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La malattia mortale

Kierkegaard

Parte prima: La malattia mortale la disperazione

La disperazione la malattia mortale


A. La disperazione una malattia nello spirito, nell'io
1. Analizza cos' l'uomo
1.1. L'uomo spirito e lo spirito l'io
1.2. E' un rapporto che si rapporta a se stesso
1.3. Ma l'io non il rapporto, bens il rapportarsi a se stesso
1.4. L'uomo anche una sintesi, di finito e infinito, possibilit e necessit, ma a questo
livello, dato che una sintesi un rapporto tra due principi, non ancora un io
2. Rapporto che si rapporta a se stesso deve essere stato posto o da se o da un altro
2.1. Se stato posto da altro, l'io si metter in rapporto anche con ci da cui stato posto
3. Da ci risultano due forme di disperazione
3.1. Non voler essere se stesso (solo se l'io si posto da s)
3.2. Voler essere se stesso
3.2.1. L'io si rende conto di non poter raggiungere la quiete da solo
3.2.1. Ma pu raggiungere l'equilibrio solo se, rapportandosi a s, si rapporta anche a ci
che ha posto il rapporto intero
3.3. Tutte le forme di disperazione possono essere ricondotte alla disperazione di voler
essere se stessi.

B. Possibilit e realt della disperazione


4. Poter essere disperati un vantaggio
4.1. E' un vantaggio dell'uomo di fronte all'animale, perch lo distingue come spirito
4.2. E' il vantaggio del cristiano di fronte al pagano, perch solo il cristiano si rende conto
di tale malattia e pu guarire da essa
5. Essere disperati invece la perdizione
5.1. Non uno stato normale per cui, se un vantaggio poter esserlo, lo ancora di pi
esserlo
5.2. Essere disperato la perdizione
5.3. Ma lo stadio pi alto della disperazione consiste nel non essere disperato, perch
questo non darebbe nemmeno la possibilit di esserlo (che sarebbe un vantaggio)
5.4. Non essere disperato non significa non esserlo
5.5. Quindi uguale all'esserlo
5.6. Per non essere disperato, un uomo dovrebbe continuamente eliminare la possibilit di
esserlo
6. Questo non il solito rapporto tra possibilit e realt
6.1. La realt possibilit compiuta
6.2. Mentre la realt di non essere disperato negazione di poter essere disperato (implica
il non essere riconosciuto come spirito)
7. La sintesi implica la possibilit del rapporto falso
7.1. Se l'uomo non fosse una sintesi non potrebbe disperarsi
7.2. Ma neppure se tale sintesi non fosse posta da Dio come rapporto giusto potrebbe
disperarsi
7.3. Invece la disperazione deriva dal fatto che Dio fa si che l'uomo si metta in rapporto
con se stesso
7.4. E poich il rapporto l'io, l'uomo responsabile della propria disperazione
8. Se il rapporto falso persiste, dipende dal rapporto che si mette in rapporto con se stesso
8.1. In questo caso si dice che uno si tiri addosso la malattia
8.2. E poi questa persiste, anche se l'io se l' tirata addosso una sola volta
8.3. Il motivo che la disperazione si rapporta all'eterno che nell'uomo
8.4. Non possibile respingere per sempre l'eterno
8.5. Quindi una volta tirata addosso, non ci si pu liberare dalla malattia
8.6. Perch la malattia deriva dal rapporto che si mette in rapporto con se stesso
8.7. Ma non ci si pu liberare del rapporto con se stessi

C. La disperazione "la malattia mortale"


9. Il concetto di disperazione
9.1. Di solito si dice che una malattia mortale quando conduce alla morte
9.2. In questo senso la disperazione non mortale: nessuno mai morto per questa
9.3. In senso cristiano la morte soltanto un passaggio alla vita eterna
9.4. Quindi in quest'ultimo caso nessuna malattia terrena mortale, perch non conduce
alla vita eterna, ma la morte sarebbe la fine della malattia
9.5. La disperazione malattia mortale in senso cristiano
9.6. Perch non ha fine, neppure con la morte; il tormento il non poter morire
9.7. Nessuna speranza, nemmeno quella di morire
9.8. "In quest'ultimo significato la disperazione chiamata malattia mortale: quella
contraddizione penosa, quella malattia dell'io di morire eternamente, di morire e tuttavia di
non morire, di morire la morte."
9.9. La morte indica la fine della sofferenza, ma in questo caso significa sperimentare la
malattia in eterno
9.10. Il disperato non pu morire, perch con lui morirebbe anche il suo io, che il motivo
della malattia
9.11. Per la disperazione tenta l'autodistruzione dell'io, cosa che non in grado di fare
9.12. In questo modo comincia un movimento di annientamento orientato verso l'interno,
che per non riesce ad arrivare a compimento
9.13. Questo il tormento del disperato
9.14. In un primo momento sembra ci si disperi per qualche cosa, ma l'unico oggetto della
disperazione l'io che vuole sbarazzarsi di se stesso
10. Volersi sbarazzare di se stesso la forma di ogni disperazione
10.1. Anche "voler essere disperatamente se stesso" pu essere ricondotta a "non voler
essere se stesso"
10.2. Perch l'io (il se stesso) che vuole essere un io che egli non
10.3. Vuole separarsi da se stesso, per essere un io che vorrebbe essere
10.4. Questo lo porta a voler non essere se stesso per essere un altro e lo riconduce alla
prima forma di disperazione
10.5. Tale la concezione del disperato che non pu sottrarsi da s.
10.5.1. Avere un io la pi grande concessione che gli stata fatta
Universalit di questa malattia
1. Non esiste alcun uomo che non sia almeno un po' disperato
2. Non un'esagerazione pessimistica
3. Ma invece un portare alla luce ci che generalmente rimane nell'oscurit
4. Eleva perch considera l'uomo come spirito
5. La maggior parte degli uomini non pensano di essere disperati
5.1. Ma ignorano il fatto che anche non essere disperati una forma di disperazione (B.)
5.2. Inoltre non tutti coloro che ritengono di non essere disperati lo sono e viceversa
5.3. Come un medico non si fida del paziente che dice di essere sano e per questo verifica
il suo stato di salute
5.4. Allo stesso modo lo psicologo deve constatare le condizioni di una persona, sia che
dica di essere disperata, sia che dica di non esserlo
6. Quando si manifesta la disperazione significa che quell'uomo sempre stato disperato
6.1. Perch in quanto malattia dello spirito, ha a che fare con l'eterno
6.2. Quindi non come una malattia fisica per cui, se ad un uomo si manifesta la febbre in
un dato momento, precedentemente era sano
7. La considerazione volgare si inganna anche se la disperazione c' o no
7.1. Non essere disperato pu voler dire esserlo
7.2. Ma pu anche voler dire che si superato tale stato
8. "Se l'uomo si considera come spirito il suo stato sempre critico"
8.1. Anche non aver mai sentito questo malessere significa essere disperato
9. Dal punto di vista fisico si parla di crisi solo per quanto riguarda la malattia, ma, quando
si considera l'uomo sotto determinazione dello spirito, tanto critica la malattia quanto la
salute
9.1. Ma la disperazione consiste proprio nel fatto che l'uomo non sa di essere spirito
9.2. Persino in ci che c' di pi bello, come la giovinezza, l'armonia, si insinua la
disperazione
9.3. Anzi, il luogo pi ambito dall'angoscia proprio dove c' felicit e quiete
9.4. "Ogni immediatezza, malgrado la sua illusoria sicurezza e quiete, angoscia, e perci
di conseguenza di solito angoscia di niente"
9.5. Niente pi terribile della riflessione intorno a qualcosa di indeterminato
9.6. E' necessaria una gran fede per supportare una riflessione sul nulla, infinita
10. E se anche l'uomo riesce ad avere quella felicit o serenit, inutile perch c'
comunque disperazione
10.1. Poich, essendo una malattia dialettica, anche non averla la peggior disgrazia,
disperazione
11. Perci sbagliato ritenere che sia un caso raro essere disperati
11.1. Ed sbagliato credere che chi dice di non essere disperato lo sia realmente
11.2. Anzi, riconoscere di avere tale malattia vuol dire avvicinarsi un po' pi alla
guarigione, rispetto a coloro che si ritengono "sani"
12. Comune credere di non essere disperati
12.1. Il che vuol dire non sapere di essere determinati come spirito
12.2. Da questo deriva la contentezza per la vita
13. Invece coloro che sono consapevoli della propria disperazione denotano una natura pi
profonda perch sono consapevoli di essere spirito
14. Si parla di vita sprecata nella tristezza
14.1. Ma sono pi tristi coloro che vivono nella gioia e nella non coscienza della loro
natura (essere spirito)
14.2. Senza rendersi conto che esiste un Dio e che l'uomo sta di fronte a Lui
15. Un altro aspetto terribile di questa malattia la sua segretezza
15.1. Non solo un uomo pu nascondere di averla
15.2. Ma pu essere tanto nascosta da non essere conosciuta neppure da chi ne affetto
16. In qualsiasi caso, in qualsiasi condizione o circostanza l'uomo abbia vissuto, se sei stato
disperato ormai tutto perduto: "L'eternit non ti riconosce e non ti riconoscer mai;
eppure, pi terribilmente, essa ti conosce come sei conosciuto, essa ti rinchiude col tuo io
nella disperazione!"