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COSTUME TIPICO DI SAN DEMETRIO CORONE

a cura di Centro Studi Skalia


Il Costume
Autentici gioielli per la preziosit delle stoffe, i raffinati merletti e i dorati ricami, i costumi femminili
arbresh costituiscono, insieme al rito greco-bizantino e alla lingua, uno dei pi importanti tasselli del
mosaico identitario della minoranza albanese. In mancanza di una cultura letteraria, ha rappresentato
nel passato la bandiera e il segno identificativo delletnia, oltre a testimoniare

lelevato livello

artigianale e artistico. Perci, nonostante la povert del passato, non si rinunciava a darle in dote le
costosissime stolie (vestito di gala, di mezzafesta e giornaliero). E subito, in maniera quasi magica, si
creava una simbiosi tra la donna e il costume, specie quello di gala che la donna portava con s anche
nella sua ultima dimora. Una usanza, questa, pregna di significati ma che, purtroppo, ha ridotto in
polvere un inestimabile patrimonio. Ne esistono diverse fogge di costumi (con una matrice comune,
anche terminologica) riconducibili, per quanto riguarda le comunit ubicate nella provincia di Cosenza,
in almeno quattro gruppi e con, allinterno di essi, differenziazioni da paese e paese, anche nei colori.
Il costume femminile di San Demetrio Corone presenta quattro tipi: di gala o nuziale, mezza festa,
giornaliero e di lutto.
Il costume di gala o nuziale usato per la prima volta il giorno delle nozze e poi nelle circostanze pi
importanti composto dal corpetto "xhipuni" lambadhor, seta laminato in oro, di colore azzurro o
in velluto con ricami dorati; dalla prima gonna "coga" di seta pieghettata e laminata in oro, di colore
verde, con al bordo inferiore un gallone doro, la seconda gonna rossa "sutana razi simile alla prima;

keza diadema nuziale in seta, distintivo delle donne maritate, trapuntato in oro o argento;
pandera, cintura in fili doro; velli velo ricamato a fili doro; linja, sottoveste bianca di lino, con
una profonda scollatura bordata da un vaporoso merletto "milleta. Un vestito unico per tutte le classi
sociali. Lunico elemento che distingueva le famiglie pi facoltose era rappresentato dalla larghezza dei
galloni dorati della coga. Caratteristica la pettinatura "kshetet: capelli annodati con tre trecce, due
piccole laterali ed una pi grossa al centro ricoperte da lunghe strisce di cotone e raccolte sulla nuca,
sormontate dalla keza. Particolari i gioielli spingula, brlloku e riqint.
Storia
San Demetrio Corone (CS), cittadina da cui si ha una visione completa di tutta la Piana di Sibari e della
catena del Pollino, si affaccia sul versante destro della bassa valle del Crati e vanta delle origini
antichissime. La sua nascita legata ai flussi migratori dei monaci orientali che, dalla fine del VII secoli
e fino al XIV, approdarono nell'Italia meridionale per sottrarsi alle persecuzioni religiose. Il nome
Demetrio ricorda un Santo greco e anche il probabile primo insediamento: Situ Sancti Dimitri, un
borgo sorto in conseguenza della costituzione del monastero basiliano di Sant'Adriano, fondato da San

Nilo di Rossano nel X secolo. Nel XV secolo numerosi profughi albanesi per sfuggire alle incursioni
turche nella loro patria, in seguito alla morte del loro eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderberg, si
riversarono nell'ospitale Regno di Napoli. Alcuni di essi si fermarono nei feudi della badia di
Sant'Adriano e ottennero il permesso di potersi sistemare nelle localit vicine, ripopolando l'antico
borgo e coltivando terreni incolti, appartenenti al monastero. In seguito ad una nuova immigrazione, gli
Albanesi di Corone, citt della Morea nel Peloponneso, arrivarono nei vari paesi fondati dai loro
predecessori e a San Demetrio. Da qui il nome Corone che venne aggiunto al primitivo solo nel 1863.
San Demetrio Corone sede del Collegio italo albanese di SantAdriano, prestigioso istituto che
segn una svolta storica e diede un esteso sviluppo culturale alla comunit arbreshe. Chiamato in
origine Collegio Corsini, fu istituito da Papa Clemente XII, nel 1732 a San Benedetto Ullano allo scopo
di preparare il Clero alla conservazione del rito greco; fu trasferito, poi, a San Demetrio Corone nel
1794. Annesso al collegio vi la Chiesa di SantAdriano, le sue origini risalgono all'anno 955 quando
San Nilo di Rossano insieme ad altri confratelli fond il modesto monastero di rito orientale di
SantAdriano ed eresse una piccola chiesa dedicata ai Santi martiri Adriano e Natalia. Nella sua
millenaria storia, la chiesa sub diverse trasformazioni. Sotto il dominio dei benedettini il sacro edificio
ebbe un importante svolta edilizia, assumendo le caratteristiche romano-normanne sull'impianto
conventuale bizantino. In epoca normanna, il monastero, venne ricostruito ex-novo.
I suoi tesori introducono nel mondo oscuro e complesso della simbologia orientale, accendono la
fantasia del visitatore di affascinanti teorie e accrescono il fascino del mistero attorno lantico tempio.
Come i quattro mosaici riprodotti nel pavimento in opus sectile: due felini e tre serpenti o come le
maschere di uomini-gatto scolpite sugli stipiti della porta dei monaci. Gli affreschi di stile bizantino,
risalenti presumibilmente alla fine dellXI secolo sono stimati come il pi significativo complesso
pittorico in terra calabrese. Nella parte centrale del paese si erge la Chiesa matrice di S. Demetrio
Megalomartire. Non esistono documenti provanti lesatta data della sua costruzione, ma quando
giunsero i primi fuggiaschi albanesi (1471) una cappella dedicata al Santo esisteva gi, che i nuovi
arrivati ricostruirono o ampliarono. Ledificio sacro, un tempo anche di rito latino, sfoggia unampia
iconostasi in muratura con tre porte, ora interamente mosaicata. La chiesa, pi volte restaurata,
recentemente stata abbellita con una serie di icone e affreschi bizantini.