mandargli il ſuo Eſercito contra; "
3 Ill)1 CillC
- T E R Z O, r 15

ambidue queſti Efſerciti ſul Cremoneſe per trè meſi continui ſcaramuciando
ogni giorno inſieme, convcciſione di molte perſone dall'una parte, º dall'altra.
--

Mc cc cxxvi 1. Le genti del Duca ricuperarono Caſalmaggiore, che da'


Venetiani era ſtato preſo l'anno auanti; Fù nondimeno poco dopò preſo di
nuotº dall'Eſercito Venetiano,e ſeguirono molte battaglie frà le genti Ducali,
ele Venete. Alli 1 1. d'Agoſto il Duca Filippo Maria venne à Cremona con
tutte le ſue genti da guerra. E ſi calculò all'hora che nel Cremoneſe frà l'Eſſer
citº del Duca, 8 quello de Venetiani, vi ſi trouauano meglio di ſettantamilla
perſone. - P 2 M C CC C X X VI II.
116 - L I B R o
Mcc cc xxvi i 1. Il Duca Filippo Maria tolſe per moglie Maria figliuola
d'Amadio Duca di Sauoia, & in cambio di riceuerc dote egli donò alla detta
Maria, la Città de Vercelli. Fù ella ſpoſata à nome di Filippo Maria alli 1v.
d'Ottobre, e non molto dopò condotta a Milano, oue ſi fecero feſte reali.
Mc cc cxxix. Eſſendo nata guerra frà il Duca noſtro, e li Fiorentini, egli
preſe al ſuo ſoldo Franceſco Sforza facendolo ſuo Capitano generale; Il che
hò io voluto mettere in queſto luogo per eſſere ſtato queſto il principio di con
durre Franceſco Sforza al Ducato di Milano. .

Mccccxxxi. Del meſe di Giugno l'armata de Venetiani fù rotta dallo Sforza,


& da Nicolò Picinino, amendue Capitani del Duca Filippo Maria, è ciò fà nel
Pò non molto lontano da Cremona; Furono ammazzati in quel conflitto più
d'otto milla ſoldati de Venetiani, e ne reſtarono infiniti prigioni; perdettero
tutti i galeoni, e galere ſuttili, che erano più di trenta, con l'artiglierie, e muni
tioni; vi laſciarono anche infiniti ſtendardi, 8 inſegne, inſieme col ſtendardo
generale. Si ſaluò nondimeno Nicolò Triuiſano Proueditore generale dell'ar
mata Veneta. Nel meſe d'Ottobre il Conte Carmagnuola Generale de Vene
tiani diede l'aſſalto alla Città di Cremona, 8 erano di già alcuni de ſuoi entrati
nella Rocca di S. Luca, ma tardando il Carmagnuola a ſoccorrergli, furono da
Cremoneſi ributtati, e poco dopò vedendo egli non eſſergli ſucceduta la coſa
come s'haueua penſato ſi ritirò con tutto l'Eſercito. La Bianca Maria figliuola
del Duca d'età di ſette anni,fu dal padre promeſſa per moglie al Conte Franceſ
coSforza, il quale fu anche dal Suocero addottato per figliuolo, 8 ineſtato nel
la famiglia Viſconte, concedendogli il Duca il Caſtellazzo, il Boſco, S. altre
caſtella nell'Aleſſandrino.
M ccccxxx11. L'Eſercito Venetiano preſe Caſalbutano, Bordolano,Pa
derno, Grontardo,Romanengo, Fontanella, e molti altri huoghi del Cremoneſe.
Del meſe d'Aprile venne il gelo, e la brina tanto grande, che le viti ne patirono
in modo che s'hebbe pochiſſima vua.
M ccccxxx1v. Fù quaſi prodigioſo queſt'anno a Cremoneſi, percioche eſ
ſendo ſtata la vendemia abondantiſſima, non ſi toſto furono fatti i vini, che ſi
guaſtarono. L'Eſtà fù calda fuor di modo. Del meſe poi di Nouembre inco
minciò alla feſta di San Martino vna pioggia grandiſſima, che durò per molti
giorni, 8 quello che è notabile, non ſi viddero dal giorno di San Martino, ſino
alla feſta di S. Antonio del ſeguente anno, ſe non dui giorni ſereni.
M cccc xxxv. Alli x. d'Agoſto, il Duca Filippo Mariahebbe vna memo
rabile vittoria in mare, per mezo di Biagio Aſſareto Genoueſe ſuo Armiraglio,
contra Alfonſo Rè di Napoli, il quale reſtò prigione inſieme con Giouanni Rè
di Nauara; Il gran Comendatore della militia di S.Giacomo di Spagna,il Duca
di Seſſa con molti altri Signori, e Baroni, & infinito numero de ſoldati. Furono
i due Rè da Biagio condotti à Milano, oue li riceuè Filippo Mariahnmaniſſima
-- - mentC,
T E R Z O. 1 17
mente, trattandogli non come prigioni, ma come amiciſſimi, e ſuoi maggiori;
Et quello che adeſſo Filippo Maria apportò lode immortale, fù che dopò l'ha
uerli trattenuti in Milano con feſte, gioſtre, e tornei, 8 pompe realiſſime gli la
ſciò tutti liberi, ſenza imporgli ne taglia, ne conditioni alcune. Diede il Duca
di così ſegnalata vittoria nuouaà Cremoneſi,i quali ne fecero feſta grandiſſima.
Del meſe d'Ottobre fù publicata la pace frà Papa Eugenio, 8 il Duca noſtro.
M cccc xxxv1. Le genti Venetiane ſcorſero ſul Cremoneſe depredando
douunque arriuauano, ma eſſendo incontrate dalle genti del Duca nella Ghiara
d'Adda, furono rotte, reſtandone da due mila prigioni. Si fecero perciò ſegni
d'allegrezza, con fuochi, e tiri d'arteglieria, è bombarde.
M ccccxxxv11. Furono rotte le genti de Venetiani ſul Breſciano da Ni
colò Picinino Generale del Duca Filippo, 8 del Marcheſe di Mantoua, eſſendo
Capitano de Venetiani Gattamelata. Seguirono etiandio l'anno ſeguente ,
molte battaglie nel territorio Breſciano frà le genti del Duca, 8 li Venetiani.
Fù celebre in queſto tempo Pietro Beſatia Cremoneſe, Capitano di Filippo Ma
ria ſotto il Picinino; Eſſendoſi queſto noſtro Cittadino incontrato vin giorno
con la ſua compagnia nelle vittouaglie, e munitioni, che con groſſa guardia ſi
conduccuano all'Eſercito Veneto, attaccata la battaglia poſe in fuga i ſoldati
ch'erano per ſcorta delle dette munitioni, & fatto vin buoniſſimo bottino con
duſſe infiniti carriaggi carichi di robbe à Cremona con molta ſua lode. Fù etian
dio nell'iſteſſo tempo Capitano molto ſtimato Giacomo Quinzano parimente
noſtro Cittadino, fù queſti Luogotenente di Nicolò Picinino nella guerra con
tra Venetiani, nella quale ſi diportò molto valoroſamente, 8 fu dal Duca, 8 dal
Picinino molto pregiato. - -

uccc cxxxix. Hebbero i Venetiani vn'altra rotta nel Pò preſſo a Cremo


na dalla noſtra armata, di cui era Capitano generale Biagio Aſſareto, s'acquiſtò
non poca fama in queſto conflito nauale, Burlaccio Cremoneſe Luogotenente
del ſudetto Generale. Perdettero i Venetiani trentaſei legni,cioè naui, fuſte, e
bergantini, 8 infiniti inſtromenti da guerra. Alli xx I. di Giugno nel far del
giorno fù nella noſtra Città vn terribiliſſimo terremoto. -

º M ccccxxxx. Franceſco Sforza ſdegnato col Duca Filippo ſuo Suocero,


percioche negaua di dargli la moglie già più volte promeſſagli, hauendo accet
tato il baſtone del Generalato da Venetiani, venne coll'Eſercito ſul Cremo
neſe, e preſe Soncino con tutte le Terre, e caſtella di Ghiara d'Adda. Perdè
nondimeno egli I.eone ſuo fratello, il quale fù ammazzato ſotto Carauaggio,
dal colpo d'una pietra tirata a caſo da quelli di dentro. Scorrendo poi di nuouo
Per il Cremoneſe, ſi fece patrone di Trigolo, di Soreſina, 8 di molti altri luoghi
verſº l'Adda. Il Duca fece condurre a Cremona per il Pò molti nauigli groſsi,
e quiui gli fornì di genti, 8 di tutte le coſe neceſſarie per aſſicurarſi dall'armata
manale del Venetiani; Venne l'iſteſſo Duca à Cremona, andando a Mantoua,
- Ollº
118 L I B . R O

roue col Marcheſe di quella Città, con Nicolò Picinino,3 con molti altri Signo
ri, e Baroni, fecero vna Dieta per le coſe della guerra contra Venetiani. Ten
taua Filippo ogni via per render ſoſpetto à Venetiani il Conte Fräceſco Sforza,
la onde mandò la Bianca a Cremona, accompagnata dal Marcheſe di Ferrara,
il quale la conduſſe anco ſino a Ferrara, e poſcia fece eſſo Marcheſe intendere
allo Sforza in nome di Filippo, che ſe voleua alienarſi da Venetiani, il Duca gli
hauerebbe mandata la detta Bianca douunque egli haueſſe voluto, ma non gli
riuſcì, percioche Franceſco non volendo renderſi punto ſoſpetto, fece di ſubito
ſapere il tutto alla Signoria. - -

M cc ccxxxx1. La Bianca Maria, fà dal Marcheſe di Ferrara, 8 dal Mar.


cheſe di Mantoua ricondotta al Duca Filippo ſuo padre, &alli xv. d'Aprile,
arriuò à Cremona, oue fù riceuuta con allegrezza mirabile, 8 nel partirſi fù ac
compagnata da tutta la nobiltà Cremoneſe fino a Picighitone. Ritrouandoſi
Franceſco Sforza è campo a Martinengo ſu'l Bergamaſco, il Duca nel principio
d'Agoſto gli mandò Antonio Guidobuoni nobile Tortoneſe, ad offerirgli la pa.
oe, che fù poi di ſubito conchiuſa per mezo di Euſebio Caimo Milaneſe manda
tario del Duca, 3 perſona molto grata a Franceſco. Le conditioni della pace
furono che il Duca haueſſe à dargli la Bianca Maria ſua figliuola già promeſſagli
per moglie, con dote della Città di Cremona, con tutto il ſuo Territorio,eccet
tuato Picighitone, 8 Caſtellione,con alcune altre Terre, e caſtella, che già era
no ſtate de Caualcabò, & all'hora erano poſſedute dal Marcheſe di Mantoua,
in contracambio de'quai luoghi haueſſe Franceſco Pontremolo. E fu in queſto
inſtante mandata la detta Bianca Maria a Cremona, accompagnata da infiniti
nobili Milaneſi, riceuendola i Cremoneſi con ſegni d'allegrezza; 8 con pompe
reali; &ando ad alloggiare nel caſtello di S. Croce. Alli xxv. poi d'Ottobre
vſcì Bianca Maria di Cremona accompagnata da tutta la nobiltà di Cremona,
così d'huomini, come di donne, 8 anco da molti nobili principali di Milano, 8
ſe n'andò a S. Sigiſmondo, Chieſa, e Monaſtero de'Monaci di S. Girolamo, lon
tanovn miglio della Città, quiui poco dopò venne anche il Conte Franceſco,
che era ſtato la notte al Caſtelletto de Ponzoni; era egli accompagnato da due
milla caualli beniſſimo all'ordine, che fecero belliſſima moſtra;haueua altretanti
fanti guidati da Piero Brunoro, il quale con eſſi entrò in Cremona; frà tanto il
Conte eſſendo ſmontato ſposò nella ſudetta Chieſa con grandiſſimi ſegni d'al
legrezza la Bianca Maria, dopò l'eſſer ſtata recitata vna belliſſima Oratione da
Lanfranchino Caſtiglione Milaneſe. Entrarono poſcia in Cremona trionfanti,
con tanta letitia del Popolo Cremoneſe, quanta ſentiſſe già mai per adietro. Si
fecero l'iſteſſo giorno, 8 per molti altri, nozze ſollenniſſime. Donarono i Cre
moneſi al Conte, 8 a Madama la Spoſa alcuni vaſi d'argento, che da loro con
lietiſſima fronte furono accettati. - -

M ccccxxxx11. Fù vn freddo notabiliſſimo, per il quale s'agghiacciò il Pò


- in modo,
T E R Z. C. I 1,

in modo, che ſi paſſaua ſicuramente co'carri, & co’caualli carichi, e venne anche
tanta neue, che paſsò trèbraccia d'altezza, patirono perciò molto le viti, 8 gli
arbori fruttiferi. -

Mccccxxxx111. Troilo de Roſano, 8 Piero Brunoro Capitani principali


del Conte Franceſco ſe gli ribellarono, 8 ſi diedero al Rè Alfonſo d'Aragona
con cinquecento caualli; la onde il reſtante delle genti Sforceſche furono sfor
zate à ritirarſi fuori della Marca con graue danno del Conte,il quale era ridotto
in grandiſſima neceſſità, non potendo pagare i ſoldati, il che intendendo la no
ſtra Città, prontamente gli mando denari; Se gli moſtrò anche il Clero molto
affettionato mandandogli quattrocento ſcudi. L'imagini del ſudetti Roſano, è
Brunoro ribelli,e traditori, furono dipinte co'piedi all'insù ſopra il Torrazzo,Se
iſ, ſopra il palaggio publico. - - -
: :
M ccc cxxxx1v. Madama Bianca Maria eſſendo nella Città di Fermo nel
la Marca, partorivn figliuolo in Martedì alli xvi 11 di Genaro,di che ne ſentì il
Conte grandiſſima allegrezza, e ſe ne fece anco in Cremona feſta grande. Fù
à queſto fanciullo poſto nome Galeazzo Maria. - ,

M cc cc x 1, v. Mentre, che i Conte Franceſco faceua guerra nella Marca,


º contra Alfonſo Rè di Napoli, 8 gli Brazzeſchi, Filippo ſuo Suocero, il quale tea
neua con Alfonſo contra al proprio genero, tentò di leuargli Ciarpellone Ca
º
-
pitano di molto valore, & hauendo il Conte conoſciuto è più d'un ſegno, che
i Ciarpellone era per ribellarſegli, lo fece prendere, & eſaminatolo, & hauen
dolo trouato colpeuole lo fece impiccare. Si ſdegnò perciò fieramente il Duca
º contra il Conte, 8 incominciò alla ſcoperta a fargli guerra, mandando le ſue
genti ſul Cremoneſe. Nacque al Conte vna figliuola nella Città di Peſaro, e
vi fu poſto nome Hippolita. "
Mc cc cxlv1. Aleſſandro fratello naturale del Conte ſe gli ribellò, e diede
Peſaro alla Chieſa, mandò nondimeno al Conte la moglie coi due figliuolini;
Diede la ribellione di Aleſſandro molta moleſtia al Conte: ma non era minore
quella, che gli daua il Suocero, il quale hauendo riuolti tutti i ſuoi conſiglià
ruina del genero, oltre le genti, che gli haueua contro nella Marca tentò anche
ogni via per leuargli Cremona, ingegnandoſi di corrompere con larghiſſime,
promeſſe i principali Cittadini, 8 particolarmente Giacomazzo Salerno Citta
dino Cremoneſe Capitano valoroſo, a cui il Conte hauca laſciata la cuſtodia
della Città, ma tutto fu indarno, percioche, S il Salerno, 8 tutti gli altri Citta
dini ſi moſtrarono fedeliſſimi al ſuo Signore. Et ancora, che haueſſe Filippo
trattato con Orlando Pallauicino, che gli haueua promeſſo di far ſolleuare la
parte Ghibellina, 8 anche con Giouanni Schiauo Scudiere del Conte Franceſ
co, nondimeno tanta fù la diligenza, 8 vigilanza del Salerno, 8: la fede de tutti
i Cittadini verſo il ſuo Signore, che neanche per queſta via puote ottenere
: l'intento ſuo. Riuoltoſi dunque il Duca alla forza, e mandò Franceſco Picinino
- - - COn
I 2O L I B R O

con groſſo Eſercito ſotto le mura della Città, cingendola d'aſſedio il primo
giorno di Maggio. Non ſi ſpauentarono perciò i Cremoneſi, anzi dando ani
moſamente di piglio all'armi, ſecondo, che dal Salerno gli fu impoſto, preſero
la guardia della Città. Fece il Salerno, il quale oltre il valore del corpo, 8 la
longa prattica della guerra, ſaggio, e prudente era, vna cerna de più valoroſi
ſoldati, 8 ſotto diuerſi capi gli poſe alla guardia delle porte; Vedendo il Pici
nino, che niuno profitto faceua, dopo l'eſſer ſtato trè giorni indarno, aſpettan
do,che ſi leuaſſe qualche tumulto nella Città, perſa la ſperaza di poterla hauere,
leuò il campo, 8 ſe n'andò à Soncino, 8 con non molta difficultà l'hebbe; Eteſ.
ſendogli di nuouo data ſperanza dal Schiauo di potere hauer Cremona, vi ri
conduſſe l'Eſercito, &vi poſe l'aſſedio per terra, & per acqua, hauendo fatto
piantare in certa Iſola del Pò alcune machine murali con cui gettauano nella
ſcittà groſſiſſime palle di marmo, non ſi perdendo perciò d'animo iCremoneſi,
à quali venne in ſoccorſo Angelo Simoneta Ambaſciatore del Conte preſſo a
Venetiani,con molti fanti, che haueua aſſoldati nel territorio di Breſcia, mentre,
chel Picinino ſtette à Soncino. Vſciua ogni giorno il Salerno a ſcaramucciare
contra le genti del Duca rapportandone ſempre vittoria ; diſperato percio
Franceſco Picinino, di nuouoleuò il campo, e ſe n'andò a Caſtellione,S: lo pre
ſe, & di là ſe ne venne à Caſalmaggiore, oue ſi fermò hauendo inteſo, che l'Eſ
ſercito de Venetiani veneua contra di lui; Percioche intendendo il Conte, in
quanto trauaglio foſſe la ſua Città, mandò Oratori è Venetia a chiedere aiuto a
quella Signoria. Mandarono i Venetiani incontamente à Cremona ſeicento
caualli, &altretanti fanti con Gerardo Dandolo; Dicdero oltre di ciò ordine
à Micheletto Attendolo loro Capitano, che ragunaſſe tutte le loro genti ſul
Breſciano, 8 le conduceſſe in aiuto de Cremoneſi. Fù ciò poſto in eſecutione
con ſomma celerità da Micheletto, il quale hauendo paſſato l'Ollio, ricuperò
quaſi tutti i luoghi, ch'erano ſtati preſi dal Picinino; & finalmente venuto a bat
taglia co'nimici appreſſo a Caſalmaggiore gli ruppe, e preſe tutti i carriaggi, &
quaſi tutti gli huomini d'arme; Queſta vittoria fece inſuperbire in modo i Ve
netiani, che cominciarono ad aſpirare di farſi Signori di tutto lo ſtato di Filippo
Maria,e coſimandarono il ſudetto Micheletto oltre l'Adda coll'Eſercito,il qua
le diede molto che fare a Filippo, il quale già fatto vecchio, e diuenuto cieco,
tardi s'accorſe d'hauer fatto male à perſeguitar il genero, e perciò gli mandò
Ambaſciatori a pregarlo, che quanto prima veniſſe à ſoccorrerlo; Cercarono
etiandio i Venetiani di tor con tradimento la Città di Cremona al ContcFran
ceſco, & ciò col mezo di Gerardo Dandolo, il quale come dicemmo ſi trouaua
in Cremona; Tentò egli per mezo d'alcuni Guelfi fuoruſciti d'hauer la Città
nelle mani, e fingendo d'andarſene a Breſcia per affari d'importanza, andò è
trouare Micheletto, facendogli ſapere quanto egli tramaua; La onde Miche
lettoragunato l'Eſercito ſe ne venne con molta preſtezza nel Cremoneſe, S.
- - - fatta.
T E R Z C. - A2 i

li fatta la ſcelta de più valoroſi ſoldati, s'accoſtò alla Porta d'ogni Santi della mes
ir. ſtra Città, ſperando, che di dentro ſi doueſſe tumultuare, &aprirgli la Porta,
i" Ma Foſchino Attendolo, 8 Giacomazzo Salerno, a quali il Conte hauea data
pºi, ilgouerno di Cremona, di ſubito preſero l'armi, 3 mutate le guardie, 8 occu
ſi
pando i luoghi, oue maggior appareua il pericolo, leuarono ogni ſperanza è
io".
Micheletto, & al Dandolo di poter conſeguire detta Città, i quali aggiratiſi in
ſi torno alle mura per buona pezza del giorno, ne ſentendo di dentro alcun tu
si: multo, paſſando in Ghiara d'Adda, ſe ne tornarono di donde s'erano partiti.
iti. Diedero il Salerno, 8 il Foſchino incontanente la nuoua di queſto ſucceſſo al
nºi Conte,il quale perciò s'alienò del tutto da Venetiani, e ſi deliberò di ſoccorrere
i il Suocero, 8 riparare anco alle coſe ſue. Accordatoſi dunque col Suocero, è
i cui ſperaua di douer ſuccedere nello ſtato, era pervenirſene in Lombardia: ma
ti fù interrotto dagli emuli, i quali diedero è diuedere à Filippo, che Franceſco
i venendo in Lombardia con tante genti armate, era per priuarnelo dello ſtato
à cui, come eſſi diceuano, egliardcntemente aſpiraua, la onde Filippo, che per
ſi i
natura ſoſpettoſiſſimo era, credendo è queſti maligni, non mandò al genero le
)" f" prouigioni de danari, il che diede occaſione à Venetiani di mandare
i anno ſeguente groſſiſſimo Eſercito nel Cremoneſe, oue fecero di molto male,
i Fù celebre in queſto tempo Nicolò Cauitello Giureconſulto, Conſigliere di
ſi Leonello da Eſte Marcheſe di Ferrara; fu egli figliuolo di Remondino Lettore
in Perugia, in Pauia, & in Ferrara, che compoſe anche alcuni volumi nella ſua
ri: profeſſione.
Mccc cxlv11. I Venetiani dopò l'hauer ridotto ſotto il loro Domihio quaſi
tutte le caſtella del Crcmoneſe paſſando l'Adda a Caſciano, andarono depre
dando infino ſotto Milano; La onde il Duca auuedutoſi finalmente, non eſſer
miglior ſcampo alle coſe ſue, che far venire il Conte ſuo genero in Lombardia,
is gli mandò Scaramuccia Balbo Ambaſciatore, acciò lo pregaſſe à paſſarſene a
quanto prima coll'Eſercito in queſte parti; Franceſco,che niuna altra coſa più
deſideraua, che venirſene in Lombardia, vendè la Città di Ieſi à Nicolò Som
i;
a
mo Pontefice, per trentacinque milla fiorini, per valerſene nel condurle genti
in quà ; Hauendo poſcia mandato a Cremona Galeazzo Maria, & Ippolita ſuoi
figliuoli, accompagnati da Corrado da Fogliano, ragunò tutte le genti ſue alfiu
me della Foglia; & eſſendo poi alli xv. d'Agoſto venuto inſieme con la moglie
etº'
ſi à Cotignuola, e fermatoſi quiui due giorni per rifreſcare le genti, hebbe di ſu
bito nuoua, che'l Duca ſuo Suoceroalli xIII, dell'iſteſſo meſe è hore trè di notte
-
cra paſſato di queſta vita, il che gli fu ſecretamente fatto ſapere da Lionello
Marcheſe di Ferrara, Partiſi dunque il Conte con Madama Bianca da Coti
gnuola,e ſe ne venne con le ſue genti à Cremona,oue furono riceuuti con gran
diſſima allegrezza di tutta la Città. Non iſtette Franceſco ſe non due giorni in
Cremona, ma laſciate tutte le ſue genti quiui egli ſi partì ſolamente i ſua
- guardia,
I 22 i - La I B R Oi - - -

guardia, e ſe n'andò à Picighitone per abboccarſi con Franceſco Picinino, il


quale dopò la morte del Duca Filippo Maria, era tentato da diuerſi penſieri,per
cioche cercauano i Venetiani di tirarlo della ſua parte, ma non sì toſto gli heb
be parlato il Conte, che egli reſtò ſodisfatto dell'humanità, 8 benignità d'eſſo,
ancorche prima ne temeſſe per l'antiche gare ſtate frà di loro. Fatto queſto ſe
ne ritornò il Conte è Cremona, oue trouò Luigi Boiſio, e Pietro Cotta, Amba
ſciatori de Milaneſi, i quali gli haueano portato il ſtendardo, 8 il baſtone del
Generalato, percioche dopò la morte del Duca eſſendoſi i Milaneſi poſti in li
bertà, & eſſendo moleſtati da Venetiani, eleſſero per loro Capitano generale
eſſo Sforza, con le medeſime conditioni che dal Suocero l'erano ſtate premeſſe
La Città di Pauia ſi diede queſt'iſteſſo anno volontariamente al Conte Franceſ
co, & del meſe di Nouembre hebbe per forza d'armi la Città di Piacenza, la
uale dopòl'hauer ſoſtenuto l'aſſedio pervn meſe continuo, fù da Sforceſchi
i" per quaranta giorni continui, e vi mancò poco che Franceſco non
vi laſciaſſe la vita, percioche gli fù davn colpo d'artiglieria ammazzato ſotto il
cauallo. Mandauano i Venetiani ſoccorſo a Piacentini,ma hauendo i capitani
inteſa la preſa di quella Città mentre s'erano fermati con l'armata à Caſalmag
iore, ſi riuolſero a depredare il Cremoneſe; la onde lo Sforza che non haueua
i in Cremona, vi mandò Giacomazzo Salerno Cremoneſe, e Mano Barile
con parte delle ſue genti, per vietare gli inimici che non veneſſero a tagliare il
ponte, che era ſopra il Pò, acciò poteſſe paſſare l'armata ſenza difficultà; Il che
haueua inteſo il Conte pervna ſpiagdopò l'hauer dunque mandato li ſudetti ſuoi
capitani per terra, ſe ne venne anch'egli ſteſſo per il Pò, ne sì toſto fù arriuato,
che vide gli inimici eſſerſi già appreſſati al ponte, 8 attaccata la zuffa co ſuoi;
ma Micheletto, & gli altri capitani,e Commiſſari Venetiani conoſciuto cheheb
bero il Conte, 8 reſtando ſtupefatti, che egli ſi foſſe trouato quiui, ſi ritirarono
coll'Eſſercito a Crema. -

M ccccx Lv 111. Eſſendo il Conte in Cremona non ceſſauano i Venetiani


moleſtarlo da ogni parte, percioche eſſendo quaſi tutto il contado in mani loro,
ſcorreuano infino sù le Porte della Città depredando, 8 con l'armata infeſtaua
no in modo tutta la riuiera del Pò, che è dalla parte di Parma, che non poteua
no eſſer portate vittouaglie nella noſtra Città; la onde egli ſi riſolſe fortificare
il ponte ch'era ſopra il Pò, e così vi fece fare due baſtie, vma per ogni capo del
ponte, e vi poſe buoniſſima guardia; diede anche ordine che foſſero riordinati
alcuni galeoni, che erano a Pauia, e foſſero condotti à Cremona. Venuto poi
il meſe di Maggio vſcì il Conte in campagna coll'Eſercito, & in pochi giorni ſe
gli diedero Mozzanica, Vailà,Treuì, e Caſſano; Partironſi anche in quell'iſtan
te i Venetiani coll'armata nauale, da Caſalmaggiore, & ſe ne vennero all'insù
per il Pò à Cremona, 8 auicinatiſi al ponte ſi fermarono sù l'Ancore, & inco
minciarono a dargli l'aſſalto per ruinarlo,reſiſtendogli i noſtri con molto valore,
- - aIl COI3
T E. R Z O. 123
ancora che con grandiſſimo diſauantaggio combatteſſero; percioche eſſendo
parte di loro diſceſi in certa Iſoletta del fiume, penſando di poter meglio con
le ſaette nuocere à gli inimici, ſi trouarono talmente inciampati nell'arena, che
poco, e quaſi nulla poteuano fare; laonde ſalirono alcuni de nemici ſul ponte,
e vi piantarono lo ſtendardo di S. Marco, ma fu colui che lo teneua vcciſo da
vno de' Baleſtrieri di Giacomazzo Salerno, detto Colla. Haueua il Conte la
ſciato Gouernatore, & ſuo Luogotenente nella Città di Cremona il Salerno
Cittadino d'eſſa,8 fideliſſimo al nome Sforceſco; coſtui vedendo il pericolo de
ſuoi,fatto fare con preſtezza mirabile vn ponte di graticci, e terra, andò con gli
huomini d'arme nella ſudetta Iſoletta a ſoccorrergli, 8 poſe in fuga le genti de'
nimici ch'erano ſmontate dalle naui, con grandiſſima loro veciſione. Apportò
etiandio grande aiuto a noſtri l'induſtria, e diligenza di Bartolomeo Gazzo no
ſtro Cittadino, peritiſſimo nel maneggio delle machine, 8 inſtromenti da guer
ra, il quale à caſo per indiſpoſitione del corpo non era ito col Conte; poſe egli
à ſegno l'arteglierie le quali erano nelle baſtie dai capi del ponte, percotendo
in maniera ne legni degli inimici, che furono sforzati a ritirarſi; Moſtrarono
anche il loro valore in queſta battaglia Ruggiero Gallo, 8 il Belinzona, amen
due Cremoneſi,e capitani di molto valore,S di non poca ſtima appreſſo lo Sfor
za; vennero queſti da Picighitone colle ſue compagnie, 8 gionſero apunto nel
principio della battaglia, nella quale entrando, e valoroſamente combattendo,
fecero anch'eſſi molta ſtrage de nimici. Ma ſopratutti(ſe riſguardiamo il ſeſſo)
grande fu il valore dell'animo, che moſtrò queſto giorno Madama Bianca Ma
ria, perciochehauendo tutto il Popolo, mentre che difuori ſi combatteua, dato
di piglio all'armi, per ogni biſogno che haueſſe potuto occorrere,ella non come
donna, ma come valoroſo capitano,ſalitaà cauallo, fattili mettere in ordinaza, S&
eſortandogli con parole piene d'amoreuolezza a ſoccorrere i ſuoi,che virilméte
cóbatteuano,ſe n'vſcì fuori della Porta della Moſa,cò vn grandiſſimo ſquadrone
degenti armate, che come capitano la ſeguiuano;& non è da tacere, che arriuata
che fù appreſſo a gli inimici, vedendovi ſoldato Venetiano, che arditamente
era ſalito ſul ponte,e gridaua ad alta voce Marco Marco,ella gli lanciò vn'haſta,
che in mano tenea, quale nella bocca apunto l'andò a ferire. Quiui ſentendo i
noſtri la voce della ſua Signora, che gli inanimaua al combattere, rinforzarono
in modo la battaglia, che i Venetiani dopò grandiſſima veciſione delle loro gen
ti, ſi poſero in fuga, durò queſta battaglia dalla mattina infino alla ſera di quel
giorno, ritornando Madama Bianca Maria nella Città co ſuoi Cremoneſi a guiſa
di trionfante. Hauendo il Conte hauuto l'auſo di queſto fatto, ſi deliberò di
voler per ogni modo liberare queſta ſua Città dalla moleſtia de Venetiani, e
perciò del meſe di Luglio ſe ne venne quiui col ſuo Eſercito:ma intendendo ciò
Andrea Quirino Proueditore dell'armata Venetiana, ſi ritirò con eſſa a Caſal
maggiore, il che fu molto moleſto al Contc, che deſideraua tirare ininnici è
Q 2 battaglia.
-

r 24 L I B R O

battaglia. Riſolutoſinondimeno di volergli per ogni modo sforzare a combat


tere, mandò alcuni huomini eſpertiſſimi della guerra, 8 dei ſiti de luoghi, per
riconoſcere l'armata nimica, e vedere s'era poſſibile à chiudergli la ſtrada, che
non poteſſe fuggire,da quali hauendo inteſo diligentemente quanto deſideraua,
inuiò l'Eſercito alla volta di Caſalmaggiore, e nell'andarui preſe il Caſtelletto
de Ponzoni, e lo diede à ſacco a ſuoi ſoldati,volle ſolamente, che foſſero ſaluate
le perſone. Intendendo poi che Micheletto Generale di terra de Venetiani
s'era fermato à Santo Giouanni in Croce coll'Eſercito, fece il Conte farvna
ſpianata de più di due miglia,per hauer più facile la via di trouare gli inimici;
Haueua etiandio mandato Biagio Aſſareto ſuo Armiraglio con molti galeoni
beniſſimo in ordine, a ſerrare il paſſo all'armata Veneta, di cui era Armiraglio
il già detto Quirino, Aſſalirono inoſtri l'armata denemici, 8 combattendo
dalla mattina infino alla ſera, con le bombarde, 8 artiglierie fracaſſarono molti
galeoni de Venetiani con veciſione de ſoldati, 8 denocchieri; Finalmente eſº
ſendo ſtati inueſtiti due de principali galeoni degli inimici dalle capitane del
l'Aſſareto, & delli Euſtachij, reſtarono i noſtri vittorioſi, la onde il giorno ſe
guente, che fù alli xvin. di Luglio il Quirino vedendo non poter ſaluarl'arma
ta, con vn conſiglio da diſperato, fece appiccare il fuoco nei galeoni, ritiratoſi
egli con tutti gli altri, che vi erano ſopra nel caſtello di Caſalmaggiore, il che
vedendo alcuni de noſtri, 8 indouinandoſi di quello, ch'éra, s'appreſſarono coi
burchiellettià i legni mimici, 8 con preſtezza mirabile gli faccheggiarono ritor
nandoſene à ſuoi carichi di ſpoglie. Arſero tutti i legni de Venetiani, che ſet
tanta erano, quaſi invin momento; Hebbe puoco dopò ilConte vn'altra vitto
riacontra Venetiani appreſſo i Carauaggio, e furono dal Conte mandati a Cre
mona prigioni, Gentile dalla Leoneſſa, e Ruberto da Monte Albodo, capitani
di caualleria, 8 Almoro Donato Commiſſario della Republica Venetiana- .
Seguì finalmente la pace frà il Conte Franceſco, 8 Venetiani.
Mcc ce x1 1x. Hauendo il Conte Franceſco ottenuta Piacenza, che ribella
taſi da Milaneſi ſe gli diede volontariamente, vi mando per guardia Giacomaz
zo Salerno, con ſeicento caualli, & altretanti fanti; Moſſe poi guerraà Mila
neſi; Aſſediò Parma per mezzo d'Aleſſandro Sforza ſuo fratello, 8 di Giaco
mazzo Salerno, e finalmente l'hebbe; Acquiſtò etiandio Nouara, 8 molti al
tri luoghi. -

Mcc cc 1. Dopò molti contraſti,i Milaneſi vltimamente ridotti all'eſtremo,


ſi diedero al Conte Franceſco, il quale alli xxvt. di Febraro fece ſolennemente
l'entrata, e fà riceuuto con tanta frequenza del Popolo, che nulla più, s'vdiuano
per tutte le vie voci piene di letitia, che gridauano geminatamente viua il Duca,
viua lo Sforza, 8 altre ſimiglianti, vi furono anche infiniti di beſla conditione,
che gli andarono a baciarla mano, a quali ſi moſtrò cgli benigniſſimo, congiom
gendo famigliariſſimamente la ſua alle loro mani. Sonauano tutte le "
- egno
-
T E R Z O, 125

ſegno d'allegrezza. Condottopoſcia nel Duomo, dopò l'hauer con molta ri


; suerenza ringratiato il Signore Id D 1o, fù con infinito plauſo di tutto il Popolo
"
di nuouo gridato Duca, non riceuè però l'inſegne Ducali ſino alli xxv. di Mar
zo, giorno ſacro per l'Incarnatione di N.S. Giesù Chriſto, &nell'iſteſſo giorno
s egli diede il titolo di Conte di Pauia à Galeazzo Maria ſuo figliuolo primoge
nito. Contraſſe anco Lega con Fiorentini: Luigi Pitti Dottore deleggi Fio
rentino fù il primo Podeſtà di Cremona dopò che lo Sforza hebbe il Ducato di
Milano. Fù da Cremoneſi mandato a Milano di molto grano, per eſſerne in
quella Città grandiſſima penuria. -

M cccc Li. Incominciò la peſte à ſcoprirſi nelle noſtre parti, la quale però
fece maggior progreſſo in Milano, che in alcuna altra Città dello Stato. Con
cedette il Duca a Bartolomeo Gazzo nobile Cremoneſe, di cui egli ſi era ſerui
to nelle paſſate guerre, alcune poſſeſſioni poſte nel luogo della Bina, & di Scan
dolara riua d'Ollio nel Cremoneſe,le quali erano ſtate di Artemiſio Confalone
ro già rubelle del Duca Filippo Maria, è il priuilegio di queſta conceſſione ſot
toſcritto di man propria del Duca, ſotto il dì , xv. di Marzo, nel qual giorno,
era apunto l'anno, ch'egli era ſtato aſſonto alla dignità Ducale. Queſt'anno fù
eretto l'Hoſpital maggiore della noſtra Città, per l'eſortationi, e predicationi
del Reuerendo P. Don Timoteo Maffei, Canonico Regulare Lateranenſe dell'
Ordine di Santo Agoſtino, - - - - - - i
M ccccl. 1 t. I Venetiani aſpirando all'Imperio di Lombardia, vennero in
diſcordia col Duca, il quale per diuerſe occaſioni fà sforzato a moucrgli guerra,
articolarmente per vendicarſi delle ingiurie, che ogni dì gli faceuano. Ragu
nò perciò il Duca molti ſoldati nel Cremoneſe, e fece grandiſſimo apparecchio
di carriaggi, di guaſtatori, di maeſtri da legname, 8 altre coſe neceſſarie alla
guerra, coſtituendo ſuo Commiſſario generale Bartolomeo Gazzo noſtro Cit
tadino, di cui puoco fà hauemmo fatta memoria; Ne mi par fuor di propoſito
il mettere in queſto luogo alcune parole delle lettere patenti del Duca apunto,
come ſtanno; Dice egli adunque nel principio delle dette lettere, che ſono vol
gari. Deliberando noi d'vſcire in campo per odiare alle nequitie, di inſidie degli
emuli noſtri, quali dì, ci notte cercano di turbare la ſalute, quiete, ci tranquillità
º - del ſtato, cºſidditi noſtri, ci il bene di tutta Italia,hauemmo fatta certa prouſione
de carrezzi,guaſtatori, maeſtri de legnami,et altri lauoratori eſpedienti al meſtiere,
ci eſercitio militare: ma perche le predette coſe ſariano nulle, ſe non gli è buon or
dine, e non gli ſia deputato qualchuno, quale habbia la cura, gouerno, c admini
ſtrattone delle predette core. Confidando adonca pienamente della fede, ci deua
tiene a noi, ci al ſtato noſtro del prouido e diſcreto huomo Bartolomeo GaAXo da Cre
ºa neſtro diletto famigliare, di conoscendo con quanta cura, ſtudio, diligentia,
-
v ºpera, cºſolicitudine ſempre ſi è adoperato, di adopri in liſeruigi noſtri,c rendedoſº
5 º » che ogni cosa quale gli commettiamo, ſia importante quanto ſi esi , ſarà
cat,
rzo L I B R O

bene, di fedelmente gouernata, ci eſequita per lui; Per tenore dalla presente ſi º
cemmo, coſtituemmo, ci deputiamo il prefato Bartolomeo, del" ci confidiamo,
come di noi ſteſſi, noſtro generale Commiſſario, e quel che ſegue. Baſtandomi
queſta parte di lettere, che furono date in Milano alli x v. di Maggio, hauer mo:
ſtrato in quanta ſtima foſſe queſto noſtro nobile Cittadino appreſſo il Duca, il
quale puoco dopò ſe ne venne nel Cremoneſe, 8 ragunato tutto l'Eſercito è
Giouenalta, & fatto fare vn pöte ſopra l'Olio paſsò nel Breſciano,8 in due gior
nipreſePonteuico caſtello molto forte preſe anche alcuni altri luoghi;&l'Eſſer
cito de Venetiani di cui era capitano il Picinino, che era nel Lodigiano, venne
nel Cremoneſe, e preſe Soncino, Romanengo, 8 molti altri luoghi, depredan
do il Paeſe, 8 riempiendo ogni coſa di tumulto; nacque queſt'anno alli 1 1 1,
d'Agoſto vn figliuolo al Duca, e gli fu poſto nome Lodouico.
Mcccc1 111. Il Duca venne à Cremona nel principio dell'Eſtate, oue ragu
nò quanta più gente d'arme puote hauere, & ſe n'andò ſul Breſciano per ſoccor
rere i ſuoi, che da Venetiani erano moleſtati, 8 ruppe gli inimici a Ghedo;
Renato Rè di Prouenza venne con groſſo Eſercito in ſoccorſo del Duca, 8 fù
in Cremona del meſe d'Ottobre in circa, Del meſe di Nouembre fù ricupera
to Soncino dal Duca, da cui fù anche preſo il caſtello degli Orci nuoui. Nicolò
Amidano Cittadino Cremoneſe, di Veſcouo di Piacenza, fatto Arciueſcouo di
Milano, in capo all'anno reſe lo ſpirito al Signore,e fù ſepolto nel Duomo auan
ti l'Altare maggiore, 8 ſopra la ſepoltura era vn marmo, nel quale era ſcolpita
di baſſorilieuovna ſtatua in habito Archiepiſcopale, con i ſeguenti verſi,
Fomam Pontificis qui nomine revit, c idem
ſi Placentina Presal in vrbe prius,
- Dehinc cathedra Ambroſi reſidens, Amidanus in vrna
Hac Nicolaus inest pulchra Cremona tuus.
Ille animo inuiétus, docfa probitate, fi 24
Aequabat priſcos, c pietate patres.
Impia mors nimium Paſtorem tollere nobis
Aeu properas, qualem ſecula rara ferunt.
queſto ſepolcro, per la nuouafabrica fatta dal Cardinale Borromeo è ſtato
à tempi noſtri leuato, e perciò tanto più volontieri ne ho io quì poſto l'iſcrittio
ne, per tener viua la memoria di così raro huomo. Antonio Ferraro Cremone
ſe in queſto iſteſſo tempo morì in Roma nientre era à ſeruigi di Papa Nicolò è
cui egli fù gratiſſimo. - -

M cc cc L 1v. Fù del meſe d'Aprile conchiuſa la pace frà il Duca, e Vene


tiani per mezo d'vn Padre dell'Ordine de Frati Heremitani, e ſi fece perciò in
Cremona grande allegrezza. Fù dal Duca prepoſto alla fabrica del caſtello di
- - - Milano
r . T E R Z O. - 127.

Milano Bartolomeo Gazzo, per lettere patenti ſottoſcritte di mano propria del
Duca, ſotto il dì «rx. di Nouembre. -

Mcccciv. Alli xx1 1 1. di Marzo la Ducheſſa Bianca Maria partorì vn figli


uolo, a cui fù poſto nome Aſcanio Maria, il quale fù poſcia Cardinale. Barto
lomeo Gazzo di cui habbiamo più volte fatto memoria di ſopra, oltre gli altri
vffici, che haueua fù dal Duca creato Commiſſario generale ſopra tutte le fabri
che delle fortezze dello Stato di Milano, 8 dei ponti, 8 ſpecialmente ſopra le
fabriche, le quali all'hora ſi faceuano, cioè del caſtello di Milano, e della corte
Ducale, 8 delli caſtelli, e fortezze di Cremona, di Melegnano, di Picighitone,
di Lodi, di Caſſano, 8 di Trezzo, 8 in ſomma ſopra tutte le fabriche, che per
conto del Duca ſi faceſſero all'hora, è foſſero per farſi, dandoli ſopra di ciò am-,
pliſſima auttorità; donò anche al detto Gazzo alcuni beni d'un Antonello di
Tettamanzi, ſtati confiſcati per hauere egli ammazzato Gabriele de'Contince
bile Milaneſe. .

Mcc cc L v1. Il Duca maritò Ippolita ſua figliuola è Ferdinando figliuolo,


d'Alfonſo Rè di Napoli; Il caſtello di Cremona fù ampliato; Apparue del me
ſe di Giugno vina Cometa con longhiſſima coda roſſeggiante. La Ducheſſa .
Bianca Maria fece di molte conceſſioni à Carlo, e Luigi de Tinti nobili Cre
moneſi, dandogli non ſolamente alcuni beni, 8 rendite, ma concedendogli anco
l'immunità da tutti i carichi ordinari, è ſtraordinari, erano queſti due, famiglia
ri della ſudetta Ducheſſa. - - s

Mc cc clvi 1. Hauendo il Duca dopò molti trauagli finalmente ridotto lo


ſuo ſtato in pace, diede principio è riformare le Leggi delle Città a lui ſuddite,
e perciò queſt'anno del meſe diNouembre ritrouandoſi in Cremona fece alcuni
Ordini, e Statuti, i quali s'haueſſero da oſſeruare in eſſa Città, ordinando prin
cipalmente, che nel Conſiglio generale doueſſero interuenire cento cinquanta
Cittadini de' più prudenti, honorati, è pacifici, che alli dieci Preſidentià ine
goti della Città, ſe n'aggiugneſſero altre due; e molte altre coſe ordinò, che
troppo longo ſarebbe il volerle regiſtrare qui tutte. Non poſſo già tralaſciare
le lodi, che da queſto Duca per molti capi Eccellentiſſimo, vengono date alla
noſtra Città, nella Lettera, che è poſta auantialli detti Ordini, nella quale dice
egli. Interceteras ditionis noſtre vrbes,quarum principatum diuina clementia ob
tinemus,Cremonam vti ſi dileximus ſemper, ci amauimas, e quantum dici poſsie
omni ſtudio prosequimur; Hec enim principatus noſtri initium; Hac ianua ad con
ſequenda huius Domini noſtri inra; Hec ad victorian inſtrumentum; Hec de
niquè in medio noſtrarum rerum ardore ſu tentaculum nobis fuit; Cuius constan
tiſsimam fidem,ci animi integritatem, amni officio, in omni fortuna ſumus experti,
2go fit vt de ea precipuam gerere curam debeamus. Da che ſi vede quanto foſſe
cara la noſtra Città al detto Illuſtriſſimo Prencipe, 8 lo moſtrò anche con effetti,
beneficando molti de noſtri Cittadini, che lo ſeruirono in tempo di pace, e di
guerra;
128 L I B R O

guerra;donandogli beni, concedendoglianco l'immunità,8 eſſentione d'ogni


orte de carichi, per loro, e ſuoi diſcendenti, ſicome fece a Giacomazzo Saler.
no ſuo capitano, è cui diede carichi, e gradi principali, e gli donò anche di mol
ti beni "luogo di Formigara, 8 altroue, &inoltre gli diede l'eſſentione in
perpetuo, che ſino è noſtri giorni è ſtata ſeruataà ſuoi diſcendenti. Il Pò creb.
be fuor di modo, e diede gran danno di ſotto da Cremona. Et nel principio
dall'anno ſeguente, venneroleneui altiſſime fuori d'ogni memoria d'huomini.
Mccccix1 1. Ritrouandoſi il Duca in Cremona, ſi fecero molte feſte, 3:
ſopra la Piazza detta del Capitano, fù fattavna gioſtra a campo aperto, nella
quale Marſilio Guelfofù ammazzato da Quaino Arluno, a cui il Duca fece dare
il premio della gioſtra,
Mcc cc Lx 1 11. Haueua la Ducheſſa Bianca ſino dell'anno M cc cc L 1x.
conceduto facoltà a Pietro Crotto nobile Cittadino Cremoneſe, 8 ſuo intimo
famigliare, di potere cauare dodecioncie d'acqua del nauiglio della Commu:
nità, lontano della Città due, è trè miglia; & queſt'anno per ſue lettere patenti
delli xxiv. di Giugno, date nel caſtello di Cremona, ampliò detta facoltà,con
cedendo al medeſimo Pietro, per lui, e ſuoi heredi in perpetuo di potercauare
le dette dodecioncie d'acqua douunque à lui tornaſſe commodo, mentre però
non faceſſe più d'una bocca nel nauiglio. Donò ctiandio l'iſteſſa Ducheſſa il
Dacio del pane, del vino, e della carne, della Tauerna del luogo della Croce,
con eſentione ampliſſima è Carlo, e Luigi Tinti ſopranominati, come appare
per ſue lettere ſpedite nel ſudetto caſtello alli xxv del medeſimo meſe di Giu
gno. Hauendo i Venetiani moſſo guerra al Turco, ritrouo che vi andarono al
cuni Capitani de'noſtri Cittadini, frà quali furono Taffeo Beccara, Antonio
Ricardo, Bartolomeo de Vaghi, S&Cremonino,i quali inſieme col loro Generale
Bertoldo da Eſte, 8 più di trenta milla Chriſtiani, furono in vna battaglia am
mazzati, eccettuato però il Beccara, il quale reſtò prigione,
Mcccc lx v1. Alli v I 11 di Marzo il Duca Franceſco paſsò di queſta vita
con incredibile dolore di tutti li ſuoi ſudditi, 8 in particolare de Cremoneſi,
da quali era cordialiſſimamente amato. Haueua queſto gran Prencipe patito
più anni l'Hidropiſia, da cui fà finalmente con improuiſa morte oppreſſo, con
correndo più del conſueto gli humori, il che diſſero i Medici eſſergli auuenuto,
perche più giorni erano ch'egli non haucua voluto pigliare li ſoliti rimedi, e
purgationi. Haueua egli tenuta la Signoria di Cremona anni xxiv & alcuni
meſi; Etſedeci anni tenne il Ducato. Era d'età di ſettantacinque anni. La
Ducheſſa Bianca ancor che afflitta per la morte del marito, da lei ſopra tutte le
coſe amato, non ſi perdè però d'animo, anzi prouiddeà tutti gli inconucnienti
che haueſſero potuto naſcere: E perche Galeazzo Maria ſuo figliuolo primo
enito ſi trouaua in Francia, Due l'anno inanzi era ſtato mandato dal padre con
i" numero degenti, infauore di quel Rè, il quale da principali Baroni
ſuo
del
T E R Z O, i 2»
fuoRegno era moleſtato; Ella ſpedì ſubito vn ſuo fidato con lettere, auiſando
lo della morte del padre, 8 richiamandolo quanto prima a caſa. Fùtenuto il
corpo del Duca due giorni in caſa, 8 il terzo giorno fà con cſſequie reali porta
to alla ſepoltura nel Duomo, concorrendoui gli Ambaſciatori di tutte le Città è
1ui ſuddite; Etanco di molti potentati d'Italia. Fù queſto Duca di belliſſime fat.
tezze dicorpo, 8 nella faccia ſi vedeua vna lieta grauità, &vna dolciſſima hu
manità, di fortezza, e deſtrezza del corpo non hebbe nell'età ſua pari, 8 in tutte
le coſe ſi moſtrò prudentiſſimo. Galeazzo hauute le lettere della madre laſciata
la cura delle ſue genti à Giouanni Pallauicino, traueſtito in habito di Mercante
ſe ne venne incontamente à Milano, oue alli xx. d'Aprile con grandiſſimo ap
plauſo di tutto il Popolo, riceuè l'inſegne Ducali, concorrendoui gli Ambaſcia
tori, non ſolamente dello Stato di Milano, maanco del Pontefice, del Rè di
Francia, del Rè di Napoli, della Republica di Fiorenza, 3 de tutti gli altri Poten
tati d'Italia, fuorche de Venetiani.
Mcccc LX v111. Il Duca Galeazzo Maria preſe per moglie Madama Bona
Sorella del Duca di Sauoia, la quale fece l'entrata in Milanoalli v1 di Luglio.
Del meſe d'Ottobre apparuevna picciola Cometa; &alli xxm. dell'iſteſſo meſe
la Ducheſſa Bianca Maria paſsò a miglior vita in Melegnano, e fà il ſuo corpo,
portato a Milano, e ſepolto con pompa regale. - -

Mcccc Lx1x. Gio. Galeazzo figliuolo primogenito del Duca Galeazzo


Maria, & della Ducheſſa Bona,nacque allixx. di Giugno.Fù per parte del Duca
publicato vn'Editto,che tutte le contrade della noſtra Città ſi doueſſero ſalicare
nel mezzo de ſaſſi, 8 dalle parti de mattoni cotti.
Mcccc Lxx. Alli xxii di Luglio giorno celebre per la feſta di S. Maddale
na, ſileuò vn tempo molto peruerſo con tanta pioggia, che tutte le contrade e
inondauano in modo che pareuano tante groſſe fiumare; venne anche vinvento
terribiliſſimo, che fece di molto danno. Hermes ſecondo genito del Duca
queſt'anno nacque della Ducheſſa Bona. In Pauia alli xxv. di Luglio ſi publicò
la Lega conchiuſa frà il Rè di Napoli, la Repub. di Fiorenza, è il noſtro Duca -
Mcccc LXx11. Alli v. d'Aprile in Domenica,la Ducheſſa Bonapartorivna
figliuolaâ cui fù poſto nome Bianca Maria. Si publicò anche nel principio di
Nouembre, che il Duca di Calabria haueua promeſſa per moglie Iſabella ſua
figliuola è Gio. Galeazzo primogenito del Duca ancor fanciullo. Eſſendoſi in
fermato il Duca di certo male, che noi chiamiamo levàrole, dubitando di mo
i fece teſtamento laſciando Cicco Simoneta Tutore di Gio Galeazzo ſua
iuolo. -

º" cc cc 1xx 111. Il Duca concedette l'immunità à Aleſſandro Colletta nobi


le Cremoneſe ſuo Secretario, per lui, e ſuoi heredi, & ſucceſſori in infinito ,de
tutti i beni che'l detto Aleſſandro haueua, ò foſſe per hauere nello Stato di Mi
lano, &in particolare per certi beni dati à lui in dote da º Confalonero,
- i quai
13o - L I B R o
i quai beni erano nel territorio Piacentino, nel luogo del Veratto, è anche per
la poſſeſſione detta la Colletta nel medeſimo territorio. Fù ſpedito il priuilegio
di queſta eſſentione in Abbiate alli 1x. d'Aprile, nel quale fà il Duca honorata
teſtimonianza del valore d'Aleſſandro, dicendo Sic eiuſdem Alexandri prome
rentibur virtutibus, ac meritis. Cum is iamdiu,ac multos annos, noſtris inſerui
tgs maximè importantibus verſatus, tale fidei, ci integritatis argumentum dede,
zit, vt non niſi in benemeritum, c omni parte dignum feciſe putemus quidquid
benefici, e honoris in eum conferamus. Haucua anche l'iſteſſo Duca l'anno
Mtcccixx. confirmato il priuilegio dell'immunità conceduta dalla communità di
Cremona al detto Aleſſandro, Franceſco, 8 Bartolomeo ſuoi fratelli.
Mccc clxx1v. Del meſe di Marzo il Duca è prieghi della Ducheſſa Bona
fè publicare vn generale perdono a tutti quelli che foſſero ſtati per adietro con
dannati per qualche misfatti,foſſero di che ſorte ſi voleſſero,fuorche alcuni po
chi che ſi riſeruò. Ethauendo poi fatta Lega con la Signoria di Venetia, & co’
Fiorentini, ne diede ragguaglio a Cremoneſialli xxvi 1. di Nouembre, ordi
nando à Giacomo Bonarello ſuo Luogotenente, e Gouernatore in queſta Città,
& anche al Podeſtà, che faceſſero publicare ne' luoghi ſoliti la detta Lega, e per
ſegno d'allegrezza faceſſero anche annullare tutti i proceſſi pendenti anche per
quei delitti, che nell'altro Editto s'haueua riſeruati. L'iſteſſo meſe fece il Duca
alcune prouigioni da oſſeruarſi per li Feudatari, in far pagare le Taſſe dette de
caualli, & del ſale;& l'altre regaglie, nella Camera Ducale.
Mcccclxxv. Furono fatti dal Duca alcuni Ordini ſopra i beni degli Hoſ
pitali, 8 altri luoghi Pij, approbando il Decreto fatto ſopra ciò dal Duca Gio.
Galeazzo Primo, perdonando però è tutti quelli, che per adietro haueſſero con
trafatto al detto Decreto ſopra le inueſtiture nouennali de'beni Eccleſiaſtici,
& altri luoghi Pij. - - - -- -
Mcc cc 1xxv 1. Alli xxv 1. di Decembre giorno celebre per la feſta di S.
Stefano, eſſendo il Duca Galeazzo Maria andato circa alle deciotto hore nel
Tempio di S. Stefano di Milano, per vdire Meſſa, fu crudeliſſimamente ammaz
zato da alcuni congiurati Milaneſi, furono queſti,Gio. Andrea Lampugnano ſuo
famigliare, Girolamo Olgiato, Carlo de Viſconti, è ſecondo che vogliono al
cuni de Maeſtri, e Franzone ſeruitore del Lampugnano; Haueua Gio. Andrea
litigato molto tempo con Branda Caſtiglione Veſcouo di Como, per l'Abbatia
de Miramondo, fingendo dunque di voler andare a pigliar il poſſeſſo col con
ſenſo del Duca, traſſe ſeco da forſi trenta perſone che l'accompagnarono a S.
Stefano, oue entrato co'trè ſopranominati, 8 accoſtatiſi nel mezo della turba
al Duca, gli diedero da quattordeci ferite, per le quali inuocando il nome di
MARIA Vergine, morì di ſubito. Fù il Lampugnano ammazzato di ſubito, º
il ſuo corpo dopò che hebbe ceſſato il romore fù da fanciulli vituperoſamente
si
ſtraſcinato per la Città. Franzone eſſendo fugito fuori della Città, riconoſciuto
per
T E R z o. - I3 I

rla liurea de Lampugnani fù preſo; L'Olgiato, e Carlo eſſendoſi naſcoſti,


i" il giorno ſeguente ritrouati, 8 incarcerati, è alli 11, del ſeguente Ge
naro furono iſquartati viui. Furono anche impiccati molti di quelli che ingan
nati dal Lampugnano, s'erano trouati ſeco. Era Girolamo Olgiato aſſai lette
rato, e dicono che mentre ſtette in prigione fece alcuni verſi li
del morto
Duca, che ſono li ſeguenti. - - - - - - - - -

2gem non armate potuerunt mille Phalanges


º Asternere, primata Galeaz Dux Sfortia destra
Concidit, ata illum minimè iuuere cadentem
Aſtantes fumuli, nec opes, nec caſtra, nec vrbes;
Vnde patet ſeuo tutum nil eſſe Tyranno;
Fine patet humanis que ſit fiducia rebus.
Laſciò Galeazzo Maria dopò ſe quattro figliuoli legitimi, due maſchi, 8 due
femine, cioè Gio. Galeazzo, Hermes, Bianca Maria, S. Anna; e fù eletto Duca
Gio. Galeazzo primogenito, e datagli per Tutrice, per eſſer egli fanciullo, Ma
º dama Bona ſua madre. Diede il Duca, e la madre auiſo di queſto horribile caſo
à Cremoneſi, pervna lettera delli xxv 1. di Dccembre, ſottoſcritta di mano
: della Ducheſſa Bona, 8 da Cicco Simoneta, nella quale dopò l'hauer dato nuo
ua dell'horribile caſo della repentina, e violente morte del Duca, gli dicono,
che per ſtabilire, e conſeruare lo Stato in tranquillità, e mantenere i ſudditi nel
la fede, e diuotione, mandaualoro alcune prouiggioni da fare publicare le quali
conteneuano inſomma. Che ciaſcuno poteſſe condurre, e far condurre nella
Città di Cremona, e ſuoi Borghi, vittouaglie d'ogni ſorte ſenza pagamento al
cuno di Dacio, perche alli Daciari ſi farebbe il debito riſtoro. Che tutti i pri
i" , & carcerati per debiti, e condannagioni pecuniarie Criminali foſſero
iberamente rilaſciati. Che foſſe integramente reſtituito tutto quello che a
foſſe ſtato eſtorto a quale ſi foſſe perſona. Che foſſero compiutamente ſodiſ
fatti tutti quelli che reſtaſſero creditori per qual ſi voleſſe cauſa del predetto
duca morto. E per dar compimento alle ſudette coſe, s'haueſſero ad eleggere
quattro nobili Cittadini.
Mcccc1 xxv 11. Fù publicato in nome della Ducheſſa Bona, 8 del Duca
figliuolo, vn bando per cui s'annullauano tutte le condannagioni fino a quel
giorno, che fù alli xi. di Genaro, ſeguite contra quelli c'haucſſero tenuto, 8:
vſato ſale foraſtiero; & hauendo la noſtra Città del meſe di Marzo fatto ricerca
re loro l'approbatione d'alcuni capitoli, e dimande, per mezo di Giorgio Peſca
rolo Dottore di Legge, di Gio. Antonio Mainardo, e di Giouanni Borgo ſuoi
Cittadini, & Ambaſciatori, gli ne concedettero la maggior parte ſecondo le
dimande, 8 il reſtante con alcune conditioni. La ſomma d'alcune delle
- R 2 conceſſioni
a 32 L I B R o
conceſſioni fù la confirmatione delli Statuti della Città. L'annullatione di tutte
le condannagioni fatte dalli Commiſſari delle caccie nel tempo del Duca Ga
leazzo Maria. Che l'Vfficiale delle ſtrade che dipende dalla Camera, non po
teſſe far coſa alcuna concernente il ſuo Vfficio, ſenza l'interuento dell'Vfficiale
della Communità. Foſſero ogni anno rilaſciate dalli Agenti della Camera Du
cale cinquecento lire alli Deputati della noſtra Città, per ſpendere nella fabrica
del Palagio. Che l'Vfficio della guardia del Torrazzo, 8 del peſare il Sale, che
nella Città in nome della Camera Ducale s'introduceua, i quali Vffici erano
vacati per la morte di Pietro Raſpo detto della Penna, foſſero della fabrica del
Duomo. Non poteſſero gli Hebrei pigliare per i pegni più di danari ſei per lira
al meſe. All'iſteſſa Communità che ricercaua foſſe leuato in tutto, & per tutto il
Dacio detto del Torrazzo, impoſto già da Cabrino Fondulo; furono aſſegnate
lire ſeicento l'anno ſopra eſſo Dacio. Scriſſe la Ducheſſa per la ricuperatione di
4Genoua, al Veſcouo, Commiſſario, Podeſtà, Caſtellano, 8 ai Preſidenti alli
negoti della noſtra Città vina lettera del ſeguente tenore. Bona, c Ioannes
Galeaz Marta Sfortia Vicecomes Duces Mediolani, circ. Reuer in Chriſto Pater,
dilettiſſimi noſtri. Hauendo noi in queſta hora circa c x 1 1. bauuto auiſo per
meſſo ad poſta, dall'Illuſtriſſimi Gouernatori dello Exercito nostro, che hauemo man
dato per recuperatione della noſtra città de zenona, come heri circa e x1 1. hore
eſſendoſi dito nostro Exercito proximatoſi alla ditta Città, ci fadfoſi allo oppoſito li
rebelli noſtri, tandem proſtigatis, di expulſis ipſis hoſtibus noſtris, cum il nome de
Dio, ci di S. Giorgio, eſſo noſtro Exercito animoſamente è entrato in dicta noſtra
Città, e tranſcorſa la Terra, ci reducia ad obedientia, ci pominio noſtro, del che
rendendo infinite gratie adeſſo Sig. Dio, Etper recognoſcere queſto bene, ne pare,dº
per questa ve dicemo,ci volemo che ne facciate fare ſolenne proceſsione per tutto el
chiericato de quella noſtra Città,cumſoni feſtivi di campane et luminoſº fallodj per
tri di continui, come merita queſta bona nouella, incomerkando riceuuta queſta,
e coſi farete fare nelli loci principali del diſtretto d'eſa Città. Dat. Mediol, die
a 1 1. Aprilis, di c. - - -

Mcc cc Lxx1x. La peſte fù in molti luoghi d'Italia, & in Cremona fece


inolto progreſſo, e fù all'hora edificata da Cremoneſi vna Chieſa è San Rocco,
fuori della Porta della Moſa. Lodouico Sforza Duca di Bari, Zio del Duca,
preſe l'amminiſtratione del Nipote, & il gouerno dello Stato, togliendo il ma
neggio à Cicco Simoneta Calabreſe, il quale da eſſo Lodouico fù incarcerato
nel caſtello di Milano, e mandato poſcia nel caſtello di Pauia; Furono etiandio
ritenuti col Simoneta GiouanniBotta, 8 Aleſſandro Colletta nobili Cremoneſi,
&amiciſſimi di Cicco. Furono nondimeno pochi giorni dopò rilaſciati liberi.
M ccc clxxx. Hauendo Maumetto Rè de Furchi preſa la Città d'Otran
i to in Puglia, andauano i Turchi ſcorrendo per quella Prouincia, & per la Cala
bria, mettendo ogni coſa a ferro e fuoco. La onde Siſto Papa IIII.
-
sciº l
T E R Z O. I 33

di rimediare à tanti mali, 8 di ridurre l'Italia in pace, inuitò con ſue lettere tutti
i Principi Chriſtiani è voler mandare a Roma Ambaſciatori nelle calende di
Nouembre, per conſultare, e conchiudere di commune concordia quanto pa
reſſe neceſſario per la pace, e quiete d'Italia; Et ancora che il Duca noſtro
Gio. Galeazzo haueſſe appreſſo ſua Santità Antonio Triuultio ſuo Conſigliere,
e Prothonotario Apoſtolico,vi mandò nondimeno anco Leonardo Botta noſtro
Cittadino, Caualiere,e Conſigliere Ducale, inſieme con Branda Caſtiglione.
Veſcouo di Como, dando loro ampliſſima autorità, di proporre, trattare, e con
chiudere tutto quello foſſe loro parſo biſogneuole.
M cc cc 1 xxx1. Bartolomeo Sacco detto il Platina Cremoneſe, morì queſt'
anno in Roma di peſte. Fù il Platina dottiſſimo in ogni ſcienza, Filoſofo,e Re
tore molto celebre, d'ingegno acuto, e viuaciſſimo, 8 d'animo ſaldo, e coſtante.
Era egli già ſtato Abbreuiatore Apoſtolico fotto Paolo Papa II. il quale eſſen
do poco amico de letterati, e virtuoſi, lo perſeguitò, e fece incarcerare inſieme
con molti altri dotti huomini,e lo priuò dell'Vfficio,Stette queſto valent'huomo
prigione mentre che viſſe il predetto Papa Paolo, e morto lui fù da Siſto Pon
tefice di S. memoria liberato, come innocente ch'egli era. Si riſentì honeſta
mente il Platina contra di Paolo, deſcriuendo in lingua latina la ſua vita, e fa
cendo noto al mondo di quai coſtumi egli foſſe dotato. Laſciò queſto dottiſſimo
huomo molte opere latine dopò ſe, che gli hanno data fama immortale. Scriſſe
vn volume delle vite de'Pontefici dedicandolo a Papa Siſto. Vn'altro della na
tura delle coſe,3 vn'altro di Epiſtole à diuerſi; Scriſſe ancovn volume d'Hiſto
rie dei ſuoi tempi, di cui fà memoria Triſtano Calco Milaneſe nelle ſue Hiſtorie;
& inoltre mandò in luce diuerſi Dialogi,Orationi,eTrattati picni di eruditione.
M ccc crxxxri. Alli x. di Maggio Lodouico Sforza Zio, e Gouernatore
generale del Duca, venne à Cremona per abboccarſi col Duca d'Vrbino, che vi
era arriuato poco dianzi. -
M cc cc 1 xxx 1 11. Del meſe di Genaro ſi fece vna Dieta in Cremona, oue
interuennero Franceſco Gonzaga Cardinale, Legato Apoſtolico à nome di
Papa Siſto IIII. Alfonſo Duca di Calabria, Aſcanio, e Lodouico fratelli Sfor
za in nome del Duca di Milano. Lorenzo de Medici per la Republica di Fio
renza. Hercole Duca di Ferrara. Federigo Marcheſe di Mantoua. Giouanni
Bentiuoglio a nome de Bologneſi, e molti altri Signori, 8. Ambaſciatori, ſi con
chiuſe in queſta Dieta nel fine di Febraro Lega contra Venetiani, e fù dechiara
to Generale dell'Eſercito d'eſſa Lega il Duca di Calabria. Del meſe di Luglio
ſi riduſſero di nuouo in Cremona tutti gli Confederati, oue di nuouo fù ſtabilita
la Lega contra Venetiani, e fù confirmato Generale ſupremo il predetto Duca
di Calabria.
ºccer Xxxrv. Si fece allegrezza in Cremona per eſſer ſtato cteato
Cardinale Aſcanio Maria Sforzazio del Duca,alli xvii. di Marzo º"- - S l1tO
134 L I B R O -

Siſto IIII. Di nuouo fù ſtabilito dal Conſiglio del Duca di proſeguire la guerra
contra Venetiani; e perciò il Duca di Calabria alli xxv. d'Aprile con molte,
genti d'arme venne à Cremona, 8 alli v. di Maggio vi arriuò Lodouico col
l'Eſercito Ducale, di cui rinontiata c'hebbe la cura al Duca di Calabria ſudetto,
ſe ne tornò a Milano. Finalmente poi alli v1 1. d'Agoſto fù publicata nella no
ſtra Città con molti ſegni di letitia la pace, frà il Duca, e Venetiani, nella quale
concorſcro quaſi tutti gli altri Potentati d'Italia; e perciò fà dalla noſtra Città
ordinato à perpetua memoria, che ogni anno nel giorno predetto ſi faceſſe vn'
offerta di ſei libre di cera alla Chieſa di S. Donato, per celebrarſi da S. Chieſa
la ſua feſta quel giorno, nel quale fù etiandio ſtatuito, che non ſi doueſſe tener
ragione, ma foſſe feriato. -

M cc cc L xxxv. Aſcanio Sforza Cardinale, laſciato il Veſcouato di Pauia,


fù aſſonto à quello di Cremona, vacante per la morte di Gio. Antonio dalla .
Torre Milaneſe. Del meſe d'Agoſto ſi publicò di nuouo la pace, e confedera
tione fatta trà il Sommo Pontefice Innocentio VIII. il Duca noſtro, il Rè Fer
dinando, la Signoria di Venetia, &la Repub. Fiorentina. I Frati Conuentuali
di S. Domenico in queſto tempo furono ſcacciati di Cremona, 8 dato il luogo
loro di S. Domenico alli Frati Oſſeruanti, che lo tengono ſino al dì d'hoggi.
M cc cc 1xxx1x. Iſabella figliuola d'Alfonſo Duca di Calabria, promeſſa
per moglie alcuni anni, prima al Duca Gio. Galeazzo, venendo a marito per
mare, arriuò à Genoua alli xv 1. di Genaro, 8 il primo giorno di Febraro fece
l'entrata in Milano, 3 andò a ſmontare in Caſtello, 8 il giorno ſeguente fu con
dotta con apparato mirabile nella Chieſa Maggiore, accompagnata da infiniti
Prencipi, e Signori, 8 dagli Ambaſciatori, non ſolamente delle Città ſuddite al
marito, ma anche de tutte le Republiche, e Potentati d'Italia, 8 anco deſtra
niere nationi, frà quali furono quelli del Rè d'Vngheria. Precedeua queſta ſo
lenniſſima pompa tutto il Clero di Milano, con adobbamenti ſacerdotali pre
tioſiſſimi; ſeguiuano i Spoſi veſtiti alla Ducale, ſopra candidi caualli, ſottovn
Baldochino pretioſiſſimo, portando da nobiliſſimi gentilhuomini, entrati nel
Duomo dopò l'hauer vdita Meſſa, fù la Ducheſſa Iſabella ſpoſata dal Duca, ſe
condo le cerimonie di S.Chieſa. Si fecero perciò in Cremona ſegni d'allegrez
za con fuochi, ſuoni de campane, 8 altri ſimili. Mutò Lodouico Sforza a nome
del Duca i Caſtellani in molte fortezze, 8 a Cremona fà mandato Gaſpare,
del Conte. –

Mcc
tanto cc xc,
grande cheDel meſe
le vite d'Ottobre
diuennero nel giorno
ſterili di S.ſeguente.
per l'anno Franceſco venne vngelo - s

M ccc cx c1. Lodouico Sforza menò à Milano Beatrice da Eſte figliuola


del Duca di Ferrara, la quale egli haueua noucllamente ſpoſata in quella Città,
e venne con grandiſſima compagnia de nobili Milaneſi, e Ferrareſi, e ſi fecero
feſte reali, che ſe accrebbero per hauer il Duca Gio.Galeazzo nell'iſteſſo tempo
IIlal'1tata
T E R Z O. 1 35:

i maritata Anna ſua ſorella è Alfonſo figliuolo del Duca di Ferrara. Si trouaro
º no à queſte nozze reali infiniti nobiliſsimi perſonaggi, così huomini come don
g: ne, frà quali furono i principali, Franceſco Gonzaga Marcheſe di Mantoua con
ir, Iſabella ſua Conſorte, Leonora moglie del Duca di Ferrara, e madre di Beatri
º ce, & Alfonſo ſudetto ſuo figliuolo. La Ducheſſa Iſabella alli xxx di Genaro
r: in Domenica partorivn figliuolo a cui fù poſto nome Franceſco.
Ci M ccc cxc1 1. Vedendo Iſabella Ducheſſa di Milano, donna di ſpirito vi
ſº uaciſſimo, con quanta ſtrettezza foſſe trattata lei, 8 il Duca Gio. Galeazzo ſuo
C marito, poiche dal nome di Duca in poi,nò haueano altro maneggio dello Stato
:::. di Milano (vſurpandoſi il Zio Lodouico, non ſolamente l'aminiſtratione del
gouerno, ma anche l'entrate, le quali ſpendeua à modo ſuo) ſi riſoluè di ſcriuere
al Duca di Calabria ſuo Padre, con fargli ſapere, che Lodouico non più come
. Gouernatore, ma come Duca, e padrone aſſoluto, maneggiaua queſto Stato.
i Mandò il Duca Alfonſo due Ambaſciatori è Lodouico, ma nulla potero opera
Rcf: re, e de quì hcbbe principio la ruina dello Stato di Milano, e di Lodouico, &
- anche degli Aragoneſi Rè de Napoli.
M cc cc xc1 i 1. Del meſe d'Aprile fu publicata la confederatione ſeguita
i frà Aleſſandro VI. Pontefice, il Senato Veneto, & il Duca Gio. Galeazzo, che
i s'obligò inſieme co Venctiani, a mandare incontanente dugento huomini d'ar.
i me à Roma per ſicurezza dello Stato Eccleſiaſtico. Bianca Maria Sorella del
I Duca Gio. Galeazzo, fù promeſſa per moglie à Maſſimigliano Imperatore, con
- dote di trecento mila ducati d'oro, adoperandoſi in ciò con grande aſtutia Lo
douico ſuo Zio, il quale ricercò dal ſudetto Imperatore per mezo d'Eraſmo
Braſca, d'eſſere inueſtito del Ducato. Alli 1 1 1. del meſe di Decembre ſi partì
di Milano la nuoua ſpoſa Bianca Maria per andar in Alemagna dall'Imperatore
ſuo marito, accompagnandola frà gli altri Giorgio Gazzo gentilhuomo Cremo
neſe, datogli da Lodouico per Secretario. - - -

M cc cc x ctv. Fù queſto anno infeliciſſimo a tutta Italia per la venuta de


Franceſi, chiamati da Lodouico. Il Duca Gio.Galeazzo eſſendo dal meſe d'Ot- -
i, è tobre grauemente infermato, fù da Carlo Rè di Francia ſuo Cugino viſitato, à
cui egli raccomandò la moglie, il figliuolo Franceſco, pochi giorni dopò paſsò
s à miglior vita, non ſenza ſoſpetto che dal Zio pieno d'ardentiſſimo deſiderio di
regnare, gli foſſe ſtato dato il veleno. Fu la morte di queſto benignifſimo gio
uane, che non hauea più di xxv. anni, pianta vniuerſalmente da tutti i ſuoi ſud
l diti. Dopò la morte di Gio. Galeazzo fù da Milaneſi gridato Duca Lodouico
ſudetto, il quale per ſopranome ſi chiamaua il Moro.
M cc cc x cv Alli xv 1. d'Agoſto diede il fulmine nella ſummità della -
Torre maggiore, è Torrazzo, e gettò a terra la palla di metallo, che vi è poſta
nella cima, e fu vn tempo prodigioſo con vento terribiliſſimo, per cui caderono
º a terra infiniti arbori. La Ducheſſa Beatrice partorì vn figliuolo "
º - ell'anno,
136 L I B R O
dell'anno, di che ſi fece allegrezza per tutto lo Stato. Bianca Maria moglie di
Maſſimigliano Imperatore,fece ſpedire il priuilegio diSecretario intimo à Gior
gio Gazzoſopranominato.
Mc cc cx cv 1. Del meſe di Maggio hebbe Lodouico il priuilegio del Du
cato da Maſſimigliano Imperatore, e perciò con ſolennità grandiſſima riceue
alli xxv1. del detto meſe l'inſegne Ducali, e ſi fecero anche perciò ſegni d'al
legrezza nella noſtra Città. Marcheſino Stanga nobiliſſimo Cittadino Cre
moneſe, Secretario del nuouo Duca, fù da lui mandato in Alemagna Ambaſcia
tore all'Imperatore Maſſimigliano, per negoti di molta importanza.
M ccccx cv 11. Alli 11. di Genaro, la Ducheſſa eſſendoſi ſconciata di parto
paſsò di queſta vita,e fu ſepolta con eſequie reali,concorrendoui tutto il Clero,
3 gli Ambaſciatori delle Città, e caſtella dello Stato, 8
tutti li Feudatari.
M cc cc xc v1 1 1. Eſſendo morto Carlo VIII. Rè di Francia, & ſucceduto
gli nel Regno Lodouico Duca d'Orliens. I Venetiani deſideroſi di aggiungere
all'Imperio loro la Città di Cremona per mezo de ſuoi Ambaſciatori mandati
in Francia. Conchiuſero Lega col detto Rè, contra di Lodouico Moro Duca
di Milano, nella quale conuennero, che acquiſtandoſi con l'armi communi lo
Stato di Milano, Cremona con tutta la Ghiara d'Adda, foſſe de Venetiani.
M ccccxc1x. Eſſendo venuto il Rè di Francia in Italia, & eſſendoſeglie già
data volontariamente la Città di Milano con l'altre dello Stato dopò l'eſſerne
fugito in Germania il Duca Lodouico col Cardinale ſuo fratello, 8 ritrouandoſi
Nicolò Conte di Pitigliano coll'Eſercito Venetiano nel Cremoneſe, 8 di già
preſo Soncino, 8 molte altre caſtella, 8 auicinatoſi alla Città,i Cremoneſi man
daronoAmbaſciatori al Rè Lodouico ad offerirgli la Città,ma né volendo il Rè
rompere la capitulatione c'haueua co Venetiani, furono neceſſitati a arrenderſi
à Venetiani, i quali vi entrarono alli x. di Settembre; hauendo prima conchiuſi
alcuni Capitoli con Marc'Antonio Mauroceno, 8 Franceſco Foſcaro Prouedi
tori, & del meſe d'Ottobre ſeguente, vi fu dalla Signoria mandato Podeſtà Do
menico Triuiſano. Ridotti i Cremoneſi ſotto il Dominio Veneto, ſpedirono
vna nobile, 8 honoreuole Ambaſciaria à Venetia, di otto nobili Cittadini, de'
uali ne furono cinque Dottori,cioè Franceſco Brumano,il Conte Rinaldo Per
i" Sigiſmondo Borgo, Giacomo Ponzone, 3 Franceſco Raimondo, 8 gli altri
trè gentilhuomini principali, cioè Andrea Ali, Leonardo Botta, 8 Battiſta Me
lio; vi portarono queſti va Stendardo di ſetacremeſina, con vna iſcrittione a
lettere d'oro, che diceua CRE M o N a Fi D E L 1s. Fù queſto Stendardo ripoſto
nella Chieſa di S. Marco, oue ſino a noſtri tempi ſe gli vede. Recitò il Borgo
vn'Oratione latina nel Senato, e fù con marauiglioſa attentione aſcoltato, 3
molto lodato. Stette poi la noſtra Città ſotto il Dominio de Signori Venetia
ni ſino all'anno M. D. 1 x. -

MD. Partitoſi il Rè Lodouico d'Italia, il Duca Lodouico Sforza i"


a ſuoi,
T E R Z O, 137

da ſuoi, ritornò in Italia, & da Venetiani furono confinati fuori di Cremona al


cuni nobili Cittadini, per ſoſpetto che non aderiſſero al Duca. Furono queſti
Alfonſo, e Ferrando Conti da Perſico. Paolo, & Angelo de Ponzoni, Luca, 8.
Sempreuiuo Sfondrato, Bartolomeo, 3 il fratello,de'Borghi, Gio. Pietro Golfe
ramo, Mauro, 8 alcuni altri de Sómi, Gaſparo Mariano, Pietro Breſſano, Borſio,
Zucco, Marchino col fratello de'Ferrari, Vicenzo Marnio, Ilario Carbone, Gio.
Franceſco Viſconte, 8 Marco Mucio. Il Duca Lodouico Sforza tradito da
Suizzerià Nouara,fù fatto prigione da Franceſi, 3 mandato in Francia. Il Car
dinale Aſcanio Sforza Veſcouo di Cremona, fuggendoſene à Piacenza, eſſendoſi
fermato è Riualta in caſa di Corrado Lando ſuo parente, fi da eſſo con abomi
neuole tradimento dato nelle mani de Venetiani, inſieme con molti nobili Mi
laneſi,che l'accompagnauano, & dopo l'eſſer ſtato condotto à Venetia, fù anch'
egli mandato in Francia. - . -

M. D. v 1. Haueuano i Venetiani fatto porrevn Leone di pietra dorato ſo


pra il Torrazzo, nel quale diede la ſaetta che lo fracaſsò tutto.
- M. D. 1 x. Eſſendoſi vniti tutti i maggiori Potentati del Mondo contra Ver
netiani, che erano il Pontefice Giuglio, l'Imperatore Maſſimigliano, 3 Lodoui
co Rè di Francia, dopò l'eſſer ſtata preſa la Città di Breſcia da Franceſi, i quali
s'erano anche impatroniti quaſi di tutte le terre del Cremoneſe. La noſtra Città
ſe gli arrendè anch'ella, entrandoui in nome del Rè, Galeazzo Pallauicino; Il
caſtello nel quale s'erano ritirati i Proueditori Veneti, ſi tenne per alcuni giorni
à nome de Venetiani, ma ſi gli arrendette poi anche eſſo con alcune conditioni.
Etalli xx1 1 1. di Giugno Lodouico ſudetto Rè di Francia venne in Cremona,
oue fù riceuuta con pompa mirabile, e ſi fecero in diuerſi luoghi Archi trionfali.
Stette quiui Lodouico " giorni, e poi ſe ne tornò è Milano; e fù quì man
dato per Podeſtà Franceſco Balcio Franceſe, che vi morì. -

- M. D. , 1. Fù queſt'anno pieno de prodigi, percioche ſul Cremaſco pio


uettero dal Cielo pietre di vario colore, ſi vidde nella Luna per molte notti à
guiſa d'wna palla di fuoco, diede il fulmine nell'huoriuolo del Torrazzo. Venne
anche la peſtilenza, di che ne patì la noſtra Città per trè anni continui.
- M. o x 1 1. Eſſendoſi la noſtra Città arrenduta all'Eſercito della Lega fat
ta l'anno inanzi frà il Pontefice, il Rè d'Aragona, e Venetiani, per ſcacciare i
Franceſi d'Italia. Il primo giorno di Giugno s'accoſtò a Cremona Matteo Car
dinale Sedunenſe coll'Eſercito de Suizzeri, la cui venuta molti de principalino
bili, e mercatanti, ſi ritirarono oltre il Pò, nel Parmegiano. Domandaua egli à
Cremoneſi per pagare i ſoldati cento mila ducati, ma fà al fine accordato in
quaranta mila, da eſſergli pagati frà due giorni entrato poi nella Città allix1 1 1.
del detto mcſe, vi poſe per Gouernatore Aleſſandro Viſconte. Era ſtata rice
uuta Cremona dai Capi della Lega, è nome d'eſſa Lega, 8 di Maſſimigliano
Sforza figliuolo di Lodouico, che molto prima era morto
- - - -
rientarsi -
132 L I B R O

Il ſudetto Maſſimigliano accompagnato da Don Ramondo Cardona, Capitano


generale della Lega, 8 Vicerè di Napoli,venne à Cremona,oue fù riceuuto con
incredibile allegrezza di tutta la Città. Entrò egli alli x v1. di Nouembre in
Martedì, per la Porta di S. Michele (che hora e chiuſa, per eſſeruiſtato fabrica
tovn belouardo) incontrato principalmente da tutto il Clero, che proceſſional.
mente gli precedeua, ſeguita la fanteria in ordinanza, 8 la caualleria leggiera,
dietro a quali era tutta la nobiltà Cremoneſe; Era il Duca à cauallo, ſottovn
Baldochino di damaſco bianco foderato de pelli di Vairo,che dai Dottori della
noſtra Città, veſtiti di damaſco era portato; Seguiuano poi dietro infiniti per
ſonagi di qualità, 8 dietro a tutti gli huomini d'arme. Erano tutte le ſtrade oue
paſsòornate d'arazzi, 8 di quadri di pittura, e poche erano quelle caſe oue non
foſſero appeſe l'arme Ducali. Andò al Duomo oue fù riceuuto, e benedetto
con le cerimonie ſolite vſarſi, da Monſig.Aleſſandro Oldoino Cremoneſe, Arci
ueſcouo di Ceſarea.Alloggiò il Duca nel palagiovechio della Città,8 à gli altri
Signori, e Gentilhuomini che con lui erano, furono, dati gli alloggiamenti nelle
caſe de più nobili, e principali Cittadini. La ſera iſteſſa del giorno della ſua en
trata, gli fà da Cremoneſi fatto vn donatiuo devaſi d'argento, che coſtaronolire
quindeci mila quattrocento ottantaſei. Si fecero per trè giorni continui pro
ceſſioni ſolenni, e dopò gli fù dalla noſtra Città giurata la fedeltà, per mezo delli
Deputati, i quali andaronovno dopò l'altro inanzi al Duca,veſtito d'habito Du
cale,8 poſte le ginocchie in terra, giurarono nel modo ſeguente. TIR I MAxi
a 1L1 a N o S F o RT 1 AR Vicecomiti, vero, ci legitimo ſucceſſori, in Statum, &
Dacatum tuum Mediolani reſtituto Deigratia,aeſanctiſimaliga cooperante, ci fa
aente, iuramentum fidelitatispreſsamas. Etil Popolo a Parochia per Parochia
lenando la man deſtra, e facendogli riuerenza, gli moſtrò anch'egli ſegno dife
deltà. Venne quiui alcuni giorni dopò il Cardinale Sedunenſe, e partirono poi
inſieme per Milano, oue Maſſimigliano fù dichiarato Duca. Non fù sì toſto aſ
ſunto al Ducato Maſſimigliano, che impoſe alla Città di Cremonavnatagliade
quindecimila ducati d'oro, 8 vn'altra de duemila in particolare all'Vniuerſità
de Mercatanti. - .

M. D. «11r. Maſſimigliano Sforza Duca di Milano, fece libero dono di Ca


ſtellione è Andrea Borgo nobiliſſimo Cittadino Cremoneſe, huomo di rariſſime
qualità, con titolo di Conte,concedendogli la giuridittione ciuile,e criminale in
ampliſſima forma, approbando ancola detta conceſſione il Cardinale Gurgenſe
à nome dell'Imperatore. E celebre il nome d'Andrea Borgo per ritrouarſene
honorata memoria, &nell'Hiſtorie del Guicciardino, 8 nelle lettere ſcritte da
Monſignor Pietro Bembo a nome di Papa Leone X. &in molti altri Scrittori,
che lo conobbero. Non voglio però reſtare di mettere anch'io in queſto luo
guo, parte del priuilegio concedutogli dal ſudetto Duca Maſſimigliano. Ritro
uaſi queſto privilegio regiſtrato intieramente ne Commentari " iº -

- laſtCC1GQ
e ,
. A a
m -

T E R Z : o. 13;
Franceſco Mariani, da me altroue ricordati, ma per eſſerlonghiſsimo, mi ba
º ſtarà mettere ſolamente quella parte, la quale è quaſi vn'epilogo, è breue de
º ſcrittione delle ſue honorate attioni. Ma ſentiamo horamai quello che dice,
Maſsimigliano. Max 1 MILIAN vs Dvx Ms D 1o LAN1, crc. Proximè in Du
satum Mediolani, di Statum noſtrum benignitate omnipotentis, cº- clementiſſimi
Dei reſtituti, animum noſtrum non nunquam ad ees vertimus, qui bona memoria
Illustriſ. D Ludouico Vicecom.Sforti e genitori noſtro vi Gallorum expulſo, c poſtea
in Statam ſuum reuerſo, dum vixit; & poſt eius obiti,nobis in Germania,ci-Flan
dria, patrian, d bona ſua deſerentes aſſiduè,6 faleliter, cum magnis periculis, ci
intenſis laboribusſeruierunt: Interceteros autem plerumquè occurrie Mag. Eques
zo. Andreas Burgus Cremonenſis, Conſiliarius, di orator Caſ Maieſtatis apud noe
reſidens: 2già prima adoleſcentia alitas, di educatus eſt in Cancellaria primaria
Genitori noſtri; Cuius opera ſemper idem Genitor noiter, antequam Galli Statun
sius perturbarent, c mox potiſſimum in Germania penes Maieſtatem Ceſaream ,
mecnon poſº reditum ſuum in Italiamſemper in ardius rebus vſus eſt. Qui 4 obſin
gularem fidem, di beneuolentiam erganos, & Illustriſſimam domum noſtran, eo de
funito profugus, d exul, Gallos fugiens, ad Sereniſ. Imp. Maximilianum ſe contu
litici nunqua deſtititprafati Genitori noſtri libertatem apud euuden procuraregia
tantum M.Caſbeneuolentiampremeruit,ſolertia prudentia, vigilantia intolerabili,
acfide ſincera,vt ab ipſa Ceſ M.miſue ſit ciSereniſcº dilettiſſimo filieſuo Philippe
caſtilie,et Hiſpaniarum Rege,acArchiduce Burgundie,ad adminiſtrationem prefati
Regni. Et deinde illo repentina morteſublato,multas,cº- lonorandiſſima legationes
panes Sereniſſimos Regem Catholicum, Regem Anglie, c alios potentatus M. caſi
nomine geſit.ggibus temporibuiſcinus euna ſua erga nord. Illuſtriſs.domum no
ſtram innata fide,et effectione non deuiaſe, ſedſemper his inſtitiſſe,que ad dignita
sem, amplitudinè,et commodun noſtri pertinerèt ; quemadnodum nunc Dei ausilio
omnibus palam fa fumettidum ſuperioribus menſibus Reuerendiſ. D. Mattheo Epi
ſcopo Gurcenſi, di Locumtenenti Imperiali in Italia generali, in eius ad Summume
Pontificem oratoris etiam Caſarei munere fungens, Roma, ci alibi tàmpro rebue
M. Caſquàm pro noſtra reſtitutione, ſemper in eius Comitatu, ci ſeruitjsaſtitis,
donec Statum noſtrum paternum,id quodſemper optauit, Diuina fauente clementia,
recuperauimus: ci inpreſentiarum orator nomine Caſ. M. penes mos, pro eius con- -

ſeruatione multum elaboret, ci inuigilet dies, ci mottes apud Reuerendiſ, D. Car


dinalem Sedunenſem Legatum Apoſtolicum, d Reuerendiſ D. Gureenſem, necnon
apud Illuſtriſs. D. Vice Regem Catholici Regis copiarum, c Santiſſime Lige Lo
cuntenentem, et Capitaneum generalem pro neceſſaria prouiſione eorum que indie e
emergant pro defenſione, ci tuitione, Status nostri. Volentes igitur. Et quel che
ſegue - Fù ſpedito queſto priuilegio in Milano alli xx1 1 1. di Genaro, & fù ſot
toſcritto di man propria di Maſſimigliano, 8 del Veſcouo Gurgenſe. Confirmò
fideiſo Duca è iſtanza di Luigi Tinto nobile Cremoneſe, i primilegi d'immunità
S 2 altre
º 4o L I E R O
altre volte conceduti dalla Ducheſſa Bianca Maria è Stefano,e Filippo de Tinti.
Furono iſpedite le lettere di queſta confirmatione in Milano alli x 1 1 1. di No
uembre di queſt'iſteſſo anno. Fu anche nel medeſimo anno preſa la noſtra Città
dall'Eſercito Venetiano, di cui era Capitano generale Bartolomco d'Aluiano;
La tennero nondimeno poco tempo, percioche eſſendo ſtati rotti i Franceſi ſot
to Nouara dal Duca Maſſimigliano coll'aiuto de Suizzeri, ritornò di nuouo Cre
mona ſotto il Duca.
M. p. xv. Eſſendo venuto Franceſco Rè di Francia in Italia con groſſiſſimo
- Eſſercito, s'impatronì dello Stato di Milano, mandando Maſsimigliano in Fran
cia, oue gli aſſegnò vna prouigione di trentaſei mila ſcudi l'anno. Si diede Cre
mona à Teodoro Triuuleio,che la riceuè in nome del Rè,alli x v. di Settembre,
& alli x vi 1. d'Ottobre fù conſegnato il caſtello è Galeazzo Pallauicino, da.
Brunoro Pietra che vi era dentro a nome del Duca. Le mandò poi il Rè il Ca
itano Giouanni Benone. Fù anche queſt'anno dato il Veſcouato di Cremona
à Girolamo Triuiſano. -

. M. D. xv 1. Fà la noſtra Città ripiena di tumulti bellici,non ſi diedero perciò


nel giorno delle Palme i rami d'Vliua benedetti, ſecondol'antico rito di S.Chie
fa. Fecero i Franceſi leuari merli delle mura della Città,e fecero anco tagliare
alcune torri de priuati Cittadini; Inoltre fecero ſcauare, & allargare le foſſe,
sforzando i Cittadini è lauorarui. Furono molto grauati di taglie i noſtri Citta
dini, così in particolare, come in generale; percioche dopò l'eſſer ſtata impoſta
vna grauezza di trentamila lire, & riſcoſsi molti danari da particolari Cittadini;
ne fù impoſta ancovn'altra de ſedecimila ſcudi. Feceſi la pace frà il Rè Fran
ceſco, 8 il Rè di Spagna, 8 anche frà l'Imperatore, &eſſo Rè Franceſco,e furo
no publicate in Cremona. - - -

s M. D. xv11. Alli xxv. d'Aprilevn giouanetto d'età d'wndeci anni Frate di


S.Franceſco predicò nel mezo della Piazza grande con grandiſsimo concorſo di
perſone, e fece egli tanta dimoſtratione di dottrina,che ogn'vno reſtò con gran
diſsimo ſtupore. -

, M. D.xvi 11. Claudia Regina moglie di Franceſco Rè di Francia, partorivn


figliuolo il divltimo di Febraro, & volendoſi per ſegno d'allegrezza far proceſ
fione dal Clero della noſtra città, ſi leuò vn vento tanto tetribile, che portauai
tetti giù dalle caſe, e perciò fà neceſſario farla proceſſione per il Duomo.
; M. D. x1x. Fù in nome del Rè impoſta, 8 riſcoſſa vna taſſa di noue mila ſcudi
d'oro. Si fecero del meſe d'Aprile proceſſioni ſolenni, fuochi, 3 altri ſimili ſegni
d'allegrezza per hauer la Regina partorito vn'altro figliuolo.
M. Dox. Si videro queſto anno molti prodigi.Apparuero trè Soli,3 ſi videro
anche trè Lune. Carlo Rè di Spagna fu eletto Imperatore, è coronato in Aquiſ
grana del meſe d'Ottobre. Nel fine del meſe di Luglio vna donna nella Paro
chia maggiore, doue ſi dice il Mercatello, partorivn figliuolo a termine di "
- - - - - - IlCl 3
-

T E R Z o. r41
meſi, &alli 2o. d'Agoſto ne partorìvn'altro, ma morto più groſſo che il primo.
I Franceſi fecero gettare à terra porta Aliberta di Cittadella, con tutte l'altre
porte antiche, che ancora reſtauano in piede, benche la città foſſe ſtata molto
tempo prima aggrandita;erano queſte porta Natale, porta Pertuſa, & di S. Lo
renzo. Furono aggionti al caſtello due Torrioni rotondi, per ordine del Rè.
M. D. «x1. Ritrouauaſi l'Italia in pace, ma pace però piena di ſoſpicione,
quando fù fatta Lega fra Leone X. Pontefice maſſimo, 8 Carlo V. Imperatore
d'eterna memoria, il quale non potendo patire che l Rè di Francia godeſſe lo
Stato di Milano, che per antica ragione apparteneua all'Imperio,fenza hauerne
non pure impetrata, ma neanche ricercata l'inueſtitura,3 i debiti titoli, preten
deua hauer giuſta cagione di mouergli guerra. La fomma di queſta confedera
tione fù,che con l'armi, e ſpeſe communi ſi ſcacciaſſero i Franceſi d'Italia, rom
pendo la guerra nello Stato di Milano in quei tempi, e modi, che inſieme conue
neſſero, 8 acquiſtandoſi,n'haueſſe à hauere il Pontefice Parma, e Piacenza, 8 nel
reſtante dello Stato s'haueſſe à mettere in poſſeſſo Franceſco Sforza Viſconte,
che ſi trouaua allhora eſule à Trento, e pretendeua ragione in queſto Stato, per
hauerne Lodouico ſuo padre ottenuta l'inueſtituta da Maſſimigliano, come al
troue dicemmo, 8 anche per la rinontia del fratello. Eſſendoſi dunque com
giunti inſieme l'eſercito Eccleſiaſtico, 8 Imperiale, poſero il campo a Parma.
Alli2 1. di Giugno Monſignor de Leſcuto,ò come lo chiamano altri, dello Scudo,
e Theodoro de Triuulci, partirono di Cremona con parte dell'eſſerciro France
fe per andare a ſoccorrere Parma, e poco dopò vennero molte compagnie º
Suizzeri in Cremona, oue di già era anche venuto Monfig de Lautrec generale
del Rè di Francia. Patì molto la noſtra città per queſti tumulti bellici, eſſendo
egni di sforzati i cittadini a ritrouare danari per pagare i ſoldati. Si vide per
molti giorni vna Cometa;apparuero anche molti prodigi; Fù oltre di ciò inter
detta la città per riſpetto che alcuni cittadini ricuſauano di pagare certe penſio
nià non sò chi Sacerdoti.Si ſcoperfe ancovn trattato tenuto " Nicolò Varolo
cittadino molto potente, e di gran feguito,maallhora eſule. Furono perciò preſi
Marco de Lanci,Andrea Rouerè,Gio. Antonio Ballarino, 8 Vincenzo Pauaro,
conſci di quel trattato, & con attrociſſimi ſupplici fatti morire, queſti due vlti
mi, poſti ignudi ſopravn carro, 8 con tanaglie infuocate longamente tormen
tati, vltimamente furo iſquartati viui, gli altri due furono anche loro viui poſti
nelle fiamme. Nel principio d'Ottobre paſsò l'eſercito Eccleſiaſtico nel Cre
moneſe, Szalloggiò a Caſalmaggiore, ouc venne anco il Cardinale Giulio de
Medici, che fù poi Papa Clemente VII. Indi paſſando per il Cremoneſe non

fecero coſa di momento, ſe non che à Corte de Frati i Tedeſchi, e Spagnuoli
vennero frà di loro è conteſa, e reſtarono morti molti Tedeſchi, Da Cor
; º andò il medeſimo eſercito ad alloggiare è Robecco; Et Lautrec laſciati
ºrriaggi a Cremona andò ſpeditamente à S. Martino, che è sù la "
-
- - - Cile
136 L I B R O

che và à Soncino, con intentione di venire à battagliaco'nimici, ſe foſſero


venuti inanzi. Nel principio di Nouembre ritornò Lautrec à Cremona col
l'eſercito Franceſe, 3 alli v. del detto meſe ſi partì, e andò a Picighitone.
La Rocca che era à S. Michele fu da Franceſi ruinata quaſi affatto. Ruinarono
anco la chieſa di San Sebaſtiano ne'borghi della città,oue occorſe vn caſo degno
da ſaperſi, e fù, che vn ſoldato Franceſe entrato nella chieſa, 3 pigliando il vaſo
in cui era ripoſto il Santiſſimo Sacramento, gettò quell'empio ſacrilego la ſacra
tiſſima Hoſtia in terra, che fù raccolta con diuotione davn pouero Sacerdote, il
quale eſſendo digiuno da ſe ſteſſo ſi communicò, 3 quel ſcelerato il giorno ve
gnente morì di morte ſubitana, e come ſcommunicato fù ſepolto vilméte in luo
go non ſacro. Hauendo i Cremoneſi inteſa la preſa di Milano, 3 la rotta delle
eſſercito Franceſe, preſe le armi ſi ſolleuarono contra Franceſi,gridando il nome
dell'Imperio, 8 del Duca di Milano. Et allixxr 1, del ſudetto meſe di Nouem
bre Nicolò Varolo fuoruſcito,entrò in Cremona. Ma intendendo ciò Lautrec,
incontanente ſe ne venne quiui,& eſſendogli ſerrate le porte inanzi,ne volendo
lo i Cremoneſi riceuere, " s'accoſtò al caſtello nel qual erano i Franceſi, ci
gettata è terra con l'aiuto di quelli del caſtello vn pezzo delle mura della città,
entrò coll'eſercito sù la piazza del caſtello, oue opponendoſegli i Cremoneſi,
ne furono ammazzati molti, frà quali fù Tomaſo Crotto cittadino nobile. Ve
dendo finalmente che dall'eſercito della Lega non gli veneua ſoccorſo alcuno,
i" xxv 1. dell'iſteſſo meſe ſi diedero di nuouoà Franceſi, fuggendoſene il Va
EOlO - - - -

M. n.xx1L Allixv 1. di Gennaro furono da Franceſi confinati fuori della no


ſtra città,e mandati ſul Venetiano più di quattrocento cittadini de'principali,nº
p" non perleuargli le facultà.Etallixi. di Marzo ſcacciarono gli iſteſi
franceſi più di cento Preti de più ricchi, ſpogliando loro le caſe. Franceſco
Sforza in queſto iſtante ſi congionſe coll'eſercito della Lega con più di diecì
mila perſone. Fù tagliata da Franceſi la Torre che era dirimpeto è quella di S
ario, per eſſer vicina al caſtello. Per la morte di Papa Leone X. ſi disfece la
- " Giouannino de Medici Capitano dell'eſercito Eccleſiaſtico
à Franceſi, i quali allixxv1. d'Aprile furono rotti alla Bicocca ſul Milaneſe dal
l'eſercito Imperiale. Nel principio di Maggio ricercarono i Franceſi trè mila
Guaſtatori dalla noſtra città. Federigo da Bozzolo ſe ne venne volando è Cre
mona, fuggendo da Lodi, che dagli Imperiali, 8 dal Duca di Milano era ſtato
preſo, con l'aiuto di Lodouico Viſtarino nobiliſſimo cittadino di quella città, S.
capitano di molto valore. Monſig dello Scudo, 3 il Marcheſe di Saluzzo,conº
Giouanni de Medici. & Bernardo Viſconte, ſi ritirarono in Cremona dopò la
rotta della Bicocca,e poteuano hauere con loro danoue mila perſone, che furº
no tutti alloggiati a diſcretione nelle caſe de'cittadini,i quali oltre l'incommodº
graucancricciettero anche di molti oltraggi. I poueti furono a pena della fº
T E R Z O. 137
º caſcacciati tutti della città, co quali fuggirono anche infiniti cittadini honeſti,
iº & honorati colle mogli, e co figliuoli, per i mali trattamenti, che da Franceſi ri
iº ceueano. Proſpero Colonna Generale dell'eſercito Imperiale,venne à campo
i à Cremona allixi. di Maggio, 8 allixvi. ſe ne partì hauendo prima Tregua frà
iº lui,eli Capitani Franceſi, che erano di dentro, per giorni quarantacinque, nel
i qualtempo haueſſero i Franceſi è partirſene, non eſſendo ſoccorſi, non ſi inclu
la dendo però in queſta capitulatione il caſtello. Etalli 1 1. di Giugno Giouanni
i de' Medici ſi partì di Cremona colle ſue genti. Ancora che in quei tempi pa
nº reſe gran penuria di vettouaglie nella noſtra città, non valeua però il vino più
ti, di quattro lire la miſura, il formento ſoldi trentaſei lo ſtaio, il butiro i la
i libra, &il caſcio altretanto. Alli 1 v. di Luglio Monſig. dello Scudo partì di
piz Cremona con tutte le genti Franceſi, 8 ſe ne paſsò in Francia, ſecondo le con
Nr. uentioni fatte col Colonna. Etalli 1v. d'Ottobre la notte venne il terremoto,
Lr che non durò però molto. Furono anche queſt'anno ruinate le chieſe di S.Lu
o ca, d'Ogni Santi, di S. Caterina, 8 di S. Guglielmo, le quali erano ne'borghi
i della città. Girolamo Treuiſano Veſcouo della noſtra città paſsò a miglior
la vita .. - .
mi M. D. xx iri. Girolamo Vida Cremoneſe, d'alta facundia inefficabil vena
k, (come già di lui cantò il Prencipe de'Poeti Romanzi) huomo veramente,
ir miracoloſo d'ingegno, 8 di dottrina in ogni ſorte di belle lettere,ritrouandoſi in
e Roma, doue altre altre volte era ſtato chiamato da Leone X. diede in luce la .
Poetica in verſi heroici latini, con altre operette del giuoco de ſcacchi, 8 dei
"iº vermi che fanno la ſeta, che alcuni chiamano bigati, e a Cremona caualieri ſi
i chiamano;& anch'alcune Egloghe,colle quali opere diede ſaggio del ſuo feliciſ -
i: ſimo ingegno. Occorſe nel territorio Cremoneſe vn caſo veramente degno º -

merauiglia, e parimente di compaſsione, e ciò fu che vna fanciulletta d'eta d'orº


i to, in noue anni, non ſapendo ciò che ſi faceſſe, tagliò il membro virile à vn fan
lº ciullino ſuo fratello, il quale ſe ne morì di ſubito, hora venuta che fu la madre à
a caſa dai campi ou'era ſtata à lauorare, & hauendo ritronato il bambino giacere
morto in terra, 8 inteſane dalla fanciulla la cagione, adirata con vn baſtone in
modo la percoſſe, che cadè anch'ella morta, 8 ecco arriuare il marito, e veduti
amendui i figliuoli morti, fù datāta colera ſoprapreſo, che veciſe incontanéte la
i moglie, preſo poi da diſperatione attaccò il fuoco nella caſa, e ſe ſteſſo impiccò
gº i" la gola,auuenne queſto caſo non molto lontano da Giouenalta. Del meſe di
uglio venne la tempeſta in molti luoghi delCremoneſe groſſiſsime che amazzò
più di quattro mil'animali, 8 anche molti huomini. Alli xv. di Settembre fù
impoſta alla noſtra Città vna Taſſa de deciottomila ducati; & nell'iſteſſo tempo
Federigo da Bozzolo Capitano de Franceſi, dopòl'hauer preſo Lodi ſe ne ven
ne alla volta di Cremona per ſoccorrere il caſtello;e deliberatoſi anco d'aſſaltare
º º Città nella quale ſapeua non eſſeruiſtato laſciato molto preſidio dal co",
º - gli
I 44 L I B R O
gli vſcirono incontra Battiſta Pelliciolo, detto per ſopranome il Matto Cremo
neſe, & Salomone Siciliano ambidue capitani di molto valore, queſti inaniman
t"
do i ſuoi ſoldati, appiccarono la ſcaramuccia co Franceſi, e moltin'vcciſero, e
dopò l'hauer acquiſtato vn'Inſegna, vedendo che gli inimici andauanoingroſ.
ſando, ſi ritirarono colle ſue compagnie ſalui nella Città. Accoſtatoſi dunque,
Federigo al caſtello, lo rinfreſcò di vettouaglie; &il giorno ſeguente, che fù alli
rxvi del ſudetto meſe, vedendo che gli era impoſſibile potere entrare nella Cit.
tà dalla parte del caſtello, riſpetto alle gagliarde munitioni fattegli da noſtri, ſi
deliberò di batterla all'incontro di S. Monica, ouc ſapeua la muraglia eſſer de
bole. Fatta dunque piantare l'artcglieria, fece fare la batteria, e con cri colpi
furono gettati a terra da cinquanta braccia delle mura, per le cui ruine tentò Fe
derigo con fiero aſſalto d'entrare nella Città,ma furono i Franceſi valorcſamen
te ributtati dai noſtri. Vedendo perciò inimici cſſer ſtato vano l'aſſalto dato,ſi
ritirarono diſcoſto da Cremona da trè miglia. Vi ritornarono nondimeno alli
r i 1. d'Ottobre, 3 tirati più di trecento colpi d'artiglieria, fecero grandiſſima
suina de mura, ma vedendo la buona munitione haueano fatta i noſtri di dentro,
e moleſtandoli difuori il Capitan Matto, 8 il Salomone ch'erano vſciti, ceſſa
rono dall'incominciata opera, ritornando nondimeno il giorno ſeguente,fecero
con l'artiglieria molto maggior ruina, e dato l'aſſalto tentarono di nuouo d'en
trare nella Città, ma invano, percioche i noſtri vincendo colla diligenza inimi
ci, haueano di dentro fatti gagliardi ripari, con legna, traui, biſacche di lana, 8
altre ſimili coſe, e difendendoſi virilmente ne ributarono vin'altra volta i Fran
ceſi; La onde hauendo eſſi perſa ogni ſperanza di poter hauer Cremona, ſe ne
ritornarono è Lodi. Alli xx111 di Decembre il Duca di Borbone ribelle del
Rè di Francia, venne in Cremona accompagnato da Federigo Marcheſe di
Mantoua. - - - -

M. D. xx1v. Proſpero Colonna Generale dell'Eſercito Imperiale, venne a


morte il primo giorno di Genaro in Milano, 6 alla ſua ſepoltura fu poſto il ſe
guente Epitafio,fatto dal dottiſſimo Daniele de Caietani noſtro Cittadino,huo
mo di ſingolar dottrina, e d'ingegno eccellente, pcritiſſimo della greca, e latina
fauella,epublico Lettore nella noſtra Città di lettere Humane.L'Epitafioè tale.

Geſsi bella di ſed incruenta,


Defendi Heſperian ſenex vtranº,
Proſper vi valida mee Columne.
Perfeci mea fata, peruicaces,
Vos in ſanguine Principes valete.
Era da noſtri aſſediato il caſtello della noſtra Città, 8 di ciò era ſtata datº
caraà Nicolò Varolo ma ciò che ſe ne foſſe la cagionenonſisa,egliful"
queſta
T E R Z O 145

gueſta impreſa, e vi fà poi per ordine del Duca noſtro prepoſto Annibale Pice
rs nardo Capitano, 8 Cittadino Cremoneſe. Del meſe di Febraroi Franceſi che
crano nel detto caſtello s'arrendettero, 8 il Picenardo vi entrò Caſtellano in
tºrri
-
º
nome del Duca. I Cremoneſi furono da Clemente VII. aſſoluti dall'obligo di
:: trouarſi preſenti alla Meſſa, e Predica, nel giorno di S. Benedetto, impoſto loro
ti da Papa Benedetto, per il fauorehaucuano preſtato a Lodouico Bauaro Impe
i tatore, ſi come altroue dicemmo, & ciò fù alli xx v. di Febraro; ſerbaſi la Bolla
i nell'Archiuio publico. Eſſendo morto Maino del Maino Gouernatore di Cre
::: mona, fù dal Duca poſto in ſuo luogo Tomaſo fratello del detto Maino. Fù an
che nell'iſteſſo tempo impoſta vna Taſſa de vinticinque mila ſcudi alla noſtra ,
ni, Città. Franceſco Rè di Francia ritornò con groſſo Eſercito in Italia, oue non
it: fù sì toſto arriuato, che ottenne la Città di Milano, trauagliata allhora fuor di
li modo della peſte. Aſſediò poi l'iſteſſo Rè la Città di Pauia. Soſtennè perciò la
noſtra Città grauezze intolerabili,percioche fù coſtretta del meſe di Nouembre
pagare altre vinticinque mila ſcudi, 8 poco dopò altri ſeimila, i quali ſi pagaro
no in tanti panni, e fuſtagni, per non ſi ritrouare danari, oltre che di continuo,
3 nel Contado, 8 nella Città s'alloggiauano i ſoldati è diſcretione.
M. D. xxv. Penſando il Rè Franceſco di occupare Cremona, oue non era .
reſtato molto preſidio, eſſendoſi ridotto l'Eſercito Imperiale à Marignano, per
andare a ſoccorrere Pauia, aſſoldò Gio. Lodouico Pallauicino,il quale con quat
trocento caualli,S duo mila fanti, paſſando il Pò à Caſalmaggiore, occupò quel
la Terra, 8 per non eſſerui mura vi ſi fortificò dentro con ripari; occupò etian
dio S. Gio. in Croce, 8 di là andaua ſcorrendo per tutto il Contado Cremone
ſe , la onde il Duca Franceſco, il quale ſi trouaua in Cremona, vi mandò Aleſ
ſandro Bentiuoglio Bologneſe, Aleſſandro Stampa Milaneſe, 8 il Capitano Ba
rone Somencio Cremoneſe, con mille, e quattrocento fanti aſſoldati in Cremo
na, & con alcuni pochi caualli di Ridolfo da Camerino, 8 co'caualli della ſua
propria guardia. Vſcì il Pallauicino confidatoſi nell'hauer più genti che i noſtri,
e s'attaccò con loro, ma combattendo le noſtre genti valoroſamente, i ſoldati
del Pallauicino ſi poſero in fuga, 8 egli dopò l'hauer combattuto buona pezza
con molto valore, finalmente fatto cadere da cauallo fù da Baldeſſare Superto
“Cremoneſe fatto prigione, 8 condotto a Cremona alli xx di Febraro. Etalli
x x 1 v. dell'iſteſſo meſe, giorno ſolenne per la feſta di S. Matthia Apoſtolo, 8 il
medeſimo giorno natale dell'Imperatore Carlo V. ſi fece il fatto d'arme ſotto
Pauia, frà l'Eſercito Imperiale, &l'Eſercito Franceſe, nel quale furono rotti i
Franceſi,con vcciſione de più d'ottomila di loro,e fù anche fatto prigione il Rè
Franceſco, col Rè di Nauarra, il Baſtardo de Sauoia, e molti altri Signori, e
!
Principali Baroni di Francia, & anche alcuni Italiani, frà quali fù Federigo Gon
tifº ºsada Bozzolo, 8 Galeazzo, e Bernabò Viſconti. Furono anche ammazzati
Più de venti Signori principali Franceſi; Fù etiandio infelicemente ammazzato

- - - - Ti il
i
v .
-

146 L I B R -O

il Rè di Scotia da alcuni contadini,che non lo conobbero, i quali perciò condot.


ti à Milano furono decapitati. Il Rè Franceſco fà poſcia alli xxv 111. del detto
neſe, condotto da Pauia, à Picighitone, oue fùtenuto con buoniſſima guardia
fin tanto, che dal Vice Rè di Napoli fù di ordine dell'Imperatore condotto in
Iſpagna. Il Capitan Battiſta Pelliciolo detto il Matto Cremoneſe, fù ammaz
zatoalli v1. di Maggio d'un'archibugiata, in vn luogo detto la Rocca, nel terri.
torio di Pontremolo, e portato il ſuo corpo a Cremona, fu ſepolto nella Chieſa
di S. Agata. Fù coſtui capitano di molto valore, e fece prouadi ſe molte volte
combattendo a corpo è corpo ſempre con vittoria de'nemici;hebbe eglivnfra
tello capitano anch'eſſo ſtrenuo,e furono amendue queſti fratelli cariſſimi al Du
ca, da cui ne furono etiandio rimunerati con doni, di che ne fà particolar fede
l'iſcrittione già poſta ſopra la loro caſa,che era dirimpeto al Monaſtero del cor
po di Chriſto, la quale da ſuoi heredi è poi ſtata venduta, l'iſcrittione è tale.
Inuidia, ci vulgi ceſent mala murmura, ſunt hac
Sfortiada nobis libera dona Ducis.
Del meſe d'Ottobre ritrouandoſi il Duca Franceſco grauemente infermo nel
caſtello di Milano, gli fù da Ceſare mandato l'inueſtitura del Ducato di Milano,
per la quale pagò cinquanta mila ſcudi. Girolamo Morone chiamato dal Mar
cheſe di Peſcara à Nouara, fù da Antonio Leua fatto prigione, 8 mandato nel
caſtello di Pauia,come conſcio, 8 capo principale della Congiura tenuta contra
i Capitani Ceſarei, della quale da eſſo Morone fù anco imputato il Duca Fran
ceſco,come conſapeuole,e conſentiente. Mandò il ſudetto Marcheſe vn'Araldo
à Cremona allixvii. dell'iſteſſo meſe à chiedere il caſtello in nome dell'Impera
tore, ma gli fu riſpoſto da Annibale Picenardo, che vi era dentro Caſtellano,
che gliel'haurebbe conſegnato, quando gli foſſe ſtato portato il contraſegno.
Alli xxv. d'Ottobre vennero in Cremona da mille, e trecento fanti Alemani,de
quali erano Colonelli Corradino Tedeſco, e Baieza Spagnuolo, 8 furono ri
ceuuti, hauendo il Duca ciò ordinato per ſue lettere, che di già haueua portate
alla Città Girolamo Viſconte nobile Cittadino d'eſſa. Vi vennero anco non
molto dopò alquante compagnie de Spagnuoli. Nel principio di Nouembre
i ſudetti Colonelli incominciarono è far le trincere al caſtello di dentro dalla .
Città, e furono ammazzati molti ſoldati, e guaſtatori con l'artiglieria. Etil Pi
cenardo la notte precedente il giorno nel quale ſi fa dalla Chieſa la ſolennità de'
morti, mandò fuori alcuni dei ſuoi ſoldati,i quali andettero a Breda, à Caſa Nuo
ua, &in quei contorni, e conduſſero nel caſtello aſſai buona quantità de beſtia
mi. E pochi giorni dopò vſciti di nuouo duelli del caſtello, veciſero alquanti
Tedeſchi. Nel principio di Decembre s'incominciò da noſtri Cittadini à farle
ſpeſe di Spagnuoli,e Tedeſchi, pernon eſſereſſi pagati da ſuoi cº"i "
nell'iſtcſſo.
T E R Z - Oi 147
º nell'iſteſſo tempo fecero anco chiudere trè porte della Città non reſtando aper
ir
te ſe non quella d'Ogni Santi, 8 del Pò. Alli 1v. del ſudetto meſe s'hebbe,
igi nuoua, che Franceſco Fernando Daualo Marcheſe di Peſcara era morto in Mi
i;
im:
lano. Etalli xII. il Colonello Corradino mandò vn bando, che tutti quelli che
erano ſtati ſoldati del Duca ſi partiſſero di Cremona, ſotto pena della forca, e
si
pena di cento ſcudi a chi gli haueſſe hauuti in caſa, 8 non gli haueſſe manifeſtati,
iCi
M. D. xxvi. Nel principio di Genaro, Aſcanio Botta Giureconſulto famoſo,
ol: :
&nobile Cittadino Cremoneſe,fù dai Capitani Imperiali fatto Podeſtà di Cre
ini mona. Vennero in Cremona da mille, e cento fanti Spagnuoli, che furono al
mil,
loggiati nelle caſe del Cittadini, da quali erano anche fatte loro le ſpeſe furono
olii
anche poco dopò riempiuti i Monaſteri de ſoldati. Allin, del detto meſe An
odi,
tonio de Leua venne anch'egli in Cremona. Alli xv1. di Maggio fà impoſta,
il
al - alla noſtra Città vna Taſſa de diecimila ſcuti dal ſudetto Antonio da Leua. Et
alli vir. di Giugno arriuò vna compagnia d'huomini d'arme, i quali cominciaro
no anch'eſſi à viuere à ſpeſe del Cittadini. Del meſe di Luglio eſſendo venuto
nel Cremoneſe Luigi Gonzaga Capitano degli Imperiali, 8 depredando co'
ſuoi ſoldati il Paeſe, fù incontrato dal Conte Marc'Antonio Martinengo Bre
ſciano capitano de Venetiani, che erano in Lega col Duca, 3 fatto prigione; eſ
ſendo rotte le ſue genti nel luogo della Pieue S.Giacomo, Cornelio Melio Ca
ualiere, 8 nobile Cittadino della noſtra Città, fà dal Maeſtro del campo de'
Spagnuoli confinato fuori di Cremona. Nell'iſteſſo meſe il Duca d'Wrbino Ge
nerale della Lega fatta frà il Pontefice Clemente VII. Venetiani, &il Duca.
Franceſco,poſe preſidio in Soncino a nome della Lega. Nel principio d'Agoſto
il Duca Franceſco vſcì d'accordo fuori del caſtello di Milano, oue era aſſediato
dall'Eſercito dell'Imperatore, 8 ſi riduſſe in Crema,oue ſtette dalli rir. d'Ago
ſto ſino alli xvii. Ottobre. Erano col Duca de noſtri Cremoneſi Giorgio Gaz
zo, Gio.Battiſta Speciano Senatori,e Paolo Somcncio,e Montino de'Tinti, ſuoi
famigliari. Furono fabricati quattro cannoni d'artiglieria nel Monaſtero di S.
Lorenzo a ſpeſe de Cremoneſi. Furono etiandio nell'iſteſſo meſe d'Agoſto rui
nate le Chieſe,e Monaſteri di S.Angelo, di S.Cataldo, di S.Zenone, 3 di S. Ma
ria delle gratie, ch'erano ne borghi, e poco longi dalla Città, oue moſtrarono
i Tedeſchi la poca riuerenza, che portauano alle coſe ſacre, rubando i calici, 8:
altri vaſi, 8 paramenti ſacri. Et (quel che non poſſo dire ſenza horrore)ponen
è dole ſacrileghe mani ne' Santuari, e ſeruendoſi anche dell'Oglio Sacro in vn
º gere le ſcarpe. Alli v. dell'iſteſſo meſe in Domenica, l'Eſercito della Lega
"Si venne ſotto Cremona, cingendola d'aſſedio, e perciò furono coſtretti i Cittadi
i ºi andare vino per caſa a lauorare à i baſtioni, e furono ſcacciate della Città più
oliº ºi mille perſone, 8 la mattina del giorno ſeguente quelli difuori hauendo pian
dialº ºra l'artiglieria alla Moſa,cominciarono a ſcaricare contra la Città alcuni pezzi
ini j º ºinuti; la ſera poi alle vintidue hore diedero principio con l'artiglieria groſſa
º - 2 alla
-

148 L ' I B R O -

alla batteria,che durò per tutto il Martedì ſeguente, temendoſi molto nella Cit.
tà,che quella notte non s'haueſſe à darli l'aſſalto, il che però non ſeguì, forſe per
la molta pioggia che venne. Dettero però fuori quelli del caſtello, 8 ſcaramu
ciarono co Spagnuoli, e fù ammazzato vn loro Capitano,S al Maeſtro del cam
po furono portati via i diti d'vn piè dal colpo d'una colobrina. Alli 1x d'Ago
ſto ſileuò il campo dalla Moſa, e venne alla volta del caſtello, incominciando è
farla batteria da quella parte, che fù di più di duemila tiri, non ceſſando quelli
di dentro di far ripari co' legnami d'ogni ſorte,terra, biſacche di lana, e di gotto
ne, e ſimili altre coſe, 8 erano sforzate à lauorare ogni ſorte di perſone, e nobili,
e plebei,infino anche le donne, 8 i fanciulli, ne andarono eſenti i Religioſi, per
cioche nel fine del detto meſe fü loro fatto comandemento à pena la " , che
andaſſero a lauorare, è mandaſſero vn'opera per cadauno di loro; e furono i pri
mià andargli i Canonici del Duomo, e quelli di S. Agata, e ſi tenne foſſe opera
d'vno de Canonici del Duomo, il quale depoſto l'habito Sacerdotale militana
ſottoli capitani Imperiali. Non era la noſtra città manco moleſtata da quelli di
dentro, che la foſſe da quelli difuori; percioche ognidi erano dai ſoldati rubate
qualche botteghe, 8 ammazzato qualche perſona, e frà gli altri fù ammazzato
Gio. Battiſta Ali cittadino nobile, davn ſoldato per non hauer così preſto potu
to prouederli di vino, di cui in queſto aſſedio fà grandiſſima careſtia, vendendoſi
il guaſto ſino a ſette, e otto lire la miſura, è il mediocre vinti, e vinticinque lire.
Il primo giorno di Settembre Pietro Paolo Roma cittadino nobile fù ammazza
to davn colpo d'artiglieria da quelli difuori. Alli v. Lucio Colonna nobile,
Romano ſcaramuciando ſopra la piazza del caſtello, fù davn colpo d'artiglieria
vcciſo, furono etiandio ammazzati molti altri,e Spagnuoli,e Tedeſchi. Queſto
meſe ancora, che nella noſtra città molto ſi patiſſe di vettouaglie, grandiſſima fà
nondimeno la penuria del vino,poi che il guaſto ſi vendè dui ſcudi, e più la miſu
ra, &il buono fù pagato infino a trenta lire. Finalmente vedendo gli Imperiali
non poterſi tenere più,cominciarono a trattar d'accordio con quelli della Lega,
che fù conchiuſo alli xxiv. del ſudetto meſe, le conditioni furono,che non eſſen
do ſoccorſi gli Imperiali nel termine di diece giorni laſciaſſero Cremona libera,
e ſi partiſſero ſenza ſuono de tamburri, 8 con le bandiere piegate. I Tedeſchi
ſe ne tornaſſero in Germania, e li Spagnuoli non poteſſero pervn'anno militare
ſotto i capitani Imperiali nello Stato di Milano. In queſto iſtante il Duca Fran
ceſco venne à Cremona, & andò nel caſtello. Alli 2. poi del ſeguente meſe di
Nouembre Corradino conſegnò le chiaui della città a Piotro da Cà Peſaro, Pro
ueditore generale della Signoria di Venetia, il quale fece incontamente aprire
la porta di S. Michele, per donde vſcirono i Lancichenecchi, de quali il ſudetto
Corradino era Colonello; Furono queſti da mille, e quattrocento fanti d'ordi
nanza, i quali haueuano meglio di cinquecento perſone inutili alla guerra, cioè
donne, e ragazzi, è anco più di ducento caualli; Dui giorni dopò partì il
- - Colonello
T E R z o. - r t9
Colonello Corradino con quaranta caualli. Et di là ad altro quattro giorni parti
Guido Vaini con la ſua compagnia de caualli. I Spagnuoli furono gli vltimià
partirſi, i quali vſcirono di Cremona alli x 1. d'eſſo mefe; erano queſti da ſette
cento caualli, & quattrocento fanti. Si fece per la liberatione della Città feſta
grande, ſonando tutte le campane d'allegrezza. Entrarono nella Città il Duca
d'Vrbino, & il Proueditore Peſaro, 8 poſto buon'ordine, 8 le guardie doue era
il biſogno; ſi partì il Duca d'Vrbino, eſſendogli già entrati da mille,e cinquecen
to fanti del Venetiani nella Città, de'quali erano capitani Guido Briſighella, Se
Gentile da Foligno,vivenne ancoMatteo de'Mari da Buſſeto cd trecento fanti,
i quali egli conduceua in nome del Duca noſtro. -

M. D. xxv 11. Furono queſt'anno impoſte molte grauezze alla noſtra Città,
eſſendo il Duca sforzato a grauarci contra ſuo volere per pagare i ſoldati, e per
ciò fù prima impoſta vna Taſſa de quindeci mila ſcudi d'oro, 8 poſcia vn'altra
de ſoldi cinque per ogni ſoldi vinti d'Eſtimo. Concedette il Duca l'immunità
dai carichi,e grauezze ſtraordinarieà Marco Tarteſſio noſtro Cittadino,huomo
letteratiſſimo, e peritiſſimo della greca, e latina fauella, e publico Lettore d'hu
manità, di cui facendo il Duca honoratiſſima teſtimonianza, nel priuilegio della
conceſſione, che fù eſpedito in Cremona ſotto il dì primo di Febraro, non hò
voluto laſciare di metterlo in queſto luogo per memoria di quell'huomo rariſſi
mo nella ſua profeſſione. FRA Nc1 sc vs II. Sfortia Vicecomes Dux Mediol.crc.
Solent optimi Principes ſubditorum quorumcunſ rationem habere; ſedillorum in
primis quorum virtus statui ſuo, ci honori eſº, ci emolumento, nos eorum veſtigi/r
inherere volentes, quantum vires noſtre patientur idem facere conabimur, feci.
mus 4 quoad licuit, meliori fortuna, felicioriº carſa, ſecundioriº aura ratis no
stravehebatur: Quo fit vt cum nuperrime nobilis Marcus Tarteſius, vnus ex
Academici, iſtius noire vrbis Cremone vtrius 4 lingue peritiſimus immunitatem
ſappliciter à nobis efflagitanerit, non potuerimus nuſ libentiſſimè aſſentiri, idque
multiplici de cauſa: partim vt liberius offitio ſuo vacare poſit, quo ſubditis noſtris,
ci prefertim iſtius noſtre vrbis maxima percipitarvtilitas; partim vt ei morem s
geramus, qui non ſolum nominis noſtri ſtudioſas eſt, ſed pre ceteris amantiſſimus:
Et idcirco tenore preſentium diffum Marcum,6 eius fillos, necnon eoruna bona,tàmi
mobilia, quàm imobilia, preſentia, cº-futura, Maſſariosſi, Colonos, Inquilinos, Me
S: zadros, Fictabiles, c Penſionarios ſuos,immunem, c exemptum, ac immunes, ci
º exemptosfacimus, ci declaramus ab hodierna die vſquè in perpetuum, ab onnibas
Pati, imbotatura bladorum, vini, fant, taleis mutui, preſtitis, ſebſidys, impoſi
sº tionibus,fodris, focolaribus, carrigis, ci alis oneribus, tàm realibusperſon-invas.
il Tºm mixtis cuiuſuis generis,ci maneriei impoſtis;& de cetero imponendis: onere
iº ramen ſalis, taxis equorum, c Datifs, cº- Gabellis ordinarys ſemper ſeraats, ita'
(14, o ºf anodo in antea è quocunque Datto, ac onore, exceptisſapradictis preſersentar.
ºpiº e Prºſeruati eſſe intelligantur, co modo, qua al exempti, ci inoun ha entrº
sº - - preſervati,
15o L I B R O -

preſervati, o in preſentiarum preſeruantur. Mandante, circ. Et ciò che ſegue,


che poco fà al noſtro propoſito. Alli xv. di Giugno ſi partì il Duca di Cremo:
na, doue era dimorato da otto meſi, 8 andò a Crema, 8 d'indi ſe ne paſsò è
Lodi. L'iſteſſo giorno che partì il Duca ceſsò la pioggia, che era incominciata
ſino al principio del Maggio precedente, per la quale il Pò crebbe più che ſi fa
ceſſe mai a memoria d'huomini, e cagionò " danno per tutto queſto
Paeſe; Vſcirono anche de'loro vaſi l'Adda, e l'Ollio, 3 in ſomma tanta fu l'in
nódatione dell'acque, che oſarono alcuni imperiti profeſſori dell'Aſtrologia pu
ſblicare, che hauea à venire di nuouo il diluuio. Seguì a queſta prodigioſa piog.
gia grandiſſima careſtia, vendendoſi il formento ſino a diecelire lo ſtaio, il
miglio ſei lire. Gabriele Tadini Cremaſco Caualiero di Rodi, Prior di Barletta,
eſſendo del meſe d'Agoſto vſcito di Genoua con due mila fanti, fù rotto ſcara
muciando da Ceſare Fregoſo, & fatto prigione, fu condotto nel caſtello di Cre.
mona, oue ſtette molti meſi. Del ſudetto meſe d'Agoſto pagò la noſtra Città
deciottomila ſcudi al Duca. Alli v1. d'Ottobre la Città di Pauia fù preſa da
franceſi, che erano diſceſi in Italia con Monſig. di Lautrec à fauore del Duca
Franceſco, e dopò l'eſſere ſtata ſaccheggiata per ſette giorni continui, fù conſe
i" al Duca. Hebbero i Cremoneſi grandiſſima compaſſione di quella Città
o amica, e perciò mandarono vin bando, che niuno poteſſe comperare, ne
portare in Cremona robbe di quel ſacco. Haueua vn ſoldato di Rauenna otte
nuto di condurre il cauallo colla ſtatua di bronzo, che vi ſiede ſopra, e dicono
eſſer del Rè Giſulfo, à Raucuna, di donde altre volte era ſtata leuata, ma eſſendo
al Rauennate ſtato dato altro premio, fù la detta ſtatua fatta fermare in Cremo
na, & per ordine di Annibale Picenardo Caſtellano, 8 Colonello delle fanterie
di eſſa Città, fù ripoſta nel caſtello, e poco dopò rimandata à Pauia. E mentre
era nel noſtro caſtello, auenne vn caſo non indegno da ſaperſi. E quel cauallo
belliſſimo, e pare naturale, paſſando dunque appreſſo il luogo doue era ripoſto,
vn ragazzo di ſtalla del Picenardo, che conduceuavn cauallo con la capezzaſo
la, non sì toſto fu vicino il vero cauallo al finto, che cominciò a annitrire, &à
tirare calci, 3 auentatoſegli furioſamente adoſſo, credendolo viuolo preſe co
denti. Viuono ancora alcuni che ſi trouarono preſenti à queſto ſpettacolo.
Non vò tacere (ancora che ſia fuori del mio principale inſtituto) che queſt'anno
medeſimo ſino alli v1 del meſe di Maggio fu preſa l'alma Città di Roma, e po
ſta miſeramente à ſacco dall'Eſercito Imperiale, che era de Tedeſchi, e Lanci
chinecchi, tutti infetti della peſte Luterana, 8 di cui era capo Carlo di Borbo,
ne non ſapendo però di ciò coſa veruna il Catolico Imperatore, che ne ſentì
grandiſſimo diſpiacere, tanto più intendendo,che il Sommo Pontefice Clemen
te VII. era come prigione rinchiuſo in caſtello S. Angelo, e perciò ſpedì diſu
bito meſſi à poſta per la ſua liberatione. - - - -

M. p. zxviii. Dopò tanti trauagli, che haueua patito la noſtra Città, ci


aſſalì
T E R Z O. 15 r

" aſſalì nei principio di Febraro la peſte,che per molti meſi incrudeli in modo,che
ſi nella Città (come apparue per il conto, che da Prefetti della ſanità fu tenuto)
ti mancò più del terzo delle perſone. Non reſtarono perciò i Miniſtri Ducali,ol
tra tre litrè mila ſcudi, che ſi pagauano ordinariamente ogni meſe, d'imporcivna
li Taſſa de ſoldi dodeci per ogni ſoldi vinti d'Eftino. Venne oltra di ciò grandiſ
i fima inondatione d'acque, che cagionò danno grandiſſimo. Madama Renez
ri figliuola di Lodouico Rè di Francia morto di già alquanti anni, la quale era ſtata
i maritata è Hercole Prencipe di Ferrara, andando a Reggio oue era dal marito
i" aſpettata per celebrare le nozze, arriuò à Cremona alli vi i 1. di Nouembre,ac.
il compagnata da infiniti Baroni, e Signore, & alloggiò nel palaggio de Trecchi,
i nobiliſſimi,e principali Cittadini della noſtra Città,oue poi che fù dimorata due
roſa giorni partiaccompagnandola tutta la nobiltà Cremoneſe. -

biſ, M. D. xx1x. Fù molto trauagliata la noſtra Città anche queſt'anno, 8 appar.


a uero di molti prodigi. Eſſendo ſtati rotti i Franceſi è Landriano dagli Impe
ri riali, il Duca Franceſco che ſi ritrouaua in Lodi, ſi ritirò in Crema, oue ſi trouò
º anche il Duca d'Wrbino collegenti Venetiane; & dopò l'hauer conferito inſie
, me delle coſe della guerra, ſe riduſſe il noſtro Duca in Cremona: pagarono in
io queſto iſtante i Cremoneſi al Duca diece mila ſcudi Alli 3- di Luglio in Sab
bato, fù vn terremoto grandiſſimo, è la notte della Domenica ſeguente piouè
nella noſtra Città ſangue, il che diede gran terrore a tutti. Hauendo l'Impera -
e tore deliberato di venirſene in Italia, partitoſi da Barzalona con groſſa armata,
i arriuò à Genoua alli x 1 d'Agoſto, & volendo andarſene è Bologna a trouare
º il Pontefice, di là dopò alquanti giorni ſi trasferià Piacenza, di donde ſpediſu.
i bito Mercurino Cardinale, e Marcheſe di Gattinara per Cremona a trattare col
Pucale conditioni colle quali Sua Maeſtà Ceſarea ſi contentaua di reſtituirgli
il Ducato di Milano. Andatoſene poi Ceſare nel principio di Nouembre à Bo
i logna, oue di già era arriuato il Pontefice, quiui dopòl'hauertrà loro trattato
Iongamente di dar qualche buona forma alle coſe d'Italia, finalmente è prieghi
i del Pontefice fece ſaluocondotto al Duca Franceſco di poter gire à Bologna,
fotto colore ch'egli andaſſe à giuſtificarſi di quello era ſtato imputato, d'hauer
trattato contro a Sua Maeſtà. Si trasferì cola ſubito il Duca, 3 arriuato alla
, preſenza di Ceſare,dopò l'hauer detto alcune poche parole per ſua giuſtificatio
s ne, gli reſe con animo generoſo il ſaluocondotto, & hauendogli l'imperatore
\ breuemente riſpoſto l'abbracciò, dicendogli che ſtaſſe di buon animo. E poco
º dopò interponendoſi il Pontefice, 8 adoperandoſi anche molto il Cardinale -
Mercurino, gli perdonò con certe conditioni, che haueſſe il Duca da pagare
all'Imperatore nouecento mila ſcudi d'oro, de'quali n'haueſſe a pagare l'anno
i "te quattrocentomila, 8 il reſtante in dieci anni, pagando cinquantamila
pº ſcudi ogni anno, ſino all'intiera ſodisfattione de tutta la ſomma. Fù etiandio
ſtabilito accordo frà il Pontefice, l'Imperatore, e Ferdinando Rè d'V "
- - - RO?
-
-

152 IL I B R O

ſuo fratello, co Venetiani. Fù queſta confederatione ſtabilita nella ſudetta,


Città di Bologna alli 3. di Decembre, per mezo de'Mandatari, e Procuratori
delle parti, Interuenendo per Papa Clemente Girolamo Veſcouo di Vaſone
Maſtro di Caſa di ſua Santità. Per l'Imperatore l'illuſtriſs. Cardinale de Gat
tinara, e Lodouico Fiamingo Signor di Prata, & Nicolò Percnotto Signorde
Granuella, ambidue del Conſiglio di Sua Maeſtà, 8 di Franceſco de Couos,
anche egli del Conſiglio, 8 principale Secretario di Ceſare. Per il Rè Ferdi i
nando interuenne Andrea Borgo Cremoneſe Conte de Caſtellione, di cui il Re
nel mandato dice le ſeguenti parole. De Fide itaſ, probitate legalitate, 6 in:
duſtria, longa 4 rerum experientia Magnifici, fidelis nobis diletti Andrea de Burgº
Comitis Castrileonis, Maieſtatis Ceſare e, ac nostri Conſiliari, c oratori ad Ita
liam deſtinati planam et indubitatamfdutiam gerentes ſponte. 8 quel che ſegue
iPer la Signoria di Venetia vi fu Gaſparo Contareno,3 per il Duca noſtro Gior
gio Andreaſo Prothonotario Apoſtolico. Fù poſcia publicata queſta pace in
iCremona alli xxv 1. del detto meſe, con tanta letitia di tutta la città, che più
Adire non ſi potrebbe. Fù per queſta capitulatione reſtituito al Duca tutto lo
Stato, eccettuato Como, 3 il caſtello di Milano, che ſi ritennero per Sua Maeſtà
ſino al primo pagamento de danari promeſſi.
M. D. xxx. Eſſendo il Duca sforzato a trouar danari, ſi dupplicarono queſti
anno i pagamenti de Dacij, e furono anco inuentate nuoue grauezze, de quali
fù oltramodo grauata la noſtra città, inſieme con tutte l'altre dello Stato. Fece
il Duca publicarevn Decreto gratioſo,facendogratia è tutti i banditi,eccettuati
erò quelli che foſſero condannati per leſa Maieſtà. Fù queſt'anno molto cc
i" per la coronatione dell'Imperatore Carlo V. il quale alli xxiv. di Fc
braro fù da Papa Clemente coronato della Corona Imperiale nella città di Bo
logna. Non vò ſtarà deſcriuere quella cerimonia perciohe oltre il non eſſercio
mio inſtituto, ſi ritroua anche deſcritta da infiniti ſcrittori, e latini, e volgari.
Dirò ſolaméte,che Andrea Borgo di cui hauemmo fatto memoria poco diſoprº,
vi ſi trouò come Oratore del Rè Ferdinando,e fù vno de quelli che atteſtò Carlo
gſſer ſtato dalli Elettori di Germania eletto Imperatore. Atteſe il Duca è rior
dinare ilgouero dello Stato, rimettendo tutti i Magiſtrati, 8 Vfficiali n. ſuoi
vffici; e fra gli altri Gio. Battiſta Speciano nobiliſſimo cittadino Cremoneſe, º
Dottore de Leggi eminentiſſimo, ritornò nell'Vfficio di Capitano di Giuſtitia
de tutto lo Stato, ritenendo però anche, 8 il nome, 8 la dignità di Senatoiº'
EIebbe etiandio il grado di Senatore Franceſco Sfondrato anch'egli noſtro Cif
tadino, 8 per la nobiltà, 8 per la rara ſua dottrina chiariſſimo. Era egli ſtato
dignità come dià Sauoia,
ſublime,delſi Duca
prima Senatore poſciaNell'iſteſſo
ſuo luogoe ſifùdirà. ſue qualità
per le rare tempo aſſoººº
Agoſtinº So
mencio nobile anch'eſſo della noſtra città, fù dal Duca ornato del grado di Sc
Ratore del Conſiglo Secreto Ducale(ſi chiamano queſti Senatori di robºº
c precedenº
T E R Z O, 153
I, 1
i ,
". e precedeno i Senatori Dottori.) Et Stefano Guſperto pur noſtro cittadino,
fu Secretario del Senato. Alli xx111. di Settembre venne il Duca da Pauia à
i".
Cremona per il Pò, & arriuò la notte, nella quale il Pò che allora radeua le
mura della città, fece cadere à terra da ſeſſanta braccia delle dette mura, 8 alli
xxvu. del medeſimo meſe ne ruinò più d'ottanta braccia. -
M. D. «xx1. Lodouico Piola Scnatore oſſeruantiſſimo della Giuſtitia. Ci
"i:
i
fù queſt'anno mandato dal Duca per Podeſtà, ſotto il cui Regimento auuenne
vn caſo di molto diſturbo alla noſtra città. Erano ſtate accreſciute le grauezze,
Alt,
& impoſte anco delle nuoue, ſi come poco fa dicemmo, e frà l'altre ſi era inco
ai minciato a pagare il Datio della Macina, che era de ſoldi dieci per ogni ſtaio
mi
di formento, 8 per il miglio, 8 ſegale ſi pagaua meno; Riſcuoteuaſi queſto
di Datio per pagare alla Camera Ducale certa Taſſa, che ci era ſtata impoſta de
li ſi
ſcuti due mila per ciaſcun meſe. Hora ricercando i Miniſtri della Ducal Ca
ip: mera altri due mila ſcudi al meſe, 8 ritrouandoſi la noſtra città horamai eſauſta,
ne ſapendoſi in ciò pigliare riſolutione, Matteo Vaſſallo, che allora era quì
v,
Rcfferendario,ſi riſoluè d'aumentare il Datio predetto, e così cominciò a far ri
se ſcuotere ſoldi trenta per ſtaio di grano; La ondealli 26. di Giugno ſi ſolleuaro
no alcuni plebei, de quali era capovn certo Luchetto:queſti hauendo preſo la
omo. Torremaggiore, & quella di S. Agata, cominciarono a ſonare le campane nel
,i modo, che farſi ſuole ne' pericoli grandi, corſe perciò il Popolo in arme, & s'an
io daua riducendo in ſquadre alla Piazza,oue ritrouandoſi alquanti ſacchi di grano
- ---
" - da vendere, venne per caſo vina porca correndo ſopra la Piazza, 8 andò è i ſac
io": chi del formento, gettandoli ſozopra, & volendo quelli di chi era il formento
ri
V, u . ſcacciarla, cominciarono a ſgridarla; queſta coſa fece correre molti al romore,
allhora vn certo detto Bazotto incominciò a gridare ad alta voce ammazza am
mazza, e ritrouandoſi alcuni nobili nel Duomo, furono crudelmente dalla fu
rioſa plebevcciſi; Furono queſti, il Conte Giorgio da Perſico, Nicolò Caucio,
& Nicolò Petronio, tutti tre delli Deputati al gouerno della città. Ne con
tenti di ciò corſero coſtoro alle caſe d'alcuni nobili, e le ſaccheggiarono, frà le
quali fà la caſa del Conte Ponzino Ponzone è S. Bartolomeo, 8 quella del Ca
ualiere Melio;Entrati poſcia in caſa de'Piperarià S. Michele nuouo, e ritroua
ti iui Marc'Antonio Peſce Caualiere, Tomaſo Perſichello, 8 Aleſſandro Perſi
co, tutti trè gli veciſero. Era finalmente per vſcir male la coſa, ſe non vi ſi in
terponcua Paolo Lonato Caſtellano, queſti vſcito del caſtello con alquanti ſol
dati, & andatoſene alla Piazza incominciò con voci pacifiche è quietargli, e
ºttando col Luchetto cercaua pure di tirarlo fuori del Torrazzo, ma era in .
Vºº, percioche non ſi fidaua Luchetto delle buone parole del Caſtellano, il
duale ſeppe purtáto dire, che al fine egli venne fuori dell'Vſcio,ne sì toſto hebbe
luchetto il piè ſopra la ſoglia, che fù incótanente davno de quei ſoldativcciſo:
º morte di coſtui ceſsò iromore, deponendo tutti l'arme: sgiº"
dt O
-
I 54 L I B R o
fatto il Vaſſallo ſe n'andò volando è Milano al Duca, il quale adirato ſpediſu.
bito il Porro con vna compagnia de ſoldati, il quale non sì toſto fù quì, che ne
fece incarcerare molti, 8 anche delle donne, non furono però condannati a
morte ſe non quattro huomini, 3 vna donna, e molti furono banditi. Apparue
del meſe d'Agoſtovna Cometa molto terribile, che durò tutto il meſe d'Agoſto.
Alli9. di Settembre vn ſciamo d'Api ſi fermò apunto ſopra quel marmo, che è
poſto nel mezo della ſalicata della Piazza grande, e fù raccolto da vn poucro
huomo in vin ceſtello, nel quale erano ſtati de fichi, e lo vende anche di ſubito,
fù ciò tenuto d'alcuni per coſa prodigioſa. Tideo Oldoino Dottore de Leggi,
& nobile cittadino Cremoneſe, hebbe queſt'anno, 8 anco il ſeguente la Pode.
ſtaria di Milano, con titolo di Senatore. Et Pietro Giouanni Schinchinello
anch'egli Dottore, & nobile cittadino della noſtra città, fù Podeſtà di Pauia.
In queſti tempi Girolamo Vida Theologo, Poeta, 8. Oratore famoſo, 8 illuſtre,
fù da Clemente VII. creato Veſcouo d'Alba, 8 ancora che l'opere ſcritte, 3.
date in luce da quel rariſſimo huomo lo facciano degno d'eterna memoria, non
dimeno deſiderando anch'io per quanto s'eſtendono le forze dell'arte mia, 8
del mio ingegno, di tener viua la memoria di così ſublime, 8 honorato cittadi
no, non hò voluto mancare di ornare queſta mia Opera coll'effigie ſua natu
rale, da me poſta in diſſegno, 8 fatta intagliare in rame.
M. D. xxx11. Hauendo Solimano Imperatore de Turchi,con numeroſiſſimo
Eſercito aſſalito l'Vagheria, l'Imperatore Carlo fattoſegli incontro con aſſai
minore, ma più valoroſo Eſercito, lo fece vergognoſamente ritornare; Partiſi
perciò anch'egli d'Vngheria, e ſe ne venne in Italia, 8 arriuato à Mantouavi
ſtette molti giorni, oue fù dal noſtro Duca, 8 da quaſi tutti gli altri Prencipi
d'Italia " viſitato, & honorato. Da Mantoua ſi trasferì poi a Bo
logna, oue era aſpettato dal Pontefice, e quiui nel principio dell'anno ſeguente
M. D. xxxmi. fù di nuouo conchiuſa Lega frà eſſo Pontefice, Ceſare, la Signoria
di Venetia & il Duca noſtro, il quale nella ſudetta città ſi trouò in compagnia
dell'Imperatore; Entrarono in queſta confederatione tutti gli altri Potentati
d'Italia;e fù dichiarato Capitano generale di detta Lega Antonio Leua Capitº
no famoſiſſimo. Publicata che fù la Lega, partendoſi di là l'Imperatore per an
darſene in Iſpagna; venne à Cremona alli 6. di Marzo, 8 alloggiò nel palagº
de Trecchi, e fu dalla noſtra città incontrato, 8 riceuuto con grandiſſimi ſegni
d'allegrezza. Stette quiui l'Imperatore due giorni, e poi ſi partì, andandoſene
l'iſteſſo giorno è Picighitone. Fù il detto anno M. D. Avsiti ſtabilito il matriº
nio fra il Duca noſtro, 8 la Sereniſs. Madama Chriſtierna figliuola di Chriſti
no Rè di Danimarca, detta dagli antichi Dania,3 della Sereniſs-Reina Iſabella
ſua conſorte, ſorella dell'Imperatore Carlo, di che ne ſcriſſe il Duca iſteſo a
Giorgio Gazzo Cremoneſe, Senatore Ducale, 8: Preuoſto di S. Abondº "
noſtra città, 8 di cui hauemmo più d'una volta fatta mentione, vinº lº
- ſeguente
T E R Z O. 155

i; ſeguente tenore. Tenemo per certo vi debba eſſerstato gratiſſimo hauer inteſo il
li matrimonio noſtro,perche in ogni tempo ſempre ſete ſtato deſideroſo dell'honore,com- .
i modo, ci ſtabilimento noſtro, così vi ringratiamo, dicendoui che ſperiamo ſotto
i l'ombra della Ceſarea Maeſtà, mediante etiandio detto matrimonio, le coſe noſtre,
i e dello Stato noſtro debbano pigliar miglior forma, di quella è ſtata ſin al preſente,
ro, il che preghiamo Noſtro Signore Dio ci conceda per beneficio noſtro, ci de noſtri
mir. Sudditi. Dio vi conſerui di Milano alli 15. di Luglio ore. Et è la lettera di man
in propria del Duca. -

º
2
- V 2 M. D. xxxiv.
- -
156 L I B R O
M. D. xxx 1 v. La Sereniſſima Ducheſſa Chriſtierma eſſendo venuta è Ma
rito, fece l'entrata ſolenne in Milano alli 3. di Maggio in Domenica, con tanta
mpa, & trionfo quanto dir ſi poſſa; Fù ella accompagnata di Fiandra ſino è
Milano da Monſig.di Prata,fauoritiſſimo dell'Imperatore. Il Signor Gio.Paolo
Sforza fratello naturale del Duca l'andò a incontrare fuori della Porta accom
pagnato da tutti i gentilhuomini di Milano beniſſimo veſtiti, 8 fu accompagnata
da tutto il Clero, che gli precedeua proceſſionalmente. Era la Ducheſſa ſopra
vna belliſſima Chinea, 8 haueua à man ſiniſtra il Cardinale di Mantoua, alla -

ſtaffa gli caminauano dodeci gentilhuomini principali dello Stato, veſtiti con
giubbe di ſeta alla Franceſe, l'accompagnauano anco tutti i Dottori di Milano
à piedi, da quali fu portato il Baldochino ſotto cui ella era, 8 dopò l'eſſer ſtata
nel Duomo, fù condutta al caſtello, oue dal Duca era aſpettata; & il giorno ſe
guente la ſpoſsò ſolennemente, eſſendoui preſenti l'Illuſtriſſimo Cardinale di
Mantoua, il Veſcouo Verulano Nontio del Papa, il Veſcouo di Vigeuano, &
quello di Modena, che diſſe le parole ſolite à dirſi ne' Sponſalitij, &infiniti altri
Signori. Si fecero perciò anche nella noſtra Città ſegni d'allegrezza, con fuo
chi, artiglieria, & altri ſimili. Si fece queſt'anno in Cremona vn magazino pu
blico de grani, così hauendo ordinato il Duca. - -

M. D. xxxv. Si fecero del meſe di Luglio proceſſioni, e ſi fecero anche fuo


chi, & altri ſegni d'allegrezza per tre giorni continui, d'ordine del Duca, per la
nuoua della Goletta, 8 di Tuniſi, ſtate preſe da Ceſare. Del meſe d'Ottobre ſi
ritrouarono in Cremona quattro noſtri cittadini per la rara loro dottrina, e
virtù molto celebri, cioè Girolamo Vida Veſcouo d'Alba, il quale dopò la mor
te di Clemente VII.laſciata Roma, alla reſidenza del ſuo Veſcouato fc n'andaua.
Girolamo Fondulo letteratiſſimo, 8 peritiſimo della greca, e latina fauella, e
grato fuor di modo a Franceſco Rè di Francia, &à Arrigo fuoſucceſſore, di cui
egli fù Maeſtro. Benedetto Lampridio Oratore,e Poeta leggiadriſſimo, 8 eru
ditiſſimo, diede egli in luce vu libro di Odi, & Epiſtole in verſi latini, ne quali
hà egli talmente imitato Pindaro antichiſſimo Poeta Greco, che ſi può merita
mente chiamare vn nuouo Pindaro frà Poeti latini. E' la prima Ode di queſto li
bro ſcritta à Cremona ſua Patria, per l'allegrezza delle nozze celebrate frà il
Duca noſtro, 8 la Sereniſſima Madama Chriſtierna. Il quarto non men dotto,
e letterato dei trè ſopradetti, fù Bernardo Regazzola detto il Feliciano per ſo
pranome, huomo nelle greche, e latine lettere eruditiſſimo, 8 ſtudioſiſſimo delle
antichità, e perciò hebbe anche il cognome di Antiquario. Raccolſe egli invn
libro gli Epitafi antichi, che ſi trouano nella Città di Roma, con titolo; DE
M E M o RA e LIB vs A Nrro y AE VR sis, & vn'altro col titolo ſeguente, Si
e NIE 1cario L1r r e RA R v M A N riqy ARvm, Er A e B R E vi Arv RAE ANTI
sy AE. Queſti due libri ſcritti à penna con molta diligenza, eſſendoui alcunevr
ne, &archi fatti con diſegno aſſai ragioneuole, ſi ritrouano ºri "Gio.
- I dIlCCICO
T E R Z O, - 157
Franceſco Mariani noſtro Cittadino, che dell'Hiſtorie, e ſimili lettioni molto ſi
diletta. Reſpiraua alquanto la noſtra città, anzi tutto queſto Stato godeua eſtre
maniente d'hauere vn Duca nato ſotto l'iſteſſo Ciclo, quando con grandiſſimo
diſpiacere de tutti i ſudditi,il Duca Franceſco noſtro Signore ſoprapreſo da gra
ne infirmità, il giorno iſteſſo che ſi fa la Commemoratione de tutti i morti,paſsò
all'altra vita, ſenza figliuoli; Et per teſtamento del medeſimo Duca, 8 anche -
per eſſere Feudo Imperiale,ricaddè lo Stato a Carlo V. il quale ne diede il go
verno è Antonio Leua Spagnuolo, huomo di molto valore, & peritiſſimo della
ſcienza militare, con cui egli aſceſe à gradi eminenti. I Cremoneſi inteſala.
morte del Duca, fecero Congregatione, 8 il Conſeglio generale, e non eſſendo
ancora quì alcuno a nome di Ceſare, gli giurarono volontariamente fedeltà
nelle mani de publici Notai. Venne poi quiuialli 15. Gio. Battiſta Caſtaldo,
& ſe n'entrò nel caſtello in nome dell'Imperatore.
M. p. xxxvi. Partì il Caſtaldo nel principio di Febraro, & in ſuo luogo
venne Caſtellano Pietro Antonio Gargani Napolitano, nipote del Cardinale
Caracciolo. Et nel fine dell'iſteſſo meſe venne Gouernatore della noſtra Città
lodouico Balbiani Conte di Belgioioſo, il quale fece turare la Porta d'Ogni
Santi, e la fece rifare più a baſſo, oue hora ſi vede, e fece riordinare il baſtione
Che è doue già era la ſudetta Porta. Galeazzo Campo mio padre Pittore de
ſuoi tempi aſſai ragioneuole, paſsò a miglior vita queſt'anno. La notte vegnen
tedopò il dì di S. Rocco, che è alli 16. d'Agoſto circa alle cinque hore venne ,
nella noſtra Città il terremoto, che non durò però molto,ne fece danno alcuno.
Marino Cardinale Caracciolo hebbe queſt'anno il gouerno dello Stato di Mi
lano, eſſendo morto Antonio da Leuain Prouenza, nella guerra faceua l'Impe
ratore contra Franccfco Rè di Francia. Il Pò che cravſcito da ſuoi termini nel
principio di Decembre, fece cadere a terra più di ſettanta braccia de mura, frà
la Porta del Pò, & quella della Moſa. S'incominciò anche queſto medeſimo
anno a pagare vna inſolita grauczza del Datio de'Forni, che era de ſoldi otto
Per ogni ſtaio di pane. - -

M. D. xxx vi 1. Nel principio di queſt'anno fà da Cremoneſi impoſta vna


nuoua grauezza ſopra i Fuocolari, pagandoſi vm ſcuto d'oro per ogni F uocolare.
Del meſe di Febraro, venne la tempeſta groſſiſſima, coſa che di rado auiene in
quella ſtagione. Nel fine del meſe di Maggio paſsò all'altra vita il Cardinale
Caracciolo nella Città di Milano; & in luogo del detto Caracciolo, l'Impera
fore fece ſuo Capitano generale in Italia, 8 Luogotenente nello Stato di Mi
lanº Alfonſo d'Aualos Marcheſe del Vaſto. Alli 2.di Luglio fu publicata con
inolta allegrezza la Tregua per dieci anni, frà l'Imperatore, è Franceſco Rè di
Francia, era queſta Tregua ſtata conchiuſa in Nizza di Prouenza, oue ſi trouaro
no Paolo III. Sommo Pontefice, Carlo V. Imperatore, & Franceſco Rè di
Francia. Del meſe di Nouembre crebbe il Pò quanto mai prima facciſe, e fece
non poco danno. M. D. XX XIX.
153 - L I B R O
M. D. xxxix. L'Imperatrice Iſabella Sorella del Rè Giouanni di Portogallo,
paſsò a miglior vita l'ultimo dì d'Aprile, con grandiſſimo diſpiacere dell'Impe
ratore, il quale per le rare qualità, che in lei erano, l'amaua molto eſtraordina
riamente. Moriella ſopra parto d'vn figliuolo, che poco dopò ſeguì la madre,
ſe gli fecero in Milano i Funerali, oue interuennero gli Ambaſciatori di tutte le
città dello Stato. Fù queſt'anno nella noſtra città careſtia grande di viuere.
M. D. xxx x. Regnò talmente la ſiccità nel Cremoneſe, che reſtarono quaſi
tutti i fiumi ſenza acque, S ſi dubitalia non ſeguiſſe cattiuo raccolto di biade, S.
delle vue, nondimeno vi furono è grani, 8 vue in abbondanza, è il raccolto ſi
fece aſſai più per tempo del ſolito, percioche ſi tagliarono le biade molto matu
reà mezo il meſe di Maggio, e ſi fecero i vini nel principio d'Agoſto.
, M, D, X xxx . Alli 23. di Luglio dopò molti tuoni venne vina gragniuola
groſſiſſima, e ſpeſa, che ruppe quaſi tutti i tetti delle caſe, 8 durò più d'wn'hora
enza acqua. Alli 18. d'Agoſto in Giouedì, l'Imperatore andando all'Impreſa
d'Algieri, venne in Cremona, oue fù riceuuto con feſte, e pompe, le maggiori
che ſi puote; Entrò Sua Maeſtà per la Porta di S. Michele, che allora non era
ancora turata, accompagnandolo il Marcheſe del Vaſto ſuo Luogotenente Ge
nerale in queſto Stato, con vna groſſiſſima ſquadra d'huomini d'arme, 8 vna
banda de fanti con cortelazzi in haſtati, deſtinati è ſua guardia ordinaria. La
città le mandò incontravna compagnia de più di cc. gentilhuomini armati de
Corſaletti con picche, 8 veſtiti tutti à vnaliurea, con collane d'oro al collo, e
frà queſti erano da forſi dodeci Capitani, 8 vn'altra compagnia d'archibugieri,
che poteuano eſſere da cinquecento, con morioni in teſta, e bandirole con
l'Aquila Imperiale, queſti l'andarono è incontrare ſino al ponte di San Lazaro.
Alla Porta fù tolto ſotto il Baldochino, che di ricchiſſimo drappo d'oro era fat
to, &lo portauano i Dottori del Collegio, veſtiti tutti con veſti di ſeta, 8 ſe gli
appresetarono alla ſtaffa ſedeci gentilhuomini, i nomi de quali névò tacere;Fu
rono dunque Chriſtofano Stanga; Gio.Franceſco Melio, Euangeliſta Cabiago,
Gio.Galeazzo Reggio;Gio. Battiſta, 8 Gio. Bernardino Galarati;GiacomoPice
nardo,Giouanni Ciria; Paolo Dato,Nicolò,e Paolo di Maggi, Fräceſco Golfera
mo,Antonio Peſce, Girolamo Stanga; Gabriele Melio, & Geneſio de' Sommi,
Erano queſti veſtiti molto riccamente; inanzi precedeua vna ſchiera innumera
bile de giouanetti con bandirole, ne quali erano dipinte Aquile Imperiali, ſe
guiua poi tutto il Clero. Le ſtrade dalla porta al palagio de Signori Trecchi,
oue Ceſare alloggiò, erano tutte coperte, 8 in diuerſi luoghi erano fabricati
Architrionfali, con Statue,S: pitture dell'impreſe fatte ſino a quel tempo da eſſo
Imperatore; Nell'entrar della Porta della Città erano due grandiſſime colonne
col motto P 1 vs Vir Ra, impreſa di Sua Maeſtà; Nella Piazza maggiore era
vna belliſſima Piramide, è all'Arco che era à canto alla Torre maggiore, &à
quello che era appreſſo al palagio della Communità, erano leStatue de tutte le
- - Città
“I E R Z O. 159
)e
- Città del Ducato; frà le quali vina ve n'era rappreſentante Milano, che eravnº
iº huomo armato con vn piè ſopravmanaue, & nella deſtra il ternone, 8 vna chia
º tein atto di preſentarla à Ceſare; & vn'altra rappreſentante la città di Cremo
º sa che eravnadoni con i , & il gorgone al petto, nella ſiniſtra
º teneuavna targa, nella quale era dipinta vna pelle di Leone auoltata è vna cla
" ºa: impreſa Herculea; nella deſtra haueuavnazagaglia, &vn ramo d'wliua, &
" ſedeua ſopravn Leone hauendo à i piedi la figura dºvn fiume con la corona Re
li gale in teſta, rappreſentante il Pò Rè de fiumi. Furono tutti queſti apparati
º fatti con diſegno, 8 architettura di Giulio Campo mio fratello, 8 di Camillo
º Boccacio. Andò Sua Maeſtà primieramente al Duomo, e fatta oratione al Sie
gnore, con ſegno di molta diuotione, riſalià cauallo, & andò allo alloggiamen
º to, che gli era preparato a S.Agata ncl palagio de'Trecchi. Si fecero in ſegno
º d'allegrezza per tre giorni continui fuochi ſopra le Torri, 8 per tutte le Paro:
i clie. Andò Ceſare il ſuſſeguente giorno dopo che fù entrato in Cremona col
ri; Marcheſe del Vaſto, riconoſcendo la Città,8 il terzo giorno entrò nel caſtello,
iº oue riceuuto con vna belliſſima ſalua d'artiglieria; nella ſoglia della Porta ſe gli
lº fece incontro il Caſtellano, 8. gli preſentò le chiaui in vna Bacina d'argento,
º le quali furono preſe dall'Imperatore, & incontanente reſtituite al medeſimo
il Caſtellano, dicendoli alcune parole in lingua Spagnuola. Gli fu dalla noſtra a
i 9ittà per ſegno di ricognitione fatto vm donatiuo di valore di due mila ſcudi.
Inſomma non laſciarono i noſtri Cittadini adietro coſa alcuna loro poſſibile per
i; honorare queſto Auguſtiſſimo Imperatore, 8 loro Signore. Dell'iſteſſo meſe
iº d'agoſto sºvdiil terremoto, il Po innondò fuor di modo i Paeſi à lui vicini,die
la deanco il fulmine nella caſa del Conte Ponzino Ponzone, 8. quello che fece
º ſtupire ogni vno fù, che eſſendo entrato il detto fulmine per il tetto della caſa,
andò fino a baſſo nelle camere, e poi rotto il muro, e tratto fuori vn marmo che
:: vi era ſe n' ſcì nella via ..
i; M. D. xxxx11. Alli 16. di Giugno ſi cominciò a fabricare il bellouardo di
San Michele, turandoſi la Porta che vi era, S: facendoſene vn'altra più abaſſo,
i che fù chiamata (ſi come ancora ſi nomina) Porta Nuoua; Fcceſi cio con mol
o º cerimonia, vi ſi cantò la Mcſſa dello Spirito Santo, e poi fu poſta ne fonda
i ºnti la prima pietra nella quale era intagliata vin'Aquila, per mani di Pietro
Antonio Gargani Caſtellano, e di Pietro Paolo Arrigone Milaneſe Senatore,
si e per la ſcienza legale, e per la bontà della vita molto ſtimato, che allhora era
pod ti guiui,e fu poi fatto Preſidente del Senato. Fù queſto bellouardo finito
i º guente, e vi fu poſto vin marmo con l'arme Imperiali, 8 la ſeguente e
iſcrittiose. Hos ris Q v I soy Is Es HA E Ir a cv Lv M D E cET Mv N.1 T 1o RA
t: È rias, li Ic S e s ries S i ra IN C1 viva. Ma si svs PR o pv o NA cv LA
º Saro Lo V. Ro. I M P. A L F. A v A L vs F e c. M. D. x 1 1 1 1. Nel prin
º º Settembre venne volando di Germania nel Cremoneſe vna infinita
l - moltitudine
” 16o L I B R O -

moltitudine di Cauallette, è Locuſte come altri le chiamano, nere, 8 di gran


dezza inuſitata, le quali fermandoſi nelle campagne paſceuano con preſtezza i
mirabile, e conſumauano i campi, e diedero gran danno particolarmente ai
migli, coſa veramente memorabile.
M. D. xxxx1 11. Si ſentì alli 1 o.di Genaro è hore trè di notte vn grandiſſimo i
ſtrepito nell'aria, & ſi vidde vn ſplendore di fuoco ſpauenteuole. Ceſare dopò º
l'hauer maritato, con la diſpenſa del Papa, Filippo ſuo figliuolo d'età intorno è
ſedeci anni, con la Cugina Maria figliuola di Giouanni Rè di Portogallo, &fat.
tolo accettare, & giurare da quei Popoli per Prencipe di Spagna, ſi partì dilà,8 mi
del meſe di Maggio arriuò à Genoua, & da Genoua venne à Cremona, e viar i
riuò alli 14. di Giugno in Giouedi, incontrato da Hercole Duca di Ferrara, che i
di già due giorni prima era venuto quiui, & da tutta la nobiltà di Cremona. Si i
fecevn ponte di barche ſopra il Pò acciò poteſſe colle ſue genti che molte era i
no più commodamente paſſare. Entrò per la Porta del Po, 8 alloggiò nel ſo a
lito albergo de'Trecchi. Stette quì Ceſare da otto giorni,e molte volte ſi laſciò i
vedere in publico, 8 vn giorno caualcò intorno la Città, accompagnandolo ſo- ,
lamente il Duca di Ferrara; Etio che allora era giouane lo viddi più volte.
Si partì poi Sua Maeſtà alli 2 1. dell'iſteſſo meſe di Giugno, per andarſene à Buſ ,
ſeto, luogo della Dioceſi di Cremona, che allhora era di Girolamo Pallauicino,
S hora è del Marcheſe Sforza dell'iſteſſa famiglia,oue ſi trouaua Paolo III.Pon
tefice Maſſimo, con cui dinouo s'abboccò Ceſare, & dopò l'eſſeruiſtato quattro
iorni, ſe ne ritornò a Cremona, 8 dimoratouivn giorno ſi partì per andarſene
in Alemagna per la via di Trento. Alli 5. d'Agoſto eruppe vn terremotto ſpa
uenteuole nella noſtra Città, ſenza però far danno alcuno. Fù queſt'anno del
meſe di Settembre eſpugnata da Solimano Imperatore de Turchi Albaregale
delle principali città d Vngheria, con molta veciſione de Chriſtiani, & partico
larméte de Italiani, che vi erano per preſidio, 8 frà eſſi perirono molti de noſtri
Cremoneſi che vi ſi trouaro,condotti là da Oſcaſale degli Oſcaſali,noſtro citta
dino.capitano di molto valore, & di molta eſperientia nelle coſe della guerra, il
quale ritrouandoſi in Alba ferito,dopò la rotta c'haueuano riceuuta i Chriſtani,
raccogliendo le reliquie de ſoldati, e poſta la guardia alle mura,con animo gran
de, s'offerìà gli Albani inſieme col Capitan Ruffo, di difendere quella città,con
quella gente che cra auanzata, ma eſſi ringratiandoli amendue, gli fecero inten
dere " eſſer deliberati d'arenderſi; La onde eſſendo ſtato mandato
fuori il Ruffo di commun conſenſo; Egli ottenne dalli Baſcià la vita, e la libertà
à tutte le perſone che in Albaregale ſi trouauano, & la ſaluezza delle coſe loro,
& che i Capitani co loro ſoldati poteſſero tornarſene ſicuramente à Vienna; il
che fu loro mantenuto, hauendogli Solimano capo de Baſcià, dato periſcorta
Omare capitano d'vna banda decaualli, & hauendo il detto Omare amoreuol.
mente dimandato, che con giuſto contracambio di dono voleſſe donargli vn.
- Corſaletto
- "I E R Z O. 1 65
ita Corſaletto indorato, Oſcaſale trattoſelo di doſſo molto volontieri glielo diedc.
i sé n'hebbe fuori d'ogni ſua ſperanza vn bel cauallo.
Ti
M. D. Xxxx1v. Pietro Strozzi, il quale dal Rè di Francia era ſtato ſpinto in
Italia per occupare lo Stato di Milano,hauendo ragunato alla Mirandola da ſet
ini
temila perſone, co' quali s'accompagnò anche Giorgio Martinengo Breſciano
ſitº con vna banda de caualli, paſſato ch'egli hebbe il Pò à Caſalmaggiore, co queſ
mi
le genti ſe ne venne ſotto Cremona, 8 alli x 1v. di Maggio ſi fermò appreſſo S.
lo,i: Sigiſmondo,oue fù incontrato da alcune compagnie de'noſtri,i quali attacarono
ti vn poco di ſcaramuccia collegenti dello Strozzi, e ne furono molti veciſi da .
i,ti vna parte, e dall'altra. La notte ſeguente paſſando longo le mura quanto può
Tlil tirare l'artiglieria, ſe n'andò al Lazaretto,luogo fatto già da Cremoneſi per ri
iſ: dutto degli ammorbati, poco lontano della porta di S. Luca, 3 fermatoſi quiui
lo": ſino alla mattina del ſeguente giorno, ſi partì, marchiando verſo l'Adda, per
ori andarſene à Milano, oue credeua, per hauer ſeco Monſig di San Celſo nobile
:il: fuoruſcito di quella città, che vi ſi doueſſero fare qualche mouimenti, gli fallì
i nondimeno il penſiero. Eraſi la noſtra città poſta tutta in arme per difenderſi,
vo: quando haueſſe tentato di occuparlas Eſſendo poi partito, andarono quattro
ci Inſegne de noſtri fanti con Girolamo Silua, che haueua anco due bande de ca
:: ualli, per vietargli il paſſo dell'Adda. Del meſe di Giugno, mandò il Caſtel
I lano à chiamare alcuni nobili, e ricchi cittadini, dimandando loro danari in .
preſtanza a nome del Marcheſe del Vaſto, per ſeruirſene à pagare i ſoldati, i
quali glie ne diedero la ſomma da ciaſcheduno d'eſſi ricercata. Fra queſti fu
rono Giacomo Maria Benzone, Carlo Mariani, Boſello de Sommi, Luigi della
Torre, e molti altri. Fù poſcia impoſta alla città, e Contado, vna grauczza de
vintiottomila,e cinquecento ſcuti.Seguì allixv 1. di Settembre pace frà l'Impe
ratore,e Franceſco Rè di Francia ſuo Cognato, e fù publicata con grandiſſima
letitia in Cremona alli x 111. d'Ottobre,giubilando tutti, che queſti due poten
tiſſimi Prencipi haueſſero vna volta depoſte l'armi, e gli odij frà di loro. Fece
perciò il Marcheſe del Vaſto, publicare in ſegno d'allegrezza publica, vin De
creto, per cui liberaua tutti i banditi,e condennati per qual ſi foſſe delitto, riſer
uati ſolamente quelli che per ſacrilegio, Hercſia,fabricatione di monete falſe, 3.
per liomicidij penſati foſſero ſtati condennati. Sentirono etiandio grandiſſima
allegrezza i Cremoneſi, percioche Franceſco Sfondrato Senatore, 8 dcl Conſi
glio ſecreto dell'Imperatore dopò l'eſſer ſtato da Sua Maeſtà mandato in diuer
fe Ambaſciarie di molta importanza, 8 finalmente eſſendogli morta la moglie
Anna Viſconte,gentildonna nobiliſſima Milaneſe; mandato dal medeſimo Ce
ſare al gouerno della città di Sicna, trauagliata da ciuili diſcordie, fù da Paolo
III. Pontefice Maſſimo, degno d'eterna memoria, chiamato a Roma, 8 man
dato Nuntio in Germania; Etalli xv 11 del meſe di Decembre di queſto iſtcſ
ſo anno, creato Cardinale, del titolo di S. Nereo, & Archileo,8 poi di S. Ana
ſtagia; & n'hebbe anco il Veſcouato d'Amalfi, 8 poco dopò quello di Cre
mona ſua patria. Et veramente hebbe la noſtra città occaſione di far º"
X lillO
I 66 L I B- R O

fimo giubilo,come ſi fece, 3 publica, 3 priuatamente, poiche oltre all'eſſer ſtato


aſſonto à queſto ſublimiſſimo grado vn ſuo cittadino, benemerito della Patria,
& da tutti giudicato digniſſimo di molto maggior grado, fù etiandio egliil pri
mo de Cremoneſi, che in quello ampliſſimo, 8 Auguſtiſſimo Collegio, foſſeaſ
ſonto. E perche mi parrebbe hauer fatto contra il debito mio, quando non ha
ueſſi in queſta mia opera poſta l'effigie naturale di quell'huomo per molte parte
Illuſtriſſimo, perciò hauendola fatta intagliare in rame, io non hò voluto man
care di porla in queſto luogo.

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M. D. xxxxv.
T E R Z O. 167

M. D. xxxxv. Del meſe di Giugno laſciò queſta vita mortale la Sereniſſima


Maria di Portogallo, moglie di Filippo Prencipe di Spagna, hauendo partorito
vn figliuolò a cui fu poſto nome Carlo. Allli x1 1. d'Agoſto terminò la vita .
ſua Pietro Antonio Gargano Caſtellano, nel Caſtello di Cremona,e fù con ho
noreuoliſſima pompa funerale portato il ſuo corpo alla ſepoltura, nella chieſa di
San Domenico. Etalli xxx. d'Ottobre in Venerdì paſsò all'altra vita Gio. Bat
tiſta Speciano,con grandiſſimo diſpiacere de' Cremoneſi, i quali per ſegno della
molta affettione che gli portauano, gli fecero fare i funerali del publico, con ſo
lenniſſima pompa nella chieſa Maggiore, oue fù da Marco Tarteſio Oratore,
celebre recitata in ſua lodevna belliſſima Oratione,colcócorſo di tutta la città.
Laſciò queſto illuſtre Senatore alquanti figliuoli, che ſono ſtati heredi non ſo
lamente delle facultà, ma anco delle virtù paterne. Si fermarono queſti in Mi
lano trapiantando la loro nobile famiglia in quella nobiliſſima città, oue frà le
principali famiglie di eſſa città è annouerata ancolaSpeciana.In luogo del Gar
gano, fù da Ceſare mandato Caſtellano Don Giouanni de Luna.
M. D. xxxxv 1. Nel fine di Marzo morì Alfonſo d'Aualos Marcheſe del
Vaſto, 8 Gouernatore dello Stato di Milano, di cui fù commeſſo il gouerno à
Don Ferrando Gonzaga Vicerè allhora di Sicilia. Gio. Battiſta Schizzo Dot
tore de Leggi eccellentiſſimo, d'eſquiſito ingegno, 8 pieno di bontà, di conſi
glio,3 di prudenza, fù queſt'anno fatto Senatore di Milano da Carlo V. con ,
grandiſſimo contento della noſtra città, che vidde eſaltato è queſto illuſtre gra
dovn ſuo cittadino benemerito della Patria, & del cui valore molto ſperaua.
Andò egli à ſedere nel Senato, dopò l'hauer fatto il debito, e ſolito giuramen
to, allixv. di Gennaro del ſeguente anno,non hauendo hauuto il priuilegio più
preſto, ancora che foſſe da Sua Maeſtà ſtato iſpedito ſino allixx1x. di Luglio di
queſto medeſimo anno. - -

M. D. xxxxv 11. Don Ferrando Gonzaga venne à Cremona,oue ſtette al


quanti giorni, aſpettando che ſi deſſe compimento al trattato, che da alcuni
Congiurati Piacentini ſi teneua contra Pier Luigi Farneſe loro Duca; & final
mente alli x1. di Settembre eſſendo ſtato chiamato dalli Congiurati, i quali cru
delméte haueuano vcciſo il loro Signore,Se n'andò eſſo Don Ferrando la notte
a Piacenza,oue fece anco ſubito marchiare parecchie compagnie de ſoldati di
Cremona, fatti ſecretamente da Capitani dell'iſteſſa città,dc'quali molto con
fidaua il Gonzaga, 8 entrato nella città di Piacenza la ritenne à nome dell'Im
peratore. Ritrouauaſi all'hora Caſtellano in Cremona Don Aluaro de Luna, ſuc
ceduto in luogo de Don Giouanni, il quale era fatto Caſtellano del caſtello di
Milano.
M. D. xxxxv 111. Fortunio Affaitato nobile cittadino Cremoneſe, Filoſofo
eccellente, preclaro, & peritiſſimo della Fiſica, 8 della ſcientia Theologale, fù
in queſti tempi per le ſue rare virtù gratiſſimo a Papa Paolo, a cui egli dedicò
anche vin'operetta de conſiderationi Fiſiche, 8 Aſtronomiche, ſcritta latina
mente, nella quale ſi conteneuano i ſeguenti titoli. De Androgyno a ſeipſo conci
- X 2 piente.
1 68 L I B R O

piente. De Peculiari Magnetis ad Polum deſcenſu,ſea manis, de ipſius Magne


tis ad Polum conuerſione. Devi Synodorum, c Ecclypſium. De magnis proxi
me futuris accidentibus. De varia Gemellorum Fortuna. De cauſis car Magnes
adſe ferrum attrahat. De naturali animarum reditu in cadauera. Fù ancoce
lebre in queſto iſteſſo tempo Gio. Battiſta Armenzone, profeſſore di lettere Hu
mane. Il Sereniſſimo Prencipe Dos Filippo d'AvsrRIA chiamato dall'Impe
ratore ſuo Padre nella Fiandra, per farlo riceuere, e giurare da quei Popoli, per
dopò ſe in futuro Prencipe,arriuò di Spagna a Genoua allixxv 1. di Nouembre.
M. D. x L 1x. Alli Ix. di Genaro, il ſopradetto F 1 LIP P o Prencipe di Spa
gna venne da Milano a Cremona,oue fù riceuuto cò grandiſſimo trionfo, 6 al
legrezza di tutto il popolo gli andarono incontra fuori della porta vn mezomi.
glio, ducento gentilhuomini armati di lucidiſſimi corſaletti fregiati d'oro, con .
calze di ſcarla o guernite di veluto chermeſino, 8 cordoncini d'oro; Haueuano
berette di veluto con finiſſime piume bianche, 3 belliſſime medaglie d'oro,
I giupponi di raſo chermiſino,8 caſacche di veluto guernite d'oro, con ricchiſ
ſimc catene d'oro al collo; I Tamburri,e Piffari erano veſtiti nell'iſteſſo modo.
Inanzi vi era il Caſtellano Don Aluaro de Luna, come Capitano,veſtito anch'
egli riccamente, e gli precedeuano trè Paggi veſtiti alla medeſima liurea. Fece
queſta compagnia di gentilhuomini così riccamente armati,8 addobati, belliſ
ſima moſtra, e piacque molto al Prencipe,il quale arriuato alla porta di S. Luca
per cui entrò, fù tolto in mezo da dodeci altri geutilhuomini de'principali della
città, che l'aſpettauano, & à piedi l'accòpagnarono ſino al palagio de'Trecchi,
albergo ſolito de tutti i Prencipi,e Signori grandi capitati in queſta città. Erano
queſti dodeci veſtiti di calce di ſcarlato guernite di veluto chermeſino,8 i giup
oni di raſo di ſimile colore, con ricami belliſſimi di cordoncini d'oro, 8 ſopra
i" haueuano borzacchinetti di veluto chermeſino con ſimili ricami, haue
uano alle ſpalle robboni curti, è mantelletti di veluto negro, foderati di raſo
cremeſino, et al collo portauano catene d'oro di gran valore, e le berette erano
di veluto nero co piume,medaglie, e gioie di gran prezzo, 8 le ſpade,e pugnali
eo fornimenti indorati. Furono queſti dodeciſperche ſi ſappino anco i nomilo
ro) Pier Fräceſco Trecco,Lodouico Borgo,Gio.Fräceſco Stanga,Diofebo Me
io, Bartolomeo Oſio, Gio.Battiſta Perſichello, Lorenzo Sfondrato,Gio. Battiſta
Paderno, Girolamo Crotto, Marc'Antonio Capriolo, il Conte Orlando Gra
nello,S. Gio Battiſta Ali. Era il Catolico Prencipe accompagnato da Franceſ
so Gonzaga Duca di Mantoua, & da Don Ferrando Gonzaga, 8 da infiniti al
tri Prencipi, Signori, è Baroni Spagnuoli, & Italiani. Alla porta, &in diuerſi
luoghi della città,ſi feceroArchi trionfali di beliſſime inuentioni, che piacquero
molto al Prencipe per la varietà delle figure, & per l'argutia de'motti, che vi
erano. Fecero le città dello Stato vn donatiuo come è di coſtume, al Prencipe
vnitamente, e toccò alla noſtra città da dua mila ſcudi. Mentre ſtette quiui il
Prencipe Catolico gli fu preſentato dalli Ambaſciatori Piacentini vno modello
glla città di Piacenza fatto d'argento, colle mura, foſſe, Caſtello, e principali
palagi
T E R Z O. 1 69
ſº
giº
palagi di quella città,che fù coſa belliſſima da vedere. La città di Cremona, di
titº Pauia, di Lodi, di Como, d'Aleſſandria, di Tortona, 8 di Vigeuano, vedendo
i che i Milaneſi non pagauano la parte a loro ſpettante delle taglie ſi pagauano
::::i all'Imperatore, e perciò reſtauano eſſe città grauate più del douere;hebbero ri
corſo a Ceſare, 8 ſupplicarono anco à Don Ferrando ſuo Luogotenente in
i". queſto Stato, acciò ſi faceſſero le miſure generali de terreni di tutto lo Stato,
º e ſi faceſſe anco l'Eſtimo generalmente delle merci, 8 che ciaſcuno foſſe tenuto
oli:
pagare i carichi nel luogo doue foſſero ſtati ſituati i beni. E per queſto effetto
pei, fù mandato alla Corte Ceſarea Anſelmo Tinto, Dottore de Leggi accellente,
mi,i
il
& di molta iſperienza ne maneggi di coſe d'importanza, il quale allhora era -
Oratore della città in Milano, e fù egli vno de principali autori di così giuſta
)(0, .
il
lite. Ordinò Ceſare, e ſucceſſiuamente il Gonzaga, che ſi faceſſero le miſure -
i
generali, alle quali ſi diede principio del meſe d'Agoſto. Antonio Melone no
ſtro cittadino,huomo nato baſſamente, ma diuenuto chiaro, 8 Illuſtre per il ſuo

valore, apportò in queſti tempi non poco ſplendore alla ſua patria, percioche
foſi alleuatoſi da giouanetto nella militia, vi fece talmente profitto, che s'acquiſtò
to: in eſſa titoli,e gradi principali; Fù egli primieramente Alfiere ſotto il capitano
Sebaſtiano Picenardo, di cui parlaremo a ſuo luogo. Hebbe poſcia grado di
i capitano ſotto Franceſco Rè di Fräcia,il quale conoſciuto il valore di Melone,
Sli di capitano lo fece Colonello di più compagnie di fanteria, con prouigione
i honoratiſſima. Hebbe etiandio gradi honoreuolifimi dalla Signoria di Ve
- - -si
e- i
ſi i netia, da cui fu mandato Gouernatore nell'iſola di Candia, & eſſendo egli peri
tiſſimo dell'arte di fortificare furono da quella Sereniſsima Repub. fatte molte
fortezze col parere d'eſſo Colonello Melone. Vltimamente eſſendo ſtato ri
chiamato in Francia dal Rè Arrigo II. fù mandato con l'armata Franceſe di cui
egli era vno de Capi principala all'aſſedio di Bologna Belgica preſſo al mare
Oceano, città importantiſſima del Regno di Fräcia, per eſſere frontiera contra
Ingleſi, da quali alcuni anni prima era ſtata occupata;E per ſuo conſiglio l'iſteſ
ſo Rè Arrigo preſe partito di ſerrare in modo il porto,che ſi rendeſſe del tutto
inutile a Bologneſi,e di ciò fu data particolar cura adeſſo Melone, ancora che
da Pietro Strozzi, dal Signor Dandolot, dal Ringraue, & da molti altri prin
cipali del conſiglio di quel Rè Chriſtianiſſimo foſſe ſtato riprouato il parere di
Melone, come impreſa ſtimata da loro di grandiſſima ſpeſa, 8 impoſſibile; Gli
fece nondimeno egli conoſcere tutto il contrario con gli effetti, percioche fat
te caricare alquante nauide ſaſſi, e di ghiara, le fece appreſſare al porto, difen
dendole da quelli di dentro l'artigliera dell'armata Fräceſe,8: mandatele a fon
do,chiuſe in modo quel porto, che fù occaſione pricipale,che quella città poco
dopò s'arrendeſſe, feguendone anche la pace fra gli Ingleſi, e Franceſi; vi la
ſciò nondimeno il valoroſo Melone la vita, eſſendo ſtato ferito dal colpo d'un
Moſchetto de quelli di dentro. Sentì il Rè Chriſtianiſsimo grandiſsimo diſpia
cere della perdita di così eccellente Capitano, amandolo per il ſegnalato ſuo
rºre cſtraordinariamente, Fà etiandio celebre in queſti tempi Barone So.
plenZO
17e I. I B R O.

menzo nobile, e valoroſo Capitano, il quale fù molto caro al Duca Franceſco


Sforza di Milano, e dopò lui all'Imperatore Carlo V. Hebbe queſti molti gra
di honoreuoliſsimi nella militia, percioche fù Capitano, e Colonello, 8 Go
uernatore d'Aſti in Piemonte, 8 di Lecco nel Ducato di Milano. S'acquiſtaro
no anche non poca fama nell'armi, Franceſco Cellano, Ioachino Golferamo,
Cagnino, 8 Tacchino Picenardi tutti Capitani di molto valore. Gio Lodo
uico Trecco s'acquiſtò anch'egli non poca riputatione, percioche eſſendo egli
ſtato Capitano di caualleria leggiera ſi fece molto valere nella guerra di Tran
ſiluania contra il Turco, 8 anche nella rotta che gli Imperiali diedero a Fran
ceſi à Cereſuola, &à Pietro Strozzo è Serraualle, &altroue; & vltimamente,
hauendo Don Ferrando Gonzaga per ordine dell'Imperatore fatto nello Stato
di Milano cinque compagnie d'huomini d'arme, 8 dato il Capitaniato d'una.
d'eſſe à Aleſſandro Gonzaga, il Trecco fù fatto Luogotenente, 8 tenne queſto
grado ſino alla morte, con molta ſua lode, e riputatione. Alli 17. di Luglio,oc
corſe vn'accidente che apportò alla noſtra Città grandiſsimo ſpettacolo, 8 non
poco pericolo; Si vendono nel Borgo che è fuori alla Porta del Po le legna
per far fuoco, e ve ne ſono di continuo grandiſsime mete, per eſſerne la noſtra
Città molto abbondante, hora era nata gara frà vno de quelli, che vi haueuano
legna da vendere, & vn certo Scherano, il quale la notte ſeguente al ſudetto
giorno attaccò il fuoco nelle mete delle legna del ſuo nimico, 8 per quello che
ſi diſſe, era anco fuoco artificiale, sandò alciando la fiamma, 8 di mano in ma
no attaccandoſi nelle legna vicine, 8 nelle caſe del Borgo, crebbe l'incendio di
modo, che le fiamme pareuano altiſsimi monti di fuoco, il che era di molto ſpa
uento à vedere, tanto più nel buio della notte, corſe tutta la città all'armeſo
nando le campane à martello, Era la noſtra città per farla male, ſe'l vento, per
volere di Dio non ci foſſe ſtato fauoreuole, il quale ſoffiando da Leuante por
taua le fiamme verſo il Pò. Del meſe di Decembre incominciò vm freddo fie
riſsimo, per il quale il Pò s'agghiacciò di maniera, che paſſauano gli huomini,
e le beſtie cariche, 8 anco i carri, 8 alli 15. di detto meſe io gli vidi ſopra il
ghiaccio più di venti mila perſone, aſsicurandoſi anco le gentildonne di fargli
correre ſopra i Cocchi.
M. D. L. Fù queſt'anno celebrato il Giubileo Santo, a cui non ſi diede prin
cipio più preſto che alli 24. di Fcbraro, eſſendo ſolito di celebrarſi nella calende
di Genaro, il che auuenne, percioche eſſendo morto del meſe di Nouembre,
dell'anno precedente, Papa Paolo III. durò la Sede vacante poco meno di trè
meſi, nella quale Franceſco Sfondrato Cardinale, Veſcouo, & cittadino Cre
moneſe, fù per la ſomma ſua prudenza, e ſantità di vita, in grandiſsimo concet
to di douer eſſer Pontefice, ancora che poi foſse aſſonto al Ponteficato Gio.
Maria Cardinale dal Monte à Sanſouino, che fù poſcia chiamato Giulio III.
Il predetto Cardinale Sfondrato à cui dopò la morte di Monſig. Accolti haue
ua Paolo III. conferito il Veſcouato di Cremona, diſideroſo di viſitare il greg
ge commeſſo alla ſua cuſtodia, ſe ne venne alla Patria, oue arriuò alli 15 di
Giugno,
T E R Z O, 171

i Giugno, 8 fermatoſi la ſera nel Monaſtero di San Sigiſmondo lontanovn mi


i; glio della città. Fece la mattina ſeguente l'entrata con molta ſolennità,andan
li dolo ad incontrare infino al predetto Monaſtero tutti i gentilhuomini della
i città ſalitià cauallo, con vna compagnia d'huomini d'arme beniſsimo in ordine;
"- vſcìanco della città vina moltitudine infinita di poplo, tanto era il deſiderio di
il vederlo; arriuato alla Porta furo ſparate molte artiglierie, quiui fù tolto ſotto il
Baldochino, 8 precedendo tutto il Clero proceſsionalmente s'inuiò verſo il
i; Duomo;inanzi al Clero era vna ſchiera de fanciulli, con bandirole, nelle quali
0i: era dipinta l'arma Sfondrata; queſti fanciulli ſouente convoci piene di giubilo,
". faceuano riſonar l'aria del nome Sfondrato, in ſomma non fù da Cremoneſi
pretermeſſa cos'alcuna per moſtrare quanto più poteuano l'affettione che eſsi
) portauano all'Illuſtriſsimo loro Paſtore, e cittadino così benemerito della Pa
:: tria. Alli 28. poi del ſudetto meſe, giorno ſolenne per il martirio de Santi
i Apoſtoli Pietro, S. Paolo, l'iſteſſo Cardinale cantò Meſſa nel Duomo, con in
credibile frequenza di popolo, e quiui creò ſolennemente Caualieri trè nobili
è ". cittadini Cremoneſi, cioè Lombardo Perſichello, Gio. Battiſta Paderno, 8 Lo
renzo Sfondrato. Hora non andò molto, che mentre la noſtra città giubilaua
l" tutta, ſi conuertirono l'allegrezze in pianto, percioche infermatoſi il Cardinale
paſsò di queſta è miglior vita, l'wltimo giorno di Luglio in Giouedì, con tanto
i dolore de' ſuoi Cremoneſi quanto dirſi poſſa, e fù publica fama, che gli foſſe
ſtato dato il veleno, i termine auanti che partiſſe di Roma. Fù il ſuo corpo con
longa girauolta portato dal Veſcouato alla Chieſa Maggiore, con ſolenniſſima,
pompa funerale, c fu ripoſto nella Sacriſtia, oue ſtette ſino che fù condotto à
fine vn belliſſimo ſepolcro di marmo, che gli fecero fabricare Nicolò, S. Paolo
degni figliuoli di tanto, e tale Padre. Era queſto Illuſtriſſimo Cardinale de
ſantiſsimi coſtumi, di ſomma prudenza, 8 di grandiſsima eſperienza nelle coſe
del mondo; Haueua nel conuerſare maniere nobili, e gentili, accompagnate
davna dolciſsima grauità, che à tutti amabile lo rendeuano; ma troppo longo
ſarei s'io quì voleſsi raccontare l'infinite lodi di così raro, e veramente heroico
huomo; Non vò già tacere, che oltre alla ſcienza legale, di cui egli era peritiſ
ſimo,ſi compiaceua anche non poco della poeſia, nella quale quanto foſſe eccel
lente, ſi vede da quel nobiliſsimo poema latino, ch'egli compoſe in verſi heroi
ci con ſtile non men vago, che graue, il cui titolo è D E RAP rv H E LE N AE.
Dopò la morte del Cardinale Sfondrato, il Veſcouato della noſtra città fu dal
Pontefice Giulio conferito a Federigo Ceſis anch'egli Cardinale, e amiciſsimo
del ſudetto Sfondrato. - - - - -

M. D. lI. Paſſando per Italia il Sereniſsimo, 8 Catolico Prencipe Filippo,


nel ritornarſene di Germania in Iſpagna, venne à Cremona alli 16. di Giugno,
e fù incontrato da tutta la nobiltà, 8 dalle genti d'arme, accompagnandolo
Ceſare Gonzaga figliuolo di Don Ferrando. Alloggiò il Prencipe nel palagio
de Trecchi, 8: la mattina ſeguente partì per la volta di Genoua. Eſſendoſi de
liberato l'Imperatore di muouere guerra a Ottauio Duca di Parma ſuo Genero,
- il quale
r72 L 1 B R o
il quale haueua accettato nella detta città il preſidio de Franceſi, diede di ciò la
curaà Don Ferrando Gonzaga,che ſi trouaua allhora in Piemonte contra Fran
ceſi; Peril che Don Ferrando hauuta la commiſsione da Ceſare haueua aſſol
dato molte compagnie di fanteria, & del meſe di Maggio haueua fatto occu.
pare Breſcllo, terra del Cardinale di Ferrara, poſta alla riua del Pò, hauendoli
mandato Don Aluaro de Euna, con quattro compagnie de Cremoneſi ſotto la
condotta di Lodouico Borgo, di Oſcaſale Oſcaſali, di Gio. Franceſco Ali; 8.
del Conte Brocardo Perſico, tutti quattro cittadini nobiliſsimi della noſtra
città, Capitani di molto valore, 3 eſperienza dell'arte militare Seruirono
queſti ſino al fine di quella guerra, eccettuatone il Conte Brocardo, il quale,
paſsò queſt'anno in Iſpagna al ſeruitio del ſopradetto Catolico Prencipe Filip
po, & dopò la partita del predetto Conte Brocardo, fù da Don Ferrando ſpe
dito il Conte Gio. Battiſta Affaitato gentilhuomo de principali della noſtra
città, con vna compagnia di trecento fanti. Fù etiandio mandato in queſto
tempo il Capitano Gio. Battiſta Perſichello, nipote del predetto Capitano
Lodouico Borgo con vna compagnia a Luzzara. Maſsimigliano Rè di Boemia,
che poi fà Imperatore, ritornando di Spagna in Germania venne à Cremona
alli 4. di Decembre, inſieme con Maria ſua moglie, figliuola di Carlo Impera
tore, accompagnati da molti Signori, e Prencipi grandi, e furono riceuuti con
grandiſsime feſte, 8 allegrezze. Alloggiarono il Rè, &la Reina in caſa del
Conte Gio. Battiſta Affaitato, partironti poi il ſeguente giorno, 8 ſei giorni
dopò arrinò vn'Elefante, 8 vn paio de Buoi Indiani, che haueuano condotti di
Spagna, 8 per non eſſerſi viſti cotali animali per adietro in queſte noſtre parti,
concorſe tutto il popolo con merauiglia à vederli. Morì nel fine di queſt'anno
Sigiſmondo Guindano noſtro cittadino Poeta molto eccellente, haucua queſti
compoſti dodeci libri de fatti di Carlo V. Imperatore in verſi heroici, imitan
do con molta felicità il Prencipe de'Poeti Virgilio, ma riceuè egli poco, è nium
frutto delle molte ſue fatiche, percioche hauendo mandato a preſentare quella
belliſsima opera ſcritta a penna, il cui titolo era A vs1 R 1 a Dos, all'iſteſſo
Imperatore Carlo, non n'hebbe da quel Prencipe ſolito, ad eſſere liberaliſsimo
có tutti i virtuoſi, premio alcuno, eſſendoli ſtata preſentata poco auedutamente,
da chi n'hebbe la cura, in tempo che Sua Maeſtà era occupatiſsima nella guerra
d'Alemagna; La onde il Guindano mal'auuenturato, ritrouandoſi poucro, e
non potendo perciò far ſtampare la predetta opera, vinto da eſtremo dolore
la gettò nel fuoco, 8 egli pochi giorni dopò infermatoſi mancò di queſta vita,
huomo per l'eccellenza dell'ingeno, degno veramente di miglior fortuna.
M. D. 1 1 1. Eſſendoſi aperta del tutto la guerra frà Ceſare, é il Rè di Fran
cia, andaua tuttauia perſeuerando in queſte parti l'aſſedio di Parma, 8 della
Mirandola,oue frà gli altri Capitani fù mandato il Capitan Vincenzo Trezzona
nobile Cremoneſe, con vna belliſsima compagnia, e ſtette à quell'impreſa della
Mirandola ſino alla morte di Gio. Battiſta de' Monti, nipote di Papa Giulio,
e poſcia fù mandato in preſidio a Caſtelnuouo di Parmegiana; Da altra parte
Don
T E R z o. 173

Don Ferrando, laſciata la cura della guerra di Parma al Medici Marcheſe di


Marignano,ſi era trasferito in Piemonte, 8 opponendoſi à Franceſi,che in quel
le parti faceuano grandi progreſſi,hauendo occupati molti luoghi,haueua fatto ,
aſſoldare molti Italiani. Seruirono in quella guerra con ſomma lode loro alcuni
Capitani del principali della noſtra città, fra quali furono Camillo dal Peſce,
Oſcaſale degli Oſcaſali, Gio. Pietro Ali, & Pier Franceſco Trecco, a cui diede
DonFerrando il gouerno della città d'Alba. Faceuano etiandio grandiſſimi pro
greſſi i Franceſi di verſo l'Alamagna,percioche entrati nella Prouincia di Lore
na,haueuano occupato molti luoghi, 8 fra gli altri Mets nobiliſſima città d'Im
perio; Laonde Ceſare chiamò è ſe il predetto Marcheſe di Marignano, che di
già per l'accordo ſeguito frà il Pontefice Giulio e Francia,ſi era leuato dall'aſſe
dio di Parma;Hauendo dunque il Marcheſe aſſoldato quattro mila fanti Italiani
ſotto quindeci inſegne,gli conduſſe in Germania;erano fra queſte genti Italiane
due compagnie de Cremoneſi de trecento fantil'vna, ſotto la condotta di Gio.
Franceſco Ali, 8 di Gio. Battiſta Perſichello,amendue Capitani giouani,ma di
molta ſperanza. Et Ludouico Borgo Capitano vecchio, 8 di molta eſperienza,
hebbe il grado di Maeſtro del Campo di tutte le predette fantarie Italiane, del
le quali ſi ſeruì particolarmente l'Imperatore nell'eſpugnatione di Mets, oue ,
ſi trouò Sua Maeſtà in perſona, ancora che foſſe poi sforzato a ritirarſi a Tion
uille per la mala ſua diſpoſitione. Morì in quella impreſa il Capitano Gio.Fran
ceſco Ali, con molti altri nobili Cremoneſi, che ſi trouaro nella compagnia di
eſſo Ali, & del Capitano Perſichello. -

M. p. 1 1 1 1. I Milaneſi per moſtrare alcun ſegno della molta beniuolen


za, & affettione che portauano alle rare qualità di Gio. Battiſta Schizzo, ricer
carono ſpontaneamente dal Senato, che il predetto Gio. Battiſta Senatore, Se
Federigo ſuo fratello, 8 i loro figliuoli, e diſcendenti in infinito foſſero creati,
& fatti cittadini della città di Milano, il che ottennero facilmente, eſſendo an
che molto lodata queſta buona volontà de Milaneſi da quello ampliſſimo ordi
ne con le ſeguenti parole. Egregius ricarivs,c Duodecim Firi Prouſionum Vr
bis nostra Mediolanenſis,cº benevolentiae & prudentia egregium argumentum nu
per (vt ſape alias) ediderunt in ſpeciabili senatore noſtro D. Io. Baptiſta Schitio,
eiusº fratre Federico patricis Cremonenſbus: quos oh ſpettata ipſius Senatoris
virtutes iure Mediolanenſis ciuitatis donari petierunt,dato nobis ſupplici libello,
quem htc ad explicandam eorum voluntatem cum enumeratione laudum coniun
diam adverbum deſcribi, d inſertisſimus. Et poi che nel priuilegio è regiſtra
ra la ſupplica del Vicario, e Dodeci di Prouigione, picna dc lodi di quello Il
luſtre,8 preclariſſimo noſtro cittadino,l'hò voluta anche io regiſtrare in queſto
luogo di parola in parola, è dunque tale. Sereniſſime Ceſar. 9aam nihil magis
ciuitates exornet, attue illustret, quanº preſi antium ciuium maltitudo, nullum4
matas beneuolentiae , ati, amoris ſignum erga aliquem ciuitas valcat oſten
dere, quàm ſieum quem maxime adriiratur, e undem etiam ciuitate donare, ac in
namerun ciuium ſuorum aſcribi deſideret, id4/apiſſimè antiquiſſimi temporibus
- preclariſſimis
174 L I B R O

preclariſſimis viris honoris cauſa tributum fuiſſe non vno in loco legatur, tunid
maxime hoc tempore euenit, quo fideliſſima M. V, ſeruitrix ciuitas Mediolanen
fisiam aliquot annis Magnifici Iureconſulti,ac clariſſimi senatoris D.Io. Baptiſta
schiti maximum ingenj acumen, maximam prudentiam, ſummam legum peri,
tiam, ci multiplicem variarum diſciplinarum cognitionem admirata, tum in ge
rendis pertrattandis 4 negotis aſſiduum laborem promptitudinem,vigilantiam, in
conficiendis verò decteritatem, acfaelicitatem experta,id totis viribus procurare,
acſatagere decreuit, vtà M. V. queid tribuereſolet, impetraret, vt eum ciuem
ſuum efficeret, id4 nonſolumipſi conferret, ſed eius cauſa etiam Magnifico D. Fe
derico eius fratri in ampliſſima forma concederet: guapropter ad M. V, prafate
siuitatis Vicarius, ci duodecim viri eiuſdem Decuriones recurrere deliberaue
runt, ſupplicando, vt illa dignetur pref clariſſimum D. Io. Baptiſtam Schitium ,
ac Magnificum D. Federicum eius fratrem, eorumſ filios, ac deſcendente sciaita
tis Mediolani ciues creare ita vt non ſoli pro veris, ac originarijs ciuibus habean
tur, ac traitenturyed etiam illis omnibus priuilegijs, prerogatiuis, immunitati
bus, exemptionibus gaudeant, 6 fruantur, quibus veri, legitimi, ac originari ci.
nes frui,ci gaudere ſolent,c poſant. Fù iſpedito il priuilegio della Ciuiſita con
forme alla ſupplicatione ſotto il dixx 11.di Febraro. Non andò poi molto, che
il predetto Gio. Battiſta Schizzo fu chiamato dall'Imperatore in Iſpagna coti
tolo di Regente dello Stato di Milano, 8 di conſigliero ſupremo di ſua Maeſtà.
Queſto iſteſs'anno l'Imperatore è prieghi della noſtra città, ornò del grado, e
dignità di Senatore di Milano, Paolo Ali, preclariſſimo Dottore de Leggi, 8.
dotato dalla natura di mirabile ingegno, de ſuauiſſimi coſtumi, e di valore, &
bontà ſingolare. Fece queſt'anno gran perdita la noſtra città, per la morte di
Huomobono Offredo ſuo cittadino, Filoſofo, 8 Dottore di Medicina nobiliſſi
mo,& illuſtre,alla caſa di cui, come ad albergo,8 porto ſicuriſſimo di ſanità,ſi ri
correuanò ſolamente da noſtri cittadini,màanco da tutte le parti d'Italia: eſſen
do egli chiamato alla cura de diuerſi Signori, 8 gentilhuomini grandi con mol
to ſuo vtile, & honore, & con non poca riputatione della patria. Apportò non
poco ſplendore a queſta nobiliſſima famiglia anche Apollinaro Filoſofo, 8
Medico preclariſſimo, il quale ſcriſſe alcuni dottiſſimi Commentari ſopra la Po
ſteriora, 8 altri libri d'Ariſtotele. Sono ſtati riſtampati queſti Commentari mé
tre io ſcriueua la preſente opera & dedicati a Veſpeſiano Gonzaga Duca di
Sabbioneda, nuouo Mecenate de letterati, e virtuoſi, in queſti noſtri tempi.
Fiorì Apollinaro intorno l'anno M cccc x L nel qual tempo riſplendè ancovn'
altro gran lume della noſtra città, fù queſti Gerardo Sabbioneda Filoſofo, Aſ
trologo, 8 Medico eccellentiſſimo, 8 peritiſſimo di tutte le più eccellenti lin
uc;alla cui dottrina deuono molto tutti i profeſſori della Medicina, poiche egli
fù il primo che per commodo, 8 vtile vniuerſale portaſſe dall'Arabica nella la
tina lingua,Raſi, Auicenna, 8. Almáſoro;Scriſſe anche alcune coſe d'Aſtrologia,
il che ho voluto ricordare quiui,per né hauer potuto dirlo al ſuo luogo. Illuſtrò
etiandio la predetta famiglia Offreda il Veſcouo di nome, e di cognome
-
".O»
T E R z o. 175
"illini
ſtia,
do, chehebbe il Veſcouato di queſta noſtra città, 8 ſua patria intorno l'anno
Mc L xx1x.
i li M. D. 11111. Anſelmo Tinto celeberrimo Dottore de Leggi, hauendote
frlº nuto la Podeſtaria di Milano da forſe vintinoue meſi, con ſomma ſodisfattione
ſf i
di quella nobiliſſima,8 ampliſſima città;fù dal Senato amplamente lodato della
Ahlſsi
buona giuſtitia amminiſtrata, 8 ciò dopò l'eſſer ſtato ſottopoſto al Sindicato ſe
'rtiti
ſh, il
condo gli ordini di queſta Prouincia. E' la Famiglia Tinta nobile nella noſtra -
li
città già più di quattrocento anni ſono, 8 hebbe origine da quel Tinto di cui
facemmo memoria nel primo libro di queſta noſtra opera, ſotto l'anno Mc1 x.
pi Chiamauaſi egli Tinto Muſa Gatta, è Muſo di Gatta, e perciò ſi veggono an
ſºli
cora alcune arme antiche di queſta famiglia, nelle quali è dipinta vna teſta di
bili.
Gatta;Fù coſtuihuomo di molto valore,S eccellenza nell'Archittetura,S peri
Il
tiſſimo nel fabricare macchine, é iſtromenti da guerra, e perciò fu gratiſſimo è
is
Federigo Primo Imperatore, che di lui ſi feruì in molte occorrenze, 8 parti
Ighli,
colarmente nell'eſpugnatione di Crema; Laonde ne rapportò premij honora
ini, tiſſimi da quello Imperatore il quale lo creò Conte con ampliſſima poteſtà con
iº cedendoli in Feudo Imperiale per lui, e ſuoi heredi, e ſucceſſori tutte le poſſeſ
i fioni,che eſſo Tinto poſſedeua, & che nell'auenire foſſe per poſſedere, come ſi
miti vede in vn priuilegio iſpedito a Marignano ſotto il dì vi I.di Maggio dell'anno
M Mc L 1 x.nel quale ", deſcritti per teſtimoni due Veſcoui, cioè quello di Bam-.
ri burg, e quello di Praga, Corrado Palatino fratello dell'iſteſſo Imperatore, Fe
". derigo figliuolo del RèCorrado, 8 vn'altroFederigo, 8 Ottoneamendue Pala
i tini, & due noſtri nobiliſſimi cittadini, cioè Marſilio Perſico, 8 Guglielmo Boc
io: ca di Torcolo. In oltre le fece dono del Contado dell'Iſola Fulcheria, che horà
di diciamo la Ghiara d'Adda, come ſi vede nel priuilegio dell'inueſtitura,iſpedito
i ſotto Cremaalli xxx. di Decembre Mc Lx. che è tale, Federicus Diuinafa
i uente clementia Romanori Imperator ſemper Auguſtus..guamuis omnibus qui Im
mº peratori e libertatis fili eſſe dignoſcitur tutele Imperialis iure debeamus preſidii,
toſº quadam tamen ſpeciali prerogatiua dile 7tonis illi a nobis ſunt ampleifendi,quori,
fo, c deuotio in argumentumfidei magis ſi cognita, ci fidelitas ipſa ad exaltandam
lº Corone noſtre gloriam amplia; eſt operibus comprobata , ea propter motum facimus
ir vniverſis per Italiam Imperj nostrifidelibus tam preſentibus,quàmfuturis quali
si terfideli noſtro Tinto Cremonenſi, qui dicitur Maſa de Gatta, pro magnis, c pre
( ri claris eius obſequijs hanc grattam indulſimus quodeum de Comitatu Inſula Fut
cherie, ſicut in terminisiſtis continetur, videlicet, De Picighitono,vſquè ad Pon
pº tirolum ſicati eit infra Abduam, 3 Serium, quidquid ad nostrum tus pertinet, per
iº rectum Pheudum iure Comitatus inuesttuimus, cum omnibus eiuſdem Comita
tus pertinentiis videlicet, Caſtris, villis, Mercati, curadjs,terris cutti, ci incul
i; tis paſeuis pratis,molendinis,aquis,aqaarumſ di curſibus pontibus piſcationibus,
-

v
ripatici, pedaggi, albergarijs, diſtrictis,batalys placitis, ſiluis, campi, vaſſallis,
Artmannis, Fodris, iure Comitatus ad Comitem pertinenti bus, ci cum omnibus
S pertinentis , que ad ipſum Comitatum de iure pertinere dignoſ untur. Et vt ha
ſº
2 beat
176 L I È R O
beat ius dandi tutores,restituendi minore,conſtituendi Mondualdos, c alios legi
timos aſfus. Preterea quoniam Mediolanenſes hoſtes Imperiſ iudicati ſunt, 6 bo
na eorum publicata predicto fideli noſtro Tinto Caſtrum Prade, et quidquid Allodi
Mediolanenſes habebant in eius pertinentis,per inueſtituram Pheudi conceſſimus,
aſſiſtente, ci conſenſum prebente auunculo noitro Duce Valphone. Ha cautem om
mia ſapradićfa predito Tinto,ci eius haredibus maſculis,cºfaminis,concedimus,
e autoritate noſtra confirmamas. Quicunque autem huius noſtri priuilegi vio
latoreſe preſumpſerit ſciatſe compoſiturumauri optimi libras ducentas,dimidium
Camera noſtra, ci dimidium predicto Tinto Comiti Muſa de Gatta, vel eius he
redibus. Huius vero Inueſtiture teſtes ſunt. Hezricus Dux Bau.c Sax. Conra
dus Palatinus Comes de Rheno. Henricus Dux de Carantana. Bertaldus Dux de
Ceringa. Comes Vgo de Achsburch. Comes Valters.Comes Federicus de Eppa. Bur
cardus de Aſemburch. Gubertus de Bornado Iudex Curie nostre. Tutto ciò hò io
voluto riferire quiui incidentemente, non hauendo potuto parlarne al fuoluo
go, per non hauer hauuto i predetti priuilegi à tempo. Hebbe altreſi queſta
famiglia Gio. Chriſtoforo, il quale per la rara ſua dottrina, fù cariſſimo a Papa
Innocentio VIII, che gli conferì il Veſcouato di Parma, oue eſſendo egli ve
nuto per pigliar il poſſeſſo del Veſcouato, morì né ſenza ſoſpetto di veleno,da
togli per la via. Hà etiandio hauuto à noſtri giorni Gio. Giacopo Capitano di
molto valore, il quale, 8 nel Piemonte, 8 in molti altri luoghi diede honorato
ſaggio di ſe. Eſſendoſi l'anno inanzi ribellata Siena dall'Imperatore, & dataſià
Franceſi, fù da Ceſare deſtinato Generale à quella impreſa Giacopo Medici
Marcheſe di Marignano, 8 in quella guerra ſeruirono otto Capitani di fanteria
Cremoneſi, i primi che hebbero l'iſpeditione furono Lodouico Borgo con vna
compagnia, 8 il titolo,c grado diMaeſtro del Campo;Oſcafale Oſcaſali, 8 Gio.
Battiſta Perſichello, il quale ſino dal principio di queſta guerra ſi trouò có la per
ſona del predetto Marcheſe. Fù il Borgo poſto al gouerno del forte di S. Mar
co con quindeci compagnie di fanterie Italiane, fra le quali erano le trè Cre
moneſe,e ſtettero nel detto forte ſino al fine di quella impreſa. N6 molto dopò
viandarono Pier Franceſco Trecco Colonello di due compagnie, vna delle
quali haueua Vincenzo Trezzona, Gio. Battiſta Ali con vna compagnia,
Marc'Antonio Fauagroſſa, il quale rinonciò poſcia la compagnia è Giulio
ſuo figliuolo, 8. Sebaſtiano Picenardo, che rinonciò anch'egli la compagnia
à Gio. Battiſta ſuo figliuolo, feruendo nondimeno anch'egli colla propria
perſona;fi fecero in quella guerra diuerſe belliſſime fattioni,nelle quali le com
pagnie Cremoneſe s'acquiſtarono grandiſſimo honore, e riputatione, Etinº
vna ſcaramuccia, che ſi fece al predatto forte di S. Marco, vi fu ammazzato di
vna archibugiata in vn fianco SebaſtianoPicenardo Capitano alleuato fino dal
la pueritia nelle guerre, nelle quali s'acquiſtò fama immortale; Era egli ſtato
Capitano del Duca Franceſco, che ne fece ſempre grandiſſimo conto, e ſtima,
ſi dilettaua queſto valoroſo Capitano d'hauer ſempre nella ſua compagnia ſol
dati ſperimentati, non ſi curando d'hauerne molti in numero, ma più toſtopo
- N. - chi,
T E R Z O- - 177

i chi,e valoroſi, Noavò tacere,ch'eſſendo egli nel principio di queſta guerra ſta
i to accuſato al Duca Coſimo di Fiorenza da certo Capitano di poco valore,che
ita egli non haueſſe nella ſua compagnia il numero deſtinato del ſoldati, confeſsò
ſu intrepidamente il Picenardo ciò eſſer vero, ma che ſi offeriua à far vedere è Sua
in Eccellenza, che cento de ſuoi fanti hauerebbono combattuto con trecento de
ſia quelli dell'Accuſatore, colla quale riſoluta riſpoſta ſodisfece in modo è quel ſa
º mijſſimo Prencipe, che lo tenne poi ſempre molto caro ſi trouò etiandio a quel
ri la guerra Gio. Lodouico Trecco con via compagnia d'Huomini d'Arme Cre
ti, moneſi di cui egli era Luogotenente, 8 nella giornata delli 1 1. d'Agoſto, nel
.Cr. la quale fü rotto il Strozzo, che fù quaſi il fine di quella impreſa, combattè il
li Trecco colla detta compagnia molto valoroſamente, Pietro Zignano ſoldato
ti nobile,e valorſo, che allhora haueua il Stendardo di quella compagnia fece an
º". ch'egli mirabil proue nel dì della predetta giornata. Mentre che in Toſcana ſi
i , guerreggiaua, il Prencipe di Spagna ſi era trasferito in Inghilterra, per darcò
i pimento al maritaggio ſeguito fra eſſo Prencipe,e Maria Regina di quel Regno,
oue gli fu dall'Imperatore ſuo Padre mandata l'Inueſtitura del Regno di Napo
ti: li, dicendo che à tal Reina non ſi conueniuamarito meno d'un Rè. Fù perciò da
i eſſo Rè mandato Ferrante Franceſco Daualo Marcheſe di Peſcara a pigliare il .
i poſſeſſo del Regno di Napoli, e Don Luigi de Cordoua venne à pigliare il
li poſſeſſo di queſto Stato del meſe d'Ottobre; ſi fecero per queſta nuouanella
i noſtra città molti ſegni d'allegrezza. Gio. Battiſta Buſſetto Medico eccellen
M: tiſſimo di Chirugia, & ſingolariſſimo nel cauarle pietre della veſica, s'acquiſtò
i": in queſti tempi molta fama, non ſolo in Cremona ſua patria, ma etiandio per
0". tutta Italia,hauendo fatte cure belliſſime à diuerſi Prencipi,e perſone grandi.
&G, Vennero queſto medeſimo anno i Sindicatori à Milano per ſindicare i Miniſtri
i di Don Ferrando Gonzaga, il quale dall'Imperatore era ſtato chiamato in Iſpa
.Mi gna à giuſtificarſi, come fece honoratiſſimamente dalle calonnie dategli preſſo
Sua Maeſtà Ceſarea, da alcuni Emuli. Laſciò Don Ferrando in ſuo luogo, al
-
-
gouerno di queſto Stato Don Giouan Figueroa. -

: M. D. Lv. Del meſe di Gennaro ſi fecero nella noſtra città per trè giorni
continui proceſſioni ſolenni, 8 altri ſegni di publica allegrezza, per la nuoua -
che ſi hebbe,che'l Regno d'Inghilterra era tornato alla diuotione di S.Chieſa.
Don Ferrando Aluarez Duca d'Alua, il quale dopò Don Ferrando Gonzaga -
era ſtato deſtinato Luogotenente generale, S. Gouernatore dello Stato di Mi
lano, non sì toſto fù iſpedito, che mandò in queſte partià far preparamenti per
la guerra del Piemonte; Laonde per tutte le città ſi aſſoldarono genti da piedi,
e da cauallo,& in Cremona furono iſpediti di nuoto per quella impreſa li ſotto
rotati Capitani, cioè,Gio. Paolo Zaccaria,Gio. Battiſta Matto, Gucrrero Cel
lano, Girolamo Borgo, Paolo Botto, il Conte Ceſare Perſico, Renolfo di Re
nolfi,8 venuto poi il predetto Duca d'Alua à Milano s'inuiò con tutto l'Eſſer
cito alla volta di Volpiano per vettouagliargli,il che gli riuſcì nolto bene. Nel
l'iſteſſo tempo il Capitano Lodouico Borgo fu mandatº con vna compagnia e
- RSE
r78 L I B R o
per Gouernatore di Borgo S. Donino ſul Parmegiano,3 il Capitano Gio Bat
tiſta Perſichello fù mandato collaſua compagnia in Caſtel Guelfo,luogo non
molto lontano da Parma. Il Rè Filippo di moto proprio fece libero dono d'un
molino con trè ruote nel luogo di Fieſco territorio Cremoneſe, è Federigo
Schizzo, fratello di Gio. Battiſta Regete dello Stato di Milano, come appare in
vn priuilegio dato in Bruſelles di Barbantia, ſotto il dì v. di Decembre. Del
predetto meſe paſsò all'altra vita Antonio Maria Agoſto noſtro cittadino Can
celliero della Communità,huomo letteratiſſimo, 8 nella poeſia latina rariſſimo,
Laſciò egli à ſuoi figliuoli molte coſe da lui ſcritte, 8 fra l'altre vn belliſſimo
poema della vita di Maria Vergine con titolo di MARADos. Opera veramente
degna d'eſſer data in luce,S non di eſſer tenuta ſepolta.
M. d Lvi. Eſſendoſi rotta guerra fra il Pontefice Paolo IIII. Caraffa, 3 il Rè
Filippo noſtro Signore, il Duca d'Alua ſe n'andò nel Regno di Napoli, 8 al go
uerno di queſto Stato di Milano fu mandato dal Rè, ChriſtofaloMadrucio Carº
dinale di Trento. Don Giouanni di Luna Caſtellano di Milano,vno delli accu
ſatori di Don Ferrando,dubitando di eſſer caſtigato per le falſe querele haucua
dato al predetto Don Ferrando, ſe ne fuggì con ſuo gran biaſmo in Francia.Eſ.
ſendoſi accommodate le differenze fra il Rè Filippo, 8 Ottauio Farneſe, fù ad
eſſo Ottauio dato il poſſeſſo di Piacenza dal Cardinale di Trento in nome del
Rè,ritenendoſi nondimeno il caſtello per il Rè. Furono perciò leuate le compa
gnie del Capitano Lodouico Borgo, 8 del Capitano Gio. Battiſta Perſichello,
da Borgo S. Donino, 8 di Caſtel Guelfo, oue erano in preſidio. Apparue queſt' l

annovna ſpauenteuole Cometa, che ſi vide per ſpatio d'wn meſe. Daneſe Fi º
liodoni Piacentino, Senatore, & hora Gran Cancelliero dello Stato di Milano, i

hebbe, & queſto, e l'anno ſeguente la Podeſtaria di Cremona, 8 in queſto Ma,


giſtrato ſi portò in modo ch'egli ne riportò ſomma lode, 8 alla noſtra città die
de grandiſſima ſodisfatione. Il Rè Filippo confirmò, & dinuouo aſſegnò vna I,

penſione di ſcudi dugento l'anno, fatta ſino dell'anno M. D. xxxv 1. a Lodo


uico Borgo dall'Imperatore, come ſi vede in vn priuilegio ſpedito in Bruſſelles
ſotto il di X x 111 di Maggio,e ſottoſcritto di man propria dell'iſteſſo Rè Filip
po, nel qual priuilegio dopò vnlongo preambolo ſeguono le ſottonotate paro
le. Nos qui de ipſius Equorum Prefetti, Exercitus 4 italorumpeditum Magistri,
ci Colonelli,c Gubernatoris Ludouicide Burgo ſincera fide,cº indefeſſa ſeruitute,
mecnon gratis obſequijs non ſolum in Status noſtri Mediolani rebus, commodum, 6
conſeruationem concernentibus, verum etiam alibi in tota Italia, ci extra, ci in
ter alias expeditiones apud Ciuitatem Metenſem,cº contra Senenſes, in quibus, ſvt |

alias eiu preclara ommittamus adiones.ipſum non paruum incómodum, di dam.


mumpaſum fuiſe fide digno teſtimonio edotti ſumus. Nos igitur, crc. Dalle quali
"
Maeſtà.
ſi vede in quanta ſtima foſſe quel valoroſo Capitano appreſſo Sua
- -

a M.D.Lvii. Eſſendo paſſato di Francia in Italia il Duca di Guiſa cò vn'Eſercito


di circa dodeci mila fanti, 8 intorno duemila caualli, ſotto colore º"
CIl CICIC
T E R Z O, 179
00,
fendere la Chieſa Romana. Il predetto Lodouico Borgo fù mandato Gouerna
i
i tore in Correggio con alcune compagnie di fanteria, de'quali erano Capitani
if Oſcaſale Oſcaſali, Gio. Battiſta Perſichello, & il Conte Veſpaſiano Ponzone :
aſsicurate poi le coſe di Correggio, il Perſichello, 8 il Ponzone furonomádati
ai alla guardia di Siena, cò vna cópagnia di quatrocento fanti per ciaſcheduno di
mi:
inº.
loro,oue ſtettero ſino tanto che quella citta fù dal Rè Filippo data al Duca Co
titº:
fimo di Fiorenza. Erano nell'iſteſſo tempo nel Piemonte quei Capitani che di
bili
cemmo poco di ſopra,eſſergli ſtati mandati, e di nuouo gli fù mandato Daniele
Viti"
Ali Colonello di quattro compagnie, fù anco iſpedito Gio. Pietro fratello del
detto Colonello,con vna compagnia appartata,colla quale fù poſcia mandato
nel preſidio di Mortara. Etnonoſtante che foſſero fuori tanti Capitani, e ſol
i dati della noſtra città, nondimeno dubitandoſi molto, che i Franceſi non veniſ.
i : ſero alla volta d'eſſa città, ſi offerſero intrepidamente i Cremoneſi è difenderla
lriº
da ogni impeto che le foſſe venuto adoſſo, di che hauendone hauuto particolar
di auiſo il Re noſtro, ſcriſſe alli Deputati di eſſa noſtra città le ſeguenti lettere.
reti: Philippus Dei Gratia Hiſpaniarum, Anglie, Francia, viriuſque Sicilie, Hieruſalº,
irmi ci c. Rex. Magnifici, nobiles, fideles diletti. Aunque estamos tan ſatisfecho de la
meſsi gran fidelidad y afficion che los deſa ciudad aueis ſiempre tenido, y teneis alſer
nn uicio deſu Mageſtad y mio que hauia poca neceſſidad de nueuo teſtimonio, toda via
elet me ha ſido de mucho contentamiento la particular demoſtracion que hauemos en
Dei. tendido, que hauiades hecho, para en caſo che Franceſes quiſteran intentar dè in
nºn uadir eſſa Ciudad, lo qual os tenemos en acceptoſeruicto, que ha ſido conforme a lo
Di queſe deuia eſperar de tan buenos, y tan leale vaſalos, yſeruidores nuestros, y
di Mi inos quedara memoria dello,luntamente con la buena voluntad que tenemos de ha
i Xer ſiempre fauor, y merced,a eſſa Ciudad en todo lo que tocare a ſubien, conſerua
Itiº tion y augumento,como os lo diramas largo de nueſtra parte Don Aluaro de Lunas,
ſi al qual dareis entero credito. De Londres al ultimo de Marzo M. D. 1 11. Del
i meſe d'Agoſto per tre giorni continui,cioè allixxvii. «xviii. e xxix. di det
i to meſe ſi fecero proceſſioni, 8 ſegni gradiſſimi d'allegrezza, per la nuoua della
vittoria hauuta dal Rè noſtro contra Franceſi, ſotto S. Quintino. Furono etian
dio iſpediti nell'iſteſſo tempo li ſottonotati Capitani, cioè Sforza Picenardo,
l
Gaſparo Oſio, Tomaſo Perſichello, Sebaſtiano Argenta, Gio. Franceſco Oſca
S. ſale, 8 Paolo Botto,e furono mandati a Correggio, oue fu di nuouo mandato
Gouernatore il Borgo, 8 ciò fù per il paſſaggio del Duca di Guiſa, il quale ri
tornandoſene in Francia paſsò per queſte parti.Del meſe di Settembre fu con
chiuſa la pace frà il Pontefice, 8 il Rè noſtro, di che ſi fece allegrezza in Cre
mona con fuochi, e ſuoni feſtiui di campane. -

M. D. Lv 111. Sentì la noſtra città eſtremo dolore per la morte di Gio. Bat
tiſta Schizzo Regente, il qual laſciò queſta vita alli xiii di Febraro, in Bruſ
ſelles, oue fù ſepolto honoreuoliſſimamente nella Chieſa principale, 8 al ſuo
ſepolcro fu poſta la ſeguente iſcrittione.
-

- - º zo. -
rSo - L I B R o
IO. O. M.
i O. B A P 7 I ST Ae S C H IT I o C RE M O N E N SI V I RO CLARISS.
ui inter Mediolanenſes primum Senatores deinde interprimos Car. V. Aag.
ci Regis Phil.etas filj Conſiliarios. Cum integritatis, Fidei,et Praden
tie gloria, per quinquennium verſatus eſt Fratri Benemerenti
- Federicas Frater maſtiſs. P.
objt Bruxelle omnibus maximum ſui deſiderium relinqaeas An. Agens
x1 v1 1 1. Id. Feb. M. D. Lv 1 1 1.
Moſtrò il Rè noſtro tener viua memoria di quel rariſſimo huomo, poiche
oco dopò inueſtì, e fece libero dono è Federigo fratello del predetto Regen
te, del Feudo di Caſtel Didone nel Cremoneſe, il quale era ricaduto al Fiſco
Reg. Duc. per la morte di Gaſparo Triuulci, facendoli ſopra ciò ſpedire il pri
uilegio in ampliſſima forma, ſotto il dì «r 1. di Maggio in Bruſſelles, nel qual
priuilegio fà il Rè nobiliſſima teſtimonianza delle preclare virtù del Schizzocò
le ſeguente parole. Nos Animo reaoluentes di 7i Regentis preclaras virtutes,at
què ſingulares eius animi detes, non vulgarem rerum geſtarum experientian, ati
illius ſolida, cº- prompta conſilia, atti operam quam in noſtri decus, Regnorum , 6
Statuum noſtrorum commodum, c quietem concernentem, omnicum studio, fide,
di vigilantia magno etiam eius perſona incommodo nobisſemperpreſtitit &c.
Conſaluo Ferrante Duca di Seſſa nipote di quel famoſiſſimo Conſaluo detto
per la ſua gran virtù il Gran Capitano, fu dal Rè Catolico prepoſto al gouerno
del Ducato di Milano, con grandiſs. contento di tutte le città del Ducato pre
detto. Fù queſt'anno infauſto per la morte di molti Prencipi Chriſtiani, in parti
colare per la morte del Pontefice, di Carlo V. 8 di Maria Catolica Regina,
d'Inghilterra, moglie del Catolico Rè noſtro Signore. -

M.P.L1x. Anno memorabile, 8 feliciſſimo è tutta la Chriſtianità, per la pace


ſeguita frà Filippo Catolico Rè di Spagna, 8 Arrigo Chriſtianiſſimo Rè di Fri
cia,la quale fù in effetto la più ſincera,e ſtabile pace, che ſi foſſe giamai per adie
tro contratta, frà la Caſa d'Auſtria, e di Francia. Si publicò queſta pace in Cre
monaallixx. d'Aprile, con tanto gaudiovniuerſale, che più dirnon ſi potrebbe,
non mancando i Cremoneſi di dar ſegno della letitia che ſentiuano di così
ſanta pace, con tiri d'artiglieria, con fuochi per tutte le contrade, 8 quel
che più importa, con deuotiſſime proceſſioni, porgendo pricghi al Signor Dio
perche ella foſſe ſtabile, 8 eterna. Si conchiuſe in queſta pace, frà l'altre con
ditioni, che il Catolico Rè Filippo haueſſe à prendere per moglie Iſabella figli
- uola maggiore del predetto Rè " Et perciò fà mandato in Francia il Du
ca d'Alua a ſpoſarla in apparenza per via di procura, e facendoſi perciò molte
feſte in quella Corte,ſucceſſe quel miſerabile caſo del medeſimo Re Arrigo, il
quale nel più bello delle allegrezze,fù in vna gioſtra ferito a morte. Franceſco
Pietranegra noſtro cittadinohuomo letteratiſſimo, 8 pcritiſſimo della greca &
latina fauclla,8 che per molti anni fà Secretario del Senato in Milano, diede
queſt'anno in luce vin belliſſimo poema heroico, con titolo D e Nv Priis bº
- T A NN II C lº
T E R Z O 181

rass 1c1s. Fù etiandio nell'iſteſſo tempo celebre Realdo Columbo Cremo


neſe, famoſiſſimo Anatomiſta nello Studio dell'alma città di Roma, ouc viſſe
con grandiſſima lode per molti anni, diede queſti alle ſtampe vn grande, e dot
tiſſimo volume d'Anotomia, nel quale con puriſſimo ſtile latino ha inſegnato
tutto quello, che ſaper ſi può in quella materia, e per più ageuqlarla via d'im
pararla, fece anche ſtampare con forme di rame infinite figure d'Anotomia.
M. p. 1 x. Del meſe di Genaro ſi fecero i funerali dell'Imperatore Carlo
V. 8 della Sereniſſima Reina Maria d'Inghilterra, moglie del Rè Catolico
noſtro Signore nella città di Milano, oue interuennero tutti i Feudatari, 3 gli
Ambaſciateri delle città del Ducato; & dalla noſtra città, le fu mandata vina
nobiliſſima Ambaſcieria di cui furono capi Paolo Foſſa Dottore de Leggi mol
to celebre, 8 Bartolomeo Oſio gentilhuomo de principali d'eſſa città. Nicolò
Sfondrato à cui da Federigo Cardinale Ceſis era ſtato reſignato il Veſcouato
di Cremona, venne à pigliare il poſſeſſo alli 4. di Luglio, nel qual giorno fece
l'entrata ſolenne, entrando per la porta di San Luca, eſſendo riceuuto da Cre
moneſi con allegrezza non minore di quella, che moſtrarono dieci anni prima
nella venuta dell'Illuſtriſſimo Cardinale Franceſco Sfondrato padre di eſſo
Nicolò. L'andarono a incontrare tutti i gentilhuominià cauallo, inſieme con
Don Emanuel di Luna Caſtellano, e Gouernatore della noſtra città. Alla por
tafù tolto ſotto il Baldochino, 8 precedendo tutto il Clero proceſſionalmente,
& vna ſchiera grandiſſima di fanciulli con rami d'wliua s'inuiò per la ſtrada di
ritta al Duomo, oue poi che hebbe fatta otatione al Signore ſe n'entrò nel pa
lagio del Veſcouato, che è accoſto al predetto Duomo; Tralaſcio il dire il
grandiſſimo concorſo del popolo, che per vederlo era ridotto fuori della
città, 8 nella via ouehauea da paſſare, dirò ſolamente che alla porta della città,
& in molti luoghi della via per donde paſsò furono fatti belliſſimi Archi trion
fali, con imagine de Santi Protettori della città, 8 con belliſſime iſcrittioni;
& in ſomma infinite furono le dimoſtrationi di allegrezza: che fecero i Cremo
neſi, giubilando di vederſi dato vn Paſtore originario dell'iſteſſa città, 8 di
dottrina, coſtumi, e ſantità di vita non diſſimile al padre, laſciando che egli
foſſe di quella famiglia, la quale oltre che è nobiliſſima, 8 antichiſſima in Cre
mona, viene anche riputata frà le principali, 8 più illuſtri in Milano, 3 in Ra
gugia, nelle quali città non molti anni fà ella ha ſteſo i ſuoi rami. Il giorno ſe
guente fù dal Conte Pietro Martire Ponzone Dottore di Legge recitata vna
belliſſima oratione di congratulatione, nella ſala grande del Veſcouato, alla
preſenza di eſſo Veſcouo, del Gouernatore, del Podeſtà, di tutti i Dottori del
Collegio, 8 d'infiniti gentilhuomini. Morì queſt'anno Marco Tarteſſio di cui
altrouehauemmo fatta memoria, & fù con vna belliſsima oratione funebre pu
blicamente lodato da Colombano Balletto Cremoneſe, profeſſore di lettere
lumane & ciò fù nella chieſa di S. Bartolomeo, oue ſi trouò preſente il Pode
º e tutto il Collegio de Dottori, 8 anche il Collegio de' Medici, con infiniti
ºili. Era il Tarteſio peritiſsimo della greca, 8 della latina fauella, & Ora
Z tOre
182 , - L I B R, O

tore facondiſſimo, come ſi vede per alcune ſue orationi latine fatte in diuerſe
occaſioni, quali egli diede alla ſtampa, e perciò da Sebaſtiano Corrado huomo
dottiſſimo de'noſtri tempi, viene annouerato, & inuero meritamente, frà gli
Oratori celebri,8 eccellenti.
M. D. L x 1. Gabriele Faerno cittadino Cremoneſe, huomo eccellente,
nelle lettere greche, 8 latine, 8 di ſomma bontà di vita, morì queſt'anno in
Roma, non i" diſpiacere di Pio IIII. Sommo Pontefice a cui fù egli cariſ
ſimo, non ſolamente per la rara ſua dottrina, ma anco per la ſimplicità, 8 inno
cenza della vita. Era il Faerno di già molti anni ſtato riceuuto frà i più intimi
famigliari di quel Sommo Pontefice, anche auanti, che foſſe aſſonto al Papato,
ne haucua perciò egli ſpeſo il tempo ocioſamente, anzi poſtoſi ad emendare
i buoni auttori della lingua latina, ſcorretti, è per l'antichità, è per difetto del
Stampatori, s'acquiſtò in queſta maniera di ſcrivere non poca lode; mandò egli
in luce alcune poche coſe in ſimile materia, ancorche molti n'haueſſe incomin
ciate, le quali non potè finire. Fù etiandio dolciſſimo nella poeſia, la onde
ſcriſſe molte fauole morali in verſi elegantiſſimi, ma perche preuenuto dalla
morte, non hebbe tempo di mandar in luce quelle che di già haueua rcuiſte,
e preparate per darle fuori, il Pontefice veramente Pio, per tener viua la me
moria di quel dottiſſimo huomo,& per beneficio viniuerſale de Studioſi, ne fece
ſtampare in Roma vn volume il cui titolo è tale. FA sv LAE CENTvM Ex ANTIQyts
A v croR I B vs D E L E cr AE, &à Gabriele Faerno, CR E M o N E N sr CARMINEvs
Ex P 11 car AE. Nell'iſteſſo tempo perdè la noſtra città vn'altro dottiſſimo ſuo
cittadino, fù queſti Gio. Muſonio peritiſſimo della lingua greca, e latina, il qua
le per la fama dell'eſquiſita ſua dottrina, fù dalla Repub. di Ragugia condotto
con honoratiſſima prouigione, per leggere publicamente, 8 inſegnare alla
giouentù lettere; morì egli eſſendo ſtato richiamato a caſa dalla noſtra città,
con diſpiacere infinito di tutti i Litterati. Scriſſe il Muſonio molte coſe in
proſa, 3 in verſo, ancora che non poteſſe dar in luce coſa alcuna. E ſomma
mente lodata fra l'altre ſue compoſitioni,la belliſſima Tragedia a cui egli dicde
titolo di Mv sr a Fa' dalla morte di Muſtafa figliuolo di Solimano Imperatore
de' Turchi,fatto crudelmente ammazzare dall'iſteſſo padre. Dubitandoſi dell'
armata Turcheſca furono mandate nella Corſica alcune compagnie di fantaria
Italiana, delle quali era Colonello Sigiſmondo Gonzaga, e fra eſſe ne furono
trè de Cremoneſi, i Capitani furono Guerrero Cellano, Camillo Bonetto, S.
Antonio Coſta.
M. D. 1 x 11. Nel principio di queſt'anno ſi diede anco principio al Sacro
ſanto Concilio viniuerſale nella città di Trento, oue ſi trouò, e ſtette ſino al fine
anche il predetto Nicolò Sfondrato Veſcouo della noſtra città.
M. p. 1 x 11. Paolo Ali, il quale come poco diſopra dicemmo, era ſtato
fatto Senatore in Milano, con ſommo contento della noſtra città, paſsò del
meſe di Luglio all'altra vita, con graue dolore dell'iſteſſa città, anzi di tutto lo
Stato di Milano, percioche, e per la rara, 8 eſquiſita dottrina, e per la bontà,
- - - - - - - - - - - - & innocenza
'T È R z O. 183
& innocenza della vita era egli cariſſimo a tutti vniuerſalmente, Fù portato
il ſuo corpo da Milano à Cremona, 8 con ſolenniſſima pompa funerale ſepolto
nella chieſa Maggiore, nel ſepolcro de' ſuoi maggiori. Non mancarono i Cre
moneſi di moſtrargli tutti que ſegni di gratitudine che à così honorato loro
cittadino, 8 tanto benemerito della Patria ſi ricercauano, facendogli fare del
publico honoreuoliſſime eſſequie nella predetta chieſa Catedrale, oue fecero
fabricare nella nauata di mezovn Catafalco alto braccia 28. e largo 12. con -
quattro artificioſe Piramidi, che dalle loro ſummità mandauano fuori fumo di
precioſiſſimo incenſo; era la pianta di " Catafalco quadra, ma alciandoſi
poi finiua in ottauo, per ogni angolo delle quadre erano due ſtatue di quegli
antichi Decemuiri Romani, è i cui piedi erano ſcritti i nomi; e perche foſſe
compiuto il numero de dieci, ne furono poſte due nel mezzo della quadra, che
riſguardaua verſo l'Altare Maggiore. Su'l baſamento nel mezzo era poſta vna
ſtatua del defunto, rappreſentante l'iſteſſo naturale, poſta à ſedere ſopravna
fedia guarnita di velluto pauonazzo, 8 ſopra il capo eravna figura della Fama
in atto volante, é con due trombe, fatta molto artificioſamente, il che tutto fù
fatto con Architettura di Martire Sabioneda Pittore Cremoneſe, in ſimili in
uentioni molto prattico, 8 eſperto. Per ogni quadra era vna iſcrittione, ma
io laſciando le altre, per attendere alla breuità, metterò ſolamente quella, che
era poſta nella quadra, che riſguardaua verſo la porta principale della chieſa,
che era tale.
ID. O. M.
PAV L o A L AE 9 r 1 o B I V. c I. E x1 M 1 AM PRr D E N TI AM
in Senatum Mediol.cooptatus eum Magiſtratum ea fide grauitate abſtinentia
caste integre, ci ad Priſca probitatis laudem geſut vt longe maiores
a Rege ſperare debuiſſet, ſed heu dum Reip. dignitati enixe priuatorum ſi
commodis benignè ſtudet ſuis parun conſulens perdita valetudine –
diu vſas vita ceſſit ſuo magis quam alior tempore Fix. Ann.
IL. M. X. Ciuitas Cr. Decreto Sepulcro ſumptu Pub.
Ciui B. M. parentaait.
In luogo dell'Ali, fù dal Rè Catolico fatto Senatore Sigiſmondo Picenardo
eccellentiſſimo Giureconſulto della noſtra città, ſentendone i Cremoneſi vni
nerſalmente grandiſſimo contento, 3 allegrezza, per eſſer'egli(laſciamo l'eſqui
ſita dottrina) di natura tanto benigno, gentile, humano, 8 affabile, che più dir
non ſi potrebbe. Fù il predetto Picenardo riceuuto a ſedere nel Senato l'ulti
mo giorno di Decembre, eſſendogli ſtato ſpedito il priuilegio alli 15. del pre
cedente meſe di Nouembre. Alli2 1. di Decembre, giorno ſolenne per la feſta
di S. Tomaſo Apoſtolo, vennero in Cremona Rodolfo che hora è Imperatore,
& Herneſto ſuo fratello,hora Cardinale,figliuoli di Maſſimigliano Imperatore,
allhora molto giouanetti, i quali andauano in Iſpagna dal Rè Filippo ſuo Zio,
accompagnandoli l'Illuſtriſſimo CardinaleTruchſes d'Auguſta, con infiniti
altri Signori, e Baroni Alamani. Gli riceuettero i Cremoneſi con grandiſſimo
Z 2 apparato,
184 L I B R O

apparato, non laſciando adietro coſa alcuna a loro poſſibile, per honorare quei
Sereniſſimi Prencipi; Furono primieramente incontrati da alcune compagnie
di caualleria leggiera, 8 dagli huomini d'arme, tutti beniſſimo in ordine, e per
che per la mala ſtagione del tempo le ſtrade non erano molto buone, fecero
far le tagliate per i campi; Conſaluo Ferrante Duca di Seſſa, che dal Sereniſ
ſimo Filippo Rè Catolico haueua il gouerno dell'arme, 8 degli Stati d'Italia, il
quale da Milano era venuto quiui per riceuergli à nome del Rè predetto, con
vna nobiliſſima ſchiera de Feudatari dello Stato, & Don Emanuel di Luna Ca
ſtellano, 8 Gouernatore di Cremona, con Girolamo de Monti Milaneſe Se
natore,e Podeſtà dell'iſteſſa città,accompagnati da tutta la nobiltà Cremoneſe,
andarono ad incontrarli ſino oltre il Borgo di S. Lazaro, lontano quafivnmi
f"niſſimo
dalla in
porta della città, nel medeſimo luogo era da trè mila fanti Cremoneſi
ordine, i quali poſti in battaglia fecero belliſsima moſtra di ſe alli
predetti Prencipi, i quali ſi fermarono a riguardarli con molto diletto ; queſte
fanterie, delle quali era capo Antonio Oſcaſale gentilhuomo de principali
della noſtra città, e Capitano di molto valore, dopò fatte alquante belliſsime
falue d'archibugiaria; s'auuiarono in ordinanza dinanzi ai Prencipi, venendo
nella città,oue con grandiſſima magnificenza erano fatti in diuerſi luoghi Archi
trionfali, con ſtatue de tutti gli Imperatori dell'Auguſtiſsima caſa d'Auſtria,
e con motti, 8 iſcrittioni belliſsime, furono gli Archi fatti con mia inucntione,
& Architettura. Alloggiarono i Prencipi, 8 il Cardinale con quelli della loro
corte nel nobiliſsimo palagio de Pier Franceſco Gio Lodouico, & Sigiſmondo
fratelli de'Trecchi, i Sant'Agata, doue erano le ſtanze apparate con regal
pompa; Et per dare a queſti Sereniſsimi Prencipi qualche piaceuole tratteni
mento la ſera del giorno ſeguente nella corte del medeſimo palagio ſi fece à
lume di torcievoa Barrera a campo aperto, la quale, 8 per l'inuentione, 8 per
la vaghezza fu giudicata coſa belliſsima, e piacque fopra modo a que”Sereniſ
ſimi Prencipi, che perciò la vollero anche in ſcritto. Eraui davna parte vna
Balena grandiſsima poſta nell'acqua, fatta con gran maeſtria, dal cui ventre
vſciuano per la bocca i Venturieri, all'incontro era vn Serpente diſmiſurata
randezza, che gettaua fuoco dalla bocca, 8 quel che pareua mirabile era, che
nell'Vſcir, che faccuano i Venturieri armati, e con grandiſsimi cimieri di piume
dalle fauci di queſto Serpente, che s'apriuano, e chiudeuano con mirabile arte,
vſciuano tante fiamme, che eravn ſtupore, &inoltre ſe gli vedeua nel corpo
tanto fuoco, che pareua vn Mongibello; Davn'altra parte era vin'altiſsima
Montagna piena di lumi talmente bene accommodati, che facendo ſcoprire
vna belliſsima proſpettiua di caſe, 8 di verdura, rendeuano grandiſsima va
hezza, 8 da queſta deſcendeuano huomini armati, per vna via, che ſcopren
doſi di lontano faceuan belliſsima moſtra, all'incontro di queſta Montagna, era
vna nuuola fatta con belliſsimo artificio, di donde vſciuano parimente huomini
armati, furono queſte coſe interpretate per i quattro Elementi principali, cioè
fuoco,aria,acqua,e terra,e furono fatte con inuentione del predetto sti",
CIlC
T E R Z O. 185
che perciò ne fù molto lodato. Si trouarono a queſto belliſsimo ſpettacolo le
più nobili,e principali gentildonne della città. La mattina ſeguente partirno i
Prencipi per Piacenza e paſſarono il Pò à Maraſco diſcoſto trèmiglia da Cre
mona, fin doue Ottauio Farnefe Duca di Piacenza, e Parma gli venne ad in
contrare accompagnato da tutti i ſuoi Feudatari & davna nobiliſsima ſchiera
di gentilhuomini. Vincenzo Campo mio fratello ritraſſe di naturale queſti
Prencipi, 8 ancor che haueſſe così poco tempo di vedergli, furono nondimeno
giudicati da tutti vniuerſalmente belliſsimi.
M. p. Lx1v. Elio Giulio Crotto Cremoneſe huomo letteratiſsimo, 8 ce
lebre non ſolamente nelle poeſie latine, ma anche in tutte l'altre arti liberali,
diede in queſti tempi in luce alcuni libri di poeſie diuerſe, che moſtrano la
prontezza del ſuo belliſsimo ingegno; Fù egli religioſo ſecolare, e viſſe in Fer
rara con molta ſua riputatione, 8 caro à tutti i Letterati. Eſſendoſi ribellata la
Corſica da Genoueſi, vi furono mandate molte genti Italiane, fra le quali fu
rono due compagnie de Cremoneſi, l'Vna ſotto il Capitano Girolamo Ariber
to,e l'altra ſotto il Capitano Antonio Coſta, il quale fù etiandio Sergente mag
giore di tutte le compagnie Italiane, che erano ſotto il Colonello Don Loren
zo di Figuerra Spagnuolo. \

M. p. 1 xv. Columbano Baletto noſtro cittadino profeſſore di lettere hu


mane, & peritiſsimo nelle lettere greche, 8 latine, fu per la ſua dottrina chia
mato dal Senato con honoratiſsima prouigione, è leggere publicamente l'arte
oratoria nel famoſiſsimo ſtudio della città di Pauia, ouelefſe trè anni continui
con molta ſua lode,e riputatione,datoſi poi alla vita religioſa,hebbe dal noſtro
Veſcouo la Pieue di S. Mauritio ſul Cremoneſe, ma non volendo egli andare
adhabitare in villa, rinonciò quel beneficio, e di nuouo ſi ritirò è Pauia, oue
finalmente del M. D. E «v 1r morì di peſte, e gli furono rubate molte compo
ſtioni, così in verſi, come in proſa, le quali egli era per dare preſto in luce -
Sono alla ſtampa alcune puoche coſe di poeſia, che dimoſtrano l'acutezza del
ſuo ingegno, ſcriſſe alcuni verſi heroici con titolo, D e Vira CH RI sr1, e li
dedicò a Aleſſandro Sauli Veſcouo d'Alcria. Scriſſe anche vn'eſortatione ,
pur in verſi al ſacroſanto Collegio de Cardinali, mentre erano nel Conclaui
per la creatione del nuouo Pontefice dopò la morte di Pio IIFI. &all'iſteſſo
Collegio dopò la creatione di Pio V. di ſanta memoria; Etal Sereniſsimo
ſº Don Giouanni d'Auſtria dopò la vittoria contra il Turco, di cui parleremo a
g ſuo luogo. Queſto iſteſſo anno furono ſpediti per Corſica il Capitano Sforza
Picenardo, 8 il Capitano Gabriele Mucio (ò ſecondo, che ſi chiamano com
munemente in Cremona) del Mozzo. E per Sardegna furono iſpediti ſotto il
Colonello Sigiſmondo Gonzaga, Gaſparo Oſio Capitano, e Luogotenente del
Colonello predetto, Gio. Franceſco Oſcafali Capitano, e Sergente maggiore,
il Capitano Vincenzo Stanga, il Capitano Girolamo Oſio, il Capitano Gio.
Angelo Gallerato, 8 Gio. Battiſta Matto, tutti nobili, & honorati Capitani
della noſtra città.
M. D. 1 xv 1.
186 - L I B R O

M. D L xv 1. Marco Girolamo Vida noſtro cittadino Veſcouo d'Alba, di


cui hauemmo parlato altroue nella preſente opera, laſciò queſta vita mortale
alli 27. di Settembre, con grandiſsimo dolore della noſtra città, 8 diſpiacere
vniuerſale de tutti i Litterati. Fù egli ſepolto nella città d'Alba, nondimeno
gli fecero i Cremoneſi l'eſſequie, e funerali del publico, facendoli fare nella
Chieſa Maggiore vn belliſsimo Catafalco, con le ſeguenti iſcrittioni.
- D. O. M.
M. H I E R. V I DAE A L BAE E P I SC O PO 2! E M P R O B Eº
omnes norunt Ciuit. Cremona Decreto ſepulcro ſumptu publ. Ciui
qui de vniuerſa Ciuit. B. M. eſt parentauit.
A . A. N.

2V I c VM 21 i P 9 l 1 D I N E G R E G1 º M H o Mr N EM
laudis dici poteſº in eun beneficio nat. fuerie collatum immort.
erat dignus niſi natura communis conditio obititiſee viuit
stamen adhuc apud nos via etſ eternum ad poſteros
benef iucundiſi. ad perpetua recerdatione.
2 V I o M N I B Vs E RG A GR E GE M SI B I c o Miss VM
officis fundtus pietat charit.fide conſº. preclarus omnibus carus
nemini nocius à nobis diſceſteſao magisquam aliorum tempore.
AQP I No N S o LVM PIE, ET SANCTE D E VA c o LV 1 r,
ſed ita etiam cecinie, vt in Cuelo locum vhi beatus euo ſempi
Aterno fruatur, c in terris eternam ſibi gloriam maximo
amnium mortalium frutta compararit. -

Hà laſciato il Vida molte opere, che lo rendono immortale, non ſenza ripu
tatione, e lode della noſtra città, di cui egli meritamente diſſe quel Poeta Fer
rareſe, Mater Nobilium Cremona vatum, poiche ella ha ſempre hauuti ingegni
nobiliſſimi nella Patria, 8 ancora che le opere di queſto Illuſtriſſimo noſtro cit
tadino ſiano note à tutto il mondo, come quelle, che ſono ſtate riſtampate in
, finite volte, e in ogni parte, 8 alcune ſiano anco ſtate tradotte non ſolamente
nella noſtra lingua Italiana, ma anconella Spagnuola.ionondimeno non voglio
laſciare di mettere qui i titoli di tutte quelle, che egli viuendo diede alla ſtam
pa, che ſono i ſeguenti. Ci Risri ad os Liz v1. D E AR re Po Erica
L1 e. 1 1 1. D E B o M e Y cv M Cv R a Ac Vsv Li B. 1 1. D E Lvdo ScHaccoRvm
L1s. 1. H xM N 1 DE SAN cris. O D AE, BvcolicA, & tutti i predetti ſono in
verſi; Scriſſe anche trè libri in proſa con molta cloquenza, il titolo de qualie,
Dia Lo G1 D E R E IP. D1G N 1 rare.
M. D. L xvi 1. Carlo Infante di Spagna, figliuolo maggiore, 8 vnico del
Rè Catolico Signor Noſtro, giouane di viuaciſsimo ſpirito, ſi morì queſt'anno
con infinito diſpiacere di tutta la chriſtianità; Paſsò etiandio della preſente
vita Iſabella Valeſia Regina, terza moglie del predetto Catolico Rè Filippo,
il quale amandola ſommamente per l'eccellenti, 3 rariſſime qualità ſue, ne ſentì
eſtremo
T E R Z O. - 187
eſtremo dolore, conformandoſi nondimeno alla volontà del Signor Dio, ſop
portò con grandiſſima fortezza d'animo ambidue queſti così grauiaccidenti.
M. D. L xv 1 1 1. Si celebrarono del mefe d'Ottobre i funerali dell'Infante,
Don Carlo di ſopra nominato, nella città di Milano, oue interuennero ſecondo
il ſolito i Feudatari, e gli Ambaſciatori di tutte le città del Ducato, ritrouan
douiſi per la città di Cremona Anſelmo Tinto Dottore, da me più volte ricor.
dato, e Sforza Picenardo Capitano di molto valore, & di molta riputatione.
Del meſe di Decembre poi ſi celebrarono nella medeſima città di Milano i fu
nerali della Sereniſſima Reina Iſabella, con pompe veramente regali, interue
nendoui per la noſtra città il predetto Dottore Tinto, & Gaſparo Oſio Capi
tano per il ſommo ſuo valore molto ſtimato.
M. D. L xix. Eſſendo ſtata fatta la riforma delli Frati Humiliati, nefcapi
tolo generale di quell'Ordine, fatto in Cremona nel meſe di Maggio del
M. D. Exv 1 1. per mezzo di Carlo Borromeo Cardinale di S. Praſſede, Arci
ueſcouo di Milano, 8 Protettore del predetto Ordine degli Humiliati, 8 ciò
in virtù d'una Bolla del Santiſſimo Pontefice Pio V.Et eſſendo poſcia pervn'al
tra Bolla del predetto ſommo Pontefice ſtato del tutto eſtinto il predetto Or
dine, per vina congiura haueuano fatto alcuni capi principali di quella Religio
ne, contra la perſona del ſopranominato Cardinale Borromeo, e perciò ſtatigli
anco leuati i Benefici Eccleſiaſtici, che poſſedeuano; Fù leuato loro queſt'anno,
dal medeſimo Pontefice la Chieſa, e Prepoſitura di S. Giacopo di Cremona,
& inſieme con le rendite la diede à i Chierici Regolari detti di S. Paolo De
collato, i quali vi vennero ad habitare del meſe di Febraro, e vanno tuttauia
perſeucrando. Fù queſt'anno vina careſtia vniuerſale per tutta Italia,eccettua
tane la città di Piacenza, oue ſi trouò tanta copia di frumento, che ne diede à
Milano, a Venetia, à Genoua, & à molte altre città vicine, e lontane; Et Ca
millo Caſtiglione allhora Podeſtà di Cremona, ne mandò anch'egli à compe
rare per mezzo d'alcuni particolari per farlo vendere quiui in ſeruigio della
pouertà; non patì però molto la noſtra città per quella penuria, la quale fù aſſai
minore di quella del M D. 11x nel qual'anno ſi vendè il frumento lire dieci lo
ſtaio, &la ſegale ſino è vintilire il ſacco, 8 l'hauerebbe allhora fatta male la
noſtra città, ſe non foſſe ſtata la buona cura, e diligenza di Giulio Claro, che vi
era Podeſtà, il quale fece venire dell'Aleſſandrino(era egli d'Aleſſandria) quan
tità grande di riſo, che fù di grandiſſimo aiuto a tutto il popolo; Et eſſendo io
allhora nella città di Lodi, oue ero ſtato chiamato da que cittadini a dipingere
la Capella del Choro della Chieſa Maggiore, fui pregato da quei gentilhuo
mini che erano Deputati ſopra le coſe della città, a voler andare ſino a Milano,
e vedere di ottennergli qualche quantità di grano, perciò che molto ne pati
uano, e così viandai, e col mezzo di Daneſe Filiodoni allora Preſidente del
Magiſtrato Eſtraordinario, col quale io teneua, e tengo ſtrettiſsima ſeruitù, ne
ottenni dugento moggia, i quali furono tolti fuori del caſtello di Piacenza, S.
condotti a Lodi con grandiſsima ſodisfattione di quel popolo.
• D, l X Mo
188 L I B R O

M. p. 1 xx. Eſſendoſi rotto la guerra frà Venetiani,e Selim Imperatore de


Turchi, ſeruirono in quella guerra alla Sereniſsima Republica di Venetia,
Carlo Regonaſco, e Franceſco Couo (detto per errore di Lobi, da chi ha ſcrit
to quella guerra) amendue nobili Cremoneſi, con titolo, e grado di Capitani,
& eſſendo ſtati mandati con le loro compagnie in Famagoſta furono ammazza
ti dai Turchi nella preſa di quella città. Seruirono etiandio alla predetta,
Repub. Guerrero Cellano, il Conte Franceſco Perſico, Gio. Maria Dolce, e
Sigiſmondo Picenardo, tutti nobili Cremoneſi, con carica di Capitani di fan
terie. E perche ſi dubitana che l'armata Turcheſca non aſſaliſſe anche qualche
luogo del Catolico Rè Noſtro Signore, perciò furono preſidiati tutti i luoghi
maritimi; E furono mandate in Sardegna ſotto Sigiſmondo Gonzaga Colo
nello, cinque compagnie Cremoneſe, de quali erano Capitani Gaſparo Oſio
Luogotenente del Colonello, Antonio Coſta Capitano, e Sergente maggiore
delle " compagnie, Nicolò Borgo figliuolo del Capitano Lodouico, di
cui nella preſente opera hauemmo fatto più d'una honorata memoria; Girola
mo Borgo, e Euangeliſta Lodi, i quali poſcia furono imbarcati nell'armata
Regia per andare à ſoccorrere Famagoſta, ancora che intédendo poi la perdita
di quella città, 3 di tutta l'Iſola di Cipro, ſe ne ritiraſſe la predetta armata in
Sicilia.
M. p. 1 xx1. Morì del meſe d'Aprile nella città di Milano il Conte Bro
cardo Perſico de principali di Cremona, il quale hauendo congionta col valo
re della perſona vna ſomma prudenza, era attiſsimo ad ogni gran maneggio;
E perciò s'haueua egli acquiſtato non poca auttorità, e riputatione appreſſo il
Sereniſsimo Filippo Rè Catolico, da cui ne hebbe dignità, e gradi ſupremi,
percioche dopò l'hauergli dato la ricca Commenda di S. Giouanni Gieroſoli
mitano della noſtra città, eſattolo del Conſiglio ſecreto del Ducato di Milano,
lo creò anche Commiſſario generale de ſuoi Eſerciti, 8 inoltre gli donò il
Marcheſato di Caſſano Terra groſsiſsima nella Dioceſi Cremoneſe, poſta alla
deſtra ſponda dell'Adda Fiume nobiliſsimo, lontano dalla città di Milano da
quattordeci miglia; Si ſeruì etiandio l'iſteſſo Rè Catolico, del Conte Brocar
do in molte legationi d'importanza, 8 in particolare appreſſo Papa Pio IIII.
E'nobiliſsima la famiglia Perſica nella noſtra città, centenaia d'anni ſono, per
cioche oltre a quelli che in diuerſi luoghi di queſt'opera ſi nominano, vi fàan
che Rinaldo, che fù Podeſtà di Verona l'anno u c. c. 1 xx & più adietro,cioè
intorno l'anno si c c. X 1 1. vi fù Vgo di molto valore nell'armi, 8 gratiſsimo
à Federigo II. Imperatore. Ne tempi più moderni poi, fù celebre vn'altro
Brocardo eccellentiſsimo Dottore de Leggi, di cui ſi valſe per Conſigliere
Filippo Maria Viſconte, e poſcia eſſendoſi trasferito a Napoli, hebbe dal Rè
Ferdinando il grado di Supremo Cancelliero di quel Regno, con ſommo ſuo
honore, & riputatione mirabile. Laſciò egli queſta vita intorno l'anno M.cccc.Lxx.
Queſti ho io voluto ricordare, per non hauergli nominati a ſuoi luoghi. Erafi
queſta Lega frà il Pontefice Pio V.di ſantiſsima memoria, Filippo Rè Catolico,
- -- , &la
- - A

T E R Z O, 189
& la Repub. Venetiana, contra il commune nimico della Fede di Chriſto;
E perciò ſi aſſoldauano in tutte le città d'Italia genti per mandarle ſopra l'Ar
mata della Santiſsima Lega; & nel Cremoneſe furono fatte molte compagnie.
Gio. Battiſta Matto nobile Cremoneſe, Capitano di molto valore, andò a ſer
uire i Venetiani, & hebbe primieramente la carica di cinquecento fanti, 8:
Luogotenente di Camillo da Correggio Colonello, e poſcia fù fatto anch'egli
Colonello di mille fanti; ma non sì toſto hebbe il grado, che caduto in infer
mità vi laſciò la vita. Eſſendoſi ribellati i popoli del Finale dal Marcheſe ſuo
Signore, e dubitandoſi che gli Vgonotti di Francia non vi ſi annidaſſero, il Rè
Filippo Noſtro Signore volle, che in ſuo nome ſi pigliaſſe quella fortezza, e
così vi furono mandate molte genti, e frà gli altri Capitani ne furono ſpediti
per quella impreſa cinque Cremoneſi, quattro cioè ſotto il Colonello Sigiſmon
do Gonzaga, che furono Gaſparo Oſio, con carica di cinquecento fanti, 8
Luogotenente del Colonello; Antonio Coſta convna compagnia, &Sergente
maggiore; Pellegro Bonfitto, 8 Gio. Giacopo Bonetto con vna compagnia
i" ciaſcheduno di loro; il quinto, che fù il Capitano Tomaſo Perſichello, heb
evna compagnia appartata di quattrocento fanti; Eſſendo poi ſtato preſo il
Finale (oue fu ammazzato il predetto Capitano Antonio Coſta, Soldato di
molto valore,il quale coll'armis'haueua acquiſtato quel grado, 8 era per aſcen
dere à molto maggiori, ſe morte non vi ſi interponeua, il Capitano Gaſparo;
&il Bonfitto colle loro compagnie furono mandati ſopra l'Armata Regia, oue
ſtetteroſino che fù ſeguita quella memorabile giornata delli 7. d'Ottobre, frà
l'armata della Santiſſima Lega, di cui era ſupremo Generale Don Gio. d'Auſtria
fratello dell'Inuittiſſimo Rè Filippo, 8 l'armata Turcheſca, nella qual giornata
hebbero i Chriſtiani quella feliciſſima, 8 importantiſſima vittoria, di cui non fù
la maggiore per molti Secoli prima. Rodolfo, 8 Herneſto d'Auſtria, i quali
come dicemmo del M. D. Lx 111. andarono in Inſpagna, queſt'anno ritornan
doſene in Alemagna, paſſarono di nuouo per Cremona alli 7. d'Agoſto,accom
pagnati da Don Gabrielle della Cueua Duca d'Alburquerque, il quale dopò il
Duca di Seſſa haucuahauuto il gouerno dello Stato di Milano, 8 Ceſare Gon
zaga figliuolo di Don Ferrando, Signor di Guaſtalla, 8 Capitano generale,
delle genti d'arme del Re Catolico, 8 da infiniti altri Baroni, e Signori. Non
ſi fermarono que Sereniſſimi Prencipi quiui ſe non la ſera, ne vollero che ſi
faceſſero trionfi. Nel fine d'Ottobre eſſendoſi hauuta la felice nuoua della vit
toria conſeguita dall'armata Chriſtiana contra la Turcheſca, ſi fecero per trè
giorni ſolenniſſime proceſſioni, con tanto concorſo di popolo, quanto maggio-.
re dir ſi poſſa, ſonando tutte le campane d'allegrezza; Nelle Parochie ſi fecero
parimente per trè ſere fuoche, & il Caſtello diede anch'egli ſegno d'allegrezza
con infiniti tiri d'artiglieria. Si fecero etiandio grandiſſimi trionfi del meſe di
Decembre, per eſſer nato vn figliuolo al Sereniſs. Filippo Rè Catolico Noſtro
Signore, di Anna d'Auſtria figliuola di Maria Auguſtiſſima Imperatrice ſua
Sorella, 8 dell'inuittiſſimo Maſsimigliano II. Imperatore, la quale egli con
- Aa diſpenſa
-

9o - L I B R O

diſpenſa del Sommo Pontefice, haueua ſpoſata dopò la morte d'Iſabella ſua
terza moglie. Fù à queſto fanciullo poſto nome Fernando. Don Aluaro Sandè
Caſtellano di Milano, 8 che allora per la morte del puca d'Alburquerque i
teneua il Gouerno di queſto Sato, per maggior ſegno d'allegrezza fece publi
care vn Decreto gratioſo, perdonando a tutti i banditi, e condannati, mentre i
però che non foſſero banditi per homicidio commeſſo con animo deliberato; i
Ne foſſero tampoco compreſi in queſta publica gratia quelli, che foſſero incorſi i
ne delitti di leſa Maeſtà, di ribellione, di hereſia, di fabrication di monete, 8
di ſodomia; Il predetto Decreto fù publicato alli 18. di Deeembre. Hauen.
do io poſto in diſegno il Cremoneſe con quella maggior diligenza ch'io ſeppi, i
& perpublico commodo fattolo ſtampare, 8 dedicatolo alla città di Cremona, i
ne fui da queſta Illuſtre Patria mia honoratiſsimamente ricompenſato, che i
perciò mi conceſſe anco l'eſſentione de tutti i carichi ordinari,8 eſtraordinari, i
Eperch e ſi vegga quanto grata ſia la città noſtra, verſo quei ſuoi cittadini, che i
ſi adoprano " vò laſciare di regiſtrare in queſto luogo il priui- i
legio che mi fù conceſſo. D E CVR ION ES CONSILII GENERALIS i
CIVITATIS C REM ON AE, Semper Preceſſoribus inſitum cordifuit, i
Illospotiſſimum diligere, quos ipſa virtus commendatos reddit, Inter quos ſplen ,
det, ci eluceſcit Antonius de Campo Pitor Cremonenſis eximie virtutis, qui
intercetera per eum mirificè fatta, breui tabula Immaginariam Ciuitatem i
nostram, ci agrum eiuſdem per vicos, di loca, cum intercapedine ab ipſa Vrbe
aperte edidit. Vnde meritò inducimur eum munificentia noſtra completi, vt
etiam omnibus innoteſcat, quanti virtutes apud nos magnifiant, Cum ergo in
Curiam noſtram conueniſemus pro negotis publicis pertraitandis ad preſentiam
Multum Ill. R. D. Senatoris D. Camilli Castellionei honorandi Pretoris Ciuitatis i
noſtra poſito legittimè partito ad formam ordinum, Decreuimus ipſum Antonium,
ci familiam ſuam eius vita durante tantum, ci bona ſua ab omnibus oneribus a
realibus, ci perſonalibus, ordinarijs, & extraordinarijs atq, mixtis, per Ciuita a
tem noſtram Imponendis Inmunem reddere, prout reddimus, Incipiendo è Calen i
dis menſis Ianuari proximè futuri in antea accedente tamen Illuſtriſ. Principis -
Nostri,aut Excellentiſſimi Senatus Preſentis. Diplomatis approbatione. In quori ,
testimonium, omnia ha e in alta referri iuſimus , c Signo Reipublicae ſolito in
ſignirt curauimus. Dat. Cremone die Lune 23. Menſis Iuli Anni M. D. l xxi. º
M. D. L xx 11. Scorrendo il Mare l'armata Turcheſca, che dopò la gran rot
tas'era con ſtupore del mondo rimeſſa in ordine, i Venetiani andauano proue- ,
dendo à tutti i luoghi loro, e perciò oltre l'armata, che ſotto il Proueditore :
Soranzo haueuano in eſſere, mandarono anche molte genti nell'Iſola di Can- ,
dia, oue andarono frà gli altri Mondinaro Remenolfo nobile Cremoneſe Co- i
lonello di mille fanti, S. Gio. Pietro Mariano anch'egli nobile cittadino della
noſtra città, Capitano d'wna compagnia. Del meſe di Maggio ſi fece alle i
grezza publica, per la creatione di Papa G R E G o Rio XIII. il quale dopò la
morte di Pio Quinto di ſanta memoria era ſtato aſſorato al Pontificato i
- - - - -- - - - - Parthemia
l
T - R 2 O, I 91

Parthemia Galerata Mainolda gentildonna letteratiſſima, 8 peritiſſima della


lingua greca, e latina, al cui purgatiſsimo giudicio il dottiſsimo Vida non ſi
- ſdegnò di ſottoporre alle volte le ſue compoſitioni, paſsò queſt'anno è miglior
vita; Fù ella figliuola d'Agoſtino Galerato, huomo che per la bontà della vita,
& rare ſue qualità fu molto amato, 8 honorato nella noſtra città, e fù moglie
di Gio. Battiſta Mainoldo Dottore de Leggi preclariſsimo, E poi che ſiamo
à parlare del ſeſſo feminile, io non vò tacere, che anco da eſſo la città di Cre
mona hà riceuuto, e tuttauia riceue non poca gloria,percioche ne tempi addie
troviſſero con fama di ſantità Giouanna Viſella, S. Eliſabetta Picenarda Mo
nache del terzo Ordine di S. Maria de' Serui, delle quali non mi eſtenderò a
dirne le lodi, poiche diffuſamente ſi deſcriuono nelle Croniche de Reuerendi
Padri del predetto Ordine de Serui. Età tempi noſtri viſſe con gran fama di
ſantità Margherita Spineta Monaca del terzo Ordine de'Carmelitani, la quale
ſtette volontariamente rinchiuſa in vna picciola cameretta accoſto alla Chieſa
di Sant'Antonino per ſpatio di trentacinque anni, e finalmente rendendolo
ſpirito al ſuo diletto Spoſo Chriſto Giesù, fù con honoreuol pompa ſepolto il
ſuo corpo, 8 nella Chieſa di Sant'Agata le fà da i parenti erettovn ſepolcro
con la ſeguente iſcrittione. -

A A RG A R E T AE s Pf N E T AE º ES 7 A L 'S C A RM E L 17 AN AE,
qua Christo ſponſo anno trigintaquinque ſumma corporis, ac animi inte
gritate in ede Diui Antonini incluſa ſeruiuit ab Affinibus procura
tum monumentum Fixit Anno 67.objt die 2o, luly M. D. xxviii.
E' ſtata etiandio tenuta in gran ſtima di ſantità Valeria Borga Fondatrice del
nobile Monaſtero delle Reucrende Angeliche di Santa Marta, di cui parlere
moaltroue più diffuſamente. Non è ſtata men chiara pure à noſtri tempi Giu
lia Sfondrata, Sorella dell'Illuſtriſsimo Cardinale Franceſco Sfondrato, donna
di molto valore, la quale dopò eſſer ſtata maritata in vin nobiliſsimo gentilhuo
mo di caſa Gonzaga in Mantoua, ſprezzate le ricchezze, 8 tutti gli agi, e com
modi mondani, ſi fece Monaca nel Monaſtero di S. Paolo Decollato nella città
di Milano, oue viſſe ſantamente ſino al fine di ſua vita; Non ſono diſsimili da
queſta honoratiſsima donna trè ſue nipote ſorelle dell'Illuſtriſsimo Cardinale,
e Veſcouo noſtro Nicolò Sfondrato, le quali ſono anch'eſſe nel predetto Mo
i naſtero delle ſacre Vergine Angeliche di S. Paolo, oue per le rare loro virtù,
gº e ſanti coſtumi ſono tenute in molto pregio, l'vna delle quali, cioè l'Angela An
ſi ronia Maria, è peritiſsima della lingua latina, 8 hà tradotte le opere di S. Ber
nardo, e credo non andarà molto tempo, che ſi vederanno alla ſtampa; le altre
due : cioè l'Angelica Paola Antonia, &l'Angelica Paola Maria, ſono anch'eſſe
ſ" intelligenti della lingua latina, e donne di grandiſſimo valore. Non voglio
º
º
laſciar addietrovn'altra ſacra Vergine Cremoneſe, la quale nella predetta città
li
di Milano, per la ſantità della vita, 8 per le molte ſue virtù, e particolarmente

- - - - Aa 2 per
192 L I B R ) -

(per l'eccellenza della Muſica d'ogni ſorte, è tenuta in grandiſſima ſtima; E que
ſta donna Corona Somenza, che fù figliuola d'Agoſtino Somenzo Senatore, è
del Conſiglio Secreto dell'wltimo Franceſco Sforza Duca di Milano; viue ella
nel Monaſtero delle ſacre Vergini detto il Monaſtero maggiore. Grandiſſimo
bonore hanno etiandio recato alla città di Cremona, ſei nobiliſſime ſorelle,
figliuole d'Amilcare Anguſciola, 8 di Bianca Ponzona, la prima è Sofonisba
eccellentiſſima nella Pittura, nella quale ella è riuſcita tale, che l'opere da lei
fatte ſi ponno agguagliare a quelle di qualſivoglia Pittore de più famoſi, e rari,
fù queſta per il merauiglioſo ſuo ingegno chiamata in Iſpagna alla Corte delCa
tolico Rè Filippo, per ſeruire la Catolica Reina Iſabella a cui Sofonisba, 8 per
l'eccellenza della Pittura, 8 per molte altre nobiliſsime parti che in lei ſono, fù
cara fuor di modo; fù ella maritata ad vn nobiliſsimo Barone Siciliano, dal
predetto Rè Catolico, da cui, oltre i molti doni le fù anche aſſegnatavna ren
dita di mille ſcudi l'anno mentre viue, morto poi il marito, ella ſi è rimaritata
in vn gentilhuomo Genoueſe, & di preſente viue in quella nobiliſsima città
bonoratiſsimamente, 8 con grandiſsima riputatione, eſſendo non ſolamente
amata, ma anco per le rare ſue virtù ammirata dalle principali gentildonne di
uella inclita città. Helena la ſeconda anch'eſſa virtuoſiſsima laſciato il mon
o ſi è conſecrata alla religione nel Monaſtero delle ſacre Vergini di S. Vin
cenzo di Mantoua, oue ella di continuo ſi và eſſercitando nelle ſante virtù.
Lucia, e Minerua amendue Verginelle di grandiſſima ſperanza (perciochela
prima daua ſaggio di riuſcire eguale, e forſi ſuperiore alla Sofonisba nella Pit
tura, & l'altra di douer'eſſere eccellentiſſima nelle lettere latine, e volgare)
nel fiore della loro giouentù furono da morte acerba oppreſſe. Morì etiandio
Europa molto eccellente nella Pittura, era queſta maritata à Carlo Schinchi
nello, gentilhuomo de principali della noſtra città, il quale amandola ſopra
modo ſentì eſtremo dolore della ſua morte. Viue hoggidìanco Anna Maria
non meno virtuoſa dell'altre Sorelle, la quale moſtra anch'eſſa il ſuo belliſsimo
ingegno nella Pittura, 8 particolarmente ne ritratti naturali, ne'quali ella
rieſce perfettamente. E'congionta Anna Maria in matrimonio con Giacopo
della nobiliſsima famiglia de Semmi, che l'ama, 8 oſſerua come meritano le
virtù di lei. Non poca gloria ha apportato alla Patria anche Anna de'Sinibal
di, figliuola di Giouanni Maeſtro di Muſica, la quale per eſſere eccellentiſsima
nella Muſica, così de'canti, come dei ſuoni, fù poſta al ſeruigio dell'Auguſtiſ.
ſima Imperatrice Maria, moglie già di Maſsimigliano II. 8 Sorella del Rè
Noſtro Signore, che l'hebbe molto cara, e dopò l'eſſeruiſtata alquanti anni, fa
cendole quella Sereniſsima Imperatrice di molti doni la maritò è Pietro Palea
ri Cremoneſe, Fiſcale della città di Lodi, oue morì queſta virtuoſa giouane,con
non poco dolore del marito. Vltimamente in queſti noſtri tempi ha dato gran
ſegni di ſanta vita Margherita Schizza nobiliſſima gentildonna, la quale dopò
l'eſſer ſtata riccaméte maritata, eſſendo morto il marito, 8 laſciatele anco molte
rºdite oltre la ſua dote,eſſendo anco di età molto giouanile,ſi ritirò in " dal
pnoſi dO,
T E R Z O, 193
mondo, che ſprezzando tutte le vanità hà viſſuto ſino al fine vinavita ritirata,
e molto eſſenplare. Queſto iſteſs'anno nel meſe di Marzo (per ritornare alla
prima narratione) paſsò a miglior vita Giulio Campo mio fratello, Pittore,
(ſiami lecito a dire il vero) de principali dell'Arte, ſi come dimoſtrano le mol
te, e quaſi infinite eccellenti opere da lui fatte in Cremona, in Milano, 8 in
l
molte altre principali città, e luoghi d'Italia. Fù egli portato alla ſepoltura
con honoreuoliſsima pompa funerale; Non vò io tacere che Don Emanuel di
Luna Gouernatore di Cremona, il quale amaua ſommamente Giulio, volle ,
anco dopo morte honorarlo, accompagnando inſieme con molti gentilhuomi
ni, & non ſenza lagrime, il cadauero ſino alla chieſa di S. Nazaro, oue fù ſepol
to nel ſepolcro dei noſtri maggiori; Hà Giulio fatte molte, e quaſi infinite »
opere, le quali rendono teſtimonianza di quanta eccellenza egli foſſe nell'Arte
della Pittura, di che ne ponno anche far fede (oltre la noſtra Patria) la città di
Milano, & di Piacenza, e molti altri luoghi; Laſcio d’annoucrare in queſto
luogo l'opere da lui fatte, perche troppo longo ſarei, e forſe vn giorno lo farò
con miglior occaſione. Dirò ſolamente, che in queſti noſtri tempi, ne quali
pare che la Pittura ſia ridotta alla vera perfettione, egli ſi può annouerare frà
i più chiari lumi, che habbihauuto queſta nobiliſſima Arte, così per la bontà
del diſegno, come per la vaghezza del colorire. Hà egli hauuto molti diſce
poli, i quali colla buona loro riuſcita gli hanno recato, e recano molta fama, 3c
honore; Frà quali Lattantio Breſciano detto il Gambara diuenne molto ec
cellente, ſi come per l'opere da lui fatte nel Duomo di Parma, 8 altroue chia
ramente ſi vede, queſto ſolo hò io voluto nominare in queſto luogo percioche
i de Cremoneſi parlerò altroue. Venne queſt'anno al gouerno dello Stato di
i Milano per il Rè Catolico Don Luigi de Requeſens Commendatore maggio
i re di Caſtiglia, huomo di molto valore, e di ſomma prudenza, appreſo di cui
fù Oratore per la noſtra città Gio. Franceſco Perſichello Dottore de Leggi
molto eccellente, che haueua hauuto due anni prima il medeſimo gradoap
º preſſo il Duca d'Alburquerque. Era egli etiandio ſtato Giudice delle Appel
i lationi con molta ſua lode nella città di Mantoua, ſino dell'anno M. D. E 11 r.
º e dopò Vicario generale nello Stato di Veſpaſiano Gonzaga Duca di Sabbio
R: Reda. -

M. p. 1xx11r. Furono queſt'anno mandati in Sardegna ſotto il Colonello


A Sigiſmondo Gonzaga ſette compagnie di fanteria, aſſoldati nella noſtra città,
cioè due ſotto il gouerno di Gaſparo Oſio, capitano, e Luogotenente del Co
g lonellò, huomo di molta eſperienza nell'arte militare; & dell'altre cinque fu
i rono capitani Gio. Paolo Sordo, Gaſparo Strada, Franceſco Souardo,Sacri
i pante Drago, e Drago Dordone, tutti Cremoneſi; Furono etiandio ſpediti al
tri ſei capitani dell'iſteſſa noſtra città, per l'impreſa di Tuniſi in Africa, cioè
º Tomaſo Galerato capitano di molto valore, & che s'era trouato à più d'una
fattione; hebbe queſtivna compagnia di cinquecentofanti, e fà Luogotenente
del Colonello, che era Ferrando Gonzaga Marcheſe di Caſtiglione nel Man
pº .tOuallO;
194 L 'I B R O
touano; Girolamo Oſio, Aluaro Piaſio, Rocco Barbuò, Chriſtoforo Caſato
detto Bello, il quale oltre il titolo di Capitano, fù anche Sergente maggiore
del predetto Colonello, 8 Franceſco Gonzaga Caualiere dell'Ordine di S.Ste
fano. Fù anche ſpedito Gio. Angelo Galerato con vna compagnia appartata,
e fumandato in preſidio a Santià nel Piemonte. Mentre che i ſopranominati
Capitani ſi rendeuano celebri nella militia, 8 col loro valore faceuano chiara
la fama della Patria, Giacopo Mainoldo figliuolo di Gio. Battiſta preclariſſimo
Giureconſulto, & della dottiſſima Parthenia Galerata, cercando anch'egli d'il
luſtrarla d'altra parte colle lettere, mentre che giouanetto ancora attendeua
allo ſtudio delle Leggi nella città di Bologna, diede in luce vn belliſſimo libro
datino, ſcritte con ſtile puriſſimo, 8 elegantiſſimo, il cui titolo è tale..
D E T1 rv L1s PH 1 1 1 P F1 Av sr R11 R a G1s Car H o 11 ci L 18 E R AToy1
IN IP sas T1t v1 o Rvu Sv co E ssto N E s Taev LAE.
· M. p. 1xxiv. Arrigo III. Rè di Francia, 8 di Polonia, ritornando in Fran
cia, dopò la morte di Carlo IX. ſuo fratello, venne à Cremona alli 8. d'Ago
ºſto, oue fù riceuuto con pompa mirabile; Venne Sua Maeſtà all'insù per il Pò,
per ſchifare l'incommodo del viaggio, percioche eſſendo il caldo ecceſſiuo,
erano le ſtrade piene in modo di poliere, che non ſi poteua andare, ſe non con
grandiſſima noia. L'accompagnauano il Duca di Sauoia, che l'era andato ad
incontrare, il Duca di Ferrara, 8 Lodouico Gonzaga Duca di Niuers, con in
finiti altri Prencipi, eSignori. E fà quui riceuutoà nome del Rè Catolico, da
Don Antonio di Guſmano Marcheſe d'Aiamonte, Gouernatore, 8 Capitano
generale in Italia per il predetto Rè Catolico; L'andarono ad incontrarein
ſino al Pò tutti gli huomini d'arme, 8 caualleria leggiera dello Stato, poſta in
belliſſimi ſquadroni, Fù etiandio incontrato da più di dieci Inſegne di fanterie
di Cremona beniſsimo in ordine, con corſaletti, picche, 8 archibugi; Alla
porta del Pò per cui entrò, fù tolto ſottovn ricchiſsimo Baldochino, portato
da Dottori del Collegio, 8 ſe gli appreſentarono alla ſtaffa alcuni nobiliſſimi
giouani, ricchiſsimamente veſtiti, i quali à piedi l'accompagnarono inſino allo
alloggiamento; Andò primieramente Sua Maeſtà al Duomo, oue fattoſegli
incontro il Veſcouo Nicolò Sfondrato, gli fece baciare la Croce, 8 lo benedi,
ſecondo l'antico coſtume di Santa Chieſa, e dopò l'hauer fatto oratione al Si.
gnore, con dimoſtratione di molto pio affetto, riſalito in Carroccia ſe n'andò
allo alloggiamento preparatogli nel Palagio de Trecchi à Sant'Agata, oue,
ſtette la notte, 8 la mattina ſeguente vdita Meſſa nella chieſa di Sant'Agata,
che fù celebrata da Ceſare Morone Canonico di detta chieſa, ſi partì perla
via di Soncino verſo Milano, facendoſegli per donde paſſaua inacquare le ſtra
de,perche non l'offendeſſe la poluere. Non voglio laſciare,che quella mattina
iſteſa che partì quel Sereniſsimo Rè, eſſendo io ſtato introdotto davn ſuo prin
cipale gentilhuomo nella Camera doue era retirato col Duca di Ferrara, pre
ſentai a Sua Maeſtà vm quadro di pietra di Paragone, nel quale era depinto à
oglio di mia mano Chriſto N.S. ſopra la Croce, che fù dal predetto Rè con,
- - lietiſsima
r
T E R Z O, 195

lietiſſima fronte riceuuto, e moſtrò d'hauerlo molto caro, facendomi fare vn,
dono degno della Reale ſua liberalità. Fù queſto medeſimo anno preſa la
città di Tuniſi dall'armata Turcheſca, oue morì il Capitano Chriſtoforo Caſa
to detto di Belli, il quale come dicemmo l'anno paſſato vi era andato con vna
compagnia, & con titolo, e grado di Sergente maggiore, ſotto la condotta del
Marcheſe di Caſtiglione, 3 eſſendo ſtate mandate l'altre compagnie in Sicilia,
era egli colla ſua reſtato in Tuniſi. Morì anche à Meſſina Tomaſo Galerato
Capitano, e Luogotenente del Colonello predetto, Capitano degno vera
mente di più longa vita, per le rare ſue qualità. Paſsò etiandio di queſta vita
quaſi nel medeſimo tempo il Capitan Aluaro Piaſio, fù queſti figliuolo di Bat
tiſta capitano ſtrenuo, & che ſotto i Duchi di Milano fù molto ſtimato. Ap
portò grandiſſimo ſplendore alla famiglia de Piaſi, & alla noſtra città, Battiſta
Piaſio Auolo paterno del predetto capitano Battiſta, Fiſico, é Aſtronomo per
ritiſſimo. Leſſe egli Filoſofia, & Aſtrologia con ſua grandiſſima lode nello ſtu
dio di Ferrara, oue fù chiamato da Leonello Marcheſe di quella nobiliſſima e
città; Rende ampliſſimo teſtimonio della dottrina di queſto eccellentiſſimo
huomo Pio Papa II. nelle ſue Hiſtorie, 8 Frate Giacopo Filippo Heremitano
nel ſuo ſupplimento delle Croniche; Scriſſe frà l'altre coſevna belliſſima oper
ra in difeſa di Gerardo Sabbioneda,contra Giouanni di Monteregio Alemano,
e molte altre coſe, che ſi ſerbano ſcritte à penna appreſſo Nicolò Piaſio,figli
uolo del predetto capitan Battiſta. Morì queſto eccellentiſſimo huomo l'anno
m. cccc. L xxxx11 e fù ſepolto in Sant'Agoſtino, oue gli fà eretto vn belliſ
ſimo ſepolcro di marmo, di cui ſi parlerà nella deſcrittione della predetta chie
ſa di Sant'Agoſtino, baſtandomi hauer quiui ricordata la memoria di così fa
moſo, & eccellente huomo. Ritrouandoſi l'armata Turcheſca all'eſpugnatio
ne della Goletta, furono ſpediti ſotto la condotta del predetto Sigiſmondo
Gonzaga, il già più volte nominato Gaſparo Oſio coll'iſteſſo grado di Capita
no di cinquecento fanti, e Luogotenente; Lodouico Borgo con due compa
gnie, vna de quali hebbe Maſſimigliano Ferrari; Lodouico Chirolo, Gaſparo
Strada, 8 Eucherio Palletto,tutti trè con vna compagnia per ciaſcuno di lero;
ma non potè l'Armata noſtra andare à tempo di ſoccorrerla, la onde fu preſa
con graue danno della Chriſtianità. - - -

Mi. D. 1xxv. Fù queſt'anno molto ſolenne per il ſanto Giubileo, hauendo il


Santiſsimo Pontefice GREGoato XIII. aperta la Porta Santa, ſecondo l'antico
inſtituto; andarono perciò a Roma infiniti Peregrini della noſtra città, 8 della
Dioceſi. Morì del meſe di Febraro Paolo Foſf huomo conſumatiſsimo nella
ragion Ciuile, e nella Canonica, eDottore preclariſsimo nell'Vna, e l'altra fa
cultà, eſſendo Capitano di Giuſtitia nella città di Milano,grado, e dignità prin
cipale dopò l'ordine Senatorio, 8 era queſta la feconda volta, percioche dell'
anno M. D. L xv 1 1 1. eſſendo Podeſtà nella predetta città di Milano, fù anche
allhora eletto dal Rè Catolico all'iſteſſa dignità, nel qual tempo hebbe per ſuo
Vicario Ottobone dell'iſteſſa famiglia Foſſa, Dottore de Leggigiouane, ma di
grandiſſima
-

196 L I B R O
grandiſſima aſpettatione, che morì " auanti finiſſe il biennio di quell'
Officio. Hebbe Paolo per il valore della ſua virtù, e ſomma eſperienza delle
coſe del mondo, molte impreſe honoreuoliſſime dalla noſtra città, percioche
fù mandato primieramente Oratore a Carlo V. Imperatore di feliciſſima me
moria nella Fiandra, e poſcia fu mandato Oratore à Milano appreſſo il Gouer.
natore dello Stato, 8 appreſſo il Rè in Iſpagna; Fù etiandio Podeſtà di Lodi,
& s'egli foſſe viuuto, ſi tien per fermo che ſarebbe aſceſo è gradi ſupremi.
Carlo Borromeo Cardinale di S. Praſſede, & Arciueſcouo di Milano, Paſtore
di pietà, di religione, 3 di vita eſemplare, venne del meſe di Giugno è Cre
mona, mandato dal Santiſſimo Pontefice GR E o o R 1o, à viſitare la Chieſa,
Cremoneſe, 8 alli 12. dell'iſteſſo meſe egli cantò Meſſa ſolenne nella Chieſa
Maggiore, & dopò l'eſſerſi fatta vna proceſſione generale, poſe nell'iſteſa
chieſa l'Oratione delle Quarant'hore, oue andarono a far oratione tutte le
Parochie proceſsionalmente ſecondo l'hora deputata. Alli 16.poi diede prin
cipio alla viſita dopò l'hauer celebrato Meſſa nella predetta chieſa. Eſſendo
nato tumulto, c riuolutione nella nobiliſsima città di Genoua, & eſſendone
vſciti molti de principali nobili, i quali non vedeuano poterui ſtare ſicuramen
te, & ridottaſi la coſa all'arme, furono aſſoldate da Nobili fuoruſciti ſei com
pagnie de Cremoneſi ſotto Sigiſmondo Gonzaga, delle quali furono Capitani
“Gaſparo Oſio Luogotenente del Colonello, Antonio Oſcaſale ſuo cugnato
Sergente maggiore, Gaſparo Strada, Girolamo Mucio, Oratio Santino, 8.
Girolamo Beſana; Fù etiandio ſpedito Tiburtio Benzone con vna compagnia,
colla quale ſeruì in quella" alcuni meſi; Haueua anche hauuto carica di
cinquecento fanti Franceſco Maria Regio, huomo ſtrenuo nell'arte militare, 3.
nipote del Cardinale Girolamo Morone, Decano del Sacroſanto Collegio de
Cardinali, ma eſſendo acquetati i tumulti per mezzo del predetto Illuſtriſsimo
Cardinale, che vi fà mandato Legato a Latere, & degli Ambaſciatori dell'Im
eratore, 8 del Rè Catolico, non partì altrimenti il Regio colle ſue gentile
quali haucua in eſſere. Nel fine di queſto iſteſs'anno "all'altra vita Ber
nardo de Gatti detto il Sogliaro, Pittare dei principali del noſtri tempi, le cui
opere ſi ponno agguagliare a quelle di qual ſi voglia più eccellente Pittore,
moderno, 8 antico. E veramente, che ſi come ha ſempre hauuto la noſtra
città huomini celebri, e famoſi, i quali è con le lettere, è con l'armi l'hanno
reſa, e rendono illuſtre, così ha ella anco hauuto nella nobiliſsima arte della
Pittura huomini, che le hanno dato non poco ſplendore; percioche da cento
anni in quà (per non andare più adietro) vi ſono ſtati in queſta honoratiſsima
arte maeſtri, che hanno fatto opere lodatiſsime, è degne di pareggiarſi à qual
ſi voglia opera de più famoſi Pittori de ſuoi tempi; f" onde non ſarà graue
à i Lettori, ch'io ne nomini in queſto luogo alcuni, i quali hanno fatto honore
à ſe, all'Arte, 8 alla Patria. Vi furono adunque ne' tempi più adietro Chri
ſtoforo Moretto, Bonifacio, S. Gio. Franceſco amendue di Bembi, Giacopo
Pampurino, e Boccacino Boccacio, le cui opere degne di lode ſi veggono in
- - molti
T E R z o: 197
riſolti luoghi della noſtra città,8 in Milano, e ne ſono anche in Roma d'alcuni
di loro. Seguirono a queſti Tomaſo Aleni detto il Fadino amiciſſimo di Ga
leazzo mio Padre, Se tanto ſimile a lui nel dipignere, che non ſi ſapeuano diſcer
nere l'opere di l'uno da quelle dell'altro. Bernardino Ricca detto il Ricò, Al
tobello Melone, Galeazzo Piſenti detto il Sabbioneda, & Galeazzo Riucllo
detto della Barba, di cui fu figliuolo Giuſeppe, il quale oltre la Pittura ſi di
lettaua anco molto di Poeſia volgare, nella quale riuſcì non mediocre, l'opere
dc quali ſono ſparſe in diuerſe Chieſe, e luoghi della noſtra città, 8 altroue;
A noſtri tempi poi, ne quali pare, che la Pittura ſia ridotta al colmo della per i
fettione, ſono ſtati eccellenti, e molo famoſi Camillo Boccacio, Gio. Battiſta
Lodi, Giulio mio fratello, 8 il poco fà nominato Bernardo Sogliari, le cui ec
cellentiſſime opere ſono tenute in grandiſſimo pregio, non ſolamente nella no
ſtra città, (come poco auedutamente afferma Giorgio Vaſari, è chia ſuo nome
hà ſcritto le vite de'Pittori) ma etiandio per tutta Italia, &anco nella Spagna,
e nella Francia, ouc ſono ſtati mandati de quadri loro a donare a Prencipi, e
Signori, come coſe veramente pretioſe, e rare. Vi ſono ango ſtati Franceſco,
e Vincenzo fratelli Sabbionedi Pittori molto ragioneuoli, furono queſti figliº
voli di Galeazzo Sabbioneda ſopradetto. Non è molto, che morirono due gio
uani di grandiſſima ſperanza, ne quali ſi vedeua vna grandiſſima viuacità, &
cccellenza nell'operare, l'uno fà Chriſtoforo Magnano da Picighitone rariſſi
mo nel ritrare dal naturale, e l'altro fù Franceſco Somenzo. Riceueanco la
noſtra Patria non poca fama da i Pittori, che hoggidì viuono, frà quali è vino
de principali Bernardino Campo, le cui opere hanno recato materia à Aleſ.
ſandro Lamo di farne vn prticolar volume, il quale è ſtato dato alla ſtampa,
e perciò non occorre ch'io m'eſtenda in lodarle, poich'egli con più purgato
ſtile del mio, le hà meritamente inalzate ſino alle ſtelle. Vi è Vincenzo mio,
fratello minore, il quale non manca col continuo operare, di procacciare fama
à ſe, &alla Patria, oue ſono le ſue opere non meno pregiate di quello, che ſi
ſiano in Milano, 8 infiniti altri luoghi d'Italia, Scanco in Iſpagna, doue molte
ne ſono ſtate mandate. Gio. Battiſta Trotto giouane molto ſtudioſo dell'arte,
Iſi và anch'egli tuttauia acquiſtando fama, e ſi moſtra in queſta ſua verde età di
douer arriuare al colmo della perfettione. Ha fatto anche Andrea Mainardo
molte lodcuoli Pitture à Oglio, 8 a freſco,ne ceſſa di affaticarſi, moſtrando nel
ſuo operare molta diligenza, 8 induſtria. E' molto conoſciuto anche Geruaſo
Gatto per la vaghezza del ritrare di naturale, hauendo ritratto infiniti Signori,
Prencipi,e gentilhuomini, 8 altre tante Signore, & gentildonne. Fanno anche
non poco honore all'arte, Gio. Paolo, Giuſeppe, e Galeazzo Sabbioneda, &
Coriolano Malagauazzo, Giulio Coronaro, Luca Cattapane diſcepolo di Vin
cenzo mio fratello,Ippolito Storto, S. Gio. Battiſta di Belliboni ambidua mici
creati, e tutti giouani amatori dell'arte, nella quale hanno fatto aſſai buon pro
fitto con molti altri, i quali per non eſſer tedioſo tralaſcio; D'vn ſolo ſon sfor
zato far memoria,che è ſtato mio allieuo,il qual'intendo con mio gran contento. -
Be che è
-

198 L I B R O
che è tenuto in molto pregio nella Sicilia, oue fù condotto dal Marcheſe di
Peſcara, e queſti Gio. Paolo Fondulo, che ſino da fanciullo daua ſegno di douer
riuſcire perfetto, ſi come intendo che è riuſcito. Tralaſcio la non mai a ba
ſtanza lodata Sofonisba Anguiſſola colle Sorelle, per hauerne fatta memoria
altroue; Hora qual ſi ſia in queſta profeſſione l'auttore della preſente opera,
egli ne laſcia far il giudicio ad altri. E poiche l'Architettura, e la Scultura,
& altre ſimiglianti arti ſono come ſorelle della Pittura, hò penſato eſſer ſe non
bene ricordar breuemente in queſto luogo i nomi d'alcuni valenti artefici,
i quali hanno anch'eſſi apportato non poca gloria alla Patria. Sono dunque
ne'tempi de noſtri auoli, e padri ſtati chiari nell'Architettura, Bernardo da
Lera, che fece il palagio di marmo dei Raimondi, Paolo, e Giuſeppe padre,
e figliuolo dei Sacca amendue Architetti ragioneuoli,8 eccellenti nell'intaglio
di legname; vi fù etiandio inanzi li predetti Gio. Maria Platina rariſſimo nell'
intagliare in legname,nella qual'arte ſono anche ſtati di molto valore Euange
liſta Sacca, Chriſtoforo Mantello, 8 non è guari, che viſſe Franceſco Dattaro
detto il Pizzafuoco Architetto eccellente. Viuono hoggidì Pietro, e Fran
ceſco Capri, Benedetto Barbari, Franceſchino Lorenci, Giuſeppe Dattaro,
& Gio. Franceſco Viſiolo, eſpertiſſimi nell'Architettura; Et nell'intaglio
s'acquiſtano non poca fama, Martire Sabbioneda Pittore, 8 Architetto, e ri
trouatore di nuoue, e vaghe inuentioni,Giuſeppe Mantello, Domenico Capra,
& Gio. Maria Zermignaſo, il quale ancora che non facci queſta profeſſione,
e non lauori ſe non per ſuo diporto, è veramente mirabile nel far Crocifiſſi,
Ma di quanti artefici ha hauuto la noſtra Città, niuno più l'ha illuſtrata di Lio
nello Torriano, huomo nato baſſamente, ma dotato da Iddio di così ſublime
ingegno, che ha fatto ſtupire il mondo, 8 è ſtato riputato da ogn'vnovn mitº:
colo di Natura, poiche non hauendo giamai imparato lettere, parlaua dell'
Aſtrologia, & dell'altre arti Matematiche tanto profondamente, 8 con tanto
fondamento, che pareua non hauer giamai atteſo ad altro ſtudio, haueua egli
imparato Aſtrologia ancora che non ſapeſſe pur leggere, inſegnandoli Giorgio
Fondulo Dottore di Medicina, 8 Filoſofo, e Matematico preclariſſimo, che
molto l'amaua,conoſcendolo d'ingegno ſopranaturale, percioche haueua Lio
nello fabricato (à guiſa d'wn nuouo Archita) vccelli, i quali non ſolo dibatte
uano l'ali, ma cantauano anche, con merauiglia d'ogn'vno, come ſe viui foſſero
ſtati, fù cgli nel tempo, che Don Ferrando era Gouernatore dello Stato di Mi
lano mandato in Iſpagna à Carlo V. Imperatore, a cui fabricò vn'horiuolo di
grandiſſimo magiſtero, 8 artificio, nel quale (come già nel Cielo di Bronzo del
famoſiſſimo Archimede) ſi veggono tutti i moti dei Pianeti, 8 reuolutioni delle
sfere celeſti, di che quel glorioſiſſimo Imperatore reſtò ſtupefatto, e lo chiamò
perciò Prencipe degli Artefici, e volle che ne priuilegi ſe gli daſſe ſempre
così honorato titolo; Conduſſe oltra di ciò Lionello l'acqua in Toledo Città
i" ſopravn monte, fabricando vn'edificio di grandiſſimo magiſtero nel
ago famoſo Fiume della Spagna, che paſſa al piè del monte, col
-
si" 1 iClla
-
T E R Z O. 199
ſi leua l'acqua ſino alla ſummità, entrando in Toledo con grandiſſimo commodo
di quel popolo, che molto ne patiua; laonde ſù detto di lui quel bel verſo,
In terris carlos, in celos flumina traxit. Hà fatto queſto nuirable huomo in
finite opere alla Maeſtà dell'Imperatore, 8 al i" Rè Catolico N.Signore,
à cui è egli ſtato non men caro, di quello, che ſi foſſe al Padre, e perciò dall'uno,
e l'altro è ſtato premiato in modo, che è diuenuto ricchiſſimo, 8 in grandiſſima
ſtima in tutta quella nobiliſſima Prouincia.
M. ». L xxv 1. Il Santiſſimo Pontefice G RE o o Rro Paſtore vigilantiſſimo,
e zelantiſſimo della ſalute de'fedeli, è preghiere anco di Nicolò Sfondrato no
ſtro Veſcouo, concedette à tutti i fedeli Chriſtiani habitanti nella città, 3 Dio
ceſi di Cremona l'iſteſſo Giubileo,che fù l'anno Santo proſſimo paſſato in Roma,
mentre che veramente contriti, e confeſſati deuotamente, 8 riuerentemente
viſitaſſero la chieſa Catedrale, 8 trèaltre chieſe, da eſſer deputate dal predetto
Reuerendiſſimo Veſcouo, c ciò per quindeci giorni continui, è interrotti; dan
li do facoltà all'iſteſſo Veſcouo di poter reſtringere il numero d'eſſi quindeci gior
;
nià quel minor numero, che le pareſſe, ſecondo la qualità, conditione, 8 età
delle perſone, 8 ſpecialmente per li Dioceſani, poueri, infermi, vecchi, donne
º; grauide, vergini, vedoue, &altre perſone legitimamente impedite, con molte
altre facoltà, che per attendere alla breuità tralaſcio; Le chieſe deputate ad
effetto di conſeguire il Sacro Giubileo furono il Duomo, S. Bartolomeo chieſa
de' Frati Carmelitani, S. Luca chieſa de' Frati Minori di San Franceſco Oſſer
uanti, e S. Michele vecchio, chieſa de Preti Secolari. E' incredibile il concor
ſe grande, che ſi faceua à queſte chieſe, e perche fù più volte prorogato il tem
po di queſto S. Giubileo, talmente che andò quaſi continuando tutto l'anno
intero, vi fu tanto maggiore il concorſo, venendogli tutti i Dioceſani proceſſio
nalmente, è veſtiti de ſacchi, con ſegno di tanta diuotione, che più dir non ſi
potrebbe,erano queſti riceuuti,& alloggiati nelle caſe de cittadini con grandiſ
ſima humanità, e carità, facendo ogn'vno a gara per hauerne in caſa; ma ſopra
tutto gran diuotione rendeua il vedere la notte le ſchiere d'huomini, 8 anco di
donne co lumi acceſi andarſene co piedi ignudi, etiandio nel freddiſſimo ver
no, à pigliare il Santiſſimo Giubileo, cantando Salmi, Hinni, e Litanie con ,
grandiſſima diuotione; vi andò etiandio il noſtro Reuerendiſſimo Paſtore più
volte nel maggior freddo a piedi ignudi, 8 veſtito alle volte di ſacco, con vna
compagnia de nobili, ſimilmente veſtiti di ſacco, e ſcalci; Queſta nobile com
pagnia hauendo poi preſo il titolo di compagnia della Pace, và tuttauia perſe
uerando, ſi come perſeuera anco quella di S. Paolo Heremita co'veſtimenti di
cilicio, 8 quella di S. Corona Spinea, le quali hebbero principio queſt'anno;
Andauano queſte, 8 tutte l'altre antiche compagnie co' ſuoi habiti, ſcalci, e
molti di loro percotendoſi co'flagelli di catene, 8 chi con corde; ma troppo
longo ſarei ſe ogni coſa minutamente voleſſe recitare, oltre che Giacopo Mai
noldo Galerato Dottore de Leggi, di cui hauemmo parlato poco di ſopra,nchà
ſcritto vin libretto particolare. Si ſcoperſe queſt'anno la peſte in Milano, eſſen
i) e 2 - doſi
(

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doſi prima ſcoperta in Mantoua, in Breſcia, in Venetia, in Pauia, &in molti


altri luoghi d'Italia, 8 andò perſcuerando tutto l'anno ſeguente. Hebbe vera
mente la noſtra città ſegnalatiſſima gratia dal Signor Dio, poiche conuenen
dole quaſi à viua forza tener commercio con tutte le predette città, fu nondi
meno per Diuina bontà conſeruata in tanto pericolo ſana, 8 illeſa. Trauaglia
uaſi nell'iſteſſo tempo nella Francia, oue andò Marc'Antonio Galerato Alfiero
d'vna compagnia de caualli leggieri del Conte di Villaehiara, e poco dopo
hebbe anch'egli da quel Rè vna compagnia di cinquanta caualli, ma non la
tenne guari, perciò che egli morì ſenza poter appena dar ſaggio del ſuo valore:
Lodouico Maggio Dottore de Leggi del Collegio di Cremona, huomo di
eſquiſita, e rara dottrina, queſt'anno fù chiamato da Guglielmo Gonzaga Duca
di Mantoua, per Capitano di Giuſtitia di quella città, oue egli amminiſtrando
rettamente la Giuſtitia s'acquiſtò gran fama di dottrina, e d'integrità ; Hà egli
anche hauuto molti carichi per negoti di molta importanza dalla noſtra città
appreſſo i Gouernatori dello Stato di Milane, & anche appreſſo il Rè Catolicº
in Iſpagna, oue fù mandato l'anno M. D. 1xxi e mentre era in quelle parti fùri
cercato da Coſimo Gran Duca di Toſcana, per Conſigliero di Giuſtitia, ma
non vi puote andare per eſſer impedito per linegoti della Patria i Fù anche
Podeſtà di Lodi l'anno del M. D. ixxiv. &l'altro ſeguente, con molta ſodisfa:
tione di quella città. -

M. d. l Xxv 11. Nel principio di Nouembre apparuevna ſpauenteuole Co


meta, che haueua la coda longhiſſima volta verſo l'Oriente, e durò più d'vn
meſe. Morì nel fine di queſt'anno Vincenzo Marni, de principali della noſtra
città, il quale era Commiſſario degli alloggiamenti delle genti d'armi dello
Stato di Milano, grado molto honoreuole, nel qual'ufficio gli è ſucceduto Otta
uio ſuo figliuolo, hauendoglielo dato Giacopo Boncompagno Generale delle
predette genti d'arme; era Ottauio allhora Alfiere d'una compagnia d'huomini
d'arme, ma hauuta queſta dignità rinontio il Quadretto. - -

M. p. 1 xxv 111. Eſſendo horamai per Diuina gratia ceſſata, 8 eſtinta la pe:
ſte nella città di Milano, il Reuerendiſſimo noſtro Paſtore trasferitoſi cola nel
principio di queſt'anno, fecevn ragionamento di congratulatione à quel popo
lo nella chieſa Metropolitana, il quale fù veramente in ogni parte graue, dilet
teuole, pieno d'vffici di carità, e degno in ſomma di così raro Prelato, quale
egli è. Non ceſſando gli heretici, e ribelli di Santa Chieſa, di trauagliare col
armi il paeſe della Fiandra; Il Santiſſimo Paſtore Papa G RE o o R1 o XIII. co
noſcendo ottimamente quanto efficaci mezzi ſiano a placare l'ira del Signore,
le orationi, i digiuni, e le elemoſine, publicò nel fine di Lugliovna Bolla, ricer
cando con ogni maggior affetto di carità tutti i fedeli dell'wno, e l'altro ſeſſo,
in ogni parte, e luogo del popolo Chriſtiano; che la prima,e ſeconda ſettimana
dopò l'hauerhauuto notitia della predetta Bolla, è Lettere Pontificali, voleſſe
roconuertirſi al Signore con humile, & contrito cuore, & fatto diligente eſſa
me delle loro conſcienze, confeſſaſſero i loro peccati è vin'idoneo Sacerdote
approbato
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approbato dall'Ordinario, digiunando trè giorni eſpreſſi nelle lettere, facendo


diuotamente oratione, e quelli, che poteuano diſtribueſſero elemoſine à poueri
ſecondo la diuotione di ciaſcuno di loro, 8 la Domenica ſeguente poi con ogni
riuerenza riceucſſero il Santiſſimo Sacramento dell'Euchariſtia, porgendo prie
i" al Signore, per la difeſa della Fede Catolica, e per la proſperità de Difen
ori d'eſſa particolarmente in quella guerra, per la depreſſione, è eſterminio de
gli empij Heretici, e per la pace, e tranquillità de'Prencipi, e Popoli Chriſtiani;
Età tutti quelli, che le predette coſe adempieſſero concedeua Sua Beatitudine
pieniſſima Indulgenza, e remiſſione de tavzi i ſuoi peccati, 8 l'iſteſſa che ſi con
cede à chi viſita le Chieſe dentro, e fuori di Roma l'anno Santo del Giubileo.
Si fecero perciò nella noſtra città ſolenniſſime proceſſioni, concorrendo ogn'
vno con grandiſſima frequenza a pigliare queſta ſantiſsima Indulgenza. Furo
no in queſto tempo celebri nella militia due noſtri nobili cittadini, Franceſco
Sommo Caualicre di S. Stefano, che andò in Francia, Capitano d'vna belliſsi
ma compagnia di Caualleria leggiera, per ſeruitio di quel Rè contra gli Vgo
notti, e Girolamo Oſio, che andò alla guerra di Fiandra, Luogotenente de'ca
ualli di Troillo Roſſo Conte di San Secondo. La Sereniſsima Chriſtierna già s -

l)ucheſſa di Milano, venendo da viſitare la Santiſsima Caſa della glorioſiſsima


º Vergine Maria da Loreto, venne à Cremona alli 21, di Nouembre, e viſtette
ſette giorni, alloggiando nel palagio di Manfredo Trecco è Sant'Agata, eſſen
do ſtata incontrata, e riccuuta con pompa Reale. Soprauenne queſt'anno la
: morte di quattro perſonaggi ſtrettiſsimamente congionti al Catolico Rè N.
Signore; Furono queſti i Sereniſsimi, Rè di Portugallo nipote, Don Giouanni
d'Auſtria fratello, il Prencipe Vincislao nipote, 8 il Prencipe Ferdinando
figliuolo primogenito di Sua Maeſtà Catolica, deſtinato Succeſſore di tutte le
Pºteſtà, Regni, Principati, e Stati ſuoi, giurato già da tutti quei Regni di Spa
gna; In colpi così graui, che furono dalla Maeſtà Sua riconoſciuti dalla mano
di Dio, ancora che ne ſentiſſe ſommo diſpiacere, 8 particolarmente dell'
vltima percoſſa, nondimeno non volle che ſi faceſſe dimoſtratione alcuna di me,
ſtitia eſteriore, ſcriuendo al Marcheſe d'Aiamonte Gouernatore di queſto Stato
vna Lettera, degna veramente di reſtar perpetuamente impreſſa nella memoria
di ciaſcuno, per vn'eſemplare di vera patienza, e di fortezza Chriſtiana; e per
ciò non hò voluto laſciare di farla ſtampare nella preſente opera; ella è dunque
di cotal tenore.
Eſſendo piacciuto è Dio Noſtro Signore di chiamare ? ſe à i 18. del preſente
meſe di oitobre, il Sereniſſimo Prencipe Don Ferdinando mio figliuolo, con ſomme
diſpiacere, ci ſentimento noſtro, per quello che la buona, ci manſueta natura ſua,
c i gran ſegni di virtù ci prometteuano, oltre all'eſſere egli primegenito, ci tantº
amato, ci rencipe herede, ci giurato in queſti Regni, ci è parſo di darsi auuiſa
di cio: ci che queſto colpo, ancorche tanto ſenſibile, l'habbiamo ricevute dalla
benedetta mano di Dio, con molta conformità della ſua ſanta volontà, dandole a
infinite gratie del fauore che egli ha fatto, di collocarlo in così tenera età, d in
ſate
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ſtato d'innocentia nel ſuo celeste Regno : accioche intendendolo voi in queſto
modo, come ſi deue Christiana, c Catolicamente, prouediate, che non ſi faccia in
cotesto Stato, ne in generale, ne in particolare dimoſtratione alcuna di triſtezza
eſteriore, d'honori, di lutto, è d'altra ſimil coſa: ma in lor vece diuote proceſſioni,
ci orationi publiche: dandogli gratia di queſto,ci ſapplicandolo con molta humiltà,
che plachi l'ira ſua, non riſºuardando le colpe, ci offeſe, che ſi commettono contra
Sua Diuiua Maestà. Et perche queſto ſi faccia più degnamente, e le piaccia di
volgere i ſuoi occhi di miſericordia a i trauagli, ci afflittioni, che patiſce la
Chieſa ſua, ci ilpopolo Chriſt