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Bibliotheca S. J.
Les Fontaines
CHANTILLY
Ribliotheca S. J.
Les Fontaines
CHANTILLY
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PAVLVSJV.P.M. DXATETANVS Thunaw.

HISTORIA

DELIA RELIGI(kE

DE'PADRI CHERICI

ilEGOIARI
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In cui si conUerìe lajondafionc

c propress o di lei infino à


quesí'Anno JsDCIX-

Kaccolfa e^foíìiínluce
daMonngnor -
D.GIO.BATTISTA DEL TVFO
VESGOVO DELL'ACERRA
dclV ístc/TaRcligiooe_-< .

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L Stefimo PaolinU.
D.BONIFACIV5 t-colk MD C IX Con/ilianus
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Imprimatur si videbitur R.P.M.Sacri Palatij Apostolici,

Ca^íàr Fidelis Viceíg.

PEr commissionedeIReuerendislîmo Padrc Maestro dcl Sacro Palazzo


Apostolico.Io Nicolò Caífiano ho visto&Ietta tutcaquesta Historia
délia Religionedi Cherici Regolari, composta dal Reuerendusimo Mon-
signor Vescouo dclf Acerra, corne fîgliolo di detta ReIigione,qual con-
tiene moki boni esempi & documenti , descriuendo le vite & gesti di mol-
ti Reuerendi Padri, comc Fondatori & propagatori di esta , con la verità
authentica dell' Historia , cominciando dalla prima origine fin' à questo
tempo,& non contenendocosa cheapporti noia alla Sanca Fede, ouero Re-
ligione & bon costumi,giudico sia per apportar vtile à i Hdeli,massime quel
li che vogliano far proficto nel seruitio di Dio , se si darà in stampa,& in fe
de mi son sottoscritto questo di z$.di Decembro 1608.

• Idem quisusra Nicolaus.

Imprimatur

Fr.Thomas Pallauicinus Bononiensis Mag. &íbcius Reueren-


diCP.F.Ludouici Ystella Sacri PaUApostolici Magistri.

* 3
c.

II
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ALLI MOLTO RR. PP. M I E I O S S E R.

I PADRI CHERICI

i REGOLARI-

O N quella sincerità d'affettione e d'amore, on


de ciascun figliuolo , che non sia priuo d' auue-
dimento e di senno , all' amor della propria ma
dre , si sente per istinto di natura inchinato, ha-
uendo io meco stesso più volte considerato , che
questa Religione de' Cherici Regolari , nostra
comune Madre, fra l'altre oíseruantiíïìme, chia
ramente risplende : mi pare d'hauer compreso ,
che i nostri Antichi Padri, e figli di lei , per lor singoiar modestia , sii
siano compiaciutici tenerla insino a' giorni nostri ascosa , non curan
do à gloria d'Iddio , lode sua , e di tanti suoi figliuoli , e beneficio del
prossimo, di palesarla al Mondo, mandando in luce, con la sua prima
origine, il nobiliííìmo successo e crescimento di lei . La quale, in gui
sa di gloriosa pianta, da fecondo e virtuoso seme mirabilmente nata ,
e dalle sante fatiche de' suoi primi Istitutori , recata sempre auantì ,
auuengache co' suoi freschi e fruttuosi rami, ella si sia nel successo di
pochi anni, per le prime e più famose Città d'Italia,à poco à poco al
largata ; oue spirando continuamente , non meno il soaue odore de
gli honorati esempij dèlia lor religiosa vita , che'l salutifero sapore
del frutto dell'anime,s'è fatta di giorno in giorno, e desiderare e chia
mare : nientedimeno,per l'istessa lor modestia ,.nascente da quell'hu-
miltà,che gl'isteíïì Padri della Religione , non s' essendo curati di far
note al Mondo molte attioni Eroiche d'alcuni più segnalati soggetti

a 3 di
\

di lei, non meno per dottrina chiari,che per bontà famofi , non senza
ingiuria dell'istesla Religione, l'hanno tenute ascose , e quafi sotto vn
profondo silentio , inrîno à quest' hora fepclre . Nel quale stato , si
potea ageuolmerite dubitare,che andando elleno in obliuione , perla
lunghezza de' tempi , ancor la ricordanzaloro , e la gloriosa fama di
tanti Prelati e altri Padri , veri serui di Dio,e délie religiosiíïime at-
tioni loro , veniíse facilmente meno ; i quali , ouero dalla Religions
assunti, hanrio lasciatoescmpio à gli altri Padri eFratelli, mentre-
che in guisa di lucerne accese , sopra i Candelieri délie lor ChieííL ,
non meno che con la dottrjna , i' hanno lodeuolmente efruttuoía-
mente amrnioistrate ; ouero íoao ftati eíêrapio di profonda humilia*
non volendo , cosi le Degnità délia Chiesa , corne altri honori del
Mondo, in guisa veruna accettare . Onde hauend' io sempre satto
professione d'elíere à queita Religione , corne à nostra comune Ma
dre, írrettissimamente obligatg j per lo cui mezo , noi semo tutti, nèl-
la profession de' tre Religiosi voti , in grembo di lei , à Christo Si-
gnor Nostro , rigenerati e rinati , e come Mose nella íìscella in pre
Exod. 2. da del Fiume Nilo , dais ingorde acque del Mar di questo Mondo ,
ricouerati e íaluati j íbstenendo di mala voglia , che la memoria di
taflíj segnalaii Padri e Campioni délia famiglia nostra , restasse estin
ta, e J,e Jprgloriose attioni , nell'obliuione perpetuamente sepolte j mi
sgn sempre sentito, non solo dal desiderio molto stimolato , maetian-
djp p'all'amor loro,soauemente spinto à procurar di cauarle dalle tene-
kfe,jn cui elle sono stare tanto tempo ascose , e allaluce délia cogni
riondcj Mondo, con la diligenza mia palesarle . Ilche mi parea as-
sai conùeneuolmente richiedersi, non tanto per sodisfare a'molti me
ritj départi Padri , di cui faremo memoria , seguendo Io ítile dell*
Eccl. 44. Eçele/ìastiçp , che dice : Laudemus viros gloriosos & Parentés no-
strps in generatione sua : ma molto più pergiouare , così a' presenti ,
Cpme à tutti coloro , che dopo noi verranno; ne' cui pettijgl'esempij
de' passati3 saranno come fecondo seme , per farui nascer l' émulation
délia vjrtu e délia gloria : hauendo maggior forza ne gli animi de'
mortali,gli esempij délie persone illustri , di destare in loro il deside
rio délia virtù , che rïon hanno le sempjici parole . Onde quel santo
veçchip e fortissimo Maccabeo Mattatia , per infiammar i suoi fi-
gjí'upli all'osseruanza délia legge,proponendo loro 1' attion de'passati
i. Mac. 2. | Padri, e la santa émulation délia virtù, solea dire : Aemulatores esto-
. te kgis, & daté animas vestras pro testamento Patrum , & memen-
- rote operum eorum , quœ feceruntin generationibus fuis , & accipie-
tisgloriam magnam , & nomen seternum . L'isteho stile fu osseruato
çjaj fuo ngliuolp Giuda Maccabeo , valorosifsimo Capitano , mentre-
; nell'impreíê di guerra desideroso di vedere il valor de' suoi solda-

tl
ti , nella prodezza dell'armi , aggiugnendo loro, quasi come sproni a-'
fianchi , l'attioni Eroiche e virtuose de gli antichi Padri , dicea^ir
Mementote qualiter silui facti sunt Patres nostri. E questo è stato 1. Mac. 4.
l'vnico fine, che m'ha singolarmente mosso, à dedicar questa mia fati
ca à Voi , Religiosissimi Padri , accioche imitando l'opere virtuose, ,
l'osseruanzae la santità de' passati Padri ; cerchiate di caminar fer-
uentemente dietro alle vestigia loro, dimostrandoui meriteuoli fi
gliuoli di questa nostra cotanto degna e osseruante Religione : arfine-
che non essendo ella nelle mani vostre , al Mondo meno esemplare ,
e nella Chiesa di Christo men fruttuosa all' anime , che nelle mani
de'passati: i Religiosi che dopo voi verranno, habbiano occasione
di fare à gara nell'imitation della vita , e de gli esempij vostri , e nel-
l'osseruanza deH'jstessa Religione , per l'orme vostre felicemente ca-
minando , la conseruino in guisa di rugiadosa e fresca pianta , ripie
na sempre di fiori, di frondi, e di frutti ; di fiori per l'odor della buo
na fama , per poter dire con San Paolo Apostolo j Bonus Christi o- 2. Cor. ì.
dor sumus , di frondi,per la fruttuosa prédication del Vangelo, predi
cando con l' istesso Apostolo , Christo Crocifisso , e finalmente de' I. Cor. 1,
frutti della salute dell'anime , che dee essere il fine de' Predicatori E-
uangelici, e buoni lauoranti nella vigna di Christo .
Degninsi addunque le Paternità Vostre , di gradire questo picciol
saggio dell'affetto sincero dell'animo mio j il quale essendo stato sem
pre grandissimo verso la nostra comune Madre Religione j infino da'
più freschi anni della mia giouentù , mi spronò amorosamente à met
ter insieme queste mie poche fatiche , cosi in seruigio della Maestà
Diuina , come per vtile , egiouamento della medesima Religione.
Lequali , auuengache nella Latina lingua , già molti anni addie
tro , fossero da me scritte, come molti de'Padri si compiacquero di
vedere , e alcuni di loro prendersene copia : nondimeno consideran
do dipoi,che della notitia loro, non solamente i fratelli laici , sariano
rimasi priui, ma molte altre diuote persone j mi deliberai , à honor di
Dio e consolation di questi tali , di distenderle ( come ho fatto ) nel
la materna lingua volgare. Nella cui Stona non m'allontanando dal
lo stile de gli altri Scrittori, e particolarmente del Padre Maestro Fr.
Ferdinando del Castillo dell' Ordine di San Domenico , nelle Cen
turie dell'Historia della sua Religione 5 non m'è paruta cosa disdice-
uole, vsar qualche digressione, non solamente nell'occasion delle no
stre Case di Napoli , ma etiandio d'alcune altre ; per dar notitia alle
persone lontane,d'alcune cose notabili, appartenenti non meno all'i-
stesse Città, che alla Religione . Nelle cui lodi , per breuità, non mi
par di douermi più lungamente distendere: conciosiacosache da que
sta narratione dell' attioni e fatti de' Padri , ciascun lettore, potrà in_

parse",
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j>arte,i meriti e ía grandezza di lei , non mai'à bastanza lodata , age- 1
uolmentfc comprendere.- Piaccia alla Maestà Diuina di conseruare.
questa•"fruttuosa pianta Raccroche piouendoui sopra nuoua rugiada-

delia sua Diuina grada , si come le diede buon principio, e sempre di


giorno in giorno miglior progresso j cosi anche con maggior prospe-
rità,l'incamini al desiderato fine deírvltima felicità,per cui semo sta
ti creaci^ gloria dell' istessa Maestà sua , e beneficio vniuersale della-
Republica Christiana; Di Roma il dì 2$. di Giugno
Delle PP. V V. molto Reuerende*

Seruitore e fratello amoreuoiiíïîmo

/ D. Gio*B3ttisia Veícouo del Tufo.


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AL LETT O RE.

S S ENDO MI dilettato nel tempo délia


mia gtouentu , mentrecbe io íìaua in queíìa
T^ettgionfr) d'ofieruare e di raccogliere moites
cose y appartenenti alla cognition dell' Histo
ria deÏÏ ífie/sa ^eltgione, e deWattioni dePa-
drt di lei : fi corne conobbi, che moite cose dél
ie pïk antiche e piu notabtli di queíla Congre
\gatione , e délie pm Reltgiose attioni degl'ifiefiii Padri , è fer la
lungheZsZja del tempo , ò permancamento di chi n'hauefie confer-
uata diligentemente la memoria epofie in luce , eran refiat e afico-
\Je alla notitia degli huomini\ cofi,non perdonando allapenna ,
er ritener meco la rieordanT^a di quelle poche, di cut io haueua
certel^a, sho infino à quefit tempi apprejso di me confieruate3 di
liberandomi m quefi'vltimo^a cománe benefic'to loro, dt darlepu-
bltcamente alla fiampajaffineche non andafiero in obliuione3 <ve-
nendo meno infieme congl'tílefsi Autori.Percioche^fi corne ifirut-
tt délia terra 3 quando non fiono nella íïagion loro fiollecitamente
raccoltitcadendo in terrajofiofi perdono eperifcono:cofi l'attioni
)fignalate} che richiederebbono deffere, mediante la cognition del-
l' Hifioria > aiïéternisa raccomandate ynon ejfiendo neltempo loro
con la penna raccoltes e con diligenz^a eufiodite, mentreche man-
cano per morte gli Autori , e la memoria de gli huommi e labile ,
ancor lafama délia virtuel' opère loro refiano nelíobliuione efiin
te . // che defiderando che non interuenga a molti Padri dt que
íla rBseligione , le cut attioni pojfiono ejjer dtfingolar efempio e de •

dificatione al Mondo3 m hafatto rifoluere di publicar queïìe po -


che cofië, ritenendone molt' altrefottofilentio 3 le qu ait , ancorche
\<quanto à mesien riputateper vere; nondimeno non hauendo quel

ì tnte-
l'intera cognitione e certez^z^a 3 che richiede la verità dell'Hi-
Horia , non m e paruto di douernefar menttone . In tanto pren
dete quefio picciolfaggio del desiderio che io ho di giouarui, con gli
esempii di quesia Religione, assicurandoui che nel tempo auueni-
re , crescendo ella di giorno in giorno, nonfilo vi votarà con /V-
[/èmpio e con la dottrina ; ma darà ancora occasione à chi vorrà
Xfcriuere, dipo terni con iHifioria maggiormente giouare ,
DELL' ORIGINE» E PRINCIPIO
della Religione de Padri Cherici Regolari nella Città di Roma , e
della maniera di viuere , sotto la commune Regolare osseruanza , e
professione de' tre solenni voti, da'primi Fondatori di lei ordinata..
Cap. I.

O P O tanti trauagli sostenuti dalla nostra Italia,già mol


ti anni addietro oltremodo afflitta , per le continue^ Guerre d'Ita-
guerre , le quali non solamente à gli Stati de'Principi j 1 m, non solo-à
gli Srati de'
ma etiandio alla Religione , hanno sempre recato gran 'principi' "ma
danno , massimamente dalla venuta di Lodouico Baua- "'f."^10 alla
Religione no
ro , sanguinolento nemico della Santa Sedia , insino al ciue.
l'anno 1 527. ancorché i Romani Pontefici , attendendo
al gouerrio della greggia di Christo, alla lor cura com
messa , hauessero sommamente desiderato, per lo publi
co beneficio della Chiesa vniuersale , di ridurre il viuer del Popol Christiano
La Republica
in migliore stato ; nondimeno nascendo sempre nuoue occasioni di varij , e di- Christiana—,
uersi trauagli 5 insin ne' tempi di Leone Decimo , d'Adrian Sesto, e di Cle per occasion
d* heresia » di
mente Settimo , ò per l'infernale , e mortifero veleno d' heresia , ò per qual peste.c di guc r
che influenza di peste, ò per la perturbation delle guerre, ouero per lc_^ re noiosamé-
ce opprcsta.
ciuili discordie , la Republica Christiana si ritrouaua ancora grauemente_j
oppressa . Percioche quantunque memorabile fusse à tutta Ï Italia l' anno
1517. che fu il quarto di Papa Leone Decimo , quando dopo tante calami
tà , ella cominciò à respirare alquanto , sentendo qualche odore della sua_, Paeeconchiu-
tranquillità , c riposo , sì per la pace fra' Principi Christiani all'hora seguita , sa fra'Principi
come per altri rispetti ; nondimeno alla Chiesa di Christo , fu singolarmen Christiani.
te odioso , e funesto . Imperoche all' hora si cominciò à sentire non soiamen I Lutero inco-
te dalla Germania , l'horrendo , e ipauenteuol nome dell' empio , e perfido Imincia à vo
Heresiarca Martin Lutero , c' hauendo cominciato à vomitare il puzzolen mitar il vele
no dellheresia
te veleno dell' Heresia , predicaua , e scriuea contro la verità della fedeli
Cattolica i maSclinoGran Turco, tolta insieme con gli Stati , etiandio la II Turco to
vita , à due gran Sultani , hauea con grandissimo ipauento de' Christiani , glie a'Christia
ni la Sona, e
c accrescimento della sua Tirannia , occupato i due potentissimi Regni del l'Egitto.
ia Soria , e deli' Egitto . Non molto dopo , appena assunto al Pontificato
PP. Adrian vi.
Adrian Sesto ottimo Pontefice, l'anno T522. essendosi impiegato con tut desideroso del
te le forze, al correggimento de'costunu delle persone Ecclesiastiche ; non_» la riforma^
della Ciucia.
solo fu impedito da nuoua influenza di peste , ma ritardato insino à mortes,
con estrema perturbation dell' animo suo , per l'atroce nuoua della ferocità,
e Tirannia di Solimano; ilquale hauendo messo l'assedio à Rodi , ancorché si- Solimiao do
po l'afledio di
stesso Ponteficc,in beneficio della Christianisa, con arme con vettouaglie, e tre mesi to
con munitioni , hauesse soccorso quell' Isola : nondimeno stringendo il nemico glie Rodi a*
Christiani «
l'assedio , in capo à tre mesi di difesa , il giorno del Natale di Nostro Signore,
quei Caualicri furon forzati à darsi , cedendo con infinito dolore di tutta la_.
Chrisiianità , e dispiacer singolare del Papa , al nemico della fede di Christo
quel!' Isola , la cui libertà, si com'era di grand' importanza alla tranquillità, e
quiete dell' altre Prouincie del dominio Christiano » cosi la perdita, di
grandissimo pericolo , massimamente alla Dalmatia . Nel quale stato , non ces-
J A sando
Historia délia Religione

sando ancoraledircordieHe'PrinçipiChristianijanzifentcdoïinuouaméte molti


Nuoni cumul? tumuki délia Germania,cheda nuoucsuperstitionicorrotta,dall Vbbidiéza,eri-
ti nella Ger-
mania perça? uerenza délia S.Sedia,$'andaua alienandojno su mai poslîbile,che quel buon Pô
gion d' hcrcíia tesice,potesse recare ad efFetro,queH'ardente desiderio,ch egli hauea, délia rifor-
ma délia Chíefa.Che se in quei tépi,negli animi di tutti i Chrjstiani Principi fos
JZelo de' Prin-
cipi délia sa se stata queiristelsa perfetta vnione,e queirardétistìmo zelo di Religione, e vero,
cra guerra al e cordiale amore di Christiana pietà,e desiderio dellesaltation delIaChiesa>che
cóquillo délia
Terra Santa , vnì giàinsieme GoftredoJ3ugJioni,iI grand'Vgone,Tancredi,Ruberto, egli altri
Principi délia sacra guerra,à conquistar la Terra Santa;íïpuò facilméte credere,
che infîno al di d'hoggi,non solo fistesla Rodi saria in poter de Christiani ; ma i
nobilissimi Imperi di C ostantinopoli , e di tutta I'Asia, e gli altri dehtioíì Regni
délia Grecia,nó sarebbono sotto la dura sçruitù de'nemici délia sede Christiana,
có tanta ingiustitia,e tirannia posseduti.Ondç poteua ben la Chiefa Cattolica,in
quegl'infelici tépi,pianger la calamità del suo stato, corne Geremia pianse già la
misera códition délia Città Santa.Succeíse nella S.Sedia Tanno iy 24«Papa Clé
Pap"a Clément mente Vll.il qualehauerebbe ageuolmentepotuto recare ad esegutione la rifor
te Scttimo, madeIClerosecoIare,dalsuopredecessorefeIiçemente incominciata , se i nuoui
romori délia Gerraania,l'anno del Giubilco 1525 .che su il secondo del suo Póte-
ficato,nonrhaueflsenonsolamçnteîmpedito,ma oltremodo perturbato,e asflitto.
Solleuamen to Imperoche/olleuati per la nuoua,e pestifera dottrina di Lutero,i Villani di quel-
I tlc'villam dél la Natione,da vn nuouo furor di pazzia,sotto íînto colore, e pretesto di Religio-
ia Germama, ne,prendendo occasione dalla liberté Christiana,cioè cósondendo iníìeme la ve-
Ìcorrotti d'J)Ç-
ra libertà délia gratia,con la difsoIuta,elícentiosalibertà délia carnejpredicaua-
no ostinatamenre,tuttç le cose ester libère ? e cómuni, che è antica heresia de gli
Anabatisti.La qualpazza libertà,serpendo à poco, à pocoper le Iororoze menti
dalla nuoua.heresia di Lutero corrotte,e guastejnó solo si sparse per tutta la Ger
mania;ma minacciádo etjandio i Paesi piùrimotidell'ItaIia,con incredibile vio-
lcza,e sorzá,i furiosi ViJlani,non solo metteuan le mani ne'beni délie Chiesejma
contro l'antica NobiItà,fîeramente machinádo,cercauâno,ò d'estinguerla in tut-
Apostasia, e to,ò almeno d'opprimerla. Accrebbesi maggiorméte la perturbation d'animo,e'l
icilma di tu n
co S. Rcd'Jnr dispiacerdi questoPótefice,perlinuoui,e pericolosi romori dellìnghilterra, eià
gíjilterra , Primogenita di S.Pietro, e fíoritissimo Reame Christiano, il quale , per la disub-
bidicnza, anzi scisma , e apostasia d'Enrico Ottauo/uo Rè,cominciaua à volger
le spalle , alla Chiefa Cattolica. Perle quali pericolose nouità, ntrouandoíì Ia__,
Christiana Republjcja , dal suo primo istituto,in molti abuíi trascorsa , e dal suo
tranquillo stato cadutajla Maestà diuina,che mai non abbandona la Chiefa sua
Alls neceflìti sposa,ma stadole sempre présente, ne'maggior bisognidi lei,opportunames!te la
délia Chiefa
Iddio è lem- lòccorre,diliberata per sua Diuina pietà,di souuenir có opportuno rimedio3à vna
pte présente. cotanta infermitàrvolleinguifa di buon Medico,seruendoíîde'contrari,alla rnal-
uagità de'ribelli délia Chiesa,con la bontà,e santità d'alcuni suoi serui, mirabil-
Alla malitia
de'suoí nbelli mente ouuiare. I quali, come diuinamente spirati,e dallo spirico di Dio singolar
Jddio prouede mente molli; veggcndo in quanto pericolo staua ii Popol Christiano d'insettarsi
con la boncà
de'luoi serui, nelle false dottrine dclla Germania,e per la mutanza di Religione, che si comia
ciaua à sentir neU'Inghilterra : mentreche nel Chericato secolare, la disciplina, e
osscruáza Ecclesiastica,si vedea nçl viucr Christiano souerchiamete trascorsa , e
diuenuta aslai licétiosa,per nô dir piu tosto táto dissoluta, e guasta, per la souer-
chia licéza di quei tçpi,che'I popol Christiano ne potea piu tosto préder ammira
tion che buon es£pio;e parédo verifìcata quella fentéza d'Esaia,e d'Osea: &erit
Esaia 14. \jicut pcpulus-/ìcsacerdoíìítcQxo ferma deliberatione di voler rinouar nelChericato
Ose» 4, '
Jntento de' fecolarc,qucll'antico,e primieroistituto,cioè maniera,emododi viuer Apostolico
prinru istituto de'ChericiRegolari,evçrj osleruatori de'tre reIigiosivoti,cioè có quell'antica pu

nu
De Padri Cherici Regolari. Cap. i
3
rità di viuersotto'lsoaue giogo d'Vbbidiëza,Pouertà,e Castità,come ne'têpi de
■gli Apostolijin Gierusaléme,e in Alessandria santamente s'osseruaua.E alììneche
questa loro Religiosa impresa,e lodcuole proponiméto,si recasse più ageuolméte
|ad effetto; volle la Maestà di Dio,con questa occasione particolarméte fauorir-
gli.Percioche, ritrouandosi in quei tempi nella Città di Roma vna Compagnia,
posta nella Chiesa diS.Dorotea,sotto nomináza,e titolo del Diuino amore,nel- Compagnia
del Diuino a*
la qual s'attendea singolarmente à gli cssercitij spiritualii vi concorreuano con more nella_j|
gran concorso non solo molte priuate persone , cosi di laici , come similmente d' Chiesa di S.
Dorotea , e
Ècclesiastici;ma ancora molti nobili,c degni Prelati.I quali,mossi da vero zelo di suoi eserciti] . I
sincera Religione,e Christiana pietà,attedeuano con grande spirito,aH'essercicio
de' santissimi sagramenti,con maggior frequenza, che non faceuano l'altre perso
ne secolari di quel tempo.Quiui s'esercitauano,con le meditationi,sermoni,esor-
tationi,e con altri simili intertenimenti spirituali,che sembrano vera diuotione,e
pietà , e a'perfetti Christiani veramente conuengono.Dimanierache,da questa..
Compagnia,vsciron gran personaggi,non meno in dottrina samosi,che per bon-
tà,e santità di vita illustri,e segnalarle come da chiarissima,e viuace fontana,ne
scatoriron fuori,infìniti riuoli,di purissimi esempi d'humiltà,di carità,e d'ogni al
tra virrù,ne'soggetti, che noi diremo, i quali nel successo di poco tempo, furono
Esercitio del
al Mondo , delle vere virtù Christiane,esempio , e specchio.Et essendo naturai la virtù inca-
proprietà della virtù, d'incaminar i virtuosi, e suoi alleui,in guisa di buona Ma- mina sempre i
virtuoli all' ac
dre,ogni dì à maggior perfettione : conciosiacosache costoro fossero, dal fuoco qui sto di mag
dell'amor Diuino mirabilmente infiammati, e da quel superno lume , che ci pre- gior perfet
uiene,nelle Diuine virtù ci conferma, diuinamente illuminati,considerando pru- tione.
dentemente,quanti lacci tien sempre apparecchiati il Demonio infernale,per in
cappiar coloro,chesi trouanonel profondo,e procelloso pelago del Mondo,ede-
svderan veramente di seruir à Dio , per isuilupparsi da cotanti lacci 5 e suggendo
francamente ogni mondano intoppo, voltare in tutto,e per tutto le spalle al seco Deliberatone I
de' primi Isti
io: li determinarono d'istituire , e fondar vna nuoua Religione di vera osseruaza tutori di fon
Regolarc,in cui al culto d'Iddio totalmente dedicandosi,douessero co la promesj dare vna nuo
sa,e osseruanza di pronta Vbbidienza,volontaria Pouertà,epura Castità,che so ua Religione -
sotto l' habito
no i tre essentiali voti della Religione,alla Maestà sua perpetuamente seruire.U riformato dell
qual istituto,e modo di viuere veramete Religioso, ritrouandoil in quei tépi nel Clero secola
re.
Chericato secolare alquanto tralasciatole scorso,parea che no più fuor delle clau
sure siorisse,ma solodétro a'Chiostri,coside Monache Canonici RegoIari,come
degli altri Religiosi claustrali,si fosse singolarmente ritirato,e ristretto. Onde fat Pouertâ vera
ta cotale diliberationejhauendo sempre à questo al to segno tesa la mira della lor mente reli-
iosa>chccon I
Christiana,e Religiosa prudenza,e con quella sidaza, ch'eglino haueano in Dio, da di viuere |
di tutte le facoltà, e sostanze terrene interaméte spogliádosi; si contentauano di sotto 1' ale_»
della Proui-
quel poco,che da'fedeli di Christo,per mera necessità dell'vib comune , era loro dczua Diuina. I
volontariamente osserto.Dimanierache,cosilibcri,e sciolti da ogni inquietudine
e cura humana,à sembianza di quello,che faceuano gli Apostoli,e successori loro
nella primitiua Chiesa,ricordandosi,che la Maestà di Dio,nó lasciò perir misera-
méte di fame il S. Profeta Elia,mentreche ritirato dalla frequeza degli huomini, ia pasciuto 1
da Dio per
iè ne staua per ordine suo nel torrente di Carit.-ma per mezo de'corui pascédolo, mezo del Cor|
la mattina, e la sera di pane,e di carne il prouedea à bastáza,equádo per lo deser uo, e dell'An
gelo.
to rugghia la persécution delle mortalissime minacce dell'empia Gezabella, per Î.Reg.17. 19.
jmano dell'Angelo gli mádò del pane,e deJl'acqua,e che per mezo d'Abacuc prò Daniello fra'
Leoni è satol
uidde da mágiar al suo seruo Daniello,etiádio nel lago de'Leonijoue per satollar lato per raczo
l'ingorda fame di quei ferocissimi animategli era stato posto,e che S.PaoIopri d'Abacuc.
moRomitOjhauédo sessanta anni cótinui habitato neIl'Eremo,era solito di riceuer S- Dan. 14.
Paolo primo I
ogni dì vn mezo pane dalla copiosa mano della prouidéza diuina, la quale nella Romitoriceuel
il pane dal
A 2 visita coruo.
Historia délia Religione
i 4
£. Girolamo visita di S.Antonio,raddoppiádo aTuoi buon serui Ja prouisione, per mezod'vn
nella vita di
6. Paolo pri Coruo,mádò loro il pane intero: íî deJiberarono, appoggiati alla certezza délia
mo Romico, prouidenzadi Dio,di viuer poueramente,e senza aodar mendicando,aspettare,
quasi sottol'ale deH'istessa proretrion Diuina>d'esser à bastanza sostentati , e pa-
íciuri,mediante quel solo aiuto,che da'fedeli di Cnristo fosse loro spontancamen
La pouertà di tedonato. Dimanierachc il poíïederentrate,e benistabiii,non maieralecito, nó
íjuesta Rdi-
gione nó per solo in particolare,cojiíe tutti di concordia cóuennejp,à essempio di tuttel'altre,
mette béni sta cosi anriche corne moderne ReJigjoni osseruáti,ma nè purin cómune,fe non con
bilii nc anche quella limitation ch e detta.Ma questa nuoua,e disusata maniera di viuere , la_,
in commune .
quai parea,che lptana da ogni sicláza dç gji aiuti,e mezi humani, nella íbja spe-
ráza délia Diuina prouidenza singolarmente cófîdasse;si corne per Ji tépi addie-
tro fu quasi fenza esempio,ò paragpn verunojcosi recò à quella CÓpagma del Di
uino amore,cotáta marauiglia,e stuporeiche frà táti buon srarelli,e serui di Dio,
di cosi nobil Cópagnia,e di Prelati,e di priuate persone,e di numero,e di merito
ragguardeuoli molto,e venerabilijiquali desiderádo d'esser partecipi di questo
publico bene,cóçorreuano à gara có molto spirito,alla fondation di questa nuo-
ua Religione,non si trouò chi s 'affleurasse d'eíporsi al manifesto pericolo délia fa
me,rimettendpsi alla volonfà,e arbitrio di quelle períbne, che nelle nécessita loro
Quattro soli
delja Compa si fossero compiaciute di sopuenirg!i:ma solamétc quattro di loro, fermádosi nel
gnie del Diui- la certa speranza délie promesse di Chrifto/i risoluerono di rinouarc quell'antica
no a mort-, son Apostolica forma di viuere,fondando vna nupua Keligione. Qnde,cpnciosiacosa
dano questa_»
Rcl jgioae . che la perfettione,e Iodç délia virfùjnon nel numero di molti,ma nel merito délie
persone piu degne,singplarmente consisra,quátominore,e più sceltofu il numero
de'primi Autori,táto più meriteupli, e più degni di Iode s estimaráno dalla Reli-
gionejcome Capi,e Fondatori di quella, Per cui douendosi fare elettion di quai
che habito Regolarejauengachç non mancasse lorp in quei tepi l'escmpio di mol
te Religioni,di persone Claustrali,cosi di Monaci,come di Frati, i quali viuendo
Elettion dell' con somma lodc,e molto religiosamente,attendeuano à quella buona osseruanza
habito rifor- délie RegoIe,e Costitutioni,cJie da gli antichi Padri çrano state loro ordinate , e
ma to del Cle- lasciate: nódimcno, conciosiacosache il Chericato secolare fosse molto trascorso,
ro secolare .
variato dal suo antico,e diritto istituto,per darsi alla riforma di quello , deter-
minarono di douersi vestire,eprëdcr quell'habito de'Cherici (corne cómunemérc
Laur. Surius si dicç)Riformati.Perçipche,conosçendo questi serui di Dio, il Clero secolare es-
comment.rerí serridotto in quel cattiuo stato,chc riferisce Lorézo Surio nel Cómentario rerû
in orbe gesta-
rum:, ' ' in orbe gestarú,sotto l'nnp i j 1 7,c che di quella rilassatipne , 1p fcelerato Martin
Lutero si seruia per bestarlo , e metterfo in vil considérations appresso al volgo
(per lo quai termine egli andaua nella sua falsa dottrina sempre mai più crescen
do) si diliberaron di viuer cosi religiosamente,procedendo in questa vita Chéri
cale riformata: il quai modo di viuere,non solamentç fosse salutifero per ranime
loro,Ma anche seruissç per esempio dcgli altri del Clero secolare, si nel culto Di
uino,mediante la diligenza,c politia degli Altari3e délie Chiese,e recitado i Di-
uini vfficiji corne nell'amministration de'santissimi Sagramcti,co quella solieci-
tudine,e zelo che cóuiene,e fenza intéresse verunp>e con maggior frequéza, che
non si costumaua in quei tépl;essendp molto rassreddata, c tralasciata questa lo-
deuole,e religiosa vsanza:similmente,per dar esépio al Clero seeolare,d'attender
à gli studij délie sacre lettere,e délia prédication del Vangelo,come già per gra-
tia Diuina,e neH'vno,e neIl'altro,feJicem,6te è succeduto,e có euidéte frutto dell'
anime,e seruigio délia Maestà Diuina,Cckioílacosache3nauédo questi Padri Che
riciRegolari,di tutte queste cose,come d'víficij degni di veriReligiosi fatto,sépre
particolar professione;n e risultato notabUissimo lèruigio alla Chiesa Cattolica.
Nella quai maniera di viuere , dopp Tistitution di guetta Relig, ne son state fon-
date,
De Padri Chenci R.egokrfî.1 Cap. î

A jdate,e instituite moite akre,di Gheriçi 'kiformatijC Regolartje quaíi haucnd'hau


uto l'istesso ípirito, e scopo di rifocmar il Çiero lecolare ; hanno similmente preso
ThabitoChericalcOnde per í^uordclla gratìa Diuina,al presîteíî vedc pertutto
il Clero secolare ester assai dedito al viuer virtuoso , e hauer fatto gran progresso
negli studii,cofi de'sacri Canoni,come délia sacra Teologia, é altre scienze; doue
già per Taddietro egli era non meno ne'eostumi rilassató, che negli studij ic}iqta,e
da cotai profeslìone alieno;nelía quai relìgiosa impresa;, i Padri délia Cpmpag.di
Giesújche vennero appreflb, hanno specialmente molto giouato. E cofi in questa VBÌqqe deir
osscruante vi
maniera3e modo di viitere veramente ReHgioso,pare che questí primi Padri,cctme ta Monastica,
zelanti,e desiderosi délia risorma délia Ohiesa,volessero vtrtre infiemePosseruáte co'l Cherica,-
to secolare.
B vira Mon astic a,con quella del Chericato secolare,à imitatîone di tiuello c'hatiea Ambros. ad
|già fatto il glorioso Martire S.Eusebïo Vescouo di VerceMîrì) q u ale (corne rife- Eccl. Vercell.
jrisce S.Ambroíio, e S.Mafcìmo) abbracciando prima di tutti gli altri Santi Padri, p.8>. iíb. 10.
nelle parti d'Occidente, questo saato isthuto Apostoîico, vnì insieme ll VitâMo-
nastica con laChericale : H<ec enimprimus in Occidtnti$partibusxdiuetJaìnterfi^>')
Eusebius fanéìa memorU coniunxit, dice S. Ambrosio , e soggiugne S. Maífimo le S.Max.tom.3.
puntuali parole,come cita S* Ambrosio al tomo terzo deHè sue opère nel medesi-
mo sermone: Nam, <vt catena taceam, iUudqudm admit'abile eJl, quod in bacfanèla
Eccl(fiax eoJUem Motiacss wBhuit^quos Clericos, atquè ijsdcm penetralibussacerdota-
lia officia contiqtru quibùs &fingularis caftimonia eonseruatur j vt efiet in ìpfis vh
ris contemptus rerum> & accuratio kiiitarùm, vtfi videris Monajìertj' leâíuhs, injìa*
Orientalis propofiti indices , fi deuoîionem Cbripcrjpexeris, Angelici ordinis obserua-
tione gaudtas . Quçst'isteífa maniera di viuere, ancora dal glorioso Monaco San_»
S. Marti noVe
Martino Vescouo diTurone, su abbracciata , e recata singolarmente auànti . La fcouodiTuro
medefima vnione fu caramente amata '\\'t messa in esegutione daî glorioso Padre ne.
S. Agostino Vescouo Ipponense, grari hime délia Chiesa diChristo , e da lui in? S.Agostino.
uioiabilmente oflëruata , corne nelle Chiese d'Orienté hauean fatto molto prima
S. Gio, Cnsostomo,e SiGregorio Nazianzeno,con euidente vtilità,non solamen- & Gip. Crisa-I
stomo.
te délie lor Chiese particolari, ma ettendio dell'vniuersale. Questa medeíima rm- S. Gregorio
presa (corne riferisce nella sua Historia il Ven erabile Beda) fil abbracciata ancora Nazianzeno.
ÌD |da S, Colombano neirHibernia ; ii quale molto prima che venisse nell'ítaliâ, ha- Beda lib.3.hit
C.4.
uendo fondato in quell'Isok vna Congregatione di Preti, edi Cherici, chiamata S. Colombano:
Isoiana, che viuendo regolarmente, facean profession di vira Apostolica; in succes- msticuisee vna
Congregatio
so di tempo, prefí dodici di loro in sua compagnia,si deliberò di trasferirsi nel Re- ne, secondo la |
gno di Francia,il quale (corne scriue Lorézo Surio nella vita di S.Suuiberto Con- vita Apost. in
Hibernia > o
fessore) hauendolo per tutte le sue parti diligentemente ricercato,e con la predi- poi in Italia
catione del Vangeloinuitato al Diuin hime deHa Fede di Christo , sè ne vennç_^> Sur.to.i.fo.9.
vltimamente in kalia; e ritiratoíl nel PaesediBobia, che è nello Stato di Milano,
fondò quiui vn Monastero, continuando di viuere neirosseruanza Regolare délia
lor vita ApostoKca5come nel luogo citato riferisce Tistesso Surio .
In questa maniera adunque diedero principio i nostri piimi Padri alla lor nuo- íntentionede'
primi Iltituto
ua Religione.-afïìneche abbracciata taie vnione,à imitation de'più antichi,e San ri , conforme
ti Padri,eofí Greci,come latini,deside*oíî di scruire alla S.Chiesa di Ghristp non alla mente de
meno in seruigio di Dio, che per salute del prossimoj le foslero sempre gioueuoli gli altri primi
Capi dell'an-
cosi con la risorma degli habki , e de'costumi délie persone Ecclesiàstiche , corne ticne Religio-
nel successo di pochi anni,crescêdo à pocoà poco i soggetti,e figliuoli di cofi buo- ni.
na Madre , molto maggiormente con la prédication del Vangelo , la disendessero
dalla mortisera insettione,epestiIenza dell'herefícjche pure iri quegl'istessi tempi,
con manifesto danno de'fêdeK diChristo,nelIa Germania,e neiringhilterrajs'eràh
gi;\ cominciate à scoprire.Di manierache}si come il primo Capo,c Fondacore de'
Predicatori S. Domeniço, cominciò la íùa honqrata,e santa impresa,predicando fanDomenico[
predica
in
6 Historia délia Religione

Francia cótro in Francia I'anno 12 08. cótro gli Heretici Albigensijcosi i primi Fondatori di que-
gli Heretici
Albigensi. sta Religione hebbero intentione di ouuiare non solamente à gli abusi del Popolo
Chrisriano; ma ancora alla pestilentiale influenza deirhcreíìe, che già nella Ger-
rnania,e nell'Inghilterra nate,incominciauano à germogliare , stendendo i rami
Padri Cappuc suoi etiandio per l'Italia. Questa medeíìma intentione, c religioso sine hebbero i
cini Risorma
tori délia Re- Pacjri di S.jFrancesco,i quali moslìdaN. Signor'íddiojabbracciandopoccKiopo,
ligiocc del cioè I'anno 15? 5,.çpn la nuoua rifotma dell'habito Cappuccino, vna pouertà e-
glorioso P*--
dre S. Francc- sere^^ieguendo le vestigia del glorioso P.S.Francesco,çon molta aufterità,del-
ftó. ' r]^bita,e d^elîa vitftyollpn chiarire jl.mondo, quantos'ingannaíîeio gl'iíteísi He
retici, predicando lalibertà délia carne,e del senso. A queiVistesso rine suron son-
datepoco appresso molte.altre Religioni di Cherici Regolari,fra le quali la pi ima !
B
firquesta^di cui.si scriuealpresente;ma tutte àbeneficio vnitiersale délia Chicfa,ej
Ifi Ueli ìom confusion degli HereticirPerciochele Religioni dalla santa Sedia approuate, íonoj
fòrîo rieI
chi>saTcome|st?tecprne tante scuple , fondate dalla Maestà di Dio nella sua Chiesa Militante,
sc-estr m"1" e ^atc a'Cat;tolici Pylore edificatione,e ammaestrarnento,per mantenerfí nel gré
fr'riftgHf" bo délia S.Chiesa Romana,Cotto il soauislìmo giogo dell'vbidienza di coíi buona
j.BuoneRcfcgio Madre^ e.del Poritefice, comune Padre de'Fedeli. Onde noi veggiamo per l'espe
nia gli"—- ■■ - . r r
odioie. , _
diose,corrwî..|pecianTiente nelie Prouincie3Reami,e Stati,oue per opéra del Demo
Jriiojtnaligniíîimo seminator deîla zízania,regnanorheresiejrestrema bestialità, e
malignità degli Heretici çomincia dalla distruttione,e rouina de'Monasteri,e Ca
se de'Religi,oíi, cercando d'estinguerele Religioni, le quali aiutano grandemente
(Jà mantencr in questo Mondo, acceso il âiain lume délia fede Cattolicainsino al
I.la spargimento del proprjp langue, corne hanno fatto,tanti secoli addietro,molti
^Benedetto $a bupn.Pa^cofìdeU'anticiié Religioni osseruanti, de'Monacidi S.Benedetto,co
s. Domefliço. me délie piyi mpderne.di S,Domenico,e di S.Francescose d*altri,e in questi vltimi
S" dr^deHal, 'ne^'WejC altre par** rimore,similmente i Padri délia Cópagnia di Giesu.
xiòpì&i 'Gieijï! Questo .ci può tcstimoniarela misera Germania5i cui Herçtici,seguendo il pazzis-
siroo furore delFempio Martin Lutero, velenosissimocapodi quell'insatiabiridra
di tante tesle i attesero sempre alla rouina de'Monasteri , e alla persécution délie
Eorico 8.Rt-» persone Religiose . Cosi fece pochi anni fono in lnghiltcrra Enrico V III. il quale
íwú^xmii r°uii>ando trecento settantasei Monastcri d'ottimi Religiosi,per estinguer'insieme D
$Monastm del tutte le Religioni,hauea,spesso quest'empio,e baibaro detto in bocca3i nidi de'cor
suo Rcinie. 1 uj doyejfi jn tutto, e per tutto disfare afïïneche non mai più venisse lor voglia di
LisabettaRei- tornare ad habitarui dentrp . Cosi fece, dopo lui Lisabetta sua figliuola; la quale
"a rouiua'tu" v*nta dalsistesso fur°r d'heresia;rouinò nella vicina Scotia,tutti i Monasteri délie
tii Monasteri persone Religiose ; mentreche ella teneua in prigionelaSerenissima Reina Maria
délia scotia. 1 5tuartj VCra, e légitima Padrona dell'vno, e dell'altro Regno,à cui ella toise vlti-
Ne' maggior mamente,con insinita ingiustitia,insiemecol Regno etiandio l'istessa vita. Fu ad-
mah dei Mor dunque in piacer dcll'insinita Clemenza , e bontà d'Iddio , che ne'maggior mali
do. Iddio tro
ua sernprealb del;Mondo trouò sempre alla sua Chiesa conueneuoli rimedij , di dar principioà
sua Chiesa cò qjuesta nuoua Religione, qnando appunto J'empio, e maluagiísimo mostro infer
ueneuoli jimt
di). nale.Martin Lutero, venuto quasi dall'inferno, hauendo in guisa di furia inferna
Maluagità dj le pochi anni addietro,cioè I'anno 1 5 1 7. che fu il quarto del Pontesicato di Léon
Martin Luter.
X, cominçiato à mandarfuori l'ardentislìme fiamme delTodio mortale contro la
Santa Madre Chiesa; raccoltç tutte l'antiche bestemmie degli Heretici}già ne'se-
coli addietro , dalsiste/sa Chiesa condannate , e publicatane vna nuoua in Sasso-
nia : poich'egli hebbe col mortifero vomito deH'heresia,tutta la Germania auue-
lenata , per colmare il façco délie sue maluagità , si deliberò alla fine quest'istes
Qu,ando s'in-' so anno 1534. quanck) hebbe principio questa Religione, spogliandosi J'habito di
stituisce la Re
ligion de'Che S. Agostino, ch'egli hauea. indegnamentç portato çanti anni, di partiríi publica-
ria Regolari,
men-
De Padrì Cherici Regolari. Gap.

mente ancora dalla confession délia Fçde Cattqlsca , e vbbidienza dçlla Chiesa^ Lutero eett«.
via rhaBiep
Romana; eapostatando insiememente dall'vna, e dall'altra,voltar le spalle à Dio, dçlla. lua.
Jdicenda U gloriosò, Marthe S. Cipriano : Alisnus est, pvofanw est, hostts est, baberc^, De vnit, kccl
iam non poíesïDeum patrem, qui Eccle/ìam non habet mxtrem. Onde COminciandofiLReligion de'
[K,ricl Ketr
Cherici Rcg
à fpargere i\ suo veíeno per tinta Eqropa , par che la Macstà Diuina, facesse aprir jnuoua scuoií
'ncîfa lua, Chiesa Militante, vna nuçua scuoía per fedele ammaestramento de'Cat-,^*^^
tôlicij e seuero martello degli Heretiçi(come nel suçceíso di questa historia si po^l
trsL ageuolmente vedere) facendo i Padri profession di Prçdicarori del Vangelo,
jlecui parole,si corne son fuoeo, per infiâmar gli affetti de'buon CattoIici,cosi son
jduri martelli,per ispezzar la contumaeia,e ostination degli Heretici^dicedo Iddia
g in Geremia.-Af«w^tt/^ non vetba meafunt qmfiigni*\& qua/i malleus cuterçs petrast Hier, jj.
^Eaccioche tali foíscro i Padri di questa ReligionejGio PietraCarafa,primoAu- Gio PietroCa
tore,Capa,e Fondator dUei,daU'opere si sece conoscere seuero martello d'Hère- ' rasa martello,
tici ; percioche non solaroente , mentrech egli fîi. Cardinale di S.Chiesa, essendo degli Herec.
Capo délia Congreg.del S. Vssicio dellVniuersale Inquisitione,ressercito cô ardé-
tissimo zelo, procedendo rigorosamente contra i delinqueptije molto più eslèndo
aísunto alla Catedra di S„Pietro, e gouerno délia Chieía vniuersale5lasciò dòpo se
persettislîmi ordini contro à questa pestilentiale influenza dell'Heresiaji quali,in^
rìno al présente , inuiolabUmente nella Chiesa s'ofleruano ( come nella vira di lui Cap.t7.
distesameute si dirà) ma ancora i suoi figIiuoli,e Padri delTisteífa Religioneià imi
tation del lor primo Capo,e Pastore, ino°rti occasione, hanno sempre dimostra-
to,e con le parokj, e co'fatti,d'hauer sommamente in horrore qualunque nuoua1
ò erronea opinione,c'habbia pur apparenza di faIsità,contro la verità délia fede,e
fana dottrinaa come nel proprio luogo disfusamente diremo.Nella sondatione ad- Cap.yj.
dunquedi questa nuoua Rcligione, ordinata per riforma del Chericato SecolarCi
e nuo.ua scuoía per ammaestramento de'buqn Ça.ttolici , contro glierrori de'mo-
demi Hereticiji primi Fondatori,e Capi,i quali in guisa di fortissime colonne,do-
uean sostentar questa nobile edisicio, rurono Monsig, Gio.Pietro Carasa nobtile_-» Gio.PietroCal
rasa primo Fó-
NapoJetano,airhoraVesçouo di Chietijche da Papa Paolo IIl,fucreato Cardina datore.
le ,esuccedendanel Ponresicato (come al proprio luogo più à lungo si dirà) voile Cap 5. 1». 17.
ester chiamato Paola IV. il P.D^Caetano Tiene nobile Vicentino3 Dottor nell'v- D. Caecano
Tiene Fonda- 1
najeneiraltraLeggeje vno de'sette Protonotarij ApostoUci,il quai numero à té- tore.
no di Papa Sisto, V.fu accreseiutOjinfino al numero di dodici,come ancora al pré-
lente si cótinua;il P,D,Bonifatio di Colle nobile d'AIessandria délia Paglia;e'l P, D. Bonisatio
di Colle, e D.
D.Paolo Consigliero nobile Romano,che fu fratello del Card. Gio.Battísta Con- Paolo Con si -
sigliçrojla quai famiglia ç la medefíma che la Ghisileria, di cui nacque Papa Pio glierc Fódato- \
V.comeperIkeuedellHstestoPontesicejn'appariscediçhiarationejfattal'an,.! 572. FamigliaCon»J
ilehe anche disfusamente riferisce il Padre Maestro Fr.AlfonsoCiacconejnella vi- sig'iera,eGhi-J
ta deU'istestb Cardinale, sotto'í Pontesicato di Papa Paolo IV, il quai P^ D.Paolo. siseria vn'i
visse sempre con grandissima puritàjcome chiaramente apparue dalle sueíleíse_^> AlfXiac.li.».|
parole : percioche essendo nell'età decrepita , venuto al fin délia vita sua , e quasi de vitis>& ge-
stis su m. Pont.
ncirvltimoarticolOjvicinQà réderl'animaal Creatore,có occasion di ringratiar- Purítá del P.
lo d'altri benefîcij riçeuutijconfèssòreligiosamented'hauerobligo patticolare al D.Paulo Con
figure.
la Maestà sua Diuina» ch'ella íhauesse taìmente preseruato, che neU'istesso stato di
puritàjch'egli era vscito del ventre di sua madre5se n'andaua à sepoltura(per rife-
rir le proprie parole di lui ) mostrando d'hauer grandissima contento che N. Si-
gnor lddio, l'hauesse da qualunquî raacchia difragilità, ò impurità, per sua gra-
tia 5 preseruato . Questi furono addunque i quattro primi Autori , e Fondatori di. Qualità de'j
primi quattro]
questa Religione,huomini veramente sceltij,anzi Apostolici, e non meno per bon- : Fondatori di
tà, e feruor di spirito segnalati, che per dottrina,e prudenza dell'attioni humane questa Relig.
molto chiari,e famosi> non solamente nel mondo per sangue molto nòbilmente—»
nati
Historia della Religione

nati. DeiriIIustrissima Famiglia Carafa del P.D.Gio. Pietro, non si dice aItro,es-
sendo in ogni luogo ben conosciuta . Della Famiglia nobilissima Tiene del P. D.
Caetano, e de' Personaggi di quella, e degnità,e carichi nelle persone della me-
jdcsima famiglia, se ne dirà à lungo nel cap. 7 i.con l'occasione del luogo,e Chie
sa ottenuti da'nostri Padri nella Città di Vicenza, patria deli'istesso P. D.Caeta-
no. Dell a nobilissima Famiglia di Colle del P. D.Bonifatio,della Città d'Alessan
Cap 7 i-foglio dria della Paglia , se ne fa nobil mentione nel medesimo cap. e della sua antica
177. e. a 7 8,
nobiltà3e de'ibggetti nobilissimamétc impiegati, in occasione cosi di pace, come
di guerra, e della Ior pietà,e liberalità nell'antica fondatione,e dotatione di mol
ti luspatronati . E dellìllustre famiglia Consigliera de].P.D.Pao!o,già s'è detto,
e chiaramente apparisce esser ristessa che laGhisileria , della quale nacque Papa'
Pio V. il quale tanto maggiormente nilustrò,e fece per sempre chiarissima,e lllu-J
strissima in tutto il mondo . E essendo stati i Fondatori tanto chiari, e famosi nel!
mondo, non solo per le loro rare virtù, e esemplar vita , ma anche illustri per san
gue; non è marauiglia che infìno al giorno d'hoggi tanto numero di persone no
bili,e illustreméte nate^jnuitate dal loro esempio si sian fatte Religiose,nelfistessa
Religione.Spogliandosi dûque tutti quattro de'proprij beni,poichedi concordia
n'hebbçro scelta quella parte,cheparealoro cóueneuole, e fattone dono alla Co
munità, accioche seruendo all'vso cómune,fosse,alle necessità di ciascuno in parti
colare alla giornata distribuita,e dispensata;à dì y.di Settembre dell'anno 1 5 24.
Testamento di
MonsigorGio. Monsignor Carafa fece vn restamento,rogato da Stesano d'Amandis Notaio di
Pietro Carafa Campidoglio, nel quale si vede disteso vn proemio, dettato dairistesso3moko di-
uoto, christiano, e pio; e appresso l'istitutione deH'herede,e vltimaméte i legati;e
non molto dopo,cioc à dì 13. dell'istesso mese,e anno,il medesimo Carafa, insie-1
me co'Padri D.Caetano, e D.Bonifatio, per atto publioo di donatione irreuoca
bile tra'viui, stipolata dall'istesso Notaio, per la gratia ottenuta,conformeaI Bre-
ue, spedito sotto i 24. di Giugno deH'istesib anno; donarono , come a'poueri di
Christo,à questa Religione,che da loro si douea fond are, alcuni beni i quali eran
rimasi dalle dispositioni , e distributioni già fatte; come si può vedere dall'istesso
testamento : le quali scritture si conseruano nel publico Archiuio dell'Vlficio di
Campidoglio , che non solamente hò vedute , ma ancora per maggior sodisfat-
tione, hauendone voluto le copie fedelmente ricauate da'loro originali , le tengo
appresso di me . E per sine di questo Capitolo , auertisca il Lettore , quel che ri
Diego Paiaa ferisce Diego Paiua Andradio Portughese nel primo libro delle sue elplicationi
I Andradio Por
I tughese. Cattoliche; oue parlando dell'istitutione, cosi di questa Religione breuement€_->,
come di quella de'Padri della Compagnia di Giesu, e de'iuoi primi Fondatori
assai diffusamente ; riferisce quiui , quanto si sia ingannato vn certo Martino
Errdr di Mar Chemnicio Heretico , il quale non facendo differenza veruna fra queste due_>
tino Chemni- Religioni, ouero più tosto confondendo l'vna con l'altra , disse, che la prima ori
cìq .Heretico
circa l'origine gine de'Padri della Compagnia di Giesu, era stata da Don Gio. Pietro Carafa_f
di quella Re in Venetia, che fu poi Papa Paolo IV, errando non solo nella persona del Fonda
ligione.
Diego Paiua, tore, ma nel tempo, e nel luogo : percioche quella (come riferisce l'istesso Paiua,
e Nicolò San- Nicolò Sandero, e gli altri Autori cattolici, che ne trattano) hebbe principio se
dero. •
dici anni dopo l'istitution di questa de'Cherici Regolari , sotto'l Ponteficato di
Papa Paolo Terzo, santa memoria, l'anno 1 540. dal B. Padre Ignatio Loiola, in
compagnia d'altri noue dall'istesso Autore nominati ; quando per la scisma d'En
rico Ottauo Re d'Inghilterra, e per la maluagità degli Heretici, tutte l'antiche.^
Religioni furon cacciate fuori di quel Regno; ma questa de'Cherici Regolari,
hebbe origine l'anno 1524. sotto Clemente Settimo , com'è detto, e come si di
rà nel seguente Capitolo»

Monsi-
■ r*1 ', ■ - .i i u .... r mmmt m „-_ui_

De Padri Cherici Regolari. Cap. 2.

Monsignor Ciò. Pietro Carata, principale de'quattro Fondatori del


la Religione , fatta nelle mani del Pontefice la rinuntia del suo
Vescouado, e insieme co' tre Compagni la solenne professione ;
ottiene dalla Santa Sedia , alla sua Religione , molte gratie , e
priuilegij . Cap. II,

'ANNO addunque di Nostro Signore 1 5 24. che su il primo di


Papa Clemente VII, hauendo questi quattro Campioni istituito
nella Città di Roma questa nuoua Religione de' Cherici Regolari,
detta volgarmente de'Teatini; e desiderando insieme,ch'ella sosse
fondata sopra vna profonda humiltà,vera mortifìcatione,e perfet
ta négation di se stessojper questo non solo elessero il dìj.4. di Settembre, che è Croce diChri
dedicato all'Efaltatione della Santa Croce, ma facendo di questa istessa Croce sto presa da'
primi Fonda
special impresale collocandola sopra tre monti (come infino al dì d'hoggi si ve tori per arme,
de) relessero per arme,e insegna loro, volendo hauerla eziandio ne'sigilli, in ve e insegna del
la lor Reli-
ce d'arme imprcssa,e stampata, li qual giorno, tanto più volentieri fu eletto da' ionc.
primi Istitutori,e tenuto da loro in particolar diuotione i percioche in quell' i-
stesso giorno è veramente la festa di S, Gio, Crisostomo , vn de'quattro Dottori
della Chiesa Greca,di cuijsi come Papa Paolo IV. era diuotissimo,cosi ancora-,
gl'istessi compagnie Padri della medesima ReIigione,hanno sempre continuato,
ancorché la Santa Chiesa celebri l'istcssafestiuità a' 27. di Gennaio, quando fu
traslatato il corpo del Santo dalla Città di Commana, in Costantinopoli , come
A legge nel Martirologio Romano , sotto s istesso dì 14. di Settembre ; nel qual
giorno i Padri Cherici Regolari , in ciascheduna delle lor Chiese celebrano o-
gn'anno solennissimamente la festa delfEsaltation della Santa Croce , in memo
ria deU'Istitutione della loro Religione,inoItre digiunando diuotamente il gior
no innanzije per hauerne nella memoria,e nel cuore più impressa la ricordanza,
fanno giornalmente dell'iftefsa Santa Croce la commemoratione nelle Laudi, e
nel Vespro, fuor che nelle feste doppie . Fatta addunque l'elettion di questo
iMonsig.Cara-
giorno,il P.D.Gio.Pietro Carafa,per rendersi più libero , e più sciolto à' seruigi fa nlegna_»
riiee
di Dio, e più spedito aH'osseruanza della sua Religione , con édification di tutta nelle inani
de! Papa li suo
{la Corte di Roma,per ispogliarsi insieme del carico dell'anime , riscgnò libera Vescouado,
mente nelle mani del Pontefice Clemente VII. il Vescouado di Chieti , poiché
venti anni interi con molta lode di singoiar bontà,d'integrità di vita , e di pru
denza nelle sue attioni, l'hebbe fruttuosamente amministrato . Quando doucn-
Modestia di
dosi prouedere,e far elettione di nuouo Capo , e Pastore per quella Chiesa , an Monsig.Cara-
corché il Pontefice per la fidanza3ch'egli hauea nella prudenza,e bontà sua^ri- fa.
mettesse in lui la facoltà di proporgli alcuna persona meriteuole, e suìficiente^,
per suo soccessore; tuttauia non si potette mai persuadere à farlo i ma pregando
instantemente sua Santità, che doue egli cercando di separarsi dal Mondo , per
poter nella vita Religiosa,più quietamente , e con maggior profitto attendere-;
alla salute , e bene dell'anima lua , non gli desse occasione di trarsi addosso per
l'altrui amministratione , e gouerno , alcuno scrupolo di coscienza , e aggrauio
dell'animai finalmente l'ottenne, non senza édification dell' istesso Pontefice , e
della Corte Romana. Onde nel medesimo anno,voÌendo Papa Clemente VII,
proueder quella Chiesa "di buon successore , elesse per Vescouo Felice Trosimo mo successore
Bolognese,suo Cameriere,!! quale essendo fatto poco dopo Datario dell' istesso ,di Moni, ca-
Pontesice,ottennc da sua Santità l'anno ijaé.che quella sua Chiesa fosse con'c^ueE*
titolo d'Arciuescouado honorata,ed egli fu UprimoArciuescouo.LaqualChie- chieiasiafat
. —= = E _ ; |ta Metropol
i
IO Historia della Religione

sa-ancorche hoggi sia di gran cura;tuttauia molto maggiore era quel gouerno ,
quando l' istesso Monsignor Gio. Pietro Carafa l'amministra ua : conciosiacosa
Chiesa di Lan che-in successo di tempo,nó solamente ne fu smembrato con tre vilIaggi,Lancia
ciano smem
brata da Ciui no,il qual fu fatto Vescouado , e poi da Papa Pio Quinto Arciuescouado: ma 1'
ta di Chieci, e istesso Pontefice Pio, volendo far Città ancora Ortonamare ; la tolse dall'antica
fatta Arciue
scouado. giuri sdit ione dell'istessa Chiesa di Chieti , la quale rinuntiata dal Carafa , e dal
Ortonamare Pontefice Clemente Settimo accettata, questi quattro Padri, e primi Fondatori
nuouo Vesco-
nado. della nuoua Religione , hauendo ascoltato la Messa,del Vescouo di Caserta, all'
Solenne pro Altare, e Cappella di santo Andrea Apostolo , nell'antica,e famosissima Chiesa
fessione de* di S.Pietro di Roma,e riceuuta per man dell'istesso Prelato la santa Comunione;
3uattro Fon*
atori • s'auuiarono processionalmente all'Aitar maggiore , oue i Corpi de' gloriosissimi
Principi degli Apostoli giaccion sepolti; e quiui per ordine del Pontefice,nelle_-;
mani del medesimo Vescouo di Caserta, sedente alianti l'istesso Altare , come
Commessariojda sua Santità,à quest'effetto specialmente deputato,tutti di con
cordia fecero la lor solenne professione , come nelTistromento , che sarà qui ap
presso, chiaramente apparisce. Nella qual professione,obligandosi eglino solene-
mente alla Diuina Maestà,con la promessa de'tre solenni voti, Vbbidienzà , Po-
uertà, e Castità, à sembianza di quelche fanno tutti gli altri Religiósa , di qua
lunque Reiigione,dalIa santa Sedia approuata,diuennero veri Religiosi,Capi, e
Fondatori di questa nuoua Religionc.Dipoi,fatta in questa fòrmaja lor profes-
sione,e di tutta questa attione,fattone i'istesso giorno,e nell'istessa Basilica Va-|
ticana,publico istrumento , per man del medesimo Stefano de Amandis,publi-
co Notaio di Campidoglio , da noi poco fà nominato ; elessero i tre altri Padri
Il P. D. Gio- vnitamente,e di comune consentimento, per lor primo Prelato , e Proposto, il P.
Pietro Carafa
eletto primo Don Gio. Pietro Carafa, come si può aistintamente vedere nella copia dell'
Proposto . istrumento originale, di tutta questa attione,che farà qui sotto registrato. Nel
qual'istrumento , farà ancora inserto, e registrato il Breue dell' istesso Pontefice,
per la fondation di questa Religione,e prima concessione, fattale da sua Santità,
di molte grafie, e priuilegij ; il cui originale^ conserua nell'Archiuio di Campi-
dogliojfra l'altre scritture della Città di Roma; donde è stata cattata fedelmen
te la copia , la quale m'è paruto di douer qui sotto inserire, e darne notitia in
quest'Istoria , per maggior sodisfattionc del pio, e diuoto lettore , come simil
mente per certezza del fatto •

Copia deH'Istrumento .
Die i-f.Septembris 1 5 24.1n nomine Domini Amen.In presentia mei Nota-
rij, &c.personaliter constituti in Ecclesia sancti Petri de Vrbe,audita mis-
sa,celebrata per Reuerendum Parrem Dominum Episcopum Caserranum, supra
Altare Cappella? sancti Andrea*,ReuerendiPatres,DominusIoanncs Petrus Ca
rafa de NeapoIi,Epifcopus Teatinus,Dominus Caetanusde Tienis Protonota-
rius Aposto^us , ac Iuris vtriufque Doctor de Viccntia,Dominus Bonifatius de
CoIliSjClericus Alexandrinus,& Dominus Paulus de Consiliarijs Clericus Ro-
manus , precedente comunione eorumprocessionaliter de dicta Cappella acce-
dentes ad Altare maius sancti Petri, sedente dicto Episcopo Casertano, sanctissi-
mi Domini nostri Papa* Commissario , viua> vocis oraculo spécialiser ad infra-
scripta , vt asseruitjdeputatOjcathedraliter in pede dicti Altaris prxfatus Rcue-
rendus Pater Dominus Ioannes Petrus Episcopus , praefentauit eidem Domino
Episcopo Casertano , quasdam literaS Apostolicas in forma Breuis , fanctissimi
Domini Papa» ClementisSeptimi, quas ea qua'decuit reuerentia recepit, illasq.
praefatus Dominus Epifcop'us Casertanus pubiicè legendas mihi Notario tra-
didit,huiusmodisub tenore.
• , .... ... .. A tergo ,
I

■ . . ... i. . ii .... ,.r „. „ i ,. ,, . , ni,,,,-, aa m .-i si

De Padri Ch'erici Regolari. Cap. 2,

A tergo . Venerabili fratri Ioanni Petro Episcopo TheatinO , & dilecto fílip
jCaieiaao Presbytero Vicentino,ac eorum socijs,& successoribus. Intus verò .

CLEMENS PAPA SEPTIMVS,

VEncrabili? fréter, & dilecti filij,salutem,& Apostolicam benedictionem_, ,


Exponi Nobis nuperfecistis,quod vos, & nonnulli alij eiusdem propositi,
socij vestri , diuina , vt creditur, inspiratione ducti, cupientes cum maiori animi
quiete Deo seruire , & illi magis pro deíìderio cohçrere possejtria substantialia
religiosœ vitce, Paupertatis scilicec , Castitatis, 8c Obedientia? vota emittere , &
sub salito,& communi habitu Clçrjcali in vnum habitantes , & in communi , ac
de cômuni viuentes,ac Deobumiliter, & dénoté quantum iplè dederit scruicn-
tes,íub noftra, & Apostolicaî sedis humili, & immediata íiibicctione, & speciali
protectione, Clericalem vitam ducere decreuistisjsupplicareque nobis fecistis,vt
<ie noftra?, atque huius íànctae Sedis plenitudine poteftatis, solitaque clementia ,
in pra;missis bcnignè annuentesjde ijs,quœ ad huiùs vica? propositum conducere,
aur quomodolibct espedire videntur, vobis socijs, successoribusqué vestris pro-
uidere dignaremur. Nos qui omniû Chriftih*deliuni,pi/s -, & honesrô desiderijs'
libenter annuimus,vestruminhac parte laudabiledc.siderium,plurimum in Do
mino commendanteSjVeítrisque huiusmodi fupplicationibus inclinati, vobis , &
cuilibct veftrumjVt quandocunque vifum fuerit , possitis tria substantialia reli-
jgiosae vitÇjVt petitis,Paupertatis,Castitatis,&Obcdienti;ç vota publicè emitte-
re,&in manibuscuiufquepresbyterisecularis, vel çuiufque ordinis Regularís ,
solemniter profiteri,ac sub íoiito,& communi habitu Clericalí,subque nomine>&
nuncupatione CJericorum Regularium,in communi viuentes,in Iocis Religiofîs
aut secularibus,prout vobis ab illis quorum Joca ipsa concessum fuerit,seu expe-
dire videbitur,fub nostra,& sanctç huius Sedjs Apostolica» immediata subiectio
ne, 8c speciali protectione in vnumhabitare , atque ex vobis , inter uos,singulis
annis superiorem eligere Propositum nuncupandum, qui usque ad triennium,&
non vitra confirmari poflît, aliosque quoscunque seculares Clericos , quaujs di-
gnitate fulgentes,seu laicos, qui Deo inípirante,adhuiusmodi vita? propositum,
8c cómunem viuendi modum , sese conferre voluerint , reciperc , & post annuam
probationem,ad talem trium votorum profeslionem,in manibus Superions , feu
Praepositi emittendam , ad huiusmodi communem videndi modum admittere ,
nec non statuta quxcumque, ordinationes, & constitutiones , de omnibus,& sin-
gulis,<^uaî ad huiusmodi vite; propositum conducere,moresque , & institutum..,
honeste, 8c deuotè clericalitcr viuendum concernerevidebantur , de Missis pra»-
cipuè,&alijs Diuinis officijs, feu Horis Canonicis,prout vobis melius videbitur
ceJebrandis,& recitandis,licita tamen,& honesta,rationabilia,& bonis moribus,
8c sacris Canonibus non contraria sacere,edere,& pro temporesacta ederejcor-
rigere,reformare,& in parte,vel in totum immutare,ac de nouoalia prout vobis
expedire videbitur , instituere, & ordinare, & iuxra illa viuere, qua.'postquam à
vobis condita,edita,&rçformata,instituta,aut immutata, ôcordinata, ac nobis ,
leu fuccessoribus nostris exhibita fuerint, Apostolica auctoritate approbata , 8ç
confírmata sint,& esse censeantur, 8c vt omnibus , 8c singulis piïuilegijs , exem-
ptionibus , immunitatibus , indulgentijs , facultatibus , Iihertatibus , auctori"
taribus , induisis , fauoribus , conceífionibus , 8c gratijs spiritualibus, & tem-
poralibus, quibus potiuntur, & gaudcnt, 3Ut in futurum potientur, 8c gau-
debunt Canonici Régulâtes Lateranenses , Congregationes, persona», & loca_#
eorum , vos personae , & loca vestra , vti, potiri , 8c gaudere possitis, quorum te-
nore prœsentibus pro sufficienter expressis, ac de verbo ad vçrbum insertis habe-

a vo-
12 Historia délia Religione

ri volumus . Ita utlitterœ ApostoIica?,supcr eisdem priuilegijs , exempcionibus ,


immunitatibus,concessionibus, & gratijs,eifdem concessis , vel pro tempore con-
cedendis,mutatis dumtaxat nominibus, cognominibus, inuocationibus ,& dic-
bus ad libitum cxpediri possint, pcrinde ac iì iJJa omnia,& singuJa,non solum per
clausulas générales , fed per eorum tcnorem de verbo ad vetbum expreíficnem >
& infertionem,fuissent vobis per has nostras littcras,sub hac ipsa die express*, &
specialiter conceísa , tenore praesentium ex certa nostra scientia,& ex Apostolicos
plenitudine potestatis,vobis,ac socijs,& succeslbribus vestris in perpetuum con-
cedimus,pariter & indulgemus , & ad prçmissa omnia,& singula,quibufcumque
impedimentiSj & contradicentibus amotis, liberam,plenamque auctoritatem,&
facuitatem elargimur, non obstantibus nomine, dignitate , & officio Epifcopali *
qux Ioanni Petro fupradicto , per alias nostras litteras reseruauimus,Apostoìicif-
que,& generalibus, autspecialibus constitutionbus,ordinationibus, etiam iura-
mcnto, aur quauis alias sirmitate roboratis , etiam si qua specialiter, feu de uer-
bo ad uerbum exprimenda eísent,qu3e pro expressis haberi,& quibus quoad effe-
ctum praefentm dumtaxat specialiter , & expresse derogamus3alijsque contrarijs
non obstantibus quibuscumque . Datum Roma°,apud sanctum Petrum3sub anuío
Piscatoris,dievigeíìmaquaTta Iunij M. D. XX 1 1 1 1. Pontificatus nostri anno
primo .
Iacobus Sadoletus.

Quibus litteris perlectis,ac seruatis folemnitatibus,& cercmonijs confuetis,


praestitisque per dictos Reuerendos Dominos,Ioannem Petruin Epifcopum3Caie-
tanum de Tienis , Bonifacium de Collis, & Paulum de Consiliariis , folitis iura-
mentis in manibus dicti Reuerendi Patris Domini Episcopi Casertani , Commis-
sarij Apostolici,[solemncm, &expressam prosessionem emiserunt, acfeceruntde
trium uotorum régula supradicta , perpctuò obseruanda , oblatisque per unum-
quemq. eorum cedulis profeslìonis huiusinodi, eorum propria manu scriptis, &
íubscriprisjin manibus dicti Reuerendi Patris Domini Epiícopi Casertani tradi-
tis, consignatis,& derelictis,huiusmodi sub tenore uidelicet .
Anno Domini 1524. die 14. Mensis SeptembriSjRoma» in Ecclesia Sancti Pé
tri apudAltare maius.
Ego Ioannes Petrus Carafa Neapolitanus Episcopus Theatinus, prositeor ho-
die coram Domino,& promitto Dco , & Beatas Marice semper Virgini , & cidem
Beato Petro Apostolo,& tibi ReuerendoinChristo Patri Episcopo Casertano,
Commissario Apostolico, àd ha?c per Sanctissimum Dominum nostrum spéciali
ser viuae vocis oraculo deputato, nomine,&vice.eiufdem Sanctissimi Domini
nostri 3 Domini démentis Papa; Septimi, & Prepositi per nos eligendi , quod
ero obediens eidem jSanctissimo Domino nostro , & Pra?posito fupradicto , eo-
rumq. successoribus,canonicè intrantibus,vfque ad mortem,fecundum Rcgulam
Clericorum Regularium,sub tribus votis3Paupertatis scilicet, Castitatis, &Obe-
dientix 5 per eundem Sanctissimum Dominum nostrum nouiter institutam.
Deindeappaiebat talissubscriptiorvidelicet. v
Ego Ioannes Petrus Carafa Episcopus Theatinus propria manu feripsi, atque
proprio ore pronunciaui . Et similirer pra-fatus Reuerendus Pater Caietanus
de ThienisjDominus Bonifacius de CoIlis,& Paulus de Confiliarijs,& vnufquif-
que ipsorum similem cedulam,eorum manibus scriptam, & subfcriptam, & eo-
111m nominibus3& cognominibusannotatasporrexerunt>& pcrlegerunt3& vnuf-
qnifque ipsorum porrexit , & perlegit . Quibus omnibus sic peractis , praefatus
Reuerendus Pater Dominus Epilcopus Caíertanus , dictos Reuerendos Panes
Dominos Ioannem Petrum Episcopum Theatinum, Dominum Catetanum dç^
{ 1 Tienis
\

De Padn Cherici Regolari. Cap. 2.


M.
Tienis,Bònifacium de Collis,& Paulum de Consiliarijs, genibus flexis , humili
ter coram eo astantes,auctoritate ApostoIica,in ijssibi attributa,praîfatos Gleri-
cos Regularesjsic astantes,& obedientes benedixit,& deinde detectis,& spoliatis
ab eo vestibus,quibus induti erant, eosdem vcstibus,& birretis Regularium Cle
ricorum solemniter induit,& vestiuit. Quibus sic peractis,eisdé auctoritate Apo-
stolica pra»cepit,vt iuxta formam pradictarum litterarum Apostolicarum , vnum
Praepositum inter eos eligerent,& depurarent,qua monitione, ex pra»cepto eis fa-
cto,auctoritate Apostolica pra»dicta,tamquamsilij obcdientia»,inter se colloquen
tes, & à coetu hominum sibi astantium se séparantes , & postmodum facto inter
eos fecreto colloquio, ad prasentiam dicti Rcuerendi Domini Episcopi Caserta-
ni redeuntes,& coram eo adhuc cathedraliter, apud dictum Altare sedente , eú
B dcm R.P.D. Io.Petrum Episcopum,in eorú,& dicti ordinis Clericorum Rcgula-
ríú Prxpositum,vnanimiter,& concorditerclegerunt,& nominauerunt; qua ele-
ctione,& nominatione facta,prefatus R.D.Ëpiscopus Cascrtanus, Commissarius
Apostolicus, vt prasmittitur deputatus,auctoritatc pra>dicta,qua in hac parte fun
gebatur,eundcm R.P.D.Ioannem Petrum Episcopum Theatinum , in Pixpositú
dictorum Clericorum Rcgularium consirmauit, & approbauit , supplendo omnes
ôcsingulos defectus , si qui sorsan in dicta electione interucnerint , omni meliori
modo/uo iure,causa,& forma,quibus magis,& melius de iure fieri potuit, & po-
test;de , & super quibus omnibus , &singulis praemissis, tam dictus Reuerendus
Pater Dominus Episcopus Casertanus,Commissariuspra'fatus3quam dicti Cleri-
ci Regulares,rogauerunt me Notarium infrascriptum,vt depraedictis omnibus,&
singulis,publicum}seu publica conficerem instrumcntum,& instrumenta , vnum ,
vel plura,prout opusfuerit. .
Acta sunt hxc Romat in Basilica Principis Apostolorum de Vrbc , in loris
prxallegatis , pracsentibus venerabilibus viris Domino Francisco Vannutio
Clcrico Romano , ac Canonico Sanctx Mariar in Transtyberim de Vrbe , nec
non Domino Aymo Cichonis Clerico Burgensis Diçccsis ,scriptoreBreuium
Apostolicorum , & Domino Leonardo Gratino Clerico Florcntino Testi
bus, &c.
Quondam Stephanus de Amandis Notarius publicus,
de prsedictis rogatus fuit .

D E così con questo feliciflîmo principio , e saldo fondamento délia lor nuoua
Religione,essendosi eglino dedicati con ardentissimo zelo , e con interno , e cal
do afFetto,all'onnipotente Iddio,e culto délia sua santa Chiesa , con sincera di-
uotione; quanto più s'erano allontanati da gli affetti, e contenti di questo Mon-
jdo , gettandosi dietro aile spalle, ogni pensiero, e cura degli affari, einteressi hu-
mani , tanto più gustauano , e godeuano délie delicie , e dolcezze spirituali délia
Diuina gratia . E rispondendo in loro, il culto esteriore , all'interna diuotion del
cuore i attendeuano dì,c notte , à lodar continuamente Iddio,occupandosi non-
solo negli vfficij Diuini délie settehorc Canoniche, ecclebrando il santissimo
sacrifício dell'Altare j ma esercitandosi etiandio con le celesti meditationi , o-
rationi , lettioni , e studij délie sacre lettere j si godeuano d'impiegarsi in_»
quclla maniera , e forma di viuere , che da loro s'estimaua più similç.^,
e più proportionata , all'antica puritàdel Sacerdotio,contentandosidi uiuer
poueramente , di quel poco , che per carità délie persone diuote , era lor [iPadri Che-
volontariamentc donato . Onde spirando di già l' odor délia lor buona fa- II sono rici Regolari,
i primi,
ma,eviuer Religiosité peruenendo à gli orecchi del Pontefîce Romano, voile icfae rinouanol
che si chiamalsero Cherici RegoIari.Cóciosiacosache,eísend'eglino stati i primi , jnel CleroSe-
colarc, la ma-
che rinouaron nel Chericato secolare,il zelo délia Reîigionc,e l'antica osseruáza j niera del vi-I
uer Apoíio-
B degli lico.
14 Historia délia Religione

de gli Apostoli di Christo, meriteuolmente hebbcro questa nominanza , cosi as- ' A
solutamence , eper antonomasia , di Cherici Kegolari . Onde tutte l'altre ReJi-|
gion di Pretijche alcuni anni dopo,furon successiuamente isticuite , non hebbero
questo assoluto cognome; ma tutti con Ja loro aggiunta furono distintamente_>
Diuerse Reli nominati . Onde i Padri Bernabiti son chiamati Cherici Regolari di San Paolo
gionide'Padri
Cherici Rego Decollato; quelli délia Congrégation dcU'opere , son detti Cherici Regolari di
lan. Somasco ; i Padri délia Compagnia di Giesu , tali sono propriamente chiamati;
i Padri minori, c'hebbero principio nel Ponteficato di Papa Sisto V. nella Città
di Napoli , nella Chiesa di Santa Maria délia Misericordia , suor délia porta_*
délie Vergini , si chiamano Cherici Regolari Minori; e sinalmente gli vltimi, si
chiamano Cherici Regolari, Ministri dcgl'infermijsi come nelie fondationi loroj
e ne'Breuijspediti à lor sauore,chiaramente si vede.
Addunquesotto questo titolo, e nome di Cherici Regolari , incominciarono
adhabitare vna picciola Chieïa , con vn luogo à quella congiunto, chepochi
giorni auanti,haueanper qucst'afsare eletta,e preparata nel monte Pincio , nelT
istessa Città di Roma,vicino al Monastero, c Chieíà délia Trinité de'Monti , de'
Frati Minimi di S.FrácescodiPaoIa;e quiui ne'seruigi d'lddio,có viuo,e cordial
affetto occupandosi, à gliessercitij délia lor Religione aísiduamente attendeua
no.Doue se ingannato il Dottor Nauarro.-huomo di moka virtù,e talento ; per-
Errore del
Dottor Nauar cioche hauend'egli creduto à chi non hauea cognition di questo farto,tenne,che
roincorno à la lor prima Chiesa fosse quella di S.Siluestro nel Quirinale,come riferisce l'istes
questo fatco.
sonel terzo libro de'suoi consigli,nel titolo de Conlecratione Ecclesia?,vel Alta
ris,inquegli stampati in Roma l'anno 1590. e ne gli altri stampati in Venetia_.
l'anno ï6oï. nel primo lib. del primo tomo,al titolo de maioritate,& obediétia,
al consiglio nono.In questa Chiesa addunquc del monte Pincio, viueuanoquesti
Padri molto santamente, di vita quasi Angelica,dando tanto buon esempio,e ta
Ic edificatione al PopoIo,e alla Corte Romana , che l'istesso Ponteíïce Clémente
Vll.haucndo lor conceduto molti,e gran priuiIegij5come il diuoto lettore haue-
rà potuto chiaramente conofcere,dalla copia del sopradetto Breue, inserto nell'i-
strumento délia prosession da lor fatta ; s'indusse perciò con moka beoignità 3 e
cópiacquesi liberalmente di concedere alla Religione akre nuoue gratie,e priui
Delle tantt_, |legij,come similmente à esempio di lui,per le lprp Religiose qualità,e virtù,anco-
gracie conce- ra gli altri Pontefici suoi successori,di mano in mano si son cópiaciuti,à benesicio
duce da' Ponte
fici i questa di questa Religione,arricchirla di molt'altre gratie,e.priuilegij,de'quali parlan
Religione , lî do l'istesso Dottor Nauarro,a'tempinostrihuomo célèbre, per la bontà,e dottri
kiarauiglia il na(come ne'suoi chiari,e dotti scritti,à benesicio del Cbristianesimo tutti posti in
Naiurro.
luce,e tante volte ristampati,si può agcuolmenteconoscere)conmaiauiglia pro
ruppe in queste formali parole:7#/w quia ista Congregafio habetplurima , &gran-
dijjìma priuilegia Summorum ?ontificum->qu<t vix credidijjem, tiijì ea legiflem. On
de no douera parere scóueneuole,e suor di proposito, s'ío farò partecipi i lettori
dcquello,che da pcrsona cosi graue,e degna,fu tato stimato;accioche cosi pretio-
si tesori,nÓ restinoin tutto ascosi aile persone pie,ancorche Religiose nó siano.Ha
Gratie conce-
duce alla Reli uendo addunque questo Pont.Clémente VII.có affetto di paterno amore,questa
gione da Papa nuoua Religione,caraméte abbracciata,e giudicádo dalla íua rnoko eseraplare,
Clémence vij. e lodeuol vita,ch'ella si fosse per gouernar bene>e lodeuolmente,e che perciò do-
uesse ester di grá giouamcto,erecar grand'vtiie alla Chiesa vniuersa.le;le cocesse
ch'ella fosse escnte da ogn'akco superiore , e sotto la spécial prptertion délia S.
Sedia immediatamente soggetta,okre al gouerno ordinaJ-jp del Propostp,e supe
rior dclsistessa Religione . Dipoi voile , che foseer.0 chiamati per proprio nome
Cherici Regolari,vsádo nel Breue Apost.quest'istesse yìwìvsubq.îjomixei&nun-
cupatione Clericorû regulariû ; che viuesserp in córnuae, ch.e pptessero riceuer ail'
appro-
De Padri Cherici Regolari. Cap. 2.

approbation del Nouitiato , qualunque persona , ancorché in qualsiuoglia Di


gnità costituita,e dopo la probation potessero ammetterla alla professione. Di
poi concesse loro, che potessero riceuer più, e diuersi luoghi , in qual si sia parte ,
e quanti ne fossero all'istessa Religione offerti, secondo che eglino giudicassero
espediente . Inoltre diede à gl'istessi Padri autorità di poter far ordinationi , e
costitutioni,per conseruatione,e mantenimento di questo loro Religioso,e molto
lodeuole modo di uiuere , e grauità dell' honefto habito Chericale ; e quanto al
Culto Diuino,perl'esercitio di recitar l'ufficio dell'hore Canoniche , per l'elet-J
tion de'lor Superiori S e célébration del Capitolo, e che quelli solamente haues-
scro uoce in questa Religione,a'quali dall'istesso Capitolo fosse cotal facoltà co-
ceduta . Concesse in oltre à questa Religione , per particolar gratia la partici
B pation di tutti i Priuilegij, e grafie, che aìl'hora godeuano , e che per l'auuenire
hauessero perpetuamente à godere i Canonici Regolari Lateranensi, cosilo!
persone, come similmente i luoghi j di manierache le medesime , e come proprie
alla Religione particolarmente concedute, douessero indifferentemente gode
re , e le persone,e i luoghi di questi Padri . E rimetto i lettori à uedere il sopra-
detto Breue , oue tutte le gratie ampiamente si contengono, che haueranno,
per mio auisp , singoiar gusto, d'una cotanta liberalità di Pontefice . Appresso
il medesimo Papa Clemente VII. ueggendo la uita esemplar di questi quattro
Fondatori d'una tanto degna Religione , e di tutti gli altri , i quali à imitation
loro, e in lor compagnia facean profession di questa medesima osseruanza Re
golare ; e conoscendo , che nell'eserciti© del lor talento, delle concedute gratie ,
prudentemente si ualeuano , impiegandole in seruigio d'Iddio,e utilità del pros-
iimo,gioiua di questo suo parto , e delle Religiose attioni , e Christiane uirtù de'
Padri , e particolarmente di D.Gio. Pietro Carafa , e di tanti suoi meriti , che_3
(com'è detto) il conduceuano à quella suprema Degnità, doue poi giunse . Pe-,
rò con vn'altro Breue fece lor medesimamente nuoua concessione di molt'altre
gratie, e primieramente di turti i Priuilegij, iniìno à quel tempo conceduti, e da
concedersi nell'auuenire perpetuamente da'sommi Pontefici, in qualunque mo-
-'"ito.,
do,e da ogn'altro ordine di Monaci , ancora Cisterciensi, Cluniacensi,e di quak
siuoglia altro ordine di Religiosi, è Frati, etiandio di qualunque professione , e
ordine, e di più, tutte quell'altre gratie', e Indulgenze, che godessero,e potranno
godere nell'auuenirejanche per priuilegij di cómunicatione.Dimanierachc, non
D può restare à questi Padri desiderio di maggior acquisto spirituale. Ma venendo]
al particolare , concesse a'Confessori molte facoltà nell'ascoltar le Confessioni,
tanto de'Sacerdoti , quanto de'Cherid, e laici della Religione, e che con quelli V '!'■
potessero vfare perpetuamente questa 'forma d'assolutione . Dopo il Misereatur
vestri, &c. Indulgentiami&c. Dominus noster tesus Christus te absoluat, & ego au-
cloritate ipfius, ac Beatorum Apostoldrum Vetri y & Pault , mihi concessa , absoluo te
ab omni-vtnculo excommunkatixmis maioris, vel minorisjufben/ionis^ interdissi t
& dispenso tecum in omni irregularitate, quam quomodocumque incurristi , d?- resti-
tuo te sanclis Sacramenti* Ecclesia , 'vnionique , &participa tionifidelium . In no
mine Patris,& Fili/, & Spiritus Sanèli.Amen Jtent eadem aucloritate,absoluo te ab
omnibus peccatis tuis . Cópiacquesi similméte la Sátità fua,di cóceder facoltà all'
istesta Religione,ea'Proposti di lei,diipotcr dispcsarc co'suoi infermi, l'obligo dil
recitarci! Diuino vfficio, c5mutandok> in qualche numero di Salmi,ad arbitrio'
.V .v"
degl'istessi Proposti,nó però minore di sei,ò fette, co l'aggiunta d'altri tati Pater
noster,c di due volte il Credo,e co gl'infermi di male più graue cómutarlo in set
te Aue Marie,e vn Pater noster ogni giornee che cosi's'intendcise hauer sodis-
fatto,all'obligo di recitar le sett'Hore Canonichc.Nó è marauiglia,che'l PÓt.Clc
mente VILcón tata benignità, e larga mano concedesse tate gratie , e Priuilegij
B a que-

i6 Historia délia Religione

à questa ReIigione,essendo stati gl'fstessi Autori/oggetti molto meriteuoli,e par-


ticokrmente il Carafa, che non solamente era stato Vescouo , ma Nuntio stra-
Cap.tr. sordìnarioin Napolisanno 1504.3! RèCattolico, epoi Nuntio résidente in
Inghilterra , e appresso Cappellan Maggiore deU'istesso Rè Cattolico , e del fuo
Real Consiglio, come continuò,cosi in Spagna, come in Fiandra delslmperador
Carlo Quinto } primachc si ririrasse , e fondasse questa Religione , come distin-
tamcr.te si dirà al proprio Iuogo,scriuendo la vita sua l'anno 1 559. Ma hauendo
fin qui detto horamai à bastanza,quanto alla relation délie gratie, che à questa
^Religione , ncl fuo principio da Papa CÌementé Settimo , furon già còncedute,
ne spiegheremoancora moite altre,nel successo di quest'Historiajlequali da'Pon
teficisuoi successori, secondo la succession de'tempi, k sonostate còncedute .
B

Presa , e saccheggiata Roma dall'Eíêrcitp di Carlo Prinçipe di Bor-


bone,i Padri Cheríci Regolari forzati a partirsene: in compagnie
deU'Ambasciadordi Venetia , se ne ritirano in quella Serenisïìma
Città , accettando quiui la Chiesa di San Nicolò di Tolentino . l
Cap- Ht

tógg&jg OMINCIANDO addunque i Padri Cherici RegoJari,di que-


h* nuoua Relgione , à far i lor consueti Capitoli , per dar buon_.
JSwJg ordine alla vita Rcligiosa , e Regolare , à lembianza di quel che
C
M^gg fanno tuttel'altre antiche Religioni ; l'anno secondo , e terzo do-
polafondatione, chefu délia nostra salute il 1525. e ventisei ,
ne'due Capitoli , celebrati in Roma , à dì 14. di Settembre , fu rifatto, e con-
fermato Proposto il P. D. Gio. Pietro Carafa, e per commune consentimento
dé' Padri,fornì in questo gouerno il terz' anno . Ma l'anno seguente , che su
£1 1527. a dì 6. di Maggio , entrando in Roma »e saccheggiandola, léser
Saccodi R.O-
ma, «cito di Carlo Principe di Borbone , General di Carlo Quinto Imperadoreji
Padri délia Religione , sopraggiunti da cosi sini&rpje rouinoso accidente , e con
disusata crudeltà,non solonellaChiefa,e casa propria danneggiati antaettandio
nelleistesse personc^, molto indegnamente oítreggiati 5 alla sine furon forzati à
partir di Roma . Percioche , se la venuta (di queJJ'eíèrcito , à tuttala Città su D
generalmente funesta; spiecialmentp a'nostri Padri jfudi grandislima ama-
Sentendo i Pa ìitudinc j e danno . Percioche hauendo sentito, neU'entrata di quelle barbare»-»
dri lo strepito genti , lo strepito disusato dell'armi , il rompre deJJe rai&re genti assalite , e tro-
de'soldaci.rj- uate disarmate , e'I pianto di tanti-seriti e diuisandpqualche gran maie , corn*
corrono ail*
prarione. egli era in effetto.-per dar di mano aile verc armi de'buoa Religiosi,corsero tosto
in Chiesa , alsvnico mezo , e rimedio deiroratione. , E mentreche tutti diuoti
se ne stauano auanti il santissimo Sagramento,pregando Iddioper l'afflitta Città
Entrati i Sol di Roma , c per tante meschinc genti , chí caminandoper le ténèbre del pecca-
dat! nella_.' to, offendeuanotanto atrocemente la Maestà Diuioa; eçeoche vna quadriglia
Chiesa de'Pa- di queilicentiosisoldati , entrando furiosamehte in Quella lorpiçciola Chiesa 9
dri,echieden-
dodanari, in e veggendo questi Padri, che ricorsi aU'oratipn^ ftauan quiui áiuptamente in-
varie manière ginocchiati, per dar loro spauento ^ncpminciaronQàrnetter sottosopra ógni
fannolor vil-
. lauia. cosa , e gettando specialmentcper tenale Iampade9cversandoIe ioroaddoslo,
i chiedeuano impetuosaméte l'argento,e i danatt,sperádQ, di cauarne quakhe vti-
lità. Ma i Padri,ch'erano poueriffimi , e viuetwio di quello } ch era Jor dato alla
giòrnata;ancorchc có buonc parole,amoreupifôf w glilicctiassero,scusádosi dell'
eítrema poueità di qudla casa:«uttauiafurpnp,e>di paróle,e é) fatti mal trattati,

e nel-
1
De Padri Cherici Regolari. Cap. 3 . i7

e nelle .persone proprie troppo superchieuolmente oltreggiati, e in particolare


c più degli altri il P.D.Cactano Tiene,e'l P.D. Bonifatio di Colie , come al prò- 0pi rr>
prio luogo diremo . Onde , con l'occasion di questo disusato accidenre,e tranci á^
glio della Casa,e delle persone loro,sopraggiúti da questa caIamità3vniuersale^|bcrano dipa'
à tutta Roma,la quale era di vettouaglie horamai spogliata ; tutti di concordia J tir di Roma,
(•che à quel tempo, eran pur cresciuti infìno al numero di dodici) si deliberarono
di partir di quella Città . E poiché senza alcuna prouiiìonida viuere, erano in-
trati in quel viaggio ; compiacendosi la Maestà Diuina, di far loro sensatamente
Effetto della
conoscere vn'effetto della prouidenza , ch'ella ha de'suoi serui fedeli , quando Diuina Protri
maisimamentc,negli aiuti, e mezi humani, non hanno alcuna speranza fcome ci «lenza .
ta l'Autor dell'Historia Monastica D.Pietro Ricordati BenedettinoJprouidde a' D. Pietro Ri
poueri Religiosijcon la carità divn Ladro ; il quale predando giù per il Teuere , cordati .
donde i Padri passauano ; diede loro amoreuolmente da viuere . Dipoi incon
I Padri s'ac
tratisi à caso nell'Ambasciador della Sercnislima Republica di Venctia,Rcsiden- compagnano
te già in quella Corte,che fu il Clarissimo Domenico Veniero, figliuolo del Pro con l'Amba-
curatore Andrea Veniero , ilquale per 1* istessa cagion del sacco partiua ancor feiador di Ve-
netia, alla voi
egli alla volta della sua Patria, e da lui amoreuolmente , c con particolar carità tedi quella^.
inuitati , s'accompagnaron seco per quel viaggio . E con tanta beneuolenza , e Città.
amoreuolezza,prese questi buon serui di Dio in sua compagnia , che per tutto
quelviaggio,gli condusse sempre à sue spese,conoscendo i Padri sensatamente^,
che per mezo di lui, sotto la protettion della certissima , e infallibile prouidenza
Diuina,la qual soccorre a'serui suoi,neH'occorrenze de bisogni maggiori, si con-
duceuan sicuri àsaluamento . Dell'incomodo addunque , e del diiàgio,sostenu-
to da'Padri,in questo principio della Religione,come di tati altri mali, auuehuti
neiristcsso tempo alla Città di Romaine fu cagione il sacco,che con tanto danno
dell'istessa Città,in tutti gIistati,ordini, e condition di quella gente , e non meno
nc'Nobiii , che della misera plebe, ella fu forzata di sostenere . Onde quelle^
persone,che leggeranno queste così disusate nouità, e stranissimi accidenti,auuc-
nuti in quei calamitosi tempi,haueranno occasione di detestargli , abborirgli , e
biasimargli molto , ringratiando , e lodando Nostro Signor Iddio , che nc'no-
Stato della.*
stri tempi, i costumi delia Christiana Republica , fieno cosi ben riformati , e cor- Christiana Re
rettij e che'l viuer Christiano sia senza paragone tanto migliore, quanto alla_. publica rifor
giornata sensatamente si vede , sì neirosscruanza,riipetto , e riuerenza alle per- mato.
sonccalle cose Ecclesiastiche; come nell'vbbidienza,e riuerenza alla Santa Sc- Dilla rioeren
dia,e Pontefice Romano. Della quale tanto Religiosa , e Cattolica impresa, ha za alla S. Sedia
fattosempre , e fa professione, con sua lode immortale/pecialmente la Cattolica la Corona^.
Cattolica fa
Corona di Spagna ; la quale perciò , già tanti secoli addietro , è stata di questo special prò-
honoreuole Titolo,tanto degnamente honorata . L'auiso di questo miserabile , feslìone.
e stranissimo caso , peruenuto alia notitia di Carlo Quinto , Religiosissimo
spia
Impcrador de' Romani , e osseruantissimo difenditor della vera, e Cattolica-. hauuto del iac
Religion Christiana , e dell' honor della Santa Sedia, oltremodo l' afflisse, e co di ftoraa_>
i'Imp. Carlo
perturbollo di maniera , che per far dimostration del dispiacere , e dolore_> , V. fa pubica
per cosi grauc eccesso conceputo , si lasciò veder vestito di lutto , e fcce_-» mente dimo-
impedir le feste ; apparecchiate con sontuosa pompa, e ricco apparato, per stradone ,
l'occasion del nascimento di Filippo Secondo , suo Primogenito , che si sta-
ua di giorno in giorno aspettando , e poi gli successe nel Regno , facendo
conoscere al Mondo il dispiacere , e dolore , che per tal cagione hauea_»
patito» Ilche , oltra quello , che da diuersi Autori n'è stato scritto , mi D.Gio.Znniga
fu anche referto , da persone degne di fede , e di grauità , e di senno ;'cómcndator
e particolarmente da Don Giouinni Zuniga , Commcndator Maggiore^ ^ìKJtS
e Ambasciador Cattolico , di Filippo Secondo, alla Corte Romana , Si-'tolico.e vice-
~ rè di Napoli.
B 3 gnor
i8 Historia della Religione

gnor veramente religiosissimo^ dalla natura, e da Dio dotato di tal virtù, e ma-
niere,che dall'istessa Maestà fu giudicato degno d'esser suo Viceré , e Capitan.
Generale nel Regno di Napoli . Nel qual tcmpOjessendomi occorso di venir se
co in dimestico ragionamento di questo caso , e riferendomi quanto di sopra io
ho detto , mi certificò dell' ecceifiuo dolore , che la Maestà dellìmperadore, di
questo particolare eccesso del Borbone,s'era preso, come egli n'hauea fatto di-
mostratione à tutto'lMôndo. Ilche intesi da questo Signore , primache dal suo
Re richiamato, se ne tornasse a quella Corte i oue per grada dell'istcssa Maestà,
fu satto non solo suo Maiordomo maggiore , ma etiandio Aio. del Serenissimo
Principe figlio , il quale gli successe poi ne'suoi felicissimi Reami , sotto nome di
Filippo Terzo,e hoggi felicemente viue , e regna , che Nostro Signore Iddio il
conserui per lungo corso d'anni. Partiti addunque per questo sinistro caso,i no
stri Padri di Roma,col fauore,e compagnia di quell'Ambasciadore, si trasferirò
Errore di D.
Pietro Ricor
dati^ del Pin no(com'è detto)in Venetia,e non in Verona,comefcriuono,malinformatU'Au-
nino. toredell'Historia Monastica, Padre Benedettino,di cui poco sopra dicemmo , e
Onofrio Panuino nella vita di Papa Paolo Quarto ; e giunti in Venetia,hebbero
I Padri otten
gono in Vene- per loro stanza da habitare,la Chiesa, e luogo di S. Nicolò di Tolentino ; ou^
tia la Chiesa infino all' anno 1606, hanno dimorato continuamente , facendo sempre gran
di S. Nicolò . frutto neiranimc,non meno con l'esercirlo continuo d'esortationi , di lèrmoni, e|
di prediche,che con la frequentissima amministrarion de' sagramenti , oltre 1' as
sidua sollecitudine del buon seruigio , giorno, e notte , nel culto Diuino in quella
Chiesa,dando di loro continuamente viui esempi) di virtù, e di Religione. Onde
per questi religiosissimi portamenti, sono stati ièmpre in grandissima riputation
di quella Città , infino al detto anno 1606. quando partirono, per Io ccasion
dell'interdettOjdi quella Republica,e suo Dominio (come si dirà al proprio luo
Cap. «6.
go) oue insiemementcsi farà mcntione ancora della tornata,cessato l'interdetto.
Nella qual casa,oltreal frutto,c'hanno fatto nell'anime , in beneficio di quclla_i
I Cherici Re Città ; sono stati ancora buona cagione , insieme co' Padri della Compagnia di
golari, co'Pa Giesiijdella riforma dell'ha bito Ecclesiastico,neI Clero secolare ; essendo, stati i
driGiesuiti,
son buqna ca primi,tanto i Padri Giesuiti , "quanto gl'istessi Padri Cherici Regolari , à intro
gione della_i durre in quella Serenissima Città la lodeuole, e religiosa vsanza di portar in te
riforma dell"
habito Eccle sta le berrette da Prete , à quattro canti , secondo l'vso Romano , Dal cui buon
tiaftico , nella esempio inuitati , e à imitation loro,g!i altri del Clero secolare, han cominciato
Città di Ve pochi anni sono à portar le berrette da Prete , alla Romana i essendo stato per
netia .
l'addietro nell'istessa Città i'habito delle persone secolari,e del Clero indistinto:
pcrcioche portando veste lunga,cosi i laici, come i Cherici secolari , vsauano si->
milmente gli uni, e gli altri le berrette tonde, senza differenza veruna . Onde__j
LorenioPrio- Monsignor Lorenzo Priolijdignissimo Patriarca, e Cardinal di Santa Chiesa_i i\
h Card, e Pa
■marca di Ve giudicando cosa conueneuole , per ogni riipetto , che si come l'ufficio del Sacer-
ncua , dote,da quel del secolare è molto differentiato,e diuerso,cosi nel suo Clero seco
lare apparisse la distintione,non solo nella uita, e ne'costumi , ma etiandio negli
habiti esteriori; fece di manicra,che nel tempo auuenire, i Preti hauessero à usa
re la già detta diltintione, non uolendopromoùcre alcr.no , che non portasse Ia_»
berretta da Prete , secondo l'uso Romano, parendogli cosa disdiceuole , che nè
pur ne' Sacerdoti , e Curati apparisse distintion ueruna d'habito, ondedallO
persone secolari fossero conosciuti , come la riuerenza , e dignità del grado , c
I Padri edifi dell'ufficio , giustamente richiede. Quanto poi à quel che appartiene al gouerno
cano in Vene- della uita temporale^ Padri hanno comperato sito bastante,facendo di tempo in
tia vna Chie
tempo molti edifici;, per loro habitatione , e ultimamente hanno sabricato da*
sa da* fonda-
mentis fondamenti una nuoua Chiesa , molto più rrobile,e più capace della prima^. .
Il qual edificio , si come vniuersalmente è cómendato , e lodato ; cosi ancora fu
hono-
De Padri Cherici Regolari. Cap. 3. i9

honorato non solo da Monsignor Lorenzo Prioli Cardinal di santa Chiesa, e Pa-
triarca,che l'anno i S9 i.a'sette di Nouembre,vi pose la prima pietrajma etiandio
da Pasqualc Cicogna Doge,con tuttoqucl Senato,e moki Nobili dell'istessa Re- PasquaJe Ci-
cogna Doge
publica;i quali nó meno per l'aftetto,che portano à qucsta Religione,che per có- di Venecia .
piacimento di cosi buon'opera , alla Rcligiosa cerimonia presentialmcnte inter-
uenncro . La fabrica di qucsta Chiesa , che su recata à fine con la spesa di qua-
rantamila scudi , íènza'l suo pauimento, la sacciata di fuori,e la Sagrestia; non-
solo è riuscita bella, ma nobile, e capace,à sembianza di quella,che fbtto'I titolo
del Redentore,da quella Serenislîma Signona,fu già sabricata,per sodisfacimé-
to del voto fattOjhauéd'hauuto gratia dalla Maestà di Dio, d'eslcr iiberi dalsin-
fluenza délia peste,l'anno 1576. Perdarfinalmcnte à questa Chiesa, con l'vl-
tima sacra cenrnonia,iI suo compimento , Tanno 1 602. à di 2 9. d* Ortobre con
grandiísimo concoríb di gente, coíi délia Nobiltàj corne del Popolo d' ogni sta-
to, grado, e conditione ; su solcnnemente consagrata da Monsignor Patriarcat
Matteo Zanne, fìgliuolo di Girolamo Zanne, chefu Capitan General di quel MatteoZanne
Patriarca di
la Serenislîma Si^noria ail' Armata Nauaie délia Lega,e per memoria di questa Vcnctia*
Consagratione n apparisce neU'istessa Chiesa la seguente Iscritrionc .

DEO, ET SANCTO NICOLAO TOLENTINATI


PJORVM STIPE CLERICI REGVLARES
EXTRVXERE
MATTHAEVS ZANE PATRIARCHA
MARI NO GRIMANO PRINCIPE
CONSEÇRAVIT
; % 11 I, K A L. N O V. M. D. C I I,

Dipoi l'anno 1 604. à dì ij.diFebraio,conr iftessa frequenza dclla Nobiltàe


del Popolo, il medeíimo Monsig. Patriarca consagrò nella medeiima Chiesa tre
Akari,vno c'hà l'ima^ine délia Nariuitàdi NostroSignore5i'altrooueiiMarti-
jriodi santa Cecilia, e 1 terzo che è l'Altar Priuilegiato . Fornito addunque 1'
jedificio délia Chiesa ; i Padri con quelle limoíine , che da'fêdeli di Christóson
date ioro alla giornata , viuendosecondo'l Jodeuol costumedella Religionc,vif
son sempre commodamcnte habitati. Conciosiacoiâche la lor vita esemplare, hà 1
[fartotal impresiïone,ne'cuori di tutte le personc di questa Cittajche allettate da
cosi lodeuoli, c Religiosi costumi,molri di Ioro di quando in quando, si son fatti
Reiigiosiin questa Reugione,Jionsoiamentede'Cittadini , ma etiandia de'p'iù Cauaiier So-
riano«A3nbar .
nobili deH istesia Città . Frà quaîi ci su il Cauaiier Suriano, che nel secolo era sciador ren-
stato molco riputato,e per la lua Serenislîma Signoria,fu Ambasciador Residcte dente alia_»
Corte Catto-
appresso la Maestà del Rè Cattolico Filippo Secondo . II quale , corne délie ma lica honorato
nière sue,e deJI'unicio satto in quella Corte rholtoappagato,il voile honorare có pda quella Co-
rona.
l'honoreuol Titolo di Caualiere, c poi fornita la sua Ambasceria, ornato di
cosi nobil Titolo il rimandò alla sua Serenislîma Patria ; chiamandosi ancor'
dia délia sua fedel scruitù , molto ben sodisfatta . E se sece víficio di buon mini-
stro , esercitandolo con particolar iode , in seruigio de'suoi Maggiori, men-
Jtrechè egli era nel SccoIo,non mi pardi douer tacere^h'eslendo viuuto nella Re-
ligioneaícuni annijlasciò tali esempij délia vita sua Religiosislima,c moltoesem-
pïare,neirofleruanza RegoIarc,in seruigio di Dio,e édification del-proslimojchc
venendo vltiraamente à morte , fini i giorni délia vita sua, con openion d'ottimo
Religioíò.
20 Historia della Religione

Crescendo la fama , e spargendosi'l buon odor della Religione infino


a Napoli , gli Eletti di quella Città , desiderosi di goder di quei
fruttane scriuono a' Padri di Venetia3iquali,al comandamento del]
Papa , vi sondano vn luogo . Cap. I V.

ENTRECHE i Padri Cherici Regolari^ dopo questa noiosa


pcrturbatione , e trauaglio , non solamente digli animi , ma anche
de'corpi , per li disagile fastidij, anzi per li moiri oltraggi, sostenuti
nel Sacco di Roma , se ne stauano nella Serenissima Città di Ve -
netia(non hauendoin quei tempi altro luogo) à goder la loro
Religiosa quiete , attendendo à far frutto nell'anime, cosi con la frequenza de'
Sagramenti,come çó gli eserciti) Religione con l'esempio della vita ; lasciaua-
no tanto buon odor delle virtù loro, e della vita esemplare, degna di buon
Serui di Dio; che crescendo ogni dì maggiormente la fama,e spargendosi il buó
nome de Padri,non solo per tutta quella Città,ma etiandio per le più rimote; ne
peruenne l'odore infino alla fedelissima Città di Napoli. Onde gli Eletti di quel
ìa,desiderosi di godere di quei buon frutti , e d'hauer questa Religione nella-,
lor Cirtà : ne scrissero à Venetia , al P. D. Gio. Pietro Carafa , primo Fondator,
*di lei . Ilqualè, desiderandone l'oracolo del Pontefice , ne feriste à sua* Santità :
percioche hauendo fatta professione di dipendere immediatamente da quella
|santaSedia;non volle pigliar risolution veruna, senza particolare ordine di quel
Pontefice,da cui la Religione, era stata pochi anni auanti confermata. Il quale ,
come desideroso di compiacer quella nobilissima Città , de* frutti spirituali di
questa Congregatione,e per dar occasione à gl'istessi Padri, d'essercitare,e agu-
mentare i talenti, riceuuti dalla Maestà Diuina;lo comandò loro per Breue Apo
stolico , come chiaramente si potrà vedere , cosi dalla lettera scritta daH'istessa_»
Città,còme dal Breue del medesimo Pontefice Clemente VII. le cui copie, nò,
voluto lasciar qui sotto,e per maggior chiarezza della verità,e per dar sodisfat-
tion à coloro,i quali si compiaceranno di leggerle .

Copia della lettera degli Eletti della Città di Napoli al.P.D.Gio.Pietro Carafa.

Al Reuerendissimo Monsignore il Vescouo di Chicti nostro Osseruandissimo .


A tergo."

Reuerendissime in Christo Pater , & Domine Colendissime .


INuitati dal Religioso csito,c'hauete dell'inganni del Mondo fatto,e mossi dall'
Lettera i
imagine di vostra beata vita,più volte v'habbiamo voluto scriuere,& prega
re , che per seruitio , & honore principalmente del Redentor nostro, & dopo per
qualche spirituale consolatione, & vdle frutto di questa Città , vostra- Madre ,
che vi ama,& che si gloria d'vn tanto figlio, vi hauessc piaciuto seminare anco
ra qui di quello diuinamente mortificato seme , c'hauete a questi tempi altrouc
seminato. E perche il signor Conte d'Oppido , da semente deuotionc mosso , &
dal zelo di vostra Religione indutto , haue accommodato qui vn luogo , doue_^
questa Religione santa possa con perfetto studio di virtuosa disciplina intendere-
al Diuino Culto . Vi pregamo , strettamente , che vi piaccia mostrare à questa
Città quell'amore di paterna gratia , che per seruitio di Dio , e per salute dell'
anime iòlo si desidera , aggiungendo à questo , che doue il Principe degli Apo
stoli non si sdegnò lasciar di se memoria,voi sarete contenti lasciare de'vostri ve-?
stigij, perche la Città Io desidera. Il luogo è comodo,alle mura vicino/patiolo*
di bel-


De Padri Cherici Regolari. Cap.4. l l

A di belliflSma aere>dalla tuiba sequestrato, & là doue délia vera sapientia , che v.oi
seguite , si può ièguire il camino . Siate però contento di sodisfare quefta nostra
diuotione;Perche Tassai lungo eíèrcitio di vastre virtù, non partendosi da voi ,
nè che voi lo vogliate , si va palesando per tutto . Con messer Tizzone > il quale Cap.7-
certoèbuono ipirito , potretc mandare quelli che vi piaceranno , almeno vn
paro , perche Nostro Signore ne mandarjiiegli altri , e quefta Citrà posta rjpo-
nere deTuoi tesori nel Cielo , per sare neJIa vostra pouertà pascer Chriíto . Non
i
ce defraudate dunque di queíto santo desideriorraccomandando nòi}e la Città
humilmente aile Tante orationi vostre , e de'vostri fratelli inChristo congregati.
Da Napoli a 4. d'Qttobre 1532,
D. Y. §. Reuerendislima ,
B Aflfettionatissimi Seruitorì
L'Eletti délia Cittàdi Napoli, '
Paulus Palmerius Secrçtarius .

CLEMENS PAPA VII,


*

Venerabili Fratri Ioanni Petro Episcopo Theatino , & dilectis filijs


Caietano presbytero Viçcntino, aceorum socijs Clericis Régula-
ribus nuncupatis . .

C
T 7 Enerabilis frater , & dilecti siiij salutem , & Apostolicam benedicìionem , Breue,
y Exponi nobis nuper fecistis, vos per hoc fermè quadriennium , a nónullis
dcuotis,etiamnobilibuslaicis,ex CiuitateNeapolitana, crçbris pulíatis pieci-
bus; ac demum ab ipsa Cíuitate,publicis litteris,vehementius fuisse rogacos , vc
illuc aliquos ex vesrris Clericis mitteretis > quilocum in cadem Ciuitate , iam
nomini vestro constructum>recipcre>atque inibi, Domino famulari valerent,vos-
què itineris Jonginquitate , ac diíficultate deterritos, simul& de vobis ipsishu-
militer sentientes j nec ad satisfaciendum illoruni expectationi , vos idoneos
cognoscentcsjhactenus illorum precibus acquiçsccrediltulisse: sed cura hinc tam
deuota? Ciuitatis, vel preces conremnere 5 vel deuotionem fraudare, vel certe
liberalitatem aspernari, durumj&inhumanum/illinc tantovos itineri crcdere,
D
tam longe posita loca recipere , quod maius eft,tantam opinionem, expectatia-
nemque íuítinere , audax nimium,& supra vires vestras,vobis esse videatur, hs-
retis in ancipiti ; nec omnino 5 vel aliquid statuatis3vel quod petcntibus,respon-
sum detis , inuenire poteftis . Quapropterdiuino auxilio, afíìduis orationibus / -
inuocato,ad nos tandem confligiendum putastis, nobisque pro vestra in nos? &
hancsanctamsedempietate, humiliter supplicare fecistisSvt quodcunque nobis
super eo videretur, vobis paterne coníulere , dç solita. sedis Apostoliea? beni-
gnitate dignaremur. Nos igitur deuotioni vestrae satis&cere , quantum cura
Domimo possumus cupientes , consultation!, ac petitioni vestra: taliter respon-
demus.Quod cum ex Domini prajcepto, nos omni pctenti tribuere, atquc anga-
rianti mille passus , alia duo simul pergere debeamus j Cumque nos Paulus Apo-
E
stolus,non quç nostra,sed quœ Iesu CÎjristi sunt,quçrere docear,qucmadmodum
ipse,nô quod sibi esset vtile, sed quod multis,vt salui fièrent se qua?siss e testatur,'
debetis y& vos aliquid laboris aífumere, vt iuxta Domini prasceptum , valcatis
■ t. „
proximórum vtilitatibus inseruire: quodsiqua vobis exponi contigerit , qua»
uires grauare uideantur ; non debetis, in uirtute uesira considère , sed in eo , qui
diues çst in roisericordia,& qui dat omnibus affluenter,& non impropcrat , &i
dat
22 Historia della Religione

dat verbum cuangclizantibus virtute multa. Quarè nè vlterius sub ambiguita- A


tisvelaminc latitantes, perplexa? cognitionis asstuetis angustijs ; Vobis in vir
tute fancta: obedientix praecipiendo mandamusjVt aliquos ex uestris Ciericis,ad
eandem Ciuitatem Neapolitanam , quam citius destinetis, qui loca quxeumque
oblata recipere,atque in ijs, Diuino Cultui , & animarum saluti seruiendo, iuxta
Clericalia instituta,& vestras Iaudabiles consuetudines, Altissimo valeantin vir-
tutum exercitio famulari, nè illius fidelissima: Ciuitatis , qua: sidem Catholicam,
ab ipso Beatissimo Petro Apostolorum Principe , vt piè ibi creditur, acceptam_*'
femper constantissimc , fidelissimequè seruauit , deuota desideria diutius diffe-
rantur ; nec tu frater Epiicope, Patria? tuae te amanti, & roganti defuisse vidca-
ris . Volumus autem,vt ibi omnibus ijs Priuilegijs,& gratijs gaudeatis , quibus
alibi vobis per hanc sanctam Sedem,& per nos,aut concelTum est,aut concedetur B
in posterum,vti,& potiri,& gaudere,contrarijs non obstantibus quibuscumque .
Datum in Ciuitate nostra Bononiz,sub annulo Piscatoris , die xi. Februarij
M. D. X X X 1 1 1. Pontificatus nostri anno Decimo .
Blofius .

Hauendo addunque riceuuto iIBreue del Pontefice,! Padri di questa Religio


ne,! quali in quel tempo non habitauano altro Iuogo,che quel di Venetia , e co
me ossequiosi serui,e figliuoli vbbidietissimi della santa Sedia,e Póteiìce Roma
no , Vicario di CHristo desiderosi d'vbbidire, e di recare ad effetto il più tosto ,
ch'era possibile la mente di sua Santità, quel!' istess'anno millecmquecento-
Padri di gran trenta'tre, spedirono alla volta di Napoli, per fondar vn luogo, il P. D. Caetano
oualità -man Tiene vn de'quattro Fondatori della Religione , e in compagnia di lui il P. D.
dati à prender Giouanni de Marionò Venetiano, Padri di gran zelo,e bontà,dotati da Dio be
vn luogo in_»
Napoli* nedetto di nobilissime qualità , e di Religiosissimi costumi , come con la testi
monianza dell'opere , e col saggio delle virtù loro , si fecero ageuolmente cono
scere , nel successo di molti anni , che uisseroin quella Città .Nella quale affati
candosi assiduamente , per seruigio di Dio , e salute di quella gente , secondo.il
Iodeuole costume della Religione;spendencbil talcnto,concedutoIor dal Cielo,
nello spiritual gouerno di quell'anime, l' incaminauano co gli esercitij spirituali,
uie più sempre à maggior perfettione.E così con la frequenza di questi esercitij
della lor Religione, uissero sempre con grand'openion di santità, la quale santa
mente morendo confermarono , e poi anche dopo morte, con l'odor della passata D
Cap. 9.IJ.18. uita s'accrebbe, come appresso di ciascun di loro al proprio luogo si dirà.In com
19. pagnia di questi due Padri principali, ne furon mandati ancora alcun'altri; affine
che fondata questa nuoua Calarci fosse bastante numero, per poter non solo con
l'amministration de'sagraméti,seruir la lor Chiesa;ma ancora co l'esercitio degli
Altri Padri d' ulficij Diuini,collegialmente ufficiarla.Iquali,quantunque tutti fossero Padri di
eminente ta granbontà,e di uita eiemplare,e molto osseruantef come nell' .stessa Religione ,
lento, manda
ti à fondar insino al dì d'hoggi,n'è rimaso l'odor della buona fama, e ancor'io ne sono spe
naoua Casa in cialmente informato, non solo da altri Padri, che in questa uita furon lor com
Napoli* pagni , e nella conuersation fratellijma anche da persone secolari,per autorità , e
grauità degne di fede,i quali gli haueano,e conosciuti lungamente, e praticati )
nientedimeno di due di loro , che furon Padri molto degni , e ottimi Religiosi ,
ancor io ne posso essere uerace testimonio. E questi furono il P. D. Lorenzo,e'l
D Lorento , e
D. Marco a- P. D. Marco, amendue Vcnetiani; i quali con esempij di bonissuni serui di Dio ,
mcndue Vene nella Casa di san Paolo , uissero molto tempo, e ultimamente carichi d'anni , ma
ciani»
molto più di meriti, nell'istessa Casa morirono, e l'ossa lòro,si ripesano nei primo
Cimiterioin piano,fuor della porta della Chiesa. Ma in questa honorata , e Re
ligiosa compagnia , ci furono specialmente due Padri molto segnalati , e famosi
er
1

<
De Padri Cherici Regolari. Cap.4. 23

per H honorati , e religiosissimi talenti , di cui non meno dalla natura , e dal Si
gnor Iddio , che da'buoni habiti della Religione , furono singolarmente dotati :
vno'fli il P.D.Michele Mazzalorso di Monopolijl'altro il P.D. Pietro da Verona^ D. Michelet
Mazzalorlò
Il primo mentreche habitò inS. Paolo, vi stette sempre con tanta fama, e repu da Monopol
tatane della bontà e virtù sua, che per Io continuo concorso,e frequenza delle e D.Pierro da
genti,chc negli essercitij di carità,amministration de'Sagraméti, e cósigli'in aiu Verona.
to dell'anime , e confidenze loro , il teneano aifiduamente occupato ; appena gli
auanzaua tanto tempo, che a' consueti esercitij della sua Religione, in compa
gnia Urrgii altri Padri potesse intcruenire . Onde essendo egli stato per Ubbi
dienza trasferito in S. Nicolò di Venetia, vltimò quiui i giorni suoi con opi
nione vniuersale d'ottimo Religioso. 11 P.D.Pietro da Verona,huomo per bontà,,
B e per dottrina di grand' affare 4 rese l'anima à Dio in S. Paolo, con grand'opinion ! c 10.
di santità l'anno 1 5 5 1 . come diremo al proprio luogo. E la prima Chiesa,che su !
data alla Religione, e che cominciassero i Padri ad n'abitare, e vfficiare , fu santa j dJ^ifìiS
Maria della Misericordia , posta fuor della Porta di S. Gennaio, appresso le mura ! gione.
della Città . Per la cui ristauratione , e per alcune commodità necessarie , cosi al
Culto Diuino , come per habitatione,e comodità de'Padri; compiacquesi Gio.
Antonio Caracciolo, come molto affezionato alla virtù,eamatorde' buonReli-,^10' Ant"nio
giosi,e ieruidi Dio,difarui vna nobile lpesa.Anzi dubitando che i Padri in suc- 1 come d'Oppi
cesso di tempo , non potessero senza certa rendita nella Città di Napoli mante-r°^n^atto
nersi , e parendogli che l'istessa Città non gradisse questo nuouo modo di vi- ReligiosijTde'
uere sènza haucr proprio , e non cercaci' limosine, offerì loro vna rendita sicura, e ! poueri.
basteuole per loro sustentamento,c fece più uolte viua istanza,che l'accettassero,
ancorché da'Padri non solamente non fosse accettata, ma ne pure ascoltata ,per
hauer eglino collocata ogni lor fidanza nell'infallibile Prouidenza Diuina , la
quale hauendo particolar cura de'serui suoi (come sensatamente si vede^quan
tunque habbino hoggi tre luoghi,e molto numerosi,particolarmente i due di S.
PaoIo,ed^'SS. Apostoli , più d'ogni altro che l'istessa Religione habbia in qua
lunque altraCittà ; nondimeno viuono religioiàmente , sotto le grandi ale dell'
istefsa Prouidenza Diuina, tanto è grato,e fruttuoso in Napoli il religioso modo
di viuer loro.Non hauendo dunque i Padri accertato tal rédita,l'istesso Conte d'
Oppido, che fu sempre cosi per dote della natura, come singolarmente per fauo-
reipeciale della Diuina gratia liberali/Timo donator de'suoi beni, e diípeníator
della roba sua a'poueri di Christo , restandone molto edificato , non seppe mai
ccssare,non solo mentre che visse,di far partecipi i Padri della nostra Religione,
della sua liberalità ; ma ancora alla morte, facendo vn nobilissimo legato, lasciò
tanti maritaggi perpetui , di tremila ducati l'vno , per ciascuna Donna della fa
miglia Caracciola, e tante piazze perpetue di sei ducati il mese, per aiuto,c sou-
uention di tanti poueri gentilhuomini,e gentildonne dell'istessa famiglia; volen
dole quando pur non ci fossero Caraccioli, in beneficio d'altri poueri Nobili ,
nell'isteiso modo si compartissero .
Auuenne in successo di poco tempo, che accorgendosi i Padri , non essere à-DeHberarion
proposito, il tener per la Religione questa Chiesa della Misericordia, fuor delle ç*^*1 d Ia
mura della Città,si deliberarono di lasciarla. Conciosiacosache, quantunque^ !sa'dis* Maria
hoggi in capo à tanti anni, questa Contrada sia tutta habitata,e di Palagi , e di della Miseri-
Nobili habitationi'd'ogn'intorno circondata; nientedimeno, essendo il luogo in |coniu'
quel tempo molto rimoto , e solitario, lontano dalla frequenza del popolo ; non]
v'era speranza veruna,di poter far nell'anime quel frutto, che dalle Religioni Luogo di Ma-
specialmente si richiede . Onde i Padri si trasferirono dentro alle mura deUa^ 1
Città , in vn luogo vicino à santa Maria del Popolò , che fu donato loro da vna dri dentro al-
diuotissima , e virtuosissima Gentildonna , chiamata Madama Longa,di Natione 1* mu.ra dl
; . D Napoli.
Spa- -|
s

24 Historia della Religione

Spagnuola ; doue al presente '.è posto il Monastero delle Monache Cappuccine,


chiamato Gerusalemme. Quiuii Padri presa vna picciola habitatione,in quella
parte della Casa, ou'era la stalla de'Caualli, v'edificarono vna picciola Chiesa ;
e trassercdoquel profano,e vili/fimo luogo, in vna stáza santa,Ia dedicarono con
molti diuoti ornamenti,alla Maestà Diuina . Ma côciosiacosache questa picciola
Chieíàjfosse stáza,troppo stretta e poco capace,per l'amministration de'sagramé
ti,e per gli esercitij fpirituali,che da'nostri Cherici Regolari,!! fanno alla giorna -
ta,à honor di Dio,'e salute dell'anime;i Padri,poiche quattro anni l'hebbero tenu
ta,aspettádo la cómodità,di qualche buona occasione di potersi allargai t, reca
do in questa maniera,maggior vtilità , e giouamento all'animeralla fine,ottenu
tovn'akro luogo più commodo, e più capace (di cui si dirà nel seguente Ca
I Madama Lon pitolo ) sene partirono , restituendo questo Iuogo,aH'istessa Gentildonna , che Ï B
j»a edifica lof
r seruantislìmo haueua loro amoreuolmcnte donato . La quale,dopo la partita de'Padri , v'edi
? Monastero di ficò il Monastero di Gerusalemme , di Donne Monache , dell'ordine di S.Fran-
I Gerusalemme cesco;che sotto il buon gouerno de'Padri Cappuccini,insino al dì d'hoggi,viuo-
no molto Reiigiosamente,con vita non solo molto csemplare,ma più aspra , e più
Miracolo
occorloá Ma austera , di qual si voglia altro Monastero di Monache , che sia in tutta Europa ,
dama Longa . per quanto io hò cognitione.Oue nó mi par di douer tacere in questa Historia la
ricordanza d'vn euidente, e manifesto miracolo,auuenuto à questa Gentildóna ;
il quale,su forfè, se non intera cagione , almeno grand'occasione , ond'ella si mo-
uesse,iasciata la roba , e'I Mondo, con tutto suo hauere, per gratitudine d'vna_»
segnalata gratia, e beneficio, dal Signor Iddio riceuuto, à darsi tutta alla Maestà
sua,entrando in questo strettiíîlmo Monastero,da se stessa edificato, e per sua ha-
bitatione in vita,e sepoltura dopo morte, volontariamente eletto, esortata à così
D. Caetano
Tiene Chieri santa impresa dal P. D. Caetano Tiene, Cherico Regolare, suo Confessore. Era
co Regolare. addunque costei , per vna fastidiosissima , e intolerabile infermità di paralisia ,
della vita sua , à ogni attione humana talmente impedita i che diuentata hòrmai
à se stessa disutile,e à gli altri tutta noiosa , non trouando più nè medici , nè me-
dicine,cheie dessero speranza alcuna, per la sua sanità racquistare ; lo stato suo
miserabile, hauea più sembianza di morte , che di vita . Onde spogliata in que
sta maniera d'ogni fidanza di poter mai più tornare nelle pristine forze,e rutra_f
gettatasi nelle braccia della protettione, e misericordia Diuina , pregò efficace
mente il marito , che si compiacesse di farla condurre, il più tosto che fosse possi
bile, alla santa Casa della Vergine gloriosa di Loreto.Oue ella nó fu si tosto giu-
ta, che tutta ripiena , e colma nella mente , e nel cuore , d' vna ferma , e certissi
ma fede , che le preghiere della santissima Madre delle gratie , le douessero esser
gioueuolij la mattina si fece portare in Chiesa, e auanti l'Aitar della Vergine^
presentare. E appena era entrata nella Cappella,che vn Sacerdote vscito per ce
lebrare^ venuto all' istesso Aitare, incominciò quella Messa, in cui si legge'l Van
iLucf.' gelo del Paralitico : E venuto à quelle parole , ait Paralitico , tibì'dico surge ;
la Donna inferma , si sentì subitamente , con vna certa Diuina forza , tutte le_->
mébra insieme confòlidare,e d'insolita dolcezza,ancor la mente,e l'anima riem
pire; e sciolto in quell'istante , ogni impedimento delle membra , ageuolarsi di
maniera à tutte l'attionihumane , che sanno i corpi sani ; che colma di smisurata
allegrezza, leuossi su in piedi dalla sedia , o\x ella staua inferma . E mentreche i
circostanti , della nouità del fatto stauano tutti attoniti, la Donna , che per l'in
finita allegrezza dell'ottenuta gratia , parlaua più con le lagrime, che da gli oc
chi con gran copia gli pioueuanó, che con gì' istessi accenti delle parole , non si
sapea satiare , di renderne gratie alla Maestà Diuina . Fornita vltimamente la_»
Messa , la Donna con marauiglia \ e stupor di tutti i suoi dimestici , e conoscen
ti jco'suoi stessi piedi,sc ne tornò all'albergo. E di tutto questo successoria molti
anni

:
f

De Padri Cherici Regolari. Cap. j. í


2T
anni sono,io fui íedelméte insormato da persone dcgnifiìme di fede,che sapeano'l
rutto , hauendo con lei dimesticamente trattato , c in parcicolare da Giouanna , GiaainM.ej
c Lucretia Scortiata» Nobili Matrone di moka virtù, ediuotione, el'hòpoi tiatt.Matrol
lctto più distintamente nell'Historia Lauretana , del Padre Oratio Torsellino , ncNipoieune
délia Compagnia di Gicsu. Ritornata addunqueia donna in Napolijs'occupa-j", í.^Cap"0
ua di conrinuo in opere pie, maslîmamente per l'csortarioni del predetto Padre»
D. Caetano Tiene,Chcrico Regoiare,suo Confeflore,iI qualdesidcraua,eprocu-^
raua d'incaminarla alla perfettione Euangelica,di cui ancor'ella era sommamë-
te desiderosa . Onde, poiche morto il marito hebbe donato tucto il suo , impie-
andolo prudentemente in luoghi,e opere pie,con magnanima , e Christiana Ii-
eralità,hauendo spccialmente beneíïcato lo fpedaledi Sanra Maria del Popolo
B nell' istessa Città,detto volgarmente degl'Incurabili (corne ve n'e ancora ampia,
e chiara memoria ) si monacò in detto Monastero, ou'çlla visse moisi anni cón
openion di santità,e con l'istcssa openion vi morì *

Dopo la morte di Papa Clémente Settimo , Papa Paolo Teno, che


nel Ponteíìcato gli succède , çreato Cardinale D. Qio. Pietro Ca
rasa, Cherico Regolarc , ad istanza sua , concède alla Religione
alcune gratie , e Priuilegij . Cap, V,

N questo mezo , morto Clémente VII. à dì % 5. di Settembre_/,


l'anno délia nostra salute 1534. Papa Paolo Terzo, dclla Nobi-
JissimafamigIiade'Farnesi,cheimmediaramente gli successe,ha-
uend* impiegatol'animo suo,perriforma délia Chicsa, à correg-
gerei costumi del viuer troppo licentioso di quci tempi , I'anno|
di nostro Signore 1 5 jô.che fu il terzo del suo Ponteíìcato, men
treche il Padre Don Gio. Pietro Carafa , Cherico Regolare , attendea al scrui-
gio di Dio, e all'osseruanza délia sua Religione , con grand' esempio , e singola-
reedisicationc in San Nicolò di Tolentino , nella Città di Venetia, sottola_i
Propositura del P.D.Bernardino Scotti délia Sabina ; nella quarta Promotionejo Gîo. Pì«r«
D fra'dieci degnislìmi Cardinali,promoífi à questa Degnità, volendo riconofeere ij^TJ ycari"
molti meriti, e l'ardentissimo zelo di questo tanto Religioso Padre, e seruirsi 1Ra ^ ino

dclla virtù sua,il dichiarò Cardinal di Santa Chiesa; il quale , corne principalis-
simo mcmbro,e Capodi questa Rcligione,ricordeuole de'suoi Fratelli, e íïgliuo -
li,edcsiderosod'esserloro gioueuole appresso la Santa Sedia , malsirnamentc ne'
beni spirituali, ottennedal Pontefice alcune gratie , e Priuilegij perlo buongo-
uerno délia sua Religione. Ondel'annodi nostro Signore 1537. che fu il
quarto del suo Ponteíìcato , à iítanza deU'isteíso Cardinale , còncessc viuae vocis
oraculo,alcuncparticoIari gratie intorno al buon gouernodella lor Congrcgatio
ne,lequali nella Bolla délia confermation de'Priuilegij di Papa Pio V.sonta me
moria,sotto l'anno 1 565.sono tutte distintametc regiserate.ondc per fuggir la so-
uerchia lunghezza,nó è bisognodiriferirle in questo luogojancorche in progresj
so di tëpojcrescédo sépre à poco à poco la Religione,cosi per la mokiplicaticn de'
luoghi,come per Io cresciméto délie persone,à honor,e ícruigio di Dio,notabiIislï
mo aiuto,e proíìtto dciranimc,c có grád'ediíîcation de'prossimiji Padri giudica
rono necessariojchesidouesser mutarealcuni di quegli ordini,i quali per progresj
so délia Religione.furon da principio santamente fatti.Concioíìacosache, quella
forma di gouerno , la quale era già buona , mentreche la Congregatione , corne
C picciola
26 Historia della Religione

picciola di numero di Padri, à guisa di tenera pianta,non s'era molto allargata,


ne distesa coTuoi Rami, per molte Città d'Italia : osseruò vna certa maniera , e
modo di goucrnare senza Generale ; doue accresciuta nel successo di molto tem
po , quanto al numero delle persone,e allargatasi per varie , e diuerse Città d'
Italia,quanto a'iuoghi; dimanierache,in alcuna Città son'hoggi cresciuti i luo
ghi al numero di due, e di tre,e nobilislìmi, e capaci di gran numero di Religio-
si,e buon scrui d' Iddio,si giudicò espediente , che si douesscro mutare alcune^
cose,appartenenti al gouerno,e reggimento di quest'ordine , come al suo luogo
[Capile 60.
distintamente fi dirà .

Hauendo i Padri Cherici Regolari ottenuta la Chiesa di San Paolo


B
nella Città di Napoli , fanno quiui gran frutto nell'anime , cre
scendo sempre, cosi in numéro , come in merito , e riputation
- della lor Religione . Cap. V I .

NTANTO correua l'anno di Nostro Signore 1538.. nel


IH». quale,mentreche i Padri di Napoli .stauano aspettando la com-
Délibération modità di potersi allargare, poiché §ià quattro anni addietro ,
de' Padri di con grande scommodo,e disagio, haueanoaftabitato quella ca
partir di Na sa, e Chiesa poco capace : alla fine , non hauendo assegnamento
poli.
veruno,per ottener miglior luogojsi deiiberarono,lasciato quel C
D. Pietro di lo, di partirsi di Napoli. E per licentiarsi da D. Pietro di Toledo, allora Viceré
TolcdoViceri in quel Regno ; il P.O.Pietro Veronese , Proposto di quella Casa (di cui diremo
Cap. io» poco di sotto ) con due altri Padri in sua compagnia, fu tosto à Pozzuolo , oue_^
l'istesso Viceré se ne staua à diporto. E seco scusandosi di non poter habitar la...
stanza donata già alla Religione da Madama Longa,per la souerchia strettezza,
cosi del sito , come deli' habitation de Padri , e della Chiesa poco com moda al
culto di Dio,e airamministration de'Sagramenti , chiese licenza di partire « li
Il Viceré non Viceré , sostenendo di mala voglia, che la Città restaiTc di questi buon Padri
consente.che i
Padri partano cosi tosto priuata, anzi non consentendo in guisa veruna di compiacergli della»,
iicenza;s'ingegnò più tosto d'impedir lor la partita , assicurandogU di voler im D
piegar l'opera sua,pcr trouare à honor di Dio, e seruigio degl'imeni Padri,Chie-
ià,che per lo culto Diuino fosse più capace , e Casa per loro habitation più com
moda . La qual promessa recando il Viceré tosto ad effetto , fu trouato vn luogo
per la Religione assai buono ; onde i Padri restarono ageuolmente sodisfatti .
I Padri orten Percioche col fauore, e autorità di questo Signore,hauendo ottenuto la Chiesa
gono la Chie
sa di S. Paolo Parocchiale di S. Paolo Maggiore;Iasciato il primo luogo,c casa,che da Madama
Maggiore. Longa era stata loro amoreuolmente conceduta, solleciti , e desiderosi di conti
nuare in seruigio di Dio,salute dell'anime,e agumcnto della Religione , ne'con-
sueti eserciti) Religiosi , si trasferirono alla Caia , e Chiesa di San Paolo Mag
giore nuouamentc ottenuta : la quale essendo antichiffima, era già stata nella,,
sua antichità vnTempio profano,dedicato dalla cieca Gentilità agl'Idoli Casto
re^ Polluce, come infino al presènte giorno si conosce dalia sua iscrittone.-» ,
che in lingua Greca si legge , nell' antichissimo frontispitio di marmo ,
eh* era nella facciata del Tempio , il quale infino al di d' hoggi è rimaso
nell' atrio dell' istessa Chiesa , sostentato sopra l' architraue di gentilissimo
j marmo , e.grossissime colonne dell'isteíla materia scannellate , che per es
ser cosa si nobile, e antica^ Padri l'hanno fatta reftare,e poi l'istaurare, accom
pagnandola con ornamento moderno di scala, e di porta di maimo , che_j
rende
De Padri Gherici Regolari. Cap. 6.

Àrendc molto nobile,e ricca quella facciata dell'edifìcio, più di qu'al si voglia
altra, che sia in qualunque Chiesa, della Città di N apoli . Nel cui mo.-
derrto Architraue di questa Porta,si legge vn'elegante, e Religiosa rscrittione ,
impressaui da questi Padri,cheper sodisfare al pio,e curioso,ancorche lontano,
lettore,m e paruta cosa conueneuole di lasciarne qui appresso la copia , che è
questa . -—

ÈX PIRVTIS MARMORIBVS , CASTORI,


ET PO LÌ. VCL FALSIS DIIS OLIM DICATIS,
NVNC PETRO, ET PAVLO VERIS DIVIS,
B AD FACILIÓREM ASCENSVM OPVS FAClENDVM
CVRARVNT CLERICI REGVLARES. ANNO MDLXXVIL

■ • . ' ■ ■
Ma,accioche i Padri,per beneficiò del Culto Diuino,circa l'esercirio de'San •
tissimi Sagramenti, e delle Predicationi, potessero esser più Jiberi,e più spediti , Tnslation
Ideila cura dell
e al Sig. Iddio,e allalor Chiesa più liberaméte seruire^euádosi da dosso la cura I l'anime alla ^1
di quella Parochia,che si folca esercitare nelf vltima parte di questa ChiesaJspe.r Chiesa di Sa»?
gratia,e beneficio del Pont. Paolo IV. si trasferì in capo à pochi anni, in vn'al- Giorgitello.
tra Chiesa di S. Giorgitello, e con la pienezza della potestà sualeili vnita La
quai trailatione , e vnione , ancorché in vita di questo Pontefice fosse eseguita ;
nientedimeno per le molte liti , che l'Abbate Lionardo Angrisano mosse a]
Padri , per inquietargli^ fece vna conuentione,e accordo, che in vii canto della'
Chiesa , nell'altra parte da man sinistra , si facesse*vna Cappella , bue gli vrfici/;
appartenenti alla Parochia , e cura d'anime, à suo piacere esercitasse. La quai
Coaacntion
I Cappella, ancorché l'annodi Nostro Signore 1 577. solfe da lui fatta ; nondi con l'Abbate
meno non hauendo appena cominciato à viaria , venuto l'istesso' anno, anzi 1' Angrisano per]
la craslation
istesso Mese à morte , altro non vi îì fece in quel tempo, che battezarui vn si- della Cura.
gliuolo.Onde accioche i Padri,più liberamente possedessero la detta Chiesa^ j
Don Paolo Arezzo , Cardinal di Piacenza , in quel tempo Arcitiéscouo di Na
poli , Padre della medesima Religone f come si dirà al suo luogo ) volle , che
|D losseruata l'ordinaria forma de'sacri Canoni , cioè col consentimento di Fran La trislanonj
della cura d'a|
cesco Lombardo , ch'allora n'era Abbate , successore dell' Angrisano , e gli suoi j nime s'esegui
fìglianida vna parte, e i Padri Chetici Regolari dall'altra , fosse irreuocabil-j sce coi vn_»
breue di Papal
mente eseguita quella traslationc , e vnione ; c he Papa Paolo IV.con la pienez Gregorio xiij.
za della potestà, pervn Breue Apostolico hauea giàfatta. La quale esegutionc,
per maggiore stabilità , e fermezza , da Papa Gregorio XIII. con vn Breue.-»
fu vltimamente confermata . E cosi sgrauano'oíi i Padri , insin dal principio.,
dell'obiigo dell'aninie,e allargandosi quanto al ifito del luogo, e crescendo ogni
giorno più,cosi nel numero delle persone , come ne'meriti , e nella riputarion
della Religione ; in questa Città di Napoli, hanno sempre fatto gran frutto peli'
anime:c con l'odor delle virtù loro, e con la vita molto esempIare,hanno mante
nuta la Religione in tanta openione ; eh' elle stftta sempre , ed c hoggi più che
mai nella Città cara ,e amata molto . Dimanierache moltiisimi Nobili,e Citta
dini , fi fon vestiti di queft'habito, cosi dell'istessa Napoli,come similmente dell'
altre Città del RegnOiOnde crescendo in questa maniera,quanto al numero delle
periòne,che végono alla ReIigione,nó è marauigliase questo luogo di S.Paolo,di
tépo in tépo,c stato di staze per habitation de'Padri,moIto ampliato,e cresciuro.
• sAlla quai opera,nó mácò di cótribuire,la S.mcmoria di PP.Paolo 1 V.cótétandòsi

con
• w -

28 Historia délia Rçligíone

con la sua libéralisa , d'hauerci parte. Percioche ejg(j qrdinò al Nuntio dcl
A
Rcgno di Napoli , che , per dar prineipiç alla fabriea di $u.esta Casa , donaíse_>
alcunc ccntinaia di diicati , c la Ciiesa è stata ri.&!tê da" fondamenti c
ncbilitata molto , e ï anno 1603. eonsagrata ( ep,mç apprefTp al proprio
Cap S r.' luogo si dira ) ma particoJarmente de' tespri snirjtuaJi àejl' Indulgenzc_j
arricchita . Percioche , oltre all'altrc à qucsta Chiela ancicamcnte conccdute ,
conccdute al di cui , cosi per traditionc , çome per lo concorso dei popolo 3 s'haueâ cogni-
la Chiesadi
S-Paolo dijfa tione i Papa Paolp IV, il primq anno $e\ fuo Pqnte^eafo, cpnçessc àtufti i fe-
Poli , dcli , coíi huominijcqme donne,indulgenza pjenaria , cla durar p'erpetuamcntc ,
per ciascun Venerdì di Marzo> dajnascimento, insihe ai tramontar del Sole i
purcjie contriti , visitando la Cbicsa di San Paqlq , prcgassero Iífdio pçr l'esal-
tation diS.. Chicsa3estirpaçipndell'heresie, vqione pppacefra' Prinçipi Chri-
#!
ítiani, E Iafanta memórja di Papa Pio QuintOjséhtendo ii grandifiîmo con
corso , aîfineehe celoro>che desidcf-auano ai conseguis- tanto telbro spirituale ,
1 nonne restasseropriuii voile, ampliando l'istessa gratia, chc la potesle godcre
chiunque visitandola , ancora auanti giorno , facesse l'istessc orationi , infino à
quai si sia hora dclla notte . Òltre à questi tesori soirituaíi , f istèssa__,
Chiesaè stata ancora arricchita di moite lante, c segnalate IieJiquie , di cui
essendoucnc in buon numero , sono ancora diuotamente tenute, e di npbili or
namenri adornate,
■• ' ■ • ■ - • r ..... Jt .. .....

Non meno i Supcríori , per l'efempio fiel D. Giouannidi Marier


i
nò , poisòno imparare à mortiftcare i lor Ajçlíjitj , che gi'istessi fud-
-- diú , con l'efempio di Seuero , le raortificaiioni , e çorfeggirnen-
ti de Supçrjori , humilmente , e con pacienia acceturç. .
Cap. VII. f

\
S S E N D O staro íl P, Don Giouaími di Abrianè VffletUpp. fra'
M v&§&7 Prjmi'c piùsegnalati Padri di questa Rçjigionc, epçrl' dcmpio D
JQ Wffîh deJ!a vica Regolarc , Rcligioso. rapjtp degno d'csser imitatp i mi par
frffj^fjfl cola conucntuo^c 1 scgucndo l'ordine dell' Historia , di non-j
tacere in qucsro luogo, vn attp délia virtù , e bontàsua, mol
to Religioso.E quátunque nel succeslodeiristefta Hiftq4a,pivi volte ci s' habbia
à porgere occasionc,di cómendajei meriti,e le virtiì sue,Hiplto Eroiche, c íìngo-
lari , hauendomaslìmamente co/iesempio disusatOj prarp di profonda humiJti ,
c corne poco vago délie grande;zze , e degnità di. questo Mondo, risutato l'Ar-
ciuelçouadodi Napoli , con grandiflìma-resistenza fatta à Papa Paolo IV. per
non acccttarlo ; ed eísendo st?tto tuttorimesspijìDíQ, nplle neceíruà cprporali
délia sua Religione , appoggiajro tutto alla Diuinaprpyidçnza : njcntep'imeno ,
nell'occasion d'vn Fratello,pafsato quest'annp 1 J4?.à ipìgíior vipa,np mi par di E
douernc taccre^in questo Capitolo vn esempioiafcníche i lettpri,facen(io à gara
nell'imifation de'nostri antichi PadriyhabbianppcçíiîìQne , di cpBquiítar|aper-
settipne , e viaù sua , e mjaiïìma mente quel buonp spiritp , cbç lo guidaua, e in^
drizzaua nel gouerno de'Padfi , e Fratelli ftoj faúditx , cpro? deila paçienza , e
v ■ • ■' íbromession de' sudditi ,/iel soft ener le mortification! , eie çorre;tjppi della^
buona disciplina Regolaretper mr:no dc'lorSuperiori, Essendo addunqueil P.D.
• Giouanni Propofto délia Casa di S. Paolo , haue» vn fuddifo, ottimp Religiosp?
il quale
«—r
De Padn Cherici Regoiari. Cap./. 29 •

-A 'il quale haucnd'hauuuto nomenel secolo Benedetto Tizzone, riceuurol'anno


1532 . nella ReJigione in S. Nicolò di Venetia , à dì 7. d* Octobre , hebbí
nome Seuero, encll'istessa Casadi San Nicolò fecçî&sua íòlenne profeífione .
Ed è quell'istesso,di cui si fa mentione nella lettera'^eìla Città di Napoli , a! Re-
ucrendissimo Gio.Pietro Carafa,l'anno di Nostro Signore 1 5 3 2. à di quarrro d' c.ap.4.
Ottobrejaffineche i Padri di Venetia , trasferissero ancora in quella Città la lor
Religione,come fecero.il quai Seuero auuengache fosse dòtato di belle lettere ,
Humilti di Sa
c ma/fímamente dellà Latina lingua,e délia polita volgarè : defiderando nondi uero.
meno,come amatordeírhumiltà,di non esser promoíso à gliOrdini Sacri;si com
piacque di viucr nella Religione, scmplice Cherico,perseuerando in quello sta-
to d'humikà insinoà morte , corne da.' íuoi Superiori, per particolar gratia egli
B ottenne . Ma per non tener frà tanto in otio, e quasi sotto terra ascoso il talento, Relîgíofa oc
cupation di
che la Maestà di Dio glihauea dato, cosi délia Latina lingua , corne délia polita Scitero*
frase volgare ; nel tempo che gli auanzaua , da'consueti esercitij, efatiche délia
Religiohe,cosi délia frequenza del Coro, e altri seruigi Spirituali , appartenenti
alculta di Dio, c délia Chicfa > corne dcU'occupationi , e facendc délia Casa ,
che gli erano dall'vbbidicnza giornalmente imposte ; s'occupaua volentieri , e
con molta aslîduità , nella traduttione délie vite de'Santi, trafportandole dallai
Latina",aIIa sua materna fauella. Nelquale studio, poíche per quakhe bûono spa
tiûjs'era intertenuto,hauendo già vna buona parte di quelle vite de'Santi tralla
Vigilanza 1 e
tata, n'haueua fatto vn gran volume : parendo foríè al P. D. Giouanni suo Pro- prudcuza de)
posto, ch'egli se ne stesse in quello studio troppo aísiduo, c con molta dilcttatio- P. D. Gio. per}
elercicare i
nc occupato , in quels esercitio souerchiamente íi compiacesse; mosso s corne íuoi íudditi
sipuòcredere ) nonmenoda qualchefpiration Diuina , che da gli esempij de nell' vbbidien
za,e pacienza.
gli antíchi santi Padri, còmeíi legçe in Giouanni Climaco, e altri , per aiïìnarlo
nella virrù,cosi deIl'vbbidienza,come délia paciézajsi deliberò d' efercitarlo con
la mortifícatione , corne l'oro col fuoeo nella fornace si purga,e si ralíìna ; accio-
chesicomelapietra,dalfuciIc spessc volte ripercossa sfauillando nel suo stes-
so fuoeo si riscalda,e rispIcnde;cosi Seuero,con l'acciaio délia mortifícatione , in
questa maniera efercitaro, e battuto, nel senior délia virtù c delío spirito , mag-
giormente si riscaldasse, c crefeesse . Per tanto, mentreche vn giorno si facca la
bucata , l'istesso Pâdre Proposto,prcst> in mano quel Volume dellc vite de'Santi,
nella cui traduttione, il fratello Scùcrb,s'era lûgo tempo affhricatoiilgíttò subi-
tamente nel suoeo délia bucata. Oue, quantunque le fatichc diquel buòn Rc-
ligioso , in preda dell'incendio perissero: nondimeno quella minima particella , ! Historia de'
che conteneail Martirio de'quaranta Martiri Coronati,dalI'istesso Seuero, nella ! Quarta
volgar lingua trasportata , fu da quelle flamme accidentalmente campata.La_»!^[ttrt Coro
quai Historia,mi ricordo, ch'à tempo mio,ncI giorno festiuo di quci gloriosi Mar '
tiri,si leggea ogni anno in Rifbttorio : ed éssendo stata in pulito, c buono.stile ,
dalI'Autore moltobéndistesal èra vnanobil lettione, non men fruttuosa, per
l'istessa materia de gli esempij de' Santi, che diletteuole , e curiosa per la_. Nella lingua
molta pulitezza délia frase, e stile volgare, nella quai proseslîonc , egli si ro ma:-;rna Seue
si 'puòjan-
pote» annouerare fra' buoni scrittori di quei tempi . llche si può agcuol- nouerart: fra"
mente conoscere da altri suoi còmponimenti , Jaíciatinel secolo , prima çh'ei buoni f. d scrute ^ .
fosse Relìgioso ; e particolarmènte da vna Jettera dedícatoria >. ch egli serfs- j" iqucltcPl

seindifesa delFilocopo di Giouanni Boccaccio, à Camilla Benriubgli ,mo-


glie di Pirro Gonzaga , e da vna censura stampata nella sine dell' opéra ,
per correggimento d'alcuni testi çorrotti del medesimo Autore . Hauendo'Esempiod'hu
addunque Seuero, per beneplacito del Proposto, perdute le sue honorâtes, ; mlIc • nìoxiís.
e virtuose fatiche nel fuoeo , corne degnissimo, emortisicato Religîoso, tutto teRdi^iolo1
conformato col voler Diuino,e del suo superiore, accettò quella mortifica- luJdicu.
C 3 tionc,
"II. H' m mm ..." 1 > ...
Historia deíla Religione
1Z
tìonêsdàlla volontà del sup Prclato,cpme cîalla man di pio , non folamente con!^
gran tranquillità d'animo, ma gettandoglisi ancora humijmente a'piçdi arao-'
reuolmenteringratioIÍOj dicendogIi,ch'cgIicra stato moltp oculato,hauendo,co
mebuon$uperiore,hauutosopra dilui gl'pcchi jlluminati j affineche Ieuatagli
queíroccupationejalla diuotipne,ç mediratione si douefle maggjormente impie
gare , corne scçe S pecupando con grandifìlma soílecitudinCj e prontezza , tutto'I
tempojclíe gli auanzaua dalle epse communi clclia Religione , neU'orationmen-
rale-e in altrî esercitij spirituaji, e diuoti . E cosi perseuerando nell* píseruanza—
rcgolare5yiste sempre con íìngolarp ecfifícatione de'suoi Padri,e Fratelli, Iascian-
dp loro ottimo eíempio délia yita sua } degna d'ester imitata s fincjie yltimando
deuorislimamenre i giorni suoi,I'anno 1 542. a'îd.d'Agostp, dalla Maestà Diuì-
na fu chiamato à miglior yita f

Çreato Cardinale Gio. Pietro Carafii , jn çapo à noue anni Jascia al


la Religione , dopo la morse d'vna sua Nipote, il Palazzo , ch'egli
hauea in Roma j il quale essendo stato impiegato in altra opéra-
pia , dopo trentanoue anni ? i Padri ne riscuoton la yaluta in da-
nari. Çap. VIII.

V fantal'aíFettione, e cosi suiscerato l'amor paterno , che'l Car


dinal Teatino Gio. Pjietro parafa , pprtò sempre à questa sua Re
ligione , acçompagnato massimaniente davn feruentiûuno zelo,
Avaprt Reli- ch'egli haueajdi recaria auanri ; cne non y enendo meno, nè tam-
giftso,per l'c-
/alracionc , nó poco scemandosi , nellg sua. esaltaçipne , alla Pegnità del Cardi-
íìdimencica nalato , ma più tosto crescendo,quandp pareajehe con la cpmmo-
dclla sU4 R,er
ligionp. dità di quel sacro grado le poteste recar maggior giouamento : poiche con Ja_,
prouision de'beni Ipiritualij délie gratie , e de' Priuilegij , dalla Santa Sedia ot-
tenuti,sifu di iei rieprdato ; non siyolendo dimenticar d' aiutarla , etiandio co'
béni temporali,hauea già disegnato,che dopo la morte d'vna Signorasua Nipo-
Virroria del te3siglia di sua íòrella,i Padri si seruiísero del suo Palazzo , posto alla Guglia di
laTolfa Mar S.Mautto, ch' egli habitaua in Roma; di cui l'anno di Nostro ^ignore 1545
ches» dclla
C uùrji.2, e à di 1 1. di Maggio, per istrumento di publica .donatiope fra' yiui , egli hauea—
,ConcdTa di satto dono à Vittoria délia Toisa , Marchesa délia Guardia, e délia yaile,e
fManopello, ni
pote di Papa Contessa di ManopcIIo ncl Regno di Napoli. La quai Signora era mogliç_>
fp.açlo iv. di Camillo Pardo Orsino Gran Protonotario . I quali titoli,e vflScio ,nelle_j
persone di questi Sigaori , si leggono anche nell'iscrittione in marmo della_,
jor Cappella in Roma , nella Chiesa d' Áraceli , e nell' altra simile iscrittio-
ne , che pra sopra Ja porta maggiore dels istessa Chiesa , e poi per occasione—»
fu situata parimente jn ,marmo in vn pilastro , dalla parte destra dell' Altar
Scipion délia Maggiore , appresio la Sagrestia , da Scipion de,iia Tolfa suo Nipote , mentre
T.olfa Arciue- ch'egli era Arciuescouo di Trani , chefu poi Árciuescouo di Matera -. Ma
ícouodi Tra
nse di Matera questa donation fu fatta con elprflso patto > econditione 5chemorcnd'eIlasen>
za figli , il Palazzo dpuess' eslere de' Padri Cherici Regolari . Auuenne dopo
ojplti anni, che hauendolo questa Signora donato in vita sua a^Padri délia—
Cpmpagnia di Giefu , gl'istesli per seruirû délia commodità, che facea loro ,
Cojlegio K.O- í ^nifono al rimanente délia muraglia , incorpprançîólç nella fabrica del
m3no , e frut- lor Collegio Romano;^ nel quale questi bupn Padri 5 e serui di Dio npstrp
to,che quiui
sifada'Padrj Signpre , fanno tanto notabil lèruigio alla Maeíià Diuina , e benefício à tucte le
4ella Compa natipnijche quiui son ben ammaeítrate, npnfojamentc nelle letterchumane , ma
gnie di Giesu.
111
i. . . . SS SS9BÍ
De* Padri Cherici Regolari. Cap.8. 3 1

in qualunque altro genere , di buona, e d'esquisita dottrina . E quèlche più irri-


porta,con l'occasion d'apprender le scienze, acquistano ancora buono indrizzo ,
al viuer yirtuoso, e Chriítiáno : essendo quefto assolutamente il più degno Col
legio , e di maggior frutto, e vtilità,di qual si voglia altro, che sia in tutta l'Ita
lia j non mi volendo estendere a quei di fuori, di cui io non hò cognitione . Ma! |
per tornare all'Historia, hauendo il Cardinal Teatino fatto dono di questo Pa- '
lazzojcon la condition già detta; Vittoria sua Nipote,prima che venisse à morte,
ordinò nel suo Testamento , che hauend'ella donato il Palazzo a'Padri della»,
Compagni* di Gicsu : de' suoi beni hereditarij , si pagasse l'equiualente a'Padri
Cherici Regolari , si come l'anno 15 93. fu la mente sua eseguita , quando essen
do la prima volta Generale , il P. D. Eliseo Nardini , e per ordine suo , vsandosi
ogni conuencuole, e religiosa diligenza, se ne cauò la somma d' ottomila cin-
quecentoquaranta scudi di moneta . Laquai somma, quantunque in vigor' p. d. Eliseo
ella donation e fatta dal Cardinal Teatino, s'hauessehauuto à spartire fra la.^i'ty^"" ^cncj
eligione; nondimeno perche , primache la già detta Marchesa passasse di queV* c*

sta vita ? in vn Capitolo Generale tutti noi , che v'interuenimmo , con molta ta-
rità,edi concordia,cedemmo à beneficio della Casa di San Siluestro quellasom-
ma, che à ciascun'altra Casa della Religione,fosse in successo di tempo peruenu-l
ta,per la sua rata,dopo la morte d'essa Sjgnora , in virtù della cessione sarta da*'
Padri in quei Capitolo,tutta quella quantità di danari , che se n'hebbe, andò à
beneficio del luogo di S. Siluestro ,

L'attioni del P.D.Gaetano Tiene degne di perfetto Religioso , infin


da che istituì co* tre suoi Compagni la Religione de' Che
rici Regolari , non solo par che sembrino santità , ma do
po morte tal opinione maggiórmente si confermi. •
Cap. I à$r.

'ANNO della nostra salute 1 547. fu fatto Proposto della Casa , e


Chiesa di S. Paolo di Napoli,il P.D. Caetano Tiene, Nobile della
D Città di Vicenza,nello Stato della Serenissima Republica di Vcne-
tia,chefu vno de'quattro primi Fondatori, huorao di gran valore, II P. D. Gae
tano Tiene
dotato non solamente dalla natura,di helle,e grate maniere,e di sin Proposto,e__»
goiar prudenza e senno, così nel gouerno della sua Religione , come negli altri sue* qualità.
•" • I
eserciti/ dell'attioni humane, ma molto più dal Cielo , di quelle qualità,e uirtù
Dell'antica-»
cheren4onl'huomo, alla Maestà Dinina singolarmente. grato, come d'vn fer- nobiltà e me
uentilfimo zelo deil'hono.r di Dio , e d'vn ardente carità , e desiderio della salu riti della fa
te dd prossimo, per cui spendendo egli volentieri il suo talento, riceuutp dal Si miglia Tiene,
vedasi nel Ca
gnor Iddjojs'aifaticaua di epotte,neU'amministration de'santissimi Sagramenti. pit. di Vicei»
Onde tutte queste,c molt'altre buone qualità,di cui diremo apprefío,il rendeano za.àcar.iyj
176. i77«
gratioso , e affabile , à tutte quelle persone , che per salute dell' anime il pi atti-
cauano , puero per altri affari il conosceanojch'egli era amato,e tenuto in gran
riuerenza,e veneratiopeda tutta la Città di Napoli.Pertioche essend'egli stato ^
così per istinto della propria natura,infin dalla giouentù sua,nella virtù ben habi
tuato,comeperfauor particolar della Diurna grafia, alla vita spirituale e diuo- fcsercitìj spì-j
ta,sempre dedito ; ancora inanzi alla fondation di questa Religione, come vago I rituali del P.
ID. Caetano ,
di viuer dal mondo ritirato , s'occupaua negli esercitij ipirituali delle virtù , e_-> 'inanzi alla-,
dell'opere pie , nella frequenza de'sagramenti, disusata in quei tempi,e accom fondation del
la Religion»
pagnandosi volentieri , con persone di somigliante inchinatone , sacca con essi;
à gara
32 Historia della Religione

à gara, nel feruor dello spirito, nell'istessa frequenza de'Sagramenti,e dell'altre


opere buone ; e non solo con le parole, esortando i compagni, ma molrb più con
l'esempio di se medesimo eccitandogli nell'acquisto della perfettione, e pro
fìtto spirituale,fece gran frutto . Onde mentrechegli si ritrouaua ancora in Vi
ncenza , sua Patria,hauendo hauuto cognition d'vna Compagnia di persone ipi
rituali , che sotto'l titolo della Misericordia, hoggi detto di S. Girolamo,atten
Tratte del P. xleano à simili eserciti), chiese istantemente,d'eslèrui per fratello accettato. Del
'IXCaetano
nella Compa la cui religiosa vogJia,essendo stato gratiosamente compiaciuto} cominciò tosto ,
gnia diVicen* e con singoiar esempio della, vita sua , à dimostrarsi grand'amator della vita_»
za sua Patria.
spirituale , à tutti quei fratelli ; e non meno con i'opere,che con le parole , ins
tandogli alla frequenza de'sagramenti , e all'esercitio continuo dell'opere buo
ne , su loro in breue spatio di tempo tanto gioueuole ; che doue per l'addietro ,
eglino erano vii di comunicarsi solamente quattro volte l'anno ; allora , con le_^
sue continue esortationi , accese nè'cuori loro tanto feruor di spirito , e fecegli
jdel Diuinislimo Sagramento,e della frequenza della santissima Comunione tal
mente inuaghire ; che molti di loro , si comunicauano vna volta il mese , alcuni
tutte le feste , altri ogni otto giorni vna volta . Nella qual diuotione , tanto più
ageuolmente gli conseruaua , e agumentaua j percioche celebrando egli stesso in
quell'Oratorio, e con le parole esortandogli, riscaldaua loro gii affetti,e di sua_,
Opere dì cari mano comunicandogli, Ji pasceua di quel DiuinSagramcnto. E seruendo i Fra
tâ , nello Spe telli di questa Compagnia , per caritatiua vsanza gl'infermi dello Spedale degl'
dale degl'in--
curabili . Incurabili,egli riceuuta nelle braccia della pietà sua vn opera così lodeuole,edi
tanta carità,non solo la recò sollecitamente inanzijma cominciando à ragunarui
di molti poueri,non contento d'esortargli àpacienza, nell'infermità loro,e con
fortargli nella pouertà , e altre miserie humane; con maggior dimostration delia
pietà sua, e saggio di carità delle continue limosine, ancor con le proprie_j
Opera di pie» mânîjserúiua lor giornalmente. E stabilito alla, fine, con termine di buon
tà del P. M. FI
Battista daCr« gouerho , lo stato di questo Spedale , si fece volontariamente suddito del
m di ò.Dome P.Maestro F.Battista da Crema tìell'Ordine di S. Domenico della Prouincia di
meo. Lombardia , non meno per bontà,cheper prudenza , molto degno Religioso ; il
jquale per buon vfficio di carità, haueà la sopràntcndenzà di quella Compagnia,
e opera di Christiana pietà . E desiderando di ridar' in migliore stato , vn nuo-
D. CaétaiTo
per indrizzo uo Spedale nella Città di Venetia; questo medesimo Padre, per ispiration
d'vrio{Spedale, Diuina feom'e da crédereJsi deliberò di mandami il detto D.Caetàno.ll quale
è mandato a
Venetia . quantunque ne sentisse gran repugnanzà , cosi per douer lasciar i propri]' paren
Afifètto all'vb ti, come perhauersi à.priuardi quella Compagnia, ch'era perla maggior parte
bidienza' .
di poueri artisti, i quali con le proprie fatiche si guadagnauanoil vitto, e con le
limosine dell'istesso D. Caetano , nelle nécessita loro, erano assai ben souuenuti ,
oltre all'impresa dello Spedale , c'hauea horamai preso buon indrizzo : nondi
meno come buon figliuolo d'vbbidienza, non si partendo dagli ordini del detto
Padre, si mise sollecitamente in viaggiò, e presi seco i mobili di Casa sua, s'im
piegò tutto in aiuto,e beneficio di quel nuouo Spedale , detto degl'Incurabili,
incalcinandolo cosi bené,e con tanto buon principio , massimamente con l'esem
pio di se stesso ; che molti altri della medesima Venetia , incominciando à fre
quentarlo^ porgergli aiuto , con singoiar giouamento e vtilità de'poueri , il re
carono sempre auanti.Dipoi per gouernarsi conia medesima vbbidienza dell'
istesso P. f. Battista, hebbe à partir di Venetia,per andar à Roma,oue fatto Pro-
tonotario Apostolico^ de'sette partecipanti ( com'è detto ) seguitando nelle con
CompaBsia- fucte sue diuotioni,de gli eserciti) spirituálijriceuutò nella Compagnia del Diuin
del Diuino amore , attese quiui con gli altri suoi compagni , é Fratèlli , à quelle diuotc oc-
amore . cupationi , con particola* seruigio della Maestà Diuina , édirìcatione, e salute^
del pros-
De Padri Cherici Regolari. Ç.ap.9
33 —
óçî pro$mqtDJaya quai Compagnia ( cptn'è detto)hebbeprincipio Ja fondation
di quçsta Religio.ne , Adsiunque mentrccheil P, D, Çajsanqçra Pspppstp di R.umor di Na
poli .
queíUCaíajauuénçpçr istigation dçi Demonio infernale ( cpraç çreder si pup)
autore ç fprneotatore cosi delfc dÌscordie3e solleuamenti de'ppstpji , cpme d'ogn
aUro^e publicOa e priuatp makjçfee in Napoli nacquero alçun.i rçmprl3 e tumulti
malfq p.ericqlpsi ; I quaji serpendoà poco à poço, e diftçnd.endqíi p>* ogni parte.
^çlU.Çktài tutti gli pfdini di l?i fenza disserenza. alçuna di statp , ò di condition
di per;sone3parea che spilexritasserp à folleuarsi contrp à. çoloro3che la Città legi-
tiiaajeí'te gouernauano»Cócioslacosache i NobiJi, eSignori Titolati3e Popolo,
ttfi <Jkyn? parte s'çranp,vniti,e'I Vicerè D,Pictrp di Toled.o dairaltra,cagiona-
uano s^in.ouità,ç cosi nuouOjC pericploíb tumulto;che cssédosi vruta tutta laCit
B |tàdj eócpçdiajforseper qualçhc pretensiane contra chigoucrna.ua.> ç crescendo
p£nj dì più i rpmorije andando di mal in peggio3 si dimoítrauaap gli animi tan-
tp taaspritijÇ riscajdarti nell'ira ; chcíi potea assai ragione-uolmente teinere 3 che
íipn. ©ç fosse per nascere quajche pericoJoso accidente , npn solo nell.e pçríp-
ue priuate , e particplari 3 ma etiandio nel pnblico , Questi petiçplqsi romori,
Dispiacer delj
ç diCusate nopità délia Città,dicdero tanu affliptic«eîepertH¥^t4pad.,anirao à, ?.D. Caetano]
queftp buon Padre >. e sçruo di Dio D. Caç^no, il quaje corne nella pace3e nella, per i romori
d; Napoli.
quiet e délia sua Rçligione cpntinuamente ^lkuaçpi ç nutrjtp_> da'rpmori di sqh
niiglianti discordiç fi senfia pjtre modo offespiche non conoscendo alcun me-
zo di natural riraedip , per reprimere pança, discprdia, per cui sensatamente si cq-
ijoícça il guadagno, che facea il demonio , ç cftc maggioi mente potea sar ncll'
anime 9 riçpmpre col sangue di Christoj npn solo cçrcaua di reprimere i romori .,
|epçrsu^derlaquiete;ma tutto inferuorato del zelo # t>io3edeIla salutede'
pjoifimi , npn si potea satjare, di ricorrere alla Maeftà sua3e cpn. caldissime Iagri-
me,e feruentissime prationi , per la quiete , e p^tcç délia Città humilmçnte pre- Cencilio di
garU • Açcrebbesi sorse in questi tcœpiaildispiacerejea^itçion d'animo dique- Trente, per la
5p santo huomoj per lo comune grido9 e fama ch'andaua per tufta ntaliajche'i pdtedi quel
la Città si t ra-.J
íàcro Çopcilio di Trento,in cui çpnpçe Vfeçresia dell'empio Martin Lutero , da_, síerilceiaJBo
Ìquei Padri santaraente si trattaua i ja]{§ cr^de^ma peste di quc]la Città lwgnà. . ',
impcditOj e interrptto, s'era trasferi.tp in Bplogna, non íenza grap temçnza,ç}ie
quclla mortal infettionejs'andassc ancoraper le cp'qujçine Cittàj à poepà poep
ípargendo , Da questi pericolosi rompri, e npu jçà non foJamente délia Città di
UPJÎ.Caeta
D | Napoli, ma di tutta l'Italia, sopraggiuntpi| feupn feruo di Dio D. Caetano,se no s'arnmjla.|
ne prese tanto dispiacerc , e afflittion d'am'mo : çhe crescendo ogni dì più i ra- cou difpríccr
di tutti 1 buo
mori,ne potpndogli per quella carirà, ch'çgli haueua, al ben çómune di tutta la ni .
Città j in guisa veruna sostenerc i con diípiacerc, c dolor di tutti i buoni cadde
fìnalmente in vna febre mortale . Nella quai infermità, non dismettendo nientë
délia seuerità , ond'egli era auezzo à castigar il çprpp suo 3 mentreche er^ sano ;
non volea , per íblleuamçntp di queU'infermità j cpmrnodità veruna accçttare ,
Imperoche quantunque verso gli altri suoi Padri 5 c Frarelli fosse molto carita- Caritatiim "
verso gli
tiuo , c ne'bisogni loro assai compastìoneuple j nondimeno verso se stestsofu sem,- altri, leuero
pre rigot oso,e leuero . Délia quai epsa , non m'allontanando dalla narration di controse mç.j
quello chë nella présente infermità pçcorse, per preuc çenno 3 ne lascerò qui, vn deiiiuo , '
elèmpio . Perciochc hauendo il Mçdiço prdinato, che per la grauezza di questa
infermità, al suo sempIiciflîmo,e durp lettucçiojs'^ggiongesse vn matai azzp,pa-
rcndogli cheì consueto matarazzino , sopra di çui Tinfermo giacea3 fosse molto
Jeggiero, c di lana troppo ppucrPiil P»D.Caef4np3aila cópassione,e amoreuolez-
za , cosi del Medicp3cpmç de'Padris.npn vpjje mai in guisa veruna accpnsentire .
E rendendo di ciò la ragione,dicea , çhe'l corpo sup conuenia seueramente ca-
stigare 3 facendogli far penitenza in cinerç3 Sç cilicio. ïntorno al quai soggetto ,

con vn
34- Historia della Religione

con vn affettuoso , e diuoto ragionamento dilungandosi molto, cagionò grand' j A,


ediiìcatione , e tenerezza, negli animi,non solamente de'circostanti Padri,e Fra
Antonio Ca telli, ma d'Antonio Capone Medico della Casa , ch'era quiui presente . Il quale
pone triadico
de* Pad ri Che- essendo persona di molte buone qualità, e amoreuoliifimo di questa Religione,
rici Regolari mcntreche visse,chefu infin'aH'anno 1 577.su sempre tanto affettionato a'Padri,
in Napoli.
'c'hauendo amendue le Case, cosi di S. PaoIo,,come de'Santi Apostoli.con gran
carkà,e senza veruna mercede continuamente medicato, delie facoltà sue molte
Esempio di se limosine,facca loro caritatiuamentc godere.Ma tornando alla seuerità del P.D.
verità» e di ri Caetano', contro al corpo suo ancora infermo, hauendo l'istesso Medico. cornea
gore del P. D.
Caetano.indi giouane , e di poca spcrienza , richiesto i Padri , che in aiuto suo , nella cura di
spregio del questo Padre , tanto grauemente infermo , chiamassero vn altro Medico ; non fu
proprio eoe si tosto reserta la diligenza del Medicone amoreuolezza de'Padri al P. D. Cae-Í jj
po .
tano, primache ella fosse eseguirai ch'egli, come Proposto,non consentendo,disse'
queste parole:A una carogna,com'è questo mio corpo, non conuicn tata delica
tezza , e diligenza , ma basta questo Medico solo, il quale faccia quello che gli
par conueniente. E fatto sopra di ciò vn discorso molto religioso , e nell'humiltà
ípccialmentc fondato,e nel dispregio di se medesimo ; conchiudea alla line , con
le parole di S.Bernardo,il corpo suo non esser alno,nisi dormis stercorum , e che
ben tosto douea diuentare esca vermium. Di questo fatto n'hò sentito più volte
far ragionamenti , non solo da molti Padri , ma anche dall' istesso Medico ( di
cui è detto ) il quale in uaric occasioni, assai volte me lo replicò in quei tempi .
Amator della
perfettion E- Ma oltre al dispregio di se medesimo, nel quale il P.D.Gaetano, non meno con 1'
uangelica. opere, che con le parole, si dimostrò sempre amator della perfettione Euange-
lica , dicendo Christo nostro Signore : Qui perdiderit animarti suam propter me Û
Matth io. \saluam facies iilam; essend'egli itato,insieme con gli altri suoi compagni,Capo,
Marc. 8.
e Fondator di questa Religione,oiseruò talmente il decoro della vita Regolare ,
che ancora negli eserciti)I di tutte l'altre virtù degne di perfetto Religioso, si
può proporre à tutti i posteri suoi sigliuolijper esemplare , e modello della vita
Esempio d'hu Religiosa,dcgno d'essere,con vna santa emulatione,da ognuno imitato . Percio-
mi Ita . che quanto all'humiltà, onde ciascun Religioso diuenta imitator di Chi irto,
Matth. 'u. dicendo egli , Discite à me quia mitis sum^ &bumilis corde; non dismettendo
niente della sua grauità, e d'vna certa prudenza,con la quale egli accópagnaua
tutte le sue religiose operationijera sempre con tutti humiliisimo,à ognuno pron-
Amator della tamente sottomettendosi . E mostrandosi vero , e zelantiisimo amator della finta D
'pouertà; non solo nella persona ne sacea sembiante , conciosiacosache per esser
nel vestire molto abietto non che pouero , i suoi vilislìmi vestimenti vecchi , as
sai volte facea racconciare : ma nella sua Cella , habkaua con esempio di
pouertà tanto estrema, ch'altro non vi si vedeua giamai,"che tre,ò quattro libri,
Caritattuo per occupation Religiosa , e sostegno della sua diuotione . lira poi tanto carira-
nTbJò nose* t'uo ne' Porcer aiuto à gl'infermijConsolare gli afflitti > e cósigliar chi n'hauessc
ne lognoe. kauuto bisogno; che in tutte l'occorrenze della sua religiosa conuersatione , si

conoscea sensatamente il suo procedere, accompagnato da tanta carità , e amo


reuolezza, con ciascheduna persona, eh' ei s'obligaua gli animi di tutti coloro, I
Affetto all' vb ! i quali seco alla giornata trattauàno , e conuersauano . E in ogni occorrenza di
bidienza. quello che giornalmente auueniua , facendo sempre più volentieri l'altrui vo
jlontàjctìe la propria ; si dimostraua dell' vbbidienza singoiar amatore . Con la
qual prontezza, e sollecitudine, riceuendo allegramente tutte quelle mortisica-
Volentieri ri.
ceue le morti, tioni,che veniuano dalla volontà , e ordine de'Superiori , con singoiar tranquil
ficat ios.i . lità d'animo , e allegrezza , etiandio ne'ièmbianti di fuori , cerne riaueria fatto
ciascun altro infimo, e ottimo Religioso, molto volentieri i'accettaua. Era tanto
rimesso nella volontà Diuina, che sostenendo con molta tranquillità d'animo,
qualun-
De' Padri Cherici Regolari. Cap.9. 3 y

qualunque auuersità-, ò infcrmità corporale, íi può appcna con parole spiegare ,


quanto cgli era sempre in ogni euento patientislimo.Ce ne fanno certislîma fede Pacienza ne*
crauagli solto
gli oltraggida lui sostenuti, l'anno 1/2 7.nel Saccodi Roma,da'crudeii , e mal- nitci da'Solda^
uagi Soldati , i quali procedendo contro al buon fçruo di Dio, con crudeltà più ci nel Saccodi
Roina .
che barbara, e piu atrocemente , che contro à niun altro Padrc di quella Casa i
con nuoui , e disusati tormenti , gli trauagliarono ípictatamente la vita . Impe-
roche hauédolo perle parti segrece legatoie con atroce crudeltà , chiedendo , e
sperando di poter per meto di simili toimenti , cauar da lui danari ; il traeuano
tanto serocemcnte , che paita volessero Jeuargli ctiandio l'istcssa vitade quali
indegnità , coíi dal P.D.Caetano,comc da tutti gli altri compagni ottimi Ilcli
giosi, fúrono con singoiar csempio di pacienza, quietamente tolerate . Délia so Sobrietà.
g Jbrictàsicompiaccua talmente, chef! corne nella persona sua sommamente 1'
afnauà , cosi negli altri la commendaua , e lodaua. E si corne nelle sue attioni su Pradenra nel
dar alcrui
ícmpre prudcntiísimo, c di molto auuedimenro;cosi eísendo conosciutoper taie , buon c oa i gli,
molti ricferreuano à lui , perhaucrne buon consiglio.Impcroche, si corne nell'as-
petto eglí era molto venerabile , coíî nella conuersatione,eísendo di poche pa
role,! suoi consigli eran tanto conformi alla grauità dcll'aspeeto, ch'essendo pie-
nidiprudenza,disenno,d'edirlcationc,e d'eíempio degno di Religioso ; veniuan
dalla bocca sua con tal affabilità , c piaceuolezza, che lo rendeano à tutti molto
caro,e amabile. Ma doueda'somiglianti vfficij di carità, non fosse stato impedi
to , frequentaua in guisa taie il Coro, e la Cella, queIlo,pcr la srequenza di tuttc Fréquenta del
Coro a c délia
l'hore Canoniche , cosi di giorno,come di notte; questajperl'assiduità deile pri-
Cclia.
uate orationi,di cui egli sominamente si compiaceua ; che fuori dell'hore con-
jíuetedcH'viïìcio Diuino , si trouaua le più volte nella sua Cella, all'oiationç_^>
molto diuotamente applicato. Onde cssendosene sempre sommamente dilettîito,
corne mezo, non solo per placar l'ira di Dio,moIto necessario, ma per piegar la_» Efficace nell*
Maeílà sua à concederne nuoue gratie, singolarmente proportionarornon è ma- ottener gsa>
tic > col mezo
'rauiglia se N.S.Iddio compiacédosi, cosi délie sueferuenti orationi,come d'ogn' doll* Ora-
altra Religiosa attionc di buon Sacerdote, il fece degno d'alcune gratie straíor- tioni .
dinarie, di cui,non meno per saggio délia bontà di lui , che per edifícatione , e|
gusto del Iettore,e particolarmence de'Padri délia medesima Religione , ne re-
ferirò gli esempij d'alcune particolari : acciochequesti poçbi sien Ioro, corner
sproni a'fianchi , per sollecitargli all'imitation délia rehgiosissima vita di questo
\D I tanto degno Padre,vna délie prime, eprincipali colonne dell'edificio diquesta
Religione. Ritrouandosi egli addunquein S.Nicolò di Venctia, auuene, ch'vna Bs;mpio di
gratu «:ce*
Gentildonna , essendo caduta grauemente inferma, si ritrouaua hormai in tanto auca $
cattiuo stato délia sua infermità , che disperata da'Medici, la salute di lei corpo-
rale , parca che, rimasa con la sola speranza délia salute dcU'anima , nel suo Si-
gnor Iddio , e da loro tutta abbandonata , altro non aípettasse, che di render 1'
anima al Creatore . Onde essendo stato chiamato il P.D.Caetano,per confolarla
in quelI'estremo,aiutandoIa à benmorire; poichecgli l'hebbe esortau , à ri-
mettersi tutta alla volontà Diuina , facendo christianamente quel passo ; poiche
aU'infermahebbedati tutti quegli aiutiSpirituali,di cui ella potea essercapaee,
nello stato, oueella si trouaua,leporse vltimamenteà bereinvn cucchiaiovn
E ipoco di liquore délia manna del gloriofo S.Andrea Apost.Ia qualc dal suo san-j Manna di s
'tissimo corpo miracolosamentc nascendo , non solo scatoriuain quei tempi con1*^* Apo
sca-
grànd'abondanza , ma passando per vna canna d'argento , e in vna tazza del U orilce mrra-
medesimo fnetallo conseruandosi , continuamente íòrgea . L'inferma addun-'^ colosiínehre
,^ o
que non hebbe sitosto per mano del P. D. Cactano questo santo Jiquore_y corpS.
diuotamente préso ; chesentendo subito il miglioramento,non solo si conobbe'
per allora suor di pericolo délia vita , ma poco appresso , da quell'insermità
tutta
36 Historia della Religione

tutta libera . Nell'istefsa Casa di S. Nicolò , essendo vn Fratello Cherico, non si


Secondo esem sà per qual noioso accidente scaduto in infirmità di pazzia; non si trouò mai
pio di grana
ottenuta col rimedio veruno, per restituirlo nel primiero stato della sua natiua sanità corpo
rr.ezo dell' ora rale. Onde hauendo i Padri deliberato di mandarlo per consiglio de' Medici,
tione.
fuor della Città,per mutar aria; la délibération loro,non parea , ch'ai P.D.Cae
tano fosscmolto grata, auuengachc per sua modestia vi concorresse ancor egli,
si per desiderio della salute di quel Fratello , si perche non si lasciasse indietro
cosa veruna , la quale si potesse verisimilmente credere , che gli fosse per esser
gioueuoIe.Eísêdo addúque determinato il giorno,quádo il Fratello infermo do-
uea andar fuori,per goder il beneficio dcll'aria,deliberato ilP.D.Caetano di ricor
rer có fede all'aiuto Diuino,la notte auanti si pose in oratione , e hauédo chiesto
in gratia al misericordioso Iddio,có tutto'l suo caldo affetto, la salute dell'infer fi
mo; vscitodi Celiala mattina per rempo,prima ch'egli intendesse nuoua veruna
dello stato,in cui si ritrouaua l'infermojdisse al P.D.Gio.AntonioPrato queste pa
role: Il Signor m' ha per sua misericordia esaudito , e concedutami la gratia per
questo pouero Fratello . Questo auiso non fu si tosto vdito , che andati alcuni
Padri alla Cella dell'infermo,]'! trou arono,non solamente migliorato, essendo del
tutto in ceruello ; ma cosi perfettamente guarito , che non occorrendo di man
darlo fuori,à pigliar aria,perseuerò sempre nella desiderata sanità, dimanierache
Esemplo fer egli fu promosso al Sacerdotio. Ritrouandosi un altra volta il medesimo Padre
ro di gratia^» D. Caetanoin una gran fortuna di mare, mentreche à quel presente pericolo ,
ottenuta da_.
Dio per mezo non parca,che si potesse prender partito niuno , egli con la sua solita diuotione,
del P. D. Gae e fede alle cose di Dio, e a'rimedij delia Santa Chiesa , gettandoui un Agnus
tano.
Dei , subito cessò la tempesta . Delle quali cose n'apparisce ancor al presemela
P.DGio. An sede,satta per relation deH'istesso P.D.Gio. Antonio Prato Milanese,di cui nell'
tonio Prato Historia presente è occorso di far métione, Padre per bótà,e ta!ento,degnislìmo
ChericoRego di credcnza,il quaIc,cssendo uiuuto molti anni in questa Religione, è stato lun
lare .
go tempo il più antico , e antiano di tutti gli altri , col quale ancor io hò hauuta]
dimestica conuersatione , essendo interuenuto insieme seco più uolte alla célé
bration de' Capitoli Generali ; e in particolare l'anno 1 585.quád'egli fu Presi-
déte nel Capitolo, celebrato in S.Nicolò di Venetia. Molte altre cose segnalate
si riferiscono del medesimo P.D. Caetano , circa le sue religiosissime attioni,Ie__->
quali, ancorché da me fieno riputate per vere ; tuttauia no hauendo quell'inte
ra certezza,e cogni tione, che la verità dell'Historia conueneuoimcnte richiede, D
mi contento di pastàrle con silentio .
Con dispiacer Ritrouandosi egli addúque dalla febre tutto sbattuto,okre alla fiacchezza dell'
di tutti i buo assidue fatiche,cosi della cometa osseruanza della Religione,come di molte par
ni, vltimando ticolari attioni di penitenza, e specialmente delle continue orationi, in cui egli,
il P.D.Cacta-
no I giorni oltre all'escrcitio continuo del giorno , fpendea gran parte della notte ; non po
suoi, lascia o- tendo far resistenza alla malignità della febre, la quale ogni dì maggiormente^
piniondi San
cica . crescea, gli conuenne di pagar'il debito alla natura, à dì 7. di Agosto di questo
medesimo anno 1 547. quando vltimando i giorni suoi , passo à miglior vita . Fu
pianto questo buon Religioso da tutta la Città , per quanto io sono staro fedel
mente infoi mato,non solo da'nostri Padri , i quali cran viui in quel tempo ; ma
anche da altre persone di grauità,edegne di sede, che della verità di quésto
fatto si ricordauano : conciosiacosache tutta la Città il conoscea buon seruo di
Dio,zelante dcll'honor suo, caritatiuo versò 'l prossimo,assiduo alle fatiche della
Chiesa,sol!ecito all'amminiscration de'Sagramenti,cópassioneuo!c dell'altrui mi
serie, prudente ne'gouerni humani,e ne'buon consigli: ma ipecialmantc esempio
di pacienza nel sostener le tribulationi , com'è detto . E finalmente fu ornato d'
nìnite altre virtù, e doti,che lo rcndeano, cosi al Signor Iddio grato,ccme alle

perso-
De Padri Cherici Regolari. Cap. ì o. 37

A persone amabile, e gratioso . Anzi per la gran riputation ch'egli hauea acqui-'Ilbllonsllcces
stato in Napoli; era in tanto crcdito,che su attribuito in quei tempi, a'molti me-Jfode'romori
riti delle sue oraìioni , che non fi tosto egli hebbe resa l'anima al Creatore , paAÍ^'J^JÇ?11
sandoà miglior vita, incapo à pochissimi giorni , si vidde seguir la pace, e là1 riti dei p. d.
tranquillità di tutta Napoli , la quale come fedelissima al suo Signore , per mo-i Ciccano,
strar conl'attioni esteriori, la prontissima vbbidienza,che ella douea alla Catto
lica Maestà del suo naturai Padrone , e a'Miniitri suoi , ponendo sine à tutti i ro-
morijsi mostrò al Viceré tutta ossequiosa,e vbbidiente . La qual dcliberatione,e
Iodeuolerisolutione presa dalla Città,ancorche fosse molto conforme alfobligo,
ch'ella hauea al suo Rè Cattolico Carlo V. inuittissimo Imperadore : nientedi
meno , non si sapendo che fine fossero per hauere questi tanto rouinosi tumulti
B ! già nati; molti Signori Napoletani l'attribuirono , alsintcrceffioni e meriti di
questo deuotissimo , e ottimo Padre, credendo piamente, che quel buon_»
Religioso , il quale mentrech'era in q uesto mondo , vestito di carne mortale , con
tanto suisccrato affetto di carità, desiderò e procurò la quiete, eia pace di
quella Città j quello ch'egli non fu basteuole à ottener per lei , mentreches
anima staua congiunta al corpo, sciolta poco dopo da quei legami, e pre
sentata auanti la Maestà di Dio , e con maggior carità supplicandola , come
più liberaci poteste ageuolmente ottenere .

Nominato da Francesco Re di Francia il Padre Don Pietro da.


Verona Cherico Regolare , à vn Veicouado di quel Reame , non
solamente lascia di se buon esempio noni' accettando ; ma con
l'altre attioni della vita sua infino à morte , rende odor di santità .
Cap» X.

EGNANDO nella Francia in questi istcssi tempi il genero


sissimo Re Francesco ; la nostra Caia di San Paolo di Napoli , ha
uea frà gli altri degni,e grauissimi soggerti5de' suoi Padri,e figliuor
li , e di bontà , e di lettere più che mediocri , vn segnalatissimo ,
D c letteratissimo Padre Veronese , e' hauea nome Don Pietro . Il
quale, ancorché non fosse naturale di quel Reame di Francia j tuttauia i molti
meriti , cosi della vita sua molto esemplare e (anta , degna d' esser da' buon
Religiosi imitata, come la fama dell' eccellenza delle lettere, meriteuole d'es
sere ammirata, il rendeano tanto chiaro, e famoso , che ' 1 Rè di Francia pos
posti i naturali di quel Regno , il giudicò meriteuole d'vn di quei Vcfcouadi . D. Pietro Ve
Percioche , hauendo questo degno Padre , nella Canonica legge, e nella Ci- ronese Doccor
Parigino .
uile in Parigi , per qualche spatio di tempo studiato , e in quels istessa Vniuer-
sità , nell'vna , e nell'altra professione essendosi finalmente addottorato, e non
meno nella Ciuile , che nella Canonica, riuscito intendentissimo, e Dottor mol
to famoso i fattosi vltimamente Religioso, l'anno 1532. attese à continuare in
quegli studi;', aggiungendo alle sue Religiose occupationi , ancor lo studio del
la sacra TeoIogia,e delle lettere Ecclesiastiche . Ne'quali eserciti) , occupandosi
có grá dilctto,frà gli altri suoi cóponimenti,che fon rimasi nella Religione scritti
à mano,v'è vnsuo piaceuolissimo,e dottoDialogo,inlode della vita cótéplatiua, Dialogo in lo
in cui dimostrando có molti luoghi,nó solo delia dottrina d'Aristotele, m a molto de della vica
più diS.Tómaso,e d'altri Dottori Ecclesiastici,la vita cótcplatiua,esser multo »ij2ddTD.pie
gliore, più diletteuolcpiù quieta, e senza cóparatione molto più sicura,che l'at- tro vcrenesc.

D truai
?8 Historia della Religione

tiuajsi difende dall' imputationi , che gli erano date, per hauer lasciata vna
Chiesa Curata, con vna Degnita, che egli haueain Verona, eleggendo lo
stato della Religione . Di cui dimostrandosi egli amantissimo ; proua cosi con
la dottrina de' Padri } come con V autorità dell' Istorie Ecclesiastiche, e con gli
esempi; degli huomini Santi , d'hauer fatto ottima deliberatione , à elegger lo.j
statjo della Religione , lasciando gl'infiniti pericoli della vita passata . Fece_<>
Componinien anche altri dotti componimenti > in materia de' sacri Canoni, e in particolare ,
ti dçl P. D. Pi e n'ho Ietto vnomoltovtile,in materia beneficiale, de Pluralitate, & incompa*
tro Veronese
in materia de' tibilitate beneficiorum ; la quai materia , ne' tempi ch'egli scrisse , non era an
lacri Canoni . cor dilucidata , come dopo , per le determinationi fatte nel sacro Concilio di
Trento . Le cui religiose , e honoreuoli fatiche , essendo à gli studiosi gio-
ueuoli ; saria stata cosa conueneuole , non tenerle sepolte, come per la loro hu-
miltà e modestia , hanno fatto i Padri per l'addietro,cosi di queste, come d'altre
degne fatiche di molti di loro,che meritauano d'esser poste in luce . Crescen
do addunque molto più nella Religione il nome di questo religiosissimo Pa-
dre^e la fama della virtù sua,mentreche regnaua in Francia l isteíTò Rè Frances
co , il quale demeriti della virtù , e bontà sua , hauea particolar relatione , esti
mandolo soggetto , com'egli era , di gran valore , il nominò à Papa Paolo 1 1 1.
per vn Vescouado di quel Regno , del cui nome , per la differenza , e diuersitàn
fîumilràdelP. dell'Idioma Francese, non è rimasa nella Religione ricordanza , quantunque
D. Pietro Vç- il fatto stesso molto certo sia, e notorio. Ma questo Religiosissimo Pàdre,il quale,
] ronde. come humilissimo 5 e buon seruo di Dio1, e amatpr della virtù,, era insiememente
desideroso di viuer nella sua Religiosa quiete, continuando diseruiralla Mae-»
stà Diuina,mediante I'oiseruanza Regolare, e riputando quello stato, senza com
paragone, molto più sicuro 5 non volle mai , in guisa veruna accettarlo , ma rin
Non accetta.» granando la Maestà di quel Rè,si mantenne libero, e scarico dal peso della Cura
il Veseouado, dell'anime. Del quai successo, essend'io stato fedelmente inforroato,per relation
offertogli da di quei Padri suoi compagni, ch'erano viui ih quei tempi , ch'io entrai in questa
Francelco Rè
di trancia , Religione,i quali haueuan questo Padre conosciuto, e praticato molti anni in S.
Paolo di Napoli'jne posso dar sicùràmente in questa Istoria ragguaglio . Ne fer-
mossi qui là virtù singoiar di quest'ottimo Padre ,hauendo con attion di proson
da humiltà quel Vescouado humilmentc rifiutato : perciochc, essend'egli stato
nella Religione vn nobilissimo soggetto , quasi di tutte quelle virtù adornato, le
quali rendono vn Religioso à Dio grato,e à gli huomini degno d'^sser'ammira-
to e amatogli guisa di nobile e pregiato vaso,ripieno dipretiosi liquorijnelia có-
uersation de'suoi Padri, e Fratellijpiraua delle virtù:e della vitasua,vnsoauissi-
mo odore. Intorno al qual soggetto,ancorche co S.PaoIo Apostolo, egli hauesse
potuto dire,come perfetto seruo di Dio. Bonus Chrifiiodorsumus , nientedimeno,
vÇot.í, .
oltre à tutte l'altre virtù , che in lui specialmente risplendeuano , egli era tanto
Vago della la vago della vita appartata,e della solitudine degna di re!igiosò,che alla medita-
mudine , tione,e all'oration mentale,specialmente dedito , nell'essercitio di Maria , si com-
piaceua talmente,che tutto'Hempo, il quale dalla frequenza del Coro , da' suoi
bisogni corporali, da tutti i consueti eserciti) dejla sua Religione,e in somma da
tutte l'occupation di Marta,giorno e notte gli auSzaua;neIla meditatione,c ora-
tione sruttuosamctc lo spédca»NellaquaI manierale modo di viuerc-hauend'egli
perseuerato,có grand'eièmpio, e lode di semedesimo,anzi co edificationc e am-
miration di tutti i suoi Padri,e Fratelli di quella Casa di S PaoIo,infino à morte:
no mi parendo di poterete di douer giustamente tacere il particolar successo del
suo felicissimo passaggio all'altra vitajmi son rispluro,di darne in questa Historia
breuemente relatione . Conciosiacosachc, essendosi egli ammalato la Domenica
della Settuagefima , d'vna nonsdamente lunga infermiti , d> più di due mesi
<\ ma molto
I

De Padri Cherici Regolari. Cap.9.


39
ma moko grauc, e noiosa ; quantunqueda alcuni suoi consueti esercitij ,coíi
di particolari diuotioni , come del solito Víficio Diuino, per lo noiosissimo fa-
stidio dell'infermità,egli fosse stato tal hora legitimamente scufato: tuttauia non
íi scordádo giammai délia sua lunga cósuetudine, dellámeditatìone,c oratió mé
tale,che per l'assiduità,gli s'erafatta innata,e quasi connaturalejtionsolamente nô
s'astennein tutto quel tempo, darecitar ognigiorno l'Vfficio Diuino , délie sette
horc Canoniche , ma nè pur l'esercitio délia sua confueta oration mentale , dis-
messe giammai.Nella quai oratione,rendendosi spesse volte in colpa de'suoi pec-
catijhauea sempre inbocca le parole del Profeta, Siwìqitates obferuauerisDomi-
ne Domine quisfu/litiebirì Ma. confohndofi appresso con la meditatione délia mi-
sericordia di Dio;rispondea à se stesso,so*giungendó il verso del medesimo Sal-
B mistaQaw apud Dominum misericordia ,& copìosaapud eitm redemptio . E non
si parteridomai da questa diuota consideratione délia misericordia di Dio,ede'
suoi peccati,replicaua assai voìtziDimitte nobis débita »oi?r<sr.Percioche come di
uotiflimo Religioso , e divitamolto esemplare', non si íâpea satiardi chieder
perdono alla Misericordia Diuina , conoscendosi vicino alla sua fine , per passar
aU'altravita,quando secondola sentenza del Padre S. Agostino , nessun Chri-
stiano , ancorche di molti meriti , dee partir di questo Mondo, senza hauer
fatto parte di penitenza , mediante laquai meditatione abbracciaua volentie-
S'apparechia
ri , e con allegrezza il suo patimento infino à morte . Quando , come seruentis- alla morte .
simo Religiofo,per apparecchiarsi à far quels vltimopasso christianamente , e re-
ligiosiUimamentc, armandosi , e fortifícandosi contro le' mortalissime armi délie
tentationi dellodiosissimo nemico infernale , e angoscc délia morte , hauendo
riceuuto molto diuotamente i sagramenti délia santa Madre Chiesa , & etian-
diol'Estrema vntione:si conoscea sensatamente da'circostanti,quanto assettuòsa-
métc,cosi con l'affetto di dentro,come ne'sembianti di fuoiï,pregaua spesse volte
U Signor IddiOjche si volesse degnare per sua misericordia,di concedergligratia,
ch'egli potesse risuscitare nel giorno délia sua gloriosa Resurrettione" E in_»
queste assettuose meditationi , e profondi pensieri , e desiderij di resuscitar con1 ♦v
\ I ■ -...^
Christo,prendendone occasion dalla Pasqua délia Ressurrettione , che erá hora-
maivicina;auuennechc'lGiouedì Santo , perduta la parola , dimanierache
egli non potea più fauellare ; ciascun de circostanti , si facea sermamente à
credere, esser venuta horamail'vltimahoraj quandoTanimasidouesse separar
dalcprpo . Nel quale stato nondimeno , con marauiglia d' ognuno, interte-
nendosi quais nella sua confueta meditatione , perseuerò il Giouedì Santo , il
Venerdì,il Sabato,e fínalmente infíno alla Domenica mattina délia San-
tiífima Pasqua di Ressurrettione dopo pranzo . Quando al giuditio del P. P.D.Vîncenïo
di Masso .
D.Vincenzo di Masso5che per cura dell' infermo era quiui aiïistentç ( dicui
in altra occasione si dìrà ) parendo per qualche motiuo del corpo , ch'egli fosse
in procinto ài render tosto 1' anima al suo Signor Iddio ; ne sece consape-
uoleil Padre Propoíto. II quale col consueto segno del Campanello , con-
uoeati tutti gli altri Padri , e Fratelli , nella Cella dell' istesso Padre Don Pie-
tro y che s' estimaua già vicino à mandar íuor l' vltimo fìato , e intorno al
Ietto dell* infermo posti ordinatamente ; voile, che salmeggiando à coro, si
II diletto dél
recitassero tutti i salmi Graduali . I quali forniti 3 i Padri seguendo di sal- ia meditatio
meggiare, cominciarono i sette Penitentiali , e venuti al Salmo Deprofun- ne > nel P. D.
Pietro vicisio
dis-, hauendo vn Coro cominciato il versetto , Quia apud Dominum miseri à morte , hà
cordia; il Padre Don Pietro, che giàtregiorni addietro , non hauea mai più forza di vin-
fauellato , anzi si giudicaua tanto vicino aïs vltimo dcJla vita sua , che_» cerla riatura >
giá destitues ,
fi conoscea non hauer quasi più sentimento i non essendo ancora estinta_» e proposta .
in lui,quclia assettione , ch'egli hebbe sempre in vita, alla méditation

D a dellc I
40 Historia della Religione

delle cose di Dio ; mentrechc mcdjtaua in quelle parole , la misericordia


Diuina,haucndo sorza in lui l'affetto,di vincer la natura già destituta,e prostrata
dal male , disse, ripigliando il verso già cominciato dal Coro , e recandolo tutto
à fine,con voce tanto chiara, che sa intesa da tutti : Quia apud Dominum miss
rìcordia , & copiosa apud Deum redemptio . E finalmente sorniti quegli virimi
accenti, con édification di tutti i suoi Padri , e Fratelli , mandando fuori l'vlti-
mo siato , spirò con esso l'anima, rendendola al SignorIddio , suo Creatore, à dì
a8. di Marzo l'anno 1551. la cui gloriosa fine cagionò nelle menti di tutti
quei Padri, singoiar marauiglia, non senza vna santa emulatione, einuidia_»;
conciosiacosache, essend'egh stato dal Giouedì Santo, infin' àquell'hora senza
sauella : non parea possibile,che in capo à tre giorni, quando dalle forze della»,
natura abbandonato, e diuenuto tutto fiacco , era più che mai vicino à morte , B
con voce cosi chiara, e sonora,hauesse potuto proferir quelle parole del Prose
ta, in cui parue,che questo buon seruo di Dio, volesse far sembiante della sicur
tà singolare , e della fidanza, ch'egli hauea nella Maestà sua , e nella misericor
dia Diuina, d'haucr ottenuta la gratia, conforme al desiderio suo ( come si
può fermamente credere) d'esser risuscitato , nella Santa Rcsurcttione di Nostro
Signore . Questo fatto fu in quel tempo notorio , e à me nel successo di tempo,
da diuersi Padri raccontato; ma specialmente mene fu dato fedelmente rag
guaglio, dall'istesso Padre Don Vincenzo di Masso, Padre non solamente vera-
ce,ma per autorità, e grauità degno di sede, il qual fu sempre presente . Ma_,
oltre à quello , che per relatione à bocca, me stato fedelmente da diuersi Padri
referto, s'è veduta ancora vna lettera di proprio pugno, del Padre Don Gio-
tarer» tel P.
D.Giouaoni. uanni di Marionò, huomo di tanta virtù , che morì con openion di santità (co
ca if il io mc Poco sotto diremo ) in cui scriuendoai Padre Don Geremia da Salò , huo-
P' ' I mo di santa vita(di cui similmente diremo)il facea di tutto questo successo con-
Cap,,r'ir 4";sapeuole . La qual lettera è stata veduta, e riconosciuta da molti Padri , e par
ticolarmente dal P.D.Paolo Tolosa, al presente Vescouo di Bouino, di cui il di
Cap.fa.7f. rà al proprio luogo.

A istanza del P. D. Bonifatio di Colle , ottenuta da Papa Giulio


Terzo la confirmation de'Priuilegij, hauutidagli altri Pontefici,
suoi Predecessori; fi consagra in Napoli il Cimitero di San Paolo .
, Cap. XI.

OPO l'allegrezze di Papa Paolo Terzo, per la vittoria ottenuta.,


Uff»
da Carlo Quinto Imperadore, contro gli Heretici della Germa
Vittor.di Car nia , alla qual impresa , l'istesso Pontefice hauea mandato aiuto di
InV. contro fanti , e di caualli, fotto'J gouerno del Duca Ortauio Farnese; e
gl'Heretiei
della Gcrma per la morte di Lutero, capo di tanti mali,autor di scisme, e troua-
nia. tor d'Hcrcsic.il quale hauendp cominciato l'anno 1 5 17. che fu il quarto di
Papa Leone Decimo à predicare, e scriuere contro la verità della Fede Catto
lica , e continuato insino al 1 5 4r5.poiche per Io /patio di 29. anni hebbe contro la
Morte dell'em Christiana Kcpublica/'armc del furor suo,iniquamente adoperate, con subita-,,
pio Martin—»
Lutero.. e vituperosa morte , degna della passata vita, hauea vltimato i giorni suoi;[
• •» f > \ j>r J--WT.1
Morte di Papa
Paolo Terzo.
De'Padn Cherici Regolari. Cap. i s 4i

A Gio. Maria dal Mónte, Vcsco 110 Cardinal PrcncstinOje volle hauer nome Giulio Papa Giulio
I Terzo, Il qual Pontefice Tanno 1551. confermò alla Religione tutti i Priuilegij Terzo.
' attenuti da gli altri Pontefici , à istanza del P. D.Bonifatio di Colle, Nobile d'
Alessandria della Paglia,che fu vno de'quattro Fondatori della Religione, huo- D. Bonifatio
di Colle ortie
mo osseruantissimo,e di bontà singolare, il quale in questo tempo era Proposto ne la conser-
di San Nicolò di Tolentino, nella Città di Venetia; ouc, essendo per li molti . macina k de* Pri
della
meriti delle sue religiosissime qualità , singolarmente accetto , e nella salute > ' Relígíoine.
dell'anime , spendendo con gran profitto de'prossimi , l'eminente talento , che'l
Della nohilti
Signor Iddio gli hauea conceduto, facea gran frutto in quella Città 3 cornea c .incielici
dotato dalla Maestà sua,di tutte quelle dote, che fanno vn Religioso mirabile—; della Ami
gli! di Colle,
in seruigiosuoDiuino,e della Religione . Di cui hauendo lasciato a'posteri,ot- vedasi à c.irr
B timi esempij , degni d'esser imitati ; fu specialmente tanto amator della quiete, 177.H. 178
dell'osscruanza della vita Regolare, c'hauendo suggito tutte quell* occasioni ,
che l'hauesser potuto,dal suo corso di buon Religioso distrarre ; ne racconterò
in questo luogo vn esempio solo , per saggio della bontà sua . Percioche, essend' D. Bonifacio
inuitato àRo
egli stato molto amato da Papa Paolo Quarto , nel principio di quel Pontefica- ma da Papa_i
to , fu chiamato da sua Santità à Roma , e molto benignamente inuitato per Paolo IV.non
consence di
istarsene in sua compagnia , si come erano stati compagni , e con ottima corri cambiar
spondenza fra loro,nella fondation della Religione . E mentreche il P. D. Boni- qu'ere della
fatio,mal uolentieri si potea persuadere , d'hauer à priuarsi dell'amata quiete.^ Religione per
l'inquietudine
della sua Cella,seguitando di replicare il Pontefice l'istesso amoreuole vrficiodi delia Corte.
farlo chiamare à Roma; poiché questo Padre,in quei due anni , e pochi mcsi,che
visse,dopò l'assuntiondel Ponteficc,fu molte volte chiamato,vsando col Papa la
sua religiosa modestia,fece sempre scusa con sua Santità, per non andare à Ro
ma : ma lasciandosi co' suoi Padri liberamente intendere^ icea , che non gli tor-
naua bene , cambiar la quiete della sua Religione, peri' inquietudine della_j
Corte . In oltre aggiugnea , ch'essendo vna volta vscito di quella Città , non_»
' gli piaceua di tornarui di nuouo , ricordandosi particolarmente , cosi delle per
cosse hauute da quei licentiosi , e fieri soldati, l'anno 1527. nel mese di Mag
gio , quando con le piattonate , e altri più graui oltraggi , fu da loro tanto mal
trattato , come dell'altre superchieuoli indegnità , vsate verso gli altri Padri ,
suoi compagnie particolarmente della crudeltà più che barbara, contro al P. D.
Caetano Ticne,di cui è detto sopra. Hauendo addunque il P. D.Bonifatio otte Morte 'del P.
D nuto di restarsene in S.Nicolò di Venetiajseguì di viuer quiui nella consueta os- □ .Bonifacio .
seruanza della sua Religionc,infino à dì 5.del mesed' Agosto 1557. E passando
allora à miglior vita , lasciò esempio di santità, à tutti coloro , che l'hauean co
nosciuto , e seco dimesticamente conuersato, non solo suoi Padri, e Fratelli , ma
anche ad altre persone dell'istessa Città di Venetia,oue in tant'anni fu sempre te
nuto in openion d'ottimo Religioso,di vita molto esemplare, e incolpata. A re-
quisitione addunque di questo buon Padre,ristesso Papa Giulio , confermò per
BreueApostolico,sottoladatade'io.di Giugno,l'anno sopradetto, tutti i Priui
legij,e le gratiecócedute alla Religione,da Papa Clemente Vll.eda Papa Pao
lo III. (santa memoria)suoi predecessori , come di sotto più distintamente si dirà
nell'anno 1 jó^.ouc si racconteranno tutti i Priuilegij,alla Religion conceduti,ejcap. »f.
confermati da'Pótefici Romani, conl'occasion della confermationc,ottenuta da
PP.Pio V.e di quelle gratie,che l'istesso Pont, in quei tépi benignaméte cócesse
L'anno terzo addunque di questo Pótefice,che fu della nostra salute il 1 5 5 2. «fi*-
nel mese d'Aprile,fu consagrato il Cimitero di San Paolo di Napoli , da Monsi- Scipion Rebì-
gnor Scipione Rebiba , Vescouo di Motola, allora Vicario Generale di Gio. ^y^0"^
Pietro Carafa, Cardinal Teatino, Arciuescouo di Napoli. 11 qual Vescouo di sagra il clmí-
MoroIa,l'anno 15/5. fu creato Cardinale dall'istcsso Papa Paolo IV. e chiamossi te"° di San
i Paolo .
D 3 Car- I
42 Historia della Religione

Cardinal di Pisa , fu appresso sommo Inquisitore, e poi Vescouo di Sabina ; g


l'anno 1 577. a' 24. di Luglio,passando molto Christianamente à miglior vita.,
nella Città di Roma, volle per propria elettione,che'l suo corpo fosse sepolto nel
Il Cimitero la Chiesa di San Siluejlro di Montecauallo , Questo medesimo Cimitero , dopo
si trasferisce
in altra parte la sua consagratione, essendo stato nel successo di tempo, con varij e diuersi or
.iella Ciucia. namenti , variamente adornato , e nobilitato molto ; vstimamente nell' occa
sion dell'edificio della nuoua Chiesa, à cui sudato felicemente principio l'anno
1 5 8 3 . da gl'istessi Padri, fu mutato dal suo primiero sito , e nella patte inferior
della Chiesa (come al presente si vede)con poca spesa trasferÌto,e da me,per vo
Molti Signori lontà de'Padri,benedetto;è tenuto in tanta veneratione,che moki, non solamen
Napoletani , te Nobili,ma etiandio Signorie Signore della prima Nobiltà,? delle principali,
volentieri e- ç illustrissime famiglie di Napoli,pcr diuotione a'Padri della Religione, lascian fi
Jeggon }a se
poltura nel do le proprie sepolture, hanno voiuto,per propria elettione,cosi in questo,e nel
Cimitero di l'antico Cimitero dell'istesfa Chiesa ? come nell'altro de' Santi Apostoli 3 essere
ji-l'aojo,
in diuersi tempi sèpeliti f

Assunto al Ponteficato Ciò. Pietro Carasa , Cardinal Teatino , eleg


ge Vescouo di S . Asaph il P, D. Tommaso Goulduello Inglese,
Cherico Regolare , mentreche in compagnia di Reginaldo Card.
Polo per la Fede Cattolica, s'affatica in quel Regno . Cap, XII.

RA venuto horamai il tempo, che la Religion de'nostri Cheriçi


RegoIari,cresciuta non solamente nella quantità de'figli, ma molto
più migliorata nelle virtù,e ne'molti meriti de'suoi miglior sogget
ti , non solo fosse à se stessa gioueuole col gouerno particolare" ie'
suoi Maggiori , nelle Chiese, e Casç,cosi sue, come nelle Catedrali,
Religion de'
Chcrici Rego à commune beneficio de'prosfimi ; ma à maggior honor di Dio>gloriasua , e vti
lan, vtile alla le della Christiana Republica,facçsse del suo gouerno-jutra la Greggia di Chri-
S.Chieía,çtiá-
dio neir vni- sto vniuersalmente godere,e mediante il reggimento della Cattolica Chiesa Ro
uersal gouer- mana , sedendo sopra la Catedra di S.Pietro,con la dottrinale con l'eíçmpio,có- D
no di lei. ducesse l'anime à Christo, Morto addunque Papa Giulio Terzo quest'anno
1555. à di 23, di Marzo, c dopo la vacanza di 17. giorni, adi 9. d' Aprile , di
questo medesimo anno, eletto di commune consentimento di trentasei Cardina
li , Marcello Cardinale di S, Croce in Gerusalemme,di Monte Pulciano,nelio
Stato di Fiorenza,vo!le, ritenendosi il nome del Battesimo, chiamarsi Marcello
Secondo, per rinouar la memoria di Marcello Primo , santissimo Pontefice , ç
Martire di Christo, e imitar l'humiltà , e pacienza di lui , il quale in vna_,
puzzolente stalla d'animali , nella maggior fiacchezza della sua vecchiaia , fu
posto à gouernare i caualli . Mapercheforse (come scriue il Panuinio nell^
additioni del Platina, alle vite de'Pontefici Romani) il Moado non era degno
d'hauer vn tal Póteficc; il di primo di Maggio, di quest'istcsso anno, passò à mi
glior vita, dopo ventidue giorni del suo Ponteficato, con dispiacer di tutti i
buoni , per la grande speranza, e openione , ch'egli hauea di se stesso al Mondo
Morto Papa lasciata . Morto addunque questo Santo Pontcfice,dopo la vacanza d'altri ven
Giulio' III. e
Marcello II- tidue giorni, adì 23. di Maggio , del medesima anno, che fu il giorno dell*
succede pel ammirabile Ascension di Chriseo N. Sig„fu eletto Papa da quarantaquattro
Ponteficato il
Card. Teatino Cardinali,Gio. Pietro Carafa, Cardinal Teatino, huomode'priniL.e'l principal
e lì chiama Autore, e Fondator della Religione de' Cherici Regolari ► ia quai clettionç_^,
Paolo IV,
el
2
De Padri Cherici Regolari. Cap. I 2, 43

per essere stato il Cardinal Carafa?Creatura di Papa Paolo Terzo ; dal suo Ni
pote Alessandro Cardinal Farnese , fu singolarmente aiutata, e fauorita , e chia-
mossi forse per questa riçordáza,e gratitudine de'beneficij riceuuti da CasaFar-
pde3Paolo IV. No il ritenne il nome di Pietro; no che egli non iàpeste d'esser di Pontefice Ro
mano , di de
degnità , e di potestà eguale : ma perche si conoscea di meriti grandemente in gnata eguale à
feriore. Addunque la prossima seguente Domenica , nel solito luogo auanti la_, ^Pietro, di
meriti jr/fe-
porta di San Pietro, da Francesco Cardinal Pisano Nobile Venerano, fu coro- nore.
nato. E come colui , che nella sua altissima mente,hebbe sempre innato vn natu
rale^ ardente desiderio di giouare,e massimamente in materia di Religione,alla Zelo del Pa
pa di ridur
Chiesa Vniuçríàie> di cui allora egli era Pastore;ricordandosi in quanto cattiuo re in Inghil
stato si ritrouaua il Reame dTnghilterra,per cagion della Scisma d'Enrico Vili, terra U Reli
e delle molte Heresie, che. nel tempo d'Edouardo Sesto suo Figliuolo, erano sta gion Chiistia-.
na in migliare1
te introdotte in quel Regno; e desiderando di ridurui la Religione in qualche stato',
buono stato,con la prouision di Vescoui Cattolici ; il Mele seguente, dopo la sua
elettione al Ponteficato , dichiarò Vçscouo di S, Asaph,ChiesadiqueIîlegno D. Tommaso
Goulduello
il P.D. Tommaso Goulduello , persona Nobile di quella Natione , della Città Cherico Re
di Conturbia > e Cherjco Regolare della nostra Religione, il quale, per giouare golare Velco-
uo di Sant'
à quelle misere anime, hauea già due anni, che se ne staua in quel Reame . Peìr- Afaph,
cioche , dopo la morte d'Edouardo Sesto , giouanettodi sedici anni,sotto il cui Edonardo VI.
gouernojper vitio d'Edouardo Seimero,suo Zio,e protettore in quel Regno,egli Re d* Inghil
era stato d'Heresia tutto infetto,e macchiato.-essendo venuto quei gouerno,nelie terra heretico
mani della Serenissima Maria Reina Cattolica , ed ella hauendo chiesto à Papa
Maria Regina
Giulio Terzoni Cardinal Reginaldo Polo, Nobilissimo Signore di quella Natio d'Inghilterra.
ne, di Real sangue nato , per Legato Apostolico di quel Regno ,acciocheegli, Reginaldo
co l'autorità sua, riducesse quella Chiesa, sotto I'vbbidienza delia santa Sedia,e Card. Polo le»
Pontefice Romano, assoiucndola dalle Censure , in cui cli'era stata tanti anni se sfato Aposto-
icoin Inghil
polta : questo medesimo Padre Inglese, Don Tomaso Goulduello, per ordine.^» terra .
dell'istesso Pontefice Giulio Terzo , coi compiacimento de'Padri della Nostra
Religione, fu mandato in compagnia del Legato Apostolico , in seruigio della
sua Natione. Conciosiacosache,essend'egIi naturale di quel Regno,e perciò in
tendente della materna lingua ; potea molto meglio d'vn forestiero , impiegar le
forze sue in quel seruigio,spendendo il suo eminente talento in honor di Dio , e
salute di quelle misere anime, da gli Heretici tanto pçrnitiosamente idganhate .
D Percioche essend'egli,non solo delle Lettere di Filosofia più che mediocremente Dottrina, bon |
ornato,ma ctiandio nella sacra Teologia molto ben ammaestrato;oltre alla mol :a.e zelo di
ta cognition della dottrina de'PadrijC della sacra scrittura;potea per Ja salute di Monsignori}.
TomruasoGo-
qucll anime, mediante l'amministration de sagramenti,e con resortationi,e pré ttlduello ,
dications suoi talenti assai conueneuolmente impiegare. Onde perla pratica.,
continua, che n'haueano i Padri della Religione, e per la spcrienza fatta di lui ,
ne'loro Ecclesiastici eserciti; , e per la cognition che s'hauea di lui j ancor nella
Corte Romana , esend'egli riputato vn segnalato Religioso , dotato da Dio, non
solo di bontà singolare, e d'vn sincero afsetto,e zelo dejl'honor Diuino* e della
salute dell'anime , ma di gran prudenza , e destrezza d'ingegno nell'attioni hu-
mane : fu giudicato da Papa Giulio III. per buon istrumento di nostro Signor
Iddio , in aiuto di quelRegno,e da Papa Paolo lV.degno Pastor del gouerno di
quella Chiesa di Santo Afaph. Nella cui amministratione,ancorche Don Tom Nel gouerno I
dell'anime D.l
maso Vescouo, facesse gran frutto nel gouerno dcli'anime,amministrando , e di- Tommaso Go-|
/pensando loro i santissimi sagramenti , e particolarmente nel principio del feli ulduello fa
gran frutto ini
cissimo reggimento della Reina Maria ( di felice memoria) raccogliendo infinite Inghilterra .
ànime dalla seccia, e sporcitia dell'Heresia,e della Scisma,le quali,nel tempo d*
Enrico VIH.e d'Edouardo VL suo Figliuolo, v'erano miseramente cadute3 e sta
te molti
f ■

44- Historia della Religione

te molti anni sepolteje riccuendole con la potestà delle chiaui, nel grembo della A
santa Madre Chiesa , e poi in tutco'l rimanente del suo ottimo reggimento , che
fu cinque anni,e quattro mesi .-nientedimeno succedendo in quei misero Reame
[Lisabetta Rei Lisabcttajche ben tosto fi scoperse hereticajin capo à poco tempo,fu talc,c tanta
na d'Inghil-
crra , perse- la persecutione, e l'odio dc'Ministri di lei,contro a'Cattolici;che nonsolamente i
! gai ta i Catto sagramenti non si potean più amministrare , ne celebrar la Messa ; ma , e i'istessa
I liei del suo Re
jgno . Messa,e i Sagramenti,e le Corone,e le Medaglie,e i Grani benedetti^ gli Agnus
Dei>e l'Imagini d'ogni sortè,e tutte l'altre cose,c'hanno sembiante di Religione,
e di Fede , e di pietà Christiana , erano state da loro ridotte, à delitti capitali d'
offesa Maestà; fu necessario, non v'essendo più rimasa speranza veruna,di potere
etiandio con lo spargimento del sangue proprio giouare à quell'anime , di partir
del Regno . Percioche hauendo questa Reina, per seguir le mortali/lime pedate) £
Lisabetra Rei d'Enrico VlII.suo Padre Heresiarca,pubIicato vn Editto,per cui ella volta esser
na , si fa chia
mar Gouerna chiamata soprema Gouernatrice di quella Chiesa , escludendo da quel Reame la
trice di quella potestà del Pontefice Romano, hauea ordinato, che tutti i Prelati delle Chiese,e
Chiesa . specialmente iVescouijsoscriuendo questo mostruoso,empio, e profano titolo, la
cófessassero,e riconoscessero per tale; E si come Enrico suo Padre , tagliò la testa
al Santissimo Vescouo,e Cardinale Rossense,il più santo huomo,e'l più letterato,
Giouannì Fi-
fero Vescouo che fosse in tutto quel Regno, e à Tommaso Moro gran Cancelliere del medesi
Roffenfe,e Tó mo Reame , il più segnalato frà i laici,e'l più letterato, e dall'istesso Rè lingolar-
maio Moro ,
moiono per la mente,e caramente amato , solo perche non si vollon bruttar con questa abomi-
di fension del ncuole, e sozza macchia di Scisma , ed' Heresia, chiamando vn Laico supremo
la sede.
Capo di quella Chiesa ; cosi elia,ch'era siglia,hauendo nel principio del suo go-
uerno,pubìicato questo tanto profano Editto,enon volendo il buon Prelato Don
Vescouo Goul Tommaso Vescouo GouIduello,in compagnia di dodici Vescoui , e altri Prelati
duello.con do Ecclesiastici,à vn impictà tanto enorme, e cosi brutta risolutione,in guisa veru
dici altri Ve- na consentire , nè dir con giuramento ( com'era lor comandato ) di riconoscerj
scoui non con
sente di con lei soIa,per soprema Gouernatrice,e Capo della Chiesa d'Inghilterra ; tutti colo
fessar Lisabet ro, i quali erano huominiletteratissimi,e non meno digiuditio, e di grauità , che
Ita Capo di
quella Chiesa di bontà, e di zelo singolare; furono,da questo degno Tommaso impoi,deposti,e
de'gradi loro , e di qualunque Degnità,c honore, da lei ingiustamente priuati.
Onde come ottimi Prelati,con grand'esempio di pacienza , e di costanza , forni-
Dodici Vesco ron le vite loro in diuersi tempi nelle prigioni/olamente per testimoniar la Cat
ui Cattolici ,
per la perse tolica fede di Chrisro,non volendo confessar vna semina Gouernatrice di quella |D
cution dclla_. Chiesa . I cui santissimi nomi,aíïineche la ricordanza loro non venga meno , e la
sede , priuati memoria de'meriti non si perda , m'è paruto di lasciargli qui sotto scritti , e fon
da Lilabetta
delle lor De questi . Nicolò Arciuescouo Eboracense, e poco prima Cancellier del Regno d'
gnici . Inghilterra ,de'quali honoreuoli gradi , e degnità dell'istesso Regno , quello e'I
primo frà gli Ecclesiastici, e quest'altro il primo de'laici . Dipoi Edmondo Ve
scouo di Londra, Tonstallo Vescouo di Durrham , Giouanni Vescouo di Vuin-
cestre,Tommaso Vescouo di Lincolnia, Thurlbeo Vescouo d'Eli , Turbauillo
Vescouo d' Esseter, Burno Vescouo di Bathè, Polo Vescouo di Peterboruc,
Bayno Vescouo di Litchfeild, Cuthberto Vescouo di Cestre, Oglethorpo Ve
scouo di Carleel , e Tommaso Goulduello Vescouo di Santo Asaph , Cherico
Regolare . Il quale hò voluto serbar nell'vltimo luogo, non ch'io l'habbia giudi
cato inferior di meriti , à niuno de gli altri , i cui gloriosi esempij , come de' pri-
mi,e più segnalati Pastorr,e Prelati di tutta l'Inghilterra, hebbero sorza,e virtù ,
di mouercla miglior parte del Chericato , à seguir le lor pedate , e molti c'ha-
uean le prime Degnità , e le principali Prebende delle Chiese , se non ne furon
priuatijvolótariamentelerinuntiarono, epartiron di quel Reame,Iaseiando tut
ti i lor beni in preda de gli Heretici : ma perche hauendo egli hauuto gratia da
De Padri Cherici Regolan Cap. i 2. 4>

^ Dio d'vscir di quel Regno,dou era in quei tcmpi, cosi strerta clausura,che senza
■ la licenza in scriptis di quellempia Reina > non si daiia il paíso à niuno naturale
Ingleseibisogna direj.che'1 Signor Iddio se ne volesse seruire , in benefìcio délia
isua Réligione de'Cherici Regolari ; hauend'egli hauuto gratia di tornarci , e di
ímonrle in braecia,spregiate niaslSmamenterosterte di quella Reina,la quale gli
'prometieamigliore e più ricco Vescouado , purch'cgli hauesse consentuo di ri- Mons. Asafen
se non accer-
ceuerlo,ed'accettarlo da lei ,comeda soprema Goucrnatrice di quella Chiesa . tan^o da Lisa-
Alla quai oíferta non consentendo il buon Prelato,prese per partito, e ne su dalla betta vn Ve-
scouado p ù
Maestà di Dio fauorito,mutato l'habito,di partir occultamente dcl Regno. E tor~ riccoi se
nato inltalia,se ne ritirò nella sua natiua Casa di San Paolo di Napoli, oue egli rorna in Icaiia
era già stato riceuuto all'habito délia Réligione , c dopo il tempo délia sua pro-
B batione,hauea ancor fatto la soierie profcíïìonejdonde íîmilmente era già partito,
quandosumandatoin Inghilterra. E in questa Casa , ancorche fosse Vescouo,
viueua nondimeno nella sua humiltà ,-come se fosse stato priuata persona , e non
siscordandomaideU'inselicestatOjincuisiritrouaua la miíera Inghilrerra,natu-, i s ^
raie sua Patria , sotto l'abomineuolc , e duro giogo dels Heresia , dal DeraoniOj j^tóUeon
tiranneggiata; nè potendo tener celato l'ardente zelo, che corne zelante Pastore uersion de gli
Heretici alla
egli haueua>di quelle pouere anime,maslimamente délie pecorelle alla sua Cura Fede. Cattoli-
jcommessejancor ne'consueti ragionamenti,mostraua l'ardente sete,ch'egli hauea jca.
délia conucrsion di quel Regno , alla materna fede Cattolica , e vbbidienza del
'Pontefice. Onde venendo spesse uolte,per diuerse occaíìoni,in simil ragionamen-
to, e meco dimesticamente ragionandone ,• solca dirmi , chene'maggior trauagli
di quella sua Patria , non haueria mai presa questa risolutione , di tornarsenein
Italia , lasciando quelle misère anime in preda de gli Heretici , e specialtnentç_^
quelle del suo Vescouado , in guisa di pecorelle in preda de'Lupi ; se gli fosse ri-
masasperanza alcuna, di potergiouar loro3lasciádoui etiandio có lo spargimen
to dcl proprio sangue , l'istessa vita , corne molri altri délia sua Natione , haueari
giàfatto,gloriosamenremorendo.Ma veggendosi chiusa affatto ognistrada , da
'poterriscarrar queU'anime , dalle mani del Diauolo , nemico di Christo, e deîla
sua santa Chieía: li deliberò di tornarsene alla Casa délia sua Réligione , oue Y
anno i56i.diGennaiOjnclCapitoIo celebratoin SanSiluestrodi Koma (délia
cui fondatione sidirà appreíïo ) fu fatto Propostodi quel luogo di San Paolo di Cap. r*" ■
\i. Tomniaso
Napoli. Ilquale vfficio, esercitò paternamente,con gran carità,e prudenza, e con Vescouo, Pro-
intero, e totale sodissacimëtodc'íuoi Padri efratelli, scguitádoin quelgouerno r»A\o di S Pao
lo.
infin'à Marzo, ò Apnle ; quando da Papa Pio I V.fu mandato có gT Illustrissimi
Signori Cardinali , e Reuerendislîmi Vescoui,alla Cirrà di Trento,per inrerueni- Mandaro al
Còc.diTréto.
re alfacro Concilio,oueegli stette con gli altri insino alla sine.Dipoi tornato , il
B.Carlo Borromeo Cardinal di S. Prasiede, Arciueícouo di Milano, il fece suo Vicano del B.
Carlo B^rro;
Vicario Generale di quella Cirtà,e Arciuescouado.Nelqual vrficio,si portò mol meii nell'Arci
to Iodeuolmente, e coninteraiodisfattione.Ma alla fìnc,come buon Padre deíi- uescouido di
Milano.
derosodella quiete,e vita Religiosa , e amator délia sua Réligione , in cui egli s'
era hormai auezzo tanti annU se ne tornò in San Siluestro di Roma . E dopo , da DaPana Pio v.
PapaPioV.eGregorioXIII.su fatto Vicario di San Giouanni JLaterano. Ma.eGreg xiii. í
Vtcano
veggendo,che quei Canonieï non gradiuano il suo gouerno,iI quale per lo buon q-^iI
ftruîgio del DiuinCuIto di quella Chiesa,eraveramente lodeuole;si deliberò di terano.
ritirarícne, e lasciando fînalmente di continuare in cotai seruigio , se ne tornò
ail' otio délie sacre lettere,di cui egli era moltovago;c allora glifu commesíò 1'
vfficiodi Suffraganeo, perGiacomo Cardinal Sauello, Vicario del Papa E con- 3a*?S*?£ del Cara.Sa
cioíìacoíâche in uita sua, egli hauesse íèmpre, insicme con vn'ardenrislînio desi- ueiiX°vicari<
derio,ancor lasperáza,di poter vn giorno giouar alla sua misera Narione,richia- dcl raP*
mandola , cosi co le predicationi, corne có lapotestà dclle chiaui , nell' ammini-
stration
I

4<£ Historia della Religione

stration de'sagramenti,al vero conoscimento della ReIigionc,e fede Cattolica ,


Non accetta e vbbidienza del Pontefice Romano ; desiderando , e sperando , ch'vna volta»»
alcun Vesco
oado in Italia, Nostro Signor Iddio si fosse per cópiacere , per sua infinita misericordia , di ec
per zelo di cedergli gratia,di poter tornare in Inghilterra,per salute di quelle pouere anime,
giouare à Cat
tolici della , non volle mai accettar gouerno alcuno d'altre Chiese ; ancorché molte volte,
sua patria . egli hauesse hauuto occasione,di trasferirsi à qualchcVescouady,in queste parti
Da Papa Pio de'Cattolici.Al cui giustissimo desiderio, fu molto conforme la risolution fatta
IV. mandato l'anno 1564. da Papa Pio IV. il quale desiderando d'aiutar quella Natione,
ne'PaesidsFi-
andrà . pensò di mandarlo in Fiandra , accioche quiui intendesse, e prendesse informa
tione, dell'aiuto,che si fosse potuto dare à gli estremi bisogni delle pouere anime
di quel Regno ; come apparisce dall'vltimo Capitolo , della terza lettera, delB.
Carlo Cardinal Borromeo,sc ritta in nome dell'iftesso Pontefice suo Zio, al P. D. | g
Paolo de'Cherici Regolari , oue risponde in nome di sua Santità , c'habbia pa-
cienza , non potendo andare Monsignore Asafense in suo luogo , in S. Paolo di
Napoli, hauendo il Papa disegnato di mandarlo ne'paesi di Fiandra , e questa
lettera qpn molte altre , apparisce registrata in quest' Historia al proprio luogo.
Cap. ai. A questo medesimo fine Papa Gregorio XIII. per compiacérvn desiderio tanto
lodeuole e buono,come colui che fu sempre desideroso di giouare, cosi à quella
Da Papa Gre Natione,come à tutte l'altre,che sotto'l giogo dell'Heresia, restano tiranneggia
gorio XIII.
mandato i n i te i accioche il P. D.Tommaso , hauesse commoda occasione , di poter più d'ap
Francia . presso informarsi di qualche maniera e modo , da ppter giouare à quell'anime ;
l'anno 1580. (come ieriue diffusamente Nicolo Sandero segnalato Theologo di
NicolausSan
derus deschi s- quella Natione (con vn Breue Apostolico,il mandò in Francia;asfineche interré- J Q
mate Anglica nendosi egli , particolarmente nella Città dì Rems, ouero in qualunque altra
no lib. j.
conuicina , e commoda all'Inghilterra , stesse quiui in fu gli au uisi,per darne re
lation all'istesso Pontefice , non lasciando occasion veruna di giouarà quel!'
anime,ogni volta , che gli si porgesse commodità di poterlo fare . Ma il Padre , e
Vescouo D. Tommaso, hauendo l'vbbidienza del Papa recata sollecitamente ad
effetto i perucnncalla fine à Rems, con allegrezza, e piacer singolare del Col
legio della sua Natione , e scambieuole contento de suoi Compatrioti . Ma_,
poiché per qualche buono (patio, si fu quiui in quei confini d'Inghilterra inter-
tenuto, sentendo quanti pochi Cattolici erano in quel Regno, 1 quali occul
tamente si conseruauano nella confession della vera Religione, e sede Cattolica;
conciosiacosachc perle molto atroci persecutioni , e crudeltà più che baibare,de D
gli empij ministri delia Reina Lisabetra contro a' Cattolici, pochissimi eran co-'
lorojche occultamente conseruandosi nel grembo della santa Chiesa , fosser ca »
paci dell'aiuto de'Sagramenti , oltre all'euidentissimo pericolo dell'istessa vita,
se ben cordialmente erano Cattolici , nondimeno per temenza di quelle pene , si
manteneuano scismatici : si deliberò , senza poter far quiui alcun frutto, di tor
Sene ritorna narsene a Roma , oue continuò infino à morte,coI medesimo ardente desiderio di
inS. Siluellroi
di Roma , oue poter giouare all'istessa sua Natione , e con particolar affetto à gli alleui del
santamente Collegio Inglese di Roma , per locui gouerno insieme con Riccardo Snelli Prior
finisce .
d'Inghilterra, della Religione Gerosolimitana , e con alcuni altri supplicò Papa
Gregorio XIII.(santa memoria) che si degnasse di cómetter la cura di quel Col-
Iegio,per la buona educatione, a' Padri della Compagnia di Giesù , come final
mente s'ottennee seguitando di star co'suoi Padri Fratelli in S.Silucstro di Mon
tecauallo,oue godendosi nella buona osseruanza della sua Religione, di cui egli
fu sempre amantissimo , e conuersàndo co'suói Padri, e Fratelli, con Religiosa , e
piaceuole dimestichezza, si comesembraua nell' aspetto e nel volto, quella can
didezza^ sincerità,c'hauea nella coscienza, e nel core ; cosi à ognuno si mostraua
sempre tutto lieto e giocondo ; ma specialmente nella conuersation de'Padri , e
Fratcl-
De Padri Cherici Regoian Cap, i 2 4/
^ Fratelli délia sua Rcligione,in ogni suoafFarç,moito arFabile,e trattabile.A'qua-
li,egli era tanto conforme, neli'osstruanza dc.Ua vita Kegolare , quantunque già
[tienta anni addietro , solfc statu assunto alla Degnità Episcopale ; che ritrouan-
dosi borainai nell'etàdecrepita , sinchè nons'ammalò , deJCvitima infermi-
tà mortale ? feguitò íèmpie la consueta vita de' Padri , andando con loro
alla commune mensa di Resettorio. . Que non consentendo mai , che gli fosle_-»
fatta cola niuna parricolare , appena si contentaua , di prender la matti-
na due oua , che gli si mettean auanti di uantaggio ; il che si facea_, ,
per riguardo c' haueano i Padri, alla sua molto graue vecchiaia , onde s* estima-
ua, che non prendendo altro cibo , che quel poco , ch' víano i Padri di
questa Religione jmalageuolmentesel'hauesleporuto passare. Con la medesima
B josleruanza,fVeqiienraua tanto aslîduamente il Coro; che quasi iníîno all'vltimo
dcllavita sua,sileuaua ogni notte, andando con gli altri Padri à lodar Nostro
Signor Iddio,recitando il Mattutino . Ma particolarmente del Diuino, é santis-*
simo Sagramento era tanto diuoto , che ognimattina celebrau* la prima Mefla
inS. SiluestrO , cosi d'Estate, corne d'Inuerno nell'Aurora. Nelle quali diuotioni
santamente viuendo, e sempre ncll'istesla buona openione , perseuerando infíno
a morte; l'anno di Nostro Signore 1 5 8 5 .à tre d' Aprile,d'ctà d'anni ottátac inque,
ma molto più colmo di bontà e di meriti ; poich'hebbe riceuutoi santislîmi sa-
gramenti , riposandosi felicemente nel Signore , religiosa mente mórì , e'1 corpo
luo su sepelito nel Cimitero dell'istessa Chiesa , Cuit/s memaria in beneditlione
est. L'anno seguente } dopo la morte di questo réligiosiíïïmo Prelato , hàuendo
Cesare Card, Baronio recate à fine , le sue Notationi sopra'l Martirologio Ro- Testímorit.in-
mano,c publicatele alla stampa;Jasciò quiuide'molti meriti délia bontà e uirtù zx di Cesare
di questo Padre,vna memoria eterna.Percioche sacendo mentionedi Santa^0 Card,B3ronio
rcâ i mer ri
Venefrida Vergine >e Martire Inglese, sotto'ldì tre di Nouembre, e citando ,a questo Prè-
raolti Autoriji quali hanno scritto délia vita di lei ; riferisce vkimamente , d'|lat0
hauer riceuuto cose molto maggiori,per relation deU'isteslb Monsignor Don
Tommaso i il quale, corne délie íettereÉcclesiaiHche molto inrendente, estendo
istatofrà gli aîrri Deputati nella Congregatione sopra J'emendation del Mar-
'tirologio Romanojsotto'l Ponteíîcato di Papa Gregorio XHI.hehbeoccasionc ,
di trattar col medesimo Cesare Baçonio . Onde citandolo ( corn è detto)e com-
mendandolo parricolai mente di santità , e di dottrina; seriuedi luialcune se-
Dj gnalate parole , le quali per fede délia verità , corne tçstimonianza di tanto hor
norc,m e paruto di reserir qui apprcíso, e son queste . Maiora bis accepta fidelis-
Jimo teste ccuìato Reue^endisstmo D. Thoma Lpiscopo *Asaphettfî Romani Ponti-
Ificis in obeundis Eptscopalibusfunclionibus ùujsraganeo , vitafanâïitate ,fidei con-
\fcJftonc , atque doclrina corjpicuo , nuperRoma doiure omnium optimorum ex huma*
mssublato.\n altra nobile tcstimonianza,dclla virtù,e bontà di quest'isteslb Pre
Teírímonian-
Jato,lasciò sciïtta frà le sue opère stampatein Ingolstald , Città di Bauiera, Ru 7.3 di Ruberro
berto Turnero di Deuonia Inglese Dottor Téologo , e Oratore aslai famoso ; il Turnero incie
quale, scriuendogli d'Ingolstald à Roma , e volendo raccomandargli vn nobile jqaèstadegnit
jGcrmano , che dalla sua Patria , veniaàSan Siiuestro per ester Cherico Rego- ;íìmoPrdato .
lare jprimachc cominci à dire le Iode de'meriti , c délie buone qualità di lui,
per mostrarlo degno d'ester riceuuto in quella Congregatione ;scriue con gra-
uislîmo stile, in Iode deU'isteslb Monsignor Don Tommaíò.Percioche commtn-
dando molto, la risolution da lui presa,difarsi Religioso, l'assomiglia quasi
à quei famosissimi,c santislîmi huomini,i quali essendosi ritirati nelle solitudini ,
corne San SiIuestro,Sant' Antonio , c San Paoio;la Maestà di Dio,che non vuole,
ichegl' ingegni de'grandi ,stiano dal Mondo ascosi , nè la virtù de'buoni , nelle
jjelue sepolta j gli cauò fuor délie Cauerne , e délia solitudiae , e palesandogli
alla

1
ft 9
I
48 Historia délia Religionc

allanotitia de'mortali , gli pose, corne trionfi del Cielo, sopra'J carro délia gran-
dezza di questo Mondo . U íimigliantc dice elser'auucnuto à lui , il quale cíïèn-
doíiritirato nella solitudine délia Keligione ,pcresser buon perse ítefíb ; ïddio
voile , che la bontàsua fosse gioueuole à moki. La radiée deila bontà sua fu po
sta in Italia , ma i ramidi quella pianta,íi sparsero insin nell' Inghilterra , e i
srutti vlcimamente furon colti da tutto '1 Mondo. Imperoche,lìtalia il secc Ves-
cotio,!' Inghilterra l'hebbe , ma non bastando questo alla virtù sua , Iddio per
mise, chel'Jnghilterra ripudiandolo non l'haueíse per Vcscono ,accioche tutto
il Mondo,neH'istessa Degnirà l'honorasse. Conciosiacosache,i Sacerdots, ch'egli
hauea con le me mani coníagrati , essendo ítato luífraganeo in Roma ( com'è
detto ) eran già íparsi per l'Italia , per ringhilterra,per la Francia , e per la Spa-
gna , íiche délia virtù sua, tutto '1 Mondo si potea spintualmente godere . E scu- B
sandosi vltimamente,che non dice questo per adularlo ; si dichiara,che intende
di predicar nella gloria sua Iddio. Ma accioche dall'istcsse parole di questo elo-
quentissimo Oratore,i lettoripiù ageuolmente comprendano la mente dello
Scrittore , e l'opcnion ch'egli hauea , délia bontà , e grandezza di questo buon
Prclato, hò giudicato di douerne lasciar qui appresso la copia .

Robertus Turncrus,R.cuerendiíîìmo in Chriíìo Patri, Thoma» Goul-


duello Episcopo Asaphensi S. P. D. Romam .

Dluinjc beneficentia» vis magna est in magnos,bona in bonos.Nam nec ma


Lettera diRo gnorum ingénia vultlatere inangulis, nec bonorumvirtutes,includi an-
bertoTorncro guítis . Non ostendo hoc in Siluestris, Antonijs ,Paulis , ( quorum virtutes la
íl Vescouo
Alafense. tentes in cauernis , tamquam triumphos Cadi , Deus protulit in afpectum, & in
huius mundiquemdam quasi currumimposuit)sednoto in te . Yoluiiti laterein
solitudine Siluestri , sed non potuisti magnus; voluisti in sanctis Monasterijs, se
ptis esse bonus tibì , sed debuisti esse bonus multis . Radix tue bonitntis posita
est in Italia, rami sparsi sunt per Angliam, fructus decerptus est à toto penè raun-
do. Italia te secit Episcopum, Anglia habuit, íed hoc non suit satis tua: virtiíti
Deus voluit Angliam te repudiare Episcopum , vt totus mundus te coleret Epi
ícopum. Notior res est, quam vt debeam digito notare,sparsos per Italiam , An
gliam, Galliam, Hispaniam,presbyteros, quos tua manus inunxit,tua virtus ex
citauit . Tua virtus complexa cít mundum, feu potius mundus tuam virtutem D
non hoc scribo , vt adulationes infîuam in tuas aures, íèd vt in gloria tua prxdi-
cem Deum,qui sic est largus in bonos,vt in egregie bonos,semper velit esle egre
gielargus . Vide quœso Deum bonum, & vide in te . Vult Gcrmaniam optimam
Mundi partem, esse tua? vitee tamquam comcëdia? extremum actum . Nam tibi
venitGermania de N. viro locupIete,& nobili , ac supplex venit per virtutem_.
tuam,per mérita S.Silucstri . Non est cur repetam altè rem, nosti virum ,rem,
mentcm.De viro vis apertius ?NihiIestSueuiaeoSueuius,idcst candidius, do-
ctius, suauius . De mente vis clarius < Vulr, de re,*potcst . Qui vult sinccrè\& po-
test libéré inre Religionis,omnetuIitpunctum,si beneinteiligo Diuum Bernas*
dum . Hax sunt interna,exterrìa illa,nihil est in eo ambitionis , multum honoris .
Aula? maxima? ambierunt eius virtutem, aulas contemnit,qua?rit solitudinem, &
solitudincm vestram.Habet agnationemperdiuitem felix, clientelam numerosá
IocupIex,amicitiam florentem doctus . Vno verbo in mundo elt magnus, íìue
narrem honores ,siue pecunias,siue doctrinam,siue peisonam,quam apud Prin
cipes tuetur summam,multos iam annos summa cum gloria . De moi bis mhil esc
cur timeas , optimè esthabitus,atqueita valet,vt nihil penè viderim,aut in tan-
tis Iaboribus sirmius, aut in tot virtutibus pulchrius . Non pergo, magnus est ,
dccìus
DePadri Cherici Regolari. Cap. í
49
A ' doctus est,sanus cst,vester vult esse, potest essccur non recipitis anhelantem , in-
hiantem in vestrum gremium ? Addo eum , me suadcnte aliud ita pertinacicer
velle esse vestrum, vt plane putem,hanc nientcm esse non haustam, sed instillatam
è caelo. Quarè,si eum incitetis,vnis modolitteris,facietis planc,quod estdignû,
& vestra charitate,& illius virtute . Nam non vult ingredi tantum iter nulla ípc,
nè qui in mundo est magnus,hac rcpulsa fiat nullus . Valc. Ingolstadij.

Ricordeuole Papa Paolo IV. délia sira Religîone , di cui égli era-
B stato già Fondatorc , non solarnence conferma a'Padri i Priuilegij
da'Pontesici suoi predeccssori octenuti , ma ne dona loro ancora-
degli altri. Cap. XIIJ. \

R A le prime attioni die facefsc questo gran Ponteffcc Paolo IV.


«55$
poiche su assunto aí Pbntcsicato > nel principio del suo gouerno ,
corne colui cheera stato vn de' primi Fondatori , c'1 principale di
questa ReIigione,allegrandosi oltremodo di iei,come di íiio esem tu
plare,e proprio parto i per Breue Apostolico , sotto'l dì 9. d'Otto-
bre dell'istesso anno , primo délia sua creatione , con incredibile,
e doppio assctto di patcrno amore,e per esser Padre coíi vniuersale, corne simil-
mente particolare deU'istessa Religione , non solo le confermò tutti i Priuilegij ,
e le concessioni fattele da'sommi Ponteíìci , suoi predccessori i ma ançora per
l'istesso Breue nuouamente concesse , che questi Padri potessero pcrpetuamente Prîuileff'í.fc-*
godere , e participare tutte le gratie , e priuiíegij , eInduIgenze,chegodono, e gratie a -Ua ,
Compagnia.
goderanno iPadri délia Compagnia di Giesu , fauellandQ cosi délie ípirituali , dr Gicsa o
corne delletemporali; e di quanto fosse stato lorconceduto, infîn a quell'hora-. maai i qaeità
da'Pontesici Romani, corne similmente nel tempo auuenire , di quanto sarà lof.
dalla Santa Sedia perpetuamente cóceduto, in qualsiuoglia modo,coíî di quel-
lo, che detta Compagnia di Giefu gode al présente, e godera perpetuamente.^
per propria concelfione íattale, ò da farsele dalla Santa Sedia , corne ancora di
D quelle, ch'ella gode , e godera perpetuamente, per communication de'Priuile-
gij d'altre Religioni . E per maggior chiarezza , e cautela, vi soggiun.se ancora
questa ciausula,che quante volte egli occorrerà , che à esta Compagnia di Gie
íu,padaltra;delle-dette ReIigioni,siano redintegrate, ò rinouate , ò nel pristinp
stato restituite le gratie de'Pontefici * s'intendano ancora restituite à queíta Ke?
Hgione de'Cherici Regolari . Perciôche i Padrí délia Compagnia di Giefu han-
Delle fratîe
no ottenuto da'sommi Pontefici, amplissimi Priuilegij e gratie, ch'io hò veduto, otteaure dalla
e letto i de'quali ûifseruigio di Ôio vtijkà-del prossimo ,-moko fntytuosamen- S. Sedia, i Pa-
dri délia Com
tesi seruorço in tutte le parti del mondo^oue íia sentore,ò vestigio della_. pagnia dt G e
Christiana Religîone, eouunqucíîa peruenuto il lume délia santa Fede, per sû si seruono
fruttuoíattiín
rimotissime-, ch'ellc siano, ou'eglinóhanno potuto penetrare , c personalmcn- te in benefico
te fruttifícare , come solleciti , ç diligentislimi lauoranti délia Vigna dildel}aClwiûw
Christo , çChiesa militante , c moite volte ancora son peruenuti con le^18114,
MilSoni, in alcune parti, e luoghi del mondo, oue non hauea ancor pe-
netrato alcun raggio del lume délia nostra Santa Fede, con parncolar gb-
ria di Diò , c gíouamcntò più che" ordinario dcll' anime de' Prollîmi . In
oltre il medesimo Pontesicc Paolo Quarto > concesse , che i Proposti , o-
uero qualunque altro Padre Consessore , ascoltando l'interc confeflbai

E dc^t
L
Historia della Religione

Facoltà de' de'Nouitij della Jor Religione


~ , nel dì che faranno le; solenni professioni
- , ouero
Proposti déliai nel precedente » gli possano ancora assoluere da qualsiuoglia (comunica.,,
ái Swmc c ca*° > 'n CUì ,n^n * (luc^ §iort^° foderi) incorsi , da Quegli impoi , che si con
coníciîorc,injtengon nella Bolla , che è solita leggerli in die Coen» Domini,e the possanb an
che dispensare,con ciascun di loro >cioè Nouitij,nel modo detto,in qualsiuoglia
irregolarirà,ancora per volontario «omicidio incorsa , quantunqueil fatto fosse
publico e notorio, e cosi dichiarato , ogni volta però , che non vi fosse s altrui
Etegiuditio, con facoltà di IçHflre ogni macchia,? inhabilité , e restituirgli nel
pristino stato

Non hauendo la Religione luogo veruno in Roma, per ordine di B


Papa Paolo Quarto , le si concede la Chiesa di San Siluestrodi
Montecauallo , la tjuaie, per liberalità di questo Pontefice, di
numero di Padri , e d'babitationi,, insuccesso di tempo se am
T1 pliatale accresciuta» Cap. XIV.

OICHE la Religione de'Cherici Regolari, per Io disusato acci


dente , e stranissimo caso del sacco di Roma,fu forzata 3 lasciata Ia_,
sua prima,e materna stanza, ritirarsene in Venctia , ancorché ia_»
questo mezo tempo , non mancasse a'Padri J'occasion di far gran
frutto nell'animeper gli luoghi nuouamente ottenuti,neIle due no
bilissime Città, Venetia, e Napoli i nondimeno non potettero mai mettere in
esegurione il desiderio loro, di tornare all'antica, e prima Casa di Roma , oue
la Religione hebbe il suo principio , se non in capo à ventott'anni , sotto questo
Pontesicato di Papa Paolo Quarto , il quale , come ottimo Pontefice tricorde
wole della sua Religione, c de'suoi figliuoli, ch'egli amò sempre caramente , ac-
cioche ancora in Roma , potessero à gloria di Dio, e vtilità de'prossimi , il lor ta
lentò fruttuosamente spenderei volle che fosse dato alla Religione , il luogo di
SànSUuestro,posto nel Monte Quirinale, hog^i Montecauallo . Il quale par che
infino dalla sua fondanone, fosse dalla maestà Diuina,per li nostri Padri già
molti anni auanti disegnate . PcrciocheTistess'anno 1524, che fu'l primo del D
Pontesicato di Papa Clemente Sèttimo , quando fu istituita, e fondata qucsta_.
Religione ; ristessa Chiesa fu similmente edificata , e dedicata à San Siluestro
Pontefice Romano , come manifestamente apparisce ncll'iscrittion di quella fac
ciata, che insino aldi d'hoggi si vede , La quale, per sodisfattion del curioso
Lettórejancorchelontano/arà qui sotto copiata,ed è questa :

D, SILVESTRO PONT,' ROM,'


QVI CONSTA N TINO CAES. AD CHRISTI
CVLTVM TRADVCTO, MAIESTATEM
ECCLESIASTICAtì FVNDAVIT,
SACRVMHOC IN Q^V IRINALI,
SVB CLEMENTE VII. PONT. OPT. MAX.
5APIENTISS. ERECTVM , MDXX1IÌI.

L anno
De'Padn Clierici Regolari. Cap. 1 4.
t
L'anno poi 1 5 66. il dì primo di Fcbraio , questa Chiefa col suo maggior Al- q»- sa-rrario-
tare , fu consagrata da Monsignor Don Tommafo Goulduello , Vescouo di S. délia chic
Asaph ( di cui è dctto ibpra) dipoi l'anno 1 5 97. a' preghi del P. D. Eliseo Nar- stro' S' Sl,uc
dini Generale , Papa Clémente Ottauo ( santa memoria) pcr vn Breue , íòtto la Cap.'xîí.
data de'cinquediSettembre,conccsse a'Padri,che potesser Gelcbrar la Dedica-lp0""^^'
tion di quella Chiefa, ela sua Ottaua,in altre giornate , corne si sa, hauendoIa_,l te vrii.dTc*
trasferita all'vltimo giorno d'Agosto, per continuaria Jodeuole confuetudine ^P*
di queíja Religione, di digiunaria Vigilia délia Purificatione , come dal Breue questâ°chicía
dciristesso Pontesice apparisce . Ma nell* occasion di rifare il nuouo Coro, in
succeslb di tempo , e accrescerlosimilmente di sito, occorrendo ancora di muo-
uerl'Alrar Maggiore, l'anno 1583. à dì 14. di Settembre , che è la festa dell* Nuoua Con sa
B lEfaltation délia Santa Crocejfu nuouamente consagrata dall'istesso Monsignor gratioae Illtil , ,u(dcll"
ilteffo Altar
diSant'Asaph , col segucncc scritta, che si conscrua nella cassetta dcllc Reli-'MaSS"»-
quie, cioèí .. j
Ego Thomas Goulduellus Epifcopus Asaphensis , natîone Anglus , conse-j
çrauihoc Altarcin honorcm Dei, & gloriosar Virginis Maria?, ad nomen, &mc-
moriam Exaltationis Sanctae Crocis, & Sancti Siluestri Papa? ;&de LignoSan-
cta? Crucis,dc rcliquijs Beati Apostoli Andrear , & aliorum Sanctorum in eo in-
clusi,singulisChristirîdelibps,hodie,ôíineius die anniuerfario, ipfum visi-
tantibus, quadraginta dies de vera Indulgentia , informa Ecclesia: confueta^
concédera w c * '
II luogo, e ChieTa,ancorche fosse Parocchiale* e d' Afcanio Sforza , Cardinal
|Ç |diSantaFiore,primoDiacono;nondimenocolfuo consentimento , e autorità
del Pontesice, fu alla Religione liberamente donata , e la Cura dell' anime tra Traflacion de'
sferita, facendone vnione allaParochiale de' Sánti Apostoli , de'Frati Minoridi la cura dcll
San FrancefcoConucntualijComeell e rimasa infino aldi d'hoggi vnita.Con- anime . *
ceduta áddunque con autorità del Pontesice questa Chiefa di San Siiuestro al
la Religione , ne fu prefo attualmente il possesso , dal P. D. Bernardino Scotti , il
quale era stato poco prima , per ordine di Nostro Signore, chiamato da San
Nicolò diTolentino,epocodopo,fu fatto Cardinale, e chiamoísi il Cardinal di
Trani . Cifu ancora il P. D. Gio, Antonio Praro Milanefe,il quale da'suoi Supe-
riori era stato mandatodaNapolià Roma , tosto che m quella Città furon sch-
titigli auuisi,che Papa Marcello Secondo fsanta memoria ) era statoassunto alj
Affetríoa di
D | Pontesicato^con intendimento d'esporre à quel Pontesice , l'ardente voglia,che Papa >iarcel
haueano i Padridi rihauer nuouamente vn luogo e Chiefa in Roma , donde_^> , loj áqucsta_j
Religione .
dall' anno 1 5 27. con occasion del sacco, s'erano necesiariamente partiti . Per-
ciochc, quanrunqiie la Religione , hauesle fempre hauuto gran desideriodi
tornare in quella Città, se ne staua nondimenocon Ja spcranza,aspettandol'oc-
casione , la quale non parue mai a'Padri , che fosse venuta migliore , che in quel
Pontesicato di Marcello Secondo . Percioche , per quella singolar beneuo-
lenza, e affettuofo amore , che l'istcsso Marcello hauea íempre alla Reli
gione manifestamentemostrato, e per quella sincera amistà , c cordiale asset-
toch'egli hauea hauuto, mentreche era Cardinale conGio. Pietro Carafa_# >
Cardinal Teatino, i Padri délia Religione , cosi in questo assare, oue ha
uea singolarmentc la mira il lor maggior desiderio , come in ogn' altra loro
occorrenza , haucrebbon sempre sperato di douer essere dalla Santità fua_#
benignamente aiutati . Ma poichc Papa Marcello ( fanta memoria ) da cosi
acerba morte preuenuto , hauea vltimato i giorni fuoi , essendosi compia-
ciuta la Macftà Diuina , di chiamare al Pontesicàto Papa Paolo Quar
to.* il quale , eome Fondatore di questa Religione , 1' hauea fempre^
con molto affetto amata ; c cercando di giouárle , e di portarla auanti,
E * s*cra
r

Historia della Religione

í'era per lei singolarmente adoperato : per la sicurtà ch'ella hauea con la Santi
tà sua, non fu malageuole impresa ottener questo luogo nella Città di Roma :
anzi l'istesso Pontefice, non solo donò a'Padri la Casa , e Chiesa già detta , ma_,
per benignità sua, e maggior commodità loro , e per la capacità dell' habitatio-
ne , comperò vn'alcra Casa,che v'era contigua,à quella di San Silueilro imme
Monsign Gio,'diatamente congiuntala quale era di Monsignor Giouanni Dellacasa, Arciue-
^ucuouo di' fcouo & Bcneuento . Ma quantunque i Padri hauesser preso l'attuai possesso di
|Be*pQ«uto, | questa Casa , e Chiesa » e quiui habitassero di continuo ; nientedimeno non po
tendo in questo principio, per lo poco numero, esercitar tutte l'osseruanzc della
Religione , e culto di Dio cosi commodamente , non l'vfficiauano per ancora dì
e notte,in quella maniera,che sogliono le lor Chiese vssiciarc,fin al dì 2 5 .d'Apri
le , che è la festiuità di San Marco Euangelista dell'anno 1 5 60. AiIora,cssendosi
B
fatta assai conueneuole prouision di goucrno, con la création di Proposto , e al
tri Padri mandati dal Capitolo Generale,celebrato in San Nicolò di Vcnctia-.
l'anno 1560. nel mese di Febraio , per lo viuer di Casa Regolare> e osseruante^»
maniera della nostra Religione , si cominciò similmente , à dar principio à gli
eserciti)' Ecclesiastici , attendendo assiduamente, cosi ali'vfficiatura della Chie
sa , recitando le sette Hore Canoniche , come all'amininistration de'Sagramcn-
ti . E da quel tempo in quà , andandosi agumentando questa Casa , c con ac
crescimento continuo di quantità di Padri , e con la muraglia de gii edifieij, co
si della Chiesa, la quale in varij tempi è stata non solo nobilitata , ma ancora..
|per lo culto, eseruigio di Dio, di ricchi paramenti , aliai conueiteuolraentO
adornata ; come ancora della Casa,la quale è stata da'Fondamenti edificata^. ,
e in diuersi tempi ampliata, e cresciuta, e già à vna molto nobile , e capace
habitation de'Padri commodamente ridotta . La quai impresa , era imponìbile,
Edificio di S. che fosse condotta al termine ch'ella si vede,se non fossero state le molte limosi-
Siluestro , con
l'aiuto di noi ne delle persone caritatiue , e amoreuoli della Religione ; e massimamente de'
ce limosine_j» sommi Pontefici (come diremo ) ma singolarmente della santa memoria di Pa
oiasliBiamence
de'Poncefici. pa Paolo Quarto > il quale, hauend'hauuto sempre lingolarissimo affetto à questa
recate a fine, sua Religione , ch'egli hauea da principio ordinata , e fondata , e non solo con
le fatiche, e co'sudori,ma con le grafie, e co'Priuilegij molto arricchita : quando
fu assunto al Pontificato , ne fece co'fauori strasordinarij pubicamente dimo-
stratione . Conciosiacosache , compiacendosi oltremodo, che dopo'l sacco di
D
Roma i Padri hauessero,in capo à tant'anni questa Caia ; volle singolarmente
PP. Paolo ir, honorarla, non solo con la presenza sua alloggiandoui dentro, ma etiandio di
honora U ca
sa di S. Siine tutto'l Sacro Collegio , facendoui Concistoro due volte, per quanto io hò ti-
ftro con la-* tratto, non solamente per relation d'alcuni Padri, che in quel tempo v'habita-
presenza > fa
cendovi Con uano , ma anche del Cardinal di Pisa , e d'Antonio, che fu poi Cardinal Carafa,
cistoro, e al e d'altre persone degne di fede,che vi furon presenti , e viuono hoggidì alcuni
loggiandoui
di coloniche se ae ricordano. Onde per questa paterna assettione alIaCasa_j
Disegna di Pa di San Siluestro , sua Santità hauea disegnato , che questo luogo fusse vn
pa Paolo 1 giorno commoda stanza , quanto all'habitatione de'Padri, e vna nobilissima,
per commodi-
ri della Chie e ricca Chiesa,per gl'eserciti) ,che'l culto di Dio giustamente richiedePercioche
sa di S. Siine volendo far vna spesa , degna di Pontefice,hauca disegnato di far la porta mag
irò. giore,^ quella parte del giardino, che guarda verso la piazza di S.Marco,e de'
Santi Apostoli con vna nobilissima scala per l'entrata della Chiesa é à sembian
za di quella d'Araceli ; la quale , da San Siluestro arriuasse infjn'al piano della
piazza de'Santi Apostoli . Ma percioche questo disegno , parea ad alcuni Padri
Modestia de*
Padri Onerici che fosse di grandissima,c souerchia spcsa,e l'edificio troppo superbo, e allo stato
Regolari j di cui essi fanno professione,poco conueneuole; il P.D.Geremia da Salò Cherico
Rrgolare,il quale era intimo al Papa? e come molto vago, d'osseruare ancor d

fuori
De'Padri Gherici Regolari. Cap. 1 4.
53
A fuori quel decoro,chela poucrtà Religiosa richiede, quésti ricchi,e superbi edi-
f ficij di notabilissime spelè , non solo nó gradiua,ma più tosto n'hauea dispiacere:
procurando sempre di differir V escgutione , attendea continuamente à tener
in dietro l'impresa , con pensiero, ch'ella restasse del tutto impedita . Onde riuol-
gendo il pensier suo , all'edificio del giardino, cercaua di distoglier da quel pri
mo disegno il Pontefice, al cui compiacimemto,s'era già cominciato à fare , vna
nobile Fabrica di mattoni , con magnificenza veramente Pontificia, come si
vede . E l'haucrcbbc ancora recata alla sua fine, se la guerra non fosse stata
cagiône,onde questa , e molt'altrc cose , senza comparation di maggior impor-j^Fesa.de]la
uerra, impe
tanza , che '1 zelantissimo Pontéfice, intendeua di fare, per seruigio di Dio,c be- dimento di
nesicio di tutta la Christianità, non fossero state in questa maniera impedite . molti beni ,
ch'intcndeua
Ti ì Anzi per mostrar maggiormente i quanto sosse ben volto l'animo suo, verso que farcii Pùnte
sta Religione , volendo fabricar vna nuoua, e gran Chiesajhaueua dato ordine , ' ficc.
che si facesse, per seruigio,e vso di lei, vn Tabernacolo di custodia , per lo santis-J
fimo Sagramento , opera veramente molto nobile , da maestreuole mano fabri-
cata di bronzo . Ma percioche fopraggiongendo la morte,l'opera era per ancora li Tabernaco
lodi custodia
rimasa nelle man del Maestro,Papa PioIV.chegli successe immediatamente nel disegnato per
Ponteficato, giudicando , che questo Tabernacolo, fosse de'più nobili di qual si la Chiesa di
S. Siluestro, lì
voglia Chiesa d'Italia , e fra'più nobili di quei tempi il primo j forse à diuotion colloca nel
del B. Carlo Borromeo , Cardinal di Santa Prassede , suo nipote,e Arciuescouo Domo di Mi
lano .
di Milano , il fece collocare sopra'l maggiore Altare della Catedrale dell'istessa
Città sua Patria . Per la qual risolutione , la Chiesa di San Siluestro , restò priua
d'vn nobilissimo dono , per tener il santissimo Sagramento . Ma per tornare alla
fabrica di questa Casa, quantunque con la Religiosa diligenza , e sollecitudine
di quei Padri, che l'hanno gouernata,in successo di molti anni,eila sia stata sem
pre recata auanti :tutwuia l'anno 1 581. e i due seguenti, d'edifici;le di stanze
commode , fu molto accresciuta, e ampliata. Percioche allora fu fatta la fabrica
di quella quarta parte,che guarda verso San Pietro,eì nostro Giardino . Il qual
^ffetro di Pi
edificio, fu fatto per gratia , e liberalità di Papa Gregorio XIII. santa memoria , pa G reg. xiij
come al suo luogo diremo , e per l'assetto che portò sempre alla Religione , e per à questa Relr
gionc.
la voglia,ch'egli haueua, che quest'impresa hauesse la sua fine, e perfettione; do Cap. 54.
nò a'Padri quattromila scudi , d'oro in orojsi come Sisto V. santa memoria , che [Amoréaokt- 1
-i- /-'/*•_: 1 ti„_..c„.» i_ j-v j!7p za di PP.Sisto
gli successe immediatamente nel Ponteficato > con la commodità dell'acque V. alla caia di]
D Felici, che sua Santità haueua condotte à Roma; nonsòlam ente fece beneficio , S.Siluestro..
e ornamento all'istessa Città , ma etiandio al Giardin di San Siluestro , donan
done à quei Padri vna parte , à di 28. d'Aprile l'anno 1588. che fu il terzo, del
suo Ponteficato , come appresso Papa Gregorio XIV. amantissimo di questa Re
PP.Greg.xiv-
ligione , per maggior commodo deli'istesso giardino , à imitation del suo Prede amantissimo
cessore ,con particolar liberalità, ne donò loro due altre once. Della cuiamore- di questa Re-
uoiezza , apparisceil Breue, sotto la data de'i 2. di Settembre l'anno 1 59 1 . VI- limone". '' :
j
timamente , con la carità, e liberalità di Camilla Cafrina Lomcllina , Nobile Carità, e libe-t
di Palermo , l'anno del Giubileo 1600. furon forniti tutti questi edifici; , essen ralità di Ca
dosi fatta quella quarta parte del nuouo Rcfettorio,e delle stanze di sopra . Per milla Cafrina
Lomcllina.
cioche , non contenta di molt'altrelimosine, fatte alia Casa di Santo Siro di Ge-
noua (com'ella fa continuamente) donò a'Padri di San Siluestro per quest'
effetto sei mila scudi .

E 3 Cono-
Historia della Religione
T4

Conosce!! la profonda humiltà , del P. D. Giouanni di Marionò


Cherico Regolare ; il quale , chiamato dal Papa , di Napoli
à Roma , e promosso à quell'Arciuescouado , confessandosi inde
gno di quella Degnità,b umilmente la rifiuta. Gap. XV.

ONCIOSIACOSACHE per la buona riforma della Chie


sa di Christo, di cui Papa Paolo IV. si mostrò sempre molto desi
Prouision di deroso, e zelantissimo , iia necessaria sopra ogn'akra cosa , apparte
buon Prelati, nente al reggimento della Chiesa Cattolica la prouision de'buon
necessaria alla Prelati, e zelanti Pastori dell'animejquesto buon Pontesice,che co-
Riforma della
Chiesa . noscea ottimamente , quanto questo carico e obligo , gli fosse graue alla co
scienza; sapendo i molti meriti dc'Padri della sua Religione, acuì nonmancaua-
no soggetti habili à simili gouerni,i quali , con la dottrina, e con l'esempio della
vita pascendo le pecorelle della Greggia di Christo,ageuolmenre le poteano
incaminare al sicuro porto delia salute.nella vacanza deJI'Arciuescouado di Na
poIi,nata quest'istesso anno, à di 22. di Maggio, per la sua assuntione al Ponte
ficato ; volendo far buona prouision per quella nobilissima Chiesa , intertenuto
nell'occupation de gli altri negotij del gouerno della Santa sedia,infino al Me
D. Giovanni se di Nouembre ; fece chiamar'à Roma il P.D.Giouanni di Marionò Venetiano,
di Marionò di
segnato Arci Cherico Regolare , il qual era in quel tempo , Proposto in S. Paolo di Napoli .
ueicouo di Na E riceuuta questa vbbidicnza,messosi tosto in viaggio , giunto in Roma , e pre
poli .
sentatosi a'santi piedi del Pontefice ; sua Santità , gli dichiarò l'animo suo deli
Prouision del berato , ch'egli fosse Arciuescouo della sua Città di Napoli, e suo successore in
P.D.Giouanni
per l'Arciue- quel tanto importante , e difficilissimo gouerno. La qual prouisione,dalJa Corte
scouado di Na Romana,era sómamente cómendata e lodata,essendo molto ben conosciuti i me
foli lodata» e
a sua bontà riti,e le qualità rare,e singolari di questo buó Padre,e seruo di Dio.il quale essé-
« meriti . do dotato dalla Maestà Danna, di tutte quelle virtù,che rédono vna persona su-
perior di meriti à molt'aitri , che non sanno caminar per la strada del Cielo , cosi
feruentementejcra giudicato degno,non meno dal Pontefice , che da molti altri
Humilti se- Prelati della Corte di Roma , d'esser posto nella Chiesa , come lucerna sopra'l
enalata>degna
di persettifll candeliero , per essere alla Greggia di Christo , delle virtù Christiane esempio e
ino Religioso, specchio.Ma questo gran seruo di Dio,in cui l'humiltà,chc con le molt 'altre vir
tù singolarmente risplendea > il rendea forse più degno : si come nella coscienza
sua , s'estimaua indegno , cosi della sua poca sufficienza e meriti , rispetto à vna
Degnità,e gouerno tanto grande,con sua Santità , efficacemente scusandosi, hu-
milmcnte rifiutolla. E se '1 Papa gli opponeua da vna parte, la sua volontà dili
berata, e dall'altra l'obligo dell'vbbidienza, nella persona sua, che essendo sud
Giustissimo ris
petto di co- dito , era obligato ctiandio per uoto della sua professione à vbbidire ; il Padre
scienza timo dall'altra parte , ringratiando sua Santità della gratia , dicea di non meritarla ,
rata .
percioche non si sentia le forze basteuoli alla Cura di tante anime, ricompre col
sangue di Christo, di cui s'hauea à rendere gran ragion à Dio , ricercandone la
Aggiungendo Maestà Diuina strettamente il conto. E ancorché il Papa con molte esortationi,
alle paiole an continuasse à persuaderlo ad accettare ; nientedimeno maggiormentc,c con_.
cor le lagri-
me.il P.D.Gio maggior efficacia scusandosi , e con l'efficacissime parole , accompagnando
y anni , octien ctiandio le calde lagrime : non fornì mai di dire in sua scusa , supplicando
di non si gra- sua Santità,con rutto'l cordiale affetto, che si degnasse d'accettare , e ammetter
uarecon la_i
cura dell'Ar le sue scuse , riconoscendo la sua insufficienza, finche piegato vltimamente il
cmescouado Pontefice, si lasciò persuadere à contentarlo . E partito da' piedi delia San
di Napoli .
tità sua , non parea che si sapesse satiar di ringratiare con tutto Y asseta

to
De Padri Cherici Regolari. Cap. i y,

^ to delcuore la Maestà Diuina,delía riceuuta gratia.E nonsolamentc con l'affetto


! di dentro , rendea infinité gracie alla Maestà diDipi ma ancor nç'sembianti di
fuori , manifestaua a'suoi Padri, questo caldistìrao rendimento dj gratie, Pcr-
ciochctornàto à NapoIi,e giunto alla sua Chieíà di S.PâOÍQjajlegrandoíi co'supì
Padri délia misericordia,che gli parea d'háuer riceuuta, ne cantò publicamen-| I
te il Te Dçum Jaudarnus, inuitandogIi,e prcgandpglòche sc£p# concocdia can-
taslcrojper ringratiare il Signor Iddio,chc lliauëssè liberato da,cpíì gran perico-
foquanto egli estimaua che fosse quel de'Vèscôuii a'quaii e còmmesso vn nego-
tio,e carico tanto importante,e pericoloso, quaní eil gouernó,é dura dell'anime,
ricompre çol íangue pretioíb di Christo. L'animo/cosi deliberafo di questo buon
Padre,diede vn gran íaggio délia bontà sua singolare , e fu vna jsedelissima testi-
]j jmonianza délia sua profonda humilrà,cae noa íblodal Ppntefîce,-ma daila Cor- f
te di Roma>fu giudicataattione degna d'esser ammirata^e sodasar^ncorchc, ap-
presso a'Padrijchelo conosceuano,questo gran saggio deUasuaprofondahumil- •
tà,e di molto timor di Dio,non fu, corne cosa nuoua ammirato ; ma fu vn'attionei I
astai proportionata à tutte l'alrre délia vita sua,sempre virtuolîssime, e molto lo-j
deuoli, sinche visse: le quaii parea che ípirassero odor di santità, efempio di pro
fonda humiïtà,d'ardentiisima carità, e di feruente ípírito . Ilche , neU'eserçitio
Efficacî* , e
del suosermoneggiare singolarmentc appariua i conciosiacosache infíammando gracia dcl P.
egli alTamor diuino,rapiua di maniera gli animi, e'cuori d egli ascoltanti, che_^ D. Giouanni
Jiel sermoneg-
Monsignor Cornelio Musso, Vescouo di Bitonto,huomp cpíì célèbre in quei té gtare.
pi, esegnalato nella prédication Euangelica,si compiaceua ancor egli , mentre
chesi ritrouaua in diuersi tempi in NapoIi,d'ascoltar vn dicitore,di cosi4efficace,
fruttuoso,e vtile modo di predicare,e sermoneggiare, tanto era diuotp nel dire ,
e feruente . Onde, corne dicitor di singolar eíficacia,spirito, e seruore , porgea..
i suoi concetti con vna semplicità tanto Religiosa,che mouendo gli animi de gli
ascoltanti , e imprimendo ne' Ior cuori i suoipensieri , facca grandiíSmo frut-to
nell' anime . Fu finalmte huomo di molta,e quasi continua pratione,di grandissi- Afsidaïtl del
P.D.Giouanni
ma astinenza , di penitenza aflîdua, edi tanta vigilia ; che vna gran parte délia all'oratione,
nottc ípendea nelforationc, corne vedcuano tutti i Padri,ch'erano in quel tem con l' eserci-
tio d' al:rî_>
po in SanPaolo , c vcrarnente il testimoniauano . Fu appresso ncll'aiuto dell'ani- vircù.
mc , di fatiche indefesse, e di gran talento , non hauendo riguardo alla qualità ,
e stato délie pcrsone>ma tutti índisserentemente con paterna carità consolando ,
D ]amoreuolmente aiutaua . Dimanierache , quantunque egli fosse di continu©
adoprato , in tutte s occorrenze di carità, per la salute dçll'anime , dalle personc
principalislime , e da' primi délia Citta di Napoli: nientedimeno accettaua , o
abbracciaua senza differenza, e con eguale assctto di fincera carità, tutti i biso-
gni,e le nécessita ípirituali di qualunque persona , per infima , ch'ella fosse , c di
baííà conditione , purche si compiaceíse di valersi dell'opera , e del talento suo ,
E continuò di viuerc in quest'istessa maniera , esercitandosi per íeruitio de'Prok
simi,in simili impresedi pietà,e carità Christiana.-e cosi santamente viuendo Morte del P.
con la mcdesima openion di santità , passò di questa mortale , all'altra beata_. D.Gioumni.
vita, nel Mcse di Decembre^'anno 1 5 6 2. e la bontà fua,l'hanno l'attioni di tan-
ti anni continuamente testimoniata , e commendata,come se detto,e si dirà ap-r
presso ncll'isteseo anno 1 562. Intanto , mentrcche questo buon Padre,riputan-
dosi in questa maniera, c con questa profònda humiltà , indcgno deU'Arçiue- ^
scouadodi Napoli , non votìe mai consentir d'accettarlo; il Pontesice perserui-j s, ^ c"l
rio di quella Chiesa , si seruì délia persona dcl Cardinale Alfonso Carafa, chia- ciuesrouo di
mato Cardinal di Napoli , fìgliuolo di Don Antonio Carafa , Marchese di Mon- g?p An'fon;D
tcbello, ch'era Pronepote deíl'istesso Pontefice . U quai degnissimo Cardinale, e carafa- Mir-
Arciucscouo,dopolcsuclodcuoli attioni nel búongouerno délia ma Chiesa, J*JjJ» Mop-l

paTsÒ
Historia délia Religione
! : . , - !
passòdaquesta vitaa' ventinoue d'Agosto 1565. ePapaPio V. cfae fu crcato A
Papa , a'sei dcl prossimo mese di Gennaio 1 5 66. gli fecevn rumulo di marmol
molto nobilc , con proportionato Epitasio , nella sua Catcdrale, apprcsso FAltar '
m ag giore, cbe sarà qui sotco deseritto •

ALPHONSO CARAFAE S.R.E. CARDINALt


A R C H I EPI S C O PO NEAPOLITANO;
ADOLESCENTI NON MIN VS VIR T V TE,
QVAMMAIORVM SPLENDORE CLARO.
P A T R V I
PAVLIIV. P ON TI F IC I S M A XI M I
RELIGIONEM , INTEGRITATEMQVE
REFERENT!, EASAPIENTIA PRAEDITO,
VT IN SEÇVNDIS REBVS
SVMMAM EIVS T E M P E R ANTIAM,
IN ADVERSIS , MIRAM CONSTANTIAM
OM^ES LAVDAVERINT. '
PIVS V. PûNTIFEX MAXIMVS POSVIT
VIXIT ANN. XXV. DIES XV. f'/
OB II T MDLXV. IV. KAL. SEPTEMBRIS.

Nella Vacanza delfArciuescouado di Tranì , Papa Paolo IV.


clegge Arciuescouo di quelía Chiesa , il P.D.Bernardino Scotti ,
Cherico Regolare , c poco dopo , il crea Cardinale , e Vescouo
di Piacenza Cap. XVI.

EGVITANDO questo santiflimo Pontefîce , di conferire al-


tuf. cune Degnità Ecclesiastiche , Iequali in queU'isteíso tempo era-í
no vacanti ; questo prim'anno del suo Pontesicato , ncl Mese di
D.Bernardine Nouembre,secc chiamareil P.D.Bernardino Scotti délia Sabina,
Scotti Propo
sto di S.Nico- Cherico Regolare , ch'era attualmente Proposto in San Nicolò di
lo di Venetia. Tolentino, délia Città di Venetia: il quai Padre, ancorche nei se-
Nel lecolo
Auocaro Con colo fosse Dottore dell'vna , edell'altralegge, e auocato Concistoriale nella_»
cistoriale. Corte di Roma ; nondimeno mosso dall'ottimo esempio , de'primi quattro Fon-
datori deIIaRcIigione,íideliberò, lasciato il Mondo,di farsi Cherico Regolare ,
prendendo l'habito délia Religione , dalTistelîe raani dcl Pontefîce , il quale era
stato il primo Proposto . Nella quai Religionejessendosi in varij studij côntinua-
Delle lingue .
e délie Lette- mente escrcitato; non" solo délia Greca lingua , dell'Hebrea, e Caldea, ma etian-
rc Sacre mol diod'altrelettere sacre, ed Ecclesiastiche diuenne molto intendente. Etanto
to intenden
te : c dopo 1 piùeranoal Pontefíce , i meriti délia bontàevirtù sua,molti anni auanti ma-
Fondatort il nifesti ; percioche essend'egli stato il primo assolutamente , che dopo i quattro
primo â pi- Fondatori 5 hauea preso l'habito délia Rcligioncnon solo s'eran trouati insieme,
eliar l'habito
| Sella Reli à esser compagni dcll'istessa osseruanza délia comune vita Regolare i tria ancora
Igioae. nella tribulation di questo Mondo,essendo stati amendue, di quei dodici, i qua-
li ncl Saccodiítoma s'eran già ritirati in Venetia; onde cbiamato , mentreche
DeT Padri Cherici Regolari. Cap. 17.
T7
egli era Proposto di quella Casa , giunto in Roma , e presentatosi a'suoi santi/fi •
Imijpiec^ijilPontefice^ionsolaTnente il fece Arciucscouo di TranijmaJ'istesso Me
lodi Dicembre, nella seconda Promotion de'Cardinali , insieme con altri sei Arciuescouo , I
jsaifuhseal sacro Collegio, col titolo di San Marco in Merulana ,e chiamoflì
chiamo!] , e Cardinale^» |
il Card,» di Trani.Ma perche quell'Arciuescouado, era vn di quegli, che fon Pa- di Trani.
dronaggi della MaestàCattoliçail'istesso Pótesice il trasferì al Vefcouado di Pia
Vescouo di
cenza, nella Lombardia . Oue, mentreche egli sene staua à quella residenza tut Piacenza.
to assiduo; era già per la vecchiaia , diuenuto tanto graue , e poco habile alla_»
fatica i che nella Sedia Vacante , perla morte di Papa Pio IV. non interuenne à
quel Conclaue , ancorché da Alellandro Cardinal Farnese , vi fosse chiamato ,
e con viua istanza sollecitato. Onde conoscendosi tre anni dopo , dall'età tal
B mente aggrauato , ch'ei non potea seguire nel buongpuerno delle sue anime:
l'anno 1 5 68. nel Mese di Luglio, rinuntiò liberamente.quei Vefcouado , nelle_^ P.inuntia il
Vefcouado
mani di Papa Pio V. e nel prossimo Mese di Dicembre , passò à miglior vita , e ai Papa.
mentreche visse,fu sempre chiamato Cardinal de Trani, • : ri;,,.
J ir.
I
TT7T, «g 1 y !"

Della vita , e costumi di Papa Paolo IV. primo Padre , Autore , e


Fondatore della Religione de'Cherici Regolari, e dell'attioni
imprese della *ita sua i^fino à morte t .Gip., XVII*
■ ] C - -ss ' .Y o: " •. . '
iÀiìì-
ENNE finalmente à morte questo Santo Pontefice, enon solo
con doIore,e,dispiacer de'buonî > ma ancora con gran danno di
Roma, anzi di tutta la Chiesa di Christo , non hauend'egli po
tuto, cosi per la breuità del tempo 1 come per lo carico dimoiti
negotij della Santa Sedia * sopra l'vltima età sua, assai graue ,
recare ad effetto quella lodeuole riforma della Chiesa, nella
.'quale con tanto zelo , e ardor di spirito , egli hauea già insin da principio messo
Jje mani , e non si stancando giamai ne perdendosi d'animo , cerca ua sempre d'
inçaminarla di bene in meglio . La qual cosa dalle molce sueattioni, e dalle sin
golari imprese, in cui egli mise francamente le mani,si può ageuolmentc vedere.
Percioche , cssend'egli stato huomo di gran valore , e quanto alla prudenza dell'
attionihumane,c quanto alla bontà,e sincerità della vita: fu sempre à Dio tanto
caro > che dalla Maestà sua , portato sempre auanti, caminando di grado in gra
do per le Degnità, egouerni della Chieia;alla fine per li suoi molti meriti , e per
eletione,e volontà Diuina,su assunto alla suprema Degnità del Pótesica.to. Nac
Nascimento
que nella Città di Napoli, della nobilissima famiglia de' Carafi, di Gio. An di Pina Pao
tonio Carafa,fTglio di Diomede,Conte di MadaIona;c di Vittoria Camponesca, lo IV.
famiglia già estinta , ma per antichità , e per chiarezza di sangue nobilissima . Il
cui tumulo, mi ricordo hauer veduto,in vna Chiesa di sant'Angelo, lor Baronia^
posseduta infìno all'vltimo Conte di Montorio, e Marchese di Montcbello.Nae-
que addunque l'anno Ï475. la Vigilia di San Pietro. Onde essendo nato,come
egli stesso riferiua,frà le due fcste,di San Giouanni, e di San Pietro , i diuoti Pa Nome del Bat ]
renti vollono che eglihauesse nome Gio. Pietro : e Vittoria sua Madre, alcuni te/imo.
giorni prima che partorisse,pubIicamente dicea,c'hauea il Papa nel ventre . Per-
uenuto all'età capace, e singolarmente nel fior della sua giouentù,e viuendo
lòtto il freno , e buon goueruo de'nobilissimi Parenti ; attese sempre à gli studij
delle buone lettere ; ma oltre alla materna, e Latina lingua, hauea la Greca, e la
Spagnuola , tanto pronte; che parea che l'vna , e l'altra , hauesse imparata dalle
jfasceidi manierache chi intendea quelle lingue , dicea , che meglio non si potea
parlare
Historia délia Religione

parlare.E acciochc cgli hauessc ancoramaggior occasion d'attédereneirauueni-! A
In Corte dcl re,à simili esercitij virtuosi,fu mádato à Roma.-oue dimorâdo inCorte deí Card.
Card. Oliuie-
ro Carafa, at Ohuicro Carafa suo Parente,e quiui sotto ia sua protettione, continuando negli
tende à glista studij délie buone lettere,con riputatiohe, e profitto ; I'anno di N. S. 1 504. da
dii délie buo-
ne lettere . Papa Giulio II.fu fatto Vescouodi Ciuità di Chieti Cíttà d* Abruzzo.Có la quai
FattoVescouo occaíione, egli s'occupaua conrinuamete negli studij delJe sacre lettere, a'quali
di Chieti .
fu sempre dedito , e affettionato molto . Auuenne poco dopo , che venendo di
Nuntio stra- Spagna à NapoIi,Ferdinando Re Cattolicojil Pontesice Giulio , che conoscea il
sordinario , à Carafa huomo di gran senno,iI mandò à Napoli Nuntio strafordinario , per
riccuer in Ni
poli ilRè Cat riceuere in nome délia Sanrità sua , quelia Maestà , appreíso la qualcegli hebbe
tolico . grand iífíma gratia . Dipoi da Papa Leone Deciino fu martdato in Inghilterra ,
Nuntio residcnte,appreíso à quelia serenissima Corona ; òue regnando Enrico
Nuntio Rcsi
dente in In Vll.egli esercitò quelcairiccper tre anni continui,con ìptnma Iode,c sodisfattio-
ghilterra . rie ,<:esi<lella santa Sedia Apostolica , corne di quelia Maestà . Compiutique-
sti tre anni , essendo in questo mezo mortò il Cardinale Oliuiero;ií Reueren-
Da Inghil ter
ra , nauiga in dissimo Carafa , partito d'Inghilterraje nauigando,se ne passò in Spagna . Nella
Spagna . quai Corte fu molto ben vistô , e accârczzato" dal Re Cattolico , il quale per la
NelTa Corte cognition ch* cgli baueA dc'meriti, e délie moite virtù sue,ilfccedel RealCon-
di Spagna.del
Consiglio,e_j siglio , e suo Cappellan maggiore ". Vltimando frà tanto il Re Cattolico I giorni
Cappellan_> íìioi ,escguitandoiI Carafa in quegl'isteífi carieni ; gli essercitò ancora,appres-
Maggiore.
so à Carlo nipote di Fefdinando , che gli sufceesse nel Regno-, e poi . fu împera-
Chiamato da dore,e chiamossi Carlo V. Morto in questo mezo Papa Léon Dccimo,fu richia-
Adriano Sesto matoàRomada Adriano VI. che gli successe nel Pontefîcato . 11 quai Pònte-
Roma > per
gli aftart gra- sice , hauendo tesá la mira dclh sua buona mente, alla risorma di Roma, e vo-
uislìmi délia lendoprocurar con zelo di buon Pastore, diridurre in migliore stato, la vira li
Chiesa rniaer
laie. béra deí Chericato Secolare di quel tempo, riformando molti abusi, che v'erano
stati per l'addietro introdotti : st volea scruir dell'opera sua , estimandolo molto
atto,e à proposito , per recare ad effetto questà impresa cotanto graue > c di gio-
uamentoalla Cattolica Chiesa di Christo. Edateglile stanze ín Palazzo, in
quel poco spatio , ch'egli hebbe di vita ; nel gouerno dclla Chiesa Vniuersale ,
fi seruì continuamente deí consiglio , e dell'opera sua , per l'cmenda, e correg-
gimento de'costumi : quantunque à questo buon Pontesice , chiamato tosto à
miglior vita,non potesse riuscire il disegno di cosi Iodeuole opéra . Frà tanto, se
guitando il Carafa , di continuar nello studio délie sacre lettere , di cui cgli fu
sempre vago , e oltremodo desideroso; fu nominato da Carlo V. Imperadore,air
Nomínató da Arciuescouado di Brindisi , nel Reame di Napoli , nella Prouincia di Terra d'
Carlo V. ail* Otranto. Ma corne modestiífimo, contentandosi di quel ch'egli hauea,non voile
Arciuescoua-
dodi Brindisi, consentir d'accettarlojanzi non molto dopo ( com'è detto sopra)per ester libero,
non l' accetta. e spedito,à dar principio alla nuoua Religione ; hauendo rinuntiato nelle manij
deí Pontesice ancora il Vescouado di Chietijpoiche vent 'anni l'hauea con tan
ta sua Iode amministrato : istituì I'anno 1 5 24. sotto l'isteíso Pontefîcato di Clé
mente VII. Ia Religion de' Cherici Regolari , comepiùà lungo nel principio
diquest'Historias'è detto. Dipoi I'anno di nostro Signore 1536. nella quarta
Cap. tì
Promotion di Cardinali , fatta da Papa Paolo III. à di ventidue di Décembre, 1'
anno terzo del suo Pontefîcato , creato Cardinale sotto '1 titolo di San CÍe
Si chiama Car mente , riprese per volontà deU'isteslb Pontesice, 1*Arciuescouado di Chieti, dal
dînai Teatino. quale fu sempre chiamato il Cardinal Teatino . E mentreche con attioni degne
délia virtù sua , si facca conoscer degno Cardinal di Santa Chiesa , e deíîderoíó
d'affaticarsi per Iei,mettendo le mani in nuoue, e honorate imprese/frà saltre , V
Procara che íî
Ífondi ìnRotna anno quarto dell' istestb Pontesicato,procurò con singolar solíecÌtudine,e zelo 9\
il Tribunaldel appreííb il medesimo Pontefîce,che nella Cittàdi Roma si fondaíse,e mettesse inj
S.Vfficio .
esegu- 1
I
De' Padri Cherici Regolari Cap. 1 7,
19
esegutione il Tribunaledel Santa Vlíìciodeinnquisitionc, ilqualcà tuttek^*
ipcrione buone, e zelanti, parue moltonecessario in quei remp» , mentrecherhe-
Srcsie délia Germania,e dellaltrc paru infette,in materia di fede, e di Religione,
'parea cheà poco à poco germogliando,cominciasseroàdistendere i lor pernitio-
|íi rami, con manifesto pericolo di macchiar con quella pestifera influenza etian-
dioRoma, e raltreCittad'ltalia. Onde per metter mano in questa Iodeuok.^ L'impresa del
impresa,la quai era di proprio concetto del Cardinal Teatino , e da lui al Papa Une* Vffiíio
al Card. Tca
íìngoJarmenre proposta, per ordine dell'istesso Ponteficequesto grauissimo > e^t1no^isiV"me
impoitantislìmo negotia,con vna sua costitutione,sotto la data de' 2 i,diLuglio, c°n. cinque_-
l'anno i 5 43 . e del iuo Ponteficato l'ottauo , fu commefso spçcialmente à lui,in , î/çommeto*
compagnia di cinque altri de'principali Cardinali délia Corte5 per dottrina, ç
g per bont,\ di uita segnalati, e famosi . E tutti nelja medesima costitutione, coî
se^uente 01 dine nomtnati,cioè Gio.Pietro Carafa Cardinal Teatino, del Titolo
diSan Clémente , il qualefu poi assontoal Ponteficato col nomedi PaoloIV,
Fra Giouanni di Toledo } Cardinale dcl Titolo di $. Sisto del ordine di S. Do-
menico , ilquale cra stato Vefcouo di Corduba , ç Arciuescouo di Burgos,e ap-
presto di Conipostella, e vltimamente Vefcouo d* Albano , e Tufculano; Pietro
PaoloParisio di Cosenza , Cardinale del Titolo di S. Balbina,il quai era sta
to Auditor délia Caméra ; Bartolomeo Guidiccionedi Lucca Cardinale dej
Titolo di S. Cesareo , Vefcouo di Teramo , nell'Abruzzo, Prefetto délia Signa-*
tura di Giustitia,Vicario del Papa,efommo Penitentiero; Fia Dionisio Laurerio
di Bcneuento , Cardinal del Titolo di San Marcello, il quale era stato Gencrale
detì'Ordine de'Serm'i Fra Tommafo Radia di Modena, Cardinale del Titolo di
San Siluestro in Campo Marzo, dell'istefs'Ordine di San Domcnico,Lh'era stato
Maestro del Sacro Palazzo. I quali per ifmorzar questo fuoeo , coireggendo la
.falfa dottrina , che j'andaua per l'Italia fpargendo, conpiena potestà gli Here*
|tici,Autori,efeminatori di questa conragiofa femenza,doueslero con le confuete
pene de'facri Canoni, feueramente gastigare.-atfineche le membra infette,ouero
conconueneuolecorreggimento,si riducessero allô stato di fanità ,oueto noq
potendo riufcir questo,dal rimanente del corpo délia fanta Chiefa si tagliaísero,
onde i'aïtre membra,che stesfero in pericolo di cotai contagione , in questa ma
niera s'afficuraflero. E questi cinque Cardinali furono chiesti al Papa, per fuoj
compagni dal medesimo Cardinal Teatino .
ÍD 1 Sotto questistesso Pontefice , dopo '1 Titolo di S. Clémente , prefe quello di
Santa Maria in Trasteuere, come primo Prête. Dalquale,fu aífunto al Vefcoua- Vescouado d"
Albano, délia
do d' Albano , e délia Sabina , nel ìsteslo Ponteficato» di poi, vacando I* Arciue Sahma , e Ar-k
feouado di Napoli sua Patria;fu designato dall'isteflo Papa Paolo , Arciuescouo fiuésrouo di [■
Ni p -H.
di quella Chiefa . Ma nel Ponteficato dj Papa Giulio Iil.che gli successe su elet
to?non solamente Arciuescouo di Napoli j ma dalla Sabina futrasferito alla
Ciiiera Tulculana,e vltimamente fu creato Vefcouo d'Ostia,e di Velletri , corne Vefcouo d'
Ostiaedi Vel
Decano del sacro Çollegjo r Ne'quali gouerni ,mentrecheegliera Arciuescouo lecn, e Deca
di Napoli, nonlafuandoramminístration del Vefcouadod'Ostia,edi Vclletii no del sacro
Coljegio ;
continué sempre nel 'gpucrnod'amendue quelle Chieíèjfinchefu assunto al Pon-
teficato,ranno 1555. Ilche auuenne similmente,nella persona d'Alfonso Cardi-
E 'nalGefualdo , sotto '1 Ponteficato di Papa Clémente VlII.Perciocheseguitando
«gli nell'aministratipn del Vescouado d'Qstia,ç di Velletri, annesso al Dccana-
tûifu fatto Arciuescouo di Napoli , non difmettendo fra tanto la cura d'amen-J
<hie quelle Chiefe , in fin'all'anno 1603.» di 1 $.di Fcbraio,quando pasloàmi'-
gliorvita.llchenell'istefsa maniera occorseal Cardinal OliujcroÇarafa ,molt'
iahni prima,il quale essendo Arciuescouo di Napoli,ehaucndohauuto tutti quei
ici Vefcouadi,a' quali i Cardinali, secondo rantianità succedono , e confeguen
temence
6o Historia della Religione I
temente gouernando ancora il Vescouado d'Ostia , e di Velietri.annelîo al De-j A
canato,oue egli era già asceso: nondimeno fu sempre Arciuescouo di NapoIi,fin
che egli hebbe vita,che fu insin' all'anno 1 5 1 1 .à dì 2o.di Gennaio .
Sinceriti d' . Fu huomo sempre sincero , e molto libero nel dire il suo parere, senza rispetto
animo libero
del Card. Tea humano,oue conoseça l'interesse dell'honor di Dio,e delia Chiesa,e Sedia Apo
cinolnel dir il stolica ; la cui riputatione, e honore, solea dire,che si douea hauer sempre alian
suo parer* • ti à gli occhi. Dimaniei ache dou'egli eonoscea scrupulo di coscienza, dicea sen-»
za riÌpetto humano,e assai liberamente il suo parere.Della cui sincerità,e schiet
tezza , referirò per hora questo particolare , che ritrouandosi egli in Concistoro,
nella prima Promotion di Cardinali , che fece Papa Giulio III. à dì jo. di Mag
gio i 5 5 o. e douendo dare il swo voto, nella Création d Innocenzo Cardinal dal
Monte,per l'integrità sua,disse queste parole . | g
Beatissime Pater,laboraui per aliquot dies, corporis incommodis , nec adhuc
satis firma sum valetudine, ldeoque nec Sanctitatem vestram adire , neccunu.
Reuerendissimis Dominismeis Cardinalibus , fréquenter esse potui. Licuisset
enim mihi cùm de rebus exteris publicis , tùm de Promotione istius Pueri ali-
quid audire . Quarè cum penitus ignorem , & genus , & patriam , & natales , &
a*ratcm , & qualiratem persona:, quorum notitia , in causa tam graui, necessario
requiritur , dàbit mihi veniam Sanctitas vestra, si à ferendo suffragio reuerenter
abstineam-j. ,
Euidente sag Non fu mai la mente sua pura, e sincera ,per souerchio desiderio di qual si sia
gio di mente Degnità , che lo tra uagliasse,ò molestasse giamai, dalla peste dell'ambitionc ac-
(tura e sincera cecato;anzi da ogni minima ombra di lei , tanto lontano; che non solamente non
ótana da ogn'
ombra d'am desiderò mai le degnità , che ei non hauea,ma di quelle, ch'egli hauea , sponta
binone . neamente IpogIiandosi,nelIe mani del Pontefice, le risegnò I beramente , come si
vede nella rinuntia del Vescouado di Ciuitadi Chieti , fatça à Clemente VII.
Cap.». 17.
e nel rifiuto dell'Arciuescouado di Brindisi. Ma per maggior certezza , io n'ad
durrò vn esempio , a' tempi nostri più vicino,e più fresco. Nella Sedia Vacante ,
per la morte di Papa Giulio III. mentreche nel Con Jaue , l'elcttion del Pontc-j
fice caldamente si stringea , e sitrattaua, per la persona del Cardinal Santa-*
Croce, Marcello Ceruini,per la cui eIettione,l'istesso Cardinal Teatino Carafa,
singolarmente s'affaticaua ; il Cardinal Marcello d'anni cinquantasei mostran
do di voler Carafa, c Carafa, che n'haueua settantanoue,e vedcua,passata quel
la vacanza, e fornito quelCònclaue, non gli restar più speranza veruna^se però D
alcuna n'hauesse mai hauuta ) sollecitaua nondimeno tutti gli altri Cardinali ,
e quanto più potea , gli ipingea sollecitamente , all' Adoration di Man. elio . E
veggendo Marcello il fauor che gli era fatto, e desiderando di riuolgerlo rutto ,
e impiegarlo nella persona del Cardinal Teatino ; dicea à gli altri Cardinali : E
doue lasciamo questo Santo Vecchio di tanti meriti? procurando quanto egli
potea, d'imprimere e persuadere loro l'elettiondel Cardinal Teatino. E pure il
Cardinal Carafa,scguendo l'impresa sua, istaua piuche mai, attendendo à solle
citar l' Adoration di Marcello . Finalmente dopo molte parole, e repliche fatte
dall'vna, e l'altra parte, e dopo molte attioni di molta edificatione, ed esempio,
occorse intorno à questo negotio,seguitando sempre mai inanzi il Cardinal Tea-
tino,neIl'impresa di MarcelIo,e lòlleeitamente stringendola ; quando fu tempo ,
facendosi inanzi , e mostrando la sincerità,e schiettezza dell'animo suo^ion solo
volle èsser il primo all'adoratione ; ma facendo più espreilamente sembiante del
suo pensiero interno , tutto volto à MarceIIo,e lontano dalla pretension di se me
desimo, che pur ve la potea hauere , se punto d'ombra di desiderio , egli n'ha
uesse tenuto nella mente impressa, disse, adorando il Cardinal Marcello , queste
parole : Nunc Domine dimittis scruum tuum in pace , quìa videtunt oculi mei ,

non
1
De'Padri Cherici Regolari. Cap. 1 7.
61
nonhauendo maihauuto altro desiderio, che di veder in questa santa Sedia »
cosi buon Pontefice . La qual dcliberatione, piacque tanto , e lasciò tanta edi-
ficatione ne gli animi de grillustrissimi Cardinali ,essendos'eg!i fatto il primo à
muouersi ad adorarlo , e con tanta prontezza , e sincerità d'animo , che questa
lodeuole , e generosa risolutiOne , fçce grand'impreísione nelle menti de' princi
pali di loro. Onde essendo fra pochi giorni morto il Papa ; si deliberarono
di metter il gouerno della Chiesa vniuersale nelle mani sue. E tutto questo suc
cesso l'ho saputo per relation di Francesco Maria Tarugi Cardinal di Siena, il Fâncesco Ma-
quale si trouò presente in quel Conclaue,come Conclauista di Roberto Cardi- ì "",3""
Card.di Siena
nal de Nobili suo parente , da cui ancora Cesare Cardinal Baronio , mi ri
ferì,hauer hauuto dell'istesso fatto,certissima informatione , amendue Signori di
B tanta verità,e riputatione , e per li meriti della bontà , e delle virtù loro degni
di tanta fede , che della verità del fatto non si può dubitare. E vltimamente mi
ha confermato riflesso fatto,Roberto Cardinal Belarmino,nipote del medesimo
Roberro Can.
Papa Marcello, signore parimente di molti meriti , e degnissimo di fede_j . dinal Belar-
Ma le dimostrationi della mente sua sincera , e netta d'ogni macchia d'ambitio- mino.
Altre dimo-
ne,e d'ogni pretension del Ponteficato,non hebbero fine in quest' attione , dell' strationi, del
adoration del Papa,publicamente fatta ; ma molto più palesemente nel segreto la lua sincera,
di casa,ragionandoco'Nipoti , ne fece manifesto sembiante . Perciochè , vscito mente .
di quel ConcIaue,e standosene poco dopo co'suoi dimestici di casa ; Dòn Anto-
nioCarafa , che fu poi Marchese di Montebello, e Don Carlo Carafa , che fa
Cardinal di Santa Chiesa,amendue suoi Nipoti,ragionando dimesticamente col
C Zio,e mostrandosi molto dolenti, che egli no foste stato in quella Sedia vacante,
eletto Papa,e dolendosi d'essere stati desraudati,della salda speranza , che di ciò
haueuano i dopo molti ragionamenti di condoglienze , e cordogli ; il Cardinale
gli conso!aua,con parole ordinaric,e comuni,dicendo,che'l tutto si douea pigliar
dalla man di Dio,e che quell'attione dell' elettion del Pontefice, non la fanno gl
huomini,ma vien tutta dallo Spirito Santo,che muoue gli Elettori à esser eségu
tori della volontà sua Diuina: e replicando continuamente i Nipoti i soggiunse
alla fine il Cardinale: Orsù tacete, e s'io fossi stato cagion della vostra roui I
na? Acuì i Nipoti risposero: Se V.S. Illustrissima fosse stata assunta, non so
lamente non sarebbe stata la nostra rouina , ma l'esaltation delle persone^ ,
dituttala casa nostra. Allora il Cardinale finalmente ributtandogli , dis
se lor liberamente : Ncscitis quid petatis . Lasciamo disporre del gouerno della
Santa Chiesa al Signor Iddio, che con somma prouidenza il tutto diiponO,
e massimamente il gouerno di lei , che sopra ogn'altro affare della Maestà
sua gli è sommamente à cuore. Con queste , e altre somiglianti parole^»,
per testimonianza dell' animo suo molto sincero , reprimendo la souerchia
voglia de' Nipoti , gli fece finalmente tacere , Tutto questo discorso , e ri
D. Antonio
sposta di quel degnissimo Cardinale , me stata più volte riferta, dall' istesso Carafa, Mar-
Don Antonio Marchese di Montebello, per cui si conosce, che'I Cardina chef* di Mon
tebello.
le volendo in qucll' occasione far tacere i Nipoti ; in guisa di Profèta ,
predisse loro, quasi tutto quello y che seguì nel suo Ponteficato . Percioche__>
allora , priuandogli de gli honoreuoli vfficij , eh' eglino haueano nella
Corte Romana , e cacciandogli di Roma , per li molti richiami , e rumo
ri , che Sua Santità hauea di loro vltimamente sentiti ; e per quello cht^j
auuenne nel seguente Ponteficato , quando alcuni d' essi furon più seuç-
ramente puniti; si può dir con verità, che fosse la rouina loro.
Finalmente le sue molte doti d' animo , e gì' infiniti meriti della virtù AlTunto al Pó-
sua , 1' inalzarono al supremo grado del Ponteficato . Conciosiaco— tesicato.impie
sache vacando pochi giorni dopo , la Santa Sedia , per la morte di ! "i tutte le lue
a ' forze al la Ri-
,. , ——iforma delli_»|
Mar- Ichicsj. I
62 Historia della Religione

Marcello f com'è detto) fu eletto in quel Conclaue Pontefice . Nel qualgo-


ùerno , ancorché i pochi anni del suo Pontesicato , non fossero basteuoli , per
lasciargli effettuare , ma solo per iscoprire , e fardimostratione al mondo,
della sua santa mente : nondimeno, in quel breuissimo spano, con le segna
late attioni della vita sua, egli si fece conoscere meriteuole di. quel sopremo
grado . Percioche non fu si tosto creato Papa , che impiegando tutte le_^
forze sue , alla riforma della Chiesa , con molti publici Editti , à questa»,
santa impresa ordinati , comincio à corregger gli abusi del vi uer troppo libe
ro, c licentioso, che per l'addietro s'era incominciato à introdurre, cosi nel
la Città di Roma, come per tutte l'altre d'Italia .-E quantunque nel suc
cesso di poco tempo , questo suo ardente zelo,con la certissima testimonianza-»
Oltre all'epe deil'opere(di cui diremo appresso ) assai apertamenre si fusse incominciato à co
re segnalate,
degne di gran noscere : nondimeno non hauendo potuto, parte per la breuità della vita, par
Pontefice j 1" te per l'inquietudine delle guerre , recarlo interamente à fine ; il segreto della_»
ìsteffe Lettere mente sua , tutta dedita à giouar«. alla Chiesa, non meno con la riforma dc'co-
rettificano la
lua buona_> stumijche con l'estirparion dell'HeFesie,si può anche conoscere per due epistole,
niente. scritte quasi in vn'istesso tenore , da sua Santità, à Stanislao Hosio, Vescouo
tpist.iS.ik 19 Varmiense , Prelato meriteuole di molta lode , c cosi per bontà della vita.*
sua, e zelo della Religion Cattolica , degno d'eterna memoria , come per la_»
chiarezza della dottrina , molto segnalato, e famoso; il quale da Papa Pio
IQuarto l'anno 156$. fu creato Cardinal di Santa Chiesa, e chiamassi il Car
dinal Varmiense , e da Papa Gregorio Decimoterzo fu fatto sommo Pcnitentie-
ro . Nelle cui lettere , de gli otto di Marzo, e l'altra de' diciotto di Dicembre
1 5 68. che si leggono stampate nel secondo tomo dell'opere dell' istesso Stanis
lao degnissimo Cardinalc,e Vescouo Varmiense ; mostrando 1' ottimo Pontefice
Ìd'hauerhauuto,infin da principio del suo Póteficato questo santo desiderio, d'
ouuiare con gli opportuni , e necessari) rimedij alle calamità della Chiesa.. ,
e correggendo i licentiosi costumi de'figliuoli di lei,che per gl'anni addietro vi
erano stati introdotti , il pestifero seme dell'Heresia, suegliere infìn dalle radici;
affermare espr,essamente,questa sua deliberatione, da'tumuki delle guerre , sol-
leuati per opera del Demonio, essere stata infìn à queU'hora impedita.,.
Onde leuati via horamai tutti questi impediméti,e ogni sua cura e soikeitadine,
riuolta all'escgution del suo primiero proponimenti ; per conciliare insieme
le due Corone di Francia, e di Spagna; hauea spedito due Cardinali Legati
de latere . Ma per recare innanzi la riforma della Çhiesa,hauencio, deliberato di
far vn Concilio Generalejgiudicò di douer chiamar di tutte le narioni delia_,
iChristianità, alcune persone scelte , e non meno per bontà di vita , e zelo dellaL.
I Santa Chiesa , che per eccellenza di dottrina , atte à trattar seco, questi gráuis-
simi negotij del buon reggimento della Chiesa vniuersale» tra'quali , eleggen
do l'istesso Monsignore Stanislao, gli comanda col precetto dell' vbbidienza_»
che ordinate, e lasciare in buono stato le cose della sua Chicsa,e dichiarata; à Si
gismondo Redi Polonia la mente di sua Santità, e la cagione per cui egli era
chiamato, e presentate le lettere Pontificie , si metta quanto prima in' viaggio
per Roma, prendendo quella fatica volentieri, e noumeno per beneficio di
quel Regno,chepergiouamentodi tutta la Christiana Republica . Di queste
Ietteremo giudicato non esser fuor di proposi to,J asciar in queiVH.iftpria. la copia,
affinechechi leggerà la vita di questo Pontefice , dalle sue -stesse parole, meglio|
che per la mia semplice narrratione , possa sensatamente, comprendere , quanto
l'animo di Sua Santità fosse ardente 4c desideroso, dj rjdm lo stato «iella/ Santa
Madre Chiesa , in miglior termine i parendogli di poter ir.cjjio recar, la )
sua buona mente ad esegutione , hauendo appresso l'aiuto , "e'i oonfiglioj
uo-
De Padri Cherici Regolari. Cap. 17. b 3

A de' buoni , zelanti , e intendenti Prelati , come si può vedere nell'esempio dell*
|istesselettere,cheíonquesteeheseguono» '

PAVLVS PAPA Q V À R T V S,
Scanislao Hosio Episcopo Varmiensi. Epistola xviij.

Inuìtat , vt Romam veniat , & conjìlìumsuum de extirpandis hare/ìbus


& Concilio Oecumenico congregando , impertiat .

B AD hoc grauilfimum Sacerdotij munus, sine vllis meritis nostris 3 à Domino J Prima lettera
vocati,propositum hoc nobis iam inde ab initio habuimus,vt xgrè,& gra<- dcl Papa.
uiter laboranti> ipsius Ecdesiae,idonea,& maximè necessaria remédia adhibere-
mus . Quamobrem, & fìliorum mores corrigerc , atque omnia, quae prauis iam
pridem exemplis in consuetudinem adducta fuerunt , & h#refes tam longé 5 Ia-
tequè disseminatas extirpare , & harum rerum causa Concilium celebrare , Deo
admuante statuimus . Quan quidem consilia nostra exequendi , cum iam matu*
rum tempus sit, liiblatis belli impedimenus^quaî nobis antiqúus hostis obicce-
rat, optimum esse duximus, priusquam Synodum congregemus^aliquot Vene-
rabiJium Fratrum nostrorum accerfere , quorum & consilium, &operam, ad ea-
dem exêquerìdá'iri prìmts vtilia nòbis fore arbitrabirhur . « Inter cœreros autem ,
cum Fraternisas tua nobis in.mcntem venerit,ac de ce meritò ita sentiamus , vt
praescntiam tuam maximo ad has res vsui nobis fore considamus , & simul dicer
rç etiam intelligamus, aliquem ex isto Regno Episcopum;in consilium tantarum
rerum adhibere : hortamur in Domino Fraternitatem tuam, & quamuis necesse
esse non putemus,tamen in virtutc sanctx obedientiae, pra»cipicndo mandamus
vt postquam has literas nostras acceperis, compositis Ecclesia: tu*, rébus , & ij.s,
qua» ad iter necessaria sunt , comparatis, ad charissimu'm ih Christo siiilim no-
strum Sigismundum Augustum,Polonia* Regem illustrern, te conseras,& hteris,
quas ad illumscribimus, quas ipsas,& carum exemplum cum hisaccipies,ei red
ditis,exponas nostro nomine,ea quae de consilijs nostris ,tuaeque ad nos prose -
ctionis causa scripsimus , atque hoc oflìcio vbi functus fueris, ipso salutato , iter
D ad nos quamprimum ingrediaris , quibus Fraternitàris tu.c aduentus gratus
admodum est futurus . Romae 8. Martij M D L V 1 1 1 . Pontisicatus nostri
anno tertio. , *

P A V L .Y S PAPA Q^V A R T V S,
Stanislao Hosio Episcopo Varmiensi . Epistola xix.

Iterum admonet , vt se invìam det primo qitaque tempore . '"•

SVperioribus diebus "alias ad te dedimus literas , per quas certiorem_.


Fraternitatem tuam fecimus.de quibusdam consilijs nostris , ad Deihono- Steonda lct-
cera del P. ru.
rem , & Ecclesia» vtilitatem pertinentibus , ipsamque ad nos primo quoque_^
tempore hortati sumus , quœliterae , quoniam accidere posset , vtad te minime
perferrentur, iterum ad teijsdem derebus scribendum eiscduximus . Nam si-
mulac à beliieis tumuItibus,quos inimicus ad impedienda nostra pia,salutaria-
que consilia , nobis obiecerat ,.Dei fuimus auxilio Jiberati , animum , & curam
omnem
(?4 Historia délia Reíieionc

omneic nostram ad ca exequenda retulimus . Ac pacem quidem ínter carif-


simos filios nostros Francorum , & Hispaniarum Keges conciJiarc conamur,
missis ad eosdenostro latere Legatis Sanctje Roman* Ecclesije Cardinalibus.
Ad corrigendos autem mores , & rçstitucndam EccJesiasticam discipiinam,
iamdiù nimium prolapsam , ita incumbere cœpimus * vt ijs de rebus aliquod
quotidìesere decretum ad Dci honorem faciamus . Cum autem etiam Gene-
ralcConcilium constituenda? Ecckûx causa , & extirpandarum , quatenus Deus
permiserit ha?relbm , celebrare inanimohabeamus , visum est nobis adhiberç_^
ex omnibus nacionibus aIiquos,à quibus deijs, quae opportuna fuerint , ad-
moncamur, vt commodius has res perfîcere polfimus . Quamobrem cuivl,
nonignoremus, quanto nobis víui tua praesentis opéra hic sutura fit, propter
eximiam doctrinam, & pietatem tuam , ac rerum illius Regni peritiam j horta B
mur Fratcrnitatem tuam , & in virtute sanctje obedientiae mandamus , vt corn
poíìtis Ecclesia» tua? rébus , Se. conuento prius chariisimo in Christo fíiio no-
stro Sigismundo Augusto Polonia» Regc ilíustri , nostroque illius accersendx
consilio ìlli exposito , iter ad nos quam primum poterit , ingrediatur , atque__>
hunclaborem libenter,& Regni illius, &torius Reipublicae Christian* causa
suscipiat , íicuti prosttapietate,&inhanc Saictim Sedem dcuotione , ac side
facturam cííc considimus . Datum Roraa? 1 8. Decembris M D L V 1 1 1. Ponti-
ficatus tertio.

Seguitando addunque il Pontefîce nel consucro gouerno délia Chiesa , ede


Allontana gli siderandosra gli altri buon ordini d'albntanar gli Hcbrei dalla conuersatione,
Hebrci dall' e prattica de' Christiani , contrasegnandoli ancora in qualche maniera ; gh
il abi rat ion de'
Christiani , e racchiuse primieramente in vna contrada di ìloma , sotto la Pescheria, dalla...
gli contrasc- partedel Teuerejdoue habitando in quei tempi per tutta la Città,equal
gna con le__»
berrècte gial parte loropiù gradiua,prattkauano indiíferentemente co' Christiani, efrnza
le. alcun contrasegno indistintamente contrattauano , e negotiauano. Dipoi,
arfineche da tutti i Christiani foslero conosciuti , voile che g!i huomini por-
taísero lc berrette gialle, e le lor donne vsaflero similmentei veli gialli in_»
Per onuiare_i testa. E fìnalmenteperouuiare a'molti abuiì, e scandali, che in danno de'
ail' vsurc , ro-
glieàgli He Christiani spesse volte seguiuano , e anche per impedir quant'era posiìbile , che
brei i Priuile co'Christiani non continuasscro nell'vsure;leuò loro tutti i Priuilegtj, da gii alti D
gij octenuti
da gli al tri Pontefici suoi prcdecessori,per Ii tempi addietro,ottenuti .
"onte/ici. Fece nuoui,e buonislìmi ordini , cosi pers Víficio délia Penitentiaria , come_>
similmentcperglihabiti, e vestimenti del Chericato secolare. Ordinò che_j
nella Corte di Roma, primachc alcuna persona ottenesse qualunquebenefí-
cio Ecclesiastico , vi douesle precedere l'approbatione . II quai ordine , coms_>
prouision moltobuona, sc íempre osseruato , e iníìno àl di d'fcoggi , inuiolabil-
mente s'ostcrua .
E acciochendla Chiesa , non apparisse indecenza veruna , mafiï:namenre_^
Eíamina de*
Sacerdoti se- nella célébration dcllc Messe, perla varietà délie Cirimonie : fece vn' ordi
colari , per la ne, che turtii Sacerdoti dcl Clero secolare, etiandio per l'addietro ordina-
célébration ti , foslero inrorno aile cirimonie délia Melsa diligentemente esaminati , afrine-
délie Messe .
che, célébra ndo secondo la consomità deile rubriche , foslero ncll' vificio loro
perfettamente ammaestrati . t ncordomi , che nella Città di Napoli , a'Padri
Cherici Rcgoîari di S.PaoIo,canche délia Compagnia di Gieíu, fu questa cura
ípecialmenrecommclsa . ...
Confemu al
|Popol Roma- E ampliando la potestà de' tre Conscruadori defla Corte Romana, non
no i Priuilcgii solamente confermò ail'isteíso Popoio tutti i Priuilegij , che da' Sommi Ponteíî-
ci suoi predecessori , erano ítati lor conceduti; ma n'aggiunse ancora degli
altri
De Padri Chenci Regolari. Cap. 45-

A ( altri. Onde il Popolo Romano, riceuendo con animo grato la gratia, eresse à sua_, Amoreuolez
za derPopolo
Santità vna statua di marmo in Campidoglio>eordinoílc vna nobile compagnia di Romanoáquc
100. Gentilhuomini,i quali alla persona del Papa seruendo, le stessero per guardia sto Pontefice.
assistenti; amoreuolezza del Popolo Romano verso alcun altro Pontefice non mai Impresa delia
guerra,sugge-
più sentita.Onde volendo sua Santità,con qualche egualcontracambio,vna cotale rira dal Dciuo|
amoreuolezza benignamele gradirejtutti quei loo.GentilhuominicreòCaualieri. nio.
Dell'imprese della guerra,in cui sua Satità mise le mani, e del turbolento successo Come deside-
di Jei,nó dirò altro rimettendomene à coloro,! quali la vita dell'istesso Pontef.háno r-oso della pa
ce, concilia_»|
più distesaméte scritta ; se no che ella fu più tosto suggerita per opera del Demonio col mezo di le |
(come dalle due lettere dell'istesso Pont.à Stanislao Vesc. Varmiése,le cui copie fon gati Apostoli
ci due Gran-* i
£ jpoco sopra,si può facilméte vedere)e alla Santità sua,fù notabile impediméto,on- Coione.
d'ella non potesse mettere in esegutione la sua santa mente , effettuando l'impresa
d'attendere alla riforma,e maggior bene della Christianità,e particolarmente alli
continuatione intermessa del Concil.di Trento,come sua Santità intendea di fare»
Fù sèmpre vago della pace , e desideroso di conseruarla fra'Principi Christiani.
onde sentendo la pòca inteíligenza,ch*era nelsuo tépo fra'due gran Re,di Spagna,
e di Francia,spedì Legato alla Maestà di Filippo II.Re di Spagna,il Card.D.Carlo
Carafa suo Nipote, e'I Card. Antonio Triuultio,à Enrico Re di Francia, per desi
derio ch'egli hauea, di riconciliare insieme queste due gran Corone . E finalmen
te, per sua opera, e diiigenza,si condusse à persettione, e si conchiuse con parenta
do, per maggiore stabilità e fermezza , la pace fra amendue . Nelle cui nozze, fa
cendosi vna giostra, oue riflesso Re Enrico hauea lungamente giostrato, auucnne
à caso, che ferito in testa di colpo di lancia, vltìmò i giorni suoi . Per la pace, fra
questi due gran Re seguita, il Pontefice (come costumò sempre di fare) perringra-|
tiamento alla Maestà di Dio, ordinò che si facessero le solenni processioni ( cornei
si fece) con publiche seste, e allegrezze della Città di Roma. ■».'■>;,♦.;■■
Ma sopra ogn'altro assare,di quella S.S.edia,hauendo sempre hauuto sómamente Recando inani
ziilSant'Vffi-l
à cuore il S.Vfïïcio dell'vniuersalc Inquisitione, e attendendo con zelo singolare à ciojerea Som- 1
tenerlo in autorità, e riputatione.-creò sommo Inquisitore il Card.Alessandrino,il mo Inquisito
re fra Miche- 1
quale morto Papa Pio IV.su assúto alPóteficato,e chiamossi PioV.E volle ch'ogni le Card.Aks-|
GiouedUaCongregatione dell'istesso S.Vfficio,si facesse alla presenza della Satità fandrino.
D Cógregation
sua : il qual ottimo stile , è stato sempre da tutti gli altri Pontefici , suoi successori, del Santo Vf-j
infino à questi giorni continuamente osseruato . E quantunque in tutti gli altri ficio.ìnpresé»
suoi negotij fosse molto véhémente ; nondimeno tanto più era seuero, e véhémen za sua.
te, nell'attioni appartenenti ài S. Vfficio dell'Inquisitione ; che non gli si potea far
maggior offesa, che raccomandargli qualche persona inquisita, e di macchia d'he-
resia in qualunque modo imputata.Di manierache,quand'egli hauea volto l'animo
suo all'occupatione di simili affarino parea che io grauasseil pensiero delle Città,
delle Prouincie , ò de'Regni , a'cui pericoli si saria potuto ageuolmcnte rimediare.
Con questo santo zelo, per rimetter in vso l'osseruanza de'satri Canoni,contro Escgutiort di|
la perfidia de gli heretici , che nel Regno d'Inghilterra,per colpa d'Enrico Vili, e ce contra o Ponte-
I á
d'Edouardo VI. suo figliuolo, amendue heretici,e scismatici era già dismessa, volle Tomaso Cran
che Tomaso Cranmero Arciues.diConturbia, fosse publicaméte abbruciatoci qua mero Arciue-
scouo nemi
le oltre all'heresia,e altre sozze maluagità,di cui era macchiato,hauea all'istesso Re co in Inghil •
promesso,per esser Arciuescouo,di sententiare in fauor di lui,nelk causa del suo di- terra pubiica-
mente abbru
uortio,cótro alla Reina Caterina,sua légitima mogIie,anzi contro all'ordine dell'i ciato.
stesso Pont.PaoIoIII.come empiamele fece.E cosi per giusto giuditiodi Dio, come
per osseruáza delle leggi Eccles.essendo abbruciato nella famosils.Città d'Oslonioj
mori impenitente nella sua pertinacia. E per l'escgution di questo giusto castigo à
si enormi delitti del Cranmero, il Pontefice si valse di Filippo lì. e di Maria, Re, e Fi!ippo,e Ma
ria,Rè, e Rei
Reina dell'istessi Inghilterra, religiosiss. e affettionatiss. alla vera Cattolica Relig. na d'Inghilterj
E non solamente in questa grauissima punitione,e castigo dell'Arciues. di Con- ra.
F 3 turbia,
—T
66 Historia della Religione

turbia, fece al mondo scorgere il vero e ardente zelo , ch'egli haueua della purità
della vera Religione e santa fede Cattolica, ma anche in tutte l'occorrenzc,e par
ticolarmente nò hauendo risguardo à personaggi di qual il sia dignità,percioch'el-
lendogli arriuato aH'orecchie,che Bartolomeo Caranza Arciu.di Toledo,e prima
to,ne'Reami di Spagna fosse sospetto di falsa dottrina,procurádo la Sátità sua d'ha
uer cognitione,e certezza della verità p proueder di rimedio conueneuole e opor-
tuno, essendo negotio tanto graue, e importante, e in persona di tanta autorità,e
così grand'amministration, e cura, con vn suo Breue à 7«di Gennaio 1559. cómttè
il negotio à Ferdinando Arciues. di Siuiglia sommo Inquisitore ne'Regni di Spa
gna, con potestà d'inquirere, sormar processive carcerar,come fece,con raguagliar
fa Santità sua,e trasmetter la persona,e'l processo in Roma, ma per la grauezza del
negòtio,e morte del Pótefice nò si terminò la causa, alla cui cognitione fece anche
attender Papa Pio IV. e Papa Pio V. il quale lo fece venir in Roma nel Castello òi
5ànt*Angelo, e poi nel Ponteficato di Papa Gregorio XIII. con molta maturità, e
[consideratione si venne alla detcrminatione di quesra causa,come tutto ciò più di
stintamente apparisce dalla sentenza . E con l'istesso santo zelo si mosse il medesi
mo Pontefice Paolo nell'altre occasioni in Italia con altri dell'istessa degnità orna
ti, e d'altra anche degnità maggiore,per far l'vfficio di buon Vicario di Christo in
terra, e proueder di basteuol rimedio à cosi gran male. - ,
• In dice de* li A questo medesimo fine del Sant'Vfsicio , e mantenimento della vera Religion
bri proibiti, c
sua Congrega Cattolica, fece l'Indice de'libri prohibitif i quali nè leggere, nè tener si poreflèroi'
rione. e non solo di quegli,che contenessero manifesta heresia,i cui Autori si comprendon
nella prima Ciasse ; ma etiandio di quegli , che ne fossero in minima parte sospetti;
la quale molto lodeuole, e degnissima impresa , hauendo hauuto principio sotto'í
suo Porftesicato, si conosce sensatamente , quanto per lo scruigio di Dio, e della-.!
santa Chiesa, ella sia stata vtile : conciosiacosa che tutti gii altri Sommi Pontefici
suoi successori, non solamente l'hanno commendata, e Iodata i ma hauuta tanto à
cuore, e con tanta diligenza recata auanti,che per lo studio,e mantenimento del
l'Indice, hanno istituito, e creato vna nuoua Congregationed'lllustrissimi Signori
Cardinali, i quali fossero sopraintendenti à questo cotanto graue,e importantissi-
Jmo negotio . Nella qual Congregatone , vollono appresso, che v'interuenissero
ancora altre pei Ione Regolari, di varie, ediuerfe Religioni, lett/eratissimi Teologi,
come hoggi s'osserua.
Ordine córro E desiderando contro l'abuso della.bcslemmia,che la santissima Trinità, il glo
all'abuso del rioso nome di Nostro Signor Giesu Christo,la Diuinità,e Humanità iua, nella per
la bestemmia
sona del Verbo hipostaticamente congiunta, la sua Natiuità, e morte, la perpetua
Verginità della Beatissima Maria Vergine,sua Madre nostra Signora,fosseda'Chri-
stiani(come conuicne)honorata,eriuerita:fece vn seuerissimo ordinc,contro à tut
ti coloro,che temerariamente hauessero hauuto ardimento di bestemmiare.
I Regolari, só Ordinò ancoraché tutte le persone Claustrali,le quali per qualsiuoglia cagione,
richiamaci fot e sotto quai si fosse pretesto, stessero fuor de'Chiostri , e dell'vbbidienza delle lor
co l'vbbidien Religioni, ritirandosi sotto la consueta vbbidienza, e cura de gli ordinarij Superio
/a Jc'loi Supe
riori. ri, a'ior Conuenti, ò Monasteri, douesser tosto tornare.
Priua 1 N 'po Ma se mai questo Pontefice, nelle sue nobili imprese, e attioni molto eroiche^
ti de ll.i Dee; ni meritò lode, oltr% quelle poche , le quali in questo luogo , quasi per digressione ,
:à,e vsfidilo
ro,cacciando io hò breuemente narrate , rimettendomene à quegli Scrittori , c'hanno fatto
gh di Roma , professione di scriuer distesamente la vita sua ,* ne lascerò qui scritta vna sola, per
: la quale , appresso à ogni persona graue, e zelante, meritarà sempre lode immor-
'tale. Pcrcioche scntend'egli molti romorì , e richiami delle cose mal fatte , ede'i
cattiui portamenti de'suoi Nipoti , sotto'l cui maneggio tutto lo stato , non sola
mente di Roma, ma della Chiesa, allora si trouaua , nel sacro Concistoro de'Car-
dinali, con edificationc,e sodisfacimentp di tutti i buoni, priuò il Cardinal Carlo
Cara-
De Padri Chenci Regolari. Cap. 17
7
Carata della Légation di Bologna, D. Giouanni Carata , Conte di Montorio, del
Generalato dell'Esercito EccIesiastico,e delle Galere di Santa Chiesa,e Don Anto
nio Carafa Marchese di Montebello , medesimamente nipote , della guardia del
Palagio, e del gouerno di Borgo . Nella squale attione, accendendosi il Pontefice
in quel Concistoro contro di loro, e con vehemenza di grauissime parole, e&ggc-
randoi lor misfàttijdetestandooltremodoje biasimando i Iicentiosi costumi, e delr
le lor poco degne attioni,seueramente riprendendoglieli cacciò di Roma,priuan-
do de gli vfficij tutti coloro, che da essi dipendeuano.
Di più Ieuò alcune gabelle dello Stato della Chiesa ; e non volendo più seruirsi
,del maneggio, e amministration de'Nipoti , da'quali della buona openion che di
g loro hauea si trouaua oltre modo ingannato : fece vna Congregatione d' alcuni Nuoua Con-
Cardinali, sopra'I gouerno dello Stato EccIesiastico,à cui non potea egli steslo,cosi gregatione_»
sopra'I gouer
per la veechiaia,come per l'indisposition della sanità interamente attendere. .j no dello staro
Ecome colui,che infìn da'più freschi anni della sua giouentù , dilettandosi sem Ecclesiastico .
Diletto della
pre de gli eserciti)" della Chiesa , s'era tutto per quello affare dedicato à Dio , per pulirla delle
seruirlo in simiglianti maneggi di cose Ecclesiastiche, e sacres come estendo desi cose sacre.
deroso della Riforma del Chericato Secolare, hauea ordinata vna nuoua Religio
ne osleruante; cosi viuendo in quçlla,si dilettò sempre grandemente della politez
za delle cose sacre , e de'paramcnti delle Chiese della sua Religione, giudicando
che molto più si richiegga nelle veste e paramenti delle Chiese,che fon dedicate,e
consagrate al culto di Dio,che ne'vestiti,e biancherie,delle priuate case,che seruo-
'no alla commodità de'corpi nostri . E se i Signori, e gcntilhuomini,nelle case loro,
• fon tanto desiderosi della politia , per seruigio de'corpi loro , quanto più le perlone
Ecclesiastiche,come dedicate al icruigio,e culto Diuino,debbon dilettarsi della po
litia de paramenti sacri,ordinati à gli esercitij della Chiesa,e casa di Dio?Onde non
estendo dissomiglianti le mébra dal corpo,nè i figliuoli dal padredaReligion de'Che Religion de'J
rici Regolari,iéguendo le vestigia del Padre,è stata sempre vaga non solamente del Cherici Reso j
lari à serobiá
la medesima politia nelle sue Chiese ; ma imitando gli esempij graui, e l'imprese di za del primo I
maggiorimportanza,in questo breue spatio d'ottantaquattr'anni,non solo ha fatto Padre, vaga_ r
della pu]itia_
grandissimo frutto, conforme alla santa intention di cosi zelante Pastorei ma à gui nelle Chiese:!
sa di fruttuosa pianta,nascente da quel fecondo seme, quasi per tutte le principali
e più famose Città d'Italia, s'è allargata in tanti rami;che germogliando,e fioren
do^ fruttificando, insino al dì d'hoggi ella ha prodotto al Mondo tantihuomini,e
per bontà, e per lettere segnalati , e Predicatori del Vangelo, e della parola di Dio,
che accompagnando con la dottrina della predicanone, l'esempio della lor religio
sa vita, ammaestrano il Popolo Fedele , della vera maniera del culto Diuino , e vi-,
nere veramente Christiano, oltre à tanti Prelati , che -in guisa di feconda Madre_^,
ell'hà partorito in seruigio della Chiesa militante di Christo. Ma per tornare all'or
dine deU'Historia , seguendo questo Santo Pontefice , neH'amministratione , e go
uerno della Chiesa Vniuersale , se bene per tutta la vita sua discorrendo , si può a-
£ Igeuolmentc conoscere, inquanto pregio, gli altri Pontefici suoi Successori, habbia-
;no hauuto l'attioni , e ordini fatti nel suo Ponteficato , i quali, come ottime pro-
uisioni , di singolar giouamento alla santa Sedia , infino al dì d'hoggi inuiolabil-
mente s'olseruano : nondimeno quell'emendatone , e riforma del Breuiario Ro L' emcJationl
del Breuiario J
mano, che da sua Santità, con soprema diligenza sii incominciata,non solo da'Pa- Romano, nonj
dri del Sacro Concilio di Trento , fu commendata , ç lodata , ma da' due Ponte solo dal Con
fici suoi Successori, che furono i due Pij, fi insiememente accettata , e con la nuq- cilio di Tren
to lodata , mal
ua Stampa dclsistesso Breuiario recata àsine , e con molte lodi di questo Pontefi da'due Pij Pò]
ce , à tutra la Chiesa publicata , e comandata . Conciosiacosache hauendo com- resici accetta
la.
prelo i Padri di quel sacro Concilio , il faticoso negotio , in cui questo Pontefice^
. ■ hauea incise le mani, il quale da Papa Pio IV. (santa memoria) era stato loro man
dato di Roma,e la degnissima,eRcligiosa fatica di sua Santità,sommamente Iodata,
e te-
68 Historia délia Religione

e tenuta in quel pregio^heginstamete ella richiedca:auicinandosi il sacro Concilio


alla lìne,tutta l'importanzadelnegotiojfilrimessa ail'autorità,e giuditio dcl Ponte-
fícc Romano. Nel quai tempo, mortoPapa Pio I V.Pio Papa V.che immediatamen-
te gli succeíïè, recata à fine questa rifbrmad'anno i568.chesu ilterzo del suo Pon-
tetìcato, à dì 1 3 . di Luglio, publicò quel Bre.uiario aila Stampa, rinouando la San-
tà-memoriadi PapaPaolo IV. nella Gostitutione,eBreue Apostolico,posto nel prin-
j^ipkxdcllistesso Breuiacio; corne iî può vedeie in queste poche parole , che per fo-
disfation del Icttore saran qui sotto registrate,cioë . ,
Hanc nimirum orandi varietatem, grauislîmè ferens felicis recordationis Paulus
Papa IV. emendare constiruerat,itaq; prouisione adhibita,nè vlla in posterum noui
Breuiarijlicentia permitterctur,totá hanc rationem dicendi,ac psallendi horas Ca- B
nonicas,ad pristinum morem,& institutum redigendam íuscepit. Sed eo postea,non-
dum ijs,qua£cgregie inchoauerat perfectis, de vita decedente , cum à Pio Papa IV.
Tridentinum Concilium,antea variè intermissum, reuoeatum eíset: Patres in illasa
lntnri Refonnatione,eodem Concilio constituta,Breuiarium ex ipíîus Pauli Papa? ra-
tíonc restituere cogitarunt.ltaque quicquid ab eo in sacro opère collectum,clabora-
tumq; fuerat,Conciiij Patribus Tridentum,àprçdicto Pio Papa missum est.Vbicum
doòtis quibusdam,& pijs viris,à Concilio datum eííet negotium, vt ad reliquam co-
gitationem, Brcuiaríj quoque curam adiungerent, instante iam concluíîone Con
cili/,tota res ad auctoritatem, iudiciumq: Romani Pontifias ex decreto einsdem re
laca est, qui illis ipsis Patribus ad id munus délectas, Romam vocatis,nonnullisq; in
Vrbè idoneis virisad eum numerum adiunctis,rem perficiendam curauit. Verum eo
etiam in viam vniuersa; carnis ingreslb , nos ita Diuina disponente clementia , licet
immeritòad Apollolatus apieem assumpti,cum sacrum opus,adhibitis etiam ad il-
lud alijs peritis viris, maxime vrgeremus, magna in nos Dei benignitate ( sic enim
accipimus) Romanum hoc Breuiarium vidimus absoIutum,&e.
Nnouoordine Dipoi fece vn nuouo ordine,accioche si célébrasse la Catedra di S.Pietro, quan-
per la célébra
cion delta Ca do venne la prima volta à Roma à dì 1 8. di Gennaio, doue prima si celebraua sola-
ndrj di San—> meme la festa délia Catedra Antiochena,à dì 2 2.di Febraio.U quai ordine,da quçl
Pietro. tempo in quà, è stato dalla Chiesa continuamente osseruato , seguitandosi di cele-
brar questa festa, non solo quanto aH'vfficio, e la Messa,nel Bieuiario,eMcssale Ro
mano; ma neinitessa mattina ogn'anno è costume di farsi Cappella nella Chiesa di
S.Pietro,nel medesimo modo,che la Santità sua l'istituì .
Cappella per Ordinò íìmilméte, che à dì 1 5 .d'Agos.nel quai giorno si célébra I'Assuntion délia
la g!orio(a_ ojoriosa Vci g. N. Donna in Cielo, si facesse Cappella,nella Patriarcale di S. Maria
Vergine sffun
ta. Maggiore,come da quel Póteficato in qu:í,insinoal dì d'hoggi se seguitato di fare.
fondation di E con quel buon zelo ch' eglì hebbe sempre délia íalute dell'anime ; accioche-_>
nuiue Chiese
cofiMetropo alla cura loro , col gotiernopiùcammbdo, si potesseifacilmente prouedere :.; à i-
li.ane , corne stanza così di Filippo Secondo , Re di Spagna , nella sua Fiandra , corne di Seba
soffraaaree , stiano Re di Portugallo neH'índie , ereííe , e fondò moite Chiese Catedrali, con_*
ii'Poi.'O^iiìO.
c lìe'patrii dei la prouision di rtuoue Metropolitane , à cui quelle fossero corne Comprouinciali
la Fiandra. jotdmatamenteSurÌTaganee; creando loro, per buon gouernodiqueifedeli , nuo-
ui Veícoui , e Arciuescotù ; i quali non meno con l'esempio délia buona vita, cht^>
con la salda , e Cattolica dottrina , le pecorelle di Christo , alla lor cura commes
se , fruttuosamente pascelsero . Percioche per l' obligo dell' vfficio d' Vniuersa!
Pastore, à cui egli conoscea appartenere la solleçitudine , e'1 pensiero di tuttt-^
le Chiese, hauendo voltato 1' occhio délia sua consideratione , à quella partes
délia Germania inseriore , cioè de'paesi bail! délia Fiandra , la quale al Re Cac-
tolico, per naturale, e paterno retaggio , è giustamente soggetta : conobbe pru-
denremçpte , la mietitura ester molta , e grande , ma l'opere in quei pacsi lcarsç_>,
e i lauoranti pochi , in comparation di Jei . Conciosiacosachc , .quantunque anti-
camente , quando quelle Chiese furon da principio sondate, quel gran paese-j,
fosse [
De'Padri Cherici Regolari Cap. 17. 69

fosse po*ohabitato;nientedimen<viel iucceisodi molli , e inolti anni , egh è da


tantt Popoli , c da tance gcnti , con infínica frequenza habitato;che per la gran
quantità dclle Città famosissime , e per la moltitudine dcllc Casteila , de'Bor-
ghi j e de'villaggi , di cui queílo fmisurato Paefe ètutto pieno : si conoscca sen
latamente quellantiche,ma poche Chiese Catedrali, Je quali quando furon fon-
date , erano per quell'anime basteuoli; in questi vlcimi tempi, quando nel paefe
i popoli sono iníînitamente cresciuti ,non potereal gouerno loroin guiíaveru-
na sodisfaré . Percioche ritrouandosi in vn paefe coíi spatioso di tan i stati , cosi
pòchi Vescouadi,e Pastori deU'anime : non poteano con tutra quella diligenza,'r j,,- Vî(-f„
ch'era necessaria , l'infinita moltitudine deU'anime commodamente gouerna- Dideiia &an-
re. II quai obligo , ad alcuni di loro , tanto più si rendea malageuolejpercioche i **f„ïïi,^
g jDiocesani, edi costumi,cdi linguaggi erano molto disserentiati , e diuersi, ed.al gôuernod
alcuni alcriîper antichi Priuilegij non poteano esscr forzati,à riconoscere alcuna £a i:caiumíî-
potestà superiore . Dimanierachc , caminando quelle misère genti quasi per Ic
ténèbre delfignoranza ; nè con la dottrina dclla sede , nè co'precetti délia vita
Christiana , fi poteano commodamente ammaestrare . E se alcuno sosie caduto
in qualche errore , i Vescoui non poteano , corne la giustitia richiede , conuene-
uolmente punirlo . Di poi per ammonire, e corregger,con le consucte visite , gT
isteflì Vescouijîn tutto quellocosi célèbre , vasto,e smisurato Paesc,non era pure
jvnasola Metropolitana ; ma gli Arciuescouadi, à cui quelle Chiese erano íbg
gette , si trouauano in altri stati fuor de'consini del Re Cattolico . Onde gli Ar-
,'cincscoui di quelle Chiese , per gli molti, c varij impedimenti,non poteano a'ior
^'sufFraganei recar quel giouamento che si richiede . Finalmente , oltre à tanti in-
commodi , essendo quegli stati da ogni parte cinti , e quasi assediati da'Popoli
Scismatici ; per le continue fraudée manifeste insidie, e inganni de gli Heretici,
eper le lornuoue, e pestifère dottrine,Ia fcde,e Religion Cattolica , e la salute|
delTanime,era quiui in grandissimopericoIo,e pregiuditio.Mosso da queste giu-
'stiísime cagioniil Pontefice , volendosimilmente cóndesccndere alla Religiosa
ivoglia, edesiodel ReFilippoII. ilquale perla grandisluna,e suiscerata affet- Pîo,erel!gîo-
tione allafede Cattolica,e perl'innarajesingolarpietàjn'hauea cosi perletrcre , so dcsiJcrio
del Kc Filip-
come per Ambaíciadori , con sua Santitàpiù voire trattato; hauendone fatto
po 11.
( tome la grauità, e grandezza del negotio giustamente richiedea ) col Sacro
Collegio degrillustrissimi Cardinali consegIio,giudicò ester conueneuolc, e pro-
pordonato nmedio , per prouedere alla salute deU'anime, e aila sede Cattolica ,
la quale, in quelle parti si conoseci in grandiflîmo pericolo , di diuidere per più
commodo reggimento di queU'animcle Diocesi dell 'antichi flîme Chiese poste
in quegli stati . E fondandoui nuoue Catedrali, prouederle di Prelati,c Vescoui
tali , che cosi con l'esempío , come con la dottrina, pascesiero l'anime di quei fe-
delî , alla lor cura commesse , e con I'aiuto di buon Ministri, dall'insidie dc'lupi
le difendessero , ccustodissero,creandosimiImente alquante Merropolitane , i
cui Ptelatijda'loi Suffraganei fossero riconòfciuti, e secondo ildebito Tiueriti .
Addunque con l'autorità sua Apostolica,à hónordi Dio evtilitàde'fedeli, leuò
le Chiese di Cambrai,di Traietto,d'Arras,e di Tornai, dall'antica giurisdirione,
dclle Chiese di Rems,e di CoIonia,à cui ell'erano,come à proprij Arciuescouadi
B jantieâmenre soggette . Toise ancora leChiesc di Malînas antichiflîtna Città, di
Cambrai, di Traietto, di Torrtal,diLodi,ede'iMorini,cíá'scuna dalla sua Città ,
e Chiesa Metropolitana . Leuò anche quelle parti de'Vescouadi di Colonîa , d'
Osnaburg3di Monastero,e di Patebur , le quali st conteneuano sotto *1 Dominio
del Re Cattolico , e le distribuì aile nuoue Metropoli dase sondate . Ma gli an
tichi Vescouadijcioè Cambrai,Traietto,e Malinas, voile che fossero Arciuesco- Trenmni Ar-
uadi, e l'altre quindici Città, create Chiese Catedrali , voile che fossero sussia- tiuescouadi

ganee di_ „J_.


/o Historia delJa Religione

gance di queste tre Metropolitane,in questa maniera , c con quest'ordinc , cioè


Arras , e Tornai , che son. due dell'antiche Catedrali, Santouier , e Namur ,che
fondue délie nuoue, fece Suffraganee di Cambrai Metropolitana . Dipoi Arien,
Deuenter,Leouard,Grunuig, Midbelberg, che son cinque nuoui Vescouadi,fece
Suffraganei di Traietto. VltimarnenteAnuersa,GuantOjBruges,Ipere,BaIdura ,
e Remunda , che son fei nuoui Vescouadi , eresse Suffraganei di Malinas , nuouo
Nuoue Chiese
crette in Fian Arciuescouado.E tuttç queste Chiese , voile che foflero Padronaggi del Rc Cat-
dra>Padronag [tolico , e de gli altri Succeísori fuoi heredi.Similmente ncU'Indic del Re di Por-
gi del Re Cat ' tugallo , creò à quest'istesso sine alquante Chiese Catcdrali,frà le quali , due fu-
colico.
rono MaIacca,eÇochina;e tolta la Chiesa di Goa dall'vbbidienza dell'Arciues-
couodi Lisbona; fecela Merropolitana, creando due nuoue Catedrali, con la
prouiíìon di nuoui VescouUor Suffraganei, cioè il Vescouado di Ciaul,e quello
delGiappone. ,
Bepidel Pa- E corne Pastore, che dels immunità,e de'beni deHe Chiese su semprezelantis-
trlmoniodi S. íîmOjhauendo trouato, che le poíseílìoni dell'antico Patrimonio délia Patriar
Pietroin Va» cale di San Pietro in Vaticano,per antichi ordini de'passati Principi,erano state
ticano, già v
íurpati,per or à quella Chiesa ingiustamente vsurpate,e per molti anni addietro,infìno al. tem
dinedi qaesto po del suoPontefïcato,sotto lesorze d'ingiusti posressori,ìniquamentepossedute.
' Pontcfice i à
I quella Chiesa voile per giustiífima sentenza , cheperdistributione , e prouiíìon di quei Sacér-
| íono restituiri doti,che quiui al cuItoDiuino affiduamenteattendeuano,fosserotosto restituite.
Gratitudine Onde quei Canonici,per gratitudine di cotanto bcnefìcio, ordinarpno di comu-
de^Canonici ne consentimenro, che délie lor proprie borse,gli si célébrasse ogn'annonel piïn-
di S. Pi ctro ,
per memoria cipiodi Giugno vn solenne Anniuersario, e per laíciarne ancora àtutto'imon-
del bénéficie doperpetua mcmoria}nelf antica Sagrestiadi queU'istessa Chiesa, gli collocaro-
riceuiuo.
no vna Statua di Bronzo (corne infíno a'dì nostri si vede) con questo Epitafìo ,
che sarà qui sotto copiato ..

MEMORIAE AETERNAE
PAVLI IV. PONT. OPT. MAX.
CHRISTIANAE LEGIS ANTISTITIS, RELIGIONIS
VIND1CIS , LIBERTATIS ASSERTORIS,
S ANCTI-S S IM I, AC PIISSIMI PRINCIPIS,
PATRIS PATRIAE , D. N. CLEMENTISSIMI .
Q^VOD IVSTISSIMA EIVS SENTENTIA,
ANTIQ^VATIS SVPERIORVM PRINCIPVM
DECRETIS , VATICANAE BASILICAE,
' VETE RI S PAT RI MON II PRAEDIA,
q_V A E TEMPORVM I N I V R I A ,
INI VST O I M P E R I O D E T I NEBANTVR,
S V N T RESTITVTA. '
PRINCEPS O R DO CANONICORVM, OMN1B VS
IN CORCILIO IDEM DECERNENTIB VS ,
DECREToIN TABVLAS REL^ATO,
AC VOTIS COMMVNITER SVSCEPTIS
COMMVNIQJVE AERE COLLAT O,
AD AVGENDVM LOC1 GRATIAM,
S T A T V A M COLLOCAVlT.

OVOT-
De' Padri Cherici Reg-olari, Cap. 1 7.
7 \
QJOTANNISQVE X. KAL.IVN1I CHtUSUANO
MORE, RITVQjVE, S A C R I F I C I V M
FIERl CENSVIT.
E O QV E F A C T O , A B A S I L 1 C AE VECTIQALlVM
QVAFSTORE, PECVNIA PARATA BASIL1CANIS,
Q^V I S A CRI S PRAESTO FVERIHT,
PRO S ACERDOTII G R A D I B VS VIRITIM
D, A R l CONSTITVIT^

^f Questo istcsso sine mossc il santissimo Pontefîce , à lasciar dopo se vn perpe


tuo honore, che si douessefarein Romaal gloriososan Tommaso d'Aquino,'Cappei|a au»
gloria , e splendor di Napoli , e di tutto quel fíoritiíïimo Reame . II quale An i Akirdi s.tó-
gelico Dotrore , hauendonellaChieíàdella Minerua, de'Frati Predicatorijvna ™£„e^jAS
Cappella, antica memoria délia Nobilissima famiglia de'Caraff, e singolarmen- u deíu Miáer
te del Cardinal Oliuiero : altro non aspettaua , senon d'essere con nobil atto di(ua*
diuotione , e di vera pietà Christiana , da tutca la Corte di Roma ricoriQsciuto .
Alla quai impresa, questo santissimo Pontesice,come desideroso di sodisfare ; ncl
tempo del fuo Pontesicato inrrodussequesta lodeuole, e Religioía vfanza, che
à dì 7-dí Marzo, ncl quai giorno, la Chiesa célébra la solennité di questo glorio
so,e Angelico Dottore,il sacro Collegio dcgl'lllustrissimi Signori Cardiuali , fa
cesse ogn'anno Cappella,nell'istessa Chiesa délia Minerua , corne se scmp.re fat -
to,e saisi ogn'anno quando à honor di Dio , e del gloriosislimo Qottore , cancan
dosi in tal mattina la Messaialla sua Cappella v' interuiene il sacro Collegio con
molta frequenza delPopol Romano. Ma bellissimo pensiero hebbe questo Pon-
Lcdue lampa
tefice, intorno alla politia del santissimo Sagramento deU'Altare ,chemaipiù ne del Sagra
s ch'io sappia^) caddcnella mente d' alcun altro,auanci à lui.Percioche al san mento hclla_j
Cappella P0.1
tissimo Sagramento, il quai siconscrua nella Cappella Pontifícia di SistoIV. per tifit.ia.ii rifor;
commoditàdi Viatico de'Romani PonterTci fuccessiuamente.; voile che per ho- iniVono.di ce
ra bianca.
noreuole politia deli'istesso Sagramento, le due Lampane, in vece dolio-,di can-
dida, cera continuamente si rifornissero, corne da quel tempo in quàs'èsem-
pre Religiosamente osseruato . La quai lodeuole vfanza , degna di questo diuo-
tissimo Sagramento , e del Palazzo del Papa , non $q fe; œaiin alcun'alcra Città
d'italia t è statamessa in effet to . Pcrciochefyuantunque neí Duomo diSiena_ , A! Sagcamen-
auanti al santissimo Sagramento, per antichissima vfanza di mpltjanni, stiend di to del Duomo
di Siena, (*âno
continuo accese dieci candele di cera , e in Roma ancora nella ucchissima>e sun- icceíe Hiçci
tuosa Cappella , che fabricò Papa Sisto V. nclla Patriarcale di Sinfa Mariai cartd. di ceri
NetlaCappel
Maggiore , à honor deli'istesso Sagramento, quattro gran Candelotti deÚa rae- ladiPl'.Siíto
desima candida cera, arda no perpetuamenre,tenuti per mandi quatçrq^ngek,;^ v. in S. Maria
^ r
che Tistesso Tabcrnacolo di custodia,con beUissimo artirìao sostenrano ; niente- L0nêo quat "
attro
dimeno questa nuoua politia, di rifornir con cera le Lampane, in niuno di questi jcartdeiotti
u: -X -i* :-\ _:-.•__.!/•_ /Í7î i\ - c _~ isantiss. Sag a-
dueíàcriìuoghijnè altroue( che si fappia) giámaifu meífoin vfenza.E per mag mento.
gior honor di questo gloriosissimo Sagramento,feguendo il medesimo Pontefîce,
la sua innata, e cónatui al politia, circa le cofe sacre, e culto di Relig ionejordinò
che'lgiouedì mattina, mentreche ceiebrando Santa Chiesa, la FestiuitidcLl' Nuouo ordiné
di questo Pon
jstitution dcU' isteíso Sagramento , il Pontefîce il porta in proçessionc,oltre ail' refice per la_>
apparato ordinario délia piazza, dondesipaísa,siprouedesseetiandioalIa4iíefa procession del
Ucl Sole c<5 i'apparatOjdi fopra . La quai prowfíone,fu fatta,non solo, e pamco- lantifl. Sagra
mento in Ko
Jarmente per ueneratione,e maggior riuerenza di questo Sagramento,ma ancora ma.
per difendimento délia perfona del Pontesice,deI sacro Collegio , e d'altriPie-
J~77 latidclla
Historia delta Religione
7*
lati della Corte Romana , come di tutto '1 Chericato Regolare, e Secolaresche à
quella solennissima,c vniuersal Processione in tal mattina interuiene. L finalmétc
in tutto questo breue tempo del suo Pontcsicato,lasciò non solo buon saggio del
la vita j e del gouerno suo à tutti', ma singolarmente a'Prelati di Santa Chiesa ,
esempio,e ammaestramento d'ottimo Pastore. Ammaládosi addunque à morte;c
percioche egli conosceua e sentiua, nell'età sua decrepita,I'infermità andar sem
pre crescendo; giudicò d'esser'hormai vicino à vltimar i giorni suoi . Onde à di
Esempio degli 1 8. d'Agosto, ii fece la mattina chiamare in Palazzo tutti i Cardinali . I quali
antichissimi venuti in Càmera , oueil Pontefice giaceamortalescominciando egli à parlare ,
Principi i nel
tempo della_. e nelle prime parole del suo grauissimo ragiónamento , mostrando quanto lieta
vicia» morte mente egli aspettasse la morte,consessando d'hauer goduto il beneficio di questa
vita mortale,piuche l'humana speranza,non parea che gli hauesse promesso : dis
se loro, vsando quel grauissimo stile , c'hauea già vsato Giosuè , ragionando nel
Giosuè »J. tempo della vicina morte , co' Principi , Giudici , e Maggiori del popolo,e Da-
uitte in queil'istesso stato mortale,con Salomonesuo sigliuoIo,e successor nel Re
j.Reg.».
gno . En ivgredimur viam vniuersa carnis ; 'viximus plufquam sperare potui-
mia. Dipoi seguendo più oltre di {piegare il suo Religioso pensiero, degno di Su
premo Capo delia Chiesa , in vna elegante, diuota , e molto efficace oration la-
tinaia quale, secondo la sua consueta eloquenza,cagionò grande edificatione ,
Esorotione_» e ammiratione, ne gli animi degnilustrissimi Ascoltatori ; gli esortò all'eléttion
all'eletcìon di
buon Ponte d'vn buon Pontefice , racomandando loro caldamente lo stato della Santa Ma
tìce. dre Chiesa 5 e appresso il santo Vfficio dell'vniuersal Inquisitione , à cui , come à
Affetto del Pò
tcfice al sant' grauissimo negotio,eàtuttoilChristianesmo importantissimo , eglihauca singo
Vfficio. larmente affetto . Nella quai Oratione , diede à gl'Illustrissimi Cardinali del sa
cro Collegio , non poca edificatione, facendogli manifestamente conoscere , in
Zelo dell' ho-
nordi Dio» e fino à quelsvltimo punto della vita sua , quell' ardente zelo,deII'honor di Dio ,
del benefìcio e del beneficio della santa Chiesa Sposa di diritto, che'n tutto'l corso delia vita
della Santa.»
Chiesa . sua , haueano , dall'attion di lui,potuto ageuolmente conoscere. E finalmente^
Morte d.-l queil'istesso dì diciotto,rendendo l'anima à Dio, passò à miglior vita3à hore ven-
Pontefice .
tuna in Venerdì,hauendo prima riceuuri i santissimi Sagramenti in queil'istesso
giorno dell'anno diNostro Signore 1 5 5 9. essedo viuuto anni ottatatre,mefe vno,
e giorni ventidue,e nel Ponteficato anni quattro, e mesi due,e giorni ventisette.
A quest'vltimo passaggio del Pontefice,trc frà gli altri,degnissimi,e Religio
Tre segnalati sissimi Sacerdoti, huomini di molta grauità,e nella prattica dello Spirito d'altis
Sacerdoti,pre simo senno,furon presenti à seruirío . E veggertdo la sua santissima fine,restarono
senti alla mor
Ite del Papa. molto edificati , cosi della sua tranq'uillitàdi mente, e di coscienza , come dell'
intrepidità d'animo,ediuotion di Spi:rito,enon senza singolare edificatione,e__>
gusto,si conobbe in quel passo ; quand 'egli tutto rimesso in Dio , rese l'anima al
suo Creatore.E questi tre segnalati Sacerdoti,furono Guglielmo Sirleto, il qua
Guglielmo Sir le nell'vltima Promotion di Papa Pio IV. fu fatto Cardinal di santa Chiesa.,
1< co.
(come in altre occasioni diremo più sotto ) Giacomo Ercolano Altarista di San
Cap.tf9.7a. Pietro , huomo grauissimo , e di grand' auuedimento , e'1 Padre Don Geremia
Giacomo Er- da Salò,Cherico Regolare (di cui si dirà appresso )el'istesso Pontefice in tutto '1
colano. P. D. tempo di quel Ponteficato , s'era sempre seruito per Cameriere , e Segretario de
GeremiaChe- gl'intimi e più segreti negotij del suo gouerno. Onde sentendo egIi,I'istesso gior
rico Regolare
Cap. 28.40. no che '1 Papa morì, che i Nipoti di sua Santità, venuti in Roma, cran già arriua-
ti nel Palazzo Vaticano , e particolarmente Don Carlo Cardinal Carafa,giunto
Prudenza del
P.D. Geremia horamai all'appai tamento del Pontefice,desideraua di visitar sua Santità, e sor*
da Salò . se ancor di negotiar seco , se gli fosse riuscito il disegno : vscito della Camera
del Papa agli si fece incontro nell'Anticamera.E come consapeuole della volon
tà del Pontefice , per le cose già passate,il pregò istantemente , elicsi contentasse
di non

I
De Padri Cherici Regolari. Cap. 17. 73

di non entrar in camera > assicurandolo che delia venuta sua , il Papa si lana»,
facilmente turbato i e persuadendolo che* 1 negotiar con sua Santità , e otte
ner cosa alcuna à suo gusto , saria stato fuor di tempo :il Cardinale perle pa
role del P.Don Geremia , fatto del vero capace , si deliberò di non entrare in
camera. E finalmente il P.Don Geremia chiusi gli occhi al Pontefice, se ne tor Religioso amo
nò alla sua Religione, riportandone seco, come amator della pouertà , e ottimo re del r.D. Ge
ReIigioso,quegl'istessi vestimenti , i quali egli hauea in dosso , quando chiamato rrmu alla san
ta pouertà .
nel principio di quei Ponteficato,andò à seruir in Palazzo,come al suo luogo più
Cap 40.
distesamente diremo.
Il corpo di questo Pontefice,fu sepolto con semplice,e priuata sepoltura in $an Semplice se
Pietro in Vaticano,nel cui Palazzo egli era morto.Ma in capo à sette anni , per poltura del
Papa .
B ordine di Papa Pio Quinto di santa memoria, l'anno secondo del suo Pontefica-
to , fu trasferito con io!enni,e sontuose esequie,di tutto'l Clero Regolare , e se
Traslatorie
colare , alla Chiesa della Minerua de'Predicatori,nella Cappella del Cardinale idei corpo di
■ PP.
r»r\ r». I _ IV.
ti
Oliuiero Carafa , e per ordine del medesimo Pontefice Pio,il corpo su dato à por Paolo
alla Chiesa»,
tare a* Padri Cherici Regolari di S.Siluestro, hauendo la Santità sua giudica- della Minerua
to,e detto conuenirsi à loro,come siglU'impresa di portar il corpo del padre, più
che ad ogn'altro . 11 quale fu collocato in vn nobilissimo sepokhro di marmo,
con la statua della sua naturale immagine,sotto la quale per ordine dell'istesso Pa
pa Pio,fu intagliato questo Epitafio,che sarà qui trascrittOjdoè :

IESV CHRISTO, SPEI , ET VITAE FIDELIVM.

PAVLO QVARTO CARAFAE PONT. MAX.

E L O QJVE NT I A, DOCTRIN A , SAPIENTIA


SINGV LA RI, INNOCENTI A, LIBER ALI TA TE,
ANIMI MAGNITVDINE PRAESTANTI,
SCELERVM VINDICI INTEGERRIMO,
CATHOLICAEFIDEI ACERRIMO PROPVGNATORI.
PIVS V. PONT. MAX.
GRATI ET PII ANIMI MONVMENTVM
D POSVIT,
VIXIT ANN. LXXXIII. M. I. DIES XXII.
OBIIT MDLIX. XV. K A L. SEPTEMB.
PONTIF1CATVS SVI ANNO QVINTO.

Ma non si fermò qui l'affetto di questo Pontefice, conciosiacosache, per far 1'
vfficio di pietà, intero e compiuto , dopo la sepoltura del corpo,ordinò ancora.., Affetto di PP.
Pio V.alla mei
i'Essequie dell' Anniuersario , che si douessero celebrare ogn'anno in quest' moria di Papal
istcíïa Cappella , adì diciotto d'Agosto, oue gl'Illustrissimi Cardinali del Paolo IV.
la Congrégation del Sant'Vssicio , personalmente interuengono , con gli altri
di quel Tribunale, facendo i Padri della Minerua , conforme all' obligo , so Card.del S.Vf
ficio.interuen
pra ciò fatto dalla Santa memoria dell' isteslb Papa Pio Quinto, il quale_; gono all' anni
costituì loro à questo fine vn entrata di censo perpetuo di die^i luoghi di mon uersano di Pa
pa Paolo IV.
ti della Fede; arfineche l'vlficio anniuersario ogni anno si celebrasse, co
me si fa. Piacque similmente à questo Santo Pontefice , che'l corpo di Pa
pa Paolo Quarto , fosse sepolto nella già detta Chiesa,come cala della sua Reli-
G gione
■ Il ' ' Hi.!"' .i ,.—
74 Historia della Religione

gionc,c nella Cappella d'Oliuiero Cardinal Carafa, non solo per esser egli stato
di quell'istessa famiglia, ma per rinouarui Ja memoria di questo segnalato Car
dinale, il quale oltre alle molte e virtuosiifime qualità, che à quella Degnità l'e-
Religiose me saltarono,hauea lasciato memoria del nomesuo,non solamente in Roma,oue, ol
morie de! Car
din. Oliuiero tre à questa CappelJa,egli edificò vn Chiostro,con altre parti del Conuento del-
Carafa, in di- Ja Mincrua ; e alla Chiesa della Pace,de'Canonici Regolari , della cui Religione]
uersi luoghi
di fcoma , egli era Protettore , occorrendo loro vltimamente vscir di S.Giouanni Laterano
donò il suo PalazzOjche l'era contiguo,edifìcandoui il Chiostro da'fondamenti,
come al presente anche si vedeje la Chiesa d'Araceli, con nobile spesa in gran
parte riparò.Fece similmente la ricca soffitta di S.Lorenzo fuor delle mura , c,on
altri ornamenti di dipinture; e in S.Pietro in VincoIa,e altre Chiese, e luoghi di
Roma,oue l'armi della sua famiglia,dimostreranno ancora a' posteri la liberalità
singolare di questo Signore, ma specialmente nel suo Arciuescouado di Napoli
Memorie di fece cose di singoiar memoria . Percioche oltre le nobilissime spese, fatte per lo
Oliuiero Car. culto Diuino,sotto l'Aitar Maggiore dell'istessa Chiesa,egli edificò, di candido
Carafa >' nel
Duomo di Na e finissimo marmo vn'altra Cappella,per la varietà , e ornamento di diueisc scol-
poli. ture>molto vaga,e ragguardcuole,opera degna d'vn animojcom'era il suo, vera
mente generosilfimo,e pio.E per arricchir maggiormente questo nobile edificio ,
dotollo di tante entrate,che bastassero per l'obligo di certo numero di Meise,che
ciascuna mattina, vi si douessero perpetuamente celebrare . E volle che queste»^
Cappellanie,fossero Padronaggi de'siioi descendenti , a'qualiè rimaiala ragion
di presentare i Cappellanijsi come hoggi appartiene ad alcuni della Jsua caia , e
specialmente al Duca d'Andria,Signor di questa famiglia, e Vincenzo Carafa_>,
Prior d'Vngheria,epoi di Capua,della Religione Gerosolimitana, del consiglio
di Stato,nel Regno di Napoli ,

Da'viui,e sensati esempij d'alcuni antichi Padri Cherici Regolari , e


particolarmente del P.D. Ciouanni di Marionò , si può ageuol-
mente comprendere , quanto la prouidenza Diuiua , gradisca la
pura pouertà de'suoi Religiosi; mèntreche non políedendo beni ,
nelle necessità loro,copiofamente gli prouede . Cap, XVIII .

A mirabile sicurtà c'hebbero i primi Istitutori di questa Religione,
Confidenza^» nella prouidenza Diuina,eleggendo di viuer con vera osseruanza ,
de' primi Fon
datori nella_j sotto le grandissime ale di quella protettione , che non abbandonò
prouidenza_> mai i suoi buon serui Religiosi, i quali sotto l' osseruanza Regolare,
Diuii. a, ne fa
conoscere a" attendendo sollecitamente à conquistarsi i veri beni eterni,non cu
posteri gli c- rano i temporalijha dato occasione à molti osseruantissimi Padri , che fon venuti
ijtmpi; sensati,
dopo , di iperimentarne quasi imiracoli;mentreche hauendo quella forma di vi-
ucre caramente abbracciata ; la Maestà Diuina,ne' tempi delle necessità estreme,
a' bisogni delle lor case, hà copiosamente proueduto. Della quai cosa, auuen-
gache molti esempij se ne potessero addurre,occorsi a' tempi nostri , mentrech'io
sono stato in questa Religione.nondimeno per fuggir la souerchia lunghezza,so-
lo d'alcuni pochissimi,mi contentodidar notitiain questa Historia,massimamen-
te nell'occasion del P.D.Giouanni,di cui si dirà nel seguente capitolo, il quale in
quest'osseruáza fu sempre molto seuero.-affineche i Padri,che verran dòpo,assicu-
rati da questi sensati esempij,có maggior assettoalla sáta pouertà religiosa,viua-
Cor. 6, no lietamente,sotto l'ynico gouerno della protettion Diuina, tamquam nihilha*
• \ ,ii ■ ■ .-il,.
bentes
De Padri Cherici Regolari. Cap. 1 8.
7s
bentcs>& omnia pojjidentes . La sicurtà addunque c'hauea questo sant' huomo in
Dio > e la fidanza lpecialc nella prouidenza diuina,potea tanto in lui ; che pos- '^.G^adllis'
posta ogni sollecitudine, e pensiero delle sostanze e beni temporali i i quali per , n'onò neiia_,
souuenimento, e aiuto della vita corporale de'suoi Padri , e Fratelli , s'estimano £™™ ldenza Dj
necessarij,conformc al consiglio Euangelico di Christo Nostro Signore: N olite, Matth.6,
\Jblliciti cjfe anima ve/2r<e}quid manduceiis , ncque corpori vejlro , quid ìnduamini : | J-uc- 1 *»
si dimostrò sempre tanto dispregiator de* beni temporali , che abbracciando ! I
consiglio di San Pietro Apostolo,gettaua ogni suo pensiero , e sollecitudine nel
Signor Iddio,sapcndo che la Maestà sua , con affetto più che paterno , de buon
Religiosité serui suoi fedeli , hà singolarmente cura, come dice il medesimo
Apostolo : Qmnemsolliçitudinem •veïiram proijcientes in eum, quoniam ipjì cura ciì i. Tet. j.
B devobis . Della quale mi piace di riferirne in questo luogo alcuni esempij , per
cui si potrà ageuolmente conoscere, non meno la singoiar fidanza, ch'egli hauea
in Dio,che'l zelo dell'anime di suoi Padri,e Fratelli.Era addunque in quei tempi!
nella nostra Casa di S.Paolo di Napoli,il P.D.Benedetto Ferrcrio,nobile dclla_j d. Benedetto
Città di Sauona,e parente di Monsignor F errerio,al presente Arciuescouo d' Vr . Ferrerio che
nco Regolare
bino,e Vicelegato d'Auignone.Uqual Padre,hauendohauutonome nel secolo
Vincenzo,su riceuuto alla Religione l'anno 15 5 8.à dì 1 2.d'Agosto:e mentreche
vicino à far la sua soléne proscssione,come al consueto tépo la fece,per ilpogliarsi
di tutte le suefacoltà,disponédo de'suoi beni(percioch'egli era ricco,e facoltoso,
silafciaua risolutamente intédere,di volerne far buona parte à quella Casa,dona
dole delle facoltà sue,moltc migliaia di scu*li,per l'intero copimento di quell'edi
fìcio: il quale recandosi attualmente auáti,richiedea necestariaméte molte spese.
Per le quali,quantúque ogn'aItro,che fosse stato al gouerno di quella casa,haueijRellgiosa pru
se forse potuto desiderar vna simil occasione,per recar à fine quella fabrica,in ser denza
1 di buon
uigio diuino,benesicio, e comodità de'suoi Padri,® Fratelli : tuttauia conoscído Sup'.rbre.cha
toglie 1' occa
forse ilP.D.Giouanni l'humor di vanagIoria,in cui quel Religioso haueria potu sion al iuddito
to ageuolméte pcccare;nó volle mai in guisa veruna consentire,d'accettar quel dell'imperfec
tioni ancor
la grá somma di danari,che egli à comune vtilità offeriua, dicédo queste parole minime.
Costui fabricherà per noi il luogo,e prendédone facilméte occasion di vanaglo-
ria,i'anima sua ci farà poco guadagno. Con laquai consideratione , rifiutata-,
quella somma di molte migliaia di ducati ; si contentò per qualche poco aiuto
deITistessafabrica,d'accettarne appena vnapicciola somma di poche centinaia;
D dicendo con quella confidenza ch'egli hauea nella Maestà di Dio,chc Nostro Si
gnorc,secondo la sua promessa,non haueria mancato di prouedere à tutte le ne-
ceisità de'suoi Padri,e Fratelli,dicendo egli nel Vangelo : Scit enim Pater veflcr, Macth.f.
quia bis omnibus indigetis , essendosi massimamente i Padri,non meno delle lor so
stanze terrene,e beni temporali,che degli affetti delle cose mondane , per l'amor
suo Diuino,volontariamente spogliati.Per tanto conchiudea , che per allora era
necessario di star molto ben auuercito, per prouedere all'vtile,e beneficio dell'a
nima di quel fratello D.Bcnedetto.U quale,come ottimo,e diuotifsimo Rcligio-
Vita Religio
so,pcrseuerando nella Religione infino à morte; fece sempre vna vita tanto riti sa e proporrio
rata,comc aIl'oratione,e à gli altri esercitij spirituali della vita Regola re,speci al nata sine del
mente dedito,che scriuendo con verità,posso dir senz'hiperbole, ch'egli auanza- jFirrerio!"0
ua nella solitudine i Padri Certosini , come molti Padri di quei tempi, i quali'
al presente fon viui , e l'hanno conosciuto , e seco religiosamente conueriato,
possono con verità testimoniare. Onde morendo in Roma,l' anno mille cinque
cento ottantaquattro adì tre di Dicembre,molto diuotamente,e con tutti i san
tissimi Sagramentijlasciò nella Religione buon odore delia uita , e bontà sua_» . E Tempio della
Ma per non mi partir ancora , dalla narration della bontà del P. Don Giouanni, fidanza del P.
D. Giouinni
e particolarmente della mirabile confidenza,' eh' egli hauea nella Maestà di nella proui
—— ~- denzaDmiii».
G a Dio
Historia délia Religione
j6
Dio,la quale in luicra tale,e tanta,che nella prouidenza Díuina tutto rimesso, ^
deU'arîetto de'beni temporalijnon hauea seritimento veruno , ne Jascerò qui vn
Fabritio Mara etempio molto sensato . Auuenne addunque, mentrech' egli era in S.PaoJo di !
matdo.famolo■ j Napoli , che nell'istesla Città venne à morte Fabritio Maramaldo nobile Napo-
gusrricro. !letano,gi an guerrier di quel tempo , délia cui famiglia fiorì già sotto'l Pontesi-
Landuifo Car Icato di Papa Vrbano VI. Landuifo Cardinal Maramaldo I* anno 1381. che fu
dmal Man-
nuldo. creato, intìno all'anno 141 5.quando vltimòi giorni suoi. II quale, esscndo stato
per prudenza,e destrezza d'ingegno molto atto a'gouerni,nel Ponteíìcato di Bo-
nifatio IX. e d'Innocenzo Vll.íèruì la santa Sedia in moite legationijma partico-
larmentedal Conciliodi Pisa,fu mandatoa'Principi délia Germania , per pro
curai- d'estinguerel' incendio délia scisma,e chiamargli ail* isteslb Concilio .
E vltimamente il primo anno del Pontesicato di PapaGiouanni XXIII.fu ípedi-| g
to LegatOjCon pí enissima facoltà à tutti i Regni di Spagna , per l' vnione della_,
Chiela Cattolica,e per la celebratione del Concilio generale , e altre segnalate
imprese,chein benefício vniuersale dell' istessa Santa Chiesa , selicemente gii
succeíTero,come molti Scrittori délie vite de' Pontefíci Romani , hanno diífulà-
mentc scritto ; e particolarmente Fr. Alfonso Ciaccone,nella vita dell'isteíso Car
dinal Landuifo , sotto'l Pontefícato d' Vrbano Sesto,com'è detto. Essendoíì ad
dunque trouato Fabritio Maramaldo,Ia cui famiglia c hoggi estinta , nell' eferr
cito di Borbone, Colonnello délia Fantaria Italiana , I'anno 1527. quando fu
saccheggiata Roma,acciocheneirvItimopaslaggiodi questa vitafoíse aiutato al
ben morire > v'interucnncro alcuni bupni Religioíî , e ferui di Dio , nel quai nu
méro fu ancora il P.D.Giouanni di Marjonò.E hauendo ordinato qucsto Signo
re,che per benefício dell'anima sua,íidiílribuiíse!alcuna somma notabile di dana
ri à varij luoghipij,secondo rarbitrio,cconsigliodi quest'isteífi Religioíîjin que
sta distributioneconuennero diconcordia,di farne parte ancora al luogo di S.j
Paolo.Nel quai consiglio,ancorche il P.D.Giouanni concorresse molto volentie-
ri,compiacendosidello fcompartimentogiàfattojtuttauia non voile mai in guifa
veruna consentire,che la casa di S. Paolo accettasse quella parte deputatale per
sua rata,giudicando eíTermiglior partito astenerfenejpertemenzajch'egli hauea
che quella non folle sodisfattione di parte de'molti danni , fatti nel facco di Ro-
ma.Laqual'attiondel P.D.Giouanni fu publica, e di grande ediíîcatione ^si co
Francesco
da Crcma,de< rne moite volte hò inteso da quei Padri, e particolarmente dal P; Francesco da_f
gnislìtno Reli' Crcma, degnifsimo ReIigioso(di cui lî dirà appresso)ii quale vi íì trouò présente, | D
giofo. in compagnia deU'istesso P. D.Giouanni.
Cap. ff.
Nè qui finiscono gli escmpij délia fingolar confidenza,coíî di questo buon Pa
dre,come d'alcuni altri dell'istessa Religione,i quali non possedendo beni,ma vi
uédo inpouertàjauuengache no domádino cosa veruna,nódimeno ricouerati sot
to sale délia protettion Diuina,più volte hanno hauuto occaíîone,di vederne có
l'istessaspcrienza i miracoliimcntreche nell'hora del mangiare,nóhauédoin ca
sa assegnaméto veruno dicópanatico,fatta nódimenola benedittion délia méfa >:
e posti i Padri à sedere,la clemenza Diuina,cô maggior abódanza,che I'hurnana
diligenza non haueriasaputo fare,a'serui suoi hà benignamente souuehuto . E
quantunquedi íìmiii caíì,ne siano nella ReIigione,a'giorni mieipiù volte auuc-
nuti.-nondimeno ne racconterò solamente alcuni pochi, accioche i Padri nella—*
pouertàlorohabbianomaggiormente sidanza nella Diuina prouidenza , che_->.
Nuoho esem non abbandona mai i serui suoi.Essendo addunque questo medefimo Padre,Pro
pio délia con- postoin S.Paolo di Napoli,l'anno' 1 5 54.auuennevna mattina,che nó eísendo in
fidenza del P
D.Giouanni. Casa,da pane,e vino impo^coía niuna da dcíìnare,e mancando ctiandio i danari
per farne prouiíionc.-il frateIlo,c'hauea cura délia dispensa,e vitto di casa,ne fé-
ce l'iítesso P. Don Giouanni consapeuole. A cui riíjpose, non íì turbando,
che
De Padri Cherici Regolari. Cap. 1 8.
77
che Nostro Signor lddio,dilettandosi ralhora di far proua délia sicurtà,e coníï-
denza , c'hanno i serui suoi neiia prouidenza Diuina , non haueria perciò all^>
necessità loroin guisa veruna mancato. E ricordandosi delloctile, che tenne
Christo nostro Saluatore in simil occasione, quando per satollar sopra'l monte
l'arfamata turba Hebrea,auuengache non hauesse aItro,che quei pochi pani dor
zojche quiui appresso suron casualmente trouati; nondimeno disse à gli Aposto-
li,rimettendog!i alla Diuina prouidenza , Tacite homines discumbére-, diede ordi-
ne che venuta I'hora confueta del pranzo , si mectesse in rauolà , quel parte , ç
quel vino,che v'era^comesifece. Sonato addunque il primo,e poi appresso , co
rne consuetOjil secondo segno délia mensa , e conuenuti i Padri in Refcttorio ;
feccrojcom e vsanza,la benedittionc . E non si tosto si misero in assetto per desi-
B nare , mentrechc corne buon poueri di Christo , contenti délia ior pouertà , prá-
zauano di quel panc,e di quel vino,che v'era; si senti sonare il Campanello dél S'J . I
ia porta . Doue andando à rispondere il Portinaio,vi trouò vn carriaggio carico
di panc,e d'altre cose da mangiare , mandate da Don Hcttore Pignateilo, Duca Amoreuolez-
di Monte Leone , del Consiglio di Stato , signore , per pietà e bontà , degno di 71 di D.Hcr-
ror Pigrurdlol
molta Iode , Auolodi Don Hettorre Pignateilo , moderno Duca di Montelco- Ouca di Moîi-J
ne il qualc al présentée Vicerè in Barzcllona, signor di tanta virrù, che imi- telcone , del
Consiglio di
tando le vestigia de'suoi passati , non vuol degenerare dalla virtù del suo Auo- Stato.
lo. Auuennesimilmenteranno i $66. mentreche neU'istcssa Casa di SanPaolo
di Napoli , era Proposto il P. D. Paolo Arezzo, che non hauendo in casa vna_, Efsetto della_/|
prouidenza-j
mattina commoditàniuna,da pane, e uino impoi, per mangiare : si fecepouera- Diuim. auuc-j
mente prouisione d'una mineítra d'herbe , e di quella,la pouera famiglia,e serua nuto in S. Pao|
diDio,qucIIa mattina contentandosij poiche la sera i Padri hebbero mangiato lo di Napoli.
vna minestra di pan cotto ; per lo tempo auuenire , la Maestà Diuina, aile néces
sita Joro,quasi miracolosamente prouidde.Pcrciocheil giorno seguente, soprag
giungendo buona limosina,cosi di danari,come d'aine comimodità , per Io vitto
humano,Iacasafuabbondantementeproueduta .
Ritrouandomi vn'altravoltaneir istessa casa diS. Paolo di Napoli , l'anno
1 580. mentreche era Proposto il P. Don Domenico Miscio Napoletano , Padre
Religiosa fiduj
di gran bontà, purità, e semplicità; mi ricordo , che non v'essendo cosa niuna_f cii nelli cle-
per lo vitto de'Padiï , nè danari per sarne prouisione, l'istesso Proposto , che sa - menza Diuitiaj
del P.D:Domej
pea moltobenelo stato, in cui si trouaua la Casa , disse a' suoi Padri , e Fratelli , iiìco Milcio ,
facendo loro animo,qualmente egli era necessario, disostencre allegramente, Proposto di S. |
Paolo. >
e con pacienza queirinccmmodo3pcr amor del Signor Iddio, il quale délia santa
pouertà,si mostrò cotanto amatore í cheessendo ricchissimo, c padrone di tutte
le ricchezze de! mondo ; elesse volontariamente d'esscr poucrissimo, per addolcir
à noi I'amaritudine délia pouertà nostra , e arricchirci délie vere ricchezze del
Paradiso.Onde ritrouandosi eglino in queli'articolo di pouertà estrema,à lui so
lamente conuenia di ricorrere,chiedendo aÌLito,nellelorpresenti neceslkà, corne
l'istesso Signorc,nella sua oration Domenicalc,manifestamcnterinsegna : Paììem
nqstrum quotidtanum da nobis hodie.ìì per dar loro esempio di ricorrere ail* inter
cession de'Santi,soggiunsc di più : lo andrò alla Chiesa di San Gennaio Martire,
Padrone,e Tutorcdi questa Città ,pregandolochcsi degni d'inipetrarci gratic
dal Cielo,pcr le nostre nécessita temporali. Hauendo addunque i Padri di quel-
[la Casa,vn taie incommodo délia pouertà loro,come buon Religiosi,molto alle
gramente sostenuto: il Padre Proposto, tornato dalla Chieíà di San Gennaio à
Casa i trouò che v'era stata recata vna poliza di cento ducati di limosina. Di
questi simili casi , ne son íeguiti moIt'altri,de'quaIi,n«n solo io , posso esser buon
testimonio, essendo a'giorni mici auuenuti; ma per fclation de'nostri antichi , e
grauissimi Padri , degni d* autorità , io ne posso far ancor certissima fede_j,
G 3 oltr'à

Historia della Religione
f
pltr'àqueglijche molto frequentemente occorrono alla giornata , in ciaschedu
na Casa di questa Religione,che chi non vede, e non lo sà per iiperienza, con_*
grandissima difficoltà si può persuadere à crederlo ,

Venuto à morte il P. D. Gióuanni di Míiríonò Cherico Regolare ,


che poco fa rifiutò f Arciuescouado di Napoli , e con grande

spirito e diuotione , passando à miglior vita ; lascia di se stesso
grand' openion di Santità . Cap. XIX»

fcíÇ-Bgjig 0 R T 0 addunque questo Pontefice , la Religione, ripreso'Isuo


B
uV^jJto H antico costume, comincio A celebrarci suoi consueti Capitoli Ge-
fl^wfln nemli . Percioche, in tutto .quel tempo, chel'istesso Pontefice,
Dopo la mor "^Vy g asiiinto al supremo grado, attese al gouerno della Santa Chiesa_,
te di Papa Tao
lo IV. 1 Padri di Christo; la nostra Reh'giorie, per quell'affetto di dependenza_,,
ripigliano il e d'obligo , ch'ell'hebbe sempre alla persona della Santità sua, come à primo Pa
coniuero itile
di celebrare i dre , eFondator di lei, sapendo particolarmente con quant' amore , e beneuo-
lor Capitoli Jenza , egli le fu sempre aftettionato , e desideroso , ch'ella faceste profitto di be
.Generali . ne in meglio , nel seruigio di Pio , e salute dell'anime , dimostrande^si al mondo
esempio , e specchio della vera vita Religiosa , ç osseruanza Regolare ; non ha- i
V
uea mai in quei quattro anni celebrato i suoi consueti Capitoli, riceuendo per
t
gratia di dipendere intutto,e per tutto, dalla volontà, c beneplacito della San
C
tità sua » Celebrandoli addunque dopo la morte dell' isteslb Ppntesice, l'anno
1 5 60. il Capitolo in San Nicolò di Vcnetia , su creato Proposto di San Silue-
stro di Roma,il P.D. Vincenzo Masso di Sorrento,e fu il primo Proposto;similmé
te in S.Nicolò,il P.D. Geremia da Salò ; in S. Paolo di Napoli, il P, D. Paolo
Cap, Arezzo,iI quale ( come si dkìj da Papa Pio Quinto,fu fatto Vescouo di Piacen
za^ poi CardinaIe,sotto'i Titolo di Santa Potentiana, e da Gregorio XIII. Arci-
Cap.41.iX-4; uescouo di Napoli , e quiui vltimò i giorni suoi .
L'anno j 5 6 1 . nel Capitolo celebrato in San Siluestro, nel mese di Gennaio ,
fu confermato Proppsto di quella Casad'istesso P.Don Vincenzo ; in San Nicolò
Cap. 14* di Venetia,fu creato il P.Don Agostino Bariie,da Bergamo , di cui si dirà, in S,
Paolo di Napoli:, il P.Don Tommaso Goulduello Inglese , Vescouo di S.Asaph,
D
Cap. ft, di cui è detto sopra . Il qualvfficio fu da lui amministrato,con general sodisfat-
tione, infino al mese di Marzo > ò d'Aprile,quando chiamato à Roma da Pio IV,
D. Tommaso
Gouldjiello Pontefice , fu mandato al Concilio di Trento, in compagnia di tanti Illustrissi
da PP. Pio IV, mi Cardinali^ Reuerendiflìmi Vescoui,e altri Prelati . Onde forzato dall'vbbi-
mandato al
Concilio di dienza del Pontefice, à lasciar l'vfficio della sua Propositura, con dispia
Trento. cer di tutti i Padri ; in yece sua fu sustituito il P. Don Giouanni di Mario-
p.Gio.di JAi-
rionò, Propo nò,ilquale poco fa, riputandosi indegno dell' Arciuescouado di Napoli , humil-
sto di S. Paolo mente il rifiutò . Nel seguente Capitolo l'anno 1562. celebrato in Napoli, que
Cap. 14. sto medesimo P. Don Giouanni fu confermato nella Propositura di San Paolo ,
amministrandola con singoiar sodisfattion de' Padri , e con grand' esempio
di santità , insin al mese di Dicembre , di quell' istess' anno ♦ Percioche_->
à dì tredici di questo mese, essendo venuto'l tempo, quand' il Signor Iddip
gli volea dar il premio delle sue molte fatiche , con dispiacer vniuersaIe_->
di tutti i Padri della Religione , anzi con grandissimo disgusto , e cordo
i glio della Città di Napoli , se ne passò da questa all' altra migliore , e più
felice vita i come per le molte degnissime , e religiosissime attioni di tanti
anni continui , e per lo fine, degno d'esser non poco inujdiato,da ciaschedun che
fu
J

« i „,,.,.... ,n , ,,. i . ... 1 , , ■ „. , mm i .

De' Padri Cherici Regolari. Cap, 1 9. j 79

fu prcsentejchristíanamçntesi credea . Percioche , quando prese l'habito di que


sta Rcligione,I'anno 1 5 28. di Dicembre, nella Caia di S. Nicolò di Venetia sua
Patria } non solamente era Sacerdote , ma hauçndo abbracciato il consiglio di
Geremia Profeta i volle cominciare à portar il giogo del Signore, infìn da'più'Thrc
freschi anni della sua fanciullezza . Gonciosiacosache impiegandosi in quell'età;
nel seruigio Diuino ; si deliberò di dedicarsi alla seruitù della CJiiesa , facendosi Profession di
Cherico , E attendendo à seruire , in vna di quelle Chiese , della Città di Vene-i £^^1 '^n
tia ; spendea semplicemente in honor di Dio , il talento della sua purità , mentre- ; lezza.
ch'egli era,di statura di corpo cosi picciolo, che appena arriuádo aU'Altare,ma-
lageuoimente potea seruire al Sacerdote , prendendo il Mestale, per portarlo da
vna parte all'altra . Onde hauendo cominciato,neU'età cosi tenera,come nel fio
B re della sua purità ,à dilettarsi de gli eserciti) della Chiesa : si può aeeuolmente
credere, che tanto maggiormente si conseruasse S e s'aumenrasle,col buon esem
pio de gli altri suoi Padri , e Fratelli, cosi in quella , come nell'amor delle cose_->
Ecclesiastiche. Percioche, nel successo di poco tempo , dopo la sua entrata nella
Purità in tue-
Religione,in tutte le sue operationi,parealempre,che della sua purità,e sépliçità tciesuc accio-
christiana,rendesse soauissimo odore;onde se la similitudine è cagion dell'amore, ni.
come insegna il Filosofo : non è marauiglia , se questo buon Padre , come della I ... .
purità molto vago , l'amaua talmente , ancor ne gli altri ; che incontrandosi tal :Simihtudinc
cagion dell'a
hora per le strade in piccioli putti , che piangessero ( come suol auuenire) non si more.
sdegnaua, accostandosi, con dolcissime maniere,consolargli,c lasciargli d'accor
do . Anzi non solo consolaua i semplici fanciulletti, ma di tutti i tribolati,afflitti, Compassione
uole de gli íí
e (tentati , era tanto singolarmente compassioneuole ; che condescendendo la flitei.
Maestà Diuina a'dcsiderij suoi: parea che gli concedesse particolar gratia,fauo-
re,e habilità di consolargli , : . •
Era huomo di tanto spirito, e alla frequenza dell'oration tanto assiduo , fl
uendola quasi continua,cheappena,ò almeno da pochi si saria potuto imitare . Assiduità all'o
ration e.e me
Percioche coloro, c'hanno la vita sua osseruata , fanno testimonianza ; che oltre dicanone.
all'oration mentale,orando continuamente ancor con bocca , nè per lunga fati
ca, giammai stancandosi,dicea sempre,ò Salmi,ò le Letanie,ò altre orationi.Ne'
quali diuoti esercitij,spendendo le notti intere,nelle sante meditationj,s'andaua
sempre religiosamente occupando . E per non si dar in preda al sonno j non sola
D mente non si spogliaua,nc si colcaua nel Ietto,ma vegliando tutta la notte, s'in-
terteneua continuamente nell'orationi, emeditationi delle cose Diuine , stando
in ginocchioni,ouero tal hora à sedere . E quando pure dall'importunità del fon
no,fosse stato noiosamente soprapreso; non potendo più resistere,nè regger la te-
stayer la grauezza de gli occhi , era forzato d'inchinarla verso la Lucerna , che
gli staua dinanzijenon se n'accorgendo,$'abbruciaua taluolta le punte della ber
retta . La qualcosa, oltre alla testimonianza di molti Padri, fu particolarmente
P.D.Andrea_i
osseruata,dal P.D.Andrea Auellinojil quale viuendo insino al preíênte,con gran Auel!i.io,Chf
lode della vita sua; quantunque sia vecchio, quasidi nouanta anni: tuttauia non rico Regola; e
è tanto per l'età graue,ch'ei non sia molto più colmo di meriti,per la bontà,e vir
tu sua,e come Padre di uerità,degno di credenza,e di fede,e di molte altre Iodi ,
le quali contentandomi di tacere,mi risoluo d'honorar la persona , con religioso
silenrio , trouandosi egli ancora lontano dalla Patria Celeste , nell'esilio di que
sta vita mortale . E tornando all'oration del P.D. Giouanni, per l'habito ch'egli
hauea fatto , in questo santo csercitio , stando la maggior parte del tempo ingi
nocchioni;egli hauea3in guisa di Camello contratto durissimi , e tanto strasordi- Neli;assidue_j
orationi , hà|
narij calli nelle ginocchia;c'hauendone patito, ancor le parti vicine,fu openion contracro i
d'alcuni, che l'infermità della sua noiosissima sciatica, da quegl'istessi calli, fosr calli, nelle gi
nocchia.
se stata in gran parte cagionata; ancorché alla fine si chiarissero , ch'ella fosse
vna
8o Historia della Religione

vna dolorosa , e intensa pena di sciatica . Nella qual infermità,si può veramente
Pacienza nell' dire, che quanto egli era più compassioneuole , e pietoso degli altrui mali, e
infermità cor trauagli i tanto maggiormente potea in lui la pacienza per sofferirgli , con tran
porali • quillità^ allegrczza,in se stesso, sostenendo specialmente questa dolorosa infer
mità , che quantunque noiosamente il trauagliasse, e molestasse oltremodo,non-
dimeno la toleraua con tanta tranquillità , e piaceuolczza ; che riputandola.,
quasi come dimesticajmcntreche per cagion di Jei,non si potea muoucr di lerto ,
la chiamaua sua sorella . Anzi, quantunque gl'istessi medicamenti , ordinati dal
Medico , ò di loro natura , ò per inauuertenza delfinfermiero , gli fossero mol
to dolorosi , tuttauia accettandogli con allegrezza ; della pena, e del dolore ,
Esempio di sin che gli rccauano,non facea motto veruno . Ne riferirò vn esempio solo , per non
golar paciéza esser con la souerchia lunghezza noioso , c'hauend'ordinato i medici , che sopra
quella parte dalla sciatica ossesa,si mettessero alcune tele incerate,e tuffate nell'
olio caldo ; ancorché l'infermiero, ò per< desiderio di guarirla più presto , aspet
tando dal medicamento più caldo , miglior effetto, ò forse per iuapoca auuerté-
za , ui ponesse sopra , le pezze tuffate nell' olio ta nto caldo, e boIlito,che cocen-
dogli la coscia,Ia pelle diuenne com'vna crosta,scorticandosi poco appresso:non
dimeno il pacientiifimo infermo,come se in ogni altro corpo,folse stato il dolore,
non solo non mostrò di sentire pena verunajma ne pur ne fece alcun sentimemto.
lac r.
E hauendo imparato da S. Giacomo Apostolo, come buon Religioso, quanto
vana sia la Religion di colui, che non sa raffrenarla lingua, la quale, ancorché
picciol membro , ha forza di macchiar tutto '1 corpo:fu osseruato,in tutto'l tem
Modestia nel po ch'egli stette nella Religione,e conosciuto per Religioso,cosi moderato e mo-
I freno della_> desto nel fauellarejche dalla bocca sua,non fu mai sentito ragionamento alcuno,
! lingua .
non solo di cose Secolari, ò mondane, ouero alla professione, e stato di buon Re
ligioso poco conueneuole : ma nè tampoco vna minima parola , c'hauesse appa
renza d'otiosa,ò vana.Onde desiderando di non sentir ancor nell'altrui bocche il
contrario;quando gli occorrea talhora, per aiuto dell'anime, di trattar con per
sone Secolari ; se i ragionamenti loro fossero stati di cose di Mondo , ingegnan
dosi il buon Padre, d'interromper simili discorsi,gIi tiraua destramente in qual
che miglior ragionamento , impiegandogli in cose vtili , e spirituali . Ma doue
pure, per qualunque accidente, non gli sosse riuscito questo suolodeuole, e vir
tuoso desio : fu molte volte osseruato, da'Padri,ch'erano in sua compagnia,che'i
P. D. Giouanni,conofcendodi non poter far frutto,con vn subito silentio,muta-
Neil* aspetto to quasi in vn altro, parea che dal sonno,fosse subitamente occupato . E non es
corporale.gra sendo questo buon Padre, ne'ièmbianti di fuori, diuerso dall'affettioni naturali,
uee diuoto
della sincerità,Iealtà,e schiettezza dell'animo suo : si come egli era dentro, tutto
schietto,e sincero;cosinell'aspetto venerando del corpo,non solamente sembraua
Per li casi au" diuotione , e grauitàj ma dimostrandosi sempre talmente gratioso,e lieto, che la
ueríî non si sua faccia, non fu mai veduta turbatale per qual si fosse accidente,dal suo con
perturba .
sueto stile in minima parte mutata : parea , che in lui fiorisse , la naturalezza del
buon Religioso; il quale hauendo sempre in sua compagnia, la giustitia,e la gra
fia ; perla tristezza di qualunque sinistro ,ò noioso accidente , non si conturba.,
Prouer. i ». giammai, dicendo Salomone ne'Prouerbij.-iVo» contristabit iuiìum quicquid ci
acciderìt .
E si come in se stesso egli era tutto feruente dello spirito,e dell'amor di Dio;cosi
ne'consueti ragionamenti,non solo co'suoi Padri,c sratelli,ma etiandio con qua
Gratìa nella
predicanone • lunque altra persona,g!i occorrea di pratticare,ne facea sempre dimostratione ,
e specialmente nella publica predicanone , porgea i suoi concetti spirituali non
solo con feruor di spinto , ma con voce tanto argentina, e sonora ; che parea co
sa disusata,c degna di marauiglia, che nell' età sua , per la vecchiaia, horamai
•assai
De' Padri Cherici Regolari, Cap. r 9. Si I

assai graue jil tuondclla voce, si fosse in lui conseruato infínàqueJl'hora , colì
chiaro esonord.Ikhesipuòcrederejchenon fosse íènza ípecial gratia delSi-
gnorlddio , corne in altri assari délia vita sua , fu più volte osscruato ; ma par-
ticolarmcnte ritrouandosi egli vna volta infermo ; mentreche da moki Padri
era attualraente visitato,si conobbe in vn subito venir meno,e tramortire : dima-
nierache , credendosi che '1 Padre fosse per morir allora , suron chiamati gli altri Estaíî, o rateo
Padri, c Fratelli , per aiutarloà passar ail' altra vita . Nondimeno suegliandoíi
quaíi dal consueto lònno , e tornato ne' sentimenti : fece à quei Padri vn bel-
lislïmo sermon e , tutto pienodi tanto spirito , eferuore,edi tanta vtilità,a'
circostanti Padri, e Frarelli.-che non senza ragione fu reputato, che quello acci-
dente,che parue vn naturale suenimento,ò mancamento di vita , fosse stato più
tostoestasi, òratto .
Et essendo stato molto zelantc délia commune vita Regolare,e osscruante, si
Amitor délia]
comefu sempreamator délia communità; colUa singolaritàhebbe sempre sin-> vita comune .
golarmente in odio . Onde ingegnandosi d'imprimer questo lodeuole stile , ne'
cuori di tutti i suoì Padri, e Fratelli, nonsolamente con le parole ne'consueti ra-!
gionamenti spirituali , ma molto più có l'esempio délia vita sua : imitaua srà gli
altri buon Padri deU'antiche Religioni, il diuotissimo Monaco S. Bernardo ; il
qualc hauendo tanto singolarmente à cuore , il comune viuer regolare , quanto
egli odiaua nellc persone Religiose , la singolarità ; hauea spesseuolte in bocca_j
quel detto:Q#/facit quod nemoymirantur omnes , Addunquecon questo ardente
zelo délia vita ReIigiosa,il P.D.Giouanni s'affaticò sempre , cosi nell'osseruanza
délia vita Regolare , corne nell'aiuto dell'anime , corne ottimo Religioso , finche
carico di molti meriti ( com'è detto sopra , e diraífi ancora appresso^íînì com'vn
Santo . E hauendo riceuuto tutti i santissimi Sagramcnti, fece neli'vltimo vn'ef-
ficaciísima,e caritatiua csortatione à tutti i suoi Padri, e Eigli diS.PaoIo,insiam
mandogli con caldiísimo zel©, al seruigio di Dio. Nella quale esortatione,si sen
ti una diuotiífima côsiderationc,e meditatione aile cinquepiaghe di GiesùChri-
sto , la quale tutti i circostanti Padri intenerì, e singolarmente commosse . Onde
sentendosi quanto ell'era allô spirtiogusteuole, e dolce, questo.scrmone fuscrit-
toparola per parola,daI P. D. Saluadpr Caracciolo, Cherico Regolare,vno de'
circostanti , huomo e di moka dottrina, c di vita escmplare, il quale fu poi Arci-
uescouo di Consa,come si dirà . E questa meditatione io Vho veduta,e Ietta,con
Cap.j».
particolar consolation dell'anima mia. Nella quale volend'egli persuadei e i cir
costanti Padri,e Fratelli suoi,à non temere,ma sperar nel Signor Iddio , gli chia- Religiosi aa-
maua Fratelli eletti ante Mundi constitutionem . E raccomandando loro molto ucrtimenci la-
sciati a'íuoiPj
efficacemente la carità,e vnion fraterna, gli auertiua che fra di Ioro,non confen- <?rì9ntl tempo
tisseromai, che vinascessela zizania, che '1 commune nemico délia semenzadi 4dla morte ,
Nostro Signor Giesu Christo, va sempre cercando di seminarc . Nella quai con-
sideratione,si seruia délie parole di Christo: Hoc est praceptum meum , &c. Dipoi
Auuertirr.ëro
si riuolsc a'PadriConfpssori,rammentádo loro per documento,chcfuggissero sem p«r le Mona-
pre, e schiuassero lasouerchia dimestichezza co'Secolari, dicendo loro ,Nimia chedel Monal
familiarisasparit contemptum. Percioche col Secolo conuien trattare in mo- stero dellaSa-1
pienza .
do,che si faccia conosecre al Pénitente l'error suo, afrìneche egli n'habbia dolo-
re, mescolando sempre negli auuertimenti spirituali qualche parola di compas-
sione. Dipoi si riuoltò al P.D.Paolo Arezzo,e raccomandadogli le monachc del
Monastero délia Sapienza (percioche nella lunga infermità di questo buon ser-
uo di Dio,aH'istesso P.D.Paolo,n'era stata commessa la cura di confessarle)l'csor
tò alla compassione , e carità verso quelle Suore , corne Donne, le quali per ser
uigio Diuinojs'crano volontariamente riserrate,in perpetuo carcere,separanàoíi
da ogni forte dipiacerdiMondo,e assetto di fangue: eperciò erandegned'esser
amtate,
82 Historia della Religione

amtate,e consigliate,per quella buona voglia» c ardente desiderio ch'ell'hanno


di seruireà Dio.Ma nel trattar conIoro,si ricordasse sempre di quei precetto: Sit
\Jermo ve&er grauisjtreuis, & austerus, ma in guisa tale,che con la seuerità , fieno
sempre mescolate alcune parole di compassione: aifineche in questa maniera aiu
tate , e ageuo!ate,più facilmente,e con allegrezza portino il giogo della vita Re
ligiosa;la quale quantq più è piena di spiritual gusto , e contento,airanime vni-
tc con Dìoì tanto alla carne e al senso, reca maggior pena , e doglia.E tornando
Ricordo del nuouamcnte à raccomandar loro il precetto della carità, dicea che questo era
precettai ca il precetto di Christo, lasciato per testamento nella sua Cena, e che con l'ossei-
ricà.
uanza di lui , tutte le cose loro hauerebbono buon successo i e distendendosi in
torno à questo soggetto assai bene , raccomandò loro molto caldamente il culto
Diuino>diccdo questo sopra ogn'altra cosa importare,e che vi douessero star mol B
to desti,e accorti,esercitádolo diligcntemente,sollecitaméte,e diuotamentejesor
tandogli ancora con molta efficacia alla diuotion delle cinque Piaghe di Chri
sto^ rammentando loro che altre uolte l'hauea detto , e facendo vna diuota , c
pietosa consideratione,e dichiarando in che maniera potessero dire cinque Pater
noster , e cinque Aue Marie , in memoria di quelle cinque Piaghe , disse queste
parole. Considerate Fratelli primieramente quella man destra, dalla qual vi
Affettuosa me vengono tutti i doni, tutte le gratie,e tutti i benefìcij Diuini;e quante volte, de'
ditatione alle
cinque piaghe beni,che v'ha dato il Signore, gli sete stati ingratissimi ? Quante volte l'hauete
di Christo Si crudelmente trafitto? Ringratiatelo di tutto cuore, di quel sangue sparso
gnore nostro.
di quel grand'amorc , per cui non ha guardato alla vostra ingratitudine , ma più
tosto v'ha raddoppiato i;doni e le gratic , e sempre è pronto à daruene maggior
copia,e dite perciò vn Pater noster,e vn'Aue Maria .
Riuolgeteui poi à contemplar la sinistra mano,con la quale il pietósissimo Si-
gnore,tante volte v'ha custodito , e guardato da tanti peccati, c'haueremo con
tro di lui commessi , ò pure per non vi ci lasciar cois liberamente (correre , con_t
questa n'ha pietosamente custodito, con questa ci ha soccorso ne'pericoli , ci ha
difeso nelle tribolationi j e noi pure tante volte , l'habbiamo con la nostra in
gratitudine tutta impiagata . Ma questo benignissimo Signore, non è però resta
to di guardarci , e con infinita misericordia hauer prouidenza di noi . Ringra-
tiamolo addunque di tanta amoreuolezza , e bontà , e del sangue ch'egli ha per
noi, ancorché ingratisfimi", con tanta copia sparso . E perciò direte il secondo
Pater noster , è Aue Maria /AI terzo considerate quel santissimo piè destro , col D
quale per vnirci alla sua Greggia , ei v'ha tanto tempo seguito ; e voi quante , e
quante volte l'hauetc,non solamente fuggito , ma con infinita ingratitudine an
cora offeso ? Ed egli nondimeno, non solo non s'è per Io sdegno ritirato in die-
tro,ma con l'istessa benignità v'ha sempre sèguito , e tal hora con I'iipirationV
ha chiamati ,hor co' flagelli ammoniti , quando con carezze lusingati . Questo
Santo piede ( dico ) con cui nel Mondo tanto per voi s'affaticò , vedetelo cru
delmente trasitto,versar tanto sangue per tutti noi',e per la nostra ingratitudine.
E come potreteTarc , di non ringratiarlo affettuosamente , e di non accenderui
tutti del suo ámore, dicédo ancora vn Pater noster,e vn'Aue Maria?Risuardate
poi il piè sinistro , confitto nel duro legno per amor vostro . Vedete , ch'ei non si
può muoueré.Ma quanto tempo v'ha aspettato con questo à penitenza , soppor
tando tante vostre offese, e aspettando che talhora voi ritornaste nelle sue brac
cia ? Oh con quanta benignità, ogniuolta che tornarete à lui,vi raccoglierà, ri-
ceuendoui in gratia,non già come harebbe voluto il Fariseo, che '1 Signor da se
stesso hauesse cacciata Maddalcna,ma come benignamete la raccolse, e riceuen-
dola in grafia le rimesse tutti i peccati,cosi farà con tutti coloro, che à quell'ine
sàusto fonte di misericordia, humilmente,di uero cuore ricorrono.Ringratiatelo

, ditant' j
De Padri Cheria Regolari. Cap. 1 9. 8?

di tant'amore , e dello smisurato dolore,per le vostre colpe iosserto,e qui direte


il quarto Pater noster, e Aue Maria. Considerate finalmente quel lato aperto
per voi, quel Diuin cuore, al quale v'ha già apertala strada, che tutto dell'
amor vostro auuampa.Qui, Fratelli , hauete il campo largo da contemplare con
attentione quello suiscerato amore,e ardente carità del Signor Nostro , ringra^
siatelo di tanto amore,e di tate pene,stéti,doIori,e ferite, che per voi ha patito,
e del pretiosissimo sangue,ch*egli ha dalle sue piaghe abondantissimaméte versa
to . Raccomandategli i vostri bisogni , e pregatelo che v' infiammi à riamarlo .
Pregatelo per li vostri Proffimi,per la Chiesa,per gli Heretici , e finalmente per
tutto '1 Mondo in quella guisa che tante volte v'ho detto . Imperoche , si come
molto ampia è la carità di Nostro Signore ; cosi gli è molto grato , che ancora
voi à tutti v'allarghiate con le viscere della carità , e misericordia ,
E conchiudendo vltimamente il suo ragionamento , ricordò loro, che in tutte
le proprie attioni,non cercassero giammai la propria gloriaci proprio commodo ,
nè il proprio contento ; ma conforme alla sentenza di S. Paolo il tutto douessero i.cor.io.
ordinare alla gloria del Signore . E cosi fra queste dolcissime meditationi , con
Morte del P.
singolare edificatione , e tenerezza de'circostanti suoi Padri , mescolando sem O.Giouanai.
pre vna frequente, e continua oratione , conforme à tutto lo stile della vita pas-^
sata.-non cesto mai di dire in questa sua vltima infermità , nè pure nell'hora de
stinata al mangiare, ò à qualunque altra necessità del corpo. Nè stancandosi
mai,per la consuetudine dell'orare , ò d' eccitare i suoi Padri, e Fratelli , con pa
role spiritose di feruor Diuino, e dell'amor suo tutte infocate: si può dir con ve-
rità,che prima venisse meno in lui la vita, che l'esercitio continuo dell'oratione.
conciosiacosache inuocando qualche volta l'aiuto della gloriosa Vergine,dicea
l'Antifona, Sub tuum prxfìdium confugimus , &c. ouero talhora , quel verso dell'
Inno dell'istessa Vergine , Maria mater grafia , mater misericordia , &c. alcun'
altreuolte,dicea certe parole del P.S.AgostinorsopraìSalmo 63. intorno à quel
verso , Protexijii me Deus à conuentu malignantium, ,le quali fono à proposito
della passion di Christo Nostro Signore.E raccomandandosi vltimamente l'ani
ma,come egli hauea fatto, à gli altri infermi,in quel medesimo articolo di mor
tc,in cui conoscea se stesso; dicea la consueta raccomandatione, Protei/cere àni
ma Christiana , &c. con altre orationi , ch'egli sapeua à mente . E mancandogli
vltimamente il fiato , e la voce ; ancorché non ji sentisse il suon delle parole , si
scorgea nondimeno il moùimento delle Iabra.Efu cosa veramente degna di
gran marauiglia , che tanto durasse in lui la forza dell'oratione ; essendo morto
d'vn faáidiosissimo catarro , ond'egli appena potea se non con grandissimo tra-
uaglio fiatare. Nondimeno parlando quasi sempre, insino all'vltima fine, con
gran feruor di spirito , e vnito tutto col voler Diuino , carico d'áiini , ma molto
più di cumolo di molti meriti, per le tante fatiche durate in seruigió Di
uino , e aiuto del prossimo, in tutto il corso di sua vita , e particolarmen
te nella Città di Napoli , per le cui anime con attione d'ottimo Religioso,
e fatiche indefesse s'era grádeïnente/e di cótinuo affaticato per spatio d'anni 29
con somma lode delle sue religiosissime virtù, e attioni , che parea spirassero san-
rità;riceuuti cóparticolar affetto didiuotione,e édification de'circostáti,i santií
fimi Sagramenti,con opinion di vita santa,com' egli era sempre uiuuto , passò à
miglior vita,mentreche i Padri di S.Paolo,ou'egli era Proposto cominciarono a'
lor solito il Vespro ,ch'era il primo della festiuità di S. Anello Abbate , che è vn
de'Padroni di Napoli; intonandosi dal Sacerdote l' Antifona, Domine quinque
talenta tradidiHi mibi,ecce alia quinque superlucratus sum : la sua benedetta
anima,si partì dal corpo,pagando il debito alla natura. 11 successo di questa fine
fu osseruato,e fedelmente testimoniato da tutti i Padri , i quali furon qitiui nre
senti
84 Historia della Religione

senti : percioche
1 da vna (_?
gran finestra dell'antico Cqró sisentiua in Cella sua
;—
distintamente quanto si cancaua ,• se bene in successo di tempo,mutandosi il mo
dello dell'istesso Coro,e facendosi il nuouo, conuenne murar la finestra. Morto
addunque questo degnissimo, e diuotissimo seruo di Dio ( come detto ) a' 1 3.
di Dicembre di questo anno 1562. mentreche egli era Proposto di S. Paolo di
Napoli,in luogo suo fu eletto da'Padri del Capitolo rappresentante di S. Ni
P. D. Paolo A colò di Venetia, il P.D. Paolo Arezzo, il quale nel Mese d'Ottobre di quell'istes-
rezzo Propo
Ito di S. Paolo so anno,fu presentato all' Arciuescouado di Brindisi , dal Cattolico Re diSpa
gna,comepoco sotto diremo .
Cap.t0.4j.

Creato Pio IV. Pontefice , conforme alla nomina del Re Cattolico ,


esorta il P.D.Paolo Arezzo Cherico Regolare, ad accettar l'Arci-
uescouado di Brindisi ; il quale riputandosi indegno , e replicando
humilmente al Pontefice,!! sgrauadel pericolo della cura dell'ani
me j non l'accettando Cap. X X.

OPO vna lunga vacanza di quattro mesi , per la morte di Papa_>


lj6ì Paolo IV. quest'anno i559.1anottedopoNataledi Nostro Signore,
fu assunto al Pontefìcato,Gio. Angelo Medici, e chiamossi Pio IV.I1
Création di quale cominciando à riuolger l'animo suo, a'grauissimi gouerni del
Papa Pio IV.
sacrosanto Impero della Chiesa di Christo ; nella fine del secondo
anno del suo Pontefìcato,hauendo cominciato à trattare, di por fine al Concilio
di Trento,per metter qualche freno,al viuer licentioso de'Protestanti della Ger
mania^ facendone fare molte orationi per Roma : gli vennero quest' istesso an
no lettere dal Cattolico Re di Spagna ; nelle quaIi,vacando I'Arciuescouado ai
Brindisi, quella Maestà,à cui appartien la ragione , di nominare al Ponresice_>
per quella Chiesa , presentaua a sua Santità il P. D. Paolo Arezzo Cherico Re
golare,il quale ( come poco sopra dicemmo ) sene staua al gouerno di S. Paolo
di Napoli ; essendo stato creato Proposto di quella Chiesa, dopo la morte del P.
O. Parafati di D.Giouannidi Marionò.Il Vicerè,ch'era in quel tempo Don Parafan di Ribera,
Ribcra , Duca Duca d'Alcala e Marchese di Tariffo , e che hebbe di Spagna la commessione di
d'Alcala Vice
red: Napoli. far consapeuole il P.D.Paolo , del fauor che gli hauea fatto la Maestà Cattolica,
:1 P. D. Paulo di nominarlo à Nostro Signore , e di farlo accettare : ancorché s'ingegnasse con
non accettai' tutto '1 suo sapere , di persuaderlo , che consentisse ad accettar quella cura : non
Are nesc<iua-
dodi Brindili dimeno il P.D. Paolo, nel cui petto, l'humiità haueua fatto fermissimo fonda
mento ; non fu mai possibile , che si lasciaste persuadere ad accettarla . La qual
deliberatione,fu fatta da lui,si perla sua innata humiltà , onde di simiglia nti ho-
nori delle Degnità Ecclesiastichc,si reputaua indegnojcome per la temenza eh'
egli haueua, d'efporsi al pericolo della cura dell'anime .Che se hoggi quella
Chiesa di Brindisi è nobile , e commoda , allora, e di cura, e di rendite,eH'era_.
Chiesa di Brin
disi lmenbra molto maggiore. Conciosiacosache, doue nel successo d'alcuni anni,ne furono
ta per far Ca smembrate certe Terre,e Villaggi,ch'eran sue membra, per far nuouarnente Ca-
tedralc Orla .
tedrale la Chiesa d'Oria,come anticamente ell'era stata;alIora si ritrouaua, oltre
all'entrate ordinarie , le rendite di tre anni passiti , ne' quali quella Chiesa eia
stata vacante,che si serbauano per l'Arciuelcouo , che douea succedere3secondo
l'vsanza di quelle Chiese del Regno,chelbn Padronaggi del ReCattolico.Perle
quali commodità,non si lasciando muouere il P.D.Paolo,non volle mai accettar
quel gouerno . Onde il Viceré ,hauendo horamai conosciuto di perder tempo ,
trattando con persona d' animo deliberato , e diuisando insieme , che per via di
Roma,
De'Padri Cherici Regolari. Cap. 20.
A ! Roma , valendosi massimamente dell'autorità del Tribunal supremo , saria sta-ÍM v,iccrè per
1 - s* ~ * -i. - - - — » _ un di
viz ili Rom
li Alivi .
i ta ageuol cosa il persuaderlo ; si deliberò di scriuerne al Papa, pregando sua-San tenta di far ac
tità,che per seruigio di Dio , e salute deh"anime,beneficio di quella Chiesa , e cercare al P.O
Paolo l* Arci-
compiacimento della Maestà Cattolica,si dcgnasse,ò con comandamento, ouero uel.di Brindisi
con qualche paterna esortatione,d'indurre il Padre , à piegar l'animo suo alla_,
volontà d'Iddio Nostro Signore, significata per quella del Re Cattolico, accet
tando ilgouerno di quella Chiesa. Il Pontesicc,come delle buone qualità, e me UPapa esorta
riti deH'isteiso Padre ottimamente informato,compiacendosi singolarmentc,che D. Paolo con
vn Breue ad
quel gouerno fosse stato da quella Maestà,nella persona di questo virtuosissimo accertar l' Ar-
Religioso impiegata , e desiderando insieme , che per seruigio di quelI'Arciuc- iuekouado .
scouado,iI quale era stato tre anni senza Pastore,egli alla volontà del Re Catto
B lico consentisses con vn Breue Apostolico,segnato sotto l'anello del Pescatore,-»,
(il quale io ho veduto.e letto, e tuttauia appresso di me conseruo) l'esortò amo-
reuoIissimamente,che si contentasse d'accettare il gouerno di quella Chiesa_» .
Nel qual Breue,mostrando d'essersi dell' humiltà sua compiaciuto , e commen Córenuto del
Breue Apost.
dando la sua modestia,come quella,che quanto più era degna di lode, tanto la
persona sua rendea più atta,à quella Degnità riceuere; molto caldamente l'esor-
taua , c'hauendo fidanza in colui,che à gli humili dona la sua grana , e chi nella
Maestà Diuina fonda la sua speranza , non abbandona giammai ; non per
desse vn occasion tale di seruire alla Maestà Diuina:la quaie(come creder si dee)
daH'istesso Signor Iddio,gli era offerta, affineche i talenti dalla Maestà sua rice-
uuti,in seruigio suo,e salute dcll'anime,da lui vtilmehte si spendessero . Il qual
carico tanto più prontamente accettar douea,quanto de'scrui suoi fedeli,e buon
ministrala Chiesa di Christo hoggidì ha maggior carestia . Di questo Breue
dal l'istesso'originale fedelmente ricopiato,m'è paruro conucneuole di lasciarne
qui sotto la copia ; accioche chi leggerà quest'Historia,resti certificato,cosi del
la verità del fatto,come della bontà,e virtù di questo gran Padre.Il quale rice
uuto il Breue Apostolico,non si lasciò per questo distrar la mente , à inuaghirsi Il P.D.Paolo»
di quella Degnità Ecclesiastica,ne crollossi dalia fermezza della sua profonda., non accettan
do 1" Arciue-
humiltàjà sottoporsi al pericolo della cura dell'anime ; ma rispondendo humil Icouado. se ne
mente al Pontefice,difendea la sua prima risolution fatta,di non voler quella De scusa col Papa
gnità accettare. E per assicurar la Santità sua della verità della scusa fatta, ch'el
la fosse Iegittima,e basteuole in coscienza,per non si sottomettere al peso della_j
D cura dell'anime , e persuaderlo insiememente à non forzarlo à cotai gouerno sot
tomettersi; adduce l'incapacità sua , rispetto alle forze, cosi corporali , come
spirituaîi,poco basteuoli à sostener cotanto peso , quant' è quello della cura
dell'anime . E per rimuouere il Papa in tutto , e per rutto dal pensiero di
Esempio di
commettergli il gouerno di quella Chiesa , vestitosi d' vna strasordinaria hu Erofondiffima
miltà, si confessa tutto priuo,e ipogliato di quelle parti, che in vn Pastore , e Ve umiltà.
scouo per lo gouerno dell'anime necessariamente si richieggono; dicendo di non
hauerc nè quella accurata diligenza,chealla pastura delle pecorelle di Christo
si ricerca , ne la prudenza, che al gouerno delle cose humane è necessaria , nè la
sperienza, nè la scienza e dottrina delle sacre letterc,nè la carità, virtù tanto nc-
cessaria,massimamente à quelle persone, ch'attendono all'altrui gouerno , nè fi
nalmentc le forze del corpo,nc quelle dell'animo. Onde conchiudendo egli, es
ser miglior deliberatione il non recarsi addosso vn peso sopra le forze della na
tura,chepresolo,esser di poi forzato à gettarlo in terra; persuase il Pontefice^
à lasciarlo vi ucre nella propria quiete della vita Religiosa,come più distesamen
te si potrà vedere nell'isterìa lettera di questo religiosissimo Padre, la quale^
non solo io ho veduta , e letta ; ma la minuta d'essa di proprio pugno di lui
insieme col Breue Apostolico dall'anno 1567. infino al presente , appresso di me
H si COn-
86 Historia délia Religione

si conscrua, e pcrmaggior sodisfatrion del lettore,certczza délia vcrità}c della_» fa


bond di questo Padrcnc farà qui sotto la copia .

A tergo. Dilccto silio Scipíoni Aretio, alias D. Paulo, Clerico Rcgularî ,


Ncapoli commoranti .

P I V S PAPA QJV A R T V S.

Copia del DUccte sili,salutem, & Apostolicam benedictionem . Ad aures nostras


Brtuw.
peruenit,te à charisiìmo in Christo silio nostro, Hispaniarum Rcge Catho-
Jico^electum fuifse,qui ad Ecclesiam Brundusinam nomineris , id autem onus
abs te recusari.Placuit nobis ista humilitas,qua; quidem egregium testimonium,
quod tibi apud nos datum fuit,magnopere comprobauit : sed quò modestia tua
est !audabilior,cò te aptiorem ad huiusmodi onus fercndum este indicat . Itaque
hortamur te,vt in eo confìdens,qui humilibus dat gratiam,& sperantcs in se non
deferit: amplectaris occasionem hanç3qua» tibi(vt credendum est)à Deo ipso of-
fertur,inseruiendi eius Diuina? Maiestati;& quar ab eo accepisti talenta,ad ipíîus
Ecclesie vtilitatcm exercenda este statuas. Quod eò studiosius faciendum est,quò
fidelium seruorunijinaiorhis temporibus est penuria . Quod si feceris, cùm tua;
tumaliorumetiammultorumfaluti consules. Datum Roma?3apud Sanctum Pe-
trum, fub anulo Piícatorisjdiexiiij. Octobris MDLXI1. Pontisicatus nostri an-
no tertio.
Antonius Florebellus L auellinus.

Sanctiífimo Domino Nostro Pio Papa» Quarto . :


Post Pedum oscula beatorum.

Ri spolia del
P.D.Paolo A' J-J Onestam hominum opinionem de alicuius vita, qua?non magis experientia
rezzo «1 Ere- quam rumore quodam,ob nescio quid excitato, coníìderatur plerumque_->j
OC Sanctissime Pater,falli est tamceitum>quamquodcertiífimum . Quem enim latet
populum, non delectu aliquo,aut sapientia,sed impetu nonnunquam. & temeri-
tate quadam ad iudicandum inducit? at illud non poslum non magnopere admi-
rari , prxclaros quoque viros,qui nihil sine circumspectione;& accurata conside
rationeagunt,hacinresa?penumerodecipi5 hisce sidem rébus tribuendo, qua?
ex vulgi sermonibusoriuntur. Sed quorsum hoc? Vt scias Sanstislìme Christi in
terris Vicari>quod superius commemoraui,mihi ipsiaccidisle . Cum enim multa
sint in me,qua? viruperatione non mediocri.potius quam lande aliqua digna so-
rent,cœperunt homines,ncscio qua re d uctijde me bene existimarc, adeoque hçc
creuit opinio,vr plerilque grauitatc>& prudentia prar stantibus viris , prarter om-
nemtamenrationemjillud idem sit quoque visum. Quid enimaliud Philippum
Regem virum virtute cognita,& ípectata side ampliíTìmum, tuamque Sanctitaté
commouit,vt me in Episcoporum numerum rooptandum este censerct,nisi homi
num fama,& probitatis opinio,quae in me falsò conserturí Sed in hoc ('bona tua,
ac praeclaiislimi Régis venia dixerim) maxime erratur , siquidem rébus illis om
nibus omninoeareo ,qua; adhocsuscipiendumonus expetuntur. Namcaeteris
omislîs , vbinam mihi est acris cura , atque diligcnria , qua; iri curandis
ouibus Christi requiritur ? Vbi prudentia in rébus agendis ? Vbi expe
rientia > Vbi litrerarum scientia , & doctrina ? Vbi charitas , vittus
ad quietè viuendum aptissima , quç maxime necessaria est , ijs qui alijs
prçsunt ? Quid de corporis viribus Joquar? Iam inde víque à puero ,tenui,

: . aut
~— T »' ' ; ' ■- I I ì - ■■— -- - -r

DePaciri Cherici Regolari. Cap. 2 i.


87

A aurnulla valetudine-fui : ícd nunc me vires, vt cum maxime ob fere -exactam a?-
tatemdesicere cçperunr. Quare,si onus suscepislem,propter animi , corporiíque
imbecillitatem , mihi deponendum, si sieri posset , censerem , quoties ad me de
hac re detulerunt,ipse semper me òneri ferendo, idoneûm non esse dixi: & in hac
fenrentia iemperpermansi^non suscipere onus oíficij, quodnon possim mstinere '.
At nunc,cum denuo à tua òanctitate,ad hoc suscipiendum inuicor, essusa» sent ad
Deum optimú maximû de hac rc piç preces,& à me,& à compluribus viris Reli-
giosis,idemque meoinhaçrere cordi,quod antea sentio,imomagis clare}aperteq«
cognosco , fíonus recipererasnec miht,nec alijs profururum ; hocque pacto , nec
tua? Sanctitati,nec Regi,nec oiuhus mihi committendis, posse vnquara satùfacc-
re . Oro te igituiv& obtestor (qua? tua est prudentia3& in omnes benignitas^ vt
B mihi humillimo seruo tuo3& ouihus illis coníulas,onus hocalij impoAéndo,qué
tibi,& Regi,Deus oprimus maximus, sua ipsius picrate, & démenti» ostendet ,
qui nugis me idoneus eri.t.. Accipequajso Sanctiísimc Pater meam excuíationé,
melque rniíèrere,qui quidem omni quiçte,animique tranquillitate carerem «. Si-
quidem meafConfcientije angore , & íoliicitudine continue vexarer, sicque vi-
tam degerem vnus omnium miserrirnam,ac parui,& inali essent dies mei. Non te
moueat studium tuum,Regis desiderio satisfaciendi, cui quid em optime sarisfc-
ceris,si in hocei minimeconsenseris.Estenim patris in filîos, & amiçorum inter
se officium non consenrire,quç quisq ue vult,sed q uod magis rectum, honestumq.
estjiiJtidfaciendum. Tantumqueabçit,vt ilieid moleste serat,vt obid eumtib.
maxime fore dcuinctum,veritateçognica hauddubitcs. Quare Sanctislìmc Pa
ter,cognitai& audita mei animi,corporisquç imbçcillitatc, pcrspecloque dam-
no,quod ijs,qui iuuandi sunt, inde accidere poíset ; îe etiam , atque etiam rogo ,
vt communem ipse meam , illorumque cauía*n , bénigne accipias, Deo Oprimò
Maximopergfatumfacturus,siipsorum paritcr,ôç meoesaluti consules. Bene
valcat tua Sanc~titas,çamque Dominus longiflîmo tempore Ecclesia: sua? sanctç
scruet incolumcm.Ego illi humillime pedum plantas exoscuior, Neapoli in Aç-
dibusSancti Pauli xj. Kal.Nouembris MDLXII,
Tu* Sanctitacis
Deditistlmusjpcrpetuufque seruus
Presbvter Paulus Clericus Regularis.

Con vn Breue Apostolico, ímpetrato da Papa Pio Quarto , la nostra


Heligione ottiene la confermation di tutti i Priuilegij hauuti da gli
al tri Pontefici íuoi predeceslbri , Cap, XXI,

■gcft O IC H E per singolare studio,e diligenza di Papa Pio Quarto, a'


1563
feS/vf ventisci di Marzo,che fu nel principio del terzo anno del súo Pon-
É|
-Fi tefícatOjfu posto fine aH'vniuersal Concilio di Trento,incomincíato Fine del Con-|
citio di Trcn-
| íbtto'I Ponreficato di Papa Paolo TerzOjdalla cui publicatione , in- tu.
fino à quejl!ann9»cran già trascorfi ventisettc anni, e cínque meíi :
in quest'istçís'anno terzo del suo Ponteficato,per vn Breuç Apostolico , sotto la
datade'tre d" Agosto , confcrmò alla nostra Religione turtele gracie, e Pri-
uilegij,che furon già conceduti da Papa Clémente VII. Paolo 1 1 L Giulio 1 1 I,.
c Paolo IV, Romani Pontefici suoi prcdcceisori , E nella confermatione 6ttta.-»j

H ái
Historia della Religione

da Papa Pio V.sanra memoriajl'anno 1 5 68, terzo del suo Ponteficato , di tutti i
Priuilegij>che gode questa Religione,potrà il pio lettore nei cap.a 5 .di quest 'Hi
storia hauer piena notitia delle tante gratie con molta benignità dalla S. Sedia,
e Rom.Pontefici concedute à questi Padri Cherici Regolari, di cui cosi lodeuol-
mente si seruiuano in seruigio Diuino,e benefìcio del prossimo, le quali fon tali,c
fantesche marauigliandosene(comc di sopra è detto)il Dottor Nauarro,huomo
Cap. »,
di tanta dottrinai bontà,e ammirando la singoiar liberalità,e clemenza de gl'i-
stessi Pontefici, a'molti meriti di questa Religione,dice particolarmente,cheappe
na il crederia,s'egli non l'hauesse con gl'occhi propri; veduti,e letti.

Desiderosa la Città di Napoli,di mandar vn Ambasciadore alla Mae B


sta Cattolica , il P.D.Paolo Arezzo,Cherico Regolare di cotal ca
rico istantemente richiesto , e dall'ifteiÌo Viceré esortato , per sua
humiltà non consente, finche dal Papa col precetto non gli è co
mandato. Cap. XXII.

PARGHNDOSI pubicamente la fama per tutta la Chri


stianisa , che ferrato l'anno passato 15 63. Tvniuersal Concilio di
Trento,poiche per lo spatio di 27. anni interi, in venticinque ses-
Publication sioni,egliera tutto compiuto,epublicateper ordine del Pontefice
del Concilio
di Trento, Pio IV. le solenni Proceffioni,per ringratiamento al Signor Iddio,
che dopo tanti disagi, scommodi,e pericoli sostenuti da quei Pa
dri,c spese della Chiesa,il.sacro Concilio hauesse hauuto prospero successore che
cjuestoanno 1564, adì 27-di Gennaio s'era publicato in Roma il Breue Aposto
Zelo del R*v lico della confirmation dell'istesso Pontefice : il Cattolico Re di Spagna Filippo
Cattolico Fi Secondo,aIia cui Maestà il negotio della Fede Cattolica, e la riuerenza alla San
Jippo li. e rU
ucien/4 alla ta Sedia,sopra ogniàltra imprcsa,fu sempre singolarmente à cuore , procurando
Sani» Sedia, ne l'esegutionce massimamente contro la peste deU'hcresia, per tener in freno le
persone licentiose,in materia di ReIigione,e di Fede,non solo nella sua Spagna-»
ma etiandio,ne;suoi fioritissimi,e Cattolici Reami,e altri stati d'ltalia;s'era già la
sciato Intendere di voler mettere nella Città,e Regno di Napoli il S.Vfficio dell'
Inquisitione,con quella ieuerità,e rigore,che egli s'esercita ne'Regni di Spagna.
Ma la Città,come quella,che fu sempre cosi al suo Re fedelissima, circa'l negotio
Fedeltà di Na
poli,cosi aliti» di Stato,in materia d'vbbidienza,come,e maggiormente al Sig.Iddio Cattolica
Re in negotio e fedeljssima,in materia di Religione e di Fede, nella cui professione , ella non fu
dlStato.come
al luo Dio in mai di simil macchia bruttata,hauendo in horrore,come cosa abhomineuoleil vi
materia di Re rio control quale con Inquisition seueramentc si procede : e desiderosa d'aiutar
hgione.
si appress'à quella Maestà Cattolica, per non si porre cosi graue giogo su'l collo
D, Parafan di si deliberò con iàputa,e beneplacito di D.Parafan di Ribera Duca d'Alcalà allo
Ripara Viceré
ra Viceré dell'istesso Regno,di spedire alla Corte del Re Cattolico vn'Ambascia
Ambasceria-, dorc,il quale in nome delia Città pregasse quella Maestà,chc si degnasse per sua
al Re Cattoli gratia di fauorirla come Città sua fedelissima,di non vi metter quest'vfficio d'In-
co* quisitione,non essend'ella in materia di Religione,ç di Fede, ne pur leggiermen
Seuerìt» con te colpeuole.Conciosiacosache in euento di somiglianti maluagità , che potesse
*ro la maiui mai quella Città macchiare,se alcun vi s'è taluolta trouato di cosi enorme e ab-
gitid'herefia. homineuole vitio d' heresia colpeuole ; s* è proceduto con tanta scuerità con
tro di lui alla punitione , che i Superiori , c Ordinarij , Teucramente castigan
dolo, hanno hauuto per leggiera ogni pena quantunque grauissima . Onde_j
la Città non ricusando la punitione, e'igastigo, quando qualcuno vi sosse^
De'Padn Cherici Regolari. Cap. 22. 89

A mar stato colpeuole ;supplicaua, che si rimettesse al giuditio dell' Ordinario , e


da quello con le conueneuoli penede'sacri Canoni,fosse,secondo la giustitia, se-
ueramente castigato.Conuenuti addunque di concordia la Città, e l Viceré, di
mandare al Re Cattolico vn* Ambasciadore>per supplicarla Maestà sua di questa
grada: furono vniti insiememente,etiandio nella peisona,à cui questo maneggio
si douesse in nome della Città commettere.E questi fu il P.D.PaoloArezzoChe II P. D. Piolo
rico Rcgolare,il quale si rirrouaua allora Proposto di S. Paolo, e ( come poco A^*"*(jfj,se'
sopra dicemmo)ancorche dalla Maestà del Re fosse presentato alla Santità di città Amba"*
Nostro Signore, per I* Arciuescouado di Brindisi , e dall'istesso Pontefice, con vn Cadore alia
Corte Cacto
Breue Apòstolico,fosse esortato à prendere il goueruo di quella Chiesa ; nondi lica
meno contentandosi più tosto di goder la sua religiola quiete , attendendo alla_, Cap. 10.
B salute dell'anima sua , che con pericolo di se stesso,nell*altrui cura occuparsi, co
me humilissimo , e honorato Religioso , non consentì mai d' accettarlo . Onde_^' n Srfco*?
quegl istessi rispetti,che furon cagione, che egli noi si potesse mai persuadere à Ambaídado-
prender l'amministratione , e cura dell' Arciuescouado di Brindisi , il distolgono rc-
ancora al presente,d all'imposto carico dell' Ambascieria, che la Città,e'l Viceré,
nella persona sua sommamente desiderauano ; sperando che'i nègotio publico
nelle mani sue fosse per hauereogni.buon lucceslo, come poi auuenne. Percio-
R.ipurationc,e
che egli era nella Città di Napoli,in grand'openione, non solamente di peisona eredirodel F.
ornata di quelle virtù > che si richieggono in vn buon Religioso , atto a'gouerni D.Paolo nella
Citta dj<Na^;
della sua Religione ; ma e di prudenza nell'attioni hunune, e d' elpenenza_, poli.
de gouerni del mondo, e di destrezza d'ingegno , ne' maneggi delle cose, at-,
le to à trattare etiandio con qualsiuoglia Principe . Conciosiache , primàcn^jfeouerrii deel
D Paolo.pr
egli, lasciando il secolo, con édification vniucríàle di tutta Napoli, e con_. mach'egli en
grand'esempio di tutti i buoni , si facesse Religioso in questa Religione ; atten-j tri nella Reli
dendo a' publici gouerni, egli era stato Auuocato , e appresso Consigliero Re gione,
gio del Consiglio di Santa Chiara , e come tale, Giudice criminale di Vicaria, j
nel tempo che'l Duca d'Alua, Don Ornando di Toledo, era Viceré nel Regno
Cap. «.
di Napoli, come più distintamente si dirà appresso. Dimanierache , non essendo
egli nuouo in simigliami ncgotij,e maneggila Città,che molto bene hauea noti
tia de'meriti dell'eminente,e molto religiosa bontà, e sufficienza sua , giudican
do di non poter fare scelta di persona più à proposito ; defideraua d' esser da lui
cópiaciuta,d'accettar il carico,di cui egli era istantemente richiesto. Sentendo il Il Viceré com
Viceré l'elettion della Città,fatta in persona tanto degna e meriteuole,in cui con menda l'elet
tion fatta nel
correuano tante buone qualità ,non solamente se ne compiacque molto,e lodolla la persona del
e commendolla oltremodo;ma per aiutar maggiormente il negotio,s'a sfaticò con P. D. Paolo.
l'isiesso Padre,esortandolo con quella caldezza ch'ei seppe,' che si lasciasse piega
re à compiacer la Città,di fauor cosi religioso, nobile,e honorato . Ma trouando
il Padre molto duro,e dirficile,à metter le mani in cotale impresa, anzi scoperto
alla fine l'animo suo deliberato, di non volere , né à persuasion sua, nè a' preghi
della Città, in guisa veruna acconsentire: si deliberò di scriuerne al Papa_»>
richiesto massimamente dalla Città, e con molte preghiere stimolato , affine-
che sua Santità all'impresa, che si desideraua ,col precetto dell' vbbidienza_. ,
il persuadesse,e sollecitasse . Onde il Viceré , fitta questa deliberatione , ne_^
scrisiecaldiisimamente al Pontefice) procurando ch'elle gli fossero presentate^ . . ,
da Don Luigi de Rechesenes » Commendator Maggiore, Ambasciador del Ph'esenesl có-l
Re Cattolico, residente nella Corte Romana à sua Santità j accioche aiutati- ;médator Mag|
do appresso sua Beatitudine, questo tanto giusto desiderio della Città i c<HiSl^ou<
mandasse al P.D.PaoIo la gita alla Corte Cattolica.U Papa per cópiacer di do-' lieo,
manda tanto lecita,insicme col Viceré, ancor la Città di Napoli; diede cómissio-' H Papaesort
ne al Cardinal di S. Prassede B. Carlo Borromeo suo nipote , che in nome della ^ea°,l°1*
■ ~~H 3 San-""]diSPaSna-P
90 Historia della Religione

Santità sua scriucssc al P.D. Paolo esortádolo etîìcaceméte ad accettar con cari
tà il carico,di cui la Città il richiedea.U P.D.PaoJo riceuute le lettere del Card,
B. Carlo Borromeo, in.cui,ancorcheoltr a quello ch'egli hauea in nome di sua'
Santità scritto, con cinque righe di proprio pugno, sotto li due di Maggio, à
quell'impresa l'esortasse: nientedimeno non contenendo le lettere comandamen
to , nè ordine espresso di Nostro Signorina solo esortatione,e licenza ; non giu
dicò perciò di douersi muouere,non gli essendo espressamente comandato, come
si potrà chiaramente vedere,cosi nell'istessa lettera del Cardinale B. Borromeo,
come in vn breue capitolo d'vn' altra , dell'Ambasciador residente appresso sua
Sátità,al Viceré di Napoli. Di cui,per chiarezza del vero,m'è paruto di douerne
lasciar qui sotto vn esempio,che dall'originale è stato fedelmente parola per pa
rola ricopiato . 1

Copia della prima lettera del Cardinale B.Carlo Borromeo in nome


di sua Santità,al P. Don Paolo.

Al ReuerendoinChristoPadre,il P.D.Paolo Preposito dc'Cherici Regolari.


Napoli.

Reuerendo in Christo Padre honorando.

Nostro Signore ha inteso le cause,che muouono la Città di Napolijà máda


re di prelente persona espressa alla Corte CattoIica,& il desiderio grande*
che ha,che andiate voi.Però la Santità sua , in vigore di questa mia vi da licen-
za,che senz'altro ordine de i deputati della vostra Congregatione, accettiate;
questo carico,e vi esorta ad accettarlo prontamente , & à metterui in camino
quanto prima potrete,con commodità vostra,per compire il buon seruitio,chç_^
qucllaCittàsi promette davoi:ccrtisicadoui,che sarete piacere à sua Beatitudi
j ne à non esser in ciò renitente,ma ossequioso,come se fosse leruitio proprio di sua
Santità>c di questa Santa Sede : & Nostro Signore Dio vi habbia sempre in sua
| santa protettione. Di Roma alli z.di Maggio 1 5 64.
Il seguente capitolo fu di mano propria dell'istesso Cardinale.
N. S. si promette della pietà vostra,che non debbiate riguardare ad alcuna»,
cosa di incommodojouer pericolo in accettare questa impresa, per la satisfattio-
nc di quella Città,e per il seruitio di Dio,che ne risulterà,restando questo nego
tio per le mani vostre.Con tutto ciò hà voluto che anch'io ve ne preghi , c vi ci
esorti quanto posso in nome suo. , .
Al piacer vostro
Il Cardinal Borromeo.

Copia della risposta di Don Luigi de Reczenes Commendator Maggiore , Am-


basciador residente alla Corte Romana, per la Maestà Cattolica , al Duca
d'Alcalà Viceré di Napoli.
s~\ Y e hablado al Senor Card.Borromeo» y dize quel Papa noquiere mandar
expresamente à don Pablo la yda > y la causa queda,es que si fus íuperio-
res no se lo an querido mandar por ci darlo de su salud,que no quiere el scr cau
sa que la pierda , pero scriuelc exortandole de manera que es mandado ,

Certificandosi addunque in questa maniera la Città di Napoli , che al P. D.


Paolo,come poco vago d'honori ,. e di titoli del Mondo, nè le prcghiere,nè le li-
cenze,nè I'esortationi,erano bastueoli,per inuiarlo alla Corte del Re Cattolico,

à trattar
De Padri Cherici Regolari. Cap. 22. 9l

à trattar conThonoranza d'Ambaiciadore, appresso à quella Maestà, il lorpiù


graue,e più importante negotio,ricorsero dinuouoà Don Parafan Vicere,pen- Nuouo ricor
so della Città
ìando che '1 P.D.PaoIo, come buon Religioso, per hauer il merito dell'vbbidien- al Viceré.
za dal Signor Iddio, più tosto che dagli huomini, la gloria , e l'honor di questo
Mondo,aspetrasse che gli fosse comandato;richiesero sua Eccellenza , che per far
loro segnalata gratia , poiché ella hauea per lo publico beneficio, infin da prin
cipio , messe le mani in questo negotio, cercasse ancora di condurlo honorara-
mcnte à sine,negotiando sollecitamente per via di Roma,che tutto quello> che '1
Papa,hauea per lettere trattato con esortarioni , e licenze ; sua Santità il trattas
se al presente , per via di comandamenti,e di precetti. Concioíîacosache,doue il
P. D. Paolo, alle prime lettere era stato renitente, alle seconde , saria senza fallo
vbbidiente. Percioche , quantunque alla Città non mancassero forse molti sog
gettai quali haucrebbon cotal carico sommamente desiderato, non che accetta
to: nientedimeno quei Signorisi prometteuan tanto buon euento del negotio,
per l'amministratione,e gouerno del P.D.Paolo;chea niun'altrojhauerebbon voi Fra Girolamo \
Seripando, Ge
ìuto,il grauissimo negotio di quella Città,e Regno commettere.il qual pensiero, neral di S. A-
era nelle menti loro , tanto più stabilmente impresso,per l'esperienza di quello , gostino Arci
uescouo di Sa
chel'istessa Città, permezo del Padre Fra Girolamo Seripando, dalla glorio lerno, e Card.
sa memoria dell'inuittislimo Imperador Carlo V. hauea gli anni addietro otte Legato al Co
cilio di Tréto.
nuto . Percioche hauendolo à quella Maestà mandato per suo Ambasciadore,
mentreche egli era Generale dell'ordine di Sant'Agostino; non solamente otten
ne per lei, quant'elladesideraua.-mal'istesto Imperadpre,restando edificato, cosi
dell* eccellenza della dottrina , come deiréssempio della vita sua; fornita quell'
Ambasceria,il nominò per Arciuescouo di Salerno, e Papa Pio IV. l'anno i 561.
creatolo Cardinal di Santa Chiesa , il mandò-Legato Apostolico al Concilio di
Trento,oue mentreche per beneficio della Chiesa vniuersale , egli attcndea all'
vfficio della sua legatione, l'anno i Só^.vltimando i giorni suoi , passò à miglior
vita, con gloria, e lode ,eguaie a'molti meriti della vita passata ; ma particolar
mente nella Città di Napoli lasciando eterna,e chiaristlma memoria della virtù
fua,pcr le gratie ottenute , col mezo dell' Ambasceria,da quella Corona/à bene
ficio,e fauor dell' istessa Città sua Patria . : •
Ma per tornar all' ordine dell'Historia nostra,iI Viceré , che non meno dell' Il Viceré seri
istessa Città, hauea l'animo suo tutto volto alla persona di D.Paolo,costper,có- tie al PaDa,as-
fineche S. S.
piacer la Città, come per sodisfattion delia propria inchinationc,e per desiderio romandi al P.
che'l publico maneggio hauesse buon successo, ne scrisse la seconda volta ai Pon a Paolo l'Ami
basciarii.
tefice , arfineche sua Santità , con lettere di comandamento , sollecitasse à Don
Paolo la gita di Spagna , sommamente desiderata.Hauendoaddunque Pio IV.
Pontefice cómesso al Card.B. Borromeo suo Nipote, che per compiacer il Vice-
rè,e la Città di Napoli , di quanto da loro di concordia si desideraua , ne scri-
uesse al medesimo Padre come fecc;nelfistesso mese di Maggiori P.D.PaoIo heb
be le lettere del Cardinale,nelle quali,scriuendo in nome del Pontefice, e dimo
strando , che l'istanza continua fatta dalla Città , afiiheche per Io publico bene
ficio, egli accettasse quel carico , sacca credere alla Santità sua , che fosse serui-
gio di Dio,essendo fatta da loro,con tanta perseueranza;gli comandaua da par
te dell'istcsso Pontefice, in virtù della santa vbbidierjza , che senza aspettare al
tro ordine de'Superiori della Religione, si mettesse in viaggio , dando alia Città
quella sodisfattione, ch'ella desideraua, come potrà vedere il curioso lettore, in
questa copia , la quale per testimonianza della verità dell'Historia , ho voluto ,
recata fedelmente dal proprio originale, à parola per parola, lasciar qui
Jappresso*/ .

Copia
Historia della Prigione
9*
Copia della seconda Iettera,delB. Cardinal Borromeo,aIP. D. Paolo, nella A
quale, in nome del Papa gli commanda , sotto precetto d'vbbidienza, la gita dij
Spagna .

I à tergo AI Rcuercndo in Christo Padre honorando il P. D. Paolo Arezzo dc'Chcrici


Regolari in San Paolo di Napoli .
Napoli Per seruitio di sua Santità .

a.Lettera REuercndoin Christo Padre. Vedendo N.S. la perseueranza,nella quale per


siste cotesta Città , in desiderare , che V.Patemità Reuerenda vada in Spa
gna, à far per lei certi otìficij col Re Cattolico : e volendo credere sua San
tità , che sia seruitio di Dio , quello che viene dimandato con tanta instan-
Precetto di ! tia per beneficio publico , la Santità sua dice , che non debbiate stare più reni-
Santità al
D. Paolo. j tente <n accettar tal carico , e m'hà commesso ; che io vi commandi ; come so da
parte sua,in virtute sancta? obedicntia?,che senza aspettare altro ordine , ò iicen-
tia da i Superiori della vostra Congregatione , vi risoluiate à fare questo viag
gio^ fèruitio, e che lo facciate effettualmente , ma però con commodità vpstra :
non mancarete dunque di esequir volentieri quanto intendete esser mente di
sua Santità. Et Christo N. S. vi conceda sempre la sua Santissima gratia. Di Ro
ma alli 16. dì Maggio 1564.
Di V. Pat.
Per farle piacere
11 Cardinale Borromeo .

I Risposta del
Allaqual letterali P.D.Paolo mostrandosi,come buon ReIigioso,prontissimo
P.u. Paolo.
all'vbbidienza, oppose a'Maggiori solamente vna difficoltà , facendogli consa-
peuoli, qualmente non era tutta la Città, vnita cosi di concordia,à eleggerlo per
Replica ìn no cotal carico. Alla qualoppositione,il Papa,con vn'altra Iettera,deH'istessoB.Car
me del Papa_- lo Cardinal Borromeo, gli fece, in nome suo,con I'istesso precetto , in virtù della
ali opposicion
del P.D.Paolo medesima santa vbbidienza comandare, che non ostante qnal si fosse difficoltà
da lui addotta; si risolucsse, il più tosto eh' era possibile, à far questo seruigio
alla Città di Napoli, la quale, nella bontà , e prudenza sua, cotanto confidaua ,
non parendo alla Santità di NQstroSignore,chc i rilpetti,i quali da cotal impre
sa il distoglieuano , e ritraeuano indietrojond'egli non eseguisse vn negotio tale
in benefìcio della Città , e seruigio di Dio , com'era questo fossero basteuoli , nè
chela sodisfattione,e openion d'vn Seggio solo, s'haucsse à preferire al comune
Affettion del benefìcio di tutto quel Popolo . Nella quallertera,accennandoil Cardinale ta
Pana al P. D. citamente 1' affettion di sua Beatitudine ; gli dice più specialmente,che passando
Paolo .
per Roma, ella il vedena volentierije I'istesso Cardinal B.Carlo Borromeo, scris
Mcnsig Nico se à Monsig. Nicolò Fiesco,Vescouo di Sauona,allora Nuntio Apostòlico nel Re
lò Fielco, Ve
scouo di Sauo gno di Napoli, c'haueua mádato al Viceré vna lettera,ch'andaua aJ PJD. Paolo
na Nuntio A- de'Cherici Regolari, in cui,per ordine del Papa gli si comandaua in virtù della
postolicoia_>
Napoli . santa vbbidienza , che douesse prontamente accettare , e similmente eseguire il
carico , che la Città gli hauea già dato , di trasferirsi per li publici negotij, alla
Corte del Re Cattolico; e che dicesse à detto Padre, per conformità di quest'
ordine di N ostro Signore,che non fosse più renitente,ma come buon Religioso,si
lasciasse piegare,all'vbbidienza di sua Santità,con quella prontezza, e sollecitu
dine,che richiede Io stato Religioso, e che dicesse al Viceré , d'haucr ordine» di
fare in ciò,mtto quello ch'à sua Eccellenza fosse in piaiere.E per.sodissattion di
chi leggerà quest' Historiaje per maggior certezza, e testimonianza della verità,
ho giudicato bene , di lasciar qui sotto, la copia d'amendue queste lettere , dal

pro-
De Pacîri Cherici Regolari. Cap. 2 2.
93
(proprio originale, parola per parola fedelmente ricopiate. E tutte qucste_j
" j quattro lettere io l'ho più volte vedute,e lette, percioche elle si cóieruano dall'
anno 1 567.insin al presente appresso di me;il quale mi fon sépre dilettato di co
se degne di consideratione, e d'esser conferuate,à perpetua memoria de'posteri;
e come amantissimo della mia Religione, con singoiar affetto ho custodito que
ste , e altre fcritture,e ricordanze honoreuoli , e degne di lei. E quest e la copia
dell' vltima lettera scritta al P. D. Paolo, circa 1 negotio commessogli , dal suo'
originale fedelmente ricauata .

Copia della terza lcttera,deIB. Carlo Cardinal Borromeo,al P.D. Paolo, in


cui gli comanda di nuouo, in nome di sua Santità, sotto '1 medesimo precetto d'
B vbbidicnza,la gita in Spagna ,

Al Rcuerendo in Christo Padre honorando,il P. D. Paolo,Preposito de'Che- à tergo.


rici Regolari di Napoli. Napoli.

"n Euerendo in Christo Padre honorando. A N. S. non pare , che li rifpetti,che 3. Lettera
vi fanno andar ritenuto in accettare il carico,che vi vuol dare quella Cit-
tà,di andare al Re Cattolico, siano tali,che dobbiate preferire la fodisfatione d'
vn Seggio solo à tutto il resto di quel Popolo . Però sua Santità m'ha detto, eh'
io scriua di nuouo,e vi cornetta , come so , da parte sua, in eadem virtute sancta»
obedientia» , che non ostante qualsiuoglia cosa , vi risoluiatc di fare quanto pri
ma il detto viaggio .
Se passarete per qua, sua Beatitudine vi vedrà voIentieri,& io ancora in quel
che potrò, sarò pronto à farui ogni piacere .
Vescouo Afa*
Quanto al Vescouo Asafense , sua Santità ha pensato di mandarlo ne li Paesi sente.
di Fiandra,doué potrà pure far qualche seruitio alla sua Chicsa,se bene non del
tuttOjCome sarebbe di bisogno . Però hauerete patientia , se non può venir costà
in luogo vostro. Christo N. S.vi conceda sempre laiiia santa gratia. Di Roma a'
27. di Maggio 1564. >
Tutto vostro
Il Cardinal Borromeo*
D
AI molto Reuerendo Signor come Fratello Monsignore II Vescouo Fiesco, à tergo, i
Nuntio di Nostro Signore à Napoli

Molto Rcuerendo Signor come Fratello.


IO mando in mano del Signor Viceré vna lettera,che scriuo costi al P.D. Pao Lettera al
Nuntio .
lo de'Chcrici Regolari di S.Paolo,con ordine espresso di Nostro Signóre , & j
in virtute sanctae obedientùt , che senza aspettare più commissione, ò licentia_.
dalli suoi superiori,debba accettar prótamente, & csequire il carico,che gli vuol
[dare cotesta Città di andare per alcune sue occorrenze dal Re Cattolico^ Spa
gna, Però in conformità del detto ordine, V. S. dirà anch'essa à detto Padre,
che non stia più renitente , ma che obedisca alla Santità sua,con quella prontez
za checonuiene àvnbuon ReIigioso,par suo ;e in questo particolare farà tut
to quel che sàrà ricercata dal Signor Vicerè,al quale potrà dire d'hauer que
sta còmissione di fare in ciò quanto piacerà all'Eccellenza sua,& N.SJddio la_,
conserui. Di Roma alli a 6.di Maggio 1 5 64.
D.V.S. molto Reuerenda
Come Fratello
Il Cardinal Borromeo
■ Per"
Historia della Religione
94
A
Per recare ad effetto, l'ordine hauuto peF vbbidien;z.a dalla santa Se
dia, il P. D; Paolo, con l'jstruttion della sua Ambasceria,parte per
ìa Corte di Spagnajoue grato à quella Maestà, seco prudentemente
negotia ? e ottenuto ciò che desidera ,se ne torna à Napoli .
Çaj>. XXIII,

Î5*f ATTA addunque questa ferma dcliberatione , e saldo propo-


nimentOjil P,D.Pâolo,nómeno persodisfattion alla Città di Na
poli , che,e jnoltO;piÙ,per esser vbbidiente ai Pontefice, jl quale
U P: D, Paolo col precetto religiosamente ilforzaua, di metterli senza indugio] B
si riíolue di
mettersi in_« in viaggio , e ti asserirsi il più tosto che fosse poíïìbile alla Corte
Viaggio . del ReCattoIieo:preiè seco lo spaccio,cosi della lettera comune di
tutta la Città, à quella Maestà (di cui sarà qui appresto la copia; daU'istesso
origina!e,paroIa per parola fedelmente ricauata^ come similmente l'istruttione
de' Deputati, le quali io ho vedute , nel proprio originale conlesoscrittioni fat-
te di proprio pugno , da ciasehedun di loro, e con Ja sottoscritta del Segretario
della Città di quel tempo; c tutte queste, e altre scritture,per ispatio di quaran
tadue anni , l'ho appresto di me caramente conseruate,e desiderando,chc elle re
stino per memoria nella Religione, mia carissima,e amantissima Madre; mirisol-
uo subito posta in luce quest'opera > di lasciarle in poter di lei,allìnechesi conser-
uino srà l'altre publiche scritture , ò in San Siluestro , essendo riputata la prima
Casa per l'origine della Religione, nella Città di Roma , ò in S. Paolo , concer
nendo alcune di loro i negotij della Città di Napoli , rispetto ali' Ambasceria
di Spagna,c in oltre per esser Casa,oue io presi l'habito,e feci la professione.So-
pra l'istruttioni adunque era il seguente titolo .
Jstruttioni à voi Rçuerendo Padre D.Paolo Arezzo de'Cherici Regolari, per
la Città di Napoli,sopra 'I negotio per Io quale si manda-à sua Maestà* e quello
che in esse si contiehe,è diuisoin vndeci capi. In oltre, in vn'akro foglio ,.à.parte
ui fon tre altri Capitoli,consegnati dall'istesta, Città,con questo seguente titolo.
Quello çhe vostra Reuerenza ha da trattare senza ponersi in istruttione,
E accioche quest'impresa , hauesse quel buon successo , che si desideraua: il P.
D. Paolcsoltreà quest'istruttioni^é la lettera djella Città à sua Maestà, n'hebbe D
vn'altra del Vicerè,aH'istessa Maestà in fauor di questo negotio,con alcun'altre,
scritte a'Ministri Reali» per l'istessofine, per cui quel Viceré aiutò e con quei Mi
nistri , e appresso sua Maestà, con tanta caldezza, la causa di quella Città,e Re
gno { che per Ivfficio fatto in questo negotio, e perogn altro affare delsuo-go-
uerno,la Città nostra gii sarà sempre singolarmente obligata . Conciosiacosache
BttOl» poutrno
di O. Pjrafan in vndeci anni che egli fu Viceré in quel Regno, si portò con molta rettitudine,
di Rihera.Vi- sincerità , e prudenza i facendo sempre ottimo vssicio , non meno di giustissimo
cerè (U Napo Principe, che di prudente , e amoreuol Padre» •
li.
Ma per tornai e alP. D. Paoloj egli hebbe ancora dieci efficacissime lettejtJ»
dell'istessa Città di credenza,con le quali pregauaquei Signori,chcgJi voIcileroi
prestare quel credito , che hauerebbono prestato all'istesla Città. E in oltre lup»'. É
plicaua, che iauorissero questo tanto importante negotio appresso Ja Maestà del
Rejcioè al Duca d'Aiua,a Don Giouanni Marriquez, à Don Federico Enriquez,
à Rigomes de Silua,al Presidente Figarpe,al Confessore di sua Maestà , al Mar
chese di Riulo,Reggcnte in Corte, al Reggente Varghes , al Reggente Potò »4
Marcantonio Colonna , assineche ritrouanidoíîcgli allora alla Cattolica Corte
volesse fauor>£Ì4 Jor causa , che tanto alla Città premeua . Delle quali lettere io
ho ve-
De' Padri Cherici Regolari Cap. 2 5
5>r
. hovedutole copie di ciaschtduna in particolare : conciosiacosache tutte questc
" icritture, si coniëruano hoggi nelíe mie rnani ; haucndalc hauurc , mentreche io
era nell'istcssa Religione de'Cherici Regolari, ncll'occasion délia parrcnza di
Napoíijdel P.D. Paolod'anno 1 5 óy.quandofu satto Proposto di'S. Siluestro di
Roma , oltreche tutte quelle , e altre Jcttere scritrc da questa Cictà,si ritrouano
registrate ne'libri dell'Archiuio , e conieruansi ntJ publico , e consueco luogo di
San Lorenzo .

Copia délia lettcra à sua Maestà .

Sacra Regia , e Cattolica Maestà .


B
lâche dalla benignità infìnita délia Maestà vostra, & dalli molti seriiitij le«era dell»
fatti da questa Città,cRegno,& principalmcte per la volontà,e arTettione,;Utca '
che se ic sempre,come si doueua,dimostrata,posiemosolaméte sperare di starntl(
la memoria,e buona gratia sua m grado tale,che d'altri Regni , e Dominij délia
Maestà vostra nó posta esserci posto il piede innâzi,nel impctrarc gratie,e merce- J
jdi da Ici . Per nó fastidirla con lunga lcrittura,sarà questa solo perfaile riueréza
con quella humiltà , & diuotione che sideue in gencrale , & partitolarc,& per
dirle corne si manda il Reuerendo Padre D.Paolodi Arezzoàfare questo oífi-
ìcio in nome noího , & à supplicarla resti seruita farci gracia, che habbi luoco ,
& osleruantiailBreuechesiortenne da Papa GiulioIIÍ. inrempodcirinuittiísi-
rao Impcratoreíuo Padre, eSignor nostrochesta nel Cielo per mc?odeïuoi|
Miniscri,sopra il non perderela robba in questo Regno nelli casi d'Hercsia, non
ostante reuocatione,ò inualidità>che ne apparesle in cócrario, che si riceuerì per
merccde nuoua,come più minuraméte ne sarà informata,é supplicata dal detro ,
& insieme del zclo , che ci muoue à questo, & il medesimo speriamo che deHba
intendere la Maeítà vostra per letteredeiriUustnflîmo Vicerè di questo Regno ,
hauendoci fatta gratia di scriuerne. Restera dunque seruita di prcstare grata
audienzaal derto DonPaolo,& quella fede che per sua immensa benignità íi
degneria prestare à noi stessi, & con basciare humilmente lc reali mani ,. & piedi
di Vostra Maeltà , & pregando Dio à concederle la Monaixhia del Mondo , ía-
D cemo sine . Dalla sua fedelissimaCittà di Napoli lo di 2 9«di Giugno 1564.
Di Vostra Sacra, Regia , e Cattolica Maestà . -
.' - Humili ferai , e sedelissimi Vassalli .
Li Dcputati délia sua fedeliflîma Città di Napoli ,

Facendosiîn questa Icttera mention del Bieue délia Santità di Papa Giulio
IH.ho giudicato conuenicntejper íodisfare à chi guítarà di leggerIo,inícrirlo pa-
rola perparola . * '. ".

Dilccto Filio nostro Pctro, Tituli Sancta; Balbina? Presb.Card. Pacecco nun-jàtcrgo.
cupato , Cassarea: Maiestatis in Regno ,Neapolitano LocumtenentiGenerali .

IVLIVS PAPA TERTIVS

Ilecte Fili noster/aIutem,& Apostolicam benedictionem.Ex tua» ciraimspe-|Breue Aposto*


ctionis Iitteris,& cxseimoncdilecti fili) nobilis viri,prudentislîmiq. hcmitúsM°>
Ioannis Manrici,Cçsarex Maiestatis apud nosOratorisintelIcxiinus,quod sicu
Vniuersitas, &hominesisrius nobiliisima? Ciuitatis , prosuo perpetuo Rtligio-
nis zcloiin subditos istius Regni harretieç prauitatis reos cûftis Eccleflastids cen

su ris.
c)6 Historia délia Rcliçionc

íuns,& iuris poenis animaduerti probanc,ita à bonorum confíscatione,pro pace,' A


& quieto ipílus Regni regimine abstineri cupiunt. Quarè nos qui in huiuímodi
nefando crimine extirpando,nihiI aliud fpectamus , autnobis habemus propo-
situm , niíì Dei honorcm , & fancta? eius Religionis inercmentum, atque vt per
emendationem malorum, boni , pijque ab huiusmodi pestis contagione ìllœsi
conícruentur,vestris precibus in hoc annucntes,&tùm istius Vniuersitatisquam
in vifeeribus charitatis gerimus,tùm ipfi fcieniíïìmo Carsari, & tua?,quoque cir-
cumspectioni gratum faccre volentcs, siquícin isto Rcgno bonorum in toto,vel
in parte proscriptiones ex prarfata causa , hucusque facto? fueririt , eas gratiofe_^
abolcmus,caísamus, &annullamus:itautetiampost hacnullos obsimiks causas,
in bonis plccti velimus ; quemadmodum optimis,& integerrimis Sanctce Roma
ns Ecclcsiç Cardinalibus , huic salutari de hxrética prauitate iudicio prçfectis
B
iniunximus.-quod nec illos dubitamuspro corú grauitate,prudentiaque>& erga
nos studio esleabsentaturos.Et nihilominus irritum decernimus,& inane íì quid
à quopiam in contrarium contigerit attentari . Datum Roma» apud sanctum Pe-
trum sub Annulo Piscatoris , die vi i. Aprilis 1554. Pontisicatus nostri anno V.
Paulus Sadoietus Carpent.

Il P. D. Paolo Essendosi addunque fpedito il P. D. PaoIo,e fecondo '1 bifogno del suo viag-
parte per la_>
Corte Carto- gio interamente accommodato , e con rutte le prouiíìoni, chc alla sua Ambasce-
lica . ria conueneuolmentesi richiedeuano, à bastanza proueduto,e fecondo Ja mode-
stia di Religioso,meísosi in assetto : prese seco vn compagno deJIa nosrra Religio
P.D.FíerroCa ne,il P. D. Pietro Caputo, dotato da Nostro Signor Iddio di bontà, dottrina, e
puro Cherico prudenza, che poi Tanno del Giubileo 1575. pagando il debitoalla natura, in
Regolare.có- San Paolo di Napoli,hauendo riceuuto tutti i santiíïîmi Sagramenti , i quali per
pagno del P.
I D. Paolo . me stesso gli ministrai ,*eííendo io Proposto di quella Chiesa, e luogo, se ne passò
religiosamente à miglior vita, Tvltimo giorno d'Agosto , dopo vna lunga,e
penosa infermità d'idropiíìa di molti mesi , neila quale diede buon saggio di pa
cienza , e consormità col voler Diuino . Ma per continuare il viaggio del P. D.
Paolojal principio diLugliodell'istess'anno 1 5 64. imbarcossi, hauendo in quel
tempo la commodità dclle galee, Je quali andauano all'impresa , e conquisto del
Pignonein Barberia,nel Reamedi Fez,eMarrocco, la qualfortczza perallora
cra posseduta da!Mori . Con quella commodità dclle Galee , hauendo insinoà
Nizza di Prouenza prosperamente nauigato ; sbarcò quiui con disegno di fornir
tuttoilrimanente di quel viaggio per terra . E poi che moite giornate hebbe
caualcato per la Francia , e poi ancora per la Spagna , giunsc fìnalmente in Ma-
Giunro il P. drid,oue quella Maestà,facca reíìdenza in quel tempo . E fràbreue spatio,essen-
D. Paolo alla doJtatointrodottoall'audienzadelRejnonsolofuda quella Maestà ben gna-
Cortc Carto- mentc,e con buon occhio raccolto,e ben veduto.-ma di prima giunta , hebbe sin-
lie a,è graco à
quclla Macstá golar gratia , di sentir di bocca dclsistesso Re, qualmente gli era stato grato di
uederlo.Fra tanto intertenendosi per alcuni mesi in quella Corte,per maneggiar
destramente , con desideriodi buon succeslb, il negotio; hebbe commodità di
trattar più volte con la Maestà sua . E di tuttoquello, che per seruigio della_j
Città con quella Maestà Cattolica,aIla giornata negotiaua: si come non manca-
ua di darne all'istessa Città , fecondo che gli parea particolar auiso:cosi la Città
non mancaua di mandar à lui di continuo nobilislîmo aiuto,accompagnato sem-
pre con molti rendimenti digratie, e preghiere di continuar neírvfficio, per
ottener buon fine al negotio . Onde fra moite altre lettere scritte dalla Città à
suaPatemità,nelascerò qui appreflo la copia d'vna sola, dal proprio originale
fedelmentc ricauata , affineche chi leggerà quest'Historia , ageuolmente cono-
fea , in quajitopregio si tenga, edi quant'honore s'estimi degno,chi mette lç_>

mani
De Padri Cherici Regolari. Cap. 23. 97

mani nelle publiche imprese,à gloria di Dio,in scruigiodi cosi nobile, e honora-
ta Patria ; per la cui sodisfationc, il P.D.Paolo,seppe con tanta destrezza,e pru
denza negotiare>e con tanto senno maneggiar col Re Cattolico , e co'suoi Reali
Ministri,ilnegotio dalla Città commessoglijche dopo molte accoglienze, hauu-
te dalla Maestà sua in quella Corte, facendogli grafia di tutto quello, che egli
volle; all'istesso su commesso,che ne desse alla Città risposta.E mentrcche dimo
rò in quella Corre(come nelCapitolo della vita sua più distcsamete dircmo)die- Cap. 4J.
de tanto buon esempio,e vi lasciò cosi buon odore della sua esemplar , e religio
sissima vita,che nella mente di quella Maestà,e degli altri Signori della Corte ,
restò tale impressione della bontà,e virtù sua , che dopo ritornatosene in Italia ,
mentre viueua nella medesima Religione, l' istessa Maestà più volte gli scrisse, La MaelUCat
tolica.più voi
B honorandolo con sue affettuose , e honoreuolissime lettere ; ;Ie quali io non solo te con sue let
ho veduto,quando mi furon date à conseruare le scritture dell'istesso P. D. Paolo, tere honora_i|
il P.D. Paolo.
essendo fatto Proposto di S.Siluestro , dal P. Don Andrea Aueliino, che nella_,
Propositura di S.Paolo gli successe , ma anche le viddcro,ve lessero l'istesso P. D.

Andrea Proposto , il P. Don Marco Palescandolo , amendue hoggi viui , Padri


degnissimi di fedc,e ornati di religiosissime qualità e virtù', i quali mi contento
d' honorar col silentio , ritrouandosi eglino ancora in questa valle di lagrime.

Copia della lettera della Città di Napoli .

Al molto Reuerendo P.D.Paolo Arezzo , Ambasciatore della fedelissima Città A tergo .


di Napoli,appresso la Maestà Cattolica del Re di Spagna, c Napoli. -

Molto Reuerendo Padre. . ,

Rediamo, che à quest'hora habbiate riceuuta vna nostra , in risposta della»,


- prima sua delli tre di Settembrc,con l'altra diretta al Signor Duca di Mon-
dragone. ...
Alle due altre fue,l'vna delli dicinnoiie del medesimo , per la quale ne dona
ragione delle grate audienzc,dateli da sua Maestà Nostro Signore , e del cam- Lettera .
bio,che se li se, che più tosto se ci perdeua, che gnadagnaua alcuna cosa , e l' al
tra delli dieci d'Ottobre,chè non era dato ancor principio nissuno al negotio no
D stro, e rimettendosi alla relatione , che più particolarmente n' hauesse donata il
Sig. LutioBoccapianoIa:nó accade dirle altro,solo che siamo certi, chenè dalla ■■»<■■
benignità,e clemenza di sua Maestà,nè dalla intercessione , e fauore di sua Eccel-
léza, alla quale di nuouo hauemo hauuto ricorso,come per lasua ncscriue,nè tá-
poco dalla diligenza,bontà,e valore di vostra Paternità potrà mancare , essendo
seruitio di Dio,chenon s'accapi,consorme al desiderio di tutti,& come semo cer
ti,che non mancarà continuare,comesin quà ha fatto. Non ne li diremo altro.
Con la presente se le inuia lo dispaccio del cambio di altri mille ducati , come
desidcraua: la pregamo,e ricordamo à ípendere quanto bisogna,cosi per la sani-
tà,come per la riputatione sua,& à non farsi à patire cosa nissuna , che questo è
vno delli desiderij nostri. A tale che con manco suo incommodo,possa sopporta
re li trauagli che si patiscono in Corte. E cosi facemo sine,ricomandandoci sem
pre alle sue orationi,e pregandole ogni contento in qucita3& in l'altra vita . Da
Napoli alli 27. di Nouembre 1 5 64. . yi;L
Al comando di vostra Paternità molto Reuerenda
Li Eletti della fedelissima Città di Napoli.

Notarius Sanctilius Paganus Secrctarius.

Haucn-

v
5>8 Historia della Religione

Hauendoaddunque il P.D.Paolo,il negorio della Città felicemente spedito,


Il P. D Paolo ed essendosi horamai dalla Corte Cattolica licentiato : oue egli hauea lasciato
rurtcper Ita
la. ottimo odore di le steflo,c delle sue attioni (come più distintamente si dirà^con-
Cap. 43. ciosiacosac he, per la lua tornata in Italia , non si trouasse buon passaggio per ma
re , si delibero di venirsene per terra. ri finalmente arriuato in Roma, da Pio IV.
Pontefice,tu benignamente veduto,e molto accarez7ato,e dal B.Cailo Cardinal
Borromeo Nipote,singolarmenresauorito.ln capo à pochi giorni partito di Ro
maici mese di Maggiorila volta di Napoli,non fu si tosto giunto à Patria; che
quiui gli fu fatto intendetene D. Antonio d' Aragona , Duca di Montalto , in_»
D. Antonio d'
Aragona Duca compagnia d'vna nobile caualcata di più di centocinquanta fra Signori , e No
di Moncako. bili delfistcssa Citrà,erano già insieme di concordia conuenuti , di venire à in-
contrarlo,insino à Picdigrotta , e quiui honoreuolmente riceuerlo . Onde il P.D. B
Religiosa mo PaoIo,volendo come modestissimo Religioso,andar nel grado iùo ritirato,e come
desi. a del P. humilissimoseruodi Dio,schiuare vna coral occasione , la quale all' humiltàch'
D.Paolo. egli hebbesempreinnata,pareapococonueneuole,da questo luogo di Patria,
oue egli hebbe sentore del sauorcuole compimento, che da quei Signori gli s'ap
pareethiaua; tagliata la strada,sene venne per la via d'Auersa : donde entrando
per porta Capuana,e sfuggendo la grotta.e Chiaia,fe n'andò quella fera à smon
tare à S.Paolo,luogo della nostra Religione. La mattina seguente hauendo fatto
intendere, che'1 giorno sarebbe andato al Tribunale della Città in S. L orenzo ,
per dar compimento all'vificio da loro commessogli,e da lui fedejmc te eseguito ,
rendere di ciò,con la consueta relatione la risposta ; se n'andò in quel mezo al Pa
lazzo del Signor Viceré; dal quale essendo stato con singolarissime accoglienze
accarezzato,dopo alcuni loro priuati ragionamenti , il giorno con infinita alle
grezza^ contento vniuersale, fu riceuuto da quei Signori , nel Tribunal del'a_,
Città in S.Lorenzo.Oue hauend'eglino inteso con breue relation del medesimo
Relation del
P. D. Paolo 4n- Padreja gratia dalla Maestà Cattolica ottenuta; viddero ancor la lettera in ri
torno alla Ina sposta e di credenza,peiTistcsso D.Paolo,da cui essendo fedelmente ragguaglia
Ambasceria»,
nel Tribunal ti , con quanto buon occhio egli era stato veduto e riceuuto,e da quella Maestà
di S. Lorauo. Cattolica accarezzato , e quanto il Re loro, era sempre stato , ed'era infìn à quel
tépo ben volto alla Città e Rcgno,e che egli era molto ben ricordeuole de' buó
seruigi fatti da loro à quella Real Corona : furono ancora assicurati , che in ogni
euento de'lor biiògni,poteanohauer fidanza nella Maestà sua di poter sempre
nuoue grafie riceucre.Finalmente dato all'vssicio suo in questa maniera l'vltimo D
U P.D. Paolo compimentOjchein publico darsi douea,l'istesso giorno;mandò à gli Eletti tut
r manda i gli
fcletu , rutti te le caualcature,carriaggi, vestiti, con altri arnesi , e commodità necessarie per
gli arnesi del quel lungo viaggio,ch'egli hauea,à spese della Città, per se , e per li suoi compa
viagg o.
gni e famigli,leuate di Spagna,e séco portare in Italia; poiché in questa gita, fra
l'andarci! tornare,c'l negotiare in quella Corte,egli hebbe dieci mesi consuma
Limosina del ti. Ma gli Eletti sorto nome di limosinale donarono a'Padii di San Paolo , con
la Citta alla cento Tumoli di grano,per aiuto del vitto loro, e mille pesi di calcina , cheiono
Casa di aaa
Paolo. trecento trentatre lòme,per aiuto della fabbrica di quel luogo, che all'hora con
tinuamente si fabricaua . Ondeeuiei buon Padri, i quali nò nano altrojcome ve-
ii pouen, che quelio,che da' fedeli di Chnstoè dato loro per limosinai presero
per amor di Dio quella roba, per. lenirsene nelle spese necessarie » non potendo,
iecondo gli ordini delia Religione uè beni stabilisé entrate in guisa veruna pos
sedere . ;
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1 ' ,j vi.'.ìLi. ,1 . » 1 ■. .V» I t\}„ ..... . ..... j r \

Nel '
De Padri Cherici Regolari. Cap. 2 4. ^

Nel Capitolo celebrato quest'anno in Napoli, dopo alcuni ordini


fatti da' Padri per buon gouerno della Religione , si crea vna-
nuoua Propositura in Padoua ; ma morendo questo prim' anno il
Proposto di quella Casa5si riduce à VicariatOjinfino all'anno 1 574
Cap. XXIV.

ELEBRANDOSI il Capitolo quest'anno 1555. nel mese di


B Maggio, in S. Paolo di Napoli, i Padri fecero vn'ordinatione, che_j
neH'auuenire,in ciaschedun Capitolo s' eleggessero per voti fcgre
ti>non solamente i Propolti de'luoghi>ma ancorai lor Vicariai qua-
li,in assenza dc'Proposti, ha uessero la medesima autorità. Della_»
qualordínatione,ne fu forse grand'occasione la lontananza di molti mesi del P.
D.PaolOjdallasua Propositura di San PaoIo,per la gita di Spagna , com'è detto
poco sopra. Per ouuiare addunque à questo, fu ordinato,che i luoghi della Re-
ligione,nell*assenza de'Proposti,hauessero sempre vn Vicario .
In questo medesimo CapitoIo,i Padri fecero ordine di creare vn nuouo Pro Casa di Pa.
posto,per la Casa,e Chiesa di San Saluador di Padoua : di cui non è fatta di so doua .
pra in quest'Historia mention veruna; percioche,esscnd 'eIla stata sempre piccola,
e recipiente di pochi Padri, non fu mai.riceuuta fra l'altre Propositure della_t
Religione ; ma come dipendente dal luogo di San Nicolò. di Venetia , per la vi
cinanzadi Padoua allistessa Città, suda quel Proposto gouernata . Essendosi
adduftque quest'anno tal ordine decretato; perla prima volta fu eletto Propo It P. D. Ago-
stin Barile, v-
sto il P. Don Agostino Barile da Bergamo, tolto dalla Casa di San Nicolò di n;co Proposto
Venetia,ottimo Religioso,e Padre di molti meriti , e di vita esemplare , come—» li S. Saluador
di Padoua .
tutte le sue religiosissime attioni saceaho chiara rcstimoniahza. Il quale, ha
uendò goucrnato questa Chiesa , e luogo vndici mesi; molto religiosamente , e
secondo che richiede I'ofseruanza Regolare, con gran carità , e prudenza nel go-
uernojcosi temporaie,còme spirituale,e nell'vno e nell'altro, con grand' esempio
della vita sua,c con edisicatione e sodisfattone, non solamente de'Padri , ma e-
D tiandio de'secolari,come anche hauea fatto,mentre fu Proposto di S. Nicolò più
anni : ammalatosi vltimamente nel seguente Aprile , fu condotto da' Padri con
molt'affetto in S.Nicolò di Venetia . Percioche,hauend'eglino hauuto gli auuisi Religiosa ca
della sua graue infcrmità,non essendo in quella Casa tutta la commodità, che si rità de'Padri,
verso i lor in
richiede pei Io buon gouerno d'vn infermo ; e diuisando di poterlo più cornino- fermi.
damente curare,e nelle sue necessità più ageuolmente gouernare,spinti da carità
fraterna,l'inuitarono à trasferirsi in quella Casa, oue per lo maggior numero de'
Padri , e capacità del Iuogo,era più ageuole il modo da poterlo con buona cura,
e diligenza medicare . Ma percioche era venuta l'hora lùa , quando Iddio , che Ago
ne'giusti amici,e serui suoi rimunerando i lor meriti,corona i doni della Maestà stino Barile .
Proposto di
sua Diuina,dispensando à ciascheduno,secondo l'opere loro , la douuta mercedej Padoua, paisà
volea delle fatiche nella vigna della sua ReIigíone,infìno à qucll'hora durate-» à miglior vita
ampiamente rimunerarlo: poiché non pigliando il buon Padre miglioramento,
niuno,ma più tosto peggiorando,s'aggrauaua ogni dì maggiormente nel male;
chiamato finalmente à goder miglior vita in Cielo, à dì dieci d' Aprile^,
vlrimando i giorni di questa vita mortale , refe l' anima al suo Signore ,
corniciando à godere i frutti dell' immortalità ncll' altra , per quello che
dalle sue religiosislimc attioni di tanti anni si può ageuolmente credere . Dopo
I la cui

t
100 Historia della Religione

Casa di Pjdor la cui morte,non volendo i Padri della Religione crearui vn'altro Proposto i ri
ua, íj riduce*
Vicariato, iressero il luogo sielso , come Vicariato , sotto la cura d'vn Padra , la cui auto
rità e goueroo.dipendesse dal Proposto di S.Nicolò di Veneria . Il qual ordine ,
Traslation «W durò jnrjn'aU'anno della nostra salute 1574. quando questa Chiesa di Padoua
luogo di I>ado
ila, alla Chic nel mese di Settembre , fu trasferita in vn'altra,iotto'l titolo di S.Francesco pie
ìadi S.SiuWP colo,altTÌmcnti de'Santi Apostoli Simone,c Giuda ; come luogo più commodo
c Giuda.
coii a' Padrijcorric aTecolari,per attendere à gii escrcitij della nostra Religione,
cosi nell'amministratione, e frequenza de' Sagramenti ,come nell' vfo continuo
della predicatione,c di tutto'l rimanente del culto Diuino. La quaj commodità
non si potea,nè da'Padri,nè daTecolari,neIl'antica Chiesa di S.Saluadore , in_.
guisa veruna godere ; essendo ella posta neH'vltime,e più rimote parti della Cit
tà di Padoua. Trasferiti addunque i Padri da S. Saluadore, l'anno 1574. alla
Chiesa di S.Simone e Giuda,non ci fu creato alcun Proposto, per lo poco nume
ro de'Padri , che y'habitauano, durando questo goucrno , infin' all' anno 1 5 77.
quando nel Capitolo celebrato in S.Siluestro di Roma , vi fu creato il Proposto.
E allora l'antica Casa col suo giardino, fu venduta tremila ducati , de' quali la
metà douea essere de'Padri di S.Nicolò,e l'altra metà si douea spender nella fa-
Chiesa di P».
doua f abricar brica,(.he si facea,della nuoua Casa di S. Simone,e Giuda. La qual muraglia ti
ta da' fonda, rata auanti con le limosine de'fedeli,e amoreuoli della Religione, à poco à poco
menu. se condotta à perfcttiorje,poiche s e fabbricata da'fondamcnti vna nobile,e bel
la Chiesa,fatra in ottangolo , come quella di S.Maria di Candape Noue , della
Città di Pauia,de'Padri Bernabiti,e nell'edificio,il Cardinal di Padoua Corna-
ro,pofe la prima pietra,e l'Arciucscouo d'Vrbino la consagrò, come n' apparisce
i* ilcrittione seguente ;

HANC AEDEM, CVIVS PRIMVM LAPIDEM


FEDERICVS CARDINALIS CORNELIVS
EPISCOPVS PATAVINVS IECIT.
ANTONIVS IANNOTIVS VRB1NI ARCHIEPISCOPVS,
DEO, EIVSQVE APOSTOLIS SI MONI ET IVDAE, .
CON SEC RAVIT. X. KAL. NOVE MB. MDLXXXVIU.

E similmente s'è fabbricata vna Casa da'fondamenti,nobile, e commoda , per


habitation de'Padri, le quali muraglie, tutte ( com' è detto ) si fon condotte à
perfezione, con l'aiuto delle carirà,e limosine delle persone diuote, e amoreuoli
della Religione,ma specialmente perla liberalità singolare di Monsignor Luigi
Cornaro, Vescouo delfistessa Città,fratellò di Francesco Cardinal Cornaro, Ve
Liberalità di
Mon/ìg.Luigi scouo di Treuisi,e Nipote dell'altro Cardinal L uigi Cornaro, che fu Camerlin-
cornabro"vefc 1 go di S.Chiesa, e Prior di Cipri,della Religione Gerosolimitana . Il qual Vesco-
ftdrichf '" *'\ uo'con ^arSa mano della sua liberalità,aiutando l'impresa,è stato sempre fauore-
J"1. t:K luoje ^ quefti edifici),non solamente nel gouerno della sua cura Pastorale , ma e-
Regolari.
tiandio primache egli fosse Vescouo di quella Chiesa j la quale gli fu rinuntiata
dall'altro Cardinale Federico Cornaro,suo zio,che, come Vescouo di quella Cit
tà,si chiamò Cardinal di Padoua . EvJtimamente Monsignor Marco Cornaro,
moderno Vescouo , si porta con molta amoreuoiezza, si verso l'istessa Casa,come
con tutta la Religione^ .

Morto
De Padri Cherici Regolari. Cap. 2 y. / 1 Ol
— 1 I 11 . .1. . '1 1. 1 ,1. ■ . 1 1 ... 1 >, ) i a ',1 1 , . j, 1 1. 1 mrm ■ i i i . I ■

Morto Papa Pio IV. Pio V. che nella Santa Sedia gli succede im~
mediatamente a non solo conferma alla nostra Religione, tutte le
gratie, e Priuilegij,conceduti da gli altri Pontefici suoi predeces-
sori,ma ne concede ancora de gli altri. Cap. XXV,

P PE N A Papa Pio Quarto , hauea quetV anno 1 5 65. con Ie^>


solenni Processioni , fatto publica dimostratione à tutta Roma_. ,
B dell' allegrezza conceputa per la nuoua vittoria , da' Chriitiani
ottenuta, nella libertà di MaIta,fortezza di tutt'Italia , dall'asse-
dio del Turco; alla qual impresa sua Santità hauea mandato
grand' aiuto di gente scelta della sua soldatesca , sotto'l goueino
di Pompeo Colonna ; che nella fine deH'istess'anno,à di fette di Dicembre , vlti-
mando i giorni suoi, dopo la vacanza di ventinoue giorni , succeíse nella Santa
Sedia Fra Michele Cardinal Alessandrino , il quale si chiamò Pio Quinto, assun Afliinrion di
to al Pontificato l'anno 1 566. adì fette di Gennaio . E come per Christiana^. Fr. Michele_>
Card.Alessan-
pietà,e zelo della gIoria,e honor di Dio,e della sua Chiesa, coli per santità della dnnoal Pon
vita fua,fu esempio, e specchio de'suoi tempi, à tutto'l mondo. Percioche, come teficato.
vero Religioso.che per lo tempo addietro era stato sempre diuotissimo,e zelantif
fimo osseruator della vita Regolare, e de'buoni ordini della sua Religion Dome-
nicana,Madre,e Nudrice di tanti huomini santi,e dotti, c'hanno pieno il mondo
della parola di Dio ; fu sempre osseruantissimo de'tre essentiali Voti, de'veri Re
ligiosi , e amator de' buoni Osseruanti Claustrali : essendosi sempre dimostrato
molto affettionato à questa Religione,infin da principio,chefu assunto al Ponte-
fìcato, l'anno della nostra salute 1 5 68. con vn Breue Apostolico/otto la data de'
ventuno di Febraio, à istanza del P. Dòn Paolo Arezzo , Proposto di San Silue-
Papa Pio V.
stro, non solamente ci confermò tutte Je gratie, c Priuilegij , che da Papa_. conferma i
Clemente Settimo , Paolo Terzo , Giulio Terzo , Paolo Quarto , e Pio Priuilegij có-
Quarto sommi Pontefici , suoi predecessori, erano state già concedute » ma ceducì da "li
altri Pontefici
oltr' à quelle , concesse ancora, che in tutte le lor Cjiiese potessero conseguir à questa Reli
D rinduglenze,eStationi , che fono cosi dentro, come fuori delle mura della gione .
Città di Roma , cosi nella Quaresima , come ne gli altri tempi infra anno,
Nuoue gratie
visitando cinque Altari, e recitando inanzi à ciascheduno Altare, il Salmo e Priuilegii di
Misereremei Deus, il Pater noster, 1* Aue Maria, e'I Credo. E concesse-; Papa Pio V.
à questa Reli
similmente , che ritrouandosi i nostri Padri in viaggio , ouero in qualche^ gione.
Città , ò Terra , oue la Religione non hauesse Chiesa , visitandone qualun
que altra, fuor di quelle della Religione, e in essai cinque Altari ,ò meno
se non ve ne fossero tanti; potessero conseguir ristesse Indulgenze, pregan
do Nostro Signore Iddio, per lo felice stato, conieruacione , e tranquillità
della Santa Madre Chiesa Militante, per 1" csaltation della Santa Fede , e
per la prosperità de' Sommi Pontefici Romani . Di più per l' affetto Pa
terno , che l' istesso Pontefice portaua à questa Religione , hauendo riguar Franchigia có
do aila pouertà , e vita cotanto Religiosa , di cui ella fa professione i fra ceduta alle »
Case, di SSil-
1' altre gratie , che per sua benignità le concesse , volle Ï anno primo del suo uestro j e di S.
Ponteficato à dì dodici di Luglio, che la Casa, e Padri di San Silucstro di Andrea.
Roma, per vso loro , godessero perpetuamente l'immunità, e franchigia della
Dogana , si di terra , come di Ripa , in quella maniera , che la godono gì' Illu-
strislimi Cardinali di Santa Chiesa . E fondandosi appresso neh" istessa Città

l'altro
I02 Historia della Religione

.l'altro Iorluogo,e Chiesa di S. Andrea, Papa Siilo Quinto concesse à quei Padri
l'istessa immunità.
Esention di Vn'altra singolarissima gratia, concesse questo Pontefice a' Padri della Reli-
quest* Reli- gione;faccndogli per l'auuenire esenti, e liberi perperuamente,dall'obligo d'an
jne dalle
dare alle publiche processioni,e < he in alcun tempo giammai, potessero esser a-
publiche prò
stretti à interuenire ad alcuna di quel!e,ancorche generali e solenni,che si faccia
no in qualunque Città,oue i Padri haueranno luogo, ouero ouunque occorresse
loro,cosi incidentemente ritrouarsi,nel medesimo modo,ch'era stato già conce
duto dal sacro Concilio Tridentino,à coloro ch'osseruano perpetua clausura^ .
E con l'esempio loro,pocodopo i Padri della Compagnia 4i Giesù, ottennero fi-
stessa graria.Onde l'vna,e l'altra di queste due tato degne, e osseruáti Religioni,
innanzi al sacro Concilio di Tréto, hauea cotale prerogatiua pacificarréte godu
tojla quale essendo poi per ordine e disposition del medesimo sacro Concilio,tol-
ta generalmente à rutti,fuor che à quelli,ch,,osseruano clausura perpetua , e con
seguentemente restando i Padri obligati à interuenire alle medesime Processio-
nijcome ossequiosi,e vbbidientiflxmi alla Santa Sedia ApostoIica,vbbidiron sem
pre, finche di nuouo furono redintegrati nel primo lor Priuilegio , e ali'istessa_>
prima grafia benignamente ammessi, con la confermation di tutti i Priuilegij ,
ottenuta dal P.D.PaoIo Arezzo , che fu poco dopo Vescouo di Piacenza , Car
dinal di Santa Chicsa,e Arciueicouo di Napoli(come si dirà nel seguente Capi
toloJe col fauor d'Vgo Cardinal Buoncompagno,aI quale poiché fu assunto al
Pontefìcatojcol nome di Gregorio XIII. non parue a' Padri di douer chieder la
confermation degI'istessiPriuilegij;conciosiacosache,à sua intercessione ( come
Cap. 14. J4- è dettoJella s'era poco prima da Papa Pio Quinto ottenuta,ancorche per l'otti
ma inchinatione, e molta assettione, chela Santità sua dimostrò sempre ancor
co' viui essetti,alla nostra Religionc,i Padri n'hauessero potuto giustamente spe
rare , non solo questa amoreuolezza , ma ancora ogn 'altra maggior grafia . Nè
si taceranno al luogo suo, molte dimestrationi della liberalità di questo Pon
tesicc, verso l'istesla Religione , che dalla Santità sua, in tutto quel Pontifi
cato s'ottennero .

Dopo'l Capitolo di Napoli quest'anno 1 5 68. tornato il Padre Don


Paolo in Roma , è fatto in Concistoro Vescouo di Piacènza : e
pensando con sue ragioni, a'piedi del Pontefice, di cotalpeso
sgrauarsi , sonato col precetto dell'vbbidienz.a , humilmençe l'ac
cetta . Cap. XXVI.

O I C H E la Religione, hebbe ottenuto da Papa Pio Quinto , con


la confermation de'Priuilcgij,hauuri da gli altri Pontefici suoi Pre
1568 decessori, ancora gli altri , de' quali è dètro: essendosi celebrato
due mesi dopo , cioè ne) '-"pie d'Aprile quest'istesso anno 1 5 68. il
Capitolo in S. Paolo di Napoli ; il P. Don Paolo, fu confermato
Proposto di San Siiuestro . E mentreche tornato à Roma , se ne stï ua nella sua
quiete, godendosi la pace della vita ReIigioia,nel!'occuparione cosi de«li studi;
come deh"oratione,e d'altri esercirij spirituali della sua Re!igione,à di diciasset
te di Luglio, di quest' istesso anno, da Papa Pio Qu.nto , fu eletto nel sacro
Ccn;istoro,Y escouo di Piacenza,Città del Duca di Parma.I. a qual promoticne
piacque singolarmewe à tutto 'J (acro Collegio. Conciosiacht-jh^ucndo il P. D.
Paolo, non iblo in entrala vita sua , ma molto più nell'vltime attioni , fatte nella

Corte
De' Padri Clieriq Regolari. Cap. 2 6. I OJ

Corte Romana,rinuntiando l' Arciucscouado di Brindili , à cui egli era stato dal
Cap. 20.
Re Cattolico nominato , acquistato buon nome t e poco dopo , hauendo la fama
della virtù sua , molto più confermata , nella resistenza fatta , non solamente al
la Città di Napoli,e all 'isteiso Vicerè,ma etiandio à Papa Pio IV. per non accet
tar l'vificio d'Àmbasciadore alla Maestà Cattolica,di cui egli era stato da quel* Cap. »i.
la Città con infinito honore , e riputationsua , istantemente richiesto: la Corte Rifiutando il
Romana , n'hebbe particolare edificatione, estimando che Don Paolo per l'hu- P. D. Paolo le
Degniti , e
miltàsua,fosse degno di questa e d'altra maggior Degnità . Il quai pensiero , era Grandezze j
tanto più viuo , nella mente , e nel openion del Pontefice Pio V. e degli UIustris| dell' humilr.ì
sua la Corre
fimi Cardinali ; quanto l'istesso Pontefice , era di questo parere più d'ogn'altr'- Romana ha
huomo , che le Degnità Ecclesiastiche , si douessero dare à chi humilmente grand'edifica-
tione .
fugge , e non à chi le cerca: e che quanto l'ambition rendela persona indegna di Opinion di
qualunque Degnità Ecclesiastica : tanto l'humiltà del P. D. Paolo,il rendeste di Papa Pio V.
circa 'L meri
questa , e di qualunque altra , più degno sempre, e più meriteuole . Venendogli to delle De
addunque quest'auuisojgli recò gran perturbation d'animo,e trauaglio di men- gniti Eccle
te,parendogli che à lui interuenisse , quasi come interuiene à colui , ch'hauendo siastiche .
poco fa , campato vn manifesto pericolo di percuotere in vno scoglio,e rompere
in mare, appena è sicuro di quello, che pensando di godersi la sua quiete , tosto
si vede sopraggiunto da vn altro , che molto maggiormente l'affligge , e pertur
ba • Cosi si conoscea il P.D. Paolo,dalle cure e gouerni dell'anime, tanto noio
Trauaglio di]
samente combattuto , che appena s'era poco fa , nelle mani di Papa Pio IV. dal D. Paolo peri
pericolo d'vn Arciuescouado sgrauato ; ed ecco che mentre si pensa di potersi cagion delle
Degnici .
godere il riposo della mente, nella sua Religione, si lente da Papa Pio V.col peso
del Vescouado di Piacenza, tosto, e inaspettatamente sopraggiunto . Per la qua
le inaspettata nuoua, diuenuto tutto turbato,e dolente oltremodo , e deliberato
in se stesso,di non volere in guisa veruna accettare: fece risolutione d' andarsene
a'santiilimi piedi del Pont.estimádo sempre di potersene sgrauare , come poco fa,
dell'Arciuescouado di Brindisi s' era ageuolmente sgrauato . E con quest* animo Cap. io.
deliberato , preso per suo compagno il P. Don Vincenzo di Masso , Padre di gra- P.D.Vincenzo
uità e di riputatone , cosi appressoja Religione,come etiandio appresso la Cor di Masso .
te Romana , se ne andarono amendue di concordia , sollecitamente à Palazzo.
Oue essendo ammessi all' audienza del Papa, prostrati a'santissimi Piedi,comin-
ciandoil P.Don Paolo,à spiegar con caldissimo assetto, la gran temenza, che egli
hauea , di non si grauar la coscienza , mettendo le mani nella cura dell'anime ;
supplicaua la Santità sua, che si degnasse di fargli grada, di non forzarlo à pren
der la cura, e gouerno di quel Vescouado. E accioche il Pontefice il doucsse più Ragion del P.
D.Paolo,3 pie
ageuolmente contentare; facendo il paragone,frà'l carico dell'anime, ricompre di del Papa
col sangue di Christo , e le forze della virtù sua ; dicea con grand'essicacia, esser per non e(?er
grauato dell.-;
infinitamente più graue quel peso , che le forze sue cosi fpirituali,come le corpo cura dell'ani
rali^ che non era atto , nè idoneo à gli esercitij delle cose Ecclesiastiche ; anzi me .
più tosto inesperto del maneggio di simiglianti gouerni. Conciosiacosache_->
essend'egli venuto alla Religione, nell'età assai matura, non gli parea d'esser
tanto atto,all amministratione,e gouerno delle cose Ecclesiastiche, nè alla cura
Pastorale de'fedeli di Christo,tanto habile,quanto la Degnità , e grado del Ves-
couo , necessariamente richiede, anzi ricercandosi tanta carità nel Pastore verso
le sue pecorelle , che in ogni euento, egli sia apparecchiato , à mettere etiandio
la vita propria per loro,e tanta prudenza,quanta ne richiede il gouerno di quel
la famiglia , per cui Christo ha sparso il proprio sangue, affinechenè purvna ne
perisca ( che questa è la differenza srà'l Pastore , e '1 Mercennario) non gii pa
rea di sentire in le, nè quella carità,nè quella prudéza,nè quel zelo,nè molte al
tre virtù ,chc'l gouerno del Vescouado , per ben guardar la Greggia di Chri
sto,
104 Historia delta Reiigione

sto,e condurla a laIuaaìento,necessariamente riçcrca.Il Pontesice , poichehebbë


tutto quello, che voile dire,il P. D.P2olo,benignamenre ascoltato , corne colui ,
che compiacendosi nella profonda humiltà di cosi buon Religioso,lo staua à
vdir voientieri ; riípose benignissimamente , che se bene , hauendo riguardo aile
íole sorze naturali , e aile dore, e doni che sono in noi, cosi nell'anima , come nel
corpo innate,nessuno è habile per se n.esso,aI gouerno deiranime.senzapericolo
délia propria salure : rutrauia appoggíandosialla volontà di Dio , e neila mise
ricordia sua singolarmente considando,riesce ageuole l'isteíso gouerno , che aile
sorze nostre è cotanto duro , e pericoloso , Onde esortandolo , c'haucsse sidanza ,
e sicurtà, nell'aiuto , nella prorertione , délia bonrà, eclemenza Oiuina ; parea
chelo vojesseaflîcurare, che '1 Signor Iddio, gli haueria íòmministraro spiriro,
e sorze bastanti , àeí'eguir l'urricio délia sua vocatione; à cui egli era obligato à| B
non far resistenza , prontamente , e sollecicamenre abbracciandola , come cosa ,
Il Papa lîjser- che dalla Maestà Diuina ,c non dalle créature, gli era mandata . Ma non_
ue dcllviem- 'parendo ancora al Pontesice d'haucr dettoà bastanza , per imprimer nella_,
pjo di se Iteslò
mente di Don Paolo, l'obligo di douer seguir îa propria vocatione, per più etfi
cacemente persuaderlo à coral delibei atione , si lerui d'vn csempio délia propria
persona,diccndogIi queste précise parole . Ancornoi erauamo vn pouero Frate,
di nessuna aspettationc , appreííi» al Mondo, dimanierache , essendo venutoà
Roma, per occasion del santo Vlficio dclflnqusitione j appena col fauor del
Cardinal Tearino Sommo Inquisitore;potemmo hauere vna Cclla, come gli
altri Frati , nella Minerua . E nondimeno , perche è piaciuto alla bontà di Dio ,
il cui sapere , non giudica le persone secondo la faccia , e apparenza di suori ,
noi siamoquìnel gouerno délia Chiesa Vniuersale ; il quai peloè tanto graue,
e tantodisugualealle forze nostre; che se noihaueflìmohauuto riguardo sola-
mente à quelle, pensandod'hauereà sostenere il grauissimo peso di questo go
uerno délia Chiesa di Christo con le íole proprie sorze naturali; non l'haueremo
accettato giammai . Ma quel che par grauissimo pcso,e insopportabile aile forze
délia nostra narura ; con Tappoggio , e aiuto délia Maestà Diuina , si può age-
uolmentc sostenere , e amministrare . Col quai elempio délia persona sua,il Pon
tesice benigniísimamenre esorrandolo, procuraua di persuaderlo , che si risoluel-
se di prendere , e acecttar questa Crocé ,spendendoil talento, che la Maestà
Diuina gli hauea conceduto , in salute di quel Vescouado , al quale dal Signor
Iddio egli era chiamato : la quai Croce era senza paragone , molto inseriore à D
quella , che sua Sanrità íbpra le ípalle haueua, délia cura, e gouerno vniuersale ,
Nuona repli, ditutrala Greggiadi Christo. Eopponendo di nuouo il P. D. Paolo, che in
ca dtl P.D.lla
lui non erano quelle virtù , che richiedea la cura dell'anime , il Pontesice gli ri-
olo .
spole, c'hauesie fidanza , e íperasse fermamente nella clemenza di Dio , il quale ,
eli hauerebbe conceduto , insieme con la carità , e la prudenza , e '1 zelo , tutte
faltre virtù ,necesiarie perla buona,efruttuosa amministratione , e gouerno di
Col precetto quel Vescouado . Ma non si potendo ancor quietare il P. D. Paolo , né volendo
d'vbbidienza, aile ragioni del Pontesice in guisa veruna acconsentire ; per non mettere'l collo
il l'apa con-
stringe D. Pa. sotto questo giogo, mentreche racea ancor sembiante di voler con alrre ragioni
olo ad accec- replicare, dicendo con ogni sornmelïione, di non si poter quietare ; il Papa leua-
tar il Vesco- tosiinpiedi nella Sedia,oueegli staua à scdere,ealzandoalquanto,egiugtiendoi E
uado,
le mani insieme , gli disse . Vi comandiamo in virtù dello Spinto Santo , e délia
Religiosa vb- Sanc a vbbidienza,che l'accettiate senza replica. Allora si tacque il P. D. Paolo ,
bidienza, col come conueniua à buon Religioso , e cosi amaramente piangendo , polto à
silentio, e con
le laçrime , se stesso silentio , c tosto chmato in terra , baciò i sanrislîmi piedi di sua Santità ,
pon fine à o- auanti i quali egli staua ancora in compagnia del P. D. Vincenzoin ginocchio-
gni icuía .
ni. Quandoil sommo Pontesice, veggendolo tutto cheto, hauer col silentio
acectta-
De Padri Cherici Regolari Cap. 2 6. IOs

accettatoi il benedisse,esortandolo à consagrarsi il più tosto che fosse possibile , e


poscia auuiarsi à quel gouerno. E tucto questo successo, si seppe per la fede
lissima relarione deH'istesso P. D. Vmcenzo,il qual essend' andaroinsua compa
gnia , à tutto questo ragionamento-^ su sempre presente, oltr'à quello , che per la
Corte Romana,fu puMico e notorio. E veraméte l'efficacissima resistenza , fatta
al Papa,per nò accettar quella Oegnità, dimostrádo sempre di reputarsene inde
gnojnó si può negarcene no fosse attionc molto religiosa,e cóformc à tutte l'al
tre della vita sua.Imperoc.he essend'egli stato dotato dalla Maestà Diuina,e dall'
istessa natura di cosi ricco talento, che non solamente i Padri della Religione ,
ma etiandio i gran Principi, e l'istesso Pontefice il tenea in pregio , come sogget
to molto virtuoso, e meriteuole;necessario è di dire,chc '1 reputarsi inhabile, e
B poco atto a'gouerni delle Chiese > e altri maneggi del Mondo, non potesse na
scer da altro principio, che dalla sua profonda humiltà,dispregio de gli honoi i ,
e degnitele poca stima di se stesso , come da molte altre proue s' è veduto di so
pra, e nel successo della vita sua si vedrà chiaramente appresso . Percioche tan
to era grande, e disusata l'humiltà sua ; che difficilmente si potria credere , se
non da coloro , che seco dimesticamente conuersando, e le sue virtuosissime ope-
rationi hauendo sensatamente conosciute , ne fanno fin'al di d'hoggi fedelissima
testimonianza . Per vbbidire addunque interamente al Papa ,* il primo dì del Onsagration
prossimo Mese d'Agosto, nella Chiesa di S.Siluestro, di cui egli era Proposto, ddi>D.Paoio
da Scipione Rebiba, Card, di Pisa,fu consagrato Vesc. di Piacenza,Iaqual Chie Ky^wj}
sa vacaua per la libera rinuntia>fatta in mano deH'istesso Pontefice,da D. Bernar
dino Scotti della Sabina, ch'era stato Cherico Regolare della nostra Religione,e cap. 16.
Vescouo di quella Città,chiamato nódimeno Card, di Trani.U Pontefice, in cui tl Pontefice
nè la sacra Degnità del Cardinalato, nè etiandio quel supremo Grado del sacro amator dell'
Impero della Chiesa di Christo, fecero apparir mai mutanza veruna; ma vi*.pttn£ojj'Pa<>-
ucndo sempre nella sua innata humiltà , la Maestà Diuina , che si compiacque di iò sommam n
collocarlo in quel supremo grado, volle che la sua priuata virtù, al maggior col-^^ c0lTirncn
mo d'honore inalzata,maggiorc splendore di se stessa al Mondo rendeste ; essen- *"*
do rimaso dell'humiltà del P. D. Paolo oltremodo edificato , poiché gli haueua,
veduto fare alia presenza sua , tutta quella resistenza , ch'era possibile , per non
esser Vescouo, lodandolo, e commendandolo molto, e insieme compatendo
D all'estrema pouertà,e necessità di cosi buon Padre , e seruo di Dio, gli donò'11Papa eom
vna Acchinea,evna Mula con mille scudi d'oro, oltre alla franca espedition patircela po-
delle Bolle. E ritenendo questo santissimo Pontefice, nella sua altissima mente ^uon Rei-
riposta » vna nobilissima , e ottima openione della persona del P. D.Paolo,e delle gioio .
sue Religiose , c virtuose qualità ; volle anche far conoscere al Mondo quel con- 2^"'^ ^
cetto , che nella mente sua, gli era di lui rimaso impresso . Conciosiacosache nel- CePuta de'me-
la prossima Promotion di Cardinali , nel Mese di Maggio dell'anno ï 570. llt^cl p* D'
il f-ce Cardinal di Santa Chiesa , con parole molto honoreuoli come leguendo 10 °*
il filo deli' Historia > al suo luogo diremo . 1 Cap.

Nel
m

I 106 Historia delta Religione

Nel Capitolo celebrato quest'anno 1 5 69> in San Siluestro di Roma ,


si decreta da'Padri vn nuouo ordine, per la célébration de'Ior Ca
pitoli Generali Cap. XXVII.

AVENDO più volte considerato i Padri della Religione,! gran


^ disagi,che si fopportauano , le fatiche che si durauano , e le molte_^
spcie che ogn' anno si faceuano,per li lunghi viaggi, per cele
brave i Ior consueti Cappitoli , particolarmente quand'occoreua di
celebrargli in San Nicolò di Venctia , ouero in San Paolo di Na
poli; e che per tal cagione, coniumauano molto tempo, stando per le stra
de , lontani dalle lor proprie Case, e Chiese: per fuggir quanto fosse pos- B
sibile,tutti questi inconuenienti, nel Capitolo che si celebrò quest'anno, in San
Nicolò di Venetia,ncl mese di Maggio 1 5 69. fecero vn ordinatone, che'l Ca
pitolo , che si suol celebrare ogn'anno, per l'auuenire non si celebrasse più in
Napoli , nè in Vc.ietia , ma in San Siluestro di Roma , per esser luogo, quasi nel
centro ; per la cui commodità, sischiuauano molte spese, e fatiche de'viaggi ,
come fu eseguito, e particolarmente accioche i Padri nonfussero per cosi lungo
spatio di tempo adenti d^lsemigio delle lor Case , e Chiese . E questo decreto
dc'Padri , fu da lor confermato , l'anno 1 5 7 1 . nel Capitolo celebrato in San Sil
uestro ; osseruando continuamente quest'ordine, insino all'anno i<ì 79. quando
elebrandosi il Capitolo nel Mese d'Aprile, nell'istessa Casa di San Siluestro,per
maggior sodisfattione, e vniuersal consolation di tutti i Padri, e Fratelli, di cia
scun luogo della Religione ; conuennero tutti di concordia, di decretare vn nuo
uo 01 dine, che per l'auuenire il Capitolo Generale ,s'hauésse à celebrar ordi
natamente , ne' principali luoghi di cinque Città, cioè, in Roma, Venetia , Na
poli, Milano, e Genoua . U qual decreto,fu sempre osseruato infìn all'anno della
nostra salute 1 588. nel qual incominciandosi à eleggere il Generale di tutta la
Religione, cessò la célébration de'Capitoli con quest'ordine , essendosi di nuouo
ordinato, che si douessero celebrare in San Siluestro di Roma ; e insino al pre
Cap. 4: sente s'osserua , come diremo al proprio luogo .

A réquisition del B.Carlo Cardinal Borromeo, nel Capitolo cele D


brato in San Siluestro quest'anno 1 570. i Padri accettano in Mi
lano la Casa, e Chiesa di Santa Maria di San Calimero .j e com
piuto il lor Capitolo , prendendone il possesso , l'habitano infin'ali'
anno 1 5 77. Cap. XXVIII.

RA in questi tempi , al gouerno dell'Arciuescouado di Milano il


B. Carlo Borromeo, Cardinal di Santa Prasscde, e Arciuescouo di
I570 quella Chiesa, huomo no solamente ne'gouerni humani di singoiar
giuditio , e prudenza ,ma di virtù , di Santità di vita, e di vigilan
B. Carlo Bor za degna d'ottimo Pastore , intorno al buon gouerno della sua_*
romeo Cird.
dm"raVt de", Greggia, singolare esempio, e specchio, ne'suoi tempi, à tutti i Prelati della
Arciuescouo jChiela. 11 quale, mentrechc tutto dedito alla lalute di quelle sue anime solleci
di Milano . tamente procurare , desideraua con la dottrina, e con l'esempio fruttuosa
mente pas cendole, ageuolare ogni dì nel profitto spirituale , accrescimento delle
virtù , e con l'amministration de'Sagramenti , incaminandole sempre à maggior
perfettionc,con la prédication della parola di Dio,dalla pastura di questa Chie-
sa'Miii."
De' Padri Cherici Regolari Cap. 2 8. Í07

sa Militante , trasferirle à poco à poco , à gustare il pan di diritto , nel Regna


dcllaChiefa Trionfante: parendogli poco, tuttoquello che nel suo gouerno si
facea , in comparation di quell'ardente de siderio, della sua santa mente , e zelo
Il B CarloBor
ch'egli hauca della salute delle pecorelle di Christo, alla sua cura cominelle ; romeo, piocu
procurò sempre d'hauer buon ministri in suo aiuto , e Ipecialmente quest'anno , ra d'hauer nel
i Padri Cherici Regolari della nostra Religione : aifineche dalla sollecitudine la tua Città i
Padri Cheri
dell'opera loro , assiduamente aiutato , circa la prédication del Vangclo,ammi- ci Regolari .
nistration.de'Sagramcnti,buon esempij,e fruttuosa conuersation della vita loro,
non lasciaste indietro cosa veruna,di tutto quello ch'egli potea conoscere, e spe
rare, che foste per recar giouamento alla buona,e fruttuolà amministration della
Zelo, e felice i
sua Chiesa . Nel cui ottimo gouerno , affaticandosi giorno , e notte , e per la la tudine del b,
B ute di quel Popolo , non rispiannando fatica veruna,nè temendo alcun pericolo Carlo Borro-
meo, nella W-
della salute , e vita propria ; etiandio nel maggior colmo della peste di quella Ite di Milano
Città, quando egli stesso in persona , ministrando i Sagramenti , aiutaua queli'
anime al ben morire : lasciò dopo morte odor tale delle sue attioni Eroiche, e' odor di fanà
degne d'ottimo, e vigilantissimo Pastore di quella Chiesa, piene di singolar|talj tia odo
po morte il
diuotione , e di Ipirito , che tutte facendo vnitamente armonia,parea che spias Milano.
sero santità . Dicui ,e perla bontà singoiar della vita, e perla certezza di molti
miracoli, i quali viuendo , e molto maggiormente dopo morte , sono stati lcn-i
satamentc vedutimon solo dalClero,c Popolo di Milano,ma etiandio da tutto'!, J^J^i^fj
sacro Collegio, si desidera , e s'aspetta la Canonizatione i facendone anchO[stiani per la
istanza,cosi il Re Cattolico,come il Duca di Sauoia, con altri Principi Christia-,^"^41^^
ni . E vltimamente il Re e Regina di Polonia,mossi dagli euidencissimi miracoli, card,
che sono in quel loro Regno seguiti, con cfficarìssiine lettere hanno supplicato
sua Santità per i* iitessa Canonizatione . Onde , d'ordine del Papa , il Processo
della vita , e de'miracoli , di già spedito , e formato, s'è consegnato al Tribunal
della Reuerenda Ruota, e da quella veduto. Desiderando addunque questo
vigilantissimo , e zelantissimo Prelato , d'hauer i Padri Cherici Regolari nella
sua Città , non solamente ne scriflse loro quest'anno 1 5^0. procurando con tutte
le forze dell'affetto suo , che si fondasse vn luogo per loro in Milano ; ma ne fece
trattare ancora à bocca , per mezo di Monsignor Cesare Vespajìanodegnislimo Monsignor
Prelato, che fu Vescouo prima di Nouara, e appresso di Cremona , e per li molti' tr'tfa ^no-
meriti della virtù sua,in varij maneggile negotij della Santa Chiesa , da'Ponte- me dei card
fici de' suoi tempi,meritamente occupato . Il quale ritrouandosi in Roma, per al- ^Vn^vn K
cuni importanti negotij della Chielà di Milano, mentrechei Padri, eran con- luogo in Mi
uenuti à celebrare il lor Capitolo in San Siluestro,il B.Carlo Cardinal Borromeo,1*"0*
gli scrisse, che trattasse caldamente con loro , il negotio tanto da lui desiderato ,
che mandassero vn numero de'lor Padri,per prendere , e fondare in quella Città
vn luogo della lor Religione . Onde hauendo questo Prelato , co'Padri del Ca
pitolo elficacemente tratrato ,pcr l'esegution di questo negotio^rocurandogji. j
fecondo la mente del B.Cardinal buon successo:fu deliberatOjper gloria < e ser-lj VlÌT-x arcrr
uigiodi Dio , e benefìcio della lor Religione, d'accettare il luogo ,e Chiesa di ran la chieia
Santa Maria di San Calimerojsuor della porta Romana ; la qual Chiesa era già £'çalM^gra0di
stata della Religion degli Humiliati da Papa Pio V. estinta . Fatta addunque ' a 'Qlcro-

questa deliberatane, e capitolarmente conchiusa, spediron nel Mese di Mag


gio quattordici Padri alla volta di Milano , de'quali , la maggior parte fu presa
di òan. Paolo di NapoIi,vnodi San Siluestro di Roma,e alcuni pochi,ma grauis-
simi Padri , di San Nicolò di Venetia . Fra questi su particolarmente eletto , e II P D. Cere
mia da Salò,
creato Proposto di quella Chiesa, il P. D. Geremia da Salò»ancorche fosse assenT primo l'ropo
te da Roma, ritrouandosi in quel tempo nell'istessa Casa di San Nicolò. Donde ì**,^^'6
in compagnia del P. D. G10. Paolo Montorfanoda Como, e del P.D. Paolo: 1 .'
Pigna-
io8 Historia della Religione

Pignatello Napoletano (di cui si dirà)intesi gli auuisi del Capitolo, si messeroin
Cip. 44.47.4»
assetto . E tutti di concordia , soljeciti all'imposta loro vbbidienza , senza indu
gio eseguire,partirono di San Nicolò; e nella sine di Maggio, giunti in Milano ,
insieme con gli altri Padri venuti di Napoli , e di Roma ; incominciarono con
gran femore , e sollecitudine, à dar principio al culto Diuino,con gli eserciti;
Religiosi , circa '1 seruigio di quella Chiesa , vfficiandola assiduamente > e con Ï
amministration de'Sagramenti, secondo la lodeuole vsanza della lor Religione ,
con grand'esempio della buona vita, e con singolare edificatione, non-solo della]
AfTetion del Città , ma specialmente del B. Carlo Cardinal Borromeo Arciuescouo.il quale ,
B.Carlo Car
«linai Borro per l'affetto che portò sempre alla nostra Religione, e peri' ardente desiderio,
meo a* Padri ch'egli hauea di dar loro questa Chiesa in Milano,per aiuto deH'anime,alla sua
Chetici Re Pastoral cura commesse ; non solamente hauea mandato ducento scudi , che ser- B
golari . .
uissero perlor viatico,cioè per le spese necessarie in quel viaggio; ma accioche
eglino trouassero comoda stanza da poter habitare,hauea già fatta tutta la spesa
di suo, Gosine'fornimenti della Casa, per quello ch'era necessario a'Padri per
habitare , come nella prouision della Chiesa, per 1' esercitio del culto di Dio ,
La partita del amministration de'Sagramenti. Mapercioche l'hauer leuatoil P.D. Geremia
P.D. Geremia
di Venetia, ca da Salò di San Nicolo di Venetia , cagionò qualche perturbatione , e dispiacere
giona di ; pia in quella Città , oue per le sue ottime qualità, e per lo frutto ch'ei sacca nell'ani
cere in quella
Città . me , era à tutti grarissimo, eper la sua esemplare, e grauissima conuersationeri
spettato , amato , e tenuto in grandissima riputatone , e honore; ma particolar
mente , percioche nel suo sermoneggiare molto fruttuoso , recaua grand' edi
LaRepub. di ficatione , e giouamento à tutti i suoi ascoltanti: che la Serenissima Republica ,
Venetia , fa_ non solamente ne fece risentimento, e se ne lamentò co'Padri della Religione,nó
istanza appres
so al Papa , le parendo cosa conueneuole , ch'vn Padre , mentreche à loro era tanto grato,
riauere ìlP.D e in quella Città spendendoli suo talento ,facea gran frutto nell'anime, con la
Geremia .
sua esemplar vita , e con le prediche , e sermoni di molto femore , e lpiriro,fosse
tolto loro, per darlo altrui, e mandarlo altroue , lasciando 1' euidente , e mani
festo frutto de'scdeli di Christo,per l'incerto : ma ricorrendo ancora à Roma , ne
Michel Soria fecero caldissimo vfficio , per mezo di Michel Soriano, Ambasciadore residente
no Arrbascia-
dor in Roma, della lor Serenissima RepubIica,con Papa Pio V. supplicando ancora sua San
tità , che si degnasse di comandargli , che douesse ritornare in San Nicolò di
Papa Pio da Venetia . E su supplicato con tanta istanza, e fatto cosi buon vfficio , e con tanta
ordine, che caldezza mostrato al Pontefice il frutto che quel Padre facea nell'anime ,• che D
P.D.Geremia,
se ne torni sua Santità diede ordine , che '1 P. D.Geremia,il più tosto che fosse possibile , se
Venetia .
ne tornasse prontamente à Venetia , per attender à seguire ne'suoi consueti eser-
citij spirituali , giouando, e facendo srutto in qucH'animcche con tanto deside
rio , procurauano istantemente d'hauerlo . La qual deli beratione, e ordine di
il B.Card nò sua Santità , non peruenne si tosto alla notkia del B. Cardinal Borromeo , chç_^
consentendo , sentendone particolar dispiacere, non consentì in guisa veruna, che egli partisse ,
che'lP. D.Ge
remia parta di ma ieriuendone in dietro al Pontefice, e informando sua Santità,di quanto gio
Milano , ne_ uamento fosse questo Padre,e quanto la presenza sua fosse vtile all'anime , nella
scriue al Papa
Città di Milano,edei frutto notabiIe,chedi già in cosi poco tòpo egli hauea in
cominciato à fare3c di quel che tutta la Città n'aspettaua,e ipcraua, dall'vtilissi-
ma opera del suo fecódo,e ricco talento nella predicanone del S. Vangelo : fup-
plicaua lua Beatitudine,che per quel buon zelo, ch'ell'hebbe sempre della salu
te de'fedeli, ricompri col sangue di Christo,si degnasse di farlo restare . Concio-
siacosache partendo egli di Milano , la partenza sua , saria stata di gran danno ,
cessando ilfrutto,ch'egli haueua già intominciaro àsare, cosi col suo procedere
molto esemplare , graue e degno di buon Religioso , come , e massimamente col
suo vtilissimo sermoneggiare , in quella Città , oue questa Religione , era pianta
nouella.
De Padri Cherici Regolari. Cap. 2 9. 109

nouclla . Questa dimanda del B. Cardinal Borromeo, à cui sua Santirà intera Il Papa , alle
mente credea,hebbe tanta forza appresto al Pontefice, che contentandosi diri- preghiere del
uocar l'ordine già dato,per compiacer la buosta intention del Cardinale, ordinò B. Carlo con
iente che"lP.
nuouamente , che'l P. D. Geremia restasse in Milano , seguitando col suo buon D. Geremia
zelo,negli eserciti) spirituali di quella Chiesa,espendédoil suo taIçto,in benefì resti in Ml»|
Uno.
cio di quella Città.Onde có questa risolutione,il P.D.Geremia continuò nel go
uerno della sua Propositura in Milano,e ne gli esercitij di quella Chiesa, atteíe à
fruttisicar in quell'anime, particolarmente con li suoi sermoni,de'quaIj compia
cendosi grandemente il B.Cardinal Borromeo, lo faceua andare à sermoneggia
re spesse volte nell' Oratorio del suo Palazzo, per sua spiritual consolatione,e be
nefìcio dell'anime della sua famiglia., per il molto fruttuoso modo di dire , con
B tanta ef£cacia,fernore,e spinto di questo' Padre, il qualecontinuando 1' vìficio
suo per tre anni continui,ne'quali da'Padri della Religione , in tutti i Capitoli ,
che in quel tempo si celebrarono,nella Propositura,d'anno in anno fu conferma
to . E non si curando d'interuenire à quei Capitoli , come huòmo ritirato , se ne
stauacon grande assiduità all'esercitio della sua cura , aspettando ogn'anno d'e
seguir la volontà de'suoi Superiori^ con singoiar prontezza d'vbbidienza.,recar/
sollecitamente ad essetto tutto quello che gli fosse stato comandato . Onde com-^ IlP.t). Gere-I
piuto in questa maniera il triennio della sua Propositura di Milano , i Padri del mìa 1 corna ài
Venetia .
Capitolo GeneraIe,desiderosi di compiacerne la Città di V.enetia, da cui egli e-
ra stato tanto affettuosamente desiderato>iI trasferirono, e fecero Proposto del
la Chiesa di San Nicolò,dondc egli era stato tre anni prima leuato , di dui più
volte in altre occasioni ftdirà. Intanto crescendo ogni dì più la buona fama di
Cap 11.40.
questi Padri, e spargendosi alla giornata il buon odor della vita loro molto e Frutto chi.
semplarc e fruttuofa,erano sempre più accetti e più grati j e non meno à tutta la fanno i Padri
nell'anime del
Città vniuersalmenre vrili , che all'istesso B. Cardinal Borromeo singolarmente la Città di Mi
cari , seruendosi dell'opera loro,cosi in aiuto dell'anime alla sua cura commesse, lano.
come in compagnia degli altri suoi Ministri, nelle publiche Congregationi , che
per suo ordine,per lo buon gouerno , e reggimento della sua Chiesa in sua pre-
senza,assai spesso ivfaceuano.E dappoiché la Religione hebbe questo luogo,ipenr
dendo fruttuosamente i suoi talcnti,hà fatto conoscere il gran frutto e giouamé-
to,c'hanno fatto questi buon Padri in quegli anni,nell'anime,in questa Città di
MiIano,e'l buon profitto,neH'occasion ditrasferirsi,dalla Chiesa diS. Maria di
Cap.44.
D S.Calimcro,à quella di S.Antonio,l'anno i 5,77. come si dirà.

Dopo l'allegrezze per la vittoria de'Cattolici di Francia, contro a


gli Vgonotti ottemita;nclla terza Création di Cardinali,Papa Pio
V.promoue à quella sacra Degnità,U P.D. Paolo Arezzo, Vescouo
di Piacenza Cherico Regolare. . Cap. XXIX.

ENTRE CHE .Carlo Nono Re di Francia,da gli Heretiçi Vgo-


IÇ70
nottijfomentatidalle forze, e fauor di Lisabetta empia Reina d'In Lisabetta Re
ghilterra^ trouaua troppo superchicuolmente infestato : Papa Pioj ina d'Inghil
terra Capo
V.à cuiladifehsion della Fede Cattolica , sopra ogn'altra impresa de' Prote
di quella S.Sedia,era specialmente à cuore,e la maluagità dcll'Here stant .
sia oltremodo infesta,e odiosa>haucdo l'anno passato satto publiear la scomunica
cótro alla Reina d'Inghilterra,Capo de'Protestáti,e asilo di tutti gli Heretici,e in
aiuto del RediFrácia, mádato quattromila Fanti, enouecéto Caualli della sua
Soldatesca , sotto! gouerno d'AscanioSsorza,Conte di Santa Fiore;afrìneche_j

K dal b,ar-

1
I 10 Historia délia Religione

dal ba'rbaro,ç féroce ardimenro de'ribeJli heretici Vgonottí,con qucst'aiuto pìii


p"eSp" v dl | fgeuolmeqte si difendcsse : non hebbe si tosto gli auuisi , délia vittoria da'Cat-
p*r ia ròtta dç \ tolici prtenuta,c délia rotca de gji Vgonotti , c'hauendone hauuta infinita allc-
gh Vgonotti grezza, e riconoscendola dal Signor ïddio 3 donator d'ogni bene , non solamen-
te voile per publicadimostrationeàtuttalacortedi Roma ,chel'insegne de gli
heretici Vgonotti/ossero à perpétua ricordanza, nella famosiflima Chiesa di San
GiouanniLatçranopubUcanientespiegate , con questo Epitasio nclmainioin-
tagliato;

PIVS QVINTVS PONT. MAX.


B

SIGNA DE CAROLI NONI CHRISTI ANISSIMI


G A L l I AE REGIS P E R.D VELLIB VS,
I I S D E M QV E ECCLESIAE HOSTIBVS.
A. SFORTIA, COMITE SANCTAE FLORAE,
PONTIFICIS AVXILIARII EXERCITVS DVCE,
CAPTA, RELATAQ^VE IN, PRINCIPE
ECCLESIARVM BASILICA SVSPENDIT,
ET OMNIPOTENTI DEO, TANTAE VICTORIAE

A VC T O RI DICAVIT . ANNO MDLXX.

Ma per maggîor a!Iegrezza,e molto più per benesicio di tutta la Christi?nirà,


nel mèse di Maggio dell istess'anho,ch'era il quinto del fuo Ponrefìcato , fece la
Eletrlon de! P rerza e vltima Création di scdici Caidirali s di dcgniescgnalari soggetti, cosi
D. Paolo al ; délia Cortedi Roma , corne d'alcune oiseruanti Religioni, fra' quali su promos-
Cardinalato. so il P.Don Paolo Arezzo,Cherico Regolare, Vescouo di Piacenza(di cui in moi
Cap. t<7 i» 11 re occasioni se detto di sopra,e si dira appreslb ) e al présenté , con allegrezza e'f)
applaufodel SacroCollegio,fu piomoslb à quella sacra Degnirà,e chiaincíSícm
pre il Cardinal di Piacenza,ancora quand'egli era Arciueícouo di Nâpoli. Dél
Prnmntione ia cui promotione la Maestà Cattolica hebbe parricolar piacere e sodissatione ,
del P. D Paolo
piacc al Rc^, per quanto si seppe per relatione del Duca d' Alcalà , Vicerè del Regnô di
Caccolicc, Napoli . Conciosiacoiàche hauendo hauuto occasione il P.Don Paolo di prari-
care nella sua giouentù, i gouerni pubîici , corne ministre di quella Corona , e
poi Ambasciador délia Città,e Regno di Napoli ail' istessa Maestà ;ie in tutte 1c
suc attipni>estendoJe stato sempre grato; il Re hauea più volte hauuto occasione
di formar nella mente sua di lui buon concetto . Onde sentita la promotion sua
alla sacta Degnità,sommamente se necompiacque, giudicandolo degnodi quel
grado,come non solo vniuersalmente datutto'isacro Colíegiofu riputato,ma_j!
particolarmcnte da Fra Michèle Cardinale Alessandrino, Nipote del Ppntesice , j
corne apparisce per vna sua lettera,sotto la data dell'istcsib giorno délia promo
tione, la qualeè stampata fra I'altrc opère di GiioJamo Catcna , Segretario del-
ifleíío Cardinales ne sarà qui appreslb la copia,fedeImente ricauata .

-
I
DePadri Cherici Regolari. Cap/2 9/ 1 1 1

A Monsig. D.Paolo Arezzo Cardinal di Piacenza .

Congratulatoria per la Degniti del Cardinalato .

E peraffettionc,neper giuditio haurebbe l'animo mio saputo eleggere , ò] Lettera dei


desiderare cosa à Dio di più seruitio > e alla sua Chiesa di maggior 0rna-jCard-Alessau"
N drino.
mento,quanto di vedere aggiunta nel numero del Collegio nostro V. S. III.
stimata assai prima degna non di questo sol grado . Nè l'è valuto di suggire essa
gir honori,che gli honori per tutto han seguitato lei, cosi disponendo la proui-
dcnza Diuina . Alla qual perciò io rendo gratie, e con V. S. 111. mi rallegro
B del merito assai più,che dell'effètto , e le desidero lunghi anni , e felici , con ba
ciarle humilmente le mani 3 e raccomandarmi nella sua buona gratia . Di Roma
il 17. di Maggio 1570.

Don Paolo addunque,come grato al Pontesice,per ringratiamento alla San


tità sua,ne scrisse la seguente letterata quale dal suo proprio originale è stata_,
da me fedelmente ricopiata , e per sodisfattone de* lettori , aggiunta qui lotto
all' Historia

Santissimo , e Beatissimo Padre.

LA grandissima Iiberalità(ottimo PonteficeJchc la Santità vostra haue vsa- Lettera del


to mcco,in ogni occorrenza,che s'è offerta, è mai sempre stata cagione, eh' Card.di Pia
io principalmente più de gli altri le fosse grandemente obligato , ma hora con_» cenza.
questa maggior dimostratione d'animo,hauendomi voluto porrenell'honoratis-
simo Collegio dc'Cardinali di S.Romana Chiesa,hò da essergli oltra misura per
petuamente obligatissimo, per la grandezza di tanto beneficio, e per il sommo
suo fauore,verso di me. Veramente,chè dal canto mio,considerando fra me me
desimo vn simile accidente,la bassezza, il poco sapere,e l'indegnità mia,ìa cóscié
za mi stimolaua, si come non mi lascia di stimoIare,ch'io volessi scusarmi , & riti
rarmi indietro da cosi gran peso: ma dubitando di non ossuscare con molti miei
D difetti la gloria e lo splendore di tanta gran Degniti , con l'animo di Vostra-^
Beatitudine, s'io rifiutassi le cose che dalla gratuita liberalità vostra mi vengono,
& ancora la ferma, e mia perpetua deliberatione , di mentre che viuo esserlein_»
tutte le cose obbediente , m'hanno piegato , e finalmente costretto à negar l'a
nimo^ la volontà mia , & rimettermi al prudentissimo suo giuditio, il quale si
come è diretto e buono,cosi ancora non dubito, che spontaneamente habbia_»
hauuto questa inspiratione ; credendo esser meglio obbedire alla Santità di
lui, che essendo il principal Vicario di Christo, tutta quanta la Chiesa sa
pientissimamente gouerna , che andare appresso al proprio parere . Confido
ancora nclT immensa bontà del Signor Iddio , che si come mi hà dato vn
buon animo di non offendere sua Diuina Maestà, ma si bene di farle cosa grata,
e di amarlo con tutte le forze, & riuerirlo sempre ; cosi ancora mi conseruarà , &
augumentarà essa integrità d'animo , e che si degnarà parimente à giugnermi
forze , che lo debito deil'vfficio mio possa in qualche parte adempirei.
Ho altresi fede , e speranza , che tali aiuti mi verranno dati dalla vostra_>
somma bontà, che mi parrà di non poter mai errare. Hora quello , che di
me medesimo ardisco affermare , & ciò che fermissimamente prometto vna
perpetua obbedienza , vn ottima , e somma fedeltà verso di Vostra Bea
K a titudi- I
I I 2 Historia della Religione

titudine,& à cotesta Santissima Sede deH'vniuersalimperio del Mondo , nella_.


quale la Santità vostra è stata me^itiíirrjtâmente collocata ; debito culto , l'amo
re^ la singolare osseruanza.Prostrato dunque co la debita humiltà,e cerimonia,
innanzi alli Santjl&ai piedi di voftra #eafknd«ie,le rendo infinite,& immortali
gratie dell' honorato concetto, che di me haue hauuto,edi hauermi scritto
sopra ^ueftofaitto colico pr^pjrjo JBfgttf» coinè parimente della Berretta man
catami cpn Pietro Martire Arauncio , Garaeriero di Vostra Santità. Pregarò
Iddip onnipotente , che per la c-omenttne ScUcitì , & allegrezza di tutta la Repu-
blica Christiana , voglia concedere per molto lungo tempo felicissima vita , & à
me faccia gratia di potere con gli effettive con la vita istessa manifestare quanto
(ia grande l'obligp, la seruitù , e l'amor mio verso di Voi , ottimo Pontefice , &
degno di esser celebrato con memoria di tutti li secoli, li cui Santissimi piedi
humijmente abbraccio , e bascio quanto più polio, supplicandola che con quel
la somma autorità & potestà concessale dal Signore Iddio ad vniucriàle gouer-
no, e reggimento di tutto il Gregge di Christo,fi degni benedirmi. Da Piacen
za adì 12. di Giugno 1570. '

Preso il possesso del suo Vescouado di Piacenza , Don Paolo Cardi


naie , fa impresa 4'hauer nella Città i Padri della nostra Religio
ne ; i quali nel Capitolo celebrato in Roma quest'anno 1 5 7 1 . ha
uendoui prima accettato vn luogo , ne pigliano poco dopo il pos-
sesso 1 Cap. XXX.

P I N T O da quels ardente zelo della salute dell' anime , che_;


157* dee muouerevn buon Pastore, alla cura egouerno della Greg
Zelo di buon gia di Christo, hauea scritto Papa Pio Quinto, il prim'anno del
Poncesice.cir- suo Ponteficato à tutti i Vescoui della Christianirà, esortandogli
ca 1' oflerinn-
za del Conc. caldissimamcnte,che stessero desti e vigilanti , all' osseruanzadel
di Trento . Concilio di Trento^che da Pio Quarto Pontefice suo predecessore , era stato po
pò alanti publicato ) non solo circa à qucllo,che apparteneua loro , intorno al
la residenza de'proprij Vescouadi,nella quale , douean pascere le pecorelle di
Christo,non meno con l'esempio della buona vita, che con la dottrina , e predi
cation del Vangelo; ma etiandio circa quello , che doueano eseguire ifedeli,in
caminaçi dalla buona cura de'Sacer4oti,aH'osseruanza della Diuina legge , per
Vigilanza del
Card, di Piace condurgli à buon porto di làluamento. Onde hauendo il P.Don Paolo preso po
za, circa ! co- co fa, il possesso del suo Vescouado , e non meno per eseguir la buona volontà, e
uerno dclla_>
sua Chieia. ordine del Pontefice Pio Quinto,che per l'innata voglia, e ardente desiderio eh'
egli hauea,di gouernarla sua Chiesa, con quella maggior diligenza, e sollecitu
dine che fosse possibile,c che la Greggia di Christo,giustamente richiedejsi die
de tutto in preda , alscruigio di Dio, e della sua Chieià, ingegnandosi di pro
curar con tutte le forze3iI beneficio e profitto dell'anime de'suoi fedeli . E come
Impresa del figliuolo di questa Religione, nelle cui braccia egli era stato aileuato e nutrito,
Card.di Piace ricordandosi per Ja lunga sperienza,della rebgioià vita e buon costumi , e degli
zad' hauer i
Padri Onerici esercitij delle buone lettere, de' Padri e Fratelli della sua Religione , c^j
Regolari nel- di quanto aiuto fossero a' Vescoui , per fauorir siraiglianti maneggi , fece^>
t la lua Città .
impresa sopra ogn' altra cosa appartenente al goucrno spirituale del suo
Vescouado, d'hauergli nella sua Citià di Piacenza : adìneche , conforme;
all' vsanza del viucr loro esemplare., e molto rei igioiia , con 1' assidua_>>

e con-
De'Padn Gherici Regolari. Cap. j 2. / 1 i j

e continuai amministration deTantissimi


de'santiflîmi Sagramenti,e
Sacramenti. e con l'esercitio della paro
Daro-
la di Dio , nella coltiuation della vigna di Chrisro, porgendogli l'aiuto confor
me alla sua buonamente, gli ageuòlassero la fatica della sua cura Pastorale^»
per poter introdurre più ageuolmente d'anime de' suoi fedeli , alla gran cena
del Cielo. E acciochela sua buona opera, aiutata etiandio da'Principi, e Pa Compîacîmê-
rodel Duca-.»
droni naturali di quello Stato,haueise miglior successo, e fosse fatta con comune O-eauio Far-
sodisfatione,per far frutto neli anime,essendovniti di concordia i Capi del go- n?se,che i Pa
uerno spirituale della Chiesa col reggimento temporale de' Principi secolari; dri Jnbbian_i
lungo in Pia
ne parlò col Duca Ottauio Farnese , naturai Padrone e Principe di quella.. cenza.
Città , informando sua Altezza , di quanta vtilirà e giouamento fossero questi
Padri , à gli Stati de'Principi, esortando i lor Vassalli, al Santo timor di Dio , e
/ '
B all'vbidienza , non solamente de'coraandamenti Diuini, ma etiandio delle leg
gi de'ior Principi , con i'vib frequente deTantissimi Sagramenti, e con Telerei-
tio continuo della predicanone . Compiacquesi Sua Altezza della buona_»
risolution presa da lui, per esseraiutato al buon reggimento del suo Vesco-
uado i con l'opera di questi Padri; come etiandio dal Cardinale Alessandro Il Cird. Farne
se loda l' jm-
Farnese , fratello del Duca , ne fu molto lodato , hauendone seco per recare oresadel Car.
il negotio ad effetto prima lungamente trattato. Onde conchiuso questo par di Piacenza-,
tito , e trouato luogo per habitation de' Padri à proposito , e la Chiesa di San di far venir ij|
Padri in quel-jj
Vincenzo al culto di Dio alquanto conucneuole , poiché n'hebbe tractato co' la Città.
Padri , nel principio del su > gouerno; ancorché essi, per benefìcio della loro
Religione , e salute dell' anime , à réquisition dell' i st esso Monsignor Vescouo
Don PaoIo,nel Capitolo celebrato in Venetia l'anno mille cinquecento sessanta-
noue,l'hauessero già capitolarmente accettato; nientedimeno non fu mai pre
so attualmente il possesso , se non dopo , nel Capitolo celebrato l'anno mille cin
quecento settantuno nel mese d'Aprile , in San Silucstro di Roma . Conciosia-
cosache hauendo trouato per l'addietro qualche difficoltà , nel Rettor di quel
la Chiesa di San Vincenzo , i Padri si deliberarono d'indugiare qualche poco
di tempo , à prenderne il possesso , non si volendo mai muouerc per habi-
urla ; finche con la prudenza , e destrezza dell'istesso Vescouo e Cardinal Don
Paolo,e con la gratia Diuina sopra ogni altra cosa , non furono del tutto supera
te le difficoltà , che occorreuano. In questo Capitolo addunque , hauendo de
putato alcuni Padri , che ne prendessero l'attuai possesso , e creato il primo
Am«r«JoIe2-
D Proposto ; riceuuti dal Cardinal Don Paolo ducenro scudi di carità per Io viag radet Card.d,
gio , oltre all'altre spese , che con l'istessa amoreuolezza del suo proprio fecc_-> , Piacenza, aPa
per accommodamento della Casa , e tutte le prouisioni bastanti , per potcrui dri della sua i
Religions.
habitareji Padri finalmente nel mese d'Aprile si partiron di Roma per Piacenza,
e preso il possesso di quel luogo e Chiesa di San Vincenzo , v' incominciarono à
habitare . E attendendo à vfficiarla , e con le predicationi inuitando quelle
genti alla frequenza de' santissimi Sagramenti , e predicando, non meno con
l'esempio della buona vita, e con l'odor della buona fama, che con l'eser-
citio assiduo del sermoneggiare , hanno sempre fatto gran frutto neli' anime ,
che è veramente da renderne infinite grafie alla Maestà Diuina , da cui vie
ne ogni vero bene. Percioche essendo quella nobil Città, auuezza in mol •Frutto c'hinf;
te delicatezze, e molto più dedita e inchineuole alla profession dell'arma, fatto i Padri i
e della militia, che alla vita spirituale , e ritirata ; attcndea più à gli eser ideila Hell" »nime_>
Città di
citi; piaceuoli, e di sollazzo, secondo l'vsanza di questo mondo, che alla_» ^Piacenza.
vita spirituale , e secondo Iddio. Ma hauendo incominciato questi Padri,
nella sinc di Maggio, i loro esercirli, circa'l culto Diuino , e vfficiando que I
sta Chiesa; fanno tanto frutto nell'anime, che quelle genti compiacendo
si di cotali csercitii spirituali , porgono a'Padri tanto aiuto di limosine, cht_y !
lue-
I 14 Historia della Religione

questo luogo eChieia, perla frequenza de'Nobili e Cittadini, i quali con fon
damento di buono spirito , frequentano i saiuilfimi Sagramenri , e ascoltano gli
vlíicij I )iuini,le prediche e i sermoni; questa Chielà è stata in pochi anni,agu-
mentata insieme col luogo,e accresciuta. Oode con l'aiuto continuo delle lor
Amoreuolez- frequenti Jimosine, i Padri, non solamente hanno commoditàdi poter secondo
Za della Citr.ì
di Piacenza à la profession loro,poueramentc viucre;ma hauendo dato principio alla fabbrica
questa Kelig. della nuoua Chiesa,per hauermaggiorcommodità d'amministrare alla Città il
verbo di Dio,e i santissimi Sagramenti, e fatte etiandio commode stanze per loro
habitatione , sono stati necessariamente forzati ., massimamente per maggior ca
pacità della Chiesa,di comperar molti siti. Onde questa nobile e diuota Città,
ha dato a'Padri delia Religione in questo luogo, tanto aiuto di limosine , che_^
chiúque vedrà le fabbriche,cosi della Chiesa,come della Casa,haucrà grand' oc
casione di lodarla Maestà di Dio, da cui ogni perfetto dono, e ogni creato bene ,
lac. i. nelle sue creature copiosamente deriua. Ma-per tanti beni , che la Maestà di
Dio , per arricchir i suoi fedeli , dona loro ampiamente ; quella Città resta à
questa Religione tanto più obligata: percioche il Cardinal suo e nostro D.Paolo,
per arricchir le sue anime, e pecorelle di quella sua Greggia, de'verì beni, e del
le vere virtù,che fanno l'huomo à Dio grato; non contento d'hauer fatto proui-
sion della nostra Religioncper ricchezza spirituale di quella Città, v'introdusse
l! Card, inrro ancora i Padri Cappuccini , facendoui sondare vn nuouo luogo, per quei buon
duce in Piace serui di Dio . E mentreche stette in quel Vescouado , impiegando sempre le sue
za i Padri Cap
pulcini. entrate in aiuto de'buon RcIigiosi,gli souuéne cótinuamente, e del suo amoreuol
méte aiutogli. Anzi no si íermádo qui questo buon Pastore, ma dcsiderádo,il suo
Vescouado di iim ili luoghi di Religione maggiormére arricchirei ócesse vn'alti a
Cherici Rego Chiesa c luogo per habitation de' Padri Cherici Regolari della Congrégation
lari di Sema- di Somasco. E finalmente edisicandoui vn Monastero di Donne Monache,che si
sco.
Monastero del chiamassero Conuertite; delle sue entrate non mancò mai d'aiutarle,come sacca
le Conuertite similmente,in beneficio del Seminario,da lui in quella Città eretto, e medesima
Seminario di
Piacenza. mente di tutti gli altri luoghi pij,deH'istessa sua Città di Piacenza , nella quale
Jistituì alcune Confraternite,per seruigio Diuino,c altre opere buone e pie (come
Cap.*;. al proprio luogo della sua vita,più distuiamente si dirà) recandole sempre auan
ti,mcntrechefu in piacer della Santa Sedia, eh' egli , come Pastore , gouernasse
quella sua Greggia , che fu infin'all'anno della nostra salute millecinquecento
settantasei , quando Gregorio Decimoterzo Pontefice , per far parte de' molti
meriti delle virtù sue, specialmente alla Città di Napoli, leuatolo da quella-,
IlCard.diPia
cenza è fatto cura della sua prima Spola , non senza dispiacer e disgusto , cosi suo , come del
Arciuescouo Clero,e di tutto'i popolo di Piaccnza,creoilo Arciuescouo di Napol^comepoco
di Napoli.
appresso diremo •

Patti
De Padri Cherici Regolari. Cap. 3 1.

Fatti alcuni ordini , per buon gouerno della Religione , nel Capi
tolo celebrato quell'anno 1 57Z, in San Silucstro, i Padri inuitati
dall' Arciuescouo di Genoua , col consentimento di quella Repu-
blica , accettan quiui la Cbieili di Santa Maria Maddalena , e ne
prendono il poisesso Cap, XXXI. \

0 P O lo ipatio dì fette anni , cioè dall'anno 1565. infino à questo


presente 1572. che s'era cótinuata l'eletrion dc'Vicarij,annullando 157*
1 Padri quell'ordinatione, in questo presente Capitolo celebrato in
San Siluestro , fecero vn nuouo ordine, determinando che in eia
scuna Casa , in assenza del Padre Proposto, il più antico , e veterano;
In assenza de1
Vocale di quella famiglia, secondo la conformità de'priuilegij , edel Breuedi Propostii in_>
Papa Giulio III. sopra di ciò ottenuto, douessc in vece del Padre Proposto , cosi ciascuna Ca
sa, il più anti
tenere il luogo,comc ramministrationdeirvificio,simiImente escrcitare.In quest' co Padre go-
istesso Capitolo , fu decretato da'Padri , per buon reggimento , e gouerno della uerna .
Religione , che in ciaschedun Capitolo , s'eleggessero ogn'anno due Visitatori , Elettion di
due Visirato-
i quali douesscro in quell'anno, visitar tutti , c ciascun luogodella Religione * rijin ogni Ca
Alla qual ordinatione, hauendo dato principio quest'anno, ékssero il P, D. Vin pitolo Gene'
rale.
cenzo di Massodclla Cittàdi Sorrento, il quale habiraua in San Siluestrodi
Roma,e '1 P. D.Girolamo Ferro da Monopoli, habitante in San Paolo di Napo Cap. 2 6. 6}.
li idi cui si dirà ; ma conciosiacosache pcrl'esperienza diquesto prim'anno,i
Padri hauessero sensatamente conosciuto , quanto fosse faticosa impresa,anz» in*
tollerabile fatica,che due soli Padri, si prendesiero il peso,di visitar tutta la Re Elettìon di
quattro Visi»
ligione: nel Capitolo celebrato l'anno seguente , parue loro di douer far va ^"""JJi que-
nuou'ordine,chepcrrauuenirc, quattro Visitatori si douessero eleggerete de- |(UlUljj| Religione
qualijhaucsscro carico di visitar i luoghi della Lombardia , e gli altri due, quest'
aJtriiuoghi del Regno di Napoli , e di Roma ; onde l'impresa troppo faticosa,
in questa maniera venisse ageuolata . In questo medesimo Capitolo , fu dato or
dine da'Padri che si pigliasse vn luogo nella Città di Genoua. Percioche hauen
do già hauuto à gli anni passati la Religione , questi due luoghi di Milano , e di
Piacenza , e spargendusi la fama della bontà e del religioso procedere de'Padri
per la Lombardia , e '1 frutto che da lor si sacca , procurando con ardente zelo
dell'honor di Dio, e della carità del prossimo,Ia salute deH'anime,col buon odor
delle virtù loro, e della vita esemplare : s'era già sentito ancora nella Città di
Genoua.Onde Monsignor Cipriano Pallauicino,Arciuescouo di quella,hauendo L' Areìnesco-
ricercato il beneplacito , e consentimento del Doge,e de' Signori dell'istessa Se uo di Genoua
renissima Republica , e compreso da loro, che non solamente cùnsentiuano , ma_» col compiaci
mento della
ancora il desiderauano; si deliberò di recar inanzi ilsuopensiero, cercando di far'jupub-faim
prouisioneperla Religione , di Chiesa , e Casacche non meno per habitation de' |Pre^ #h**tr.
Padri ,e per l'esercitio del culto Diuino , che per la frequenza de'Secolari , cosi JaP( ,"j|"(,aclJ
huomini come donne fosse comoda . E hauendo trouato la Chiesa Parrocchiale] VofR-risce aj
di Santa Maria Maddalena , la quale parea all' esercì tio loro molto à proposito ; u Regione
il fece intendere a'Padri, inumandogli e richiedendogli con caldissima istanza » M«^e^. àJ
che venissero ad habitar in Genoua, per fare ancora à quella Città,i frutti delle 1 ' t-11»**
loro religiose fatiche amorcuolmentc gustare . I Padri addunque del Capitolo
Rappresentante, il quale allora tenea il luogo di Generale, nell'anno 1 57 1. an
corché da questo Prelato , fossero stati benignamente inuitati , anzi da quella_i
Città di concordia chiamati, nientedimeno primachenc prendesse attualmente
il possesso , si deliberarono di far demone di due prudenti, e giuditiosi Padri* i
quali
1 1 6 Historia delia Religione

quali veduta quella Chiesa, e luogo di Santa Maria Maddakna,e considerando A


s'egli era à proposito da prendersi per la Religione ò nò , ne desterò informatio-
ne al Capitolo , che si sacca quest'anno 1 572. in Roma . E questi furono il P.D.
Marcello Maiorana,il quaie in quel tempo era di famiglia in S.Vincenzo di Pia
cenza ) e come huomo di molti meriti,non molto dopo fu fatto Vescouo di Co-
Cap. 4r. trone , e poscia dcll'Accrra nel Regno di Napok: l'altro fu il P.D. SaluadorCa-
racciolo , chiamato da Santa Maria di San Calimero,luogo della Religione in
MilanOjil quale,comc diremo appresso, fu fatto poco dopo Arciuefcouo di Con
Cap. jt.
fa , C ittà dell'istesso Reame . Questi Padri addunque , hauuta la commestione e
recatala tosto ad effetto , poiché hebbero vedutola Chiesa c i luogo di Santa
Maria Maddalena, la quale da queli'Arciuefcouo era stata alla Religione offer
ta^ le qualità loro considerate,* ne diedero fedelmente ragguaglio al presente B
Capitolo , al quale era stata differita l'vltima deliberatone, iela Chiesa si do-
Accertata la uea accettare ò nò. Onde,hauurane da questi due Padri buoni relatione, accet
Chiesa di Sai tarono l'offerta fatta loro ; e furono deputati circa dodici Padri, i quali hauend'
ta Maria Ma^
dalena,il P O hauutoperlor Proposto,creatoin quest'i stesso Capitolojil P. D. Antonio d'Aiel-
Antonio d' lo,che fu poi Vescouo d' Acerno ( come al suo luogo diremo ) furon mandati
Aiello cil nri
ino Proposto. dall'vbbidienza ad habitar questa nuoua Caia di 6. M. M?ddalena . E partiti
Cap.ro. aIlegramente,giunsero l'istesso mele di Maggio in Genoua , oue furon con molta
amoreuolezza ,e con singoiar carità riceuuti , e accarezzati , massimamente da
Raffael Raggio, Gentilhuomo Genouese ; il quale abbracciando questa Reli-
Raffaello Rag
g:o,amoreuo gione,con gran carità; non solo nella prima entrata de'Padri in quella Città ,
le verso qu - diede lor particolar aiuto :ma seguitando ancora nella cortesia , e amoreuolezza
Ita Religione.
sua , quattro anni appresso,fu sempre nelle nécessita loro molto amoreuole . Co^
miheiàndo adunque i Padri à dar principio à gli esercitij della Religione , me
diante il religioso culto Diuino, secondo la lor molto lodeuole vsanza,e cercan
do sempre il leruigiodi Dio, eia salute del prossimo; hanno fatto in quella
Cap.jí.
Città gran frutto nelI'anime,come più di sotto distesamente diremo,ragionando
dell'entrata della Religione , nella Casa , e Chiesa di Santo Siro.

Morto nel colino dell'allegrezze , per l'eroiche imprese succedutegli


in beneficio della Chiesa, Papa Pio V. succede nella Santa Sedia,^
Gregorio XIII. il quale, oltr'à gli altri beneficij fatti alla Religio
ne, creando Arciuefcouo di Confa Don Saluador Caracciolo,
specialmente l' honora . Cap. XX XII.

157* ENTRECHE Papa Pio V. entrato nel settimo anno del suo
Pontesitato,e desideroso d'vltimar i giorni suoi , acquistando alla
Chiesa di Christo, centro a'nemici della Santa fede, qualche se
gnalata vittoria, aspiraua sempre à maggior imprese,in beneficio ,
e vtile della Santa Sedia: hauendo 1' anno passato conchiusa_,
quella gran Lega,frà la Chiesa, la Maestà Cattolica, e la Republicadi Venetia,
D. Gìooanni laquai sotto '1 gouernodi Don Giouanni d'Austria General dell'Armata Chri
d'Austria Ge stiana , e di Marcantonio Colonna General delie Galee della Chiesa , e Luogo
neral della Le
ga,e Marcan tenente General dell'istessa Lega; à dì sette d'Ottobre di quel medesimo anno
tomo Colon» 1571. mentreche il Turco , con vna fortissima Armata di più di trecento Vele ,
na Luogote
nente . parca che facesse tremare il Mondo , venuta seco alle mani , nel Golfo di Le
Vittora de' panto , dopo vna ferocissima zuffa di più di cinque hore, ne riportò la maggior
1 Chr li uni nel
{Golfo di Le i vútoria,che mai più,nè prima nè poi si sappia,che sia seguita inMaremon hebbe
I paino. I
si tosto
De' Padri Chetici Regolari. Cap. 32. 1 17

i-si tosto il Pontefice riceuuti gli auuisi,chc rendendone alla Maestà di Dio infi
nite gratie;sei mesi dopo fornite queir allegrezze , questo stesso anno 1 572. pas
sando il primo di Maggio à miglior vita, fu eletto l'istesso mese, Vgo Cardinal Assuntiòn dì
Papa Grego
Buoncompagno, e chiamossi Gregorio X 1 1 1.I1 quale non fu fi tosto assunto al rio XII Lai
Pontesicato , che nella suprema cura del suo reggimento dell'vninersal Chiesa Pontesicato .
di Christo,dauendo far prouision di Pastori e Vescoui,i quali per io reggimento,
e gouerno delle Chiese particolari , sossero meriteuoli ; |e ricordandosi che la
Opinion, c'ha
Religion de'Cherici Regolari , era di somiglianti soggetti , atti cosi per la bontà ueaPapa Gre
delia vita , come per la sufficienza delle buone lettere, alla Cura Pastorale dell' gorio XIII. di
questa Re Ir
anime > assai copiosa ; vacando specialmente nel principio del suo Pontesicato , gione.
nel Reame di Napoli , l'Arctuescouado di Consa,per rinuntia del Cardinal Al
fonso Gesualdo ; elessenel sacro Concistoro per Arciuescouo di quella Città ,
il P. D. Saluador Caracciolo Napoletano, Cherico Regolare . Il quale non so dor IlP.D. Silua-
Carac-
lamente pei- la Nobiltà del sangue, ma molto più per bontà della vita sua, e ciolo,Arc!iies
couo di Con
per sufficienza di lettere,era soggetto di quella degnità assai meriteuole. Percio- fa. ■
che mentrech'egli era Proposto di S.Siluestro di Roma,e co singoiar sodisfarion Me.ri.ti del P.
di quei Padri , attendea al gouerno cosi temporale, come spiritualè di quella D.Saluador
Caracciolo.
Caia e Chiesa ; era la vita sua e la conuersatione , auanti à gli occhi di tutt'i
Padri di quella Caia tanto esemplare, accompagnando in tutte le sue attioni ,
con vna profondiflìma humiltà , cotanta carità verso i suoi Padri e Fratelli , e nel
gouerno procedea tanto giuditiosamente , e con tanta prudenza ; che la fama
della sua buona vita , e de'molti meriti delle virtù sue singolari, non poteastar
là dentro tanto occultamente ascosa , ch'ella nonne mandassi fuori l'odore.-» ,
etiandio perla Corte di Roma. E'in fin da'primi,e più freschi anni della sua gio- Sufficienza di
uentù , hauend'egli atteso sempre , à gli eserciti; delie buone lettere , diuenne in lettere .
breue tempo,nelle Greche e Latine tanto intendente,crescendo in lui, mediante
Io studio insieme co gli anni, ancora l'acquisto delle scienze,e facendosi ogni dì
■ più letterato : che nel successo di pochi anni fece gran profitto nella cognition
della Filosofia,.deIla Teologia , é dottrina de'Santi Padri . Nelle quali scienze\ IlB.CarlòCar
di. si ferue del
egli era cosi intendente e iperto,che habitando nella Città di Milano, nella P.D.Saluado-
Casa di Santa Maria di San Calimero,il B;CarIo Cardinal Borromeo, che cono re . nelle con
suete Congre
scea la molta dottrina sua , e l'eminente bontà, s'era seruito di lui , come dell' gationi.
altre persone letterate di quella Città,neIIe consuete Congregationi , che per
buon gouerno , e reggimento della cura Pastorale , alla presenza sua continua
mente si faceano . E quantunque , come buon Religioso , se ne stesse ritirato à
goder la quiete , e la pace della sua Cella , pascendosi fra l'oratione , e medita
tone , dell'otio e studio delle sacre lettere.-nientedimeno Papa Gregorio XIII.
che delle molte virtù,c de'molti meriti suoi era ben'informato , il fece Arciue
scouo di Confa. Ma il P. D. Saluadorc , come buon Religioso , il cui pensiero era
da simili Degnità lontanissimo , auuengache pensasse non accettando cotal De IlP.D.Sattia
dore, non po
gnità , dal carico della cura d'anime ageuolmente sgrauarsi,e contutrelcsue tendo ottene-
forze,ed etiandio con molte lagrime,s'ingegnasse d'impetrar grafia , di non esse nere di non
re à cotai gouerno forzato;nientedimeno nongli riuscendo il disegno, perla vo esser grauato
del gouerno ;
lontà deliberata del Pontefice , fu costretto alla fine , ancorché con suo infinito acetta l'Arci-
dispiacere e disgusto, tutto afflitto e dolente ( come ne posso dar relationeìo udcouado .
slessojil quale essendomi trouato presente in San Siluéstro, il tutto intesi e viddi)
mettendo.'! collo sotto '1 giogo deH'vbbidienza,patientemente accettarlo.Onde
stimolato dall'obligo della sua cura Pastorale, à trasferirsi sollecitamente e
quanto prima,alla residenza della sua Chiesa, e cura delle sue anime ; à di venti
cinque di Noucmbre, il quai giorno è dedicato alla festiuità di Santa Caterina
Si consagra_j
Vergine , e Martire , su consagrato dal Cardinal Alfonso Gesualdo nell'istessa in S.Siluestro.
Chiesa
íi 8 Historia della Religione . '

Chiesa di San Siluestro,di cui egli era Proposto , e nel seguente mese di Dicern- A
brc,di tutte l'altre sue faccende sbrigatosi , con dispiacere e dolore de'suoi Pa
Prende il pos- dri e Fratelli, parti di Roma . E perla via di Napoli giunto al suo Arciuescoua-
seslo della sua
Chteia. do di Consa,e con particolar allegrezza e contento,cosi del suo Chericato,come
del Popolo riceuutojnon hebbesi tosto preso ilposseflb di quella Chiesa, che
cominciando con feruente zelo della salute delle sue anime à gouernarla ; aflsa-
ticossi sempre dì e notte,perseruigiodi Dio,e amor delle sue pecorelIe,come sin
golarmente desideroso di condurle , cosi col buon esempio della vita sua , come
con la dottrina, e co'Sagramenti à felice porro di salute . E cosi esercitandosi as
siduamente, nell'amministration di questa sua cura infino à morte , con vfficio di
Vfficfo degno
di buon Fa buon Pastore , procurò sempre la salute di quella sua Greggia . E hauendo già
ttore* dato principio alla visita del suo Arciuescouado;mentreche in guisa di lucerna B
accesa , e posta sopra 'ICandeliero della Chiesa , si come con Io lplcndor della.»
dottrina , ne'suoi consueti sermoni spirituali , e fruttuosi ch'ei facea ogni festa ,
hòra in vn luogo,hora in vn altro della sua Diocèse , infègnaua alle sue anime
la strada del Cielo,ilIuminando loro gl'intelletti, alla cognition di Dio ; cosi con
Morte delP. l'esempio della vita sua rehgiosa,all'amordeiristessa Maestà Diuina, insiamma-
|D. Saluador
I Arcmescouo. ua lor singolarmente gli affetticin capo à diece.mesi,afraticatosi oltremodo nella
cura , e gouerno delle sue pecorelle ; con dolore vniuersale di tutti coloro,i quali
l'haucan già cominciato à conoscere , e con openion di santità , passo à miglior
vi tralasciando alla sua Chiesa,con desiderio del suo gouerno,amore,e aftettione
ILa Morte del a'molti meriti della bontà sua. Dimanierache questo buon Padre e Prelato , fu
P.D. Saluado-
Arciuefco- pianto generalmente da tutti i buoni amatori della virtù,non meno del ilio Che
ooj dal Popò ricato che del Popolo,conoscendo eglino d'hauer fatto perdita di cosi buon Pa
lo, e dal Oc
re e general dre e Pastore. Passata addunque l'anima à miglior vita; il corpo ancorché per
mente pianta. alIora,fosse nella sua Chiesa Catcdrale honoreuolmente sepcllito : nientedimeno
i parenti desiderosi d'hauerlo in Napoli , ottennero per Breue Apostolico, pochi
Traflation del anni dopo la morte di lui, di poterlo trasferire alla Chiesa di San Paolo dell'
Corpo à San
PaoldiiNapo- istessa Città , luogo della nostra Religionemella qual Casa egli hauea preso l'ha-
li. bito, e fatta la sua solenne professione.Celebrato addunque l'eièquie, con vn
nobile,e solenne funeralejvltimamente su sotterrato, nel comune Cimitero della
Religione , e alle sue esequie interuennero tutti i Padri e Fratelli,non solamente'
di San Paolo , ma etiandio , de' Santi Apostoli ; non v'essendo ancora il luogo
di Santa Maria de gli Angioli fondato . D

Francesco Filago da Crema , desideroso in Venetia, d'esser Cheiico


Regolare , piglia da'Padri di San Nicolò lettere, per esser riceuu-
tain Napoli: passando per Roma , sconsigliato se ne torna à Ve
netia ; satto dell'error suo capace , ripiglia il viaggio per Napoli ,
oue da'Padri accettato, vi ne con tal esempio , che morendo lascia
di se gran fama . Cap. XXXIII.
•■ . ' . •■ ■
157* MERITI della buona fama, di cui lasciò dopo se nella Reli
gione soauistimo odore, il P. Francesco Filago da Crema,chia-
Francesco da
Crema.ottien mato comunemente il Vecchio , non fon degni per certo d'esser
lettere , dal da noi in qucst'Historia con silcntio trapassati ; essend'egli stato,
Proposto di
Venctia, d'cl- non solo buon seruo di Dio,ma specialmente d'humiltà, di ca
ser vestito in rità , e d' altre virtù , degne di buon Religioso,escmpio , e spec
Napoli .
chio , a' suoi Padri e fratelli , degno d'esser non solamente imitato , ma etiandio

ammira-
De Padri Cherici Regolari. Cap. } 3. 115)

ammirato . Il quale , ritrouandosi l'anno di Nostro Signore 1534. ,n Venetia , e


deaerando di farsi Religioso; procurò da'nostri Padri di San Nicolò neH'istessa
Città ì d'esser riceuuto aU'habito della Religione . I Padri , poiché per qualche
buono ipatio di tempo> hebbero fatto proua della fermezza del giouane, ancor
ché l'accettassero; nondimeno desiderosi di far ancora maggiore esperi enza,del-
Ja costanza dell'animo suo , non lo vollon cosi tosto vestire : ma gli dissero d'ha-
uerIoaccettato,con códitione,ch'egli andasse à vestirsi da'PadridiNapoli.U gio
uane addunque,compiacendosi di questo partito, e prese le lettere del Proposto
di S. Nicolò di Venetia , per li Padri di Napoli , si mise tosto in viaggio . E pas
sando per Roma , oue egli hebbe occasion d'incontrarsi con alcuni suoi Parenti ,
conferì loro questo suo affarci quali desiderando di distoglierlo da quel viaggio
di Napoli, e biasimandogli forte questa sua vltima deliberatione , come colà da
non si douer fare senza maturo consiglio di persone prudenti ; gli dissero vlt ima
mente queste parolc,andiamolo à cóserire, e a pigliarne parere e consigIio,dal P.
fra Bernardino Occhino y che era Cappuccino da Siena, in quei tempi Predi- F. Bernardino |
cator di gran fama . Consentendo addunqueFranccsco 'al consiglio de'parenti , Occhino scon |
figlia à Fran-
se n'andarono di compagnia,à trouar quel Padre. E poiché Francesco, gli hebbe ccsco.lo statol
proposto l'animo suo deliberato alla Religione; ancorché 1' Occhino non ardisse della Rellgio
ne , incomin
di biasimargli, cosi alla scoperta, e manifestamente il suo buon proponimento , ciando à vo
dicendogli male della Religione : tuttauia > cominciando à vomitar quel morti mitare \\ vele
ferovcJeno che gli s'era nel cuore nuouamente ingenerato, e lasciandosi vscir no dell' ricre
ila.
di bocca qualche fauilla di quels infernal fuoco, che in successo di pochi anni
cagionò unto incendio, come colui , il cui animo era già corrotto dalla dottrina
de'L urerani, sanguinolenti nemici de'sacri Voti Monastici e Religiosi: sconsi Prosuntu^sa
gliò al buon giouane la santa risolutione,che da Christo Nostro Signore, a'fcde- dottrina lute
rana , contra
li della sua Chiesa, per saluteuole coniglio, è manifestamente proposta;sotto ri» a' salutife
questo pretesto , empio in effetto , ma palliato con l'apparenza d'vna falsa pietà, ri consigli dij
Cimilo . '
che se la Legge di Nostro Signor Iddio, sotto i dieci Comandamenti compresa >
con tanta difficoltà s'osserua; aggiungendoui sopra nuoua obligatione, e legan
dosi più strettamente in coscienza ; quanto più diffidi cosa iaria, il poterla osser-
uare ? IIche,cosi breuemente mi contento di riferire in questo luogo ; auuenga-
che più distesamente dall'istesso Padre,mentreehe erauamo insieme alla Religio
ne, ione foni informato.il quale credendo come giouane , all'autorità cosi L'Heretico
della persona, come dell'habito religioso che portaua l'Occhino(ancorche sotto iotto la pelle
quellojsembrando la mansuetudine della pecora,egH haucsse l'animo e la rabbia ouina,celando I
la fraude del
di Lupo dentro ascosa) si dcliberò,seguendo'I suo consiglio,di starsene nel seco Lupo,inganna
lo . Onde con la mente tutta confusa , tornatosene à Venetia,e restituite a'Padri facilmente il
semplice Cat
di S. NicolòJe lettere ch'egli haueahauute perNapoIi;raccontò loro con tutto tolico .
questo successo il cósiglio che gli hauea dato quel Padre,onde pétito della risolu Ingannato
dall' Occhino I
rion già fatta,se n'era tornato indietro.La cui narratione,intcsa da queiPadri,e se ne torna à |
particolarmétedalP.D.Gio.Pietro Carafa;àprima giútafu appena creduta.Ma Veneti* .
poscia conosciuto Tingano, persuadedo il giouane quáto sinistramente egli fosse
stato côsigliato,e che quegli eran cosigli diabolici, onde si potea credere,che vn Francesco fat'
to capace del
consiglio tale, a'consigli di Christo e alla dottrina del Vangelo manifestamente incanno, ripi-
contrarigli fosse stato dato più tosto da qualche Demonio , sotto quell'habito lla l'impresa
Ila Religio
di Religione, e di Santità ( che pure sotto simili sembianti , suole spesse volte il
Demonio ricoprire i iuoi inganni , e a'fedeli di Christo per rouina loro iniqua
mente presentargli) che dall'istesso Padre Occhino: il giouane fatto capace cosi
dell'error pernitioso , in cui egli era stato indotto , come dell'istessa verità Cat
tolica , e quanto fosse lodeuole , alla virtù conforme , e alla Maestà Diuina sin
golarmente graditala prima de!iberatione,da lui ottimamente fatta,e di quan-
torne
I 20 Historia délia Religione

to mcrito,c di quanta sicurezza, lo stato dclla Religione, più che quello di qua-
lunque Principe mondano ; e quanto più íicura la strada , di seruire à Dio > me-
diante l' osleruartza de' consigli , che caminar per la piana, e coníueta via del
secolo , oue per diuerse occasioni , ne'varij sentieri degli appetiti humani,
molto più speslo s'inciampa,si cade, si giacc , e dal vitio con difficokà si riforge :
auuedutosi Franccseo dell'inganno, e deirerror suo tutto pentito:ricercò istante-
mente i Padri,che si degnastero,'non mirando al faIlosuo,d'accettarlo, riceuen-
dolo nuouamente alla Religione . I Padri , hauendo chiaramente compreso,che'i
giouane délia risolutione vlrimamenteprcsa ,non era molro colpeuole, non ha
uendo mancato di seguir la sua prima deliberatione , e vocation Diuina,pcr
istabilità, ò leggerezza d'animo,nè per élection délia propria volontà,ma per in-
ganno, c per fraude del Demonîo,n'era ílato iniquamente^istolto, gli diederol B
nuoua lettera per li Padri di Napoli , accioche quiui lo riceuessero alia Religio
Arriuato Fran ne . Ed egli deliberato di fuggir l'occasione , onde poco fa , hauea vn altra volca
cesco in Na- intoppato , per non vrtar la seconda vòlta in vn simigliante scoglio : lasciata , à
poli,è nccuu-
to di quci Pa» sembianza de'Magi la prima strada di Roma, e facto elettion d'vnaltra ;.per lo
dri alla Rcli viaggiodelI'Abruzzo s'incaminò alla voltadi Napoli . Oue in breue spatio sol-
gionc.
lecitamente giunto , non solo fu da quei Padri con gran carità riceuuto ; ma an-
Esempio di cora deila compagnia Ioro benignamentc compiaciuto . Nella quale ., hauendo
gtád' humiltà fatto,dopo'l consueto tempo délia probatione,ìa sualolcnne profcsiìonerconuer-
sò sempre fra' suoi Padri e frarelli, con tant'eíempio d'humiltà , che contentan-
dosi di viuer nella Religione corne sempliceCherico, senza esscr mat» promoís»
à gli ordini sacri; si compiacque sempre d'attcnder à gli esercirij rciigiosi , non
solamcnte délia Chiesa , intorno al seruigio , e culto Diuino; ma etiandio à tutti
gh ahri più dimestici délia Casa,i quali in seruigio de'suoi Padri , e FraicHi , par
che lèmbrino maggior humiltà . Nella quai maniera, e modo di viuere, hauend'
PetTeueranïa
nell 'eícrcicio cgli insino à gli vltimi anni dell'età sua già decrepita , con grand.ífimo esempio
délie virtù délia sua profonda humiltà,carità,e vbbidienza santamente perseuerato:ii dimo
lance •
ítrò íempre, aile consuete fatiche délia Religione tanto pronto, e indefesso>e ail'
opère di carità in seruigio délia Cala tanto sollecito ; che la vita sua , degna di
buon Religioso recauaseco insiemeedisicatione e marauiglia , non solamente
a'íuòi Padri , eFratelli, i quali dell'attion délia carità, humiltà, eperfetta vbbi
dienza sua più dimesticamente godeuano: ma etiandio à gristessiíècolari ,chc!
ne'publici eiercitij il conofceuano . Nelle quali attioni délia vita sua , insino ais , D
età decrepita sempre incolpata , fece à tutta la Religione manifeítamente cono-
scere , che quando nel principio délia sua vocatione, fu dal ben fare suiatoi non
nacque da mácamentodi buona volórà,nè dapoca stabilisa délia suanatura,ma
per lòla istigation diabo!ica,fu per quel breue spatio,daIIa sua honorata impresa
distolto . Onde mostrando d'ester atta,cosi al Regno di Christo,come al seruigio
Luc*.
délia Religione,rimise tosto la mano aU'aratro,e aífaticádosi giorno e notte,nel-
1 ' osseruanza délia disciplina Rcgolare ; poiche egli hebbe in questa vita, non
solamente i più frcschi anni délia sua giouentù vtilmente spesi , ma etiandio s
età piu matura délia viriltà ,.insinoalIa vecchiaiafruttuosamente adopírato; s'
assa ticaua tanto volentieri,e con esempio di tanta carità ehumìjrà,per aiíior de'
suoi Padri esratelli, chenonsistancandogiammai,nèpurneH'vitimàetàsua
decrepita,continuò sempre di tener la cura deila dispensa,e del vitto de'Padri e
Frareili di San Paolo . Nel quai vfficio, non volendo in guiía verunà-H)stenere ,
che akun'altro, per solleuamenrodelle sue fatiche, s'ingerifle à porgcrgli aiuto,
l'esercitò sempre insino à gli vltimi giorni dclla vita íua, quando il buon vec-
chio, carico horamai d'anni , e per le moite fatiche durate , délie forze corporali
singolarmentesiacco,ritrouandoíì per lungo spatio di tempo dali'asima tanto

noiosa-
DePadri Cherici Regolari. Cap. 3 4. 1 21

noiosamente aggrauato , che per la disusata strettezza di petto , con grandissima


difficoltà, e noia, appena potea rispirare ; sopraggiunto vltimamente , per mag
gior esercitio della sua pacienza,da vna leggerissima febre, fu forzato di porsi in
Ietto , viuendo in grandissima pena,per gli estremi dolori dalla strettezza di pet
to cagionati. Nel quale stato,con l'opere sue , degne d'ottimo Religioso , e con
parole tutte infiammate dell'amor Diuino, lasciando di se à tutti i suoi Padri , e
fratelli vniuersalmente esempio, e singolare edificatione di quel buon seruojdi
Dio,ch'egIi era; hauendo in quell'vltima infermità riceuuti i santissimi Sagra
menti,con fine molto conforme à tutta la sua diuota,feruente, e religiosa vita , à Morte deg»a
di buon "fe.eli-
di tre di Dicembre dell'anno 1 573, pose fine alle miserie humane, rendendo l'a gi oso. contor
nima al suo Creatorejper trasferirla à miglior vita , come fu Christianamenteu me alla vica_j
pallata.
B creduto da tutti coloro,i quali l'haueano molt'anni addietro conosciuto , e seco
dimesticamente trattato e conuersatojhauendò per la lunga sperienza osseruato
che come soggetto proportionato à riceuer i doni e le gratie dal Cielo , hauen
done per singoiar liberalità della Maestà Diuina,goduti molti in vita , infino al-
l'vltimo,venendo à morte,ne fece a'suoi Padri e Fratelli manifesto sembiante^,
si come anch'io,che dimesticamente il trattai più annije nella sua infermità e mor
te gli fui assistente,posso con certezza testificare. <••'

L'odor della vita esemplare de'Padri Cherici Regolari , penetrando


nella Città di Capua, la muoue à far impresa di fondami vn luogo
per l'isteisa Religione , e facendone istanza al Capitolo , quest'an
no finalmente l'ottiene . Cap. XXXIV. . ,.

N COR CHE il gran frutto,chefaceuano in questi tempi ino-*


stri Padri,non meno con la frequente amministration de' Santissi 1574
mi Sagramentijche con la vita molto esemplare, n'hauesse sparsa
la fama per tutte le. Città d'Italia ■• nondimeno la vicinanza di
Napoli à Capua,portandoui ognidì gli auisi più freschi,della lo
ro Religione,e accendendo cótinuamente ne'petti de'suoi figliuo
li, maggior desiderio,di godersi le lor fruttuose fatiche , gli fece finalmente que
st'anno risoIuere,di cercare d'hauer in casa loro questa Religione. Onde con ta
D le deliberatione conuenuti di concordia,Monsignor Cesare Costa , Arciuescouo L'Arciuesco'
uo di Capua >
dell'istessa Città,Prelato non meno per bontà,che per dottrina meriteuole, da v- egli Eletti dij
na parte , e la Città co'suoi Eletti dall'altra ; accioche i Padri,trouandoui luogo quella Citta_» l(
à proposito,più prótamente accettassero di venirui ad habitare : fecero elettione offeriscono a"
Padri la Chie
della Chiesa di S.Eligio,parendo loro quella estere stanza, di cui i Padri per l'e- sa di S. filigio.
sercitio dell' istessa osseruante Religione , e Culto Diuino, si potessero facilmente
contentare,risoluendosi di fondar quiui vn luogo à gloria di Dio,e salute dell'a
nime ioro.Celebrandosi addunque quest'anno 1 5 74.il Capitolo Generale in San
Siluestrojgli Eletti delia Città, secondo l'appuntamento preso,ne richiesero quei
Padri con efficacissime lettere, come ancora V Arciuescouo, in vn istesso tenore
caldamente ne scrisse.Ma per aiutar con maggior sollecitudine il negotio, recan
do l'impresa della Città à buon fîne,spedirono à Roma Cesare d'Argentio Gen- Cesare d'Argé
tio,negotia in
tilhuomo molto stimato nella Città di Capùa , e ne' maneggi de' negotij molto R.oma,cheiPa
intendente. II quale, per desiderio di recar ad essetto cosi buon òpera., , dri accettino
vn luogo, nel
da lui proposta , e ardentemente ^desiderata , s* era offerto d'andar à Ro la Città di Ca
ma ( come fece) à sue spese ; ouc hauendo spiegato in quel Capitolo efficace pua.
mente il desiderio della Città, d' hauer quiui i Padri della Religione, gli pregò
istantemente, che si contentassero di compiacerla di questa ^ratia ; affinech^»

L co'ta-
122 Hiífam della Religione

со! talenti riceuutida Djp,e nonmeoo mquella Patria,cheneiraltre, perfajute


dellanime Joro negotiarj ,e col guadagnp dell'iftefTe anime raddoppiati , s'aflí-
curaflero di douer alla fine riceuer da Dio>per premip deU'opcra loro, la duppli-
cata'mcrcedc. Eyewmente quefto gentilhuomo , come molto degno с horjo-
rato , fece alla prefenza de" Padri cirça quefto negotio,caldiífimo vfficio , non_.
tanto per commeflion dejla fuá Gitrji, quanro per proprio mouimento , e per ¿ftin
todella fuá natura, come colubch eííendodedito alleeofedi Dio, e aliauor di
flmihimprefe,defíderaua oltremodo , che i noftri Padri bauefferp quefto Iuo-
go ncllafua Patria , Conciofiacofache, come deíiderofo di giouade , in ßmi~
güanti maneggi di Religione, pochi annitfopo procuro à tutto fup potcre, che
vi s'edificaife vn Monaftero di Monache oíTeruanti8 ç con J'autorica e fauore_>
deirifteífoMoníígnor Arciuefcouo , ci fece venire alcune venerande Monache , B
dell oíTeruantiífimo Monaftero drSanta Maria délia Sapienza , le quali eiTen-
dogiàftatetre апщддСарцд ,fene tornáronos Napoli,oue con la traslación
di quefto Monaftero, с di fecentó ducati d'entrata perpecui , donati ioro da^
Opera di pie
ta di France- francefeo del Balzo, Gentilhuomo Capuano ,.fondarono il degniûimo Mona
fcodelJW«), ftero. di San Gio, Batrifta dch" iftefs* ordine di San Domenico . Ad Junque
i Padri delÇapitoJo per fodisfarealdefiderio di -quefta Città, non meno per
IettereviuamenteefprefTo , che con viuavoçedi quefto Gentilhuomo ( corne
detto)efficacemcnterapprcfentato, diedero ordine с commeílionea'Padri di San
Paolo di Napoli,cheía Chiefa di Santo Eligió Cjluogo offerto loro,diligentemen
tevedeíTero. Econíiderato prudentemente il tutto, eftimandojo àpropofito
perla FLeligione>i|poteiferoaccettarç, come fecéro. Percioçhe eíTendo ftati i
I Padri aecet
taño la Chiel» Padri riceuuti çon moltc accoglienze e amoreuoiezze, finalmente gl'ifteiïi Elet*
di S.fcligio. ti délia Città,çon publico ftrumento, fatto del mefe di Luglio , confegnarono a'
Padri la Cafa,e Chiefa di Santo Eligió , dandone loro fattual pofleífo , I quali,
ancorchenon vi potcfleiohabitare,fenza grandiflimo feommodo, hauendo ri-
trouatoilluogo molto fconcio,cioè marinaífetto, nondimeno ncl proilimo mefç
|diSettembre>íncominciarono à víficiar la Chieíá,babitando ancor la Cafa , e nel
principio del feguentc anno,íi compro vna caía vkina, con vn giardino per çon-
giugnerlo à quefto luogo, e dar a' Padri fpatio da poterfí allargare , E per ha-
iier tutto quefto fito commodo per habitation lorojdaU'ifteíTo luogo fu trasferi-
Traslation d' to vn antico Sped ale , ordinato già per albergare i Pellegrini , in altra partea
yno Spedale,
délia Città; accioche nè à loro mancafle ftanza per allpggiare , ne a'Padri Ц ca
fa tutta libera perhabitare.Ma concioíiacofache fra quefra caía nuouamente^»
I FadVi orten- compra, ed il luogo di Santo Eligió ci fuífe in mezo la publica ftrada>> per cui
gono vna pu s'andaua al Caftello ,1a Città dono loro ancor Г ifteífa ftrada , per fito dclla ior
blica {Irada-j
per ac'orefci- fabbrica . E perche non íi potea ció fare fenza'i çonfentimento Regio , aiutando
mentó del lito Iddio fimpreía della Religione,ancor quefto ageuolmente s'ottennc.Impcroche
ritrouandofi in quel tempo > ch'era dopo la Paíqua di Refurrettione, in Capua,
Ant. Card, di AntonioPerenótp Cardinal di GranueJa , Viccrè di Napoli , per eífer prefente^
Cranuela, Vi- àveder laraíTegna e moftra generale ¡di tutta la Caualleria, chequiui ailo-
cerc di Nap.
ra íi facea , alia quale interuenne ancora Marcantonio Colonna , come-j
Ma-cantonio gran Conteftabile , с veggendo il Vicerè il bifogno , с haueano i Pa--
Colonna g^B
CootefUbjif* dri di feruiríi della ftrada , e la buona volontà , с haueua Ja Città di
contentargli ; íi compiacque liberaliflimamente di concederla loro * Сой
con queft\accrcfcimento di fito , auuengache da principio il luogo íi mer-
teíTe ir. aífetto nel miglior modo che fu poífibile per allora , per dar qual-
che coremodità a' Padri di poterlo habitare ; juttauia creícendoft à po
co apoco, di tempo in tempo e di íito,edi nobili edificijjil luogo ^'èridot-
to horamai à tanto V»uon .termine , ed è riufcatacofi nobile , e.commoda habita-

tionc
-■"-i И
De Padri Chcrici Regolari. Cap. 3 4. _,21

A tioncjsecondo la profession dello stato Religioso,che quantunque la Città di Ca S.Eli>iodiCa


ptíaiínògo no
puana assai ben ornata di luoghi pij,c da molte e diuerse Religioni habitata bfle.e còmodo
nondimeno no ve sorse vn'ajtro luogo di pcrlone Re'igiose,cosi huomini , come quanto ogn'al,
donne Monache, che riesca cosi bello,nobileje comodo come questo.E veramen tro luogo pio,
di quellaCictà
te volendola Città far dimostratione dell'affetto ch'ella porrà à questa Religio
Amorruofer-
ne, e da gli effetti far conoscer al mondo,quanto ella si truoui ben seruita de 'no ïa della Citfi
stri Padri>e sodisfatta della lor vita esernplare,e del proceder veramente religio di Capua, à
so, e del giouamento c,he n'hanno riceuùto,e riceuono giornalmente per l'anime quefta Relig.
loro, non potea far altro più di quello ch'ella hà satto, haùendogli sempre nel
le necessità largamente , anzi nobilmente aiutati , cosi nelle molte spese di siti
comperati per gli edifkij come ne puliti e nobili adornamenti e paramenti
B della Chiesa; la quale per amoreuolezza loro, è stata tanto migliorata e nobili
tata,* ridotta hoggi à tanto migliore stato , di quel ch'ell'era prima ; che è cosa
di gran marauiglia à yederla,e di diuotione à frequentarla , risultando dalle—'
loro spese>l'honor di Dio,la gloria e lode loro,e di tutta quella Città .La quale,
non solamente con queste honoreuoli imprese » ha dimostrata la diuotione inter
na, e l'amor ch'ella porta à Dio, e l'assettione alla Religione ; ma il dimostra o
gnidi più) cosi nella frequenza della Chiesa , concorrendo à gli vssicij Diuini,
come nella frequenza de Santissimi Sagramenti , e delle prediche e sermoni , e^
d'altri eserciti; spirituali,de' quali quella Città si mostra vaga e desiderosa. Ma
quanto all'affettion ch'ella porta a'Padri di questa Religione , tutti generalmen
te ncll'occasion d'infermità òdi morte,ò Nobili ò Cittadini,per salute dell' ani
me,.della; carità e opera de'nostri , si vagliono volcntieri,tenendosi molto sodii-
^atti e ben seruiti della vira loro molto religiosa,e del procedere in tutte l'j at-
tioni esemplare. Onde non e marauiglia se facendo frutto dell' opera de' Padri,
Frutro,chefá-j
in capo à molti anni>s'è veduto in quella Cittàjgran mutation di costumi, e cor- noi l'adrit nel)
reggimento della yittloro * Conciosiacosaçhc , doue qualche tèmpo addietro ranime del»
la Città di Ca|
i Capuani erano molto pronti zi venir alle mani,e per ogni picciola occasione a' pua.
setti d'arme; hoggi si conosce grandissima niutatione e miglioramento; nel viuer
Christiano , tutto cagionato dal frutto,c'hannocauato dalle continue esortatio-
ni, e anche dalle prediche , e particolarmente dalla frequenza de* Sagramenti ,
e de'buoni esempij hauutt per la religiosissima conuersation di questi Padri : non
haucndo l'huomo in questo mondo miglior mezo,per emendar la vita sua, eia
D Maestà di Dio , e se stesso,fruttuosamente conoscere. E questa muratone crescé-
do sempre di bene in méglio,è stata oltremodo recata inanzi , con l'aiuto e gio Ruberto Car. |
Bellarmino
uamento, riccuuto poco appresso dalla presenza di Ruberto Cardinal Bellarmi Arciueicouo
no Arciuescouo, il quale in quel gouerno è stato successore immediatamente di di Capua. 1
Monsignor Cesare Costa,chc ventinou'anni e mesi, hauea quella Chiesa ammi-
nistrata.Percioche essendo stato tanti anni degnissimo Religioso , della Compa
gnia di Giesu, nella quale egli hauea e lo spirito, e la dottrina ageuolmentc
acquistato, e per lo continuo escrcitio della sua Religione , era ancor nelle
faticose imprese del reggimento dell'anime auuezzo; non e marauiglia, se
nel gouerno , e reggimento dei suo Arciuescouado , datosi tutto in preda , à
far acquisto della salute dell' anime , nell' amministration della sua Vigna, e
in quella assiduamente continuando ; con V esercitio della parola di Dio, e con
l* esempio della vita , dall' istcsse opere , s* è sano chiaramente conoscere ze
lante^ vigilantissimo Paitor di quella Greggia ; percioche con zelo di buon Prc-
lato,non iolo per la salute dell'anime, con la parola e con l'esempio , mostrò alle
sue pecorelle la via del Gielo,ma etiandio a' poueri del suo Popolose sue entra -
te,con singoiar liberalità largamente dispensaua . Ma specialmente per la carità
e amor singolare z nostri Padri Chetici Regolari,delIe sostanze suefacea parte
cipare "l
■i i i i i ■■ i i

12.4 r i' Historia délia Religione

Amoreuolez- ciparc i conosccndo sensatamcnte , da questi buon serui di Dio,circa'l goucrno


za dcl Cardin
Bellarmmo. dehe sue animé,e ipàsturadellc-suc petorêile,efsei.*singolarmenteaiutato. Comc
verso i Padri similmente Mohsignpf Antonio Cactûno , che su suo successore in <judl' Arciue-
di S.Eligio.
scouado , norípartendo dalle vestigia del suo prcdeceísore , atteíe con sollecitu-
Antonio Cae- dine alla lua cura Pastorale. Nel qiúàl gouerno,seruendosi ancor égli dëlí'aiuto
tano Arciue-
ícouo di Ca- di questi Padri,si trouò in ogni íùo affare,d a loro molto benscruito,infìnoàque-
pua,"eNuoùó| gli vltimi giorni,quandofu chíamato^da Papa PaolòX^ntoper'mandaríoNun
àRidolso im
peradore . tio résidente alla Maestà Cesarea di Ridolsô Imperadore . Ma per tòrnare alla__.
sabbrica di questa Chicsa,seg-ùeudo i Padri con la rìcOrdanea délia morte , il co
Consagration stume de gli antichijdi sotterrar i morti,in qualche Iuogo separato.-poiche hebbe-
del Citnitero
ro ordinato,e benedetto il Cimitero à canto alla Chiefa,per sepellire idefunti,in
di S.£ligio.
capò à tre anni,cioè l'anno 1578. per Ior maggiore sodisfatione, procurarono di
cronsagrarlo * .Nella quale religiosa e diuota cirimonia * «desideroíb Monsignor
Costa Arciuesirouo, di compiacergli di questo tanto lodeUole e pio desideriò , si
deliberò di £arla,con quella maggior solennità ch ella riehiedea. Percioche > fa-
cendosi la Sinodo Prouinciale di quella sua Metropolitana,oue egli hebbe in sua
compagnia molti Vescoui suoi ComproUinciali,cinxjue di loro ne rimasero seco ,
per maggior; solennità di quelía cirimonia : cioe, AgabitoBellhuomoRomano
Vescouo di Caserta," Gio. Paolo Marincola, délia Città di Taberna, Vescouodi
Tiano ; Ottauio Mirto , Vefcouo di Caiazzo, il quale poco dopo fu Vescouo di
Tricarico , e vltimamente Arciuescouodi Taranto , Oratio CaraccioIo,VéscouO
di Venafre , e Gio. Battista Lomellino Genoueíè,Vescouo d'Isernia. I quali tutti
nell'occasion di quella Sinodo che si facea,si compiacquero , essendo nella Città
ragunati, di far compagnia ail" Arciueseouo in queflâConsagratione. E ciasche-
dun di loro, concesie quaranta di d' Indulgenza-, in alcunideterminati giorni
dell'anno, chedouesseroperp«uamentcdurare,cof»eqtíiui se ne conserua la_,
memoria. Délia Consagration dellá Chiesa non-óccorre 4ir altro , se non che es
sendo stata consagrata molto prima ch'ella fosse data alla Religione ,1a Dedica-
tion si célébra àdi tredici di Maries.

■ ■ 1

Perla diuotion délia Città di Napoli à questa Religione , crescendo


i Padri ognidì più, nell'openion di bonri, e réputation délia vita-
loro Religiosa , e facendo sempre maggior frutto nellanimc >
alcuni Signori concedon loro la Chieíade' Santi Apostolié,',
Cap. XXXV.

ENTRECHE questa ofleruantissima Religione de Padri Che-


1575 rici Regolari, redea ogni dì maggiox odor délia vita sua esemplare,
la Città di Napolijcome quella,che si mostrò sépre vaga degli eser
| Città diNapo
li dcdira à gli citij spiritualité all'accrescimento délie Chiese,e de gli altriluoghi
édifiai délie pij di tutte le Religioni, e à ogn aitra opéra pi a molto dedita,veg-
Chiese.e d'aï-
tri lnoghi Re- gendo quanto bene,e quanto frutto faceuan neil'anime questi Padri , con fefèr-
ligiolije pii. ckio continuo deU'esortationi 3 e con la srequenza de'santissimi Sagramenti, e
considerando Ja-gran mutatione e miglioramento ch era già seguito in quella_*
Cittàjcirca'lviuer Christiano, dail'anno 1533. insinoà questi tempi , nel quale
fpatio^i Pa<iri erano stati assidui , attendendo con gran carità e zelo , alla fàlute
deil'anime loroj:e quanto bene e quanto frgtto faceano aUaJgiomata ; accio-
che maggiormente si potessero allargare > T annodi nostra falute 1574^

- die de-
DePadri Cherici Regolari. Cap. 3 f. 125-

diedero loro vna Chiesa ParrocchiaIe,posta nel quartier della piazza di Capua-
na,che si chiama la Chiesa de'Sanri Apostoli . La quai fu accettata nel Capito
lo celebrato in Roma quest' istess' anno 1 5 74. Percioche essend'ella Padronag- Co! a neon io
giodi ColantonioCaracciolo,Marchesedi Vico, e di Donna Maria Gcsualda_» Caracciolo , e
D ManaGe-
Marchesa sua moglie , e sorella di Don Alfonso Cardinal Gesualdo , che fu poi tualda Marche
Arciuescouo di Napoli , e Decano del Sacro Collegio ; gl'istessi Marchesi, con_. si di Vico, do
molta liberalità^ col consentimento dell'Ordinario , e dell'Abbate , la donarono nano a' l'adri
li Chicli de' I
a'Padri Cherici Regolari.Che se ben in quel tempo che la Chiesa fu alla Religio ss.ApollolL
ne offcrta,e nel Capitolo acccttata,il Marchese era in Venetia: tuttauia questa_»
Sig.Marchesa,la quale hauea la procura generale e amplissima, l'offerse a'Padri,
e donolla loro, con saputa e consentimento del Marchese suo marito ; e nel mese
B di Dicembre deU'istels'anno 1 5 74. se ne fece strumento. Di poi per potersi allar
gare^ farui commoda habitatione, si cóperarono alcune casepicciole vicine,per
valuta di dumila e settecento ducati, accommodandoui per allora alcune stan
zette ò celle,per habitation dc'Padri, per modo di prouisione, nella miglior ma
niera che fu possibile,e con poca spesa . Dipoi satta questa prouisione per poter
habitare,l'anno seguente, che fu l'anno del Giubileo 1 5 7 5 . à dì due di Giugno ,
che fu la vigilia del santissimo Sagramento, vi vennero i Padri di San Paolo , co
minciando ad habitarla,e la Chiesa similmente , secondo la lor lodeuole manie
ra c modo,con gl'eserciti) dell'istessa Religione,incomiticiarono à vfficiare . Ma_.
non consentendo i Padri di tener la cura dell'anime, essendo questa Chiesa Par Traslation deli
ucuradeH'a-|
rochia, col consentimento del Pontefice Romano Gregorio XIII. e col fauor d' nime alla Ca-|
Alfonso Cardinal Gesualdo , restando beneficio semplice , e Padronaggio come cedrale.
prima dell'istessa casa ; fu trasferita la cura della Parrochia.facendone vnionc^
con la cura,ches'eserciraua nella Chiesa Catedrale. Dipoi l'anno 1586. quando
la traslation di questa Parrocchia,hebbe il suo totale effetto, i Padri de' Santi A-
postoli, per quel commodo , che nascea loro , leuandosi quel peso dell* ammini
stration dell'anime dalla lor Chiesa , pagarono nouecento sessanta ducati, i qua
li si douessero spendere per là fabbrica dcll'habitation del Parrocchiano deli'Ar-
ciuescouado , obligando per istrumento publico , quattro di quei Canonici ,
che cosi fosse della somma de' danari , fedelmente eseguito , col consentimento
Anibale di Ca
einteruentodi Monsignor Anibale di Capua, allora Arciuescouo di Napo pua Arciucíc.
li, e fratello di Ferdinando Duca di Termoli. Il quale in quegl'istessi tempi di Napoli , e
Nuntio al Re|
D da Papa Sisto Quinto fu mandato Nuntio residente alla Maestà di Cesarea di Polonia .
Baftorio,Re di Polonia . Il qual vssicio esercitò nobilmente per seruigio della_>
Santa Sedia, tenendo il decoro che conueniua. E dopo la morte di quel Re,
s'affaticò per la création del nuouo Re successore , e nella dieta , che si fece ap
presso , procurò similmente col nuouo Re Sigismondo , figliuolo del Re di Sigismondo fi]
Suetia, che fu poi successore nel Regno paterno ; adoperandosi per la libération gho del Re di |
Succia succe
dell'Arciduca Massimiliano-, il quale era stato fatto prigione da Giouanni Zan- de nel Regno]
coschi suo gran Cancelliere . Ma per tornare all' Historia della nostra Religio pacerno .
ne, nelle compre de' siti, e edificio molto nobile di questa Casa de' Santi Apo
stoli , come nell' altra di San Paolo , si sono spesi/ com' è detto ) molte_^
migliaia di ducati , tutti di tempo, in tempo , hauuti à poco à poco per
limosina, da varie e diuerse persone pie , c diuote de' Padri di questa Reli
gione. La qual impresa è stata singolarmente fauorita da Nostro Signor Id
dio-, spirando bene spesso, molte persone diuote à porgerle aiuto. Dima-
nierache, col fauor della grana Diuina,e con questi mezi delle limosine__-,
i nostri edifici;Idi Napoli, fon riusciti nobili c degni, si per la bellezza del-
l'istesse fabriche,comc per Tornamcnto , e ricchezza de'paramcnti delle Chiese ,
e quelche più importa , alla salute delTanime>per lo molto concorso, e frequenza

h 3 del
12É> Historia della Religione

dei Popolo,e della Nobiltà,che sempre l'ha frequctate.per ascoltare i Diuini vf-
ficij,esortationi>e Prediche>come per nceuere i santissimi Sagramenti, che quiui
con gran diuotion di spirito,e pietà veramente Christiana e religiosa, assiduamé-
Luoghi pijdi te si frequentano . E quelche reca gran maiauiglia si è che questi edificii, ie ben
Napoli» inco
minciaci con furon già cominciati con poche forze: tuttauia con ristesse forze delle limosine ,
poche forre, e d'hora in hora sèmpre mai più cresciuti e raddoppiati,si sono alla fine nobilmen
in breue rem te compiuti . Ancorché questo istesso,le più volte íuole auuenire , nell'imprese ,
ponotabílitlî-
mamenreac. che si fanno per edificarci luoghi pij, i quali si fondano à gloria di Dio, e mas
cresciuti. simamente nella Città di Napoleone si veggono molti simiglianti edifici;,! qua
li dopo mediocri , anzi piccoli e deboli principi) , hanno riceuuto dalla Maestà
Diuina,con nobilissimi progressive notabilissimi accrescimenti,perfetto fine. E ho
fidan7a,che à ciascun Christianoepio lettoteli raccontarne qualcuno , recherà
più tosto piaccuole e spirituale allegrezza e contento,che noia, ò malageuolezza
veruna. Anzi intendendo alcune marauigliose opere della Maestà di Dio , qui de
nihilo fecit omnia,s'inferuorerà ancor egli, e riscalderassi all'amor di quest' ope
re pie e religiose, cercando d'esser buon mezo, e d'hauer parte in attioni tanto
Jodeuoli,e veramente Christiane. Il fondamento di questo mio pcnsiero,chia-
ramentesi vede nella Santa Casa dell' Annuntiata,e in Santa Maria dei Popolo ;
delle quali la prima hauendo circa settantamila ducati d'entrata,è stata solita di
{penderne a'f empi nostri centomila, e molto più ò meno, secondo l'occorrenze ;
l'altra n'hauerà circa ventiquattromila , e ne spende intorno à quarantamila , e
Monte della più . Il Monte della Pietà, che fu cominciato pochi anni sono , con l'indirizzo e
Pieci.
aiuto d'Aurelio Paparo,e di Gio.Domenico di Lega,persone di gran bontà , con
debolissimo principio,possiede hoggidì vnagrana'entrata,e ha fatto vn edificio
molto nobiJc,con vna spesa di circa ottantamila ducati,ouc si tien Banco,ilquale
non è inferiore à nessun de gli altri di Napoli , e similmente vi si conseruano i pc
gni, ne'quali egli tiene impegnati di continuo , più di centomila scudi, in aiuto
del prossimo , pagando à sue ipese tutti i ministri e seruenti, senza contribuire tá-
poco in cosa minima , à coloro che impegnano . Dopo la fondation di questo
primo Monte , per la molta pietà,che regna in questa Città di Napoli, ne fu eret
to pochi anni sono vn'altro nel Palazzo della Vicaria, e vitimamente il terzo , in
S.Giacomo de gli Spagnuoli,di cui poco appresso diremo . Nè lo che in aJtra_,
Città d'Italia ò fuori, sia tanta commodità per prestar gratiosamente,come que
Casa dello Spi
rito Santo . sta . I a Casa dello Spirito Santo, che fu principiata l'anno 1 563. essendo Ar-
ciucscouo di Napoli il Cardinal Alfonso Carasa,figliuoIodi Don Antonio, Mar
chese di Montebello , mentreche era Viceré Don Parafan di Ribera,Duca d'Al-
calà,quasi di niente , ma solo con le limosine de'fedeli; hà riceuuto in questi po
chi anni,cosi notabile accrescimenro,che hoggi vi si vede edificata da'fondamé-
ti,vna spatiosissima enobil Chiesa , circa al culto diuino, molto ben vfficiata e
semita ; la quale ha appresso vn capacissimo edificio, per conseruatorio di Zitel-
Je,le quali ascendono al numero di trecento e più,delle quali se ne maritano ogni
anno molte,e vi si sono accresciute,e continuamente s'accrescono \' entrate viue
e certe,le quali s'impiegano in mantenimento di quelle figliuole,, come nellc->
Luogo di S. spese, e buon seruigio di quella Chiesa . Il luogo di S. Eligio,da pochi.anniin
Eligio. qua è stato di maniera agumétato e migliorato^ di sito e di fabbricai d'alcune! E
migliaia di ducati d'entrata,che hoggi vi si nutriscono quattrocento Zìtelle,e se
ne maritano ancora molte, e v'è vn pubiico spedale per le donne malate . E
doue trentasei anni addictro,ve n'erano solamente centocinquanta,nè possedea
più di tre,ò quattromila scudi l'anno,hoggi ve ne fono in molto maggior nume
ro , ascendendo à quattrocento , e possiede circa settemila ducati d'entrata-»,
oltre à quello che se speso ne'siti,enellc fabbriche, e per lo comune vitto , c

vestito
De Padri Cherici Regolari. Cap. 5 6.

vestito di quelle figliuole , che quiui dimorano , e per le dote di quelle , che-'
Isison maritate. Nel cui notabiliJli.no accrescimento, giouò grandemente la
! diligenza, che con molta pietà,vsòil Consigliero Cesare Vitello, il quale_> Confìglier Vi
per molti anni , come ministro Regio , fu soprantendentc à questo luogo cello.
pio.Non mancano nella Città di Napoli molt'altri luoghi ,con picciole e de
boli forze principiati , ma con miggior aiuti agumentati , e forniti con_»
buona sine, à gloria di Dio, benefìcio e salute del prossimo; e non solamente Lunghi pii <*el
da'Napoletani fondati, e agumentati , ma anche da' Signori della Natione_^ la Nations»
SpagnuoU in
Spagnuola , come S.Giacomo lor Chiesa,la quale è nobilissimamente seruita nel Napoli. 1
culto Diuinoje mantiene vno Spedale per gl'infermi dell'isteiTa Natione . E vlti-
mamente pochi anni fono vi fondarono vn Monastero per le loro Donne Mona
che, alle quali religiosamente proueggonodi quanto sa lor bisogno . E hanno
aperto vn publico Banco di molto concorso, ed eretto vn Monte, per impegnare
gratiosamente , senza tampoco minima contributione,da coloro che impegnano
perle spese de'Ministri . E per le molte opere di pietà, che in questo luogo s'eser
citano , ottennero dalla Santa Sedia,moltegratie, e segnalati Priuilegij : come
anche pochi anni sono edificarono la Chiesa,e Conseruatorio delle Zitelle del
la Soledade,haucdo ottenuto molti priuilegij da Papa Sisto V.à fauor dell'istcs-
so pio luogo . Molti altri luoghi vi sono , i quali ( per non digredir tanto ) si la
sciano . E poiché nell' occasion de'nostri luoghi di San Paolo , e de' Santi Apo
stoli, con questa breue digressione, ho ragionato de gli altri i hora ripiglio i\
silo dell' Historia della nostra Religione .

Lasciata la prima Chiesa di Santa Maria Maddalena in Cenoua ; i


Padri pigliano! posseiso di quella di Santo Siro , oue fanno gran
frutto nell'anime , attendendo con miglior commodità,cosi di loro
stelli , come del Popolo , à gli esèrciti) della Religione , e culto di
Dio. Cap. XXXVI.

O I C H E i Padri della nostra Religione , hebbero tenuto la Chie


fa Parrocchiale,e luogo di Santa Maria Maddalena, nella Città dj
Genoua , dall'anno 1 572. infino all'anno del Giubileo 1575: ha-
uendo conosciuto per sensata sperienza , che quantunque la Chie
sa foste posta in vn sito molto nobile > nondimeno la Casa , e luogo
alla Chiesa congiunto, per habitation dc'Padri, non solo era troppo stretto , ma
che non restaua loro speranza veruna , ne da poterla accrescere per allargarsi ,
nè tampoco di poter trouar nella Città vn'altra habitatione , per lo viuer loro
religioso proportionatarcominciaronoàpensardi partire,non solamente da que
sto luogo, ma etiandio daH'istcìsa Città. Percioche il Capitolo Rappresentate,!'
anno paslàto , nel tempo della visita che si fece d'Ottobre , fu tanto disgustato ,
sostenendo di mala voglia , gl'incommodi di quei Padri , e poi nel successo dell'
anno, il fastidio delle molte lettere, onde il Proposto di quella Casa raccoman
dandosi , chiedea istantemente di partirsene insieme con tutti que' Padri , che
desiderando di non priuar quella Città del beneficio già fattole della Religio
ne, e che insieme ancorai Padri potessero habitare con quelle commodità, le
quali all'osseruanza Regolare necessariamente si ricercano;}! deliberarono di non
far nuoua prouisione, soprassedendo infino al prossimo Capitolo Generale . Nel
qual tempo, haucndoil P.D.Antonio d'Aiello fornito il tempo della sua Propo-
situra;il P. D. Marco Palcscandolo, che per elettion dell'istesso Capitolo gli suc
cesse
128 Historia della Religione

^ dçl, cesse quell'anno nell'vificio, giudicando conforme alla volontàdella Religione ,


? n*"arco c ordine hauuto in quel Capitolo , di douer più tosto procurar con pacienzadi
Faticandolo, trouarvn altro luogo,neU'istessa Città più commodo alla Religione, per gli eser-
chies" di' $! I c'lt*ì e cu^t0 di Dio , che partirsene, priuando l'animcdi quel bene,e del frutto
Suo . chefisperaua poteruidi giorno in giorno maggiormente fare: si deliberò di
farne sollecitamente e con diligenza grand 'opera . E per ottener l'intento suo ,
gli s'offerse in fauor della Religione, per.volótàdi Dio,questa nobile occasione .
Discordia di Conciosiacosacherirrouandosiqueiristesso anno del Giubileo di Papa Grego
Ocnoiu •
rio XIII.157j.la Città di Genoua, oltremodo trauagliata,per alcuni pericolosi
dispareri e discordie Ciuili , nate fra l'antica Nobiltà, e gli Aggregati,con ma
nifesto pericolo di qualche riuolutione , e danno di quella Città ; il Papa hauea
B
Card.Morone mandato Giouanni Cardinal Morone , Legato Apoitolico , per ouuiareàogni
Legato al'»— scandalo che ne fosse potuto nascere, procurando di sedare , e quietare simi-
Rfpub.di Oc
noua. glianti discordie . Era addunque nella Città di Genoua,Ia Badia di Santo Siro,
Badia di S. Si il cui Rettore era fra Vincenzo Cardinal Giustiniano dell'Ordine di San Dome
ro , del C ard.
Giustiniano. hico : la quale parendo a'Padri molto à proposito per la Religione , desideroso il
Padre Proposto di Santa Maria Maddalena d'ottenerla; cercò di recare il suo
pensiero à fine,seruendosi di quei mezi,i quali secondo la lua prudenza , gli pa
Il C»rd.Lega reano più à proposito.Percioche,esscnd'ella in mille difficoltà intrigata,per la di
to, sVnterno pendenza dell'istessa Chiesa, da molti Signori,i quali per diuersi affari, e rispet
nc»per far ha»
nei a'Padu la ti, v'erano interessati; l'impresa della Religione, si rendea difficilissima, à potersi
Chiesa di S effettuare, richiedendosi il compiacimento di tutti quei Signori, le cui volontà ,
Siro .
non hauerebbon potuto i Padri, cosi ageuolmente guadagnare, se non ci si sos
se interposta l'autorità ,e benignità di Giouanni Cardinal Morone Legato Apo
stolico . II quale essendosi per sua gratia degnato , d'abbracciar la causa delia»*
Religione: si deliberò d'aiutarla con tanta beneuolenza; che ageuolandosi il ne
Domenico Pi gotio,e recandosi auanti, si condusse finalmente à perfettione . Percioche, ritro-
relli ( ard. di uandosiin quel tempo in Genoua sua Patria , Monsignor Domenico Pinelli i
V C diesa » e
Decanodel (a quale l'anno 1535. nella seconda Création d'otto Cardinali, fatta da Papa Sisto
ero Collegio. V.fu promosso àquellaiacra Degnkà, e sótto- Clemente Ottauo diuenneCapo
della Congrégation del Santo Yfficio , e sotto Paolo V. Vescouo di Porto, e
appresso d'Ostia e Velletri,come Decano del sacro Collegio : e desiderando che
i Padri fossero dei lor religioso desiderio compiaciuti, se n'affaticò, non meno
col Cardinal Legato,che con molti altri di quei Signori Genouesi,cercando con
molta amorcuolezzadi piegarle volótà loro,in fauor della Religione. E hauédo
Il Card. Lega neli'istesso tempo il Cardinal Legato ri cerni tò alcune lettere del Cardinal di
to .ih cut let Piacenza, in cui con singoiar affetto raccomandádogli il negorio della sua Con-
tere del Card, gregatione,dcI fauor suo istantemente il richiedea : fu tanto maggiormente sol
di Piacenza.
lecito àporger aiuto all'impresa de'Padri.Auuenne similmente,che ritrouandosi
Cap. 6f. allora in Genoua, il P. D. Girolamo Ferro Cherico Regolare ( di cui si dirà ap
Il P. D. Giro presso ) mandato poco prima da Milano , per trattar di cose graui , in nome del
lamo Ferro ne B.Carlo Cardinal Borromeo, Arciuescouo di quella Città, con l'istesso Cardinal
goda,col Car Legatojbebbe gran commodirà,d'aiutar la causa della Religione,entrando seco
dmal Legato,
in nome delB ih questo ragionamento , come giustamente douea. Onde , se l'istesso Legato per
Card. Borro àmorèuoiezza della sua natura , hauea già il negotio caramente abbracciato ;
con tanti mezi , per compiacere i Padri, s'aiutò con tanta maggior ibllecirudi-
ne,che superare tutte le difficoltà, e con amoreuoli termini della sua benignità»
guadagnatesi le volontà di molti di quei Signori Genouefì , ch'erano della Par-
rochia di Santo Siro, e d'alcuni altri particolarmente;, i quali v'hauean le lor
Cappelle; evinta di più vna difficolta che v'era, di léuare alcuni Frati, iquali
pofscdcuano cosi la Chiesa , come la Cala : i Pidri Chiérici Regolari ottennero

fimi-
I
г ■ ■- -— - -

De' Padri Cherici Regolari. Cap.3 6. i 25)

finalmente ruteo quello che deíiderauano.Dimanierache condefeendédo alle lor


reiigiofe vogIie,la Maeftàdi Dio, donator di tutti i beni ,e fôpra ogn'altrofa- I Padri ortcn-
<»on La Chieta
uore aiutandogli per fuo öiuin feruigio , preuedendo il rriolfo bene , che la Re diS.Siro.
ligion douea fare in qitella Chiefa, lafeiata la prima di Santa Maria Maddalena , La Chiefa di
S. Mana- Mad*
fa quale rofto chefuron partiti i noftri Padri yfu data a'Oherici Regolari délia dalena,è con
Congregation di Soraafco , ottennèro queíta Ghiefa di Santo-Si*ó,e a'ventifette cedufa a' Pa«
d'AgoftojdeH'îfteiïo aliño del Giubileo 1 5^5. il Propoftoin eompagnia di' tutti dri «iiSomalc
quçglialtri íuoi Padri, i qu^li habitauanoín Santa Maria Máddalena , vi fí £m
sferi. Eprendendoil poíTeífo cofi della Ghiefa coirie della Gafa, alla Religion
Prefo ilpoffcf.
Jiberarhente conceduta , iopra qüella Ctfrtcelfione, per maggiore ítabiliciye fer- fodella Chíe-
mexza,ancora il Breüe Äpoitölico,däTapa Gregorio Xllí.per lor diligenza age- fa di s.Siro s"
ot tien' un Braj
fe uolmente s;ottenne . Maconcioíiacofache la Ghiefa foffé Parroechiale , e queíti ue Apoftolicojl
Padri, non hanno mai voiuto lacuradell'anime perfónalméñt'é ámminiftrare í I
prendendo eglino il poíTelTo di queíta Chiefä,la cura délia Parrocchia, fu lafeia La cura d
Parro cchiia s-¡l
ta dadoueríi efercitare à vn Prête Secolare ,da rimouerfî'ad arbitrio del Pro- efercita d•i, JV
pofto , come infino al di d'hoggi se fempre ofTéruato . E per quietare , é conten vn Prête (eco-
tare alcuni Frati, i quali in habito di Preti, in queíto luogohabitauano , fl mede lare
fimo Padre Propofto, promhTe ioro,e obligoífi di far pagare à ciafchedunó,dutah
telor vita, vna certa fomma di danari,di cüi tutti reítarono bén fodisfatti e cô-
tenti.E volend'eglino eífer licuri di cotai pagamento;Rafael Raggio , entrando
RafFael Ra»-,
ficurtà , per la Religione amoreuolmente s'obligo . Onde , eiTendo ftati fecondq gio entra Ti-f
la promeífa continuamente pagati ; le vite loro à poco à poco mancando, anCOrá curtà per la_,¡
Rel<gtone .
glïiteifi pagamenti , íi fono' tutti di mano in mano eítinti. E nonfolamerite dal
le perfone particolari, ma anche dall'iiteiTa Comunità e República, i Padri; Amoreuolez
Cherici Regolarijin tuttelé neceffîtà di queíta lor Caía , fono ftati fempre be za della Re-
pub. di Geno
nignamente aiutati . La qual cofa, ancorche in altri loro aecidenti,cofi neí tëm-^ua a "Padri di
po della peíte (di cui íi dirá appreílo ) come in altri affari,di cui íi dice nélfuc-^s.sir<iro.
ceífo di queíto CapitoIo?íi polTa ageuolménte conofeere ; nondimeno/rßn'rhi С ар. 47.
par fuor di propoíito,di dar relatioh¡éinque-ftoiuogó,d'vncáfo pâfticóiare i
che hauendo in vn lof Chioítfo, vn'pozzo d'"acqua,non folo perfértiífíma, ma di
coíi gran vena, che ritenendofte il váfo ordinariamente quaranta palm?iT
tiaequa non vien mai mono ; per queíta commodity, i Padri eran íoggetti à móltá
D inqtrietudine,nonporendoítarritirati in quella Claufura, che la Vita Regola-
re,e la lor lodeuole confuctudine , in tutti i luoghi che hkbitano , conueríeuol-
mente richiede . Concioíiacofache per la penuria d'acqua,à cui quélla Città Id ;Cittá di Ge-
State с naturalmente foggetta,mancandole in gran parte Г acqua de gli ordi-j"0"* panice
penuria d"ac-
narij condotti , íi ferue fpecialmente la State , del Pozzó che íi chiama_, qua la State .
Fontana Amorofa, с fíferuiua anche di queíto Pozzo nel Chioítro di S. Siró
Commodiífimoparticolarmentea'Vafcelli perla vicinanza délia Marina.Ed era*
tanto grande la frequenza del Popolo,al pozzo de'Padri, cóíi per la bontà deli*
acqua , come per la comodità alia Marina , che non folamente le Naui , e JeGa-
Jee, equalunque altro Vafcellofí feruia fempre di quellajma moite ptrfóne
deH'iíteíTa Città j Volentieri e bent fpeífo ne prendeano. La quai frequenza
dTendo à Padri noioíiífima e di moka perturbatione,maffimamente per l'inquie- ^^„«"ачЛаЛ
tudinc delle genti delle Nauie Galee , che Vcniuan quiui à far acqua; íi dilibe- pCr la frequen
rarono di fare à loro fpefe vn pozzo nella publica ftrada -f e per condotto l'iílef- , ** aila*Uw лс~
fa acqua del lorpozzo dentrocondurui . Delia quai volontà e deliberation de* qM or

Padri , venendo in cognitionei Signori di quella Sereniifima República, Te né(


compiacquero , efî riioluerono di fare , à fpefc del Publico vna Fontana fuor
della Città,alla Marina nel Ponte de'Calui ; e col conlentimento с beneplácito
de' Padri di S. Siro , prefa facqua dal lor pozzo , trarla per condotto, in detta
Fontana.
1 3° Historia della, Religione

Fontana.NelIa qual dclibcratione, conuenutidi'cócordia co'Padri,non hebbero


si tosto incominciato* dalla Marina alla volta di S.Siro il condottene arriuati
Commodità auanti la porta della Chiesa, vi rrouarono raarauigliosamente vna vena d'ac
cosi del publt» qua viua,Ia qual nascendo quiui,scaturiua con tanta copiaicheno fu di mestiero
co , come de'
Padri. entrar più oltre nel Chiostro, per arriuare infìnal pozzo , rcstandoui ancora
non poca distanza di luogo . E cosi per benignità della prouidenza Diuina , e
amoreuolezza di quei Signori, non meno alia quiete de'Padri , che alla necessità
del Publico,si fece assai commoda prouisione,particolarmentc a'Nauiganti , per
commodità de'lor Yascelli maritimi . Cpnciosiacosache doue perraddietronoa
poteano,à ogni lor posta/montando in terra far acqua,serrandosi in quella Città
ogni notte le portej al presente cosi di giorno come di notte , senza smontar in
terra,daH'istesse lor Barche, e Battelli, delle Naui, e delle Galere , posson empire B
i lor barili : la quai commoditànonè ( ch'io sappia ) in altra Città d'Italia . Nè
minor su il beneficio,chc per la loro religiosa quiete, n'hebbero i Padri ; i quali
per esser più liberi , all' osscruanza della vita Regolare, si sbrigarono da quella
scruitù , del concorso di tanta gente , che per quella commodità e necessità dell'
acqua,giornalméte vi cócorrea,si come da molt'altre inquietudini , à cui quella
Cala era soggetta,s'eran già da principio sgrauati.Percioche,essend'ella consueta
di seruire, per diuersi affari e commodità di quella Rcpublica , non solamente
v' habitauano , quando v' entrarono i Padri , alcuni Soldati Corsi , per seruigio
dell'istessa Città,neiraccidente che occorreua in quel tempo per lo disturbo det
to del GaribettOjma per la vicinanza del mare, vi stauano diuersi artefici , cosi
per Iauorar i remi,come per conièruar il biscotto per la ciurma , ouero per altre,
necessità dell'istesse Galee. Da' quali fastidij e trauagli , per amoreuolezza , e
gratia di quei Signori , la Casa di S. Siro , restò à poco à poco libera , e in tutto
fgrauata . Onde si può lodar grandemente la Maestà di Dio , che questo luogo
sia mutato nel modo che si vede, per habitation di quei buon Religiosi suoi fer
ule che la Chiesa sia tanto ben vfficiata e seruita.à gloria Diuina,c notabilissimo
beneficio dell'anime dell'istessa Serenissima Città di Genoua.
Hauendo addunque i Padri incominciato ad habitar questa nuoua Casa , e!
attendendo assiduamente all'esercitio della Chiesá,recitando secondo il lor mol
to lodeuole e religioso costume l'vmcio.Diuino , come il culto di Dio légitima-
mente richiede : hanno sempre renduto della lor vita religiosa, tanto buon odo-j
re e sodisfatione, che tutta la Città di Genoua ,jie resta oltremodo appagata
contenta. Onde non è marauiglia , se essendo Ja Chiesa più commoda, cosi al
seruigio di Dio, per lo culto di Religione, come alla salute dell'anime, per
istruirle con l'amministration de'Sagramenti , con le predicationi e lettionisa-
cre,e con altri eserciti; spirituali,à questo sine ordinati : il Popolo con maggior]
Chiesa di S.
Siro molto fre concorso, che la prima Chiesa di Santa Maria Maddalena,assiduamente la fre
quentata . quenta , al paragone di quallìuoglia altra Chiesa,ch'eglino riabbiano ; anzi con
tantadiuotionee feruore,e con tanta affettione , che porta all'istcssa Religione;
che quantunque in capo à quattr' anni,chc i nostri Padri la cominciarono ad hai-
Affettìone de'
Genouesi , à bitare,ne rouinasse vna parte,cioèvn ala, tuttauia il Popolo fu cosi sollecito e
questa Relig. pronto, à correr con gran zeloediuotione,porgendo aiuto à quella Casa con le
sue limosine , che non solamente la parte rouinata ageuolmentc si rifece, E
ma la Chiesa tutta di tempo in tempo, s'è molto arricchita, e di nobili Cap-J
pelle, riccamente adornata con nobilissime spese , non solo dell' istesso edificio »
che hoggi si ricomincia di nuouo , ma ctiandio di ricchi paramenti , per serui
gio della. Chiesa e Culto diuino , com' è stato sempre costume di questa Reli
gione. Imperoche viuendo ella di quelle limosine, le quali alla giornata-,
le sono per amor di Dio caritatiuamente date , e non costumando di mendicare
(come
DePadri Gherici Rçgoiari

( corne da principio hò detto ) sc bene contentandoíì di viucr poueramente,per-


1 Jo suo vittq , e vestito , si prendç íojamente queljochçè necesiario:nientedime- ^adruierviue-n
po, per ornamento,ç seruigio delic Chidé ,edi qucllo.che ì çu'tp Diuino te°neu1r?o,?c
giustamente richiede , rriplto (plendidamcntç fpende, Einucro, se in tutte l'alçre «ei vestito ,
ChielçddlaRdigionc,i nostri Padri costumano largamente spendere,richiedçn í'oddieUi"-
dpcpíì il decoro délia politia velp spJendordelcuJtodi Dip,perhonor , evenc- <e , ipmdono
ration de'Ssirti suoi : mpJto più il richiedea questa Chicsa di Santo Siro , per Ji J*!£,™pte '
nobiliífimi tesori dç'Cprpi Sanrj , de'quali già tantj anni addietro , dl'è stata dá i hiese di San
Oio npstro Sjgnore , riccamentç dotata . Percioche sotto'l Maggior Altar di Jci f)'*^*" 5"
vi si cpnserua la meta del çorpo di Santo Siro, chc fu già Veicouo di Genoua , é porpi Sami ,
Padrondiqudla Chiesa }ç°nciosiacosacheraltra meta si conserui in San Lo- çh* vi sico«-
renzpjcheè Ja Çatpdralc. Sottosistessq AItare,son ripostiigloiipsi Corpidi ,C^UJ"0•
San FçJice, e di Santo Romolo,amendue Vescoui délia mçdesima Città di Qeno- !
ua;dç' qnali U çorpo di San Fclicel'anno j 593. a'io. di Marzqfu trasferito , e ;
honoreuoJistîmamente collocato neila Cappella dell'AssuntionedelIa gloriosa \
Vergine nobilmenteornata,neiristeíTa Chiesa . S. Siro principal Padrone di :
questa Chiesa fu Martirc , corne rjferisce nel quarto de' suoi Dialogi San_.
Gregorio Papa, il quai facédo mentipne dell'istessa Chiesa di Santo Siro , rife- ?ln Gregon'c
risce vn caso spaucnteuole , auuenuto çjuiui in quei tempi . Percioche , essendo Papa ne} 4.<je"
venuto à mortç vn certo Valentino , çhiamatp dai medesimoSan Gregorio l^i^'fj.e0ffco"dQ
fensor deU'Arciucícouado diMiiano, huomodimala vita,ilcorpo suo fu recato auuniTraduc
à seppltura in questa Chiesa di S. Siro.Oue in su la meza notte seguente, auuen- yj{ '3
ne chesentendosi alcunçyocjmojtospauenteuoli,quasi d'vno che non solo con- huo tnodi ma-
tro à sua voglia, ma con gran yiojenza fosse cacciato fuor di Chiesa \ correndc) M V1U*
all'horribili grjda,i guardiani di quel luogo , viddero due bruttissimi e oscuri
spiriti,i quali, tratto già fuor di sepoltura detto morto Valentino , il portauanp
fuor di Chiesa, gridádo egli semprecó horribili e spauétose yoci. Del quale spet
tatolo, diuçnuti i guardiani tutti timidi,fuggendo,si trasferirono aile loro stáze.
Paslàta ia notre,c tornati in Chiesa la mattina per tépo , aperta Ja sepoIriira,ouç
Valentino era stato íepellito , e nó ve lo trouádo, vsciti fuor di Chiesa,trouafpno
ch' egli era stato riposto,in vn aitro luogo di fiiori, legare le mani e i piedi, pome
prima l'haueuan veduro . 11 quai esempio, può ester auuertimento à tutti i Chi \-*^Uìtert-m^0
D stiani, e particolarmente à gli Ecclesiastici, diprocurarcon ogni sollecitudine çja.°gni <~hrl-
diligenza, di viuere esinir Christianamente . Questo medesimo luogo di Satf jc^iîSeme 4
Gregorio, ç citato da Çesare Cardinal Barpnio , nel Commentp dd Martirolo-gii jieeltsiasti
gio Romano .11 quale riferisce, d'hauer riceuuto , per relation del P.D.Marco, £e'(arc Card
Proppsto di quella Chiesa, questa ricordanza dell'antichirà di Jei > dall'istcssa uaronio, n?i
Città di Gcnoqa in vna Scrjttura autentica,con Ia fede d'vn publicp Notaio (e ^""1"
mandaragli in Roma,incui espreísimentc si riferisce, che fannodi nostro Si-'toi di i^.^i
gnore 128^ menrreche [' Abatedi quella Chiesa, c'hauea nome Ogerio, faceaGm8no
rifare ii maggior Altar di lei, perciochela sua mensa di pietra,cra tutta rotta:vi
furon treuate dentro tre Caíse tutte con varie scritture , l'yna dall'altra diffe-
rentiate , c distintamente contrassegnate : nelle quali eran già stati riposti tre
Corpi Santi ; Nelja prim;a»vna Medaglia di piombo , assai apertamente testimo-
niaua cioche dentio si cpntenessc , essendoui tjuesti Caratteri,e Jettere , dentro
intagliate,e seolpite. 1 .
4* M S. HIC REQVIESCIT CORPVS SANCTI SIRI EPISCOPI
JAN V EN SI S. OBIIT Ht KAL, IVLII.F ILI VS EMILI ANI.

NclJa seconda cassa , era vn'altra Medaglia similmente di piombo , con que-
fte Iettere feritta- ■ ■ " ■ '

• M. S,
I

l3 Historia délia Religione

4* M. S. HIC REQ^V 1ESCIT SANCTVS FOELIX, EPISCOPVS


IrANVENSIS. QVI VIXIT AN. LXX. REXIT EPIS. XX.
RECESSITvV.il, ID. I V L I I.
Ma aperta la terza Cassa , non vi si trouò dentro nè scrittura , nè contrasegno
alcuno> ilquale dimostrasse, ò nomeò cognome di quelCorpo Santoche den
trovi fossegià stato riposto . Ancorche , per quanto dalle publiche scritture si
può facilrnente ritrarre ; il corpo che v'era ftato sepellito , si crede ester d'vn
Santo RomoloVescouo dell'istessa Città.
Ma per tornare à Santo Siro , Padrone spéciale di questa Chiesajscríue l'istes-
so Cesare Cardinal Baronio , nel luogo citato, d'hauer riceuuto dal medesimo
P. D.Marco ,Proposto de'ChericiRegoIari , alcune scritture , appartenenti alla]
vita , e attioni di quésto santilîimo Vescouo, ancorche poche, in compararion di
moite che vi mancano.Dicui me paruto per testimonianza délia verità, di recar
qui appresso l'istesse párole , cauate dal luogo citato,ie quali son queste .
c.Syri Episcopi) HuncSanctus Gregoriuslib 4. Dialog. Cap. 53. apellat Mar-
tyrem , dum agit de eius Ecclesia, quam vetustatecollapsam, his diebus, Cle-
rici Regulares in augustiorem amplitudinem restituerunt ,addideruntquc no-
bile Coenobium : vbi 3 sicut & in alijs prxcipuis Italiae Ciuitatibus pristinam
illam Apostolicam vraendi formam , ex integro redditam,sanctè piequè colunt.
Ab eorum Prçposito Reuerendo D. Marco Paras. Virósingulari, eruditione , &
vita: integritate spcctatissimo,de Sancto Syro , & alijs íànctis eius Ciuitatis Epi-
scopis3hœc antiquitatumdigna monumenta, inde rrtissa percepimus, eademquè
testata publici Notarij fide,cuius authética Scriptura expressum habetur, Anno
Domini 1 283. Die 8Januarij,cum ab Ogerio Abbate eiusdem Ecdesie } prima-
riumrestitueretur Altare, quodeius mensa lapidea perfractaesset , tres loculi
distincti repcrtisunt3in quibus tria sanctorum Corpora recondita erant.In eorum
primOjplumbca lamina5quid intuslateret , his descriptalitteris signifícabat .
♦ìJ+M. S. Hic Requiescit Corpus Sancti Syri Episcopi Ianuensis . Obijt III. Kal.
Iulij,Filius Emiliani.In secundo autcmloculo alia plumbi lamina sic scripta in-
uenta est. fy M. S. Hic Requiescit Sanctus Foeiix Episcopus Ianuensis . Qui vi-
xit an.LXX.Rcxit Episcop . XXv Récessif VIL Id.Iulij .■ ,
In tertio autem loculo , nulla erat inscriptio , sed ( vt habent eadem publica
acta ) Corpus illic positum existimatur esse Sancti Romuli, eiusdem Ciuitatis
Episcopi . Accepimus autem ab eodem eiusdé Sancti Syri acta qua?dam manu-
scripta , sed pauca ex his,que desiderantur .
I quali Santissimi Corpi , essendo stati organi dello Spirito Santo , e stanze
elette da Dio per habitarui dentro con la sua gratia j è cosa molto conueneuole ,
che nósolo siano da tutti i Christiani,riuerenteméte adorati,eriueriti3ma dagl'i-
! Frutto cht_> stessi co'ricchi apparati di drappi di seta e d'oro riccamete honorati'. E nó solo à
jfanno i Patìri quest' accresciméto e miglioramcto délia Chiesa,è cocorsa con molt^limosine la
Jnella Cit:à di
IGenoua . Città , e concorre ogni di con maggior frequenza , sacendosi grandissimo frutto
nell'anime, con la prédication del Vangelo , con l'assidue esortationi e sermoni,
e conl'amministration de'lantissimi Sagraraenti, aile quali diuotioni, i Nobili
Genouesi , cosi huomini corne donne , con grandissima frequenza e diuotione ,
di continuo concorrono,quanto à ogn'altra Chiesa di questa Religionejdilettan-
dolì massimamenteleseste d'ascoltarlelettioni sacre , e'diuini vfficij , chcquei
Padri con diuotione recitano:ma ahcora ci ha dato sempre grand'aiutçt di limo-
sine perla fabbrica del luogo oue habitano. Ilquale,in successodi pochianni
s'ètanto nobilmente accresciuto3c allargatodi stanze c di giardino, compe-
randonuouo sito per potersi cômodaoiente allargarc,e facencfo nuouamcntela
fabbricapiu commoda.-che non si riconoscerebbe perquelIo,chenella prima_j
entrata
, ' _ - -- i i -n I . . m .
De Padri Cherici Regolari. Cap. 3 6. 133

entrata de'Padri su ritrouato „ II quai luogo è stato molto vtile alla nostra Con
gregationc,conciosiacoiache di questa Città di Genoua , come molto diuota , e Luogo di S. Si I
u vtile, e la
dedita alla Religione,molti si sono di quest'habito vestiti,cosi della Nobilrà,co- Cicca dtuoca ,
me de'Cittadini , e forse in maggior numero che negli altri luoghi , fuor che in e dedica alla. |
quegli della Città di Napoli, oue i molti soggetti che si fon vestiti, auanzano di Religione.
Padri di Na-
gran lunga ogn'altra Natione.Ilchesi può attribuire, cosi al numero delle case , poli.auarzano]
hauendoui la Religion tre Juoghi,come all'antichità del tempo,onde i Padri in- 111 numeYo o •
gn'altra Na-
sino dall'anno 1 5 3 3 . vi cominciarono ad habitare . Del qual beneficio , la_. cione.
Religion de' Cherici Regolari , continuando di bene in meglio nel seruigio Diui
no,e aiuto dell'anime di quella Città,sarà sempre obligara alla buona memoria-,
di Giouanni Cardinal Moronc,Legato Apostolico,il quale hauendo aiutato il ne
B gotio nostro, assineche hauessimo questo luogo e Chiesa di Santo Siro ; seguitan Con la prude •
do dipoi nell'vtficio della suaLegatione , conchiule con gran destrezza d'inge za del Card.
Legato si con
gno, e valor d'animo,la pace e concordia , fra ì' antica Nobiltà eia moderna , chiude la pa
con ibdisfattion vniuersaledi tutta la Città,facendosi intorn' à questo negotio ce di Genoua. I
nuoui e stabilissimi ordini,da douersi perl'auuenire perpetuamente osseruare_y,
per la (labilità degli accordi già fatti,chc si chiamaron le leggi del Gariberto.
Della qual ottima fine e delibcratione, restaron sodisfatti e -contenti , non sola
mente i Nobili e Cittadini di Genoua,ma etiandio tutti i Principi, Republiche,
Sodisfactione
e Stati d'italia,anzi tutti i maggior Principi della Christianisa , e massimamente di cucci i Pnn
il Re Cattolico Filippo Secondo , e la Maestà dell' Imperador Massimiliano . cipiChristiani
iella concor
qualijcome amatori della pace e tranquillità dell'Italia , furon solleciti à procu dia seguica in
rare,cheiromori e le discordie di quella Città, il più tosto che fosse possibile si Genoua.
quietassero , con qualche buona fine di concordia e di pace, come con sodisfar
tione di tutti,e massimamente del Pontesice,à cui il negotio della concordia , più
che à nessun altro era à cuore,prudentemente si conchiuse.
Eragià stata questa Chiesa,trecentosettanta anni addietro consagrata , cioè
Ancichiff. con j
l'anno 1237. à dì noue d'Agosto, da Monsignor GirordoPatriarcha di Gerusa sagration del
lemme,da Monsignor Ottone Arciuescouo di Genoua, da Monsignor Opizzone la chiesa di
S. Sito.
Arciucscouo (il cui titolo per l'antichità della carta non si può leggere ) da_,
Monsignor Giouanni Vescouo Pafense Ciprioto, da Monsignor Giacomo Ve
scouo di Turino , e da Monsignor Verafco Vescouo del Marrocco , Padre dell'
Ordine di San Francesco; interuenendoui Rubaldo Proposto , Maestro Giouanni
D Arcidiacono , con tutto' 1 rimanente del Capitolo dell' istessa Metropoli
tana di Genoua, e in compagnia dimoici altri Prelati , Daniello Abbate.^
di Santo Siro , con tutti i Monaci di quel Monastero . Della qual Consa-
gratione , apparisce infin' al dì d' hoggi , publico istrumento in carta peco [strumento pu]
ùlico,dell' an- 1
ra , sigillato con sei sigilli, attaccati con alcune cordelle di seta rossa e gial cichiss. Confa- [
la , rogato da Pietro di Musso Notaio publico , con l'attestatione e incr gration di que|
sia Chiesa.
uento de' testimoni) , cioè Maestro Giouanni Arcidiacono dell' Arciuescoua-
do di Genoua, Ambrosio Cappellano deU'istessa Chiesa , e Guglielmo Ar
ciprete della Picue ; presenti tutti i Padri del Monastero , con moki alrri
Preti , Cherici , e laicir. :Il qual istru mento si consenta infino al presente.-*
con 1' altre scritture dell' istessa Chiesa di Santo Siro , da' Padri Cherici
'Regolari, che vi dimorano. I quali attendendo quiui con particolar sodis- IPP.nellaCiil
Ifattionedi quella Città , à ' gloria di Dio e salute de' prossimi , all' osseruanza cidi Gepoua,'
cresciuti in poi
della Religione , e al culto di quella Chiesa; in successo d' alcuni anni, era co tempo, nel
no grà non -solo nella riputatióncenel merito della lor buona fama , mac- numero, e nel
tiandionel numero talmente cresciuti , c' hauendo bisogno , per loro maggior merito .
comtnodkà d' ampliare. alquanto quell' habitatione ; comperarono vna casa
icon vn giardino , la quale era loro contigua . Ma essendo nata sopra di

M ciò
Historia della Religione
1 K
ciò non so che lite , conciosiacosache vn'altro conuicino haueria voluto l' istessa
Casa con suo giardino,per la medesima commodità comperare . Papa Clemente
Papa Clemen Ottauo, abbracciata con affetto paterno la causa di questa Religione; affinechei
te vii), con vn
suo Breue, rac Padri hauesseroquiui quella commodirà,con vn Breue Apostolico , segnato con
comanda que l'anello del Pescatore,» dì 1 2.di Giugno,al Serenissimo Doge,ch'era in quel té-
sta Relig. alla
Rep. diGcno- po Matteo Senerica , e al Senato di quella Republica raccomandò molto calda
ua. mente questa Religione , e mostrando la Santità sua, d'esser informato de' buoni
Cùntenutodel
Brcuc Apost portamenti dc'Padri,e non meno della vita loro esemplare , che del frutto fatto
nell'anime di quella Città,gli loda e commenda specialmente del buon odor che
rendono della conuersation loro religiosa,nonsolo in quella Città, ma etiandio
in Roma,e in ogn' altro luogo,edisicando con gran frutto dell'anime la Santa Ma
dre Chiesa Militante di Christo,e della fedeltà,diligenza , e sollecitudine , nella
Vigna delSignore,dicendo che questi Padri,sonbuoni,fedeli,diligenti,e solleci
ti lauoranti,spendendo con le fatiche,e co'sudori,l'opera loro fruttuosamente,nel
la Vigna della Chiesa,con l'assiduo e continuo esercitio de'lor talenti riceuuti
dal gran Padre di famiglia. Del qual religioso e molto lodeuole successo , massi
mamente in quella Città,dicendo il Pontefice d'hauerne hauuto piacere j poiché
£ode del P.D, egli ha raccomandato à quella Serenissima Republica la Religione e Casa loro
£lileo Nardi-
no Generale di Genoua: raccomanda e loda nominatamente la persona del P. Proposto Ge
di quest» Rei) nerale, che era il P.D.Eliseo Nardini,come huomo,non solo à sua Santità molto
carola per pietà,per prudenza,e per ReIigione,degno d'esser commendato e lo
dato. Il quale andando in quel tempo, per lo consueto obligo e carico dell'vffi
ciò suo à Genoua,e portando seco il Breue ApostoIico:non fu si tosto giunto nel
la Città,che fattolo presentare al Doge , quando gli paruc tempo opportuno, se
n'andò in Senato, per far vfficio di compimento con quei Signori . Da'quali non
solamente su ben veduto , ma riceuuto con molte accoglienze , e con particolar
dimosti adone di cortesie accarezzato,facendolo honoreuolmente sedere. E ri
spondendo al Breue Apostolico, dopo vna breuissima mention del contenuto di
lui,ragguagliato il Pontesice,dell'honorate e religiose qualità de'Padri, deH'vti
lira segnalarcene ne riceue quella Città dell'opera loro, i quali procurando d'i
mitare la maniera del viuer Apostolico,di cui dice S.Paolo Apostolo , tamquam
nibil habet?tes,& omnia poJftdentes\ viuendo poueramente senza posseder beni , no
manca loro cosa niuna, assicurano sua Santità,che'l Breue Apostolico,sarà da lo
ro fra le publiche scritture di quella Republica,parola per parola registrato , co
me si potrà veder qui appresso , doue per sodisfattion de' lettori habbiam posto
cosi ilBreue Apostolico,come la risposta di quella Serenissima Republica fedel
mente ricopiata .

Copia del Breue Apostolico?

A terga, Dilectis silijs Nobilibus viris Duci , & Gubernatoribus


Reipublic* Genuensis.

Intuii CLEMENS PAPA OCTAVVS.

|T""\ Ilecti silij Nobiles viti , falutem & Apostolicam benedictionem \ Paterno
JL/ charitatis assectu , complectimur in Domino Religionem Clericorum Re-
gularium,qui & Roma? & vbiq. locorum in Ecclesia Dei. bonus odor sunt Christi,
atque vt fidèles & strenui Christi operarij,in Vinea Domini prò sua virili parte,

Dei
I De Padri Cherici Regolari. Cap. 3 6. 1 35"

Dei adiutricc gratia viriliter laborant ; audimus,& quod in ista primaria Ciuica
te,vbi multa est meífîs,multo curn fpirituali fructu>& bonorum omnium edifìca-
tione,ta!enta à summo Patrefamilias cis crédita exercent . Qua ex re , pro nostra
Pastorali cura , proque ea propensione,quam erga vospracipue gerimus,magná
in Domino coepimus voluptatem . Quare tanto impensius candem Reiigionem,
& domum illam, qua» apud vos est,commendatam vobis esse cupimus, nunc veiò
nominatimperhasnostraslitteras,placuitcommendaredilectumFilium Prxpo-
situm GeneraJem eiufdem Religionis,qui Genuam vcnit,íanè pium , & prudente
hominem,& nobis carum,quamquam ita de vestra pietate, & rcligiositate íenti-
mus,vt seruos Dei,in quibus Deus ipse honorarur,nequaquam apud vos comme
datione indigere existimemus: omni enim charitate fouendi íunt Religiosi homi
nes,qui Sanctis Sacrificijs,Diuinis laudibus,assiduis precibus & orationibus, irá
Dei,quamnimisprouocantmuItorum peccata,placare,& bona omnia impetra-
restudent . Quare pergratum nobis erit,vtPra;positum , & Clericos Regulares,
ita Nobilitates vestra;, sua beneuolentia & patrocinio tueri pergant , vt & ipsis
vicistìm multa cum quiete & tranquillitate,Deo altissimo seruire, & pro vobis o-
rare liceat . Datum Romae apud S. Petrum íub anulo Piscatoris , die i ». Iunij ,
1596. Pontiíîcatus nostri anno quinto .
Siluius Antonianus.

Sanctiísimo , ac Beatissimo Patri , ac Domino nostro . A tergo:

Sanctiílìme,ac Beatiíïîme Pater.

REddita» funt nobis Sanctitatis vestrae littera», quibus Clericorum Régula- Rispost* délia
rium domum,quae apud nos est,& nominatim Generalem eorum Pi aposi- Rep.al Brcue.
tum5accuratc fané nobis commendat . Quam quidem commendationem cùm_.
gratissimam fuisse nobis,íîcuti debuit fatemurjtùm illud adiungere non veremur,
hac illos apud nos}vt etiam Sanctitas vestra rectè iudicauit,non indigere.Cum_.
enim hi Patres noua diligentia,& fummo Ecclesiae nostra; commodo atque fplen
dore , diuinis rébus inferuiant,& incenfa Diuini amoris charitate ad animarum_j
falutem inuigilent; ita sibi Ciuitatis animos conciliarunt , vt eos , <5c publicè &
priuatim tùm valde amemus,tùnrcaros in primis habeamus. Atque hanc volun-
D tatem nostram multa testantur, sed hoc non in postremis,quod xdem habent no
bilissimam,in ipso vrbis sinupositam,quae totius penè huius nobilitatis frequen
tia cohonestafur,atqne ita primariorum Ciurum fubsidijs , ac patrocinijs fouen
tur , vt cum nihil habeant, nihil tamen desiderare videantur . Sed tametsi ita
in eos afsecti fumus,vt ad nostram in ipfos propensionem nulla iam sieri possc ac
ceíïìo videatur ; in dies tamen magis beneuolentia amplectemur , cum praîfertim
ad id faciendum,Sanctitatis vestra» coho'rtatione atque exemplo excitemur,&
quam erga vniuerfam illam Religionem,voluntatcm gerimus,eam totam , vni ei-
demque Generali Pra»positodeferemus,sicuti iam profectodetulimus , quemvi
rum príestantem,atque omni honore dignum cognouimus,cum ipse nosadijt,at
que ea prudentia: & pietatis signa,de quibus nos Sanctitas vestra commonefe-
cit,praefenti fermoncfuo,in mentibus nostris fixa reliquit . Atque id facimus , vc
omnes inteIligant,Rempublicam hanc nostram Sanctitati vestra; esse deditilfimá,
cuius Sanctislìmos pedes humiliter deofculamur. Datum Germa: die 19. Iu
lij 1596. * •
Sanctitatis Vestra»
Obseruantissimi,& obfequentiflimi silij,atque feruî
Dux,& Gubernatores Reipublicx Genuensis

M Con
\}6 Historia délia Religione

Padri ossequio Conforme à questa risposta délia Republica , hauendo i Padri Cherici Rego-
si a'Prelaci, in lari>perparticoIarproprietà délia lor religiofa osseruanza , d'ester osscquioíì a
aiuto dcll* ani
Prelati, e in aiuto de gl'istem" e deil'anime alla Jor cura commesle singolarmente
me.
pronti,non solamente nella prima entrata in questa Città , furon riceuuti e acca-;
Mons.Cipria rezzati molto,da Monsignor Cipriano Pallauicino Arciuescouo>ma molto più da
no Pallauici- Monfignor Antonio Sauli,al présente dcgnissimo Cardinal di Santa Chiesa, e
no, Arciuefc.
di Gcnoua. Vescouo d'Albano, che gli íuccesle in qucll' Arciuescouado, furon benignamen-
AntonioCard. te veduti, e con singolar amoKeuoIezza abbracciati. U quale , corne vigilante^
SauliíArciues.
deir istefla_, Pastor di quella Greggia,hauendogli con particolar affetto,nel seno dell'amore-
Genoua_, , e uolezza ecaritàfua riceuuti ; fece conofcer al mondoilpaternoamore,che por-
Veíc. d' Alba
no. taua loro , riconoscendo l'vrile, che riceueua per cotai feruitù di si buon ferui di
Dio . I quali porgendogli aiuto,cosi con I'amministration de'Sagramenti, corne
con la prédication del Vangelo,à fostener il peso di quella cura , e corne buon_*
ReIigiosi,affaticandosi sollecitamente nella Vigna del Signorc , per lo fuo frutr
tuoso Jauoro; non mancano di spendere i lor talenti, inseruigio délia Maestà di
Dio, e salute de'suoi fedeli. £ scguendo sempre nell'istess'openion délia buona
fama,e degna di veri ferui di Dio , non furon men grati à Monsignor Aleslan
Aleslandro Cc dro Centurione,Cherico di Camera,chc in quella Chiesa gli fucccsle. Con si-
turione,Arci- mile amoreuolezza e bcneuolenza , furono accarezzati , e trattati dal fucceslbrc
ues. dclla me-
desima Cittá. Monsignor Matteo Riuarola . E vltimamente Monsignor Oratio Cardinale Spi
Matteo Riua* nola, e Arciuefcouo delI'istessaGenoua , da che fu eletto à quel góuerno, insino
rola, Ardues,
dell'istessa Cit al présente, si corne è stato sempre zelante délie sue pecorelle , e vigilante alla_,
tâ. cura délia salute loro ; cosi ha sempre gradito le religiose fatiche, e la sollecitu-
Oratio Card.
Spinola, Arci- dine di questi Padri, in aiuto deil'anime del suopopoIo,e tenendogli molto cari ,
uel.diCrcnoua gli ha sempre benigríamente abbracciati .

Richiesti i Padri délia Religione da alcuniNobili Sîgnori Napo-


letani , d'accettar vn luogo nella Città di Vico di Sorrento , pren-
dono quiui appreiío, ladiuotiíîìma Chiesa di S. Maria del Toro .
Cap. X X X V 1 1.
t

ENTRECHE Monsignor Mario Carafa Arciuefcouo di Napo-


Ji , Religiosiísimo Prelaro , e amator délia nostra Religione, at-
tendea con zclo degnodi buon Pastore , al gouerno di quella sua
Perrante Cara nobilislìma Chiefa,Ferrante Carafa fuo fratello , Marchcfe di San
fa,c Béatrice
délia Marra > l ucito, e Béatrice délia Marra sua moglie, desiderosi oltremodo
desidetan che d'haueri Padri Cherici Regolari nella lor Città di Vico di Sorrento , di cui e-
ji Padri habbia!
jno vn luogo glino eran Icgitimi padroni e Signori ; ne fecero grand'istanza appreslb 1* Arci-
ic Vico. uelcouo lor fratello e Cognato ; arfineche feruendosi delf autorità c fauorfuo ,
più ageuolmente potestero recare il desiderio loro ad effetto . Onde per com-
Celiberatione
de'Padri.d'ac- piacer questi Signori , d' vna cotanto religiofa voglia , e parti coIarmente_^>
cettar vn luo per d ar fodisfartione à Monsignor Mario , che tanto l' hauea in vita fua_#
go nella Citti desiderato , e procurato , continuando maflìmamenre il Marcheíè fuo frz-
di Vico.
tello , dopo la morte di lui , di famé caldissimo vrficio : i Padri délia Religio
Chieía di S. ne deliberarono d'accettar quiui vn picciol luogo. Era addtmque appreífo à
Maria del To- ! quella Citti , vna Chiesa di grandiíïìmà diuotiohe, dedicatà alla Madonna fan
iro, chiaraper
molci miraco- . tiífima , e Vergine gloriofa , c' hauea nome Santa Maria del Toro; oue la_t
I Maestà
De Padri Cherici Regolari. Cap. 37. 1 37

Maestà di Dio,già mok'anni addietro,s'cra compiaciuta,per renderla più illustre


e più samosa,di sar con euidenti e certissimi miracoli,molte gratie , à quelle per-
sonejle quali,nellc necessità loro,alla benignità sua ricorreuan con fede,come ne
rendono certissima,e íensata testimonianza, gl'infiniti Voti, che per diuotion de'
fedeli di Christo,eper varie gratie da loro riceuute, sono stati auanti la Santissi
ma Imagine di quella Vergine,di tempo in tempo portati.Perciochelafamache
per molti anni addietro s'era diuolgata , ci grido ch'era andato attorno,
dell'opere miracolose e diuinc , di questa sacra Imagine , hauea già fatto destar
la fede,c suegliar ladiuotione,non solamente nelle persone di quella Città,e del
suo distretto j ma distendendosi ancora ne' Paesi più lontani ; i popoli , etiandio
dell'altre Terre , Castella , e Città conuicinc , con gran frequenza vi concor-
B rono Questa Chiesa addunque con vna picciola casa,ch'eH' hauea congiun- Chiesa destina
ta per li Padri
ta, fu'destinata perla nostra Religione ; accioche i Padri essendo richiesti istan Cherici Reg.
temente d'andarui ad habitare,trasfercndosi quiui ,più volentieri consentissero
alle Religiose voglie di quei Signori , accettando cortesemente l'inuito e l'of
ferta (come fecero ) di questo luogo. Il quale , quantunque per l'amenità Amenità del
dell' aria , rispetto all'occhiosinistro della commodità temporale,fosse da'Padri l'aria.
disegnato per li loro conualcscenti; nondimeno considerato con l'occhio destro ,
Speranza de'
fu accettato con la speranza di poterui far qualche srutto nella salute dell'anime Padri, di far
di quello ancorché rozo,almeno docile Popolo,à cui gl'vssicij di carità,vsati dal frutto neir a*
aime.
la nostra Religione, erano più commodi , che nell'istessa Città, essend'ella ne"
suoi Villaggi senza comparatione molto più habitata, che dentro : conciosiaco- Città di Vicoj
sache doue la Città e quasi dishabitata,ii Contado è talmente popolato, che le più habitata
nel dittretco
sue Ville ascendono al numero di quattrocento fuochi,ò più ò meno.Onde per fa Jc'suoi Villagj
uor singolare della Maestà di Dio,in successo di poco tempo,l'vn'e l'altro è a'Pa- gi,che deano, j
dri ageuolmente riuscito . Percioche hauendo cominciato ad habitar questo
luogo , fon restati tanto sodisfatti dell'amenità del Paese , e della soauità e bon
tà deH'aria,che molti di loro dopola fiacchezza,e debolezza de'corpi,pcr qual
che fastidiosa infermità contrattarvi si sono facilmente ristorati e ricreati , ela_.
pristina sanità e salute,alla fine n'hanno conquistata. Dipoi non solo il luogo s'è
in qualche parte ampliato e accresciuto di sito,e d'edificij, ma etiandio la Chie
sa , secondo la conditione e qualità del Paese,è stata commodamente adornata
e proucduta,non solamente dell'adornamento esteriore,ma(^quclche più impor
D ta) perla salute dell'anime,quanto alla capacità di quel popolo , e di diuotione
ediferuore.Conciosiacosache,oltre all'accrescimento e ornamento,cosi deliaca Giouamento I
sa,come della Chicsajse parliamo della salute dell'anime, dache i Padri v' inco ratto da'Padri J
all'anime nel
minciarono ad habitare,rccitandol'HoreCanonichc,c frequentando la Chiesa, la Città di Vi 1
con qualche esortatione,non meno che col buon esempio della vita loro : quelle co.
genti , che auanti la lor venuta , nella vita spirituale e Christiana , eran più
tosto roze, e nella diuotione , e nello spirito , e nella frequenza de' Sagramenti,
molto inculte, persingolar beneficio e gratiadi Nostro Signor Iddio, e per
carità, amoreuolezza , e diligenza di questi Padri , quanto alle cose ch'appar
tengono alla vera pietà Christiana , si fon ridotte à poco à poco , in vno stato
molto migliore. Ma quanto al Dominio temporale, questa Città venne sot
Dominio tem
to Ja potestà di Matteo di Capua, Principe di Conca, cConte di PaIeno,ho- poraledi Mar
norato dalla Maestà Cattolica di molti degni e honoreuoli Gradi j ilquale men- teodi Capua,
trec he visse, vsò liberalità , amoreuolezza, e carità à quei Padri; e come del PrincipeConca .
di
la pouertà compassioncuole , à quel meschino e pouero popolo , ha recato gran
Amoreuolez
giouamento con le molto nobili spese , ch'egli ha fatto nella fabbrica di quel za dell* iiresso
suo Palagio, come similmente nel far mettere in assetto alcune strade. Di- Principes que
manierache hauendo dato con questi lauori occasione à quella pouera gente ; (ti Padri, e al
tri poueri.
M 3 del
■ ■ 1

i?8 Historia della Religione

del Paese,d'arFaticarsi per guadagnare^ pagando molto bene ciascun lauoran-


Padri di Ca* te,fece alla pouertà loro,non poca vtilità e giouamento . E hauendo i Padri di
maldoli. Camaldoli,non ha gran tempo,preso quiui vicino vn luogo, questo Signore , an
cor loro amoreuolmente accogliendo ,con la carità delle sue limosine,diede lo
ro aiuto .

Achille , poiché alleuato nello spirito dal B. Filippo nella Vallicella


di Roma si deliberò di farsi Religioso ; prende l'habito di laico ,
sotto nome di Mauro , in San Paulo di Napoli , oue per l' assiduità
B
alla meditatione s'inferma , e morendo lascia odor di iàntiti .
Cap. XXXVIII.

ttëâ&rBá ENTRECHE correndo l'anno della nostra salute 1575. con al


1575
Papa Gregor. Jegrezza di tutta la Christianità,aperta da Papa Gregorio XIII. la
xiii. aprela_> Porta Santa, sicelebraua l'anno del Giubileo i capitò alla nostra»,
Porta tìnti.
casa di San Paolo di Napoli,vngiouanetto,c'hauea nome Achille
à chieder l'habito della ReIigionc,mandato di Roma , dalla buona
Congreg.dell memoria di M. Filippo Neri ,Capo,e Fondatore della Congrégation dell'Orato
Oratorio di rio, hoggi nella Chiesa nuoua,chiamata communemente la Vallicella; il quale,
Koma t sotto'l
B. Filippo suo comePadrcdello spirito, imitando la vita.Apostolica , in guisa di Pescatordc
Fondatore . gli huomini,cosi con l'esempio della vita,come con le caldissime , e fcruenti esor-
tationi,e con l'amministration del sagramento di Penitenza,attcndea à ripescar
dal profondo mar di questo mondo , l'anime erranti per ridurle al Porto della_,
Esercitio del
B. Filippo,nel salute,richiamandoIe alla perfetta vita Christiana. Nel cui santo esercitio,quá
la Congregar, do talhora gli capitaua alle mani qualche soggetto migliore, e più scelto de gli
dell' Oratorio altri,ilquale,persuoauuiso,e quanto all'inchinatione e istinto della natura, e
quanto alla prontezza dello spirito e della diuotione,folse stato atto alla Religio
ne ; procuraua sollecitamente d'inuiarlo,oue non meno per beneficio dell' istessc
ReIigioni,che per vtile delle persone , gli fusse paruto più à proposito . E men
treche con feruentissimo zelo della salute dell' anime , s'affaticaua di continuo,
Profitto del B.
Fil-ppo, cella per ridurle in questa maniera , al vero sentiero del scruigio di Diois'acquistò nò
santità della solamente appresso alla corte di Roma , ma ctiandio per l'altre principali Città
vica.
d'Italia , tanta fama della bontà,c delle virtù sue,che non venendo meno,ma_^
crescendo più che mai dopo morte , passato à miglior vitajrimase nelle menti de
gli huomini,con riputinone e openion di santità. Essendogli addunque capitato
alle mani questo giouane,e conoscendo sorse in lui i semi delle virtù , che nel suc
cesso di tempo,mediante gli escrcirij di qualche Religione osseruante , erano per
Ad Achille de far srutto piuche mediocre e ordinario,essendosi di già il giouane risoluto di far
sideroso della li Religioso,iI perluase che si facesse Cherico Regolare: e trattando co' Padri
Relig.il B. Fi
lippo prò- di San Siluestro, fu da loro mandato à Napoli » accioche nella nostra Casa di
poi quésta de' San PaoIo,fosse riceuuto fra'Fratellilaici,che nell'altre Religioni si chiaman Co
chenciReg. ]uersi.Per parere addunque de'Padri,estimatomeriteuole d'esser riceuutojpoichc
Achilie riccie ! fccon^°^ parricolar costume di questa nostra Congregatione,fu stato in casa ho-
l'habito nella ipite molti mesij la Domenica mattina,in cui la Chiesa celebra la festa della san-
osadis. Pao tjflima Trinità , io come Proposto di quella Casa , gli diedi shabito della_>
Altre persone Religione , in compagnia di; dodici altri Cherici , i quali con alcuni > che nel
segnalate rice gouerno dell'istessa Caia, io ho riceuuti e vestiti , à honore della Maestà di
ncii'isteffo ° D*°» c beneficio dell' istessa Religione , fon riusciti cosi degni e vtili soggetti »
giorno. ————_ 1 . . ,— '
che
De Padri Cherici Regolari. Cap. 3 8. 1 39

che con mioparticolar gusto c contcnto,ho veduto in quest'anni,non solamente


dc'gouerni della Religione,vna buona parte delle nostre Cannelle lor mani im
piegatc,e particolarmente il Presidentato del Capitolo Generale , dell' anno
1 607. nel"P. D. Giacomo Piscicello Capece > hoggi Proposto di S. Antonio in
Milano j e'IGeneralato , in persona del P. D. Gio. Antonio Angrisano, amendue
Cap. SS.
Napoletani:ma etiandio a'gouerni delle Chiese CatedraIi,quattro di loro, dall'
istcìsa nostra Congregatione assunti , come nel successo di questa Historia si farà
mentione , di Monsignor Don Giouanni Vitelli , Vescouo di Carinola , di Mon Quattro Pa
signor Don Vincenzo Capece,Vescouo di Gallipoli, di Monsignor Don Tomma dn assunti à
so de'Monti,Vescouo di Cotrone,e di Monsignor Don Benedetto Rosso , Vesco clesiastiche.OepnhÀ Ec
uo di Motola . Cap 66. 7 a.
B Dando addunque l'habito con questa nobile compagnia di dodici "Cherici , Achille, preso
l'habito di lai
à questo Fratello laico , il quale come alleuo del B. Filippo, fra l'altre virtù , e co i si chiana
habiti buoni , che sotto la disciplina di cosi buon Maestro , egli hauea acquista- Mauro .
to,s'era neli'vbbidienza specialmente esercitatogli posi nome Mauro ; accioche
prendendosi questo Santo in diuotione,hauesse insieme occasion d'imitarlo ,
esercitandosi particolarmente nella pronta e perfetta vbbidienza,à vn cenno de'
suoi Maggiori.Percioche S. Mauro, discepolo di S. Benedetto (come riferisce S.
Gregorio) veggedo S.Placido Monaco,cadutoin vn pelago,e tutto in preda dell'
S.Grejorto.l.j
acque,portato via congrand'impeto; à vn cenno di San Benedetto,sopra ristesse t.de'ìuoi Dia |
acque ^sicuramente caminando , preso Placido per li capelli , il trasse tosto fuor logi.cap. j.
Marauiglioso|
dell'acque , e posollo saluoin terra.Mauro addunque essendo ben alleuato , e ne' effetto dell'vb
buon costumi esercitato;auuégachc nel secolo hauesse atteso al mestier del sarto; bidienzadi S.
non fu però tanto dedito all' escrcitio manuale , che come gli altri Artisti , egli Mauro .
hauesse la mente e 1* animo , dalle cose di Dio , totalmente distratto , anzi , es
sendosi auuezzo all'esercitio décoration mentale ; non fu si tosto nella Religion Mauro dedito
riceuuto , che applicandoui maggiormente l'animo , diuenne tanto più dedito ail'Oratiooe,
alle cose di Dio,cosiper istinto del buon habito, come per l'esempio degli altri e alla medita
tione, diuiene
Padri e Fratelli: che per qualunque esercitio esteriore e manuale, non si lascian tuteo pallido.
do mai distrarla mente dalla continua oration mentale, n'hebbe tanto danno
alla complessione e sanità corporale ; che ne diuenne in breue tutto pallido e
macilento . Che essendo veral'openion del Padre S. Agostino , come cita l'An
D gelico Dottor S. Tommaso nel primo delle sentenze , che l'anima più è oue ella i.senr.dist.tf
q.f.a.j.ad a.
ama, che doue ell'anima informando , ritrouandosi nella cosa amata con l'asset
to; mentreche Mauro col mezo dell'oratione mentale, e dell'assidua medita-
tatione delle colè di Dio, ic ne staua tutto rapito nella Maestà sua, sopra ogn'
altra cosa da lui intensamente amata ; non è marauiglia,se nel corpo , in cui con
giunta l'anima,ha l'esser suo sostantialc,sembrando quasi forma di cadauero,re-
itaua senza colore tutto pallido e macilento.Percioche come dice il diuotissimo
S.Bernardo, l'anima desiderosa in questa vita della propria salute, diuersamente De prarcepto,
si congiunge al corpo,c al suo Signor Iddio , al corpo dandogli l'essere, e la vita , &dispen(atio
ne circa li» cm
ma alla Maestàdi Dio intendendo e amádo: ma molto più è congióta all'ogget
cap. 17. -
to amato, che al corpo informato, essendo quiui col diletto , e con l'amore che è
opération della libera volontà ; ma nel corpo con attione naturale , e necessaria
dell'esser sostantiale.Onde essendola cosa amata, come tesoro dell'anima aman-
te,dicea Nostro Signore , \bi eSì thesaurus tuusjbi eii & cor tttum . Con la qual Matth.í.
consideratione Mauro , che amaua veramente Iddio , non contento di conuersar
con la sola meditatione e application d'animo in CieIo,spregiando quasi la com
pagnia del corpo ; parea che dicesse,come S.PaoIo Apostolo, T>iJfoluì>& cfjc cum
Cbrijio multo melttu tst . Per lo quale amore il corpo tanto più appariua in lui [. ad Philip.
esangue,e senza colore.Conciosiacosache se l'anima,amando Iddio,viue di lui,
come
140 Historia della Religione

come il corpo dall'istess' anima riccue la vita, bisogna confessare , cb'ella molto
più sia presente à Dio , come prima causa , da cui riceue la vita , che al corpo à
cui comunica l'essere , essendo la carità vero fonte di uita . Adunque essendo l'a
nima di Mauro(merce dell'amore) più in Dio , che nel proprio corpo, non è ma-
rauiglia s' egli restaua cosi scolorito e smorto.Onde procurádo io di saper da lui,
come Superiore,la cagion di questa sua pallidezza,nè sapendo egli renderne ra
gion niunajcercai d'hauerne qualche information da quelPadre,c'hauea la cura
dc'Nouitij. Il quale vsando strasordinaria diligéza d'osseruar lo stile della visita
sua , e dubitando forse di qualche souerchia , ò indiscreta penitenza ; mi riferì
finalmente, che'l Fratello Mauro per l'esercitio troppo assiduo nell'oration men
tale, tenendo la mente soperchiamente, e di continuo occupata ^hauca quella
pallidezza in faccia, e macilenza nel corpo , à poco à poco contratta . Onde per B
ouuiar à qualche noiosa infermità,in cui parea che'l giouane potesse ageuolméte
incorrere ; fu vsata diligenza,per distoglierlo da quella tanto assidua,e continua
application di mente.Dalla quai dihgenza,non si vedendo succedere quel buon
essetto che si desideraua ; gli fu comandato, che pigliasse partito , per temperar
questo tanto lungo e continuo csercitio della mente,da'sensi alienata,come cosa,
alla sanità corporale manifestamente nociua. Allaqual vbbidienza , Mauro co
Per sodisfare me sempre vbbidientissimo,desiderando sommamente di sodisfare, ancorché con
all' vbbidien-
Zi , Mauro $ ogni prontezza d'animo, e di volontà,accettasse di recar ad essetto, tutto quello
ingegna di di che gli era stato imposto; nientedimeno, si come coIui,che nel male si troua per
smetter la me-
ditatione . lungo tempo habituato,corre precipitosamente e senza sreno al vitio;cosi Mau
ro nella virtù della meditatione , per la frequenza di molti atti, lungo tempo
assuefatto , non sene potcua in guisa veruna astenere . Fu deputato à diuersi ser-
uigi di Casa , e nell'istesso tempo , che Mauro se ne staua in quegli occupato col
Per l'occupa corpo; la mente da'sensi lontana, a'suoi consueti afïari della contemplation delle
tion delle co
se corporali cose Diuine,tosto si vedea sequestrata . Gli fu commesso , come per altri tempi ,
la mente d al mestiero del sarto auuezza,che per seruigio di suoi Padri, e Fratelli, aiutasse à
Mauro non si cuscirc le vesti,e all'altre faccende,appartenenti all'ufficio delVestiario.E quan
parte dalla_j
còtemplation tunque abbracciando volentieri l'imposta vbbidienza, prontamente l'eseguisse:
delle Diuine . tuttauia mentreche à questi simigliami eserciti) manuali, s'impiegaua sollecita
mente col corpo;non potea pcrò,l'esercitio dell'animo, e l'application della men-
te,dalla meditatione delle cose d'Iddio interrompere , come con euidente danno
della sua sanità corporale , edisicatione , e marauiglia di tutti i Padri e Fratelli , D
sensatamente si conoscea . Finalmentcper far l'vltima proua,se alla salute sua, si
potea prouedere con qualche rimedio gioueuole; dal Maestro de'Nouitij , e da
me, per l'obligomio,come Proposto di quella Casa,gli fu espressamente proibi
ta, quell'assiduità continua, dell'application della mente alla meditatione. A
cui Mauro, comeall'vbbidir prontissimo , con singoiar prontezza della volontà
sua , offerendosi all'osscruanza di quel comandamento , promise di volersene
in tutto distogliere. E cominciando à farsi maggiormente forza, auuengacheall*
attioni de gli eserciti; corporali , gli paresse d'applicar col corpo etiandio l'ani
mo, e la mente: nondimeno non se n'accorgendo , si trouaua subitamente con 1'
application dell'animo allontanato , e alla contemplation delle cose diuote tutto
impiegato , e riuolto . Il quai successo,nonsolamente da coloro che Ioconsidera-
uano e l'osseruauano , sensatamente si conoscea ; ma etiandio egl'istesso , dal suo
Padre Confessore , della verità ricercato , confessaua ingenuamente , e con ogni
semplicità, che conoscea di ritrouarsi in quelle meditationi,e diuote conside-
rationijma che non conoscea,e non s'accorgea d'applicami la mente . Conciosia-
cosache con la prontezza della volontà sua,era tutto desideroso , e d'animo dili-
berato d'eseguire , cioche da'suoi Maggiori gli eia per vbbidienza imposto .

Onde
De' Padri Cherici Regolari. Cap. 3 8. I4I

Ohde,ogni voira che sc n'accorgea,procuraua con tutto l'uo potere di distraríenc


e ritiraríène in dietro , per recare ad effetto l'impoíìa vbbidienza . In tutto il ri-
manente délia vita sua, era giouane tanto composto, e nell'attioni hjimane,ere- Buonequalitàj
di Mauro .
ligiose,tanto costumato ,che sra tutti gli altri giouani, e Fratelli di quella Gasa >
eflcndo soggetto diípiritoeminenre>estrasordinario; le suereligiose qualità,re-
cauauoà tutt'i Padri e Fratelli dell'istessa Casa di S.Paólo,particoIareedificatio
ne ed escmpio.Ma métrechc egli se ne staua,alia meditatione e oration métale ta
tp assiduo,che per qualunque efercitio corporale, non se ne potea cosi saciimente Per la conti
partire ; auuenne che nelmcíe di Dicembre s'infermògrauemente. Nella quai ail' nua affidiiira
oran'on_»
infermità perseuerando alquanti giorni ; su sempre , non meno con la diligenza mentale, Mau
del Medico nelle sue nécessita curato , che con la íìngolar carità de' Pàdrî c Fra ro grauernen-
B telli amoreuolmente gouernato.E quantunque per la Iunga noia délia febre,del- te s'ammala.
le forze corporali,rimaso già tutto fiacco,da gli esercitij esterions manuali,£òs-
se forzato totalmente astenersi: nondimeno daU'esercitio dell'oration mentale ,
e délia meditatione>non potea in guisa veruna eessare ; auuengache non meno
per elettion délia volontà sua > che per debito deirvbbidienza de'Superiori , s
ingegnasse di fario.Guarito,addunque>ncl principio di Gênaio di questa malatr> Guaríto,e cô-
tia, mentreche cosi conualescente se ne staua per Casa , cercando di ricupèrarle ualcsccote si
communica_j
pristine forze coiporali : la Domenicafrà l'ottauadeli'Epifania l'anno i jj6. de-1 in Cm eu .
sideroso d'vdir la Messa,edi comunicarsi;mi domádò licenza di scendere à baiso,
e per sua diuotione trasferirsi daí Dormitorio alla Chiefa. Oue confessatosi con
la sua solita diuotione , ascoltata la Meíîli, e presa la sacra Comunione ; se ne_^
tornò alla sua consueta habitatione , nel comune Dormitorio de' Padri , oue ,
corne sano ma conualescente , tutto quel giorno quietamente s'intertenne . Veí-
nuta la fera , e cenato al confueto , sene ritirò in Cella à posarfí ; e dopo breue_> Sopraggîunto
sonno,auanti la meza notte destatosi , per qualchc nuouo accidente di gra- da mortaleac'
cidentc,desta-i
uistîma indispositione, che egli stesso sentiua : non potendo leuarsi di letto , co- to il vicioo
minciò à bussare il muro, per destare il vicino che gli staua à canto : il quale era cópagnojchie
de di confes-
vn Vecchio da Barletta,degnissimo Religiosité seruo di Dio,c'hauea nome Gio sarsi.
seppo , di cui diremo appreiso . E bussando c insieme chiamando il Compagno, Gioseppo da|
Barletta.
dicea, fratello io mi muoio,eperciò desidero che mi facciate carità di chiamar- Cap.í8.
mi.il Padre Proposto: impcroche morendo , voglio riconciliarmi, e pigliar la sua
benedittione. II Fratello Giofeppo,chc nó si sapea imaginare l'indilposition mor Rispofta di
Gioseppo, ail
taledi Maurojgli rispose , ch'eslendosi egli comunicatola mattina , potea star- Fratel Mauro. 1
sene quietamente,cercando di riposarsi. A cui Mauro soggiunse : Deh Fratello , 1
in carità vi prego, chiamatemi il Padre Proposto , percioche desidero di far vna Replica di
breue riconciliatione,che sarà I'vltima,e voglio vna benedittione,perche conosco , Mauro.
e sento ch' io muoio . II Fratello Gioseppo , replicando gli disse: Voi sapetc , che'l |
Rispofta del
Padre Proposto c malato corne voleté ch'io lo chiami , dandogli qucsto disagio , Fratello Gio»
edestandolo fenza nécessita veruna? Riípoíèil Fratello Mauro: Ecorne ditei seppo .
senza nécessita ? II bisogno io l'ho grande , percioche credo di morire ; ma se pur !
Efficace istan
non voleté dar questo disagio al Padre Proposto per esser infermo; almeno chia za del Fratel
matemi il P.D. Andrea Mormile,accioch'io mi possa breuissimamcnte ricóciliare lo Mauro .
Il P.D. Andrea |
cliauere vn'assolutione. Vinto sinalmenteil Fratello Gioseppo daH'assidue_» Mormile .
preghiere , e istanza continua di Mauro: e deliberato di ronsolarlo , e quietarlo,
auuengache non credesse esserui tanta nécessita, quanta l'infermo in se stesso sen-
tiua,gli chiamò il P.D.Andrea.ll quale non fu si tosto giunto in Cella deU'iníer-
mo;che richiesto d'vna breuissima riconciliatione,benignamente il compiacque .
La quai nondimenosu tanto breue , che ( per quanto fu allora osseruato , c la
mattina dall'istesso Vecchio Gioseppo referto) lo spatio che s'intertenne Mauro
in quella riconciliatione , fu più tosto momentanée . E per relation dell'istesso
P, D.
142 Historia della Religione

P.D.Andrca, s'intese,c'hauendolo richicsco d'vna brcuc riconciliatione, gli dis


se che sentendosi venir meno,crcdea fermamente morire.La qual cosa nondime
no^ dalP. D.Andrea,nè tampoco dal Fratello Gioseppo fu creduta giammài ,
nè all'vno , ne all'altro parea in guisa veruna cosa verisimile. In tanto il Fratello
Mauro, come diuotissimo, e alì'oratione molto assuefatto , desiderando in quella
necessità,d'esser ancora da gli altri suoi Fratelli aiutato; partito quel Padre, che
Riconciliato l'hauea riconciliato; richiese il Fratello Gioseppo,che gli facesse carità d'andar
Mauro, rìchie sene alla Cappella della Madonna santissima;nel Corridore del Dormitorio ,
dell Fratello
Gioseppo d" quiui àquella Vergine gloriosa , dicesse vna Salue Regina per lui, pregandola^
vna Salue Re come Madre di gratia, che in quel suo bisogno benignamente soccorrendolo , si
gina.
degnasse del fauor suo compiacerlo. Desideroso addunque il buon vecchio Gio-
Carità del seppo,di condescendere al pio , e diuoto desiderio del suo Fratello Mauro , con
Vecchio Gio- tentandolo di cosi giusta , e religiosa domanda ; ancorché non credesse l'infermo
ieppo . esser allora mortale: su tosto à quella santissima Imagine . E hauendo secondo la
Tornato Gio volontà del suo infermo,quella breuissima oratione,alla gloriosa Vergine fornita;
seppo à riue- tornato con sollecitudine alla Cella del Fratello Mauro , per riuederlo come se
der il luo in la passaua del suo accidente : gli parue à prima giunta di trouarlo quietissimo ,
fermo , il tro
ua parlato a non vi conoscendo sembiante niuno d'inquieto mouimento , come poco fa l'ha
miglior vita . uea lasciato. Ma non gli parendo possibile, che in cosi breue spatio , egli haucsse
potuto tanto miglioramento acquistare; accostatosi destramente al letto, e fissa
mente rimiratolojconobbe ch'egli era morto. Di tutto'l successo di questo caso ,
s'hebbe piena notifia, per certissima rclatione, cosi del vecchio Gioseppo , come
del P. D.Andrea . Ed io come Proposto di quella Casa,cercando d'hauer della
verità del fatto particolar ragguaglio;dall'vno e dall'altro,ne fui diligentemen
La morte di
Mauro» dispia te informato . La morte di questo Fratello, recò dispiacer vniuersale , con vna
ce à tutti i santa inuidia,à tutti i Padri e Fratelli di quella Casa. Percioche, come diuoto,
suoi Padri , e
Fratelli . humile,e ben composto giouane , e di religiosissime qualità ornato, ma special
mente dedito alì'oratione , era da tutti generalmente amato . E in particolare
per la continua occupation dell'animo e dello spirito suo alle cose di Dio,e dell'
assidua meditatione, essendosi egli ammalato e morto: lasciò nella nostra Casa di
San Paolo di Napoli odor di Santità. Era il P. D. Andrea Mormile ( di cui hora
s e fatta mentione ) Napoletano,Nobile di sangue,ma molto più per bontà del
la vita, ottimo Religioso , e di costumi molto esemplare, come testimoniauano
vniformemente tutte le sue religiosissime attioni, conuersando sempre con edisi-
catione e buon esempio,in tutte le Case della Religione , nelle quali per Ubbi
dienza in tati anni gli conuenne dimorare . Dal cui buon esempio inuirati , e ti
Prammatica
del Regno di rati quattro suoi Nipoti, due sigli di Fratello , eduedisoreIla,della nobilissima
Napoli della famiglia de'Filingierifdella quale nella Prammatica della Reina Giouanna_.
Reina Giouan
na Seconda . Seconda dell'anno 1418.fi fa honorata mentione J si fon satti Religiosi nella
medesima Religione. I quali per esser ancora nella militia di questa presente vi-
ta,giudico bene non fare mentione alcuna,delle loro religiose qualità e talenti .
Ritrouandosi addunque il P.D.Andrea attualmente vno de'quattro Consultori
del P. D. Giouanni Scorcouillo Generale ; essendo viuuto in questa Religione
3 5 . Anni,cioe dall'anno 1 5 69. insino al 1 604. in S. Siluestro nel mese di Marzo
con sineproprotionato alla sua religiosissima vita,rese l'anima al Creatore .

Dopo
De' Padri Cherici Regolari Gap. 3 9.

Dopo molte distrattiondi mente, íòstenute ne'gouerni del Mondo,da


Christofano Magno, Auuocato Fiscale in Milano,deliberato d'en
trare in qualche Religione osseruante ? per consiglio del B. Carlo
Cardinal Borromeo ? sceglie la Religion de'Padri Cherici Regola:
ri , oue egli acquista tanta perfezione , che morendo > lascia gran
fama di se stesso , Cap. X X X I X»:;

VVENGACHE questa Religione,per la sua osseruanza,e vita 157*


molto esemplarle fruttuosa a'Prossimi, da molti Prelati,fia stata ,
nelle Città e Chiede loro, per beneficio dell'anime, non solamente! Religion de'
desiderata e cercata , ma ancora reputata molto , c tenuta in pre* ! fau dz mosci
gio : nondimeno il B.Carlo Cardinal Borromeo , hauendo oltre ài preiaci deside-
tutti gli altri , per non dir più di loro i meriti de gl'istesli Padri j £"^lo e""
sensatamente conosciuto,e in diuersi affari della cura dell'anime , e della carità Borromeo , a
che circa à quelle si richiede, specialmente nella Città di Milano , in successo di questa Reli
gione partico
tempo molte volte sperimentato ; restò sempre della maniera , e modo del viuer larmentcaffet
loro religioso , talmente edificato, e della purità dell'osseruanza Regolare tanto donato »
sodisfatto (come in questa Historia in diuerse occasioni più volte si dice) che
concependo alla Religione grandissima affettione e amore, la tenne sempre in
gran concetto e riputayon singolare. Onde non fu forse tanto desideroso Chri Vfficii da_»
stofano Magno, dopo varie inquietudini di spirito e di mente, sperimentate ne' Christofano
gouerni del mondo,d'entrare in qualche Religione,e perseuerare in quella infin' Magno, nel
secolo eseiçi-
à morte ; quanto l'istesso B- Carlo , per fargli recare il suo religioso desiderio ad tari .
essetto , fu sollecito di proporgli la Religion de'Padri Cherici Regolari, e à quest'
impresa caldissimamente esortarlo . Era in quel tempo Christofano Magno ,
Auuocato Fiscale nella Città di Milano , cosi dei criminale > come del Regio
Patrimonio.I quali vfficij,erano in vn istesso vniti,in quella guisa, ch'io mi ricor
do esser già stato in Napoli ; auuengache nel successo di tempo, per attender me
glio , all'espedition de'negotij, se ne sian fatti due,cioè vn'Auuocato Fiscale del
jj Patrimonio nella Regia Camera,c l'altro per le cause criminali,nella gran Corte
'della VicariaJl quale stile, insinoaldìd'hoggi, nella Città di NapoIi,continua-
mente s'osserua.Costui addunque essendo nella sua Patria di Milano Auuocato
Fiscale dell'vno e dell'altro,come per altri tempi addietro, egli era stato Podestà
di Paula , e in altri gouerni del mondo dal suo Re adoperato ; nel colmo delle Mei colmo del|
maggior sue felicità,riceuuta l'illumination Diuina , e infastidito oltremodo de' le feliciti ,
Christofano
frutti,che produce il mondo, s'era nell'animo suo deliberato, di volersi licencia- (ï riloJuç,di
re affatto , da quella grauissima amministratioa del suo vrficio , che quanto più lasciar il Mnn
do , entrando
era honorato e degno,e appresso à gli huomini , gli recaua maggior riputatione nella Religio
e honore , tanto più egli l'abborriua , e riputaualo pericoloso , per lo stato dell' ne.
anima, per la cui salute , s'era già risoluto di volersi sequestrar dal mondo, e
voltandogli affatto le spalle, dedicarsi al seruigio di Dio , nello stato di
qualche Religione osseruante . Ma non volendo senza'! consiglio dell'istesso B, Per consiglio
[Cado Cardinal Borromeo , in cui egli confidaua singolarmente , ad alcuna par del B. Card-
ticola! Religione in guisa veruna risoluersi , rimettendosi tutto nel suo parere , à Borromeo , e-
Iegge la Re li-
persuasione e consiglio dell'istesso B.Carlo , fece elettione della Religion de* gion de' Che
Padri Cherici Regolari» Del qual partito essendone stato Christofano somma rici Regolari.
Persuasion del
mente compiaciuto,scguendo il Cardinale di consigliarlo e d'esortarlo , che per B.Card.Borro
isfuggir le distrattioni che foglion apportare,cosi i parcti,comegli amici,à colo meo à Chri-
ílofano.con 1*
ro che vanno alla Religione,lasciata la Patria propria,si trasferire à Roma,essen istesle parole
ii Dio .
: domi- '
144 Historia della Re Ugione

do miglior risolutone per lui, il dar principio al suo Nouitiato , nella Cafa_* A
Gcn il. di San Siluestro: gli dicea quell'isicsse parole, che disse Iddio ad Àbramo'
Egrederede terra tua , & de cognatione' tua , esortandolo à recare il suo proponi
mento sollecitamente ad effetto , con quella caldezza, e senior di spirito» che
à lui era molto propria , e l'impresa dell'ideilo Christosano , conuencnclmcnte
richiedea,la quale essendosi trattata co'Padri Cherici Regolari , furon d'accor
do di riceuerlo in San Siluestro.Oue accetrato,prese Fhabito e fece il Nouitiato,
ChriftofanO
prende l'Iubi con loro particolare edifìcatione e contento . Perciochc oltre alla prefettissuna
to, in San Sii. osseruanza de'tre essentiali Voti, esercitandosi molto assiduamente nell'altre.-»
ueltro. sante virtù, degne di buon Religioso,e con l'osseruanza della sua Religione , ca-
Esemtio Re
ligioso , cosi minando di giorno in giorno , con gran scruor di spirito , nel profitto della vita
netre Voti Religiosa;facea conoscere a'Padri , quanto fosse desideroso d'acquistar la perfer-
come nell'ai
tre virtù sante tion Euangelica . E mentreche egli stette in San Siluestro di Roma, fu sempre.^
tenuto , non solo da'suoi Padri e Fratelli , in ottimo concetto, ma da tutti i Pre
lati della Città di Milano sua Patria , e di quello Stato , e particolarmente da
Francesco Francesco Cardinal Alciato,suo Compatriota, i quali nella Corte Romana,allo-
Card. Alci ato
ra dimorauano,e nella Città di MiIano,l'hauean già nell'amministration dell' vf-
Christofanosi sicio suo conosciuto^ dopo questa mutation del suo stato , veggendolo nella Re
scuopre Erico ligione^ seco talora trattando , com'esempiarc e perfetto Religioso l'ammiraua-
no.Fattaaddunque,al consueto tempora sua solenne professione, e di poi diue-
nuto infermojsi scoperse Etico.Onde i suoi Padri desiderosi di prouedere alla sa
lute di lui corporale,nella fine dell'anno del Giubileo i ,%•] 5 .cosi per ordine dell'
Si trasferisce vbbidienza,come per configlio de'Medici, fu trasferito in San Paolo di Napoli ,
da Roma a
Napoli , e po: con ferma fperanza,che la mutation deH'aria,airindisposition dell'infermo , do-
alla Torre del uefs'esser gioueuoIe.Onde i Padri, à qu estosine, il mandarono alla Torre del
Greco .
Greco,oue per la bontà , e amenità dell'aria, altro che miglioramento e folleua
Testimonian mento all'infermità sua , sperar non si potea. Conciosiacosache,infin ne'tempi di
za di Galeno, Galeno,l'ai ia di questo luogo,era in tanto credito,che l'isteiso Medico Galeno,
:rla falubii-
ta di queU' a- soleainlìndi Romamandarui à curare i suoi infermi, i quali di questa noiosa
na. infermità etica , conoscea esser infestati.RitroUandosi addunque l'infermo , cosi
Carità tiua a
in NapoIi,come alla Torre del GrecoiDonna Isabella Gonzaga Marchesa di Pe
morcuolezza
della March? scara, Vedoua di Don Ferrante Francesco d'Aualos d'Aragona, cosi per la co-
sa di Pescara , gnition ch'ella hauea hauuto di lui in Milano, mentreche il suo Marito dimora-
nell'infermità
di Christo- ua quiui Gouernator di quello Stato; come, e molto più per la diuotion ch'ella_.
sano. hauea , alla sua religiosissima , e virtuosa vita,mentrcche durò quella sua infer-
Carità di Lui mità,ogni giorno il mandaua à visitare e regalare. A cui non furono nell'assettion
gi Carafi,Pr:n e amoreuolezza diChristiana carità infcriori,Luigi CarafaPrincipedi Stigliano
cipe di Sciglia c la Piincipessa sua moglie,Donna Lucretia del Tufo,sigIia di Gio.Girolamo del
no,c di D.Lu
creria del Tu Tufo, Marchese di LaueIlo,del Consiglio di Stato nel Regno di Napoli. Percio
fo Principessa chc mentre l'infermo, con l'occasion della sua noioia infermità , se ne staua , col
sua Moglie,al
l'infermo . merito dell'vbbidienza, alla Torre del Greco, oue questi Principi,come Padroni
dell'istessa Terra, in quel tempo habitauano ; nella sua infermita,non solo il sou-
ucnnero,e continuamente il presentarono, facendolo in nome loro giornal
mente visitarejma perlosingolar concetto,c'hauean di lui, comedi perfetto Re-
ligioso,e huomodi (anta vitaigl'istessi Principi, marito e moglie, v'andauan tal
V infermo $' ora amendue personalmente à visitarlo c consolarlo. Ma percioche egli era ve
aggraua nel
male. nuto il tetnpo,quando la Maestà di Dio , chiamandolo à miglior vita, gli volea
dar la mercede , riserbata a'suoi cari amici , eserui fedeli,nella gloria del Ciclo:
l'infermità mortale , prese nel suocorpo tanta forza e vigore , che , nè l'amenità
dell'aria , nè i consueti medicamenti , nè la molta cura de' Medici , rè l'estrema
diligenza dc'Padri, ne l'infinite amoreuolezze di quei Signori, furon baiìcuoli
•: à cam-
De Padri Cherici Regolari. Cap.40. / i 4y

àcamparlo.Onde poiché có singoiar esempio,cosi della sua inuittapaciéza,come


dell'altre Religiose virtù ch'egli hauea fra'suoi Padri e Frarelli,nella Religione,
in quei breue tépo acquistato, hebbe quell'infermità molti mesi sostenuta, ordi-
natoDiacono,s'aggrauòmaggiormétenel male,e nel colmo de'suoi estremi dolo
riyconoscédosi sempre in lui,gran conformità col voler Diuino,ritornato vltima-
mente in San Paolo , per render l'anima al Signor Iddio , nella casa della sija_. Rende l'ani
Religione, come in grembo di cara e benigna madre ; l'anno mille cinquecento ma al Signor
Iddio.
scttantasei , a' venti del mese di Giugno , molto religiosamente , e con infinita
diuotion sua , ed édification di tutti i circostanti suoi Padri e fratelli , vltimòi
giorni suoi,rendendo lo spirito al suo Signore, e dicendomi spesse volte, come
tutto rimesto in Dio, che per la pcca corrjpassione, eh' egli hauea hauuto , nell'
B amininistration dell'vfficio suo , a'miseri malfattori e delinquenti , facendo dar
loro i tormenti ; credea,che Nostro Signor Iddio gli facesse'_ patir quegli estremi
dolori , che non solamente nel petto , ma ancora nelle viscere , ip.eflè volte peno
samente fenda .
I

Venuti in Venetia gli auuifi della peste di Padoua , il Padre Don


Geremia Proposto di San Nicolò , per compassion di quei Pa
dri, perla maggior parce appestati, trasferitosi in quella Casa,
di sua mano gli gouerna , finche dell'istessa influenza ancor egli
cadendo , con esempio di santità , rende Ï anima à Dio .
Cap. X L .

RA questo medesim'anno entrata nella Città di Padoua vn in


fluenza di peste , cotanto mortale , che non si trouando da' Medi
ci rimedi) se non scarsi , per ouuiare à infermità cotanto pernitio
sa ;elfhauea già incominciato à far della misera Città grandis
D sima strage . E crescendo ogni di più il contagioso morbo , e di
stendendosi horamai per tutte le parti della Città; mcntreche i Padri non si Carità de* Pa
dri nella peste
ritirauano indietro d'vsar carità , all'anime de'prossimi , in tempo di tanto bi di Padoua.
sogno, anzi d'estrema necessità,' hauea di già con danno della Reiigione_j,
nella casa di San Simone e Giuda , de' nostri Cherici Regolari , noiosamen Padri di S. Si
mone e Giuda
te penetrato . Imperoche , esscnd'eglino pochi , e di quella mortai influenza , per la mig
per la maggior parte infetti ; non potean essere cosi commodamente medi lior parte ap
cati e curati. Onde, venuto tosto l'auuiso di questo nuouo, e inaspettato pestati .
accidente , a' Padri di San Nicolò di Venetia, mentreche il Padre Don Ge
Carità del P.
remia da Salò era Proposto di quella Casa; mosto à compassione della perico- D. Geremia-,
loia infermità di tanti Padri,e spinto da vera carità, e zelo di buon Religioso e verso quei Pa
dri.
Pastore , sotto'l cui gouerno era ancor l'istessa Casa di Padoua , la quale per Casa di Pado
lo picciol numero de'Padri, non hauendo Proposto, si gouernaua da vn Vica ua, sotto'l go
uerno -del Pro
rio dipendente da lui;si partì sollecitali:ente,il più tosto che fu possibile verso Pa~ pollo di Vene
doua.E giunto alla casa di S.Simone e Giuda,quantunque il buon Padre sensata ria.
mente conoscesse V euidente pericolo mortale , à cui egli s'esponeua , per lo go
uerno di quegrinsermi,nient"edimeno,hauendo in lui maggior forza la carità del
proslimo,e massimaméte de'suoi Padri,Fratelli,e sigliuoli,che'l proprio amordi se
N stesso,
1 4-6 Historia della Religione

stesso, c della, propria vita e salute corporale; con l'aiuto d'alcuni forestie
ri, venuti in quella Casa , per souuenir à gì' infermi , nelle necessità loro
A'Padri appe corporali ; cominciò tosto à metter le mani nel gouerno loro , i quali cran
statuii P.O.Ge
remia, è buon tutti manifestamente appellati . E poiché egli hebbe esortato rutti gli altri ia-
ministro , cosi nùall'opera di Carità,accioche facessero il somigliante, procurando indifferen
de'medicarré«
ti corporali , temente la salute così de'corpi , come dell'anime , non solamente gli gouernaua,
come degli porgendo loro i cibi e medicamenti che eraposfibile,perla sanità corporale; ma
spirituali i hauendo ctiandio la principal consideratione e zelo della salute dell'anime, voi •
l'essere ancora à ciaschedun di loro,amoreuole ministro de' santissimi Sagrarne»,
cosi della penitenza e del viatico,come ancora con eccesso di carità,dell'estrema
vntione . E finalmente, per non dismetter cosa niunaauuengache minima, di
"quel che appartiene alla salute dell' anime , de'suoi fratelli é figliuoli , sapendo
». Mac.7.
esempio della ch'vn bel morir tutta la vita honora , si come la santa Maccabea , poiché in di
Maccabei . spregio della vita.propria,con animo piuche virile , e con parole d'amor diuino
infocate,hebbe infiammati isuoi figIiuoli,à morir coraggiosamente per zelo del
la legge Diuina,comesecero;ancor ella eleggendo per l'istesso zelo la morte,no-
uissime consumpta est, cosi scordatosi questo buon Padre, in tutto e per tutto,del
la salute e vita propria» non mancò mai etiandiodopo la Vita disperata di riascù
di loro,d'aiutargIi, eccitargli,e infiammargli all'amor Diuino; arrìneche in quel}'
vltimo passaggio deH'anima,quando il Demonio adoperando i suoi acuti e più
pungenti strali,dellesue tentationi, cerca di guadagnar l'anima, ciaschedun d
loro fosse jnaggiormente aiutato con l'opera sua,à passar Christianamenteà mi
glior vita,con morte degna di buoni e veri Religiosi^ fedeli serui di Dio , come
felicemente fecero . Onde auuenne finalmente , che questo buon Padre, per la
fi P. D. Gere
mias' ammala gran carità,e amoreuolezza vsata verso i suoi Padri e Fratelli , mentreche per la
di peste . salute loro, giorno e notte s' assaticaua esudaua , cadde ancor egli per l'istessa
influenza ammalato . E finalmente di quella medesima peste morendo, vn parti
colare accidente, nella sua felicissima morte auuenuto , non mi par di douere in
guisa veruna tacere. Percioche , essendo già morti fra le sue mani di questa_.
Nelle mani
del P.D.Gere- mortifera infettione , sette di quei Padri , e alcuni altri ritrouandosi di già prò
mia , lette Pa strati,e dall'istessa contagione talmente impediti e ritenuti nel Jetto,che in quel
dn muoioa di la misera Casa,perla tirannia della peste,non era rimaso alcuno, che potesse cor
peste.
rispondere aH'amoreuoIezza,e carità d j questo buon sèruo di Dio , aiutandolo in
quest'vltimo passaggio,come egli hauea caritatiuamente satto à tutti quegli al
tri , insino alla raccomandation dell'anima nell'vltjma agonia della morte ( con^
ciosiacosache quei forestieri , da cui fu fatta relation a' Padri , di tutto'l successo
della peste,l'hauean seruito ne'bisogni suoi corporali ) per singoiar gratia del Si
gnor Icfdio , doue mancò l'aiuto humano , il fauor dell'aiuto Diuino , sì conob
Il P. D. Gere be hauer mirabilmente supplito . Percioche,venendo egli alla sua fine , e cono
mia, venuto a) scendosi horamai vicino à spirar l'anima , per renderla al suo Creatore , e ver
la liu finccpu
/ingoiar diuo- gendosi mancar l'aiuto, che al ben morir si richiede , ritrouandosi in ceruello e
tione , racco di buon senno ( ilche rare volte suoi auuenire à coloro che muoiono di cotal
manda per se
steflo l'anima infermità pestilentiale) raccomandandosi da se stesso l'anima, e desiderando
3 Dio. le buono , e felice passaggio: con animo inuitto , e molto coraggiosamente chia-
maua in aiuto la Maestà Diuina , à cui con interno e sincero assetto egli
hauca tanti anni di puro cuore sinceramente seruito r E prendendosi viu
Crocifisso in mano, con volto tutto lieto gli raccomandaua cordialmente.-»
e assettuosamente l'anima , pregando la Maestà sua , che la riceuesse in luo
go di salute , E conoscendo, e dicendo, ch'ell'era in procinto di separarsi, e far
partenza dal corpo , con quella singoiar fidanza , eh' egli hebbe sempre nel
la misericordia di Dio, e con quelli costanza, che dalia Maestà sua gli fu!
1-
DePadri Cherici Regolari. Cap.40. j 1 47
l
somministrata in quel1 punto ;. alla
-il . clemenza
„i e„ benignità
1 : sua.. , affettuosamen
_ nr r I
te la raccomandaua . E poco dopo,in breuissimo spatio,pagando il debito alla_>
naturala sua benedetta anima si separò dal corpo i e passando ancor egli à mi
glior vita,la rese al suo Creatore.La qual tutta colma e carica di molti meriti, se
ne volò al Cielo,come d'vn Padre tanto buono,zelante, e religioso si può crede
rejC come fermamente credeano,c sperauano in quel tempo tutti coloro', i quali
hauean considerato la sua osseruantissima vita , ch'egli hauea nella Religione di
continuo menata j la qualopenione, con tanto maggior fondamento si può cre Esempio di sin
golar carica,
der per vera , hauend' egli con singoiar esempio di carità , stimato cosi poco la_, con pericolo
propria vita,espònendola per seruigio di Dio e aiuto dell'anime de' suoi fratelli, della propria
com'ei fece,aH'euidente e certissimo pericolo della morte . Per Jo qual saggio d' lalute procu
rar l'altrui.
ardente carità,si può ageuolmente sperare,che Nostro Signor Iddio , largo rimu-
nerator dell'opere de'suoi serui fedeli , gli habbia dato il premio e la corona., Il premio, che
che a'meriti della virtù sua giustamente conuenia ; hauendola egli guadagnata, si può sperare
c nabbia rice-
à sembianza di quei buon Sacerdoti,! quali(come si legge nel Martirologio Ro- uuco in ciclo
mano,sotto'l dì vcntotto di Febraio)pare,chc nel numero de gli altri Martiri pia PD. Gere
mia.
mente si comprendano,hauendo nel tempo della peste, in seruigio degl'istessi ap Riuetéfa por
pcstati,esposto le vite loro alla morte. Per la cui feruentissima carità,i fedeli Re tata a quei Sa
cerdo:i,che io
ligiosi di quei rempi,tencndogli in veneratione,vsarono di riuerirgli come Mar seruigio degli
tiri,si come scriue San Dionisio Vescouo d'Alcssandria,e riferisce Eusebio Cesa- appeirati.eli'O
riense; e come in simil occasione più diffusamente si diià appresso . Haucndo ad- lerole vite lo
ro aliamone.
dunque questo buon Padre, co tanto esempio di carità, lpregiata la vita propria Euseb. hi Ih li
in seruigio de'suoi fratelli appestati , ministrando loro in tutte le necessità, cosi 7. c. 16. Si 17.
Cap. 47.
dell'animccome de'corpi, si può piamente credere , che dalla Maestà Diuina_>
n'habbia riccuuto ricco premio e mercede,oItre à gli altri meriti delle molte vir
tù sue,degne d'ottimo Religioso. Imperoche, essendosi nella Vigna del Signo Virtù e meriti
re nentun'anno,moltofruttuosamcte e vtilmente affaticato, dappoiché egli si ve del P.D.Gere
mia.
stì dell'habito della Religione,sempre con profondissima humiltà, perfetta vbbi
dienza,e prontissima carità fra'suoi Padri e FratelIi,insino à morte conuersando,
fu sempre come vn chiarissimo esempio e specchio, di quelle e di tutte l'altre vir Esempio dell'
tù,che in lui singolarmente riluceuano , ma spezialmente d'vn estrema pouertà, estrema pnucr
ti del P.D.Ge
la quale si come da lui su sempre osseruata e caramente amata : cosi nella perso remia.
na sua si vidde sempre singolarmente risplendere, e massimamente sotto'l Ponte
ficato di Papa Paolo<^uarto. Percioche hauendo questo Pontefice conosciuto
Segretario e
la virtùje i meriti di cosi buon Religioso e seruo di Dio , per hauerlo appresso di Camerier se
I
se, chiamatolo da San Nicolò di Vcnetia à Roma , se ne volle sempre seruire in creto di Papa
Paold IY.
fino à morte,per Segretario de'più intimi negotij, e Camerier segreto . Ed egli
seruendo il Ponteficccon vera sincerità d'ottimo Religioso par suo, gli corrispo Sincerità del
P. D. Geremia
se sempre, non volendole la Santità sua restasse mar defraudata del buon con-: in seruigio del
tetto , ch'ella hauea della gran bontà e fedeltà di lui ; non hauend' egli mai ac Papa.
utamente hauuto altro fine,che la sincera seruitù dell'istesso Papa, riputandola
vnita co! ièruìgio Dìuino . Della qual cosa ne referirò vn sarto particolare,cioè
che non solamente egli stesso , come buon Religioso , e sincerissimo e fedelissimo
Riferisce libe;
seruìdore , riferì liberamente al Papa , quello , che dell'attioni de' Nipoti di sua rameute al Pa
Santità , e del proceder loro semplicemente intendea ( ikhc non gli era inhTn a pa i cattiui
portamenti
quelfhora peruenuto airorecchie)ma l'istesso Papa si seruì della persona del P. dcNipoti.
D.Geremia,pcr informarsi^ certificarsi della verità de'misfatti,ecattiui porta-,
menti de gl'ìstessi Nipoti,per proueder di conueneuole rimedio,comesua Santità
Il Papa priua
prudétem£te fece.Perciochc certificatosi per buon mezi cosi di lui, come ancóriaJ ti i Nipoti de
d'altre persone della verità del fatto, nó solamente priuòin Concistoro gristessijgti vitìcci loro
Nipoti de gli vssicij ch'eglino haueano alloraimanon ascoltando que,Cardinali>i|lò^ccliJl

= N che j
148 Historia della Religione

che s'accostarono à sua Santità pregandola per loro: tutti tre,cioè D.Carlo Car
dinale,D.Giouanni Conte di Montorio,e D.Antonio Marchese di Montebello ,
cacciò di Roma con le lor mogli e famiglie: e ordinando eh' andassero separata
mente I'vn dall'altro,in alcuni luoghi dalla Santità sua loro assegnati , volle che
ilor carichi, e gouerni dello Stato Ecclesiastico , fossero in altre persone impie
gati . Della verità di questo fatto , oltre alla certezza che io n' ho , potrà eia-
Gio.Battista_> lcun lettore , veder quello . che ne scriue nell'Historia de'suoi tempi Gio. Bat
Adriani testi
monia la buo tista Adriani Gentilhuomo Fiorentino nel libro 1 5. sotto sanno 1 s 5 8. Il quale
na e santa vi Scrittore,oltrealla narratione diquestofatto,facendo breue, ma honorata men-
tadelP.D.Ge
remia. tione del P.Don Geremiadi nomina con queste puntuali parole: persona di buo
na e di santa vita : come da tutti coloro,che seco dimesticamente trattauano,ò
per qualunque assarp il conosceuano , egli era comunemente riputato e tenuto
per tale , e ancora appresso ^ristessi Nipoti del Pontefice . Onde il medesimo
giorno che sua Santità era per passare à miglior vita,essendo venuto in Roma D.
Carlo Cardinale^ giunto in Palazzo,e di già arriuato infìno all' anticamera del
Papa , per visitarlo , e negotiare ; della venuta sua niun altro fece motto veru
Prudenza del no,!^ solo il P.Don Geremia gli si fece incontro coraggiosamente, e pregandolo
P.D.Gerernia, con buone maniere,e molto effkacemente,che non entrasse , per non perturbarla
mente del Pontefice,il fece alla fine tanto capace,ch'egli non saria stato à tempo
per ncgotiare,ma più tosto haueria recato perturbatione,e disgusto à sua Santi-
tà,che'ICard.Carafa,lasciatal'impresa,sc n'andò a' suoi affari, com'è detto so
Cap.17.
pra nella vita dell'istcsso Pontefice. Addunque mentreche questo buon Padre
stette nella Corte del Papa , della suasingolar pouertà(per tacer le molte altre
virtù , di cui egli era in quella Corte chiarissimo specchio ) questo particolare^
esempio ,fuquiui specialmente osseruato,che dopo quattr'anni e mesi, ch'egli
hauea al seruigio della Santità sua,nella Corte di Roma, in tal grado di seruitu
consumati,oue giustamente non gli potea mancar cosa niuna , che per la persona
sua,eglihaucsse desiderato e voluto: tuttauia,percioche volontaria e non forza
ta era la pouertà sua;in quell'istessa maniera se ne tornò à Venetia in S. Nicolò,
Casa della Religione,dopo la morte del Papa,cioè con quegl' istessi vestimenti ,
ch'egli hauea in dosso,quando chiamato dal Pontefice partì di Venetia per Ro
ma , non hauendo mai vestito di paonazzo,come gli altri della famiglia del Papa.
Rigoroso per E quantunque nella Religione fosse sempre per la persona sua,di rigorosissima a-
la persona sua stinenza,e nel vitto di singoiar parcità;nondimeno era insieme dotato di tanta.»
ma dilcreto
nel gouerno discretionc e giuditio,nel gouerno de'suoi fudditi,e fratelli , che quando gouer-
per le necessi naua le case dellafteligione,spogliandosi affatto del peso dell'Economiajà qual-
tà de gli altri.
cun'altro Padre di quella casa,ne commetteua in tutto e per tutto il gouerno.
La grauità e modestia in tutte le sue attioni era tale, che per quanto comuneme
te da'Padri fu osseruato in tanti anni, non si vidde mai se non vha sola volta sor
ridercene fu incontrandosi in S.Antonio di Milano,mentre egli era Proposto,coI
P.F.Mattia da Salò Cappuccino,suo compatriota,famoso Predicator di quel tem
Vigilanza alla po,moko buon Religioso e seruo di Dio.Era in oltre vigilantissìmo,in modo , che
meditatione ej
contemplano di continuo si Ieuaua ogni notte alcune hore prima che sonasse il Matutino , an
ne de' misterii corché fosse di complessione fiacca e debole; e questo stile continuò ancora nel
diurni •
la vecchiaia insino à morte/pendendo quel tempo si nella lettion de' libri sacri,
come nella meditatione e contemplation de'mistcrij Diuini,a'quali csercitij egli
era tanto assiduo e decjito,che leggendo,e meditando, e contemplando , la con-
templatione gli s'era fatta talmente cónaturale,che se ben egli staua in altri eser
citij corporali occupatomódimeno hauédo la cóuersation della sua mente in Cie
rhii.;j. lo, come dice S.PaoIo Apost.noncelTaua mai dalla méditation delle cose celesti.
Onde non è marauiglia, se le sue orationi erano eificaci,per ottener gratie ancor

per
De Padri Gherici Regolari. Cap.40. I 1 45

per altri. Deichc ne referirò vn sol caso particolare,che è il seguente.Mentreche


il P.D.Gio.Bàttista Solare, fratello de i Padri D.Cornelio, e L>. Gio. Francesco
(de'quali si dirà) era Cherico in S. Maria di S. Calimei'o,ritrouandosi vna volta
da intensissimo dolor di testa tanto noiosamente più giorni aggrauato,ch'egli no
vedea lume, nè potea vscir di cella, il P. D. Geremia Propostol' andò à trouare
quiui vna sera,mentreche si facea la consueta oratione,e mettendogli le mani in
testa, gli disse ncll' istesso tempo alcune brationi , pregando istantemente N. S.
per la sua salute , la quale primache partissc,subitamente ottenne. Era la sua con
uersatiorie semplice e schietta , e lontana da ogni compimento di cerimonia , ed
era di tanta maggior marauiglia in questo Padre , quanto egli era stato (come è
derto)intimo famigliare della santa memoria di Papa Paolo Quarto , in tutto'l
B tempo del suo Pontesicato,sinche venendo il Pontefice à morte,come buon seruo
di Dio,l'aiutò ancora à passar à miglior vita,come se detto con altre cose parti- Cap.17.ji.
colarijdelle sue religiosissime attioni. E auuengache fosse tale e tanto T odor del*
la bontà sua, che chiunque lo conuersauà,n'hauessesingoIar edificatione e gusto
.spirituale, nondimeno per non esser conia lunghezza noioso, ne referirò per fine
di questo Capitolo vna soia, ma degna testimonianza,cioè di Papa Sisto Quin- Papa Sisto V.
to,iànta memoria,da me stesso vdita. Percioche essendo andato dopo la celebra- commenda la
rione del Capitolo Generalc,nel mese di Maggio dell'anno 1 585* in compagnia bontà del P.D
Geremia.
d'altri Padri,per commession dell'istesso Capitolo,à baciare i piedi,e à rallegrar
ci insieme delsassuntione della Santità sua al sommo Ponteficato, e supplicarla-»
parimente à volersi degnare di mirare con occhio di benignità, sistessa Religio
ne,la qual tutta con affetto di veri serui, con le ginocchia del cuore prostrati a'
suoi santissimi piedi,chiedeuamo la sua santa benedittione , benignissimamente
ce la concesse . E questo vfficio fu commesso dal Capitolo Generale a' Padri D.
Innocenzo PalescandolojProposto di S.Paolo,fratello del P.D.Marco, del quale
Cap.ii.jtf-n
in varie occasioni si fa mcntione,P.D.Ignatio Poggiuolo , Proposto di S. Eligio
di Capua; P.D.Lorenzo Valent e,Proposto di S. Siluestro, e à me, il qual era al
lora Visitatore.E hauendo il Papa l'vfficio da noi fatto benignamente gradito,
rispose con parole di molta benignità,e domandandoci appresso, oue s'era cele
brato il Capitolojgli si disse,in S.Nicolò di Venetia . Replicò il Pontefice , che in
quel luogo mentre egli era stato neli'istessa Città di Venetia,vi haueua conosciu
tomolti Padri,di gran bontà e virtù,fra'quali hauendo del P.D. Geremiada Sa
lò fatta particolar mentione , e dimandando dou'egli era , gli si rispose , ch'era_.
morto nella peste di Padoua,essendoui da Venetia andato ad aiutar in tempo di
tanta necessità. Di nuouo sua Santità replicò,che le dispiaceua,che fosse morto
soggiungendo.ch'cgli era stato Padre di vita molto csemplare,con altre simiglia
ti parole,in lode dell'istesso Padre, esortandoci tutti paternamente, che volessimo
imitarlo nelle sue molto buone e religióse attioni. La qual loda essend' vscita_*
dalla propria bocca di questo Pontefice , che non solamente tenea di lui memo-
ria,ma l'hauea ancora in consideratione di tanto buon Religioso,e di molti meri-
ti,tanto più è degna d'esser tenuta in pregio,hauendone sua Santità spontanea-
tfhentc e di proprio mouimento,con parole di tanta benignità parlato.Ii qual con
cettó della Santità sua,è conforme à qucllo,che se detto sopra, ancora in altre*»
occasioni delle virtù,e religiosissime qualità di questo Padre. j Cap. 17.1t 40

N
1 Historia della Religione

Vacando l'Arciuescouado di Napoli, Papa Gregorio XIII. prone


de quella Chiesa con l'elettion di Don Paolo Arezz.0 Cardinal
' Piacenza , Cherico Regolare ; il quale non volendo accettare , la
1. Città desiderosa d'hauerlo , ne fa appresso al Pontefice singolare
istanza . Cap. X LI .
> *■"■•.
O I C H E Monsignor Mario Carasa,Arciuescouo di Napoli,PreIa
157* to per li moki meriti della virtù sua, degno di molta lode , hebbe__>
quella Greggia del suo Arciuescouado , vndici anni continui , con
Perla morte gran prudenza giuditiosamente ben gouernato, seruendosi sempre
di Moofignor
Mario fcaiafa nell'amminiilrationdi quella Ch.iesa,del maturo consiglio di quelle
vaca 1' Arciu. persone Religiose,le quali alsuoparere,eranole più graui,più intendenti, eie mi
di Napoli.
Altonlo Card gliori,à imitation del buon gouerno del Card. Alfonso suo predeceisore;vltiman
Carata Arciu, do finalmente i giorni iuoi,con dispiacere e dolor di tutta la Città di Napoli , <
di Napoli.
massimamente de'buoni ; quest'anno della nostra salute 1576^ dì 1 1. di Settem
bre passò à miglior vita . Onde vacando queir Arciuescouado per la morte di
questo nobilissimo Prelato, non neperuenne si tosto l'auuiio alla notitiadel Pon
tefice Gregorio XIII. che pensando à far prouision per quella Nobili/sima Chie
sa,di persona menteuole,la quale conia parola e con l'esempio della vita e vir
D. Paolo Arez tù sua fruttuosamente la gouernasse; e ricordandosi de'molti meriti di Don Pao
20 Ves. e Car loCardinale,e Vescouo di Piacenza,come molto informato del gran frutto eh'
di Piacenza,e- egli hauea fatto in seruigio di quella Chiesa; e sapendo specialmente quanto e
letto Arciues.
di Napoli. gli foste grato alla Città di Napoli,cosi per li pub] ici gouerni , da lui con fingo
lar integrità di giustitia,quiui esercitati,come per l'honorata Ambasceria, in ìer-
uigio dell'istessa Città,alìa Corte del Re Cattolico , da lui fedelmente e felice
mente fatta, e particolarmente della molta edificatione e odore , dall' isteslb co
me buon Religioso lasciatoui: che deliberato di volerlo in cotai gouerno impie-
gare,nel prossimo Concistoro,chefu a'dicianoue di Settembre,mentreche l'istes-
b D.Paolo,attendendo alla residenza del suoVescouado di Piacenza,se ne staua
Elettion del tutto assiduo alla cura di quell'anime; l'elesse Arciuescouo di Napoli. La cui e-
Car. di Piaceri
za,all'Arciue- ettione,satta di spontanea volontà,e di proprio mouimento del Pontefice,che_^
Icouado di Na nel gouerno della Greggia di Christo, è mosso dallo Spirito Santo ; da alcune__>
poh m il le r lo
ia. pedone spirituali e pie,fu estimata misteriosa.Conciosiacoiache,essend'ella stata
"atta dal Pontefice à di dicianoue di Settembre, nel qual giorno la Chiesa di
s Genna.oPa[Napoli,anzi l'vniuersale,celebra la festiuità del glorioso Vescouo e Martire San
idrone e Protêt 'Gennaio,iI qual è particolar Auuocato,Protettore,e Padrone dell' ist essa Città ,*
tárdiClla olii'0 ta^ vaGáza,hauea per quella sua cara Greggia,cosi da Nostro Signore, questo
ta i . jp0i'- ; ott|mo pastore impetratOjCome etiandio l'isteiTo Porttefìcejcome Vicariodi Clxri

Il Card.di Pia sto,à qucll'clettione internamente mosso.Ma il Card.di Piacéza, che come humi
cenza da gli lissimoseruodi Dio,nó meno alle Degnità della Chiesa, che à glihonori e Gradi
ihonori>c de
diti, fi ritirò di questo módo,si rese sempre difficile,có quell'innata humiltà , che gli su sempre
mpre. ; inogni sua attione connaturale;si come mentreche egli era priuato Religioso, di-
Iettandosi oltremodo della quiete della sua cella,e deH'Qtio.dolcissjmp 4eTuoi sa
cri studij,fece sempre resistéza,non solamente alle Degnità Ecclesiastiche , ma e-
tiandio à gli honori téporali di questo mondo,nÓ consentendo mai di metter le ma
zìi in simigliárimaneggi,sinchc da gl'istessi Pontesici,nó era col precetto dell'vb
bidienza forzato;cosi al presente attendendo alla cura dellasua Chiesa diPiacé-
za,oue col precetto di Papa Pio V.egli era stato già deputato , non consentì mai!
in guisa veruna, di voler quest'altra Degnità della sua Patria accetrare,nèj

t ' ' dalla


i

De'Radri Cherici Regolari. Cap.4 1. l%1

dalla iiia prima Sposa licentiarsi, peraccostarsi à quell'altra,di maggiòrprcgia,


sinche dall'istesso Pontefìcc Gregorio XlII.non glifu comandato.Onde la Città Città di Na
poli, dell elet
di Napoli', nonhebbesitosto compreso l'animodi Don Paolo , csser tanto lon- tion del Card.
rano , dali'acccttar quel goucrno ,• che si corne dels elettion fatta da nostroSi- à quella Chic
iommamentc
gnore3ncIla persona di iui j s'eraTommamenteallegrara, ringratiando la Maestà contenta .
di Dio, d'esserestata,di cofi buono,anzi ottimo ezelantissimoPastor proueduta:
coíì sentendola rifolution di Don Paolo, aile sue voglietutta contraria, ne rcstò
oJtremodo dolente e affîitta.Ondehauëd'ella giàprouatoper li tempi addietro,
]'inchir.atione,e natura di D.PaoJo csser tale,che nelle Degnità,non consentiua
B mai,in guisaveruna,dimetterle,mani,senó perforza,cioè quádo,e douelasupre
ma vbbidiéza il forzaua.-preserisolutionediscriuernesoIlecitamentealPapa. E Gli Eletti di
Napoli l'críuo
dopo molti ringratiaméti fattì à sua Santità,che senza alcun mezo di fauor òidi no al Papa >
prcghiere,di sua spótanea voIontà>come mossa solaméte dal Sig»Iddio,si fosse de per hauer il
Card. di Pia
gnata di farprouiíìon per quella Chieía e Città,di cosi buó Capo e Pastore>cbe cenza loio Ar
nó hauerebbe mai hauuto ardiméto di richieder sua Santità,di cotata gracia : la ciueicouo .
pre^aua istantemente, che nÓ cóíèntisse in guisa veruna^h'ella íe fosse^ò impedi
ta, o ritardata, ammettendo Iescuse,ela resistenza à taie esegutione, fatta dal
Card.di Piaccnza,à cui,per sua íìngolar modestia,nOn sarieno mancâte maleeap
parenti cagioni per iscusarsi,sottraendosi dall'accettare simig'iânti carklii , t
Degnità. In questo medesimo tenore , gli Eletti délia Città di Napoli scrissero
dfica'ciíïimamcntealPontefíce;eperaHîcurarsÌ d'hauer buon mezi appresso à
sua Santità , per questa gratia più íîcuramente ottenere ; scrissero altre quattro
Ictrcreà quattroCardinalijcioè àFiIippo,Cardinal GuastauilIano,e à Filippo Gli Eletti scri
Buoncompagno Cardinal San Sisto Nipoti amendue desPontesice,il primo nz- uono á quat
tro Card.
rodiSorella, edi Fratello il secondo ,- à Scipion Rebïba Cardinal diPisaje à
Giulio Santorio Cardinal Santa Seucrina,«supplicándo eiaschedun diloro,che
si voiessero degnare di far ogn' opéra col Papa , onde la^gratia conceduta alla_rj
D Città di Napoli , dell'elettion fatta nella persona del Cardinal di Piacenza per
quella Chiesa,restando stabile e ferma,non fosse lor messa in compromesso,cono
lcendosi massimamente da Cotale elettione , fatta dal Pontefice per istinto -dello
spirito Santo , non meno I'honore,e la gloria délia Maestà Díuïna,che J'vtiiitàidii
quella Chiesa^'l frutto dell'anime di tutta quesla Greggia , douerne manifesta
mente succedere. Scnsse similmente vna lettera, à Gio. Francescodi Gaeta, no Gio.Franceíco
bile Napoletano : aííìneche, trouandosi egli per altri astari in Roma , présentasse di Gaeta , prr
le lettere ,facendoper la spedition buon vQìcio.EtuttoquestonegosiOjappresso1;^ la cauía délia
ittà .
la Corte di Roma,non fu maneggiato , senza il beneplacito e consentimento del'
Marchese5di;Mondejar,ailora Vicerè del Regno di Napoli,E ruwe le- lettere, che Marcìiefe di
per qualunque negotio,col consentimento del Vkerè,da gii Eletti si scriuonome' îvlondejar Vi
cerè di Napo
publici Libri delI'Archiuio di San Lorenzo , tosto si registrano , da' quali , io ho li.
cauaroquesteletrere , e ftdelmente ricopiaté, pifendomi di'douerne lasciare in
quest'Historia la copia,cosi per chiarezza délia verità,in questo caso particolare,
corne per sodìsfattion del lettore,se alcun vifarìl c'habbia gustòdi leggeîUel T
•" • '• " »'■.*■*'."■ • ' ■ •v*r
- - -Copia délie lettere cella Città di Napoli , poco di soprd accennatcVI : u
Atetgo
A sua Beatitudine

Santissimo e Beatissimo Padre .

Elamano,cIapennapotesse inticramente sempre spiegare i concetti dell' cîítádiNapo


animo , òpureselalingua humana fusse mai bastante da lodar à picno l'al* lú ai Papa
tezza
Historia della Religione
'ï2
tezza dell'opere di Dio,pernon esser ingrata de'riceuuti benefici) , non sarebbe
certo cosi difficile il potere esplicare à V. Beatitudine il sommo gaudio, e infini
to contento di tutta questa Città per la nuoua elettionc di Monsignor lliustrissi-
mo di Piacenza per suo Pastore , degna certo non meno d'alto giuditiosuo,
con chemarauigliosamentead eterna sua lode gouerna tutto il Monde; che de i
gran meriti di quel Signore , le cui rare qualità e singoiar virtù l'hanno satto
sèmpre desiderabile à tutte le genti.-ne anco sarebbe cosi malageuole à ritrouar
parole per poter lodar prima,come si conuerrebbeja Maestà di Dio, che s'haue
degnato dal Cielo inspirare à Vostra Beatitudine , che è suo Vicario in terra,
senz'altre nostre preghiere» che non ardiuamo già di dimandarle cosi gran cosa
di prouedere d'vn tal Pastore questa Città,e render poi quelle gratie,che da noi
si possano maggiori, per cosi gran benefitio , e segnalato sauore,che fuori d'ogni
nostra speranza l'è piaciuto di fare . Ma non potendo la bassezza nostra sodisfare
in eterno ad vna fola minima parte deli'obligo grande che le dobbiamo hauere
tutti per questo essetto, ci bastarà solo appresso di lei quel picciol segno d'animo
grato per supplire oue vengono meno tutte le forze humane , con supplicarla di
nuouo , che non voglia sossrir per niente ,.che questa singoiar gratia , che_;
hora ne ha fatto ne sia impedita > ò pur trattenuta in modo alcuno per parte del
Cardinale,à cui non sogliono mancare scuse mai per sottrarrà cosi fatti pesi-:
mahaucdogli occhi al voler Diuino,che miracoloiàméte l'ha desegnato allo gò
uerno di questa Chicsa,aH'intiera sodisfation di tutti noi altroché godiamo esser
cómessi alla sua cura,alla saldezza e fermezza,debbono hauer sempre le gratie ,
li fauori suoijresti seruita costringerlo» quâdo cosi bisognasse col suo precetto, co
me se anco la felice memoria del suo Predecessore, ad accettar volentieri questo
carico à gloria di Dio, e benefitio nostro cómune,& noi serbando perpetua me
moria di questa gratia > non cessaremo mai di pregarli dal Cielo lunghissimi, e
felicissimi giorni per la salute di quel Gregge , di cui ella s'è mostrata sèmpre ot
timo e vigilantissimo Pastore , Restiamo tutti con le ginocchia chine, bacian
doli li iantissimi , e beatissimi piedi , bramando da lei con ogni diuotione la san
tissima benedittione.Da Napoli il di 1 3 . d'Ottobre 1576.
Di vostra Beatitudine
Humilissimi,e deuotissimi íèrubchç isuoi Santissimi piedi basciamo
li Eletti della sidelissima Città di Napoli. Gio. Vincenzo Pignone ,
-Vespasiano Carafa de Malitia,Loise della Marra, Gio . Vincenzo de
Ligorio,Vincenzo Brancaleone.

A tergo. . All'Illustrissimo , & Reuerendissimo Signore osseruandissim» .


il Signore Cardinale Guastauillano .

Illustrissimo ,& Reuerendissimo Monsignore

Letrera della IL sommo valore , e la grancje autorità di V.S. Illuftriss. che nasce dal merito
Città di Napo singolare delle sue rare virtù,farebbe ben potente ad ottenere ogni gratia da
li al Car. Gua sua Beatitudine. Hor quanto maggiormente potrà da lei impetrare, che quella s*
ftauillano .
è degnata già farne,mossa tanto più dall'istinto delIoSpirito Santo che la gouer-
na,che da se sola habbia il suo solito effetto , e non ne sia impedita , o trattenuta
in modo veruno . Ecco che tutta questa Città se le fa incontro ; e si come non_»
haue sperato mai poco del suo benigno fauore , cosi laisupplica già che le giuste
domande sogliono dare maggiore ardire a'Seruitori di ricorrere à i loro Patro
ni, che poiché con somme preghiere haue impetrato dalla Dwina protlidenza
riHustrissimo,& Reuerendissimo Cardinale di Piacenza per suo PastorO »
De' Padri Cherici. Regolari. Cap.4 1.

& la Beatitudine di Nostro Signore quasi presaga di questo commune voto , <5e
desiderio di tutti ce 1' ha concessq,vogiia interponere tutte Je sue parti à sine che
habbia presto à godere della sua speranza ; poicia che si consida tanto in yostra
Signoria lllustrisfirna,che con la intercessione sua potente , & efficace , non potrà
riuscir vano questo suo desiderio , se ella farà di modo appresto sua Beatitudine ,
che non sia dato orecchio aJl'escusatione del Cardinal e,che secondo il suo solito
và sempre fuggendo cosi fatti pesi,mà resti stabile e sermo il beneplacito diDio,
$c Nostro Signore . Il che facendo non solo ne le restaremo tutti con obligo per
petuo , ma anco dal Cielo ne riceuerà quella eterna mercede, con che sogliono
essere premiate simili imprese à gloria dj Dio,e beneficio dell'anime.-Con questo
restiamo baciandole le mani,supplicando!a che s'ella giudicarne possiamo cosa
B alcuna in suoseruitio, che ne commandi. Da Napoliliij. d'Ottobre
D.V,S .Illustrissima , e Reuerendissima .
Aifettionatissimi serui
L'Eletti della fedelissima Città di Napoli Gio. Vincenzo Pignone,
Vespasiano Carafade Malitia,Luisc della Marra, Gio. Vincenzo di
Ligorio, Vincenzo Brancaleone. ■

L'altre tre lettere , fon tutte non solo dell'istesso tenore, ma mutati solamente
i nomi e cognomi delle persone, con ristesse parole distese,cioè .
Il medesimo giorno ,1'istessa lettera al Signor Cardinal San Sisto .
Il medesimo giorno, l'istessa lettera al Signor Cardinal di- Pisa . '
Il medesimo giorno , l'istessa lettera al Signor Cardinale di Santa Seuerina .
Cosi si ritrouano queste lettere , ne'libri dell' Archiuio deli'istessa Città , in San
Lorenzo puntualmente registrate. Onde , per non dir che gli Scrittori,habbiano
hauuto penuria di concetti e di parole, scriuendo à personaggi di tanta qualità ,
e di negotiotale: bisogna dire, che la fretta ne sia stata cagione.

All'Illustre Signore,U Signor Gio.Francesco di Gaeta • f.'ii


. ■.. * • . '«..: . i .•' / •••• ' '
Illustre Signore» , . '. :

SCriuemo à Sua Beatirujdine supplicandola che ci faccia grada non amettere 1 Letrera de gli
scusa alcuna afy' Illufaiffimo Cardinal d' Arezzo S già che ci ha fatta.* fletti T.çf«îs
grana darcelo per Pastore » E di più scriuemo à quattro Cardinali , cornea Gaae°t"sco il
ViS;vederà dalle date di dette lettére,che ci ha parso de incómendare il nego-
tio che V.S.in nome di questa Città sidelissima contegni le lettere à sua Beatitu
dine, & al li Illustrissimi Cardinali,^ sollecitare ilnegotiocon la caldezza solita,
che luole trattare i negotij di questa Città,& restamo prontissimi al suo seruitio.
Da Napoli li 13.d'Ottobre 1576. . , • >
. Ai comando di V. S. L' Eletti della Città di Napoli.
Marius Paganus prò Secretano*
;:;u : y .1 -
If4 Historia della Religione

Dopo tanta resistenzajfattaaU'Arciuescouado di Napoli, Don Paolo


Cardinal di Piacenza,con vn Breue Apostolico , forzato ad accet
tarlo , mentreche preso il poisesso di quella Chiesa , come buon
Pastor la gouerna } morendo lascia di se grand'odor di santità
Cap. XLII.

1576 N questo mezo , essendo state presentate le lettere , per man di


Gio.Francesco di Gaeta, cosi al Ponrefice,come a'quattro Car-
II Papa dell* dinali,Papa Gregorio ottimo Pontesice,veduta la Città di Na
vnion delli
Città di Napo poIi,neiramore,eassetticn del Cardinal di Piacenza, tutta di B
li, nelPjffet concordia vnita , e sopra ogn'alrra cosa,deiristelsa vnione tanto
tion del Card, conforme all'elettione, da se steifo spontaneamente fatta , e nel
di Piacenza si
compiace. publico Concistoro publicata, sommamente compiacendosi 5 essendo massi
mamente informato dell'ottimo goucrno, e degli vfficij di buon Pastore , da lui
fatti nelVescouado di Piacenza:si deliberò,nó ostante la resistenza già fatta non
ammettendogli scusa alcuna,nè menádogli buona,veruna delle sue ragionijche
Il Pana comá
da al Cardi l'elettiongià fatta, in ogni modo l'effetto suo sortisse. Onde fatta l'elpedition
nale che si trai d'vn Breue, suggellato ( com'è vsanza ) sotto l'anello del Pescatore ; ordinò al
ferisca allafua
Chiesa di Na. Cardinale,che lasciando da banda ogni scusa,non facesse più alla vocation della
poli . Maestà di Dio e volontà della Santità sua resistenza veruna.-ma all'vbbidir tutto
próto,il più tosto che fosse possibile,si mettesse in assetto,per lo viaggio di Roma,
per auuiarsi quinci,a!la volta della sua Chiesa di Napoli,alla quale egli ei a stato
IlCard.D.Pao eletto Pastore.Onde hauédocópreso il Card. D. Paoio^per questo Breue, la de
lo, si mette in
viaggio alla_- liberata volontà del Papa,come buon soggetto auuezzo nella Relig.il quale tato
volta di Napo era alla potestà- Superiore vbbidiente, quanto in se stesso humile,si mile tosto in
li. viaggio,allavolta di Roma.Donde,dopo i soIiti,ma breuissimi cópiméti di visite,
in pochi giornispeditofi,e licentiatosi dal sommo Pontefice, riprese tosto e senza
Entra sempli* indugio,iI viaggio verso Napoli. La quaIe,ancorche hauesse desiderato, per far
cemenre>e feu qualche dimostratione , etiandioneXffobiaîiríiHi suori,deH'affcttionc e amore J
za pompa in
Napoli . ch'ella portaua à cosi buon Pastore , riceuendolo con quella honoranza , che_;
giustáltîcrtte gli si doùea,ch'egli hauesse fattor( com' è vsanza ) la solenne entra-
ta,pigliando il possesso del suo Arciuescouadoj nientedimeno,volendosi egli go- D
uernare, in questa publica,come in tutte l'altre sue prìuate attioni , secondo il
consueto istinto della sua innata,e cónaturale humiltà,degna di buono,e ben' ha
-bituato Religioso quale egli era,fuggcndoogni forte di pompa, entrò nella Cit-
Lfà'jál principio di Nouembre , in su la sei a,per ischiuarc ogni honoreuole pompa
che gli sarebbe stata fatta; e quasi come persona priuata,con gl'istessi fornimen
ti da viaggio, cioè co'semplici sliuali, e col feltro, per la più diritta , se n'andòà
smontare,al suo Palazzo deH'Arciuescoùado. Ma non fu tanto semp^ccjepositi-
ua questa sua entrata * ch'egli non foste incontrato , ticeuuto , e accompagnato
da vna nobilissima Caualcata,ccsi di tutta la principal Nobiltà , come del rima
nente del popolo , e Cittadináza dell'istcssa Città,la quale non hauendo potuto
fare tutta quella dimostratione 4 £tì'ella douea e desideraua ; volle nondimeno
nel miglior modo che fu possibile,dimostrar l'assetto ch'ella portaua à cosi buon
Fa l'entrata in Pastore,da lei sommamente desiderato , e singoiarmene amato . Dipoi la matti-
fa°ìua chi na ve8nentc» dando felicementcj>rin.cipio aliai cura e gouerno delle sue anime î
"'Jin guisa di buon e vigilante Pastore, con sodisfationc e allegrezza di tutta la
Cittàjla quale come suo Capo e Pastore vniuersalmente l'amaua,si lasciò pubi
camente vedere?faccndo l'entrata in Pontesicale ,cioè in habito di Cardinale»
nella

1
De Padri Cherici Regolári. Cap.4 2.

nella sua Chiesa: oue con infinito applauso , e allegrezza di tutta quella Città
fu amoreuolmente, come Padre raccolto, e come amoreuolissimo Pastore,neI me
zo della sua cara Greggia , anzi come Angelo, che dal Cielo fosse stato manda
to , honoreuolmente riteuuto . E con quell'ardente zelo , eh' egli hebbe sempre
della salute deirannne,alla sua cura commesse ; hauendo dato buon principio à Buoni e scelti
quell'amministrationc,fu tanto diligente nella prouision di buoni,e degni Mini- ministri , del
Card, di Pia.
stri,atti al buon gouerno di quella vigna; che fra gli altri , da lui scelti , e mena cenza.
ti seco dalla suaChiesa di Piacenza,tre di loro , ne furono eletti,alla Degiutà-? e
gouerno di tre Veicouadi, cioè Monsignor Gasparo Sinngardi , suo General Vi- Gaspaso SirÌB
cario,aJ Veicouado prima della Ripatransona,c poi di Modona: Monsignor Gio gardi .
seppo Mascardi che fu fatto Vescouo di Mariana in Corsica,il quale ha composto
B e mandato in luce,vn opera de probationibus,in tre Voluiru,non meno vtile che Gioseppo Ma
dottare '1 Conte Girolamo Bentiuogli, assunto al Vescouado di Montesiascone . scardi,. ,'.t
Conte Giro:
11 quale fu successore d'Alesandro Cardinale Sforza,e predecessore diPaolemiV lamo Bencjuo
lio Zacçhia Cardinal San Marcello . Alcuni altri ve n'hauea delj'istessa sua fa- gli. .
miglia,i quali ancorché non sossero à Degnità veruna assunti;tuttauia furon perr
sone molto meriteuoli 9 e non solo per merito della bontà loro , ma etiandio per
lettere segnalati > come Scipion d'Aftiitto , dottor dell'vna e dell'altra legge , il
Scipion d' Af
Padre Maestro Gio.Batista da Gubbio Agostiniano, suo Teologo, il qual Padre, ditto .
era in tanta opcnione , che da Papa Gregorio XIII. fu nominato al Generalato di Maestro c\o.
quell'Ordine, con due altri dell 'ìstessa Religione : Nicolò Mortone Inglese, eh' JjJ?*-d*ub
era stato Penitentiero di S. Pietro , primache quella Penitenzeria , fosse data da ( Nicolò Morto
Papa Pio V. a'Padri della Compagnia di Giesù , per maggior feruigio Diuino , i A^Jsjf^0'
e'1 Padre Alessandro Boria, Sacerdoti amendue di grandissimo spinto, carità, e ; porla.
talento;con altri buon soggetti , i quali in compagnia di questi,egli hauea nella
sua famiglia . Oltre a'quali , si seruiua similmente d'alcuni altri ministri, ch'egli
hauea nell'istessa Città di Napoli ritrouati, i quali non molto dopo , perii meriti
della bontà e virtù Ioro,furono dalla santa Sedia,reputati degni d esser assunti, à Paolo Tasso, e
Carlo Bald' no
diuerse cure Pastorali ; come fu particolarmente Paolo Tasso , e Carlo Baldino , Arçiuescoui
amendue Canonici della sua Çatedrale , il primo eletto Arciuescouo di Lancia " ■ !. -
no , e di 3orrento il secondo , tacendo di molti altri che Jo meritauauo .
- Onde j quantunque il Cardinale fosse sicuro , che dalla prouision di cosi buon
D
ministri , non potesse seguir nel suo Arciuescouado , se non vn otrirr o gouerno ,
nell'amministration della giustitia; nondimeno per quel buon zelo , ch'egli heb
be sempre,della sua cura, e carico di coscienza, non si fidando della sua pruden
za, e giuditio proprio , neH'elettionde'ministri; si come egli haupa particolar
auuertenza,di fare spedir le cause,con quellla sollecitudine, che giustamente si
richiede : cosi procurando il beneficio di i ciascheduno, volea che si prouedesse ,
con egual diligenza,che lepartinon patissero danno veruno. A questo n~ne,per
saper le cause,che alla giornata si trattauano; di tutto quello che nuouaméce oc-
correa, due volte il giorno ? yolea esser dal suo Vicario General informato : cioè
la mattina dopo pranzo, facendosi ragguagliar di quel ch'era successoral gior
no pafsato,insin'à queH'hora,e la fera dopo ccna;ricercando particolarmente , se
v'eran sopraggiunte querele di delitto alcuno , ouero seguita carceration d'al
cune persone; e finalmente di tutte le speditioni, in quel tempo fatte,volea esser
minutamente informato. E dimostrando in simili occasipni,che per iscarico dell'
vfficiofuo,àIui appartenea cotal diligenza vsarc ; solca spesse volte dire ( com'è
vero ) Episcopus tenetur prò \icario , in vtrpqueforo .
E auuengache nelle consuete Congregationi\chesi faceuano per Io stato, e
buon gouerno della sua Chiesa , non mancasse d'interuenire; nondimeno in quel
le specialmente, nelle quali si trattauano le cause appartenenti al Santo Vfficio ,;
ancorché
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t56\ Historia della Religione
"I
ancorché egli , si trouasse perla sua Diocese,ci voJea esser sempre presènte . E si A
come generalmente, tutti gli altri Processi volea per sestesso vedere i cosi
molto più particolarmente quelli dell'istesso Santo Vtficio . E come buon Reli
gioso Claustralejch'egli era stato,si come era molto caritatiuo delle Monache , e
desideroso del buon gouerno de'Monasteri i cosi fu sempre molto zelante della
lor buona e religiosa osseruanza Regolare . Onde hauendo dato principio alla
visita de' Monasteri i trasferì le Monache di S. Arcangelo , da quel Monastero
(come nel Capitolo della sua vita, più distintamente si dirà Jk imitation di quel
Cad.a?.' 10 , che in altra occasione, hauea facto Alfonso Card.Carafa , del Monastero di
S.Festo,ealtrijCome similmente fece appresso l'Arciuescouo Anibale di Capua,
Card, di Pia
cenza , primo del Monastero di S. Maria d'Agnone .
Arciuescouo Dipoi permetter qualche freno a licentiosi e difcoIi,che senza ritegno corron B
che mette in precipitosaméte al male, Iasciádosi scorrere per la soucrchia sensualità nel vitio ,
vso l'osseruan
M de'Casi ri fu'l primo Arciuescouo, che mettesse in vso in quella Girtà e Regno,labuon'os-
sentati in Na< seruáza de' Casi reseruati à se stessojsi come ancor nella Lombardia,il primo fu il
poli.
B.Carlo Card. Borromeo. E per buona prouision di questa lodeuole osseruanza,
elesse ancora alcuni Penitentieri Maggiori e minori , distribuendogli non solo
nella suaCatedraIe,ma etiádio in alcun altreChiese,di varie e diuerse Religioni.
La qual ottima osseruanza, de' casi riseruâti, ancor dopo lui da gli altri Arciue-
scoui suoi Successorie stata continuata, si come ancora il vigilantissimo Arciue
OttanioCard. scouo , Ottauio Acquauiua degnissimo Cardinal di Santa Chiesa, infino al pre
Acquauiua . sente l'osserua .
C
Ma mentrechecon infinito spirito, e ardente zelo della salute di quelle sue
anime , egli attendea all'amministratione e gouerno della sua nobilissima Chie-
sa,c procurando sollecitamente, con singoiar vigilanza , e senza riipiarmo delle
sue fatiche ,1'honore e riputatfone di cosi nobile e degna Sposa,tutte le forze di
quella sua vltima vecchiaia,in beneficio e salute delle sue anime amoreuolmen-
II Cardin. D. te spendea : appena egli era viuuto vn anno e mezo, nella residenza della sua_,
Paolo passa à Chiesa; che volendo nostro Signore Iddio,come giustissimo Giudice, e dispensa-
miglior vit».
tor di quella Corona di giustitia, che si promette à coloro,i quali in questa vita
Iegitimamente combattendo, l'hanno giustamente guadagnata , i molti meriti ,
dell'Eroiche e gloriose attioni , di questo suo fedelissimo seruo rimunerare , il
chiamò afe steslo, rimanendo quella Greggia cosi tosto priua di sì buon Capo e
Pastore. Percioche essendosi infermato à morte,poiche con quello spirito e diuo-
tione,ch'egli hebbe sempre in questa vita, con buon conoscimento , hebbe preso
11 Santissimo Viatico e l'estrema vntione,ch'io gli ministrai di mia propria mano,
a' 17. di Giugno dell'anno 1 578.edeiretàsuaé7.santamétemorendo,rese l'ani
ma al suo Signore , lasciando nella sua Chiesa , con infinito desiderio di sestesso,
grand'odore j e oppeniondi Santità, come nel seguente Capitolo della sua_,
vita diremo.

-
• »

Della !
De Padri Cherici Regolari. Cap.43.
1 J7

Della vita e costumi di Don Paolo Arezzo , Cherico Regolare ,


Cardinal di Piacenza , e Arciuescouo di Napoli ; dell' attioni e
imprese fatte da lui , cosi nel mondo , come nella Religione :
e de gli Vfficij e Degnjtà nell' vno e nell'altro stato , da lui infino
à morte ottenute . Capt XL 1 1 1 .

S S E N D O nato Don Paolo Arezzo Cardinal di Piacenza_i,


Nascimenti»
B l'anno della nostra salute 15 n. e chiamatosi al battesimo Scipio del P.D.Paolo
ne , poiché nella sua pueritia, secondo la capacità e conditione
di quell'età ben alleuato , egli hebbe atteso all'csercitio delle puli Esercitio del-
e lettere hu- ,
te e belle lettere humane ; all' età più capace dell' adolescentia , e inane. ^
della giouentù peruenuto si diede allo studio,cosi della Ciuilc, come della_.
Canonica legge: e in quello nella Città di Napoli piuche mediocremente eser- Studio dell'v-
citossi . Nella qual professione, facendo egli in breue tempo al mondo conoscere, na e dell'alci a
legge.
l'acquisto già fatto,con infinita gloria e lode della virtù sua,nell'istessa Città pu
bicamente s'addottorò.E per non metter tempo in mezo,frala prattica e la teo S' addottora
rica della scienza acquistata , egli attese per qualche spatio di tempo all'eserci- in Napoli.
tio dell'Auuocato,e hauendola mira dell'intelletto suo à maggiopcose, e desi Attende all' e-
deroso particolarmente della notitia della Teologia morale : spendea qualche»*» (ercitio dell'
Auuocato .
parte diitempo,nello studio di quella scienza,facendosi leggere dal Padre Mae
stro Fra Girolamo Panormitano, dell'Ordine di San Domenico,nel Conuento di Studia la Teo
logia.
Santa Caterina à Formeilo , della Prouincia di Lombardia , huomo non meno Fr.Girolamo
per la bontà della vita , che per la sufficienza della dottrina,in quei tempi molr Panormitano
Teologi. -
to famoso . Nella qual occupatione intercenendosi, mentreche come vago della
sua quiete, e dell'otio delle lettere desideroso molto , lasciando à poco à poco Si ritira dall'
quei Tribunali , dall'esercitio dell'Auuocato, s'era in tutto e per tutto ritirato ; esercitio dell'
ecco che alla Corte dell'Imperador Carlo Quinto ( gloriosi memoria ) senza sua Auuocato.
saputa l'anno 1550. fu fatto Consigliere del Consiglio di Santa Chiara di Na Consiglierdcl J
poli . Del cui carico,haucndo riceuuto il Priuilc^io , la Maestà Cattolica con Consiglio di
S. Ch'ara di
D infinita lode seruendo ; in tanto fece insieme l'vfficio di Giudice criminale della Napoli, e Gita
gran Corte della Vicaria , com'è vsanza,chefra'Giudici del Criminale , sempre dice del Cri
ne siano due , de'Consiglieri di quel Consiglio , i quali di tempo in tempo, à be minale .
neplacito del Viceré di quel Regno , dal Consiglio in Vicaria, scambieuolmen-
te si mutano . Nella cui amministratione, procedendo egli non solo con molta
integrità, ma anche con seuerità e rigore , nella punitione e gastigo delle tra
sgressioni e delitti che lo meritauano ; come da altra parte, con pietà e com
passione, nelle cause, che cosi richiedeuano : nell' vfficio che gli fu imposto,
diede intera sodisfattione, e sempre lodeuolmente esercitollo. Ehauendo ha-
uuto similmente la sopra ntendenza nel gouerno della Chiesa,e luogo delle Zitel
Soprantendé-
le orfane di S.Eligio dell'ideila Città di Napoli,Ia quale dal Viceré di quel Rea za nel gouer
me si suol sempre commettere à qualcuno de'Regij Vfficialiratteseà quel gouer no di S.Eligio
no con tanta carità , prudenza, e diligenza ; che quel Principe , il quale in
quel carico l'hauea occupato, non restò della buona espcttatione che di lui
hauea,e delseruigio suo, in minima parte defraudato . Il quale vfficio, io
ho veduto essere staro commeslo da' Viceré di quel Regno , ad alcun' al
tri Vfficiali ; i quali hauendolo abbracciato con grande amoreuolezza_. ,
e con simile sollecitudine e prudenza esercitato , e con buon gouerno am
o ministra-
1 5-8 Historia della Religione

^"fo di S? m^ftrat0 : ^ono ftat* buoni istrumenti ; onde questo luogo, caminandodi
' ^ ° bene in meglio, è stato in pochi anni, molto migliorato e accresciuto. 11
Cesare Vitelli ' cire s e manifestamente
" -
veduto sotto'l " Gonfigli ere Cesare Vi
gouerno del
Consigliere.
Cap.Jf. telli ( come di sopra è detto ) € ancora ne gli anni che n'hebbe la mede-
Vincenzo de 'sima cura , il Consigliere Vincenzo de Franchi , seguendo nell' istessa so
Franchis. CÓ- '
fgU,eVe.ePre^iPt'antendcnza , etiandio quando fu Presidente del Consiglio di Santa Chia-
fidente. |ra innVà morte, come similmente, è stato con prudenza ben árnminîstráto ,
FuIuìq di Co sotto'l presente gouerno di Fuluio 'di Costanzo , Marchese di Coroleto , De
stanzo, Mar cano del Regio Collaterale, poiché egli tornò dalla Corte Cattolica , Reg
chese diCoro-
le.to,Decano gente del Consiglio d'Italia . f _ _
del Reg. Coli. Ma per tornare à Scipione , occorrendo a Don Ferdinando di Toledo,
Ferdinando di Duca d'Alua, in quel tempo Viceré di quei Regno, vscir fuor di Napoli,
1" Na'oi?"* I anc^ar all'esercito, fece elettione di lui, mentreche egli era Consiglic-
legge^Scidio- 're, per suo General Auditore, in quel tempo che gli occorreua star fuori,
pe per suo Ge lasciando i Reggenti del Kegio Collaterale , per l'ordinario gouerno in Na
perai Audit.
poli . E allora Scipione , che per innata proprietà, e inchinatione , così
Scipione scu della virtù, come della natura sua, fu sempre amator della iòlitudi ne,
sandosi col Vi
cerc.nop ac della vita ritirata ( come dalle molte attioni della vita sua , di cui è det
cetta. to sopra , s'è fatto astai ben conoscere ) baciando gentilmente le mani à
quel Principe, di cotanto fauore ringratioHo, scusandosi humilmente perla
debolezza della sua compi essione c poca sanità . Il che fece con tanta_>
elficacia , vsando così buon termini ^:on quel Viceré; ch'egli ottenne quel
lo che ardentemente desidcraua . Onde -quel Signore ammettendo beni
gnamente 'la scusa; elesse in vece sua, per quel carico d'Auditore , il Con
<5io. Battista
Manzo, Audi sigliere Gio. Battista Manzo, dell' istesso Consiglio di Santa Chiara , sog
tor del Viceré getto inuero di gran valore, e non meno per intelligenza e cognition del
in vece di Sci-
pi ie cose humanc, che per integrità e sincerità di vita , come égli stesso, e
nel gouerno di quel càrico , e similmente nell' vfficio 4i Consigliero , con
jl'esperienza delle sue attioni, e della dottrina, si fece sensatamenre cono
scere. Ma Scipione in questo tempo , auucngache nell'vrficio suo fosse mol
to assiduo ; non si lasciaua però da' negotij del Mondo , tener talmente oc
cupato; che qualche buona parte del giorno, non ispendesse nell'orario*
ne , e in altri intertenimenti spirituali , appartenenti al viuer Christiano ,
Scipione sre Onde frequentando in Napoli la Chiesa di San Paolo , era solito di con
quenta i Sagra fessarsi molto spesso , al Padre Don Giouanni di Marionò Venetiano , de'
pienti nella_.
Chiesa di S. Cherici Regolari, huomo di grande spirito, il quale in quel tempo, era_t
Paolo. in tanta riputatione appresso la Città di Napoli ; che comunemente, egli
era estimato , di vita santa ( come dall'attioni sue di vita e di morte , di
Cap. T.M.IS.
19. cui è detto sopra ) si può facilmente conoscere . Per lo cui consiglio e
Per consiglio persuasione, Scipione del Mondo horamai infastidito , e risoluto di voltar
del P. D. Gio. gli in tutto e per tutto le spalle t si deliberò di dedicarsi interamente al ser-
Scipion si deli
bera di dedi uigio di Dio,
carsi al seruir pipoi con infinito esempio e vnfuerfal edisicationedi tutta la Città di Napoli
gio di Dio.
ritirandosi da quelfyrficio , che con tanta lode e vniuersale sodisfattion€__>
Rif-ratofi dal egli escrcitaua , e risoluendosi di seruire à Dio nella Religione; l'anno del
l'vfRcio di Có
sigliere .eleg la nostra salute mille cinquecento cinquantasette , e dell' età sua quaranta
ge lo stato de} jsei , à dì venticinque di Gennaio , si vestì Religioso con grande spirito'
fa Relig-
le feru ore , riceuendo l'habito della Religione de' Cherici Regolari , nella_>'
Riceuéde l'ha
bito de' Cheri Chiesa di San Paolo, per man dell' ísteísô Padre Deli Giouanni di Marionò;
ci Regolari si Proposto . II quale gli pose nome Paolo per San Paolo Apostolo e Dottor ,
chiama D.P10 delle genti , della cui miracolosa conuersione la Santa Chiesa celebra in que^'
lo. I
I giorno i
DePadri Chcrici Regolari. Cap.43. 1 5*9

giorno Ja festa . Nè si può creder per vero , quello che dal Padre Maestro
Frate Alfonso Ciaccone è stato nella sua vita scritto, che hauendo Scipio Errore del P.
M.Fr.Alfonsol
ne, ment rechc egli era Giudice del Criminale, vn Reo, in virtù della sua Ciaccone.
confessione, sementiate giustamente à morte; e querelandosi forte ilmelchi-
no, e gridando di riceuere gran torto, e di morir ingiustamente , concio-
siacosache per forza de'tormenti hauea confessato quel che non era vero , e di
cui, egli non era in guisa veruna colpevole: Scipione non si potendo far à
credere, ch'vno per forza de'tormenti, si confessasse reo e colpeuole, di quel
che non era , e volendo farne la pruoua ; fu tosto e segretamente alla sua_>
stalla. Oue ammazzata la mula , e imputatone il seruidore , che lagouer-
naua,il fece mettere in prigione. 11 seruidore non fu si tosto posto a' tor
B menti , che non potendo alla pena resistere ; confessò in effetto d'hauer am
mazzata la mula, la quale come ritrosa gli hauea tiratoi calci. E hauendo
Scipione ageuolmente compreso , esser vero , che vno estimato reo, ancorché
innocente , per forza de' tormenti , confessi d'hauer fatto , quelche non è
vero , e quanto sia pericoloso lo stato de* Giudici ; hauendo ricompensato
il danno del serub , e postolo in libertà, si deliberò, lasciato 1' vrficio d'ab
bandonar il mondo e farsi Religioso. Non si può ( dico) creder per vero,
e io che so di certo questo fatto non èsser vero, essendomene certificato , per
relatione hauuta dall'istesso Padre Don Paolo: mi marauiglio assai, che il Pa
dre Alfonso Ciaccone , non solamente habbia creduto à chi non n' hauea_.
piena cognitione, ma che l' haMua ancora publicato alla stampa. Hauen
do addunque il Padre Don Paolo con questa deliberatione dato principio al
la sua molto buona intentione, risoluendosidi íèruir à Dio , mediante l'os-
seruanza della Religione, ede'tre Voti religiosi , in tutto'l tempo del suo No
uitiato, attese sempre con le sue attioni molto virtuose, à corrispondere alla
vocation Diuina , con singoiar esempio di molto buon Religioso , e a'duc di Fc
braio, l'anno seguente mille cinquecento cinquantotto ,fece la sua soienne_>
Nonitiato del ]
prosessione , nelle mani del medesimo Proposto Padre Don Giouanni di Mario- L'.D.Paolo.
nò, nel giorno che Santa Chiesa celebra la festiuità della Purificatone della
Gloriosa sempre Vergine Maria ; continuando di bene in meglio nell' eserci-
tio delle religiose virtù , ma specialmente con vna profondissima humiltà,
pronta e sollecita vbbidienza, interna e sincera diuotionc,* ma nel suo poue-
D roe abietto vestito, con pouertà piuche ordinaria. Nel quai amore della
sua religiosa pouertà, egli perseuerò sempre con tanto assetto , che di tuefo Amore di D.
[>aolo alla po-
quello che circa i vestimenti della persona sua, era necessario di racconciare, uerca religio-|
non hauerìa grauato altrui; ma per se stesso humilmente e poueramente il fa- fa.
cea . Onde mi ricordo, d'hauerlo più volte veduto racconciare e ricucire; Religiosa po
con le sue proprie mani , non solamente í panni e vestimenti di dosso , ma alcu uertà, có pro
fonda humiU
na volta , etiandio Iescarpe ; auuengàche ascosamente , e con molta segretezza ti congiunta . |
il facesse, come buon Religioso, della pouertà particolare amatore . La qua
Pouertà con
le si vedeua in lui singolarmente rilucere , non solo nella persona , ma anche_^ pulitezza, con |
nella Cella , accompagnata sempre con tanta pulitezza, che egli poteua con forme al det
to di S. fiera.
verità dire, quelche San Bernardo di se stesso dicea : Paupertas setnper mihi
placuit, sordes autem nunquam. Percioche nella sua semplicissima Cella non
tenne mai altro che vn inginocchiatoio, con vn Crocifisso sopra , per commodità
delle sue orationi , vn vaso di terra per V viò dell' acqua santa , vna semplice se
dia di legno, vna tauolettaper potere seri uere, senza fcantia con vn libro ò
due . E se bene egli era per natura studiosissimo , e di varie e diuerse scienze ,
molto intcndentc,e di belle lettere ornato ; nondimeno come particolar amatore
delia S. pouertà, quando gli occorreua di studiare in qualunque materia, dalla
comu-
—-~—i ., „ , 'ii 4

ì Go Historia della Religione

comune libreria , si prendea quel libro , eh* egli hauea di bisogno , e quello
per allora studiato, il riportaua, prendendone vn' altro per esercitio del suo
studio j da quel tempo impoi , che nella comune libreria , si fermaua à stu
diare . Dopo lo studio e oratione,e gli altri eserciti) del giorno , per dar
riposo al corpo la notte, hauea ancora vn lertuccio, con vn pouero e leggier
materazzino , di pochissima lana , vna lucerna, vn vaso di terra per tener
acqua, e non altro. E questi erano tutti i fornimenti e le commodità della
sua poucrissima cella, mentreche fu Religioso ila cui estrema e semplicissima^
pouertà,fu oiseruata da' Padri, non senza loro edificatione, e io stesso ne
posso far certissima testimonianza . E non solamente nella sua età più viri
le, per amor della pouertà,era amatore ancor della fatica , facendo volcn
tieri quel che per se stesso sapeae potea : ma etiandio quando egli era vec
chio e men sano , tutti gli affari e bisogni della persona sua , per se stesso facea j
non volendo sostenere , che altre persone , nè pure alcun de' fratelli laici ( che_^
nell'altre Religioni si chiamanConuersi, . ò Commessi) ci mettessein suoser-
uigio le mani. Nella quale humilissima maniera di viuer religioso, per-
seucrò sempre in vndici anni e mesi, cioè sinché fu assunto'al Vescouado ,
A gli Ordini
Sacri è prò l'anno 1568. come si dirà più appresso. Nella Religione addunque, fu pro
moijo per vb- mosso à tutti gli Ordini Sacri da Monsignor Fra Giulio Pauese Dominicano ,
bidienza spe
ciale de* Supe Vcscouo di Motola , Prelato di molti meriti, essendo egli in quel tempo Vi
noti. cario del Papa nell'Arciuescouado di Napoli, che ancor vacaua per la sua-,
assuntione al Pontesicato,e nel medesima tAipo Nuntio Apostolico in quel
Regno, il quale poi morì Arciueseouo di Sorrento ; e ogni volta à gli Or
dini fu promosso, non consentendo egli di riceuergli per propria elettione_^>,
ma sempre per fòrza dell' vbbidienza dels istcsso Padre Don Giouanni Propo
sto . Conciosiacosache egli desiderasse , per sua humiltà di restarsene sem
plice Cherico, nè promouersi in guisa veruna, à gli Ordini Sacri, per non_»
venir al Sacerdotio . E tennesi sempre questo proponi mento e pensiero nella-,
mente sua tanto impresso, ch'io mi ricordo che nell'occasione d'esser chiama
Ter openione to alle Prelature e Degnità di Santa Chiesa, solea spesse volte dire: Dio per
del P. D.Paolo
le Prelature, e doni alla santa anima del Padre Don Giouanni, il quale volle pur farmi ordi
Degnirá gli nare , e farmi Sacerdote ; che s'io fossi restato Cherico , non haueria queste tri-
ion tribola-
tioni. bolationi (che cosi l'intendea) chiamando tribolationi l'esser chiamato , e
nominato all' Arciuescouado di Brindesi , epoial Vescouado di Piacenza-..
Percioche, come vago, e amator della pace e quiete della vita religiosa-»,
della frequenza della sua Cella , de' gusteuoÛ intcrtenimenti spirituali, e
de' sacri iiudii , a' quali , mentreche egli stette nella Religione , attese sempre
con grand' assiduità e piacere, e dilettandosi specialmente cosi della Filososia,
come della Teologia , e dottrina de' Padri j estimaua per tribolationi , tutte
quelle occasioni , che la sua buona mente , da cotali esercitii religiosi , V
hauessero potuto noiosamente distrarre . Ma non era però tanto amatore
della propria quiete , che doue l'vbbidienza de' Maggiori il sorzaua , e la
carità de' suoi fratelli il richiedea , di spendere in seruigio loro il talento
hauuto da Dio , posponendo la propria sodisfattione , ancor ne' publici go-
Nella sua Re uerni della sua Congregatione , non si fosse tutto impiegato . Onde in quei
ligione, sette
volte e fatto pochi anni ch'egli stette nella Religione , sette volte fu fatto Proposto ; E quan
Proposto, tunque ogni volta contro sua voglia , nondimeno con grandissima mansuetudi
ne, piaceuolezza , e carità, gouernò sempre i suoi sudditi . Percioche nel Ca
pitolo celebrato in Venetia 1' anno mille cinquecento sessanta , nel mese di
Fcbraio , essendo assente , fu fatto Proposto la prima volta, della Chiesa , e luo
go di S.Paolo di Napoli,e nel principio dell'anno mille cinque cento sessantatre

..... nel

t
De Padri Cherici Regolari. Cap.43. 1 6 1

nel mese di Gennaio dal Capitolo Rapprcsentante,il quale esercitaua, e tcnea il,
luogo,e facea l'vlficio di Generale,esscndo similraentc assente,f*u fatto Proposto,
la seconda volta , di San Paolo,in vece del P.Don Giouanni di Marionò , il qua
le , nella sine del precedente anno , cioè nel mese di Dicembre era passa
to à miglior vita, e con sodisfattione vniuersa!e,esercitoIlo infino al profil- Cap. i^.
mo Capitolo.E nel Capitolo celebrato in Roma l'anno mille cinquecento sessan
taquattro , nel mese d' Aprile , fu fatto nell'istessa Chiesa , e Casa di San Pao- 5
10 nuouamentc Proposto , ancorché aslente. Nelqual gouerno, mentreche_->
con gran sollecitudine, e carità , e prudenza egli attendea à quella cura , e con
grand'esempio della vita sua, procuraua digiouarealla Religione, e a* suoi fra-,
telli: dall'istessa Città di Napoli fu elettoper Ambasciadorealla Corte del Re £"sportila
B Cattolico, accioche egli ottenesse gratia appresso à quella Maestà, eh' ella non Corte Catto,
grauasse quella Città e Regno di Napoli dei Sant'Vificio dell' Inquisitione^,'1^*'^
secondo quella manierarne ne'suoi Reami di Spagna,tigorosamente s'esercita-.. 1
Ilqual vmcio,auucngache il Padre Don Paolo non consentisse in guisa veru
na d'accettare , tuttauia per l'ardente desiderio c'haueala Città di Napoli, Non consente
che quel negotio non fi trattasse per altre mani che per le sue , per haucr d'accettar V
Ambasceria.
buon successo : atfineche Don Paolo , dalla suprema potestà del Papa sor
zato, volesse risoluersi à prender sopra di se questo carico ; si seruì del fa-
uore del Ducad'Alcalà Viceré. II quale desiderando j chela Città fosses La Città per
compiaciuta, s'adoperò grandemente con la Santità di Papa Pio Quarto, farlo accetta
re , ricorre al
11 quale facendogli ieriuere dal B. Carlo Cardinal Borromeo caldiiSmamen- Vicerèjil qua
te l'esortò à compiacerla Città, prendendo sopra di se questo peso , com£_^> lenelcriue al
Papa.
se per proprio seruigio di sua Santità, gli fosse stato imposto. Ma inrispo Il B. Card.Bor
sta di questa lèttera , scusandosi il Padre Don Paolo , sua Santità gli fece nuo- romeo , ferme
uamente scriuere , forzandolo col precetto dell' vbbidienza à compiacer Ia_. à D.Paolo in
nome del Pa
Città, di quanto .egli era richiesto, il Padre Don Paolo riceuuto il precetto pa.
del Pontefice , rispose essere all' vbbidire prontiflìmo ; ma non esser vero , che Risposta del
P.D.PaoIo.
tutta la Città concorresse di concordia à far della persona sua elettione . E [L Papa lo sor
allora in rispostagli venne vn'altra lettera dcll'istcsso Cardinale, in nome di za col prece:-
:o.
sua Santità, che non era giusto, che la sodisfattione d'vn Seggio solo, à tutto'l Replica del P,
rimanente della Città , s'hauesse à preferire . Onde in nome di sua Santità,con D.Paolo.
Risposta del
l'istesso precetto , gli comandaua, che si risoluesse, à recare il desiderio della Cit B. Borromeo
D tà ad essetto. Allora il Padre Don Paolo veggendosi d.il precetto forzato ; jl P.D. Paolo.
preso per suo compagno il Padre Don Pietro Caputo dell'istcssa Religione, si
mise sollecitamente in viaggio . E partito di Napoli alla fine di Giugno 1 5 64. [ l P. D. Paolo
si mette in vi-
insu le Galeccheandauano al Pignone, nauigò infîn à Nizza di Prouenza_» .
Oue smontato interra, seguitando il suo viaggio per la Francia, giunse alla
sine nella Spagna. E arriuato in Madrid , fra breue spatio ammesso all' au- Ammesso all'
audienia del
dienza del Re Cattolico , non solo fu da quella Maestà ben veduto , ma ascol Re.ottien ciò
tandolo benignamente (come riferì il Padre Don Pietro suo compagno) gli che desidera.
disse j c'hauea hauutocaro di vederlo, come anche allora comunemente si
seppe . Onde hauendo con quella Corona , la commeflìon della Città , felice
mente negotiata , trouò tanta gratia appresso à quella Maestà ; che non sola
mente ottenne, tutto quello per cui egli era stato mandato, e che da lui somma
mente si desideraua ; ma la risposta dell'Ambasceria fu tutta rimessa in lui,come
di sopra al proprio luogo dell'anno mille cinquecento sessantaquattro più diste Cap.ij:
samente è detto . E mentrecheegli stette à negotiare in quella Corte, lasciò
Odore della
tal odor di se stesso , e tanta fama della vita sua esemplare e modesta j ch'egli bontà e virtù
fu riputato , non solo per la bontà della vita , segnalato Religioso , ma e- sua nella Cor
ce Cattolica.
tiandio per la dottrina e prudenza delle cose humane,e per destrezza nel trattar
O 3 ine- I

y
v6z Historia della Religione

í negotij,e maneggi graui persona di gran senno e d'altissimo auuedimcnto . Per


la qual cofa,fu sempre tenuto in quella Corte, in grandissima riputatione e ho
nore, magnamente essendo stato ministro di quella Real Corona, nella Città e
Marcantonio Regno di Napoli.Onde oltre à que'Si|nori e Ministri della Real Corte,Marcan
Co!onna,e ul-
tri Signori tonio Colonna gran Contestabile dell istesso Regno,Don Antonio Carafa,allora
che fi croaano Duca di Mondragone, figliuolo del Principe di Stigliano, Luigi, c Marcello Pi
alla Corte, ho
norano il P. gnone/Reggente del Consiglio dìtalia,e Marchese di Riulo Napoletani , i quali
D. iaolo . n'hauean cognitione,e si ritrouauano in quella Corte , grandemente l'honoraua
no e riputauano molto , non solo per li meriti singolari , e per le virtù della perlò
Marcanronio
! Colonna.e tua na sua,ma etiandio riguardandolo come Ambasciador della lor Città. Della cui
l'o stcrità, par Nobiltà,l'istesso Marcantonio Colonna personaggio de'primi e principali di Ro
tecipano dil ma,participaua c godeua, come similmente tutta la sua Posterità \ ne participa
la Nobiltà ài
I Napoli. e gode. Spedito addunque felicemente il negotio, e licentiatosi da quella Cor
te il P.D.Paolo, riprese il suo viaggio per Napoli . E passando per Milano fu ri
11 P. D. Paolo ceuuto con infinita amoreuolezza da D Ferrante Frácesco d'Aualos d'Aragona
ripiglia iluiag
gio per Napo Marchese di Pescara, allora peri' Interim Goucrnator di quello Stato di Mila
h. no , che fu, poi Viceré di Sicilia . II qual Signore, hauendolo voluto in Casa sua ,
Regalato in
Milano dal in tutt'i modi alloggiare.-mandò alcuni suoi Gentilhuomini à Ieuarlo honoreuol-
Marchele di mente dall'alloggiamento , ou e egli era smontato . II che seppi, non solamente
Pescara > in quei tempi,dall'istesso Don Paolo , e dal suo Compagno , ma molti anni do
Donna Arrto- po,da Donna Antonia d'Aualos, Principessa di SuImona,Sorclla dell'istesso Don
nia d'Aualos ,
j Principella di Ferrante Francesco Marchese ; la quale ritrouandosi in Milano, mentrec he eli'
Sulmona. era ancor Vedoua , in compagnia del medesimo suo Fratello : nella tornata di
Donna Isabel Don Paolo dalla Corte di Spagna,ristessoMarchese,desideroso d'honorarlo, con
la Gonzaga. tutti quei compimentijch'era possibilejvolle che Donna Isabella Gonzaga Mar
Marchesa di
Pelea» . chesa sua Moglie,in compagnia di Donna Antonia d'Aualos sua sorella,andasse
infìno all' appartamento dell' istesso Padre à visitarIo,come questa Signora , in
D. Orario del compagnia della sua Cognata cortesemente fece.La quale religiosissima Donna,
l' Annoya,
Principe di , dotata di valore , di senno e di bontà , essendosi rimaritata non molto dopo,con
Sulmona» ho- Don Orario dell'Annoya Principe di Sulmona , vissero sempre in grandilsima_,
nòrato dalla pace e concordia, per la conformità,cosi delle voIontà,come delle doti dell'ani
Maestà Catto
lica. mo,aIl'vno c all'altra comuni.Percioche ancor egli era Signore, non solo di sen-
Affetrion d* noc di bontà, ma di tanti meriti; che la Maestà Cattolica, per riconoscer la vir
amendue i Có tù sua,l'honorò non solamente d'vna Piazza del suo Consiglio diStato>ma etian
forti, á quella dio dell'habito del Tosone,oltre à vna Compagnia di CaualIi.E fu tale la diuo-
Religione.
tione,e tanto l'assetto , che questi Signori portarono in vita à questa Religione ;
O. Ciarles
dtll- Annoya, che oltre alle molt' altre dimostrationi dell'amor loro , lasciata la propria sepol
Viceré. tura nella Cappella di Montoliucto, di DonCiarles dell' Annoya Auolo, Viceré
di NapoIi,perl'Imperador Carlo V.elessero amendue per sepoltura, il Cimitero
Famiglia dell'
Annoya. estin di San Paoloje la famiglia Ioro,per morte di Don Oratio Principino di Sulmona,
ta in Italia . e Conte di Potenza,con dispiacere vniueriale,rimase in Italia vltimamente estin
Il P.D. Paolo ra ne'maschi , ancorché ci siano due Signore . Ma per tornare al P. D.Paolo,pas-
in Roma >c sando egli per Roma, fu ben visto dal Pontefice Pio IV. e dal B.Carlo Cardinal
ben veduto
dal Papa > Borromeo , amoreuolmente raccolto , e accarezzato molto . E compiuto il suo
viaggio,douendo l'vltima giornata entrar in Napoli , e presentendo poco lonta
Religiosa hu- no , il fauoreuole compimento, che s'era messo in assetto dalla Nobiltà, che con
milta, confor vna gran Caualcata, il volea incontrare , per riceuerlo honoreuolissimamente à
me all'altre_»
attioni del P. Piedigrotta , il P. D. Paolo , tagliando la strada,e sfuggendo quel viaggiojpef
P. Paolo. la via di Patria , entrò in Napoli , il Maggio dell'anno 1565. perla porta di
Capuana ( com'è detto sopra) e cosi semplicemente, e positiuamente, come hu*
mile Religioso, se n'andò à scaualcare à San Paolo, schiuando qelf honore , che
alcun
De Padri Cherici Regolari. Cap.45. I 63

alcun altro,haueria forse gradito . II di seguente , dai Viceré fu amorcuolmentc


raccolto, e<on iìngolar sodisfattion di tutta Ja Città , cosi in generale , come in
particolare,con honore riceuuto . E perdarl'vlrimocompimentOjairvlrìcio dal Relation del
P.D.Paolo.cirj
la Città commessogli,nel pubi ico Tribunal di San Lorenzo, riferì tutto'l successo ca'J (uccello
della sua Ambasceria. E non sitosto,tornato"aIia sua Religione, celebrandosi ri della sua Am-
I balce ria .
stesso Maggio il Capitolo in San Paolo , fu fatto di nuouo Proposto di quella
Chiesa ; e nel Capitolo,che si celebrò l'anno seguente 1 5 66. di Maggio in San Fitto Propo
sto di S Paolo,|
Nicolo di Venetia,£u confermato Proposto,e vi fornì il triennio . Dipoi nel Ca vi fornilceil
pitolojcelebrato l'anno 1 j6j. d'Aprile in S.Siluestro, fu fatto Proposto di quella triennio.
Chiesa,e l'anno 1 5 68. nel Capitolo celebrato in San Paolo d'Aprile, fu confer
Sette volte_*I
mato Proposto dell'istessa cala di San Siluestro . Dimanierache fette volte (co Proposto.
B m'è dettojefercitò la Propositura . E rnentreche egli stette nella Religione , fu
Osseruantissi-
sempre osieruantissimo della vita e disciplina Regolare , esercitandosi con singo mo rien 4
iar esempio de'fuoi Padri e Fratelli , nell'esercitio Religioso delle virtù sante , e Regolare .
fisercitio del
singolarmente nell'humiltà , carità, vbbidienza,e nella pouertà, com'è detto, ma le virtù sante.'
molto più attendea all'interna diuotione,epiùera vago e amator della vira riti
rata e solitaria,chc dello strepito del mondo , e della lunga conuersatione ; e più Amator della
vita ritirata-*
dedico e inchinato alla vita contemplatiua , che all' attiua . Quantunque per la e più dedito
molta riputatione e credito,in cui egli era tenuto, e particolarmente nella Città alla contera-
piatii) a, chi al]
di Napolijd'ottimo Religioso e di vita esemplare,e di spirito,c di prudenza , e di l'attiua—/ .
lunga eiperienza delle cose humane,concorressero à lui, per buon consiglio in tut
te l'occorrenze di cose graui,i Nobili e Cittadini, i quali egli caritatiuamente_;
ascokaua,e consigliauajancorche per sua elettione solfe Religioso molto appar
tato e ritiratOjintertencndosi non solamente negli studij,così di Filososia,come_> Studij del P.
D Paolo.
di Teologia scolastica , ma ancora delle Sacre lettere , e della dottrina deSanti
Padri,cosi Latini,come Grcci,della cui lingua,egli hauea qualche cognitionc_>.
Ma hauendo nella sua giouentù atteso specialmente ( come detto) à gli studi;
delle leggijcosi Canoniche, come Ciuili , in queste particolarmente hauea gran
pratica e intelligenza tale , che Papa Pio Quinto , volendo metter in assetto Ia_. Deputato fr*
Bolla de'Censi, si seruì dell'opera sua , eleggendolo in quella Congrégations , gli altri da_>
PP. PioV. so-l
che sopra tal materia,quel Pontefice hauea ordinata. Nella qual impresa , il P. ora-la Boila-jf
D.Paolo,fu conosciuto per huomo e di dottrinale di iperienzajpiuche mediocre, de'Censi.
D
come molti in que'tempi riferirono , e specialmente Paolo Cardinal delia Chie- Paolo Card,
fa,nella Ciuile e Canonica Ieggcmolto intendente e letterato,che era Capo del della Chiesa ,
Capo della-,
la medesima Congrégation aeCcnsi,c per altri tempi addietro, era stato Sena Congreg. so
tore nella Città di Milano. Ma tornando al P.D.Paolo, ancorché in compagnia prala Bolla.,
de "Censi.
de gli altri Deputati,cgli hauesse sempre atteso all'imposta vbbidienza di questa
Bollajtuttauia sopraggiunto,pcr volontà del Papa, dall'obligo d'accettare l'am- Il P. D.PaoIo
non interuie-
rninistratione del Veseouado di Piacenza,e d'andare alla residenza , non potette ne più alla Co
nell'impresa della Bolla,già cominciata continuarc,sinche ella si recasse à perfet- grcg.de'Censi.
tione . Ilchese sosse seguito,per la gran cognitione e pratica,ch'egli hauea, co Intelligenza e
si del maneggio di quel negotio , come della maniera di trattare nel Regno di pratica del P.
D Paolo arcai
Napoli , hauerebbe forse potuto mettere in consideratione à gli altri Deputati, la materia de'
qualche particolare osseruatione e auuertimcnto,di cui chi non hauea tanta co- Censi.
gnitione,non poteacosi sicuramente farlo. Percioche il Padre Don Paolo pos-
Scritti suoi ini
sedea cosi bene questa matcria,che hauendone non meno dottamente,che prude materia de'Cé |
temete scritto,gli scrittisuoi appressolc persone intçndëti e dotte,no solo fon stati fi.tcauti in_>
pregio dalle
molto grati,ma tenuti ancor'in grá pregio,rcgoIádo prudéteméte il maneggio di persone dotte I
questo negotio,il quale nellaCittà e Regno diNapoli e di Sicilia,piuche in ogn'
altra parte si cótratta frequetem5te.il cui originale di suo proprio pugno scritto,
insino al dì d'hoggi cóieruocaraméte appresso di me,per esser originale di mano

pro-
Historia délia Religione
\6a
propria di persona táco graue,c tâto vniuerfalmente stimata , e honorata angora
da'Romani Pontefíci j c tanto piu, conoscentiolo non lolamente vtile a'comraer-
tij humani, ma inolto conforme alladeteiminatione di PapaGregorio Decimo-
terzonella medesimamateriade'CensijChea'prieghi délia Maestà del Re Fi-
lippoSecondo, e dell'isteflo Regnodi Sicilia, sece il secondo anno del suo
Pontcficato,confermando la Costitutione di Papa Nicolò V. con alcuna dichia-
ratione,nonostantela Costitutione di Papa Pio V. e cosiper benignitá della_,
Santa memoria di Papa Gregorio , restò quel Regno moko consolato , e benefì-
cato, corne il Lettore dal suo contenuco potrà chiaramente vedere . E à coraune
benesicio,essendo materia molto praticara in que'Regni, ho voluto qui lasciarne
la copia, fedelmente ricopiata • non si ritrouando in stampa ne'Bollarij iníîeme
con le Costitutioni dç 'Sommi Pontefici ,

G R EGO RI VS PAPA XIII.

A D perpetuam rei memoriam , qua» à Romanis Pontisicibus ad Regum sup-


plicationem prosuorum vtilitate Regnorum ( maxime ad collendas pec-
candi occasiones ) matura cum deliberatione spécialités conceduntur , & longo
vsu recepta sunt , vtea contrarijs generalibus Constitutionibus postea aeditis
minime obstannbus illibata seruentur,rationi valde conuenire videtur.Cum ita-
que alias Nicolaus V. felicis recordationis Predeceslor noster , supplicationibus
Àlphonsi gloriose mémorise, tune Aragonum, & Sicilia: Régis inclinatus , per
suas litteras,ram ipsi Regi,quam Regnorum Sicilia? citra, & vitra Farum , omni
bus, & sislgulis incolis, & habitatoribus, ac locorum,Ciuitatum, & Terrarum_,
Vniuersitatibus^rçsentibuSjCx: futuris,census super rebus,& proprieratibus fuis,
ac facultatibus, &emoIumétis eorundem(instruinento gratia: pro consimili pre-
Cenfhs n»n_>
eJtcedens de tioilla redimendi, mediante ^constituere absque vsurarix prauitatis incursu
cimam parti concesserit , dummodo annualis census decimam partem pretij non excédât , ac
p r et ii permit -
titar. alia decreuerit, vt latius in ipsis litteris continetur : qua: receptç , & per cen-
tum & vitra annos cbseruatç fuerunt , deinde vero recolenda? memoria? Pius
Pius Pap*V. Quintus etiam Prçdeceflor noster , cui suggestum fuit , mukas in venditio-
ne , & emptione censuum fraudes committi , múltaque pacta illicita appo-
nilitteras aediderit, quibusillud in primis cauetur, vt census non generaliter
Minime neces
lariaad iusti supra omnibus bonis,scd specialiter supra re certa ímponatur , aliaque in ijsdem
tiâ contractus ad iustitiam contractus minime necessaria constituent, contractusqueipsos em
ptionis, & venditionis censu,um,suarum litrerarum forma nonferuata factos, fa?
neratitios iudicauit : vt in ipsis plenius explicatur . Quas cum dilecti fílij Régis
Sicilia? vitra Farum ministri, débita cum reuerentia suscepislent, easque execu-
Octauias Spi • tioni dcmandare,tamquam obedientia? fílij decreuiflent,experientia compertum
nola . est,eas litteras, non sine maxima Regni illius perturbations & damno obseruari
poífe. Quare totius Regni prardicti nomine, ad eundem Pium V. pra?deceslorem
nostrun accessit dilectusfiliu&Octauius Spinola Regni ipsius magister Portula-
nus, quimultis difficukatibus,&incommodis eidem pra?decessori pra?positis>
Petitio Ret»is nonnullas ab eo fuarumlitterarum declara