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Kierkegaard Briciole filosofiche

Prefazione:
Che a nessuno venga in mente di dare al mio saggio un significato universale o ritenere che lautore
latteso Goldkab. Nessuno mi chieda la mia opinione, se ricevo ricompensa affar mio.
Proposizione: il problema posto da un ignorante che non sa neppure cosa ha datao
loccasione di porre un problema del genere.
Cap I
Progetto ideale
A. Ipotesi di Socrate
Fino a che punto si pu insegnare la verit? Cominceremo con questo problema, era un problema
socratico o diventato tale con il problema socratico: fino a che punto si pu insegnare la virt?
Secondo Socrate impossibile che un uomo possa cercare quello che sa e, allo stesso modo,
impossibile cercare quello che non sa. Era e rimase ostetrico. Non poteva generare. Solo Dio pu
generare. Questo il rapporto pi alto che si pu instaurare fra due uomini.
La salvezza eterna data previamente attraverso il possesso della verit che io ho dallinizio, senza
saperlo. Il momento avvolto dalleternit. Il momento non ha unimportanza decisiva. Nel
momento in cui io scopro che io dalleternit ero a conoscenza della verit senza sapere di averla,
nello stesso momento quellistante avvolto dalleterno.
B. Ipotesi di Kierkegaard
Supponiamo che il momento nel tempo abbia invece unimportanza decisiva, in modo che io non
possa mai dimenticarlo, n nel tempo n nelleternit in quanto leterno che prima non cera ha
cominciato in questo istante.
a) la situazione precedente
Per fare quadrare la nostra ipostesi necessario che chi cerca non abbia la verit, neppure in
forma di nescienza, altrimenti si tratta solo di un momento occasione. Egli dunque determinato
come fuori dalla verit, egli nellerrore. Cosa pu aiutarlo a capire?
b) il maestro
E il maestro che gli fa capire che nellerrore. Luomo da solo non pu scoprire di essere
nellerrore.
Il discepolo deve ricevere la verit che prima non aveva ed il maestro che gliela deve portare.
Ma il maestro deve anche dargli la condizione per comprenderlo. Lunico che pu dare al
discepolo sia la verit che la condizione per comprendere la verit Dio.
Se luomo si trova nellerrore stato per sua iniziativa. Diciamo che luomo ha sprecato e
spreca la condizione. La situazione di essere nellerrore e questo per propria colpa lo chiamiamo
peccato.
Poich il discepolo nellerrore e lo per colpa sua, legato, non libero. Luomo NON in
grado di sciogliersi da solo e liberarsi (perch senn non avrebbe importanza il momento. Se si
lega da solo e si libera da solo magari senza neanche accorgersene).
Dio che gli da la verit e anche la condizione per comprenderla Salvatore, perch lo libera
dalla schiavit dellerrore, Redentore, (redimere: riscattare qualcuno dal qualcosa che gli porta
dolore o umiliazione, liberarlo da un peccato) perch redime colui che era schiavo di se stesso,
ed anche Riconciliatore perch toglie lira incombente sulla colpa . E anche Giudice?
Aristotele: il virtuoso e il vizioso non hanno veramento potere sulla loro condotta morale, lo
avevano prima di diventare luno o laltro.
Il momento: a questo punto il momento, pur essendo un momento breve e temporale com il
momento, decisivo ed pieno di eternit. Chiamiamolo la pienezza del tempo.
c) il discepolo
Se il discepolo nellerrore e ora ottiene la condizione e la verit, non diventa uomo per la
prima volta perch gi lo era, ma diventa un altro uomo, un uomo nuovo. Il suo cammino ha
cambiato direzione, egli cambiato e chiamiamo questo cambiamento conversione.

Poich era nellerrore per colpa sua, questa condizione non pu avvenire senza che egli ne abbia
coscienza, cio senza che abbia coscienza di esserlo per colpa sua, e con questa coscienza lascia
lo stato di prima. Ma come si pu lasciare qualcosa senza un sentimento di dolore? Il dolore in
questo caso dovuto al fatto che egli per tanto tempo rimasto nello stato precedente.
Chiamiamo questo dolore pentimento.
Poich egli era nellerrore e ora con la condizione riceve la verit, avviene in lui un
cambiamento come dal non essere allessere. Ma questo passaggio dal non essere allessere
quello della nascita. Ma colui che esiste non pu essere generato; egli invece generato.
Lamore di Dio generante.Chiamiamo questo passaggio rinascita, con la quale egli viene al
mondo unaltra volta. Colui che rinasce non deve nulla a nessuno ma tutto a quel divino
maestro.
Nel momento egli prende coscienza della sua rinascita perch il suo stato precedente era
appunto il non essere. Mentre, pertanto, il pathos greco si concentra sul ricordo, il pathos del
nostro progetto si concentra sul momento.
Cap II
Dio come maestro e salvatore
(Un esperimento poetico)
Dio non ha bisogno del discepolo. Cosa pu indurlo a manifestarsi? Ma se si muove da s e non per
necessit, cos che lo muove, cosaltro se non lamore? La sua risoluzione, deve essere eterna
anche se, realizzata nel tempo, diventa appunto il momento. Per amore dunque, Dio deve prendere
questa decisione dalleternit; ma allo stesso modo che il suo amore ne il fondamento, deve
esserne anche il fine perch sarebbe una contraddizione che Dio per muoversi avesse un motivo e
uno scopo che non si identificasse con lui. Eppure, questo amore fondamentalmente infelice,
perch essi sono cos diversi luno dallaltro e ci che sembra cos facile, che Dio possa farsi capire,
non lo se egli non vuole annientare chi diverso. Linfelicit sta nel fatto che i due amanti non
riescono a capirsi. Questa infelicit arriva al cuore dellamore e ferisce per leternit.
Ritornando alla nostra ipotesi, se ora il momento deve avere unimportanza decisiva (altrimenti
torniamo a Socrate, anche se pensiamo di andare oltre), il discepolo nellerrore e lo per propria
colpa; eppure oggetto dellamore di Dio che vuole essere il suo maestro e la preoccupazione di
Dio realizzare luguaglianza. Se non ci riesce, lamore diventa infelice, linsegnamento senza
significato, perch non sono riusciti a capirsi. E questo non insignificante per Dio perch Dio ama
il discepolo.
Come si arriva allunione? Dio non innalzer il discepolo alla sua altezza, non lo circonder di
onore, non lo inonder di una gioia millenaria. Oh, molto spesso lanimo degli uomini insegue la
potenza e la forza. Luomo ferisce lamore di Dio se ama solo lonnipotente che fa miracoli e non
colui che si abbassato per farsi uguale a lui.
Se lunione non si pu realizzare con una elevazione deve essere perseguita con un abbassamento.
Per poter realizzare lunione, Dio deve diventare uguale alluomo e cos egli si mostrer uguale
allultimo. Ma lultimo proprio quello che deve servire gli altri, quindi nella figura di servo che
Dio si mostrer. Ma questa figura di servo non come un vestito che nasconde e inganna, ma la
sua vera figura. Perch questo il carattere insondabile dellamore, di voler essere uguale allamato,
non per scherzo ma sul serio, veramente e questa lonnipotenza decisiva dellamore. Cos sta Dio
sulla terra, reso uguale allultimo mediante il suo amore onnipotente. Ma la figura del servo non era
un vestito, perci Dio deve soffrire tutto, sopportare tutto, provare tutto, aver fame nel deserto, afer
sete nei tormenti, essere abbandonato nella morte, proprio come lultimo. Ecco luomo! E la figura
del servo non un vestito, egli doveva esalare lultimo respiro nella morte e lasciare di nuovo la
terra.
Cap III
Il paradosso assoluto
(Un capriccio metafisico)

Pure Socrate riconosce che non aveva chiarito completamente a se stesso se fosse un mostro o in
quelche modo partecipe per natura della divinit. E questo sembra un paradosso. Ma non bisogna
pensare male del paradosso, perch il paradosso la passione del pensiero e il pensiero senza
paradosso come lamante senza passione: un banale protettore. Il supremo paradosso del pensiero
voler scoprire qualcosa che esso non pu pensare. Quando si sveglia la passione paradossale della
ragione, essa vuole lo scandalo, quindi vuole, senza capire perch la sua fine. Il grado pi alto di
ogni passione sempre quella di volere la propria fine e cos anche la pi alta passione della ragione
volere lo scandalo, anche se lo scandalo, in un modo o nellaltro, pu segnare la sua fine. Cos
allora questa realt sconosciuta contro la quale va a cozzare la ragione nella sua passione
paradossale, mettendo in crisi, in fondo, la coscienza che luomo ha di s?e ci che non
conosciamo. Questo sconosciuto non un uomo, chiamiamolo Dio. A voler dimostrare che Dio
esiste, la ragione viene meno. Infatti, se Dio non esiste, impossibile dimostrarlo, ma se esiste,
allora una pazzia volerlo dimostrare perch nel momento in cui comincia la dimostrazione, lho
presupposto non come realt dubbia ma certa, altrimenti non avrei cominciato, comprendendo
facilmente che tuttla la dimostrazione sarebbe impossibile se Dio non esistesse. Se uno volesse
dimostrare lesistenza di Napoleone a partire dalle sue imprese sarebbe il colmo della stranezza
perch la sua esistenza che spiega le imprese, non le imprese la sua esistenza.
Nota importante su Spinoza: ci che manca a Spinoza la distinzione tra essere di fatto ed essere
ideale. Lespressione, in s e per s poco chiara, di parlare di pi essere e meno essere, quindi di
differenza di grado di essere, diventa maggiormente fuorviante quando la distinzione non viene
fatta: per dirla tutta, Spinoza fa delle profonde osservazioni ma non affronta affatto la difficolt.
Appena io parlo idealmente dellessere non parlo pi dellessere ma dellessenza. La difficolt sta
nel rendere ragione dellessere di fatto e introdurre dialetticamente lidealit di Dio nellessere di
fatto.
E allora non dalle opere che ho dimostrato ma sviluppo semplicemente la realt ideale che ho
presupposto. La passione paradossale della ragione si scontra continuamente con questo ignoto, che
certamente esiste ma non si conosce e pertanto non esiste. La ragione non va oltre ma nella sua
paradossalit non pu evitare di arrivarci e occuparsene. La ragione nel determinare lignoto come
differenza finisce per smarrirsi e scambia la differenza con luguaglianza.
Appendice
Lo scandalo del paradosso
(Una illusione acustica)
Cap IV
La situazione del discepolo contemporaneo
Interludio
Il passato pi necessario del futuro?
Cio: il possibile che diventato reale, per questo pi necessario di prima?
1. il divenire
2. la realt storica
3. il passato
4. la comprensione del passato
Appendice
Applicazione
Cap V
Il discepolo di seconda mano
1. il discepolo di seconda mano nella sua differenza con se stesso
a. la prima generazione di discepoli secondari

b. lultima generazione
c. confronto
2. il problema del discepolo di seconda mano

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